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Ricevuto oggi — 19 Gennaio 2026

“Il Vernacoliere è sinonimo di libertà”

18 Gennaio 2026 ore 22:45

Livorno, 18 gennaio 2026 – Sabato del Vernacoliere al Museo della Città in piazza del Luogo Pio. Nella sala del Grande Rettile di Pascali, il direttore Mario Cardinali conduce un dibattito su vernacolo e livornesità. Gremita la sala di pubblico, soprattutto di giovani studenti, e gli ordini superiori della Chiesa barocca del Luogo Pio. Cardinali apre con la comunicazione che molto probabilmente il Vernacoliere tornerà ad essere stampato, ovviamente incrociando le dita, dando la notizia di una facoltosa donazione di 10 mila euro da parte di un imprenditore livornese di cui non è stato rivelato il nome, valida per 250 abbonamenti, mentre la campagna di tesseramento è ancora aperta. “Il vernacolo è come il cacciucco, è una specialità solo livornese – parla il direttore – ci siamo sentiti per mille altre ragioni storiche e culturali, inferiori ai cugini fiorentini e alle altre città toscane più blasonate ma in realtà il vernacolo ed altre realtà non fanno che confermare una “a toscanità” che non è subalternità, proprio con una “a” privativa. Il nostro è uno spirito libero, ricco e nobile, che proviene dalle Leggi Livornine, che, ovviamente e perché no, insieme a tanti popoli diversi, permisero di accogliere anche delinquenti di vario genere. Oltre a questi giunsero i ricchi ebrei sefarditi dalla Spagna e dal Portogallo e gli Ugonotti dalla Francia, che permisero a Livorno di raggiungere un altissimo livello culturale”. In seguito Cardinali prende a narrare la genesi dell’idea di scrivere la satira sul Vernacoliere: “Erano gli anni ottanta e a Livorno venne in visita il Papa, fu quella l’occasione che mi dette l’idea di iniziare a fare satira sul Vernacoliere”. “La nostra identità storica – ritorna sulla livornesità – è insorgente, nel senso che siamo dei ribelli, dei rivoluzionari. Tutta la nostra storia è segnata da eventi “insorgenti”, a partire dal mito del villano, fino ai valori risorgimentali e alla resistenza contro gli austriaci. Con l’insorgenza il livornese ha effettuato una totale identificazione. Lo stesso Vernacoliere è stato per anni sinonimo di libertà ed è stato addirittura etichettato come sovversivo”.

Ricevuto ieri — 18 Gennaio 2026

Abuso di alcolici, ventenne fuori dal The Cage in ospedale

18 Gennaio 2026 ore 19:23

Livorno, 18 gennaio 2026 – Paura nella notte di sabato per una ventenne che si è sentita male a causa dell’abuso di alcolici. La ragazza, che stando a quanto riportato secondo le prime testimonianze avrebbe subito un grave malore, è stata soccorsa alle 2 e 45 fuori dal locale The Cage e trasportata al Pronto Soccorso in codice giallo.

Addio a Matteo Dinelli

18 Gennaio 2026 ore 17:18

Livorno, 18 gennaio 2026 – La morte di Matteo Dinelli a soli 59 anni è un lutto che sta scuotendo l’intera comunità cittadina. Matteo era conosciutissimo e apprezzato sia per la sua attività da avvocato penalista, esercitava da anni nel suo studio in Corso Amedeo, sia per la sua grande passione per il Football americano, che lo ha visto militare nella gloriosa squadra livornese degli Etruschi. Una carriera da giocatore lunga vent’anni a cui è seguita una altrettanto prestigiosa carriera da allenatore fino alla massima serie con i Guelfi di Firenze. Sui social in questi tragici momenti si stanno moltiplicando i messaggi di cordoglio.

Ricevuto prima di ieri

Le telecamere di Report a Livorno per un’indagine sui porti: intervistato il sindaco Luca Salvetti

17 Gennaio 2026 ore 10:37

Livorno e il suo porto al centro di un approfondita indagine giornalistica del settimanale Report di Sigfrido Ranucci. La troupe presente in città ha realizzato immagini ed interviste per comprendere la situazione nel nostro scalo marittimo dopo aver già analizzato Genova, Ancona e Napoli. 

