Aggressione choc allo stadio: tifosi contro i giocatori
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Livorno 15 giugno 2026 125 anni di Fiom, apposta targa in piazza dei Domenicani La Fiom è nata a Livorno il 16 giugno 1901 nella sede della Fratellanza Artigiana, dove si svolse il congresso fondativo. Oggi pomeriggio, per celebrarne i 125 anni di storia, è stata apposta una targa celebrativa proprio presso l’ex …
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Firenze, 15 giugno 2026 – A causa del transito di un trasporto eccezionale, la superstrada Fi-Pi-Li sarà chiusa tra gli svincoli di Livorno Porto e di Stagno (R33) in entrambe le direzioni dalle ore 22 del 17 giugno alle ore 6 del 18 giugno. Lo ha deciso l'ufficio viabilità della Città metropolitana di Firenze.
Ai consueti problemi di una superstrada spesso bloccata tra code e incidenti, si aggiunge questa chiusura divenuta necessaria, però, per un altro motivo, ovvero agevolare il passaggio di un trasporto eccezionale.

Livorno, 15 giugno 2026 – È stato arrestato a Livorno Matteo Gai, ex attaccante di Serie B e allenatore delle giovanili del Livorno, fermato il 14 giugno dopo un incidente stradale.
Il 51enne è accusato di evasione, guida in stato di ebbrezza, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. La polizia municipale lo ha controllato in via Montebello: era alla guida di un’auto intestata alla madre ed è risultato positivo all’alcol test.
Secondo quanto ricostruito, avrebbe tentato di allontanarsi durante il rientro ai domiciliari. Due agenti sono rimasti lievemente feriti.
Gai ha giocato tra Serie B e Serie C e ha allenato nelle giovanili del Livorno. Attesa l’udienza di convalida.


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Uno striscione con la scritta “Suona la Martinella, Firenze si ribella”, un richiamo alla campana ‘la Martinella’ che nell’agosto del 1944 chiamò all’insurrezione popolare e partigiana per la liberazione di Firenze dal nazifascismo, sarà esposto la mattina del 19 giugno al Memoriale delle deportazioni in viale Giannotti, dove nel pomeriggio partirà la Passeggiata identitaria promossa da Futuro nazionale con la presenza di Roberto Vannacci. Lo annunciano Aned, Anpi, Arci e Cgil Firenze.
“Le posizioni sostenute da Vannacci sono incompatibili con i principi di uguaglianza, inclusione e pari dignità sanciti dalla Costituzione italiana – sottolineano i promotori dell’iniziativa -. A Firenze, città medaglia d’oro alla Resistenza, non c’è spazio per chi professa razzismo e sessismo, per chi categorizza le persone in gruppi sulla base di caratteristiche come etnia, origine nazionale, orientamento sessuale o altre identità, contribuendo a creare pregiudizi ed ostilità, coltivando una visione divisiva della società contraria ai principi e ai valori costituzionali”.
Per i promotori, “il Memoriale non è soltanto uno spazio di commemorazione ma un luogo che parla al presente, ricordandoci le conseguenze della perdita dei diritti, della discriminazione e dell’indifferenza. Difendere la memoria significa oggi difendere i valori costituzionali nati dalla Resistenza e contrastare ogni forma di razzismo, sessismo e intolleranza”.
LIVORNO - I vigili del fuoco del comando di Livorno sono intervenuti questo lunedì mattina, intorno alle 7.30, per un principio di incendio causato dal surriscaldamento dei dischi dei freni posteriori di un rimorchio di un autoarticolato. L'autotrasportatore si è fermato nei pressi dell'ingresso del casello autostradale direzione Genova e ha provveduto a sganciare il semirimorchio. Appena giunta sul posto, Continue Reading
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Livorno 15 giugno 2026 Area pedonale in Piazza Garibaldi: ecco chi può accedervi. In via del Pettine i parcheggi scooter Area pedonale in piazza Garibaldi e circolazione e sosta in via del Pettine: ecco l’ordinanza che disciplina le modalità Chi può accedere Livorno, 15 giugno 2026 – A seguito della Deliberazione della Giunta …
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I controlli della Polizia Municipale hanno portato al sequestro di quattro e-bike irregolari mentre 34 conducenti di monopattini sono stati sanzionati per mancanza di targhino (23 conducenti) o casco (11). In alcuni casi le persone fermate sfrecciavano a oltre 40 km/h (ma in un caso la velocità poteva arrivare a 54 km/h) con e-bike modificate per aggirare i limiti di legge.
I controlli sono stati fatti, come si legge in una nota di Palazzo Vecchio, nelle zone di piazza Dalmazia, via Mariti e via di Terzolle nei pressi dell’area verde, via Baracca nelle vicinanze del Giardino Medaglie d’oro e nelle aree verdi di via Morandi e via Locchi.
“Tanti cittadini ci segnalano la pericolosità di questi mezzi – dichiara l’assessore alla sicurezza e polizia municipale Andrea Giorgio -. Stiamo facendo un lavoro importante sia per la formazione di chi guida questi veicoli sia di maggior attenzione al rispetto delle regole del codice della strada. Penso al percorso avviato con Casa Rider e rivolto in particolare ai ciclofattorini che utilizzano le e-bike. A questo si affianca l’attività della polizia municipale perché anche i controlli e le sanzioni sono fondamentali per la sicurezza sulle strade della città”.
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Livorno, 15 giugno 2026 - Nella giornata di ieri, domenica 14 giugno, uno squalo Mako di circa due metri ha abboccato all'amo di due pescatori arrivati a Livorno per dilettarsi nella pesca al tonno.
Simone Beoni, 35 anni di Pistoia, e il suo compagno di barca Fabio Sagnibene, 42 anni di Montemurlo, si trovavano a bordo della propria imbarcazione per praticare quella che i pescatori chiamano "drifting", un tipo di pesca il cui principale obiettivo sono appunto i tonni ma che in questo caso ha portato a galla qualcosa di ben diverso.
https://www.lanazione.it/la-spezia/cronaca/squalo-mako-3d7c00b6 https://www.lanazione.it/video/squalo-mako-catturato-al-largo-di-calafuria-wny6fdj7I due pescatori si trovavano a circa un miglio di distanza dalla costa, nei pressi di Calafuria, più precisamente all'altezza della Torre del Boccale quando dopo aver pasturato con delle sarde qualcosa di inquietante ha fatto capolino dall'acqua. "Avevamo appena pasturato quando dall'acqua ho visto emergere una grossa pinna nera - ha infatti raccontato Beoni -. Neanche il tempo di avvistarlo e renderci conto che si trattava di uno squalo Mako che aveva già abboccato all'amo".
https://www.lanazione.it/la-spezia/cronaca/squalo-golfo-poeti-a732fbe4
Si può immaginare come i due pescatori siano stati colti da un momento di panico e paura, anche perché come ha spiegato Beoni l'esemplare ha più volte colpito l'imbarcazione. "La paura c'è stata non lo nego, sembrava di trovarsi in un film, lo squalo ha iniziato a dimenarsi come un matto e saltare fuori dall'acqua, a un certo punto si è avvicinato alla barca nuotando con tutta la testa di fuori e la bocca aperta nel tentativo di liberarsi".
