Trump sospende le sanzioni sul petrolio russo dopo l’intesa sul diesel. Zelensky: «Così si incoraggia Putin ad attaccare»
WASHINGTON — «Un blackout delle sanzioni americane, l’allentamento della pressione sull’aggressore, ricompense finanziarie per Putin: tutto questo lo incoraggia solo a continuare ad attaccare». Lo ha scritto sabato su Telegram il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, poche ore dopo che Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che sospende le sanzioni sull’energia russa previste da una legge che lui stesso aveva promulgato il mese scorso.
Il provvedimento, firmato venerdì, blocca a pochi giorni dall’entrata in vigore il pacchetto più pesante contro Mosca approvato dal Congresso dall’inizio della guerra: dazi fino al 100% sui beni importati negli Stati Uniti dai cinque maggiori acquirenti di greggio e gas russi, misure sui settori dell’energia e della difesa, su Vladimir Putin in persona e sulla cosiddetta «flotta ombra» di petroliere che aggira l’embargo. Restano in piedi le sanzioni imposte con ordini esecutivi precedenti.
Il testo è di poche righe. «Ho trasmesso al Congresso una certificazione secondo cui la concessione di tale waiver in questo momento è nell’interesse nazionale degli Stati Uniti», scrive il presidente, senza spiegare in che cosa consista quell’interesse. La sospensione resterà in vigore finché la Casa Bianca non deciderà che «ulteriori azioni sono appropriate», riferisce la Cnn.
La legge porta il nome di Lindsey Graham, senatore repubblicano della South Carolina e sostenitore di Kiev, morto improvvisamente in luglio. Il waiver segue l’intesa raggiunta da Trump con Putin: meno sanzioni in cambio dell’immissione di grandi quantità di diesel sui mercati mondiali. Il gasolio è rincarato di quasi il 70% dall’inizio della guerra con l’Iran e il presidente ne ha attribuito la colpa agli attacchi ucraini alle infrastrutture petrolifere russe. La partita, per Washington, si gioca sul prezzo alla pompa prima che sul fronte del Donbass.
La firma è arrivata poco dopo che Putin, in uniforme militare, aveva detto che Mosca punta a conquistare il resto dell’Ucraina orientale. Nello stesso giorno, secondo Zelensky, la Russia ha colpito 15 impianti di generazione elettrica in uno dei più vasti attacchi alla rete ucraina: un morto e 22 feriti, fra cui due bambini, a Kherson, un morto a Sumy. «La Russia sta cercando di lasciare milioni di nostri cittadini senza elettricità e riscaldamento», ha scritto il presidente ucraino.
Il Cremlino tace, Dmitriev esulta
Putin e il suo portavoce non hanno ancora commentato. Lo ha fatto Kirill Dmitriev, capo del fondo sovrano russo e inviato del presidente per i rapporti con Washington, che su X ha parlato di «un momento importante e davvero storico»: la legge, ha scritto, avrebbe causato «seri danni in primo luogo all’economia americana e ai mercati globali», mentre la cooperazione economica fra Russia e Stati Uniti «serve gli interessi di entrambe le nazioni».
Al Congresso la decisione ha unito avversari e qualche alleato del presidente. La senatrice democratica Elizabeth Warren ha parlato di «un abietto e prevedibile fallimento della leadership»; il repubblicano Don Bacon ha detto che Trump «sta prolungando la guerra, non finendola». Richard Blumenthal, senatore democratico del Connecticut e fra gli estensori della legge, è stato il più duro: «Questi waiver non hanno nulla a che fare con la nostra sicurezza nazionale e tutto a che fare con il leccare i piedi a Vladimir Putin».
Zelensky aveva passato il venerdì a Bruxelles, al Consiglio europeo. Il presidente del Consiglio, António Costa, aveva già risposto a distanza: «Non è il momento di ritirare il sostegno all’Ucraina. Non è il momento di alleggerire le sanzioni alla Russia. È il momento di aumentare la pressione». Lo stesso giorno Mosca ha confiscato per decreto gli asset locali di quattro aziende di Francia, Germania, Svezia e Belgio; il Cremlino ha spiegato che il Paese d’origine è stato «uno dei fattori».
A Bruxelles Zelensky ha avuto anche il primo incontro con il nuovo premier ungherese Péter Magyar, dopo anni in cui Budapest aveva bloccato l’adesione ucraina all’Ue in nome della minoranza magiara in Transcarpazia. Magyar lo ha invitato alle celebrazioni del 23 ottobre per i 70 anni della rivolta del 1956 contro l’occupazione sovietica, a cui Putin non è stato invitato, ma sabato ha detto a un sito ungherese di ritenere improbabile che Zelensky venga.
Ai giornalisti che lo interrogavano sull’ordine di Trump, il presidente ucraino ha risposto via WhatsApp, riferisce l’Afp: «Mi pare che questo non fermerà Putin. Al contrario, prova gioia e felicità per un simile sostegno».








