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Ricevuto oggi — 19 Gennaio 2026

Guerra, economia e potere nella politica internazionale

Già autore con Emiliano Brancaccio e Raffaele Giammetti dell’importante libro La guerra capitalista, Stefano Lucarelli presenta con Il tempo di Ares (Mondadori Università, pp. 140, €12,00) un libro di facile lettura ma anche di grandissimo respiro. Un testo che spazia da riferimenti mitologici – fin dal titolo – e filosofici a richiami di storia, scienza politica, arte, cinema e così via. Non si tratta di semplice eclettismo: Lucarelli usa tutti questi richiami per meglio spiegare il discorso economico di fondo, che è la vera traccia del libro.

Tutte le principali tematiche dell’attualità sono affrontate analiticamente: i disordini internazionali e l’attuale scontro fra sistemi economici in competizione, richiamando i tanti avvenimenti passati della guerra fredda; le guerre commerciali di oggi, con i dazi di Trump, ripartendo dalle teorie del commercio internazionale degli economisti classici e dalle critiche marxiste; i surplus commerciali degli Stati e gli investimenti esteri delle grandi multinazionali del ’900, evidenziando il processo di centralizzazione del capitale; fino alle recenti molteplici crisi, finanziarie e valutarie, cui la guerra guerreggiata sembra contrapporsi più efficacemente dei velleitari processi di friendshoring. Non poche sono poi le “stoccate” che Lucarelli riserva ai commentatori geopolitici e agli economisti mainstream, al neoliberismo e alle contraddizioni del cosiddetto Washington Consensus.

In alcuni passaggi del libro emerge chiaramente il “mestiere” di economista, con inserimento di tabelle, grafici e perfino di qualche equazione; che ricordano come il libro sia nato nell’ambito di un corso universitario. E però un corso non standardizzato, ripetitivo, come tanti di quelli oggi svolti nelle aule universitarie. Lucarelli sa presentare le idee economiche dominanti così come quelle degli economisti classici e di Marx, oggi più che mai assenti nei libri di testo. Il suo è un libro che parla di rapporti di potere, quindi economici nel senso più profondo e meno tecnico del termine, che parte dalla lotta fra Titani e dei dell’Olimpo per arrivare a spiegare la pandemia e l’Ucraina oggi, così come i conflitti inter-imperialistici sottostanti. Ossia gli interessi del capitalismo statunitense in crisi e quelli dell’espansione economica cinese.

In tre capitoli e in poco più di 100 pagine, Lucarelli racconta i tempi di Ermes, di Ares e di Pan: ossia i tempi lunghi dell’umanità, la mutazione nei conflitti e nei rapporti umani così come mediati dalle forme della competizione economica in divenire. Gli antichi miti greci sono allora una scusa per spiegare in profondità le interconnessioni della politica monetaria internazionale, del protezionismo e del liberismo, degli investimenti esteri delle grandi multinazionali, della speculazione finanziaria globale e della politica internazionale. Con una conclusione su quelle che possono essere le condizioni economiche della pace, ad esempio nella forma della International Clearing Union proposta da Keynes al tempo di Bretton Woods. Ma qui viene da chiedersi se questa pace economica sia davvero un fatto possibile nella conflittuale storia umana, oppure solo un nuovo brano di mitologia.


Stefano Lucarelli, Il tempo di Ares, Mondadori Università, 2025, pp. 140, €12,00

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Ricevuto prima di ieri

Venezuela, cosa pensano i giovani a Caracas?

17 Gennaio 2026 ore 15:00



Siamo andati ad un evento della gioventù del Partito Socialista Unito del Venezuela, dove i giovani attivisti chiedono la liberazione di Maduro. Abbiamo parlato con alcuni di loro, per capire cosa li spinge all’attività politica in questo momento difficile.

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Karaganov intervistato da Tucker Carlson:”La guerra finirà solo con la sconfitta totale dell’Europa”

16 Gennaio 2026 ore 18:00



L’influente consigliere del Cremlino Karaganov spiega la vera natura del conflitto in corso. “Non stiano combattendo contro l’Ucraina ma contro l’Europa. Il Presidente Putin è un uomo troppo cauto, ma è chiaro che a breve saremo costretti ad usare il nostro potenziale nucleare per punire Paesi come la Germania, luogo che troppo spesso ha partorito idee infami che hanno infettato il mondo”

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La farsa dell'accordo Trump ed il diritto alla lotta (anche armata) del popolo palestinese. Intervista a Luigi De Magistris

 

di Francesco Santoianni 

Napoli, lunedì 19 gennaio, al Teatro Bellini “Life for Gaza – Senza tregua: musica e parole per la Palestina”, una iniziativa di Life for Gaza e promossa da Luigi de Magistris, per due volte Sindaco di Napoli.