La paura c’è stata, non lo nego
Non appena possibile al termine di una lotta di oltre venti minuti Beoni e Sagnibene sono riusciti a tagliare la lenza e a rimettere in libertà lo squalo. Sebbene non si tratti del primo avvistamento di uno squalo lungo il tratto di costa livornese, non si può certo ignorare questo nuovo episodio, avvenuto non troppo lontano dalla terra ferma e soprattutto in delle acque molto frequentate.
https://www.lanazione.it/video/il-racconto-del-pescatore-ho-visto-spuntare-una-pinna-era-uno-squalo-mako-v9elw3ty


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"Spostate quell'azienda", dicono ora a Vicopisano. E' trascorsa una settimana esatta dall’incendio alla Delca Eenergy e, se finora i dati ambientali sono abbastanza rassicuranti, restano molti dubbi tra chi vive e lavora nella zona. Troppo grande la paura nelle prime ore dopo il rogo (scoppiato lunedì 8 giugno), troppo forti le preoccupazioni dei giorni successivi per il possibile inquinamento dell’aria Continue Reading
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Niente smartphone durante il servizio per gli assistenti bagnanti delle spiagge di Santa Margherita Ligure. Lo prevede una nuova ordinanza dell’Ufficio circondariale marittimo, che integra le disposizioni già in vigore sulla sicurezza balneare introducendo alcune prescrizioni specifiche.
Tra le novità principali volute dalla Capitaneria di Porto c’è l’obbligo di utilizzare dispositivi elettronici esclusivamente per esigenze di servizio o situazioni di emergenza. L’uso del telefono per attività personali, quindi, non è consentito durante l’orario di sorveglianza. Insomma, niente messaggi su WhatsApp né possibilità di sbirciare i social. Anche se la situazione è tranquilla e il bagnino è esperto, come riporta Repubblica Genova. Limiti anche agli auricolari: potranno essere utilizzati solo su un orecchio, così da garantire la piena percezione di quanto accade nell’area affidata al controllo.
L’ordinanza è stata elaborata anche alla luce delle osservazioni presentate dalle associazioni di categoria del settore balneare e turistico con l’obiettivo dichiarato di rafforzare le condizioni di sicurezza lungo il litorale e ridurre il rischio di distrazioni durante il servizio di salvataggio. Per chi non rispetterà le nuove disposizioni sono previste segnalazioni alle federazioni competenti, che potranno valutare eventuali provvedimenti sul mantenimento del brevetto professionale.
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Gli attentati incendiari che da mesi colpiscono Palermo, gli imprenditori sotto pressione e gli arresti eseguiti nelle ultime ore raccontano una realtà che non va assolutamente sottovalutata. Siamo di fronte a una pressione mafiosa di particolare virulenza che tenta di riaffermare controllo del territorio, capacità intimidatoria e dominio economico.
Le autorità locali dimostrano di essere all’altezza della situazione. Magistratura, Prefettura ed inquirenti stanno svolgendo il proprio compito con professionalità, determinazione e spirito di servizio. Quando arrivano gli arresti, vengono sequestrati patrimoni e individuati gli autori di attentati ed estorsioni, il merito è di quelli che lavorano sul territorio, con organici e risorse mai proporzionati alla complessità delle sfide che devono affrontare.
Ed è proprio qui che nasce una domanda che la politica nazionale dovrebbe avere il coraggio di affrontare. Da tempo i segnali erano evidenti. La pressione criminale cresceva, gli episodi intimidatori si moltiplicavano, gli imprenditori lanciavano allarmi sempre più preoccupati e, in attesa dei tempi necessari allo sviluppo delle indagini, avevano bisogno di vedere una risposta straordinaria di controllo del territorio. Non stiamo parlando di un’emergenza improvvisa esplosa nel giro di pochi giorni ma di una situazione che avrebbe dovuto indurre, da mesi, una riflessione strategica sul tipo di risposta da costruire in via immediata a sostegno delle istituzioni locali.
Se una città viene considerata così problematica da richiedere ripetute visite del Ministro dell’Interno e la convocazione di comitati da lui presieduti ai massimi livelli istituzionali, significa che il problema ha assunto una dimensione che supera la gestione ordinaria. E se è davvero così, la domanda diventa inevitabile: dov’è la strategia straordinaria dello Stato? Altrimenti si crea il paradosso che, da una parte, si comunica che lo Stato è presente e, dall’altra, si lascia che siano quasi esclusivamente le strutture territoriali a sostenere il peso della risposta.
Il Sindaco di Palermo lo ha detto con parole che meritano attenzione: la solidarietà non basta, serve una risposta straordinaria dello Stato. E da tempo chiede che il centro sostenga le autorità locali. E con lui lo chiedono a gran voce tutti gli organismi, enti e cittadini. Ciò che si è visto finora è soprattutto una continua narrazione della sicurezza in cui emergono ringraziamenti, celebrazioni e rassicurazioni. Quasi nessun rinforzo reale. Nessun rafforzamento visibile delle strutture investigative. Nessuna strategia capace di sostenere concretamente chi combatte ogni giorno questa battaglia.
Del resto, è esattamente questo che dovrebbe fare uno Stato moderno quando ritiene che un territorio stia affrontando una sfida straordinaria. Negli ultimi anni, invece, si moltiplicano le zone rosse, anche a Palermo, si annunciano controlli, si diffondono statistiche e si realizza una narrazione permanente della sicurezza non accompagnata dalle risorse necessarie a trasformarla in risultati.
L’esito finale è quello che emerge anche in altre città italiane. A Milano, ad esempio, si scopre che dodici zone rosse dovrebbero essere controllate da appena sedici agenti di polizia locale, poco più di uno per area, al punto che la stessa stampa parla apertamente di “controlli farsa”. È la fotografia perfetta della differenza tra annunciare e realizzare.
È lo stesso rischio di Palermo e di altre realtà del Paese. Penso a Foggia e al Gargano, dove negli anni successivi al grande intervento di sistema avviato nel 2017 lo Stato dimostrò quanto potesse essere efficace una strategia che mise insieme investigatori, controllo del territorio, Procure, Prefettura e forze di polizia in un’unica azione coordinata. Oggi, progressivamente, quell’intervento di sistema si è ridotto e si stanno riaffacciando fenomeni criminali che sembravano appartenere al passato perché quella strategia non appare più sostenuta con la stessa determinazione di allora. Altri tempi, altri ministri e capi della Polizia.
Per questo Palermo non riguarda soltanto Palermo. Riguarda l’idea stessa di sicurezza che vogliamo costruire. Sarebbe davvero bello se al termine dell’ennesimo Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica annunciato a Palermo e presieduto dal Ministro dell’Interno non leggessimo il solito comunicato fatto di ringraziamenti, rassicurazioni sulla presenza dello Stato e di telecamere, ma l’illustrazione di una strategia operativa e organizzativa straordinaria, immediata e concreta, capace di sostenere il lavoro dei magistrati e di tutte le istituzioni locali che ogni giorno combattono questa battaglia, sindaco compreso.
Perché la mafia non teme le dichiarazioni, le statistiche o le conferenze stampa. Teme gli uomini, le indagini, il controllo del territorio e la continuità dell’azione dello Stato.
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Isola di Gorgona, 15 giugno 2026 – “E chi me lo doveva dire che un giorno avrei fatto emozionare le persone?”. Sullo sfondo di un mare ‘a patana’, come dicono qui a Livorno quando le onde scompaiono e il vento trova pace, Michele si racconta, insieme agli altri detenuti di Gorgona. Spiega cosa ha provato nelle vesti di attore, dopo la messa in scena dell’ultimo spettacolo, “Le Città Invisibili”, curato dalla Compagnia Teatro popolare d’arte di Lastra a Signa, in provincia di Firenze. Qui, nell’unica isola carcere d’Europa, tutto si trasforma in metafora, non solo le parole. Le onde, che oggi si nascondono, ma sanno bene come mugghiare e ferire durante le tempeste; il mare che a volte è un ponte e altre un invalicabile confine; i gatti, che sembrano liberi, ma che non se ne possono andare davvero e finiscono per rifugiarsi nelle celle insieme ai detenuti. E il teatro che diventa strumento per guardarsi allo specchio, per provare a chiudere un sipario e riaprirlo su qualcosa di diverso.
