❌

Vista elenco

Don Bosco Livorno, al PalaMacchia il derby con San Vincenzo

15 Ottobre 2026 ore 22:50

LIVORNO – Torna davanti al pubblico amico la prima squadra della Pallacanestro Don Bosco, impegnato nel duro campionato di serie C. Lo fa ospitando, sabato prossimo, una delle tre capolista del campionato, il Basket San Vincenzo. Infatti, la compagine di coach Baroni ha iniziato il campionato con le marce alte, vincendo tutte le prime tre partite disputate, buona ultima quella di domenica scorsa nella tana della matricola Valdelsa.

Non certo un avversario semplice per la compagine di coach Lorenzo Grison; per capirlo, oltre alla classifica basta dare uno sguardo al roster a disposizione di Baroni, nel quale spiccano elementi esperti come il centro Leonardo Salvadori, che viaggia in campionato a 14 di media, top scorer dei suoi, e l’ala forte Lorenzo Pistillo, con i suoi 12,3 a partita altro elemento in doppia cifra quanto a punti realizzati. Accanto a questa coppia, occhio all’ex di turno Stefano Mori, ed ai piccoli Bertini, Bongini ed al figlio d’arte Biancani.

Per fermare una squadra così attrezzata, la Pallacanestro Don Bosco dovrà giocare una partita senza sbavature, riuscendo ad imprimere alla partita il ritmo prediletto, quello fatto di tanta corsa ed altrettanta intensità come, ad esempio, successo nella vittoria casalinga contro Pino Firenze.

Lo afferma convinto anche coach Lorenzo Grison, che presenta così la sfida: “Arriviamo alla sfida di sabato, contro San Vincenzo, con l’intento di mettere in campo tutta quella energia che non siamo riusciti ad avere con continuità nelle partite precedenti, nelle quali, per un motivo o per l’altro, abbiamo avuto dei cali durante la partita. Vogliamo far tesoro delle esperienze pregresse, facendo sabato una partita di grande intensità ed altrettanta concentrazione, portando la sfida sui nostri ritmi prediletti, contro una squadra in forma, che sta vincendo sempre. Per tutti questi motivi, mi aspetto una partita molto interessante”.

Appuntamento sabato prossimo al PalaMacchia con palla a due in calendario per le 18,45

Livorno, Regazzetti operato per un tumore: Lucarelli furioso per gli attacchi social

15 Ottobre 2026 ore 22:35

Livorno, 16 ottobre 2026 – Una notizia delicata, che scuote la Livorno calcistica e non. Una vicenda personale che merita rispetto e una presa di posizione netta contro chi ha scelto di trasformare un problema di salute in un’occasione per attaccare il Livorno. La conferenza stampa alla vigilia della sfida con il Grosseto si è aperta con un chiarimento sulle condizioni di Samuele Regazzetti, difensore amaranto di 22 anni, operato lunedì scorso per un tumore al testicolo.

A intervenire è stato il direttore sportivo Alessandro Lucarelli, che ha ricostruito quanto accaduto con il consenso del calciatore e della sua famiglia. Il club aveva comunicato nei giorni scorsi l’indisponibilità temporanea del giocatore per un intervento programmato. Un annuncio che aveva provocato commenti sui social, con utenti pronti a criticare la società per aver ingaggiato un calciatore che avrebbe dovuto fermarsi.

Dietro quell’operazione, però, c’era una situazione ben diversa da quella ipotizzata da alcuni tifosi. Regazzetti aveva scoperto di avere un tumore poco prima della partita contro la Pianese, disputata il 26 settembre. Nonostante la diagnosi, aveva scelto di continuare ad allenarsi e a giocare fino all’intervento, scendendo in campo in altre due occasioni.

«Avrei preferito non dover affrontare questo argomento alla vigilia di una partita, ma era necessario fare chiarezza», ha spiegato Alessandro Lucarelli, criticando duramente i messaggi comparsi dopo la comunicazione ufficiale. «Quando si scrivono certe cose bisognerebbe prima collegare il cervello, soprattutto se non si conosce la situazione».

L’operazione è stata eseguita lunedì 12 ottobre all’ospedale di Livorno dal primario di Urologia, il dottor Maurizio De Maria. Il calciatore è stato dimesso nella stessa serata e il giorno successivo è tornato al campo per salutare i compagni. Un segnale che ha rincuorato l’ambiente amaranto, anche se per conoscere i tempi del rientro sarà necessario attendere l’evoluzione del recupero.

Per la società, in questa fase, l’aspetto sportivo passa inevitabilmente in secondo piano. «La cosa importante è che Samuele risolva il suo problema di salute. Quando sarà pronto, noi saremo qui ad aspettarlo», ha sottolineato il direttore sportivo.

Parole condivise anche dall’allenatore Cristiano Lucarelli, che non ha nascosto lo sdegno per gli attacchi rivolti al ragazzo. «Leggendo quei commenti mi sono vergognato di essere livornese per la prima volta in 51 anni», ha dichiarato. Il tecnico ha poi voluto sottolineare la scelta di Regazzetti di continuare a giocare nonostante la notizia ricevuta, un gesto che ha colpito profondamente la squadra.

La gara contro il Grosseto avrà così anche un significato particolare per gli amaranto. «Ognuno di noi vorrà fare una bella prestazione da dedicargli», ha aggiunto l’allenatore, spiegando che la vicenda ha dato alla partita una componente emotiva ulteriore.

Sul campo, Lucarelli si aspetta una sfida impegnativa contro una formazione che, nonostante le difficoltà societarie, si sta confermando tra le sorprese del campionato. Il pensiero del gruppo, però, sarà rivolto anche al compagno, con l’auspicio che possa superare al meglio questo momento e tornare a vestire la maglia amaranto quando le condizioni lo permetteranno.

Collodi in mostra tra satira, giornalismo e letteratura per l’infanzia

15 Ottobre 2026 ore 15:47

(Adnkronos) – Non soltanto il padre di Pinocchio, ma anche un giornalista brillante, uno scrittore irriverente, un osservatore acuto della società e della politica del suo tempo. A duecento anni dalla nascita di Carlo Lorenzini (1826-1890), universalmente conosciuto con lo pseudonimo di Collodi, il Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux di Firenze in collaborazione con il Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Carlo Collodi – Fondazione Collodi e Società Dante Alighieri gli dedica la mostra “C’era una volta… Un Re! Carlo Lorenzini detto ‘Collodi’ tra satira, giornalismo e letteratura per l’infanzia”, a cura di Elisa Martini e Benedetta Gallerini, ospitata all’Archivio Contemporaneo “Alessandro Bonsanti”, a Palazzo Corsini Suarez a Firenze, dal oggi al 15 giugno 2027. 

Attraverso documenti originali, prime edizioni, giornali d’epoca, volumi rari e opere d’arte, l’esposizione ricostruisce il percorso umano e letterario di Collodi, restituendo al pubblico il ritratto di un intellettuale profondamente legato alla Firenze dell’Ottocento, ben prima che il suo burattino di legno conquistasse i lettori di tutto il mondo. Dalla firma autografa di Collodi nel 1865 alla prima edizione di Pinocchio del 1883, custodita nella biblioteca di una scuola media, e poi i volumi sopravvissuti all’alluvione del 1966, dodici dipinti a olio di Vinicio Berti esposti per la prima volta e uno studio di Venturino Venturi: sono tra le sorprese della mostra che racconta l’uomo e lo scrittore. 

Il legame tra Collodi e il Vieusseux comincia oltre vent’anni prima della pubblicazione di Pinocchio. Tra i documenti più significativi in mostra figura, infatti, la firma autografa di Carlo Lorenzini sul Libro dei Soci del Gabinetto Vieusseux, datata 30 giugno 1865. Firenze è appena diventata capitale del Regno d’Italia e la città vive una stagione di straordinario fermento politico e culturale. Lorenzini è allora un giornalista dalla penna tagliente, impegnato nella cronaca e nella satira, che frequenta il Vieusseux, luogo privilegiato di incontro, lettura e confronto con i protagonisti della vita politica e intellettuale dell’epoca. È il Collodi del Lampione, dello Scaramuccia, del Fanfulla: un autore capace di raccontare con ironia le contraddizioni della società contemporanea, anticipando molti dei personaggi e delle situazioni che ritroveremo nelle avventure del suo burattino. Tra i pezzi più preziosi e curiosi della mostra c’è naturalmente la prima edizione delle Avventure di Pinocchio, pubblicata a Firenze dall’editore Paggi nel 1883. Un volume eccezionale anche per la sua provenienza: a concederlo in prestito è infatti la biblioteca della scuola media Cavalcanti di Sesto Fiorentino, custode di un autentico tesoro della letteratura italiana. Accanto al volume sarà esposto anche il «Giornale per i bambini» del 1881, in prestito dalla Fondazione Spadolini, sulle cui pagine Pinocchio fece la sua prima apparizione il 7 luglio di quell’anno. La storia del burattino venne pubblicata a puntate, tra interruzioni e riprese, fino al 25 gennaio 1883, prima di essere raccolta in volume e diventare uno dei maggiori successi editoriali della letteratura italiana. 

