A study has outlined eight indicators of toxic masculinity in heterosexual men — and finds that 'manliness' is not necessarily a problematic aspect of masculinity.
A study has outlined eight indicators of toxic masculinity in heterosexual men — and finds that ‘manliness’ is not necessarily a problematic aspect of masculinity.
La preoccupazione è forte, ma ancora più forte è il rammarico. «Non è questo lo spirito di collaborazione e dialogo che dovrebbe esistere tra Pubblica amministrazioneee Terzo settore. Sicuramente ci sono state leggerezze e ritardi, ma l’arrivo di quell’elenco, quattro giorni fa, insieme alla richiesta di diffonderlo, è stato un duro colpo».
A parlare è Francesca Danese, presidente del Forum Terzo Settore Lazio, sommersa dalle telefonate di enti che rischiano di non poter più svolgere il proprio lavoro. Un rischio che ricade direttamente sulla popolazione più fragile. In gioco c’è infatti l’attività di quasi 2.700 associazioni del Lazio, inserite nella Determinazione G17795 del 29 dicembre 2025, dal titolo eloquente: “Cancellazione enti inadempienti”.
Francesca Danese
Si tratta di organizzazioni che, secondo la Regione, «non hanno adempiuto all’obbligo di aggiornamento delle informazioni e di deposito degli atti» nel Registro unico nazionale del Terzo settore (Runts).
Le conseguenze previste dalla normativa sono pesantissime: gli enti cancellati dal Runts non potranno sottoscrivere convenzioni con le amministrazioni pubbliche né partecipare a procedure di coprogrammazione e coprogettazione. Dovranno inoltre devolvere il patrimonio residuo e perderanno l’accesso al 5 per mille.
Verso un ricorso collettivo?
«La presente delibera è trasmessa al Forum del Terzo settore e al Centro di Servizio per il Volontariato per l’opportuna pubblicità», si legge del testo. Parole che pesano, per Danese: «Non è questo il modo», commenta. «Nell’elenco ci sono anche associazioni effettivamente estinte, ma molte altre sono attive, svolgono servizi fondamentali in convenzione con la pubblica amministrazione e hanno dato un contributo decisivo anche durante il Giubileo. E ora, con una lettera, si rischia di fermare tutto?».
Forum Terzo settore Lazio e Csv Lazio sono al lavoro senza sosta. «Abbiamo contattato l’assessore e ci stiamo confrontando con i funzionari regionali. In alcuni casi siamo riusciti a integrare la documentazione mancante, ma ora l’accesso al sistema non è più possibile. Ci sono associazioni nell’elenco che, a quanto ci risulta, avevano presentato tutto correttamente. I termini per il ricorso sono di 60 giorni: se non emergerà una soluzione, valuteremo un ricorso collettivo», aggiunge Danese.
Il rammarico riguarda soprattutto il metodo: «Ci saremmo aspettati più dialogo e collaborazione da parte della pubblica amministrazione, che conosce il valore del lavoro del Terzo settore. Invece è arrivata una comunicazione a cose fatte, chiedendo a Forum e Csv di diffonderla».
Il merito: territori senza servizi
Ma oltre al metodo, c’è il merito della questione. E nel merito interviene Mario German De Luca, presidente di Csv Lazio: «Cancellare oltre 2.600 associazioni dal Runts non è un semplice atto amministrativo. Questa determinazione incide profondamente sulla struttura del Terzo settore nel Lazio, con ricadute sociali, culturali ed economiche».
È legittimo chiedersi se tutte le procedure siano davvero semplici, snelle e indispensabili
Mario German De Luca, presidente Csv Lazio
Tra gli enti coinvolti figurano anche più di dieci centri anziani e alcune diocesi, oltre a tante piccole associazioni che nei territori più fragili rappresentano veri e propri presìdi sociali. Realtà spesso poco attrezzate per affrontare adempimenti complessi e in continua evoluzione.
«Adempimenti sovrabbondanti possono aver spiazzato molti enti di piccola e media dimensione», osserva De Luca. «È legittimo chiedersi se tutte le procedure siano davvero semplici, snelle e indispensabili».
Csv Lazio e Forum Terzo Settore Lazio hanno avviato un’interlocuzione con gli uffici Runts della Regione Lazio per rappresentare la pluralità delle situazioni e verificare l’eventuale presenza di errori materiali. «Abbiamo chiesto di modulare procedure ad hoc per favorire una rapida reiscrizione degli enti», riferisce ancora De Luca.
Il nodo, in altre parole, è la burocrazia: snellirla significherebbe consentire alle associazioni di dedicare meno tempo alle carte e più tempo alle persone.
«Serve una riforma in questa direzione e una maggiore formazione dei funzionari pubblici», aggiunge Danese. E conclude: «Siamo stati tante volte noi a fare problem solving per le amministrazioni. Ora è il momento che la pubblica amministrazione faccia problem solving per il Terzo settore».
La disuguaglianza non è solo una questione economica. È una frattura che attraversa le società, indebolisce la coesione sociale e mina progressivamente le fondamenta della democrazia. È questo il messaggio centrale del nuovo rapporto Oxfam, Nel baratro della disuguaglianza. Come uscirne e prendersi cura della democrazia, presentato a Davos e accompagnato da dati aggiornati al 2025. Un’analisi che mette in relazione concentrazione della ricchezza, povertà diffusa e crescente squilibrio di potere politico, a livello globale e nel contesto italiano.
Il grande divario globale: ricchezza estrema, democrazie fragili
Secondo Oxfam, il mondo sta vivendo una fase di concentrazione della ricchezza senza precedenti. Nel 2025 il patrimonio complessivo dei miliardari globali ha raggiunto la cifra record di 18.300 miliardi di dollari, con un aumento reale del 16% in un solo anno e dell’81% rispetto al 2020. Si tratta di un ammontare esorbitante, equivalente a 8 volte il Pil dell’Italia e a 26 volte le risorse necessarie per riportare alla soglia di 3 dollari al giorno chiunque viva sotto tale soglia di povertà estrema. Una crescita rapidissima, che avviene mentre quasi metà della popolazione mondiale vive in condizioni di povertà o forte vulnerabilità economica e una persona su quattro soffre di insicurezza alimentare.
La nuova ricchezza continua a concentrarsi nelle mani di pochi: l’1% più ricco intercetta una quota sproporzionata della crescita economica, mentre miliardi di persone restano intrappolate in redditi insufficienti ad assicurare condizioni di vita dignitose. L’aumento dei prezzi dei beni essenziali ha colpito soprattutto le famiglie più povere, mentre grandi imprese e settori strategici hanno registrato profitti record.
Ma il nodo, per Oxfam, non è solo economico. La concentrazione estrema di ricchezza si traduce in concentrazione di potere politico. Le élite economiche influenzano sempre più le decisioni pubbliche, orientano le politiche fiscali, limitano la progressività dei sistemi tributari e condizionano il dibattito pubblico anche attraverso il controllo dei media e delle piattaforme digitali. In molti Paesi questo processo si accompagna a dinamiche di autocratizzazione, repressione del dissenso e restringimento degli spazi democratici: un circolo vizioso che rende sempre più difficile correggere le disuguaglianze.
L’Italia si colloca pienamente dentro questo quadro. I dati aggiornati al 2025 descrivono un Paese segnato da disuguaglianze profonde e strutturali. Il 10% più ricco delle famiglie detiene circa il 60% della ricchezza nazionale, mentre la metà più povera ne possiede appena il 7,4%. Ancora più marcata è la concentrazione al vertice: il 5% più ricco controlla quasi la metà della ricchezza complessiva e l’1% più ricco ne detiene oltre il 22%.
Negli ultimi anni la crescita della ricchezza è stata fortemente sbilanciata. Tra il 2024 e il 2025 oltre il 60% dell’incremento complessivo è andato al top 5% delle famiglie, mentre al 50% più povero è arrivata solo una quota residuale. Emblematico anche l’andamento dei grandi patrimoni: nel solo 2025 la ricchezza dei miliardari italiani è aumentata di 54,6 miliardi di euro, raggiungendo un totale di 307,5 miliardi detenuti da 79 individui.
Sul fronte sociale, la povertà assoluta resta elevata e sostanzialmente immutata. Oltre 2,2 milioni di famiglie, pari a circa 5,7 milioni di persone, vivono in condizioni di povertà assoluta. Colpisce soprattutto il dato che in Italia il lavoro non rappresenti più una garanzia contro la povertà: l’incidenza del lavoro povero è alta tra operai, giovani e donne, mentre salari bassi e precarietà continuano a caratterizzare ampie fasce del mercato del lavoro.
Il rapporto segnala inoltre una trasformazione strutturale del Paese in senso sempre più “ereditocratico”. Una quota crescente della ricchezza deriva da trasferimenti intergenerazionali, con almeno 2.500 miliardi di euro che si stima passeranno di mano nel prossimo decennio. Un processo che riduce la mobilità sociale e cristallizza i divari di partenza.
Fisco, lavoro e democrazia: un nodo politico
Per Oxfam, queste disuguaglianze non sono il frutto del caso. Il sistema fiscale italiano resta poco progressivo e sbilanciato sui redditi da lavoro, mentre grandi patrimoni ed eredità sono scarsamente tassati. Le recenti riforme dell’Irpef hanno beneficiato soprattutto i contribuenti con redditi medio-alti, senza incidere in modo significativo sulla riduzione dei divari.
Il rischio, è che l’accumularsi di disuguaglianze economiche alimenti sfiducia nelle istituzioni, riduca la partecipazione democratica e rafforzi la percezione che le regole del gioco favoriscano sempre gli stessi. In questo senso, la disuguaglianza non è solo una questione di giustizia sociale, ma una minaccia diretta alla qualità della democrazia.
Invertire la rotta, conclude Oxfam, richiede scelte politiche chiare: una fiscalità più equa, politiche del lavoro capaci di garantire salari dignitosi, investimenti nei servizi pubblici e un contrasto deciso alla povertà. Perché senza ridurre le disuguaglianze, prendersi cura della democrazia diventa un obiettivo sempre più difficile da raggiungere.
“Mi fai paura” – Violenza, aggressività, babygang e devianze: è questo il titolo scelto per uno degli appuntamenti del ciclo Adolescenti: questi alieni, che si terrà giovedì 29 gennaio alle 20.30 alla Biblioteca Gallaratese, con l’intervento di Virginia Suigo,psicologa e psicoterapeuta del Minotauro di Milano. Verranno indagate le spinte alla trasgressione tipiche dell’adolescenza, la loro funzione e le derive violente che possono assumere – soprattutto nel fenomeno delle cosiddette “baby gang” – per provare a rispondere a domande come: davvero gli adolescenti di oggi sono più violenti? E quali risposte possono offrire gli adulti?
L’iniziativa Adolescenti: questi alieni è partita il 13 gennaio e proseguirà fino al 13 maggio 2026, nelle biblioteche civiche di Baggio, Calvairate, Gallaratese e Lambrate. Gli incontri sono stati pensati per offrire strumenti di comprensione e spazi di dialogo a chi accompagna ragazze e ragazzi adolescenti nel loro percorso di crescita. Il progetto è promosso da Fondazione Hapax, con il contributo di Fondazione di Comunità Milano e Fondazione Alia Falck, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Milano e doppiozero e mira a promuovere una nuova cultura della genitorialità, che superi l’idea del “si educa come si è stati educati” e si fondi invece sull’ascolto, la formazione e la responsabilità. I primi tre appuntamenti su “Mi fai paura” sono stati tenuti dallo psicoterapeuta Alfio Maggiolini. A gennaio, ci saranno anche i tre incontri dal titolo provocatorio “La scuola fa schifo” – Una scuola sentita come distante, anacronistica e immobile che approfondiranno il fatto che la scuola, principale luogo di socialità per l’adolescente, è anche il posto in cui si misura il suo successo o il suo fallimento. Marco Rovelli, insegnante e saggista, parlerà delle forme di sofferenza diffuse tra studentesse e studenti di ancora c’è poca consapevolezza e che i docenti non sanno come gestire. Gli incontri saranno martedì 20 gennaio alle 17.30 alla Biblioteca Calvairate, mercoledì 21 gennaio alle 18.30 in Biblioteca Lambrate e martedì 27 gennaio alle 20.30 alla Biblioteca Baggio.
Il ciclo conta 9 incontri, ognuno dei quali verrà ripetuto in ognuna delle quattro sedi. Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero fino a esaurimento posti e dureranno un’ora e trenta minuti. Ciascun ciclo – e ciascuna biblioteca – avrà una moderatrice che accompagnerà il pubblico lungo tutto il percorso, tenendo il filo dei nove incontri. La psicoterapeuta Annalisa Di Coste curerà il ciclo presso la Biblioteca Baggio; Anna Stefi, psicoterapeuta, docente di filosofia e vicedirettrice di doppiozero, condurrà gli incontri alla Biblioteca Gallaratese, mentre Beatrice Vanni e Melania Emilia Villa, entrambe psicologhe e psicoterapeute, seguiranno il ciclo rispettivamente alla Biblioteca Lambrate e Calvairate.
