Thanks to Trump, Chinese people have a more realistic view of America






© Norlys Perez/Reuters


© Cesar Rodriguez for The New York Times

Al Parlamento europeo c’è qualcuno che decisamente non li ama. I 29 deputati del Parlamento europeo espressi dal partito di Governo della Germania, l’Unione democratica cristiana (CDU) e l’Unione sociale cristiana (CSU), che aderiscono al Partito popolare europeo, hanno lanciato una campagna per instaurare un blocco totale alla concessione di visti turistici Schengen ai cittadini russi. All’insegna dello slogan “Una vacanza in Europa è un privilegio e non un diritto”, i deputati tedeschi si sono detti assolutamente indignati del fatto che circa 500 mila cittadini russi l’anno scorso abbiano ottenuto il visto per visitare l’Europa. A parer loro, nessun russo deve più entrare.
L’iniziativa dei 29 esponenti CDU/CSU, anche al di là delle questioni di principio e di coerenza (nessuno ha mai pensato di bloccare americani e britannici dopo l’invasione dell’Iraq…) ci pare una vera fesseria anche per altre e più concrete ragioni. Nel 2022, nei primi mesi dopo l’invasione russa dell’Ucraina, circa un milione e mezzo di russi lasciò il Paese. Molti verso Georgia e Armenia, ma molti anche verso l’Europa comunitaria. Si trattava in gran parte di giovani qualificati (informatici, ingegneri, quadri…) che non volevano andare in guerra o, comunque, non volevano essere coinvolti nelle politiche di Vladimir Putin. Poco dopo, proprio all’insegna del motto che tutti i russi sono comunque colpevoli, cominciò il giro di vite: visti più difficili, compressione per gli studenti russi della possibilità di accedere a università europee, controlli assai più stringenti sugli accessi al territorio Ue per ragioni di lavoro, cacciata degli atleti dalle competizioni internazionali e così via.
Quale fu il risultato di questa brillante politica? In altri pochi mesi almeno metà degli emigrati tornò in Russia. Al posto di continuare a togliere capitale umano a Putin, cominciammo a restituirglielo. C’è da stupirsi che l’Europa abbia dei problemi?
Inside Russia prova a raccontare la Russia e i Paesi coinvolti nelle sue politiche in un modo che non si limiti a seguire le versioni più diffuse o addirittura i luoghi comuni. Se quest’approccio ti convince, diventa uno di noi, abbonati a InsideOver! Riceverai ogni giovedì, puntualmente, la newsletter InsideRussia, una finestra aperta su una parte decisiva del mondo.
L'articolo Maledetti turisti russi! proviene da InsideOver.

© Reuters








© Khaled Desouki/Agence France-Presse — Getty Images

© David Guttenfelder/The New York Times




Non è un caso se nelle settimane in cui gli Stati Uniti si sono rimessi in pista per pressare l’Iran e spingere su concessioni maggiori nella trattativa, arrivando a due notti consecutive di raid nelle giornate del 9 e del 10 giugno, anche in Europa orientale tra Ucraina e Russia la conflittualità è rinfocolata e in Libano il cessate-il-fuoco mediato dagli Usa è stato fragilissimo e costantemente calpestato da Israele.
Washington vuole tenere in mano il boccino dell’ordine globale ma oggi più che mai il danno politico e d’immagine che le politiche dell’amministrazione di Donald Trump alla credibilità degli Stati Uniti rischia di compromettere, su molti fronti, la posizione della superpotenza. O forse hanno proprio l’obiettivo di ristabilire una logica di interventismo e uso della forza che l’amministrazione più interventista dalla fine della Guerra Fredda a oggi non manca di rivendicare ed esercitare fin dalla sua instaurazione. All’ombra della paura americana per la scalata cinese all’ordine globale, che agli occhi di Trump giustifica l’interventismo in ogni teatro dove si possa frenare questa dinamica, le azioni statunitensi concretizzano il cortocircuito americano danneggiando la credibilità della posizione americana.
In Ucraina, ad esempio, la guerra continua e la distensione russo-americana langue. Dopo la sterile passerella di Ferragosto ad Anchorage, teatro del vertice tra due leader che si illudevano di potersi dividere il mondo come in un nuovo 1945, Donald Trump e Vladimir Putin non si sono più incontrati. Il presidente russo ha maldigerito l’avventurismo militare di Trump, dal Venezuela all’Iran, e intende l’Ucraina come una parte più ampia di un confronto bilaterale in cui Mosca cerca garanzie securitarie al suo posto nel mondo. A gennaio, nel silenzio e nell’indifferenza, è scaduto il trattato New Start sull’ordine nucleare, ultimo retaggio di un’epoca di regole condivise. Volodymyr Zelensky sta alzando l’asticella degli attacchi ucraini in Russia e non sembra disposto a tornare a Canossa da Trump, non citando quasi più il presidente Usa come un potenziale risolutore della guerra. L’ipotesi di un conflitto prolungato fino al 2027 è tutt’altro che remota, e la mediazione americana semplicemente inefficace.
Qualcosa di simile si può dire del Libano, che con Israele ha negoziato un cessate il fuoco che impegna il guscio vuoto delle istituzioni di Beirut e che la stessa Tel Aviv, che Trump rivendica di aver frenato in passato sull’Iran prima di procedere egli stesso a ordinare nuovi raid, calpesta dal primo giorno usando la leva della guerra con Hezbollah. Non va meglio a Gaza, dove il Board of Peace ha cristallizzato quella che suIl Sole 24 Ore Giuliano Noci, prorettore del Politecnico di Milano, ha definito “una diplomazia da talent show“, che coltiva l’illusione della “formalizzazione di un’idea tanto semplice quanto brutale: le regole comuni sono lente, meglio sostituirle con un tavolo selezionato, convocato e presieduto da chi detiene il potere”. Risultato: in Ucraina si continua a morire, in Libano Israele bombarda, a Gaza la situazione non è migliorata.
Trump ha mediato la tregua di Gaza assieme a Paesi, come Qatar, Egitto e Turchia, che con l’Arabia Saudita e, soprattutto, il mediatore Pakistan hanno sostenuto l’ipotesi di un grande accordo con l’Iran ed erano a un passo, settimane fa, dal definirlo prima che Washington entrasse a gamba tesa, rispolverando su iniziativa dei falchi neoconservatori e interventisti l’adesione dei Paesi arabi agli Accordi di Abramo, vera e propria alleanza antiraniana con Israele al centro, come contropartita della fine della guerra. Rendendo la proposta irricevibile per l’Iran stesso.
Chissà come tutto questo sarà letto a Cuba, Paese sotto assedio americano da gennaio che vive una fase incrementata dello storico embargo e ora si trova a dover fare i conti con una superpotenza che con una mano stringe l’isola, le ferma le forniture di petrolio e ne sanziona leader e colossi economici, e con l’altra prova a trattare, chiedendo concessioni sull’apertura politica e svolte interne potenzialmente foriere di un cambio della guardia a L’Avana. “Siamo i migliori a negoziare con le bombe”, ha detto riferito a Cuba il capo del Pentagono, Pete Hegseth, dopo gli attacchi rinnovati in Iran. Un monito importante e notevole, che rivendica come Washington voglia essere protagonista di una nuova fase di interventismo unilaterale che sta destabilizzando dal vertice l’ordine globale. Portandolo in un territorio inesplorato di competizione e conflittualità sulla scorta delle mosse di una fragile superpotenza desiderosa di mostrare forza per celare le sue vulnerabilità interne intrinseche. Nella sua brutalità, Hegseth è forse quantomeno onesto sugli obiettivi americani. Del resto, chi si potrà più fidare a negoziare con gli Usa dopo un consolidato trend di precedenti tale da rendere poco credibile ogni iniziativa della diplomazia a stelle e strisce?
Nella nuova “era dei predatori”, in cui tendenze conflittuali crescenti su scala globale, rivalità tra potenze e ambizioni imperiali ridisegnano l’ordine mondiale, InsideOver prova a tracciare una bussola per un’informazione equilibrata e orientata ad analizzare i grandi trend, senza ansie o preclusioni ideologiche. Se vuoi sostenere la missione di questa testata dinamica e ambiziosa, abbonati e diventa uno di noi!
L'articolo Golfo, Libano, Ucraina: dove gli Usa trattano si muore di più proviene da InsideOver.
Da Aosta a Palermo, una settimana in Italia raccontata da Alessandro Gilioli Leggi



Mentre il Messico si appresta a dare il via alla Coppa del Mondo FIFA 2026, migliaia di persone, soprattutto donne, stanno organizzando una marcia fuori dallo stadio, nella capitale del Paese. “Non giocate con il nostro dolore” è il loro slogan, un grido che dà voce a oltre 134.000 persone scomparse che lo Stato sembra voler dimenticare.
A partire dall’11 giugno, la capienza complessiva per i singoli match nei tre impianti messicani scelti per il torneo FIFA sarà di oltre 184mila posti: lo Stadio Azteca di Città del Messico ospita fino a 83mila spettatori, il Monterrey nel Nuevo León 53.500 e l’Akron a Jalisco, 48mila. Nello stesso momento, secondo gli ultimi dati ufficiali del Registro Nazionale, le persone svanite nel nulla in Messico sono 134.845 (dal 1952 ad oggi). Significa che l’esercito dei desaparecidos messicani potrebbe riempire da solo l’intero Stadio Azteca durante la partita inaugurale lasciando fuori ancora una folla immensa, o che da solo supererebbe di gran lunga il numero di spettatori di una partita a Monterrey riempiendo quell’impianto per due volte e mezzo.
“In Messico ci sono più persone scomparse di quante assisteranno alla partita inaugurale di questi Mondiali”, ha confermato Edith Olivares Ferreto, direttrice esecutiva di Amnesty International Messico. L’organizzazione supporta da anni le associazioni dei familiari degli scomparsi che, proprio in occasione dei Mondiali, hanno deciso di sfruttare i riflettori globali e l’arrivo dei turisti per rompere il silenzio su un grave problema di cui si sta occupando anche l’ONU. Per farsi ascoltare da spettatori vicini e lontani, i collettivi hanno messo in campo una serie di iniziative nelle città che ospiteranno le partite.
I collettivi impegnati nella ricerca dei desaparecidos stanno organizzando una protesta pacifica in concomitanza con il match inaugurale all’Azteca (lo stadio che consacrò l’Argentina di Maradona nel 1986). “Non giocate con il nostro dolore” è il loro slogan, un grido che trasforma i numeri dei seggiolini degli stadi nei volti di chi non c’è più. Si prevede la partecipazione di migliaia di familiari che manifesteranno in onore dei propri cari, molti dei quali reclutati con la forza dai cartelli della droga o uccisi per aver opposto resistenza. In Messico, le sparizioni avvengono per molteplici ragioni, spesso legate alla criminalità organizzata. I gruppi criminali utilizzano frequentemente le sparizioni come strumento di controllo e intimidazione.
Nelle scorse settimane, sempre fuori dallo stadio di Città del Messico, sono stati affissi i manifesti con le foto degli scomparsi ed è stata avvistata anche una bizzarra mascotte, l’Ajolote Buscador (l’Axolotl cercatore), che è anche il simbolo della città in occasione dei Mondiali di calcio. Si tratta di una salamandra in grado di rigenerare quasi tutto il suo corpo se ferita e, per tale motivo, simbolo della resistenza delle famiglie che continuano a cercare i propri cari. Per rafforzare il concetto, la mascotte ha in mano una pala, attrezzo usato dai familiari per cercare i corpi.
Nello Stato di Jalisco, il collettivo di Luz de Esperanza ha trasformato i classici avvisi di ricerca in figurine simili a quelle del celebre album ufficiale dei Mondiali, dove a indossare la maglia della nazionale messicana non sono più i calciatori, ma gli scomparsi. I manifesti sono stati affissi nei pressi del FIFA Fan Festival e nei luoghi più turistici della città di Guadalajara.
Il gruppo non è contro l’evento sportivo ma contesta apertamente il fatto che il governo locale abbia investito milioni di pesos nei preparativi per le quattro partite della fase a gironi, ignorando la crisi umanitaria di Jalisco, epicentro del crimine organizzato messicano e, secondo la Comisión Interamericana de Derechos Humanos, detentrice del record nazionale di sparizioni forzate: circa 16mila in appena dieci anni. “L’errore sta nello smettere di nominare coloro che devono essere nominati e nello smettere di cercare”, ha dichiarato all’agenzia EFE Héctor Flores, membro dell’organizzazione.
Oltre ai fiumi di denaro stanziati a livello locale, a finire al centro delle polemiche è l’intera filosofia del piano di sicurezza nazionale, concepito per blindare il torneo ma non i cittadini. La strategia, battezzata piano “Kukulkán”, è nata per contenere i timori di un’escalation della violenza dei cartelli dopo la recente uccisione del leader del cartello Jalisco Nueva Generación, Nemesio Oseguera Cervantes, alias El Mencio. Il piano prevede il dispiegamento massiccio di 100mila uomini tra agenti di polizia, truppe dell’esercito e sicurezza privata per la sorveglianza dello spazio aereo, marittimo, terrestre e del cyberspazio, supportata da sistemi di monitoraggio continuo e di allerta precoce.
Un dispiegamento di forze e tecnologie senza precedenti che stride con la realtà del territorio: proprio nello Stato di Jalisco, lo scorso gennaio, sono stati trovati centinaia di resti umani in fosse comuni. Il ritrovamento non si deve all’efficienza dei reparti speciali o del monitoraggio statale, ma al lavoro autogestito dei collettivi di ricerca costituiti dalle famiglie delle persone scomparse.
Anche l’associazione United Forces for Our Disappeared in Nuevo León (FUNDENL) ha presentato la sua “nazionale messicana”: una squadra di 21 “giocatori desaparecidos”, ognuno con il proprio nome, numero e la data dell’ultimo avvistamento sulla maglia. Solo nel 2026, in questo stato sono scomparse 367 persone, di cui 262 risultano ancora disperse.
I membri dell’associazione hanno di recente denunciato un fatto increscioso, riportato anche dalla testata messicana La Jornada: il tentativo del governo dello stato di Nuevo León di coprire i volti e le foto degli scomparsi nella Plaza de las y los Desaparecidos a Monterrey, nascondendoli dietro a dei grandi vasi di fiori ornamentali. Il collettivo ha definito l’azione un’offesa alla società e ha risposto affiggendo i manifesti direttamente sui vasi, mostrando un simbolico “cartellino rosso” alle autorità locali per le sistematiche omissioni nelle indagini.
Nonostante l’introduzione di meccanismi giuridici internazionali, le sparizioni forzate rimangono una ferita aperta. I collettivi sottolineano come le riforme legislative promesse non siano mai state attuate. “Otto anni dopo la creazione della Commissione locale di ricerca mancano ancora piani concreti, come l’istituzione di programmi di medicina legale presso l’Universidad Ciudadana di Nuevo León”, attacca FUNDENL. Al momento sarebbero oltre 70mila i corpi non identificati in custodia dello Stato.
Il dramma messicano è da tempo uscito dai confini nazionali per diventare un caso internazionale. Lo scorso aprile, il comitato dell’ONU che si occupa di sparizioni (CED) ha attivato una procedura d’emergenza (l’articolo 34) e ha chiesto di portare il caso del Messico davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Per la CED le sparizioni in Messico non sarebbero casi isolati, ma così diffusi e sistematici da essere definiti “crimini contro l’umanità”.
La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha negato tali accuse sostenendo che per parlare di crimini contro l’umanità servirebbe una politica deliberata di attacco ai civili da parte dello Stato, mentre la colpa delle sparizioni sarebbe da imputare esclusivamente ai cartelli della droga e alla criminalità organizzata.
Secondo la CED, tuttavia, ci sono prove che in molti casi i funzionari pubblici e la polizia avrebbero favorito i criminali attraverso l’omertà e la complicità. Di fronte a una crisi che le autorità locali non riescono più a gestire, l’ONU ha chiesto alla comunità internazionale di inviare in Messico aiuti finanziari e specialisti. Si vogliono mappare le fosse comuni, analizzare i resti umani non ancora identificati e indagare sui legami corrotti tra politica e narcotraffico; ma si vuole anche garantire protezione ai familiari che rischiano la vita per cercare i loro cari.
Nonostante la presidente del Messico abbia difeso l’operato del governo, ha comunque dovuto riconoscere i gravi ritardi delle procure locali: “È meglio che il fascicolo venga aperto dall’inizio, perché questo garantisce la ricerca”, ha dichiarato, lasciando aperta la porta a un cambio di rotta istituzionale che le famiglie degli scomparsi aspettano da anni.
Le donne, le cosìdette madres buscadoras, sono la vera forza trainante di questa battaglia. Si organizzano, battono le strade, scavano sotto terra, visitano gli obitori e si spingono fino alle zone controllate dai cartelli per cercare le persone scomparse. Una dedizione che pagano a carissimo prezzo.
Secondo un rapporto di Amnesty International relativo al 2025, il 97% delle donne impegnate nelle ricerche ha riferito di aver subito violenze. I rischi includono: minacce (45%) ed estorsioni (39%); aggressioni fisiche (27%) e sfollamento forzato (27%); torture (10%), rapimenti (6%), violenze sessuali, ma anche omicidi.
Tra il 2019 e il 2024, ben 16 attivisti impegnati nelle ricerche sono stati assassinati. Tredici di loro erano donne. Madri che hanno pagato con la vita la colpa di aver cercato una verità che spesso si nasconde sotto terra, a pochi passi dagli stadi di questi Mondiali.
A tutto questo si aggiunge lo stigma sociale. Una donna su due viene colpevolizzata o isolata dalle autorità e persino dalle proprie comunità. Il logorio è anche economico: “Essere ricchi o poveri non è la stessa cosa”, denunciano molte madri nel report. “Se scompare un ricco la procura si muove subito; per mio figlio non riesco nemmeno a fissare un appuntamento”. Ma è anche sanitario: il 70% dichiara gravi problemi di salute fisica e mentale. Araceli Rodríguez, che cerca suo figlio da 15 anni, racconta di aver avuto difficoltà a respirare e di aver perso i denti per lo stress.
Nonostante ciò, solo il 17% delle donne denuncia le aggressioni subite durante le ricerche, a causa della totale sfiducia nelle istituzioni e della percezione di una forte collusione tra funzionari pubblici e criminalità organizzata. Anche gli investigatori e i tecnici forensi molto spesso non dispongono della formazione e delle risorse necessarie per svolgere il loro lavoro, mentre testimoni e vittime sono spesso terrorizzati da ritorsioni per aver collaborato alle indagini e le autorità non sono in grado o non sono disposte a proteggerli. Sebbene l’emittente KYMA abbia recentemente riportato l’ennesima direttiva per eliminare formalmente ogni attesa, molte procure locali continuano illegalmente a chiedere alle famiglie di aspettare 72 ore prima di avviare le ricerche.
Ora, mentre i riflettori del mondo si accendono sugli stadi, i familiari degli scomparsi chiedono che il governo accetti l’aiuto e le tecnologie di altri Paesi. “Mentre decine di milioni di persone in tutto il mondo si preparano a seguire quella che la FIFA definisce ‘la più grande cerimonia di apertura del mondo’, migliaia di donne coraggiose in Messico coglieranno l’occasione per scendere in piazza e ricordare che le ricerche continuano”, conclude Edith Olivares Ferreto, di Amnesty International.
L'articolo Messico: il mondiale parallelo delle famiglie dei 135 mila desaparecidos proviene da InsideOver.







Altra notte di fuoco incrociato tra Iran e Stati Uniti. Ma, nonostante le apparenze ancora non è guerra: ad oggi non si registrano vittime né dall’una né dall’altra parte. I duellanti, a quanto pare, nonostante le minacce reciproche stanno calibrando i colpi. Per ora.
Significativo, ad esempio, l’attacco a due serbatoi idrici sulla costa iraniana: nel riferire la verità della denuncia iraniana, riscontrata attraverso satelliti, il New York Times vi associa il comunicato dell’esercito americano nel quale è specificato che l’attacco è stato condotto “con munizioni di precisione”. Quindi è stato colpito di proposito, un crimine di guerra che ha lasciato senza acqua potabile 20mila persone. Ma, allo stesso tempo, si è voluto evitare che le bombe facessero strame di civili.

Tra l’altro, l’Iran si è guardato bene, per ora, di attaccare Israele, che gli avrebbe attirato repliche non altrettanto mirate, con conseguente e inevitabile ampliamento del conflitto.
Insomma, ancora il conflitto è vigilato, come scrive Karen DeYong sul Washington Post: “Al momento, un ritorno a una guerra su vasta scala sembra ancora improbabile […] ed entrambe le parti desiderano chiaramente la fine della guerra, pur se sembrano bloccate in uno stallo diplomatico”.
Tanto che il Wall Street Journal, media consegnato alla religione delle guerre infinite, pur accogliendo con sollievo i nuovi bombardamenti, rileva con disappunto il fatto che Trump non abbia ancora varcato il Rubicone e non si decida per operazioni più incisive.

Che il conflitto sia controllato lo annotava anche Axios, che spiegava: “Martedì, intorno alle 17:00 (ora della costa orientale degli Stati Uniti), mentre i caccia statunitensi erano in viaggio, la Casa Bianca ha inviato messaggi agli iraniani avvertendoli che avrebbero preso di mira solo installazioni militari”. ‘Abbiamo detto agli iraniani che se i piloti fossero stati uccisi, oggi ci troveremmo in una situazione completamente diversa’, ha affermato un funzionario statunitense”.
Axios spiega che a far precipitare gli eventi è stato il fatto che Teheran non ha ancora risposto alla proposta di accordo inviata due settimane fa da Trump, il quale è diventato “sempre più frustrato dalla copertura mediatica negativa, persino derisoria, delle sue promesse non mantenute sull’accordo, nonché dalle critiche dei falchi che lo accusano di essere troppo morbido con l’Iran”.
Probabile che la ritrosia dell’Iran, più che sulla questione nucleare, sulla quale si sta trattando seriamente, si concentri su due punti. Anzitutto, la richiesta del libero transito attraverso lo Stretto di Hormuz, sulla quale Trump insiste non solo per le pressioni in tal senso, ma anche perché il regime dei pedaggi che Teheran intende imporre – in realtà una banale tassazione – gli attirerebbe critiche alle quali non potrebbe replicare perché non esisteva prima della sua guerra. Una sconfitta secca. In secondo luogo, l’America fa orecchie da mercante sulla legittima richiesta iraniana di sbloccare i propri beni congelati dall’antagonista (nel codice penale si chiama furto).
L’ondata di attacchi americani ha accompagnato l’arrivo a Teheran di una delegazione qatariota che dovrebbe rilanciare il negoziato. Secondo la Reuters è ripartita da Teheran stamane, dal momento che i colloqui con la controparte sono durati fino al mattino. L’esito è tutto da verificare.
Se porterà con sé una risposta accettabile dagli States quanto avvenuto in questi giorni potrebbe essere ricordato come la fiammata finale, che Trump potrà rivendicare come una vittoria, dal momento che sarebbe riuscito a piegare Teheran.
Ma al momento è arduo credere in tale possibilità e c’è il rischio che la tensione attuale faccia degenerare il conflitto in una guerra su larga scala. L’Iran, intanto ha comunicato la chiusura totale dello Stretto di Hormuz, sviluppo che non promette nulla di buono. Allo stesso tempo, però, va notato che finora gli Houti sono rimasti silenti: se la situazione fosse già giunta a un punto di non ritorno avrebbero già chiuso, o minacciato di chiudere, anche lo Stretto di Bab al-Mandab…
Per quanto riguarda l’inizio di questa fiammata, ieri avevamo accennato alla possibilità che si trattasse di una replica dell’incidente del Tonchino, cioè che l’elicottero americano non fosse stato abbattuto da un drone, ma si fosse trattato semplicemente di un disastro aereo strumentalizzato ad arte per dar fuoco alle polveri.
Nel leggere il comunicato del Centcom, tale sensazione è diventata certezza. Così il comunicato: “TAMPA, Florida — Alle 19:33 (ora locale) dell’8 giugno, due membri dell’equipaggio di un elicottero AH-64 Apache dell’esercito statunitense sono stati tratti in salvo dalle forze americane dopo che il loro elicottero era precipitato vicino alla costa dell’Oman durante una missione di pattugliamento nelle acque regionali. I soldati sono stati tratti in salvo nel giro di circa due ore e sono in condizioni stabili. Le cause dell’incidente sono oggetto di indagine”.
Il comunicato, quindi è stato fatto oltre due ore dopo “l’incidente”, come tale definito nel testo. Trump ha raccontato che gli era stato riferito che un drone si era incastrato nel velivolo ma non era esploso. Se vero, il drone doveva essere ben visibile, eppure due ore dopo, il Centcom non ne fa menzione…
Inoltre, possibile che i piloti, sani e salvi e che quindi potevano comunicare, non abbiano avuto contezza dell’impatto con un drone? Nessuno strumento di bordo lo ha segnalato? Ed è possibile che i radar statunitensi, che monitorano palmo a palmo l’area, la più vigilata del pianeta, non abbiano registrato un drone in avvicinamento? Si tenga presente che per nascondere un attacco similare normalmente si usano sciami di droni per sovraccaricare i sistemi di rilevamento; non esistono al momento droni del tutto invisibili…

Infine, il resoconto di Axios: “Gli Stati Uniti non avevano ancora stabilito se l’Iran avesse abbattuto intenzionalmente l’elicottero quando Trump ha deciso di ordinare una risposta militare”. Nessun attacco, nessun drone, solo la decisione di ricominciare a bombardare. Il drone si è materializzato dopo, d’incanto, per giustificare l’ingiustificabile.
Ora non resta che attendere e sperare che Trump non abbia dato inizio a un processo non più controllabile quanto catastrofico.

L'articolo Iran: per ora conflitto limitato, iniziato da un drone che non c’è proviene da InsideOver.
Google introduce in Italia le "Fonti preferite". Aggiungi Limes alle testate che segui per trovare più facilmente analisi, mappe e approfondimenti geopolitici nei tuoi risultati di ricerca. Scopri anche come seguire Limes su Google Discover per ricevere i nostri contenuti consigliati nel tuo feed.




A Punta Molentis, una tra le spiagge più famose della Sardegna, l’estate comincia con una regola che sta facendo assai polemica: il Comune di Villasimius ha deciso di rendere l’accesso a pagamento e contingentato, con prenotazione obbligatoria e un “biglietto d’ingresso” di 10 euro al giorno. La misura riguarda una delle spiagge colpite lo scorso anno da un incendio doloso che aveva minacciato l’arenile, gli habitat e la biodiversità della zona. Secondo il Comune, l’obiettivo è limitare la pressione turistica su un ecosistema fragile e ridurre il numero di presenze sulla spiaggia.
La decisione più contestata riguarda l’ombra. Dal 6 giugno al 31 ottobre sarà vietato installare ombrelloni, gazebo, tende e altri sistemi di ombreggio. L’eccezione vale soltanto per le famiglie con bambini sotto i 10 anni e per le persone dai 65 anni in su. Anche in questi casi sarà consentito un solo ombrellone per nucleo familiare che “rispetta le condizioni”.
Sui social c’è chi ha commentato con ironia, chiedendo: “Per aprire un ombrellone devo noleggiare un bambino?”. Un altro utente ha scritto: “Per venire in spiaggia con un ombrellone devo portare mio nonno o mettere al mondo un bambino da qui a domani?”. Altri hanno sollevato il tema della sicurezza sotto il sole estivo: “Si rischia un’insolazione, un colpo di calore!”.
Il Comune di Villasimius difende la scelta richiamando le condizioni ambientali dell’area. “L’ecosistema di Punta Molentis è tra i più preziosi del nostro territorio, ma anche tra i più fragili”, ha scritto l’amministrazione, ricordando che gli incendi e gli eventi meteomarini eccezionali hanno “ridotto la capacità dell’arenile e messo a dura prova habitat e biodiversità“. Per questo, secondo il Comune, è diventato “necessario limitare l’impatto antropico e garantire la tutela di questo patrimonio per le future generazioni”.
Le nuove regole prevedono anche limiti molto rigidi agli accessi. Via terra potranno entrare al massimo 70 veicoli al giorno e non più di 150 persone contemporaneamente sull’arenile. Gli ingressi saranno sospesi una volta raggiunta la capienza massima. Via mare potranno arrivare solo operatori autorizzati, con un massimo di 100 persone contemporaneamente e permanenza limitata a un’ora, al costo di 5 euro a persona. Sarà vietato sbarcare con zaini, borse termiche e attrezzature “non compatibili con la tutela ambientale del sito”.
L’accesso sarà consentito dalle 8 alle 20.30, con uscita obbligatoria entro le 21. Le persone con disabilità potranno accedere gratuitamente, fino a un massimo di tre persone contemporaneamente presenti oltre ai limiti ordinari di capienza, con accompagnatore.
Il caso Punta Molentis riapre una questione sempre più evidente sulle spiagge italiane, il diritto dei cittadini a vivere il mare pubblico con libertà come è giusto che sia. Si può chiedere alle persone di pagare per entrare in una spiaggia pubblica e poi impedire loro di ripararsi dal sole?
L'articolo Ombrelloni vietati a Villasimius proviene da Il Blog di Beppe Grillo.

Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica è focalizzata sull’escalation nel Golfo Persico tra Usa e Iran, il governo di Benjamin Netanyahu si prepara a varare una delle mosse più significative degli ultimi decenni nei territori occupati della Cisgiordania. Secondo una bozza di decisione governativa ottenuta da Barak Ravid, giornalista di Axios ed ex ufficiale delle Forze di Difesa israeliane noto per la sua vicinanza agli ambienti del governo di Tel Aviv, giovedì prossimo l’esecutivo dovrebbe approvare un piano per finanziare la creazione di fatto di 61 nuovi insediamenti illegali in Cisgiordania.
Non si tratta di una semplice ratifica formale. Il progetto prevede uno stanziamento superiore a 350 milioni di dollari distribuiti su più anni, destinati a trasformare sulla carta decine di comunità in realtà operative. «Il governo – spiega una fonte a conoscenza della proposta, riportata da Ravid su X – finanzierà compound residenziali temporanei, edifici pubblici e infrastrutture, anche prima del completamento delle procedure formali di pianificazione».
🚨🇮🇱🇵🇸 While the Trump administration – along with governments across Europe and the Middle East – is focused on the escalating crisis with Iran, the Israeli cabinet is expected to approve on Thursday a plan to fund the de facto establishment of 61 new settlements in the occupied…
— Barak Ravid (@BarakRavid) June 11, 2026
L’artefice del piano è il ministro delle Finanze di estrema destra Bezalel Smotrich, da sempre sostenitore dell’espansione dei coloni. Il tempismo non è casuale: l’esecutivo cerca di blindare il budget prima di un’eventuale votazione per lo scioglimento della Knesset e l’indizione di nuove elezioni. Un passaggio che renderebbe molto più complesso approvare stanziamenti di questa portata.
Gran parte degli insediamenti inclusi nella bozza si trovano in zone altamente sensibili: lungo l’autostrada 90 nella Valle del Giordano, nelle colline di Hebron sud e in località progettate per creare una continuità territoriale tra insediamenti esistenti. Secondo gli analisti, una simile operazione mina ulteriormente qualsiasi prospettiva futura di uno Stato palestinese.
La novità più importante, sottolinea Ravid, è che il governo non si limita a riconoscere ufficialmente i nuovi insediamenti, ma inizia subito a finanziarli concretamente. In pratica, per decine di comunità verranno allestiti dei siti temporanei con case mobili, strutture comuni e allacciamenti per acqua, luce e servizi, anche mentre le pratiche burocratiche e i piani urbanistici sono ancora in corso. Si tratta del metodo classico usato per creare «fatti compiuti sul territorio», come spiega il giornalista: si costruisce sul posto in modo che, una volta fatte le cose, sia molto difficile tornare indietro e quegli insediamenti diventino permanenti.
Il provvedimento segue un’altra decisione del gabinetto della scorsa settimana, che aveva già stanziato circa 35 milioni di dollari per lavori di pianificazione e regolamentazione sugli stessi siti. Ora si passa alla fase esecutiva.
L’iniziativa del governo di Tel Aviv rientra in uno sforzo più ampio del governo per rafforzare il controllo sull’Area C della Cisgiordania – la zona sotto piena giurisdizione militare e civile di Israele – e accelerare l’espansione coloniale. Negli ultimi dodici mesi, il gabinetto ha autorizzato decine di nuovi insediamenti.
Come riportato lo scorso marzo da Human Rights Watch, mentre l’attenzione del mondo è concentrata sul conflitto tra Israele, gli Stati Uniti e l’Iran, nella Cisgiordania occupata la violenza, gli sfollamenti e la pulizia etnica stanno subendo un’allarmante escalation. Ogni giorno, come documentato proprio da Human Rights Watch, coloni israeliani armati invadono le comunità palestinesi, sparano munizioni vere, incendiano case e automobili e attaccano le famiglie direttamente nelle loro abitazioni. Sebbene queste atrocità non siano un fenomeno nuovo, la loro portata e frequenza sono inedite.
L’organizzazione israeliana per i diritti umani Yesh Din ha documentato, lo scorso marzo, 170 distinti episodi di violenza da parte dei coloni contro i palestinesi in Cisgiordania. Il 2026 è già sulla buona strada per superare il 2025, un anno che aveva già visto la violenza dei coloni israeliani raggiungere il suo punto più alto in due decenni. Human Rights Watch sottolinea come questa violenza non sia da attribuire ad una manciata di «mele marce», ma sia anzi sistematica, agevolata e resa possibile dallo stesso governo israeliano, che omette sistematicamente di perseguire penalmente i responsabili. Parallelamente, «Israele continua ad approvare e finanziare la crescita di insediamenti illegali», in un tentativo esplicito di «frammentare ulteriormente le comunità palestinesi e portare avanti la loro progressiva espropriazione».
Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto. Unisciti a noi, abbonati oggi!
L'articolo Cisgiordania, il governo israeliano finanzia 61 nuovi insediamenti illegali: pronti 350 milioni di dollari proviene da InsideOver.



