Acumen Cyber has announced a strategic partnership with AttackIQ to help organizations continuously validate their cyber defenses against real-world threats and reduce exposure to modern attacks.
The partnership combines Acumen Cyber’s engineering-led security operations expertise with AttackIQ’s Continuous Threat Exposure Management (CTEM) platform. Together, the companies aim to help organizations identify exploitable attack paths, validate security controls, and prioritize remediation efforts based on actual risk rather than theoretical vulnerabilities.
Moving beyond traditional vulnerability management
As cybercriminals increasingly leverage artificial intelligence and automation, organizations are struggling to keep pace with the growing volume of vulnerabilities and security alerts.
According to Acumen Cyber and AttackIQ, traditional approaches centered on vulnerability counts, severity ratings, and periodic assessments are no longer enough. Security teams need continuous visibility into how attackers could move through their environments and whether existing controls are capable of stopping them.
The partnership is designed to help organizations continuously test defensive effectiveness, validate security investments, and focus resources on the attack paths that present the greatest risk.
Carl Wright, Chief Commercial Officer at AttackIQ, said many organizations are overwhelmed by security findings but still lack clarity about where they are truly vulnerable.
“Threat Debt changes the conversation from managing lists of vulnerabilities to understanding and reducing accumulated adversary opportunity,” Wright said.
Continuous validation becomes a priority
As part of the partnership, Acumen Cyber’s engineers will emulate real-world adversary techniques mapped to frameworks such as MITRE ATT&CK. This will allow organizations to test whether their preventive and detective controls can successfully stop modern attack methods.
The companies say the approach helps uncover where vulnerabilities, identity exposures, misconfigurations, and control gaps combine to create viable attack paths to critical assets.
Mark Robertson, CEO of Acumen Cyber, said organizations need to focus less on activity metrics and more on measurable security outcomes.
“Most organizations still operate security programs built around activity metrics instead of validated outcomes,” Robertson said. “The reality is that adversaries exploit paths, not isolated findings.”
He added that the partnership will enable customers to continuously identify attacker opportunities and systematically reduce what AttackIQ calls “Threat Debt” before those weaknesses can be exploited.
Measuring exposure through Threat Debt
A key component of the partnership is the AttackIQ Threat Debt Index, which provides organizations with a framework for measuring accumulated adversary opportunity across their environments.
The index is designed to track how attack paths change over time, identify where new exposure has emerged, and show where security controls are successfully reducing risk. This gives organizations a way to measure cyber resilience based on validated outcomes rather than simply reporting on security activities.
As organizations continue to face increasingly sophisticated cyber threats, Acumen Cyber and AttackIQ believe continuous validation and threat-informed defense will play a growing role in helping security teams stay ahead of attackers.
Una teoria del complotto Non é altro che una narrazione diversiva, che parte da almeno una frustrazione non manifestabile e ne elabora un’interpretazione distorta che attacca capri espiatori mantenendo le cose così come sono.
Le narrazioni possono essere di tipo diversissimo: si spazia da quella che é poco più che una leggenda urbana alle grandi teorie del complotto. Ognuna di queste però presenta più o meno queste caratteristiche (non sempre tutte contemporaneamente):
Propone sempre una “visione altra” della realtà, basata sulla meraviglia e fascinazione della “verità rivelata”.
Fornisce ai suoi eroi una griglia concettuale con cui interpretare un mondo che non capisce.
Riduce la dissonanza cognitiva tra la realtà così com’é e la realtà così come la concepiscono.
Attribuisce colpe sistemiche a colpevoli materiali.
Ruota sempre attorno ad un perno indiscutibile.
Ha uno scopo di enorme portata.
Ha una durata indefinita.
Ha un numero indefinito di partecipanti.
Consiste in piani complessissimi, intricati ma coerentissimi e perfetti nel loro svolgimento.
Prosegue anche se diventato nota.
Può riferirsi ad una mitica “età dell’oro” passata
I suoi organizzatori (i “Grandi”) sono una sorta di entità divine, come Dei capaci di muovere ogni cosa e persona.
L’EROE COMPLOTTISTA
La teoria del complotto ha sempre un eroe in colui che la afferma: chi crede in una teoria del complotto é un “eroe in lotta” tanto quanto i sostenitori più noti e famosi di quella stessa teoria. Anche l’ “eroe” é identificabile da dei tratti ricorrenti:
Si considera costantemente come vittima.
Si percepisce come sempre sotto attacco.
Si concepisce come contropotere, anche se é al potere.
É costantemente alla ricerca di una catarsi, palingenesi, rinascita.
Attribuisce alla nemesi i propri impulsi bestiali repressi.
Se crede che una certa cosa possa esser vera, la considererà tale.
É impossibile stabilire con certezza se crede o finge di credere in ciò che dice.
Se attaccato alzerà il tiro (dinnanzi a prove dell’inconsistenza delle sue affermazioni, le sparerà ancor più grandi)
Considera ogni briciola (elemento da lui utilizzabile) un tesoro, fintanto che può ingerirla, anche se é merda.
Accoglie ogni collegamento mentale possibile, per quanto arbitrario.
I VERI EFFETTI DI OGNI TEORIA DEL COMPLOTTO
Giustificare il sistema.
Spostare la frustrazione su capri espiatori.