142 milioni di euro per sostenere 676 progetti di ricerca, 98 borse di studio e 5 programmi speciali ospitati da circa 100 istituzioni prevalentemente pubbliche come università, ospedali e centri di ricerca diffusisul territorio nazionale: ecco le cifre dell’impegno di Airc per questo 2026.
Sono circa cinquemilaricercatricie ricercatori che, sostenuti da Airc, sono al lavoro nel nostro paese per rispondere a domande sulle cause dell’insorgenza e la progressione della malattia, per mettere a punto terapie immuno-mirate, fondamentali per il trattamento dei tumori avanzati, per sviluppare metodi diagnostici ultra-precoci e approcci preventivi specifici. Il loro impegno contribuisce a costruire risultati tangibili. Impegno che si completa con il sostegno a Ifom, Istituto di Oncologia Molecolare della Fondazione, centro avanzato dedicato allo studio dei meccanismi molecolari alla base dei tumori.
«AIRC contribuisce alla ricerca sul cancro sostenendo un vero e proprio ecosistema diffuso sul territorio nazionale, dedicato alla ricerca di frontiera e alla formazione di giovani ricercatori operanti all’interno di gruppi affermati, o capaci di esprimere progettualità indipendenti. Promuoviamo innovazione, sinergia e crescita delle competenze» spiega la direttrice scientifica di Fondazione Airc, Anna Mondino (qui il video) «I nostri ricercatori si interrogano sulle componenti genetiche e metaboliche alla base dell’insorgenza e della progressione del tumore e dello sviluppo delle metastasi. Inoltre, lavorano sulla rilevanza di bersagli molecolari per inediti approcci diagnostici e terapeutici, e su come abbattere la resistenza a terapie consolidate e promuovere trattamenti di nuova generazione in grado di ottenere risposte più efficaci. Nei progetti finanziati i ricercatori usano tecnologie avanzate e approcci anche guidati dall’intelligenza artificiale, per esempio per studi clinici con i pazienti su terapie più precise e mirate. Per la selezione dei progetti e l’attribuzione dei finanziamenti, revisori esperti valutano l’innovatività, l’originalità e la fattibilità delle idee e la maturità del profilo scientifico dei proponenti. La selezione competitiva affidata a esperti indipendenti è effettuata in base al metodo internazionale del ‘peer review’, condiviso dalla comunità scientifica internazionale. Il nostro obiettivo è generare, tramite la ricerca, nuova conoscenza, declinabile in speranza e opportunità concrete di prevenzione, diagnosi e cura per la comunità».
Con Le Arance della Salute riparte la raccolta fondi di Fondazione AIRC. Sabato 24 gennaio, in migliaia di piazze in tutta Italia, le volontarie e i volontari distribuiranno reticelle di arance rosse (donazione minima 13 euro), vasetti di marmellata di arance rosse (8 euro) e di miele di fiori d’arancio (10 euro), insieme a una guida pensata per aiutare i cittadini a orientarsi tra informazioni affidabili e false credenze su alimentazione e comportamenti salutari. Inoltre, venerdì 23 e sabato 24 gennaio, studenti, insegnanti e genitori saranno protagonisti di “Cancro io ti boccio”, un progetto di cittadinanza attiva di Fondazione AIRC che promuove volontariato, divulgazione scientifica e cultura della prevenzione. Ogni informazione e la piazza più vicina si possono trovare su airc.it
Painted flowers reveal an understanding of symmetry and spatial division long before written numbers came into use. Plus, travel the vast ocean with sea turtles and what to watch from the Trump administration in 2026.
Painted flowers reveal an understanding of symmetry and spatial division long before written numbers came into use. Plus, travel the vast ocean with sea turtles and what to watch from the Trump administration in 2026.
Anche questa settimana parlamentare è dedicata alle relazioni educative, in particolare alla proposta di legge ddl 1694 “Disposizioni in materia di tutela dei minori in affidamento” già approvata dalla Camera, ora in discussione alla Commissione Giustizia del Senato.
I tre articoli
L’articolo 1 interviene sulla legge 184/1983 – via via modificata negli anni – nota come legge sul “diritto del minore ad una famiglia”, la normativa fondamentale che regola l’adozione nazionale e internazionale e l’affidamento dei minori. Il nuovo articolo istituisce il Registro nazionale delle famiglie affidatarie, delle comunità di tipo familiare e degli istituti di assistenza pubblici e privati presso il Dipartimento per le politiche della famiglia. Istituisce altresì il Registro dei minori in affido presso ciascun tribunale per i minorenni e i tribunali ordinari.
I Registri
Nel Registro nazionale sarà indicato su base provinciale il numero dei minori collocati in affido, la denominazione delle comunità e degli istituti, il numero di famiglie, comunità e istituti disponibili all’affidamento. Il compito del Registro è “monitorare il ricorso agli affidamenti dei minori momentaneamente privi di un ambiente familiare idoneo e di prevenire e ridurre situazioni di collocamento improprio”. La modalità di tenuta del registro è demandata ad un decreto del ministro della Famiglia da adottare entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della disposizione, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata Stato – Regione e Stato – città.
Il secondo Registro, istituito presso i tribunali, è gestito dalla Cancelleria che ne è responsabile: conterrà un capitolo specifico per ciascun minore sottoposto a procedura di affidamento e comunicherà trimestralmente i dati al Dipartimento per la giustizia minorile del ministero della giustizia ai fini di monitoraggio del disagio sociale, anche a specifici contesti territoriali.
L’Osservatorio nazionale
L’articolo 2 prevede l’istituzione dell’Osservatorio nazionale sugli istituti di assistenza pubblici e privati, sulle comunità di tipo familiare e sulle famiglie affidatarie. I compiti assegnati: l’analisi dei dati forniti del registro nazionale, segnalazioni alle autorità competenti su situazioni di collocamento improprio, la promozione di ispezioni e sopralluoghi da parte delle stesse autorità. Entro il 30 giugno di ogni anno l’osservatorio dovrà fornire una relazione sulla propria attività al Dipartimento per la famiglia che la invierà alle Camere. Prevede sinergie con dell’osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, con l’osservatorio per il contrasto alla pedofilia e alla pornografia minorile, e con quello sulla violenza nei confronti delle donne. Un decreto definirà la sua composizione.
Sono previsti 550mila euro per il 2026, e 110mila euro nel 2027 per la gestione ordinaria dei due Registri.
Alcune considerazioni
Qualche considerazione conclusiva. La necessità di un Registro nazionale è una richiesta di anni da parte degli operatori del settore: senza dati e senza un monitoraggio non si possono pensare politiche di sostegno all’istituto dell’affido, soprattutto quello familiare. Purtroppo i cambiamenti demografici, sociali e culturali rendono sempre più complesso cercare nuove famiglie disponibili a vivere l’esperienza dell’affido, nonostante la legge abbia ormai quarant’anni anni di vita.
Le famiglie stanno cambiando i loro assetti organizzativi, sono schiacciate dagli impegni e su di esse grava un peso di cura non viene alleggerito da servizi pubblici, da sempre assai carenti. Eppure l’affido familiare parla della famiglia come soggetto pubblico, un bene comune, costruttore di legami, esperienza di dono e gratuità immensa che si prende cura di bambini e bambine senza che la potestà dei genitori naturali venga revocata.
Rilanciare le buone pratiche
E allora perché non cogliere l’occasione per rafforzare la legge attuale e rilanciare l’istituto dell’affido familiare oggi in difficoltà? Perché non rafforzare le reti associative delle famiglie affidatarie?Nelle righe di questa proposta di legge ancora riecheggiano i casi “Bibbiano e la casa nel bosco”: l’Osservatorio nascente dovrebbe curare soprattutto il monitoraggio delle buone pratiche e, se necessario, impegnarsi a segnalare anche indagini e ispezioni per contrastare collocazioni improprie. Davvero è questa l’urgenza?
O l’urgenza è piuttosto il rilancio delle buone pratiche per la piena attuazione del principio del superiore interesse del minore e del diritto dei bambini a vivere nelle famiglie di origine. Non è questo un altro filone delle nuove sfide educative a cui sono chiamate le famiglie, le amministrazioni locali e le reti di Terzo settore, per animare comunità educanti a tutto tondo?
Nel suo ultimo libro, Dire la bellezza. Un’introduzione al problema del bello da Platone alla teoria della pittura d’icona, Marco Ferrari mette a frutto la sua pluriennale esperienza di studioso e docente nei licei, nonché di instancabile animatore dell’iniziativa delle Romanae Disputationes, evento filosofico che ogni anno coinvolge centinaia di alunni e alunne liceali in Italia. Pubblicato da Bonomo Editore nella collana AmoreperilSapere, il volume si presenta fin dalle prime pagine come uno strumento pensato soprattutto per studenti e insegnanti, a cui, nell’intenzione dell’autore, farà seguito un secondo tomo che proseguirà l’analisi del tema, estendendo la ricerca ad autori moderni e contemporanei.
In questo primo volume infatti Marco Ferrari traccia un percorso che attraversa la storia della filosofia antica e medievale, da Platone ad Aristotele, da Plotino ad Agostino, fino a Tommaso d’Aquino e alla teoria dell’icona bizantina. L’intento è interrogare la bellezza come esperienza che tocca l’uomo nel suo intimo, che “accade” e trasforma, che apre alla conoscenza della verità. Come scrive l’autore, «la bellezza è la manifestazione di un’alterità che ferisce il nostro modo quotidiano di vivere ed eccede la dimensione orizzontale dell’esistenza».
Marco Ferrari
Nell’ampia prefazione, Ferrari esplicita l’origine insieme didattica e personale della sua ricerca. Le domande sulla bellezza – che cos’è, perché ci attrae, quale rapporto ha con il corpo e con la verità – emergono dall’esperienza concreta del dialogo con gli studenti e dalla constatazione dell’insufficienza di una risposta puramente soggettivistica. Da qui prende avvio un itinerario filosofico che mira a trovare «un punto di incontro tra la soggettività assoluta e la realtà delle esperienze di bellezza che condividiamo».
Nei capitoli centrali l’autore mostra con chiarezza come la concezione della bellezza di ogni autore sia inseparabile dalla sua visione metafisica, e in un certo senso ne sia lo sviluppo conseguente. In Platone la bellezza è via di accesso all’Idea e potenza erotica che spinge l’anima oltre il sensibile; in Aristotele è armonia, compiutezza e piacere connesso alla conoscenza; in Plotino diventa esperienza di risalita all’Uno, “scala” che conduce dall’apparenza alla sovra-bellezza. Con Agostino la ricerca della bellezza si intreccia con la ricerca della felicità e della verità in Dio, mentre in Tommaso d’Aquino essa si inscrive nella triade verum, bonum, pulchrum, rivelando il legame profondo tra essere e splendore della forma.
Particolarmente originale e preziosa è l’ultima parte del volume, dedicata alla teoria dell’icona. In essa la bellezza non è semplice ornamento o fonte di piacere estetico, ma “immagine dell’invisibile”, luogo di incontro tra corporeità e trascendenza. L’icona, scrive Ferrari, è un vero e proprio “chiasmo”, uno spazio simbolico in cui la materia diventa trasparente a un oltre che non si lascia possedere. In questa prospettiva, l’esperienza estetica assume una valenza conoscitiva e spirituale.
La copertina del libro
Il volume si presta a molteplici utilizzi didattici. Per i docenti di filosofia rappresenta un ottimo strumento di sintesi, capace di connettere la lettura dei testi classici con le domande vive e attuali dei giovani. Per gli studenti liceali offre un’efficace opportunità di approfondimento. Anche gli appassionati di estetica, arte e teologia troveranno nel libro un compagno di lettura stimolante, in grado di tenere insieme riflessione teorica e attenzione all’esperienza.
Il messaggio che attraversa tutto il testo è chiaro: la bellezza non è un lusso, né un fatto puramente soggettivo, ma una dimensione essenziale dell’umano. Essa «riapre la domanda sul destino di ciò che vediamo e di ciò che siamo», illumina anche il dolore e la fragilità, e si offre come promessa di senso. In un tempo segnato dal disincanto e dalla frammentazione, Dire la bellezza invita a recuperare uno sguardo capace di riconoscere, abitare e pensare ciò che ci attrae e ci salva. Una proposta filosofica esigente, ma profondamente necessaria.
Maria Teresa Tosetto è docente di Filosofia e Storia nei licei. In apertura, foto di Greg Rakozy su Unsplash
I servizi diurni restano un modello valido – anche alla luce della riforma in atto – per rispondere a crescenti desideri e necessità di autodeterminazione delle persone con disabilità? Come si può lavorare di più e meglio a un cambiamento di prospettiva capace di riconoscere, a tutti i livelli, il diritto delle persone con disabilità, anche complesse, a vivere un ruolo adulto, generativo e attivo nella comunità? Sono questi i focus di una ricerca nazionale che ha impegnato nel 2024 e nel 2025 il gruppo di lavoro Sociabili di Legacoopsociali in una ricognizione che ha coinvolto 43 cooperative e circa 180 servizi diurni per persone con disabilità. Sono stati interessati nel complesso oltre 23mila operatori, in 11 regioni, prevalentemente del Nord e del Centro Italia.