L’arresto del metropolita Hilarion (al secolo Grigorij Alfeyev) nella città termale ceca di Karlovy Vary rischia di essere ricordato come uno degli episodi più singolari nella storia recente dell’Ortodossia russa. Fermato dalla polizia il 24 maggio dopo il ritrovamento di alcuni contenitori con una sostanza proibita nel bagagliaio dell’automobile su cui viaggiava, il prelato è stato rilasciato dopo due giorni senza incriminazioni. Mosca ha denunciato una provocazione politica, il Patriarcato di Mosca ha parlato di una montatura e il ministero degli Esteri russo ha convocato il rappresentante diplomatico ceco per protestare formalmente.
Al di là delle circostanze ancora controverse del caso, l’episodio assume rilievo soprattutto per la personalità coinvolta. Hilarion non è infatti un semplice vescovo di provincia. Per oltre un decennio è stato il principale artefice della politica estera ecclesiastica del Patriarcato di Mosca, una figura che per influenza, visibilità e rete di relazioni internazionali può essere descritta senza eccessive forzature come il vero “ministro degli Esteri” della Chiesa ortodossa russa.
Dal 2009 al 2022, alla guida del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne, Hilarion è stato il volto internazionale dell’Ortodossia russa. Ha dialogato con il Vaticano, con le Chiese protestanti, con i patriarchi ortodossi e con numerosi governi europei. Contemporaneamente però consolidava anche i legami con i settori più conservatori del mondo ortodosso, in particolare in Grecia, Cipro e nella diaspora ortodossa in Occidente. In un’epoca in cui la Federazione Russa cercava ancora di presentarsi in Europa come una potenza civile e culturale oltre che militare, il metropolita rappresentava uno degli strumenti più efficaci del soft power russo.
La sua missione non consisteva semplicemente nel difendere gli interessi della Chiesa. Hilarion cercava di accreditare Mosca come il principale centro dell’Ortodossia mondiale, contrapponendola progressivamente al Patriarcato di Costantinopoli. Nella sua visione, il primato storico rivendicato dal patriarca Bartolomeo non poteva più bastare in un mondo nel quale la Chiesa russa raccoglieva la maggioranza dei fedeli ortodossi, disponeva di risorse economiche incomparabilmente superiori e godeva dell’appoggio di uno Stato tornato a considerare la religione un elemento fondamentale della propria identità strategica.
In questa strategia va collocata anche la vicenda dell’Institut Saint-Serge di Parigi, uno dei più prestigiosi centri della teologia ortodossa mondiale. Nato dall’esperienza dell’emigrazione russa successiva alla rivoluzione del 1917 e legato per decenni all’arcivescovado delle parrocchie russe in Europa occidentale sotto la giurisdizione di Costantinopoli, l’istituto rappresentava il principale lascito intellettuale della diaspora anticomunista. Le opere di teologi come Sergij Bulgakov, Georges Florovsky e Vladimir Lossky hanno segnato profondamente la riflessione ortodossa contemporanea ben oltre i confini del mondo russo. Il progressivo ritorno dell’arcivescovado russo-occidentale sotto l’obbedienza del Patriarcato di Mosca e l’acquisizione del controllo di Saint-Serge hanno assunto quindi un valore che andava oltre la semplice questione amministrativa. Per uomini come Hilarion, il recupero di quel patrimonio rappresentava la ricomposizione simbolica della frattura aperta dalla rivoluzione bolscevica e il ricongiungimento tra la Russia ecclesiastica e quella parte della sua élite teologica costretta all’esilio dopo il 1917. Una vittoria culturale prima ancora che canonica, destinata a rafforzare la pretesa di Mosca di proporsi come centro dell’Ortodossia mondiale
Fu proprio Hilarion a diventare il principale interprete della battaglia ecclesiastica contro Costantinopoli culminata nella crisi ucraina del 2018-2019. Quando Bartolomeo riconobbe l’autocefalia della nuova Chiesa ortodossa d’Ucraina, il metropolita guidò la risposta di Mosca, accusando il Patriarcato ecumenico di avere provocato uno scisma nel mondo ortodosso. Le sue critiche nei confronti dell’ex metropolita Filarete Denisenko, scomparso di recente furono altrettanto severe. In quella fase Hilarion appariva come il principale stratega di una Chiesa russa intenzionata a contendere a Costantinopoli la leadership dell’Ortodossia mondiale.
Paradossalmente, proprio mentre la sua influenza sembrava raggiungere l’apice, la sua parabola iniziò a declinare. Il 7 giugno 2022, pochi mesi dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il Sinodo lo rimosse improvvisamente dalla guida del Dipartimento per le relazioni esterne e lo trasferì alla piccola diocesi di Budapest e Ungheria. Per molti osservatori la decisione non fu casuale.
A differenza di altre personalità ecclesiastiche russi, Hilarion non sostenne mai pubblicamente la guerra con l’enfasi ideologica adottata dal patriarca Kirill e da altri esponenti della gerarchia ecclesiastica. Continuò a difendere le posizioni canoniche di Mosca sulla questione ucraina, ma evitò di trasformare il conflitto in una guerra religiosa. Già prima dell’invasione aveva affermato che la guerra non rappresentava uno strumento per risolvere le controversie politiche e, una volta iniziato il conflitto, mantenne un profilo più prudente rispetto a quello dominante nel Patriarcato di Mosca.
In realtà la guerra colpiva al cuore il progetto che aveva perseguito per oltre dieci anni. L’intera strategia di Hilarion presupponeva infatti l’esistenza di un ponte tra Russia e Occidente. Il suo lavoro diplomatico, i rapporti costruiti con il Vaticano, il dialogo ecumenico, le relazioni con il mondo accademico europeo e nordamericano si fondavano sull’idea che Mosca potesse esercitare influenza internazionale attraverso il prestigio culturale e religioso. L’invasione dell’Ucraina ha compromesso gran parte di questo capitale politico e simbolico.
Per comprendere il ruolo di Hilarion è però necessario guardare oltre la diplomazia. A differenza di molti gerarchi contemporanei, egli si è affermato anche come teologo di primo piano. Le sue opere sono state tradotte in numerose lingue e hanno contribuito a diffondere la tradizione ortodossa ben oltre i confini del mondo slavo.
Il suo libro più celebre, “Il mistero della fede”, pubblicato negli anni Novanta, è considerato ancora oggi una delle migliori introduzioni contemporanee alla spiritualità e alla teologia ortodossa. L’opera riuscì a rendere accessibile a un pubblico ampio il patrimonio della tradizione patristica orientale in una fase in cui la Russia usciva da decenni di ateismo di Stato.
Accanto a questo testo, Hilarion ha dedicato studi approfonditi a figure fondamentali della spiritualità cristiana come Isacco il Siro e Simeone il Nuovo Teologo, contribuendo in modo significativo alla riscoperta della tradizione ascetica orientale. Ancora più ambiziosa è stata la monumentale serie “Gesù Cristo. Vita e insegnamento”, nella quale ha tentato di coniugare l’esegesi moderna con la lettura patristica dei Vangeli. L’opera ha ricevuto apprezzamenti da studiosi ortodossi, cattolici e protestanti, un riconoscimento raro in un panorama spesso segnato da forti divisioni confessionali.
Questa dimensione intellettuale spiega perché, fino al 2022, il suo nome fosse frequentemente indicato tra quelli dei possibili successori del patriarca Kirill. Non si trattò mai di una candidatura ufficiale né di una prospettiva imminente, ma l’ipotesi circolava con insistenza negli ambienti ecclesiastici e diplomatici. Hilarion possedeva una discreta autorevolezza teologica, esperienza internazionale, capacità comunicativa e una rete di contatti costruita in decenni di attività.
Anche alcune sue prese di posizione mostrano una personalità più complessa degli stereotipi spesso associati all’attuale gerarchia russa. Nel 2020 si oppose pubblicamente all’idea di inserire un mosaico raffigurante Stalin nel nuovo tempio delle Forze Armate russe. Definì il dittatore sovietico un persecutore della Chiesa e ricordò il sangue versato da milioni di vittime del regime. In altre occasioni arrivò persino a descrivere Stalin come un “mostro spirituale” e a paragonare la natura repressiva del sistema staliniano a quella del nazismo.
Ciò non significava rinnegare il ruolo patriottico della Chiesa durante la Seconda guerra mondiale. Al contrario, Hilarion sottolineò ripetutamente il contributo fornito dal clero e dai fedeli alla difesa della patria contro l’invasione tedesca. Ma proprio questa distinzione tra il sacrificio del popolo russo e le responsabilità del regime staliniano rivela un tratto significativo della sua visione storica e politica probabilmente anche per favorire la visione russa in occidente.
L’arresto di Karlovy Vary potrebbe alla fine rivelarsi un episodio marginale, destinato a scomparire dalle cronache nel giro di poche settimane. Più duratura appare invece la sua valenza simbolica. Coinvolge infatti l’uomo che per oltre un decennio ha incarnato la diplomazia religiosa della Russia post-sovietica e il tentativo di Mosca di estendere la propria influenza attraverso la fede, la cultura e il dialogo internazionale.
La parabola di Hilarion racconta in fondo la storia di una stagione in parte conclusa. Se il patriarca Kirill rappresenta oggi l’Ortodossia mobilitata attorno alla potenza statale russa, Hilarion aveva cercato di costruire una diversa forma di influenza, fondata sul prestigio teologico e sul soft power religioso. L’invasione dell’Ucraina non ha soltanto ridimensionato la sua carriera personale. Ha probabilmente segnato il tramonto dell’intero progetto che egli aveva contribuito a edificare.
L'articolo Hilarion e il tramonto del soft power religioso russo proviene da InsideOver.

Il documento in questione fu stilato dall’attuale ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, esponente di punta di Sionismo religioso, partito radicale dell’estrema destra: si tratta del cosiddetto «piano decisivo per Israele», intitolato Una speranza, reso pubblico nel 2017. Quella che proponiamo è una lettura critica, che potrebbe risultare utile per comprendere come nella filosofia portata avanti da diversi esponenti dell’attuale esecutivo, alcuni punti fermi – dal diniego verso qualunque prospettiva di autodeterminazione della popolazione araba, sino al corollario dell’annessione dell’intera Cisgiordania, chiamata Giudea e Samaria – non sono mai cambiati. E non finisce qui, visto che nei contenuti si evoca esplicitamente una sorta di gerarchia su base etnica – istituzionalizzata con la legge sulla patria ebraica del 2018 – e un regime giuridico differenziato, ovviamente a danno della componente araba.
Il punto di partenza, e qui citiamo testualmente, è l’affermazione secondo la quale “in questa terra non sorgerà mai uno Stato arabo”, visto che a Ovest del fiume Giordano l’unica autodeterminazione ammissibile è quella ebraica. Per garantire questo risultato si parla esplicitamente del “trasferimento” di centinaia di migliaia di coloni, così da renderne irreversibile il controllo israeliano. Solo questo passaggio si esporrebbe a innumerevoli critiche, che il documento ignora totalmente: dalla patente violazione del diritto internazionale e delle risoluzioni delle Nazioni Unite, a un modello chiaramente ispirato a garantire diritti e libertà esclusivamente su base etnica.
In questo scenario, agli arabi non resterebbe che rinunciare per sempre a qualunque aspirazione nazionale, per poi operare una scelta secca: accettare di restare in una posizione di sostanziale subordinazione, o emigrare, magari con qualche incentivo di tipo economico (chiamato “contributo di separazione”). In sostanza, si tratterebbe di una sorta di emigrazione forzata – a voler essere generosi indotta – che andrebbe contro ogni principio giuridico, a cominciare da quello della libera autodeterminazione dei popoli, sancito dalla Carta delle Nazioni Unite.
Per coloro che “scegliessero” di restare, il piano immaginava sei circoscrizioni municipali arabe – Hebron, Betlemme, Ramallah, Gerico, Nablus, Jenin – alle quali sarebbero conferite funzioni amministrative, ma nessuna reale sovranità. Il diritto di voto in una prima fase – difficile ipotizzarne tempi ed evoluzione, si parlava di dieci anni – sarebbe escluso per le elezioni politiche per la Knesset. A chi contestasse che in tal modo si violerebbero i principi della democrazia rappresentativa, basata sul suffragio universale, non veniva opposta alcuna solida argomentazione.
Per Smotrich cancellando la possibilità di uno stato palestinese si rimuoverebbe per sempre il pericolo del terrorismo, perché a suo dire sarebbe proprio questa “speranza” a dare vita al fenomeno, dimostrando così una totale ignoranza circa alcune delle cause strutturali, come il regime di occupazione e la privazione dei diritti per gli abitanti della Cisgiordania.
A giustificare la sovranità ebraica basterebbe la legittimazione su base biblica, alla quale dovrebbe essere indotta a cedere la comunità internazionale. E pure su questo punto la violazione del diritto internazionale è talmente plateale da non richiedere ulteriori commenti.
In ultima analisi un piano ammantato di giustificazioni inconsistenti sotto il profilo giuridico e del diritto umanitario, che lungi dal determinare una maggiore sicurezza per tutti, finirebbe per acutizzare quei fenomeni terroristici che si vorrebbero prevenire, oltre che accrescere l’isolamento e il danno all’immagine dello stato ebraico, che i fatti di Gaza hanno già compromesso in modo forse irreparabile. A non voler dire che l’adozione di un approccio di tipo radicale non farebbe che rafforzare le analoghe fazioni dall’altro lato della barricata.
Per la verità, per quanto suoni paradossale, forse esiste un punto sul quale Smotrich potrebbe aver avuto ragione: quando sostiene l’impossibilità della costituzione di uno Stato arabo alla luce delle circostanze storiche. Quello che il ministro trascura è che le ragioni alla base di questa conclusione sono molto diverse, per non dire opposte, a quelle proposte nel documento.
In tal senso sorprende sentire ripetere incessantemente la formula “due popoli per due stati”. Delle due l’una: o c’è mala fede, o c’è ignoranza, ed è difficile dire quale delle due opzioni sia la peggiore. E il documento che abbiamo sommariamente illustrato sta lì a dimostrarlo.
L'articolo Gli arabi via o privi di ogni diritto: così il ministro Bezalel Smotrich immaginava la Palestina già nel 2017 proviene da InsideOver.


L’isola di Saseno sorge all’imbocco del Canale d’Otranto, di fronte alla costa pugliese, nel punto in cui l’Adriatico si restringe a stretto. Per quasi trent’anni territorio sovrano italiano e poi, per l’intera Guerra fredda, base sottomarina interdetta, è oggi destinata a un uso opposto: il governo di Tirana ne ha affidato lo sviluppo a un fondo statunitense legato a Jared Kushner per un resort di lusso da 1,4 miliardi di euro.
La vicenda è stata letta soprattutto in chiave ambientale e come caso di nepotismo politico. Dal punto di vista italiano, però, il problema rilevante è diverso: l’ingresso di capitale privato americano e del Golfo in un punto che la dottrina navale nazionale ha sempre ritenuto vitale, e l’assenza di qualsiasi reazione da parte di Roma. È su questa assenza, più che sul progetto in sé, che occorre ragionare per valutare il peso effettivo dell’Italia nell’Adriatico orientale.
Da poligono militare a concessione privata
Il rilievo di Saseno è funzione della posizione, non delle dimensioni. L’isola presidia l’ingresso orientale dello stretto, largo circa settantadue chilometri, che costituisce l’unico accesso ai porti dell’alto Adriatico; chi ne controlla le alture dispone, in linea di principio, di una capacità di sorveglianza e di interdizione sul traffico tra Mediterraneo e Adriatico. È una rendita di posizione indipendente dai regimi che si sono succeduti sull’isola, e spiega perché Saseno sia stata storicamente oggetto di competizione tra le potenze affacciate sul canale.
Per l’Italia quella posizione è stata a lungo una questione di sicurezza. Occupata nel 1914 e mantenuta come possedimento sovrano dal 1920 al 1947, l’isola fu il perno dello sbarramento d’Otranto, il dispositivo navale con cui la Regia Marina chiudeva l’Adriatico alla flotta austro-ungarica; la sovranità italiana cessò con il trattato di pace del 1947, dopo di che Saseno servì come base sommergibilistica del blocco comunista. Il richiamo storico fissa il termine di paragone dell’analisi, cioè il grado di rilevanza che l’isola ha avuto per la sicurezza italiana, rispetto al quale va misurato il disinteresse odierno.
Il progetto attuale è di natura esclusivamente commerciale: nulla autorizza a ipotizzare un riuso militare dell’isola da parte statunitense o dei finanziatori del Golfo. Il dato rilevante è il mutamento di giurisdizione. Con decreto del 2 dicembre 2024 il presidente Bajram Begaj ha sottratto l’isola al piano di dispiegamento delle forze armate, e poiché i fondali restano disseminati di ordigni inesplosi, il Comitato per gli investimenti strategici ha posto la bonifica a carico della Difesa albanese come condizione per rendere agibile il resort. L’impiego di un apparato militare statale per garantire la redditività di un investimento privato estero indica la gerarchia in atto: la sicurezza nazionale viene subordinata alla logica del capitale, e lo Stato europeo storicamente competente su quel tratto di mare resta estraneo al processo.
Un investimento opaco
La cornice giuridica è quella dell’investitore strategico, concessa il 30 dicembre 2024 alla Atlantic Incubation Partners, veicolo riconducibile al fondo Affinity Partners di Kushner, con licenze accelerate e accesso diretto ai terreni demaniali. Vanno tenute distinte due cifre che la stampa tende a confondere: il progetto sull’isola riguarda 45 ettari, circa l’otto per cento della superficie, per 1,4 miliardi di euro, mentre il piano costiero di Zvërnec, sulla terraferma protetta tra la laguna di Narta e l’Adriatico, è un’urbanizzazione ben più estesa, di millequattrocento ettari e diecimila stanze, valutata 4,7 miliardi. I mille posti di lavoro e la durata decennale spesso citati sono per ora proiezioni del promotore e non obblighi sottoscritti.
La struttura proprietaria è opaca. Lo Stato albanese rivendica una partecipazione diretta in una entità giuridica congiunta e nega che vi sia privatizzazione, ma la quota effettivamente in suo possesso non è mai stata resa pubblica. Il capitale privato proviene in larga parte da fondi sovrani del Golfo, sauditi, qatarioti ed emiratini, convogliati da Affinity, mentre la componente continentale è gestita attraverso una catena di società schermo che termina in un trust olandese e ne occulta i soci albanesi. In un’operazione che cede in concessione un bene demaniale, l’elemento meno verificabile resta così la misura stessa di quella cessione.
L’operazione è ora oggetto di un’inchiesta giudiziaria. Lo SPAK, la procura speciale anticorruzione, ha aperto il 2 giugno 2026 un procedimento sulle modifiche del 2024 alla legge sulle aree protette, che hanno ridotto di oltre cinquemila ettari la tutela dell’ecosistema di Narta, e sul trasferimento ai privati dei titoli di proprietà di Zvërnec. L’indagine coinvolge soci locali con precedenti per appropriazione di terreni e falso documentale, ma non ha finora prodotto incriminazioni formali contro i vertici di Affinity o l’esecutivo albanese, né sequestri sul perimetro del progetto; allo stato, qualsiasi conclusione sulla corruzione sarebbe prematura.
Belgrado e l’arbitro europeo
Il principale fattore di rischio per l’operazione è di natura giudiziaria, come mostra il precedente serbo. A Belgrado Affinity aveva concordato con il governo la trasformazione dell’ex Stato maggiore jugoslavo, edificio vincolato e simbolo dei bombardamenti NATO del 1999, in un albergo a marchio Trump, previa rimozione del vincolo; per quella rimozione il ministro della Cultura Nikola Selaković è finito sotto processo il 4 febbraio 2026, e il fondo si è ritirato dal progetto poche ore dopo l’incriminazione del dicembre precedente.
La reazione di Affinity nei due casi è opposta, e la differenza è informativa. A Belgrado il fondo si è ritirato di fronte a un’incriminazione; a Saseno resta, benché l’inchiesta riguardi un espediente identico. La spiegazione plausibile è il diverso grado di copertura offerto dall’esecutivo: a fronte di proteste estese a più città e dell’indagine dello SPAK, il premier Edi Rama ha escluso ogni sospensione del progetto, mentre il presidente serbo Vučić aveva dovuto cedere. La permanenza del fondo a Saseno funziona quindi come indicatore della fiducia degli investitori nella capacità del governo albanese di proteggere l’operazione dalla magistratura e dalla pressione popolare.
Il secondo vincolo esterno è europeo. La Commissione ha collegato Saseno e Narta al percorso di adesione, avvertendo che il progetto può pregiudicare la chiusura del Capitolo 27 su ambiente e clima; la delegazione dell’Unione a Tirana ha promosso una campagna a tutela della natura albanese e ha chiesto l’abrogazione sia delle modifiche del 2024 sia della legge del 2015 sugli investimenti strategici. A porre condizioni a Tirana sul futuro dello stretto è quindi la Commissione, non l’Italia: la leva regolatoria nell’Adriatico si è spostata a Bruxelles, mentre Roma, storicamente la potenza di riferimento di quel mare, non esercita un ruolo equivalente.
Da guarnigione a comprimario: la postura italiana
La posizione italiana si caratterizza per l’assenza di posizione. Nessuna dichiarazione della Farnesina, della Difesa, della Marina o atto di sindacato ispettivo parlamentare risulta riferito all’ingresso di capitale americano e del Golfo a Saseno. L’assenza non costituisce di per sé prova di una linea, dato che ogni inferenza resta tale; ma in un Paese tanto esposto su quel mare un silenzio così completo è esso stesso un dato politico.
L’interpretazione corrente attribuisce il silenzio a un calcolo: Roma non si oppone perché controllerebbe già le infrastrutture funzionali dello stretto. L’esame di quelle infrastrutture, però, ne ridimensiona la portata. Nell’interconnessione elettrica sottomarina tra Valona e la Puglia, firmata nel gennaio 2025 e valutata circa un miliardo di euro, capitale e tecnologia sono emiratini, affidati a Masdar e Taqa, la generazione è ospitata dalle utility albanesi e a Terna spetta la sola integrazione di rete sul versante pugliese, con Eni nel ruolo di acquirente. L’Italia vi occupa quindi la posizione di mercato di destinazione e nodo di transito, non di proprietario dell’infrastruttura, in coerenza con un Piano Mattei che la candida a hub fra Africa, Balcani ed Europa pur appoggiandosi spesso a capitale estero.
Il secondo pilastro, il protocollo migranti con i centri di Shengjin e Gjadër gestiti da personale italiano in territorio albanese, è anch’esso condizionato dalle scelte di Tirana. Rama ne assicura la continuità finché lo vorrà l’Italia, ma la diplomazia albanese ne ha già fissato il termine: l’intesa non sarà prorogata oltre l’adesione all’Unione prevista per il 2030, data oltre la quale quel territorio cesserebbe di essere extraterritoriale. La durata dello strumento dipende perciò dal calendario dell’allargamento europeo, deciso a Bruxelles e a Tirana, non dalla programmazione italiana.Tre elementi convergono in una sola lettura: il silenzio sull’isola, il ruolo marginale nell’architettura energetica e la dipendenza del dispositivo migratorio dal calendario altrui. L’Italia, che un secolo fa controllava Saseno come questione di sicurezza, non partecipa oggi alla ridefinizione del controllo sullo stretto, condotta dal capitale privato americano e del Golfo, regolata da Bruxelles e condizionata dalla sovranità albanese. Non si tratta di costrizione: Roma sceglie l’accomodamento perché opporsi a capitali alleati avrebbe un costo superiore alla perdita simbolica, e perché le sue priorità dipendono dallo stesso sistema di relazioni atlantiche e mediorientali. La posizione di comprimario, però, comporta che i benefici acquisiti restino subordinati a decisioni prese altrove: l’arresto del progetto per via giudiziaria o europea, come a Belgrado, o la chiusura dei centri migranti nel 2030 lascerebbero l’Italia priva del bene simbolico e con un controllo solo parziale sulle infrastrutture che considerava proprie. È la condizione di un attore che nell’Adriatico orientale ha smesso da tempo di fissare le regole.


Carissime lettrici, cari lettori,
Benvenuti a una nuova edizione di #InsideUsa, la vostra guida settimanale per esplorare i retroscena politici e culturali che stanno plasmando il presente e il futuro degli Stati Uniti. Io sono Roberto Vivaldelli e, come ogni giovedì, vi porto direttamente nel cuore delle dinamiche della superpotenza americana. Pronti? Partiamo!
Questa settimana vi parliamo di un possibile e imminente terremoto mediatico. Secondo alcune indiscrezioni riportate da Axios e dal New York Post, Bari Weiss – ex editorialista del New York Times e attuale capo di Cbs News – potrebbe estendere la sua supervisione editoriale anche alla Cnn se l’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount Skydance andrà in porto (prevista per il terzo trimestre del 2026).
Weiss, nota per le sue posizioni marcatamente filo-israeliane e anti-woke, imprimerebbe alla celebre rete via cavo una linea ancora più radicale a favore di Israele, dopo che la sua gestione di Cbs News è già stata caratterizzata da licenziamenti controversi e critiche. Qualora andasse in porto, l’operazione farebbe confluire due dei maggiori network americani sotto un unico ombrello editoriale, vedrebbe Weiss affiancata da un manager operativo e di business, mentre crescono i legami tra la giornalista e David Ellison (CEO di Paramount Skydance), figlio di Larry Ellison, noto donatore pro-Israele e amico di Benjamin Netanyahu.
Per questa settimana, è tutto, abbonatevi e alla prossima con #InsideUsa
L'articolo InsideUsa – Cnn, in pole per la direzione c’è Bari Weiss: un terremoto mediatico proviene da InsideOver.

Il Parlamento britannico inizia a fare pressione sul governo laburista di Keir Starmer circa la presenza di Palantir nel sistema pubblico britannico, in particolar modo nella gestione dei dati del National Health Service, il sistema di sanità pubblica del Regno Unito.
Il report “Rewiring the state: Delivering digital government” della Commissione per la Scienza, l’Innovazione e la Tecnologia di Westminster, come il resto del Parlamento emanazione della maggioranza laburista che sostiene il premier, ha posto dei dubbi sull’effettivo vantaggio che sarebbe garantito al Regno Unito dall’affidare la banca dati dell’Nhs all’azienda co-fondata da Peter Thiel e Alex Karp, sottolineando che non ci sarebbe alcun vantaggio tecnologico garantito nell’affidarsi a Palantir mentre, al contempo, sarebbero molti i dubbi emergenti.
“La dipendenza da fornitori esteri è una debolezza sfruttabile” e rappresenta “una ‘inaccettabile fonte di debolezza”, commentano i parlamentari, che criticano un’influenza pressoché eccessiva data a Palantir dai tempi del Covid-19. Sotto attacco anche il fatto che l’azienda avrebbe una reputazione controversa per il suo utilizzo bellico da parte del Pentagono e il ruolo che gli algoritmi del gruppo di Karp svolgono nei programmi di identificazione dei migranti irregolari negli Usa. Il Parlamento britannico chiede dunque a Starmer di sfruttare la finestra d’uscita del 2027 per non rinnovare l’accesso alla Federated Data Platform, il sistema di accumulazione dei dati sanitari nazionali, a Palantir perché li gestisca e ordini.
“La mancata definizione e attuazione di una chiara strategia di sovranità non solo rappresenta un ostacolo al successo dell’implementazione tecnologica, ma lascia il Regno Unito alla mercé di attori commerciali e statali stranieri che non condividono i nostri interessi strategici”, scrivono i deputati nel report, segnando peraltro un solco profondo tra interessi americani e britannici, almeno nella percezione. “Il governo dovrebbe conservare la facoltà di scegliere i singoli fornitori e di tutelarsi dal rischio di dipendenza da un unico fornitore e da situazioni che ne compromettono la stabilità”, aggiungono. Del resto, il problema-Palantir si somma a un’analoga tensione sul fronte del cloud dati, dove Amazon Web Services ha vinto un’importante gara pubblica da 420 milioni di sterline a marzo presentandosi senza avversari.
Il Regno Unito ha i dati sanitari in mano a Palantir e quelli cloud gestiti o da Aws o da Microsoft. La raccomandazione è quella di un superamento della dipendenza tecnologica dagli Usa, un fatto che nel Paese che un tempo faceva della “relazione speciale” il suo pivot geopolitico ha quantomeno del clamoroso. Vedere il Parlamento del Regno Unito temere la pervasività delle tecnologie Usa è segno di una frattura transatlantica che nell’era di Donald Trump e delle tecno-oligarchie americane rischia di consolidarsi e inasprirsi. La sfiducia sulla tenuta di un fronte comune, insomma, spaventa i legislatori britannici. Cosa farà Starmer? La mossa sembra l’ennesimo tentativo di mettere sotto pressione un premier indebolito e che all’interno del suo partito ha sempre più franchi tiratori. Mancare di chiarezza anche su questo dossier caro a molti membri del Partito Laburista potrebbe accelerare la fine di un esecutivo che sempre più appare a tempo e difficilmente dopo l’estate potrà sfuggire al redde rationem.
L'articolo Palantir e giganti del cloud, Londra inizia a temere la dipendenza dai colossi Usa proviene da InsideOver.

Il collasso del progetto franco-tedesco Fcas (Future Combat Air System) da 100 miliardi di euro per un caccia di sesta generazione congiunto tra Parigi e Berlino rappresenta un crocevia importante per l’industria della Difesa europea e mentre prova ad analizzare i cambi di paradigma che questo comporta per i suoi piani di riarmo la Germania, Paese che maggiormente puntava sul piano per un salto di qualità delle sue forze armate, valuta le alternative.
La cooperazione industriale franco-tedesca non è decollata per questioni legate alla volontà di spartizione degli appalti, che la Francia intendeva mantenere pesantemente a proprio favore, e per una minore spinta comune per il progetto rispetto a quello del Global Combat Air Program (Gcap) italo-anglo-giapponese. Ora Berlino si trova nella condizione di dover ripartire da capo e di studiare alternative. Essenzialmente, ci sono tre opzioni sul tavolo per il cancelliere Friedrich Merz, autore di un ambizioso piano di rafforzamento militare assieme al ministro della Difesa Boris Pistorius.
La prima idea, segnalata dal Financial Times, sarebbe quella di consolidare un pool di aziende con al centro la divisione aerospaziale di Airbus, che ha sede operativa in Germania, per guidare dal suolo tedesco una corsa autonoma al nuovo caccia. All’imminente Salone Aeronautico di Berlino, secondo il Ft, i dirigenti di questi gruppi, tra cui Mbda, specializzata in campo balistico e missilistico, e Hensoldt, player nei radar, potrebbero ricevere una spinta dalla volontà di Merz di mettere a terra il piano di riarmo passando anche per una via autonoma agli aerei di combattimento di nuova generazione.
La seconda strada porta proprio nella direzione del Gcap e lascia presagire la prospettiva che Berlino finisca per convergere come partner nell’ambizioso piano oggi egemone su scala mondiale per i velivoli di sesta generazione. Il peso industriale della Germania e la capacità di spesa di Berlino darebbe indubbiamente un peso geostrategico notevole all’accordo e ne amplierebbe la portata, ma al contempo è tutto da valutare l’impatto che ciò avrebbe su filiere industriali, appalti e divisione del lavoro, in un contesto ove già oggi Italia, Regno Unito e Giappone prevedono stanziamenti per decine di miliardi di euro volti a sviluppare con i loro apparati militari-industriali il nuovo caccia.
Una terza via, invece, accarezzata in passato, passa da un altro attore strategico nel mercato aeronautico: la Svezia. Stoccolma prevede di sostituire il veterano della sua flotta aerea, il Jas-39 Gripen, entro il 2035 e ha incaricato Saab di studiare un progetto per realizzare un velivolo di sesta generazione in ottemperanza alla storica e gelosamente custodita indipendenza del Paese nordico nelle filiere militari, un retaggio dell’era di stretta neutralità conclusa con l’ingresso nella Nato nel 2024. Ora è aperta una nuova era, e i rumors di una cooperazione tedesco-svedese sono consolidati da tempo sulla scorta della presenza attiva di Saab in diversi dossier del piano di riarmo tedesco. Rispetto al Gcap il progetto svedese è ancora in via di sviluppo e dunque la Germania, sempre tramite Airbus, potrebbe giocare un ruolo.
Chiaramente l’opzione di un consorzio per il caccia di sesta generazione si potrebbe anche sposare con l’apertura a una delle due filiere già attive. La Chatham House, del resto, nota che il tramonto del Fcas franco-tedesco potrebbe contribuire a fare chiarezza sul futuro del riarmo aeronautico europeo, aggiungendo peraltro che “I Paesi europei devono affrontare una realtà urgente: se non saranno in grado di sviluppare un’alternativa europea al programma statunitense F-35, si troveranno costretti a dipendere da un’America sempre meno affidabile per una componente cruciale del loro equipaggiamento di difesa, una piattaforma su cui potrebbero dover fare affidamento fino al 2040 inoltrato”.
La Germania produce l’F-35 nei suoi stabilimenti del sistmea industriale-militare ma intende guardare oltre. E dalla sua scelta potrebbe dipendere molto del futuro della corsa europea (e globale) al caccia di sesta generazione, in cui l’Europa è capofila. Ma rischia di avere proprio dalla sua divisione un fattore di ridimensionamento.
Noi di InsideOver mettiamo passione nel nostro lavoro. Ma siamo anche convinti che la passione senza una seria documentazione rischi di essere inutile. Se ti convince questo approccio, puoi sostenerlo e farne parte abbonandoti al nostro giornale. Aiutando così noi ma anche l’informazione indipendente.
L'articolo Addio al Fcas, la Germania studia le alternative: dalla Svezia al progetto Airbus proviene da InsideOver.

