❌

Vista elenco

Bologna, guardare le stelle per immaginare saperi condivisi

15 Ottobre 2026 ore 21:31

Arte, scienza e formazione. Otto opere tra universo, ricerca e nuovi immaginari, realizzate con linguaggi e materiali differenti, che rappresentano alcuni dei fenomeni e concetti più affascinanti dell’universo in relazione alla nostra vita quotidiana e al modo in cui abitiamo il mondo.

C’è questo e altro in Marino e le Stelle, percorso espositivo gratuito (appena stato inaugurato all’Opificio Golinelli), che raccoglie gli esiti del laboratorio multidisciplinare di arte e scienza promosso da Fondazione Golinelli e curato dal duo artistico Antonello Ghezzi, in collaborazione con il Dipartimento di fisica e astronomia Augusto Righi dell’Università di Bologna, l’Accademia di Belle Arti di Bologna, Osservatorio di Astrofisica e Scienza dello Spazio e Istituto di Radioastronomia, entrambi di Inaf.

Il percorso espositivo (le opere e gli exhibit saranno visibili fino a fino a domenica 22 novembre. QUI per prenotare una visita) è un po’ il momento conclusivo delle attività, avviate a marzo, degli incontri, lezioni, approfondimenti e momenti di confronto tra giovani artisti e giovani ricercatori.

Sullo sfondo le evidenze di un laboratorio, che ha coinvolto giovani ricercatrici e ricercatori in astrofisica e giovani artiste e artisti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, chiamati a confrontarsi e lavorare insieme a partire da alcuni dei grandi temi dell’astrofisica contemporanea.

Marino e le Stelle
Antonio Danieli, vicepresidente e direttore generale di Fondazione Golinelli

Nuovi modi di leggere il presente e immaginare il futuro

«Mettere in relazione persone, competenze e linguaggi diversi è fortemente generativo», spiega Antonio Danieli, vicepresidente e direttore generale di Fondazione Golinelli, «lo dimostra questo progetto nato dalla collaborazione di importanti istituzioni scientifiche e culturali. Giovani artisti e ricercatori hanno avuto la possibilità di confrontarsi in un percorso comune mettendo in dialogo conoscenze scientifiche e ricerche artistiche».

Le otto opere realizzate, entra nel dettaglio, «sono il risultato concreto di questo incontro e testimoniano come sia possibile aprire prospettive nuove, quando si parte da domande e linguaggi molto diversi. È anche questo il senso della nostra idea di cultura: creare occasioni nelle quali competenze e saperi possano incontrarsi e contribuire insieme a costruire nuovi modi di leggere il presente e immaginare il futuro».

Un grande viaggio nell’Italia che opera «per amore al genere umano»: geolocalizzate e ordinate per settore di intervento ben mille realtà filantropiche e raccontati, in una gallery di cento, i progetti sociali e ambientali più innovativi.
DOVE VA A FINIRE LA FILANTROPIA

Le otto opere

Le otto opere realizzate, con linguaggi e materiali differenti, «rappresentano», spiegano dalla fondazione, «alcuni dei fenomeni e concetti più affascinanti dell’universo in relazione alla nostra vita quotidiana e al modo in cui abitiamo il mondo. Il pubblico avrà modo di ascoltare queste storie dalla voce dei suoi autori».

Relazioni umane e Universo. In Empty threads Elisa Altomonte e Leonardo De Deo, mettono in relazione la rete che struttura l’Universo con quelle che attraversano le relazioni umane. Il lavoro nasce da una performance con fili di recupero e si sviluppa poi nel dittico realizzato attraverso la tecnica dell’acquatinta, dove i filamenti della rete cosmica diventano il punto di partenza per riflettere sulla fragilità dei legami e sul senso di comunità.

La fluidità dello spaziotempo. Flusso di Alice Bomberini e Abinet Alessandro Buson Pizzardo riflette invece sulla fluidità dello spaziotempo attraverso segni tracciati su una pellicola trasparente e trasformati dalla luce del sole, in un processo di continuo divenire.

Onde gravitazionali e semi di girasole. Con Chip! Chip! Nicola Borghi e Alessio Bongianino stabiliscono un collegamento tra dimensione terrestre e cosmica attraverso semi di girasole, movimento e suono, richiamando con il termine chirp il segnale associato alle onde gravitazionali prodotte dalla fusione di buchi neri.

Marino e le Stelle / Fondazione Golinelli
Eugenia Ferrara, vicedirettrice di fondazione Golinelli con il duo artistico Antonello Ghezzi

La percezione dell’invisibile

Il tema della percezione torna in Camera a nebbia di Leonardo De Deo ed Elysée Farazmand, dove un gesto minimo e ripetuto diventa occasione per riflettere sulla possibilità di rendere percepibili fenomeni altrimenti invisibili.

In Buchi bianchi Leonardo De Deo e Anna Rolfi trasformano il concetto dei buchi bianchi in un trittico scultoreo e sonoro, interrogandosi sulla possibilità di trasformare luoghi privi di una funzione definita in spazi di relazione e di vita. Dare una bocca, realizzato da Viviana Fardella e Francesca Riccioni, prende invece spunto dalle reti miceliali per costruire un ambiente site-specific riconfigurabile, nel quale le decisioni individuali concorrono alla costruzione di un’organizzazione collettiva.

Ambiente e trasformazioni del paesaggio

Gli ultimi due lavori ampliano la riflessione al rapporto tra ambiente, territorio e trasformazioni del paesaggio. Dialoghi Emergenti di Veronica Ilari e Chiara Sette, parte dall’esplorazione di luoghi abbandonati e dalla presenza di natura, luce, acqua, animali e tempo per costruire una mappa digitale interattiva e in continua evoluzione. Dieci minuti di buio di Martina Platone, Viola Ricci e Gaia Vallese affronta invece il tema dell’inquinamento luminoso: la luce artificiale viene utilizzata per imprimere su carta fotosensibile l’immagine della Via Lattea, evidenziando la progressiva perdita del cielo notturno nelle aree urbane.

Resta informato su ProdurreBene.

In apertura l’astronomo Sandro Bardelli con gli studenti. Foto da Ufficio Stampa e Comunicazione Fondazione Golinelli

L'articolo Bologna, guardare le stelle per immaginare saperi condivisi proviene da Vita.it.

Gasolio, il prezzo della geopolitica

14 Ottobre 2026 ore 10:21

Il costo del gasolio in Italia dipende oggi da vicende geograficamente lontane e da un decreto annunciato e non ancora arrivato. Finché l’Europa resta dipendente dalle importazioni, ogni crisi internazionale si traduce prima o poi in un rincaro alla pompa.

L'articolo Gasolio, il prezzo della geopolitica proviene da Lavoce.info.

Gasolio, il prezzo della geopolitica

14 Ottobre 2026 ore 10:21

Il costo del gasolio in Italia dipende oggi da vicende geograficamente lontane e da un decreto annunciato e non ancora arrivato. Finché l’Europa resta dipendente dalle importazioni, ogni crisi internazionale si traduce prima o poi in un rincaro alla pompa.

L'articolo Gasolio, il prezzo della geopolitica proviene da Lavoce.info.

Le grandi aziende si sono stufate dell’open-source oppure sono semplicemente finiti i soldi?

14 Ottobre 2026 ore 08:45
#Gentoo cerca nuovi sponsor, #DigitalOcean chiude il suo programma di #crediti #opensource, #Google ridimensiona il bug bounty e #Microsoft interrompe il sostegno ai #maintainer. Sono casi isolati o il segnale di un cambiamento più profondo? Tra tagli, spending review e sostenibilità dei progetti, una domanda resta aperta: le grandi aziende si sono stufate dell’open-source oppure sono semplicemente finiti i soldi?

Ceuta e la gestione delle frontiere esterne dell’Unione Europea

14 Ottobre 2026 ore 07:00

Il 30 luglio 2026, Ceuta è stata teatro di una crisi migratoria senza precedenti, che ha sottoposto a forte pressione il sistema di controllo della frontiera e ha riportato al centro del dibattito europeo la questione della gestione dei confini esterni dell’Unione. Ceuta e Melilla costituiscono, infatti, gli unici territori dell’Unione Europea situati sul continente africano e, proprio per la loro peculiare posizione, sono considerate uno dei punti più sensibili della frontiera esterna europea.

Rimaste sotto amministrazione spagnola dopo l’indipendenza dal Marocco nel 1956, nonostante la sovranità di Madrid sia da sempre contestata da Rabat, le due città sono diventate uno dei simboli della progressiva fortificazione delle frontiere europee. A partire dagli anni Novanta, le autorità spagnole hanno rafforzato le recinzioni per contenere gli attraversamenti irregolari, inserendole in un sistema di controllo più ampio, fondato sul potenziamento della sorveglianza e sul progressivo coinvolgimento di Paesi terzi nella gestione dei flussi migratori. La crisi del 2026 ripropone così una questione che va oltre il solo confine spagnolo e riguarda la capacità dell’Unione di gestire in modo condiviso le proprie frontiere esterne.  

“La dimensione strutturale della crisi”

L’ingresso della Spagna nell’Unione Europea nel 1986 e la conseguente adesione allo spazio Schengen nel 1991 ha inserito Ceuta e Melilla nel sistema europeo di gestione delle frontiere, pur prevedendo un regime specifico. I confini con il Marocco costituiscono, infatti, frontiere esterne dello spazio Schengen, mentre sono previsti controlli sui collegamenti da Ceuta e Melilla verso la Spagna continentale. Nel corso degli anni si sono verificati svariati tentativi di attraversamento delle barriere, in particolare nel 2005 con episodi che portarono a un ulteriore rafforzamento dei controlli, rendendo Ceuta e Melilla tra i confini migratori più sorvegliati dell’UE. Tali situazioni, seppur spesso presentate come emergenziali, suggeriscono che si tratti invece di una dinamica strutturale: la pressione migratoria alle frontiere spagnole in Africa rappresenta una componente ricorrente del sistema migratorio euro-mediterraneo.

Pur non riconoscendo la sovranità spagnola su Ceuta, il Marocco ha assunto un ruolo centrale nel controllo delle frontiere migratorie verso la città. La posizione geografica dell’exclave rende infatti il controllo della frontiera fortemente dipendente dalla capacità delle autorità spagnole e marocchine di coordinare le rispettive attività di sorveglianza. Già la crisi di Ceuta del maggio 2021, in cui oltre 8000 persone attraversarono illegalmente la frontiera, mostrò l’importanza della collaborazione dei Paesi terzi nella gestione delle frontiere esterne dell’Unione.

Quanto accaduto questa estate ha, però, rappresentato un evento di portata nettamente maggiore rispetto alle ondate migratorie precedenti. Il 30 luglio 2026, Ceuta è stata teatro del più grande attraversamento irregolare mai registrato nella storia della città: circa 80.000 persone hanno superato la frontiera marocchina e circa 141 persone hanno perso la vita durante i tentativi di ingresso; nei giorni successivi la maggior parte degli individui sono stati riportati in Marocco. Questo episodio ha messo sotto pressione il sistema di controllo della frontiera, portando nuovamente al centro del dibattito europeo la gestione dei confini esterni dell’Unione.

Per di più, la crisi si è verificata poco dopo l’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, il quale prevede che “l’UE disponga di frontiere esterne forti e sicure, che i diritti delle persone siano garantiti e che nessun paese dell’UE sia lasciato solo ad affrontare la pressione migratoria. Inoltre, integra saldamente la migrazione nei partenariati internazionali, contribuendo a prevenire le partenze irregolari e a contrastare il traffico di migranti.”. In questo senso, la crisi di Ceuta ha rappresentato un primo banco di prova per il nuovo patto e per la capacità dell’Unione di dare concreta attuazione al principio di solidarietà su cui si fonda.

“La gestione della crisi tra Madrid, Rabat e Bruxelles”

La risposta immediata di Madrid si è concentrata anzitutto sul ripristino del controllo della frontiera e sull’implementazione di misure necessarie a evitare ulteriori arrivi, tra cui anzitutto il rafforzamento della presenza delle autorità e il dispiegamento di ulteriori mezzi navali, elicotteri e droni. In questo contesto, è stata anche installata una barriera pneumatica di circa 500 metri nell’area del Tarajal, zona costiera in prossimità del principale valico di frontiera con il Marocco.

Parallelamente, Madrid ha intensificato il coordinamento con Rabat. Il Ministero dell’Interno spagnolo ha richiamato l’importanza del contributo delle forze di sicurezza marocchine nella gestione della crisi. Questi eventi hanno, infatti, nuovamente evidenziato l’ambivalenza della gestione europea delle frontiere, poiché pur trattandosi di un confine dell’Unione, la sua sicurezza dipende in larga misura dalla collaborazione con un Paese terzo.

La gestione della crisi a Ceuta non è rimasta confinata a livello bilaterale. Di fronte alla portata dell’emergenza, infatti, la Spagna si è rivolta alle istituzioni europee, chiedendo la solidarietà degli altri Paesi membri. Tuttavia, le reazioni dei vari Paesi europei non sono state unanimi, a partire dalla posizione dell’Italia, che ha deciso di sospendere temporaneamente e unilateralmente i viaggi di frontiera aperta con la Spagna, al fine di difendere i confini europei. È stato proprio il governo italiano, con l’appoggio di quello danese, a proporre la redazione di una lettera congiunta, firmata da 22 capi di Stato e di governo europei, indirizzata al presidente del Consiglio europeo António Costa, alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e al primo ministro irlandese Micheál Martin, che attualmente detiene la presidenza del Consiglio. I firmatari hanno sollecitato una risposta europea immediata e coordinata, chiedendo anche la convocazione di una videoconferenza straordinaria dei ministri degli Interni per valutare la situazione e discutere un ulteriore sostegno alla Spagna, nonché ulteriori misure a tutela delle frontiere esterne dell’UE.

