Formazione e lavoro, un altro carcere è possibile
Centotrentasette persone sottoposte a misure penali alternative accolte in comunità grazie alla disponibilità di strutture dedicate, 6.423 detenuti ascoltati direttamente in carcere durante il progetto, 737 beneficiari di permessi premio che hanno potuto trascorrere periodi con i propri cari, grazie alla presenza di strutture di accoglienza esterna al carcere. Sono alcuni dei numeri del progetto “Aiutare chi Aiuta: un sostegno alle nuove fragilità”, frutto della collaborazione tra Caritas Italiana e Intesa Sanpaolo. I risultati dell’iniziativa, avviata nel 2020 per sostenere con interventi concreti chi opera a favore delle persone più vulnerabili, sono stati presentati nell’incontro “Aiutare chi Aiuta – edizione 2025-2026”, presso la Cittadella della Carità di Caritas Roma. Ai nastri di partenza “Jobel”, un nuovo progetto nazionale per gli istituti penali minorili.
54 progetti in 16 regioni
Durante l’incontro sono stati illustrati i risultati di “Giustizia con Misericordia”, attuato negli ultimi due anni attraverso 54 progetti promossi dalle Caritas diocesane in 16 regioni italiane, che ha prodotto risultati significativi nel sostegno alle persone detenute e alle loro famiglie, raggiungendo complessivamente 14.188 beneficiari. In questi anni, sono stati 202 i bambini, figli di persone detenute, che hanno potuto riabbracciare il genitore durante i permessi premio, grazie all’ospitalità offerta all’intera famiglia nelle strutture Caritas. Sono state 6.423 le persone ascoltate in carcere, 1432 le persone accolte in misura di comunità. Il programma promuove il reinserimento sociale dei detenuti anche attraverso percorsi di formazione e opportunità lavorative, con l’obiettivo di restituire dignità, autonomia e un futuro migliore a chi vive la realtà carceraria, coinvolgendo famiglie, comunità e istituzioni in un cambiamento culturale concreto.
Un modello virtuoso di intervento
La collaborazione tra Caritas Italiana e Intesa Sanpaolo si conferma come un modello virtuoso di intervento congiunto sul territorio. L’alleanza tra gruppo bancario e la rete Caritas ha permesso di unire risorse e competenze complementari, generando risultati tangibili nel supporto alle comunità locali e nelle sperimentazioni di nuovi percorsi di inclusione. I risultati presentati, dalle migliaia di detenuti raggiunti e assistiti, fino ai progetti nei confronti dei minori in area penale, testimoniano il valore di questa strategia condivisa.

Opportunità concrete di riscatto e reinserimento
“Aiutare chi Aiuta” «nasce dalla condivisione di valori e dalla volontà di lavorare insieme per offrire opportunità concrete di riscatto e reinserimento alle persone più fragili, in particolare nel circuito penale», ha detto Paolo Bonassi, chief social impact officer di Intesa Sanpaolo. «Nel 2023 è nato Intesa Sanpaolo per il sociale, ma questa evoluzione organizzativa da sola non basta. Quello che fa la differenza è l’approccio che punta a creare reti virtuose ed alleanze».
La collaborazione tra Intesa Sanpaolo e Caritas Italiana dimostra quanto il lavoro in rete, fondato sulla fiducia e sul dialogo tra soggetti privati, Terzo settore e istituzioni sia decisivo per intervenire in modo incisivo a contrasto delle diseguaglianze e rafforzare le comunità
Paolo Bonassi, chief social impact officer di Intesa Sanpaolo
Lavoro in rete tra privati, Terzo settore e istituzioni
Negli anni, “Aiutare chi aiuta” «ha permesso di offrire aiuti materiali, sostenere nella ricerca del lavoro, avvicinare anziani soli ad interventi di prossimità, aiutare i giovani in un percorso per un mondo migliore. La collaborazione tra Intesa Sanpaolo e Caritas Italiana dimostra quanto il lavoro in rete, fondato sulla fiducia e sul dialogo tra soggetti privati, Terzo settore e istituzioni sia decisivo per intervenire in modo incisivo a contrasto delle diseguaglianze e rafforzare le comunità», ha proseguito Bonassi. La prossima edizione 20025-26 sarà dedicata al sistema penale minorile, «nella convinzione che investire sui giovani possa creare opportunità concrete di inserimento e di riscatto».
“Jobel”, il nuovo progetto per gli istituti penali minorili
Durante l’incontro è stato presentato “Jobel”, il nuovo progetto nazionale promosso da Caritas Italiana con il sostegno di Intesa Sanpaolo e rivolto specificamente al sistema penale minorile. “Jobel” sarà operativo nel biennio 2025-2026 e coinvolgerà 16 territori in cui sono presenti istituti penali minorili – ipm, con l’obiettivo di favorire il reinserimento sociale, educativo e lavorativo di minori e giovani attualmente sottoposti a provvedimenti penali.
Il progetto nasce dalla sinergia tra Caritas Italiana, le Caritas diocesane locali e i cappellani degli ipm. Prevede percorsi strutturati di formazione professionale, sostegno allo studio, orientamento al lavoro e altre iniziative di inclusione. Grazie a “Jobel”, la rete Caritas potrà offrire ai giovani coinvolti nuove opportunità di crescita e riscatto, nella prospettiva di una piena reintegrazione nella comunità una volta concluso il periodo detentivo. Un lavoro che chiama in causa anche scuole, parrocchie e territori, attraverso azioni di sensibilizzazione e animazione comunitaria, per costruire risposte preventive e inclusive. “Jobel” prevede attività sia all’interno sia all’esterno degli ipm.
Nonostante le difficoltà strutturali del sistema penale italiano, queste esperienze ci mostrano che esiste una speranza concreta di cambiamento, che è possibile immaginare e percorrere sentieri ancora inesplorati di accompagnamento delle persone detenute che producono risultati concreti
don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana
Percorsi di reinserimento efficaci e dignitosi
«Nonostante le difficoltà strutturali del sistema penale italiano, queste esperienze ci mostrano che esiste una speranza concreta di cambiamento, che è possibile immaginare e percorrere sentieri ancora inesplorati di accompagnamento delle persone detenute che producono risultati concreti», ha affermato don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana. «La nostra e quella di Intesa Sanpaolo sono due mondi apparentemente diversi, ma ci siamo ritrovati a co-progettare insieme. Ciò si riesce a fare se l’obiettivo è costruire il bene comune e dimostrare ai destinatari che ci sta a cuore un problema», ha continuato Pagniello.

«Nel sociale la cosa più difficile oggi è dare continuità, con Intesa Sanpaolo lo possiamo fare», ha proseguito Pagniello. «Lavorando insieme, istituzioni e società civile possono offrire percorsi di reinserimento efficaci e dignitosi a chi ha sbagliato, dimostrando che la giustizia può davvero camminare di pari passo con la misericordia. Grazie a interventi come quelli realizzati con Intesa Sanpaolo stiamo vedendo risultati reali».

In apertura, foto di Daniel McCullough su Unsplash. Nell’articolo, foto ufficio stampa Intesa Sanpaolo e video dell’autrice
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