Guido Bodda, psicologo ed educatore, presidente della cooperativa piemontese Il Sogno di una Cosa, ha coordinato la ricerca insieme a Luca Pazzaglia della cooperativa marchigiana Labirinto e oggi ne traccia per VITA i risultati. Ciò che emerge, in primo luogo, è che i centri diurni, nelle loro varie tipologie e forme, restano un modello valido, ma oggi che l’intreccio tra servizi e territorio rappresenta la chiave di volta dei modelli più innovativi in tema di disabilità e autonomia ed è la strada da percorrere per il futuro.
Non basta più garantire servizi. È indispensabile riconoscere una cittadinanza piena delle persone con disabilità, il loro ruolo sociale, capace di generare un cambiamento nel modo in cui si pensa alla stessa inclusione
Guido Bodda, presidente cooperativa Il Sogno di una Cosa
«L’indagine ci conferma che non basta più garantire servizi» sottolinea Bodda. «È indispensabile riconoscere una cittadinanza piena delle persone con disabilità, il loro ruolo sociale, capace di generare un cambiamento nel modo in cui si pensa alla stessa inclusione e, soprattutto, al progetto di vita. Non ci deve essere né un “per favore fammi entrare” ma nemmeno un “pretendo questo progetto di vita per mio figlio”, che è una stortura che si può generare dall’errata interpretazione della riforma. Inoltre, domandiamoci come arrivare anche a coloro che non “bussano” ai servizi. Nel lavoro compiuto, guardiamo alla possibilità di servizi diurni universalistici, sostenibili ed efficaci, tre aspetti chiave per l’effettiva e duratura attuazione di un progetto di vita».
Guido Bodda, psicologo ed educatore
Con questo fine, Bodda rimarca la necessità di superare l’idea del progetto di vita come un obbligo da perseguire. Chiama in causa, invece, un vero e proprio percorso evolutivo, che può esistere solo se sostenuto da una filiera di servizi capace di accompagnare la persona nel tempo: «Dico sempre che dobbiamo portare la comunità nei servizi ma anche i servizi nella comunità. Lo so, è difficile, ma è anche possibile e necessario», afferma l’educatore.
L’indagine e le buone pratiche
L’indagine, che nel 2026 sarà oggetto di una pubblicazione, ha inteso analizzare lo stato attuale ma anche offrire spunti e riflessioni sulle trasformazioni in atto, nella volontà di condividere i risultati con le istituzioni competenti, in particolare il ministero per le Disabilità e l’Osservatorio Nazionale, al fine di far emergere l’impatto sociale e innovativo dei servizi e delineare linee guida utili per il loro sviluppo futuro. I risultati sono anche occasione per favorire la diffusione delle buone pratiche registrate.
Aprire i centri diurni al territorio significa permettere alla comunità di riconoscere la persona con disabilità come risorsa, non come soggetto da assistere e costruire contesti in cui la partecipazione non è un’attività riempitiva, ma un ruolo sociale riconosciuto
Sebbene non sia ancora una modalità diffusa in maniera estesa, nei servizidiurniil lavoro per filiere territoriali sta diventando sempre più centrale. «Aprire i centri diurni al territorio significa permettere alla comunità di riconoscere la persona con disabilità come risorsa, non come soggetto da assistere e costruire contesti in cui la partecipazione non è un’attività riempitiva, ma un ruolo sociale riconosciuto» evidenzia Bodda. Tre sono i punti che l’indagine condotta mette in luce come fondamentali per il futuro. Il primo riguarda la natura stessa dei servizi diurni, che non possono essere una risposta onnicomprensiva: devono invece articolarsi in forme flessibili, capaci di adattarsi ai bisogni e ai desideri delle persone, e soprattutto essere fortemente connessi con il territorio. Il secondo punto riguarda l’autodeterminazione: i servizi diurni devono favorirla non solo all’interno delle loro strutture, ma anche fuori, sostenendo scelte e possibilità di sperimentazione. Il terzo punto è forse il più radicale: l’inclusione non coincide con il “fare qualcosa”, ma un’attività ha senso solo se orientata a un ruolo sociale riconosciuto, se permette alla persona di essere parte di una trama di relazioni e significati condivisi.
Attività in biblioteca con gli utenti di un centro diurno
Tra le cooperative coinvolte nell’indagine si rileva un grande sforzo in tal senso, con attività che prevedono il coinvolgimento e la collaborazione di associazioni, mondo profit, realtà culturali. Spesso si propongono con iniziative e progetti di “impegno civico” nel territorio di appartenenza. Gestione e pulizia di giardini pubblici, collaborazione per l’apertura di biblioteche e distribuzione di cibo, per l’organizzazione di eventi sportivi, progetti culturali e di sensibilizzazione con le scuole: sono alcune delle attività proposte dalle cooperative interpellate, che guardano concretamente alle persone con disabilità e ai servizi stessi come risorsa per il territorio.
L’obiettivo è sempre lo stesso: dare visibilità alle persone e al gruppo, superare la logica del centro diurno chiuso e creare contesti che amplificano i ruoli sociali delle persone con disabilità
«Una modalità che realizza un progetto di vita più autentico e crea anche coesione sociale», insiste Bodda. «Diversi servizi diurni scelgono di uscire dalle proprie sedi per entrare nelle scuole del territorio, con laboratori espressivi e attività condivise. L’obiettivo è sempre lo stesso: dare visibilità alle persone e al gruppo, superare la logica del centro diurno chiuso e creare contesti che amplificano i ruoli sociali delle persone con disabilità. Un laboratorio svolto in una scuola non è solo un’attività: diventa un’occasione di incontro, riconoscimento reciproco, costruzione di legami generativi».
Attività nelle scuole
La ricerca offre anche dati sul quadro attuale servizi diurni. Prevalgono quelli con utenza mista, subito dopo ci sono quelli per persone con disabilità grave e gravissima, che risultano essere anche i servizi con la percentuale di posti occupati più alta, pari all’85%. In circa la metà dei servizi diurni, di tutte le tipologie, è presente una lista di attesa. Nella maggioranza dei servizi la riunione di équipe viene realizzata a cadenza settimanale, ma resta un 16% in cui è mensile. Le cooperative interpellate contano un totale di 16.079 soci, che rappresentano il 68% del personale complessivo impegnato nelle attività.
Le criticità
Accanto agli elementi di innovazione, la ricerca mette in luce anche le criticità. Tra le più rilevanti c’è il bisogno urgente di riconoscimento degli stessi operatori. «È un tema spesso sottovalutato ma che emerge con forza», conclude lo psicologo, attivo sin dalla sua nascita anche all’interno della Rete Immaginabili Risorse, un network nazionale per la creazione di valore sociale per le persone con disabilità. «Gli operatori trovano senso e motivazione nel loro lavoro soprattutto quando possono agire all’interno di una filiera, quando non sono isolati e stretti nel loro ambiente, ma si sentono parte di un progetto più ampio. La rete territoriale, in questo caso, non è solo uno strumento di realizzazione per le persone con disabilità, ma anche motivazione per il benessere e la professionalità di chi lavora nei centri diurni».
Negli ultimi anni le politiche per le persone anziane sono state attraversate da una stagione riformatrice senza precedenti: il Pnrr, la legge delega sui servizi per la popolazione anziana e sulla non autosufficienza con i suoi decreti attuativi, alcuni nuovi Lep e strumenti di programmazione. Nel volume Le politiche in favore delle persone anziane (Maggioli Editore) Virginio Brivio, Giovanni Di Bari, Raffaele Mozzanica e Amedeo Prevete ricostruiscono questo percorso e ne mettono in luce risultati, limiti e prospettive.
Virginio Brivio, vicepresidente di Uneba Lombardia, questo libro nasce per fare ordine in un quadro normativo oggettivamente nuovo e molto complesso. Che scenario emerge?
Il libro si rivolge agli amministratori locali, agli operatori dei servizi, a chi lavora ogni giorno con e per le persone anziane. L’obiettivo è quello di aiutare tutti a fare un passo indietro e guardare il quadro d’insieme. Spesso in questo momento gli amministratori locali e gli operatori – pubblici, privati, del privato sociale – conoscono bene il proprio “pezzo”, ma faticano a vedere il sistema nel suo complesso. Ma affrontare il tema dell’assistenza agli anziani non autosufficienti– per essere veramente una riforma – significa esattamente questo: assumere uno sguardo unitario. Ricordo tra l’altro che non era affatto scontato che la riforma della non autosufficienza entrasse nel Pnrr, benché fossimo all’indomani di una pandemia che aveva colpito duramente proprio gli anziani e le persone con disabilità. Nella prima versione del Pnrr inviata dall’Italia a Bruxelles c’erano la riforma della Pa, la riforma della giustizia, la riforma del codice degli appalti… ma non questa. È stato un lavoro “dal basso”, promosso dal Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza – che all’epoca ancora non si era formalmente costituto e non si chiamava ancora così – a portare la riforma della non autosufficienza dentro l’agenda della politica. L’avvio è stato un po’ faticoso, si ricorderà forse che inizialmente ci lavorarono due gruppi distinti, uno presso il ministero della Salute e uno presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, ma poi si è compreso che – pur essendoci singole azioni specifiche assegnate a singoli ministeri – la regia di questa riforma deve essere di un Comitato interministeriale: è vero che non basta di per sé a realizzare quell’approccio unitario che è necessario, però è un dato comunque nuovo ed importante, significa riconoscere che le politiche per gli anziani sono per loro natura trasversali.
Questo ha avuto effetti concreti sui territori?
Qualcosa si è mosso. Conosco bene la Lombardia, ma so che non è successo solo qui: un effetto del nuovo approccio è che in parallelo ai nuovi Piani di zona 2025-2027 le aziende socio sanitarie territoriali hanno coerentemente approvato anche dei Piani di assistenza sanitaria territoriale, con la stessa durata temporale e lo stesso perimetro territoriale. Non dico che l’integrazione stia avvenendo senza difficoltà, ma almeno esistono luoghi e strumenti di ricomposizione. Anche questo è un frutto della riforma.
Un altro punto chiave riguarda, sulla carta, la valutazione delle persone anziane. Qualcosa è cambiato?
Per la prima volta si è affermato che la valutazione degli anziani deve essere unitaria e multidisciplinare: non sono più le singole prestazioni a “far scattare” le valutazioni, che quindi prima si moltiplicavano. Ora c’è una valutazione unica della persona, aggiornata solo in caso di cambiamenti significativi. Questo evita di sottoporre gli anziani a continui momenti valutativi, frammentati, ogni volta che veniva richiesta l’attivazione di un servizio: è tutt’altro che un dettaglio tecnico. L’altro tema importante è la centralità di servizi di cura nei confronti degli anziani, con un accesso tramite un “Punto unico”, vale a dire dei luoghi a disposizione dei cittadini affinché l’orientamento sulle misure e sui servizi sia meno dispersivo, meno disorientante.
Nel decreto attuativo c’è anche il tema dell’invecchiamento attivo. Perché questo è un punto rilevante?
Perché accanto al Piano per la non autosufficienza, per la prima volta, viene previsto un Piano per l’invecchiamento attivo a livello nazionale, regionale e territoriale (VITA ne ha scritto qui, con un’intervista a Laura Formenti). Non si tratta di essere “innamorati dei piani”, ma di riconoscere che prevenzione e contrasto del decadimento non possono più essere affidati a iniziative episodiche e sporadiche, estemporanee. Attività sociali, culturali, motorie devono entrare in percorsi intenzionali, collegati anche ai servizi sanitari, alle unità di valutazione, ai geriatri che possono favorire l’individuazione di una popolazione target maggiormente bisognosa. Non si tratta solo di “riempire il tempo libero delle persone anziane” o di cercare in qualche modo di proporre attività per contrastare la solitudine degli anziani (cosa pure necessaria, perché spesso il decadimento è un po’ l’altra faccia della solitudine relazionale): deve diventare parte di un percorso di benessere e, in senso lato, terapeutico. È una visione che richiama la logica della “prescrizione sociale”, anche se la legge non usa questo termine.
A che punto siamo, però, nel percorso di attuazione della riforma?
Se devo usare la classica immagine del bicchiere, direi che il bicchiere è per un terzo pieno e per due terzi vuoto. Un terzo che manca, manca per le risorse: la legge è in gran parte a finanziamento invariato, è una legge di principio. Le uniche vere risorse aggiuntive sono state quelle per la prestazione universale (l’assegno da 850 euro che il Governo Meloni ha introdotto in via sperimentale accanto all’assegno di accompagnamento per dare modo agli anziani più in difficoltà di pagare un assistente, ndr) che però puntava ad una platea molto modesta e ha raggiunto nei fatti ancora meno anziani di quelli che il Governo si aspettava, circa 2mila. Un altro terzo manca perché l’approccio integrato non è ancora pienamente assunto da tutti i livelli istituzionali: spesso qui non è un tema di risorse, basterebbe usare meglio e in modo più sinergico risorse già esistenti. Il terzo pieno, invece, senza dubbio è l’impostazione culturale della riforma: l’unificazione delle valutazioni, l’obbligo di collaborazione tra sociale e sanitario, l’idea di un sistema costruito attorno alla persona anziana e alla comunità.
