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This Defied Physics

30 Settembre 2026 ore 22:00

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Quando Papi ti rompe ogni 2 video #enricopapi #auto #meme #mvvblog #funny #noicompriamoauto

30 Settembre 2026 ore 21:53

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Islanda VS Italia 👉 Ci stanno FREGAND0 un SACCO di S0LDI 👉 Ecco come!

1 Ottobre 2026 ore 21:00

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#stepsover #vanlife #viaggio
Episodio 1200: Quanto costa davvero vivere e viaggiare in Islanda?

In questo video vi mostro i prezzi che abbiamo incontrato durante il nostro viaggio: dalla spesa al supermercato al carburante, dai ristoranti alle attività, fino alle piccole cose che possono far lievitare rapidamente il budget.

Ma soprattutto, provo a capire quanto costa davvero una giornata in Islanda e quali sono le spese che ci hanno sorpreso di più.

Viaggiare in camper cambia parecchio le cose, ma anche così ci sono prezzi che fanno decisamente riflettere.

Benvenuti in Islanda. 🇮🇸

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Star Trails

30 Settembre 2026 ore 19:51
This long-duration image shows star trails above Earth and the blue lights of fishing boats and the yellow lights of Indonesian cities stretching below the International Space Station as it orbited 258 miles above the Banda Sea.

Il nero fumo dei crimini di guerra

di: loc
30 Settembre 2026 ore 19:40

di Claudia Finetti (da Jacobin Italia)

Si parla dei conflitti militari solo a proposito delle conseguenze economiche o degli equilibri geopolitici. Ma ogni bombardamento produce un disastro ambientale
Ogni giorno i mezzi di informazione ci mostrano immagini di raffinerie e impianti energetici bombardati, colossali torri di fuoco e fumo nero in cui bruciano quantità incalcolabili di combustibili fossili. I commenti a queste notizie sono sempre uguali e riguardano solo le ricadute sui nostri portafogli: l’aumento dei prezzi dei carburanti, il rischio di crisi energetica, i provvedimenti per calmierare il costo della benzina ecc. Silenzio o quasi, invece, sul disastro ambientale e climatico causato da ogni singolo bombardamento di questa guerra diffusa che va dall’Ucraina al Medio oriente.

Colpita e affondata

Le azioni offensive ai danni di raffinerie, per impedire la trasformazione del greggio, o contro petroliere, gasdotti, oleodotti, cisterne di gas e petrolio, sono entrate nel repertorio delle tattiche militari durante la prima guerra del Golfo, nel 1990-1991. Negli scenari bellici degli ultimi anni, in particolare nel conflitto tra Russia e Ucraina e nella guerra di Usa e Israele all’Iran iniziata nel febbraio 2026, sono diventati strategia sistematica, con attacchi sempre più frequenti.

La recente escalation del conflitto nello stretto di Hormuz, tra offensive e ritorsioni, ha comportato imponenti attacchi alle navi. Tra il 5 e l’8 settembre, gli Stati uniti, come rappresaglia contro il bombardamento di una portaerei, hanno bombardato prima tre, poi cinque petroliere irachene, andate in fiamme e in alcuni casi affondate. L’Iran ha dichiarato di avere risposto colpendo dieci navi, mentre il 9 settembre, in acque irachene, un drone ha colpito la New Andros, petroliera battente bandiera panamense che trasportava 2 milioni di barili di olio combustibile.

Il Pentagono, per provare la potenza delle sue offensive, ha divulgato le immagini delle esplosioni, con il fumo, le fiamme degli incendi, le macchie nere che alludono allo sversamento di petrolio in mare. Non si sa esattamente quanto materiale trasporti ogni nave presente in quell’area, ma nel complesso si è stimata una capacità complessiva di 1,76 milioni di metri cubi. Carichi che in caso di attacchi possono andare in fumo o fuoriuscire in mare, vere e proprie bombe ambientali. Già da mesi grandi chiazze di petrolio intaccano gli ecosistemi marini, gli habitat e le riserve naturali nei pressi dello Stretto di Hormuz.

Le immagini della catastrofe marina e atmosferica sono esibite e inequivocabili, ma la stampa nazionale e internazionale commenta le conseguenze degli attacchi alle petroliere parlando solo del prezzo del greggio. Tra omissioni di dati e notizie, l’attenzione è rivolta all’andamento dei mercati e agli equilibri geopolitici. L’informazione e la politica mettono in secondo piano, o trascurano del tutto il costo umano, ambientale e climatico di una guerra che, dopo soli 14 giorni dai primi bombardamenti israeliani e americani a raffinerie e depositi di carburante, oltre a migliaia di morti, aveva già prodotto 5.000 tonnellate di emissioni di gas serra, una quantità che Greenpeace ha equiparato al bilancio globale di carbonio di 84 paesi.

Raffineria più, raffineria meno

Nell’estate del 2026 il conflitto tra Russia e Ucraina è entrato nella fase di escalation più serrata. Le forze ucraine hanno continuato a colpire raffinerie e depositi di petrolio russe, una strategia volta a privare la Russia delle risorse necessarie a proseguire la guerra.

La Reuters ha raccolto e pubblicato un impressionante elenco – già datato e da aggiornare – di tutti gli attacchi a raffinerie e infrastrutture energetiche compiuti da Kyiv tra l’1 giugno al 28 agosto 2026. Il 16 giugno, colpita e incendiata la raffineria di Gazprim Neft a Mosca, a 15 chilometri dal Cremlino. Il 6 luglio, incendiata la raffineria di Omsk. Il 12 luglio le raffinerie di Syran sul fiume Volga, già colpite il 18 aprile. A seguire, le raffinerie di Ryzan, Sartov, Vogograd, Yaroslav, Isky, Zapsibneftekhim, Orsk, Ust-Luga, Ufa, Taneco, Perm, Afipsky, Novoshakhtinsk, Norsi… In un susseguirsi di attacchi portati a segno da droni, che hanno mandato in fumo un’inimmaginabile quantità di petrolio, per una quantità di emissioni di CO2 che nessuno ha calcolato, seppure approssimativamente.

Il 12 settembre, Mosca ha sferrato un attacco con 450 droni contro l’Ucraina che ha risposto bombardando le raffinerie russe del Tartastan.

