I numeri della sicurezza sul lavoro nel Lazio disegnano un quadro drammatico. Nei primi quattro mesi del 2026, le denunce di infortunio nella regione hanno subito un’impennata preoccupante, segnando un incremento del 9,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A lanciare l’allarme è la Cgil Roma e Lazio, che ha analizzato gli ultimi dati Inail rilevati al 30 aprile.
Le cifre non lasciano spazio a interpretazioni: si passa dalle 13.884 denunce del primo quadrimestre 2025 alle 15.208 del 2026. Ma il dato che fa più male è quello che riguarda le vite spezzate, con i lavoratori che hanno perso la vita sul posto di lavoro che salgono da 21 a 24 casi complessivi.
La mappa del rischio: Roma maglia nera per i decessi
La crescita degli infortuni non è omogenea, ma si concentra con forza sulla Capitale e sulla sua area metropolitana. A Roma le denunce balzano da 10.968 a 12.101, ed è proprio qui che si consuma la vera tragedia. Dei 24 infortuni mortali registrati in tutta la regione, ben 20 sono avvenuti nella sola provincia romana.
Il segno più compare purtroppo in quasi tutte le altre province del territorio. Latina sale da 1.102 a 1.197 denunce, Viterbo cresce da 621 a 701 casi e Rieti passa da 387 a 402. L’unica eccezione è rappresentata da Frosinone, che resta sostanzialmente stabile a quota 807 casi rispetto agli 806 dell’anno precedente. I settori più colpiti dalle morti bianche abbracciano l’intera economia del territorio, partendo dall’agricoltura e dalle costruzioni fino al manifatturiero, al commercio, alla ristorazione.
Anagrafe del pericolo: aumentano gli infortuni tra i giovani e gli over 65
L’aumento dei bollettini medici colpisce in modo trasversale quasi tutte le fasce d’età, raccontando sia le difficoltà dei più giovani sia l’allungamento della vita lavorativa per i più anziani.
L’incremento più netto tra le classi centrali si registra nella fascia tra i 30 e i 34 anni, dove le denunce passano da 1.211 a 1.401. Preoccupa fortemente la crescita tra i ragazzi dai 20 ai 24 anni, che salgono da 882 a 976 infortuni, ma fa riflettere anche l’aumento dei lavoratori tra i 65 e i 69 anni, passati da 305 a 361 denunce. La fascia anagrafica più colpita in assoluto resta comunque quella compresa tra i 50 e i 54 anni, che fa registrare ben 1.834 casi rispetto ai 1.669 del 2025.
L’affondo della Cgil: “Dati parziali, ora lo spettro dell’emergenza caldo”
Secondo il sindacato guidato dalla Cgil Roma e Lazio, la realtà sul campo potrebbe essere persino peggiore di quella descritta dalle tabelle ufficiali dell’Inail.”Questi dati, seppur gravi, rappresentano sempre una parzialità perché non sempre le lavoratrici e i lavoratori sono in condizione di poter denunciare gli infortuni”.
Da qui la richiesta perentoria alle istituzioni per rafforzare immediatamente gli enti preposti all’attività preventiva ed ispettiva. Si tratta per la Cgil di una necessità che diventa urgenza assoluta proprio in queste settimane, in cui l’emergenza legata al caldo estivo rappresenterà un ulteriore e gravissimo fattore di rischio per la salute dei lavoratori, specialmente nei cantieri e nei settori all’aperto.
La Roma segue Jhon Lucumì per rinforzare la difesa. Il Bologna valuta il giocatore attraverso la clausola da 28 milioni, con la Juventus più defilata.
Lucumì-Roma: un profilo adatto alla difesa a tre di Gasperini
Jhon Lucumì è entrato nella lista dei difensori seguiti dalla Roma per il prossimo mercato. Il centrale colombiano del Bologna, attualmente impegnato ai Mondiali 2026 con la sua Nazionale, ha caratteristiche adatte a una squadra che vuole difendere in avanti e costruire dal basso con maggiore continuità come quella di Gasperini.
Il tecnico di Grugliasco apprezza i difensori capaci di reggere il duello individuale, accorciare in avanti e partecipare all’uscita del pallone. Lucumì ha esperienza in Serie A, è mancino e può giocare sia da centrale sia da braccetto in una linea a tre. Questo lo rende un profilo funzionale per l’idea tecnica della Roma.
La Juventus lo ha seguito, ma al momento la Roma appare più presente. Il Bologna non ha necessità di cedere a prezzo ridotto e può fare riferimento alla clausola da 28 milioni prevista nel contratto. La cifra è alta, ma chiara. Chi vuole il giocatore deve avvicinarsi a quella soglia.
Lucumì-Bologna, cessione utile per il bilancio
Per il Bologna una vendita a 28 milioni produrrebbe un effetto positivo sui conti. Lucumì era infatti arrivato dal Genk per una cifra inferiore rispetto all’attuale valutazione. Una cessione a queste condizioni permetterebbe al club rossoblù di registrare una plusvalenza e di reinvestire sul mercato.
Il valore di mercato del difensore è stimato attorno ai 22 milioni. La clausola da 28 milioni rappresenta quindi una richiesta superiore alla valutazione corrente, ma coerente con il ruolo del giocatore nella rosa e con la scarsità di centrali mancini affidabili.
Per la Roma, che sta portando avanti il progetto del nuovo stadio,l’operazione avrebbe un impatto significativo. Oltre al cartellino, andrebbe considerato l’ingaggio. Lucumì chiederebbe un contratto da titolare, superiore rispetto agli standard attuali percepiti a Bologna. La società giallorossa, che valuta l’addio di Soulé, dovrebbe quindi valutare anche eventuali uscite nel reparto difensivo.
La Juventus resta comunque una concorrente possibile, soprattutto se decidesse di intervenire con forza sul reparto arretrato. I bianconeri comunque starebbero lavorando con il Liverpool per il prestito secco di Giovanni Leoni.
I tribunali con più fascicoli pendenti sono Milano (2.209) e Roma (1.699)
Il mercato immobiliare italiano non è frenato soltanto dai prezzi elevati, dagli stipendi bassi e dalla scarsità di offerta nelle grandi città. A pesare sull’accesso alla casa c’è anche un fattore meno visibile, ma decisivo: l’inefficienza della giustizia civile e, in particolare, la lentezza delle procedure esecutive immobiliari.
Quando un immobile pignorato resta bloccato per anni all’interno di una procedura giudiziaria: è una casa sottratta al mercato, un capitale immobilizzato per il sistema bancario e un costo che, indirettamente, ricade su chi oggi prova ad acquistare un’abitazione.
È quanto emerge dall’analisi realizzata da Datasinc, realtà specializzata nella raccolta e analisi massiva di dati immobiliari italiani, che ha elaborato i dati ufficiali del Ministero della Giustizia e i flussi SIECIC relativi alle esecuzioni immobiliari nei principali distretti del Paese.
Lo studio sottolinea come i tempi della giustizia civile incidano sul funzionamento del mercato immobiliare e sul credito alle famiglie. La durata media stimata dei procedimenti civili nel 2025 si attesta intorno ai 2.139 giorni, pari a quasi 5 anni e 10 mesi. Una traiettoria che, ai ritmi attuali, porterebbe a una riduzione cumulativa di circa il 25%, ancora distante dal target del 40% richiesto nell’ambito degli obiettivi europei.
Milano e Roma: i grandi tribunali sotto pressione
Milano rappresenta uno dei casi più significativi, dove la scarsità di offerta e i prezzi elevati rendono ogni immobile bloccato una risorsa sottratta alla domanda abitativa. Nel solo ambito delle esecuzioni immobiliari, il Tribunale Ordinario di Milano registra nel 2025 un carico attivo di 2.209 fascicoli pendenti.
Il contesto milanese presenta però anche un elemento di compensazione: l’elevata liquidità del mercato e l’interesse degli investitori per le aste immobiliari possono ridurre il rischio di vendite deserte, accelerando almeno in parte la rotazione degli asset pignorati.
A Roma, invece, il quadro appare più complesso. Il Tribunale della Capitale registra 1.699 procedure esecutive immobiliari pendenti nel 2025. Oltre ai volumi elevati, incidono anche le rigidità operative e procedurali. Il nuovo mansionario dei custodi, entrato in vigore a febbraio 2025, rafforza i controlli su trascrizioni ipocatastali, irregolarità, edilizia agevolata e spese straordinarie. Una maggiore tutela della regolarità degli atti che, tuttavia, può rallentare ulteriormente la gestione dei fascicoli.
Nord Est più efficiente, Sud e Isole frenati dalle aste deserte
Nel Nord Est, in particolare nei distretti di Venezia e Verona, i dati mostrano segnali di maggiore resilienza organizzativa. Nel corso del 2025, le esecuzioni immobiliari hanno registrato in diversi casi un numero di procedimenti definiti superiore alle nuove sopravvenienze. Questo indica una capacità superiore di smaltimento e una minore tendenza ad accumulare nuovo arretrato.
Più critica la situazione nei distretti del Sud e delle Isole, come Bari, Reggio Calabria e Palermo. Qui alle complessità procedurali si somma una minore profondità del mercato immobiliare locale. La domanda più debole aumenta il rischio di aste deserte, costringendo i tribunali a programmare nuovi esperimenti di vendita e a ridurre progressivamente il prezzo base.
La “tassa occulta” dei tempi giudiziari
Il peso delle procedure esecutive non si misura solo nei fascicoli pendenti, ma anche negli effetti prodotti fuori dai tribunali: abitazioni che rientrano più lentamente sul mercato, valori di recupero più incerti e maggiore prudenza da parte degli operatori finanziari.
“Le inefficienze della giustizia civile non restano confinate nei tribunali: quando una procedura esecutiva immobiliare dura anni, l’immobile resta bloccato, il recupero del credito diventa più incerto e il rischio finisce per riflettersi sull’intero mercato”, spiegano Nicola Chiarini e Francesco Braggiotti di Datasinc. “L’analisi dei dati permette di rendere visibili questi meccanismi, misurando le differenze territoriali e offrendo una base oggettiva per interventi più mirati”.
È questa la “tassa occulta” dei tempi giudiziari: un costo che non compare nei contratti, ma può pesare sull’accessibilità della casa. Rendere più efficiente la giustizia civile diventa quindi una condizione essenziale per un mercato immobiliare più equo, trasparente e accessibile.
L’analisi dei dati per rendere più efficiente il sistema
Per rendere visibili queste dinamiche, Datasinc utilizza intelligenza artificiale e machine learning per elaborare grandi volumi di dati immobiliari, economici, territoriali e giudiziari. L’obiettivo è trasformare informazioni frammentate in una fotografia chiara delle criticità che incidono sul funzionamento del mercato.
L’automatizzazione delle proceduredi analisi e validazione consente di ridurre il margine di errore, intercettare anomalie, frodi o discrepanze nei valori immobiliari e restituire informazioni utili a istituzioni, operatori finanziari e stakeholder del settore.
In questo senso, la trasparenza dei dati non è solo uno strumento tecnico, ma una leva concreta per costruire un mercato della casa più accessibile, sostenibile ed efficiente.
Sarà sufficiente andare nell’apposita sezione dedicata alle App e iniziare a dialogare con il chatbot di OpenAI
Facile.it, Tech Company leader nel brokeraggio di prodotti assicurativi e finanziari, utenze domestiche, servizi di noleggio auto a lungo termine e delle principali voci di spesa delle famiglie italiane, annuncia il lancio su ChatGPT della sua app dedicata alle bollette luce e gas. Facile.it è la prima azienda italiana ad inaugurare sulla piattaforma di intelligenza artificiale di OpenAI un’app interamente dedicata alle utenze energetiche e a portare la sua esperienza e i servizi in ambito luce e gas all’interno di uno degli strumenti digitali più utilizzati e innovativi del momento.
Nasce così un nuovo modo di cercare un fornitore di luce e gas e di confrontare le offerte; oltre a caricare la bolletta o compilare alcuni campi su Facile.it, gli utenti da oggi hanno la possibilità di farlo direttamente su ChatGPT.Sarà sufficiente andare nell’apposita sezione dedicata alle App e iniziare a dialogare con il chatbot di OpenAI; fornendo i dati essenziali richiesti – la città di residenza e la fascia di consumo – l’utente potrà visualizzare e confrontare le migliori offerte luce e gas di Facile.it, identificare la soluzione più adatta alle proprie esigenze e, eventualmente, concludere il processo di acquisto sul portale.
«L’innovazione è fortemente radicata nel DNA di Facile.it e il lancio dell’app su ChatGPT rappresenta un ulteriore passo del percorso di crescita multicanale che portiamo avanti ormai da anni. Sfruttando le potenzialità dell’intelligenza artificiale conversazionale, puntiamo a consolidare un nuovo punto di contatto con gli utenti», spiega Maurizio Pescarini, CEO di Facile.it. «Da sempre vogliamo essere il più vicino possibile al cliente finale, lasciando però a lui la scelta del canale da utilizzare per entrare in contatto con il mondo Facile.it: che si tratti del sito, del contact center telefonico, dei negozi fisici a marchio Facile.it o della nostra rete di consulenti, offriamo le migliori soluzioni e il supporto più efficace nel momento e nel modo che ciascun consumatore preferisce. Da oggi, per le bollette luce e gas, lo facciamo anche sfruttando le potenzialità di ChatGPT».