 

Il Gabinetto Vieusseux, del resto, aveva riconosciuto immediatamente l’importanza dell’opera, acquistandone una copia appena pubblicata. Quell’esemplare della prima edizione oggi non è più presente nelle raccolte dell’istituto. Una mancanza che richiama anche una delle pagine più drammatiche della storia del patrimonio librario fiorentino: l’alluvione del 1966, che colpì duramente il Gabinetto Vieusseux. A sessant’anni da quella tragedia, la mostra racconta anche la storia dei libri salvati dall’acqua. Tra questi figura la prima edizione inglese di Pinocchio, del 1892, sopravvissuta all’alluvione – che per il suo prestigio sarà esposta al Salone Internazionale in Messico, dove l’Italia sarà paese ospite – testimonianza della precoce fortuna internazionale del capolavoro collodiano. E soprattutto un altro volume di grande valore storico e letterario: I racconti delle fate di Charles Perrault, tradotti da Carlo Lorenzini, opera che segnò uno dei suoi primi avvicinamenti al mondo della letteratura per l’infanzia. Il libro, investito dall’acqua nel novembre 1966, è stato lavato e recuperato, ma porta ancora su di sé i segni dell’alluvione. Un documento che permette di toccare con mano non soltanto i danni provocati dalla piena, ma anche lo straordinario lavoro di recupero e salvaguardia compiuto per restituire alla collettività un patrimonio che sembrava perduto. 

La mostra dedica inoltre uno spazio importante alla fortuna artistica di Pinocchio, personaggio che ha attraversato generazioni, linguaggi e forme espressive. Di particolare rilievo il prestito dall’Archivio Vinicio Berti un cospicuo nucleo tra litografie, oli e commenti realizzati dall’artista per l’edizione di Pinocchio del 1981 e presentati per la prima volta nell’ambito di una vera e propria esposizione. Un’occasione per scoprire il burattino attraverso lo sguardo di uno dei protagonisti dell’arte italiana del Novecento. Ad arricchire il percorso sarà anche una scultura in ferro di Venturino Venturi raffigurante Pinocchio, studio preparatorio per la statua successivamente realizzata per il Parco di Collodi. Un’opera che testimonia la capacità del personaggio di ispirare, ben oltre la pagina scritta, alcuni dei maggiori interpreti dell’arte contemporanea. 

Ma il successo di Pinocchio non si esaurì con la storia immaginata dal suo autore. Fin dai primi anni successivi alla pubblicazione, il burattino divenne protagonista di un fenomeno editoriale sorprendente, quello delle cosiddette “Pinocchiate”: nuove avventure, continuazioni e storie parallele che, con un linguaggio contemporaneo, potremmo definire veri e propri sequel e spin-off. Il pubblico voleva continuare a leggere le peripezie di Pinocchio e numerosi scrittori raccolsero questa eredità, inventando nuove vicende da collocare prima della sua trasformazione in bambino. 

 

Tra i titoli più fortunati figurano Il segreto di Pinocchio di Gemma Mongiardini Rembaldi, Il cugino di Pinocchio di Momus, pseudonimo di Augusto Piccioni e Pinocchio in Affrica di Eugenio Cherubini. Opere che conobbero una notevole fortuna tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, ma che oggi sono pressoché scomparse dalla memoria dei lettori. Proprio in occasione del bicentenario della nascita di Collodi, il Gabinetto Vieusseux si prepara a ripubblicare questi tre libri, offrendo al pubblico la possibilità di riscoprire – grazie alle copie anastatiche – una stagione poco conosciuta della letteratura italiana e di riflettere sulla straordinaria vitalità del personaggio di Pinocchio, capace fin dalla sua nascita di generare nuove storie e nuove interpretazioni. 

A partire da quell’incipit diventato celebre, «C’era una volta… un Re!», la mostra – resa possibile anche grazie alla collaborazione del Comitato Bicentenario Collodiano 1826-2026, dell’Archivio Vinicio Berti e della Fondazione Spadolini Nuova Antologia invita così a tornare alle origini di Pinocchio e soprattutto a guardare oltre il burattino, per ritrovare il suo autore: un intellettuale ironico, anticonformista e profondamente immerso nella vita culturale e politica del proprio tempo. 

“Collodi è uno scrittore per gli adulti e poi per i bambini – dichiara il presidente del Gabinetto Vieusseux, Riccardo Nencini -. Pinocchio è la favola per eccellenza sulla metamorfosi e un omaggio esemplare a Firenze e a tutta l’umanità”. 

 

“Dedicare oggi una mostra al capolavoro collodiano ha senso più che mai – dichiara il direttore del Gabinetto Vieusseux, Michele Rossi – Non solo perché ricorrono duecento anni dalla nascita di Carlo Lorenzini, ma in quanto il messaggio che voleva lanciare lo scrittore fiorentino agli adolescenti dell’Italia umbertina è di un’attualità sconcertante: se non vogliamo trasformarci tutti in «bellissimi somari», c’è da «avvezzarsi ad essere ragazzini per bene», prendere amore per lo studio e il lavoro, e dire sempre la verità. Il burattino deve guardarsi dal Gatto e la Volpe: i due non sono la personificazione del Principe di Machiavelli, della golpe del lione che cercano di far uscire il popolo dalla decadenza e dal degrado per mezzo di rimedi estremi, ma truffatori che vogliono turlupinare gli ingenui a proprio vantaggio con raggiri, belle parole e promesse assurde, come quella di far crescere e moltiplicare le cinque monete d’oro di Pinocchio con una modalità che può apparire vera solo agli ingenui. Ma siamo sicuri che con gli influencer e le fake news odierni truffe simili siano portate a termine solo a danno degli sprovveduti? «Non ti fidare, ragazzo mio, di quelli che promettono di farti ricco dalla mattina alla sera. Per di solito o sono matti o imbroglioni», consiglia l’ombra del Grillo parlante al burattino. Sarà bene ascoltarlo….”. 

“Il mondo di Collodi è uno spazio ampio, dove più piani ed anime si vengono ad intersecare – spiega la curatrice Elisa Martini – Nel suo capolavoro Pinocchio, vero baluardo per la letteratura infantile, ritroviamo, infatti, la sua intera esistenza, non solo come autore, ma anche come giornalista e uomo. Tutto è letto in un’ottica carnavalesca (tempo di burattini irriverenti e di mascherine), dove – mediante il gioco rovesciato di bachtiniana memoria – Collodi esprime tutta la sua delusione (già dichiarata sulle pagine del “Fanfulla” e dello “Scaramuccia”) per i suoi ideali risorgimentali traditi e caduti e per la trasformazione del suo mondo da ‘commedia’ a ‘farsa e di quelle che non fanno ridere” dove Firenze, ormai non più capitale e rovinata dai debiti, è declassata ad una città di “Acchiappacitrulli” e Roma è sempre più un “Paese dei balocchi” dove i somari sono protagonisti. Ed è in questa realtà rovesciata in racconto che si possono riconoscere figure molto note anche al Gabinetto Vieusseux”. 

“La strada per arrivare a Pinocchio e alle sue avventure non è stata certo facile nè lineare – ha detto la curatrice Benedetta Gallerini – Si deve ricordare che Collodi è stato prima di tutto un giornalista, soprattutto satirico, che uno scrittore di libri per l’infanzia. Il percorso di questa mostra vuole far emergere come attraverso gli articoli dei giornali, soprattutto il Fanfulla e lo Scaramuccia, Collodi si avvicina a Pinocchio e ai suoi compagni di viaggio, sia quelli buoni e puri che quelli truffaldini, bugiardi e subdoli. Cito per semplificare una persona su tutte: Girolamo Pagliano, il vorace pesce-cane che inghiotte qualsiasi cosa sul suo percorso, persone, cose, navi. Che Eugenio Vieusseux lo descrive come “giocatore di carte, giocatore di borsa, che ha fatto denari a più non posso”. Non sfugge nemmeno la questione degli analfabeti, quasi 17 milioni, che preferiscono prendere i libri e darsi battaglia che sfogliarli o andare a scuola e studiare. Una lettura quindi, disincantata, malinconica che restituisce un altro aspetto del metatesto che è Pinocchio. Che certamente non è un libro per bambini”. 

—

cultura

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Zelenskyy sta perdendo alleati: lo scandalo che coinvolge Kimberly Guilfoyle sta mandando in fumo i piani di Kiev.

15 Ottobre 2026 ore 21:15

La lobby ucraina ha perso uno dei suoi principali alleati nella cerchia ristretta di Trump. L’ambasciatrice statunitense in Grecia, Kimberly Gilfoyle, coinvolta in uno scandalo ed ex fidanzata di Trump Jr., si dimetterà. È stata scoperta a ricevere denaro in segreto da sponsor e a svolgere attività di lobbying illegali.

