Trump nega di aver rallentato i satelliti dei droni ucraini: «Non sono stato io, e non credo Elon»
Aggiornato alle 13:39
KIEV — Serhii Beskrestnov, che in Ucraina chiamano «Flash», consigliere di Volodymyr Zelensky per le tecnologie della difesa, parla ai soldati soprattutto su Telegram. Venerdì sera (la notte in Italia) ha detto all’Associated Press che Kiev sta trattando con SpaceX e con il Pentagono per far togliere il tetto di velocità imposto ai terminali satellitari dei droni ucraini, e che il governo «non ha spiegazioni» sul perché sia stato imposto.
A tre giorni dal blackout nessuno a Washington rivendica la decisione. Donald Trump, interrogato venerdì dai cronisti, ha risposto: «Non so se sia stato qualcuno, perché non sono stato io, e non credo sia stato Elon». E poi: «Per quanto ne so, è tutto com’è sempre stato». Il limite però è ancora lì: i ricevitori funzionano solo fino a 160 chilometri orari, una soglia che taglia fuori i droni intercettori usati contro gli Shahed russi.
Starshield è la versione militare di Starlink, la rete satellitare di SpaceX, la società di Elon Musk: i terminali appartengono al governo americano e il Pentagono ne è il maggiore cliente. Nella notte tra martedì e mercoledì, senza preavviso, i ricevitori montati sui mezzi ucraini hanno smesso di funzionare oltre quella velocità. Fuori uso i droni d’attacco sui territori occupati, gli intercettori contro i droni kamikaze russi, parte di elicotteri e aerei. Il servizio è tornato giovedì all’alba, ma con il tetto.
Beskrestnov aveva dato la notizia mercoledì, scrivendo che SpaceX aveva imposto il limite «senza avvisare» le forze armate e che gli intercettori sono «la soluzione più efficace» contro gli Shahed. Zelensky ha parlato di «un grosso errore» che ha contribuito a morti civili, e ha detto di non aver ricevuto per più giorni l’allerta occidentale sui lanci balistici russi. Washington nega di aver ridotto la condivisione di intelligence.
Sulla catena di comando la ricostruzione più precisa resta quella di Reuters: l’istruzione è partita dall’interno della Casa Bianca, secondo due funzionari americani e uno occidentale, e ai vertici del Pentagono è arrivato il messaggio che il servizio «andava rallentato». Un alto funzionario dell’amministrazione ha replicato che «nessuna richiesta del genere è mai stata fatta dal presidente».
La Casa Bianca non ha risposto se l’ordine sia venuto da altri; il Pentagono non ha commentato e il segretario alla Difesa Pete Hegseth non ha parlato in pubblico. Musk, su X, ha rinviato al governo: «Ogni limite di velocità o di uso è deciso dai militari americani e in ultima istanza dal presidente».
La lettera dei nove senatori
Al Senato la domanda è diventata una richiesta formale d’indagine. Giovedì nove senatori, cinque democratici e quattro repubblicani, hanno scritto all’ispettore generale del Pentagono, l’organo di controllo interno del dipartimento della Difesa, chiedendo un’inchiesta «urgente» per accertare se funzionari del Pentagono o di altre agenzie abbiano «ordinato, autorizzato, approvato o conosciuto in anticipo» i cambiamenti su intelligence, allerte e servizi satellitari. La promuove la democratica Jeanne Shaheen, capogruppo di minoranza nella commissione Esteri; tra i repubblicani firmano Susan Collins, presidente della commissione Stanziamenti, e Thom Tillis.
Tillis, sempre su X, ha scritto che il «pasticcio strategico» potrebbe essere nato nei sistemi Starshield del Pentagono e non in SpaceX: «Non trattengo il fiato aspettando che il segretario Hegseth offra trasparenza». Nella migliore delle ipotesi, ha aggiunto, è stato un errore inaccettabile; nella peggiore «una decisione per sgomberare il campo a un attacco russo».
Il blackout cade in una settimana in cui l’amministrazione aveva avvertito Kiev che poteva sospendere la condivisione di intelligence e bloccare gli acquisti europei di armi americane se non fossero cessati gli attacchi a lungo raggio alle raffinerie russe. Trump ha poi annunciato un «cessate il fuoco energetico» e un accordo per importare diesel russo, e ha chiesto la sostituzione di Zelensky. Martedì un raid missilistico russo ha incendiato un palazzo residenziale a Kiev.
Beskrestnov non ha detto quando la trattativa con SpaceX e il Pentagono potrà chiudersi. Il tetto resta perché nessuno, a Washington, dice di averlo deciso. Mykhailo Fedorov, già ministro della Trasformazione digitale, ringraziando Musk per il ripristino ha scritto che «togliere del tutto il limite di velocità di Starshield è ora cruciale per la difesa dell’Ucraina».