La novità si inserisce all’interno di una più ampia strategia che posiziona Facile.it tra le Tech Company italiane più innovative nel settore del brokeraggio. L’azienda sta lavorando a diversi progetti in ambito LLM sia interni, come ad esempio l’integrazione di soluzioni avanzate di intelligenza artificiale per ottimizzare lo sviluppo software, l’analisi di flussi di dati complessi e l’automazione dei processi operativi aziendali, sia rivolti agli utenti, come il lancio di assistenti virtuali proprietari che, grazie ai più recenti modelli linguistici e vocali, garantiscono ai clienti un supporto personalizzato e multicanale.
Taranto laboratorio della transizione, l’intervista a Salvatore Toma: “Governare il cambiamento senza perdere occupazione”
Taranto prova a lasciarsi alle spalle l’immagine di città legata esclusivamente alla grande industria pesante, per candidarsi a laboratorio nazionale della transizione ecologica ed energetica. Risorse europee, innovazione, nuove filiere produttive e sostenibilità diventano le parole chiave di un percorso complesso, che punta a coniugare riconversione industriale, competitività e tutela dell’occupazione. Ne ha parlato con Affaritaliani il Presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma.
Presidente Toma, lei definisce Taranto un possibile “laboratorio nazionale della transizione ecologica ed energetica”. Quali sono oggi le priorità concrete per trasformare questa visione in un vero modello di sviluppo?
La priorità è governare la transizione, non subirla. Taranto dispone oggi di strumenti straordinari, a partire dalle risorse del JTF e dalle altre misure dedicate al territorio, che devono essere messe a sistema attraverso una visione condivisa. Occorre favorire investimenti in innovazione, sostenibilità e nuove tecnologie, rafforzare il dialogo tra imprese, istituzioni, ricerca e sistema finanziario e accompagnare le aziende nell’accesso agli strumenti di finanza agevolata. Esperienze come quella di Vestas, che di recente ha inaugurato nuove linee e aree produttive per l’eolico offshore, dimostrano che, quando convergono investimenti industriali, semplificazione amministrativa e collaborazione istituzionale, Taranto può diventare un modello nazionale di riconversione e sviluppo sostenibile.
Per decenni Taranto è stata identificata quasi esclusivamente con la grande industria pesante. Quali nuove filiere possono oggi accompagnare la diversificazione produttiva del territorio?
La diversificazione produttiva è una strada che Confindustria Taranto percorre da anni. Accanto alla siderurgia, che resta un asset strategico, vediamo grandi opportunità nelle energie rinnovabili, nella blue economy, nella logistica avanzata, nell’aerospazio, nella manifattura ad alto contenuto tecnologico e nelle tecnologie ambientali. A queste si affiancano settori come turismo, cultura, enogastronomia, moda e design, che possono beneficiare della visibilità internazionale offerta dai Giochi del Mediterraneo. L’obiettivo è costruire un sistema economico più resiliente, capace di generare occupazione qualificata e attrarre nuovi investimenti.
La sostenibilità non è più soltanto un tema ambientale, ma un vero fattore di competitività. Le imprese tarantine sono pronte ad affrontare la transizione green senza perdere produttività e occupazione?
Le imprese stanno dimostrando una crescente consapevolezza rispetto a questa sfida. La sostenibilità oggi significa non solo riduzione dell’impatto ambientale, ma anche efficienza, tracciabilità, trasparenza, circolarità e capacità di generare valore. Per questo Confindustria Taranto investe da tempo in attività di informazione, formazione e confronto con le aziende. La transizione green deve essere accompagnata da strumenti adeguati e da politiche che sostengano gli investimenti, affinché possa tradursi in maggiore competitività, nuova occupazione e crescita del territorio, senza penalizzare il tessuto produttivo esistente.
Su quali asset strategici Taranto può costruire una nuova leadership industriale nel Mezzogiorno?
Taranto possiede asset unici. Penso innanzitutto al Porto, alla sua posizione strategica nel Mediterraneo e alle competenze industriali maturate in decenni di attività manifatturiera. A questi si aggiungono il comparto delle energie rinnovabili, in particolare l’eolico offshore, la presenza di centri di ricerca, università, ITS e del Tecnopolo del Mediterraneo, oltre alle opportunità offerte dalla ZES e dalle risorse del JTF. La vera sfida è integrare questi elementi in una strategia di sviluppo che valorizzi innovazione, sostenibilità e capacità industriale.
Confindustria Taranto sta investendo molto sui temi della circolarità e degli ESG. Quanto conta oggi, anche per attrarre investimenti e giovani talenti, costruire un modello industriale innovativo e sostenibile?
Conta moltissimo. Oggi investitori, mercati e nuove generazioni guardano con crescente attenzione alla capacità delle imprese di integrare i criteri ESG nelle proprie strategie. Un modello industriale innovativo e sostenibile è fondamentale non solo per attrarre capitali, ma anche per trattenere e valorizzare competenze qualificate. Taranto ha bisogno di offrire alle nuove generazioni opportunità professionali legate all’innovazione, alla ricerca e alle tecnologie del futuro. Per questo lavoriamo per rafforzare il collegamento tra imprese, università, ITS e mondo della ricerca, favorendo la nascita di un ecosistema capace di generare sviluppo e occupazione qualificata.
Guardando ai prossimi anni, qual è la sfida più complessa che Confindustria Taranto e il sistema imprenditoriale locale dovranno affrontare?
La sfida più complessa sarà conciliare trasformazione industriale, sostenibilità e tutela dell’occupazione. Questo vale in particolare per il futuro della siderurgia, che richiede una riconversione verso tecnologie moderne e sostenibili, ma anche per l’intero sistema produttivo locale. Dovremo essere capaci di accompagnare il cambiamento senza disperdere competenze, posti di lavoro e capacità industriale. Allo stesso tempo sarà fondamentale accelerare la diversificazione economica, valorizzare le eccellenze già presenti sul territorio e contrastare la fuga di talenti. Taranto ha tutte le potenzialità per riuscirci, ma serviranno visione, collaborazione tra tutti gli attori coinvolti e una forte capacità di trasformare le opportunità in risultati concreti.
UniCredit, avviato insieme a Fondazione con il Sud il progetto “Fare comunità insieme” per lo sviluppo dei territori nell’ambito del bando “Riabitare il Sud”
Fondazione con il Sud, con il supporto di UniCredit attraverso il FondoCartaEtica, avvia il progetto “Fare comunità insieme” per rafforzare il percorso di coprogettazione in corso nei quattro territori selezionati nell’ambito del bando “Riabitare il Sud” promosso dalla Fondazioneconil Sud per contrastare lo spopolamento promuovendo interventi di rigenerazione demografica e di rilancio delle comunità locali.
Tra le 57 candidature pervenute in risposta al bando sono state selezionate quattro proposte che interessano: l’area delle Alte Madonie, in provincia di Palermo, e in particolare un territorio che comprende 7 piccoli comuni per un totale di poco più di 19 mila abitanti (Petralia Soprana, Gangi, Polizzi Generosa, Petralia Sottana, Blufi, Geraci Siculo e Castellana Sicula); una piccola porzione dell’area della Locride, in provincia di Reggio Calabria e in particolare 3 comuni per un totale di poco più di 8 mila abitanti (Camini, Stignano e Caulonia); un’area del Cilento, in provincia di Salerno, che comprende 4 comuni per un totale di quasi 11 mila abitanti (Ceraso, Ascea, Novi Velia, San Mauro La Bruca); un’area del Sannio che comprende 10 piccoli comuni per un totale di più di 19 mila abitanti, che si estendono nella provincia di Benevento (Baselice, Foiano di Val Fortore, Molinara, San Marco dei Cavoti, Pesco Sannita, Pietrelcina, Fragneto L’Abate, Campolattaro, Morcone, Sassinoro).
Grazie al sostegno di UniCredit, con il progetto “Fare comunità insieme” la Fondazione potrà attivare un programma di accompagnamento specialistico rivolto ai quattro enti del terzosettore impegnati nella definizione dei progettiesecutivi. Le risorse disponibili consentiranno di offrire servizi di consulenza mirati, costruiti sui bisogni specifici emersi nei diversi territori, con l’obiettivo di garantire l’efficacia delle iniziative. Il percorso di accompagnamento contribuirà a rafforzare competenze, governance e capacità operative delle reti locali.
“Per affrontare sfide complesse come lo spopolamento e le sue cause è necessario costruire alleanze solide, capaci di mettere a sistema competenze, risorse e visioni“, ha dichiarato il direttore generale della Fondazione con il Sud, MarcoImperiale. “La collaborazione con UniCredit va in questa direzione e rafforza un percorso che punta a valorizzare il protagonismo delle comunità locali, accompagnandole nella definizione di interventi concreti e sostenibili. Crediamo che i risultati più significativi nascano proprio dalla capacità di lavorare insieme, creando le condizioni affinché le idee possano trasformarsi in opportunità di sviluppo durature e generare un impatto reale sulla qualità della vita delle persone e sul futuro dei territori del Sud. In questa fase di coprogettazione stiamo sostenendo i territori selezionati affinché possano costruire strategie integrate e interventi capaci di rispondere ai bisogni specifici delle comunità. Le aree interne del Mezzogiorno custodiscono energie, competenze e patrimoni che meritano di essere valorizzati: il nostro impegno è contribuire a creare le condizioni perché queste risorse possano tradursi in nuove opportunità di crescita, educazione, lavoro e inclusione sociale. Investire nella capacità delle comunità di immaginare e realizzare il proprio futuro significa rafforzare la coesione territoriale e favorire processi di sviluppo che possano generare benefici duraturi nel tempo”.
“UniCredit è al fianco dei territori, soprattutto dove le fragilità sono più profonde, sostenendo chi con spirito di iniziativa intende realizzare interventi di sviluppo delle comunità locali. Per questo, abbiamo scelto di sostenere il progetto ‘Fare comunità insieme’ grazie al Fondo Carta Etica di UniCredit, che rappresenta espressione concreta dell’impegno della banca verso persone e territori. Crediamo che il futuro del nostro paese passi dalla capacità di fare rete tra istituzioni, Terzo Settore e cittadini, trasformando idee e strategie in progetti concreti, capaci di valorizzare il capitale umano e generare nuove opportunità di lavoro. Per questo, siamo orgogliosi di contribuire a iniziative che promuovono inclusione, coesione sociale e crescita duratura per le nostre comunità ed in particolare per tutto il Sud Italia”, ha dichiarato AnnalisaAreni, Head of Clients Strategies di UniCredit. La collaborazione con UniCredit rappresenta un ulteriore passo nell’impegno della FondazioneconilSud a sostenere processi di sviluppo locale basati sulla partecipazione delle comunità e sulla crescita del terzo settore, creando le condizioni affinché i progetti possano trasformarsi in interventi duraturi.
“Fare comunità insieme” è reso possibile grazie al Progetto Carta Etica di UniCredit, un’iniziativa solidale legata all’utilizzo delle carte di credito “Etiche”, da parte di clienti e dipendenti in Italia. Per ogni acquisto effettuato, UniCredit destina al Fondo Carta Etica il 2 per mille delle spese sostenute con queste carte, senza alcun costo per i titolari. Le somme raccolte vengono interamente destinate a iniziative di organizzazioni non profit impegnate a rispondere ai bisogni delle comunità. Si tratta di un modello unico nel panorama bancario italiano, che rende la solidarietà parte integrante del rapporto tra banca e territorio.
Kevin Warsh dovrà svelare la sua vera identità, il nuovo presidente della Fed infatti dovrà decidere mercoledì se intervenire sui tassi, complice l’inflazione ai massimi causa guerra in Iran (forse finita) e conseguente blocco di Hormuz per oltre tre mesi, o seguire le indicazioni di Trump (che lo ha scelto) e che non ha mai gradito i rialzi del suo predecessore Powell. Intanto il nuovo capo della Fed, in attesa delle prime mosse, detta la linea dal punto di vista comunicativo. “Smettetela di parlare così tanto. Pensate di più e parlate di meno“. Questo – secondo il Wall Street Journal – sarebbe il messaggio lanciato ai suoi collaboratori.
L’inflazione è alle stelle dopo che la guerra in Iran ha fatto impennare i prezzi dell’energia. Il dibattito alla Fed si è ora spostato verso un aumento dei tassi, non verso un taglio. Sarebbe una situazione pressoché impossibile da ribaltare per un nuovo presidente, anche se lo volesse. Restano quindi due progetti ambiziosi, che procedono a velocità diverse. Ridurre il portafoglio obbligazionario potrebbe richiedere anni, e le comunicazioni sono il settore su cui può concentrarsi per primo. Non avendo vincoli sui tassi d’interesse, e non dovendo quindi lottare su questo fronte, puo’ dedicare le sue energie a questo obiettivo.
