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Lucca Comics & Games

14 Ottobre 2026 ore 08:09

Dal 28 ottobre al 1° novembre “Lucca Comics & Games” festeggia 60 anni di storia e di creatività, di diversità e di inclusione, di cambiamento, di evoluzioni e metamorfosi, di arte e, soprattutto, di comunità.

Un anniversario che non è solo l’occasione per celebrare la storia, ma è il momento per capire cosa “Lucca Comics & Games” ha costruito insieme a chi l’ha vissuta in questi sei decenni e per scoprire cosa potrà accadere dopo: “Legacy”, cioè “eredità” è infatti il tema di questa edizione.

Lucca60 celebra fra l’altro il compleanno di Lucky Luke, la leggendaria creatura nata nel 1946 dal genio grafico e narrativo di Morris; ospita Sensei Go Nagai, l’autore giapponese papà di Goldrake, e la leggenda vivente Frank Miller, autore di opere che hanno cambiato il fumetto mondiale (su tutte, Batman: Il ritorno del Cavaliere Oscuro e Daredevil: Rinascita).

A Lucca arriva anche il nuovo libro di Alessandro Barbero, che insieme ai co-autori Davide Savelli e Iris Biasio presenta Garibaldi. The British tour, avventura a fumetti che rievoca l’arrivo di Garibaldi a Londra nel 1864 (il 28).

Biglietti e abbonamenti ridotti per i soci, in vendita nei punti Ticketone presenti nei negozi Unicoop Firenze o durante il festival al Welcome desk nell’Area Relax al primo piano del Family Palace al Real Collegio, dove i soci potranno ritirare anche i braccialetti di ingresso evitando le code delle biglietterie del festival.

Speciale Under 30

Previste anche iniziative riservate agli Under 30. Grazie a Unicoop Firenze e Lucca Comics&Games gli Under30 potranno partecipare gratuitamente ad una delle cinque giornate della più importante fiera del settore in Italia dedicata al fumetto, all’animazione, ai giochi, ai videogiochi, ai cosplay e serie TV. Necessaria prenotazione su coopfi.info/under 30. Le prenotazioni sono aperte dalle ore 9.00 del 15 ottobre 2026. Gli iscritti in piattaforma avranno anche diritto ad accedere all’area riservata dei concerti.

coopfi.info/under30

Dettagli sul costo dei biglietti e le riduzioni riservate ai soci Unicoop Firenze al link:
luccacrea.zendesk.com/hc/it/articles/29005191948305-Ci-sono-degli-sconti-per-i-Soci-Coop

Info e dettagli sulla manifestazione:

luccacomicsandgames.com

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La cultura come motore di sviluppo? Lucca indica la strada

12 Ottobre 2026 ore 17:42

Tra i sette cantieri in cui è organizzato il Lucca Beni Culturali – LuBeC, manifestazione giunta alla sua XXII edizione (dal 14 al 15 ottobre al Real Collegio)  vi è per la prima volta “Welfare culturale in azione” la rassegna esperienziale delle pratiche di welfare culturale che i partecipanti potranno vivere in prima persona. Un’occasione per sperimentare attività ed esperienze già in corso in Italia e valutarne l’impatto e la possibile efficacia sul benessere delle persone. 

Per comprendere le ragioni che hanno portato i promotori di LuBeC a ideare questa rassegna tra i sette cantieri della due giorni intitolata “Ri-generazioni culturali” abbiamo parlato con Francesca Velani, curatrice della rassegna nonché vicepresidente e direttrice Cultura e sviluppo sostenibile di Promo Pa Fondazione, la realtà che  promuove la manifestazione con la collaborazione e il sostegno del ministero della Cultura. 

Francesca Velani curatrice Lubec
Francesca Velani – foto Elena Pardini per LuBeC

La premessa per Velani è ricordare che «LuBeC è un evento ma anche un luogo in cui da oltre vent’anni lavoriamo per mettere la cultura al centro delle politiche di sviluppo del Paese. Nasce in un momento in cui gli enti locali stavano affrontando la riforma del Titolo V della Costituzione e si apriva il dialogo con il privato nella gestione del patrimonio culturale».

Per la vicepresidente di Promo Pa Fondazione del resto l’obiettivo è «da una parte promuovere la nascita di politiche culturali che siano fortemente attuali, contemporanee, in linea con l’Europa e dall’altra fornire gli strumenti perché le stesse arrivino alle persone». 

