Nasce Italia 2050 con la madre di tutte le domande: in che “brodo” climatico vivremo?

Con Edge 144 si può rimuovere Copilot sulla toolbar con un clic e l'autofill chiede il permesso prima di salvare indirizzi.
The post Edge 144: si può rimuovere Copilot con un clic, finalmente appeared first on Punto Informatico.

Threads ha più utenti attivi giornalieri di X sui dispositivi mobili, e la crescita non è solo una reazione alle controversie su Grok.
The post Threads sorpassa X sugli smartphone: più utenti attivi giornalieri appeared first on Punto Informatico.


Lo Huawei Watch Ultimate Royal Gold Edition è realizzato con metallo liquido a base di zirconio, oro a 18/24 carati, lega di titanio e vetro zaffiro.
The post Huawei annuncia uno smartwatch da 3.300 euro appeared first on Punto Informatico.

Il razzo SLS è arrivato sulla base di lancio e ora inizieranno i preparativi per il test finale (Wet Dress Rehearsal) prima del lancio del 6 febbraio.
The post Artemis II: razzo SLS arrivato sulla base di lancio appeared first on Punto Informatico.

La migliore VPN da attivare oggi è NordVPN: il servizio è in offerta con un prezzo ottimo per un abbonamento da 28 mesi, ecco la promo.
The post La migliore VPN è in promo: a questo prezzo è imperdibile appeared first on Punto Informatico.

Diversi attacchi di phishing e Browser-in-the-browser (BitB) cercano di rubare le credenziali di login e prendere il controllo degli account Facebook.
The post Facebook: furto dell’account con phishing e BitB appeared first on Punto Informatico.
Studiare delfini, balene e altri mammiferi marini cambia la prospettiva anche dei ricercatori. La dimostrazione arriva dalle poche immagini pubblicate da Scimex con un comunicato stampa. Lo studio che racconta è dedicato alla diffusione delle malattie in mare legate agli animali marini più sociali. Secondo diversi dati e osservazioni, balene, delfini e altri mammiferi sociali facilitano la trasmissione di malattie tra individui.
Il rischio ricade soprattutto sulle specie rare o minacciate; la ricerca è della Flinders University. Il team ritiene importante comprendere le reti sociali di ogni specie per prevedere e gestire le epidemie negli oceani. Grandi aree acquatiche stanno subendo danni importanti da cambiamenti climatici, inquinamento e attività umane; anche la vita delle grandi specie è fortemente influenzata negli spostamenti e nelle abitudini.
Il professor Guido J. Parra dà dati precisi sulle malattie infettive. Nei mammiferi marini sono poco studiate e non sono considerate le loro conseguenze. Sono elevate, addirittura le definiscono un pericolo per oltre un quarto delle specie minacciate. Gli oceani e i mari hanno come fattori di stress pesca, degrado di habitat e inquinamento, che indeboliscono il sistema immunitario.
I mammiferi che compongono reti sociali e magari nuotano in grandi gruppi diffondono malattie che si aggiungono alle componenti umane e ambientali. Arrivano poi le considerazioni di Caitlin Nicholls: i dati storici sono importanti per mappare comportamenti e connessioni sociali. I grandi mammiferi di gruppo, quando hanno iniziato a diventare diffusori di malattie o epidemie? Per la ricercatrice bisogna studiare gli individui altamente connessi e in relazione anche con l’uomo, attraverso l’avvicinamento a barche e siti umani. I delfini hanno legami più frequenti e mostrano maggiori probabilità di malattie a rischio epidemico.
Come per gli esseri umani, anche per delfini e balene si parla di prevenzione e diagnosi precoce sulla loro salute. Ricerche e ricercatori devono aumentare sugli animali più sociali e i loro habitat. Il CEBEL è un’importante iniziativa di studio sui cetacei, anche loro animali che legano molto tra di loro e curiosi verso l’uomo. Attraverso questo laboratorio si stanno studiando interazioni, comportamenti e abitudini. La ricerca fin qui raccontata è stata pubblicata su Mammal Review.
Mammiferi marini: perché le loro reti sociali influenzano la diffusione delle malattie è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Si avvicinano i mesi primaverili ricchi di eventi di divulgazione e attenzione sul tema del cancro al seno. Le ricerche sono molte e ci dicono tutte qualcosa su prevenzione e fattori di rischio. Due istituti importanti – Mailman School of Public Health della Columbia University e Herbert Irving Comprehensive Cancer Center (HICCC) – hanno pubblicato uno studio dedicato all’attività fisica ricreativa sulle adolescenti.
Ha un impatto significativo sui fattori di rischio per il tumore alla mammella. Il movimento durante l’adolescenza è importante per tanti motivi. Nelle giovani donne questo periodo è di sviluppo pieno del tessuto mammario, può essere influenzato dallo stress e dagli stili di vita. Sono biomarcatori importanti che si possono già analizzare dal punto di vista medico.
Le ricerche sull’attività fisica ricreativa si erano concentrate solo sugli adulti. Le donne che praticano più sport anche per rilassarsi o svagarsi hanno il 20% di rischio in meno sul tumore. Adesso, sono state fatte analisi sulle fasi giovanili. 85 ragazze con età media di 16 anni hanno dato la possibilità ai ricercatori di esaminare dati dopo attività fisiche a riposo e organizzate. Sono stati valutati prelievi di sangue, di urine e tessuto mammario.
Chi pratica almeno due ore di ginnastica settimanale presenta meno densità mammaria, meno acqua nel tessuto e biomarcatori di stress nelle urine. La coorte studiata è urbana, di New York, quartieri diversi tra cui Harlem e South Bronx. Le adolescenti hanno permesso di fare uno studio di raffronto anche con ragazze afroamericane e ispaniche. Si è scoperto che nella metropoli più famosa al mondo più del 50% delle partecipanti non praticava attività fisica ricreativa settimanale.
La ricerca è importante perché spinge a promuovere anche sport e attività ricreative a fianco a scuola e prime esperienze lavorative. A studiare i dati, Rebecca Kehm e Mary Beth Terry hanno sottolineato l’importanza dei diversi biomarcatori misurati e rilevati nei tessuti. L’attività fisica in adolescenza riduce i fattori di rischio per il cancro agendo su tanti aspetti, partendo anche dal peso corporeo ma anche dal benessere psicofisico. Una verità detta e ridetta dai media, ma che in realtà aveva ancora bisogno di studi specifici e longitudinali.
Il ruolo dell’attività fisica nelle adolescenti: lo studio che apre nuove piste sui fattori di rischio è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace

Guido Scorza ha comunicato le sue dimissioni irrevocabili da componente del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali.
The post Garante Privacy: Guido Scorsa si è dimesso appeared first on Punto Informatico.
Tante città applicano materiali autopulenti e anti-sporco sulle strade e anche sui selciati. Una dimensione del lavoro urbano anti-spreco e inquinamento, allo stesso tempo. Soluzioni di questo tipo crescono per più dimensioni, ce lo racconta Bioengineer. Il minerale di dolomite è la componente chiave di un cemento autopulente a base di ossicloruro di magnesio, sviluppato da un team di ricercatori. I loro nomi sono Rodríguez-Alfaro, Torres-Martínez e Luévano-Hipólito.
Il cemento a base di dolomite riesce arespingere sporco e contaminanti con una reazione fotoindotta. Sfrutta l’esposizione a umidità e raggi ultravioletti del sole per decomporre i residui organici. In genere, molti materiali esposti all’aria si ripuliscono con l’acqua piovana. Il cemento a base di dolomite dà alle piogge naturali un potere più forte di pulizia delle superfici, riducendo così la necessità di impiegare detergenti chimici. Un materiale non solo autopulente ma anche resistente e duraturo, è stato pensato per le costruzioni sostenibili, urbane e edilizie.
Il cemento autopulente è stato testato su diverse tipologie di degrado superficiale, ad esempio le muffe e gli accumuli di sporco. I costi di manutenzione e pulizia risultano dimezzati, ed è un fattore importante con i cambiamenti climatici in corso ma anche fenomeni di inquinamento degradanti mura e superfici.
La dolomite è una materia prima locale disponibile, il suo utilizzo riduce l’impronta di carbonio. Può essere sfruttata tanto dalle grandi città che dai borghi e dai paesi con palazzi caratteristici o in ricostruzione. I ricercatori vogliono andare oltre allo sviluppo del nuovo cemento autopulente e far crescere applicazioni e innovazioni.
Il prossimo passo sarà lo studio di variabili dell’interazione tra ossicloruro di magnesio e dolomite, lo studio di additivi e il miglioramento di resistenza e autopulizia. Rodríguez-Alfaro e Luevano-Hipólito parlano di una svolta nell’edilizia significativa e verso la sostenibilità. In fondo, costruire non significa soltanto mettere su palazzi, case e architetture belle, ma anche che non danneggiano l’ambiente e lo aiutano a mantenersi pulito. Il cemento autopulente potrà essere utilizzato anche in contesti residenziali, commerciali, domestici e scolastici.
Cemento autopulente di nuova generazione: cosa rende speciale la formula alla dolomite è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Aumentano gli studi sul predire la malattia di Alzheimer e quindi l’arrivo di macchinari diagnostici o analisi più potenti di quelli che abbiamo. Uno studio pubblicato su Imaging Neuroscience racconta l’importanza delle onde cerebrali. C’è un segnale specifico importante che può prevedere la malattia con precisione due anni prima. Gli esperti lo definiscono un biomarcatore sensibile e può essere scoperto con unatecnica di imaging non invasiva chiamata magnetoencefalografia (MEG).
Lo studio è di un team internazionale di neuroscienziati: Brown University negli Stati Uniti, Università Complutense di Madrid e Università di La Laguna in Spagna. Sono state analizzate le attività delle onde cerebrali a riposo di 85 pazienti con lieve deterioramento cognitivo. In pratica, esiste un prima e un dopo la comparsa dell’Alzheimer, rilevato anche su chi già soffriva di rallentamento neuronale. Questa differenza ha svelato segnali specificidella malattia. In particolare, le onde beta erano a frequenza inferiore, con una potenza e una durata meno forti rispetto a chi non aveva sviluppato la malattia nello stesso periodo.
Stephanie Jones della Brown parla specificamente di segnali elettrici prima e dopo: compaiono nei due anni di formazione e crescita della malattia. “Poter osservare per la prima volta in modo non invasivo un nuovo marcatore precoce della progressione del morbo di Alzheimer nel cervello è un passo davvero entusiasmante”, sono le sue parole.
L’analisi strumentale sperimentata funziona anche su pazienti sani intorno ai 60 anni. Le onde cerebrali che hanno rilevato i picchi elettrici appartengono alle sfere di apprendimento, memoria e funzione esecutiva. Dopo le analisi, sono stati subito osservati comportamenti e azioni associate alle tre dimensioni compromesse tanto dal morbo quanto dal generale deterioramento cognitivo.
La dottoressa Jones, alla fine dello studio, ha affermato: “Ora che abbiamo scoperto le caratteristiche degli eventi beta che predicono la progressione del morbo di Alzheimer, il nostro prossimo passo è studiare i meccanismi di generazione utilizzando strumenti di modellazione neurale computazionale”.
Alzheimer, un segnale precoce nelle onde cerebrali: il nuovo indizio che potrebbe cambiare l’approccio clinico è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace

Lo sconto è valido su tutti i tre piani a vita del servizio di cloud storage spagnolo con base a Valencia.
The post Archiviazione cloud con crittografia post-quantistica: 87% di sconto da Internxt appeared first on Punto Informatico.

Approfitta subito dell'offerta disponibile solo per oggi attivando Amazon Music Unlimited in offerta al 30% di sconto per i primi 3 mesi.
The post Amazon Music Unlimited: solo per oggi 30% di sconto per 3 mesi appeared first on Punto Informatico.

Approfitta degli sconti Amazon fino al 90% su tantissimi Antivirus pronti per il download immediato per sicurezza e privacy sui tuoi device.
The post Sconti Amazon fino al 90% su tantissimi Antivirus pronti per il download immediato appeared first on Punto Informatico.

Diversi utenti hanno segnalato bug dopo l'installazione dell'aggiornamento KB5074109 di Windows 11 25H2/24H2 (due sono stati confermati da Microsoft).
The post Windows 11 KB5074109: numerosi problemi con l’update (update) appeared first on Punto Informatico.
Gli astronomi osservano da anni dei puntini rossi del cosmo primordiale e post Big Bang, risalenti a centinaia di milioni di anni successivi allo storico evento evolutivo. Li chiamano Little Red Dots, sono visibili con il JWST, James Webb Space Telescope. Che cosa sono? Gli scienziati se lo sono chiesti per molto tempo e finalmente compare su di loro uno studio dedicato.
Le prime ipotesi non portavano a delle galassie primordiali o a nuclei galattici attivi. Troppo deboli per essere dei buchi neri supermassicci, nello spazio hanno un ruolo cosmico da scoprire. Ci pensa Vadim Rusakov dell’Università di Copenaghen a fornire qualche spiegazione. I puntini rossi sono dodici, si collocano su una riga spettrale composta da idrogeno caldo.
Attorno a loro o emesso c’è del gas, forse a emissione libera. Un lato della formazione dei dodici punti rossi si presenta a forma di tenda e presenta gas denso, ionizzato e a diffusione. La descrizione conclusiva e descrittiva di Rusakov quindi è di un insieme di bozzoli di gas molto densi e in rapido movimento attorno a una sorgente. Il colore rosso è la loro composizione o luce trasmessa?
Qui viene il bello: il team guidato da Vadim Rusakov dà un’informazione che contrasta con le ipotesi precedenti. I puntini rossi sono giovani buchi neri con masse tra i 10.000 e i 10 milioni di masse solari. Non producono solo gas ma anche forte energia antigravitazionale e attrattiva. I buchi neri così descritti portano a parlare di tanti supermassicci riuniti nella linea di idrogeno.
Perché gli scienziati affermano questo? Perché il colore rosso e l’apparire insieme sono l’effetto di una luminosità forte e nell’infrarosso, causata da un denso bozzolo di gas che li alimenta. Ci sono le emissioni X e anche di radio, ma sono indebolite dalla densità ionizzata. Il bozzolo genera calore e forte energia; i buchi neri appaiono per questo come piccoli puntini neri che incuriosiscono da sempre gli osservatori astronomici. Anche perché la ricerca, rilanciata da Scimex, parla non di semplici giovani buchi neri ma di futuri quasar in formazione.
Puntini rossi nel cosmo primordiale: nuove analisi indicano un’origine inattesa e affascinante è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
La microgravità sperimentata dagli astronauti nello spazio ha effetti di lungo periodo sul corpo umano. Dopo un viaggio nello spazio, si hanno difficoltà di adattamento sulla Terra, gli scienziati, grazie a una nuova ricerca, ne descrivono le conseguenze. Lo studio è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences. L’organo che più di tutti vive i micro effetti di una sola settimana nello spazio è il cervello. Le alterazioni possono durare almeno sei mesi, soprattutto se i viaggi si allungano oltre i sette giorni.
Forse gli astronauti non sempre se ne accorgono; gli esperti parlano di cambiamenti impercettibili che toccano anche pochissimi millimetri di massa cerebrale. Ma quali regioni del cervello vengono compromesse nel poco? I risultati indicano le regioni associate all’equilibrio, al controllo sensomotorio e alla propriocezione. Un astronauta che torna sulla Terra ha subito problemi con la gravità e dovrà attendere alcuni giorni per ritrovare il suo equilibrio. Altre reazioni più nascoste durano invece più di sei mesi.
Rachael Seidler è fisiologa presso l’Università della Florida, è autrice dello studio e guida il team di ricerca. “Abbiamo dimostrato cambiamenti completi nella posizione del cervello all’interno del compartimento cranico dopo un volo spaziale e un ambiente analogo. Queste scoperte sono fondamentali per comprendere gli effetti dei voli spaziali sul cervello e sul comportamento umano”, queste le sue parole.
Che cosa succede al corpo quando esce dall’orbita terrestre? I tessuti si spostano e i fluidi del corpo si distribuiscono in maniera uniforme. Il cervello sente e risponde a questi cambiamenti improvvisi. Negli astronauti è stato osservato lo spostamento del baricentro del cervello verso l’alto del cranio durante il volo spaziale. Seidler e altri colleghi hanno coinvolto 26 astronauti in uno studio prima e dopo il volo spaziale. 24 astronauti, invece, hanno sperimentato 60 giorni di inclinazione sul letto. Questo esperimento è stato supportato anche dall’Agenzia spaziale europea.
Il cervello si sposta e cambia forma con la microgravità, gli spostamenti si sono registrati fino a 3 millimetri. Gli scienziati vogliono continuare gli studi iniziati per ottenere informazioni utili per proteggere salute e prestazioni degli astronauti in missione.
Microgravità e cervello: la scoperta che rivela cosa succede agli astronauti dopo il rientro sulla Terra è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace

Con la nuova promo flash, Disney Plus è disponibile con un prezzo scontato per i primi 3 mesi per tutti i piani in abbonamento, ecco l'offerta.
The post Disney Plus a prezzo scontato per 3 mesi: ecco l’offerta flash di gennaio 2026 appeared first on Punto Informatico.

Il Procuratore Generale della California ha ordinato a xAI di bloccare immediatamente la generazione e diffusione dei deepfake sessuali di persone reali.
The post Deepfake di Grok: diffida per xAI dalla California appeared first on Punto Informatico.
Il Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology ha guidato uno studio internazionale dedicato ai mammiferi. Secondo i loro dati la durata della vita si allunga notevolmente limitando la riproduzione almeno del 10%. L’indagine si è basata sui dati provenienti da 177 specie di animali mammiferi ospitati in zoo e acquari. Non è il primo studio e, infatti, sono state integrate le meta-analisi di 71 studi precedenti. Anche questi confermano l’esistenza di un compromesso evolutivo tra riproduzione e sopravvivenza.
Gli animali in natura possono vivere momenti di calo delle nascite, perché la produzione e l’accudimento della prole richiedono energia e costi biologici. Questi incidono anche sull’invecchiamento, si hanno così delle fasi in cui il numero di morti al di fuori dell’età avanzata è superiore. All’interno di questo singolo dato è importante considerare il numero di nascite di esemplari che conferma i dati del Max Planck.
Osservando gli animali in cattività, maschi e femmine possono trarre benefici di longevità da percorsi biologici diversi. La castrazione nei maschi ha portato a un aumento della durata di vita. La rimozione del testosterone è avvenuta in età giovane e senza vasectomia. Nelle femmine si sono utilizzati contraccezione ormonale e rimozione delle ovaie per sopprimere la riproduzione. Anche qui, gli animali ne hanno tratto maggiore longevità.
Senza capacità riproduttive e impegno di gravidanza, allattamento e accudimento della prole, si è avuto un minor consumo energetico, ne hanno tratto vantaggio diversi aspetti della salute, partendo dalle difese immunitarie più reattive e resistenti. Queste ricerche vanno approfondite studiando altri casi in cattività oppure analizzando singole specie. Sugli esseri umani gli studi sulle conseguenze della mancata riproduzione sono carenti.
Abbiamo degli esempi singoli e collettivi, ma non tantissimi dati analitici. I media però riportano un caso basato su documenti storici: quello degli eunuchi coreani della dinastia Chosun. In questa antica popolazione, i maschi venivano castrati e la loro longevità aumenta del 18%. Ci sono altri dati da prendere con le pinze, dicono gli esperti. Le donne con sterilizzazione non per ragioni oncologiche hanno una riduzione della vita dell’1%. Dato modesto ma da considerare, gli esperti parlano di un paradosso su cui raccogliere più dati.
Longevità nei mammiferi: un compromesso evolutivo sta emergendo ora è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace

Google ha presentato appello contro la sentenza che ha stabilito il suo monopolio nel mercato dei motori di ricerca e chiesto la sospensione dei rimedi.
The post Monopolio ricerca: Google presenta appello in USA appeared first on Punto Informatico.


Gli avvocati di Elon Musk chiedono a OpenAI e Microsoft un risarcimento compreso tra 79 e 134 miliardi di dollari (il processo inizierà a fine aprile).
The post Elon Musk vuole 134 miliardi da OpenAI e Microsoft appeared first on Punto Informatico.

Firefox 147.0.1 corregge i problemi di compatibilità con ChatGPT e i siti che usano Compression Dictionaries, e altri bug minori.
The post Firefox 147.0.1 risolve bug ChatGPT e altri problemi minori appeared first on Punto Informatico.

YouTube aggiorna le linee guida sulla monetizzazione per i contenuti drammatizzati o discussi in modo non esplicito su temi sensibili.
The post YouTube monetizza i contenuti su temi controversi e sensibili appeared first on Punto Informatico.

ChatGPT inizia a mostrare la pubblicità per gli utenti gratuiti e abbonati Go negli Stati Uniti, con annunci pertinenti in fondo alla chat.
The post Pubblicità su ChatGPT, annunci per utenti gratis e ChatGPT Go appeared first on Punto Informatico.
Grandezza in natura significa potenza, ma non sempre essere più veloci e agili. Una ricerca sui dinosauri in parte conferma questa parziale verità. I T-rex crescevano molto lentamente, raggiungendo le misure massime della loro grandezza in più decenni. Questo risultato arriva da un nuovo studio sui fossili.
I paleontologi prima contavano gli anelli di crescita sulle ossa delle zampe dei dinosauri. Questo particolare permette tutt’oggi di calcolare anche la velocità di crescita, di sviluppo da cucciolo o pulcino all’età adulta, passando per pubertà e adolescenza. Il grande e spaventoso tirannosauro smetteva di crescere intorno ai 25 anni.
Sono stati ri-esaminati ben 17 esemplari di T-rex, dai più giovani ai meno giovani. Alcuni adulti hanno impiegato anche 40 anni per raggiungere le dimensioni complete. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista PeerJ, Holly Woodward è uno dei principali autori. “Si tratta del più grande set di dati mai raccolti sul Tyrannosaurus rex”, ha dichiarato.
Le ossa dei T-rex sono state passate sotto una luce collegata a strumenti informatici con algoritmi avanzati. Non hanno contato solo gli anelli di crescita ma hanno scoperto anche quelli nascosti. La fase di crescita dei T-rex si prolunga di 15 anni rispetto alle teorie precedenti. I dati di crescita dei diversi esemplari sono stati analizzati e confrontati su diverse fasi di vita, questa è l’evoluzione dello studio rispetto a quelli passati.
La crescita dei dinosauri sicuramente è condizionata dall’ambiente ma anche dalla presenza dei loro simili: quanti sono, come e quando si riproducono, ci sono gerarchie sociali tra di loro? Gli scienziati spiegano che una linea di crescita più lunga potrebbe aver favorito i più giovani nei ruoli ecologici e all’interno dei loro ambienti. Jack Horner, un autore dello studio e della Chapman University, ha detto: “Questo potrebbe essere uno dei fattori che ha permesso loro di dominare la fine del Cretaceo come carnivori al vertice della catena alimentare”. La ricerca ha individuato tra i T-rex esaminati esemplari di altre specie di carnivori, ad esempio il Nanotyrannus dal corpo più piccolo.
T‑rex, nuove analisi delle ossa: la curva di crescita è molto diversa dal previsto è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace

Se durante le vacanze di fine anno si è avvertita la mancanza di una VPN, dopo l’impossibilità di vedere una partita o una serie tv dal proprio smartphone dentro la camera di hotel, la nuova offerta di NordVPN capita al momento giusto: i piani di due anni del servizio di rete privata virtuale punto di […]
The post NordVPN, nuova offerta: fino al 70% di sconto sui piani di 2 anni appeared first on Punto Informatico.

Google Flow è disponibile per tutti gli utenti Workspace. Crea video di 8 secondi con Veo 3.1 da prompt testuali o immagini.
The post Veo 3.1 su Workspace per generare video AI da prompt e immagini appeared first on Punto Informatico.

OpenAI presenta ChatGPT Go, l'abbonamento economico a 8 dollari al mese, disponibile in tutto il mondo. Introdurrà presto la pubblicità negli USA.
The post ChatGPT Go, OpenAI lancia abbonamento economico (con ads) appeared first on Punto Informatico.

Tutto per il fitness lo trovi a prezzi bassissimi su Amazon Haul! Approfitta delle sue offerte pazzesche per soddisfare ogni tua esigenza.
The post Tutto per il fitness a prezzi bassissimi su Amazon Haul appeared first on Punto Informatico.

Pochissimi chicchi di zucchero a colazione, dentro un biscotto o una torta dietetica, danno quell’energia giusta per affrontare la giornata. E aveva ragione Mary Poppins, migliorano anche l’umore. Dato che non tutti possono assumere lo zucchero, la scienza alimentare ha creato delle alternative e tra queste si aggiunge il tagatosio, più raro ma naturale. Lo hanno scoperto gli scienziati della Tufts University, ha lo stesso sapore dello zucchero classico ma non rovina la dieta e, soprattutto, i livelli di glicemia.
Il tagatosio è presente naturalmente in alcuni frutti e nel latte. La sua produzione è difficile e costosa, per questo si parla di uno zucchero raro. Ha un potere dolcificante molto alto, pari al 92% dello zucchero tradizionale, ma ha anche il 60% delle calorie in meno. Assunto anche nella quantità di una punta di cucchiaio, alza lievemente glicemia e insulina. La FDA (Food and Drug Administration) lo ha riconosciuto alimento sicuro e può essere integrato tra i prodotti alimentari vendibili e consumabili.
Come è stato prodotto il tagatosio in laboratorio? Sfruttando dei batteri a noi noti per le loro conseguenze negative e una muffa, ma geneticamente modificati e con tecniche avanzate mettono in moto un bio-processo sintetico. Capiamo meglio il percorso con le parole di Nik Nair, autore dello studio e professore di ingegneria chimica e biologica.
“L’innovazione chiave nella biosintesi del tagatosio è stata l’individuazione dell’enzima Gal1P della muffa melmosa e il suo inserimento nei batteri di produzione. Questo ci ha permesso di invertire un percorso biologico naturale che metabolizza il galattosio in glucosio e di generare galattosio dal glucosio fornito come materia prima. Da quel momento in poi, è possibile sintetizzare il tagatosio e potenzialmente altri zuccheri rari”.
Il tagatosio, rispetto allo zucchero tradizionale, appare marrone e può ricordare quello di canna. Previene la carie e sostiene la flora intestinale sana, il motivo sta nella sua origine e consistenza. All’interno dell’intestino tenue viene assorbito solo parzialmente e fermentato dai batteri intestinali del colon. In questa maniera, non alza glucosio e glicemia, rendendolo utile per la preparazione di alimenti dolci per diabetici.
Un dolcificante rivoluzionario: scoperto un modo per produrre un raro zucchero naturale è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace


La materia oscura è stata riconsiderata in numerose ricerche dagli studi di due università: Minnesota Twin Cities e Paris-Saclay. L’informazione nuova riguarda le temperature di questa essenza primordiale dell’Universo. Secondo gli ultimi dati, la materia oscura un tempo è stata calda e in grado di muoversi alla velocità della luce. I ricercatori l’hanno sempre considerata fredda; forse lo è diventata superando la fase di formazione caratterizzata da picchi di luce e energia elevati. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista dell’American Physical Society, Physical Review Letters.
L’Universo giovane ha un’era della sua formazione definita “congelamento”. La materia oscura si credeva fredda fin dalla nascita per questo stadio. Invece di muoversi alla velocità della luce, era lentissima per la formazione delle galassie e altre strutture cosmiche. Il freddo non ostacolava la presenza di particelle ultraveloci grazie ai neutrini leggeri. All’inizio non c’è stata subito la formazione di galassie, ma di materia livellata dello spazio primitivo.
Questa narrazione è messa in discussione dai team del Minnesota Twin Cities e Paris-Saclay. Il periodo del riscaldamento post-inflazionistico ha mostrato la possibilità che la materia oscura nascesse incandescente o ultrarelativistica. Se è fredda, le temperature sono scese con il tempo, contribuendo alla formazione delle galassie. Stephen Henrich è l’autore principale di queste conclusioni.
Le particelle della materia oscura in formazione erano più veloci di quanto pensavamo dopo il Big Bang. Con l’espansione dello spazio, le particelle si sono rallentate e le strutture cosmiche che osserviamo ancora oggi hanno creato un nuovo equilibrio tra tutti gli elementi in orbita.
“La materia oscura è notoriamente enigmatica”, questa è una delle affermazioni di Stephen Henrich. Da Parigi si aggiungono le parole conclusive del coautore Yann Mambrini, anche lui docente: “Grazie alle nostre nuove scoperte, potremmo riuscire ad accedere a un periodo della storia dell’Universo molto vicino al Big Bang”. Questo studio, che ribadisce analisi scientifiche rilevanti del passato, è stato sostenuto e finanziato da enti di ricerca e cultura astronomica importanti: Horizon 2020 dell’Unione Europea collegato alla sovvenzione Marie Sklodowska-Curie.
Materia oscura sotto revisione: una teoria mette in discussione la storia dell’Universo è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Scimex ci ricorda che troppe ore ai videogiochi e comunque davanti a un monitor compromettono la salute fisica e mentale. Non sono parole dette e ridette, ma i risultati di uno studio recente con tanto di dati aggiornati. La Curtin University ha indagato gli effetti del tempo trascorso a videogiocare dagli studenti universitari australiani.
Hanno partecipato volontariamente ben 317 volontari con un’età media di 20 anni e provenienti da cinque università diverse. La coorte è stata divisa in tre gruppi in base al tempo di gioco trascorso durante la settimana. Chi gioca fino a 5 ore su sette giorni è un giocatore scarso, dalle 5 alle 10 ore si rientra tra i giocatori moderati. I giocatori intensi sono quelli da monitorare, trascorrono più di 10 ore settimanali davanti a monitor e joystick. I giocatori moderati e scarsi non hanno presentato problemi di salute preoccupanti, gli intensi invece sì: dieta alterata, sonno compromesso e chili di troppo.
La videodipendenza è associata sia all’aumento di peso che anche alla perdita perché molti giocatori intensi si dimenticano persino di mangiare. La ricerca però non ha registrato questo caso, anzi… L’indice di massa corporea medio riscontrato è di 26,3 kg/m² contro valori precedenti di 22 kg/m².
È soprattutto lo stile alimentare che cambia con l’attenzione al gioco più assidua e intensa. Sul sonno l’attenzione è alta anche sui giocatori moderati, superare le cinque ore settimanali di videogiochi compromette il riposo notturno.
Ecco le dichiarazioni del professor Mario Siervo, principale autore dello studio pubblicato su Nutrition: “Ogni ora aggiuntiva di gioco a settimana è stata associata a un calo della qualità della dieta, anche dopo aver tenuto conto dello stress, dell’attività fisica e di altri fattori legati allo stile di vita. Questo studio non dimostra che il gioco d’azzardo causi questi problemi, ma mostra chiaramente che il gioco eccessivo può essere collegato a un aumento dei fattori di rischio per la salute. I nostri dati suggeriscono che giocare poco o moderatamente va generalmente bene, ma giocare eccessivamente può compromettere abitudini sane come seguire una dieta equilibrata, dormire bene e mantenersi attivi”.
Videogiochi e salute: nuove evidenze mostrano un limite critico è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Dall’ultima ricerca di Reflectiz, “The State of Web Exposure 2026“, emerge una questione allarmante: secondo il report, il 64% delle app di terze parti accede a dati sensibili senza una vera necessità tecnica o aziendale. Si tratta di un aumento importante rispetto al 51% registrato nel 2024 che evidenzia come la “Web exposure”, ovvero la […]
L'articolo Il 64% delle app di terze parti accede a dati sensibili senza un motivo valido. La ricerca di Reflectiz proviene da Securityinfo.it.
Marte un tempo era un pianeta blu e non rosso, la scoperta è del team di ricercatori dell’Università di Berna e dell’Inaf, Osservatorio astronomico di Padova. Le prove della presenza di acqua ormai sono numerose, il pianeta ospitava vaste distese azzurre e anche un qualcosa di simile all’Oceano Artico terrestre. Le immagini satellitari ad alta risoluzione riportano la presenza di strutture simili ai delta fluviali.
Marte aveva quindi fiumi, mari e oceani, forse dei laghi e tra loro erano collegati, in superficie come nel sottosuolo. Al telescopio, anche di una base spaziale, il pianeta di allora risulterebbe blu. I ricercatori di Berna e Padova hanno analizzato le formazioni di Coprates Chasma, sul margine sud-orientale. Sono all’interno di un sistema di canyon, Valles Marineris. Il delta identificato è a ventaglio, porta segnali di un oceano non più presente da milioni di anni a cui era collegato.
I canali, le grotte, le aree molto scavate potrebbero presentare depositi formati da fiumi, analizzabili in laboratorio. Per questo, oltre ai rover, l’arrivo di basi spaziali più avanzate è atteso perché si scopriranno altre novità sul passato del pianeta rosso, che per molti ha potenzialmente ospitato anche delle prime tracce di vita biologica.
Il principale autore dello studio è Ignatius Argadestya, ricercatore di dottorato a Berna. Il paesaggio marziano basta a comprendere tante cose, ha dichiarato. Non solo, ha affermato che le caratteristiche sono simili alla Terra, i delta blu vicino alla montagna ricordano il nostro ambiente fatto di montagne e oceani, mari, fiumi e laghi.
I dati per la ricerca arrivano da sonde attorno a Marte: ExoMars Trace Gas Orbiter dell’Agenzia spaziale europea con le sue telecamere CaSSIS. Poi il Mars Express dell’ESA e il Mars Reconnaissance Orbiter della NASA. L’antico oceano scomparso, sembra che Marte ne abbia avuto soltanto uno, è paragonabile al nostro Oceano Artico terrestre. Queste affermazioni sono contenute in uno studio pubblicato su npj Space Exploration.
Marte come non l’abbiamo mai immaginato: ecco la ricerca che apre nuovi scenari è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace





La ricerca astronomica ha grande interesse per lo spazio e i suoi elementi senza troppi miliardi di anni sulle spalle. Nel mirino degli studi recenti gli ammassi di galassie giovani. Secondo le conoscenze costruite in questi anni, sono fredde perché hanno gas intracluster non completamente riscaldati. Un nuovo studio però riscrive questa teoria: alcuni astronomi hanno studiato l’ammasso SPT2349-56 utilizzando l’Atacama Large Millimetre/submillimetre Array (ALMA).
L’ammasso di galassie risale a 12 miliardi di anni fa o forse a un numero ancora più piccolo. La sua nascita è avvenuta quando l’Universo aveva poco meno di 1,5 miliardi di anni. Secondo gli ultimi modelli, il gas attorno a questo ammasso ancora in formazione appare surriscaldato. La nascita degli ammassi di galassie può avvenire anche in maniera violenta, un evento energetico tale da riscaldare l’ambiente circostante o per sempre o per lungo tempo.

stazione radio ALMA
È stato l’effetto termico Sunyaev-Zel’dovich a rendere possibile le nuove scoperte sugli ammassi giovani. Il gas caldo si è rilevato come una piccola ombra sullo sfondo cosmico. Gli esperti parlano di microonde legate alla radiazione residua del Big Bang. Non è solo misurato il gas con luce emittente, ma l’interazione degli elettroni energetici con i fotoni più antichi. Queste le parole di Dazhi Zhou, dottorando presso l’Università della British Columbia: “Non ci aspettavamo di vedere un’atmosfera di ammasso così calda in un momento così precoce della storia cosmica”.
SPT2349-56 rimane tra i sistemi infantili dello spazio affascinanti ed estremi. Ospita 30 galassie starburst anche loro ancora giovani, hanno migliaia di stelle in formazione al loro interno. Sono superiori per molti aspetti alla Via Lattea, al loro interno potenti buchi neri supermassicci in crescita. Da loro sono osservabili sorgenti radio brillanti che contribuiscono a costruire nuove teorie e modelli.
Lo spazio per gli scienziati è un qualcosa che si trasforma in comprensibile grazie a strumenti avanzati e calcoli complessi. Per i non esperti ma affascinati rimane un qualcosa di infinito e parlare di tanti soli e stelle riuniti insieme tra galassie e insiemi di galassie in grado di scatenare potenti esplosioni di energia e fenomeni elettromagnetici fuori scala.
Universo primordiale: il mistero del calore nei primi ammassi di galassie è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
L’ECU, Edith Cowan University, afferma che la salute mentale può trarre giovamento da terapie che sfruttano anche la realtà virtuale (VR). La progettazione dello spazio virtuale deve far sentire le persone a proprio agio, aiutarle a superare conflitti interiori o stati di malessere in uno stato di serenità.
Tra tanti scenari che si possono costruire, le ambientazioni naturali portano al raggiungimento di numerosi obiettivi. Sono veri e propri spazi di auto-rivelazione e di apertura. Un paziente ha dichiarato che l’ambiente virtuale realizzato per lui aveva un effetto calmante/rilassante. L’effetto “piacevole da vedere” ha creato un senso di fiducia che lo ha portato a condividere di più le esperienze, i terapeuti hanno così potuto interagire meglio sugli aspetti più vulnerabili da migliorare e quelli da valorizzare.
Sulla realtà virtuale sono stati condotti due studi da un ricercatore di psicologia, il Dottor Shane Rogers. Avatar, anonimato e spazio hanno contribuito a generare l’effetto calmante. Il primo studio ha confrontato il lavoro tramite videochat, chat di testo e realtà virtuale. La videochat è stata l’opzione preferita dai partecipanti, la realtà virtuale ha invece eguagliato il video per la presenza e le sensazioni di calma. Il 20% dei partecipanti ha poi preferito la realtà virtuale anche per condividere esperienze personali.
Il secondo studio si è concentrato solo sull’ambiente costruito e disegnato per la VR. I partecipanti hanno sperimentato come contesti il mare, il giardino, l’ufficio urbano e la fantascienza. Gli ambienti naturali hanno vinto nelle scelte, sono stati definiti più confortevoli anche per conversazione terapeutica.
Queste le affermazioni del Dottor Rogers: “Uno dei motivi per cui la realtà virtuale piace alle persone è che il senso di anonimato offerto dagli avatar può aiutarle a sentirsi più rilassate. Abbiamo scoperto che gli ambienti VR naturali, in particolare quelli costieri o nei giardini, aiutavano le persone a sentirsi più a loro agio quando parlavano di esperienze personali. Ciò ha implicazioni concrete per la progettazione di futuri strumenti per la salute mentale. Questi studi dimostrano che la realtà virtuale può offrire vantaggi unici, a metà strada tra una videochiamata e una sessione di persona. Con i continui miglioramenti nel realismo degli avatar e nella progettazione ambientale, la realtà virtuale potrebbe diventare una parte importante del kit di strumenti per la salute mentale”.
Realtà virtuale e salute mentale: come gli ambienti naturali favoriscono l’apertura emotiva è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Microsoft ha annunciato di aver smantellato RedVDS, una rete cybercrime-as-a-service che ha alimentato frodi multimilionarie in tutto il mondo. “Questi sforzi fanno parte di un’operazione congiunta più ampia con le forze dell’ordine internazionali, tra cui le autorità tedesche e l’Europol, che ha permesso a Microsoft e ai suoi partner di sequestrare infrastrutture dannose chiave e […]
L'articolo Microsoft smantella RedVDS, rete globale di cybercrime-as-a-service proviene da Securityinfo.it.
Nuovi parchi e tanti alberi stanno arricchendo le città di spazi verdi. Vengono costruiti per promuovere lo sport, il contatto con la natura, contrastare gli effetti del riscaldamento climatico. La soluzione non è sufficiente secondo i ricercatori della National Taiwan University, che hanno condotto uno studio profondo su sei aree urbane nord di Taiwan.
Hanno considerato le temperature, il numero di spazi verdi e diverse variabili socioeconomiche. I periodi scelti vanno dal 2009 al 2012, poi dal 2019 al 2022. La ricerca è stata pubblicata su Sustainable Cities and Society. Alcune zone vivono riscaldamento costante nonostante la crescita delle aree verdi. Il motivo sta nella velocità dell’urbanizzazione, quindi troppi palazzi o industrie e troppo pochi alberi per rispondere con impatto attraverso il verde.
Nelle città si creano delle isole di calore che si intensificano sempre di più. Il problema è soprattutto la frammentazione delle aree naturali rispetto all’edilizia, pochi alberi e un praticello potrebbero non bastare per rispondere alla quantità di smog, cemento e altre emissioni urbane.
Il verde è importante perché crea una sorta di raffreddamento e assorbe il calore ma deve essere proporzionato alle trasformazioni urbane in atto, molto veloci e vaste. La capitale e i quartieri riqualificati di nuova generazione potrebbero avere progetti di rigenerazione con un numero di aree alberate e verdi adeguate e studiate ad hoc. In generale, ci sono investimenti pubblici per costruire tanti parchi e aree alberate ma pensate più ad uso della popolazione oppure dal lato estetico.
Questo avviene soprattutto nei vecchi distretti industriali e nelle città satelliti, la popolazione diventa così più svantaggiata e vulnerabile. Anche le aree periurbane, considerate più verdi, non hanno un verde sufficiente e costruito per rispondere al grado di urbanizzazione in atto. Le città non diventano soltanto più calde ma anche con meno ecosistemi naturali, utili anche per costruire una coesione sociale e abitudini lontane da macchine e cemento.
Urbanizzazione e caldo estremo: perché nuovi parchi non sempre riducono i rischi è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Tantissime dimensioni terapeutiche stanno crescendo e migliorando grazie ai dati. Parliamo dell’insieme di molte informazioni importanti su un paziente, su una coorte o su malattie o comportamenti. Le app per smettere di fumare rientrano in questo contesto, possono essere migliorate grazie ad analisi e meta-analisi. Ad esempio, quella condotta da Shuilian Chu e altri ricercatori della Capital Medical University di Pechino. Le app antifumo stanno diventando più efficaci nell’aiutare chi vuole dire addio alle sigarette, senza ricadute.
Secondo il team, è grazie agli strumenti digitali che l’obiettivo principale di questi strumenti ha probabilità di successo triplo. Alcuni pazienti hanno saputo resistere all’astinenza per sei mesi senza ricadute, questo range di tempo è già un buon punto di partenza rispetto ai metodi tradizionali.
Nelle app c’è la capacità di saper raccogliere dati e rispondere costantemente con informazione, supporto anche psicologico. Una terapia cognitivo-comportamentale basata su modelli psicologici pre-caricati e con risposte personalizzate rispetto ai pazienti. Le app offrono percorsi di mindfulness, consigli su come modificare alcune abitudini e come migliorare la gestione del desiderio di fumare.
Ci sono dati pratici, la revisione ha esaminato 31 studi pubblicati dal 2018 al 2025. In questi anni, 12.000 partecipanti dai 15 anni in su hanno partecipato a percorsi anche digitali per smettere di fumare. Le app si sono dimostrate utili, permanenti e con un numero di successi elevati.
Un periodo di astinenza di almeno sei mesi viene considerato permanente. Alle app si possono associare anche altre terapie antinicotina e psicologiche, raddoppiano le probabilità di successo che già sono superiori al numero 2. Le app contribuiscono dell’1,8 alla probabilità di smettere di fumare rispetto ai soli trattamenti farmacologici.
In più, la strada digitale è flessibile, economica e sempre disponibile. “Esiste una chiara relazione dose-risposta tra l’intensità del supporto e il successo nello smettere di fumare. Le app aiutano a soddisfare questa esigenza. Possono offrire un supporto comportamentale intensivo, interattivo e in tempo reale, superando così l’efficacia dei consigli a tempo limitato”. hanno concluso i ricercatori.
App contro il fumo: i dati che stanno cambiando l’approccio alla dipendenza è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace


I vichinghi sono noti per le loro navi, i lunghi viaggi e anche una durezza mitica nei loro tratti e modi di fare. Il fascino a loro legato si deve a una cultura del mare e a una spiritualità profonda che fa da cornice a molte opere letterarie e film fantasy. Al largo della costa di Copenaghen è stata scoperta la nave vichinga più grande al mondo. 600 anni di storia ben conservati, l’imbarcazione è stata chiamata Svælget 2.
È lunga 28 metri e equivale a due scuolabus uniti. Una nave importante, perché al suo interno presenta anche dei castelli in legno, a poppa e a prua. La nave è un modello cog, utilizzata nel Medioevo per il commercio con grandi carichi. L’età storica in cui è collocata la nave è l’Europa del XV secolo, tra Medioevo e età moderna.
“La scoperta rappresenta una pietra miliare per l’archeologia marittima, un’opportunità unica per comprendere sia la costruzione sia la vita a bordo delle grandi navi commerciali nel Medioevo. Non si tratta di comfort in senso moderno, ma è un grande passo avanti rispetto alle navi dell’era vichinga, che avevano solo ponti scoperti in qualsiasi condizione atmosferica”, scrive in una nota il responsabile degli scavi Otto Uldum.

una mappa altimetrica 3D mostra i resti di Svælget 2
L’imbarcazione ha tracce di Medioevo ancora e segni di voglia di esplorare, scoprire nuovi mercati. L’equipaggio aveva una vita dura nell’imbarcazione, meno forse chi comandava e se sulla nave salivano anche donne, figli e parenti vari dei signori. La nave era sepolta sotto 12 metri di sabbia e limo; questa copertura ha preservato tracce del sartiame. È l’ingranaggio dell’albero di corde, fili e tela importante per capire come si muovesse con mari deboli o agitati.
Il legno si è ben conservato, Svælget 2 è stata costruita intorno al 1410 da artigiani vichinghi dei Paesi Bassi. Tanto equipaggio significava costi: quanti uomini richiedeva la nave? Pochissimi, analizzando la struttura. Le dimensioni sono grandi, ma ci sono sistemi ingegnosi di corde e sartiame che facilitavano ogni manovra dalla poppa alla prua. Sui castelli si avevano soltanto illustrazioni storiche; per la prima volta si potranno studiare dal vivo costruzioni sopravvissute dal passato.
Il relitto vichingo di 600 anni appena scoperto è il più grande del suo genere è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace




Importante novità nella geografia astronomica: per la prima volta è stato mappato l’afflusso di neutrini provenienti dalle stelle della Via Lattea e diretti verso la Terra. I neutrini sono particelle quasi prive di massa che interagiscono pochissimo con la materia. Provengono da processi di fusione nucleare all’interno delle stelle, ma anche da altri fenomeni, e attraversano il nostro pianeta. Vengono chiamati anche “messaggeri fantasma” e contengono tantissime informazioni chimiche e fisiche.
Gli astronomi che hanno lavorato su questa mappa provengono dal Niels Bohr Institute di Copenaghen e si chiamano Pablo Martínez-Miravé e Irene Tamborra. Hanno combinato modelli astrofisici con i dati del telescopio Gaia per stimare l’afflusso stellare.
Solo nell’intervallo di energia di circa 0,1 MeV, circa 100 miliardi di neutrini galattici al secondo per centimetro quadrato raggiungono la Terra, un numero paragonabile a quello dei neutrini solari in questa fascia. A energie inferiori a 0,01 MeV, circa un miliardo di neutrini al secondo per centimetro quadrato attraversa il pianeta. Quelli con energia superiore a 1 MeV sono meno numerosi.
Di sicuro, la maggior parte dei neutrini proviene dalle stelle massicce del disco sottile della Via Lattea. Questa regione astronomica è relativamente giovane e ricca di stelle di grandi e medie dimensioni. Anche l’area vicino al rigonfiamento centrale della Via Lattea ha una concentrazione di stelle importante; la zona è oggetto di studi e osservazioni. La mappa dei neutrini stellari apre prospettive sullo studio di tanti corpi legati alle stelle e alla galassia. Con i neutrini si possono studiare i nuclei stellari ma anche le radiazioni elettromagnetiche.
“Nel complesso, il flusso di neutrini provenienti dalle stelle della nostra galassia è circa cinque ordini di grandezza inferiore a quello del Sole o alla radiazione di fondo diffusa delle supernovae e di altri processi ad alta energia nel cosmo. I nostri risultati mostrano che la maggior parte dei neutrini viene prodotta in stelle con una massa pari o superiore a quella del nostro Sole. Poiché queste particelle fantasma provengono direttamente dall’interno di queste stelle, possono fornirci informazioni che non possiamo ottenere attraverso la luce e altre radiazioni elettromagnetiche”, sono le parole di Pablo Martínez-Miravé.
Neutrini dalla Via Lattea: ecco cosa mostra la prima mappa completa del loro arrivo sulla Terra è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
La Luna è asimmetrica e si può percepire questa forma irregolare con potenti telescopi, oppure con le foto delle missioni spaziali. Ad esempio, quella cinese Chang’e-6 che sta analizzando alcuni campioni lunari raccolti dal lato nascosto del satellite. Parliamo di polvere del bacino Polo Sud-Aitken, alcuni frammenti sono stati riportati sulla Terra nel 2024.
Rivelano differenze isotopiche importanti, legate a un impatto gigantesco del passato, capace di creare l’asimmetria, ovvero rimodellare la composizione interna della Luna. La sua forma irregolare è stata notata nel 1959 con le prime immagini. La parte visibile è ricca di mari basaltici scuri e pianure, il lato opposto invece è caratterizzato da crateri.
Il bacino Polo Sud-Aitken risulta il più grande cratere d’impatto del Sistema Solare, che ci sia stato il corpo di un altro corpo celeste impattante è ancora una teoria ma tra le più seguite nel mondo scientifico. Uno studio complesso per la difficoltà di prelevare campioni fisici dal lato nascosto della Luna, ma Chang’e-6 è riuscita a raccogliere anche pochi frammenti preziosi.
La missione spaziale cinese è riuscita a confrontare i materiali di entrambi gli emisferi lunari. Alcuni campioni furono portati dalle missioni Apollo. Ferro e potassio hanno attirato l’attenzione dei ricercatori. Il bacino Polo Sud-Aitken presenta variazioni isotopiche non riconducibili ad attività vulcanica ma a una forte energia improvvisa capace di vaporizzare parte del mantello lunare. Questo evento può aver avuto anche minime ricadute sulla Terra o attorno al nostro pianeta?
Vediamo che cosa scrivono gli autori dello studio: “Sebbene i processi magmatici possano spiegare i dati sugli isotopi del ferro, gli isotopi di potassio necessitano di una fonte del mantello con una composizione isotopica di potassio più pesante sul lato lontano rispetto a quello vicino. Questa caratteristica è molto probabilmente il risultato dell’evaporazione del potassio causata dall’impatto che ha formato il bacino di Aitken-Polo Sud, dimostrando la profonda influenza di questo evento sulle profondità della Luna. Questa scoperta implica anche che gli impatti su larga scala siano fattori chiave nella formazione del mantello e della composizione della crosta”.
Asimmetria lunare: i campioni di Chang’e‑6 suggeriscono un impatto colossale è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
I ricercatori di Check Point Research hanno individuato una nuova forma di frode finanziaria che non si limita a creare pagine di phishing, ma genera una realtà sintetica alimentata dall’IA per ingannare le vittime. Nella truffa OPCOPRO, nota anche come “Truman Show”, gli attaccanti combinano personaggi generati dall’IA, comunità di investimento fittizie, app distribuite negli […]
L'articolo “Truman Show”: la truffa finanziaria che crea una realtà sintetica per ingannare le vittime proviene da Securityinfo.it.
Dal MIT, il più importante polo tecnologico del mondo, è stata sviluppata una pillola intelligente. Ti avvisa dell’avvenuta ingestione del farmaco lanciando dei segnali grazie a una microscopica antenna wireless biodegradabile integrata. Un’innovazione inutile? No, perché ci sono molti pazienti non in grado di parlare o di comunicare l’ingestione di un farmaco. Pensate agli anziani con difficoltà a parlare o muoversi, ad altri casi di disabilità. La pillola intelligente è quindi un importante aiuto terapeutico. L’antenna, che si distrugge con la capsula, è composta da zinco e cellulosa.
Minuscole sfoglie, aderenti e arrotolate nella capsula insieme al medicinale. Non interagiscono e non alterano nessun principio attivo. La capsula è rivestita da uno strato che blocca qualunque segnale prima della deglutizione. Quando ingerita, la pellicola esterna si dissolve, farmaco e antenna vengono rilasciati insieme. Il dispositivo segnala a un lettore esterno l’avvenuta ingestione. Il chip, chiamato anche RF, attraversa il tratto digerente in sicurezza e si degrada in una settimana.
Il progetto nasce per prevenire l’aggravarsi di malattie per mancata assunzione di farmaci, oppure la mancanza di una loro regolarità. Ci sono patologie in cui saltare anche una sola volta un farmaco è rischioso, altre in cui è importante la regolarità. Tra le categorie di pazienti ad alta vulnerabilità ci sono le persone sottoposte a trapianti di organo oppure affette da infezioni croniche e tubercolosi.
La capsula intelligente è stata testata sugli animali: il sistema ha inviato segnali dallo stomaco fino a 60 centimetri di distanza. Anche in campo veterinario l’innovazione risulterebbe utilissima, considerando che gli animali tendono a risputare capsule e pasticche talvolta necessarie.
Le capsule intelligenti sono un’evoluzione che accompagnerà nell’uso umano i dispositivi indossabili in grado di trasmettere dati al personale sanitario. Lo studio del MIT è stato raccontato in un articolo pubblicato da Nature Communications. Il progetto è stato finanziato da istituzioni accademiche e realtà farmaceutiche.
Nuova frontiera dal MIT: arriva la pillola intelligente che monitora l’assunzione in modo silenzioso è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace

Le mangrovie rosse e grigie vivono nella regione del Golfo Persico, i loro nomi scientifici sono Avicennia marina e Rhizophora mucronata. Nonostante gli sforzi per proteggerle e conservarle, sono a rischio di estinzione. Non soffrono le più crude difficoltà naturali ma proprio lo sviluppo urbano, le attività industriali, dragaggio e bonifica dei terreni. Le mangrovie sono in grado di sopravvivere alla salinità, al caldo estremo e alla siccità.
Sono alberi importantissimi per la biodiversità del pianeta; solo nel Golfo Persico rappresentano casa e fonte di cibo per fenicotteri, aironi, garzette e altri 60 uccelli. Le mangrovie sono una risposta naturale alla grave erosione delle coste, in più stabilizzano il suolo e contribuiscono alla resilienza climatica. Producono carbonio naturale. Le comunità locali convivono con le mangrovie e la fauna che accoglie.
Gli alberi vengono utilizzati in maniera sostenibile per il legno. I rami caduti, ma anche le foglie, possono essere impiegati per edilizia, combustione e artigianato o industria locale, in una misura tale da permettere la rigenerazione delle foreste e dei cicli ecologici. Ci sono aree protette per le mangrovie che diventano risorsa anche per il turismo sostenibile, il birdwatching e la ricerca naturalistica.
Il ripristino delle mangrovie del Golfo è fattibile, lo dimostrano alcuni interventi che hanno avuto successo. Ma all’interesse della conservazione naturalistica negli Emirati Arabi Uniti si contrappone lo sviluppo umano senza controllo e la crescita di industrie e estrazione di petrolio. L’innalzamento del livello del mare è causa e conseguenza della morte delle mangrovie. Vediamo alcuni dati utili a studiare strategie future integrate.
Dal 1996 la copertura regionale delle mangrovie è diminuita del 14,3%, un dato strutturale importante da tenere in considerazione. Ci sono le previsioni: nei prossimi 50 anni la popolazione di alberi si ridurrà fino al 45%. La superficie delle mangrovie è scesa da 18,1 milioni di chilometri a 15 milioni. La loro diminuzione territoriale è dovuta alla conversione dei terreni per l’agricoltura e l’acquacoltura. Quali misure alternative pensano gli esperti? Vivai gestiti localmente, progetti di crediti di carbonio, ricerche fitochimiche che valorizzano anche per la salute l’importanza delle mangrovie.
Coste del Golfo Persico: le mangrovie lottano contro sviluppo e inquinamento è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Gli utenti aziendali utilizzano ancora password deboli, tanto che il 40% di esse è violabile in meno di un’ora: è quanto emerge dati condivisi da Errevi System, azienda ICT italiana, raccolti tramite PassBuster, una soluzione per la valutazione della robustezza delle credenziali. L’analisi rivela anche che quasi una password su due ha un livello di violabilità […]
L'articolo Allarme password aziendali deboli: più del 40% è violabile in meno di un’ora proviene da Securityinfo.it.






