Anthropic to Open Mythos AI to EU's ENISA

En réponse à P.
Merci :-)
The Instagram accounts for the Obama White House and the Chief Master Sergeant of the U.S. Space Force were briefly defaced with pro-Iranian images and messages over the weekend, after instructions began circulating on Telegram showing how to trick Meta’s “AI support assistant” bot into resetting account passwords.

A screenshot from a video released on Telegram claiming to show how Meta’s AI customer support bot could be tricked into resetting a target’s password.
On May 31, word began to spread on several Telegram instant message channels that Meta’s AI bot would happily add an email address to an existing account as part of the bot’s standard password reset flow.
A video released on Telegram by pro-Iran hackers claimed to document a remarkably simple exploit that appears to have involved using a VPN connection with an IP address that is in or near the target’s usual hometown, requesting a password reset for the account, and then choosing to chat with Meta’s AI support assistant. From there, the video shows the attacker told the bot to link the account in question to a new email address, after which the bot dutifully sent that address a one-time code that allowed a password reset.
The Telegram account that posted the video also linked to screenshots of pro-Iran images, videos and messages that defaced the hacked Instagram accounts, saying hackers had used the exploit to hijack a number of valuable (read: short) Instagram account names that allegedly have a resale value of more than a half million dollars.
Meta has not responded to requests for comment on the video’s claims, but Meta’s Andy Stone said on Twitter/X that the issue had been resolved and that they were securing impacted accounts. The security blog thecybersecguru.com reports that Meta pushed an emergency patch over the weekend, and clarified that no back end database was breached.
“Instagram has notoriously poor human support infrastructure,” Cybersecguru wrote. “Recovering a locked account – especially a high-value one can take weeks of back-and-forth with an automated ticketing system. Meta’s solution was to deploy a conversational AI layer to handle common recovery workflows: relinking a lost email address, triggering a password reset, verifying account ownership. The assistant, presumably, was supposed to reduce friction for legitimate users stuck in account-access hell.”
Ian Goldin, a threat researcher at Lumen’s Black Lotus Labs, said we’re entering unchartered security territory as more large online platforms start allowing AI chatbots to handle sensitive account recovery requests. Just like human customer support employees can be social engineered into providing unauthorized access to someone’s account, AI bots are equally eager to help and vulnerable to persuasion and trickery, he said.
“AI chatbots create interesting new attack surface, and we’re likely going to see a lot more of these kinds of attacks,” Goldin said.
Securing your various online accounts means taking full advantage of the most secure form of multi-factor authentication (MFA) offered (such as a passkey or security key). In this case, even using the least robust form of MFA that Instagram offers — a one-time code sent via SMS — likely would have blocked the exploit: The hackers who released the video on Telegram said their exploit failed to work against any accounts that had MFA enabled.

Un fermo NO alla guerra e a ogni escalation militare si alzerà, con voce unica, sabato 6 giugno davanti alla base USAF di Aviano. Sarà una grande manifestazione nazionale, unitaria e nonviolenta promossa da Anpi, CGIl, Tavolo della Pace, Centro Balducci e molti altri, a cui come Movimento Nonviolento- Centro territoriale di Pordenone abbiamo collaborato [...]
L'articolo Aviano, 6 giugno: contro le guerre, il riarmo, le testate nucleari proviene da Movimento Nonviolento.
La guerra in Ucraina si è trasformata da tempo in un tritacarne, ma per avere un’idea di quanto sia costata in termini di vite umane non ci si può affidare ai dati dei belligeranti. Se considerassimo affidabili i dati ucraini sulle perdite russe, tra morti e feriti inabili al combattimento, saremmo ben oltre il milione e 300mila uomini. Quasi specularmente il ministero della Difesa di Mosca quantifica in 1,5 milioni gli ucraini morti o feriti gravi. Tuttavia, pur non avendo cifre ufficiali, esistono report basati su elenchi di nomi verificati che portano le vittime militari complessive a oltre 600mila uomini.
PER PIÙ DI TRE ANNI i media occidentali hanno aperto le notizie del giorno sull’Ucraina citando le cifre fornite dal ministero della Difesa di Kiev sui caduti russi e azzardando le teorie più apocalittiche sulle sorti dei reparti di Mosca. Le quali, in parte, traggono spunto da un assunto impresso su tutti i manuali di teoria militare: chi attacca subisce perdite molto più alte di chi difende, in un rapporto di circa 3 a 1. Siccome la guerra dei russi è stata tutta offensiva, è scontato e quasi certamente vero che gli uomini di Vladimir Putin alla fine avranno un bilancio complessivo molto più alto della controparte.
QUESTA SETTIMANA Anne Keast-Butler, direttrice della Gchq, l’agenzia di intelligence britannica che si occupa di cyberattacchi ha dichiarato che «quasi 500mila soldati russi sono morti dall’inizio della guerra», ma si tratta di stime su dati classificati. Non come quelli che compongono il report che Mediazona (uno dei principali media dell’opposizione del Cremlino) ha compilato e aggiorna costantemente in collaborazione con Meduza (altro media d’opposizione russo) e la versione russa della Bbc. Al 22 maggio 2026 è stata trovata conferma di 221.206 soldati russi caduti in Ucraina dall’inizio dell’invasione. Di questi 7.147 sono ufficiali. Il dato, considerato il più affidabile al momento, è costruito basandosi sugli annunci delle famiglie sui social network, sui funerali, le comunicazioni funebri, gli elenchi ufficiali (laddove disponibili o in qualche modo scoperti) dell’amministrazione civile e militare. Si legge nella premessa: «abbiamo elaborato una stima basata sulla mortalità maschile in eccesso, utilizzando i dati del Registro nazionale delle successioni. Questo metodo statistico, messo a punto in collaborazione con Meduza, contribuisce a ovviare ai limiti derivanti dal fare affidamento esclusivamente sui decessi riportati dai media» e porta la cifra complessiva stimata a 352mila caduti. Non si tengono in considerazione i feriti, che secondo tutti i rapporti internazionali ammontano a diverse centinaia di migliaia.
IL RAPPORTO consegna uno schema evidente dell’evoluzione del conflitto: «nei primi sei mesi di guerra, quando i combattimenti erano condotti dall’esercito regolare, la fascia d’età compresa tra i 21 e i 23 anni registrava il maggior numero di vittime». Successivamente, con il reclutamento forzato dei carcerati, l’afflusso costante di volontari e l’arrivo dei richiamati delle classi precedenti, si arriva a più di 120mila morti confermati tra i 30 e i 45 anni. Questi numeri ci dicono che la guerra è cambiata: dall’ “operazione militare speciale” dei professionisti delle armi, alla carne da cannone reclutata nelle regioni più lontane e mandata a fare numero. Infatti i morti complessivi sono saliti progressivamente settimana dopo settimana, fino a quintuplicare – in media – nel 2025 rispetto al 2022.
ANCHE LA PROVENIENZA dei defunti è emblematica: le regioni che hanno dato più uomini sono le più remote (e in molti casi povere) con in testa la Baschiria (9473) e il Tatarstan (8408). Tuttavia, dell’intera parte occidentale della Federazione, la regione di Mosca è quella che ha pagato il tributo di sangue più alto (5799, ma su 13 milioni di residenti).
VOLODYMYR ZELENSKY hs fornito per la prima volta delle cifre sui caduti ucraini all’inizio di quest’anno: 55mila. Qualsiasi fonte che non sia il governo di Kiev sostiene che tale cifra non sia aderente alla realtà. Secondo il progetto Ua losses, che sta compilando un report simile a quello di Mediazona ma con meno mezzi e collaborazioni, ad oggi siamo ad almeno 91.559 morti confermati, 95.165 dispersi e 4.454 prigionieri. Stupisce – e questa è una specificità ucraina – che in molti casi le autorità militari preferiscano utilizzare l’etichetta “disperso” invece che dichiarare il decesso di un soldato. Tale pratica, come abbiamo più volte raccontato, porta all’esasperazione le famiglie. Meno specifici i dati del centro studi Usa Csis: tra i 100 e i 140mila caduti e quasi 500mila feriti. Mentre la Bbc parla di 200mila caduti.
I DATI SUI CIVILI, al contrario, sono quasi univoci. Gli ucraini uccisi dai bombardamenti russi sono almeno 16mila e 48mila i feriti (dati Onu). Mentre per quelli russi non si hanno stime esatte anche perché al momento i numeri sono esigui e limitati alla seconda metà del 2025 e al ’26, ovvero da quando i droni ucraini hanno iniziato a colpire regolarmente le regioni a ridosso della frontiera.


| Version: | 6.6.142 (longterm) |
|---|---|
| Released: | 2026-06-01 |
| Source: | linux-6.6.142.tar.xz |
| PGP Signature: | linux-6.6.142.tar.sign |
| Patch: | full (incremental) |
| ChangeLog: | ChangeLog-6.6.142 |
2 giugno: celebriamo gli 80 anni della Costituzione italiana. Lavoro, diritti, uguaglianza, decentramento, minoranze, indipendenza stato e chiesa, uguaglianza religioni, tutela dell'ambiente biodiversità e ecosistemi, diritto internazionale, ripudio della guerra: sono questi i principi fondamentali su cui si basa la nostra Repubblica. Tra questi non troviamo le armi e nemmeno chi le benedice. E allora [...]
L'articolo 2 giugno: celebriamo gli 80 anni della Costituzione italiana proviene da Movimento Nonviolento.
| Version: | 6.1.175 (longterm) |
|---|---|
| Released: | 2026-06-01 |
| Source: | linux-6.1.175.tar.xz |
| PGP Signature: | linux-6.1.175.tar.sign |
| Patch: | full (incremental) |
| ChangeLog: | ChangeLog-6.1.175 |
| Version: | 5.15.209 (longterm) |
|---|---|
| Released: | 2026-06-01 |
| Source: | linux-5.15.209.tar.xz |
| PGP Signature: | linux-5.15.209.tar.sign |
| Patch: | full (incremental) |
| ChangeLog: | ChangeLog-5.15.209 |
| Version: | 5.10.258 (longterm) |
|---|---|
| Released: | 2026-06-01 |
| Source: | linux-5.10.258.tar.xz |
| PGP Signature: | linux-5.10.258.tar.sign |
| Patch: | full (incremental) |
| ChangeLog: | ChangeLog-5.10.258 |
With Infosecurity Europe kicking off tomorrow, many of us will be fine tuning our schedules and prepping for the festivities to kick off. The Gurus have been busy collecting a selection of unmissable events to help you plan your trip and ensure you get the most out of your visit.
Here’s a selection of ones we think you’ll enjoy:
Joanna Mendez, Former CIA Chief of Disguise and author
The Deception Playbook: Inside the Mind of a CIA Spy
Keynote Stage
Tuesday, 2nd June @ 10:10 – 10:50
This keynote explores how the principles of espionage, deception and psychological manipulation underpin many of today’s most effective cyber-attacks. Drawing on her experience as the CIA’s former Chief of Disguise, Jonna Mendez shares compelling real-world lessons on trust, influence and human vulnerability, offering security leaders a fresh perspective on social engineering risks and organisational resilience.
Darren Guccione, CEO and Co-Founder, Keeper Security:
Super-Identities at Machine Speed: Securing the Rise of AI Agents
Cyber Strategies Stage
Tuesday, 2nd June @10:00 – 10:25
This session explores the growing security risks posed by AI agents as they become increasingly autonomous within enterprise environments. You’ll learn why traditional identity and access controls are no longer sufficient, and gain practical guidance on securing AI agents through least-privilege access, continuous monitoring and governance frameworks that support emerging UK and EU regulations.
Nico Hulkenberg, F1 Driver, Audi Revolut F1 Team and Lisa Forte, Partner at Red Goat Cyber Security
In the Driver’s Seat with Nico Hulkenberg
Keynote Stage
12:25-12:45
With around 250 Grand Prix races in his career, Nico Hülkenberg is one of the most experienced drivers in the industry. In cyber security we often draw parallels with the Formula 1 world, as both operate with speed, data, risk and teamwork at extremely high stakes. Join Lisa Forte and Nico as they take to the stage, for this racy unmissable conversation.
Mayur Upadhyaya, CEO and Co-founder, APIContext:
Resilience and Cyber Risk Theatre
Tuesday, 2nd June @ 12:45 – 13:15
This session examines how organisations can improve resilience in increasingly automated, machine-to-machine environments where service failures are often difficult to detect. You’ll learn how to identify modern monitoring blind spots across APIs and third-party services, and how continuous external verification can help spot issues early before they affect customers or business operations.
Reporting Active Exploits in 24 Hours: Are You Ready for the CRA?
Resilience and Cyber Risk Theatre
Tuesday, 2nd June @ 15:00 – 15:30
This session focuses on how organisations can prepare their vulnerability management and AppSec processes for the Cyber Resilience Act’s strict reporting requirements. Attendees will gain practical insights into the operational, technical and workflow changes needed to detect, verify and report actively exploited vulnerabilities quickly, while improving cross-team collaboration, automation and compliance readiness.
Tim Ward, CEO and Co-founder, Redflags, and Daniela Waugh, Head of Information Security, S&W Group:
Intelligent Behaviour Change in the Age of AI
Case Studies Stage
Tuesday, 2nd June @ 14:15 – 14:45
This case study session explores how organisations can drive meaningful, long-term security behaviour change by understanding and influencing how people make decisions in the workplace. You’ll learn practical approaches to reducing human risk, fostering a stronger security culture, and using insights from employee interactions with AI tools to identify emerging risks and shape effective governance strategies.
Filigran and Centrica Plc
Case Studies Stage
Tuesday, 2nd June @14:40 – 15:05
This session explores how organisations can make cyber threat intelligence more effective by breaking down security silos and improving the quality of threat data. Through a real-world case study from Centrica, you’ll learn how AI-enhanced intelligence workflows and automated feedback mechanisms can help prioritise threats more effectively, reduce noise, and create a more proactive, intelligence-led security operation.
Meera Tamboli, DFIR Analyst at AVEVA
What 500+ Mentoring Calls Taught Me About Confidence in Cybersecurity
Community@Infosec
Wednesday 3rd June, 10:00 – 10:30
This session explores the personal and professional challenges many people face when building a career in cybersecurity, including imposter syndrome, burnout and fear of failure. Through insights gained from mentoring hundreds of cyber professionals, attendees will learn why community, authenticity and support are critical to building confidence, resilience and long-term success in the industry.
Rik Ferguson, Vice President Security Intelligence, Forescout
“Quantum is still far off, we can wait – can’t we?”
Keynote Stage
Wednesday, 3rd June 2026 @ 11:00 – 11:45
This session explains why post-quantum cryptography (PQC) is a migration challenge that organisations need to address today, rather than a future problem to worry about when quantum computers arrive. You’ll learn how long technology refresh cycles can create hidden risks, what steps should be taken now to avoid crypto-agility issues, and how leading industries are preparing for the transition to quantum-safe security.
The Resiliency Quad: Integrated Framework for Sustaining Human Performance
Community@Infosec
Wednesday, 3rd June @ 13:30 – 14:00
This session introduces the Resiliency Quad, a framework for building sustainable performance through a balanced approach to physical, emotional, technological and developmental resilience. Attendees will gain practical insights into how strengthening these interconnected areas can improve wellbeing, adaptability and long-term effectiveness in both personal and professional settings.
Women in Cyber 10 Year Celebrations!
This year Infosec marks a decade of the Women in Cybersecurity programme with sessions designed to inspire, empower and drive real change. The sessions will explore how women are redefining success in their cybersecurity careers and what’s shifted over the past 10 years. They’ll also highlight how allyship and diverse teams now play a crucial role in strengthening cyber operations. With practical insights, forward looking discussion and a special keynote speaker, this milestone year offers a powerful look at how far the industry has come and what’s next.
Cyber Fest 2025 Cyber House Party (Sold Out) | The Fox, Excel | 3rd June | 17:30 – 23:30pm
Cyber House Party is the industry’s biggest fundraising bash, plus you get to hear colleagues, peers, connections show off their DJing skills. Always a blast! AND they’re raising money for the NSPCC.
Yemurai Rabvukwa, Senior Cybersecurity Associate and Cyber Careers Influencer, Individual Contributor
Navigating the Imposter Monster as a Cyber Professional
Community@Infosec
Thursday, 4th June 2026 @ 10:00 – 10:30
This keynote explores how cybersecurity professionals can overcome self-doubt by reframing imposter syndrome as the Imposter Monster. Attendees will learn a practical framework for building confidence, managing uncertainty and developing a healthier mindset for personal and professional growth.
Peter Coroneos, Founder of Cybermindz
Human Capability Risk in Cybersecurity: When Defender Burnout Becomes a Control Opportunity
Keynote Stage
Thursday, 4th June 2026 @ 11:00 – 11:35
This session explores the often-overlooked link between human performance and cyber resilience, highlighting how stress, burnout, poor sleep and uncertainty can directly affect the effectiveness of security operations. Attendees will learn how to treat workforce wellbeing as an operational risk factor, using measurable performance data and governance frameworks to strengthen decision-making, improve resilience and maintain the long-term effectiveness of cyber defence teams.
Mo Patel / Phil McGowan, Huntress:
Deep Dive Stage
Thursday, 4th June 2026 @ 12:30 – 13:15
This session cuts through the hype around Zero Trust, explaining why it is a security strategy rather than a product. You’ll gain a clearer understanding of the core principles behind Zero Trust, how they address modern security challenges, and what organisations should focus on when building a practical Zero Trust architecture based on continuous verification and least-privilege access.
Nasser Arif, Cybersecurity Manager at NHS
Community@Infosec
Thursday, 4th June 2026 @ 13:30 – 14:00
This session shares the career journey and insights of an award-winning NHS Cyber Security Manager who progressed from volunteer to leading security across multiple NHS Trusts. Attendees will gain perspectives on building positive security cultures, making cybersecurity more accessible and inclusive, and balancing technical expertise with the human side of security.
That’s our take on the hottest line up at Infosec this year, if you do see us at any of the above, say hello!
The post IT Security Guru picks for Infosecurity Europe 2026 appeared first on IT Security Guru.
Launch applications and interact with the desktop using mouse gestures at an entirely new level with Kando.
Nexis lets you manage processes, applications, packages, and disk health with a single tool. We'll help you get started.
This month we explore Solus 4.9, RakuOS 2026.04.15, Trisquel 12.0, and iDeal OS 2026.04.03.
A recent FCC decision won't allow new authorizations for foreign-made consumer routers to be sold in the US.
Keeping Linux machines in a known state requires a configuration management system. Discover how pyinfra simplifies this task with Python's full programming power.
Bottles lets you run Windows apps and games on Linux in clean, isolated environments without dual-booting.
Docker containers and Kubernetes pods might not be as airtight as you think. We'll show you three potential attacks.
Remember the old days when you could buy software and they gave you a permanent copy of the files on a shrink-wrapped CD? It was primitive, but at least you knew what you were getting, and you could rest assured that your new purchase would remain in your cupboard until you or one of your heirs decided to throw it away. The new service-based Internet was sold to the public as a convenience, but under the surface, it made consumer decisions even more complicated and challenged our assumptions about what it even means to "buy" or "own."
Mike Schilli's new home rooftop weather station continuously provides sun, wind, and rain data. High time to create a custom analysis program.
Valve's compatibility layer has transformed the open source platform into a serious gaming contender.
We'll show you some best practices for introducing Claude Code (or another LLM-based coding assistant) while maintaining knowledge and control of the code.
AI is here to stay, and understanding how it works under the hood can mean the difference between frustration and genuinely useful results. This article covers LLM fundamentals, effective prompting, and a structured agentic workflow that puts you in control.
This month in Linux Voice and Elvie.
Exploiting Layer 4 protocol handshakes and the resource limits of Layer 7.
This month, we explore the top FOSS, including a popular BitTorrent Client, a modern 8-bit game, and a slick web browser.
The Fischertechnik Maker Kit Bionic lets you enter the world of walking robots. We'll show you what it takes to bring this robot to life.
In the news: Fedora 44 Gaming Ready; Manjaro 26.1 Preview; Microsoft Issues Warning About Linux Vulnerability; Is AI Coming to Your Ubuntu Desktop?; Framework Laptop 13 Pro Competes with the Best; Latest CachyOS Features Supercharged Kernel; Kernel 7.0 Is a Bit More Rusty; and France Says "Au Revoir" to Microsoft.
The core of an immutable system cannot be changed, but you can bend that rule by overlaying your own stuff using a nifty systemd feature called SysExt.
Use common logic with DIP switches to determine functionality, IP addresses, hostnames, and other functional differences on repetitive hardware arrangements.
This month in Kernel News, AI hunts for linux bugs.

Qualys has discovered a vulnerability in the Linux kernel that can be used to elevate standard user privileges.
Avec ces températures, vous transpirez à grosses gouttes ? Ce n'est pas une excuse pour oublier le #KhrysPresso de @Khrys (ni pour oublier de le publier ! 😱 )
https://framablog.org/2026/06/01/khryspresso-du-lundi-1er-juin-2026/
(Photo de Vesselin Dochkov - CC 0)

The rapid adoption of AI coding assistants is creating a new governance challenge for enterprise security teams, according to research released by Salt Security, which found that nine in ten security leaders are concerned about the security risks associated with AI-generated code. The research, AI Coding Assistants and the New Security Challenge, surveyed 100 IT security leaders across the UK and US and highlights the growing tension between software development speed and security oversight.
According to the study, 67% of organisations now report widespread adoption of AI coding assistants across development teams, reflecting how deeply AI has become embedded in modern software engineering practices. However, governance frameworks have struggled to keep pace. While organisations increasingly rely on AI to accelerate development, 38% still depend primarily on manual reviews to assess AI-generated code, a process many security leaders believe is becoming unsustainable.
Among respondents, 29% identified insecure coding patterns as the biggest risk introduced by AI assistants, while 15% cited concerns about generated code failing to align with internal security policies.
The findings mirror wider industry concerns about the quality and security of machine-generated software. According to figures cited by Salt Security, AI coding assistants now generate nearly half of all code written on platforms such as GitHub, while independent research has found that a significant proportion of AI-generated code contains known vulnerabilities.
“AI coding assistants are fundamentally changing how software is built, but governance has not kept pace,” said Roey Eliyahu, CEO and co-founder of Salt Security.
“Most organisations recognise the risks, but many are still trying to manage AI-generated code using security processes designed for a pre-AI world. That approach does not scale. Security leaders need visibility, consistency and embedded governance across the AI-assisted development lifecycle before code volumes become unmanageable.”
The research also revealed that larger enterprises face greater operational complexity as AI adoption grows. Organisations with more than 500 employees were significantly more likely to report challenges around governance consistency, developer overreliance on AI-generated outputs and policy enforcement across distributed development teams.
The findings coincide with the launch of Salt Code, a new addition to the company’s Agentic Security Platform designed to enforce security policies directly within AI coding assistants such as Claude Code, GitHub Copilot, Cursor, Gemini CLI and Codex. Salt Code is designed to move security controls earlier in the software development lifecycle. Rather than relying solely on traditional security testing tools after code has been written, Salt Code applies organisational security policies during code generation itself.
At the heart of the platform is Salt’s Posture Governance Engine, which allows organisations to define security and compliance requirements once and enforce them consistently across code creation, deployment and runtime environments. The platform includes pre-built policy packs covering frameworks such as the OWASP API Top 10, MCP Security Top 10, LLM Security Top 10 and OpenAPI/Swagger compliance.
According to Salt Security, the approach is intended to address what it describes as “security drift”, or the gradual divergence between organisational policies and actual development practices that can occur as AI-generated code volumes increase.
“AI is writing code faster than organisations can govern it, whether that AI is Claude, Gemini, Copilot, or the next tool a developer downloads tomorrow,” Eliyahu said.
“For the first time, security policy travels with the code itself, from the first prompt through every stage of the pipeline and into runtime. Organisations no longer have to choose between the speed AI enables and the security their business requires.”
Industry analysts have argued that governance will become increasingly important as AI-generated code forms a growing share of enterprise software. Salt’s research suggests that organisations are already recognising the challenge, with security leaders expressing concerns that manual review processes are struggling to scale alongside AI-assisted development.
“I regularly point organisations toward Salt because the full Agentic Security Graph is genuinely differentiating. Salt Code is the piece that ties it together,” said Christopher M. Steffen, CISSP, CISA, CCZ, VP of Research, Information Security, Risk and Compliance Management, Enterprise Management Associates. “With code-level context layered onto runtime behaviour, Salt is building a multi-dimensional defence for agentic systems rather than another single-point tool. That is the direction this market needs to move.”
The company is encouraging organisations to focus on improving visibility into AI-generated code, reducing dependence on manual review, standardising secure development practices and treating AI coding assistants as part of the wider software supply chain.
As enterprises continue to embrace AI-assisted development, the findings suggest that the next phase of adoption may be defined less by productivity gains and more by how effectively organisations can govern and secure the code these systems produce.
The post Nine in Ten Security Leaders Concerned About AI-Generated Code Risks as Salt Security Launches New Governance Tool appeared first on IT Security Guru.
Bonjour à tous,
Avec mon association, nous souhaitons mettre une pétition en ligne. Nous avons fait un “test” en signant nous-même une fois mais, une fois que nous avons cliqué sur le bouton “signer”, une page d’erreur 500 s’affiche et, dans la finalité, la signature n’est pas comptabilisée.
J’ai cru comprendre que cette erreur est déjà arrivée et je voulais savoir comment les autres internautes l’ont résolue ?
Si jamais il y a besoin de changer de site, quelle alternative conseillez-vous ?
En vous souhaitant une bonne journée !!
3 messages - 2 participant(e)s




I can confirm that. A NUC is a very good choice for OWRX(+).
I am also running an Intel NUC5i3 with an RSPdx, an AirSpy HF+, and an RTL-SDR V4.
I have taken my Raspberry Pi out of service.
Regards, Steffen
Da Venerdì 29 a domenica 31 maggio si è tenuto in Toscana un seminario interno del Movimento Nonviolento sulla Campagna Un'altra difesa è possibile. Tre giorni di lavoro e convivialità, ospiti di Enrico e Francesca Pompeo nella bellissima tenuta agroforestale del Montevaso in Toscana, durante i quali, attiviste e attivisti del Movimento Nonviolento provenienti da [...]
L'articolo Tensione e familiarità al Seminario di Montevaso proviene da Movimento Nonviolento.
O zempic è il nome commerciale di un farmaco capace di intervenire sui meccanismi della fame e della sazietà. Rallenta lo svuotamento dello stomaco e attenua l’appetito, inducendo a mangiare meno e portando, nel tempo, alla perdita di peso. Nato per il trattamento del diabete di tipo 2, è diventato in pochi anni l’esempio più noto di una nuova classe di farmaci dimagranti, che spostano il controllo del peso dal piano della volontà individuale a quello della regolazione farmacologica. A prima vista questo spostamento alleggerisce la pressione sul singolo, poiché non gli si chiede più di “mangiare meno e muoversi di più”. E tuttavia, sotto questa trasformazione rimane inalterato il modo in cui guardiamo i corpi grandi: corpi sbagliati, sgradevoli, da correggere e da riportare a una norma. Il corpo grasso viene letto ancora una volta come una responsabilità individuale e, prima ancora, come una colpa.
Se è vero che l’obesità è stata accertata come fattore di rischio per molte patologie, è anche vero che nel discorso pubblico si tende spesso a trasformare questa correlazione in un giudizio, non solo estetico ma anche morale, sul corpo e sulla persona. La grassofobia agisce su tre dimensioni: il pregiudizio, ovvero l’idea che i corpi grandi valgano meno, lo stigma, ovvero l’attribuzione di qualità negative alle persone grasse (ingorde, pigre, trasandate), e infine la discriminazione, cioè l’insieme delle barriere e dei comportamenti che tendono a tagliare fuori le persone grasse dalla vita sociale e lavorativa.
Questa dinamica non si distribuisce però in modo uniforme. Negli ultimi anni, soprattutto nei contesti di attivismo anglofono legati al movimento fat acceptance, si sono diffuse categorie informali come mid-size, small fat, mid fat, super fat e infinifat, utilizzate per descrivere differenze interne a ciò che viene spesso trattato come un gruppo omogeneo. Si tratta di etichette non scientifiche, nate per rendere visibile un dato empirico: la grassofobia tende a intensificarsi con l’aumentare della taglia. Chi occupa posizioni più vicine ai modelli corporei socialmente accettati può ancora abitare e attraversare, con qualche attrito, spazi e pratiche pensati per corpi standard; man mano che ci si allontana da questi parametri lo stigma si fa più esplicito e le barriere più escludenti.
Chi è vittima di atteggiamenti grassofobici ha maggiori probabilità di rimandare visite e controlli, di ricevere diagnosi tardive o trattamenti meno adeguati, e più in generale di sviluppare un rapporto problematico con il sistema sanitario.Anche senza passare in rassegna i dati che documentano ostacoli e trattamenti peggiori nell’accesso a lavoro, scuola e cure, basta guardare agli oggetti più ordinari per vedere come questa logica si traduca nella pratica: sedili di aerei e lettini di ospedale troppo stretti per ospitare certi corpi, brand di abbigliamento che prevedono solo alcune taglie, bilance non tarate su corpi più pesanti. Qui la grassofobia non passa da un giudizio esplicito ma è inscritta in un progetto che decide silenziosamente quali corpi sono previsti e quali no.
Un’analisi pubblicata sull’International Journal of Obesity nel 2025, basata su oltre un milione di risposte raccolte nel tempo, mostra che atteggiamenti negativi verso le persone obese sono diffusi anche tra i medici e gli operatori sanitari, e in alcuni casi risultano persino più marcati tra chi ha un ruolo diretto nella diagnosi e nel trattamento. Questi atteggiamenti non si presentano necessariamente come ostilità aperta; più spesso prendono la forma di associazioni automatiche legate all’idea che il peso sia una questione di volontà, che il corpo grasso indichi scarso controllo o scarsa adesione alle raccomandazioni mediche.
È un tipo di sguardo che tende a semplificare e che può influenzare il modo in cui si interpreta un sintomo o si costruisce un percorso di cura. Le persone che ne sono vittima hanno maggiori probabilità di rimandare visite e controlli, di ricevere diagnosi tardive o trattamenti meno adeguati, e più in generale di sviluppare un rapporto problematico con il sistema sanitario. Secondo alcune ricostruzioni teoriche l’obesità si sarebbe affermata come categoria clinica all’interno di una cornice grassofobica, che a sua volta affonda le sue radici in una storia ben più lunga, legata al colonialismo e alla morale protestante. Ma per comprenderlo occorre fare un passo indietro.
L’epidemia di obesità
Alla fine degli anni Novanta, un articolo sul Journal of the American Medical Association (JAMA) segnò un punto di svolta nel modo in cui parliamo di corpi grassi. Mettendo in fila i dati raccolti tra il 1991 e il 1998, un gruppo di ricercatori dei Centers for Disease Control aveva registrato un aumento significativo della quota di adulti obesi negli Stati Uniti, dal 12 al 17,9% in soli sette anni, con una crescita in tutti gli Stati, in entrambi i sessi e in quasi tutti i gruppi di età. Il fenomeno non era descritto come una semplice tendenza, ma come un’“epidemia di obesità”.
Nello stigma nei confronti dell’obesità delle narrazioni patologizzanti, la responsabilità veniva scaricata sui singoli e sulle famiglie, secondo una logica che ignorava i determinanti sociali, economici e ambientali delle scelte individuali.Questa connotazione di allarme e urgenza diventò centrale nella campagna mediatica successiva, anche attraverso la diffusione di grafici che mostravano la progressione del fenomeno anno per anno, come se si stesse seguendo l’evoluzione di un contagio. “Epidemia di obesità” divenne una formula sempre più accreditata, utilizzata come base scientifica per la “guerra all’obesità” che ne conseguì: a partire dagli anni Duemila si diffusero linee guida che fissavano soglie numeriche di “peso sano”, interventi sulle mense e sui programmi di attività fisica nelle scuole, normative più stringenti sulla produzione di bevande zuccherate e sulle pubblicità di junk food.
In diversi Paesi anglofoni circolavano spot che facevano leva sulla paura del futuro e su una struttura narrativa del tipo “what if”: in un video della campagna Strong4Life, per esempio, si ripercorre a ritroso la vita di un uomo colpito da infarto, risalendo fino all’infanzia. Man mano che il racconto procede, ogni passaggio viene associato a gesti come il consumo di bevande zuccherate o la visione prolungata di programmi televisivi, suggerendo che la condizione finale sia il risultato diretto e cumulativo delle scelte fatte nel corso della vita, spesso dentro lo spazio domestico e familiare. In questo genere di narrazioni la responsabilità veniva scaricata sui singoli e sulle famiglie, secondo una logica che ignorava i determinanti sociali, economici e ambientali delle scelte individuali, ovvero tutto ciò che rende difficile cambiare abitudini: lavoro precario, marginalità sociale, costo elevato del cibo più sano, città progettate per le auto, stress cronico.
Al di là dell’intenzione comunicativa, questi spot veicolavano un’equazione che oggi ci sembra quasi ovvia, quella tra il corpo magro e il corpo sano, ma che un tempo era impensabile. Per buona parte del Novecento le principali preoccupazioni sanitarie erano state la malnutrizione, le carenze vitaminiche, le malattie infettive che attecchivano su corpi troppo gracili. All’epoca si riteneva che qualche chilo in più potesse fornire un piccolo margine di protezione e la magrezza era considerata un segnale di malattia e decadenza sociale.
Col passare dei decenni, polmoniti e tubercolosi arretrarono progressivamente grazie al miglioramento delle condizioni igieniche e abitative e allo sviluppo di vaccini e antibiotici. Nello stesso tempo, l’aumento della popolazione anziana e i cambiamenti nello stile di vita (primi fra tutti l’alimentazione industriale e la crescente sedentarietà) spostarono l’attenzione verso le patologie non trasmissibili come l’infarto, l’ictus e il diabete di tipo 2, con lo studio dei relativi fattori di rischio. I medici cominciarono a monitorare le persone per anni, a confrontare nel tempo parametri come il peso, la pressione e la glicemia, a notare che chi pesa di più, in media, si ammala prima di certe malattie croniche. Tra gli anni Settanta e Ottanta il grasso diventò a tutti gli effetti un campanello d’allarme e un problema di salute pubblica, soprattutto nei Paesi anglofoni.
Chi ha un corpo più vicino ai modelli socialmente accettati può ancora abitare e attraversare, con qualche attrito, spazi e pratiche pensati per corpi standard; man mano che ci si allontana da questi parametri lo stigma si fa più esplicito e le barriere più escludenti.All’inizio degli anni Novanta l’Organizzazione mondiale della sanità si trovò davanti a un problema molto pratico: in ogni Paese si usavano soglie diverse per decidere chi è in sovrappeso e chi no, con risultati difficili da confrontare. Si scelse allora di eleggere a criterio ufficiale l’indice di massa corporea (BMI, Body Mass Index), un indicatore dato dal rapporto tra peso e altezza al quadrato. Sulla base di questo criterio, si suddivideva la popolazione in quattro fasce principali: sotto una certa soglia numerica si parla di sottopeso, in un intervallo intermedio di normopeso, oltre di sovrappeso e ancora oltre di obesità.
Nel 1998 gli Stati Uniti si allinearono a queste soglie e abbassarono il limite tra normopeso e sovrappeso. Così, dall’oggi al domani, milioni di persone che il giorno prima erano considerate nella norma diventarono, per definizione, in sovrappeso. Quando, l’anno dopo, l’articolo del JAMA parlerà di “diffusione dell’epidemia di obesità”, troverà quindi un vocabolario, degli strumenti di misura e un immaginario già pronti ad accogliere quella metafora.
Il BMI: che cosa misura davvero
In origine il BMI non nasce nel campo della medicina e non serve a stabilire se una persona sia sana o malata. Il criterio era stato introdotto nell’Ottocento dal matematico e statistico belga Adolphe Quetelet e poi preso in prestito dalle compagnie assicurative, che lo usavano per calcolare, su grandi numeri, la probabilità di morte associata a determinate caratteristiche fisiche, come il rapporto tra peso e altezza, così da fissare il prezzo delle polizze. Chi si discostava da certi intervalli di peso veniva considerato più costoso da assicurare. Il BMI aveva quindi una finalità statistica e descrittiva, non una finalità clinica. È solo in un secondo momento che questo parametro è stato ripreso dalla medicina per fissare “soglie di normalità”, trasformando una correlazione statistica in un criterio di salute individuale.
Questo slittamento rappresenta un punto decisivo, perché cambia completamente il senso dello strumento: una probabilità statistica più alta in un ampio gruppo di popolazione non significa che qualsiasi persona con un BMI alto morirà prima o sia destinata a una cattiva salute. Il BMI, da solo, non distingue tra muscolo e adipe e non dice nulla su pressione sanguigna, glicemia, livelli di infiammazione, capacità cardiorespiratoria o presenza di malattie. Una persona classificata come “sovrappeso” può avere esami del sangue perfettamente nella norma, fare attività fisica regolare e non avere alcun segnale clinico di malattia. Allo stesso tempo, una persona con un BMI “normale” può avere il diabete o altri problemi di salute. Questo perché l’indicatore non considera il funzionamento dell’organismo, ma esprime solo un rapporto matematico. È proprio in questo passaggio, da criterio statistico a misura di normalità, che il BMI smette di essere solo uno strumento tecnico e diventa parte di un più ampio sistema di valori e significati culturali sul corpo.
L’indice di massa corporea (BMI) in origine aveva una finalità statistica e descrittiva, non clinica. Solo in un secondo momento è stato ripreso per fissare delle “soglie di normalità”, trasformando una correlazione statistica in un criterio di salute individuale.Oggi la valutazione dell’obesità non si basa più esclusivamente sul BMI, che resta uno strumento di primo screening ma viene considerato insufficiente da solo. Uno dei suoi limiti principali è il fatto di essere tarato su popolazioni molto specifiche, prevalentemente europee. Già nel 2004 un gruppo di esperti convocato dall’Organizzazione mondiale della sanità ha mostrato che, in molti Paesi asiatici, il rischio di diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari aumenta a valori di BMI più bassi rispetto alle popolazioni europee, portando alla luce la necessità di proporre soglie differenziate. Nella pratica clinica attuale si adotta (o si dovrebbe adottare) un approccio multifattoriale all’obesità che integra altri indicatori, ad esempio la distribuzione del grasso corporeo e una serie di parametri (fisiologici, come la pressione arteriosa, e metabolici, come la glicemia e il profilo lipidico) che servono a stimare l’impatto reale sulla salute.
La letteratura scientifica recente, inoltre, distingue sempre più chiaramente tra obesità come condizione clinica, quando comporta già un danno funzionale o metabolico, e obesità come fattore di rischio, cioè una condizione che aumenta la probabilità di sviluppare determinate patologie nel tempo senza implicare necessariamente la presenza di malattia in atto. Questa doppia lettura rende il concetto molto più elastico e meno lineare di quanto suggerisca l’uso quotidiano del termine.
La costruzione culturale del sapere medico
Il fatto che la medicina, all’inizio, abbia incorporato il BMI in maniera piuttosto frettolosa e acritica può essere letto come l’esito di un contesto storico-culturale in cui il corpo grasso era già caricato di significati negativi, e in cui queste valutazioni hanno progressivamente colonizzato anche i saperi scientifici. Nel libro Fat Phobia (2022), la sociologa Sabrina Strings presenta l’adozione del BMI da parte della medicina come l’effetto di una genealogia in cui si intrecciano razzismo, religione e gerarchie sociali. Il suo lavoro è spesso citato nei dibattiti contemporanei su body positivity, grassofobia e medicalizzazione del peso, perché mette in discussione l’idea che il discorso medico sul corpo sia neutrale o puramente tecnico.
Nello sguardo coloniale il corpo nero, in particolare quello femminile, viene progressivamente associato all’idea di ingordigia e sensualità incontrollata, mentre per contrasto il corpo bianco viene associato all’idea di misura, controllo e sobrietà.Un primo elemento di questa storia è la tratta transatlantica degli schiavi, che tra il Sedicesimo e il Diciannovesimo secolo ha visto la deportazione coatta dall’Africa verso le Americhe, di milioni di persone, impiegate poi nelle piantagioni di zucchero, tabacco e cotone e in altre tipologie di lavoro forzato. Per rendere moralmente e politicamente accettabile la tratta degli schiavi era necessario costruire una differenza oggettiva radicale tra chi schiavizzava e chi veniva schiavizzato, in modo da presentare gli schiavi come persone naturalmente inadatte alla libertà e già predisposte, per loro stessa indole, a essere governate. Nasce così il razzismo scientifico: nello sguardo coloniale il corpo nero, e in particolare quello femminile nero, viene progressivamente associato all’idea di ingordigia e sensualità incontrollata, mentre il corpo bianco viene associato per contrasto all’idea di misura, controllo e sobrietà.
Parallelamente, questa contrapposizione viene sostenuta anche dalla diffusione, tra Europa settentrionale e Nord America, della cultura protestante e di una morale religiosa sempre più attenta al controllo del corpo. Nella morale protestante la frugalità e il dominio sugli appetiti diventano una forma di disciplina quotidiana e insieme un segno visibile di virtù e vicinanza allo stato di grazia, mentre il grasso tradisce un’anima dominata dall’eccesso (“gluttony” nella letteratura storica e teologica anglofona), spiritualmente povera, lontana da Dio. È dall’incrocio di queste due linee che emerge l’idea che il corpo magro e bianco sia l’unico corpo legittimo, moralmente superiore e “adatto” a rappresentare la nazione. Un’idea che attraversa anche la cultura iconografica e visuale, come testimoniano le raffigurazioni realizzate tra Ottocento e Novecento, che propongono un’immagine esuberante e ipersessualizzata della fisicità femminile nera.
Secondo Strings, dunque, la scelta del BMI come indice dello stato di salute è figlia di secoli di rappresentazioni non neutrali del corpo. Figure citate nel libro, come quella del medico George Cheyne, che racconta la propria “conversione” a una dieta quasi ascetica a base di latte, semi, pane e frutta, ci permettono di riconoscere una certa “parentela”, seppur lontana, con la moderna diet culture: dimagrire non è solo una questione di salute, ma molto più spesso è una questione di status.
Oggi impera una cultura per cui il corpo “riuscito” è quello che elimina o nasconde ogni traccia di sforzo e di fatica: deve comunicare uno stile di vita e una posizione sociale più che raccontare una storia e un processo.Dentro uno scenario che trasforma il peso corporeo in un segnale di status e valore personale si inserisce, probabilmente, anche il successo di farmaci come Ozempic. Il controllo del peso, oggi, non passa più soltanto dalla disciplina individuale, ma da una scorciatoia che agisce direttamente sui meccanismi biologici, garantendo una gratificazione rapida. Questo spostamento si colloca in una cultura in cui il corpo “riuscito” è quello che elimina o nasconde ogni traccia di sforzo e di fatica: il corpo deve comunicare uno stile di vita e una posizione sociale più che raccontare una storia e un processo. Anche quando la fatica viene rappresentata (basti pensare ai tanti gym content che popolano Instagram e TikTok) non compare quasi mai nella sua forma “grezza” (con tutto ciò che comporta: disordine, sudore, affanno, scompostezza), ma in una forma estetizzata, levigata e controllata.
Il passaggio dal primato della volontà alla regolazione farmacologica del corpo, comunque, non rompe la struttura precedente ma la riorganizza. Intanto perché agisce sul corpo così come si presenta, lasciando intatte le condizioni socioeconomiche che possono averlo plasmato: i ritmi di lavoro che rendono difficile una gestione regolare dei pasti, la struttura dei prezzi che penalizza il cibo fresco a favore di quello industriale, le città disegnate intorno alla mobilità automobilistica, la riduzione progressiva del tempo non assorbito da lavoro e spostamenti, contesti di vita iperstimolanti che favoriscono una relazione impulsiva con il cibo.
E poi perché il corpo magro, adesso più tecnicamente raggiungibile, resta l’orizzonte desiderabile. La differenza principale si sposta sul piano dell’accesso, con nuove forme di esclusione (chi può permettersi il “corpo Ozempic” e chi no) e una rinnovata ossessione per la magrezza come capitale estetico e sociale.
L'articolo Il corpo calcolato proviene da Il Tascabile.
Comme chaque lundi, un coup d’œil dans le rétroviseur pour découvrir les informations que vous avez peut-être ratées la semaine dernière.
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Plus de 200 personnes seraient décédées des suites d’Ebola en République démocratique du Congo et en Ouganda. Les médias indépendants internationaux parlent d’« une des épidémies les plus importantes de l’histoire récente », empirée par les décisions des États-Unis de Donald Trump.
Alors que le nombre de victimes du virus Ebola ne cesse d’augmenter, le conflit en cours dans l’est du pays ne fait qu’aggraver la situation. Manque de personnels soignants, déplacements des équipes médicales entravés, camps de déplacés… La situation pourrait devenir incontrôlable si les belligérants ne s’entendaient pas pour mettre en place les mesures nécessaires.
En parallèle, Moscou est accusée par l’Ukraine de s’être attaquée à un cargo truc, tandis que trois autres bateaux ont aussi été touchés sans que l’opération ne soit revendiquée.
New law permits real-time biometric surveillance in cases involving serious crime, kidnappings and threats to life
C’est dans le massif des Alpes que la hausse des températures est aujourd’hui parmi les plus visibles en Europe. À 10h du matin aujourd’hui, jeudi 28 mai, le thermomètre a atteint les 10°C sur la pointe Helbronner, un sommet du massif du Mont-Blanc parmi les plus élevés du continent, à 3 466 mètres d’altitude.
Le gouvernement néerlandais vient de bloquer le rachat de la société numérique Solvinity par l’acteur états-unien Kyndryl. En cause : des préoccupations en matière de souveraineté.
underneath the rhetoric of efficiency, modernisation, and citizen empowerment lies a more troubling reality. It is not a mere technical upgrade of public services, but a political choice, long in the making, to forego care and rights of individuals in favour of normalising surveillance, control and exclusion of the most marginalised.

Commercial spyware in Europe has recently made headlines with the now notorious names of Pegasus and Graphite, the expensive, exploitation-driven products at the top end of the market. Much less known is the wide underworld ecosystem of low-cost spyware vendors, often targeting citizens via their smartphones. EDRi member Osservatorio Nessuno has investigated and analysed two separate products, Spyrtacus and Morpheus.
La seconde édition du « Remigration Summit », un évènement identitaire organisé par d’ex-néonazis, a lieu ce 30 mai à Porto. De nombreux partis politiques européens y prônent la déportation des immigrés dans leur pays d’origine.
Britain has created a new breed of political prisoners through the systematic incarceration of people acting to prevent climate breakdown and the annihilation of Gaza

While Trump Brands Anti-Fascism “Terrorism,” Fascists Murder People in the Streets
Le Grec Kristian Gkolomeev a fait mieux que le record du monde du 50m nage libre mais sa performance ne sera pas homologuée.
US Infectious diseases centers launched during COVID have lost their funding under Trump.
L’enlèvement de Nicolás Maduro et de son épouse Cilia Flores par les forces spéciales américaines a marqué le début d’une nouvelle ère au Venezuela : celle d’un protectorat de facto dans lequel Washington gère le pétrole, les finances et le commerce extérieur.
Voir aussi Le banquier français Matthieu Pigasse décroche le contrat pour restructurer la dette du Venezuela (france24.com)
Telltale SSD activity can be measured in the browser using simple JavaScript.
Creating perfect randomness is surprisingly difficult. Even modern random number generators never generate completely ideal random numbers : small systematic errors can result in some numbers appearing slightly more frequently than others. For many applications, this does not matter. In cryptography, however, even the tiniest deviations can be problematic.
Musk says drones used Starlink instead of Starshield, blames military contractor.
La NASA a dévoilé mardi un plan d’investissement massif pour établir, à moyen terme, une base habitable sur la Lune prévue pour les années 2030. L’agence spatiale a fait appel aux géants de la tech que sont Space X et Blue Origin appartenant respectivement aux milliardaires Elon Musk et Jeff Bezos pour mettre en œuvre cette opération gigantesque.
En quelques années, les entreprises qui ambitionnent de faire décoller les usines dans l’espace se sont multipliées. En promettant de révolutionner la production de médicaments et de dépolluer l’industrie, elles attirent les financements privés comme publics. Pourtant, l’intérêt de ces projets ne fait pas l’unanimité.
New Glenn was due to play a starring role in NASA’s Artemis Program.This is the worst disaster in the history of Blue Origin, founded in 2000.
Voir aussi Rocket Report : A dark day for Blue Origin ; Pentagon eyes new launch site (arstechnica.com)
Le météore filait à 120 000 km/h à quelque 64 kilomètres dans le ciel avant d’exploser au-dessus de la région nord-est des États-Unis.
Millions of AI agents and tools around the world have been imperiled by a critical vulnerability that can allow hackers to breach the servers running them and make off with sensitive data and credentials to third-party accounts […]The vulnerability is present in Starlette, an open source framework that its developer says receives 325 million downloads per week.
Instead of links, Google is looking to push users down an AI chatbot rabbit hole. That’s despite the tech’s glaring shortcomings, which the company has yet to meaningfully address, with the company’s flagship AI Overview feature still suffering from a staggering number of hallucinations. Even something as simple as googling the word “disregard” sent the feature into a spiral, forcing the company to jump in after a wave of mockery.
It’s no secret there’s a war going on inside the open source community, with people adopting “AI” on one side, and those that want nothing to do with it on the other. While the former are, by nature, using destructive tactics like mass website scraping, license washing, taking people’s creative works without permission, taking all the RAM and GPUs, and oh, destroying the planet, the latter have mostly stuck to fairly benign things like policies banning “AI” use, “AI” bot blockers, and the occasional honey pot mazes to trap “AI” crawlers. No more. Things are escalating

“CEOs are uniquely prone to AI psychosis because they’re sufficiently distant from the last mile of work that still has to happen to generate most value with AI”[…]these top-level executives aren’t the people who have to review code, discover bugs, and identify calls to hallucinated libraries before software is deployed.
PR executives say UK companies are forcing them to present ordinary automation as artificial intelligence
Artificial intelligence (AI) companies influence policy and regulation using similar techniques to Big Tobacco, Big Pharma and Big Oil, according to a new study.
Corporate leaders are starting to question whether soaring AI spending is delivering meaningful returns.
Ads, rate limits, feature restrictions, price hikes. The AI free ride is over.
The earliest arrests under the Take It Down Act (TIDA) suggest that cops don’t have to work too hard to identify people illegally posting and selling nonconsensual sexualized deepfakes of women online.
Le pape va jusqu’à dénoncer « les nouvelles formes d’esclavage », nées des besoins d’extraction de ressources nécessaires à l’utilisation de l’intelligence artificielle (IA), comme les microprocesseurs.
With the co-founder of Anthropic at his side today in Rome, Pope Leo XIV released a major new encyclical—his first—called “Magnifica Humanitas” (“Magnificent Humanity”). It calls for AI to be “disarmed” in service of the common good.
Voir aussi Is Peter Thiel the target of Pope Leo’s Gandalf quote ? An investigation. (arstechnica.com)
EPA promises immediate investigation after congresswoman brings dirty jars of water to hearing

Les États-Unis ont réinstauré les sanctions prises à l’encontre de Francesca Albanese, une experte de l’ONU spécialiste des territoires palestiniens ayant vivement critiqué Israël, seulement quelques jours après leur levée.
Le ministre suprémaciste a eu le tort de montrer à la face du monde cette réalité d’Israël que le monde ne veut pas voir.
The seizure order, near Jenin refugee camp, is the latest move aimed at expanding military and settler presence in the north of the occupied territory.
Comment faire respecter la loi quand la famille devient le premier relais de la mutilation, au nom de l’honneur et de l’intégration sociale ?
A woman whose husband drugged, raped and filmed himself abusing her for years is speaking out about her experience in a bid to help other victims of similar crimes.
Chaque année, le 22 mai en Martinique et le 27 mai en Guadeloupe, les Antillais·es commémorent l’abolition de l’esclavage dans leurs territoires. Distinctes du 10 mai retenu par l’État français, ces dates hautement symboliques pour les communautés antillaises rappellent la résistance des personnes mises en esclavage.
L’Assemblée nationale abroge définitivement le Code noirLes député·es ont voté à l’unanimité ce jeudi 28 mai pour l’abrogation du Code noir et l’ensemble des textes ayant réglementé l’esclavage dans les colonies françaises aux XVIIᵉ et XVIIIᵉ siècles. Bien que sans effet juridique depuis longtemps, ces textes n’avaient jamais formellement été abrogés après l’abolition définitive de l’esclavage en 1848.
Patrick Balkany, âgé de 77 ans, a été condamné à 15 mois de prison ferme et à trois ans ferme, mais sans mandat de dépôt. Il n’ira donc pas immédiatement derrière les barreaux.
C’est le maire de la capitale, Emmanuel Grégoire, qui a pris cette décision, en lien avec le président de la République, Emmanuel Macron. […] « J’ai souhaité que l’édition 2026 ait lieu le lundi 13 juillet, afin de permettre le respect nécessaire pour le temps national de commémoration des dix ans de l’attentat de Nice »
De nouveaux travaux affinent le profil des personnes qui ne demandent pas le RSA alors qu’elles y ont droit. Et montrent l’impact qu’aurait le recours à la prestation sociale sur le taux de pauvreté.
Saisie par Google et RTE, la Commission nationale du débat public (CNDP) va organiser une concertation autour du projet de datacenter géant de la multinationale américaine à Ozans, près de Châteauroux – et ce bien qu’officiellement, Google n’ait toujours pas pris sa décision.
Un ouvrier de 19 ans est mort dans la nuit du mardi 26 au mercredi 27 mai après avoir travaillé sur un toit par plus de 31 °C.
Les chaleurs exceptionnelles ont semé la pagaille dans les trains, révélant les limites du réseau ferroviaire français face au changement climatique.
La France avait trois ans pour transposer la directive européenne sur la transparence salariale, favorable à l’égalité professionnelle. Le gouvernement repousse désormais ses obligations, invoquant une mésentente entre partenaires sociaux.Qui aurait pu prédire ?
une masseuse bénévole du Paléo avait dénoncé le « comportement inadmissible » du chanteur en 2019. L’affaire s’était conclue par « un accord entre les parties incluant une clause de confidentialité ».
Des militantes du collectif Nous Toutes s’étaient placées dans le public de la pièce « Deuxième partie », dans laquelle joue Patrick Bruel au théâtre Édouard VII.
L’étau se resserre autour du chanteur accusé de nombreuses agressions sexuelles. Une trentaine de femmes ont témoigné contre lui. Rappel des faits alors qu’il vient d’annuler ses dates prévues jusqu’à l’automne.

Première femme en France à diriger un parti politique, le PSU, à la fin des années 1970, Huguette Bouchardeau est décédée à l’âge de 90 ans.
Considéré comme le dernier grand intellectuel français, Edgar Morin est décédé ce 29 mai […] Philosophe et sociologue, directeur de recherche émérite au CNRS, l’auteur de Le paradigme perdu et d’une soixantaine d’autres ouvrages laisse derrière lui une œuvre transdisciplinaire, abondamment commentée et traduite, au service d’une pensée toujours libre et critique de son temps.
Voir aussi Edgar Morin, penseur de la complexité et passionné de l’humanité (humanite.fr)
« Le Monde » a révélé la présence de la ministre à un déjeuner visant à structurer un think thank, fondé par Bolloré, pour promouvoir ses idées conservatrices en vue de 2027.
Le pilier de la presse régionale va mal, et sa direction engage un énième plan d’économie. Suggestion proposée par le syndicat SNJ : arrêter de « trouver des excuses » et sortir des informations.
Kévin Floury a pris la parole lors de la matinale de la chaîne d’info en continu pour défendre les cartes météo jugées trop « rouges » par les climatosceptiques.
ce qu’il décrit comme ses quatre chantiers prioritaires : « école, salaires, frontières, IA ».
Tout le week-end, des internautes se sont étonnés d’être abonnés au compte « Attal président » sans jamais l’avoir demandé […] le compte dispose déjà de 35 000 abonnés sur Instagram et de plus de 50 000 sur X […] Sans rien dire à personne, Gabriel Attal a mis la main sur les comptes de soutien du candidat… Emmanuel Macron en 2022 »
Deux sénateurs de droite dressent un bilan critique de la libéralisation du rail : coûteuse pour les finances publiques, elle fait courir le risque d’une « balkanisation » du réseau et de l’abandon des petites dessertes.
Véritable atteinte démocratique, les préfets pourront permettre aux agriculteurs de continuer à pomper l’eau pendant deux ans, même lorsqu’une mégabassine aura été rendue illégale par la justice !

La vidéosurveillance algorithmique se déploie en France non seulement dans l’espace public, avec la loi JO, mais aussi dans les commerces, sans le cadre juridique nécessaire. Des startups comme Veesion ont lancé une campagne de lobbying de longue haleine pour obtenir la légalisation de ces pratiques, avec le soutien des géants de la distribution et de députés.
Du 22 au 31 mai 2026, les Français·es résidant hors de France éliront 433 conseiller·es des Français·es de l’étranger et 77 délégué·es consulaires
« Il est apparu clairement que nous n’étions plus alignés sur des questions essentielles de valeurs et de conception du rôle d’une organisation comme le WWF dans la société contemporaine […] Ce désaccord est devenu explicite après ma participation, à titre strictement personnel, à un rassemblement transpartisan contre le racisme à Saint-Denis »
De la mise en examen de Sophie Binet après ses prises de position sur les Pfas aux attaques des municipalités du RN contre les syndicats, une même logique est à l’œuvre : affaiblir la démocratie sociale.
À Grenoble, les tensions au sein de l’inspection du travail se sont accentuées à l’approche du 1er mai. Selon les syndicats, des courriers destinés à rappeler aux employeurs la réglementation applicable ce jour-là ont d’abord été bloqués par la direction.
Menacées d’expulsion dans plusieurs villes de droite et RN, comme à Carcassonne, les Bourses du travail sont des lieux essentiels pour l’accès aux droits des salariés et pour leur organisation collective.
Dans les communes dirigées par le Rassemblement national, les attaques contre les syndicats se multiplient. L’extrême droite veut affaiblir les contre-pouvoirs du monde du travail et imposer un ordre réactionnaire au service des politiques antisociales et racistes.
C’est un élément majeur qu’ont identifié Mediapart et Libération. Au bout de plusieurs mois d’analyses de plus de 150 heures d’images produites par les gendarmes et des journalistes, les deux médias ont révélé le 26 mai précisément l’origine du tir de grenade qui a grièvement blessé Serge Duteuil-Graziani le 25 mars 2023 lors de la mobilisation à Sainte-Soline (Deux-Sèvres).
Les militaires n’ont été sanctionnés que pour « propos inadaptés ». Pour ce qui est des tirs tendus filmés sur place, le ministère de l’Intérieur s’en remet à la justice.
À l’appel de la CGT Spectacle, acteurs du monde de la culture, syndicats et partis politiques de gauche se sont rassemblés devant la salle de spectacle détenue par le milliardaire d’extrême droite ce samedi 30 mai, pour appeler à lutter contre la bataille culturelle menée par Bolloré.
Voir aussi Jean-Luc Mélenchon fait de la lutte contre Bolloré un argument de campagne lors de la manif à L’Olympia (huffingtonpost.fr)
Le leader de La France insoumise a manifesté près de la salle de spectacle qui appartient au groupe Canal+, avec plusieurs dizaines de personnes.
L’interprète de « Djadja » a répondu à sa manière aux militants identitaires du groupe Les Natifs, condamnés pour avoir déployé une pancarte raciste à son encontre
Pour les membres du « collectif Némésis », trouver un café ou un estaminet accueillant est devenu un chemin de croix. Contraintes de venir dans la capitale comtoise à cause d’un énième calendrier judiciaire, les militantes d’extrême droite pourront désormais ajouter un nouveau lieu où elles sont « persona non grata ».
Des enseignants-chercheurs et des étudiants multiplient les mobilisations contre les frais différenciés imposés aux étudiants étrangers hors UE. Le gouvernement fait pression pour généraliser, par décret, cette mesure.
La Cour d’appel de Grenoble a rendu, ce 27 mai 2026, un arrêt confirmant la responsabilité d’EDF et de Cédrick Hausseguy dans les fuites de tritium survenues en novembre 2021 à la centrale nucléaire de Tricastin (Drôme). Cette décision fait suite à une procédure engagée par le Réseau “Sortir du nucléaire” (RSDN) dès octobre 2022, après la découverte d’une contamination des eaux souterraines par 900 litres d’effluents radioactifs.
Dix ans après la loi pénalisant les clients, la sénatrice écolo Anne Souyris propose de décriminaliser le travail du sexe. Un texte co-écrit avec les concernées, qui pourrait bousculer un Parlement tenté par de nouvelles lois coercitives.
Sign the solidarity petition if you edit Wikipedia.
Du 30 mai au 13 juin, le mouvement des free parties organise des « manifestives » aux quatre coins du pays pour s’opposer à deux textes législatifs en cours de discussion, et jugés extrêmement répressifs.
Basta ! prépare un nouvel outil de visualisation de sa base de données sur les interventions policières létales. Une manière de faire entrer durablement dans le débat public le sujet des violences policières, lorsque celles-ci sont illégitimes.
À l’heure où les médias télévisés ne relatent que des discours et des opinions, nous voulions remettre les faits au centre des décisions de chacun-e et montrer à toutes et tous que le RN n’agit pas dans votre intérêt. Le RN vote contre notre santé, contre les femmes, contre les personnes précaires, contre les personnes non blanches, contre les travailleurs et travailleuses, contre les demandeurs et demandeuses d’emploi, contre les personnes LGBT+, contre les malades, contre les agriculteurs et agricultrices, contre le vivant, contre l’écologie et contre la démocratie.
Un programmeur américain a créé un système qui analyse l’activité des avions privés et attribue un « niveau d’urgence » global. Une œuvre à mi-chemin entre art, satire politique et surveillance technologique.

En conditions normales, le système de navigation européen Galileo offre des performances deux à trois fois supérieures au GPS américain. Imaginez qu’avec son service haute précision, il peut descendre sous les 25 centimètres. Le tout gratuit et ouvert à tous. Pourtant sur votre téléphone, vos données de déplacement transitent par les serveurs de Google ou d’Apple. Et l’IGN, que l’État français finance à hauteur d’une centaine de millions d’euros par an, reste absent de la majorité des services numériques publics.
After a security researcher published a series of unpatched bugs in Microsoft products, along with code to exploit them, the company is now threatening to take legal action and call the cops on them. Microsoft’s veiled threat reignites a long-running argument over what responsibility, if any, security researchers have to disclose vulnerabilities affecting large and wealthy tech giants.
The bugs, broken apps, and nightmare customer-service bots we can’t escape, presented as a blessed and sacred addendum to Pope Leo XIV’s new encyclical on AI
La réponse du capitalisme à ses propres crises a échoué, en dépit de sa tentation libertarienne actuelle. Mais la gauche le sait-elle ?
Comment les discours de l’extrême droite sur la protection des femmes réactivent-ils des imaginaires coloniaux hérités de la campagne raciste allemande de la « Honte noire » ?
Une étude alerte sur une explosion des épisodes de grêle extrême d’ici 2100. Aux États-Unis comme en Europe, le réchauffement climatique pourrait favoriser des tempêtes capables de produire des grêlons records, et des dégâts considérables.
Le marais de Taligny, en Indre-et-Loire, absorbe les nitrates, freine les crues, soutient les nappes phréatiques et stocke le carbone. Ces fonctions, longtemps ignorées, ont justifié une restauration complète engagée depuis les années 2000. Une réserve naturelle régionale qui rend, silencieusement, des services que l’agriculture industrielle et l’urbanisme continuent de détruire ailleurs.
They seem to reorganize their tissues and then just keep living.
Microeledone galapagensis, a tiny blue octopus, is new to science
des chercheurs lillois travaillent actuellement sur un stérilet masculin implantable et réversible. Une innovation qui pourrait complètement changer la contraception dans les prochaines années.
Retrouvez les revues de web précédentes dans la catégorie Libre Veille du Framablog.
Les articles, commentaires et autres images qui composent ces « Khrys’presso » n’engagent que moi (Khrys).