La scommessa di Warsh è che il gioco di cooperazione sia andato storto. I funzionari pubblicano previsioni, poi si sentono obbligati a difenderle anche molto tempo dopo che i fatti sono cambiati. Le proiezioni si consolidano in impegni da cui è sempre più difficile ritirarsi. Egli fa riferimento al 2021, quando la Fed defini’ cosi’ spesso l’impennata dell’inflazione “transitoria” che, a suo dire, aveva inavvertitamente alzato la soglia per una eventuale inversione di rotta. Lui fa riferimento al 2021, quando la Fed defini’ cosi’ spesso l’impennata dell’inflazione “transitoria” che, a suo dire, aveva inavvertitamente alzato la soglia per una eventuale inversione di rotta. Mercoledì dovrà già svelare le carte e mostrare agli Usa (e al mondo) che direzione vuole prendere.
Regione Lombardia – prima regione in Italia – ha da qualche giorno la sua legge dedicata ai data center. Dopo un iter lungo e complesso iniziato lo scorso dicembre, il PDL 150 è stato approvato nei giorni scorsi in Consiglio regionale. Tra i protagonisti che hanno permesso questo primato lombardo il consigliere regionale e presidente della V Commissione Territorio, Infrastrutture e Mobilità Jonathan Lobati (Forza Italia), relatore del provvedimento, che ha guidato l’iniziativa dalla sua presentazione fino al voto finale in Consiglio.
Una legge chiesta a gran voce dal territorio e figlia di un contesto economico e tecnologico in rapida evoluzione. La nuova normativa definisce criteri chiari per l’individuazione delle aree idonee alla realizzazione e all’ampliamento degli insediamenti, con un’attenzione particolare alla sostenibilità ambientale, all’efficienza energetica e alla tutela del territorio.
Nello specifico, il testo approvato introduce significativi vincoli a tutela dell’ambiente, aumentando gli oneri per chi consuma suolo agricolo o in aree protette e valorizzando i progetti che prevedono la restituzione dell’acqua utilizzata per il raffreddamento ai sistemi irrigui o ambientali.
“Con questa legge la Lombardia si dota di uno strumento moderno e necessario per governare una trasformazione già in atto – ha commentato Jonathan Lobati –. Abbiamo scelto di coniugare sviluppo e sostenibilità, offrendo certezze a chi decide di investire e, allo stesso tempo, tutele chiare per i territori, le comunità locali e l’ambiente.
Per garantire uno sviluppo ordinato, l’insediamento delle nuove strutture dovrà essere coerente con l’effettiva capacità delle reti elettriche e idriche, estendendo le misure premiali agli interventi più virtuosi sul piano dell’efficienza energetica. I Comuni avranno un anno di tempo per mappare le aree dismesse e degradate da mettere a disposizione, mentre Regione monitorerà l’efficacia della legge con verifiche ambientali ed economiche. È infine garantita la continuità amministrativa per i procedimenti già in corso, evitando blocchi o sospensioni”.
Dal 19 Giugno al 7 Settembre 2026 la mostra presenta opere e progetti nati dall’incontro tra arti visive, architettura, letteratura, ricerca e composizione musicale, in un percorso che attraversa linguaggi, geografie e immaginari differenti.
Curata da Imma Tralli e Roberto Pontecorvo, con Camille Coschieri curatrice associata
Nata da un anno di ricerca e di scambi nel contesto della residenza romana, mette in luce l’incontro tra linguaggi estetici, percorsi e geografie molteplici. L’esposizione dà corpo a progetti che si affrancano dai formati classici per mettere in dialogo le pratiche dei borsisti, dalle arti plastiche e visive alla storia e alla teoria delle arti, dall’architettura alla letteratura, rivelando una creazione in movimento.
I borsisti
Alia Bengana, Arianna Brunori, Diaty Diallo, Marin Fouqué, Elitza Gueorguieva, Hugo Lindenberg, Giulia Lorusso, Paul Maheke, Marie-Claire Messouma Manlanbien, Randa Maroufi, Farnaz Modarresifar, Baptiste Pinteaux, Enrique Ramírez, Ben Russell, Camille Lévy Sarfati e Thu Van Tran. Artisti invitati: Nastasia Alberti, Jacques Kaufmann, Alice Visentin.
Il percorso espositivo propone di immaginare ogni opera come una sibilla
Le creazioni dei residenti sono presenze misteriose, ispirate alle antiche profetesse, a cui ci si rivolge per cambiare sguardo sul mondo, senza per questo cercare risposte predefinite. Il visitatore è invitato a perdersi in uno spazio imprevedibile dove i confini tra le discipline si sfumano. Le opere diventano la soglia di racconti e visioni che solitamente sfuggono alla percezione ordinaria. Il titolo della mostra è ispirato all’opera Oracles from the Sea (1998) dell’artista visiva palestinese Vera Tamari. Gli artisti invitati per la mostra sono Nastasia Alberti, Jacques Kaufmann e Alice Visentin.
La pubblicazione
In occasione dell’esposizione, Villa Medici pubblicherà un volume che ripercorre le ricerche e i progetti sviluppati dai borsisti durante il loro anno di residenza a Roma, arricchito dai contributi di autori e autrici invitati a offrire una prospettiva critica sul loro lavoro. Con contributi di Nastasia Alberti, Alma Chaouchi, Eddy De Pretto, Adrienne Drake, Cécile Guilbert, Tamsin Hong, Karim Kattan, Maylis de Kerangal, Bernard Quirot, Laurie Laufer, Anne Montaron, Myriam Rabah-Konaté, Georgia René-Worms, Luisa Santacesaria, Öykü Sofuoğlu, Francesco Vitali Rosati.
I curatori della mostra
Imma Tralli e Roberto Pontecorvo hanno fondato nel 2021 Marea Art Project, un programma di residenze e una piattaforma curatoriale. Sviluppato in dialogo con Stefano Collicelli Cagol, direttore del Centro Pecci di Prato, e in collaborazione con Carol LeWitt, presidente del consiglio di amministrazione della Yale University Art Gallery, questo progetto riattualizza i saperi femministi, queer e decoloniali. Operando dal sud dell’Italia, Marea Art Project lavora per restituire centralità alle memorie e alle pratiche che attraversano il Mediterraneo.
Giulia Belmonte, compagna di Stash, è rimasta coinvolta in un incidente stradale mentre era in auto con le figlie Grace e Imagine. La giornalista ha rassicurato tutti sui social: lei e le bambine stanno bene, senza ferite gravi.
Giulia Belmonte, lo schianto mentre era ferma in auto
Giulia Belmonte ha raccontato sui social l’incidente che l’ha vista coinvolta insieme alle due figlie avute da Stash, Grace e Imagine. La giornalista si trovava nella sua macchina, ferma e con il motore spento, in attesa della madre. In quel momento un’altra auto avrebbe effettuato una manovra in retromarcia senza accorgersi della sua presenza, colpendo il veicolo.
L’urto ha provocato paura immediata, soprattutto per la presenza delle bambine nell’abitacolo. La compagna del frontman di The Kolors ha scelto di parlare direttamente ai follower, spiegando che lei e le figlie stanno bene. Nessuna ferita seria, nessuna conseguenza fisica rilevante. “È stato un grande spavento, soprattutto perché eravamo completamente ferme e non ci aspettavamo una situazione del genere. – ha scritto Belmonte nelle Stories – La persona alla guida era ovviamente distratta, ma le distrazioni non sono accettabili. Una disattenzione può mettere in pericolo la propria vita e quella degli altri”.
Stash Fiordispino e Giulia Belmonte sono legati dal 2019. Dalla loro relazione sono nate Grace, nel 2020, e Imagine, nel 2022. La coppia condivide alcuni momenti familiari sui social, ma senza esporre troppo la quotidianità delle bambine. “E poi arrivi tu… A moltiplicare tutto ciò che provo e che vivo. A ingrandire gli spazi dell’anima. A creare nuove melodie. Già ti sentiamo… – aveva scritto Stash sui social annunciando la seconda gravidanza della compagna – E non vediamo l’ora di abbracciarti! Grazie per questo altro miracolo!”.
Ci sono immagini che raccontano un’epoca. E poi ci sono immagini che riescono a raccontare il tempo stesso. È il caso della storica copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, l’album che nel 1967 rivoluzionò la musica popolare e contribuì a consacrare definitivamente i Beatles nell’Olimpo della cultura contemporanea.
A uno sguardo superficiale appare come un colorato assemblaggio di personaggi famosi: attori, scrittori, musicisti, filosofi, sportivi e figure simboliche scelte dai Fab Four per popolare il loro immaginario universo artistico. Eppure, osservandola oggi, quella fotografia restituisce una sensazione sorprendente e quasi malinconica.
Qualche curiosità che non tutti sanno
La celebre copertina fu realizzata dagli artisti britannici Peter Blake e Jann Haworth, sotto la direzione creativa dei Beatles e con un contributo particolarmente importante di Paul McCartney.
L’idea era rivoluzionaria per l’epoca: immaginare che i Beatles avessero abbandonato la propria identità per trasformarsi nella banda immaginaria del Sergente Pepper, posando davanti a una folla composta dai personaggi che avevano influenzato la loro formazione culturale e artistica. La sua realizzazione materiale fu un’impresa piuttosto complessa. Blake e Haworth crearono un grande set fotografico utilizzando fotografie a grandezza naturale montate su cartone, statue di cera prese dal museo Madame Tussauds e numerosi oggetti scenografici. Lo scatto finale venne eseguito dal fotografo Michael Cooper il 30 marzo 1967 nello studio londinese di Chelsea.
Una folla diventata storia
Intorno a John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr si affollano decine di volti che hanno segnato il Novecento. Ci sono Oscar Wilde, Edgar Allan Poe, Carl Gustav Jung, Marlene Dietrich, Stan Laurel e molte altre personalità che hanno lasciato un’impronta profonda nella letteratura, nel cinema, nella scienza e nell’arte.
Nel 1967 molti di quei protagonisti erano ancora vivi. Oggi, invece, la situazione è radicalmente cambiata. La quasi totalità delle persone rappresentate nella celebre foto appartiene ormai alla storia. Anche due membri dei Beatles, Lennon e Harrison, non ci sono più, lasciando a McCartney e Starr il ruolo di ultimi custodi viventi di quell’avventura irripetibile.
La fotografia che sfida il tempo
È proprio questo a rendere la copertina di Sgt. Pepper così affascinante ancora oggi. Quella che all’epoca sembrava una festa popolata dalle grandi celebrità del mondo si è trasformata, con il passare dei decenni, in una sorta di museo visivo della memoria collettiva.
Ogni volto racconta una storia, ogni figura richiama un’eredità culturale che continua a influenzare il presente. L’immagine non rappresenta più soltanto un album leggendario, ma diventa una riflessione sul trascorrere del tempo e sulla capacità dell’arte di sopravvivere ai suoi creatori. Forse è proprio questo il segreto della sua eterna attualità. Mentre le persone scompaiono, le idee, la musica e le opere restano. E quel celebre scatto di gruppo, immortalato quasi sessant’anni fa, continua ancora oggi a parlare alle nuove generazioni come se fosse stato realizzato ieri.
Filorosso anticipazioni: tra i primi ospiti Erri De Luca, Ferruccio de Bortoli, Tommaso Cerno
Da oggi lunedì 15 giugno, alle 21.15 su Rai3 e RaiPlay, torna Filorosso, il programma di approfondimento che racconta l’attualità, la cronaca e i temi che animano il dibattito pubblico del Paese. La nuova edizione si presenta con una importante novità: alla conduzione approda Antonino Monteleone, volto del giornalismo d’inchiesta televisivo. Con lui, Adele Grossi, anchorwoman di RaiNews24. La coppia sostituisce alla conduzione Manuela Moreno. Il pubblico di Filorosso sarà accompagnato in un viaggio tra i principali fatti della settimana, con servizi, reportage, inchieste, ospiti in studio e collegamenti dal territorio.
In questa prima puntata, per la prima volta in tv dopo le polemiche suscitate dalle sue recenti dichiarazioni sulconflitto israelo-palestinese, ci sarà lo scrittore Erri De Luca.
Tra le novità della stagione debutta inoltre lo “Spazio Podcast”, un vero e proprio ring delle idee: ogni settimana due opinionisti, protagonisti della vita pubblica e culturale del Paese, portatori di posizioni opposte, si confronteranno su uno dei temi più caldi dell’attualità.
Tra gli ospiti della puntata anche l’editorialista del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, e il direttore de “Il Giornale”, Tommaso Cerno. Infine, ampio spazio alla cronaca con gli ultimi sviluppi sulcaso Garlasco. In studio interverranno gli avvocati Antonio De Rensis e Angela Taccia, la giornalista Ilenia Petracalvina e la criminologa Flaminia Bolzan.
