China’s economy cools amid debate about risks of global crisis







© Arash Khamooshi/Polaris for The New York Times

Il presidente Donald Trump domenica ha ordinato al capo del Pentagono, Pete Hegseth, di «ridimensionare» le esercitazioni congiunte (già da tempo pianificate) con la Corea del Sud, importante partner asiatico di Washington. Motivo? Ufficialmente, il tycoon afferma di non voler inviare un segnale ostile verso il presidente nordcoreano, Kim Jong Un, che il tycoon incontrò in uno storico vertice il 12 giugno 2018, durante il suo primo mandato presidenziale. Ma c’è un’altra ragione (almeno) dietro l’annuncio dell’inquilino della Casa Bianca: il rifiuto di Seul di aiutare Wadshington nella dispendiosa guerra contro Teheran.
La terza ragione è di carattere politico ed elettorale: le elezioni di midterm si avvicinano e i sondaggi sono da incubo per il tycoon: per tale motivo Trump intende presentarsi come un «uomo di pace» agli occhi di quell’elettorato MAGA che lo aveva sostenuto proprio per terminare le endless wars degli Stati Uniti, e non per iniziarne altre come poi è accaduto con la Repubblica Islamica dell’Iran.
Donald Trump ha annunciato la sua decisione sulla piattaforma social Truth a ridosso dell’inizio di una delle due esercitazioni militari congiunte annuali tra le truppe sudcoreane e quelle Usa. Le esercitazioni, che dureranno 11 giorni, hanno come obiettivo quello di «rafforzare la prontezza militare contro le minacce nordcoreane», secondo quanto riportato dall’Associated Press.
BREAKING: Trump orders Defense Secretary Pete Hegseth to reduce US-South Korea joint military exercises, saying they are 'inappropriate and hostile' to North Korea, adding he has a 'very good relationship with Kim Jong Un'. pic.twitter.com/QBpKuvyGU0
— The Spectator Index (@spectatorindex) August 16, 2026
Trump ha chiarito che era troppo tardi per cancellare l’esercitazione con Seul, ma ha dato istruzioni al Segretario alla Guerra, Pete Hegseth di «ridurre sostanzialmente le Esercitazioni Militari Congiunte!». «Basandomi sul mio ottimo rapporto con Kim Jong Un, della Corea del Nord – ha scritto Trump su Truth – non sono soddisfatto del fatto che gli Stati Uniti abbiano, tempo fa, accettato di partecipare a Esercitazioni Militari Congiunte con la Corea del Sud. Queste esercitazioni non solo sono costose, con gran parte dei costi pagati dagli Stati Uniti d’America (come al solito!), ma inviano un segnale del tutto inappropriato e ostile verso un Paese che, finché Donald J. Trump è stato Presidente, si è dimostrato non minaccioso e rispettoso».
Pertanto, ha aggiunto, «e considerato che è troppo tardi per cancellarle, ho dato istruzioni al Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, di ridurre sostanzialmente le Esercitazioni Militari Congiunte! Sebbene in qualche modo non collegato (?), ho recentemente chiesto al Presidente della Corea del Sud se avrebbero voluto unirsi a noi nella Denuclearizzazione della Repubblica Islamica dell’Iran, e hanno risposto: “No grazie!” Grazie per l’attenzione a questa questione. Presidente DONALD J. TRUMP».
Dal canto suo, Seul, secondo quanto riportato dalla Bbc, ha affermato che proseguirà le consultazioni diplomatiche in merito alla cooperazione militare con Washington in relazione allo Stretto di Hormuz. Inoltre, discuterà i dettagli sulle esercitazioni militari congiunte con gli Stati Uniti.
É chiaro, dunque, che l’annuncio di Trump di ridimensionare le esercitazioni congiunte con Seul appare come un calcolo politico che, da un lato, appare come una ritorsione per il rifiuto sudcoreano di sostenere Washington contro l’Iran e, dall’altra, la necessità di rinvigorire l’immagine di «presidente di pace». Il rischio è quello di minare l’equilibrio dell’alleanza militare tra Washington e uno state «satellite» nella regione come la Corea del Sud, che conta su Washington da oltre 70 anni per garantire la propria sicurezza.
Fonti:
Just the News Staff, “Trump Instructs Secretary of War Hegseth to Scale Back Joint Exercises with South Korea,” Just the News, August 16, 2026, https://justthenews.com/government/security/trump-instructs-secretary-war-hegseth-scale-back-joint-exercises-south-korea.
Brandon Drenon and Jake Kwon, “Trump Says US Scaling Back Joint Military Operations with South Korea,” BBC News, August 16, 2026, https://www.bbc.com/news/articles/cx2lll7zvn0o.
L'articolo Non ci aiuti con l’Iran? Allora niente esercitazioni insieme. La Corea del Sud nel mirino di Trump proviene da InsideOver.



ROMA (ITALPRESS) – “Sono 145 i cittadini stranieri, irregolari in Italia, rimpatriati nei loro Paesi di origine la scorsa settimana”. Lo scrive sul suo profilo X il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).


LA VALLETTA (MALTA) (ITALPRESS/MNA) – Il ministro dell’Interno maltese Glenn Bedingfield ha dichiarato che le restrizioni imposte a un ragazzo italiano di 15 anni, detenuto in una struttura per minori, sono necessarie e proporzionate, mentre emergono preoccupazioni per i suoi presunti legami con una rete internazionale accusata di adescare minori e indurli all’autolesionismo, alla violenza e allo sfruttamento sessuale.
Il ragazzo, cittadino italiano, è comparso davanti ai giudici a maggio. Un’ordinanza del tribunale vieta la pubblicazione dei dettagli relativi alle accuse e della sua identità. Secondo fonti vicine all’inchiesta, il giovane è stato posto in isolamento presso il Centro di Servizi Residenziali Riabilitativi(CoRRS) di Mtahleb dopo che gli investigatori avrebbero trovato, su dispositivi elettronici, alcuni video che lo collegherebbero alla rete 764. Le autorità temono che, qualora i presunti legami fossero confermati, il ragazzo possa rappresentare un rischio per gli altri minori ospitati nella struttura.
I genitori hanno criticato pubblicamente il trattamento riservato al figlio, sostenendo che nei primi 35 giorni di detenzione abbia trascorso fino a 22 ore al giorno da solo nella cella. Hanno inoltre denunciato il malfunzionamento dell’aria condizionata e periodi durante i quali, secondo quanto riferito, il ragazzo sarebbe stato costretto a mangiare in piedi e senza posate.
Un ricorso di habeas corpus per ottenere la revoca dell’isolamento è stato respinto a giugno per una questione procedurale, senza che il tribunale si pronunciasse nel merito delle denunce della famiglia. Il ministero dell’Interno ha affermato che le restrizioni sono finalizzate a proteggere il ragazzo e gli altri detenuti e che il suo regime quotidiano è stato progressivamente ampliato. Le misure attuali comprendono l’accesso a una sala comune, alla televisione, a una cyclette e a una sessione settimanale di gruppo, sotto supervisione, con gli altri giovani detenuti.
Un rapporto di Europol, pubblicato lo scorso novembre, descrive la 764 come una rete online decentralizzata coinvolta nello sfruttamento dei minori, nelle estorsioni informatiche e in attività legate al terrorismo. Secondo il rapporto, i membri della rete adescano giovani vulnerabili inducendoli a produrre materiale esplicito e video di atti autolesionistici, che possono poi essere utilizzati per ricattarli e sottoporli a ulteriori abusi.
Il rapporto riferisce inoltre di episodi di violenza sessuale, maltrattamenti di animali, uso forzato di droghe e altre forme di sfruttamento, sottolineando che la rete prende di mira giovani vulnerabili, tra cui persone LGBTIQ+, appartenenti a minoranze e persone alle prese con problemi di salute mentale. Europol ha avvertito che la 764 è difficile da smantellare a causa della sua struttura decentralizzata e dell’attività condotta su numerose piattaforme online. Alla rete sono stati inoltre attribuiti legami ideologici con l’Order of Nine Angels, gruppo occultista neonazista che promuove la violenza e il crollo della società moderna.
– Foto Net News –
(ITALPRESS).