Tra il 2016 e il 2024, è stata sperimentata la capacità delle api mellifere di imparare la matematica base, pochi concetti. I ricercatori hanno sottoposto api libere di volare a semplici test con ricompensa di acqua zuccherata. Il loro cervello piccolissimo era in grado di svolgere operazioni numeriche per ottenere il goloso premio.
Sanno risolvere addizioni e sottrazioni semplici, distinguono le quantità dispari e pari, sanno ordinare degli elementi e comprendono il concetto di zero. Alcune api hanno anche associato simboli e numeri, la capacità di apprendimento nelle api più intelligenti è simile a quella umana su esercizi elementari.
Gli esercizi dati dall’uomo e la capacità delle api di risolverli nascondono un’interazione profonda ed efficiente con l’ambiente attorno. Soprattutto con altri esseri viventi, alla richiesta di operare con addizione e sottrazione c’è stata una risposta, anche se ricompensata.
Dato che per le api noi siamo una sorta di alieni o qualcosa di sconosciuto, potrebbero essere lo spunto per ipotizzare la nostra interazione con degli extraterrestri? La risposta crea dei sì, dei no e dei ni. Nel sì e nei ni, entra la matematica di base, la logica più semplice. Le api dimostrano che due specie viventi, diverse dal punto di vista evolutivo, entrano in relazione ad una logica base guidata dall’intelletto e/o dall’istinto, come quelle delle api in grado di ragionare anche sulla convenienza.
Gli astrofisici sono alla ricerca di contatti alieni nello spazio, alcune basi con telescopi importanti non intercettano solo nuove stelle, ma anche segnali radio. La comunicazione, secondo gli esperti, avverrà sulla lunga distanza, forse di 4,4 anni luce che è la lontananza della stella più vicina alla Terra. Tra i tanti esperimenti ancora in corso, quello del1974 con il messaggio radio di Arecibo composto da 1.679 zeri, suddivisi poi in insiemi atomici uguali a quelli del DNA. Con la matematica è stato ipotizzato per gli alieni anche un linguaggio binario, nel più vicino 2022.
Segnali dallo spazio: ecco perché le api potrebbero aiutarci a capire gli alieni è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Il pancreas di maiale è stato esposto a microplastiche PET per studiare i loro effetti sulla salute globale. Anche poche concentrazioni di questi microscopici inquinanti creano alterazioni nell’accumulo di grasso e tossicità nelle cellule. Ne viene compromessa la funzione metabolica complessiva e il singolo organo. Il modello suino è stato scelto per le somiglianze fisiologiche con il pancreas umano, anche a livello di assorbimento del glucosio e secrezione insulinica.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica BMC Genomics, gli animali sono stati trattati per quattro settimane con due livelli di esposizione di microplastiche di polietilene tereftalato. È il materiale che compone le bottiglie di plastica, le dosi basse utilizzate erano di 0,1 grammi al giorno. La soglia alta invece raggiungeva 1 grammo al giorno. Dopo quattro settimane, il pancreas degli animali presenta effetti preoccupanti. La tossicità cellulare è stata più marcata nei suini trattati con quantità di PET maggiore. Il tessuto pancreatico registra morte cellulare e alterazioni tali da compromettere le funzionalità dell’organo.
Ecco alcune affermazioni del team di ricerca: “Le microplastiche PET hanno influenzato l’abbondanza di proteine in modo dose-dipendente. La dose bassa ha alterato l’abbondanza di sette proteine, mentre la dose alta di 17”. Le PET hanno creato un accumulo di grasso a forma di goccioline nel pancreas. È la conseguenza della ridotta secrezione insulinica, insieme all’alterazione del glucosio.
Le PET sono associate per questi due motivi al diabete e all’obesità correlati. La compromissione del pancreas produce conseguenze alla digestione, al cuore, alla bile. I ricercatori hanno anche rilevato segnali di infiammazione cronica cellulare, associate spesso ai tumori. Lo studio è riuscito a identificare un nuovo meccanismo con il quale le microplastiche contribuiscono allo sviluppo di disturbi metabolici.
Dalla sperimentazione animale bisogna passare all’analisi umana sulle conseguenze delle microplastiche sul pancreas. Lo studio sui suini fornisce già enormi informazioni utili per fare richieste di prevenzione e monitoraggio alle politiche nazionali, locali e ai ministeri di salute pubblica.
Microplastiche nelle bottiglie: uno studio rivela un rischio nascosto per il pancreas è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Il surriscaldamento degli oceani è uno dei problemi più importanti legati al cambiamento climatico e all’inquinamento. Gli oceani nel loro insieme sono un serbatoio termico per il pianeta, le alte temperature dell’acqua causa problemi tanto nei fondali che sulle coste e atmosferici.Il 2025 si registra come anno di emergenza proprio per il picco di riscaldamento marino.
Le ultime analisi provengono dall’Accademia Cinese delle Scienze, dall’esperto Lijing Cheng. I primi 2.000 metri di profondità hanno assorbito un surplus di circa 23 zettajoule rispetto al 2024. Il valore equivale a 37 volte il consumo energetico globale annuale. È il nono anno consecutivo in cui viene registrato un nuovo record.
Un record pericoloso visto che parliamo di un serbatoio fondamentale per il pianeta. Gli oceani assorbono più del 90% del calore in eccesso generato dall’effetto serra antropico. L’aumento delle temperature marine si unisce alla riduzione dell’ossigeno disciolto. Ne consegue l’aumento delle ondate di calore e, addirittura, significa che si dovranno monitorare meglio sia le coste a rischio di erosione che lo scioglimento dei grandi ghiacci. Le masse d’acqua diventano più stratificate, meno impermeabili, ostacolano lo scambio verticale di nutrienti e calore.
Tra il 1958 e il 1985, c’è stata una forte accelerazione di questi processi, a livello globale per gli oceani. Accumulavano mediamente 2,9 zettajoule di calore, gli anni successivi registrano un picco diverso: dal 2007 al 2025, 11,4 zettajoule di media l’anno. Il 2025 ha superato questa tendenza di più anni, diventando l’anno con un riscaldamento globale intenso.
I ricercatori cinesi aggiungono, che Oceano Antartico, Atlantico tropicale, meridionale, settentrionale dell’Oceano Indiano sono particolarmente colpiti dalle acque calde per la crisi climatica. Il Pacifico centrale vede La Niña passare sulle sue acque e questo genera un raffreddamento temporaneo fino ai fondali. Tuttavia, la situazione climatica globale presenta uno squilibrio termico da monitorare costantemente.
Riscaldamento oceanico: il nuovo record che racconta un clima in trasformazione è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace

La Polizia Nazionale spagnola, in collaborazione con la polizia dello Stato di Baviera e con il supporto dell’Europol, ha arrestato trentaquattro persone, tra cui i leader del gruppo, legate a Black Axe, un’organizzazione cybercriminale responsabile di numerose attività illecite in diversi Paesi d’Europa. Il gruppo si è fatto conoscere per le sue truffe milionarie effettuato […]
L'articolo Black Axe, arrestati oltre trenta individui legati alla cybergang proviene da Securityinfo.it.
In pochi giorni del 2026, quanto carbonio hanno consumato i super ricchi della Terra? E in che modi? Oxfam e alcuni esperti avvertono che l’1% più ricco della popolazione mondiale ha esaurito in 10 giorni il budget annuale di carbonio. Questo fenomeno prende il nome di Pollutocrat Day. Secondo le stime dell’ente umanitario, lo 0,01% della popolazione ricca ha superato i limiti del consumo nelle prime 72 ore. I prossimi obiettivi internazionali dovranno puntare alla riduzione drastica e necessaria delle emissioni per mantenere il riscaldamento climatico entro l’1,5 °C.
I super ricchi dovevano mantenere la propria riserva di carbonio entro il 10 gennaio, l’hanno consumata sette giorni prima, pur sapendo che da anni le emissioni devono essere ridotte del 97% entro il 2030. Sono le percentuali dell’accordo di Parigi, giuridicamente vincolante per gli obiettivi climatici. L’elenco di come è stato speso il budget di carbonio ha dell’incredibile perché collegato a consumi extra lusso. Jet privati e superyacht sono sotto accusa di inquinamento, quindi è lo stile di vita di poche persone nel pianeta a dover essere ridimensionato.
Ci sono altri dati: ogni miliardario detiene investimenti che generano 1,9 milioni di tonnellate di CO2 l’anno. Significa riscaldamento in crescita con danni economici sui paesi poveri e anche ambientali. Le perdite globali stimate conseguenti si stimano di 44 miliardi di dollari entro il 2025. Nafkote Dabi, responsabile delle politiche climatiche di Oxfam, afferma: “L’immenso potere e la ricchezza di individui e aziende super-ricchi hanno anche permesso loro di esercitare un’influenza ingiusta sul processo decisionale politico e di indebolire i negoziati sul clima”.
Oxfam propone, per arginare l’inquinamento da extra lusso, tasse patrimoniali sui redditi super-ricchi e una tassa aggiuntiva per chi inquina. La somma stimata è di 400 miliardi di dollari nel primo anno da chiedere a compagnie petrolifere, del gas e del carbone. Super tassa sui beni di lusso come superyacht e jet privati.
Sempre Dabi afferma, alla fine dell’analisi: “I governi hanno una strada molto chiara e semplice per ridurre drasticamente le emissioni di carbonio e contrastare la disuguaglianza, prendere di mira gli inquinatori ricchi, reprimere la sconsideratezza dei super-ricchi in materia di emissioni di carbonio”.
Ricchi e clima: il nuovo studio mostra quanto velocemente consumano il budget di carbonio è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Da tutti i lati del pianeta, tranne che da alcune aree dell’Antartide, guardando il cielo in inverno è possibile scoprire Betelgeuse. È una supergigante rossa, tra le più grandi e conosciute, presente nella costellazione di Orione. La stella dista 600-640 anni luce dalla Terra; sia a occhio nudo che con i telescopi amatoriali appare arancione brillante.
Gli astronomi della NASA l’hanno analizzata più volte con il telescopio spaziale Hubble e diversi osservatori terrestri. Arriva la novità: una giovane stella compagna mai vista prima, che sta influenzando l’atmosfera di Betelgeuse. La rilevazione è del Center for Astrophysics | Harvard & Smithsonian (CfA).
La nuova stella è stata chiamata Siwarha, emette flusso di gas che si intreccia con l’ambiente attorno a Betelgeuse. I suoi improvvisi picchi di luminosità sono ora spiegati da questa novità, I ricercatori ne hanno parlato al 247° incontro dell’American Astronomical Society a Phoenix, prima di pubblicare lo studio su The Astrophysical Journal.
Secondo gli scienziati, Siwarha aiuterà i ricercatori a comprendere l’evoluzione dei corpi celesti più grandi in presenza di altri luminosi e pieni di gas o energia. Betelgeuse è una stella con miliardi di anni alle spalle, grande 400 milioni di soli. Invecchiando potrebbe cambiare il suo stato, da semplice stella gigante a supernova oppure a corpo celeste senza più materia. Gli scienziati continueranno le osservazioni utilizzando Hubble ma anche altri osservatori come il Fred Lawrence Whipple, il Roque de Los Muchachos e altri.
Con la metafora dell’acqua, gli scienziati hanno raccontato i cambiamenti dei colori di luce sia della stella che della gigante rossa. “È un po’ come una barca che si muove nell’acqua. La stella compagna crea un effetto a catena nell’atmosfera di Betelgeuse che possiamo effettivamente osservare nei dati. Per la prima volta, stiamo osservando segni diretti di questa scia, o scia di gas, a conferma che Betelgeuse ha davvero una compagna nascosta che ne modella l’aspetto e il comportamento”, afferma Andrea Dupree, astronoma del CfA e autore principale dello studio. Le prossime osservazioni sono previste per il 2027, anno di maggiore visibilità di Siwarha vicina a Betelgeuse.
Hubble segue una scia misteriosa: Betelgeuse nasconde una piccola stella compagna è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
In un posto incredibile dell’Indonesia è possibile scoprire fiamme completamente blu elettrico. Questo colore lo vediamo nel fuoco di casa per effetto della combustione, insieme al giallo, rosso o arancione. Il vulcano Kawah Ijen, invece, regala uno spettacolo unico nel pianeta. Di notte, la lava fusa emana completamente un blu fluorescente che emerge nel buio serale.
Per questo fenomeno, il vulcano viene visitato ogni anno da centinaia di fotografi, viaggiatori e scienziati. Il cratere Kawah è da immaginare come un gigantesco fornello con gas solforici. Combustione e temperature altissime creano il blu suggestivo attorno alle rocce del vulcano che appaiono scure e grigie di sera. Gli scienziati non osservano questo processo come meraviglia ma ne studiano le potenziali pericolosità. La zona infatti è anche di estrazione mineraria, centinaia di famiglie o singoli lavoratori locali guadagnano estraendo zolfo nell’area del Kawah Ijen.
Gli scienziati spiegano bene che cos’è il colore blu, non è dovuto alla lava liquida che in realtà è rossastra. In lontananza, a occhio nudo e anche con la fotografia si vede un bagliore azzurro striato. Quel blu viene emanato dai gas, un buon obiettivo e le analisi da laboratorio lo confermano. Dal cratere insieme al magma escono vapori di zolfo ad una temperatura superiore ai 600 gradi centigradi. Questo zolfo entra in contatto con l’ossigeno, questa miscela crea il colore azzurro caratteristico.
Quali sono le conseguenze più rischiose per i minatori? La ricerca di zolfo in ambienti velenosi tra terreni, rocce o liquidi contaminati, aria irrespirabile o mini geyser. Le condizioni di lavoro non sono ottimali, tante ore di scavo e senza la protezione adeguata. Times of India parla di maschere di stoffa umide al posto di visori adatti a zone contaminate da veleni.
La raccolta dello zolfo avviene scalando i pendii delle montagne e con cesti di vimini pesanti. Il nome locale dello zolfo è “oro del diavolo” e ci porta qui a scrivere non solo di scienza ma di una realtà locale che vede anche lo sfruttamento umano per la sopravvivenza, senza la minima attenzione ai diritti umani.
Il vulcano dalle fiamme blu: un fenomeno raro spiegato dalla scienza è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Studiando le ere geologiche del passato si possono comprendere dinamiche di clima del presente e del futuro. Uno studio dell’Università dello Utah e della Colorado School of Mines analizza le precipitazioni del Paleogene. È il primo dei tre periodi di un’era geologica più grande, definita Cenozoica. Durò circa 43 milioni di anni, da 66 a 23 milioni di anni fa. In questo lungo periodo, si estinsero i dinosauri e nacquero grandi mammiferi e una nuova quantità di piante.
I livelli di CO2 atmosferico erano quattro volte superiori rispetto a oggi. Le piogge furono una risposta al riscaldamento estremo e questo potrebbe avvenire di nuovo, ad esempio nei prossimi anni dove si prevede una crescita del riscaldamento globale. Che ricadute avrà sulla biosfera globale? La risposta ci porta ai dati proxy utilizzati in questa ricerca, si basano sulle informazioni provenienti da fossili vegetali e anche chimica dei suoli e dei depositi fluviali. Tutti elementi che registrano ieri come oggi segnali di forti cambiamenti del clima, dal caldo al freddo.
Thomas Reichler è un professore di scienze atmosferiche e coautore dello studio Utah e Mines, commenta questa fotografia geologica: le regioni già umide diventano piovose, quelle secche più aride. “Il nostro studio è stato un po’ sorprendente nel senso che anche le regioni delle medie latitudini tendevano a diventare più secche. Ha a che fare con la variabilità e la distribuzione delle precipitazioni nel tempo. Se ci sono periodi di siccità relativamente lunghi e poi, in mezzo, periodi molto umidi – come in un clima fortemente monsonico – le condizioni sono sfavorevoli per molti tipi di vegetazione”.
La variabilità temporale delle precipitazioni aumenta in condizioni di riscaldamento estremo, questo è il risultato delle ultime osservazioni. Le piogge diventano intermittenti, concentrate in eventi intensi e alternati a lunghi periodi di siccità. Questa condizione diventa sfavorevole per molti ecosistemi.
Durante il Paleogene, le regioni polari erano sia umide che monsoniche in alternanza. Le aree interne alle medie latitudini secche e regolari. Queste analisi del passato portano l’attenzione sul presente e sulle simulazioni climatiche di domani basate sui dati geologici raccolti con lo studio pubblicato. Mai sottostimare le piogge irregolari, la siccità, stagioni umide a brevi intervalli o che durano più del solito.
Il riscaldamento estremo nel Paleogene offre nuove risposte sulle precipitazioni del futuro è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace

BMJ e Nature Communications hanno pubblicato due studi francesi dedicati alle conseguenze del consumo di comuni conservanti alimentari. Ce ne sono alcuni particolarmente rischiosi, possono portare allo sviluppo di tumore e diabete T2. Le ricerche si basano sul monitoraggio di 100.000 e più cittadini francesi. Hanno risposto volontariamente a quesiti su abitudini alimentari e stato di salute in un progetto di lungo periodo.
Il primo studio accusa diversi conservanti presenti negli alimenti ultra-processati di aumentare l’incidenza dei tumori al seno e alla prostata, tra i più diffusi sia in Europa che negli Stati Uniti. Gli alimenti ultra-processati sono molto acquistati nel vecchio continente, le sostanze più dannose che contengono sono nitriti e nitrati, presenti in salumi come prosciutto, pancetta e salsicce. Il nitrato di sodio è legato a un terzo delle cause del cancro alla prostata. Incidenza che aumenta con altri comportamenti a rischio, ad esempio il fumo.
Quanto scritto significa che dovremo rinunciare a molti prodotti tradizionali? La risposta arriva dall’epidemiologia francese Mathilde Touvier: “Consumare prodotti con conservanti non significa che si svilupperà immediatamente il cancro. Dobbiamo limitare la nostra esposizione a questi prodotti. Il messaggio per il grande pubblico è di scegliere gli alimenti meno lavorati quando si fa la spesa al supermercato”.
Il secondo studio accusa alcuni additivi di aumentare il rischio di diabete. Il sorbato di potassio è tra gli elementi più rischiosi, questa sostanza viene utilizzata per impedire la formazione di muffe in cibi e bevande. La soluzione? Acquistare i prodotti nella versione fresca piuttosto che a lunga conservazione, oppure prediligere la preparazione casalinga.
In realtà, dal Regno Unito e diversi esperti arriva una richiesta più specifica a supermercati e luoghi di produzione o distribuzione alimentare. Migliorare le etichette per creare consapevolezza nei consumatori degli additivi presenti e il loro rischio sulla salute. Il secondo studio associa agli additivi pericolosi e al diabete T2 alimenti come carne lavorata e alcol. L’articolo presente su Agence France-Presse racconta che nel Regno Unito la pubblicità diurna è vietata per alimenti ricchi di grassi, zuccheri e sale proprio perché mettono a rischio la salute pubblica.
Dieta e additivi: emergono nuove evidenze su possibili rischi legati ai conservanti è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Non conosciamo ancora tutte le specie viventi nei sei continenti. Oppure, si scoprono nuovi esemplari di animali o piante a rischio di estinzione. I ricercatori della CAS, California Academy of Sciences, hanno descritto 72 nuove specie trovate sia nelle profondità oceaniche che nei parchi nazionali. La notizia è stata raccontata su Mongabay, in un testo ricco di immagini che mescolano il vecchio e il nuovo. Fidel Castro accanto a due ricercatori che scoprono un nuovo pesce (anno 1997), giovani scienziati armati di smartphone per fotografare e analizzare piante o animali.
L’elenco di 72 nuove specie viventi comprende uccelli, piante, pesci, lumache di mare, insetti e rettili. Un nuovo genere di pianta è stato rinvenuto dentro un parco statunitense. Si tratta di un fiore selvatico chiamato diavolo lanoso in Texas. Nelle Galápagos, invece, l’airone lavico, l’analisi del DNA potrebbe rivelare se è una specie estinta.

airone lavico delle Galápagos
Con le spedizioni marine sono stati scoperti pesci colorati, il persico macchiato delle Maldive, ad esempio. Poi 11nuove lumache di mare, in pericolo per il consistente inquinamento da plastica negli ecosistemi da poco studiati. Il pesce cardinale è una scoperta del 1997, spedizione a cui partecipò Castro. Come esemplare fa parte della collezione CAS che ha dedicato più di dieci anni alla ricerca di nuove specie marine.
Le scoperte includono anche rettili, insetti e ragni. Nell’elenco degli animali, troviamo due vermi, due lucertole, una cicala, sei gechi, 15 coleotteri e due grilli selvatici. Nella collezione dell’anno scorso, anche due vespe, uno scinco e cinque bivalvi. Tra le specie elencate, alcune sono a rischio di estinzione. I botanici del CAS hanno nel loro elenco nuove piante da fiore rinvenute in Madagascar, a Panama, nel Campo Rupestre brasiliano. L’elenco si conclude anche con il muschio indiano.
Shannon Bennett del CAS ha spiegato in varie pubblicazioni l’importanza della vita ancora non documentata e protetta sui sei continenti. Un altro biologo conferma queste frasi parlando soprattutto delle specie marine in area crepuscolare: “Mancano ancora informazioni di base sulle specie presenti, su come interagiscono tra loro e sui ruoli ecologici chiave che svolgono. Ogni spedizione e immersione ci aiuta a ricostruire un quadro più completo e ad acquisire le conoscenze fondamentali essenziali per sviluppare strategie di conservazione efficaci per questi ecosistemi difficili da raggiungere”.
La California Academy of Sciences cataloga 72 nuove specie è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Nature e Scinexx ci raccontano l’attualità critica di un fiume europeo, il Reno. Ogni giorno trasporta fino a 53.000 rifiuti con le sue acque, un numero cresciuto fino a 250 volte rispetto alle precedenti stime. Rhine Octopus è la piattaforma galleggiante da cui sono stati raccolti i nuovi dati ma anche disegnati i nuovi scenari, reali e ipotetici. Il fiume sversa con le sue acque dalle 3.300 alle 4.700 tonnellate di rifiuti nel Mare del Nord. In queste acque, già ricche di microplastiche, la preoccupazione per la salute del mare cresce di anno in anno.
Si stima che ogni giorno vengano versate dal fiume al mare almeno dieci tonnellate di rifiuti. Sono scarti di legno, cartone, plastica, bottiglie e sacchetti. Tutti materiali appartenenti a realtà private, quindi persone, famiglie, piccoli gruppi di turisti o viaggiatori non attenti ai propri rifiuti. I consumi quotidiani così si dimostrano di grande impatto sulla salute degli ecosistemi, accanto a industrie, pesca, viaggi marittimi e altre attività inquinanti.
La plastica si decompone in microplastiche che vengono ancor più assorbite dall’acqua, dai fondali, dagli animali e poi dall’uomo. I ricercatori hanno avviato un progetto di citizen science per raccogliere dati più precisi, l’iniziativa è durata 16 mesi. Sono stati classificati i rifiuti galleggianti vicino a Colonia fino a una profondità di tre o quattro metri. Leandra Hamann dell’Università di Bonn ha spiegato: “Per poter stimare la quantità con ragionevole certezza, di solito si effettuano conteggi visivi dei macro rifiuti. Tuttavia, questo è stato fatto solo sporadicamente nel Reno”.
Un’altra autrice, Katharina Höreth, ha dichiarato: “Abbiamo visto che i prodotti monouso rappresentano il 40% dei rifiuti raccolti, più della metà dei quali è plastica”. Il dato è allarmante, i privati risultano responsabili del 56,4% dei macro-rifiuti. Funzionano le leggi ambientali dedicate alle industrie, il dato registrato è del 5,9% di impatto rispetto ai privati. La plastica è il 70% dei pezzi raccolti ma contribuisce al peso complessivo dei materiali stimati solo per il 14,8%.
Il finale di questo studio potrebbe essere diverso, ma come? Quando viaggi in Europa, ma anche in qualsiasi parte del mondo, fai attenzione a bottiglie, imballaggi e tutto ciò che può inquinare fiumi e mari. Chiedi sempre dove e come si può smaltire ciò che rimane dei prodotti monouso, sarebbe un bell’inizio per far decrescere numeri e percentuali di inquinamento.
Inquinamento nel Reno: una trappola galleggiante rivela numeri impressionanti è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Lo studio del sonno dei pazienti può rilevare altre malattie, anche al loro sviluppo iniziale. Le analisi strumentali di come si dorme e quanto, sottoposte anche allo screening profondo con l’IA, si stanno dimostrando rivoluzionarie. Lo studio è stato pubblicato anche su ScienceDaily. I ricercatori della Stanford Medicine hanno sviluppato un sistema di intelligenza artificiale dal nome SleepFM.
Analizza i segnali fisiologici anche di una sola notte di sonno, stima il rischio futuro di più di 100 malattie tra cui tumori, demenza e cardiovascolari. Lo studio ha coinvolto 65.000 individui con oltre 600.000 ore di registrazioni polisonnografiche. Questo test può comprendere o essere accompagnato da analisi dell’attività cerebrale, del battito cardiaco, della respirazione e dei movimenti muscolari.
La pratica clinica tradizionale non pensava che la polisonnografia potesse contenere anche segnali precoci e di allarme per numerose condizioni mediche. Da qui, è nato il modello SleepFM, un’intelligenza artificiale addestrata e multimodale dedicata al monitoraggio profondo del sonno. Apprende da dati di segmenti di 5 secondi, simili alle parole di altri modelli linguistici, e li applica a compiti clinici diversi. Per ora, riesce a seguire flussi, raccogliendo dati, di segnali cerebrali, cardiaci e respiratori.
Dopo l’addestramento, SleepFM si è dimostrata superiore ai modelli di identificazione delle fasi del sonno e anche nella valutazione di apnea notturna. Questo ultimo sintomo è sotto inchiesta con altre ricerche per la sua correlazione a diverse patologie. SleepFM ha predetto le condizioni di salute future dei pazienti, confrontando le registrazioni del sonno con le cartelle cliniche di dieci anni di vita del paziente. Tra le patologie diagnosticate il morbo di Parkinson, la demenza, l’infarto e alcuni tumori con un indice di concordanza superiore a 0,8.
“Quando studiamo il sonno, registriamo un numero incredibile di segnali. Si tratta di una sorta di fisiologia generale che studiamo per otto ore in un soggetto completamente in cattività. È una ricchezza di dati incredibile”, ha spiegato Emmanual Mignot, MD, PhD, Professor Craig Reynolds in Medicina del Sonno a Nature Medicine.
Alle sue parole si aggiungono quelle di James Zou, coautore dello studio: “SleepFM è essenzialmente imparare il linguaggio del sonno. Uno dei progressi tecnici che abbiamo fatto in questo lavoro è stato capire come armonizzare tutte queste diverse modalità di dati in modo che possano unirsi per apprendere lo stesso linguaggio”.
Stanford rivoluziona la medicina del sonno: l’IA trova indizi nascosti su oltre 100 patologie è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
bookworm). This point release mainly adds corrections for security issues, along with a few adjustments for serious problems. Security advisories have already been published separately and are referenced where available.
trixie). This point release mainly adds corrections for security issues, along with a few adjustments for serious problems. Security advisories have already been published separately and are referenced where available.
Due entità internazionali e umanitarie importanti firmano due accordi di finanziamento per ridurre l’inquinamento dei mari, delle acque reflue e rendere la pesca più sostenibile. Parlando del Fondo di capitale per lo sviluppo delle Nazioni Unite (UNCDF) e del Fondo globale per la barriera corallina (GFCR). Gli accordi di finanziamento riguardano il Kenya e la possibilità di espandere le attività commerciali tutelando le barriere coralline. La firma dei due accordi è avvenuta a Nairobi; si sosterranno soluzioni di economia circolare e pratiche di pesca sostenibile. Allo stesso tempo, si ridurranno le pressioni sugli ecosistemi marini con l’intento di rafforzare anche le economie costiere.
Il finanziamento dedicato alla riduzione dell’inquinamento e alla protezione delle barriere coralline riguarda due aziende del luogo. Sanivation e Kumbatia sono impegnate da tempo sulle aree costiere contro rifiuti e danni ai coralli. La promozione della pesca sostenibile riduce danni, inquinamento e promuove un’economia sana locale. Il direttore del GFCR, Pierre Bardoux, investirà fino a 250.000 dollari per strumentazioni, sistemi di monitoraggio e formazione. Cresceranno così le catene del freddo, i meccanismi di tracciabilità e il monitoraggio delle imbarcazioni artigianali.
Sanivation invece è attiva nel campo delle acque reflue, le ripulirà da rifiuti convertibili in energia. L’investimento di GFCR–UNCDF è di 540.000 dollari per il Parco Marino Nazionale di Malindi, il più maltrattato gettando rifiuti tossici. Le bricchette di energia pulita ricavate saranno impiegate nelle industrie; questo è anche un esempio di economia circolare oltre che di riciclo.
Con la pesca sostenibile si nutrono numerose famiglie locali, soprattutto lungo le coste marine ma anche di laghi o fiumi. Il fondo delle due istituzioni sosterrà Kumbatia Seafood per la regione costiera di Kwale da Lamu. Il suo modello è utile per proteggere l’area ricca di coralli; l’azienda lavorerà per ridurre le pratiche di pesca distruttive, introducendo metodi più selettivi e sicuri.
L’azienda istituirà corsi di pesca sostenibile per i pescatori locali. I prodotti ittici dovranno provenire da fonti responsabili prima di finire sui mercati. Questo punto ci porta all’economia costiera africana, che risente a livello ecologico ed economico dei cambiamenti climatici. Il programma Miamba Yetu del GFCR è proprio dedicato alla protezione delle barriere coralline, alla resilienza climatica e al benessere delle comunità costiere. L’iniziativa stimolerà i capitali pubblici e privati per proteggere la barriera corallina di ben 22 paesi.
Sostenibilità in Kenya: l’UNCDF finanzia iniziative per ecosistemi marini più resilienti è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Sono rari e importanti i cani dotati di forti capacità di apprendimento, tanto da riuscire a comprendere le parole. Grazie a loro la scienza può studiarne i processi cognitivi. Una ricerca pubblicata su Science è del dottor Shany Dror, esperto di apprendimento cognitivo presso l’Università Eötvös Loránd in Ungheria.
Alcuni cani sottoposti a test hanno dimostrato di saper imparare i nomi dei giocattoli ascoltando i loro proprietari. Questa modalità di apprendimento è simile a quella dei bambini di un anno e sei mesi, i neonati però apprendono sempre inconsapevolmente il linguaggio anche quando vengono coinvolti con giochi e esercizi mirati. Cosa che non avviene nei cani, l’apprendimento dei cani è sempre attento e strategico.
Sono stati messi alla prova per lo studio del border collie Chaser, che sono capaci di riconoscere più di mille giocattoli, una qualità unica rispetto all’intera popolazione canina. Quella ricettività mnemonica ha permesso di indagare anche le capacità linguistiche dei cani. Lo studio ha coinvolto 10 esemplari ritenuti abili nell’apprendere i nomi di oggetti. Ai proprietari è stato chiesto didiscutere su un nuovo giocattolo davanti al cane e senza nessuna interazione.