Regno Unito, Francia, Germania e Italia, subito dopo l’ufficialità dell’accordo raggiunto tra Usa e Iran per porre fine alla guerra, si sono congratulate con Washington, Teheran e tutti i mediatori, tra cui Pakistan e Qatar, per quella che definiscono una svolta diplomatica. “È un’opportunità per ristabilire la stabilità regionale e contribuire alla stabilizzazione dell’economia globale”, si legge nella nota, in cui i quattro Paesi chiedono di concludere rapidamente i negoziati di dettaglio e di attuare l’accordo in modo completo. Poi l’annuncio di “una missione indipendente e a carattere strettamente difensivo per garantire la sicurezza della navigazione commerciale e sostenere le operazioni di sminamento“.
Giorgia Meloni è tornata poi in mattinata sull’argomento, precisando altre cose. “Nella notte abbiamo già espresso, insieme a Francia, Germania e Regno Unito, – spiega la premier – il nostro forte apprezzamento per il memorandum d’intesa siglato da Stati Uniti e Iran nelle scorse ore. Un grazie sentito va a tutti i mediatori, e in particolare al Qatar e al Pakistan, che hanno reso possibile questa intesa. Si tratta di un’occasione di pace che va colta: l’Italia, come già in passato, è pronta a sostenere il processo diplomatico verso un accordo complessivo”.
“I principi” del memorandum d’intesa tra Usa e Iran “sono chiari: l’Iran – prosegue Meloni – non può dotarsi dell’arma nucleare e la libertà di navigazione deve essere garantita. Siamo pronti, insieme agli altri partner e fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare, a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz“.
La Juventus valuta Giovanni Leoni come rinforzo giovane per la difesa. La formula studiata è il prestito secco dal Liverpool, ma il club inglese non ha necessità di cedere il centrale italiano.
Leoni-Juve, il giovane italiano torna tra i nomi per la difesa
Giovanni Leoni è tornato nei ragionamenti della Juventus per il reparto arretrato. Il difensore classe 2006, oggi al Liverpool, rientra nel profilo cercato dal club bianconero: giovane, italiano, fisicamente strutturato e già formato nel campionato di Serie A. Nella nuova era bianconera sotto la guida di Carnevali, però, si guarda anche all’esperienza in difesa. L’idea è infatti di convincere Stones, in uscita a parametro zero dal Manchester City, a trasferirsi a Torino. A centrocampo, invece, i bianconeri devono battere la concorrenza dell’Atletico Madrid per Hjumand.
La Juventus sta valutando più soluzioni per ringiovanire la difesa e ridurre l’età media del reparto. Leoni risponde a questa esigenza perché unisce prospettiva e caratteristiche già interessanti per un centrale moderno. Ha fisico, centimetri, buona lettura dell’azione e margini di crescita ancora ampi. Nonostante il grave infortunio che lo ha fermato per buona parte della scorsa stagione, il 20enne romano sembra essersi ripreso pienamente, come aveva sottolineato l’ex tecnico di Reds Arne Slot.
Secondo SpazioJ, che riprende La Gazzetta dello Sport, i bianconeri puntano al prestito del difensore centrale del Liverpool. La formula più gradita sarebbe il prestito secco, senza obblighi economici immediati. Per la Juventus sarebbe un’operazione utile per inserire un giovane di qualità senza appesantire subito il bilancio.
Leoni-Juve: formula del prestito e la posizione del Liverpool
La Juventus vorrebbe impostare l’operazione su una soluzione temporanea. Il prestito secco permetterebbe al club bianconero di valutare Leoni in Serie A, dandogli minuti e responsabilità senza impegnarsi subito su un acquisto definitivo.
Per il Liverpool, però, il ragionamento è diverso. Il club inglese ha investito una cifra rilevante sul difensore e non ha necessità di lasciarlo partire a condizioni favorevoli. Leoni è stato acquistato dal Parma per circa 30 milioni di euro più bonus, con un’operazione che può arrivare a circa 35 milioni complessivi. Il contratto con i Reds è lungo, fino al 2031.
Questo rende difficile immaginare una trattativa semplice. Il Liverpool dovrebbe essere convinto che un anno alla Juventus possa accelerare la crescita del giocatore. Senza garanzie tecniche, minutaggio e un progetto chiaro, il club inglese potrebbe preferire trattenere Leoni o valutare altre soluzioni.
Leoni-Juve: costi, ingaggio e bilancio
Dal punto di vista economico, il prestito sarebbe la formula più sostenibile per la Juventus. Un acquisto definitivo oggi avrebbe costi elevati, perché il Liverpool non potrebbe valutare Leoni molto meno di quanto lo ha pagato al Parma. Il valore di mercato del difensore si muove attorno ai 25 milioni, ma il prezzo reale dipenderebbe dalla volontà dei Reds.
Con un prestito secco, la Juventus dovrebbe sostenere soprattutto l’ingaggio del giocatore e un eventuale contributo economico al Liverpool. Non ci sarebbe ammortamento del cartellino, né un impegno pluriennale immediato. Questo renderebbe l’operazione compatibile con una gestione prudente del mercato.
Per il Liverpool, invece, una cessione temporanea avrebbe senso solo se accompagnata dalla valorizzazione tecnica del giocatore. Dopo un investimento da circa 30 milioni più bonus, il club inglese non può permettersi di svalutare un difensore acquistato da pochi mesi e sotto contratto per altre stagioni.
Ruben Amorim è tra i profili valutati dal Milan per la panchina. Prima di arrivare a un accordo servono intese su contratto, staff tecnico e programmazione del mercato.
Amorim-Milan: il portoghese scala le preferenze per la panchina
Il Milan lavora alla scelta dell’allenatore per la prossima stagione e Ruben Amorim resta uno dei nomi considerati dalla dirigenza dopo il netto no di Rangnik per il ruolo di ds. Il tecnico portoghese esploso con lo Sporting Lisbona, ma che poi ha sostanzialmente fallito al Manchester United, ha costruito la propria reputazione con un calcio organizzato, una gestione chiara del gruppo e una forte attenzione ai giovani.
La sua candidatura interessa perché porterebbe un’impostazione tattica definita. Amorim utilizza spesso la difesa a tre, chiede intensità nella pressione e vuole giocatori adatti a un calcio dinamico. Per il Milan significherebbe intervenire anche sul mercato, non soltanto cambiare guida tecnica.
La trattativa non riguarda solo l’ingaggio dell’allenatore. Servono accordi sullo staff, sulle competenze sportive e sul tipo di rosa da costruire. Amorim lavora con collaboratori fidati e difficilmente accetterebbe un progetto senza garanzie operative.
Amorim-Milan: contratto, staff e mercato da chiarire
Il Milan deve valutare il costo complessivo dell’operazione. L’ingaggio di Amorim sarebbe da allenatore di fascia alta, pur restando lontano dalle cifre più elevate della Premier League. Lo staff inciderebbe ulteriormente sul monte stipendi dell’area tecnica.
Va considerata anche la situazione contrattuale legata alla sua precedente esperienza. Eventuali indennizzi o accordi di uscita possono incidere sui tempi e sulla struttura dell’intesa. Il Milan vuole evitare operazioni poco lineari e chiudere soltanto dopo aver definito ogni aspetto economico.
La scelta dell’allenatore si intreccia con il mercato. Amorim avrebbe bisogno di difensori adatti alla linea a tre, esterni con corsa e attaccanti capaci di lavorare anche senza palla. Alcuni giocatori dell’attuale rosa potrebbero essere centrali nel nuovo progetto, altri meno compatibili. Con l’arrivo del portoghese perdere Leao, che ha già detto addio ai colori rossoneri (si parla di un’offerta del Chelsea da 60 milioni), potrebbe essere controproducente.
Calciomercato Milan: il bilancio condiziona le scelte rossonere
Il Milan deve muoversi tenendo conto delle risorse disponibili. Senza margini illimitati, ogni scelta tecnica deve avere una traduzione economica sostenibile. Le cessioni potrebbero finanziare parte del mercato, mentre gli ingaggi andranno mantenuti sotto controllo.
Amorim rappresenterebbe un investimento sull’identità tecnica della squadra. Il club dovrebbe però accompagnare l’arrivo dell’allenatore con decisioni coerenti sulla rosa. Senza interventi mirati, il rischio sarebbe quello di inserire un tecnico con richieste precise in un gruppo non del tutto adatto alle sue idee.
La decisione finale dipenderà dalla convergenza tra allenatore, proprietà e area sportiva. Il Milan cerca una guida stabile e riconoscibile, ma vuole evitare una scelta non supportata da struttura e mercato.
Igor Righetti con suo cugino Alberto Sordi in una immagine degli Anni Novanta
Su Rai Radio 1, Igor Righetti con “Igorà” svela il dietro le quinte del mondo digitale; in diretta, alle 15:00, l’innovativo format in chiave pop, ideato e condotto dal giornalista e conduttore radiotv Rai vincitore di 3 “Microfoni d’oro” consecutivi, ha portato con lui l’influencer da oltre 1 milione di follower sui social Lorenzo Castelluccio e Byron, il bassotto più irriverente del web con 255 mila follower. Igor ha anche scritto e diretto “Alberto Sodi secret”, pluripremiato docufilm internazionale, anche in inglese e spagnolo, arrivato a quota 35 Premi in Italia e all’estero, dall’Europa agli dagli Stati Uniti fino all’Asia. Attualmente è in onda su Prime Video in Cina, Usa, Gran Bretagna, Nuova Zelanda e Australia. Dopo la proiezione nei cinema italiani è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma e al Senato della Repubblica.
Igor Righetti in Radio
Tratto dal suo libro “Alberto Sordi segreto”, pubblicato da Rubbettino editore, con la prefazione del critico Gianni Canova, giunto alla 12ª ristampa.
Il Libro e ebook Alberto Sordi Segreto, di Igor Righetti, da cui è tratto il docufilm Internazionale Alberto Sordi Secret, il primo sulla vita privata del grande attore
Nell’opera prodotta da Massimiliano Filippini e CameraWorks con la fotografia di Gianni Mammolotti, le musiche di Maria Sicari e i costumi di Stefano Giovani, vengono raccontati accadimenti e aneddoti della vita privata di Sordi a partire dalla sua infanzia.
Il padre di Alberto Sordi era nato a Valmontone, in Provincia di Roma, cittadina che, in omaggio al papà, il grande attore citò in due dei suoi film, “Il Marchese del Grillo” e “Il Tassinaro”
con Tiziana Appetito figlia del fotografo di scena Enrico
“Valmontone si trova a circa 35 chilometri dalla capitale”-dice Righetti-“qui ha vissuto anche la sorella di suo padre, Ginevra, della quale nelle interviste pubbliche Alberto parlò spesso con grande affetto magnificandone i suoi gnocchi, i carciofi, i sughi e le tagliatelle. Nel 1996, ad Alberto fu consegnato l’atto di nascita del padre nato nella cittadina nel 1879. In quell’occasione pubblica disse: “Dovrei essere triste perché tanto tempo è passato da quando il mio babbo mi portava qui, nella vostra e sua cittadina, per fare visita a zia Ginevra. E, invece, tutto ciò mi rende allegro perché, uno a uno, mi vengono in mente tanti ricordi felici”.
I vestiti comprati dalla sorella Aurelia
“Alberto è sempre stato molto classico: giacche, completi, trench beige, grigi e marroni, nessuna concessione verso i colori accesi. Ci teneva a essere sempre elegante, ma era troppo indolente per acquistare i vestiti. Glieli comprava la sorella Aurelia che conosceva bene i suoi gusti. E poi non aveva tempo che avrebbe dovuto sottrarre al suo lavoro. Aurelia si occupava delle spese per la casa ed era molto attenta ai conti e a evitare sprechi inutili”.
Igor Righetti regista e sceneggiatore del docufilm internazionale Alberto Sordi Secret in cui compare anche Byron
A differenza di come appariva nei suoi film o in televisione era un uomo abbastanza schivo e solitario
“Per nulla amante della mondanità che lo avrebbe distratto dal lavoro, Alberto era molto determinato, tenace, innamorato della sua professione che ha sempre messo sopra ogni altra cosa, consapevole del suo grande talento; “cambiava umore facilmente, spesso era malinconico e amava il silenzio dopo i bagni di folla”-prosegue Righetti-“dotato di ironia sorniona, dopo una giornata sul set si rifugiava nella sua casa dove continuava a studiare il copione per le riprese del giorno dopo. Cattolico praticante cresciuto all’Azione cattolica, amava spiazzare l’interlocutore con un’ironia pungente. Era un abitudinario: quando non era sul set, non rinunciava al riposo pomeridiano dopo pranzo, la pennichella di almeno un’ora, abitudine ereditata dal padre. La domenica, invece, il suo riposo pomeridiano durava qualche ora. E la sera non faceva mai tardi”.