ROMA (ITALPRESS) – Intrusioni nelle abitazioni, scippi fulminei attraverso la tecnica dell’inganno, colpi negli esercizi commerciali per guadagnarsi il bottino tra gli scaffali, fino alle auto in sosta: sono sei i colpi sul fronte predatorio neutralizzati dalla Polizia di Stato che, negli ultimi giorni, hanno portato all’arresto di dodici persone in diversi quadranti della Capitale.
Ad aprire la sequenza è stato un tentativo di furto all’interno di un’abitazione sita in via Vincenzo Tiberino. Nel cuore della notte i condomini, allarmati dai forti rumori provenienti dal portone d’ingresso, hanno immediatamente allertato le Forze dell’ordine. L’intervento tempestivo degli agenti del XV Distretto Ponte Milvio ha permesso di arrestare un sessantasettenne ed un trentanovenne muniti di un kit da scasso per mettere a segno il furto. I due, colti in flagranza dopo un breve tentativo di fuga, sono stati fermati e sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari.
I successivi 5 arrestati sono stati intercettati dagli agenti del Commissariato di P.S. Romanina in due distinti episodi, culminati nel medesimo epilogo. In entrambi i casi i complici, ripartendosi i ruoli di vedetta e frontman, mettevano in atto una sequenza operativa ben nota: merce occultata attraverso borse schermate, dispositivi antitaccheggio compromessi e tentativi di superare le casse confidando nella rapidità della fuga.
È stato questo lo scenario dei due furti non andati a buon fine in un centro commerciale sito in via Prenestina ed in un negozio di viale Libia. Nel primo caso, due sudamericani sono stati intercettati e colti sul fatto dagli agenti che, insospettiti dal loro atteggiamento, si sono decisi a seguirli, riuscendo a recuperare 8 paia di occhiali griffati, ben travisati all’interno di un berretto, ed un borsello di pelle per un valore pari ad oltre 1400 euro. Per lasciare invisibile l’ammanco ai dipendenti del negozio, avevano furbamente sostituito gli occhiali di marca con un altro modello, riuscendo, in un primo momento, a trarli in inganno.
Una dinamica analoga è stata neutralizzata in via Aristide Merloni. In questo caso, ad essere preso di mira è stato un negozio d’abbigliamento del noto centro commerciale. Tre sudamericani, dopo essere riusciti ad aggirare i controlli di sicurezza, si sono appropriati di una refurtiva del valore di oltre 150 euro. All’uscita, tuttavia, sono stati bloccati dagli agenti del Commissariato di P.S. Romanina ed arrestati per furto aggravato. Un contesto differente è stato registrato nel parcheggio di un altro centro commerciale, nel quadrante nord-est della Capitale, dagli agenti del III Distretto di P.S. Fidene Serpentara. Tre giovani italiani, dopo aver frantumato il vetro di un portabagagli di un’autovettura in sosta al fine di asportare alcune valigie riposte all’interno, accortisi della presenza degli agenti, si sono lanciati in una precipitosa fuga, interrotta da un poliziotto che, nel frattempo, era riuscito a guadagnarsi l’accesso all’abitacolo ed a tirare il freno a mano per arrestare la corsa dell’autovettura.
Lo stesso epilogo ha colpito un ventunenne ed un ventiduenne, colti nell’atto di asportare un borsone riposto sui sedili di un veicolo in sosta in Piazza Celimontana. Dopo una breve colluttazione con gli agenti del Commissariato di P.S Celio, i due sono stati arrestati per rapina impropria in concorso. A chiudere il cerchio operativo sono stati gli agenti del Commissariato di P.S. Spinaceto che hanno arrestato per furto aggravato una quarantacinquenne. Posizionatasi davanti a un noto hotel della zona dove sostava un autobus gremito di turisti e distraendo il conducente con l’aiuto di un complice, era riuscita a guadagnarsi uno zaino, strappato dalle mani di un turista. Tutti gli arresti sono stati convalidati dall’Autorità Giudiziaria.
– Foto di repertorio Polizia di Stato –
(ITALPRESS).

ROMA (ITALPRESS) – E’ atteso oggi a Gerusalemme l’incontro fra il genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Jared Kushner, l’Alto rappresentante del Board of Peace per Gaza, Nikolay Mladenov , l’ex premier britannico Tony Blair e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu con altri alti funzionari israeliani, affinché Israele proceda con la prossima fase del piano statunitense per Gaza e porti avanti il piano in 20 punti di Trump, incluso il documento in 15 punti sul disarmo di Hamas. Lo scrive il quotidiano israeliano Jerusalem Post.
Prima dell’incontro a Gerusalemme, un alto funzionario del Board of Peace ha dichiarato domenica al Jerusalem Post che Kushner, Mladenov e Blair hanno avuto incontri a El Alamein, in Egitto, con alti funzionari egiziani e altri mediatori, con l’obiettivo di trasformare i prossimi passi della roadmap in misure concrete da attuare.
I tre hanno anche incontrato i rappresentanti del Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza (Cnag) e hanno esaminato i piani con i suoi membri in vista del trasferimento dell’autorità di governo nella Striscia di Gaza all’organismo tecnocratico. Secondo l’alto funzionario, i colloqui previsti a Gerusalemme si concentreranno sulle modalità per accelerare l’attuazione del piano in 20 punti di Trump, con “Stati Uniti e Israele che concordano sullo stato finale: un Hamas smilitarizzato”.
Il funzionario ha aggiunto che l’obiettivo è raggiungere una Gaza smilitarizzata in cui Hamas abbia ceduto completamente l’autorità di governo al governo tecnocratico palestinese, consentendo così la ricostruzione della Striscia di Gaza. Inoltre, il funzionario ha affermato che le misure adottate mirano a preservare il cessate il fuoco, ad avviare il trasferimento di tutte le autorità di governo al Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza e a garantire che Hamas non abbia alcun ruolo nella gestione del futuro della Striscia di Gaza.
Allo stesso tempo, il processo mira ad avviare il disarmo completo di Hamas e lo smantellamento delle sue infrastrutture militari, a consentire il dispiegamento della Forza Internazionale di Stabilizzazione e, di conseguenza, il ritiro israeliano. A El Alamein, secondo fonti stampa, Kushner ha incontrato anche una delegazione di Hamas. Successivamente, il movimento al potere a Gaza ha annunciato di aver chiesto al Consiglio di Pace di Gaza di “costringere” Israele ad accettare il documento in 15 punti.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

ROMA (ITALPRESS) – Il ramo di Al-Bayda del Dipartimento per la lotta all’immigrazione clandestina nella Libia orientale ha fermato 61 migranti irregolari di diverse nazionalità nel corso di operazioni di controllo e pattugliamento nella regione. E secondo quanto riportato dal Dipartimento in un comunicato su Facebook, tra i fermati figurano 11 egiziani (di cui uno con epatite), 5 sudanesi (uno con epatite), 42 bangladesi che intendevano attraversare il mare illegalmente e 3 nigeriane (due con HIV). I migranti egiziani sono stati rimpatriati attraverso il valico di Amsaad, mentre gli altri sono stati trasferiti a un centro di accoglienza a Bengasi per le procedure di rimpatrio.
– Foto di repertorio Ipa Agency –
(ITALPRESS).

ROMA (ITALPRESS) – L’Iran avrebbe impiegato i due mesi successivi alla firma del memorandum d’intesa con gli Stati Uniti per prepararsi a un’escalation dei combattimenti, piuttosto che per la diplomazia. Lo scrive il Wall Street Journal, citando funzionari iraniani e arabi, secondo cui Teheran ha ritenuto che gli Stati Uniti stessero solo prendendo tempo per un futuro attacco.
Pertanto, negli ultimi 60 giorni, l’Iran avrebbe intensificato la produzione di missili e droni e nominato figure intransigenti in posizioni chiave, secondo le fonti. Il periodo di 60 giorni previsto dal memorandum d’intesa scade oggi.
L’articolo del WSJ afferma che funzionari dell’intelligence araba hanno segnalato un “cambiamento strategico” nella leadership iraniana, volto a “preparare le forze a estendere il conflitto”.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

TORINO (ITALPRESS) – La Juventus ha ufficializzato l’acquisto di Jhon Lucumi dal Bologna, “a fronte di un corrispettivo di € 19,5 milioni, pagabili in tre esercizi, oltre ad oneri accessori pari a € 0,6 milioni; sono inoltre previsti premi per un ammontare non superiore a € 2 milioni, al raggiungimento di determinati obiettivi sportivi”, si legge nel comunicato. Il difensore ha firmato un contratto fino al 30 giugno 2030. Dal 2022 in Italia, al Bologna, il colombiano ha raccolto complessivamente 152 presenze nelle ultime quattro stagioni, facendo il suo esordio anche in Champions League – in cui ha segnato una delle due reti messe a referto negli anni con la squadra rossoblù.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