 

<<La farsa dell’”Accordo di Pace”, presentato da Trump a Sharm el-Sheikh nell’ottobre 2025, è servita spegnere l’indignazione generale sul genocidio a Gaza. Genocidio che oggi continua affidando, (oltre che a continui omicidi mirati) al freddo e alle malattie l’eliminazione del popolo di Gaza ridotto a vivere, dopo la distruzione degli edifici, in tende allagate. E tutto questo mentre si intensifica la pulizia etnica in Cisgiordania, si condanna come “antisemitismo” ogni critica al sionismo e si addita come “terroristi” un popolo come quello palestinese che, dopo aver inutilmente tentato tutte le strade pacifiche, si trova costretto ad imbracciare le armi contro chi vuole cacciarlo da una terra sua da millenni.>>


E tutto questo nell’ignavia dei governi occidentali.

<<Purtroppo, non solo di questi. Per costringere Israele a fermare il genocidio, il governo italiano poteva annullare la vendita di armamenti, l’Accordo di cooperazione militare, l’Accordo sulla ricerca scientifica, l’Accordo tra università…. e, soprattutto, così come ha fatto il governo spagnolo, imporre sanzioni. Invece, succube di Trump e di Netanyahu, non ha fatto nulla di tutto ciò, mentre l’opposizione parlamentare è stata anche ambigua, soprattutto nella prima fase del genocidio>>

Tornando alle accuse di “terrorismo” rivolte ai Palestinesi, tu, già nel dicembre 2023, quando era agli inizi la mattanza di Gaza, ti sei tirato dietro non poche critiche parlando del diritto del popolo palestinese a resistere anche con le armi.

<<Anche l’ONU riconosce la legittimità della lotta dei popoli sotto dominazione coloniale e straniera e sotto regimi razzisti a esercitare il loro diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza nazionale, inclusa la lotta armata. Questo diritto è, a fasi alterne, riconosciuto anche dall’Occidente (si pensi, ad esempio, ai “ribelli” del Kossovo o agli Ucraini) ma non per i Palestinesi che dal 1948 almeno subiscono massacri e una feroce pulizia etnica, silenziata da una potentissima lobby sionista che attraversa anche fortemente le democrazie occidentali.”.>>


A proposito di Ucraina e di altri conflitti in corso (si pensi al rapimento di Maduro o all’Iran), al momento, si direbbero irrilevanti i movimenti di protesta in Italia.

<<Purtroppo è così. Si è vista una grande mobilitazione per la Palestina, ma non ancora in maniera adeguata contro le guerre, per la pace e la giustizia sociale. Una situazione che lascia presagire un futuro devastato da guerre, e soppressione dei diritti; un mondo suddiviso soprattutto in tre (USA, Cina, Russia) granitici blocchi di influenza che potrebbero portare ad una nuova guerra mondiale.

Mai come oggi ci sarebbe bisogno di un grande movimento contro questa prospettiva. Io, nel mio piccolo, a partire da Napoli, cerco di costruirlo. Credo nella costruzione dal basso dell’alternativa, che si deve fondare fortemente sulla pace, la fratellanza, la giustizia. È vero che di fronte a questi blocchi di poteri forti a tutti i livelli potrebbe prevalere il senso dell’impotenza ma è proprio quello che vogliono, ridurci alla paura e alla rassegnazione. E noi dobbiamo lottare per i valori costituzionali senza cadere nel baratro delle valutazioni di opportunità e convenienza. I partigiani delle quattro giornate di Napoli sapevano della potenza delle forze armate naziste e dei fascisti, ma scelsero di lottare perché era giusto e doveroso e Napoli fu la prima città d’Europa a liberarsi del nazifascismo. E tornando ai tempi nostri, già nel 2011 liberammo Napoli dalla cappa nauseante dei poteri forti e corrotti, nuovamente ora ci tocca liberare Napoli da un sindaco garante dei poteri forti che mettono le mani sulla città.