Mantenere lo status quo attraverso finte rivoluzioni.
Per assurdo che sembri, l’ “eroe” che più si straccia le vesti contro un certo nemico é proprio colui che maggiormente lo alimenta. Chi si affida alle medicine alternative perché non si fida delle aziende farmaceutiche, per esempio, acquista prodotti omeopatici che sono a tutti gli effetti solo acqua e zucchero vendute ad un prezzo esorbitante: tutto guadagno per le aziende che li producono.
I NUCLEI DI FRUSTRAZIONE
La frustrazione non manifestabile e che prende corpo nella teoria del complotto é sempre un qualcosa che l’eroe considera troppo vago o complesso. Qualcosa che sente dentro ma che non trova appiglio materiale per scaricare la frustrazione su di esso. Questo nucleo può essere una verità intangibile così come una paura basata su fantasie ma per l’ “eroe” é sempre una verità indiscutibile.
Il lunacomplottista non crede a nessuna “fonte ufficiale” a prescindere e per lui dimostrare che l’uomo non é giunto sulla Luna é un modo per riaffermare questa sua sfiducia.
Qualche esempio:
TERRAPIATTISMO “Non mi fido di ciò che dice la scienza”
COMPLOTTI LUNARI “Non mi fido di ciò che dice il governo”
SCIE CHIMICHE “Il cambiamento climatico é opera dei Grandi ed io non posso farci nulla”
9/11 “Non mi fido di ciò che dice il governo”
RETTILIANI “Il mondo finanziario é inumano”
UCCISIONE JFK “Non mi fido di ciò che dice il governo” “Ogni speranza di cambiamento é vana”
STRAGI PARTIGIANE “Il comunismo é inumano”
MEDICINE ALTERNATIVE “Non mi fido di ciò che dicono le aziende” “Non mi fido di ciò che dice la scienza”
UFO “Non siamo soli al mondo” “Non mi fido di ciò che dice il governo” “Il mondo é comandato dai Grandi ed io non posso farci nulla”
COMPLOTTO MASSONICO E/O GIUDAICO “Il mondo é comandato dai Grandi ed io non posso farci nulla”
“TEORIA DEL GENDER “I cambiamenti sociali sono opera dei Grandi”
SOSTITUZIONE ETNICA “I cambiamenti del mondo sono opera dei Grandi” “Il cambiamento climatico é opera dei Grandi”
CREDERE E COMBATTERE
L’ “eroe” é una persona che crede e già il solo credere significa, nel suo piccolo, combattere. Ci vuole poco ad osservare che si é dinnanzi ad una forma mentis più religiosa che logica, ma va fatta una certa distinzione: si tratta dello stesso processo mentale ma viene applicato su oggetti diversi. Ci sono complottisti atei e complottisti religiosissimi, così come ci sono persone religiose che coltivano uno scetticismo logico e persone religiose che credono a complotti di ogni sorta.
Il tratto comune qui trattato é l’atteggiamento religioso verso il “credere”, ossia il rapportarsi ad un’idea partendo dal presupposto che sia vera a prescindere da qualsiasi evidenza. Si tratta di un atteggiamento mentale che indubbiamente accomuna diverse realtà anche apparentemente distanti fra loro.
Sarebbe interessante osservare tutte queste realtà tralasciando le classificazioni abituali ma suddividendole in base al paradigma della forma mentis che sta alla loro base.
Per chi non avesse letto gli altri post, qui basterà ricordate solo una cosa: Matrix é il nome della piattaforma, Riot é l’applicazione che ci accede e matrix.org é il più noto fornitore della piattaform.
Per fare un paragone:
Matrix – La piattaforma; come dire l’email
matrix.org – Uno dei server della piattaforma Matrix; come dire email.it o gmail.com
Riot – é come dire Outlook Express o Thunderbird o Apple Mail.
Il paragone con l’email spiega bene le diverse soluzioni possibili con Matrix: così come puoi decidere il server mail che preferisci e registrarti a tua scelta su Hotmail, Libero o Protonmail sapendo che in ogni caso potrai scambiare mail con persone registrate anche su altri server, su Matrix ti registri al server che preferisci e da lì chatti con persone che possono anche essere registrate su server diversi dal tuo, essendo tutti utilizzatori della piattaforma “email”.
Una volta che ci si é registrati al server email che si é scelto, ad esempio Gmail, si può decidere se accederci dal browser su gmail.com, o scaricando l’app chiamata Gmail o impostando Outlook Express. Allo stesso modo, con Matrix, una volta scelto il server, ci si può accedere da browser o usando l’app Riot o un’altra delle diverse Applicazioni disponibili (ce ne sono diverse, ma questo tutorial tratterà solo la più comune, Riot)
CREARE L’ACCOUNT
1) Da computer fisso, andare su https://riot.im/app/ (A dire il vero l’account si può creare benissimo direttamente da smartphone, ma per qualche oscuro motivo a me inspiegabile, ho riscontrato che molte persone si perdono in questo passaggio e quindi opto per indicare la soluzione che va meglio per tutti)
NOTA IMPORTANTE: Per usare Matrix, come già spiegato, basta registrarsi ad uno qualsiasi dei suoi server pubblici. Questo tutorial ed i link che contiene, si riferiscono al server matrix.org, attualmente il più usato. Tuttavia é possibile che matrix.org limiti le registrazioni. In questo caso basterà scegliere un altro server.