Gli Stati Uniti hanno inserito quattro importanti aziende cinesi in lista contenente oltre 100 società d’oltre Muraglia ritenute avere legami più o meno diretti con l’apparato militare di Pechino.
L’elenco, che adesso ha raggiunto quota 188 entità, comprende anche il gigante dell’e-commerce Alibaba, il fornitore di servizi di ricerca su interner Baidu, nonché le insospettabili case automobilistiche Byd e Nio. Chi fa parte di questo gruppo, a detta del Pentagono, giocherebbe un ruolo rilevante nella modernizzazione dell’Esercito Popolare di Liberazione (Pla) cinese.
La mossa di Washington arriva a meno di un mese dall’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping, al termine del quale i presidenti di Usa e Cina avevano stabilito di porre una tregua alle loro diatribe commerciali. Quasi come un fulmine a ciel sereno, il Dipartimento della Difesa americano ha pubblicato una versione aggiornata della “1260H list”, il citato elenco di aziende che il Pentagono considera essere affiliate alla base industriale militare del Dragone.
L’inserimento di queste società nella lista non impone esplicitamente sanzioni. Significa tuttavia che gli Stati Uniti non potranno stipulare contratti con le suddette entità a partire dalla fine di questo mese, né potranno acquistare i loro prodotti o servizi tramite terzi a partire da giugno 2027.

La mossa degli Usa non è affatto piaciuta alla Cina. Il ministero degli Esteri di Pechino ha dichiarato che la lista statunitense è discriminatoria e che “danneggia ingiustificatamente” le aziende cinesi, esortando Washington a “correggere le proprie pratiche errate”.
La situazione è quasi paradossale, perché se da un lato è vero che Trump ha dato l’impressione di voler dialogare con Xi, dall’altro la sua amministrazione ha inserito nella 1260H list alcune tra le principali aziende hi-tech cinesi. Nel frattempo, sottolineano i media Usa, le American Depositary Receipts (Adr) di Baidu sono calate del 2,1%, quelle di Alibaba dello 0,8% e quelle di Byd dello 0,8%.
Nella lista sono finite anche Cxmt e Ymtc, ossia due tra i principali produttori di chip di memoria del Dragone, l’azienda biotecnologica WuXi AppTec, la società di robotica basata sull’intelligenza artificiale RoboSense Technology e il produttore di robot umanoidi e quadrupedi Unitree.
Ymtc ha dichiarato a Reuters di essere delusa da questa mossa, soprattutto dopo “anni di collaborazione con le autorità statunitensi, sforzi per affrontare le problematiche e un impegno dimostrato per la conformità”. Ancora più assurda la situazione di Unitree, visto che soltanto pochi giorni fa Nvidia aveva dichiarato di voler collaborare con lei per costruire robot destinati ai ricercatori.
La sensazione, spiegano diversi funzionari delle big-tech del Dragone, è che la decisione degli Stati Uniti sia più motivata da intenti anti concorrenziali che non da serie preoccupazioni per la sicurezza nazionale.

La reazione delle aziende cinesi colpite non è mancata. Byd, il più grande produttore mondiale di veicoli elettrici, ha fatto sapere in un comunicato di opporsi all’essere etichettato come azienda militare e che utilizzerà tutti i “mezzi amministrativi e legali possibili” per tutelare i propri diritti e interessi, aggiungendo che la mossa di Washington ha danneggiato “i suoi successi nello sviluppo negli Stati Uniti”.
Sulla stessa lunghezza d’onda le altre Big Tech d’oltre Muraglia, con Alibaba in testa, che a sua volta ha dichiarato in un comunicato che non vi è “alcun fondamento” per la sua inclusione nella lista. “Alibaba non è un’azienda militare cinese né fa parte di alcuna strategia di fusione civile-militare. Intraprenderemo tutte le azioni legali disponibili contro i tentativi di travisare la nostra azienda”, ha affermato il conglomerato di e-commerce e tecnologia.
Considerando tutte queste società, otteniamo un fatturato complessivo di oltre 2,6 miliardi di yuan (quasi 388 miliardi di dollari) e una capitalizzazione aggregata di otre 5 trilioni di yuan (750 miliardi di dollari).
Chiara l’intenzione degli Usa, ormai convinti che le aziende tecnologiche civili cinesi siano legate a doppia mandata alle priorità militari del Partito Comunista Cinese, ma presumibilmente ancor più preoccupati che i loro continui exploit internazionali possano offrire a Pechino un vantaggio decisivo nello scontro tecnologico tra grandi potenze. Potrebbe però ormai essere troppo tardi per intervenire in maniera efficace.

L'articolo Perché gli Usa muovono guerra alle Big Tech cinesi? proviene da InsideOver.

I titoli di oggi: Conflitto su Taiwan, l’Europa rischia perdite per 2.000 miliardi di dollari Gli Usa chiudono domini sospettati di essere usati dalla Cina per reclutare agenti Taiwan testa i sistemi HIMARS in esercitazione militare nello Stretto Per i neozelandesi gli Usa rappresentano una minaccia maggiore della Cina L’Afghanistan accusa il Pakistan per le vittime dei raid lungo il ...
L'articolo In Cina e Asia – Conflitto su Taiwan, l’Europa rischia perdite per 2.000 miliardi di dollari proviene da China Files.






Viviamo nel mondo più ricco della storia, eppure miliardi di persone faticano ancora a mangiare, curarsi e avere un tetto sopra la testa. La povertà viene spesso raccontata come una disgrazia, un incidente, una conseguenza inevitabile della scarsità. Un collettivo di quasi 400 personalità internazionali, tra cui Olivier De Schutter, Thomas Piketty, Kate Raworth e Joseph Stiglitz, dice invece una cosa molto diversa: la povertà è una costruzione politica, nasce dalle regole con cui organizziamo il lavoro, la fiscalità, il debito, i servizi pubblici, il potere delle grandi ricchezze e il rapporto tra Nord e Sud del mondo.
La lettera che segue è la traduzione della tribuna-manifesto pubblicata su Le Monde. Il testo accompagna la “Roadmap for Eradicating Poverty Beyond Growth”, promossa nell’ambito dell’iniziativa New Economies for Eradicating Poverty, guidata da Olivier De Schutter, ex Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e i diritti umani.
Viviamo nell’era della scarsità artificiale. In un mondo più ricco che mai, oltre un decimo della popolazione mondiale vive ancora in condizioni di estrema povertà. Milioni di persone non hanno i mezzi per nutrirsi, abitare o curarsi adeguatamente, mentre una minuscola minoranza accumula una ricchezza e un potere senza precedenti. Intanto siccità, mega-incendi, inondazioni e ondate di calore ci ricordano che le nostre economie stanno spingendo il pianeta oltre i suoi limiti.
Queste due crisi non sono separate. Entrambe sono sintomi di un modello economico ormai esaurito. La povertà e le disuguaglianze sono le conseguenze prevedibili di scelte politiche. Derivano dal modo in cui concepiamo i sistemi fiscali, regolamentiamo il mercato del lavoro, attribuiamo valore al lavoro di cura e organizziamo i servizi pubblici. Dipendono dal modo in cui il potere politico è distribuito e dall’importanza che accordiamo ai diversi interessi. Quando le persone vengono private dei mezzi per vivere con dignità e partecipare pienamente alla vita della propria società, i loro diritti fondamentali vengono violati.
Se i governi possono produrre la povertà, possono anche eliminarla. Per decenni la ricetta è stata semplice. Bastava far crescere l’economia e la povertà sarebbe gradualmente scomparsa. La promessa di una crescita economica a beneficio di tutti non è stata mantenuta. Mentre i redditi nazionali aumentavano, i salari reali ristagnavano, i posti di lavoro diventavano più precari e i servizi pubblici venivano ridotti. Mentre i più ricchi si arricchivano in modo spettacolare, i più poveri si rivolgevano sempre più numerosi alle mense e ai banchi alimentari.
La crescita non si traduce più in una prosperità condivisa ed è diventata ecologicamente insostenibile. Gli scienziati mettono in guardia dal rischio che la Terra si trasformi in una fornace, nella quale l’aumento delle emissioni di gas serra e la distruzione della biodiversità destabilizzano le condizioni necessarie alla vita umana. Circa il 90% delle emissioni mondiali di carbonio in eccesso è attribuibile ai paesi del Nord e il 10% degli individui più ricchi è responsabile di quasi la metà delle emissioni mondiali, secondo l’economista Lucas Chancel in Nature nel 2022, mentre le popolazioni che vivono in povertà sono le prime a subire le conseguenze dei cattivi raccolti e dell’aumento dei prezzi alimentari. Un modello economico fondato su un’espansione senza fine su un pianeta dalle risorse limitate è ingiusto e pericoloso.
I paesi a basso reddito hanno ancora bisogno di crescita per costruire strade, ospedali e scuole, sviluppare le energie rinnovabili e creare posti di lavoro dignitosi. Il modello dominante di crescita si basa però sull’estrazione delle risorse, sullo sfruttamento di una manodopera a basso costo, sulla dipendenza dalle esportazioni e su un indebitamento crescente. Questo modello ha aggravato le disuguaglianze e accelerato il collasso degli ecosistemi. La vera questione oggi riguarda il tipo di economie che stiamo costruendo, chi ne trae beneficio e se permettono a tutti di vivere con dignità nel rispetto dei limiti planetari.
Per questo abbiamo elaborato una Roadmap per l’eradicazione della povertà oltre la crescita, recentemente presentata a Ginevra, in Svizzera, presso l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, sotto l’egida della Coalizione Globale per la Giustizia Sociale. Essa propone alternative per andare oltre l’approccio crescita, tasse e redistribuzione, attraverso il quale la lotta alla povertà è stata definita per decenni.
Per diciotto mesi, oltre 400 persone, tra agenzie delle Nazioni Unite, governi nazionali, esperti accademici, organizzazioni della società civile, sindacati, attori dell’economia sociale e solidale, movimenti cittadini del Nord e del Sud del mondo, hanno lavorato per rispondere a una domanda semplice. Come porre fine alla povertà e ridurre le disuguaglianze senza fare della crescita del prodotto interno lordo la condizione principale del progresso?
I diritti umani forniscono il principio guida per misurare i progressi, definire le priorità e trovare compromessi tra obiettivi concorrenti. Garantire una protezione sociale universale fondata sui diritti e un accesso universale a servizi pubblici di qualità è una priorità assoluta. In molti paesi rimane l’urgenza più grande. Un’economia rispettosa dei diritti umani va però oltre la semplice redistribuzione e la compensazione successiva al mercato. La protezione sociale e i servizi pubblici sono essenziali, ma non possono costituire indefinitamente la stampella di economie che, per loro natura, generano salari da miseria, lavori precari e alloggi inaccessibili.
È necessario modificare le regole a monte. Questo significa proteggere il lavoro dignitoso, creare sistemi di garanzia dell’occupazione, rafforzare i sindacati e la democrazia sul luogo di lavoro, combattere le discriminazioni e valorizzare il lavoro di cura, retribuito o meno, dal quale dipendono le società. Significa investire nella prima infanzia, nell’edilizia abitativa, nella sanità, nell’istruzione e nei trasporti, elevandoli a servizi pubblici universali, per spezzare i circoli viziosi che perpetuano la povertà di generazione in generazione. Significa anche esercitare un controllo pubblico sugli asset strategici, orientare il credito verso priorità sociali ed ecologiche e sostenere lo sviluppo dell’economia sociale e solidale.
Realizzare questo programma implica anche trasformare le regole di un’economia mondiale che, ancora oggi, orienta le capacità produttive dei paesi a reddito basso e medio verso il consumo dei paesi del Nord, a scapito della soddisfazione dei bisogni locali. Oggi i governi dei paesi del Sud vengono criticati per la loro inattività di fronte alla povertà, mentre subiscono la pressione di sanzioni unilaterali, di accordi commerciali che li privano dei margini politici indispensabili e perpetuano uno scambio ineguale, insieme a un indebitamento ereditato da secoli di spoliazione coloniale. Così 3,4 miliardi di persone vivono in paesi che destinano più risorse al servizio del debito che alla sanità o all’istruzione.
I paesi fortemente indebitati sono costretti dalle istituzioni finanziarie internazionali a ridurre la spesa sociale e a indebolire la tutela dei lavoratori in nome della competitività. Parallelamente, le catene globali di approvvigionamento consentono un trasferimento netto di lavoro e risorse dal Sud verso il Nord, su una scala tale che i redditi perduti dai paesi poveri sarebbero più che sufficienti a eliminare la povertà estrema in tutto il pianeta.
La solidarietà internazionale è un obbligo giuridico e morale che deriva da un dato storico. Molti paesi ricchi hanno costruito la propria ricchezza impoverendo i paesi del Sud attraverso modelli estrattivi che oggi continuano sotto nuove forme. Una transizione giusta, oltre la crescita, deve includere la giustizia sul debito, una maggiore cooperazione Sud-Sud, un finanziamento più robusto dell’azione climatica e un sostegno più consistente alla creazione di sistemi di protezione sociale di base, fondati sui principi di non dominazione e autodeterminazione. I paesi del Sud potrebbero così definire il proprio futuro economico in condizioni che rispettino la loro sovranità.
È altrettanto cruciale sapere chi avrà il potere di contribuire a questa transizione. Troppo spesso le politiche che riguardano le persone che vivono in povertà vengono concepite senza di loro, o addirittura contro di loro. Quando i sistemi di protezione sociale si basano sul sospetto, sulla minaccia di sanzioni e sull’imposizione di condizioni umilianti, rafforzano la stigmatizzazione e scoraggiano le persone dal rivendicare i propri diritti. Quando le riforme agrarie o i programmi di edilizia sociale sono segnati da corruzione e favoritismi, oppure escludono gli abitanti delle baraccopoli, non vanno a beneficio di coloro che hanno il bisogno più urgente di tali sostegni. Le persone che vivono in povertà sanno meglio di chiunque altro come i dispositivi pensati per aiutarle possano fallire nella pratica. La loro esperienza deve guidare la progettazione, l’attuazione e il monitoraggio delle strategie di lotta alla povertà, dalle collettività locali ai parlamenti fino alle istituzioni internazionali.
Non partiamo da zero. In tutto il mondo, le lotte indigene, i movimenti femministi, i sindacati e i movimenti per la giustizia climatica difendono e costruiscono futuri alternativi fondati sulla solidarietà e sui diritti territoriali. Nuove coalizioni di Stati propongono altre visioni della governance economica globale e i governi sperimentano strategie di lotta alla povertà basate sui diritti, assemblee cittadine e modelli di creazione di ricchezza comunitaria.
La nostra roadmap si fonda su questi sforzi, li collega tra loro e li amplifica. La proponiamo ora come punto di riferimento comune per tutti coloro che rifiutano di accettare che la povertà e il collasso ecologico siano il prezzo da pagare per la nostra attuale definizione di successo economico.
In vista del vertice sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile del 2027, i governi e le istituzioni multilaterali devono scegliere. Possono perseverare in un modello di crescita fallimentare oppure impegnarsi a eliminare la povertà trasformando le regole economiche che la producono. La povertà è una costruzione. Ciò che è stato costruito può essere smantellato. Il sistema che la perpetua può essere sostituito da qualcos’altro. Grazie alla Roadmap per l’eradicazione della povertà oltre la crescita, proponiamo soluzioni concrete.
Tra i primi firmatari figurano Olivier De Schutter, ex Relatore speciale dell’ONU sulla povertà estrema e i diritti umani, Jayati Ghosh, professoressa di economia all’Università del Massachusetts Amherst, Jason Hickel, antropologo e professore presso l’Università Autonoma di Barcellona, Thomas Piketty, professore di economia alla Scuola di Economia di Parigi, Kate Raworth, economista presso l’Institute for Environmental Change dell’Università di Oxford, e Joseph Stiglitz, economista e premio Nobel per l’economia.
L'articolo La povertà è una scelta politica proviene da Il Blog di Beppe Grillo.





Il ritorno del dibattito sul ruolo delle Forze di Autodifesa giapponesi si è intensificato sotto la leadership di Sanae Takaichi, il cui approccio più esplicito ha riportato al centro dell’agenda politica un tema a lungo rimasto tecnicizzato. Le sue proposte, come la nuova revisione dei vincoli costituzionali e del quadro postbellico, l’aumento delle spese per la difesa, lo sviluppo di capacità di controattacco e l’allentamento delle restrizioni sull’export di armamenti, indicano una traiettoria di rafforzamento delle capacità militari che potrebbe incidere in modo significativo sul ruolo strategico del Giappone nella regione.
La questione, tuttavia, non riguarda semplicemente il grado di riarmo del Giappone, ma la sua interpretazione: si tratta della progressiva normalizzazione di una potenza che per decenni ha delegato la propria sicurezza agli Stati Uniti oppure dell’avvio di una trasformazione strutturale destinata a modificare gli equilibri dell’Asia orientale?
Le letture divergono a seconda del punto di osservazione. Per alcuni, il rafforzamento della postura difensiva giapponese rappresenta un adattamento necessario a un ambiente strategico sempre più instabile. Per altri, invece, segna un cambiamento più profondo, che potrebbe riattivare tensioni storiche e sensibilità regionali tuttora irrisolte.
Cosa significa “riarmo” del Giappone: l’Articolo 9 e l’ordine postbellico
Per comprendere il dibattito che circonda l’attuale traiettoria politica giapponese è necessario partire dall’architettura di sicurezza costruita nel secondo dopoguerra. Dopo la sconfitta del 1945, il Giappone fu occupato dagli Stati Uniti e avviato a un processo di democratizzazione e smilitarizzazione volto a prevenire il ritorno del militarismo imperiale. La Costituzione del 1947, in particolare l’Articolo 9, sancì la rinuncia alla guerra come strumento di politica nazionale e impose forti limiti al possesso di capacità militari offensive. Da questo assetto nacque il modello di sicurezza anche noto come Dottrina Yoshida: gli Stati Uniti garantivano la sicurezza del Giappone attraverso l’alleanza e l’ombrello nucleare, mentre Tokyo concentrava le risorse sulla crescita economica, mantenendo un profilo militare strettamente difensivo.
Con la guerra fredda e la guerra di Corea, Washington ricalibrò la propria posizione. Il Giappone non era più solo un paese da contenere, ma un perno della strategia americana in Asia. Su impulso statunitense nacquero quindi le prime strutture di difesa, poi evolute nelle Forze di Autodifesa (Japan Self-Defense Forces o JSDF) nel 1954. Durante la guerra fredda, Tokyo consolidò questo assetto con i “tre principi non nucleari” (1971) e con ulteriori vincoli a spese militari ed export di armamenti. Tuttavia, dagli anni Ottanta, con l’ascesa della Cina e il progressivo emergere di nuove fonti di instabilità nell’Asia orientale (dalla Corea del Nord alle dispute marittime nel Mar Cinese Orientale) il Giappone iniziò una lenta trasformazione. Sotto il governo di Yasuhiro Nakasone si cominciò a rafforzare il profilo difensivo, mentre con quello di Shinzo Abe si arrivò alla reinterpretazione dell’Articolo 9 e alla dottrina del “Contributo Proattivo alla Pace”.
Sebbene le richieste di revisione dell’assetto pacifista siano state storicamente sostenute dalle correnti più conservatrici del Partito Liberal Democratico, la crescente percezione delle minacce regionali rese sempre più accettabile nell’intero establishment politico l’idea di un rafforzamento delle capacità militari nazionali. Si arriva quindi a un punto di svolta nel 2022 con la National Security Strategy del governo Kishida, che definisce l’ambiente di sicurezza della regione come “il più grave dalla Seconda guerra mondiale” e sancisce il rafforzamento della difesa giapponese, incluse capacità di controattacco e maggiore interoperabilità con gli Stati Uniti, e l’aumento delle spese della difesa fino al 2% del PIL.
Perché il cambio di traiettoria: un ambiente strategico in deterioramento
La trasformazione della politica di sicurezza giapponese deve essere quindi compresa in un processo di lungo periodo, iniziato negli anni Ottanta e progressivamente accelerato, influenzato dalle dinamiche regionali esterne. L’Indo-Pacifico è oggi percepito da Tokyo come uno spazio sempre più competitivo, segnato dal ritorno della rivalità tra grandi potenze e di crescente instabilità dello status quo regionale. In questo quadro, le principali fonti di pressione strategica per il Giappone possono essere ricondotte a quattro fattori.
In primo luogo, la Cina. La modernizzazione della People’s Liberation Army, che dispone oggi della più grande marina militare al mondo per numero di unità, si accompagna allo sviluppo di capacità avanzate nei domini missilistico, cibernetico, spaziale e informativo. Particolare rilevanza assumono i sistemi anti-access/area denial (A2/AD), progettati per limitare la libertà operativa di forze avversarie potenziali in caso di crisi regionale. Per il Giappone, la questione non riguarda solo la crescita cinese, ma anche la possibile erosione della superiorità militare americana nell’aera, garante della sicurezza giapponese dal dopoguerra. Da qui deriva il timore di una progressiva riduzione della deterrenza garantita dall’alleanza con Washington, rendendo necessario un maggiore contributo giapponese alla propria sicurezza.
A questo si aggiunge una pressione costante nelle dispute regionali, come le frizioni nel Mar Cinese Orientale e le isole Senkaku/Diaoyu. Nelle isole rivendicate da Pechino ma amministrate da Tokyo si è registrato un aumento delle attività navali e aeree cinesi nell’area, interpretate come una strategia di pressione permanente volta a contestare la sovranità e modificare lo status quo senza ricorrere a un conflitto diretto.
Più strutturale poi è la questione di Taiwan, ormai centrale nella pianificazione strategica giapponese. Situata lungo la First Island Chain, Taiwan rappresenta un nodo strategico tra Cina continentale e Pacifico occidentale. Una crisi nello Stretto coinvolgerebbe inevitabilmente le forze statunitensi stanziate in Giappone, soprattutto a Okinawa e nelle Ryukyu, rendendo Tokyo parte integrante di qualsiasi scenario di escalation. Per il Giappone, le implicazioni andrebbero oltre il piano militare perché una modifica dello status quo rafforzerebbe la proiezione cinese nel Pacifico e ridurrebbe la profondità strategica giapponese, mettendo a rischio rotte marittime e catene di approvvigionamento fondamentali per l’economia nazionale fortemente dipendente dal commercio estero.
Anche la Corea del Nord contribuisce a questo quadro di instabilità. I progressi del programma missilistico e nucleare di Pyongyang hanno trasformato una minaccia astratta in una vulnerabilità diretta, con ripetuti lanci di missili balistici che hanno più volte sorvolato il territorio giapponese. Questo ha evidenziato le difficoltà di garantire una difesa esclusivamente passiva in caso di attacchi improvvisi e la necessità di aumentare le capacità di risposta e di controattacco.
Infine, la guerra in Ucraina ha rafforzato un messaggio chiave: il ricorso alla forza per cambiare gli equilibri internazionali non è un’eccezione del passato. Il parallelismo con Taiwan è immediato, e consolida l’idea che sia necessario rafforzare la deterrenza prima che si materializzino crisi analoghe. La guerra ha avuto effetti rilevanti anche sulle relazioni del Giappone, che da una parte ha ridotto ulteriormente i rapporti con la Russia, già segnati dalla disputa sulle Isole Curili, e dall’altra ha accelerato il coordinamento con i paesi G7 e NATO, segnando un progressivo ampliamento dell’orizzonte strategico di Tokyo oltre l’Asia orientale e un più stretto allineamento con le architetture di sicurezza euro-atlantiche.
Un nuovo equilibrio per la sicurezza giapponese?
La combinazione dei fattori menzionati ha contribuito a creare un ambiente strategico radicalmente diverso da quello in cui nacque l’attuale modello di sicurezza giapponese, alimentando la percezione che l’assetto costruito dopo il 1945 richiedesse un adattamento. Ma la trasformazione della politica di difesa giapponese non è solo il prodotto di pressioni esterne. Per gran parte del dopoguerra, il pacifismo e la diffidenza verso il riarmo hanno rappresentato elementi centrali dell’identità nazionale, alimentati dall’esperienza traumatica della guerra e dei bombardamenti atomici. Con il progressivo venir meno della generazione che aveva vissuto direttamente quel periodo e l’indebolimento dei tradizionali movimenti pacifisti, l’idea che il Giappone debba assumere maggiori responsabilità per la propria sicurezza è diventata più accettabile. Il sostegno all’Articolo 9 resta significativo e parte dell’opinione pubblica oppone o guarda con cautela l’ulteriore rafforzamento delle capacità militari, ma il dibattito gode di una legittimità politica che in passato sarebbe stata impensabile.
In questo contesto si inserisce Sanae Takaichi, che ha reso più esplicito il legame tra sicurezza nazionale e identità politica, richiamando la necessità che il Giappone diventi una “nazione normale“, capace di assumersi responsabilità strategiche proporzionate al proprio peso economico e politico . Gli Stati Uniti e molti partner occidentali leggono questo processo come un adeguamento necessario a un contesto più competitivo e come un passo verso una condivisione più equa degli oneri della sicurezza nella regione.
Ma questa lettura non è condivisa da tutti. In Cina, Russia e Corea del Sud, per esempio, il rafforzamento delle capacità di difesa giapponesi viene osservato con maggiore cautela o perfino in maniera molto critica. La memoria del militarismo del Novecento continua infatti a influenzare il modo in cui i vicini interpretano l’evoluzione della politica di sicurezza di Tokyo, rendendo particolarmente sensibile qualsiasi ampliamento delle sue capacità militari. Tra gli anni Trenta e Quaranta il Giappone imperiale fu protagonista di una politica espansionistica che lasciò profonde ferite in gran parte dell’Asia orientale. Dall’occupazione della Corea alle campagne militari in Cina, episodi come il massacro di Nanchino, il sistema delle cosiddette comfort women e le politiche di assimilazione forzata restano ancora oggi oggetto di controversie diplomatiche e dispute memoriali.
In conclusione, il dibattito sul rafforzamento della postura di sicurezza giapponese non riguarda soltanto l’evoluzione delle sue capacità militari, ma la ridefinizione del rapporto tra sicurezza, identità e memoria storica nell’Asia orientale. La combinazione tra pressioni strategiche esterne e trasformazioni interne ha reso possibile un cambiamento che per decenni sarebbe apparso politicamente improbabile. Tuttavia, questo processo non viene interpretato in modo uniforme nella regione ed è proprio in questa divergenza di percezioni che si colloca il punto cruciale del dibattito. Se per alcuni attori si tratta di un adattamento necessario a un contesto strategico più competitivo e instabile, per altri rappresenta un’evoluzione che potrebbe alterare equilibri consolidati e riattivare sensibilità storiche mai del tutto superate.
In un’area come l’Indo-Pacifico, la stabilità non dipende soltanto dalla distribuzione della forza, ma anche dal modo in cui tale forza viene percepita dagli attori regionali. Quando queste percezioni divergono, anche misure concepite come difensive possono essere interpretate come segnali di revisione degli equilibri esistenti, con conseguenze dirette sulla stabilità regionale.

Le notizie di oggi: Ue-Cina, settimane decisive per dialogo commerciale Cina, export in crescita ma il mercato auto interno resta debole Gli Usa esortano gli alleati NATO a sostituire le apparecchiature Huawei L’Indonesia permette agli agenti di polizia di assumere cariche pubbliche Ue-Cina, settimane decisive per dialogo commerciale Saranno giorni cruciali per le relazioni tra Unione europea e Cina, con una ...
L'articolo In Cina e Asia – Ue-Cina, settimane decisive per dialogo commerciale proviene da China Files.

La visita del presidente cinese a Pyongyang è servita a Pechino per rilanciare i rapporti con la Corea del nord, ma non ha prodotto accordi significativi. E il tema della denuclearizzazione della penisola coreana, come prevedibile vista la situazione regionale e internazionale, è sparito dai resoconti ufficiali
L'articolo Tra Xi e Kim non si parla più di denuclearizzazione proviene da China Files.