Due giorni dopo, Donald Trump in persona annuncia una sorta di tregua: «L’Ucraina ha accettato di non colpire obiettivi energetici russi. La Russia ha accettato di fare lo stesso!», scrive sul suo Truth Social. Ma è una mossa estemporanea, non concordata col governo di  Kyiv, che cade dalle nuvole e va avanti come prima. È infatti del 20 settembre il peggior attacco con droni su Mosca, durante il quale è colpita e incendiata la raffineria AO Gazpromneft-MNPZ.

Guerra aperta all’ambiente da ambo le parti

Fin dall’inizio della guerra l’Ucraina ha utilizzato i droni per attaccare impianti petroliferi e del gas, mirando a porti, serbatoi e oleodotti dislocati sul territorio russo. I bersagli erano soprattutto infrastrutture di trasporto. Dal 2024 l’esercito ucraino attacca in modo sistematico le raffinerie, con un salto di qualità tra agosto e dicembre del 2025, e un’ulteriore intensificazione nel 2026.

La Russia, per parte sua, ha attaccato depositi e impianti di carburante come parte della strategia di aggressione all’Ucraina, con offensive missilistiche che da subito hanno colpito duramente la popolazione civile, privata di corrente elettrica e del riscaldamento nei mesi invernali. Anche le raffinerie ucraine, la più importante quella di Kremenchuk, sono state bersagliate da attacchi ripetuti. I danni ambientali in territorio ucraino sono ingentissimi, con problemi di inquinamento delle falde acquifere e dei terreni, dispersione di residui tossici, incendi, milioni di ettari di foreste andate perdute e distruzione del suolo. Solo tra i civili, nel febbraio 2026 l’Onu riportava la cifra di 15.172 morti. Il mandato di arresto a Putin emesso dalla Corte internazionale di giustizia rispecchia le gravi condotte criminali, che hanno trovato il loro apice nelle deportazioni di bambini.

Quella ucraina è via via diventata una strategia di indebolimento del sistema energetico russo che, con la dotazione dei droni FP-1 ad ampio raggio, ha potuto prendere di mira le raffinerie nemiche in tutto il territorio. La Russia, tra i primi produttori planetari di greggio, è stata sensibilmente colpita nella sua capacità di trasformare il petrolio in carburante. Le immagini delle auto in coda ai distributori di benzina provano l’efficacia degli attacchi ucraini nel causare una crisi di distribuzione e di approvvigionamento dei carburanti, crisi finora impensabile per la superpotenza russa.

Guerra nell’estate più calda di sempre

Durante l’estate appena trascorsa, il flusso di notizie dei bombardamenti ai siti petroliferi scorreva in sequenze frammentarie prima o dopo le notizie sulle temperature più alte mai registrate in Europa, che già da maggio hanno reso le città invivibili. Agosto è stato il mese più caldo mai registrato dall’inizio delle rilevazioni, con una temperatura media superiore di 1,5 gradi all’epoca preindustriale, il limite che per l’Accordo di Parigi del 2015 non andava oltrepassato.

Gli effetti del surriscaldamento globale, tutti preannunciati, si sono manifestati per tutta l’estate. L’Ispra documenta che gli incendi boschivi soprattutto in Francia, in Spagna, in Italia, nella seconda metà di luglio si sono intensificati, mandando in fumo 225 chilometri quadrati al giorno, pari alla superficie del Comune di Parigi. Solo in Italia, da gennaio a fine luglio 2026 si sono registrati 1.070 casi, con la distruzione di 741 chilometri quadrati di boschi.

Sulle Alpi, lo zero termico tra i 4.800 e i 5.000 metri, e il caldo che si è protratto anche a settembre hanno accelerato la fusione e il ritiro dei grandi ghiacciai, con cadute di massi, frane, fenomeni di instabilità delle montagne e dei fiumi, devastati dalla siccità e da un apporto dello scioglimento delle nevi sempre più insufficiente. Le secche prolungate e il calo dei livelli dei fiumi sono oggetto di studi che documentano il disastro per pesci e anfibi in ecosistemi dove il malessere dei corsi d’acqua colpisce la catena alimentare di uccelli e mammiferi terrestri, devastando la biodiversità e alterando equilibri complessi. L’alternanza tra piene, esondazioni e siccità, nella dinamica di eventi estremi che caratterizza il cambiamento climatico, produce effetti ancora da comprendere pienamente sugli ecosistemi fluviali e su esseri complicati quali sono i fiumi.

In Francia la siccità ha portato a limitazioni e interruzioni dell’erogazione dell’acqua in 92 distretti. In luglio, la siccità e le temperature troppo alte delle acque hanno fatto spegnere ogni giorno 23 reattori nucleari su 57, riducendo la produzione di energia elettrica al 45%. Il calo del livello del Danubio ha fatto spegnere la centrale nucleare rumena di Cernavoda per tutto agosto e ridotto il funzionamento di quella ungherese di Packs. In Austria la centrale idroelettrica di Greifenstein ha calato drasticamente la fornitura di energia per la portata del Danubio ridotta a 700 metri cubi al secondo, rispetto ai 2.000 della norma.

In tutta Europa la carenza d’acqua e l’alternanza di eventi estremi, tra siccità e grandinate, ha provocato gravi danni all’agricoltura, e dall’agricoltura viene quello che mangiamo.

Una serie concatenata di «eventi estremi» si sono imposti all’attenzione, ma come cronaca, come fatti separati gli uni dagli altri, emergenze, calamità, disastri «naturali», come i terremoti e gli tsunami. Elenchi di fatti rapidamente dimenticati, presentati senza riflessioni che andassero oltre il dato emergenziale, con una tenace, reiterata, accecante scissione cognitiva tra cause ed effetti.

Chi parla di cambiamento climatico e della necessità di cambiare strada non lo fa in termini di mitigazione, non lo fa citando le energie fossili e le falle di un sistema che se non cambia ci porterà al collasso, lo fa usando solo i termini resilienza e adattamento, come se la situazione in cui siamo fosse grave, ma stabile, qui siamo e qui resteremo.

