Brave Software ha annunciato il rilascio di Brave Origin, una nuova versione a pagamento di Brave browser pensata per gli utenti che non hanno bisogno di tutte le funzionalità che supportano Brave come azienda, ma desiderano comunque la privacy che Brave offre.
L'unione dei due mondi. Il nuovo BFGoodrich All-Terrain T/A KO3 completa il rinnovamento della gamma del brand del gruppo Michelin posizionandosi fra il più stradale Trail-Terrain T/A e l'ultra specialistico Mud Terrain T/A KM3. Promette, infatti, eccellenti doti in off-road senza comunque trascurare il confort su strada.Dopo averlo provato (a bordo di un Ineos Grenadier) fra rampe, guadi, twist e sterrati del circuito fuoristrada di Vairano, posso dire che la promessa è stata mantenuta: impressionante la disinvoltura con cui il sodalizio fra gomma e veicolo superi senza difficoltà anche le prove più impegnative, permettendo di fermarsi e ripartire anche sulle salite di terra più ripide e di non perdere mai grip su fango né su fondi rocciosi (per giunta bagnati).Al tempo stesso, in un giro su strada di una cinquantina di chilometri ne ho apprezzato la buona silenziosità nel rotolamento. Dote tutt'altro che scontata in una gomma così tassellata Com'è fatto Il nuovo BFGoodrich All-Terrain T/A KO3 (la sigla T/A sta per traction advanced, seguita da Key off-road 3) raccoglie il testimone del precedente KO2, migliorando del 15% la resistenza all'abrasione sui fondi sterrati e rocciosi e del 20% quella a tagli e strappi. Inoltre, la marcatura 3PMSF (che si aggiunge alla sigla M+S) certifica le prestazioni sulla neve. Per migliorare la resistenza all'usura i tecnici francesi hanno lavorato sia sulle mescole sia sul disegno del battistrada, in modo da distribuire in modo più uniforme le sollecitazioni. Inoltre, le sottili lamelle con struttura 3D resistono meglio alla deformazione, coniugando una maggiore robustezza alle spiccate doti di trazione. Per questo scopo, gli spigoli vivi della gomma, utili per fare presa su fango e neve, si ritrovano, oltre che nel disegno dei tasselli, anche sui fianchi. Robustezza aumentata Per migliorare la resistenza ai tagli è stata messa a punto una mescola specifica per i fianchi, mentre nel battistrada è inserita una tela di nylon e aramide, che si aggiunge a quelle di solo nylon o acciaio.Fra le scritte (impossibile non notare, grande e in bianco, il nome All-Terrain T/A KO3), se ne ritrova una che merita una spiegazione: Baja Champion. Richiama i trionfi di BFGoodrich nell'omonima gara sudamericana, fra le più severe al mondo parlando di off-road.Proprio dall'esperienza in questo tipo di competizioni il marchio francese ha attinto diverse tecnologie presenti nel nuovo BFGoodrich All-Terrain T/A KO3, che si può già acquistare in una delle 55 misure, da LT195/80R15 a 35x12.5R22LT: la sigla LT sta per light truck e deve essere ovviamente riportata anche nella carta di circolazione del veicolo (in alternativa, si può ritrovare una C).
Il gruppo Stellantis copre il 68% del fabbisogno elettrico dei propri stabilimenti in Europa con energia decarbonizzata, ossia prodotta con zero emissioni di CO2, senza bruciare combustibili fossili. In 27 siti produttivi sono installati impianti fotovoltaici che assicurano una capacità di oltre 500 MW: l'obiettivo, entro la fine di quest'anno, è di arrivare a raggiungere il 31% del fabbisogno energetico direttamente nei siti produttivi, con punte dell'80% in quelli più avanzati (Tychy in Polonia e Saragozza in Spagna). In questo modo, spiega il costruttore, gli impianti permetteranno di evitare l'emissione di oltre 100.000 tonnellate di CO2 all'anno. Ci sono anche le batterie In parallelo, Stellantis sta anche mettendo a punto sistemi di accumulo a batterie (BESS) in 20 stabilimenti europei, per una capacità totale di circa 200 MWh: sette di questi saranno operativi entro il 2026, con il completamento del programma previsto prima del 2030. Il mix energetico del costruttore comprende anche geotermia, biomassa ed eolico: il sito di Caen ha inaugurato lo scorso anno il primo impianto geotermico industriale di Stellantis in Francia, mentre Rennes, Sochaux, Trnava e Kragujevac adottano reti di riscaldamento a biomassa.
Ci sono due Le Mans. La prima è quella che milioni di appassionati vedono in televisione: le Hypercar che sfrecciano oltre i 330 km/h lungo le Hunaudières, i pit stop notturni, l'alba che arriva lentamente sulla Sarthe e una gara che da oltre un secolo misura velocità, resistenza e affidabilità. Poi ce n'è una seconda, molto meno visibile. quella che si muove dietro le porte dei motorhome, nelle hospitality dei costruttori e nei meeting tra fornitori e manager. qui che la 24 Ore di Le Mans è diventata la Davos dell'automobile. Un luogo dove non si confrontano soltanto piloti e squadre, ma anche strategie industriali, tecnologie e visioni del futuro. Per una settimana all'anno il centro dell'industria mondiale dell'auto si sposta nella Sarthe. Nel paddock si incrociano responsabili motorsport, designer, amministratori delegati, fornitori e partner tecnologici provenienti da tutto il mondo. Perché oggi Le Mans è uno dei rarissimi luoghi dove chi progetta, costruisce e vende automobili si ritrova faccia a faccia. Lo dimostrano i numeri del FIA World Endurance Championship. Nel 2026 sono 14 i costruttori impegnati tra Hypercar e LMGT3, con una presenza senza precedenti nella classe regina. Ferrari, Toyota, Porsche, Cadillac, BMW, Alpine, Peugeot e Aston Martin rappresentano da sole una parte significativa dell'industria automobilistica mondiale. E la crescita non sembra destinata a fermarsi. Genesis ha già annunciato il proprio ingresso tra le Hypercar, mentre McLaren è pronta a tornare nella classe regina dal 2027. Un segnale che conferma come l'endurance sia tornata a essere una delle piattaforme più attrattive dell'intero panorama automobilistico. Non è soltanto una questione di numeri. Ferrari arriva nella Sarthe da campione del mondo Costruttori, Toyota continua a rappresentare uno dei riferimenti tecnici della categoria, Porsche insegue il ritorno al vertice, mentre Cadillac, BMW, Alpine, Peugeot e Aston Martin utilizzano il palcoscenico di Le Mans per rafforzare la propria presenza globale. Attorno a loro ruota un ecosistema composto da centinaia di aziende che vedono nell'endurance una piattaforma di sviluppo e visibilità senza eguali. Qui si incontrano aziende che sviluppano software, produttori di componentistica, specialisti dell'elettronica, fornitori di pneumatici, gruppi energetici e marchi automobilistici che in alcuni casi competono in pista e collaborano su altri fronti industriali. L'endurance moderna è sempre meno una semplice disciplina sportiva e sempre più un ambiente dove si sperimentano tecnologie destinate ad arrivare sulle vetture di serie. Il miglior esempio di questa trasformazione arriva forse proprio dai fornitori. Bosch è oggi protagonista del sistema ibrido standard utilizzato dalle LMDh e contemporaneamente lavora su una delle possibili tecnologie del futuro: l'idrogeno. Il progetto Ligier JS2 RH2 (qui la nostra prova esclusiva in pista) sviluppato insieme a Maserati e Ligier Automotive racconta bene come Le Mans continui a essere un laboratorio nel quale sperimentare soluzioni che un domani potrebbero arrivare sulle vetture stradali. Lo stesso vale per il settore dei pneumatici. Michelin e Goodyear continuano a utilizzare l'endurance come banco prova per sviluppare coperture sempre più efficienti, resistenti e sostenibili, trasferendo poi molte di queste conoscenze alle vetture stradali. Anche la sostenibilità è ormai parte integrante della discussione. L'Automobile Club de l'Ouest ha avviato il programma Race to 2030, che punta a ridurre del 30% le emissioni di CO entro la fine del decennio, affiancando alle sfide sportive una crescente attenzione agli aspetti ambientali. Per questo oggi Le Mans non è soltanto il luogo dove si corre una delle gare più difficili al mondo. il luogo dove l'automobile prova a immaginare sé stessa. Tra i box si discute di elettrificazione, idrogeno, carburanti rinnovabili, software, intelligenza artificiale e nuovi modelli di business. Argomenti che spesso sembrano lontani dalla battaglia sportiva ma che, in realtà, ne rappresentano l'evoluzione naturale. Per 24 ore il mondo guarderà chi salirà sul gradino più alto del podio. Ma la vera partita che si gioca nella Sarthe è un'altra. Qui si incontrano concorrenti, fornitori, designer, ingegneri e manager chiamati a decidere come sarà l'automobile del prossimo decennio. per questo che Le Mans continua ad attirare nuovi costruttori, nuovi investimenti e nuove tecnologie. Perché nella Sarthe non si corre soltanto per vincere una gara. Si viene per capire dove sta andando l'automobile.
Preparations for Next Moonwalk Simulations Underway (and Underwater)
NASA’s X-59 eXternal Vision System shows Mach 1.077 on Friday, June 5, 2026, marking the aircraft’s first time reaching supersonic speed in support of NASA’s Quesst mission. The moment represents a milestone for the aircraft as it transitions to include test flights faster than the speed of sound.
NASA
NASA’s experimentalX-59 aircraft marked a major milestone Friday, June 5, when it flew faster than the speed of sound for the first time, setting the stage for demonstrating its quiet supersonic capabilities later this year.
NASA test pilot Jim “Clue” Less took off and landed at Edwards Air Force Base in California, reaching a top speed of approximately Mach 1.1 (713 mph) and altitude of 43,400 feet. The X-59’s flight began at 11:08 a.m. PDT and lasted 81 minutes, with the team focusing on flying qualities at both subsonic and then supersonic speeds.
In the coming days, we expect to take the next step and push to Mach 1.4
jared isaacman
NASA Administrator
”X-59 is getting ready for its quiet supersonic debut. Since the aircraft’s first flight on Oct. 28, 2025, the team has made tremendous progress, flying 16 times in the last 90 days and getting into a steady test rhythm. In the coming days, we expect to take the next step and push to Mach 1.4,” said NASA Administrator Jared Isaacman “I’m grateful to the NASA team and Lockheed Martin Skunk Works for their help getting us to this point, and I hope this is the first of many collaborations as we rebuild NASA’s X-plane portfolio.”
The X-59 is designed to fly at supersonic speeds while creating only a quiet thump instead of a loud sonic boom. For this flight, a NASA F‑15 chase plane flew nearby to monitor the X‑59. The loud sonic booms from the F-15 obscured any sound made by the X-59.
“The X-59’s first supersonic flight is a testament to America’s enduring leadership in science, engineering, and aerospace innovation,” said Michael Kratsios, Assistant to the President for Science and Technology and Director of the Office of Science and Technology Policy. “This achievement comes as the Trump Administration continues work to unleash supersonic flight and enable American ingenuity.”
This first supersonic flight is a significant milestone, but an event even more critical to the mission is upcoming. In just days, the aircraft is expected to make its first “mission conditions” flight, reaching a cruising speed of Mach 1.4 (925 mph) and altitude of approximately 55,000 feet. The X-59 also will be accompanied by a chase plane for this flight.
NASA’s X-59 quiet supersonic research aircraft completed its first supersonic flight Friday, June 5, 2026, marking the first time the aircraft exceeded the speed of sound in support of NASA’s Quesst mission. The milestone represents a major step in flight testing as the aircraft expands into the supersonic portion of its flight envelope.
NASA / Lori Losey
This speed and altitude are the base conditions for the X-59 when it will eventually fly over several U.S. communities enabling NASA to gather data about how people may perceive its quiet thump. NASA will share this data with U.S. and international regulators to help establish new data-driven noise standards to enable a future viable market for supersonic commercial flight over land.
For the last several months, the X-59 has been participating in an ongoing series of flights where the plane has been flying at a wide range of speeds and altitudes – a process known as envelope expansion. These tests are the first phase of the X-59’s flight testing. They are focused on performance and involve chase plane monitoring. When the aircraft completes this phase it will enter another, focused on its sound profile in order to verify its quiet thump capability.
The X-59 is the centerpiece of NASA’s Quesst mission, which aims to demonstrate quiet supersonic flight and help enable commercial supersonic flight over land worldwide. These advancements will help travelers reach their preferred destinations faster, spending less time in the air.
Through Quesst’s development of the X-59, NASA also will deliver design tools and technology for quiet supersonic airliners that will achieve the high speeds desired by commercial operators without disturbing people on the ground. NASA will validate design tools through ground and flight testing, providing U.S. aircraft manufacturers the ability to explore new quiet supersonic concepts, and provide them with confidence that their resulting designs will meet quiet flight requirements.
NASA’s X-59 quiet supersonic research aircraft completed its first supersonic flight Friday, June 5, 2026, marking the first time the aircraft exceeded the s...
By enabling digitized production design, this digital software is freeing up businesses and individuals across numerous industries to work smarter, not harder.
To design a new product or tool is often a lengthy, labor-intensive process. Even the most successful and streamlined physical design process is intensive and iterative by nature; it is the process of taking something that begins as little more than an idea and turning it into reality. Inherently, that is going to take a great deal of translation, as well as trial and error. When working with real-world, physical elements, this also makes for a costly endeavor, as each new trial effort may prove essential to the long-term success of the design, but still has adverse financial effects. Dassault Systèmes offers CAD software to help businesses stay on top of advancements in their industries.
Before digital design software became widely adopted, engineers and designers often relied heavily on hand-drawn technical sketches and manual drafting methods during product development. Revising a design could require redrawing entire sections of a project, making the process both time-consuming and resource-intensive. Modern digital design systems have significantly changed these workflows by allowing teams to make rapid adjustments, automate calculations, and store detailed design information within a single platform. This shift has contributed to the broader adoption of digital tools across industries seeking more streamlined development processes.
Fortunately, though, in this new world of ever-advancing technological tools, the design process doesn’t have to be fraught with issues and obstacles anymore, thanks to systems such as CAD software. This new software is now enabling businesses to design smarter, faster, and more accurately by digitizing product development processes and improving collaboration across engineering and manufacturing teams.
Digital Design as the Foundation of Innovation
Digital software allows engineers to create precise digital models that can then serve as the foundation for product development. Compare this to the physical alternative, which has long been a well-thought-out sketch of the product in question. Even the most comprehensive of sketches is only going to be dealing with two dimensions, and is likely to leave room for confusion or error based on the interpretation of the subjective rendering.
Garante privacy su ricorso Report La sentenza del Tar Lazio sull'istanza di accesso di Report conferma la correttezza dell'operato del Garante privacy, per tre dei quattro profili esaminati. Rispetto al quarto fornisce indicazioni - su cui l'Autorità...
Logos of organizations under the Addiction Recovery Care umbrella are on display at ARC’s career services office in Louisa, Kentucky. Ryan C. Hermens/Lexington Herald-Leader
Timmy G. Robinson Jr., founder and owner of what was once Kentucky’s largest drug addiction treatment company, was criminally indicted Thursday by a federal grand jury on charges of wire fraud and money laundering.
The indictment, filed in the Eastern District of Kentucky, charges Robinson with fraudulently selling millions of dollars of the same IRS tax credit to two companies. Robinson “devised a scheme” to “unlawfully enrich himself” by selling those tax credits to two parties, the indictment says. Robinson is also charged with two counts of money laundering for spending the proceeds of the fraudulent sale.
Robinson has resigned as CEO of ARC, company spokesperson Vanessa Keeton said Thursday. Robinson, 50, founded the company in 2012 after becoming sober and telling people he felt called by God to help people in the state with addiction.
ARC, which at one point operated more than 40 drug treatment centers around the state, has been under FBI investigation for Medicaid fraud since July 2024. That investigation is ongoing, the FBI confirmed on Friday. The Lexington Herald-Leader, in partnership with ProPublica, reported in April firsthand accounts from former ARC employees and clients who said they were told by ARC to falsely bill Medicaid, or witnessed others billing for services that were not actually provided. The company said at the time that it “has never knowingly or fraudulently billed Medicaid for services, and there is no evidence that the organization encouraged employees to falsify group notes for billing purposes.”
Robinson’s attorney, Kent Wicker, said he and his client were surprised to learn an indictment had been placed over a “dispute with some investors that is now pending in a civil courtroom.”
That dispute escalated earlier this year, when ARC was sued by two companies to which Robinson had sold IRS credits, including the Bahamas-based Angelica Capital Trust. But both companies allege that when ARC received the IRS credits, it illegally kept more than $8 million the companies were owed. They allege ARC was refusing to repay the money in part so it could pay a preliminary $28 million settlement with the Department of Justice over alleged Medicaid fraud. Robinson has said he would make payments to creditors upon the sale of the company, which he described in January as imminent.
“To be clear, Mr. Robinson did not defraud anyone, did not gain anything from the transaction at issue, and he has done nothing but deliver high quality care for over a decade to thousands of Kentuckians,” Wicker said in an emailed statement to the Herald-Leader and ProPublica. “We look forward to defending this case in court.”
Starting in 2023, ARC applied for two COVID-19-related tax credits, totalling nearly $7 million.
In July 2025, Robinson sold the rights to the first tax credit to a loan company, the indictment says. Under the agreement, the purchaser would pay ARC $2.7 million in exchange for a future repayment of the tax credit once the IRS funds arrived. Robinson signed that agreement, and later that month the buyer wired ARC the agreed amount.
Soon after, the indictment says, Robinson “devised a scheme” to sell that same credit amount to a second company and in doing so “falsely represented” that the $2.7 million in initial tax credit was available to purchase. “Robinson concealed the prior transactions” to the new buyer, according to the indictment.
In November, Robinson signed an agreement with the second buyer, who sent a wire transfer that included $2.7 million for the twice-sold tax credit.
In December, when the IRS paid ARC the COVID-19 tax refunds, “at Robinson’s direction, ARC spent the ERC [Employee Retention Credit] funds on other operational costs and debt obligations,” the indictment reads.
Keeton declined to comment further on the case, citing pending litigation. However, she said ARC continues to operate normally.
“All facilities, programs, and services remain open and fully operational,” Keeton said in an emailed statement. “Our leadership team, employees, and clinical staff remain committed to delivering high-quality care and support to the individuals and families we serve.”
Robinson faces 20 years in prison and a $250,000 fine, or twice the gain or loss, for the wire fraud count. Each money laundering count carries up to 10 years in prison and a $250,000 fine.
We’re taking a closer look at how ARC treated the people who came to the organization seeking help with their sobriety. If you’re a current or former client or employee, we want to hear from you.
CDL FELIX Asti - Via XX Settembre 112 Asti (giovedì, 11 giugno 17:00)
Come ogni giovedì, il CDL sarà aperto dalle 17 alle 20 nel cortile di via XX settembre 112. Birra fresca, giornali, libri in prestito, consultazione e vendita!
Abbiamo un sacco di nuovi arrivi, passate a trovarci!
The North Carolina legislature, where Democrats recently introduced three bills to reform the state’s courts and protect the separation of powers between its branches of government Al Drago/Bloomberg via Getty Images
Democratic lawmakers in North Carolina introduced a trio of constitutional amendments this week aimed at protecting traditional powers of the state’s governor and reforming oversight of its court system.
The effort was prompted in part by ProPublica’s reporting, including an investigation that found that over nearly a decade, Republican lawmakers had pushed through law after law shrinking the powers of North Carolina’s governor, always a Democrat during that time.
At a press conference on Wednesday, the bills’ sponsors readily acknowledged that the initiatives are unlikely to pass, at least in the current legislative session: Republicans hold majorities in North Carolina’s House and Senate.
But in proposing the measures as changes to the state constitution, the group of eight Democrats said their goal was to make them less vulnerable to the persistent partisan warfare that has engulfed the narrowly divided swing state.
Republicans “won’t always be in the majority,” said Rep. Phil Rubin, the primary sponsor of one bill. “And when they’re not, they’re going to suddenly think these are great rules. So let’s do them now.”
Republican leaders in the House, Senate and court system did not respond to requests for comment on the bills.
Experts have long maintained that Republican power grabs have thwarted the will of North Carolina voters, removing the Democratic governor’s control or partial control over numerous boards, entities and executive prerogatives and leaving him the nation’s weakest. (Republican officials have defended the shifts, pointing out that voters also elected a GOP legislative majority.)
Rubin’s measure would bar the legislature from stripping away additional gubernatorial powers, as well as block majority leaders from what he called “government by ambush” — springing major legislation on the minority and public without notice.
“ProPublica’s reporting shows the perils of not having this law,” Rubin said. Voters should have “the opportunity to secure their constitution, demand absolute transparency in lawmaking and ensure that people, not backroom deals, have the final say.”
The two other constitutional amendments unveiled this week target aspects of the judicial system.
The first, authored by House Rep. Marcia Morey, would make disciplinary hearings and sanctions by the courts’ internal watchdog, the Judicial Standards Commission, public.
GOP rules currently cloak the commission’s work in secrecy. Behind closed doors, ProPublica revealed, the majority-Republican state Supreme Court quashed the commission’s recommendations that two Republican judges who’d admitted to committing egregious conduct violations be publicly reprimanded. (Spokespeople for the North Carolina Supreme Court and the Judicial Standards Commission declined to comment or respond to a detailed list of questions about the matter.)
Morey’s bill would also change who appoints the commission’s members, a step she called critical to preventing the “weaponization” of its work.
Currently, Republican legislative leaders and Paul Newby, the state’s conservative chief justice, appoint a majority of the commission’s members. As ProPublica has reported, in 2023 Newby encouraged the commission to investigate a Black Democratic justice who’d criticized his decision to effectively shut down a racial equity commission. (Newby, as well as spokespeople for the court and the Judicial Standards Commission, declined to comment for the story.)
Morey’s measure would divide commission appointments equally among the chief justice, the governor and the North Carolina State Bar. “Who makes decisions about discipline and who appoints the decision-makers,” she said, are critical to making the system “fair and effective.”
The second bill, sponsored by Rep. Deb Butler, would disqualify state Supreme Court justices from hearing cases in which family members are parties. Justice Phil Berger Jr. has caused controversy by ruling in multiple cases in which his father, the leader of the state Senate, is a defendant in his legislative capacity. (Berger referred recusal requests on these cases to the Republican majority on the Supreme Court, which ruled he could participate.)
Butler’s measure would also compel justices to disclose more information about large stock transactions, outside sources of income and sponsored travel. A ProPublica investigation found Newby didn’t disclose a trip to a luxurious Hawaiian resort, paid for by a conservative judicial education program. Newby and court spokespeople did not respond to requests for comment about his decision not to disclose the trip.
Butler described her bill as an effort to restore public trust. “People deserve complete confidence in the integrity of their court,” she said.
In the unlikely event that the bills pass, the public would then have the chance to vote on them in November. If not, the sponsors said, they’d revive them in the next session, by which time even some Republican strategists think that a blue wave may have flipped the North Carolina House.
“We’re committed to following through on these bills to ensure fairness and impartiality in our courts and legislature,” Morey said. “This should be the norm, not the partisan bias we have now.”
Il Movimento Nonviolento Sardegna, per l’estate 2026, organizza e propone 3 seminari presso la Casa per la Pace di Ghilarza: Gandhi conflittologo nonviolento – seminario-laboratorio condotto da Salvatore Deiana: da venerdì 3 a domenica 5 luglio. Approcci nonviolenti ai conflitti – il metodo Transcend e il metodo dell’Equivalenza a fianco e insieme, condotto da Salvatore [...]
Dopo il terremoto di magnitudo Mw 6.1 (ML 6.2) avvenuto il 2 giugno 2026 al largo della costa calabra nord-occidentale, sui social media sono comparsi numerosi commenti che mettevano in relazione questo evento sismico con il vulcano sottomarino Marsili.
Batimetria del Tirreno Meridionale e localizzazione del vulcano Marsili (da Gennaro et al., 2023). Vedi il post su INGVvulcani.
La domanda è comprensibile: sia il terremoto sia il vulcano si trovano infatti nella stessa area geografica, il Tirreno meridionale. Ma cosa ci dicono i dati scientifici?
Un terremoto molto profondo
Il primo elemento da considerare è la profondità del terremoto. In Italia la maggior parte dei terremoti avviene a profondità crostali (nei primi 10-20 km). Tuttavia, a causa dei fenomeni geologici che hanno portato alla sua attuale configurazione, alcune aree della nostra penisola sono interessate anche da terremoti intermedi e profondi, fino a 600 km. L’evento del 2 giugno è avvenuto a una profondità di circa 250 chilometri, che è eccezionalmente elevata rispetto alla maggior parte dei terremoti che avvengono in Italia.
I terremoti profondi sono tipici delle zone di contatto tra placche oceaniche e continentali. Il terremoto del 2 giugno, come altri, ha infatti avuto origine in un particolare contesto geodinamico, che chiamiamo zona di subduzione, dove la placca tettonica del mar Ionio sprofonda nel mantello terrestre, al di sotto dell’arco calabro e del mar Tirreno.
Schema generale di una zona di subduzione e dei terremoti che vi si generano (da INGVterremoti).
Il Mar Ionio, infatti, rappresenta il relitto di un antico grande oceano che occupava la regione del Mediterraneo e che è stato “subdotto” e in parte riassorbito nel mantello terrestre per decine di milioni di anni prima sotto le Alpi e poi sotto gli Appennini.
Il Marsili, come tutti i vulcani, anche se di notevoli dimensioni, è invece una struttura superficiale, sviluppata nella crosta terrestre e alimentata da processi geodinamici che interessano la parte superiore, più esterna, del mantello. Il Marsili si è formato a seguito dell’estensione, dell’assottigliamento della successiva lacerazione della crosta che forma il fondo marino Tirrenico. Ciò ha permesso la formazione di fratture utilizzate dal magma per risalire ed eruttare verso la superficie. Tra la zona in cui si è generato il terremoto e il vulcano, esiste quindi una distanza di centinaia di chilometri in profondità.
Un forte terremoto può innescare un’eruzione?
Un’altra domanda frequente riguarda la possibilità che un terremoto di grande magnitudo possa “risvegliare” un vulcano, in questo specifico caso il Marsili.
È vero che, in alcuni casi, terremoti con magnitudo molto elevata possono produrre variazioni nello stato di sforzo della crosta e influenzare temporaneamente sistemi vulcanici già prossimi ad una fase eruttiva. Ci sono numerosi studi che mirano a capire se la variazione di sforzo generata da un terremoto possa innescare un’eruzione. Le conclusioni non sono univoche, ma la possibilità che un terremoto possa perturbare un sistema vulcanico diminuisce molto rapidamente con la distanza e dipende da numerosi fattori. In primo luogo la magnitudo, ma anche le caratteristiche delle strutture geologiche (geometria e cinematica) relativamente alla posizione del vulcano e del suo sistema di alimentazione, e lo stato del sistema magmatico.
Nel caso dei terremoti profondi del Mar Tirreno, la sorgente sismica si trova a centinaia di chilometri di distanza, a causa dell’elevata profondità del terremoto, rispetto agli apparati vulcanici sottomarini. Per questo motivo, non esistono evidenze scientifiche che eventi come quello del 2 giugno possano innescare direttamente un’eruzione del Marsili o degli altri vulcani sottomarini dell’area.
In sintesi
Il terremoto del 2 giugno 2026 e il vulcano Marsili, anche se localizzati nella medesima area geografica, appartengono a contesti geologici diversi e sono espressione di processi geodinamici differenti.
Il terremoto è associato alla deformazione della litosfera ionica in subduzione sotto l’arco calabro, mentre il Marsili appartiene al sistema di apertura ed estensione di un nuovo bacino che consente la risalita di magmi del Tirreno meridionale.
Sebbene si trovino nella stessa regione del Mar Tirreno, alla luce delle conoscenze scientifiche attuali, la grande distanza tra il terremoto e il Marsili suggerisce che il terremoto non sia stato causato dal vulcano. Inoltre, la moderata magnitudo del terremoto non può perturbare il sistema di alimentazione del Marsili, innescando qualche tipo di attività.
A year after America’s first spacewalk, Gemini IX-A Eugene Cernan stepped outside his spacecraft for an ambitious extravehicular activity scheduled for 167 minutes. The challenges he faced led NASA to reevaluate plans, equipment, and training for future spacewalks.
Cerchio di autocoscienza sulle condizioni materiali e la migrazione
giardini reali - cso san maurizio angolo via rossini (mercoledì, 10 giugno 19:15)
Ciao, ci vediamo per la prossima assemblea che sarà dedicata al nodo tematico sulle condizioni materiali e la migrazione.
Ci confrontiamo insieme con una cerchia di autocoscienza, useremo la pratica dell' albero sia all' inizio che alla fine della cerchia per entrare meglio in sintonia con la nostra emotività.
Abbiamo deciso di farla ai Giardini Reali, porta repellente e telo; non dimenticare di portare qualcosa di vegano da condividere!
La cerchia sarà non mista e, quindi, non aperta a persone non terrone e a uomini etero cis.
Vieni con noi, padroneggia la grande arte del clowneggiamento ribelle e della cospirazione approssimativa :O)
Cos'è Clown ARMY?? È una tecnica di piazza spontanea e autogestita nata con l'intento di inviare messaggi irriverenti e gestire i nostri colleghi delle forze dell'ordine.
Lanciamo una grande campagna di arruolamento aperto a tutt*, che più siamo meglio è!
Ci vediamo ogni secondo e quarto mercoledì del mese nella palestra del mani, a cui lasciamo un contributo volontario per le spese.
Ogni incontro alterniamo allenamento di tecniche improbabili e ridicole da usare in piazza e discussioni deliranti in cui ci rilanciamo le idee pazze a vicenda.
LA CLOWN ARMY CERCA ✨TE ✨
MA ESSENDO FORZA DEL (DIS)ORDINE NON RIESCE A TROVARTI
RENDILE IL LAVORO FACILE E UNISCITI A LEI DIRETTAMENTE grazie
Quando:
Mercoledì 14 gennaio
dalle 20.30 alle 22.30
Dove:
Al CLIM (Manituana), in Largo Maurizio Vitale 113 To)
Je viens de créer un sondage de date avec (la nouvelle mouture de) Framadate.
J’ai utilisé l’option “Appliquer les mêmes horaires à toutes les dates” et j’ai mis des horaires.
Mon sondage se retrouve avec les horaires que j’ai choisi mais aussi avec une option “journée” que je n’ai absolument pas rentrée. Qu’est-ce qui quoi ?
Frattamaggiore, provincia di Napoli, 2 giugno 2026. Un ragazzo di diciassette anni si riunisce con due amici, di diciannove e ventidue anni, a casa sua. Qualcuno (uno dei maggiorenni, secondo gli inquirenti), ha acquistato online dall’Olanda una sostanza gelatinosa color ambra, contenuta in un vasetto, e i tre ne assaggiano, ingerendolo, un cucchiaino. Pochi minuti …
AI worms, or "viruses with wings and brains," adapt to new environments, seek out vulnerabilities, and will likely strike within a year, researchers say.
Cai Qi, the fifth-ranked member in the Communist Party’s hierarchy, has been picked to head the Central Party School, the top training ground for cadres.
Cai, 70, sits on the elite Politburo Standing Committee and is secretary of the party’s secretariat as well as director of the party’s general office.
Responsible for daily operations of the party’s nerve centre, Cai is often referred to as President Xi Jinping’s chief of staff.
His new post at the party school means that he will also oversee...
Scade il 31 ottobre 2026 - Un'opportunità concreta per sostenere la formazione dei giovani universitari del territorio pratese. La Fondazione Scuole Cattoliche Fiora e Gianni Biti ha pubblicato ufficialmente il nuovo bando di concorso per l'anno accademico 2026-2027, mettendo a disposizione 3 borse di studio destinate a studenti meritevoli e in condizioni economiche disagiate. L'iniziativa punta ad abbattere le barriere economiche, premiando l'impegno e il merito di chi si appresta a iniziare il proprio percorso accademico.
Scade il 31 ottobre 2026 - Un'opportunità concreta per sostenere la formazione dei giovani universitari del territorio pratese. La Fondazione Scuole Cattoliche Fiora e Gianni Biti ha pubblicato ufficialmente il nuovo bando di concorso per l'anno accademico 2026-2027, mettendo a disposizione 3 borse di studio destinate a studenti meritevoli e in condizioni economiche disagiate. L'iniziativa punta ad abbattere le barriere economiche, premiando l'impegno e il merito di chi si appresta a iniziare il proprio percorso accademico.
Quest'anno i fondi raccolti finanzieranno una borsa di dottorato triennale in Medicina Traslazionale, focalizzata sull'assistenza ai pazienti più vulnerabili, alle vittime di violenza e al disagio sociale. Come parte della comunità dell'Università di Firenze, sappiamo bene quanto la ricerca scientifica sia il motore del cambiamento e del benessere collettivo. Per questo motivo, vogliamo rilanciare con forza la nuova campagna per la destinazione del 5x1000 a UniFi, un gesto completamente gratuito che quest'anno si trasforma in un investimento concreto per la salute umana e l'inclusione.
Quest'anno i fondi raccolti finanzieranno una borsa di dottorato triennale in Medicina Traslazionale, focalizzata sull'assistenza ai pazienti più vulnerabili, alle vittime di violenza e al disagio sociale. Come parte della comunità dell'Università di Firenze, sappiamo bene quanto la ricerca scientifica sia il motore del cambiamento e del benessere collettivo. Per questo motivo, vogliamo rilanciare con forza la nuova campagna per la destinazione del 5x1000 a UniFi, un gesto completamente gratuito che quest'anno si trasforma in un investimento concreto per la salute umana e l'inclusione.
Nel panorama iper-competitivo di oggi, il marketing digitale non può più basarsi solo sull'intuizione. Richiede dati certi, metodologie rigorose e una comprensione profonda dei contesti competitivi in continua evoluzione. È proprio qui che si inserisce il cuore pulsante di WeM_Park: la ricerca.
Nel panorama iper-competitivo di oggi, il marketing digitale non può più basarsi solo sull'intuizione. Richiede dati certi, metodologie rigorose e una comprensione profonda dei contesti competitivi in continua evoluzione. È proprio qui che si inserisce il cuore pulsante di WeM_Park: la ricerca.
As a society, our reliance on technology has never been greater. From banking and shopping to remote work and healthcare, we have access to information in an instant. As good as technology is at helping us with daily tasks, it also comes with risks.
Cybersecurity is no longer a concern for IT departments in a business. It is a necessity for both businesses and individuals to stay protected online. As our use of technology continues to grow, so too does the sophistication and frequency of cyber threats. From financial fraud and identity theft to large-scale data breaches, the risks are real and becoming more common.
With data breaches and security threats becoming more frequent, sophisticated, and on a larger-scale, building a secure digital defence is a top priority for everyone.
The Rising Tide of Online Threats
Australia faces an unprecedented wave of cyber incidents every day. In the 2024–25 financial year, the Australian Signals Directorate’s Australian Cyber Security Centre (ACSC) responded to over 1,200 cybersecurity incidents alone. A staggering 11% increase from the previous financial year. With attackers becoming more organised, better funded, and highly strategic in who they target.
Financially motivated attacks (scams) are the number one cyber-attack, with ransomware and cyber extortion now among the most common cyber incidents responded to by security firms. Industries such as financial services, healthcare, and critical infrastructure are becoming prime targets for hackers.
Now, with the rise of artificial intelligence, AI-powered threats are making it a global issue. Phishing emails generated by AI, deepfakes, and attacks that evolve to evade detection are becoming commonplace.
Your Data is the New Currency Online
Data is one of the most valuable assets in the dark corners of the web, where a single click on a malicious link can compromise entire systems. For businesses, this includes customer information, intellectual property, and financial records. For individuals, it’s personal identity, communications, and digital footprints.
A data breach can have serious consequences, and businesses face legal penalties, regulatory scrutiny, and a loss of customer trust that can take years to rebuild, if at all. In Australia, compliance with privacy laws such as the Privacy Act 1988 means businesses have a legal obligation to protect personal information.
For individuals, compromised data can lead to identity theft, unauthorised transactions, and long-term financial harm. The emotional toll should not be underestimated either. Recovering from cybercrime can take a long time to get over.
Cyber Security as a Business Priority
Business leaders must prioritise cyber security and see it as an investment rather than an added cost. An investment in cybersecurity not only protects data and assets but also increases business credibility and customer confidence.
Many modern businesses are using cloud-based systems, remote work environments, and integrated technologies. While these innovations offer incredible flexibility and efficiency, they also introduce new vulnerabilities. Without proper safeguards in place, these systems can become entry points for attackers.
Implementing cybersecurity into company culture is essential. This includes providing regular staff training, setting up strong access controls, and maintaining up-to-date security systems.
A master of cybersecurity offers advanced knowledge and real-world experience. This course gives qualified staff the skills they need to protect digital assets and keep networks secure.
Steps to Stay Safe Online
Both individuals and business owners can take important steps to strengthen their cybersecurity.
For Individuals:
Enable multi-factor authentication (MFA) everywhere possible and use authenticator apps over SMS for stronger protection
Keep software and systems updated
Use strong, unique passwords managed by a password manager, and avoid reusing credentials
Regularly back up important data and test recovery processes
Educate family members, particularly the elderly, on recognising phishing, social engineering, and safe online habits
Implement basic technical controls, such as firewalls, endpoint detection tools, and encryption for sensitive information
Develop and test an incident response plan so you can react quickly if something goes wrong
Review privacy settings on social media and be cautious with unsolicited requests for information
For Businesses:
Conduct regular security audits and risk assessments
Train employees to recognise and respond to cyber threats
Implement firewalls, encryption, and endpoint protection
Develop an incident response plan to minimise damage in the event of a breach
By implementing these steps, and being aware of the risks online, you can significantly reduce your chances of falling victim to a cyber-attack.
The Future of Cyber Security
Cybersecurity is no longer the stuff of science fiction; it is an integral part of modern life. As technology evolves, so too does the frequency and sophistication of cyber threats. While developing technologies like artificial intelligence, the Internet of Things (IoT), and blockchain offer exciting opportunities, they also present new security challenges that individuals and businesses must be prepared to face.
Whether you are running a business or managing your personal online presence, the need for data protection and security systems has never been greater. This makes ongoing education and skill development essential.
Cybersecurity specialists are in high demand, and the industry offers rewarding employment opportunities for those with the necessary skills and qualifications.
Kia amplia la gamma del PV5 Passenger (già Van of the Year 2026) introducendo una nuova versione a sette posti, adatta alle esigenze tanto delle famiglie numerose quanto di taxi, navette aeroportuali e transfer. Gli ordini per questo modello apriranno nella seconda metà dell'anno, quando verranno anche comunicati i prezzi per il mercato italiano. La Casa coreana amplierà la propria gamma di veicoli elettrici con l'introduzione del PV7 nel 2027 e del PV9 nel 2029. Fuori è grande uguale Invariate le dimensioni dell'EV5 a sette posti: il van coreano è lungo 4.695 mm, largo 1.895, alto 1.869 e ha un passo di 2.995 mm. I sedili sono disposti su tre file (con lo schema 2-2-3), una ridotta altezza di accesso (399 mm) e porte scorrevoli su entrambi i lati, per agevolare l'accesso di tutti i passeggeri. Nella configurazione a sette posti il bagagliaio ha una capacità di 318 litri, che diventano 785 abbassando gli schienali della terza fila. Non cambia neppure la posizione di guida, con il quadro strumenti digitale da 7,5", abbinato a un infotainment da 12,9", su cui installare app di terze parti tramite lo store Pleos. Quasi 400 km di autonomia La piattaforma su cui è costruito il PV5 è la E-GMP.S per mezzi commerciali, con il pavimento piatto (che migliora l'abitabilità per i passeggeri). Il motore ha una potenza di 120 kW (163 CV) e 250 Nm di coppia, ed è abbinato a una batteria da 71,2 kWh, che secondo la Casa permette di percorere 392 km (l'omologazione Wltp è in corso). La ricarica in corrente continua supporta potenze fino a 150 kW, per passare dal 10 all'80% in meno di 30 minuti. Di serie anche la funzione V2L per alimentare dispositivi esterni.