“Quando interpretiamo i diavoli – racconta Louis, un altro detenuto attore – sento di lasciare me stesso proprio lì, sotto quel ponte, dove andiamo in scena. E di correre via diventando ciò che voglio essere”. Il teatro, a Gorgona, lo ha portato sette anni fa la Compagnia popolare d’arte, guidata da Gianfranco Pedullà. Stagione dopo stagione, sono stati messi in scena Omero, Ovidio e Shakespeare, all’interno del progetto “Il Teatro del Mare”, davanti agli spettatori arrivati appositamente in barca dalla terraferma. Poi, con “Le Città Invisibili”, i detenuti hanno scelto di raccontare loro stessi, le proprie tempeste, le emozioni, mantenendo i racconti di Italo Calvino come un tenue fil rouge, insieme agli arcani maggiori dei Tarocchi. Il percorso di scrittura teatrale a cura dello stesso Pedullà, di Chiara Migliorini e Francesco Giorgi ha viaggiato così attraverso sogni e incubi, rimpianti e desideri di chi da molti anni vive in carcere. “Sentite come è leggero il sacco dei miti e come è pesante quello dei rimpianti” dice l’attore che interpreta il Matto, aspettando il pubblico in cima alle scale, accanto alla chiesetta dell’isola, dove i fiori di cappero mostrano i sottilissimi stami purpurei, che pure sfidano il sole cocente e la salsedine.
“Ci sono i sacchi delle cose dette e quelli delle cose non dette. E poi i sacchi dei ricordi e i sacchi da buttare per fare spazio ad altri sacchi”. Gli stessi in cui provano a fare spazio loro, i detenuti dell’isola. Uomini di ogni parte del mondo e di età differenti che, per le regole stesse del carcere, hanno già scontato pene molto lunghe e hanno reati gravi alle spalle, spesso contro la persona. Ma che, durante la detenzione, si sono anche distinti per buona condotta, predisposizione al lavoro e alla socialità. “Siamo una comunità – spiegano incontrando gli spettatori a fine spettacolo – chi non sa stare con gli altri non è adatto a vivere qui. La mattina lavoriamo 4 ore, durante il giorno possiamo partecipare a corsi e laboratori”. Anche il teatro, che all’inizio li ha visti quasi tutti diffidenti. E poi li ha stregati. “Mi sono avvicinato perché Pedullà è calabrese come me – racconta un altro attore, 17 anni di carcere già scontato -. Posso essere sincero? Il teatro non mi convinceva per nulla. Poi Gianfranco mi disse: ‘Prova, se non ti piace te ne vai’. La prima volta mi tremavano le gambe e da allora non ho più smesso. Ho cercato di dare una mano anche fra un’udienza e l’altra, quando la testa era altrove”.
Lo spettacolo, come già in altre edizioni, è un percorso itinerante in cui detenuti e spettatori si muovono, sotto la scritta azzurra che campeggia sul porticciolo riportando l’articolo 27 della Costituzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità, ma devono tendere alla rieducazione del condannato”. Pubblico e attori percorrono insieme i vicoli dell’isola carcere, i giardinetti dei colloqui con i familiari, la spiaggia dove il mare è vietato a chi deve scontare la pena. Passano in pertugi, scale e passaggi, che si aprono come crepe nell’antico villaggio dei pescatori. “C’è più vita di quanto non si possa credere nelle crepe. Voi avete attraversato le nostre” dicono a un passo dal mare ,mostrando le ultime carte dei Tarocchi. Il Mondo, il luogo in cui è possibile rinascere. E la Morte, perché ogni fine ha bisogno di un nuovo inizio.

Rosignano, 15 giugno 2026 – “Oltre 200 firme in appena 2 ore, molte persone che già ci contattano per chiedere quali saranno i prossimi appuntamenti per venire ai nostri banchetti”. Così il gruppodi maggioranza Rosignano nel Cuore sulla manifestazione per chiedere il medico di emergenza. “Rosignano: 30mila residenti, 120mila turisti, 0 medici di emergenza” recita lo striscione esposto sul lungomare Colombo a Caletta dove si svolgeva la festa del pesce.
“La nostra iniziativa, come già detto nelle settimane passate, è aperta a tutti i cittadini – spiaga Rosignano nel Cuore – le associazioni e le forze politiche che vogliano aderire, indipendentemente dal proprio colore, è una battaglia che secondo noi dovrebbe essere trasversale. Ringraziamo chi ha partecipato i e chi lo farà anche alle iniziative future. Nei prossimi giorni pubblicheremo date e luoghi dei prossimi appuntamenti, vi aspettiamo a firmare”. A soiegare i motivi della richiesta anche il sindaco Claudio Marabotti che ha partecipato al presidio.
“Il medico di emergenza è stato sostituito dall’infermiere – spiegano i 5 Stelle che fano partte della maggioranza – per cui abbiamo massima stima ma producendo, di fatto, un declassamento del servizio, medico e infermiere infatti per legge sono figure diverse ed il secondo purtroppo ha possibilità di intervento minori.
In caso di bisogno il medico dovrà arrivare da Cecina oppure, se già impegnato, da Livorno, con un notevole aumento dei tempi. Questo sistema a nostro avviso presenta una falla enorme: è sbagliato tenere un medico di emergenza in comuni dove c’è già un pronto soccorso attrezzato e raggiungibile in pochi minuti, lasciando invece scoperto il territorio di Rosignano, uno dei più vasti e popolati delle Valli Etrusche.
Noi non rimaniamo in silenzio di fronte a questa ingiustizia, abbiamo organizzato per questo un presidio di protesta sul lungomare Colombo in località Caletta, nell’ex area di posizionamento della padella in occasione della festa del pesce. Contestualmente è iniziata una raccolta firme per chiedere l’automedica a Rosignano”.

È passata una settimana da quando Alisya, 16 anni, e sua sorella Sarah, di 12 anni, sono scomparse dalla casa-famiglia “Ofh Hope” di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila. Le ricerche si sono concentrate nelle ultime ore nel lago di Barrea, non lontano dal luogo della sparizione: i sommozzatori dei vigili del fuoco hanno effettuato una ricognizione dello specchio d’acqua. Si sono soffermati in particolare sotto i due ponti, mentre droni e unità cinofile continuano a perlustrare il territorio dell’Alto Sangro. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore di Sulmona, Stefano Iafolla, proseguono a tutto campo, ma non hanno ancora fornito elementi utili per il ritrovamento delle due sorelle.
Le due minori, scomparse nella notte tra il 6 e il 7 giugno, stando alle prime ricostruzioni degli investigatori, sono uscite da una porta-finestra lasciando dietro i sé i cellulari. Ad attenderle all’esterno non si esclude la possibilità che ci fosse un’auto. Le telecamere nel comune abruzzese hanno ripreso il passaggio di alcuni mezzi fra le 2 e le 5 del mattino. Gli agenti hanno aperto un fascicolo per sottrazione di minori, mentre i carabinieri stanno verificano ogni possibile pista, compresa appunto l’eventualità che qualcuno abbia aiutato le due ragazzine ad allontanarsi dalla struttura. I carabinieri della compagnia di Castel di Sangro hanno effettuato diversi sopralluoghi nella casa-famiglia, in particolare nelle camere da letto delle ragazze che sono state poste sotto sequestro. A tre giorni dalla scomparsa erano state perquisite, senza risultati, anche le abitazioni dei genitori e quella dei nonni materni.