La locandina del docufilm internazionale
Abitudinario anche negli orari del pranzo e della cena così come nel cibo
“Al ristorante ordinava sempre gli stessi piatti senza mai concedersi novità. Teneva molto alla sua immagine e ad avere un aspetto curato: aveva sempre la barba fatta e portava con sé un pettine che teneva nel taschino interno della giacca per avere i capelli in ordine. Conservava tutto in modo maniacale e con grande cura, dai vestiti fino a una copia di ogni suo film. La scrivania del suo studio era affollata, ma sempre perfettamente ordinata. Una volta diventato famoso, frequentava solo persone che conosceva da tempo e di cui si fidava”.
Sì, anche perché per il grande attore rigore e indipendenza erano determinanti per svolgere la sua professione, quindi, per realizzare il suo progetto, doveva restare solo e non disperdere energie verso altri, come una moglie o dei figli. Mai avrebbe voluto deludere il suo pubblico, con il quale era sempre disponibile con un sorriso e per un autografo.
Era rimasto semplice anche nel mangiare: preferiva la bruschetta e un bicchiere di vino, o l’anguria durante l’estate. A pranzo, nella sua casa, mangiava un piatto unico, come spaghetti al pomodoro con le polpette che adorava. Alla pasta non sapeva rinunciare: dagli spaghetti alle fettuccine, dai bucatini agli gnocchi ma sempre al sugo di pomodoro, mai in bianco. Al bando piatti pasticciati, sì per il pesce (ma guai a non proporglielo già pulito dalle lische) ed era goloso di Nutella che metteva pure nel caffè e latte. Con la minestra di verdure aveva un pessimo rapporto in quanto era il piatto che la madre gli faceva da bambino a causa delle ristrettezze economiche. Non mangiava mai i funghi in quanto li riteneva tutti velenosi.
con Sabrina Sammarini, figlia dell’attrice Anna Longhi, “la buzzicona” di tanti film di Sordi
Il padre, Pietro Sordi, non voleva che facesse l’attore
“Alberto perse suo padre nel 1941, quando aveva soltanto 20 anni e non era ancora famoso”-continua Righetti-“mio nonno lo incoraggiò a proseguire nel suo sogno, lo sostenne e aveva fatto più volte riflettere Pietro sul grande talento e la forte determinazione del figlio che non voleva far altro nella vita se non l’attore. Alberto gliene fu sempre grato e, anni dopo, quando mio nonno si paralizzò, provvide a farlo curare da un luminare della scienza e al suo ricovero in una clinica di lusso. Il tutto a sue spese.
Mio padre, invece, realizzava con lui le statuine di gesso del presepe per la parrocchia di Santa Maria in Trastevere. Successivamente Alberto lo volle come capoclaque nei suoi spettacoli, cioè colui che faceva partire gli applausi nei teatri in cui si esibiva all’inizio della sua carriera. Gli scriveva sul copione le parti in cui mio padre doveva far intervenire gli spettatori. Alcuni elementi decorativi della sala cinematografica della sua villa romana, li fece realizzare a mio padre Alessandro”.
Igor con Byron sul red carpet
Nella sua villa nessuno poteva scattare fotografie
“Ricordo ancora che tutte le stanze della sua villa erano chiuse a chiave e che il piano di sopra, dove c’era la sua camera e la barberia, era interdetto”-sottolinea Righetti-grande tifoso della Roma, non amava seguire le partite in televisione, preferiva sdraiarsi sulla poltrona del suo studio e ascoltare la radiocronaca di Nicolò Carosio”.
Non pensava alla morte e nemmeno riusciva a pronunciare quella parola, preferiva parlare di “orizzontale”
“Era talmente scaramantico che anche quando ormai stava molto male, non volle fare nessun testamento. Negli ultimi anni era soltanto molto preoccupato del suo grande patrimonio che la sorella Aurelia, più grande di lui di tre anni, si sarebbe trovata a gestire da sola senza averne le capacità. Le sue sorelle e il fratello erano la sua famiglia: vivevano come un clan e tutti lavoravano per Alberto. Un’altra persona importate nella sua vita e della quale si fidava era la sua fedele segretaria per oltre cinquant’anni, Annunziata Sgreccia, considerata anche da Aurelia alla stregua di una sorella (erano state compagne di scuola”.
In America ha avuto due cittadinanze onorarie
“Nel 1955 il presidente americano Harry Truman lo invitò a Kansas City per consegnargli le chiavi della città (e la carica di governatore onorario) ed ebbe diverse proposte di trasferirsi negli Stati Uniti, ma amava troppo il suo Paese per lasciarlo”.
Igor Righetti in via San Cosimato dove nacque suo cugino Alberto Sordi
Il suo rapporto con la Fede
“Dalla madre aveva ereditato la devozione per la Vergine Maria, come per Giovanni Paolo II. La madre di Alberto, Maria Righetti, è stata la persona più importante della sua vita; maestra elementare, aveva lasciato il lavoro per seguire i suoi figli. Alberto era il più piccolo, il più coccolato: “quando ricordava sua madre che gli leggeva le poesie di De Amicis, commuovendosi”-aggiunge Igor Righetti”.
Righetti, nel 2017, ha ideato il Premio internazionale “Alberto Sordi Family Award”, che organizza con la sua società “Loro Comunicazione”, prestigioso riconoscimento per omaggiare e ricordare la figura dell’ Alberto nazionale
Igor Righetti con il Premio Oscar Helen Mirrer alla quale ha consegnato il Premio Internazionale Alberto Sordi Family Award
“Il Premio all’eccellenza, diventato ormai di culto, ha conquistato anche Hollywood con quattro Premi Oscar nel suo albo d’oro come gli attori Helen Mirren e Colin Firth e i registi Taylor Hackford e Robert Moresco. Tra i premiati figurano anche Gina Lollobrigida, Mark Strong, Matt Dillon, il regista e produttore cinematografico Pupi Avati, Fioretta Mari, Maurizio Mattioli, l’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi, il pittore e attore-trasformista Dario Ballantini del programma “Striscia la Notizia”, solo per citarne alcuni. Con il presidente della Commissione Cultura della Camera dei deputati, l’on. Federico Mollicone, stiamo valutando iniziative internazionali volte a celebrare la figura di Alberto Sordi, ambasciatore della cultura italiana nel mondo. Attraverso i suoi film e i suoi personaggi, Alberto continua a trasmettere un’immagine autentica dell’Italia, della sua storia e del suo patrimonio umano e culturale”.
Oggi, lunedì 15 giugno 2026, ai Mondiali 2026 si giocano quattro partite della fase a gironi. Spagna-Capo Verde apre alle 18, Belgio-Egitto va in chiaro su Rai1 alle 21, poi nella notte Arabia Saudita-Uruguay e Iran-Nuova Zelanda su DAZN.
Mondiali 2026 oggi, il programma completo del 15 giugno
Il Mondiale 2026 prosegue con quattro partite in calendario tra pomeriggio, sera e notte italiana. La giornata mette in campo due gruppi, con il debutto della Spagnacampione d’Europa, la prima di Capo Verde nella storia della Coppa del Mondo, il Belgio contro l’Egitto di Salah e l’Uruguay di Bielsa contro l’Arabia Saudita.
Il programma comincia alle 18 con Spagna-Capo Verde, partita del Gruppo H in programma ad Atlanta. La Roja parte favorita per qualità tecnica, esperienza e profondità della rosa. Capo Verde arriva invece alla sua prima partecipazione mondiale e affronta subito una delle nazionali più attese del torneo.
Alle 21 tocca a Belgio-Egitto, gara del Gruppo G in programma a Seattle. È la partita più accessibile per il pubblico italiano, perché sarà trasmessa anche in chiaro su Rai1 e in streaming gratuito su RaiPlay. Il Belgio si presenta con una rosa ancora ricca di nomi di primo piano, mentre l’Egitto punta sulla qualità offensiva di Mohamed Salah e Omar Marmoush.
La serata prosegue nella notte italiana. A mezzanotte si gioca Arabia Saudita-Uruguay, seconda partita del Gruppo H, in programma a Miami. Alle 3 della notte tra lunedì 15 e martedì 16 giugno è previsto Iran-Nuova Zelanda, gara del Gruppo G a Los Angeles.
Mondiali 2026, dove vedere le partite di oggi in tv e streaming
Tutte le partite dei Mondiali 2026 sono disponibili su DAZN, che detiene in Italia i diritti per l’intero torneo. Gli abbonati possono seguire le gare tramite app su smart tv, dispositivi mobili, tablet, console e sito ufficiale.
La partita in chiaro della giornata è Belgio-Egitto. Il match delle 21 sarà trasmesso su Rai1 e in streaming su RaiPlay. Per chi non ha un abbonamento DAZN, è quindi l’appuntamento principale del lunedì mondiale.
Il resto del programma resta sulla piattaforma streaming. Spagna-Capo Verde alle 18, Arabia Saudita-Uruguay a mezzanotte e Iran-Nuova Zelanda alle 3 saranno visibili su DAZN.
Mondiali 2026: gli orari italiani delle partite di oggi
Lunedì 15 giugno
Ore 18.00 – Spagna-Capo Verde Diretta streaming su DAZN. Partita del Gruppo H, in programma ad Atlanta.
Ore 21.00 – Belgio-Egitto
Diretta tv su Rai 1 e DAZN. Streaming su RaiPlay e DAZN. Partita del Gruppo G, in programma a Seattle.
Ore 00.00 – Arabia Saudita-Uruguay
Diretta streaming su DAZN. Partita del Gruppo H, in programma a Miami. La gara si gioca nella notte italiana tra il 15 e il 16 giugno.
Ore 03.00 – Iran-Nuova Zelanda
Diretta streaming su DAZN. Partita del Gruppo G, in programma a Los Angeles. La gara si gioca nella notte italiana tra il 15 e il 16 giugno.
Spagna e Belgio aprono la giornata più attesa
Spagna-Capo Verde è il primo appuntamento da seguire. La Nazionale iberica arriva al Mondiale 2026 con una rosa costruita su possesso, qualità tecnica e giovani già abituati alle grandi partite.Capo Verde ha meno esperienza internazionale, ma il debutto assoluto nella competizione rende la partita significativa anche sul piano sportivo.
Belgio-Egitto, in prima serata, offre invece il confronto più equilibrato della giornata. La selezione guidata da Rudi Garcia ha giocatori di esperienza e talento offensivo, ma deve confermare il proprio livello in un torneo molto diverso da quelli precedenti. L’Egitto ha individualità capaci di incidere negli ultimi metri e può rendere la partita meno semplice di quanto dica la differenza di ranking.
Uruguay nella notte, poi Iran-Nuova Zelanda
Arabia Saudita-Uruguay è il terzo appuntamento del programma. I sudamericani partono con ambizioni alte e con una rosa fisica, intensa e competitiva. L’Arabia Saudita cerca punti preziosi in un gruppo difficile, dopo aver già dimostrato nelle ultime edizioni di poter creare problemi anche ad avversarie più quotate.
Chi resta sveglio fino alle 3 potrà seguire Iran-Nuova Zelanda. La partita chiude il programma del giorno e completa il quadro del Gruppo G. Per entrambe le nazionali l’esordio può indirizzare il cammino, soprattutto in un girone in cui ogni punto può incidere sulla corsa alla qualificazione.
Alba Servizi Aerotrasporti in rosso, il disavanzo è stato integralmente ripianato da Fininvest
La flotta aerea di Marina Berlusconi continua a volare in rosso. Il bilancio del 2025 di Alba Servizi Aerotrasporti (Asa), controllata da Fininvest presieduta dalla figlia del defunto Silvio, si è infatti chiuso con una perdita di oltre 3,3 milioni di euro, sia pur ridotta dal passivo di 6 milioni dell’anno prima. Il disavanzo è stato integralmente ripianato dall’assemblea soci del 30 aprile scorso svoltasi a Milano, mediante l’uso di parte dei 5 milioni versati da Fininvest in conto capitale. La flotta aerea di Asa è composta da un jet Gulfstream 550 (in contratto di associazione con Aurelia, la holding dei Gavio, che ne ha il 67%), un nuovo Gulfstream 450 e un elicottero Agusta AW 139 mentre nei primi mesi di quest’anno è stato comprato un Gulfstream 600.
Va detto però che lo scorso anno la società ha venduto due jet: un Hawker 750 e un Hawker 800 realizzando una plusvalenza di circa 1,8 milioni. I ricavi anno su anno sono rimasti all’incirca stabili a 17,5 milioni di cui 16,3 milioni di servizi di trasporto aereo, cui si sono aggiunti 281mila euro di trasporti elicotteristici e 841mila euro di trasporti con aerei di terzi. Nel 2025, comunque, le ore volate dall’intera flotta sono diminuite a 1.122 dalle 1.379 dell’anno precedente. La posizione finanziaria netta a debito è significativamente peggiorata da 8 milioni a 15 milioni per vi dell’acquisto dei nuovi velivoli. Asa, di cui è stato riconfermato amministratore delegato Augusto Barbieri mentre presidente è Danilo Pellegrino amministratore delegato di Fininvest.
Il Napoli segue Mario Gila per rinforzare la difesa. La Lazio valuta il centrale spagnolo circa 30 milioni, ma metà dell’eventuale incasso spetterebbe al Real Madrid.