CINCINNATI (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Lorenzo Sonego esce di scena al secondo turno del Masters 1000 di Cincinnati. L’azzurro, numero 88 del ranking, è stato battuto in due set da Frances Tiafoe, testa di serie numero 17 del tabellone, col punteggio di 6-3 6-4. Sonego ha subito la sesta sconfitta contro un top 30 in questa stagione. Il suo ultimo successo contro un top 30 sul cemento outdoor risale proprio alla vittoria contro l’allora n. 13 Tiafoe al Masters 1000 di Shanghai 2023. Stavolta sorride lo statunitense che nel prossimo turno affronterà il connazionale Learner Tien, numero 12 Atp.
La prima vittoria contro un top 30 se la regala invece il portoghese Jaime Faria, numero 79 al mondo, che batte Ben Shelton, campione a Montreal, col punteggio di 6-4 6-4. Faria, reduce dalle qualificazioni, dovrà ora vedersela con l’australiano Adam Walton, numero 98 del ranking.
Debutto vincente per Lorenzo Musetti. Il 24enne carrarino, decima testa di serie e in tabellone direttamente al secondo turno, ha regolato per 6-4 6-2 il tedesco Daniel Altmaier. Ora la sfida contro Michael Zheng, 22enne statunitense numero 110 Atp, proveniente dalle qualificazioni, che ha eliminato Ugo Humbert, numero 24 del seeding, per 6-4 6-3. Fra i due nessun precedente. Per quanto riguarda gli altri big, iniziano col piede giusto Felix Auger-Aliassime e Daniil Medvedev: il canadese, seconda forza del tabellone, supera 6-3 7-5 Stefanos Tsitsipas mentre il 30enne moscovita (n.4) si è imposto per 6-4 7-5 su Marco Trungelliti.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

CATANIA (ITALPRESS) – Blitz antidroga della Polizia di Stato di Catania che ha scoperto un deposito di oltre 3,5 chili di cocaina, realizzato da un 59enne in un locale nel quartiere Antico Corso. L’attività è stata svolta, nei giorni scorsi, dai “Falchi” della Squadra Mobile che, durante un servizio di controllo, hanno notato il 59enne in via Sant’Agostino, mentre, con fare guardingo, si è rifugiato rapidamente in un portico alla vista degli agenti. Fermato per un controllo, l’uomo ha tentato di nascondere nelle mani una chiave che, secondo quanto riferito ai poliziotti, avrebbe aperto la sua abitazione. In realtà, la chiave consentiva l’accesso ad un garage nella sua esclusiva disponibilità, situato proprio nel complesso dove aveva cercato riparo con l’obiettivo, probabilmente, di eludere gli accertamenti della Polizia.
Individuato il locale, gli agenti della Squadra Mobile lo hanno perquisito da cima a fondo, scoprendo un deposito di droga, sequestrando 3,5 chili di cocaina, suddivisi in numerose confezioni, ciascuna tra i 50 e i 500 grammi. Nel garage era stata allestita una vera e propria base di stoccaggio e confezionamento della sostanza stupefacente; infatti, vi erano macchine per il sottovuoto, bilancini di precisione, rotoli di cellophane, un taglierino e arnesi per la preparazione degli involucri, nonchè una carta di credito sporca di polvere bianca e, persino, bicarbonato di sodio, utilizzato come sostanza da taglio.
L’ingente quantitativo di cocaina purissima, una volta “tagliato” con il bicarbonato e frazionato in migliaia di singole dosi, avrebbe generato un guadagno illecito stimato in svariate migliaia di euro.
A conferma della riconducibilità del garage al 59enne, i poliziotti hanno rinvenuto un motociclo intestato proprio all’uomo che è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.
– Foto: ufficiio stampa Polizia di Stato .
(ITALPRESS).

CATANIA (ITALPRESS) – Blitz antidroga della Polizia di Stato di Catania che ha scoperto un deposito di oltre 3,5 chili di cocaina, realizzato da un 59enne in un locale nel quartiere Antico Corso. L’attività è stata svolta, nei giorni scorsi, dai “Falchi” della Squadra Mobile che, durante un servizio di controllo, hanno notato il 59enne in via Sant’Agostino, mentre, con fare guardingo, si è rifugiato rapidamente in un portico alla vista degli agenti.
Fermato per un controllo, l’uomo ha tentato di nascondere nelle mani una chiave che, secondo quanto riferito ai poliziotti, avrebbe aperto la sua abitazione. In realtà, la chiave consentiva l’accesso ad un garage nella sua esclusiva disponibilità, situato proprio nel complesso dove aveva cercato riparo con l’obiettivo, probabilmente, di eludere gli accertamenti della Polizia.
Individuato il locale, gli agenti della Squadra Mobile lo hanno perquisito da cima a fondo, scoprendo un deposito di droga, sequestrando 3,5 chili di cocaina, suddivisi in numerose confezioni, ciascuna tra i 50 e i 500 grammi.
Nel garage era stata allestita una vera e propria base di stoccaggio e confezionamento della sostanza stupefacente; infatti, vi erano macchine per il sottovuoto, bilancini di precisione, rotoli di cellophane, un taglierino e arnesi per la preparazione degli involucri, nonché una carta di credito sporca di polvere bianca e, persino, bicarbonato di sodio, utilizzato come sostanza da taglio.
L’ingente quantitativo di cocaina purissima, una volta “tagliato” con il bicarbonato e frazionato in migliaia di singole dosi, avrebbe generato un guadagno illecito stimato in svariate migliaia di euro. A conferma della riconducibilità del garage al 59enne, i poliziotti hanno rinvenuto un motociclo intestato proprio all’uomo che è stato arrestato per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.
– Foto ufficio stampa Polizia di Stato –
(ITALPRESS).

ROMA (ITALPRESS) – La Russia avrebbe costruito o potenziato almeno dieci basi destinate al lancio di droni d’attacco a lungo raggio, estendendo una rete che accresce sensibilmente la capacità di condurre campagne aeree massive contro l’Ucraina. È quanto emerge da un’inchiesta pubblicata dal Telegraph, realizzata attraverso l’esame incrociato di immagini satellitari, documenti trapelati e dati di tracciamento open source. Il quotidiano britannico ha individuato almeno 59 nuove rampe su rotaia, infrastrutture che consentono il decollo di velivoli ad ala fissa senza ricorrere a piste convenzionali.
Alcuni siti sorgono all’interno di installazioni militari o aeroportuali già esistenti, altri sarebbero stati realizzati ex novo in aree rurali. Secondo DroneSec, società specializzata nell’analisi delle minacce Uas consultata dal giornale, circa venti rampe presentano dimensioni compatibili con le più recenti generazioni di droni russi a lungo raggio. L’inchiesta evidenzia inoltre un consistente ampliamento delle capacità logistiche: una delle installazioni disporrebbe di spazi sufficienti a ospitare oltre mille velivoli, mentre ulteriori infrastrutture risultano ancora in costruzione. Sette dei dieci siti identificati sarebbero già stati impiegati durante recenti attacchi contro Kyiv. Il Telegraph collega questa proliferazione alla crescente disponibilità di sistemi Geran e alla produzione assicurata anche dal polo industriale di Alabuga.
Alcune delle nuove piattaforme, osserva il quotidiano, avrebbero autonomia teoricamente sufficiente per raggiungere territori Nato, compresa Varsavia, senza che ciò costituisca tuttavia indicazione di preparativi russi per colpire la Polonia o altri Paesi alleati. Più che la sola gittata, è dunque la scala dell’infrastruttura individuata a delineare il salto capacitivo: più punti di lancio, maggiore dispersione e salve potenzialmente più dense possono moltiplicare gli assi d’attacco e sottoporre le difese aeree ucraine a una pressione crescente.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

IL CAIRO (EGITTO) (ITALPRESS) – Il ministro egiziano degli Esteri, della Cooperazione internazionale e degli Egiziani all’estero, Badr Abdelatty, in qualità di governatore dell’Egitto presso la Banca araba per lo sviluppo economico in Africa (BADEA), ha tenuto una sessione allargata con rappresentanti del settore privato, alla presenza del presidente della BADEA Fahd Al-Doseri, per discutere il sostegno alle imprese egiziane nell’espansione sui mercati africani.
Secondo quanto riferito dal Ministero degli Esteri egiziano, l’incontro rientra nella nuova edizione delle sessioni di dialogo Bridge, dedicate al rafforzamento della cooperazione tra il settore privato egiziano, il Ministero degli Esteri e i partner dello sviluppo. Abdelatty ha sottolineato l’impegno del governo a facilitare l’accesso delle imprese egiziane ai mercati africani e a rimuovere gli ostacoli procedurali e normativi, evidenziando le iniziative egiziane a sostegno degli investimenti e dei progetti di sviluppo nel continente.
Il ministro ha inoltre sottolineato l’importanza di creare un’entità d’investimento egiziana incaricata di coordinare gli investimenti in Africa e di predisporre una banca dati sulle opportunità d’investimento e sui progetti prioritari. Durante l’incontro sono stati illustrati anche i servizi della piattaforma “Hafez” per il sostegno finanziario e tecnico e gli strumenti di finanziamento della BADEA a disposizione delle imprese egiziane.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