Le due sorelle sono entrate nel circuito delle case-famiglia tre anni fa, dopo una difficile separazione dei genitori. Inizialmente la più grande, Alisya, era stata ospitata in una struttura di Cassino, per poi essere trasferita a Civitella Alfedena. Sarah invece dopo un periodo sempre a Cassino, era stata trasferita a Colli sul Velino, in provincia di Rieti. Sono state ricongiunte solo un anno fa nella struttura abruzzese da cui sono scomparse, dopo due anni di separazione. Mentre erano ospitate nelle case-famiglia, a entrambi i genitori era stata revocata la responsabilità genitoriale a causa della “conflittualità” a seguito del divorzio. A fine maggio però il Tribunale per i minori di Cassino l’aveva restituita solo al padre. L’uomo sta seguendo le operazioni di ricerca tra Barrea e Villetta Barrea accompagnato dal proprio legale, Francesco Riccardi. “Ci tengo a dire che non è vero che Alisya e Sarah non mi volevano né vedere né sentire – ha fatto sapere il padre smentendo le informazioni rivelate nei giorni passati dal legale della ex moglie -, il mercoledì precedente alla scomparsa, mi hanno contattato tramite Whatsapp e mi hanno raccontato tutto quanto avevano fatto durante la giornata”. Il padre ha anche denunciato i gestori della struttura dove le adolescenti erano ospitate in quanto “corresponsabili” della loro scomparsa, lamentando una presunta mancanza di controlli.
La madre invece ha lanciato un appello rivolto direttamente alle sue figlie: “Qualunque sia stato il motivo che vi ha portato ad allontanarvi, vi chiedo di mettervi in contatto con noi. Mamma non è arrabbiata e ricordate che tutto si sistema, ma dobbiamo farlo insieme. Mamma vi aspetta”. Questo il contenuto di un audio che la donna ha consegnato al proprio avvocato, Enrico Mastantuono. La donna, a differenza del marito, non ha mai riottenuto la responsabilità genitoriale e, stando a quanto riferito dal legale, l’ultima volta che ha visto le due minori era il 17 maggio, uno degli incontri regolari che avvenivano nella casa-famiglia. “So che le ragazze hanno sempre rifiutato di incontrare il padre – ha detto Mastantuono – erano speranzose di poter tornare con la mamma, come testimoniano le numerose lettere che scrivevano con affetto alla mia assistita”. Per questo motivo l’avvocato ha fatto sapere che il provvedimento che ha ridato la potestà al padre “è soggetto a impugnazione“. Tutte accuse smentite dal legale del padre: “La verità è che un Tribunale minorile ha disposto l’allontanamento delle minori dalla madre due anni fa – ha detto Riccardi -. Molte relazioni di esperti attestano condotte materne pericolose e inadeguate. C’è anche un tribunale civile che pronuncia la decadenza della potestà genitoriale materna e condanna la madre a risarcire il danno alle figlie e al mio assistito”.
Intanto, dalle indagini è emersa anche una vecchia lettera scritta a gennaio dalla più grande delle due ragazze, in cui spiegava quanto fosse brutto stare senza i propri genitori, a cui ricordava di volere molto bene. “Molti pensieri invadono la mia testa, è come se non ci fosse un domani”, scriveva sei mesi fa. Alisya fa le superiori, mentre la sorellina frequenta la scuola media.
L'articolo Sorelle scomparse in Abruzzo da una casa-famiglia: maxi operazione di ricerca. Al vaglio i rapporti con i genitori proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ha fermato il bus qualche metro dopo la pensilina, non accorgendosi della richiesta di fermata. È bastato questa piccola svista del conducente del mezzo per far infuriare un passeggero che, non appena salito a bordo, lo ha aggredito sputandogli addosso e staccandogli a morsi un pezzo di orecchio. L’episodio, come riporta Il Resto del Carlino, è avvenuto nella mattina del 13 giugno a Bologna, in piazza Minghetti.
Il conducente del bus 96 Tper ha cercato di allontanare il suo aggressore e da lì è nata la colluttazione. L’autista è stato medicato dai sanitari del 118 mentre il passeggero è fuggito dopo essersi accorto dell’arrivo della polizia. Gli agenti hanno acquisito le registrazioni della videosorveglianza del mezzo per identificarlo. Stando alle prime ricostruzioni si tratta di un uomo sulla sessantina, italiano e di circa un metro e 65 di altezza.
L’assessore alla mobilità del capoluogo emiliano, Michele Campaniello, ha parlato di “atto di inaudita e inaccettabile violenza” e di “un’offesa profonda a tutta la comunità civile” che “nessun disservizio, vero o presunto, potrà mai giustificare”.
L'articolo Bologna, il bus si ferma oltre la pensilina: stacca a morsi un pezzo di orecchio all’autista proviene da Il Fatto Quotidiano.
Altri due giovani alpinisti sono morti mentre stavano scalando il versante vicentino del Monte Pasubio. Sono un ragazzo di 26 anni e una ragazza di 25: con loro anche un terzo compagno di cordata che è però rimasta illeso ed è stato recuperato dall’elisoccorso di Trento mentre ancora era appeso alla parete. Le due vittime si aggiungono alla lunga lista che ha segnato un fine settimana drammatico per gli escursionisti delle montagne italiane. Il 12 giugno erano morti tre alpinisti sul Gran Paradiso, mentre nella mattina di sabato altri quattro hanno perso la vita tra il versante francese del Monte Bianco, il Cervino e il ghiacciaio della Brenva.
La tragedia è avvenuta poco prima delle 12, nella zona dello Sojo d’Uderle, un’area nota agli escursionisti ma che presenta tratti esposti e impegnativi. I ragazzi che hanno perso la vita sono precitati per circa 100 metri e l’allarme è scattato poco dopo con l’immediato intervento dei soccorritori. Le operazioni di recupero e salvataggio del terzo amico che era con loro sono state rese più complesse dalle difficili condizioni meteo e dalla forte presenza di nebbia. Le salme non sono ancora state recuperate e sono in corso gli accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente.
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L'articolo Morti due alpinisti sul Monte Pasubio: salvato il terzo membro della cordata. Nove vittime nel weekend proviene da Il Fatto Quotidiano.
Livorno, 15 giugno 2026 - Ha attraccato intorno alle 11.30 di questa mattina, 14 giugno, al porto di Livorno la nave ong Solidaire, con a bordo 35 migranti soccorsi nei giorni scorsi nelle acque del Mediterraneo durante un'operazione di ricerca e salvataggio a sud di Malta. Con loro in origine c'erano anche 23 minori non accompagnati che però, come spiegano dalla prefettura di Livorno, sono stati fatti sbarcare preliminarmente al porto di Civitavecchia (Roma). Per la maggior parte i naufraghi sono di origine bengalese, ma ci sono a bordo anche somali ed egiziani. Le operazioni sono coordinate dalla Prefettura, che ha spiegato che dopo le procedure di screening volte all'identificazione e all'accertamento dello stato di salute e di vulnerabilità dei naufraghi, salvati nel corso di un'operazione di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, i migranti adulti sono stati destinati dal Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del ministero dell'Interno all'accoglienza presso un centro di accoglienza in provincia di Siena dove saranno accompagnati. Mentre per i minori già sbarcati in Lazio è previsto il trasferimento in Abruzzo, in una apposita struttura in provincia di Chieti.