Quali sono le criticità più urgenti da affrontare?
Il potenziamento della rete dei servizi, a partire dalle cure domiciliari, che grazie al Pnrr hanno fatto un salto importante – dal 3-4% al 10% della popolazione anziana – ma che dovranno essere finanziate anche una volta finito il 2026 e finite le risorse del Pnrr: evidentemente non è possibile tornare indietro. Poi la revisione degli standard delle Rsa, chiamate a diventare sempre più centri multiservizio e lo sviluppo di soluzioni abitative alternative sia al domicilio sia alla struttura, come il co-housing intergenerazionale, ancora in attesa entrambi dei decreti attuativi. Anche senza decreti, tante regioni stanno già sostenendo queste esperienze sia sul versante del cohousing sia su quello della “flessibilità delle Rsa”, in Lombardia si chiamano Rsa aperte, in altre regioni in altri modi, però la sostanza che anche alcune funzioni specialistiche vadano verso il domicilio. Infine, c’è la grandissima carenza di competenze professionali e di operatori, quindi sia sul versante qualitativo sia su quello quantitativo: serve ripensare la medicina geriatrica, che non può più essere solo una branca specialistica ospedaliera, ma deve essere diffusa sul territorio, serve immaginare una figura che affianca – se non addirittura in certi casi, mi permetto di dire, sostituisca – il medico di medicina generale, sullo stesso modello di quel che avviene per l’infanzia con il pediatra. E poi occorre ridare dignità al lavoro di cura, senza pensare che caregiver e assistenti familiari possano sostituire un’infrastruttura solida.
Il volume Le politiche in favore delle persone anziane (Maggioli Editore) verrà presentato il 21 gennaio alle ore 15:00 a cura di Uneba Lombardia in collaborazione con Uneba Monza Brianza e Uneba Lecco presso la Fondazione Casa San Giuseppe Onlus, via Generale Antonio Cantore, 17 – Vimercate (MB). Per tutti i partecipanti sarà disponibile una copia omaggio del volume. Partecipazione gratuita con iscrizione obbligatoria al link: https://forms.gle/fRRLskJZC2b7w8nG6.
Nel 2025 le adozioni internazionali hanno tenuto, ed è una buona notizia. Vincenzo Starita, vicepresidente della Commissione Adozioni Internazionali, nel corso del convegno organizzato dal Coordinamento CARE – dal titolo “Tenere la rotta, cambiare le vele. Nuove idee per l’adozione oggi” (si può rivedere qui) – ha reso noti i dati relativi alle procedure adottive concluse nel 2025. «Il numero delle adozioni è leggermente diminuito, ma solo di nove unità: si tratta di 527 adozioni concluse nel 2025 rispetto alle 536 dell’anno precedente. Leggermente ridotto anche il numero dei bambini entrati in Italia tramite adozione internazionale, 664 nel 2025 rispetto ai 691 del 2024, cosa legata fondamentalmente al fatto che c’è stata una leggera riduzione del numero delle fratrie», ha detto.
La sostanziale «tenuta del sistema» in un momento storico come questo «secondo me ha un valore simbolico significativo», anche perché «noi siamo l’unico Paese che tiene, mentre la maggior parte dei paesi di accoglienza in base ai dati del primo semestre del 2025 prevedeva una forte riduzione del numero degli adottati». Questo dato positivo emerge nonostante il calo nelle adozioni di minorenni provenienti dalla Colombia, storicamente uno dei Paesi più significativi per le adozioni internazionali in Italia. Tra i trend più rilevanti dell’anno, va rimarcata la crescita costante di adozioni da Bulgaria, Burundi, Perù ed Ungheria e la ripresa significativa delle adozioni dalla Burkina e Ghana. Cifa, Asa e Gvs i tre enti che hanno concluso più adozioni: 51 per Cifa e 44 ciascuna per Asa e Gvs.
I numeri del 2025
Si è leggermente ridotto il periodo di attesa tra il conferimento dell’incarico e l’autorizzazione ex articolo 32 (in pratica il “via libera ufficiale” della Cai per poter avviare concretamente l’adozione internazionale, ndr): nel 2024 passavano 32 mesi, mentre nel 2025 il lasso temporale si è ridotto a 28,9. «Ci sono paesi come ad esempio l’Ungheria, che è il paese in cui in questo momento riusciamo a concludere più adozioni (sono state 112 le procedure concluse nel 2025, ndr), in cui si riesce ad adottare in poco più di un anno e anche in alcuni paesi africani stiamo riducendo sensibilmente i tempi di attesa», ha sottolineato Starita.
Un’altra novità del 2025 è la riduzione dell’età media dei minori che sono entrati in Italia: da 6,9 anni delle adozioni concluse nel 2024 siamo passati nel 2025 a 6,3 anni. «Questa è la dimostrazione tangibile che lo sforzo che stiamo facendo per essere credibili induce sempre di più i paesi di origine con cui abbiamo relazioni ad aprirsi a forme di adozione anche per i bambini più piccoli», ha detto Starita.
Sette bambini sui 10 con special needs
Il dato però più significativo – «ed è opportuno che venga rimarcato da me», ha concluso Starita – è il dato dei minori con special needs, che è ulteriormente in aumento. Siamo passati dal 67% del 2024 al 70% del 2025. «Intorno all’adozione degli special needs, l’ho detto e lo lo ripeto, si gioca il futuro delle adozioni internazionali, almeno per questo periodo immediato, che però credo durerà ancora a lungo. Se adottare significa rispondere ai bisogni dei bambini reali, allora è facile intuire che essendo noi dobbiamo essere in grado di dare una risposta chiara ai bisogni di questi bambini con special needs».
Ai minori con special needs è dedicato uno dei tavoli di lavoro promossi dalla Cai, in vista della Assemblea Generale degli Enti Autorizzati della prossima primavera: il tavolo ha coinvolto tutte le figure professionali e i soggetti istituzionali che potevano dare un apporto significativo di riflessione, nell’ottica di elaborare delle strategie innovative. «Un aspetto importante che è stato messo in risalto dal dal tavolo tematico che riguarda gli special needs è proprio il fatto che molti bambini non entrano in Italia da special needs, ma la loro specialità si manifesta un po’ di tempo dopo l’ingresso, con le difficoltà che sono connesse alla fase dell’accoglienza, dell’integrazione, sia in ambito familiare che in ambito scolastico. Molto spesso la loro specialità diventa di più difficile gestione nella fase dell’adolescenza. E allora l’idea è stata quella di elaborare delle linee operative che costituiscono un po’ il seguito alle linee operative già elaborate in materia di formazione, che presenteremo venerdì prossimo in un convegno che terremo a Roma insieme all’Aimmf. Delle linee guida che possano rappresentare una “bussola” intorno a cui poi tutte le équipe adozioni sul territorio nazionale potranno muoversi per sostenere le famiglie, perché i bambini special needs necessitano di un sostegno che sia il più effettivo, il più efficace ma anche il più prolungato possibile».
Le linee guida a cui fa riferimento Starita sono due: quelle destinate agli enti autorizzati, per realizzare in maniera più omogenea il percorso formativo post mandato per le coppie che aspirano all’adozione internazionale (sono in vigore dal 1° maggio 2024, si leggono qui e VITA ne ha parlato qui) e le “Linee operative per i percorsi di formazione pre-mandato degli aspiranti genitori adottivi”, che verranno presentate venerdì a Roma, in un convegno dal titolo L’adozione internazionale: il percorso per un’accoglienza consapevole insieme al documento di Aimmf “Alla ricerca di buone prassi nell’ascolto degli aspiranti genitori adottivi in Tribunale”. Pochi giorni fa invece i ministri Antonio Tajani e Eugenia Roccella hanno presentato alla Farnesina la nuova Guida alle Adozioni Internazionali, che riepiloga in modo semplice ed efficace i passaggi tecnici e burocratici dell’adozione, ad uso delle famiglie italiane ma anche di enti e operatori della nostra rete diplomatico-consolare (si parla per esempio di obblighi degli enti nei paesi esteri, documenti di viaggio dei minori, permanenza nei vari paesi, compiti delle ambasciate e dei consolati…).
Il lavoro con i pediatri
Rispetto al fatto che i bambini che entrano già nel nostro paese con delle diagnosi specifiche e quindi che siano special needs per ragioni di carattere sanitario, debbano poter accedere con immediatezza gli approfondimenti sanitari necessari, il vicepresidente Starita ha detto che «stiamo lavorando con l’Associazione Nazionale Pediatri per individuare i centri sanitari, pubblici, di eccellenza, dove le famiglie potranno recarsi e per le famiglie che vivono in regioni più lontane rispetto a questi centri, abbiamo immaginato di poter intervenire con dei sostegni di carattere economico per aiutare le famiglie in questa prima fase fortemente delicate».
Voglio ringraziare pubblicamente, attraverso il coordinamento Care, tutto l’associazionismo familiare per il lavoro che abbiamo fatto insieme nel corso di questi ormai più di 5 anni. L’associazionismo familiare ha rappresentato per me un una bussola importante di orientamento
Vincenzo Starita, vicepresidente Cai
Il grazie all’associazionismo familiare
Il vicepresidente, che terminerà il proprio mandato – il secondo – tra pochi mesi, ha aperto il suo intervento «ringraziando pubblicamente attraverso il coordinamento Care tutto l’associazionismo familiare per il lavoro che abbiamo fatto insieme nel corso di questi ormai più di 5 anni. È stato un lavoro intenso ma proficuo. Non è mancato il dialogo, non è mancato il confronto, non sono mancate anche le critiche e le sollecitazioni da parte del mondo dell’associazionismo familiare, che ha rappresentato per me un una bussola importante di orientamento perché ascoltare attraverso l’associazionismo le famiglie significa ascoltare quella fetta importante del mondo dell’adozione che è protagonista con il bambino dell’adozione stessa. Abbiamo scritto delle pagine importanti insieme, una su tutte, la riforma delle linee guida sull’accoglienza del minore adottato a scuola».
«Care famiglie, non siete sole»
In conclusione, Starita ha ribadito che «è importante che le famiglie sappiano che le istituzioni e la Commissione adozioni internazionali – sono certo che sarà così anche per chi verrà dopo di me – sono vicine alle famiglie. Questo è il messaggio importante che io mi auguro di poter lanciare per il futuro. I bambini che adotterete, i vostri figli, sono un patrimonio inestimabile per tutti noi».
Ventisette anni: questo è l’arco di tempo per cui Marco Espa è stato caregiver. Lo è stato giorno e notte, per sua figlia Chiara. È presidente nazionale dell’Associazione Bambini Cerebrolesi – ABC Italia) e insieme a Francesca Palmas ha scritto il libro Progetto di Vita (Erickson). Dal gennaio 2024, ha fatto parte del Tavolo interministeriale tecnico per la legge nazionale sui caregiver familiari costituito della ministra Alessandra Locatelli e della viceministra del Lavoro Maria Teresa Bellucci: a partire da quei lavori – durati un anno intero – gli uffici ministeriali hanno poi predisposto il ddl appena approvato dal Consiglio dei Ministri.
Che ne pensa del ddl presentato dalla ministra Locatelli?
È un passo importante, perché finalmente lo Stato riconosce che il tema dei caregiver non è un fatto privato e che esiste e va affrontato. È anche cosa buona e giusta partire dai caregiver conviventi: sono quelli che sostengono il carico più alto, spesso 24 ore su 24, e che rinunciano al lavoro e alla propria vita per evitare l’istituzionalizzazione dei loro cari. La scelta fatta dalla ministra Locatelli – partire dai caregiver conviventi, in un quadro di risorse limitate – è sicuramente una scelta difficile, ma è strategicamente importante e noi come ABC la sosteniamo. Tuttavia, questo criterio viene di fatto mortificato dall’introduzione di un limite Isee troppo basso, a 15mila euro: così facendo si escludono decine di migliaia di caregiver che vivono la stessa identica condizione di cura. È una contraddizione evidente: si individua correttamente la priorità, ma poi la si svuota con un criterio economico che non ha nulla a che vedere con la non autosufficienza. Il ddl ora inizierà il suo iter in Parlamento e dovremo lavoreremo insieme alle istituzioni e a tutti i vari stakeholder per migliorarlo.
Finalmente lo Stato riconosce che il tema dei caregiver non è un fatto privato, che esiste e va affrontato. È anche cosa buona e giusta partire dai caregiver conviventi: sono quelli che sostengono il carico più alto
Marco Espa, presidente ABC
Intende dire che lo Stato dovrebbe dare un sostegno ai caregiver indipendentemente dalla soglia Isee?
La non autosufficienza non è una condizione di povertà, è una condizione di vita. Legare il riconoscimento del caregiver al reddito significa trasformare una politica di inclusione in una misura assistenziale selettiva. Questo approccio taglia fuori decine di migliaia di caregiver conviventi che continuano a sostenere da soli un carico enorme, senza alcuna tutela. Lo Stato a parole sta dicendo ai caregiver conviventi “vi riconosco, partiamo da voi” e poi però introducendo un Isee così basso, di fatto fa un’altra cosa. Ma chi ha esperienza nel settore, come noi, sa come rendere inclusiva una politica pubblica, anche con lo strumento dell’Isee graduato a seconda del reddito, senza però tagliare fuori nessuno. Non avendo mai ricevuto il testo, però, non siamo potuti intervenire a correzione.