Pertanto, il 4 agosto si è tenuta una videoconferenza informale tra i ministri degli interni dei Paesi membri dell’Unione Europea. Nel corso dell’incontro, Micheál Martin ha dichiarato: “L’UE è unita ed è pronta a sostenere la Spagna e a proteggere le nostre frontiere esterne dall’immigrazione clandestina. Le frontiere esterne dell’UE sono una nostra responsabilità condivisa e la migrazione richiede una risposta europea unita.” Successivamente, il commissario Magnus Brunner ha definito gli attraversamenti di massa un test per la resilienza europea e per la sicurezza delle frontiere esterne, sottolineando al contempo che la situazione è stata riportata sotto controllo e che lo spazio Schengen è rimasto invariato.

Il 24 agosto la Spagna ha chiesto all’UE un aiuto finanziario d’urgenza per rafforzare la capacità di accoglienza a Ceuta e le infrastrutture di sicurezza lungo il confine con il Marocco. Pochi giorni dopo, Madrid ha chiesto sostegno anche a Frontex, Europol e l’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo, le quali hanno risposto positivamente. Nel frattempo, Sánchez ha escluso l’esistenza di prove di un coinvolgimento del Marocco negli attraversamenti di massa, attribuendo invece un ruolo nell’innesco della crisi alla disinformazione sui social media e sottolineando che le indagini proseguono. Il 1° settembre 2026, il governo spagnolo ha annunciato lo stanziamento di 309 milioni di euro per potenziare i servizi di sicurezza e le strutture di accoglienza a Ceuta e per sostenere l’economia locale.

Dopo la richiesta di Madrid alla Commissione Europea di istituire una presenza permanente di Frontex a Ceuta, il 9 settembre è arrivata una prima risposta concreta proprio da parte della Commissione, la quale ha concesso al Paese un aiuto d’urgenza pari a 114,7 milioni di euro, finalizzato a fronteggiare la crisi, ribadendo il proprio appoggio alla Spagna, anche attraverso la mobilitazione delle agenzie UE.

Nuove strategie e prospettive europee per la gestione delle frontiere

Nel discorso sullo Stato dell’Unione dello scorso 16 settembre, Ursula von der Leyen ha espresso supporto al popolo spagnolo, ribadendo che “il confine di Ceuta è un confine europeo” e sottolineando, quindi, la necessità di una risposta comune alla crisi, anche alla luce del nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo. A riguardo, la presidente della Commissione europea ha sostenuto che c’è bisogno di migliorare, soprattutto nelle situazioni emergenziali ed ha per questo annunciato la proposta di un nuovo meccanismo di risposta alle emergenze.

In questa prospettiva, il principio della responsabilità condivisa per la protezione delle frontiere esterne dell’Unione si è tradotta nel piano pubblicato dalla Commissione europea il 29 settembre, articolato in cinque punti e volto a “rafforzare la resilienza e la sicurezza delle frontiere esterne dell’UE”. Il piano individua cinque direttrici principali: il rafforzamento della cooperazione con i paesi partner per prevenire la migrazione illegale; il potenziamento delle frontiere esterne dell’UE; il miglioramento del monitoraggio della situazione e dei sistemi di allarme rapido; il contrasto alle reti di traffico e tratta di migranti; e, infine, il rafforzamento delle procedure di rimpatrio.

Il piano è stato successivamente presentato dalla Commissione al Consiglio Giustizia e affari interni (GAI) il 1° ottobre e i ministri degli Affari interni degli Stati membri ne hanno discusso nel più ampio discorso sullo stato generale dello spazio Schengen. In questa occasione, il ministro spagnolo dell’Interno Fernando Grande-Marlaska ha fornito un aggiornamento sulla situazione a Ceuta, chiedendo ai partner europei “solidarietà operativa, finanziaria e politica” per fronteggiare le crisi migratorie. Madrid ha ribadito l’efficacia dei controlli alle frontiere, sottolineando che nessun migrante arrivato a Ceuta ha proseguito verso altri Stati membri e che gli arrivi sulle rotte verso la Spagna sono in forte calo. Infine, il ministro ha evidenziato la piena operatività del sistema europeo di ingressi e uscite (EES) e il ruolo di Frontex nel controllo delle frontiere, sollecitando nuove misure europee per accelerare i rimpatri e le procedure di protezione internazionale in situazioni di crisi.

I ministri hanno, inoltre, affrontato la politica dei visti e le proprietà del ciclo Schengen 2026-2027, con particolare attenzione al rafforzamento dello scambio di informazioni e all’impiego delle nuove tecnologie per individuare tempestivamente i rischi emergenti e rafforzare la sicurezza nell’UE.

La crisi di Ceuta ha riportato al centro del dibattito europeo la gestione delle frontiere esterne e la responsabilità condivisa tra gli Stati membri. Nonostante le diverse posizioni emerse, le istituzioni europee hanno fornito supporto politico, finanziario e operativo alla Spagna e adottato nuove misure per rafforzare la sicurezza delle frontiere. Come sottolineato dal commissario Magnus Brunner, la crisi ha messo alla prova l’Unione in termini di rapidità, solidarietà e resilienza, mostrando al contempo la necessità di una risposta comune alle emergenze future.

Rifugiati a scadenza: Kuala Lumpur rimpatria, Naypyidaw incassa

13 Ottobre 2026 ore 07:00

Un mercato del lavoro che respinge gli stranieri e continua a cercarli

Ufficialmente la Malaysia vuole meno lavoratori stranieri. Quelli regolari erano 2,13 milioni a fine 2025, le nuove quote sono bloccate dal marzo 2023 e il governo punta a farli scendere al 10 per cento della forza lavoro entro il 2030. Le imprese ad alta intensità di lavoro, però, continuano a chiedere manodopera, e a luglio Anwar Ibrahim ha dovuto ordinare di sbloccare entro un mese le domande della ristorazione. I rifugiati stanno dentro questa contraddizione. A maggio il ministro dell’Interno Saifuddin Nasution Ismail ha spiegato che il nuovo registro statale, il DPP (Dokumen Pendaftaran Pelarian), non dà diritto a restare: ogni pratica finirà con un rimpatrio, un reinsediamento in un paese terzo o un’espulsione. Ha aggiunto che la banca dati servirà a collocare i rifugiati tra i 20 e i 40 anni nei posti vacanti di cinque settori. Due mesi dopo il governo ha ordinato all’UNHCR di sospendere le nuove registrazioni. La Malaysia non ha mai firmato la Convenzione di Ginevra del 1951, e così decidere chi è rifugiato, e per fare quale lavoro, spetta soltanto all’amministrazione. Marx avrebbe parlato di sovrappopolazione relativa: una riserva di lavoro che lo Stato allarga o restringe con un atto amministrativo, secondo quello che chiedono le imprese. Chi sa di poter perdere il permesso da un giorno all’altro non cambia datore e difficilmente denuncia un abuso, perché l’alternativa concreta è un centro di detenzione. Per questo la deportabilità disciplina molte più persone di quante ne vengano poi espulse davvero. Quella fascia d’età rende esplicita una divisione che gli studiosi del sistema-mondo descrivono da decenni, quella dei costi di una vita tra due paesi: chi riceve paga gli anni produttivi, chi invia si fa carico dell’infanzia prima della partenza e della malattia o della vecchiaia dopo il rientro. La Malaysia regge la propria posizione semiperiferica grazie al lavoro a basso costo dei vicini più poveri, e applica questa divisione con una franchezza rara. Il rimpatrio ne è l’ultimo passaggio.

Chi decide chi torna? 

A metà agosto nei centri di detenzione c’erano 10.388 cittadini birmani. Il governo ne ha indirizzati 4.008, quasi tutti rohingya, verso il DPP e 5.000 verso il rimpatrio. Kuala Lumpur ha poi mandato i 5.000 nomi all’ambasciata del Myanmar, che per la prima fase ne ha accettati 1.476. A scegliere chi poteva salire sulle navi, con i propri criteri di cittadinanza, è stato quindi un governo che rifiuta ancora l’identità rohingya. Gli scartati restano in Malaysia, schedati biometricamente e disponibili per il mercato del lavoro. Il governo assicura che tutti hanno firmato per tornare. Mi chiedo quanto valga una firma messa davanti a due sole possibilità, la detenzione senza termine o un paese in guerra. Nel febbraio 2021 la Malaysia rimpatriò 1.086 birmani su navi della giunta nonostante un ordine del tribunale, e tra loro c’erano persone registrate presso l’UNHCR. 

Per Naypyidaw la contropartita è politica. Min Aung Hlaing, che guidò il golpe del 2021, ha giurato come presidente ad aprile e da allora cerca governi disposti a riceverlo. A settembre Anwar gli ha offerto una visita ufficiale a patto che il Myanmar si riprendesse i propri cittadini; il 30 settembre Kuala Lumpur ha annunciato che la visita avverrà entro ottobre. La Malaysia sarà il quinto paese ASEAN ad accoglierlo. Naypyidaw offre l’unica cosa che la Malaysia non può ottenere da sola, il riconoscimento di queste persone come cittadini birmani, e riceve la normalità dei rapporti tra governi. Anwar dice di aver ottenuto anche lo stop ai bombardamenti in Rakhine e cure mediche per chi rientra. Sono promesse verbali di una parte in guerra, che nessuno fuori dai due governi può verificare. Il memorandum Italia-Libia del 2017 e l’intesa UE-Tunisia del 2023 hanno affidato il contenimento della mobilità a governi fragili o apertamente autoritari, pagandolo in denaro e legittimazione. Kuala Lumpur paga in riconoscimento, con la stessa logica di riammissione. Pesa anche la politica interna: a giugno una petizione per espellere i rohingya ha superato le 424.000 firme, e le elezioni generali vanno tenute entro febbraio 2028. L’ostilità verso i rifugiati dà copertura elettorale a una politica che fa comodo anche ai datori di lavoro.

Un regionalismo che si auto-blocca da solo

L’Indonesia ci arriva dalla parte opposta. La Perpres 125/2016 non prevede né lavoro né istruzione per i rifugiati; il ministro dell’Immigrazione Agus Andrianto ne ha chiesto la revisione nel novembre 2024, e l’assistenza resta a UNHCR e OIM. La Malaysia apre il mercato del lavoro con permessi revocabili, Giacarta lo tiene chiuso. In nessuno dei due lo status di rifugiato diventa un diritto di residenza. L’ASEAN non ha riconosciuto le elezioni birmane e dal 2021 tiene i leader birmani fuori dai vertici, richiamandosi a un Consenso in cinque punti che Naypyidaw non ha mai attuato. Il 10 agosto il ministro degli Esteri malese Mohamad Hasan ha chiesto al Myanmar di rispettarlo prima di qualsiasi rimpatrio. Diciassette giorni dopo Kuala Lumpur ha annunciato la data delle partenze. Consenso e non ingerenza proteggono gli affari interni dei membri dallo scrutinio collettivo, e in questo funzionano ancora. Una crisi che esce dai confini nazionali ne rimanda le conseguenze a ogni Stato preso singolarmente, e ne viene fuori una catena di accordi bilaterali che nessuna sede comune discute. L’intesa tra Anwar e Min Aung Hlaing occupa lo spazio che questa paralisi regionale  lascia libera e intanto svuota, visita dopo visita, la sanzione collettiva contro Naypyidaw. Per capire se il programma è davvero volontario basterebbero due cose: lasciare entrare l’UNHCR nei centri di detenzione a parlare con i candidati, e dare a chi rifiuta il rimpatrio un permesso di soggiorno con diritto al lavoro. Finché rifiutare vorrà dire restare in cella, la seconda fase somiglierà molto alla prima.

Jodrell Bank – Un osservatorio da salvare

9 Ottobre 2026 ore 18:47

È un simbolo. Che parla dell’umano desiderio di guardare oltre il nostro pianeta per capire cosa c’è, là fuori. Il luogo di battesimo dei futuri scienziati del Regno Unito, con gli oltre venticinquemila scolari in gita scolastica che vi approdano ogni anno. Ma anche un pezzo di fantascienza in una terra verde e piacevole. Che si staglia nella luce del tramonto con una silhouette oltremodo fotogenica.

Parliamo del Jodrell Bank Observatory. O meglio, così ne parlano gli inglesi, di quest’osservatorio astronomico fondato nel 1945 nella regione del Cheshire. Protagonista assoluto della struttura è il Lovell Telescope, il radiotelescopio più grande del Regno Unito.

Sir Bernard Lovell, fondatore dell’osservatorio, interpellato al riguardo ebbe a dire: «Incontro spesso anziani ormai in pensione da tempo, i quali mi raccontano che fu la vista di Jodrell, quando erano ragazzi, a ispirarli a intraprendere una carriera scientifica».

Nel 2006, con un sondaggio indetto dal Bbc News Magazine, il telescopio Lovell si è persino aggiudicato un titolo, quello del più grande monumento non celebrato di tutta la Gran Bretagna.

Talmente non considerato che adesso l’intero osservatorio rischia di chiudere i battenti. Nel mese di luglio l’Uk Research and Innovation Agency (Ukri) ha infatti eliminato i fondi di gestione della struttura, che ammontano a 2.8 milioni di sterline all’anno. In mancanza di altri finanziamenti, il Jodrell Bank cesserà ogni operazione dal 1° aprile 2028. Ventotto posizioni lavorative presso l’osservatorio potrebbero essere cancellate. Certamente intaccate risulterebbero anche le ricerche dei quasi tremila astronomi che in tutto il mondo utilizzano i dati dell’osservatorio. Gli effetti della chiusura si propagherebbero ben oltre i confini del regno, insomma.