La persona media mangia circa sei volte più pollo e il doppio del maiale rispetto ai nostri nonni. A rivelarlo è un nuovo rapporto della FAO, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.
La disponibilità mondiale di carne è cresciuta enormemente negli ultimi sessant’anni e continuerà a farlo anche nei prossimi anni.
L’offerta di pollame è passata da meno di 3 kg a persona nel 1961 a 17 kg nel 2022, secondo i dati dell’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO). La produzione di carne suina è raddoppiata a 15 kg a persona nello stesso periodo, mentre il manzo, l’alimento più inquinante, è rimasto stabile a 9 kg.
L’agricoltura è il secondo settore più inquinante dell’economia globale. Le emissioni che riscaldano il pianeta dovrebbero aumentare del 7,6% nel prossimo decennio, secondo la revisione scientifica della FAO sui fattori determinanti della domanda e dell’offerta di carne, con il bestiame responsabile di circa l’80% dell’aumento.
Il rapporto ha rilevato che la fornitura media globale di carne è aumentata da 25 kg per persona nel 1961 a 47 kg per persona nel 2022. Ha rilevato che circa il 14% della carne e del latte è stato perso durante la produzione o sprecato dopo aver raggiunto gli scaffali dei supermercati e dei ristoranti.
La FAO segnala nello studio anche una forte disuguaglianza, il Nord America resta l’area con la maggiore disponibilità pro capite di alimenti di origine animale. L’Asia è diventata il primo produttore mondiale, eppure la disponibilità per persona rimane più bassa. Nell’Africa subsahariana la crescita è stata molto limitata, con alcuni progressi solo in singoli Paesi e in specifici settori, come il latte in Kenya o il pollame in Sudafrica. Nei Paesi poveri, carne, latte e uova possono essere ancora troppo costosi rispetto al reddito delle famiglie e possono rappresentare una fonte importante di nutrienti. Nei Paesi ricchi, invece, il consumo resta alto e stabile, mentre medici e climatologi indicano da anni la necessità di ridurre l’eccesso di prodotti animali, soprattutto quelli con maggiore impatto ambientale.
La FAO ricorda che il settore zootecnico deve affrontare pressioni sempre più forti. Deforestazione, consumo di suolo, emissioni di gas serra, uso dell’acqua, inquinamento, antibiotico resistenza e rischi legati alle malattie trasmesse dagli animali sono parte della stessa catena. Il bestiame può contribuire all’alimentazione umana, soprattutto dove la sicurezza alimentare è fragile, però il modello attuale sta mostrando limiti sempre più evidenti.
In sessant’anni il mondo ha moltiplicato la carne disponibile, ha trasformato il pollo in una presenza quotidiana e ha costruito un sistema alimentare che produce sempre di più. Fino a quanto questo sistema può crescere ancora senza aumentare le conseguenze sull’ambiente, sulla salute e sulle disuguaglianze globali?
L'articolo Mangiamo sei volte più pollo dei nostri nonni proviene da Il Blog di Beppe Grillo.
Per lungo tempo il Sahel è stato percepito in Europa come una periferia instabile: rilevante per le crisi migratorie, importante per il contrasto al terrorismo, ma comunque esterno al nucleo della sicurezza europea. Questa lettura appare oggi insufficiente. La domanda non è più se l’instabilità saheliana possa produrre effetti sul continente europeo, ma attraverso quali canali tali effetti si stiano già manifestando: sicurezza, energia, rotte, influenza strategica e capacità europea di agire nel proprio vicinato.
Mali e Niger offrono due angolature complementari dello stesso problema. Il primo mostra la difficoltà crescente degli Stati saheliani nel contenere attori armati non statali sempre più adattivi. Il secondo segnala la trasformazione delle risorse strategiche in strumenti di sovranità politica e competizione internazionale. Insieme, i due casi indicano che il Sahel non può più essere trattato come un dossier regionale separato, ma come uno dei punti di pressione del fianco sud europeo.
Dal ritiro occidentale alla sovranità militare
Il ciclo di colpi di Stato che ha attraversato Mali, Burkina Faso e Niger ha modificato il quadro politico della regione più di quanto abbiano fatto molte operazioni militari precedenti. Non si è trattato soltanto di una sostituzione di élite al potere, ma di una ridefinizione dei rapporti tra sicurezza interna, legittimità politica e posizionamento internazionale. Le giunte militari hanno costruito parte del proprio consenso presentando la rottura con la Francia e con l’Occidente come recupero di sovranità nazionale.
Questa narrazione ha intercettato un dato reale: la lunga presenza occidentale non è riuscita a produrre stabilità duratura. L’operazione Serval e poi Barkhane avevano contenuto l’avanzata jihadista in alcune fasi, ma non avevano risolto le fratture territoriali, etniche e istituzionali che alimentano il conflitto. Il ritiro francese dal Mali nel 2022, seguito dall’espansione dell’influenza russa tramite Wagner e poi Africa Corps, ha mostrato che l’uscita dell’Occidente non coincide automaticamente con la ricostruzione dell’autonomia strategica degli Stati saheliani.
La formalizzazione dell’uscita di Mali, Burkina Faso e Niger dall’ECOWAS nel gennaio 2025 ha rafforzato questa traiettoria. L’Alleanza degli Stati del Sahel è diventata il contenitore politico di un nuovo discorso regionale, fondato su sovranità, sicurezza e rifiuto delle pressioni esterne. Tuttavia, il problema resta aperto: una sovranità costruita quasi esclusivamente sulla centralità militare rischia di restare dipendente da emergenza permanente, sostegno esterno e repressione interna. Il risultato non è necessariamente uno Stato più forte, ma uno Stato più isolato e più esposto.
Jihadismo, risorse e competizione esterna
Gli sviluppi recenti in Mali confermano che il vuoto lasciato dal ridimensionamento occidentale non è stato occupato da un’autorità statale più efficace. Il Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (JNIM), affiliato ad al-Qaida, e le formazioni tuareg del nord hanno dimostrato una capacità di adattamento superiore a quella prevista da molte letture occidentali. Le offensive coordinate, la pressione su Kidal e l’estensione della minaccia verso Bamako indicano che gli attori non statali non operano più soltanto come forze di disturbo, ma come soggetti capaci di incidere sugli equilibri strategici del Paese.
Il caso maliano è rilevante perché mostra una trasformazione della guerra irregolare. I gruppi jihadisti e ribelli non sfruttano soltanto la debolezza dello Stato, ma la convertono in vantaggio operativo. Si muovono tra periferie desertiche, aree rurali, confini porosi e centri urbani, alternando pressione militare, controllo delle rotte e capacità di intimidazione. In questo quadro, la presenza russa non sembra aver invertito la tendenza. Al contrario, gli abusi attribuiti ai contractor e la difficoltà nel garantire sicurezza capillare rischiano di alimentare nuovi risentimenti locali.
Il Niger completa il quadro da un’altra prospettiva: quella delle risorse strategiche. La crisi tra Niamey e Orano attorno alla miniera di Somaïr non riguarda soltanto una controversia industriale. L’annuncio della nazionalizzazione della società mineraria, dopo anni di presenza francese nel settore dell’uranio, segnala la volontà della giunta nigerina di trasformare una risorsa energetica in leva politica. Anche in questo caso, la parola “sovranità” diventa centrale, ma il suo significato resta ambiguo: può indicare controllo nazionale delle risorse, oppure apertura a nuovi rapporti di dipendenza verso attori alternativi.
La competizione tra potenze entra così nel Sahel non solo attraverso basi, consiglieri militari o contratti di sicurezza, ma anche tramite miniere, logistica, accordi infrastrutturali e canali finanziari. Russia e Cina non sono presenti nello stesso modo, né perseguono necessariamente obiettivi identici, ma entrambe beneficiano dell’indebolimento del dispositivo occidentale e della crisi dell’influenza francese. Il Sahel diventa così uno spazio in cui la de-occidentalizzazione non produce automaticamente autonomia, ma moltiplica le offerte esterne disponibili per regimi in cerca di protezione, risorse e legittimazione.
Perché riguarda l’Europa
Per l’Europa, la crisi saheliana non è rilevante solo per ragioni umanitarie o migratorie. È rilevante perché riguarda la profondità strategica del Mediterraneo allargato. L’instabilità del Mali, del Niger e del Burkina Faso non resta confinata entro frontiere formali: tende a propagarsi verso il Golfo di Guinea, a interagire con la fragilità libica e a incidere sulle reti criminali, sui traffici e sulle rotte che collegano Africa occidentale, Nord Africa ed Europa meridionale.
L’Italia è coinvolta in questa dinamica in modo diretto, anche quando non viene citata come attore di primo piano. La sicurezza del Mediterraneo centrale dipende anche dalla stabilità delle aree interne africane. La Libia, il Niger e il Sahel non sono compartimenti separati, ma segmenti di uno stesso arco di vulnerabilità. Se lo Stato perde controllo sulle aree interne, aumentano gli spazi per gruppi armati, reti di traffico, economie illegali e attori esterni interessati a usare l’instabilità come leva negoziale.
Vi è poi una dimensione energetica e industriale. Il caso dell’uranio nigerino non va letto in termini semplicistici, come se la sicurezza energetica europea dipendesse da una sola miniera o da un solo Paese. La sua importanza è più ampia: mostra come le filiere strategiche possano diventare oggetto di pressione politica in una fase di competizione globale sulle materie prime. Per un’Europa che parla di autonomia strategica, transizione energetica e sicurezza industriale, il controllo delle risorse e delle rotte non è più un tema secondario.
Infine, il Sahel riguarda l’Europa perché misura la credibilità della sua politica estera. L’Unione Europea e i singoli Stati membri hanno spesso alternato cooperazione allo sviluppo, missioni militari, programmi di formazione e gestione emergenziale dei flussi migratori. Questa pluralità di strumenti non ha però sempre prodotto una strategia coerente. Il rischio è che l’Europa continui a reagire alle crisi saheliane come episodi separati, senza riconoscere che esse compongono ormai una linea di frattura permanente del proprio vicinato.
Oltre l’emergenza: quale strategia europea
Una nuova strategia europea per il Sahel dovrebbe partire da un presupposto realistico: non esiste un ritorno semplice all’ordine precedente. La stagione della centralità francese è chiusa o comunque profondamente ridimensionata. Allo stesso tempo, l’idea che le giunte militari possano garantire stabilità attraverso la sola forza appare smentita dagli sviluppi sul terreno. L’Europa deve quindi evitare due errori opposti: la nostalgia dell’intervento occidentale e l’abbandono di uno spazio considerato ormai perduto.
Il primo terreno è quello della sicurezza. La cooperazione militare non può essere ridotta alla formazione di unità locali se manca una lettura politica delle fratture territoriali. Rafforzare le capacità statali significa anche sostenere intelligence, controllo delle frontiere, sicurezza delle infrastrutture, protezione delle comunità locali e contrasto alle economie illegali. Senza questi elementi, la risposta militare rischia di produrre risultati tattici e fallimenti strategici.
Il secondo terreno è quello delle risorse. L’Europa non può limitarsi a denunciare la penetrazione russa o cinese se non è in grado di offrire partenariati più credibili, meno estrattivi e più stabili. La sicurezza delle filiere minerarie ed energetiche richiede accordi trasparenti, investimenti infrastrutturali e un rapporto meno intermittente con gli Stati africani. La competizione sulle materie prime non si vince soltanto con dichiarazioni politiche, ma con presenza economica, capacità industriale e continuità diplomatica.
Il terzo terreno è politico. Cooperare con partner saheliani non significa legittimare automaticamente colpi di Stato o abusi, ma neppure immaginare che la regione possa essere stabilizzata solo attraverso condizionalità esterne. L’Europa deve combinare pressione diplomatica, incentivi, canali regionali e dialogo pragmatico. In assenza di una proposta europea riconoscibile, altri attori continueranno a occupare lo spazio lasciato vuoto, offrendo protezione senza riforme, armi senza istituzioni e retorica sovranista senza stabilità.
Il Sahel costringe l’Europa a riconoscere un dato che la guerra in Ucraina e le crisi mediorientali hanno reso ancora più evidente: la sicurezza del continente non si esaurisce sul fianco est, né può essere delegata interamente ad altri attori. Mali e Niger mostrano che il confine strategico europeo passa anche attraverso deserti, miniere, rotte terrestri e capitali fragili. Considerare il Sahel una periferia significherebbe ignorare uno dei luoghi in cui si decide la capacità europea di proteggere il proprio vicinato, difendere i propri interessi e trasformare l’autonomia strategica da formula retorica in politica concreta.
L’analisi recentemente proposta da Mattia Saitta evidenzia come il conflitto in Ucraina abbia progressivamente assunto le caratteristiche di una guerra di logoramento, nella quale la capacità di sostenere nel tempo lo sforzo militare, economico e politico diventa tanto determinante quanto le operazioni sul campo. In uno scenario nel quale né Mosca né Kiev sembrano in grado di conseguire una vittoria decisiva nel breve periodo, la sostenibilità del conflitto assume una centralità crescente.
Ne discutiamo dal punto di vista dello European Youth Think Tank (EYTT), attraverso il contributo di Luigi Capoani, economista e presidente dell’organizzazione, e di Linda Rotondo, analista del think tank nell’ambito della sicurezza internazionale. Considerando che questo conflitto sembra destinato a protrarsi ancora a lungo, è necessario interrogarsi sui fattori che permettono a un sistema economico e politico di sostenere una guerra lunga. Questa domanda è di grande rilevanza anche per l’Europa, e la risposta non può essere ricercata esclusivamente nella disponibilità di armamenti. Energia, capacità produttiva, innovazione tecnologica, stabilità economica e resilienza sociale stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante nella competizione strategica contemporanea.
La guerra come strumento di destabilizzazione economica
Le guerre contemporanee non producono effetti soltanto sui campi di battaglia. Esse modificano flussi commerciali, aumentano l’incertezza, alterano i mercati energetici e possono influenzare gli equilibri competitivi tra grandi aree economiche, trasformandosi anche in un potente strumento di destabilizzazione economica.
Questo aspetto emerge chiaramente da una nostra ricerca sviluppata nell’ambito dello European Youth Think Tank e pubblicata sulla rivista Defence and Peace Economics. Lo studio analizza l’impatto della guerra in Ucraina sui principali indicatori macroeconomici europei attraverso un approccio gravitazionale. I risultati mostrano come il conflitto abbia generato effetti negativi sulla crescita economica e pressioni inflazionistiche diffuse a livello europeo, ma con intensità differenti tra i diversi paesi. In particolare, le economie geograficamente ed economicamente più vicine all’area del conflitto risultano mediamente più esposte agli shock derivanti dalla guerra. I risultati evidenziano una relazione significativa tra la vicinanza al conflitto e il peggioramento di alcune variabili macroeconomiche, come la riduzione della crescita del PIL e l’aumento dell’inflazione, in particolare nell’Europa orientale, area maggiormente colpita dalle conseguenze dirette dell’instabilità geopolitica.
Il quadro è invece più eterogeneo sul fronte del mercato del lavoro, dove gli effetti variano sensibilmente da paese a paese. Questo suggerisce che la guerra abbia colpito più direttamente le variabili macroeconomiche aggregate, mentre l’impatto sull’occupazione dipende maggiormente dalle caratteristiche economiche e istituzionali dei singoli Stati.
In una prospettiva più ampia, occorre inoltre considerare che i costi di una guerra lunga non si distribuiscono in modo uniforme tra i diversi attori internazionali.
Una guerra di logoramento redistribuisce inevitabilmente costi e benefici tra le grandi aree economiche mondiali. Se da un lato l’Europa ha sostenuto una parte significativa degli effetti indiretti del conflitto, dall’altro alcuni attori globali possono risultarne relativamente meno esposti o possono trarne un vantaggio indiretto. In una prospettiva geoeconomica l’indebolimento della competitività Europea può infatti generare vantaggi relativi per economie concorrenti, non soltanto per i produttori di armamenti o per alcuni esportatori energetici, ma anche per grandi potenze economiche che competono con l’Europa sui mercati globali.
In questo contesto, sia gli Stati Uniti sia la Cina possono essere osservati attraverso una lente economica oltre che geopolitica. Washington rimane il principale alleato europeo sul piano della sicurezza, ma opera in un contesto di intensa competizione economica internazionale volta ad attrarre investimenti, capitale umano qualificato e attività industriali. Analogamente, la Cina osserva il conflitto nell’ottica dei propri interessi strategici ed economici globali.
La guerra in Ucraina, quindi, non rappresenta soltanto una questione militare o diplomatica, ma anche un fenomeno che modifica gli equilibri competitivi tra le principali aree economiche mondiali. Per l’Europa, il rischio principale non sono soltanto i costi immediati del conflitto, ma la possibilità che una lunga fase di instabilità possa erodere progressivamente competitività industriale, attrattività economica e capacità di innovazione, rafforzando indirettamente la posizione relativa di altri attori globali.
Energia, manifattura e vulnerabilità europee
Tra gli effetti più evidenti del conflitto vi è la trasformazione del mercato energetico europeo. L’aumento dei prezzi dell’energia è stato uno dei principali canali attraverso cui la guerra ha colpito la competitività dell’economia continentale, riportando la sicurezza energetica al centro del dibattito strategico europeo, e dimostrando come energia e sicurezza siano oggi dimensioni strettamente interconnesse.
L’invasione dell’Ucraina ha accelerato la diversificazione delle fonti energetiche europee, ma ha evidenziato la vulnerabilità di un modello economico fortemente dipendente da approvvigionamenti esterni. Gli effetti di questo shock non si sono limitati ai prezzi dell’energia, ma si sono trasmessi all’intero sistema produttivo attraverso l’aumento dei costi di produzione e le pressioni inflazionistiche.
Nonostante le nostre analisi evidenzino una maggiore esposizione delle economie dell’Europa orientale, per ragioni geografiche e strategiche, il conflitto ha colpito anche alcune delle principali economie industriali dell’Unione Europea. In particolare la Germania che ha risentito fortemente dell’aumento dei costi energetici e delle perturbazioni delle catene del valore. Questo elemento assume particolare rilevanza perché la manifattura tedesca rappresenta uno dei principali motori economici dell’Unione Europea. Il rallentamento dell’economia tedesca tende infatti a propagarsi attraverso le filiere produttive continentali, influenzando indirettamente numerosi altri paesi europei.
In questa prospettiva, la resilienza economica diventa parte integrante della resilienza strategica. La capacità di contenere l’inflazione, garantire approvvigionamenti energetici stabili, proteggere le infrastrutture critiche e preservare la competitività industriale rappresenta una condizione essenziale per sostenere nel lungo periodo qualsiasi strategia di sicurezza europea.
Tecnologia, ricerca e autonomia strategica europea
La guerra in Ucraina mostra che la sicurezza nel XXI secolo non si esaurisce solo in termini militari, ma coinvolge infrastrutture energetiche, reti digitali, sistemi satellitari, capacità industriale, ricerca scientifica e innovazione tecnologica. La superiorità strategica dipende sempre più dalla capacità di integrare questi elementi all’interno di una visione coerente di lungo periodo.
Per questa ragione, il dibattito europeo sulla sicurezza non dovrebbe limitarsi all’aumento della spesa militare. Sviluppare tecnologie avanzate, rafforzare la ricerca scientifica, proteggere infrastrutture critiche e ridurre dipendenze strategiche, rappresentano una componente altrettanto essenziale della sicurezza. Settori come l’intelligenza artificiale, i semiconduttori, la cybersicurezza e le tecnologie dual-use stanno assumendo un ruolo crescente sia nella competizione economica sia negli equilibri geopolitici.
La guerra ha inoltre evidenziato quanto conti la capacità produttiva e tecnologica: droni, sistemi di sorveglianza, piattaforme digitali e strumenti di guerra elettronica rendono evidente come la ricerca e l’innovazione siano ormai parte integrante della capacità di difesa.
L’Europa dispone di importanti competenze scientifiche e industriali, ma continua a mostrare vulnerabilità in alcuni settori strategici. La dipendenza da fornitori esterni per semiconduttori, materie prime critiche e tecnologie avanzate è una concreta debolezza in uno scenario internazionale caratterizzato da crescente competizione tra grandi potenze. Rafforzare l‘autonomia strategica europea non significa perseguire l’autosufficienza, ma ridurre quelle dipendenze che potrebbero limitare la capacità di risposta del continente in situazioni di crisi.
In questa prospettiva, investire in ricerca, innovazione, trasferimento tecnologico e capacità industriale non rappresenta soltanto una politica di sviluppo economico, rappresenta anche una politica di sicurezza. Le guerre del futuro continueranno probabilmente a essere combattute con mezzi militari tradizionali, ma saranno sempre più influenzate dalla capacità di innovare e mantenere competitivi i propri sistemi economici.
La resilienza europea oltre il campo di battaglia
Un ulteriore elemento riguarda il rapporto tra tempo e strategia. Nelle guerre di logoramento, la vittoria non coincide necessariamente con il conseguimento immediato di tutti gli obiettivi politici o territoriali. In alcuni casi, ridurre l’intensità del conflitto e creare condizioni di stabilizzazione può rappresentare una soluzione più sostenibile rispetto al prolungamento indefinito delle ostilità.
Questo non implica una rinuncia alle legittime aspirazioni dell’Ucraina né una soluzione definitiva delle questioni territoriali oggi aperte, ma riconosce che il fattore tempo può modificare equilibri che oggi appaiono cristallizzati.
La storia mostra come i sistemi politici fortemente personalizzati siano spesso più esposti alle incertezze legate alla successione della leadership rispetto ai sistemi più istituzionalizzati. La Russia presenta oggi un’elevata concentrazione del potere attorno alla figura di Vladimir Putin, che guida il paese da oltre due decenni. Senza formulare previsioni sull’evoluzione politica della Russia, è legittimo osservare che il fattore anagrafico e l’assenza di un successore chiaramente identificato introducono elementi di incertezza sul medio-lungo periodo.
La storia russa e sovietica mostra come i momenti di transizione politica abbiano spesso coinciso con fasi di riassetto interno, disaggregazione e ridefinizione degli equilibri strategici. In questa prospettiva, il tempo potrebbe rappresentare una variabile politica rilevante quanto le dinamiche militari, rendendo alcune questioni oggi difficilmente risolvibili tramite confronto armato, più gestibili attraverso strumenti diplomatici in un contesto politico differente.
Per questo motivo, dal punto di vista europeo, una stabilizzazione anche temporanea del conflitto potrebbe rappresentare non soltanto un obiettivo umanitario, ma anche uno strumento per ridurre l’incertezza economica, attenuare le pressioni inflazionistiche e creare condizioni più favorevoli per future iniziative diplomatiche.
La lezione principale della guerra in Ucraina potrebbe essere proprio questa: la resilienza è diventata il vero moltiplicatore di potenza del XXI secolo. Gli Stati che sapranno integrare sicurezza, energia, tecnologia, ricerca e capacità industriale disporranno di un vantaggio strategico superiore a quello garantito dalla sola forza militare. Per l’Europa, la sfida non consiste soltanto nel rafforzare la propria difesa, ma nel costruire un sistema economico e tecnologico capace di rendere quella difesa sostenibile nel lungo periodo.

I titoli di oggi:
Xi Jinping in Corea del Nord: “un nuovo inizio storico”
Il Pentagono aggiunge le big tech cinesi alla lista dei sostenitori del PLA
Pechino spinge su occupazione flessibile mentre mobilita SOE e big tech per assorbire la nuova ondata di laureati
Cina, arsenale nucleare raggiunge 620 testate
Pirelli, partner cinesi fanno ricordo al TAR contro il golden power
Filippine, terremoto di magnitudo 7,8 sulla costa sud di Mindanao: oltre 30 morti
La guerra in Iran rallenta l'e-commerce cinese: esportazioni giù del 10,9% ad aprile
L'articolo In Cina e Asia – Xi in Corea del Nord celebra “un nuovo inizio storico” proviene da China Files.





Divenuta prima potenza globale, l'America si accorge di non volerne ricoprire il ruolo. La crisi d’identità devasta la nazione, segna la fine della sua egemonia e rende gli Usa depressi e inaffidabili. Pessima notizia per noi. All'impero del Numero Uno mancavano limes e cultura intesa come vocazione a regere imperio populos.
Il presidente dell'Ucraina ha pubblicato una lettera aperta indirizzata al leader della Federazione Russa per porre fine al conflitto armato che insanguina i due paesi. I toni sono tuttaltro che generosi, ma i contenuti hanno catturato l'attenzione del Cremlino. Il nodo dei territori occupati dai russi. Prevale la stanchezza da guerra.


Di fronte alla crisi energetica causata dal blocco dello stretto di Hormuz, l’Europa si trova a un bivio macroeconomico: da un lato, il Green Deal viene spesso criticato da alcuni attori politici e industriali che lo vedono come un ostacolo alla competitività immediata e un vincolo burocratico rigido in tempi di emergenza. Dall’altro, i recenti piani di emergenza, come l’AccelerateEU, suggeriscono che la decarbonizzazione sia l’unica vera via d’uscita strutturale dalla dipendenza da fornitori stabili.
Come si può valutare il rischio che le risposte di breve termine alla crisi di Hormuz finiscano per declassare la dimensione della sostenibilità ambientale all’interno del trilemma dell’energia?
Il trilemma energetico del World Energy Council – sostenibilità ambientale, sicurezza energetica e accessibilità economica – non è una gerarchia statica ma un equilibrio dinamico che va misurato e ricalibrato continuamente. Le guerre hanno compresso la sicurezza, che si è riversata a cascata sull’economicità, rischiando di declassare la sostenibilità. Ma sarebbe una scelta sbagliata: anche l’impatto antropico sul clima ha conseguenze gravi sui sistemi economici. La questione, quindi, non è se decarbonizzare, ma con quali tempi e strumenti. I Paesi europei sono diversi per conformazione e mix energetici, ma li accomuna la scarsità di risorse e la conseguente dipendenza dall’estero. La risposta non può che essere un mix plurale: rinnovabili in senso ampio – non solo fotovoltaico ed eolico, ma anche idroelettrico e geotermico, quest’ultimo con potenzialità ancora inespresse in Italia – e nucleare, fonte alla quale abbiamo rinunciato erroneamente, nonostante una tradizione tutta italiana che parte da Enrico Fermi. Nel frattempo, per stabilizzare l’intermittenza delle rinnovabili classiche, il gas rimane necessario, lavorando per ridurne le emissioni attraverso la cattura e il riuso, o producendolo da scarti biologici nei principi dell’economia circolare. Vanno inoltre potenziati reti e sistemi di accumulo, con attenzione alla sicurezza cyber. Insomma: pluralità di fonti e fornitori, investimenti in ricerca e nessun pregiudizio ideologico – questa è la strada per coniugare decarbonizzazione e sicurezza.
La spinta verso la decarbonizzazione accelera la penetrazione di fonti rinnovabili variabili (eolico e fotovoltaico), ma la crisi attuale dimostra che l’indipendenza energetica non si ottiene solo installando nuova capacità generativa, bensì garantendo la resilienza e la stabilità del sistema in assenza di fonti fossili di back-up.
Per evitare che la transizione si areni davanti ai limiti strutturali del sistema-rete, quali modelli di mercato e meccanismi di incentivo si ritengono prioritari per accelerare gli investimenti in infrastrutture di accumulo? In che modo l’Unione Europea dovrebbe bilanciare lo sviluppo di impianti rinnovabili non intermittenti (ad esempio, biomasse sostenibili o idroelettrico) con il dispiegamento massiccio di sistemi di accumulo, al fine di garantire un carico di base carbon-neutral e resiliente agli shock geopolitici?
Qui si tocca un nervo scoperto della transizione. Innanzitutto bisogna installare più rinnovabili, ma lo scoglio spesso si incontra a livello regionale, dove la cultura NIMBY impedisce un’adeguata infrastrutturazione del sistema energetico. In secondo luogo, installare capacità rinnovabile è necessario ma non è sufficiente: la penetrazione massiva di fonti variabili richiede un sistema-rete profondamente ripensato, diverso da quello di anni fa, che punti soprattutto su solidità, capillarità e flessibilità. Il WEC Issues Monitor 2026 indica le infrastrutture di trasmissione come prima priorità d’azione per gli operatori del settore a livello globale, ed è un segnale che non dovrebbe essere ignorato dai policy maker europei. Sul piano dei meccanismi di incentivo, il dibattito internazionale converge su alcune direttrici principali. I contratti per differenza applicati allo storage stanno guadagnando attenzione come strumento capace di remunerare non solo la capacità installata ma il servizio di flessibilità erogato alla rete, riducendo il rischio per gli investitori su orizzonti temporali lunghi. Parallelamente, molti sistemi regolatori stanno ripensando la gestione delle congestioni di rete, con un ruolo più attivo degli operatori di sistema nell’aggregare risorse distribuite. Sul fronte delle fonti, cresce il riconoscimento del ruolo che le rinnovabili non intermittenti – idroelettrico con pompaggio, biomasse sostenibili, geotermia – possono svolgere come baseload carbon-neutral all’interno dei piani nazionali di adeguatezza, a complemento del fotovoltaico e dell’eolico che, per loro natura, coprono la variabilità della domanda ma non ne garantiscono la continuità e portano con loro dipendenze di altro tipo. In prospettiva, come detto prima, il nucleare può servire proprio a questo.
Spesso, in seguito a uno shock energetico, i prezzi aumentano molto rapidamente. L’esempio più evidente è quello dei carburanti alle stazioni di servizio: basta un rialzo del prezzo del petrolio o una crisi internazionale perché i listini salgano quasi immediatamente. Al contrario, quando la tensione si attenua, anche solo parzialmente, i prezzi tendono a diminuire con maggiore lentezza.
Come si spiega questo fenomeno? Si tratta davvero di semplice “speculazione”, come spesso sostengono i media, oppure esistono ragioni economiche e strutturali più complesse che ne giustificano il comportamento?
La spiegazione più immediata – la speculazione – è anche la più comoda per una certa politica ma la meno accurata. L’asimmetria nella trasmissione dei prezzi ha ragioni economiche e strutturali molto concrete. Dal lato dell’offerta, le raffinerie e i distributori gestiscono scorte acquistate a prezzi precedenti e tendono ad aggiornare i listini al rialzo con tempistiche più rapide – anche per ragioni di risk management – rispetto alle revisioni al ribasso. In mezzo, la distribuzione, è sostanzialmente price taker e non price maker rispetto ai mercati internazionali, e anzi deve sforzarsi di tenersi bassa per rimanere competitiva nel mercato. Dal lato della domanda, i carburanti sono beni con elasticità molto bassa nel breve termine: famiglie e imprese non possono ridurre rapidamente i propri consumi di mobilità e trasporto, indipendentemente dal prezzo. Questo riduce fisiologicamente la pressione al ribasso sui listini nelle fasi di allentamento delle tensioni. A ciò si aggiunge la complessità della catena di approvvigionamento – raffinazione, logistica, distribuzione – che introduce ritardi strutturali nella trasmissione delle variazioni di prezzo in entrambe le direzioni, con tempistiche che non sono sempre simmetriche. È un fenomeno internazionale ben documentato in letteratura economica, che richiede strumenti adeguati di trasparenza e monitoraggio dei mercati più che letture semplificate, e che autorità come ARERA o l’Antitrust presidiano regolarmente, con particolari attenzioni nel caso delle recenti crisi.
Una delle notizie più recenti riguarda l’annuncio del Governo italiano di una legge delega, attesa entro l’estate, per completare il quadro giuridico necessario al ritorno dell’energia nucleare in Italia. Già quasi due mesi fa, inoltre, la Commissione Europea aveva presentato un’iniziativa per favorire lo sviluppo degli Small Modular Reactors (SMR). Alla luce di questi sviluppi, è possibile che la crisi energetica innescata dalle tensioni nello Stretto di Hormuz possa accelerare ulteriormente il ritorno del nucleare in Europa, e in particolare in Italia, dopo l’abbandono definitivo sancito dal referendum del 2011?
La Presidente Von der Leyen ha riconosciuto l’abbandono dell’energia nucleare come un grave errore strategico per l’Europa. La crisi di Hormuz ha funzionato da acceleratore politico per un dibattito che era già in corso. Il nucleare – e in particolare gli SMR – era già tornato nell’agenda energetica europea prima delle tensioni nello Stretto. La tassonomia UE, il European Nuclear Industry Forum, le iniziative della Commissione sugli Small Modular Reactors sono segnali di un riorientamento che precede l’emergenza e che l’emergenza ora rafforza. In Italia, il percorso è più lungo per ragioni che vanno oltre la tecnica, ma riguardano più la pancia: il referendum del 2011 ha lasciato una cicatrice politica profonda, e qualsiasi legge delega deve fare i conti con la necessità di ricostruire consenso pubblico attorno a una tecnologia che gran parte dell’opinione pubblica associa ancora a fake news e ai reattori di vecchia generazione degli anni Ottanta, pure se sicuri e pienamente funzionanti nel resto d’Europa, e dai quali noi italiani continuiamo a comprare energia. Gli SMR di nuova generazione sono invece una tecnologia profondamente diversa – per scala, sicurezza, flessibilità di deployment – e la comunicazione pubblica su questo punto pare abbia raggiunto una certa maturità. Ciò detto, ritengo che la finestra politica sia ora aperta come non lo era stata da decenni. L’urgenza della sicurezza degli approvvigionamenti, la crescita della domanda elettrica legata alla digitalizzazione e all’elettrificazione dei consumi, e la necessità di disporre di baseload decarbonizzata rendono il nucleare non più una scelta ideologica ma una variabile tecnica da valutare con pragmatismo. WEC Italia seguirà questo percorso – insieme agli altri – con la stessa metodologia con cui affrontiamo il trilemma: senza preclusioni ideologiche, con rigore analitico e attenzione alle condizioni specifiche del contesto italiano.




I titoli di oggi:
Cina, il numero di iscritti al gaokao diminuisce per il secondo anno consecutivo
La Corea del Nord riafferma il proprio status nucleare alla vigilia della visita di Xi
La Cina avvia pattuglie marittime intorno a Taiwan
Cina, pronto divieto a contenuti online che diffondono disinformazione e bullismo
Cina, Cai Qi nominato a capo della scuola del Pcc
L'articolo In Cina e Asia – Cina, gli iscritti al gaokao diminuiscono per il secondo anno consecutivo La Corea del Nord riafferma il proprio status nucleare alla vigilia della visita di Xi La Cina avvia pattuglie marittime intorno a Taiwan Cina, pronto divieto a contenuti online che diffondono disinformazione e bullismo Cina, Cai Qi nominato a capo della scuola del Pcc proviene da China Files.