I titoli di oggi:
Shangri-La Dialogue: Usa e Cina moderano i toni rispetto al 2025
Gli Usa rafforzano i controlli sui chip AI
Cina, espulsa reporter del NYT. Ritorsione degli Usa su giornalista della Xinhua
Cina, nominata la nuova presidente del principale regolatore finanziario del paese
Cina, condannato a 24 anni l'ex abate del Tempio di Shaolin
Myanmar, Min Aung Hlaing in India per la sua prima visita estera da presidente
L'articolo In Cina e Asia – proviene da China Files.


Negli scorsi due mesi, tre episodi avvenuti in Africa hanno sottolineato l’attuale posizione di Taiwan nel panorama geopolitico e, più in particolare, l'influenza indiretta della Repubblica Popolare Cinese (RPC) sul processo decisionale dei paesi africani coinvolti.
L'articolo Cina, Africa e il restringimento dello spazio di Taiwan proviene da China Files.

Por Alfredo Jalife Rahme
El libro del 2005 Cómo los débiles ganan las guerras: teoría del conflicto asimétrico (https://bit.ly/43BOReX), del académico de la Universidad de Chicago y anterior analista de inteligencia militar Ivan Arreguin-Toft, parece constituir el manual de cabecera del agredido gobierno iraní por la superpotencia nuclear EEUU y la mediana potencia nuclear Israel –que goza de la deliberada complicidad del filosionista argentino Rafael Grossi, desacreditado director de la Agencia Internacional de Energía Atómica, quien hace la vista gorda ante los arsenales clandestinos de Netanyahu, quien evade la inspección de la ONU y su firma del Tratado de No Proliferación que EEUU exige en forma asimétrica e inicua a Irán.
En el siglo V a.C., los omnipotentes enviados atenienses –en el célebre Diálogo de los Melios narrado por Tucídides en la Guerra del Peloponeso (https://bit.ly/4akW7j4)– exigieron la capitulación de la isla Melos con la formulación del hiperrealismo político: “Los fuertes hacen lo que pueden y los débiles sufren lo que deben”.
Netanyahu y Trump, ¡2 mil 455 años después! conminaron la misma capitulación perentoria a los iraníes.
En su notable libro Arreguin-Toft arguye en forma persuasiva que las “guerras asimétricas” dependen de la interacción entre las estrategias respectivas del fuerte y el débil, más que del poder material crudo y rudo.
A juicio de Arreguin-Toft, cuando el fuerte y el débil usan estrategias similares suele vencer el primero, mientras que cuando utilizan estrategias opuestas aumentan las probabilidades de una victoria del débil, ya que el endeble vence cuando trastoca la superioridad del fuerte en su propia desventaja política, lo cual implementó al pie de la letra la República Islámica de Irán: “La probabilidad de victoria o derrota en conflictos asimétricos depende de la interacción de las estrategias que usan los actores débiles y fuertes”, ya que “cuando los actores emplean enfoques estratégicos opuestos, los débiles tienen muchas más probabilidades de vencer”.
Arreguin-Toft analiza 197 conflictos asimétricos y alega que los fuertes ganan hasta 75% de los casos en general (cuando los débiles combaten frontalmente contra los fuertes), mientras que, desde la Segunda Guerra Mundial, los débiles logran triunfos mayores a 50% cuando optan por tácticas opuestas (https://bit.ly/4uJZ9FY).Se centra en varios ejemplos desde 1800 que llevan agua a su molino y que van desde la guerra de Vietnam hasta Afganistán, pero que, a mi juicio, hoy no son extrapolables.
El débil gana guerras no porque sea más poderoso, sino porque logra que el poder del fuerte sea políticamente disfuncional, estratégicamente costoso y vulnerable a la atrición.
Dicho de otra forma, la metástasis del impacto geoeconómico/geofinanciero del cierre del estrecho de Ormuz atrapó a EEUU y, por extensión, en su fase declinante a Occidente –según el notable libro La derrota de Occidente (https://bit.ly/4fS6rmd) del galo Emmanuel Todd de hace 2 años–, como bien señaló el presidente Xi frente a su visitante Trump, quien sólo atinó a asentar sin dejar de inculpar de la decadencia de EEUU al binomio Obama/Biden.
Después del derrocamiento espurio del primer ministro soberanista iraní Mohammad Mossadegh (https://bit.ly/4u6J3oy), hace 75 años, pasando por la nacionalista revolución islámica hace 47 años, propongo el teorema más holístico de cuatro puntos diacrónicos: 1.- La singular resiliencia, que no masoquismo malentendido, del martirologio del chiísmo que se condensa en el “síndrome Karbala (https://bit.ly/4a0ZPye); 2.- Sus indetectables misiles hipersónicos que no detentan EEUU ni Israel; 3.- La genial jugada estratégica del cierre del estrecho de Ormuz: yugular geoeconómica/geofinanciera de Trump; y 4.- Su prodigiosa educación científica pública con los primeros sitiales del ranking STEM (Ciencia, Tecnología, Ingeniería y Matemáticas). Amén.
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Trasparenza
Alessio Sacchi, IZ4EFN

Il mondo di oggi ci spinge a considerare la trasparenza non soltanto come una dimensione fisica misurabile – la capacità di lasciar passare la luce – ma anche come un valore etico, culturale e tecnico. Con l’avvento delle tecnologie digitali, degli algoritmi, dei sistemi di intelligenza artificiale e delle infrastrutture dei dati, cresce infatti l’esigenza di comprenderne i processi decisionali, i flussi informativi e la chiarezza delle informazioni.

”MARCONI SUPPORTERS” è un diploma radioamatoriale internazionale organizzato dalla Sezione A.R.I. di Fidenza, con il patrocinio della Fondazione Guglielmo Marconi.
Scopo di questo diploma è l’approfondimento storico - biografico di alcune delle persone chiave che, per quanto ancora oggi forse non molto note al grande pubblico, ebbero un ruolo fondamentale nella crescita personale ed affettiva, scolastica e culturale, accademica, scientifica ed infine imprenditoriale di Guglielmo Marconi.
Il diploma dedica ogni mese dell’anno 2026 al nome di una specifica persona “supporter” di Marconi, ed il nominativo speciale della stazione commemorativa abbinata a ciascun mese incorpora un acronimo del nome di questa persona.
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I’m developing an application that interfaces with Mobilizon, in the same way as the various importers, and I’d like to know whether it is possible — rather, safe — to test this kind of application during development on production Mobilizon instances such as https://keskonfai.fr. I should clarify that the application I’m developing is intended to be read-only, with no write operations.
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Die überarbeiteten Richtlinien für die Schweizer VHF/UHF-Wettbewerbe und den National Mountain Day (NMD) stehen ab sofort in dreisprachiger Ausführung zum Download bereit.
Die Reglemente wurden in den Sprachen Deutsch, Französisch und Italienisch publiziert, um allen Teilnehmenden den Zugang zu den aktuellen Bestimmungen zu gewährleisten.
Die Dokumente können über die folgenden Verweise abgerufen werden:
Viel Erfolg und gute Verbindungen bei den kommenden Contesten.
Published: HB9HGH 2026-05-31 17:46:01

Rund 20 Personen des USKA-Vorstands und der Geschäftsstelle verbanden beim Ausflug nach Aarau historische Technik mit strategischen Weichenstellungen.
Am Samstag, 30. Mai, trafen sich rund 20 Teilnehmende um 10 Uhr unter der grossen Uhr am Bahnhofplatz in Aarau. Das Programm teilte die Gruppe auf, sodass am Vormittag und Nachmittag parallel zwei historische Stätten besichtigt wurden.
Die erste Station führte in den «Aufschluss Meyerstollen» direkt unterhalb des Bahnhofs. Ivana Sintic vom Stadtmuseum Aarau leitete die Gruppen durch die unterirdischen Gänge. Der Industriepionier Rudolf Meyer Sohn liess das System vor über 200 Jahren anlegen, um Grundwasser für seine Betriebe zu fassen. «Es ist unglaublich, was hier im Verborgenen gebaut wurde – diese Leistung hat heute kaum noch jemand auf dem Schirm», bemerkte ein Vorstandsmitglied – und duckte sich, um den Kopf nicht an der Stollendecke anzuschlagen.
Zeitgleich stand das Kernmuseum im Stadtmuseum Aarau auf dem Plan. Geführt von Markus Meier (HB9GXM), einem ehemaligen Mitarbeiter der Firma Kern & Co. AG, ging es durch die Studiensammlung. Das Unternehmen fertigte von 1819 bis 1991 weltweit gefragte Messinstrumente und Optiken an. Ein Teilnehmer zog beim Anblick der feinmechanischen Apparate Parallelen zum eigenen Hobby: «Diese technische Präzision fasziniert mich als Funkamateur natürlich sofort. Das handwerkliche Niveau von damals ist erstaunlich.»
Zur Mittagspause versammelten sich alle im Restaurant «Spagi» in der Metzgergasse. Während die Führungen den Blick rückwärts richteten, drehte USKA-Präsident Bernard Wehrli, HB9ALH, in seinem Referat die Perspektive um. Er beleuchtete die Zukunft des Verbands und legte dar, mit welchen Schritten die USKA modernisiert werden soll. Man müsse sich zügig an neue technische Trends und veränderte gesellschaftliche Strukturen anpassen, um für den Nachwuchs attraktiv zu bleiben.
So bot der Ausflug eine gelungene Kombination aus historischer Spurensuche und strategischem Ausblick. Ein grosses Dankeschön für die tadellose Organisation des Anlasses geht an Markus, an Willy (HB9AHL) sowie an das Stadtmuseum Aarau für die Unterstützung.
Published: HB9HGH 2026-05-31 10:52:07
Che cosa c’è dietro un’importante affermazione dell’università di Yale sull’invecchiamento? Lo studio di un suo team di scienziati ribalta l’opinione che diventare anziani sia un male: l’avanzare dell’età offre possibilità di miglioramento, perché? Gli studiosi affermano che è proprio il pensiero degli anziani sull’invecchiare a influenzare un processo che fa i conti con la salute ma ha anche delle potenzialità. Quindi, sono mentalità e pregiudizi che possono incidere sulla qualità della vita dopo gli anta.
L’autrice dello studio, Becca R. Levy, docente di scienze sociali e comportamentali, ha analizzato i dati di uno studio decennale sugli anziani americani a livello nazionale. La scoperta all’interno del dipartimento di salute della Yale School è che la metà degli adulti di età pari o sopra i 65 anni ha mostrato un miglioramento cognitivo ma anche fisico nel tempo.
In tarda età, molte fatiche della vita come il lavorare, portare pesi e altro vengono limitate. Si tende a faticare meno o a disincentivare il lavoro più pesante. Mente e fisico sicuramente devono affrontare primi problemi di salute. Però, non è una costante e molti anziani, che hanno più tempo libero, possono usufruirne per migliorarsi e migliorare anche le condizioni fisiche.
L’analisi di Becca Levy non ha scoperto miglioramenti in piccoli gruppi eccezionali ma in soggetti collegati o accomunati da diversi fattori importanti. Tra questi, anche il non vedere l’invecchiamento per forza come un ostacolo o un decadimento. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Geriatrics e contengono diverse informazioni.
L’Health and Retirement Study è l’indagine longitudinale sugli anziani americani, finanziata a livello federale. Coinvolse 11.000 partecipanti ed è lo studio utilizzato per trarre i dati sulla nuova filosofia dell’invecchiamento. I cambiamenti cognitivi furono valutati considerando funzionalità fisiche come camminata veloce e altre attività. In un follow-up di 12 anni, il 45% dei partecipanti ha registrato miglioramenti in due ambiti di vita. Il 32% ha registrato miglioramenti cognitivi, il 28% miglioramenti fisici.
Queste percentuali non dicono che non ci siano deterioramenti fisici e cognitivi, come dice lo studio stesso: “Se si fa la media di tutti, si nota un declino. Ma quando si considerano le traiettorie individuali, si scopre una storia molto diversa. Una percentuale significativa dei partecipanti più anziani che abbiamo studiato è migliorata“.
Uno studio di Yale scopre cambiamenti positivi negli adulti dai 65 anni in su è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace
Scavando nei meandri dei nostri archivi abbiamo ripescato questa fantastica produzione di ZeroCalcare per sostenere A/I. Ve la rigiriamo a distanza di più di 20 anni, ricordandovi che potete sostenerci in tanti modi, compreso il 5×1000!
PS: rimanete sintonizzati perché all’hackmeeting tornano… LE MAGLIETTE (e le spillette pure, clamoroso!)!
Guarda la puntata: (Radio Gaza, in inglese e arabo, può essere seguita attivando i sottotitoli automatici in italiano di YouTube) (Radio Gaza, in inglese e arabo, può essere seguita attivando i sottotitoli automatici in italiano di YouTube) <<L’assenza dei vertici ha ripercussioni politiche, ma sul campo e dal punto di vista […]
L'articolo Radio Gaza #39 – “Una nuova operazione di terra israeliana è ormai inevitabile” proviene da Come Don Chisciotte.

Por Juan Manuel de Prada
Hay un pasaje de Las Confesiones de San Agustín que me conmueve muy hondamente, por la luz retrospectiva que arroja sobre mi vida, y también por constituir una de las más hermosas invitaciones a la lectura que jamás se hayan escrito. Se halla en el capítulo XII del libro octavo de esta obra incomparable, y relata el desenlace de la crisis que atormenta al Santo de Hipona y su definitiva conversión al cristianismo. Agustín se halla en Milán, donde ha escuchado las predicaciones de San Ambrosio, y se aloja en casa de su amigo Alipio. Las meditaciones sobre su estado han desatado en su corazón «una gran tormenta, cargada con una copiosa lluvia de lágrimas»; entonces Agustín, a impulsos del pudor, farfulla unas palabras de excusa y se retira «de modo que ni la presencia de Alipio pudiera servirme de estorbo». En el jardín de la casa, tendido a la sombra de una higuera, dará rienda suelta a las lágrimas.
Entonces, mientras el llanto y la amargura lo golpean, Agustín oye, proveniente de una casa vecina, «una voz como de un niño o una niña que decía canturreando y repitiendo con frecuencia: Tolle, lege. Tolle, lege». La cantinela («Toma, lee», «Toma, lee») rescata de su desconsuelo a San Agustín, que cree descubrir en esa misteriosa voz infantil «una orden divina que me mandaba abrir el libro y leer lo que encontrase en el primer capítulo que se me ofreciese». Agustín vuelve a toda prisa a la casa de su amigo Alipio, abre al albur el libro que va a rectificar su destino (es una recopilación de las epístolas de San Pablo) y lee en silencio el primer versículo sobre el que se posan sus ojos: «Nada de comilonas ni borracheras; nada de lujurias ni desenfrenos; nada de querellas y envidias. Antes bien, revestíos de Jesucristo y no os preocupéis de la carne para satisfacer sus concupiscencias». El efecto de esa lectura azarosa será fulminante: «No quise leer más –afirma San Agustín–, ni era necesario. Al instante, al terminar de leer aquella frase, se disiparon todas las nieblas de la duda, como si una luz segura se hubiese difundido sobre mi corazón».
Cuando yo era niño, muchos años antes de leer Las Confesiones, también abría los libros al buen tuntún, como anhelando encontrar un tesoro diminuto entre el intrincado bosque de su tipografía, y posaba el dedo índice sobre un renglón cualquiera, en busca de aliento espiritual, de consejo y de guía. Hacía este ejercicio con cualquier tipo de libro, sagrado o profano, a veces incluso con los periódicos atrasados, inquiriéndoles preguntas que abarcaban las infinitas curiosidades del adolescente, desde las espirituales hasta las amatorias. Esta consideración del libro como una suerte de zahorí que ilumina nuestra vida, que nos consuela y escarmienta, que nos enseña e inspira, lo convierte en el objeto más formidablemente reparador que haya podido concebir el hombre. El libro, en apariencia inerte y mudo, nos reconforta con su elocuencia, porque entre sus páginas se esconden revelaciones que nos interpelan y alumbran nuestra vida; y es esta capacidad suya para dilucidarnos lo que lo convierte en nuestro interlocutor más valioso.
Y no me refiero tan sólo a las obras cimeras del genio humano consagradas por el veredicto de los siglos, sino también a esos otros libros que incorporamos a nuestra biblioteca sin deliberación, como quien sale al campo y empieza a recolectar hierbas al buen tuntún, guiándose por una suerte de simpatía instantánea. Quizá en la lectura de esos libros no hallamos el esplendor de la rosa, pero a cambio descubrimos en ellos cualidades aisladas que asoman aquí y allá, como las flores silvestres asoman entre los cardos. Y en esas sorpresas surgidas a salto de mata, se cifra el placer de la lectura, que nunca nace de la predisposición estudiada, sino más bien de una imprevista asonancia que nos conmueve y deslumbra y entabla con nosotros un misterioso vínculo que nos acompañará para siempre, como una semilla en hibernación.
Con los libros ocurre lo mismo que con los paisajes que habitaron nuestro pasado: quizá los senderos que acogieron nuestras huellas se hayan borrado, invadidos por las zarzas y los arbustos, pero basta con que nuestra mirada se pose sobre las palabras que en otro tiempo hicimos nuestras para que, entre las ruinas de la memoria, se abra una galería subterránea por la que atisbamos el latido familiar de aquellas emociones que creíamos abolidas y que, sin embargo, no se resignan a morir, porque la emoción verdadera, por muchas paletadas de tierra y olvido que hayamos arrojado sobre ella, siempre alienta al fondo, dispuesta a convertirse, otra vez, en pasión devoradora.
Toma, lee.
Bonjour !
Thanks for this great application.
Inspecting with psql the peertube_prod db instance, I noticed the number of channels (~1300) and videos (~42K) is huge and does not equal to the numbers of local channels (~8) and local videos (~5300).
I guess it’s because of the Federation enabled in the instance (https://video.triplea.fr). Due to administration small time and policy of avoiding to mix curated contents with complotist videos, Federation was disabled. Is is possible and safe to clean manually the un-local channels and videos in the postgresql tables?
Even if the Federation feature is disabled, I had a lot to clean in /admin/overview/comments/list (curiously positive and worthless, seeming like slop). Curious to have local comments to admin for videos that are not.
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edgar Morin lo abbiamo citato tutti almeno una volta, magari anche senza saperlo. «È meglio una testa ben fatta che una testa ben piena», ripeteva instancabilmente, recuperando Montaigne. Che cosa significa esattamente quella frase? Può davvero racchiudere il lascito di Morin, morto il 29 maggio a 104 anni? O ci stiamo perdendo dei pezzi?
Morin è stato uno dei giganti della cultura e del pensiero, a livello mondiale. Filosofo, sociologo, antropologo e figura centrale della sinistra intellettuale francese, tra le sue opere più significative ci sono La sfida della complessità (1985), La testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforme del pensiero (1999) e Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione (2014). Il fulcro della sua epistemologia era il “pensiero della complessità” e spronava scuola e educatori a mettersi nella prospettiva di una conoscenza che superasse la separazione dei saperi.
«Quella riflessione sulla riforma dell’educazione, l’Unesco a Morin la chiese all’inizio del nuovo secolo: sono passati 25 anni e in Università siamo ancora ad insegnare come dovrebbe cambiare l’educazione. Il rammarico è questo», commenta Anna Lazzarini, professoressa ordinaria di Pedagogia generale e sociale all’Università di Bergamo e membro del CRiSiCo – Centro di Ricerca sui Sistemi Complessi.
Partiamo da quella frase celebre: quali indicazioni concrete dà alla scuola e all’educazione affermare che “è meglio una testa ben fatta che una testa ben piena”?
Ben fatta è quella testa in cui il sapere non è semplicemente accumulato, ma disposto secondo principi di selezione e di organizzazione che gli diano senso. L’organizzazione delle conoscenze comporta senza dubbio operazioni di separazione (selezione, esclusione, opposizione, differenziazione), ma anche di interconnessione (congiunzione, inclusione, implicazione). La conoscenza comporta nello stesso tempo, in un processo circolare, separazione e interconnessione, analisi e sintesi. Nella nostra civiltà, invece è prevalsa la “separazione”. Unificare ciò che è diviso, isolato, frammentato è una sfida educativa non più procrastinabile: la scuola deve perseguire l’integrazione reciproca fra i saperi e fra le esperienze per favorire una conoscenza all’altezza della complessità e della multidimensionalità degli oggetti da conoscere e dei problemi da affrontare oggi.
Unificare ciò che è diviso, isolato, frammentato è una sfida educativa non più procrastinabile: la scuola deve perseguire l’integrazione reciproca fra i saperi e fra le esperienze per favorire una conoscenza all’altezza della complessità e della multidimensionalità degli oggetti da conoscere e dei problemi da affrontare oggi
Una testa ben fatta va al di là del sapere parcellizzato, riconnettendo sapere umanistico e sapere scientifico, mettendo fine alla separazione fra le due culture e consentendo così di rispondere alle sfide poste dalla complessità dei problemi sociali, politici, economici, culturali, ambientali, tecnologici. Formare teste ben fatte allora significa stimolare e valorizzare costantemente la curiosità, l’amore per la scoperta e per l’investigazione, facoltà decisive per l’infanzia e l’adolescenza. La scuola deve orientare queste facoltà sui problemi fondamentali della nostra stessa condizione e del nostro tempo.

Morin ci ha lasciato tante espressioni di successo – il tema della complessità, i sette saperi necessari per l’educazione del futuro, la comunità di destino – che evidentemente hanno colto tratti del nostro tempo, tant’è che ci sono diventate molto familiari, anche solo per sentito dire. Volendo andare un po’ più in profondità, per chi non conosce davvero il pensiero di Morin ma ha solo queste “etichette”, qual è la sua più grande eredità?
Credo che la lezione più preziosa di Edgar Morin sia quella epistemologica, che riguarda proprio la necessità di problematizzare la conoscenza, ossia di mettere in discussione il nostro modo di conoscere. La “conoscenza della conoscenza”, diceva, dovrebbe essere studiata a scuola: dovremmo avere consapevolezza dei limiti e delle possibilità della nostra conoscenza, della inevitabilità degli errori e anche della loro funzione euristica all’interno dei processi conoscitivi e di apprendimento. Oggi si è creato un preoccupante divario fra i problemi che dobbiamo affrontare nella nuova condizione planetaria e lo stato attuale delle conoscenze, nonché le modalità di organizzazione di queste conoscenze. Il nostro modo di pensare è infatti legato al paradigma della “semplificazione”: abbiamo pensato di risolvere e dissolvere la complessità del mondo con la semplificazione, per mezzo della scomposizione della realtà in unità elementari, dell’isolamento dell’oggetto dal suo contesto, della linearità causa-effetto.
I modi di pensare che utilizziamo per comprendere e trovare soluzioni ai problemi più gravi del nostro tempo costituiscono essi stessi uno dei problemi più gravi che abbiamo per le mani e che dobbiamo affrontare
Invece?
Invece i problemi globali sono multidimensionali, sistemici, trasversali, transnazionali. Se l’approccio conoscitivo prevalente consiste nel dividere, parcellizzare, isolare… più i problemi diventano multidimensionali e più è difficile affrontarli, per la difficoltà a comprenderli nella loro complessità, nella loro molteplicità di aspetti fra loro irriducibilmente intrecciati. Significa che i modi di pensare che utilizziamo per comprendere e trovare soluzioni ai problemi più gravi del nostro tempo costituiscono essi stessi uno dei problemi più gravi che abbiamo per le mani e che dobbiamo affrontare. L’ostacolo maggiore alla comprensione delle tante crisi dei nostri giorni non sta solo nella nostra ignoranza: si annida anche e soprattutto nella nostra modalità di conoscenza.
Che si può fare?
La grande sfida culturale dei nostri giorni è cominciare a colmare questo divario drammatico, rendendo il sapere più adeguato al contesto in cui esso dovrebbe portare benefici. La sfida diviene quella di delineare un nuovo paradigma che sappia formulare i problemi da affrontare come problemi complessi, cioè costituiti da una molteplicità di dimensioni irriducibilmente intrecciate fra loro. L’invito di Edgar Morin è dunque radicale e consiste nel cambiare il nostro sguardo sul mondo, innanzitutto problematizzando il modo in cui lo abbiamo conosciuto attraverso la nostra formazione disciplinare. La riforma di paradigma verso cui orientarsi dovrà vedere, dunque, il pensiero che connette prendere il posto del pensiero che separa.
La riforma di paradigma verso cui orientarsi dovrà vedere il pensiero che connette prendere il posto del pensiero che separa. La scuola oggi è chiamata al ruolo di protagonista in questa opera di riforma epocale
Che ruolo può avere la scuola in questo cambio di paradigma?
La scuola oggi è chiamata al ruolo di protagonista in questa opera di riforma epocale: l’urgenza vitale dei nostri giorni è quella di “educare all’era planetaria”, perché ogni individuo e ogni comunità si possa fare carico della condizione di “cittadinanza terrestre”. Per Morin è cruciale una triplice riforma: una riforma del nostro modo di conoscere, una riforma del nostro modo di pensare, una riforma del nostro modo di insegnare. Sono tre riforme interdipendenti.
Qual è la critica più radicale che Morin ha mosso al sistema educativo? Quella più sfidante, che a parole si fa finta di plaudire ma poi non si prova nemmeno a mettere in pratica, perché mette in discussione troppo del nostro comodo “si è sempre fatto così”?
La tradizione di pensiero che ha fino ad oggi continuato a ispirare la scuola è basata sul metodo che riduce il complesso al semplice, che separa ciò che è legato, che elimina tutto ciò che apporta disordine e contraddizione al processo di comprensione. La scuola e l’università ci insegnano a separare (gli oggetti dal loro ambiente, le discipline le une dalle altre), ma non – o molto raramente – a collegare, a interconnettere i saperi e gli approcci. Si continuano a disgiungere conoscenze che dovrebbero essere interconnesse. La separazione delle discipline ci rende incapaci di cogliere “ciò che è tessuto insieme”, vale a dire, secondo il significato originario del termine, il complesso. Ma oggi, dinanzi alla frammentazione dei saperi, allo sgretolamento delle stesse discipline in sotto-settori e micro-settori dagli orizzonti sempre più limitati, si moltiplicano gli ostacoli e gli impedimenti alla comunicazione fra cultori di discipline diverse, che impediscono a ciascuno di comprendere i problemi nella loro complessità. Gli oggetti di studio più complessi, sia in ambito scientifico sia in ambito umanistico, non possono che essere affrontati attraverso l’intreccio delle discipline e dei molteplici punti di vista. Naturalmente la padronanza dei metodi e dei linguaggi delle singole discipline è fondamentale, perché ci permette di avere una rete di riferimenti culturali solidi grazie ai quali affrontare un mondo complesso e in constante cambiamento. Tuttavia, è altrettanto importante la conoscenza del carattere evolutivo e storicamente determinato dei metodi e dei linguaggi, che ci deve condurre a mettere in relazione i saperi fra loro, e i saperi con gli scenari storici, sociali e politici. L’incontro con altre discipline, la pratica dell’interdisciplinarità e soprattutto della transdisciplinarità sono la strada maestra per individuare i problemi fondamentali e per pensarli nella loro reale articolazione, al di fuori di schematismi e riduzionismi che finiscono per pregiudicare la nostra capacità di comprensione e quindi di azione.

Le riflessioni pedagogiche in Morin dialogano con la concretezza della vita relazionale, con i concetti di interdipendenza, di responsabilità, di responsabilità nell’incertezza e di comunità di destino… Un intreccio forte con la dimensione politica.
La possibilità di questo dialogo sta nell’ispirazione profondamente e autenticamente politica del pensiero di Morin. “Umanizzare l’umano”, singolare e plurale, nella sua co-appartenenza alla Terra e indissolubilmente legato al suo destino: questo mi sembra il programma di vita e di pensiero che questa figura straordinaria di studioso, maestro, intellettuale e scrittore ci consegna. La politica è, in ultima analisi, il dispositivo di umanizzazione di cui possiamo disporre, quale capacità di reimmaginare gli ordini possibili della convivenza umana sulla Terra. Certo non qualunque politica, ma quella che Morin chiama “politica di civiltà” o “antropolitica”, per concepire e praticare la quale si rende necessaria la riforma del pensiero che, attraverso il “metodo” della complessità, provveda all’intreccio di conoscenze in grado di restituire l’immagine di un mondo costituito di interconnessioni e tessiture molteplici. Per Edgar Morin, solo una politica di civiltà si trova a rispondere del destino e del divenire dell’uomo nel mondo e del pianeta stesso nell’epoca globale.
“Umanizzare l’umano” mi sembra il programma di vita e di pensiero che questo straordinario maestro ci consegna. La politica è, in ultima analisi, il dispositivo di umanizzazione di cui possiamo disporre, quale capacità di reimmaginare gli ordini possibili della convivenza umana sulla Terra
Qual è la via?
È proprio in La Voie, la via, che il suo programma di umanizzazione si fa radicale. Di fronte alla possibilità dell’annientamento, la politica dell’uomo impone l’imperativo: cambiare via. Qui Morin delinea un affresco di riforme politiche, nel senso più autentico del termine, poiché attengono alla possibilità stessa della convivenza umana sulla Terra: sbarazzandosi dell’idea di sviluppo (e di progresso), mito dell’occidente, troppo invischiata nella logica tecno-economica, che pretende di misurare la qualità con la quantità; promuovendo un’economia plurale; valorizzando la creatività insita nelle diversità; proteggendo la biosfera; ricercando soluzioni alle policrisi in cui siamo caduti. Nei suoi ultimi libri delinea un quadro che chiarissimo: siamo legati da una comunità di destino planetaria, segnata da pericoli comuni prodotti da un aumento di potenza tecnologica e di interdipendenza, che minacciano la vita sulla Terra nel suo insieme. Nell’orizzonte di un umanesimo rigenerato, volto a sviluppare l’unità della diversità umana e la responsabilità di tutti i cittadini nei confronti della Terra-Patria, è necessario affermare il dovere della fraternità, che «deve diventare il cammino, il nostro cammino, quello dell’avventura umana». Con la fiducia nella capacità di agire, anche nel senso di cambiare via, di cambiare strada, nella possibilità di ricostruire lo spazio dell’essere insieme, entro forme nuove di convivialità, e anche nell’improbabilità creativa della storia, Edgar Morin ancora una volta ha tracciato il cammino.
In apertura, Edgar Morin durante i festeggiamenti per i suoi 100 anni al quartier generale dell’UNESCO a Parigi il 2 luglio 2021 (AP Photo/Michel Euler)
L'articolo Una testa ben fatta e l’umanizzazione dell’umano: l’eredità di Edgar Morin per educare nella complessità proviene da Vita.it.
Di Alessia Vignali per ComeDonChisciotte.org Come per l’uomo religioso descritto da Mircea Eliade, anche per il consumatore lo spazio non è omogeneo. Per l’uomo religioso, la non omogeneità dello spazio si manifestava in una contrapposizione tra lo spazio sacro, l’unica cosa per lui realmente esistente, e tutta la restante, informe distesa che lo […]
L'articolo RELIGIONE DEI CONSUMI, UN UNIVERSO AL COLLASSO? proviene da Come Don Chisciotte.
Oggi tremenda giornata. Di quelle che non vorresti mai vivere. Apprendo della morte, ieri, di Edgar Morin a 104 anni, un bel numero. Il Cavalier Marino Golinelli mi/ci lasciò a quasi 102.
Ma non ci si abitua mai alla idea di non poter più toccare con mano le persone che fino ad un attimo fa erano lì, una presenza materica e, in questi casi, totemica, a cui appigliarsi in cerca di conforto nei momenti più difficili, e con cui gioire nei momenti dì entusiasmo.
E comunque sono e saranno ancora con noi sempre. I totem culturali non abdicano, i loro messaggi vanno oltre la loro corporeità.
Golinelli e Morin, il primo l’ho conosciuto e ci ho convissuto 13 ore al giorno per 13 anni, quasi tutti i giorni ad eccezione delle ferie; il secondo l’ho conosciuto perché – pur non avendolo mai incontrato (provammo ad invitarlo a Bologna ma gli spostamenti non gli erano più agili) – mi sono abbeverato con costanza e perizia al suo pensiero – sempre, anche nei periodi delle ferie – e l’ho messo sempre in pratica nel fornire il mio contributo alla declinazione pratica delle progettualità educative e formative che da anni portiamo avanti come Fondazione.

Li accosto tute e due dunque non solo per questioni di genetliaco. Educare per l’era planetaria, Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione, Educare gli educatori, tre titoli che recupero alla mente facilmente, a titolo solo esemplificativo, piccole briciole di una produzione intellettuale sterminata. Ma che ci dicono una cosa: che si può arrivare ad una idea di Comunità di destino planetaria, da punti di vista lontani, da identità e storie culturali apparentemente distanti, ma che le grandi traiettorie umane dall’ “origine al destino”, sanno essere anche convergenti lungo gli asintoti della storia. E se Papa Bergoglio ed Edgar Morin hanno affinato questo comune convincimento pronunciandone la stessa definizione, a partire dai loro percorsi intellettuali, e alla ricerca di una ontologia della verità, non credo che abbiamo bisogno oggi di molte altre voci per convincerci che quella da loro indicata possa essere la strada valida e necessaria.
Il rumore di queste potenti voci del ‘900, in particolare di quella che oggi si spezza solo nel suo incarnato, diventano dunque ancora più potenti e assedianti per coloro i quali stanno belligerando, certamente non certo per motivi epistemologici, ma bensì per «capitalismo estetico le cui strategie di potere mirano ad installarsi nelle nostre carni della percezione».
Allora non dimentichiamoci: ipseità (non certamente solipsismo), intelligenza di esserci, solidarietà, reciprocità. Queste parole siano oggi in ostaggio alle nostre abluzioni votive, ai nostri incensi profumati accesi nei bracieri in onore di Edgar Morin.
Dal momento che, purtroppo, le disgrazie non vengono mai da sole, oggi – nelle stesse ore – siamo costretti anche ad essere testimoni della mancanza di Michele Lanzinger, scienziato, divulgatore, ricercatore: a lui si deve molto – e non solo – per il progetto del museo della scienza Muse di Trento.
Anche in questo caso unisco la sua figura al ricordo al Cavalier Golinelli.

E penso con affetto e nostalgia ad una fase che per Fondazione Golinelli è stata vissuta da protagonista assieme a tanti altri attori nazionali, dai primi anni 2000 al 2010 – 2012 circa: in Italia i grandi centri della scienza si adoperavano e si rincorrevano facendo a gara per i migliori progetti di diffusione della cultura scientifica. Il Museo della scienza e della tecnica di Milano, il Post di Perugia, il Muse – di cui ricordo ancora il giorno della inaugurazione a Trento – la Città della scienza di Napoli, lo Science centre Immaginario Scientifico a Trieste, i grandi festival della Scienza di Genova e Bergamo, e la Scienza in Piazza di Fondazione Golinelli, per citare alcuni esempi. Una stagione di passione, di divulgazione della cultura in diversi formati portata avanti da appassionati, ricercatori, professori, studenti e tante famiglie che a milioni ancora frequentano questi luoghi, questi tempi, questi spazi.

La storia recente della Fondazione Golinelli affonda le radici in quella passione, che poi si è evoluta e trasformata ulteriormente con Opificio Golinelli, dal 2015 ai giorni nostri, con lo sguardo al 2065 come Marino Golinelli ci ha indicato.
Ma oggi un altro compagno di viaggio ci ha lasciati, e dobbiamo ricordarlo con stima ed affetto, e dobbiamo fermarci un secondo a riflettere. Ho visto Michele alcuni mesi fa a Lucca, sempre appassionato nel portare avanti una nuova avventura, con cui promuoveva lo scambio di conoscenze e pratiche tra i grandi musei e operatori culturali pubblici e privati italiani. Era sorridente sereno, ricco di entusiasmo, lo stesso di quando l’ho conosciuto oltre quindici anni fa.
Compagni di viaggio, compagni di vita, protagonisti della Cultura (italiana, europea e mondiale) che oggi è un poco più sola, ma grazie al loro lascito, sicuramente più ricca.
In apertura Edgar Garin e Michele Lanzinger in un collage realizzato da foto LaPresse.
L'articolo Senza Morin e Lanzinger siamo un po’ più soli ma ricchi del loro lascito proviene da Vita.it.


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May 30 10:52:35 VM-PeerTube peertube[489]: [``peertube.hoerli.net:443``] 2026-05-30 10:52:35.324 info: Processing ActivityPub unicast in job 9951.
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Di Nicola Bielli In una lunga intervista rilasciata presso il podcast del Prof. Glenn Diesen , il politologo russo Sergey Karaganov delinea un quadro radicale del conflitto globale: guerra già in corso a livello sistemico, crisi dell’Occidente, fine della diplomazia tradizionale e necessità di una nuova dottrina strategica russa. Le sue affermazioni includono scenari […]
L'articolo Karaganov: “Il conflitto è già una guerra mondiale”. La visione strategica russa tra escalation, deterrenza nucleare e fine dell’ordine occidentale proviene da Come Don Chisciotte.
una testimonianza di memoria e speranza per ricordare le vittime di Crans Montana, teatro a Capodanno di un devastante incendio costato la vita a 41 persone. Una vicenda che ha profondamente scosso il Paese.
Al Villaggio Fondazione Roma, la struttura di assistenza ai malati di Alzheimer e Parkinson, sei abitazioni sono state intitolate ai sei italiani morti nel rogo: Achille Barosi, Chiara Costanzo, Emanuele Galeppini, Riccardo Minghetti, Sofia Prosperi e Giovanni Tamburi.
Questa iniziativa, precisa la fondazione, «nasce da una profonda riflessione sul valore del ricordo e assume una valenza simbolica ancora più forte, proprio per la natura stessa del luogo in cui prende forma».
Dal 2018 ad oggi, si spiega, «il Villaggio ha ospitato in modo del tutto gratuito più di 300 persone, realizzando un’esperienza unica nel panorama socio-assistenziale pensata specificamente per malati di Alzheimer e Parkinson di livello medio o moderato».

Proprio al Villaggio Fondazione Roma, in uno spazio dedicato a chi, per motivi patologici, perde progressivamente i propri ricordi, attraverso questa iniziativa, «la Fondazione Roma e le famiglie coinvolte, hanno scelto di guardare oltre la tragedia, costruendo un percorso condiviso».
L’obiettivo, chiarisce l’ente, è «creare un ponte tra la fragilità degli assistiti e la comunità del Villaggio, che nel quotidiano si farà custode della memoria dei sei ragazzi scomparsi, affinché resti sempre viva e non si affievolisca».

In questo contesto il murales dell’artista italo-filippino Jerico, che ritrae i sei giovani volti, «vuole essere un simbolo visivo capace di parlare ad ogni visitatore, residente ed operatore, trasformando il dolore in una testimonianza indelebile, con un messaggio di speranza che celebri il valore della vita».
Oltre al tributo alle vittime, si mette in evidenza, «l’intera iniziativa intende porsi come monito ed auspicio, affinché drammi simili non si ripetano, ribadendo l’impegno costante della Fondazione nel promuovere contesti ed iniziative a tutela della dignità integrale della persona».
Scopri i numeri della filantropia e i 100 profili di chi investe nel bene comune su VITA magazine di ottobre ‘‘Nella testa dei filantropi”
«Le nostre vite», fanno sapere le famiglie, «sono state segnate indelebilmente dalla tragedia che ci ha travolti e sarebbe stato semplice abbandonarsi allo sconforto ed al rancore. Invece no, abbiamo sfidato noi stessi decidendo di onorare la memoria dei nostri figli rendendo la luce dei loro sorrisi talmente fulgida da offuscare il buio della nostra disperazione».
In questi mesi, hanno sottolineato ancora, «ci siamo stretti l’uno all’altro e sostenuti tanto da percepirci come un’unica famiglia. La Fondazione Roma ha cementato questa nuova realtà, allargato questa famiglia regalandole un ulteriore valore: in un luogo nel quale i ricordi svaniscono, rimarrà indelebile, nel quotidiano, la presenza dei nostri angeli, nella speranza che i loro volti con le loro espressioni possano perpetuare la loro energia, spandendone la gioia di vivere e la fiducia nel futuro, che in nessuno di noi dovrebbe scemare. Un sincero ringraziamento va al Card. Giovanni Battista Re che ha officiato la cerimonia di intitolazione e per la sua preghiera piena di conforto e speranza».
In apertura il murales dell’artista italo-filippino Jerico che ritrae i volti dei sei ragazzi vittime del rogo di Crans Montana. Nel testo un’immagine dell’inaugurazione. Foto da ufficio stampa Fondazione Roma
L'articolo Crans Montana, al Villaggio Fondazione Roma la memoria diventa speranza proviene da Vita.it.
Articolo da Il Mago di Oz - Recensioni di libri, controinformazione e controcultura
Dal masking alla neuronormatività, fino al rapporto tra ADHD, autismo e critica delle gerarchie sociali: una riflessione sul legame tra neurodivergenza e dissenso politico. L’idea che il cervello umano debba funzionare secondo un unico standard universale – prevedibile, lineare e sempre allineato alle aspettative sociali – è forse uno dei miti più resistenti della modernità.Oggi, grazie al paradigma della neurodiversità, stiamo lentamente iniziando a decostruire questo mito. Iniziamo a comprendere che condizioni come l’Autismo o l’ADHD non sono necessariamente “errori di sistema” da correggere a ogni costo, ma varianti naturali del funzionamento cognitivo umano. Stiamo imparando (seppur a fatica) a
L'articolo Neurodivergenza e dissenso: quando il problema non è il cervello ma il sistema sembra essere il primo su Il Mago di Oz.
Una scuola elementare è rimasta chiusa due giorni per il caldo, il 28 e 29 maggio, a Soustons, nel Sudovest della Francia. L’edificio, concepito negli anni Ottanta, ha un tetto in vetro che ha fatto salire le temperature oltre i 50°C e nelle classi sfiora i 40. L’ondata di calore, che colpisce anche l’Italia, sta facendo registrare record in molte città europee: l’anomalia più grande è a Londra, dove il termometro è schizzato 16°C sopra la media, Parigi +14°C, Berlino +11°C, Lisbona e Madrid +10°C. A Torino ci sono stati 15 black out in 72 ore. Simon Stiell, direttore della Convenzione quadro dell’Onu per il cambiamento climatico, ha detto: «Il calore estremo è un richiamo brutale sugli impatti della crisi climatica. La scienza afferma chiaramente che il riscaldamento di origine antropica è quel che rende le ondate di calore sempre più frequenti e intense».
Altrove, in Pakistan e India, già da aprile milioni di persone soffrono per il caldo. Secondo quanto riporta The Guardian, nella provincia pachistana del Sindh e in diverse regioni indiane del nord e centro, di giorno le temperature hanno spesso raggiunto i 44 – 46°C, rendendo impossibile stare all’aperto e mettendo a rischio molti lavoratori e le comunità agricole. A fine maggio nel Sud dell’India sono morte di caldo oltre cento persone. «Le temperature estreme non sono più una minaccia futura. Sono una realtà che sta sconvolgendo le vite e le possibilità di sostentamento per molti in Asia del sud e sudest», si legge in un report appena pubblicato dalla ong statunitense People’s Courage International sulle città di Delhi, Dacca, Kathmandu, Giacarta e Manila. «Notti sempre più calde, associate alle isole di calore urbano, stanno portando allo stremo milioni di lavoratori informali ancor prima dell’inizio del giorno». Parliamo di rider, muratori, venditori ambulanti che vivono in condizioni precarie, in locali senza ventilazione né garanzia di elettricità, per cui anche solo riuscire a dormire è un’impresa.
Dove le ondate di calore incrociano fragilità sociale, infrastrutturale e istituzionale, più alto è il rischio per la salute. Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature sustainability, firmato tra gli altri da Giacomo Falchetta ed Enrica De Cian dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e da Antonella Mazzone dell’Università di Bristol, dimostra che la povertà legata al caldo estremo è molto diffusa nel mondo e – ancora una volta – distribuita in modo diseguale. Interessa quasi 600 milioni di persone, su un totale analizzato di tre miliardi. Il fardello più pesante lo portano gli abitanti dell’Asia meridionale e dell’Africa sub sahariana. Nelle città, la vulnerabilità va di pari passo con la qualità delle infrastrutture e la disponibilità di servizi. La gran parte della popolazione mondiale non ha accesso all’aria condizionata, che tra l’altro richiede energia (spesso alimentata da fonti fossili) e denaro. Per gli autori della ricerca, la risposta a questo tipo di povertà deve venire dalla capacità di ridisegnare gli spazi urbani, comprese le scuole e i presidi medici, e offrire soluzioni abitative sostenibili, per proteggere le persone più fragili.
Il caldo estremo colpisce anche i bambini che non sono ancora nati. Un gruppo di ricercatori che fanno capo all’Università di Valencia, partendo dal nesso tra l’esposizione a temperature elevate e parti prematuri, ha analizzato 36,6 milioni di nascite avvenute d’estate in 250 città, in tredici paesi: Australia, Brasile, Canada, Cile, Ecuador, Estonia, Israele, Italia, Giappone, Paraguay, Spagna, Svizzera e Stati Uniti, tra il 1979 e il 2019. Il rischio aumenta in modo lineare con la crescita delle temperature. Nelle giornate di calore moderato, sale del 2,8%. Con il caldo estremo arriva al 3,8%. Gli autori dell’articolo, pubblicato sulla rivista Environment international, stimano che le ondate di calore portino a 855 parti prematuri in più ogni milione di nati. Una quota paragonabile a quella dovuta ad altri fattori, come il fumo della madre in gravidanza nei paesi a basso e medio reddito, o la malaria. Oltre al fatto che il caldo è già uno dei maggiori rischi ambientali per la salute riproduttiva. L’impatto varia, anche in questo caso, in base alle variabili socioeconomiche: il Paraguay è dove si fa sentire di più, mentre in Svizzera l’influenza è molto bassa. La Spagna è in posizione intermedia. Sono dati allarmanti, specialmente se visti in prospettiva: le ondate di calore infatti, sono destinate ad aumentare nei prossimi decenni.

In apertura, foto di Luis Graterol su Unsplash
L'articolo Caldo estremo e diseguale, dall’India ai bambini che devono nascere proviene da Vita.it.
La fundraiser dell’anno è Alessandra Piccioni. Ha origini abruzzesi ma vive nelle Marche, 52 anni di cui 25 nel non profit ed è la responsabile raccolta fondi Individui e Innovazione di Aism – Associazione italiana Sclerosi multipla. Alle spalle ha una lunga esperienza alla Lega del Filo d’Oro e prima ancora il volontariato, un impegno che dura ancora. «Qualcuno ha deciso di investire il proprio tempo per segnalarmi come candidata all’Italian Fundraising Award e già questo per me è un premio», aveva scritto qualche mese fa sul suo profilo Linkedin. Oggi quel premio l’ha vinto davvero (la cerimonia si svolgerà il 5 giugno al Festival del Fundraising) e si sente «emozionata e spaventata. Emozionata perché è il riconoscimento del lavoro e della fatica di una vita, spaventata perché sento l’onere di rappresentare tutti gli ostinati fundraiser d’Italia».
Chi sono gli ostinati fundraiser?
Un esercito invisibile di lavoratori che tutti i giorni, con cura e costanza, costruiscono grandi risultati. È la silenziosa rivoluzione del fare: chi aggiorna un database donatori, chi ringrazia al telefono, chi costruisce relazioni pezzo dopo pezzo. Un sottobosco fondamentale. Nel mio job title c’è una parola che è la chiave del mio mestiere: individui. Io chiedo pochi soldi a tante persone. Parlo con gli italiani: con la signora anziana che, pur avendo la pensione minima, dona 10 euro; con famiglie che, tra mutuo e spese quotidiane, aggiungono una rata in più al mese, anche soltanto di 15 euro, per sostenere una causa in cui credono. La cosa più bella del mio lavoro è proprio questa: vedere come piccole gocce formino il mare. Trasformare i 10 euro di ognuno in milioni capaci di cambiare la vita delle persone ha in sè qualcosa di profondamente magico.
Com’è arrivata fino a qui?
Ero una studentessa in Bocconi, frequentavo il corso di Economia dell’organizzazione non profit quando è entrato in aula Rossano Bartoli, il presidente della Lega del Filo d’Oro. Dopo tanta teoria, finalmente un caso pratico: eravamo alla fine degli anni ’90, ci raccontò le difficoltà nel reperire fondi per crescere. In quel momento ho capito cosa volevo fare: raccogliere fondi, proprio lì, per loro. Non so per quante posizioni mi sono candidata. Alla fine mi hanno chiamata ed è iniziata questa avventura. Ricordo ancora il colloquio con Rossano: mi chiese “Perché comunichiamo?”. Io iniziai a parlare di posizionamento e reputazione, ma lui mi fermò subito: “Noi comunichiamo per raccogliere fondi”. Quella frase è stata il mio imprinting professionale. Mi ha insegnato che ogni attività deve avere un obiettivo concreto e misurabile. Da allora non ho mai dimenticato che l’efficacia viene prima di tutto.
Alla Lega del Filo d’oro è rimasta per 19 anni. Poi, nel 2020, è arrivata in Aism.
Alla Lega del Filo d’Oro sono cresciuta, in Aism mi sono messa in gioco come professionista formata e ho scoperto lati di me che persino io sottovalutavo. Mi piace molto l’idea di poter insegnare qualcosa alle giovani leve: essere guida e mentore come altri prima lo sono stati per me.
L’Italian Fundraising Award premia chi nel corso della carriera si è distinto per eccellenza professionale, impatto sulla community e leadership. In quali aspetti sente di aver fatto la differenza?
L’eccellenza professionale è una cosa che tanti mi riconoscono perché, come dico sempre, sono una “capra abruzzese” e una “scimmia curiosa”. Di base sono una secchiona, mi è sempre piaciuto andare a fondo delle cose e capire davvero come funzionano i singoli strumenti. Prima faccio, poi negli anni ho imparato anche a mettere tutto a sistema, costruendo strategie e piani pluriennali. Però nasco dal basso, dalla pratica. Ho sviluppato competenze trasversali su tanti ambiti, e molte le ho costruite lavorando insieme agli altri. Sul digitale, per esempio, ho imparato tantissimo dai miei colleghi, soprattutto dai più giovani. Sono curiosa, mi piace capire, sperimentare, imparare continuamente. Credo molto nel mentoring e nel lavoro condiviso: sono convinta che da soli non si arrivi da nessuna parte. Ho visione e capacità di portare le cose a terra, sempre con il sorriso, ma so bene che nulla sarebbe possibile senza le persone con cui collaboro. Mi sento un po’ un direttore d’orchestra che ha la fortuna di lavorare con grandissimi musicisti.
Il risultato di cui va più fiera?
In Lega del Filo d’Oro ho contribuito a realizzare un cambiamento importante: il passaggio da una raccolta fondi basata solo sulle donazioni one-off a un modello centrato anche sulle donazioni regolari, per cercare di garantire all’associazione le risorse costanti di cui aveva bisogno per la trasformazione da realtà di provincia a organizzazione nazionale. Abbiamo investito nel face to face e poi nella televisione, in un periodo in cui le associazioni italiane non lo facevano o lo facevano molto poco. In Aism il lavoro è stato diverso ma altrettanto strategico, e il risultato più significativo è ancora una volta sulle donazioni regolari: abbiamo raddoppiato gli importi e triplicato i donatori. E poi c’è il 5 per mille: per anni Aism si è attestata intorno ai 5 milioni di euro, quest’anno abbiamo raggiunto gli 8,6 milioni, con una crescita costante e ulteriori ambizioni di sviluppo.
Tre caratteristiche che non possono mancare a un fundraiser nel 2026.
La visione, ma coniugata con la capacità di far accadere le cose: le strategie vanno messe a terra, altrimenti rimangono pezzi di carta. L’amore per il lavoro invisibile: è lì che nasce la fiducia e da lì nascono i risultati. E poi l’innovazione come pratica quotidiana.
Un episodio che per lei rappresenta l’essenza del suo mestiere.
L’essenza la ritrovo ogni volta che apro la porta, scendo dagli operatori, parlo con un genitore o con una persona con sclerosi multipla. Quando ritorno alla missione, tutti i problemi di lavoro si alleggeriscono. Il mio potrebbe essere un profilo da direttrice marketing in qualunque azienda, ma non credo che sarei altrettanto brava a vendere l’ultimo modello di lavatrice o di automobile. La differenza, nel nostro lavoro, è che possiamo davvero contribuire a rendere la vita delle persone un po’ migliore.
In apertura, Alessandra Piccioni (fotografia fornita dall’intervistata)
L'articolo Alessandra Piccioni, fundraiser dell’anno: «Credo nella silenziosa rivoluzione del fare» proviene da Vita.it.
Si avvicinano le vacanze estive. E, come ogni anno, una domanda si affaccia nella testa dei genitori: a chi lasciare i bambini? In questi periodi, il dibattito si infiamma, tra chi vorrebbe che la scuola fosse aperta anche nei mesi più caldi e chi invece pensa che questo sia impossibile. Da qualche tempo c’è anche una petizione, lanciata da WeWorld insieme al duo di “Mammadimerda” per ripensare il calendario scolastico, in modo da renderlo più adeguato alle esigenze di famiglie e studenti. Dall’estate del Covid, il ministero ha il Piano Estate, con finanziamenti che permettono alle scuole di organizzare nei propri spazi delle attività extrascolastiche che siano gratuite per le famiglie. Alcuni territori stanno avviando delle sperimentazioni, come l’Emilia-Romagna, che quest’anno aprirà le porte delle scuole primarie il 31 agosto, su base volontaria. Altra cosa però è ripensare il calendario scolastico, avvicinandolo a quello degli altri Paesi europei, con più pause didattiche spalmate durante l’anno: una scelta che avrebbe motivazioni didattiche, non solo funzionali alla conciliazione famiglia-lavoro dei genitori. «Serve una risposta strutturale, che coinvolga il Terzo settore e la comunità educante» , dice Elena Muscarella, program officer per le scuole di WeWorld.
Da quali basi nasce la vostra proposta di revisione del calendario scolastico?
Il calendario scolastico italiano è ancora strutturato in base al modello di società di 100 anni fa, in cui il carico era prevalentemente sulle donne. E questo succede ancora: circa l’85% del lavoro non retribuito in Italia è legato alla cura, che è principalmente femminile. Il problema è che adesso la società è molto più complessa che a inizio ‘900: nella maggior parte delle famiglie entrambi i genitori lavorano. Spesso non ci sono più i nonni a tenere nipoti: si parla di generazione sandwich, quella con figli piccoli da badare e madri e padri anziani da accudire. Anche quando i nonni sono ancora giovani, di frequente abitano in altre città o addirittura in altri Paesi. Non tutti si possono permettere di fare tre mesi di ferie. Chi non può è lasciato a sé stesso, quando non ha la possibilità di pagare i centri estivi, che sono un costo rilevante per i bilanci familiari.
In Italia, però, il numero di giorni effettivi di scuola è maggiore rispetto ad altri Paesi. Adeguarsi al resto d’Europa, quindi, non significherebbe fare meno vacanze, ma distribuirle durante l’anno. Non sarebbe più difficile – soprattutto per il pubblico – organizzare alternative per periodi più brevi ma più diluiti, piuttosto che per tre mesi consecutivi?
Il punto è proprio questo. La soluzione non è fare più giorni di scuola, ma ripensare il calendario scolastico e il sistema educativo. Il nostro lavoro parte da un confronto e da una riflessione con le figure educative, coi docenti e i dirigenti. Quello che emerge è che un modello di scuola – parlo della primaria e della secondaria, perché per l’infanzia è diverso – in cui le lezioni sono interrotte da giugno a settembre con poche pause durante l’anno causa fatica agli studenti e non permette di sedimentare gli apprendimenti. Lo confermano anche gli studi. Noi non chiediamo che i bambini vadano a scuola durante l’estate per stare otto ore di fila sul banco, ma che ci sia una riprogettazione – insieme alla comunità educante – in modo che gli studenti possano usufruire di attività educative garantite dai servizi pubblici. Al momento, invece, il costo ricade sulle famiglie. C’è anche un tema di qualità.
In che senso?
Se me lo posso permettere iscrivo mio figlio a un centro estivo. Tendenzialmente ne cerco qualcuno che non sia a scuola, perché c’è anche un problema di infrastrutture non adeguate. Chi non si può permettere questa soluzione ha due scelte: o manda i bambini negli oratori, dove tendenzialmente vengono affidati ai pari e non ci sono proposte pedagogiche ed educative, oppure li lascia a se stessi, a casa, di fronte alla tv o allo smartphone, anche se avrebbero bisogno di socializzazione. Tengo moltissimo a sottolineare che fare questa richiesta per noi non significa che la scuola sia un parcheggio, ma vuol dire riconoscere che tre mesi senza attività significative hanno un impatto sugli apprendimenti.
Il punto rilevante, quindi, è chiedere allo Stato attività educative e ricreative, anche alternative alla scuola, per i bambini e i ragazzi nei periodi di sospensione della didattica, al di là di quando essi siano.
È anche un tema di responsabilità collettiva. C’è una questione che per noi è molto rilevante: non c’è mai abbastanza attenzione a bambini e ragazzi con bisogni educativi speciali, disabilità, neurodivergenze. Ci sono pochissimi centri estivi che hanno le competenze e le figure educative in grado di supportarli. Ogni persona vive in uno spettro di privilegi: da un lato c’è chi si può permettere di più, dall’altro chi è privato di alcuni diritti fondamentali. C’è un dibattito molto aperto con gli insegnanti e le famiglie rispetto a quale sarebbe la soluzione migliore. Forse questa soluzione migliore non c’è ancora, va costruita e progettata insieme. Ci sono Comuni che ci stanno lavorando, per esempio quello di Reggio-Emilia ha lanciato una mappatura e una ricerca sui bisogni educativi delle famiglie, per conoscerli e affrontarli. Stiamo vedendo una presa in carico di responsabilità di singoli attori comunali, per sopperire alle mancanze dello Stato, mettendo in campo modelli sperimentali e cercando di costruire proposte calate sulle specificità dei territori.
Da una parte ci viene chiesto di fare più figli, dall’altra c’è un sistema di welfare che non è solo assente, è stato depotenziato e privatizzato. Nel momento in cui per esercitare un mio diritto devo pagare, quello non è più un diritto, diventa un privilegio
Un altro tema che vi viene posto, infatti, è quello legato al clima e ai cambiamenti climatici, soprattutto nelle Regioni del Sud.
C’è un’intersezione di problematiche su cui bisogna riflettere e trovare risposte collettive, che in questo momento non ci sono. Quello che vediamo sui social, anche rispetto alla campagna che abbiamo fatto con il duo di “Mammadimerda”, è un sistema basato molto sul singolo: io riesco a organizzarmi, se tu non ce la fai è colpa tua. Invece, come dicevo, è proprio un tema di responsabilità collettiva. Da una parte ci viene chiesto di fare più figli, dall’altra c’è un sistema di welfare che non è solo assente, è stato depotenziato e privatizzato. Nel momento in cui per esercitare un mio diritto devo pagare, quello non è più un diritto, diventa un privilegio.
Al momento, come diceva, si stanno diffondendo varie sperimentazioni. Ha fatto notizia l’Emilia-Romagna, che aprirà le porte delle primarie, su base volontaria, dal 31 agosto. E in alcuni altri luoghi, come in un istituto comprensivo di Genova, stanno seguendo questo esempio. Sono però soluzioni singole. Non sarebbe importante che diventassero strutturali?
La sfida è proprio questa. Di fronte a un problema di tipo strutturale – perché non è una questione emergenziale il fatto che la società del 2026 sia diversa da quella dei primi del ‘900 – si danno delle risposte singole. Ci viene detto: «Ma c’è il Piano Estate del Ministero». Quel piano, però, mette sul piatto davvero poche risorse rispetto alla complessità dei nostri territori, senza considerare il fatto che non tutte le scuole, per esempio, hanno le competenze gestionali per lavorare con questi fondi. Nella nostra esperienza, quello che abbiamo visto è che gli istituti che riescono ad ottenere queste risorse sono quelli che hanno una segreteria che funziona e personale amministrativo che può gestire i progetti. In altre situazioni, per diverse motivazioni, non si riesce ad accedere ai finanziamenti. La nostra risposta è immaginare modelli di comunità educante strutturali, in cui sia coinvolto anche il Terzo settore.
Foto in apertura di WeWorld
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Di Francesca Picone per ComeDonChisciotte.org Grazie. Di che? Si usa rispondere nel gergo comune. Interessante epistemologia. Oggi è il caso di ribaltare questo gergo e rifletterci su. No grazie. Di che? La Regione Campania chiude alle relazioni con Israele1. Bene. Quali? C’è da premettere e contestualizzare: Napoli è storicamente vicino ai palestinesi. Napoli […]
L'articolo La Regione Campania chiude alle relazioni con Israele. Ma si fa sul serio? proviene da Come Don Chisciotte.

The NixOS project has officially released NixOS 26.05, codenamed “Yarara,” continuing the distribution’s unique approach to Linux system management through declarative configuration, atomic upgrades, and reproducible deployments. The release introduces several important platform-level changes, modernized infrastructure components, and continued refinement of the Nix ecosystem.
As one of the most distinctive Linux distributions available today, NixOS continues attracting developers, DevOps engineers, and advanced Linux users who value predictable system behavior and highly reproducible environments.
Unlike traditional Linux distributions that install packages directly into shared system locations, NixOS is built around the Nix package manager, which stores software in isolated, versioned paths and generates complete system configurations declaratively.
This architecture provides several advantages:
These features have helped NixOS gain popularity among developers managing complex systems and cloud infrastructure.
One of the most significant changes in NixOS 26.05 is the move to a systemd-based Stage 1 initrd by default. The older scripted implementation is now deprecated and scheduled for removal in NixOS 26.11.
The initrd (initial RAM disk) is responsible for preparing the system during early boot before the main operating system loads.
According to the release notes:
boot.initrd.systemd.enable = falseThis change is expected to improve consistency and simplify maintenance across modern NixOS deployments.
NixOS continues its established release cadence of publishing stable versions twice per year—typically around May and November. The 26.05 “Yarara” release follows the previous 25.11 “Xantusia” release and continues the project's steady development rhythm.
The 26.05 development cycle involved extensive staging, package testing, and release management work coordinated through the NixOS community.
Like previous NixOS releases, 26.05 includes a massive collection of package updates across the software ecosystem.