Tra gli intervistati il Sindaco Luca Salvetti che ha spiegato come ci si è mossi a Livorno negli ultimi sei anni:

“I comitati in Italia, e quindi anche a Livorno, tengono alta l’attenzione sul rischio inquinamento da fumi delle navi. È un impegno lodevole che condivido e sono contento che questi attivisti abbiano compreso che il Comune e chi lo guida non avversa queste sensibilità. Anche perché un cittadino di Livorno che diventa sindaco non si trasforma in ragione della carica in un “mostro” che se ne infischia della salute sua e dei suoi concittadini. 
Proprio per questo in sei anni l’Amministrazione che guido ha fatto tantissimo per garantire comportamenti virtuosi e controlli. 
1) Nel 2020 Abbiamo promosso il blu agreement con enti e armatori per favorire politiche di abbattimento dei fumi.
2) Nel 2023 abbiamo investito risorse comunali per due centraline e una campagna di rilevamenti e monitoraggio, affidando ad Arpat un servizio di misurazione di vari inquinanti su tre postazioni in diverse aree della città, compreso il waterfront più prossimo all’attracco delle navi. 
3) Nel 2024 con delibera di giunta abbiamo dato vita con la Capitaneria di Porto alla prima ordinanza in Italia sullo switch ad un carburante meno inquinante con l’abbassamento del tenore di zolfo allo 0,1% prima dell’entrata in porto.
4) Nel 2025, dopo una lunga interlocuzione con la Regione e con Arpat, grazie alla collaborazione di Autorità di Sistema abbiamo ottenuto che nell’ambito del Piano di Monitoraggio dei lavori per la realizzazione della Darsena Europa, venga installata una centralina Arpat in zona porto, che ha tra l’altro la capacità di rilevare il black carbon, in anticipo su quanto previsto dalla Direttiva Europea. 
Insieme a questo c’è tutto il progetto cold ironing (elettrificazione delle banchine) dell’Autorità di Sistema che deve cambiare radicalmente le condizioni di alimentazione delle navi attraccare in banchina grazie ai finanziamenti del Pnrr. 

Io sono convinto di una cosa: si può anche chiedere al singolo porto o alla singola città di limitare unilateralmente gli armatori che non rispettano le normative, ma se non si da il via concretamente ad una politica nazionale, e mondiale visto il mercato globale, che regoli gli scambi, che guardi all’ambiente e alla sostenibilità dei porti, i luoghi virtuosi e attenti alla fine rischiano di essere i più penalizzati economicamente e dal punto di vista occupazionale. Perché chi non vuol dare un contributo di sostenibilità sceglierà di attraccare altrove dove invece tutto è consentito.

Spero che questo concetto passi e ci sia una mobilitazione generale in tal senso. Nel frattempo Livorno sa che con il nostro lavoro attento sono state battute strade nuove, sia per conoscere in dettaglio l’impatto dei fumi navali sull’aria che respiriamo, partendo dal presupposto che per affrontare un problema dobbiamo prima conoscerlo a fondo, sia per mitigare l’inquinamento legato al porto, convinti che la salute pubblica debba essere tutelata insieme al lavoro”.

Canone Unico: modifiche del regolamento a partire dal 1 febbraio

16 Gennaio 2026 ore 14:41

Il Consiglio Comunale ha approvato, con delibera n. 214 del 27/11/2025, l’aggiornamento del Regolamento del Canone Unico che porterà modifiche rilevanti rispetto agli oneri derivanti dalle occupazioni in emergenza finalizzate alla tutela della pubblica incolumità (esempio più ricorrente, i transennamenti di aree pubbliche effettuati a seguito di intervento dei Vigili del Fuoco). Ai sensi dell’art 8-bis, a partire dal 1° febbraio 2026, a tali occupazioni si applicherà infatti il Canone Unico, secondo la disciplina prevista dal relativo Regolamento disponibile al seguente link:  https://www.comune.livorno.it/it/documenti_pubblici/regolamento-canone-unico in base alla quale per i primi trenta giorni di occupazione viene applicata la sola tariffa base che verrà successivamente incrementata, quindicinalmente, con maggiorazioni progressive della stessa.