Bryn, un Border Collie maschio di 11 anni del Regno Unito, che conosce i nomi di circa 100 giocattoli
“Per testare la nostra teoria – raccontano i ricercatori – abbiamo chiesto ai proprietari di dieci cani dotati di intelligenza elevata di lasciare che il loro cane osservasse passivamente le loro discussioni con un’altra persona su un nuovo giocattolo. Il processo veniva ripetuto poi con un secondo oggetto. Abbiamo poi chiesto ai proprietari di ripetere il processo su un altro giocattolo”. Dopo quattro giorni di esposizione passiva al nome, sette border collie su dieci sono riusciti a recuperare i nuovi giocattoli da una pila mista con una precisione superiore alle precedenti esperienze, e rispetto ai cani non sottoposti all’ascolto passivo degli umani.
Gli esperimenti successivi hanno verificato la capacità dei cani di apprendere il nome di un oggetto non visibile durante la conversazione. Cinque cani su otto lo hanno riconosciuto correttamente dopo due settimane confermando una capacità di memoria elevata e agile.
I cani comuni, pur appartenendo al gruppo dei border collie, non hanno dimostrato gli stessi risultati. Questo studio non è solo utile a comprendere le abilità linguistiche anche negli animali e le capacità di apprenderle. Sono informazioni che miglioreranno anche la visione dei cani, metodi di educazione, addestramento e rapporti con i loro familiari umani.
Cani super intelligenti: uno studio rivela come apprendono nuovi nomi senza addestramento è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Un lungo articolo pubblicato su Science e Hurriyet Daily News infittisce il numero di misteri che avvolgono la vita di Leonardo da Vinci. C’è un progetto curato da un team di ricercatori internazionali che si chiama LDVP, Leonardo da Vinci DNA Project. Da questo team arriva la scoperta di frammenti genetici dell’artista scoperti su un disegno rinascimentale e documenti storici di famiglia. La scoperta è stata diffusa con un preprint su bioRxiv. Un passo avanti per l’arteomica, una disciplina che studia le tracce biologiche lasciate nel passato su opere d’arte.
Segni del tempo che possono dare tantissime informazioni storiche, politiche e culturali. Tanti pittori ricevevano richieste di quadri dai personaggi più illustri e influenti della società dell’epoca. Insieme a visite di persone secondarie, che allargano non solo la ricerca, ma anche il gossip che su Leonardo Da Vinci, da sempre molto dinamico, partendo dal quadro della Gioconda.
Non è questo quadro, questa volta, al centro dell’attenzione ma il Santo Bambino. Da lì, è stato prelevato il campione di DNA. Si tratta di un disegno a matita rossa della prima metà del Cinquecento. Gli scienziati stanno rispondendo al quesito se si tratta o meno di un quadro del pittore.
Gli scienziati hanno applicato tamponi non invasivi, simili a quelli utilizzati per il Covid. Così hanno potuto lavorare sulle fibre sensibilissime della carta per raccogliere tracce genetiche e microbiche umane. Anche le lettere del XV secolo sono state analizzate e passate a tampone. Furono scritte da un parente maschio della famiglia da Vinci, chi è veramente questo mittente? Sappiamo che ha il cromosoma Y, segno della discendenza paterna del pittore.
In più, su disegno e lettere è stato individuato l’aplogruppo E1b1b diffuso in Toscana e nella zona di origine di Leonardo da Vinci. Le tracce biologiche sui quadri e sugli scritti rendono più interessante la ricerca storica sui materiali d’epoca. Speriamo di poter scrivere e leggere altre storie entusiasmanti, obiettivo che si prefiggono gli stessi ricercatori.
Il mistero di Leonardo da Vinci: individuato DNA compatibile su un’opera d’arte è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Marte e Giove sono due pianeti molto osservati dalla Terra, visibili anche con telescopi amatoriali. Tra di loro gli astronomi hanno scoperto diversi asteroidi a rotazione che si muovono velocemente. La prima individuazione di questi insoliti corpi celesti è avvenuta nel 2025, periodo primaverile.
L’Osservatorio C. Rubin del Cile ha contato ben 75 asteroidi con la sua fotocamera LSST. È l’obiettivo fotografico spaziale più grande e potente al mondo. Tra gli asteroidi registrati, MN45 grande 710 metri di diametro e con una rotazione completa di 1,9 minuti. L’asteroide descritto è di tipo ultraveloce, rarissimi all’interno del nostro Sistema Solare.
Il team di osservatori astronomici è guidato da Sarah Greenstreet, che ha studiato le variazioni di luminosità delle varie pietre spaziali per calcolare la loro curva di luce e anche il periodo di rotazione. 19 oggetti tra i 75 rilevati superano il limite di rotazione noto per gli asteroidi grandi dai 150 metri. Il tempo finora registrato è di 2,2 ore, qui abbiamo rotazioni superveloci di 13 minuti in almeno 5 asteroidi.
Un comportamento anomalo secondo gli scienziati. Gli asteroidi sono di fatto un insieme di detriti, uniti da una gravità debolissima rispetto a satelliti e pianeti. L’alta velocità sia rotatoria che di orbita porterebbe allo sgretolarsi dei singoli asteroidi, con il rischio di impatto tra di loro visto che sono anche ravvicinati.
Le osservazioni fotografiche hanno permesso di raccogliere dati strutturali su questi asteroidi ultraveloci, un po’ marziani e un po’ di Giove. Sicuramente hanno una struttura solida, coesa, forze centrifughe interne in grado di bilanciare le energie e pressioni esterne. Queste forze centrifughe superano anche i 12 kilopascal che permettono la rotazione ultrarapida. Queste caratteristiche sono state individuate soprattutto su due ammassi, Mk41 e MN45, entrambi tra i 900 e i 9000 kilopascal. Calcoli e osservazioni portano gli scienziati a nuove teorie sugli asteroidi, partendo da quest’ultimi scoperti. Non sempre sono semplici cumuli di detriti ma rocce compatte nel cielo, da dove provengono? Come si sono formate? E che cosa succede in caso di collisioni?
Asteroide ultraveloce: la nuova scoperta mette in discussione i modelli attuali è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Le iniezioni per dimagrire sono state definite una strategia di successo per la perdita di peso corporeo. I risultati ottenuti da Wegovy e Mounjaro, ad esempio, registrano con successo una perdita in chili dal 15 al 20% nella media dei pazienti. Sono risultati importanti rispetto alla semplice strategia di diete ed esercizio fisico. Ci sono paesi come il Regno Unito dove le iniezioni dimagranti hanno molto successo. Una persona su 50 ha sperimentato il trattamento, il 90% di questi pazienti ha sostenuto un costo mensile fino a 250 sterline, il prezzo minimo per la cura è di 120.
La metà degli utenti, però, interrompe entro l’anno la cura, non per l’insuccesso clinico ma per ragioni economiche. Che cosa succede alla linea di questi pazienti? Purtroppo quello che raccontano i ricercatori dell’Università di Oxford ed è riportato da The Conversation in un articolo dedicato.
Quando si interrompono le iniezioni dimagranti, il peso si recupera velocemente, entro 18 mesi. La velocità di chili riacquisiti è quattro volte superiore alla strada di dimagrimento tradizionale: dieta più sport. Anche i benefici sulla salute, via via, scompaiono: pressione sanguigna, colesterolo e glicemia tornano ai valori di prima. Per mantenere i risultati raggiunti, i pazienti devono fare una cosa sola: riprendere le iniezioni, o a lungo termine o per tutta la vita. Alcuni fornitori privati offrono questo supporto che dà un incremento nella perdita di peso quasi fino ai 5 chili.
I ricercatori di Oxford chiariscono che il peso viene riacquistato dopo l’interruzione delle iniezioni, ma non ci sono prove dirette sulla ripresa rapida dei chili. Quindi le cause vanno ricercate di paziente in paziente. I dati non interessano soltanto l’università, ma anche l’NHS, servizio sanitario nazionale inglese. È proprio l’ente pubblico a interessarsi dei costi-benefici delle iniezioni e dei loro risultati sull’obesità. Questa patologia cronica è diffusa soprattutto tra persone svantaggiate e non in grado di sostenere alti costi privati di cura.
L’NHS distribuisce farmaci solo a persone con obesità grave, con indice di massa corporea superiore a 40. In più, a pazienti con patologie correlate,i programmi tradizionali di perdita di peso si riscontrano più fattibili economicamente e più concreti nei risultati, sia per la più ampia fetta della popolazione sia per la salute pubblica.
Perdita di peso e iniezioni: ecco i dati che cambiano la percezione di questi farmaci è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
I ricercatori di Group-IB hanno individuato Ghost Tap, una serie di frodi a opera di attaccanti cinesi che sfruttano applicazioni Android malevole per abilitare transazioni tap-to-pay da remoto con le carte di credito delle vittime. Tramite campagne di smishing e vishing, i cybercriminali portano gli utenti ignari a installare gli APK malevoli. Una volta installata […]
L'articolo Ghost Tap: scoperte frodi tap-to-pay che sfruttano l’NFC per abilitare pagamenti da remoto proviene da Securityinfo.it.
L’abete rosso è un albero molto importante nelle Alpi, dentro la sua corteccia c’è una vera e propria battaglia chimica che ha interessato i ricercatori del Max Planck Institute for Chemical Ecology di Jena. I composti fenolici sono una difesa naturale degli alberi contro i funghi nocivi. Come si muovono queste difese chimiche attraverso la rete alimentare della foresta?
Esiste un microrganismo ghiotto di composti fenolici arborei, si chiama scolitide ed è un coleottero che mangia tessuti degli abeti. Gli scienziati hanno scoperto questo insetto sfruttare a proprio vantaggio le sostanze chimiche difensive degli alberi contro i funghi. L’analisi da laboratorio ha richiesto la spettrometria di massa e la risonanza magnetica nucleare.
Gli scolitidi assorbono con i tessuti degli abeti rossi anche i composti difensivi come floema, glicosidi fenolici, stilbeni e flavonoli. A livello digestivo e biochimico, i coleotteri scompongono e convertono tutti questi elementi in agliconi senza molecole di zucchero. Gli agliconi così trasformati hanno effetti antimicrobici.

scolitidi adulti nelle loro gallerie nella corteccia di un abete rosso
La guerra tra funghi e insetti esiste in altri alberi e coinvolge anche altri coleotteri o specie che si nutrono delle cortecce. La ricerca è utile per poter studiare sistemi biochimici sia difensivi che di resistenza, tanto per le specie arboree alpine che per altre piante o contesti agricoli.
Tra i funghi studiati dell’abete rosso c’è il Beauveria bassiana, ecco la spiegazione di Ruo Sun, del Dipartimento di Biochimica. “Sebbene in passato questo fungo non si sia rivelato efficace nel controllo degli scolitidi, abbiamo trovato ceppi che li avevano infettati e uccisi naturalmente. Abbiamo quindi voluto indagare più a fondo come fossero in grado di infettare con successo i coleotteri. Ora che sappiamo quali ceppi del fungo tollerano i composti fenolici antimicrobici dello scolitide, possiamo utilizzare questi ceppi per combattere gli scolitidi in modo più efficiente. Non ci aspettavamo che i coleotteri fossero in grado di convertire le difese dell’abete rosso in derivati più tossici in modo così mirato. Sebbene in passato questo fungo non si sia rivelato efficace nel controllo degli scolitidi, abbiamo trovato ceppi che li avevano infettati e uccisi naturalmente“.
Battaglia invisibile nei boschi: un duello chimico decide il destino degli abeti rossi è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Ogni forma di vita inizia con un processo fondamentale che si chiama divisione cellulare. Ci sono tesi, studi, analisi e sperimentazioni varie per comprendere questa importante fase biochimica. Un gruppo di studiosi ha voluto approfondire la divisione cellulare o lo sviluppo embrionale nelle specie che depongono uova. Le cellule si dividono ma rimangono molto grandi, il loro studio è stato pubblicato su Nature.
Il team di ricerca è del Brugués del Cluster of Excellence Physics of Life (PoL) della TUD Dresden University of Technology. Gli scienziati hanno identificato un meccanismo alternativo alla citochinesi basata su anello contrattile di actina. Un sistema noto come cricchetto meccanico, la divisione cellulare ha inizio anche senza questo anello.
Pesci zebra, rettili, uccelli e altri organismi ovipari hanno cellule embrionali che si sviluppano con l’anello di actina non del tutto chiuso. Gli scienziati hanno studiato soprattutto il pesce zebra per capire come procede la divisione cellulare. In laboratorio hanno utilizzato tagli laser sulla banda di actina. La banda continuava ad avanzare nonostante la mancata chiusura del cerchio. Il motivo nella conclusione del processo di divisione sta nell’esistenza di numerosi punti di ancoraggio nella sua lunghezza.
In più, esistono dei microtubuli del citoscheletro che si piegavano e si distendevano dopo i tagli, facendo emergere una struttura flessibile ma allo stesso tempo stabilizzante. Gli esperimenti dopo, infatti, hanno dimostrato che la banda collassa senza microtubuli. Il team ha utilizzato delle microsfere al posto dei laser. Il citoplasma mostra una rigidità che però cambia ciclicamente. Diventa più rigido nell’interfase che è il momento in cui si formano i microtubuli che stabilizzeranno la banda.
Da rigido, il citoplasma si trasforma in fluido mitotico, consente alla banda di progredire. L’alternarsi rigidità e fluidità si ripete in più cicli cellulari, ogni cellula divide il proprio citoplasma con avanzamenti diversi. Questo meccanismo osservato nei pesci zebra spiega perché le cellule embrionali negli animali ovipari siano molto grandi in limitazioni geometriche evidenti nei tuorli.
Nuovo ritmo nella divisione cellulare: rivelato un meccanismo che sfida il modello classico è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
In questo anno da poco iniziato, viene pubblicato uno studio longitudinale dedicato al metaboloma dalla gravidanza fino alla prima infanzia. L’articolo si trova su Nature Communications e analizza le firme biochimiche in grado di prevedere il rischio di disturbi del neurosviluppo entro i primi anni. Il team di ricerca è composto da diversi studiosi, guidati da Wang, Jepsen e Vinding. Hanno utilizzato per l’analisi tecnologie avanzate di spettrometria di massa. In più, hanno utilizzato la risonanza magnetica nucleare per quantificare i metaboliti presenti nel sangue, nell’urina e anche nel liquido amniotico di madri e bambini.
Il metaboloma è l’insieme di tutti i metaboliti di un organismo biologico. Sono tutte le sostanze in grado di anticipare processi importanti, ovvero reazioni biochimiche, ormonali e molecolari. Gli esperti definiscono il metaboloma un elemento dinamico e sensibile a influenze genetiche, ambientali e fisiologiche. Il suo studio è utile per comprendere l’evoluzione neurobiologica.
La gravidanza è la fase cruciale di sviluppo del metaboloma legandosi alle variazioni metaboliche materne. Sono, a loro volta, influenzate da dieta, stato di salute, esposizioni ambientali e tutto ciò che ha impatto diretto e indiretto nello sviluppo fetale. Per lo studio sono stati raccolti i profili didiverse fasi gestazionali, dimostrando l’importanza dei percorsi metabolici nella formazione cerebrale.
Ci sono traiettorie metaboliche distintive nei bambini che più avanti hanno ricevuto diagnosi di ASD o ADHD. Le alterazioni sono state rilevate nel metabolismo di amminoacidi, nel profilo lipidico e nel metabolismo energetico. La ricerca ha carattere di approfondimento, anche per migliorare i percorsi terapeutici in corso, di prevenzione. Lo studio dei metaboliti nella gravidanza e nella prima infanzia consente di poter dare attenzione maggiore in queste due fasi delicate.
Gli studiosi sono riusciti ad analizzare meglio il percorso triptofano-chinurenina, coinvolto nella modulazione della neuro infiammazione e nella sintesi dei neurotrasmettitori. La strada è verso screening metabolici avanzati, precoci e, soprattutto, personalizzati. Lo studio proseguirà con la validazione dei dati raccolti su popolazioni diverse.
Profilo metabolico in gravidanza: lo studio che apre scenari inattesi sul rischio neuroevolutivo è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace

I ricercatori di Check Point Research hanno individuato una nuova ondata di attacchi GoBruteforcer, una botnet modulare scritta in Go progettata per colpire server Linux esposti su internet. Individuata per la prima volta nel 2023, nel corso del tempo la botnet si è evoluta specializzandosi in varianti sempre più sofisticate. Come suggerisce il nome, GoBruteforce […]
L'articolo Nuova ondata di attacchi GoBruteforcer, l’IA sfruttata per il brute-force proviene da Securityinfo.it.
Gli psicologi hanno pubblicato una ricerca sul Journal of Affective Disorders, che riguarda adolescenti e giovanissimi, dai 16 fino ai 24 anni. Il team di ricerca è di due università, dell’Oregon e di New York, che hanno dimostrato che dormire fino a tardi sabato e domenica ha effetti positivi sulla salute mentale degli adolescenti e dei giovani adulti. In questa fase, studio o prime esperienze professionali portano via molte energie. Spesso lo stress rovina anche il sonno notturno; la ricerca ha dimostrato che il weekend trascorso in riposo assoluto abbassa del 41% il rischio di depressione.
Questo dato si inserisce in una certezza acquisita da tempo: il sonno ha un ruolo centrale sul benessere emotivo, soprattutto degli adolescenti. La fascia dei giovanissimi è più associata all’insonnia settimanale con la depressione. Lo studio sulla coorte 16-24 anni statunitense è importante perché prima si avevano dati certi solo su Cina e Corea. Qui, gli studenti erano stati monitorati prima sul sonno sia settimanale che del weekend.
Ne emerge che, dalla Cina agli Stati Uniti, la settimana scolastica crea un vero e proprio debito di sonno. Non ci sono solo compiti e impegni accademici, ma anche vita sociale, sport, altre attività extracurriculari e lavori part-time a cui sono costretti molti studenti anche per formarsi professionalmente, in mancanza di stage e tirocini.
Melynda Casement, tra gli autori importanti dello studio, raccomanda da tempo, insieme ai medici, di monitorare il sonno degli adolescenti. Non deve scendere sotto le otto o dieci ore regolari, nei giorni festivi diventa ancora più importante concedere la sveglia posticipata per il recupero settimanale. Gli adolescenti hanno ritmi serali e diurni diversi dagli adulti, quindi il sonno diventa un bisogno biologico, per la crescita fisica ma anche psicofisica.
I dati raccolti sono del National Health and Nutrition Examination Survey 2021-23, basati su valutazioni e orari di sonno dichiarati. La depressione tra i 16 e i 24 anni è stata definita dall’istituto e dal team di ricerca invalidante. Lavorare sul sonno settimanale e nei weekend diminuisce molti fattori di rischio. Rappresenta anche un intervento importante di salute pubblica.
Adolescenti e benessere emotivo: una semplice abitudine fa la differenza è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
L’esercito statunitense continua a puntare sulle armi laser per potenziare le sue difese contro i droni, veri protagonisti del conflitto in Ucraina. Il Pentagono sta installando il Locust Laser Weapon System di seconda generazione di AeroVironment su alcuni dei suoi veicoli tattici, segnando l’evoluzione dei sistemi a energia diretta da ingombranti dimostrazioni di laboratorio a strumenti operativi modellati dall’uso sul campo.
Il primo veicolo a implementare il sistema è l’Oshkosh Joint Light Tactical Vehicle (JLTV), combinando affidabilità testata in combattimento con perfezionamenti derivati da oltre tre anni di impiego operativo all’estero. Precedentemente integrato sui veicoli General Motors Defense Infantry Squad, il passaggio alla piattaforma JLTV espande la manovrabilità del Locust in una gamma più ampia di ambienti operativi. Il sistema è platform-agnostic: insomma, è estremamente versatile e può essere installato su pressoché ogni veicolo.
Secondo AeroVironment, la versione aggiornata include un nuovo sistema per indirizzare il fascio di energia: dotato di apertura maggiore, ora dispone di una letalità più precisa.
,Locust opera con controlli automatizzati e manuali: le funzioni automatiche eseguono ricerca e tracciamento infrarossi multi-target, sovrappongono tracciamento ad altissima larghezza di banda su video ad alta definizione e si integrano apertamente con vari tipi di sensori.
Gli operatori possono guidare il sistema manualmente usando un controller da gaming standard, assistiti da funzioni avanzate come il tracking guidato, un telemetro laser e un sistema di acquisizione.

Il centro di comando del sistema Locust
L’interfaccia riduce al minimo i requisiti di addestramento massimizzando l’efficacia in ambienti ad alta densità di minacce.
Il supporto di rete per il command-and-control permette all’esercito di schierare Locust in tempi rapidi e di coordinarne l’impiego in modo efficace durante le operazioni. I sistemi sono già stati utilizzati dagli operatori in contesti reali, raggiungendo elevati livelli di disponibilità operativa e prestazioni concrete, con un impatto diretto nella protezione di soldati, alleati e infrastrutture critiche dalle minacce aeree.
Il Pentagono ha un nuovo cannone laser portatile per distruggere i droni è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella
La verticillina è un composto di origine fungina dalle proprietà antitumorali. Fu scoperto più di 50 anni fa e ancora oggi viene studiato come potenziale terapia clinica preventiva. Il problema è che si tratta di un fungo rarissimo in natura e difficile da ottenere in laboratorio. La verticillina A non è solo poca, ma anche microscopica: può essere osservata solo in laboratorio e su apposite piastrine. Questa minutezza estrema rende il composto anche difficile da estrarre. La sua struttura chimica presenta inoltre delle instabilità che ne rendono impossibile la sintesi artificiale: gli scienziati ci provano da decenni a produrla.
Ma è stato sfondato il portone principale dai ricercatori del MIT e della Harvard Medical School. Per la prima volta, la verticillina A è stata sintetizzata per la ricerca oncologica. Adesso gli scienziati potranno finalmente applicarne e studiarne le diverse proprietà biologiche. La strada è verso la produzione di varianti mirate per terapie specifiche su diversi tumori e malattie. Il team chimico che ha superato gli ostacoli principali è guidato da Mohammed Movassaghi.
Prima sono state studiate le strategie di laboratorio del passato, poi ha iniziato a sintetizzare molecole simili alla verticillina A. Infine, ha applicato alcuni risultati positivi fino ad arrivare alla produzione sintetica finale del fungo. I ricercatori hanno scelto molecole che si differenziavano per pochi atomi. Il processo di sintesi, comunque, è stato difficile da ottenere, test dopo test.
“Abbiamo una comprensione molto più approfondita di come questi sottili cambiamenti strutturali possano aumentare significativamente la sfida della sintesi. Ora disponiamo della tecnologia che ci consente non solo di accedervi per la prima volta, più di 50 anni dopo il loro isolamento, ma anche di realizzare numerose varianti progettate, che possono consentire ulteriori studi approfonditi“, queste le parole di Movassaghi.
La verticillina A si compone di molecole dimeriche, ovvero due metà identiche fuse insieme. La struttura è tridimensionale e richiede precisione per la sua ricostruzione in laboratorio. Adesso la corsa è per l’applicazione clinica, ad esempio con farmaci contro il DMG, un tumore cerebrale aggressivo, e per altre forme oncologiche rischiose.
Speranze contro il cancro: un composto fungino è stato sintetizzato per la prima volta dopo 55 anni è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Continuano le ricerche sul passato di Marte, un tempo ricco di laghi, fiumi e un oceano. Ci sono tracce geologiche e mineralogiche che descrivono sempre più il pianeta rosso come potenziale per la vita microbiologica. Gli scienziati parlano di presenza di acqua liquida prolungata che, forse, potrebbe essere trovata scavando in profondità nei terreni.
Ma questa acqua se, da una parte, rappresenta una risorsa e una scoperta, dall’altra è anche un enigma scientifico. Basse temperature, atmosfera rarefatta e pianeta troppo piccolo creano condizioni difficili per il mantenimento nel lungo periodo di grandi superfici acquatiche o liquide. I rover non bastano a dare risposte, quindi si creano nuovi modelli.
L’ultimo si concentra su un antico lago che coincide con il cratere Gale, dove è Curiosity, uno dei più importanti rover della NASA per lo studio del terreno e dell’acqua passata. Il lago di Gale era profondo quattro metri verso i bordi, mentre al centro l’acqua sprofondava sotto i dieci metri. Il lago è esistito in un periodo compreso tra 1.000 e 10.000 anni.
Il clima marziano prima era più caldo e con escursioni termiche gelide che permettevano stati di vapore e formazione liquida. Questa teoria è ancora difficile da ricostruire con i modelli paleoclimatici. Su Marte è esistito, allora, del ghiaccio pluriennale? Qualcosa di simile ai nostri ghiacciai eterni? Gli scienziati potranno dare risposta affermativa se troveranno tracce stratigrafiche. La costruzione del nuovo modello è stata affidata al team della Rice University guidato da Eleanor Moreland e Kirsten Siebach.
Moreland, in particolare, afferma: “È difficile ricostruire un clima per Marte primordiale che fosse sufficientemente caldo da sostenere l’acqua liquida per lunghi periodi utilizzando modelli paleoclimatici. Alcuni studi suggeriscono che l’acqua liquida nel lago Gale sarebbe persistita più a lungo se il lago fosse stato ricoperto da ghiaccio pluriennale spesso dai tre ai dieci metri. Questa coltre di ghiaccio stagionale agisce come una coperta naturale per il lago. Perché se lo strato di ghiaccio di questi laghi fosse spesso solo da 0,5 a 2 metri e si sciogliesse e ricongelasse ogni anno, difficilmente si sarebbero formate tracce stratigrafiche evidenti”.
Paradosso climatico su Marte: una simulazione svela come l’acqua sia rimasta liquida è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
La Flinders University ha pubblicato uno studio su Journal of Thermal Biology dedicato ai droni con telecamere termiche utili a monitorare i delfini. Sono tra gli animali più a rischio di stress fisiologico per i cambiamenti climatici e le attività umane invasive. Prima dei droni si utilizzavano tecniche invasive come sonde, catture temporanee e contenimenti che creano shock negli animali.
I ricercatori del Cetacean Ecology, Behaviour and Evolution Lab sono riusciti a catturare 40.000 immagini termiche. Le hanno analizzate per verificare l’accuratezza delle misurazioni della temperatura di superficie, insieme alla frequenza respiratoria dei delfini. La temperatura dell’acqua che varia può diventare fonte di stress fisiologico, anche perché ne risentirebbero altri animali e, magari, proprio quelli che fanno parte della catena alimentare dei delfini. La frequenza respiratoria è il secondo dato importante sullo stato di salute generale.
I ricercatori hanno dedicato lo studio a 14 delfini tursiopi, ospitati presso il Sea World del Queensland. I droni, da diverse altezze rispetto all’acqua, riescono a raccogliere numerosi dati termici. Piccoli, precisi ma anche poco rumorosi, possono avvicinarsi fino a 10-15 metri anche sopra i delfini che nuotano. Le misurazioni si sono dimostrate precise per le analisi e le conclusioni biologiche.
Utile anche la termografia a infrarossi che misura il calore proveniente dallo sfiatatoio, dalla superficie corporea e dalla pinna dorsale. Gli autori potranno utilizzare i droni per migliorare lo stato di salute delle riserve marine e della numerosa fauna selvatica che ci vive o le usa come passaggio per le migrazioni.
“Monitorare la salute dei delfini è importante per valutare l’impatto ambientale e sostenere la conservazione, ma poiché trascorrono la maggior parte della loro vita sott’acqua, i controlli sanitari tradizionali spesso richiedono la cattura, la contenzione o sonde invasive, che possono essere logisticamente impegnative e potenzialmente stressanti per gli animali. Nelle condizioni di volo ottimali (da 10 a 15 metri direttamente sopra un delfino), abbiamo confermato che le misurazioni del drone erano sufficientemente precise da rilevare cambiamenti biologicamente significativi nella temperatura superficiale e nella frequenza respiratoria, due importanti indicatori dello stato fisiologico e della salute”, sono le parole di un dottorando, Charlie White, impegnato nel CEBEL della Flinders University.
Conservazione marina: i droni stanno rivoluzionando la salute dei delfini è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace

La proliferazione di brani generati dall’intelligenza artificiale sta diventando un tema critico per le piattaforme di streaming musicale. Negli ultimi giorni, numerosi abbonati a YouTube Music hanno espresso su Reddit e altri forum un crescente malcontento per la massiccia presenza di quella che definiscono “AI slop” nelle loro raccomandazioni personalizzate. Gli utenti segnalano che i propri mix e le sessioni di riproduzione automatica vengono invasi da artisti fittizi con cataloghi sterminati di canzoni generiche, rendendo difficile la scoperta di musica prodotta da esseri umani.
Recentemente, anche la piattaforma video di YouTube è stata interessata dallo stesso problema, con la nascita di centinaia di canali dedicati interamente alla pubblicazione di spazzatura generata dall’AI. In alcuni casi, questi canali guadagnano milioni di euro. Un portavoce di YouTube ha anticipato che l’azienda non intende combattere questo fenomeno. Google è una delle aziende che ha investito più massicciamente nelle intelligenze artificiali generative.
Tornando a YouTube Music: il problema principale risiede nella difficoltà di filtrare questo tipo di contenuti. Molti ascoltatori lamentano che i pulsanti “Non mi interessa” o il pollice verso non producono l’effetto sperato: sebbene il singolo brano venga rimosso, l’algoritmo tende a proporre quasi immediatamente tracce simili provenienti dallo stesso “artista” sintetico o da profili correlati.
Questa persistenza sta spingendo diversi utenti premium a considerare la cancellazione dell’abbonamento, percependo un calo drastico nella qualità del servizio e una mancanza di controllo sulla propria esperienza di ascolto.
Mentre YouTube Music fatica a contenere l’ondata di contenuti generati dalle macchine, altre piattaforme stanno adottando strategie più trasparenti. Deezer, ad esempio, ha implementato un sistema di tagging che identifica chiaramente i brani 100% AI, escludendoli dalle raccomandazioni algoritmiche per proteggere i proventi degli artisti reali.
Anche Spotify sta affrontando problemi molto simili, mentre Apple Music viene spesso citata dagli utenti come l’oasi più sicura per chi cerca esclusivamente musica prodotta da persone. E’ evidente che YouTube dovrà presto fare qualcosa e adeguarsi alle richieste degli utenti: sono sempre di più le piattaforme (come Pinterest e TikTok) che hanno introdotto la possibilità di nascondere completamente i contenuti generati dall’AI.
YouTube Music invaso dalla spazzatura generata dall’AI: gli utenti minacciano di andarsene è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella
I ricercatori di OX Security hanno individuato due estensioni Chrome in grado di OX Security ha individuato due estensioni Chrome in grado di esfiltrare dati dalle chat di ChatGPT e DeepSeek. Le due estensioni (Chat GPT for Chrome with GPT-5, Claude Sonnet & DeepSeek AI e AI Sidebar with Deepseek, ChatGPT, Claude and more) contano […]
L'articolo Due estensioni Chrome hanno compromesso le chat di ChatGPT e DeepSeek proviene da Securityinfo.it.
I problemi gengivali e dentali non colpiscono soltanto l’uomo. Anche gli animali domestici possono soffrire di malattie che infiammano le gengive. Per noi comportano sedute anche costose dal dentista, per cani e gatti manipolazioni stressanti e sedute sotto anestesia perché il controllo dei canini è l’unico in cui i veterinari non possono proteggersi utilizzando museruole a paniere o a fascia. La prevenzione quotidiana parte da spazzolino e dentifricio per tutti, come racconta un articolo di Scinexx.
Un nuovo dentifricio rivoluziona la cura della parodontite, un’infiammazione batterica delle gengive che causa la perdita di denti. Tra i principali patogeni responsabili il Porphyromonas gingivalis (arancione). Il nuovo dentifricio ha un principio attivo di colore blu che inibisce selettivamente i batteri senza alterare la flora batterica orale. I batteri benefici così rimangono e si rallenta la proliferazione di quelli dannosi. La sostanza è stata sviluppata da un team del Fraunhofer Institute for Cell Therapy and Immunology IZI di Halle, capeggiato da Stephan Schilling.
Tra gli autori della ricerca, c’è anche Mirko Buchholz, fondatore dello spin-off del Fraunhofer. “Il prodotto aiuta a prevenire la parodontite. Come un normale dentifricio, contiene anche abrasivi e fluoro per prevenire la carie. Non abbiamo semplicemente sviluppato un buon dentifricio con una nuova sostanza, ma un prodotto per l’igiene dentale di alta qualità e di livello medico”, queste le sue parole.
Fin dai primi test, il nuovo dentifricio ha dimostrato la riduzione del 25% di depositi batterici sui denti. Il P. gingivalis non entra nei tessuti e questo limita l’infiammazione con le sue conseguenze sui denti. Adesso bisogna trasformare il principio attivo in un prodotto commerciale: nel 2018 è nato il progetto PerioTrap Pharmaceuticals, che potrà sviluppare e lanciare il dentifricio efficace, sicuro, non tossico e che non scolora i denti.
Lo stesso team ha lanciato collutori e paste abrasive con gli stessi principi. Prevenire la parodontite significa anche non sviluppare altre malattie collegate, infezioni che possono degenerare anche in tumori. Oppure, comparire in pazienti compromessi da malattie croniche, come succede negli anziani. E anche per gli animali arriverà il set di prodotti per mantenere le gengive sane. In commercio ne esistono già diversi, ma adesso si svilupperà qualcosa di specifico contro la parodontite.
Gengive più sane: arriva il dentifricio che blocca il batterio responsabile della parodontite è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Sam Arnold e Julianne Maree Higgins sono due docenti universitari di psicologia e neuropsichiatria, insieme raccontano gli effetti dello stress acustico e sensoriale nell’autismo. In condizioni neurodivergenti, suoni, luci, colori e odori forti tutti insieme possono scatenare il burnout. Il racconto è su The Conversation.
Molte persone autistiche affrontano tutti i giorni situazioni di costante sovraccarico sensoriale e sociale. Situazioni comuni come entrare in una stazione, in un bar, sedersi in una sala di attesa o in un’aula diventano complesse. La stimolazione continua diventa opprimente per chi ha una sensibilità sensoriale accentuata. Anche le interazioni sociali richiedono energie psicofisiche, si devono interpretare segnali verbali e non verbali, controllare le proprie reazioni emotive e mascherare i tratti autistici per adattarsi a contesti e aspettative sociali.
Il burnout autistico è la profonda stanchezza causata da questo sforzo costante e silenzioso nel tempo. Non è un crollo nervoso, ma uno sfogo improvviso e intenso che segnala un sovraccarico sensoriale e produce malessere. Gli autori della ricerca lo descrivono come un momento che crea difficoltà nella comunicazione, nel memorizzare, produce confusione e senso di isolamento sociale. Vengono fuori tutti i tratti autistici nascosti o camuffati, si perde temporaneamente la capacità di lavorare, studiare e mantenere relazioni.
Il mascheramento sociale dell’autismo e di altre neurodivergenze è al centro di tanti studi, è un fattore di rischio importante. Il burnout autistico può durare settimane, mesi ma anche anni, si può arrivare anche al non recupero di una vita normale raggiunta con molti sforzi e progressi graduali. Lo stress, rivelano i due docenti, è creato proprio dal trattenere comportamenti, gesti e parole per tanti giorni.
Le domande sono molte su questo argomento, sicuramente migliorare il riposo, ridurre le richieste e gli ambienti poco stimolanti possono essere parte della soluzione del problema. In realtà, l’argomento coinvolge pazienti, terapeuti, famiglie ma anche la collettività, che dovrebbe includere, accettare e aiutare laddove ci sono limiti umani involontari. Caratterizzano tutti, non solo chi soffre di disturbo autistico.
Burnout autistico: un fenomeno poco compreso che merita attenzione è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Al CES 2026 MSI ha deciso di spingere con decisione sull’integrazione dell’intelligenza artificiale nei monitor gaming, affiancando a questa visione un nuovo modello della linea MPG pensato per chi cerca qualità d’immagine pura. Dopo aver introdotto lo scorso anno funzioni di rilevamento della presenza umana, l’azienda amplia ora il concetto con un pacchetto di assistenza AI più aggressivo e, in parallelo, con un QD-OLED di nuova generazione orientato alle prestazioni visive.
Il cuore della strategia è il Meg X, che MSI definisce il primo “vero” monitor AI. All’interno del pannello trova spazio una NPU dedicata, incaricata di analizzare in tempo reale i contenuti a schermo e intervenire automaticamente sulle impostazioni.
Con un solo comando è possibile attivare sei funzioni di assistenza, pensate soprattutto per gli sparatutto in prima persona. Il sistema può evidenziare i personaggi, simulare uno zoom per migliorare la mira, applicare una sorta di visione notturna e modulare la luminosità per facilitare il recupero dopo effetti accecanti come le flashbang.
L’AI è anche in grado di riconoscere il genere del gioco e cambiare profilo visivo, passando ad esempio a impostazioni dedicate quando rileva un racing game. A supporto c’è un secondo assistente che guida l’utente nei menu e si integra con il sensore AI Care 3.0, capace di ridurre luminosità e refresh quando il giocatore si allontana, con benefici anche sulla durata del pannello.
Per chi guarda con diffidenza alle funzioni intelligenti, MSI ha mostrato il MPG 341CQR QD-OLED X36. Si tratta di un ultrawide da circa 86 centimetri di diagonale, con refresh a 360Hz e risoluzione 3440×1440 in formato 21:9.
Il pannello QD-OLED di quinta generazione adotta un layout RGB Stripe dei sub-pixel, pensato per ridurre le aberrazioni cromatiche e migliorare la leggibilità dei testi grazie alla tecnologia tandem OLED. Il rivestimento DarkArmor Film limita le dominanti violacee dovute alla luce ambientale e incrementa i livelli di nero fino al 40%. Spicca anche la gestione avanzata dell’HDR, con 14 punti di regolazione della luminosità per evitare variazioni fastidiose tra finestre. La curvatura è di 1800R, la luminosità HDR raggiunge i 1.300 nit e la connettività include HDMI 2.1, DisplayPort 2.1a e USB-C con alimentazione fino a 98 watt. Prezzi e disponibilità non sono ufficiali, ma le prime valutazioni di TechPowerUp e PC Gamer indicano un posizionamento premium anche in Europa.
I nuovi monitor di MSI usano l’AI per aiutarti a barare nei videogiochi online è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella

Un satellite della NASA ha osservato per la prima volta uno tsunami gigante nel Pacifico. L’evento è stato registrato a fine luglio, a scatenare una serie di grandi onde anomale un terremoto potente vicino alla penisola russa della Kamchatka. I ricercatori hanno raccontato quanto visto su The Seismic Record. La sonda spaziale si chiama SWOT, ovvero Surface Water Ocean Topography. È la prima volta che si registra dallo spazio uno tsunami di grandi dimensioni grazie a una tecnologia ad alta risoluzione.
Dal satellite sono stati ricevuti dati che indicavano delle onde che si disperdevano nel bacino e a forza crescente. Gli scienziati sperano di poter ricostruire la nascita dello tsunami partendo dalle prime onde sismiche del terremoto di magnitudo 8. Si potrebbe costruire così un modello preventivo e predittivo per altri tsunami marini a seguito di grandi sismi. Il team di ricerca è guidato da Angel Ruiz Angulo, dell’Università d’Islanda.
Il sisma del 29 luglio è stato registrato come il sesto terremoto mai registrato a livello mondiale dal 1900. Gli scienziati stanno combinando anche le misurazioni DART, Deep Ocean Assessment and Reporting of Tsunamis. Il futuro della ricerca sismologica in mare vede la combinazione di satelliti e sensori oceanici profondi da inviare con sonde.
“Considero i dati SWOT come un nuovo paio di occhiali. Prima, con i satelliti DART potevamo vedere lo tsunami solo in punti specifici nella vastità dell’oceano. In precedenza c’erano stati altri satelliti, ma nel migliore dei casi riuscivano a vedere solo una sottile linea che attraversava lo tsunami. Ora, con SWOT, possiamo catturare una fascia larga fino a circa 120 chilometri, con dati ad alta risoluzione senza precedenti della superficie marina”, queste le parole di Ruiz Angulo.
SWOT fu lanciato nel 2022 da NASA e ASI-CNES, l’agenzia spaziale francese. “I dati SWOT relativi a questo evento hanno messo in discussione l’idea che i grandi tsunami siano non dispersivi. L’impatto principale di questa osservazione per i modellisti di tsunami è che ci sfugge qualcosa nei modelli che abbiamo utilizzato. Questa variabilità ‘extra’ potrebbe indicare che l’onda principale potrebbe essere modulata dalle onde di coda mentre si avvicina a una costa. Dovremmo quantificare questo eccesso di energia dispersiva e valutare se abbia un impatto non considerato in precedenza”.
Tsunami catturato dallo spazio: il satellite NASA rivela qualcosa di inatteso è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Cittadini arrabbiati per il troppo inquinamento atmosferico che entra persino nelle case. Le grandi città indiane da mesi sono nei giornali per via delle alte emissioni di smog. Nuova Delhi registra un nuovo picco di inquinamento atmosferico, il più alto degli ultimi dieci anni. I cittadini sono esasperati, scattano le proteste, critiche contro la politica soprattutto verso il primo ministro Narendra Modi.
Nei mesi invernali di novembre e dicembre lo smog raggiunge il suo apice. Sono i mesi dove si lavora di più, spostamenti in moto, auto e mezzi pubblici inquinano cielo e strade. AQI, l’indice di qualità dell’aria, ha superato quota 300 nell’88% dei giorni. Il dato è il più alto dal 2017, il livello accettabile di inquinamento è sotto quota 50, dai 50 e sopra i 300 le condizioni sono pericolose per la salute.
La capitale indiana non ha solo autoveicoli ma incendi agricoli degli stati confinanti, traffico congestionato, attività industriali, polveri da costruzioni e condizioni climatiche che intrappolano gli inquinanti. A Nuova Delhi vivono trenta milioni di persone, è considerata la città più irrespirabile al mondo. Bambini e anziani sono a rischio di gravi conseguenze sanitarie.
I politici non parlano di inquinamento atmosferico, il costante silenzio del governo nell’affrontare la questione ha alimentato la rabbia, scrive un avvocato ambientalista, Ritwick Dutta. Al suo primo anno di governo nella capitale troviamo il BJP, Bharatiya Janata Party. Il tema dell’inquinamento non è stato prioritario nell’agenda del primo partito nonostante le promesse. Accuse anche contro l’Aam Aadmi Party, all’opposizione. Da una parte accusa il partito cittadino di ignorare l’inquinamento ma dall’altra c’è scarsa fiducia generale nella politica su come sta affrontando il problema da anni.
Inquinamento e proteste stanno spingendo verso altre mete il turismo, per lo meno così non si rischiano fenomeni di overtourism. Nel frattempo, ecco le prime iniziative politiche per affrontare l’emergenza in corso. Controlli anti inquinamento, sospensione temporanea dei lavori edilizi non essenziali, momentanee lezioni online per le scuole primarie, piogge artificiali per mitigare lo smog ma i risultati non sono sufficienti.
Smog senza precedenti a Nuova Delhi: la qualità dell’aria scatena proteste è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Dopo anni di aggiornamenti marginali, Samsung potrebbe finalmente rivoluzionare il comparto fotografico dei suoi flagship Ultra. Secondo il leaker Ice Universe, il Galaxy S27 Ultra vedrà la sostituzione di tre sensori: fotocamera principale, ultra-wide e frontale.
Un cambio di rotta significativo considerando che il sensore ISOCELL HP2 da 200MP è rimasto invariato dal Galaxy S23 Ultra e dovrebbe essere presente anche nell’imminente S26 Ultra. Le fotocamere teleobiettivo potrebbero rimanere invariate, con l’eccezione della periscopica che potrebbe ricevere un’apertura del diaframma più ampia.
I dettagli specifici sugli aggiornamenti hardware rimangono vaghi. In passato si era parlato di un sensore da 200MP di dimensioni maggiori, ipotesi poi accantonata per questioni di costi. Tuttavia, la mossa di Samsung appare quasi obbligata di fronte all’offensiva dei produttori cinesi. Vivo X300 Ultra e Oppo Find X9 Ultra dovrebbero debuttare con ben due sensori da 200MP ciascuno, mentre Xiaomi prepara il 17 Ultra Leica Edition, versione fotografica potenziata del già impressionante 17 Ultra destinato al mercato globale. Nessuno di questi modelli detronizzerà Samsung nell’immediato, ma potrebbero indurre molti utenti a riconsiderare la scelta di un Galaxy.
È prematuro entusiasmarsi per rumors relativi a un dispositivo atteso per il 2027, quando il Galaxy S26 non è ancora stato presentato (questione di pochissimo, tuttavia). Insomma, tutte queste indiscrezioni vanno prese con la massima cautela, perché nel frattempo potrebbero cambiare davvero molte cose.
Tuttavia, il cambiamento risulta necessario per Samsung, che negli ultimi anni sembra aver dimenticato il significato stesso di “Ultra”: offrire le massime prestazioni possibili in ogni aspetto. Per i flagship di fascia premium, le specifiche tecniche contano più che altrove, e gli utenti si aspettano il meglio assoluto dal segmento più costoso del mercato. E’ davvero arrivato il momento di darsi una svegliata e smettere di far finta che la concorrenza dei cinesi – con fotocamere sempre più moderne e batterie sempre più grandi – non esista.
Samsung Galaxy S27 Ultra: finalmente nuove fotocamere dopo anni di letargo è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella
Asus ha deciso di mettere in pausa i nuovi lanci di ROG Phone e Zenfone per il 2026, una mossa che potrebbe segnare l’inizio della fine per l’intera categoria dei gaming phone. Questi dispositivi, nati come controcultura rumorosa e senza compromessi rispetto agli smartphone mainstream, stanno perdendo progressivamente appeal tra gli utenti. Batterie enormi, trigger fisici sulle spalle, sistemi di raffreddamento attivo, luci RGB e chipset spinti al limite: caratteristiche che un tempo giustificavano l’esistenza di una nicchia dedicata, ma che oggi non bastano più a competere con i flagship tradizionali.
I gaming phone come ROG Phone e RedMagic continuano a eccellere nelle prestazioni pure, offrendo sistemi di raffreddamento superiori e autonomia estesa. Tuttavia, nel 2026 la situazione è radicalmente cambiata. Dispositivi come Galaxy S25 Ultra, iPhone 17 Pro Max o OnePlus 15 riescono ora a gestire giochi AAA a frame rate elevati senza surriscaldarsi eccessivamente.
Il throttling termico esiste ancora, ma non è più catastrofico come in passato. Il divario tra un gaming phone e un flagship si è ridotto a tal punto da diventare irrilevante: i gaming phone hanno perso i loro vantaggi esclusivi, mentre i flagship tradizionali hanno mantenuto e migliorato i propri punti di forza, come fotocamere superiori, aggiornamenti software prolungati e design più raffinati.
Storicamente si presumeva che i gamer non fossero interessati a fotocamere di qualità o supporto software a lungo termine. Questa ipotesi si è rivelata errata. ROG Phone e RedMagic hanno fatto progressi su questi fronti, ma rimangono lontani dagli standard dei flagship mainstream.
Per dispositivi che costano oltre 1.000 dollari, i compromessi sono difficili da giustificare. Il Black Shark 5 Pro tentò di colmare il divario con un sistema fotografico valido e fu apprezzato, ma fu anche uno degli ultimi modelli del brand a ricevere attenzione prima che Xiaomi abbandonasse silenziosamente la spinta globale del marchio. Ironicamente, i gaming phone sono diventati vittime del proprio successo: caratteristiche come raffreddamento attivo, camere di vapore e batterie enormi sono ora integrate nei flagship tradizionali come OnePlus 15, che offre prestazioni da gaming phone in un formato convenzionale e ad un prezzo, tutto sommato, competitivo.
La fine dei gaming phone: Asus ferma ROG Phone e Zenfone, nicchia morta per sempre? è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella
I nuovi occhiali intelligenti di Meta si faranno attendere più del previsto al di fuori degli Stati Uniti. Durante il CES 2026, l’azienda ha infatti annunciato che il lancio dei Ray-Ban Display in Italia, Francia, Regno Unito e Canada è stato ufficialmente posticipato. La decisione nasce da una domanda che ha superato ogni previsione interna, esaurendo rapidamente le scorte iniziali e costringendo l’azienda a rivedere i propri piani di espansione globale per dare priorità al mercato statunitense.
Meta vuole affinare la sua filiera produttiva prima di sbarcare anche in Europa. Il rischio, altrimenti, sarebbe quello di avere un lancio caratterizzato da lunghissime liste d’attesa.
Il debutto americano, avvenuto lo scorso settembre al prezzo di 799 dollari, ha generato liste d’attesa che si estendono ormai per gran parte del 2026. Meta ha descritto i Ray-Ban Display come un prodotto unico nel suo genere, caratterizzato da un inventario estremamente limitato a causa della complessità dei componenti, come il display heads-up integrato e il controller Neural Band.
Per ora, l’unico modo per acquistarli negli USA rimane il sistema di prenotazione obbligatoria per una dimostrazione fisica in punti vendita selezionati, una misura necessaria per gestire il forte squilibrio tra offerta e richiesta.
Nonostante il rinvio della distribuzione, Meta ha approfittato del palco di Las Vegas per presentare aggiornamenti software che arricchiranno l’esperienza d’uso. Tra le novità spiccano la modalità “teleprompter“, che permette di leggere note e testi direttamente sulle lenti, e la scrittura virtuale EMG, che consente di comporre messaggi tracciando le lettere nell’aria con le dita.
Mentre gli utenti americani inizieranno a testare queste funzioni nei prossimi mesi, i consumatori europei e canadesi dovranno attendere nuove comunicazioni ufficiali, poiché Meta non ha ancora fissato una nuova finestra temporale per l’uscita internazionale.
Nel frattempo, anche OpenAI e Apple stanno lavorando ai loro rispettivi occhiali smart con intelligenza artificiale: potrebbero debuttare il prossimo anno.
Meta ha posticipato l’arrivo dei Ray-Ban Display in Italia è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella
Lego sta per rivoluzionare il suo prodotto più iconico: il classico mattoncino 2×4 diventa un computer funzionante. Dal 1° marzo l’azienda lancerà Smart Bricks, una piattaforma di computing embedded abbastanza piccola da inserirsi completamente all’interno di un tradizionale mattoncino Lego.
Presentato pubblicamente per la prima volta al CES 2026, il sistema si basa su un ASIC personalizzato più piccolo di un singolo bottoncino Lego e include elaborazione integrata, firmware aggiornabile via app smartphone e una rete di sensori. Gli Smart Bricks rilevano movimento, orientamento, gesti e tag NFC. Quando più mattoncini sono connessi, formano automaticamente una rete Bluetooth Mesh che consente loro di riconoscere le posizioni reciproche, coordinando effetti sonori, luminosi e di movimento attraverso l’intero set.
I mattoncini si ricaricano via wireless tramite un sistema multipad che alimenta più pezzi simultaneamente, con batterie che mantengono le prestazioni anche dopo anni di inattività. Ogni unità contiene sensori di luce e inerziali e può produrre effetti sonori e luminosi dall’interno del modello.
Durante la demo con alcuni dei primi set Star Wars che supportano la tecnologia, le astronavi hanno emesso ronzii quando vengono inclinate in volo, le spade laser si sono illuminate durante i duelli e la Marcia Imperiale è partita automaticamente quando l’Imperatore Palpatine è stato posizionato sul trono della Morte Nera.
Include anche un microfono, ma non per registrazioni vocali: la portavoce Jessica Benson ha spiegato che rileva input sonori come il soffio su una torta di compleanno, reagendo in tempo reale. Lo Smart Brick non contiene fotocamere né componenti di intelligenza artificiale, distinguendosi da prodotti precedenti come Lego Mario che si basava su fotocamere per scansionare alcuni codici a barre.
I primi Smart Play saranno tutti della linea Star Wars: Darth Vader’s TIE Fighter con uno Smart Brick, il Red Five X-Wing di Luke con cinque tag e due personaggi, e la Stanza del trono con A-Wing con due Smart Bricks.
Lego definisce questa “l’evoluzione più significativa del sistema Lego dal lancio delle minifigure nel 1978”. Alcuni leak suggeriscono che la prossima linea a supportare la nuova tecnologia Smart Brick sarà quella dedicata ai Pokémon.
LEGO ha presentato la sua “più grande rivoluzione” dal 1978 ad oggi è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella
Large Hadron Collider (LHC) sta studiando le collisioni ad alta energia tra protoni. Quelle che Mirage News definisce un caos di quark, gluoni e particelle virtuali brevissime. Solo all’inizio appaiono complesse, i dati sperimentali mostrano più stabilità e un ordine sottostante descrivibile con modelli sofisticati.
La ricerca vede l’impegno di importanti fisici nucleari, come il Prof. Krzysztof Kutak e il Dr. Sandor Lokos. Lavorano presso l’Istituto di Fisica Nucleare dell’Accademia Polacca delle Scienze. Insieme hanno confrontato l’entropia dei quark e dei gluoni nella fase iniziale con quella degli adroni prodotti e rilevati.
La ricerca puntava a comprendere il disordine nella fase dei partoni e la sua differenza rispetto alla fase adronica. Il team ha ricostruito dinamiche prima complesse e poi più stabili grazie ai modelli di dipolo. Ogni gluone è come un dipolo quark-antiquark legato da una carica di colore. Si è arrivati così a definire l’entropia dei sistemi densi di gluoni.
Kutak e il Dr. Pawel Caputa sono riusciti anche ad aggiornare i modelli. Hanno introdotto energie di collisioni più basse, i loro effetti e le equazioni dei dipoli alla teoria della complessità. I dati sperimentali poi elaborati provengono da ALICE, ATLAS, CMS e LHCb. Gli studiosi hanno lavorato su un intervallo di energie da 0,2 a 13 TeV. Hanno così confermato che il modello generalizzato descrive meglio le collisioni rispetto alle versioni precedenti.
“Nella fisica delle alte energie, i cosiddetti modelli di dipolo sono stati utilizzati per un certo periodo per descrivere l’evoluzione dei sistemi densi di gluoni. Questi modelli presuppongono che ogni gluone possa essere rappresentato da una coppia quark-antiquark che forma un dipolo di due colori – qui non stiamo parlando di colori ordinari, ma della carica di colore che è una proprietà quantistica dei gluoni. I modelli di dipolo basati sul numero medio di adroni prodotti in una collisione ci permettono di stimare l’entropia dei partoni”, ha raccontato il professor Kutak di Cracovia, esperto di entropia e sistemi quark-gluoni. In questo settore a cui dedica ricerche e analisi da molti anni.
Dal caos apparente alla coerenza quantistica: cosa rivelano i nuovi modelli di dipolo è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Particelle microscopiche della Terra vengono trasportate sulla Luna da vento solare e campo magnetico. Avviene da miliardi di anni, praticamente dalla formazione del pianeta e dalla nascita della relazione magnetica con il satellite. Prima si pensava che lo scudo magnetico bloccasse le particelle, invece possono essere incanalate verso lo spazio fino a farle finire sul suolo lunare.
L’immagine della Terra fuori dalla sua atmosfera deve arricchirsi: piena di satelliti artificiali, basi spaziali, rifiuti tecnologici dimenticati e, adesso, micro particelle vaganti. Finiranno anche su altri pianeti? La domanda è al centro dello studio da poco pubblicato, perché consentirà anche di progettare e capire come viaggiare verso Marte, non solo con persone ma anche con oggetti, liquidi, rifornimenti, gas. Le missioni di Apollo rilevarono la presenza di gas nei campioni lunari. La Luna è il nostro archivio chimico, ha tracce di lungo termine dell’atmosfera terrestre.
La scoperta delle particelle è stata studiata con simulazioni computerizzate all’Università di Rochester. Il team di ricercatori è composto da Shubhonkar Paramanick, Eric Blackman, John Tarduno e Jonathan Carroll-Nellenback. Partendo dall’inizio, le simulazioni hanno costruito come primo scenario la Terra primordiale senza campo magnetico. Poi la Terra moderna con campo magnetico consolidato, da qui è possibile studiare il trasferimento di particelle verso la Luna. Il vento solare stacca le particelle cariche dalla nostra atmosfera alta e segue le linee del campo magnetico fino all’orbita lunare.
I campioni di Apollo, allora, rilevarono elementi microscopici di acqua, anidride carbonica, elio, argon e azoto in quantità elevate. Proprio quest’ultimo materiale è segno di sostanze di origine terrestre. Studiando ciò che è arrivato sulla Luna potremmo ricostruire la storia della nostra formazione climatica, chimica e anche oceanica, quest’ultima fondamentale poi per la vita.
Vento solare e magnetismo possono essere sfruttati per spostare quantità di acqua e altri materiali volatili utili all’uomo? Oltre ai viaggi su Marte, si ipotizza da tempo anche l’occupazione del suolo lunare per attività umana, di ricerca, reperimento materie prime e turismo. Le prospettive spaziali così crescono, si allargano e trasformano l’inimmaginabile in progetti possibili.
Tracce dell’atmosfera terrestre sulla Luna: un indizio prezioso per futuri esploratori è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Il panorama dei laptop premium ritrova un protagonista familiare. Durante l’edizione 2026 del CES, Dell ha annunciato ufficialmente il ripristino del marchio XPS, ammettendo che la strategia di rebranding dell’anno scorso non ha dato i frutti sperati. Il tentativo di emulare la nomenclatura di Apple, con termini come “Pro Max” o “Premium”, aveva infatti generato confusione tra i consumatori, spingendo il COO Jeff Clarke a dichiarare la necessità di un ritorno a una struttura di gamma più chiara e riconoscibile.
I nuovi XPS 14 e XPS 16 segnano un’importante evoluzione nel design, correggendo alcune scelte recenti che erano risultate poco pratiche. La novità più rilevante è la scomparsa della barra delle funzioni a sfioramento, sostituita da tasti fisici tradizionali per garantire una migliore accessibilità. Pur mantenendo un’estetica ricercata con la tastiera “zero-lattice” e il trackpad invisibile, i nuovi modelli puntano sulla portabilità: la versione da 14 pollici ha uno spessore inferiore ai 15 millimetri e offre diverse opzioni di schermi OLED con risoluzione 2.8K.
Sotto la scocca dei nuovi modelli batte un cuore potente: il processore Intel Core Ultra, con configurazioni che arrivano fino ai chip X7 e X9 per massimizzare le prestazioni grafiche. Nonostante il ritorno alla semplicità del brand, i costi di listino hanno subito un incremento dovuto alla situazione del mercato dei semiconduttori e delle memorie RAM.
L’XPS 14 viene proposto a un prezzo di partenza di 2.050 dollari, mentre il modello da 16 pollici parte da 2.200 dollari. Nel corso dell’anno la famiglia si allargherà ulteriormente con il debutto di un nuovo XPS 13. Prezzi e disponibilità per l’Europa non sono ancora stati annunciati.
Dell ammette l’errore: “abbandonare i laptop XPS è stata una pessima idea” è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella
Samsung Display ha presentato al CES 2026 un nuovo pannello OLED pieghevole che elimina la piega centrale, il principale limite estetico dei dispositivi attuali. Durante una dimostrazione tecnica, il prototipo è stato confrontato con un Galaxy Z Fold 7: il nuovo schermo non mostra alcun segno visibile o riflesso nel punto di snodo, offrendo una superficie perfettamente continua. Sebbene Samsung abbia rimosso il concept dallo stand poco dopo l’apertura, chi ha fatto in tempo a vederlo parla di un salto generazionale impressionante rispetto ai modelli attualmente in commercio.
Questo pannello è il candidato principale per il prossimo Galaxy Z Fold 8 (e per la sua variante XL, con form factor da mini tablet). Tuttavia, l’interesse maggiore riguarda Apple: Samsung è il fornitore storico dei display di Cupertino e la tecnologia mostrata risponde esattamente ai requisiti di qualità richiesti da Apple per il suo primo iPhone pieghevole, atteso per la fine del 2026. Insomma, sappiamo che Apple ha voluto a tutti i costi che il suo pieghevole non avesse una piega visibile e sappiamo pure che il pannello del Fold sarà fornito da Samsung. Con buone probabilità, il pannello mostrato al CES è molto simile (se non identico) a quello che troveremo sul primo e atteso iPhone Fold.
Il segreto di questo pannello risiede in una nuova piastra metallica lavorata al laser con micro-fori. Questa struttura permette di distribuire lo stress meccanico in modo uniforme durante la piegatura, impedendo la formazione di deformazioni permanenti nel substrato OLED.
Oltre all’estetica, la soluzione migliora la precisione del tocco e la fluidità nello scorrimento del testo. Nel prototipo brevemente mostrato al CES, Samsung è anche riuscita ad integrare un nuovo tipo di fotocamera sotto lo schermo, rendendo il display un’unica superficie ininterrotta, con un effetto estremamente pulito e futuristico.
Se il pannello supererà i test di durabilità su larga scala, la piega sul display potrebbe diventare un ricordo del passato per l’intera industria dei dispositivi mobili. Chissà, forse sarà proprio questa svolta a contribuire a rendere gli smartphone pieghevoli finalmente mainstream.
Samsung ha appena svelato il display senza pieghe dell’iPhone Fold? è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella
Il cambiamento climatico che causa l’innalzamento delle temperature in mare viene studiato di anno in anno. Il 2003 è stato fatidico per il Nord Atlantico con le più intense ondate di calore marino mai registrate. Un’anomalia temporanea ma con trasformazioni ecologiche che continuano a produrre effetti visibili ancora oggi. Su Science Advances è stato pubblicato uno studio sugli effetti eccezionali di un’estate di 23 anni fa. Il caldo modificò le catene alimentari, spinse specie a emigrare dall’Atlantico e influenzò tanti ecosistemi marini.
L’ondata di calore fu causata dall’afflusso improvviso di acque subtropicali nel nord. Groenlandia, Stretto di Fram e Mare di Barents furono travolti da onde calde fino all’Oceano Artico. L’Europa ha vissuto altre ondate di calore o gelo improvviso, quest’ultima del 2003 ha sconvolto le alghe, lo zooplancton, pesci, mammiferi marini e grandi predatori oceanici. Vediamo alcune parole degli autori dello studio.
Karl-Michael Werner del Thünen Institute for Sea Fisheries di Bremerhaven, afferma: “I nostri risultati mostrano che eventi estremi inaspettati innescano cascate ecologiche imprevedibili. Queste aree hanno subito cambiamenti significativi alla base della rete alimentare marina dopo il 2003. Ogni area da noi studiata mostra una riorganizzazione degli organismi adattati al freddo e al ghiaccio, in favore di quelli che preferiscono acque più calde. Queste osservazioni suggeriscono che negli ecosistemi marini possono verificarsi punti di non ritorno”.
La ricerca sulle conseguenze del caldo 2003 comporta la descrizione delle nuove reti alimentari. Alcune specie si sono sostituite ad altre perché adatte al freddo. Pesci commerciali come il merluzzo si sono spostati verso nord creando o nuove risorse o perdite. Il capelin è un pesce foraggio importante nel Nord Atlantico. Uova e larve si ridussero drasticamente compromettendo il numero di pesci predatori.
Chi riesce a vincere le difficoltà del nuovo clima acquatico rientra nei vincitori. Abbiamo specie marine gigantesche e importanti come balene e megattere. Il 2003 è un case study importante sui cambiamenti climatici e le conseguenze a lungo termine dell’ecosistema. Raggiungeremo altre soglie critiche, nel Nord Atlantico o altre aree? Il lavoro di climatologi e esperti di oceani non si deve fermare per questa domanda sempre attuale.
Caldo estremo in mare: il 2003 ha innescato un cambiamento che dura ancora oggi è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Barbara Plester, docente senior di management e affari internazionali, parla di lavoro ibrido e cultura aziendale. La possibilità di poter rimanere alcuni giorni a casa e lavorare rientra da tempo nelle opzioni dei lavoratori. Una possibilità diventata mentalmente irrinunciabile per il risparmio e per le energie che consente di conservare senza compromettere il lavoro.
È anche vero che i luoghi di lavoro, le aziende, oggi sono cambiate nel modo di trattare i dipendenti e nei benefit che offrono: macchinette del caffè, spazi di socializzazione, relax, gioco e benessere. Il capo di oggi, “the boss, the manager, or the team leader”, non è più un despota severo e paternalistico, ma una persona che tratta i dipendenti anche smorzando la tensione con l’humor ed è attenta alle dinamiche relazionali e collaborative. L’ufficio è come casa: “home is the new office and the office is the new home”. In questo quadro si inserisce la riflessione della docente dell’Università di Auckland.
Barbara Plester su The Conversation descrive il lavoro ibrido come un fattore culturale. Non è più una modalità organizzativa, è una vera normalità acquisita da molti settori. I lavoratori che possono usufruire dello smart working costruiscono un rapporto migliore con l’azienda e i colleghi. Certo, le interazioni cambiano molto rispetto all’ufficio tradizionale, ma chat, meme ed emoji hanno creato un nuovo modo di comunicare, relazionarsi, collaborare sul lavoro e senza perdere serietà e profitto.
Divertimento e socialità non funzionano se imposti, queste le frasi forti della studiosa. Anzi, l’imposizione genera disagio e stress, tanti lavoratori sono introversi e pieni di sovraccarichi. La felicità sul lavoro nasce come possibilità di scelta, sugli strumenti digitali ci deve essere sia da parte della dirigenza che dei lavoratori consapevolezza e conoscenza. Se da una parte aiutano nel lavoro, dall’altra possono diventare anche invasivi e controproducenti.
Il lavoratore deve fare il suo dovere, sicuramente, essere responsabile, pronto e preparato. Ma la cultura aziendale, quindi chi dirige, deve creare l’ambiente flessibile, inclusivo e capace di adattarsi alle esigenze. Non si impongono divertimento e benessere ma se ne costruiscono le basi per tutti.
Lavoro ibrido e benessere: la verità su ciò che mantiene viva la cultura aziendale è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Un articolo di Tasting Table mette in luce un frutto esotico sorprendente, un elisir di calcio. Un argomento utile visto il periodo di feste e abbuffate natalizie. Il calcio è fondamentale per il benessere di ossa, denti, muscoli e unghie. Contribuisce a mantenere la comunicazione nervosa e previene alcune malattie. Il nostro corpo non produce calcio, quindi è essenziale assumerlo con l’alimentazione. Prima si pensava che arance, banane e altri frutti più comuni fossero le migliori fonti per questo minerale. Ma è il fico d’India il frutto più ricco di calcio.
Questo elisir di minerali e vitamine cresce oggi in molte parti del mondo. Messico e Stati Uniti sono tra i primi produttori. Il frutto apporta 83 milligrammi di calcio per tazza, arance e mandarini ne apportano solo 72. Le more superano le banane, 42 milligrammi di calcio contro 6 mg. I fichi d’India sono alimenti preziosi per una dieta sana perché contengono antiossidanti e fibre, fanno bene anche alla pelle, agli occhi, ai capelli e alla regolarità intestinale.
Dieta sana significa varia, quindi acquista i fichi d’India insieme ad altra frutta. Acquista il frutto in supermercati internazionali o negozi specializzati per trovarlo fresco. Ricordati che ha una buccia spinosa di colore rosa e giallo, rimuovila prima del consumo.
Sperimenta i fichi d’India nelle macedonie, nelle insalate, su creme e formaggi, ma anche in succhi e bevande da arricchire con menta, basilico e ibisco. Nella cucina del sud-ovest ci sono ricette di salse, cocktail, margarite, piatti dolci e salati dove gustare questo frutto importante.
Ricorda di non esagerare nel consumo, anche se benefico. Inserisci la frutta in una giornata di pasti vari con carne, carboidrati, cereali, verdura e altra frutta. Il fico d’India può diventare l’alleato naturale per ossa, denti e muscoli, ma anche per uno stile di vita equilibrato e salutare. Sperimentalo alla fine di queste feste natalizie, per ritrovare il giusto equilibrio alimentare e qualche chilo in meno.
Calcio nella dieta: ecco il frutto sorprendente che batte arance e banane è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
OpenAI intende lanciare un nuovo modello linguistico basato sull’audio nel primo trimestre del 2026. Secondo quanto riportato da The Information, questo sviluppo rappresenta il primo passo concreto verso la creazione di dispositivi hardware proprietari. L’azienda ha riorganizzato i propri team di ingegneria e ricerca per accelerare i progressi nelle tecnologie vocali, attualmente considerate meno precise e rapide rispetto ai modelli testuali.
L’obiettivo primario è modificare il comportamento degli utenti, che oggi preferiscono l’interfaccia scritta di ChatGPT rispetto a quella vocale. OpenAI mira a integrare l’intelligenza artificiale in una gamma di dispositivi fisici, come smart speaker o occhiali intelligenti, privilegiando l’interazione audio rispetto a quella visiva. Il primo di questi prodotti dovrebbe arrivare sul mercato tra circa un anno, con l’intento di estendere l’uso dell’AI anche in contesti di mobilità, come l’interno delle automobili.
La competizione nel settore audio è serrata: Google, Meta e Amazon stanno già orientando i propri investimenti verso interfacce vocali avanzate. Rispetto alla precedente generazione di assistenti come Alexa o Siri, i nuovi modelli linguistici promettono interazioni più naturali e meno limitate.
Alcuni designer, tra cui Jony Ive, leggendario veterano di Apple ora passato ad OpenAI, sostengono inoltre che un’interfaccia puramente vocale possa ridurre la dipendenza tecnologica legata all’uso costante degli schermi, sebbene non vi siano ancora dati definitivi a supporto di questa tesi.
Le tempistiche rimangono comunque molto incerte. Se il prossimo modello ottimizzato per l’audio di OpenAI potrebbe arrivare a breve, dunque giungendo in anteprima sulle app mobile e desktop di ChatGPT, per vedere i primi device fisici dell’azienda potrebbe essere necessario aspettare ancora un bel po’. Le principali stime suggeriscono un’uscita a circa un anno da oggi e, dunque, ad inizio del 2027.
ChatGPT sfida Alexa: OpenAI lavora a smart speaker e occhiali intelligenti è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella
Il mondo della cybersecurity si appresta a vivere un 2026 di profonda trasformazione: secondo le previsioni di sicurezza di ClearSkies, nei prossimi mesi comincerà il passaggio definitivo gli attacchi autonomi AI-driven, rendendo le minacce sempre più rapide e precise. Anche le aziende italiane devono prepararsi ad affrontare questa nuova sfida e per farlo è necessario […]
L'articolo Nel 2026 sempre più attacchi autonomi AI-driven e deepfake: le previsioni di sicurezza di ClearSkies proviene da Securityinfo.it.
Il 2025 si è chiuso con numeri impietosi per Tesla. L’azienda di Elon Musk ha pubblicato i dati finali di produzione e consegne, rivelando un crollo delle vendite del 16% nell’ultimo trimestre dell’anno: 77.343 veicoli elettrici in meno rispetto allo stesso periodo del 2024. Su base annuale, il declino si attesta all’8,6%, con 1.636.129 auto vendute, oltre 153.000 in meno rispetto all’anno precedente. Un risultato che solleva interrogativi sul futuro del marchio californiano.
Le cause del tracollo sono molteplici e interconnesse. Tesla continua a dipendere in modo schiacciante dai Model 3 e Model Y, che nonostante un leggero restyling estetico appaiono datati rispetto ai competitor europei e asiatici. Il tanto decantato Cybertruck, promesso a meno di 40.000 dollari e atteso per il 2021, si è rivelato un disastro commerciale.
Il fallimento del pick-up futuristico ha trascinato con sé anche il progetto delle batterie interne: il fornitore sudcoreano L&F ha svalutato il contratto con Tesla da 2,9 miliardi di dollari a soli 7.386 dollari, una perdita del 99%. Nel frattempo, le posizioni politiche estreme di Musk hanno alienato una fetta consistente di acquirenti in California e in Europa, mercati dove i consumatori di veicoli elettrici tendono ad acquistare seguendo i propri principi etici.
Ancora più preoccupante è il deterioramento della reputazione in termini di sicurezza. Secondo un’inchiesta di Bloomberg, almeno 15 persone sono morte carbonizzate in Tesla a causa di portiere diventate inoperabili dopo incidenti, metà dei quali verificatisi dalla fine del 2024.
La NHTSA ha aperto un’indagine, mentre la Cina ha annunciato il divieto del design delle maniglie reso popolare da Tesla a partire da gennaio 2027. A ciò si aggiunge una sentenza da 329 milioni di dollari per morte ingiusta e i ripetuti incidenti del programma robotaxi ad Austin.
Mentre qualsiasi altra casa automobilistica reagirebbe con un cambio di strategia, Musk ha preferito concentrare il grosso delle risorse dell’azienda in progetti estremamente ambiziosi, ma le cui, a dir poco incerte, ricadute positive si vedranno solo tra diversi anni, se non addirittura decenni. Non è detto che gli azionisti saranno così pazienti.
Tesla crolla a picco: vendite giù del 16% nell’ultimo trimestre del 2025 è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella
Il Bluetooth è di nuovo al centro di una grave vulnerabilità che permette agli attaccanti di assumere il controllo degli smartphone o tablet connessi e che colpisce cuffie, auricolari True Wireless Stereo (TWS) ed altri dispositivi audio consumer basati su chipset Bluetooth prodotti da Airoha Systems. In realtà, si tratta di una serie di vulnerabilità […]
L'articolo Grave vulnerabilità nei chip Bluetooth Airoha: molti i marchi colpiti proviene da Securityinfo.it.
Ciao Community,
se stai leggendo queste righe, è perché siamo arrivati al momento che nessuno voleva scrivere: Androidiani.com chiude, sia come blog che come forum.
Il 24 Novembre 2008 nasce androidiani.com: un’idea di Sebastiano Montino e Andrea Baccega che credono in Google e Android.