The GNOME Project has officially opened the development cycle for GNOME 51, the next major release of one of Linux’s most widely used desktop environments. Following the recent launch of GNOME 50 “Tokyo,” developers are already shifting focus toward the next chapter of the desktop’s evolution, which will carry the codename “A Coruña.”
While it’s still very early in the process, the release schedule is now taking shape, giving Linux users and developers an early look at what to expect over the coming months.
The new release is named A Coruña, after the Spanish city that will host GUADEC 2026, the annual GNOME Users and Developers European Conference. The event serves as one of the most important gatherings for GNOME contributors, where future desktop plans, technologies, and development priorities are discussed.
As soon as GNOME 50 was finalized, development work for GNOME 51 officially began, continuing GNOME’s well-established six-month release cadence.
The GNOME team has outlined the preliminary roadmap for the GNOME 51 cycle.
Current milestone dates include:
These milestones provide time for:
As always, dates may shift slightly depending on development progress.
Because the development cycle has only just started, GNOME developers have not yet revealed a finalized feature list. Most major design discussions and merge requests are still in their early stages.
However, several areas are already attracting attention.
One of the biggest transitions in recent GNOME history happened with GNOME 50, which completed the project’s move away from X11 by removing remaining X.Org support from the desktop environment.
Because GNOME is now fully committed to Wayland, many observers expect GNOME 51 to focus heavily on:

NASA will host a public event featuring three crew members from the agency’s SpaceX Crew-11 mission at 11 a.m. EDT Monday, June 1. The event, which takes place during the crew’s standard postflight visit, will be held in the Webb Auditorium at NASA Headquarters in the Mary W. Jackson building, 300 E. Street SW in Washington.
The crew members, including NASA astronauts Zena Cardman and Mike Fincke and JAXA (Japan Aerospace Exploration Agency) astronaut Kimiya Yui, will discuss their recent 167-day mission aboard the International Space Station, where they conducted a wide range of science experiments to benefit life on Earth and advance human space exploration as part of International Space Station Expedition 73/74.
The Crew-11 mission lifted off on Aug.1, 2025, from Launch Complex 39A at NASA’s Kennedy Space Center in Florida. The crew’s SpaceX Dragon spacecraft docked to the orbital outpost on Aug. 2.
During their mission, the three astronauts, along with crewmate Roscosmos cosmonaut Oleg Platonov, traveled nearly 71 million miles and completed more than 2,670 orbits around Earth. The Crew-11 mission was Fincke’s fourth spaceflight, Yui’s second, and the first for Cardman and Platonov. Fincke has logged 549 days in space, ranking him fourth among all NASA astronauts for cumulative days in space. The crew members returned to Earth on Jan. 15, splashing down off the coast of San Diego.
Along the way, Crew-11 logged hundreds of hours of research, maintenance, and technology demonstrations. The crew members also celebrated the 25th anniversary of continuous human presence aboard the orbiting laboratory on Nov. 2, 2025. Research conducted aboard the space station advances scientific knowledge and demonstrates new technologies that enable us to prepare for human exploration of the Moon and Mars.
Media interested in attending the event must RSVP by 8 a.m., June 1, by emailing the NASA Headquarters newsroom at hq-media@mail.nasa.gov. NASA’s media accreditation policy is online. Based on the crew’s schedule, NASA will not be able to accommodate interviews.
This opportunity also is part of NASA’s Frontiers Forum: Voices Shaping the Future of Space speaking series designed to convene bold thinkers and senior leaders at the forefront of exploration and innovation. The series will spotlight mission-critical priorities from advancing the Artemis campaign and strengthening commercial partnerships to shaping the future workforce and accelerating breakthrough technologies. The agency will share more details soon.
To learn more about the International Space Station and its research and crews, visit:
-end-
Gerelle Dodson
Headquarters, Washington
202-358-1600
gerelle.q.dodson@nasa.gov

NASA will host a public event featuring three crew members from the agency’s SpaceX Crew-11 mission at 11 a.m. EDT Monday, June 1. The event, which takes place during the crew’s standard postflight visit, will be held in the Webb Auditorium at NASA Headquarters in the Mary W. Jackson building, 300 E. Street SW in Washington.
The crew members, including NASA astronauts Zena Cardman and Mike Fincke and JAXA (Japan Aerospace Exploration Agency) astronaut Kimiya Yui, will discuss their recent 167-day mission aboard the International Space Station, where they conducted a wide range of science experiments to benefit life on Earth and advance human space exploration as part of International Space Station Expedition 73/74.
The Crew-11 mission lifted off on Aug.1, 2025, from Launch Complex 39A at NASA’s Kennedy Space Center in Florida. The crew’s SpaceX Dragon spacecraft docked to the orbital outpost on Aug. 2.
During their mission, the three astronauts, along with crewmate Roscosmos cosmonaut Oleg Platonov, traveled nearly 71 million miles and completed more than 2,670 orbits around Earth. The Crew-11 mission was Fincke’s fourth spaceflight, Yui’s second, and the first for Cardman and Platonov. Fincke has logged 549 days in space, ranking him fourth among all NASA astronauts for cumulative days in space. The crew members returned to Earth on Jan. 15, splashing down off the coast of San Diego.
Along the way, Crew-11 logged hundreds of hours of research, maintenance, and technology demonstrations. The crew members also celebrated the 25th anniversary of continuous human presence aboard the orbiting laboratory on Nov. 2, 2025. Research conducted aboard the space station advances scientific knowledge and demonstrates new technologies that enable us to prepare for human exploration of the Moon and Mars.
Media interested in attending the event must RSVP by 8 a.m., June 1, by emailing the NASA Headquarters newsroom at hq-media@mail.nasa.gov. NASA’s media accreditation policy is online. Based on the crew’s schedule, NASA will not be able to accommodate interviews.
This opportunity also is part of NASA’s Frontiers Forum: Voices Shaping the Future of Space speaking series designed to convene bold thinkers and senior leaders at the forefront of exploration and innovation. The series will spotlight mission-critical priorities from advancing the Artemis campaign and strengthening commercial partnerships to shaping the future workforce and accelerating breakthrough technologies. The agency will share more details soon.
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Gerelle Dodson
Headquarters, Washington
202-358-1600
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RT.com La Romania non ha fornito alcuna prova che il drone che ha colpito un edificio residenziale nella città di Galati provenisse dalla Russia, ha dichiarato a RT l’ambasciatore di Mosca a Bucarest, Vladimir Lipaev. Venerdì un drone carico di esplosivi ha colpito il decimo piano di un condominio nella Romania orientale, vicino […]
L'articolo Mosca alla Nato: “Non avete alcuna prova che il drone precipitato in Romania sia russo” proviene da Come Don Chisciotte.

Si è conclusa oggi la missione a Varsavia del Vice Ministro degli Esteri, Edmondo Cirielli.
Il Vice Ministro ha incontrato presso il Ministero degli Esteri polacco il Sottosegretario Artur Harazim. L’incontro si inserisce in un momento eccellente per relazioni tra Italia e Polonia, testimoniato dalle recenti visite a Roma del Presidente della Repubblica Nawrocki e del Primo Ministro Tusk, nonché dal Memorandum d’intesa firmato tra i Ministeri degli Esteri Tajani e Sikorski lo scorso 22 aprile e da un interscambio in costante crescita, che supera i 36 miliardi di euro annui.
Al centro del colloquio il rafforzamento della cooperazione economica, commerciale e culturale. Ampio spazio è stato dedicato anche ai principali temi internazionali, con particolare attenzione sul comune sostegno all’Ucraina, sui prossimi passi del processo di Allargamento dell’Unione Europea e sulle sfide migratorie.
Cirielli si è recato anche a deporre una corona di fiori al Cimitero Militare italiano di Bielany, che custodisce i resti di 868 militari italiani deceduti in prigionia durante la Prima Guerra Mondiale.
Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto oggi un cordiale colloquio telefonico con il Ministro degli Esteri del Messico, Roberto Velasco Alvarez, recentemente insediatosi alla guida della diplomazia messicana. Nel corso della conversazione, i Ministri hanno confermato la volontà di rafforzare ulteriormente il partenariato strategico e le relazioni economiche, nel solco degli eccellenti rapporti bilaterali confermati anche dal Ministro Tajani nel corso della sua visita a Città del Messico nel maggio 2025.
Il Messico si conferma tra i Paesi prioritari del Piano d’Azione per l’export italiano nei mercati extra-UE ad alto potenziale, con un interscambio commerciale che ha raggiunto i 7,5 miliardi di euro e oltre 2.300 imprese italiane nel Paese. Anche in ambito comunitario, il Ministro Tajani ha ribadito la centralità del rafforzamento del partenariato tra Unione europea e Messico, alla luce della recente firma dell’Accordo Globale modernizzato UE-Messico che potrà portare a nuove opportunità per le imprese italiane.
In ambito culturale, Tajani ha sottolineato l’importanza della partecipazione dell’Italia alla Fiera Internazionale del Libro di Guadalajara, quest’anno in qualità di Ospite d’Onore. Particolare attenzione è stata dedicata anche ai settori della difesa, della sicurezza e del contrasto alla criminalità organizzata, alla luce delle attività di diplomazia giuridica. I due Ministri hanno concordato di tenersi in contatto e di incontrarsi al più presto alla prima occasione utile.
Su richiesta del Ministro degli Esteri Antonio Tajani, il Segretario generale della Farnesina Ambasciatore Riccardo Guariglia ha tenuto oggi a Berna un incontro di consultazioni bilaterali con il Segretario di Stato del Dipartimento federale svizzero Alexandre Fasel.
I due diplomatici hanno evocato innanzitutto la tragedia di Crans-Montana, che ha duramente colpito l’Italia e la Svizzera: durante la riunione sono stati sottolineati gli sforzi dei due Paesi per soccorrere e curare i feriti, prestare assistenza alle famiglie ed assicurare che vengano stabilite le responsabilità e resa giustizia. A tale riguardo il segretario generale Guariglia e il Segretario di Stato Fasel hanno preso atto dell’avvio di una costruttiva collaborazione tra le autorità giudiziarie dei due Paesi e della soluzione individuata a seguito degli incontri del Presidente della Confederazione Parmelin con il Presidente della Repubblica Mattarella, il Presidente del Consiglio Meloni ed il Ministro degli Esteri Tajani, anche per far sì che i costi della degenza e delle cure dei nostri giovani connazionali rimasti feriti a causa dell’incendio al Bar Le Constellation non gravino né sulle loro famiglie, né sullo Stato italiano.
È stato poi fatto il punto sull’eccellente stato della collaborazione tra i due Paesi sul piano bilaterale, in particolare sulle tematiche transfrontaliere, sugli accordi recentemente ratificati o in via di ratifica da parte dei due Parlamenti, tra cui quello sull’approvvigionamento del gas e sul telelavoro dei frontalieri. Il Segretario generale Guariglia ed il Segretario di Stato Fasel hanno tenuto inoltre a sottolineare le numerose iniziative promosse congiuntamente in questi ultimi anni dal Ministro degli Esteri Tajani e dal Ministro degli Esteri Cassis, tra cui la Dichiarazione congiunta sull’Ucraina, la Conferenza dell’Italofonia e la partecipazione dei due Ministri alla Giornata della Diplomazia e alle rispettive Conferenze degli Ambasciatori, che hanno dato un grande slancio alle relazioni tra i due Paesi.
A test release of GNUtrition, 0.33.0rc4, is now available.
GNUtrition is free nutrition analysis software. The USDA Food and Nutrient Database for Dietary Studies (FNDDS) is used as the source of food nutrient information.
This release improves how user ages are stored and used by GNUtrition. You no longer need to manually update your age every year on (or near) your birthday. Thankfully, no database changes/migrations are necessary for this, you just need to enter your birthday and you will be good to go!
More information about GNUtrition may be found on its home page at http://www.gnu.or ... tware/gnutrition/. This test release can be obtained from the alpha.gnu.org server at one of the following:
ftp://alpha.gnu.o ... g/gnu/gnutrition/
http://alpha.gnu. ... g/gnu/gnutrition/
https://alpha.gnu ... g/gnu/gnutrition/
Please report any problems you experience to the GNUtrition bug reports mailing list: bug-gnutrition@gnu.org (https://lists.gnu ... fo/bug-gnutrition).
Di Patrizia Pisino per ComeDonChisciotte.org Per secoli l’archeologia ufficiale ha liquidato le grandi opere in pietra del passato come risposte a bisogni puramente materiali o, peggio, come casuali capricci dell’erosione. Tuttavia, l’altopiano della Sila custodisce un segreto che sfida questa visione riduzionista classica. Nel cuore della Calabria si dipana un filo conduttore unico […]
L'articolo L’Ombra del Gigante: I Megaliti di Campana, l’Elefante della Sila e la Geometria dell’Anima Mundi proviene da Come Don Chisciotte.

AGGIORNAMENTO NOTA DI ACCREDITAMENTO STAMPA
TERZA RIUNIONE DEL COMITATO DI COOPERAZIONE FRONTALIERA ITALO-FRANCESE (CCF)
Forte di Bard (Comune di Bard – Regione Autonoma Valle d’Aosta) – 4 giugno 2026
Giovedì 4 giugno 2026 si svolgerà nella Regione Autonoma Valle d’Aosta, presso il Forte di Bard, la terza riunione del Comitato di cooperazione frontaliera italo-francese, organismo istituito dal Trattato del Quirinale al fine di incoraggiare lo sviluppo di progetti locali e rimuovere gli ostacoli alla cooperazione di confine. La riunione sarà co-presieduta dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, e dal Ministro per l’Europa e gli Affari Esteri della Repubblica francese, Jean-Noël Barrot.
Preceduta da un incontro bilaterale fra i due Ministri, la riunione sarà ospitata dal Presidente della Regione Autonoma Valle d’Aosta, Renzo Testolin, e vedrà la partecipazione di rappresentanti degli Enti territoriali, di Parlamentari e di organismi di cooperazione transfrontaliera, oltre che delle Amministrazioni centrali, un’occasione per fare il punto sulle relazioni bilaterali tra Italia e Francia, discutere delle principali crisi internazionali e guardare alle prossime scadenze europee e multilaterali.
Programma stampa
Dalle ore 14:00, arrivo dei due Ministri e delle loro delegazioni, aperto ai cine-foto-operatori accreditati;
Ore 14:15 Inni e foto di famiglia, aperta ai cine-foto-operatori accreditati;
Ore 15:00 Riunione del Comitato di cooperazione frontaliera, aperta agli operatori accreditati per un camera-spray iniziale;
Ore 17:00 Conferenza stampa congiunta dei Ministri Tajani e Barrot, aperta a tutta la stampa accreditata.
I giornalisti e i cine-foto-operatori interessati a seguire l’evento, sono pregati di accreditarsi entro e non oltre le ore 18.00 di martedì 2 giugno, registrandosi attraverso il link https://portaleaccreditamento.esteri.it e allegando la documentazione richiesta.
Chi è si è già registrato al Portale online e ha già ricevuto conferma dal sistema di accettazione della propria registrazione, potrà accedere al proprio profilo e selezionare la partecipazione all’evento.
Per qualunque chiarimento in merito, si prega di rivolgersi all’Unità per la Comunicazione, tel. 06/3691.3432 – 8210 – 8573 –3078 – 3450 (accreditamentostampa@esteri.it).
I badge dovranno essere ritirati personalmente presso il Forte di Bard, ingresso lato biglietteria, Via Vittorio Emanuele II, Bard (raggiungibile in auto con l’autostrada A5, uscita caselli di Pont-Saint-Martin a sud e di Verrès a nord), il giorno stesso dell’evento nelle seguenti modalità:
Si fa presente che l’accesso alla stampa quel giorno sarà possibile esclusivamente dal parcheggio multipiano ai piedi del Forte, ingresso lato biglietteria con accesso tramite ascensori, come da dettagli riportati sotto. Dal parcheggio si accede direttamente ai 3 ascensori consecutivi con cui si sale al Forte. La capienza degli ascensori è di 13 persone per cabina, con frequenza di salita 2 minuti circa. La salita dal parcheggio al Forte tramite i suddetti ascensori richiede circa 15 minuti.
I giornalisti che intendessero lasciare la propria auto al parcheggio dovranno comunicare in anticipo la targa del mezzo alla email accreditamentostampa@esteri.it, entro e non oltre le ore 18.00 di martedì 2 giugno.
Verrà messa a disposizione della stampa accreditata una navetta dedicata, dall’aeroporto di Torino-Caselle “Sandro Pertini” al Forte di Bard, e ritorno. La stampa interessata a usufruire del servizio navetta è pregata di comunicarlo via e-mail, scrivendo a accreditamentostampa@esteri.it entro e non oltre le ore 18.00 di martedì 2 giugno.
Per i giornalisti accreditati è disponibile una chat Whatsapp dove saranno condivisi maggiori dettagli sull’evento, disponibile al seguente link: Invito al gruppo WhatsApp
La comunicazione dei dati personali sopra indicati equivale ad autorizzarne l’utilizzo ai sensi del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 e del GDPR (Regolamento UE 2016/679) da parte dell’Unità per la Comunicazione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, titolare del trattamento, per fini strettamente professionali e/o legati allo svolgimento dell’evento in oggetto.
Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile mette sul piatto 30 milioni di euro per sostenere gli orfani di femminicidio, contrastare la dispersione scolastica e promuovere la musica come strumento di inclusione sociale. È quanto deciso dal Comitato di indirizzo strategico del Fondo, che ha approvato tre nuovi bandi destinati ai bambini e agli adolescenti più vulnerabili, che saranno avviati nel corso del 2026. Il loro scopo è arrivare dove il disagio sociale rischia di essere più forte: nelle famiglie spezzate dalla violenza, nelle periferie prive di opportunità culturali e tra gli adolescenti che rischiano di abbandonare la scuola e i percorsi formativi.
Tra le iniziative più significative c’è la seconda edizione di “A braccia aperte”, dedicato agli orfani di vittime di crimini domestici. Dopo un femminicidio, infatti, i figli rimasti affrontano non soltanto la perdita di un genitore, ma anche traumi con conseguenze psicologiche, educative e relazionali profonde. Il bando punta a costruire reti territoriali stabili capaci di accompagnare questi minori nel lungo periodo, attraverso interventi multidisciplinari di sostegno.
Il bando “Note di comunità, invece”, punta sulla forza educativa della musica: nelle zone più svantaggiate, in cui la coesione e la società è fragile e gli spazi culturali aggregativi sono poveri, orchestre, bandi e cori giovanili possono essere veri e propri presidi sociali. Il bando vuole sostenere proprio questi progetti musicali, capaci di coinvolgere bambini e adolescenti in esperienze formative e relazionali positive.
Il bando “Futuro per me. Percorsi di seconda opportunità”, invece, vuole essere una risorsa per i giovani tra i 14 e i 21 anni che hanno abbandonato gli studi o sono a rischio di esclusione formativa e lavorativa. L’obiettivo? Intercettare le situazioni più fragili e costruire percorsi flessibili e personalizzati, capaci di riattivare motivazione, competenze e fiducia nel futuro.
Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile è nato nel 2016 da un protocollo d’intesa tra le fondazioni di origine bancaria rappresentate dall’Associazione di fondazioni e casse di risparmio – Acri, il Governo e il Terzo settore, con lo scopo di sostenere interventi sperimentali rivolti ai minori che vivono condizioni di svantaggio economico, sociale e culturale.
A gestire i programmi del Fondo è l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro costituita a questo scopo nel giugno 2016 e interamente partecipata da Fondazione Con il Sud. In questi anni, attraverso bandi e iniziative territoriali, sono stati avviati oltre 800 progetti in tutta Italia, coinvolgendo circa 650mila bambini e ragazzi insieme alle loro famiglie. Le attività hanno messo in rete oltre 10mila organizzazioni tra Terzo settore, scuole ed enti pubblici e privati, con un investimento complessivo di circa 500 milioni di euro.
Le scelte di indirizzo strategico del Fondo sono definite da un apposito Comitato di indirizzo strategico nel quale sono pariteticamente rappresentate le Fondazioni di origine bancaria, il Governo, le organizzazioni del Terzo Settore e rappresentanti di Inapp e dell’Istituto Einaudi per l’economia e la finanza – Eief.
Foto in apertura da Pixabay
L'articolo 30 milioni di euro per orfani di femminicidio, dispersione scolastica e musica per l’inclusione proviene da Vita.it.
«Voglio dirlo chiaramente: voi, come israeliani, avete accesso e libertà di movimento in aree dove noi palestinesi non possiamo andare. Potete entrare nelle stazioni di polizia, muovervi liberamente in Cisgiordania e godete di protezioni legali che noi non abbiamo. Ed è proprio per questo che la vostra presenza è così importante. Abbiamo bisogno di voi sul campo, accanto alle famiglie, per accompagnare i bambini a scuola, sostenere le comunità. Immaginate cosa potrebbe accadere se arrivaste in migliaia, non come occupanti ma come ospiti, possibili futuri partner di una terra capace di abbracciare allo stesso modo palestinesi e israeliani». Ha esordito così, nel suo messaggio video, la nota attivista palestinese cristiana, Amira Musallam, durante il People’s Peace Summit che si è tenuto il 30 aprile scorso a Tel Aviv. Con una richiesta netta agli attivisti israeliani per creare una collaborazione più capillare in Cisgiordania e proteggere i residenti dalla violenza di coloni e forze armate. Aveva 12 anni, quando la sua casa a Betlemme fu parzialmente bombardata. La famiglia fuggì per quattro mesi, poi decise di tornare. Fu allora che un’organizzazione inglese, Women in Black, venne a vivere con loro per sei mesi per scoraggiare nuovi attacchi. Amira Musallam dirige l’organizzazione UCPIP (Unarmed Civilian Protection in Palestine) che coordina e forma volontari internazionali e israeliani per la presenza protettiva non armata in Cisgiordania. Dal settembre 2024 le è stato imposto un divieto di accesso in Israele, legato alla sua attività di resistenza nonviolenta contro i coloni.

Musallam, quest’anno lei ha partecipato al Peoples’ Peace Summit. Un passo importante.
L’anno scorso c’erano troppi concetti generici sulla pace ma questa volta è stato diverso perché è stato possibile parlare della co-resistenza. Abbiamo un problema con la realtà attuale che non ci permette di amarci a vicenda. Bisogna affrontare l’occupazione, le violenze dei coloni. E ci sono stati dei risultati concreti. Dopo il Summit, abbiamo visto arrivare da Israele centinaia di persone in Cisgiordania per mostrare solidarietà con il popolo palestinese.
L’ultima guerra a Gaza ha aumentato la consapevolezza?
Sì, non solo a livello locale, ma anche internazionale. Serve però più consapevolezza tra gli israeliani comuni, quelli che non fanno parte dei movimenti di pace. Molti non sanno quasi nulla di noi e ci immaginano in modo stereotipato. Dobbiamo rompere questi muri mentali.
Cosa mostra al mondo il trattamento riservato alla delegazione internazionale della Global Sumud Flotilla?
Prima di tutto bisogna capire che non è solo una questione dell’Idf – forze di difesa israeliane. Questo tipo di violenza è profondamente radicato nella società israeliana che viene educata a vedere il nostro popolo come una minaccia. I bambini crescono con l’idea che chiunque intorno a loro voglia ucciderli. Viene anche strumentalizzato il trauma dell’Olocausto per giustificare scelte politiche inaccettabili e violenza. In passato c’erano leader israeliani sionisti, certo, ma almeno parlavano di pace. Oggi si usano testi religiosi e concetti come la “terra promessa” in modo estremista. I gruppi più radicali, come i coloni più fanatici, portano avanti una visione che mira a cancellare la presenza palestinese.
Cosa succede ai cristiani in Palestina?
I cristiani sono stati colpiti come tutti gli altri. Nel 1948 molte famiglie cristiane furono espulse. Villaggi cristiani nel nord della Palestina furono distrutti. Non è mai stato vero che i cristiani siano stati protetti. A Betlemme, per esempio, la situazione è diventata insostenibile. Dopo gli accordi di Oslo, circa il 18-20% della nostra terra ci è stata sottratta, circondata da muri e insediamenti. Oggi i cristiani sono meno del 10% della popolazione della città. Tanti sono andati via. Non perché i musulmani li abbiano cacciati ma come conseguenza dell’occupazione e della mancanza di prospettive.
Le hanno vietato di entrare in Israele.
Sì. Ho anche la cittadinanza americana ma da settembre scorso ho un divieto imposto dalla polizia. Mi dicono che è un “problema tecnico”, ma nessuno lo risolve. Penso sia legato al mio lavoro sul campo, alla presenza protettiva.
Può raccontarmi della vostra organizzazione Unarmed Civilian Protection in Palestine?
La presenza protettiva non è una cosa nuova. Da bambina, quando la nostra casa fu bombardata, un’organizzazione londinese, Women in Black, venne a stare con noi per proteggerci. Più tardi ho lavorato con altri movimenti di pace. Due anni fa abbiamo fatto uno studio di fattibilità e abbiamo capito che in Palestina esistono già molte organizzazioni che fanno questo lavoro ma manca coordinamento e formazione. Così abbiamo creato un’iniziativa per fare rete, formare persone e mandarle sul campo. Inizialmente abbiamo lavorato con volontari internazionali esperti nella presenza protettiva ma poi anche con attivisti israeliani. Il loro ruolo è molto importante perché hanno più libertà di movimento e possono parlare ai loro stessi connazionali in modo più efficace. Facciamo training lunghi, sia online sia in presenza, e poi mandiamo le persone sul campo.
Quanti siete in totale?
Durante ogni ciclo ci sono circa 7-8 persone che operano per tre mesi. Lavoriamo nelle aree dove serve protezione, soprattutto nella Jordan Valley e in altri luoghi colpiti dalla violenza dei coloni.
Lei collabora con l’organizzazione israeliana B’Tselem.
Si, mi occupo di raccolte fondi per proposte, scrittura di proposte, sviluppo delle risorse. Quindi la maggior parte del mio lavoro è nel back office. Non faccio lavoro diretto come loro.
E con gli israeliani come funziona la collaborazione?
È fondamentale. Noi non abbiamo un problema con la convivenza in sé. Il problema è l’occupazione, l’ingiustizia, la mancanza di libertà di movimento e la violenza strutturale. Se il contesto fosse diverso, la convivenza sarebbe possibile. Ci sono già esempi di convivenza in città miste o in contesti condivisi, ma oggi la realtà non permette di vivere insieme.
Quindi l’ipotesi dei due Stati non è più realistica?
Geograficamente e politicamente è ormai quasi impossibile. Ci sono troppi insediamenti. La soluzione dovrebbe essere qualcosa come una federazione o una confederazione, dove ciascuno possa vivere liberamente senza muri, checkpoint o apartheid.
Pensa sia corretto parlare di coesistenza?
Non possiamo parlare di convivenza finché ci saranno sono checkpoint, muri, violenza, restrizioni e nessuna libertà di movimento. La convivenza esisteva già in passato e può esistere ancora ma solo se c’è giustizia. Se vogliamo un futuro diverso dobbiamo lavorare tutti alla co-resistenza ed è esattamente quello che facciamo attraverso la presenza protettiva. Resistiamo insieme. Non con le armi, ovviamente, ma difendendo la verità ed esponendoci insieme contro la violenza dei coloni sostenuta dallo Stato, mano nella mano. Gli israeliani hanno privilegi che noi non abbiamo: possono muoversi più facilmente, possono parlare la loro lingua, possono accedere a spazi dove noi palestinesi non possiamo entrare. Quando un israeliano denuncia quello che fa il suo governo, il suo messaggio ha un impatto molto forte. Per questo è così importante coinvolgerli.
Il People ‘s peace Summit con le sue migliaia di attivisti presenti è stato utile?
Sicuramente. Ho visto sincerità, più chiarezza rispetto all’edizione passata. C’erano anche iniziative simboliche forti, come l’esposizione con i nomi dei bambini uccisi a Gaza. Nel centro di Tel Aviv. Quel gesto ha avuto un significato enorme perché ha riconosciuto il nostro dolore. Ora voglio portare maggiore attenzione sulla presenza protettiva e sull’importanza del coinvolgimento degli israeliani. Molti di loro, quando mi sentono parlare, mi dicono: “Amira, sai che abbiamo paura. E io rispondo: no, non dovete avere paura. Dovete tutti fare qualcosa per il nostro futuro condiviso”. Perciò voglio attirare maggiore attenzione sulla presenza protettiva e chiedere alle persone di andare più sul campo. Ne parlerò anche alla Conferenza internazionale sulla pace di Parigi il 12 dove sono stata invitata.
L'articolo L’attivista palestinese Amira Musallam agli israeliani: «Abbiamo bisogno di voi sul campo, uniamoci contro l’occupazione» proviene da Vita.it.
Ratificando un utile di 252.000 € l’Assemblea dei Soci di AAMPS ha approvato nei giorni scorsi il bilancio aziendale 2025. Un risultato in linea con quanto registrato negli anni precedenti, comprendendo anche quelli relativi all’uscita anticipata dal concordato preventivo in continuità, con i bilanci che avevano ottenuto analoghi risultati (965.202€ nel 2019, 2.2912.441€ nel 2020, 515.035€ nel 2021, 94.835€ nel 2022, 131.270€ nel 2023 e 145.704 € nel 2024).
La notizia era stata anticipata nei giorni scorsi durante una conferenza stampa dedicata ai bilanci di tutte le aziende partecipate del Comune di Livorno, ma il Sindaco di Livorno Luca Salvetti, affiancato dall’Amministratore Unico Aldo Iacomelli e dalle assessore Viola Ferroni e Giovanna Cepparello, ha tenuto ad aprire un faro su AAMPS/Retiambiente.
“Sono orgoglioso di questa azienda, dei servizi che eroga e di tutti i suoi lavoratori. Nel 2019 abbiamo trovato AAMPS in concordato preventivo, con un futuro a dir poco incerto e il rischio concreto di vederla soccombere sotto il peso di conti sballati e servizi alla cittadinanza inadeguati. Ora registriamo l’ennesimo bilancio in utile consecutivo, con il personale incrementato e stabilizzato e prospettive di consolidamento e sviluppo prima impensabili. In tale percorso siamo riusciti a traghettarla in RetiAmbiente consolidandone la vocazione industriale e riuscendo a contenere la TARI senza aumentarla per cinque anni e allineandola agli importi degli altri capoluoghi di provincia della Toscana. Sono i fatti che ci permettono di respingere al mittente le accuse sollevate recentemente da alcuni esponenti dell’opposizione in consiglio comunale ammantate di macroscopiche inesattezze e castronerie indecifrabili sia riconducibili all’azienda sia alla sua holding”.
“AAMPS ha fatto un incontrovertibile cambio di passo tornando ad essere un’azienda in salute con un ruolo di primo piano sia nell’erogazione dei servizi alla cittadinanza sia tra le società operative locali dell’Ato Toscana Costa che compongono la galassia Retiambiente e dove l’azienda riveste un ruolo di primo piano assoluto. Il cammino è stato impervio con ostacoli che sembravano insormontabili. Oggi siamo invece nella possibilità di guardare al futuro con grande ottimismo e rinnovate prospettive di consolidamento sia sul versante economico-finanziario sia su quello dello sviluppo industriale”.
“I numeri sono dalla nostra parte e ci dicono che AAMPS può cogliere risultati importanti inerenti la vocazione ambientale che è chiamata a rappresentare ed esprimere. Nonostante mesi di particolare difficoltà, dovuti a contingenze operative affrontate con impegno e sacrificio da parte di tutti, oggi l’azienda può guardare in avanti con rinnovato entusiasmo e approssimarsi ad innovare e introdurre importanti cambiamenti nella gestione dei rifiuti a livello locale in linea con le strategie condivise con le altre SOL del gruppo Retiambiente. Chiederemo ai cittadini la consueta collaborazione con l’obiettivo di aumentare le percentuali di raccolta differenziata, conferendo materiali di maggiore qualità, e allo stesso tempo continuare a diminuire la produzione dei rifiuti nelle rispettive abitazioni”.
AAMPS è un fiore all’occhiello di Livorno. Una società interamente pubblica che eroga servizi ambientali a favore della città fin dal 1949 con grande efficacia ed efficienza impegnando 421 lavoratori in moto perpetuo nella raccolta dei rifiuti, nella pulizia delle strade e nei servizi cimiteriali e commerciali. Tutto questo con i conti sotto controllo suffragati anche dall’assenza di debiti e avendo comunque effettuato importanti investimenti, attingendo a finanziamenti dedicati, senza fare ricorso al credito bancario. Il tutto nella massima trasparenza richiesta ad una società in house providing in affiancamento alla sua holding con la quale condividere strategie industriali ben ponderate”.
L'articolo AAMPS/Retiambiente: ancora un bilancio in utile proviene da Aamps Livorno.
Costruire nuovi modelli di biciclette elettriche, microcar e motorini elettrici. Sono quelli che la startup Unicorn mobility, specializzata nella mobilità elettrica leggera, intende realizzare grazie ai nuovi fondi messi a disposizione da Most, il centro nazionale per la Mobilità sostenibile, che ha annunciato un investimento nella società. Attiva dal 2022, Umt promuove la mobilità sostenibile in collaborazione con Pirelli. Offrendo servizi di mobilità elettrica leggera a hotel, aziende, comuni, complessi residenziali e campus universitari tramite un’applicazione interattiva scaricabile su smartphone.
Unicorn mobility, spiegano le organizzazioni, utilizzerà i fondi, di cui non è stata dichiarata l’entità, «per favorire la decarbonizzazione delle aziende, attraverso ricerca e sviluppo che porteranno. In particolare, all’ampliamento del catalogo dei veicoli alimentati a energia elettrica, con nuovi modelli di ebike, motorini e microcar».
Così Gianmarco Montanari, direttore generale di Most: «Crediamo che il valore di startup come Unicorn mobility risieda nella capacità di trasformare ricerca, tecnologia e innovazione in soluzioni applicabili al tessuto produttivo e urbano. Supportare progetti di questo tipo significa contribuire allo sviluppo di un ecosistema industriale competitivo. Favorendo al tempo stesso la diffusione di modelli di mobilità a basse emissioni e ad alto contenuto tecnologico».
Dal canto suo, Gianluca Iorio, co-founder di Unicorn mobility, ha commentato: «Questo round di finanziamento non rappresenta solo un traguardo finanziario, ma un riconoscimento del nostro modello di business. Che punta a favorire la decarbonizzazione delle imprese partendo da un concreto assist agli spostamenti dei dipendenti e dello staff aziendale. Con queste risorse, potenzieremo le nostre capacità di ricerca e sviluppo per lanciare nuove funzionalità all’avanguardia e modelli di business».
Fondata nel 2022 da Ludovico Tessari, Gianluca Iorio e Guy delle Piane, Unicorn mobility propone soluzioni integrate tra veicoli elettrici, infrastrutture di ricarica e altre tecnologie per l’efficientamento energetico. Umt vanta una rete di 250 partner in Italia, Grecia, Spagna e Portogallo, oltre ad Emirati arabi uniti e Arabia saudita. La sua flotta conta oltre 2mila veicoli elettrici. A inizio 2025 ha acquisito un ramo d’azienda di Pirelli per rilanciare il progetto di corporate ebike sharing lanciato proprio da Pirelli nel 2021.

Foto in apertura dell’ufficio stampa Umt.
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In cima alle priorità della filantropia ambientale europea, in linea con la tendenza degli ultimi anni, ci sono i progetti dedicati al cambiamento climatico, a cui va circa il 27% delle risorse. Ma, anche se ricevono meno fondi, è significativa la recente crescita delle iniziative ambientali con una componente di giustizia sociale. È aumentato inoltre il sostegno ai progetti di advocacy, volti a rafforzare la capacità delle organizzazioni della società civile di partecipare attivamente all’elaborazione delle politiche pubbliche. «Due ambiti che mostrano come la filantropia agisca in modo sempre più strategico verso il cambiamento. Allo stesso tempo, ritroviamo gli approcci più consolidati di conservazione della natura, supporto alla ricerca, educazione ambientale, solo per citarne alcuni», commenta Giulia Lombardi, curatrice del settimo rapporto di Philanthropy Europe Association – Philea sui finanziamenti destinati all’ambiente delle fondazioni europee, incluso il Regno Unito. Sotto la lente ci sono 2,2 miliardi di euro di donazioni erogate nel 2024 da 169 enti filantropici. È la più accurata mappatura disponibile, anche se non esaustiva, e permette di anticipare alcune tendenze future.

Il primo dato che emerge è l’incremento generale delle donazioni per clima e ambiente, rispetto a quando Philea ha iniziato la ricerca, una decina di anni fa. «Nel primo report eravamo riusciti a identificare solo 27 fondazioni, per circa 180 milioni di euro», precisa Lombardi. «La prossima frontiera sarà tenere conto anche delle dotazioni patrimoniali, per cui si parla di cifre molto più elevate ed entra in gioco la questione di come fare investimenti in modo sostenibile per l’ambiente». I 2,2 miliardi di donazioni del 2024 sono un importo di tutto rispetto, ma stimiamo che sia ancora una piccolissima parte, intorno al 3%, di quanto erogato dalla filantropia nei vari settori. La percentuale è in linea con quella globale: meno del 2% dell’ammontare complessivo, secondo il calcolo della fondazione statunitense Climate Works, che monitora le donazioni filantropiche globali per i progetti legati al cambiamenti climatico. Nel Regno Unito, dove la filantropia ambientale è particolarmente sviluppata, la percentuale sale a circa il 4%.
«Non c’è filantropia in un pianeta morto: lo abbiamo ripetuto più volte durante il nostro forum annuale, che si è appena tenuto a Copenhagen dal 18 al 21 maggio», racconta Lombardi. Già nel 2022, quando è nata Philea, clima e ambiente sono stati indicati chiaramente come tematiche prioritarie per l’organizzazione, assieme a democrazia e uguaglianza. «Cambiamento climatico e degrado degli ecosistemi impattano su tutti i settori in cui la filantropia lavora e che supporta. A sottolineare questo concetto, il titolo del forum appena concluso era Philantropy for People and Planet. Le fondazioni, tutte, anche quelle che non si occupano nello specifico di ambiente e di clima, hanno accolto la sfida e hanno partecipato numerose».
A livello geografico, la distribuzione delle donazioni è molto diseguale. In totale, 139 paesi hanno beneficiato almeno di un finanziamento da 25mila euro in su, ma è evidente la concentrazione in alcune aree, specialmente nel centro e nord Europa, mentre rimangono ancora limitate le risorse nei paesi dell’Europa orientale. Considerando solo i primi venti Stati, in testa c’è il Regno Unito, con quasi 285 milioni di euro, più del doppio della Spagna, al secondo posto con circa 106 milioni. L’Italia risulta tra i primi dieci, con 20.964.160 euro. Le fondazioni con sede nel nostro Paese presenti nel report sono: Capellino, Cariplo, Cassa di risparmio di Bolzano, Cassa di risparmio di Cuneo, Fondazione con il Sud e Monte dei Paschi di Siena. «In Italia ci sono molte realtà importanti nella filantropia ambientale, con cui siamo in contatto. Speriamo di poterle includere in futuro, per dare un quadro ancora più preciso dell’andamento nel nostro paese», dice Lombardi.
Parte dei fondi è destinata al sostegno di iniziative in luoghi diversi da quello in cui hanno sede le fondazioni, in particolare India, Stati uniti, Brasile, Kenya, Sudafrica, Indonesia, Zimbabwe, Tanzania e Ucraina. Guardando all’ammontare pro capite, la Danimarca è prima in classifica con 548 euro per cento abitanti. Seguono il Regno Unito, con 410 euro, e i Paesi Bassi, con 340. L’Italia è al dodicesimo posto, con 35 euro ogni cento abitanti. Fanno peggio di tutti, con meno di 10 euro ogni cento residenti, Cipro, Ungheria, Austria, Romania, Lituania, Portogallo, Lettonia, Lussemburgo.
Tra le novità più significative del report di Philea, è emerso un aumento sensibile dei grant all’intersezione tra giustizia ed ecologia, per la riduzione delle disuguaglianze dovute a fattori ambientali, che rappresentano l’8%. «È un punto chiave, se si vogliono coinvolgere anche le fondazioni che non lavorano in modo specifico sull’ambiente. I progetti possono riguardare, per esempio, il miglioramento della qualità dell’aria per gli abitanti di quartieri più vulnerabili, o il supporto alla riqualificazione dei lavoratori di settori più penalizzati dalla transizione ecologica», spiega Lombardi.

E, ancora, pesano sempre più le donazioni destinate all’advocacy. «Anche questo è un passaggio cruciale, in un momento in cui le sfide ambientali e climatiche globali si accentuano e lo spazio d’azione per le organizzazioni della società civile europea si restringe», chiarisce Lombardi. «Si fa più fatica, ora, a parlare di clima e ambiente: sono diventati argomenti polarizzanti. In questo contesto, la filantropia ha un ruolo specifico nel supportare iniziative che mirano a cambiare la situazione attuale, nel sostenere progetti di informazione e sensibilizzazione dei decisori politici. Le fondazioni che scelgono questa linea danno la possibilità alle organizzazioni della società civile di continuare il loro lavoro nonostante la complessità della situazione attuale». E lo fanno nella massima trasparenza, vista la condivisione dei dati sulle donazioni fatte nel report di Philea: «un esercizio collettivo della filantropia ambientale europea, o perlomeno delle fondazioni che siamo riusciti a raggiungere a oggi, dando una panoramica del proprio operato».

A proposito di advocacy, proprio in questi mesi se ne discute in Ue, mentre è in lavorazione il Multiannual Financial Framekork, il quadro finanziario pluriennale 2028 – 2034. In ballo c’è il destino del programma Life, la principale fonte di finanziamento per i progetti europei in ambito ambientale, dall’adattamento climatico al ripristino della biodiversità alla lotta all’inquinamento. A fine aprile, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che assegna tre miliardi di euro al programma. Ma resta la preoccupazione, per le organizzazioni della società civile, che lo stanziamento escluda i progetti che hanno al centro l’advocacy. Su VITA abbiamo raccontato come questa specifica linea di finanziamento del Life, perfettamente lecita e utilizzata anche dall’industria, sia stata oggetto di una montatura mediatica senza fondamento. Un finto scandalo che, ora, potrebbe limitare le possibilità della società civile di chiedere politiche pubbliche in favore dell’ambiente.
«Intervenire a questo livello, se il risultato è l’introduzione di misure precise, potenzialmente può essere molto più efficace delle campagne di sensibilizzazione al consumatore, per quanto anche queste contribuiscano in maniera importante al cambiamento. Un esempio è la proposta di legge francese che prevede il divieto di pubblicità per i marchi ultra – fast fashion», conclude Lombardi. «Anche per questo, un numero crescente di fondazioni sceglie di sostenere i propri beneficiari sulle iniziative di advocacy, nella consapevolezza che far fronte alle grandi sfide poste da clima e ambiente ha costi elevatissimi. La filantropia può aiutare a coprirli solo in minima parte».
In apertura, foto di Mika Baumeister su Unsplash
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Di Alessandro Fanetti, cese-m.eu “Non accarezzate se avete le mani sporche di ipocrisia.” Rita Godino L’incriminazione del novantaquattrenne Raúl Castro viene presentata dall’élite USA come un atto di giustizia internazionale, ma per chiunque abbia anche solo un briciolo di buon senso appare invece come l’ennesima operazione politica costruita per portare alle […]
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AA Melegnano, alle porte di Milano, l’inclusione sociale ha trovato una nuova e rivoluzionaria frequenza acustica. La cooperativa sociale Eureka! ha investito trent’anni di risparmi per trasformare una cascina del Cinquecento, Cascina Cappuccina, in un polo socioeducativo all’avanguardia e in un’officina di autonomia. Questo spazio innovativo abbatte le barriere sensoriali e architettoniche, dimostrando che il divertimento e la socialità sono diritti di ogni essere umano.
Il cuore pulsante di questa trasformazione si manifesta in due anime strettamente connesse: da un lato, l’abbattimento dei limiti fisici attraverso la “Cattedrale” del suono, un salone dotato di un sound system immersivo e pannelli fonoassorbenti pensato specificamente per tutelare le persone con neurodivergenze dalle “trappole sensoriali” dei locali commerciali; dall’altro, il superamento dell’assistenzialismo.
Qui, infatti, i ragazzi con neurodivergenze non sono semplici ospiti dei servizi diurni, ma abitanti e cittadini protagonisti: imparano l’indipendenza quotidiana nei Servizi di Formazione all’Autonomia – Sfa, lavorano nei 60mila metri quadrati di orti e serre della cooperativa Eureka Verde e arrivano alla consolle come dj tecnici e trascinanti durante il BallAbile Reiv. Un ecosistema di un welfare a chilometro zero e a energia pulita, capace di unire l’housing sociale per fasce vulnerabili con l’outdoor education, ridefinendo l’idea stessa di divertimento notturno e integrazione nel territorio milanese e lodigiano.
Uno dei paradossi del divertimento moderno è che spesso, per chi soffre di neurodivergenze, i luoghi della socialità si trasformano in trappole sensoriali. I volumi esasperati e le distorsioni acustiche dei normali locali commerciali possono infatti innescare crisi o profondi malesseri psicofisici. Per disinnescare questo rischio, Eureka! ha messo in campo un investimento di ben 80mila euro per il trattamento acustico della “Cattedrale”, il grande salone della cascina destinato agli eventi.
«Abbiamo installato pannelli fonoassorbenti su tutte le pareti per eliminare le riflessioni sonore contro i muri, quelle distorsioni che costringono ad alzare il volume a livelli dannosi», spiega Guglielmo Prati, musicista, dj e presidente del Circolo Culturale Cascina Cappuccina. Il risultato è un sound system immersivo di nuova concezione che, anche a volumi contenuti, permette alla musica di propagarsi con una qualità purissima e di arrivare dritta al corpo attraverso le vibrazioni fisiche.

Raccontare le professioni del sociale non è un atto di cronaca, ma un atto culturale e politico. È la scelta di portare finalmente sotto i riflettori chi lavora nell’ombra, chi svolge un mestiere che la società finge di rispettare e che invece tratta con noncuranza. Lo facciamo su VITA magazine di maggio.
SOCIAL WORKER, SENZA DI LORO PERDIAMO TUTTI
Un’innovazione tecnologica ed etica che “fa respirare” il cervello. Nicolò è un ragazzo con una grave ipoacusia che durante il BallAbile Reiv ha “riempito” la pista: non potendo sentire pienamente con le orecchie, percepiva perfettamente la spazialità della musica attraverso il corpo. «La dimensione della festa è fondamentale per l’essere umano, è il luogo in cui esprimersi con creatività senza la paura del giudizio o del diverso», ricorda la presidente e fondatrice di Eureka!, Eleonora Bortolotti.
A Cascina Cappuccina l’inclusione rifiuta lo schema della delega e dell’assistenzialismo. I giovani con disabilità intellettiva che frequentano lo Sfa e il Centro diurno non sono semplici utenti passivi, ma cittadini protagonisti. Frequentano la cascina dalle 9 alle 16 per percorsi pluriennali volti a conquistare quei piccoli, enormi pezzi di indipendenza quotidiana: dal sapersi fare la colazione all’imparare a prendere l’autobus da soli, fino al delicato lavoro di distacco emotivo dalle famiglie d’origine.

Questo percorso passa anche dalla consolle. Molti dei ragazzi ospiti della Casa di Robi – la struttura residenziale dedicata al “Dopo di noi” – hanno infatti seguito un laboratorio esperienziale per dj utilizzando lo stesso impianto professionale destinato agli artisti internazionali. Il risultato? Durante il BallAbile Reiv, a far ballare la folla c’erano proprio loro, talmente tecnici e trascinanti che il Circolo Culturale sta ora pensando di produrli musicalmente.
Il polo di Melegnano dimostra come la cooperazione sociale possa generare un welfare a chilometro zero, capace di tenere insieme la tutela dei minori e il pronto soccorso sociale con la transizione ecologica (la cascina viaggia interamente a energia solare e rinnovabile certificata). I 60mila metri quadrati di frutteti, orti e grandi serre ospitano l’AgriSfa e la cooperativa di inserimento lavorativo Eureka Verde, dove persone con neurodivergenze trovano contratti di qualità nella manutenzione del verde e nella cura degli animali (cavalli, asini e oche), sperimentando il valore terapeutico dell’outdoor education in tutte le stagioni.
Stiamo attenti ai bisogni e ai desideri degli abitanti e costruiamo insieme quello che serve ma che ancora non c’è
Eleonora Bortolotti, presidente Eureka!
Allo stesso tempo, gli spazi della cascina diventano un rifugio temporaneo di housing sociale per donne in fuga dalla violenza con i loro figli o per padri separati. Realtà umane diverse, che la sera si mescolano agli abitanti del vicino quartiere popolare Montorfano e ai giovani della movida milanese e lodigiana durante i festival musicali del Circolo. «Stiamo attenti ai bisogni e ai desideri degli abitanti e costruiamo insieme quello che serve ma che ancora non c’è», conclude la presidente Bortolotti.
Foto inviate da Eureka!
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«Il tema della sostenibilità e della transizione ecologica è strategico e l’abbiamo affrontato e attuato nel Pnrr: si parla di circa 72 miliardi di euro di risorse investite in tutte le missioni del Piano, di cui 57 miliardi nella sola missione 2. Oggi dobbiamo ragionare per macro-progetti che possano dare una svolta di innovazione rispetto a un assetto del vecchio mondo industriale come lo abbiamo concepito fino ad ora. Siamo al cosiddetto ultimo miglio ed è qui che si decide la partita. Sul territorio di Bergamo e di tutta la Lombardia, i risultati del Pnrr sono stati eccellenti. La Regione aveva circa 113mila progetti finanziati e, a oggi, circa 100mila risultano conclusi» ha affermato l’on. Tommaso Foti, ministro per gli Affari Europei, le Politiche di Coesione e il Pnrr questa mattina presso l’Auditorium di Confindustria Bergamo, all’evento pubblico “Oltre il Pnrr. La sostenibilità come leva strategica per imprese, territori ed enti non profit”, promosso da Cesvi e Confindustria Bergamo.
L’iniziativa dell’organizzazione umanitaria e dell’associazione degli industriali bergamaschi è stata l’occasione per un confronto tra istituzioni, imprese, mondo accademico, finanza e Terzo settore sul futuro dello sviluppo sostenibile. Stefano Piziali, direttore generale di Cesvi, ha sottolineato come «la sostenibilità non è più un capitolo del bilancio, né un esercizio di compliance: è una scelta strategica sul tipo di crescita che vogliamo costruire e sul contributo che imprese, istituzioni e Terzo settore possono lasciare ai territori». In una fase segnata da instabilità geopolitica, crisi climatiche, tensioni sociali e nuove fragilità economiche, il convegno ha posto al centro una domanda cruciale per il sistema Paese: come rendere la sostenibilità una leva concreta di crescita, innovazione e coesione, oltre la stagione straordinaria del Pnrr e oltre una lettura puramente normativa o reputazionale.
Al centro dell’incontro, moderato da Debora Rosciani, giornalista di Radio 24 – Il Sole 24 Ore, una riflessione sul passaggio dalla stagione delle risorse straordinarie del Pnrr a una visione di lungo periodo, in cui la sostenibilità non sia letta soltanto come adempimento normativo o rendicontazione, ma come leva strategica per la competitività delle imprese, la crescita dei territori e la costruzione di modelli di sviluppo più inclusivi. L’evento si è aperto con i saluti istituzionali di Giovanna Ricuperati, presidente di Confindustria Bergamo, Raffaele Cattaneo, sottosegretario con delega alle relazioni internazionali ed europee di Regione Lombardia, Elena Carnevali, Sindaca di Bergamo, e Stefano Piziali, direttore generale di Cesvi.
Nel suo intervento, Giovanna Ricuperati ha richiamato la complessità del contesto economico e internazionale attuale, sottolineando come imprese, istituzioni e Terzo Settore siano oggi parte di uno stesso ecosistema territoriale. «Ci sembra particolarmente rilevante questa riflessione comune sulla sostenibilità come leva strategica per le imprese, che avviene in occasione di un anniversario molto significativo, i quarant’anni di attività di Cesvi, con cui anche nel recente passato abbiamo collaborato nell’ambito di iniziative umanitarie. Oggi le imprese, pur fra mille criticità, sono sempre più consapevoli dell’importanza di agire in modo virtuoso nelle reti sociali, istituzionali, educative. Allo stesso tempo i territori crescono e affrontano meglio il cambiamento quando esiste un tessuto imprenditoriale dinamico, capace di creare valore, attrarre competenze, guardare al futuro. Confindustria Bergamo con le sue imprese vuole essere in questo senso un laboratorio di sperimentazione, un esempio di sviluppo innovativo, nella consapevolezza che il valore più duraturo si costruisce sempre all’interno di una comunità» ha affermato Ricuperati.
Raffaele Cattaneo ha dichiarato «Il modello Pnrr ha un grave limite, che la Commissione europea replica nella proposta del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (il bilancio europeo 2028-2034): impone ai territori dall’alto le priorità decise a Bruxelles, tuttalpiù in accordo con i governi nazionali, ma senza un reale ascolto e coinvolgimento delle regioni e delle comunità locali. È un approccio che non condividiamo. Le Regioni chiedono alla UE politiche che rispettino il principio di sussidiarietà sancito dai Trattati: le priorità devono nascere dai territori, non essere imposte dall’alto perché il vero sviluppo si costruisce dal basso. Questo vale in particolare quando si parla di sostenibilità e anche di cooperazione internazionale. La sostenibilità, per essere autentica, deve integrare la dimensione ambientale con quella economica e sociale. È tempo di lasciare dietro le spalle l’approccio ideologico che la UE troppe volte ha mostrato nella applicazione del Green Deal. Allo stesso modo la cooperazione internazionale si snaturerebbe se perdesse la propria natura sussidiaria: da sempre ciò che la contraddistingue è il coinvolgimento delle organizzazioni della società civile, del Terzo settore, delle imprese, delle istituzioni locali e dei territori come protagonisti di uno sviluppo realmente sostenibile e capace di generare insieme crescita e coesione sociale».
A chiudere la cornice istituzionale l’intervento di Stefano Piziali, direttore Generale di Cesvi, che ha richiamato la necessità di superare una visione della sostenibilità limitata a bilanci, rating, compliance e reputazione. «Oggi la sostenibilità non è più soltanto una scelta etica: è una richiesta del mercato, degli investitori, delle banche, dei consumatori e dei giovani che scelgono dove lavorare», ha dichiarato Piziali. «Le aziende vengono valutate non solo per ciò che producono, ma per il modo in cui producono, per l’impatto che generano e per il ruolo che scelgono di avere nella società».
La mattinata è proseguita con il keynote speech di Mario Calderini, Professore Ordinario di Management for Sustainability and Impact alla School of Management del Politecnico di Milano e Direttore del Centro di ricerca Tiresia. Calderini ha proposto una lettura critica dell’evoluzione del paradigma della sostenibilità, evidenziando come negli ultimi anni molte strategie aziendali siano rimaste su un piano prevalentemente segnaletico, poco trasformativo e non sempre integrato con i processi di innovazione. La sostenibilità, secondo questa prospettiva, può invece diventare realmente strategica quando produce innovazione, crea valore misurabile e permette di superare il trade-off tra profitto e impatto sociale o ambientale.
Esperienze e approcci diversi dal mondo delle imprese, della finanza, dello sport e della consulenza Esg sono stati invece i temi al centro della tavola rotonda “La sostenibilità che genera valore: da obbligo a opportunità strategica”, moderata da Rossella Sobrero, Presidente di Koinètica. Sono intervenutiAndrea Rocco, Chief Sustainability & Risk Officer Brembo, Andrea Forghieri, Executive Director Intesa Sanpaolo per il sociale, Paolo Angeletti, Consigliere Delegato di S.A.L.F. S.p.A., Andrea Fabris, Direttore Generale Corporate di Atalanta B.C., e Francesca D’Angelo, Founder di Sostenibilità Consulting e advisor di strategia, governance e organizzazione.
Dal confronto è emerso come la sostenibilità sia sempre meno un tema laterale rispetto al business e sempre più una dimensione che incide sulla capacità delle organizzazioni di innovare, attrarre competenze, rafforzare la reputazione, costruire relazioni solide con gli stakeholder e generare valore nel tempo. Tra gli interventi quello di Andrea Forghieri, che ha sottolineato «Per Intesa Sanpaolo la sostenibilità è una scelta chiara e necessaria per promuovere uno sviluppo inclusivo e duraturo. Come prima banca italiana, sentiamo la responsabilità di essere vicini ai territori e alle comunità non solo come attore economico, ma anche come soggetto attivo nel favorire inclusione e coesione sociale. Per questo il nostro impegno va oltre il sostegno finanziario a famiglie e imprese: investire nell’azione sociale significa valorizzare il capitale umano, rafforzare la resilienza delle comunità e contribuire a ridurre disuguaglianze e fragilità. Tutto questo rappresenta non solo una scelta etica, ma una visione strategica: far crescere insieme economia e equità sociale significa creare valore duraturo per tutti. E farlo con importanti Enti del Terzo settore come il Cesvi, in un’ottica di coprogettazione, sottolinea ancora una volta la nostra attenzione all’economia sociale».
Le esperienze presentate hanno mostrato come le partnership sociali, se costruite con obiettivi chiari e logiche di impatto misurabile, possano diventare strumenti concreti per collegare competitività aziendale, responsabilità territoriale e risposta ai bisogni delle comunità. Un passaggio centrale è stato dedicato al ruolo del Terzo settore, non solo come destinatario di iniziative filantropiche, ma come soggetto competente, capace di leggere i bisogni sociali, attivare reti, progettare interventi ad alto impatto e accompagnare le imprese in percorsi di sostenibilità più credibili, radicati e trasformativi. In questo quadro, la collaborazione tra profit, non profit e istituzioni è stata indicata come una delle condizioni essenziali per rendere strutturale la sostenibilità oltre la fase degli incentivi e delle risorse straordinarie.
L’ultima parte dell’evento ha ospitato il dialogo istituzionale tra Maurizio Carrara, fondatore e presidente ad honorem di Cesvi, e l’on. Tommaso Foti, Ministro per gli Affari Europei, le Politiche di Coesione e il Pnrr, dedicato al tema “Oltre il Pnrr: un primo bilancio e le altre leve per una competitività sostenibile”.
Nel corso dell’incontro, Carrara ha portato la sua esperienza concreta evidenziando come il Pnrr abbia acceso una nuova consapevolezza sul valore della sostenibilità non solo come principio etico, ma come reale motore di sviluppo per il sistema Paese. Richiamando l’esperienza del Progetto Rinascimento, ha sottolineato l’importanza delle reti territoriali e della collaborazione tra imprese, istituzioni e Terzo Settore, capaci di generare risposte rapide ed efficaci nei momenti di maggiore trasformazione economica e sociale.
Il Ministro Foti ha invece delineato il quadro strategico delle politiche di coesione e delle prospettive oltre il Pnrr, ribadendo il ruolo centrale della sostenibilità e della competitività per la crescita dei territori. Ha inoltre evidenziato come il rafforzamento delle sinergie tra pubblico, privato e Terzo Settore rappresenti una leva fondamentale per creare valore economico e sociale duraturo, con particolare attenzione alle aree interne e allo sviluppo di progettualità capaci di produrre impatti concreti e diffusi sul territorio nazionale.
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Il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha incontrato oggi alla Farnesina il Ministro per l’Europa e gli Affari Esteri della Repubblica di Albania, Ferit Hoxha. Il colloquio – che ha fatto seguito ad un primo incontro il 12 maggio scorso in occasione del Gruppo Amici dei Balcani a Bratislava – ha confermato l’eccellente stato delle relazioni bilaterali tra Italia e Albania, consolidato da frequenti contatti politici e istituzionali a tutti i livelli. I due Ministri hanno ribadito l’impegno a dare piena attuazione all’Accordo di cooperazione strategica in tutti i settori, a partire da quello migratorio.
Ampio spazio è stato dedicato ai principali dossier regionali e internazionali. Tajani ha ribadito che i Balcani occidentali rappresentano una priorità della politica estera italiana, sottolineando la necessità di rilanciare il dialogo tra Serbia e Kosovo e affrontando anche la situazione in Bosnia-Erzegovina in vista delle elezioni del prossimo autunno, oltre alle principali crisi regionali e internazionali. Il Ministro Tajani ha inoltre confermato il pieno sostegno dell’Italia al percorso di adesione dell’Albania e dei Balcani Occidentali all’Unione europea.
Nel corso dell’incontro è stata inoltre sottolineata la solidità dei rapporti economici bilaterali, cui si è deciso di dare nuovo slancio con un forum imprenditoriale in Albania nei prossimi mesi, focalizzato in particolare sul settore del food.
Nel 2025 l’interscambio commerciale ha raggiunto i 3,2 miliardi di euro, con una presenza forte e articolata delle imprese italiane in Albania, in particolare nei settori energia, infrastrutture, difesa, trasporti e siderurgia. Tajani ha evidenziato l’importanza di rafforzare ulteriormente i legami economici e la connettività regionale, valorizzando anche le opportunità offerte dai nuovi corridoi strategici, come IMEC e Corridoio VIII.
I due Ministri hanno infine richiamato i solidi legami culturali e umani che uniscono Italia e Albania. La comunità albanese rappresenta oggi la seconda comunità straniera in Italia mentre il turismo italiano in Albania, cresciuto negli ultimi anni, offre un importante contributo alla vita economica e sociale del Paese.