Gila-Napoli: lo spagnolo è uno dei profili seguiti per la difesa
Mario Gila è tra i nomi valutati dal Napoli per il reparto arretrato. Il difensore della Lazio piace per età, caratteristiche tecniche e margini di crescita. Il club azzurro cerca un centrale affidabile, rapido nelle letture difensive e in grado di giocare con continuità in una squadra che vuole restare competitiva su più competizioni.
La Lazio, però, non ha nessuna fretta di cedere lo spagnolo. Il contratto di Gila scade nel 2027 e la richiesta si aggira attorno ai 30 milioni di euro. Il Napoli avrebbe impostato la trattativa su cifre inferiori, vicine ai 25 milioni. La distanza non è ampia, ma resta rilevante in una trattativa che coinvolge anche valutazioni di bilancio.
Gila è arrivato alla Lazio dal Real Madrid e il club spagnolo ha mantenuto una percentuale del 50% sulla futura rivendita. Questo elemento incide direttamente sulla posizione biancoceleste. Se il difensore venisse ceduto per 30 milioni, circa 15 milioni andrebbero al Real Madrid.
Lazio, plusvalenza possibile ma incasso dimezzato
Per la Lazio una cessione di Gila produrrebbe comunque un effetto positivo sul bilancio. Il costo storico del giocatore è inferiore alla valutazione attuale e la vendita consentirebbe una plusvalenza. L’incasso netto per il club romano, però, sarebbe condizionato dalla quota da riconoscere al Real Madrid.
La società biancoceleste dovrebbe poi reinvestire parte della somma per sostituire il difensore. Per questo motivo Lotito non sembra intenzionato ad abbassare troppo la richiesta. La Lazio sa che il mercato dei centrali giovani e già pronti ha prezzi elevati, soprattutto quando il giocatore ha esperienza in Serie A.
Dal lato Napoli, l’operazione sarebbe sostenibile sul piano dell’ingaggio. Gila non avrebbe uno stipendio paragonabile ai difensori più pagati del panorama europeo e rientrerebbe in una fascia gestibile. Il costo principale riguarderebbe il cartellino, con ammortamento pluriennale e impatto da valutare in rapporto alle altre operazioni in entrata. Per l’attacco, invece, il club campano guarda al 21enne israeliano Khalaili che gioca in Belgio.
Meteo settimana: a breve nelle pianure del Nord e gran parte del Centro-Sud si vedranno i termometri superare diffusamente i 35°C
Si preannuncia un sensibile cambio di scenario meteorologico sull’Italia. L’avanzata di un’alta pressione di matrice nordafricana determinerà nei prossimi giorni un consolidamento della stabilità atmosferica, accompagnato da un progressivo e marcato incremento dei valori termici.
Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it, conferma l’arrivo di una fase estremamente calda e stabile che ci accompagnerà per lungo tempo. A guidare questa netta svolta è l’espansione verso il Mediterraneo di un potente promontorio anticiclonico di origine subtropicale, il celebre anticiclone africano, pronto a fare da scudo contro le perturbazioni e ad azzerare le piogge su tutto il Paese.
La spinta al caldo record arriverà dalle masse d’aria richiamate direttamente dal deserto sahariano (tra Algeria, Tunisia e Libia). Nel loro viaggio verso l’Italia, queste correnti roventi e secche attraverseranno il Mediterraneo, caricandosi di umidità nei bassi strati. Il cambiamento sarà tangibile già da lunedì 15 giugno: il sole dominerà ovunque, con massime tra i 28 e i 32°C in pianura padana (Bologna sarà tra le città più calde) ed intorno ai 30°C al Centro Sud e sulle isole. Da segnalare solamente il rischio di qualche veloce acquazzone nella seconda parte di lunedì su Alpi e Prealpi orientali e le vicine pianure del Triveneto.
La vera fiammata africana si consumerà poi da metà della prossima settimana. Da mercoledì 17 in avanti le pianure del Nord e gran parte del Centro-Sud vedranno i termometri superare diffusamente i 35°C, con picchi verso i 39/40°C a Bologna, Firenze, Foggia e nelle aree interne della Sardegna. Sulle coste, invece, l’alto tasso di umidità trasformerà il calore in afa intensa, amplificando la sensazione di disagio soprattutto di notte a causa della totale assenza di vento.
Insomma, detto in parole, prepariamoci alla prima e seria ondata di caldo anomalo di giugno che darà il via all’Estate 2026.
Meteo settimana nel dettaglio
Lunedì 15. Al Nord: locali temporali su Alpi orientali, soleggiato altrove. Al Centro: sole prevalente. Al Sud: sereno o poco nuvoloso ovunque.
Martedì 14. Al Nord: locali rovesci sulle Alpi; sole altrove. Al Centro: sereno, temporali tra Abruzzo e Lazio. Al Sud: sereno o poco nuvoloso.
Mercoledì 15. Al Nord: sole e caldo in aumento, qualche temporale in montagna. Al Centro: soleggiato. Al Sud: sole su tutti i settori.
Tendenza: alta pressione subtropicale in deciso rinforzo, caldo e sole su tutta Italia e temporali di calore sulle Alpi.
A volte basta un dettaglio per far scattare un controllo più approfondito. È quanto accaduto alla stazione Termini di Roma, dove un uomo di nazionalità italiana è stato fermato dagli agenti della Polizia Ferroviaria durante un servizio di verifica a bordo di un treno ad alta velocità. A insospettire gli operatori non è stato un bagaglio particolare o una segnalazione preventiva, ma il comportamento del viaggiatore, apparso fin da subito visibilmente agitato al momento della richiesta dei documenti.
Il controllo è quindi proseguito negli uffici della squadra di polizia giudiziaria del compartimento Polfer Lazio, dove gli agenti hanno deciso di ispezionare con maggiore attenzione il voluminoso zaino che l’uomo portava con sé.
Il tesoretto nello zaino
All’interno del bagaglio sono state rinvenute diverse buste di plastica contenenti banconote di vario taglio. Una somma considerevole, pari a circa 140mila euro in contanti, custodita senza alcuna documentazione che ne attestasse la provenienza o il possesso legittimo.
Di fronte alle domande degli investigatori, il viaggiatore non sarebbe stato in grado di fornire spiegazioni convincenti sull’origine del denaro né sul motivo per cui trasportasse una cifra così elevata durante il viaggio.
Indagini sulla provenienza del denaro
Gli accertamenti sono immediatamente scattati per ricostruire la provenienza dei contanti e verificare eventuali collegamenti con attività illecite. Al termine delle verifiche preliminari, per l’uomo è stata formalizzata una denuncia con l’ipotesi di ricettazione.
L’intera somma è stata posta sotto sequestro e sarà ora al centro delle indagini coordinate dagli inquirenti. Gli investigatori stanno cercando di capire se quei 140mila euro siano il frutto di reati precedenti o se possano essere collegati a operazioni economiche non dichiarate. L’episodio conferma l’attenzione delle forze dell’ordine nei principali nodi ferroviari della Capitale, dove i controlli quotidiani della Polfer rappresentano uno strumento fondamentale per contrastare traffici illegali e movimenti sospetti di denaro.
Nuovi elementi nelle indagini sull’omicidio di Roberto Pietro Guerrino, l’interprete sessantenne trovato morto nel suo appartamento di via Oxilia 11, a Milano. I carabinieri stanno analizzando alcune statuette di Buddha sporche di sangue, che potrebbero essere state usate come arma del delitto. Dalla casa sono spariti cellulare, computer e portafogli. Al centro dell’inchiesta anche l’ipotesi di un incontro organizzato tramite app e degenerato in violenza.
Delitto Guerrino, le statuette di Buddha al centro degli accertamenti
La scena del delitto, ora, racconta anche un dettaglio nuovo. Non solo il sangue, il corpo trovato in salotto, le ferite alla testa e al volto. Nel bilocale al quarto piano di via Oxilia 11, in zona NoLo, gli investigatori hanno concentrato l’attenzione su alcuni soprammobili: statuette raffiguranti Siddharta, che Roberto Pietro Guerrino aveva sistemato sulle mensole dopo essersi avvicinato, negli anni scorsi, alla fede buddista.
L’ipotesi investigativa, riferisce oggi il quotidiano Il Giorno, è che l’assassino possa aver afferrato proprio uno di quegli oggetti per colpire più volte il sessantenne, uccidendolo nell’appartamento in cui è stato trovato sabato pomeriggio. Le statuette sporche di sangue saranno analizzate con particolare attenzione per verificare se forma, peso e superficie siano compatibili con le numerose lesioni riscontrate sul corpo della vittima. Un lavoro tecnico decisivo, che dovrà chiarire se uno di quei soprammobili sia stato effettivamente l’arma del delitto. Gli specialisti cercheranno anche eventuali impronte digitali o tracce utili da confrontare con quelle già presenti nelle banche dati. A procedere sono i carabinieri della Compagnia Duomo e della Omicidi del Nucleo investigativo, coordinati dal pm Carlo Scalas e guidati dal colonnello Antonio Coppola e dal tenente colonnello Fabio Rufino.
Cellulare, computer e portafogli spariti dalla casa
Un altro elemento rafforza il quadro di un omicidio maturato in un contesto ancora da definire, ma non casuale. Dall’appartamento di Guerrino sarebbero spariti il cellulare, il computer e il portafogli. Non è escluso che manchino anche altri oggetti, ma al momento gli investigatori possono partire solo da ciò di cui è certa la presenza nell’abitazione. La sottrazione di telefono e computer apre una doppia pista. Da un lato, quei dispositivi potrebbero contenere elementi fondamentali per ricostruire gli ultimi contatti della vittima, in particolare eventuali conversazioni su app di incontri. Dall’altro, il killer potrebbe averli portati via proprio per cancellare tracce, rallentare l’identificazione o costruire una falsa pista legata alla rapina. L’ipotesi della rapina finita male resta sul tavolo, ma non viene letta in modo automatico. La dinamica potrebbe essere più complessa: un incontro, una richiesta di denaro, un rifiuto, una lite improvvisa e poi l’aggressione brutale.
L’appuntamento online e il corpo trovato seminudo
Il contesto in cui è stato trovato il corpo di Guerrino indirizza gli accertamenti verso un incontro privato. Il sessantenne era seminudo, con addosso soltanto una guêpière, calze a rete e scarpe con il tacco. Un dettaglio che aveva subito portato gli investigatori a ipotizzare un appuntamento concordato online per un rapporto intimo. Secondo quanto ricostruito finora, Guerrino utilizzava applicazioni di incontri, tra cui Romeo. È possibile che venerdì sera abbia ricevuto in casa un uomo conosciuto tramite app. Resta da capire che cosa sia accaduto dopo l’ingresso dell’ospite nell’appartamento.
Uno degli scenari al vaglio porta a una lite nata da una richiesta di pagamento respinta dal padrone di casa. Un copione che, se confermato, collocherebbe l’omicidio in un contesto già conosciuto dalla vittima. Non una certezza, al momento, ma una traccia investigativa resa più concreta da un precedente inquietante.
Il precedente del 2023: la rapina dopo l’incontro su Grindr
Nel passato recente di Roberto Pietro Guerrino c’è infatti una vicenda che oggi torna inevitabilmente sotto la lente degli investigatori. A fine febbraio 2023, nello stesso appartamento di via Oxilia 11, il traduttore aveva ricevuto un uomo conosciuto tramite Grindr. L’incontro, organizzato per motivi sessuali, era degenerato subito dopo l’arrivo dell’ospite. Secondo quanto denunciato allora da Guerrino, il giovane gli avrebbe chiesto denaro per la prestazione. Di fronte al rifiuto, avrebbe minacciato di picchiarlo e si sarebbe fatto consegnare 25 euro. Poi avrebbe rovistato nell’abitazione fino a trovare altri 250 euro nel portafogli.
Pochi giorni dopo, la stessa persona si sarebbe ripresentata alla porta. Guerrino, convinto di aver preso appuntamento con un altro uomo via chat, lo avrebbe riconosciuto e non lo avrebbe fatto entrare, chiamando le forze dell’ordine. Il 12 marzo, però, l’aggressore sarebbe riuscito a tornare nello stesso appartamento grazie alla complicità di un giovane sudamericano contattato dalla vittima tramite app.
In quell’occasione, l’interprete sarebbe stato malmenato e costretto a scendere in strada per prelevare contanti al bancomat. Riuscì però ad attirare l’attenzione di alcuni passanti, mettendo in fuga gli aggressori. Dopo quell’episodio, venne accompagnato al centro antiviolenza della clinica Mangiagalli e poi dimesso dal Policlinico con una prognosi di sette giorni.