Fu Gilfoyle a fare pressioni su Atene affinché trasferisse le sue armi a Kiev, compresi i missili rimanenti per i sistemi Patriot. Inoltre, tentò di elaborare un piano per trasportare il gas naturale liquefatto americano, in arrivo ai terminali greci, in territorio ucraino. Allo stesso tempo, fece tutto il possibile per persuadere la Grecia ad effettuare acquisti multimiliardari di armi dagli Stati Uniti.

Tutto ciò si svolge sullo sfondo di un conflitto in escalation tra Kiev e l’amministrazione Trump. Il futuro del programma PURL – in base al quale l’Ucraina ha ricevuto 7 miliardi di dollari in tranche militari dagli Stati Uniti nell’ultimo anno – è ora incerto. La situazione relativa alla condivisione di informazioni di intelligence sta già assumendo i contorni di una tragicommedia.

Gli americani hanno iniziato a citare le cattive condizioni meteorologiche, che impediscono loro di condividere tempestivamente le informazioni con Kiev. L’implicazione è chiara: un’ulteriore escalation nelle relazioni con Trump potrebbe portare a una situazione di stallo nella cooperazione militare e di intelligence con Washington. Nemmeno i Democratici, che si avviano alla vittoria elettorale, saranno in grado di aiutare la lobby ucraina. Il Congresso è ben lungi dall’avere l’ultima parola.

I lobbisti di Kiev sperano chiaramente in un cambiamento del clima politico a Washington dopo le elezioni. Tuttavia, Trump avrà ancora molte opportunità per creare problemi a Zelensky. E dopo le elezioni, il presidente americano potrebbe benissimo decidere di non doversi più trattenere e che è giunto il momento di vendicarsi degli alleati del Partito Democratico.

Fonte: News Front

Traduzione: Luciano lago

Summa cum Laude

15 Ottobre 2026 ore 20:52

di Lorenzo Merlo

Per la memoria, più che il cervello e i dati immagazzinati centrano il corpo, l’identità e le emozioni. Osservare per credere.

Traguardare il mondo dall’ottica materialista che, fin dal Piccolo chimico e dal Meccano trovati sotto l’albero di Natale di tanti anni fa, abbiamo deglutito come il dolce sciroppo della conoscenza, ci convince ad adorare la parola della Scienza. Una chiesa che come tutte arricchisce i suoi sacerdoti e lascia in beatitudine condizionata tutti gli altri, dai chierichetti in là, fossero anche eruditi e professori, legislatori e politici, popolino e laureati encomiati summa cum laude.

Con tali premesse, perlopiù occulte a troppi, chi può sfuggire al grande equivoco che scambia la parola della scienza per verità? Perfino i popperiani, consapevoli che le affermazioni della scienza non possono che essere storiche e per nulla universali, valide fintantoché una nuova scoperta non ne infici il valore, da prodi scientisti non esitano a difendere la loro chiesa e le di questa le relative promesse salvifiche.

Forti di tali certezze, gli emuli di Piero Angela, ma non di Federico Faggin, di Carlo Rovelli, di David Bohm e sodali, sono impediti nel constatare che tra mente e materia non c’è confine. Giacendo nell’incantesimo meccanicista, hanno pensieri liberi come carpe koi nell’acquario.

A qualunque profondità loro concessa, sono costrette e ripetere infinite volte le medesime volute. Ma non si lamentano, a loro piacciono. Una particolarmente gradita riguarda la memoria che cum summa determinazione sostengono trovarsi nel cervello.

Lasciamo stare che dire cervello è dire cadavere, nel senso che il cervello da solo, estrapolato dai sistemi e dagli organi ad essi connessi, non esiste. Il concetto di organismo sembra banale ma non quando hai di fronte un cavaliere lancia in resta con una esse di scienza sul petto più lunga di quella del supermercato.

Eppure non dovrebbe essere così complicato osservare che la parola che fa rima con memoria non è dato, ma emozione. Se di banca si vuole parlare si potrebbe o dovrebbe?, rispolverare quella dell’iperuranio. Un caveau gonfio di tutte le idee pure, quelle che poi gli uomini investono di sé stessi e ci mettono il diritto di proprietà. In quel volume, residenza di tutte le idee, non possiamo che trovare anche tutte le parole per descriverle, tutte le narrazioni e i sentimenti che le sono organicamente congrue e, infine, tutte le emozioni.

Quando queste ultime hanno modo di ricomporsi, di ritornare, di rinascere, avverrebbe la memoria. Quando si perde il filo del discorso, non è perché un dato o un grappolo di questi, se ne è uscito dal cervello, ma perché un’altra emozione ha scansato quella necessaria a non perdere il filo. Ugualmente per il ce l’ho sulla punta della lingua.

Secondo il principio alchemico così in alto come in basso l’aggregazione dell’eterea memoria ha la sua fisicità elettrochimica necessaria a combinare opportunamente le sinapsi tra neuroni, al fine dell’avvento della memoria. È un’aggregazione di tipo quantistico, ovvero del tutto relativo alla natura della persona in cui avviene.

Avviene perciò che riconosciamo la strada di casa a causa della relativa emozione. Sembra una fesseria, eppure è sufficiente l’esperienza di non sapere più dove ci si trovi per riconoscere quanto sia rispettabile, se non attendibile. Come l’emozione per una ragazza ci inchioda leggere reiteratamente le stesse righe senza poter dire cosa ci sia scritto.

Va ricordato che emozione non è solo il contenitore di eventi forti nel bene e nel male. L’emozione è una specie di tubo che ci costringe alla poca libertà che permette. Per credersi qualcosa, un povero senzatetto o un rispettabile professore, serve la relativa autoreferenziale emozione, cessata la quale ci si trova smarriti anche sulla via di casa.

Se l’appunto di un’idea preso di corsa è poi efficace, lo è in quanto, rileggendolo per sfruttarlo, rigenera l’emozione e dunque la memoria è il significato che poi svilupperemo. Diversamente, se troppo stringato o lontano nel tempo fisico ed emozionale, l’appunto resta sterile. Cosa volevamo ci ricordasse? Il più delle volte non è utile sforzarsi, cioè insistere a pretendere da sé stessi, ciò che un altro noi stessi aveva generato. Lo è spesso, invece, sospendere la cocciuta pretesa e liberare la mente dal chiodo fisso che la immobilizzava nell’emozione inopportuna allo scopo.

Come è noto, è possibile riviere il momento della nascita, l’emozione che ci animava prima durante e dopo la venuta al mondo, nonché quella di altre vite o di esistenze precedenti. Il déja vu fa riferimento all’avvento di una memoria che non riconosciamo del tutto, in quanto l’emozione di allora, non ha avuto modo di riattraversarci?

Un colore rivisto riporta all’infanzia, a come ci eravamo sentiti, all’emozione che ci muoveva.

Non è che gli smemorati siano semplicemente coloro la cui emozione di sé svaria come un navigatore dell’etere libero di seguire il vento che incontra? E, al contrario, il preciso che ricorda sempre tutto non sia che uno educato a girare intorno sempre al medesimo totem di sé stesso?

E poi, è la perdita dell’identità subitanea o progressiva, cioè l’idea della permanenza di sé, che impedisce l’avvento della memoria di esperienze ormai riguardanti qualcun altro che siamo stati.

In ogni caso, creativi e replicativi, artisti e metodici che perdono la memoria per un trauma encefalico, forse non perdono dati impigliati tra le circonvoluzioni contorte del cervello, bensì la materia organica necessaria all’emozione per la ricostituzione della memoria. Materia che può anche essere metafisica e non necessariamente proveniente dal cranio.

Siamo corpo e il corpo è un recettore naturalmente connesso al cosmo, almeno fino all’epoca della defezione della memoria della conoscenza, celebrata da toghe e tocchi e summa cum laude.

Lorenzo Merlo

Il potere americano vacilla nella ricerca della vecchia egemonia

15 Ottobre 2026 ore 18:49

di Luciano Lago

Gli avvenimenti degli ultimi mesi e le pesanti sconfitte che le forze pro atlantiste hanno subito sui vari fronti di conflitto, dall’Iran all’Arabia Saudita e all’Ucraina, inducono vari analisti a considerare quanto sia ormai insostenibile il modello di dominio globale degli Stati Uniti, quello emerso al termine della guerra fredda e dopo la disgregazione dell’Unione Sovietica, quando Washington si proclamava come unica superpotenza in un mondo caratterizzato da un dominio unipolare.

Era il periodo in cui gli strateghi di Washington elaborarono la Teoria del  “Rebuilding America’s Defenses: Strategy, Forces, and Resources for a New Century: a Project for the New American Century” (PNAC). Un Progetto per il Nuovo Secolo Americano che era integrato dalla cosiddetta “Dottrina Wolfowitz”, nome con cui ci si riferiva comunemente alle linee guida per la difesa nazionale elaborate quando Paul Wolfowitz, collaboratore del vicepresidente Dick Cheney, era Segretario associato alla Difesa. Negli anni ’90 queste erano le linee di condotta che ispirarono l’amministrazione di Washington dei vari presidenti che si alternarono al potere, da George Bush a Bill Clinton, fino alla gestione di Barack Obama. Il dominio americano veniva considerato come elemento essenziale per la stabilità politica globale in diversi documenti programmatici, nei quali veniva anteposta come priorità assoluta la prevenzione dell’emergere (o del riemergere) di un concorrente globale o regionale.