Un elenco incompleto di server pubblici utilizzabili é disponibile suhello-matrix.net
Due di questi server che possono essere vivamente consigliati, sono i seguenti:
Opencloud (Lussemburgo) https://riot.opencloud.lu/#/welcome (NB: il server é in Lussemburgo ma gli admin sono italiani, il che può aiutare in caso doveste chiedere informazioni o aiuto)
2) Apparirà questa schermata. Clicca su [CREATE ACCOUNT]
3) Scegliere uno [USERNAME] ed una [PASSWORD]. Scegli una password seria! Mi raccomando che contenga lettere, numeri, simboli, maiuscole e minuscole! E segnatela da qualche parte! Non é obbligatorio ma é meglio inserire anche il proprio indirizzo [EMAIL].
4) A questo punto va risolto il Captcha [NON SONO UN ROBOT]
5) Accettare [TERMINI E CONDIZIONI]
6) FATTA: L’ACCOUNT É STATO CREATO! La sua forma, senza gli spazi, é questa:
@ nomeutente : matrix . org
7) In questo momento stai usando la versione web di Riot, ma volendo puoi scaricare la sua Applicazione per PC Windows, Mac, o Linux da quihttps://about.riot.im/downloads/ Puoi anche scaricare l’App Riot.im per Android da Google Play e da F-Droid o per iOS dall’ App Store.
8) Riot in versione web (o Applicazione) da per computer fisso permette di fare molte più cose della versione per smartphone. In questa guida iniziale però viene spiegato solo il funzionamento da smartphone.
9) L’App di Android e quella di iOS hanno delle leggere differenze fra loro, perciò le schermate ed i menù di Riot sul tuo telefono potrebbero non essere del tutto uguali a quelle descritte qui.
10) Scarica l’App sullo smartphone
11) Dal momento che hai creato il tuo account aspetta almeno 2 o 3 minuti e poi puoi accedere all’App con il nome utente e password che hai creato.
12) Se hai dato il tuo indirizzo mail ti sarà arrivata una email di verifica. Se non la vedi controlla nell’antispam.
USARE RIOT
A questo punto ci si può loggare da smartphone. Banalmente, basta inserire il nome utente e la password. Non serve mettere il nome utente completo di formattazione (invece che scrivere @:mionomeutente:nomeserver.org basterà scrivere mionomeutente)
Se si é scelto un server diverso da matrix.org, questo va indicato nella schermata di Login
L’app per smartphone Riot.im, di default intende che tu abbia un account su matrix.org. Se così non fosse bisognerà selezionare “Custom server” ed inserire il suo dominio. (Se il l’account é su Opencloud bisognerà scrivere https://riot.opencloud.lu)
Una volta loggato nell’App ti ritroverai una schermata come questa:
Schermata iniziale al primo utilizzo
Non appare granché perché devi ancora aggiungere i tuoi contatti. A questo punto, se non l’hai ancora fatto, sarebbe bene leggere il post Cos’é Matrix per comprendere i concetti base di come funzionano le cose da queste parti. É facile, ma se finora hai usato solo App tipo Whatsapp, Facebook, Telegram e Viber, che sono iper-semplificate ed estremamente simili fra loro, molto probabilmente hai bisogno di ripassarti due-tre concetti su sicurezza e comunicazione digitale che le App che hai usato finora tendono a eliminare.
OGNI CHAT É UNA STANZA
La cosa principale da ricordare é che su Riot si comunica a STANZE. Hai presente un gruppo Whatsapp? Beh, qui su Riot un “gruppo” é chiamato stanza e funziona più o meno allo stesso modo. Ma su Riot anche la comunicazione tra te ed un’altra persona deve avvenire in una stanza!
Se Andrea chatta con Sabrina non é semplicemente una comunicazione diretta tra Andrea e Sabrina ma é una comunicazione che avviene in una stanza che ha come membri… solo Andrea e Sabrina!
Riot permette di dividere le stanze in quattro tipi: FAVOURITES, PEOPLE, ROOMS e LOW PRIORITY. Questa cosa all’inizio può confondere: si tratta sempre di stanze! Non importa se tu classifichi una stanza “people” o “room”: resta sempre e solo una stanza! Io, per esempio, trovo comodo classificare “people” le stanze con solo me ed un’altra persona, “room” quelle con 3 o più persone, “favourite” le preferite e “low priority” quelle con persone o gruppi con cui non mi sento spesso.
Quando premi il pulsante [+] ti vengono fornite tre opzioni. [START CHAT] e [CREATE ROOM] sono fondamentalmente la stessa cosa! Solamente, funzionano in modo un pò diverso: “Start chat” é più veloce, selezioni subito le persone con cui chattare ed appena l’hai fatto inizi la conversazione in una stanza senza nome. “Create room” invece ti chiede prima di impostare la stanza, dargli un nome, selezionare diverse opzioni e solo quando hai fatto tutto puoi invitare chi vuoi nella stanza.
Altra grossa differenza: con “Start chat” tu e le altre persone nella discussione siete tutte parimenti amministratrici della stanza di discussione. Con “Create room” tu amministri e gli altri utenti no.
