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Bowie a Berlino: nove punti per capire una metamorfosi

16 Giugno 2026 ore 18:09

Torno a incontrare Lorenzo Coltellacci e Mattia Tassaro, autori delle graphic novel sui Joy Division e sui Cure per Feltrinelli Comics. Questa volta i ragazzi si confrontano con David Bowie, in uno dei momenti più fragili e decisivi della sua esistenza. L’artista arriva a Berlino per sparire. Lascia Los Angeles, la cocaina, il personaggio che aveva costruito. Si rifugia in una città tagliata in due dal Muro. È lì che nascono Low, Heroes e Lodger: tre dischi che cambiano il linguaggio della musica moderna.

Ne è nata una conversazione che restituisco nei consueti nove punti di questo blog che di recente ha compiuto quindici anni. Cominciamo!

1. Los Angeles, la cocaina, il personaggio diventato gabbia, una creatività che gira a vuoto. David ha bisogno di sparire, e sceglie il posto più lontano che riesce a immaginare: non geograficamente, ma emotivamente. Berlino è fredda, spigolosa, divisa da un muro. È l’opposto esatto di Hollywood. “Bowie doveva andare oltre il muro che aveva costruito attorno a sé, con le sue maschere” dice Lorenzo, “Berlino è una città fantasma, dicotomica, eppure piena di possibilità per chi vuole cercarle, come David. Una tabula rasa. Da qui parte la nostra storia”.

2. Sono anni in cui Bowie è al culmine della popolarità, eppure le pagine restituiscono la frattura interna: il successo come trappola, non come traguardo. Per il periodo losangelino Mattia sceglie un tratto pop e colori iper-saturi, da Berlino in poi “il segno diventa nervoso, compaiono ombre pesanti e una tavolozza più fredda. Volevo che il lettore sentisse il peso di quelle maschere prima ancora che lui decidesse di togliersele”. I colori sono una lettura nella lettura.

3. Lasciata Los Angeles, David ritrova il suo entourage allo Château d’Hérouville in Francia. È il primo atto del cambiamento, definito graficamente dalla carta dei tarocchi il Matto. La Francia è una piccola parentesi, il preludio a Berlino: Era già stato lì con Iggy per registrare The Idiot. Mattia aggiunge che ogni capitolo del fumetto si apre con una carta dei tarocchi come chiave simbolica, e che per questo passaggio “non poteva esserci carta più perfetta del Matto. È la carta zero: non è né l’inizio né la fine, è il potenziale puro, il nulla che contiene tutto”.

4. La storia è dinamica e si sviluppa intorno alle speranze di un artista in crisi profonda, che non sa ancora cosa Berlino potrà dargli, ma sente di dover restare lì. Le tavole alternano scelte cromatiche nettamente contrastanti. Mattia spiega che per l’artista, quella è la Berlino Ovest povera ma sexy: “un harem brulicante di arte, musica e vita che pulsa nonostante la città sia tagliata in due. Un luogo spezzato dove lui può finalmente ritrovare unità”. La città lo riceve come solo sanno fare i posti che non chiedono niente.

5. I testi sono speculari alle immagini, tutto viaggia in parallelo. A Lorenzo domando quanto i testi delle canzoni abbiano guidato la realizzazione del fumetto. Le biografie sono risultate fondamentali, ma per immergersi nella sua testa, è stato fondamentale studiarne i testi: “sono catartici, gli servono per liberarsi e guardarsi dentro. Low, Heroes, Lodger non sono tre dischi: sono la cronaca di un uomo che si riassembla pezzo per pezzo”.

6. Un fumetto su Bowie impone scelte drastiche, come restituire in 128 pagine tre anni densissimi. Lorenzo ammette che non è stato semplice, ma il limite lo ha aiutato a selezionare l’essenza di quegli anni. Mattia invece non ha avuto la sensazione di aver sacrificato niente: “ogni tavola sembrava finire esattamente dove doveva stare. Come se il fumetto si fosse composto quasi da solo”. Due punti di vista opposti, forse la differenza tra chi costruisce con le parole e chi con le immagini.

7. Graficamente, la città è stata restituita privilegiando le atmosfere spoglie, le prospettive sghembe, i quartieri di Schöneberg e Kreuzberg, gli studi Hansa vicino al confine. “Niente cartoline turistiche” dice Mattia, “volevo quel senso di freddezza, di pericolo e al tempo stesso di possibilità che David ha trovato lì. Il tratto si fa più essenziale, i colori desaturati, con improvvisi squarci di luce quando entra la musica. È una città che respira insieme a lui”. Chi conosce Berlino sa che è esattamente così.

8. Iggy Pop e Brian Eno entrano nella storia come comprimari. Chiedo come sia stata gestita la loro presenza. “Non si può raccontare Bowie senza quei due” dice Lorenzo, “ma nemmeno senza Visconti, Fripp e Alomar“. Il vero filo narrativo, però, è stato il figlio Zowie: “tanto per lui, che doveva ritrovare sé stesso, quanto per noi, che ci ha indicato una narrazione da seguire”. Della serie: i padri si ritrovano nei figli, anche quando sono rockstar.

9. Il fumetto si chiude su Lodger: movimento, partenza, identità ancora instabile. Una storia così può davvero avere un finale? “Non credo che la storia di Bowie possa dirsi mai veramente finita” dice Lorenzo, “ne stiamo ancora parlando oggi, come se lui fosse ancora qui”. “Forse questo è l’ultimo capitolo della nostra trilogia, o forse è solo l’inizio di qualcosa che ancora non ha nome” aggiunge Mattia. Lodger è un addio che assomiglia a una partenza. Come successe al Duca Bianco e come ci piace credere succederà a Lorenzo e Mattia.