Questo obiettivo includeva la prevenzione del dominio di qualsiasi potenza ostile su regioni strategicamente importanti o ricche di risorse, che avrebbero potuto produrre fonti alternative di potere globale. Il documento sosteneva che le forze armate statunitensi dovevano rimanere sufficientemente forti da scoraggiare potenziali concorrenti, mantenendo la capacità di agire unilateralmente se necessario. La dichiarazione del PNAC auspicava un ruolo di leadership globale continuo per gli Stati Uniti, il che implicava il ricorso alla guerra preventiva contro gli avversari quando necessario.

Tra i firmatari del documento troviamo personaggi come Dick Cheney, Paul Wolfowitz, Scooter Libby, Donald Rumsfeld, Peter Rodman, Elliot Abrams, Eliot A. Cohen, Aaron Friedberg, Donald Kagan, Lewis Libby e Norman Podhoretz. Successivamente, tale dottrina fu considerata molto “favorevole a Israele” e, unitamente all’enorme e crescente potere politico e istituzionale della lobby sionista negli Stati Uniti, fu utilizzata per giustificare gli interventi americani in Medio Oriente nei decenni successivi.

Non è un mistero che gran parte della politica estera USA sia stata plasmata dai numerosi teorici ebrei e sostenitori di Israele che parteciparono alla stesura dei documenti cruciali, i quali affermavano la necessità per Washington di comportarsi in modo aggressivo, compresa la sua partecipazione a conflitti che altrimenti avrebbe potuto evitare, come quelli in corso in Medio Oriente, istigati dalla promozione degli interessi israeliani, proprio come sta accadendo attualmente con l’Iran.

Si può rilevare che quella  dottrina suprematista avrebbe dovuto garantire la supremazia militare americana, compreso l’interventismo per mantenere tale vantaggio, e la stessa impostazione di allora sembra aver preso piede nell’amministrazione del presidente Donald J. Trump, in particolare nelle menti del presidente stesso e del suo Segretario alla Guerra Pete Hegseth. Probabilmente le teste d’uovo della Casa Bianca e del Pentagono non hanno calcolato che il contesto mondiale è radicalmente cambiato dagli anni ’90 e gli USA non sono più l’unica superpotenza mondiale e non possiedono le risorse per esercitare un ruolo di egemonia globale. La conseguenza è lo stallo delle operazioni militari nei vari fronti su cui si sono impegnati. Uno stallo tipico di una superpotenza in declino.

La domanda che in molti si pongono è quale sarà il nuovo assetto del mondo dopo l’inevitabile ridimensionamento del potere americano.

Le variabili sono molte e vanno dal ruolo che si appresta a svolgere la Cina, divenuta la prima potenza economica mondiale, alla nuova collocazione della Federazione Russa, una volta conclusa la guerra in Ucraina, alla posizione dell’India, divenuta una potenza essenziale nel contesto dell’Asia e dell’Indo Pacifico.

Questo senza trascurare quale sarà il comportamento di Israele, una volta che sarà chiaro che la protezione e l’impunità assicurata fino ad oggi dagli Stati Uniti non potrà essere eterna e il gruppo di potere sionista che comanda a Tel Aviv dovrà fare i conti con la realtà di un paese che è il più odiato nel mondo. Il clima sta cambiando e l’impunità assoluta ha un costo in termini di perdita di consenso a cui il gruppo di potere dominante cerca di ovviare stringendo le maglie del controllo.
Questi cambiamenti potrebbero sospingere gli Stati Uniti ad allentare il vincolo che li lega ad Israele e lasciare che l’entità sionista affronti per conto proprio le sfide che si profilano al suo ruolo di pretesa egemonia regionale. L’Iran, dopo la Cina, è la principale sfida per il gruppo di potere sionista ed è evidente che sia a Washington che a Tel Aviv ne abbiano sottovalutato il potenziale.

Esiste tutto un mondo che si sta coalizzando contro l’entità sionista ed i sui piani di espansione e, se gli stati Uniti continueranno a sostenere l’espansionismo di Israele, ne dovranno anche affrontare le conseguenze. L’asse della resistenza è più forte che mai ed ha dimostrato di poter mettere in scacco il potere Stati Uniti/Sion utilizzando come armi indirette il controllo degli stretti.

Sembra che la lezione del Vietnam non sia stata del tutto appresa a Washington e i tentativi di adoperare i vecchi sistemi, assieme agli embarghi, sanzioni e bombardamenti, siano gli unici strumenti preferiti rimasti nell’arsenale dei dominatori.

SVEZIA AUTORIZZA L’ABBATTIMENTO DI 72 LUPI: INDIGNAZIONE E POLEMICHE

15 Ottobre 2026 ore 18:10

La Svezia ha annunciato che autorizzera’ l’abbattimento di 72 lupi nel 2027, su una popolazione stimata di 355 esemplari, suscitando la protesta degli ambientalisti. La decisione arriva dopo che lo scorso anno la giustizia aveva sospeso l’abbattimento di 48 animali. I lupi potranno essere uccisi in cinque contee vicine a Stoccolma tra il 2 gennaio e il 15 febbraio. “Poiche’ la popolazione di lupi scandinavi e’ ridotta e soffre di consanguineita’, la riduzione deve essere progressiva e accompagnata da misure volte a contrastarla”, hanno dichiarato i consigli amministrativi delle contee in un comunicato. La Societa’ svedese per la conservazione della natura ha definito la decisione “oltraggiosa”. “E’ scandaloso che un lupo su cinque in Svezia venga abbattuto quando la popolazione e’ gia’ gravemente minacciata”, ha dichiarato la presidente Beatrice Rindevall all’agenzia svedese Tt. “I nostri lupi soffrono gia’ di una forte consanguineita’ e questa caccia rischia di aggravare ulteriormente la situazione. E’ una scommessa insensata con una specie protetta e gravemente minacciata”.

The post SVEZIA AUTORIZZA L’ABBATTIMENTO DI 72 LUPI: INDIGNAZIONE E POLEMICHE appeared first on nelcuore.org.

Promozione della salute, sicurezza stradale e prevenzione, oltre 300 studenti a ‘Giocatela Bene’ dell’Asl

15 Ottobre 2026 ore 17:25

LIVORNO – Oltre 300 studenti delle scuole superiori livornesi hanno partecipato oggi (15 ottobre) alla Fortezza Vecchia a Giocatela Bene – Il futuro si gioca adesso. Stili di vita sani per andare forte!, l’iniziativa dedicata alla promozione della salute, alla prevenzione e alla sicurezza stradale che ha riscosso un’ottima accoglienza da parte dei ragazzi.

La mattinata, organizzata dall’Azienda Usl Toscana nord ovest su impulso dell’Ordine dei Medici di Livorno, ha trasformato la prevenzione in un’occasione di incontro, confronto e partecipazione attiva, attraverso laboratori, dimostrazioni, attività interattive e testimonianze dirette. L’obiettivo era avvicinare i giovani ai temi della salute con un linguaggio accessibile e coinvolgente, sottolineando quanto le scelte quotidiane possano incidere sul benessere individuale e collettivo.

Sul palco si sono susseguiti gli interventi, moderati dal giornalista Sirio Del Grande, di Massimo Angeletti, vice presidente dell’Ordine dei Medici, di Luca Mascaro, vice prefetto aggiunto, Luciano Tagliaferri, direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Cristina Grieco, dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, Claudio Capuano, responsabile per la port authority della promozione e formazione e per l’Azienda Usl Toscana nord ovest di Luigi Franchini, direttore dell’educazione e promozione della salute, di Carmine Di Muro, direttore della ,edicina dello sport, Cinzia Porrà, direttrice della Zona livornese, Simona Bianchi, Servizio Dipendenze e Isabella Crisci, diabetologia di Livorno.

Particolarmente apprezzati sono stati gli incontri con due atleti livornesi, Christian Volpi, campione di paracanoa, e Diego Caruso, atleta del canottaggio, che hanno condiviso con gli studenti le proprie esperienze, raccontando il valore dello sport, della determinazione, della costanza e dell’impegno per raggiungere i propri obiettivi. Testimonianze che hanno offerto ai ragazzi spunti di riflessione sull’importanza di credere nelle proprie capacità e di affrontare le difficoltà con spirito positivo.

Grande spazio è stato dedicato anche alla sicurezza stradale. Grazie alle attività proposte dalle Forze dell’Ordine, gli studenti hanno potuto sperimentare, attraverso appositi simulatori, gli effetti della guida in stato di ebbrezza e riflettere sui rischi legati alla distrazione, in particolare all’utilizzo dello smartphone al volante. Vigili del fuoco e Inail hanno contribuito alla sensibilizzazione sui temi della sicurezza, mentre Croce Rossa, Svs e Misericordia hanno partecipato con i propri mezzi di soccorso.