Il Comune organizzerà lunedì 26 gennaio un incontro online, cui saranno invitati gli amministratori di condominio anche per mezzo delle associazioni di categoria, per fornire eventuali chiarimenti sulle novità occorse.

L’hub del silenzio. Livorno: narcotraffico e rimozione di un’economia parallela

15 Gennaio 2026 ore 13:00

Livorno non è più soltanto una città portuale toscana segnata dalla deindustrializzazione; è diventata, dati alla mano, una piattaforma logistica globale per la criminalità organizzata. Il report di “Codice Rosso”, testata web livornese, definisce questo fenomeno “La grande rimozione”, sistematica cancellazione dal dibattito pubblico di una realtà che sta riscrivendo gli assetti finanziari e sociali del territorio. I sequestri record degli ultimi anni, che hanno visto la Guardia di Finanza intercettare carichi di cocaina nell’ordine delle tonnellate, non sono eventi eccezionali. Sono la norma statistica di un sistema consolidato.

Per comprendere la gravità della situazione è necessario abbandonare la narrazione episodica della cronaca nera e adottare un approccio clinico ai numeri. Nel 2023 e nel 2024, il porto di Livorno ha scalato le classifiche nazionali per volumi di sostanza stupefacente sequestrata, contendendo il primato a scali storicamente caldi come Gioia Tauro. Tuttavia, il dato più allarmante non è quello che emerge dai comunicati stampa, ma quello che rimane sommerso. Le stime più accreditate indicano che le autorità riescono a ispezionare fisicamente circa il 2% dei container in transito. Questo significa che il 98% dei carichi attraversa la dogana senza verifica diretta.

Applicando una proiezione statistica a questo dato, lo scenario assume proporzioni industriali. Se le tonnellate sequestrate – che nel biennio di riferimento hanno superato quota 4.000 kg in singole maxi-operazioni, con proiezioni stimate per il 2025 in linea con questo trend ascendente – rappresentano solo la frazione intercettata in quel 2% di controlli, il volume reale di cocaina che entra in Europa attraverso la Darsena Toscana è calcolabile in decine di tonnellate annue. Stiamo parlando di un flusso di merce il cui valore di mercato, una volta tagliata e distribuita, supera il PIL di intere province italiane. La “Rimozione” consiste esattamente in questo: accettare che una mole di capitale illecito di tale portata attraversi la città senza interrogarsi sulle conseguenze strutturali che essa genera sull’economia locale.

Il porto di Livorno è stato scelto dai cartelli sudamericani e dalla ‘ndrangheta – che agisce come broker globale e garante della logistica – per ragioni tecniche precise. La configurazione dello scalo permette l’applicazione sistematica della tecnica del “rip-off” (o “gancho ciego”). A differenza delle vecchie metodologie che prevedevano la complicità dell’intero equipaggio o dell’armatore, il rip-off è una tecnica parassitaria ad alta efficienza: la droga viene caricata all’origine in container contenenti merce legale all’insaputa del spedizioniere, piazzata subito dietro i portelloni in borsoni pronti all’uso. Una volta giunto a Livorno, il carico deve essere recuperato rapidamente prima che il container esca dal porto o venga ispezionato.

È qui che il fenomeno globale diventa locale. Per eseguire un rip-off serve una “batteria” di operatori a terra. Questa operazione richiede tempi strettissimi e una conoscenza millimetrica delle procedure portuali. Non la possono fare i colombiani, la devono fare i locali. È evidente come le organizzazioni criminali abbiano attuato una campagna acquisti sul territorio, sfruttando le fragilità del tessuto lavorativo.

Ma l’impatto economico non si ferma alla banchina. Il denaro incassato da queste “squadre” locali deve essere speso o investito. E qui si apre il capitolo più insidioso dell’analisi: l’inquinamento dell’economia legale. Livorno, città che ha visto contrarsi il suo settore manifatturiero e industriale, assiste paradossalmente a un fiorire di attività commerciali, aperture di locali, ristrutturazioni immobiliari che non trovano giustificazione nei fondamentali macroeconomici della zona. È il riciclaggio di prossimità. Parte del denaro di questo hub del narcotraffico entra nel circuito cittadino drogando il mercato: altera i prezzi degli immobili, falsa la concorrenza tra esercizi commerciali, e crea una bolla di benessere apparente.