Marco Espa con la figlia Chiara
C’è chi sostiene che tutti i caregiver dovrebbero avere lo stesso trattamento, a prescindere dall’essere conviventi o meno. In questo modo, infatti, si tagliano fuori – per esempio – i figli di anziani non autosufficienti, che sono caregiver ma tipicamente non convivono con i propri genitori. È una strada praticabile?
Ci sono situazioni che vanno sostenute, come quelle di chi si prende cura per un grande numero di ore quotidiane pur non essendo convivente. Non solo figli e genitori ma anche reti amicali di vicinanza. L’importante è farsi carico. Certo non possiamo pensare equivalente questa situazione a chi decide per tanti motivi di istituzionalizzare una persona 200 km di distanza. Al Tavolo ho sentito ragionamenti contorti e di fantasia di chi sosteneva che il carico di chi istituzionalizzava i propri familiari era ben superiore a quello di coloro che ci convivevano. E poi, bisogna essere onesti: se volessimo garantire lo stesso trattamento a tutti i caregiver, conviventi e non conviventi, servirebbero almeno 40 miliardi di euro. Questa è una cifra impossibile per qualsiasi Governo e, aggiungo, nemmeno giusta. Le politiche pubbliche devono partire da chi sostiene il carico più alto. L’equità non consiste nel trattare tutti allo stesso modo, ma nel riconoscere le differenze reali.
Se volessimo garantire lo stesso trattamento a tutti i caregiver, conviventi e non conviventi, servirebbero almeno 40 miliardi di euro. L’equità non consiste nel trattare tutti allo stesso modo, ma nel riconoscere le differenze reali
Marco Espa, presidente ABC
Si parla spesso di dare uno “stipendio” per i caregiver. Perché siete contrari?
Perché sarebbe un errore strutturale. Dare uno stipendio ai caregiver significherebbe consentire allo Stato di lavarsene le mani, scaricando interamente sulle famiglie la responsabilità della cura. Nel contesto italiano questa scelta avrebbe un effetto devastante sulle donne, non possiamo nascondercelo: vorrebbe dire costringerle “agli arresti domiciliari”, senza aver commesso alcun reato. L’idea dello stipendio per il caregiver non è emancipazione, è al contrario una regressione culturale e sociale, che rischia di cristallizzare la segregazione domestica e l’isolamento. Noi non vogliamo sussidi che rinchiudano le persone in casa, vogliamo diritti che permettano di vivere, lavorare e partecipare alla società.
Di che cosa hanno bisogno, allora, i caregiver?
La vera battaglia è il diritto ai contributi figurativi, cioè alla pensione. Migliaia di caregiver hanno abbandonato il lavoro per anni, spesso per una vita intera e quindi rischiano di ritrovarsi senza alcuna tutela previdenziale. Questo è inaccettabile. I contributi figurativi non sono assistenza: sono una misura strutturale che riconosce il valore pubblico del lavoro di cura. Sia chiaro, capiamo e non siamo contrari a contributi come quelli previsti in bozza di legge, in attesa che partano i progetti di vita, ma devono essere provvisori: l’obiettivo deve essere anche per noi caregiver il progetto di vita. Ovviamente accanto al riconoscimento dei contributi figurativi.
L’idea dello stipendio per il caregiver non è emancipazione, è al contrario una regressione culturale e sociale, che rischia di cristallizzare la segregazione domestica e l’isolamento. La vera battaglia è il diritto ai contributi figurativi, cioè alla pensione
Marco Espa, presidente ABC
Che cosa c’entra con i caregiver il progetto di vita?
Ricordiamolo: questa è una legge che deve sostenere i caregiver, non delegare loro ulteriori compiti di cura in cambio di soldi. Prendersi cura di chi si prende cura, significa intervenire concretamente attraverso misure di sostegno adeguate alle persone con disabilità, per esempio attraverso i progetti di vita personalizzati, co-progettati, deistituzionalizzanti. Questo non solo permette realmente di alleggerire il naturale carico di assistenza richiesto a un familiare, ma al tempo stesso permettere alle persone di scegliere dove e come e con chi vivere. L’esperienza ci ha dimostrato che se le persone con disabilità sono realmente sostenuti, con progetti personalizzati e co-progettati, i caregivers sono addirittura in grado di riprendere le attività lavorative e in generale di migliorare la loro qualità di vita. Dunque, il reale riconoscimento della figura del caregiver non si deve limitare ad una misura risarcitoria, ma che ne valorizzi il ruolo. E va letta in combinato disposto con i progetti di vita dei loro cari con disabilità. Su questo punto, però, c’è una cosa che lo Stato e i suoi funzionari devono capire: non si fanno le riforme a costo zero o quasi.
Sta parlando della riforma della disabilità?
Penso a chi ritiene che tutto sommato il progetto di vita sia la sommatoria di ciò che esiste già nei territori. Non è così. A mio giudizio le prestazioni “atipiche” – cioè quelle che ad oggi non rientrano nelle unità di offerta del territorio di riferimento – saranno probabilmente il 90% di ogni singolo progetto e non, come dicono invece molti osservatori, una quota residuale che riguarderà solo alcune situazioni particolari. La risposta a necessità “atipiche” nel progetto di vita non è un’evenienza eccezionale, ma dovrà essere la prassi ordinaria; è l’essenza stessa del nuovo modello. La legge prevede un fondo da 25 milioni l’anno per garantire queste “prestazioni atipiche”, ma aver previsto risorse così limitate equivale a trattare la personalizzazione come un elemento marginale, un’eccezione da concedere con il contagocce, anziché come il pilastro della legge. È un paradosso difficilmente sanabile: si crea uno strumento per l’innovazione, ma lo si dota di risorse che, di fatto, ne circoscrivono l’applicazione a un ruolo quasi simbolico, tradendo l’ispirazione originaria della norma. È per questa ragione che ci vogliono miliardi di euro per non far fallire la riforma della disabilità.
L’obiettivo deve essere anche per noi caregiver il progetto di vita. Per questo servono miliardi: per i caregiver e per i progetti di vita
Marco Espa, presidente ABC
Ancora una volta, la questione delle risorse resta centrale.
Sì, la questione delle risorse è determinante. IIl punto è che se le istituzioni non affrontano oggi il tema della non autosufficienza, tutto ricadrà sui conti dello Stato tra pochi anni, in altri modi, ma certamente con un impatto molto più pesante. Se ci fosse una classe politica lungimirante, si potrebbe costruire un sistema misto di finanziamento di tutto questo: una parte attraverso un fondo tipo l’Home Care, una parte con un contributo che viene dai redditi altissimi, una parte sugli extra-profitti delle banche, una parte con la fiscalità generale e una parte attraverso il Parlamento. Va detto chiaramente: qui a giocare un ruolo centrale è il Parlamento, non il Governo. Il Governo, di qualunque colore sia, difficilmente farà questo passo: serve invece una responsabilità parlamentare. Se si individuino due o tre temi che maggioranza e opposizione ritengono unitari, che diventano bipartisan nell’agenda parlamentare, argomenti di tutti… si può fare. Ma bisogna dirlo con chiarezza: servono miliardi, non milioni. I miliardi per i caregiver e i miliardi per il progetto di vita. Tecnicamente si può fare, ma come sempre serve la volontà politica.
Io sostengo che l’inclusione sociale non sia un sussidio, ma un’infrastruttura pubblica. Serve un approccio centrato sulla persona, che coinvolga chi ha esperienza vissuta della disabilità e della cura. La co-progettazione e la partecipazione non sono slogan: sono strumenti indispensabili per evitare errori, intercettare i bisogni reali e costruire fiducia. Troppo spesso le politiche pubbliche vengono progettate senza ascoltare le persone che dovrebbero beneficiarne, ma così si finiscono per ignorare proprio le voci dei più vulnerabili.
Questo richiede anche un rafforzamento dei servizi sociali?
Certamente. Non basta scrivere buone leggi, se non si investe nel personale dei servizi sociali. Una strategia ambiziosa ma che poi non sia accompagnata dal rafforzamento dell’infrastruttura umana e operativa dei servizi di assistenza, inclusione e supporto… è destinata a fallire. Servono investimenti mirati nei servizi sociali, nella professionalizzazione, in condizioni di lavoro di qualità e nell’integrazione con sanità, istruzione e politiche del lavoro. In assenza di tutto questo, qualsiasi riforma rischia di restare pura retorica.
In sintesi, cosa serve oggi ai caregiver italiani?
Servono riconoscimento, contributi figurativi, diritto alla pensione e politiche strutturali sulla non autosufficienza. Non stipendi che permettano allo Stato di lavarsene le mani, non sussidi che rinchiudano le persone in casa. Ma un investimento pubblico serio, bipartisan, fondato su diritti, servizi e infrastrutture sociali. Perché l’inclusione non è un costo: oltre ad essere una responsabilità collettiva e una scelta di civiltà, è un investimento, riduce i costi assistenziali, come dimostrato dalle migliori esperienze pubbliche di deistituzionalizzazione in Italia, fa crescere l’occupazione e aumenta il gettito della fiscalità generale.
Nelle foto, alcune delle famiglie aderenti ad ABC, che nel 2024 ha avuto in gestione un bene confiscato alla mafia a San Teodoro (Olbia). Qui ha aperto la “Casa dell’indipendenza – Villa della legalità”. VITA lo ha raccontato qui.
Avete presente il suono tipico di quelle macchinette in cui, dopo aver inserito una moneta e tirata una leva, cade una sfera di plastica con dentro un giochino? Quel suono che potete associare al capriccio di un bambino fuori da un minimarket in una località di mare? Quel suono che sa tanto di sorpresa, ma senza l’uovo?
Ecco, in Giappone è tipico dei gachapon, più o meno le macchinette di cui sopra, che sono nate proprio nel Paese del Sol Levante e che lì sono molto diffuse. Gacha infatti significa capsula, quella che contiene l’agognato premio.
Dal Giappone al mondo entrando negli smartphone
I gachapon esistono dagli anni Sessanta, anche se questo modello ludico viene emancipato dai primi anni Novanta, per poi diffondersi a macchia d’olio e ben oltre i confini giapponesi nei primi anni 2010, quando vengono tradotti in digitale per gli smartphone. A questo punto si chiamano gacha games.
Tutti avvincenti e con design immersivi. Il meccanismo del gacha, infatti è inserito in videogiochi che usano spesso anime o elementi fantasy e che il più delle volte sono di ruolo. Potenziando quindi coinvolgimento e interazione che presto si trasformano in competizione, soprattutto per un pubblico giovane.
Quello dei gacha games è un enorme mercato in continua espansione che, secondo il Mobile Gacha Market Report, ha prodotto nel 2025 ricavi globali per 35 miliardi di dollari con l’Italia a 150 milioni di euro
Eppure sono poco conosciuti da chi non ha pratica con il mondo dei videogiochi. Allora perché dovrebbero interessare il pubblico generalista? Per il loro stretto legame con l’azzardo.
Il meccanismo della casualità
La meccanica di gioco si basa sulla casualità del premio che si ottiene pagando. Questo meccanismo è già presente nel gioco fisico, ma, adattato al digitale, viene progettato per aumentare il numero dei giocatori e il loro ingaggio, traducibile in tempo e denaro spesi. Nei gacha games infatti i giocatori tirano o girano per ottenere una ricompensa casuale come personaggi, armi, oggetti per esempio gemme… dipende dall’ambientazione del gioco. Per farlo devono usare valuta di gioco, sia fisica che virtuale. Insomma, devono pagare. Queste ricompense consentono di progredire nel gioco più velocemente. Il modello di monetizzazione è il Free to Play: cominci gratis, ma per avanzare nel gioco servono microtransazioni, ossia acquisti in app, opportunamente sollecitati durante la sezione di gaminig.
Per capire come funzionano i gacha games, serve guardarli da vicino. Uno dei più famosi è Genshin Impact che è diventato il caso di studio per eccellenza del modello gacha: nel 2025 ha ottenuto 2,5 miliardi di ricavi e più di 60 milioni di utenti mensili. A prima vista può sembrare un classico videogioco di avventura con un grande mondo da esplorare, missioni e combattimenti da portare a termine.
Il cuore economico una valuta da comprare
Tuttavia, il cuore economico del gioco non sta nell’esplorazione, ma nel sistema di estrazione dei personaggi e delle armi. Nel gioco infatti esistono dei banner, cioè finestre temporanee in cui è possibile “tentare la fortuna” per ottenere personaggi particolarmente forti o molto desiderati. Per farlo, il giocatore deve usare una valuta speciale, che può essere guadagnata lentamente giocando oppure acquistata con denaro reale. Ogni tentativo è casuale: non si compra un personaggio, ma la possibilità di ottenerlo.