Questa sconnessione porta a osservare le colonne di fumo generate da raffinerie e siti energetici in fiamme a causa dei bombardamenti, senza vedere ciascuna di queste azioni come un devastante disastro climatico, con effetti sull’atmosfera che nessuno nomina. Come ha scritto Francesco Strazzari sul manifesto, i bombardamenti di petroliere, raffinerie, oleodotti e riserve di gas, ricorrenti in tutte le guerre in corso, fanno parte di una strategia che accomuna gli attori in gioco. Si contano ancora i chilometri quadrati conquistati o perduti, ma l’obiettivo principale è la distruzione delle riserve e delle reti energetiche dei nemici, divenuta prioritaria rispetto al controllo dei territori.

La grande cecità

C’è da chiedersi da dove venga l’incapacità di riconoscere il disastro ambientale e climatico evidente nelle colonne di fumo di bombardamenti inferti con la deliberata intenzione di incendiare quanto più combustibile fossile possibile.

In primo luogo, mancano dati e stime sulle emissioni prodotte da ogni singolo bombardamento. Non ci si aspetta certo che siano gli eserciti a calcolarle, ma bisogna reclamare che questi dati vengano misurati e diffusi e che faccia notizia l’effetto di ogni bombardamento sull’atmosfera, sulle acque e sul suolo. Un gruppo di scienziati cinesi, utilizzando informazioni ricavate da satelliti, ha rilevato la quantità di gas tossico prodotta dal bombardamento israeliano agli impianti petroliferi di Teheran del 7 marzo 2026. L’inferno scatenato da quelle esplosioni, che rappresentano una piccola parte delle offensive, secondo i loro calcoli ha causato l’emissione di 29.800 tonnellate di anidride solforosa, tra le sostanze della pioggia nera che ha investito la capitale iraniana.

Mancano informazioni e dati sull’impatto climatico degli apparati militari e delle guerre. Per essere prodotti richiederebbero osservazioni articolate e di lungo periodo su tutto il ciclo bellico, dalla fabbricazione di armi alla preparazione, dalle esercitazioni al conflitto dispiegato, per arrivare alla ricostruzione, che talvolta, come previsto per Gaza, rappresenta la fase di maggiore emissione di gas serra.

Questi dati non ci sono. Gli eserciti, con grandi pressioni esercitate soprattutto dal Pentagono, dal 2015 dichiarano alle Nazioni unite i propri livelli di emissioni solo su base volontaria. I dati a disposizione sono perciò molto parziali. Esistono però ricerche scientifiche e stime, anche dettagliate e impressionanti, come uno studio uscito nell’agosto 2026 che documenta la CO2 emessa dal sistema militare statunitense tra il 1975 e il 2024, con cifre dell’ordine di decine di migliaia di tonnellate. In Ucraina, un collettivo di scienziati prova a monitorare le emissioni di CO2 dall’inizio del conflitto, tenendo conto di entrambi gli schieramenti. A giugno 2026 le loro ricerche indicavano la dispersione in atmosfera di 311 milioni di tonnellate di gas serra. Una stima più volte citata, discussa dagli scienziati, indica che le emissioni militari potrebbero rappresentare il 5,5% delle emissioni globali di gas serra.

Per aprire gli occhi e cambiare prospettiva bisogna studiare le guerre per l’impatto che hanno nel tempo sui territori, per gli stravolgimenti e i veleni che lasciano nel suolo e nelle acque, nell’immediato e nel lungo periodo. Lo ha fatto Stefania Divertito, nel libro appena uscito Guerra e clima, un lavoro che offre uno sguardo e punti di riferimento per trovare una via d’uscita dal bellicismo.

L’incapacità di vedere il fumo di una raffineria in fiamme come catastrofe ambientale deriva anche dalla normalizzazione di certe pratiche belliche, un tempo stigmatizzate come inaccettabili perché criminali e non ammesse dal diritto internazionale, come la distruzione di infrastrutture energetiche civili. Lasciare gli abitanti di una regione senza energia elettrica e senza la possibilità di rifornirsi di benzina significa infliggere una sofferenza ai civili. È perciò un crimine di guerra, ma è sempre meno indicato e condannato come tale negli scenari bellici del 21° secolo, come ha sottolineato il New York Times.

In un quadro di ostilità al concetto universale di diritti umani, rimane aperta e non conclusa la campagna per l’inserimento nel trattato di Roma del quinto reato internazionale, il reato di ecocidio, promosso da Polly Higgins con i giuristi della Stop Ecocide Foundation.

La difficoltà a parlare della guerra come catastrofe ambientale e climatica, dipende poi dalla difficoltà presente nella letteratura, nell’arte, nell’informazione a raccontare la crisi ecologica e ambientale in sé. Questa grande cecità, di cui magistralmente ha parlato lo scrittore indiano Amitav Ghosh, viene da lontano. È il modo di raccontare la natura e il non umano come sfondo di paesaggi pacificati, che nasce insieme al romanzo e alla società industriale. Il pensiero e i racconti non vanno oltre l’ordinario, il quotidiano, il mondo della vita individuale. Così si rimuove la potenza di fiumi che esondano o si prosciugano, o di montagne imponenti che collassano. Le narrazioni si concentrano, con pretese di «concretezza» e «realismo» sulla vita di tutti i giorni e su ciò che presuntamente più interessa alla «gente»: il prezzo della benzina.

A rendere ciechi è la logica bellicista, che porta a schierarsi con un esercito o con l’altro, senza vedere le conseguenze globali della guerra. C’è chi arriva a legittimare in punta di diritto gli attacchi ucraini alle infrastrutture petrolifere russe in quanto risposte mirate, fatte per sottrarre al nemico gli strumenti per combattere, e dunque per prevenire bombardamenti che invece infliggono sofferenza alla popolazione.

Seguendo questa logica, si potrebbe concludere che le guerre odierne, combattute a forza di incendi di combustibili fossili ed esplosioni di siti petroliferi, siano in fondo più evolute, più rispettose dei diritti umani perché risparmiano l’odiosa conta dei morti sotto le macerie.

I morti però si contano a migliaia, e non solo sotto i colpi diretti delle offensive, ma anche indirettamente, nelle aree climaticamente più esposte al surriscaldamento globale, che le guerre continuano ad aggravare.

Occhio per occhio

In condizioni di guerra diffusa come quella in cui ci troviamo, con 78 paesi coinvolti in conflitti al di fuori dei propri confini in varie aree del mondo, l’impatto delle offensive in termini di inquinamento e gas serra dipende da attori sempre più fuori controllo, senza limiti, in un contesto internazionale deregolamentato.