In Italia il primo vero dispositivo Android e’ l’HTC Dream marchiato TIM. I lettori storici si ricorderanno che TIM aveva pero’ rimosso l’intero comparto Google e che, di fatto, il telefono era castrato: niente Android Market (l’attuale Play Store) e assenza di molte applicazioni che rendevano Android interessante.
Nottate insonni portarono al primo root e firmware partorito da Androidiani.com. Fu probabilmente quello che diede il giusto slancio al sito che nei suoi 17 anni di vita, si è affermato come la piattaforma con la più grande community attiva nel panorama nazionale con circa 700.000 utenti attualmente iscritti al forum, 38.000 articoli pubblicati sul blog e 400.000 visitatori unici al giorno nei suoi momenti di picco.
Sono risultati pazzeschi, e non li ha fatti “un brand”: li ha fatti una community ostinata, curiosa, competente e spesso pure troppo avanti per i tempi.
Il logo in testata del sito racchiude gran parte dello spirito di Androidiani. L’idea era quella di creare un’isola, un miraggio, un luogo in cui appassionati e nerd di Android potessero ritrovarsi per scambiare opinioni, hack o semplicemente chiacchierare.
Mantenendo una gestione estremamente snella, ci è sempre piaciuta l’idea di permettere a chiunque di esprimersi nel forum o di scrivere sul blog. Dopo i primissimi anni, Androidiani aveva raggiunto un equilibrio stabile: noi fondatori intervenivamo sempre più raramente e i contenuti continuavano ad arrivare senza difficoltà.
Lo “spirito di androidiani” ha ben piu che funzionato. Basta dare uno sguardo al forum per rendersi conto dell’enorme archivio di thread, guide, risposte, fix, esperienze, confronti, litigi e paci fatte…
Mentre Androidiani si trasformava, anche il mondo Android evolveva. Se inizialmente la sua natura open source e fortemente “smanettona” ne rappresentava l’essenza, col tempo il sistema operativo del robottino verde è diventato sempre più stabile, riducendo progressivamente la necessità di interventi invasivi come il root o l’installazione di firmware modificati.
È la fine di un’era perché l’ecosistema Android, quello che ci ha fatto innamorare all’inizio, si è in buona parte… rovinato: si è “normalizzato”, sterilizzato, incastrato in dinamiche dove il divertimento tecnico e il gusto di smanettare contano molto meno di prima.
Nel 2008 i forum rappresentavano il culmine della condivisione della conoscenza. Sopravvivere per 17 anni nel digitale significa attraversare vere e proprie epoche di cambiamento.
Per dare un’idea del contesto, androidiani esisteva prima di WhatsApp, Instagram, Twitch, Tinder o Telegram. Questi servizi, insieme a molti altri, hanno profondamente trasformato il modo in cui i contenuti vengono prodotti, distribuiti e consumati su Internet. Non è quindi difficile comprendere come tutto il cosiddetto “vecchio Internet” si sia progressivamente trovato in difficoltà.
Le motivazioni che ci hanno portato a questa decisione sono diverse.
Ci assumiamo la nostra parte di responsabilità: in alcuni passaggi storici il progetto avrebbe potuto essere indirizzato meglio.
Allo stesso tempo, la trasformazione di Internet e del panorama Android, unita a una burocrazia tutt’altro che snella, ci ha costretti a interrogarci sul senso stesso della sua prosecuzione.
Tutto rimarrà online: creeremo una versione statica e disponibile ai posteri. Distruggere un archivio digitale così enorme come questo è un crimine all’umanità.
In 17 anni hanno contribuito attivamente decine se non centinaia di persone, alle quali va il nostro più sentito ringraziamento. Tra queste vogliamo ricordare in modo particolare:
A tutti loro va un ringraziamento sincero per la passione e il tempo dedicati. È doveroso ringraziare anche tutti voi… i lettori e gli iscritti al forum, che hanno reso Androidiani un progetto vivo e reale. (se ci siamo dimenticati di te, sì, proprio di te, segnalacelo che ti aggiungiamo, son passati davvero troppi anni)
Un enorme grazie alla community. In tutti questi anni ci avete dato tempo, fiducia, energia e pazienza. Avete commentato, corretto, aiutato perfetti sconosciuti alle 2 di notte, condiviso guide, ROM, kernel, trick, “non mi si accende più”, “bootloop”, “aiuto ho brickato”, e sì: anche flame inutili (ma senza quelli non sarebbe stato un vero forum).
E proprio perché è una chiusura vera, ci teniamo a dirlo bene: GRAZIE. Davvero.
Grazie ancora per aver condiviso questo progetto con noi. Buona vita a tutti/e
Andrea e Sebastiano
This is a major release, just in time for the holidays 🎄
Selected new features ✨:
userdate:PT1H for the past hourImproved performance 🏎️:
Selected bug fixes 🐛:
Breaking changes 💥:
This release has been made by @Alkarex, @Frenzie, @Inverle, @aledeg, @andris155, @horvi28, @math-GH, @minna-xD and newcomers @Darkentia, @FollowTheWizard, @GreyChame1eon, @McFev, @jocmp, @larsks, @martinhartmann, @matthew-neavling, @pudymody, @raspo, @scharmach, @scollovati, @stag-enterprises, @vandys, @xtmd, @yzx9.
Full changelog:
userdate:PT1H for the past hour #8093\b and \B for regex search using PostgreSQL #8141~ subsequent-sibling #8154
Retry-After rules for proxies #8029, #8218data: to CSP in subscription controller #8253Retry-After #8195f.kind to ease migrations from FreshRSS versions older than 1.20.0 #8148config.custom.php during install #8033window.bcrypt object #8166chart.js v4 update #8298WordPress.com HTTP duplicates with WebSub Automattic/pushpress#16cli/health.php compatibility with OpenID Connect #8040cli/access-permissions.sh to detect the correct permission Web group such as www-data, apache, or httpexec() function for git update #8228DOMDocument::saveHTML() scrambling charset encoding in some versions of libxml2 #8296php-intl #8334<select> #8190Promise to async/await: #8182move #8214lib_rss.php with potential breaking changes for some extensions #8193,#[Deprecated] #8325--no-progress #8315


A quasi due anni dall’introduzione della famiglia Gemini, Google entra in una nuova fase del suo percorso nell’intelligenza artificiale con il debutto di Gemini 3.
Nel corso degli anni, ogni generazione di Gemini ha ampliato le capacità del modello precedente, fino ad arrivare oggi a un punto di svolta con Gemini 3, progettato per combinare tutte le funzioni della piattaforma in un modello più intelligente, più naturale da guidare e soprattutto più capace nel ragionamento avanzato.
Le novità principali riguardano la capacità di Gemini 3 di cogliere sfumature, intenti e indizi sottili nelle richieste dell’utente. Il modello è stato progettato per comprendere meglio il contesto, riducendo la necessità di prompt complessi e interazioni ripetitive e Google sottolinea come, in soli due anni, l’AI sia passata dal semplice riconoscimento di testi e immagini alla comprensione dell’ambiente circostante, con un livello di percezione molto più vicino a quello umano.
Gemini 3 debutta fin da subito in prodotti come AI Mode nella Ricerca, che introduce risultati dinamici e visualizzazioni più interattive generate al volo, e nell’app Gemini, ora potenziata dal modello di nuova generazione. Parallelamente, sviluppatori e aziende possono iniziare a utilizzarlo in AI Studio, Vertex AI e nella nuova piattaforma Google Antigravity, pensata per il paradigma degli agenti AI.
Gemini 3 rappresenta un passo significativo verso l’AGI (Artificial General Intelligence) grazie alla sua capacità di ragionare, pianificare e interagire in modo coerente attraverso più modalità: testo, immagini, video, audio e codice.
Sul fronte dei benchmark, Gemini 3 Pro registra risultati superiori rispetto a Gemini 2.5 Pro in ogni categoria. Tra i punteggi più rilevanti troviamo:
1501 Elo su LMArena, primo al mondo
91,9% in GPQA Diamond
23,4% in MathArena Apex, nuovo stato dell’arte
81% su MMMU-Pro e 87,6% su Video-MMMU per il ragionamento multimodale
72,1% su SimpleQA Verified, con un miglioramento sostanziale nell’accuratezza dei fatti
Le risposte risultano più concise, meno ridondanti e più orientate a un ragionamento autentico, un approccio che Google descrive come la volontà di dire ciò che serve sapere, non ciò che l’utente vuole sentirsi dire.

Accanto al modello principale, Google introduce anche Gemini 3 Deep Think, una modalità progettata per spingere ulteriormente il ragionamento complesso. Nei test interni supera perfino Gemini 3 Pro, con risultati come:
41% in Humanity’s Last Exam
93,8% in GPQA Diamond
45,1% in ARC-AGI, ad oggi uno dei punteggi più alti mai registrati
Questa modalità, dedicata alle attività più difficili, sarà resa disponibile inizialmente ai tester di sicurezza e successivamente agli abbonati Google AI Ultra.
Uno degli aspetti più rilevanti della nuova generazione è la capacità di Gemini 3 di aiutare l’utente a imparare in modo personalizzato. Il modello può sintetizzare informazioni provenienti da fonti diverse, come documenti manoscritti, video didattici o articoli scientifici, trasformandole in flashcard, visualizzazioni, spiegazioni guidate o interi percorsi di studio.
L’integrazione con la Ricerca Google consente ora di generare layout interattivi, simulazioni e contenuti dinamici direttamente dalla query, sfruttando la multimodalità nativa del modello.
Sul fronte dello sviluppo, Gemini 3 si conferma come uno dei modelli più potenti per il vibe coding e la programmazione agentica superando i precedenti record su benchmark come WebDev Arena e SWE-bench Verified e supporta nuovi ambienti di sviluppo come Google Antigravity, una piattaforma che trasforma l’AI da semplice assistente a vero co-sviluppatore.
Gli agenti di Antigravity possono accedere direttamente all’editor, al terminale e al browser, pianificando e realizzando interi flussi software in autonomia, convalidando il codice durante il processo. Il sistema è integrato anche con Gemini 2.5 Computer Use per il controllo del browser e con il modello di editing visivo Nano Banana.
Rispetto ai modelli precedenti, Gemini 3 migliora anche la capacità di pianificare attività complesse in più passaggi. Il modello guida ora workflow di lungo periodo in modo più coerente, come dimostrato dai risultati su Vending-Bench 2, benchmark dedicato alla pianificazione a orizzonte esteso.
Questo permette a Gemini 3 di gestire autonomamente operazioni come la pulizia della casella Gmail, l’organizzazione di itinerari di viaggio o la coordinazione di attività multi-step, sempre con supervisione dell’utente.
Google afferma inoltre che Gemini 3 è il modello più sicuro mai realizzato dall’azienda, grazie a un numero record di valutazioni interne ed esterne. Il modello riduce l’inclinazione a seguire ciecamente richieste rischiose e presenta maggiore resistenza alle tecniche di prompt injection e agli abusi tramite strumenti informatici.
Diverse organizzazioni indipendenti — tra cui Apollo, Vaultis e Dreadnode — hanno condotto test autonomi, mentre enti pubblici come l’AISI britannica hanno partecipato alle verifiche preliminari.
A partire da oggi, Gemini 3 è disponibile da ora nell’app Gemini, per gli abbonati AI Pro e AI Ultra in AI Mode nella Ricerca, per gli sviluppatori tramite API Gemini, AI Studio, Google Antigravity e Gemini CLI e per le aziende tramite Vertex AI e Gemini Enterprise
La modalità Deep Think, dopo i test di sicurezza, sarà disponibile nelle prossime settimane agli abbonati Ultra.
trixie). This point release mainly adds corrections for security issues, along with a few adjustments for serious problems. Security advisories have already been published separately and are referenced where available.
Dopo la presentazione a Vianna, vivo porta ufficialmente in Italia la nuova serie flagship X300, composta da X300 e X300 Pro. Il lancio è accompagnato da due giornate di workshop organizzate in collaborazione con l’Istituto Italiano di Fotografia (IIF), dedicate al mondo dell’imaging mobile e rivolte a professionisti e appassionati del settore.
Durante le due Masterclass, i partecipanti hanno potuto sperimentare da vicino le nuove tecnologie fotografiche sviluppate da vivo insieme a ZEISS, marchio storico nel settore ottico. I workshop hanno offerto sessioni teoriche e pratiche, con set fotografici allestiti ad hoc per mettere alla prova le capacità del comparto fotografico della serie X300.
La novità più importante è la fotocamera Teleobiettivo APO ZEISS da 200 MP, disponibile su vivo X300 Pro. È la prima volta che la tecnologia APO ZEISS, tipica delle lenti professionali per fotografia naturalistica o astronomica, viene integrata su uno smartphone.