Il punto chiave è che questi personaggi non sono solo decorativi. Influenzano il modo in cui si combatte, le strategie possibili e la capacità di affrontare livelli più difficili. Inoltre, i banner sono a tempo limitato, il che crea urgenza: se non si ottiene quel personaggio entro la scadenza, potrebbe non tornare per mesi. È questa combinazione di casualità, moneta virtuale e tempo limitato a rendere videogiochi come Genshin Impact un gacha game, anche se si presenta come un grande gioco di esplorazione.
Un altro esempio è Honkai: Star Rail che nel 2025 ha fruttato 1,2 miliardi con 50 milioni di download. Un gioco di ruolo a turni, con una forte attenzione alla narrazione e ai personaggi. La storia è più lineare rispetto a Genshin Impact e il combattimento è meno frenetico. Tuttavia il meccanismo centrale resta lo stesso: anche qui, i personaggi più importanti si ottengono tramite estrazioni casuali. La progressione, la varietà strategica e l’attaccamento ai personaggi passano attraverso un sistema di estrazione legato alla spesa.
È il gioco che spinge all’acquisto
Se si ha un adolescente in casa, un altro titolo da avere in mente è Raid: Shadow Legends che ruota quasi interamente attorno alla collezione di eroi fantasy. Più di 100 milioni di download nel 2025 e campagne adv costate più di 100 milioni annui. Ogni eroe ha abilità diverse, rarità differenti e un valore strategico specifico. Quindi per costruire una squadra efficace, è necessario ottenerne molti, e possibilmente quelli più rari. In che modo? Non scegliendoli, ma aprendo scrigni che funzionano come vere e proprie slot machine. Anche in questo caso, è possibile giocare gratuitamente, ma il ritmo è molto lento.
Quindi il gioco spinge costantemente verso l’acquisto di valuta virtuale o pacchetti promozionali per aumentare il numero di tentativi. Raid è noto anche per una pubblicità estremamente aggressiva che enfatizza la facilità di ottenere grandi ricompense e minimizza il numero dei tentativi falliti. Qui il gacha non è nascosto dentro un’altra esperienza di gioco: è il motore ludico principale che determina la progressione e il successo del videogame.
Al centro sta la moneta virtuale
Non si possono capire i gacha games fino in fondo, se non si conosce il meccanismo della moneta virtuale che di fittizio ha ben poco. Si tratta di: gemme, cristalli, gettoni o punti che si acquistano con denaro reale. Questo passaggio, apparentemente innocuo, ha in realtà un forte impatto sul modo in cui le persone percepiscono la spesa.
Nei gacha games, infatti, quasi mai viene chiesto di pagare direttamente in euro per ottenere un contenuto. Non compare, ad esempio, un messaggio che dice: “Vuoi fare un’estrazione? Costa 2 euro”. Al contrario, il gioco spinge prima a comprare un pacchetto di valuta virtuale che trasforma gli euro in un certo numero di gemme, per esempio, spesso accompagnate da piccoli bonus che rendono l’offerta più allettante. Da quel momento in poi, il riferimento ai soldi reali scompare. Il giocatore non spende più denaro, ma gemme, punti…
Smaterializzare il denaro è la via per perderlo
È come entrare nel casinò e cambiare le monete in fiches. A quel punto abbiamo smaterializzato il denaro che così potrà correre via indisturbato dalle nostre mani. Spendere denaro reale attiva una soglia di attenzione e di controllo molto più alta rispetto a qualcosa che appare come un semplice “punteggio” o una risorsa di gioco. E così la spesa sembra più leggera, meno impegnativa, quasi astratta.
Quindi: prima si cambiano gli euro in valuta virtuale e poi la valuta virtuale viene suddivisa in tanti piccoli costi. In questo modo si perde facilmente il senso del totale. Questo tipo di meccanismo è particolarmente efficace nei momenti di coinvolgimento emotivo, quando si è stanchi, stressati o molto presi dal gioco.
A prima vista i gacha games potrebbero sembrare loot boxes. Quelle casse o forzieri che si acquistano all’interno di alcuni videogiochi e che forniscono ai giocatori ricompense casuali, utili per esempio ad avanzare di livello. La somiglianza con i gacha sta nel meccanismo della casualità e nel modello di monetizzaione.
C’è però una differenza sostanziale tra le loot boxes e i gacha games: le prime sono un meccanismo dentro un gioco, mentre i gacha sono un ecosistema più complesso che sfrutta le loot box come meccanismo centrale. Quindi tutti i giochi gacha contengono loot boxes, ma non tutte le loot boxes sono parte di un gioco gacha.
Indurre la dipendenza in 4 semplici mosse
I gacha game utilizzano principi psicologici molto potenti per spingere chi gioca a continuare a farlo, possibilmente spendendo denaro. Sono gli stessi meccanismi dell’azzardo. Anzitutto le ricompense casuali: quando “esce” un premio raro, si prova un forte piacere che spinge a riprovare. Poi le quasi vincite: a volte il gioco mostra animazioni o segnali che fanno pensare di essere “andati vicino” al premio migliore. Questo rafforza l’illusione che il prossimo tentativo possa essere quello vincente. Inoltre, dopo aver già speso tempo o denaro, molte persone continuano a spendere per non “accettare la perdita”, pensando: «Ormai ho investito troppo per fermarmi adesso». Questo è il meccanismo dei costi sommersi. Infine, pagare piccole cifre sembra innocuo, ma ripetuto nel tempo può portare a spese molto elevate, spesso senza che la persona se ne renda conto. È il fenomeno della normalizzazione della spesa.
Nei gacha games non esiste un tetto massimo di spesa. Ecco perché alcuni utenti spendono poco o nulla, ma altri — chiamati nel settore whales (balene) — possono arrivare a spendere centinaia o migliaia di euro in pochissimo tempo. Il modello economico di questi giochi si regge infatti su una minoranza di giocatori che spendono tanto. Questo squilibrio è uno dei motivi per cui il modello è così redditizio: proprio come il mercato dell’azzardo che è tenuto in piedi per l’80% dai giocatori problematici e patologici.
Nel 2025 è stato stimano che lo 0.2% dei giocatori ha generato il 48% ricavi. In Italia Agimeg ci dice che l’anno scorso su circa 500mila giocatori attivi il 10-15% è problematico.
Progettati per agganciare i più giovani
La Federal Trade Commission statunitense ha aperto un’indagine su Genshin Impact per: violazione del Children’s Online Privacy Protection Rule (Coppa), ossia raccolta di dati personali di utenti sotto i 13 anni senza consenso genitoriale e mancanza di trasparenza sulle meccaniche pay-to-play. L’indagine è stata chiusa a gennaio 2025 con una multa da 20 milioni di dollari all’azienda produttrice del gioco per violazioni di privacy e microtransazioni aggressive.
Basta questo fatto di cronaca a confermare che i gacha games hanno una base utenti significativa di minori che le autorità stanno iniziando a riconoscere come vulnerabile. D’altronde sono progettai per agganciare anzitutto i più giovani. Usano spesso personaggi in stile anime con grafiche colorate che danno espressività e carisma ai personaggi, così da favorire l’identificazione. Anche le ambientazioni sono attraenti: avventurose ed esplorabili con una grafica di alta qualità che crea immersione. È inoltre possibile il più delle volte giocare con gli amici, partecipando a community dove condividere le estrazioni. Questo genera l’incentivo a parlarne sui social. Infine, l’accessibilità da mobile rende tutto sempre a portata di mano, tanto più che si comincia gratis.
Un fenomeno che chiede interventi urgenti
Quello dei gacha games è un fenomeno complesso per il quale non abbiamo ancora una regolamentazione efficace in quasi tutto il mondo, Italia inclusa, ma che genera enormi profitti che vengono letteralmente estratti da una minoranza vulnerabile di giocatori, mentre sempre più evidenze scientifiche dimostrano collegamenti con l’azzardo problematico e il rischio di dipendenza.
Cipidillo non nasce come mascotte. Nasce come coscienza. All’inizio si chiamava il Grillo della Cpd, un riferimento esplicito e voluto al Grillo Parlante di Pinocchio: non il personaggio simpatico, ma quella voce che disturba, richiama alla responsabilità e dice la verità anche quando non conviene.
È una scelta voluta dal presidente storico Paolo Osiride Ferrero, con un’idea molto chiara: la Consulta per le persone in difficoltà – Cpd doveva fare sulla disabilità ciò che spesso nessuno ha il coraggio di fare: dire le cose come stanno, senza zucchero, senza pietismo, senza bugie consolatorie. Con amministratori, cittadini, imprenditori. Con tutti.
Da grillo parlante a Cipidillo
Con il tempo, però, il nome “Grillo” ha iniziato a creare un equivoco non voluto, legato alla nascita di un movimento politico. Per evitare sovrapposizioni e fraintendimenti, il nome cambia. La funzione resta identica.
Nasce così Cipidillo. Un nome che gioca ma non è leggero: “dillo alla Cpd”, “lo dice la Cpd”. Perché Cipidillo serve anche a questo: dire quello che spesso si evita, comprese le denunce di diritti negati, di barriere ignorate, di inclusioni raccontate bene e praticate male.
Perché Cipidillo serve anche a questo: dire quello che spesso si evita, comprese le denunce di diritti negati, di barriere ignorate, di inclusioni raccontate bene e praticate male. Oggi Cipidillo si definisce per ciò che fa: è un personal trainer emotivo per superare l’imbarazzo sulla disabilità. Non allena i muscoli. Allena lo sguardo, il linguaggio, le reazioni automatiche. Smonta due narrazioni tossiche che dominano da anni il racconto della disabilità: il pietismo e l’eroismo. Due facce della stessa bugia.
Normalizzare la disabilità, non il disabile
Cipidillo non prova a “normalizzare il disabile”. Fa qualcosa di più onesto e più scomodo: normalizza la disabilità come fatto umano, parte della nostra storia personale e collettiva. Che lo vogliamo oppure no. E riguarda tutti. Anche solo per una cosa che facciamo finta di dimenticare: la vecchiaia.
L’empatia strumento che piace ai bambini
L’ironia è il suo strumento principale. Il pupazzo crea empatia immediata, abbassa le difese, apre una porta. Con i bambini serve a preservare ciò che hanno già: la mancanza di pregiudizi. Con adolescenti e adulti cambia registro: ogni tanto arriva una manata finta, uno schiaffo ironico ma preciso sul perbenismo, sull’inclusione di facciata, sulle parole giuste usate per non cambiare nulla.
Cipidillo è diventato anche teatro. Lo spettacolo teatrale è stato realizzato dalla Fondazione Casa Teatro Ragazzi di Torino, con la regia di Silvano Antonelli, ed ha esordito durante il DisFestival 2025. L’obiettivo è farlo girare nei teatri d’Italia.
Prima ancora di essere una mascotte, Cipidillo è diventato un peluche. Si può adottare tramite una donazione alla Cpd, sostenendo concretamente i progetti dell’associazione.
Cipidillo sui social: linguaggi diretti, ironia e contenuti virali. Cipidillo è presente sulle principali piattaforme social, con linguaggi e formati pensati soprattutto per adolescenti e giovani adulti: Instagram; TikTok; YouTube.
Qui Cipidillo non fa divulgazione rassicurante. Usa video brevi, ironici e immediati per allenare lo sguardo e togliere imbarazzo.
Cipidillo sui social
Tra i contenuti che hanno raggiunto il maggior numero di visualizzazioni ce ne sono alcuni diventati emblematici.
In uno dei video più visti, Cipidillo ricorda che la disabilità non riguarda “gli altri”. Basta poco: un incidente in auto o in moto, una caduta, la vecchiaia. In questo racconto la carrozzina smette di essere un oggetto lontano o temuto e diventa un’opportunità per continuare a vivere, in modo diverso ma possibile. Non il problema, ma parte della soluzione.
Un altro video molto condiviso prende di mira il pietismo che ancora domina molte narrazioni sulla disabilità. Con tono ironico e diretto, Cipidillo smonta il linguaggio zuccheroso che sembra empatia ma in realtà crea distanza e superiorità morale.
Più irriverente, ma altrettanto preciso, è il format delle recensioni scherzose: tra queste, quella sulla candela Ferragni, raccontata attraverso finte recensioni “firmate” da diverse tipologie di disabilità. Un modo ironico e pungente per mettere in discussione il marketing dell’inclusione e l’uso superficiale della diversità come elemento decorativo o di tendenza.
Questo è il Cipidillo digitale: scherzoso ma mai innocuo, ironico ma sempre sul pezzo.
Cipidillo entra anche nelle scuole con la Città dell’Agenda della Disabilità ed è testimonial in eventi pubblici e aziendali.
Il futuro di Cipidillo è farlo conoscere sempre di più in Italia e sviluppare una linea di prodotti per sostenere i progetti della Cpd. Perché sulla disabilità non serve sentirsi migliori. Serve diventare più onesti.
In apertura un’immagine di Cipidillo con alcuni bambini – tutte le fotografie da ufficio stampa
A chi mi chiede di raccontare la storia del National Biodiversity Future Center – Nbfc, il primo centro di ricerca italiano sulla biodiversità finanziato dal Pnnr– Next Generation Eu, rrispondo che in qualità di presidente non posso che esserne orgoglioso. Molto orgoglioso.