NAPOLI (ITALPRESS) – Militari del Comando Provinciale della Guardia di finanza di Napoli, nell’ambito dell’intensificazione nel periodo estivo dei servizi di controllo economico del territorio e del dispositivo di contrasto ai traffici illeciti di sostanze stupefacenti, hanno tratto in arresto un cittadino italiano, sequestrando circa 2 chilogrammi di hashish. Rinvenute e sequestrate, inoltre, tre pistole con matricola abrasa, complete di caricatori e munizioni, nonchè materiale utilizzato per il confezionamento della droga. L’attività ha consentito ai finanzieri del Gruppo di Frattamaggiore di individuare un soggetto incensurato trovato in possesso di 15 grammi di marijuana presso la propria attività commerciale di ortofrutta sita in Napoli. La successiva perquisizione di un box garage nella sua disponibilità a Casavatore (NA) ha portato al sequestro di circa 2 chilogrammi di hashish e materiale destinato al confezionamento della sostanza stupefacente. L’estensione delle operazioni all’abitazione e a un ulteriore pertinente garage dell’indagato ha permesso di rinvenire tre pistole con matricola abrasa, complete di caricatori e relativo munizionamento. Al termine delle attività, il responsabile è stato tratto in arresto in flagranza di reato e tradotto presso la Casa Circondariale di Napoli-Poggioreale, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria di Napoli Nord.(ITALPRESS).
Foto: sala stampa Gdf

CATANIA (ITALPRESS) – SAC, la società di gestione dell’aeroporto di Catania comunica che, a causa dell’attività eruttiva dell’Etna e contestuale emissione di cenere vulcanica in atmosfera, è stata disposta la chiusura degli spazi corrispondenti ai settori B1 e B2. Sono limitate le attività di volo in arrivo pari a 5 aerei ogni ora, fino alle 14 di oggi lunedì 17 agosto. Nessuna restrizione in partenza. I passeggeri sono pregati, prima di recarsi in aeroporto, di verificare lo stato del proprio volo con le compagnie aeree. Seguiranno aggiornamenti nelle prossime ore.
– Foto di repertorio Ipa Agency –
(ITALPRESS).








ROMA (ITALPRESS) – I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, nell’ambito del costante potenziamento dei servizi di controllo economico del territorio e contrasto ai traffici illeciti, hanno individuato e deferito alla locale Autorità Giudiziaria un soggetto dedito all’attività di spaccio nel quartiere Torre Angela. L’operazione ha consentito il sequestro di sostanze stupefacenti, denaro contante e materiale per il confezionamento delle dosi.
L’intervento è stato condotto dai “Baschi Verdi” del Gruppo Pronto Impiego di Roma nel corso di un Servizio di presidio del territorio. Durante il pattugliamento in via Pietro Pancrazi, i militari hanno notato un uomo a bordo di un monopattino che, alla vista del mezzo d’istituto, mostrava un evidente stato di agitazione. L’atteggiamento guardingo ha indotto la pattuglia ad approfondire l’ispezione di polizia, nel corso della quale il fermato ha consegnato spontaneamente una prima parte della sostanza stupefacente. La successiva perquisizione personale ed estesa ha permesso di rinvenire e sottoporre a vincolo cautelare complessivamente 101 grammi di hashish e 3,80 grammi di marijuana.
I Finanzieri hanno inoltre rinvenuto un bilancino di precisione e la somma contante di 550 euro, frazionata in banconote di piccolo taglio e considerata provento dell’illecita attività di spaccio.
– Foto di repertorio GDF –
(ITALPRESS).

FIRENZE (ITALPRESS) – Sono stati tre i colpi di pistola sparati nel pomeriggio di ieri al pronto soccorso dell’ospedale di Prato da un agente della polizia penitenziaria per fermare un marocchino di 22 anni che stava scappando. Lo fa sapere con un comunicato stampa la procura di Prato che ha assunto la direzione delle indagini. “Durante la permanenza all’ospedale -spiega la procura di Prato-, il 22enne avrebbe cercato di evadere e un agente di polizia penitenziaria ha esploso tre colpi di pistola, uno dei quali ha attinto il giovane a una gamba”.
“Nel corso del pomeriggio, un soggetto di nazionalità marocchina è stato sorpreso mentre stava lanciando un plico contenente sostanza stupefacente all’interno del carcere di Prato dall’esterno-dichiara il procuratore di Prato, Luca Tescaroli-. Indi, lo stesso si è dato alla fuga ed è stato inseguito. Durante la fuga, è caduto e ha riportato lesioni. È stato quindi portato al pronto soccorso del nosocomio di Prato per essere medicato”. Al pronto soccorso il ventiduenne marocchino ha tentato di scappare. La Procura di Prato “ha assunto prontamente la direzione delle indagini per chiarire la dinamica dei fatti. La situazione di illegalità attorno al carcere si perpetua” ha concluso Tescaroli.
– Foto di repertorio Ipa Agency –
(ITALPRESS).

NAPOLI (ITALPRESS) – Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, nell’ambito dell’intensificazione nel periodo estivo dei servizi di controllo economico del territorio e del dispositivo di contrasto ai traffici illeciti di sostanze stupefacenti, hanno tratto in arresto un cittadino italiano, sequestrando circa 2 chilogrammi di hashish. Rinvenute e sequestrate, inoltre, tre pistole con matricola abrasa, complete di caricatori e munizioni, nonché materiale utilizzato per il confezionamento della droga.
L’attività ha consentito ai finanzieri del Gruppo di Frattamaggiore di individuare un soggetto incensurato trovato in possesso di 15 grammi di marijuana presso la propria attività commerciale di ortofrutta sita in Napoli. La successiva perquisizione di un box garage nella sua disponibilità a Casavatore (NA) ha portato al sequestro di circa 2 chilogrammi di hashish e materiale destinato al confezionamento della sostanza stupefacente. L’estensione delle operazioni all’abitazione e a un ulteriore pertinente garage dell’indagato ha permesso di rinvenire tre pistole con matricola abrasa, complete di caricatori e relativo munizionamento.
Al termine delle attività, il responsabile è stato tratto in arresto in flagranza di reato e tradotto presso la Casa Circondariale di Napoli-Poggioreale, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria di Napoli Nord.
– Foto ufficio stampa GDF –
(ITALPRESS).

ROMA (ITALPRESS) – Le città della Libia occidentale hanno subito un blackout totale nelle ultime ore a causa di un’interruzione completa della corrente elettrica, senza che le autorità abbiano rivelato la causa ufficiale. Il paese soffre da oltre un mese di interruzioni di corrente programmate che durano molte ore nella maggior parte delle città a causa del deficit della rete elettrica. È previsto per oggi un’assemblea generale della compagnia elettrica libica, presieduta dal primo ministro Abdelhamid Dabaiba, e circolano voci sui social media di possibili cambiamenti radicali, tra cui la rimozione del presidente del consiglio di amministrazione della compagnia, Mohamed Al-Mashai, e la nomina di un successore.
Il blackout totale che ha colpito la Libia occidentale ha causato lo spegnimento di tutte le stazioni di pompaggio del sistema idrico artificiale, interrompendo la fornitura di acqua in vaste aree. E secondo quanto dichiarato dal dispositivo del fiume artificiale libico in un comunicato su Facebook, tutte le squadre tecniche e ingegneristiche sono in piena prontezza per riavviare i sistemi non appena l’elettricità sarà ripristinata, al fine di garantire la continuità dell’approvvigionamento idrico per i cittadini.
– Foto di repertorio Ipa Agency –
(ITALPRESS).