Come sempre, chiudo con una connessione musicale: una playlist dedicata, disponibile gratuitamente sul mio canale Spotify (link qui sotto). Se vuoi dire la tua, fallo nei commenti — o, meglio ancora, sulla mia pagina Facebook pubblica. È lì che il blog vola davvero. Lì il dibattito sfreccia, cambia binario, spesso deraglia. E sì: se ne leggono di tutti i colori.

Buon ascolto e buona lettura.

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Arte, restaurata la Madonna della Pura  nella Basilica di Santa Maria Novella

16 Giugno 2026 ore 16:43
Arte, restaurata la Madonna della Pura  nella Basilica di Santa Maria Novella

La Madonna della Pura, una delle immagini devozionali più significative custodite all’interno della Basilica di Santa Maria Novella, tornato visibile dopo un restauro realizzato da Andrea Vigna di Habilis Srl, con la collaborazione di Paola Viviani e Stefania Franceschini, sotto l’Alta Sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato, grazie al generoso sostegno di Friends of Florence.

L’affresco della Madonna della Pura è strettamente legato alla diffusione del culto mariano promossa dall’Ordine Domenicano, che fin dalle proprie origini favorì la nascita di confraternite laicali dedicate alla Vergine e un rapporto diretto con la popolazione cittadina.

Secondo la tradizione, l’immagine si trovava originariamente sul fondo dell’avello della famiglia Della Luna, situato nel cimitero adiacente alla basilica. Alla fine del Trecento vi era raffigurata la Vergine con il Bambino accompagnati da Santa Caterina d’Alessandria e dal committente.

L’intervento si è reso utile per conservare l’opera, restituirle leggibilità e consentire di apprezzarne nuovamente i valori storici, artistici e devozionali che ne hanno fatto per secoli uno dei principali punti di riferimento della spiritualità mariana all’interno della Basilica di Santa Maria Novella. Il restauro è stata inoltre un’importante occasione per approfondire le metodiche operative del pittore e la tecnica esecutiva utilizzata sull’affresco.

La devozione popolare nacque in seguito a un episodio ritenuto miracoloso: alcuni bambini che giocavano nei pressi del sepolcro avrebbero assistito all’apparizione della Madonna, che avrebbe chiesto loro di liberare l’immagine da polvere e ragnatele. L’evento favorì una rapida diffusione del culto della cosiddetta “Vergine Maria del Cimitero”, dando origine a una venerazione sempre più intensa.

Già entro un anno dal presunto miracolo fu costruito un primo altare davanti all’immagine. Successivamente, intorno ai cosiddetti “fanciulli della purità”, si sviluppò una devozione tale da spingere i frati domenicani a concedere alla famiglia Ricasoli la realizzazione di una cappella destinata ad accogliere e valorizzare l’affresco.

La cappella fu completata nel 1476 e l’immagine fu inserita all’interno di una raffinata edicola architettonica progettata da Giovanni di Bertino, concepita secondo una sofisticata visione prospettica e ispirata ai modelli dell’antichità classica. Da allora la Madonna della Pura è rimasta uno dei più importanti simboli della devozione mariana all’interno di Santa Maria Novella.

“Siamo particolarmente felici di aver sostenuto il restauro della Madonna della Pura, un’immagine profondamente radicata nella storia devozionale di Santa Maria Novella e nella memoria della città di Firenze. – Sottolinea Simonetta Brandolini d’Adda Presidente di Friends of Florence – Questo intervento ha consentito di recuperare la leggibilità e la bellezza di un’opera che per secoli ha accompagnato la spiritualità di generazioni di fedeli e visitatori. Ringraziamo la Soprintendenza per l’Alta Sorveglianza, i Padri Domenicani per la disponibilità e i restauratori che hanno reso possibile questo importante progetto di conservazione. Il nostro ringraziamento più profondo va a i donatori William e Jeanne Bice  per il loro sostegno e la loro passione per l’arte di Firenze.

L’opera fu staccata negli anni Cinquanta del Novecento e successivamente fu applicata su un supporto rigido in masonite a triplice strato.

Prima del restauro, il supporto si presentava complessivamente stabile e non evidenziava criticità strutturali significative. Diversa era invece la situazione della superficie pittorica, interessata da depositi superficiali diffusi, sia incoerenti sia maggiormente aderenti, accumulatisi nel corso del tempo.

Erano inoltre presenti abrasioni e graffi che interrompevano localmente la continuità della pellicola pittorica. Particolarmente evidenti risultavano alcune ridipinture alterate sugli incarnati, realizzate con materiali organici che nel tempo avevano modificato il proprio aspetto cromatico, alterando la corretta lettura dell’immagine. A ciò si aggiungevano stuccature derivanti da precedenti interventi conservativi che, in diversi punti, debordavano oltre i margini delle lacune.

L’obiettivo principale dell’intervento è stato il recupero della leggibilità dell’opera e il miglioramento delle sue condizioni conservative, attraverso operazioni rispettose della materia originale e della storia conservativa dell’affresco.

L’intervento ha consentito di recuperare una lettura più autentica dell’opera, liberandola dalle alterazioni che nel tempo ne avevano compromesso la percezione. E ha consentito una migliore comprensione dell’immagine e della qualità esecutiva dell’opera, restituendo continuità alla lettura complessiva dell’affresco e valorizzandone la funzione storica e devozionale.