In particolare, il conflitto tra Russia e Ucraina ha imboccato il vicolo cieco di una sfida che entrambi gli attori vogliono concludere con la sconfitta militare del nemico, circondati dal tifo dei paesi sostenitori. Ogni parte colpisce con ogni mezzo l’avversario per costringerlo alla resa.

L’Ucraina continua gli attacchi con droni alle raffinerie per colpire la capacità russa di trasformare il greggio in benzina e diesel. La Russia risponde con violenza e brutalità come già accaduto, in una spirale di botte e risposte senza via d’uscita. Quante raffinerie e gasdotti dovranno ancora saltare in aria perché l’Ucraina possa piegare economicamente la Russia, visto che questa è la strategia per arrivare alla vittoria?
Nelle condizioni di crisi climatica in cui ci troviamo, c’è da chiedersi se la strada per uscire da un conflitto scatenato da uno stato canaglia governato da un autocrate come Putin sia davvero dare sempre più armi al suo avversario Zelensky, che per vincere, come gli altri signori della guerra, non si fa scrupolo di far saltare in aria una raffineria al giorno. C’è da chiedersi se davvero sia questa la strada per ripristinare la giustizia, proteggere il popolo ucraino e l’Europa.

Disarmo è pace

«Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo», con queste parole papa Francesco, il giorno prima di morire, ha lanciato un monito e un’eredità pacifista che il suo successore Leone XIV porta avanti con determinazione. In questa fase storica la Chiesa sembra l’unico attore rimasto nel contesto internazionale a contrastare la guerra e a battersi per la pace con gli strumenti della diplomazia, per motivi umanitari e morali. La diplomazia vaticana cerca di intervenire «dove la politica ha fallito» per salvare vite umane, mettendo in relazione la guerra con la crisi umanitaria globale, le migrazioni e la devastazione climatica e ambientale.

È ora di ricongiungere i fili e di stabilire il nesso diretto, violentissimo e devastante che c’è tra le guerre, e in particolare queste guerre per il controllo dei flussi di petrolio, e il cambiamento climatico, le migrazioni, la sofferenza.

È ora di aprire gli occhi, gridando al crimine contro l’ambiente e l’umanità a ogni offensiva di qualunque esercito – americano, israeliano, iraniano, russo, ucraino – contro una raffineria, una petroliera, un deposito di gas, una cisterna di carburante. Un crimine che esaspera la crisi climatica già gravissima e fuori controllo di cui già paghiamo le conseguenze e che potrà solo peggiorare, se i suoi responsabili non saranno fermati. Le guerre in corso aumentano il potere di élite violente e genocide, che perseguono consapevolmente il disastro pensando di trarne vantaggio, perfino con intenti ideologici apertamente distruttivi, come avviene negli ambienti dei miliardari americani che Naomi Klein definisce fascisti dell’apocalisse.

Guardare e parlare del fumo di una raffineria colpita da un drone per l’effetto che fa all’atmosfera, alle acque e al suolo, alle persone e alla vita tutta invece che per le ricadute che avrà sulle code ai distributori di benzina o sul prezzo dei carburanti, o nello scacchiere internazionale, è il primo passo perché un movimento globale possa farsene carico ripristinando un senso di appartenenza a valori di giustizia, di uguaglianza e di cura.


*Claudia Finetti, dottoressa di ricerca in storia contemporanea, è un’insegnante di scuola primaria a Bologna e un’attivista nelle lotte ambientali, in difesa dei diritti umani in Palestina e della scuola pubblica.

Il nuovo GARR NEWS è online

30 Settembre 2026 ore 17:55

Il nuovo GARR NEWS è online

L’ultima edizione di GARR NEWS è dedicata al tema dell’autonomia: la capacità di scegliere per continuare a definirsi, innovare e pensare al di là di ciò che già esiste. Un’autonomia che non è isolamento, ma nasce dalla collaborazione, dalla condivisione di competenze e dalla capacità di costruire insieme ciò che nessun singolo attore potrebbe realizzare da solo.

[2026-10-30] Vent'anni di NextEmerson! @ NextEmerson

8 Ottobre 2026 ore 12:15

Vent'anni di NextEmerson!

NextEmerson - Via di Bellagio 15, zona Castello - Firenze
(venerdì, 30 ottobre 19:00)
Vent'anni di NextEmerson!

Vent'anni di Nextemerson

24-25 ottobre + 30-31 ottobre

Dettagli in arrivo... stay tuned ;)

Venerdì 24 ottobre

Tango Sognato
ore 16-19 pratica e lezione di prova di Tango Argentino

Nazra Fest
Palestine Short Film Festival

Dalle 19 alle 23
Proiezione di cortometraggi di Nazra Fest 2026. Con la presenza di Ward Kayyal, regista palestinese.
Alle 20.30 cena benefit

Sabato 25 ottobre

Alle 13
Gran pranzo di quartiere

Alle 16
Teatro - Erbacce: Fellini Off

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Venerdì 30 ottobre

Dalle 21.30

Sylvie Bovary - Atto di Neo (burlesque)

Lupe Velez

Rock'n'Roll Kamikazes

+ Dj-set Emerson Setters alla vecchia maniera

Sabato 31 ottobre

Bad Taste Festival:

Placenta Corporation

Rope

Rogo

New Heaven

Loia

+ tba in aggiornamento..

[2026-10-24] Vent'anni di NextEmerson! @ NextEmerson

16 Ottobre 2026 ore 16:17

Vent'anni di NextEmerson!

NextEmerson - Via di Bellagio 15, zona Castello - Firenze
(sabato, 24 ottobre 19:00)
Vent'anni di NextEmerson!