© Al Drago for The New York Times





© Norlys Perez/Reuters




© Ryan Pfluger for The New York Times








Indiscrezioni sulle prossime epurazioni anticorruzione. Su WeChat e Douyin circolano indizi criptici — curriculum, fotografie, giochi di parole e allusioni — che in alcuni casi anticipano di giorni o settimane l’annuncio ufficiale delle indagini. La campagna di Xi contro i corrotti è diventata così pervasiva da alimentare un vero mercato clandestino di informazioni riservate. Il 6 luglio 2025, la cronologia ...
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Il riscaldamento del Pacifico toccherà il suo massimo tra ottobre e dicembre, alla fine della stagione secca, in un periodo di estrema vulnerabilità per la foresta e con effetti che si sentiranno in tutto il mondo Leggi



I russi la chiamano Northen Sea Route, abbreviata in Nsr. Per i cinesi questa rotta marittima ricoperta di ghiaccio per la quasi totalità dell’anno é invece parte integrante della Nuova Via della Seta di ghiaccio, o Via della Artica, una delle tante ramificazioni della Belt and Road Initiative. Da quando è scoppiata la guerra in Ucraina, ma ancor più da quando è esplosa la crisi in Medio Oriente, il transito internazionale lungo l’arteria che di fatto costeggia la Russia é stato dominato da Pechino. Altro che competizione per accaparrarsi un percorso alternativo allo Stretto di Hormuz: Pechino e Mosca stanno collaborando sull’ennesimo dossier ciascuno seguendo i propri interessi.
Il Dragone vuole accorciare i tempi di spedizione delle merci ed evitare di attraversare zone cariche di tensioni. Il Cremlino, invece, sta perfezionando la Nsr per inviare le proprie risorse energetiche ai sempre più numerosi acquirenti asiatici. É così che prende forma l’ennesima cooperazione tra Vladimir Putin e Xi Jinping. Una cooperazione che consente alla Cina di rafforzare la sicurezza energetica nazionale e alla Russia di rianimare la propria economia vessata dal conflitto ucraino.
La Via della Seta di ghiaccio assume una rilevanza sempre maggiore, soprattutto considerando che il Medio Oriente è scosso da una guerra che ha interrotto il traffico di petroliere e gas e contribuito a rallentare il commercio globale. In questo contesto, Cina e Russia si stanno preparando a potenziare ulteriormente questa rotta di navigazione alternativa, in una regione in cui, nei prossimi decenni, lo scioglimento dei ghiacci potrebbe allungare le stagioni navigabili e rendere accessibili nuove rotte. Ma che cosa rende così conveniente la Northern Sea Route controllata da Mosca? Un transito completo richiede appena una o due settimane e può consentire di risparmiare circa una settimana, o anche più, rispetto ai tempi di navigazione tra Asia ed Europa attraverso il Canale di Suez. Da tempo Putin immagina che questa rotta, lunga circa 3.500 miglia e sviluppata lungo la frastagliata costa artica della Russia, possa trasformarsi in un’importante arteria commerciale e in un motore per gli investimenti nei porti russi e nei grandi giacimenti di petrolio e gas della regione.
Negli ultimi mesi, il leader russo ha sostenuto che le interruzioni del commercio provocate dai combattimenti nel Mar Rosso e intorno allo Stretto di Hormuz dimostrino come la rotta artica stagionale possa essere considerata “la più sicura, affidabile ed efficiente”. Anche Xi guarda da anni con interesse alla prospettiva di una “Via della Seta polare” attraverso l’Artico. Nei giorni scorsi, tra l’altro, una compagnia di navigazione fondata a Singapore e gestita dalla Cina ha inaugurato il primo servizio stagionale di linea per container tra Cina ed Europa. La società pubblicizza un tempo di transito di circa 20 giorni, vale a dire quasi la metà rispetto a una rotta standard attraverso Suez, sostenendo inoltre di poter ridurre l’esposizione ai rischi di interruzioni geopolitiche. Un’altra società cinese, New New Shipping, ha lanciato il mese scorso una nuova linea che collega Tianjin, in Cina, con Murmansk, il principale porto artico della Russia. Il nuovo servizio si aggiunge alle rotte già operative della compagnia, che trasportano beni industriali cinesi in una direzione e materie prime russe nell’altra.
Nel complesso, almeno sei compagnie di navigazione cinesi dovrebbero effettuare più di 50 viaggi lungo la rotta durante questa stagione, utilizzando navi portacontainer, portarinfuse e navi multiuso. Come ha spiegato la Cnn, almeno per il momento il volume commerciale lungo la rotta rimane ancora estremamente ridotto rispetto alle principali arterie marittime mondiali, come il Canale di Suez. Il traffico è inoltre fortemente dominato dal petrolio e dal gas russi, che, insieme alle forniture destinate ad alcuni altri acquirenti asiatici di Gnl, confluiscono principalmente verso la Cina.
La cooperazione sino-russa nell’Artico procede di pari passo con l’espansione delle operazioni di navigazione cinese nell’area e con le crescenti preoccupazioni dell’Occidente. Il presidente statunitense Donald Trump ha evocato lo spettro di navi russe e cinesi impegnate a pattugliare le acque del Nord Atlantico, nei pressi della Groenlandia, per giustificare la minaccia di un’eventuale presa con la forza del territorio danese (una posizione, questa, che ha aperto una frattura senza precedenti con gli alleati europei della Nato). Washington ha inoltre siglato un accordo per la costruzione di nuove navi con la Finlandia, con l’obiettivo di ampliare la propria flotta di rompighiaccio, proprio mentre Pechino continua a rafforzare la propria presenza navale nell’Artico.
In Occidente cresce anche il timore che le missioni di ricerca cinesi possano avere una valenza strategica e militare. Le spedizioni condotte dalla crescente flotta polare cinese, come l’attuale missione di quattro mesi nella regione, potrebbero infatti consentire a Pechino di raccogliere dati potenzialmente utili alle proprie forze armate. Dal canto suo Pechino ha ripetutamente respinto queste accuse, sostenendo che siano parte di un tentativo di alimentare la percezione della “minaccia cinese” e di creare divisioni nella regione. La Cina difende le proprie attività nell’Artico come iniziative “volte a promuovere la pace, la stabilità e lo sviluppo sostenibile”, nel rispetto del diritto internazionale. Pechino ha inoltre difeso a lungo i propri rapporti commerciali con la Russia, suo stretto partner, respingendo le sanzioni unilaterali.
Mosca, in ogni caso, è ancora cauta rispetto a un maggiore coinvolgimento della Cina nelle questioni di sicurezza dell’Artico. La Russia sembra preferire che il Dragone continui a svolgere un ruolo prevalentemente economico, acquistando energia russa e contribuendo allo sviluppo della Nsr, con l’obiettivo di trasformarla in una redditizia arteria commerciale. Eppure, quasi un decennio fa, la Cina ha iniziato a elaborare i propri piani per la navigazione polare dopo essersi definita uno “Stato vicino all’Artico”, ponendo le basi per una presenza sempre più strutturata nella regione. Il gigante asiatico potrebbe avere insomma altri piani.
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“Bogeys”. Un pilota da caccia americano aveva individuato due jet che si stavano avvicinando rapidamente. Dopo l’identificazione del modello e delle insegne, pochi istanti più tardi, attraverso la radio arrivarono altre parole in codice, parole destinate a entrare nelle cronache di quel combattimento: “Mi hanno voltato le spalle per la quinta volta… Fox Two!”. Due missili aria-aria puntarono dritti verso i loro bersagli, abbattendoli entrambi.
Era il 4 gennaio del 1989, quando due caccia F-14 Tomcat della Marina statunitense intercettarono una coppia di MiG-23 Flogger libici sopra il Mediterraneo. L’intercettazione degenerò in un duello aereo a causa delle “ripetute manovre che lasciavano presagire intenzioni ostili” da parte dei MiG, e le voci dei piloti statunitensi impegnati nello scontro aereo, registrate dal Dipartimento della Difesa e successivamente diffuse dalle emittenti televisive, incuriosirono quanti non conoscevano l’esatto significato di quella parola in codice. Per chiunque avesse dimestichezza con gli aerei da combattimento e la loro storia, quell’espressione curiosa, “FOX TWO”, aveva un significato preciso, dimostrato dagli eventi riportati dalla cronaca: il pilota del caccia aveva portato il suo attacco lanciando un missile aria-aria a guida infrarossa.
Fox One, Fox Two, Fox Three sono tre formule che appartengono al linguaggio universale del combattimento aereo che interessa gli aerei della NATO, i “brevity codes”, parole convenzionali utilizzate per condensare informazioni essenziali nel minor tempo possibile, che, attraverso appena sei sillabe, raccontano buona parte dell’evoluzione del combattimento aereo che ha trasformato i duelli nei cieli dalla Guerra Fredda ai nostri giorni.
“Fox One” è il messaggio in codice che indica il lancio di un missile a guida radar semi-attiva come il celebre AIM-7 Sparrow, diventato uno dei protagonisti dei combattimenti aerei della Guerra del Vietnam, quando gli aerei da caccia, dopo gliultimi scontri aerei alla vecchia maniera nei cieli della Corea, iniziarono ad affidarsi quasi esclusivamente ai missili. Nel caso dei missili a guida radar semi-attiva il principio di funzionamento impone una limitazione decisiva: il missile possiede un ricevitore radar, ma non un trasmettitore capace di cercare autonomamente il bersaglio. È quindi il radar dell’aereo che lo ha lanciato a dover “illuminare” l’obiettivo, mentre lo Sparrow segue l’energia riflessa fino all’intercettazione. Ne consegue che il caccia deve continuare a supportare l’ingaggio durante il volo del missile. Rompere l’aggancio per effettuare determinate manovre difensive può compromettere l’intercettazione. Per alcuni secondi l’aereo che ingaggia il suo avversario, il “cacciatore”, rimane quindi, in una certa misura, legato alla sua preda, il suo obiettivo. Anche se si tratta di pochi secondi, in un combattimento aereo nel quale più velivoli possono avvicinarsi reciprocamente a velocità elevatissime, quei secondi possono diventare un’eternità. Per tale ragione, la scelta di questo tipo di missile riguarda scontri aerei ravvicinati condotti in determinate condizioni.
Nel caso del messaggio in codice “Fox Two”, il pilota segnala invece il lancio di un missile a guida infrarossa, il classico heat-seeker. È il caso del celebre AIM-9 Sidewinder che, a differenza dello Sparrow, non necessita che il radar del caccia continui a illuminare il bersaglio: il suo sensore ricerca la radiazione infrarossa emessa dall’aereo avversario e, una volta acquisito l’obiettivo, lo insegue autonomamente. Le prime generazioni di missili a guida infrarossa, tra i preferiti dai piloti, erano particolarmente efficaci quando l’attacco era portato dalla posizione “in coda” all’avversario, dal momento che la firma termica dei motori risultava più evidente al missile in cerca di calore. Negli anni i missili infrarossi sono stati migliorati, per essere capaci di ingaggi da molteplici angolazioni, rilevando non soltanto le sorgenti termiche più intense ma anche altre componenti della firma infrarossa del velivolo. Sistemi di puntamento montati sul casco permettono inoltre al pilota di indirizzare il sensore semplicemente guardando verso il bersaglio, consentendo lanci ad elevato angolo fuori asse. Decisivi nel combattimento ravvicinato, vengono impiegati durante i dogfight che, come nel primo caso, avvengono a una “distanza visiva”, mentre appartengono al combattimento aereo “oltre l’orizzonte” i missili lanciati quando viene segnalato un “Fox Three”, il lancio di un missile a guida radar attiva come l’AIM-120 AMRAAM.
Questo tipo di missile aria-aria rappresenta il vero salto tecnologico nel combattimento aereo che ha profondamente modificato il combattimento, ponendo il pilota nella condizione di ingaggiare e combattere un avversario Beyond Visual Range (BVR), ossia oltre il raggio visivo. Ciò gli consente di attaccare un aereo a grandi distanze con un missile a lungo raggio che dispone di un proprio radar e raggiunge un obiettivo che il pilota non vede a occhio nudo. Dopo il lancio, il missile procede verso l’area prevista d’intercettazione sfruttando la navigazione inerziale e gli eventuali aggiornamenti trasmessi attraverso data link; nella fase terminale attiva il proprio sensore radar e cerca autonomamente il bersaglio. Quando questo avviene, un’altra parola può attraversare la radio: “Pitbull”. Significa che il missile è diventato autonomo nella fase terminale dell’ingaggio. Il caccia che lo ha lanciato non è più vincolato come avveniva con le precedenti armi e può quindi “sganciarsi” e assumere una posizione difensiva o rivolgere l’attenzione verso un’altra minaccia.
Prima dello sviluppo dei missili a guida radar attiva, attraverso il codice “Fox Three” si annunciava l’uso del cannoncino di cui ogni aereo da combattimento è dotato; oggi l’impiego in combattimento di un cannoncino M61 Vulcan/GAU-12 o, nel caso dei nostri Eurofighter, del Mauser BK-27 è segnalato con la chiamata “Guns, guns, guns”.