La cultura diventi agente trasformativo

Fare della cultura un “agente trasformativo”, ma allo stesso tempo «rigenerare il settore culturale perché c’è il tema di un cambiamento, di una trasformazione in termini di competenze. Perché se è vero che la produzione culturale impatta e determina – dal punto di vista economico, sociale e produttivo – su tanti settori, è vero che la cultura oggi ha bisogno di imparare a fare questo in maniera sempre più professionale e dialogando con gli altri sistemi imprenditoriali, profit e non profit e farlo all’interno di una di un intergenerazionalità collaborativa», sottolinea Velani ricordando come i cantieri aperti a LuBeC tocchino i grandi temi che vanno dall’accessibilità alla partecipazione culturale, dal digitale all’Ai, dalla sostenibilità all’impatto, dalla rigenerazione allo stesso welfare culturale.  

Verrà un giorno in cui il medico ci prescriverà una visita al museo, un corso di pittura, una serata a teatro. È uno degli strumenti del welfare culturale che poggia su solide basi scientifiche.
LA BELLEZZA È UN DIRITTO. PRENDIAMOCELA.

Puntando l’obiettivo sulla rassegna “Welfare culturale in azione” Francesca Velani ricorda che si tratta di un tema seguito da anni e su cui si sta lavorando con diversi soggetti tra cui le regioni e il Cultural Welfare Center «che ci accompagna in questo cantiere, insieme a tanti enti e organizzazioni del Terzo settore. Due anni fa abbiamo creato con la collaborazione di oltre 600 soggetti, un manifesto per il welfare culturale che focalizza quattro aree di intervento che sono la normativa, la formazione, le reti e la valutazione di impatto. Linee di intervento che affronteremo anche nel convegno del 15 ottobre sul link worker (il facilitatore della prescrizione sociale, ndr.)».

Da progetto a servizio esigibile

Centrale anche una riflessione per comprendere come «il welfare culturale come ambito possa produrre servizi e non solo progetti. In pratica come i progetti piano piano diventano servizi esigibili. E questo vuol dire in sintesi dare sicurezza a tutta la filiera» precisa Velani e sottolinea: «La rassegna di buone pratiche di welfare culturale è un passo in più sul come possiamo aiutare gli operatori culturali sociali e sanitari a capire in concreto cosa significa una pratica di welfare culturale accreditata? Perché quella pratica è durata di più? Perché è diventata un servizio? Oggi è prescrizione sociale, perché c’è stato un processo, ci sono stati gli investimenti, c’è stata una capacità di mettere insieme professionalità diverse ma anche di evolvere quella pratica sui bisogni reali del territorio».

welfare culturale Lubec_future moves
Future Moves, una delle pratiche in rassegna

Le sette esperienze selezionate non sono state pensate per «offrire la spettacolarità dell’esperienza, anche se sarà uno spettacolo partecipare a queste cose e sarà molto bello» quello che interessa è, sottolinea la curatrice della rassegna, «la solidità del metodo e quindi capire facendo. Noi sappiamo che queste pratiche sono destinate agli adolescenti e agli over 65, alle persone con demenza e ai loro caregiver, ai bambini disabili e a chi è in carcere, ma naturalmente chi partecipa alle pratiche durante LuBeC sono gli operatori e gli amministratori».

A Lucca si punterà a promuovere reti e a innestare all’interno del sistema dei servizi pubblici e privati il link worker, «una figura determinante, formata nella conoscenza delle pratiche che ci sono a disposizione, pratiche che però io posso prescrivere e per farlo devono essere certe», accessibili, perché «l’accessibilità è la madre del welfare culturale».

Nell’immagine in apertura Esercizi di ben-essere learning by doing – Foto da ufficio stampa

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Il Bosco di Montopoli al Pianeta terra Festival 2026

8 Ottobre 2026 ore 10:17

Il Bosco di Montopoli in Val d’Arno, un modello virtuoso di rigenerazione ambientale e comunitaria: in occasione della quinta edizione del Pianeta Terra Festival, che si tiene a Lucca dall’8 all’11 ottobre 2026, lo scienziato Stefano Mancuso e la presidente del Consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze Daniela Mori si confronteranno in un incontro pubblico.