Vent'anni di Nextemerson

24-25 ottobre + 30-31 ottobre

Dettagli in arrivo... stay tuned ;)

Sabato 24 ottobre

Tango Sognato
ore 16-19 pratica e lezione di prova di Tango Argentino

Nazra Fest
Palestine Short Film Festival

Dalle 19 alle 23
Proiezione di cortometraggi di Nazra Fest 2026. Con la presenza di Ward Kayyal, regista palestinese.
Alle 20.30 cena benefit

Domenica 25 ottobre

Alle 13
Gran pranzo di quartiere

Alle 16
Teatro - Erbacce: Fellini Off

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Venerdì 30 ottobre

Dalle 21.30

Sylvie Bovary - Atto di Neo (burlesque)

Lupe Velez

Rock'n'Roll Kamikazes

+ Dj-set Emerson Setters alla vecchia maniera

Sabato 31 ottobre

Bad Taste Festival:

Placenta Corporation

Rope

Rogo

New Heaven

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+ tba in aggiornamento..

VIDEO | Friuli, cinquant’anni dopo: quanto siamo preparati a gestire la prossima emergenza sismica?

30 Settembre 2026 ore 16:52

Memoria dei terremoti, evoluzione del monitoraggio sismico e della valutazione della pericolosità, prevenzione strutturale, conoscenza del territorio. Sono alcuni dei temi del workshop intitolato “A cinquant’anni dal terremoto del Friuli: quanto siamo preparati a gestire la prossima emergenza sismica?”, svoltosi il 22 settembre 2026 presso la Sala Conferenze della sede di Roma dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). 

L’evento, organizzato dall’INGV e dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) nell’ambito della Convenzione tra i due Enti, è stato un’occasione di confronto tra comunità scientifica, Protezione Civile e Centri di Competenza per fare il punto, a distanza di cinquant’anni, sulle lezioni apprese, sugli strumenti tecnologici oggi disponibili e sulle fragilità ancora presenti nella gestione delle emergenze.

Cosa ha rappresentato la sequenza sismica del Friuli del 1976 per la comunità scientifica? Quale impatto ha avuto nell’evoluzione del monitoraggio sismico nazionale? Quali strumenti abbiamo oggi a disposizione per la valutazione dei danni e per una rapida risposta in emergenza?

In questo video le risposte e le riflessioni degli organizzatori dell’evento: Lucia Margheriti, Direttrice dell’Osservatorio Nazionale Terremoti (ONT) dell’INGV, Francesca Pacor, Direttrice della Sezione di Milano dell’INGV, Matteo Picozzi, Direttore del Centro di Ricerche Sismologiche dell’OGS, e Giuliana Rossi, Dirigente di Ricerca dell’OGS.

Archinstall 4.5 Released with AArch64 Support, Real-Time Kernels, and Major Installer Fixes

Archinstall 4.5 Released with AArch64 Support, Real-Time Kernels, and Major Installer Fixes

The Arch Linux project has released Archinstall 4.5, the latest version of its guided text-based installer, bringing expanded AArch64 support, new real-time Linux kernel options, additional translations, security improvements, and numerous fixes for installation workflows.

Archinstall 4.5 was released on September 29, 2026, roughly three months after Archinstall 4.4. The new version arrives just ahead of Arch Linux's October installation media refresh and has already been packaged as archinstall 4.5-1 for Arch Linux repositories.

While Archinstall remains optional, it provides users with a guided way to configure an Arch Linux installation without manually performing every step described in the Arch installation guide. Version 4.5 concentrates primarily on hardware support, installer reliability, security, and expanding the range of systems that can use the guided installation process.

AArch64 Support Gets a Major Upgrade

One of the biggest changes in Archinstall 4.5 is improved support for AArch64, the 64-bit ARM architecture.

The installer can now handle GRUB and Limine EFI installations on AArch64 systems. It also gains support for the proper AArch64 root partition type GUID.

Previously, parts of Archinstall's bootloader configuration were more heavily oriented toward x86_64 installations. The latest changes make its guided installation workflow more useful on ARM64 hardware.

AArch64 has become increasingly important throughout the Linux ecosystem. The architecture can now be found in cloud servers, development boards, laptops, workstations, and specialized computing platforms.

Supporting both GRUB and Limine EFI installations gives Archinstall more flexibility when preparing these systems.

GRUB Can Now Be Installed on AArch64

GRUB remains one of the most widely used Linux bootloaders, and Archinstall 4.5 extends its installation logic to AArch64 EFI systems.

This allows ARM64 installations to use a bootloader workflow much closer to what Archinstall already provides on conventional x86_64 UEFI computers.

The change doesn't mean every ARM device will automatically become compatible with Arch Linux. ARM hardware can still have highly platform-specific firmware and boot requirements.

It does, however, remove an important Archinstall limitation for AArch64 machines that provide conventional UEFI environments.

Limine EFI Support Expands to ARM64

The same architectural expansion applies to Limine.

Limine is a modern multiprotocol bootloader supported as one of Archinstall's bootloader choices. Archinstall 4.5 extends its EFI installation support to AArch64 as well.

Xi projects confidence in National Day speech, with rallying call for economic growth

Chinese President Xi Jinping projected a message of confidence about the country’s ability to overcome challenges during his annual National Day address, issuing a rallying call for robust economic growth and more certainty amid geopolitical complications. Xi’s address, delivered at a state reception in Beijing on Wednesday evening to mark the 77th anniversary of the founding of the People’s Republic, was his first to the nation following his state visit to the US last week. It came weeks ahead...

Arrestati dai Carabinieri sotto copertura, ladri e truffatori a Roma

30 Settembre 2026 ore 13:00

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Una giornata folle tra le strade di Roma: borseggiatori, truffatori, carabinieri sotto copertura e turisti presi di mira.

Il paradosso? I delinquenti che si lamentano di essere filmati e consigliano di "andare a riprendere altri criminali". Nel frattempo, i Carabinieri in borghese intervengono sul fatto, sventano colpi ai danni di famiglie vulnerabili e assicurano alla giustizia ladri senza scrupoli.

La notizia migliore, in mezzo a questo caos, siete voi: sempre più viaggiatori e guide turistiche ci seguono, imparano a riconoscere i trucchi e riescono a proteggersi in tempo.

Voi vi siete mai trovati in situazioni simili a Roma o altrove? Raccontatemi la vostra esperienza nei commenti!