Il report di Codice Rosso sottolinea come la ‘Ndrangheta abbia scelto la Toscana e Livorno non come terra di conquista violenta, ma come hub di servizi. La strategia è quella dell’inabissamento e della mimetizzazione. Non ci sono sparatorie in strada, non c’è il controllo militare del territorio visibile, tipico delle regioni di origine delle cosche. C’è invece una penetrazione invisibile nei salotti che contano, nelle società di servizi, nella consulenza. I broker criminali vivono in città, frequentano i luoghi che vanno frequentati, stringono mani. Questa assenza di violenza esplicita è il fattore che facilita la “Grande Rimozione”. Finché non scorre il sangue, la città preferisce credere che il problema sia confinato dentro le recinzioni doganali, un affare tra guardie e ladri che non tocca la vita civile.

Invece la tocca eccome. La disponibilità di enormi quantità di cocaina ad altissima purezza ha saturato anche il mercato locale dello spaccio al dettaglio. Se il porto è il grossista, la città è il primo cliente. I quartieri popolari, e sempre più spesso anche il centro storico, sono diventati piazze di spaccio capillarizzato. Anche qui, la dinamica è economica: lo spaccio un ammortizzatore sociale distorto, un welfare illegale che garantisce reddito dove lo stato e il mercato legale hanno fallito.

La “Rimozione” denunciata nel report è dunque una patologia istituzionale e mediatica. Si osserva una discrepanza inquietante tra la magnitudo dei sequestri e la reazione pubblica. Di fronte al ritrovamento di 2 o 3 tonnellate di cocaina in un colpo solo – quantità sufficienti a inondare il mercato nazionale per settimane – la risposta politica è spesso formale, quasi burocratica. Manca un’analisi sistemica. Le associazioni di categoria, i sindacati, le istituzioni locali sembrano temere che parlare troppo di mafia portuale possa danneggiare il “brand” Livorno, scoraggiando investimenti turistici o commerciali. Si preferisce la retorica del “caso isolato” o dell’efficienza delle forze dell’ordine, eppure ogni sequestro è la prova di un flusso che non si è mai interrotto.

Inoltre, il sistema di controllo presenta falle strutturali. Con milioni di TEU (l’unità di misura dei container) movimentati ogni anno, l’ispezione a tappeto è tecnicamente impossibile senza paralizzare il commercio globale. I trafficanti lo sanno. Giocano sulla saturazione del sistema. Utilizzano tecniche di diversificazione del rischio, spedendo carichi frazionati su più navi, o utilizzando aziende di import-export “pulite” come vettori inconsapevoli. La ‘Ndrangheta ha dimostrato una capacità di adattamento superiore a quella degli apparati repressivi, utilizzando tecnologie di comunicazione criptata e modificando le rotte in tempo reale in base al livello di allerta dei vari porti europei.

L’Agenzia delle Dogane e la Guardia di Finanza operano attraverso l’analisi dei rischi, selezionando i container “sospetti” in base a provenienza, tipologia di merce e storico dello spedizioniere. Ma i trafficanti hanno imparato a profilare i loro carichi per aggirare gli algoritmi di rischio. Usano carichi di copertura banali, spedizioni frequenti di basso valore per costruire uno storico affidabile, e triangolazioni complesse attraverso porti intermedi per mascherare l’origine sudamericana. In questo gioco del gatto col topo, il vantaggio è strutturalmente dalla parte di chi muove la merce, non di chi la cerca.

Un altro aspetto critico sollevato dall’analisi riguarda la governance portuale e la trasparenza delle concessioni. La permeabilità degli uffici amministrativi è un rischio che viene spesso sottovalutato rispetto all’operatività in banchina, ma è altrettanto strategico.