L'abbiamo già vista su strada, ma la Skoda Peaq non è ancora stata presentata ufficialmente. In attesa del debutto fissato per il 23 giugno, la Casa ha mostrato i bozzetti della vettura, svelando gli ultimi dettagli di stile che caratterizzano la nuova Suv. Design Modern Solid e dimensioni da ammiragliaLa Peaq è l'ammiraglia elettrica della Skoda: una Suv a 7 posti da 4,88 metri, con 2,96 metri di passo. Dal punto di vista del design, esalta i concetti del Modern Solid, la filosofia stilistica che sta progressivamente cambiando tutta la gamma Skoda. Coerente con gli altri modelli elettrici ed endotermici, la Peaq ha forme scolpite e personali, con gruppi ottici dalle forme originali e la mascherina Tech-Deck di nuova generazione, rifinita in nero lucido. innovativo il layout del montante posteriore, abbinato ad una soluzione specifica for il cristallo fisso posteriore. L'abitacolo non è stato ancora completamente svelato, ma sono già stati mostrati i sedili e la Casa sottolinea, in particolare, il grande spazio garantito dalla piattaforma elettrica. Le informazioni tecniche e l'autonomiaGià complete le informazioni tecniche: la Skoda proporrà la Peaq in versione a motore singolo e doppio con potenze comprese tra 204 e 299 CV e batterie da 63 e 91 kWh, per autonomie di oltre 600 km e ricariche 10-80% in meno di 30 minuti.
Ravi de découvrir une alternative libre à Tricount, que j’utilise depuis quelques années mais dont la dérive commerciale récente ne me plaît guère.
J’ai donc testé Framacount, et me permets les trois souhaits d’amélioration suivants :
1. Dans l’onglet “statistiques”, pouvoir visualiser non seulement mes dépenses (en tant qu’utilisateur actif), mais également celles de tous les participants (afin de pouvoir communiquer à chacun le coût total pour lui de l’activité réalisée). L’idéal serait un tableau donnant le coût pour chacun(e).
2. Permettre de saisir des dépenses réglées par plusieurs personnes. Exemple : un groupe de 10 personnes, nous allons au restaurant, la note s’élève à 532 €. En fonction des espèces dont chacun dispose, 4 personnes mettent chacune 100 €, la cinquième 132 € (indépendamment de la répartition ultérieure, je ne parle ici que du paiement). Actuellement dans Framacount il faut saisir 5 dépenses séparées, fastidieux.
3. Dans les “catégories” de dépenses, il manque le thème “Hébergement” (Hôtel, location d’appart, etc.).
Merci d’avance
Can it get any worse? 😭 ►►► Submit your videos for the chance to be featured 🔗 https://www.failarmy.com/pages/submit-video ▼ Follow us for more fails! https://linktr.ee/failarmy
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Il grande evento gratuito di divulgazione scientifica firmato OpenLab dell'Università di Firenze. Da giugno a settembre, laboratori, mostre, cinema e spettacoli animano la città metropolitana con un focus speciale sul tema dell'anno: "L'Intelligenza". C’è un momento dell’anno in cui i laboratori universitari aprono le porte ai cittadini e la scienza si trasforma in un'esperienza visiva, tattile e interattiva.
Il grande evento gratuito di divulgazione scientifica firmato OpenLab dell'Università di Firenze. Da giugno a settembre, laboratori, mostre, cinema e spettacoli animano la città metropolitana con un focus speciale sul tema dell'anno: "L'Intelligenza". C’è un momento dell’anno in cui i laboratori universitari aprono le porte ai cittadini e la scienza si trasforma in un'esperienza visiva, tattile e interattiva.
Lo Sportello AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System) della Regione Toscana, attivo presso la Fondazione PIN, è una vera e propria "porta d'accesso" concepita per connettere il mondo della ricerca scientifica e tecnologica direttamente con il lavoro delle aziende agricole toscane.
Lo Sportello AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System) della Regione Toscana, attivo presso la Fondazione PIN, è una vera e propria "porta d'accesso" concepita per connettere il mondo della ricerca scientifica e tecnologica direttamente con il lavoro delle aziende agricole toscane.
Ci sono tanti video che spiegano quant'e' facile fare da soli il cambio dell'olio e del filtro olio sulla propria auto, specialmente in relazione alle auto Vintage.
Ma e' veramente cosi' facile?
Beh, se siete come me, alti ed ingombranti, probabilmente NO.
Probabilmente vi si aprira' davanti un ABISSO DI FATICA ED ORRORE.
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_In qualità di Affiliato Amazon io ricevo un guadagno dagli acquisti idonei: aiuterete il canale a crescere!_
Sotto la metro, ormai non sono più furti bensì rapine, ogni giorno che passa qualcuno finisce in ospedale perchè si è ribellato alle borseggiatrici e spesso chi gli mette le mani addosso è minorenne, nonostante continuiamo a segnalare attivamente la presenza dei borseggiatori e attraverso i video informiamo decine di migliaia di persone ogni giorno, il problema resta anche se molto diminuito e dato che le persone iniziano a riconoscere i borseggiatori, gli ultimi rimasti non si fanno problemi ad usare la violenza.
pour favoriser le covoiturage au sein de notre association, nous voulons mettre en place une carte (Framacarte) localisant les membres.
Seulement, pour la simplicité d’usage, la carte comportera l’adresse précise et le numéro de téléphone de chaque membre. Nous voulons évidemment garder ça en privé au sein de l’association (même si on connaît les limites de cet aspect “privé”, mais c’est assumé).
Est-ce possible ?
Si oui, comment cela se passe pour l’accès à la carte ? Un simple mot de passe ?
North Dakota state Rep. Eric Murphy at home planning a day of canvassing in his Grand Forks district. Murphy, an incumbent Republican, faces a contested primary election from conservative challengers after he introduced a bill to expand abortion access last year. Dan Koeck for ProPublica
If Eric Murphy loses his primary election on June 9, he believes he already knows one reason why.
Last year, the North Dakota state representative, a Republican, tried to expand the window of pregnancy in which women could access abortion. The state legislature had banned it for almost everyone from the moment of conception.
Tied up in court, the ban hadn’t yet gone into effect. But Murphy wanted to lock in a less restrictive law, making abortion accessible up to 15 weeks and even later for women whose doctors deemed it a medical necessity.
To convince his fellow legislators, he read out loud from two ProPublica stories about women in Texas who died without lifesaving care. “Physicians felt compelled to follow the law,” he said in a hearing, “and both women died so that an inane law could be followed.”
A conservative colleague had warned him not to file the bill, Murphy told ProPublica, recalling the man’s words: “I can no longer protect you from who’s going to come after you.”
There was some truth to that sentiment.
At least four Republican state lawmakers who challenged severe abortion restrictions lost support from anti-abortion groups and key party allies and went on to lose primary elections, ProPublica found.
The blueprint in those races was remarkably similar. Opponents either embraced stricter abortion policies or avoided the issue altogether. Anti-abortion organizations campaigned against the incumbents, party endorsements shifted to their opponents and activists worked to turn out voters in low-participation primary elections.
In some of the races ProPublica examined, lawmakers who replaced abortion-ban reformers went on to support even stricter abortion legislation. In South Carolina, for instance, two new senators supported a bill to eliminate almost all exceptions to the state’s abortion ban. One provision of the bill would send women convicted of illegally terminating their pregnancies to jail.
Murphy is one of at least two Republican state lawmakers now facing a contested primary after trying to modify their states’ abortion restrictions. Richard Briggs, a state senator from Tennessee, is also fighting to keep his seat. In 2019, Briggs voted for the state’s so-called trigger law — a ban that would snap into place if the federal right to abortion was ever overturned.
But he had second thoughts after that actually happened. A cardiothoracic surgeon, Briggs realized the newly activated law didn’t provide adequate protections for patients having medical complications. “As a medical doctor, I drew the line,” he said in an interview. He introduced bills for a clearer medical exception and protection for doctors who intervened in cases where a fatal fetal anomaly risked the mother’s health.
The latter bill failed and now serves as ammunition for the challenger vying for his seat in the state’s Aug. 6 primary. “My opponent consistently works to weaken Tennessee’s pro life laws,” Kent Morrell says on his campaign website, noting that Tennessee Right to Life had revoked its endorsement of Briggs.
Murphy, who teaches biomedical sciences at the University of North Dakota’s medical school, ultimately did not succeed at reforming the state’s ban. His bill failed 87-6, and the state Supreme Court later reinstated the original ban, which forbids abortion from conception, with exceptions for rape and incest up to six weeks and to save the life of the mother.
Murphy discusses campaign issues with retired teacher Deb Stahlberg at her home in Grand Forks.Dan Koeck for ProPublica
The first time Murphy ran for election, his county’s Republican Party had endorsed him. Not this time. Instead, the party endorsed his two challengers, including Jill Chandler, the executive director of a “crisis pregnancy center” who believes abortion should be banned from conception.
She told ProPublica she happened to be present in the committee room when Murphy made the case for his bill. “To know that he was an endorsed Republican candidate from my district and one that I had voted for because of that endorsement was eye-opening,” she said. “I remember thinking, ‘This can never happen again.’”
It was not the first time either Briggs or Murphy had taken positions that aggravated members of their parties in legislatures that have taken sharp turns to the right. Murphy voted against book bans and private school vouchers. Briggs had urged the public to get COVID-19 shots and has said that medical expertise should trump politics in decisions that involve public health.
Briggs expressed confidence in his election chances; he feels that voters agree with the decisions he’s made and noted that his Republican colleague, Sen. Becky Duncan Massey, survived a primary challenge over her support for abortion-ban exceptions.
Murphy believes the “silent majority” supports the intent of his abortion bill, but primary races historically have low turnout. It could come down to a handful of votes, he said.
“I might lose an election over this,” Murphy said, “but would I rather win an election by not doing the right thing?”
The Fallen Reformers
As a Republican state representative in Louisiana, Mary DuBuisson sought legislation that would make sure victims of rape and incest could terminate their pregnancies, and she also sponsored a bill that would have allowed women whose pregnancies were not viable to end them. She ended up losing a primary runoff.Melinda Deslatte/AP Photo
Mary DuBuisson, a former state Republican representative in a suburb outside of New Orleans, considers herself passionately “pro-life.” Like Briggs, she voted for her state’s near-total abortion ban in 2019. Three years later, just before Louisiana’s trigger law was implemented, it came before the legislature again.
Recognizing that women would now have to live under the restriction, DuBuisson wanted to make sure victims of rape and incest could terminate their pregnancies. When her colleagues refused to include those exceptions, she became the only Republican to vote against the ban.
A year later, she caused a stir when she sponsored a bill that would have allowed women whose pregnancies were not viable to end them. “To force a woman to carry to term with zero chance of survival is heartless and cruel,” she said at the time.
She didn’t feel it would be controversial. Other Republican women in the House told her she was doing the right thing. But when it was time to vote, another female Republican state lawmaker made a motion that ultimately succeeded at killing the bill in committee. “I mean, I just couldn’t understand,” she said of all her colleagues. “What if this was you, your daughter or granddaughter?”
When she came up for reelection, her primary opponent latched onto her record. Brian Glorioso was an attorney she had handily defeated in 2018. He called her proposed legislation a leftist attempt to circumvent the state’s abortion ban and said any “pro-abortion” doctor would falsely deem a pregnancy nonviable in records just to perform the procedure.
She beat him in the Oct. 14, 2023, primary by 384 votes — not enough to avoid a runoff.
Then, he got some extra support.
On Oct. 16, Louisiana Right to Life told its followers this runoff was key. Glorioso was expected to have a 100% “pro-life” voting record, while DuBuisson’s was 77%.
On Oct. 27, the state’s new governor-elect, Republican Jeff Landry, endorsed him, citing issues other than abortion; he wouldn’t tell ProPublica whether DuBuisson’s record on it played a role. But Landry, who had defended the state’s ban as attorney general, made clear during his campaign that he was “an unwavering defender of life, especially in the face of adversity,” citing his 100% rating from a national anti-abortion group.
“I think it partially cost me my election,” DuBuisson said of her attempts to reform the ban.
History repeated itself the following year, this time in South Carolina.
Three state senators — all Republicans who consider themselves “pro-life” — worked across party lines to defeat an abortion bill that essentially banned the procedure from conception and eliminated rape and incest exceptions. At the time, the state allowed abortion up to 20 weeks.
Sens. Sandy Senn and Penry Gustafson spoke out against limitations on abortion access for victims of rape and incest. Sen. Katrina Shealy, who had the longest tenure for a woman in the state legislature, pushed for making abortion accessible up to 12 weeks and later for exceptions in cases involving rape, incest and fatal fetal anomalies. Ultimately, a six-week window with rape, incest and fatal fetal exceptions became law.
South Carolina state Sens. Sandy Senn, left, Katrina Shealy, center, and Penry Gustafson, right, show off model spines they received from Students for Life Action with a message to “get a backbone” and vote to ban abortion at six weeks. The three, nicknamed the “Sister Senators,” ended up losing their reelection bids.Jeffrey Collins/AP Photo
Amid the Statehouse showdown, they were nicknamed the “Sister Senators.” All lost their county GOP’s endorsement to their male opponents.
But the bigger repercussions came from anti-abortion groups that mobilized a multifront grassroots campaign against them. Students for Life Action announced that it generated “37,000 pieces of mail, almost 130,000 personal text messages, more than 51,000 phone calls and thousands of doors knocked” to unseat the trio.
“All three of them got voted out — every single one of them lost because of that decision,” said Dr. Matthew Clark, the executive director of Personhood South Carolina, which believes abortion shouldn’t exist at all and that women who have them should be prosecuted for murder.
Clark, an allergist and Presbyterian pastor, said his group’s desired legislation has a better chance to advance now that the Sister Senators have been replaced.
Matt Leber, who beat Senn, previously co-sponsored a bill as a member of the state House that would make abortion a crime equivalent to homicide. It failed to advance, and Leber withdrew his name as a co-sponsor amid a controversy surrounding it in 2023.
This legislative session, Leber and Carlisle Kennedy, who beat Shealy, supported a bill that carries misdemeanor criminal penalties for women seeking abortions, with jail time up to two years. Senate Bill 1095 passed with supermajority support out of a committee Leber sits on.
The bill died before the session, but watchers of abortion restrictions noticed it got further than any other similarly repressive legislation ever has.
A Fateful Disconnect
Murphy speaks to a voter in Grand Forks.Dan Koeck for ProPublica
The outcomes do not neatly match public polling. Surveys in states such as South Carolina and Louisiana have found that many Republican voters support at least some exceptions to abortion bans, including in cases of rape or threats to a woman’s health.
But primary elections often draw only a small share of eligible voters, giving outsized influence to highly engaged activists and organized interest groups.
DuBuisson’s runoff drew about one-third of registered voters. Participation in the South Carolina primaries was lower still. Some races were decided on tiny margins; Senn lost hers by 33 votes.
North Dakota is one of the few states with a multimember system, where two representatives and one senator govern together in the same district. District 43, which Murphy currently represents, is one of the only purple districts in an otherwise deeply red state. It includes part of Grand Forks, a growing college town home to the University of North Dakota.
Murphy’s fellow representative, Democrat Zac Ista, told ProPublica he hadn’t been able to make a dent in this legislature. He announced he wouldn’t be seeking reelection, opening up an opportunity for a Republican takeover of the district.
Ista said the lack of support rallying around Murphy is due to his position on abortion, as well as culture-war legislation he refused to support. “I think it’s illustrative of that schism, where at this district level, Republicans are really trying to sort of press the most extreme conservative opinions,” Ista said.
Richard Glynn, the GOP county chair in Murphy’s district, had previously supported Murphy’s abortion bill. In written testimony, Glynn shared his experience hearing about young women performing illegal abortions when he was a freshman at the University of South Dakota in 1966. Four young women who were in sororities died from using metal hangers to terminate their pregnancies, he wrote.
“These deaths were viewed as preventable if these girls could have received competent care. Unfortunately, North Dakota is going down the same path with limited access to obstetric care that negatively impacts the health of the woman,” his letter said.
When reached by phone, Glynn said delegates in the county voted and Murphy had the least amount of votes, which is why he did not receive the county’s endorsement.
Glynn declined to answer more questions before hanging up on a reporter.
One of Murphy’s opponents, Mike Holmes, has drawn a lot of excitement — and an endorsement from Gov. Kelly Armstrong — for his expertise in energy technology and industrial development. The governor said Holmes understands “what it takes to keep North Dakota’s economy strong.” Holmes has been silent on abortion and didn’t respond to ProPublica’s requests for an interview.
Chandler, who touted her “respect for life” in a campaign mailer, is favored among anti-abortion groups. “It’s a pretty stark contrast,” said Bridget Turbide, executive director of North Dakota Right to Life, who called Murphy’s proposal “the most extreme pro-choice bill we’ve ever seen.”
A flyer promoting Jill Chandler, one of Murphy’s opponents, was paid for by Citizens Alliance of North Dakota, a conservative group that opposes abortion among other causes.Photo courtesy Eric Murphy
Citizens Alliance of North Dakota, a conservative group that opposes abortion among other causes, paid for a mailer calling Chandler a “champion of family values.” The same group marked Murphy in “bad standing” in an online roster of legislators, questioning his alignment with North Dakota values.
Murphy’s third colleague who also represents District 43, Republican State Sen. Jeff Barta, campaigned alongside him in 2022 as part of a unified Republican ticket when the primary election was uncontested.
Asked about the upcoming race and the candidates, Barta pointed to Murphy’s proposal that would have expanded abortion access in North Dakota.
“Last session, he introduced House Bill 1488, which created a little divide there,” Barta said.
Barta said Murphy has also broken with the party on other issues.
“That probably opened the door for the third candidate to run,” Barta added. Had that not happened, Murphy would have made it to the general election without having to defend his spot on the ballot.
Before the Supreme Court overturned Roe v. Wade in 2022, lawmakers taking such nuanced stands on abortion bans may not have risked a career death sentence, said abortion historian and law professor Mary Ziegler.
“The kind of incrementalism that Eric Murphy seems to be doing is something from a bygone era, where people were more pragmatic in the movement and not punished for it,” she said.
A NIST-led team has created a new AI model that can identify safe evacuation routes in a single-story floor plan during a fire, with a multilevel version in the works.
NIST also improved how X-rays are used to study the atomic structure of metals in real time during 3D printing, allowing researchers to observe how materials change under extreme conditions.
Proseguono i ribassi per i prezzi alla pompa di benzina e diesel, mentre anche le quotazioni dei prodotti raffinati tornano a scendere con forza. Arrivano, dunque, segnali positivi dall'andamento dei listini dei carburanti, ancor di più in vista della scadenza del taglio delle accise.A tal proposito, Staffetta Quotidiana, nella sua consueta rilevazione gionaliera, segnala il cambio di passo del governo dopo alcuni giorni in cui si è andata rafforzando l'ipotesi di uno stop allo sconto o comunque di una sua rimodulazione per privilegiare le fasce di popolazione più deboli. In particolare, nel pomeriggio di ieri 4 giugno il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha annunciato un nuovo intervento tramite il ricorso al meccanismo dell'accisa mobile. L'ipotesi delle accise mobili In particolare, è prevista l'emanazione di un decreto ministeriale sabato 6 giugno, quando scadrà lo sconto di 6,1 centesimi sulla benzina e di 12,2 centesimi sul gasolio. Per ora non si sa quale possa essere l'entità e la durata del nuovo taglio perché si può ricorrere alle accise mobili solo dopo la prima settimana di ogni mese, quando viene contabilizzato l'extra-gettito dell'Iva prodotto dai rincari. "Dobbiamo effettivamente valutare quant'è la disponibilità, e per motivi tecnici lo sapremo solo sabato, e le condizioni di mercato, per capire come prolungare lo sconto", ha spiegato Giorgetti.In caso di mancato intervento, Staffetta calcola che con le accise piene il prezzo medio della benzina salirebbe a 1,987 euro/litro, quello del gasolio a 2,106 euro/litro. Le rilevazioni giornaliere Tornando alle rilevazioni giornaliere, questa mattina 5 giugno la benzina self service sulla rete stradale è a 1,926 euro/litro (-4 millesimi rispetto a ieri) e il gasolio a 1,984 euro/litro (-4). Il Gpl è a 0,794 euro/litro (-2), il metano a 1,562 euro/kg (invariato). In autostrada, la benzina self è a 2,023 euro (-5), il diesel a 2,068 euro (invariato), il Gpl a 0,906 euro (-1) e il metano a 1,584 euro (invariato).In tale contesto, la testata specializzata segnala anche la decisione dell'Eni di ridurre di due centesimi al litro i prezzi consigliati della benzina. IP, invece, ha optato per un ribasso di due centesimi sul gasolio. Q8 ha tagliato di 3 centesimi la verde e di 4 il diesel. Quanto ai dettagli per modalità di vendita, elaborati sulla base di quanto comunicato ieri dai gestori degli impianti all'Osservatorio del Mimit, le medie dei prezzi praticati sulla rete stradale e autostradale vedono la benzina self service a 1,932 euro/litro (compagnie 1,934, pompe bianche 1,930) e il diesel a 1,990 euro (compagnie 1,993, pompe bianche 1,985). Al servito, benzina a 2,071 euro (compagnie 2,110, pompe bianche 1,999), diesel a 2,131 euro (compagnie 2,171, pompe bianche 2,054), Gpl a 0,803 euro (compagnie 0,812, pompe bianche 0,793), metano a 1,562 euro/kg (compagnie 1,561, pompe bianche 1,563), Gnl a 1,453 euro/kg (compagnie 1,459 euro/kg, pompe bianche 1,448 euro/kg).Lo spaccato dei marchi principali mostra Eni a 1,934 euro sulla benzina self service (2,143 il servito) e 1,987 sul gasolio (2,199); IP a 1,940 (2,108) e 2,002 (2,171); Q8 a 1,930 (2,101) e 1,993 (2,169); Tamoil a 1,919 (2,000) e 1,980 (2,067).
From governance and policy to AI and research, RIPE 92 sparked lively discussion across the community. The RIPE Chair Team reports on the sessions, the ideas and the initiatives that stood out during the week.
I legami della nuova Audi Nuvolari con il mondo della Formula 1 sono tanti, dal propulsore ibrido all'aerodinamica, dal carbonio della carrozzeria fino alla scelta dei colori. Non è un caso che la nuova supersportiva dei Quattro anelli sia stata presentata nei giorni che precedono il Gran Premio di Monte Carlo. "Con l'Audi Nuvolari portiamo su strada l'emozione pura e la performance", ha dichiarato Gernot Döllner, ceo della Casa tedesca. " un'auto che rivela come intendiamo sviluppare per il futuro il nostro 'All'avanguardia della tecnica'". I piloti di F1 l'hanno già guidata Al reveal ufficiale dell'auto, insieme a Döllner, al responsabile del design Massimo Frascella e a tutto il top management dell'azienda, erano presenti anche i piloti della scuderia Audi Revolut F1 Team, Nico Hülkenberg e Gabriel Bortoleto, che durante lo sviluppo della Nuvolari sono stati direttamente coinvolti. E che si sono detti impressionati dalla vettura: "in particolare tutto l'insieme, il feeling dell'auto, la precisione con cui risponde, il connubio tra performance e guidabilità", ha spiegato Hülkenberg. "Quello che colpisce immediatamente è la pulizia e la precisione della risposta dell'auto in ingresso di curva, con un bilanciamento neutro e affilato, che ti fa sentire tranquillo nel tenere la velocità in curva", ha aggiunto Bortoleto.
Se fino a ieri un utente Linux all'interno della Powershell di Microsoft Windows si sarebbe sentito frastornato, con la pubblicazione di Coreutils for Windows le cose cambiano.
È infatti possibile avere comandi Linux nativi in Windows.
Il punto è: ce n'era davvero bisogno?
Polvere d’argento. Il potere di Zerak: l’epic fantasy italiano che conquista tra multiversi, avventura e crescita personale Un epic fantasy coinvolgente che vi lascerà senza fiato Polvere d’argento. Il potere di Zerak, romanzo fantasy di Alessandra Dell’Amico, è una lettura capace di sorprendere fin dalle prime pagine. Quello che inizialmente sembra un racconto ancorato alla quotidianità si trasforma rapidamente in un’avventura epica ambientata in un universo parallelo oscuro, affascinante e costruito con grande attenzione ai dettagli. Fin da subito, la trama riesce a catturare l’attenzione grazie a una combinazione efficace di mistero, tensione narrativa e personaggi credibili. Inoltre, il worldbuilding
G
li anni Venti del Ventunesimo secolo sembrano vivere un lungo e a tratti stanco post Novecento, là dove la letteratura contemporanea italiana tenta più che di rinnovare il proprio linguaggio, di inseguire stilemi passati recuperandone, e a volte con più o meno fortuna reinterpretandone le forme. All’interno di questa dinamica diviene fondamentale il ruolo che la letteratura ha assunto negli ultimi anni, da un lato meno centrale, ma non per questo più periferico nel momento in cui le forme di narrazione si moltiplicano dando luogo a una frantumazione del discorso che si declina a tratti in maniera specialistica, ma spesso anche in maniera superficiale non riuscendo più a indagare nel profondo il carattere dell’umano e del suo tempo. Nell’ambito di quella che può essere dichiaratamente definita come una crisi ha un ruolo sicuramente il ritorno al genere che ormai accompagna da decenni il nuovo secolo, quindi tutto il filone della letteratura gialla e noir e poi i romanzi storici che però non sempre mantengono la promessa di una visione critica e postmoderna, ma il più delle volte si risolvono all’interno di un romanticismo un po’ posticcio e un po’ troppo didascalico, per quanto efficace sui banchi delle librerie.
Si stacca da questa tendenza una letteratura di recupero che ricerca nel Novecento le radici di un discorso e le reinterpreta in chiave contemporanea, una letteratura che non nega le origini storiche e culturali e prova a ridefinirle con uno sguardo dell’oggi. A questo ipotetico filone partecipano autrici come Rosella Postorino, Raffaella Romagnolo, Marta Barone e Nadia Terranova e non è da meno Silvia Dai Pra’, che con Brillare (2026) offre ora uno dei più interessanti esempi di una narrativa italiana capace di recuperare la storia del Novecento per portarne i segni, le ferite e le tracce nei nostri giorni. Si deve infatti a libri come Brillare la capacità di offrire non una banale e fittizia soluzione, ma uno sguardo ampio e inclusivo di fronte a fatti che fanno parte della storia più drammatica dell’Italia, come le terribili pagine del nazifascismo, che molte volte non hanno trovato una verità storica e giuridica a causa di una connivenza che ha preferito alla giustizia un paludoso e ambiguo quieto vivere.
Brillare offre ora uno dei più interessanti esempi di una narrativa italiana capace di recuperare la storia del Novecento per portarne i segni, le ferite e le tracce nei nostri giorni.
Brillare parte da una storia partigiana, quella di una militanza comunista nella Resistenza, quella di un padre che scompare nel nulla e di una mattanza nazifascista che ha lasciato sul campo settantasette morti nel paese (tutto letterario) di Greto, un piccolo centro splendidamente isolato sulla Alpi Apuane: “Da noi nessuno veniva a spaccare le lapidi o a disegnarci sopra le svastiche, come succedeva da altre parti: e vorrei pure vedere, dicevano gli uomini, e si ficcavano le mani in tasca, ma si intuiva che muovevano le dita come se le stringessero attorno a un collo”.
La protagonista, Bianca, figlia di Argo, si ritrova nuovamente al paese dove è nata, ma da dove è scappata, fuggita in cerca di fortuna, di una carriera, di una professione che la potesse portare lontano, là dove i desideri di una Repubblica liberata sembravano dover portare i figli di quella che è stata la Resistenza. Le cose non sono andate come si credeva e come si voleva, il precariato e una nuova povertà diffusa ‒ seppur mascherata da molta tecnologia ‒ si è piano piano rivelata nelle poche occasioni disponibili e nei troppi disservizi di uno Stato sempre più fragile e mal funzionante.
Bianca ritorna a Greto costretta dalle poche opportunità che la vita le ha concesso e dagli errori che non riesce mai per davvero a perdonarsi: torna a casa ‒ là dove non avrebbe mai voluto essere ‒ da sconfitta e da fallita.
Bianca torna però anche da e per Viola, la sorella che dopo la morte della madre ha deciso di autosegregarsi in casa, annullando ogni possibilità di vita e di felicità. Bianca ripensa alle sue scelte, a una relazione ora in parte abbandonata e lasciata appesa a un filo come panni ad asciugare. Lui è rimasto a Firenze come la possibile carriera accademica di Bianca, ovviamente sempre precaria. I ricordi le si sovrappongono, c’è la sua infanzia e c’è la mitologia, quella di Argo, ma nel mezzo ecco il regno della madre ovvero quello della cura che ora sembra mancare a lei come a sua sorella, al paese di Greto come a tutta l’Italia.
Brillare è un romanzo che ha nel suo cuore la necessità di ritrovare il tempo della cura e di metterla in pratica come forma contemporanea di lotta con cui arginare la violenza di un capitalismo sempre più preoccupato delle cose e mai delle persone.
Brillare è infatti un romanzo che ha nel suo cuore la necessità di ritrovare il tempo della cura e di metterla in pratica in una quotidianità capace di abbattere ogni differenza sociale, ogni distanza tra la provincia e la città. La cura è la forma contemporanea di lotta con cui arginare la violenza di un capitalismo sempre più preoccupato delle cose e mai delle persone. Greto ovviamente rivela tutti i ganci e i grovigli di una provincia faticosissima, fatta di rimpianti, occasioni mancate e di una povertà sentimentale quanto economica, ma è proprio per quella sua posizione magica sulle Alpi fatte di roccia dura che Greto si offre come una base perfetta per ogni ripartenza.
“Le donne, sul nostro monumento ai caduti, avevano sempre quella strana espressione vagamente fuori luogo, un’espressione tra l’orrore e l’orgasmo”: lo sguardo di Silvia Dai Pra’ è dissacrante, ma mai ingenuamente cinico, coglie l’ironia dei tempi e la loro tragedia perché ne è pienamente all’interno. L’autrice sviluppa così una comunità di personaggi che si moltiplicano pagina dopo pagina, un vero paese di caratteristi, ognuno con il suo ruolo, ognuno con una storia da raccontare. Romanzo intimo che si fa voce corale, Brillare coglie i tempi e la loro inevitabile fatica, lo fa con irriverenza e anche con la durezza di chi si sta giocando tutto della vita. Ecco allora i tipi strani, le madri accudenti e anche chi la strada l’ha persa per sempre e chi invece non si è mai curato di cercarne una diversa.
Bianca si ritrova immersa in quella che è stata la sua infanzia e che ora le mostra la faccia adulta di un tempo tanto tragico quanto comico. La narrazione intreccia gli anni universitari le scelte fatte ma ancora cariche di dubbi e le scorribande in paese. Due mondi che improvvisamente appaiono più affini di quanto potesse mai immaginare prima Bianca, come se l’assenza dalle cose, la scomparsa delle persone improvvisamente offrissero un panorama più chiaro e definito: “Ma ero così sicura di quello che facevo che non vedevo l’ora di saltare su un regionale perché mi riportasse verso Massa, di correre nel piazzale della stazione per infilarmi nella macchina di Orlano, di sentire il brivido che si prova accanto a un corpo che ci attrae, di rilassare i muscoli sul sedile del passeggero, come se solo lì potessi smettere di stare all’erta”.
L’autrice sviluppa una comunità di personaggi che si moltiplicano pagina dopo pagina, un vero paese di caratteristi, ognuno con il suo ruolo, ognuno con una storia da raccontare. Romanzo intimo che si fa voce corale, Brillare coglie i tempi e la loro inevitabile fatica.
La fuga non appare più come una sconfitta, ma come l’inseguimento della libertà e dei propri desideri. Ecco che improvvisamente quello che si voleva un tempo si rivela essere solo quello che volevano gli altri. Una cosa imposta da poca fantasia e da molte costrizioni e anche dalla paura di finire come molti a vivere da adolescenti consunti i propri trenta, quaranta e magari anche cinquanta anni e così fino alla morte. Brillare è il romanzo di un’esplosione, di un ritorno: non al paese, non alla provincia e alla sua vita démodé e non agli amori dell’infanzia, ma alla pratica della liberazione. Un ritorno a sé stessi e ai propri desideri che passa da quella lotta quotidiana che richiede non di superare gli altri, ma di prendersi sempre cura del prossimo.
I titoli di oggi: Pechino apre al dialogo sulle sovvenzioni ma respinge le accuse OCSE Xi atteso in Corea del Nord dall’8 al 9 giugno Afghanistan e Russia firmano accordo militare Pechino vieta l’ingresso a quattro deputati neozelandesi dopo una visita a Taiwan Censura in Cina per il 4 giugno mentre Pechino respinge le critiche su Tiananmen Pechino vieta l’ingresso ...
Dopo più di trent’anni dalla pubblicazione originale nel 1994, esce finalmente per Add Editore, nella traduzione di Silvia Pozzi, l’opera più nota della scrittrice queer Qui Miaojin: I taccuini del coccodrillo. Con la pubblicazione de I taccuini del coccodrillo, Add Editore porta finalmente in Italia uno dei testi fondamentali della letteratura taiwanese contemporanea e della narrativa queer asiatica: Notes of a ...
Un gruppo cybercriminale di lingua cinese fino a poco tempo fa concentrato prevalentemente sul mercato asiatico sta ampliando rapidamente il proprio raggio d’azione verso Europa e Africa. Secondo le analisi pubblicate da Proofpoint, il gruppo chiamato TA4922 ha aumentato sensibilmente il volume delle proprie operazioni nel corso del 2026, prendendo di mira organizzazioni nel Regno […]
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The GNOME project continues refining one of its most frequently used applications: GNOME Files (formerly known as Nautilus). Recent development efforts have focused heavily on improving the file manager’s search capabilities, making it easier to locate documents, media files, and folders across increasingly large storage volumes.
For many Linux users, file search has become one of the most important daily workflows. As personal data collections grow and SSDs make local storage faster than ever, GNOME developers are investing in tools that help users find information more quickly and efficiently. GNOME Files already relies on indexing technologies such as Tracker (now GNOME LocalSearch) to deliver fast results, and recent improvements are building on that foundation.
A Redesigned Search Experience
One of the most noticeable improvements is a redesigned search interface that makes searching feel more integrated into the overall file management experience.
Recent GNOME development previews introduced:
A cleaner search popover
Inline result previews
Improved keyboard navigation
Faster access to search filters
Better visibility of search options within the file manager interface
These refinements reduce the number of clicks required to narrow down results and help users locate files without leaving their current workflow.
Smarter Filtering Options
Search filters have become increasingly important as users store larger collections of documents, images, videos, and audio files.
GNOME Files has been expanding its filtering capabilities, allowing users to narrow searches more effectively based on:
File type
Media category
Search location
Recent activity
Indexed metadata
Earlier updates expanded support for additional audio and video file formats, making it easier to locate multimedia content directly from the search interface. This is particularly useful for users managing large media libraries.
Improved Search Performance
Fast search results are just as important as accurate ones.
GNOME Files continues leveraging the GNOME indexing framework to provide near-instant search results while minimizing system overhead. The file manager works closely with the LocalSearch indexing service to locate files quickly without repeatedly scanning entire drives.
This approach provides several benefits:
Faster file discovery
Reduced CPU usage during searches
Better scalability on large storage volumes
More responsive user experience
For desktop users who frequently work with thousands of files, these performance gains can significantly improve productivity.
Ivanka Trump, hija del presidente de los EE.UU. y su esposo, Jared Kushner, han adquirido la isla de Sazan, en la costa adriática de Albania, un antiguo enclave militar comunista de 567 hectáreas que cuenta con más de 3.500 búnkeres de estilo soviético, kilómetros de túneles subterráneos y refugios antibombas construidos durante la Guerra Fría. La pareja, a través de su firma Affinity Partners, invierte alrededor de 1.400 millones de dólares en convertir este “arreglo” —como lo describió Ivanka— en un resort de lujo exclusivo, preservando algunos de estos refugios como elementos del proyecto turístico. La isla, que fue zona militar restringida, aún contiene municiones sin detonar que requieren limpieza exhaustiva antes de recibir visitantes.
Este desarrollo no se limita a Sazan: incluye también una franja costera protegida en Zvërnec, dentro de una reserva natural y parque marítimo con alta biodiversidad, lo que ha generado fuertes protestas de ambientalistas y locales. Excavadoras ya han comenzado a despejar terreno en zonas sensibles para flamingos, tortugas y otros especies migratorias, desatando críticas por el impacto ecológico irreversible y cuestionamientos sobre la transparencia del acuerdo multimillonario. El gobierno albanés defiende la inversión como un impulso al turismo de élite y su aspiración europea, pese a investigaciones de agencias anticorrupción.
La red de búnkeres de la familia Trump en Sazan encaja en una tendencia creciente entre multimillonarios que buscan refugios aislados ante posibles crisis bélicas globales. La isla, con sus instalaciones militares preexistentes, ofrece una base natural para un complejo autosuficiente, similar a otros proyectos de la élite. Kushner e Ivanka descubrieron el lugar durante un paseo en barco y una caminata descalza, quedando “cautivados” por su potencial como paraíso privado.
Otros magnates siguen patrones parecidos. Mark Zuckerberg construye un enorme complejo en Kauai, Hawái, con un búnker subterráneo de 1500 metros cuadrados, suministros independientes y puertas a prueba de explosiones, valorado en cientos de millones. Peter Thiel exploró opciones en Nueva Zelanda y Argentina, mientras que figuras como Bill Gates y Jeff Bezos poseen propiedades fortificadas o islas privadas. Empresas especializadas venden lujosos búnkeres con piscinas, cines y granjas hidropónicas, reflejando una preparación ante colapsos sociales o geopolíticos.
Esta ola de “preparacionismo de élite” —islas remotas, búnkeres de lujo y enclaves autosuficientes— plantea preguntas sobre visión del futuro. Mientras la familia Trump transforma Sazan en su versión de paraíso fortificado, críticos ven en estos refugios no solo protección personal, sino un síntoma de desconexión: los más ricos blindándose en fortalezas mientras el resto enfrenta los desafíos globales sin tales redes de escape. El proyecto albanés, rodeado de controversia, ilustra cómo la riqueza extrema se traduce en búnkers literales y simbólicos.
The Libtool Team is pleased to announce the release of libtool 2.6.1, a beta release.