Il Servizio sanitario nazionale presenta ancora tante criticità sui tempi di attesa, in aumento rispetto al 2024 e diffuse su tutto il territorio: è quanto emerge dal Rapporto Pit Salute 2026, che Cittadinanzattiva presenterà ufficialmente il prossimo 11 giugno, a cui interverrà anche il Ministro della Salute Schillaci.
In particolare, in quasi due casi su tre i cittadini parlano di tempi lunghi e non rispettosi dei codici di priorità e in più di un terzo di agende chiuse o bloccate.
Per gli esami diagnostici nel 2025, oltre la metà segnala il mancato rispetto del codice di priorità, e il 40% delle visite specialistiche urgenti non veniva erogata entro i tre giorni stabiliti dalla legge.
«Alla luce di quanto ci raccontano i cittadini, il miglioramento dei tempi di attesa fra primo quadrimestre 2025 e stesso periodo del 2026, reso noto oggi da Agenas nell’ambito della presentazione dell’aggiornamento della piattaforma nazionale sulle liste di attesa, ci sembra un buon segnale, in termini di trasparenza dei dati, e soprattutto di approccio condiviso alla responsabilità sul tema da parte del Governo centrale e delle singole Regio, afferma Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva.
«Sono evidenti tuttavia anche alcune delle questioni essenziali sulle quali è necessario lavorare, affinché la stessa piattaforma risulti davvero uno strumento utile per i cittadini, nonché uno strumento efficace per il superamento delle disuguaglianze territoriali segnalate anche dal direttore dell’Agenzia, Angelo Tanese», osserva Mandorino.
«Innanzitutto, mancano i dati riferiti alle singole Asl, così come sarebbe necessario entrare nel dettaglio – sia a livello territoriale, che di motivazioni – delle mancate accettazioni del cittadino del primo appuntamento offerto dal CUP».
Ancora, «non ci sono dati sufficienti sui percorsi di garanzia attivati e gestiti, ossia quelli che consentono al cittadino di avere la prestazione nei tempi utili laddove non ci sia posto nel canale pubblico, così come andrebbe integrato il monitoraggio delle visite di controllo, in particolare per i pazienti cronici e fragili».
Fondamentale anche «analizzare il fenomeno delle prescrizioni non prenotate, per comprendere in che misura sia legato a problemi di inaccessibilità dei CUP o al passaggio a canali privati. Tutti indicatori che crediamo sia utile integrare, man mano, nell’aggiornamento periodico della stessa Piattaforma. Diamo in tal senso la nostra disponibilità a lavorare in tale direzione, anche alla luce di quanto i cittadini ci segnalano sul tema»; conclude Mandorino.
Foto Unsplash
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La condivisione libera della conoscenza è uno dei pilastri fondamentali dell'università moderna e una risorsa preziosa per lo sviluppo culturale, economico e sociale delle comunità locali. In questo scenario, la Firenze University Press (FUP), la casa editrice dell'Università di Firenze, si conferma una realtà d'avanguardia.
La condivisione libera della conoscenza è uno dei pilastri fondamentali dell'università moderna e una risorsa preziosa per lo sviluppo culturale, economico e sociale delle comunità locali. In questo scenario, la Firenze University Press (FUP), la casa editrice dell'Università di Firenze, si conferma una realtà d'avanguardia.
Acumen Cyber has announced a strategic partnership with AttackIQ to help organizations continuously validate their cyber defenses against real-world threats and reduce exposure to modern attacks.
The partnership combines Acumen Cyber’s engineering-led security operations expertise with AttackIQ’s Continuous Threat Exposure Management (CTEM) platform. Together, the companies aim to help organizations identify exploitable attack paths, validate security controls, and prioritize remediation efforts based on actual risk rather than theoretical vulnerabilities.
Moving beyond traditional vulnerability management
As cybercriminals increasingly leverage artificial intelligence and automation, organizations are struggling to keep pace with the growing volume of vulnerabilities and security alerts.
According to Acumen Cyber and AttackIQ, traditional approaches centered on vulnerability counts, severity ratings, and periodic assessments are no longer enough. Security teams need continuous visibility into how attackers could move through their environments and whether existing controls are capable of stopping them.
The partnership is designed to help organizations continuously test defensive effectiveness, validate security investments, and focus resources on the attack paths that present the greatest risk.
Carl Wright, Chief Commercial Officer at AttackIQ, said many organizations are overwhelmed by security findings but still lack clarity about where they are truly vulnerable.
“Threat Debt changes the conversation from managing lists of vulnerabilities to understanding and reducing accumulated adversary opportunity,” Wright said.
Continuous validation becomes a priority
As part of the partnership, Acumen Cyber’s engineers will emulate real-world adversary techniques mapped to frameworks such as MITRE ATT&CK. This will allow organizations to test whether their preventive and detective controls can successfully stop modern attack methods.
The companies say the approach helps uncover where vulnerabilities, identity exposures, misconfigurations, and control gaps combine to create viable attack paths to critical assets.
Mark Robertson, CEO of Acumen Cyber, said organizations need to focus less on activity metrics and more on measurable security outcomes.
“Most organizations still operate security programs built around activity metrics instead of validated outcomes,” Robertson said. “The reality is that adversaries exploit paths, not isolated findings.”
He added that the partnership will enable customers to continuously identify attacker opportunities and systematically reduce what AttackIQ calls “Threat Debt” before those weaknesses can be exploited.
Measuring exposure through Threat Debt
A key component of the partnership is the AttackIQ Threat Debt Index, which provides organizations with a framework for measuring accumulated adversary opportunity across their environments.
The index is designed to track how attack paths change over time, identify where new exposure has emerged, and show where security controls are successfully reducing risk. This gives organizations a way to measure cyber resilience based on validated outcomes rather than simply reporting on security activities.
As organizations continue to face increasingly sophisticated cyber threats, Acumen Cyber and AttackIQ believe continuous validation and threat-informed defense will play a growing role in helping security teams stay ahead of attackers.
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In occasione della 23ª Giornata Internazionale dei Caschi Blu delle Nazioni Unite, istituita nel 2003, l’Italia rinnova il proprio impegno a sostegno della pace e della sicurezza internazionali, esprimendo profonda gratitudine al personale militare e civile impegnato nelle missioni di mantenimento della pace. Operando spesso in condizioni critiche e mettendo a rischio la propria vita, i Caschi Blu rappresentano uno strumento essenziale di stabilizzazione, contribuendo in modo determinante alla protezione delle popolazioni civili e alla costruzione di percorsi concreti verso la pace.
Il Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, ha sottolineato come i Caschi Blu rappresentino una presenza fondamentale nelle aree colpite da guerre e instabilità, contribuendo alla tutela dei civili, al monitoraggio dei cessate il fuoco e al sostegno dei processi di pace. “Portano speranza e pace, operando con coraggio e dedizione in teatri di crisi e conflitto” ha ricordato il Ministro, ribadendo la priorità assoluta di garantire la sicurezza del personale impegnato nelle missioni ONU e rendendo omaggio a quanti hanno perso la vita al servizio della pace.
L’Italia continua a svolgere un ruolo di primo piano nelle principali operazioni di pace delle Nazioni Unite, in particolare nella missione UNIFIL, di cui deteniamo il comando e nella quale il contingente italiano rappresenta la presenza più numerosa. L’Italia è il settimo contributore al bilancio del peacekeeping ONU e il principale contributore di Caschi Blu tra i Paesi occidentali. A Brindisi ha sede il Centro di Servizi Globale delle Nazioni Unite, struttura strategica e unica al mondo per il supporto logistico alle missioni di pace, mentre Vicenza ospita il Centro di Eccellenza per le Unità di Polizia di Stabilità, punto di riferimento internazionale per la formazione dei Caschi Blu.
Il prossimo primo giugno Mario Sanna comincerà l’ennesimo sciopero della fame. Mario Sanna è un uomo di cultura, un artista, ma è anche un padre, il padre di Filippo, una delle vittime del terremoto di Amatrice. A dieci anni da quel sisma Mario Sanna continua una battaglia civile, finora inascoltata dai vari governi che si sono succeduti, e racconta come dal dolore sia nata un’associazione che trasforma la memoria in impegno culturale e sociale.
Il terremoto che ha colpito Amatrice e il Centro Italia il 24 agosto 2016 alle 3:36 del mattino ha devastato interi paesi, provocando 299 vittime, oltre 400 feriti e decine di migliaia di sfollati. Amatrice è stata quasi completamente distrutta: l’80% del centro storico è crollato o diventato inagibile. I danni complessivi stimati superano i 23 miliardi di euro, rendendo quel terremoto uno dei più gravi disastri sismici della storia recente italiana.
Sanna, ci racconti di questa sua decisione.
La mia è una decisione non nuova, oramai sono nove anni che porto avanti questa protesta. È il quarto sciopero della fame che faccio per rivendicare quello che credo sia un diritto negato, ovvero l’istituzione di un fondo in favore delle vittime e dei familiari delle vittime del terremoto del 2016 nel Centro Italia. Perché lo Stato ha pensato a tutti, tranne che a coloro che hanno subito il danno più grande, e cioè la perdita di un proprio caro. E questo in barba alla Costituzione, che parla di condivisione, di aiuto ai più deboli, che parla di diritti dell’uomo e anche in barba ai diritti delle persone e soprattutto al diritto alla vita. Perché quello che è capitato a noi non è la semplice perdita, chiamiamola semplice, perdita di un proprio caro: a noi è morto un figlio di ventidue anni. È lo sconvolgimento di una vita, è un azzerare una vita precedente e ricominciarne una nuova. E in questo lo Stato non ci ha aiutato in nessun modo. E in tutte le risoluzioni che ha adottato in favore dei terremotati, i familiari delle vittime non ci sono, non esistono, come se fossero una parte di popolazione che ha subito il terremoto che non deve essere considerata.
In occasione della cerimonia di premiazione del concorso dedicato alla memoria di Filippo – il concorso letterario Filippo Sanna, giunto alla sua ottava edizione – lei ha raccontato quanti leader politici, quanti commissari alla ricostruzione ha incontrato, quanti appelli e quante lettere ha inviato, regalando ai giovani intervenuti un momento di vita vera, di denuncia e democrazia.
Nel corso di questi anni, io e Stefania, mia moglie, abbiamo incontrato tutti i cinque commissari che si sono succeduti, sia di sinistra, sia di destra. Abbiamo incontrato il presidente Conte, abbiamo incontrato il presidente Draghi. Molte promesse, molto impegno verbale, ma poi nei fatti non è accaduto nulla, per una soluzione che io ritengo semplice, che loro hanno prospettato, invece, come difficile. Perché nel momento in cui si stanziano 13 miliardi per la ricostruzione del terremoto, io credo che non ci siano grandi difficoltà ad accantonarne 100 milioni per fare un fondo. Non mi sembra una cosa così incredibile. Però le risposte che noi abbiamo ricevuto sono veramente esilaranti. Per esempio, ci è stato detto che lo Stato non è responsabile della morte dei terremotati perché sono morti in case private. Ma io mi chiedo: chi ha autorizzato a costruire quelle case in quel modo? Sono nate abusivamente? E se sono nate abusivamente è ancora peggio, perché le amministrazioni non solo non hanno dato le autorizzazioni, ma non hanno neanche controllato. Ci è stato detto che siccome i morti sono stati tanti, diventa troppo oneroso per lo Stato farsene carico. Quindi in una calamità, se muoiono poche persone lo Stato interviene perché non deve spendere molto, ma se muoiono tante persone lo Stato se ne lava le mani. Questa è la cosa che fa più rabbia, perché noi siamo cittadini di questo Stato e abbiamo subito un danno gravissimo.
Sono passati dieci anni da quel terremoto e le ultime commemorazioni hanno visto un’assenza particolare che lei aveva denunciato nel corso della manifestazione.
Il 24 agosto vedremo cosa succederà: magari per il decennale qualcuno in più si farà vedere. Ma in questi quattro anni di governo della presidente Meloni noi non abbiamo avuto il piacere di incontrarla: non si è mai degnata di venire alla messa di commemorazione per le morti del terremoto. Anche questa è una mancanza grave, perché la presidente del Consiglio rappresenta tutti gli italiani. Non sono gli italiani che devono rappresentare i governi: sono i governi che devono rappresentare gli italiani ed essere al loro servizio. La Presidente ha pensato bene di disertare per tutti questi anni la commemorazione. Vedremo se il 24 agosto ce la farà, e se ce la farà vedremo se acconsentirà a parlare con me e mia moglie per spiegare il perché della nostra protesta.

Lei ha spiegato più di una volta che la richiesta di questo fondo non è una questione economica: è una questione di principio, una questione morale, di sostegno a famiglie che sono state distrutte e hanno dovuto ricominciare da zero.
Certo. Qualcuno ha insinuato che noi facessimo questa cosa per soldi. Ma voi mi dite quanti soldi ci dovrebbe dare lo Stato per la perdita di un figlio di 22 anni? Io credo che non ci siano soldi sufficienti per recuperare un valore così grande. Già di per sé è un’affermazione che non ha senso. Noi non facciamo questa battaglia per denaro: la facciamo perché è una questione di civiltà. Uno Stato non può abbandonare le persone che più hanno sofferto in una calamità naturale, soprattutto in un Paese come l’Italia dove le calamità sono ricorrenti. Lo Stato dovrebbe pensare alla prevenzione prima del soccorso. Faccio un esempio: in Italia il 70%, forse l’80% delle scuole non è a norma antisismica. E nessuno si preoccupa di colmare questo gap. Questo la dice lunga sulle responsabilità della politica, di destra, sinistra e centro. Ci è stato anche detto: “Perché pensare a questo terremoto? Facciamo un fondo per le prossime calamità”. È un continuo rimandare. Ma noi abbiamo avuto i morti in questo terremoto e i morti non si possono dimenticare.
Uno dei concetti che spesso ripete è che il terremoto, in realtà, è un evento con responsabilità umana.
Sì, assolutamente. È un luogo comune dire che la calamità non si può governare o prevedere. Non si può prevedere il giorno, ma si può prevedere la probabilità. C’è una mappatura del territorio, c’è uno storico. Lo Stato non può pensare di prendere provvedimenti il giorno prima: deve fare prevenzione, per ridurre i danni e soprattutto le perdite umane. Questo luogo comune dell’evento imprevedibile non è giustificabile. Il Giappone ha una frequenza e una magnitudo di terremoti molto più alta della nostra, eppure i grattacieli non crollano e i morti non ci sono. Perché? Perché hanno fatto prevenzione. Le case vengono riammodernate o abbattute e ricostruite ogni 50-60 anni. Questo è il livello di civiltà. E le tecnologie che usano, indovina da dove vengono? Dall’Italia. Oltre al danno, la beffa.
Lei e sua moglie avete fatto del vostro dolore un atto culturale, oltre che civile e politico, in memoria di Filippo.
Sì. Nella grande disperazione abbiamo deciso di non affondare completamente e di mantenere vivo il ricordo di Filippo attraverso le nostre azioni. Abbiamo fondato l’associazione Il Sorriso di Filippo, con la quale abbiamo fatto molte cose: borse di studio per ragazzi come lui, che si dedicavano anche alla musica, tornei sportivi, una rassegna libri annuale dedicata a temi sociali e di denuncia. E poi c’è il premio letterario nazionale, il nostro fiore all’occhiello, che vede partecipare ragazzi da tutta Italia dai 14 ai 18 anni. Ogni anno si cimentano su un tema diverso: amicizia, coraggio, responsabilità, bellezza, viaggi, musica, amore. Quest’anno il tema era la speranza. Perché nonostante tutto la speranza deve darci la spinta per migliorare questa società, che sembra andare verso il baratro ma che può ritrovare una strada, nella condivisione e nell’aiuto ai più deboli. L’associazione è diventata anche una famiglia. Si sono create reti di amicizia e solidarietà.
In questo nuovo sciopero della fame avrà qualcuno al suo fianco?
Avrò sicuramente dei sostenitori, la rete che abbiamo costruito in questi anni e che è diventata una famiglia allargata. Mi auguro che anche i mezzi di comunicazione mettano in evidenza questa battaglia, perché riguarda tutti. Sono convinto che se fosse capitato a un parlamentare, si sarebbero mossi eccome.
Vuole fare un appello?
Qualcuno mi esorta a non iniziare questo ennesimo sciopero della fame, ma io mi conosco molto bene. L’unica arma che ho per interloquire con chi finora ha innalzato un muro di gomma è questa. Noi cittadini non abbiamo molti mezzi per entrare nel palazzo e parlare con chi, una volta entrato, forse si scorda della sua vita passata. Io faccio questo sciopero perché voglio parlare con queste persone e indurle a decidere qualcosa che serve a noi, ma serve anche a loro. Quando capita un evento così drammatico, riguarda tutti, non solo a chi ha perso qualcuno.
Credit foto Cecilia Fabiano/LaPresse
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Federico Dal Cortivo per l’Adige di Verona ha intervistato l’Ambasciatore Bruno Scapini, che ha ricoperto numerosi incarichi all’estero, per ultimo Ambasciatore d’Italia in Armenia e in Italia quale Ispettore del Ministero degli Esteri e come Capo del Dipartimento degli Italiani nel Mondo presso la Presidenza del Consiglio. Si è sempre impegnato nel sostenere la causa […]
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Tanta prudenza e poca audacia. Con una comunicazione congiunta a Consiglio e Parlamento, la Commissione europea e l’Alto rappresentante per gli Affari esteri hanno disegnato la nuova strategia di aiuti umanitari dell’Unione. Sarà fondata su tre “P”: “protect“, affinché l’intervento umanitario sia fornito in modo sicuro e senza impedimenti, “perform“, per efficientare la gestione delle risorse disponibili, e “partner“, per una migliore collaborazione con le istituzioni finanziarie internazionali, il settore privato o la filantropia. L’obiettivo dell’Ue è difendere i propri valori, ma conciliandoli con i propri interessi. Una sintesi, almeno in questo caso, difficile, e infatti dietro al linguaggio burocratico di Bruxelles si nasconde una certezza: l’Ue non ha intenzione di promettere altri fondi per far fronte ai tagli operati dagli Stati Uniti. Per Sandro De Luca, presidente della rete di ong Link 2007, si tratta di una strategia «più difensiva che ambiziosa».
Come riporta la Commissione, i bisogni umanitari oggi sono ai massimi storici, con 239 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza. Tuttavia, il sistema degli aiuti umanitari globali riesce a raggiungere meno della metà di queste persone. Soprattutto, il quadro potrebbe aggravarsi facilmente, da un lato per la mancata risoluzione di crisi come quelle in corso a Gaza, in Ucraina o in Sudan, e dall’altro per i tagli ai finanziamenti dell’ultimo periodo, che potrebbero continuare. In questo scenario, l’Ue e i suoi Stati membri assorbono la quota maggiore di finanziamenti umanitari globali (il 34% nel 2025). Nell’ultimo anno, la sola Commissione ha stanziato quasi 2 miliardi di euro, ma la possibilità che l’impegno finanziario europeo aumenti è tutt’altro che scontata, anzi. «Probabilmente non era questa la sede per fare riferimenti espliciti a un aumento dei finanziamenti», commenta De Luca, «ma da questo documento si evince che l’Ue non è disposta e non ha l’ambizione a farsi garante del sistema degli aiuti a fronte del disimpegno Usa».
Il punto di caduta dichiarato dall’Ue è, infatti, «ridurre la dipendenza dagli aiuti umanitari». Per farlo, intensificherà le attività diplomatiche e riformerà la catena degli approvvigionamenti, puntando soprattuto sugli aiuti in denaro (meno impegnativo a livello politico degli aiuti in beni), sui finanziamenti pluriennali e sul coordinamento con altre fonti di finanziamento. Una logica conservativa, improntata all’efficienza, non espansiva. A confermarlo è la stessa presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. «Con questo pacchetto, garantiamo che gli aiuti salvavita siano consegnati in modo più efficiente, anche negli ambienti più difficili. Allo stesso tempo, stiamo sviluppando la resilienza per ridurre la dipendenza dagli aiuti», ha detto von der Leyen. L’Alto rappresentante per gli Affari esteri dell’Ue, Kaja Kallas, ha fatto copia e incolla: «Con il nostro nuovo approccio alla diplomazia umanitaria, faremo un uso migliore di ogni strumento a nostra disposizione per salvaguardare l’erogazione degli aiuti, garantire l’accesso umanitario, proteggere i civili e garantire il rispetto del diritto internazionale umanitario».
Sono due, secondo De Luca, i fattori che determinano la prudenza di questo approccio. Il primo è interno e riguarda la difficile conciliazione tra i valori dell’Unione, i suoi interessi e quelli dei suoi Stati. Nel documento c’è un riferimento esplicito all’aumentare gli sforzi della diplomazia umanitaria tramite una valorizzazione di Team Europa (l’iniziativa che riunisce l’Ue, gli Stati membri incluse le rispettive agenzie esecutive e banche pubbliche di sviluppo, la Banca europea per gli investimenti e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo). «Questo significa addentrarsi nel campo della politica estera dell’Ue, che non è chiara», nota il presidente di Link 2007. «In più, i Paesi membri non sempre hanno gli stessi interessi, basti pensare alla recente crisi nel Sahara Occidentale». Una frammentazione che rischierebbe di portare alla paralisi, motivo per cui allocare troppe risorse potrebbe rivelarsi inutile: preferibile, dunque, usare meglio quello che già c’è.
Il secondo fattore, invece, è esterno e riguarda l’intero sistema degli aiuti umanitari. Il problema principale, sottolinea De Luca, non è tanto la contrazione dei finanziamenti, quanto «l’imprevedibilità» che ne consegue. Se non si sa quante risorse saranno disponibili, avviare una programmazione capillare sarà difficile. Di fronte a questa instabilità, la scelta dell’Ue è quella di riconoscere l’importanza del sistema e di provare a tenerlo in piedi: «Questo è apprezzabile», conclude il presidente di Link 2007, «ma farlo senza prevedere nuove risorse significa che l’Ue non punta a diventare il pilastro del sistema». A Bruxelles, cautela e burocrazia rimangono di casa.
In apertura: Ursula von Der Leyen, presidente della Commissione europea, /AP Photo/Mindaugas Kulbis/Associated Press/LaPresse)
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Un'importante opportunità formativa e di networking sul territorio dedicata al mondo delle politiche giovanili e ai finanziamenti europei. Il prossimo 18 giugno 2026, Prato ospiterà la “Palestra di Progettazione”, un incontro gratuito e operativo incentrato sui programmi europei Erasmus+ (sezione Gioventù e Sport) e Corpo europeo di solidarietà (ESC).
Un'importante opportunità formativa e di networking sul territorio dedicata al mondo delle politiche giovanili e ai finanziamenti europei. Il prossimo 18 giugno 2026, Prato ospiterà la “Palestra di Progettazione”, un incontro gratuito e operativo incentrato sui programmi europei Erasmus+ (sezione Gioventù e Sport) e Corpo europeo di solidarietà (ESC).
Portare finalmente sotto i riflettori chi lavora nell’ombra, chi svolge un mestiere che la società finge di rispettare e che invece tratta con noncuranza. È da questo input che è nato il numero Social worker, senza di loro perdiamo tutti, un’istantanea su dieci professioni di cura che sembrano perdere terreno e appeal. Poco pagate e poco considerate, eppure essenziali. Abbiamo ascoltato un centinaio di voci per raccontare come ci si sente dietro le quinte della cura. Abbiamo chiesto ai beneficiari di dirci quanto un educatore, un’insegnante o un’infermiera ha cambiato le loro biografie. Abbiamo interpellato gestori dei servizi, ricercatori ed esperti per affrontare il tema da più punti di vista. E infine, nel Manifesto del lavoro sociale abbiamo tradotto in cinque punti le istanze e i valori in cui si riconosce chi ogni giorno costruisce coesione, cura e futuro.
Mancava ancora un tassello. La capacità di queste voci di innescare un dibattito, per attivare un ragionamento sul futuro. È accaduto anche questo: nella casella di posta di VITA sono arrivate storie e riflessioni, esperienze e nuove adesioni al Manifesto che aggiungono sostanza al nostro racconto. Le riportiamo qui, perché il primo passo per risolvere un problema è nella capacità di vederlo nella sua interezza.
Vanessa Bosco è originaria della provincia di Caserta ma si è trasferita a Bolzano per lavoro. La sua esperienza è la prova che, quando una professionalità viene riconosciuta (e la motivazione accompagnata da percorsi di crescita), il modello regge a beneficio di tutti. Partita da una qualifica da operatrice socio sanitaria (oss), ha frequentato su iniziativa della rsa per cui lavora la scuola per diventare operatrice socio assistenziale (osa).

«Oggi la mia professione ha un gran valore, oltre che maggiori responsabilità», racconta. «Facciamo un turno specifico di 12 ore, ci occupiamo non soltanto di assistenza di base, ma anche di mansioni aggiuntive come la gestione di stomie e pazienti insulinodipendenti, la preparazione di terapie e la somministrazione di farmaci. Da pochi mesi sono anche diventata vice responsabile di reparto, diventando un punto di riferimento per il team, infermieri compresi. È un lavoro motivante, si imparano molte cose e ti dà anche tantissime soddisfazioni, professionali ed economiche. Non so se il mio destino è rimanere qui in Alto Adige, ma spero che questo sistema possa essere adottato in tutta Italia. Possiamo dare davvero tanto se ci danno la possibilità di crescere».
Aldo (nome di fantasia) ha 50 anni e lavora nel Bresciano come assistente per l’autonomia e la comunicazione agli alunni e alunne con disabilità. Si trova nel mezzo di un cambio di normativa che rischia di fargli perdere non soltanto un posto di lavoro ma anche occupabilità. La sua è una figura professionale che finora era stata gestita con modelli diversi da enti locali e regioni, a cui ora il Parlamento sta provando a dare omogeneità. In seguito a una dgr della Regione Lombardia, è stato convocato dalla sua cooperativa insieme a più di 20 colleghe e colleghi che come lui non hanno il diploma: verranno licenziati per mancanza di requisiti. Aveva frequentato il corso finanziato dalla regione per diventare operatore addetto all’inclusione scolastica di soggetti con disabilità nel 2024. «Questa è la nostra situazione attuale. Siamo disperati», scrive.

Raccontare le professioni del sociale non è un atto di cronaca, ma un atto culturale e politico. È la scelta di portare finalmente sotto i riflettori chi lavora nell’ombra, chi svolge un mestiere che la società finge di rispettare e che invece tratta con noncuranza. Lo facciamo su VITA magazine di maggio.
SOCIAL WORKER, SENZA DI LORO PERDIAMO TUTTI
«Ci sono momenti apparentemente semplici che racchiudono significati enormi: la prima volta che qualcuno rivede il mare dopo anni, una persona che torna a festeggiare il proprio compleanno, un uomo adulto che si emoziona perché può finalmente avere una stanza e chiudere una porta dietro di sé sentendo di avere ancora una vita tra le mani». È in queste immagini che Marina Fancello, educatrice professionale in una comunità che accompagna persone detenute ed ex detenute in percorsi di reinserimento sociale e lavorativo, trova il senso profondo del suo mestiere. «Quando il lavoro sociale manca», scrive, «il vuoto arriva subito nelle vite delle persone più fragili. E quel vuoto pesa sulle famiglie, sulle comunità, sulla società intera».
Massimo D’Amico, presidente del Consorzio sociale Abele Lavoro, da più di 30 anni fa questo mestiere: «A volte mi chiedo chi me lo fa fare, a volte tentenno e la voglia di mollare mi attraversa, a volte mi sento come l’enorme nero del Miglio Verde, che prova ad alleviare con i suoi strumenti il dolore del mondo, ma che nel farlo lo ingoia e lo trasforma, almeno ci prova. Ma farlo continuamente, provoca dolore allo stomaco, ti affatica. Poi ti guardi intorno, vedi che ci sono altre storie, altre esperienze, ragazzi giovani che vogliono intraprendere questa strada, e allora prendi i tuoi attrezzi e ti rimetti in cammino».
C’è chi non ha mai mollato, come Elena Raffaele, educatrice da 16 anni: «Rispondo sempre a chi me lo chiede che non lo faccio per soldi altrimenti farei altro. Amo questo lavoro e tutto quello che comporta nonostante stipendio ridicolo, assenza di benefit e tutele».

C’è chi, a 64 anni, sta per chiudere il suo percorso lavorativo. È Ferruccio Castelli, educatore che negli anni ha attraversato mondi diversi: comunità di accoglienza, casa, strade, carcere. «Lasciarci provocare dalla sofferenza, dal rischio, dall’autolesionismo, dalla morte e dai loro contrari, permettendo loro di scuoterci dentro e toccare le corde profonde della nostra umanità, può essere pericoloso se fatto in solitudine, senza un’équipe, la supervisione, un supporto psicologico in caso di necessità», riflette. «Ma porta con sé la possibilità di aprire scenari inediti di interpretazione, comprensione e comunicazione di ciò che stiamo vivendo».
Da un po’ di tempo Castelli scrive poesie, con l’obiettivo di «bypassare la parte razionale, arrivando direttamente all’anima, destando emozioni e sentimenti che il lavoro sociale tende a lasciare alla porta perché faticosi da gestire o fallaci. Come dice Gianluigi Gherzi, la poesia è una lenta e talvolta faticosa rielaborazione delle nostre esperienze. E questo scrivere apre nella testa uno spazio senza il quale si rimane dentro i soliti pensieri, i soliti giri. È come se ci fosse in ognuno una parte disattivata del cervello che aspetta di essere interrogata. Forse allora, coltivare uno sguardo poetico verso le vite che incontriamo e verso il lavoro che possiamo fare con loro, è un modo bello e disincantato per interrogarla».

E poi c’è chi ha lasciato, come Livia Alberti, più di 10 anni come operatrice nei centri di accoglienza per persone migranti e rifugiate. «Il carico più faticoso non era solo legato alle situazioni delle persone accolte, ma circolava tra colleghi e colleghe», racconta. «Viviamo in un contesto in cui l’investimento sul welfare è insufficiente e questo ha conseguenze dirette su chi lavora nei servizi. Ma credo che questo rifletta anche qualcosa di più profondo: una cultura che tende a dare per scontata la capacità relazionale, come se il saper costruire fiducia, gestire conflitti e stare nei ruoli fosse affidato al buon senso individuale o all’esperienza sul campo tout court». Quello che più le è mancato? «Spazi di confronto e di cura per gli staff, luoghi in cui fermarsi, rileggere ciò che accade, essere accompagnati non solo a “tenere” le situazioni ma a evolvere dentro di esse». Forse è anche da qui che si può ripartire: «Non solo chiedendo di più al sistema, ma iniziando a trasformare il modo in cui stiamo insieme al suo interno».
Mattea Caccamo lavora come educatrice professionale dal 2008 nell’ambito minori, famiglie e territorio, in connessione costante con i contesti scolastici e i servizi. La domanda che porta è cruciale: «In che modo possiamo raccontare il valore del lavoro di cura senza passare necessariamente dalla mancanza o dal rischio della sua assenza? Come possiamo rendere visibile ciò che questo lavoro costruisce non solo quando viene meno ma mentre accade? Ogni percorso educativo che si costruisce, ogni relazione che si riattiva, ogni spazio di autonomia che si apre, non riguarda solo la persona coinvolta, ma contribuisce a rendere più sostenibile e abitabile il contesto sociale nel suo insieme. Per questo, più che fermarsi alla richiesta di riconoscimento – pur necessaria – sento che è importante fare un passo ulteriore. Rendere visibile il lavoro educativo per quello che è già oggi».
A Parma, le comunità educative per minori dell’Azienda di servizi alla persona hanno provato a rompere l’acquario, quello spazio chiuso tra le mura di una struttura scandito da turni e riunioni d’équipe. L’hanno fatto con una cena solidale. «Doveva essere la nostra risposta», racconta Alessandro Lupo, educatore professionale. «Un momento in cui la cittadinanza poteva vivere la nostra quotidianità e accorgersi che esistiamo. Volevamo mostrare quali sono le reali opportunità di questo lavoro: il benessere del minore, la spinta generativa per le famiglie d’origine, la prevenzione della marginalità e della devianza. E i nostri ragazzi, che vengono da culture lontane, avevano ricette da condividere, sapori da raccontare, un modo di stare intorno al focolare domestico che meritava di essere visto».

Il progetto non solo è riuscito, ma ha anche funzionato: «Mentirei se dicessi che non ho ingoiato qualche rospo lungo la strada, ma guardando le persone sedute ai tavoli ho capito che avevamo vinto noi. Quei ragazzi di 13 e 14 anni hanno preso per mano la città e l’hanno portata dentro il loro mondo. Se c’è una cosa che questa fatica lunga e bella mi lascia addosso, è la certezza che restare invisibili non ci salverà. Come scriveva un poeta contemporaneo che amo, il futuro è in mano ai deboli che si sono fatti coraggio. Quel giorno, i nostri ragazzi se lo sono fatto il coraggio. E noi educatori con loro».
La chiusura la affidiamo a Salvatore Di Massa, educatore professionale originario di Ischia che oggi vive e lavora a Livorno: «Vedere un ragazzo straniero, in povertà educativa o con disabilità prendersi il proprio futuro nelle mani è la paga più importante che possiamo avere finché non cambierà davvero qualcosa e verrà dato il giusto valore a quello che facciamo ogni giorno».
Le illustrazioni sono di Ludovica Fantetti
L'articolo Dietro le quinte della cura: le storie di chi ci crede ancora proviene da Vita.it.
Nel mondo circa 840 milioni di donne (quasi una su tre) hanno subito almeno una volta nella vita violenza fisica o sessuale da parte di partner o non partner: è quanto emerge dal rapporto congiunto tra Unicef, Oms, UN Women, Unfpa, Hrp, Unodc e Undesa diffuso a novembre 2025. Un fenomeno che continua ad avere conseguenze profonde sul benessere psicologico, sull’autonomia economica e sulla partecipazione sociale femminile.
Per supportare percorsi di sostegno, empowerment e inclusione sociale, c’è un nuovo strumento digitale, sviluppato tra Italia, Romania e Macedonia del Nord. È il toolkit di COSAm – Competence Self-Assessment Map: Applying Narrative Approach to re-skill vulnerable Women, un progetto europeo guidato da Fondazione Libellula e sostenuto dall’Agenzia nazionale Erasmus+ Indire. Una raccolta operativa di metodologie, attività e dispositivi digitali per chi opera in ambito educativo e sociale e nell’accompagnamento di donne in condizione di vulnerabilità.
In 16 mesi di lavoro, COSAm ha sviluppato una metodologia basata sulla pedagogia narrativa e sull’utilizzo di strumenti digitali accessibili per trasformare il racconto autobiografico in una leva concreta di consapevolezza, orientamento e valorizzazione delle competenze personali e professionali. Cofinanziato dal programma Erasmus+ e realizzato da Fondazione Libellula nel ruolo di capofila insieme a Tiber Umbria Comett Education Programme (Italia), Alternative Sociale Asociatia (Romania) e Macedonian Association for Applied Psychology (Macedonia del Nord), ha generato una vera e propria cassetta degli attrezzi. Si rivolge a personale educativo e sociale, operatori e operatrici dei centri antiviolenza e realtà del Terzo settore, con strumenti pratici di narrazione autobiografica, storytelling digitale e percorsi di autoriflessione accessibili anche a persone con bassa alfabetizzazione tecnologica.
Abbiamo lavorato per costruire strumenti accessibili e culturalmente sensibili, partendo da un’analisi dei bisogni delle donne. Il toolkit nasce da questo approccio: fornire a chi opera nel settore educativo e sociale metodologie pratiche per accompagnare percorsi di ricostruzione personale
Maria Francesca D’Alia, social development coordinator di Fondazione Libellula
«Il confronto tra Italia, Romania e Macedonia del Nord ci ha mostrato quanto le condizioni di vulnerabilità possano assumere forme diverse e al tempo stesso evidenziare bisogni comuni», spiega Maria Francesca D’Alia, social development coordinator di Fondazione Libellula. «Molte delle donne coinvolte nel progetto affrontano contemporaneamente fragilità economiche, responsabilità di cura, isolamento sociale e conseguenze legate a esperienze di violenza o discriminazione. La presenza di figli a carico, ad esempio, incide fortemente nei percorsi di autonomia e reinserimento. Attraverso COSAm abbiamo lavorato per costruire strumenti accessibili e culturalmente sensibili, partendo da un’analisi dei bisogni. Il toolkit nasce da questo approccio: fornire a chi opera nel settore educativo e sociale metodologie pratiche per accompagnare percorsi di ricostruzione personale».
Il toolkit è scaricabile qui.
L'articolo Quando il racconto diventa strumento di emancipazione femminile proviene da Vita.it.
In vista della festività di martedì 2 giugno AAMPS/Retiambiente conferma che il servizio di raccolta dei rifiuti si svolgerà regolarmente. Sono previsti solo alcuni cambiamenti negli itinerari di interesse per gli abitanti delle aree Livorno Est e Picchianti-Porta a Terra.
Ecco il dettaglio suddiviso per Aree valido per la raccolta nel giorno della Festa della Repubblica:
Area Livorno Nord
Indifferenziato: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta.
Area Sant’Jacopo Marradi
Il calendario ordinario non prevede il servizio di raccolta il lunedì.
Area Vittoria Stazione Zola
Carta-cartone: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta.
Area Livorno est
Organico: servizio anticipato alla mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Picchianti – Porta a Terra
Organico: servizio anticipato alla mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Ardenza – La Rosa
Organico: servizio attivo la mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Livorno Sud
Carta-cartone: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta.
Pentagono
Multimateriale: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 19.30 alle 20.00 del giorno di raccolta.
Aree Pentagono e Centro Allargato
Tutti i contenitori stradali presenti nelle aree “Pentagono” e “Centro Allargato” saranno regolarmente vuotati. Il Centro di raccolta “Livorno Sud” e il “Centro del riuso creativo” saranno chiusi martedì e riapriranno il giorno seguente. Servizio di raccolta pannolini/pannoloni: non effettuato nei giorni festivi.
Ringraziamo i cittadini per la consueta collaborazione. Per ulteriori informazioni: 800-031.266, info@aamps.livorno.it, facebook/instagram/APP (“AAMPS Livorno”).
L'articolo Rifiuti: quali servizi nella festività del 2 giugno proviene da Aamps Livorno.

L’Unione Sindacale di Base aderisce e partecipa alla manifestazione “No Base” del 2 giugno a Pontedera, una mobilitazione necessaria contro la militarizzazione dei territori, contro l’economia di guerra e contro le politiche imperialiste portate avanti dal governo italiano, dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti.
Da anni USB è impegnata nelle lotte contro la guerra, contro il riarmo e contro l’utilizzo dei porti, delle infrastrutture logistiche e dei territori come strumenti della macchina bellica. Lo abbiamo fatto organizzando scioperi, presidi e mobilitazioni nei porti italiani contro il traffico di armi e contro il coinvolgimento dell’Italia nei conflitti imperialisti.
Abbiamo sostenuto e promosso mobilitazioni internazionali dei lavoratori portuali contro il traffico di armi e contro il genocidio del popolo palestinese, ribadendo che i porti non devono essere al servizio della guerra e della morte.
Oggi più che mai è evidente il legame tra militarizzazione dell’economia, attacco ai diritti sociali e peggioramento delle condizioni materiali delle lavoratrici e dei lavoratori. Mentre miliardi vengono destinati alle spese militari, ai programmi di riarmo e alla Nato, salari, pensioni, sanità, scuola e servizi pubblici vengono sacrificati sull’altare della guerra e del profitto.
Per questo diciamo con forza:
GIÙ LE ARMI, SU I SALARI
La costruzione di nuove basi militari, l’espansione delle servitù militari e la subordinazione dei territori agli interessi strategici della Nato rappresentano un attacco diretto alle esigenze sociali delle classi popolari. Le lavoratrici e i lavoratori non possono pagare il prezzo della guerra, del carovita e delle politiche imperialiste.
USB denuncia il genocidio in Palestina e la complicità del governo italiano, dell’Unione Europea e degli Stati Uniti nel sostegno politico, economico e militare a Israele. Allo stesso tempo respingiamo le aggressioni economiche, politiche e militari contro i popoli che resistono all’ordine imperialista, dall’attacco permanente contro Cuba e Venezuela e l’attacco all’Iran.
La guerra esterna si accompagna sempre alla guerra interna contro il lavoro, contro il conflitto sociale e contro il diritto di sciopero. La militarizzazione produce repressione, precarietà e impoverimento, mentre grandi gruppi industriali e finanziari aumentano i propri profitti grazie all’economia di guerra.
Per queste ragioni saremo in piazza il 2 giugno a Pontedera insieme ai movimenti territoriali, alle realtà sociali e a tutte e tutti coloro che si oppongono alla guerra, all’imperialismo e alla militarizzazione dei territori.
NO ALLA BASE MILITARE
NO ALL’ECONOMIA DI GUERRA
NO ALL’IMPERIALISMO
STOP AL GENOCIDIO IN PALESTINA
GIÙ LE ARMI, SU I SALARI


Dopo dieci anni di riforma possiamo dire che il Terzo settore è diventato più forte, più riconoscibile e più strategico. Ma il suo futuro dipenderà dalla capacità di costruire alleanze nuove tra istituzioni imprese e cittadini. Il Terzo settore non chiede solo risorse. E se il volontariato resta un’infrastruttura democratica, il profit porta competenze e innovazione. Sono tantissimi i messaggi lanciati dall’associazione ManagerNoProfit che ha festeggiato i primi dieci anni di età con un convegno organizzato con Altis Università Cattolica.
Come sono tante le voci di chi è intervenuto a riflettere sul futuro. Tra loro, Luigi Bobba, presidente fondazione Terzjus; Luca Pesenti, direttore scientifico del master in Terzo settore e impresa sociale di Altis e sostenuto dall’associazione; il presidente di VITA Giuseppe Ambrosio, con uno speech sul comunicare il valore delle organizzazioni guidate dalla mission. E c’era, ca va sans dire, anche il presidente Luigi Tomassini. Con lui abbiamo approfondito il significato di un’esperienza che oggi conta 150 soci manager volontari presso otto sezioni, da Torino a Verona, a Trento.
Che cosa porta a casa dall’incontro per i vostri dieci anni?
Prima di tutto il valore dell’incontro in presenza. Noi lavoriamo molto online e ci sentiamo quasi settimanalmente, ma le occasioni per vederci davvero sono poche. Poi mi porto a casa le testimonianze. Abbiamo ascoltato esperienze dal Veneto, da Torino, da Trento ciascuna con un profilo specifico.

Operare localmente ci aiuta a monitorare gli enti, a capire le loro necessità e a intercettare bisogni che cambiano da territorio a territorio.
Non è un ossimoro parlare di “manager no profit”?
No, non lo è. Capisco che possa sembrare una contraddizione, perché la parola manager richiama subito l’impresa, mentre il no profit richiama altri mondi, altri linguaggi. Però dietro qualsiasi organizzazione ha bisogno di capacità gestionali, indipendentemente dalla finalità. Quello che oggi chiamiamo capacity building. Saper organizzare, amministrare, gestire persone, volontari, dipendenti, risorse.
Quali sono le sfide più diffuse?
Molti enti vivono situazioni complesse: alcuni hanno il 60% di volontari e il 40% di dipendenti, altri il contrario. Gestire questi equilibri non è semplice.

Per questo le competenze manageriali possono essere molto utili, purché portate nel modo giusto, con spirito di servizio, dimenticando che in passato si era stati magari un “c level”.
Chi è, oggi, un manager no profit?
Secondo me è prima di tutto una persona che impara a conoscere chi ha davanti. Non basta arrivare con il proprio bagaglio professionale e pensare di applicarlo così com’è. Ci sono linguaggi, modalità e sensibilità diverse da conoscere. Bisogna allenarsi ad ascoltare, capire e porsi alla pari.
Ai colleghi dico sempre che bisogna volare bassi. Il nostro manager non arriva per insegnare dall’alto, ma per mettersi accanto all’ente e accompagnarlo.
Come è nato il suo coinvolgimento personale?
Per me è stata come una vocazione. Arrivavo dal settore delle costruzioni, un mondo pesante: avevo lavorato anche per Expo, seguendo sei padiglioni. A un certo punto ho sentito il bisogno di cambiare. Mi sono chiesto: di quello che so fare, di tutta l’esperienza che ho maturato, che cosa posso farne?
Perciò ha iniziato a guardarsi intorno nel Terzo settore.
Sì, ma non trovavo il contesto giusto. Mi proponevano attività utili, certo, ma lontane dalle mie competenze. Io desideravo altro. Cercando online ho trovato ManagerNoProfit: sei anni fa non sapevo nemmeno bene cosa fosse il volontariato di competenza. Poi alcuni soci sono venuti a trovarmi Trento e mi hanno proposto di mettere insieme cinque o sei persone per aprire una sezione. Così è iniziato tutto.
Torniamo ai bisogni degli enti che intercettate, quali sono?
Molto spesso organizzativi. Gli enti chiedono aiuto su amministrazione, gestione dei volontari, programmazione, raccolta fondi, controllo dei costi, organizzazione interna.
A volte il problema è molto concreto: una verifica fiscale, un assetto amministrativo da sistemare, un processo da rendere più chiaro. Altre volte il tema è più ampio, riguarda come crescere e strutturarsi, o come gestire il rapporto tra volontari e dipendenti. In generale, molti enti hanno competenze fortissime sulla propria missione, ma meno strumenti gestionali. Ed è lì che possiamo essere utili.
Quindi è una consulenza?
Non proprio, è più un accompagnamento. Mi piace dire che è come avere accanto un fratello saggio, qualcuno che ti aiuta a leggere i problemi e a costruire soluzioni insieme. Partiamo con un check up iniziale, poi c’è una valutazione interna, per capire se abbiamo le competenze giuste e scegliere le persone più adatte. Di solito lavoriamo almeno in due: un capoprogetto e un collaboratore.
Con chi collaborate per intercettare i bisogni degli enti?
C’è una convenzione nazionale con il Csv – Centri di servizio per il volontariato che ci segnala progetti o bisogni specifici, e viceversa. Ma il passaparola tra gli enti resta fondamentale.
Lavorate solo con manager in pensione?
Per chi va in pensione, può essere una grande opportunità continuare a usare le proprie competenze in un modo diverso, con un “cliente” diverso da quello aziendale. Può essere anche una forma di invecchiamento attivo, che mantiene viva la testa e gratifica chi la attua. Però il nostro orizzonte comprende anche giovani, professionisti attivi, persone che lavorano e che possono dare un contributo modulabile. Proprio perché lavoriamo in squadra, possiamo organizzare presenze e tempi diversi.
Il vostro campo di gioco è il volontariato di competenze?
Direi che è centrale. Per noi il volontariato d’impresa e il volontariato di competenza sono ambiti decisivi. Bisogna però creare la giusta sinergia tra l’ente del Terzo settore e l’impresa: l’imprenditore deve capire il valore di mettere a disposizione competenze, e l’ente deve essere pronto ad accoglierle. Non è automatico. Ma quando funziona, può generare un impatto molto forte. Noi abbiamo già avviato esperienze in questa direzione e ne svilupperemo delle altre.

Foto in apertura di Vitaly Gariev su Unsplash.
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Due persone lavorano nella stessa organizzazione. Hanno compiti e responsabilità differenti, ma sono pur sempre al servizio di una causa comune. Tuttavia, una voragine retributiva le separa: la prima può guadagnare anche 300, 400, mille volte in più della seconda. Si tratta della forbice, in alcuni casi con ampiezze oggettivamente fuori scala, che descrive la diseguaglianza tra i compensi degli amministratori delegati e gli stipendi dei propri dipendenti. C’è da dire che valori così alti si ritrovano solo nelle grandi multinazionali, molto spesso americane. Nonostante lo scarto sia mediamente più basso al confronto con gli Stati Uniti, il tema è rilevante anche in Italia. Nel nostro Paese, però, fatto di piccole imprese e frenato da poca innovazione, bassa crescita e stipendi reali fermi ai primi anni ’90, il dibattito sembra meno presente.
Secondo una recente analisi della Confederazione sindacale internazionale e dell’Oxfam, nel 2025 i compensi degli amministratori delegati delle più grandi società del mondo sono cresciuti dell’11%, mentre il salario reale del lavoratore medio globale è aumentato appena dello 0,5%. In altri termini, la retribuzione dei ceo è aumentata oltre venti volte più velocemente rispetto agli incrementi salariali dei dipendenti. La questione è calda soprattutto negli Usa, dove i compensi di chi sta al vertice delle grandi organizzazioni possono raggiungere valori realmente esagerati, tra paga base, bonus legati agli obiettivi e stock option. Si calcola che nel 2025 i dieci ceo più pagati del mondo hanno guadagnato complessivamente oltre un miliardo di dollari. Lo scorso anno il colosso finanziario Blackstone, la multinazionale tech Broadcom, la banca d’investimento Goldman Sachs e Microsoft hanno pagato i propri ceo oltre cento milioni ciascuno.
Se è poco sensato citare Elon Musk, tra le altre cose cofondatore e amministratore delegato di Tesla, del quale si parla spesso per ipotetici compensi da centinaia di miliardi di euro (legati però a obiettivi estremamente ambiziosi), si può guardare alle grandi aziende tecnologiche. Sundar Pichai, ceo di Google e amministratore della holding Alphabet, potrebbe percepire fino a 692 milioni di dollari nei prossimi tre anni: non tanto con la paga base, pari a circa due milioni di dollari, ma in gran parte grazie ai risultati finanziari e alla capacità di raggiungere obiettivi. Il ceo di Apple, Tim Cook, che a breve lascerà il posto per passare alla carica di presidente esecutivo, nel 2025 ha avuto un compenso fisso di tre milioni di dollari, più altri 70 milioni tra azioni e bonus.

«A ben vedere gli stipendi dei grandi manager non sono salari: si tratta in realtà di rendite autodefinite. Non esistono ragioni vere, né di mercato, né di efficienza, per pagare un amministratore delegato 10 o 50 milioni di euro. Spesso non sono neanche compensi legati alle performance», ragiona Luigino Bruni, economista e presidente della Scuola di Economia civile.
«Quando si raggiungono cifre del genere siamo di fronte a un fallimento del mercato e dell’etica. Senza contare che quelle somme esagerate rappresentano naturalmente una decurtazione dei profitti dell’azienda, una diminuzione dei compensi dei lavoratori o un costo aggiuntivo scaricato sui consumatori». Negli anni ’50 alla Olivetti lo stipendio più alto non poteva superare di circa dieci volte quello più basso. «Al tempo il problema si poneva per tenere unità una comunità. C’è una soglia oltre la quale la diseguaglianza diventa insopportabile e ci fa dubitare che esista qualcosa che ci tiene insieme: vale per la società in generale e anche per le imprese».
In Italia siamo molto lontani dai livelli americani, anche prendendo come esempio emblematico il compenso dell’ex amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares. Per il 2023 il manager portoghese della holding nata dalla fusione di Fca e Groupe Psa era arrivato a percepire quasi 36,5 milioni di euro (tra paga base, bonus e buonuscita), mentre l’attuale ceo, l’italiano Antonio Filosa, nel 2025 ha avuto un compenso di circa 5,4 milioni. Guardando invece ai vertici delle partecipate pubbliche, l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, nel 2025 ha avuto un compenso fisso di 1,6 milioni di euro, a cui bisogna aggiungere la parte variabile e il controvalore delle azioni gratuite, per un totale percepito di quasi 8,9 milioni di euro. Di recente si è parlato per lui di un aumento che porterebbe il compenso potenziale fino a 15,4 milioni, criticato dal proxy advisor Iss. Nel caso dell’amministratore delegato di Enel, Flavio Cattaneo, il compenso fisso nel 2025 è stato di 1,5 milioni, arrivato però a 10,2 milioni sommando bonus variabili, azioni e benefit.

Per comprendere davvero l’entità di cifre così alte, più che il dato secco può aiutare mettere i compensi in rapporto agli stipendi dei lavoratori ordinari, attraverso il cosiddetto ceo pay ratio. Si definisce così il rapporto tra il compenso complessivo annuo del ceo e la retribuzione mediana, ossia il valore che divide in due metà numericamente identiche i dipendenti (calcolata escludendo la remunerazione del ceo). Se per esempio quel rapporto è di 5 a 1, significa che per ogni euro guadagnato dal lavoratore con retribuzione mediana al ceo spetta un compenso cinque volte superiore.
Secondo l’Economic policy institute, think tank non profit che analizza da anni le diseguaglianze salariali negli Stati uniti, nel 1965 gli amministratori delegati delle prime 350 aziende americane venivano pagati circa 21 volte in più rispetto al lavoratore tipico. Quel rapporto è cresciuto a 31 a 1 nel 1978 e a 60 a 1 nel 1989, prima di esplodere negli anni ’90 e soprattutto nei primi anni duemila, raggiungendo quota 380 a 1. La crisi finanziaria del 2008 ha alleggerito il fenomeno, che è poi tornato prepotentemente raggiungendo il massimo storico nel 2020, con un rapporto di oltre 400 a 1, prima di scendere ancora: nel 2024 è stato di circa 281 a 1. Anche in questo caso in Italia i rapporti sono molto più bassi. Nel 2025 il pay ratio in Enel è stato di 186 a 1, in Eni di 138 a 1 e in Stellantis di 82 a 1 (ma di 248 a 1, se si considera la media degli ultimi cinque anni).

Dal 2017 negli Stati Uniti la Sec, l’equivalente americana della Consob, ha imposto alle società quotate l’obbligo di divulgare il rapporto tra la remunerazione del ceo e la retribuzione mediana all’interno dell’azienda. Qualcosa di simile è stato introdotto nel 2019 nel Regno Unito, per le società quotate con più di 250 dipendenti. Quell’anno si era molto parlato del “fat cat friday“, la giornata di venerdì 4 gennaio. Si era calcolato che entro quella data, cioè ad appena quattro giorni dall’inizio dell’anno, il ceo medio a capo delle prime cento società quotate al London stock exchange aveva già intascato l’equivalente della paga media annua di un lavoratore britannico a tempo pieno. Alla base di queste politiche c’è la convinzione che una maggiore trasparenza sulle disuguaglianze interne alle aziende possa ridurre le disparità retributive e prevenire reazioni negative nell’opinione pubblica. Il ragionamento è intuitivo: mettere nero su bianco la retribuzione di un ceo può influenzare direttamente il morale dei lavoratori, il loro coinvolgimento e la percezione di equità all’interno dell’azienda. Inoltre, non sono da sottovalutare le ricadute dirette anche sugli azionisti e in generale sulla percezione dell’organizzazione all’esterno.
Uno studio di due economisti italiani per l’istituto di ricerca internazionale Iza ha analizzato proprio l’effetto della trasparenza sulle retribuzioni dei vertici aziendali (in gran parte degli amministratori delegati) a capo delle società italiane quotate in borsa a partire dal 1998, anno dal quale è stato introdotto l’obbligo di renderle pubbliche e così i compensi sono diventati osservabili e sistematicamente divulgati. L’operazione trasparenza ha prodotto qualche effetto nelle aziende guidate da ceo con compensi elevati, ma solo per pochi: a beneficiarne è stato soprattutto chi aveva già un alto stipendio, mentre chi guadagnava poco non ha visto differenze significative in busta paga. «Abbiamo osservato che la conoscenza dell’ammontare esatto dei guadagni dell’amministratore delegato può essere una leva per i top manager, che in questo modo hanno la possibilità di negoziare compensi migliori. Ma nel caso del lavoratore mediano quella possibilità di negoziare di fatto non c’è», dice Vincenzo Pezone, professore associato di finanza presso il dipartimento di economia e management dell’università Luiss e autore dello studio con Agata Maida, dell’Università statale di Milano.
La trasparenza aiuta, quindi, ma forse meno del previsto. «Studi americani hanno dimostrato che la disponibilità su internet dei guadagni dei ceo, ossia la loro divulgazione pubblica e il dibattito innescato dai media, hanno effettivamente portato a una diminuzione dei compensi dei vertici aziendali. La trasparenza può quindi essere un fattore per ridurre la diseguaglianza, ma da sola non basta, soprattutto in Italia», aggiunge Pezone. «Una grossa differenza tra gli Usa e il nostro Paese è che negli ultimi trent’anni negli Stati Uniti una crescita dei salari c’è stata, mentre in Italia sono rimasti fermi.

È difficile parlare di ridistribuzione della ricchezza quando la ricchezza di fatto non si crea». Se negli Stati Uniti o in Inghilterra l’opinione pubblica si è indignata, sull’onda di una crescita che ha arricchito pochi e lasciato indietro tanti, in Italia il contesto è molto diverso. Secondo Pezone, «forse di questo tema in Italia se ne parla un po’ meno perché il dibattito è superato dalla bassa crescita. Inoltre, siamo anche un’anomalia, perché nel nostro Paese la figura del manager professionale, a parte nel caso delle banche, è poco presente. Molte imprese sono familiari e di conseguenza è più difficile creare scandalo e indignarsi per grossi stipendi percepiti da persone che molto spesso hanno fondato le società che dirigono».
La sostenibilità, in tutte le sue forme, è uno dei grandi temi del nostro tempo ed è entrata di prepotenza anche in relazione ai compensi milionari dei ceo. Da anni i guadagni degli amministratori delegati delle grandi aziende non sono legati soltanto a fattori finanziari e alla massimizzazione del valore per gli azionisti. Nel 2018 soltanto il 25% delle aziende considerava la performance Esg come fattore nella retribuzione variabile dei propri ceo, mentre già nel 2022 erano diventate circa il 90%. Ma secondo uno studio della Banca d’Italia, che ha analizzato le principali società quotate in Italia, Francia, Germania e Spagna tra il 2018 e il 2022, collegare cospicui bonus per gli amministratori delegati al raggiungimento di migliori valutazioni Esg non è sempre efficiente. Nell’analisi l’Italia è risultata tra i paesi con i ceo più efficaci a raggiungere obiettivi Esg: traguardi tuttavia spesso vaghi, poco impegnativi e a basso impatto sul modello di business, con un alto rischio di greenwashing. «Siamo immersi in questa grande retorica delle capitalismo dal volto umano e delle leadership condivise e inclusive», spiega ancora Bruni, «ma quando poi guardi agli stipendi e vedi uno scarto di mille volte diventa tutto fumo negli occhi. È un problema di qualità morale dell’intero capitalismo». Una possibile soluzione? «Nel nostro piccolo potremmo iniziare a non acquistare i prodotti delle grandi aziende che strapagano i top manager. Ma prima ancora dei consumatori, a indignarsi dovrebbero essere gli azionisti».
Nella foto di apertura, di Mauro Scrobogna per LaPresse, Flavio Cattaneo, amministratore delegato di Enel, durante l’edizione 2025 di Atreju, il Festival di Fratelli d’Italia: guadagna 1,52 milioni annui che diventano 10,2 annui (lordi), sommando bonus e componenti variabili.
L'articolo Stipendi stellari dei ceo ma Elon Musk stavolta non c’entra proviene da Vita.it.
Di Movisol.org Lo scorso 26 maggio, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha aperto la sessione speciale del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con il tema: “Difendere gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e rafforzare il sistema internazionale centrato sull’ONU”. Non vi è dubbio che tali principi […]
L'articolo La diplomazia messa alla prova proviene da Come Don Chisciotte.