Jannik Sinner astro di nome e di fatto: un asteroide si chiama ufficialmente come lui

16 Giugno 2026 ore 16:41
Il Working group small bodies nomenclature dell'Unione astronomica internazionale ha ratificato l'assegnazione del nome del campione azzurro a un asteroide che orbita nella fascia principale tra Marte e Giove, inserendolo nel bollettino ufficiale

© RaiNews

A Milano il vento diventa scultura: alla Fabbrica del Vapore la grande mostra di Susumu Shingu tra arte cinetica, natura e una riflessione silenziosa sulla crisi ambientale

16 Giugno 2026 ore 13:25

C’è un artista che da oltre sessant’anni prova a rendere visibile l’invisibile. Non attraverso effetti speciali o tecnologie sofisticate, ma affidandosi alle stesse forze che governano il pianeta: il vento, l’acqua, la gravità, l’aria. È Susumu Shingu, maestro giapponese dell’arte cinetica, che dal 17 giugno al 14 ottobre porta alla Fabbrica del Vapore di Milano la mostra “Il cosmo”, la più ampia esposizione italiana mai dedicata alla sua ricerca.

Entrare nell’universo di Shingu significa abbandonare per un momento l’idea della scultura come oggetto immobile. Le sue opere respirano, oscillano, si piegano, cambiano assetto. Vivono in funzione dell’ambiente che le circonda. Non impongono una forma alla natura, ma la assecondano. Sono strutture leggere e precise che trasformano il movimento dell’aria in un evento visibile, quasi una coreografia permanente tra materia ed energia.

La mostra allestita nella Cattedrale della Fabbrica del Vapore ripercorre oltre sei decenni di lavoro e riunisce nove sculture considerate fondamentali dall’artista insieme a ventuno opere del progetto “Windcaravan”, una sorta di viaggio nomade iniziato nel 2000 che ha attraversato alcuni dei luoghi più remoti del pianeta: dalle risaie giapponesi alle steppe della Mongolia, dai laghi ghiacciati della Finlandia fino alla Nuova Zelanda. Opere mosse esclusivamente dal vento, pensate per dialogare con paesaggi e comunità lontane tra loro ma accomunate da un rapporto ancora diretto con le forze naturali.

Un’arte che parla al tempo della crisi climatica

A quasi novant’anni, Shingu continua a proporre una visione radicalmente controcorrente rispetto all’epoca della velocità e dell’ipercontrollo tecnologico. Le sue sculture non producono nulla, non servono a nulla nel senso utilitaristico del termine. Eppure proprio per questo finiscono per interrogare chi le osserva. Ci ricordano che esistono fenomeni che non possono essere dominati ma soltanto ascoltati, che il movimento non è sempre sinonimo di progresso e che la natura non è uno sfondo delle attività umane ma una presenza viva con cui convivere.

Un messaggio che assume inevitabilmente una nuova forza nell’epoca della crisi climatica. Shingu non utilizza slogan ambientalisti né costruisce opere di denuncia. La sua è una riflessione più sottile e forse più efficace: mostrare l’armonia possibile tra intervento umano e mondo naturale. Le sue strutture si affidano agli elementi invece di contrastarli, trasformando il vento da ostacolo a motore creativo.

Il legame con l’Italia

Il rapporto con l’Italia occupa un posto centrale nella biografia dell’artista. Nato a Osaka nel 1937, arrivò nel nostro Paese nel 1960 grazie a una borsa di studio del governo italiano. A Roma frequentò l‘Accademia di Belle Arti e incontrò il pittore Franco Gentilini. Furono anni decisivi che contribuirono alla nascita del suo linguaggio artistico e a un legame mai interrotto con il nostro Paese.

Non è un caso che alcune delle sue opere pubbliche più note si trovino proprio in Italia: dal “Vento di Colombo” nel porto di Genova a “Il luogo della pioggia” al Lingotto di Torino, fino a “Dialogo con le nuvole” a Lecco. Interventi che condividono la stessa idea di fondo: inserire l’arte nel paesaggio senza dominarlo, lasciando che siano gli elementi naturali a completare l’opera.

Lo sguardo di Sandalino

Nella mostra milanese trova spazio anche Sandalino, il piccolo personaggio immaginario creato da Shingu negli ultimi anni. Un viaggiatore proveniente da un altro pianeta che osserva la Terra con stupore e preoccupazione, come farebbe un bambino di fronte a qualcosa di meraviglioso ma fragile. È forse l’immagine che meglio sintetizza l’intero percorso dell’artista: guardare il mondo come se lo vedessimo per la prima volta.

Un invito a osservare il mondo diversamente

“Il cosmo” arriva inoltre in un momento simbolico per i rapporti tra Italia e Giappone, nell’anno delle celebrazioni per i 160 anni delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi e per il quarantacinquesimo anniversario del gemellaggio tra Osaka e Milano. Ma al di là delle ricorrenze istituzionali, la mostra rappresenta soprattutto l’occasione per confrontarsi con una ricerca artistica che da decenni parla di equilibrio, interdipendenza e rispetto per l’ambiente. Temi che oggi sembrano appartenere più al futuro che al passato. E che nelle sculture leggere di Susumu Shingu continuano a muoversi, letteralmente, davanti ai nostri occhi.

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Al via la prima edizione del Premio Internazionale di Pittura “Marco Cardisco”: l’arte contemporanea intreccia la storia a Tiriolo

16 Giugno 2026 ore 11:52

Al via la prima edizione del Premio Internazionale di Pittura “Marco Cardisco”: l’arte contemporanea intreccia la storia a Tiriolo

Inserito nell’ampio progetto “Filari. Officina del tessere contemporaneo”, il concorso di pittura omaggia il grande pittore rinascimentale celebrato dal Vasari. Iscrizioni aperte fino al 3 luglio 2026

TIRIOLO (CZ) – Il Comune di Tiriolo lancia ufficialmente la prima edizione del Premio Internazionale di Pittura “Marco Cardisco”, un’iniziativa culturale di ampio respiro nata all’interno del progetto “Filari. Officina del tessere contemporaneo”, che vede quali protagonisti molte realtà associative operanti sul territorio.