L’evento si terrà sabato 10 ottobre, alle ore 10.00, a Lucca, presso la Sala Convegni di Confindustria Toscana Nord. L’ingresso all’evento è libero e gratuito, fino a esaurimento posti.

Al centro del dialogo ci saranno il racconto del Bosco di Montopoli, nato in stretta sinergia con Legambiente come progetto modello di riparazione ecologica, e la presentazione del libro “Fare insieme, con la natura – Storia di un bosco che diventa comunità“, curato dalla giornalista Cristina Nadotti ed edito da Laterza.

Il Bosco di Monopoli in Val d’Arno

Un modello di riparazione ecologica

«Il Bosco di Montopoli rappresenta un modello straordinario di riparazione ecologica e un vero e proprio regalo per le prossime generazioni – dichiara Stefano Mancuso, scienziato e direttore artistico del Pianeta Terra Festival. Piantare alberi dove prima c’era cemento è una necessità: le piante sono i condizionatori d’aria naturali del pianeta e il verde è l’unica soluzione per rinfrescare le nostre città. Portare questa esperienza al Pianeta Terra Festival e raccontarla nel libro ‘Fare insieme, con la natura’ dimostra che intervenire concretamente per il pianeta è possibile ed efficace. Spesso ci si chiede cosa fare di fronte alla crisi ambientale; la risposta è che si può fare moltissimo, con il sorriso e con semplicità, offrendo un lascito di benessere a chi verrà dopo di noi, proprio come si faceva un tempo costruendo le grandi cattedrali».

Partecipazione dal basso

«”Fare insieme, con la natura” non è solo il titolo del libro che presentiamo, ma il manifesto di un modello basato sulla partecipazione dal basso, sulla fiducia e sulla responsabilità sociale – dichiara Daniela Mori, presidente del Consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze. Trasformare un ex allevamento intensivo in un polmone verde e in un’aula didattica aperta alle scuole toscane dimostra che quando la spinta popolare incontra la competenza scientifica, il territorio si rigenera e si creano veri spazi di cittadinanza attiva. Questo progetto è un’esperienza concreta e replicabile che ci auguriamo possa essere di ispirazione per tutte le realtà che credono nella tutela dell’ambiente e nel benessere della comunità».

L’evento si inserisce all’interno della cornice del Pianeta Terra Festival 2026, la manifestazione diretta dallo stesso Stefano Mancuso, progettata e organizzata dagli Editori Laterza promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e sostenuta anche da Unicoop Firenze. Dedicato quest’anno al tema “Forme di intelligenza”, il festival esplorerà attraverso oltre 90 appuntamenti le intelligenze naturali e artificiali, biologiche e collettive.

Il Bosco di Montopoli in Val d’Arno

L’incontro vedrà al centro il racconto del progetto del Bosco di Montopoli nato ad aprile 2022 su un’area precedentemente occupata da un allevamento intensivo: qui, grazie al lavoro congiunto di Unicoop Firenze, Pnat e Legambiente, sono stati piantati 3.000 nuovi alberi su una superficie di 6 ettari.

Monitorato costantemente da Pnat (società spin-off dell’Università di Firenze), il bosco ha già accumulato 12 tonnellate di CO2 dall’impianto a oggi, confermandosi un esperimento in campo aperto per la riparazione dei danni fatti al pianeta e venendo inserito stabilmente tra i cantieri della transizione ecologica censiti da Legambiente.

Dal 2024 il progetto si è arricchito di un’aula didattica eco-compatibile – alla cui realizzazione ha collaborato la stessa Legambiente – che accoglie ogni anno decine di scuole toscane e visitatori, trasformando un polmone verde in uno spazio vivo di partecipazione, educazione e cittadinanza attiva.

Natura e società

Il focus dell’incontro si allargherà poi alle pagine del volume curato da Cristina Nadotti, nato per condividere questa esperienza. Il dialogo tra Mori e Mancuso approfondirà il parallelismo continuo tra natura e società: se per Mancuso le piante dimostrano che la cooperazione orizzontale e senza gerarchie è essenziale per la vita, per Mori questo principio si sposa con la spinta popolare delle cooperative, dove l’unione delle persone risponde ai bisogni collettivi. Il libro traccia così il bilancio di un percorso condiviso, offrendo una testimonianza utile per le comunità e le realtà locali impegnate nella tutela dell’ambiente.

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