I titoli di oggi:
Pechino evita il confronto allo Shangri-La mentre Xi irrigidisce il controllo sull’esercito
Taiwan rafforza il fronte tecnologico con gli Usa mentre Trump critica sui chip
L’Europa accelera sulla difesa industriale mentre crescono le frizioni con Pechino
Un conflitto su Taiwan rischia l’escalation nucleare: il rapporto IISS
Giappone e Filippine stringono partenariato strategico
Vietnam e Thailandia rafforzano l’asse economico nel 50° anniversario delle relazioni diplomatiche
L'articolo In Cina e Asia – Pechino si tiene lontano dal forum sulla sicurezza di Singapore proviene da China Files.
A lle immagini la filosofia attribuisce, fin quasi dai suoi inizi, una forza ragguardevole e controversa: schermo, esca, apparenza, inganno, qualcosa la cui realtà consiste nel farci mancare quello che realtà è per davvero. Per i tipi di Orthotes appare il volume L’inquietudine dell’immaginario. Etiche dello sguardo (2026). L’autore è Pietro Bianchi, critico cinematografico e teorico del cinema, attivo nell’Università della Florida. Bianchi colloca la sua interrogazione di immaginario e sguardo al crocevia di filosofia, cinema e teoria psicoanalitica lacaniana. In questo modo non soltanto tocca snodi fondamentali dei discorsi di cui si serve, ma interviene anche su un nervo scoperto del presente. L’immagine sembra rappresentare infatti nuovamente un’inquietudine per la vita pubblica. La preoccupazione non è più soltanto la manipolazione ma anche la generazione, per via d’intelligenza artificiale, di flussi continui di immagini senza redini né referenti reali. Che cosa ci offrono il cinema e il pensiero per orientarci nel campo del vedere e nei suoi mutamenti?
Il volume inquadra fin dall’inizio e giustamente la questione nei termini del mutamento storico e tecnologico, termini che rimangono peraltro decisivi fino alle conclusioni. È possibile ragionare sui temi dello sguardo, dell’immaginario, della visione, dell’immagine, dell’immaginazione come di campi e facoltà astratte ed essenzialmente astoriche, come di puri eventi e regioni mentali; così come è possibile aggiungere a questi oggetti, occasionalmente, qualche merletto culturale, per esempio come quando affermiamo che il linguaggio si sedimenta e influisce sulle percezioni (uno di quei tipici motti midcult certamente veri ma non per questo conclusivi). Al contrario, Bianchi non si limita all’idea che tecnologia e cultura materiali generano prodotti e linguaggi che finiscono per dirigere gli apparati percettivi. La posta in gioco è piuttosto l’idea che proprio nella tecnologia e nella cultura materiale di un’epoca e di una società si gioca l’esperienza del vedere e dello sguardo.
Assumendo questa prospettiva, i modi in cui si articola la visione in un determinato mondo cessano di rappresentare l’incrostatura di una facoltà mentale; e possono essere interrogati invece come le cifre più proprie della visione in quel determinato mondo. Cioè, non vediamo innanzitutto con gli occhi o con i nervi, ma con il cinema – o con la televisione, gli smartphone, i musei, le finestre, eccetera.
Questo approccio all’oggetto di indagine permette di metterne a fuoco tanto le caratteristiche salienti quanto, e altrettanto essenzialmente, le tendenze di sviluppo. Permette cioè di rispondere a due domande contemporaneamente: cos’è la visione? Come si sta trasformando? E lo fa includendo la possibilità che quello che oggi chiamiamo visione e sguardo forse diventerà un giorno se non del tutto almeno in parte irriconoscibile per animali che tuttavia condividono la nostra anatomia e la nostra tradizione. Detto altrimenti, per sottolineare un’altra peculiarità metodologica, assumere questo approccio significa includere di principio che vi sia un’irriconoscibilità possibile nell’oggetto di indagine, cioè che l’oggetto di indagine custodisca un’inquietudine che gli è propria e può essere analizzata.
La posta in gioco è l’idea che proprio nella tecnologia e nella cultura materiale di un’epoca e di una società si gioca l’esperienza del vedere e dello sguardo. Cioè, non vediamo innanzitutto con gli occhi o con i nervi, ma con il cinema – o con la televisione, gli smartphone, i musei, le finestre, eccetera.Questo potenziale di irriconoscibilità interno alla visione non si dà tuttavia soltanto fra umani possibili, differenti e distanti nel tempo e nello spazio; ma anche nello stesso sguardo della stessa persona. Per un verso, infatti, alla vista si imputa l’autorevolezza di un rapporto al mondo distaccato, non in balia delle preferenze individuali, oggettivo, veridico. Per l’altro, nel campo della visione si collocano anche l’illusione e l’allucinazione: un rapporto al mondo troppo individuale, soggettivo, non più verificabile da secondi o da terzi. Ci sono anche esperienze più quotidiane che testimoniano della tensione interna al vedere: l’intensità del desiderio che si esprime nel fissare, così come il fastidio dell’essere oggetto di qualcuno che ci fissa; i colori vivi con cui dipingiamo un ricordo gioioso, ma anche l’eccessivo distacco nel quale percepiamo un’improvvisa estraneità, un’alienazione, e le cose ci appaiono lontane, indifferenti o addirittura ripugnanti; le immagini dei sogni. Sono tutti esempi di un’individualità che si apre nel mezzo di un rapporto visivo che è anche, o altrimenti perlopiù, oggettivo.
Ora, il cinema è o almeno è stato, per Bianchi, l’istituzione preposta all’articolarsi di questa inquietudine, le sale cinematografiche sono state “il luogo in cui un’intera comunità rifletteva su sé stessa, sulle proprie memorie rimosse, sui propri desideri inconsci, sui propri traumi e sui propri enigmi, attraverso le immagini”. Perché questo? Le ragioni si trovano secondo Bianchi proprio nella materialità del cinema e delle componenti (anche) tecnologiche che lo caratterizzano.
L’argomento si sviluppa a partire dal concetto di “inconscio ottico” discusso da Walter Benjamin. Fotografia e cinepresa permettono di “scavare un buco nel visibile”: se la visione quotidiana è caratterizzata da determinati pattern percettivi, fotografia e cinepresa permettono di rendere visibile, di concentrarsi su ciò che nella visione quotidiana è o ignorato o addirittura invisibile. Senza, non avrei prestato attenzione a questo particolare, non sarebbe possibile osservare la serie dei movimenti di un corpo, tantomeno questi organismi che vivono sulla mia pelle, o il calore dei corpi. Determinati apparati tecnici ci permettono di vedere ciò che, nella visione quotidiana, non viene altrimenti all’attenzione. Non si tratta tanto di piccole percezioni – elementi minimi e ignorabili – quanto dell’emergere di un rapporto, interno al campo della visione, a qualcosa di inatteso.
Proprio in virtù di questa caratteristica, la visione cinematografica sarebbe analoga all’operazione del fantasma, nozione psicoanalitica, compreso come per un verso “la scena in cui il soggetto inscrive il proprio desiderio” e per l’altro “lo spazio in cui soggettivo e oggettivo cessano di essere distinguibili”. Un punto chiave di questa riflessione piuttosto interna alla teoria psicoanalitica lacaniana e al vocabolario della filosofia francese degli anni Sessanta è che nel campo della visione la dimensione fantasmatica emerge in maniera particolarmente apprezzabile quando all’articolarsi di un desiderio la distanza e la differenza che caratterizzano il vedere quotidiano – un rapporto distaccato e oggettivo al mondo – si trasformano in una indifferenziazione fra soggettivo e oggettivo, investita eroticamente. Bianchi prende qui a riferimento il film Il vaso di Pandora (1928) di Georg Wilhelm Pabst. Scrive:
Il film […] racconta l’ascesa e la rovina di Lulu […]. La parabola tragica di Lulu è segnata dalla forza seduttiva del suo corpo e dal modo in cui esso mette in crisi le convenzioni morali e sociali […]. La scena centrale […] è quella in cui Schön, il rispettabile editore che ha sposato Lulu, sopraffatto dalla gelosia e dall’angoscia per la sua irrefrenabile vitalità erotica, estrae una pistola. Ne segue una colluttazione convulsa, quando all’improvviso… parte un colpo, e sullo schermo dall’avvinghiarsi dei corpi sale una nuvola di fumo. Per diversi secondi lo spettatore non sa chi sia stato colpito, né chi abbia sparato. […] In questa indeterminatezza […] si apre una dimensione propriamente fantasmatica: non ci sono più soggetti e oggetti chiaramente distinti che interagiscono in modo causale, ma un cortocircuito in cui attivo e passivo collassano l’uno sull’altro.Grazie alla mediazione tecnica e al fare artistico è possibile manifestare una dimensione inerente allo sguardo che rimarrebbe altrimenti implicita o la cui espressione egualmente intensa rientrerebbe in quadri psicopatologici. Sebbene questa possibilità non sia esclusiva dell’operazione cinematografica, è fuor di dubbio che il cinema ne sia il luogo elettivo.
Grazie alla mediazione tecnica e al fare artistico è possibile manifestare una dimensione inerente allo sguardo che rimarrebbe altrimenti implicita o la cui espressione egualmente intensa rientrerebbe in quadri psicopatologici.In questo snodo concettuale – in cui si articolano tecnicità e materialità, dimensione fantasmatica e campo generale della visione – si ritrova dal mio punto di vista la torsione dialettica più decisiva e più interessante del testo. Bianchi riesce a mostrare come la tranquillità distante della visione quotidiana, che si comprende distaccata e metterebbe al riparo dalle intensità allucinatorie dell’individuo e delle sue fantasie, non solo è già composta da un mélange di oggettivo e soggettivo; ma soprattutto viene ribaltata di segno, una volta che l’apparato tecnico e lo sviluppo storico e materiale vengono messi a fuoco. Il preteso distacco e la pretesa spontaneità della visione quotidiana si rivelano speciosi, mentre l’intervento artificiale, anziché produrre un’immagine-inganno, manifesta proprio quell’elemento di turbamento, di irriconoscibilità, di inquietudine che abita realmente la visione, ma spesso rimane implicito.
Questo guadagno teorico viene poi elaborato nel testo in diverse direzioni. Una scelta interessante di Bianchi consiste nel mobilitare l’apparato concettuale lacaniano in sinergia con la filosofia di Gilles Deleuze (e la sua ricezione di Henri Bergson). Spesso i due pensatori vengono opposti in modo ingenuo e piuttosto manualistico: enfatizzando le critiche mosse da Deleuze alla psicoanalisi, sottolineando l’eredità hegeliana in Lacan, opponendo le rispettive teorie del desiderio. Bianchi opta piuttosto per un dialogo fra i due pensatori e, in un certo senso, per le tradizioni di cui vengono fatti segnaposti (un dialogo già tentato).
Due teoremi in particolare vengono articolati uno sull’altro. Per un verso, l’idea di Lacan di una sostanziale incompletezza della realtà come insieme ordinato, idea espressa nella definizione di reale come “ciò che l’intervento del simbolico rigetta dalla realtà”. Seguendo l’analogia con il campo della visione, possiamo comprendere il concetto di “inconscio ottico” in questi termini. Abbiamo a che fare con un campo costituito essenzialmente da un’esclusione o, detto in altri termini, con una realtà “fratturata, divisa, […] antagonistica”. Personalmente, non credo che la tesi dell’incompletezza sia equivalente alla tesi dell’antagonismo, un argomento che mi sembra debba molto al lacanismo di Ljubljana, né che dalla prima si derivi immediatamente la seconda, ma lascio questo problema in disparte. Quel che conta è l’assunto che la realtà, anziché costituirsi come tutto ordinato, in cui ogni elemento ha il suo posto proprio, sia caratterizzata da un’inerente instabilità: non è fissata una volta per tutte ed è attraversata da antagonismi.
Per l’altro verso, questo supporto speculativo viene specificato nei termini di un’equazione fra divenire e immagine, seguendo qui la linea deleuziana: tutto ciò che diviene, diviene esprimendosi e imprimendosi, agendo e reagendo. Mettersi in immagine non è altro, secondo questa seconda linea, che il processo e flusso continuo di espressione e impressione di ogni cosa sulle altre cose: la realtà viene compresa come un costante mettersi in immagine di ogni cosa e su ogni cosa. Il rischio di una concezione del genere è naturalmente quello di rappresentarsi la realtà come un processo omogeneo, una gran melassa. La determinazione e la molteplicità devono essere integrate, e ciò avviene nel senso di “micro-intervalli” che “tutti gli esseri viventi” istanziano. Ogni essere vivente rifrange il divenire immagine della realtà e così facendo evita il collassare delle determinazioni e delle fratture – dimensioni care a Bianchi – nell’oceano di una presupposta unità-flusso primigenia.
L’intervento artificiale, anziché produrre un’immagine-inganno, manifesta proprio quell’elemento di turbamento, di irriconoscibilità, di inquietudine che abita realmente la visione, ma spesso rimane implicito.Il cinema e la macchina da presa rendono possibili proprio il cristallizzare, l’articolare e l’emergere di queste rifrazioni, interruzioni e divisioni, per le caratteristiche di cui sopra abbiamo già parlato. Scrive Bianchi: “Il cinema non è rappresentazione. Il visibile non è questione di rivelazione, di svelamento o di disvelamento […]. Il visibile è piuttosto questione di abitare la dimensione del ‘non-tutto’. E la macchina da presa, in questo senso, è forse uno degli strumenti per mantenere viva e possibile tale utopia.” La capacità di muoversi in una realtà incompleta, caratterizzata dall’antagonismo, attraversata dal puntiglio erotico del desiderio nell’esperienza percettiva è il referente che in ultima analisi fonda, mi sembra, nel discorso di Bianchi, il riferimento a una dimensione etico-politica.
Torniamo però alle due linee guida che si trovano nel percorso di Bianchi: l’incompiutezza sostanziale e la realtà come flusso. I due paradigmi sono tenuti insieme da un problema metafisico classico: il rapporto fra l’uno e i molti. Problema non facile da risolvere e, non necessariamente risolto dall’affermazione che ogni vivente rappresenta un micro-intervallo: questa rischia o di essere una proposta puramente nominalistica, che chiama alcuni flussi intervalli senza mostrare esattamente in cosa i secondi si distinguerebbero dai primi; o di presupporre la determinazione nell’uno-flusso, rendendo a questo punto vacuo il concetto di realtà come divenire generale.
Sottolineo questa tensione non per puntiglio metafisico, che sarebbe un capriccio inutile, perché Bianchi non sta scrivendo in primo luogo un trattato di metafisica, pur adoperandone alcune categorie fondamentali. Lo faccio per allacciarmi alla tensione stessa che anima il libro e che si lega, a sua volta, alla tensione che caratterizza il cinema oggi come istituzione storica e, a un tempo, come campo dell’esperienza estetica. Questa tensione è identificata da Bianchi con molta acutezza e credo che sia, questo davvero, il senso più proprio in cui il testo riesce ad abitare il divenire come dimensione del non-tutto: cioè non come macro-flusso micro-intervallato dai viventi (e per esempio perché non intervallato proprio dall’apparato tecnico, che mai è stato vivente?); ma proprio come trasformazione, caratterizzata da delle tendenze, ma senza un risultato predeterminato.
Mi spiego meglio, in riferimento alle letture che Bianchi stesso fa di due film, La Bête di Bertrand Bonello e Aggro Dr1ft di Harmony Korine, apparsi nel 2023. Prendo i due film come rappresentativi della tensione che si riscontra nel libro: quella fra i paradigmi dell’incompiutezza e della fratturazione, per un verso, e del divenire come flusso per l’altro. Entrambi questi film fanno i conti con i cambiamenti sociali e tecnologici che inevitabilmente raggiungono anche il cinema e il suo regime estetico: la visione e lo sguardo sono sempre meno delegati all’istituzione cinematografica, alla voce di una critica autoriale, all’esperienza della sala buia; l’audiovisivo viene letto su dispositivi digitali, il testo si adatta alla formattazione da social media, l’intervento interpretativo si spande nel raccoglitore di recensioni; l’immagine diventa sempre meno il luogo di un’interpretazione evocata con il testo e sempre più il luogo di processi di azione e reazione, non interrogazione ma operazione.
In La Bête, vediamo un mondo in cui l’intelligenza artificiale ha permesso di stabilire l’immaginario come campo di “visibilità assoluta”, in cui ogni emozione disturbante o inquietudine viene espunta dall’individuo: “la paura e la bestia sono stati igienizzati, e quindi non sono più nulla”, scrive Bianchi, chiedendosi allo stesso tempo, e riferendosi a una scena del film: “Sarà allora il grido finale di Léa Seydoux l’ultima resistenza alla catastrofe?”, al “vuoto che il digitale lascia dietro di sé”? E risponde: “Forse. Ma è nel finale del finale che avviene il colpo di genio di Bonello, che al posto dei credits mette un QR-code […] e che così sfonda la quarta parete e ci mostra quello che implicitamente era già stato profetizzato nelle due ore e mezza precedenti: un pubblico fatto di smartphone che guardano lo schermo del cinema e che poi si incamminano verso l’uscita del cinema assorti nei propri schermi digitali”.
La capacità di muoversi in una realtà incompleta, caratterizzata dall’antagonismo, attraversata dal puntiglio erotico del desiderio nell’esperienza percettiva è il referente che in ultima analisi fonda, mi sembra, nel discorso di Bianchi, il riferimento a una dimensione etico-politica.Ancora più intensamente, l’operazione di Aggro Dr1ft è un abbandono delle categorie interpretative, nella lettura di Bianchi, per abbracciare e tuffarsi nello sviluppo tecnologico e sociale che il digitale ha portato nel campo del vedere. L’immagine non è più un centro di interrogazione, interpretazione, interruzione, ma diventa il concatenamento di cause ed effetti, dove la visione diventa “espansione diffusa”: immagini che generano immagini che generano immagini. Commenta Bianchi: “La pura immanenza del mondo delle superfici scivola via senza resistenza né arresto, perché non esiste alcun ‘fuori’, tanto meno lo sguardo. Il mondo, ci dice Korine, è questo: resta solo decidere se abbiamo il coraggio – e la giusta dose di disperazione – per stare al gioco. Magari fino ad abbracciare del tutto il regime delle immagini operative, che però immagini, ormai, non lo sono più.”
Con queste ultime parole si chiude L’inquietudine dell’immaginario. Il binomio offerto da La Bête e Aggro Dr1ft, e dalle letture puntuali che ne dà Bianchi, rappresenta al meglio, per me, l’altro cuore pulsante del libro: il suo abitare la trasformazione del cinema partecipandovi. In effetti, una trasformazione è tanto più tale quanto più ciò che si trasforma oscilla sul bordo della sua fine: si è trasformato meno ciò che assomiglia a sé stesso, si è trasformato di più ciò che si allontana da com’è stato. Il cinema si trova su questa soglia: il mezzo tecnico, la pratica sociale, il codice culturale lo portano alla soglia della sua dissoluzione: l’immagine che non è più immagine, come formula Bianchi. Un paradigma – quello incarnato dal film di Korine – che è emblematicamente vicino proprio alla metafora del macro-flusso, dove i micro-intervalli certo ci sono, fra un’immagine e l’altra, ma le cristallizzazioni e le interruzioni non operano come spazi di domanda e interrogazione, ma come altri rimbalzi, altra immagine.
È per questo motivo che il libro di Bianchi abita la stessa trasformazione che viene discussa e che a sua volta si riflette nelle tensioni teoriche interne al libro. Nell’incertezza del divenire del cinema ritroviamo quell’inquietudine e quell’irriconoscibilità dell’immagine che non sono solo un tema fra gli altri, che un’indagine può discutere o anche esaurire. Ma si tratta finalmente anche dell’inquietudine, se posso dir così, del soggetto dell’enunciazione: che abita le trasformazioni sociali, tecnologiche, erotiche e culturali che cambiano il cinema e la visione. Un cambiamento che rischia di (tra)sfigurare il cinema così tanto da farne apparire il mutamento quasi come sparizione. Il libro di Bianchi non ha soltanto il merito di puntare il dito su questa tensione, ma di incarnarla: di dirci di guardare i film sapendo che e come possono sparire. In questo senso, L’inquietudine dell’immaginario risponde alla preoccupazione sulla realtà delle immagini: non afferrandone una sostanza – come mondo, flusso, viralità o interruzione che siano – ma ponendosi nelle tendenze della trasformazione storica e, per quanto possibile, tentando di dirigerne un passo o offrirne una lettura.
L'articolo L’inquietudine dell’immaginario di Pietro Bianchi proviene da Il Tascabile.
Di Alireza Niknam Teheran – Sebbene siano trascorsi anni da quando il gruppo terroristico Mujahedin-e-Khalq (MEK) ha lasciato l’Iraq per trasferirsi in Albania, documenti recentemente trapelati rivelano che questo gruppo non solo non ha abbandonato le sue attività terroristiche, ma sta ora cercando di modificare la propria struttura ideologica e compositiva in Europa, […]
L'articolo Gli Usa fomentano in Europa gruppo terroristico modello ISIS: in Albania il Mek recluta bambini soldato proviene da Come Don Chisciotte.
A test release of GNUtrition, 0.33.0rc3, is now available.
GNUtrition is free nutrition analysis software written for the GNU operating system. The USDA Food and Nutrient Database for Dietary Studies (FNDDS) is used as the source of food nutrient information.
This release removes a number of dependencies that broke building/installing on various systems. You no longer need to have a full LibreOffice, ncurses, SQLite, or LaTeX/TexInfo install to build and install GNUtrition.
More information about GNUtrition may be found on its home page at http://www.gnu.or ... tware/gnutrition/. This test release can be obtained from the alpha.gnu.org server at one of the following:
ftp://alpha.gnu.o ... g/gnu/gnutrition/
http://alpha.gnu. ... g/gnu/gnutrition/
https://alpha.gnu ... g/gnu/gnutrition/
Please report any problems you experience to the GNUtrition bug reports mailing list: bug-gnutrition@gnu.org (https://lists.gnu ... fo/bug-gnutrition).
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NASA’s X-59 quiet supersonic research aircraft is preparing for some of its most significant flights yet. The X-plane is about to begin a new block of test flights that will include its first time flying faster than the speed of sound and other mission-critical objectives.
“What comes next is the first time this one-of-a-kind aircraft will fly supersonic,” said Cathy Bahm, project manager for NASA’s Low Boom Flight Demonstrator. “We are starting toward the mission conditions test point that X-59 was designed for.”
After months of flights, the X-59 team reviewed their progress in late May and now look toward the aircraft’s next series of flight tests, including higher altitudes and faster speeds. This will give engineers a look at how the X-59 handles under required operational conditions for NASA’s Quesst mission to eventually gather data on quiet supersonic flight.
The team expects the X-59 to fly supersonic – over 630 mph – for the first time at approximately 43,000 feet altitude during a series of test flights in early June, a major milestone for the aircraft. After that, it will conduct a “mission conditions” flight, where it will hit Mach 1.4 (925 mph) at approximately 55,000 feet. That speed and altitude are important because they’re NASA’s performance targets for the X-59 to eventually fly over U.S. communities to demonstrate quiet supersonic flight and collect feedback data about the aircraft’s quiet sonic “thump” from the public.
While the X-59 is designed to fly at supersonic speeds without producing a loud sonic boom, these early flights are not yet intended to demonstrate its quiet supersonic capabilities. The X-59 will be accompanied by a traditional supersonic chase plane, so any quiet thump it produces in the current phase of testing will be obscured by louder, traditional sonic booms from the chase. In supersonic flights this summer, the chase aircraft will also be outfitted with a specialized shock-sensing probe to take initial measurements of the X-59’s shock waves.
The X-59’s first block of flights successfully met several test goals, generating data for its team to analyze. After making its first flight in October 2025, it entered a scheduled period of maintenance before returning to the skies in March 2026. It has since completed 14 additional flights, marking milestones including:
Data collected during the X-59’s first block of test flights helped teams better assess critical systems, including fuel, hydraulics, environmental controls, and the eXternal Vision System, which is the aircraft’s unique series of cameras that feed into a monitor that allows the pilot to see forward instead of using a traditional windshield. Teams monitored how the aircraft behaved during takeoff, landing, and throughout flight. Strain gauges installed throughout the X-59 collected detailed information on the forces it experienced, and how its structure responded to them.

During the X-59’s upcoming flights, pilots will run through test points while engineers watch the aircraft’s performance — but now in supersonic flight conditions.
“Flying at supersonic speeds is a major milestone for the X-59 team,” Bahm said. “Every step of envelope expansion brings us closer to demonstrating the quiet supersonic capability that is at the heart of the Quesst mission. Completing the first mission-conditions flight is especially meaningful – it’s the moment where we begin validating the aircraft in the environment it was designed for.”
In addition to reaching mission condition during this block of flight tests, the X-59 will also achieve its maximum speed of Mach 1.6 (1,218 mph) and altitude of 60,000 feet.
But just because the aircraft can go that fast doesn’t mean it always will fly supersonic. Testing will continue, including a mix of subsonic and lower-altitude flights so the team can continue monitoring it in varied conditions.
“These flights not only deepen our confidence in the X-59’s performance – they mark our progression toward the future phases of the mission that will ultimately help shape the future of supersonic travel,” Bahm said.
All flights so far and in the upcoming test block are part of Phase 1 of the X-59’s Quesst mission, focused on proving the performance and airworthiness of the aircraft. Some of those flights will include early deployment of equipment, including a probe mounted to one of NASA’s F-15 research aircraft that can measure the X-59’s unique shock wave signature.
Data gathered during those early probing flights will allow engineers to prepare for a new stage of work set to begin later this year: Quesst Phase 2, when teams will begin to measure the aircraft’s supersonic flight signature to verify that it’s producing a quiet supersonic thump, as designed.
“Aviation pioneer Otto Lilienthal said, ‘To design a flying machine is nothing. To build one is something. But to fly is everything.’ The 15 X-59 flights we’ve accomplished since March have been everything to this team and the mission,” Bahm said. “Every flight has pushed the boundaries of what’s possible, steadily expanding the envelope and strengthening our confidence in the aircraft.”
But, she said, rather than focusing on past progress, the team is already looking ahead.
“As we look ahead to the upcoming flights, we’re poised to open the envelope even further – moving boldly toward the mission test point this aircraft was built to achieve,” Bahm said. “Flying supersonic and reaching these milestones isn’t just progress; it’s the realization of years of perseverance, innovation, and teamwork. Each step brings us closer to Phase 2, and to the future of commercial supersonic flight.”

Di Muhannad Ayyash, aljazeera.com Nelle ultime rivelazioni sulle brutali torture inflitte da Israele ai prigionieri palestinesi, che includono stupri e violenze sessuali, il mondo ha avuto un altro assaggio dell’orrenda realtà della vita palestinese sotto l’infinita occupazione colonialista israeliana. Chiunque abbia un briciolo di elementare decenza umana si sente inorridito, infuriato e sconvolto […]
L'articolo Israele ha smesso di “Sparare e piangere” proviene da Come Don Chisciotte.
Entra in funzione AscoltaMi, la nuova piattaforma digitale di supporto psicologico per studenti dai 13 ai 15 anni, gestita e finanziata dal ministero dell’Istruzione e del Merito in collaborazione con il Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi. Annunciata a inizio anno, rappresenta un segnale che da più parti è stato definito importante: lo Stato riconosce che il benessere psicologico è parte integrante del diritto allo studio. Ma ha già generato un ampio dibattito.
Sul sito del Ministero sono riportate tutte le informazioni utili. Innanzitutto, a chi si rivolge: studenti dell’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado e del primo biennio della secondaria di II grado. Si entra nell’applicativo attraverso la piattaforma Unica del Mim, in videoconferenza e in maniera individuale e volontaria, mediante la fruizione (per una sola volta nel corso dell’anno scolastico) di un voucher che garantisce cinque incontri con psicologi della durata di 60 minuti ciascuno, a eccezione del primo incontro, pensato di 70 minuti per consentire al singolo studente di concordare con il professionista le modalità e i tempi di erogazione del servizio.

Raccontare le professioni del sociale non è un atto di cronaca, ma un atto culturale e politico. È la scelta di portare finalmente sotto i riflettori chi lavora nell’ombra, chi svolge un mestiere che la società finge di rispettare e che invece tratta con noncuranza. Lo facciamo su VITA magazine di maggio.
SOCIAL WORKER, SENZA DI LORO PERDIAMO TUTTI
I genitori degli studenti interessati dovranno presentare la richiesta del voucher tramite la piattaforma Unica. Entro 30 giorni dall’assegnazione del beneficio, procederanno alla scelta del professionista a cui affidare il ciclo di incontri. Una volta scelto lo psicologo, gli studenti potranno incontrarlo in videoconferenza tramite l’applicazione AscoltaMI sulla stessa piattaforma. Dall’altra parte dello schermo, troveranno psicologi con specifici requisiti: iscritti all’albo da almeno tre anni e con esperienza in ambito scolastico e in progetti per l’età evolutiva almeno triennale.
Jacopo Dalai, psicoterapeuta sistemico-relazionale, è il fondatore e presidente della cooperativa sociale Nivalis che a Milano offre psicoterapia, sostegno psicologico ed educativo per adolescenti, bambini, adulti e famiglie in difficoltà. «18 milioni sono una cifra significativa (è lo stanziamento messo in campo dal Governo, nda)», dice, «siamo tutti felici se vengono destinate risorse per l’adolescenza e per i ragazzi. Dopodiché, però, bisogna dire con chiarezza che serve molta attenzione». Si riferisce all’approccio con cui oggi guardiamo all’adolescenza: «Si tende spesso a leggere il disagio in termini di psicopatologia, diagnosi e clinica, e si rischia di dimenticare l’orizzonte educativo e pedagogico, che è spesso quello più immediato e utile per famiglie e scuola. La richiesta alla professione psicologica è sempre più quella di intercettare precocemente i problemi prima che esplodano ma la prevenzione non può ridursi a una lettura solo clinica o a strumenti di screening: molti dei segnali di disagio sono anche espressione di difficoltà relazionali, educative e contestuali, che richiedono interventi non necessariamente diagnostici».

Dafne Guida, presidente e direttrice generale della cooperativa sociale Stripes, si chiede se cinque colloqui possano bastare «di fronte alle occhiaie di chi non dorme, le scuse di chi evita la mensa, il silenzio di chi non alza più la mano». Attenzione, sottolinea, «accogliamo con favore questa misura, che costituisce un passo rilevante: è la prima volta che si investe per intercettare precocemente i segnali di disagio adolescenziale e per garantire un sostegno sul piano della salute mentale a tutti i ragazzi italiani tra i 13 e i 15 anni contemporaneamente. Ma non è sufficiente». Perché? «Innanzitutto perché cinque colloqui sono pochi: consentono appena di inquadrare un problema. Il primo dura 70 minuti per favorire la conoscenza, gli altri 60, ma il tempo dedicato a ogni ragazzo resta limitato».
In più c’è il fatto che gli incontri avvengano attraverso uno schermo: «Spesso accusiamo gli schermi di essere il luogo del ritiro e dell’isolamento, ma allo stesso tempo pretendiamo che diventino il luogo sicuro in cui un adolescente può raccontarsi allo psicologo», riflette Guida. «Il cellulare sul letto o la videochiamata dalla scrivania non ricreano quello “spazio isomorfico”, fisicamente e simbolicamente altro, in cui poter elaborare emozioni in libertà».
Dalai porta l’esperienza di Nivalis a Milano in iniziative di orientamento psicologico: «Abbiamo osservato che una conoscenza personale e in presenza, non mediata dal virtuale, sembra favorire una maggiore adesione ai percorsi. In particolare, quando la presa in carico avviene attraverso cooperative sociali o realtà del Terzo settore presenti stabilmente nella scuola, con educatori e figure riconoscibili dai ragazzi, la tenuta della consultazione psicologica breve appare più solida rispetto a canali più anonimi come numeri verdi o servizi meno radicati sul territorio». Il passaggio attraverso lo schermo, aggiunge, non garantisce automaticamente un migliore aggancio: «Non è detto che faciliti in modo significativo l’accesso o la continuità, soprattutto nei percorsi più strutturati come la psicoterapia». Da qui l’invito «a interrogarsi con cautela sull’idea che il digitale da solo possa facilitare le richieste d’aiuto dei ragazzi: spesso sono le relazioni dirette, la continuità territoriale e la riconoscibilità delle figure adulte a sostenere davvero l’ingaggio nei percorsi di supporto».
Sarebbe diverso se quegli stessi minuti si potessero vivere in presenza? «Uno sportello “in carne e ossa” crea uno spazio della cura e del trattamento, una dimensione dell’accoglienza vis-à-vis, in un luogo e in un tempo dedicati, che è essa stessa educativa», sostiene Guida, che evidenzia un altro rischio. «È quello della delega totale allo psicologo, come se la risposta automatica al disagio adolescenziale dovesse essere unicamente questa. Se un ragazzo sta male, non è mai soltanto un problema individuale: è qualcosa che interpella una comunità educativa intera». Per la pedagogista va costruito «un ponte vero tra quei cinque colloqui e ciò che accade concretamente nella quotidianità del ragazzo. Non può esserci soltanto un pezzo “clinico” separato dal resto. Occorre raccordare quel percorso con la scuola, con la classe, con le relazioni che quel ragazzo vive».
C’è un punto che, secondo Dalai, che va tenuto fermo: «Quello che spesso chiamiamo “disagio” è anche inquietudine adolescenziale, una condizione esistenziale che andrebbe attraversata e accompagnata in altri luoghi, non necessariamente in terapia. Vivere l’ansia prima di una scelta scolastica o nel picco delle verifiche di maggio non è automaticamente una psicopatologia: è una forma di sofferenza legittima, che rischiamo però di medicalizzare troppo. Altro discorso vale per le sofferenze profonde, a cui non possiamo voltare le spalle. Ma dopo cinque sedute che cosa succede? Il rischio è che i servizi si ingolfino, che le richieste confluiscano nei soliti percorsi già saturi, tra liste d’attesa del pubblico e ricorso al privato. La domanda che pongo è: come usiamo davvero questi strumenti? Potremmo pensare, ad esempio, non solo a nuovi dispositivi, ma al potenziamento di quelli esistenti, mettendoli più in connessione con i territori e rendendo più accessibile ciò che già è gratuito e presente nel sistema».
Ogni dato parla, ma alcuni raccontano più di altri. Per Guida il più sorprendente è «il 50% di studenti che lamenta una stanchezza cronica, che non è quella sana di chi ha corso e giocato ma quella opaca di chi non trova senso ai suoi giorni. Oggi, nella scuola, il corpo è diventato essenzialmente “l’ora di educazione fisica”, tutto passa attraverso le parole e attraverso lo schermo. E invece, soprattutto in un contesto psicopedagogico, il corpo comunica continuamente: da come un ragazzo muove le mani o le gambe, da come suda, da come guarda, da come respira emergono segnali fondamentali. Per questo va attivato un sistema che vada oltre i cinque colloqui. Perché se non alziamo lo sguardo e non vediamo cosa c’è intorno, rischiamo di farli cadere nel vuoto. Se dissodi un terreno ma non sei in grado di risistemarlo piantandoci dentro qualcosa, non resterà che un campo di patate».

Quale soluzione adottare allora? Per Guida servirebbe «un educatore di plesso oppure un lavoro più strutturato dei pedagogisti per creare una connessione reale con il territorio e con la scuola. La vera strada è l’integrazione: non esiste lo “psico” senza il pedagogico. Stiamo parlando di soggetti in formazione, di ragazzi che hanno bisogno non solo di un supporto clinico, ma anche di un accompagnamento nei processi di crescita, apprendimento e relazione».
Dalai cita progetti come l’educatore di corridoio e laboratori trasformativi. «Va fatto un ragionamento di comunità. Continuiamo a non vedere la dimensione generativa della sofferenza e dell’inquietudine dei ragazzi e nemmeno le enormi risorse che possono mettere in campo. Servono figure non solo “problem oriented”, ma “generative oriented”: non centrate esclusivamente sulla gestione del disagio, ma capaci di produrre contesti di crescita. Nella scuola questo significa sviluppare iniziative non scollegate dalla didattica, ma integrate nella vita della classe, in grado di intercettare fragilità e ragazzi in difficoltà prima che diventino emergenza. Uno spazio relazionale in cui si costruiscono identità, si sperimentano ruoli, si elaborano conflitti, dove il dialogo non solo sia richiesto, ma ascoltato davvero».
La fotografia in apertura è di Tim Mossholder su Unsplash
L'articolo Adolescenti, al via il supporto psicologico online. Ma fuori dallo schermo chi li ascolta? proviene da Vita.it.
Se leggiamo la notizia di una famiglia distrutta perché uno dei due coniugi fa uso di droga, beh, quasi non è nemmeno una notizia. Ovvio che sia così. Se poi scopriamo che i vicini di casa hanno divorziato perché uno dei due è alcolista, ci dispiace, ma non ci stupisce più di tanto. Quante volte invece abbiamo saputo di separazioni causate dall’azzardo?
Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione Matrimonialisti Italiani – Ami, con casi simili ci ha a che fare spesso. «Le stime ci dicono che circa il 10% delle coppie si separa per motivi legati all’azzardo». Se si considera che in Italia si separano mediamente circa 87mila coppie l’anno – solo quelle eterosessuali, che rappresentano la quasi totalità delle pratiche seguite dai matrimonialisti -, stiamo parlando di circa 8.700 famiglie ogni anno distrutte dall’azzardo. Si tratta però di una stima: non è mai stata condotta in Italia un’indagine epidemiologica sistematica che incroci i dati su chi gioca in modo problematico o patologico con lo stato civile e le variabili familiari.
La correlazione tra gioco d’azzardo patologico e rottura del matrimonio è tra le più solide della letteratura psichiatrica sul gambling. I dati più citati vengono infatti dal Gambling Impact and Behavior Study condotto nel 1999 dal National Opinion Research Center (Norc) per la National Gambling Impact Study Commission statunitense: il tasso di divorzio nel corso della vita è del 18,2% nella popolazione generale, sale al 39,5% tra i giocatori problematici e raggiunge il 53,5% tra i giocatori patologici, quasi tre volte la media. Numeri che erano sostanzialmente validi anche nel 2012.
In Europa uno studio più recente su Bmc Psychiatry (2023), basato sull’intero registro clinico norvegese, ha confermato una prevalenza di separazione e divorzio superiore di circa 5 punti percentuali rispetto ai controlli abbinati per età e genere. Questo non perché i giocatori d’azzardo siano cattivi partner. Piuttosto, perché la dipendenza dal gioco crea sistematicamente condizioni che distruggono le relazioni: inganni finanziari, promesse non mantenute, indisponibilità emotiva, erosione della fiducia. E in oltre la metà delle famiglie colpite, sfocia nella violenza domestica.
A pagare il conto non è solo il coniuge. La letteratura scientifica infatti ha sviluppato il concetto di Affected Others (AOs): ogni giocatore problematico coinvolge negativamente in media dalle 7 alle 8 persone. Tra queste, il partner è la figura più colpita. Inoltre, una studio del 2025 pubblicato su Addiction (Tipping, Wardle, Pryce, Università di Glasgow) ha rilevato un’associazione significativa tra i punteggi di gambling problematico del coniuge e il deterioramento del benessere emotivo e della salute mentale del partner. Uno studio italiano su Frontiers in Psychology (2022, Università di Firenze) ha analizzato i familiari durante il lockdown: il 77% degli Affected Others erano donne, con livelli di paura, stress e ansia superiori persino a quelli dei giocatori stessi.
Quello che l’avvocato Gassani rileva con certezza dal proprio osservatorio è che il profilo tipico del giocatore e della giocatrice è quello del ceto medio e medio-basso, e che è trasversale per età, provenienza geografica e orientamento politico. «C’è una livella alla Totò, pazzesca, quando si parla di azzardo. Nord, Sud, Centro, giovani, meno giovani, non c’è alcuna differenza. E la dipendenza non si nutre di casinò e di grandi puntate: si alimenta di gratta e vinci, schedine, giocate da cinque euro al tabaccaio. Quei giochi che apparentemente sembrano più innocenti sono quelli più pericolosi».
Il meccanismo è insidioso anche dal punto di vista della tracciabilità. «Il denaro viene prelevato al bancomat e usato in contanti, invisibile nei rendiconti bancari. Per quattro, sei mesi vai avanti, ti arrangi, poi esce il bubbone». Il partner si accorge quasi sempre del problema quando il danno è già grave: il mutuo non si paga, la retta scolastica nemmeno, il frigo è vuoto. È quasi sempre l’aspetto economico a portare in tribunale: dopo le bugie e la perdita di fiducia, è l’impossibilità di immaginare un futuro insieme a diventare un ostacolo insuperabile. «Puoi perdonare un tradimento, ma quando non ci sono più soldi, soprattutto se ci sono figli, non c’è psicoterapia che tenga».
Sul fronte del genere, «gli uomini sviluppano dipendenza con maggiore frequenza, ma il trend tra le donne è in crescita». E c’è un’asimmetria nella risposta del partner: «Sono le donne a essere particolarmente intolleranti nei confronti del coniuge dipendente». C’è poi un rischio molto frequente che aggrava ulteriormente la situazione. «Per salvare il salvabile si chiedono soldi in prestito. Gli usurai ci marciano, richiedono interessi a strozzo e si crea un meccanismo criminale da cui è molto difficile uscire». Il problema familiare diventa così anche un problema penale: chi gioca alimenta il mercato dell’usura, che è un reato.
Non solo l’azzardo distrugge i matrimoni, ma il divorzio stesso aumenta il rischio di sviluppare un disturbo da gioco. Lo stesso studio longitudinale norvegese su BMC Psychiatry (2023) ha dimostrato che chi ha vissuto un divorzio ha 2,83 probabilità volte in più, rispetto alla popolazione generale, di sviluppare successivamente un disturbo da gioco. Specularmente, il matrimonio funziona come fattore protettivo: chi è sposato ha probabilità inferiori del 43% di sviluppare una dipendenza da azzardo.
Il legame affettivo stabile, in altre parole, funziona come ancora di prevenzione. Mentre la sua perdita è una vulnerabilità. Si identifica così un meccanismo circolare: l’azzardo distrugge il matrimonio e la rottura del matrimonio può alimentare ulteriormente l’azzardo.
Sul piano legale, la giurisprudenza italiana ha riconosciuto che il disturbo da gioco d’azzardo, quando compromette i doveri coniugali di assistenza morale e materiale e provoca un danno grave al coniuge o ai figli, in particolare attraverso la dilapidazione del patrimonio comune, può giustificare l’addebito della separazione al coniuge giocatore, purché sia fornita prova del nesso causale. Le conseguenze sono significative: la perdita del diritto all’assegno di mantenimento e, in caso di divorzio, la perdita dei diritti successori.
L’addebito tuttavia non è automatico: il giudice valuta caso per caso, e anche in caso di addebito, se il coniuge dipendente si trova in stato di bisogno ha diritto al sostentamento minimo, non al mantenimento completo. Il problema pratico, segnalato dagli avvocati matrimonialisti, è che il coniuge giocatore è quasi sempre diventato un nullatenente, rendendo difficile l’esecuzione dei suoi obblighi.

Gassani avanza una proposta concreta: una tessera personale del giocatore, con un tetto massimo di spesa, esaurito il quale non si può più giocare. Una soglia oltre la quale il sistema si blocca automaticamente. «L’azzardo patologico è un problema sociale e a volte, per proteggerlo, bisogna violare principi di libertà individuale». Perché il conto dell’azzardo, alla fine, non lo paga solo chi gioca.
In apertura, fotografia di Samuel Yongbo su Unsplash
L'articolo Azzardo e divorzio: la dipendenza che consuma anche le relazioni proviene da Vita.it.


Il Vice Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, On. Edmondo Cirielli, ha incontrato oggi a Roma la Vice Ministra degli Affari Esteri della Repubblica Ellenica, Alexandra Papadopoulou.
Il colloquio ha confermato l’eccellente stato delle relazioni bilaterali e la comune volontà di rafforzare ulteriormente il partenariato strategico tra Roma e Atene, nel solco dei risultati conseguiti in occasione del II Vertice Intergovernativo Italia-Grecia del 12 maggio 2025 e delle positive collaborazioni già avviate nei settori dell’energia, della difesa e delle infrastrutture.
Ampio spazio è stato dedicato ad una panoramica dei rapporti bilaterali, con un confronto sul comune sostegno all’Ucraina e sul tema dell’Allargamento dell’Unione europea, con particolare attenzione verso i Balcani occidentali. Vi è stato inoltre un articolato scambio di vedute si principali dossier regionali relativi al Medio Oriente e al Mediterraneo orientale. Nel più ampio contesto delle prospettive di rafforzamento in ambito economico e commerciale, i due Vice Ministri hanno approfondito specialmente l’aspetto della cooperazione nell’ambito della difesa.
È una classifica che ha l’obiettivo di mettere in evidenza quali sono le aziende europee che hanno fatto più progressi nella riduzione delle emissioni di gas serra.
Si chiama Europe’s climate leaders 2026 ed è un elenco che concentra la sua attenzione su quelle aziende che hanno ottenuto la maggiore riduzione delle proprie emissioni principali tra il 2019 e il 2024: le cosiddette Scope 1 e 2, emissioni che derivano dalle attività operative dell’azienda e dall’energia che ha utilizzato.
A stilarla, per il sesto anno consecutivo, il Financial Times sulle informazioni raccolte dal provider di dati Statista: 600 le imprese virtuose.
L’azienda con il punteggio più alto è Fortum, società finlandese attiva nei settori dell’energia e dei servizi di pubblica utilità. Al secondo posto si posiziona la società di servizi professionali Accenture, mentre la società francese di software Dassault systèmes si piazza al terzo posto.
E le italiane? Sono 60 e tra loro figurano anche Enel, Safilo, Intesa Sanpaolo, A2A, Pirelli, Campari, Cassa depositi e prestiti, Ferrari, Poste Italiane, Generali e Banca Generali (QUI l’elenco completo).
Il riconoscimento, fa sapere in particolare il Gruppo Generali, «conferma l’efficacia dell’approccio alla sostenibilità e del Piano di transizione climatica: una direzione integrata nella strategia del gruppo, che definisce impegni, leve, risorse e meccanismi di governance attraverso cui Generali promuove una transizione giusta verso un’economia a zero emissioni nette, nelle attività assicurative, di investimento e operative, entro il 2050»
Ambizioni, si specifica, «che sono supportate da obiettivi intermedi al 2030 e che mirano a favorire un modello economico e sociale più sostenibile».
In particolare, sull’inclusione di Banca Generali nella classifica, per il gruppo si tratta di «un riconoscimento che riflette il percorso strutturato e avviato da tempo dalla banca, concretizzatosi nell’adozione del Piano di transizione climatica all’inizio del 2025»
Il piano, si chiarisce, «definisce obiettivi di decarbonizzazione sia per le attività operative sia per il portafoglio investimenti, con target intermedi al 2030 e l’obiettivo di lungo periodo di emissioni Net-zero al 2040, supportati da specifiche leve di decarbonizzazione».

L’inclusione tra gli «Europe’s climate leaders», sottolinea Lucia Silva, group chief sustainability officer di Generali, «rappresenta un riconoscimento importante dei progressi compiuti da Generali nel contrasto al cambiamento climatico delineati nel Piano di transizione approvato dal Consiglio di amministrazione del gruppo».
I risultati raggiunti, spiega, «dimostrano l’efficacia del nostro piano strategico e la nostra capacità di integrare la sostenibilità nel core business, contribuendo concretamente a una transizione verde e giusta».

Per Carmelo Reale, general counsel & group sustainability di Banca Generali, «l’inclusione tra gli Europe’s climate leaders conferma il percorso intrapreso da Banca Generali e il costante impegno nell’ambito Esg, volto all’integrazione dei fattori di sostenibilità nel modello di business e al rafforzamento di un framework orientato alla promozione di investimenti responsabili e alla creazione di valore nel lungo termine».
In questo percorso, dice ancora, «si inserisce il Piano di transizione cimatica approvato dal nostro Consiglio di Amministrazione, che definisce obiettivi chiari di decarbonizzazione e guida l’evoluzione della Banca verso un modello sempre più sostenibile».
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In apertura foto da Andrey K per Unsplash. Nel testo foto da ufficio stampa Banca Generali
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La Fondazione Social Venture Giordano dell’Amore – Fsvgda è impegnata dal 2017, anno della sua nascita, nella promozione e nello sviluppo dell’ecosistema italiano dell’impact investing – sui versanti della domanda e dell’offerta di capitale – attraverso un’attività integrata di capacity building, investimento e advisory.
Tra i risultati che emergono dall’Impact Report 2025 consultabile sul sito www.fsvgda.it si possono ricordare gli 11,7 milioni di euro investiti in 60 soggetti, 192 percorsi di incubazione/accelerazione e mentorship offerti a startup a impatto sociale, oltre 2 milioni di euro erogati in servizi di incubazione/accelerazione e servizi di accompagnamento alle iniziative imprenditoriali.
L’offerta di competenze sul mercato rappresenta uno strumento centrale nel modello di intervento promosso da Fsvgda. Le iniziative di capacity building – orientate allo sviluppo di una domanda di capitali più solida e strutturata – costituiscono una condizione necessaria a rendere l’attività di impact investing sostenibile e attrattiva per gli investitori. Sulla base di tale consapevolezza, la Fondazione, grazie alle risorse filantropiche di Fondazione Cariplo, ha concluso nel 2025 la quarta edizione di Get it!, realizzata in partnership con Cariplo Factory.

Ad oggi, Fsvgda ha promosso 13 programmi di capacity building (4 edizioni della Call for Impact di Get it!, 3 edizioni di Get it! 4 Partners e 6 programmi esterni in qualità di partner) che hanno raccolto complessivamente 1.960 candidature, consentendo alla Fondazione di finanziare 192 percorsi di incubazione/accelerazione e mentorship e di investire 1,5 milioni di euro in 25 startup a impatto. Nell’ambito di Get it!, inoltre, Fsvgda ha erogato oltre 2 milioni di euro in servizi di accompagnamento imprenditoriale, coinvolgendo nei percorsi di empowerment oltre 50 mentors e supportando attraverso il suo Evaluation Lab oltre 80 imprese nello sviluppo di modelli di valutazione dell’impatto delle loro attività.
Al 31 dicembre 2025, la Fondazione ha investito complessivamente 11,7 milioni di euro in 60 soggetti: 2,5 milioni di euro in 4 veicoli e 9,2 milioni di euro in 56 imprese.

Il portafoglio di investimenti – diretti e indiretti – della Fondazione è il frutto della volontà di allocare risorse finanziarie per lo sviluppo di iniziative imprenditoriali capaci di offrire soluzioni innovative e sostenibili a bisogni prioritari e per contribuire alla nascita e al rafforzamento dei veicoli attivi nel campo dell’impact investing.
Con l’obiettivo di rilanciare e rafforzare l’offerta di capitali, nel novembre 2024, Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore e Fondazione Cariplo hanno avviato ufficialmente Gda Invest, un programma di investimenti a impatto di oltre 60 milioni di euro: al 31 dicembre scorso il programma ha investito 8,5 milioni in 25 iniziative, di cui 22 startup, un Ets (investimento a lungo termine) e 2 veicoli finanziari.

Nel complesso, il portafoglio dei 56 investimenti diretti risulta eterogeneo per natura giuridica – 32 S.r.l., di cui 7 imprese sociali, 20 Cooperative Sociali e 4 S.p.A., di cui un’impresa sociale – e per settore: il 40,6% è afferente all’area sociale, il 44,9% all’area arte e cultura, il 13,2% all’area ambientale e l’1,3% all’area della ricerca scientifica.
L’analisi del portafoglio, inoltre, evidenzia alcuni dati significativi rispetto all’andamento e alle caratteristiche dei dipendenti impiegati dalle 56 partecipazioni dirette: sempre al 31 dicembre scorso sono infatti 1.140 i dipendenti complessivi, di cui 595 donne (52%) e 373 soggetti ascrivibili alle fasce deboli (33%).
In apertura foto by Mattia Poli on Unsplash
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Tens of thousands of abandoned mines threaten waterways across the American West, but identifying which sites urgently need cleanup is slow and expensive. Now, NASA’s EMIT instrument can analyze the unique light signatures of mine waste from space to help focus remediation efforts where they’re needed most.
Your home. Our Mission. And the one planet that NASA studies more than any other.

NASA’s Earth Observatory brings you the Earth, every day: images, stories, and discoveries about the environment, Earth systems, and climate.

NASA Earth Science helps Americans respond to challenges and societal needs — such as wildland fires, hurricanes, and water supplies…

Collection of Earth science videos explaining a variety of concepts and activities performed by NASA’s Earth Science Division.

A leggere il nuovo “2026 Cloud Security Report” realizzato da Check Point insieme a Cybersecurity Insiders, sembra proprio che l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle aziende stia crescendo più rapidamente della capacità delle organizzazioni di proteggerla. Il report, basato sulle risposte di 1.042 professionisti IT e cybersecurity provenienti da organizzazioni di tutto il mondo, mostra un quadro […]
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Nei giardini della storica Residenza d’Italia in Bolivia, l’Ambasciatore d’Italia a La Paz, Fabio Messineo, ha ospitato la III edizione del concerto di musica italiana “Serenata alla Repubblica”, diventato ormai un classico preludio alla celebrazione della Festa Nazionale, di cui si è voluto dare particolare risalto in occasione dell’80mo anniversario.
La prima parte del concerto eseguito dal gruppo “Sariri” è stato dedicato alla musica operistica e di colonne sonore: sono stati eseguiti brani di Ennio Morricone tratti dai film di Sergio Leone, Nicola Piovani, Nino Rota e famose arie d’opera di Verdi (“La Traviata”), Bellini (“Norma”) e Mascagni, (Intermezzo della “Cavalleria Rusticana”).
Nella seconda parte si è commemorato l’VIII centenario della morte di San Francesco con la canzone dell’omonimo film di Zeffirelli del 1972 “Fratello Sole, Sorella Luna”, basata sul “Cantico delle Creature”. Inoltre si è reso omaggio a due cantanti recentemente scomparsi, Gino Paoli e Ornella Vanoni, di cui sono stati eseguite le canzoni più note.
Durante l’evento, al quale hanno partecipato autorità locali, il corpo diplomatico e i principali esponenti della collettività italiana, è stato valorizzato il riconoscimento di “Presidio Letterario” ottenuto dalla sezione di La Paz della “Società Dante Alighieri” per il rilevante contributo alla diffusione della cultura e lingua italiana e al rafforzamento dei legami culturali tra Italia e Bolivia.

Presente a Cipro per il Consiglio Ue e per una riunione con gli imprenditori italiani, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato il suo sostegno e la solidarietà al governo di Cipro, paese della Ue che nei mesi scorsi è stato fatto oggetto di lanci di missili dall’Iran.
In un colloquio telefonico con il presidente della Repubblica di Cipro Nikos Christodoulides, Tajani ha confermato la volontà di rafforzare la cooperazione energetica, settore strategico per i due Paesi e per l’intero Mediterraneo orientale. “Italia e Cipro inoltre vogliono lavorare insieme per rafforzare il segmento mediterraneo del corridoio IMEC, grande progetto strategico per collegare l’India all’ Europa attraverso rotte alternative a quelle esistenti”, ha ricordato il ministro.
Tajani ha anche annunciato che l’ambasciata d’Italia guidata dall’ambasciatrice Antonella Cavallari organizzerà, in parallelo con la America’s Cup di Napoli, una “Regata della pace” aperta agli equipaggi di tutti i paesi del Mediterraneo. L’iniziativa è promossa anche in vista dell’America’s Cup che si svolgerà a Napoli nel luglio del 2027 e dovrebbe coinvolgere decine di imbarcazioni che si impegneranno nel tragitto compreso tra Agia Napa e Limassol, in una gara che intende promuovere il valore dello sport come fattore di unione, una “regata della pace” in una regione oggi gravemente minacciata da conflitti e tensioni.
Mentre i dati ISTAT di aprile confermano ancora una volta la forza dell’export italiano verso i Paesi extra UE, con un +11,3% su base annua, il Comitato Agevolazioni presieduto dalla Farnesina ha approvato oggi una riserva di 40 milioni di euro dedicata alle micro e piccole imprese.
La misura, inserita nello strumento di finanza agevolata “Energia per la competitività internazionale” gestito da SIMEST a valere sulle risorse del Fondo 394/81, è attiva dallo scorso 25 maggio ed è destinata a sostenere le aziende italiane impattate dal rincaro dei costi energetici o che abbiano subito una diminuzione del fatturato in conseguenza del conflitto nel Golfo Persico.
“I dati ISTAT di aprile confermano ancora una volta la forza dell’export italiano e la crescente competitività delle nostre imprese nel mondo. È un risultato che testimonia la qualità, l’innovazione e l’affidabilità del Made in Italy, sempre più apprezzato sui mercati internazionali. Continuiamo a sostenere i nostri imprenditori sui mercati internazionali anche con gli ulteriori strumenti approvati oggi” ha commentato il Ministro Antonio Tajani.
Nel corso della riunione, sono state approvate dieci operazioni di investimento partecipativo per 45 milioni di euro, nell’ambito del Fondo 394/81, destinate all’acquisizione di quote di capitale di società estere controllate da aziende italiane. Gli interventi deliberati accompagneranno il consolidamento – in grande maggioranza nel mercato statunitense – di imprese italiane attive in settori strategici per l’economia nazionale.
Sul piano della finanza agevolata, il Comitato ha approvato 359 operazioni a sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese italiane, per un valore di 185 milioni di euro. I finanziamenti, gestiti da SIMEST, sono destinati a 352 aziende per progetti di transizione ecologica e digitale, programmi di partecipazione a fiere ed eventi internazionali, operazioni di inserimento in nuovi mercati, assunzione di temporary export manager per l’export e apertura di nuove piattaforme di e-commerce.
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Expedition 74 astronauts aboard the International Space Station are continuing research efforts to manufacture large quantities of stem cells for therapies on Earth. Previous studies have focused on fine-tuning hardware that allows scientists to produce greater quantities of high-quality stem cells. Now, the InSPA-StemCellEX-H2 investigation is aiming to demonstrate large scale production of blood stem cells for pharmaceutical and clinical use.
The research uses stem cells derived from the human body to produce large quantities of cells for patient use through a process called “expansion”. Although stem cells can be expanded in labs on Earth, they have limitations. For example, Earth-produced cells lose their ability to form the different cells in our blood system, like red and white blood cells or platelets, which are critical for leukemia patients that receive stem cells to build up their blood system after chemotherapy.
Dr. Tobias Niederwieser, assistant research professor at BioServe Space Technologies within the University of Colorado Boulder says, “The microgravity environment in space is much more suitable for keeping the stem cells in their high-quality state during expansion.” Scientists predict that growing cells in space may lead to higher expansion potential and a lower risk of rejection when used in patients on Earth. This research could create long-term cell supplies for patients suffering from fatal blood disorders, various blood cancers, or severe immune diseases, and enable more reliable and accessible therapies. “The end result is really to benefit patients in hospitals here on Earth,” Dr. Niederwieser says.
Space station research allows scientists and commercial companies around the world to test new technologies and innovative medical solutions that have the potential to greatly benefit life on Earth.
Check Point Software has launched Agentic Exposure Validation (AEV), a new AI-driven capability within its Exposure Management platform that uses autonomous agents to reason like attackers and provide security teams with hard evidence of what is genuinely exploitable in their environment, before adversaries can act on it.
The launch comes as the threat landscape undergoes a fundamental shift. Frontier AI models are now capable of autonomously identifying and weaponising vulnerabilities at machine speed, compressing the mean time from CVE disclosure to confirmed exploitation from 2.3 years in 2018 to roughly 10 hours in 2026. At the same time, 72.7% of exploited CVEs in 2026 are hitting as zero-days, up from just 16.1% eight years ago.
Traditional vulnerability management has long relied on static severity scores, leaving security teams to sift through thousands of flagged issues without knowing which represent a real, reachable risk. AEV takes a materially different approach: rather than assigning a score and moving on, it deploys AI agents that work through each potential exposure using logic that mirrors attacker reasoning.
The agents correlate exposure data with asset context, live threat intelligence, existing control coverage, and known exploit research to determine whether a path to compromise actually exists. When a route is blocked by an existing control, AEV pivots to an alternative attack path. If no viable path exists, the threat is discarded. If exploitation is feasible, the system produces direct evidence, giving security teams the confidence to prioritise and act.
Early customer engagements have already shown the capability of generating novel exploits for dozens of vulnerabilities that had no previously published exploit code, illustrating the analytical depth of the agents.
Yochai Corem, General Manager of Exposure Management at Check Point, said the product addresses a problem that has become existential for enterprise security teams: “The era of autonomous, AI-driven exploitation is here. Frontier AI models are attacking critical vulnerabilities at scale, without human steering. Security teams are already inundated and cannot effectively address that emerging threat.”
Corem added that AEV is designed to put defenders on equal footing: “Agentic Exposure Validation is our answer: AI agents that reason like attackers reviewing your organisation’s digital surface from the outside with our unique threat intelligence context, and prove what is actually exploitable, providing security teams the evidence and the remediation to act smartly and effectively before attackers do.”
Check Point positions AEV as a validation layer within Continuous Threat Exposure Management (CTEM) programmes, moving organisations from discovery and prioritisation into evidence-based exposure reduction. The validation step has historically been manual, slow, and resource-intensive. AEV’s safe proving loop, analysing assets and CVEs, enriching findings with live Check Point threat intelligence, verifying whether existing controls already block the path, and building targeted validation without disruptive techniques, is designed to make that step autonomous and continuous.
Agentic Exposure Validation is available now as part of Check Point Exposure Management. Organisations can request a complimentary AEV scan to see what an agentic attacker would uncover on their external attack surface.
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Il Sottosegretario agli Esteri, Massimo Dell’Utri, ha partecipato oggi al segmento di alto livello della Rome Nutrition Week 2026, ospitata dalla FAO, dedicato al tema “Delivering as One for Coherent Nutrition Action”.
L’evento, promosso dal sistema UN-Nutrition insieme a FAO, IFAD e WFP, ha riunito i vertici delle Agenzie del Polo Romano, rappresentanti governativi, istituzioni finanziarie internazionali, società civile e settore privato per discutere le sfide globali legate a nutrizione, sicurezza alimentare e trasformazione dei sistemi agroalimentari.
Nel suo intervento, il Sottosegretario Dell’Utri ha ribadito il sostegno dell’Italia a un approccio integrato alle politiche nutrizionali, sottolineando il valore del coordinamento multilaterale e del lavoro svolto dalle Agenzie del Polo Romano. “La nutrizione non riguarda soltanto l’accesso al cibo, ma la salute, la stabilità sociale, la qualità dello sviluppo e la resilienza delle comunità. L’Italia continuerà a sostenere iniziative capaci di rafforzare sistemi agroalimentari sostenibili, valorizzare le produzioni locali e promuovere modelli alimentari sani, anche attraverso il contributo della dieta mediterranea”, ha dichiarato il Sottosegretario Dell’Utri.
L’Istituto Italiano di Cultura di Pechino ha promosso il ritorno di Giulia Mazzoni in Cina, con una serie di eventi speciali che sanciscono una nuova fase del suo percorso artistico e del suo legame con il pubblico orientale.
Lo scorso 26 maggio, presso l’Auditorium dell’Istituto Italiano di Cultura, l’artista ha tenuto il concerto dal titolo “Giulia Mazzoni is Back to China”, realizzato grazie alla collaborazione con Zhong Art International.
L’appuntamento inaugurale di Pechino sarà seguito da numerosi altri eventi che vedranno l’artista fiorentina protagonista di un intenso dialogo musicale e culturale. Si terrà infatti il 29 maggio a Tianjin un concerto esclusivo presso il suggestivo Padiglione Yun-Gui di Tianjin, raffinato spazio culturale e architettonico della città. L’artista si esibirà anche il 31 maggio presso il noto locale pechinese 024. Giulia Mazzoni si esibirà infine il 1° giugno presso l’Ambasciata d’Italia, nell’ambito delle celebrazioni per la Festa della Repubblica Italiana.
Il Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Pechino, Federico Roberto Antonelli, ha dichiarato che questa iniziativa è solo la prima tappa di un percorso di una collaborazione tra Italia e Cina destinata a continuare per tutto l’autunno 2026.

“Scenario attuale ed evoluzioni in corso: il ruolo della cooperazione sociale”, questo il titolo del congresso del settore sociale di Agci– Associazione Generale Cooperative Italiane che si è tenuto a Roma, presso Palazzo Merulana e ha visto l’elezione del bolognese Pietro Segata, presidente di Società Dolce al vertice di Agci imprese sociali. Segata raccoglie il testimone da Giuseppina Colosimo. Oltre a Segata la presidenza è così costituita: Marco Olivieri (vicepresidente vicario), Massimo Ramerino (vicepresidente), Antonella Cappadona, Pierandrea Costa, Giuseppe D’Anna, Emanuele Monaci, Federico Pericoli e Rocco Rota.
Il settore imprese sociali di Agci nasce nel 1998 e oggi raggruppa 1.112 cooperative del settore sociale, per un totale di circa 212.777 soci, 53.633 occupati e un fatturato pari a 1.459.016.025 euro.
Quali gli obiettivi di mandato del neo presidente? Segata a colloquio con VITA ne individua quattro. Il primo è dare «piena cittadinanza alle imprese sociali». Già oggi le imprese sociali costituite in forma non cooperativa possono aderire al network senza però effettivo diritto di voto (se non in forma consultiva): «Proporrò al presidente nazionale Massimo Mota una modifica al nostro statuto affinché si avvii un processo in base al quale anche le imprese sociali a partecipazione cooperativa (ovvero possedute per almeno dal 51% da coop sociali) o che inseriscano nella governance il coinvolgimento dei dipendenti nella gestione e negli utili dell’azienda (sul modello tedesco in base alla riforma proposta dalla Cisl) possano godere del pieno diritto di voto».
Secondo punto: «L’estensione del contratto nazionale delle cooperative sociali come riferimento base per tutte le imprese sociali, anche non cooperative».
Terzo obiettivo: favorire la nascita di cooperative o consorzi di cooperative sociali a indirizzo plurimo, ovvero soggetti che gestiscono contemporaneamente i servizi socio-sanitari/educativi (tipo A) e le attività produttive finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate (tipo B). «Un orizzonte», ragiona Segata, «che contribuirà a rafforzare la sostenibilità e la capacità innovativa delle nostre imprese».
Infine il capitolo sul lavoro di cura. Su questo Segata ha un’idea ben definita: «Rendere Agci imprese sociali, non solo un organo di rappresentanza delle imprese, ma anche dei lavoratori. Dagli educatori agli assistenti sociali, dobbiamo lavorare a fondo per rendere attrattive queste professioni». Come in concreto? «Stiamo discutendo del rinnovo del contratto nazionale, che, in linea con le indicazioni del Governo, in prima battuta recupererà tutta l’inflazione, dopo di che dobbiamo mettere in campo altri strumenti, lavorando sul welfare aziendale, sulla previdenza integrativa e sulle prestazioni mutualistiche di assistenza sanitaria. Non dobbiamo nasconderci dietro un dito: oggi troppe nostre persone sono già o rischiano di finire nel perimetro dei lavoratori poveri. Invertire la rotta è una priorità».

Raccontare le professioni del sociale non è un atto di cronaca, ma un atto culturale e politico. È la scelta di portare finalmente sotto i riflettori chi lavora nell’ombra, chi svolge un mestiere che la società finge di rispettare e che invece tratta con noncuranza. Lo facciamo su VITA magazine di maggio.
SOCIAL WORKER, SENZA DI LORO PERDIAMO TUTTI
Segata è una delle voci che parlano nel numero di VITA magazine in distribuzione “Social worker, senza di loro perdiamo tutti”, all’interno del quale trovate il “Manifesto del lavoro sociale” che presenteremo il 4 giugno a Torino.

Tornando a Roma, all’evento, moderato dalla giornalista Rai Simona Rolandi, ha inviato un videomessaggio Alessandra Locatelli, ministro per le Disabilità. Mentre hanno partecipato dal vivo Maria Teresa Bellucci, viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali; Massimiliano Maselli, assessore all’Inclusione sociale della Regione Lazio; Claudia Pratelli, assessora alla Scuola, Formazione e Lavoro del Comune di Roma; Cristina Almici, deputata di Fdi; Silvio Lai, deputato del Pd; Maria Chiara Gadda, deputata di Italia Viva; Marco Lombardo, deputato di Azione; Gabriele Sepio, avvocato esperto di Terzo settore ed economia sociale; il direttore di VITA Stefano Arduini; il professor Stefano Zamagni; il presidente di Confcooperative Federsolidarietà Stefano Granata e Massimo Ascari, presidente di Legacoopsociali. A concludere i lavori è stato il presidente di Agci nazionale Massimo Mota.