La terza opzione, [JOIN ROOM] serve ad entrare in stanze create da altri. Ma questa opzione non viene trattata in questa guida
PRIMO IMPATTO
Come quando si indossa un nuovo paio di scarpe o si guida una nuova moto, all’inizio bisognerà prendere confidenza con certe funzioni basilari: quello che su un altra App sai fare a occhi chiusi, qui devi un po’ re-impararlo: é normale! Fai qualche prova, gira qua e là tra i menù, esplora. E non farti problemi a sperimentare: che vuoi che succeda di così grave?
Impara a disabilitare le notifiche, trova le impostazioni generali e quelle di ogni singola stanza, creare stanze, unirti a stanze già esistenti ed abbandonarle…
ACCOUNT E RUBRICA
Se hai già letto il post Cos’é Matrix sai che l’intero sistema Riot/Matrix é estremamente attento a privacy e sicurezza. Qui tutto é pensato perché non vengano diffuse informazioni su di te. Per questo quando hai creato il tuo account Matrix non era obbligatorio mettere la tua email o il numero di cellulare: qui nessuno ti obbliga a collegare il tuo account alla tua identità reale. Nelle istruzioni sulla creazione dell’account ho suggerito di inserire comunque un indirizzo email perché nel caso perdessi la tua password, con un’email puoi ancora riuscire ad entrare in Riot mentre senza, ahimé, non avresti alcun modo di recuperarla.
Se entri nelle preferenze di Riot però vedrai che ci sono i campi per inserire i tuoi dati personali: il nome visualizzato, il numero di telefono ed appunto, una o due email. Puoi scegliere tu se metterli o meno: se li inserisci, chi conosce il tuo vero nome, email o numero di telefono, riuscirà a trovarti facilmente qui su Riot; se invece non li inserisci, qui su Riot verrai contattato solo da chi conosce il tuo account esatto.
Logo “Impostazioni”
Sempre nelle impostazioni ti verrà chiesto se vuoi che Riot possa accedere alla Rubrica del tuo telefono per vedere se ci sono, appunto, indirizzi email o numeri di telefono di qualcuno che li ha abbinati al suo account Riot.
LISTA CONTATTI DI RIOT
Su Riot, se hai notato, non hai una tua lista dei contatti Matrix. Questa é la seconda cosa che risulta un pò spiazzante per chi viene da Whatsapp ed altre App simili ma che ti appare chiara se hai letto il post Cos’é Matrix. Si tratta difatti di una scelta voluta per un fatto di sicurezza: Riot non vuole memorizzare i dati dei tuoi contatti. Al contrario, quando ti iscrivi a WhatsApp, tu fai sapere a Facebook tutti i numeri di telefono ed indirizzi email che hai memorizzato sul tuo telefono.
Il concetto base é che i tuoi contatti devono stare solo sulla tua Rubrica del telefono mentre le chat devono stare solo sull’app di chat (in questo caso Riot)
Ti chiederai “Ma allora, quell’impostazione per permettere a Riot di accedere ai miei contatti?”. Beh, qui é una questione di fiducia: ti fidi a dare accesso a Matrix.org alla tua Rubrica e leggere tutti i numeri di telefono, le email ed i nomi collegati? Anche qui, hai la possibilità di scegliere.
Se scegli di NON permettere a Riot di accedere alla Rubrica, i tuoi contatti potranno essere recuperati solo all’interno delle stanze in cui avete dialogato.
Se scegli di permettere a Riot di accedere alla Rubrica, l’App mostrerà al suo interno i tuoi contatti, ma identificherà solo quelli già iscritti a Riot e che hanno fornito l’email o il numero di telefono che hai sulla tua Rubrica.
Questo sistema ha una mancanza: se un utente che ha un account Matrix, NON ha fornito il suo numero di telefono o email, Riot non lo “conoscerà”. Se qualcuno ti da il suo indirizzo Matrix, il modo migliore per archiviarlo é dunque segnarselo manualmente in Rubrica! Così facendo, quando cercherai il suo nome da Riot, vedrai il suo numero di telefono, l’email… e l’account Matrix!
LE RUBRICHE DEL TELEFONO
Bisogna spendere due parole sulle Rubriche del telefono e sul loro modo di gestire i contatti. Banalmente: esiste una sorta di “standard” che però nessuno rispetta veramente e dunque i “Contatti” su iOS sono gestiti in modo diverso che su Android e lo stesso vale per PC, Mac, LInux.
Questo vuol dire che ogni telefono ha un modo un pò suo di gestire la cosa.
Per esempio, su iOS, l’indirizzo Matrix va inserito tra le email e non tra i contatti social.
Detto altrimenti: potresti dover fare un paio di tentativi per capire qual’é il modo migliore per segnarti gli indirizzi Matrix in Rubrica.
LE FUNZIONI AVANZATE DI RIOT/MATRIX
Questo articolo serve giusto per spiegare i primissimi passi con Riot/Matrix. Le funzioni speciali, la differenza tra l’App per smartphone e quella per computer fisso, la crittografia end-to-end sono invece ciò che rende Matrix speciale e possono essere affrontate solo dopo aver compiuto questi primi passi. Una cosa però é chiara: per poter capire le funzioni avanzate é indispensabile aver letto Cos’é Matrix ed aver appreso i concetti fondamentali su cui si regge.