A Valencia c’è un’azienda agricola dove si può adottare un albero, dargli un nome e ricevere a casa i suoi frutti. Si chiama CrowdFarming ed è nata dall’esperienza di due fratelli spagnoli, Gonzalo e Gabriel Úrculo, che nel 2010 hanno ripreso in mano la fattoria di famiglia, Masia El Carmen, a Bétera, poco a nord di Valencia. Il terreno era stato lasciato fermo dopo la morte del nonno e così hanno deciso di riportarlo in vita passando all’agricoltura biologica rigenerativa.
Il meccanismo è semplice, l’utente entra sul sito, sceglie una fattoria, adotta un albero o un’altra coltivazione, segue la crescita attraverso foto e aggiornamenti e poi riceve il raccolto direttamente a casa. Nel caso degli aranci di Naranjas del Carmen, si può adottare un albero da 40 o 80 chili di arance a stagione, con consegne programmate tra novembre e aprile. L’azienda assegna l’albero, lo cura, appende una targhetta con il nome scelto dall’utente e permette anche di visitarlo di persona. La differenza rispetto alla normale vendita online sta nella produzione su richiesta. Il produttore sa in anticipo quante persone hanno prenotato il raccolto, organizza meglio il lavoro, riduce gli sprechi e vende senza passare dalla grande distribuzione. Il consumatore, dall’altra parte, conosce chi coltiva ciò che mangerà, vede da dove arriva il cibo e riceve prodotti raccolti in stagione. CrowdFarming presenta questo sistema come un modo per prevenire lo spreco alla fonte, sostenere la stabilità economica dei produttori e garantire prodotti stagionali a prezzo definito. Dopo aver testato il modello sulla loro fattoria, i fratelli Úrculo hanno lanciato CrowdFarming nel 2017. Oggi la piattaforma permette di acquistare frutta, verdura, olio d’oliva, frutta secca e altri prodotti direttamente da agricoltori partner in Europa. L’azienda ha più di 300.000 adozioni attive di alberi e lavora con oltre 300 produttori partner. Nel 2024 ha registrato ricavi per 65 milioni di euro. Dopo l’acquisizione della piattaforma francese La Ruche qui dit Oui!, il gruppo collega quasi 10.000 produttori con due milioni di utenti in circa trenta Paesi europei.
Adottare un albero non significa sempre ricevere esclusivamente i frutti di quel singolo albero; gli alberi non producono tutti allo stesso modo e l’azienda spiega che, per ragioni agricole, il raccolto può essere integrato con frutti di altri alberi dello stesso campo. Sul sito di CrowdFarming oggi si trovano avocado, mango, olivi, mirtilli, viti, campi di grano, miele, formaggi e altri prodotti agricoli. La piattaforma dichiara oltre 554.000 alberi adottati, più di 4,7 milioni di cassette spedite direttamente dagli agricoltori e 3.515 produttori in otto Paesi.
In un sistema alimentare dominato da intermediari, magazzini, celle frigorifere, imballaggi e prezzi compressi, questa formula prova a rimettere al centro il legame tra chi coltiva e chi mangia. Una famiglia in città può adottare un arancio a Valencia, un olivo in Spagna o un albero di mango, seguire il raccolto e ricevere a casa ciò che la terra produce davvero in quella stagione.
Un gesto piccolo, quasi simbolico, che racconta una trasformazione molto più grande.
L'articolo La fattoria dove adotti un albero e ricevi il raccolto a casa proviene da Il Blog di Beppe Grillo.
Caro Beppe, ti scrivo perché c’è qualcosa che non riesco più a ignorare. Ogni giorno si muore sul lavoro, e troppo spesso tutto passa in silenzio. Ma per qualcuno, in quel momento, tutto si ferma per sempre. La lettera che segue, nasce da questo: dal bisogno di non restare indifferenti e di ricordare che dietro ogni notizia ci sono persone, famiglie, vite spezzate. Se queste parole riuscissero a fermare anche una sola persona, avrebbero già un senso. Succede continuamente. Succede ogni giorno. Un titolo, poche righe, un nome che spesso nemmeno ricordiamo. Poi si volta pagina. Ma quella persona non era una notizia. Era qualcuno che quella mattina è uscito di casa senza sapere che non ci sarebbe mai tornato. Aveva una famiglia. Qualcuno che lo aspettava. Un figlio che avrebbe voluto raccontargli la sua giornata. Un compagno o una compagna con cui condividere la sera. Un genitore che contava di risentire la sua voce. E invece no. Chiamiamole con il loro nome: morti sul lavoro. Ma smettiamola, una volta per tutte, di chiamarle “morti bianche”. Non c’è niente di bianco. Non c’è niente di pulito. Non c’è niente che possa essere reso innocuo con una parola. In Italia si continua a morire lavorando, ogni giorno. Non per fatalità, non per destino. Si muore per mancanza di sicurezza, per leggerezza, per fretta, per risparmiare su ciò che dovrebbe essere sacro: la vita. E la cosa più dolorosa è l’abitudine. Ci stiamo abituando. Ai numeri. Alle statistiche. Ai servizi di pochi secondi. Ci stiamo abituando a un bollettino di guerra che non fa più rumore. Ma ogni volta che succede, non è solo una vita che si spegne. Sono vite che cambiano per sempre. È una sedia vuota a tavola. È un telefono che non squilla più. È un compleanno senza una voce. È un futuro che si spezza in silenzio. Il lavoro dovrebbe dare dignità, non togliere la vita. E invece oggi, per troppi, è ancora un rischio. Non possiamo più permetterci di voltare lo sguardo. Non possiamo accettare che tutto questo venga considerato normale. Serve coscienza. Serve responsabilità. Serve memoria viva. Serve la volontà di cambiare davvero,prima che un altro nome si aggiunga alla lista. Perché ogni giorno che passa, qualcuno non torna a casa. E ogni volta, non muore solo un lavoratore. Muore un pezzo della nostra umanità. E questo dovrebbe riguardarci tutti.
Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, Firenze
03/01/2026 Romeo Spera operaio di 53 anni, morto dopo due settimane di agonia.Era rimasto gravemente ferito, in un infortunio avvenuto in un deposito nel rione Pozzillo ad Acerra, in provincia di Napoli il 18 Dicembre 2025.Lascia la moglie e una figlia.
05/01/2026 Fabrizio Braghetto, autotrasportatore di 65 anni, è morto schiacciato, per essere precipitato dentro al compattatore della carta a Borgoricco, in provincia di Padova.Lascia la moglie e due figli.
08/01/2026 Antonio Formato operaio di 69 anni è morto sul lavoro, per essere caduto da un’altezza di 4 metri a Valdina, in provincia di Messina.
08/01/2026 Pietro Zantonini, vigilante di 55 anni, ogni 2 ore usciva dal gabbiotto per fare la ricognizione al cantiere delle Olimpiadi a Cortina, dove la temperatura era a 15 gradi sotto lo zero.È morto sul lavoro per il freddo causato dalle temperature polari.Lascia la moglie e due figli
09/01/2026 Halili Xhevdet operaio di 59 anni, è morto schiacciato da una pressa negli impianti Sesa a Este in provincia di Padova.Lascia la moglie e due figlie.
10/01/2026 Dario Codeluppi perito industriale di 50 anni, è morto dopo oltre 6 anni, per un infortunio sul lavoro avvenuto il 20 Novembre 2019.Era rimasto coinvolto in un grave infortunio, mentre operava ad una macchina a controllo numerico nella sede della Vetromeccanica a Provazzano di Parma, riportando gravi lesioni neurologiche e cardiache.Lascia una moglie e 3 figli.
12/01/2026 Claudio Salamida operaio di 46 anni, è morto per essere precipitato dal quinto al quarto piano, durante un controllo alle valvole alla ex Ilva di Taranto.Lascia la moglie e un bimbo piccolo.
13/01/2026 Erri Talone operaio di 41 anni è morto schiacciato da un trasformatore di 50 quintali, in un capannone industriale a Piombinara (poco distante da Colleferro).Lascia la moglie e due figlie
14/01/2026 Danilo Bergagna boscaiolo di 35 anni è morto colpito da un grosso ramo, precipitato da un albero che un collega stava potando a San Francesco al Campo, in provincia di Torino.Lascia la moglie e due figli piccoli.
16/01/2026 Loris Buscaglia operaio di 55 anni è morto per essere caduto da una piattaforma, da un’altezza di 4 metri, alla Vetrotec di Vallefoglia in provincia di Pesaro e Urbino.Lascia la moglie e due figli.
20_01/2026 Said Fennouni operaio di 48 anni è morto dopo essere caduto dal un’altezza di 5 metri, dal tetto di un’azienda che produce attrezzatture e veicoli per la raccolta dei rifiuti a Frosinone.
21/01/2026 Josip Krizanec autotrasportatore di 30 anni è morto per essere stato travolto dal carico di mais che stava trasportando e che stava scaricando a Dovera in provincia di Cremona.
21/01/2026 Andrea Cricca agricoltore di 24 anni è morto schiacciato in un macchinario agricolo a Brusasco, in provincia di Torino.
23/01/2026 Alessio La Targia operaio di 40 anni è morto per essere caduto da un’impalcatura dal un’altezza di 5 metri a Palermo.Lascia la moglie e due figli.
23/01/2026 Federico Ricci operaio di 51 anni è morto schiacciato dalla benna della gru del camion, mentre stava scaricando materiale edile a Livorno.Lascia la moglie e un figlio.
23/01/2026 Florinel Croitoru operaio di 59 anni è morto per essere stato travolto da un mezzo meccanico a Petrella Liri, frazione del comune di Cappadocia in provincia dell’Aquila.
27/01/2026 Vincenzo Pitasi, operaio di 59 anni è morto qualche ora fa, in un’azienda agricola a Vicofertile, alle porte di Parma, per essere precipitato da 7 metri. Cadendo avrebbe battuto la testa su una macchina tagliafieno, che purtroppo gli è stato fatale.
02/02/2026 Diego Palladino operaio di 57 anni è morto travolto dal cemento durante la pulizia dei silos a Guidonia Montecelio, in provincia di Roma. Lascia la moglie e due figli.
05/02/2026 Craiu Dino Florian operaio di 57 anni è morto schiacciato da una lastra di metallo, mentre stava utilizzando un macchinario, che cadendo (la lastra), l’ha travolto alla Prismag di Cambiago, nel Milanese. Lascia la moglie e una figlia.
06/02/2026 Salvatore Tegas operaio di 72 anni è morto schiacciato da un furgone, mentre stava lavorando in un terreno, nelle campagne di Lanusei in Ogliastra, in Sardegna.Lascia la moglie e 3 figli.
06/02/2026 Stefano Vuolo operaio di 56 anni è morto schiacciato da una lastra metallica a Pennabilli, in provincia di Rimini.Lascia la moglie e 3 figlie.
07/02/2026 Abdelhak Zanboura operaio di 53 anni è morto per essere precipitato da un capannone in ristrutturazione a Castelletto di Serravalle in provincia di Bologna.Lascia la moglie e due figli.
13/02/2026 Giovanni Cosci tecnico di 79 anni è morto schiacciato da un letto antidecubito al quale stava lavorando per delle riparazioni in una Rsa a Pescia.Lascia la moglie e un figlio
16/02/2026 Catalin Moise Robu operaio di 55 anni è morto per essere precipitato da un’altezza di 10 metri, mentre stava verificando le condizioni di un tetto, su una piattaforma aerea a Cremona.Lascia la moglie e due figli.
18/02/2026 Christopher Ivare operaio di 32 anni è morto per essere rimasto incastrato in un macchinario, in un’azienda avicola.
20/02/2026 Marco Cacchiani operaio di 38 anni è morto per essere precipitato da un’altezza di 7 metri, per il cedimento della copertura del tetto della fabbrica in provincia di Arezzo.Lascia la moglie e un figlio piccolo.
23/02/2026 Carmine Albero operaio di 24 anni è morto.Secondo una prima ricostruzione tra due mezzi che erano in riparazione quando per cause ancora in corso di accertamento, una terza motrice avrebbe urtato uno dei due mezzi fermi, spingendolo sul ragazzo.L’impatto non ha lasciato scampo all’operaio.L’operaio lavorava in una officina per riparazione camion a Nocera Inferiore.
24/02/2026 Niko Ulivieri 29 anni, pilota del corpo dei piloti del Porto di Livorno è morto per essere rimasto intrappolato nella pilotina (barca) ribaltata, in seguito allo scontro avvenuto a circa mezzo miglio dall’imbocco del porto.Lascia la moglie e un figlio (sarebbe diventato padre tra pochi giorni).
25/02/2026 Rocco Costantino operaio di 61 anni è morto per essere caduto da un’altezza di 5 metri, mentre stava lavorando al rifacimenti di un solaio a Cava De’Tirreni, in provincia di Salerno.Lascia la moglie e quattro figli.
25/02/2026 Tommaso Andreuzza operaio di 27 anni è morto per essere precipitato da un’altezza di 20 metri, nel cantiere navale di Fincantieri di Monfalcone.
26/02/2026 Nicola Iezza operaio di 68 anni è morto per essere caduto da un macchinario che spruzza cemento, in un cantiere in provincia di Benevento.Lascia la moglie e due figli.
28/02/2026 Antonio Russo operaio di 61 anni è morto per essere rimasto incastrato in un macchinario, in uno stabilimento di lavorazione di trasformazione degli agrumi, in provincia di Messina.Lascia la moglie e tre figli.
28/02/2026 Francesco Greco operaio di 50 anni è morto per essere precipitato da un edificio, mentre era impegnato in alcuni interventi tecnici a Mazara Del Vallo, in provincia di Trapani.Lascia la moglie e due figli.
02/03/2026 Loris Costantino operaio di 36 anni è morto per essere precipitato da una passarella, da un’altezza di 10 metri all’ex Ilva di Taranto.È il secondo operaio morto in poche settimane.Lascia la moglie e due figli.
02/03/2026 Saveria Doldo, 42 anni, titolare di una ditta di trasporti è morta, travolta da un camion in manovra, nel piazzale di un’azienda a Tezze sul Brenta, in provincia di Vicenza.Lascia due figli.
04/03/2026 Stefano Contiero imprenditore di 51 anni è morto per essere caduto da un tetto da un’altezza di metri, mentre installava dei pannelli fotovoltaici a Saonara in provincia di Padova.Lascia la moglie e due figli.
05/03/2026 Marco Turra operaio di 58 anni è morto per essere stato schiacciato dall’escavatore a Brescia.Lascia la moglie e due figli.
05/03/2026 Dorel Ciobanu operaio di 51 anni è morto per essere stato schiacciato da una pala meccanica, in una cava di Riano in provincia di Roma.Lascia la moglie e due figli.
09/03/2026 Paolo Gaggero operaio di 61 anni è morto per essere stato schiacciato da una pressa di 5 tonnellate alla Sva di Genova. Lascia la moglie e un figlio.
12/03/2026 Abdellah Rahali operaio di 37 anni è morto per essere caduto da un’altezza di circa 10 metri, in un cantiere a San Marcellino in provincia di Caserta.
19/03/2026 Murat Tafciu operaio di 53 anni è morto per essere caduto da un ponteggio, mentre era impegnato nel cantiere per la ristrutturazione dell’ex Banca d’Italia, a Modena.Lascia la moglie e 4 figli.
21/03/2026 Enrico Matera operaio di 29 anni è morto per una caduta da un tetto di un capannone industriale, da un’altezza di 6 metri, a Modugno, in provincia di Bari. Lascia la moglie e una figlia piccola.
23/03/2026 Domenico Minadeo operaio di 62 anni, è morto a San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia, dopo 7 mesi in ospedale, per un infortunio sul lavoro nel quale era rimasto gravemente ferito. Lascia la moglie e due figli.
23/03/2026 Mamour Mbow Pape operaio di 22 anni è morto per essere rimasto incastrato all’interno di un macchinario, in un capannone a Selvazzano Dentro, in provincia di Padova.
27/03/2026 Silvia Berton addetta alle pulizie di 60 anni è morta investita da un treno nella stazione di Ceriale.Lavorava in appalto per Fs, per una ditta che si occupa della pulizia in diverse stazioni.
30/03/2026 Ciro Di Martino di 49 anni è morto schiacciato da un macchinario, in uno stabilimento per la produzione di ovatta a Bellizzi, in provincia di Salerno.Lascia la moglie e due figli.
01/04/2026 Vincenzo Romano, operaio di 39 anni è morto per essere stato colpito da una pesante lamiera, in un cantiere a Sicignano, in provincia di Salerno.Lascia la compagna e una figlia piccola.
03/04/2026 Riaz Ahmed operaio di 55 anni è morto dopo un agonia di 24 giorni all’Ospedale Maggiore di Parma.Era caduto in una vasca di acqua bollente a oltre 90 gradi, in un’azienda della Bassa Reggiana.Le ustioni, purtroppo erano troppo gravi.L’operaio aveva riportato ustioni sul 50% del corpo.
03/04/2026 Sergiu Sirbu operaio di 52 anni è morto per essere caduto da un’altezza di 10 metri da un silos, mentre smontava un ponteggio, all’ex zuccherificio di Porto Viro, in provincia di Rovigo.
04/04/2026 Roberto Gavioli operaio di 73 anni è morto stamani a San Felice, provincia di Modena, per il cedimento della gru, che secondo le prime indiscrezioni si sarebbe staccata dal furgone. Sullo stesso furgone anche il figlio di 39 anni, ricoverato in terapia intensiva e in prognosi riservata.
06/04/2026 Eolo Monelletta, imprenditore agricolo di 60 anni, è morto schiacciato dal trattore a Perugia.Lascia la moglie e due figli.
07/04/2026 Italo Carpi operaio di 54 anni, morto in un serbatoio di alcol etilico, alle porte di Udine. Lascia due figlie.
10/04/2026 Daniluc Tiberi Un Mihai operaio di 50 anni e Najahi Jaleleddine operaio di 41 anni, sono morti per il cedimento della gru a Palermo.
13/04/2026 Domenico Di Ponzio operaio di 38 anni, è morto per essere stato colpito da un palo della luce che si è staccato, nel cimitero di Taranto.
13/04/2026 Nicolae Oprea operaio di 54 anni è morto schiacciato da un furgone che stava caricando.
16/04/2026 Vittorio Tino operaio di 66 anni è morto per essere caduto da un’impalcatura all’interno del depuratore di Casale (Vicenza).
16/04/2026 Massimiliano Lauro operaio di 46 anni è morto cadendo dal tetto, da un’altezza di 10 metri, mentre puliva una canna fumaria a Ospitaletto, in provincia di Brescia.Lascia la moglie e 6 figli.
17/04/2026 Ciro Mennella operaio di 46 anni è morto nella ristrutturazione di una gioielleria a Napoli.Lascia la moglie e un figlio piccolo.
22/04/2026 Antonio Pizzuti 55 anni, stava riparando un’auto (all’interno di un officina meccanica).quando – per cause da accertare – il cric che sosteneva il veicolo ha ceduto crollando rovinosamente.Immediati i soccorsi, ma purtroppo per Antonio non c’era già niente da fare. Il 55enne è morto sul colpo.
24/04/2026 Nicolaie Ciur operaio di 51 anni è morto precipitando in un dirupo per circa 50 metri, mentre stava svolgendo lavori di manutenzione delle canaline di scolo, nei pressi del ristoro di Frasso, frazione del paese della Valsesia.Lascia la moglie e due figli.
29/04/2026 Pasquale Perna operaio di 37 anni è morto in fabbrica ad Acerra, in cause ancora da chiarire, si parla di una possibile caduta o di un infortunio con il muletto.Lascia la moglie e due figli piccoli.
29/04/2026 Un operaio di 51 anni è morto in ospedale, per un infortunio mortale sul lavoro.Era stato travolto da una betoniera a Castelfiorentino.
30/04/2026 Danilo Trentin imprenditore di 63 anni è morto per un infortunio avvenuto in un cantiere a Borgo Valsugana il 15 Aprile 2026.Stavo lavorando sul balcone di una casa in costruzione, quando era precipitato da diversi metri, che gli aveva causato diverse ferite.Lascia la moglie e due figlie.
30/04/2026 Rocco Retucci operaio di 67 anni è morto all’Ospedale di Benevento.Era rimasto gravemente ferito in un infortunio sul lavoro accaduto ieri.Era impegnato in lavori di manutenzione sulla copertura di un tetto, quando per cause ancora in accertamento, parte del tetto ha ceduto sotto il suo peso e l’operaio è precipitato da diversi metri.
04/05/2026 Marco Rocchini, operaio di 48 anni è morto travolto da un muletto all’Aquila.Lascia la moglie e una figlia piccola.
07/05/2026 Driss Najem operaio di 51 anni è morto per essere caduto dal tetto del supermercato in costruzione, in un cantiere a Maerne, frazione del comune di Martellago, in provincia di Venezia
08/05/2026 Fabio Cananzi operaio di 46 anni è morto per essere precipitato dal terzo piano di un edificio, mentre stava eseguendo alcuni lavori edili ad Anoia in provincia di Reggio Calabria.Lascia la moglie e due figli piccoli.
12/05/2026 Raffaele Settembre operaio di 47 anni è morto per essere stato travolto da un bancale nello stabilimento della Centrale del Latte di Torino.Lascia la moglie e un figlio.
14/05/2026 Massimo Pinna imprenditore edile di 54 anni è morto dopo 6 giorni di agonia all’Ospedale di Cagliari. Il 9 Maggio era precipitato da una piattaforma mobile, mentre operava in un cantiere.Lascia la moglie e due figli.
15/05/2026 Asmir Slomic operaio di 51 anni è morto per essere stato schiacciato da un muletto in Alto Adige.Lascia la moglie e due figli.
15/05/2026 Vasile Comaschi, operaio di 52 anni è morto per essere stato travolto dal tronco di una pianta, durante le operazioni di taglio di potatura, in Alta Valle Camonica, nel Bresciano.Lascia la moglie e due figli.
16/05/2026 Andrea Scalambra operaio comunale di 59 anni è morto dopo 18 giorni di agonia.Era rimasto gravemente ferito il 29 Aprile, in un infortunio sul lavoro.Venne travolto dal suo stesso trattore mentre stava tagliando l’argine
19/05/2026 Raffaele Sacchitelli imprenditore agricolo di 34 anni è morto per essere stato schiacciato a seguito del ribaltamento del muletto, in agro di Orta Nova, nella sua azienda agricola.A breve si sarebbe sposato.
20/05/2026 Rudi Simaneta operaio di 60 anni è morto dopo la caduta da un muletto elevatore da circa 3 metri di altezza, in un capannone a Lungavilla, in provincia di Pavia.
21/05/2026 Franco Vescio operaio di 51 anni è morto nell’ospedale di Catanzaro, dove era stato ricoverato in gravi condizioni, dopo l’infortunio sul lavoro avvenuto il 14 Maggio.Era precipitato nel vuoto dal tetto di un edificio, mentre stava effettuando alcuni interventi di manutenzione sui cavi di telecomunicazione. Lascia la moglie e due figli.
21/05/2026 Michele Amelia operaio di 41 anni è stato travolto sull’A1 Milano-Napoli, da un auto.L’operaio era impegnato nella manutenzione del verde, è morto mentre investito da un auto, mentre stava predisponendo un cantiere mobile, in carreggiata.
21/05/2026 Rosario Pulerà operano sessantenne è morto per essere stato colpito da un ramo, mentre era impegnato a tagliare un albero nei boschi di Monterosso Calabro.Lavorava per una ditta di legnami.Lascia la moglie e 3 figli
22/05/2026 Viorel Ciocan operaio di 35 anni è morto all’ospedale Santa Chiara di Trento, dove era ricoverato dal 22 Aprile, dopo un infortunio sul lavoro.Era stato travolto da un camion che stava effettuando retromarci all’interno di un cantiere forestale.Lascia la moglie e un figlio piccolo.
26/05/2026 Giacomo Pucci, operaio di 30 anni, è morto schiacciato da una pressa, ad Altopascio (Lucca).
26/05/2026 Simone Dallai, operaio di 47 anni è morto, schiacciato da un muletto a Cavriago, in provincia di Reggio Emilia.
26/05/2026 Francesco Cannone, operaio di 31 anni è morto schiacciato da un muletto, in un’azienda di logistica, nella zona industriale di Catania.Lascia la moglie e due figli piccoli.
27/05/2026 Un operaio di 35 anni è morto schiacciato da un pallet nel Siracusano.
27/05/2026 Gianluigi Piaccia operaio di 35 anni è morto per essere stato investito dall’esplosione di una bombola.È morto agli Ospedali Riuniti Torrette di Ancona, dove era ricoverato da alcuni giorni, dopo essere stato investito da una pesante bombola (100kg) alla Tecno Collaudi di Fano.
28/05/2026 Massimo Daniele Desideri imprenditore di 65 anni , titolare della Utilplastic e di un’azienda agricola è morto sotto ad un trattore nella stessa azienda agricola a Larciano, in provincia di Pistoia.
29/05/2026 Nando Cursio operaio di 55 anni, addetto alla segnaletica è morto per essere stato travolto sull’A21, all’uscita del casello di Alessandria Ovest in direzione Piacenza.
29/05/2026 Sakil Hosseini operaio di 26 anni è morto dopo 5 giorni di agonia all’ospedale.5 giorni prima era stato colpito alla testa da un’altalena, mentre stava lavorando al luna park a Lioni, in provincia di Avellino.Tra pochi giorni sarebbe diventato papà.
01/06/2026 Raffaele Magri operaio di 58 anni è morto per le esalazioni di gas per la pulizia di un pozzo nero a Ercolano, in provincia di Napoli.A quanto pare lavorava in nero per un’azienda di Afragola, specializzata nel settore degli spurghi.Lascia la moglie e un figlio.
02/06/2026 Mohammed Gannaoui operaio di 27 anni è morto per essere rimasto schiacciato dal trattore che si è ribaltato in un allevamento di polli a Soprazocco di Gavardo, in provincia di Brescia.
03/06/2026 Fauzi Marwen operaio di 33 anni è morto per essere precipitato da un tetto, da un’altezza di 6/7 metri, per il cedimento della struttura dove stava lavorando, in una ditta di Rosignano, in provincia di Livorno.
04/06/2026 Salvatore Consolatevi meccanico di 53 anni è morto stamattina al Civico di Palermo, dove si trovava ricoverato da ieri sera, dopo essere rimasto schiacciato da un camion, sotto il quale stava lavorando.Lascia la moglie e due figli.
L'articolo Non chiamatele morti bianche proviene da Il Blog di Beppe Grillo.







La catena di eventi che si snoda a partire dalla guerra tra Russia e Ucraina, passando attraverso i tragici fatti del 7 ottobre 2023 con l’attacco di Hamas ad Israele, per arrivare allo scontro tra gli Stati Uniti e l’Iran, nato dal contenzioso sul programma atomico e sfociato nel blocco del corridoio energetico dello stretto di Hormuz, ha evidenziato la fragilità dei tradizionali modelli di previsione strategica.
Questo perché le analisi delle sempre più frequenti crisi sistemiche globali, si sono sempre concentrate maggiormente solo su variabili quantitative, quali i flussi logistici, i budget militari o le asimmetrie tecnologiche, trascurando, invece, le visioni qualitative della complessità ed il conseguente fondamentale assunto, ovvero “more is different”, il “tutto è maggiore della somma delle singole parti”.
Dunque, possiamo dire che l’attuale instabile scenario mondiale sta riportando al centro del dibattito due fattori da troppo tempo sottovalutati, quali la:
Per comprendere l’importanza di questi due elementi gestionali delle crisi, è necessario abbandonare la visione, per così dire, lineare della politica internazionale ed analizzare i teatri geopolitici attraverso la lente della teoria dei sistemi complessi.
Oltre la linearità, l’orlo del caos e i sistemi adattativi complessi
Questo approccio, si rende necessario perché una crisi geopolitica odierna, in una società contemporanea fluida, veloce, poliedrica, non è un problema complicato risolvibile scomponendone i singoli aspetti in forme sempre più elementari, magari grazie ad un algoritmo sequenziale, ma è, a tutti gli effetti, l’affrontare la realtà di un sistema adattativo complesso, costituito da una miriade di reti instabili di attori statuali e non, in continua interazione ed auto-organizzazione tra loro, dove le azioni di un singolo elemento generano effetti non lineari ed imprevedibili ex-ante, sull’intero scacchiere planetario.
In questo contesto dominato dall’incertezza e dall’imprevedibilità, il modello classico di leadership verticale e d’intelligence burocratico è destinato a sicuro fallimento.
Il futuro di una governance strategica lungimirante, quindi, deve collocarsi in una zona intermedia che potremmo definire con un concetto caro agli scienziati dei sistemi complessi, come “orlo del caos”, per evitare che troppo ordine e rigidità decisionale conducano alla paralisi del sistema, così come l’assenza di direzione porti alla disintegrazione del contesto.
Infatti, in questa cornice di perenne instabilità, il leader geopolitico moderno non è colui che pretende di prevedere e pianificare l’imprevedibile, ma colui che accetta la complessità e sviluppa una spiccata capacità di lettura dei segnali deboli, per navigarla in tempo reale.
Così parimenti, l’operato generato dalla cultura d’intelligence deve assumere un ruolo cardine, diventando lo strumento primario per decodificare le guerre asimmetriche, le manovre finanziarie occulte che accompagnano e presagiscono i conflitti globali, per garantire la resilienza dello Stato e degli asset strategici nazionali, dotando sia il decisore politico che quello privato di moderni sistemi di anticipazione del futuro.
Geostatisti, ridondanza e lungimiranza progettuale
Quindi, per entrare ancora di più nel dettaglio delle considerazioni finora esposte, occorre sottolineare che la prima dote di una leadership performante nell’ambito delle perigliose acque della scena internazionale, consiste nella capacità di saper promuovere la ridondanza e la flessibilità strategica, con una visione del futuro progettuale di lungo periodo, superando così l’esasperazione dell’efficienza immediata e del consenso a breve termine, che tanto indebolisce le democrazie occidentali.
Spetta ai cosiddetti “geostatisti”, così come definiti dall’economista Paolo Savona, ossia di persone capaci di vedere lontano, al di là dell’oggi e delle loro nazioni e di saper costruire assetti internazionali che prevengano le crisi economiche e propizino lo sviluppo dell’intero Pianeta.
Le scelte di un buon geostatista, infatti, devono essere ispirate ad una sana realpolitik, ma l’itinerario della sua azione deve essere altrettanto chiaro sulla traccia della ragione dei molti, come pretende la democrazia e non dei pochi, come inevitabilmente accade negli autoritarismi.
Dunque, esattamente come i grandi attori industriali hanno dovuto reintrodurre margini di sicurezza per proteggere la propria catena del valore dalle turbolenze geopolitiche, un’avveduta leadership politica deve saper costruire strutture istituzionali resilienti, capaci di assorbire shock imprevisti, senza collassare.
Logiche oloniche e reti decisionali molecolari
In secondo luogo, deve tenere a mente la necessità di muoversi secondo logiche oloniche, alla stregua di un sistema organizzato in grado di prendere decisioni ed attuarle, interagendo con gli altri elementi del sistema su base negoziale, dal momento che le crisi odierne – energetiche, cibernetiche, asimmetriche, militari, informative – si sviluppano in modo molecolare.
Il concetto di olone, infatti, definisce un’entità che è simultaneamente un tutto autonomo nel proprio ambito operativo e la frazione inscindibile di un disegno superiore ed in un sistema adattativo complesso, al quale paragoniamo una crisi internazionale globale, l’approccio olonico permette di superare la rigidità delle gerarchie tradizionali senza cadere nell’anarchia decisionale, coniugando il ‘massimo dell’autonomia locale con la massima coerenza strategica globale.
Per affrontare con successo le turbolenze globali, un leader saggio non deve accentrare ogni singola decisione all’interno di una rigida burocrazia piramidale, ma deve, invece, saper coordinare tutta una serie di nodi autonomi e specializzati – diplomazia, forze armate, intelligence, attori economici – in maniera tale da preservare l’agilità operativa economica e tattica, facendo agire tutte le componenti in modo sinergico, verso un obiettivo comune.
Parimenti la cultura d’intelligence deve essere in grado di garantire la resilienza dello Stato dotando il decisore politico di moderni sistemi di anticipazione del futuro, in quanto nel mare pericoloso del complesso quadro geopolitico internazionale, anticipare non significa meramente profetizzare linearmente un singolo scenario, bensì mappare tutte le gamme dei futuri possibili, attraverso l’analisi dei segnali deboli e lo sviluppo di modelli predittivi dinamici.
L’avvento dell’Intelligenza Artificiale e la centralità del fattore umano
Attualmente a questo fine, dunque, ci troviamo di fronte all’avvento dell’intelligenza artificiale che offre ai decisori strumenti informativi senza precedenti, capaci di elaborare miliardi di dati al secondo, offrendo una mole infinita d’informazioni, estendendo i conflitti in dimensioni sempre più vaste e multifattoriali.
In questo ambito quindi, sia la leadership che la cultura d’intelligence devono attribuire la centralità assoluta del loro agire al fattore umano, fungendo entrambe da “sensore di confine”, mappando le interconnessioni e decodificando le minacce, in modo tale da attribuire la sintesi finale e le scelte morali agli esseri umani reali.
Infatti, nessun algoritmo o IA può sostituire l’intuizione geopolitica, il giudizio etico e la sensibilità interpretativa che scaturiscono da una leadership e da apparati d’intelligence in cui l’elemento umano è ancora prevalente, poiché se le macchine eccellono nel calcolare le probabilità all’interno di schemi predefiniti, solo gli uomini possiedono la plasticità cognitiva necessaria per decidere “sull’orlo del caos”, per trasformare l’informazione in visione e la visione in azione sovrana, convertendo così il disordine globale in un’opportunità di resilienza e stabilità per l’intero sistema delle relazioni internazionali.
In conclusione è bene rammentare, ad ognuno di noi, che non si può comprimere il futuro o semplificarlo in illusioni di previsione, si possono solo costruire scenari affinché esso non ci trovi impreparati e, come la storia insegna, raggiungere lo sviluppo non significa garantirsi un futuro radioso, perché bisogna saperselo mantenere.