Maurizio Costanzo

Sono alcune migliaia le persone che hanno raggiunto Roma ieri, rispondendo all’appello del ‘Comitato per la Remigrazione e Riconquista’, per sfilare proprio in favore della proposta di legge sulla remigrazione. Tra i leader del movimento Luca Marsella, già portavoce di Casapound Italia. La manifestazione si è caratterizzata per i centinaia e centinaia di tricolori sventolati tra le strade del quartiere Prati della capitale. Slogan e cori contro gli antifascisti, i comunisti e i musulmani. Intonato più volte l’inno d’Italia. Non sono mancati cori inneggianti a Mussolini – “duce, duce, duce” – alle camicie nere e alcuni saluti romani. Il corteo, da piazza della Libertà, è arrivato in piazza del Risorgimento, procedendo su via Cola de Rienzo, come da accordi
A metà percorso, verso piazza Risorgimento, i manifestanti hanno invitato una signora affacciata alla finestra della sua abitazione a fare il saluto fascista. Accolta la richiesta, i partecipanti hanno risposto a loro volta con il saluto romano e applausi per poi modificare le parole di un brano riprodotto alle casse con inni a Mussolini. Dalle finestre c’è anche chi ha contestato il corteo. Numerosi poi i negozianti che hanno momentaneamente chiuso i locali commerciali al passaggio della manifestazione.
Video Agenzia Vista
L'articolo “Duce, Duce”, “musulmano pezzo di me***” e “deportiamoli”: ecco i cori e i saluti romani al corteo per la “remigrazione” a Roma proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’Istituto nazionale dei Tumori di Milano è considerato un polo di eccellenza nella sanità lombarda. Eppure, a gennaio 2026, come riporta il Corriere della Sera, proprio nella struttura è stato commesso un errore a causa dello scambio di campioni di biopsie. Il primo prelievo era stato eseguito su un paziente ammalato gravemente, che però non è stato sottoposto a terapie e che doveva solo fare delle analisi di controllo: non ha avuto problemi in seguito all’errore. Il secondo campione è stato invece preso da una paziente ammalata ma a uno stadio meno grave: nonostante ciò, a causa dello scambio di provette, è stata sottoposta a cicli chemioterapici con maggiori effetti collaterali e un più alto indice di rischio. La paziente ha scoperto solo dopo che quelle cure non fossero necessarie. Intanto l’Ats di Milano ha fatto sapere che manderà i suoi ispettori per un controllo.
L’Istituto è corso subito ai ripari, comunicando alla paziente che non si trova in pericolo di vita. Non è escluso ora che la vittima dell’errore possa procedere legalmente contro l’ospedale, che comunque ha fatto sapere di aver già attivato l’assicurazione per quantificare il risarcimento dovuto. Per Maria Teresa Montella, direttrice generale dell’Istituto dal gennaio 2025, “il rischio zero purtroppo non esiste, malgrado la formazione sulla sicurezza che ritengo un punto nevralgico in ospedale – dice al Corriere -. In una struttura che si occupa esclusivamente di tumori, il rischio è ancora più alto”. Subito dopo si è scusata con la vittima e con la sua famiglia: “Faremo di tutto perché l’errore non accada di nuovo“.
Come procedura interna, l’Istituto, tramite il proprio Risk management, ha inviato una mail a un primario, alla direzione generale, sanitaria e medica, ad alcuni tecnici e ai medici. Nell’oggetto c’era scritto: “Evento sentinella: errata attribuzione campioni biologici” e invitava i destinatari a una riunione urgente per discutere dell’accaduto. Gli eventi sentinella sono particolarmente gravi secondo l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), e sono quelli che possono causare morte o gravi danni al paziente. Come si legge sul portale dell’Agenzia: “Determinano una perdita di fiducia dei cittadini nei confronti del Servizio sanitario“.
Un piccolo estratto del contenuto del messaggio, visionato dal Corriere, spiega di come gli operatori sanitari si siano accorti dell’errore: “La valutazione del campione operatorio rilevava un aspetto morfologico non usuale. Procedendo al confronto con il precedente campione bioptico, si osservava una differente morfologia tra biopsia iniziale e materiale operatorio”. Più semplicemente, si sono accorti che il materiale prelevato al paziente durante l’intervento era diverso da quello della prima biopsia fatta perché apparteneva a un altro paziente.
“Andremo a controllare”, ha confermato il direttore generale di Ats Milano, Silvano Casazza. All’Istituto nazionale dei Tumori arriveranno quindi gli ispettori: “Lo scopo è capire come mai si è verificato questo evento, se sono state decise azioni migliorative e se vengono rispettate”. L’episodio è stato comunque segnalato anche al ministero della Salute per evitare che questi eventi possano riaccadere. Le segnalazioni, oltre a essere utili per il risarcimento dei pazienti, sono necessarie per prendere consapevolezza dell’errore e capire dove intervenire diventando casi di studio: tutto contro una cultura che la direttrice Montella definisce del “no blame“, “nessuna vergogna”. I numeri di segnalazioni sono infatti aumentati negli ultimi anni e solo l’anno scorso, riporta il Corriere, ne sono state fatte 177 tra gli ospedali pubblici e privati lombardi.
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Ha 17 anni, sarà maggiorenne solo tra qualche mese. Ha confessato di aver ucciso a coltellate la zia e di aver gettato il suo corpo nel fiume dopo averlo trasportato su una carriola. È accaduto a San Stino di Livenza, nel veneziano. Il giovane ha raccontato l’accaduto durante la notte messo alle strette dal pubblico ministero Carmelo Barbaro della Procura di Pordenone che indaga sul caso. Il magistrato ha poi trasmesso il caso alla Procura dei minori di Trieste. Sul posto per i rilievi ci sono i carabinieri e il medico legale Antonello Cirnelli. Il movente dell’omicidio sarebbe legato a gravi dissidi familiari dovuti a una presunta eredità che stava contrapponendo la vittima e il fratello, cioè il padre del ragazzo.
Il ragazzo, cittadino italiano, originario proprio di San Stino di Livenza, avrebbe riferito al pm di aver ucciso la donna, Chiara Guerra, 53 anni, giovedì scorso e di aver poi trasportato il corpo nella zona tra via Canaletta e via Verdi, gettandolo vicino a una chiusa del canale Malgher che scorre nei pressi dell’abitazione dove è accaduto l’omicidio. Un’area intorno alla quale si stanno concentrando le ricerche dei vigili del fuoco. La scomparsa della donna era stata denunciata dai parenti nella giornata di ieri. Dopo alcune ore di indagini, gli investigatori hanno messo alle strette il giovane la cui ricostruzione dei giorni precedenti presentava alcune lacune.
Il cadavere, nonostante le ricerche siano state avviate ieri sera, non è stato ancora trovato. Sul caso stanno operando i vigili del fuoco del locale distaccamento ai quali da stamani si sono aggiunti in rinforzo i sommozzatori del reparto specializzato di Venezia. Sospese durante la notte, le ricerche sono riprese all’alba.