Welcome Day di Pianificazione al Polo di Prato: 25 anni di storia, visione etica della città e riconoscimenti europei

30 Settembre 2026 ore 09:32

Welcome Day Pianificazione: al Polo di Prato

L'Aula Magna della Fondazione PIN - Polo di Prato dell'Università di Firenze ha ospitato il Welcome Day dei corsi di studio in Pianificazione dell'Ateneo fiorentino. L'appuntamento, inserito nella Welcome Week del Dipartimento di Architettura per l'anno accademico 2026/2027, ha rappresentato non solo il momento di accoglienza per le nuove matricole, ma anche l'occasione per celebrare il venticinquesimo anniversario del corso di laurea triennale in Pianificazione della città, del territorio e del paesaggio (PTCP).

Welcome Day di Pianificazione al Polo di Prato: 25 anni di storia, visione etica della città e riconoscimenti europei

30 Settembre 2026 ore 09:32

Welcome Day Pianificazione: al Polo di Prato

L'Aula Magna della Fondazione PIN - Polo di Prato dell'Università di Firenze ha ospitato il Welcome Day dei corsi di studio in Pianificazione dell'Ateneo fiorentino. L'appuntamento, inserito nella Welcome Week del Dipartimento di Architettura per l'anno accademico 2026/2027, ha rappresentato non solo il momento di accoglienza per le nuove matricole, ma anche l'occasione per celebrare il venticinquesimo anniversario del corso di laurea triennale in Pianificazione della città, del territorio e del paesaggio (PTCP).

Sempre più Stati legalizzano la cannabis, sempre meno giovani la consumano

30 Settembre 2026 ore 12:44
Negli Stati Uniti la cannabis è legale per gli adulti in un numero crescente di Stati, eppure tra gli adolescenti il consumo non aumenta: diminuisce. Per anni chi si opponeva alle riforme ha previsto che un mercato regolamentato avrebbe spinto i più giovani verso la sostanza e invece l’andamento nazionale racconta un’altra storia, opposta a …

ARPAT 2026. La fine di un’agenzia?

29 Settembre 2026 ore 14:07

A distanza di 30 anni dalla sua istituzione l'Agenzia Regionale per Protezione Ambientale della Toscana sembra giunta al suo epilogo.

La Regione ha progressivamente ridotto i finanziamenti, bloccando assunzioni e rinnovo della strumentazione, fattori che stanno decretando l'impossibilità di garantire le funzioni principali dell'agenzia e di conseguenza una corretta tutela dell’ambiente e della salute.

Il contributo della regione Toscana è lo stesso di 10 anni fa, nonostante una inflazione del 25% ed almeno 3 rinnovi contrattuali. Negli ultimi anni, infatti, l'aumento dei costi del personale non è stato accompagnato da adeguate risorse per ARPAT, con conseguenti difficoltà nel garantire il turnover e nel mantenere i livelli di organico necessari a preservare competenze e qualità dei servizi a tutela dell'ambiente.

Il progressivo invecchiamento della forza lavoro e l'insufficiente ricambio generazionale stanno mettendo a rischio la continuità delle competenze tecniche e professionali di ARPAT. I pensionamenti, uniti all'elevato numero di rinunce e trasferimenti tra i neoassunti, aggravano ulteriormente la situazione.

Il drastico calo delle attività e delle capacità operative produce risposte insufficienti alle esigenze delle popolazioni e delle categorie produttive ed un minor controllo territoriale. Tutto questo rende difficile mantenere il numero dei controlli di iniziativa adeguato alle pressioni del territorio.

I nostri laboratori, senza strumentazioni adeguate e risorse, non riescono più a garantire la completezza delle analisi ed il rispetto dei requisiti di qualità. La compressione dei tempi di espressione dei pareri, prevista dalle norme e necessaria per la competitività dei settori produttivi, impedisce approfondimenti e valutazioni ad alto contenuto tecnico se non si acquisiscono e formano le necessarie professionalità. Se non viene immediatamente invertita questa volontà di depotenziamento dell'agenzia, ARPAT rischia di diventare un ente inutile perché non più in grado di assolvere ai suoi compiti istituzionali.

Forse è questa la strategia politica?

Forse in Toscana si pensa che non sia così importante la tutela dell'ambiente e della salute?

Slow is beautiful: China launches war against AI drama, goes beyond algorithms

China’s broadcasting regulator has called for greater support for live-action dramas as the government seeks to steer the booming microdrama industry towards higher-quality production and tighter rights safeguards amid the rapid rise of AI. Artificial intelligence (AI) has created innovation and production possibilities for microdramas, while also posing challenges over content quality and rights protection, according to Wang Xiaoliang from the National Radio and Television...

Migrating to Slackware-current - LXC-7 - cgroup2

30 Settembre 2026 ore 05:01

Index


Let's see how to manage unprivileged containers also in Slackware-current (16.0 to be), which -at the time I'm writing- ships kernel-7.2.x, lxc-7.0 and libcgroups-3.2.0.

Version 7 of LXC dropped cgroup v1, so we have to use cgroup v2. Thanks to 0XBF for the big support in the cgroup v2 settings as far as the limits inside the containers are concerned.

First of all, enable cgroup2 in /etc/default/cgroups

# Which version of cgroups should we mount, version 1 or version 2? 
# Please note that the rc.cgred init script (as well as the cgrulesengd 
# utility itself) will not function with cgroups version 2. Upstream 
# did not implement support for this since systemd handles it (of course). 
CGROUPS_VERSION=2 

# A list of controllers to enable in the root cgroup.subtree_control file. 
# These are only used for cgroup version 2 configurations. Note that enabling 
# the 'cpu' controller will cause the kernel to no longer use real-time 
# scheduling. For a full list of available controllers, examine the contents 
# of /sys/fs/cgroup/cgroup.controllers. The following commented list is a 
# typical full list of controllers, while the shorter one is a typical default list 
# used on systemd/logind systems. 
# Warning: the stock kernel has CONFIG_RT_GROUP_SCHED=y. Adding 'cpu' here 
# will silently prevent real-time scheduling for processes in user sessions 
# (PipeWire, JACK, rtkit). Boot with rt_group_sched=0 if you need both. 
CGROUP_V2_CONTROLLERS="cpuset io memory pids misc dmem" 
#CGROUP_V2_CONTROLLERS="memory pids" 

# Options to pass when mounting cgroup2. Prefix options with '-o'. 
# The following example adds the 'nsdelegate' option to the mount 
# of cgroup2: 
CGROUP_V2_MOUNT_OPTS="-o nsdelegate"