Un costume da bagno da 15 dollari compare online, diventa virale sui social, viene salvato, cercato e commentato e a quel punto parte la produzione. La sequenza è questa, e racconta uno dei cambiamenti più profondi della moda globale: prima il desiderio diventa visibile, poi la fabbrica si mette in moto.
Il modello che sta emergendo in Cina non funziona più solo come il fast fashion tradizionale, quello che produce enormi quantità di capi in anticipo e poi li spinge sul mercato, ora il meccanismo è più rapido e più reattivo, un capo esplode sui social, i dati mostrano che il pubblico lo vuole, i produttori realizzano i primi lotti, le piattaforme misurano le vendite e la produzione cresce solo se il prodotto continua a funzionare.
Uno dei luoghi simbolo di questa trasformazione è Xingcheng, una città costiera del Liaoning, nel nord est della Cina, ha meno di 500.000 abitanti ed è diventata una delle capitali mondiali dei costumi da bagno. Secondo Xinhua, produce circa 170 milioni di pezzi all’anno, cioè un costume da bagno su quattro venduto nel mondo. China Daily stima il valore della filiera locale in circa 15 miliardi di yuan, pari a 2,13 miliardi di dollari. La forza di Xingcheng non sta in una sola megafabbrica, sta in una rete, perchè nel suo territorio convivono aziende strutturate, laboratori più piccoli, fornitori, modellisti, confezionatori, venditori online e operatori della logistica. People’s Daily parla di oltre 1.300 produttori e di circa un terzo della popolazione locale coinvolta nella produzione o nelle attività collegate ai costumi da bagno. Il sistema nasce negli anni Ottanta da laboratori familiari e piccole attività locali. All’inizio erano case trasformate in punti di cucito, macchine domestiche, produzione semplice per il mercato turistico. In quarant’anni quel modello si è trasformato in un distretto industriale collegato alle piattaforme globali. Xinhua indicava già nel 2019 oltre 35.000 imprese e-commerce legate ai costumi da bagno nell’area di Huludao, con esportazioni in più di 140 Paesi attraverso piattaforme come AliExpress e Amazon.
Per molto tempo la moda ha funzionato partendo dall’offerta, i marchi progettavano, producevano, distribuivano e poi aspettavano la risposta del pubblico, ora, in questi distretti, il segnale arriva prima dal mercato. Un video virale può diventare un’indicazione commerciale, una ricerca improvvisa può attivare un produttore, un aumento dei click può trasformarsi in un primo lotto. E questo rende la produzione molto diversa dal fast fashion classico, è una moda quindi reattiva, quasi in tempo reale, produce meno alla cieca e misura di più, che parte da quantità contenute, osserva la risposta e aumenta se il prodotto vende. La fabbrica diventa un sistema distribuito senza alcuno spreco.
La fabbrica segue l’algoritmo, legge il comportamento del pubblico e reagisce.
Questa capacità riduce in parte il rischio dei magazzini pieni di capi invenduti, perché la produzione può partire da segnali reali. Allo stesso tempo accelera ancora di più il ciclo del consumo. Un capo nasce online, viene desiderato, copiato, prodotto, venduto e sostituito in tempi brevissimi.
La storia di Xingcheng è quindi una nuova fase della produzione globale, simbolo di un’economia che non aspetta più le stagioni, né i cataloghi né le collezioni, aspetta che qualcosa esploda online.
L'articolo Prima diventa virale, poi viene prodotto proviene da Il Blog di Beppe Grillo.
La pipì è una delle risorse più sprecate delle nostre città, la produciamo continuamente e la mandiamo negli scarichi usando acqua pulita per eliminarla. Dentro quel liquido, però, ci sono azoto, fosforo e potassio, gli stessi nutrienti che servono alle piante per crescere e che l’agricoltura acquista sotto forma di fertilizzanti.
Alla sede dell’Agenzia Spaziale Europea di Parigi questa risorsa viene recuperata. Quando il personale va in bagno, l’urina viene separata alla fonte, prima di essere diluita con l’acqua di scarico, e viene inviata attraverso tubature dedicate a un piccolo impianto di trattamento nel seminterrato dell’edificio. I servizi igienici sembrano bagni normali, ma funzionano in modo diverso; raccolgono il liquido separatamente e lo portano in un sistema che filtra, concentra e sanifica l’urina. Il processo rimuove microinquinanti come residui di farmaci e antibiotici, recupera i nutrienti utili alla crescita delle piante e pastorizza il liquido a 90 gradi, eliminando virus e altri patogeni. Alla fine restano acqua distillata, che può essere riutilizzata nel sistema di lavaggio, e un fertilizzante liquido chiamato Aurin.
Dietro questa tecnologia c’è VunaNexus, una startup svizzera che lavora sul recupero dei nutrienti dall’urina umana. Il suo fertilizzante è approvato in Svizzera e in Francia per l’uso su tutte le piante, viene venduto ad agricoltori, giardinieri e privati, ed è già in fase di test in città come Parigi, Losanna e Zurigo. Per anni un’idea del genere è stata considerata quasi eccentrica, ma oggi lo scenario è cambiato, la guerra, l’aumento dei prezzi dell’energia e le tensioni sulle rotte commerciali hanno mostrato quanto il mercato dei fertilizzanti sia fragile. Gran parte della produzione dipende da gas fossile, materie prime importate e filiere lunghe; quando questi equilibri saltano, aumenta il costo del cibo e cresce il rischio per i paesi più poveri.
Separare l’urina alla fonte rende il trattamento molto più semplice. È lo stesso principio che usiamo quando ricicliamo batterie, metalli o componenti elettronici. Una materia ricca di elementi utili viene raccolta prima che si mescoli con tutto il resto. In questo modo diventa più facile recuperarla e trasformarla in qualcosa di nuovo. Il sistema VunaNexus è già installato in diversi grandi edifici commerciali e residenziali, tra cui una grande banca privata svizzera a Ginevra. Oggi ricicla circa 3 milioni di litri di urina all’anno. La tecnologia sarà utilizzata anche in un nuovo ecoquartiere di Parigi, destinato a diventare uno dei più grandi progetti europei di questo tipo.
Secondo VunaNexus, se tutta l’urina prodotta in Europa venisse recuperata, potrebbe coprire circa il 30% del fabbisogno di azoto. Una quota significativa, capace di ridurre la dipendenza dai fertilizzanti sintetici, alleggerire i depuratori e rendere le città più resilienti.
Ma il nodo principale resta il costo: nei piccoli impianti produrre azoto dall’urina è ancora molto più caro rispetto ai fertilizzanti industriali. Per rendere il sistema competitivo servono impianti più grandi, una raccolta più efficiente e un riconoscimento economico del servizio ambientale svolto. Recuperare urina significa anche trattare meglio le acque reflue, ridurre l’inquinamento e chiudere un ciclo che oggi resta aperto.
Il progetto originario si chiamava Vuna, sigla di Valorisation of Urine Nutrients in Africa, e in isiZulu significa “raccolto”. Più di dieci anni fa, nell’area di Durban, in Sudafrica, furono installati oltre 80.000 bagni secchi capaci di separare l’urina. Il fertilizzante prodotto venne testato anche sulle colture di mais, dimostrando che il sistema funzionava. La difficoltà maggiore era logistica, perché raccogliere, trasportare e trattare grandi quantità di urina richiedeva costi troppo alti. Oggi a Durban ricercatori e organizzazioni locali stanno riprendendo quel lavoro, cercando sistemi più semplici per raccogliere urina da orinatoi pubblici e trasformarla in fertilizzante per gli agricoltori della zona. L’idea è creare un circuito locale, dove una sostanza considerata scarto urbano diventa nutrimento per i campi, infrastruttura sanitaria e possibile lavoro.
La pipì è sempre stata trattata come un rifiuto da far sparire in fretta. In realtà contiene una parte della fertilità che sottraiamo ai campi e poi ricompriamo sotto forma di prodotti industriali. Recuperarla significa guardare diversamente il metabolismo delle città. Il futuro dell’economia circolare passa anche da qui. Da un bagno, una tubatura, un piccolo impianto nel seminterrato, da qualcosa insomma che abbiamo sempre considerato uno scarico e che può tornare a essere una risorsa.
L'articolo La pipì che diventa fertilizzante proviene da Il Blog di Beppe Grillo.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è l’organo internazionale responsabile del mantenimento della pace e sicurezza nel mondo. Istituito dopo la Seconda guerra mondiale, esso è composto di cinque membri permanenti – Stati Uniti, Russia, Regno Unito, Francia e Cina – e dieci membri non permanenti, eletti ogni due anni.
Fra questi, due seggi sono attribuiti al raggruppamento “Europa Occidentale e Altri” per la quale la Germania ha fino ad ora presentato la sua candidatura, sempre con successo, per sei volte. Il 3 giugno, tuttavia, raggiungendo solo 104 voti, è stata superata da Portogallo (134 voti) e Austria (131 voti). Nonostante questo esito, il ministro Wadephul, dopo essersi congratulato con i vincitori, afferma che la Germania continuerà ad impegnarsi nell’ONU per il mantenimento della pace e multilateralismo. Nello stesso tempo, tale sconfitta porta anche alla necessità di comprendere i motivi di quanto avvenuto.
La corsa alla candidatura
Nel candidarsi, la Germania non era certo partita con grandi vantaggi. Infatti, se Austria e Portogallo avevano iniziato a organizzarsi in tal senso già, rispettivamente, nel 2011 e il 2013, la Germania le ha raggiunte con un ritardo notevole, nel 2019. Una corsa alla candidatura, dunque, che si è fatta particolarmente intensa in questi ultimi mesi, durante i quali le dichiarazioni del ministro Wadephul – espresse in occasione dei suoi diversi viaggi alle Nazioni Unite – mostrano i punti principali con cui la Germania intendeva proporsi come membro non permanente.
Con il motto “Rispetto – Giustizia – Pace”, la Germania avrebbe posto al centro del suo mandato la prevenzione dei conflitti, la risoluzione della crisi, il clima e la sicurezza. A tali scopi, e in un contesto geopolitico instabile, la Germania era quindi “pronta ad assumersi ancora più responsabilità come voce forte, affidabile e indipendente all’interno delle Nazioni Unite” e agendo non da sola, bensì “assieme ai nostri partner”.
Assieme agli obbiettivi, si menzionano poi gli elementi di forza che avrebbero sostenuto l’azione della Germania durante il suo mandato. Sia sul lato della credibilità del Paese, delle esperienze finora maturate, e del proprio peso economico, si afferma infatti che la Germania “ha molto da offrire”. Il Paese ha infatti mostrato più volte un “impegno incrollabile” nei confronti della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, come pure nell’utilizzo della diplomazia e del dialogo nella gestione delle controversie; può offrire la sua notevole esperienza accumulata nei diversi mandati precedenti; e ha a disposizione un’ampia rete di ambasciate in tutto il mondo. Sul piano economico, si sottolinea l’importanza della Germania non solo come una fra le maggiori potenze economiche a livello mondiale, ma anche in quanto secondo donatore delle Nazioni Unite – elemento non irrilevante, visto l’attuale stato di crisi finanziaria in cui versa l’ONU, dovuto in larga parte al disimpegno, anche economico, degli Stati Uniti.
Il seggio mancato
Tuttavia, questo non è bastato a garantire il tanto desiderato seggio nell’unico organismo che – pur notevolmente indebolito dagli sconvolgimenti degli ultimi anni e dai limiti decisionali posti dal diritto di veto dei membri permanenti – prende decisioni di primaria importanza su questioni di pace e sicurezza, e che poi gli stati membri sono obbligati a rispettare.
Pur nella consapevolezza di essere partiti svantaggiati, prima delle votazioni Wadephul aveva manifestato un certo ottimismo rispetto alla possibilità di raggiungere il quorum di due terzi, fino a constatare la presenza di una “certa simpatia di fondo per la Germania”. Tuttavia, si sbagliava. Ma a stupire è soprattutto la chiarezza e velocità con cui ciò avviene: immediatamente, al primo turno. Stupore che emerge anche dalle dichiarazioni del ministro appena dopo le votazioni, il cui risultato rappresenta un’“amara sconfitta”.
Accanto a ciò, Wadephul mostra consapevolezza dei punti critici della candidatura della Germania: dal ritardo nella presentazione della candidatura, alle questioni internazionali su cui la Germania ha sempre preso una posizione chiara e che “non tutti i membri dell’ONU condividono”. Fa quindi poi riferimento alla campagna fatta dalla Russia contro la Germania – la cui presenza al Consiglio di Sicurezza sarebbe infatti stata scomoda, visto il suo forte sostegno all’Ucraina – ma anche il dovere della Germania di assumere una “responsabilità speciale” nei confronti di Israele rispetto al conflitto in Medio Oriente.
Questi gli ostacoli principali riconosciuti dal ministro, che afferma successivamente: “abbiamo dovuto combattere con venti contrari, che erano talmente forti, che alla fine non ce l’abbiamo fatta”. Tuttavia, sottolinea chiaramente che, anche senza un seggio all’interno del Consiglio di Sicurezza, la Germania continuerà ad impegnarsi per la pace e la sicurezza a livello globale, e che farà la propria parte nella promozione del multilateralismo: “questo è nel DNA della nostra politica estera e dei nostri interessi”. Adottando poi una prospettiva più nazionale sottolinea che “la voce della Germania nel mondo anche per la sicurezza, libertà e prosperità del nostro Paese si farà sentire, anche senza un seggio al Consiglio di Sicurezza”.
Relativizzazione del diritto internazionale
Tuttavia, pare che ciò che ha pesato maggiormente in questa sconfitta sia stato l’approccio della Germania rispetto al diritto internazionale e la sua postura poco chiara in politica estera. Soprattutto negli ultimi anni, il Paese avrebbe infatti mostrato una sua “relativizzazione” e l’adozione di standard diversi caso per caso. Nello specifico, si evidenzia che, mentre la condanna alla Russia per l’attacco all’Ucraina è stata immediata, lo stesso non è avvenuto nei confronti di Israele e Stati Uniti. Si rimprovera quindi la riluttanza della Germania nel condannare Israele per le vittime civili causate negli attacchi a Gaza e Libano, come pure l’atteggiamento di Merz rispetto all’attacco di Trump in Iran. Pur di fronte a un caso di violazione del diritto internazionale, infatti, il cancelliere aveva qui parlato di un “dilemma”. Le misure di diritto internazionale fino ad allora utilizzate contro l’Iran erano state infatti inefficaci, di qui, la difficoltà di questa situazione per cui non era il momento di “dare lezioni” ai propri partner e alleati. Similmente, anche di fronte alla cattura del presidente Maduro da parte di Trump, Merz aveva evitato di descriverla in termini di violazione di diritto internazionale.
Tirando le somme
Quanto è avvenuto porta a riflessioni su più piani. Per quanto riguarda la politica interna, questa ulteriore sconfitta non giova sicuramente al governo – già in notevoli difficoltà – soprattutto dato che uno degli obiettivi del cancelliere era proprio il rafforzamento del ruolo della Germania nella politica internazionale. Nello specifico, inoltre, a Merz si rimprovera di non essersi mai presentato alle Nazioni Unite, cosa che, ulteriormente, non avrebbe favorito la candidatura della Germania.
In termini di politica estera, si nota poi un contrasto fra ambizioni e realtà. Mentre infatti negli ultimi anni la Germania ha intrapreso diverse iniziative volte ad aumentare il proprio ruolo a livello internazionale (fra cui l’incremento della spesa militare, l’introduzione del nuovo sistema di leva, la formulazione della prima strategia militare), questa sconfitta mostra quanto, allo stesso tempo, molti Stati non le attribuiscano il ruolo che essa cerca. Inoltre, simili iniziative non possono supplire alle criticità prima menzionate rispetto alla postura mostrata della Germania in merito alle guerre degli ultimi anni. A ciò, inoltre, si aggiunge la preoccupazione di molti governi europei rispetto al piano per il rafforzamento del Bundeswehr. Se la Germania vuole esercitare un peso maggiore a livello internazionale, in linea con i principi esposti nella sua candidatura per il 3 giugno, dovrà dunque mostrare maggiore chiarezza – a parole e fatti – nell’elaborare una politica estera coerente, che dia fiducia agli alleati e credibilità internazionale, risolvendo quindi le criticità recentemente mostrate.Nel frattempo, Merz ha già annunciato un nuovo tentativo di candidatura per il biennio 2035/2036: resta quindi da vedere se le iniziative che la Germania intraprenderà nei prossimi otto anni le consentiranno di raggiungere un esito diverso per questo appuntamento.
Alle 10:28 ore locali di venerdì 5 giugno 2026, si è registrata un’esplosione all’ormeggio 78 del porto di Costanţa, in Romania, dove non si registrano morti o feriti. Circa tre ore e mezza dopo si sono registrate altre tre esplosioni: una nella stessa zona e due nei pressi del confine con l’Ucraina, sul versante di Kyiv. Su X, il Presidente della Repubblica rumena, Nicuşor Dan, ha affermato che l’evento è conseguenza della vicinanza del Paese al teatro di guerra in Ucraina rimanendo prudente nelle dichiarazioni. L’Ispettorato Generale per le situazioni di emergenza ha proceduto con un piano di evacuazione dei cittadini che ha coinvolto oltre un migliaio di persone, limitando l’accesso alla zona per permettere lo sviluppo di indagini approfondite.
A livello internazionale, le reazioni sono state molteplici. Le istituzioni europee hanno espresso vicinanza a Bucarest condividendo le affermazioni di Dan riguardo l’accaduto. La Russia, tramite un comunicato della propria ambasciata a Bucarest, ha additato l’Ucraina come responsabile dell’esplosione accusandola di terrorismo. L’autorità navale di Kyiv si sono messe in contatto con quelle rumene, chiarendo che i droni impiegati avevano lo scopo di pattugliare l’area ma che, a causa delle operazioni di jamming del Cremlino, ne era stato perso il controllo per poi autodetonarsi. La ricostruzione è stata confermata dal Ministero della Difesa, Radu Miruță, lamentando il fatto che Kyiv non abbia avvisato tempestivamente le autorità locali. L’autorità navale ucraina smentisce tale ricostruzione, affermando di aver informato la Romania in tempo utile e sottolineando come la messa in sicurezza dell’area sia stata possibile grazie alla cooperazione tra i due Paesi, evitando così vittime.
L’episodio di Constanța evidenzia ancora una volta la vulnerabilità della Romania nel contesto del fronte orientale, dove il Mar Nero assume un’importanza strategica crescente. L’evento non può essere letto come un episodio isolato ma si inserisce in un quadro di sicurezza fluvio-marittima ed energetica, in cui infrastrutture critiche e rotte strategiche tendono a sovrapporsi nello stesso spazio operativo. L’area dell’esplosione è avvenuta nello stesso settore del Mar Nero in cui ricadono le infrastrutture energetiche offshore rumene tra cui il progetto Neptun Deep il più grande piano di estrazione di gas naturale dell’Ue la cui entrata in funzione è prevista nel 2027.
Da Galaţi a Constanța passando per il Danubio
La dinamica dell’evento richiama immediatamente alla memoria quanto accaduto il 28 maggio scorso a Galaţi. Infatti, in quel caso, un drone attribuito a Mosca si è schiantato contro un appartamento provocando un incendio e due feriti. Tuttavia, l’esplosione di Galați appare come un episodio più serio e riconducibile a un effetto collaterale di un bombardamento russo rivolto ai porti ucraini sul Danubio. Al contempo, l’operazione rientra nell’ambito di una più ampia dinamica di pressione strategica, motivo per cui in quel momento Bucarest ha valutato l’attivazione dell’articolo 4 del Trattato dell’Alleanza Atlantica. Di contro, quanto accaduto il 5 giugno, è stato causato dal jamming, una tecnica cyber che sfrutta segnali satellitari falsi per deviare i velivoli. Tale dinamica rende l’episodio più assimilabile agli incidenti accaduti nei cieli delle Repubbliche Baltiche negli ultimi tre mesi, sebbene il loro impatto sia stato materialmente modesto.
L’esplosione avvenuta al porto di Constanța rivela un teatro della drone warfare meno mainstream ma altrettanto rilevante ossia il corridoio Danubio-Mar Nero. Dal 2022 ad oggi, la Russia è ricorsa a droni navali in due occasioni: l’attacco al ponte Zakota sull’estuario del fiume Dnestr il 10 febbraio 2023 e quello alla nave ucraina Simferopol sul ramo Chilia del Danubio il 28 agosto 2025. Questi due episodi avevano mostrato la necessità di rafforzare la difesa del corridoio attraverso la cooperazione con i partner europei e, in special modo, l’Ucraina. Specialmente dopo il 2022 ma anche dopo l’annessione della Crimea del 2014, Bucarest ha cercato di elevare il Danubio–Mar Nero a priorità strategica presso le istituzioni atlantiche temendo gli effetti destabilizzanti dell’influenza di Mosca nella vicina Moldova e la presenza di un conflitto vicino ai suoi confini.
Una possibile minaccia futura per il progetto “Neptun Deep”?
In tale contesto, il Mar Nero rappresenta uno spazio di competizione strategica tra attori regionali e internazionali che si è ulteriormente inasprita con l’avvio del progetto Neptun Deep da parte della Romania. La rilevanza energetica di questa operazione ha infatti contribuito ad accrescere il valore strategico dell’area, rendendola un ulteriore terreno di confronto verso la Russia. Il progetto è destinato a modificare significativamente gli equilibri energetici della regione. Situato nel settore romeno del Mar Nero, a profondità comprese tra i 100 e i 1.700 metri, il giacimento contiene circa 100 miliardi di metri cubi di gas naturale, configurandosi come una delle più consistenti riserve energetiche dell’Ue. L’avvio della produzione, previsto per il 2027, consentirebbe alla Romania di affermarsi come principale produttore di gas naturale dell’Ue. Tali elementi contribuiscono ad alimentare una narrazione secondo cui la Russia potrebbe percepire il progetto Neptun Deep come una potenziale minaccia ai propri interessi energetici. La crescente rilevanza strategica della Romania nel Mar Nero è stata recentemente riconosciuta anche dalla NATO.
Il 19 marzo 2026, il Segretario Generale dell’Alleanza Atlantica, Mark Rutte, ha sottolineato come Bucarest stia assumendo un ruolo sempre più centrale nella sicurezza del fianco orientale, definendola di fatto un punto di riferimento per la presenza dell’Alleanza nella regione del Mar Nero. In tale contesto, la NATO ha annunciato il rafforzamento dell’operazione Eastern Sentry, avviata nel 2025 in risposta alle incursioni di droni russi nello spazio aereo romeno. In questo scenario, una particolare attenzione è rivolta al progetto Neptun Deep, le infrastrutture offshore del giacimento collocate nella zona economica esclusiva romena. Sebbene ricadano sotto la giurisdizione economica della Romania, esse non beneficiano automaticamente delle garanzie di difesa collettiva previste dall’Articolo 5 della NATO per il territorio degli Stati membri, configurando così una potenziale vulnerabilità nel contesto della sicurezza del Mar Nero.
Un eventuale attacco contro piattaforme o condotte potrebbe generare ritardi nei lavori, aumentare i costi assicurativi e scoraggiare gli investimenti, con possibili ripercussioni sui piani europei di diversificazione energetica e riduzione della dipendenza dalle forniture russe. L’incremento dell’autonomia energetica europea e la prospettiva di una progressiva riduzione della dipendenza dal gas russo rappresentano, de facto, fattori suscettibili di incidere sugli equilibri della regione. Sebbene gli attacchi non abbiano colpito direttamente infrastrutture legate al progetto, sollevano tuttavia interrogativi riguardo il possibile legame, seppur indiretto, tra la crescente rilevanza di Neptun Deep e il persistente interesse russo nell’area.
Conclusione
Al di là della dinamica dell’episodio, Constanța conferma la progressiva estensione degli effetti del conflitto ucraino nello spazio fluvio-marittimo del Mar Nero e del Danubio. Bucarest si conferma strutturalmente vulnerabile per effetto della configurazione dello spazio strategico in cui è collocato: integrato nelle istituzioni euro-atlantiche ma esposto alle vulnerabilità dei teatri geografici limitrofi. La sovrapposizione tra infrastrutture civili, rotte logistiche e asset energetici offshore contribuisce a rendere l’area particolarmente sensibile, soprattutto in relazione allo sviluppo di progetti strategici come Neptun Deep. L’evento conferma la crescente centralità del Mar Nero nel quadro di sicurezza euro-atlantico.

Il futuro è sempre visto come una condanna già scritta: più caldo, più disuguaglianza, più lavoro, più ricchezza concentrata nelle mani di pochissimi; un pianeta sempre più difficile da abitare e una società sempre più difficile da tenere insieme. Ma il Global Justice Report del World Inequality Lab ribalta questa narrazione.
Secondo il rapporto, un mondo più uguale e ancora vivibile è materialmente possibile, l’umanità potrebbe aumentare il tenore di vita, ridurre le disuguaglianze e mantenere il riscaldamento globale sotto i 2 gradi entro la fine del secolo. La felicità di una società non si misura soltanto con il PIL, si misura con il tempo libero, la salute, l’istruzione, la sicurezza economica e la qualità dell’ambiente in cui si vive. Una buona vita può richiedere meno consumo materiale e più servizi essenziali, meno estrazione e meno spreco.
Il rapporto indica una riduzione drastica dell’orario di lavoro, fino a circa 1.000 ore l’anno, l’equivalente di una settimana di due giorni e mezzo; chiede di spostare gli investimenti dai settori più pesanti, come industria e miniere, verso istruzione e sanità, attività che consumano molta meno energia e molti meno materiali; prevede anche una riduzione del consumo di carne rossa, tra i fattori legati alla deforestazione e alla distruzione degli ecosistemi.
Secondo il rapporto i redditi dell’89% della popolazione mondiale raddoppierebbero entro il 2100. La quota di ricchezza detenuta dai miliardari, oggi pari a circa il 6% della ricchezza globale, scenderebbe allo 0,05%. Il 50% più povero dell’umanità passerebbe invece dal 2% al 30% della ricchezza globale. Per finanziare questa trasformazione, il rapporto immagina un Fondo globale per la giustizia, alimentato da una forte tassazione dei patrimoni più grandi e da una nuova architettura finanziaria internazionale. Le risorse servirebbero a sostenere la transizione energetica, la sanità, l’istruzione e l’adattamento climatico, soprattutto nei Paesi del Sud globale.
Thomas Piketty, tra i coordinatori del progetto, sostiene che la strada attuale porta verso più combustibili fossili, più ricchezza concentrata, più rabbia sociale e più instabilità politica. Il rapporto usa una parola quasi dimenticata nell’economia contemporanea: “sufficienza”. Significa vivere bene senza trasformare ogni bisogno in consumo e ogni consumo in distruzione.
Il rapporto mette insieme crisi climatica e disuguaglianza. Una transizione ecologica pagata dai lavoratori fallisce, una politica sociale che ignora i limiti del pianeta fallisce, lq giustizia climatica funziona quando diventa anche giustizia economica.
Un mondo vivibile dunque è possibile, serve decidere per chi vogliamo costruirlo, per l’umanità o per quello 0,001% che oggi concentra una quota enorme della ricchezza globale, parliamo di meno di 60.000 persone, una élite capace di possedere tre volte la ricchezza della metà più povera del pianeta, in cima a questa piramide ci sono nomi noti, Elon Musk, Larry Page, Larry Ellison, Sergey Brin, Jeff Bezos, Michael Dell, Mark Zuckerberg, Jensen Huang, Bernard Arnault e Warren Buffett.
Secondo il rapporto, la quota di ricchezza globale detenuta dai miliardari dovrebbe scendere dal 6% allo 0,05%, mentre il 50% più povero dell’umanità dovrebbe salire dal 2% al 30%. In mezzo c’è la scelta politica del secolo, lasciare che la crisi climatica venga pagata da chi ha meno, oppure usare la ricchezza accumulata in cima alla piramide per finanziare sanità, istruzione, transizione energetica e una vita più libera dal lavoro inutile.
A noi la scelta.
L'articolo Un mondo vivibile è possibile, il problema sono i miliardari proviene da Il Blog di Beppe Grillo.


I titoli di oggi: Pechino apre al dialogo sulle sovvenzioni ma respinge le accuse OCSE Xi atteso in Corea del Nord dall’8 al 9 giugno Afghanistan e Russia firmano accordo militare Pechino vieta l’ingresso a quattro deputati neozelandesi dopo una visita a Taiwan Censura in Cina per il 4 giugno mentre Pechino respinge le critiche su Tiananmen Pechino vieta l’ingresso ...
L'articolo In Cina e Asia – Pechino apre al dialogo sulle sovvenzioni ma respinge le accuse OCSE proviene da China Files.

Dopo più di trent’anni dalla pubblicazione originale nel 1994, esce finalmente per Add Editore, nella traduzione di Silvia Pozzi, l’opera più nota della scrittrice queer Qui Miaojin: I taccuini del coccodrillo. Con la pubblicazione de I taccuini del coccodrillo, Add Editore porta finalmente in Italia uno dei testi fondamentali della letteratura taiwanese contemporanea e della narrativa queer asiatica: Notes of a ...
L'articolo Add Editore pubblica “I taccuini del coccodrillo” di Qiu Miaojin proviene da China Files.

Di recente il Consiglio di Stato cinese ha emanato nuove linee guida per promuovere l’erogazione dei servizi pubblici di base anche ai lavoratori migranti. Oltre che impattare la qualità la vita di centinaia di milioni di cinesi, l’hukou (il sistema di registrazione familiare in vigore dagli anni Cinquanta) impedisce la creazione di una società di consumi.
L'articolo Dialoghi – Una nuova riforma per l’hukou? proviene da China Files.


I titoli di oggi: Gli Usa verso nuovi dazi per i Paesi coinvolti nel lavoro forzato Zhang Yiming, fondatore di ByteDance, è il secondo uomo più ricco d’Asia L’ex funzionario anticorruzione Li Xiaohong è finito sotto indagine per corruzione Corea del Sud, vittoria amara per il Partito Democratico Filippine, indagine su una possibile nuova struttura nell’atollo di Scarborough Indonesia, arrestato ...
L'articolo In Cina e Asia – Gli Usa verso nuovi dazi per i paesi coinvolti nel lavoro forzato proviene da China Files.



I titoli di oggi Pechino estende la protezione del segreto commerciale a dati e algoritmi Aziende cinesi ricevono sussidi otto volte la media Ocse Takaichi è la leader più apprezzata dai sudcoreani: il sondaggio USA-Cina tengono primo colloquio militare dopo la visita di Trump Bloomberg: università cinesi legate a PLA in cerca di chip Nvidia H200 La Cambogia si rivolge ...
L'articolo In Cina e Asia proviene da China Files.


Pechino non ha mai riconosciuto l’annessione russa della Crimea, né dei territori ucraini di Donetsk e Luhansk. Ammettere che uno Stato sovrano può separarsi con l’aiuto militare di una potenza esterna potrebbe creare un precedente scivoloso per la narrativa cinese su Taiwan. Piuttosto, la Cina opera secondo un modello di “integrazione de facto senza riconoscimento de jure”, permettendo alle aziende nazionali ...
L'articolo Il silenzioso avanzare della Cina nei territori occupati dell’Ucraina proviene da China Files.







I titoli di oggi:
Shangri-La Dialogue: Usa e Cina moderano i toni rispetto al 2025
Gli Usa rafforzano i controlli sui chip AI
Cina, espulsa reporter del NYT. Ritorsione degli Usa su giornalista della Xinhua
Cina, nominata la nuova presidente del principale regolatore finanziario del paese
Cina, condannato a 24 anni l'ex abate del Tempio di Shaolin
Myanmar, Min Aung Hlaing in India per la sua prima visita estera da presidente
L'articolo In Cina e Asia – proviene da China Files.


Negli scorsi due mesi, tre episodi avvenuti in Africa hanno sottolineato l’attuale posizione di Taiwan nel panorama geopolitico e, più in particolare, l'influenza indiretta della Repubblica Popolare Cinese (RPC) sul processo decisionale dei paesi africani coinvolti.
L'articolo Cina, Africa e il restringimento dello spazio di Taiwan proviene da China Files.



I titoli di oggi:
Pechino evita il confronto allo Shangri-La mentre Xi irrigidisce il controllo sull’esercito
Taiwan rafforza il fronte tecnologico con gli Usa mentre Trump critica sui chip
L’Europa accelera sulla difesa industriale mentre crescono le frizioni con Pechino
Un conflitto su Taiwan rischia l’escalation nucleare: il rapporto IISS
Giappone e Filippine stringono partenariato strategico
Vietnam e Thailandia rafforzano l’asse economico nel 50° anniversario delle relazioni diplomatiche
L'articolo In Cina e Asia – Pechino si tiene lontano dal forum sulla sicurezza di Singapore proviene da China Files.



I titoli di oggi: Samsung, accordo sui bonus evita lo sciopero: ai lavoratori dei chip il 10,5% degli utili operativi Cina: “Fregata olandese entrata illegalmente nelle acque del Mar Cinese Meridionale” I membri dei Five Eyes aumentano i transiti nello Stretto di Taiwan Filippine, istituita una commissione indipendente per indagare sugli omicidi durante la “guerra alla droga” Hong Kong affianca ...
L'articolo In Cina e Asia – Raggiunto l’accordo per i lavoratori di Samsung proviene da China Files.

A quasi tre mesi dalla chiusura dello stretto di Hormuz, la catena di approvvigionamento petrolifero globale è in forte crisi e non si intravedono segnali di ripresa. I vari paesi del Nord e del Sud globale hanno fatto i conti con la propria dipendenza dai carburanti fossili provenienti dal Golfo Persico e dall’Iran, ma anche con l’impatto che la loro ...
L'articolo Elefanti a parte – Crisi di Hormuz e lockdown energetico: per il subcontinente indiano la crisi è già realtà proviene da China Files.


I titoli di oggi: Cambogia, liberato il leader dell’opposizione Kem Sokha Wang Yi alle Nazioni Unite chiede riforma delle istituzioni Cina, gli over 65 superano i bambini Bloomberg: Pechino restringe i viaggi all’estero dei dipendenti di aziende private IA Singapore, ministro degli Esteri in visita a Pyongyang Seul punta al primo sottomarino nucleare domestico Dissidente cinese raggiunge la Corea del ...
L'articolo In Cina e Asia – Cina, gli over 65 superano i bambini proviene da China Files.




I titoli di oggi: India, meeting ministri Esteri Quad e visita Marco Rubio Cina, Xi Jinping elogia il Pakistan per la mediazione nella guerra in Iran Vučić a Pechino, Serbia e Cina rafforzano la “solida amicizia” Cina, la “regina dei chip” lancia nuova strategia per Huawei Mynamar, pugno duro dell’esercito in aree strategiche di confine La Cina lancia un volo ...
L'articolo In Cina e Asia – India, al via meeting del Quad proviene da China Files.

"Consigliere e diplomatico alla corte birmana" di Anna Maria Abbona Coverlizza (Effatà Editrice) presenta la vita appassionante di padre Paolo Abbona (Monchiero 1806 – Boves 1874), missionario in Birmania (oggi Myanmar).
L'articolo Consigliere e diplomatico alla corte birmana proviene da China Files.




Giovedì, il Parlamento ha adottato delle raccomandazioni volte a promuovere la parità di genere e un maggiore sostegno nel settore dell’assistenza formale e informale.








Il Premio Sacharov 2023 per la libertà di pensiero è stato assegnato a Jina Mahsa Amini e al movimento di protesta iraniano “Donna, vita e libertà”
Scoprite le misure adottate dal Parlamento europeo per rafforzare la propria integrità, colmare le lacune, proteggere l'istituzione e i suoi membri dai tentativi di ingerenza sul lavoro.
Dopo l'approvazione da parte del Parlamento europeo della nuova commissaria bulgara, i deputati si sono pronunciati sui cambiamenti all’azione per il clima ai vertici della Commissione.
Scopri l'azione dell'UE per la protezione dei consumatori e le iniziative del Parlamento europeo per incrementare tali diritti.
Il Premio Sacharov per la libertà di pensiero del 2022 è stato assegnato al coraggioso popolo ucraino, rappresentato dal suo presidente, dai leader eletti e dalla società civile.
Il Parlamento europeo invita i leader dell'UE a presentare le loro opinioni e possibili soluzioni alle sfide che l'Europa sta affrontando nel quadro di un ciclo di discussioni in plenaria
Il Parlamento europeo è al lavoro per creare un'Unione europea più efficiente, più democratica e più in linea con le proposte formulate dai cittadini alla conferenza sul futuro dell'Europa.
La parità di genere è una priorità per l'Unione europea. Scopri i problemi principali e cosa sta facendo il Parlamento per risolverli.
Il piano UE per la ripresa sostiene la via d’uscita dalla crisi di Covid-19 e costruisce la resilienza per il futuro. Scoprite come il Parlamento europeo esamina il piano.
La Presidente del PE Roberta Metsola ha conferito il Premio LUX 2022 del pubblico europeo a "Quo vadis, Aida?" della regista bosniaca Jasmila Žbanić.
Prima l'affaire pandoro, poi il video del pentimento e infine l'intervista da Fazio. Il "sentiment" è sempre stato negativo. Ma sebbene la cover del settimanale possa sembrare un punto a suo favore, non è detto che il vento sia cambiato. L'analisi di Roberto Esposito, ceo di DeRev, società di strategia, comunicazione e marketing digital

Giuliano Sangiorgi incontra scrittori, chef, attori e comici e condivide con loro i punti in comune delle loro carriere: l’immaginazione e la capacità di sognare.
Con questo podcast, il cantante mette a confronto il processo creativo in campi anche molto diversi tra loro, regalando all'ospite di ogni puntata una nuova improvvisazione musicale e a chi ascolta un ritratto a due inedito e sorprendente

In ogni libro, film, canzone, serie tv, opera d’arte, c’è sempre la scintilla di un’idea. Winston, come l’eroe di 1984 di George Orwell, vuole trovarla e raccontarla , anche solo per uno spunto, per cinque giorni alla settimana per circa quattro minuti. Un podcast di Pierluigi Battista per HuffPost.

Il 5 novembre 2024 gli Stati Uniti d’America sceglieranno il nuovo presidente. Ai blocchi di partenza ci sono sempre loro due, Donald Trump e Joe Biden. Ex presidente e presidente uscente, 77 e 81 anni a testa. In un Paese sempre più diviso. Tra ricorsi storici e ricorsi in aule di giustizia, quest’elezione segnerà forse più di altre il presente e il futuro, non solo dell’America ma dell’intero Occidente. Vi racconteremo le grandi storie, dei nostri giorni e del passato, quelle che hanno fatto grande gli Stati Uniti d’America. E faremo chiarezza, per capire insieme come, tra caucus, primarie, congressi, grandi elettori, si diventa presidente del più forte e importante Paese del mondo. Un podcast mensile di Gerardo Greco e Giulio Ucciero.