Il Premio è intitolato allo straordinario pittore di origini tiriolesi attivo a Napoli nella prima metà del ’500. Noto anche come “Marco Calavrese”, Marco Cardisco occupa un posto d’onore nella storia dell’arte: è infatti l’unico pittore della Calabria a cui Giorgio Vasari abbia dedicato una biografia in entrambe le edizioni de “Le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori”, definendolo un «ingegno buono che in quella patria mostrò valere più di alcuno altro che tale arte in suo tempo esercitasse».

In perfetta sinergia con il progetto “Filari”, il tema scelto per l’edizione d’esordio del concorso è un invito a un’esplorazione polisemica della tessitura.

Tessiture. Dalla tradizione al contemporaneo”, infatti, invita gli artisti a interpretare il tema secondo la propria sensibilità e visione, oltre che a spaziare da un significato materiale e tecnico, quale l’atto concreto del tessere una tela, intrecciare trame, fili, segni e superfici, ad un significato simbolico e metaforico, come la costruzione di legami, relazioni, memorie, identità, comunità e narrazioni condivise.

Il concorso di pittura, aprendosi all’utilizzo di molteplici tecniche pittoriche, si propone di promuovere la creatività artistica e di valorizzare il linguaggio pittorico in tutte le sue forme, connettendo il patrimonio storico del territorio con le tendenze dell’arte contemporanea.

Si rimanda ai seguenti link per i dettagli dell’iniziativa:

https://www.facebook.com/profile.php?id=61590192133169&locale=it_IT

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“Dai un bacio allo zio”: gli esperti spiegano perché forzare i gesti d’affetto può confondere i bambini sulle emozioni

16 Giugno 2026 ore 10:10

Di cosa è fatto un abbraccio?

di Alberto Pellai e Barbara Tamborini

Illustrazioni Ilaria Zanellato

Editore ‏Mondadori, Età di lettura: dai 3 anni.

Cosa sono gli abbracci? Di cosa sono fatti? Che potere hanno?

Un albo illustrato può rispondere a tutte queste domande che spesso pongono i bambini, scritto dal Dott. Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva, vincitore di diversi premi letterari e dalla Dott.ssa Barbara Tamborini, psicopedagogista e scrittrice di libri per bambini e ragazzi di volumi di psicologia e parenting, diventati bestseller e tradotti in diversi paesi.

Coniugi nella vita e poi colleghi, si dedicano, attraverso la loro professionalità, a regalare al pubblico di lettori, grandi e piccini, innumerevoli libri su temi che guidano nella crescita infantile e nell’educazione emotiva. L’albo Di cosa è fatto un abbraccio? illustrato da Ilaria Zanellato, intraprende una sorta di viaggio nel mondo degli abbracci raccontando di come gli abbracci abbiano una grande potenza: trasformano l’io in noi, condividendo affetti e sentimenti.

Si tratta di un racconto narrato dal punto di vista di due bambini che si trovano ad affrontare le loro emozioni. I protagonisti sono Bimbo e Bimba, nomi simbolici per permettere al lettore di identificarsi ed immedesimarsi nella storia carica di significato con un forte risvolto emotivo. Lo scopo degli autori è quello di soffermarsi su un gesto semplice che nasconde un potere “terapeutico”: l’abbraccio. L’abbraccio per quanto sia un’azione facile, a volta può essere difficile, perché comporta l’apertura delle proprie emozioni. Inoltre, è il primo gesto d’amore che riceviamo, ci fa sentire amati, protetti e accolti; insegna al bambino l’empatia, l’apertura verso l’altro e verso il mondo. Il donare all’altro ciò che di più semplice possediamo: l’Amore. Un libro da leggere in classe, a casa, nonché un ottimo regalo per tutti. Ma cosa sono le emozioni e come educare i bambini a riconoscerle, farle proprie, alcune superarle per ritrovare il proprio equilibrio emotivo? Un viaggio-intervista insieme agli autori per rispondere a questi quesiti e comprendere al meglio cosa si intende per educazione emotiva.

1. Pellai quant’è importante per lei il valore di un libro nella crescita dei bambini?

Un libro è molto importante per più motivi: quando il bambino è in età prescolare l’adulto gli legge un libro genera una relazione nutriente e permette al bambino di sperimentare, nell’attaccamento con quell’adulto, la sua base sicura. Inoltre, un libro è un grande amplificatore e potenziatore dei funzionamenti cognitivi del bambino, gli insegna le parole e l’acquisizione del linguaggio diventa poi una modalità con cui il bambino può esprimere i suoi bisogni e il suo mondo interiore. Infine, le storie presenti in un libro sono occasioni per il bambino di sperimentarsi nei suoi vissuti emotivi, di confrontarli con quelli che vengono sperimentati dai protagonisti delle storie che gli leggiamo e fondamentalmente di rispecchiarsi all’interno di esse.

2. Sappiamo definire un abbraccio, ma non sappiamo metterlo in pratica. Gli adulti si trascinano dei blocchi emotivi e di conseguenza non sono in grado di insegnare ai bambini le emozioni. Innanzitutto, cosa sono le emozioni, perché è importante lavorarci e soprattutto quali sono i mezzi per correre ai ripari se si hanno dei blocchi?

