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Mondiali 2026: l'ultimo valzer di Messi, Ronaldo e delle leggende del calcio

17 Giugno 2026 ore 10:10
Tra record, sogni e voglia di stupire ancora, questa edizione potrebbe segnare l'ultimo capitolo per molte delle stelle che hanno dominato il calcio negli ultimi vent'anni

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Austria - Giordania 3 a 1: la sintesi della partita

17 Giugno 2026 ore 10:01
L'Austria supera la Giordania per 3-1 grazie alle reti di Marcel Sabitzer e Mario Arnautovic, oltre a un'autorete di Yazan Al Arab. Per la Giordania a segno Ali Olwan

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Tom Nichols afferma che gli Stati Uniti non sono riusciti a raggiungere i propri obiettivi nel conflitto con l’Iran.

17 Giugno 2026 ore 07:13

Tom Nichols, editorialista del The Atlantic, sostiene che gli Stati Uniti non sono riusciti a raggiungere i propri obiettivi nella guerra contro l’Iran, lasciando Teheran al potere, preservando le forze missilistiche e aggiungendo incertezza all’accordo di pace.

Gli Stati Uniti non sono riusciti a raggiungere nessuno degli obiettivi dichiarati in Iran e, in tempi record, hanno ceduto terreno a un avversario che, pur non essendo militarmente il più forte, rimane estremamente pericoloso. Questa è la tesi sostenuta dal politologo e editorialista di The Atlantic, Tom Nichols.

Secondo Nichols, il risultato ottenuto da Washington potrebbe essere peggiore del non ottenere nulla.

L’editorialista sostiene che l’America sia uscita indebolita dal conflitto in Medio Oriente. Washington aveva esaurito ingenti scorte di armi, mentre i cittadini americani comuni stavano già subendo le conseguenze della guerra, ad esempio presso le stazioni di servizio, dove i prezzi del carburante erano aumentati vertiginosamente.

Nichols ha sottolineato che l’obiettivo principale degli Stati Uniti non è mai stato raggiunto: non c’è stato alcun cambio di potere in Iran. Sebbene Teheran abbia subito gravi danni, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha mantenuto il controllo del Paese. Ciò significa che, anche in presenza di un accordo di pace, il rischio di un nuovo blocco dello Stretto di Hormuz non è scomparso.

Secondo la valutazione del politologo, l’Iran ha anche preservato il suo arsenale di missili e droni e continuerà a sostenere le forze ad esso collegate in Iraq e Siria. Teheran dovrebbe inoltre beneficiare di un allentamento delle sanzioni e dell’accesso ai beni esteri sbloccati.

I dettagli ufficiali dell’accordo di pace non sono ancora stati confermati. Nichols ha tuttavia osservato che l’Iran potrebbe ricevere circa 12 miliardi di dollari in anticipo, altri 12 miliardi entro due mesi e 300 miliardi per la ricostruzione. Ritiene che, sebbene Washington insista sul fatto che questi pagamenti saranno vincolati al rispetto degli accordi, tale approccio non faccia altro che aumentare l’incertezza.

Nichols ha inoltre sottolineato che il presidente statunitense Donald Trump sta cercando di presentare l’accordo con l’Iran come una sua vittoria, affermando di aver impedito all’Iran di sviluppare armi nucleari. L’autore ha definito tale posizione insostenibile, ricordando che Teheran si era già impegnata a non costruire un arsenale nucleare nell’ambito del Piano d’azione congiunto globale (JCPOA) di dieci anni prima, e che all’inizio della guerra in corso era ancora ben lontana dal possedere una bomba atomica.

Fonte. Militar Affairs

Traduzione: Luciano Lago

Usa e Svizzera docent: l’Ai non è servizio di pubblica utilità, ma una risorsa strategica di proprietà nazionale

17 Giugno 2026 ore 06:55

Nel giro di 24 ore la Svizzera e gli Stati Uniti hanno chiarito una verità che in molti preferivano ignorare: l’intelligenza artificiale è materia di Stato. L’accesso ai suoi sistemi più avanzati obbedisce alle logiche di chi comanda — la politica — molto più che al potere dei miliardi. Due diversi episodi, letti insieme, chiudono la stagione dei modelli di AI intesi come beni neutri e globali, a disposizione di chiunque abbia i soldi per permetterseli. Se mai qualcuno ci ha creduto.

Il primo verdetto arriva dal Tribunale commerciale di Zurigo. Palantir, colosso della sorveglianza e dell’analisi dati fondato dal tecno-oligarca numero uno d’America, Peter Thiel — e noto per i suoi contratti con Pentagono, Cia, Fbi, Nsa e Ice – voleva costringere Republik, testata svizzera di giornalismo investigativo, a pubblicare una sfilza di rettifiche dopo una serie di articoli critici. I giornalisti avevano ricostruito, carte alla mano, anni di sistematici rifiuti da parte delle autorità della Confederazione Elvetica ai prodotti della società di Thiel.