L’iconico radiotelescopio Lovell al Jodrell Bank Observatory. Con i suoi 76 metri di diametro è il più grande radiotelescopio del Regno Unito e il secondo più grande d’Europa. Crediti: T. O’ Brien

L’opinione pubblica britannica non l’ha presa bene. Persino le rockstar sono scese in campo, vedi Brian May e il chitarrista degli Smiths Johnny Marr che, assieme ad altre celebrità del mondo anglosassone, hanno scritto una lettera per scongiurare una decisione «folle» e chiedere al governo «di trovare immediatamente un finanziamento per salvare il Jodrell Bank».

Un mese fa il primo ministro del Regno Unito Andy Burnham ha preso l’impegno di salvare il radiotelescopio: «Tutti quelli della mia generazione hanno fatto una gita scolastica a Jodrell Bank. È impensabile assistere alla sua fine, e ciò non accadrà sotto il mio governo».

Due petizioni con oltre trentamila firmatari sono state lanciate per far tornare l’Ukri sui suoi passi. «Non si tratta solo di salvare un telescopio», si legge in una di esse. «Si tratta di salvare il nostro posto in prima linea nella scoperta umana – e mantenere viva l’ambizione che ha definito la scienza britannica per generazioni».

Per capire meglio quale sia il valore scientifico dell’osservatorio, abbiamo intervistato Marcello Giroletti, astronomo in servizio all’Istituto di radioastronomia dell’Inaf di Bologna, che conosce bene questa struttura.

Che cos’è il Jodrell Bank Observatory?

«L’osservatorio di Jodrell Bank è il cuore della radioastronomia inglese e un luogo di riferimento per tutta quella europea. Anzitutto, a Jodrell Bank si trova il Lovell Telescope, costruito nel 1957 ma che con i suoi 76 metri di diametro è tuttora il secondo radiotelescopio più grande d’Europa. Il Lovell Telescope è anche la più grande delle sette antenne dell’e-Merlin, una rete di radiotelescopi distribuiti per tutta l’Inghilterra e collegati con fibre ottiche. Jodrell Bank ospita il correlatore di questa rete, ovvero il supercomputer che combina i dati delle “sette sorelle” per realizzare immagini radio molto più dettagliate di quanto sia possibile fare con una sola antenna. Infine, Jodrell Bank ospita numerosi laboratori dedicati allo sviluppo di tecnologie in ambito elettronico e digitale, utili per il continuo miglioramento delle osservazioni».

E fuori dall’Inghilterra? Che ruolo ha questa struttura?

«Accanto a queste attività, gestite dall’Università di Manchester e oggetto dei tagli previsti, a Jodrell Bank è stato installato anche il quartier generale di Skao, il nuovo radiotelescopio fiore all’occhiello della comunità internazionale, che però è in fase di costruzione in Australia e Sudafrica. Quindi, paradossalmente, se i fondi saranno effettivamente tagliati, resterebbe aperto il quartier generale di uno strumento che si trova lontano mentre tutta la strumentazione locale sarebbe sostanzialmente abbandonata».

Dunque l’osservatorio parrebbe tutt’altro che superato, nonostante il telescopio Lovell abbia quasi settant’anni…

«L’e-Merlin è uno strumento che è stato costantemente aggiornato nel corso degli anni ed è tuttora un osservatorio di punta. Ad esempio, il prefisso “e-” si riferisce all’upgrade per cui i dati delle stazioni remote vengono attualmente inviati in modo “elettronico” tramite fibre ottiche, e non via ponti radio, come si faceva inizialmente. Lo strumento fornisce con regolarità importanti risultati sia operando in modo indipendente che all’interno della più grande rete europea – alla quale fornisce maggiore sensibilità e flessibilità – e in coordinamento con osservatori ad altre frequenze e persino con i rivelatori di onde gravitazionali e neutrini. Ad esempio, in questo lavoro del 2021 e-Merlin e IceCube – il fondatore di quest’ultimo è stato appena insignito del premio Nobel – hanno lavorato assieme per dimostrare che un neutrino rivelato da IceCube era stato prodotto nella distruzione di una stella da parte di un buco nero supermassiccio. E anche con l’entrata in funzione di Skao, la risoluzione angolare di e-Merlin resterà fino a cinque volte migliore! Per non parlare del fatto che potrà continuare a vedere regioni del cielo inaccessibili a Skao, che si trova nell’emisfero opposto».

A che punto è la raccolta firme?

«Le due petizioni principali hanno superato le trentottomila e trentunmila firme, e molte altre ne sono sorte anche da parte della comunità locale per difendere quello che è un vero e proprio patrimonio storico e culturale. L’osservatorio di Jodrell Bank è riconosciuto come patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco e praticamente tutti gli studenti e le studentesse inglesi lo visitano come parte del proprio percorso formativo. È stato ripetutamente sede di eventi di musica, scienza, arte e cultura. Al di là delle iniziative partite da parte della cittadinanza, anche la comunità scientifica si è espressa in modo molto forte, con lettere aperte da parte di numerosi esponenti di alto livello di tutta la comunità radioastronomica internazionale».

Hai un ricordo personale legato al Jodrell Bank?

«Ne ho almeno un paio che mi sono molto cari. Anzitutto, Jodrell Bank è stata la sede presso cui ho frequentato la mia prima scuola di interferometria radio, quando ero ancora un laureando dell’Università di Bologna. A quei tempi era molto più raro fare esperienze all’estero e per me fu un grande onore poter passare una settimana in quel luogo che era contemporaneamente affascinante e anche un po’ intimorente. E ricordo ancora perfettamente l’emozione, dopo una giornata intera di lezioni ed esercitazioni molto intense, di vedere muovere il radiotelescopio nella luce del tardo pomeriggio di fine aprile. Mi ricordo di averlo definito persino romantico!».

Un ricordo più recente invece?

«Era l’estate del 2021 ed era da poco esplosa una nova in Ofiuco. Attivammo con grande urgenza una serie di osservazioni con la rete Evn, a cui tutto e-Merlin ha partecipato, fornendo sensibilità in particolare alle regioni più tenui visibili quando ormai l’emissione ottica ed X era svanita. Il professor O’Brien dell’Università di Manchester seguì personalmente le osservazioni e mi mandò la foto che correda quest’intervista, che conservo ancora caramente e mostro in tutte le presentazioni su quella campagna, sulla quale abbiamo già basato varie pubblicazioni».

 

Yambo, esploratore dell’infinito

9 Ottobre 2026 ore 10:43

Un astronomo punta il telescopio verso Marte e, invece di canali e calotte polari, ci trova l’amore. È il 1910 e sugli schermi italiani passa Un matrimonio interplanetario: pochi minuti di pellicola muta, fondali dipinti, una storia sentimentale che attraversa lo spazio. È considerato il primo film di fantascienza girato in Italia. Lo firma un autore che i lettori, soprattutto i più giovani, conoscono già da anni con uno pseudonimo esotico e un po’ buffo: Yambo.

Dietro quel nome c’era Enrico Novelli (Pisa, 1874 – Firenze, 1943), figlio d’arte – il padre Ermete riconosciuto come uno dei più grandi maestri d’arte drammatica – e autore di una produzione che ancora oggi nessuno è riuscito a censire per intero. Romanzi d’avventura e d’anticipazione, racconti, fumetti, illustrazioni, teatro e teatro di figura, cinema, giornalismo, divulgazione scientifica. «Un incursore dell’immaginario», lo definiscono Paolo Tozzi e Francesca Brunetti nella prefazione di Yambo 150. L’universo di Yambo tra scienza, avventura e immaginazione (Felici Editore, 2026). Un artista «radicalmente eclettico al punto da risultare inafferrabile» e che proprio per questo il Novecento ha finito per perdere per strada.

Paolo Tozzi, Fabio Gadducci, Francesca Brunetti (a cura di), Yambo 150. L’universo di Yambo tra scienza, avventura e immaginazione, Felici Editore, 2026, 164 pagine, 20 euro

Per i 150 anni dalla nascita di Yambo un gruppo decisamente eterogeneo – esperti di fumetto e di letteratura per ragazzi, storici del cinema e della scienza, bibliotecari, informatici, autori e astrofisici – ha deciso di festeggiare. A Firenze, la Biblioteca Marucelliana ha esposto autografi, disegni e volumi rari, mentre un ciclo di incontri si è svolto tra la Marucelliana e la biblioteca dell’Inaf di Arcetri. A Torino il MuFant, il Museo del fantastico e della fantascienza, ha ricollocato Yambo nella storia internazionale del genere. A Pisa, sua città natale, Palazzo Blu ha messo in dialogo le tavole originali de Gli esploratori dell’infinito con la loro nuova vita a fumetti, la graphic novel firmata da Davide La Rosa e Armin Barducci.

Il volume curato da Tozzi, Brunetti e Fabio Gadducci raccoglie e racconta queste esperienze. Ma c’è anche la giovinezza bohémienne di Novelli tra Firenze, Milano e la Roma umbertina, il suo rapporto col fumetto, il serrato confronto con il francese Albert Robida.

Chi si occupa di letteratura per l’infanzia e per ragazzi sa bene che fantasia e scienza non sono mondi antitetici. Quando Gianni Rodari parlava del “binomio fantastico” come scintilla per mettere in moto l’immaginazione, evidenziava proprio l’incontro tra elementi apparentemente lontani. Nella storia della letteratura giovanile, i classici topoi della narrazione — dal viaggio verso mondi inesplorati alle macchine prodigiose, dai viaggi nel tempo alla conquista dello spazio — sono sempre stati il terreno d’elezione su cui s’innestano le scoperte e le ipotesi scientifiche del proprio tempo. Yambo ha incarnato questo spirito in modo esemplare. In romanzi come Gli eroi del Gladiator (1900) o La colonia lunare (1908) la meraviglia del racconto non va mai a scapito della cura dell’informazione. Yambo citava fonti scientifiche coeve, dimostrando una curiosità insaziabile e un rispetto profondo per i fatti della scienza, riuscendo al contempo a mantenere un registro ironico e leggero.

Come sottolinea Paolo Tozzi, ricercatore all’Inaf di Arcetri e tra i curatori del volume: «La nostra scoperta dell’universo di Yambo è nata quasi per caso, nell’ambito di iniziative che intrecciavano astrofisica e cinema muto. Ci siamo trovati di fronte a una produzione sterminata e di sorprendente accuratezza scientifica e tecnologica. Basti pensare che nel romanzo Gli esploratori dell’infinito Yambo riporta nozioni astronomiche attinte direttamente dai testi specialistici dell’epoca, citando con precisione le fonti e ricorrendo a geniali espedienti ironici qualora le esigenze narrative lo costringessero a deviare dal rigore filologico. Un atteggiamento intellettuale proprio del vero scienziato, oggi quanto mai raro da rintracciare in chi si occupa di narrazione».

Il primo incontro di Tozzi con questo universo è avvenuto tra gli scaffali di casa: una copia di Ciuffettino del 1940 nella biblioteca paterna. «Da quel momento ho cominciato a indagare», spiega, «e l’universo di Yambo mi si è letteralmente spalancato davanti, come in un big bang».

Paolo Tozzi, astronomo all’Inaf – Osservatorio astrofisico di Arcetri

Prendiamo un titolo a caso, scegliendo nell’immensa produzione di Enrico Novelli: il già citato Gli esploratori dell’infinito.  Nel 1898 Carl Gustav Witt e Auguste Charlois scoprono Eros, il primo asteroide noto la cui orbita si avvicina a quella terrestre. Pochi anni dopo Yambo lo ribattezza Cupido, lo fa catturare dall’atmosfera terrestre e lo trasforma in un veicolo: a bordo salgono un milionario misantropo, Harry Shtarr, e il suo segretario Giorgio, in fuga dalla noia della vita sulla Terra. Scopriranno di non essere soli: una banda di falsari ha impiantato lassù una zecca clandestina. Un’esplosione spinge l’asteroide su un’orbita ellittica che porta l’improbabile combriccola fino ai confini del sistema solare.

C’è, in questa trama, tutto l’armamentario della grande letteratura per ragazzi: il viaggio straordinario di ascendenza verniana, l’isola deserta che si fa robinsonata spaziale, i pirati – qui falsari –, i mostri – le «zoologie impossibili» dei mercuriani –, il mondo rovesciato in cui gli adulti appaiono ridicoli. Sono i topoi di sempre della fiaba e del romanzo d’avventura, e Yambo li riempie di scienza e di tecnica: l’isola diventa un corpo celeste, il vascello un’astronave, il talismano un’invenzione. Con un dettaglio che oggi suona profetico: un asteroide agganciato, portato in orbita vicino alla Terra e abitato da chi vuole farci affari. A oltre un secolo di distanza le sonde Hayabusa2 e Osiris-Rex hanno riportato a terra campioni di Ryugu e Bennu, e lo sfruttamento minerario dei piccoli corpi del Sistema solare è entrato nei piani di agenzie spaziali e aziende private.

Se Yambo ha ancora qualcosa da dire, però, non è tanto sull’astrofisica di oggi quanto sul modo di raccontarla. Tozzi ne è convinto: «In questi anni complicati rischiamo di concentrarci troppo sui contenuti e troppo poco sulle narrazioni. I festival scientifici e i libri divulgativi, soprattutto quelli per ragazzi, si rivolgono spesso a chi è già curioso e appassionato di scienza. Ma sono le storie a far nascere la curiosità anche in chi parte lontano dall’astrofisica, e più in generale dalla conoscenza».