Le emozioni sono dispositivi innati che ci permettono di vivere la relazione con ciò che è fuori di noi, avendone un riscontro interiore. Se qualcosa da fuori mi minaccia ecco che si accende l’emozione della paura, se qualcuno a cui voglio bene si separa da me, si allontana o mi lascia, ecco che dentro di me si accende l’emozione della tristezza; diciamo che sono dei meccanismi con cui ho un riscontro interiore di fenomeni che avvengono fuori di me e che si fanno sentire dentro di me. E’ chiaro che gli adulti devono aiutare nei percorsi di educazione emotiva i bambini a riconoscere i loro stati emotivi e soprattutto a considerali validi, ad attraversali, elaborarli e gestendoli in modo funzionale.

A volte l’adulto non riesce ad offrire una relazione emotivamente competente al bambino, perché egli stesso da bambino non ha ricevuto questa competenza all’interno della relazione con i propri adulti di riferimento. Può essere che gli adulti di riferimento non sapevano sintonizzarsi con gli stati emotivi del bambino, può essere che li negavano, li invalidavano: “Non piangere come una femminuccia” o “Non avere paura come una femminuccia”. Queste espressioni nel codice maschile è una modalità con cui ai maschi è stato insegnato che alcune emozioni rendono fragili e femminilizzano. A volta addirittura le emozioni sono state forzate nella vita dei bambini, “Dai un bacio allo zio”, “sii obbediente con quella persona” cha magari non merita l’obbedienza di quel bambino. In questi casi è fondamentale che l’adulto rielabori la propria storia di bambino, per poter essere poi attivo e competente nella relazione emotiva con il proprio figlio.

3. Qual è l’errore più grande che un adulto, sia esso genitore, nonno, zio, amico commette e che suggerimento dà dott. Pellai?

Gli errori più grandi sono da una parte invalidare gli stati emotivi di un bambino, cioè riproporre al proprio bambino la stessa invalidazione degli stati emotivi che abbiamo ricevuto noi da piccoli. L’altro aspetto è che a volte gli adulti travolgono i bambini con il loro stato emotivo. Un adulto molto ansioso entra nella vita di un bambino e chiede al bambino di sintonizzarsi con le emozioni di un adulto, mentre in realtà il fenomeno dovrebbe andare al contrario.

4. Dottoressa Tamborini, lei tiene laboratori educativi nelle scuole di ogni ordine e grado e corsi di formazione per docenti e genitori, perché leggere questo libro in classe e che riscontro ha avuto dai bambini?

L’idea era proprio di partire da un gesto così importante per i bambini, ma anche per gli adulti, come quello dell’abbraccio che è un gesto concreto che fa percepire la bellezza di trovare un posto sicuro nel quale sentirsi accolti, riconosciuti e in qualche modo le braccia che avvolgono i bambini permettono a chi sta crescendo e appunto sta ancora prendendo confidenza con il proprio corpo di sentire i propri confini, di sentire lo spazio che occupa, di avere una percezione di sé.

Questa è un’esperienza molto utile alla crescita, dove io capisco lo spazio che occupo e percepisco le sensazioni che il mio corpo mi da quando entra in contatto con quello degli altri. E’ un gesto semplice, spontaneo, naturale che permette di sviluppare tante consapevolezze importanti e costruire un racconto poetico, come quello che abbiamo sviluppano nel libro e permette un po’ di smontare gli ingredienti di un abbraccio, capire di cosa è fatto. Gli ingredienti di un abbraccio non sono uguali per tutti, ogni abbraccio è diverso, c’è un abbraccio più caldo, uno più forte, uno più vigoroso, uno più delicato a seconda delle situazioni, delle persone. Ogni quadro del libro raccontano un po’ quale sono gli ingredienti e quali sono le caratteristiche che possono arrivare con un abbraccio.

Il riscontro che abbiamo avuto con i bambini è che alla fine loro possono disegnare mettendo nel loro sacchetto quali sono gli ingredienti dell’abbraccio che vorrebbero. Per questo è bello lavorare con i bambini con dei materiali esperienziali, come le stoffe morbide, un bigliettino, una caramella, un disegno. Mettere all’interno degli oggetti che rendono la materia dell’abbraccio, dell’incontro con l’altro, come se fosse una collana ricca di tante perle diverse. L’abbraccio può essere fatto di parole, di profumi, di tocchi più o meno forti. I bambini nel costruire gli ingredienti del loro abbraccio si costruiscono in modo concreto, ma anche all’interno di loro stessi, la possibilità di avere un’esperienza molto nutriente.

5. Quali sono i gesti, oltre l’abbraccio, che aiutano di più i bambini ad esprimersi, a parlare e a manifestare le proprie emozioni rendendole più comprensibili?

Attraverso degli ingredienti sicuramente, come detto nella precedente risposta, che vanno al di là dell’abbraccio e che rendono le emozioni degli oggetti più comprensibili. Il pensiero astratto dei bambini non è ancora sviluppato, ma la dotazione emotiva è già pienamente attiva e quindi i bambini sentono in ogni cosa che fanno le loro emozioni. Riuscire a trasformarle in contenuti condivisibili con gli altri è sicuramente molto utile e quindi importante abbinare alle sei emozioni di base gesti concreti che possono permettere di esprimere le emozioni e di trovare una risposta adeguata a quella emozione.