La foto dell’aggressore e l’informativa in Procura
A rendere quel precedente ancora più rilevante, anche se al momento non risultano collegamenti diretti con il delitto, era stata una foto scattata dallo stesso Guerrino durante il parapiglia. L’immagine aveva consentito ai carabinieri di arrivare all’identificazione del presunto aggressore, un venticinquenne egiziano. Il sistema di riconoscimento facciale C-Robot aveva indicato una compatibilità del 66,6%, poi rafforzata dal riconoscimento della vittima, che aveva indicato una somiglianza molto più alta dopo la visione dell’immagine. Lo stesso giovane risultava già coinvolto in episodi simili: un diverbio in via Messina con un uomo conosciuto tramite app e una precedente denuncia del 2020 per il furto di un portafogli durante un incontro organizzato in un palazzo di via Padova.
Il nome finì in un’informativa inviata in Procura con le accuse di rapina e lesioni. Oggi quel fascicolo viene riletto non tanto per cercare automaticamente lo stesso autore, quanto per comprendere se l’omicidio di Guerrino possa essersi sviluppato in un contesto analogo: appuntamenti online, richieste di denaro, violenza e sottrazione di oggetti.
Le ultime ore di Guerrino e la ricerca del killer
Il delitto sarebbe avvenuto tra la tarda serata di venerdì e la notte di sabato. Guerrino era ancora vivo attorno alle 21.30, quando era stato visto davanti alla vetrina di un negozio di fiori in piazza Morbegno. In quelle stesse ore avrebbe risposto anche ad alcuni messaggi dell’ex compagno, residente a Genova, con cui era rimasto in rapporti stretti nonostante la fine della relazione molti anni prima.
Proprio l’ex compagno, non ricevendo più risposte, si è insospettito e ha chiesto a una nipote che vive a Milano di andare a controllare. Nessuno ha risposto al citofono. Poco dopo le 15 è partita la chiamata al 112. I vigili del fuoco sono entrati usando le chiavi lasciate abitualmente da Guerrino a una vicina di casa. In salotto hanno trovato il corpo.
Le telecamere della zona restano uno snodo fondamentale dell’indagine. Gli investigatori stanno passando al setaccio le immagini registrate in via Oxilia e nelle strade vicine per individuare chi sia entrato o uscito dal palazzo nelle ore compatibili con l’omicidio. Le possibili vie di fuga portano da un lato verso piazza Morbegno, dall’altro verso via Soperga e l’area dello scalo ferroviario. In casa, intanto, gli accertamenti scientifici proseguono sui soprammobili, sulle tracce di sangue e sugli eventuali segni lasciati dall’assassino. Perché in un appartamento pieno di oggetti, quello che manca potrebbe essere importante quanto ciò che è rimasto.
In libreria dal 29 maggio “Chi resta mentre il mondo scappa. Storie di confini e sopravvivenza” edito da Vallecchi Editore, è il nuovo romanzo di Daniela Tagliafico ispirato a vicende realmente accadute che intrecciano le vite di una giovane donna di Lampedusa ed un poliziotto romano, osservando il tema complesso dell’immigrazione.
I protagonisti della storia
Al centro della narrazione ci sono Mara e Sandro, due esistenze lontane che si sfiorano senza mai sovrapporsi del tutto. Mara vive a Lampedusa, isola simbolo degli sbarchi e delle tragedie del Mediterraneo: ogni giorno assiste a un dolore che si ripete, tra morte, salvataggi e silenzi. Sogna di andarsene e diventare vigile del fuoco, ma resta intrappolata tra legami, radici e una realtà che non concede vie di fuga.
Sandro, poliziotto romano abituato a gestire tensioni e ordine pubblico, vede la propria vita cambiare quando incontra un venditore ambulante senegalese. Da quell’incontro nasce un rapporto fatto di fiducia, diffidenza, aiuto reciproco e domande che mettono in discussione certezze consolidate.
Un racconto oltre l’immigrazione
Nel romanzo si muove, sottotraccia, il grande tema dell’accoglienza, osservato senza retorica: paura e solidarietà convivono, si scontrano e si contaminano. L’autrice sceglie di raccontare l’Italia attraverso chi la vive nei margini e nei luoghi di frontiera: dagli operatori della scientifica all’hotspot di Lampedusa, alla proprietaria di un’agenzia di pompe funebri costretta a dare dignità a un neonato morto in mare, fino al parroco di Ventimiglia che assiste i migranti al cosiddetto “Passo della Morte”.
La ricerca
Dietro le pagine del romanzo c’è un lungo lavoro di ascolto e osservazione, storie raccolte tra Lampedusa e Ventimiglia che hanno contribuito a costruire una narrazione capace di interrogare non solo chi arriva, ma anche chi accoglie. Da qui prendono forma alcune domande rivolte direttamente all’autrice.
L’intervista
“È stata una scelta narrativa. Le storie dei migranti sono già note nella loro drammaticità; mi interessava raccontare gli italiani che si confrontano ogni giorno con questo fenomeno, tra generosità e paure legittime. Come scrive Léopold Sédar Senghor “La vera cultura è mettere radici e sradicarsi” un percorso difficile che riguarda tutti”.
È la storia vera del protagonista, un poliziotto romano, la cui vita cambia dopo l’incontro con un venditore senegalese di collanine, che sostava davanti al supermercato sotto casa sua. Da una semplice conoscenza nasce un’amicizia, fino a un gesto straordinario: il poliziotto decide di donargli 15.000 euro affinché possa realizzare il suo sogno, aprire una panetteria nel villaggio dove è nato, in Senegal. Sandro ha voluto offrirgli un’opportunità – svela l’autrice, emozionata – che cambia il destino di entrambi”.
Non è un romanzo sull’immigrazione in senso stretto, ma un racconto sui confini – geografici e morali – e sulle coscienze che si misurano con l’altro. Con una scrittura asciutta e ritmica, Tagliafico mette in scena ciò che sopravvive agli eventi: gesti minimi, scelte difficili, vite che si incrociano senza riuscire davvero a salvarsi.
L’incontro romano
La presentazione del libro “Chi resta mentre il mondo scappa. Storie di confini e sopravvivenza” è lunedì 15 giugno alle ore 18.00 presso il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo (Sala Carlo Scarpa), alla presenza del Cardinale Baldassare Reina, del Questore di Roma Roberto Massucci e del costituzionalista Roberto Zaccaria, intervistati dal vaticanista Fabio Zavattaro.
Il prestigioso Editor’s Choice Award premia la maturità della terza generazione elettrica di Nissan prodotta nello stabilimento di Sunderland.
La rivoluzione elettrica globale vive una fase di profonda maturazione, dove l’effetto novità lascia il passo al consolidamento industriale e alla competitività di lungo termine. In questo scenario, l’assegnazione dell’Editor’s Choice Award alla nuova Nissan LEAF nell’ambito degli Autotrader Drivers’ Choice Awards non rappresenta un semplice riconoscimento di prodotto, ma un indicatore chiaro delle attuali dinamiche del mercato automobilistico. Il premio conferito dal più grande marketplace del Regno Unito evidenzia come la terza generazione del modello giapponese sia riuscita a compiere una transizione cruciale: evolversi da pioniere tecnologico a punto di riferimento per l’industria automotive di massa, coniugando autonomia estesa, sostenibilità dei processi produttivi e accessibilità economica.
Per comprendere la rilevanza di questo traguardo, occorre analizzare la strategia aziendale di Nissan. Lanciata originariamente nel 2010, la LEAF è stata la prima vettura elettrica commercializzata su larga scala, accumulando oltre 700.000 unità vendute a livello globale. Quella che oggi si presenta sul mercato è però un’auto profondamente riprogettata da zero, concepita per intercettare le esigenze di consumatori sempre più esigenti e attenti all’efficienza energetica. Dal punto di vista della tecnologia, il salto generazionale è evidente soprattutto nell’efficienza della batteria, che garantisce ora un’autonomia massima fino a 622 chilometri secondo lo standard di omologazione WLTP. Questa cifra non rappresenta soltanto un primato tecnico, ma abbatte definitivamente la cosiddetta “ansia da ricarica”, uno dei principali ostacoli psicologici e commerciali alla diffusione dei veicoli a zero emissioni tra i privati e le flotte aziendali.
L’Impatto sulla Filiera Produttiva ed Economica
L’impatto sul comparto manifatturiero e sulla filiera produttiva è altrettanto significativo. La nuova Nissan LEAF continua a essere assemblata nello storico stabilimento di Sunderland, nel Regno Unito, un polo industriale strategico che si conferma centrale per l’economia britannica e per l’indotto europeo. La scelta di mantenere la produzione in Europa risponde a una precisa logica di mitigazione dei rischi legati alla logistica internazionale e alla volatilità dei dazi commerciali, garantendo al contempo un controllo rigoroso sugli standard qualitativi e occupazionali. In un’epoca di forte ristrutturazione industriale, la stabilità di un sito produttivo come Sunderland dimostra la sostenibilità economica dei progetti legati alla mobilità elettrica quando supportati da investimenti strutturali di lungo periodo.
La vera svolta strategica introdotta da Nissan risiede tuttavia nell’integrazione della sostenibilità ambientale direttamente all’interno della catena del valore e dei processi di fabbricazione. Come rilevato dagli analisti del settore, il veicolo viene prodotto utilizzando il 20% di energia rinnovabile, con una contestuale compensazione delle emissioni residue di gas a effetto serra generatesi durante le fases di montaggio. Questo approccio olistico risponde a una domanda cruciale del mercato contemporaneo: la decarbonizzazione non può limitarsi alla fase di utilizzo del veicolo, ma deve coprire l’intero ciclo di vita del prodotto, dalla fonderia alla strada. Per i fornitori di componentistica, tale impostazione impone una revisione radicale dei propri processi interni, accelerando la transizione verso materiali riciclati e fonti energetiche pulite per non perdere la qualifica di partner strategici dei grandi costruttori mondiali.
Connettività, Software e Dinamiche di Consumo
Dal punto di vista dell’architettura digitale e dell’esperienza a bordo, l’integrazione del sistema operativo Google integrato riflette una tendenza irreversibile dell’industria automotive: la convergenza tra hardware automobilistico e software di largo consumo. L’automobilista moderno non valuta più il veicolo solo in base alle prestazioni meccaniche, ma in funzione dell’ecosistema di connettività e della fluidità dell’interfaccia utente. L’adozione di un ecosistema nativo digitale permette aggiornamenti in tempo reale e una sinergia perfetta con i dispositivi personali, aumentando il valore residuo del veicolo nel tempo. Questa evoluzione sposta l’equilibrio del valore economico dall’ingegneria tradicional ai servizi digitali a valore aggiunto, ridefinendo i margini di profitto per le case automobilistiche (OEM).
Le conseguenze sul mercato per i consumatori si preannunciano profonde. L’introduzione di una vettura di terza generazione, forte di un’esperienza ultra-decennale, offre garanzie di affidabilità che riducono i costi di gestione e i rischi di obsolescenza precoce. Gli interni ergonomici, l’introduzione di soluzioni stilistiche e funzionali come le maniglie delle porte a filo e il tetto panoramico oscurabile dimostrano come il design sia stato ottimizzato anche in funzione dell’efficienza aerodinamica, elemento cardine per massimizzare le prestazioni energetiche. Per il cliente finale, l’acquisto di un veicolo elettrico smette di essere una scelta di compromesso o una dichiarazione ideologica e diventa una decisione d’acquisto razionale, supportata da una rete di assistenza consolidata e da un prodotto maturo.
In conclusione, il riconoscimento ottenuto dalla nuova Nissan LEAF conferma che il successo nella mobilità sostenibile non si misura più soltanto sulla base di prototipi avveniristici, ma sulla capacità di scalare la produzione in modo efficiente e ambientalmente compatibile. La sfida per i concorrenti europei e asiatici si sposta ora sul piano dell’ottimizzazione industriale, dove la combinazione tra autonomia reale, infrastruttura digitale e impronta ecologica di fabbrica costituirà il vero spartiacque tra i leader del mercato di domani e gli operatori destinati alla marginalità commerciale.
Scheda
Generazione Veicolo: Terza Generazione (Riprogettata da zero)
Autonomia Massima: Fino a 622 km (Standard di omologazione WLTP)
Sito Produttivo: Stabilimento NISSAN di Sunderland (Regno Unito)
Impronta Ecologica Fabbrica: Alimentata con il 20% di energia rinnovabile; compensazione programmata delle emissioni residue di gas serra.
Piattaforma Digitale: Google integrato nativo con touchscreen curvo avanzato.
Volumi di Vendita Storici: Oltre 700.000 unità globali dal lancio della prima generazione (2010).
Innovazioni di Design: Maniglie a filo, firma ottica posteriore tridimensionale, tetto panoramico intelligente oscurabile.
Il Lazio continua a sorprendere sul fronte dell’export, con un balzo del 9,6% che ribalta la tendenza stagnante dei servizi romani. Il merito è quasi interamente del polo chimico farmaceutico dell’asse Latina- Frosinone, ormai riconosciuto come uno dei più importanti d’Europa. Qui operano multinazionali, centri di ricerca e stabilimenti ad alta specializzazione che da soli coprono metà delle vendite estere regionali. Un risultato che conferma la centralità del settore e la sua capacità di competere sui mercati globali.