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Voci da Caracas

15 Gennaio 2026 ore 20:00



A Caracas abbiamo incontrato Ennio Di Marcantonio, cittadino venezuelano di origine italiana che ci ha dato una testimonianza sulla situazione che si vive in Venezuela. Ezequiel Suarez, abitante di Fuerte Tuja, una delle zone bombardate durante l’attacco americano contro la capitale venezuelana.

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Il “partito della guerra” colpisce anche in Romagna

15 Gennaio 2026 ore 11:00

32 denunce per un blocco stradale avvenuto al porto di Ravenna durante lo sciopero generale del 28 novembre scorso promosso dai sindacati di base, quando un centinaio di persone per due ore aveva bloccato l’accesso al terminal container contro l’invio di armi e merci dirette verso lo Stato di Israele. È quanto la stampa, locale e nazionale, ha anticipato11, pubblicando una nota della questura ravennate. Al momento le denunce non sono ancora state notificate, per quanto ne sappiamo. Facciamo però notare la loro tempistica, a poco tempo di distanza dalla nascita di un Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna, che, ricordiamo, è uno dei principali scali del mar Adriatico, nel quale dopo l’ottobre 2023 è aumentato il transito di forniture militari verso lo Stato israeliano. Per il momento l’effetto immediato che si voleva ottenere è dare la percezione che l’apparato repressivo è pronto a colpire chi cerca di opporsi ai traffici di armi. Si prova, come sempre, ad intimidire. La nota della questura non lascia dubbi, affermando che insieme alle denunce sarebbero in corso valutazioni per l’applicazione di misure amministrative di polizia, che sappiamo essere da anni tra le armi preferite per provare a soffocare voci critiche e movimenti di lotta.

Quanto detto, ovviamente, si inserisce in un clima di costante attacco alle libertà in generale e ai movimenti di contestazione in particolare, attacco che in Italia e non solo sta registrando un’accelerazione che corre parallela alla preparazione degli Stati alla guerra, con un accanimento particolare contro le componenti giovanili che partecipano alle lotte in corso, prima tra tutte l’opposizione al tentativo genocidiario del governo israeliano nella striscia di Gaza.

Il comunicato di solidarietà2222 che alcune realtà anarchiche e libertarie romagnole hanno diffuso dopo la pubblicazione della notizia delle denunce identificava in maniera puntuale la ragione dell’attacco repressivo proprio nell’opposizione alla guerra e, nel complesso, al militarismo che avanza nella società e nell’economia. La guerra, in questa congiuntura storica ancor più che nel recente passato, è diventata opzione economica capace di generare altissimi profitti che non tollerano impedimenti di sorta.

Un vero e proprio “partito della guerra” ha assunto ormai la direzione, riuscendo a determinare scelte e strategie politiche delle nazioni in cui opera. Non si tratta solo delle gerarchie militari e dell’industria direttamente coinvolta nella produzione degli armamenti, diventata forza economica trainante nei progetti di riarmo e riconversione, ma di tutto un indotto che coinvolge fondazioni bancarie, holding, trust della finanza ma anche centri di ricerca, startup e laboratori universitari (come è il caso del progetto ERiS di Thales Alenia Space3333 che prevede l’insediamento di un nuovo polo aerospaziale a Forlì per la produzione di antenne satellitari “dual use”, cioè con ambiti di applicazione sia civili che militari, e che vede coinvolto il laboratorio CIRI Aerospace dell’Università di Bologna).

Non è un caso che il governo Meloni attraverso il Decreto sicurezza (convertito in legge il 9 giugno 2025), abbia reintrodotto il reato di blocco stradale, esteso il DASPO urbano, introdotto nuovi reati e previste apposite aggravanti per colpire chi esprime idee e pratiche indesiderate al governo e ai grandi cartelli economici. Sono misure preventive, come lo sono le altre che il governo ha promosso sempre in direzione repressiva, per limitare il dissenso e per gestire gli effetti dei tagli alla spesa pubblica finalizzati a finanziare il riarmo. Queste misure non sono le ultime previste, oltretutto, dato che il governo ha già annunciato ulteriori decreti per poter contrastare le proteste venture, dando più poteri alle forze di polizia.