Yambo ci riuscì con un successo enorme, in un’epoca e in un contesto molto diversi dal nostro, trasferendo la stessa libertà di scrittura in ogni forma espressiva che toccava: romanzo, teatro, cinema, giornalismo, saggio, fumetto, illustrazione. «Yambo ci lancia una sfida», conclude Tozzi: «affrontare l’enorme complessità del contemporaneo con leggerezza, senza rinunciare a un estremo rigore filologico e, soprattutto, con una piena consapevolezza del potere della narrazione».

Non è un caso che Umberto Eco, ne La misteriosa fiamma della regina Loana, abbia scelto proprio il nome Yambo per il suo protagonista, un uomo che ha perso la memoria e la ritrova sfogliando i libri e i giornalini della propria infanzia. Yambo come chiave d’accesso a un immaginario condiviso, sepolto ma non perduto.

 

9 e 10 ottobre a Verona, due giornate nel segno della pace

7 Ottobre 2026 ore 14:25

Ancora una volta Verona si fa centro attivo per la pace e la nonviolenza, proseguendo idealmente il cammino iniziato con il convegno su Alexander Langer che ha aperto il 2026. Al Langer “facitore di pace” si affiancano altre tre figure di riferimento per il pacifismo, di cui si sono celebrati gli anniversari: San Francesco, Mahatma [...]

L'articolo 9 e 10 ottobre a Verona, due giornate nel segno della pace proviene da Movimento Nonviolento.

Ottobre di Pace a Verona

4 Ottobre 2026 ore 10:50

Programma denso di festeggiamenti e celebrazioni per il mese più pacifista dell’anno 2 ottobre, compleanno di Gandhi, Giornata internazionale della Nonviolenza. 4 ottobre, giorno di San Francesco, ottavo centenario del Transito. 9 ottobre, compleanno di John Lennon, suoi gli inni del movimento pacifista mondiale. Inoltre è festa per il risultato del quorum raggiunto e superato con [...]

L'articolo Ottobre di Pace a Verona proviene da Movimento Nonviolento.

Identificazione degli effetti sismo-indotti della sequenza in Italia centrale del 2016-2017 mediante dati satellitari

2 Ottobre 2026 ore 11:59

La sequenza sismica in Italia centrale del 2016-2017 ha avuto  più di 60 terremoti di magnitudo Mw > 4.0 tra il 24 agosto 2016 e il mese di gennaio 2017, causando oltre 300 vittime e ingenti danni agli edifici e al patrimonio artistico e culturale di un’area appenninica piuttosto vasta. La sequenza è stata caratterizzata da alcuni eventi principali [Amatrice/Accumoli (RI) – 24/08/2016, Visso (MC) – 26/10/2016, Norcia (PG) – 30/10/2016 e Capitignano (AQ) – 18/01/2017], che hanno prodotto significative deformazioni superficiali, con uno spostamento massimo di circa 70 cm nella Piana di Castelluccio di Norcia, rilevato attraverso le osservazioni satellitari. Oltre alle deformazioni su larga scala, la sequenza ha innescato fenomeni localizzati, quali frane e riattivazioni di faglie secondarie, contribuendo ad aumentare il dissesto dell’area. Questo lavoro si propone di identificare tali effetti sismo-indotti mediante l’utilizzo della tecnica dell’interferometria SAR (InSAR) [Massonnet et al., 1993], applicata a dati satellitari in banda X e C relativi a quattro casi studio: Monte Vettore, Bolognola, Podalla e Cicconi (Figura 1). I risultati evidenziano il contributo delle osservazioni multi-banda per la valutazione della pericolosità ambientale e il monitoraggio post-sisma.

Figura 1 Panoramica dell’area di studio. I cerchi rossi rappresentano le quattro aree analizzate e interessate da fenomeni sismo-indotti. Le stelle gialle indicano gli epicentri dei quattro eventi principali della sequenza sismica in Italia centrale del 2016-2017.

Il dataset utilizzato

Il dataset utilizzato in questo studio è riassunto in Tabella 1. Esso comprende diversi interferogrammi generati per ciascun caso studio a partire da coppie di immagini SAR acquisite dalle missioni COSMO-SkyMed (CSK), in banda X, e Sentinel-1 (S1), in banda C. L’analisi è stata condotta mediante il software GAMMA, specificamente sviluppato per l’elaborazione interferometrica dei dati SAR [Wegmüller and Werner, 1997].

Tabella 1 Dataset SAR utilizzato in questo studio.

I casi studio

Monte Vettore
I risultati InSAR ottenuti da immagini acquisite da CSK hanno evidenziato un segnale deformativo sul versante del Monte Vettore, strettamente correlato alla fase cosismica del terremoto di Amatrice (Mw 6.0), del 24 agosto [Bignami et al., 2016]. La deformazione rilevata lungo la Linea di Vista del satellite (Line-of-Sight, LoS) è localizzata sul versante sud-occidentale e raggiunge uno spostamento massimo di circa 12 cm (Figura 2). Tale deformazione è associata a una frattura continua, lunga circa 5 km, osservata lungo il versante e identificata anche durante i rilievi di campagna, probabilmente riconducibile alla combinazione di processi deformativi tettonici e gravitativi [Albano et al., 2016].

Figura 2 Mappa di spostamento 2D lungo la LoS relativa al caso di studio del Monte Vettore. Nell’angolo in basso a sinistra dell’immagine è visibile parte della deformazione cosismica indotta dall’evento di Amatrice/Accumoli mentre l’area in esame è evidenziata con un rettangolo blu [A]. Focus in 3D dell’area analizzata [B].
Bolognola
In questo caso studio, sono stati utilizzati dati SAR acquisiti sia da CSK sia da S1 per identificare un fenomeno deformativo localizzato circa 25 km a NE degli epicentri dei terremoti di Visso e Norcia, nel settore settentrionale dei Monti Sibillini, in prossimità dell’abitato di Bolognola (MC). I risultati evidenziano uno spostamento localizzato di circa 2.5 cm lungo la LoS, associato a una frana con movimento prevalente da NO verso SE. L’intervallo temporale coperto dalle acquisizioni delle immagini Sentinel-1 comprende sia gli eventi sismici di Visso e Norcia che le relative repliche. Pertanto, non è possibile determinare con certezza quale evento abbia innescato il movimento franoso.
Figura 3 Mappa di spostamento 2D lungo la LoS relativa al caso di studio di Bolognola. Nell’angolo in basso a sinistra dell’immagine è visibile parte della deformazione cosismica indotta dagli eventi di Visso e Norcia mentre l’area in esame è evidenziata con un rettangolo blu [A]. Focus 3D sull’area analizzata [B].
Podalla
La Deformazione Gravitativa Profonda di Versante (DGPV) di Podalla (MC) è localizzata in prossimità della diga del Lago di Fiastra ed è stata precedentemente studiata mediante dati InSAR, evidenziando una potenziale predisposizione a deformazioni significative [Tolomei et al., 2013]. In particolare, la DGPV di Podalla è stata identificata come un sackung (insaccamento) con direzione NE e caratterizzata da un piano di scivolamento immergente verso NO. I risultati InSAR ottenuti dalle immagini S1 mostrano un campo di spostamento con una deformazione LoS massima di circa 2–2.5 cm, rilevata sia durante il terremoto di Amatrice sia per gli eventi di Visso e Norcia. Pertanto, la DGPV di Podalla sembra essersi ri-attivata in seguito ai primi tre eventi principali della sequenza sismica in Italia centrale del 2016–2017, determinando uno spostamento cumulativo lungo la LoS di circa 5 cm.
Figura 4 Mappa di spostamento 2D lungo la LoS relativa al caso di studio di Podalla in seguito all’evento di Amatrice/Accumoli. L’area in esame è evidenziata con un rettangolo blu [A]. Focus 3D sull’area analizzata [B].
Cicconi
Anche in questo caso sono stati utilizzati sia i dati CSK sia quelli S1. I risultati mostrano che l’area circostante l’abitato di Cicconi, nel territorio comunale di Fiastra (MC), ha subito una deformazione LoS localizzata di circa 2–2.5. L’area è situata circa 25 km a nord-est degli epicentri dei terremoti di Visso e Norcia; tuttavia, sulla base delle date di acquisizione delle immagini, è possibile identificare il terremoto di Visso del 26 ottobre 2016 come l’evento responsabile della riattivazione di questa frana, caratterizzata da un movimento prevalente da SO verso NE.
Figura 5 Mappa di spostamento 2D lungo la LoS relativa al caso di studio di Cicconi. Nell’angolo in basso a sinistra dell’immagine è visibile parte della deformazione cosismica indotta dall’evento di Visso mentre l’area in esame è evidenziata con un rettangolo blu [A]. Focus 3D sull’area analizzata [B].

I risultati dell’analisi 

Durante e dopo forti terremoti possono verificarsi diversi effetti indotti dall’attività sismica, in grado di generare ulteriori condizioni di pericolo sia per l’ambiente sia per la popolazione. A seconda della posizione degli epicentri e dei meccanismi di faglia responsabili degli eventi, gli effetti secondari possono includere la generazione di tsunami, il crollo di edifici, fenomeni di liquefazione dei terreni, valanghe e frane [Alasset et al., 2006; Chini et al., 2015; Piscini et al., 2017; Rodrı́guez et al., 1999].  Questo lavoro si concentra sugli effetti locali indotti dalla sequenza sismica in Italia centrale del 2016–2017 nelle aree dell’Appennino centrale colpite. I dati InSAR acquisiti dalle missioni CSK in banda X e S1 in banda C hanno permesso di rilevare deformazioni locali indotte dai terremoti in quattro aree dei Monti Sibillini: Monte Vettore, Bolognola, Podalla e Cicconi. Sono stati ricostruiti i relativi campi di spostamento dell’ordine di pochi centimetri lungo la LoS, principalmente interpretati come associati a fenomeni franosi e fagliazione secondaria. I fenomeni osservati sono stati innescati dai primi tre eventi principali della sequenza, ovvero i terremoti di Amatrice, Visso e Norcia. L’ultimo evento tra quelli principali, il terremoto di Capitignano (Mw 5.5), si è verificato nel mese di gennaio 2017 durante la stagione invernale e ha interessato un’area in gran parte ricoperta da neve. Tali condizioni hanno limitato l’utilizzo di dati InSAR in banda X e C, a causa di significativi effetti di decorrelazione temporale nelle acquisizioni SAR. In particolare, la rapida evoluzione del manto nevoso nell’intervallo temporale tra due acquisizioni, dovuta, ad esempio, a variazioni dello spessore, redistribuzione della neve o processi di fusione, modifica le proprietà di scattering e quindi la risposta elettromagnetica della superficie. Tali cambiamenti riducono notevolmente la correlazione tra le immagini SAR causando perdita di coerenza ed assenza di segnale informativo.

Questo lavoro ha dimostrato la capacità dei dati InSAR di identificare fenomeni deformativi su piccola scala indotti dai terremoti, in particolare nelle aree montane. In contesti topografici complessi, come quelli interessati dalla sequenza sismica in Italia centrale del 2016–2017, le indagini sul campo possono risultare difficoltose a causa della limitata accessibilità delle aree e del potenziale innesco di fenomeni franosi o riattivazioni di faglie secondarie. L’InSAR rappresenta un potente strumento per la valutazione e la mappatura rapida della pericolosità ambientale, fornendo osservazioni spazialmente estese e sicure sia della deformazione cosismica sia dei fenomeni deformativi sismo-indotti. 

A cura di Marco Polcari, Christian Bignami, Marco Moro, Salvatore Stramondo, Cristiano Tolomei, ONT-INGV

Bibliografia

Alasset, P.-J., Hébert, H., Maouche, S., Calbini, V., and Meghraoui, M. [2006]. The tsunami induced by the 2003 Zemmouri earthquake (MW = 6.9, Algeria): modelling and results. Geophysical Journal International, 166(1), 213–226. https://doi.org/10.1111/j.1365-246X.2006.02912.x 

Albano, M., Saroli, M., Moro, M., Falcucci, E., Gori, S., Stramondo, S., Galadini, F., and Barba, S.. [2016]. Minor shallow gravitational component on the Mt. Vettore surface ruptures related to MW 6, 2016 Amatrice earthquake. Annals of Geophysics, 59, 2. https://doi.org/10.4401/ag-7299 

Bignami, C., Tomolei, C., Pezzo, G., Guglielmino, F., Atzori, S., Trasatti, E., Antonioli, A., Stramondo, S. and Salvi, S. [2016]. Source identification for situational awareness of August 24th 2016 Central Italy event. Annals of Geophysics, 59, 25. https://doi.org/10.4401/ag-7233 

Chini, M., Albano, M., Saroli, M., Pulvirenti, L., Moro, M., Bignami, C., … Stramondo, S. [2015]. Coseismic liquefaction phenomenon analysis by COSMO-SkyMed: 2012 Emilia (Italy) earthquake. International Journal of Applied Earth Observation and Geoinformation, 39, 65–78. https://doi.org/10.1016/j.jag.2015.02.008 

Massonnet, D., Rossi, M., Carmona, C., Adragna, F., Peltzer, G., Feigl, K., and Rabaute, T. [1993]. The displacement field of the Landers earthquake mapped by radar interferometry. Nature, 364(6433), 138–142. https://doi.org/10.1038/364138a0 

Piscini, A., Romaniello, V., Bignami, C., and Stramondo, S. [2017]. A New Damage Assessment Method by Means of Neural Network and Multi-Sensor Satellite Data. Applied Sciences, 7(8), 781. https://doi.org/10.3390/app7080781 