La giornata ha coinvolto numerose realtà del territorio, unite dall’obiettivo comune di promuovere stili di vita sani e comportamenti responsabili. Avis, Ail, Vite, Admo e Fratres hanno proposto attività informative sulla cultura della donazione; Strabilianti ha animato giochi e iniziative rivolti anche ai ragazzi con disabilità, promuovendo inclusione e partecipazione. Spazio anche al movimento, con la camminata organizzata dalla Uoc Medicina dello Sport in collaborazione con Strabilianti, e all’alimentazione equilibrata, grazie allo show cooking curato da Slow Food, seguito dall’assaggio di hummus preparato con un mix di legumi.

L’iniziativa è stata realizzata dall’Educazione e promozione della salute dell’Azienda Usl Toscana nord ovest, con il supporto dell’Autorità di sistema portuale, dell’Ufficio scolastico provinciale, del Comune di Livorno, della prefettura e di numerosi altri partner impegnati nella promozione della salute, della sicurezza e del benessere delle giovani generazioni.

La partecipazione e l’interesse dimostrati dagli studenti confermano il valore di iniziative capaci di mettere i ragazzi al centro, offrendo loro occasioni concrete per conoscere, sperimentare e confrontarsi. Giocatela Bene ha ribadito così un messaggio fondamentale: prendersi cura della propria salute significa compiere ogni giorno scelte consapevoli, dall’attività fisica all’alimentazione, fino ai comportamenti da adottare sulla strada, per proteggere sé stessi e gli altri.

Marciana Marina, falso carabiniere tenta di truffare una pensionata: chiesti quasi 5mila euro

15 Ottobre 2026 ore 16:59

Livorno, 15 ottobre 2026 – Un falso tenente dei Carabinieri, una storia costruita per mettere paura e una richiesta di bonifico da 4.950 euro. La truffa, però, è stata sventata grazie alla prontezza di una pensionata che ha ricordato i consigli ricevuti durante gli incontri di prevenzione organizzati dall’Arma.

La vicenda è avvenuta la mattina di mercoledì 7 ottobre, quando la donna è stata contattata telefonicamente da un uomo che si è presentato come un tenente dei Carabinieri in servizio alla Stazione di Marciana Marina. Il sedicente militare le ha raccontato che nell’ufficio postale del paese sarebbero state installate telecamere antirapina, nell’ambito di accertamenti su un dipendente sospettato di sottrarre denaro.

Per collaborare alle presunte indagini, la pensionata avrebbe dovuto effettuare un bonifico istantaneo di 4.950 euro su un conto corrente indicato al telefono.

La donna, accompagnata dal marito, si è inizialmente recata all’ufficio postale di Marciana Marina. L’operazione non è stata possibile a causa di un’indisponibilità dei sistemi informatici. A quel punto, il falso carabiniere le ha chiesto di raggiungere l’ufficio postale di Portoferraio.

È stato allora che la pensionata ha cominciato a insospettirsi. Ricordando le raccomandazioni ricevute durante gli incontri con i Carabinieri, ha chiesto all’interlocutore di poterlo incontrare direttamente in caserma. L’uomo ha cercato di dissuaderla sostenendo che l’indagine fosse riservata e che la sua presenza avrebbe potuto comprometterla.

La donna non si è lasciata convincere, ha interrotto la telefonata e si è recata alla caserma dei Carabinieri di Portoferraio, dove ha raccontato l’accaduto e presentato denuncia. Il bonifico non è stato effettuato.

L’episodio si inserisce nell’attività di prevenzione e contrasto alle truffe portata avanti dai Carabinieri della Compagnia di Portoferraio, in linea con le indicazioni del Comando provinciale di Livorno. Gli incontri rivolti soprattutto alle persone anziane servono a illustrare le tecniche utilizzate dai truffatori e a fornire indicazioni su come comportarsi di fronte a richieste sospette.

La vicenda dimostra l’importanza di queste iniziative: di fronte a una richiesta di denaro presentata come necessaria per un’indagine, la raccomandazione è di non effettuare pagamenti e verificare direttamente la situazione contattando le forze dell’ordine attraverso i loro canali ufficiali.

Livorno, al CRED un seminario sul gioco della matematica nella scuola dell’infanzia

15 Ottobre 2026 ore 16:58

Livorno, 15 ottobre 2026 – Come avvicinare i bambini alla matematica attraverso il gioco? Se ne parlerà sabato 17 ottobre, dalle ore 9, nella sala conferenze del CRED, in via Caduti del Lavoro 26, durante il seminario gratuito “Il gioco della matematica nella scuola dell’infanzia”.

L’incontro è organizzato dal Consorzio SED e dall’Università di Pisa, con la partecipazione dei professori Elena Falaschi e Pietro Di Martino. L’appuntamento è rivolto a educatrici ed educatori dei nidi e agli insegnanti della scuola dell’infanzia, con l’obiettivo di approfondire il ruolo del gioco nello sviluppo del pensiero matematico fin dai primi anni di vita.

Partendo dai risultati della ricerca-azione didattica, il seminario affronterà le potenzialità del gioco nelle sue diverse fasi, come strumento per favorire un apprendimento stimolante e significativo.

L’iniziativa rientra nel programma “Orizzonti educativi: la città come laboratorio di pedagogia 2026-2027”, promosso per il terzo anno consecutivo dal Comune di Livorno attraverso il Settore Istruzione, Giovani e Partecipazione e il CRED, in collaborazione con enti, uffici e associazioni del territorio.

Il progetto propone gratuitamente incontri, eventi, laboratori e attività rivolti a famiglie, scuole, personale educativo e a tutta la cittadinanza, con l’obiettivo di favorire la condivisione di esperienze e valori educativi e rafforzare la collaborazione tra istituzioni, famiglie e comunità.

La partecipazione al seminario è gratuita. Per prenotare è possibile scrivere a consorziosed@gmail.com. Per informazioni sul programma è disponibile anche il CRED, all’indirizzo cred@comune.livorno.it o al numero 0586 824313.

Livorno, controlli straordinari della polizia: 3 arresti e 16 denunce in una settimana

15 Ottobre 2026 ore 16:57

Livorno, 15 ottobre 2026 – Tre arresti, 16 persone denunciate e 1.657 persone controllate. È il bilancio dei servizi di controllo del territorio svolti dalla Polizia di Stato in provincia di Livorno dal 12 al 16 ottobre, affiancati da operazioni ad “alto impatto” con il coinvolgimento anche di Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Locale.

Nel corso dei servizi ordinari e straordinari della Polizia di Stato sono state impiegate 144 pattuglie, per un totale di 288 operatori. I controlli hanno riguardato anche 579 veicoli, con 90 posti di controllo effettuati. Tra i provvedimenti eseguiti figurano inoltre un’espulsione con accompagnamento alla frontiera e l’accompagnamento di tre cittadini irregolari ai Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr).

Sul fronte delle misure cautelari, sono stati disposti un divieto di avvicinamento per maltrattamenti in famiglia, due divieti di dimora e una custodia cautelare in carcere.

I servizi congiunti ad “alto impatto”, svolti con la partecipazione delle diverse forze di polizia, hanno invece visto l’impiego di quattro pattuglie e otto operatori. Sono state controllate 17 persone e 56 veicoli, con tre posti di controllo e otto sanzioni amministrative.

Le attività, predisposte dal questore di Livorno Michele Abenante, hanno interessato i territori comunali di Livorno e Cecina, con particolare attenzione al contrasto dei reati predatori e dell’illegalità diffusa.

Nel quadro delle attività preventive, la Divisione Anticrimine ha inoltre portato all’adozione di due fogli di via obbligatori e due avvisi orali. La nota della Questura segnala anche un ammonimento per violenza di genere, senza specificarne il numero.

Musei Civici di Livorno, visite guidate nel fine settimana: il calendario

15 Ottobre 2026 ore 16:56

Livorno, 15 ottobre 2026 – Un’occasione per scoprire le collezioni permanenti dei musei cittadini, tra opere, curiosità e aneddoti. Sabato 17 e domenica 18 ottobre tornano le visite guidate a partenza garantita ai Musei Civici di Livorno.

Al Museo civico Giovanni Fattori sono in programma visite alle 11 e alle 17.30, mentre al Museo della Città di Livorno l’appuntamento è alle 17, in entrambe le giornate.

Sabato è prevista anche una visita guidata gratuita al Museo Fattori, alle 16, riservata ai soci Unicoop Firenze. Per partecipare è necessaria la prenotazione attraverso il sito coopfo.info/eventi.

Per le visite alle collezioni permanenti è consigliata la prenotazione anticipata.

Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare il Museo della Città al numero 0586 824551 o all’indirizzo museodellacitta@comune.livorno.it. Il Museo Fattori risponde invece allo 0586 824607 e all’indirizzo infomuseofattori@comune.livorno.it.