Antonio de Martini imprenditore ed esperto di geopolitica ci ha lasciati Domenica 23 Luglio 2023. Lo annunciano con tristezza il figlio Francesco e la compagna Alessandra.
STANNO IMPOSTANDO IL MERCATO DEL FUTURO: QUELLO DEI TRAPIANTI A PAGAMENTO CHE È’ LA ( FINORA) MIGLIORE APPROSSIMAZIONE TROVATA ALL’IMMORTALITÀ’. PAGANDO S’INTENDE.
TRA LE ELEZIONI PRESIDENZIALI TURCHE DEL 14 MAGGIO E QUELLE DI TAIWAN DEL PROSSIMO GENNAIO SI GIOCA CON TORTUOSE ALLEANZE NELLE URNE IL DESTINO DELLA PACE.
Il primo e l’ultimo scoglio da superare senza finire in un allargamento del conflitto, riguardano entrambi il proibire l’accesso ai mari aperti per Russia ( il Mediterraneo) e Cina ( il Pacifico).
L’Asia, potenza terrestre bicefala, ha bisogno di impadronirsi di porti e rotte marittime non soffocate dalle potenze marinare – USA e alleati- mentre queste spendono risorse , intessono reti, ricorrono alla pirateria, per evitare che la Cina , la fabbrica del pianeta, e la Russia, miniera del mondo, riescano a bypassarli sui liberi mercati e ne rendano inutili gli sforzi ultradecennali per mantenere l’ intermediazione progettuale, commerciale , finanziaria, valutaria e di difesa che li ha arricchiti per tutto lo scorso secolo, caratterizzato dalla disponibilità di lavoro asindacalizzato e materie prime a basso costo che l’Asia fornisce grazie a istituzioni robustamente condotte su sudditi rassegnati.
Il sistema si é retto sulla bipartizione del lavoro: occidente che possiede, finanzia e commercializza in nome del principio della libertà di commercio e oriente che produce e accetta crescite economiche al rallentatore.
Da qualche anno, lo abbiamo raccontato negli articoli pubblicati sul blog questa settimana ( su Cina e Giappone) i paesi asiatici, in questo secolo, hanno imparato la lezione dalla violenza subita per abbracciare il libero commercio , sono diventati da imitatori, innovatori, hanno abbandonato ogni ideologia e sono diventati formidabili concorrenti commerciali dei paesi occidentali che credevano intoccabili le loro posizioni privilegiate.
Si é verificato in grande, insomma, quel che é avvenuto da noi in Italia, nella grande distribuzione: la Cirio o la Barilla hanno aperto nuovi mercati di prodotti e i supermercati, gestendone la clientela, conoscendo i produttori e la logistica, la politica dei prezzi, hanno creato prodotti identici a costo inferiore, senza affrontare le spese di ricerca, personale comunicazione e riducendo i costi di intermediazione grazie alla conoscenza del paese e la distribuzione dei clienti.
CENTOSETTANTA ANNI FA, IL COMMODORO MATTEW PERRY DELLA MARINA USA CONVINSE MANU MILITARI IL GIAPPONE AD APRIRSI AI COMMERCI. DA ALLORA LO STOP AND GO CON CUI TENTANO DI RALLENTARNE LA CRESCITA.
Una decina di anni dopo che la flotta inglese piegò la Cina alle esigenze del « libero commercio » , specie dell’oppio, la Marina da guerra USA, si presentò con quattro navi da guerra e – a nome del presidente MillardFillmore– consegnò una lettera ultimatum: accettate il libero scambio o vi bombardiamo.
Il Giappone, come la Cina, surclassati dalla superiorità tecnologica anglosassone, si piegarono a firmare trattati di commercio « ineguali » e iniziarono il loro processo di ammodernamento, specie delle FFAA.
Mezzo secolo dopo, la flotta giapponese sbaragliava quella Russa a Tsushima allarmando il mondo occidentale che tentò in un primo momento negoziati limitativi del nuovo arrivato e quaranta anni dopo li annichiliva con due bombe atomiche sganciate in quattro giorni.
Schiacciati i « paesi giovani » ( Germania, Giappone e Italia) e regolato il nuovo ordine mondiale per ottanta anni, gli USA hanno fatto appello proprio agli sconfitti della seconda guerra mondiale per attuare una politica di « Containement » a carico di due dei vincitori della guerra passata che a loro volta brigano per un posto al sole: CIna e Russia.
Degli accadimenti occidentali e del riarmo tedesco e italiano, sappiamo l essenziale. Meno noto quel che sta avvenendo in Oriente, dove il Giappone – ottenuto il via libera dagli USA- ha stanziato 315 miliardi di dollari per il prossimo quinquennio raddoppiando gli stanziamenti della Difesa, per far fronte all « espansionismo cinese» assieme alla Corea del Sud e alle Filippine, ma é fuori dubbio che la decisione USA di riarmare il Giappone ( col triplo dei fondi stanziati dalla Germania) é la notizia più importante dell’emisfero ed ha suscitato più sospetti tra gli alleati ( Taiwan, Corea del Sud, Filippine, Indonesia, tutti vittime dei giapponesi nel conflitto scorso), che tra i cinesi.