Per esempio, che cosa esprime la tristezza? Con i bambini si può lavorare sulle lacrime, sull’espressione del viso che esprime questo sentimento, dove le labbra si abbassano verso il basso. Lavorare sulla percezione corporea e su quale sono i simboli che raccontano la tristezza e poi pensare a quali sono i gesti di risposta, come qualcuno che ti asciuga una lacrima, qualcuno che ti protegge e ti stringe quando tu sei molle, e sembra che ti stia sciogliendo per la tristezza. Quindi aiutare i bambini ad esprimere le emozioni prendendo consapevolezza di come ogni emozione ha poi dei connotati corporei e sulla base di questa esperienza emotiva, capire qual è il gesto più utile e in qualche modo contenere e rispondere a queste emozione.

6. Perché “viaggiare” con Di cosa è fatto un abbraccio?

A.P. : Perché è un viaggio di due bambini che scoprono la bellezza dell’essere sintonizzati, di rispecchiarsi empaticamente nei propri stati emotivi e di riunirsi dentro un abbraccio dopo aver esplorato il mondo che li ha esposti a molti stati emotivi differenti. E’ una modalità con cui, attraverso l’abbraccio, si conquista quel senso di protezione e sicurezza che abbiamo imparato a conoscere nella cura, nell’accudimento degli adulti di riferimento che sono stati per noi base sicura.

B.T.: Perché è un libro molto colorato, con una storia che conquista l’attenzione dei bambini, almeno così ci hanno raccontato e ci è piaciuto vedere in alcune esperienze di lettura fatte con gruppo di bambini piccoli. E’ sicuramente un’occasione per volersi bene, per creare un bel clima, per condividere parole che fanno bene al cuore, per far sentire ai bambini, che ancora non hanno le parole per dire quello che hanno dentro, ma in qualche modo attraverso la lettura di questo libro possono scoprire che grande tesoro è stare in relazione con gli altri.

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“SARA COLAONE. GEORGIA O’KEEFFE AMAZZONE DELL’ARTE MODERNA”

15 Giugno 2026 ore 21:37

A cura di ELISABETTA SGARBI

Progetto di allestimento di LUCA VOLPATTI

 

In collaborazione con Comune Di Sondrio, Bper, Bim, Lions Club Sondrio Host, Lions Club Sondrio Masegra, Acinque

 

Inaugurazione il 13 luglio alle ore 18.00

 

Intervengono

Sara Colaone,

Elisabetta Sgarbi,

Marcella Fratta (Assessore alla Cultura Comune di Sondrio)

 

La Milanesiana, ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, continua come di consueto a Sondrio, esponendo nelle sale del Museo Valtellinese di Storia e Arte, Sara Colaone, tra le più autorevoli artiste italiane del fumetto e della graphic novel contemporanea.

 

La mostra “SARA COLAONE. GEORGIA O’KEEFFE AMAZZONE DELL’ARTE MODERNA”, in programma dal 13 luglio al 30 agosto, si compone di circa 30 opere, fra tavole e bozzetti, in originale e senza testi, che celebrano la grande pittrice americana Georgia O’Keeffe, cui Colaone ha dedicato una graphic novel, “Georgia O’Keeffe”, biografia a fumetti, con testi di Luca de Santis.

 

Un omaggio dedicato a Georgia O’Keeffe a quarant’anni dalla sua scomparsa. Attraverso le opere e le illustrazioni di Sara Colaone, il percorso espositivo racconta la figura dell’artista americana, pioniera dell’arte moderna e simbolo di libertà espressiva e creativa. O’Keeffe è stata la prima artista donna ad esporre al neonato MoMA di New York nel 1929, proponendo una pittura controcorrente, che tratta le creature vegetali come corpi, tra astrazione e figurazione, sfidando così tanto le sole interpretazioni sessuali quanto il perbenismo di chi vuole negarle.

 

«Georgia O’Keeffe è stata la più grande tra i pittori moderni statunitensi, la più fotografata del Novecento, un’icona che Andy Warhol ritrasse nel 1979, dopo quelle di Liz Taylor e Marylin Monroe, afferma Sara Colaone».

 

«Georgia O’Keeffe è tradizione, è un punto di riferimento – dichiara Elisabetta Sgarbi – Ma per capire quanto una tradizione sia viva e quanto un punto di riferimento sia veramente tale, serve una artista non meno grande, che sappia istituire un corpo a corpo, una relazione amorosa. Sara Colaone ha fatto questo: ha fatto risplendere la forza primigenia di Georgia O’Keeffe, risplendendo anche lei».

 

L’inaugurazione si terrà il 13 luglio alle ore 18.00, interverranno Sara Colaone, Marcello Fratta (Assessore alla Cultura Comune di Sondrio) ed Elisabetta Sgarbi.

 

Appuntamento in collaborazione con il Comune di Sondrio, Bper, Bim, Lions Club Sondrio Host, Lions Club Sondrio Masegra, Acinque.

Progetto e allestimento di Luca Volpatti.

Catalogo della mostra prodotto dalla Fondazione Elisabetta Sgarbi con un testo di Claudia Durastanti.

Accesso libero da martedì a domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 18.00.