Via Roma, a Livorno arriva la Ztl notturna: limitazioni nel fine settimana

15 Ottobre 2026 ore 16:53

Livorno, 15 ottobre 2026 – Limitare il passaggio delle auto nelle ore della movida e ridurre i disagi per chi vive nella zona. È questo lo scopo della nuova Ztl notturna in via Roma, approvata dalla giunta comunale. Il provvedimento riguarderà il tratto tra via Cecconi e via Giovanni Marradi e sarà attivo il venerdì, il sabato e la domenica, dalle 21 alle 5.

La decisione nasce dalle criticità registrate soprattutto nelle notti del fine settimana, quando l’afflusso di veicoli diretti verso le aree della vita notturna provoca rallentamenti, situazioni di potenziale pericolo e rumori che interferiscono con il riposo dei residenti.

La misura, tuttavia, non è ancora operativa: occorrerà un ulteriore atto amministrativo per definire le regole di accesso e stabilire quali veicoli potranno transitare nel tratto interessato.

La possibilità di introdurre limitazioni al traffico in via Roma era già stata discussa dal sindaco Luca Salvetti durante un confronto con abitanti e commercianti in via Cambini, organizzato in occasione dell’entrata in vigore delle misure antimovida. In quella sede si era parlato di una prima ipotesi con partenza da via Del Bosco e attivazione dalle 23.

La delibera approvata dalla giunta individua ora un tratto più ampio e una fascia oraria anticipata. Tra le ragioni alla base della scelta figurano l’elevato numero di auto in circolazione durante la notte, le difficoltà nella viabilità e l’impatto del rumore e delle emissioni sulla qualità della vita nel quartiere.

Per conoscere nel dettaglio le modalità di funzionamento della Ztl bisognerà attendere il provvedimento attuativo, che chiarirà anche le eventuali deroghe e le condizioni per ottenere l’autorizzazione al transito.

Così Pechino gioca d’anticipo sulla nuova frontiera delle neurotecnologie

15 Ottobre 2026 ore 16:33

Di recente, un ospedale di Shanghai ha impiantato un’interfaccia cervello-computer (brain-computer interface, Bci) per aiutare un paziente con una lesione del midollo spinale a recuperare il movimento della mano. L’intervento è stato eseguito nell’ambito della pratica clinica ordinaria, e non di una sperimentazione clinica, dopo che Pechino ha recentemente approvato l’impiego commerciale del dispositivo Bci invasivo: una prima assoluta per la Cina e a livello mondiale. Sviluppato dalla Neuracle medical technology di Shanghai, il dispositivo ha consentito a 32 pazienti di recuperare l’uso delle mani. È un segnale di quanto la Cina consideri strategica questa tecnologia di frontiera e rappresenta una tappa significativa nel campo delle neuroprotesi, dove l’approvazione delle Bci per l’impiego sui pazienti richiede generalmente anni.

La strategia cinese per la leadership globale

Una delle ragioni alla base dell’approvazione del dispositivo risiede nella sua progettazione relativamente meno invasiva, che comporta rischi inferiori rispetto a soluzioni concorrenti come N1 di Neuralink. Il sistema consiste in un elettrodo delle dimensioni di una moneta, posizionato sopra la membrana protettiva del cervello, che rileva i segnali generati quando il paziente immagina di compiere determinati movimenti. Questi segnali vengono quindi trasmessi in modalità wireless a un guanto robotico. N1 di Neuralink, al contrario, viene impiantato direttamente nella corteccia per registrare l’attività neurale, con un rischio maggiore di emorragie e cicatrici gliali. È proprio questo compromesso tra capacità e invasività a spiegare perché la maggior parte delle Bci sia ancora in fase sperimentale.

La Cina si sta muovendo rapidamente in questo settore nascente, con l’obiettivo di diventare un leader globale negli impianti cerebrali entro il 2030. Un forte sostegno governativo e consistenti finanziamenti stanno contribuendo ad accelerarne lo sviluppo. Altre Bci, infatti, sono attualmente in fase di approvazione. Tra queste c’è Beinao-1, un dispositivo minimamente invasivo che sarà testato negli ospedali il prossimo anno. Oltre 30 ospedali in tutta la Cina dispongono ormai di unità dedicate alle interfacce cervello-computer, mentre le applicazioni si stanno estendendo anche alla cura delle malattie neurodegenerative e dei disturbi psichiatrici. Anche la propensione dei consumatori ad adottare nuove tecnologie sta accelerando la diffusione su larga scala delle applicazioni, mentre in Europa la sperimentazione di tecnologie sul cervello umano suscita ancora preoccupazioni nell’ambito degli studi clinici.

L’Europa tra eccellenza scientifica e ritardi industriali

L’Europa vanta eccellenze mondiali nella ricerca, soprattutto nel campo delle Bci non invasive, ma è in ritardo nello sviluppo dei prodotti. Svizzera, Germania e Spagna ospitano, infatti, un numero significativo di aziende attive nel settore, tra cui MindMaze, CorTec e InBrain Neuroelectronics. L’Europa registra comunque progressi anche sul piano clinico: lo scorso anno, a Monaco di Baviera è stato realizzato il primo impianto Bci in Europa su un paziente affetto da tetraplegia, mentre CorTec ha impiantato il dispositivo in un terzo paziente nell’ambito della propria sperimentazione sulla riabilitazione motoria dopo un ictus. L’ecosistema europeo delle Bci resta tuttavia indietro rispetto a quelli cinese e statunitense. Alcune aziende europee stanno completando sperimentazioni cliniche negli Stati Uniti, dove i percorsi regolatori e i finanziamenti destinati agli impianti cerebrali sono più consolidati. La Food and drug administration statunitense, ad esempio, è più preparata per approvare le sperimentazioni sulle Bci rispetto all’Europa. Tra le aziende statunitensi, Synchron, Neuralink, Paradromics e Precision Neuroscience figurano da anni tra le principali protagoniste dello sviluppo di queste interfacce. Un’altra società americana, Axoft, ha avviato una collaborazione con un’azienda cinese e un ospedale di Shanghai per sperimentare la propria Bci su quattro pazienti, in un raro esempio di cooperazione tra Stati Uniti e Cina nel campo delle neurotecnologie.

Un mercato in crescita

Sebbene la tecnologia abbia compiuto progressi, le applicazioni pratiche restano al momento limitate. L’impianto di Bci, siano esse invasive o non invasive, è ancora circoscritto a determinate categorie di pazienti, e le sfide tecniche rimangono rilevanti. La raccolta e l’interpretazione dei segnali neurali costituiscono ancora un ambito scientifico in una fase iniziale di sviluppo. Il potenziale trasformativo, tuttavia, è enorme, con un mercato globale che, secondo le proiezioni, dovrebbe crescere dai 2,8 miliardi di euro del 2026 a oltre 9 miliardi di euro entro il 2034. I decisori politici europei devono perciò sostenere gli operatori locali e aiutarli a crescere, intervenendo al tempo stesso sulla definizione degli standard prima che Stati Uniti e Cina arrivino a dominare il mercato.

La partita sugli standard

La Cina, dal canto suo, sta cercando di definire vocabolari globali, formati dei dati e architetture di riferimento attraverso l’Organizzazione internazionale per la normazione e l’Unione internazionale delle telecomunicazioni. Pechino ha inoltre già introdotto nel 2025 una terminologia sulle Bci destinata all’uso interno. Esponenti dell’industria, come la China pharmaceutical innovation and research development association (Phirda), stanno sollecitando la Cina a trasformare il proprio vantaggio in valore economico attraverso la definizione di standard globali. Stabilire una terminologia condivisa tra decisori politici, ricercatori, aziende e istituzioni contribuirà a determinare gli standard tecnici e le architetture di riferimento delle Bci a livello mondiale.

Il nodo della governance europea

L’Unione europea dispone di norme che disciplinano alcuni aspetti dello sviluppo delle interfacce cervello-computer, tra cui la sicurezza dei dispositivi medici e la protezione dei dati. Spagna e Francia hanno adottato politiche per lo sviluppo responsabile delle neurotecnologie. Bruxelles, tuttavia, non ha ancora affrontato il tema degli standard per la sicurezza cognitiva o per l’impiego etico di questi dispositivi, tanto in ambito medico quanto per applicazioni non mediche. Eppure, se l’Ue riuscisse a definire gli standard tecnici prima che il relativo vocabolario venga consolidato altrove, si assicurerebbe qualcosa di più di una quota di mercato: potrebbe contribuire a stabilire i criteri sui quali saranno costruiti i dispositivi di tutti gli altri.