GNU Libtool hides the complexity of using shared libraries behind a
consistent, portable interface. GNU Libtool ships with GNU libltdl, which
hides the complexity of loading dynamic runtime libraries (modules)
behind a consistent, portable interface.
There have been 34 commits by 14 people in the 37 weeks since 2.6.0.
See the NEWS below for a brief summary.
Thanks to everyone who has contributed!
The following people contributed changes to this release:
Alexandre Janniaux (4)
Alexey Samsonov (1)
Anthony Mallet (1)
Arnold (1)
Dima Pasechnik (1)
Frederic Berat (1)
Ileana Dumitrescu (15)
KO Myung-Hun (4)
Kirill Makurin (1)
Mintsuki (1)
Nicolas Boulenguez (1)
Olly Betts (1)
Patrice Dumas (1)
Richard J. Mathar (1)
Ileana
[on behalf of the libtool maintainers]
==================================================================
Verify the SHA256 checksum with either sha256sum, sha256, or
'shasum -a 256'.
Verify the SHA3-256 checksum with 'cksum -a sha3 -l 256 --base64'
from coreutils-9.8.
Use a .sig file to verify that the corresponding file (without the
.sig suffix) is intact. First, be sure to download both the .sig file
and the corresponding tarball. Then, run a command like this:
gpg --verify libtool-2.6.1.tar.gz.sig
The signature should match the fingerprint of the following key:
If that command fails because you don't have the required public key,
or that public key has expired, try the following commands to retrieve
or refresh it, and then rerun the 'gpg --verify' command.
Organizations are growing serious about which nation's rules apply to their data. Experts point to geopolitical tensions as a main contributing factor.
Cresce l’attenzione internazionale attorno alla partecipazione del Partito Comunista allo SPIEF 2026 di San Pietroburgo.
La nostra compagna Daniela Mosca è stata infatti intervistata da Russia Today, in un’importante occasione per dare visibilità alla presenza del nostro Partito e per illustrare le nostre proposte sui temi della pace, della cooperazione tra i popoli e dello sviluppo economico.
In un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti, continuiamo a sostenere la necessità di un mondo multipolare fondato sul dialogo, sul rispetto reciproco tra le nazioni e sulla collaborazione economica come strumento di progresso e stabilità.
Portiamo allo SPIEF il contributo del Partito Comunista, convinti che pace, sovranità e sviluppo siano condizioni indispensabili per costruire un futuro migliore per tutti i popoli.
Contribuisci al Partito Comunista con una piccola sottoscrizione: https://ilpartitocomunista.it/contribuisci/ Iscriviti al Partito Comunista: https://ilpartitocomunista.it/tesseramento/ Segui il Partito Comunista sui social: https://instabio.cc/PartitoComunista Ascolta il nostro podcast su tutte le piattaforme: https://linktr.ee/ilpartitocomunista
L. Frank Baum, con Il meraviglioso mago di Oz, racconta una delle illusioni più profonde dell’esistenza: credere che ciò che ci manca si trovi sempre altrove.Perché inseguiamo continuamente nuove mete, nuovi luoghi, nuove promesse?E se il problema non fosse ciò che ci manca, ma ciò che non riusciamo a riconoscere? 🎬 Premiere📅 05/06/2026 ore 19:00👉 […]
Quando dici “io”, a che cosa ti riferisci davvero?Esiste un nucleo stabile che rimane identico nel tempo oppure ciò che chiamiamo “me stesso” è soltanto un flusso di percezioni, ricordi, emozioni e pensieri? David Hume e Dōgen, pur appartenendo a mondi lontanissimi, arrivano a porre una domanda sorprendentemente simile: che cosa troviamo quando cerchiamo davvero […]
La scimmia nuda di Desmond Morris ci costringe a una domanda inquietante: quanto siamo davvero “civilizzati”?Dietro tecnologia, social network, politica, relazioni e perfino amore, potrebbero continuare ad agire impulsi antichissimi che non controlliamo quasi mai del tutto.In questa Scorribanda filosofica entriamo dentro uno dei libri più provocatori del Novecento: un viaggio tra biologia, desiderio, aggressività, […]
Davvero Freud scandalizzò il Novecento semplicemente parlando di sesso?In realtà il problema era molto più profondo. Freud mette in crisi l’idea rassicurante di un essere umano pienamente razionale, innocente e padrone di sé stesso.E lo fa introducendo temi allora esplosivi: sessualità infantile, desiderio inconscio, pulsioni, rimozione, complesso di Edipo. 🎬 Premiere01/06/2026👉https://youtu.be/7JikJb2gDvA In questa Scorribanda filosofica […]
Perché non riusciamo più a stare nel presente? Le nostre giornate scorrono sempre più veloci. Ma forse il vero problema non è la velocità del mondo: è la velocità della nostra coscienza. In questa nuova Scorribanda filosofica entriamo nel pensiero di Dōgen, uno dei più grandi maestri dello zen giapponese, per comprendere perché la pace […]
Che cosa accade all’essere umano quando cadono i limiti della civiltà?In Cuore di tenebra Joseph Conrad trasforma un viaggio nel Congo in una discesa filosofica dentro il male, il potere e la fragilità morale dell’uomo moderno.Kurtz non è un mostro primitivo: è il prodotto estremo della civiltà occidentale quando perde il senso del limite e […]
Siamo abituati a pensare che la scienza produca certezze assolute.Ma per David Hume il mondo delle “materie di fatto” è sempre attraversato dal dubbio.Una lezione su verità, scetticismo e limiti della conoscenza scientifica. 🎬 Premiere📅 28/05/2026 ore 19:00👉https://youtu.be/mj7Ggt4ja5s In questa lezione affrontiamo uno dei nuclei più importanti della filosofia di David Hume: la distinzione tra […]
Quando il sintomo comincia a parlare Per Freud il sintomo non è mai qualcosa di puramente casuale.Dietro una paura, un blocco, un’ossessione o un disturbo del corpo può nascondersi un conflitto inconscio che cerca di esprimersi. In questa Scorribanda filosofica analizziamo uno dei casi clinici più celebri della storia della psicoanalisi: il caso Dora. Attraverso […]
J. M. Barrie, con Peter Pan, non racconta semplicemente il sogno dell’infanzia eterna: racconta la paura del tempo, della trasformazione e della responsabilità.Perché Peter Pan continua a sedurci così profondamente?E se il suo volo non fosse libertà, ma fuga dal reale? 🎬 Premiere📅 22/05/2026 ore 19:00👉https://youtu.be/4GnWNzIyV8Y Dietro l’immagine luminosa di Peter Pan si nasconde forse […]
Non una nuova R8, di più: con 1.001 CV ibridi e una velocità massima oltre i 350 km/h, tirata a soli 499 esemplari dal prezzo (non ancora ufficializzato) che dovrebbe oscillare tra i 500.000 e i 600.000 euro in base alle specifiche, la Nuvolari è l'Audi di serie più veloce, potente ed esclusiva di sempre.Realizzata tra l'Emilia-Romagna e Neckarsulm, segue il recente ingresso del marchio nella Formula 1 e nasce con tempi di sviluppo da record: Sono intercorsi solo 409 giorni dal kick-off del progetto alla realizzazione del primo prototipo marciante, ci spiega Rouven Mohr, CTO della Casa. C'è da dire che la base era già pronta: questa super-Audi, infatti, condivide la propria base tecnica a motore V8 centrale con la Lamborghini Temerario, pur mettendosi in proprio per tanti aspetti, dalla gestione della trazione integrale all'impianto frenante, fino ad arrivare all'aerodinamica e alle geometrie (la carreggiata è più larga). C'è tanta Italia, dunque, non solo nel nome. Considerato anche che la Nuvolari porterà per prima su strada, all'inizio del 2027, il nuovo linguaggio stilistico del brand a firma Massimo Frascella.Con questo modello andiamo deliberatamente verso il segmento ad alte prestazioni e affermiamo l'ambizione di Audi di essere il marchio automobilistico premium più desiderabile, ha dichiarato Marco Schubert, membro del CDA e responsabile vendite e marketing. E non è da escludere che la Nuvolari sia l'apripista di una nuova gamma ad alte prestazioni. Lo stile della Concept C e una pelle in carbonioSuperfici tese, tecnologie integrate senza soluzione di continuità e componenti aerodinamiche rigorosamente funzionali ne definiscono la cifra estetica, molto tecnica, che rielabora i canoni stilistici della Concept C su un corpo e proporzioni da sportiva a motore centrale. Nuvolari può vestire diversi colori, tra cui il Titanium caratteristico delle nuove Audi e della R26, la monoposto di Formula 1 oppure sfoggiare il carbonio a vista: la scelta spetta al cliente.Per la prima volta in Audi, il telaio Space Frame in lega di alluminio convola a nozze con una carrozzeria in fibra di carbonio (quasi tutti i componenti esterni sono realizzati in polimero rinforzato con fibra di carbonio), frutto del know-how acquisito in Formula 1. Inediti, per una vettura di serie dei Quattro anelli, sono anche i cerchi forgiati monodado. Interni: tanta qualità, poche distrazioniDentro, come sulla Temerario, il cockpit è avvolgente e l'infotainment (dallo schermo più piccolo) è posizionato a scivolo, ma entrambe si calano in un contesto più sofisticato e minimalista, chiaramente focalizzato sulla guida. Non c'è il display per il passeggero e tutti i comandi essenziali sono posizionati nel campo visivo del conducente.I pulsanti hanno un feedback aptico e sonoro: il tipico click di Audi, quel suono metallico e quella precisione tattile che in passato ha contribuito al successo dei modelli di Ingolstadt, torna a farsi sentire, perfino amplificato, accompagnato da forme funzionali e mai banali. Originali anche le leve per regolare i sedili, che hanno una struttura in fibra di carbonio, per ridurre il peso garantendo al contempo il giusto supporto laterale. Aerodinamica attiva e DRSDal propulsore ibrido alla carrozzeria esterna in carbonio, il filo rosso con la Formula 1 è lungo. Ma il comune denominatore principale sta probabilmente nell'aerodinamica, che sfrutta parti attive per regolare la deportanza, la resistenza aerodinamica e fornire equilibrio in funzione delle condizioni di guida: i piloti del team Audi F1, Nico Hülkenberg e Gabriel Bortoleto, hanno fornito feedback mirati durante la fase di sviluppo.Zero effetti speciali: ogni elemento svolge una funzione aerodinamica precisa. Dalle prese d'aria anteriori, per raffreddare freni, motore termico e componenti ibridi, all'S-duct, che migliora l'efficienza dell'asse anteriore. L'elemento principale è però l'alettone posteriore, adattivo e retrattile, che si regola (manualmente o automaticamente) in tre posizioni: Closed, Low Downforce (LD) e High Downforce (HD).In posizione Closed, l'alettone sparisce, minimizzando la resistenza aerodinamica. Nelle configurazioni LD e HD, invece, genera diversi livelli di deportanza: nei rettilinei passa alla posizione LD per aumentare velocità e stabilità, attivabile anche con il pulsante DRS (Drag Reduction System). In frenata e in curva, l'alettone passa alla posizione HD per ottimizzare la deportanza. Il carico aerodinamico complessivo può superare i 400 kg. Oltre 10.000 giri e più di 1.000 CVLa supercar dei Quattro anelli è mossa da un powertrain ibrido ad alte prestazioni che genera una potenza massima di 736 kW (1.001 CV), superiore a quella della Lamborghini Temerario (920 CV).A fare la differenza è il tuning della parte elettrica: i motori sono gli stessi. Un V8 biturbo 4.0 eroga da solo 800 CV e 730 Nm, raggiungendo i 10.000 giri/min, affiancato da tre unità elettriche a flusso assiale da 110 kW (150 CV) ciascuna. La batteria agli ioni di litio, con una capacità lorda di 7,3 kWh, è più grande di quella Lamborghini.Con questo sistema, la Nuvolari accelera da 0 a 100 km/h in 2,6 secondi e da 0 a 200 km/h in 6,8 secondi, con una velocità massima superiore a 350 km/h. Trazione integrale predittivaI due motori elettrici anteriori assicurano la trazione integrale e un torque vectoring variabile, per massimizzare l'agilità e la stabilità. Con la Nuvolari, Audi evolve il concetto di trazione integrale predittiva grazie a un sistema che elabora continuamente lo stato del veicolo utilizzando dati come angolo di sterzata, accelerazione, imbardata e aderenza, prevedendo eventuali perdite di grip.Sono cinque le modalità di guida: E-Hybrid, Balanced, Dynamic, Dynamic+ e Track, con possibilità di regolare il controllo di trazione fino al TC Off. Gestione energetica e frenata da Formula 1Anche la gestione dell'energia si ispira al motorsport, con strategie di boost e recupero estese a quasi tutte le fasi di guida. All'anteriore, la decelerazione elettrica (fino a 0,3 g, in determinate condizioni) copre parte della frenata, mentre le fasi di veleggiamento consentono il recupero energetico.L'impianto frenante è un sistema brake-by-wire con dischi carboceramici CCM-R derivati dalla Formula 1 (420 40 mm all'anteriore e 410 32 mm al posteriore). La struttura in carbonio a fibre lunghe resiste a carichi termici estremi e a uso intensivo.I dischi beneficiano inoltre di un sistema di raffreddamento interno che, secondo Audi, aumenta la dissipazione del calore fino al +21% rispetto ai sistemi carboceramici tradizionali.
During its 61st close flyby of Jupiter on May 12, 2024, NASA's Juno spacecraft captured this color-enhanced view of the giant planet's northern hemisphere.
Peter Thiel, cofondatore di Palantir e tra le figure più influenti della Silicon Valley, è stato protagonista di una serie di lezioni riservate a Roma dedicate a un tema sorprendente: l'Anticristo.
In questa intervista a Oliviero Bergamini analizziamo le idee che stanno influenzando una parte dell'élite tecnologica americana: il rapporto tra Big Tech e Pentagono, la corsa all'Intelligenza Artificiale tra Stati Uniti e Cina, il ruolo di aziende come Palantir e il rischio di una futura "Repubblica Tecnologica" dominata da pochi oligarchi digitali.
Dalla competizione geopolitica tra Washington e Pechino alla trasformazione del lavoro, della democrazia e della cittadinanza nell'era dell'IA, un confronto che prova a guardare oltre la cronaca per interrogarsi sul futuro delle nostre società.
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KDE Linux developers have dropped the Arch User Repository from the build pipeline due to security concerns; other distributions should consider doing the same.
Parole di Panagiotis Argirou, ex membro della Cospirazione delle Cellule di Fuoco, in occasione dell’iniziativa “Caotiche Intenzioni”, tenutasi in Cile in memoria dell’anarchico Mauricio Morales Duarte, a 17 anni dalla…
“Contro la loro guerra, contro il silenzio: sabotaggio”. Doppio incendio di cavi delle linee ferroviarie nella zona del porto (Rotterdam, Paesi Bassi, 2026) Tra febbraio e aprile 2026, i cavi…
Sempre al fianco di Alfredo Cospito. Sara e Sandro, non vi dimenticheremo mai (Spoleto, 15 giugno 2026) Sempre al fianco di Alfredo CospitoSara e Sandro, non vi dimenticheremo mai Lunedì…
È stato pubblicato “Mangiare è un atto di guerra” a cura di “alcuni amici di Ludd” Dalla quarta di copertina: Stiamo assistendo ad una violenza indicibile nelle relazioni politiche mondiali,…
Che cosa sono i movimenti sociali? Sono attori normali nella politica e nella società nei periodi di calma o sono attori straordinari nei periodi di forte tensione? Naturalmente, sono entrambe le cose, poiché tendono ad adattarsi alle circostanze: ricorrono a strategie organizzative più o meno radicate nella loro base sociale, a repertori di lotta più o meno dirompenti, e a identità più o meno radicali. A volte vengono sconfitti e a volte riemergono; a volte si adattano alla normalità e a volte la sfidano.
Inoltre, le due temporalità possono interagire nello stesso periodo storico. Concetti come cicli e ondate di lotte hanno da tempo indicato i modi in cui le proteste convergono nel tempo. Momenti di svolta, eventi trasformativi, proteste dense di avvenimenti sono concetti che indicano come i movimenti sociali non solo si adattino alle opportunità politiche e alle risorse disponibili, ma mettano in moto cambiamenti che producono nuove opportunità e risorse.
Empiricamente, inoltre, mentre i movimenti alternano visibilità e latenza, le memorie e l’eredità delle lotte passano da una fase intensa all’altra; nei periodi di stasi, il quadro di riferimento per pensare i conflitti, le reti organizzative, i repertori di mobilitazione vengono ricordati, alimentati e trasmessi da una generazione all’altra di attivisti.
La ricerca sui movimenti sociali è stata stimolata da momenti di conflitti intensi—come le mobilitazioni anticoloniali degli anni ’50, i cicli di protesta del ’68, compresa la ripresa della lotta di classe, le nuove proteste femministe per i diritti riproduttivi negli anni ’70, la solidarietà internazionale contro l’apartheid in Sudafrica e contro le guerre imperialiste negli anni ’80, ma anche, e con un ritmo accelerato, il movimento per la giustizia globale negli anni 2000, la Primavera Araba e le proteste contro l’austerità negli anni 2010, e le proteste per una Palestina libera e contro il genocidio israeliano negli anni 2020. Inoltre, ogni paese ha le proprie storie di intensificazione delle mobilitazioni dal basso — come, ad esempio, momenti di radicalizzazione come la violenza politica e la repressione, o gli episodi di democratizzazione che hanno trasformato la società e la politica.
Tuttavia, gli studi sui movimenti sociali si sono sviluppati in una fase “fordista” e hanno guardato soprattutto alle condizioni di “normalità”. Come ha osservato William Sewell, il fordismo ha fornito le basi per il positivismo nell’analisi dei movimenti sociali – soprattutto negli Stati Uniti – con l’assunto dell’universalismo, dell’empirismo metodologico e di una presunta neutralità priva di valori. Ciò che il positivismo aveva tralasciato, e che doveva essere reintrodotto, era la contestualizzazione di concetti e teorie, la loro storicizzazione. In contrapposizione alla ricerca di leggi generali, è emersa la necessità di considerare la congiuntura e l’azione.
Riflettendo su queste tendenze generali, il mio contributo allo studio dei movimenti sociali è stato guidato da alcuni punti di riferimento che trovo particolarmente utili per affrontare tempi difficili e intensi, caratterizzati da policrisi, snodi critici, cambiamenti di paradigma, rivolte e resistenze.
Gli elementi principali dell’approccio dinamico che ho utilizzato possono essere sintetizzati come segue:
a) la dimensione processuale, in quanto radicata in una storia complessa
b) la dimensione relazionale, che guarda agli attori nelle loro interazioni
c) la dimensione della costruzione, considerando che i soggetti agiscono sulla base della propria valutazione del contesto esterno e del proprio ruolo in esso.
Nell’affrontare momenti di trasformazioni rapide e profonde, ho trovato la ricerca di solidi meccanismi causali (come li definivano McAdam, Tarrow e Tilly) più congeniale alla mia sensibilità storica “weberiana”, orientata alla comprensione piuttosto che alla ricerca di correlazioni e causalità volte a spiegare, o addirittura a prevedere. Così, nella ricerca sulla violenza politica o sui processi di democratizzazione, in tempi di pandemia o di genocidio, ho riflettuto sui meccanismi relazionali, cognitivi e affettivi che possono portare a cambiamenti nelle strutture politiche e sociali e al consolidamento delle relazioni in un processo di rotture, scosse e sedimentazione (…).
In sintesi, sono cresciuta insieme all’espansione degli studi sui movimenti sociali, contribuendo ai loro successi così come alle controversie, al loro consolidamento, alle sfide. Queste sono state molte, ma affrontate con spirito aperto grazie a ciò che possiamo definire eclettismo teorico e pluralismo metodologico. Ciò non significa che il campo d ricerca fosse privo di conflitti interni, selettività e pregiudizi – come qualsiasi altro settore – ma è rimasto aperto grazie alle continue evoluzioni dell’oggetto stesso su cui concentravamo la nostra attenzione, che ha portato nel mondo accademico nuove generazioni di studiosi con interessi e gusti specifici.
Sono rimasta molto legata agli studi sui movimenti sociali, per diverse ragioni. Innanzi tutto, la maggior parte dei ricercatori in questo campo è mossa da un sincero interesse a migliorare il mondo. Le esperienze di impegno sociale e politico sono state spesso criticate dagli studiosi più mainstream, ma ho scoperto che si sono rivelate molto fruttuose nello sviluppo del quadro cognitivo e nel miglioramento del clima tra gli studiosi del settore. In un momento in cui la “neutralità” viene predicata come requisito del valore scientifico, è fondamentale rivendicare, con Michael Burawoy, il valore di una visione critica della scienza che affronti problemi sociali che non sono affatto “apolitici”,
Inoltre, le vicende politiche hanno imposto una costante innovazione teorica con una propensione agli scambi reciproci tra approcci diversi. Gli studiosi dei movimenti hanno provenienze differenziate – dalla sociologia delle organizzazioni allo studio delle interazioni simboliche, dalla teoria sociologica alle scienze politiche – e hanno costruito un bagaglio di concetti e ipotesi di ricerca combinando spunti provenienti da diversi campi del sapere. Questa tendenza si è ampliata nel tempo, dalla sociologia alle scienze politiche, estendendosi fino a includere la geografia, la storia, l’antropologia, la teoria normativa, il diritto e (persino) l’economia, man mano che ogni nuova ondata di conflitti politici portava nuove generazioni nella ricerca sui movimenti sociali.
Ateliers d'écriture #Solarpunk à l'UTC de Compiègne : imaginer un monde #LowTech en 2042 autour du projet #UPLOAD (Université Populaire Libre, Ouverte, Accessible et Décentralisée).
Dans ce cadre, #Framasoft participe à la conférence #Archipel (6-9 juil. à Compiègne) pour y co-animer un atelier d’écriture solarpunk.
USB esprime piena solidarietà alle decine di attivisti, studenti, lavoratrici e lavoratori raggiunti da denunce in relazione alle mobilitazioni che negli ultimi anni hanno attraversato Pisa contro la guerra, il riarmo e in sostegno del popolo palestinese. Le oltre 60 denunce rappresentano un fatto grave che si inserisce in un contesto nazionale caratterizzato da un progressivo irrigidimento delle politiche di ordine pubblico e da una crescente limitazione degli spazi di agibilità democratica e di conflitto sociale. A Pisa, città che è stata protagonista di importanti mobilitazioni contro la guerra e il genocidio del popolo palestinese, l'accanimento repressivo colpisce proprio coloro che hanno animato quelle piazze, dalle iniziative nelle università alle manifestazioni cittadine, fino ai grandi cortei che hanno accompagnato gli scioperi generali promossi da USB il 22 settembre e il 3 ottobre. E’ stato un autunno incredibile, milioni di persone in piazza in tutta Italia ma ci sono voluti due anni di genocidio in diretta perché questo avvenisse. Attorno agli scioperi generali indetti da USB e dal sindacalismo conflittuale si è sviluppato un movimento di massa che ha unito lavoratori, studenti, precari e realtà sociali sotto la parola d'ordine chiara: "Blocchiamo tutto". Migliaia di persone sono scese in piazza per denunciare il genocidio del popolo palestinese, opporsi alle politiche di guerra, al riarmo e alla complicità del governo italiano con l'escalation militare israeliana. Quelle giornate hanno rappresentato un momento alto di partecipazione popolare e di ricomposizione sociale, dimostrando che esiste nel Paese una larga opposizione alle logiche della guerra e dell'economia di guerra. È proprio quella forza espressa nelle piazze a essere oggi oggetto di un tentativo di intimidazione. Dietro questa operazione non vediamo soltanto la volontà di perseguire singoli episodi, ma un disegno più ampio volto a colpire chi organizza conflitto sociale, solidarietà internazionale e opposizione alle politiche governative. In una fase segnata dall'aumento delle spese militari, dal peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro e dall'inasprirsi dei conflitti internazionali, la risposta delle istituzioni sembra essere sempre più quella della repressione. Le immagini delle cariche contro gli studenti che manifestavano pacificamente per chiedere la fine del massacro del popolo palestinese restano impresse nella memoria della nostra città. Oggi, a quelle violenze, si aggiunge una nuova offensiva che passa attraverso denunce e procedimenti giudiziari rivolti a chi ha esercitato il diritto di manifestare. USB ribadisce che la solidarietà al popolo palestinese, il rifiuto della guerra e delle politiche di riarmo, la difesa dei diritti sociali e democratici non possono essere criminalizzati. Le mobilitazioni che hanno attraversato Pisa e il Paese in questi anni hanno rappresentato una risposta concreta alla normalizzazione della guerra e all'indifferenza verso il dramma vissuto dal popolo palestinese. Sono state piazze partecipate, popolari e determinate, che hanno rimesso al centro il valore dell'internazionalismo e della solidarietà tra i popoli, che hanno visto dopo tanti anni migliaia di lavoratrici e lavoratori aderire a uno sciopero politico e scendere in piazza. Per questo riteniamo fondamentale costruire la più ampia solidarietà nei confronti delle persone colpite dalle denunce, sostenendole sul piano politico e legale. Nelle prossime settimane promuoveremo momenti pubblici di confronto e iniziative di sostegno, coinvolgendo avvocati, associazioni, realtà sociali e sindacali, con l'obiettivo di contrastare l'ondata repressiva e difendere gli spazi di partecipazione democratica. Di fronte a questo tentativo di intimidazione, la risposta deve essere collettiva. Le decine di migliaia di persone che hanno riempito le piazze dell'autunno contro il genocidio del popolo palestinese e contro la guerra dimostrano che non si può reprimere un movimento che affonda le proprie radici nella giustizia sociale, nella pace e nella solidarietà internazionale. In quelle piazze c'eravamo tutti. E continueremo ad esserci.
Depuis 2024, Framasoft participe à l’animation d’ateliers d’écriture solarpunk à l’Université de Technologie de Compiègne pour imaginer un monde low-tech en 2042 autour de la future UPLOAD de Compiègne.
L’action se déroule sur le territoire de la Commune Libre de Compiègne, et plus précisément dans le cadre de l’Upload, l’Université Populaire Libre Ouverte Accessible et Décentralisée, une fédération internationale de lieux autonomes, destinés à la formation et à la recherche, confrontés aux défis d’un monde en effondrement économique et technologique, soumis à des crises écologiques et des conflits internationaux, mais ouverts à l’invention de nouveaux modes de vivre ensemble et de nouveaux rapports aux autres vivants et non-vivants. (voir notre annonce en 2024).
Pendant une semaine, des élèves ingénieurs s’adonnent à l’écriture de fiction pour penser un autre rapport à la technologie, avec des pratiques pédagogiques originales pour elleux dans leur formation, issues de l’éducation populaire, comme le débat mouvant ou l’arpentage (proposé autour de pizzas ou de lasagnes pour les appâter). Ils finissent par faire lecture d’un extrait de leur travail en direct à la radio Graf’hit.
Contenu de la semaine de cours sous licence libre CC BY SA sur librecours.net
Une partie des textes est retravaillé chemin faisant / a posteriori et est publié sur https://punkardie.fr/upload/ également sous licence CC BY SA.
Un premier recueil de textes basé sur ces productions (placées sous licence libre) est d’ailleurs en préparation en partenariat avec C&F édition, nous vous en reparlerons prochainement.
Et Archipel dans tout ça ?
Aller écouter l’annonce enregistrée et diffusée sur la radio Graf’Hitt
Et ce mois de juillet, toujours dans le cadre du partenariat avec l’UTC, Framasoft participera à la conférence Archipel à Compiègne, à l’UTC, du 6 au 9 juillet.
Archipel est une communauté de recherche francophone transdisciplinaire sur les enjeux de l’Anthropocène (limites planétaires, risques systémiques, leviers d’action) au sein de laquelle des rencontres et conférences sont organisées accueillant symposiums de recherche et ateliers. SI le programme vous semble impressionnant, il s’agit néanmoins d’un événement ouvert à toutes et tous, absolument pas réservé aux universitaires, chercheurs ou chercheuses.
Dans ce cadre, Framasoft, participera à un atelier autour de l’économie sociale et solidaire le mercredi 8 et co-animera un atelier d’écriture solarpunk le jeudi 9 juillet, qui présentera le genre solarpunk et l’univers UPLOAD. Comme les étudiants et étudiantes, les participants seront invité·es à plancher à leur tour sur des contributions afin d’imaginer un futur désirable, autour de thématiques proposées.
This study delivers data-rich insights into the decisions made by the most IXP-connected CDN, cloud and content networks, analysing their strategies both individually and collectively as a group that exerts significant influence on the global interconnection landscape.
Stamattina a Rosignano Solvay un operaio di trent'anni è morto. Caduto dal tetto di un'azienda in via degli Artigiani, dove stava sostituendo pannelli. Il tetto ha ceduto. Era il suo primo giorno di lavoro in quella ditta. Trent'anni. Primo giorno di lavoro. Ucciso sul lavoro. Ieri, ad Amendolara, in Calabria, sulla Statale 106, quattro braccianti di origine afghana — Waseem, Amin, Ullah e Safi — sono morti carbonizzati all'interno di un'auto, in un'area di servizio. Lavoratori sfruttati, stretti nella morsa del caporalato che da anni controlla la Piana di Sibari. Erano in Italia con regolare permesso di soggiorno da diversi anni. Si trattava di persone, lavoratori, non merce. Cinque morti in due giorni. E siamo solo al 4 giugno. Questo è il capitalismo italiano. Questo è il mercato del lavoro che ci vogliono far accettare. Non si tratta di fatalità, di sfortuna, di circostanze accidentali. Si tratta di un sistema che deliberatamente comprime il costo del lavoro fino all'osso, che trasforma i lavoratori in corpi usa e getta, che scarica sui più deboli, i precari, i migranti, chi non può permettersi di dire no, il rischio di morire per un salario quasi sempre sotto la soglia di povertà. Turni massacranti, paghe misere o nulle, schiavismo. E quando il corpo cede o il tetto crolla, li abbandonano sul ciglio della strada come oggetti consumati. Il caporalato non è un'anomalia del Sud. La precarietà mortale non è un'anomalia del Nord. Sono le due facce dello stesso sistema: quello che antepone il profitto alla vita, quello che usa la ricattabilità economica come arma di controllo sui lavoratori. USB rivendica con forza quello che questo sistema nega ogni giorno: il lavoro deve essere sicuro, sempre, per tutti. Questo significa rispetto rigoroso delle norme antinfortunistiche, formazione obbligatoria prima di mettere piede su un cantiere, dispositivi di protezione reali e funzionanti, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza con poteri effettivi, compreso il blocco immediato delle lavorazioni a rischio. E significa responsabilità penale certa per chi uccide risparmiando sulla sicurezza. C'è poi il nodo legato ai salari che devono essere adeguati a una vita dignitosa. Perché la povertà salariale e la precarietà contrattuale non sono questioni separate dalla sicurezza: sono la stessa questione. Chi è ricattabile sul contratto è ricattabile anche sulla propria incolumità. Chi non può permettersi di rifiutare un lavoro pericoloso, un turno in più, un'ora sul tetto senza protezioni, è un lavoratore che il sistema espone deliberatamente alla morte. La fame è una forma di coercizione e il caporalato ne è l'espressione più brutale. Sicurezza, stabilità e dignità sul lavoro sono la scelta politica che pretendiamo da chi governa. È inutile che la politica si batta il petto davanti alle bare: dietro ogni morte sul lavoro c'è la sua firma. USB Toscana esprime il proprio cordoglio alle famiglie di tutti questi lavoratori. Trasformiamo il dolore in rabbia di classe e in lotta organizzata.
Un video di COSE VARIE. Prima faccio un giro nel CALHORROR della zona industriale. Poi ricevo un pacchetto: mi e' stato fatto un REGALINO!
E quindi lo UNBOXO.
Poi procedo a verificare una serie di KIT della ELSEKIT che vorrei usare per divertimento e, forse, per futuri video sull'elettronica...
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Di recente il Consiglio di Stato cinese ha emanato nuove linee guida per promuovere l’erogazione dei servizi pubblici di base anche ai lavoratori migranti. Oltre che impattare la qualità la vita di centinaia di milioni di cinesi, l’hukou (il sistema di registrazione familiare in vigore dagli anni Cinquanta) impedisce la creazione di una società di consumi.
A rural area off Highway 14 just north of the small town of Moorcroft, in eastern Wyoming
They were pillars of their church, congregants in a little-known denomination that sets itself apart from the world and teaches that even the most unconscionable acts can be wiped away — not just forgiven, but forgotten and never spoken of again.
So it went in a rural Wyoming church, where a man was accused of sexually abusing young girls hundreds of times in the pews during Sunday services. Though the preacher knew of the abuse, he never reported it to police, local prosecutors said. Instead, he told the man to seek therapy.
In Minnesota, a man from the same faith admitted that he began entering the bedrooms of his daughter and son at night around the time each of them turned 12. He and his siblings grew up in the church and were sexually abused themselves, and then he repeated the abuse with his own children.
And in Washington state, preachers knew a member of their congregation had sexually abused several young boys. Instead of reporting him to police, they allowed him to ask for forgiveness, according to a family member, and he continued to sexually abuse children. He was later found guilty of raping the 9-year-old son of a church member and sentenced to life in prison.
The abusers and victims all belonged to the Old Apostolic Lutheran Church, or the OALC, a Scandinavian-rooted revivalist church that teaches its followers that heaven is reserved just for them. To get there, according to current and former members, they must follow a strict doctrine, which emphasizes asking for forgiveness for their sins and says that being forgiven by a fellow church member washes away those sins.
What’s more, the church teaches that once a perpetrator is forgiven, anyone who speaks about the wrongdoing — including the victim — can be accused of harboring an unforgiving heart. Those who have left the church, as well as some who are still with it, say this means the burden of sin shifts from the person who committed the act to the person who refuses to let the matter rest.
Sexual abuse survivors say these rituals have created a culture where allegations of abuse are resolved outside of the criminal justice system and the victims must bear their pain alone or risk going to hell. In some families, sexual abuse stretches across generations, ensnaring a parent, child and grandchild.
“This is what I would call institutionalism of abuse of young women and children,” said DaNece Day, the prosecuting attorney for Crook County in Wyoming, whose office has charged two OALC members in the past two years.
In Wyoming, Crook County Attorney DaNece Day’s office has brought charges against members of the Old Apostolic Lutheran Church.
Day and other prosecutors said one of the biggest obstacles to breaking the cycle is the way church members move among congregations spread across the U.S. and Canada, often hundreds of miles apart but tightly bound by large, multigenerational family networks.
Last fall, ProPublica and the Minnesota Star Tribune reported that preachers in Minnesota had known for years about allegations that one of its members, a man named Clint Massie, had sexually abused young girls in the congregation. But instead of reporting it to police, church leaders urged some of the victims to take part in sessions where they were brought face-to-face with Massie and encouraged to forgive the abuse.
Now, new reporting by the two news organizations shows how the sexual abuse of children in the OALC, as well as the failure by church leaders to report it to authorities, is a persistent and national problem.
Some current and former OALC members are calling on elders from what the church regards as its mother congregation in Sweden — where the church originated — to intervene. In fact, those elders, who don’t have authority over the American church but wield considerable influence, are coming to the U.S. and Canada this summer to meet with congregations. What they’ll find are a growing number of criminal cases against church members and increasing legal scrutiny of leaders for failing to report allegations of sexual abuse to police.
In a statement, representatives from the Swedish church said the cases are isolated incidents and they didn’t “observe any pattern” among the tens of thousands of members in 34 OALC congregations in the U.S. and Canada. They said sexual abuse should be reported to authorities and that it was possible “some matters have been handled improperly or without sufficient knowledge.” And they acknowledged that church guidelines “are being reviewed with the American missionary pastors in order to ensure compliance.”
Representatives of the OALC in the U.S. and Canada said in an email that they also “do not perceive there to be a general pattern of behavior,” describing sexual abuse as a serious and persistent problem across society. They acknowledged that bringing a victim to face their abuser, as a pastor for the OALC church did with Massie, can be traumatic. But they defended the church’s doctrine of forgiveness, saying it was not a means to conceal wrongdoing or to shield offenders from legal consequences, and no one is coerced to forgive or to ask for forgiveness. If those teachings had been misapplied or misunderstood in some cases, they said, it “does not reflect an error in our doctrine.”
ProPublica and the Star Tribune interviewed 20 people who said they were sexually abused, almost all as children, in OALC communities, along with parents of victims as young as 3. Reporters also traveled to OALC churches around the country and reviewed court and police documents from at least eight cases, along with victims’ statements to local authorities.
Their abusers were family members, other children or men who were trusted to be alone with children because they are part of the same insular faith community. Some victims spoke anonymously for fear of retribution from the church or their own families. Others identified themselves as well as their abusers publicly, unafraid of the repercussions.
Many of those victims said church leaders pressured them to keep quiet. In Minnesota, police records describe a woman telling a young girl that her abuse, which began when she was around 5 or 6 years old, was not a big deal and she “needed to get over it.” In Washington state, a police report notes a woman told law enforcement that her preacher had, for “spiritual reasons,” discouraged her from contacting authorities after her daughter told her she’d been raped by three men from church.
“We’re always told that what the preachers tell us, that’s coming from God,” explained one woman, who said she, too, was told not to speak of her abuse. “Who’s going to argue with that?”
The Old Apostolic Lutheran Church in Moorcroft
Sexual abuse in the OALC has sometimes been a legacy passed from one generation to the next — hidden, quietly endured, repeated. Lorie Peldo was sexually abused for eight years by her older brother, starting when she was only 2, she said in an interview. A quarter century later, after the memories began to resurface during therapy, Peldo’s mother told her that she’d known about the abuse. But on the advice of her preacher in Battle Ground, Washington, her parents didn’t report the crimes to the police. Instead, they took her brother to a doctor, she said.
Peldo said she eventually confronted her brother, who said that it had haunted him his entire life. She tried to forgive him, she said, but the weight of what he’d done did not lift. She fell into such deep despair that she tried to commit suicide. She said she ended up in a psychiatric hospital. Her brother later died; her parents are also deceased.
It didn’t stop there. On a church road trip, Clint Massie — who was sentenced for child abuse in Duluth, Minnesota, last year — sexually abused Peldo’s daughter, Tonya, when she was 11 and he was a teenager, according to Tonya Peldo’s statements to law enforcement. Peldo’s case was included in the police file involving Massie, but it wasn’t charged criminally, according to a prosecutor, because the statute of limitations had run out. Massie has not responded to repeated requests for comment.
Tonya Peldo told investigators from the St. Louis County Sheriff’s Office in Duluth that she didn’t see Massie again until some two decades later, after she moved to the city and recognized him passing out candy to kids at the church.
She said she told the pastors about what he’d done to her, yet one of the preachers told her to ask Massie for forgiveness, as if she had wronged him. “I was like, ‘No. No!’” she said in an interview. It would be more than a decade before Massie was charged with sexual abuse crimes.
In 2019, Tonya’s daughter was also sexually abused, making her the third generation of Peldo girls to be victims. The daughter was 14 when a 25-year-old relative, Blake Nelson, bought her a pack of cigarettes and then invited her into his trailer in Clark County, Washington, so that he could teach her how to give a massage, according to court records.
Tonya Peldo, her mother and her daughter all say they were abused by members of the OALC.