In questi tre anni, abbiamo costruito un ecosistema vibrante di conoscenza, innovazione e partecipazione, che ha coinvolto importanti centri di ricerca, a partire dal Consiglio nazionale delle ricerche – Cnr, 46 università di tutta la penisola, oltre 2mila scienziati, di cui 800 giovani, tutti ricercatori e ricercatrici accomunati da passione e curiosità.
Le sfide strategiche come il restauro ecologico della biodiversità urbana
Abbiamo affrontato sfide strategiche: dal restauro ecologico alla biodiversità urbana, passando per la salute e la tutela degli ecosistemi. Ma le scienziate e gli scienziati non sono rimasti chiusi in laboratorio: fin dall’inizio, abbiamo cercato di coinvolgere la società civile, cittadini e imprese, nella nostra missione. Avevamo come obiettivo monitorare, conservare e valorizzare la biodiversità del nostro Paese, insieme.
Il volume Custodi. Viaggio tra natura e innovazione nelle aree protette italiane, appena uscito, documenta proprio questo impegno (lo si può scaricare qui).
Racconta le storie dei progetti realizzati nelle aree protette italiane, grazie ai bandi Nbfc. Le aree protette sono diventate luoghi di ricerca, sperimentazione e partecipazione. I territori hanno offerto stimoli concreti, e la ricerca ha restituito conoscenze innovative per gestire la biodiversità in modo più consapevole.
La copertina del volume che raccoglie la ricerca
Questa reciprocità ha consolidato un modello di collaborazione che valorizza le esperienze locali e genera un impatto nazionale. È un impegno collettivo: la ricerca si apre ai territori, e le comunità partecipano attivamente. La citizen science è un esempio perfetto di questo approccio: scambio continuo tra ricerca e società, consapevolezza e senso di appartenenza in crescita.
Un obiettivo primario del nostro impegno è stato anche quello di far comprendere l’importanza della biodiversità come possibile soluzione alla crisi climatica.
Le alleanze internazionali nate
Un altro segno positivo nel bilancio di questa esperienza sono le molteplici alleanze strette a livello internazionale, in Cina, in Giappone, in Canada, per citarne solo alcune. Paesi con cui sono state avviate vere e proprie azioni di diplomazia scientifica, promuovendo progetti e scambi, che contribuiscono a creare buone relazioni. La scienza si fa così strumento per una convivenza pacifica fra i popoli.
Custodi. Viaggio tra natura e innovazione nelle aree protette italiane a cura di Claudia Gorga, Costanza Majone, Norma Rosso e Giorgio Scarnecchia. Prefazioni di Luigi Fiorentino, presidente Nbfc, Andrea Lenzi, presidente Cnr, Riccardo Coratella, direttore generale Nbfc.
Nella foto di apertura, di Giulia Santalmasi per Wwf Italia, l’Oasi di Dynamo camp a Limestre (Pistoia).
A mitochondria-induced metabolic pathway helps cancer cells lay low in lymph nodes. Plus, why this year’s flu season is so bad and tips on how to overcome ‘the fear of the blank page’.
A mitochondria-induced metabolic pathway helps cancer cells lay low in lymph nodes. Plus, why this year’s flu season is so bad and tips on how to overcome ‘the fear of the blank page’.
A study in Australia supports genetic screening in young adults before symptoms show, but the generalizability and cost–benefit ratios need to be examined in other settings.
A study in Australia supports genetic screening in young adults before symptoms show, but the generalizability and cost–benefit ratios need to be examined in other settings.
Rare immune errors can make usually harmless infections deadly in some people. Plus, the genetics of dogs’ floppy ears and a huge study on reasons for vaccine hesitancy.
Rare immune errors can make usually harmless infections deadly in some people. Plus, the genetics of dogs’ floppy ears and a huge study on reasons for vaccine hesitancy.
A ferocious surge in influenza cases is linked in part to a variant that has not been dominant in the past few years — resulting in a waning of natural immunity.
A ferocious surge in influenza cases is linked in part to a variant that has not been dominant in the past few years — resulting in a waning of natural immunity.
Colourful patterns in two-dimensional lead halide perovskites are created by letting them self-etch into tiny squares that can template epitaxial growth.
A survey of the reconstructed gene set of the last eukaryotic common ancestor shows a consistent link between Asgard archaea and the origin of numerous, functionally diverse eukaryotic genes, demonstrating the dominant Asgard contribution to eukaryogenesis.
Molecular mimicry between a gut commensal and a tumour antigen forms part of an important mechanistic framework that can boost the efficacy of immune checkpoint blockade therapy and restrain tumour growth.
Fabrication of fully stretchable organic light-emitting diodes incorporating an intrinsically stretchable exciplex-assisted phosphorescent layer along with MXene-contact stretchable electrodes is described, demonstrating high efficiency and mechanical compliance for applications in next-generation wearable and deformable displays.
Using single broadband X-ray pulses from a free-electron laser on a gaseous neon target, coherent, nonlinear four-photon interactions with core–shell electrons is demonstrated, representing a strategy for multidimensional correlation spectroscopy at the atomic scale.
GluFormer, a generative foundation model, uses continuous glucose monitoring data to accurately forecast glycaemia-related health responses, particularly for long-term outcomes.
3D-printed gel microcilia arrays printed by two-photon polymerization and composed of a soft acrylic acid-co-acrylamide hydrogel with a nanometre-scale network structure are shown to respond to low-voltage electrical stimuli within milliseconds, enabling dynamic individual control and non-reciprocal 3D motion.
Different agonists produce equilibria of at least four distinct active states of the G-protein-bound M2 muscarinic acetylcholine receptor, each with a different ability to activate G proteins.
Disease course and pathology an infection may cause can change owing to the structural and functional physiological changes that accumulate with age, but therapy can be tailored accordingly; disease tolerance genes show antagonistic pleiotropy.
The Assessing Genetic Diversity in Africa (AGenDA) project shares their processes, including community engagement, obtaining ethics approvals, navigating legal compliance and developing a common governance framework.
Single strontium atoms are trapped in optical tweezer arrays generated via holographic metasurfaces, overcoming a critical barrier to realizing scalable neutral-atom quantum technologies.
In mice, a SPOCD1–TPR-dependent ‘nowhere-to-hide’ mechanism is required for complete non-stochastic piRNA-directed LINE1 DNA methylation by preventing transposons from escaping surveillance within heterochromatin.
Integrating computational analyses of T cell exhaustion and mitochondrial fitness atlases with in vivo CRISPR screens has identified KLHL6 as a dual-negative regulator of both exhaustion differentiation and mitochondrial dysfunction, highlighting its potential as a target to enhance anti-tumour immunity.
The highest-quality JWST spectra reveal that little red dots are young supermassive black holes shrouded in dense cocoons of ionized gas, where electron scattering, not Doppler motions, broadens their spectral lines.
CLASSIC is a high-throughput genetic profiling platform that combines long- and short-read next-generation-sequencing modalities to quantitatively assess pools of constructs of arbitrary length containing diverse genetic part compositions.
Chemical language models trained on known metabolites can identify previously unknown metabolites from mass spectrometry-based metabolomics data with high accuracy.
CFAP20 has a key role in rescuing RNA polymerase II complexes that have arrested during DNA transcription, limiting the accumulation of R-loops and preventing collisions between the transcription and replication machinery.
A completely solid-state, single-chip, microwave-frequency surface acoustic wave phonon laser can generate coherent phonons from thermal noise or resonantly amplify injected phonons using only a direct current bias field.
Calcium imaging of mouse hippocampal neurons while mice learn a reward-based task over several weeks provides insight into the evolution of the hippocampal reward representation during extended periods of experience.
Artificial intelligence boosts individual scientists’ output, citations and career progression, but collectively narrows research diversity and reduces collaboration, concentrating work in data-rich areas and potentially limiting broader scientific exploration.
A compression-based, regenerative elastocaloric cooling device using low-transition-temperature tubular NiTi units in a cascaded configuration, which show superelasticity and substantial entropy changes, allows the construction of a sub-zero Celsius refrigeration system without refrigerant gases.
Polyamines prevent the action of kinases on acidic phosphorylatable motifs in spliceosomal proteins, thus providing a mechanism for metabolite-mediated regulation of alternative splicing in cells.
Analyses of hundreds of thousands of papers in the natural sciences reveal a paradox: scientists who use AI tools produce more research but on a more confined set of topics.
Fully stretchable organic light-emitting diodes (OLEDs) have been limited by poor efficiency, in part because their elastic-polymer components hinder the harvesting of ‘triplet-state’ quasiparticles that can be converted into light-emitting states. Fully stretchable OLEDs with unprecedented efficiencies have been developed that recycle triplets in an elastomer-tolerant manner.
In life-threatening sepsis, the same signalling pathway that protects young mice from succumbing to organ dysfunction exacerbates damage and lethality in older animals.
A panel of fluorescently labelled G-protein-coupled-receptor proteins expressed in living cells has confirmed that, when bound by an activating ligand molecule, these receptors form different complexes with their G proteins. The activation trajectories induced by different ligands explain ligand-specific efficacies of G-protein activation and preferences for G-protein subtypes.
Human memory often needs to link specific items to the situation in which they feature. Brain recordings reveal that two distinct groups of neurons respond to stimuli and contextual information. These groups then cooperate to form flexible memories, rather than individual neurons encoding both signal types.
Colourful patterns in two-dimensional lead halide perovskites are created by letting them self-etch into tiny squares that can template epitaxial growth.
A survey of the reconstructed gene set of the last eukaryotic common ancestor shows a consistent link between Asgard archaea and the origin of numerous, functionally diverse eukaryotic genes, demonstrating the dominant Asgard contribution to eukaryogenesis.
Molecular mimicry between a gut commensal and a tumour antigen forms part of an important mechanistic framework that can boost the efficacy of immune checkpoint blockade therapy and restrain tumour growth.
Fabrication of fully stretchable organic light-emitting diodes incorporating an intrinsically stretchable exciplex-assisted phosphorescent layer along with MXene-contact stretchable electrodes is described, demonstrating high efficiency and mechanical compliance for applications in next-generation wearable and deformable displays.
Using single broadband X-ray pulses from a free-electron laser on a gaseous neon target, coherent, nonlinear four-photon interactions with core–shell electrons is demonstrated, representing a strategy for multidimensional correlation spectroscopy at the atomic scale.
GluFormer, a generative foundation model, uses continuous glucose monitoring data to accurately forecast glycaemia-related health responses, particularly for long-term outcomes.
3D-printed gel microcilia arrays printed by two-photon polymerization and composed of a soft acrylic acid-co-acrylamide hydrogel with a nanometre-scale network structure are shown to respond to low-voltage electrical stimuli within milliseconds, enabling dynamic individual control and non-reciprocal 3D motion.
Different agonists produce equilibria of at least four distinct active states of the G-protein-bound M2 muscarinic acetylcholine receptor, each with a different ability to activate G proteins.
Disease course and pathology an infection may cause can change owing to the structural and functional physiological changes that accumulate with age, but therapy can be tailored accordingly; disease tolerance genes show antagonistic pleiotropy.
The Assessing Genetic Diversity in Africa (AGenDA) project shares their processes, including community engagement, obtaining ethics approvals, navigating legal compliance and developing a common governance framework.
Single strontium atoms are trapped in optical tweezer arrays generated via holographic metasurfaces, overcoming a critical barrier to realizing scalable neutral-atom quantum technologies.
In mice, a SPOCD1–TPR-dependent ‘nowhere-to-hide’ mechanism is required for complete non-stochastic piRNA-directed LINE1 DNA methylation by preventing transposons from escaping surveillance within heterochromatin.
Integrating computational analyses of T cell exhaustion and mitochondrial fitness atlases with in vivo CRISPR screens has identified KLHL6 as a dual-negative regulator of both exhaustion differentiation and mitochondrial dysfunction, highlighting its potential as a target to enhance anti-tumour immunity.
The highest-quality JWST spectra reveal that little red dots are young supermassive black holes shrouded in dense cocoons of ionized gas, where electron scattering, not Doppler motions, broadens their spectral lines.
CLASSIC is a high-throughput genetic profiling platform that combines long- and short-read next-generation-sequencing modalities to quantitatively assess pools of constructs of arbitrary length containing diverse genetic part compositions.
Chemical language models trained on known metabolites can identify previously unknown metabolites from mass spectrometry-based metabolomics data with high accuracy.
CFAP20 has a key role in rescuing RNA polymerase II complexes that have arrested during DNA transcription, limiting the accumulation of R-loops and preventing collisions between the transcription and replication machinery.
A completely solid-state, single-chip, microwave-frequency surface acoustic wave phonon laser can generate coherent phonons from thermal noise or resonantly amplify injected phonons using only a direct current bias field.
Calcium imaging of mouse hippocampal neurons while mice learn a reward-based task over several weeks provides insight into the evolution of the hippocampal reward representation during extended periods of experience.
Artificial intelligence boosts individual scientists’ output, citations and career progression, but collectively narrows research diversity and reduces collaboration, concentrating work in data-rich areas and potentially limiting broader scientific exploration.