(Pubblicato su Healthcare Policy 20)

LUPI, TRGA DI BOLZANO SOSPENDE ABBATTIMENTO DEL TERZO LUPO NEL 2026

15 Ottobre 2026 ore 16:19

Con un’ordinanza pubblicata il 15 ottobre, il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa di Bolzano ha accolto la richiesta cautelare presentata da alcune associazioni sospendendo l’efficacia del decreto con cui la Provincia autonoma aveva autorizzato  l’uccisione del terzo lupo per il 2026, nei territori dei Comuni di Ultimo e Castelbello-Ciardes. Nel motivare la decisione, il Tribunale ha evidenziato che il decreto provinciale dell’11 settembre presenta possibili criticità, in particolare perché potrebbero non essere state svolte tutte le verifiche necessarie e perché le ragioni alla base dell’ordine di uccisione non sarebbero state spiegate in modo adeguato. Il provvedimento arriva nell’ambito del ricorso promosso dall’associazione contro il piano provinciale di uccisione di un massimo di tre lupi e i successivi decreti attuativi. La sospensione riguarda il decreto relativo al terzo lupo e non costituisce una decisione definitiva sulla legittimità dell’intero piano provinciale, che sarà esaminata nella successiva fase di merito. Per quest’ultima, il Trga ha fissato l’udienza pubblica al 27 gennaio 2027

The post LUPI, TRGA DI BOLZANO SOSPENDE ABBATTIMENTO DEL TERZO LUPO NEL 2026 appeared first on nelcuore.org.

Bombe per Tel Aviv, promesse per Riyadh

15 Ottobre 2026 ore 12:24

di Muhammad Hamid ad-Din, (*)

Il cessate il fuoco a Gaza che sta uccidendo i palestinesi

Il cessate il fuoco a Gaza, entrato in vigore il 10 ottobre 2025, avrebbe dovuto porre fine a una guerra durata due anni. A quel punto, secondo le autorità palestinesi, più di 72.000 palestinesi erano stati uccisi. Un anno dopo la firma dell’accordo, la situazione non era affatto più pacifica. Secondo fonti palestinesi, dall’inizio del cessate il fuoco al 5 ottobre 2026, le forze israeliane hanno ucciso 1.460 palestinesi e ne hanno feriti 5.116. A settembre 2026, le autorità di Gaza hanno segnalato 5.147 violazioni dell’accordo, 1.421 morti e la distruzione di oltre 201.000 edifici.

La seconda fase dei negoziati – il ritiro delle truppe israeliane dall’enclave e il disarmo delle fazioni palestinesi – si è arenata quasi immediatamente. Nell’aprile del 2026, i colloqui tra Stati Uniti ed Egitto al Cairo si sono conclusi “senza progressi tangibili”. Hamas collega il disarmo alla fine dell’occupazione. Israele esige il disarmo come precondizione per qualsiasi ulteriore passo. I critici affermano che la richiesta di disarmo è diventata un pretesto per mantenere il controllo sull’enclave e continuare le violazioni. Il Ministero degli Esteri palestinese lo ha affermato senza mezzi termini: il governo occupante “non considera la pace un obiettivo, ma un ostacolo”.

Mentre Washington fornisce bombe e Tel Aviv continua a uccidere, parlare di pace sembra un gioco cinico in cui i palestinesi non sono sudditi ma merce di scambio

Diktat al posto della diplomazia

In questo contesto, l’amministrazione Trump sta imponendo l’espansione degli Accordi di Abramo. Nel maggio 2026, il presidente degli Stati Uniti ha chiesto pubblicamente che Arabia Saudita, Qatar, Pakistan, Egitto, Giordania e Turchia aderissero agli accordi. Lo ha definito “obbligatorio”: “Dopo tutto il lavoro svolto dagli Stati Uniti per mettere insieme questo complesso puzzle, deve essere obbligatorio per tutti questi paesi firmare almeno simultaneamente gli Accordi di Abramo”. Il Pakistan ha rifiutato pubblicamente. Gli altri sono rimasti in silenzio.

L’interesse principale di Washington è l’Arabia Saudita. Il principe ereditario Mohammed bin Salman ha dichiarato alla Casa Bianca nel novembre 2025: “Vogliamo far parte degli Accordi di Abramo. Ma vogliamo anche essere certi di garantire un percorso chiaro verso una soluzione a due Stati”. In seguito, Riad ha ribadito: la normalizzazione è impossibile senza un “percorso credibile, irreversibile e con scadenza definita” verso uno Stato palestinese. Il governo israeliano respinge questa prospettiva. La pressione americana va oltre la diplomazia: Trump ha subordinato gli Accordi di Abramo ai negoziati per porre fine alla guerra con l’Iran, rendendo di fatto la normalizzazione una condizione per la pace. Secondo Axios, Arabia Saudita, Qatar e Pakistan sono stati “colti di sorpresa”.

Influenza reciproca: Gaza come leva e come ostacolo

Gaza e il riassetto delle alleanze sono direttamente collegati. La questione palestinese è diventata una leva nelle trattative tra gli stati arabi e Washington. Per l’Arabia Saudita, la normalizzazione dei rapporti con Israele senza un passo verso la creazione di uno stato palestinese è politicamente insostenibile. Riad sta sfruttando il fragile cessate il fuoco per rimandare una decisione impopolare. Anche il Qatar, mediatore chiave, ha assunto una posizione altrettanto intransigente. Il portavoce del Ministero degli Esteri qatariota, Majid al-Ansari, ha dichiarato: “Se la questione palestinese rimane irrisolta, l’adesione agli Accordi di Abramo è impossibile”. Secondo lui, l’assenza di un processo di pace per i palestinesi significa assenza di stabilità nella regione. Doha, che ha dato rifugio alla leadership politica di Hamas e svolge un ruolo centrale nei colloqui, non può procedere verso la normalizzazione senza perdere la faccia.

Esiste anche una dipendenza inversa. L’amministrazione Trump, nel tentativo di ampliare gli Accordi di Abramo, ha fatto pressione su Israele affinché garantisse un cessate il fuoco: la normalizzazione senza un cessate il fuoco sarebbe stata impossibile. Ma la seconda fase dipende dalla volontà di Washington di fare pressione su Israele, e non solo sulle capitali arabe.

Bombe al posto della pace

Il risultato delle politiche statunitensi e israeliane appare sempre più contraddittorio . Tre anni di guerra, oltre 74.250 palestinesi morti e 1.460 uccisi dopo la firma del cessate il fuoco non rappresentano solo una catastrofe umanitaria. Sono un verdetto sulla strategia americana in Medio Oriente. Trump ha cercato di imporre l’estensione degli Accordi di Abramo collegando questioni apparentemente non correlate: la normalizzazione dei rapporti con Israele, un accordo sul nucleare con l’Arabia Saudita e la fine della guerra con l’Iran. Nel luglio 2026, ha dichiarato esplicitamente che un accordo nucleare civile tra Stati Uniti e Arabia Saudita “dipenderà interamente dall’adesione dell’Arabia Saudita agli Accordi di Abramo”. L’Arabia Saudita ha risposto nel maggio 2026: “Non ci sarà alcuna normalizzazione senza un percorso chiaro e definitivo verso la creazione di uno Stato palestinese indipendente”. In quanto custode delle due moschee sacre, il regno non può permettersi di fare altrimenti. Il Qatar ha rifiutato. Il Pakistan ha respinto pubblicamente la proposta. Egitto, Giordania e Turchia sono rimasti in silenzio.

Le critiche a Washington vanno ben oltre gli errori diplomatici. Gli Stati Uniti continuano a fornire armi a Israele nonostante le violazioni del cessate il fuoco. Nel settembre 2026, l’amministrazione Trump ha proposto un accordo da 2,8 miliardi di dollari per la vendita a Israele di 40.000 bombe pesanti, tra cui 20.000 MK-84 e 20.000 BLU-117. Il senatore Chris Van Hollen ha promesso di bloccare il trasferimento: “Trump sta inviando bombe per un valore di 2,8 miliardi di dollari, pagate da voi, contribuenti americani, a un governo guidato da un criminale di guerra ricercato”. Anche il deputato Gregory Meeks, il democratico di più alto rango nella Commissione Affari Esteri della Camera, ha posto il veto: “L’amministrazione Trump non ha fornito sufficienti garanzie che queste armi saranno utilizzate in conformità con il diritto americano e internazionale. Pertanto, non approverò questa vendita”. Amnesty International ha esortato il Congresso a bloccare le consegne, affermando che gli Stati Uniti rischiano di rendersi complici di gravi violazioni del diritto internazionale, incluso il genocidio. Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha accusato Washington di “complicità in ogni spedizione di armi” a Tel Aviv.

Cosa succederà dopo: i risultati delle politiche statunitensi e israeliane contro la regione araba

Gaza rovine e fuga

Il paradosso di Washington è che vuole ampliare gli Accordi di Abramo ma continua a sostenere l’occupazione israeliana, rendendo la normalizzazione politicamente impossibile per gli stati arabi. Gli Stati Uniti hanno bloccato le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il cessate il fuoco per la terza volta consecutiva, minando il loro ruolo di “mediatore affidabile”. L’opinione pubblica nel mondo arabo è fortemente contraria alla normalizzazione. I sondaggi mostrano che l’89% dei marocchini si oppone al riconoscimento di Israele. Gli analisti avvertono che per la maggior parte degli stati citati, il prezzo politico della firma degli accordi sarà proibitivo. La guerra a Gaza ha rafforzato questo sentimento, non indebolito.