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Tre perquisizioni “casuali” in aeroporto nel giro di pochi mesi, due in entrata e una in uscita dall’Italia. È accaduto ad Annalisa, professoressa torinese e attivista di Extinction Rebellion, il movimento che manifesta per la giustizia climatica con azioni non violente. È stata lei stessa a rendere pubblico l’accaduto con un post sui social, poi diffuso da XR con un comunicato di denuncia. “Venerdì 5 giugno – racconta al fattoquotidiano.it – stavo rientrando dal Canada con mio marito, convalescente perché aveva fatto un incidente. A Malpensa abbiamo appoggiato i passaporti sul lettore digitale: con il suo il tornello si è aperto, con il mio è apparsa una x rossa sul display. Io me l’aspettavo, era la terza volta che capitava. A quel punto l’addetto aeroportuale mi ha fatto passare e mi ha detto di dare il passaporto al poliziotto che stava nel gabbiotto. L’agente ha digitato i dati sul pc, poi ha guardato lo schermo per 5 minuti buoni senza dirmi cosa stava capitando. In tutti e tre i casi mi hanno detto che era ‘un problema della macchina’”.
L’attivista ha filmato con lo smartphone sia i colloqui con i funzionari dello scalo, sia le risposte evasive degli agenti che l’hanno trattenuta per circa un’ora. “Stiamo controllando i suoi precedenti”, spiega uno di loro in un video condiviso su Instagram, rispondendo a una domanda dell’interessata, che replica: “Io non ho precedenti”. “A quel punto – prosegue Annalisa – un agente mi ha chiesto di andare con lui in ufficio. Entro e mi fanno sedere in una saletta con altre persone per lo più non italiane. Mi hanno tenuta lì altri 20 minuti, poi mi hanno chiesto di rintracciare il mio bagaglio perché dovevano controllarlo. Ci hanno accompagnati alla dogana e lì hanno chiesto a un funzionario doganale di perquisire la mia valigia. Lui era visibilmente seccato di doverlo fare e ha anche scherzato con me. Stavolta mi sono impuntata e alla fine ho ottenuto un verbale”. Si tratta di un documento della Polizia di frontiera, indirizzato alla Dogana di Malpensa, in cui si dà atto della perquisizione, mentre nelle occasioni precedenti il verbale le è sempre stato negato. “Mi è accaduta la stessa cosa alla partenza per Montréal, il 25 maggio. Ho rischiato di perdere un volo da 1.800 euro comprato d’urgenza. Per passare ho dovuto mostrare la chat con mio marito dove c’era la sua foto nel letto d’ospedale. La prima invece è stata a dicembre 2025 alle tre di notte, stavo rientrando dal Marocco dove studia mia figlia”, racconta Annalisa. Le richieste dei funzionari in quel caso sono state documentate con una registrazione audio da suo figlio, che viaggiava con lei.
Secondo Extinction Rebellion, negli ultimi due anni ci sono state “decine di segnalazioni di blocchi al controllo passaporti, in uscita e rientro nell’area Schengen, per persone che hanno anche solo occasionalmente partecipato a proteste del movimento”. Ora il documento rilasciato all’attivista è in mano agli avvocati Marino Careglio e Gianluca Vitale, che valutano iniziative per capire sulla base di quali informazioni sia stata trattenuta. Le denunce a suo carico infatti sono state tutte archiviate con formula piena (perciò non ne resta traccia sul casellario), così come la gran parte di quelle che hanno colpito gli aderenti al movimento in tutta Italia. L’unica banca dati istituzionale che potrebbe menzionare anche gli attivisti usciti indenni da inchieste e processi è il C.e.d., che raccoglie i cosiddetti precedenti di polizia. Del resto, nel report sulle attività di ordine pubblico svolte nel 2024, XR è definito “movimento ambientalista oltranzista”, da includere nel novero delle sigle dell’“estremismo di sinistra” insieme agli antagonisti e al “fronte comune di mobilitazione contro l’approvazione del Ddl 1660”, ovvero il Ddl Sicurezza. “So di altri di noi che hanno fatto accesso agli atti per capire se sono nel Ced della Polizia, ma hanno dato esito negativo”, afferma Annalisa. Una questione su cui ora il pool legale vuole vederci chiaro. “Mi fa rabbia che la gente non capisca quanto sia preoccupante”.
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Livorno, 13 giugno 2026 – Nella lotta contro il tempo vince il Borgo Cappuccini, con il Labrone secondo che arriva davvero vicinissimo alla vittoria. Tutto anche a causa dell’incredibile incidente accaduto all’armo del Venezia: sotto il ponte dei Francesi la barca si incastra in una parete del ponte stesso. L’equipaggio si blocca e non terminerà la sua prova.
Fuori dai giochi dunque, mentre il Borgo in un disperato serrate finale riesce appunto a impiegare cinque secondi in meno rispetto allo stesso Labrone, che ha fatto una grandissima gara. Terza piazza per il San Jacopo. Un’edizione 2026 insomma da ricordare ma che vede nell’incidente del Venezia un momento decisivo. Venezia che arrivava dalla vittoria della Risiatori ed era tra i favoriti.
Grande successo di pubblico per un sabato sera 13 giugno con tanta gente sulle spallette della Venezia. Non sono mancati i tifosi, quelli veri, dei vari armi. Con fuochi d’artificio e fumogeni al passaggio delle varie barche. Contorno perfetto a una serata di emozioni. Nella categoria femminile a dieci remi, la vittoria è invece andata al Labrone. Adesso tutti guardano all’ultima gara del trittico, quel Palio Marinaro che si corre sabato 27 giugno davanti alla Terrazza Mascagni.

Campiglia Marittima, 13 giugno 2026 – Si è accasciato a terra mentre stava lavorando in strada. Ed è morto nonostante i tentativi di cure e rianimazione dei medici. Un operaio di 63 anni, di origine albanese, questa mattina, sabato 13 giugno, ha accusato un malore improvviso. E’ accaduto in via Cerrini a Campiglia Marittima. L’uomo, intorno alle 12, è crollato in strada mentre stava lavorando alla segnaletica provvisoria di via Cerrini.
Il 63enne è stato in poco tempo soccorso dagli operatori del 118 allertati dai colleghi dell’operaio. Sul posto è intervenuta la Croce Rossa di Venturina ed è stato richiesto arrivato anche l’elisoccorso Pegaso. L’operaio è stato defibrillato più volte nel tentativo di far ripartire l’attività cardiaca. Dopo le prime manovre rianimatorie attivate sul posto è stato trasferito in codice rosso all’ospedale Le Scotte di Siena. Le sue condizioni sono rimaste gravissime, fino al decesso.

Isola d’Elba (Livorno), 13 giugno 2026 – Erano da poco sbarcati dal traghetto a Portoferraio, pronti a godersi i primi giorni di vacanza, ma quel viaggio tanto atteso si è trasformato in una tragedia che sconvolge. Un incidente stradale che è costato la vita, nella prima serata di venerdì 12 giugno, a due ragazzi di appena 23 anni. Le vittime sono Nicolò Guazzelli, nato a Massa e residente a Pietrasanta, e Gabriele Seragini, nato a Pietrasanta e residente a Seravezza.
https://www.iltelegrafolivorno.it/cronaca/incidente-mortale-elba-eg3fq2hxNon erano ancora le 19. I due ragazzi avevano preso a noleggio uno scooter a Portoferraio. Insieme erano saliti in sella, diretti verso la zona di Campo nell’Elba. Il viaggio, però, si è interrotto bruscamente in via dell’Acquedotto a Marina di Campo, sulla strada che costeggia l'aeroporto della Pila.