A compression-based, regenerative elastocaloric cooling device using low-transition-temperature tubular NiTi units in a cascaded configuration, which show superelasticity and substantial entropy changes, allows the construction of a sub-zero Celsius refrigeration system without refrigerant gases.
Polyamines prevent the action of kinases on acidic phosphorylatable motifs in spliceosomal proteins, thus providing a mechanism for metabolite-mediated regulation of alternative splicing in cells.
Analyses of hundreds of thousands of papers in the natural sciences reveal a paradox: scientists who use AI tools produce more research but on a more confined set of topics.
Fully stretchable organic light-emitting diodes (OLEDs) have been limited by poor efficiency, in part because their elastic-polymer components hinder the harvesting of ‘triplet-state’ quasiparticles that can be converted into light-emitting states. Fully stretchable OLEDs with unprecedented efficiencies have been developed that recycle triplets in an elastomer-tolerant manner.
In life-threatening sepsis, the same signalling pathway that protects young mice from succumbing to organ dysfunction exacerbates damage and lethality in older animals.
A panel of fluorescently labelled G-protein-coupled-receptor proteins expressed in living cells has confirmed that, when bound by an activating ligand molecule, these receptors form different complexes with their G proteins. The activation trajectories induced by different ligands explain ligand-specific efficacies of G-protein activation and preferences for G-protein subtypes.
Human memory often needs to link specific items to the situation in which they feature. Brain recordings reveal that two distinct groups of neurons respond to stimuli and contextual information. These groups then cooperate to form flexible memories, rather than individual neurons encoding both signal types.
Intense droughts have caused water stress and elevated mortality for trees in the Amazon, foreshadowing the future of tropical forests as the climate changes.
Same-sex sexual behaviour could help some primates cope with complex social hierarchies. Plus, new clues as to where birds came from and the US Environmental Protection Agency will stop including human health in cost–benefit analyses.
Intense droughts have caused water stress and elevated mortality for trees in the Amazon, foreshadowing the future of tropical forests as the climate changes.
Same-sex sexual behaviour could help some primates cope with complex social hierarchies. Plus, new clues as to where birds came from and the US Environmental Protection Agency will stop including human health in cost–benefit analyses.
An analysis of more than one million people in the UK found that two-thirds of people who were vaccine-hesitant during the COVID-19 pandemic went on to get vaccinated.
An analysis of more than one million people in the UK found that two-thirds of people who were vaccine-hesitant during the COVID-19 pandemic went on to get vaccinated.
Anche senza accordi segreti, gli algoritmi possono colludere tra loro e comportarsi come cartelli. E per le autorità di regolazione diventa sempre più difficile intervenire
Uno studio teorico suggerisce che la gravità, descritta dalla relatività generale di Einstein, potrebbe avere effetti quantistici senza essere essa stessa una teoria quantistica. Ma altri ricercatori avanzano dei dubbi
Uno studio multidisciplinare ha evidenziato come alcune tracce dell’eruzione del 2015 del vulcano siciliano siano state “visibili” anche in alta atmosfera, a centinaia di chilometri dal cratere
L’Unione internazionale per la conservazione della natura ha respinto la richiesta di moratoria e approvato una risoluzione che riconosce rischi e benefici delle tecniche della biologia di sintesi, auspicando valutazioni caso per caso
Alcune rare mutazioni di un gene favoriscono l’aumento di peso, ma anche livelli di colesterolo e pressione più bassi, proteggendo i portatori di queste varianti dal maggior rischio di malattie cardiovascolari associato al peso
Gli esperimenti T2K in Giappone, in cui l’INFN è fortemente coinvolto, e NOvA negli Stati Uniti hanno condotto la loro prima analisi congiunta, fornendo alcune delle misure più precise mai ottenute delle oscillazioni dei neutrini. I risultati, pubblicati sulla rivista Nature ,...
Un gruppo di ricerca internazionale coordinato dall’austriaco ISTA e coadiuvato da Cnr-Isp e Cnr-Irsa ha sviluppato un modello previsionale sulla capacità refrigerante dei ghiacciai, terminata la quale cesseranno di mitigare gli effetti del cambiamento climatico e accelereranno...
Elsa, una giovane donna brillante, fallisce in tutto ciò che intraprende, tanto che ormai si sente come intrappolata in un vortice di decisioni sbagliate. La tendenza ad agire contro i propri interessi, nota anche come "acrasia", può spiegare questa forma di autosabotaggio
Una nuova analisi numerica suggerisce che la distribuzione della materia oscura attorno al centro della Via Lattea potrebbe essere simile a quella delle prime pulsar della galassia. Questo risultato rafforza l'ipotesi che anche la materia oscura potrebbe essere all'origine...
Gli "echi quantistici" che attraversano il chip Willow del computer quantistico di Google, pur in un clima di cautela da parte di alcuni osservatori, potrebbero avvicinare i ricercatori alla realizzazione di calcolatori in grado di superare le prestazioni dei computer classici....
Durante la perimenopausa molte donne si trovano ad affrontare disturbi del sonno, sbalzi d’umore e problemi di memoria. Questi sintomi hanno tutti la stessa origine: il cervello, che infatti durante questa fase della vita è in tumulto
Mentre la ricerca continua a discutere sulla funzione della dopamina nel cervello, questo neurotrasmettitore vive di vita propria in modo sorprendente nella cultura popolare. Come mai?
La volontà c’è, la pista ciclabile non sempre. Spesso i nostri propositi di rispettare l’ambiente falliscono a causa di condizioni esterne. Gli psicologi iniziano a ripensare la questione: al posto degli appelli, occorrono incentivi
Scintille luminose, linee a zig zag, scotomi: sono solo alcuni dei fenomeni percettivi che spesso (ma non sempre) precedono un attacco di emicrania e che per questo vengono definiti «aura emicranica». Ma perché si verificano? E davvero sono manifestazioni benigne?
Oggi la menopausa è percepita, e vissuta, in modo molto diverso rispetto al passato, ma qualche pregiudizio ancora resiste. Facciamo chiarezza con Raffaella Pajalich, endocrinologa e psicoterapeuta
I ricercatori stanno studiando con metodi high-tech come si forma la coscienza: probabilmente i bambini piccoli hanno una percezione cosciente già molto prima di quanto si sia creduto per molto tempo, forse addirittura già nell’utero materno
Confezioni colorate, aromi fruttati e tanta promozione sui social media stanno facendo esplodere una nuova (e pericolosa) moda tra i più giovani: quella dei sacchetti di nicotina. Facili da usare, favoriscono la concentrazione e anche il relax. Ma a quale prezzo?
Nome rivista: Scientific Reports
Numero: 10: 18979
Data pubblicazione: 04/11/2020
Autori:
Nome: Elisabetta
Cognome: Palagi
Affiliazione: Dipartimento di Biologia e Museo di Storia Naturale, Università di Pisa
Nome: Marta
Cognome: Bertini
Affiliazione: Museo di...
Comunicato stampa - Una pellicola sottilissima e biodegradabile in grado di rivestire volumi di acqua che rimangono così racchiusi e sigillati. Possibili applicazioni in ambito agroalimentare, farmaceutico e biomedicale. Questo il risultato dello studio pubblicato su Science...
Comunicato stampa - Un nuovo strumento bioinformatico individua rapidamente le alterazioni del genoma grazie a sequenziatori di ultima generazione. I risultati di una ricerca dell’Università di Firenze, sostenuta da AIRC, sono pubblicati sulla rivista "Bioinformatics"
Comunicato stampa - Individuate le relazioni causa-effetto che hanno determinato lo sciame simico durante l’eruzione laterale dell’Etna del dicembre 2018, culminato con il forte sisma (ML 4.8) del 26 dicembre, grazie ad un approccio multidisciplinare che ha integrato i dati...
Comunicato stampa - Grazie a una particolare organizzazione della nostra memoria, due diverse regioni del cervello sono implicate nell’identificazione degli alimenti naturali rispetto a quelli processati: a dirlo è una nuova ricerca pubblicata su "Scientific Reports"
Comunicato stampa - Lo rivela uno studio condotto dal Cnr-Ibcn in collaborazione con il laboratorio di Neuroimmunologia della Fondazione Santa Lucia e con la Fondazione Ebri, secondo il quale il movimento attiva cellule staminali neurali, aumentando il numero di neuroni maturi...
Comunicato stampa - La prestigiosa rivista scientifica "Nature Conservation" ha pubblicato lo studio dei ricercatori dell’Ente partenopeo che mostra la capacità dei micro-organismi marini partenopei di resistere ai cambiamenti climatici
Comunicato stampa - Individuata caratterizzata, per la prima volta in modo completo, una potentissima esplosione nell’atmosfera della stella attiva HR 9024, segnata da un intenso lampo di raggi X seguito dall’espulsione di una gigantesca bolla di plasma. Il lavoro è stato...
Comunicato stampa - Un approccio interdisciplinare che vede coinvolti l’Istituto nazionale di ottica del Cnr, l’Università di Firenze e il Lens ha reso possibile lo sviluppo di un innovativo materiale foto-responsivo, capace di riprodurre le proprietà meccaniche del cuore...
Comunicato stampa - Appena pubblicato su The Astrophysical Journal uno studio su HD 163296, giovane stella di massa circa doppia di quella del Sole circondata da un altrettanto giovane sistema planetario in formazione ancora ricco di gas e polveri. Le osservazioni più recenti...
Comunicato stampa - Nei loro spostamenti sulle superfici, le particelle sembrano seguire dei binari invisibili. La spiegazione in una ricerca pubblicata su Nature Physics dalla Sissa di Trieste, il Cnr-Iom le università di Milano e Costanza
Comunicato stampa - Pubblicato sulla rivista Chemosphere uno studio coordinato dall’Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Cnr. La ricerca, con una tecnica analitica specifica per la determinazione del metallo contaminante, conferma i livelli trascurabili per la...
Comunicato stampa - Un nuovo studio dell’Istituto di scienze marine del Cnr, uscito sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature, documenta ad altissima risoluzione l’impronta delle attività dell’uomo in un ambiente spesso trascurato perché non visibile. L’innovativa...
Comunicato stampa - Un test per scoprire la presenza di latte importato in un prodotto derivante da materie prime italiane, come la mozzarella di bufala campana Dop. È quanto elaborato dall’Istituto per il sistema produzione animale in ambiente mediterraneo del Consiglio...
Comunicato stampa - I gruppi umani Gravettiani, probabilmente scomparsi a ridosso dell’Ultimo Massimo Glaciale, e i successivi Epigravettiani si spostavano sul territorio in modo diverso. Lo rivela un’innovativa analisi su alcuni denti rinvenuti nel sito pugliese di Grotta...
Comunicato stampa - Da UNIPD nasce “POGNAC”: semplifica la generazione di qubit ed è superiore nelle comunicazioni da satellite verso Terra o tra terminali mobili
Comunicato stampa - Grazie alla sinergia di diversi Istituti del Cnr con ricercatori di Lens e Università di Perugia è stato possibile correlare l’elasticità del collagene alla sua morfologia ultrastrutturale più che alle sue caratteristiche biochimiche. Il risultato,...
Comunicato stampa - Prima osservazione nei raggi gamma di altissima energia della Nebulosa del Granchio con il telescopio ASTRI-Horn sull’Etna. Questa è la prima osservazione di una sorgente celeste nei raggi gamma alle energie del TeV rilevata da un telescopio a luce Chernekov...
Comunicato stampa - Uno studio internazionale pubblicato su The Lancet mette in discussione la sicurezza della cosiddetta immunoterapia orale per l’arachide, uno degli alimenti allergizzanti più aggressivi. Il Bambino Gesù unico Centro europeo a partecipare alla ricerca
Comunicato stampa - Realizzato per la prima volta con singoli antielettroni il classico esperimento della doppia fenditura: viene così dimostrato in modo diretto che il dualismo onda-particella vale anche per l’antimateria
Comunicato stampa - La prima muografia dello Stromboli, realizzata da una collaborazione INFN/INGV con istituti di ricerca giapponesi, rivela la presenza di una zona a bassa densità nei pressi della cima del vulcano. Il risultato servirà a capire meglio i processi eruttivi...
Comunicato stampa - Uno studio mette in evidenza cosa accade nel cervello umano quando una donna viene percepita come oggetto. La ricerca, svolta da un gruppo del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive e del Centro interdipartimentale Mente/Cervello dell’Università di...
Comunicato stampa - Una ricerca SISSA chiarisce una tra le controversie recenti più intriganti riguardo alla forma di materia più diffusa nell’Universo, che non emette alcun tipo di radiazione elettromagnetica, e ne descrive la relazione con la materia ordinaria
Comunicato stampa - Attribuita ai Campi Flegrei l’origine di una misteriosa grande eruzione che 29mila anni ha ricoperto di ceneri l’area del Mediterraneo centrale. A svelarlo, uno studio condotto da Cnr, Ingv, università britanniche di Oxford, Durham, St Andrews, Cnrs francese...
Comunicato stampa - Ricercatori dell’Università di California e dell’Università di Milano-Bicocca hanno scoperto come il metallo nobile possa essere utilizzato in ridotte quantità per controllare le prestazioni dei catalizzatori. Lo studio è stato pubblicato su Nature Materials