Quando l’opposizione riesce a dare fastidio perché tocca interessi reali – quasi sempre economici, come la compravendita di armi – la funzione dello Stato emerge nella sua forma più esplicita, e in definitiva nella vera funzione che è chiamato a ricoprire: il ruolo del gendarme. In un presente di guerra, la forma Stato sta rapidamente gettando via ogni apparenza liberale ed anche il diritto formale – sull’esempio di quanto va accadendo da tempo al cosiddetto diritto internazionale – viene rielaborato in funzione del nuovo corso, restringendo il perimetro del consentito. Come accaduto nel caso del blocco stradale o picchetto, usato da sempre nei contesti di movimento e dalle organizzazioni operaie di tutto il mondo come mezzo di pressione e di lotta, ciò che ieri era lecito, o comunque non compreso come reato, dall’oggi al domani può non esserlo più, mostrando in questo modo tutta l’arbitrarietà del potere e l’artificiosità della distinzione legale/illegale. Di fronte alla repressione, come sempre, la cosa migliore da fare, oltre naturalmente alla solidarietà tangibile, è rilanciare e intensificare le lotte. In questo caso rilanciare a tutti i livelli l’antimilitarismo, che mai in questi ultimi anni è apparso così fondamentale.

Piccoli Fuochi Vagabondipiccolifuochivagabondi.noblogs.org

1 https://www.corriereromagna.it/ravenna/ravenna-bloccarono-la-strada-per-due-ore-per-protesta-contro-il-transito-di-armi-verso-israele-32-denunce-BH1801267

2 Il comunicato delle realtà anarchiche e libertarie romagnole è stato pubblicato anche sul sito internet di Umanità Nova: https://umanitanova.org/la-guerra-interna-si-intensifica-sulle-32-denunce-per-il-blocco-del-porto-di-ravenna/

3 Sul progetto ERiS a Forlì si legga il contributo del Collettivo Samara: https://umanitanova.org/forli-aerospazio-e-guerra-il-progetto-eris-di-leonardo-e-thales/

 

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Oltre le macerie

15 Gennaio 2026 ore 06:00

Eccoci di nuovo qui. Riprendiamo le pubblicazioni dopo le consuete settimane di pausa, ma per le lotte non c’è stata sosta nella crescente stretta autoritaria e militarista. Multe, denunce, sgomberi. Questi sono i regali che si sono scambiati governo e padroni insieme a magistrati e partiti d’opposizione. Le multe da 2500 a 20000 euro che hanno colpito le organizzazioni sindacali che hanno convocato lo sciopero generale del 3 ottobre, giudicato illegittimo dalla Commissione di garanzia per l’attuazione della legge sullo sciopero. Le centinaia di denunce e decreti penali di condanna recapitati da Nord a Sud per la partecipazione al movimento dello scorso autunno in solidarietà alla Global Sumud Flottilla, in particolare per i blocchi nei porti, nelle stazioni ferroviarie e sulle strade. L’operazione repressiva che a partire da Genova ha colpito singoli e associazioni palestinesi con l’accusa di terrorismo, chiaramente orientata a indebolire e criminalizzare le organizzazioni palestinesi in Italia. Lo sgombero del centro sociale Askatasuna a Torino e l’annuncio di un attacco repressivo generalizzato contro gli spazi sociali: i media ufficiali hanno parlato di una lista di 200 spazi da sgomberare, mentre Salvini ha annunciato sgomberi a Torino, Milano, Roma e… Livorno.

Provvedimenti repressivi che colpiscono contesti differenti, che hanno i propri limiti e contraddizioni, ma che in modo diverso costituiscono un problema per chi detiene il potere. L’ampia varietà di soggetti colpiti e la diversità dei provvedimenti mostra come l’attacco repressivo sia generalizzato e ponga importanti precedenti che minacciano anche altre situazioni di lotta. Viene colpito lo strumento dello sciopero, verrà condotto a processo per la prima volta un ampio movimento forse applicando le nuove più gravi pene previste per blocchi stradali e ferroviari, vengono colpite strutture di tipo associativo, e – questa non è una novità – si colpiscono le infrastrutture di movimento con la minaccia di chiusura di moltissimi spazi sociali.