Rodrı́guez, C. E., Bommer, J. J., and Chandler, R. J. [1999]. Earthquake-induced landslides: 1980–1997. Soil Dynamics and Earthquake Engineering, 18(5), 325–346. https://doi.org/10.1016/S0267-7261(99)00012-3 

Tolomei, C., Taramelli, A., Moro, M., Saroli, M., Aringoli, D., and Salvi, S. [2013]. Analysis of the deep-seated gravitational slope deformations over Mt. Frascare (Central Italy) with geomorphological assessment and DInSAR approaches. Geomorphology, 201, 281–292. https://doi.org/10.1016/j.geomorph.2013.07.002 

Wegmüller, U., and Werner, C. [1997]. GAMMA SAR Processor and Interferometry Software. Presented at the 3rd ERS Scientific Symposium. Retrieved from https://www.gamma-rs.ch/uploads/media/1997-1_GAMMA_Software.pdf


Licenza

Licenza Creative Commons

Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale

Il glutine infiamma il cervello

21 Settembre 2026 ore 10:59
Siamo ancora qui, nel bel mezzo della solita, infinita diatriba esistenziale: il glutine fa bene o fa male?Non serve sterminare intere colonie di topi in laboratorio per comprendere una verità lapalissiana: il glutine non fa bene. Punto.E prima che iniziate a tirare fuori le vostre tessere dell'AIC, no, non mi riferisco soltanto ai celiaci. Parlo ...continua a leggere "Il glutine infiamma il cervello"

DUE GIOVANNI, DUE MONDI | Il Vangelo canonico e l’Apocrifo di Giovanni

12 Settembre 2026 ore 08:03
Giovanni canonico e Apocrifo di Giovanni a confronto: due testi, due cosmologie, due modi di pensare Dio, uomo e salvezza.Dal Logos alla gnosi: come parole e immagini comuni possano generare visioni del mondo profondamente differenti.Un viaggio filologico nel cristianesimo delle origini tra luce, conoscenza, rivelazione, materia e dialogo. 🎬 Premiere📅 Data: 11/09/2026🕰️ Ora: 14.00🔗https://youtu.be/rkxWfVnGK8I Qualche […]

Attacco incendiario contro il parco auto dell’Istituto federale per le attività immobiliari, contro la NATO, contro la Bundeswehr, contro la guerra (Pinneberg, Germania, 16 agosto 2026)

6 Settembre 2026 ore 13:31

Riprendiamo da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/08/17/attacco-incendiario-contro-il-parco-auto-dellistituto-federale-per-le-attivita-immobiliari-contro-la-nato-contro-la-bundeswehr-contro-la-guerra-pinneberg-germania-16-agosto-2026/

Attacco incendiario contro il parco auto dell’Istituto federale per le attività immobiliari, contro la NATO, contro la Bundeswehr, contro la guerra (Pinneberg, Germania, 16 agosto 2026)

Ciao, oggi vogliamo presentarvi l’Istituto federale per le attività immobiliari (BImA). Non lo conoscete? Sembra noioso? Anche noi la pensavamo così fino a poco tempo fa. Ma la collaborazione tra il settore civile e quello militare sta dando risultati sorprendenti.
Per questo motivo, nella notte tra il 15 e il 16 agosto 2026, abbiamo dato fuoco al parco auto della BImA a Pinneberg (Schleswig-Holstein), al numero 1 di Eggerstedtstraße.

La BImA si occupa della gestione e della valorizzazione di tutte le caserme e gli immobili dell’esercito federale tedesco. Il compito principale della BImA è garantire gli spazi e i terreni di cui hanno bisogno varie istituzioni federali, in particolare l’esercito federale, la polizia federale e la dogana.
Inoltre, la BImA organizza programmi edilizi, ad esempio per la costruzione di nuovi alloggi per le forze armate. La BImA è coinvolta anche in numerose strutture della NATO, ad esempio nella gestione dei beni immobili delle truppe NATO e nella gestione della rete di condutture di quest’ultima.
Come potete vedere, quindi, ci sono molti motivi per interessarsi all’“Istituto federale per la gestione immobiliare”. La cooperazione civile-militare offre inoltre diverse opportunità…

Sabotiamo la Bundeswehr, sabotiamo ogni manovra della NATO, sabotiamo la guerra!
Contro ogni Stato, ogni nazione e il servizio militare obbligatorio!
Per la vita, l’auto-organizzazione e l’azione diretta!

[Pubblicato in tedesco in https://de.indymedia.org/node/858133 | Tradotto in italiano e pubblicato in https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/08/17/attacco-incendiario-contro-il-parco-auto-dellistituto-federale-per-le-attivita-immobiliari-contro-la-nato-contro-la-bundeswehr-contro-la-guerra-pinneberg-germania-16-agosto-2026/]

Comunicato di rivendicazione per l’attacco alla residenza di Dominic MacDuff-Auger, fondatore di Munera Intelligence, azienda produttrice di droni IA, e per il lancio di bottiglie molotov contro una sede Microsoft da parte di Fronte Rivoluzionario Anarchico di Liberazione (Montreal, Canada, 5 agosto 2026)

6 Settembre 2026 ore 13:27

Riprendiamo da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/08/13/comunicato-di-rivendicazione-per-lattacco-alla-residenza-di-dominic-macduff-auger-fondatore-di-munera-intelligence-azienda-produttrice-di-droni-ia-e-per-il-lancio-di-bottiglie-molotov-contro-una/

Comunicato di rivendicazione per l’attacco alla residenza di Dominic MacDuff-Auger, fondatore di Munera Intelligence, azienda produttrice di droni IA, e per il lancio di bottiglie molotov contro una sede Microsoft da parte di Fronte Rivoluzionario Anarchico di Liberazione (Montreal, Canada, 5 agosto 2026)

Visita a domicilio a uno sviluppatore di droni AI e attacco con bottiglie Molotov contro Microsoft

Nella notte di mercoledì 5 agosto, sono state sfondate le finestre e la porta di un’abitazione e una sede di Microsoft è stata presa di mira con delle bombe molotov.

L’azione era diretta contro la residenza ufficiale del fondatore e la sede centrale di Munera Intelligence. Munera sviluppa droni basati sull’intelligenza artificiale che, grazie alla tecnologia AI, sorveglieranno le nostre strade, come previsto da un accordo con il Comune di Montreal annunciato a giugno. Le finestre e la porta dell’abitazione di Dominic MacDuff-Auger sono state distrutte.

Il Comune ha dichiarato che i droni verranno utilizzati esclusivamente nelle zone di cantiere. Tuttavia, come qualsiasi sistema di videosorveglianza, i dati raccolti non faranno altro che rafforzare il sistema di controllo che la polizia sta implementando per coprire l’intera città. Il programma sui droni fa parte di un progetto più ampio che include l’installazione, recentemente annunciata, di telecamere alimentate dall’intelligenza artificiale e gestite dalla polizia in tutta la città. L’obiettivo è normalizzare le crescenti intrusioni nelle nostre vite e condurre una guerra costante contro la nostra capacità di vivere in libertà. Se si consentirà al Comune di sviluppare l’uso dei droni con intelligenza artificiale, non c’è dubbio che il nostro futuro assomiglierà sempre più a un mondo in cui il cielo sarà pieno di robot che effettuano consegne per Amazon e vigilano sulla nostra totale obbedienza a governi sempre più autoritari.

La stessa notte, sono state lanciate bottiglie molotov contro una sede della Microsoft. Questo attacco è una risposta alla silenziosa espansione dei data center, settore in cui Microsoft riveste un ruolo di primo piano. I data center rappresentano un elemento fondamentale del potere capitalista contemporaneo. Sono al centro dell’ascesa dell’intelligenza artificiale che, da un lato, sta distruggendo il pianeta e, dall’altro, sta creando nuovi strumenti di sorveglianza. La tecnologia di Microsoft, tra le altre, è utilizzata dal governo israeliano nella sua campagna di genocidio contro il popolo palestinese. Durante l’attacco si sono verificate delle difficoltà nell’accendere le bottiglie molotov, difficoltà che non si erano presentate durante le prove. State certi che in futuro queste difficoltà verranno risolte.

Ci era stato detto che ci attendeva un futuro migliore, un futuro in cui le persone avrebbero avuto tutto ciò di cui avevano bisogno, in cui l’acqua e il cibo sarebbero stati abbondanti e sani e l’aria perfettamente respirabile, in cui il lavoro sarebbe stato ridotto al minimo e le persone avrebbero vissuto senza padroni né dei. Che fine ha fatto questo futuro? Dobbiamo forse aspettare che la fantascienza di 1984, Mad Max o Blade Runner diventi realtà, mentre facciamo da cavie per le sette tecnologiche? No, finché una rivoluzione è ancora possibile, potete contarci: andremo fino in fondo!

Niente più pietà. È ora di dichiarare guerra all’intelligenza artificiale, alla sorveglianza e ai loro sviluppatori! I metodi che adotteremo dovranno essere all’altezza della gravità della nostra situazione: bombe molotov, attacchi alle abitazioni e altro ancora. Non possiamo più rimandare il momento di combattere, lottare e attaccare fino alla vittoria totale. La vittoria totale della rivoluzione sociale. La vittoria totale della vita. L’IA deve essere distrutta!

Giorni migliori ci attendono. Viva la rivoluzione anarchica!

Revolutionary Anarchist Liberation Front [Fronte Rivoluzionario Anarchico di Liberazione]

[Pubblicato in inglese in https://mtlcounterinfo.org/house-visit-for-ai-drone-developer-and-molotov-attack-on-microsoft/ | Pubblicato in francese in https://mtlcontreinfo.org/attaque-residentielle-contre-le-developpeur-des-drones-ia-et-attaque-molotov-contre-microsoft/ | Tradotto in italiano e pubblicato in https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/08/13/comunicato-di-rivendicazione-per-lattacco-alla-residenza-di-dominic-macduff-auger-fondatore-di-munera-intelligence-azienda-produttrice-di-droni-ia-e-per-il-lancio-di-bottiglie-molotov-contro-una/]

Attacco incendiario contro il parco auto dell’Istituto federale per le attività immobiliari, contro la NATO, contro la Bundeswehr, contro la guerra (Pinneberg, Germania, 16 agosto 2026)

17 Agosto 2026 ore 09:30
Attacco incendiario contro il parco auto dell’Istituto federale per le attività immobiliari, contro la NATO, contro la Bundeswehr, contro la guerra (Pinneberg, Germania, 16 agosto 2026) Ciao, oggi vogliamo presentarvi…

Abbinare Twitter e Mastodon

di: Ca Gi
30 Marzo 2019 ore 09:45

mastodon-copertina.jpg

Sbrigativamente si può dire che Mastodon é un’alternativa a Twitter, ma utilizzare l’uno non significa affatto dover abbandonare l’altro: anzi!

In modo molto semplice é possibile far convivere i due strumenti ottenendo vantaggi da entrambi!

Abbiamo già visto cos’é Mastodon e che dialoga con diverse piattaforme molto diverse fra loro (solo per citarne alcune: Peertube, Pixelfed, Friendica, Hubzilla, Nextcloud, che sono a loro volta paragonabili a YouTube, Instagram, Facebook, Dropbox e iCloud), le quali, assieme, formano una sorta di mega-rete chiamata Fediverso.

Attualmente Mastodon é la piattaforma di maggior successo del Fediverso; nel momento in cui questo articolo viene scritto ha circa 2.175.000 utenti e cresce al ritmo di 18.000 a settimana.

925e7d11f630e9c7.png

Numeri ottimi, ma molto distanti da quelli dei social commerciali. Twitter ad esempio ha circa 335 milioni di utenti attivi (a luglio 2018).

Non é un mistero che chi utilizza una certa piattaforma può decidere di passare ad un altra se solo questa presenta caratteristiche migliori o assenti in quella che già conosce.

 

UN DIVERSO PARADIGMA

Qui incontriamo una difficoltà: Mastodon presenta sì delle caratteristiche che su Twitter sono inedite (il livello di privacy dei messaggi, il Content Warning) ma presenta soprattutto un cambio di paradigma nel rapporto coi social che spesso spiazza chi vi si approccia.

federazione.png

Capire che Mastodon non é UN social, ma un conglomerato di comunità diversissime che decidono volontariamente se interagire tra di loro e come, é un concetto talmente distante dall’immagine di social a cui si é abituati da non esser facilmente capito.

Altro concetto che risulta di non immediata comprensione sono ad esempio le potenzialità di poter creare il proprio server Mastodon con le proprie regole (vorresti un social su cui é vietato parlare di politica e religione? Nessun problema: si può creare un’Istanza Mastodon che abbia questo divieto tra le sue policy e raccogliere utenti che hanno lo stesso approccio)

Si ha difficoltà a capire che un’Istanza é sia un server che una comunità.

Di altrettanta difficile comprensione é che possono crearsi delle reti di Istanze Mastodon completamente scollegate fra loro (Ci sono Istanze piene di nazisti che dialogano solamente fra di loro e che non hanno alcun contatto con Istanze antifasciste).

Non si tratta di cose difficili da capire di per sé, ma risultano difficili a chi conosce solo i più noti social network commerciali centralizzati e non é mai stato esposto all’idea di reti dal funzionamento del tutto diverso. E’un po come il caso della persona che fa sempre lo stesso tragitto e dopo anni gli vien rivelato che a breve distanza esiste un percorso alternativo di cui non aveva mai nemmeno sospettato l’esistenza.