Nelson pleaded guilty to charges of communication with a minor for immoral purposes and fourth-degree assault in the case involving Tonya Peldo’s daughter. At his sentencing, Tonya told the judge how church leaders had tried to keep her daughter from reporting the abuse to police. Nelson’s own lawyer, Michele Michalek, said the pastors repeatedly called her law office to insist the case should be handled internally.
“They think that law enforcement shouldn’t be involved,” Michalek said.
A judge in Minnesota commented on the cyclical nature of abuse in 2023, when a man from an OALC family turned himself in to police after repeatedly abusing his son and daughter. At his sentencing, the judge took into account that the man and his siblings, who grew up in the church, had also been victims of child sexual abuse. She said she found it “almost incomprehensible” that the adults in his life didn’t know about the abuse he and his siblings had suffered as children.
“All I can see are the ripples of consequences for you and all of your siblings, who were abused or abusers, and then for your children,” the judge said.
A clipping from a 1951 newspaper showing Eija Marttinen, seen second from right and then called Tanninen, and her family after arriving in Nova Scotia from Finland, shortly before her father started the first OALC church in Canada.Courtesy of the Marttinen/Tanninen family
The OALC church is a branch of a broader faith called Laestadianism, a conservative Christian revival movement that began in the mid-1800s in northern Scandinavia. In the 19th and early 20th centuries, as millions of Scandinavians migrated to the U.S., some followers of the Laestadian movement brought with them more than language, traditions and religious devotion.
Alongside the faith came a deeply insular church culture shaped by strict obedience and a doctrine of forgiveness that critics and former members say enabled the concealment of wrongdoing.
One of them was Eija Marttinen. A photo in a newspaper in 1951 shows Marttinen as a little girl wearing a Finnish sailor suit and braids, standing alongside 14 family members and several large suitcases. Her family had just arrived in Nova Scotia from Finland, and they would soon launch Canada’s first Old Apostolic Lutheran Church. In the photo, Marttinen is smiling brightly toward the horizon, as if spellbound by the endless possibilities of a new world.
But even then, at age 9, Marttinen harbored a secret that would be the source of a lifetime of emotional pain. Now 84 and living in Sault Ste. Marie, Ontario, she said in an interview that her older brother sexually assaulted her starting when she was 5. Another brother soon started abusing her, too, she said. Both brothers are now dead.
Years later, Marttinen said she came to learn that there were other predators in the church. She kept silent about her abuse for most of her life, fearing she would be forced to forgive and still live with the stigma if she came forward. She only told her own daughter about the extent of the abuse in recent months, after reading the ProPublica and Star Tribune stories.
“They can do whatever they want and you have to forgive them. That’s not right. But you go along because you were brought up in it.
“I wish I wasn’t,” she added.
The Laestadian churches in Scandinavia have faced their own reckonings. From 2009 to 2011, a Finnish child welfare scholar, Johanna Hurtig, documented widespread sexual abuse cases among Finnish church members and found that the concept of forgiveness of sins had been warped into a tool to silence victims.
At first, church leaders were defensive, according to news reports. But they later acknowledged “serious mistakes” in how the church handled sexual abuse, including pressuring victims to forgive offenders instead of reporting them. They urged members to report abuse to police and child welfare authorities.
Several men were convicted in Finnish courts and sentenced to long prison terms.
In 2017, Norwegian police documented 151 cases of rape and abuse, many with child victims, in a remote northern village of some 2,000 people. Following a newspaper investigation, the police said they tied many of the cases to members of Laestadianism, with some incidents dating to 1953. The police found the practice of forgiving and forgetting often led to abuse being considered “settled” internally, effectively silencing victims and protecting perpetrators.
Moorcroft is small but home to a thriving OALC congregation.
The church’s emphasis on large families has created booms in places like Minnesota, Wyoming and southern Washington. Families rely heavily on one another socially, financially and spiritually while keeping their distance from what members often call “the world” — outsiders and secular influences viewed as dangerous or corrupting. Even ordinary activities like watching TV and dancing are treated as transgressions that must be confessed. One abuse victim said she felt anxious every time she turned on her car radio, fearing that if she listened to a pop song and died in a crash before asking forgiveness, she could go to hell.
Some church members hope the Swedish elders address sexual abuse during their visit, including the mother of a 15-year-old girl who revealed in May 2025 that her father had been abusing her for years. It happened both in Minnesota and after they moved to Washington, according to court records. The mother, according to child protection services reports, said she told her preacher about the abuse.
Authorities did not learn of the allegations until August, when her daughter saw a therapist after weeks of her mother trying to get help through church channels, according to the reports. That visit triggered an investigation by child protection authorities in Washington, who substantiated the complaint. Prosecutors in Minnesota charged the father with criminal sexual conduct, but he hasn’t been charged in Washington. The father has asked the court for a public defender and has not yet entered a plea. He did not respond to voice and text messages seeking comment.
Asked why church officials did not immediately contact law enforcement, a spokesperson for the church declined to answer, saying the case was “complex” and in authorities’ hands. However, he said that, in general, spiritual advisers need to use counselors and other professionals “to determine if there is a reasonable cause to report as dictated by law.”
But the mother said it was she — not the church — who set up the therapy session.
“Their job is to pick up the phone and say, ‘Hi, I’ve got some confusing, conflicting information but I’m concerned for the safety of this person,’” she said. “They don’t have to be investigators, all they need to do is tell somebody.”
The mother said she plans to raise the church’s failure to notify police with elders when they visit this summer. Nonetheless, she plans to remain in the church. Asked why, she said, “Because I want to go to heaven.”
An Old Apostolic Lutheran Church in Brush Prairie, Washington
Last summer, in the rural expanse of eastern Wyoming, Moorcroft police drove up the long dirt road leading to the OALC church, a large brick building on the edge of town with a white cross emblazoned under the eaves.
The investigators were looking for records that could verify the membership of a man who several children said had abused them during services. His name was Charles Massie — the brother of Clint Massie, who had pleaded guilty to similar crimes in Minnesota months earlier.
Over 10 years, authorities alleged, Charles Massie had sexually abused at least seven girls. Some of the abuse occurred at his house and some at his businesses, where young girls worked part time. But the vast majority of the abuse occurred at church, according to court documents. Investigators tallied 832 incidents where Massie sat near the girls’ parents, allegedly fondling the girls’ genitals and breasts. One victim, who told the police she was 5 or 6 years old when she was abused by Massie, said that he “raped me with his fingers.”
Wyoming has charged Charles Massie with nine counts of sexual abuse and sexual battery. He is being held in jail in Nebraska, where prosecutors also have charged him in connection with sexual assaults. He has pleaded not guilty in both states. He could not be reached for comment.
When investigators in Moorcroft contacted families of the victims, they learned that the families already knew about the abuse. One had learned of it three years earlier, according to charges. But according to court records, none of them had told the police. Instead, the charges say, the father of some of the victims had told their preacher, David Lindberg, about the abuse in 2024. Charles Massie would later turn himself in, but not for another year.
Day, the top prosecutor in Crook County, Wyoming, said there was “no support” for victims and the church did nothing to punish Charles Massie. “There are no consequences for him,” she said. “He’s allowed to sit in church with them every Sunday, even after they’ve come forward and said, ‘This man has been hurting us.’” She said Charles Massie turned himself in to the Moorcroft police after he admitted to a mental health provider that he had abused children; the provider told him that they would report Massie if he didn’t go to police.
Lindberg disputed the characterization that he did not act when Charles Massie confessed to him. “All I can say is, when I first heard about it, he came to me and he had a problem, so I told him he needs to go get therapy and turn himself in to the police,” Lindberg said. “And he did.”
He referred additional questions to a church spokesperson, Troy Massie, who is a relative of Charles and Clint Massie. In written responses, Troy Massie said the church told Charles to stop attending services after he confessed to Lindberg, though he could listen to services on the phone.
“We continue to improve our efforts as needed to protect all children,” he wrote.
OALC Member Speaks During His Sentencing for Rape
During his sentencing hearing in 2017, Carsie Tikka, who had been convicted of raping a child, lashed out at his lawyer, the judge and his accusers.Obtained by ProPublica and the Minnesota Star Tribune
The Wyoming church isn’t the only one to face accusations that it failed to report abusers. In southwestern Washington in 2017, a jury convicted church member Carsie Tikka of raping a 9-year-old boy. But one woman, who was a member of the church at the time, said that years before he was charged, Tikka had assaulted her stepchildren and the leaders had done nothing to stop him. Instead, Tikka asked her family for forgiveness.
After Tikka was convicted at trial, a court-ordered psychiatrist wrote in a report that Tikka had “a history of offending 29 males,” an allegation that Tikka denied in court. At his sentencing, Tikka said his conscience was clean. He said he had already “received the testimony of sins forgiven” by one of God’s disciples.
“You clearly by your statement here are not remorseful,” the judge remarked before sentencing him to life in prison without parole. “You put the blame on everyone else.”
Then Tikka illustrated the central problem facing prosecutors and victims alike — a powerful religious culture that prioritizes spiritual absolution over secular justice — with his final, defiant words:
“My sins have been forgiven,” Tikka told the judge. “Have yours?”
New research by Mitel has revealed a widening gap between AI adoption and enablement, with limited support and low confidence contributing to the rise of Shadow AI and unapproved AI usage. The State of Workforce Communication report found that while workplace communication is mission-critical, tools are misaligned with how teams execute, forcing employees to quietly compensate at measurable cost to productivity, security and service quality.
The global survey of 2,000 IT decision-makers (ITDMs) and desk and frontline employees across diverse industries, including healthcare, public sector, retail, manufacturing, financial services and hospitality, found that nearly two-thirds (63%) of workers feel pressured to “make it work” with systems that are not designed for their needs. This situation creates friction in productivity and service delivery while increasing operational and financial risks associated with limited control over data custody, performance, and business continuity.
In parallel, 93% of ITDMs consider communication tools integral to everyday business operations, yet only 34% of workers say those tools are highly effective. This highlights a gap between how communication tools are deployed and how employees actually work.
Eric Hanson, CMO at Mitel, said: “Organisations are making significant investments in AI, communication infrastructure, and modernisation. Yet more than half of employees report that these tools fall short at the moments that matter most. The challenge is not a lack of technology, but a lack of alignment with the realities of work. In fast-moving, high-pressure, and increasingly mobile environments, communication must be immediate, reliable and context-appropriate – or it risks breaking down precisely when it is needed most.”
While 93% of IT leaders consider communication tools strategically critical, Mitel’s report highlights the complexity of delivering consistent, effective communication across a distributed, mobile, and frontline-driven workforce. 89% of IT leaders acknowledge that some parts of the workforce are better served by communication tools than others. This points to a gap between intention and reality that is reflected in the day-to-day experience of desk and frontline workers. Over six in ten (63%) feel pressured to “make it work” when communication systems are not designed for their needs, reaching 71% for frontline workers.
The research found that teams are relying on an average of seven disconnected tools to complete even routine tasks, potentially leading to ‘tool overload’ and fatigue.
Over half of workers say they waste time switching between communication tools and half of frontline workers feel increased pressure during busy or critical moments.
These inefficiencies extend beyond internal workflows, directly affecting service delivery, operational consistency, and, in some cases, safety. The burden is highest for frontline workers, where communication failures carry greater consequences. 54% of these workers report delays in completing tasks or responding to situations, 46% say that it impacts quality of service, and 35% even report that it creates safety risks for customers, patients, or staff.
These workarounds also introduce significant security risks to organisations. The report reveals that when faced with communication issues, workers are finding their own ways to keep work moving. Over three-quarters (76%) use non-approved communication channels for work-related purposes, increasing risks such as data exposure, compliance breaches, cybersecurity threats and a loss of visibility and control, according to 90% of ITDMs. This behaviour is even more pronounced among frontline workers, who are over twice as likely to use non-approved tools often to respond to their customers and patients quickly and effectively when sanctioned tools fall short.
While business leaders are prioritising AI investments to improve efficiency and modernise operations, adoption across the workforce remains uneven, and many workers feel unsupported. The report highlights that 52% of workers regularly use AI tools, but only 33% feel very comfortable using them in their day-to-day work. At the same time, 66% consider their organisation does not adequately support AI use, introducing a new emerging risk: Shadow AI.
It is evidenced by the fact that half of workers turn to non-approved AI tools, outpacing their organisations as they move to drive functional productivity and operational velocity. In the meantime, IT leaders indicate growing concerns around incorrect or misleading outputs (76%), whether AI use meets regulatory or compliance requirements (75%), and how data is stored, used and protected (75%).
As Sam Soares, CRO of CultureAI, previously told the Guru: “One of the biggest risks facing organisations today is the use of undocumented or unapproved AI tools – or shadow AI – operating on company networks or using company data. These tools are used by employees without organisational oversight, introducing significant security, compliance and operational risks. As the number of AI apps proliferates, it’s an increasingly common occurrence.”
AI is not yet delivering consistent value for the workforce, and managing its pace and risks remains a shared challenge for both IT leaders and workers. Clear guidance, integration, and alignment with existing workflows are needed to reduce complexity and risk rather than add to them.
Messaging platforms remain the preferred choice for everyday collaboration, but voice becomes the most trusted and effective channel in urgent or high-stakes situations, across generations.
Nearly eight in ten workers (79%) rely on voice communication when rapid action and immediate alignment are required, highlighting the enduring value of real-time human interaction in critical moments. The trend is particularly pronounced among healthcare professionals, where communication speed can directly influence operational outcomes and patient care, with 56% adopting a voice-first approach during urgent situations. However, this can create issues as deepfakes and productivity platform based attacks arise.
To address these challenges and close the gap between investment and employee experience, organisations must reconcile two priorities: offering employees the flexibility to choose the communication tools and channels best suited to each situation while ensuring strong standards for security and compliance.
In this context, hybrid infrastructure became the operating reality: 87% of ITDMs already rely on it for their communication tools and 93% confirm that it provides the flexibility and control needed, without unmanageable complexities. This model allows organisations to modernise communication systems while maintaining oversight and stability across increasingly complex environments.
“While there is broad alignment between IT leaders and employees on the need to evolve workforce communication, this research underscores how far most organisations remain from achieving that objective. They must address foundational challenges while navigating increasing technical complexity, heightened security requirements and ongoing modernisation efforts. These dynamics highlight the need for more practical, user-centred approaches, particularly solutions that are seamlessly integrated into everyday workflows across roles and work environments to ultimately drive performance and business outcomes,” said Luiz Domingos, CTO of Mitel.
Un sondaggio dell’Alleanza Clima Lavoro su lavoratrici e lavoratori dell’intera filiera dell’auto smonta le tesi di chi si oppone alla transizione all’elettrico. Due su tre non chiedono di fermarla, ma più investimenti, formazione, tutele e politiche capaci di governarne gli effetti sociali e produttivi.
La transizione nell’automotive in Italia verso la nuova mobilità elettrica e sostenibile è già realtà. E non va bloccata. A dirlo sono le lavoratrici e i lavoratori del settore. Il nuovo podcast dell’Alleanza Clima Lavoro, a cura di Massimo Alberti, ospita le loro voci.
A Bologna, nel confronto tra sindacato, ambientalismo e imprese, il quinto convegno nazionale dell’Alleanza Clima Lavoro ha messo al centro il vero nodo della transizione verde: come governare i processi di trasformazione tecnologica e produttiva e quale modello sociale costruire nella decarbonizzazione.
Un nuovo Report a cura della Fiom-Cgil Avellino fotografa stato di salute e prospettive del comparto autobus, a partire dal caso di Menarini. E avanza proposte per il rilancio di un settore industriale strategico per la decarbonizzazione, il trasporto pubblico locale, lo sviluppo dei territori, il lavoro.
Due giorni di incontri nella capitale belga con Commissione e Parlamento UE su automotive, Green Deal e politica industriale. Tra incertezze e pressioni sull’endotermico, emerge il nodo: senza scelte pubbliche chiare, il lavoro, gli obiettivi climatici e il sistema produttivo europeo sono a rischio.
Un’indagine di SourceMaterial e Politico con il sostegno di T&E documenta le ripercussioni negative sugli agricoltori locali e la sicurezza alimentare derivanti dalle attività di produzione ed esportazione di biomasse da parte di Eni in Kenya. Pubblichiamo il comunicato stampa di Transport&Environment.
Di fronte alla crisi dell’auto – specie in Germania – la riconversione verso produzioni militari è presentata da imprese e media come un’occasione di sviluppo. La realtà è che non ci sono processi rilevanti di questo tipo e il loro impatto sul lavoro è molto limitato.
Mentre il governo Meloni brucia miliardi in interventi di emergenza senza visione, continuando a curare il sintomo invece della malattia, i numeri dimostrano che la vera soluzione strutturale rimane quella di accelerare su efficienza e transizione. Da renewablematter.eu
Le trasformazioni delle strutture produttive si possono orientare, possibilmente scegliendo di investire in settori con effetti moltiplicativi ampi. L’industria militare non è tra questi, la transizione ecologica sì.
I lavoratori dell’automotive non chiedono di fermare la transizione ecologica. Chiedono invece formazione, investimenti, tutela del reddito e una politica industriale capace di governarla. È questo il messaggio che emerge dalla nuova puntata di “A qualcuno piace verde”, il podcast dell’Alleanza Clima Lavoro curato da Massimo Alberti, dedicata al punto di vista di chi vive ogni giorno il cambiamento nei luoghi di lavoro.
Da anni il dibattito pubblico sulla crisi dell’automotive europeo e italiano è accompagnato da una narrazione ricorrente: la transizione ecologica sarebbe la principale minaccia per il lavoro e per il futuro del settore. L’elettrificazione viene spesso descritta come una scelta imposta dall’alto, osteggiata da chi lavora e destinata a produrre chiusure di fabbriche e perdita di occupazione.
Ma è davvero così?
Per rispondere a questa domanda, la puntata parte dalle testimonianze raccolte a Bologna in occasione del convegno nazionale dell’Alleanza Clima Lavoro “Mobilità sostenibile al lavoro”, svoltosi il 14 e 15 maggio. Dalle voci di lavoratrici e lavoratori di aziende come Bonfiglioli, Caterpillar e Berco emergono preoccupazioni per il futuro occupazionale e per le trasformazioni in corso, ma anche la consapevolezza che il cambiamento tecnologico sia già una realtà e che ignorarlo significherebbe aggravare ulteriormente la crisi del settore.
Nella puntata queste testimonianze vengono messe a confronto con i risultati del rapporto “L’auto in transizione. Il punto di vista delle lavoratrici e dei lavoratori del settore in Italia”, realizzato dall’Alleanza Clima Lavoro su un campione rappresentativo di 501 addette e addetti dell’intera filiera automobilistica italiana: operai/e, impiegati/e, quadri e dirigenti, dalla componentistica alla produzione, fino alla vendita e al post-vendita.
Il rapporto restituisce un’immagine molto diversa da quella troppo spesso proposta nel confronto politico e mediatico. Il primo elemento che emerge è che la transizione non appartiene al futuro, ma è già realtà: secondo le persone intervistate, quattro aziende su cinque risultano oggi coinvolte, in forme diverse, nei processi di trasformazione industriale legati alla mobilità elettrica e sostenibile. Il tema, quindi, non è più se la transizione debba avvenire oppure no.
La vera questione riguarda il modo in cui questo cambiamento viene concretamente governato. Le lavoratrici e i lavoratori del comparto esprimono una forte richiesta di politiche pubbliche per accompagnare la trasformazione. Il 60% giudica inefficaci le misure messe in campo in Italia a sostegno del settore. E si registra una distanza crescente tra la velocità con cui cambiano tecnologie, mercati e processi produttivi e la capacità delle istituzioni di offrire strumenti adeguati per affrontare questa fase.
Un secondo tema centrale riguarda le competenze. Oltre il 90% delle persone coinvolte nel sondaggio riconosce che il settore sta attraversando trasformazioni che richiedono nuove professionalità. Eppure meno del 40% ritiene di possedere pienamente le competenze necessarie per affrontarle. Tecnologie elettriche, digitalizzazione, ricerca e sviluppo, intelligenza artificiale: sono queste le aree considerate più importanti per il futuro dell’automotive.
La formazione rappresenta quindi uno snodo decisivo. Tuttavia il quadro che emerge dall’indagine è tutt’altro che rassicurante. Meno del 60% dei lavoratori ha partecipato ad attività formative negli ultimi tre anni e circa uno su quattro segnala la totale assenza di opportunità di aggiornamento professionale. Una situazione che rischia di ampliare ulteriormente il divario tra esigenze produttive e competenze disponibili.
La ricerca mostra inoltre come la transizione si inserisca in un contesto segnato da forti difficoltà industriali e occupazionali. Cassa integrazione, contratti di solidarietà, delocalizzazioni, esternalizzazioni e uscite incentivate rappresentano esperienze diffuse tra le persone intervistate. Segno che molte criticità del settore precedono la diffusione dell’auto elettrica e affondano le loro radici in problemi e ritardi strutturali dell’industria italiana ed europea.
Il messaggio del sondaggio dell’Alleanza Clima Lavoro è chiaro. Le lavoratrici e i lavoratori dell’automotive italiano non chiedono di fermare il cambiamento: chiedono piuttosto di governarlo in modo adeguato. Due persone su tre ritengono infatti necessario guidare la transizione attraverso investimenti, formazione, sostegno al reddito nei periodi di riconversione e maggiore coinvolgimento dei lavoratori nei processi decisionali.
È questa la prospettiva della giusta transizione che l’Alleanza Clima Lavoro sostiene da sempre: coniugare decarbonizzazione, innovazione industriale, qualità del lavoro e tutela sociale. Perché la vera alternativa non è tra ambiente e occupazione, ma tra una transizione subita e una transizione governata.
In un dibattito pubblico spesso dominato dagli slogan, il sondaggio dell’Alleanza Clima Lavoro restituisce la parola a chi la transizione la vive ogni giorno nei luoghi di lavoro. E il messaggio che arriva dalle fabbriche è chiaro: il cambiamento non va fermato, va governato.
Pubblichiamo un estratto dall’intervista al gruppo anarchico serbo Klasna Solidarnost (KS) realizzata per Radio Libertaire, la radio della Federazione Anarchica Francofona (FA) con sede a Parigi, nel corso del Congresso dell’IFA che si è tenuto ad Atene lo scorso aprile, e a cui il gruppo di Belgrado ha partecipato come osservatore, chiedendo di aderire all’Internazionale. Per conoscere l’attività di KS potete consultare il sito klasol.org o il canale instagram @klasnasolidarnost. Di seguito il testo dell’intervista, condotta da Ouzo, del gruppo FA di Marsiglia, con due compagnx di KS.
Ouzo (FA): […] Potreste innanzitutto introdurre la vostra organizzazione?
KS1: Grazie per questa opportunità. Alcune rapide note sulla storia della nostra organizzazione. Klasn Solidarnost, che significa Solidarietà di Classe, è di base a Belgrado, capitale della Serbia. È stata fondata 10 anni fa. È la prima e, fino ad ora, unica organizzazione politica anarchica in Serbia. Il nostro scopo è creare ed espandere una federazione con altri gruppi in altre città della Serbia. Siamo coinvolti in numerose lotte. La Serbia è uno dei paesi post-socialisti sottoposti ad una transizione incontrollata al capitalismo, con privatizzazioni che hanno lasciato devastata la classe lavoratrice. Centinaia di migliaia di persone hanno perso il proprio lavoro, la propria salute – molti di essi hanno perso la propria vita. Siamo su posizioni fermamente antimperialiste e anticapitaliste. La nostra opposizione alla NATO è un elemento chiave delle nostre attività. La nostra società ha fatto esperienza dei bombardamenti imperialisti della NATO. Avevo 7 anni quando hanno bombardato Belgrado. Abbiamo ricordi che ora la maggior parte delle persone in Europa vede solo nei reels sulle guerre in Medio Oriente: stai giocando fuori nel parco quando senti le sirene dei bombardamenti aerei, e corri a nasconderti nei rifugi. Per marcare l’anniversario dei bombardamenti NATO, abbiamo appeso uno striscione DIY su un ponte dell’autostrada, visibile da migliaia di macchine. Alcuni dei nostri membri sono fondatori e partecipanti del movimento per la Palestina in Serbia, così come in quello degli Antifascisti di Belgrado, costituito sei anni fa con lo scopo di contrastare la crescita del fascismo, ma anche di diffondere le idee dell’antifascismo e renderle più attrattive per le giovani generazioni!
KS2: KS è attiva per decostruire il mondo in cui viviamo, per distruggerlo, ma anche per costruirne uno nuovo. Molti nostri compagni hanno fondato i sindacati studenteschi orizzontali, coinvolti molti anni fa nel movimento contro gli sgomberi forzati. Ci sono state decine di azioni di successo in difesa delle famiglie minacciate di sgombero. C’è anche l’iniziativa per la mensa di solidarietà (tre volte la settimana, autogestita e autofinanziata). Molte persone che non sono politicizzate, persone ordinarie, fanno in realtà cose anarchiche, possiamo dire, partecipando a organizzazioni orizzontali basate sul mutuo appoggio e che non cooperano con le istituzioni, lo stato, partiti politici o ONG.
Riguardo alle iniziative studentesche: molti anarchici hanno partecipato ai movimenti del 2006, 2009, 2011 e 2014. In Serbia c’è un Parlamento degli Studenti che dovrebbe organizzare la vita degli studenti, ma in realtà è una istituzione che non ha altro proposito se non reclutare futuri politici. Negli ultimi due decenni, in particolare all’Università di Filosofia di Belgrado, ci sono state occupazioni e assemblee degli studenti. Sono anarchici nelle loro pratiche; ciascuno ha il diritto di parlare e di votare. È vietato parlare della propria organizzazione politica. Anche l’occupazione è azione diretta. Questo è qualcosa che ha influenzato la struttura del movimento che è emerso nel 2024.
Ouzo (FA): Grazie compagni. […] Chiedo ai compagni studenti che sono scesi in strada nelle rivolte a partire dal 2023 di condividere le loro esperienze di lotta con noi, le loro pratiche di autorganizzazione, ma anche le strutture della società capitalista che oppongono loro resistenza? […]
KS1: Quei blocchi stradali e quelle occupazioni delle università, che sono andati avanti per quasi un anno, hanno costituito uno dei movimenti più imponenti in Serbia. Ma perché? Credo che la risposta risieda nei metodi di organizzazione e di processo decisionale. Fin dall’inizio del movimento si è trattato di assemblee di democrazia diretta. Ci siamo ispirati all’esperienza dell’occupazione studentesca del Cookbook a Zagabria nel 2009. Sono stati distribuiti libri e volantini.
Nel 2023, la popolazione si ribellò contro il crimine di Stato che aveva provocato la strage di 16 persone nel crollo della stazione ferroviaria di Novi Sad. Di solito, quando si verificano crimini di Stato, le ONG e i partiti di opposizione si appropriano della lotta e la gente non è motivata a partecipare. Ma questa volta fu davvero una mobilitazione di massa. In quanto anarchici, il nostro ruolo non è quello di guidare il movimento, ma di discutere con la gente quali siano le strategie migliori. Crediamo che le persone si libereranno da sole. La prassi cambierà le loro menti.
Ma sfortunatamente, gli anarchici non erano abbastanza organizzati per essere presenti in tutte le università, e l’ideologia dominante ha prevalso. I politici dell’opposizione e le ONG opportuniste hanno cooptato le richieste degli studenti verso una richiesta di elezioni parlamentari. Ci sono, tuttavia, contraddizioni che devono essere evidenziate: queste assemblee chiedono elezioni e lo Stato di diritto, mentre si auto-organizzano in modo anarchico.
Le parti positive e progressiste del movimento esistono ancora. Ad esempio, nel caso in cui gli studenti hanno invitato i non studenti a organizzarsi allo stesso modo attraverso le assemblee di quartiere, gli zborovi. Questi gruppi esistono ancora oggi. Sono loro a portare avanti le azioni più avanzate. Ad esempio, gli scontri con la polizia. La gente ha sempre odiato la polizia, ma era solita dire che dovevamo essere pacifici. Ma dopo la violenza della polizia, queste persone hanno capito che la polizia non è nostra amica e che l’unica via è scontrarsi con la polizia. Le assemblee hanno anche organizzato proteste contro la gentrificazione, contro gli enormi progetti di sviluppo del governo (come il piano di costruire un acquario al posto di un parco). C’è stata anche una manifestazione antifa congiunta con gli studenti.
KS2: Sono testimone dei movimenti studenteschi da dieci anni. Dieci anni fa riguardavano solo il Dipartimento di Filosofia; ora coinvolgono l’intera università. Allora protestavamo contro la privatizzazione dell’università; le rivendicazioni erano di carattere sociale e anticapitalista, e miravano a rendere l’istruzione accessibile alla classe operaia. Ora queste occupazioni sono motivate dalla situazione politica del paese e sostenute da tutti i cittadini. Naturalmente le rivendicazioni sono liberali. Ma cosa possiamo aspettarci in un mondo in cui il pensiero neoliberista è così dominante? È normale che le persone credano di poter migliorare la propria vita utilizzando gli strumenti del sistema che conoscono. Ma penso che la prassi delle occupazioni stia cambiando le mentalità. È un processo; non possiamo vincere oggi, ma è un processo che ci porterà nella giusta direzione.
Ouzo (FA): Grazie per queste informazioni, compagni. Infine, riguardo alla vostra presenza al congresso dell’IFA: come vi sentite qui? Quali sono le vostre prospettive anarchiche sull’adesione all’IFA?
KS1: Innanzitutto, una breve storia che ci ha portato dove siamo oggi. Ciò è avvenuto grazie alla nostra collaborazione con l’APO (Αναρχική Πολιτική Οργάνωση, Ομοσπονδία Συλλογικοτήτων, Organizzazione Politica Anarchica, Federazione dei collettivi, federazione greca nell’IFA), che è l’organizzatrice del congresso. Abbiamo già collaborato con loro in numerose occasioni, tra le quali vorremmo sottolineare due importanti eventi in presenza a cui i nostri compagni sono stati invitati come ospiti. La prima la scorsa estate qui ad Atene per il festival dell’APO. E in ottobre a Salonicco al festival libertario organizzato anch’esso dall’APO. In quelle occasioni abbiamo partecipato a una sessione in cui abbiamo discusso del ruolo degli anarchici nella lotta di classe. Nel contesto degli omicidi di Stato in Grecia e in Serbia, in cui abbiamo individuato un filo conduttore comune a queste due tragedie.
Per quanto riguarda il congresso, parlo a titolo personale per quanto riguarda le mie impressioni, ma sono quasi certo che i miei compagni le condividano. Siamo più che onorati dell’opportunità di essere stati invitati come ospiti/osservatori partecipanti. Nel nostro discorso di apertura, abbiamo espresso il nostro fermo desiderio di aderire all’IFA. Questo perché il nostro principio fondamentale è la cooperazione anarchica internazionalista. Io stesso mi sento realizzato in un luogo come questo, dove ci sono persone provenienti da tutto il mondo, con culture diverse, storie diverse, etnie diverse, generi diversi e lingue diverse, eppure abbiamo tutti l’obiettivo comune di costruire un mondo nuovo e migliore, libero dallo sfruttamento capitalista.
KS2: Anch’io sono sempre felice di incontrare persone con cui condivido le mie convinzioni. Penso che sia davvero importante. In primo luogo, perché è quello che fanno i capitalisti e chi detiene il potere: lavorano insieme contro di noi. Noi dobbiamo fare lo stesso. Non possiamo cambiare il mondo se non ci colleghiamo a livello internazionale. In realtà mi sento molto commosso. Perché, come anarchico, a volte mi sento un utopista, che lotta per qualcosa di impossibile, ma quando incontro persone da tutto il mondo che la pensano come me, che lavorano e fanno cose anarchiche, mi sento più motivato e più coraggioso nel continuare. Ora che il mondo è alle prese con guerre e genocidi, è assolutamente essenziale essere internazionalisti. I meccanismi sono gli stessi; dobbiamo condividere le nostre strategie e le nostre diverse esperienze di lotta.
Ouzo (FA): Grazie, compagni. Parlo a titolo personale, ma so che questo sentimento è condiviso dalla Fédération Anarchiste. È un onore condividere e stringere un legame con voi e la vostra organizzazione. Siete i benvenuti in Francia. Volete dire qualche parola di chiusura?
KS: Merci, compagni, il piacere è reciproco. Per quanto riguarda lo slogan, credo che lo usiate anche in Francia: Ko seje bedu, žanje bes – Chi semina miseria, raccoglie la rivolta!
Ouzo, Federazione Anarchica Francofona, Marsiglia, Gruppo Oaï
Je suis un utilisateur récent de Framagenda.
Je fonctionne beaucoup avec un code couleur pour repérer en un coup d’oeil les types de RDV dans ma journée.
Depuis la MAJ, ces couleurs sont toutes passées en transparence par défaut (donc couleurs fades et parfois indiférenciables). De plus, mes évenements passés sont encore plus transparents (quasi blanc). Y a t il un paramètre dans mon appli à modifier que je n’aurais pas trouvé afin de repasser cela comme avant ?
Sinon, si je n’ai pas la main sur cela, comment le remonter aux dev ?
I was a new reporter at KQED in 2021 when former elementary teacher Joseph Brian Houg was sentenced to more than three decades in prison for sexually abusing 10 students. He’d taught at the same San Francisco Bay Area school for more than two decades. Were there warning signs?
I soon discovered parents on social media saying they had complained to school administrators for years about Houg. I also knew that schools could release such complaints if they were substantiated or if teachers were disciplined. So I filed public records requests with Houg’s school — something anyone can do.
I received 43 pages of records within a few months showing that parents had reported Houg to the principal at least four times since 2009. They complained about him for asking students to strip down to their underwear in his classroom in order to try on costumes for a play he was directing, and for coming into their changing room. They also complained about his touching boys’ chests or stomachs and tapping one boy on the butt. I learned that the principal had twice warned Houg to stop touching students. But he was allowed to keep teaching. (The principal said in a deposition that while Houg’s actions crossed professional boundaries, they were not reported to her as sexual.)
Over the next two years, I reported on similar cases of teachers remaining in the classroom after complaints of unwanted touching. Another Bay Area elementary school, in Benicia, reported a teacher to the state’s licensing body after he resigned due to accusations of misconduct. He was hired by another school, and his educator license remained in good standing until he was criminally charged. (He is currently fighting those charges.)
This raised a whole different set of questions for me: Should these teachers have been allowed to keep teaching in new schools? How much about a teacher’s disciplinary history did potential employers know? And what was the state’s responsibility for acting on, and sharing, the information it had about these teachers?
After I entered journalism school at the University of California, Berkeley in 2023, I wanted to investigate how common it was for teachers to continue working with kids after schools found that they had committed misconduct. California law bars the teacher licensing agency from releasing disciplinary records to the public, so my classmate and I requested records from the 300 largest school districts in California. We asked for complaints of teacher sexual misconduct made to schools in the five previous years. We also asked for any reports sent by schools to the state’s teacher licensing agency, which are required to be filed when public school educators are fired or resign due to alleged misconduct.
Dozens of districts responded within two months. We began building a spreadsheet of teachers against whom complaints were raised. Getting the records was slow: California requires public agencies to determine whether they have records to disclose within 10 days, and to release them promptly, but most dragged their feet. Whenever schools stopped responding, I copied school board members and attorneys on my emails, citing the law. By the time I graduated more than a year after filing the records requests, I had received more than 350 complaints, which I used in my recent investigation with KQED and ProPublica.
To this day, Los Angeles Unified, the largest school district in California, still has not released any records pertaining to teacher misconduct cases that it reported to the state. Instead, the district said it would charge me $8,000 ($100 an hour for 80 hours of work) for it to “investigate approximately 2,500 potentially responsive personnel files.” The First Amendment Coalition, a California nonprofit that advocates for free speech and government transparency, is representing me in a lawsuit filed in May. We argue that the Los Angeles school district is violating public records laws with its failure to release documents pertaining to alleged educator misconduct. A Los Angeles Unified spokesperson told me in a written statement this week that its policies balance the public’s right to access records with “responsible stewardship of public resources” and the law.
Districts slow-walking their responses isn’t the only obstacle to getting records from schools. Districts typically notify teachers before releasing complaints to give them the opportunity to block the documents’ release. The former Benicia teacher who was criminally charged with sexually abusing students in 2024 sued to block the release of complaints made against him at two school districts. The First Amendment Coalition represented me in that case, too, and we won. It took nine months to get the records. In another case in which I had requested records, the court granted an injunction preventing release of the teacher’s records, but the legal filings contained the details of the allegations against him, so the nature of the complaint became public anyway.
At least four teachers have called or emailed me directly to ask why I’m requesting their disciplinary records. They wanted to share their side of the story, which I was more than happy to hear, and some argued that their cases were not worth my time. One asked me to retract my request. (I did not.) Another sent a 1,700-word email saying that the allegations were only partially true and lamented that he did not have the money to defend himself.
While I appreciated the complexity of individual cases, I believed that those misconduct complaints might contain important truths. Undeterred by school districts’ recalcitrance, I followed the public record-seekers’ mantra: If you can’t get records from one agency, the answers you’re looking for may exist somewhere else.
Records of state disciplinary hearings are presumed public when teachers object to their dismissals by school districts or appeal the suspension or revocation of their licenses. And those records reside in the Department of General Services, a state agency that houses another agency responsible for convening administrative hearings of public employees.
This agency proved helpful with the case of Jason Agan, a San Francisco Bay Area math teacher who KQED and ProPublica reported on last month. Agan had been fired for sexually harassing high school students but went on to teach at two more schools, even after an independent panel convened by the Office of Administrative Hearings deemed him “unfit to teach.” Because he had asked for an outside hearing after the district moved to fire him, I requested those records.
I got them the next day. The documents contained summaries of testimony from students, administrators and Agan himself at his dismissal hearing. Agan, who has not been accused of a crime, admitted to touching students’ shoulders but denied any sexual motivation, stating during his dismissal hearing that he did so to offer them support and encouragement. He maintained his teaching license.
Getting a response from the Department of General Services was like discovering a secret portal to obtaining records quickly and easily.
So I requested five years’ worth of decisions about other teachers by independent panels from this agency, in search of further insights into how the state’s teacher disciplinary system works and where it falls short. I obtained a gold mine of documents in less than a week.
I had learned some important lessons: What seems to be secret isn’t always so. Sometimes you just need to know who to ask, and for what.
Chinese academics specialising in Tibet must find more creative ways to shape the global conversation about the region while remaining strictly aligned with the Communist Party’s ideology.
That was the message Li Ganjie, head of the Communist Party’s United Front Work Department, had for researchers who gathered to mark the 40th anniversary of the China Tibetology Research Centre on Wednesday.
According to state news agency Xinhua, Li said that the international situation was “volatile” and...
Con la partecipazione al III Forum Antifascista di Mosca, il nostro Partito non ha fatto mancare il proprio sostegno ai popoli del Donbass.
Il nostro Vicesegretario Generale ha infatti incontrato Boris Alekseevich Litvinov, Primo Segretario del Comitato Regionale di Donetsk del Partito Comunista della Federazione Russa, leader del gruppo parlamentare del KPRF nel Consiglio Popolare della Repubblica.
L’incontro è stata l’occasione per dimostrare tutta la nostra solidarietà internazionalista e sviluppare progetti di collaborazione futuri.
Nella foto è presente Renate Koppe responsabile Internazionale del Partito Comunista Tedesco – DKP, nostro partito fratello.