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Swiss privacy company Proton has rolled out a significant update to Proton Mail that allows users to connect their Gmail accounts directly to the platform. The feature, announced on 28 May 2026, enables Gmail messages to be imported into Proton Mail and allows users to send and receive emails from their Gmail address, all without toggling between separate inboxes.
The integration is aimed at users looking to transition away from Google’s ecosystem but who face the practical challenge of updating contacts and switching services one by one. Rather than forcing an abrupt departure, Proton is offering a bridge: a managed migration path where Gmail activity is gradually absorbed into Proton Mail.
When a user activates the Gmail connection via Proton’s Easy Switch tool, their most recent Gmail messages are imported into Proton Mail. Going forward, new emails arriving in Gmail will continue to appear automatically in the Proton inbox. Crucially, Proton says the connection is strictly one-directional in terms of access: connecting Gmail does not grant Google any visibility into the user’s Proton Mail inbox.
From a security standpoint, this is a meaningful distinction. Proton positions the feature as a transitional tool rather than a permanent hybrid solution. The company acknowledges that Google continues to read emails received by a Gmail account, including any sensitive communications. The feature is designed to shrink that exposure over time, not eliminate it overnight.
Proton says it applies its standard email protections to Gmail content viewed through the Proton Mail interface. That includes tracker removal, ad stripping, and spam filtering. Unlike Gmail, which the company describes as fundamentally built around advertising, Proton does not scan email content, build advertising profiles, or use user data for AI training purposes.
Proton also highlights an encryption benefit: when both parties in a conversation use Proton Mail, messages exchanged between connected Gmail addresses become end-to-end encrypted, meaning Google cannot read those communications. This incentivises users to encourage their contacts to make the same switch.
Proton is explicit that the feature is not a long-term solution. The company frames it as part of a broader, gradual transition away from Google, designed to make the process manageable. The recommended approach is for users to update all their important accounts to their Proton address, after which Gmail receives only low-priority mail. Users can then disconnect Gmail entirely from Proton Mail and, if they choose, delete their Google account altogether.
The feature is rolling out gradually, meaning not all users will see it immediately. Setup is straightforward: users open the Easy Switch section in their Proton Mail settings and connect their Gmail account. In addition to Gmail, Proton supports email imports from Outlook, Yahoo, and Apple Mail via the same Easy Switch tool or a standalone import utility.
The launch arrives against a backdrop of sustained criticism of Google’s data harvesting practices. Google uses Gmail activity, including which emails are opened and interacted with, to build user profiles that feed its advertising ecosystem. The company also uses approximate location data derived from email activity to personalise ads. By routing Gmail through Proton’s interface rather than Google’s own apps, users can reduce their exposure to this data collection, even while maintaining their Gmail address.
For IT and security teams advising organisations or individuals on reducing Big Tech data exposure, Proton’s new approach represents a pragmatic middle ground: it acknowledges that cold-turkey Gmail abandonment is impractical for many users and provides a structured, privacy-improving alternative.
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Abbattere dieci edifici a Beirut per ogni drone che ferisce un soldato israeliano. È la richiesta che Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze di Tel Aviv, ha rivolto al capo del governo Benjamin Netanyahu come risposta alla morte, per mano di Hezbollah, della sergente Rotem Yanai. «È semplice», ha scritto su X. «Signor primo ministro, lascia che l’Idf vinca e protegga i nostri soldati».
Ma il Libano non ha bisogno di attendere la rappresaglia invocata da Smotrich. Dalla sera di martedì 26 maggio è in corso una vasta offensiva israeliana nel Sud del Paese, che nelle ultime ore sta coinvolgendo soprattutto Tiro, 200mila abitanti, uno dei centri maggiori dopo la capitale, e Sidone (circa 60mila). A ordinarla è stato lo stesso Netanyahu dopo gli attacchi con droni condotti da Hezbollah contro le truppe che occupano parte del Libano meridionale e contro i civili nel nord di Israele. L’attacco è stato preceduto da un ordine di evacuazione arrivato due ore prima dell’inizio dei bombardamenti, che sono quindi iniziati con le persone ancora in fuga. Online, sono diversi i video che mostrano gruppi di cittadini coperti di polvere radunati sotto gli edifici crollati. I morti – alla mattina di giovedì 28 maggio – sono almeno 12, che vanno ad aggiungersi ai 30 dei due giorni precedenti.
Inizialmente, l’ordine di evacuare sopra al fiume Zahrani, circa 40 chilometri a nord del confine con Israele, è stato rivolto ai cittadini di Tiro e a quelli dei villaggi limitrofi. In serata, però, l’esercito israeliano ha dichiarato delimitato come “zona di combattimento” tutta l’area che si trova tra la Linea Blu (il confine con Israele) e questa nuova linea di demarcazione interna: si tratta di circa il 18% del territorio libanese. Al momento, le truppe di terra non sono ancora arrivate in quest’area, ma un canale tv libanese ha affermato che un carro armato israeliano sarebbe stato visto circa 5 chilometri a nord del fiume Litani – quindi nell’area tra questo corso d’acqua e il fiume Zahrani -: se confermato, sarebbe il più a nord mai raggiunto da un veicolo di Tel Aviv dai tempi della prima guerra con il Libano, nel 1982. Il fiume Litani delimita a nord la zona cuscinetto stabilita da una risoluzione Onu in cui l’unica presenza militare consentita è quella libanese e quella dell’Unifil. Sebbene la risoluzione sia di fatto carta straccia vista la presenza sia di Hezbollah che dell’Idf, superare addirittura questa linea sarebbe un salto di livello all’interno del conflitto.
Sebbene Israele affermi di mirare alle postazioni di Hezbollah, sono diversi i civili coinvolti. Secondo l’agenzia di stampa statale libanese Nna, una famiglia di sei persone è stata centrata da un drone mentre percorreva l’autostrada di Adlun, nella zona di Nabi Sari all’interno del distretto di Zaharani, proprio per evacuare. Nell’area sarebbe morto anche un soldato dell’esercito libanese. A Sidone, invece, un missile ha colpito un palazzo nella zona di Qiaa: i soccorritori hanno recuperato tre corpi, mentre i feriti sono cinque. A Tiro, infine, un drone ha colpito una motocicletta, causando due morti.
Dall’inizio della settimana, sono almeno 550 (135 nelle ultime 24 ore) gli obiettivi di Hezbollah che Israele ha dichiarato di aver colpito, nonostante la proroga del cessate il fuoco firmata il 15 maggio. Dall’inizio di marzo, quando Israele ha lanciato l’offensiva contro Hezbollah in seguito all’attacco condotto assieme agli Stati Uniti contro l’Iran, i morti in Libano sono 3.269, con 9.840 feriti. Gli sfollati, invece, sono circa un milione, più o meno un quinto della popolazione.
In apertura: una donna controlla il suo appartamento a Sidone, giovedì 28 maggio. (AP Photo/Mohammed Zaatari/Lapresse)
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Centootto ragazzi in nove mesi, ventidue posti letto, un centro di accoglienza straordinaria a Crotone. Arrivavano dall’Afghanistan, dal Bangladesh, dall’Egitto, dalla Costa d’Avorio – quasi tutti con alle spalle detenzioni in Libia o in Turchia, violenze, traversate del deserto. Nel progetto “Da Cas a Casa”, gestito dall’impresa sociale Sabir, frequentavano la scuola, facevano tirocini in aziende locali, seguivano percorsi psicologici. Alcuni erano stati dati in affido a famiglie del posto: un fatto quasi senza precedenti nel sistema italiano dei Cas per minori stranieri non accompagnati.
Ora Sabir ha annunciato che non rinnoverà il contratto con la Prefettura. Ritardi nei pagamenti protratti per mesi, assenza di risposte alle comunicazioni ufficiali, nessuna programmazione, contestazioni ritenute sproporzionate. La presidente Manuelita Scigliano non usa giri di parole: il sistema «tratta i minori come numeri da spostare e redistribuire». Firmare un nuovo contratto, in queste condizioni, avrebbe significato «trasformare un’esperienza educativa in una lenta agonia amministrativa».
Non è una resa, sostiene Scigliano. È una denuncia pubblica. E vuole che il caso di Crotone apra un dibattito nazionale. «Abbiamo sostenuto quasi da soli, a livello locale, questa battaglia estenuante. Oggi la questione va portata a un livello politico e di principio. Chiediamo che il nostro appello venga raccolto da chi crede che la difesa dei diritti dei più fragili non possa più essere lasciata alla solitudine di pochi».
Qual è la situazione dei minori stranieri non accompagnati in Calabria? Quanti sono e come vivono?
La situazione dei minori stranieri non accompagnati in Calabria è diventata particolarmente critica a partire dal 2023, quando il territorio crotonese è stato investito da un’esplosione degli arrivi via mare. In quell’anno in Italia si è arrivati a oltre 20mila minori stranieri non accompagnati, a fronte di una disponibilità di posti in accoglienza dedicata di circa 3mila posti. Questo squilibrio enorme ha prodotto conseguenze davvero gravi: molti ragazzi sono rimasti per giorni o settimane in condizioni improprie, spesso trattenuti in centri per adulti o in strutture emergenziali come il Cara di Sant’Anna di Crotone. Una situazione che abbiamo denunciato anche attraverso un’interrogazione parlamentare presentata a Bruxelles. È in quel contesto che Sabir ha iniziato a operare con i Msna, offrendo inizialmente supporto educativo e ricreativo ai ragazzi presenti nel Cara di Sant’Anna e partecipando ai tavoli istituzionali della Prefettura di Crotone. Dal settembre 2024 abbiamo poi gestito un Cas dedicato ai minori, con 22 posti letto, all’interno del quale sono transitati 108 ragazzi provenienti da Afghanistan, Bangladesh, Iran, Egitto, Tunisia, Costa d’Avorio, Gambia e Pakistan. Questi ragazzi arrivano quasi sempre dopo percorsi segnati da guerra, torture, violenze o detenzione in Libia e Turchia. Per questo il tema non può essere solo “dove dormono”, ma come vivono. Nel nostro progetto abbiamo cercato di trasformare il Cas in una vera “casa”: scuola, corsi di italiano, supporto psicologico, sport, laboratori artistici, tirocini lavorativi, mediazione culturale e costruzione di relazioni con la comunità locale. L’obiettivo era evitare che restassero sospesi in un sistema emergenziale e restituire loro continuità educativa, dignità e prospettive di autonomia.
La decisione di non rinnovare il contratto è stata definita “sofferta”. Quali sono stati i momenti o gli episodi specifici che hanno reso impossibile continuare, nonostante i risultati raggiunti con i ragazzi accolti?
La decisione di non rinnovare il contratto è stata sofferta perché, nonostante i risultati raggiunti con i ragazzi, negli ultimi mesi è diventato sempre più difficile garantire un’accoglienza realmente educativa e sostenibile. Le criticità non riguardavano un singolo episodio, ma un insieme di problemi strutturali: ritardi amministrativi e nei pagamenti protratti per mesi, difficoltà continue nel confronto con l’Amministrazione, assenza di risposte alle comunicazioni ufficiali, mancanza di programmazione e contestazioni che spesso abbiamo ritenuto sproporzionate o incoerenti rispetto al lavoro svolto. A questo si aggiungeva una gestione sempre più burocratica del sistema, in cui il rischio era quello di ridurre i minori a semplici “posti letto”, senza considerare i percorsi individuali costruiti nel tempo. Eppure parliamo di ragazzi estremamente vulnerabili, spesso arrivati dopo traumi, violenze o situazioni familiari molto difficili, che necessitano di continuità educativa, psicologica e relazionale. In alcuni casi il Tribunale per i Minorenni aveva persino disposto il prosieguo amministrativo proprio per consentire il completamento dei percorsi di integrazione avviati all’interno della struttura. Nel nostro centro i ragazzi erano inseriti a scuola, in tirocini lavorativi, in percorsi psicologici e di integrazione sociale. Alcuni avevano iniziato finalmente a trovare stabilità dopo anni di spostamenti continui tra strutture diverse. Interrompere tutto questo senza garanzie sulla continuità dei percorsi avrebbe significato tradire il senso stesso del progetto “Da Cas a Casa”. Per questo abbiamo ritenuto che firmare un nuovo contratto, nelle condizioni date, avrebbe rischiato di trasformare un’esperienza educativa costruita con fatica in una gestione puramente amministrativa, non più compatibile con il superiore interesse dei minori.

Il modello “Da Cas a Casa” ha prodotto risultati rari come l’affido familiare e culturale. Come si è costruito concretamente quel rapporto di fiducia con la comunità locale di Crotone, un territorio già segnato da spopolamento e difficoltà?
Il rapporto di fiducia con la comunità locale si è costruito lentamente, attraverso la presenza quotidiana e la partecipazione concreta dei ragazzi alla vita del territorio. Non abbiamo mai pensato al Cas come a un luogo chiuso o separato dalla città, ma come a uno spazio aperto, capace di creare relazioni reali tra i minori e la comunità crotonese. Questo è stato possibile anche perché Sabir non è un semplice ente gestore arrivato dall’esterno per amministrare un servizio, ma una realtà sociale radicata da anni nel territorio crotonese, impegnata quotidianamente in attività di inclusione sociale, contrasto alla povertà, supporto ai migranti e tutela delle persone vulnerabili. Lo Sportello Migranti, i servizi sociali, sanitari e psicologici, le collaborazioni con scuole, associazioni e aziende locali hanno permesso di costruire una rete di fiducia già esistente nella comunità. Per questo abbiamo investito moltissimo nelle attività culturali, artistiche e sportive. I ragazzi hanno partecipato a laboratori di musica e composizione digitale, ad attività di arrampicata, calcetto e flag football, ma anche a momenti di socialità con associazioni, scout e volontari del territorio. Uno dei momenti più significativi è stata la rappresentazione teatrale “Sogna Ragazzo Sogna”, costruita insieme al maestro Mario Nunziante sulle note della canzone di Roberto Vecchioni. Attraverso il teatro e la musica, i ragazzi hanno raccontato pubblicamente il loro viaggio, le paure, i traumi e le speranze legate all’arrivo in Italia. Quella performance è stata portata anche sul palco del Premio Letterario Caccuri ed è diventata un momento molto forte di incontro tra la cittadinanza e questi giovani, non più percepiti come “migranti” astratti ma come ragazzi con storie, talenti ed emozioni. Abbiamo inoltre promosso attività nell’orto sociale, percorsi scolastici e tirocini nelle aziende del territorio. È proprio grazie a questa rete di relazioni quotidiane che sono nati anche percorsi rarissimi nel sistema dei Cas, come gli affidi familiari e culturali. In un territorio segnato dallo spopolamento e dalla fragilità sociale, si è creato un modello basato non sull’assistenza, ma sulla corresponsabilità e sul riconoscimento reciproco.
Nella lettera si denuncia una logica amministrativa che tratta i minori “come numeri da spostare”. Cosa succederà in concreto ai ragazzi già inseriti nei percorsi scolastici, lavorativi e psicologici dopo la chiusura del progetto?
Il punto più grave è proprio questo: oggi non esistono garanzie sufficienti sulla continuità dei percorsi educativi, scolastici, lavorativi e psicologici già costruiti con questi ragazzi. Il rischio concreto è che minori che finalmente avevano trovato una stabilità vengano nuovamente trasferiti da una struttura all’altra, interrompendo relazioni, percorsi terapeutici, inserimenti scolastici e tirocini avviati nel territorio. Parliamo di ragazzi estremamente vulnerabili, molti dei quali arrivati in Italia dopo esperienze traumatiche, violenze familiari, detenzione, guerra o sfruttamento. In diversi casi il lavoro educativo aveva richiesto mesi per costruire fiducia, equilibrio emotivo e adesione ai percorsi di integrazione. Alcuni ragazzi avevano iniziato finalmente ad aprirsi, a partecipare alle attività, a frequentare la scuola o ad avviare esperienze lavorative. In alcuni casi, inoltre, il Tribunale per i Minorenni aveva riconosciuto formalmente l’importanza della continuità educativa all’interno della struttura, disponendo il prosieguo amministrativo proprio per consentire ai ragazzi di completare il loro percorso di integrazione e autonomia. Il problema è che il sistema continua spesso a ragionare in termini di disponibilità di posti e gestione emergenziale, mentre per questi ragazzi la continuità relazionale ed educativa è fondamentale. Spostarli significa spesso ricominciare tutto da capo, con il rischio concreto di dispersione scolastica, marginalizzazione o ulteriore fragilità psicologica. Per questo Sabir ha dichiarato che continuerà a monitorare quanto accadrà ai minori coinvolti, ai loro percorsi scolastici, lavorativi e psicologici, affinché nessuna scelta amministrativa produca ulteriori danni nel silenzio generale.
L’appello finale è rivolto al Governo e alle istituzioni per avviare una co-programmazione nazionale. Cosa significa in pratica superare la distinzione tra “prima” e “seconda” accoglienza, e quali resistenze istituzionali avete incontrato nel proporre questo cambiamento?
Superare la distinzione tra “prima” e “seconda” accoglienza significa cambiare completamente il modo in cui vengono considerati i minori stranieri non accompagnati. Oggi il sistema è ancora troppo frammentato: nella prima accoglienza spesso prevale la logica emergenziale, trovare rapidamente un posto letto, mentre i percorsi educativi, psicologici, scolastici e di integrazione arrivano dopo, quando arrivano. Ma un minore non può aspettare mesi per iniziare un percorso di tutela reale. Noi sosteniamo invece che la presa in carico debba essere globale fin dal primo giorno: scuola, supporto psicologico, mediazione culturale, tutela legale, salute, formazione e costruzione di relazioni con il territorio devono partire immediatamente, senza separare artificialmente le fasi dell’accoglienza. È questo il senso del modello “Da Cas a Casa”: trasformare un centro emergenziale in una comunità educante radicata nel territorio. Le principali resistenze incontrate sono state culturali e amministrative. Da una parte continua a prevalere una logica numerica e burocratica, centrata sulla gestione dei posti disponibili più che sui bisogni dei ragazzi; dall’altra manca spesso una vera co-programmazione tra Prefetture, enti locali e Terzo Settore. In questi mesi abbiamo sperimentato difficoltà continue nel dialogo istituzionale, ritardi amministrativi, mancanza di risposte e assenza di una programmazione stabile che consentisse di pianificare percorsi educativi duraturi. Eppure investire in percorsi strutturati non rappresenta solo una scelta etica o sociale, ma anche una scelta razionale per lo Stato. Garantire continuità educativa e integrazione fin dall’inizio significa ridurre dispersione, marginalizzazione, trasferimenti continui tra strutture, contenziosi amministrativi, emergenze sociali e costi legati a interventi successivi molto più onerosi. Un sistema stabile e integrato consente di ottimizzare risorse, tempi e investimenti pubblici, evitando di spendere continuamente nell’emergenza senza costruire percorsi reali di autonomia. Per questo chiediamo una programmazione nazionale stabile, fondata sul superiore interesse del minore e sulla collaborazione reale tra istituzioni e realtà territoriali che lavorano ogni giorno sul campo. Noi vorremmo davvero che il caso di Crotone diventasse la scintilla per aprire finalmente un dibattito nazionale serio sull’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Non soltanto come denuncia di ciò che non funziona, ma come proposta concreta di un’alternativa possibile. In questi anni abbiamo dimostrato che un modello diverso può esistere: un’accoglienza radicata nel territorio, costruita sulla relazione educativa, sulla comunità e sulla continuità dei percorsi. Un modello che non è straordinario o irrealizzabile, ma che potrebbe essere replicato facilmente in molti altri territori italiani se sostenuto da una reale volontà politica e istituzionale.
Foto: Antonino Durso/LaPresse
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Das aktuelle HBradio 3/2026 steht ab sofort auf der USKA-Website zum Download bereit.
Die Ausgabe bietet eine breite Palette an technischen Fachartikeln, Expeditionsberichten und Verbandsmitteilungen.
Einige Highlights dieser Ausgabe:
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Published: HB9HGH 2026-05-28 12:43:17
È entrato in vigore nella giornata di ieri, 27 maggio, l’Accordo tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede per la realizzazione di un impianto agrivoltaico nell’area di proprietà della Santa Sede a Santa Maria di Galeria (Roma).
L’Accordo, sottoscritto lo scorso 31 luglio dall’Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Francesco Di Nitto, e dal Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali della Santa Sede, Mons. Paul Richard Gallagher, entra in vigore a seguito del completamento delle procedure interne necessarie da parte dei due Paesi.
L’intesa rappresenta un esempio concreto della collaborazione tra Italia e Santa Sede nella promozione della sostenibilità ambientale e nella lotta al cambiamento climatico, attraverso iniziative volte a favorire la transizione energetica e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Il progetto dell’impianto agrivoltaico coniuga, in particolare, innovazione tecnologica, produzione di energia pulita e valorizzazione del territorio, confermando il comune impegno delle Parti verso modelli di sviluppo sostenibile e responsabile.
Di Massimiliano Bonavoglia Costi e ricavi: chi incrementa guadagni netti e chi perde in UE? Come appare il sogno europeo, se viene applicato ai conteggi economici? L’Unione europea ha una cassa, comune da cui si ricava il bilancio: ogni Paese versa capitali che l’UE spende sui territori (strade, agricoltura, ricerca, fondi di coesione, […]
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Die BBC schaltet am 27. Juni 2026 ihren geschichtsträchtigen Langwellensender auf 198 kHz endgültig ab. Die Radio Society of Great Britain «RSGB» und die BBC Amateur Radio Group begleiten das historische Ereignis mit einer umfassenden Sonderstations-Aktivität.
Der Abschied von der Frequenz 198 kHz markiert das Ende einer Ära in der britischen Rundfunkgeschichte. Am 11. Mai 2026 gab die BBC offiziell bekannt, dass der Betrieb von BBC Radio 4 über Langwelle am Samstag, 27. Juni 2026, um 01:00 Uhr BST (00:00 UTC) eingestellt wird. Betroffen sind die Sendeanlagen Droitwich in Worcestershire sowie Westerglen und Burghead in Schottland. Die alternde Infrastruktur und sinkende Hörerzahlen machen einen Weiterbetrieb aus Sicht der Sendeanstalt wirtschaftlich unrentabel. Insbesondere die Station Droitwich, die im September 1934 in Betrieb ging, besass eine hohe historische Relevanz und spielte unter anderem im Zweiten Weltkrieg eine tragende Rolle für das besetzte Europa.
Um diesen Meilenstein der Funkgeschichte zu würdigen, organisieren die RSGB und die BBC Amateur Radio Group eine Funkaktivität. Vom Sonntag, 21. Juni, bis zum Abschalttag am Samstag, 27. Juni 2026, wird das Sonderrufzeichen GB1500M auf allen Kurzwellenbändern (160m bis 10m) sowie auf 6m, 2m und 70cm in den Betriebsarten CW, SSB und Digital aktiviert. Die Bezeichnung leitet sich von der ungefähren Wellenlänge der Frequenz ab.
Zusätzlich werden am Tag der Abschaltung drei britische Radioclubs eigene Sonderstationen betreiben. Die Cray Valley Radio Society reaktiviert hierfür das Rufzeichen GB198LW, um gezielt an die Sendeanlage Droitwich zu erinnern. Die Aktivierungen bieten Funkamateuren weltweit die Gelegenheit, ein letztes Mal eine Verbindung im direkten Kontext dieses historischen Dienstes zu dokumentieren. Bestätigungen werden über das Logbook of the World «LoTW» sowie über spezielle QSL-Karten abgewickelt.
Quelle: «Radio Society of Great Britain» (https://rsgb.org/main/radio-sport/rsgb-contest-club/bbc-long-wave-shutdown/)
Published: HB9HGH 2026-05-27 12:46:14

Un’onda arancione che si prende cura degli spazi comuni. È l’immagine più efficace per raccontare Spazzamondo, un’iniziativa che da cinque anni spinge a riflettere su ambiente, riciclo, cura dei contesti urbani e senso di comunità. Leve che, sommate l’una all’altra, diventano il motore potente e silenzioso che muove 22mila persone in 176 comuni, più di 100 scuole e 28 aziende a dedicare una giornata alla raccolta dei rifiuti che campeggiano nei nostri itinerari quotidiani.
Succede in provincia di Cuneo e non è un caso: a coordinare e promuovere un progetto che coinvolge ogni anno comuni, scuole, famiglie e imprese in un lungo percorso di avvicinamento, è la Fondazione Crc: «Spazzamondo appartiene davvero a tutti», dice il presidente Mauro Gola. «Anche quest’anno abbiamo visto comunità capaci di attivarsi autonomamente, amministrazioni locali che hanno coinvolto cittadini e associazioni, scuole e famiglie che hanno scelto di partecipare insieme. È un progetto che nel tempo è riuscito a trasformare un gesto semplice e concreto in un’esperienza condivisa, rafforzando il senso di responsabilità verso l’ambiente e promuovendo la presa in carico dei luoghi in cui viviamo».
L’edizione 2026 ha permesso di raccogliere quasi 9.800 sacchi di rifiuti, per un totale di circa 38 tonnellate che equivalgono a 44 tonnellate di CO2 risparmiata. Numeri che testimoniano la dimensione diffusa e spontanea della partecipazione: dal 2021 a oggi l’iniziativa ha coinvolto complessivamente oltre 110mila partecipanti, con più di 190 comuni aderenti nelle sei edizioni, permettendo di raccogliere in totale più di 170 tonnellate di rifiuti, equivalenti a un risparmio ambientale stimato di 215 tonnellate di CO2.

L’edizione di quest’anno ha rafforzato ulteriormente il percorso costruito nei mesi precedenti alla giornata del 23 maggio, allargando il progetto ben oltre il momento della raccolta rifiuti. Il bando “Spazzamondo – Sport per il Pianeta” ha coinvolto 29 realtà sportive in camminate ecologiche, plogging (l’attività sportiva nata in Svezia che unisce la corsa alla raccolta dei rifiuti abbandonati), pedalate e momenti di animazione collettiva organizzati al termine della raccolta, rafforzando il legame tra sostenibilità, benessere e partecipazione.
Un’importante adesione ha caratterizzato anche il calendario “Aspettando Spazzamondo”, che si è rivolto soprattutto ai più piccoli con lo spettacolo interattivo Benvenuti nel MagiRegno, ispirato alla serie Lampadino e Caramella nel MagiRegno degli Zampa. Tra le principali novità del 2026, i nuovi kit didattici realizzati insieme alla cooperativa Erica e distribuiti nelle scuole della provincia per affrontare i temi del littering (l’abbandono dei rifiuti e dell’imbrattamento), del cambiamento climatico e della responsabilità ambientale attraverso attività e materiali differenziati per età.

«Siamo convinti che un appuntamento come questo possa rappresentare un momento efficace per trasferire ai partecipanti informazioni utili a nutrire l’impegno civico, sociale e ambientale», spiega Roberto Cavallo di cooperativa Erica, partner tecnico dell’evento. Qualche esempio? «I rifiuti abbandonati vengono trasportati dagli eventi meteorologici fino al mare: il 75% dei materiali che formano le isole oceaniche proviene dall’entroterra ed entra nella catena alimentare. Molti animali, soprattutto mammiferi marini e uccelli, muoiono per ingestione o soffocamento, ma anche per fame: stomaco e gozzo pieni di rifiuti impediscono loro di nutrirsi».
Anche quest’anno Spazzamondo premierà i comuni, le scuole e le aziende che avranno saputo coinvolgere il maggior numero di partecipanti nelle rispettive categorie, confermando una formula partecipata resa possibile dalla collaborazione di Fondazione Crc con cooperativa Erica, Coordinamento provinciale della Protezione civile, Anci Piemonte, Uncem Piemonte, Anpci, Coldiretti, Confcommercio, Confartigianato, Confindustria e dal supporto dei consorzi Acem, Cec, Coabser e Csea.
A cosa si deve un’adesione così alta? «Le iniziative ambientali funzionano perché le persone sentono il bisogno di esprimere il proprio legame con il territorio attraverso azioni concrete. Fare le cose insieme, essere chiamati all’azione in modo collettivo, fa sentire parte di un movimento comune», riflette Cavallo. «Attraverso i comuni, Fondazione Crc rilancia il progetto e ciascuno si prende cura di un pezzo del proprio territorio. È questo che rende unica Spazzamondo».

L’ondata arancione continua il suo viaggio anche grazie al coinvolgimento delle scuole e delle nuove generazioni. «Per i più giovani prendersi cura dell’ambiente diventa qualcosa di naturale: un’esperienza che resta», conclude Cavallo. «Da bambini abbiamo una predisposizione spontanea alla cura. Forse siamo noi adulti a doverla riscoprire».
In apertura, alcuni dei volontari che hanno partecipato alla giornata ad Alba. Le fotografie sono state fornite da Ufficio stampa Fondazione Crc
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Superare le profonde disuguaglianze territoriali nell’accesso a cure, riabilitazione, sostegni e percorsi di presa in carico, investendo in modo strutturale su ricerca, servizi, continuità assistenziale, integrazione tra ospedale e territorio e piena applicazione della riforma della disabilità, affinché ogni persona con sclerosi multipla possa partecipare pienamente alla vita sociale, lavorativa e relazionale.
È questo il quadro di priorità che saranno al centro dell’incontro istituzionale alla Camera dei Deputati di oggi in occasione Settimana Nazionale della Sclerosi Multipla e della Giornata Mondiale della sclerosi multipla del 30 maggio. Durante l’incontro l’Associazione italiana sclerosi multipla Aism e la sua Fondazione Fism presenteranno alle istituzioni la nuova Agenda della SM 2030, documento strategico con cui Aism insieme agli stakeholder definisce la propria visione e le priorità di cambiamento per i prossimi cinque anni, e i dati emersi dal Barometro 2026.
«Il punto non è solo potenziare i servizi dove ancora mancano, ma far funzionare in modo coerente e accessibile ciò che oggi è già possibile. Oggi il Terzo Settore non si limita a rappresentare i bisogni: partecipa alla costruzione delle politiche pubbliche e dei modelli di cambiamento» dichiara Francesco Vacca, presidente nazionale Aism, che «porta nei luoghi decisionali sessant’anni di esperienza, i dati del Barometro della SM e le priorità dell’Agenda, contribuendo ogni giorno a trasformare conoscenza e bisogni reali in cambiamenti concreti e agibili. La sfida oggi è passare da un sistema a cui le persone devono adattarsi a un sistema capace di adattarsi alle persone».
Negli ultimi vent’anni la ricerca ha fatto passi da gigante. Diagnosi sempre più precoci, efficaci e personalizzate, strumenti avanzati di monitoraggio e l’accesso ai percorsi di cura consentono oggi di rallentare la progressione della malattia posticipando di decenni il raggiungimento di una disabilità grave. Quello che ancora manca è un sistema di servizi integrato perfettamente funzionante e una società realmente inclusiva. L’Agenda SM 2030 definisce priorità e direzioni di cambiamento per migliorare qualità della vita, diritti, partecipazione e presa in carico delle persone con sclerosi multipla e patologie correlate nei prossimi cinque anni, mettendo al centro gli impatti reali sulla vita delle persone.
«L’Agenda 2025 era organizzata con quattro linee di missione che erano le priorità strategiche» spiega Paolo Bandiera, direttore affari generali e relazioni istituzionali. Le quattro linee, erano, infatti: presa in carico e diritti; inclusione e partecipazione; ricerca; comunicazione e competenze della rete Aism. Tutto ciò non sparisce, ma viene ricombinato sotto una nuova ottica ecosistemica. «Nell’Agenda 2030 si vuole superare tale struttura, chiara sul piano teorico ma meno immediata da trasformare in azione concreta per migliorare la qualità di vita delle persone. Si è pensato quindi di andare oltre questa separazione funzionale» e adottare una logica più sistemica. L’Agenda 2030 evidenzia gli impatti, quindi quale futuro si vuole costruire per le persone con SM; poi i cambiamenti, quindi, cosa deve cambiare nei sistemi sanitari, sociali, lavorativi, culturali, e le leve trasformative che li rendono possibili. L’Agenda, poi, è frutto della consultazione e partecipazione allargata a tutti gli stakeholder: per la sua stesura, racconta Bandiera, «abbiamo incontrato i territori, una consultazione che è durata dei mesi durante i quali abbiamo attraversato in lungo e in largo l’Italia». Una partecipazione permanente, in linea con il modello di governance condivisa che Aism promuove e richiede da tempo.
L’Agenda della SM e patologie correlate 2030 si inserisce, inoltre, nel percorso di attuazione della riforma della disabilità e del nuovo modello di Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato, rispetto al quale Aism è impegnata nei tavoli istituzionali nazionali e nei processi di sperimentazione territoriale.
Il divario ancora profondo tra ciò che oggi la ricerca rende possibile e ciò che le persone riescono realmente a vivere ogni giorno emerge anche dai dati del Barometro della SM e patologie correlate 2026, consueto rapporto annuale di analisi e monitoraggio della situazione, mostrano un Emerge così che è ferma al 35,4%, la quota di Centri SM che lavora con percorsi diagnostico terapeutici Pdta strutturati, che assicurano continuità e interdisciplinarità dei percorsi. Significa, per le persone e le famiglie quando mancano, doversi organizzare le cure in modo autonomo e quindi trovarsi e prenotare le prestazioni da sé. II 31,6% si è dovuto rivolgere al privato pagando da sé per avere riabilitazione, che è una componente essenziale della cura, il 41,1% lo ha fatto per vedere altri specialisti, il 61,2% per ricevere supporto e terapia psicologica. Il quadro dei servizi sociali e socio sanitari è ancora più problematico: oltre il 57% delle persone con bisogno di assistenza domiciliare dichiara di non riceverla. Per molte persone la gestione quotidiana della malattia continua a tradursi in opportunità sottratte al lavoro, alle relazioni e al proprio progetto di vita. Il costo sociale della SM raggiunge oggi 6,9 miliardi di euro l’anno e la perdita di produttività e autonomia di persone e caregiver rimane uno degli impatti più pesanti per la comunità.
Non solo. Oltre il 60% delle persone con SM riferisce di subire discriminazioni nella vita quotidiana e il 65,8% incontra ostacoli e barriere in almeno un luogo della propria vita, con conseguenti limitazioni all’autonomia, alla partecipazione sociale e alla qualità della vita.
Un terzo delle persone con SM sente di non potersi realizzare nella vita, e il dato supera il 50% tra quelle con disabilità moderata e raggiunge il 60% per chi la ha in forma grave. Il livello di disabilità impatta in modo drammatico sia sulla possibilità di trovare e mantenere un lavoro adatto, non ci riesce il 57,7% di chi ha disabilità moderata e il 69,5% di chi l’ha grave, che di vivere liberamente il proprio tempo libero: non può farlo il 59% di chi ha disabilità moderata e il 71,2% di chi l’ha grave.
Foto di Aism
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Un nuovo ristorante che unirà inclusione sociale, sostenibilità economica e ambientale in una location unica, Palazzo Saladini Pilastri ad Ascoli Piceno. È l’ultima sfida di Locanda Centimetro Zero di Pagliare del Tronto , il ristorante sociale di Pagliare del Tronto (frazione di Spinetoli, AP) aperto nel 2015. Il nuovo ristorante richiamerà, nel nome, il primo – Centimetro Zero al Quadrato – e aprirà le cucine entro la fine dell’anno.
Nato per iniziativa di Emidio Mandozzi e Roberta D’Emidio, nel corso di questi 11 anni il progetto ha diversificato le proprie attività. Al ristorante sociale e all’orto biologico si è aggiunta, nel 2020, la produzione di vino in collaborazione con il produttore Roberto Cipresso. Nel 2022, poi, l’apertura della cioccolateria “Cioccole” sotto la direzione della maîtres chocolatiers Giorgia Ciarrocchi. Ora, dunque, un nuovo ristorante, in un luogo storico del capoluogo.
In tutto, la Locanda, occupa stabilmente circa venti ragazzi con disabilità intellettiva, che a rotazione prestano servizio tra cucina e sala, in un contesto dove la disabilità diventa inclusione e coinvolgimento sociale con una clientela fidelizzata e sempre crescente.

«Abbiamo cercato di dare una risposta ad un bisogno che, per questi ragazzi, era duplice: offrire loro un’occasione di mettersi in gioco attraverso un lavoro che li facesse sentire autonomi, e dall’altro lato sentirsi liberi ed accettati dalla società», sottolinea Mandozzi. Gli fa eco D’Emidio: «Il nostro è un progetto che, oltre a offrire opportunità a tanti ragazzi, ai quali ci siamo talmente affezionati da diventare la nostra grande famiglia allargata è anche un sostegno per le famiglie che, attraverso una rete di supporto condiviso, riduce il carico di cura quotidiana». Lo conferma Martino Acquaroli, un “veterano” dei ragazzi che lavorano alla Locanda: «Noi esistiamo, perché ci siete voi».
Le foto sono di Locanda Centimetro Zero
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A quasi tre mesi dalla chiusura dello stretto di Hormuz, la catena di approvvigionamento petrolifero globale è in forte crisi e non si intravedono segnali di ripresa. I vari paesi del Nord e del Sud globale hanno fatto i conti con la propria dipendenza dai carburanti fossili provenienti dal Golfo Persico e dall’Iran, ma anche con l’impatto che la loro ...
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Le campagne di SEO poisoning non sono certo una novità nel panorama cybercriminale. Da decenni gli attaccanti manipolano i motori di ricerca per spingere siti malevoli tra i primi risultati, inducendo gli utenti a scaricare malware credendo di visitare pagine legittime. Ma una nuova campagna analizzata da Microsoft Security Blog mostra un’evoluzione particolarmente interessante del […]
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Evolution of AI Phishing
As with most cyber threats, AI has created a fundamental shift in the phishing threat landscape. It has become a precision operation powered by AI systems that research, build, deliver, and adapt campaigns autonomously. AI acts as a force multiplier: it scales targeted techniques that previously required experience and time, while simultaneously lowering the barrier to entry once again. To understand the scope of this shift, consider that AI can now generate a convincing spear-phishing email, without obvious grammatical errors and in many languages, in under 5 minutes. This article maps the technical shifts driving this new era, from vibe-coded criminal infrastructure and AitM authentication attacks to 24/7 autonomous agents and AI-powered interactive scams.
Vibe Coding and Asian PhaaS
“Vibe coding” – the practice of prompting LLMs with natural language to generate functional code without writing a single line manually – has drastically boosted the Phishing-as-a-Service ecosystem. Threat actors now describe desired functionality, like for example “build a reverse proxy that strips CSP headers and logs POST bodies”, and iterate on output until operational. This has turbocharged the PhaaS market, particularly within the Asian threat actor ecosystems where subscription model platforms like Darcula and Lucid have gained a lot of popularity.
Operators use LLMs to rapidly build and test modular kits, credential harvesters, OTP relay panels, and bulletproof hosting deployment scripts, all generated and refined through conversational prompting. Phishing kits can now even automatically check against commercial email security solutions before deployment, and LLMs then iterate the obfuscation layer until the evasion score meets a threshold. All with minimal expertise from buyers.
Of course cyber criminal already had access to rent fully managed campaign infrastructure before, complete with analytics dashboards, victim management, and Telegram bot alerts for real-time credential notifications, the eco system is now just growing even faster.
Modern MFA Defeat Mechanisms
The adaption of Multi Factor Authentication (MFA) has started a slow shift away from simple password stealing phishing websites. Attacker-in-the-Middle frameworks like Evilginx & Co. remain popular to neutralize MFA. They operate as reverse proxies that sit between the victim’s browser and the legitimate service, transparently relaying traffic while intercepting session cookies and JWTs in real time. A more recent escalation is the weaponization of the OAuth2 device authorization grant flow against Microsoft Entra ID and M365 environments – so-called Device Code phishing. In a Device Code attack, the threat actor initiates a legitimate authentication flow, generating a device code, then socially engineers the victim into entering it at microsoft.com. The victim authenticates normally. No malicious link is clicked, no credential is typed into a fake page – the entire interaction happens on legitimate Microsoft infrastructure, rendering URL reputation tools blind. The use of residential proxies and ORB networks makes it hard to reply on IP reputation alone for conditional access policies. The window between token theft and first malicious action has collapsed from hours to seconds – all through automation scripts.
In May 2026, Google’s Threat Intelligence Group (GTIG) reported the first case of a cybercriminal using an AI-generated zero-day in the wild. The exploit was a bypass for a 2FA system used by various companies. This demonstrates that MFA, and even phishing-resistant methods such as passkeys, will face more pressure from AI-powered vulnerability research if their implementation is flawed.
24/7 Agentic Campaign Automation
The operational model has shifted from campaigns run by humans to campaigns run for humans by autonomous agents operating continuously. The reconnaissance phase is now fully automated: agents scrape LinkedIn for organizational hierarchy, cross-reference data broker records, and query breach dumps to build rich target profiles. This context is fed into an LLM that generates unique, persona-aware email lures – a CFO receives a lure referencing her CFO peer by name, a specific pending acquisition, and a plausible internal process. Traditional signature-based Email security gateways see clean, unique text with no pattern to match.
These agents also handle the entire infrastructure lifecycle. Domain registration, DNS configuration, TLS certificate provisioning, and continuous proxy rotation are orchestrated automatically, with domains being spun up and burned on a cycle that outpaces most threat intelligence feeds. Critically, modern agentic systems maintain persistent memory across victim interactions: if an initial lure goes unclicked, the agent notes the failure, adjusts the pretext, and schedules a follow-up via a different vector – SMS, Teams, calendar invite, or LinkedIn message – referencing prior interactions to build false familiarity. The campaign never sleeps, never forgets, and never gets frustrated.
Multi-Channel and Cross-Vector Chains
Email-based phishing is still the most common attack vector, but depending on the target we have seen an increase in multi-vector delivery. Agentic architectures can coordinate attacks across channels within a single campaign. A target profiled via LinkedIn is first primed with a text message to their mobile phone or a vishing call using a cloned voice of their IT helpdesk. That call references a “security incident” and tells the target to expect an email. Alternatively, the attackers execute a subscription bombing attack, flooding the inbox with legitimate newsletters to create an IT incident.
Minutes later, the phishing email arrives – and because the target was primed, it feels more legitimate. The AI orchestrates timing, channel selection, and persona consistency across email, voice, and SMS, creating a social engineering chain that is qualitatively harder to recognize as an attack than any single-vector lure.
Full deepfake multi-persona video calls are still rare, but probably because other methods remain successful. A 10-second voice sample scraped from a public earnings call or conference recording is sufficient to clone a CEO’s voice for a fraudulent wire transfer authorization call. The asymmetry matters: one successful deepfake BEC attack generating a $25M fraudulent transfer more than justifies the investment, which is why the technique’s rarity should not be confused with low risk. From a technology standpoint, attackers have long learned how to create convincing attacks that require video authenticity tools like Pindrop & Co. to detect.
Interactive Scams and Dynamic LLMs
Once a victim engages – replies to an email, fills a form, or initiates a chat – a second AI system activates. Victim replies are routed via API into an LLM configured with a detailed persona and objective. The model reads prior conversation history, parses the victim’s emotional state and objections, and generates contextual, persuasive responses in real time. For advance-fee fraud and romance scam operations, this means a single threat actor can maintain simultaneous “relationships” with hundreds of victims indefinitely, with each conversation feeling personal and continuous.
The financial ROI is striking. What previously required a team of human operators running shifts is replaced by an API call costing fractions of a cent per response. The model never breaks character, never makes timezone errors, and never gets impatient, consistent failure modes that human operators exhibit and that trained victims sometimes catch.
Evasion and Living Off the Land
Defenders have adapted to detect malicious infrastructure – so attackers increasingly operate from trusted infrastructure. Hosting on hyperscalers, hiding behind Cloudflare’s anti-bot Turnstile protection, or even abusing new agentic AI email services. Google Drawings, SharePoint, Canva, and QR codes are abused to host redirect chains that pass URL reputation checks because the initial link is genuinely legitimate. Calendar invite phishing exploits auto-add behavior in Google Calendar to plant lures that arrive outside the classic email flow entirely.
Weaponizing Offensive AI Research and the Defender Gap
With the number of AI systems deployed in production growing, we expect phishing will soon exploit these attack surfaces as well. Prompt injection, context manipulation, and tool-call hijacking can all be used by cybercriminals to achieve their goal of sending emails and having users follow malicious links. For example, a prompt injection targeting enterprise AI assistants via a malicious document or email containing hidden instructions can manipulate a victim’s Copilot or email summarizer into suppressing security warnings, exfiltrating content, or generating deceptive summaries of legitimate alerts.
Defenders are not keeping pace. Most CISOs don’t even know how well their current email security stack blocks modern attacks, and purely hope that user awareness training prevents an impact. That blind spot is growing rapidly.
Attackers now operate at machine speed across identity, email, and endpoint simultaneously – but most SOC detection pipelines still process these as siloed signals. Closing the gap requires deploying AI detection systems with the same cross-channel memory and correlation capabilities that attackers already exploit. The organizations that will survive this shift are those that recognize the threat is no longer a human criminal using AI as a tool – it is an autonomous system running a persistent, adaptive campaign. Against that, purely human-speed defense is no longer enough.
The post The AI Phishing Revolution: From Spray-and-Pray to Autonomous Operations appeared first on IT Security Guru.


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Straordinaria giornata a Gallarate sabato 23 maggio nella sede del Sindacato Generale di Classe che ha convocato una Conferenza Operaia a cui hanno partecipato avanguardie di lotta da tutta Italia.
Ero presente con altri compagni del nostro Partito per ascoltare e approfondire il rapporto con la classe operaia.
Sono stati trattati diversi temi e relazioni su luoghi specifici, ma in ognuno di essi emergeva il nesso generale che lega le lotte di queste avanguardie.
Il tema del salario, il tema della sicurezza del lavoro e il tema della guerra imperialista.
Con mio grande piacere alla fine sono stato anche invitato a portare il saluto del Partito. Ho quindi fatto emergere qualcosa che è implicito nei discorsi fatti durante la giornata, ossia il ruolo nazionale che la classe operaia svolge nel nostro Paese, così come negli altri.
Perché la rivendicazione salariale non è un tema corporativo, ma coinvolge l’interesse di sviluppo e innovazione di una nazione?
Il padronato è sempre stato bravo a demonizzare le rivendicazioni salariali in nome del superiore interesse dell’azienda. È il vecchio apologo di Menenio Agrippa, in cui lo stomaco esalta la propria funzione indispensabile rispetto alle varie membra. In realtà, vediamo che l’abbassamento della conflittualità e la costante compressione dei salari nei decenni ha fatto fare enormi passi indietro all’intera economia nazionale, in quanto la competizione rispetto ai costi non viene sviluppata attraverso innovazione e ricerca, ma solo abbassando la qualità del prodotto. i padroni si lamentano della bassa produttività italiana, di cui però sono loro gli unici responsabili e non chi esegue i lavori. Essendosi impossessati in prima persona delle leve della politica e avendo ridotto questa a mera cinghia di trasmissione dei loro diktat, tutti i governi che si sono succeduti non hanno svolto alcuna funzione dirigente. Gravissima quindi anche la corresponsabilità che portano i sindacati concertativi, avendo avallato questa tendenza che ha portato alla situazione di sottosviluppo odierna.
Perché le privatizzazioni fanno male alla società?
I lavoratori dell’ATM di Milano rappresentano un baluardo di lotta anche contro il tentativo di privatizzare una delle più antiche e prestigiose aziende italiane. La loro lotta difende non solo il loro posto di lavoro, ma il servizio pubblico per tutti i cittadini. Si osservi come, dopo avere spolpato le aziende pubbliche, in tutto il mondo occidentale si sta facendo un passo indietro. Portiamo come esempio quello delle ferrovie inglesi, privatizzate dalla Thatcher e ora al collasso. Ma la situazione di sanità, trasporti, ecc. è ormai una evidenza incontestabile. Naturalmente, solo il controllo operaio all’interno dell’azienda pubblica può garantire che essa non venga piegata a interessi clientelari.
Perché la sicurezza nelle aziende non garantisce solo i lavoratori all’interno, ma tutti i cittadini all’esterno?
In Italia 3 morti al giorno sul lavoro. E la tendenza non diminuisce. Si vedono anche casi in cui a perire sono anche i piccoli padroncini che prendono appalti sotto costo, anche da commesse pubbliche, e poi tagliano i costi nell’unico modo che la parte debole può fare, la sicurezza, un tiro di dadi sperando che vada bene. Per le grandi aziende invece impunità più totale. Ma se si taglia sulla sicurezza, vuol dire che si è tagliato anche su tutto il resto della qualità del prodotto o del servizio. E quindi è tutto il sistema che è compromesso. Sicurezza per i lavoratori, significa qualità, qualità di ciò che si produce, che si crea, barriera contro chi inquina il lavoro offrendosi sottocosto.
Perché contro la guerra?
Perché, quando si smette di produrre auto e si passa a produrre carri armati, si distrugge ricchezza e l’intera nazione ne paga le conseguenze. Non è solo furto da parte dei padroni delle aziende produttrici di armi, è saccheggio con distruzione di ricchezza. Non lasciamoci ingannare dal “keynesismo militare”, esso ha funzionato nel centro della cittadella imperialista, quando lo ha pagato tutto il resto del mondo sottomesso.
Perché la classe operaia è l’unica che può dichiararsi classe “nazionale”?
Perché è l’unica che può incarnare l’interesse generale di una nazione. Perché i suoi interessi – il salario, lo sviluppo, la sicurezza, il benessere, la pace – sono gli interessi di tutti e non di una sempre più ristretta minoranza.
Il Partito Comunista si batte perché la classe operaia riprenda la propria coscienza del proprio ruolo storico, così come lo avuto nel recente passato, al di là delle sconfitte momentanee.
L'articolo IL RUOLO DELLA LOTTA DI CLASSE OPERAIA NEL CONTESTO NAZIONALE proviene da IL PARTITO COMUNISTA - Sito Ufficiale.

Immagine in evidenza rielaborata con intelligenza artificiale (ChatGPT)
L’applicazione dell’intelligenza artificiale nella cybersicurezza genera, da sempre, sentimenti contrastanti. Le potenzialità dell’AI rappresentano, da una parte, un’opportunità per migliorare il livello di automazione nelle attività di rilevamento e risposta agli attacchi dei criminali informatici. L’altra faccia della medaglia è rappresentata dalla possibilità che gli stessi cybercriminali ne sfruttino le capacità per aumentare l’efficacia degli attacchi.
È qualcosa che sta già accadendo e che viene messo nero su bianco, per esempio, nel Global Threat Report 2026 di CrowdStrike. Stando ai dati pubblicati dalla società di cybersecurity, gli attacchi portati utilizzando l’AI sarebbero aumentati dell’89% anno su anno.
Ma l’impatto dell’AI non si esaurisce negli attacchi veri e propri. La stessa tecnologia che li accelera sta mettendo sotto pressione, in particolare, l’ecosistema che fino a oggi ha garantito l’attività di identificazione e analisi delle vulnerabilità software. In altre parole, l’AI sta rompendo gli equilibri che per anni hanno permesso di mitigare il rischio di attacchi informatici.
Per comprendere l’impatto dell’AI in questo particolarissimo settore è indispensabile comprenderne i meccanismi. La vulnerability discovery è infatti una macchina complicata, in cui si intrecciano interessi diversi e convivono varie contraddizioni.
Il concetto alla base del sistema è quello di individuare eventuali falle di sicurezza di software e sistemi operativi prima che questi vengano scovati dai cyber criminali. Un’attività che vede impegnate centinaia (migliaia) di aziende e ricercatori indipendenti, spesso all’interno dei cosiddetti programmi di bug bounty, cioè processi controllati attraverso i quali gli sviluppatori ricompensano economicamente chi segnala una nuova vulnerabilità potenzialmente pericolosa, permettendo loro di correggerla attraverso patch di aggiornamento.
L’importanza del fattore tempo emerge proprio nella fase finale del processo di responsible disclosure, quando vengono rilasciati l’aggiornamento e i dettagli della vulnerabilità. È in questo momento che si apre una finestra temporale particolarmente delicata: quella in cui un cybercriminale può sfruttare la vulnerabilità creando un exploit (la tecnica che permette di portare un attacco) in grado di “bucare” i sistemi non aggiornati.
Fino a oggi, il tempo necessario per realizzare il codice che sfrutta una falla di sicurezza per portare un attacco era, nella maggior parte dei casi, di settimane o al massimo di qualche giorno. Un margine sufficiente perché gli aggiornamenti venissero distribuiti. Di conseguenza, il rischio che qualcuno rimanesse “scoperto” era relativamente basso.
A causa degli strumenti basati su intelligenza artificiale generativa, però, le cose sono cambiate. Utilizzando l’AI è possibile realizzare un exploit con una velocità prima impensabile. Secondo i ricercatori di sicurezza Efi Weiss e Nahman Khayet, autori di un progetto dedicato, per creare un exploit con l’AI partendo da una vulnerabilità nota sarebbero sufficienti anche solo 15 minuti.
Lo scorso 7 aprile, un comunicato ufficiale di Anthropic ha scosso il settore della cybersecurity. Oggetto dell’annuncio era il nuovo large language model Claude Mythos Preview, che gli sviluppatori dell’azienda californiana hanno sostanzialmente classificato come uno strumento troppo pericoloso per essere distribuito pubblicamente. Il motivo? Il nuovo LLM sarebbe in grado di individuare vulnerabilità all’interno dei software con un’efficacia senza precedenti. Rilasciarlo pubblicamente, di conseguenza, sarebbe troppo rischioso.
L’azienda ha quindi deciso di avviare un progetto, battezzato con il nome di Project Glasswing, che coinvolge un numero limitato di soggetti come Microsoft, Apple, Google, AWS, Cisco, Nvidia e Linux Foundation. Qualche controindicazione, però, è emersa quasi subito. Lo stesso giorno dell’annuncio, il 7 aprile, un gruppo riunito in un forum Discord privato è riuscito ad accedere a Mythos — non con un attacco sofisticato, ma combinando le credenziali del dipendente di un fornitore terzo con un’ipotesi azzeccata sull’URL del modello. La vicenda è emersa pubblicamente circa due settimane dopo, grazie a un’inchiesta di Bloomberg. Considerato che Mythos era stato tratteggiato come una sorta di “arma fine di mondo”, con accesso soggetto a strettissime restrizioni, non si tratta proprio di un esordio rassicurante.
Al netto del sensazionalismo dell’annuncio, che secondo molti rappresenta un marchio di fabbrica del marketing di Anthropic, la vicenda di Claude Mythos Preview si inserisce in un fenomeno più ampio, che gli esperti di sicurezza informatica stanno segnalando da tempo come estremamente problematico: la crescita esponenziale del numero di vulnerabilità segnalate.
In sintesi, il problema non è tanto la possibilità che i gruppi dediti al cyber crimine riescano a sfruttare gli LLM avanzati per individuare nuove vulnerabilità zero-day (falle di sicurezza ancora sconosciute), quanto il fatto che l’implementazione di strumenti automatizzati per l’analisi dei software sta generando troppe segnalazioni rispetto a quelle che gli sviluppatori sono in grado di gestire.
Una cosa, infatti, è individuare una falla. Un’altra è correggere il codice per eliminare il rischio che la vulnerabilità venga sfruttata per portare un attacco. Qualsiasi aggiornamento di un software o – a maggior ragione – di un sistema operativo richiede infatti una serie di verifiche e test per validarne l’efficacia e, non ultimo, escludere eventuali conflitti o “effetti collaterali” indesiderati nel suo funzionamento. Insomma: rimediare a una vulnerabilità richiede più impegno e più tempo rispetto a sfruttarla per scopi malevoli.
A livello intuitivo, si potrebbe pensare che questo squilibrio tra il numero di segnalazioni e la capacità di elaborarne il contenuto possa avere come conseguenza un semplice rallentamento delle operazioni. Non è così.
Per prassi consolidata, infatti, il processo di responsible disclosure prevede che al destinatario della segnalazione sia concesso un termine – solitamente di 60-90 giorni – entro il quale deve rilasciare l’aggiornamento. Trascorso il termine, chi ha inviato la segnalazione è autorizzato a rendere pubblici i dettagli della vulnerabilità.
Si tratta di un accorgimento che ha un duplice obiettivo. Il primo è quello di evitare che lo sviluppatore possa “snobbare” la segnalazione, anche solo per negare il meritato compenso del ricercatore che l’ha effettuata. La seconda è quella di ridurre il rischio che qualcun altro scopra la falla o che questa diventi pubblica per un qualsiasi motivo prima che l’aggiornamento sia disponibile.
Anche se piuttosto rari, in passato si sono verificati casi in cui gli sviluppatori non sono riusciti a rispettare la scadenza e si sono trovati di fronte a una pubblicazione dei dettagli di una vulnerabilità quando non avevano ancora preso le dovute contromisure. Nel nuovo scenario, in cui le segnalazioni piovono a una velocità impressionante, rispettare le scadenze rischia di diventare molto più difficile.
La cronaca recente conferma tutti i timori legati al massiccio impiego dell’AI nell’individuazione delle vulnerabilità. La società di cybersecurity HackerOne ha sospeso il suo programma Internet Bug Bounty (IBB), attività finanziata in crowdfunding che gestisce dal 2013. Il motivo? L’eccessivo numero di segnalazioni stava mettendo in difficoltà chi ha il compito di correggere il codice del software. E questo soprattutto in ambito open source, dove la gestione dei progetti è spesso affidata a programmatori che prestano la loro opera a titolo volontario.
La pagina web di HackerOne è un perfetto riassunto dei problemi che vive il settore. Nelle sue policy, spiega che ricompenserà solo quelle vulnerabilità che “siano state segnalate in modo responsabile, riconosciute, analizzate (triage), risolte e divulgate tramite un Security Advisory o una CVE (Common Vulnerabilities and Exposures, un sistema di catalogazione pubblico e standardizzato delle vulnerabilità di sicurezza informatica note – ndR). Se una vulnerabilità viene segnalata da più persone ed è riconosciuta all’interno del security advisory, solo il primo segnalatore (come identificato dai maintainer del progetto) avrà diritto alla ricompensa”.
In questo passaggio si leggono tutte le criticità legate a un ecosistema che è ormai andato fuori controllo. Traducendo dal “politically correct” adottato nelle policy, HackerOne ammette di trovarsi in una situazione in cui vengono segnalate vulnerabilità che non sono state sufficientemente approfondite, che in molti casi vengono scovate da più soggetti e per le quali non viene fornita una soluzione. Insomma: si trova ad avere a che fare con troppo “pattume” generato dall’AI. Motivazioni simili hanno indotto la piattaforma Bugcrowd a introdurre una serie di regole e restrizioni per contrastare il fenomeno che hanno battezzato come “sloptimism” (segnalazioni basate su AI inviate con troppa fiducia e poca verifica).
Guardando più nel dettaglio il fenomeno, emerge anche un altro dato. A gennaio 2026 i volontari che gestiscono cURL – software open source che gestisce lo scambio di dati con Internet e che, pur sconosciuto al grande pubblico, è installato in miliardi di dispositivi (telefoni, automobili, TV) – hanno annunciato che dal mese successivo avrebbero smesso di accettare segnalazioni tramite HackerOne. In un aggiornamento pubblicato ad aprile, il creatore Daniel Stenberg ha diffuso un grafico da cui emerge una tendenza abbastanza chiara: nonostante da febbraio non sia stata accettata alcuna segnalazione, il totale del 2026 era già arrivato a 87.
Al di là della crescita esponenziale di segnalazioni, spicca il fatto che nel 2025 sono stati registrati numerosi report classificati come “likely AI slop” (probabile pattume AI), cioè vulnerabilità di bassissimo impatto o inventate dall’intelligenza artificiale. Il loro numero, però, è diminuito percentualmente nel corso dell’anno successivo.
Prima di considerare questi dati come confortanti, è però opportuno considerare un altro aspetto: non tutte le vulnerabilità validate rappresentano un reale rischio di sicurezza. Come spiega Naz Bozdemir in un post sul blog di HackerOne, delle 22 vulnerabilità individuate da Claude Opus 4.6 nel codice di Mozilla Firefox – 14 delle quali ad alta gravità – soltanto due si sono rivelate effettivamente sfruttabili per costruire un exploit. In altre parole: erano tutte difetti reali, ma solo due rappresentavano un rischio imminente e concreto.
L’idea che una maggiore efficienza porti automaticamente a più sicurezza, alla fine, si sta rivelando un’illusione. L’uso intensivo dell’AI sta dimostrando esattamente il contrario: senza la capacità di selezionare, comprendere e intervenire, rischia di generare semplicemente caos.
L'articolo La fine del bug bounty? proviene da Guerre di Rete.
In occasione dell’80º anniversario della Repubblica italiana e del voto alle donne, ISTORECO, insieme ad ANPI, ANPPIA, ANED e al Cinema Teatro 4 Mori, invita la cittadinanza alla proiezione del film C’è ancora domani di Paola Cortellesi, che si terrà lunedì 1 giugno 2026 alle ore 21 presso il Cinema Teatro
4 Mori di Livorno con ingresso gratuito.
C’è ancora domani racconta, con forza e sensibilità, la condizione femminile nell’Italia del dopoguerra con una narrazione incentrata su una figura del popolo vessata in famiglia dall’atteggiamento arrogante e violento del marito e del suocero, due esemplari del peggiore, ed ancora attuale, patriarcato. Il marito non desidera che la moglie vada a votare e la protagonista si organizza per esercitare questo nuovo diritto. Prima tappa di un lungo cammino verso il riconoscimento dei diritti, da quello del voto, a quello della parità salariale per eguale lavoro, a quello dell’aborto, così come il diritto di ricoprire qualsiasi ruolo nell’ amministrazione dello Stato.
Riproporlo significa sollecitare una riflessione su quanto quella conquista abbia trasformato il Paese e su quanto ancora sia necessario impegnarsi per una piena ed egualitaria cittadinanza democratica.
La serata sarà introdotta dai saluti delle autorità e dal Presidente di ISTORECO, Claudio Massimo Seriacopi. Seguiranno un intervento di Catia Sonetti, Direttrice di ISTORECO, e della Prof.ssa Chiara Tognolotti, storica del cinema (Università di Pisa).
Fonte foto: Wikimedia Commons, https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/3e/Panorama_porto_di_piombino.JPG?utm_source=it.wikipedia.org&utm_campaign=index&utm_content=original
Oggi la nostra città si è risvegliata con una bella notizia: le istituzioni di Piombino hanno formalmente cominciato a prendere posizione contro la crescita delle attività di carico e scarico di armi, mezzi militari ed altro materiale ad uso bellico nel nostro porto. La votazione favorevole del Consiglio Comunale di una mozione chiara e netta al riguardo (mozione presentata dai consiglieri di Rifondazione Comunista Fabrizio Callaioli e Dario Filippi, che ci teniamo a ringraziare) rappresenta senza dubbio un passo avanti, un passaggio figlio di un lungo percorso e che dovrà accompagnare una lotta che non è ovviamente finita.
Diverse realtà cittadine (tra cui anche il nostro sindacato e ovviamente il gruppo delle Donne in Nero) si sono lungamente spese perché la politica cittadina prendesse posizione e si attivasse concretamente contro il progressivo scivolare delle attività portuali verso l'ambito militare. Il voto di ieri dimostra che non è vero che lottare e protestare non serve a niente. Un comunicato, una manifestazione, un convegno, se isolati, spostano ben poco. Se uniti e capaci di durare nel tempo, possono invece riuscire a far pressione sulle istituzioni e a smuoverle. Una piccola ma utile lezione che pensiamo possa tornare utile anche rispetto a molti altri terreni di lotta.
Per parte nostra, consideriamo il voto di ieri anche un frutto positivo dell'aver lavorato affinché l'opposizione ai movimenti di armi nel porto non andasse separata da quella contro il rigassificatore, riuscendo a portare questa saldatura di lotte anche nella manifestazione cittadina dell'11 aprile scorso.
Né a Piombino né altrove
Le ragioni per opporsi al carico e scarico di armi (che siano per esercitazioni o che siano dirette verso veri e propri scenari di guerra, come nel caso della nave partita da Piombino lo scorso 30 marzo e diretta verso l'Arabia Saudita) indicate dalla mozione, sono lo stesse che come USB sosteniamo da tempo, sia a livello nazionale che in relazione al contesto di Piombino. Motivi etici e politici generali innanzitutto. Motivi di sicurezza per i lavoratori e la città, vista anche la vicina presenza del rigassificatore, (peraltro potenziale obiettivi sensibile in caso di guerra). Ma anche specificamente legati alla crisi economica e produttiva del nostro territorio. Non è un caso che l'Esercito Italiano e il Ministero della Difesa sembrino intenzionati a rendere Piombino un Hub militare. Un contesto sociale sofferente, segnato da disoccupazione e cassa integrazione si traduce in una popolazione più ricattabile e in un territorio sacrificabile, a cui si può propinare di tutto in cambio di una manciata anche piccola di posti di lavoro. E infatti dopo la discarica e dopo il rigassificatore abbiamo avuto anche la logistica della guerra. Così non si può andare avanti.
Per noi continua ad essere cruciale capire che o si interrompe questa spirale di ricatto e di declino, pretendendo dalla politica scelte opposte e coraggiose (come la nazionalizzazione delle acciaierie, ad esempio), o il prezzo da pagare sarà sempre più alto. E che solo una mobilitazione reale e sentita da parte di lavoratori e cittadini, con l'appoggio di forze sociali e politiche solidali e determinate può allontanare questa brutta prospettiva.
Dire No alla militarizzazione del porto di Piombino significa per noi tenere aperta la possibilità di un vero rilancio e potenziamento della sua funzione civile e commerciale, la sola che può garantire vere ricadute positive in termini di sviluppo economico e di posti di lavoro. Dire No alla logistica e all'economia della guerra significa cioè stare dalla parte di Piombino e del suo diritto al futuro.
Non ci illudiamo e invitiamo a non illudersi. Molto è ancora da fare per ostacolare e e interrompere il va e vieni di queste navi. Ma la mozione approvata ieri è un piccolo strumento in più a disposizione di chi vorrà tentare di farlo, sapendo che altrove questo è stato già possibile. Dimostrare con sempre maggiore incisività che Piombino rifiuta di diventare un Hub militare è la difficile sfida che abbiamo davanti, sfida a cui non ci sottrarremo.
USB Piombino


GNU Parallel 20260522 ('Hantavirus') has been released. It is available for download at: lbry://@GnuParallel:4
Quote of the month:
...and GNU Parallel is fun.
-- DJviolin@reddit
New in this release:
GNU Parallel - For people who live life in the parallel lane.
If you like GNU Parallel record a video testimonial: Say who you are, what you use GNU Parallel for, how it helps you, and what you like most about it. Include a command that uses GNU Parallel if you feel like it.
GNU Parallel is a shell tool for executing jobs in parallel using one or more computers. A job can be a single command or a small script that has to be run for each of the lines in the input. The typical input is a list of files, a list of hosts, a list of users, a list of URLs, or a list of tables. A job can also be a command that reads from a pipe. GNU Parallel can then split the input and pipe it into commands in parallel.
If you use xargs and tee today you will find GNU Parallel very easy to use as GNU Parallel is written to have the same options as xargs. If you write loops in shell, you will find GNU Parallel may be able to replace most of the loops and make them run faster by running several jobs in parallel. GNU Parallel can even replace nested loops.
GNU Parallel makes sure output from the commands is the same output as you would get had you run the commands sequentially. This makes it possible to use output from GNU Parallel as input for other programs.
For example you can run this to convert all jpeg files into png and gif files and have a progress bar:
parallel --bar convert {1} {1.}.{2} ::: *.jpg ::: png gif
Or you can generate big, medium, and small thumbnails of all jpeg files in sub dirs:
find . -name '*.jpg' |
parallel convert -geometry {2} {1} {1//}/thumb{2}_{1/} :::: - ::: 50 100 200
You can find more about GNU Parallel at: http://www.gnu ... rg/s/parallel/
You can install GNU Parallel in just 10 seconds with:
$ (wget -O - pi.dk/3 || lynx -source pi.dk/3 || curl pi.dk/3/ || \
fetch -o - http://pi.dk/3 ) > install.sh
$ sha1sum install.sh | grep c555f616391c6f7c28bf938044f4ec50
12345678 c555f616 391c6f7c 28bf9380 44f4ec50
$ md5sum install.sh | grep 707275363428aa9e9a136b9a7296dfe4
70727536 3428aa9e 9a136b9a 7296dfe4
$ sha512sum install.sh | grep b24bfe249695e0236f6bc7de85828fe1f08f4259
83320d89 f56698ec 77454856 895edc3e aa16feab 2757966e 5092ef2d 661b8b45
b24bfe24 9695e023 6f6bc7de 85828fe1 f08f4259 6ce5480a 5e1571b2 8b722f21
$ bash install.sh
Watch the intro video on http://www.youtub ... L284C9FF2488BC6D1
Walk through the tutorial (man parallel_tutorial). Your command line will love you for it.
When using programs that use GNU Parallel to process data for publication please cite:
O. Tange (2018): GNU Parallel 2018, March 2018, https://doi.org/1 ... 81/zenodo.1146014.
If you like GNU Parallel:
If you use programs that use GNU Parallel for research:
If GNU Parallel saves you money:
GNU sql aims to give a simple, unified interface for accessing databases through all the different databases' command line clients. So far the focus has been on giving a common way to specify login information (protocol, username, password, hostname, and port number), size (database and table size), and running queries.
The database is addressed using a DBURL. If commands are left out you will get that database's interactive shell.
When using GNU SQL for a publication please cite:
O. Tange (2011): GNU SQL - A Command Line Tool for Accessing Different Databases Using DBURLs, ;login: The USENIX Magazine, April 2011:29-32.
GNU niceload slows down a program when the computer load average (or other system activity) is above a certain limit. When the limit is reached the program will be suspended for some time. If the limit is a soft limit the program will be allowed to run for short amounts of time before being suspended again. If the limit is a hard limit the program will only be allowed to run when the system is below the limit.
2 min read
Students in New York will hear from NASA astronaut Jessica Meir as she answers their prerecorded science, technology, engineering, and mathematics (STEM) questions while aboard the International Space Station.
The Earth-to-space call will begin at 11:05 p.m. EDT Thursday, May 28, and will stream live on the agency’s Learn With NASA YouTube channel.
This event is hosted by the Cradle of Aviation Museum in Garden City, New York, for students in grades K-12 and members of the community. This unique opportunity aims to deepen understanding of space exploration and enhance awareness of STEM careers.
Media interested in covering the event must RSVP no later than 5 p.m. EDT, Wednesday, May 27, to Jerelyn Zontini at: 516-567-0537 or jzontini@cradleofaviation.org.
For more than 25 years, astronauts have continuously lived and worked aboard the space station, testing technologies, performing science, and developing skills needed to explore farther from Earth. Astronauts communicate with NASA’s Mission Control Center in Houston 24 hours a day through SCaN’s (Space Communications and Navigation) Near Space Network.
Research and technology investigations taking place aboard the space station benefit people on Earth and lay the groundwork for other agency deep space missions. As part of NASA’s Artemis program, the agency will send astronauts to the Moon to prepare for future human exploration of Mars, inspiring the world through discovery in a new Golden Age of innovation and exploration.
For more information on NASA in-flight calls, visit:
https://www.nasa.gov/stemonstation

Milano sta vivendo uno dei finali di maggio più caldi degli ultimi anni e la corsa alle piscine è già iniziata. Con temperature oltre i 30 gradi e afa in aumento, molti impianti cittadini hanno anticipato la stagione estiva, mentre altri stanno ultimando lavori e riaperture in vista di giugno.
Tra piscine comunali, centri balneari storici e villaggi acquatici nell’hinterland, ecco la guida aggiornata alle piscine aperte a Milano nell’estate 2026, con orari, situazione delle riaperture e link utili.
La storica piscina liberty di Porta Venezia è già pienamente operativa ed è una delle più frequentate di queste settimane. Centrale, facilmente raggiungibile e perfetta per chi vuole nuotare prima o dopo il lavoro.
Orari attuali
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Resta una delle piscine comunali più utilizzate nella zona ovest della città, soprattutto da famiglie e sportivi.
Orari attuali
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Nel sud di Milano è una delle piscine più frequentate per il nuoto libero estivo.
Orari attuali
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Molto amata da chi vive tra Navigli e zona Tortona, è una delle strutture con gli orari più estesi.
Orari attuali
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Alternativa più tranquilla rispetto ai grandi centri balneari, sempre più popolare per chi cerca relax e meno folla.
Orari attuali
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A Segrate resta il grande classico dell’estate milanese: piscine all’aperto, scivoli, aree verdi e giornata intera stile parco acquatico.
Orari
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The Village Summer Pool a Sesto San Giovanni non è solo una piscina è una location unica, un resort in città dove trascorrere ore in completo relax da solo o con la tua famiglia dimenticandosi la frenesia della città, dove tutto è semplice e a portata di mano.
La struttura del Teatro Franco Parenti sta completando i preparativi per la stagione estiva 2026. L’apertura completa è prevista tra fine maggio e inizio giugno.
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Al momento risulta temporaneamente chiuso, ma dovrebbe riaprire durante il mese di giugno dopo gli interventi tecnici.
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Uno degli impianti storici dei Navigli, attualmente in fase di riapertura progressiva per la stagione estiva.
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Per chi cerca:
E con il caldo africano che potrebbe continuare anche nelle prossime settimane, le piscine milanesi rischiano di diventare uno dei luoghi più affollati dell’estate 2026.
L'articolo Piscine a Milano: aperture e guida completa per sfuggire al caldo proviene da InfoMilano.news.
Un altro operaio ucciso.
Un altro lavoratore che esce di casa e non ci torna più.
A Spianate, in provincia di Lucca, un operaio di 31 anni è morto schiacciato da una pressa dentro la ditta Cora Srl.
Non chiamatele morti bianche. Non chiamatele fatalità.
Non chiamatele tragiche coincidenze.
Questi sono omicidi sul lavoro.
Sono il prodotto di un sistema fondato sul profitto, sulla compressione dei costi, sulla riduzione della sicurezza a semplice variabile economica. In questo sistema i lavoratori vengono trattati come numeri, ingranaggi sostituibili, costi da abbattere per aumentare margini e produttività.
Ogni volta ci raccontano la stessa storia: si accerteranno le responsabilità, era un bravo lavoratore, si parla di “cordoglio”. Poi tutto continua come prima. Turni massacranti, appalti, precarietà, ritmi insostenibili, manutenzioni rimandate, formazione insufficiente, controlli inesistenti.
La verità è che queste morti vengono messe in conto.
Perché investire davvero in sicurezza costa.
E nel capitalismo italiano la vita di un operaio vale meno di un bilancio aziendale.
Mentre governo e padroni parlano di competitività e crescita, nei luoghi di lavoro si continua a morire. I profitti aumentano, i salari crollano, i diritti vengono smantellati e chi lavora paga con il sangue.
Noi diciamo basta.
Serve l’introduzione immediata del reato di OMICIDIO SUL LAVORO per imprenditori, dirigenti e responsabili che, violando norme e obblighi di sicurezza, causano la morte di lavoratrici e lavoratori.
Chi risparmia sulla sicurezza deve pagare penalmente.
Chi sfrutta deve rispondere delle proprie responsabilità.
Chi considera la vita operaia sacrificabile deve essere colpito duramente.
Non ci uniamo al coro dell’ipocrisia istituzionale.
La responsabilità politica è di governi che da anni smantellano controlli, favoriscono precarietà e obbediscono agli interessi delle imprese. La responsabilità morale è di un sistema economico che pretende produttività infinita e accetta la morte come prezzo normale del profitto.
Finché il profitto verrà prima della vita, continueremo a contare i morti.
E noi continueremo a stare dalla parte dei lavoratori contro questo sistema marcio, costruito sullo sfruttamento, sulla precarietà e sul sacrificio quotidiano di chi produce ricchezza e viene ripagato con salari da fame e bare.
Non abbiamo nulla da condividere con chi si arricchisce sulla pelle degli operai.
Nessuna pace sociale con padroni e governi complici di questa strage continua.
Ogni lavoratore ucciso dal profitto pesa sulle coscienze di chi difende questo modello economico fondato sullo sfruttamento e sull’impunità.
La nostra rabbia non si spegne con le parole di circostanza.
La nostra risposta sarà organizzazione, lotta e conflitto.
Perché chi lavora ha diritto a vivere.
E chi trasforma i luoghi di lavoro in luoghi di morte deve essere chiamato con il suo nome: responsabile di un omicidio sul lavoro.