È chiaro il significato di questo attacco repressivo. Mentre le tensioni internazionali continuano a crescere, il governo italiano vuol far capire che è disposto anche ad una più vasta repressione per andare avanti sulla strada della guerra per la nuova spartizione del mondo in questa fase di crisi e ridefinizione degli equilibri imperialisti a livello globale. Basti pensare all’attacco statunitense in Nigeria e in Venezuela, come anche alla rapida militarizzazione dell’Europa, che non solo continua ad alimentare la guerra in Ucraina, ma si prepara sempre più alla guerra con la stretta sulla leva in tanti paesi, e con la riorganizzazione di produzione e servizi pubblici in funzione del clima di guerra. La risposta in grado di ribaltare il gioco e di fermare la corsa dei governi verso la guerra e la devastazione sociale dobbiamo costruirla giorno dopo giorno, a partite dalle reti di solidarietà e dall’internazionalismo. Vediamo che all’interno degli stessi USA si riaccende la tensione sociale e politica con la mobilitazione contro l’ICE e l’assassinio di Renee Good da parte degli agenti a Minneapolis. Così come abbiamo visto crescere rapidamente la sollevazione popolare in Iran.

Queste otto pagine ovviamente non bastano per affrontare quanto è successo nel corso delle poche settimane di pausa delle pubblicazioni. Ma grazie ai contributi di diversx compagnx abbiamo cercato di offrire spunti di discussione e strumenti di lotta che possano aiutare ad orientarci in questo momento. Non tanto per provare a indovinare quale sarà la prossima mossa dei padroni del mondo, ma per proseguire insieme sulla strada della liberazione sociale.

La redazione

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Attacco al Venezuela: Trump ordina il bombardamento. È l’inizio di una catastrofe?

5 Gennaio 2026 ore 19:41

Articolo da Il Mago di Oz - Recensioni di libri, controinformazione e controcultura

Dopo Maduro i guerrafondai continueranno con la litania invaso invasore? I caccia USA bombardano Caracas e numerose basi militari in Venezuela. L’amministrazione Trump ha dato l’ordine di bombardare diversi siti in Venezuela, comprese basi militari nel Paese. Numerose esplosioni sono avvenute alle 2 di notte, ora locale (le 7 del mattino in Italia), nella capitale del Venezuela, Caracas, e in altre località negli Stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Ad essere state colpite, secondo le prime notizie, sono state delle basi militari, e in particolare la caserma più importante del Paese, Fort Tiuna, e la base aerea di La

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Come le banche e la finanza nutrono le guerre. Elenco banche armate 2024/2025

26 Dicembre 2025 ore 11:33
Ecco l'elenco secondo i dati del Ministero dell'Economia e delle Finanze, Dipartimento del Tesoro, dei gruppi finanziari e/o intermediari che foraggiano l'esportazione di armi, quindi che partecipano direttamente e indirettamente alle guerre.Dietro il commercio internazionale di armamenti infatti si nasconde il ruolo spesso sottovalutato delle banche. Stiamo parlando, secondo l’ultima relazione del Ministero dell’Economia e ...continua a leggere "Come le banche e la finanza nutrono le guerre. Elenco banche armate 2024/2025"

GUERRA, STRAGE, OPPRESSIONE DI STATO, 12-15 dicembre 1969: 56 anni di menzogne e repressione

12 Dicembre 2025 ore 15:11
12-15 dicembre 1969: 56 anni di menzogne e repressione GUERRA, STRAGE, OPPRESSIONE DI STATO Massimo Varengo [pubblicato su Umanità Nova n.35 del 7 dicembre 2025] Il 1969 è un anno particolare. Dopo il 1968 della ribellione giovanile e studentesca scendono in piazza anche gli operai, scavalcando le tradizionali organizzazioni di riferimento, partiti e sindacati. La […]

Comunicato: Fermiamo i treni della guerra!