Disable rc.cgconfig and rc.cgred at boot time:

chmod -x /etc/rc.d/rc.cgconfig /etc/rc.d/rc.cgred

Replace the file /etc/lxc/lxc-common.conf in this way (all lxc.cgroup.* options are now lxc.cgroup2.*):

lxc.net.0.type = veth 
lxc.net.0.flags = up 
lxc.net.0.link = lxcbr0 
lxc.net.0.name = eth0 
lxc.net.0.hwaddr = 00:16:3e:xx:xx:xx 

lxc.tty.max = 1 
lxc.pty.max = 1024 

lxc.cgroup2.devices.deny = a 
# /dev/null and zero 
lxc.cgroup2.devices.allow = c 1:3 rwm 
lxc.cgroup2.devices.allow = c 1:5 rwm 
# consoles 
lxc.cgroup2.devices.allow = c 5:1 rwm 
lxc.cgroup2.devices.allow = c 5:0 rwm 
lxc.cgroup2.devices.allow = c 4:0 rwm 
lxc.cgroup2.devices.allow = c 4:1 rwm 
# /dev/{,u}random 
lxc.cgroup2.devices.allow = c 1:9 rwm 
lxc.cgroup2.devices.allow = c 1:8 rwm 
lxc.cgroup2.devices.allow = c 136:* rwm 
lxc.cgroup2.devices.allow = c 5:2 rwm 
# rtc 
lxc.cgroup2.devices.allow = c 254:0 rwm 

# we don't trust even the root user in the container, better safe than sorry. 
# comment out only if you know what you're doing. 
lxc.cap.drop = sys_module mknod mac_override mac_admin sys_time setfcap setpcap

# you can try also this alternative to the line above, whatever suits you better. 
#lxc.cap.drop=sys_admin 

# proc & sys, remove from /etc/fstab 
lxc.mount.auto = proc:mixed sys:ro

When you start the containers, a cgroup structure is created in /sys/fs/cgroup:

# tree -d --noreport /sys/fs/cgroup 
/sys/fs/cgroup 
├── 1 
│   ├── delegated 
│   └── session 
├── elogind 
└── lxc-containers 
   ├── c1
   │   ├── delegated 
   │   │   ├── lxc.monitor.c1 
   │   │   └── lxc.payload.c1 
   │   └── session 
   ├── c2 
   │   ├── delegated 
   │   │   ├── lxc.monitor.c2
   │   │   └── lxc.payload.c2 
   │   └── session
   ├── c3
   │   ├── delegated 
   │   │   ├── lxc.monitor.c3
   │   │   └── lxc.payload.c3 
   │   └── session

Now you are able to setup container's limits inside each config file. For example, to set a memory limit to the container test just add the following in its config file:

lxc.cgroup2.memory.max = 256M

Restart the container and check that the memory limit has been set:

cat /sys/fs/cgroup/lxc-containers/test/delegated/lxc.payload.test/memory.max
268435456

Be aware that, if you want to use my scripts with slackware-current you have to download the main branch of my github instead of the latest release:

git clone https://github.com/sagredo-dev/LXC-scripts.git

Wrapper scripts for LXC unprivileged containers

30 Settembre 2026 ore 05:01

Index


A common use of the LXC containers is to isolate services like sql, ftp, httpd, mail etc. in an host server where the only user who will ever login is root. In this case, handling the unprivileged containers can be quite annoying.

First of all, you would like to have all the containers' filesystems inside the same directory, let's say /lxc, while LXC installs them in the $HOME/.local/share/lxc directory of the container's owner user. In addition, root has to administer a container as its owner user (i.e. using sudo -u <user>), by defining the configuration file and other parameters by means of a long command to type and remember. If you have many unprivileged containers and have to perform tasks like start/stop/attach frequently, your patience will come to an end very quickly.

This is the reason why at a certain point I started to write my own wrapper scripts for the most common LXC commands. Nothing special, but it seems that no one has published any tools to simplify the LXC common tasks with unprivileged containers, so it may be worth posting here what I have done.

El “lubavitch” Milei (Netanyahu dixit) empeora la pobreza en Argentina (“La Nueva Tierra Prometida”) – Por Alfredo Jalife-Rahme

30 Settembre 2026 ore 01:01

Por Alfredo Jalife-Rahme

Argentina llegó a ser en 1896 el «primer lugar mundial en economía», según los estudios clásicos de Maddison, por lo que no fue gratuito que el periodista Theodor Herzl, impulsor del sionismo, la haya seleccionado como sede del “hogar judío”.

Con Milei, Argentina ha periclitado feamente. Según Afp, “la tasa de pobreza en Argentina se eleva a uno de cada tres”: subió a 32.3 por ciento, de acuerdo con datos oficiales de la agencia gubernamental Indec, cuando la pobreza extrema se elevó a 7.5 por ciento. Destaca que “entre los niños menores de 14 años, 44.5 por ciento se encuentran en situación de pobreza”, de los cuales casi 11 por ciento es “extremadamente pobre” (https://bit.ly/4dHAI5p).

Los datos de Indec son poco creíbles por ser “estadísticas libertarias” del grupo ideológico en el poder que engendró al criminal argentino Cerimedo, asesor de Milei, y a su socio español Negre, implicados en escándalos (https://bit.ly/4dYXpC6).

Es pornográfica la santa alianza jázara ( khazar, https://bit.ly/3QqemJr) entre la secta pediátrica Chabad Lubavitch, colmada de escándalos y la triada Netanyahu/Zelensky/Milei (https://bit.ly/4xRslLY).

Milei recibió el premio Lover of Israel en Nueva York (https://bit.ly/4iLRvHZ) y luego dijo exultante: “Netanyahu es un líder extraordinario (…) Argentina es la nueva tierra prometida” (https://bit.ly/3VgYDlV).

El mismo día del lastimoso reporte de la pobreza en Argentina, el Mesías de las mendacidades, Netanyahu, alabó al lubavitch Milei: “Uno de los grandes líderes de nuestro tiempo. Lo que has hecho por la economía de Argentina es magistral” (https://bit.ly/4iQWvem). El genocida Netanyahu no está actualizado ni le conviene enterarse de la desoladora devaluación del peso argentino. Por lo visto, ni las “leyes internacionales” ni las “leyes económicas” son aplicables en Israel ni en Argentina.