A volte si descrive Mastodon come uno strumento atto a creare comunità chiuse nelle loro filter bubble, senza capire che un’Istanza può avere diversi livelli di apertura e chiusura alle altre: una Istanza/comunità sana, interessata a comunicare apertamente con chiunque che ha tra i suoi princìpi anche dei “no” come ad esempio razzismo e sessismo é cosa diversa da chi vive in una filter bubble.

Al tempo stesso, vi sono alcuni meccanismi di Mastodon che in parte necessitano oggettivamente di qualche miglioramento ed in parte ha senso che risultino un po’ macchinosi, proprio in base alle sue peculiarità (ad esempio la ricerca di utenti su Istanze diverse o l’assenza di trend topic).

f2.png

 

UN’INTERAZIONE PIÚ UMANA

Queste differenze di approccio ai rapporti via social sono certamente interessanti: le caratteristiche di Mastodon tendono a premiare le interazioni umane (l’argomento più discusso su un’Istanza é quello di cui messaggiano tutti e non quello che appare su una classifica di trend topic gonfiata da bot e troll; l’ordine dei messaggi é quello cronologico reale e non viene alterato da algoritmi; si interagisce dialogando; la gamification é ridotta in modo drammatico) pur introducendo alcuni strumenti tipici della comunicazione elettronica (stelline, retweet/boost ecc.).

Si può invece notare che chi proviene da piattaforme commerciali tende spesso a sentire come una mancanza proprio le caratteristiche che rendono la comunicazione meno umana (rincorsa all’hashtag, trend topic, contatori, retweet con commento ecc.)

É sempre illuminante osservare come spesso sulla propria Istanza Mastodon nessuno abbia alcun interesse verso un argomento frivolo che, su Twitter, occupa magari tutti i tweet della giornata.

Qui la cosa può farsi straniante: chi si approccia a Mastodon continuando a ragionare in termini di gamification (ottenere tanti like! centinaia di retweet! inventare una battuta di successo!) probabilmente non ne trarrà molto gradimento perché come abbiam visto su Mastodon tutto é studiato per minimizzare questo tipo di interazione “meccanica”.

Tutto dipende dalla qualità della comunità/Istanza: più gli utenti collaborano a “creare comunità” sulla propria Istanza e meglio questa funziona. Se l’Istanza/comunità é solo un punto d’incontro casuale tra utenti privi di un progetto/idea/interesse comune, allora Mastodon sarà solo un “Twitter un pò diverso”, ma se al contrario v’é un approccio propositivo e di comunità, ecco che le caratteristiche strutturali di Mastodon riveleranno immediatamente tutte le loro potenzialità.

Per esempio, un’Istanza comunitaria può decidere assieme le policy, chi bannare o semplicemente silenziare, come finanziare il server, le attività in comune, quali strumenti aggiungere/personalizzare, come gestire la moderazione…

 

“MA SONO TUTTI DALL’ALTRA PARTE”

Una difficoltà che tocca diversi strumenti informatici alternativi a quelli più diffusi e commerciali é quello dell’omnipresenza di questi ultimi. Se sei su Twitter, insomma, ci pensi due volte a passare ad una piattaforma in cui non troverai i tuoi contatti/follower/amici. Al di là del fatto che ci sono ottimi motivi per mollare a piè pari le piattaforme delle Big Tech Companies, é comprensibile che non tutti siano disposti a fare di punto in bianco un “grande salto”, vuoi per timore, vuoi per oggettiva riduzione dei contatti.

Esistono tuttavia diversi strumenti per far convivere Mastodon e Twitter ottenendo il meglio da entrambi e permettendo una transazione soft!

 

CROSSPOST CON MASTO.DONTE

Masto.donte é un crossposter, ossia uno strumento che permette di sincronizzare il proprio account Twitter col proprio account Mastodon.

Schermata 2019-03-29 alle 19.13.55.png

Il funzionamento é semplice: ci si logga con entrambi gli account e lo si imposta come si preferisce! Le opzioni a disposizione sono diverse, ad esempio lo si può impostare perché i post su Mastodon vengano replicati su Twitter ma non da Twitter verso Mastodon, o il contrario, oppure ancora lo si può impostare perché funzioni in entrambi i sensi. Qui ognuno é libero di sperimentare la formula che preferisce.

Ci sono alcuni limiti (le risposte ad altri utenti non possono essere crosspostate ed i boost su Mastodon non vengono twittati) ma i propri post originali possono viaggiare sempre in entrambe le direzioni.

Ci sono anche alcuny bypass: é possibile far sì che messaggi contenenti una certa parola (o un certo hashtag) non vengano mai crosspostati.

(Per i più smanettoni: questo é il repository dell’App, se volete contribuire a migliorarla o modificarla)

 

CROSSPOST CON IFTTT

Schermata 2019-03-29 alle 19.25.02.png

IFTTT contiene diversi Applet in grado di crosspostare messaggi da una piattaforma all’altra. Gli Applet sono diversi e conviene provarli direttamente.

 

ACTIVITYPUB.ACTOR

Schermata 2019-03-29 alle 19.32.39.png

ActivityPub.Actor é uno strumento ancora in lavorazione (questo il profilo del suo sviluppatore) che si propone di sincronizzare gli account di diverse piattaforme commerciali centralizzate con ActivityPub, il protocollo di comunicazione condiviso dalle piattaforme del Fediverso e dunque anche da Mastodon.

La piattaforma su cui maggiormente viene sperimentato é proprio Twitter, ma tra quelle che gli sviluppatori dicono di voler considerare in futuro vediamo anche Facebook, Instagram, Reddit ecc.

In sostanza ActivityPub.Actor porterebbe i contenuti di questi social nel Fediverso e viceversa, fungendo grossomodo come uno dei bridge già osservati riguardo a Matrix.

Pur essendo uno strumento non ancora funzionante ha già fatto discutere un po’ all’interno del Fediverso, riguardo l’opportunità di accogliere potenzialmente una valanga di contenuti non originali con i quali probabilmente non sarebbe possibile interagire.

 

I VANTAGGI DEL CROSSPOSTING

Uno dei primi vantaggi del crossposting ce l’ha ben presente chi, per un motivo o per l’altro, é stato silenziato/sospeso/bannato da Twitter.

BYPASSARE I BAN DI TWITTER Crosspostando con Mastodon, nel caso di una sospensione si può continuare a comunicare su Mastodon e la propria pagina pubblica di Mastodon con tutti i propri messaggi, rimarrà comunque visibile. Volendo, puoi collegare temporaneamente il tuo account Mastodon ad un account temporaneo di Twitter.

500 CARATTERI Scrivendo su Mastodon puoi avere fino a 500 caratteri (alcune Istanze anche di più). Crosspostando, Twitter mosterà i primi 280 caratteri e per leggere il resto aggiunge il link web al post Mastodon.

THREAD MULTIPLI Un post crosspostato può generare una discussione su Twitter con un certo tono ed una discussione enormemente diversa su Mastodon. A volte il risultato può essere stupefacente!

BACKUP Avere i tuoi post archiviati su un diverso server può essere un modo di backuparli! 😉

Il crossposting può essere visto male nel Fediverso se viene usato in modo unidirezionale e senza interazione. Per intenderci: se stai sempre su Twitter, crossposti su Mastodon ma poi su Mastodon non vieni mai, non interagisci, non rispondi, beh, la cosa é vista molto male perché anche se sei una persona in carne e ossa, così facendo nel Fediverso ti comporteresti come un BOT e certe Istanze potrebbero silenziarti o bannarti.

Tieni conto che per etichetta, nel Fediverso, i BOT si dichiarano per quel che sono. Un account che funge da BOT per un sito postando in automatico i suoi contenuti può svolgere un servizio comodo ma é giusto che gli utenti sappiano che si tratta di un “utente meccanico” cosicché possano agire di conseguenza.

Account di utenti reali che però agiscono solo come BOT sono invece un qualcosa di assai irritante, anche perché spesso collegati ad operazioni di trolling. Se vuoi solo che i tuoi contenuti girino nel Fediverso senza interagire non c’é problema, a patto che ciò sia detto esplicitamente. Nelle preferenze del tuo account Mastodon c’é una casella da spuntare in cui indichi che il tuo account é un BOT e, per maggior chiarezza, non sarebbe male lo segnalassi anche nel nome utente e/o nella bio. Volendo, esiste anche un’Istanza apposita: https://botsin.space/ creata proprio per ospitare solamente account BOT. Così come ogni cosa nel Fediverso, ogni Istanza sceglie come rapportarsi con Botsin Space: chi la blocca, chi la silenzia e chi interagisce senza problemi.

 

CERCHI CHE SI ALLARGANO

Le prime comunità su una piattaforma digitale sono solitamente le comunità degli sviluppatori. Hacker, programmatori e appassionati di tecnologia che si divertono a smanettare su strumenti nuovi, migliorarli, ecc.

In una seconda fase la piattaforma si popola delle prime comunità per cui la piattaforma é stata pensata. Mastodon però da un lato non é pensato per una qualche comunità specifica (per fare un esempio: il social Gab ha delle policy che permettono alle comunità neonaziste di utilizzarla liberamente e dunque si é popolata proprio di neonazisti, alt/right ecc) e dall’altro il suo sviluppatore ha imposto una chiara policy antifascista sul suo server, mastodon.social. Di conseguenza le prime comunità ad aver popolato Mastodon e creato le proprie Istanze hanno avuto una forte componente antifascista.

Una grossa fetta di utenti ed Istanze poi é andata a formarsi grazie agli esuli di Twitter: chi non poteva o voleva interagire rispettandone le policy (utenti giapponesi, appassionati di anime e manga che, per differenze culturali, non potevano interagire su Twitter) comunità che su sui social generalisti perdono più tempo a difendersi da molestie e trollaggio e che han creato le proprie Istanze Mastodon dove han trovato casa (comunità LGBTQ, Furry, ecc).

Col tempo poi sono arrivati anche i nazi ed i fondamentalisti cristiani, che si son fatti le proprie Istanze indipendenti, così come sono arrivati appassionati di erotismo e pornografia transfughi da Tumblr. Ci sono pure Istanze sex-work friendly.

La struttura stessa di Mastodon fa sì che ogni utente e comunità possa scegliere se e come interagire con le altre. Mastodon dunque non é UN social di antifascisti, furry, nazi, sex-worker, anarchici e tecnoilluminati ma un calderone pieno di comunità diversissime che interagiscono o s’ignorano in modi assai variegati, creando reti complesse adatte alle singole comunità.

In questo momento stanno nascendo diverse Istanze dedicate a mestieri specifici come Istanze per avvocati ed educatori. Al tempo stesso stanno nascendo Istanze specifiche per una certa regione.

 

MASTODON IN ITALIA

In Italia le Istanze stanno nascendo nell’ambito di collettivi autonomi, circoli anarchici e centri sociali legati alle città d’origine:

Bologna: https://mastodon.bida.im
Jesi: https://snapj.saja.freemyip.com
Milano: https://nebbia.lab61.org
Torino: https://mastodon.cisti.org

Non mancano alcune Istanze  personali (cioé create solo per ospitare il loro proprietario o poco più) ed un’Istanza generalista attualmente popolata solo da bot commerciali.

Molti utenti italiani tuttavia sono registrati su mastodon.social o in altre Istanze, perlopiù tedesche o francesi, come ad esempio l’assai cosmopolita mastodon.partecipa.

 

PRIMI PASSI E CONVIVENZA CON TWITTER

Cresce dunque l’interesse per lo strumento ed al tempo stesso si affronta la titubanza di chi s’approccia a Mastodon avendo alle spalle solo l’esperienza dei social commerciali ed ha dunque bisogno di un’introduzione ed un avvicinamento lento. Far convivere le due piattaforme con l’uso di un crossposter é probabilmente una formula che in questo senso può aiutare.

uni.png

2+2=5 (La muraglia cinese che divide la Louisiana dall’Arizona)

di: Ca Gi
2 Febbraio 2015 ore 21:01

2+2=5

Due più due fa cinque. Bisogna accettarlo: E’COSI’ PERCHE’ LO DICONO TUTTI.

Non importa essersi informati, aver seguito centinaia di lezioni, imparato a memoria le tabelline, ottenuto una laurea in matematica: se ti trovi di fronte due o più persone che sostengono che 2+2=5 tu, che sostieni faccia 4, sei un povero sfigato bastiancontrario in minoranza che “non capisce”.

O peggio: se anziché limitarti a sostenere che “due più due fa quattro e non cinque” hai l’ardire di indicare prove materiali a tuo favore (schemi delle tabelline, testi di matematica ecc), con ogni probabilità verrai tacciato d’esser [ noioso / pesante / arrogante / antipatico / stressante / fondamentalista / troppo rigido ].

ATTENZIONE: qui non si parla di divergenze d’opinioni ma di pura e semplice negazione di fatti.

OPINIONI VS. DESCRIZIONI DELLA REALTA’

Se Gianni sostiene che “il Gran Canyon é più bello della muraglia cinese” e Pinotto che “la muraglia cinese é più bella del Gran Canyon” si tratta di una divergenza d’opinioni, ossia considerazioni personali non misurabili e prive di valore oggettivo.

Se Gianni invece sostenesse che “la muraglia cinese divide la Louisiana dall’Arizona” non ci troveremmo più di fronte ad un’opinione personale ma ad una descrizione della realtà che pertanto può esser misurata in gradi di veridicità a seconda della sua maggior o minor capacità di rappresentare coerentemente la realtà conosciuta.

f=fact5

A GIANNI NON INTERESSA LA REALTA’

Se Gianni sostenesse che “la muraglia cinese divide la Louisiana dall’Arizona“, per dimostrare che la muraglia cinese sta in Cina potresti mostrare fotografie, guide di viaggio, atlanti, documentari, testimonianze di amici cinesi, libri di storia. Ma tutto ciò potrebbe essere inutile.