 

Sara Colaone

Autrice di fumetti e illustratrice. Fra i suoi graphic novel ricordiamo Leda, che solo amore e luce ha per confine, vincitore del Gran Guinigi come Miglior disegnatrice a Lucca Comics & Games 2017, Ciao ciao Bambina (nuova edizione per 9970 edizioni, 2025), Ariston, In Italia sono tutti maschi e Georgia O’Keeffe, scritti da Luca de Santis (Oblomov 2018-2019, 2022) ed Evase dall’harem, scritto da Didier Quella Guyot e Alain Quella Villéger (Oblomov 2020). Ha illustrato per “Internazionale”, “24 Magazine”, “Le Monde diplomatique”, “Rivista il Mulino”. Collabora con le maggiori case editrici italiane del settore educativo e insegna Disegno all’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Elisabetta Sgarbi

Dopo 25 anni come editor e Direttore Editoriale della casa editrice Bompiani, Elisabetta Sgarbi ha fondato nel novembre 2015, assieme ad altri autori tra cui Umberto Eco, Mario Andreose ed Eugenio Lio, La nave di Teseo Editore, di cui è Direttore Generale e Direttore Editoriale. È inoltre Presidente di Oblomov Edizioni e Direttore Responsabile della rivista “linus”. Ha ideato, e da 27 anni ne è Direttore Artistico, il Festival Internazionale La Milanesiana – Letteratura Musica Cinema Scienza Arte Filosofia Teatro Diritto Economia Sport Fumetto e linus – Festival del Fumetto, che giunge quest’anno alla sua quinta edizione. Dal 1999 dirige e produce i suoi lavori cinematografici, presentati nei più importanti festival internazionali del Cinema. Il suo film più recente è L’isola degli idealisti, in concorso alla Festa del Cinema di Roma 2024, liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Giorgio Scerbanenco, prodotto da BibiFilm e Betty Wrong, con Rai Cinema, distribuito da Fandango. Nel 2020 ha fondato la Betty Wrong Edizioni musicali che ha esordito producendo il doppio album degli Extraliscio È bello perdersi, che include il singolo presentato al 71^ Festival di Sanremo, Bianca Luce Nera. Nel 2022 ha pubblicato insieme a Margutta 86 il singolo “È così” di Luca Barbarossa e Extraliscio, seguito dall’album di Extraliscio Romantic Robot. È Presidente della Fondazione Elisabetta Sgarbi che promuove la lettura, la diffusione della cultura e della conoscenza dell’arte. Per la sua attività culturale ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui l’Ambrogino d’Oro. È membro del Consiglio di amministrazione della Fondazione Paulo Coelho, con sede a Ginevra. È membro, su nomina del Pontefice Francesco I, della Pontificia Accademia delle Arti e delle Scienze.

La Milanesiana, la rassegna ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, giunta alla 27esima edizione, attraversa 18 città in tutta Italia con oltre 60 appuntamenti, intrecciando come da sua vocazione, letteratura, musica, cinema, scienza, arte, filosofia, teatro, diritto, economia, sport e fumetto in un percorso che negli anni ha delineato un’identità unica e sempre contemporanea.

 

“IL DESIDERIO E LA LEGGE” è il tema di questa 27esima edizione, due forze opposte ma profondamente intrecciate, il cui rapporto si impone come una delle questioni più vive del nostro tempo, un terreno fertile di interrogazione sui confini, morali e territoriali, l’autodisciplina, la libertà e la responsabilità.

La Rosa dipinta da Franco Battiato, che fin dalla prima edizione è il simbolo de La Milanesiana, è stata rielaborata da Franco Achilli per rappresentare l’intreccio tra Desiderio e Legge: il fiore e il suo profumo evocano attrazione, movimento e immaginazione, mentre le spine e la struttura cristallizzata richiamano il limite, la norma e il rischio. Non c’è opposizione tra i due poli, perché è proprio la Legge a dare forma al Desiderio, rendendolo percepibile, intenso e significativo.

 

L’edizione è dedicata a Daniela Benelli e Dario Salvetti, scomparsi nel 2025, due persone che hanno visto nascere La Milanesiana e l’hanno amata e arricchita con il loro lavoro e la loro passione, e a Giorgio Gosetti, direttore del Noir in Festival e amico de La Milanesiana.

 

Con il suo sguardo libero, trasversale e sempre in movimento, La Milanesiana rinnova la propria vocazione a leggere il presente attraverso la forza delle idee, delle arti e della parola, continuando a rappresentare un laboratorio culturale vivo, originale e in costante evoluzione. Il programma è disponibile sul sito ufficiale.

 

La Milanesiana è organizzata da Fondazione Elisabetta Sgarbi e Imarts International Music and Arts, con il Patrocinio del Comune di Milano e di Regione Lombardia.

 

Main Sponsor de La Milanesiana: A2A, Fondazione Cariplo, Intesa Sanpaolo, Volvo Car Italia, Regione Emilia-Romagna, Fondazione Banca Popolare di Milano, Comune di Bormio, Comune di Livigno, Nazione Verde, Grafica Veneta S.p.a.

 

Partner de La Milanesiana: Burgo Group Spa, FNM, Almo Collegio Borromeo, SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, La Venaria Reale, Praia Resort Group, MM SPA, Fondazione AEM, Istituto di Alti Studi SSML Carlo Bo, Odissea Cinema, LCA Studio Legale, Corriere della Sera.

 

La Milanesiana ringrazia: Comune di Ascoli Piceno, Comune di Seregno, Comune di Alessandria, Comune di Colle Val D’Elsa, Comune di Sondrio, Comune di Viareggio, Comune di Crotone, Comune di Gatteo a Mare, Comune di Cervia, Comune di Longiano, Comune di Fidenza, Piccolo Teatro di Milano, Anteo Palazzo del Cinema, Humanitas, Spazio Teatro No’hma, Fondazione Marche Cultura, Impresa edile Gaspari Gabriele, Fainplast srl, Turla, Circolo Cultural-Mente Insieme, Fondazione Ascoli Cultura, Fondazione Umberto Eco, Fondazione Elisabetta Sgarbi, Fondazione Cavallini Sgarbi, Betty Wrong, CiaccioArte, @Video, Studio Toffoletto De Luca Tamajo, Studio Volpatti, Salone Internazionale del Libro di Torino, Noir in Festival, Feltrinelli, A+G, Galleria Ceribelli, Ornella Bramani, Errestampa, Acinque, Rotary Club Bormio Contea, Comunità montana Alta Valtellina, BPER Banca, Bim Adda, Parco Nazionale dello Stelvio, Levissima, Prometeica, Braulio, Dammann.