I missili aria-aria sono entrati in servizio negli anni Cinquanta, quando Stati Uniti e Unione Sovietica hanno sviluppato diversi tipi di queste armi, fornendole ai loro alleati. Il primo impiego confermato di questo tipo di arma in combattimento risale al 17 giugno 1965, quando due caccia F-4 Phantom statunitensi ottennero due abbattimenti confermati contro MiG-17 nordvietnamiti utilizzando missili aria-aria. Dal Vietnam alle guerre arabo-israeliane, dalla guerra Iran-Iraq ai conflitti contemporanei, sensori, propulsione e sistemi di guida non hanno mai smesso di evolversi. E la portata dei missili che possono colpire un obiettivo BVR ci è stata resa chiara durante il recente combattimento aereo tra Pakistan e India, in cui un caccia pachistano di fabbricazione cinese J-15 ha abbattuto “oltre il suo raggio visivo” un caccia indiano di fabbricazione francese Dassault Rafale.
È giusto ricordare come, oltre alle manovre diversive o destinate a degradare l’energia del missile avversario per ridurne le possibilità di intercettazione, possano essere impiegati flare contro i missili infrarossi, chaff e guerra elettronica contro quelli radar.
Uno studio condotto dall’US Air Force, basato su oltre 1.450 combattimenti aria-aria dal 1965 ai nostri giorni, ha evidenziato come armi e sensori a lungo raggio abbiano drasticamente ridotto gli scontri ravvicinati. Sebbene il dogfight non sia del tutto scomparso, e nessun pilota possa permettersi di ignorare l’importanza del duro addestramento per affrontarlo, esso rappresenta sempre più frequentemente l’ultima fase di una battaglia che è cominciata molto prima che i due avversari potessero vedersi. Come dimostra il recente abbattimento del caccia di ultima generazione Su-57 russo caduto nella “trappola” tesagli da un F-16 ucraino che ha lanciato un missile a guida radar contro un bersaglio oltre il raggio visivo, sfruttando le informazioni fornitegli da un aereo comando e controllo Saab 340 AEW&C.
Ma veniamo infine alla codificazione del nemico, quel famoso “Bogey” che venne annunciato dal pilota prima di identificare la minaccia e lanciare i suoi missili contro il suo avversario. Nell’aviazione militare, anche l’identificazione delle minacce possiede un proprio vocabolario. “Bogey” indica un velivolo o una traccia radar di identità sconosciuta: potrebbe trattarsi di un aereo amico, neutrale o nemico e deve quindi essere identificato. Il termine, diffusosi nel linguaggio della Royal Air Force durante la Seconda guerra mondiale, deriverebbe da parole folkloristiche più antiche come bugge o bogle, utilizzate per indicare fantasmi, spettri o figure inquietanti e sconosciute. Come non ricordare, con l’occasione, l’attaccamento dei piloti a un certo tipo di storielle e folklore che hanno dato vita, attraverso la penna del pilota da combattimento e celebre scrittore Roald Dahl, alla leggenda dei “Gremlins”, i folletti che manomettevano i motori. Sempre gli inglesi, quando erano prossimi all’ingaggio dei nemici intercettati, erano soliti gridare “Tally-ho!”, come nella caccia alla volpe.
Una volta stabilita l’identità, cambiano anche le parole utilizzate: “Friendly” identifica con certezza un velivolo amico; “Bandit” uno identificato come nemico, senza che ciò costituisca automaticamente un’autorizzazione ad aprire il fuoco; “Hostile” indica invece una minaccia contro la quale l’ingaggio è autorizzato o consentito per legittima difesa. “Vampire”, infine, segnala un missile ostile rilevato visivamente o dai sensori. In ultimo, un dato fondamentale: contrariamente a quanto suggerisce quella conversazione radio, identificare un “Bandit” non equivale, di per sé, a ricevere l’ordine di abbatterlo. Esistono delle regole d’ingaggio. Ma questa è un’altra storia.
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Nella giornata di domani, nel Regno Unito, riprende il processo nei confronti di Tony Greenstein, nome che forse in Italia dirà poco ai più ma che è al centro di una vicenda giudiziaria che rischia di fare giurisprudenza. Ma chi è Greenstein? Uno scorbutico nonno di 72 anni, socialista ebreo di Brighton, figlio di un rabbino ortodosso, nonché noto attivista contro l’occupazione israeliana dei territori occupati e cofondatore della Palestine Solidarity Campaign. L’accusa è pesantissima: «terrorismo». La pena è altrettanto severa: 14 anni di carcere. Ma cosa ha fatto di tanto grave l’attivista britannico? Rispondendo sui social a un account anonimo che lo accusava, tra le righe, di essere un antisemita, Greenstein affermò provocatoriamente di sostenere Hamas contro l’esercito israeliano.
Passarono cinque settimane, fino a quando gli agenti della Counter Terrorism Policing perquisirono la sua casa a Brighton, sequestrando computer, hard disk e telefoni. Greenstein fu trattenuto per nove ore e gli furono imposte misure cautelari che gli vietavano di scrivere online sulla guerra a Gaza. Fu successivamente incriminato ai sensi della Section 12(1) del Terrorism Act 2000, che vieta di supportare gruppi dichiarati illegali dal governo del Regno Unito perché «coinvolti in terrorismo» come appunto Hamas. Alla polizia che lo arrestava, Greenstein disse: «Tutto questo è orwelliano».
If you disagree with the UK govt regarding Palestine, you get 14 years, says Tony Greenstein —not for planting a bomb, just for disagreeing https://t.co/Cmy0gprBfa
— Sarah Wilkinson (@swilkinsonbc) June 25, 2026
Il processo doveva iniziare il 5 gennaio scorso, ma è stato sospeso. La difesa – guidata dall’avvocato Lawrence McNulty – ha fatto ricorso in appello chiedendo di archiviare le accuse. McNulty ha inoltre denunciato un conflitto di interessi ai vertici dell’accusa del governo Starmer. In particolare, la Difesa di Greenstein ha accusato Sarah Sackman (al tempo solicitor general, ovvero principale consulente legale del governo): quest’ultima, infatti, era stata dirigente del Jewish Labour Movement e, prima di entrare in carica, aveva spinto per espellere Greenstein dal Labour. La giudice Plaschkes ha accettato il rinvio. Il processo riparte il domani, martedì, 18 agosto, a Kingston.
Non è la prima volta che l’attivista pro-pal è finito nei guai per dei commenti online. Nel 2018, infatti, Greenstein fu espulso dal Partito Laburista a seguito di un lungo procedimento disciplinare, perdendo una causa per diffamazione contro la Campaign Against Antisemitism, che lo aveva definito «noto antisemita». La causa dell’espulsione del suo partito – non oggetto di indagine penale – è da ricercarsi per l’appunto in una serie di commenti pubblicati online, tutt’altro che edificanti.
Il punto, però, è un altro. E riguarda il clima di «caccia alla streghe» in cui è piombato il Regno Unito dopo il 7 ottobre 2023, che ha visto – di fatto – un processo di criminalizzazione del dissenso e del sostegno alla causa palestinese. I numeri sono inquietanti, per una democrazia occidentale: secondo quanto riferito dalla campagna Justice for Tony Greenstein, sono più di 2.700 le persone arrestate nel Regno Unito per aver espresso sostegno a Palestine Action dopo la messa al bando di quest’ultima nel 2025. Senza contare che diversi attivisti e giornalisti che si occupano di Israele e Gaza sono stati indagati o si sono visti perquisire le abitazioni , spesso senza alcuna incriminazione o accusa formale. L’obiettivo: intimidre e portare giornalisti e attivisti all’autocensura.
Fonti:
Thomas Karat, “The Two Terrorists: Britain Jails Tweets While the West Crowns al-Qaeda’s Man in Damascus,” Antiwar.com, 14 agosto 2026, https://original.antiwar.com/thomas_karat/2026/08/13/the-two-terrorists-britain-jails-tweets-while-the-west-crowns-al-qaedas-man-in-damascus/.
Jane Prinsley, “‘Notorious antisemite’ Tony Greenstein joins the Green Party,” The Jewish Chronicle, March 27, 2026, https://www.thejc.com/news/politics/notorious-antisemite-tony-greenstein-joins-the-green-party-i5gjdv1x.
“Solidarity Is Not a Crime,” Justice for Tony Greenstein, https://justicefortonygreenstein.org/.
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Abbiamo più tempo perché in genere aumenta la nostra aspettativa di vita e, insieme, tende ad abbassarsi l’età a cui si va in pensione. La tabella seguente riporta per 10 nazioni significative e per la media mondiale: aspettativa di vita, popolazione 2010 e 2026, età pensionabile e natalità.
Longevità, popolazione, pensione, natalità in alcuni Paesi
Quasi ovunque sta crescendo la percentuale degli anziani nella popolazione generale e aumenta il divario: i ricchi vivono 10 -15 anni più a lungo e in migliori condizioni di salute dei cittadini con redditi più bassi. La natalità di sostituzione (popolazione stabile) si verifica quando in media ogni donna ha 2,1 figli, In Africa la natalità è di 4 figli/donna cui consegue una crescita della popolazione del 2% annuo (raddoppio in 35 anni), In Oceania ogni donna ha 2,1 figli (popolazione stabile). Negli altri continenti la popolazione diminuisce più o meno lentamente. Non è più da temere il rischio di sovrappopolazione che taluno considerava imminente negli anni Settanta. Oggi, meditando sulla penultima riga della Tabella, si parla paradossalmente di una futura sparizione del Giappone!!
Denatalità e incremento dell’aspettativa di vita tendono a creare società in cui pochi lavoratori giovani generano un PIL (prodotto interno lordo) crescente adeguato a mantenere un numero crescente di pensionati anziani. L’incremento continuo del PIL esige, però, un flusso continuo di invenzioni e progressi scientifici che notoriamente sono originati in larga maggioranza da tecnologi e ricercatori giovani – Edison creò a Menlo Park il suo laboratorio quando aveva 30 anni. I matematici innovatori producono teoremi e costrutti epocali che costituiscono svolte significative intorno o prima dei 40 anni.
Il matematico Pierre de Fermat nel 1637 (a 36 anni) scrisse in margine a una copia latina dell’Aritmetica di Diofanto l’enunciato del suo famoso “ultimo” teorema: non esistono 3 numeri interi a, b e c che soddisfino l’equazione
a^n + b^n = c^n
per n intero e maggiore di 2. Fermat aggiunse alla sua nota che aveva trovato una mirabile dimostrazione del suo teorema, che non riportava perché era lunga e non entrava in quel margine. La sua asserzione è ritenuta falsa.
Per 350 anni matematici famosi tentarono senza successo. di ricostruire quella prova. Finalmente ci riuscì – con 7 anni di lavoro – nel 1995 (129 pagine pubblicate in Annals of Mathematics), con l’aiuto di Richard Taylor, il matematico britannico Andrew Wiles (n. 1953) che fu onorato con il premio Abel, con il cavalierato (titolo di Sir) e ricompensato con una borsa di 50.000 dollari.
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ROMA (ITALPRESS) – La Coppa Italia regala sorprese e gol nei quattro match dei trentaduesimi di finale. Il risultato più clamoroso arriva dall’Olimpico, dove la Lazio di Gennaro Gattuso cade 2-0 contro il Mantova di Francesco Modesto e saluta subito la competizione. Dopo un primo tempo equilibrato, i lombardi sbloccano la gara al 75′: Bragantini riceve da Trimboli, entra in area e mette al centro per Ruocco, che non sbaglia. Nel finale Cajazzo approfitta degli spazi e firma il raddoppio in contropiede. Amaro, dunque, l’esordio ufficiale di Gattuso sulla panchina biancoceleste. Il Mantova affronterà ai sedicesimi la vincente di Palermo-Lecce. Spettacolo anche al Bentegodi, dove il Verona supera l’Entella soltanto ai calci di rigore dopo il 2-2 dei tempi regolamentari. Liguri avanti al 18′ con Vilanova, ma la squadra di Baroni ribalta tutto in poco più di un quarto d’ora: Compagnon pareggia al 20′, mentre al 36′ Amin Sarr firma un gol di pregevole fattura dopo una lunga azione personale. L’Entella non molla e all’84’ trova il pari con Franzoni su rigore. Dal dischetto, però, il Verona è più preciso e conquista la qualificazione. Ai sedicesimi ci sarà il Cagliari. Successo netto invece per il Genoa di Daniele De Rossi, che al Ferraris batte 4-1 l’Ascoli. I marchigiani passano in vantaggio al 25′ con Silipo, ma i rossoblù reagiscono prima dell’intervallo grazie a Marcandalli e Baldanzi, autore del sorpasso. Nella ripresa Colombo firma il 3-1, mentre Havel chiude definitivamente i conti all’80’. Il Genoa affronterà il Sùdtirol.
Quattro gol anche per il Frosinone, che al Benito Stirpe supera 4-1 la Juve Stabia. Protagonista assoluto Kvernadze, autore di una doppietta e già decisivo al 20′ per il vantaggio ciociaro. Cichella e Raimondo completano il poker, mentre Patanè accorcia momentaneamente le distanze per gli ospiti. Nel finale la Juve Stabia resta anche in dieci per l’espulsione di Sanà Fernandes. Il Frosinone attende ora la vincente di Sassuolo-Cesena.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