L'articolo Stagione dei festival 2026: quali soluzioni per l’ingresso funzionano davvero proviene da FullPress.
Sportello sindacale contro le molestie di genere sui luoghi di lavoro – RETE ISIDE/USB 3389336083 - sicurealavorolivorno@usb.it
Negli ultimi anni Livorno ha visto crescere il peso economico del turismo, degli eventi stagionali e dei servizi legati alla ristorazione, all’intrattenimento e all’accoglienza. Questa trasformazione ha prodotto nuove occasioni di impiego all’interno di un settore sempre più fondato su un modello di lavoro deliberatamente e strutturalmente reso povero, precario e subalterno: caratterizzato da flessibilità e stagionalità estrema, salari bassi, contratti brevi o intermittenti, part time involontari ed elevata ricattabilità economica. In molti casi si tratta di lavori svolti da giovani, studenti, lavoratrici e lavoratori migranti o persone che vivono situazioni di fragilità economica e che, proprio per questo, incontrano maggiori difficoltà nel denunciare abusi o comportamenti scorretti per paura di perdere il posto o di non essere richiamati la stagione successiva. A questo si aggiunge una diffusa area di informalità lavorativa, fatta di lavoro nero, lavoro grigio, mansioni non contrattualizzate e assenza di tutele reali, condizioni che aumentano ulteriormente l’esposizione a ricatti, abusi e molestie.
Nei contesti stagionali poi il confine tra lavoro, socialità e “intrattenimento” tende inoltre a diventare più ambiguo: bar, festival, locali, stabilimenti balneari ed eventi cittadini sono spesso spazi attraversati da consumo di alcol, rapporti informali e ritmi intensi, dove atteggiamenti molesti o discriminatori vengono troppo facilmente banalizzati come normale dinamica di settore, secondo una logica perversa di naturalizzazione degli abusi. In questo quadro, molestie, pressioni, ricatti, discriminazioni sessiste, razziste o omotransfobiche e abusi di potere rischiano di essere percepiti come inevitabili, soprattutto nei confronti di chi occupa posizioni lavorative più precarie e subalterne.
È invece opportuno riconoscere che il contrasto e la prevenzione delle molestie e degli abusi sui luoghi di lavoro contribuisce a costruire ambienti più sicuri e vivibili per tutte e tutti, rompendo il silenzio e l’isolamento che troppo spesso accompagnano queste esperienze.
In vista della stagione estiva che sta per cominciare e degli eventi che, come ogni anno, attraverseranno Livorno - a partire dai contesti ufficiali come il Festival Straborgo che si terrà in città dal 29 maggio al 1° giugno, fino ad Effetto Venezia - che comporteranno un prevedibile aumento dei flussi e dei carichi di lavoro, torna centrale il tema delle condizioni di lavoro nei settori legati al turismo, alla ristorazione, all’accoglienza e all’organizzazione. USB e la RETE ISIDE richiamano, dunque, con forza l’attenzione su un tema troppo spesso sottovalutato: la sicurezza e la tutela delle lavoratrici rispetto a molestie, comportamenti inappropriati e violenze nei luoghi di lavoro.
Le molestie NON sono “parte del lavoro”
Qualsiasi comportamento indesiderato a sfondo sessuale, verbale o fisico, che leda la dignità della lavoratrice, costituisce una violazione della normativa vigente in materia di salute e sicurezza sul lavoro (D.Lgs. 81/2008) e delle norme antidiscriminatorie. Non esiste alcuna giustificazione legata al contesto, all’afflusso di clientela o al “clima festivo”.
È responsabilità del datore di lavoro prevenire e intervenire
Ricordiamo che il datore di lavoro ha l’obbligo giuridico di garantire un ambiente di lavoro sicuro e rispettoso. Ciò significa:
• Valutare tutti i rischi, compresi quelli legati a molestie e violenze;
• Adottare misure di prevenzione e protezione adeguate;
• Intervenire tempestivamente in caso di segnalazioni.
L’inerzia o la sottovalutazione di episodi segnalati può configurare responsabilità diretta del datore di lavoro, con possibili sanzioni civili e penali.
Esiste una tutela internazionale: Convenzione ILO n. 190
L’Italia ha ratificato la Convenzione n. 190 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, che riconosce il diritto di ogni persona a un mondo del lavoro libero da violenze e molestie. Questa convenzione rafforza il quadro di tutela e obbliga anche i datori di lavoro ad adottare politiche attive di prevenzione e contrasto.
Cosa possono fare le lavoratrici
RETE ISIDE e USB invitano tutte le lavoratrici a non restare sole e a tutelarsi attivamente:
• Segnalare immediatamente ogni episodio al datore di lavoro o al responsabile della sicurezza (RLS/RLST);
• Documentare quanto accade (annotazioni, messaggi, eventuali testimoni);
• Rivolgersi al sindacato per supporto e assistenza;
• In caso di mancato intervento aziendale, attivare gli organi ispettivi (Ispettorato del Lavoro, ASL);
• Nei casi più gravi rivolgersi ai Centri Anti Violenza e/o sporgere denuncia alle autorità competenti.
USB e RETE ISIDE sono al vostro fianco
Non accetteremo che, dietro la retorica dell’evento e del turismo, si nascondano condizioni di lavoro degradanti e rischiose. La sicurezza e la dignità non sono negoziabili.
Invitiamo tutte le lavoratrici della ristorazione a contattare gli Sportelli territoriali dedicati al contrasto delle molestie, delle discriminazioni e della violenza di genere nei luoghi di lavoro per segnalazioni, supporto e tutela collettiva. Solo attraverso l’organizzazione e la lotta possiamo contrastare abusi e silenzi.
Rete Iside/Unione Sindacale di Base
Sportello contro molestie, discriminazioni e violenza di genere nei luoghi di lavoro Livorno



⚠️ La semaine dernière, nous avons corrigé une faille de sécurité critique dans PeerTube ! ⚠️
Celle-ci ayant été utilisée activement, veuillez mettre à jour votre plateforme au plus vite vers la version 8.1.8 si vous ne l'avez pas encore fait.
Retrouvez les détails de cette mise à jour : https://github.com/Chocobozzz/PeerTube/releases/tag/v8.1.8
Il 29 marzo, nel Teatro comunale di Isola del Liri (FR), si è svolto l'incontro tra due libri e due autori: Mensaleri di Wu Ming 2 e Biografia di una classe operaia. I cartai della valle del Liri. 1824 - 1954 di Alfredo Martini.
A tenere le fila del dialogo ci ha pensato Lorenzo Teodonio.


En réponse à Nathalie Hernandez.
@Nathalie Hernandez : je ne connaissais pas Qwice, mais lire la petite fenêtre qui a surgi en visitant le site a suffi à me rebuter. Quant à Piaille, il s’agit d’une instance de Mastodon, donc ça ferait un peu redondant, il me semble.



Authorities in the Netherlands have arrested the co-owners of two related Internet hosting companies for operating IT infrastructure used by Russia to carry out cyberattacks, influence operations and disinformation campaigns inside the European Union. The two men were the focus of a 2025 KrebsOnSecurity story about how their hosting companies had assumed control over the technical infrastructure of Stark Industries Solutions, an Internet service provider sanctioned last year by the EU as a frequent staging ground for cyber mischief from Russia’s intelligence agencies.

An investigator with the Tax Intelligence and Investigation Service (FIOD), the Dutch financial crimes agency, during the raid. Image: FIOD.
The Dutch daily news outlet de Volkskrant reports that the Dutch financial crime agency FIOD on May 18 arrested a 57-year-old from Amsterdam and a 39-year-old from The Hague, charging them with violating sanctions law by directly or indirectly making economic resources available to EU-sanctioned entities.
The Dutch investigation focuses on Stark Industries, a sprawling hosting provider that materialized just two weeks before Russia invaded Ukraine. As detailed in this May 2024 deep-dive, Stark quickly became the source of massive distributed denial-of-service (DDoS) attacks against European targets, and emerged as a top supplier of proxy and anonymity services that showed up time and again in cyberattacks linked to Russia-backed hacking groups.
That report identified two Moldovan brothers — Ivan and Yuri Neculiti and their company PQHosting — who were providing one of Stark’s two main conduits to the larger Internet. In May 2025, the EU sanctioned PQHosting and the Neculiti brothers for aiding Russia’s hybrid warfare efforts. But as KrebsOnSecurity observed in September 2025, those sanctions failed to target Stark’s remaining connection to the Internet — an Internet service provider based in the Netherlands called MIRhosting.
MIRhosting is operated by Andrey Nesterenko, a 39-year-old Russian native who runs the business out of the Netherlands. News that PQHosting and the Neculiti brothers were about to be sanctioned by the EU leaked in the media nearly two weeks before the sanctions were announced last year. During that time, the Stark network assets were transferred from PQHosting to a new entity called the[.]hosting, under the control of the Dutch entity WorkTitans BV.
And as our September 2025 report showed, WorkTitans was controlled by Nesterenko and a 57-year-old from Amsterdam named Youssef Zinad. On top of that, WorkTitans was getting connectivity to the larger Internet solely through MIRhosting, where Zinad had worked previously.
On May 18, Dutch financial crime investigators arrested Nesterenko and Zinad, and searched three businesses in Enschede and Almere and two data centers in Dronten and Schiphol-Rijk. A statement from the Dutch authorities said they also seized laptops, telephones and more than 800 servers.

A message to the-hosting customers immediately after 800 of its servers were seized by Dutch authorities. The message says that unfortunately data stored on the server has been lost and cannot be recovered.
De Volkskrant said it reviewed data showing WorkTitans and MIRhosting were the most-used networks in pro-Russian attacks on Danish government bodies between November 13 and 19, 2025, the week of Denmark’s municipal elections.
The publication wrote that prior to Nesterenko’s arrest, the MIRhosting founder denied that he knew his servers had been misused by pro-Russian cybercriminals. “He said he had ended all services with the Neculiti brothers when the EU sanctions came into force in May 2025,” and the he “reserved all rights to take action against ‘harmful and incorrect publications,” de Volkskrant wrote.
MIRhosting released a statement saying it has initiated an internal investigation into the alleged facts concerning the elections in Denmark, and that it has temporarily paused services to WorkTitans as a precautionary measure while the matter is being reviewed further.
“Based on our preliminary findings, there are no indications that the services over which we exercise control were actually used to influence the Danish elections,” the statement reads. “No anomalies or spikes were observed in our network traffic during the period mentioned in the publication; had large-scale DDoS attacks occurred, such activity would have been evident. Furthermore, prior to the media publication, we had not received any complaints, abuse reports, or official requests regarding suspicious activities or misuse of our network. Meanwhile, our regular operational activities continue, and our service to our other clients remains fully intact.”
Born in Nizhny Novgorod, Russia, Mr. Nesterenko grew up as a piano prodigy who performed publicly at a young age. In 2004, Nesterenko founded MIRhosting’s parent Innovation IT Solutions Corp., which has the notable distinction of being the company responsible for hosting stopgeorgia[.]ru, a hacktivist website for organizing cyberattacks against Georgia that appeared at the same time Russian forces invaded the former Soviet nation in 2008. That conflict was thought to be the first war ever fought in which a notable cyberattack and an actual military engagement happened simultaneously.
Responding to questions shared via email, Nesterenko said MIRhosting does not support cybercrime, sanctions evasion, or illegal activity, and that the allegations and arrest by Dutch authorities have been extremely harmful to him and his company.
“The transition to the.hosting was not intended to evade sanctions,” Nesterenko wrote. “The hardware and customer portfolio had already been transferred to WorkTitans before the sanctions appeared. Closing or damaging a legitimate Dutch infrastructure company will not stop cybercrime, but it will harm many people who have done nothing wrong.”
Far less is public about the 57-year-old Zinad, who reportedly has been keeping a low profile since our story last year. De Volkskrant reported that Zinad blocked access to his LinkedIn account, had gone months without responding to emails, WhatsApp messages and phone calls, and told a colleague that illness was forcing him to lead a somewhat more reclusive life.

Mr. Zinad’s now-defunct LinkedIn profile. It was full of posts for MIRhosting’s services.
Mr. Nesterenko claims Zinad was never an employee of MIRhosting.
“He helped me and MIRhosting with certain business tasks under a normal business-to-business arrangement between companies,” Nesterenko explained.
However, in previous emails to KrebsOnSecurity, Nesterenko carbon copied Mr. Zinad (who had a @mirhosting.com email), explaining that he was part of the company’s legal team. Also, the Dutch website stagemarkt[.]nl lists Youssef Zinad as an official contact for MIRhosting’s offices in Almere.
Mr. Zinad has never responded to requests for comment. Nor did de Volkskrant have any luck tracking him down. The publication said it repeatedly asked Mr. Zinad (referred to here as simply “Z”), but he reportedly avoided every form of contact.
“‘I am unavailable but will respond to your message as soon as possible,’ reads an automated reply on WhatsApp on 2 October 2025,” de Volkskrant reported. “It is the only response de Volkskrant would receive in months. He did not pick up his phone and did not call back. When an acquaintance asked him via LinkedIn to contact the reporter, he blocked access to his LinkedIn page. At an address in Almere where Z.’s personal limited company is registered, no one was present in April. The corner house’s blinds were drawn, and a pile of rubbish bags lay outside next to a container, as if someone had recently left. A neighbour said he knew the man but did not know where he was staying. Z. was later arrested at a residence in Amsterdam.”





«Questa sarà una conversazione anfibia, ambigua... Dubbia... Anche mostruosa!»
Così Giada Peterle, direttrice del Museo di Geografia dell'Università di Padova, ha introdotto l'incontro su Gli uomini pesce, svoltosi proprio in quel luogo il 19 maggio 2026. Luogo che, ha aggiunto Peterle, è il«naturale approdo» del romanzo, sia perché parte di quest'ultimo è «ancorata» in quelle stanze, sia perché trattasi di un «romanzo geografico», anzi, di un romanzo che è «geografo esso stesso» e ci interroga sulla geografia come forma del pensiero.
A confrontarsi sul libro un parterre di docenti di geografia: Francesco Visentin, Andrea Pase, Luca Bonardi e Margherita Cisani. Al termine dei loro interventi, Wu Ming 1 ha raccolto gli spunti, ricostruito le tappe del suo lavoro sul romanzo e risposto alle domande del pubblico. Nel mentre, è arrivata una lettera di Antonia Nevi, di cui si è data pubblica lettura.
30-31 Maggio | 1-2 Giugno • Ingresso Gratuito
Dal 30 maggio al 2 giugno arriva all’Idroscalo di Milano lo Spritz Social Fest,
quattro giorni di festa a ingresso gratuito tra musica, food truck, DJ set,
mercatini, eventi speciali e naturalmente tantissimi Spritz e cocktail.
Un grande villaggio open air dedicato all’aperitivo e alla socialità,
perfetto per vivere il ponte del 2 giugno tra tramonti, musica e divertimento.
Spritz classici e special edition
Cocktail & drinkeria varia
Food truck e street food
DJ set e musica live
Market ed eventi speciali–

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Sempre ingresso gratuito!
Sabato 30 Maggio 2026Orario: 18:00 – 03:00
La festa anni ’90 open air accende l’Idroscalo! Un viaggio musicale tra dance, pop, hit leggendarie e atmosfere iconiche degli anni ’90.
Preparati a cantare, ballare e rivivere le emozioni di un decennio indimenticabile sotto le stelle dell’Idroscalo.
Domenica 31 Maggio 2026Orario: 10:00 – 23:00
Abbigliamento vintage, accessori, oggetti creativi, artigianato e lifestyle market. Tutto accompagnato da musica, street food e drink per tutta la giornata.
Lunedì 1 Giugno 2026Orario: 18:00 – 03:00
Il festival dei cartoni animati arriva all’Idroscalo! Preparati a tornare bambino per una serata unica dedicata al mondo dei cartoon, delle sigle più iconiche e dei personaggi che hanno fatto crescere intere generazioni.
Il Cartoon Party trasformerà l’Idroscalo in un universo colorato e super divertente, tra musica, spettacoli, mascotte, animazione e persone mascherate ispirate ai cartoni animati più amati di sempre.
Sigle cartoon e hit anni ’90/2000
Mascotte e personaggi iconici
Cosplay e pubblico mascherato
DJ set a tema cartoonDa Dragon Ball a Pokémon, dai cartoni Disney agli anime più famosi, il Cartoon Party sarà una vera festa per chi è cresciuto con le sigle che ancora oggi tutti sanno cantare.
Martedì 2 Giugno 2026Orario: 10:00 – 23:00
Esposizione di auto sportive, tuning per tutti i gusti e special car in una giornata dedicata ai motori. Musica e street food sempre presenti!
Info EventoLocation: Idroscalo Milano – Ingresso Tribune – Mood Live Milano
Sabato 30 e Lunedì 1: 18:00 – 03:00
Domenica 31 e Martedì 2: 10:00 – 23:00
Ingresso Gratuito
Se stai cercando cosa fare a Milano nel ponte del 2 giugno, un festival gratuito all’aperto, una serata con DJ set, street food, Spritz e aperitivo, lo Spritz Social Fest all’Idroscalo è l’evento perfetto.
Salva le date: 30 e 31 maggio, 1 e 2 giugno.
Ci vediamo all’Idroscalo!
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Mercoledì 26 maggio 2026, ore 17.00, Edificio dell’Orologio – Piazza L. Orlando, Livorno
Presentazione del volume Storia della Repubblica. L’Italia dalla Liberazione ad oggi (1945–2026) di Guido Crainz (Donzelli, 2026).
Ottant’anni di storia repubblicana sono il risultato di un percorso intenso, intriso di speranze e delusioni, di traumi e mutamenti inavvertiti. Quanto siamo cambiati? E quanta parte di questa storia è ancora viva nella nostra memoria collettiva? Con questo volume Crainz ripercorre l’Italia dalla Ricostruzione fino ai giorni nostri, con uno sguardo capace di intrecciare politica, società e cultura di massa, e con un capitolo finale dedicato agli ultimi dieci anni e alle trasformazioni in corso nella fisionomia culturale e istituzionale del paese.
Con l’autore dialogheranno Rocco Garufo (Assessore del Comune di Livorno) e Catia Sonetti (Direttrice ISTORECO Livorno). Introduce e coordina Claudia Pavoletti, giurista e operatrice culturale.
L’ingresso è libero e gratuito.

Il diploma si svilupperà dal 1° aprile al 29 giugno ed ogni mese sarà dedicato ad una delle tre battaglie con una QSL diversa in ogni periodo:
Gli operatori trasmetteranno con il nominativo II1NAP e saranno on air anche dalla Sezione A.R.I. di Savona per tutti i 90 giorni ed in oltre, per celebrare l’anniversario, attiveremo per la prima volta i luoghi simbolo di questi eventi storici.
Il 12 aprile una postazione radio trasmetterà proprio sulla cima al Monte Negino ove era situata la ridotta (trincea) francese che impediva agli austriaci di avanzare.
Il 17 maggio l’attività radio si trasferirà a Cosseria nei pressi del sito della seconda battaglia.
Infine il 14 giugno la postazione radio sarà situata a Dego nei luoghi dell’ultimo scontro.
In caso di maltempo le varie attività radiantistiche all’aperto saranno rinviate a date da definire.
Consultate la pagina facebook A.R.I. Sezione di Savona O.D.V. - IQ1SV per rimanere aggiornati sull’attività di II1NAP e scoprire le date in cui saremo on air da questi siti storici.

Anche quest’anno l’A.R.I. sarà presente sulle HF con un proprio diploma celebrativo: nel 2026 si celebrano gli 80 anni della nostra Repubblica e pertanto proporremo il “Diploma 80 Anni della Repubblica Italiana 1946-2026”.
Il Diploma si svolgerà dal 1° al 28 giugno, con modalità molto simili a quelle dello scorso anno. Le bande saranno tutte le HF, dagli 80 metri ai 10 metri, e i modi saranno gli stessi 6: CW, SSB, RTTY (baudot), FT8, MFSK submode FT4, PSK (tutti i submodi sono equivalenti).






In the recent weeks I've been engaging Prot as a coach to help review
my new ffs package for GNU Emacs as I worked on preparing it for
inclusion in GNU ELPA, as well as discussing other Emacs- and
life-related topics.
UPDATE 2026-05-23 22:39:15 -0400: Prot also published an article about our session on his website: https://protesilaos.com/commentary/2026-05-23-life-issues-and-philosophy-amin-bandali/
In our nearly 2-hour conversation, we discussed at length and in depth various aspects of life in the current times. For instance, feeling overwhelmed in the face of innumerable things happening at once, with technology changing our perception and making events feel proximate and imminent.
We talked about seasonality and rhythms in life, including in relation to burnout and knowing our own limitations, and descriptive vs prescriptive thinking when reflecting on the expectations we may place on our self when comparing our self to others through the lens of our necessarily-incomplete impressions and glimpses of their lives. We discussed absence or loss as a dual to presence or persistence in the process of life. How with our memories and through embodying the philosophy and teachings of departed loved ones their essence and legacy continues to live on within us. But also loss in the sense of us losing parts of our self in life-defining moments while preserving other parts and gaining new ones, being liberated of some of the burdens of our past self and in effect becoming someone else in the process.
In being true to our self, we talked about humans as multi-faceted beings and the importance of expressing and giving a voice to these different aspects of our self, and keeping alive that child-like sense of awe and wonder. To live a life where the pace and rhythms of our environment are in sync with our internal rhythms, and to not give others undue power over us or our happiness through trying to live according to their prescribed standards or expectations.
I also learned more about Prot's practical philosophy of situational awareness in life, not merely as a means for survival, but also as a way of appreciating all of the beauty that surrounds us, and a method for gaining the knowledge and skills to apply what we learn from patterns in one area of life to other areas.
We concluded our session with a mention to the concept of sanctity, to set aside a sacred time or place for our self wherein no distractions are allowed, where we can unwind, rest, and recharge for whatever comes next.
Here is the video recording of our session, which I share with Prot's permission:
You can view or download the full-resolution video from the Internet Archive.
Like Prot, I am invigorated and inspired to live a full, honest life. To do my best, do what I do in earnest, and make the best of what I have.
Take care, and so long for now.

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Alpine Linux, one of the most recognizable non-systemd Linux distributions, is reportedly experimenting with an optional systemd compatibility layer, a move that has sparked intense discussion across the Linux community.
For years, Alpine has stood apart from mainstream Linux distributions by avoiding both glibc and systemd, instead relying on:
Now, growing software compatibility pressures, especially around desktop applications, containers, and enterprise tooling, appear to be pushing Alpine developers to explore new approaches.
Alpine Linux built its reputation around simplicity, security, and minimalism. Unlike many mainstream distributions, Alpine intentionally avoided systemd in favor of the lighter and more modular OpenRC init system.
This design philosophy made Alpine extremely popular for:
Its tiny footprint and reduced dependency chain became major advantages in cloud and container environments.
Despite Alpine’s popularity, avoiding systemd has increasingly created compatibility challenges.
Many modern Linux applications now assume the presence of:
libsystemdThis has become particularly problematic for:
Historically, Alpine users often relied on:
gcompatThe growing complexity of those workarounds appears to be one reason compatibility discussions are intensifying.
Importantly, Alpine Linux is not replacing OpenRC with systemd.
Instead, the project appears to be exploring:
libsystemd supportExperimental efforts already exist in the broader ecosystem. For example, unofficial projects have packaged portions of systemd, particularly libsystemd, for Alpine systems specifically to satisfy software dependencies without running full systemd services.

The Debian project has begun exploring AI-assisted bug triage workflows, joining a broader movement across the open-source world to manage the rapidly increasing volume of software bug reports and vulnerability submissions.
While Debian developers are approaching the idea cautiously, the effort reflects a growing reality for large open-source projects: modern software ecosystems are producing more bugs, duplicate reports, and security findings than human maintainers can efficiently process alone.
The discussion arrives during a period of intense debate within Linux and open-source communities about how artificial intelligence should be integrated into software development and maintenance.
Debian is one of the largest and most complex Linux distributions in existence, maintaining tens of thousands of software packages across multiple architectures and release branches. Managing bug reports at that scale has always been challenging.
Now, AI-assisted vulnerability scanning and automated testing tools are dramatically increasing report volumes across open-source projects. Maintainers are increasingly facing:
AI-assisted bug triage systems are being explored as a way to help organize, prioritize, and categorize incoming reports before human maintainers review them.
Importantly, Debian is not handing software maintenance over to AI systems.
Instead, AI-assisted triage generally focuses on repetitive administrative tasks such as:
The goal is to reduce the amount of manual sorting work maintainers must perform before actual debugging begins.
Debian’s experiments come during an ongoing debate about AI’s role in open-source development.
Some maintainers view AI-assisted tooling as necessary because software complexity has outpaced human review capacity. Others worry about:
The Debian community itself has spent months discussing how AI-assisted contributions should be handled, but no final project-wide policy has yet been adopted.


Lawmakers in both houses of Congress are demanding answers from the U.S. Cybersecurity & Infrastructure Security Agency (CISA) after KrebsOnSecurity reported this week that a CISA contractor intentionally published AWS GovCloud keys and a vast trove of other agency secrets on a public GitHub account. The inquiry comes as CISA is still struggling to contain the breach and invalidate the leaked credentials.

On May 18, KrebsOnSecurity reported that a CISA contractor with administrative access to the agency’s code development platform had created a public GitHub profile called “Private-CISA” that included plaintext credentials to dozens of internal CISA systems. Experts who reviewed the exposed secrets said the commit logs for the code repository showed the CISA contractor disabled GitHub’s built-in protection against publishing sensitive credentials in public repos.
CISA acknowledged the leak but has not responded to questions about the duration of the data exposure. However, experts who reviewed the now-defunct Private-CISA archive said it was originally created in November 2025, and that it exhibits a pattern consistent with an individual operator using the repository as a working scratchpad or synchronization mechanism rather than a curated project repository.
In a written statement, CISA said “there is no indication that any sensitive data was compromised as a result of the incident.” But in a May 19 a letter (PDF) to CISA’s Acting Director Nick Andersen, Sen. Maggie Hassan (D-NH) said the credential leak raises serious questions about how such a security lapse could occur at the very agency charged with helping to prevent cyber breaches.
“This reporting raises serious concerns regarding CISA’s internal policies and procedures at a time of significant cybersecurity threats against U.S. critical infrastructure,” Sen. Hassan wrote.

A May 19 letter from Sen. Margaret Hassan (D-NH) to the acting director of CISA demanded answers to a dozen questions about the breach.
Sen. Hassan noted that the incident occurred against the backdrop of major disruptions internally at CISA, which lost more than a third of it workforce and almost all of its senior leaders after the Trump administration forced a series of early retirements, buyouts, and resignations across the agency’s various divisions.
Rep. Bennie Thompson (D-MS), the ranking member on the House Homeland Security Committee, echoed the senator’s concerns.
“We are concerned that this incident reflects a diminished security culture and/or an inability for CISA to adequately manage its contract support,” Thompson wrote in a May 19 letter to the acting CISA chief that was co-signed by Rep. Delia Ramirez (D-Ill), the ranking member of the panel’s Subcommittee on Cybersecurity and Infrastructure Protection. “It’s no secret that our adversaries — like China, Russia, and Iran — seek to gain access to and persistence on federal networks. The files contained in the ‘Private-CISA’ repository provided the information, access, and roadmap to do just that.”
KrebsOnSecurity has learned that more a week after CISA was first notified of the data leak by the security firm GitGuardian, the agency is still working to invalidate and replace many of the exposed keys and secrets.
On May 20, KrebsOnSecurity heard from Dylan Ayrey, the creator of TruffleHog, an open-source tool for discovering private keys and other secrets buried in code hosted at GitHub and other public platforms. Ayrey said CISA still hadn’t invalidated an RSA private key exposed in the Private-CISA repo that granted access to a GitHub app which is owned by the CISA enterprise account and installed on the CISA-IT GitHub organization with full access to all code repositories.
“An attacker with this key can read source code from every repository in the CISA-IT organization, including private repos, register rogue self-hosted runners to hijack CI/CD pipelines and access repository secrets, and modify repository admin settings including branch protection rules, webhooks, and deploy keys,” Ayrey told KrebsOnSecurity. CI/CD stands for Continuous Integration and Continuous Delivery, and it refers to a set of practices used to automate the building, testing and deployment of software.
KrebsOnSecurity notified CISA about Ayrey’s findings on May 20. Ayrey said CISA appears to have invalidated the exposed RSA private key sometime after that notification. But he noted that CISA still hasn’t rotated leaked credentials tied to other critical security technologies that are deployed across the agency’s technology portfolio (KrebsOnSecurity is not naming those technologies publicly for the time being).
CISA responded with a brief written statement in response to questions about Ayrey’s findings, saying “CISA is actively responding and coordinating with the appropriate parties and vendors to ensure any identified leaked credentials are rotated and rendered invalid and will continue to take appropriate steps to protect the security of our systems.”
Ayrey said his company Truffle Security monitors GitHub and a number of other code platforms for exposed keys, and attempts to alert affected accounts to the sensitive data exposure(s). They can do this easily on GitHub because the platform publishes a live feed which includes a record of all commits and changes to public code repositories. But he said cybercriminal actors also monitor these public feeds, and are often quick to pounce on API or SSH keys that get inadvertently published in code commits.

The Private-CISA GitHub repo exposed dozens of plaintext credentials to important CISA GovCloud resources.
In practical terms, it is likely that cybercrime groups or foreign adversaries also noticed the publication of these CISA secrets, the most egregious of which appears to have happened in late April 2026, Ayrey said.
“We monitor that firehose of data for keys, and we have tools to try to figure out whose they are,” he said. “We have evidence attackers monitor that firehose as well. Anyone monitoring GitHub events could be sitting on this information.”
James Wilson, the enterprise technology editor for the Risky Business security podcast, said organizations using GitHub to manage code projects can set top-down policies that prevent employees from disabling GitHub’s protections against publishing secret keys and credentials. But Wilson’s co-host Adam Boileau said it’s not clear that any technology could stop employees from opening their own personal GitHub account and using it to store sensitive and proprietary information.
“Ultimately, this is a thing you can’t solve with a technical control,” Boileau said on this week’s podcast. “This is a human problem where you’ve hired a contractor to do this work and they have decided of their own volition to use GitHub to synchronize content from a work machine to a home machine. I don’t know what technical controls you could put in place given that this is being done presumably outside of anything CISA managed or even had visibility on.”
Update, 3:05 p.m. ET: Added statement from CISA. Corrected a date in the story (Truffle Security said it found the repo gained some of its most sensitive secrets in late April 2026, not 2025).
Domani sabato 23 Maggio alle ore 10.30 a Cesena si terrà il presidio presso l’area parcheggio piastra – Ospedale Bufalini. Organizzato dal Partito Comunista – Cesena
Per ricordare come l’invio di armi in una guerra fatta per procura stia massacrando il nostro paese, nella sanità e non solo!
L’Italia verserà altri 13 miliardi di euro per continuare ad armare l’Ucraina e alimentare la guerra.
• 700 miliardi di euro per acquistare gas liquefatto statunitense, fino a quattro volte più costoso di quello russo.
• 800 miliardi destinati al riarmo dell’Unione Europea.
• 42 miliardi per il riarmo dell’Italia, decisi dal Governo Meloni con il consenso dell’opposizione di centrosinistra.
Tutto questo mentre milioni di cittadini rinunciano a curarsi o sono costretti a indebitarsi per sostenere i costi delle terapie. Mancano medici e infermieri, mentre ogni anno oltre 360.000 persone si ammalano di cancro e necessitano di cure e assistenza adeguate.
Crescono le malattie professionali, gli infortuni e le morti sul lavoro, spesso causati dalla mancanza di prevenzione e controlli.
Salari bloccati, pensioni insufficienti, licenziamenti, cassa integrazione, piccoli artigiani e commercianti in difficoltà: questa è la realtà del Paese.
Nel frattempo, banche, multinazionali e industrie belliche continuano ad accumulare profitti.
BASTA!
Fermiamo il folle disegno dell’Unione Europea che punta a un confronto diretto con la Russia.
• NO all’invio di armi in Ucraina.
• NO al riarmo UE/NATO.
• NO alle sanzioni contro la Russia.
CONTRO LA GUERRA per LA PACE!
L'articolo Cesena, presidio del Partito Comunista contro guerra e riarmo davanti all’Ospedale Bufalini proviene da IL PARTITO COMUNISTA - Sito Ufficiale.

4 min read
From high‑speed research flights to high‑altitude science campaigns, NASA depends on aircraft that perform at their best and the ground crews who keep them mission ready.
At NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, specially trained maintenance crews are essential to keeping the agency’s aircraft flying safely and reliably.
This year, NASA added two F-15s and a Pilatus PC-12 to its fleet at Armstrong. These aircraft – alongside platforms such as the high-altitude ER-2s and NASA’s newest X-plane, the X-59 – reflect a wide range of capabilities. The maintenance staff is responsible for keeping each one mission ready.

“That’s the beauty of our Armstrong maintenance teams. They adapt to any type of change,” said Jose “Manny” Rodriguez, NASA Armstrong Gulfstream G-IV crew chief. “One day you could have an instrument being loaded, and the next day it may be aircraft reconfiguration, all while other aircraft systems may need fixing. They adapt and they overcome any situation.”
Each aircraft supports a specific mission, whether it’s conducting science research, serving as a support or chase aircraft, or assisting NASA rocket launches. The aircraft fly at different speeds, carry specialized hardware, and require maintenance crews to stay agile with fast-paced changes.
To ensure NASA can make aeronautics and science advancements safely, the crews work continuously, checking on the ejection seats, filling the tanks with fuel, and changing out brakes, wheels, wiring, and hardware constantly, all of which can degrade with each flight.
On any given day, an aircraft may be flight-ready for a mission, undergoing scheduled maintenance or modifications, or down for longer-term care.
There are typically multiple NASA Armstrong aircraft in the air in one day. Currently, the center’s C-20A is flying in Peru and Panama, the X-59 is often flying twice per day with a chase plane, and the center’s ER-2 is flying in Colorado, supporting the Geological Earth Mapping Experiment (GEMx). All this work is happening at the same time, and Armstrong’s skilled maintenance staff is prepping and fixing aircraft as needed along the way.
The team includes mechanics with both military and civilian backgrounds, and the job involves a lot of on-the-job training.
Maintenance crews are composed of:
After the maintenance crew ensures the aircraft is in the best condition possible, the team tows it out to the flightline, and it becomes ready for operations. The NASA pilot assigned to the mission will walk around the aircraft with the assigned crew chief for a final safety check before flight.
“There is a crew chief assigned to every aircraft,” Rodriguez said. “The crew chief is responsible for the integrity of that aircraft, and at the end of the day, his signature and the pilot’s together are what constitutes that the aircraft is safe for flight.”
Maintenance crews track each flight to help ensure it completes the mission without returning early. If an aircraft does return to base early, the maintenance team stands ready. When it lands, the crew is right there again, helping the research team complete the mission and fixing whatever is needed to stay nimble and ready for the next flight.
“It’s difficult at times to work with different airplanes from both the civilian and military sides, but it’s very rewarding to see that we have the capability and the expertise to keep these aircraft flying,” Rodriguez said.
Editor’s Note: This advisory was updated May 22, 2026 to include a retirement.
NASA announced Friday an agencywide realignment to increase mission focus and move out on the National Space Policy. These changes position the agency to better deliver on the nation’s highest‑priority objectives with speed and efficiency.
During the Ignition event in late March, NASA Administrator Jared Isaacman and agency leaders outlined the most pressing objectives to deliver on the next chapter of American leadership in space. President Trump’s Executive Order Ensuring American Space Superiority, otherwise known as the National Space Policy, directed NASA to focus talent and resources on objectives including accelerating the Artemis program, establishing a Moon Base, developing a nuclear space reactor, igniting the orbital economy, and expanding missions of science and discovery.
To support the agency’s ambitious short- and long-term goals, NASA is taking action to increase specialization at centers and integrate mission directorates, elevating delivery of technically excellent work. Some of these actions include:
“This initiative reflects NASA’s extreme focus on executing the mission in direct support of the National Space Policy. We are focusing resources on the most pressing objectives only NASA is capable of undertaking and liberating the workforce from unnecessary bureaucracy and obstacles that impede progress. We aim to rebuild competencies and instill a culture that attracts the best and brightest capable of pursuing the most demanding engineering challenges and moving safely and urgently,” said Isaacman. “There will be no reduction in force, no program cancellations, no closures, but we will achieve cost savings through more efficient execution and taking an active role in delivering the outcomes the world has been waiting for from NASA. This is how we deliver on the mission, meet the moment, and continue to make history on behalf of the American people.”
Mission directorate realignment is as follows:
Additional leadership roles, in alphabetical order, include:
Leadership at unlisted centers remains unchanged.
For more, please visit:
https://www.nasa.gov/nasa-leadership
-end-
Bethany Stevens / Camille Gallo
Headquarters, Washington
202-358-1600
bethany.c.stevens@nasa.gov / camille.m.gallo@nasa.gov
Il video presenta la nuova app PROASSIST 4.0 che monitora i parametri dei pazienti a distanza. Gli operatori tracciano ogni intervento in tempo reale per offrire un’assistenza mirata. È il progetto Fragilità Sostenuta a Domicilio: tecnologia e cura che lavorano insieme per le persone fragili. Un'iniziativa di SmartHUB, il laboratorio di innovazione nato a Firenze dalla collaborazione tra Fondazione CR Firenze, che oltre a promuovere l’iniziativa la sostiene, Università degli Studi di Firenze, Azienda USL Toscana CentroSocietà della Salute, Fondazione PIN e Medea Srl.
Il video presenta la nuova app PROASSIST 4.0 che monitora i parametri dei pazienti a distanza. Gli operatori tracciano ogni intervento in tempo reale per offrire un’assistenza mirata. È il progetto Fragilità Sostenuta a Domicilio: tecnologia e cura che lavorano insieme per le persone fragili. Un'iniziativa di SmartHUB, il laboratorio di innovazione nato a Firenze dalla collaborazione tra Fondazione CR Firenze, che oltre a promuovere l’iniziativa la sostiene, Università degli Studi di Firenze, Azienda USL Toscana CentroSocietà della Salute, Fondazione PIN e Medea Srl.


Conclusa la conferenza annuale sui temi dell’etica digitale, dell’autonomia tecnologica e del futuro condiviso della ricerca a Pisa dal 19 al 21 maggio 2026.


Italian Linux Society ha attivato il nuovo conto in Banca Etica e iniziamo l'abbandono di Unicredit. I motivi.
Continua la lettura… (ulteriori 7 minuti di lettura)



L’epoca d’oro dei bug bounty potrebbe stare entrando in una nuova fase molto più complessa. HackerOne, una delle piattaforme più importanti al mondo per la segnalazione responsabile di vulnerabilità, ha drasticamente ridotto le ricompense economiche del proprio programma Internet Bug Bounty (IBB), provocando forti reazioni nella comunità dei ricercatori di sicurezza. Secondo quanto riportato da […]
L'articolo HackerOne taglia drasticamente le ricompense dei bug bounty proviene da Securityinfo.it.
Canadian authorities on Wednesday arrested a 23-year-old Ottawa man on suspicion of building and operating Kimwolf, a fast spreading Internet-of-Things botnet that enslaved millions of devices for use in a series of massive distributed denial-of-service (DDoS) attacks over the past six months. KrebsOnSecurity publicly named the suspect in February 2026 after the accused launched a volley of DDoS, doxing and swatting campaigns against this author and a security researcher. He now faces criminal hacking charges in both Canada and the United States.
A criminal complaint unsealed today in an Alaska district court charges Jacob Butler, a.k.a. “Dort,” of Ottawa, Canada with operating the Kimwolf DDoS botnet. A statement from the Department of Justice says the complaint against Butler was unsealed following the defendant’s arrest in Canada by the Ontario Provincial Police pursuant to a U.S. extradition warrant. Butler is currently in Canadian custody awaiting an initial court hearing scheduled for early next week.
The government said Kimwolf targeted infected devices which were traditionally “firewalled” from the rest of the internet, such as digital photo frames and web cameras. The infected systems were then rented to other cybercriminals, or forced to participate in record-smashing DDoS attacks, as well as assaults that affected Internet address ranges for the Department of Defense. Consequently, the DoD’s Defense Criminal Investigative Service is investigating the case, with assistance from the FBI field office in Anchorage.
“KimWolf was tied to DDoS attacks which were measured at nearly 30 Terabits per second, a record in recorded DDoS attack volume,” the Justice Department statement reads. “These attacks resulted in financial losses which, for some victims, exceeded one million dollars. The KimWolf botnet is alleged to have issued over 25,000 attack commands.”
On March 19, U.S. authorities joined international law enforcement partners in seizing the technical infrastructure for Kimwolf and three other large DDoS botnets — named Aisuru, JackSkid and Mossad — that were all competing for the same pool of vulnerable devices.
On February 28, KrebsOnSecurity identified Butler as the Kimwolf botmaster after digging through his various email addresses, registrations on the cybercrime forums, and posts to public Telegram and Discord servers. However, Dort continued to threaten and harass researchers who helped track down his real-life identity and dramatically slow the spread of his botnet.
Dort claimed responsibility for at least two swatting attacks targeting the founder of Synthient, a security startup that helped to secure a widespread critical security weakness that Kimwolf was using to spread faster and more effectively than any other IoT botnet out there. Synthient was among many technology companies thanked by the Justice Department today, and Synthient’s founder Ben Brundage told KrebsOnSecurity he’s relieved Butler is in custody.
“Hopefully this will end the harassment,” Brundage said.

An excerpt from the criminal complaint against Butler, detailing how he ordered a swatting attack against Ben Brundage, the founder of the security firm Synthient.
The government says investigators connected Butler to the administration of the KimWolf botnet through IP address, online account information, transaction records, and online messaging application records obtained through the issuance of legal process. The criminal complaint against Butler (PDF) shows he did little to separate his real-life and cybercriminal identities (something we demonstrated in our February unmasking of Dort).
In April, the Justice Department joined authorities across Europe in seizing domain names tied to nearly four-dozen DDoS-for-hire services, although because of a bureaucratic mix-up the list of seized domains has remain sealed until today. The DOJ said at least one of those services collaborated with Butler’s Kimwolf botnet.
A statement from the Ontario Provincial Police said a search warrant was executed on March 19 at Butler’s address in Ottawa, where they seized multiple devices. As a result of that investigation, Butler was arrested and charged this week with unauthorized user of computer; possession of device to obtain unauthorized use of computer system or to commit mischief; and mischief in relation to computer data. He is scheduled to remain in custody until a hearing on May 26.
In the United States, Butler is facing one count of aiding and abetting computer intrusion. If extradited, tried and convicted in a U.S. court, Butler could face up to 10 years in prison, although that maximum sentence would likely be heavily tempered by considerations in the U.S. Sentencing Guidelines, which make allowances for mitigating factors such as youth, lack of criminal history and level of cooperation with investigators.
ffs provides a minor mode for simple plain text presentations in
Emacs, where the slides are separated using the page-delimiter, by
default the form feed character (^L).
I wrote ffs in early 2022 for my LibrePlanet 2022 presentation the
Net beyond the Web, and earlier this year decided to polish it towards
being a proper package and submit it to GNU ELPA. The manual still
needs some more work, but the overall package is in pretty good shape
so I submitted for inclusion in GNU ELPA.
ffs
ffs and I owe a debt of gratitude to Protesilaos for rounds of
code review and feedback for improving and polishing the package in
preparation for submission to GNU ELPA. You can watch videos of these
sessions posted earlier on my website:
Further, inspiration for parts of ffs's implementation was
gratefully drawn from Protesilaos's Logos package for Emacs.
Dedicated to the loving memory of Farangis Yousefinia.
Below are the release notes.
First release of ffs on GNU ELPA.
The attempted build of ffs 0.2.1 within GNU ELPA build sandbox failed
with an Error: void-function (org-texinfo-kbd-macro) due to use of
#+macro: kbd (eval (org-texinfo-kbd-macro $1)) in ffs.org for better
formatting of key sequences in the exported Texinfo copy. This seems
to have happened for the specific case of generating a plain text
README using ox-ascii where ELPA didn't load ox-texinfo. To try
and mitigate this, a README.md has been added for use as the package
README instead of ffs.org. If not sufficient, a Texinfo copy of the
ffs manual will be shipped instead of the Org one in the next release.
ffs 0.2.2 also includes small fixes and improvements throughout
ffs.el from Stefan Monnier, and additional feedback to be addressed
in future releases.
The attempted build of ffs 0.2.0 within GNU ELPA build sandbox failed with a "Cannot include file" error on the "#+include: fdl.org" in the manual. So, as a workaround, we switch to using the official Texinfo copy of the GNU FDL license rather than an Org copy.
First release of ffs intended for GNU ELPA.
After a few years of inactivity, in early 2026 I decided to dust off
ffs.el, polish and document it, and offer for inclusion in GNU ELPA
as a proper package.
ffs-default-face-height changed to nil
To minimize unexpected and/or unnecessary changes out-of-the-box, the
default value of ffs-default-face-height has been changed to nil.
ffs-edit-buffer-name demoted from user option to variableThis is not an important user-facing setting, so to help avoid overwhelming users with many options, this has been demoted from a user option to a variable.
ffs's behaviour
As part of the effort to bring ffs more in line with the conventions
of other existing Emacs packages, the mechanisms for toggling various
parts of Emacs's interface to minimize visual clutter were changed
from being minor modes to being customizable user options. These are
the replacement new user options, with a default value of nil:
ffs-hide-cursorffs-hide-mode-lineffs-hide-header-line
Their value is buffer-local, and may be set globally using
setq-default. See the sample configuration in the manual for an
example of how to customize them.
The new ffs-page-delimiter user option defines the page delimiter
inserted by ffs-edit-done when inserting a new slide. Emacs's
page-delimiter regexp should be able to match ffs-page-delimiter's
value, so if you use a custom page-delimiter be sure to customize
ffs-page-delimiter accordingly.
The new ffs-echo-progress user option controls whether to display in
echo area the progress through the slides. When non-nil, changing
slides will also display the progress through the slides in the echo
area. The format of the displayed progress can be customized using
the new ffs-echo-progress-format user option.
The new ffs-edit-display-buffer-alist user option may be used to
control the Window configuration for the ffs-edit buffer. By
default, it will display the ffs-edit buffer in the same window.
The new ffs-edit-done-hook user option may be used to define hooks
to be run at the end of ffs-edit-done after returning to the main
ffs presentation buffer.
Lastly, a new ffs-find-speaker-notes-function variable was added to
allow customizing the find function used for opening the speaker's
notes file, defaulting to find-file-other-frame.
Initial publication of ffs.el as part of my personal configurations
for GNU Emacs.
My first attempt at this concept was a now-archived ffsanim.el,
a major mode implementation that used Emacs's animate library to
animate slide texts onto the screen. Shortly after realizing the
shortcomings of that approach, I abandoned it in favour a minor mode
implementation and published version 0.1.0 of what is now ffs in
my personal configs repository.
I used this implementation for presenting my LibrePlanet 2022 talk, The Net beyond the Web.
I picked "ffs" as the package name, the acronym for form feed slides.
Ubuntu Core 26 could be a game-changer for organizations looking for increased security and reliability.


OpenTelemetry (fondly known as OTel) is an open-source project that provides a unified set of APIs, libraries, agents, and instrumentation to capture and export logs, metrics, and traces from applications. The project’s goal is to standardize observability across various services and applications, enabling better monitoring and troubleshooting.
The post Using OpenTelemetry and the OTel Collector for Logs, Metrics, and Traces appeared first on Linux.com.

Open Day dell'Offerta formativa dell’Università degli Studi di Firenze, un appuntamento dedicato a studenti, famiglie e a tutti coloro che vogliono conoscere da vicino il mondo universitario e le opportunità formative offerte dall’Ateneo fiorentino. L’evento si terrà martedì 14 luglio 2026, dalle ore 9 alle 13, presso la Fondazione PIN – Polo di Prato dell’Università di Firenze.
Open Day dell'Offerta formativa dell’Università degli Studi di Firenze, un appuntamento dedicato a studenti, famiglie e a tutti coloro che vogliono conoscere da vicino il mondo universitario e le opportunità formative offerte dall’Ateneo fiorentino. L’evento si terrà martedì 14 luglio 2026, dalle ore 9 alle 13, presso la Fondazione PIN – Polo di Prato dell’Università di Firenze.

dovecot_config_version and dovecot_storage_version in dovecot.conflua as a dependency. Added --without-lua at configure commanduserdb iterate query nor orders by domain and username commitfts_autoindex = no added to Trash and Junk folders commit+ character added to auth_username_chars commitvpopmail configured with --disable-many-domainsRoundcube è una webmail avanzata con una bella interfaccia grafica.

$config['quota_zero_as_unlimited'] = true; to show quota unlimited instead of unknown for accounts with unlimited quota
qmailctl, qmHandle, queue_repair and all scripts installed in QMAIL/bin and not in /usr/local/bin by config-all.shqmailctl script, DKIM control/filterargs and control/domainkeys dir, SURBL, smtpplugins, helodnscheck spp plugin, svtools, qmHandle, queue-repair, SSL key file (optional). Server Name Indication (SNI) è una estensione del protocollo TLS che consente a un server di presentare differenti certificati a seconda dell'hostname richiesto dal client durante il saluto TLS.
In un ambiente email moderno, molti domini condividono uno stesso indirizzo IP per i servizi SMTP, IMAP, POP3 e submission. Senza SNI, un amministratore di un server email può presentare un solo certificato per ogni socket disponibile, cosa che obbliga l'aministratore ad affidarsi a certificati multi-dominio (SAN) o a certificati con wildcard. Questo approccio aumenta i problemi operativi tra gli utenti finali novelli, che spesso non sono in grado di usare la configurazione automatica del client per configurare correttamente le loro mailbox.
L'abilitazione di SNI nei serivizi mail consente al server di presentare il certificato appropriato basato sull'hostname richiesto dal client, contenuto nel suo indirizzo email.
La funzionalità SNI per la mia distribuzione qmail è stata aggiunta da Andreas Gerstlauer (commit qui e qui), che vorrei ringraziare.
Clam AntiVirus is an open source (GPL) anti-virus toolkit for UNIX, designed especially for e-mail scanning on mail gateways.
vpopmail: 5.6.13Vpopmail fornisce un modo semplice di gestire indirizzi di posta su domini virtuali e account email diversi da quelli su /etc/passwd.
- migliorata la sezione "upgrade"vmysql.c changes (#10)
valias_create_table now check if table is already created in order to avoid warnings in dotqmail2valiasvalias_insert functionqmailadmin calls in #9s/qmail users (look here)--enable-defaultdelivery) changes (more info here, commit):
vdelivermail is installed by default in .qmail-default of newly created domains with option 'delete' as in the previous version.vdelivermail, to avoid loops.VqAdmin è un pannello di controllo su interfaccia web che consente di eseguire azioni che richiedono l'accesso a root — per esempio, aggiungere e cancellare domini.
Come si può vedere, VqAdmin ha una nuova versione con un nuovo aspetto mobile responsive, con tutte le mie vecchie patch incluse (compresa quella di ALI) e diverse correzioni e ripuliture del codice sorgente. Ho risolto tutti i warnings sia di autotools che di gcc e cambiato un paio di cose per poter rifare il tema html (guardare il changelog per maggiori dettagli). Come sempre i contributi nei commenti sono graditi.
PS: anche la parte apache è stata modificata e prima di fare l'aggiornamento è necessario guardare quali modifiche sono necessarie.
Have fun!
Questa pagina riguarda la patch DKIM inclusa nella mia patch combinata (maggiori informazioni qui). Questo argomento è avanzato ed è consigliabile tornare qui alla fine del tutto.
DKIM fornisce un metodo per validare l'identità di un nome a dominio associato a un messaggio con una autenticazione crittografata. La tecnica di validazione è basata sulla crittografia di una chiave pubblica: Il server che invia l'email aggiunge il nome a dominio al messaggio e vi affigge una firma digitale. Questa chiave è posta nell'intestazione DKIM-Signature: del messaggio. Colui che riceve il messaggio può controllare la validità della chiave pubblica leggendo un record TXT del DNS del dominio associato al messaggio.
Sei invitato a dare un'occhiata alle pagine man a partire da qmail-dkim(8) e spawn-filter(8).
ERROR_FD=2 in control/filterargs to send error output of qmail-dkim in stderr when acting as a qmail-remote filter (Andreas Gerstlauer)ed25519 support (RFC 8463)DKIMSIGN / DKIMSIGNEXTRA / DKIMSIGNOPTIONS DKIMSIGNOPTIONSEXTRA variablesdomainkey script replaced by dknewkey in order to create ed25519 keys and rsa keys with 1024/2048/4096 bitlibdomainkeys.a library)rsa key together with the ed25519 key below.
qmail-sppprovides plug-in support for qmail-smtpd. It allows you to write external programs and use them to checkSMTPcommand argument validity. The plug-in can trigger several actions, like denying a command with an error message, logging data, adding a header and much more.
Today I played for the first time with an ancient patch for qmail: qmail-spp. I was really impressed for the ease of use and the elegance of its code, which is inserted inside qmail-smtpd.c with a few touches, despite of the many things that it can do when installed and enabled.
It can run a custom plugin in any language and at any level of the smtp session, grabbing the environment variables, writing into stderr or blocking the smtp session with a return error for the sender.
In no time at all I managed to understand its logic and write a small plugin by adapting a c program I wrote for s/qmail a few months ago to check the validity of the recipient.
Of course I decided to add this patch to my combo. I've just modified the way it has to be enabled, just not to bother those who don't want to touch their run scripts. So, while the original patch is enabled by default, I modified things a little bit so that you have to manually enable it by exporting the variable ENABLE_SPP in your run scripts. Therefore the original NOSPP variable is useless.
Have fun!
Ora che abbiamo preparato i filtri antispam dobbiamo addestrare il nostro sistema bayesiano e inviare i report a Razor, Pyzor e Spamcop.
La cosa più ovvia che può venirci in mente di fare a questo punto è forse quella di lanciare sa_learn e spamassassin --report uno dopo l'altro al click sul bottone "Marca come Spam" della webmail Roundcube (vedere i driver cmd_learn e multi_driver del plugin markasjunk), ma questa scelta ha alcuni svantaggi importanti:
E' qundi più corretto eseguire questi due compiti durante la notte per mezzo di un cronjob (primo problema risolto), processando i soli messaggi di vero spam/ham che l'utente ha consapevolmente copiato in una cartella apposita (secondo problema).
Tired of the nightmares of remotely compiling the kernel with Linux-VServer, a software that I'm pleased with despite of some lack of documentation, these days I was playing with LXC, which is included and supported by Slackware and for which the Linux kernel doesn't need any patching because it already embeds the hacks for LXC containers.
To convert an existing Linux-VServer container in a (eventually unprivileged) LXC container you can follow these steps. I assume that you already know how to create an LXC container; in case you are interested in unprivileged containers take a look to the excellent Chris Willing's guide (a big thanks to him) linked below.
More info:
Era ora che riuscissi a liberarmi della vecchia piattaforma Drupal come strumento per questo blog, ma finalmente ho trovato il tempo per migrare il database di Drupal e per riprendere qui la vecchia grafica (solo lo stile, il codice html è mio).
D'altronde, da almeno 15 anni porto avanti lo sviluppo di un mio CMS (basato su php/mariadb), che però originariamente non avevo usato per la mancanza del tempo necessario a costruirmi un tema html.
Ora il sito vive in ambiente Mobile Responsive e soprattutto mi consente di svincolarmi dagli incubi degli aggiormanti di Drupal e dei suoi pacchetti.
La parte sui commenti del presente CMS non è perfettamente collaudata e mi farebbe piacere avere eventualmente dei feedback su ogni problematica, quindi non esitate a scrivermi al riguardo.
Buon divertimento!



Massive Christmas present by my italian friend Luca Franceschini of digitalmind. He merged his combo with my combined patch (2016.12.02 version) adding several (heavily customized) patches and functionalities. Luca is a C programmer and an expert system administrator who manages big servers.