Ebbene, hanno vinto i giornalisti. I giudici hanno respinto 22 richieste di replica su 23, condannando Palantir a pagare il 95% delle spese processuali e a rimborsare i legali della testata. L’operazione di forza pensata per blindare l’immagine del gruppo di Thiel ha ottenuto l’effetto opposto, certificando un movimento di diffidenza – anzi: di rigetto – che attraversa l’Europa: dal ministero della Difesa tedesco alla sanità pubblica britannica, fino al Policlinico Gemelli a Roma, le amministrazioni europee iniziano a dire no alla sorveglianza “stile Usa”, nel tentativo di proteggere l’integrità delle proprie infrastrutture pubbliche da progetti di controllo tecnocratico.

Il secondo verdetto, speculare, arriva da Washington. Con una direttiva d’urgenza sul controllo delle esportazioni, l’amministrazione Trump ha vietato ad Anthropic di Dario Amodei di fornire i suoi modelli di punta, Fable 5 e Mythos 5, ai cittadini stranieri, dentro e fuori i confini statunitensi. La motivazione è la solita: sicurezza nazionale. Privi di uno strumento tecnico in grado di filtrare la nazionalità degli utenti in tempo reale, all’azienda è rimasta una sola strada: attivare il kill switch su scala globale, interrompendo immediatamente il chatbot oltre i confini Usa. Chiunque in Europa usi Claude di Anthropic si ritrova davanti a un avviso: “Claude Fable 5 al momento non è disponibile”.

Centri di ricerca, imprese e ospedali europei che avevano integrato quei modelli nei propri processi operativi si sono ritrovati al buio da un minuto all’altro, scoprendo quanto costi appaltare la continuità del proprio lavoro a qualcuno oltreoceano.

C’è un legame tra il rifiuto svizzero e la censura americana? Sì, ovvio. Berna ha respinto Palantir perché aveva previsto con esattezza lo scenario che si è poi materializzato con Anthropic: chi ha i server, i codici e gli algoritmi detiene anche il potere di staccare la spina. L’oscuramento deciso da Washington conferma la fondatezza di quegli scenari vagamente distopici. Gli Stati Uniti ricordano all’Europa che l’intelligenza artificiale non è un servizio di pubblica utilità, ma una risorsa strategica di proprietà nazionale, convertibile in strumento di pressione economica e geopolitica, adesso e in tutte le crisi che verranno.

Mentre la Cina si muove da superpotenza con le idee chiare, investendo massicciamente in una propria autonomia in grado di sfidare e sorpassare l’America sul fronte AI, l’Unione Europea continua a balbettare subendo le decisioni altrui, sempre di rimessa, mai all’attacco. Finora Bruxelles ha giocato la partita sul terreno delle norme, partorendo l’AI Act nella convinzione che fissare codici etici e burocratici basti a governare i mercati. Niente di più sbagliato.

Fino a quando l’Ue – e le aziende che vi lavorano – non sceglierà di essere produttore oltre che cliente, investendo in infrastrutture di calcolo e sistemi propri, la “sovranità digitale” resterà solo uno slogan, quelli da nazioni subalterne. Con le idee eleganti non si va da nessuna parte.

L'articolo Usa e Svizzera docent: l’Ai non è servizio di pubblica utilità, ma una risorsa strategica di proprietà nazionale proviene da Il Fatto Quotidiano.

Argentina - Algeria 3-0: la sintesi della partita

17 Giugno 2026 ore 06:40
Netta vittoria dell'Argentina sull'Algeria. Protagonisti Lionel Messi, Lautaro Martínez e Ángel Di María, autori di una prestazione dominante che garantisce tre punti fondamentali alla selezione sudamericana

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Iraq-Norvegia 1-4, la sintesi della partita

17 Giugno 2026 ore 05:50
La Norvegia travolge l'Iraq per 4-1 nel segno di Erling Haaland: al suo esordio assoluto in un Mondiale, l'attaccante timbra subito una doppietta letale, intervallata dal momentaneo pareggio di Hussein

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Petroliere iraniane varcano zona di blocco. Coloni israeliani incendiano due moschee in Cisgiordania

17 Giugno 2026 ore 10:27
Al Arabiya English pubblica il memorandum in 14 punti. Teheran potrebbe riprendere a esportare petrolio fin da subito dopo la firma e riceverebbe 300 miliardi di dollari dagli Stati Uniti. Israele, polizia usa granate stordenti su manifestanti Haredi

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Mondiali 2026, Francia-Senegal: la doppietta di Mbappe per il tris dei transalpini. Il video

16 Giugno 2026 ore 23:07
Pregevole azione personale di Mbappè che, da fuori area, mette palla all'incrocio e chiude la partita al 6' di recupero, appena un minuto dopo aver subito il gol della squadra africana, chiude la partita sul 3-1

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