ROMA (ITALPRESS) – La Coppa Italia regala sorprese e gol nei quattro match dei trentaduesimi di finale. Il risultato più clamoroso arriva dall’Olimpico, dove la Lazio di Gennaro Gattuso cade 2-0 contro il Mantova di Francesco Modesto e saluta subito la competizione. Dopo un primo tempo equilibrato, i lombardi sbloccano la gara al 75′: Bragantini riceve da Trimboli, entra in area e mette al centro per Ruocco, che non sbaglia. Nel finale Cajazzo approfitta degli spazi e firma il raddoppio in contropiede. Amaro, dunque, l’esordio ufficiale di Gattuso sulla panchina biancoceleste. Il Mantova affronterà ai sedicesimi la vincente di Palermo-Lecce. Spettacolo anche al Bentegodi, dove il Verona supera l’Entella soltanto ai calci di rigore dopo il 2-2 dei tempi regolamentari. Liguri avanti al 18′ con Vilanova, ma la squadra di Baroni ribalta tutto in poco più di un quarto d’ora: Compagnon pareggia al 20′, mentre al 36′ Amin Sarr firma un gol di pregevole fattura dopo una lunga azione personale. L’Entella non molla e all’84’ trova il pari con Franzoni su rigore. Dal dischetto, però, il Verona è più preciso e conquista la qualificazione. Ai sedicesimi ci sarà il Cagliari. Successo netto invece per il Genoa di Daniele De Rossi, che al Ferraris batte 4-1 l’Ascoli. I marchigiani passano in vantaggio al 25′ con Silipo, ma i rossoblù reagiscono prima dell’intervallo grazie a Marcandalli e Baldanzi, autore del sorpasso. Nella ripresa Colombo firma il 3-1, mentre Havel chiude definitivamente i conti all’80’. Il Genoa affronterà il Sùdtirol.
Quattro gol anche per il Frosinone, che al Benito Stirpe supera 4-1 la Juve Stabia. Protagonista assoluto Kvernadze, autore di una doppietta e già decisivo al 20′ per il vantaggio ciociaro. Cichella e Raimondo completano il poker, mentre Patanè accorcia momentaneamente le distanze per gli ospiti. Nel finale la Juve Stabia resta anche in dieci per l’espulsione di Sanà Fernandes. Il Frosinone attende ora la vincente di Sassuolo-Cesena.
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BIRMINGHAM (INGHILTERRA) (ITALPRESS) – Due ori e un bronzo per chiudere in maniera trionfale gli Europei di atletica a Birmingham. L’Italia vince il medagliere (10-6-6), piazzando i due acuti vincenti in coda.
Larissa Iapichino si impone nel salto in lungo: l’azzurra, già argento continentale a Roma 2024 e campionessa europea indoor un anno dopo, reduce dall’argento indoor ai Mondiali di Torun del marzo scorso, vince con la misura di 7 metri raggiunta al primo tentativo, senza poi migliorarsi negli altri salti. L’argento va alla britannica Jazmin Sawyers (6.99), davanti alla francese Hilary Kpatcha (6.98).
In chiusura di serata il capolavoro della 4×400 maschile: Edoardo Scotti, Luca Sito, Mohamed Soudassi e Lorenzo Benati trionfano con il tempo di 2’59″16 davanti alla Gran Bretagna, argento in 2’59″19 e seconda così nel medagliere finale, terza l’Olanda (2’59″49). Da applausi anche la staffetta femminile che poco prima si prende il bronzo: nella 4×400 Alessandra Bonora, Anna Polinari, Alice Mangione e Eloisa Coiro firmano il tempo di 3’23″57 nella finale vinta dall’Olanda in 3’21″10, davanti alla Gran Bretagna in 3’21″68. “Sono veramente orgogliosa di questo quartetto, delle ragazze che ci hanno portato in finale e dei ragazzi che hanno vinto l’oro – commenta Coiro – Siamo una squadra fantastica, è bellissimo essere qua e vivere queste emozioni”.
– foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).