22 Novembre 2025 ore 17:05
Comunicato stampa dei Ferrovieri contro la guerra e del Coordinamento Antimilitarista Livornese in merito ai lavori sulla linea ferroviaria Pisa-Livorno e in merito al potenziamento della base militare di Camp Darby per il trasporto di armi e munizioni. Come Ferrovieri contro la guerra e Coordinamento Antimilitarista Livornese intendiamo fornire ulteriori precisazioni e integrazioni rispetto alla […]

4 Novembre a Livorno: Disertiamo tutti gli eserciti!

6 Novembre 2025 ore 10:37
Centinaia di persone sono scese in piazza ieri a Livorno per la manifestazione convocata dal Coordinamento Antimilitarista Livornese contro la propaganda di guerra e il militarismo nella simbolica giornata del 4 novembre, in cui lo stato celebra le forze armate e il massacro della Prima guerra mondiale.Una giornata di lotta che ha riaggregato intorno all’antimilitarismo […]

CORTEO: 4 NOVEMBRE NESSUNA FESTA PER UN MASSACRO

3 Novembre 2025 ore 10:20
4 NOVEMBRE NESSUNA FESTA PER UN MASSACRO 17.30 presidio in Piazza della Vittoria (piazza Magenta) e corteo fino a p.zza Cavour Scendiamo in piazza anche quest’anno il 4 novembe, “festa nazionale” in cui si celebrano le forze armate e la “vittoria” della prima guerra mondiale (1915-1918). Contro la celebrazione di una strage del passato che […]

I droni stanno trasformando la medicina di guerra

29 Ottobre 2025 ore 11:00

Immagine in evidenza da Marek Studzinski su Unsplash

C’è un aspetto dell’esperienza del combattimento bellico che, durante l’invasione dell’Ucraina, è andato via via riducendosi: le ferite d’arma da fuoco. Quella che a lungo è stata la principale causa di morte per i soldati impiegati in guerra ha lasciato spazio a un altro genere di lesione, oggi dominante: le ferite da schegge e frammenti.

A determinare questo cambiamento è stata la novità tecnologica più rilevante emersa dal conflitto: il massiccio impiego di droni aerei, e in particolare la diffusione degli apparecchi FPV (first-person view: visione in soggettiva). Per la loro natura di armi di precisione di massa, questi sistemi stanno cambiando profondamente il soccorso e il trattamento dei traumi da guerra.

Come i droni hanno cambiato la fanteria

In un video pubblicato sul suo canale YouTube, Civ Div – un blogger militare statunitense con un passato nel corpo dei marine degli Stati Uniti ed esperienza di combattimento in Siria e Ucraina (con le forze speciali) – descrive la realtà vissuta dalla fanteria moderna come un incubo tattico, di cui i droni sono la causa principale.

Per un fante impiegato in prima linea, la presenza continua di questi dispositivi altera radicalmente la percezione dello spazio. Per lungo tempo, infatti, la fanteria ha operato in ambienti essenzialmente “bidimensionali”: trincee, tunnel, edifici, campi aperti. Qui il contatto col nemico avveniva lungo vettori orizzontali: di fronte, di lato o alle spalle.

I droni hanno introdotto una terza dimensione: oggi il pericolo può arrivare dall’alto e in qualsiasi momento. Questa possibilità genera un ulteriore carico cognitivo e costringe le forze armate di tutto il mondo ad adattarsi e rivedere l’addestramento, le tattiche e le dotazioni della fanteria.

Per rispondere a questa minaccia, gli eserciti hanno iniziato ad adottare diverse misure: sistemi elettronici portatili in grado di disturbare i segnali dei droni, difese a basso costo come reti, gabbie e coperture o altre contromisure fisiche. In alcuni contesti, sono anche impiegate armi leggere tradizionalmente non impiegate dalla fanteria, come i fucili a pompa: poco efficace negli scontri a fuoco contro avversari protetti da armature, questo tipo di arma si è rivelato più efficace di un fucile d’assalto per abbattere un drone in avvicinamento.

Aggiungere equipaggiamento difensivo significa però aumentare il peso da trasportare, riducendo la mobilità dei fanti sia in azione sia durante le rotazioni. Un paradosso tattico che altera la routine del combattimento.

La conseguenza immediata è che la maggior parte delle unità passa più tempo nascosta in rifugi sotterranei: buche, bunker e trincee coperte diventano infatti la protezione più efficace contro droni dotati di visori termici e della capacità di operare anche di notte, rendendo inefficaci i camuffamenti tradizionali come le tute o le reti mimetiche.

Più che una semplice innovazione, la comparsa e la diffusione di questo genere di dispositivi ha assunto i tratti di una vera e propria rivoluzione, il cui effetto non è stato limitato al modo di combattere della fanteria, ma ha avuto importanti ripercussioni anche sulla cosiddetta medicina tattica.