Il podcast in 20 episodi di Michele Bovi e Pasquale Panella che raccoglie testimonianze e documentazioni esclusive e che segnala i nomi di tutti gli italiani – cineasti, attori, professionisti e artigiani – che lavorarono in incognito per il kolossal del 1959 premiato da 11 Oscar. Immagini e documenti esclusivi su www.benhurunaltrofilm.it
Lo speciale: Ben-Hur, un altro film

Content
Cəbəllütariq oyun səlahiyyətliləri tərəfindən lisenziyalaşdırılır və yerli oyun komissiyası tərəfindən idarə olunur. Azerbaijan Fransız Alman bukmeker şirkəti alman, fransız https://pinup-azerbaijan2.com/aviator/ və ispan dilləri də daxil olmaqla bir neçə dildə mövcuddur. Pin-Up, kredit kartı, onlayn bank köçürməsi və digərləri daxil olmaqla müxtəlif ödəniş üsulları təklif edir.
Və Azərbaycanda qorunan slot maşınları və 100% investisiya bonusu imkanı olan lisenziyalı Pin-Up veb saytlarından biridir. Beləliklə, Pin Up casino saytında etibarlı slot maşınlarından iştirakçı https://pinup-azerbaijan2.com kimi istifadə edə bilərsiniz. Amatic və EGT kimi provayderlər Oyunları PinUp casino saytında aktiv şəkildə yerləşdirirlər. Bu, əksər ölkələrdə ən populyar və gəlirli oyunlardan biridir.
Digər slot maşınlarından fərq, çarpanların cəmlənmək əvəzinə eksponent olaraq vurulmasıdır. Qısa müddətdə böyük qələbələr qazanmaq istəyirsinizsə, Bu oyunu seçə bilərsiniz. Kazino saytlarındakı slot maşınları istifadəçilərin diqqətini çəkir. Səs saytları və maşınlardakı vizual effektlər istifadəçilərə oyundan böyük zövq verir. Onlayn slot oynayan insanlar, üzv olduqları kazino veb saytında mövcud olan slot maşınlarına baxaraq istədikləri oyunu seçə bilərlər. Pin-Up daha çox seçim təklif edir və fərqli hadisələrə bahis edə və daha yaxşı şansa sahib ola bilərsiniz.
İstifadəçilər qədim zamanlardan bəri kazino saytında Pin-Up slot maşınlarını məhəbbətlə oynayırdılar.Hal-hazırda Slot veb saytı PinUp-dan daha çox hündürlük göstərir. Pin-Up-ın təkmilləşdirilmiş infrastrukturu ilə yanaşı, sistemdə minlərlə slot maşını mövcuddur. Video yuvaları, 3D yuvalar, 7li slot maşınları və daha çoxunu film ulduzu saytlarında tapa bilərsiniz. Etibarlı bir üzv olaraq, Pin-Up slot maşınlarından faydalana bilərsiniz. Poçt göndərişlərinə gəldikdə, ən azı 50 manat məbləğində poçt göndərişlərini bank kartlarına, 10 manat isə Elektron Poçt göndərişlərinə dəyişmək mümkündür. Pin Up casino, 1000 Dec-də təklif olunmağa başlayan 2012-dən çox slot maşınından biridir.
Casino saytında qeydiyyatdan keçdikdən sonra ən çox qazanan oyun göyərtələrindən birini seçə bilərsiniz. Slot maşınlarını sevənlər üçün Pin-Up sizin üçün bilikli bir kaftandır. Kazino sənayesindəki etibarlı kazino saytlarından biri olan PinUp, istifadəçilərinə eyni zamanda əyləncə və pul qazanmağı təklif edir. Bu imkanları qaçırmayın, sadəcə Pin Up casino saytında qeydiyyatdan keçin.Üzvlüyünüzü qısa müddətdə yarada və slot oyunlarından zövq ala bilərsiniz.
Qanunsuz veb sayt pinup-az.com Seçimdə yeni olanlar ən çox pul çəkmə və ya depozit qoymaqda tərəddüd edirlər. İstifadəçilər, istər PinUp onlayn kazino veb saytında, istərsə də kazino salonlarında tez-tez oynanan slot maşınlarını oynayaraq qazanc əldə edə bilərlər. Əylənərək pul qazanmaq slot maşınlarının ən yaxşı xüsusiyyətidir. Onlayn kazino saytındakı Pin-Up slot maşınlarının mövzusu hər birindən fərqlidir. Siz həmçinin ən yaxşı slot maşın arasında 3D slots və klassik avtomatik oyun göyərtələri oynaya və 25% bonus əldə edə bilərsiniz.
The post İlk oyununuzu PULSUZ oynayın: Pin-Up az casino promo kodlarının gücü الملواني للديكور والمفروشات appeared first on SpaghettiPolitics.
Content
Poçt göndərişlərinə gəldikdə, ən azı 50 manat məbləğində poçt göndərişlərini bank kartlarına, 10 manat isə Elektron Poçt göndərişlərinə dəyişmək mümkündür. Pin Up casino, 1000 Dec-də təklif olunmağa başlayan 2012-dən çox slot maşınından biridir. Və Azərbaycanda qorunan slot maşınları və 100% investisiya bonusu imkanı olan lisenziyalı Pin-Up veb saytlarından biridir. Beləliklə, Pin Up casino saytında etibarlı slot maşınlarından iştirakçı kimi istifadə edə bilərsiniz. Amatic və EGT kimi provayderlər Oyunları PinUp casino saytında aktiv şəkildə yerləşdirirlər.
Qanunsuz veb sayt pinup-az.com Seçimdə yeni olanlar ən çox pul çəkmə və ya depozit qoymaqda tərəddüd edirlər. İstifadəçilər, istər PinUp onlayn kazino veb saytında, istərsə də kazino salonlarında tez-tez oynanan slot maşınlarını oynayaraq qazanc əldə edə bilərlər. Əylənərək pul qazanmaq slot maşınlarının ən yaxşı xüsusiyyətidir. Onlayn kazino saytındakı Pin-Up slot maşınlarının mövzusu hər birindən fərqlidir. Siz həmçinin ən yaxşı slot maşın arasında 3D slots və klassik avtomatik oyun göyərtələri oynaya və 25% bonus əldə edə bilərsiniz.
Casino saytında qeydiyyatdan keçdikdən sonra ən çox qazanan oyun göyərtələrindən birini seçə bilərsiniz. Slot maşınlarını sevənlər üçün Pin-Up sizin üçün bilikli 1win aviator bir kaftandır. Kazino sənayesindəki etibarlı kazino saytlarından biri olan PinUp, istifadəçilərinə eyni zamanda əyləncə və pul qazanmağı təklif edir.
Bu imkanları qaçırmayın, sadəcə Pin Up casino saytında qeydiyyatdan keçin.Üzvlüyünüzü qısa müddətdə yarada və slot oyunlarından zövq ala bilərsiniz. İstifadəçilər qədim zamanlardan bəri kazino saytında Pin-Up slot maşınlarını məhəbbətlə oynayırdılar.Hal-hazırda Slot veb saytı PinUp-dan daha çox what to do when crypto crashes hündürlük göstərir. Pin-Up-ın təkmilləşdirilmiş infrastrukturu ilə yanaşı, sistemdə minlərlə slot maşını mövcuddur. Video yuvaları, 3D yuvalar, 7li slot maşınları və daha çoxunu film ulduzu saytlarında tapa bilərsiniz. Etibarlı bir üzv olaraq, Pin-Up slot maşınlarından faydalana bilərsiniz.
Bu, əksər ölkələrdə ən populyar və gəlirli oyunlardan biridir. Digər slot maşınlarından fərq, çarpanların cəmlənmək əvəzinə eksponent olaraq vurulmasıdır. Qısa müddətdə böyük qələbələr qazanmaq istəyirsinizsə, Bu oyunu seçə bilərsiniz. Kazino saytlarındakı slot maşınları istifadəçilərin diqqətini çəkir.
Səs saytları və maşınlardakı vizual effektlər istifadəçilərə oyundan böyük zövq verir. Onlayn slot oynayan insanlar, üzv olduqları kazino veb saytında mövcud olan slot maşınlarına baxaraq istədikləri oyunu seçə bilərlər. Pin-Up daha çox seçim təklif edir və fərqli hadisələrə bahis edə və daha yaxşı şansa sahib ola bilərsiniz. Cəbəllütariq oyun səlahiyyətliləri tərəfindən lisenziyalaşdırılır və yerli oyun komissiyası tərəfindən idarə olunur. Azerbaijan Fransız Alman bukmeker şirkəti alman, fransız və ispan dilləri də daxil olmaqla bir neçə dildə mövcuddur. Pin-Up, kredit kartı, onlayn bank köçürməsi və digərləri daxil olmaqla müxtəlif ödəniş üsulları təklif edir.
The post İlk oyununuzu PULSUZ oynayın: Pin-Up az casino promo kodlarının gücü الملواني للديكور والمفروشات appeared first on SpaghettiPolitics.
Content
Hər kəsə avtomatik pul çıxarma funksiyası ilə oynamağı məsləhət görürəm. Maşınlar yüksək sürətlə etibarlı şəkildə işləyəcək, pullu və ya demo rejimində çarxları rahat şəkildə fırlatmağa imkan verəcək. Windows və ya Mac OS ( macbook ) ilə istifadəçilər Pin Up-ün tam versiyasını yükləyə biləcəklər.
Bu bonuslar sayəsində siz daha yüksək ehtimalla ekspress-betlərdən və ya tək bahalaşandan uduşlarınızı artıra bilərsiniz. Sizə Pin-Up saytında 306.com aşağıda idman bahislərinin digər vacib amillərindən danışacağıq. Yarışdan əvvəlki ilk yerlərdə futbol, tennis və basketbol kimi məşhur idman intizamları həmişə öz yerini tutur. Amma siyahını daha da irəli qaldırsanız, bir çox oyunçuların heç eşitmədiyi çox ekzotik idman növləri tapa bilərsiniz. Bu cür müxtəliflik qiymət bahalarını müvəffəqiyyətlə tapmağa və istifadə etməyə imkan verir. Kitab istehsalçısından daha ətraflı təhlil və xəbərdarlığa diqqət yetirmək olar.
Söhbət ondan gedir ki, oyunçu şəxsi sənədlərinin surətlərini təhlükəsizlik xidmətinin ünvanına göndərməlidir. Tamamlandıqdan sonra oyunçular ödəniş bölməsindən istifadə edərək pul çıxara bilirlər. Nağdlaşdırma və depozit qoyuluşu proseduru eyni ssenariyə uyğun olaraq həyata keçirilir.
Seçilmiş ödəniş üsulunun şərtlərinə uyğun olaraq, istifadəçi kredit veriləcək məbləği göstərir. Davamlı olaraq eyni ödəniş sistemindən istifadə etmək, həmçinin onun vasitəsilə hesabdan pul çıxarmaq tövsiyə olunur. Oyunlarda uduşlar aldıqdan sonra hər bir qumarbaz hesabdan pul çıxarmağı gözləyə bilər. Bu halda, əlavə məlumatların işlənməsini gözləməmək üçün hesab təsdiqlənməlidir.
Aviator oyunu raunddan əvvəl mərc etməyi və uduşları başladıqdan sonra istənilən vaxt götürməyi təklif edir. Oyun təkcə oyunçunun şansını deyil, həm də reaksiya sürətini nəzərə alır. Aviator x1000 uçuş səviyyəsinə qədər uça bilər və ya uçuşunu raundun əvvəlində bitirə bilər. Real pul rejimində oyunçular 5000-dən çox mərc məbləğinin ödənilməsini gözləyirlər. Mоstbеt Kаzinо-dа çоx sаydа рrоvаydеrlərin оyunlаrı istifаdəçilər üçün təqdim оlunur və slоtlаr bаxımındа рlаtfоrmаnın çоx zəngin оlduğunu qеyd еdə bilərik.
Bu oyunlar quruda yerləşən kazinodan canlı yayımlanır və oyunçular real vaxt rejimində dilerlərlə əlaqə saxlaya bilərlər. Pin-Up blackjack, rulet və baccarat kimi canlı diler oyunları təklif edir. Canlı poker bu Kanada kazinosunda pulunuza dəyər verən həyəcan və əyləncə təklif edir.
Bundan sonra onlar öz istifadəçi adları və şifrələri ilə yeni yaradılmış hesablarına daxil ola bilərlər. Parolunu unutmuş oyunçular “Şifrəni unutdum” linkinə klikləyərək onu sıfırlamaq üçün təlimatlara əməl edə bilərlər. Kazinoda naviqasiya etmək asan olan çox cəlbedici veb-sayt var.
Ümumilikdə, Pin-up kazino mərc şirkəti sevimli idman növlərinə mərc etmək istəyən bahisçilər üçün əla seçimdir. İdman kitabından istifadə etmək asandır və geniş çeşiddə pin-up cazino bazarlar və promosyonlar təklif edir. Əgər siz Pin-Up onlayn kazinoda oynamış real oyunçuların rəylərini oxumaq istəyirsinizsə, onları aşağıda sizin üçün tərtib etdik.
Pulsuz spinlər hesablandığı andan sonrakı 72 saat ərzində istifadə edilməlidir. Şəxsi hesabınızda tapa biləcəyiniz müəyyən maşınlarda pulsuz fırlanmalar mövcud olur. Sayt tez-tez böyük mükafat fondu ilə müxtəlif turnirlərə ev sahibliyi edir.
Bu günə qədər bukmeker kontoru müxtəlif kateqoriyadan olan istifadəçilər üçün – yeni başlayanlardan tutmuş peşəkarlara qədər rahat şərait yaradıb. Bahis şirkəti mərcləri masaüstü sayt, onun mobil versiyası və Android cihazları üçün proqram vasitəsilə qəbul edir. Onlar eyni üslubda hazırlanır, eyni funksiyaları dəstəkləyir. Pin Up AZ vebsaytı rahat mühit yaradan gözəl qaranlıq dizayna malikdir. Vacib elementlər parlaq rənglərlə vurğulanır ki, istifadəçi onları saniyələr ərzində tapa bilsin.
İstənilən bonus promosyonunun müəyyən istifadə və mərc şərtləri var. Qazanclı və müntəzəm bonuslara güvənmək üçün onlara əməl etməlisiniz. Ad günü hədiyyəsi və ya şəxsi promosyonlar Pin-Up azerbaycan əlavə mükafat hesab olunur. Bayram günü ərəfəsində və hər bir təsdiqlənmiş ad günü bonusu x50 mərc ilə aktivləşdirilə bilər.
Əgər ilk depozitin məbləği ən azı 50 manatdırsa, o zaman slotlarda əlavə 250 sərbəst fırlanma təmin edilir. Saytda xoş imtiyazların təmin edilməsi ilə oyun statusunun artırılmasını təmin edən sədaqət proqramı var. Xoş gəldin bonusdan əlavə saytda digər promosyonlar da mövcuddur.
Bunun səbəbi ondan ibarətdir ki, geri çəkilmə yalnız depozitin məhz həmin detallar vasitəsilə əldə edilməsi mümkündür. Bu yolla kitab istehsalçısı hesabınıza daxil ola bilən fırıldaqçılara mostbet azerbaycan bütün pullarınızı öz hesablarına köçürməyə icazə vermir. Oyunçu öz ödəniş sisteminə basmaqla əməliyyatı SMS kod vasitəsilə təsdiq etməli və hesabına vəsaitin köçürülməsini gözləməlidir.
Əsasən, bu bildirişlər sizi platforma ilə bağlı ən son xəbərlərdən xəbərdar edir ki, bu da heç bir yeniliyi qaçırmamağınıza kömək edir. Bu bukmeker kontoru ölkənizdən olan oyunçuları qəbul etmir və ya hazırda mövcud deyil. Transformatordan ən kiçik mühərrikə qədər bütün sahələrdə harmonika, reaktiv enerji, gərginlik, güc və güc tələbi analizləri aparıldı.
The post Azerbaycan Pin Up yeni proqram nece yüklemek olar 2023 CFQR600 Montreal Radio appeared first on SpaghettiPolitics.
Content
“Şanslı lotereya” adlı aksiyasında kazino hər 200 AZN dövriyyəsi üçün 1 lotereya bileti alan istifadəçilərə pul mükafatları verir. Bununla da bitmir, doğum günləri, sevgililər günü və s. Kimi əlamətdar günlərdə kazino istifadəçilərini özəl bonuslarla sevindirir.
Kazino menyusu altı dilə tərcümə olunub, onların arasında rus dili də mövcuddur. Pin Up-də əsasən yerli brendlərin proqram təminatı istifadə olunur. Təchizatçıların başında postsovet ölkələrindən yeni başlayan studiyalara rast gəlinir.
Ayrı-ayrılıqda, inkişaf etdirici tərəfindən qoyulmuş xüsusiyyətlərə uyğun gəlməli olan gəlir faizi təhlil edilir. Şirkətin ən məşhur slotları Geisha, Safari, The Ninja-dır. Spinomenal maraqlı slotların geniş çeşidini təklif edir. Bu, kolleksiyasına klassik slot maşınları, masa, kart və digər oyun növləri daxil olan çox yönlü tərtibatçıdır. Maraqlı slotlar arasında “Canlanan Sevgi”, “Qarlı Şans”, “Demi Tanrılar 2”-ni vurğulamağa dəyər. Siz həmçinin məşhur Estoniya provayderi Playtech-dən Pin-Up slot maşınlarını oynaya bilərsiniz.
Depozitsiz bonusdan necə istifadə edəcəyini və ya onu necə xərcləyəcəyini başa düşmürsə , o zaman onun qumar klubunun qaydalar və şərtlər bölməsini oxuması kifayətdir . Saytda hər hansı bir bonusun necə alınacağını və onunla nə edəcəyini təsvir edən ətraflı təlimat var. Həmçinin Pin Up casino azerbaijan klubdan mükafatı necə geri götürmək və ya geri götürmək barədə məlumatlar var. Təbii ki, hədiyyənin necə geri qaytarıldığı barədə məlumatlar da mövcuddur. Depozitə əlavə olaraq , oyunçular ilk depozit bonusunu da ala bilərlər. Siz onu yalnız istifadəçi minimum mövcud məbləğ üçün onlayn kazinoda depozit qoyduqdan sonra əldə edə bilərsiniz.
Oyun real qumarxanadakı kimi aparılır və oyunu krupiyer idarə edir. Kart oyunları yeni başlayan istifadəçilərə tövsiyə olunmur. Bu oyunlara qoyulan uduşlar böyük olsa da, itirmək riski də böyükdür. Bu oyuna həvəsi olanlara tövsiyəmiz budur ki, kiçik məbləğlə oyuna başlasınlar, uduzmağı qəbul etsinlər və səbirli olub təcrübə qazansınlar.
Kazinolar rəy saytlarında özləri barədə mənfi şərhlərin yayılmasını istəmirlər. Bu səbəbdən Pin Up AZ böyük bir şöbədən ibarət müştəri xidməti departamenti yaradaraq müştərilərini maksimum razı salmağa çalışır. Qabaqcıl qoruma alqoritmləri sayəsində kazinoya edilə biləcək xakker hücumu kimi kiber cinayətlərin qarşısı alınır. Onlayn kazinolarda pul əməliyyatlarıaktiv həyata keçirildiyi üçün bu məlumatları oğurlamaq istəyən bir çox internet xuliqanı olur. TSL və CAPTCHA, habelə ikimərhələləli doğruma texnologiyaları kazinoların güvənliyi təmin etmələrinə böyük kömək edir. Kazino, eyni zamanda təsadüfi rəqəm generatorundan istifadə edərək oyun nəticələrinin şəffaf və ədalətli olmasını təmin edir.
Keşbekin alınması üçün oyunlarda 5 gündən 6 günədək fəaliyyət göstərmək lazımdır. Minimum 10 rubl qaytarılır, maksimum məbləğ son həftədə ən böyük əmanətdən artıq ola https://pinup-azerbaijan2.com/aviator/ bilməz. Yüksək liqa üzvləri saytda fəaliyyət göstərmədən 12% keşbek alırlar. Hər həftə Pin Up Kazino maraqlı tematik turnirlər keçirir və ya yeni aksiyalar başladır.
Onlar həmçinin heç bir depozit mükafatı ilə eyni şəkildə mərc edilməli olacaqlar . Hər bir depozit bonusunun mərc şərtləri var və onlar yerinə yetirilməlidir ki, oyunçu daha sonra hədiyyə ala bilsin Adətən belə bonuslar mümkün qədər sadə mərc edilir və 1 gündən 3 günə qədər vaxt https://pinup-azerbaijan2.com aparır. Uduş Pin Up casino online saytında tam mərc edilən kimi istifadəçi öz pulunu alacaq və mövcud üsullardan birini istifadə edərək dəyişdirə biləcək. Belə bir mükafatın geri alınması, zamanla, saytdakı digər hədiyyələr və ya adi istifadəçi pulları ilə eyni şəkildə baş verir.
Verilən qarşılama bonusunun maksimum məbləği 850 AZN-dir. Minlərlə oyun seçimi, peşəkar mütəxəssislərdən təşkil olunmuş müştəri xidməti ilə Pin Up Casino təcrübəsini kəşf etməyə dəyər. Pin Up Azərbaycan saytında qeydiyyatdan keçin, 850 AZN pul mükafatı qazanın! Kazino mənfi cəhətlərini təkmilləşdirmək üçün çalışır.
Biz daha yaxşı və daha fərdiləşdirilmiş xidmət təklif etmək üçün kukilərdən istifadə edirik. Tərəfindən tənzimlənir və Kürasao yurisdiksiyasının lisenziyası ilə xidmət göstərir. Onlayn kazinonun platformaları bir çox dillərdə əlçatandır. Oyun kateqoriyası böyük olan onlayn kazino lider oyun provayderləri ilə əməkdaşlıq edir.
● geniş çeşidli slot maşınları və digər qumar oyunları; ● yeni və təcrübəli oyunçular üçün bonuslar, balları proqramı və s. Bu kazinoda artıq oynayanların hamısı onun bütün üstünlüklərini qiymətləndirə bildilər. Axı bu virtual quruma girən qumarbazların əksəriyyəti ən azı bir dəfə adi Pin Up Azərbaycan oyunçularının böyük bir qrupuna qoşulur. Burada oyundan ürəkdən zövq ala bilərsiniz, amma layiqli bir məbləğin sahibi olmaq daha da cazibədardır.
Pin Up oyunu Azərbaycan və MDB ölkələrinin istifadəçiləri sürətli qeydiyyatdan keçə biləcəklər. Pin Up casino qeydiyyatdan keçmiş ziyarətçilər yalnız etibarlı bukmeker kontorları ilə işləyən bukmeker kontorunun xidmətlərindən istifadə edə biləcəklər. Bu, idman və eSports yarışlarında real pul qazanaraq, sərfəli əmsallarla mərc etməyə imkan verir. Həqiqi ziyarətçilərin şərhlərində Pinup az keyfiyyətli xidmət və yaxşı pul mükafatı əldə etmək imkanı təsdiqlənir. Müəyyən bir əmsalla idmana mərc etməklə, proqnoz düzgün olarsa, oyunçular depozitlərini bu çarpanla artıra biləcəklər.
Rəsmi veb saytından Pin Up Casino Android yükləmək üçün əsas səhifənin aşağı hissəsində yerləşən eyni adlı düyməni vurmalısınız. Müştərini smartfona və ya planşetə yüklədikdən sonra hesaba daxil olmaq üçün məlumatları daxil etmək lazımdır. Bundan sonra depozit qoyaraq, oyuna başlaya bilərsiniz. Gemblerlər oyuna başlamaq üçün, ilk növbədə, saytda Pin Up Casino qeydiyyatdan keçmək. Hesab yaratmağın bir neçə yolu var – e-poçt ünvanı və telefon nömrəsi vasitəsilə.
Real mərcləri olan Pin Up az rəsmi saytı uduşların çıxarılması və yatırılması üçün ən müasir ödəniş sistemlərindən istifadə etməyi təklif edir. Qeydiyyat prosedurundan keçmiş və kazinoda şəxsi hesab açmış ziyarətçilər oyun saytının istənilən funksiyalarına giriş əldə edirlər. İlk depoziti doldurarkən oyunçular istənilən slot maşınlarını, ruletləri və hətta real pul üçün canlı dilerlərlə canlı oyunları seçə biləcəklər . Şəxsi hesabınıza daxil olmaqla, qonaq istədiyi ödəniş üsulunu seçib, müvafiq rekvizitləri doldura biləcək. Oyunçular deyirlər ki, pul dərhal Pinup online hesaba daxil olur, qumarbazların bu onlayn kazinodan pul çıxarmaqda heç bir problemi yoxdur.
The post Pin Up Casino nun rəsmi saytı Bonus 700 AZN + 250 frispin appeared first on SpaghettiPolitics.
Content
Bitonyx is supports Windows Operating System, as well as MacOS and Linux. In order to run Bitonyx be sure to check the technical specifications of the computer that you would like to run Bitonyx on. GRT fell from £0.44 in January 2022 to £0.06 (-86%) in December, while AGIX fell from £0.14 to £0.03 (-78%). Cold wallets are arguably more secure than hot wallets, since hackers can’t target them as easily. However, if you lose your login details for your cold wallet, you won’t get the support regaining access to your keys that you’d get with a hot wallet.
No trading or coding skills are required; all you need is to monitor your trading progress and take profits. B-Cube prices their service based on which trading bot you want to use. Each bot’s price is based on its historical gains over the past year of trading.
Whether you want to be a day or swing trader, you can customize the bot to work on your behalf. Botcrypto works perfectly well with exchanges like Binance and Kraken. You can use this bot to do dollar-cost averaging strategies and also integrate TradingView so that you can get back tested signals from third-party sources. 3Commas also offers portfolio analysis and copy trading so that beginners can “copy” the strategies of professional traders to also make profits. 3Commas uses AI to scan the crypto market and then suggests the most profitable coin pairs for you to take advantage of. It connects to over 22 crypto exchanges, including Binance, Coinbase, Huobi, Exmo, Kucoin, CEX.IO, Kraken, and Poloniex.
They can be spent or traded, but they’re not issued by central banks or stored in traditional financial institutions. You should always check with the product provider to ensure that information provided is the most up to date. AI algorithms must be developed, tested, and monitored carefully to ensure their effectiveness. Get stock recommendations, portfolio guidance, and more from The Motley Fool’s premium services.
This is a feature for experienced investors and I don’t recommend it to complete beginners. WunderTrading is one of few government-regulated platforms and this has to do with the exchange part of the platform. WunderTrading is not only a great place for AI crypto bots, but it is also a great exchange to buy bitcoin cheap and trade other altcoins. This software offers the highest security on the market thanks to being regulated and is suitable for investors who prioritize safety above all else.
With so much data to analyse, there has been a shift towards using artificial intelligence (AI) software to lighten the workload. Emotion can be eliminated when traders switch to automated “programmatic” trading if the program has been tested for performance and a predictable outcome. An AI-driven algo trading bot can make trades based on a predefined program strategy and react quickly to changes in the market.
It is important to approach AI trading systems with caution, using them as tools alongside other strategies and risk management measures to maximize their benefits and mitigate potential risks. 3Commas is an automated crypto trading bot that’s created to help crypto traders increase revenue and reduce losses and risks. It comes with over 20 trading indicators and can help you get profits without being an experienced trader. There is lots of money to be made in the volatility and swing of cryptocurrencies like Bitcoin, Ethereum, and other altcoins.
Render allows artists to harness the computing power necessary to render computer graphics from crypto miners who are willing to rent out their graphics processing units (GPUs). The Graph is a protocol for indexing and querying – data from blockchains in a similar way that Google indexes and queries data from websites. Indexing blockchain data can be challenging, but The Graph aims to change that by organising data into smaller ‘subgraphs’.
Are the reviews generally positive, or are there common complaints? Remember, no bot is perfect, but persistent negative reviews about the same issues can be a red flag. Once a strategy is set, you can run it automatically or manually, depending on your preferences. The platform also offers tools to track and analyze trade performance and sends alerts and notifications to keep you informed about your trades. Reports initially surfaced earlier this week, claiming that Bybit, an exchange based
It has an internal marketplace where users can browse and pay for AI services in the platform’s native cryptocurrency – AGIX. Finally, an obvious benefit to bot trading or AI trading is that these computer systems can run 24 hours a day, 7 days a week. Moreover, while it is relatively easy to provide parameters for risk management, AI struggles to use these parameters in a way that makes sense considering the volatility.
As such we may earn a commision when you make a purchase after following a link from our website. These connections can be further enhanced with the use of application programming interfaces (APIS) and other tools and developments. Stay one step ahead with real-time alerts on market pumps & dumps and unusual volume activities. This makes them stay in a trade too long out of an irrational attachment to the company or digital asset when exiting is the best strategy. Cryptocurrency volatility is currently not what it was, with major currencies like bitcoin and Ethereum up 50 and 30 percent respectively year to date, trading volumes remain historically low. These models are characterized by their large size and enabled by AI accelerators which process vast amounts of data through data scraping from the Internet.
ChatGPT will even tell you which parameters you will need to adjust (e.g., the “buy frequency” and the “buy amount”), as well as from where it is pulling its Bitcoin price data. You can rely protection on Pionex to automate your trades 24/7 without sitting in front of a computer to check market updates. The company aggregates the liquidity from top exchanges like Binance and Huobi Global.
The advanced and professional plans cost $24.50 and $49.50 respectively. KuCoin is totally free to use, except for the trading fee, which you will pay when you trade coins on the exchange. Bitonyx connects to different exchanges, including Binance, Bittrex, Gemini, Kraken, Bitfinex, BitMEX, and Bitstamp.
Learn more about Consensus 2024, CoinDesk’s longest-running and most influential event that brings together all sides of crypto, blockchain and Web3. With Cryptohopper you can manage all your exchange accounts and trade from one place. Aside from the more conventional crypto grid services, you’ll also encounter Smart Rebalance, DCA, and Infinity Grid. Blockchain technology is a complicated topic that requires an article (or a few) of its own to figure out in-depth. In fact, we’ve got a few ready – like our beginner’s guide to blockchain and the guide on how it works.
In turn, using the processed data, investors can refine and apply their trading strategies. Naturally, even if you have multiple monitors set up, the human eyes and brains cannot process information that quickly. So, what you can do instead is set up an AI crypto trading bot to automatically buy and sell when the market is in the right position. The bot market analysis is done using algorithms (algos for short).
Use TradeSanta to add take-profit orders, open both long and short positions, and practice in a demo environment completely risk-free. The time it takes to get started with this ai software is less than 10 minutes. I almost want to want to say that it is the most powerful platform on the market when it comes to crypto automation. Another thing to highlight is the spot-on professional support team that deals with inquiries in a fast manner every time you reach out through live chat. Artificial intelligence was previously not available to every trader and you needed to be exceptionally good at computer coding to have a chance at using an AI.
So, you can simply use AI tools to track price changes and other market developments around the clock. These applications are designed to generate alerts when a particular requirement is met. For example, you can set the applications to generate an alert when BTC crosses a particular price – let’s say $30K.
Quadency lets you choose from pre-built popular strategies or customize your own to your liking. In short, greater interoperability will allow for a larger collection of knowledge and insight, and better strategies for automated trading functions in the cryptocurrency market. This could be the – gateway for novice investors to find their place in the trading industry, even with minimal understanding, and further the growth of the crypto market. With CoinScreener’s advanced technical analysis and AI-generated signals, you can take your crypto trading to the next level with confidence.
The post Automated Cryptotrading and AI 2023 Overview appeared first on SpaghettiPolitics.
Content
It is worthwhile to learn about the different types of crypto trading fees before setting on your quest to find the best platform offering free crypto trading. In searching for the best crypto platform for you – think about your level of experience. That is to say, if you are trading digital currencies for the first time, it’s crucial to pick a provider that offers a burden-free user – experience. The above example illustrates the issue of choosing a platform that doesn’t have enough liquidity. Crucially, you won’t be able to buy or sell your chosen crypto at a favorable price – as there isn’t enough capital on the platform to cover your trade. All of the best crypto exchanges discussed today are home to large levels of liquidity – especially eToro and Binance.
Supported payment methods at Libertex include debit/credit cards and e-wallets. On top of digital currencies, the broker also supports stocks, indices, commodities, forex, ETFs, and more. Then, it’s just a case of choosing a cryptocurrency to buy, entering your stake, and confirming the order. For example, debit/credit card deposits cost 3.99% and trading commission is set at 1.49% for all orders over $200.
Huobi Wallet is a non-custodial wallet where users have complete control over their assets and offer a fast trading process. The two versions Huobi Pro and Huobi OTC, are devised explicitly for advanced and beginner traders, respectively. A Hong Kong-based exchange, KuCoin is relatively new in the market but is considered as a highly safe platform.
Erika Rasure is globally-recognized as a leading consumer economics subject matter expert, researcher, and educator. She is a financial therapist and transformational coach, with a special interest in helping women success rate learn how to invest. Exchanges have different requirements, often depending on the type of cryptocurrency you want to buy. As you can see from the image below, we are buying $25 worth of Bitcoin commission-free.
Kraken is a professional platform for investors to buy Ethereum, Bitcoin, and other digital currencies. Touted as one of the most reliable crypto exchanges, Kraken has deep liquidity across its 222 coins and 96 derivative markets. A simple user interface enables beginners to purchase crypto using fiat currencies, including USD, GBP, EUR, and AUD. Additionally, there are plenty of deposit methods for users in different countries to open an account for as little as $10. Some crypto trading platforms will offer heaps of markets, while others focus on a select few. For example, in the case of Coinmama, the platform only supports 8 digital currencies.
It also has a more bare-boned trading interface called Gemini Active Trader with lower rates than Coinbase Pro. Another bonus is that the assets don’t need to be transferred from one platform to the other the way traders have to do on Coinbase. Traders can switch from Gemini to Gemini Active Trader within the Settings dropdown menu, and all of their assets will follow. Coinbase does offer more competitive rates on its Coinbase Pro platform, but it’s tricky to navigate for beginners.
If there’s not a lot of volume and you put an order in, that’s called slippage. You could end up buying at a higher price or selling at a lower price than you’d want. The availability of coins alone isn’t sufficient if there are no trades happening. You’ll ideally want to verify that there’s sufficient trading volume in your target coins to ensure liquidity, so you can easily trade your coins and dollars. As crypto has grown more popular and valuable, it’s become a big large target for hackers. Leading exchanges like Binance and KuCoin have been hacked, resulting in tens of millions of dollars in losses.
Then, it’s just a case of entering your card details and deciding how much you wish to invest. If you need to contact support, the Kraken customer support line is available to use 24/7 every day of the year. This means that you will never be left alone with any issues that you may have.
That’s because transaction fees are often lower on DeFi exchanges, and fraudsters are aiming to attract as many investors to the tokens they’re trading as possible. Note that you may have to pay the network fee even when using a no-fee crypto exchange or any free crypto trading platform. Traders today are spoiled for choice when it comes to crypto trading platforms.
Celsius Network is a fast-growing app that isn’t actually a trading exchange itself. It’s a platform where crypto investors can transfer over their digital currencies to earn as much as 14% in annual interest. There are now more than a million users with over $28 billion in assets on the platform.
Or, you can withdraw your coins out to a private Bitcoin wallet of your choosing. You can get this commission reduced even further by holding Binance Coin – which is the cryptocurrency native to the Binance platform. As such, Binance is also a good option if you have your eyes on a number of small altcoins that you wish to invest in, like Shiba Inu, IOTA, Dash Coin, CAKE, KAVA, Digibyte, OMI, and Monero. It’s also an excellent starting point if you’re looking for an NFT platform. This starts at just 0.10% – meaning that a $1,000 order could cost you $1 in fees.
Additionally, traders have access to a comprehensive FAQ section and 24/7 support for any questions or problems. If you decide to keep your coins at Binance, the platform keeps the vast majority of client funds in cold storage. This is a reserve insurance pot to cover clients in the unfortunate event the platform was hacked. Furthermore, Kraken offers a range of educational materials that make it easy for users to navigate the platform and make informed trading decisions. What makes Kraken stand out from the rest is that the exchange offers a large variety of cryptos and you can get started for just $10. This makes it a great choice for those who are looking to split their funds between different tokens or start trading with small amounts of capital.
Not only is Luno great for simplicity, but the app allows you to trade cryptocurrency in a low-cost manner. Although fees will ultimately depend on your country of residence, bank transfer deposits are typically fee-free. You will also benefit from a market taker commission of just 0.10% per slide – and even less if you find yourself trading larger volumes.