Nuove vette per la discriminazione degli utenti Linux. Se infatti eravamo abituati alla poca considerazione, cosa dire di questa nuova frontiera in cui, apparentemente, gli utenti sono talmente pochi (il 30%) che se vogliono la versione Basic del software la devono pagare...
Un vero inedito!
L’Europa e l’Italia si trovano in una condizione di smarrimento economico e politico. Sono schiacciate tra due grandi potenze che stanno ridisegnando gli equilibri globali: gli Stati Uniti, impegnati a riportare sotto la propria influenza economica tutte le aree considerate strategiche, e la Cina, che ha costruito un sistema produttivo capace di controllare materie prime, produzione industriale e leadership tecnologica dentro una struttura economica straordinariamente resiliente. In questo nuovo equilibrio internazionale, l’Europa rischia di diventare marginale, e con essa l’Italia. Questo smarrimento deve rapidamente trasformarsi in un progetto capace di collocare l’Europa dentro il nuovo duopolio globale, evitando che il continente venga progressivamente escluso dal potere economico reale. Gli effetti interni di questa marginalizzazione sarebbero gravi: minore crescita, salari più bassi, perdita di capacità industriale e crescente irrilevanza politica.
Per questa ragione il centrosinistra dovrebbe utilizzare il tempo disponibile per costruire un programma economico all’altezza della fase storica, non una sommatoria di provvedimenti o l’ennesimo catalogo elettorale. Serve un orizzonte di politica economica e sociale sufficientemente coraggioso. Senza ambizione, Italia ed Europa sono destinate ai margini.
Il ruolo dell’Europa
Il punto di partenza è l’Europa. Qualunque strategia nazionale seria deve partire dall’Europa. La competizione economica si organizza ormai tra grandi aree continentali. Nessun singolo Stato europeo possiede da solo la massa critica necessaria per competere con Stati Uniti e Cina: solo attraverso politiche europee più solide gli Stati nazionali possono tornare ad avere una funzione strategica. Serve innanzitutto un bilancio europeo autonomo, finanziato da risorse proprie, non inferiore al 5 per cento del Pil dell’Unione. Questa dimensione è appena sufficiente per immaginare un vero bilancio pubblico funzionale: uno strumento capace di utilizzare spesa pubblica, investimenti e, quando necessario, debito comune come leve di politica economica, industriale e anticiclica. Senza questa dimensione fiscale, il Parlamento europeo continuerà a non avere una piena legittimazione e l’euro resterà una moneta strutturalmente fragile.
La moneta unica può ambire a diventare una vera valuta internazionale soltanto se sostenuta da una politica fiscale comune. Una patrimoniale europea rappresenterebbe uno strumento credibile per rafforzare l’autonomia fiscale dell’Unione, da accompagnare a un mercato dei capitali integrato e regolato da istituzioni indipendenti. Di conseguenza, la BCE dovrebbe assumere un profilo più simile alla Federal Reserve, guardando all’inflazione così come all’occupazione. Solo un’Europa economicamente autonoma può costruire una politica estera autonoma, recuperando la diplomazia, una delle grandi invenzioni politiche europee.
Ricostruire il fisco italiano
Dentro questo quadro europeo, gli Stati devono mantenere una propria autonomia fiscale, ma in modo coerente e coordinato. I tributi si sono sempre adattati ai modi di produzione e agli assetti patrimoniali emergenti dall’evoluzione economica della società. Per l’Italia il punto è semplice: tutti i redditi devono concorrere al finanziamento della spesa pubblica sulla base della capacità contributiva e il sistema fiscale deve tornare a essere realmente progressivo. Il modello di riferimento dovrebbe essere la CIT (Comprehensive Income Tax), caratterizzata da una base imponibile formata da un reddito definito nel modo più ampio, così da includere tutte le entrate del contribuente, fra cui anche le plusvalenze. Negli ultimi anni il sistema tributario italiano è stato progressivamente svuotato nei suoi presupposti fondamentali attraverso aliquote sostitutive, agevolazioni settoriali e frammentazione delle basi imponibili. Il risultato è un sistema meno equo, meno trasparente e meno efficiente. Una riforma fiscale seria dovrebbe ricostruire universalità, progressività e coerenza. Ciò significa riportare a tassazione ordinaria quote crescenti di reddito oggi sottratte alla progressività, razionalizzare le tax expenditures, contrastare l’erosione delle basi imponibili e ridurre l’uso di strumenti fiscali costruiti per singole categorie. Meglio abbandonare le bandierine fiscali: il fisco o è coerente oppure non funziona.
Riformare la spesa pubblica.
Alla riforma fiscale deve accompagnarsi una riforma profonda della spesa pubblica. L’Italia gestisce ogni anno circa 1.300 miliardi di euro di spesa pubblica: una massa enorme di risorse che troppo spesso viene amministrata attraverso una moltiplicazione di strumenti frammentati che inseguono gli eventi economici invece di governarli. Ogni crisi produce una nuova misura; ogni emergenza genera un nuovo incentivo. Ogni governo aggiunge nuovi strumenti senza eliminare quelli precedenti. Non è così che si governa la spesa pubblica. Serve una grande riforma che riporti ordine nelle priorità e concentri le risorse sulle missioni fondamentali dello Stato: beni pubblici, beni di merito, investimenti ad alta esternalità positiva e protezione sociale.
Politica industriale e innovazione. La transizione energetica, tecnologica e industriale europea richiede anche una strategia nazionale coerente. L’Italia dovrebbe utilizzare la ricerca pubblica come leva di industrializzazione e contribuire al riposizionamento del proprio sistema produttivo. Il compito dello Stato non è sostituirsi al mercato, ma orientare il cambiamento tecnologico e anticipare la domanda di beni e servizi ad alto contenuto innovativo. In altre parole: cambiare il motore della macchina senza fermarla.
Occorre evitare di sostenere la domanda effettiva senza avere la capacità tecnica di soddisfarla: l’effetto sarebbe importare la parte più nobile e tecnologica degli investimenti.
Riequilibrare il rapporto tra capitale e lavoro
L’ultimo nodo riguarda il rapporto di forza tra capitale e lavoro. Negli ultimi anni si è consolidata una logica fondata su sussidi distribuiti alternativamente alle imprese e ai lavoratori, producendo una deriva verso un fisco sempre più categoriale. Questa strada va abbandonata. Serve innanzitutto un salario minimo definito per legge e costruito insieme alle parti sociali. Allo stesso tempo è necessario affrontare la frammentazione della contrattazione nazionale. Oggi esistono oltre mille contratti collettivi. Il problema non riguarda soltanto i cosiddetti contratti pirata, che interessano una quota limitata di lavoratori. Molti contratti coprono platee troppo ristrette e impediscono al lavoro di esercitare un reale potere contrattuale nei confronti del capitale.
Accorpare i contratti significa rafforzare il lavoro. Anche le tipologie contrattuali in ingresso nel mercato del lavoro devono essere drasticamente ridotte. Quattro o cinque forme contrattuali sono più che sufficienti. Un mercato del lavoro moderno non può essere costruito sulla precarietà permanente.
Il centrosinistra ha davanti una scelta semplice: governare il declino o provare a cambiare traiettoria.
Questo articolo è stato pubblicato da Domani il 2 giugno 2026
L
a controcultura hippie degli anni Sessanta e quella cyber degli anni Novanta non sono mai apparse così vicine come in Grateful Dead economy. La psichedelia finanziaria di Andrea Fumagalli (2016, ora in corso di ripubblicazione in lingua inglese per i tipi di Bloomsbury’s con il titolo Financial Psychedelia and the Commons). Sia gli hippie auto-organizzati nelle proprie comunità sia gli hacker connessi tramite la rete informatica hanno mostrato uno spirito cooperativo mediante cui svicolare da pressioni, imperativi e coazioni del capitale. Se la mossa conclusiva del sistema capitalista consiste nel separare le persone le une dalle altre, allora la replica più plausibile a questo scacco sta proprio nel creare inedite forme comunitarie o di connessione e condivisione, come quelle degli hippie prima e degli hacker poi.
E in mezzo a queste due controculture cosa c’entrano i Grateful Dead? La band di San Francisco è stata attiva dagli anni Sessanta (in prima battuta sotto altri nomi, per poi assumere quello definitivo nel 1966) fino al 1995, anno della morte del leader Jerry García, coprendo l’intero periodo durante cui si avvicendano le comunità hippie e il movimento hacker. I Grateful Dead rappresentavano una sincera espressione della controcultura hippie: “vivevano in una sorta di comune, composta da più di venti persone, al centro del quartiere di Haight-Ashbury”. La sussistenza dei comunardi dipendeva dagli introiti della band, ma i Grateful Dead rifiutavano le leggi di mercato e credevano nella libera fruizione della musica: i loro concerti, partecipati da migliaia e migliaia di persone (100.000 spettatori all’ultimo concerto primo della morte di Jerry García), erano gratuiti o a prezzi modici o ancora organizzati per sovvenzionare iniziative solidali promosse da comunità hippie, e le stazioni radio li trasmettevano gratuitamente.
Perdipiù, la band permetteva al pubblico di registrare liberamente i brani suonati nel corso dei suoi straordinari eventi live, alimentando un mercato sommerso che non aiutava le vendite discografiche. Insomma, la situazione finanziaria non era delle più rosee, eppure i membri della band mantennero sempre un divertito distacco da quell’equivalente generale e astratto che è il denaro: quando il reverendo Hart, padre del percussionista, scappò con il fondo cassa per finanziare le proprie attività religiose, “i Dead la presero con filosofia (come era nel loro spirito), al punto da scriverci sopra una canzone ironica: He’s Gone!”.
I Grateful Dead rappresentavano una sincera espressione della controcultura hippie: vivevano in una sorta di comune, rifiutavano le leggi di mercato e credevano nella libera fruizione della musica mantennero sempre un divertito distacco da quell’equivalente generale e astratto che è il denaro.
I Grateful Dead tengono comunque una testa di ponte nella cultura hacker: si tratta di John Perry Barlow, che collaborò con la band in qualità di paroliere dal 1971 fino al suo scioglimento, e che era anche un giornalista informatico, un filosofo digitale e un pioniere e attivista del web. Insomma, un autentico esponente dello spirito hacker. Nel 1996 Barlow assistette alle sessioni del Forum economico mondiale, una serie di incontri e conferenze che si tiene ogni inverno a Davos, in Svizzera, e vede la partecipazione di esponenti di primo piano dell’oligarchia politico-industriale globale: quell’occasione gli fu propizia per scrivere “A Declaration of the Independence of Cyberspace”, che poi spedì via e-mail alla sua rete di contatti. In essa incalzava i governi: “[n]on avete alcuna sovranità sui luoghi [virtuali] dove ci incontriamo […] lo spazio sociale globale (il web) che stiamo costruendo è per sua natura indipendente dalla tirannia che voi volete imporci”. Le sue parole sono espressione di quell’anelito antiautoritario e libertario che è alla base pure delle comunità hippie.
Al di là della figura di Barlow, tra i Dead e la cultura hacker sussiste una profonda analogia data dalla rilevanza che per entrambi assumono i beni comuni, categoria capace di superare la dicotomia tra proprietà privata e proprietà pubblica; come i Grateful Dead concepivano la musica quale sorta di bene comune, così gli hacker intendevano lo spazio informatico e le informazioni accessibili grazie a esso come un bene comune: in tal modo, “[l]o spirito della musica come common si traduce e si rilancia nel concetto di cyberspazio come common”.
I beni comuni assumono un rilievo fondamentale, oltre che per i Dead, anche nella controcultura hippie: furono gli hippie di San Francisco a fondare la Haight Ashbury Free Clinics, un ospedale rimasto in funzione fino al 2019 e dove chiunque avesse necessità poteva ricevere cure gratuite. Le comunità hippie sono il frutto di un esodo attivo dalla società capitalista, di quello che si dice un dropout:
il movimento hippie non si pone sul piano del conflitto diretto con le istituzioni. Diversamente pratica e diffonde stili di vita che si basano sul motto, coniato da Timothy Leary [professore di psicologia ad Harvard tra i protagonisti del movimento hippie]: Turn on, tune in, drop out. Il significato e l’interpretazione della frase in italiano è: “accendi la mente” (turn on), sintonizzati con l’universo (tune in), abbandona il tempo e lo spazio presente realizzando te stesso (drop out).
Il valore prodotto al loro interno è un valore d’uso, esito di una produzione fatta dall’essere umano e destinata all’essere umano, senza alcuna struttura proprietaria di mezzo che si appropri di questo valore per trasformarlo in denaro, in valore di scambio. Le risorse che consentono la produzione non sono date da nient’altro che dalla natura e dalla forza-lavoro: le comuni hippie sono per la maggior parte comuni agricole dove è l’uomo a dominare le macchine e non viceversa. La base della produzione stessa è la rete, cioè un intreccio di rapporti orizzontali e cooperativi tra i membri della comunità che costituisce ciò che Andrea Fumagalli chiama “comune”: concetto da non confondere né con la comunità stessa né con i beni comuni. La sussunzione di questo comune da parte del capitale, cioè la sua messa al servizio del processo di produzione e accumulazione, ha dato origine al contemporaneo capitalismo biocognitivo, in cui le conoscenze degli uomini costituiscono la materia prima e “sfuma la divisione fra tempo di lavoro e tempo libero”.
Come i Grateful Dead concepivano la musica quale sorta di bene comune, così gli hacker intendevano lo spazio informatico e le informazioni accessibili grazie a esso come un bene comune, categoria capace di superare la dicotomia tra proprietà privata e proprietà pubblica.
Il concetto di capitalismo biocognitivo teorizzato da Andrea Fumagalli è stretto parente di quello di semiocapitale elaborato da Franco Bifo Berardi: mentre il primo pone l’accento sulle conoscenze che gli esseri umani utilizzano nel processo produttivo di beni sempre più spesso immateriali, il secondo insiste sui segni e i simboli che gli esseri umani si scambiano in funzione del buon andamento del ciclo di produzione e consumo. In entrambi i casi, ciò che tanto le conoscenze quanto i segni e i simboli pongono in rilievo è la centralità del linguaggio, il quale veicola le conoscenze ed è a sua volta veicolato da segni e simboli. L’essere umano dell’odierno capitalismo è un animale parlante, che attraverso la parola si relaziona e coopera con i suoi simili: un soggetto astratto al quale è senz’altro riconducibile l’hippie che si organizza assieme agli altri attivisti per condurre un’esistenza comunitaria entro un villaggio agricolo.
Il limite delle comunità hippie, nonché la ragione ultima della fine della loro esperienza, stava nella loro dimensione limitata, che rendeva impossibile raggiungere l’autosufficienza solo grazie ai valori d’uso prodotti dai comunardi; comunque, quello che soprattutto mancava a queste comunità era, secondo Andrea Fumagalli, una moneta che stabilisse il valore dei beni autoprodotti, così da intrattenere con l’esterno quei rapporti di scambio necessari per bilanciare le carenze interne.
Lo spirito comunitario e di condivisione proprio delle comunità hippie e dei Grateful Dead trasmigrerà, venendo però contrassegnato da una più o meno marcata nota individualistica, nella cultura hacker. Se le comunità hippie rappresentano l’esperimento di “un altrove dal sistema capitalistico”, gli hacker connessi nel cyberspazio cercano “di ritagliare spazi di autonomia e alterità nel sistema capitalistico di produzione”: il loro non è più un esodo.
La cultura hacker mette in primo piano la tecnologia, soprattutto quella informatica e cibernetica, nelle quali vede un mezzo per il libero e gratuito accesso all’informazione e alle conoscenze scientifiche: insomma, uno strumento per aumentare la consapevolezza delle persone e affrancarle dal complesso militare-industriale. L’apprendimento del sapere è dunque mediato dagli ultimi ritrovati della tecnologia e dalla costituzione di una rete permessa non tanto dalla prossimità fisica quanto dalle connessioni telematiche. Proprio per questa ragione parliamo di “cultura” hacker anziché di comunità: essa, sebbene fondata sulla condivisione di conoscenze e opinioni, non ha espresso mai forme di vita associata più significative dei computer club, ove quante più persone venivano familiarizzate all’uso delle nuove tecnologie, e degli esperimenti di connessioni multiple, antesignani degli odierni servizi digitali di messaggistica, che permettevano agli utenti di offrirsi servizi, scambiarsi consigli e trovarsi dei compagni per le attività del tempo libero.
Se le comunità hippie rappresentano l’esperimento di “un altrove dal sistema capitalistico”, gli hacker connessi nel cyberspazio cercano “di ritagliare spazi di autonomia e alterità nel sistema capitalistico di produzione”: il loro non è più un esodo.
Nella rete degli hacker il concerto che nel contesto della comunità hippie coinvolgeva solo gli esseri umani viene ora a implicare anche le macchine informatiche: sono proprio il libero accesso dell’uomo ai dispositivi informatici e la diffusione gratuita delle informazioni a configurare un “comune”, una rete cooperativa, differente da quella al centro dell’esperienza hippie.
Le reti informatiche attraverso cui, secondo la controcultura hacker, dovrebbe realizzarsi l’emancipazione dell’individuo dal complesso militare-industriale vengono facilmente risignificate dal capitale, che scorge in questo reticolo planetario l’infrastruttura di un nuovo paradigma produttivo, i cui cardini sono la rapida condivisione di conoscenze e l’immediata comunicazione consentite dalla istantaneità della connessione informatica. Non a caso oggi la rete informatica è alla base dei servizi offerti dalle società di consulenza transnazionali e dei profitti delle grandi multinazionali, nonché della compravendita di titoli sulle piazze finanziarie di tutto il globo e del microtrading, ma anche del lavoro schiavile di uomini e donne del Sud del mondo che addestrano ChatGpt e altre forme di intelligenza artificiale.
La controcultura cyber non ha fatto altro che unificare ed espandere su tutto il pianeta le reti cooperative inaugurate dagli hippie: a differenza dello spazio geografico, Internet promette di espandersi illimitatamente o perlomeno proporzionalmente alla capienza delle nostre menti e dei nostri immaginari. Il terreno, tutto immateriale, che il capitale può mettere a coltura per ricavarne valore appare sconfinato o quasi.
Oggi nell’universo delle Ict, di internet, dei social media tutta la nostra vita viene messa a valore. […] è l’insieme della collettività umana che continua a riprodursi in modo allargato sino a diventare la base dell’accumulazione e della valorizzazione proprietaria individuale e d’impresa. L’individuo è fonte di valore solo se opera collettivamente, negando tale collettività. Da qui nasce l’espropriazione capitalistica dell’etica hacker, della cooperazione sociale, del comune: in ultima analisi della Grateful Dead economy.
In parallelo allo stabilimento dell’egemonia sulla rete informatica, il capitale ha proceduto alla cooptazione degli appetiti egoistici espressi da coloro che sarebbero poi assurti a imprenditori di punta della Silicon Valley. Andrea Fumagalli fissa il momento fatidico di questa svolta nel 1985: allora viene sì fondata the Well (Whole Earth ʼLectronic Link), comunità virtuale articolata in personal computer collegati tra loro e volta a promuovere e diffondere informazioni, attività e oggetti utili alla costruzione di un’esistenza emancipata, ma anche il Media Lab del Massachusetts Institute of Technology, il cui scopo era (ed è tuttora) produrre innovazioni a fini di lucro.
Si tratta di esperienze agli antipodi, espressione di due declinazioni radicalmente differenti delle potenzialità insite nella rete informatica quale “piattaforma orizzontale e flessibile su cui la stessa società potrebbe evolversi”: sarà il secondo modello a prevalere e a concorrere all’affermazione dell’etica anarco-capitalista, la quale, pur battendosi contro le grandi concentrazioni di capitale nell’universo delle tecnologie di informazione e comunicazione e di internet,non mette mai in discussione le fondamenta del sistema di produzione capitalistico: la proprietà privata nella figura dell’individualismo proprietario e il rapporto capitale-lavoro come fonte di valorizzazione e accumulazione, ovvero di sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
In definitiva, la nuova cooperazione umana nascente grazie ai computer è stata sviata dal mercato, che ha riconnesso alla produzione di innovazioni un premio economico individuale, anziché il progresso della società, e fatto sì che le nuove conoscenze prodotte dal lavoro vivo dell’essere umano, una volta codificate nei software, venissero per ciò stesso recintate e privatizzate: ricondotte sotto lo scudo dei diritti di proprietà intellettuale e così distolte dal servizio alla collettività.
La tesi di Andrea Fumagalli è che le prassi cooperative spontanee che animavano la controcultura hippie degli anni Sessanta e quella cyber degli anni Novanta, potenzialmente in grado di sottrarre terreno all’ordine dominante, siano state largamente sussunte dal capitale: in altre parole, esso ha saputo valorizzarle, volgendole dunque alla propria logica. In particolare, la cooperazione tra gli esseri umani è stata posta alle base del modello di produzione e accumulazione postfordista, che si è affermato in seguito alla crisi economica del 1975 scatenata dalla guerra dello Yom-Kippur e dal rialzo del prezzo del petrolio. La recessione ha messo in crisi il modello verticale-gerarchico di fabbrica fordista, dove la produzione era “fondata su uno schema omogeneo e standardizzato di organizzazione del lavoro”, e fatto da apripista a un’organizzazione d’impresa più cooperativa, “dove la forza-lavoro viene coinvolta in misura maggiore nel processo di elaborazione progettuale e produttiva”.
La nuova cooperazione umana nascente grazie ai computer è stata sviata dal mercato, che ha riconnesso alla produzione di innovazioni un premio economico individuale, anziché il progresso della società: le nuove conoscenze prodotte dal lavoro vivo dell’essere umano, una volta codificate nei software, vengono per ciò stesso recintate e privatizzate.
Se nella fabbrica fordista “i luoghi di lavori erano puntellati da scritte del tipo ‘Silenzio, qui si lavora’, ora è la lingua, il comunicare, che comincia a creare valore”. Nel modello postfordista il generalintellect, cioè la capacità tecnico-scientifica raggiunta dalla civiltà, non viene più a trasfondersi, come riteneva Marx, nelle macchine e nei mezzi di produzione più avanzati; esso alberga invece, come scrive Christian Marazzi (Capitale & linguaggio, 2002, nei corpi dei lavoratori, “scatol[e] degli arnesi del lavoro mentale”, e si esprime nelle reti cooperative, in ciò che Andrea Fumagalli chiama “comune”.
In conclusione, le controculture hippie e cyber presentano indubbiamente il merito di avere messo in discussione il concetto di proprietà privata, eppure non hanno impedito che lo spirito imprenditoriale prevalesse su quello sociale, mettendo a profitto la cooperazione cui tendono gli esseri umani. Andrea Fumagalli ritiene che il rilancio di un’esperienza comunitaria capace di rappresentare un esodo stabile dalla società capitalista debba passare per la creazione di una moneta alternativa, sostitutiva di quelle legali. Deve trattarsi di una moneta che fissi il valore dei beni ancorandolo al tempo necessario alla loro produzione, secondo la teoria del valore-lavoro: si tratta di retribuire le persone esclusivamente in base al loro tempo di lavoro, rimuovendo così una gran fetta di diseguaglianze.
Questa moneta diverrebbe quindi l’unità contabile di una grande banca del tempo, nella quale la disponibilità economica di ciascuno dipenderà soltanto dalla sua attività lavorativa, calcolata in ore; le persone la userebbero, oltre che per pagare il lavoro prestato all’interno della comunità i beni e i servizi lì offerti, anche per avviare scambi con l’esterno. Non potrà però essere prestata in cambio del pagamento di interessi, dunque non svolgerà quella funzione creditizia, propria delle banche tradizionali, la quale consente l’accumulazione di capitale a favore delle banche stesse e delle grandi imprese in grado di indebitarsi. In tal modo si svilupperà un circuito dei pagamenti non assimilabile a quello capitalistico, insomma ciò che Andrea Fumagalli chiama “psichedelia finanziaria”.
J’ai rencontré des personnes de framasoft à ow2con hier et on a essayé de trouver des opportunités de collaboration.
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Il Parlamento Europeo sostituirà Google come il motore di ricerca predefinito sui suoi computer con Microsoft Edge e Mozilla Firefox in favore di Qwant.
I titoli di oggi: Gli Usa verso nuovi dazi per i Paesi coinvolti nel lavoro forzato Zhang Yiming, fondatore di ByteDance, è il secondo uomo più ricco d’Asia L’ex funzionario anticorruzione Li Xiaohong è finito sotto indagine per corruzione Corea del Sud, vittoria amara per il Partito Democratico Filippine, indagine su una possibile nuova struttura nell’atollo di Scarborough Indonesia, arrestato ...
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La transizione ecologica non è una questione esclusivamente ambientale. È il terreno su cui si giocano il futuro industriale europeo, la qualità del lavoro, la sicurezza energetica, la coesione sociale e la capacità stessa delle democrazie di affrontare la crisi climatica. È questo il messaggio chiave del convegno nazionale “Mobilità sostenibile al lavoro” dell’Alleanza Clima Lavoro, che lo scorso 14-15 maggio ha riunito a Bologna rappresentanti del sindacato e dell’associazionismo ambientalista, ricercatori, amministratori locali ed esponenti del sistema delle imprese (qui il video con la registrazione integrale del convegno).
Uno degli elementi emersi con maggiore forza nel corso della due giorni è che la crisi climatica e la crisi sociale non possono più essere affrontate separatamente. Occorre scongiurare, in particolare, un duplice rischio: da un lato frenare o bloccare la decarbonizzazione per difendere assetti produttivi insostenibili, dall’altro portare avanti la transizione senza prevedere adeguati meccanismi di protezione sociale, lasciando che siano le lavoratrici e i lavoratori a pagarne il prezzo.
Il tema della costruzione di un sistema integrato di mobilità collettiva in Italia è centrale in questo ragionamento, con un trasporto pubblico locale che soffre di cronica carenza di finanziamenti, investimenti inadeguati e profonde disparità territoriali. A tutto ciò si somma l’assenza di una strategia nazionale capace di integrare trasporto pubblico, politiche urbane, diritto alla casa, infrastrutture ferroviarie e riduzione delle emissioni. A causa dell’insufficienza di offerta e di risorse per il TPL, il Paese continua così a essere fortemente dipendente dalla mobilità privata.
Non a caso, circa due terzi degli spostamenti continuano ad avvenire con mezzi individuali, una quota tra le più elevate d’Europa. Le poche alternative all’uso dell’auto privata di cui si dispone nelle periferie urbane, nelle aree interne e tra le fasce popolari producono così una doppia disuguaglianza, economica e ambientale. Da qui la critica alle scelte governative che privilegiano grandi opere e infrastrutture ad alta velocità rispetto al trasporto quotidiano di prossimità, quello utilizzato ogni giorno da milioni di persone per lavorare, studiare, raggiungere i servizi.
Il dibattito ha messo in evidenza, inoltre, come la mobilità sostenibile non consista in una semplice sostituzione di auto tradizionali con auto elettriche, cosa che porterebbe a riprodurre gli attuali problemi di congestione urbana e capacità di accesso al mezzo privato. La vera alternativa è quella di una mobilità pubblica, condivisa e integrata, capace di ridurre le emissioni, abbattere il traffico e al contempo assicurare il diritto alla mobilità per tutte le persone.
Si tratta di una prospettiva che richiama inevitabilmente il tema della capacità produttiva del Paese e del ruolo che una politica industriale orientata alla transizione – ad esempio per la produzione di mezzi per il trasporto pubblico – può svolgere nel sostenere occupazione, innovazione e riconversione ecologica. Ed è proprio sul rapporto tra transizione ecologica, politica industriale e lavoro che si è concentrata una parte rilevante del confronto bolognese.
In altre parole, il Green Deal è davvero il responsabile della crisi industriale europea e italiana? Oppure le difficoltà del sistema produttivo hanno radici più profonde? La risposta emersa con chiarezza è che le difficoltà dell’industria continentale e nazionale non derivano dalla traiettoria di decarbonizzazione ed elettrificazione avviata con il Green Deal, ma da un lungo periodo di sotto-investimenti, ritardi tecnologici, insufficiente ricerca e sviluppo e assenza di una politica industriale capace di accompagnare la trasformazione.
Emblematico in tal senso è il caso dell’automotive. Mentre l’Europa discute oggi se rallentare o meno la transizione, altrove – basti pensare alla Cina – si utilizza proprio la decarbonizzazione come leva per rafforzare il proprio sistema industriale, sostenere l’innovazione e consolidare il controllo sulle filiere strategiche del futuro. Nel mezzo di una competizione internazionale e di una rivoluzione tecnologica che stanno ridisegnando mercati, catene del valore e assetti produttivi, l’Europa – e con essa l’Italia – rischia allora di perdere ulteriore terreno.
In questa prospettiva, la narrazione secondo cui le difficoltà del settore deriverebbero dagli obiettivi di riduzione delle emissioni e dal phase-out dei motori endotermici dal 2035 è stata ampiamente contestata. Il problema, anche e soprattutto per l’automotive, non è la transizione all’elettrico, ma il ritardo con cui l’industria europea e quella italiana l’hanno affrontata. Per anni gran parte dei costruttori ha puntato sulla rendita dell’endotermico, sulle auto di fascia alta e sulla compressione dei costi, sottovalutando la rapidità e la profondità della trasformazione globale.
Il risultato è una crescente dipendenza tecnologica e industriale dai Paesi che guidano la transizione, con interi segmenti della componentistica messi sotto pressione dalla riduzione dei volumi produttivi e dall’assenza di una strategia coerente di riconversione. In altre parole, il rischio per l’Europa non è la transizione in sé, ma una transizione subita anziché governata.
Senza investimenti pubblici, filiere integrate e una strategia comune, la riconversione rischia di tradursi in perdita di capacità produttiva, occupazione e sovranità tecnologica. Il punto, quindi, è costruire una politica industriale europea capace di integrare domanda pubblica, investimenti produttivi, energia rinnovabile, infrastrutture di ricarica, formazione e tutela occupazionale.
Da qui la richiesta, emersa più volte, di una “reindustrializzazione verde” governata pubblicamente e che metta al centro il lavoro: la transizione dell’automotive non è soltanto una sfida ambientale, ma un’opportunità per sostenere capacità produttiva, occupazione qualificata e autonomia industriale. In assenza di una regia pubblica forte, invece, il rischio è che i costi sociali vengano scaricati sui lavoratori e sui territori attraverso chiusure di stabilimenti e aumento delle disuguaglianze sociali.
Un altro tema fondamentale del convegno è stato quello dell’energia e del ritardo italiano sulle rinnovabili. La dipendenza del nostro sistema energetico dalle fonti fossili – che rappresentano ancora circa il 75% del mix energetico nazionale – è stata indicata come uno dei principali fattori di debolezza economica e geopolitica del Paese. Una critica molto netta ha riguardato anche le cosiddette “false soluzioni”, a partire dal nucleare, tornato al centro della discussione pubblica in Italia sulla scia della crisi energetica legata alle guerre in Ucraina e Medio Oriente.
Particolarmente rilevante è stata la discussione sull’efficienza energetica, che rappresenta un pilastro nella traiettoria di riduzione delle emissioni e una leva strategica per la stessa politica industriale europea. Le direttive comunitarie sull’efficienza, gli edifici e l’ecodesign hanno infatti portato a una cospicua riduzione dei consumi energetici, creando inoltre occupazione qualificata e riducendo, nei fatti, la dipendenza energetica del continente.
In questo quadro, il ritardo italiano nella loro attuazione è stato segnalato come uno dei più pesanti ostacoli alla transizione nel Paese. Molto forte anche la critica al nostro sistema fiscale, che continua a penalizzare l’elettrificazione attraverso una struttura di oneri e tassazione squilibrata a favore del gas, portando a una distorsione che rallenta la diffusione di pompe di calore, mobilità elettrica ed elettrificazione industriale proprio quando nell’Unione europea si prova a ridurre la dipendenza dalle fonti fossili.
Altro aspetto discusso nel corso della due giorni bolognese è stato il rapporto tra transizione tecnologica e qualità del lavoro. Sul tema dell’intelligenza artificiale e dell’automazione è emersa una lettura distante sia dagli entusiasmi tecnocratici sia dalle visioni catastrofiste che spesso dominano il dibattito pubblico: la questione non è stata posta in termini di semplice “sostituzione” del lavoro umano, ma di organizzazione del potere nei processi produttivi.
Le nuove tecnologie digitali, il management algoritmico e l’automazione possono infatti produrre effetti molto diversi. Possono ridurre fatica e rischi oppure aumentare controllo, intensificazione dei ritmi e precarizzazione. La qualità degli esiti dipende dai modelli organizzativi e dalle relazioni industriali, oltre che dalla governance delle tecnologie, per cui il tema democratico ritorna centrale: chi decide come vengono utilizzate le innovazioni tecnologiche? Con quali obiettivi? Per aumentare profitti o migliorare condizioni di vita e lavoro?
Dal convegno di Bologna è dunque emersa una consapevolezza condivisa: il conflitto attorno alla transizione ecologica è, prima di tutto, un conflitto politico. La trasformazione è già iniziata e la vera sfida riguarda chi ne orienterà la direzione, come verranno distribuiti costi e benefici e quali interessi prevarranno. Lasciare che siano esclusivamente le logiche di mercato a guidare questo processo significa rischiare di scaricarne gli effetti sui lavoratori, sui territori più vulnerabili e sulle fasce sociali più esposte.
Governare la transizione significa invece costruire politiche industriali, energetiche e sociali capaci di accompagnare il cambiamento e di renderlo sostenibile non soltanto sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale. Da questo dipenderà la possibilità di tenere insieme lotta alla crisi climatica, qualità del lavoro e coesione sociale.
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Questo testo, curato da Nicola Valentino per le edizioni “Sensibili alle foglie”, racconta l’esperienza del “Gattablu”, uno dei primi centri di riabilitazione psichiatrica e psicosociale espressione del vasto movimento basagliano nato in Campania nei primi anni ’90, durante la fase di chiusura dell’ex Ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi, il cosiddetto “Frullone”. Un’operazione coraggiosa, affrontata con l’entusiasmo e l’ottimismo di quel momento storico, dal prof. Sergio Piro e da un gruppo di operator3 che occuparono piccole costruzioni in stato di abbandono diventate poi la casa della comunità che cura, di cui questo libro ci racconta.
Qui, come in altri centri diurni con la medesima ispirazione ideale, iniziano i processi di affrancamento dalle solitudini, si inizia ad allenare relazioni e dialogo, si potenziano strumenti e abilità che consentono di raggiungere uno stato di benessere soggettivo, sociale, e funzionale. Il Gattablu rappresenta uno snodo cruciale di quel processo di de-istituzionalizzazione che ha rivoluzionato la psichiatria e che ha contribuito e contribuisce a migliorare la vita degli utenti e delle famiglie.
I pazienti vengono coinvolti a vari livelli nella gestione delle attività del centro, anche la preparazione collettiva del cibo stimola l’attività e la tessitura di relazioni affettive. L’arte ha un ruolo centrale come forma di “autocura” , quando l’esistenza diventa difficile, è una risorsa vitale, un mondo in cui ci si rifugia e che rigenera, un’esperienza che esce dal centro ad incontrare il mondo fuori: “dall’arte reclusa all’arte pubblica”.
Le opere diventano installazioni in giardini pubblici, fanno parte di mostre e incontrano collezionisti o appassionati, sono sul carro di carnevali di quartiere a Napoli. Molte opere hanno trovato acquirenti e il ricavato di ogni vendita è andato a beneficio di tutta la comunità, nell’ottica di qualcosa di proteso verso un futuro diverso per ognun.
La vocazione inclusiva del centro, all’interno dell’ampio movimento associativo creato dal basso in quegli anni, porta il Gattablu a intessere relazioni con una vasta rete di soggetti e situazioni. Al Gattablu, (nome probabilmente derivato da un gatto che abitava le strutture, e il blu un probabile riferimento al cavallo blu basagliano), nei più di trent’anni di attività, sono state organizzate iniziative, incontri con altre associazioni, progetti con scuole, occasioni di socialità.
Il libro cerca di raccontare proprio il valore umano e sociale di questa rete di legami sociali indispensabile per la cura della sofferenza psichica, una rete che tiene insieme, come osservava Sergio Piro, sofferenza individuale e sofferenza sociale.
Per tornare sull’arte come come modo per uscire fuori dal centro diurno e aprirsi al mondo, è molto interessante la vasta produzione artistica che include dipinti, disegni, sculture, scrittura di racconti, poesie, pensieri.
La stessa ristrutturazione delle palazzine è stata impreziosita da mosaici e installazioni che, insieme a quanto è rimasto nella struttura, costituiscono un patrimonio che ha bisogno di essere innanzitutto preservato, in particolare da quando, a gennaio 2026, l’ASL ha chiuso il centro e stabilito di procedere alla demolizione delle strutture. In questa fase di regressione nei metodi della cura della malattia mentale e di tagli alla sanità, l’incontro con l’archivio “arte ir-ritata” della Coop Sensibili alle foglie, assume un particolare valore per la divulgazione e la protezione di questo patrimonio a rischio di dispersione o di appropriazione indebita. In attesa che si apra una nuova prospettiva di esistenza per questa preziosa esperienza di cura e solidarietà.
Il Gattablu
Una narrazione delle attività artistiche e sociali del Centro Diurno di salute mentale di Napoli Scampia a cura di Nicola Valentino
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Scenica Festival nasce come momento intenso di proposta artistica, culturale e formativa, esplorazione tra le arti, spazio di scambio e confronto, laboratorio di idee ed esperienze. Nato nel 2009 come un piccolo esperimento, il festival è oggi un importante evento che con coraggio porta in Sicilia compagnie innovative provenienti da tutta Europa.Circo, teatro, musica, danza, performance, laboratori: Scenica è un contenitore dai molteplici aspetti e attento ai diversi linguaggi della scena contemporanea. Dal 2009 ad oggi Scenica è cresciuto in numero di spettacoli, in pubblico e in qualità della proposta, tentando sempre di sorprendere e sorprendersi. Il festival è sostenuto
Continua il lavoro internazionale del Partito Comunista.
In questi giorni la compagna Daniela Mosca è presente allo SPIEF 2026 di San Pietroburgo, uno dei più importanti forum economici internazionali.
Proprio nella giornata di oggi, la nostra compagna ha avuto modo di incontrare Marija Zacharova, Direttrice del Dipartimento Informazione e Stampa del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa.
Nel corso dell’incontro, Daniela Mosca ha presentato le proposte del Partito Comunista sui temi dello sviluppo economico in un mondo multipolare, della cooperazione tra i popoli e della costruzione di un ordine internazionale fondato sulla pace, sul rispetto reciproco e sulla sovranità delle nazioni.
Il confronto internazionale e il dialogo tra i popoli restano strumenti fondamentali per costruire un futuro di pace, sviluppo condiviso e cooperazione tra gli Stati.
Lo SPIEF 2026 prosegue intanto regolarmente, nonostante il tentativo del governo di Kiev di ostacolare lo svolgimento del Forum, confermando ancora una volta la volontà di dialogo e confronto internazionale dei Paesi partecipanti.
Der traditionsreiche kanadische Zeitzeichensender CHU stellt nach fast einem Jahrhundert am 22. Juni 2026 seine Kurzwellenausstrahlungen dauerhaft ein.
Das National Research Council (NRC) zieht sich aus der klassischen HF-Infrastruktur zurück.