Che cos’è la medicina tattica?

Con il termine “medicina tattica” si indica l’assistenza medica fornita d’urgenza in contesti ostili e a rischio, come quelli militari o di polizia. Il suo obiettivo è salvare vite in situazioni di minaccia; compito che svolge basandosi su due principi chiave. Il primo è la golden hour, il periodo critico che segue il trauma e in cui un intervento tempestivo aumenta in modo significativo la probabilità di sopravvivenza dei feriti. Rapidità, coordinamento, cura sul campo ed evacuazione ne sono le leve fondamentali. Il secondo è il Tactical Combat Casualty Care (TCCC), un protocollo creato negli anni ’80 dall’esercito degli Stati Uniti per addestrare medici e paramedici a prestare soccorso sotto il fuoco nemico.

Organizzato in tre fasi – care under fire (soccorso durante l’azione), tactical field care (stabilizzazione del ferito), tactical evacuation care (assistenza durante l’evacuazione) – il protocollo TCCC comprende diverse azioni specifiche come il controllo delle emorragie, la gestione delle vie aeree e la decompressione del torace.

Fin dalla sua introduzione, il protocollo TCCC ha ridotto la mortalità. La comparsa dei droni ne sta però mettendo in discussione uno dei presupposti di base: l’esistenza di retrovie relativamente sicure e percorribili in tempi rapidi.

Come i droni hanno cancellato le retrovie sui campi di battaglia ucraini

Alla fine di agosto, sull’onda lunga del summit tra Trump e Putin avvenuto a ferragosto in Alaska, il presidente ucraino Zelensky ha respinto la proposta di istituire una “zona cuscinetto” tra il suo paese e la Russia, avanzata da alcuni leader europei come parte di un potenziale accordo di pace tra i due governi.

Secondo Zelensky, lungo la linea del fronte esiste già una zona cuscinetto che, di fatto, separa le forze armate del suo paese da quelle del paese invasore. A crearla sono stati i droni, ed è per questo motivo che il presidente ucraino la definisce “zona morta”. Tutto ciò che si muove al suo interno diventa un potenziale bersaglio per le centinaia di droni che la sorvegliano costantemente e il cui raggio d’azione è notevolmente aumentato nel corso del conflitto.

Limitato inizialmente a pochi chilometri di distanza, il raggio d’azione dei droni raggiunge oggi una media compresa tra 10 e 15 chilometri per i modelli controllati a distanza e una compresa tra 20 e 40 chilometri per quelli comandati attraverso bobine di cavi in fibra ottica.

Grazie all’estensione del loro raggio d’azione, i droni hanno aumentato la profondità della linea del fronte che, fino alla loro introduzione, era determinata dalla gittata delle artiglierie da campo come mortai, obici ed MLRS (Multiple Rocket Launch System, o sistemi lanciarazzi multipli, come i famosi HIMARS). La loro comparsa ha dunque cancellato le retrovie e trasformato in bersaglio tutto ciò che si muove da e verso la linea del fronte, ridisegnandone la logistica. 

Quando l’artiglieria dominava il campo di battaglia, colpire un bersaglio in movimento significava prima di tutto individuarlo, poi calcolare le coordinate del tiro e, infine, eseguirlo con il corretto tempismo. Oggi, invece, i droni sono sempre in volo per sorvegliare gli spostamenti di personale e veicoli nemici, ma possono anche essere lasciati in stand by nei pressi di una via di rifornimento per essere attivati e colpirli al loro passaggio.

Come la medicina tattica si adatta alla presenza dei droni.

La scomparsa delle retrovie non solo obbliga le forze armate a modificare il modo di combattere, ma anche le modalità con cui vengono rifornite le posizioni più avanzate, ruotate le truppe o evacuati i feriti. Il trasporto dei feriti verso zone sicure, parte integrante del già citato TCCC, ora richiede più tempo e più adempimenti operativi, perché il percorso verso le retrovie si è allungato, trasformando in potenziale bersaglio chiunque abbia la necessità di attraversarlo.