This means you’ll need to enter a unique code every time you log in to your account – which you’ll acquire from your mobile device. Coinbase gives you the option of setting up a 48-hour time-lock on withdrawals, should you want to add an extra layer of security. Coinbase is also one of the best Dogecoin trading platforms in the crypto sphere.
In this guide, we review the Best Cryptocurrency Trading Platform for 2021 and walk you through the required steps to get started with an account today. In conclusion, we found that eToro is by far the best crypto trading platform in the retail investment market. The provider – which is regulated by three bodies, allows you to trade cryptocurrencies commission-free. The minimum stake is just $25 and the provider allows you to instantly deposit funds with a debit/credit card or e-wallet.
For example, the likes of eToro, Capital.com, and Libertex are authorized and regulated by several reputable financial bodies. User verification can take from a few minutes up to several days depending on the exchange and the level of verification required. Exchanges often offer tiered verification levels, with lower tiers requiring less information. Lower – verification tiers, however, usually come with lower deposit and withdrawal limits. We chose Cash App as our top pick among Bitcoin-only exchanges as it allows you to seamlessly and securely buy, sell, and store Bitcoin from your smartphone. Moreover, Kraken has limited funding options, with wire transfers being the primary payment method for Kraken users.
While U.S. users can access and use the trading platform, KuCoin is not licensed in the U.S. The best crypto platforms that we reviewed offer an abundance of educational resources. This is really useful for those of you that have little to no experience in the crypto trading scene. If you like the sound of automated crypto trading, we would argue that you are best off using the Copy Trading feature offered by eToro. In doing so, you’ll get to choose a successful crypto trader that uses eToro – based on past performance and average monthly return. Then, you can copy the trade like-for-like in a fully transparent and regulated environment.
In this way, users may be able to take advantage of potential price appreciation, while the exchange simultaneously benefits from usage. Since you cannot completely get rid of fees anyway, the next best option is to find yourself a crypto exchange with the lowest fees. Zero-commission stock and trading platforms made some good strides in this aspect, but the platform has of late found itself at the receiving end of multiple unwarranted developments. As the names suggest, deposit and withdrawal fees are fees that crypto exchanges charge when users deposit and withdraw funds, respectively.
The post 11 Best Crypto Exchanges and Apps of September 2023 appeared first on SpaghettiPolitics.
Content
Haasbot’s use of technical indicators enhances its appeal to traders. These features provide valuable insights into market trends and help users make informed decisions while minimizing losses and maximizing profits. TradeSanta offers popular strategies like Grid and DCA (dollar cost averaging) to cater to different market conditions and user preferences.
Crypto exchanges reviewed by NerdWallet generally have no account minimums, which means you’re free to create an account and look around without spending a dime. A number of cash and peer-to-peer payment apps now allow users to buy and sell Bitcoin. On balance, these apps are more limited in what they offer than the exchanges and brokers above. Whether you’re a casual trader, a python guru or a complete beginner, Trality provides a comprehensive array of user-friendly tools to help you trade faster, smarter, and more profitably. Below is an overview of some of the most important benefits to be gained from using automated trading.
Computers give traders the power to automate their moves and take all the emotion out of the deal. By using automated trading software, you can set parameters for potential trades, allocate capital and open or close positions all while you sleep or watch TV. Gainium’s pre-built granimator trading bots are designed to generate profits in any market condition. In addition, beginner-friendly features like copy and paper trading make it more accessible for beginners. It offers multiple trading bots to put your spot trading and futures on autopilot.
And if you want to customize your own trading algorithm, you can do that too with the Strategy Editor, which, like the crypto builder, uses a drag-and-drop interface for ease of use. If you’re unsure about a trading strategy, CryptoHero allows you to perform backtesting using historical market data. This helps you see how your strategy would have performed under different market conditions, giving you more confidence in your decisions. Through their Affiliate Program, users can earn a commission every month as long as their customers stay active. CryptoHopper works closely with exchanges and authorities to ensure account security, and they offer top-notch security measures to protect user data. Also, relying on one AI program to do everything in the crypto market has a risk – programs have limits to what they can predict.
Even short periods of down time can result in missed profits when you rely on a cryptocurrency trading bot. Experience fast automated trading, and portfolio management for Bitcoin, Ethereum, Cardano and 100+ other cryptocurrencies. Serious crypto traders can take advantage of Learn2Trade when they want to make the most of their portfolio and get a little bit more than signals. The advanced crypto trading bot from Learn2Trade will automate your investments and use information on live market conditions to help you.
And, the programs which use algorithms to trade are crypto trading bots. The safety of automated crypto trading depends on the system design and whether trades are regularly monitored. However, they cannot simply be set and forgotten, expecting them to tackle market volatility and spare traders from losses perfectly. They may, however, be a reliable tool that can ease cryptocurrency trading journeys by optimizing processes and allowing 24/7 hassle-free trading.
Whether you are an experienced trader or a beginner, Gainium caters to your needs. You can create and test your trading strategies or utilize the existing trading bots on the platform. Gainium also offers advanced features for technical traders, such – as webhooks and APIs for external integration. Crypto trading bots have been designed to overcome any physical or computational limitations that we as humans have. Bots monitor prices continually, never tire, have no emotions, and move quickly.
Outside of the free plan, the Starter Plan, Advanced Plan and Pro Plan will cost you $22, $37, and $75 per month, respectively. Each plan comes with its own benefits and limitations, so the one that you go for will depend on your individual goals. What we really like about the design interface at Cryptohopper is that the platform also allows beginners to build their own bot. Pionex features low trading commissions and a fully fleshed-out mobile app.
Gekko is a 100% free open-source programmable cryptocurrency trading bot that you can download from GitHub and run on your own machine. The software can be installed on all machines including Raspberry PI and on all major operating systems such as Windows, macOS, and Linux. GunBot is a well-fit trading terminal and cryptocurrency trading bot for those who want to automate their Bitcoin trading, with lifelong desktop software and license. Automated cryptotrading with AI would benefit greatly if blockchains were able to connect and share data with the programs that are managing the trading process. This would create smoother automated trading execution on platforms, including handheld devices. The crypto markets trade 24/7, so at any point in time, millions of traders are actively monitoring or trading positions.
These connections can be further enhanced with the use of application programming interfaces (APIS) and other tools and developments. Traders would then be offered the additional advantage of having straight-through-processing of execution. The alternative is the slower and operationally more risky process of executing trades manually. Endor is a leading firm in this department and has been conducting tests and research to improve these tools.
Ideally, you will want the bot to be supported by as many exchanges as possible. This will ultimately increase your chances of profiting from a potential disparity in pricing between one or more exchange platforms. As we have already discussed the ins and outs of arbitrage trading in the context of an automated Bitcoin bot, we won’t expand on this any further. However, it is important to note that most third-party cryptocurrency bots allow you to program the software to detect potential opportunities.
Stoic charges an upfront annual fee of 5% of assets on your account, and if you start with the minimum account balance of $1,000, you’ll need to pay $50. The customers of this platform seem to be satisfied with its offering, and it is quite unique in its pricing model as the features aren’t split into multiple tiers, just one. It has support for over 25 cryptocurrency brokerages, including Binance, OKEX, KuCoin, Kraken, FTX, Coinbase Pro, and others. The main drawbacks real users have experienced are with the support team and withdrawal issues. A crypto exchange is, very basically, a place where you can purchase a cryptocurrency using either cash or another kind of digital asset. The scoring formulas take into account multiple data points for each financial product and service.
This platform is one of those unique secrets within the crypto world, and if implemented the right way it can provide priceless value for experienced traders for many years to come. The most important thing is to first define what type of automation you are looking for because trading bots and automation comes in many different forms. Trading financial products carries a high risk to your capital, particularly – when engaging in leveraged transactions such as CFDs. It is important to note that between 74-89% of retail investors lose money when trading CFDs. These products may not be suitable for everyone, and it is crucial that you fully comprehend the risks involved. Prior to making any decisions, carefully assess your financial situation and determine whether you can afford the potential risk of losing your money.
For serious traders using Cryptohopper, we suggest the Hero package, however, beginners can do just well with Explorer, and note that there is a Free 7-day trial as well. However, this article doesn’t promise that you will generate millions the same way as the big institutions. This is obviously because trading is risky, and many of these large companies actually spent a lot of money and resources on different trading algorithms and systems. The crypto and digital asset trading features are particularly useful for crypto funds and crypto brokers. As part of the balances UI, Algotrader provides a full integration with the Fireblocks API to show balances of different wallet & account types supported by Fireblocks.
It allows for rapid, precise decision-making and can operate 24/7, capitalizing on opportunities humans might miss. It relies heavily on the quality of the bot, the trading strategy it uses, and the volatility and unpredictability of the markets. Therefore, while bot trading can enhance efficiency and profitability, it should be used alongside a well-considered trading strategy and risk management plan. In addition to the crypto builder, Kryll has a unique offering called the Marketplace. This feature can be incredibly helpful for those who are new to crypto trading or those who are simply looking for new strategies to implement. A selling point of Haasbot is its ability to operate 24/7, providing traders with constant market monitoring and trading opportunities.
Although many models and programs claim to be accurate, it takes top-quality software — at a high price — to get the best results. AI has been around for decades, but there is still lots of progress being made. As a result, those developers and programmers who believe they’ve found a ‘secret sauce’ offer their AI products in return for a fee.
You will want a bot with a straightforward, user-friendly interface if you’re a beginner. Active support can be invaluable, especially if you’re new to crypto trading bots. While it comes with a monthly subscription fee, the value delivered, especially for active traders, is well worth the investment. Even if you’re averse to centralized exchanges, keep an eye on Coinrule; it’s a vanguard platform pushing the envelope in automated crypto trading. Another reason to use a crypto trading bot is to diversify your crypto holdings in a strategic way.
NerdWallet does not and cannot guarantee the accuracy or applicability of any information in regard to your individual circumstances. Examples are hypothetical, and we encourage you to seek personalized advice from qualified professionals regarding specific investment issues. Our estimates are based on past market performance, and past performance is not a guarantee of future performance.
The post A Guide to Automated Crypto Trading for Beginners appeared first on SpaghettiPolitics.
Content
Cryptowatch is a data aggregator which pulls API data from at least 25 crypto exchanges spanning over 4,000 markets. Kraken is another San Francisco-based crypto exchange launched in 2013 by Jesse Powell. It now also supports most of the leading conventional currencies such as the US Dollar and the British Pound. In this guide, we will consider what makes a good cryptocurrency exchange. You will also learn how to choose a trading platform and which exchanges in the market are ideal for your particular situation. Since different platforms offer different features, products, and services, it’s worth considering what matters to you and which exchange can provide it.
This is handy in the event you think a particular digital currency is overvalued and thus – you wish to profit from this. But it’s now valued at around $1.6 billion as the crypto ecosystem has fallen back down artificial intelligence to earth and interest and trading volumes in the industry have waned. Crypto.com was also forced to deny that it was in financial difficulty after FTX, a former large crypto player, went bust in November 2022.
Bitmart’s platform enables spot and futures trading on dozens of cryptocurrencies and trading pairs, or combinations that can be traded with each other, according to a Cryptopedia article. A recent Investopedia article called BitMart the top exchange for altcoin. Bitflyer, based in Tokyo, claims the top spot in Bitcoin trading volume in Japan for six years running. The site offers trading on a variety of currencies, including Bitcoin and Ethereum.
This influences which products we write about and where and how the product appears on a page. For new traders, there are Gordon bots which are standard DCA bots with prior setups. With Grid bots 3Commas ensures that the bot automatically creates a price range and breaks down the analysis into multiple levels. It is implemented with enhanced security measures and this is the reason for its undoubted growth. In September 2022, the platform raised a fund worth $37 Million from Alameda Research.
Firstly, it is home to a huge number of crypto trading markets, which includes hundreds of pairs. This includes major pairs like BTC/USDT and BTC/ETH, but many micro-cap markets, too. Coinbase is also a popular crypto trading platform to invest in Bitcoin as it has a great reputation. Launched way back in 2012, the platform offers some of the best security controls in the industry.
Our partners cannot pay us to guarantee favorable reviews of their products or services. NerdWallet, Inc. is an independent publisher and comparison service, not an investment advisor. Its articles, interactive tools and other content are provided to you for free, as self-help tools and for informational purposes only. NerdWallet does not and cannot guarantee the accuracy or applicability of any information in regard to your individual circumstances.
When it comes to supported markets, Gemini is home to 20+ cryptocurrencies. This means that Americans can now use the eToro platform to safely and legally buy cryptocurrencies (but not trade CFDs). When it comes to getting started, eToro accounts usually take less than 10 minutes to open.
A simple user interface enables beginners to purchase crypto using fiat currencies, including USD, GBP, EUR, and AUD. Additionally, there are plenty of deposit methods for users in different countries to open an account for as little as $10. In conclusion, we found that eToro is by far the best crypto trading platform in the retail investment market. The provider – which is regulated by three bodies, allows you to trade cryptocurrencies commission-free. The minimum stake is just $25 and the provider allows you to instantly deposit funds with a debit/credit card or e-wallet. While this illustrates that the provider offers a good service, this might not be the case regarding customer support.
Founded in 2015 by the Winklevoss twins, Gemini is another reputable exchange that prioritises regulatory compliance. It is available in all 50 states of the U.S. and is known for its strong commitment to meeting U.S. regulatory standards. Gemini focuses on Bitcoin, Bitcoin Cash, Ethereum, Litecoin, and Zcash, making it suitable for those interested in these popular cryptocurrencies.
The trading platforms are divided into centralized and decentralized exchanges. Centralized exchanges (CEX) involve the third party which controls the account to carry out a trade. In contrast, decentralized exchanges (DEX) do not require any central authority, and they enable peer-to-peer trade, bringing buyers and sellers together.
Crypto.com is a platform that not only allows users to trade cryptocurrencies but also provides unique perks and rewards for its Visa Card users. This exchange offers a good selection of cryptocurrencies to trade and aims to create a seamless experience for both beginners and experts. With its user-friendly interface and various features, Crypto.com has gained popularity among traders. Trading and holding Bitcoin and cryptocurrencies are taxable assets under the US Federal laws.
If you don’t already have access to some digital coins, you will need to choose a provider that supports fiat currency deposits. It is important to note that even the top cryptocurrency trading platforms charge handsomely for funding your account with a debit or credit card. EToro, founded in 2007, is a social trading and investment platform with 25 million users in 140 countries and stands eighth among the best cryptocurrency exchanges and apps in the US in 2023. It offers diverse financial asset trading, including cryptocurrencies, stocks, and commodities, featuring a unique copy trading system. EToro’s crypto exchange boasts a user-friendly interface and comprehensive educational resources. Known for innovative tools and social trading, it ranked among the top cryptocurrency exchanges in May 2023.
There are no deposit fees, but there is a withdrawal fee that depends on the crypto asset. However, Bitget is also quite a popular destination for spot trading — more so now that the exchange – has launched a zero trading fee campaign. Based on our initial observation, the campaign does indeed look impactful, as it enables traders to save substantial amounts in fees.
The platform offers an easy-to-use interface and emphasises security measures to protect users’ funds. Check the website to find out what communication methods are available to support users that need troubleshooting advice or assistance on the exchange. Some crypto exchanges will provide comprehensive FAQ’s and How-To-Guides which are useful for beginners.
After logging into your account, search by company name or ‘ticker’ to select the share you want to buy. Fidelity is a good all-rounder and its non-tiered platform fee may appeal to investors with higher-value portfolios. Fidelity offers a good level of customer support, with telephone help available six days a week and our call was answered almost immediately.
Different platforms offer varying selections of cryptocurrencies available for trading. If you have specific altcoins in mind that you want to trade, ensure that the platform supports those particular cryptocurrencies. Research the supported cryptos on each platform to ensure they align with your investment goals. For expert traders in the cryptocurrency world, having access to advanced features and a wide range of coins is essential. Two platforms that stand out for their offerings to expert traders are KuCoin and Coinbase.
DEX users have different needs from CEX users because the typical DEX user is a more advanced crypto user, pays more attention to privacy issues, and is more aware of their needs. So far, we have considered centralized exchanges and which are the best according to various criteria. This section will look into the leading decentralized platform for trading crypto.
When it comes to regulation and safety, eToro does everything by the book. Not only is the platform regulated by the FCA (UK), ASIC (Australia), and CySEC (Cyprus), but it is also registered – with FINRA. Her work has appeared in numerous publications including TheStreet, Mansion Global, CNN, CNN Money, DNAInfo, Yahoo! Finance, MSN Money and the New York Daily News.
The post The 5 best cryptocurrency apps and exchanges for 2023 appeared first on SpaghettiPolitics.
Content
İstilik kombi ilə təmin olunur. Binanın altı 4 metrlik qarajdır. Binanın qapalı həyəti var, yay vaxtı təhlükəsizlik üçün maşınlar içəri buraxılmır. Binanın həyətində uşaqlrı … TƏCİLİ DƏYƏRİNDƏN ÇOX UCUZ QİYMƏTƏ SATILIR!!!
Logi Group MMC İT autsorsinq şirkətidir. Serverlərin, şəbəkələrin və təhlükəsizlik sistemlərinin qurulması xidmətlərini göstərir. Fəaliyət göstərdiyimiz illər ərzində şirkətimiz informasiya sistemlərinin qurulması və idarə olunması üzrə zəngin peşəkar biliklər və təcrübə əldə etmişdir ki, bu da bizə öz müştərilərimizə geniş çeşidli xidmətlər təklif etməyə imkan yaradır. Məqsədimiz, təşkilatlarda biznes proseslərin stabilliyini, təhlükəsizliyini təmin edən və effektivliyini artıran faydalı IT xidmətlər göstərməkdir. 28 may metrosunun tam çıxışında elit təbəqəli yeni binanın 12-ci mərtəbəsində sahəsi 172kvm qanuni 4 otaqlı əla təmirli mənzil əşyalarla birlikdə satılır.
Bağa kimi asfalt çəkilib. Qiymətdə endirim olunacaq. Xalqlar metrosu, kontakt home arxasında yerləşən 9 mərtəbəli binanın 9-cu mərtəbəsində yerləşən qanuni 5 otaqlı mənzil satılır.
Bina 24 saat mühafizə, kodlu qapı sistemi, parking, sürətli liftlər və s. Ilə təmin olunub, qaz, su, işıq daimidir. Bina bütün infrastrukturalara yaxın yerləşir. Əlavə məlumatçün əlaqə saxlaya bilərsiniz, firmanın xidmət haqqı 1% təşkil edir. 544
Mənzilin açaıq eyvanıda var. Həsən Bəy Zərdabi küç. 20 Yanvar metrosuna yaxın yerləşən 20 mərtəbəli binanın 4-cü mərtəbəsində ümumi sahəsi 45 kvmetr olan 2 otağa düzəlmə – əla təmirli mənzil satılır.Əşyalar mənzildə qalacaq.(televizor,soyuducu və paltaryuyandan başqa)Yatırım üçün də əlverişlidir aylıq 500 azn kirayə vermək mümkündür.
Real alıcılar əlavə məlumat üçün zəng vurun. Ofisin xidmət haqqı 1 faizdir Satıcı tipini seçmək üçün sistmə daxil olmaq lazımdır
Xırdalan şəhəri Heydər Əliyev prospektində yerləşən Köhnə Bazarla üzbə-üz olan 16 mərtəbəli binanın 15-ci mərtəbəsində sahəsi 55kv.m olan – 2 otaqlıya düzəlmə əla təmirli mənzil. Mənzilin işlək kombi sistemi var və KUPÇALIDIR. Mənzildə mətbəxtə və otaqlara ayrı pəncərə düşür.
Satılır 3 otaqlı, Azadlıq pr. TƏCİLİ SATILIR Qaraçuxurda ARAZ marketin yanında 15 sotun içində 2 mərtəbəli SUPER VİLLA SATILIR..400kv2 ümumi yaşayış sahəsi olan təmirli qaz isiq su daimidir telefon internet xətti var Evdə hər cür şərait var təcili satılır KUPÇA VAR YENİ GÜNƏŞLİ KRİSTAL ABŞERON YAŞAYIŞ KOMPLEKSİNDƏ, 46 KVM SAHƏSİ OLAN 2 OTAĞA DÜZƏLMİŞ ZAL STUDİO MƏTBƏX MƏNZİL SATILIR !!! İPOTEKAYA YARARLI !!! Əziz Best Home müştəriləri, sizlərə yeni tikili 12 mərtəbəli binada yerdən 4 metr hündürlükdə 1 –ci mərtəbədə yerləşən tam təmirli 46 kvm sahəsi olan zal studio mətbəx, 2 otağa düzəldilmiş mənzili təqdim edirəm.
Şəkillər mənzilə məxsusdur. Yataq otağında böyük pəncərə düzəldilmişdir. Divarlar parça oboydur, pol bambuk parketdir.
Bağ Abşeron rayonu Novxanı qəsəbəsində (Körpü marketə yaxın ərazidə) elitni küçədə yerləşir. Torpaq sahəsi çıxarış ilə 24 sotdur,əslində 33 sot. Həyət yani sahədə yaşamaq üçün 100kv ev mövcuddur. Çoxlu sayda meyvə gətirən ağaclar (tut, nar, əncil, xurma, heyva).
Aylıq komendant ödənişə daxildir. Xətai Rayonu, Həzi Aslanov Metrosunun yanında Yeni Tikili 17 Mərtəbəli Binanın 4-cü Mərtəbəsində 3 otaqlı 148 kv/m sahəsi olan mənzil satılır. Mənzil tam təmirlidir. Mənzilin təmirində yüksək keyfiyyətli materiallardan istfadə olunmuşdur. Mənzildə İstilik sistemi kombidir, Döşəmə parkettir, Skvaznoydur ( Yelçəkən ) Qaz su işıq daimidir, sənəd KUPÇA-ÇIXARIŞ. Mənzil ipotekaya yararlıdır.
Bütün infrastrukturlar və iaşə obyektləri yaxınlıqda yerləşir Məktəb, Bağça, Market və s. Binanın 2 sürətli lifti, 24/7 Mühafizə sistemi, Avtomobillər üçün geniş parking mövcuddur. Əlavə məlumat üçün əlaqə saxlaya bilərsiniz + Whatsapp aktivdir. Yeni Günəşlidə D massivində 9 mərtəbəli binanın 1-ci mərtəbəsində, 2 otaqlı yaxşı təmirli mənzil satılır. Sənədi Kupça, Çıxarışdır.
Zal ilə otaqın arası açılaraq 4 otaqlıya çevrilib və zal böyüdülüb. Lift daim problemsiz işliyir. Daimi mostbet montiyor nəzarətindədir. Mənzil tam təmirlidir və əşyalarla birlikdə satılır. SƏnəd Çıxarış(kupça).
The post Dasinmaz emlak elanlari, ev elanlari, ev alqi satqisi, kiraye evler, torpaq, obyekt, bina, bina ev, mənzil, villa, kreditle satilan evler appeared first on SpaghettiPolitics.
Content
Hesabın statusunu təsdiqləmək üçün 72 saat ərzində emailə göndərilən məktubdakı şifrə daxil edilməlidir. Sosial şəbəkələr vasitəsilə qeydiyyat üçün Facebook, Google, VKontakte, Odnoklassniki, Twitter və ya Steam hesabınızdan istifadə edə bilərsiniz. Bu zaman sizdən müvafiq icazələr tələb ediləcək və qeydiyyat prosesi məlumatlarınızın oxunması və istifadəsi üçün bir neçə icazəyə razılıq verdikdən sonra tamamlanacaq. Visa, Mastercard, QIWI və WebMoney ilə hesaba pul qoyulması zamanı minimal məbləğ 5 vahid təşkil edir. Vebsaytdakı hesabınıza pul mədaxil etdikdən sonra məbləğ saniyələr içində oyunçu hesabınızda görüləcək və siz mərc edə biləcəksiniz. Ancaq vebsaytda olan hesabınızdan pul çıxarmaq üçün profilinizdə olan şəxsi məlumatları tam olaraq doldurmalısınız.
MostBet mobile app-də qeydiyyat və giriş zamanı da istifadəçilərin rahatlığı nəzərə alınıb və çox sayda üsul təklif olunur. Tətbiqin digər bir vurğulanması gərəkən tərəfi Apple ID vasitəsilə giriş etməyinizdir. Belə ki, əgər daha öncə hesabınız yoxdursa, sadəcə Apple ID vasitəsilə girişi seçərək heç bir məlumat daxil etmədən özünüzə hesab yaratmış olursunuz.
Buradan pul çəkilməsi ancaq pasport məlumatlarının bukmeker şirkətinə ötürülməsini özündə əks etdirən istifadəçi kimliyinin təsdiqlənməsindən sonra mümkündür. Daxil edilən məlumatları təsdiqləmək üçün pasportun əsas tərəfinin bir nüsxəsini və sizin əlinizdə pasportunuzu tutduğunuz şəklinizi yükləməyiniz lazımdır. Pul çıxaırlması üçün minimum məbləğ həm kartlar, həm də pul kisələri üçün 15 AZN təşkil edir. MostBet bukmeker şirkəti həm yeni, həm də əvvəl qeydiyyatdan keçmiş istifadəçilər üçün müxtəlif bonuslar və promo-aksiyalar təklif edir.
Bütün mobil, kommunal, bank, internet, TV, dövlət və s. Sənə yaxın eManat ödəniş terminalında istədiyin xidmətə rahatlıqla ödəniş edə bilərsən! EManat ilə bütün ödənişləri rahat, sürətli və etibarlı həyata keçir! EManat terminallarının 7/24 fəaliyyət göstərməsi sayəsində ən son anda edilən ödənişlər belə dərhal hesabda əks olunur.
Siz oyun üzərindən hər bir seçiminizi bitirdikdən sonra mərc etmək istəsiniz, Tək mərc, Ekspress və Sistem mərc seçimlərindən istifadə edə bilərsiniz. Ancaq bir qarşılaşma nəticəsi üçün mərc etdikdə təkli kupon, 2 və ya daha çox oyuna mərc etdikdə ekspress kupon istifadə edilir. Ekspress mərcləri zamanı bütün qarşılaşmaların nəticələrinin əmsalları mərc miqdarına vurulur və qazanc hesablanır.
İstifadəçilərimizin əksəriyyəti hələ də bizimlə oynayır, saytın bütün sistemini və funksionallığını sevirlər. MOSBET ən etibarlı casino və bahis saytlarından biridir, bütün bahisləriniz qorunur, yox ola və ya yox ola bilməz. Saytla bağlı hər hansı bir probleminiz varsa, texniki dəstək xidmətinə müraciət edə bilərsiniz, işçilər sualınızı tez bir zamanda həll etməyə kömək edəcəklər. Etibarlılıq faktoru da Curacao Gaming License-dən aldığımız lisenziyadır. Onlayn mərc oyunları sahəsində ekspertlərin fikrincə, Mostbet az 90.com bukmeker kontoru Azərbaycan bazarında liderdir. Ölkəmizin vətəndaşları bu şirkətə etibar edir və internetdə müsbət rəylər buraxırlar.
İnternetdəki müsbət rəylərə, mərc etmək üçün əlverişli şərtlərə, səxavətli bonuslara və sadiq dəstəyə əsasən, bu ofisi ən yaxşı seçim kimi tövsiyə edə bilərik. Hesabınızı 3 AZN məbləğindən başlayaraq artırın və depozitinizə bonus qazanın! Aksiya BC saytında qeydiyyatdan keçdiyi tarixdən etibarən 7 gün ərzində – etibarlıdır. Bu gün bəxtinizi sınayın, mostbet mobile-az.com komandası sizə məsuliyyətli oynamağı və həyəcana kor-koranə məğıub olmamağı xatırladır. Şirkət, kiçik -populyar turnirlər, e -sports, virtual oyunlar və daha çox şeylər də daxil olmaqla, incə və təcrübəli oyunçuların ehtiyaclarını təmin edir.
Təyin olunan müddət ərzində aksiyanın şətləri yerinə yetirilməzsə, bonus balansı ləğv ediləcəkdir. Burada fiziki idman növləri ilə yanaşı bir sıra onlayn idman yarışları e-idmanlar da təşkil olunur ki, buraya Counter-Strike, League of Legends, Rainbow Six, NBA2K, FİFA və s. Eyni zamanda vebsayt üzərindən virtual idman da təklif olunur. Buraya futbol, at yarışı, tazı yarışı, tennis, motosiklet yarışı, reqbi, badminton və digərlərini aid etmək olar. “Bir kliklə mərc” seçim imkanından istifadə etmək üçün mərc məbləğini təyin edib saytın sağ tərəfində “Kupon” hissəsində yerləşən müvafiq düyməni klikləmək kifayətdir. Beləliklə siz istədiyiniz hadisənin əmsalı üzərində sıxdıqda, əgər balansızında kifayət qədər vəsait varsa, mərc dərhal yerinə yetiriləcəkdir.
Bizə etibar etmirsinizsə, üçüncü tərəf mənbələrindəki digər istifadəçilərin rəylərinə baxın. Xoşagəlməz vəziyyətə düşməmək üçün saytımızdan yalnız etibarlı güzgüdən istifadə etməlisiniz. Dünyanın mərc bazarında lider olmağa imkan verən Mostbet -in azerbaycanda mərc saytlari əsas üstünlüyü mərclərin qəbulu şərtləridir. Hazırda dünyanın ən böyük xətti burada yerləşir, çünki o, 40-dan çox idman növünü özündə birləşdirir.
Belə ki yeni qeydiyyatdan keçən istifadəçi 400 AZN-ə qədər ilk depozit bonusu əldə edə bilər. Standart bonusun ölçüsü qoyulna depozitin 100%-I miqdarında ola bilər və burada maksimum bonus miqdarı 400 – AZN təşkil edir. Artırılmış bonus təklifində maksimum bonus miqdarı 660 AZN təşkil edir. Artırılmış İlk depozit bonusunu qeydiyyatdan keçdikdən sonra 1 saat ərzində Bonus hesabına avtomatik yüklənir.
Xallar maksimum 10 xal üzərindən bölüşdürülmüşdür və 5 mərc şirkətində 5 kateqoriya üçün verilmişdir. Hal-hazırda fəaliyyət göstərən və sizin daxil olaraq mərcləriinizi yerləşdirə biləcəyiniz onlarla bukmeyker şirkətləri vardır. Üst azeri bukmeker saytlari arasında seçim edərkən bəzi məsələlər xüsusi fikir verməlisiniz. Əgər bunlar sizin gözləntilərinizi qarşılayırsa bu zaman ən yaxşı onlayn bukmeykerlər üzrə mərclər edə bilərsiniz. Güvən məsələsi bk ofis üstü üzrə seçimlər edərkən əsasa alınacaq hallardandır. Mərc şirkətləri üzrə top olan şirkətlər əsasında seçimlər etdiyiniz zaman belə problemlərlə qarşılaşmayacaqsınız.
Lakin siz mərc şirkətinin mobil tətbiqini birbaşa olaraq sayt üzərindən MostBet apk şəklində yükləyə bilərsiniz. Daha sonra sizdən istənilən bir neçə icazəyə razılıq verməklə tətbiqi quraşdırmaq mümkündür. Tətbiqi mobil cihazınızda yüklədikdən sonra vebsayt üzərində təklif olunan eyni qeydiyyat və giriş üsullarından cashback istifadə etməklə MostBet Android app-a giriş edə bilərsiniz. Burada da çox sayda qeydiyyat üsulu təklif olunmaqdadır. MostBet-in iOS əməliyyat sisteminə sahib olan iPhone və iPad-lər üçün mobil tətbiq versiyası əlçatandır. Şirkətin mobil tətbiqi həm də siz birbaşa olaraq App Store üzərindən yükləyə bilərsiniz.
Bloklanmış hadisənin əmsalı yekun mərc məbləğində əksini tapmayacaq. MostBet operatoru oyun öncəsi mərclərlə yanaşı canlı gedən oyunlara mərc imkanı təqdim edir. Oyun davam edərkən, bloklanmamış əmsallara mərc etmək olar. Oyunun gedişini izləyib, mərc etmək istəyən iştirakçılar üçün də saytda canlı yayım imkanları var.
The post MostBet yükləmə telefon və kompüterə MostBet yükləyin Android-də appeared first on SpaghettiPolitics.
A un anno dall’inizio della guerra in Ucraina, che ha sconvolto un mondo energetico già in forte tensione dopo la ripresa post-Covid, l’Europa si trova di fronte a un “trilemma”: da un lato deve affrontare la questione della sicurezza energetica, trascurata negli anni precedenti a favore dei progetti di green deal; da un altro ha la necessità di realizzare, con obiettivi realistici e concreti, la transizione verde che resta, dal punto di vista dell’Unione, un grande volano di crescita potenziale; infine non può ignorare il tema della sostenibilità economica della tran