A propósito, Hanoch Milwidsky, aliado de Netanyahu en el partido Likud y jefe del Comité de Finanzas del Knéset, asentó: “No somos como los demás y por eso todas las leyes que se aplican a los demás no se nos aplican a nosotros… El pueblo judío es un pueblo de alta cuna” (https://bit.ly/4horuMn).

Netanyahu ya bautizó de lubavitch a Milei: “Ten claro que, ahora que eres un lubavitch, formas parte de la mishpacha, de nuestra familia, en el sentido más profundo de la palabra” (https://bit.ly/46QTTWH y https://bit.ly/4xNswIc). Cabe destacar que Milei le regaló a Netanyahu un cuadro del rabino Schneerson, venerado por ambos. Como acción de gracias, el lubavitch Milei acudió al sepulcro en Nueva York del rabino Schneerson, figura sacralizada de la secta pediátrica Chabad Lubavitch, ampliamente festejado por The Times of Israel (https://bit.ly/4iVRfq1).

Los actores implicados no se ponen de acuerdo sobre sus estadísticas demográficas muy manoseadas y carentes de rigor científico. Así las cosas, con todas las reservas del mundo, se maneja que entre 85 y 90 por ciento –del total de 16 millones de “judíos ” en el mundo– no son semitas, sino “askenazíes europeos”, cuya lengua es el yidis, idioma no semítico que proviene del alemán medieval. En su libro clásico El invento del pueblo judío (https://amzn.to/2MR0PfM), Shlomo Sand (él mismo jázaro), afirma que los askenazíes no son semitas, sino de origen jázaro turco-mongol.

La población de Argentina asciende a 46.5 millones –con superficie de 2.78 millones de kilómetros cuadrados, PIB nominal de 688 mil millones de dólares–, cuyo número de “judíos ” es de 173 mil: ¡la mayor comunidad de Latinoamérica!

El 85 por ciento de los “judíos ” argentinos son askenazíes –jázaros no semitas–, lo cual no obsta para que una minoría gaucha –en similitud a lo que queda de Ucrania en la fase del jázaro Zelensky, perseguidor de la mayoría cristiana– pretenda imponer los Acuerdos de Isaac (https://bit.ly/475OtHD): hijos putativos de los Acuerdos de Abraham (https://bit.ly/4ydVXnB) de Netanyahu.

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Buddy Was 100% Wrong

29 Settembre 2026 ore 23:11

💾

Hello everyone, this is YOUR Daily Dose of Internet. In this video, he tried to blame the target...

Click here to become a member: https://www.youtube.com/channel/UCdC0An4ZPNr_YiFiYoVbwaw/join

Also in this video, a ceiling comes crashing down in the middle of the night, and a driver has a close call with a rogue tire on the freeway. Watch a ferret steal a wallet, lambs fail at a game of hide-and-seek, and a man jump into a lake that looks like an optical illusion. Plus a white cloud engulfing a Massachusetts gas station and a whole lot more.

Links To Sources: https://docs.google.com/document/d/1o8goNnju9D8L0xH5PjjBCc1S_2kCZsv3DbN4yj-e24s/preview

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Welcome to your Daily Dose of Internet where I search for the best trending videos, or videos people have forgotten about, and put them all in one video. I upload 2-3 times a week to keep video quality high. I always ask for permission to share videos that I find!

Every clip you see here is 100% organic and sourced from real people. No AI-generated videos, no AI-manipulated footage, ever. If a clip we sourced from a content library is later discovered to contain AI, we remove it from the video right away.

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0:02 Blame tthe Target
0:27 Breaking sound barrier
0:35 Man Knocks Down Pool Flags While Attempting Dive
0:40 Teen Girl Accidentally Licks Moisturizer
0:46 Firefighters hype up pull-ups
1:04 Buffalo Pushed into Car
1:15 Driver Has Close Call With Rogue Tire On Freeway
1:25 CEILING COMES CRASHING DOWN IN THE MIDDLE OF THE NIGHT
1:37 Girls Dont Play Baseball Groin Shot
1:44 MAN JUMPS INTO LAKE THAT LOOKS LIKE AN OPTICAL ILLUSION
2:07 Mt Rushmore in fog
2:13 Surfing under the wave
2:21 golfing gone wrong
2:25 Lambs Fail In Game Of Hide-And-Seek
2:46 Super close flyover
2:51 Hurdles double fail
3:01 On the side of mountain
3:15 Beatboxing horse
3:32 Button turns street lights off
3:41 Faster than daughter
4:01 An Interesting Conversation Was Had
4:10 record-breaking field goal 11,317 feet high
4:17 Boat sank
4:27 Cake topper
4:45 Scare Prank Fail
5:09 Tiny crab robots dance alongside WALL-E
5:18 Archery fail
5:24 Waterspout
5:39 Rock skimming
5:50 Responsible for kitchen
6:01 golf fail2
6:08 exploding coke
6:18 Wedding surprise
6:39 Surprising McDonald's worker
6:48 Craziest job
7:00 Smoothest close call
7:06 Tree on tree
7:18 Ferret Steals Wallet
7:38 TV remote calls
7:55 White Cloud Engulfs Massachusetts Gas Station as Fire-Suppression System Malfunctions
8:10 Camera costume
8:18 car door hit
8:27 Farm Celebrates David Attenborough's 100th Birthday With Record-Breaking Pumpkin Mosaic
8:45 Dog on slide
9:00 420ft long grind
9:23 Fake dap prank
9:51 Dog whoopie cushion
9:55 Passive aggressive gym announcement
10:29 Load secured on truck
10:41 Fence is done
10:52 Anxiety inducing poster
11:04 Locked in the Gardens Mall
11:32 Skateboard trick success
11:38 pokemon card reaction
11:59 Mom trips out of nowhere
12:04 Skeleton
12:08 Chicken handbag
12:29 Got my cereal
12:33 Wholesome Cybertruck interaction
13:16 Bike saw
13:30 Goat jump
13:33 golf fail
13:42 Hose jumpscare
13:54 Falling into pool
14:00 Weirdest way to do turn off wipers
14:18 Homemade zoo
14:29 Robot falls over
14:34 Snooker fail
14:39 Backflip for police
14:52 He's so lucky
14:56 Mountains
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