 

 

LA MILANESIANA 2026

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Perché la civiltà ci rende infelici? | Freud e il disagio di essere umani

8 Giugno 2026 ore 06:40
La civiltà ci protegge oppure ci reprime?Le regole che rendono possibile la convivenza umana sono anche la causa del nostro disagio?E perché, nonostante il progresso, la guerra, la violenza e l’aggressività continuano a riemergere nella storia? In questa Scorribanda filosofica affrontiamo la visione freudiana della civiltà attraverso alcuni concetti fondamentali: il complesso di Edipo, il […]

Il Gattablu di Scampia. Esperienze di de-istituzionalizzazione della psichiatria

3 Giugno 2026 ore 18:00

Questo testo, curato da Nicola Valentino per le edizioni “Sensibili alle foglie”, racconta l’esperienza del “Gattablu”, uno dei primi centri di riabilitazione psichiatrica e psicosociale espressione del vasto movimento basagliano nato in Campania nei primi anni ’90, durante la fase di  chiusura dell’ex Ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi, il cosiddetto “Frullone”. Un’operazione coraggiosa, affrontata con l’entusiasmo e l’ottimismo di quel momento storico, dal prof. Sergio Piro e da un gruppo di operator3 che occuparono piccole costruzioni in stato di abbandono diventate poi la casa della comunità che cura, di cui questo libro ci racconta.

Qui, come in altri centri diurni con la medesima ispirazione ideale, iniziano i processi di affrancamento dalle solitudini, si inizia ad allenare relazioni e dialogo, si potenziano strumenti e abilità che consentono di raggiungere uno stato di benessere soggettivo, sociale, e funzionale. Il Gattablu rappresenta uno snodo cruciale di quel processo di de-istituzionalizzazione che ha rivoluzionato la psichiatria e che ha contribuito e contribuisce a migliorare la vita degli utenti e delle famiglie.

I pazienti vengono coinvolti a vari livelli nella gestione delle attività del centro, anche la preparazione collettiva del cibo stimola l’attività e la tessitura di relazioni affettive. L’arte ha un ruolo centrale come forma di “autocura” , quando l’esistenza diventa difficile, è una risorsa vitale, un mondo in cui ci si rifugia e che rigenera, un’esperienza che esce dal centro ad incontrare il mondo fuori: “dall’arte reclusa all’arte pubblica”.

Le opere diventano installazioni in giardini pubblici, fanno parte di mostre e incontrano collezionisti o appassionati, sono sul carro di carnevali di quartiere a Napoli. Molte opere hanno trovato acquirenti e il ricavato di ogni vendita è andato a beneficio di tutta la comunità, nell’ottica di qualcosa di proteso verso un futuro diverso per ognun.

La vocazione inclusiva del centro, all’interno dell’ampio movimento associativo creato dal basso in quegli anni, porta il Gattablu a intessere relazioni con una vasta rete di soggetti e situazioni. Al Gattablu, (nome probabilmente derivato da un gatto che abitava le strutture, e il blu un probabile riferimento al cavallo blu basagliano), nei più di trent’anni di attività, sono state organizzate iniziative, incontri con altre associazioni, progetti con scuole, occasioni di socialità.

Il libro cerca di raccontare proprio il valore umano e sociale di questa rete di legami sociali indispensabile per la cura della sofferenza psichica, una rete che tiene insieme, come osservava Sergio Piro, sofferenza individuale e sofferenza sociale.

Per tornare sull’arte come come modo per uscire fuori dal centro diurno e aprirsi al mondo, è molto interessante la vasta produzione artistica che include dipinti, disegni, sculture, scrittura di racconti, poesie, pensieri.

La stessa ristrutturazione delle palazzine è stata impreziosita da mosaici e installazioni che, insieme a quanto è rimasto nella struttura, costituiscono un patrimonio che ha bisogno di essere innanzitutto preservato, in particolare da quando, a gennaio 2026, l’ASL ha chiuso il centro e stabilito di procedere alla demolizione delle strutture. In questa fase di regressione nei metodi della cura della malattia mentale e di tagli alla sanità, l’incontro con l’archivio “arte ir-ritata” della Coop Sensibili alle foglie, assume un particolare valore per la divulgazione e la protezione di questo patrimonio a rischio di dispersione o di appropriazione indebita. In attesa  che si apra una nuova prospettiva di esistenza per questa preziosa esperienza di cura e solidarietà.

 Il Gattablu         

Una narrazione delle attività artistiche e sociali del Centro Diurno di salute mentale di Napoli Scampia  a cura di Nicola Valentino

Edizioni : Sensibili alle foglie (pag. 109)

recensione a cura di Nadia Nardi

 

 

 

 

 

 

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bitume - mare crudele - podcast

di: Unit
28 Giugno 2023 ore 00:00

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica, impreparata e inaspettata, a "cura" di Unit hacklab Milano.

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Mercoledì 28 giugno 2023, dallo studio radio di ZAM

Mare crudele

  • IBM aveva una sua AI e la chiamava Watson

  • Aggiornamenti sul sottomarino che scese a visitare il Titanic

  • Viaggi su Marte e altri ambienti scomodi che …

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