Non per colpa dei tuoi atlanti o delle tue fotografie. Non per colpa del tuo amico cinese o delle tue guide di viaggio. Ma per colpa di Gianni stesso. Si perché fondamentalmente A GIANNI NON INTERESSA LA REALTA’. Non cerca riscontri oggettivi alle proprie credenze. Non mette in discussione le proprie convinzioni.

STOCKHOLM SYNDROME

Gianni é talmente abituato a stare nella sua prigione di convinzioni (anche se non é detto ci si trovi poi così comodo) che  la difenderà a spada tratta, percependo come un attacco qualunque cosa potesse anche solo potenzialmente intaccarla. Perché Gianni ha paura ad uscire da quella prigione che conosce benissimo ed in cui sa come muoversi. Ecco che quindi Gianni bollerà tutte le prove in grado di distruggere la sua convinzioni  come “roba noiosa da leggere, poco interessante, di parte e magari anche falsa”.

brooks1

Brooks, dopo aver passato l’intera vita in carcere, alla notizia della sua scarcerazione tenta di uccidere un altro detenuto per prolungare la sua stessa prigionia (Le ali della libertà)

UN CRIMINE

Se la stupidità é una condizione sfortunata e pericolosa e l’ignoranza é una condizione risolvibile, la negazione della conoscenza é certamente un crimine.

Negando di affrontare l’evidenza, quindi, Gianni commette un crimine di cui é il solo responsabile.

tumblr_l8437wRXbY1qc63sno1_500

COLPA DI GIANNI E DI CHI LO NUTRE

Pur non discolpando Gianni é comunque innegabile che la sua negazione della realtà derivi ANCHE all’humus culturale in cui é immerso. Perché vi sono anche molti altri “Gianni” a cui fa comodo che Gianni stesso resti com’é e fanno di tutto per alimentarlo e stimolarlo con cibi adatti a mantenerlo così.

Come un alcolizzato che fin da giovane é stato spinto a preferire i liquori in base al maggior tasso alcolico e non in base ad un gusto addestrato da corsi da sommelier, a Gianni é sempre e solo stato insegnato a descrivere/descriversi grossolanamente la realtà; più con la pancia che attraverso analisi logica e riscontri oggettivi.

A ciò hanno contribuito l’ambiente in cui é cresciuto, la famiglia in cui ha vissuto, gli amici che si é scelto, gli insegnanti che più l’hanno coinvolto, le cose che ha letto e sentito.

Se Gianni non ha una propensione personale a documentarsi e l’ambiente in cui é cresciuto lo ha abituato a leggere poco e/o a leggere male sarà sicuramente molto più a suo agio nella fruizione di testi che rispondono con semplicità alla sua pancia. Si troverà più a suo agio coi brevi servizi di Striscia la Notizia e con gli schiamazzi populisti che con la lettura di OpenData come dati Istat ed Eurostat o con testi troppo articolati e complessi.

Se poi Gianni si trova in un ambiente particolarmente avverso ai valori di precisione, merito, ricerca, dialogo ed analisi come l’Italia attuale (NB: non che all’estero sia tutto meglio, ma qui gli italici modelli di riferimento stan facendo danni a livelli diversissimi e in tutti i campi) una certa colpa va addossata pure all’humus di cultura popolare italiana.

giornali

HUMUS CULTURAL-POPOLARE ITALIANO

Nell’Italia che legge poco e principalmente i libri acquistabili al supermercato, con almeno un terzo della popolazione dichiarata analfabeta funzionale, in cui l’istruzione scolastica fornisce una preparazione scarsa (rapporto OCSE 2014), con una copertura internet arretrata e conseguente alto analfabetismo digitale, in cui la gente legge più riviste settimanali che quotidiani, e s’informa principalmente attraverso Tv e Social Network, appare chiaro quante difficoltà può trovare il nostro Gianni.

Viste le premesse non stupisce il fatto che il dialogo nazionale vada avanti a colpi di emergenze emotive. Con la spinta degli introiti da grandi numeri e la scusante esteriore della simpatia si é lasciato sempre più spazio ad un tipo di comunicazione eccessiva, semplicistica ed inaccurata.

PROPAGANDA AUTORIGENERANTE

Ogni giorno escono a ritmi frenetici migliaia di articoli, post, commenti, tweet e servizi formanti un flusso mastodontico che investe la persona, la quale ormai si percepisce sempre meno figura che deve cercare le informazioni utili, e più utente raggiunto dalle notizie.

La mole di notizie che investono la persona la obbligano ad impiegare il suo tempo in un’operazione di rapidissima e frenetica scrematura quantitativa dei dati. Per ogni articolo letto per intero sono stati scartati decine e decine di titoli e foto che tuttavia, passando davanti agli occhi della persona vengono letti ed assorbiti.

A causa del gran numero e la rapidità con cui questi brandelli d’informazione passano sotto gli occhi di tutti, DI FATTO l’immaginario popolare viene plasmato più facilmente da immagini come questa che da argomenti che illustrano la realtà scientifica dei fatti (ossia che i migranti che giungono in Italia sono più sani degli italiani stessi):

ebola-falso-facebook

(bufala priva di fondamento)


Allarmi di questo tipo vengono lanciati continuamente sui social network per esser visualizzati, rigirati, riportati, riscritti, copiati, rilanciati e, qualora ottenessero un certo successo, fatti proprio da blogger, giornalisti e politici che, per ottenere visibilità/visualizzazioni/consenso rilanceranno con maggior forza.

Il nostro Gianni, dopo aver esser stato raggiunto qualche decina o centinaia di volte da notizie simili avrà sicuramente assorbito il meme “gli immigrati portano l’ebola” e non andrà ad informarsi oltre: se ha già pregiudizi verso gli immigrati avrà già fatto sua quest’idea. Poco importa che sia tutta una balla e la realtà sia esattamente l’opposto (ossia che gli immigrati, più che portare malattie si ammalano quando arrivano in Italia).

Oltre alle bufale vere e proprie circolano allo stesso modo mezze verità, letture parziali dei fatti, esagerazioni gargantuesche ed ipersemplificazioni in un deleterio mix in cui un servizio al telegiornale può parlare di uno scambio di tweet tra un politico ed una soubrette a proposito di un’allarme-bufala lanciato da un blog che ha citato una frase falsa attribuita alla moglie del direttore del telegiornale, scatenando schiere di tifosi da smartphone che si lanciano in battaglie a suon di tweet, post e like a favore o contro la notizia. L’informazione diventa intrattenimento-spettacolo e le diverse opinioni vengono irregimentate in tifo da stadio. La natura stessa dei social network tende a premiare proprio quest’ultimo aspetto, livellando i dialoghi al minimo comun denominatore (tu tiri pietra – io lancio sasso) rendendolo DI FATTO il modo moderno di “dialogare”.

TUTTO QUESTO SENZA MAI VERIFICARE LA VERIDICITÀ’ DELLE AFFERMAZIONI LETTE E SOSTENUTE

La mancata distinzione tra informazione ed intrattenimento crea di fatto una forma di propaganda autorigenerante in cui sono le stesse persone suggestionate ad alimentare unilateralmente ciò che li ha suggestionati riproponendolo e rinnovandolo, distruggendo la distinzione fatta ad inizio di questo articolo, tra opinione e descrizione della realtà.

Ecco come negli ultimi anni il chiacchiericcio del momento é stato preso in ostaggio dai diversi Frame (sempre nuovi perché lo storytelling deve sempre essere fresco e affascinante):

“pericolo lavavetri”, “imprenditori suicidi”, “boom stupri”, “mandiamo a casa la casta”, “Berlusconi innocente”, “Toghe rosse”, “scandalo auto blu”, “Corona incarcerato per una foto”, “i clandestini ci stanno invadendo”, “questo governo non é stato votato”, “ridateci i nostri marò”, “L’Europa ci comanda” oltre a decine e decine di “rivelazioni” mai fatte, “ricerche” irreperibili. Il tutto utilizzando perlopiù un linguaggio urlato a volte cartoonesco,  ma sempre attento più alla forma accattivante che all’attendibilità del contenuto.

Il risultato é l’aver impantanato ogni dialogo nazionale in uno sciocco chiacchiericcio monopolizzato da meme che sostituiscono la realtà dei fatti e che all’orecchio di chi si é preso la briga di documentarsi suonano assurde come  “La muraglia cinese divide la Louisiana dall’Arizona” o “due più due fa cinque”. Ma guai a negarle! Se ci provassi verresti subito tacciato di essere via via noioso / poco interessante / di parte / arrogante / radical chic / il solito sessantottino / uno dei centri sociali / fascista / anarchico / marziano.

Non c’é che adattarsi. Prendere una pastiglia omeopatica, farsi fare un massaggio shiatsu, chattare su Facebook a proposito di quel post letto di sfuggita e mi ha indignato tanto per poi andare in centro (stando ovviamente lontano tutti i negri per non prender malattie) a comprare quel nuovo prodotto “bio” che tutti dicono faccia benissimo. Ma prima dovrò prelevare dei contanti alla mia banca che sarà certo in mano a degli ebrei.

cry

Rischio Nucleare – Cosa sappiamo e cosa c’è da sapere “Iodio-profilassi”

26 Marzo 2025 ore 14:19

Psicosi da Iodio-profilassi

A seguito delle vicende belliche riguardanti l’est Europa e la confinante Russia, la paura di un conflitto nucleare ed il relativo rischio radioattivo, ha scatenato una psicosi di massa portando i meno attenti ad un acquisto compulsivo delle compresse del famigerato Iodio o Ioduro di Potassio su qualsiasi sito lo rendesse disponibile.

La psicosi da iodoprofilassi è un fenomeno psicologico e comportamentale che si manifesta in alcune situazioni di emergenza radiologica o nucleare. È legato alla reazione di massa all’idea di dover assumere iodio stabile (ioduro di potassio, KI) per proteggere la tiroide dall’assorbimento di iodio radioattivo rilasciato nell’ambiente durante un incidente nucleare.

Cos’è la Iodio-profilassi per rischio radioattivo?

La iodio-profilassi è una misura preventiva adottata per proteggere la tiroide dall’assorbimento di iodio radioattivo in caso di esposizione a radiazioni, come durante un incidente nucleare o un’esplosione di una bomba atomica. Consiste nell’assunzione controllata di ioduro di potassio (KI), un composto chimico contenente iodio stabile, che satura temporaneamente la tiroide, impedendole di captare lo iodio radioattivo disperso nell’ambiente.

La tiroide utilizza lo iodio per produrre ormoni tiroidei. In caso di contaminazione, può assorbire lo iodio radioattivo, aumentando il rischio di danni cellulari e di sviluppare tumori, in particolare nei bambini e nei giovani adulti. Assumendo iodio stabile (non radioattivo) prima o durante l’esposizione, la tiroide si “satura”, riducendo o impedendo l’assorbimento dello iodio radioattivo.

Quando è necessaria?

La iodioprofilassi è indicata solo in caso di rischio concreto di esposizione a iodio radioattivo. Non è una misura preventiva generale e deve essere attivata su indicazione delle autorità sanitarie o di protezione civile.
È più efficace se il KI viene assunto entro poche ore prima o dopo l’esposizione al materiale radioattivo. Idealmente, entro 2 ore prima dell’arrivo del plume radioattivo.

Conti alla mano

Integratore da 225 mcg ossia 0,23 mg
Occorrerebbero 565 compresse al giorno a testa per una dose anti radiazioni da 130 mg

In rete è possibile trovare numerosi prodotti a base di ioduro di potassio stabile sotto forma di integratori, il problema però è che non sono idonei alla iodioprofilassi per incidente nucleare.

La motivazione è semplice; le compresse integratori hanno una grammatura in genere da 200/300 mcg (microgrammi ossia la milionesima parte del grammo).
Le compresse ufficiali di KI per la profilassi hanno una grammatura da 65 mg (milligrammi ossia la millesima parte del grammo).

Fatta questa premessa sulle grammature è importate capire i dosaggi.

Secondo gli studi della EUROPEAN COMMISSION – RADIATION PROTECTION, il dosaggio per un adulto di età inferiore ai 40 anni fino ai 12 anni è di circa 130 mg ossia 2 compresse di quelle ufficiali, se si dovessero usare invece quelle da integratori occorrerebbe ingerirne al giorno circa 650 per arrivare alla dose giusta (vedi Tabella).

Da qui si evince che spendere soldi per un prodotto che non è fisicamente possibile usare per lo scopo per cui lo si acquista è inutile.

Link Utili:

Chi deve assumerlo?

Popolazione più a rischio: Neonati, bambini, adolescenti e donne in gravidanza sono i più vulnerabili ai danni tiroidei causati da iodio radioattivo.
Gli adulti sopra i 40 anni generalmente non necessitano di iodio-profilassi, poiché il rischio di sviluppare tumori tiroidei è molto basso, e gli effetti collaterali potrebbero superare i benefici.

Chi è preposto alla distribuzione delle compresse di Ioduro di Potassio?

La fornitura di ioduro di potassio (KI) per incidenti nucleari è generalmente gestita da autorità nazionali o locali, in collaborazione con organismi internazionali, in base a protocolli di emergenza radiologica. Ecco una panoramica di chi può fornire il KI in tali situazioni:

Autorità sanitarie nazionali

  • Ministero della Salute: In molti Paesi, il Ministero della Salute è responsabile di acquisire e distribuire le scorte di KI, assicurandone la disponibilità in caso di emergenze nucleari.
  • Istituzioni sanitarie locali: Possono essere coinvolte nella distribuzione sul territorio, ad esempio attraverso ospedali, farmacie o punti di distribuzione organizzati.