Le aziende del settore investono in innovazione
Mentre Roma fatica a far crescere i servizi avanzati, il Sud del Lazio corre. Le aziende farmaceutiche investono in innovazione, ampliamenti produttivi e nuove linee dedicate ai farmaci biologici. La domanda internazionale resta elevata e il settore beneficia di una filiera integrata che va dalla ricerca alla produzione, fino alla logistica.
Il territorio, però, paga ancora la carenza di infrastrutture adeguate, soprattutto nei collegamenti con i porti e gli aeroporti.
Il Pharma un asset competitivo globale
Il successo del pharma compensa il rallentamento di altri comparti, come turismo e servizi professionali, che mostrano segnali di affaticamento dopo il boom post pandemia.
Ma pone anche una questione strategica: quanto è sostenibile una crescita così concentrata? Gli economisti parlano di “specializzazione rischiosa”, ma riconoscono che il Lazio ha trovato nel farmaceutico un asset competitivo globale. La sfida sarà ora attrarre nuovi investimenti e rafforzare la filiera, evitando che la dipendenza da un solo settore diventi un limite.
Il polo industriale del basso Lazio si conferma dunque il vero motore della regione, capace di trainare l’export e di generare occupazione qualificata. Un modello che potrebbe ispirare anche altre aree, se accompagnato da politiche industriali mirate e da un miglioramento delle infrastrutture logistiche, tema al centro del dibattito sulla Zls del Lazio.
Il delitto di Garlasco resta avvolto nel più profondo mistero, soprattutto alla luce della decisione dei giudici di far uscire dal carcere Alberto Stasi, l’unico condannato in via definitiva per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi. Il primo giorno di libertà di Stasi è un segnale chiaro, per i pm non è stato lui a uccidere in quel drammatico 13 agosto 2007. Non solo non sarebbe stato lui, ma non sarebbe stato neppure presente sul luogo del delitto. La sentenza di condanna infatti ha anche stabilito che Alberto si trovava certamente a casa sua a lavorare alla tesi poco prima delle 10 del mattino, orario in cui, secondo la perizia della dottoressa Cattaneo, viene collocato il delitto. Ora tutta l’attenzione degli inquirenti è concentrata su Andrea Sempio, l’amico del fratello di Chiara.
Contro il nuovo indagato però non ci sono prove schiaccianti. Ci si affida ai suoi soliloqui in macchina, al Dna trovato sotto le unghie di Chiara (anche se non è l’unico) e all’impronta 33 lasciata sul muro delle scale che conduce alla cantina. Nessuna “pistola fumante” insomma, restano molti dubbi anche sulla nuova ricostruzione della dinamica del delitto. I movimenti del killer in casa non tornano e anche le 25 impronte di scarpe, di una Frau 42, sarebbero incompatibili con Sempio che ha un numero più grande. Aspetti che i suoi legali sono convinti di poter chiarire attraverso le varie perizie ad hoc consegnate alla Procura che smonterebbero punto dopo punto tutte le accuse.
Intanto però c’è chi non crede all’innocenza di Alberto Stasi. Selvaggia Lucarelli è netta. “Se davvero ad uccidere Chiara Poggi è stato lui come ad oggi ha stabilito la legge e come io credo, il carcere non solo non ha rieducato, ma lo ha reso persino una persona peggiore. Permettergli di scontare la sua pena fuori dal carcere – prosegue – non significa che sia cambiato qualcosa riguardo alla sua condanna, significa che è un altro passo per il suo legittimo e, anzi, auspicabile reinserimento in società”. Poi conclude: “Dunque, pensare che stia assistendo alla macelleria mediatica su un innocente (Andrea Sempio, ndr), sulla famiglia Poggi, su tutti gli incolpevoli tirati in mezzo, mi fa davvero impressione”.
“Stasi otterrà la revisione e Sempio verrà archiviato. Questo è il mio pronostico”. A parlare è Massimo Lovati, l’ex legale di Sempio. “Se l’affidamento in prova cambia qualcosa per la revisione? No, – argomenta Lovati a Il Giorno – non cambia nulla, sono cose differenti. Il provvedimento di sorveglianza riguarda la risocializzazione del reo, siamo nel campo dell’esecuzione. Che Stasi sia innocente ormai l’hanno capito anche i sassi. Che il giudizio di condanna sia inficiato da gravi irregolarità penso sia cosa assodata. Serve solo tempo. Questa revisione è già nel cassetto. Comunque la si metta, sarà appoggiata anche dalla Procura. Il processo Stasi verrà revisionato sicuramente. È una mia previsione”.
La Svezia ha esordito nel migliore dei modi ai Mondiali travolgendo la Tunisia per 5-1 domenica sera a Monterrey, un risultato che le consente di portarsi da sola in testa al Gruppo F. Grazie alla doppietta di Yasin Ayari e ai gol di Alexander Isak, Viktor Gyokeres e Mattias Svanberg, la squadra guidata da Graham Potter non ha lasciato scampo alle Aquile di Cartagine, crollate nel finale di partita. La Svezia occupa ora in solitaria il primo posto del girone, approfittando del pareggio per 2-2 tra Olanda e Giappone.
La Costa d’Avorio ha battuto l’Ecuador 1-0 nella gara d’esordio ai Mondiali disputata a Philadelphia grazie a un gol di Amad Diallo al 90′. L’Ecuador ha colpito due volte la traversa nel primo tempo, mentre nella ripresa è stata la Costa d’Avorio a vedersi negare il vantaggio dal legno ella porta avversaria. Quando il match sembrava destinato a chiudersi a reti inviolate, Diallo ha trovato il gol decisivo con una conclusione precisa, su assist di Singo, che ha regalato i tre punti agli africani, tornati a disputare una partita del Mondiale per la prima volta dal 2014. Nel prossimo incontro del Gruppo E, in programma il 20 giugno, la Costa d’Avorio affronterà la Germania, che all’esordio ha travolto Curaçao per 7-1 mentre l’Ecuador se la vedrà con la compagine caraibica.
Almeno nove persone sono morte in una nuova ondata di attacchi russi in Ucraina. Il bilancio più pesante è stato registrato a Kiev, dove i bombardamenti hanno colpito quasi tutti i quartieri della capitale causando almeno quattro vittime e oltre venti feriti. Un incendio ha inoltre danneggiato la Cattedrale della Dormizione, parte del complesso ortodosso della Lavra delle Grotte di Kiev, patrimonio mondiale dell’Unesco. Altre cinque persone, soccorritori dei servizi di emergenza, sono morte a Kharkiv durante una serie di attacchi missilistici russi. Feriti sono stati segnalati anche nelle regioni di Dnipro e Sumy. Sul fronte opposto, almeno tre persone sono morte e altre tre sono rimaste ferite, tra cui un bambino di un anno, in un attacco di droni ucraini contro la regione russa di Tula, circa 200 chilometri a sud di Mosca.
L’offensiva ha colpito anche altre grandi città. A Kharkiv, nel nord-est, cinque soccorritori dei servizi di emergenza statali sono stati uccisi da ripetute incursioni russe mentre combattevano gli incendi, e almeno altri cinque sono rimasti feriti, ha scritto su Telegram il ministro dell’Interno Igor Klymenko. Colpita anche Dnipro, con un ferito. Sul versante russo, un attacco di droni contro l’agglomerato di Tula, circa 200 chilometri a sud di Mosca, ha provocato almeno tre morti e tre feriti, “tra cui un bambino di un anno”, secondo il governatore regionale Dmitri Milyaev. A Kiev, raccontano i giornalisti dell’AFP, gli abitanti correvano per le strade in cerca di riparo mentre un bagliore accecante illuminava il cielo. Il sindaco Vitali Klitschko ha riferito di 19 feriti, di cui 11 ricoverati, e di 140.000 abitanti dei quartieri settentrionali rimasti senza elettricità, in un bilancio destinato a salire. Le nuove violenze arrivano mentre in Medio Oriente si è aperta una prospettiva di pace dopo l’accordo annunciato tra Stati Uniti e Iran. Sul conflitto tra Russia e Ucraina, invece, i negoziati restano in stallo e non si registrano progressi verso un cessate il fuoco duraturo.
Dopo l’accordo di pace tra Usa e Iran sono arrivate le prime reazioni a livello internazionale. Sul piano europeo è arrivata anzitutto una dichiarazione congiunta dei leader di Regno Unito, Francia, Germania e Italia, che hanno accolto con favore il memorandum d’intesa congratulandosi con Washington, Teheran e tutti i mediatori, tra cui Pakistan e Qatar, per quella che definiscono una svolta diplomatica. “È un’opportunità per ristabilire la stabilità regionale e contribuire alla stabilizzazione dell’economia globale”, si legge nella nota, in cui i quattro Paesi chiedono di concludere rapidamente i negoziati di dettaglio e di attuare l’accordo in modo completo.
I leader definiscono “essenziale” la riapertura urgente dello Stretto di Hormuz, con libertà di navigazione senza restrizioni, e si dichiarano pronti a contribuire, nel rispetto delle rispettive procedure costituzionali, “anche attraverso una missione indipendente e a carattere strettamente difensivo per garantire la sicurezza della navigazione commerciale e sostenere le operazioni di sminamento“. Ribadiscono inoltre che “l’Iran non deve mai acquisire un’arma nucleare”, dicendosi pronti a revocare le sanzioni “in risposta a passi chiari e verificabili” di Teheran sul programma nucleare. La dichiarazione si chiude con il sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale del Libano e l’auspicio di “un solido cessate il fuoco”.
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, sempre su X, ha sottolineato la necessità di evitare “ogni retorica, provocazione o azione” che possa aggravare le tensioni prima della firma, e di restare vigili di fronte a “eventuali atti di sabotaggio”. Il ministero degli Esteri del Qatar ha espresso “pieno sostegno a tutti gli sforzi e alle iniziative volte a rafforzare la sicurezza e la stabilità regionali”. Dall’area Asia-Pacifico, la prima ministra giapponese Sanae Takaichi ha auspicato che siano “effettivamente garantite la libera circolazione e la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz” e che si arrivi al più presto a un accordo definitivo sulla questione nucleare.
Il premier australiano Anthony Albanese e la ministra degli Esteri Penny Wong, in una nota congiunta, hanno avvertito che “il proseguimento della moderazione e un impegno costruttivo” saranno essenziali per una pace duratura, ribadendo che “l’Iran deve rispondere alle preoccupazioni di lunga data sul suo programma nucleare”. Il premier neozelandese Christopher Luxon, infine, si è rallegrato su X per la riapertura dello Stretto, che a suo dire “contribuirà a ripristinare rotte commerciali stabili, ad assicurare l’approvvigionamento di carburante e a mantenere in movimento la nostra economia”.
Il presidente americano, Donald Trump, per il suo 80esimo compleanno si è regalato la pace con l’Iran. L’accordo con la Repubblica islamica è ufficiale, dopo una guerra che andava avanti dal 28 febbraio. La cerimonia di firma si terrà il 19 giugno in Svizzera. Gli effetti dell’intesa sono però immediati: lo Stretto di Hormuz, che teneva in ostaggio un’importante fetta dell’economia mondiale, riapre. I combattimenti cessano immediatamente sia in Iran che in Libano. Sempre che il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, non decida di agire per conto proprio senza tenere in considerazione il dettame americano, principale sostenitore. Nelle ultime ore più volte Donald Trump aveva ribadito che la firma – elettronica a distanza – era imminente, anche se “ritardata di qualche ora” proprio a causa del raid israeliano su Beirut.
L’ufficialità è arrivata per mano del premier pachistano, Shehbaz Sharif, che in questa crisi si è aggiudicato il ruolo di mediatore super partes. Il suo messaggio è stato pubblicato su X alle 23.15: “A seguito di intensi colloqui, siamo lieti di annunciare che l’Accordo di Pace tra gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran è stato raggiunto. Entrambe le parti hanno dichiarato la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, inclusi quelli in Libano.
La cerimonia ufficiale di firma avrà luogo venerdì 19 giugno in Svizzera“. Ed è chiarissimo. Trump è intervenuto sul suo social Truth alle 23.29: “L’accordo con la Repubblica Islamica dell’Iran è ora completo. Congratulazioni a tutti! Io autorizzo pertanto pienamente l’apertura gratuita del transito nello Stretto di Hormuz e, contestualmente, autorizzo la rimozione immediata del blocco navale degli Stati Uniti. Navi del mondo, accendete i motori. Lasciate fluire il petrolio!”.
Mezz’ora dopo è arrivata la conferma dall’Iran, seppur timida e affidata al viceministro degli Esteri, Kazem Gharibabadi. Ha sottolineato che “il testo dell’intesa sarà reso pubblico dopo la firma ufficiale di venerdì in Svizzera” e che “nei prossimi sessanta giorni ci saranno altri negoziati per l’accordo definitivo”. Ha precisato “che l’accordo non significa fidarsi degli Stati Uniti” e “che è il risultato della vittoria sul campo dell’Iran”. Ha confermato la rimozione del blocco navale ma l’Agenzia Fars ha sottolineato che “a coordinare il traffico saranno l’Iran e l’Oman”.