Per cause che i carabinieri della stazione di Portoferraio e la polizia municipale stanno ancora cercando di accertare con precisione, lo scooter con a bordo i due giovani si è scontrato frontalmente con una Kia. A bordo dell'auto si trovava una famiglia di Novara (padre, madre, due figli e la nonna), rimasta sotto choc a causa dell'impatto.
https://www.iltelegrafolivorno.it/cronaca/incidente-mortale-isola-delba-gpvrz6bx
Uno dei due ragazzi è morto sul colpo, l’altro successivamente in conseguenza delle gravi ferite riportate. Imponente la macchina dei soccorsi che è stata mobilitata. Presente l’équipe medica della Pubblica Assistenza di Campo nell’Elba e del Santissimo Sacramento di Portoferraio. E’ stato fatto levare in volo anche l’elisoccorso Pegaso 3.
Sul luogo del disastro, data la gravità dell'accaduto, è intervenuto personalmente anche il sindaco di Campo nell'Elba, Davide Montauti. La notizia ha fatto immediatamente il giro dell'isola e, nel giro di poche ore, ha raggiunto la Versilia, dove risiedono le famiglie di Nicolò e Gabriele.
Le due salme sono a disposizione dell’autorità giudiziaria. Sul posto sono intervenuti per i rilievi i carabinieri di Campo nell’Elba e poi quelli del nucleo radiomobile di Portoferraio.
Nicolò Guazzelli, 23 anni, era residente a Pietrasanta. Il padre Luca è un autista di scuolabus e del Asd Seravezza Pozzi Calcio, molto conosciuto in Versilia. Il presidente della squadra Lorenzo Vannucci “esprime il più profondo cordoglio e la più sincera vicinanza alla famiglia di Luca Guazzelli, autista della società, per la tragica scomparsa del figlio. In questo momento di immenso dolore, il pensiero della società va all’amico Luca e ai suoi familiari, ai parenti e a tutte le persone che hanno voluto bene a un ragazzo che inseguiva la vita in vacanza con gli amici, condividendo il loro lutto con affetto e partecipazione. Il Seravezza Pozzi Calcio si stringe con commozione attorno alla famiglia Guazzelli, porgendo le più sentite condoglianze e un abbraccio sincero in un momento così difficile”.
Lutto nel mondo del pugilato versiliese. Gabriele Seragini era un pugile che si allenava nella palestra di Stiava, frazione del comune di Massarosa. “Una notizia tristissima – commentano dalla palestra in un post su Facebook –. A causa di un incidente stradale mentre si trovava in vacanza all’isola d’Elba è deceduto Gabriele Seragini, un nostro pugile e bravissimo ragazzo”. “È stato per diverso tempo un nostro agonista – scrive Niccolò Bresciani, maestro di pugilato – L’ho allenato, ho condiviso molto con lui. La società Boxe Pietrasanta si unisce al dolore dei suoi familiari e amici. A lui mandiamo un pensiero e lo ricordiamo come un ragazzo solare, un atleta di talento”.
La Contrada Africa Macelli del Carnevale di Pietrasanta comunica che a seguito della morte dei due ragazzi “nostri tifosi e contradaioli”, stasera è stata annullata la partita del Torneo delle contrade. “Non ci sono parole per notizie come queste, solo dolore e tristezza. Ci striamo alle loro famiglie per la tragica scomparsa”.
"Davanti a una tragedia così mancano davvero le parole – il cordoglio del Comune di Pietrasanta e del sindaco Alberto Stefano Giovannetti –. So bene che in momenti come questo non c’è modo di portare consolazione o di alleviare un dolore così straziante per i genitori, i parenti e gli amici. A nome di tutta la città di Pietrasanta e dell’amministrazione comunale voglio esprimere la nostra vicinanza più sincera ai familiari di Nicolò e Gabriele, uniti anche dalla passione per una delle nostre contrade del Carnevale, l’Africa Macelli. Un pensiero anche alla comunità di Seravezza, colpita insieme a noi da questo dramma”.
Anche Seravezza esprime profondo dolore per quanto accaduto. “Il sindaco Lorenzo Alessandrini – si legge in una nota – e tutta l’amministrazione comunale esprimono profondo cordoglio alle famiglie Seragini e Guazzelli per la tragica scomparsa dei giovanissimi Gabriele e Niccolò. L’amministrazione comunale rinnova grande vicinanza e partecipazione a questo immenso dolore che accomuna due famiglie e due comunità”.

Livorno, 13 giugno 2026 – Pietro Mascagni è senza dubbio uno dei cittadini più illustri della nostra città, oggi Livorno lo celebra fregiandosi dell’aver dato i natali ad uno dei compositori più grandi della musica italiana, ma non tutti forse sanno che in passato non è sempre stato così. Dopo la sua morte infatti Mascagni dovette attendere sei anni per poter far ritorno nella sua Livorno, il perchè? Si riteneva che fosse stato troppo vicino al fascismo e che quindi non meritasse di esser seppellito in città. Solo nel 1951 il celebre compositore potè far ritorno nella sua patria natale, accolto finalmente dalla sua gente quest’anno ricorre il 75esimo anniversario di quel giorno ragion per cui il Comune di Livorno insieme alla Fondazione Goldoni, a Modigliani Produzioni e al Mascagni Festival ha deciso di celebrare la ricorrenza con una due giorni all’insegna dei capolavori del maestro livornese.
Il 19 giugno infatti l’Hotel Palazzo ospiterà il convegno intitolato “Il ritrovato abbraccio” all’interno del quale Mario Menicagli, Fulvio Venturi, Enrico Mannari, Massimo Sanacore e Fabio Bertini ripercorreranno le ragioni dell “esilio” di Mascagni fino al ricongiungimento con la sua città.
Il 20 giugno invece alle 21 nella piazza del Santuario di Montenero andrà in scena la Messa in Gloria in fa maggiore per soli, coro e orchestra, ilpreludio dello spettacolo vedrà invece l’esecuzione dell’Inno al Sole tratto dall’opera “Iris“.
“Ricordare i 75 anni dal ritorno della salma di Pietro Mascagni a Livorno è un modo per riappropriarsi dell’identità cittadina - ha spiegato l’assessora Rafanelli -. Segna il momento in cui Livorno rivendica la propria storia e il proprio orgoglio attraverso il legame con il suo illustre cittadino, la cui figura è stata per troppo tempo messa in ombra”. La mente dietro al progetto è quella di Mario Menicagli, che ha dichiarato: “Quella per i 75 anni dal ritorno di Mascagni a Livorno è una celebrazione più che doverosa, il rientro della salma fu un evento grandioso e molto mediatico già per l’epoca”. Ad impreziosire quella che sarà una vera e propria anteprima del Mascagni Festival, la sera del 20 giugno la partecipazione del maestro Marco Fornaciari (violino solista) e di Emanuele Barresi che interpreterà il discorso con cui l’allora sindaco Furio Diaz accolse la salma di Mascagni in città. L’ingresso è libero e gratuito fino ad esaurimento posti.