Grazie a una miniaturizzazione ingegneristica avanzata, vivo è riuscita a mantenere gli standard ottici APO in un modulo compatto, eliminando le aberrazioni cromatiche e garantendo scatti nitidi, definiti e fedeli nei colori anche in condizioni di luce difficili.
Per arricchire ulteriormente l’esperienza fotografica, vivo X300 Pro è compatibile con due accessori dedicati: il Kit Teleobiettivo ZEISS esterno 2,35x, che amplia le possibilità creative garantendo un bokeh naturale e una resa più dettagliata, e l’Imaging Grip Kit, pensato per offrire una presa più stabile e un controllo manuale più preciso durante gli scatti professionali.
La serie X300 introduce anche una fotocamera frontale Ultra Wide-Angle ZEISS da 50 MP con Auto Focus, che insieme all’algoritmo proprietario vivo Portrait Engine promette ritratti ad alta risoluzione e scatti nitidi da qualsiasi distanza.
Le modalità fotografiche si arricchiscono con funzioni come ZEISS Natural Portrait, che punta a restituire toni della pelle realistici e sfumature delicate; Night Portrait, ottimizzata per scatti notturni più luminosi e definiti; e Portrait Snapshot, che migliora la resa a tutte le lunghezze focali.
Sul fronte video, la serie vivo X300 mira a raggiungere un livello tecnico di fascia professionale: entrambi i modelli supportano la registrazione 4K a 120 fps, mentre X300 Pro introduce video Dolby Vision e registrazione Log 4K a 10 bit, portando un look cinematografico anche sui contenuti girati da smartphone. I video ritratto 4K a 60 fps, con stabilizzazione avanzata e resa cromatica naturale, rendono X300 Pro un dispositivo ideale anche per i creator e i vlogger.
Con il nuovo AI Image Studio, vivo punta a semplificare l’esperienza di scatto grazie a strumenti intelligenti. L’AI One-Shot Multi-ritaglio genera automaticamente diverse composizioni fotografiche di una stessa immagine, mentre AI Landscape Master riconosce le condizioni atmosferiche e ottimizza i parametri per migliorare la resa dei paesaggi o applicare stili creativi.
Sotto il profilo tecnico, vivo X300 Pro è equipaggiato con un display AMOLED LTPO da 6,78 pollici con risoluzione QHD+, refresh rate dinamico fino a 120 Hz e luminosità di picco superiore a 3000 nit, ideale per una visione ottimale anche sotto luce diretta. A muovere il dispositivo c’è il chipset Snapdragon 8 Gen 3, accompagnato da 16 GB di RAM LPDDR5X e 512 GB di memoria interna UFS 4.0, per prestazioni di fascia premium. La batteria da 5400 mAh supporta la ricarica rapida da 90W, garantendo tempi di ricarica estremamente ridotti.
Il più “compatto” vivo X300 condivide buona parte delle caratteristiche del fratello maggiore, ma adotta un display AMOLED da 6,78 pollici Full HD+ sempre a 120 Hz e lo stesso livello di luminosità di picco. È alimentato dal chip Dimensity 9300+, realizzato da MediaTek, e mantiene 16 GB di RAM e 512 GB di storage UFS 4.0. Anche in questo caso la batteria è da 5400 mAh con supporto alla ricarica rapida da 90W. Entrambi i modelli integrano un sistema di raffreddamento a camera di vapore, audio stereo potenziato e un set completo di sensori di ultima generazione, tra cui lettore d’impronte ultrasonico sotto il display e sensori di luce ambientale a doppio canale.
Insieme alla serie X300, arriva sul mercato italiano il nuovo OriginOS 6, basato su Ultra-core Computing, Memory Fusion e Dual Rendering. L’interfaccia offre un’esperienza più fluida, con design moderno e funzioni intelligenti per la produttività quotidiana.
L’interfaccia Origin Design introduce un linguaggio visivo rinnovato e animazioni più dinamiche, mentre Origin Island rende la navigazione più intuitiva grazie a suggerimenti contestuali e funzioni adattive. Con vivo Office Kit, gli utenti possono collegare il telefono al PC e utilizzare lo schermo del computer come estensione del dispositivo. Il sistema include inoltre strumenti basati su intelligenza artificiale come AI Creation, per riscrittura e traduzione dei testi, e l’integrazione con Google Gemini per un’assistenza avanzata su più dispositivi.
Per la sicurezza, vivo Security centralizza le funzioni di protezione e privacy in un framework unificato, rendendo più semplice il controllo dei dati personali.
La serie vivo X300 è già disponibile in Italia con le seguenti configurazioni:
vivo X300 (16 GB + 512 GB): 1.099 €
vivo X300 Pro (16 GB + 512 GB): 1.399 €
Entrambi i modelli sono acquistabili anche in bundle con caricabatterie da 90W e cuffie wireless TWS 3e, con sconti dedicati su accessori come il Kit Teleobiettivo ZEISS esterno 2,35x e l’Imaging Grip Kit.
Sono previste promozioni esclusive con MediaWorld, Euronics e WINDTRE, inclusa la possibilità di acquisto a rate a tasso zero e offerte tariffarie dedicate con GIGA illimitati in 5G.
Infine, vivo offre un anno di garanzia estesa, cinque anni di copertura sulla batteria e una riparazione gratuita del display per i modelli X300 Pro acquistati entro il 4 gennaio 2026 tramite i canali ufficiali.
Display: AMOLED 6,78” Full HD+ (2800×1260), refresh rate 120 Hz, luminosità di picco 3000 nit
Processore: MediaTek Dimensity 9300+
RAM: 16 GB LPDDR5X
Memoria interna: 512 GB UFS 4.0
Fotocamere posteriori:
Principale ZEISS 200 MP (sensore Ultra-Sensing HPB, OIS CIPA 4.5)
Ultra-wide 50 MP
Teleobiettivo 50 MP
Fotocamera frontale: 50 MP Ultra Wide-Angle ZEISS con Auto Focus
Batteria: 5400 mAh, ricarica rapida 90W
Audio: stereo, Hi-Res
Sistema operativo: OriginOS 6 basato su Android 15
Connettività: 5G, Wi-Fi 7, Bluetooth 5.4, NFC, USB-C
Altro: lettore d’impronte ultrasonico sotto il display, IP68
Display: AMOLED LTPO 6,78” QHD+ (3200×1440), refresh rate variabile 1–120 Hz, luminosità 3000 nit
Processore: Qualcomm Snapdragon 8 Gen 3
RAM: 16 GB LPDDR5X
Memoria interna: 512 GB UFS 4.0
Fotocamere posteriori:
Principale ZEISS Gimbal-Grade 50 MP
Teleobiettivo APO ZEISS 200 MP (OIS, 2,35x ottico)
Ultra-wide 50 MP
Fotocamera frontale: 50 MP Ultra Wide-Angle ZEISS con Auto Focus
Batteria: 5400 mAh, ricarica rapida 90W
Video: fino a 4K 120 fps, Dolby Vision, Log 10-bit
Audio: stereo, Hi-Res, supporto Dolby Atmos
Sistema operativo: OriginOS 6 basato su Android 15
Connettività: 5G, Wi-Fi 7, Bluetooth 5.4, NFC, USB-C
Altro: lettore d’impronte ultrasonico, IP68, supporto Imaging Grip Kit e Kit Teleobiettivo ZEISS
Qualche settimana fa, i fan del popolare Nova Launcher hanno ricevuto una brutta notizia. A settembre, lo sviluppatore Kevin Barry ha annunciato di aver finalmente lasciato Branch Metrics, l’azienda che ha acquisito il launcher nel 2022. Sebbene sembrasse la fine per Nova Launcher, la scorsa settimana gli utenti hanno iniziato a notare un nuovo aggiornamento 8.1.3 sui loro dispositivi, a cui ora si è già aggiunta una nuova release.
Quando è uscito l’aggiornamento 8.1.3, un altro ex sviluppatore di Nova, Rob Wainwright, ha pubblicato un post per condividere una piccola panoramica delle novità introdotte. Secondo lui, si trattava in gran parte di vecchi lavori che non erano ancora stati distribuiti agli utenti:
Si prega di notare che nessuno del team originale di Nova Launcher lavora più presso Branch Metrics. Sebbene la maggior parte delle modifiche in questo aggiornamento siano state apportate dal team originale più di un anno fa, non possiamo garantire nulla in merito alla raccolta o all’analisi dei dati.

Ieri, sul subreddit di Nova Launcher, l’utente Dankees98 ha notato un nuovo aggiornamento 8.1.4 in arrivo per i beta tester. Come probabilmente potrete intuire tutti dalla rapidità dell’update, non sembra che ci siano nuove funzionalità, e la versione è invece focalizzata sulla stabilità e sulla correzione di bug. La domanda più importante riguarda ora come potrebbe evolversi la situazione dell’app e se sia ancora sicuro utilizzare questo launcher rispetto ad altre alternative ancora attive e controllate.
Negli ultimi due anni, Google ha infuso l’intelligenza artificiale di Gemini in ogni aspetto dei suoi dispositivi e servizi. Ora, secondo le ultime notizie provenienti proprio dal colosso americano, anche la più famosa app di navigazione, Google Maps, riceverà numerosi funzioni legate all’intelligenza artificiale.
Tra le funzioni più amate c’è il controllo vocale di Maps tramite Assistant, che consente di avere le mani libere e di pianificare e modificare i percorsi al volo. Ora però con Gemini, Google promette di portare questa esperienza ad un livello superiore.
Se non si sa esattamente dove si vuole andare, si potrà semplicemente descrivere il tipo di posto e lasciare che Gemini faccia tutto il lavoro sporco. Un’altra novità molto interessante riguarda l’integrazione con Lens: si potrà infatti usare la fotocamera del proprio dispositivo e far sì che Maps risponda alle domande sui luoghi che vede, ottenendo maggiori informazioni su ciò che offrono, proprio come una vera e propria guida turistica.
Alcune di queste novità sono già attive da ieri, mentre l’integrazione con Lens sarà disponibile poco più avanti nel corso del mese e la stessa tempistica sembra valere per la navigazione basata su Gemini, prevista entro le prossime settimane.
Da oggi AI Mode, la modalità di Ricerca Google basata su intelligenza artificiale, è disponibile in 36 nuove lingue, tra cui l’italiano, e in quasi 50 nuovi Paesi e territori, per un totale di oltre 200 aree coperte in tutto il mondo. L’espansione include gran parte dell’Europa e segna il debutto ufficiale di questa funzione anche in Italia, sia nella pagina dei risultati di ricerca sia nell’app Google per Android e iOS.
AI Mode rappresenta la forma più avanzata di ricerca mai proposta da Google: una modalità progettata per gestire domande complesse, articolate e multidimensionali, grazie a una versione personalizzata dei modelli Gemini ottimizzati per la Ricerca.
Rispetto alla ricerca tradizionale, AI Mode consente di formulare richieste più lunghe e dettagliate, che in passato avrebbero richiesto più interrogazioni separate. Gli utenti che l’hanno provata per primi, spiega Google, tendono a porre query due o tre volte più estese rispetto alla media.
Un esempio pratico? È possibile chiedere:
“Vorrei capire i diversi metodi di preparazione del caffè. Crea una tabella che confronti gusto, facilità d’uso e attrezzatura necessaria.”
A questo punto, l’utente può continuare con una seconda domanda, ad esempio:
“Qual è la macinatura migliore per ciascun metodo?”
Dietro le quinte, AI Mode sfrutta una tecnologia definita query fan-out, che scompone la domanda in sottotemi ed esegue ricerche parallele per ciascuno. In questo modo, la piattaforma è in grado di esplorare il web più in profondità e proporre contenuti più ricchi, pertinenti e aggiornati.

Un altro aspetto distintivo di AI Mode è la multimodalità: l’utente può porre domande non solo tramite testo, ma anche con la voce o con un’immagine.
Basta toccare l’icona del microfono per chiedere qualcosa a voce, oppure scattare o caricare una foto per ottenere informazioni visive contestuali — una funzione utile, ad esempio, per riconoscere oggetti, prodotti o monumenti.
Nonostante la crescente integrazione dell’IA, Google ribadisce che l’obiettivo di AI Mode resta quello di facilitare la scoperta di contenuti provenienti dal web, fornendo sempre link diretti alle fonti.
Secondo l’azienda, strumenti come AI Overview (la panoramica automatica di risultati basata su IA) stanno già mostrando che, dopo aver visualizzato i suggerimenti dell’IA, le persone visitano una varietà più ampia di siti web e trattano i contenuti con maggiore attenzione, trascorrendo più tempo sulle pagine visitate.
AI Mode si basa inoltre sugli stessi sistemi di ranking e qualità usati per la Ricerca classica, ma introduce nuovi approcci per valutare l’affidabilità delle informazioni. Quando il sistema non è sufficientemente sicuro della risposta, vengono mostrati i risultati web tradizionali, garantendo trasparenza e controllo.
In occasione dell’Amazon Prime Day, tado° propone sconti fino al 50% sulla propria gamma di termostati e teste termostatiche della linea tado° X, prodotti progettati per ottimizzare i consumi e ridurre le bollette energetiche grazie all’intelligenza artificiale.
Secondo l’azienda, le famiglie che utilizzano i prodotti tado° risparmiano in media fino al 22% sui costi di riscaldamento, riducendo al contempo le emissioni di CO₂.
Con la nuova piattaforma AI Assist, disponibile tramite abbonamento all’app tado° (3,99 € al mese o 29,99 € all’anno), i dispositivi della gamma X acquisiscono un ulteriore livello di automazione intelligente.
Tra le funzioni più interessanti ci sono:
Preheat Before Arrival, che preriscalda automaticamente l’ambiente prima del rientro a casa;
Adaptive Heating, che utilizza l’intelligenza artificiale per apprendere le abitudini dell’utente e le caratteristiche termiche di ogni stanza, ottimizzando l’attivazione del riscaldamento in base alle condizioni reali.
Prezzo: 99,99 € (50% di sconto)
Disponibile su Amazon
Il kit di base include il Termostato Intelligente X e il Bridge X Thread. Pensato per sostituire facilmente i termostati tradizionali, è compatibile con caldaie, valvole di zona e sistemi di riscaldamento a pavimento. Il design minimale e l’interfaccia intuitiva lo rendono ideale anche per chi si avvicina per la prima volta alla domotica.
Grazie all’integrazione con l’ottimizzatore di pompe di calore X, permette una gestione precisa stanza per stanza, migliorando sensibilmente l’efficienza energetica complessiva.
Prezzo: 164,99 € (40% di sconto)
Disponibile su Amazon
Il Trio Pack comprende tre Teste Termostatiche Intelligenti X, perfette per ampliare un sistema esistente o per il controllo individuale di più radiatori.
Caratterizzate da un nuovo design a forma di T con display touch ad alta risoluzione, offrono una regolazione precisa della temperatura e un’estetica moderna. Sono inoltre compatibili con la maggior parte dei radiatori e vengono fornite con sei adattatori universali e un selettore di montaggio per semplificare l’installazione.
La batteria rimovibile e ricaricabile via USB-C elimina la necessità di sostituire pile, e il blocco bambini integrato aggiunge un livello extra di sicurezza.
Prezzo: 59,99 € (40% di sconto)
Disponibile su Amazon
Ideali per chi desidera aggiungere un punto di controllo intelligente in più alla propria casa, queste teste termostatiche si installano facilmente e offrono funzioni di programmazione automatica, geolocalizzazione e rilevamento finestre aperte.
Google ha avviato il roll-out dell’aggiornamento di ottobre 2025 dei Play Services, che corregge alcuni bug e aggiunge delle nuove funzionalità.
Come di consueto, si tratta di un update che riceveranno tramite il Play Store tutti i dispositivi Android: non solo gli smartphone ma anche tablet, orologi Wear OS, TV, Android Auto e PC.
Alcune delle feature sono rivolte a tutti gli utenti, mentre altre interessano specificamente gli sviluppatori.
Di seguito vi riportiamo il changelog parziale, ricordandovi che alcune funzionalità, sebbene presenti, potrebbero non essere implementate immediatamente, mentre altre potrebbero essere aggiunte nei prossimi giorni:
WhatsApp continua a espandere e rinnovare le proprie funzionalità per mantenere la piattaforma competitiva nel panorama delle app di messaggistica istantanea. Tradizionalmente, l’app si è sempre basata sul numero di telefono per identificare e collegare gli account, ma questa impostazione potrebbe presto cambiare: nei più recenti aggiornamenti beta, infatti, è comparsa un’opzione per la prenotazione dei nomi utente (username).
L’introduzione di questa funzione avvicinerebbe WhatsApp a concorrenti come Telegram e Signal, che da tempo offrono la possibilità di comunicare senza condividere il proprio numero di telefono, semplicemente tramite un identificatore univoco.
La novità è stata individuata nella versione 2.25.28.12 della beta di WhatsApp per Android, dove tra le impostazioni è comparsa una nuova sezione dedicata proprio alla prenotazione del nome utente. Questo suggerisce che l’azienda stia preparando il terreno per un lancio pubblico della funzione, permettendo agli utenti di scegliere e registrare in anticipo il proprio username.
Questa fase preliminare servirebbe a garantire equità nella distribuzione dei nomi, evitando che gli utenti più rapidi possano accaparrarsi i nomi più popolari o riconoscibili prima dell’attivazione ufficiale. Inoltre, consentirebbe a Meta di testare il sistema su larga scala, verificandone stabilità e sicurezza.
Oltre a rappresentare un’evoluzione tecnica, l’introduzione dei nomi utente ha anche implicazioni importanti in termini di privacy. Attualmente, per contattare qualcuno su WhatsApp è necessario conoscere il suo numero di telefono, il che può essere percepito come un’informazione piuttosto sensibile. Con l’arrivo degli username, invece, sarà possibile interagire con altri utenti senza rivelare il proprio numero personale, aumentando la riservatezza nelle conversazioni, in particolare con nuovi contatti o in contesti pubblici.
Secondo le informazioni contenute nella versione beta, WhatsApp ha già stabilito alcune linee guida tecniche per la creazione degli username:
Il nome non può iniziare con “www.”
Deve contenere almeno una lettera
Sono ammessi solo caratteri minuscoli, numeri (0-9), punti e trattini bassi
Spazi o caratteri speciali non sono consentiti
Queste restrizioni mirano a garantire uniformità e compatibilità tra le diverse piattaforme e dispositivi, oltre a prevenire abusi o tentativi di phishing legati all’uso di nomi simili a domini web o marchi noti.
Al momento non è stato comunicato un calendario ufficiale per l’implementazione pubblica della funzione. Tuttavia, la presenza dell’opzione di prenotazione nella beta suggerisce che lo sviluppo sia già in una fase avanzata e che il rollout potrebbe iniziare nei prossimi mesi.
Come di consueto, WhatsApp procederà con un rilascio graduale, così da poter monitorare il comportamento del sistema, correggere eventuali bug e ottimizzare la gestione dei nomi duplicati o delle collisioni di username.
A poco più di un mese dal debutto di Pixel 10 iniziano già a circolare indiscrezioni sul suo successore. Secondo fonti vicine allo sviluppo, il futuro Pixel 11 potrebbe segnare un cambiamento significativo: il passaggio dal modem Samsung Exynos 5400i al nuovo MediaTek M90, integrato nel Tensor G6.
Alla fine del 2024 si era parlato di un possibile utilizzo di modem MediaTek già sulla serie Pixel 10, ipotesi poi smentita dal mantenimento dell’Exynos. Ora però, secondo Mystic Leaks, Google starebbe effettuando test interni preliminari con il MediaTek M90. Le prove emergono da uno screenshot della riga di comando, in cui compare la versione baseband “a900a”, mentre il bootloader riporta il nome in codice “spacecraft” (per confronto, sul Pixel 10 era “deepspace”).
Il modem M90 è stato presentato da MediaTek al MWC 2025 di Barcellona. Tra le specifiche dichiarate:
Velocità di picco fino a 12 Gbps in download.
Supporto dual 5G SIM dual-active, con gestione dati su entrambe le schede.
AI integrata per migliorare l’efficienza energetica e le prestazioni generali del dispositivo.
Connettività satellitare, un requisito ormai imprescindibile per i flagship.
Non è stato comunicato il process node, mentre sappiamo che l’Exynos 5400i utilizzato finora è realizzato a 4 nm. MediaTek ha fissato la disponibilità dei primi sample ingegneristici per la seconda metà del 2025.
Negli ultimi due anni, l’Exynos 5400i ha contribuito a ridurre i problemi di surriscaldamento che avevano caratterizzato i modem precedenti dei Pixel. Tuttavia, MediaTek sostiene che il nuovo M90 offra un consumo medio ridotto del 18%, un dato che potrebbe convincere Google a valutare la transizione, anche in un’ottica di ulteriore allontanamento dalla filiera Samsung.
Lato SoC, Tensor G6 (indicato con il nome in codice Malibu) sarà il cuore del Pixel 11. In passato si era parlato di una produzione basata sul nodo N3P di TSMC (con architettura 1+6 core), ma nuove indiscrezioni hanno suggerito un salto verso il processo a 2 nm di TSMC, il che renderebbe Tensor G6 uno dei SoC più avanzati in circolazione al momento del lancio.
In occasione delle Feste delle Offerte Prime, Dreame propone su Amazon e sul proprio sito ufficiale numerose promozioni valide fino all’8 ottobre. L’iniziativa coinvolge robot aspirapolvere, aspirapolvere senza fili, dispositivi per la pulizia dei pavimenti e prodotti per la cura dei capelli, con sconti consistenti rispetto al prezzo di listino.
Aqua10 Ultra Roller Complete – Il nuovo top di gamma integra il sistema AquaRoll
, che mantiene il rullo sempre pulito grazie a un risciacquo continuo, evitando ricontaminazioni. Con una potenza di aspirazione di 30.000 Pa, sfrutta la tecnologia FluffRoll per catturare polvere e macchie anche nelle fughe. L’innovazione AutoSeal protegge tappeti e moquette dall’umidità, mentre la funzione ThermoHub igienizza il rullo a 100 °C. Prezzo: da 1.499 € a 1.199 € (7-8 ottobre).
X50 Ultra Complete – Pensato per la pulizia profonda anche negli angoli, utilizza il sistema MopExtend RoboSwing e la navigazione VersaLift per raggiungere zone difficili, come sotto i mobili. Le doppie spazzole HyperStream riducono i grovigli di capelli, mentre la base PowerDock automatizza lavaggio e asciugatura del mop. Prezzo: da 1.499 € a 999 € (7-8 ottobre).
L40 Ultra AE – Un modello all-in-one con aspirazione Vormax da 19.000 Pa, spazzole retrattili e mop autopulente a 75 °C. Pensato per un’igiene ottimale anche dopo cicli intensi. Prezzo: da 699 € a 540 € (fino all’8 ottobre).
L10s Ultra Gen 2 – Un robot che punta su intelligenza e praticità: aspirazione 10.000 Pa, sistema MopExtend, base automatica e navigazione ottimizzata con 3DAdapt. Prezzo: da 499 € a 399 € (7-8 ottobre).
H12 Pro FlexReach – Ultra maneggevole, con snodo a 180°, 18.000 Pa di potenza e asciugatura rapida a 90 °C in 5 minuti. Prezzo: da 449 € a 259 € (7-8 ottobre).
H14 Pro – Con una testina flessibile a 180°, sistema di autopulizia ad acqua calda e autonomia fino a 40 minuti, garantisce copertura fino a 300 m². Prezzo: da 499 € a 349 € (fino all’8 ottobre).
H15 Pro – Integra il braccio robotico DescendReach GapFree per una pulizia da bordo a bordo. La spazzola viene lavata a 100 °C e asciugata a 90 °C in 5 minuti. Prezzo: da 599 € a 404 € (fino all’8 ottobre).
R20 – Aspirapolvere senza fili con motore a 150.000 giri/min, potenza di 190 AW e autonomia di 90 minuti. Prezzo: da 279 € a 229 € (fino all’8 ottobre).
AirStyle Pro Multistyler – Un kit 7 in 1 per styling e asciugatura rapida con flusso d’aria ad alta velocità. Prezzo: da 349 € a 246 € (fino all’8 ottobre).
Pocket Neo – Asciugacapelli pieghevole da soli 300 g, ideale per i viaggi. Eroga 300 milioni di ioni negativi per proteggere i capelli e viene fornito con due accessori. Prezzo: da 129 € a 94 € (fino all’8 ottobre).
Le offerte sono disponibili su Amazon e sul sito ufficiale di Dreame, fino all’8 ottobre o esaurimento scorte.
Android 16 è disponibile già da tempo per gli utenti Pixel e, più recentemente, per alcuni dispositivi Samsung, Motorola e Sony. A brevissimo si aggiungerà alla lista anche OnePlus, che ha annunciato ufficialmente la disponibilità di OxygenOS 16 a partire dal 16 ottobre 2025.
La nuova versione del sistema, basata su Android 16, porta con sé il motto “Intelligently Yours”, che sembra alludere all’integrazione sempre più profonda dell’intelligenza artificiale all’interno dell’esperienza utente. Un indizio arriva dalla conferma che Gemini, l’assistente AI di Google, sarà parte integrante della funzione Mind Space. Quest’ultima rappresenta un ambiente personale dove raccogliere appunti, articoli, screenshot e altri contenuti: grazie a Gemini, sarà possibile non solo recuperarli con facilità, ma anche elaborarli in maniera proattiva.

Un esempio mostrato da OnePlus riguarda proprio la pianificazione di un viaggio: un semplice comando a Gemini consente all’assistente di attingere alle informazioni già salvate in Mind Space e trasformarle in un piano organizzato, senza bisogno di richieste puntuali e frammentate.
Al momento, oltre alla data e a questa anticipazione sulle funzionalità AI, non sono stati forniti ulteriori dettagli ufficiali. Sarà quindi necessario attendere il 16 ottobre per capire meglio quali dispositivi riceveranno l’aggiornamento e in quali tempi, con la speranza che il rollout sia rapido e ampio, evitando le lunghe attese che spesso caratterizzano il mondo Android.
Lo sviluppo di One UI 8.5 sta procedendo rapidamente, con i primi firmware trapelati che hanno già svelato diverse novità in arrivo sui dispositivi Galaxy. Dopo la prima build non definitiva, che presentava elementi grafici incompleti e qualche imperfezione, è ora disponibile un nuovo firmware che mostra ulteriori affinamenti dell’interfaccia e diverse migliorie.
La prima versione trapelata di One UI 8.5 mostrava icone non rifinite e dettagli grafici provvisori. Nella nuova build, Samsung ha già corretto alcuni di questi aspetti. Ad esempio, i pulsanti della lista widget nel pannello rapido, che inizialmente risultavano poco curati, ora presentano un aspetto coerente con il resto dell’interfaccia.

Oltre ai ritocchi estetici, il nuovo firmware introduce diversi cambiamenti funzionali e stilistici:
Digital Wellbeing ha ricevuto un piccolo restyling, con pulsanti più grandi che ne semplificano l’utilizzo.

Nella schermata di personalizzazione della lockscreen, toccando l’icona di un’app nei collegamenti rapidi si apre un pop-up con l’intera lista delle app disponibili.
L’app Telefono utilizza ora una barra inferiore composta solo da icone. Nella nuova build questa barra si estende per tutta la larghezza dello schermo, anche se i pulsanti effettivi restano concentrati al centro.
L’app Meteo segue l’approccio di Impostazioni, spostando la barra di ricerca in basso quando si attiva la funzione di ricerca. Inoltre, il nome della località viene messo in evidenza con un riquadro nella parte alta dello schermo.

Nel menu di modifica foto con Galaxy AI presente in Galleria, la grafica è stata aggiornata, mentre la barra di navigazione inferiore mostra ora tutte le schede disponibili senza richiedere lo scorrimento laterale.

In app come Meteo, Impostazioni e Galleria compare un effetto gradiente nella parte superiore e inferiore della schermata: un accorgimento che anticipa visivamente l’elemento successivo quando si scorre.
Il menu del registratore dello schermo è stato ridisegnato con pulsanti più grandi e icone dedicate che chiariscono la funzione di ogni opzione.