Die Demontage der Sendeanlage südwestlich von Ottawa erfolgt aus technologischen und ökonomischen Gründen. Das NRC verweist auf moderne, kosteneffizientere Verteilungswege wie das Network Time Protocol (NTP) via Internet und Web-Uhren.
Der finanzielle und energetische Aufwand für den Unterhalt der Kurzwellensender steht für die Behörde nicht mehr im Verhältnis zum zivilen Nutzen.
Ende einer Ära
Für HF-Techniker und Funkamateure endet damit eine Ära der Signalbeobachtung. CHU begann 1923 mit ersten experimentellen Aussendungen unter dem Rufzeichen 9CC, bevor 1938 das markante Rufzeichen CHU eingeführt wurde.
Verlässliche Referenz
Seit 2009 nutzte die Station die Frequenzen 3330 kHz, 7850 kHz und 14670 kHz. Die atomuhrgenauen Trägersignale dienten der Amateurfunkgemeinschaft jahrzehntelang als verlässliche Referenz, um Ionosphären-Prägungen, Phasenverschiebungen und transatlantische Ausbreitungsbedingungen in Echtzeit zu analysieren.
Bis zum endgültigen Abschalttermin im Juni nehmen die Betreiber noch Empfangsberichte für die finale Bestätigung via QSL-Karte entgegen.
Una decisione giudiziaria arrivata dalla Baviera potrebbe avere effetti importanti sul futuro della canapa industriale in Germania. Il Tribunale distrettuale di Amberg ha infatti assolto un commerciante accusato di aver venduto prodotti derivati dalla canapa conformi ai limiti legali di THC. Dopo la rinuncia della Procura a presentare ulteriori ricorsi, il verdetto è diventato definitivo …
IA a scuola, il Garante privacy chiede informazioni agli istituti Salesiani Il Garante per la protezione dei dati personali ha inviato una richiesta di informazioni al Centro Nazionale Opere Salesiane Scuola in merito all’impiego dell’intelligenza ar...
MEPs are encouraged by the EU accession-related reforms carried out by Ukraine’s government, and insist Ukrainians should determine the conditions for peace with Russia. Committee on Foreign Affairs
L'informatica è, sorprendentemente, un luogo denso di arte e di possibilità di espressione artistica. In questo video mostro e commento un esempio di arte informatica, il movfuscator, che compila un programma in C utilizzando una singola istruzione, l'istruzione mov.
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Zero in Condotta ha pensato di ricordare il 90° dell’inizio della rivoluzione e della guerra civile in Spagna con la pubblicazione di un testo inedito in italiano, uscito nel 2019 in castigliano e successivamente in inglese e francese.
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Il 24 luglio del 1936 partiva da Barcellona una colonna armata costituita prevalentemente da aderenti alla CNT, la confederazione anarcosindacalista. Alla sua testa vi era un ‘uomo d’azione’ ben conosciuto, José Buenaventura Durruti. Erano trascorsi pochi giorni da quando lui e molti di quelli che lo accompagnavano avevano partecipato ai conflitti di piazza, sulle barricate, sconfiggendo il sollevamento militare nella capitale catalana. Ora si dirigevano verso Saragozza, importante snodo del paese, caduto nelle mani dei militari golpisti, la cui liberazione era considerata decisiva per lo sviluppo della guerra e della rivoluzione appena iniziata.
Verso Saragozza è la cronaca di questa colonna: la storia delle sue azioni, ma anche della sua organizzazione e del suo funzionamento, dalla costituzione fino all’integrazione nell’Esercito popolare della Repubblica, nel contesto del contemporaneo sviluppo politico, militare, economico della società civile: dall’evoluzione fino alla sconfitta del processo rivoluzionario iniziato a seguito del sollevamento golpista.
Basato su un’ampia documentazione costituita da fonti scritte e orali, comprese le voci, raccolte nel tempo, di numerosi protagonisti dei fatti raccontati, Verso Saragozza indaga, racconta, approfondisce molte delle problematiche affrontate dai miliziani, a partire dal rifiuto della disciplina e della gerarchia, tipiche della struttura militare, fino alla militarizzazione imposta, alla controrivoluzione montante, alle tragiche giornate del maggio 1937. Un testo che solleva riflessioni e interrogativi, utili per quanti si pongono, ancora oggi, il tema della trasformazione rivoluzionaria della società.
Roberto Martínez Catalán, professore di geografia e storia in Aragona, è autore di numerosi articoli e del libro En el comienzo. Un cuento antiteológico.
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Gli eventi naturali pericolosi possono non verificarsi da soli. Un’area colpita da un terremoto potrebbe essere interessata da una perturbazione meteorologica, oppure il territorio potrebbe essere già stato indebolito da eventi sismici recenti. In alcuni casi, un terremoto può essere innescato da dinamiche legate all’attività dei vulcani, o lo stesso può innescare uno tsunami o altri fenomeni secondari – frane, liquefazione del suolo, variazioni del regime idrogeologico – effetti a cascata che amplificano l’impatto sulla popolazione.
È da questa consapevolezza che nasce ARISTOTLE (All Risk Integrated System TOwards Trans-boundary hoListic Early-warning – European Natural Hazards Scientific Partnership), un’iniziativa promossa dal Parlamento Europeo per colmare una lacuna fondamentale nella gestione delle emergenze: l’assenza di una valutazione scientifica autorevole e tempestiva a supporto dei sistemi di allerta precoce automatici.
Sebbene questi ultimi siano in grado di rilevare rapidamente un evento e diffondere segnalazioni, non riescono a tradurre il dato in informazioni operative perché mancano di una comprensione scientifica completa della fenomenologia in atto e dei possibili effetti a cascata. ARISTOTLE nasce quindi con l’obiettivo di integrare queste informazioni con analisi esperte multi-hazard, fornendo all’Emergency Response Coordination Centre della Commissione Europea (ERCC) un quadro interpretativo più ampio e affidabile. In questo modo è possibile supportare decisioni operative più informate, comprendere quali siano le necessità reali delle aree colpite e valutare anche i rischi a cui potrebbe essere esposto il personale dispiegato sul campo.
ARISTOTLE riunisce 23 enti scientifici e università europee con competenze nei principali tipi di rischio naturale: terremoti, tsunami, eruzioni vulcaniche, incendi boschivi, alluvioni ed eventi meteorologici estremi. Il punto di forza del progetto è aver sviluppato, nei 10 anni di operatività, metodi e strumenti per valutare più rischi contemporaneamente, tenendo conto delle loro interazioni e della loro evoluzione nel tempo.
Il sistema multi-hazard operativo di ARISTOTLE a servizio di ERCC nell’ambito del Meccanismo Unionale di Protezione Civile
L’INGV è il coordinatore del progetto, partecipa alla valutazione della pericolosità di tre dei sei rischi naturali e fa parte del gruppo di coordinamento che gestisce le attività scientifiche e operative del consorzio.
Il valore della valutazione integrata
Cosa cambia quando si valutano i rischi in modo integrato? La risposta è nella qualità delle informazioni utilizzate al momento della crisi. Un sistema multi-hazard è in grado di identificare scenari in cui eventi distinti si influenzano reciprocamente, e di supportare le decisioni di allerta e di gestione dell’emergenza attraverso un quadro completo. Tutto questo concorre inoltre a migliorare la preparazione nel lungo termine, considerando il verificarsi in contemporanea dei pericoli.
Nel contesto multi-hazard, infatti, due o più fenomeni pericolosi possono verificarsi nello stesso periodo e/o nella stessa area geografica. Questo non implica necessariamente un rapporto causa-effetto diretto. I pericoli possono essere indipendenti ma simultanei oppure influenzarsi reciprocamente. Ad esempio, piogge intense e mareggiate possono aumentare il rischio di un’alluvione costiera.
Combinazioni di fenomeni come quelli descritti possono aumentare la vulnerabilità del territorio, moltiplicando gli impatti sociali ed economici, e richiedono analisi integrate.
Compito di ARISTOTLE è trasformare per ERCC dati scientifici complessi in informazioni chiare e utili per chi deve prendere decisioni operative rapide e finalizzate quindi anche a salvare vite umane e mitigare i danni.
Come funziona ARISTOTLE?
ARISTOTLE è una sala operativa virtuale in cui si alternano 24 ore su 24, 7 giorni su 7, circa 170 esperti rappresentativi dei sei hazard attualmente monitorati. A supporto degli esperti c’è una rete di ricercatori e tecnici di oltre 23istituzioniscientifiche di tutta Europa che garantisce informazioni puntuali, aggiornate e realistiche per un monitoraggio continuativo a scala globale.
Il team ARISTOTLE fornisce il servizio operativo in:
Modalità di risposta alle emergenze (ERM): in risposta al verificarsi di un evento naturale rilevante, il team si riunisce virtualmente ed effettua una valutazione multi-hazard dell’impatto dell’evento su popolazione e infrastrutture del Paese coinvolto. Entro le tre ore successive redige e invia a ERCC un rapporto dettagliato a Bruxelles;
Modalità operativa ordinaria (ROM): con un servizio trisettimanale di monitoraggio multi-hazard in cui redige un report di aggiornamento per ERCC degli eventi occorsi nei giorni precedenti descrivendo anche la loro evoluzione nei giorni a venire;
Con un servizio di science “on-demand” (SEOD) per supportare ERCC nella comprensione della fenomenologia di eventi catastrofici estremi o durante crisi particolarmente rilevanti.
I primi dieci anni
Quest’anno ARISTOTLE compie 10 anni di operatività. Nato come progetto pilota, oggi fornisce supporto scientifico a ERCC attraverso l’analisi di centinaia di eventi naturali che hanno richiesto il coordinamento degli aiuti internazionali. Il progetto ha inoltre supportato l’ERCC anche in occasione di crisi non legate a eventi naturali, fornendo informazioni utili alle attività di intervento umanitario.
Sintesi delle attivazioni di Aristotle durante i 4 contratti precedenti a quello attuale e suddivisa per le diverse modalità: ERM (l’emergenza per un grave evento), ROM (il report trisettimanale), STAF/SEOD (il servizio on-demand in caso di eventi complessi).
Guardando al futuro, ARISTOTLE punta a diventare ancora più efficace, integrando altri rischi naturali come Meteorologia spaziale, siccità e ondate di calore, e nuovi strumenti di monitoraggio, per far sì che la scienza sia sempre più al servizio della società.
A cura di Giovanna Forlenza, Spina Cianetti, Licia Faenza, Giuseppe Salerno, Marco Olivieri, Valentino Lauciani del Centro ARISTOTLE.
Newly appointed Beaumont ISD Superintendent Sandi Massey speaks during a school board meeting in Beaumont, Texas. Danielle Villasana for ProPublica
No state has taken over as many local public school districts as Texas. Just since 2020, the Texas Education Agency has installed its own hand-picked leaders in eight districts. Four of those came this spring. At least another 10 are at risk of takeover, including, as of last week, the Austin Independent School District.
And to lead some of these districts, Texas is turning to a cadre of officials with ties to Mike Miles, the man the education agency chose in 2023 to oversee the Houston school district, the state’s largest. Miles is also a close ally of Mike Morath, Texas’ powerfuleducation commissioner.
Already, at least two of these new district leaders have started to adopt policies similar to the contentious reforms Miles has pursued in Houston. He has touted improved test scores under his charge. Houston ISD had no F-rated campuses and fewer D-rated campuses in the state’s latest ratings compared with previous years. But Miles has also sparked widespread protests in response to the district’s rigid adherence to scripted lessons and repetitive testing, the firing of principals and teachers, mass school closures, and the conversion of schools into charters.
Miles did not respond to requests for comment from the Texas Observer. Houston ISD officials, in a statement to the Observer, said the district did not achieve better ratings by maintaining the status quo but “made difficult decisions” to improve academic performance, noting the majority of its campuses are now rated A or B.
These school districts whose new leaders have connections to Miles should prepare for “upheaval and chaos,” warned an elected Houston school board member.
“If anything doesn’t align with improving test scores, it will be taken away,” said Maria Benzon, who was elected in November to the Houston ISD board but is not permitted to serve under the ongoing state takeover. Under Miles, for example, Houston ISD eliminated librarian positions and turned some libraries into what Benzon called “detention centers,” because they are being used, in part, for students with behavioral issues. Morath, the TEA commissioner, has said the centers are used for more than just punishment.
Texas law allows the TEA to take control of districts with multiple failing school ratings or governance issues and to replace their superintendent and elected boards.
The recent takeovers include Beaumont, Lake Worth and Connally independent school districts, whose new superintendents worked under Miles when he was superintendent in Dallas ISD; two of them also worked for him in Houston. In Fort Worth ISD, one of the state’s largest districts, the new state-appointed superintendent chose Daniel Soliz as his second-in-command, another person who worked under Miles in Houston ISD. Soliz did not respond to requests for comment for this story.
Texas Education Agency Commissioner Mike Morath attends a meeting at Harmony Hills Elementary School in San Antonio in 2025.The pace of state school district takeovers has increased during Morath’s time as commissioner.Scott Stephen Ball for The Texas Tribune
At least two of the state’s new superintendent appointees — Sandi Massey, who now helms Beaumont ISD in southeast Texas, and Ena Meyers, TEA’s appointee for Lake Worth ISD, a small district near Fort Worth — also worked for the controversial Colorado-based charter network Third Future Schools, which Miles led prior to becoming superintendent in Houston. In April, the Observer revealed that Miles had an ongoing $120,000 annual consulting contract with the charter network, an arrangement that likely violated a new statewide ban on public school administrators’ moonlighting. After questions from the news organization, Miles canceled the contract. The district said Miles “remains fully focused on leading Houston ISD and delivering results for students.”
Third Future’s charter network is expanding around the state as districts turn campuses over to the nonprofit’s Texas subsidiary, often as a means to delay possible state takeover. The nonprofit did not respond to the Observer’s request for comment.
School district takeovers often involve layoffs, school closures and an increase in charter schools, as has happened in Houston, said Domingo Morel, an associate professor of political science and public service at New York University, who found Texas has had more district takeovers than any other state since 1989.
What’s unique to Texas, Morel said, is that the low bar required to take control has led to more takeovers. Since 2015, five consecutive failing state ratings at just one school can trigger a takeover, as occurred in Houston, which has 273 campuses.
Texas has also made it harder for districts to appeal these seizures. The Legislature passed a law in 2021 that barred districts from using public funds to challenge the education commissioner’s “final and unappealable” decision to take them over. The threshold that defines a failing school was also lowered. Then, in 2025, the state passed another law restricting districts from using public funds to sue the state when challenging its accountability ratings.
The state “is the player, the referee, the coach, the scorekeeper,” when it comes to rating schools and deciding when to seize control, said Steven Nelson, an associate professor of education policy and leadership at the University of Nevada who’s been studying school takeovers for more than a decade. He said he suspects the TEA-appointed leaders connected to Miles will also focus on standardized testing, which will result in “a narrow curriculum when all is said and done.”
The acceleration of takeovers,and the state’s increasingly stringent rating system, comes just as Texas rolls out a school voucher program that will, in most cases, award parents $10,000 in state funds to send their children to private schools. State accountability standards do not apply to private schools, where students don’t have to take the standardized tests required in Texas public schools.
TEA spokesperson Jake Kobersky said the agency does not expect the four school districts that have recently been taken over to adopt the same reforms that Miles implemented in Houston. “During an intervention, state law requires the agency to appoint a new superintendent and a board of managers. All other staffing and operational decisions are made locally by the district,” Kobersky said.
But last August, Morath told lawmakers other districts “should be copying the changes that we see in Houston.”
Massey, the new superintendent in Beaumont, has also cited the changes in Houston ISD as a blueprint.
“The model that we are implementing here is a very similar model to Houston. And why? Because of the success that Houston has had,” Massey said at a May 21 board meeting, referring to her time working with Miles at Houston ISD, where he selected her to be chief of schools.
A speaker addresses the school board in Beaumont.Danielle Villasana for ProPublicaPeople clap as Massey speaks during a school board meeting.Danielle Villasana for ProPublica
Under Massey, the newly appointed board of managers voted at their first meeting to temporarily suspend a number of policies related to governance and hiring practices, including employees’ rights to present grievances to the board and principals’ ability to approve new hires without district permission. Board of managers member Jeff Wheeler said at the meeting, “We are requesting that they be suspended until the board can move, can more fully evaluate our local policies.”
The board has taken other steps that mirror what happened in Houston after the takeover there: On May 14, the district announced it was cutting 34 positions that support student mental health, and on May 21, it announced a high school would close.
Massey did not respond to the Observer’s requests for comment about whether she’s following the Houston playbook. Jackie Simien, a spokesperson for Beaumont ISD said, “Massey has worked alongside successful educational leaders with demonstrated results in improving systems, instruction, and student performance.”
Students protest against the state’s takeover of Houston ISD in 2023.Douglas Sweet Jr. for The Texas TribuneThe late Sylvester Turner, then mayor of Houston, speaks about the takeover of Houston ISD during a press conference in 2023.Joseph Bui for The Texas Tribune
Benzon, the elected Houston ISD board member, said Miles is sidelining parent and teacher voices in her district, and they are leaving in droves as a result. “They are trying to escape the New Education System and Miles’ bad policies,” Benzon added, referring to a program Miles transplanted from his former charter school network that is characterized by scripted lessons and repetitive testing. The Houston Chronicle reported the district “is losing students at an accelerated pace” under the takeover, spurring the district to shutter 12 schools ahead of the next school year.
In its statement to the Observer, Houston ISD cited a survey of families reporting a “favorable perception” of the district and said it retained many exemplary teachers.
Nelson and Morel said they believe the ultimate objective of any takeover is to disenfranchise local communities. Black and Hispanic students make up the majority of the population at all four of the districts now headed by Miles’ associates.
“It all begins at the school board level to then completely disempower the community,” Morel said.
On April 23, Houston ISD moved to fire a veteran teacher and president of the Houston Education Association teachers union after she protested requirements to comply with Miles’ New Education System.
Meyers, the new Lake Worth superintendent who at the time was Houston ISD’s deputy chief of strategic initiatives, testified in favor of the teacher’s termination.
“We do not allow our staff to make decisions about curriculum in a New Education System school or in Houston ISD,” Meyers said, according to a transcript of the hearing. “If they are not following expectations, we would not allow them to stay in HISD as an employee.”
Since taking over in Lake Worth, Meyers and the board of managers have temporarily suspended board policies related to governance procedures, hiring and employee assignments and schedules, similar to what Massey and her board did in Beaumont.
In response to the Observer’s inquiries about replicating Houston ISD’s reforms in her new role, Meyers wrote in an email that “Lake Worth ISD is very different from Houston ISD. We are a district of five schools serving a much smaller community, so our approach must reflect the unique needs of our students, staff, and families.”
Her email continued, “I believe educators should learn from successful practices wherever they exist.”
As in Beaumont and Lake Worth, the takeover in Fort Worth ISD has been characterized by swift changes. After less than a month under the new leadership, the 68,000-student district has suspended local board governance and hiring policies and has cut dozens of staff positions, including those supporting English-language learners.
Parent organizer Zach Leonard said a new instructional model Fort Worth ISD is rolling out in 19 schools, called “Elevate,” is essentially the same as what Miles has done in Houston, an assertion district spokesperson Tierney Tinnin refuted.
Leonard, along with other parents with his organization, notes the similarities between the programs: “scripted slide-by-slide lessons, rigid timed instruction, and ‘demonstrations of learning’ reduced to data points.”
“This isn’t education reform,” Leonard said, referring to Miles’ model of learning being transported to Fort Worth. “It’s a franchise being handed to our children without a vote.”
A group of lawmakers demanded answers from the White House this week following a ProPublica investigation revealing that a top aide to the president intervened to secure a $620 million Pentagon loan to a startup linked to the president’s eldest son.
ProPublica’s reporting “reveals a staggering level of corruption and influence peddling that superseded this process, enriching the President’s son at the expense of U.S. national security and taxpayer dollars,” wrote the group of Democratic lawmakers, including Sens. Elizabeth Warren of Massachusetts, Richard Blumenthal of Connecticut and Mazie Hirono of Hawaii as well as Reps. Jason Crow of Colorado and Mike Levin of California.
Last year, the Pentagon announced the loan to Vulcan Elements, a small North Carolina startup, about three months after Donald Trump Jr.’s venture capital firm took a stake of undisclosed size in the rare-earth magnet company.
Interviews and Defense Department records reviewed by ProPublica show that the request to lend to the firm was made by Peter Navarro, who serves as the president’s senior counselor for trade and manufacturing and is a friend of Trump Jr.’s.
Of the dozens of companies the Pentagon was considering funding at the time, Vulcan’s was the only deal initiated by a top aide to the president, an official at the Pentagon who was not authorized to speak publicly told ProPublica.
After defense officials got the White House request, they asked Pentagon staff to move at an unusually rapid pace, said another person who was involved in the deal at the Pentagon but not authorized to speak about it.
“The call came from the White House: We have to get this done,” the person said.
In their letter, addressed to White House Chief of Staff Susie Wiles, the lawmakers asked a series of questions about Navarro’s involvement in the deal, including whether he intervened at someone else’s direction, if the president was aware or involved, and who Navarro communicated with at the Pentagon.
They also asked more broadly about whether White House officials have communicated with federal agency officials about other companies linked to the Trump family.
“The American public — and service members that are in harm’s way — expect that the DoD contracting process is fair, unbiased, and competitive to ensure that only the best companies, providing only the best products, receive taxpayer dollars,” the lawmakers wrote.
Navarro, who served as trade adviser in the president’s first term, and Trump Jr. have formed a close bond in recent years. The president’s son visited Navarro in prison while he served time for defying a subpoena from lawmakers investigating the Jan. 6, 2021, riot at the U.S. Capitol. Trump Jr. was one of the small group of people Navarro dedicated his latest book to for having “my back when it was against the wall.” And a week before the Vulcan deal was announced, Trump Jr. hosted Navarro on his streaming show, encouraging his nearly 2 million subscribers to buy Navarro’s book. That interview was not long after word came down from Navarro to Pentagon staff to make the massive loan to Vulcan, one of the defense officials involved in the deal said.
Asked to respond to the lawmakers’ allegations and ProPublica’s reporting, Navarro in a text message wrote “Staggering level of hyperbole. More fake news” but did not elaborate. The White House did not immediately respond to a request for comment on Tuesday.
Navarro did not respond to questions from ProPublica sent to him directly before the initial article was published. But in a post on X afterward, he called the story “fake news on steroids.”
Vulcan has not commented. A White House spokesperson had said in a statement that the administration is working “in the best interest of the American people,” adding, “The President’s entire team, including Senior Counselor Navarro and officials at the Department of War, is working together and with private industry to secure America’s critical mineral supply chain at Trump Speed.” Trump Jr.’s spokesperson said last week that the president’s son does not discuss companies he has invested in with federal government officials and did not speak to Navarro about Vulcan. He “has no knowledge about how this deal came together,” the spokesperson said. A spokesperson for 1789 Capital, the venture firm where Trump Jr. is a partner, said it also played no role in Vulcan getting the loan and did not learn about the deal before it was public.
“No company receives preferential treatment,” a Pentagon spokesperson said. “Outside affiliations, investors, or political connections play absolutely no role in the Department’s funding decisions.”
The loan was part of the Pentagon’s effort to fund companies that could help the U.S. reduce dependence on China’s critical mineral supply chains. It represented a big win for Vulcan and its investors. Estimates of the company’s valuation grew tenfold after the deal was announced.
The deal is one of many actions by the administration of President Donald Trump that have helped companies in which his family holds stakes. Government contracts and other benefits have gone to various Trump-linked companies. But ProPublica’s reporting on the Vulcan loan represented the first time the awarding of a contract from a federal agency was directly linked to White House intervention.
A number of other lawmakers also criticized the Vulcan deal following ProPublica’s investigation.
Sen. Raphael Warnock, a Georgia Democrat, called it “corruption to the highest degree,” alleging on X: “They are looting this country. Dismantling it, selling it for parts, and lining their own pockets.”
Sen. Patty Murray, a Washington Democrat, called for a congressional investigation. “It’s just nonstop corruption from this White House, and Republicans in Congress are content to twiddle their thumbs and look right in the other direction,” she posted on X. “Congress should be investigating and putting a stop to this kind of crooked self-dealing—not enabling it.”
Iacomelli: “Ha funzionato il patto di collaborazione con i cittadini e gli esercenti”. Salvetti: “AAMPS/Retiambiente indispensabile per il successo di tutti i nostri eventi”.
In mezzo alla gente, ma con discrezione ed efficienza. Gli operatori di AAMPS/Retiambiente hanno contribuito alla riuscita dell’evento Straborgo che da venerdì 29 maggio a sabato 1 giugno ha visto migliaia di persone, tra cittadini e turisti, affollare le strade del quartiere. Una presenza continuativa per garantire la pulizia di Piazza Mazzini e delle strade limitrofe e realizzare la raccolta dei rifiuti sia con la vuotatura dei contenitori stradali sia con la raccolta dei materiali differenziati prodotti con quantitativi ingenti dagli esercenti della zona.
“Questa tipologia di manifestazione – commenta Aldo Iacomelli, Amministratore Unico AAMPS/Retiambiente – risulta per noi sempre particolarmente impegnativa soprattutto nel periodo estivo che prevede un’articolazione complessa dei nostri servizi di raccolta e spazzamento. Dobbiamo operare h24 e, allo stesso tempo, districarci tra la folla garantendo sempre le opportune condizioni di sicurezza per i nostri lavoratori e i cittadini. Siamo particolarmente soddisfatti nell’essere riusciti a dare il nostro contributo. Ho il piacere di sottolineare – conclude Iacomelli – la cooperazione che abbiamo riscontrato da parte degli organizzatori, degli abitanti del quartiere e degli esercenti che si sono prodigati per rispettare le regole straordinarie di conferimento dei rifiuti differenziati”.
“Lo dico da sempre – afferma Luca Salvetti, Sindaco di Livorno. AAMPS/Retiambiente è un’azienda che funziona egregiamente nell’erogazione dei servizi resi alla cittadinanza e questi eventi ne sono la riprova. Senza i puntuali servizi di spazzamento e raccolta dei rifiuti non saremmo qui a parlare del successo di Straborgo. Ringrazio i lavoratori per il consueto impegno profuso, gli abitanti del quartiere per la disponibilità concessa e gli esercenti per avere collaborato al meglio delle rispettive possibilità. Ora sotto con le altre kermesse in programma per la lunga stagione estiva”.
The mainland Chinese coastguard’s first independent law enforcement patrol east of Taiwan on Monday – in response to the maritime border talks between Japan and the Philippines – marked an expansion of its patrolled area beyond the traditional focus.
Since its launch in 2021, the China Coast Guard (CCG) has routinely patrolled in the South China Sea, East China Sea and Yellow Sea.
In recent years, apart from routine patrols around a few Taiwan-controlled islands, the CCG has also joined the...
Illustration by Shoshana Gordon/ProPublica. Source images via IRS and Flickr.
On any given night, thousands of people sleep on the streets in Portland, Oregon. They seek shelter in tents, bushes and overpasses in a city that has struggled with one of the worst housing crises in the country.
Portland, like many cities, has raced to increase its supply of affordable housing by turning to a federal program that’s existed since the 1980s: the Low-Income Housing Tax Credit. It provides up to $15 billion worth of tax credits a year nationally to help developers build apartments. Portland supplemented the federal construction money with local dollars, creating incentives that were hard to turn down.
But to meet the affordability requirements, all the developers needed to do in most cases was put rents within reach of someone earning 60% of median income, an earnings threshold that equates to about $75,000 annually for a family of four. It turns out that this amount of rent is now close to what the typical Portland landlord charges without any subsidy.
The result of the federal tax credit has been a glut of apartments costing renters on the order of about $1,400 a month for a one-bedroom. That’s a manageable outlay for a family making $75,000 but nearly half the monthly income of someone who earns $35,000 at the local minimum wage.
Economists and other academic researchers have been warning for decades that this was precisely the sort of problem that the Low-Income Housing Tax Credit was likely to create.
Studies have concluded that the program, which currently supports nine out of every 10 subsidized units built in America, is an expensive and ineffective way to house people who can’t afford it. Researchers have said it doesn’t subsidize housing deeply enough to reach truly low-income renters, so it produces housing in markets and at income levels that already have a surplus instead of filling a shortage.
Independent researchers have found little evidence it’s expanded the overall housing supply beyond what the market would have produced without it. Its complexity has birthed an industry of affordable-housing-focused developers, investors, lawyers and accounting specialists who profit off the tax credit. Between 1991 and 2024, a dozen studies concluded that many more people could benefit if the money were spent on rental vouchers, which let consumers, rather than the government, decide which landlords get tax subsidies. Estimates went as high as twice the impact for the dollar.
“The evidence is telling us this program is lacking its reason to exist,” said Kirk McClure, an emeritus professor of urban planning at the University of Kansas and a leading critic of the tax credit. “We should reform the program to make it work better.”
McClure and others have brought their concerns to Congress. He recommended diverting the money into rental vouchers for tenants, or else changing the tax credit’s rules to reward only developers who build units in genuinely short supply: those affordable to people at the very bottom of the income ladder.
The ideas never went anywhere. Instead, money for the tax credit has grown at a much faster rate than rental assistance vouchers since 2000, data from the U.S. Department of Housing and Urban Development and the U.S. Treasury shows. Rock-solid support from industries that benefit from the tax credit and both parties in Congress has made it the linchpin of U.S. housing policy.
“The program leverages housing market forces, entrepreneurial innovation and private accountability to increase housing supply,” former HUD Secretary Ben Carson told the House Committee on Oversight and Government Reform in 2025.
Among the tax credit’s other prominent backers are two Northwest Democrats on the Senate Committee on Finance, Ron Wyden of Oregon and Maria Cantwell of Washington. Cantwell has introduced bills to increase funding for the existing tax credit, and Wyden has proposed expanding the target of the credits to benefit not just low-income families, but also middle-income households — the opposite of what McClure says needs to happen.
Both Wyden and Cantwell say Congress should hold more hearings to ensure the program is run efficiently, but they also defended it in written statements to Oregon Public Broadcasting and ProPublica.
“There isn’t any silver bullet to the housing crisis in Oregon and around the country,” Wyden’s statement said, “but the low-income housing tax credit has been the most successful federal housing construction program on the books for decades and is the only housing program Republicans haven’t tried to gut.”
Oregon Sen. Ron Wyden has proposed expanding the target of the credits to benefit not just low-income families, but also middle-income households — the opposite of experts’ advice.Francis Chung/Politico via AP Images
Indeed, President Donald Trump has sought to cut housing programs such as rent assistance. But as part of his spending package last year, Congress approved the biggest expansion of the Low-Income Housing Tax Credit in decades.
“That’s a mistake,” McClure said.
It won’t alleviate homelessness or the housing shortage for people at the lowest incomes, he said. It will just create more buildings that compete with the market and with one another for the same pool of renters.
McClure recounted seeing a brand-new affordable housing complex near his home in Kansas not long ago with a sign enticing tenants of another government-backed complex down the street, promoting newer units at the same price.
“So the taxpayers of the United States subsidized the creation of this new property to help bankrupt another federally subsidized property,” he said. “That is stupidity 101. We have got to be better stewards of the American taxpayer’s dollar.”
Subsidized Vacancies
Oregon’s affordable housing production has skyrocketed in recent years. So have rents and homelessness.
Over the past decade, Oregon lawmakers doubled funding for the state’s affordable housing tax credit and started offering low-interest and deferred loans for construction.
Voters in the Portland area, meanwhile, passed housing bonds totaling more than $900 million. Developers can use that money to secure federal housing tax credits. The state went from building about 1,800 affordable units a year pre-pandemic to nearly 5,000 last year.
Industries that benefit from the tax credit say it’s the engine that makes that kind of building boom possible.
The Affordable Housing Tax Credit Coalition, representing lenders, developers and others in the industry, has called the program “the most effective tool we have to meet the affordable housing needs in rural, suburban, and urban areas.”
Jennifer Schwartz, director of tax and housing advocacy for the National Council of State Housing Agencies, which advocates for the tax credit and other housing programs administered by states, said the housing market by itself won’t produce a big enough supply of housing within reach for low-income renters. That goes for even those who receive federal rent vouchers, she said.
“It costs too much to build housing to turn around and rent it to households who are low-income households,” Schwartz said, “unless you have some sort of incentive like the housing credit.”
But in Portland, all that new construction hasn’t made a dent in the city’s affordability crisis. A report from the Portland Housing Bureau in 2025 found that rent and home sale prices were growing faster than incomes, even as the city’s vacancy rate was also rising.
The vacancy rate was roughly 7.6% as of May, according to Aaron Kirk Douglas, director of market intelligence at the Portland-based brokerage HFO Investment Real Estate. Vacancies are even higher for ostensibly affordable units: 11%, leaving nearly 2,000 units unused. Housing industry experts consider 5% vacancy to be a baseline for ordinary turnover.
The time it takes to verify that a tenant’s income meets the tax credit’s requirements and prep units for move-in played a role in the struggle to fill vacant units built with the federal subsidy. But housing advocates say the biggest barrier is price.
The gap between market-rate rents and affordable housing rents has shrunk, and not just in Portland.
By one industry estimate, in more than a dozen U.S. cities at least 40% of affordable housing was competing with market-rate buildings rates in 2025.
In the Portland suburb of Gresham, federal rules cap a two-bedroom apartment built with the Low-Income Housing Tax Credit at $1,675 a month. Zillow puts the equivalent market-rate apartment at $1,525.
Operators of a new $53.8 million development in northeast Portland, built with the tax credit and the local housing bond, had trouble filling studio and one-bedroom apartments whose affordable rents were near market rate. They began offering a month of free rent for new tenants, according to a March report from the committee that oversees the region’s housing bond.
Affordable housing providers, which in Portland are predominantly nonprofit organizations, are also increasing their marketing budgets to attract renters away from market-rate buildings.
“The idea that we’re competing with the market would have been unfathomable a few years ago,” said Margaret Salazar, CEO of Reach Community Development Corporation, one of Portland’s largest affordable housing providers.
Salazar, who led Oregon’s state housing agency during the COVID-19 pandemic and later worked as a regional director for HUD, is a longtime proponent of the Low-Income Housing Tax Credit. But she said the people who can afford to rent apartments the tax credit has produced would rather move into a market-rate apartment for similar money and with fewer rules and restrictions.
“It’s becoming a slimmer and slimmer slice of residents” that Reach can serve, she said. “Suddenly we’re competing for this little slice of people.”
Meanwhile, a substantial group of Portland-area residents remain priced out.
HUD data shows more than 90,000 households in Multnomah County earn less than the 60% of median income that a family would typically need to afford a federally subsidized unit. (The precise number of families who can’t afford “affordable” units is unclear because it depends on variations in household size, actual rent levels and other subsidies that might reduce rents further.)
Salazar said that right now Reach can rent to people at lower income levels only if it can find additional subsidies such as housing vouchers — and funding for vouchers is so limited that only 1 in 4 people who qualify are able to get them.
Despite the convergence of rent levels in market-rate and subsidized housing, supporters of the tax credit say it remains valuable because the units it subsidizes are constrained from raising rents faster than incomes — and there’s no guarantee market-rate rents will remain at this level in the future.
But Steve Rudman, who ran the local housing authority in the Portland area for more than a decade, said the fact that the tax credit is now delivering market-rate housing rather than housing for the poorest households raises an existential question for the federal program.
“What is this thing really doing?” Rudman said. “What is the Low-Income Housing Tax Credit?”
A Stopgap Takes Off
Criticism of the federal construction credit has been a near constant since it began.
In the Reagan era, housing experts began to worry rents would become unaffordable amid deep cuts to housing programs and the drafting of the Tax Reform Act, which eliminated several tax shelters for real estate.
McClure, an economist for the city of Boston at the time, worked with others to design a tax credit that would reward affordable housing production.
“It was meant to be a three-year stopgap until we came up with something better,” he said.
The idea was to incorporate low-income housing into market-rate housing construction that was already taking place. Developers could receive a tax credit if they capped rents for a certain portion of the apartments in their building, and they could continue to rent the rest at any amount they chose.
McClure crafted letters for Boston’s mayor to send Congress in support of the idea. His analysis helped decide the subsidy amount. Developers could offset 70% of the cost of new builds or 30% of the cost of a rehab. Congress signed off in 1986.
Almost immediately, the program diverged from the outcomes McClure had envisioned.
Kirk McClure, one of the drafters of the Low-Income Housing Tax Credit. For decades, he’s been calling for reforms to the policy.Arin Yoon for ProPublica
He and other drafters of the tax credit had thought developers would use it to offer deep discounts on a small number of units, allowing them to charge market rate on the rest. But developers found it more profitable to subsidize 100% of their units at the smallest allowable discount, a rent affordable to households at 60% of median income.
In 1992, as lawmakers considered making the 6-year-old Low-Income Housing Tax Credit permanent, an analysis by the Congressional Budget Office declared the program “unlikely to substantially increase the supply of affordable housing” and “more suited to the needs of investors than poor renters.”
For one, the tax credits cost a lot to administer, congressional economists said. They also pointed to evidence that subsidized housing production dampened market-rate construction.
Congress was preparing to give developers $3 billion through the tax credit as of 1992. Putting that money into housing vouchers instead, the CBO concluded, would help 550,000 households, more than twice as many as would benefit from the construction tax credit. The numbers echoed findings from an earlier HUD evaluation of tax credits vs. vouchers.
Congress made the tax credit permanent a year later.
As time wore on, McClure’s emerging doubts about a program he originally expected to be temporary only deepened.
When the Fannie Mae Foundation hired him in 1997 to analyze how the tax credit was doing, he concluded it was a “very inefficient subsidy delivery mechanism” that didn’t produce as much housing as it should have.
Other studies came to similar conclusions as McClure, HUD and the Congressional Budget Office. At least five found the tax credit does little to increase the overall housing supply.
The Government Accountability Office noted problems with the program in 2015, 2016, 2017 and 2018, finding it lacked basic oversight to show the federal funds worked as intended. A 2017 investigation by NPR and Frontline documented numerous examples of waste and fraud, including one developer pocketing tax credits without building the required housing.
“Given the available evidence on program performance, we should certainly not expand the tax credit program,” Edgar Olsen, professor emeritus of economics at the University of Virginia, wrote in a 2017 article for the American Enterprise Institute. “The existing evidence argues for terminating it.”
There are some critics within Congress. Rep. Glenn Grothman, a Republican from Wisconsin, introduced a bill to kill the program last year, calling it a “cash grab for developers and banks.” But the bill went nowhere.
Olsen, like McClure, remains adamant today about what he considers the tax program’s uselessness. In a recent interview, he told OPB and ProPublica that he’s urged policymakers, in academic articles and in testimony, to re-examine whether the program has any value at all.
“How often do they talk to people like me or like Kirk McClure? The answer is almost never,” Olsen said. “What they hear from are people who represent the financial interest of the industry, and so they want more money to be spent on this.”
Depuis la mise à jour de Framagenda de ce matin, je vois que les “Notes” ont disparu. Ça me mets en grande difficultés, puisque je les utilise beaucoup, y compris en mode partagé avec d’autres user.
The At-Large Advisory Committee (ALAC), has issued an Empowered Community Rejection Action Petition Notice regarding the recent amendments to ICANN by-laws.
The At-Large Advisory Committee (ALAC), has issued an Empowered Community Rejection Action Petition Notice regarding the recent amendments to ICANN by-laws.