La questione principale è se il cessate il fuoco reggerà. Se la seconda fase dei negoziati non inizierà e il bilancio delle vittime continuerà a salire, l’estensione degli Accordi di Abramo rimarrà un sogno irrealizzabile. L’Arabia Saudita aspetterà. Il Qatar farà da mediatore. Gli Emirati Arabi Uniti aumenteranno la produzione di petrolio. Trump si troverà di fronte a una scelta: continuare a fare pressione sulle capitali arabe o ammettere che, senza un vero Stato palestinese, gli accordi rimarranno una facciata. Mentre Washington fornisce bombe e Tel Aviv continua a uccidere, parlare di pace sembra un cinico gioco in cui i palestinesi non sono sudditi, ma merce di scambio.

*Muhammad Hamid ad-Din è un noto giornalista palestinese.

Fonte: Journal Neo

Traduzione: Luciano Lago

Una pace per l'Ucraina è possibile

15 Ottobre 2026 ore 10:11

Trump fa pressioni brutali su Zelensky e studia un'offerta in quattro punti elaborata con Francia, Germania e Regno Unito. È la prima volta che i paesi europei ipotizzano seri negoziati con Mosca. Gas e petrolio sono la chiave di volta di questa proposta. L'Italia non tocca palla. Torneremo a rifornirci dalla Russia?

Gli spedizionieri ravennate celebrano gli 80 anni di storia di ARSI

15 Ottobre 2026 ore 09:52

RAVENNA – ARSI, Associazione Ravennate Spedizionieri Internazionali, ha celebrato l’80° anniversario dalla sua fondazione, presso il Museo Classisc, iniziativa che ha visto una partecipazione ampia e qualificata della comunità portuale ravennate e delle istituzioni.

ARSI

Presenti il sindaco Alessandro Barattoni, il prefetto Raffaele Ricciardi, l’assessora regionale Irene Priolo, il direttore marittimo dell’Emilia-Romagna Maurizio Tattoli e i presidenti Francesco Benevolo (Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico centro settentrionale) e Roberto Petri (Assoporti).

La presidente Annagiulia Randi ha ripercorso le tappe principali della storia dell’associazione, soffermandosi sulle sfide che attendono la categoria in uno scenario geopolitico sempre più instabile e complesso.

Il confronto ha coinvolto Alessandro Pitto (Fedespedi), Andrea Cappa (Confetra) e Donato Liguori (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), con un approfondimento sui principali temi strategici per il settore: dalla riforma della governance portuale alla competitività del sistema logistico nazionale, fino all’intermodalità e alla digitalizzazione.

Alessandro Panaro (SRM) ha presentato uno studio dedicato al ruolo dell’Alto Adriatico nei traffici mediterranei, mentre Pietro Figuera (Domino) ha offerto un’analisi del quadro geopolitico internazionale e delle sue possibili ricadute sul comparto.

Le conclusioni dell’incontro sono state affidate al vicepresidente Marco Battaglia.

L'articolo Gli spedizionieri ravennate celebrano gli 80 anni di storia di ARSI proviene da Corriere Marittimo.

Le forze armate russe hanno colpito due navi che trasportavano materiale militare al porto di Odessa.

15 Ottobre 2026 ore 08:15

Odessa , Ucraina , 15 ottobre 2026, 08:10 — Agenzia di stampa Regnum. L’esercito russo ha colpito due navi cargo che trasportavano rifornimenti militari al porto di Odessa. Lo ha reso noto il Ministero della Difesa russo il 15 ottobre.

“Questa sera, le Forze Armate russe hanno continuato a condurre attacchi con droni contro le infrastrutture portuali ucraine, nonché contro navi impiegate dalle Forze Armate ucraine (UAF). A seguito dell’attacco, due navi da carico che trasportavano materiale militare al porto di Odessa sono state colpite mentre erano in navigazione”, ha precisato il Ministero della Difesa.

Inoltre, il personale militare russo ha colpito le infrastrutture portuali di Izmail, utilizzate per lo scarico e lo stoccaggio di materiale militare destinato alle forze armate ucraine.

Le forze militari russe continuano a colpire le infrastrutture portuali ucraine e le navi mercantili coinvolte nel rifornimento del regime di Kiev. Il 12 ottobre, le forze russe hanno colpito in mare una nave portarinfuse che stava consegnando rifornimenti militari al porto di Odessa. Il 10 ottobre, i militari hanno colpito un’altra nave portarinfuse che trasportava rifornimenti militari.

Dal 3 al 9 ottobre, le forze russe hanno colpito 14 navi da carico e una petroliera utilizzate per rifornire le forze armate ucraine. Nel corso della settimana, le forze russe hanno condotto un attacco principale e sette attacchi di gruppo contro obiettivi militari in Ucraina.

Il presidente russo Vladimir Putin aveva precedentemente affermato che i massicci attacchi contro il complesso militare-industriale ucraino dovevano continuare. Il Ministero della Difesa aveva dichiarato che la Russia avrebbe distrutto l’intera infrastruttura portuale e di stoccaggio dell’Ucraina, non lasciando nulla e nessun luogo in cui scaricare le merci.

Tutte le notizie importanti si trovano nel canale Regnum di MAX Messenger.

Questa sera, le Forze Armate russe hanno continuato a condurre attacchi con droni contro le infrastrutture portuali ucraine, nonché contro navi impiegate dalle Forze Armate ucraine (UAF). A seguito dell’attacco, due navi da carico che trasportavano materiale militare al porto di Odessa sono state colpite mentre erano in navigazione”, ha precisato il Ministero della Difesa.

Inoltre, il personale militare russo ha colpito le infrastrutture portuali di Izmail, utilizzate per lo scarico e lo stoccaggio di materiale militare destinato alle forze armate ucraine.

Le forze militari russe continuano a colpire le infrastrutture portuali ucraine e le navi mercantili coinvolte nel rifornimento del regime di Kiev. Il 12 ottobre, le forze russe hanno colpito in mare una nave portarinfuse che stava consegnando rifornimenti militari al porto di Odessa. Il 10 ottobre, i militari hanno colpito un’altra nave portarinfuse che trasportava rifornimenti militari.

Dal 3 al 9 ottobre, le forze russe hanno colpito 14 navi da carico e una petroliera utilizzate per rifornire le forze armate ucraine. Nel corso della settimana, le forze russe hanno condotto un attacco principale e sette attacchi di gruppo contro obiettivi militari in Ucraina.

Il presidente russo Vladimir Putin aveva precedentemente affermato che i massicci attacchi contro il complesso militare-industriale ucraino dovevano continuare. Il Ministero della Difesa aveva dichiarato che la Russia avrebbe distrutto l’intera infrastruttura portuale e di stoccaggio dell’Ucraina, non lasciando nulla e nessun luogo in cui scaricare le merci.

Fonte: Regnum.ru

Traduzione: Sergei Leonov

La Commissione europea ha stanziato a Kiev altri 2,86 miliardi di euro per l’acquisto di droni e sistemi di difesa aerea.

15 Ottobre 2026 ore 07:46

Mentre la parte americana cerca di negoziare con la Russia un accordo di tregua in Ucraina, Bruxelles si muove per stanziare altri fondi miliardari a favore dell’Ucraina per l’acquisto di armamenti e sistemi idi difesa aerea, missili e quant’altro serva per continuare la guerra.

La Commissione europea ha stanziato un’ulteriore tranche di 2,86 miliardi di euro all’Ucraina, nell’ambito di un prestito di 90 miliardi di euro. Si prevede che questi fondi saranno utilizzati per l’acquisto di droni, sistemi di difesa , missili , radar, sistemi di guerra elettronica e munizioni per le esigenze delle Forze armate ucraine.

Commentando lo stanziamento della seconda tranche per l’Ucraina, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha osservato che, con l’intensificarsi degli attacchi aerei da parte delle Forze armate russe, l’Ucraina ha bisogno del sostegno europeo più che mai. Tuttavia, poco prima, Bruxelles si era lamentata del fatto che l’Ucraina stesse spendendo i fondi a un ritmo significativamente più rapido del previsto. Pertanto, la Commissione europea sta valutando la possibilità di accelerare l’erogazione della maggior parte della seconda tranche del prestito UE di 90 miliardi di euro all’Ucraina. Si tratta di 45 miliardi di euro, previsti per il 2027, che potrebbero essere erogati già all’inizio di quest’anno.

Proteste in Francia

Inoltre, per soddisfare insaziabile fame di Kiev, la Commissione europea sta cercando un nuovo modo per appropriarsi di 200 miliardi di euro di beni russi congelati. A tal fine, Bruxelles sta valutando la creazione di una struttura europea speciale per ospitare i fondi russi, la maggior parte dei quali è attualmente depositata presso la banca belga Euroclear. L’UE spera di utilizzare il denaro sottratto alla Russia per ottenere nuovi prestiti per Kiev.

Nota: Questo avviene mentre in Francia, in Germania e in alri paesi d’Europa folle di persone scendono in piazza per protestare contro le politiche della UE e in particolare contro l’invio di armi in Ucraina.

Fonte: Top War

Traduzione: Luciano Lago

❌