La dimensione finanziaria del fenomeno livornese impone poi una riflessione sui flussi di capitale. Dove finiscono i proventi del servizio logistico offerto dai clan locali? Le inchieste patrimoniali faticano a tenere il passo con la velocità di circolazione del denaro liquido. Si assiste a una frammentazione dei capitali in mille rivoli: acquisto di beni di lusso, prestiti usurai (altro settore in crescita in città), investimenti in criptovalute. L’economia criminale livornese non accumula tesori in grotte, ma sui mercati globali, e la parte che immette nel flusso sanguigno della città rende sempre più difficile distinguere il capitale sano da quello infetto. Questo crea una dipendenza: se domani il traffico si fermasse, interi settori dell’economia locale rischierebbero uno shock di liquidità.

La “Grande Rimozione” è quindi un meccanismo di autodifesa collettiva che permette alla città di non guardarsi allo specchio. Ammettere di essere un hub del narcotraffico significherebbe ammettere il fallimento di un modello sociale e riconoscere che quel modello è stato eroso dall’interno dalla logica del profitto criminale. Significherebbe dover sottoporre a screening antimafia non solo le grandi opere, ma la vita quotidiana del commercio cittadino. È un processo doloroso e politicamente costoso, che nessuno sembra voler intestarsi.

Eppure, i dati del 2025 proiettati sulle tendenze attuali non lasciano scampo a interpretazioni consolatorie. La pressione criminale su Livorno è destinata ad aumentare, non a diminuire. La rotta tirrenica è considerata più sicura rispetto ai porti del Nord Europa (come Rotterdam e Anversa), dove la saturazione dei controlli e la violenza tra bande rivali hanno alzato troppo il livello dello scontro. Livorno offre ancora quella “pace operativa” che il business richiede. La città garantisce efficienza, silenzio e una rete di complicità diffusa che non fa domande.

In conclusione, l’analisi clinica della situazione impone di rovesciare la prospettiva. Non bisogna chiedersi quanta droga è stata sequestrata, rallegrandosi per il successo, ma quanta ne è passata, preoccupandosi per il fallimento sistemico. Se il 2% dei controlli produce tonnellate di sequestri, il restante 98% è un’autostrada aperta. La battaglia non si vince aumentando il numero dei finanzieri in banchina, ma rompendo la cappa di silenzio e complicità che avvolge il porto. Bisogna aggredire la “zona grigia”.

Finché Livorno continuerà a rimuovere il problema, trattandolo come un corpo estraneo invece che come una malattia sistemica, l’economia della cocaina continuerà a prosperare, divorando dall’interno le risorse sane del territorio. La sobrietà dei numeri è l’unico antidoto alla retorica della negazione. E i numeri dicono che Livorno non è più solo la città dei Quattro Mori, ma uno dei nodi cruciali della ragnatela globale del narcotraffico. Ignorarlo non è più una scelta politica legittima; è una forma di connivenza.

Silvano Cacciari della redazione di Codice Rosso

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Solidarietà al Refugio

8 Gennaio 2026 ore 23:33
La Federazione Anarchica Livornese esprime solidarietà e sostegno allx abitantx del palazzo del Refugio e al Teatrofficina Refugio, ancora una volta oggetto degli attacchi provocatori di esponenti della destra cittadina. È ormai chiaro a tuttx che comparsate televisive, messaggi di odio sui social ed esposti di certi personaggi che vorrebbero presentarsi come paladini della cittadinanza, […]

Mostra “Manifesti della F.A.I.” + Dibattito “Strage di Stato” + Aperitivo Djset con DJ SKAPPE

10 Dicembre 2025 ore 15:15
14 dicembrealla FAL in Via delgi Asili 33, Livorno dalle 17:30 Inaugurazione della mostra“I manifesti della F.A.I.”1945-2025 Dibattito sulla Strage di Stato e l’assassinio di Giuseppe Pinelli dalle 19:30aperitivo e dj setcon DJ SKAPPERebel Sound

A FIANCO DI CHI LOTTA! La Federazione Anarchica Livornese sostiene le lavor…

27 Novembre 2025 ore 14:58
A FIANCO DI CHI LOTTA! La Federazione Anarchica Livornese sostiene le lavoratrici ed i lavoratori in sciopero il giorno 28 novembre ed invita a partecipare alle iniziative di lotta organizzate a livello locale.Questo sciopero ha un’importanza particolare nello sviluppo del movimento di lotta contro la guerra e l’economia di guerra.La finanziaria presentata dal governo italiano […]

Comunicato: Fermiamo i treni della guerra!