Va ricordato che One UI 8.5 è ancora in una fase di sviluppo iniziale. Le modifiche viste in questi firmware trapelati rappresentano soltanto una parte delle novità che Samsung introdurrà con la release finale. Come spesso accade, ulteriori cambiamenti potrebbero arrivare nelle prossime build interne, con affinamenti sia grafici che funzionali.
Samsung non ha ancora annunciato una data precisa per il debutto di One UI 8.5, ma è probabile che il rollout inizi in concomitanza con i prossimi top di gamma della serie Galaxy S26, per poi estendersi gradualmente anche ad altri modelli.
Lo sviluppo del prossimo importante aggiornamento Samsung per dispositivi mobili è in pieno svolgimento. Un flusso incontrollato di novità dalle build trapelate di One UI 8.5 ha già rivelato numerose nuove funzionalità che possiamo aspettarci dall’aggiornamento. Il mese scorso, abbiamo visto indizi che Samsung si stesse preparando a modifiche di design ispirate a iOS nell’app Impostazioni, ed oggi scopriamo le modifiche alle icone dell’app.
[ad#ad-celli]
Abbandonando il design piatto che ha caratterizzato One UI per diversi anni, Samsung sta passando ad un aspetto 3D per le icone. Il leaker Ice Universe ha presentato oggi su Weibo delle immagini aggiornate delle icone delle app.
Questa modifica è in linea con i recenti aggiornamenti dell’app Impostazioni, in cui le bolle contenenti le diverse opzioni di menu appaiono leggermente in rilievo. Sebbene le app di sistema abbiano un aspetto notevolmente diverso, sembra che Samsung stia applicando lo stesso effetto anche alle icone di altre app popolari, tra cui YouTube e Google Play Store, nonché a una serie di app di terze parti.
In particolare, questa non è la prima volta che Samsung sperimenta con le icone 3D. Se siete utenti Samsung di lunga data, ricorderete subito allora le versioni successive dell’interfaccia TouchWiz di Samsung.
Come quasi tutti i chatbot basati sull’intelligenza artificiale, Gemini ha coltivato fin dall’inizio un aspetto minimalista. All’apertura dell’app, si presenta una schermata iniziale ordinata e, negli ultimi mesi, Google ha testato piccole modifiche all’interfaccia utente. Tuttavia, secondo le ultime indiscrezioni sembra che Google stia considerando un cambio più radicale del modo in cui gli utenti interagiscono con l’app.
[ad#ad-celli]
Nella versione 16.38.62.sa.arm64 dell’app Google è stata individuata una schermata iniziale Gemini riprogettata durante i test. Il layout attuale accoglie l’utente con un messaggio di benvenuto e scorciatoie per gli strumenti principali, come “Crea immagine” e “Ricerca approfondita“. Nel nuovo design, questi pulsanti si spostano verso l’alto per far spazio a un feed scorrevole di suggerimenti.
I suggerimenti visualizzati fungono da spunti di conversazione con un solo tocco. Alcuni evidenziano le capacità di Gemini in fatto di immagini, come “Datemi un look vintage”. Altri mettono in risalto abilità diverse, come l’invio di un notiziario quotidiano, un quiz di biologia di base o la programmazione di un piccolo gioco. Ovviamente essendo queste versioni ancora beta e non pensate per il pubblico, non si sa ancora quando e se questa nuova interfaccia farà capolinea su tutti gli smartphone nella versione stabile.
This is a security-fix and bug-fix release for FreshRSS 1.27.x.
A few highlights ✨:
healthcheckframe-ancestorsThis release has been made by @Alkarex, @Frenzie, @Inverle, @aledeg, @math-GH and newcomers @beerisgood, @nykula, @horvi28, @nhirokinet, @rnkln, @scmaybee.
Full changelog:
Retry-After #7875no-cache.txt #7907.yml and SERVER_DNS example #7858overflow-wrap instead of word-wrap #7898make target to generate the translation progress #7905entry_before_update and entry_before_add hooks for extensions #7977
bookworm). This point release mainly adds corrections for security issues, along with a few adjustments for serious problems. Security advisories have already been published separately and are referenced where available.
trixie). This point release mainly adds corrections for security issues, along with a few adjustments for serious problems. Security advisories have already been published separately and are referenced where available.
A few highlights ✨:
429 Too Many Requests and 503 Service Unavailable, obey Retry-Afterc: for categories like c:23,34 or !c:45,56Content-Security-Policy: frame-ancestorsThis release has been made by @Alkarex, @Inverle, @the7thNightmare and newcomers @Deioces120, @Fraetor, @Tarow, @dotsam, @hilariousperson, @pR0Ps, @triatic, @tryallthethings
Full changelog:
429 Too Many Requests and 503 Service Unavailable, obey Retry-After #7760c: for categories like c:23,34 or !c:45,56 #7696s parameter of streamId #7695Content-Security-Policy: frame-ancestors #7677referrerpolicy, ping #7770clean_hash() #7813, FreshRSS/simplepie#48:newest updated to PHP 8.5-alpha and Apache 2.4.65 #7773FRESHRSS_INSTALL and FRESHRSS_USER variables #7725onbeforeunload #7554<video poster="..."> and <image> #7636<code> inside of <pre> #7797data-auto-leave-validation #7785chart.js to 4.5.0 #7752, #7816
trixie).
This is a bug-fix release for FreshRSS 1.26.x
A few highlights ✨:
This release has been made by @Alkarex, @Inverle and newcomers @CarelessCaution, @the7thNightmare
Full changelog:
bgcolor, text, background, link, alink, vlink #7606
This is a security-focussed release for FreshRSS 1.26.x, addressing several CVEs (thanks @Inverle) 🛡
A few highlights ✨:
Notes ℹ:
This release has been made by @Alkarex, @Frenzie, @hkcomori, @loviuz, @math-GH
and newcomers @dezponia, @glyn, @Inverle, @Machou, @mikropsoft
Full changelog:
<iframe srcdoc=""> #7494, CVE-2025-32015<button formaction=""> #7506Content-Security-Policy HTTP headers to favicons #7471, CVE-2025-31136Referrer-Policy: same-origin #6303, #7478ext.php #7479, CVE-2025-31134mod_filter to ensure that AddOutputFilterByType works #7419
This is a bugfix release for 1.26.0, addressing some regressions 🐛
A few highlights ✨:
This release has been made by @Alkarex, @FromTheMoon85, @marienfressinaud, @math-GH
and newcomers @abackstrom, @BryanButlerGit, @culbrethj, @EricDiao, @Karvel, @ViPeR5000
Full changelog:
In this release, we have restarted to focus on features. A long-awaited feature has been added, namely sorting articles by various criteria: received date (existing, default), publication date, title, link, random.
A few highlights ✨:
&get=A, and also those archived with &get=Z
This release has been made by @Alkarex, @b-reich, @hkcomori, @math-GH, @UserRoot-Luca
and newcomers @a6software, @aftix, @bl00dy1837, @brtmax, @Roan-V, @ShaddyDC, @UncleArya
Full changelog:
&get=A, and also those archived with &get=Z #7144
intext: #7228force-https.txt #7259
In this release, the coding focus has been on moving to PHP 8.1+ and refactoring the integration of the SimplePie library (which was long due). At the same time, plenty of new features have been added. Enjoy! 🎄
Breaking changes 💥:
A few highlights ✨:
search:UserQueryA date:P1dCache-Control: max-age and ExpiresThis release has been made by @aledeg, @Alkarex, @Art4, @ColonelMoutarde, @Frenzie, @math-GH, @ramazansancar
and newcomers @DevGrohl, @UserRoot-Luca, @aarnej, @andrey-utkin, @bhj, @christophehenry, @davralin, @drego85, @ev-gor, @killerog, @kwarraich, @minna-xD, @mtalexan, @oshaposhnyk, @patHyatt
Full changelog:
search:UserQueryA date:P1d #6851Cache-Control: max-age and Expires #6812, FreshRSS/simplepie#26Authorization) #6820&state=96 (no UI button yet)phpgt/cssxpath library with improved CSS selectors #6618
:last-child, :first-of-type, :last-of-type, ^=, |=("a b") or (!c) #6818v mode #7009+ #7033
Referer #6822, FreshRSS/simplepie#27
Referer: https://example.net/ to the custom HTTP headers of the feed #6820windows.open noopener (to avoid flash of white page in dark mode) #7077, #7089aria-hidden bug, and use HTML5 hidden #6910<pre> and <code> #6770<template> instead of duplicated HTML code #6751, #7113<template> #6864? to show shortcut page and help #6981simplepie_after_init #7007Minz_Request::paramArray() #6800booleansInConditions #6793phpstan.dist.neon to allow custom configuration in phpstan.neon #6892ControlSignature #6896
This is a quality-focussed release for the 1.24.x series meant to provide a good product to people blocked on PHP 7.4, while we will increase the requirements to PHP 8.1+ from the next release.
A few highlights ✨:
This release has been made by @Alkarex, @math-GH and newcomer @pando85
Full changelog:
This is a quality-focussed release for the 1.24.x series meant to provide a good product to people blocked on PHP 7.4, while we will increase the requirements to PHP 8.1+ from the next 1.25.x series.
A few highlights ✨:
This release has been made by @Alkarex, @ColonelMoutarde, @den13501, @hkcomori, @math-GH
and newcomers @dservian, @crisukbot, @TomW1605
Full changelog:
OR Boolean search expressions #6672Last-Modified when content is not modified #6723cli/db-backup.php #6593
Bonjour à toutes et à tous
C'est un message très important concernant une coupure de votre accès Internet qui aura lieu ce jeudi 10 décembre de 7H40 jusqu’à probablement au moins 11H. On essaye de la faire la plus courte possible, mais plein d'éléments extérieurs font qu'on est pas certains d'avoir tout remis en marche à cette heure la. On va faire au plus court.
Il s'agit d'une rénovation globale du cœur de notre réseau radio, situé au 6ème étage de Benjamin Franklin. Malheureusement, pour le moment, il nous est impossible de ne pas avoir une coupure globale en arrêtant le matériel situé à cet endroit, c'est l'un des points critiques de notre réseau. On cherche à ne plus avoir cet unique point mais cela engendrerait une complexité certaine dans le réseau.
L'intervention consiste en la mise en place d'un coffret de brassage individuel pour l'association dans la gaine technique à l'emplacement occupé actuellement par le matériel, puis de placer l'intégralité de ce dernier dans le coffret et remettre le tout en marche, avec une mise aux normes électriques.
On est désolé du peu de marge de délai entre cette annonce et le début de l'intervention, mais on a du attendre que cette dernière soit certaine avant d'intervenir: Que la logistique de l'UTC, le prestataire extérieur, le matériel, etc et on s'est synchronisés la dessus avec l'UTC. Bref, un beau bordel, qui fait qu'on vous préviens très/trop tard par rapport à nos habitudes.
Pour suivre les annonces que l'on va faire, et le déroulement des travaux, vous pouvez suivre ce fil mastodon: https://toot.aquilenet.fr/web/statuses/105350007612492941
Si après avoir annoncé dessus la fin de coupure et le rétablissement complet, vous constatez encore un problème sur votre accès, n'hésitez pas à nous contacter au plus tôt par mail, sur mattermost https://team.picasoft.net/rhizome/channels/support-abonnes.
Si vous avez des questions etc, n'hésitez pas non plus
Martin, pour Rhizome
Le Battlemesh, ou "Wireless Battle of the Mesh", est un événement annuel autour des réseaux mesh.
Le but de cet événement est de rassembler des personnes de tous horizons qui s'intéressent aux réseaux communautaires, en particulier aux réseaux maillés sans fil ("wireless mesh networks"), aux infrastructures de fibre optique et aux FAI associatifs, ainsi qu'à la manière de créer et entretenir des communautés dynamiques qui prennent en main leurs réseaux de communications électroniques.
La volonté de l'événement est de proposer 7 jours de présentations expertes, d'ateliers pratiques, de sessions pour travailler collaborativement sur des projets, et bien sûr proposer un espace qui favorise les discussions entre les participants ! Que vous soyez un expert des réseaux mesh, actif dans un FAI associatif, ou juste curieux d'en savoir plus sur les réseaux communautaires, venez rendre visite à la communauté mondiale pour échanger sur ces sujets !
Cette année, le Battlemesh a lieu du 8 au 14 juillet 2019 à Saint-Denis, près de Paris : le thème de cette édition est "Building Community Networks for Fun and Non-Profit".
Comme tous les ans, le Battlemesh est gratuit et ouvert à tous grâce au soutien généreux de sponsors. Par ailleurs, l'équipe d'organisation s'efforce de diminuer autant que possible le coût de la participation en proposant un hébergement bon marché aux participants.
lus d'informations sont disponibles sur la page de l'événement, sur Mastodon ou sur Twitter.
Rhizome soutient l'événement "Battlemesh", d'une part pour les efforts de cette communauté en vue d'améliorer les réseaux maillés sans fil et de favoriser le développement de réseaux communautaires, mais aussi pour sa contribution aux libertés numériques, à la reprise en main des technologies de communications électroniques, et à une société ouverte et respectueuse des droits humains.
La place de Rhizome dans cette optique est particulière. Attachée à une école d'ingénieurs, elle est une des premières structures françaises lancées à la suite de l'essaimage de la FFDN. Elle perdure aujourd'hui tant bien que mal.
Élue "l'Assos indispensable" l'année dernière, elle est présente dans beaucoup d’événements UTCéens auprès des associations qui les organisent. En déployant du réseau à des endroits où il n'y en a pas, Rhizome permet à ces événements d'exister. C'est dans cette optique aussi qu'elle s'inscrit comme "Community network", au sein de la communauté UTCéenne.
Les derniers mois, nous avons organisés deux conférences. Ces conférences ont été filmées, voici donc les vidéos.
La première a eu lieu le 12 mars dernier, intitulée "Kant et la régulation des télécoms" par Oriane Piquer Louis.
Quel rapport entre un philosophe allemand, la neutralité du Net et la
régulation des télécoms ? Et puis qu'est-ce que ça veut dire, « réguler
les télécoms », d'abord ?
Oriane Piquer-Louis, doctorante en Sciences de l'Information et de la
Communication, propose un détour par la philosophie pour comprendre les enjeux
autour du marché des télécommunications en Europe.
La vidéo est disponible ici:
https://youtu.be/T8wWPhGZ9_0
La dernière conférence que nous avons présentée à été conjointement créée par Rhizome et nos amis du CHATONS Picasoft.
Cette conférence met en parallèle les liens qui existent entre nos associations face aux BOFS, GAFAM et BATX et le monde de l'agroalimentaire face aux AMAP.
Quel rapport entre la production locale de légumes et nos "associations d’informaticiens" ? Aussi étonnant que cela puisse paraître, nous avons de multiples points communs, autant sur certaines problématiques (marché dominé par des géants tentaculaires) que sur les solutions apportées (décentralisation, partage...). Notre caractère local nous permet d’être proches de nos utilisateurs et nos services coopératifs sont "sans OGM" !
Erratum : une des diapositives indique qu’Iliad est un databroker ; c’est une erreur de notre part
https://tube.svnet.fr/videos/watch/31072a55-90dd-4476-88f4-48cb57036f6d
Le lien pour la regarder sur le site de la webtv de l'UTC est ici: https://webtv.utc.fr/watch_video.php?v=OSXH4HGGRDSGLa semaine qui arrive (du 1 au 7 avril pour ceux qui suivent pas) est la semaine de la durabilité!
Cette semaine est l'occasion de suivre plein d'ateliers, conférences, et autres autour de la thématique. 
L’évènement facebook
Et donc comme vous pouvez le constatez, nous serons présents à deux évènements: L'install party de lundi en début d'après midi et notre conférence jeudi soir.
Il y aura donc avec Picasoft une install party Lundi en début d'aprem au Pic. Venez apprendre à installer un linux ou un autre logiciel libre sur votre machine! C'est aussi un lieu pour découvrir et essayer des logiciels que vous n'avez jamais utilisé ou qui sont une alternative a votre logiciel propriétaire favori. On se donne donc Rendez vous Lundi au PIC entre 14h15 et 16h15!
L’évènement Facebook

Jeudi 4 Avril - FA100 - 18h45

Quel rapport entre la production locale de légumes et nos "Assos de GI"? Aussi étonnant qu'il paraisse, nous avons de multiples points communs, autant sur certaines thématiques (marchés dominé par des géants tentaculaires) que sur les solutions apportées (décentralisation, partage...). Notre caractère local nous permet d’être proche de nos utilisateurs et nos services coopératifs sont "sans OGM" !
Vous l'aurez compris, on va parler de ce qui nous rapproche dans le principe des AMAPs, mais aussi un peu de ce qui nous en différencie. Bref, une conférence généraliste qui explicite nos actions à laquelle tout le monde est invité à venir quelque soit sa branche ou son statut à l'UTC.
Nous arrivons dans ce nouveau semestre rempli de plein de choses à faire! Et donc, pour bien le débuter, nous le débutons par un amphi de présentation et une conférence.
Le semestre débute, et si il y a bien une chose que nous ne sommes pas chez Rhizome à l'UTC, c'est d'être connus. Pourtant, on est au cœur des plus gros événements et on a une activité plutôt peu commune.
On fait donc mercredi 6 à 18h40 en FA206 au bâtiment Benjamin Franklin un amphi de présentation avec Picasoft où on va tout vous dire sur ce qu'on fait et va faire ce semestre. Il est important d'autant plus qu'on est pas en surnombre. Pas besoin d'être GI ou expert en réseau pour nous rejoindre, le but est aussi d'apprendre et il y a de la place pour tous les profils!
Que vous ayez envie de nous rejoindre ou que vous soyez simplement curieux, c'est l’occasion de venir nous poser des questions sur ce qu'est Internet et comment on en fabrique, sur la neutralité du net, ou tout autre chose.
Des <3 sur vous, et on vous attend nombreux.
Ce semestre est aussi l’occasion pour Rhizome de repartir dans son activité de sensibilisation, et commence donc ce semestre par une conférence intitulée "Kant et la régulation des télécoms", qui aura lieu mardi 12 à 18h40 en FA205
Comment relire Foucault à l'ère de la surveillance de masse ? Oriane
Piquer-Louis, doctorante en Sciences de l'Information et de la communication, et présidente de la Fédération FDN, relit cet auteur à la lumière des avancées faites sur le terrain en matière d'activisme numérique.
Des thématiques comme la neutralité du net sont aussi abordées. Bref, on explique pourquoi la régulation des télécoms c'est aujourd'hui important et notamment par rapport à ce qu'ont écrit les philosophes.
Je vous vois plisser des yeux et vous enfuir en voyant de la philo et de la technologie. A ça je vous réponds de ne pas fuir tout de suite! Cette conférence est accessible a toutes et a tous, et ne demande pas de connaissances particulière pour être suivie.
Notre réseau Hertzien est vraiment en galère et on vous doit quelques explications sur les délais de procédures qu'on a a l'heure actuelle sur les procédures.
Nous avions au semestre dernier quelques antennes cassées sur BF, jusque là rien de trop grave; enfin on arrivait à donner du 6 Mbit/s symétrique à Amandiers par un lien de secours le lien principal étant mort. On essayait déjà de monter en haut de BF mais faite de procédure bien documentée, on a tout d’abord demandé. Puis on s'est fait baladé entre les personnels de l'UTC.
Pas spécialement de réponse...
Pendant l'inter-semestre notre lien de secours casse (Là on est mal). On bricole un lien de secours du turfu entre une petite antenne sur le toit qui sert normalement a connecter des abonnés et Amandiers. Max 1Mbit/s, et très fluctuant. On a pas de quoi faire mieux. C'est triste...
On cherche aussi à obtenir plus tard notre convention qui a disparu quelque part #Le_Classeur. Dans cette procédure ils ont fini par ce rendre compte aà l'UTC qu'on a plus de convention avec eux depuis plus d'un an... Pendant l’inter-semestre on relit et on modifie les éléments a changer, et puis juste avant de leur renvoyer, on a une surprise.
Ils ont percé du béton dans notre local technique sans aspirer.
Par chance, on a du matériel plutôt passif à cet endroit mais merci beaucoup Graf'Hit de nous avoir prévenus. Du coup, on a ajouté ça dans la convention. Depuis, même avec plusieurs relances c'est devenu une sorte de "On vous recontactera".
Et mon Asnières ? Comme le dirait Fernand Raynaud. Bref, on attends
En attendant le matériel pour réparer le lien est en chemin. On va aussi contacter l'antenniste. Mais on attend juste de signer un papier et qu'ils nous disent "Ok, vous pouvez y aller".
Tout ça pour quelques antennes...
Du coup, on est assez triste de devoir le dire, mais on a pas réussi à reconstruire à temps notre réseau. En partie par des forces militantes limitées, mais aussi parce que l'enfer bureaucratique pour poser 3 antennes sur un toit où on en à déjà.
Par conséquent les abonnements ne sont pas ouverts en ce début de semestre sauf cas exceptionnel (genre suffisamment bien placé). Cependant nous ne les bloquons pas pour l'intégralité du semestre. Le but est de les ouvrir dès qu'on a réparé le lien BF<->Amandiers. En attendant ba on pleure, on relance et on essaye de voir ce qu'on peut faire...
Suite à la hausse du nombre de pannes ces derniers mois, dues à l'âge de l'infrastructure existante, il a été décidé que l'association ne prendrai pas de nouveaux abonnements pendant plusieurs mois. Les bénévoles travaillent d'ores et déjà sur des réparations, changement de matériel et maintenance, mais espèrent aussi installer au moins un nouveau point fixe dans les mois à venir.
Les abonnements actuels continuent mais, au vu de la qualité de service actuellement proposée, nous avons donc fermé les nouveaux abonnements.
Nous nous excusons de ce fait, et restons disponibles pour discuter de la situation, que ce soit par mail, par irc ou sur https://team.picasoft.net/, équipe Rhizome (canal de discussion principal pour l'association)
Pour la troisième année consécutive, Rhizome a eu le plaisir de déployer le Wi-Fi durant l'Imaginarium Festival. Le festival de musique, qui a accueilli pour l'édition 2017 plus de 11 000 festivaliers, est organisé par des étudiants de l'UTC et de l'ESCOM. Rhizome s'est donc chargé en priorité de permettre aux festivaliers de payer leurs consommations et de vérifier les billets à l'entrée.

Ajouté à cela Rhizome a permis à Graf'hit, la radio locale indépendante UTCéene, de diffuser sur ses ondes pendant la durée du festival. Comme l'année dernière un réseau a été déployé pour permettre aux festivaliers de recharger leur puce, partager sur Facebook des moments de l'évènement.

Effectivement l'IF a utilisé pour la troisième année consécutive la technologie de puce intégrée aux bracelets pour effectuer tous les paiements sans contact. La gestion des transactions était géré par WeezEvent, qui fournissait des terminaux ayant besoin d'un accès à internet pour s'occuper des paiements.

En résumé, l'IF17 c'est aussi :
Rhizome peut accueillir de nouveaux abonnements ce semestre. Pour t'inscrire ? Rien de plus simple, il suffit de te connecter sur https://boutures.rhizome-fai.net et de répondre à quelques questions sur la localisation de ton logement.
Pour ceux qui ne connaissent pas Rhizome, nous sommes un fournisseur d'accès internet associatif et étudiant. Et il y a plein de raison de nous rejoindre !
Ce semestre les tarifs sont toujours les mêmes :
Aux tarifs ci-dessus s'ajoutent 2€ semestriel de cotisation à l'association. Cette cotisation vous donne entre autre le droit de vote sur les décisions de l'association. C'est aussi ça Rhizome : un FAI démocratique !
Alors n'hésitez plus et foncez vous inscrire et ajouter votre logement sur notre site ! Nous vous confirmerons votre éligibilité très rapidement.
Si vous souhaitez vous renseigner sur l'association, devenir bénévoles, ou simplement nous contacter, n'hésitez pas à envoyer un mail à contact AT rhizome-fai.net.

Rhizome peut accueillir de nouveaux abonnements ce semestre. Pour t'inscrire ? Rien de plus simple, il suffit de te connecter sur https://boutures.rhizome-fai.net et de répondre à quelques questions sur la localisation de ton logement.
Pour ceux qui ne connaissent pas Rhizome, nous sommes un fournisseur d'accès internet associatif et étudiant. Et il y a plein de raison de nous rejoindre !
Ce semestre les tarifs sont toujours les mêmes :
Aux tarifs ci-dessus s'ajoutent 2€ semestriel de cotisation à l'association. Cette cotisation vous donne entre autre le droit de vote sur les décisions de l'association. C'est aussi ça Rhizome : un FAI démocratique !
Alors n'hésitez plus et foncez vous inscrire et ajouter votre logement sur notre site ! Nous vous confirmerons votre éligibilité très rapidement.
Si vous souhaitez vous renseigner sur l'association, devenir bénévoles, ou simplement nous contacter, n'hésitez pas à envoyer un mail à contact AT rhizome-fai.net.

Rhizome peut accueillir de nouveaux abonnements ce semestre. Pour t'inscrire ? Rien de plus simple, il suffit de te connecter sur https://boutures.rhizome-fai.net et de répondre à quelques questions sur la localisation de ton logement.
Pour ceux qui ne connaissent pas Rhizome, nous sommes un fournisseur d'accès internet associatif et étudiant. Et il y a plein de raison de nous rejoindre !
Ce semestre les tarifs sont toujours les mêmes :
Aux tarifs ci-dessus s'ajoutent 2€ semestriel de cotisation à l'association. Cette cotisation vous donne entre autre le droit de vote sur les décisions de l'association. C'est aussi ça Rhizome : un FAI démocratique !
Alors n'hésitez plus et foncez vous inscrire et ajouter votre logement sur notre site ! Nous vous confirmerons votre éligibilité très rapidement.
Si vous souhaitez vous renseigner sur l'association, devenir bénévoles, ou simplement nous contacter, n'hésitez pas à envoyer un mail à contact AT rhizome-fai.net.

Tout comme l'an dernier Rhizome s'est investi dans l'Imaginarium Festival un festival musical organisé par les étudiants de l'UTC. Pour cette troisième édition, les organisateurs avaient besoin de WiFi sur le site afin de permettre aux festivaliers de payer leurs consommations.
En effet, pour la seconde année, l'Imaginarium Festival a décidé d'utiliser une technologie de paiement sans contact. Cette technologie permet aux festivaliers de payer leurs consommations à l'aide d'une puce placée sur un bracelet. Cela permet de payer très rapidement, mais aussi d'éviter les problèmes avec le rendu de la monnaie pour les bénévoles.

Dans ce cadre, Rhizome a déployé un réseau WiFi sur tout le site permettant aux terminaux de paiement de se connecter à internet, mais aussi aux festivaliers de profiter d'un hotspot WiFi pour recharger leur compte.

l'IF16 en quelques chiffres, c'est:

A Rhizome, nous avons particulièrement aimé être impliqués dans cette belle aventure et nous sommes déjà prêts pour préparer l'édition 2017.

Rhizome peut accueillir de nouveaux abonnés supplémentaires ce semestre. Pour t'inscrire ? Rien de plus simple, il suffit de te connecter sur http://www.rhizome-fai.net/membres et de répondre à quelques questions sur la localisation de ton logement.
Pour ceux qui ne connaissent pas Rhizome, nous sommes un fournisseur d'accès internet associatif et étudiant. Et il y a plein de raison de nous rejoindre !
Ce semestre les tarifs sont toujours les mêmes :
Aux tarifs ci-dessus s'ajoutent 2€ semestriel de cotisation à l'association. Cette cotisation vous donne entre autre le droit de vote sur les décisions de l'association. C'est aussi ça Rhizome : un FAI démocratique !
Alors n'hésitez plus et foncez vous inscrire et ajouter votre logement sur notre site ! Nous vous confirmerons votre éligibilité très rapidement.
Si vous souhaitez vous renseigner sur l'association, devenir bénévoles, ou simplement nous contacter, n'hésitez pas à envoyer un mail à contact AT rhizome-fai.net.

Le 19 Mars dernier, notre gouvernement a soumis une proposition de loi visant à renforcer et encadrer les activités de renseignements de la France. Le texte définitif sera proposé au vote le 5 Mai prochain.
Les grandes lignes de ce projet de loi sont :
Derrière ces différents objectifs se cache malheuresement une loi extrêmement dangereuse et liberticide, instaurant une surveillance massive de la population sans aucun contrôle judiciaire.
Fournisseur d'accès à internet associatif et étudiant, Rhizome s'oppose à ce projet de loi. Le projet de loi relatif au renseignement ne remplit pas les attentes que l'on peut avoir en terme d'encadrement des services de renseignement, de protection des libertés, et d'efficacité.
Les moyens techniques qui seront mis en Å“uvre dans le cadre de cette loi ne sont pas adaptés. L'utilisation de « boites noires » et/ou de faux relais téléphoniques (IMSI catcher) dans le but de collecter les données numériques de millions d'utilisateurs présumés innocents ne sont pas des techniques de surveillance dignes d'un pays respectant les libertés individuelles. De même, l'utilisation d'algorithmes pour détecter de manière automatisée des comportements « suspects » dans les échanges interceptés n'est ni plus ni moins que de la surveillance massive de la population.
Les honnêtes citoyens, se sachant surveillés constamment, ne seront plus libre d'être eux-mêmes : vous comporteriez-vous de la même manière si quelqu'un vous suivait tout le temps, chez vous, dans votre chambre, lisant vos SMS, vos mails et tous vos échanges numériques ? Sûrement pas. Cette surveillance massive va amener progressivement une auto-censure des citoyens, n'osant plus fréquenter certaines personnes, n'osant plus rechercher et s'informer sur certains sujets, par peur de paraître suspect. Voulons-nous vraiment de ça en France ?
Ce projet de loi est annoncé comme une mise au point sur le contrôle des services de renseignement, et il a le mérite d'être clair sur un point : pas de contrôle judiciaire, simplement une commission administrative désignée devant rendre un « avis » que le Premier Ministre est libre de suivre ou non. Ce « contrôle » n'est absolument pas efficace et ne permet pas de protéger les citoyens d'une surveillance abusive. De plus on se demande comment un état de droit peut-il porter atteinte aux libertés d'un ou plusieurs individus sans passer par une décision de justice ? Ceci va à l'encontre du principe de séparation des pouvoirs de notre pays : les privations de libertés (comme celle à la vie privée) ne sont pas le fait d'une décision administrative (pouvoir exécutif) mais bien d'une décision de la justice. Ce projet de loi nous propose tout simplement faire un pas en arrière de plus de 200 ans.
Dans le débat autour de ce projet de loi, un point souvent avancé est que les services de renseignements ont déjà adoptés certaines pratiques sur lesquelles il faut poser un cadre légal. C'est tout à fait vrai. Mais « poser un cadre légal » ne veut pas dire qu'il faut légaliser toutes les pratiques attentatoires à la vie privée des individus. Ces pratiques doivent être interdites ! Donner la bénédiction de la loi aux services de renseignements pour surveiller la population massivement, sans aucun contrôle n'est pas une solution, c'est un problème. Qui, dans 10 ans, sera au pouvoir ? Qui aura le contrôle sur ces services de renseignements ? Qui en fera partie ? Nous donnons aujourd'hui le cadre légal à l'état totalitaire de demain. Ne devrions-nous pas y réfléchir à deux fois ?
Cette loi arrive dans un contexte bien particulier : celui des attentats de Janvier 2015. On peut comprendre la crainte d'une partie de la population, mais nous ne pouvons pas accepter que les libertés fondamentales des citoyens soient bafouées au nom d'un peu de sécurité. D'autant plus pour une sécurité fictive. Les vrais coupables n'ont pas attendu ce projet de loi pour protéger leurs communications, les données collectées seront celles des citoyens honnêtes. Les échanges suspects, ceux des terroristes, des espions industriels, etc... seront bien chiffrés et extrêmement compliqués (voire impossibles) à interpréter.
Nous comprenons l'importance de la lutte contre le terrorisme ou la protection des intérêts de notre nation. Mais nous sommes convaincus que ce genre de loi pose de nombreux problèmes graves sans même en résoudre d'autres. Rhizome s'oppose donc à ce projet de loi qui va à l'encontre du respect de la vie privée, du secret de la correspondance et de la séparation des pouvoirs, valeurs en lesquelles nous croyons et que nous respectons.
Nous rejoignons ainsi d'autres organisations pour contester ce projet de loi :
Nous appelons tous les citoyens à se faire entendre auprès des députés en les contactant par mail ou gratuitement par téléphone. Nous devons empêcher le vote de cette loi, ensemble nous pouvons dire :

Rhizome peut accueillir quelques abonnés supplémentaires ce semestre. Pour t'inscrire ? Rien de plus simple, il suffit de te connecter sur http://boutures.rhizome-fai.net et de répondre à quelques questions sur la localisation de ton logement.
Pour ceux qui ne connaissent pas Rhizome, nous sommes un fournisseur d'accès internet associatif et étudiant. Nous proposons des contrats à petits prix, sans engagement, et sans frais de résiliation ! Les tarifs sont toujours les mêmes :
Nous vous confirmerons votre éligibilité très rapidement.
Si vous souhaitez vous renseigner sur l'association, ou souhaitez devenir bénévoles, n'hésitez pas à envoyer un mail à contact AT rhizome-fai.net.

Vous pouvez dorénavant regarder les vidéos des conférences tenues par Rhizome à la Cyberbase Pompidou le semestre dernier.