A South Dakota State University team took first place at NASA’s fifth annual Gateways to Blue Skies Competition, which challenged student teams to address a critical element of U.S. aviation: aircraft maintenance.
This year’s competition, RepAir: Advancing Aircraft Maintenance, asked teams of postsecondary students to develop innovative systems and practices that could advance commercial aircraft maintenance and repair operations by 2035. The competition, sponsored by NASA’s University Innovation project within the agency’s Aeronautics Research Mission Directorate, supported the agency’s objectives of fostering innovative research and strengthening the future aviation workforce.
“This year’s finalists proposed novel ideas to equip companies and their workers with innovative technologies to help keep our nation’s planes airworthy. This is especially critical in a time where flight safety is more commonly in the spotlight and where workforce shortages lead to challenges and opportunities in aviation,” said Steven Holz, associate project manager for NASA’s University Innovation Project and judging panel chair for Gateways to Blue Skies. “Our panel of industry and subject matter experts were excited about the possibilities these concepts could bring, as well as shared insights needed for these teams to push forward for real-world implementation.”
The winning project, WINGMAN, proposed augmented reality safety glasses equipped with voice-controlled manuals, automatic documentation, and photo recognition that could assist aircraft mechanics during routine daily servicing and minor repairs. The glasses would function as the mechanic’s “wingman,” enabling hands-free access to the information and reporting mechanisms required for line inspections.
The WINGMAN team presented their research along with seven finalists at the 2026 Gateways to Blue Skies Forum held May 18 and 19 at NASA’s Langley Research Center in Hampton, Virginia. The forum was judged by subject matter experts from NASA, the Federal Aviation Administration, and industry, including representatives from Southwest Airlines and American Airlines. Students at the forum had the opportunity to network with NASA and industry experts, tour the center, and gain insight into potential careers. The event was livestreamed, and the presentations were recorded.
The winning team members will have the opportunity to intern at one of NASA’s four aeronautics research centers during the 2026-27 academic year, including NASA Langley, NASA’s Glenn Research Center in Cleveland, NASA’s Ames Research Center in California’s Silicon Valley, and NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California.
“It was super exciting to participate in Gateways to Blue Skies, especially with the really interesting concepts this year,” said Owen Diede, WINGMAN team lead. “We couldn’t have done it without the feedback and support from our faculty advisor, Dr. Todd Letcher, as well as our design review committee, Dr. Ruyi Lian and Dr. Cody Christensen. This was a fantastic opportunity to learn and grow, and we are incredibly thankful for the experience.”
Other recognitions included:
The commercial aviation industry is a crucial component of the U.S. economy, yet it faces significant challenges due to a shortage of qualified maintenance workers and increasing demands to keep aircraft running for longer. NASA is dedicated to working with commercial, academic, and government partners to advance the capabilities and performance of U.S. aviation.
The Gateways to Blue Skies Challenge is part of the Transformative Aeronautics Concepts Program in NASA’s Aeronautics Research Mission Directorate. The NASA Tournament Lab, part of the Prizes, Challenges, and Crowdsourcing Program in the Space Technology Mission Directorate, manages the challenge through the National Institute of Aerospace on behalf of NASA.
For more information about NASA’s Aeronautics Research Mission Directorate, visit:

AI is giving Linus Torvalds a headache, but not in the way you might think.
Nonostante Internet Explorer sia ormai ufficialmente morto da tempo, uno dei suoi componenti storici continua a rappresentare un serio problema di sicurezza per gli ambienti Windows moderni. Si tratta di MSHTA.exe, il Microsoft HTML Application Host, una utility legacy ancora inclusa di default nel sistema operativo e oggi sempre più sfruttata dai cybercriminali per distribuire […]
L'articolo MSHTA, lo “zombie” di IE che alimenta attacchi su Windows proviene da Securityinfo.it.
This is bug-fix release for 1.29.0.
Feature highlights✨:
.txt import of feed URLs in additional to e.g. OPMLBug fixes highlights 🐛:
UI highlights 🖼:
This release has been made by @Alkarex, @Frenzie, @IEEE-754, @Inverle, @McFev, @ciro-mota, @cweiske, @polybjorn and newcomer @mzl2233
Full changelog:
lib_opml library #8652, #8853,
Un attacco informatico basato su una vulnerabilità sconosciuta nei router enterprise di Huawei avrebbe causato nel 2025 uno dei più gravi incidenti infrastrutturali europei degli ultimi anni, provocando il collasso temporaneo dell’intera rete telecom del Lussemburgo. Secondo quanto riportato da Recorded Future News, l’incidente avrebbe coinvolto un comportamento non documentato del sistema operativo di rete […]
L'articolo Attacco ai router Huawei dietro blackout telecom del Lussemburgo proviene da Securityinfo.it.

Files by age, newest first:
ls -lt
Docker images by age, newest first:
docker images --format "{{.CreatedAt}}\t{{.Repository}}:{{.Tag}}" | sort -r
Files by size, largest first:
ls -lS
Docker images by size, largest first:
docker images --format "{{.Size}}\t{{.Repository}}:{{.Tag}}" | sort -rh
Why why why??!

Alcune storie possono essere raccontate, più o meno fedelmente, ma la memoria può giocare brutti scherzi. Nel caso di Indymedia Italia, https://italy.indymedia.org, è invece possibile, se pure con alcuni limiti, verificare direttamente – anche a distanza di 20 e più anni – i contenuti di un sito attivo dal 2001 al 2006, quando sospese la sua attività a favore di altri siti, locali e regionali, fino alla progressiva chiusura.
Quella che trovate qui è una copia di archivio realizzata da noi nel 2021 in occasione del ventennale di Genova G8, quando fu allestita una installazione temporanea del sito.
La piattaforma ha utilizzato due diversi software: Catalyst CMS dal 2001 al 2003, e SF-Active dal 2003 al 2006. La versione conservata qui è la seconda, quella basata su SF-Active e quindi l’aspetto grafico delle pagine è diverso da quello visibile durante le giornate del luglio 2001. L’archivio è navigabile ma statico: fotografa lo stato del sito nel 2006 e ovviamente non consente modifiche o pubblicazione di nuovi contenuti.
Per la natura tecnologica di questo tipo di archivi questa è una copia incompleta, non sono archiviati e visitabili tutti i link verso risorse esterne e molte pagine o contenuti di esse potrebbero non essere visibili.
È disponibile un motore di ricerca, che permette di ricercare i testi delle pagine, e filtrare per data.
Ulteriormente stiamo curando una raccolta di pubblicazioni (libri, articoli di riviste, tesi, siti) che hanno indagato la storia, le pratiche e l’eredità politica di Indymedia.
Il nostro collettivo aveva partecipato attivamente al progetto Indymedia, contribuendo alla sua crescita. La nostra attitudine — mutuata dalle sottoculture hacker e fondata sui principi di condivisione, apertura, valorizzazione delle differenze e desiderio di sperimentare tecniche e linguaggi — aveva reso possibile un radicale esperimento collettivo di autogestione.
AAMPS conferma che in occasione della festività di venerdì 22 maggio prossimo il servizio di raccolta dei rifiuti si svolgerà regolarmente. È previsto solo un cambiamento negli itinerari di interesse per gli abitanti dell’area Livorno Est.
Ecco il dettaglio suddiviso per Aree valido per la raccolta nel giorno di Santa Giulia:
Area Livorno Nord
Il calendario ordinario non prevede il servizio di raccolta il venerdì.
Area Sant’Jacopo Marradi
Carta-cartone: servizio attivo la mattina (esposizione del materiale dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Vittoria Stazione Zola
Indifferenziato: servizio attivo la mattina (esposizione del materiale dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Livorno est
Organico: servizio anticipato alla mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Picchianti – Porta a Terra
Il calendario ordinario non prevede il servizio di raccolta il venerdì.
Area Ardenza – La Rosa
Organico: servizio attivo la mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Livorno Sud
Multimateriale: servizio attivo la mattina (esposizione del materiale dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Pentagono
Carta-cartone: servizio attivo la sera (esposizione del materiale dalle ore 19.30 alle 20.00).
Tutti i contenitori stradali presenti nelle aree “Pentagono” e “Centro Allargato” saranno regolarmente vuotati.
Il Centro di raccolta “Livorno Sud” e il “Centro del riuso creativo” saranno chiusi venerdì e riapriranno il giorno seguente.
L'articolo Raccolta rifiuti: servizi attivi nella festività del 22 maggio proviene da Aamps Livorno.
I governi e la società civile di tutto il mondo sembrano avere un obiettivo comune: proteggere bambini e giovani dai pericoli della navigazione sul web, dall’uso non supervisionato dei social media, da contenuti pornografici, violenti o pericolosi. La virata globale verso un Internet dove è necessario verificare la propria età ha però una serie di criticità, legate alle soluzioni che si stanno adottando e ai problemi che esse pongono in termini di privacy e sorveglianza.
Alcune misure sono arrivate tramite leggi statali, come nel caso dell’Australia e del Regno Unito. Altre sono iniziative delle stesse piattaforme, come nel caso di Discord, che ha annunciato e poi ritirato una policy nota come teen by default (cioè che dà per scontato che tutti gli utenti siano minorenni). Nonostante il quadro frammentato, è chiaro che ci si stia spostando verso un modello di Internet in cui sarà sempre più spesso richiesto di identificarsi per dimostrare di essere adulti. Questo potrebbe radicalmente cambiare il modo in cui vivremo la rete in futuro.
Esistono diversi approcci tecnologici per verificare l’età di un utente nel momento in cui entra o si iscrive a una piattaforma. Il primo è la stima dell’età sulla base di dati biometrici. Un software analizza un video o un selfie, dando un’indicazione di un’età presumibile. Un altro metodo prevede il confronto automatico tra una foto scattata live e la foto di un documento ufficiale. I siti possono inoltre richiedere una verifica dei dati bancari, o una piccola transazione da una carta di credito, per verificare che la persona intestataria sia maggiorenne. I controlli possono essere effettuati anche tramite l’operatore della rete mobile, che certifica che il numero da cui si sta effettuando una connessione sia associato a una persona adulta.
I metodi biometrici e quelli che richiedono di caricare le foto dei documenti presentano però evidenti problemi di privacy, dal momento che richiedono agli utenti di condividere informazioni estremamente sensibili con aziende private.
Gli attivisti per i diritti digitali nutrono grande scetticismo nei confronti di queste soluzioni. Martin Sas e Jan Tobias Mühlberg, due ricercatori belga autori di un paper commissionato dai Verdi Europei, hanno scritto: “Questo requisito [di provare la propria età, ndr], oltre a costituire un’ingerenza nella privacy delle persone, può potenzialmente limitare la loro capacità di esprimersi liberamente e di interagire con gli altri, a meno che non forniscano i propri dati personali e siano in grado di completare una procedura di verifica dell’età”.
Secondo l’Electronic Frontier Foundation, gli obblighi di verifica dell’età comportano una serie di possibili discriminazioni nei confronti di alcune categorie di persone già marginalizzate. Chi per esempio non dispone di documenti governativi validi e riconosciuti, come è il caso di alcune persone migranti, potrebbe trovarsi tagliato fuori da una buona fetta di servizi online. Negli Stati Uniti, riporta l’EFF, anche tanti adulti, soprattutto neri e ispanici, non hanno a disposizione documenti aggiornati con il nome o l’indirizzo corretto. La stessa cosa vale per le persone che stanno intraprendendo percorsi di affermazione o transizione di genere, che hanno meno probabilità di avere documenti aggiornati o foto ufficiali che corrispondono ai loro tratti somatici.
L’analisi dell’EFF è incentrata sugli Stati Uniti, ma è indicativa di un problema più ampio: “Il 43% degli americani transgender non dispone di documenti d’identità che riflettano correttamente il nome o genere. Per loro, la verifica dell’età pone una scelta impossibile: fornire documenti con nomi precedenti e indicatori di genere errati, rischiando così di essere costretti a un coming out, oppure perdere del tutto l’accesso alle piattaforme online”. Il metodo del riconoscimento facciale espone invece ai consueti bias algoritmici: i sistemi di intelligenza artificiale sono testati e funzionano soprattutto su persone bianche, sono però meno efficaci in caso di minoranze razziali ed etniche (ma anche, per esempio, di persone con disabilità).
Esistono però alternative più solide dal punto di vista della privacy. In Germania, per esempio, è in vigore un sistema di identità digitale che permette lo scambio di informazioni tra il server di un sito e un microprocessore contenuto nella carta d’identità elettronica nazionale. Tramite una chiave crittografica, il microprocessore dimostra di appartenere a una eID (una carta d’identità elettronica) rilasciata dal governo tramite una chiave crittografica, condivisa con altre 9.999 eID. “Ciò significa che l’unica informazione che la piattaforma ottiene è che una persona su 10mila si è registrata” hanno scritto Marten Risius e Johannes Sedlmeir su The Conversation.
Successivamente, il servizio e il microprocessore si scambiano la data corrente e l’età minima richiesta, mentre il microprocessore invia la data di nascita dell’utente. A quel punto, l’autenticazione avviene esclusivamente sulla base di queste informazioni, senza che ulteriori dati siano condivisi con il sito web. Altri sistemi, come l’European Digital Identity Wallet (di cui parleremo più avanti) o il Google o Apple Wallet (che da qualche anno permettono di custodire documenti d’identità digitali sul telefono e di utilizzarli come prova dell’età), funzionano in modo leggermente diverso: non si basano su microprocessori integrati in carte fisiche, bensì su componenti hardware presenti nei telefoni cellulari.
Queste soluzioni si avvalgono di un sistema crittografico che comunica alla piattaforma che una persona è in possesso di un documento digitale che attesta la sua maggiore età, senza tuttavia rivelare ulteriori dettagli. Il principio tecnico sottostante a entrambi questi esempi è la selective disclosure. Sempre Risius e Sedlmeir concludono: “Com’è evidente, i sistemi di verifica dell’età possono essere progettati ponendo al centro il principio della non tracciabilità. Ciò significa che né l’autorità né la piattaforma possono monitorare le attività di un utente, pur essendo in grado di verificare con precisione l’età”.
Una delle leggi più solide tra quelle in vigore è l’Online Safety Act del Regno Unito, che di fatto obbliga le piattaforme, i siti pornografici e i grandi motori di ricerca a impedire ai minori l’accesso a contenuti dannosi. Questi comprendono anche l’istigazione al suicidio, all’autolesionismo e la celebrazione dei disordini alimentari. Le regole sono in vigore dal luglio 2025. “In qualità di autorità di regolamentazione, non valuteremo i singoli contenuti né chiederemo ai servizi online di rimuovere materiale legale” si legge sul sito dell’Ofcom, l’autorità delle comunicazioni britannica (l’equivalente della nostra AGCOM) “Il nostro ruolo non è quello di impedire agli adulti di accedere a materiale pornografico legale, ma a partire dal 25 luglio saranno necessari controlli più rigorosi e, cosa fondamentale, non sarà più sufficiente spuntare una casella per dichiarare di avere più di 18 anni”. La legge, è fondamentale specificarlo, non obbliga tutte le piattaforme a verificare in modo diretto l’età di un utente, ma solo quelle che pubblicano materiale pornografico. Tutti gli altri siti devono comunque sottostare all’obbligo generale di impedire che i minori vengano in contatto con contenuti non appropriati.
In Unione Europea molti paesi stanno considerando di adottare legislazioni per il controllo dell’età, che si concretizzano in particolare nel divieto per le persone al di sotto di un’età specifica di iscriversi e utilizzare piattaforme social. Nelle ultime settimane, la Grecia ha annunciato che dal 2027 proibirà l’accesso alle piattaforme social ai minori di 15 anni. In Germania il partito di governo ha dichiarato che proporrà un divieto per i minori di 14 anni. In Danimarca si è raggiunto un accordo politico per impedire l’accesso sotto i 15 anni. E poi c’è la Francia, dove all’inizio di aprile il Senato ha approvato un disegno di legge che prevede un sistema a due livelli: alcune piattaforme saranno del tutto proibite ai minori, mentre altre richiederanno l’approvazione di almeno un genitore per l’iscrizione. La legge deve ora tornare in discussione alla Camera, ma vale la pena segnalare come il presidente della Repubblica Emmanuel Macron sia un grande sostenitore del social media ban.
Nel resto del mondo il dibattito segue direttrici simili. In Australia una legge considerata “storica” ha imposto alle principali piattaforme social di impedire l’accesso ai minori di 16 anni a partire da dicembre 2025, con sanzioni anche milionarie. In Brasile una legge entrata in vigore lo scorso marzo fa sì che i minorenni possano iscriversi alle piattaforme social solo se il loro account è collegato a quello di un supervisore adulto.
La legge di riferimento in Europa è invece il Digital Services Act (DSA). Il DSA non impone esplicitamente la verifica dell’età come requisito per operare sul territorio dell’Unione. Per le piattaforme online con più di 45 milioni di utenti mensili (VLOP, acronimo di very large online platforms), la Commissione si aspetta però che vengano adottate misure concrete per mitigare i rischi sistemici, ovvero i rischi che gli ecosistemi online pongono al resto della società. La tutela dei minori assume quindi un ruolo di primo piano.
“La questione della competenza in materia di verifica dell’età nei servizi digitali si colloca in una zona di intersezione tra il diritto dell’Unione e le prerogative nazionali, e può essere compresa correttamente solo se si abbandona una logica dicotomica per adottare una prospettiva di competenza mista, nella quale, tuttavia, il ruolo operativo degli Stati membri resta oggi decisivo”, spiega a Guerre di Rete Giovanni Ziccardi, professore di Informatica Giuridica presso l’Università di Milano.
Il Digital Services Act adotta infatti un modello “risk based”, basato cioè sulla valutazione dei rischi, lasciando aperto un ventaglio di soluzioni adottabili. L’obbligo non è quello di adottare una soluzione unica, ma di dimostrare che il sistema scelto protegge effettivamente i minori dai rischi per la loro sicurezza e incolumità. “Questa impostazione, tuttavia, apre uno spazio normativo significativo per l’intervento degli Stati membri. In assenza di una armonizzazione piena a livello europeo, infatti, sono gli ordinamenti nazionali a mantenere la competenza sulle modalità concrete attraverso cui tale obiettivo deve essere perseguito. Ciò riguarda, in primo luogo, la definizione delle tecniche di verifica dell’età – che possono spaziare da sistemi documentali a soluzioni basate su intermediari certificati o su modelli di anonimizzazione – e, in secondo luogo, la determinazione dei limiti di accesso a determinati contenuti, soprattutto quando si tratta di materiali sensibili come quelli pornografici”, prosegue Ziccardi.
Le autorità europee hanno recentemente fatto alcuni passi per attuare nel concreto le indicazioni del DSA. Dopo un’investigazione, terminata lo scorso marzo, è stato concluso che quattro siti pornografici (PornHub, Stripchat, XNXX e XVideos) non stanno mettendo in atto le protezioni sufficienti per evitare che i minorenni entrino in contatto con i loro contenuti (che sono, ovviamente, a sfondo sessuale). “La Commissione ha constatato, in via preliminare, che Pornhub, Stripchat, XNXX e XVideos non hanno adottato misure efficaci per impedire ai minori di accedere ai propri servizi, venendo così meno al proprio dovere di tutelare i diritti e il benessere dei minori. Sebbene nei loro Termini di servizio sia specificato che i servizi sono riservati esclusivamente agli adulti, tutte e quattro le piattaforme consentono ai minori di accedervi con un semplice clic, con cui confermano di avere più di 18 anni”, si legge nel comunicato stampa ufficiale. Un clic per confermare l’età non può più bastare. Se le conclusioni della Commissione dovessero essere confermate, le società rischiano sanzioni fino al 6% del loro fatturato annuo globale.
“Accanto alla dimensione dell’enforcement si sviluppa, in parallelo, una seconda direttrice di natura tecnico-infrastrutturale, che riguarda la costruzione di standard europei comuni. L’Unione sta infatti lavorando alla definizione di soluzioni interoperabili di verifica dell’età, anche attraverso progetti pilota basati su applicazioni dedicate e, soprattutto, in prospettiva, mediante l’integrazione con il EU Digital Identity Wallet. L’obiettivo è duplice: da un lato, evitare la frammentazione derivante dalla proliferazione di modelli nazionali eterogenei; dall’altro, garantire che i sistemi adottati rispettino principi fondamentali, come la protezione dei dati personali e la minimizzazione delle informazioni trattate”, prosegue Ziccardi.
Il regolamento quadro che introduce l’EU Digital Identity Wallet è entrato in vigore nel maggio del 2024 e gli stati membri saranno obbligati ad adottare la tecnologia entro la fine del 2026. “In questo contesto, assume particolare rilievo il paradigma della privacy by design, che si traduce nella ricerca di soluzioni capaci di attestare un requisito (per esempio, il superamento di una soglia di età) senza rivelare l’identità dell’utente”, prosegue Ziccardi. “Alcuni modelli già sperimentati, come quello della cosiddetta ‘doppia anonimizzazione’, prevedono la separazione tra il soggetto che verifica l’età e il servizio che eroga il contenuto, in modo da evitare la concentrazione di informazioni sensibili in un unico punto del sistema. Si tratta di un terreno nel quale diritto e tecnologia si influenzano reciprocamente: le esigenze di tutela giuridica orientano le soluzioni tecniche, mentre queste ultime ridefiniscono le possibilità concrete di regolazione”. La soluzione proposta dall’Europa si inserisce nel filone delle soluzioni privacy first e decentralizzate, che potrebbero costituire una modalità sicura e rispettosa della riservatezza per verificare l’età.
Nel 2025, l’AGCOM ha imposto ai siti per adulti di controllare che gli utenti siano maggiorenni. L’applicazione della direttiva è stata frammentata e ben presto il TAR del Lazio ha messo un freno alle disposizioni. Il problema principale risiede nella natura transfrontaliera dei servizi digitali. “Una parte significativa dei siti interessati, infatti, è stabilita in altri Stati membri dell’Unione, con la conseguente applicazione del principio del paese d’origine, che costituisce uno degli assi portanti del Digital Services Act. Questo principio limita fortemente la possibilità per un’autorità nazionale di imporre direttamente obblighi a operatori stabiliti altrove, imponendo invece il ricorso a meccanismi di cooperazione tra autorità competenti” spiega Giovanni Ziccardi. Il caso italiano rappresenta bene la frizione che può crearsi in un contesto di governance a più livelli (statale e sovranazionale).
Rimane uno scarto tra le questioni tecniche e la realtà sociale del problema. Le soluzioni come l’identità digitale europea o il Google Wallet sono create per limitare la quantità di informazioni che il sito può raccogliere sull’utente. Ma non prendono in considerazione lo scenario più banale: quello di un minore che utilizza il telefono, le credenziali o il documento di un adulto. In altre parole, il sistema può anche contribuire a non esporre una quantità significativa di dati personali, ma non elimina del tutto il rischio di un raggiro.
Lo scorso aprile, l’esperto di cybersicurezza Paul Moore ha affermato di essere riuscito a bypassare la crittografia del portafoglio digitale europeo in soli due minuti. Altri esperti hanno fatto eco a queste preoccupazioni: “Più dati raccolgono questi sistemi, più diventano appetibili per gli hacker”, ha dichiarato Hanna Bözakov, fondatrice del servizio di crittografia Tuta. Se si guarda infine al mercato delle VPN, si nota come siano diventate molto popolari nei contesti in cui si è introdotto l’obbligo di verifica dell’età.
Le direttrici di rischio sono diverse. Oltre ai dubbi tecnici, emergono anche alcune questioni politiche e culturali sulla natura della rete. Molti sostengono, per esempio, che d’ora in poi sarà impossibile navigare sul web in modo anonimo. C’è anche chi ritiene che gli obblighi tecnici e legali di verifica siano un modo per sollevare le Big Tech dalle proprie responsabilità rispetto alla moderazione dei contenuti. Tra quest’ultimi c’è Eva Simon, direttrice del programma su Tecnologia e Diritti della Civil Liberties Union in Europa: “Ci stiamo concentrando sull’accesso, ma il vero problema è il modo in cui le piattaforme catturano l’attenzione e promuovono i contenuti. È da lì che derivano i danni”.
Ma la verifica dell’età è ormai un orizzonte concreto, in Europa e nel mondo. “In questa cornice, la chiave interpretativa più convincente è forse quella che coglie una tensione tra forma e sostanza”, conclude Ziccardi. “L’obbligo di verifica dell’età non è ancora formalizzato in modo uniforme a livello europeo, ma si sta progressivamente imponendo come necessità sistemica. Il DSA richiede una protezione effettiva dei minori e, allo stato delle tecnologie e dei modelli organizzativi disponibili, la verifica dell’età rappresenta lo strumento più credibile per realizzarla. La questione centrale non riguarda più, dunque, la presenza o meno dell’obbligo, ma il modo in cui lo si impone: chi è legittimato a imporlo, attraverso quali strumenti tecnici deve essere attuato e, soprattutto, con quali garanzie in termini di tutela dei diritti fondamentali e della riservatezza degli utenti”.
L'articolo Il labirinto della verifica dell’età proviene da Guerre di Rete.

Lunedì 18 lo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori degli asili nido ha registrato un’adesione altissima, portando alla chiusura di numerosi nidi e dimostrando con forza quanto fossero reali le criticità denunciate sul nuovo bando.
La mobilitazione e la pressione esercitata in questi giorni hanno prodotto oggi, nell’incontro in Comune a Pisa, un primo risultato concreto: è stata formalizzata un’integrazione al bando che chiarisce finalmente il monte ore del servizio. Si passa ufficialmente da 241 ore + 8% a 260 ore + 8% di lavoro non frontale, riconoscendo una parte essenziale del lavoro educativo troppo spesso invisibilizzata e lasciata nell’incertezza.
Un primo risultato importante, conquistato grazie alla lotta collettiva di lavoratrici e lavoratori. Ma la mobilitazione non finisce qui: continueremo a lottare per risolvere le criticità ancora presenti nel lavoro pubblico esternalizzato e per garantire diritti, dignità del lavoro e qualità dei servizi pubblici.
Unione Sindacale di Base Federazione di Pisa


Professional fulfillment tops the list, according to LPI report.

Comunicato a cura dell’uff. Stampa del Comune di Livorno.
Livorno, 19 maggio 2026 – Da domani, mercoledì 20 maggio, sarà in vigore a Livorno l’ordinanza che obbliga i proprietari e i detentori di cani a rimuovere con acqua le deiezioni liquide degli animali nelle aree pubbliche e di uso pubblico.
L’ordinanza, della quale ha parlato la stampa italiana e straniera, avrà una durata di cinque mesi e terminerà il 31 ottobre in vista poi di introdurre questo provvedimento all’interno di regolamento comunale che estenderà l’obbligo a tutto l’anno.
In pratica sarà obbligo munirsi di appositi contenitori d’acqua da utilizzare per l’immediata rimozione delle deiezioni liquide depositate su superfici pavimentate e su altri spazi di arredo urbano, e sui mezzi di locomozione (ad esempio ruote di macchine o di scooter) parcheggiati sulla pubblica via.
È inoltre fatto assoluto divieto di consentire ai cani di urinare a ridosso di portoni e vetrine ed accessi ad abitazioni, uffici e negozi.
Lo ha stabilito appunto l’Amministrazione comunale con l’ordinanza sindacale n. 135 del 28 aprile 2026, emanata a seguito delle numerose segnalazioni pervenute da parte di cittadini che evidenziano il disagio determinato dalle maleodoranze e gli inconvenienti igienico-sanitari derivanti dalla presenza di deiezioni liquide animali sugli spazi destinati alla socializzazione di adulti e bambini, visto anche il notevole e crescente numero di animali d’affezione, in particolare cani, presenti sul territorio comunale.
Il provvedimento è stato al centro di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato: la vicesindaca con delega alla Tutela Animali Libera Camici, l’assessora con Delega al Decoro Urbano Giovanna Cepparello, la garante degli animali Elisa Amato, la dirigente del Settore Manutenzioni e Cura della Città Silvia Borgo, la dirigente settore Istruzione, Giovani, Partecipazione e Tutela Animale Michela Casarosa, la responsabile dei Servizi Territoriali della Polizia Municipale Michela Pedini, la funzionaria Barbara Saliva, il responsabile del Decoro Urbano di Aamps/Retiambiente Andrea Valenti, la guardia zoofila dell’Oipa Giuliano Morelli.
Per quanto riguarda le deiezioni solide, gli articoli 31 e 32 del vigente Regolamento Comunale sulla Tutela degli Animali (la cui ultima modifica risale al 2018) prescrivono l’obbligo di rimuoverle immediatamente a chi accompagna i cani nelle zone pedonali e nelle aree verdi, comprese quelle di libera circolazione dei cani, nei giardini e nei parchi, negli esercizi pubblici, commerciali e nei locali ed uffici aperti al pubblico, utilizzando mezzi idonei alla rimozione, da mostrare su richiesta del Pubblico Ufficiale, a pena di sanzione secondo quanto previsto dall’art. 42 dello stesso Regolamento.
Il Regolamento attuale non prevede però analoga norma per quanto attiene alle deiezioni liquide.
Nelle more di una modifica alla regolamentazione comunale vigente, l’ordinanza 135/2026 adotta misure atte a prevenire e contenere tali fenomeni, per tutto il periodo più critico dal punto di vista climatico. Il significativo aumento delle temperature che si verifica in primavera-estate, associato a una diminuzione delle precipitazioni, incide infatti anche sulla salubrità e sul decoro degli spazi urbani, anche in conseguenza della maggiore evaporazione di liquidi organici dalle superfici pavimentate.
Nello specifico, il testo integrale dell’ordinanza n. 135 impone, dal 20 maggio al 31 ottobre, a tutti i possessori o detentori a qualsiasi titolo di cani, anche se incaricati temporaneamente della loro custodia o conduzione:
• di munirsi, durante l’accompagnamento dei cani, di apposite bottigliette, spruzzatori o altri contenitori d’acqua, senza aggiunta di sostanze chimiche o detergenti, da versare all’occorrenza;
• di riversare una congrua quantità di acqua in corrispondenza del punto interessato dalle deiezioni liquide dei cani ai fini della loro diluizione e della ripulitura delle superfici interessate, su tutte le aree urbane pubbliche o ad uso pubblico e relativi manufatti e sulle aree private che si affacciano su aree pubbliche o ad uso pubblico, nonché sui mezzi di locomozione parcheggiati sulla pubblica via;
• è fatto divieto assoluto di consentire ai cani di urinare a ridosso dei portoni di ingresso e degli accessi ad abitazioni, uffici e negozi e vetrine.
L’inosservanza di queste disposizioni comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 25 a 500 euro, ai sensi dell’art. 7-bis del D. Lgs. 267/2000.
Rimane comunque a carico del trasgressore il ripristino dei luoghi.
Gli interventi
La Vicesindaca ha introdotto l’ordinanza sottolineando la sua grande risonanza mediatica, anche a livello internazionale.
“Lo scopo principale non è punitivo, ma mira a elevare lo standard di igiene e decoro delle strade, dei marciapiedi e degli arredi urbani. Livorno conta circa 20.000 cani, un numero consistente che richiede responsabilità da parte dei proprietari per garantire una convivenza civile. La mancanza di rispetto delle regole da parte di una minoranza danneggia il lavoro degli operatori, dei proprietari responsabili e limita la fruibilità degli spazi pubblici, come i parchi, specialmente per i bambini”.
La Vicesindaca ha inoltre ricordato che l’Amministrazione ha rimosso i divieti di accesso ai cani in molti parchi per favorire le famiglie, ma avverte che, “se le segnalazioni di sporcizia e cani senza guinzaglio continueranno, potrebbero essere reintrodotte limitazioni”.
Ha inoltre ricordato il protocollo d’intesa con le guardie zoofile dell’OIPA, che hanno il potere di elevare sanzioni insieme alla Polizia Locale.
L’Assessora Cepparello ha parlato degli aspetti pratici e sociali del provvedimento sottolineando come l’ordinanza nasca anche per tutelare le persone con disabilità motoria, che spesso sporcano i propri ausili (sedie a rotelle) sui marciapiedi non puliti, portando poi lo sporco in casa. “I proprietari dei cani devono munirsi di bottigliette o spruzzatori con semplice acqua (senza sapone) da usare sui punti interessati dalle deiezioni liquide”. Ha ricordato il divieto assoluto di far urinare i cani ridosso di portoni, accessi ad abitazioni. “Si è optato per un’ordinanza, per agire tempestivamente prima dell’estate, quando il calore accentua i cattivi odori. L’ordinanza prevede una scadenza, ma recepiremo questo provvedimento all’interno di un regolamento in modo che l’obbligo delle bottigliette diventi permanente in tutte le stagioni e i mesi dell’anno. Il Comune non può lavare quotidianamente centinaia di chilometri di strade e la collaborazione dei cittadini è strategica”.
La Garante degli Animali ha posto l’accento sulla salute pubblica e sulla sicurezza nei parchi. Ha evidenziato che le deiezioni non raccolte contengono batteri e parassiti pericolosi per gli animali e soprattutto per i bambini che giocano nei prati. Ha citato situazioni di particolare degrado riscontrate nella zona di San Jacopo e vicino alla Baracchina Bianca, “dove i muri sono sporchi e i marciapiedi pieni di deiezioni solide”. Ha richiamato l’obbligo del guinzaglio nei luoghi pubblici, denunciando episodi di maleducazione subiti quando ha cercato di far rispettare questa norma. Infine ha esortato i cittadini a un maggiore rispetto per l’ambiente e per la città, sottolineando che il decoro urbano è un dovere di ogni proprietario.
Andrea Valenti, responsabile Decoro Urbano AAMPS/Retiambiente ha affermato: “Aamps si muove su due versanti: pulizia e sensibilizzazione al cittadino. In entrambi i casi abbiamo favorito un potenziamento dei servizi, pertanto forniamo un contributo determinante alla cura della città anche per contrastare il fenomeno dell’abbandono delle deiezioni canine. Siamo anche prossimi all’acquisto di 100 contenitori dedicati che avranno una bocca di ingresso dei sacchini molto piccola e, pertanto, non potranno essere utilizzati impropriamente per l’inserimento di sacchi invece destinati alla raccolta dei rifiuti. Nel mese di giugno provvederemo all’installazione presso le aree di sgambatura dei cani, i parchi pubblici e nelle zone che, dalle segnalazioni pervenute, risultano più soggetto a questa tipologia di abbandono”.
L'articolo Deiezioni liquide: da domani obbligo di rimuoverle proviene da Aamps Livorno.

Until this past weekend, a contractor for the Cybersecurity & Infrastructure Security Agency (CISA) maintained a public GitHub repository that exposed credentials to several highly privileged AWS GovCloud accounts and a large number of internal CISA systems. Security experts said the public archive included files detailing how CISA builds, tests and deploys software internally, and that it represents one of the most egregious government data leaks in recent history.
On May 15, KrebsOnSecurity heard from Guillaume Valadon, a researcher with the security firm GitGuardian. Valadon’s company constantly scans public code repositories at GitHub and elsewhere for exposed secrets, automatically alerting the offending accounts of any apparent sensitive data exposures. Valadon said he reached out because the owner in this case wasn’t responding and the information exposed was highly sensitive.
The GitHub repository that Valadon flagged was named “Private-CISA,” and it harbored a vast number of internal CISA/DHS credentials and files, including cloud keys, tokens, plaintext passwords, logs and other sensitive CISA assets.
Valadon said the exposed CISA credentials represent a textbook example of poor security hygiene, noting that the commit logs in the offending GitHub account show that the CISA administrator disabled the default setting in GitHub that blocks users from publishing SSH keys or other secrets in public code repositories.
“Passwords stored in plain text in a csv, backups in git, explicit commands to disable GitHub secrets detection feature,” Valadon wrote in an email. “I honestly believed that it was all fake before analyzing the content deeper. This is indeed the worst leak that I’ve witnessed in my career. It is obviously an individual’s mistake, but I believe that it might reveal internal practices.”
One of the exposed files, titled “importantAWStokens,” included the administrative credentials to three Amazon AWS GovCloud servers. Another file exposed in their public GitHub repository — “AWS-Workspace-Firefox-Passwords.csv” — listed plaintext usernames and passwords for dozens of internal CISA systems. According to Caturegli, those systems included one called “LZ-DSO,” which appears short for “Landing Zone DevSecOps,” the agency’s secure code development environment.
Philippe Caturegli, founder of the security consultancy Seralys, said he tested the AWS keys only to see whether they were still valid and to determine which internal systems the exposed accounts could access. Caturegli said the GitHub account that exposed the CISA secrets exhibits a pattern consistent with an individual operator using the repository as a working scratchpad or synchronization mechanism rather than a curated project repository.
“The use of both a CISA-associated email address and a personal email address suggests the repository may have been used across differently configured environments,” Caturegli observed. “The available Git metadata alone does not prove which endpoint or device was used.”

The Private CISA GitHub repo exposed dozens of plaintext credentials for important CISA GovCloud resources.
Caturegli said he validated that the exposed credentials could authenticate to three AWS GovCloud accounts at a high privilege level. He said the archive also includes plain text credentials to CISA’s internal “artifactory” — essentially a repository of all the code packages they are using to build software — and that this would represent a juicy target for malicious attackers looking for ways to maintain a persistent foothold in CISA systems.
“That would be a prime place to move laterally,” he said. “Backdoor in some software packages, and every time they build something new they deploy your backdoor left and right.”
In response to questions, a spokesperson for CISA said the agency is aware of the reported exposure and is continuing to investigate the situation.
“Currently, there is no indication that any sensitive data was compromised as a result of this incident,” the CISA spokesperson wrote. “While we hold our team members to the highest standards of integrity and operational awareness, we are working to ensure additional safeguards are implemented to prevent future occurrences.”
A review of the GitHub account and its exposed passwords show the “Private CISA” repository was maintained by an employee of Nightwing, a government contractor based in Dulles, Va. Nightwing declined to comment, directing inquiries to CISA.
CISA has not responded to questions about the potential duration of the data exposure, but Caturegli said the Private CISA repository was created on November 13, 2025. The contractor’s GitHub account was created back in September 2018.
The GitHub account that included the Private CISA repo was taken offline shortly after both KrebsOnSecurity and Seralys notified CISA about the exposure. But Caturegli said the exposed AWS keys inexplicably continued to remain valid for another 48 hours.
CISA is currently operating with only a fraction of its normal budget and staffing levels. The agency has lost nearly a third of its workforce since the beginning of the second Trump administration, which forced a series of early retirements, buyouts, and resignations across the agency’s various divisions.
The now-defunct Private CISA repo showed the contractor also used easily-guessed passwords for a number of internal resources; for example, many of the credentials used a password consisting of each platform’s name followed by the current year. Caturegli said such practices would constitute a serious security threat for any organization even if those credentials were never exposed externally, noting that threat actors often use key credentials exposed on the internal network to expand their reach after establishing initial access to a targeted system.
“What I suspect happened is [the CISA contractor] was using this GitHub to synchronize files between a work laptop and a home computer, because he has regularly committed to this repo since November 2025,” Caturegli said. “This would be an embarrassing leak for any company, but it’s even more so in this case because it’s CISA.”


Comunicato a cura dell’uff. Stampa del Comune di Livorno.
Livorno, 18 maggio 2021 – Negli ultimi anni le società partecipate del Comune
di Livorno hanno consolidato risultati positivi sotto il profilo economico,
gestionale e della qualità dei servizi erogati ai cittadini, confermando il valore
strategico del sistema pubblico locale e la capacità delle aziende di affrontare le
sfide dell’innovazione, della sostenibilità e dell’efficienza amministrativa.
Il quadro che emerge dai bilanci evidenzia una crescita costante della solidità
patrimoniale e organizzativa di realtà fondamentali per il territorio come
Esteem Srl, Casalp Spa, AAMPS Spa, Farma.Li Srl e ASA Spa. I bilanci 2025,
alcuni dei quali in corso di approvazione in questi giorni ed entro il 30 giugno,
come previsto dal Codice Civile, non fanno eccezione, ma anzi confermano
questo trend positivo.
In particolare, AAMPS Spa ha registrato bilanci in utile negli ultimi cinque
esercizi, confermando il raggiungimento di un equilibrio economico e
finanziario stabile dopo il percorso di risanamento completato negli anni
precedenti.
Anche Casalp Spa ha dimostrato un consolidamento del ruolo operativo svolto
per i Comuni dell’area livornese ed in particolare si è distinta in questi anni per
le azioni di recupero delle morosità e per la capacità di guidare, su un tema
complesso ed attuale come quello dell’abitare, politiche finalizzate a gestire un
ambito che è sempre più lontano dalla gestione patrimoniale e sempre più
vicino a quello sociale.
Positivi anche i segnali provenienti da ASA Spa, che continua a rappresentare
un presidio essenziale per lo sviluppo infrastrutturale e ambientale del
territorio, mantenendo elevati standard di servizio e una struttura societaria
solida.
Crescita significativa anche per Esteem Srl, realtà attiva nei servizi informatici,
nel supporto alla gestione dei tributi comunali e nella gestione della sosta a
pagamento, che negli ultimi esercizi ha registrato un incremento del fatturato e
dell’occupazione, rafforzando il proprio ruolo di supporto tecnologico alla
pubblica amministrazione locale, confermando di essere una struttura in
espansione e capace di innovare i servizi digitali rivolti ai cittadini.
Importanti risultati sono stati raggiunti inoltre da Farma.Li Srl, con i propri
bilanci che negli ultimi anni evidenziano una gestione economica positiva e un
progressivo rafforzamento della capacità finanziaria dell’azienda. Farma.Li ha
proseguito il percorso di ammodernamento delle farmacie comunali, puntando
sulla qualità dell’assistenza, sulla prossimità territoriale e sull’innovazione dei
servizi sanitari e socioassistenziali.
Nel complesso, il sistema delle partecipate del Comune di Livorno conferma
dunque una traiettoria positiva, caratterizzata da investimenti, equilibrio
economico e miglioramento della qualità dei servizi pubblici locali. Un
patrimonio amministrativo e industriale che rappresenta un elemento
strategico per la crescita della città, per la tutela dell’interesse pubblico e per la
capacità del territorio di affrontare con solidità le sfide future.
Il sindaco Luca Salvetti ha aperto l’incontro sottolineando come le società
partecipate siano uno strumento imprescindibile per la gestione della città e dei
servizi ai cittadini. “Abbiamo lavorato sette anni sulla riorganizzazione e
l’aumento del personale, presentando numeri eloquenti, lo dimostrano i bilanci
in utile. Tutte e cinque le società principali (ASA, AMS, Farmali, Casalp e
Steam) hanno chiuso l’anno in positivo.
Il valore complessivo della produzione è di 208 milioni di euro, con un
incremento di 29 milioni rispetto al 2019.
Le aziende hanno raggiunto quota 1143 di personale con un aumento di 193
unità rispetto al 2019, diventando la terza realtà lavorativa del territorio dopo
l’ASL e il Comune stesso”.L’Assessora al Bilancio con delega alle Società Partecipate Viola Ferroni ha
ringraziato l’Ufficio Società Partecipate, che ha definito la “spina dorsale” dei
risultati ottenuti. “Ribadisco l’importanza della governance pubblica per
perseguire obiettivi di interesse collettivo, andando oltre il semplice dato di
bilancio. Farmali ha concentrato il focus sulla vicinanza ai cittadini ed alla
ristrutturazione delle farmacie. Casalp ha ottenuto buoni risultati nel recupero
crediti e nell’efficientamento degli alloggi. Esteem ha incrementato i servizi,
inclusa la recente gestione della sosta a pagamento. Aamps ha raggiunto la
stabilità dopo un passato complicato che ha fatto “tribolare”
l’Amministrazione”.Il direttore generale del Comune Nicola Falleni ha evidenziato il superamento
delle storiche criticità finanziarie delle partecipate: “che in passato
rappresentavano un “neo” nel bilancio comunale” ed ha fornito i dati del
bilancio consolidato 2024.“Il “gruppo” (Comune + aziende) conta oltre 2.200 dipendenti. Valore della
produzione totale: quasi 570 milioni di euro. Utile consolidato: circa 14 milioni
di euro. Patrimonio netto: 763 milioni di euro”.Aldo Iacomelli, Amministratore Unico AAMPS/Retiambiente ha dichiarato:
“Presenti e affidabili: con questi due aggettivi e in estrema sintesi sono nella
possibilità di descrivere la nostra azienda nel panorama delle municipalizzate
locali. Ogni giorno contribuiamo al decoro urbano con grande impegno e sforzo
da parte dei nostri operatori garantendo l’erogazione di servizi efficienti fin
dalle primissime ore della mattina sia sul versante della raccolta sia su quello
dello spazzamento. É importante sottolineare che per l’anno 2025 ci avvaliamo
di un utile di bilancio di 252mila euro. Un risultato che reputiamo importante
da affiancare all’evidenza di non avere registrato debiti. Siamo quindi orgogliosi
per quanto stiamo riuscendo complessivamente a fare, con uno sguardo di
ulteriore fiducia anche sul versante operativo essendo prossimi a realizzare,
avvalendoci anche di finanziamenti da parte della Regione Toscana, di due
ulteriori centri di raccolta per il corretto conferimento dei rifiuti dei cittadini. A
breve lanceremo anche una campagna di comunicazione rivolta a tutta la
cittadinanza per stringere ulteriormente il patto con i cittadini nel contrastare il
fenomeno degli abbandoni e aumentare le migliori azioni per la riduzione nella
produzione dei rifiuti indifferenziati, per la quale stiamo già registrando risultati
lusinghieri”.Claudio Puccetti, amministratore unico di Farmali ha definito l’azienda con gli
aggettivi “tranquillo” e “partecipativo”.
Ha sottolinea il buon clima lavorativo tra i 60 dipendenti distribuiti su 9
farmacie. Ha messo in risalto la totale autonomia finanziaria della società, “che
permette di autofinanziare gli investimenti (come le ristrutturazioni di varie
farmacie) senza ricorrere a finanziamenti esterni.L’obiettivo futuro è spostare
la missione del farmacista sempre più verso i servizi di telemedicina”.Marcello Canovaro presidente di Casalp ha utilizzato gli aggettivi “rigoroso” e
“partecipato” per definire il bilancio della società.
“La società ha superato pesanti difficoltà iniziate nel 2019 e ora chiude il
bilancio in positivo. Casalp non punta all’utile, ma a reinvestire ogni risorsa nel
mantenimento del patrimonio e in nuovi edifici.
Negli ultimi tre anni sono stati investiti oltre 50 milioni di euro nella provincia e
messi a disposizione degli assegnatari 592 appartamenti precedentemente
sfitti”.Stefano Taddia presidente di Asa sceglie gli aggettivi “collettivo” e “sostenibile”.
Esprime orgoglio per i 56,7 milioni di euro di investimenti effettuati nell’ultimo
anno, segnando un +150% rispetto al 2020.
Sottolinea come l’efficienza delle società di servizio pubblico sia un elemento
fondamentale per la sostenibilità e il benessere del territorio.Antonio Paladini amministratore unico di Esteem descrive l’azienda come
“consolidata” e “visionaria”.
Riporta una crescita enorme negli ultimi 12 anni: “il personale è passato da 9 a
40 dipendenti e il fatturato è salito da circa 450.000 euro a quasi 2 milioni di
euro. L’azienda si è evoluta accettando servizi nuovi e diversi, come la gestione
dei parcheggi, mantenendo però un’anima orientata all’innovazione informatica
per il futuro dei servizi ai cittadini”.Il Sindaco ha concluso la conferenza stampa ringraziando gli Uffici Comunali e i
due assessori che si sono succeduti nella gestione delle partecipate, Gianfranco Simoncini e Viola Ferroni.
L'articolo Bilanci in utile delle cinque aziende partecipate del Comune di Livorno proviene da Aamps Livorno.











Elvira Simoncini entra nella DX Hall of Fame: un riconoscimento storico. A Dayton le è stato conferito uno dei più prestigiosi riconoscimenti del mondo radioamatoriale: l’ingresso nella DX Hall of Fame, considerata da molti il vero e proprio “Premio Nobel” dei DXer.
L’International DX Convention l’ha scelta tra numerosi candidati provenienti da tutto il mondo, premiando il suo eccezionale contributo alla comunità DX internazionale. Il riconoscimento valorizza in particolare le sue tante DXpedition, affrontate per la maggior parte in solitaria, con grande competenza, determinazione e spirito di avventura.
Solo due donne al mondo fanno parte della DX Hall of Fame, ed Elvira è la prima ad aver ottenuto questo onore esclusivamente per la sua intensa attività operativa DX.
Un risultato straordinario che rende orgogliosa tutta la comunità radioamatoriale italiana.




Stella danzante, cosa ti condurrebbe sulla cima di una montagna, nel cuore di una foresta o… lungo i sentieri della parola?
Le tue gambe e… la poesia!
Via Alfieri è lieta di presentare la Sagra della Poesia Terrestre!
Si terrà presso il rifugio-cascinale Il Vespaio, nel Parco dell’Acquerino, a due passi dalla sorgente del Bisenzio, sabato 20 e domenica 21 giugno, per il solstizio d’estate.
La Sagra è un momento di festa e riscoperta, ed è anche un invito a chi pratica, legge, odia o ama l’arte dei versi a unirsi per condividere, conoscere e conoscersi, riconoscerci magari, poi chissà.
Strada Comunale di Luogomano 89, Cantagallo, PO.
🗺️https://maps.app.goo.gl/KuDWr2eXoDVqF8g27
Ma è meglio cercare "Bivio per rifugio il Vespaio" (https://maps.app.goo.gl/oRnCAfZesFvCCuu5A) e da lì seguire la strada sterrata fino al monumento partigiano, dove si può lasciare l'auto.
Sabato 20 giugno
16.00-16.30 | Ritrovo al monumento partigiano e camminata (circa 30’) con guida ambientale nel Parco dell’Acquerino, fino al rifugio 📯
18.00-20.00 | Poesia e viaggio:
La via del loto, con Luca Buonaguidi 🖋️
Pastorale. Beatrice di Pian degli Ontani e i poeti della montagna, con Paolo Ciampi 📖
20.00-21.00 | Convivio serale 🍻 +🍷+ 🥗
20.30-22.00 | Anti-slam, nomenomen con Ossi di Nutria 🎙️
22.00-23.30 | Lorena e Saul, Via Alfieri + Elena Romano (versi e musica e Saturno) 🎙️+ 🎹 + 🪐
23.30-01.00 | Apollinaire, menestrellerie degli Apollineo + microfono aperto accanto al fuoco 🎤+ 🎸+ 🔥
Domenica 21 giugno
10.00-11.00 | Colazione dei campioni 🥐+ ☕
11.00-13.00 | Libere letture viandanti, passeggiata poetica nel bosco guidata da Altavoz🌲+ 🐿️
13.00-14.30 | Lauto pasto e succo di sole 🥙+ 🥪+ 🧃
14.30-15.30 | Arcani inventati, vecchienuove canzoni di Frateasino 🎤+ 🎸
15.30-16.30 | Dell’amore e della natura. Omaggio a fumetti a Beatrice di Pian degli Ontani, con l'autrice Silvia Rocchi 📖
16.30-∞ | Domenica bestiale, Apollineo ad libitum 🎤+ 🎸
(Non fosse chiaro: almeno tre momenti del programma sono predisposti per la libera espressione dei partecipanti. Altri certamente da sé verranno. Ricorda, oltre al sacco-a-pelo, di portare i tuoi versi!)
Il posto è raggiungibile solo a piedi, con una camminata di circa trenta minuti dal punto in cui si può lasciare l’auto (in caso di necessità sarà comunque prevista una Panda-navetta). Ci sarà la possibilità di rimanere a dormire al rifugio nella notte tra sabato e domenica (lo consigliamo caldamente!), montando una tenda fuori oppure all’interno, in uno dei numerosi posti letto disponibili. Tutto è del tutto gratuito tranne i pasti, preparati con amore dai ragazzi del Vespaio.
Facci sapere se ci sarai, è importante per organizzarci al meglio, compila questo modulo: sagrapoesia.vado.li
bookworm). This point release mainly adds corrections for security issues, along with a few adjustments for serious problems. Security advisories have already been published separately and are referenced where available.
trixie). This point release mainly adds corrections for security issues, along with a few adjustments for serious problems. Security advisories have already been published separately and are referenced where available.


Der Radio Club des Montagnes Neuchâteloises «HB9LC» organisiert am Wochenende vom 30. und 31. Mai 2026 eine Funkaktivität im Chalet de La Serment.
Am Wochenende vom 30. und 31. Mai 2026 führt der Radio Club des Montagnes Neuchâteloises «HB9LC» einen gemeinsamen Funkbetrieb durch. Die Aktivität findet im Naturfreunde-Chalet «La Serment» statt, das auf dem Tête de Ran im Zentrum des Kantons Neuenburg liegt.
Dieses Treffen bietet Gelegenheit für technischen Austausch und Funkkontakte von einem erhöhten Standort aus. Die Verantwortlichen laden die Funkamateur-Gemeinschaft ein, den Anlass entweder vor Ort zu besuchen oder via HF-Verbindung zu begleiten.
Sämtliche logistischen Details und das Programm sind auf der offiziellen Webseite des Clubs abrufbar.
mni tnx to Philippe Metthez HB9EPM, Président, secrétaire et responsable du local de rencontre

Linux users have long faced a frustrating limitation with wireless earbuds: basic Bluetooth audio usually works, but advanced features often remain locked behind proprietary mobile apps. A new open-source project called BudsLink is trying to change that.
Designed specifically for Linux desktops, BudsLink adds support for battery monitoring, Active Noise Cancellation (ANC) controls, ambient sound modes, gesture customization, and other premium earbud features that are typically unavailable outside Android or iOS ecosystems.
For Linux users who rely on devices like AirPods, Sony earbuds, Samsung Galaxy Buds, or Nothing earbuds, this is a significant quality-of-life improvement.
BudsLink is an independent open-source application that communicates directly with supported Bluetooth earbuds using Linux Bluetooth protocols such as L2CAP and RFCOMM sockets. Instead of treating earbuds as simple audio devices, the application exposes many of the advanced controls usually hidden behind vendor apps.
The project currently supports multiple device families, including:
The application is available through Flatpak and can run across multiple Linux distributions.
Traditionally, Linux Bluetooth support has focused mainly on audio playback and microphone functionality. BudsLink goes much further by exposing premium earbud features directly within Linux.
Current capabilities include:
For many Linux users, these are features they’ve never had access to outside mobile apps.
Bluetooth earbuds have become increasingly dependent on proprietary ecosystems. Features like adaptive audio, transparency modes, or touch controls often require vendor-specific mobile applications that are unavailable on Linux.
That has created a frustrating situation where:
BudsLink aims to bridge that gap by reverse-engineering communication protocols and exposing those controls natively on Linux desktops.


Nel fine settimana torna Piano City Milano,
l’evento che trasforma Milano in un enorme palcoscenico diffuso a cielo aperto.
Dal 15 al 17 maggio, il festival proporrà più di 250 concerti gratuiti in oltre 140 luoghi sparsi per tutta la città.
Tra gli eventi più attesi ci sono quelli ospitati nei giardini della Villa Reale di Milano,
sede della Galleria d’Arte Moderna di Milano e simbolo storico della manifestazione.
Per tre giornate, questo spazio accoglierà esibizioni all’aperto dedicate al pianoforte, con un programma che unisce repertorio classico e sonorità contemporanee.

Ad aprire il festival, nella serata di venerdì, sarà Sofiane Pamart, protagonista del concerto inaugurale sul Main Stage della GAM.
Durante il weekend saliranno sul palco anche numerosi artisti italiani e internazionali, dando vita a un percorso musicale pensato per coinvolgere un pubblico di tutte le età.
L’accesso ai concerti sarà gratuito, anche se alcuni appuntamenti richiederanno la prenotazione online.
È proprio questa formula accessibile che continua a rendere Piano City uno degli eventi culturali più apprezzati sia dai milanesi sia dai turisti.
Anche sul web, infatti, viene spesso segnalato tra gli appuntamenti imperdibili della primavera milanese.
Tra musica dal vivo, arte e scenari iconici, Piano City Milano si conferma ancora una volta un’occasione speciale per scoprire e vivere Milano da una prospettiva diversa.
L'articolo Concerti gratuiti alla Villa Reale: la musica classica anima il centro di Milano proviene da InfoMilano.news.
Le Organizzazioni Sindacali USB Livorno e COBAS Lavoro Privato Livorno denunciano un fatto che ritengono estremamente grave, verificatosi in data 12 maggio 2026, presso la sede dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Livorno, durante un tentativo di conciliazione tra la Cooperativa COOPLAT e cinque lavoratrici impiegate nell’appalto della committenza Unicoop Firenze presso il cantiere Fonti del Corallo – Via Gino Graziani - Livorno.
Il tentativo di conciliazione era stato richiesto dall’Organizzazione Sindacale al fine di sanare una situazione di applicazione irregolare dei turni che si protrae nel cantiere da anni, nonché per ottenere la regolarizzazione degli orari e la corretta applicazione del contratto di lavoro in essere.
Nel corso dell’ultimo dei tre incontri svolti presso l’ITL, la cooperativa ha presentato nuove proposte di variazione oraria che le lavoratrici, con il supporto delle OO.SS., hanno valutato come difficilmente accettabili, poiché relative a turni residuali rispetto a fasce orarie già assegnate ad altre lavoratrici che, a seguito del cambio di committenza, avevano prontamente sottoscritto le variazioni proposte dall’azienda. Tali modifiche, di fatto, formalizzavano orari già praticati senza alcuna regolarità rispetto ai contratti in essere, che peraltro non prevedono clausole elastiche o flessibili.
Durante l’ultimo incontro, a fronte della decisione di una lavoratrice di non sottoscrivere una proposta ritenuta peggiorativa rispetto alle condizioni del contratto vigente, la rappresentante legale della cooperativa si è espressa in modo non esplicito ma chiaramente udibile, chiedendo al responsabile delle risorse umane di attivare il licenziamento. Un’ipotesi già ventilata nei precedenti incontri e ormai diffusamente percepita nel cantiere tra le lavoratrici.
Riteniamo l'accaduto di una gravità inaudita e inaccettabile, resa ancor più intollerabile dal fatto di essersi verificato, sfacciatamente, all'interno di una sede istituzionale, in violazione di ogni principio di lealtà e correttezza.
Le rappresentanti sindacali presenti e la legale di riferimento non hanno ritenuto possibile far sottoscrivere alla lavoratrice alcun accordo né proseguire la discussione sulle ulteriori proposte, poiché la procedura non appariva genuina né realmente tutelante. La mancata accettazione della variazione oraria esponeva concretamente le lavoratrici al rischio di licenziamento, in un contesto caratterizzato da un’elevata discrezionalità aziendale, con possibili profili discriminatori legati all’essere o meno socia della cooperativa e a valutazioni puramente soggettive sul comportamento delle lavoratrici, considerate più o meno “compiacenti” nei confronti di responsabili e dirigenti.
Il tentativo di conciliazione si è ovviamente concluso con esito negativo. Le Organizzazioni Sindacali si riservano pertanto di attivare tutti gli strumenti sindacali a propria disposizione per rivendicare la tutela dei diritti delle lavoratrici e chiedono alla committenza di vigilare sull’appalto, assumendo una posizione chiara rispetto a comportamenti che ledono la qualità del lavoro e la dignità delle lavoratrici, molte delle quali operano da anni alle dipendenze della cooperativa anche in qualità di socie lavoratrici.
Unicoop Firenze, peraltro, è già stata più volte chiamata in causa e sollecitata a intervenire e a esprimersi nell’ambito di questo conflitto, sia indirettamente da COOPLAT, che ha ripetutamente dichiarato la necessità di modificare i turni per richieste ed esigenze della committenza stessa, sia direttamente dai sindacati, che hanno provveduto a informarla delle criticità emerse e delle conseguenze che tali scelte stanno producendo sulle condizioni di lavoro delle lavoratrici coinvolte, richiedendo inoltre un incontro finalizzato ad aprire un confronto congiunto sulla gestione dell’appalto e delle condizioni di lavoro nel cantiere di Porta a Terra.
Riteniamo inaccettabile quanto accaduto e lesivo del ruolo e della funzione di una sede istituzionale nella quale la mediazione è finalizzata a garantire tutela ed equilibrio tra tutte le parti coinvolte. Chiediamo il rispetto delle sedi, dei ruoli e di relazioni sindacali improntate alla correttezza, nelle quali non può trovare spazio alcuna forma, esplicita o velata, di minaccia di licenziamento nei confronti di chi non intenda sottoscrivere u
na proposta aziendale ritenuta peggiorativa rispetto alle condizioni precedenti, soprattutto nel momento in cui viene richiesto il rispetto del contratto.
Nessuna lavoratrice può essere lasciata indietro!

In the recent weeks I've been engaging Prot as an Emacs coach to help
with doing review passes over my upcoming ffs package as I work on
polishing and documenting it in preparation for offering it for
inclusion in GNU ELPA.
UPDATE 2026-05-15 08:50:10 -0400: Prot also published an article about our session on his website: https://protesilaos.com/codelog/2026-05-15-emacs-amin-bandali-ffs-display-buffer-org-capture/
Today we had our third session where we started by reviewing and
talking about my recent changes to ffs, then ventured to other
Emacs-related topics with the overarching theme of the flexibility
and extensibility of GNU Emacs, including display-buffer-alist,
keyboard macros, defining a custom ox-bhtml Org export backend
derived from Org's ox-html for ultimate flexibility when exporting
my site's pages from Org to HTML, Org capture, plain text files and
Emacs's diary and how it compares to org-agenda, and keeping a
journal with the help of Emacs.
Here is the video recording of our session, which I share with Prot's permission:
You can view or download the full-resolution video from the Internet Archive.
Lastly, here is the snippet Prot shared for having Isearch treat space as a wildcard, helpful for more easily matching multiple parts of a line:
(setq search-whitespace-regexp ".*?")
(setq isearch-lax-whitespace t)
(setq isearch-regexp-lax-whitespace nil)
Take care, and so long for now.
Una vulnerabilità critica rimasta nascosta per quasi due decenni sta scuotendo il mondo della sicurezza applicativa. I ricercatori di depthfirst hanno infatti identificato una falla nel modulo di rewrite di NGINX che potrebbe consentire a un attaccante remoto non autenticato di causare crash dei processi oppure, in determinate condizioni, ottenere esecuzione di codice remoto (RCE). […]
L'articolo NGINX Rift, rischio RCE per una falla rimasta nascosta 18 anni proviene da Securityinfo.it.

Fedora Hummingbird brings the same approach to the host OS as it does to containers to level up security.


Dal 19 al 21 maggio, al Polo Fibonacci dell’Università di Pisa, tre giorni con gli esperti di reti e innovazione digitale
Vincenzo Gallotto sarà tra i relatori di APMAT2026, l’evento nazionale di Assoprovider in programma il 5 giugno 2026 a Matera, presso Casa Cava. Avvocato, Data Protection Officer, consulente legale di Assoprovider e Responsabile delle liste AP-LEGAL e AP-CHATLEGAL, Gallotto interverrà sul tema “NIS2 – opportunità e percorso di adeguamento per gli operatori”. La Direttiva NIS2, […]
L'articolo Vincenzo Gallotto ad APMAT2026: NIS2, opportunità e percorso di adeguamento per gli operatori proviene da Assoprovider.

A test release of GNUtrition, 0.33.0rc2, is now available.
GNUtrition is free nutrition analysis software written for the GNU operating system. The USDA Food and Nutrient Database for Dietary Studies (FNDDS) is used as the source of food nutrient information.
This release makes some fixes to the gender option. It also applies a fix to ./version.sh that affected builds from CVS checkouts, which was not an issue with the tarball, due to the tarballs including the version in a .ver file.
More information about GNUtrition may be found on its home page at http://www.gnu.or ... tware/gnutrition/. This test release can be obtained from the alpha.gnu.org server at one of the following:
Please report any problems you experience to the GNUtrition bug reports mailing list: <bug-gnutrition@gnu.org> (https://lists.gnu ... fo/bug-gnutrition).