Si tratta del secondo grande contrordine lanciato al Giappone. All’indomani della guerra, non si lesinarono sforzi per ottenere la conversione delle industrie belliche dalla produzione di carri armati a quella di automobili, e lavatrici. L’azzeramento dei bilanci della difesa produsse un effetto moltiplicatore sulle produzioni « civili » e oggi Hiroshima e Nagasaki si presentano come due modernissime città rispetto a New York che mostra segni di obsolescenza in tutti i servizi pubblici ( dalla raccolta dei rifiuti e a traporti e illuminazione ) .
Gli anni ottanta videro già un Giappone capace di produrre a costi minori merci e servizi di maggior pregio coi quali invasero anche gli USA.
Il secondo « contrordine » sta arrivando e – complice la periodica minaccia della Corea del Nord e dei suoi periodici test missilistici a lunga gittata, il Giappone ha fatto più volte proposta di riarmare e mirato a diventare una potenza nucleare.
Finora la resistenza americana in materia ha tenuto, ma l’annuncio del mega stanziamento giapponese e il nuovo ruolo della Cina nell’agone internazionale , le sue ambizioni geostrategiche, il riarmo navale lasciano ritenere che una escalation nell’area del Pacifico sia imminente e , con essa, l’autorizzazione ad esercitare l’opzione nucleare anche per i figli del Sol Levante.
315 miliardi di dollari sul quinquennio rappresentano il terzo stanziamento del mondo per armamenti , dopo gli USA e la Cina e già l’Australia h appena ottenuto di dotarsi di sommergibili a propulsione nucleare. Il primo ministro nipponico Fumio Mishida in un discorso alla base militare di Asaka ( a nord di Tokyo) ha parlato alle truppe di « progressi tecnologici impensabili » Fino a pochi anni fa.
TRARRE DALLA CINA LE RISORSE PER TENERE L’INDIA……questa sentenza, mirabile nella sua sintesi, venne pensata da qualcuno, in Inghilterra, all’inizio dell Ottocento.
Mentre in Europa infuriavano le guerre napoleoniche. e gli inglesi combattevano per la vita e per la morte, quelli fra loro che si occupavano di Oriente guardavano lontano dal vecchio continente, consapevoli che la sorgente del loro potere e della loro ricchezza stava da quelle parti.
Dominare l’India, per gli inglesi che l’avevano presa da pochi anni in modo fortunoso, quasi fortuito, era come per un gatto dominare un cinghiale: occorreva aguzzare l’ingegno. Tanto per cominciare occorreva avere le risorse per pagare gli indiani mansueti e castigare quelli riottosi alla dominazione britannica.
La Cina era, già allora, la nazione più popolosa del mondo, e anche la più ricca: un mercato ( come pensano gli anglo ) di trecento e trenta milioni abitanti. I cinesi però non desideravano trafficare con gli stranieri, erano dominati da un Imperatore disinteressato a quel che accadeva fuori dai suoi confini, vendevano sì molti prodotti ai mercanti europei, ma non compravano da loro quasi niente. Così, ogni anno, fiumi di argento e oro fluivano da tutto il mondo per acquistare merci cinesi; non si poteva continuare in questo modo. I cinesi avevano anche uno sguardo razzista sugli europei; al massimo erano barbari cotti ( che avevano assorbito qualcosa di cinese), ma di solito erano barbari crudi ( tutti gli altri ). Massimo disinteresse, insomma, da parte dell’Impero Celeste, verso la crescente penetrazione europea in Asia, in un tempo nel quale le cineserie erano di gran moda in Inghilterra, Francia e negli altri paesi.
Così, dopo qualche decennio di tentativi e falliti approcci tesi ad aprire la Cina al commercio europeo e inglese, questi ultimi passarono all’azione. Nel 1839 inizia la Guerra dell’Oppio; britannici ( e francesi ) bombardano i porti cinesi, nel 1841 prendono Canton e la restituiscono dietro pagamento di un riscatto. Gli europei hanno navi e cannoni potenti, sulle coste fanno quel che vogliono, vincono sempre, umiliano i cinesi, che cominciano a pensare che l’Imperatore Manchu avesse perso il favore del Cielo, il che in Cina significava la fine della dinastia.
I cinesi si oppongono alla penetrazione europea soprattutto su un punto: il libero commercio dell’oppio nel loro paese, il modo scelto per riequilibrare la bilancia dei pagamenti. I cinesi comprano quantità enormi di oppio, il consumo si diffonde, gli europei glielo portano dall’India, se lo fanno pagare bene; come gradito sottoprodotto ottengono la disgregazione della società locale e possono sostenere che i cinesi sono inferiori perché sono un popolo di drogati marci.
Fra i più accaniti nel volere la guerra, il liberale Lord Palmerston, capo del governo inglese. Dopo varie tragedie, nel 1860 il consumo dell’oppio diventa legale in Cina. Nel frattempo era scoppiata la Rivoluzione Tai Ping ( significa Regno della Pace) ;
un profeta autoproclamato che sosteneva di essere fratello di Gesù, incendia la Cina profonda con istanze comunitarie e contadine. Venne represso da inglesi, francesi ed eserciti imperiali cinesi ( in tal caso d’accordo ) che massacrarono decine di milioni di persone.La libertà di commercio e la libertà di delinquere coincidono, in questa lunga storia cinese, che loro chiamano Il Secolo dell’Umiliazione; lo schema può essere assimilato alla sequenza Rivoluzione Colorata – Intervento Militare straniero – Riclassificazione dell’Illecito che diviene Diritto e Norma.