Isola d’Elba (Livorno), 12 giugno 2026 – Terribile doppio incidente mortale all'Isola d'Elba. Erano arrivati sull’isola in una splendida giornata di sole e avevano affittato uno scooter a Portoferraio, ma nel tardo pomeriggio di oggi, 12 giugno, sono rimasti vittime di uno scontro fatale contro un’auto in via dell’Acquedotto a Marina di Campo, si tratta di una strada che costeggia l'aeroporto della Pila.
https://www.iltelegrafolivorno.it/cronaca/incidente-mortale-isola-delba-gpvrz6bxLe vittime sono due ragazzi giovani di 23 anni, sarebbero originari di Seravezza e Pietrasanta. Ancora non è chiara la dinamica dell'incidente ma secondo quanto emerso entrambi sono stati sbalzati a terra dal veicolo a causa del forte impatto, uno di loro è morto sul colpo. L'altro, le cui condizioni sono apparse immediatamente molto gravi, non ce l'ha fatta ed è morto poco dopo in seguito ai gravi traumi riportati per il violento impatto. A nulla sono valsi i tentativi di rianimazione operati dai sanitari. Sempre secondo una prima ricostruzione entrambe le vittime indossavano il casco. Ferite le due persone che erano a bordo dell'auto, una Kia, ma le loro condizioni al momento non destano particolari preoccupazioni. Nella macchina una famiglia di Novara composta da padre, madre, due figli e la nonna.
https://www.lanazione.it/umbria/cronaca/sequestro-bambina-stazione-q04u83htImponente la macchina dei soccorsi intervenuta: la Pubblica Assistenza di Campo nell' Elba, il Santissimo Sacramento di Portoferraio, i carabinieri della stazione di Portoferraio la polizia municipale. Si è attivato anche l'intervento dell’elisoccorso Pegaso 3, ma purtroppo non è stato necessario. Secondo quanto emerso sul posto è intervenuto anche il sindaco di Campo nell'Elba Davide Montauti.

Marina di Campo (Livorno), 12 giugno 2026 – Tragedia all’Isola d’Elba dove due giovani hanno perso la vita in un incidente stradale. Secondo le prime informazioni i due erano a bordo di uno scooter noleggiato a Portoferraio quando, per cause in corso di accertamento si sono scontrati con un’auto. L’impatto è stato violentissimo, tanto che uno dei due sarebbe morto sul colpo. L'altro poco dopo l’arrivo dei soccorsi. Da accertare la provenienza delle due vittime.
L’incidente è accaduto a Marina di Campo in via dell'Acquedotto nel pomeriggio di oggi, 12 giugno. Sul posto sono intervenuti il Santissimo Sacramento di Portoferraio la pubblica assistenza di Marina di Campo, i carabinieri di Portoferraio e Pegaso tre.

Livorno, 12 giugno 2026 – Ha dedicato la propria vita ad accompagnare i pazienti nei momenti più difficili, contribuendo a costruire e sviluppare un modello di assistenza che oggi rappresenta un punto di riferimento per tutta la sanità toscana. Livorno piange il dottor Sirio Malfatti, medico tra i pionieri delle Cure Palliative a livello regionale e nazionale, scomparso nelle scorse ore.
L’Azienda USL Toscana nord ovest, la direzione ospedaliera di Livorno, la zona distretto livornese e l’intera comunità sanitaria hanno espresso profondo cordoglio per la perdita di una figura che ha lasciato un segno indelebile nella medicina del territorio, sia sul piano professionale che umano.
Nel corso della sua lunga carriera, si legge in una nota, il dottor Malfatti si è distinto per competenza, sensibilità e straordinaria capacità di ascolto, interpretando la professione medica come un autentico servizio alla persona. Un approccio che lo ha portato a mettere sempre al centro il paziente, la sua dignità e i suoi bisogni, contribuendo a diffondere una cultura dell’assistenza capace di guardare alla persona nella sua interezza.
Tra i soci fondatori dell’associazione Cure Palliative di Livorno, Malfatti ha avuto un ruolo determinante nella crescita di una realtà che negli anni è diventata un punto di riferimento fondamentale per il sostegno ai malati e alle loro famiglie, offrendo accompagnamento e supporto in momenti particolarmente delicati della vita.
A ricordarne il valore è la direttrice delle Cure Palliative dell’Azienda USL Toscana nord ovest, Costanza Galli: "La perdita del dottor Sirio Malfatti – dice la direttrice – ci addolora profondamente. È stato un medico molto valido dal punto di vista professionale e umanamente impareggiabile nella relazione con i pazienti e i loro familiari. A lui, insieme alla dottoressa Antonella Mazzoni, si deve la nascita delle Cure Palliative a Livorno. Ha anticipato una concezione dell'assistenza capace di accompagnare la persona nella sua globalità, non soltanto dal punto di vista sanitario, ma anche sotto il profilo umano, psicologico e relazionale. È una grande eredità quella che ci lascia, fatta di competenza, visione e profonda umanità, che cercheremo di portare avanti ogni giorno nel nostro lavoro”.
I ricordi tratteggiati restituiscono il profilo di un professionista capace di guardare oltre la malattia, promuovendo un modello di cura basato non solo sugli aspetti clinici, ma anche sull’ascolto, sulla relazione e sul sostegno alle famiglie. Una visione che, quando iniziò il suo percorso nelle Cure Palliative, era ancora poco diffusa e che oggi costituisce uno dei pilastri dell’assistenza ai pazienti affetti da patologie inguaribili.
Nel ricordarne la figura, l’azienda sanitaria ha espresso vicinanza ai familiari, agli amici, ai colleghi e a tutte le persone che hanno avuto modo di conoscerlo e lavorare al suo fianco. L’eredità professionale e umana lasciata dal dottor Malfatti continuerà infatti a rappresentare un riferimento per gli operatori delle Cure Palliative e per quanti credono in una medicina fondata sulla competenza, sull’ascolto e sulla centralità della persona.
L’ultimo saluto al dottor Sirio Malfatti è previsto per domani, sabato 13 giugno, alle ore 15, nella chiesa della sala mortuaria dell’ospedale di Livorno.

Oggi, giovedì 4 giugno, a perdere la vita a soli 33 anni è un uomo, un lavoratore di origini straniere, precipitato nel vuoto all’interno dello stabilimento della ditta Omp in via degli Artigiani a Rosignano.
Ma c’è un dettaglio in questa vicenda che pesa più degli altri e che trasforma il dolore in rabbia: l’operaio indossava i dispositivi di sicurezza previsti.
Troppo spesso, di fronte agli incidenti sul lavoro, si cerca l’errore umano, la distrazione, la fatalità o la noncuranza delle regole da parte della vittima. Questa volta no. Il lavoratore, dipendente di una ditta esterna, era salito su quel solaio a 6-7 metri d’altezza e dalle prime informazioni sembrava protetto da tutto ciò che doveva tenerlo al sicuro.
Il cedimento improvviso del solaio ha squarciato il velo di una sicurezza apparente, trasformando un normale turno di manutenzione in una trappola mortale. La caduta, terminata tragicamente contro un macchinario in funzione, non ha lasciato scampo.
I tentativi disperati dei sanitari e dei Vigili del Fuoco di strapparlo alla morte si sono infranti contro la realtà di un decesso constatato sul posto. Ora scatteranno le indagini, si cercheranno le responsabilità legali e tecniche di quel solaio venuto giù.








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Per il momento non è chiaro quale...
I carabinieri di Sesto San Giovanni (Milano) stanno indagando sulla morte di Davide Garufi, un giovane tiktoker di 21 anni (quasi 300mila follower e 1,5 mln di like). Recentemente, Davide aveva rivelato sul suo profilo TikTok di essere una donna transgender, chiedendo di essere chiamato Alexandra...
Le cose sono due: o a Milano ci sono talmente tanti borseggiatori che alcuni di loro, senza rendersene conto, finiscono per derubare un “collega”, oppure è un caso più unico che raro quello avvenuto nell’ottobre 2024, quando un giovane ha rapinato su un autobus una donna. Fino a che si è scoperto...
Il 118 è intervenuto sulla banchina della linea gialla, fermata Duomo, intorno alle 16 di domenica per un'aggressione che ha coinvolto due donne, anche se l'episodio ha i contorni molto sfumati.
La lite
Secondo le prime informazioni, per cause ancora da accertare, sarebbe scoppiata una...