Protezione Civile

  • In molte nazioni, la protezione civile coordina la risposta a emergenze nucleari e distribuisce ioduro di potassio nelle aree a rischio. Questo può includere scuole, luoghi di lavoro e abitazioni situate vicino a centrali nucleari.

Aziende farmaceutiche autorizzate

  • In alcuni Paesi, aziende farmaceutiche producono ioduro di potassio per uso medico e possono fornire scorte alle autorità governative o venderlo al pubblico con prescrizione medica o in libera vendita, a seconda della normativa.

Organizzazioni internazionali

  • Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) e Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): Questi enti possono assistere i Paesi nell’approvvigionamento e nella distribuzione di KI in caso di emergenze di portata internazionale.

Strutture locali nei pressi di centrali nucleari

  • In alcune regioni, i cittadini che vivono entro un certo raggio da una centrale nucleare ricevono scorte di ioduro di potassio come parte delle misure di preparazione alle emergenze.

Cosa fare in caso di emergenza:

  1. Seguire le indicazioni delle autorità competenti: Non assumere KI senza che venga dichiarato necessario.
  2. Evacuazione prioritaria: Il KI non è una protezione totale; è complementare alle altre misure, come l’evacuazione e il riparo al chiuso.
  3. Consultare fonti ufficiali: I canali delle autorità (come siti governativi, protezione civile, o ministero della salute) sono i più affidabili per sapere dove ottenere KI.

Nel caso di incidente dove si necessita la diffusione del farmaco, in ogni regione esposta vengono istituiti dei punti di consegna organizzati dalle istituzioni sanitarie, eventualmente coadiuvate da organizzazioni di volontariato.
L’eventuale somministrazione del farmaco verrà fatta in autonomia e con screening nominativo.

Nota: Limiti della iodioprofilassi?

L’uso di ioduro di potassio è raccomandato solo per proteggere la tiroide dall’assorbimento di iodio radioattivo. Non offre protezione contro altri isotopi radioattivi o contro i danni da radiazione totale. La distribuzione è mirata e avviene solo nelle zone in cui vi è un rischio concreto e immediato.

Non protegge da altri tipi di radionuclidi (cesio-137, stronzio-90) o dalle radiazioni ionizzanti in generale.
Non sostituisce altre misure di protezione, come l’evacuazione, il riparo al chiuso o l’uso di filtri per l’aria.

Effetti collaterali?

Sebbene generalmente sicuro, il KI può causare reazioni avverse, come:

  • Disturbi gastrointestinali (nausea, vomito).
  • Reazioni allergiche (rare).
  • Problemi tiroidei (ipotiroidismo o ipertiroidismo transitori).

È importante seguire le dosi raccomandate e le indicazioni delle autorità competenti.

Conclusioni

La iodioprofilassi è una misura salvavita in caso di emergenze radiologiche con rilascio di iodio radioattivo, ma deve essere utilizzata in modo responsabile e solo su indicazione delle autorità. La distribuzione e l’informazione preventiva sono fondamentali per garantire un uso appropriato.

ATTENZIONE!
Tutte le informazioni scritte nell’articolo sono da intendersi allo stato dell’arte, ossia alla data di pubblicazione.

L'articolo Rischio Nucleare – Cosa sappiamo e cosa c’è da sapere “Iodio-profilassi” proviene da Associazione Italiana Preppers.

Pericolo per pedoni

24 Marzo 2025 ore 12:17
Pericolo per pedoni Buongiorno, torno a scrivervi a distanza di alcuni mesi. Avevate già pubblicato un articolo a seguito di una mia segnalazione https://www.milanotoday.it/attualita/zone-30-editoriale-lettera.html Ora torno a chiedervi l'attenzione con una nuova segnalazione, credo ancor più grave della precedente...

In marcia con la Banda Hood nella foresta di Mambrica

12 Giugno 2024 ore 13:00

Clicca sull’immagine per maggiori info e dettagli

Dopo aver legato gli scarponi per osservare Montecampione e raccontarne la cementificazione, dopo aver esplorato i progetti di turismo dissennato della Valle Camonica e non solo, Alpinismo Molotov continua a frequentare il territorio.
A tessere complicità, a costruire narrazioni.

Domenica 23 giugno ci muoveremo a fianco del CSA Sisma, a Wu Ming 4 e al Bosco di Mambrica A.P.S..
Tra i boschi del maceratese, felici di riallacciare in carne e ossa i nodi con vecchi compagni di cordata.

Ritrovo alle 9.00 a Torre Beregna, per immergerci in una camminata adatta a tutti – 5 chilometri per 300 metri di dislivello – che ci condurrà al rifugio di Manfrica, dove alle 11.30 Wu Ming 4 presenterà il suo nuovo lavoro: La vera storia della banda Hood.  Racconto indispensabile di questi tempi, fatto di una banda di fuorilegge che sa muoversi tra le pieghe del potere, di ritorno alle origini delle cose, dei versi che le hanno accompagnate.

Un libro denso di storie che, per citare un altro compagno di scorribande «sono vere quando si sente che dentro c’è la vita».

L'articolo In marcia con la Banda Hood nella foresta di Mambrica sembra essere il primo su Alpinismo Molotov.

TRAVEL TALES III

Siamo quasi alla fine dell’edizione TTA -  TRAVEL TALES AWARD 2023, MA in realtà quest’anno non sarà cosi…. Ci aspetta la convention Photo Travelers a Milano il 1,2 e 3 marzo 2024, dove tra le varie presentazioni chiuderemo l’edizione TTA 2023 e lanceremo le call per il TTA 2024! la Convention viene organizzata da  Viaggio Fotografico (https://viaggiofotografico.it/) e da TTA – Travel Tales Award (https://traveltalesaward.com). L’evento verrà ospitato a Milano da Parco (www.parco.center/), nuova struttura nascente in zona Navigli/Barona, e sarà un evento riservato con partecipazione ad iscrizione che offrirà ai partecipanti, tutti fotografi appassionati o professionisti, occasioni di incontro tra loro,  spazi di confronto e di gratificazione ai loro lavori, contenuti di loro produzione. Esperti e speakers esterni alle due community contribuiranno a costruire il palinsenso dei due giorni. Alla convention verrà presentato il volume TRAVEL TALES III, che contiene 16 storie, selezionate tra le 50 storie finaliste TTA 2023. Ecco le storie che comporranno il volume con i rispettivi Autori: Stefano Bianchi – Armenia, Luigi Cipriano – Timeless Istanbul, Nicola Ducati – Steel Life, Lello Fargione – Polaroid Instant world, Roberto Malagoli – Mauritania, Roberto Manfredi – once upon a time there was a sea, Francesco Merella – Coptic Christian Rites – Ethiopia, Robertino Radovix – Wakhan paradise in danger, Roberto Renai – Activities and Crafts, Luigi Rota – India, a magic place, Tina Salipante – Mare Fecunditatis, Marijn Schulte – Jumping Boys Stone Town, Claudio Varaldi – Camargue e Abrivado,  Roberta Vitali – desert is magic, Sergio Volani – Cambogia e la serie di Yuliy Valisev, vincitore di Plodviv Festival 2023. www.traveltalesaward.com

TRAVEL TALES III

Siamo quasi alla fine dell’edizione TTA -  TRAVEL TALES AWARD 2023, MA in realtà quest’anno non sarà cosi…. Ci aspetta la convention Photo Travelers a Milano il 1,2 e 3 marzo 2024, dove tra le varie presentazioni chiuderemo l’edizione TTA 2023 e lanceremo le call per il TTA 2024! la Convention viene organizzata da  Viaggio Fotografico (https://viaggiofotografico.it/) e da TTA – Travel Tales Award (https://traveltalesaward.com). L’evento verrà ospitato a Milano da Parco (www.parco.center/), nuova struttura nascente in zona Navigli/Barona, e sarà un evento riservato con partecipazione ad iscrizione che offrirà ai partecipanti, tutti fotografi appassionati o professionisti, occasioni di incontro tra loro,  spazi di confronto e di gratificazione ai loro lavori, contenuti di loro produzione. Esperti e speakers esterni alle due community contribuiranno a costruire il palinsenso dei due giorni. Alla convention verrà presentato il volume TRAVEL TALES III, che contiene 16 storie, selezionate tra le 50 storie finaliste TTA 2023. Ecco le storie che comporranno il volume con i rispettivi Autori: Stefano Bianchi – Armenia, Luigi Cipriano – Timeless Istanbul, Nicola Ducati – Steel Life, Lello Fargione – Polaroid Instant world, Roberto Malagoli – Mauritania, Roberto Manfredi – once upon a time there was a sea, Francesco Merella – Coptic Christian Rites – Ethiopia, Robertino Radovix – Wakhan paradise in danger, Roberto Renai – Activities and Crafts, Luigi Rota – India, a magic place, Tina Salipante – Mare Fecunditatis, Marijn Schulte – Jumping Boys Stone Town, Claudio Varaldi – Camargue e Abrivado,  Roberta Vitali – desert is magic, Sergio Volani – Cambogia e la serie di Yuliy Valisev, vincitore di Plodviv Festival 2023. www.traveltalesaward.com

Co-Watching: guardare post e video insieme ai vostri amici

18 Aprile 2020 ore 12:24
L’allontanamento sociale, almeno durante l’epidemia di coronavirus in corso, è purtroppo la nuova normalità e le persone, confinate nelle loro abitazioni, cercano il modo di comunicare da casa con i loro amici e parenti. Instagram, visto il verticale incremento di questa esigenza, ha accelerato il rilascio della nuova funzionalità di Co-Watching che permette a voi… Leggi tutto »Co-Watching: guardare post e video insieme ai vostri amici

11 App per guardare film e video insieme agli amici online

16 Aprile 2020 ore 18:44
È sempre bello ritrovarsi con gli amici o la famiglia e sdraiarsi sul divano per guardare un film o godersi l’ultima imperdibile serie TV. E quando è difficile o non è possibile riunire tutti nella stessa stanza… ecco una serie di servizi che ci permettono comunque di goderci i nostri contenuti preferiti online (ad esempio… Leggi tutto »11 App per guardare film e video insieme agli amici online

Presentazione cisti.org & assemblea istanza mastodon 30/01 h16

29 Gennaio 2022 ore 22:30

Domenica 30 gennaio 2022 @CSOA Gabrio, via Millio 42, Torino

Presentazione cisti.org & assemblea istanza mastodon.cisti.org


h16

Presentazione e chiacchiere su cisti.org, uno spazio digitale liberato, un server scapestrato e autogestito.


h18

assemblea dell'istanza mastodon.cisti.org

a seguire cena condivisa e proiezione cortometraggi tematici a cura dell'hacklab underscore_to

Non è la silicon valley, ma si mangia meglio

16 Novembre 2019 ore 19:04

non è la silicon valley

Tre giorni di incontri e dibattiti (con tanti contenuti) per esplorare insieme l'ecosistema digitale.

Proveremo, insieme, ad andare a fondo su temi come la sicurezza, la privacy e l'ecologia. Spesso ci sembrano parole vuote e prive di significato dato che vengono quotidianamente abusate perché accattivanti e alla moda.

Non ci vogliamo accontentare di riempirci soltanto la bocca con queste parole, ma vogliamo capirle: comprendere cosa si portano dietro e quali implicazioni hanno per noi; indagare la relazione tra questi concetti, le nostre vite, quello che studiamo e che ci piace. Ci fanno orrore le macchine chiuse, per questo non vogliamo dare solo delle risposte, ma discuterne assieme e confrontarci per aprirle e vedere come funzionano!

Talks

Tor - Privacy e Anonimato

by Gustavo Gus 19/11 h16-18 - aula D

Scopriamo Tor, uno strumento per poter navigare in modo sicuro ed anonimo, usato tutti i giorni per usare la rete in sicurezza combattendo il tracciamento e la censura. Ne Parleremo con il leader del community team del Tor Project.

Autodifesa Digitale

by Hacklab Underscore Torino 20/11 h16-18 - aula B

Vi portiamo a spasso per un giretto dietro le quinte della società del controllo, provando con mano vie di fuga digitali e tecniche di autodifesa.

Non forniremo soluzioni facili o magiche, non siamo venditori di pentole, toccherà accendere il cervello, respirare, sbagliare, darsi il tempo di capire, portarsi i compiti a casa.

Daremo un'infarinatura su queste tematiche a nostro avviso sempre più importanti nella nostra società, dove gli ingredienti saranno paranoia quanto basta e uno spazio conviviale dove poter riprendere consapevolezza degli strumenti digitali, cercando di usarli evitando di fare male a noi stessi e ai nostri simili.

Materialità del Digitale

by Le Dita nella Presa da Radio Onda Rossa h16-17.30 21/11 - aula B

Si dice che la digitalizzazione inquina meno della carta. Sara' vero? Tiriamo fuori il nostro approccio hacker (cioè curioso e irrispettoso delle verità calate dall'alto) e andiamo a vedere quanto c'e' di vero in questo luogo comune. Usiamo la metodologia della Life Cycle Analysis, quindi consideriamo gli oggetti tecnologici in maniera integrata con la società in tutte le loro fasi: da dove viene la materia prima per fare i telefoni? Chi li produce? e quando non funzionano più che fine fanno? E se volessimo fare un dispositivo più sostenibile, come potremmo fare?

Il dibattito parte da una serie di trasmissioni di approfondimento andate in onda su Radio OndaRossa nell'ultimo anno.

Hacker Cabaret

by StakkaStakka da Radio Black Out 21/11 h18.30-19 - aula B

Grandi sorprese e ricchi premi!

❌