Non per una volta ma di continuo; occorre vendere “ prodotti sconosciuti ieri, indispensabili oggi, superati domani “ come notò un contemporaneo. Fiacca la risposta dei cinesi che avevano tutto contro: a fine secolo i patrioti si organizzano e danno vita alla Società del Pugno e dell’Armonia, che gli europei chiamarono con disprezzo Rivolta dei Boxer, come se si fosse trattato di una sommossa di sportivi invasati.
Le successive generazioni cinesi, che si trovarono a vivere in un paese asservito allo straniero, impoverito, umiliato, sprofondato nella dipendenza dalla droga, seppero trovare la via della Riscossa.
Nel 1911 l’Imperatore fu deposto, e fu proclamata la Repubblica, guidata da Sun Yat Sen, dichiarato estimatore di Mazzini e Garibaldi.
Poi le guerre contro i giapponesi, la proclamazione del regime comunista, la rinascita della Nazione, a prezzo di un mare di morti.
Nella Cina moderna non entra più l’oppio britannico, gli stranieri che commettono reati non vengono più giudicati da tribunali del loro paese. Le navi, i magazzini e gli edifici di ogni genere che inalberassero una bandiera di qualche stato europeo ( si potevano comprare tranquillamente) erano sottratti ad ogni norma di diritto cinesi; oggi sono lontani ricordi, non dimenticati però.
Europei e cinesi ricchi vivevano in paradiso, il 99 per cento dei cinesi era precipitato all’inferno, noi chiamammo questo Libertà di Commercio. Era soprattutto Libertà di Delinquere: oggi chiamiamo GLOBALIZZAZIONE e AFFERMAZIONE DEI DIRITTI CIVILI le stesse cose.
Nel ventesimo anniversario dell’attacco all’Irak, Il Presidente cinese XI Jinping ha piazzato tre “ banderillas” sul dorso del toro americano distratto dal panno rosso: la ripresa delle relazioni diplomatiche tra Iran e Arabia Saudita, la visita di Stato a Mosca ad onta del “ mandato d’arresto” CPI a Putin e la visita in Cina dell’ex presidente di Taiwan.
A conclusione, la ciliegina sulla torta : “ Nessun paese può dettare l’ordine mondiale,” vecchio o nuovo che sia. Non si poteva dir meglio.
L’annuncio della ripresa dei rapporti diplomatici tra sauditi e iraniani con la mediazione cinese, mi ha ricordato la battaglia di Valmy contro la prima coalizione.
Non successe praticamente nulla, cannoneggiamenti lontani, una scaramuccia con quattrocento morti, ma gli storici l’hanno identificata come il momento in cui la rivoluzione francese fece il suo ingresso in Europa.
Il compromesso Iran-Arabia ha identica valenza. Ha dato diritto di cittadinanza alla politica di rifiuto dell’uso della forza, alla scelta indiana della neutralità e rivitalizzato i paesi non allineati a partire dall’Azerbaijan ultima recluta. La prossima tentazione potrebbe averla la Turchia.
Con questa mossa. La Cina é comparsa sul palcoscenico del mondo mediorientale come autorevole arbitro imparziale, partner affidabile e patrono dell’idea di sicurezza collettiva. Non c’é stato bisogno di sconfessare le politiche dei vari Kerry, Bush, Obama, Clinton, Trump, Biden. A ricordarli, é rimasto solo Netanyahu, sconfessato dall’ex capo del Mossad Efraim Halevy ( su Haaretz) che propone un appeasement con l’Iran con toni che riecheggiano Kissinger.
Con la visita a Mosca XI Jinping ha delegittimato la pagliacciata della Camera Penale Internazionale, ormai specializzatasi nei mandati di arresto a carico dei nemici degli Stati Uniti ( Hissen Habré, Gheddafi, Milosevic, ) e gestita da un mercante di cavalli pakistano tipo Mahboub Ali.
Poi, con la prossima visita di dieci giorni dell’ex presidente di Taiwan, Ma Ying Jeou, ha mostrato di non aver bisogno di dar voce al cannone per affermare la consustanziazione tra l’isola e il continente e di considerare superato l’uso della forza in politica estera, inutile l’accerchiamento dell’AUKUS nel Pacifico, assennando con questo un colpo contemporaneo anche alla mania russa di imitare servilmente gli americani anche – e sopratutto- nei difetti.
Da giovedì, Putin dovrà scegliere tra l’accettazione dei dodici punti del piano di pace cinese e l’isolamento internazionale. La strategia sarà però quella cinese che considera la guerra uno strumento obsoleto e non la brutalità cosacca vista finora.
Come potrà l’ONU rifiutare il ruolo di sede arbitrale del mondo che la Cina gli offre senza squalificarsi definitivamente ? I paesi del Vicino e Medio Oriente, dopo i pesantissimi tributi di sangue pagati per decenni, sono ormai tutti consapevoli e convinti della inutilità delle guerre – dirette come con lo Yemen o per procura come con la Siria- e della cruda realtà delle rapine fatte a turno a ciascuno di loro:Iran, Irak, Libia, Siria, con la violenza e agli altri paesi dell’area con forniture , spesso inutili, a prezzi stratosferici: Katar, Arabia Saudita, o col selvaggio impadronirsi di risorse minerarie come col Sudan e la Somalia.