Disciplinary authorities in central China are investigating a county-level Communist Party chief following a coal mine gas blast that killed 82 people and left two missing.
Zhao Yongjin, party secretary of Qinyuan county in Changzhi, was “suspected of serious violations of discipline and law”, the Shanxi provincial discipline inspection and supervisory commission, an anti-corruption watchdog, said on Tuesday night.
The blast at the Liushenyu Coal Mine on May 22 was China’s deadliest mine...
L’ipocrita accusa del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti emessa il 20 maggio contro Raùl Castro Ruz, generale dell’esercito e personalità tra le più rappresentative della Rivoluzione cubana, non ha soltanto i tratti dell’arroganza impunita di chi si sente forte e al di sopra del diritto, ma forse vuole anche essere un tentativo di dare un tocco di legittimità al criminale embargo che dura da decenni e alle ancor più vergognose misure coercitive che in questi ultimi mesi hanno colpito la popolazione inerme (240 da gennaio). La popolazione è stata soffocata da un feroce blocco energetico imposto dalla potenza egemone, il cui unico risultato sembra essere stato quello di aver fatto precipitare la quasi totalità delle masse lavoratrici ad un livello di quasi sussistenza, incalzate dalla pressante urgenza di reperire beni di prima necessità e dalla minaccia costante di un’aggressione armata.
Una lettura unilaterale, assai poco conforme al contesto in cui si svolsero i fatti, un’incriminazione priva di alcun valore legale (anche a prenderlo per vero) e di una giurisdizione in cui poterla applicare, vorrebbe far giustizia in merito a un episodio che nel 1996 portò all’abbattimento di due velivoli facenti capo a Brothers to the Rescue, organizzazione che opera con metodi violenti e ha sede a Miami. L’abbattimento avvenne dopo ripetuti sconfinamenti e violazioni dello spazio aereo cubano, infrazioni più volte segnalate dalle autorità dell’isola agli enti governativi statunitensi e da questi ripetutamente ignorati; sintomo, quantomeno, di una certa complicità se non di una vera e propria pianificazione e sovvenzione; una condotta, tra l’altro, che si inscrive nella lunga traiettoria costellata di attentati, sabotaggi e tentativi di aggressione che il governo degli Stati Uniti ha messo in opera da che nel gennaio del 1959 il socialismo di stato è stato imposto quale religione ufficiale. Un ultimo – per ora – atto di quella mai sopita, controversa e irrisolta questione che tiene occupati i due paesi da quasi settant’anni, ma che pure visto dalla prospettiva meramente giuridica del diritto internazionale, della Carta delle Nazioni Unite e della Convenzione di Chicago sull’Aviazione Civile Internazionale, rientrerebbe in un’azione di legittima difesa del proprio spazio aereo contro quelli che potrebbero essere interpretati come atti di “terrorismo”, che la suddetta organizzazione avrebbe messo in pratica tra il 1994 e il 1996, in barba alla stessa legislazione statunitense. Oltretutto, questa accusa arriva dopo che le forze armate Usa per mesi hanno spadroneggiato nel Mar dei Caraibi e nel Pacifico, arrivando ad uccidere quasi duecento persone e a sequestrare il presidente del Venezuela, a corollario di una dottrina che, sostenuta da un imponente apparato bellico, cerca di applicare attraverso l’imposizione unilaterale delle sanzioni, quella pressione politica ed economica i cui scopi mirano a ridefinire gli assetti geopolitici della regione. Giustificata con le parole del procuratore generale “se uccidete degli americani, vi perseguiremo. Non importa chi siate. Non importa quale carica ricopriate”, frasi che riecheggiano da tempi storici che ritenevamo oramai tramontati ma che purtroppo oggi si ripropongono con logica spietata anche ad altre latitudini (vedi Medioriente). Questa montatura extragiudiziale che agisce su un piano politico vorrebbe essere la giustificazione delle recenti imposizioni coercitive che, operando a livello economico, producono i loro effetti devastanti direttamente sui corpi delle persone. Evidentemente questa Legge dei Poteri Economici d’Emergenza Internazionale (IEEPA), che amplia sanzioni già esistenti (tra l’altro in violazione degli articoli 1, 2 e 55 della Carta delle Nazioni Unite e della risoluzione del 1992 sulla rimozione del blocco), rientra in quella nuova fase di riassetto degli equilibri della regione che Washington sembra voglia ridefinire attraverso un protagonismo deciso e un utilizzo cinico di quelle che si mostrano come le raffinate tecniche della nuova guerra ibrida: sanzioni, dazi, strangolamento finanziario, incriminazione a livello internazionale, propaganda mediatica e uso extragiudiziale della propria giustizia. Nel frattempo però, si fa ricorso anche ai vecchi metodi con la portaerei Nimitz che scorrazza indisturbata nelle acque delle Antille, in attesa di sviluppi.
Al ritorno dal suo viaggio in Vaticano, tra le cui motivazioni non espresse figurava verosimilmente la ricerca di un’intesa col mondo cattolico, ben radicato sull’isola, il segretario di stato Marco Rubio, di origini cubane, soltanto poche ore prima dell’annuncio delle sanzioni se ne usciva con un video diretto alla popolazione oramai allo stremo: “Cuba non è governata da nessuna rivoluzione, ma da GAESA, uno stato dentro lo stato, i cui benefici sono appannaggio di una piccola élite”. Questo Gruppo di Amministrazione Imprenditoriale a cui si fa riferimento, bollato come organismo cancerogeno che parassita l’economia nazionale, incolpato dei continui black out, della scarsità di combustibile, cibo e medicine, è un consorzio imprenditoriale creato negli anni ’90 con lo scopo di captare la valuta estera, che in quei frangenti cominciava ad affluire in seguito all’apertura al turismo voluta da Fidel Castro e all’introduzione della doppia moneta (pesos e dollari). Ideato dall’allora ministro della difesa Raùl Castro, tale holding ha finito per inglobare tutta una serie di attività commerciali e finanziarie che vanno dagli hotel ai centri di immersione, dai porti sportivi alle agenzie di viaggio; dal 2010 assorbe Cimex, impresa statale dei supermercati, e centinaia di stazioni di servizio, e infine diventa proprietaria della Banca Finanziaria Internazionale, una delle più grandi del paese, arrivando a controllare il 40-70% dell’economia nazionale attraverso un impero stimato, nel 2025, in 18 miliardi di dollari. Il 7 maggio l’amministrazione Trump ha inasprito ulteriormente le sanzioni contro GAESA e la sua direttrice ufficiale Ania Guillermina Lastres Morera, adducendo il pretesto della sicurezza nazionale. Mentre il 22 l’ ICE arrestava la sorella a Miami sotto identica motivazione, cercando così di colpire l’esercito cubano nelle sue finanze. Quanto queste misure possano incidere realmente sulla tenuta di questo conglomerato imprenditoriale resta tuttavia un mistero, data l’estrema opacità da cui è sempre stato avvolto.
Il blocco energetico ha ridotto quasi a zero un turismo già in caduta libera, mentre le rimesse dall’estero, che nel 2019 erano stimate in 3,7 miliardi di dollari, la cifra più alta mai registrata, nel 2024 si aggiravano intorno all’ 1,1 milioni, con un crollo del 43% rispetto all’anno precedente. In parallelo, Washington si dice pronta ad offrire cento milioni di dollari in aiuti umanitari, mentre Rubio esorta la popolazione affinché si decida per un cambio di regime: “Una nuova Cuba, dove qualsiasi cubano, e non solo GAESA, possa aprire una banca o un’impresa edile”. Stessa ricetta, questa volta cucinata in salsa caraibica.
Cuba vive un periodo di decadenza che, sebbene si possa far risalire al perìodo especial degli anni ’90, vede oggi una recrudescenza senza eguali che investe la gran parte della popolazione e che è sfociata in una crisi alimentare spaventosa e in un altrettanto deplorevole crisi energetica; due aspetti di uno scenario dove il reperimento dei beni di prima necessità e i ricorrenti black out segnano le modalità e i ritmi della quotidianità. Quello che si dice del capitalismo, ovvero essere la gestione pianificata della scarsità, può a buon diritto essere applicato su scala locale anche a Cuba e al suo regime, che ha saputo far tesoro in questi decenni di tecniche di governo assai raffinate, ma che oggi vede progressivamente venir meno la sua autorevolezza grazie a un risveglio, seppur timido, delle coscienze, che si traduce in certe forme di comunitarismo o di solidarietà popolare che scandiscono l’agire quotidiano; nel mentre si va affievolendo l’immagine di padre benefattore che il castrismo ha saputo dispensare lungo tutto l’arco della sua esistenza. Di contro, però, bisognerebbe considerare anche l’altro lato della medaglia, ossia il fatto che la competizione per la sopravvivenza e le diverse manifestazioni di egoismo che l’accompagnano sono andate anch’esse aumentando. Di pari passo si è inoltre avuto un incremento dell’azione repressiva dello stato e un’estensione del raggio operativo della polizia politica, che ha portato a un aumento esponenziale delle carcerazioni e all’emersione di un vero e proprio problema carcerario, con migliaia di prigionieri politici da gestire e le complesse conseguenze sociali che questo comporta, con la sensibilizzazione di interi settori sociali contro la gestione autoritaria della cosa pubblica che interdice la benché minima possibilità di una qualche riforma, seppur blanda. Lo stato ha risposto con una serie di misure a carattere sociale per sopperire alle mancanze degli strati più disagiati della popolazione insieme ad una campagna propagandistica in grande stile nel tentativo di poter recuperare quell’aura di benevolenza che l’ha sempre caratterizzato. Ma di fatto, quello che maggiormente definisce la gestione della sovranità continua ad essere, benché in forme più dissimulate, l’amministrazione centralizzata della paura, che può contare, oltre che su un apparato repressivo tra i più efficienti, anche sulla disaffezione generalizzata e su una pressoché totale ignoranza o disconoscimento di forme elementari di organizzazione e reazione nei confronti del dispositivo dispotico imperante; un dispositivo che può fare affidamento, oltre che sull’accaparramento delle risorse economiche e finanziarie, su un progressivo spopolamento che interessa le fasce più giovani, le quali trovano nell’emigrazione la possibilità di sottrarsi ad una condizione fattasi insostenibile ma che ha portato ad un decremento demografico e a un parallelo consolidamento del conservatorismo politico. Le deboli proteste che pur saltuariamente affiorano si limitano a qualche cacerolazo urlato a gran voce ma privo di una struttura organizzativa, espressione di una disperazione ormai endemica avvolta da fatalismo e rassegnazione, comunque ben lontane da quelle grandi manifestazioni di massa che si ebbero quattro anni fa, quando sembrava che qualcosa si stesse realmente muovendo. Le proteste antigovernative dell’11 luglio 2022 partite da San Antonio de Los Baños, poco fuori l’Avana, e da Palma Soriano, nella provincia orientale di Santiago, poi dilagate nei centri principali nel giro di ventiquattro ore, che videro riversarsi nelle strade migliaia di cittadini dei settori maggiormente precarizzati della società cubana, un evento di cui non si ricordano precedenti (se non forse il cosiddetto Maleconazo, del 1994), e che hanno portato all’arresto di 1848 persone, sono state anch’esse l’espressione di una resistenza al dominio dello stato e alle varie forme di autoritarismo imperanti che intere classi, gruppi e individui hanno cercato di opporre, nella loro complessità e anche a dispetto del tentativo di cooptazione da parte di forze esterne o straniere, con il fine di rivendicare scampoli di libertà e migliori condizioni di esistenza. È stata una spinta che è giunta dalle fasce più marginalizzate della classe proletaria, quella dei lavoratori precari, a giornata, dei disoccupati e delle moltitudini contadine che abitano le periferie delle grandi città, arrivate sull’onda di una forte migrazione interna ma sprovviste della consapevolezza di essere classe, che però non può essere caratterizzata come movimento operaio in senso stretto, mancando di organizzazione, di forme sindacali o corporative classiche, o finanche di organismi territoriali vincolati al lavoro. Rispecchiano piuttosto la disperazione dei gruppi meno abbienti, influenzati dagli effetti delle politiche governative degli ultimi decenni che hanno portato ad una estrema atomizzazione del tessuto sociale, e dalla suggestione di un modello consumistico che arriva dall’emigrazione, soprattutto statunitense. Non si può quindi parlare di forze politiche a rigor di termini, tutt’al più di forze sociali non organizzate che si scontrano con forze di polizia, queste sì estremamente organizzate, che nella loro opera meticolosa sono riuscite a disarticolare ogni forma di dissenso e di opposizione politica nel paese, lasciando una situazione anche peggiore ed eludendo la questione e le motivazioni che ne hanno decretato l’esplosione. Il vuoto che oggi viene avvertito, l’impossibilità sperimentata di poter operare un cambio politico dall’interno, sono con buona probabilità all’origine della grande popolarità di cui attualmente gode, ovviamente in alcuni settori, Marco Rubio, insieme all’ambasciatore Mike Hammer, e spiegano in parte il senso di impotenza sociale che avvolge l’isola. Secondo un recente sondaggio effettuato da El Toque, organo indipendente locale, sembrerebbe che la maggior parte dei cubani (56% di chi vive sull’isola e il 67% di quelli della diaspora) veda di buon occhio un intervento armato statunitense, o comunque come il male minore di fronte alla fame che avanza. L’amministrazione Trump ha avuto diverse interlocuzioni negli ultimi mesi con il presidente Dìaz-Canel e il suo consiglio dei ministri, e contatti diretti con Raúl Guillermo Rodríguez Castro, nipote del vecchio dirigente e il più zelante delle sue guardie del corpo, figlio dell’ex direttore di GAESA insignito del grado di generale da Raùl Castro per meriti nella gestione dell’azienda; il “granchio”, così soprannominato per via di una deformazione alla mano, si sarebbe incontrato più volte in Messico con il segretario di stato nordamericano. Se ciò fosse confermato, se ne potrebbe dedurre che gli USA hanno scelto di trattare con gli apparati militari, almeno con i settori maggiormente orientati agli affari, piuttosto che con quelli politici, che dopo decenni di criminalizzazione del dissenso si ritrovano ora a dover negoziare con l’unico interlocutore disponibile, ossia il potere corporativo yanqui. Nonostante la frattura che attraversa le forze armate, divise tra una fazione composta da generali anziani legati alla dirigenza politica e i quadri inferiori maggiormente esposti agli effetti della crisi (chiamati con spregio fagioli e riso, in riferimento alla loro dieta), la Casa Bianca sembra disposta ad un accomodamento, concedendo a Castro il privilegio di garantire una transizione tranquilla mentre alla cupola militare di disarticolare il vecchio sistema politico facendosi garanti del nuovo ordine; una soluzione molto auspicata dalla superpotenza, che di certo non vuole casini a 144 km dalle sue coste. In questo senso è da vedere anche la visita del direttore della CIA, John Ratcliffe, avvenuta a metà maggio, che ha alimentato le voci in merito ad una eventuale tutela di Raùl, che resterebbe a margine di qualsiasi rappresaglia, e ad un possibile cambio di regime per interposta persona, come avvenuto in Venezuela. Questa soluzione soddisferebbe Trump e il suo entourage più pragmatico, che grazie ad un tocco cosmetico favorirebbe l’ingresso mascherato del capitale nordamericano, ma assai meno l’ala più oltranzista, capitanata da Rubio, che pone tra i suoi desiderata una trasformazione radicale della società. Le parole di Marcell Felipe, direttore del Museo della Diaspora Cubana di Miami, “non abbiamo lottato per 67 anni, con prigionieri e morti, per guadagnare il diritto di investire sotto le regole di un regime comunista”, sono condivise da almeno tre deputati di origine cubana del congresso a stelle e strisce. L’ansia e il timore di molti, a Cuba e nell’esilio, è quello che sia arrivato il momento, per via di una serie di fattori: le elezioni di medio termine, la presenza a breve dei mondiali di calcio, Trump nelle vesti di colui che ha portato la democrazia, la nuova configurazione degli assetti geopolitici nell’emisfero occidentale; ma soprattutto perché il popolo cubano non ce la fa più: i bambini non vanno più a scuola, molti non hanno di che sfamarsi, diversi gli ospedali incapacitati ad operare, gli altri si fermeranno a breve; le medicine scarseggiano mentre le malattie cominciano a mietere le prime vittime, uomini e donne disperano di una situazione sentita come surreale. Sul palcoscenico della storia di questo nuovo millennio, l’eterna commedia dello scontro di poteri si rappresenta sullo sfondo della tragedia che affama e asservisce moltitudini di proletari, oppressi e assoggettati, ma non ancora piegati, a logiche a loro estranee, i cui effetti devastanti avvertono sulla propria pelle.
Project Lightwell è un'iniziativa di Big Blue che vuole mettere intelligenza artificiale e 20.000 ingegneri al servizio della sicurezza, una sorta di task force che (a pagamento) proteggerà le supply chain delle aziende.
Solo il cielo sa quanto ce ne sia bisogno, perché Aikido Security nel frattempo ha scoperto un worm presente nelle librerie ufficiali npm di Red Hat che ruba tutto quello che si può rubare in termini di informazioni riservate.
È
del 19 maggio il XXII Rapporto sulle condizioni di detenzione di Antigone, associazione indipendente che, dal 1991, lavora per sorvegliare e mantenere le garanzie sui diritti nel sistema penale e penitenziario. Il rapporto, che viene pubblicato annualmente, è a oggi la ricerca sulla detenzione più completa che abbiamo in Italia. Quello del 2026 (che fa quindi riferimento all’anno 2025) è intitolato Tutto chiuso, una scelta eloquente, come viene spiegato nell’editoriale introduttivo, in riferimento all’involuzione del sistema penitenziario italiano che, tramite circolari e i due decreti sicurezza del nuovo governo, ha irrigidito il regime penitenziario, con tra le altre cose un inasprimento delle condizioni di Alta sicurezza e dell’uso dell’isolamento, una militarizzazione della vita interna al carcere, l’introduzione del delitto di rivolta e di indagini sotto copertura in carcere e una diminuzione dell’accesso a fondamentali pratiche riabilitative come le attività culturali e scolastiche.
A questo si sono aggiunti nuovi reati e innalzamenti di pena: nello specifico, come si legge nel capitolo I numeri della detenzione: “L’attuale Governo dalla sua entrata in carica ha introdotto oltre 55 nuovi reati e più di 60 nuove aggravanti, che intervengono sul codice penale e su leggi speciali. A questo si aggiungono oltre 65 inasprimenti sanzionatori. Un quadro che fa tremare i polsi, a fronte del quale ci sarebbe da restare sorpresi se tutto questo non producesse condanne sempre più lunghe, e dunque presenze in carcere sempre maggiori”. I costi del sistema penitenziario, oltre che ovviamente umani, sono economici e derivano per esempio dalla reiterazione dei reati laddove non è stato possibile un reinserimento sociale, dagli investimenti in sicurezza privata e dai danni patrimoniali. Un capitolo a parte, poi, quello dedicato al tema purtroppo risaputo del sovraffollamento delle carceri (dagli ultimi dati dei 190 istituti penitenziari italiani 168 sono sovraffollati) e del numero di suicidi (91, il dato più alto da quando si hanno indagini in merito, è del 2024, appena due anni fa).
Per Antigone, l’unico modo per uscire dal terrificante quadro delineato dal rapporto è investire su percorsi di integrazione sociale e di effettiva preparazione dei detenuti al momento del reinserimento. Il governo, infatti, è apertamente passato da un mandato di rieducazione a uno di neutralizzazione, interpretando le sanzioni penali come uno strumento punitivo e il carcere come un mero spazio di limitazione della libertà, con l’identificazione di nemici da stigmatizzare (gli attivisti politici, i “maranza”, i migranti, come è reso evidente dai DDL sicurezza 2025 e 2026) per ottenere consenso politico. Anche il circuito dell’Alta sicurezza è oggetto del XXII rapporto di Antigone e anche in questo caso si assiste a un inasprimento della pena, con maggior tempo di permanenza in cella e diminuzione delle attività culturali e sociali a cui è possibile partecipare, come quelle universitarie o il lavoro nelle redazioni delle riviste carcerarie. Un aspetto, questo, regolato da una serie di circolari emesse dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (DAP).
In questo panorama sconfortante è ancora una volta la sorveglianza dal basso, delle associazioni indipendenti, dei singoli cittadini, a costituirsi fronte democratico di garanzia del rispetto dei diritti costituzionali. Le pubblicazioni editoriali dedicate al carcere e, più in generale, alle forme di oppressione e controllo sono svariate e alcune di queste nel corso dell’ultimo anno sono state oggetto di grande dibattito pubblico, a dimostrazione del vivo interesse da parte del “fuori” verso quello che succede “dentro” e della presa di posizione attiva sulla lenta corrosione di diritti fondamentali.
Di fronte all’involuzione del sistema penitenziario italiano è ancora una volta la sorveglianza dal basso, delle associazioni indipendenti, dei singoli cittadini, a costituirsi fronte democratico di garanzia del rispetto dei diritti costituzionali.
AS3 è anche il titolo di un libro di Valerio Callieri, uscito in questi mesi per Fandango: Alta sicurezza 3, la sezione penitenziaria dove vengono recluse le persone che stanno scontando una pena per reati di narcotraffico o di appartenenza a un’associazione di stampo mafioso (articolo 416 bis del codice penale). Il testo di Callieri nasce dal suo lavoro come insegnante di scrittura nel laboratorio di narrativa dell’Alta sicurezza del carcere di Rebibbia, a Roma, e racconta le vicende intrecciate di tre detenute. I personaggi hanno nomi fittizi, però le storie raccontate sono reali, arricchite con vicende appartenute ad altre persone ma tutte reali. Si parla di reati di narcotraffico, ricettazione, furti a mano armata, ma le storie dietro queste vite raccontano una realtà sfaccettata che si svolge parallelamente alla realtà su cui si esprime il tribunale: maternità negate, fughe da genitori abusanti, mariti violenti, figli con problemi di tossicodipendenza. La vicenda raccontata da Callieri si svolge tra le mura del carcere, salvo i flashback che seguono le storie personali delle tre protagoniste, Anna, Monica e Virginia, ed è facile per il lettore percepire il senso di oppressione e di straniamento sperimentato dalle detenute.
In una vita fatta di linguaggi burocratici, richieste semplici che è difficile o impossibile ottenere (da uno specifico tipo di biscotti, a un farmaco per far passare il mal di testa) e pareti e altre pareti ancora come unico orizzonte, l’incontro tra le detenute e con le sporadiche persone che vengono dal “fuori” diventa fondamentale per mantenere un legame umano e un’abitudine a uno scambio sociale. Nel libro di Callieri questo scambio avviene attraverso due attività di tipo culturale. La prima è la partecipazione a un concorso di scrittura (partecipazione deludente a causa di un cavillo burocratico relativo proprio al regime di Alta sicurezza), la seconda è la discussione a partire dall’Antigone di Sofocle. L’Antigone, che è stata oggetto anche dei laboratori gestiti da Callieri, diventa oggetto di dibattito e scontro dialettico tra le tre detenute, che escono dal sé, dalle proprie vicende personali, per proiettarle sulla vicenda fittizia (proiezione che di fatto è proprio la funzione intrinseca alla tragedia greca). Chi ha ragione allora, Antigone o Creonte? Di chi è la colpa? E cos’è “colpa”?
Tutto il romanzo di Callieri si sviluppa come un lungo dialogo tra le detenute, con una riflessione continua sul linguaggio e con oggetti di discorso che aprono l’orizzonte delle detenute, aiutandole a definire un significato nella propria storia personale e nella propria esperienza carceraria. Per questi aspetti, il libro riflette bene come in un contesto di sovraffollamento, alti tassi di suicidio e scarse risorse economiche per poter garantire una cura adeguata della salute mentale dei detenuti, le attività di stampo ricreativo e culturale abbiano importanza sia sul piano del benessere mentale, sia sul piano del reinserimento sociale al momento del rilascio. Eliminarle provoca un inevitabile effetto di sottrazione: sottrazione di benessere, sottrazione di scambio umano, sottrazione di elaborazione individuale.
La deriva securitaria a cui stiamo assistendo coinvolge carcere e istituzioni democratiche, piazza e vita dei cittadini, dal decreto contro i rave ai due DDL sicurezza. Questo libro è illegale, pubblicato da Altreconomia nel 2025 e curato dalle associazioni Osservatorio repressione e Volere la luna, presenta un glossario di ventuno contributi di voci esperte di diritto ‒ come docenti, avvocati, giornalisti e attivisti ‒, dedicati ciascuno a una parola che, come da sottotitolo, “insidia la sicurezza”: Abitare, Blocco stradale, Carcere, Daspo e molte altre. La democrazia è per sua costituzione plurale e, quindi, abitata dal conflitto, dalla disobbedienza, dall’attivismo e dai movimenti. Con quella che potremmo definire una militarizzazione della democrazia, o una legalità autoritaria, come scrive nell’introduzione al testo la docente di diritto costituzionale Alessandra Algostino, il diritto al dissenso rischia di venire meno.
La democrazia è per sua costituzione plurale e, quindi, abitata dal conflitto, dalla disobbedienza, dall’attivismo e dai movimenti.
Il libro si propone quindi come una sorta di manuale per delineare lo stato d’assedio della democrazia sociale, fornire al lettore spunti storici e, in alcuni casi, vere e proprie istruzioni per l’uso: per esempio con la spiegazione del reato di blocco stradale, del magistrato Livio Pepino, che può riguardare tutti i comuni cittadini che esercitano il libero diritto di manifestare. Un’altra voce che mette in luce l’inesorabile restrizione dei diritti dei cittadini è quella dedicata alle zone rosse del docente di sociologia della devianza Vincenzo Scalia, che sottolinea come, nonostante i dati indichino una progressiva diminuzione dei reati, vengano proposte misure orientate al controllo dissuasivo e punitivo dello spazio pubblico, con una risposta populista a una percezione di insicurezza aumentata dalle stesse voci politiche.
La “repressione preventiva del dissenso”, come la definisce Scalia, si innesta su una dinamica di controllo e gentrificazione delle maggiori città italiane, che smettono di essere luoghi dell’abitare, per diventare esclusivo oggetto di rendita. In questo senso, tutte le forme di cittadinanza che vengono concepite come ostili al modello vengono progressivamente espulse, vuoi dall’aumento dei costi, vuoi da una legislazione sempre più repressiva che passa inevitabilmente dalle zone rosse. E “zona rossa” come può non ricondurci automaticamente a Genova? Il G8 del 2001, una ferita di “abusi, violenze, torture e falsificazioni” che le istituzioni non sono mai state capaci di rimarginare: il giornalista Lorenzo Guadagnucci, lo inserisce nella “catena di occasioni mancate” per una possibile democratizzazione della polizia. La violazione dei diritti umani che si è consumata a Genova non solo non è stata il punto di partenza per delle necessarie riforme (come l’obbligo di codici identificativi per le forze dell’ordine), ma vediamo oggi come elementi come l’aumento dei reati e delle aggravanti siano indice di una torsione autoritaria della gestione della democrazia.
Il carcere come laboratorio di militarizzazione della società è indagato anche dall’antropologa e ricercatrice Francesca Cerbini nel saggio Prison lives matter (Eleuthera, 2025). Con alle spalle anni di studi nei penitenziari, in particolare in aree dell’America meridionale, Cerbini si concentra sulla necessità di ridefinire il carcere a fronte dell’evidenza di un’istituzione in cui il confine tra il dentro e il fuori è sfumato. Lo studio di Cerbini è prima di tutto antropologico e mette, come da titolo, al primo posto l’esperienza del soggetto detenuto. La marginalità viene quindi rimessa al centro e viene data dignità e valenza a voci di persone escluse dalla società, prima ancora che nel carcere, fuori dal sistema penitenziario, dal momento che, nella maggior parte dei casi, appartengono a fasce sociali marginalizzate e razzializzate.
Scrive Cerbini: “Le carceri sovraffollate da questi tipi umani sono lo specchio di un processo di differenziazione della risposta penale e di un’eccessiva fiducia nelle élite concretizzata nell’indulgenza verso i criminali potenti, i quali, paradossalmente, continuano a godere di stima e credibilità ‒ cioè non sono moralmente riprovevoli ‒ anche quando commettono reati”. Il carcere è quindi l’espressione di un processo di militarizzazione, repressione e contenimento, ma anche una fonte immaginifica di un nemico, costruito a due dimensioni e privato della sua umanità. Un’idea, questa, fortificata anche dal proliferare di narrazioni mainstream in cui il detenuto, il “criminale”, viene definito univocamente come “cattivo”.
Il carcere è l’espressione di un processo di militarizzazione, repressione e contenimento, ma anche una fonte immaginifica di un nemico, costruito a due dimensioni e privato della sua umanità. Un’idea fortificata anche da narrazioni mainstream in cui il “criminale” è definito univocamente come “cattivo”.
Se l’abitudine quindi è quella di considerare il sistema penale come la risposta razionale al crimine, può piuttosto essere fonte di nuove prospettive la riflessione di stampo abolizionista su quali dati ci siano effettivamente a disposizione per confermare “l’utopia riabilitativa” per cui il carcere è un efficace strumento di prevenzione del crimine e di trasformazione delle persone. Ci troviamo invece di fronte, citando il primo capitolo del libro, al “fallimento del sistema carcerario”, laddove “è ben documentato come molte persone, già escluse dalla cittadinanza liberaldemocratica e dai vantaggi del mercato globale, peggiorino attraverso la reclusione le proprie condizioni di vita e quelle della propria famiglia”.
Il libro di Cerbini si sviluppa con il racconto di una serie di ricerche antropologiche concentrate sulla costituzione di forme ibride all’interno di penitenziari dell’America meridionale in cui emergono forme di autogoverno da parte delle stesse persone carcerate. Queste esperienze marcano lo status del carcere come istituzione porosa, rivendicano la possibilità di autonomia delle persone recluse e mettono in dubbio la concezione occidentalista della pena detentiva come espressione di ordine sociale. La lente etnografica permette in questo modo di decolonizzare il discorso sul carcere e ripensarne il funzionamento, come scrive Cerbini “partendo dai soggetti che lo vivono, o meglio dalla loro visione del mondo”.
Se quello di Cerbini è un testo che muove da una visione protocollare del carcere per andare a individuarne nuove, possibili strutture, alle forme protocollari stesse il sociologo Enrico Gargiulo ha dedicato un breve saggio uscito sempre per Eleuthera nel 2026. Si intitola Protocollo: uno strumento di potere. Il protocollo, spiega Gargiulo, è uno strumento più flessibile della legge vera e propria, un “infradiritto” che interviene laddove c’è un vuoto di normativa, andando però a creare un contesto comunque vincolante per chi ci si deve sottoporre. Il protocollo controlla senza porsi necessariamente come mezzo coercitivo, per questo viene percepito come un dispositivo neutro, mentre riproduce in forma diversa una dinamica di potere validando specifiche procedure e specifici comportamenti.
I protocolli possono essere di vario tipo, come quelli sanitari (per esempio le indicazioni su come lavarsi le mani durante la pandemia da Covid-19), ma anche di polizia e carcerari: pensiamo alle norme di visita dei detenuti da parte dei famigliari o degli avvocati, che possono variare tra i diversi penitenziari. Gargiulo dà avvio al libro con una genealogia del protocollo, per analizzarlo poi nelle sue ramificazioni. Il protocollo è per l’autore parte integrante di una logica di oppressione e dominio in quanto riproduce nel quotidiano, con un processo all’apparenza tecnico, una visione della società di stampo gerarchico.
Forme di autogoverno da parte delle stesse persone carcerate marcano lo status del carcere come istituzione porosa, rivendicano la possibilità di autonomia delle persone recluse e mettono in dubbio la concezione della pena detentiva come espressione di ordine sociale.
In una lunga intervista di Veronica Marchio su Machina rivista, Gargiulo ha approfondito l’utilizzo del protocollo nell’attività poliziesca: laddove mancano leggi o norme che prescrivano nel dettaglio cosa fare e non fare, l’utilizzo proprio e improprio di dispositivi come i lacrimogeni o i manganelli, l’uso della forza viene normato all’interno di manuali, indicazioni operative e codici deontologici. Dice Gargiulo: “Degli strumenti protocollari la polizia fa un uso ambivalente. Assume infatti l’argomento dell’imprevedibilità e dell’inclassificabilità a priori delle situazioni che è chiamata ad affrontare per sostenere che non è possibile normare in dettaglio le sue azioni, giustificando così l’assenza di regolazione. Si tratta di un fatto indicativo, che esprime la mancata volontà di tracciare un confine netto tra lecito e illecito, appropriato e inappropriato”. E ancora: “Nei fatti, le indicazioni operative non vengono applicate in modo rigido, venendo piuttosto adattate alla situazione contingente. Del resto, manuale o no, l’atto di sparare un lacrimogeno ad altezza uomo – magari colpendo un manifestante alla testa – non è considerato automaticamente una violazione della legge, dato che una legge vera e propria capace di vietarlo non esiste”.
Tornando al saggio pubblicato con Eleuthera, i protocolli, se adeguatamente costruiti, possono avere una funzione egualitaria, poiché livellano le differenze producendo effetti analoghi in situazioni differenti. Ma dal momento che la loro applicazione avviene in scenari diversi, anche altamente conflittuali, il potenziale egualitario rimane inespresso. Questo dipende, secondo l’analisi di Gargiulo, dal carattere politico che abbiamo già indicato, per cui gli effetti di un protocollo escono dal piano amministrativo andando a coinvolgere la vita sociale e collettiva.
Alcuni esempi di uso della forza riportato come “regolamentare” sono raccontati dalla responsabile di Antigone Lombardia e sociologa del diritto Valeria Verdolini in Abolire l’impossibile (Add, 2025). “Siamo realisti, chiediamo l’impossibile!” è lo slogan dei moviment-i sessantottini che Verdolini riprende per introdurre una prospettiva abolizionista su dinamiche e istituzioni che all’apparenza risultano insostituibili. Verdolini si appoggia all’analisi di alcuni processi di abolizione, per esempio quella della schiavitù negli Stati Uniti ‒ che tuttavia non ha potuto modificare l’humus culturale in cui questa si è sviluppata, dando luogo a nuove disuguaglianze ‒ o a quella dei manicomi con Basaglia in Italia, per andare a evidenziare altri ambiti di intervento possibili ‒ come le prigioni ‒ o impossibili ‒ come il razzismo ‒ su cui sviluppare un discorso, o quantomeno una tensione, abolizionista.
La distinzione di Verdolini tra queste due tensioni abolizioniste risiede proprio nella possibilità, o meno, di intervenire attraverso processi legislativi: restando su carcere e razzismo, uno può essere dismesso per via legislativa, l’altro, in virtù di una radice storico-culturale interiorizzata, no. Per intervenire sulle istituzioni o sugli immaginari, Verdolini si appoggia sul rovesciamento basagliano, che indica la necessità di un ribaltamento concettuale per cui, così come il malato psichiatrico deve essere curato e non segregato, lo stesso principio deve valere per le persone detenute nelle carceri, che possono seguire un processo riabilitativo che non necessariamente contempli l’isolamento.
Per abolire il carcere serve mettere l’accento sulla permeabilità dell’istituzione carceraria tra il dentro del penitenziario e il fuori della società civile.
Immaginare un’istituzione alternativa al carcere sembra possibile anche in riferimento ai dati a nostra disposizione, che indicano la presenza di oltre 90.000 persone in Italia che stanno attualmente seguendo misure alternative alla carcerazione. Inoltre, nonostante il nostro Paese non sia quello con il maggior numero di detenuti in valore assoluto, presenta uno degli indici di sovraffollamento più alti nel continente europeo. Per abolire il carcere serve allora ancora una volta mettere l’accento sulla permeabilità dell’istituzione carceraria tra il dentro del penitenziario e il fuori della società civile. Come scrive Verdolini: “Ovunque nel mondo le statistiche dimostrano che l’incarcerazione di massa non abbatte realmente il numero dei reati, ma produce recidiva, disgrega comunità, cronicizza la povertà e stabilizza gerarchie razziali. Il carcere non rieduca, non costruisce, […] è una soluzione fittizia a problemi reali”.
Praticare l’utopia significa immaginare traiettorie possibili e, a fronte di un’involuzione del sistema penitenziario, a un aumento della sofferenza sociale e alla costruzione di un immaginario di minaccia in cui il nemico è rappresentato dalle frange sociali più emarginate, chiedere che le risorse a disposizione vengano usate per superare la visione di un carcere punitivo, in favore di un’effettiva integrazione sociale che guarda a quello spazio liminale e poroso che è il confine tra il dentro e il fuori.
I titoli di oggi Pechino estende la protezione del segreto commerciale a dati e algoritmi Aziende cinesi ricevono sussidi otto volte la media Ocse Takaichi è la leader più apprezzata dai sudcoreani: il sondaggio USA-Cina tengono primo colloquio militare dopo la visita di Trump Bloomberg: università cinesi legate a PLA in cerca di chip Nvidia H200 La Cambogia si rivolge ...
Li Xiaohong, a former senior disciplinary official in charge of national inspection, has been placed under investigation for suspected severe disciplinary and legal violations, China’s top anti-corruption authorities said on Tuesday.
The downfall of the 73-year-old veteran – known for spearheading high-level anti-corruption crackdowns and his top disciplinary roles at the securities regulator – underscores Beijing’s continued efforts to target corruption among its most senior disciplinary...
Pechino non ha mai riconosciuto l’annessione russa della Crimea, né dei territori ucraini di Donetsk e Luhansk. Ammettere che uno Stato sovrano può separarsi con l’aiuto militare di una potenza esterna potrebbe creare un precedente scivoloso per la narrativa cinese su Taiwan. Piuttosto, la Cina opera secondo un modello di “integrazione de facto senza riconoscimento de jure”, permettendo alle aziende nazionali ...
E' possibile reperire una introduzione più che comprensibile su come funziona un mail server in questa pagina. Anche la "qmail newbie's guide to relaying" di Chris Johnson (copia locale... è destino che tutto quello che riguarda qmail vada piano piano sparendo) è molto chiara e la sua lettura è fondamentale all'inizio.
Avvertenze
Lo scopo di questa piccola guida NONè insegnare come funziona un server di posta, anche se alla fine si spera che uno che l'abbia seguita riesca ad avere un server funzionante. Questi appunti servono principalmente a ricordare i passi principali da seguire per avere una installazione veloce di qmail e di alcuni software correlati. Ho deciso di scriverla a causa della mancanza di ogni aggiornamento della documentazione riguardante le "distribuzioni" di qmail che mi erano familiari, nella speranza che ciò possa essere di aiuto anche a qualcun altro. Ovviamente il divertimento è stato una componente decisiva. Pertanto, per conoscere in dettaglio come funziona un mail server, sei invitato a leggere con cura almeno i riferimenti che menzionerò in ogni pagina.
In secondo luogo, NON sono io il responsabile di quello che fai con il tuo server ;-). Usa la mia guida a tuo rischio.
Infine, i commenti, le critiche e i suggerimenti sono sempre benvenuti! :-)
Quale distribuzione?
Questa guida è stata scritta senza una particolare distribuzione Linux in mente. L'ho testata su due miei server di posta virtuali basati su Slackware, sia a 64 che a 32 bit, e diverse persone là fuori confermano che essa funziona nelle altre distribuzioni Linux più comuni. La compilazione dei miei pacchetti è stata testata anche su piattaforme FreeBSD, OpenBSD, NetBSD.