22 Novembre 2025 ore 17:05
Comunicato stampa dei Ferrovieri contro la guerra e del Coordinamento Antimilitarista Livornese in merito ai lavori sulla linea ferroviaria Pisa-Livorno e in merito al potenziamento della base militare di Camp Darby per il trasporto di armi e munizioni. Come Ferrovieri contro la guerra e Coordinamento Antimilitarista Livornese intendiamo fornire ulteriori precisazioni e integrazioni rispetto alla […]

4 Novembre a Livorno: Disertiamo tutti gli eserciti!

6 Novembre 2025 ore 10:37
Centinaia di persone sono scese in piazza ieri a Livorno per la manifestazione convocata dal Coordinamento Antimilitarista Livornese contro la propaganda di guerra e il militarismo nella simbolica giornata del 4 novembre, in cui lo stato celebra le forze armate e il massacro della Prima guerra mondiale.Una giornata di lotta che ha riaggregato intorno all’antimilitarismo […]

CORTEO: 4 NOVEMBRE NESSUNA FESTA PER UN MASSACRO

3 Novembre 2025 ore 10:20
4 NOVEMBRE NESSUNA FESTA PER UN MASSACRO 17.30 presidio in Piazza della Vittoria (piazza Magenta) e corteo fino a p.zza Cavour Scendiamo in piazza anche quest’anno il 4 novembe, “festa nazionale” in cui si celebrano le forze armate e la “vittoria” della prima guerra mondiale (1915-1918). Contro la celebrazione di una strage del passato che […]

7 ottobre a Livorno: TUTTI LIBERI!

9 Ottobre 2025 ore 11:13
7 ottobre a Livorno: TUTTI LIBERI! La Federazione Anarchica Livornese esprime piena solidarietà ai due fermati durante le cariche di polizia nel corso delle contestazioni del 7 ottobre e ne chiede la piena libertà e il proscioglimento da ogni accusa. Fin dalla tarda mattinata si è assistito alla militarizzazione del Viale Italia e di parte […]

SALVINI, TAJANI, VALDITARA A LIVORNO

7 Ottobre 2025 ore 12:02
SALVINI, TAJANI, VALDITARA A LIVORNO: BASTA COMPLICITÀ CON LO STATO GENOCIDA DI ISRAELE CONTRO IL GOVERNO CHE VIETA IL DISSENSO CONTRO IL RIARMO CONTRO LA GUERRA 7 OTTOBRE DALLE ORE 13 DI FRONTE HOTEL PALAZZO Oggi martedì 7 ottobre i ministri Tajani, Salvini, Valditara, Calderoli, Giorgetti e Locatelli sono a Livorno. Alle 15 nelle all’Hotel […]

Blocchiamo tutto! Uniamoci oggi al presidio permanente al porto di Livorno

23 Settembre 2025 ore 14:46
Blocchiamo tutto!Fermiamo il genocidio, fermiamo la guerra, fermiamo il riarmo!Uniamoci oggi al presidio permanente al porto di LivornoPartecipiamo alla manifestazione del 27 settembre a La Spezia Lx anarchicx non possono che essere presenti e parte attiva ai blocchi e alle iniziative di sciopero perché l’anarchismo non è un’ideologia dogmatica ma una pratica concreta. Una pratica […]

Scendiamo in piazza sabato 20 settembre a Livorno

20 Settembre 2025 ore 15:06
Scendiamo in piazza sabato 20 settembre a LivornoIn difesa degli spazi autogestiti, contro la militarizzazione della città, contro la guerra e il genocidio La Federazione Anarchica Livornese esprime solidarietà ai soggetti colpiti dal crescente clima repressivo in città.Nelle ultime settimane si è intensificato un attacco alle occupazioni e in particolare a quegli spazi autogestiti di […]
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