BIRMINGHAM (INGHILTERRA) (ITALPRESS) – Due ori e un bronzo per chiudere in maniera trionfale gli Europei di atletica a Birmingham. L’Italia vince il medagliere (10-6-6), piazzando i due acuti vincenti in coda.
Larissa Iapichino si impone nel salto in lungo: l’azzurra, già argento continentale a Roma 2024 e campionessa europea indoor un anno dopo, reduce dall’argento indoor ai Mondiali di Torun del marzo scorso, vince con la misura di 7 metri raggiunta al primo tentativo, senza poi migliorarsi negli altri salti. L’argento va alla britannica Jazmin Sawyers (6.99), davanti alla francese Hilary Kpatcha (6.98). “Non è stata la gara che volevo, io pretendo moltissimo da me stessa. Dopo il primo salto speravo di migliorare, ma ho bisticciato un po’ con le rincorse. È stata una gara di altissimo livello. Sono molto felice di essermi regalata questa medaglia, che significa tantissimo. Dal punto di vista familiare abbiamo aggiunto un titolo, perché mia madre non aveva mai vinto un titolo europeo”.
In chiusura di serata il capolavoro della 4×400 maschile: Edoardo Scotti, Luca Sito, Mohamed Soudassi e Lorenzo Benati trionfano con il tempo di 2’59″16 davanti alla Gran Bretagna, argento in 2’59″19 e seconda così nel medagliere finale, terza l’Olanda (2’59″49). “Sono tre giorni che dico ai ragazzi che ci saremmo giocati il medagliere alla nostra gara – esulta Scotti – Ho detto anche agli inglesi che avremmo rovinato la loro festa. Eravamo qui per questo e l’abbiamo fatto”.
Da applausi anche la staffetta femminile che poco prima si prende il bronzo: nella 4×400 Alessandra Bonora, Anna Polinari, Alice Mangione e Eloisa Coiro firmano il tempo di 3’23″57 nella finale vinta dall’Olanda in 3’21″10, davanti alla Gran Bretagna in 3’21″68. “Sono veramente orgogliosa di questo quartetto, delle ragazze che ci hanno portato in finale e dei ragazzi che hanno vinto l’oro – commenta Coiro – Siamo una squadra fantastica, è bellissimo essere qua e vivere queste emozioni”.
– foto Ipa Agency –
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MONTEREY (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Nell’ambito della Monterey Car Week, l’esemplare unico Ferrari Luce “Tailor Made” ha stabilito un record d’asta raggiungendo la cifra di 40 milioni di dollari USA. Con l’intero ricavato destinato alla Ferrari Foundation, questo risultato rafforzerà il sostegno di lunga data del Cavallino Rampante a programmi educativi globali, offrendo accesso a opportunità di apprendimento e sostenendo iniziative scolastiche per le generazioni future.
Venduto all’asta in collaborazione con RM Sotheby’s, il primo telaio di produzione della Luce è stato oggetto di una vivace gara di offerte durante uno degli eventi più prestigiosi del mondo automobilistico. Questo risultato arriva a un anno di distanza dal precedente record stabilito da Ferrari – 26 milioni di dollari USA – con un esemplare unico di Ferrari Daytona SP3 “Tailor Made” del 2025.
Creata grazie alla competenza congiunta di Ferrari Tailor Made e del Ferrari Design Studio, la “Chassis 0” – caratterizzata da una livrea Madreperla cangiante e semi-metallizzata – riflette in ogni suo elemento il tema della luce, da cui trae il nome. La Luce “Tailor Made” “mette in risalto l’avanguardia tecnica di Ferrari, la profonda innovazione in termini di design, materiali e colori, nonchè la maestria artigianale”, si legge in una nota.
Tutti i fondi raccolti saranno devoluti a sostegno di opportunità educative negli Stati Uniti e nel resto del mondo.
– Foto ufficio stampa Ferrari –
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