Certo, senza il conflitto in atto che ha predisposto alcuni schieramenti ( specie africani) e senza la capacità di mobilitazione di quindici milioni di uomini, la voce della Cina non risuonerebbe alta come rischia di accadere, ma anche con questo accorgimento, assieme alla discrezione assoluta di cui hanno goduto i colloqui di Pechino, l’effetto sarebbe minore, ma ugualmente evocativo in un mondo che non sente il bisogno di una dittatura a matrice primitiva.
Ora Biden, tra un peto e l’altro, dovrà decidersi a leggere i dodici punti di XI e smettere di litigare con Trump sul costo di una puttana, oppure affrontare il mondo intero col sostegno di Sunak e Meloni.
CAMBIA IL QUADRO IN YEMEN, LIBANO SIRIA. TUTTI I PAESI DELL’AREA SPERANO IN SVILUPPI POSITIVI. ANCHE ISRAELE. NIENTE É’ CAMBIATO MA ADESSO TUTTO PUÒ’ CAMBIARE.
ALL’INTERVENTO A MUSO DURO DEL NUOVO MINISTRO DEGLI ESTERI QUIN GANG , IL GOVERNO USA ABBASSA I TONI E CERCA DI RAFFREDDARE LA POLEMICA. SI RIVELA LA TIGRE DI CARTA PROFETIZZATA DA MAO.
Il tono minaccioso e la lista delle posizioni criticabili della Cina rispetto alla guerra Ucraina ( mancata condanna della Russia all’ONU, rafforzamento della collaborazione economica russo-cinese, possibilità di invio di armi e munizioni ai russi) si sono dissolte come neve al sole.
Il tono irritante del dipartimento di stato e i solenni avvertimenti a non toccare Taiwan anche. Lo sceriffo si é reso conto di avere a che fare con un osso duro ed é diventato più conciliante. Niente più oscure minacce di ritorsioni: qua la mano !
Nel link sottostante troverete il testo che Biden finse di snobbare, inducendo molti alla imitazione, e che adesso dovrà imparare a memoria. E’ il decalogo cinese per essere coerenti col concetto di pace.
In effetti, la storia degli Stati Uniti é caratterizzata dalla violenza e dall’espansione il suo budget assomma al 40% di quello di tutti i paesi del mondo messi insieme ed hanno 800 basi militari sparse in paesi esteri, senza contare le flotte. Difficile dire che lo fanno per la pace.
Aver fatto notare queste verità che sono sotto gli occhi di tutti, la Cina si é vista sbeffeggiare dal presidente Joe Biden che ha snobbato il documento, implacabile ma pacato. Poco dopo il nuovo ministro degli Esteri cinese, ha cambiato il tono ed ha dichiarato che se gli USA continueranno con questi comportamenti miranti a soggiogare, prima psicologicamente, poi economicamente, la Cina, ” lo scontro sarebbe inevitabile”. Una notizia d’agenzia ha fatto circolare la cifra dei coscritti possibili: 20 milioni.
Gli USA – che sono già stati impressionati dal richiamo alle armi di trecentomila uomini fatto dalla Russia e memori della definizione di “unwise” data da Henri Kissinger all’atteggiamento bullesco di affrontare due crisi in contemporanea – hanno cambiato tono e smesso di cercare di stanare la Cina. Ancor oggi non sono riusciti a capire fino a che punto il celeste impero sia coinvolto con l’impero del male. Il timone punta a neutrale.
XI JINPING ha infatti confermato che non c’é stata nessuna cessione di armi ai duellanti, non ha dedicato una sola riga all’Europa e si é concentrato sui temi anticinesi degli USA: Taiwan, TIK TOK vessata quotidianamente, Huawei, le strumentali campagne per i diritti umani a favore degli Uiguri ( una delle sedici etnie presenti in Cina); la costruzione di una catena strategica attorno alla Cina ( AUKUS) , mirante a mortificarla nel suo mare, l’appoggio dato alla Filippine per il contenzioso per le isole Spratly, il riarmo accelerato giapponese. Tutte questioni sollevate ( o risollevate) dagli USA nell’ultimo anno miranti a indebolire XI.
La superiorità intellettuale cinese ha fatto fronte a tutte questi ostacoli affrontati senza ai usare toni aggressivi.
In questo secondo link troverete un estratto di un documento americano che tratta a un dipresso degli stessi temi del cinese, ma lo fa concentrandosi sulla Russia, al punto che affronta la situazione globale senza mai nominare Cina e India, nel tentativo di affrontare un avversario alla volta. Forse pensano che i cinesi siano tanto sciocchi da non averci pensato.
L’ultimo link é al più completo documento Rand sulla Russia: Extending Russia ci ho messo un pò a capire che intendevano l’espansione delle spese russe a causa di guerre e rivolte ( indicate analiticamente) fino al punto da provocarne il crollo. Ed é qui che risalta il concetto di competitive advantage, ossia ottenere un vantaggio competitivo provocando una proxy war ( guerra per procura). Non si sono resi conto che , a partire da oggi, molti, sentendo parlare di competition la prenderanno per un sinonimo di guerra. Dovranno spolverare il vocabolario.