In una testimonianza rilasciata al giornalista David Kirichenko, il colonnello Kostiantyn Humeniuk, chirurgo capo delle forze mediche ucraine, afferma che, in questo contesto, sono proprio i droni a causare il maggior numero di vittime nella fanteria (circa il 70% del totale nel corso del 2025, secondo stime ucraine).

Per adattarsi al cambiamento, le organizzazioni di medicina tattica – come il battaglione medico ucraino Hospitellers, a cui si deve l’introduzione in Ucraina di standard e pratiche mediche avanzate – hanno adottato numerose innovazioni tattiche e logistiche: l’allestimento a ridosso della linea di contatto di bunker chirurgici, dotati di strumenti per interventi di stabilizzazione rapida; l’uso di sistemi di guerra elettronica portatili per proteggere il personale impegnato sul campo; l’impiego, seppur limitato a causa della loro relativa affidabilità, di droni terrestri per estrarre feriti in sicurezza; e, in alcuni casi, l’integrazione di equipaggiamenti difensivi anche per il personale medico.

Trattare i feriti in bunker all’interno della “zona morta” è una misura pragmatica: igienicamente subottimale, ma spesso la sola scelta in grado di aumentare le probabilità di sopravvivenza. Resta però un problema (ampiamente segnalato dalla stampa): i medici e il personale sanitario sono essi stessi obiettivi degli attacchi russi, perché colpirli significa erodere capacità di cura e know-how formativo.

In assenza di mezzi corazzati sicuri per l’estrazione, le squadre mediche ricorrono a soluzioni di emergenza: più punti di primo soccorso, rotazione rapida delle postazioni e, ove possibile, difese elettroniche portatili.

Nuove sfide, vecchi obiettivi

Il dominio dei droni aerei a basso costo, ampiamente disponibili e impiegabili come arma, ha quindi mutato la tipologia di ferite e anche il processo necessario per curarle in modo efficace. Lo scopo di fondo della medicina tattica non è cambiato, ma questa fondamentale pratica clinica ha dovuto ampiamente adattarsi, mentre la golden hour – principio comunque ancora valido – è diventata sempre più difficile da rispettare.

A tutto questo la medicina tattica si adatta – con i bunker, le contromisure elettroniche e i droni terrestri – ma il cambiamento è strutturale: una guerra che si fa sempre più verticale trasforma la realtà della fanteria, le procedure di combattimento e le politiche di cura.

Preservare vite resta un imperativo strategico non negoziabile. Come insegna la storia recente, quando una forza armata espressione di un paese democratico perde la capacità di limitare morti e feriti, la tenuta morale e politica del paese di cui rappresentano gli interessi si incrina.

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SALVINI, TAJANI, VALDITARA A LIVORNO

7 Ottobre 2025 ore 12:02
SALVINI, TAJANI, VALDITARA A LIVORNO: BASTA COMPLICITÀ CON LO STATO GENOCIDA DI ISRAELE CONTRO IL GOVERNO CHE VIETA IL DISSENSO CONTRO IL RIARMO CONTRO LA GUERRA 7 OTTOBRE DALLE ORE 13 DI FRONTE HOTEL PALAZZO Oggi martedì 7 ottobre i ministri Tajani, Salvini, Valditara, Calderoli, Giorgetti e Locatelli sono a Livorno. Alle 15 nelle all’Hotel […]

Blocchiamo tutto! Uniamoci oggi al presidio permanente al porto di Livorno

23 Settembre 2025 ore 14:46
Blocchiamo tutto!Fermiamo il genocidio, fermiamo la guerra, fermiamo il riarmo!Uniamoci oggi al presidio permanente al porto di LivornoPartecipiamo alla manifestazione del 27 settembre a La Spezia Lx anarchicx non possono che essere presenti e parte attiva ai blocchi e alle iniziative di sciopero perché l’anarchismo non è un’ideologia dogmatica ma una pratica concreta. Una pratica […]

Scendiamo in piazza sabato 20 settembre a Livorno

20 Settembre 2025 ore 15:06
Scendiamo in piazza sabato 20 settembre a LivornoIn difesa degli spazi autogestiti, contro la militarizzazione della città, contro la guerra e il genocidio La Federazione Anarchica Livornese esprime solidarietà ai soggetti colpiti dal crescente clima repressivo in città.Nelle ultime settimane si è intensificato un attacco alle occupazioni e in particolare a quegli spazi autogestiti di […]
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