Un altro toaster?
Se vale la definizione data da Bernstein probabilmente lo è. Tuttavia, a mio modo di vedere, un toaster dovrebbe essere una cosa alla Bill Shupp o alla qmailtoaster, che viene rilasciata insieme a tutti i pacchetti necessari, diversamente da qui. Poichè preferisco lasciare che il visitatore controlli da sè l'esistenza delle ultime versioni dei vari software, direi che questa "cosa" non dovrebbe essere classificata come un toaster. Piuttosto la chiamerei semplicemente "Roberto's qmail notes". Per la verità, sto inserendo qui un paragrafo sul toaster giusto per soddisfare i motori di ricerca, dato che molta gente arriva qui cercando un toaster per qmail.. :-) e ora che ho scritto la parola toaster 5 o 6 volte possiamo veramente iniziare... :-))
Prima di iniziare...
Questi appunti sono stati scritti in inglese e poi tradotti in italiano alla velocità della luce. Si vede, vero? Rileggendo ora, trovo degli strafalcioni e delle traduzioni letterali alla "Google translate"!. Me ne scuso, ma non ho sempre il tempo di fare le cose nel modo migliore..
Perhaps, in the meantime, and getting back to your original question, if anyone wants to alter the height of their spectrum display you can do so simply by *editing .../htdocs/css/openwebrx.css
Look for a line that begins ".openwebrx-spectrum-container" (line #2069 in the file I just viewed) and change the "max-height:" directive in the block below from 50px to your preference - for example 100px.
Do the same for the following block beginning ".openwebrx-spectrum-container.expanded"
This should be all that's needed, you may need to refresh your session and/or restart for the result to be observed.
Note: If you're at all uncertain you would be advised to back up your installation before making any changes.
That said it's an easy change and I'd encourage people to experiment and learn more about their systems. Who knows, one day you may be able to contribute some code back to further improve OpenWebRX.
*A good editor for many Linux distributions is 'nano'.
Despite repeated directives to ease the burden on local officials and curb formalism, many of China’s cadres still find themselves trapped in a frustrating cycle of working harder yet achieving fewer tangible results, according to state-linked media.
Banyuetan, an influential biweekly magazine affiliated with state news agency Xinhua, outlined five symptoms of this “busier-but-emptier” phenomenon in a report published on its website on Tuesday.
Beijing has long called for easing the burden of...
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FailArmy is the world’s number one source for epic fail videos and hilarious compilations. We’re powered by fan submissions and feedback from all around the world, with over 69 million fans across digital platforms! From our team to you all, thank you for your support 😊
To license any of the videos shown on FailArmy, please visit Jukin Media at http://bit.ly/jukinlicense
Zoom CISO Sandra McLeod discusses the challenges of securing a global communication platform, the promise of AI-driven security workflows, and her advice for aspiring cybersecurity leaders.
Once targeting just Microsoft 365, the phishing-as-a-service platform now aims at AWS, Okta, and Russian platforms, while relying on device code phishing.
A test release of GNUtrition, 0.33.0rc5, is now available.
GNUtrition is free nutrition analysis software. The USDA Food and Nutrient Database for Dietary Studies (FNDDS) is used as the source of food nutrient information.
This release fixes bugs from 0.33.0rc1-rc4, removes inaccurate algorithm constants, removes additional unnecessary dependencies, improves reliability/usability on non-GNU systems, among other general improvements and bug fixes. Version 0.33.0 (the first ftp.gnu.org release of GNUtrition since 2012) is expected to be released by June 5th. Any and all testing for the upcoming release will be greatly appreciated. Please use the bug-gnutrition and help-gnutrition mailing lists for your bug reports and/or other questions.
More information about GNUtrition may be found on its home page at http://www.gnu.or ... tware/gnutrition/. This test release can be obtained from the alpha.gnu.org server at one of the following:
A sneaky, wide-scale IAB operation uses a malicious traffic distribution system (TDS) to redirect visitors of trusted websites to ones that deliver malware.
High-autonomy agents with broad permissions and unfettered access are a recipe for disaster, and enterprises need to act now before they become the next horror story.
Carl Richell, il CEO di System76, ha postato su X una anteprima dell'effetto di COSMIC Frosted Glass, un nuovo effetto per COSMIC Desktop che introduce una trasparenza che ricorda per un certo verso l'effetto Aero introdotto con Windows Vista.
Clement Lefebvre, patron di Linux Mint, nel suo consueto post mensile, ha annunciato alcune interessanti novità sullo sviluppo di Cinnamon e di Nemo, il file manager della distro.
Il browser Vivaldi compie un passo importante con il rilascio della versione 8.0 desktop, definita dagli sviluppatori come il più grande redesign mai realizzato nella storia del progetto. L’aggiornamento introduce una nuova interfaccia chiamata “Unified”, layout predefiniti per diversi stili di utilizzo e numerose ottimizzazioni dedicate a produttività, personalizzazione e performance. Secondo il CEO e […]
Mozilla ha annunciato il rilascio della versione 151.0 del browser Firefox, la quale introduce una serie di aggiornamenti significativi riguardanti l'interfaccia utente, i meccanismi di tutela della privacy e svariate ottimizzazioni prestazionali, con un occhio di riguardo a macOS.
Il CD e CS hanno deciso la data per l’annuale Assemblea Generale Ordinaria dei Soci, con l’esposizione di quanto è accaduto nell’anno passato e nei mesi di quello in corso. L’AGO 2026 si terrà in data 21/06/2026 alle ore 09:00, presso il Circolo ARCI a Stagno, via Curiel, 21.
o Support new "altbridging" workaround in ipmi-sensors.
o Fix exploitable buffer overflows in the following ipmi-oem
commands:
- ipmi-oem dell get-active-directory-config
- ipmi-oem fujitsu get-sel-entry-long-text
Il programma lo trovate qui: https://gist.github.com/antirez/9a3dc1bc9749792fc036ab4c04669a06
Se volete discutere di questo video, potete partecipare al canale Telegram riservato a questa community. Per accedere, compila questo (c'è un piccolo errore di sintassi):
int main(void) {
char foo[] = "iuuqt;00u/nf0,UZtDhE:KLgZ2OU[l";
for (int j = 0; j 30; j++) foo[j]--;
printf("%s\n", foo);
}
Am Wochenende vom 6. und 7. Juni 2026 veranstaltet die ARI-Sektion Fidenza die zwölfte Ausgabe der technisch-kulturellen Veranstaltung «Elettra Back On Air».
Die Aktivierung erfolgt mit Unterstützung der Fondazione Guglielmo Marconi direkt von der Villa Griffone in Pontecchio Marconi (Bologna).
Ziel dieses Events ist es, die historische Bedeutung der Yacht «Elettra» international zu würdigen. Das Schiff diente Guglielmo Marconi als schwimmendes Labor, auf dem er fundamentale Experimente zur Funktechnik und zu Mikrowellen durchführte.
Während des gesamten Wochenendes betreiben Funkamateure von ARI Fidenza eine Station in unmittelbarer Nähe des im Museum aufbewahrten Originalkiels der Yacht.
Damit wird die «Stimme» der Elettra symbolisch wiederbelebt, und Funkamateure weltweit erhalten die Gelegenheit, die historische Marconistation zu kontaktieren. Die Aktivierung findet im Rahmen des internationalen «Museum Ships Weekend Event» statt, das jährlich am ersten Juni-Wochenende hunderte von Museumsschiffen weltweit auf den Bändern aktiviert.
Die Funkverbindungen werden unter dem marconianischen Sonderrufzeichen der Station abgewickelt. Weitere Details zum Betrieb und den Log-Abfragen gibt es auf der offiziellen Website von ARI Fidenza.
Mediawiki offre la possibilità di inserire formule Tex nelle nostre pagine creando dinamicamente immagini PNG per noi..
Questa pagina vuole richiamare i pacchetti e i principali passi da seguire per far funzionare Tex con MediaWiki in una macchina Slackware. Alla fine presenterò alcune problematiche nell'installzione.
Ghostscript è già incluso in Slackware (ap/ghostscript e ap/ghostscript-fonts-std) ma se siamo in un server minimale potresti avere bisogno di installarlo.
libfontconfig
Questa libreria la troviamo all'interno del pacchetto x/fontconfig. E' richesta da ImageMagick.
wget http://caml.inria.fr/pub/distrib/ocaml-3.12/ocaml-3.12.0.tar.bz2
tar xjf ocaml-3.12.0.tar.bz2
cd ocaml-3.12.0
chown -R root:root .
./configure
make
make install
Senza AMS* alcune formule saranno rese correttamente mentre altre no. Il pacchetto tetex di Slackware contiene già AMS, comunque, nel caso non ce l'avessi:
cd /usr/share/texmf
wget ftp://ftp.ams.org/pub/tex/amslatex.zip
wget ftp://ftp.ams.org/pub/tex/amsrefs/amsrefs.zip
unzip amslatex.zip
unzip amsrefs.zip
dovresti trovarlo in /usr/share/texmf/tex/latex/amsmath/amsmath.sty
Abilitare Tex in Mediawiki
Cambiare directory dove è installato mediawiki, editare LocalSettings.php e decommentare questo:
$wgUseTeX = true;
Compilazione di texvc
cd /path/to/htdocs/mediawiki/math
Prima di compilare, per evitare un parse error, usare il PATH assoluto ovunque all'interno di math/render.ml in questo modo:
let cmd_dvips tmpprefix = "/usr/share/texmf/bin/dvips -q -R -E " ^ tmpprefix ^ ".dvi -f >" ^ tmpprefix ^ ".ps"
let cmd_latex tmpprefix = "/usr/share/texmf/bin/latex " ^ tmpprefix ^ ".tex >/dev/null"
(* Putting -transparent white in converts arguments will sort-of give you transperancy *)
let cmd_convert tmpprefix finalpath = "/usr/local/bin/convert -quality 100 -density 120 " ^ tmpprefix ^ ".ps " ^ finalpath ^ " >/dev/null 2>/tmp/wiki_convert_error"
(* Putting -bg Transparent in dvipng's arguments will give full-alpha transparency *)
(* Note that IE have problems with such PNGs and need an additional javascript snippet *)
(* Putting -bg transparent in dvipng's arguments will give binary transparency *)
let cmd_dvipng tmpprefix finalpath backcolor = "/usr/local/bin/dvipng -bg \'" ^ backcolor ^ "\' -gamma 1.5 -D 120 -T tight --strict " ^ tmpprefix ^ ".dvi -o " ^ finalpath ^ " >/dev/null 2>/tmp/wiki_dvipng_error"
Cerchiamo ora di eseguire il comando texvc dalla linea di comando come utente apache:
cd math
sudo -u apache ./texvc '../images/tmp' '../images/tmp' '0' 'UTF-8' 'transparent'
a controlliamo il PNG nella cartella images/tmp. Se si ottiene ancora un parse error, si ricontrolli il path assoluto in math/render.ml, e si ricompili. E si rileggano le referenze indicate.
Ecco come ho installato mod_tls (ftpes) e mod_sftp in proftpd. I miei tentativi di farli convivere in due demoni separati sono tutti falliti, giacchè ho registrato errori nel trasferimento che sono spariti solo quando ho provato a caricare mod_tls o mod_sftp a turno.
Questi i miei test sulla velocità (per la verità un po' frettolosi). ftpes sembra un pochino più veloce in modalità upload:
ftpes upload: circa 22.4 K/s download: più di 800 K/s
sftp upload circa 18.2 K/s download: più di 800 K/s
# common stuff goes here Include /usr/local/etc/proftpd/proftpd.conf
<IfModule mod_tls.c> TLSEngine on PassivePorts 49152 65535 #MasqueradeAddress 012.345.678.901 # se il server e' dietro un firewall TLSLog /var/log/proftpd/tls.log TLSProtocol SSLv23 # Require protection on the control channel, but reject protection of the data channel TLSRequired ctrl+!data TLSRSACertificateFile /usr/local/etc/ssl/certs/proftpd.pem TLSRSACertificateKeyFile /usr/local/etc/ssl/certs/proftpd.pem TLSVerifyClient off TLSRenegotiate none </IfModule>
file sftp.conf
# common stuff Include /usr/local/etc/proftpd/proftpd.conf
<IfModule mod_sftp.c> SFTPEngine on SFTPLog /var/log/proftpd/sftp.log Port 22 SFTPHostKey /etc/ssh/ssh_host_rsa_key SFTPHostKey /etc/ssh/ssh_host_dsa_key SFTPCompression delayed MaxLoginAttempts 6 </IfModule>
Infine avviare il demone richiamando il file di configurazione desiderato:
/usr/local/sbin/proftpd -c /usr/local/etc/proftpd/ftpes.conf # se si vuole ftpes
/usr/local/sbin/proftpd -c /usr/local/etc/proftpd/sftp.conf # se si preferisce sftp
Non avviarli mai insieme.
file proftpd.conf
ServerType standalone UseReverseDNS off DeferWelcome off
Il progetto Pigeonhole fornisce il supporto Sieve a livello di plugin per il Local Delivery Agent (LDA) di Dovecot e anche per suo servizio LMTP. Il plugin è un interprete Sieve che filtra i messaggi in arrivo usando uno script scritto in linguaggio Sieve. Lo script Sieve è fornito dall'utente e, con il suo utilizzo, l'utente può personalizzare come i messaggi in arrivo sono trattati. I messaggi possono essere spediti a una cartella specifica, reindirizzati, rispediti al mittente, scartati, etc.
Il Server Dovecot Managesieve è un servizio per gestire la collezione di script Sieve dell'utente.
Se vuoi supportare i filtri per le email, devi gestire le Sieve rules per mezzo del server dovecot-pigeonhole. Quando crei un filtro con la tua webmail o il tuo client di posta, stai scrivendo uno script in linguaggio Sieve per personalizzare il modo in cui i tuoi messaggi saranno recapitati, vale a dire se saranno inoltrati a qualcun altro, scartati o salvati in delle cartelle particolari. Ma per fare questo Dovecot deve agire anche come un Local Delivery Agent al posto di vpopmail/vdelivermail, ovvero deve essere Dovecot a salvare i messaggi nella tua cartella Maildir. Questa guida cercherà di spiegare come raggiungere questo obiettivo.
May 10, 2026 roundcube upgraded to v. 1.7.1 (security release)
May 14, 2026 - dovecot upgraded to v. 2.4.4
May 10, 2026 roundcube upgraded to v. 1.7.0
Apr 7, 2026 - qmail v. 2026.04.07
Mar 30, 2026 - dovecot 2.4.3 released
Mar 4, 2026 - clamav upgraded to v 1.5.2
Feb 11, 2026 - vpopmail upgraded to v. 5.6.13 - vqadmin upgraded to v. 2.4.6
Feb 8, 2026 - vpopmail upgraded to v. 5.6.12 - roundcube update to v. 16.13
Feb 3, 2026 - qmail upgrade
Jan 31, 2025 - vqadmin upgraded to v 2.4.5
Jan 8, 2026 - qmail upgraded to v2026.01.08
Dec 14, 2025 - roundcube upgraded to version 1.6.12
Nov 28, 2025 - qmailadmin upgraded to v1.2.27
Nov 26, 2025 - ezmlm-idx moved to my git space. Patched to compile with modern compilers. Fixed mysql documentation.
Nov 22, 2025 - dovecot: quota driver switched to 'count' - vpopmail upgraded to v.5.6.11
Nov 8, 2025 - qmailadmin upgraded to v 1.2.26 - log file modified accordingly in fail2ban filter
Oct 30, 2025 - vpopmail updated to v. 5.6.10 - dovecot ugraded to v. 2.4.2 - dovecot-pigeonhole ugraded to v. 2.4.2
Oct 22, 2025 - qmailadmin updated to v 1.2.25
Oct 18, 2025 - clamav upgraded to v 1.5.1
Oct 11, 2025 - clamav upgraded to v 1.5.0. A recent version of rust is needed (successfully using 1.88 here). Just reinstall as explained below. No particular change is needed in the config files.
3 ottobre 2025: - Aggiunta la sezione Data Query Service nella pagina relativa a RBL, che risolve il problema del ban di spamhaus da connessioni fatte con DNS pubblico.
Sep 30, 2025 - daemontools v0.82: Fixed crash in multilog caused by invalid buffer access when read() returned -1
Sep 8, 2025 - daemontools v. 0.81 compiles with latest gcc 15.2 - qmail updated to v. 2025.09.08
Sep 1, 2025 vpopmail v5.6.9 - added -std=gnu17 to gain compatibility with gcc-15 (PR #6) - pw_clear_passwd field enlarged to varchar(128) to create room for long passwords (tx Ricardo Brisighelli) c54688d
Aug 31, 2025 - upgraded ucspi-tcp6 and ucspi-ssl to v. 0.13.5
Aug 19, 2025 - netqmail-1.07.1: now compiles with gcc 15.2
Aug 18, 2025 spamassassin's bayesian filter: improved the "Training Bayes" section
Jul 10, 2025 qmail update - Authentication-Results: header support (Andreas Gerstlauer) - DKIM: added ERROR_FD=2 in control/filterargs to send error output of qmail-dkim in stderr when acting as a qmail-remote filter (Andreas Gerstlauer) - improved qmail-dkim error reporting when signing outgoing messages (Andreas Gerstlauer) - helodnscheck.cpp:qmail dir determined dinamically - qmHandle: Add -x and -X parametr for remove email by To/Cc/Bcc (by Stetinac)
Jun 9, 2025 qmail v.2025.06.09 - CRLF fix for fastremote-3 patch (thanks Andreas Gerstlauer) - Bug fix to the greetdelay program (thanks Andreas Gerstlauer): qmail-smtpd crashes if SMTPD_GREETDELAY is defined with no DROP_PRE_GREET defined.
Jun 04, 2025 - roundcube updated to v. 1.6.11 - simscan updated to v. 1.4.6
Apr 19, 2025 - sauserprefs upgraded to v. 1.20.2
Apr 18, 2025 - qmail v2025.04.18: added script config-all.sh to automate the qmail core configuration (testing)
Apr 19, 2025 - sauserprefs upgraded to v. 1.20.2
4 aprile 2025 - pubblicata una pagina con l'illustrazione del funzionamento di qmail, per quanto riguarda la configurazione suggerita in questa guida
Mar 29, 2025 - dovecot and dovecot-pigeonhole updated to v. 2.4.1-4 - vpopmail updated to v. 2.6.8 (have a look at the release notes)
Mar 23, 2025 (v. 5.6.7) - bug fix in vpopmaild.c: Crypted[64] enlarged to Crypted[128] to make room for SHA-512 passwords. This restores the usability of the RoundCube's 'password' plugin (commit) - fixed quota calculation in sql procedures for dovecot (tx Hakan Cakiroglu) (commit) - minor changes to the usage function of vmakedotqmail.c (commit)
Mar 19, 2025 daemontools version 0.79 This version does not add new features nor corrects bugs. It's just a reorganizations of the files in the source dir - daemontools will be installed in /var/qmail/daemontools - Moved 'package' and 'src' to the top dir - Version grabbed from 'VERSION' in package/upgrade
Mar 17, 2025 - added a patch to qmail-spp greylisting plugin to solve a compilation break on rocky 8 (tx Shailendra Shukla)
Mar 15, 2025 -dovecot config: added quota warning messages handling
Mar 12, 2025 - autorespond v 2.0.9: bug fix in memory allocation which caused a segfault when To: address has be used (tx Stephan for the hint)
Mar 9, 2025 - dovecot: fixed quota calculation in sql queries (tx Hakan Cakiroglu) - Roundcube recognizes unlimited quota
Mar 5, 2025 - solr upgraded to v. 9.8.0
Feb 22, 2025 - Dovecot: Bug fix in 90-sieve.conf: global script to move spam into Junk now working - Let’s Encrypt have announced that they will end their free alerting service. Added a script to do the same internally.
Feb 15, 2025 - vpopmail upgraded to v. 5.6.6. bug fix: pwstr.h was not installed by Makefile (tx Bai Borko)
Fedb 11, 2025 qmail v. 2025.02.11 - Several adjustments to get freeBSD and netBSD compatibility. More info in the commit history. Hints/comments are welcome. - freeBSD users have to comment out the "LIBRESOLV" variable from the very beginning of the Makefile, as libresolv.so in not needed on freeBSD. - Dropped files install-big.c, idedit.c and BIN.* files. - Dropped files byte_diff.c, str_cpy.c, str_diff.c, str_diffn.c and str_len.c, which break compilation on clang and can be replaced by the functions shipped by the compiler (tx notqmail). - Old documentation moved to the "doc" dir. install.c and hier.c modified accordingly - conf-cc and conf-ld now have -L/usr/local/lib and -I/usr/local/include to look for srs2 library - conf-cc and conf-ld now have -L/usr/pkg/lib and -I/usr/pkg/include to satisfy netBSD - vpopmail-dir.sh: minor correction to vpopmail dir existence check - srs.c: #include <srs2.h> now without path
Feb 9, 2025 - some packages updated to compile on FreeBSD/clang: daemontools, vpopmail, autorespond, qmailadmin - roundcube updated to v. 1.6.10
Jan 30, 2025 - dovecot and dovecot-pigeonhole updated to v. 2.4.0
Dec 31, 2024 the default driver for the Roundcube password plugin is now sql, as vpopmaild doesn't work when SHA-512 passwords have been enabled on vpopmail (--disable-sha512-passwords). All SQL queries have been updated.
Dec 20, 2024 vpopmail upgraded to v. 5.6.4 - Password strength enforcement PR #5 (grabbed from Matt Brookings' 5.5.0-dev version) - Dropped min pwd length feature. - vmysql.h: tables' layout changed in order to have VARCHAR instead of CHAR. Fields containing ip addresses enlarged to VARCHAR(39), to create room for ipv6. Unix timestamps definition changed from BIGINT(20) to INT(11). (commit 44bad58) Have a look to the upgrade notes below.
Dec 06, 2024 - vqadmin v. 2.4.3: added a patch to highlight users with restrictions and with admin privileges (thanks Bai Borko)
Dec 01, 2024 (More info here) qmail v2024.12.01 - Added support for EAI (RFC 5336 SMTP Email Address Internationalization) (#13). Thanks to https://github.com/arnt/qmail-smtputf8/tree/smtputf8-tls. - chkuser is now smtputf8 compliant. It accepts utf8 characters in sender and recipient addresses provided that the remote server advertises the SMTPUTF8 verb in MAIL FROM, otherwise it allows only ASCII characters plus additional chars from the CHKUSER_ALLOWED_CHARS set. (#15#16) * dropped variables CHKUSER_ALLOW_SENDER_CHAR_xx CHKUSER_ALLOW_RCPT_CHAR_xx (replaced by CHKUSER_ALLOWED_CHARS) * dropped variables CHKUSER_ALLOW_SENDER_SRS and CHKUSER_ALLOW_RCPT_SRS, as we are always accepting '+' and '#' characters * added variables CHKUSER_INVALID_UTF8_CHARS and CHKUSER_ALLOWED_CHARS
Nov 15, 2024 - dovecot: added a postlogin script to update the vpopmail.lastauth SQL table on login (see 10-master.conf, thanks kengheng)
Oct 26, 2024 - qmail upgraded to v. 2024.10.26 * qmail-remote.c patched to dinamically touch control/notlshosts/<fqdn> if control/notlshosts_auto contains any number greater than 0 in order to skip the TLS connection for remote servers with an obsolete TLS version. (tx Alexandre Fonceca) (commit) * defined CHKUSER_DISABLE_VARIABLE "RELAYCLIENT" in chkuser_settings.h * enabled CHKUSER_SENDER_NOCHECK_VARIABLE "RELAYCLIENT" in chkuser_settings.h * fixed several compilation breaks/warnings on later gcc compilers (tx Pablo Murillo) * invalid auth fix in qmail-smtpd.c's smtp_auth function (tx Alexandre Fonceca for the advice) (commit) * qmail path determined dinamically in conf-policy * added a patch to remove chkuser and the vpopmail dependency (patches dir)
Oct 19, 2024 vpopmail v.5.6.3 - bug fixed: passwords with length > 8 were denied if sha-512 was disabled - fixed a configure break where a trivial C test program exits on error with gcc-14.1 due to missing headers - vusaged/domain.c: fixed -Wimplicit-function-declaration compilation warning - vmysql.h: dropped the multicolumn PRIMARY KEY in valias table to allow multiple forwards for a given alias.
Oct 9, 2024 - daemontools-0.78.2: added -ltr to conf-ld to restore compatibility with systems with glibc prior to v. 2.17 like RHEL6/CentOS6, where the librt.so library is not linked
Sep 22, 2024 -fehqlibs updated to v. 25c -ucspi-tcp6 updated to v. 1.13.01 -ucspi-ssl updated to v. 0.13.02
Sep 7, 2024 - daemontools-0.78: fixed a .gitignore issue which was preventing the package/compile script upload (thanks Ivelin Topalov) - RC updated to v. 1.6.9 - clamav updated to v. 1.4.1 - qmailadmin upgraded to v. 1.2.23 (tx Nathanaël Semhoun) * Added support for qmail-autoresponder * Fixed load lang not retrieved
Aug 16, 2024 - upgraded dovecot to v. 2.3.21.1 - upgraded pigeonhole to v. 0.5.21.1
Jul 31, 2024 multilog uses "d" flag as default to gain compatibility with the readable datetime format of multilog in daemontools-0.78. Change it with the "t" flag if you prefer to have timestamps.
Jul 29, 2024 (version 0.78) - multilog prints a readable datetime if used with "d" flag, it prints timestamps if used in the usual way with the "t" flag (80f2133) - fixed several compilation warnings and/or breaks on gcc-14.1
Jul 26, 2024 vqadmin (version 2.4.1): Fixed configure break. Trivial C test program breaks on gcc-14.1 due to missing headers (commit)
July 17, 2024 qmailadmin updated to v.1.2.22 * owner no longer required in autorespond * template.c code optimization
July 15, 2024 simscan 1.4.4 released: attachment size limit to be passed to spamassassin now handled by the size_limit variable in control/simcontrol, instead of the control/simsizelimit file.
Jun 8, 2024 qmail patch upgraded to v. 2024.06.08: * conf-channels: default number of channels increased to 4 (was 2). Now qmail offers 2 additional channels with respect to the 2 offered by default (local and remote). More info here * maxrcpt: error code changed to 452 due to RFC 4.5.3.1 (was 553). If DISABLE_MAXRCPT is defined it skips the check, otherwise outgoing messages from mailing lists would be rejected. (commit)
Jun 7, 2024 - vusaged: the header files of libev are now installed in /usr/local/include/libev (was /usr/local/include) to avoid conflicts with libevent (they both have an event.h header file). vusaged configure command was adjusted accordingly.
Jun 1, 2024 - clamav upgraded to v. 1.3.1
May 26, 2024 - Added Mailman installation howto - qmail patch upgraded to v. 2024.05.16 (changelog) - Roundcube upgraded to 1.6.7 (security fix) - Spamassassin upgraded to v. 4.0.1 - Spamassassin: Razor-agents upgraded to v. 2.86 (fork of the original (dead?) project)
Mar 27, 2024 qmailadmin updated to v. 1.2.21
Mar 4, 2024 - Solr updated to v. 9.5.0 - the documentation has been revised a bit
Feb 12, 2024 qmail update - DKIM patch upgraded to v. 1.48 * fixed minor bug using filterargs for local deliveries (commit) - Fixed several compilation warnings (commit) - Fixed incompatible redeclaration of library function 'log2' in qmail-send.c qsutil.c as showed by notqmail friends here - removed FILES, shar target from Makefile
Feb 11, 2024 clamav updated to v. 1.3.0
Feb 6, 2024 qmail: DKIM patch upgraded to v. 1.47 * fixed a bug which was preventing filterargs' wildcards to work properly on sender domain
Jan 27, 2024 simscan upgraded to v 1.4.3: fixed several compilation and autotools warnings
Jan 21, 2024 - qmail: liberal-lf: bare LF are no longer allowed by default due to smuggling vulnerability CVE-2023-51765. Bare LF can be allowed by defining ALLOW_BARELF in tcprules or in run file. - tcprules moved to /var/qmail/control
Jan 15, 2024 qmail update: - TLS patch by F. Vermeulen upgraded to version 20231230 (more info at https://inoa.net/qmail-tls/ tx Greg Bell for the patch) * support to openssl 3.0.11
Jan 11, 2024 - qmail: dkim patch upgraded to version 1.46
Jan 4, 2024 qmail patch: DKIM patch upgraded to v. 1.44 - fixed an issue with filterargs where spawn-filter is trying to execute remote:env xxxxx.... dk-filter. This issue happens when FILTERARGS environment variable is not defined in the qmail-send rc script. - dkim.c fix: https://notes.sagredo.eu/en/qmail-notes-185/configuring-dkim-for-qmail-92.html#comment3668 - dkfilter fix: correctly selects the domain to sign in case of sieve bounces - adjustments fo dk-filter and dknewkey man pages
Dec 30, 2023 - spamassassin/DMARC filter: now DMARC_REJECT is not hit if SPF_HELO_PASS is true
Dec 26, 2023 - qmailadmin upgraded to v1.2.18 - Pyzor installed from github, as version 1.0.0 is not python3 compliant (thanks Mike)
Dec 11, 2023 qmail, vpopmail, daemontools, qmailadmin, simscan and vqadmin source code moved to github
Nov 20, 2023 -qmail patch updated. dkim: * The patch now by default excludes X-Arc-Authentication-Results * dkim can additionally use the environment variable EXCLUDE_DKIMSIGN to include colon separated list of headers to be excluded from signing (just like qmail-dkim). If -X option is used with dk-filter, it overrides the value of EXCLUDE_DKIMSIGN.
Nov 5., 2023 -bug fix: vpopmail defaultdelivery patch: it won't create the .qmail file in case control/defaultdelivery already has vdelivermail, in order to prevent a vpopmail loop -qmailforward RC plugin: it won't create the copy record if $config['qmailforward_defaultdelivery'] contains 'vdelivermail'
Oct 13, 2023 - vpopmail: added "s/qmail cdb" patch, which gets vpopmail to locate correctly the qmail assign.cdb for s/qmail users. s/qmail users should configure vpopmail with --enable-sqmail-cdb
Oct 6, 2023 - clamav updated to v. 1.2.0
Sep 26, 2023 new qmail combined patch: -surblfilter logs the rejected URL in the qmail-smtpd log. It can now inspect both http and https URLs. -Improvements in man dkim.9, qmail-dkim.9 and surblfilter.9
Sep 17, 2023 - dovecot upgraded to v 2.3.21 - pigeonhole upgraded to v 0.5.21
Sep 14, 2023 - simscan now defines the maximum size of messages to be passed to spamassassin via control/simsizelimit file
Sep 5, 2023 -new qmail patch and DKIM patch upgraded to v. 1.42 *dk-filter.sh: "source $envfn" has been replaced with ". $envfn" in oder to work for pure bourne shells *minor corrections to the man pages -vpopmail: changed configuration option --enable-logging=e (was p). Now failed attempts will be logged with no password shown.
Sep 3, 2023 -daemontools: Buffer Overflow fixed in timestamp.c (patch multilog-readable_datetime, Ubuntu 22.04). It was causing empty log files everywhere. (thanks Bai Borko and KPC)
Aug 27, 2023 - nuova patch per vpopmail e nuovo plugin qmailforward per Roundcube che vanno a risolvere diverse problematiche. Maggiori informazioni nella pagina dedicata..
Aug 20, 2023 (diff) -qmail combined patch: install a sample control/smtpplugins file in case it does not exist yet, to avoid "unable to read control" crash.
Aug 17, 2023 - helodnscheck: * C++ version (testing). * bug fix: segfault in case of no result in DNS record. * default action changed to GNLR
5 agosto 2023 L'installzione del certificato Let's Encrypt è ora basata su dehydrated. La vecchia documentazione basata su certbot non verrà più aggiornata.
Jul 18, 2023 vqadmin: patch updated - Italian translation file html/it updated, following the patch by Ali Erturk TURKER - the vqadmin source directory has been cleaned of unnececessary files
Jul 15, 2023 - fail2ban: l'installazione e la configurazione è stata rivista per funzionare su Debian, dove python2 non è presente (grazie a Gabriel Torres)
Jun 30, 2023 -daemontools: added my multilog-readable_datetime patch which replace the timestamp in the log lines with a human readable datetime. Do not install it if you prefer to stick with the timestamp. -if you install this patch you have to download again the convert-multilog program. In case you decide to stick with the original timestamp, then use the original convert-multilog. (diff) -qmail combiend patch: DKIM patch upgraded to v. 1.41 *dknewkey will allow domains in control/domainkey *Made a few adjustments to the man pages and dkimsign.cpp for DKIMDOMAIN to work with qmail-smtpd (in case some configures qmail-smtpd to sign instead of the usual dk-filter/qmail-remote) -The broken link based on pobox.com in the default SPF error explanation was changed to https://mxtoolbox.com/SuperTool.aspx?action=spf
Jun 25, 2023 - Spamassassin: The ExtractText notes have been revised and corrected by Gabriel Torres
Jun 18, 2023 * qmail combined patch (diff) -vpopmail uid and gid are determined dinamically instead of assigning 89:89 ids by default -vpopmail install directory determined dinamically (was /home/vpopmail). Now the variable in the conf-cc file is determined as well. Feel free to post any issue in the comments as I'm not sure that /bin/sh will work in all Linux. * qmail run scripts: -defined the variable QMAILDIR in all run scripts in order to manage installations of qmail in directories different from default /var/qmail -/home/vpopmail is now ~vpopmail in order to manage installations of vpopmail in directories different from default /home/vpopmail -defined the variable TCPRULES_DIR on top of all run scripts
May 18, 2023 -certbot/letsencrypt: added the option --key-type rsa to the certbot command, to avoid that certbot will silently default to ECDSA the private key format, which results not understandable by my openssl-1.1. In this way the format of the private key will be RSA. More info here.
May 17, 2023 -SURBL: Top level domains URL is changed. So we have to adjust the update_tlds.sh script accordingly
Apr, 26, 2023 -new combined patch and dkim patch updated to v. 1.40 -qmail-dkim uses CUSTOM_ERR_FD as file descriptor for errors (more info here)
Apr 25, 2023 - qmailadmin cracklib patch: bug fix in qmailadmin/passwd: it was changing the password also in case of cracklib alert (tx Alexandre Fonseca) - new qmailadmin combined patch released
Mar 27, 2023 qmail combined patch (diff here) -chkuser.c: double hyphens "--" are now allowed also in the rcpt email (tx Ali Erturk TURKER) -chkuser_settings.h CHKUSER_SENDER_NOCHECK_VARIABLE commented out. Sender check is now enabled also for RELAYCLIENT -removed a couple of redundant log lines caused by qmail-smtpd-logging
Mar 18, 2023 - new qmail combined patch * bugfix in dkimverify.cpp: now it checks if k= tag is missing (tx Raisa for providing detailed info) * redundant esmtp-size patch removed, as the SIZE check is already done by the qmail-authentication patch (tx Ali Erturk TURKER) diff here
Mar 14, 2023 - qmail combined patch: the split_str function in dknewkey was modified in order to work on debian 11 (tx J)
Mar 12, 2023 - qmail patch updated: the mail headers will change from "ESMTPA" to "ESMTPSA" when the user is authenticated via starttls/smtps (tx Ali Erturk TURKER) diff here
Mar 1, 2023 - qmail combined patch updated: added qmail-fastremote patch (tx Ali Erturk TURKER for the advise). qmail-remote CRLF removed (replaced by fastremote)
Feb 27, 2023 - qmail combined patch updated: now qmail-remote is rfc2821 compliant even for implicit TLS (SMTPS) connections (tx Ali Erturk TURKER)
Feb 24, 2023 - qmail combined patch updated: several missing references to control/badmailto and control/badmailtonorelay files were corrected to control/badrcptto and control/badrcpttonorelay (tx Ali Erturk TURKER) diff here
Feb 20, 2023 - qmail combined patch updated ---- dkim patch upgraded to v. 1.37 ------ ed25519 support (RFC 8463) ------ old yahoo's domainkeys stuff removed (no longer need the libdomainkeys.a library)
Feb 18, 2023 -vpopmail: added a patch by Ali Erturk TURKER which fixes several issues -vqadmin: added a patch by Ali Erturk TURKER which, among the other things, makes vqadmin aware of mysql-limits
Feb 10, 2023 -dovecot: added a patch to restore the old vpopmail-auth driver (tx Ali Erturk TURKER)
Jan 31,2023 -bug fix in qmail-smtpd.c. 4096 bit RSA key cannot be open (tx Ali Erturk TURKER)
Jan 4, 2023 -Solr upgraded to version 9.1.0 -The SOlr page has been improved as far as configuration, security and testing are concerned
Jan 1, 2023 -ClamAV upgraded to version 1.0.0 -new qmail combined patch released. Bug fix in dk-filter. It was calling a non existent function (tx Andreas).
Dic 17, 2022 -qmail combined patch release * chkuser receipt check won't be disabled for RELAYCLIENT * CHKUSER_DISABLE_VARIABLE commented out from chkuser_settings.h
Nov 20, 2022 -switched all actions to nftables, as it has now replaced iptables and fail2ban has support for it.
2022.10.02 -dkim patch updated to v. 1.30 and new qmail combined patch released * bug fix: it was returning an error in case of domains with no key.
Sep 29, 2022 -bug fixed in the domainkey script: it wasn't creating the symbolic link of the selector name to the private key in case of a custom selector defined in the file control/dkimkeys Sep 28, 2022 -qmail combined patch updated with new dkim patch v. 1.29. More info here -Roundcube webmail updated to v. 1.6.0
Aug 12, 2022 -dovecot: improved the sql stuff in case of --disable-many-domains (tx kengheng). -dovecot-pwd_query patch for vpopmail: added a procedure for the user_query (needed for dovecot/LDA) -dovecot-pwd_query patch for vpopmail renamed to dovecot-sql-procedures -combined patch for vpopmail updated
Aug 08, 2022 -qmailctl script improved. Now the script exits if services are not started with svscanboot or a supervise script is missing -roundcube/password plugin: the cracklib patch has been improved. Now it can retrieve the correct cracklib-check path
Jul 28, 2022 -The Roundcube plugins' page has been revised and polished. A couple of plugins have been added.
May 22, 2022 qmail patch: "qmail-smtpd pid, qp log" patch (http://iain.cx/qmail/patches.html#smtpd_pidqp) removed, as its log informations are already contained in the qlogreceived line. (diff) -improved a couple of read_failed error messages
May 12, 2022 -clamav: updated to v. 0.105 -qmailctl: a few modifications to avoid error strings in the service uptime when service is stopped. qmail-smtpsd was added to svclist -qmail-smtpsd support added
Apr 22, 2022 -dovecot: added Solr support
Apr 17, 2022 -dovecot/auth-sql.conf.ext: changed the userdb lookup for LDA from static to sql, as the home dir was not retrieved correctly if positioned in a subfolder (i.e. domains/0/domainname).
Apr 9, 2022 qmailadmin: --enable-imageurl=/files is now --enable-imageurl=/qmailadmin/files (no need to have an alias on apache config). Added --disable-catchall, which is bad for spam. Tx Gabriel Torres
Apr 01, 2022 -qmailadmin: new combined patch. It now logs to stderr when qma-auth.log file can't be opened in write mode. It was returning a white screen
Mar 17, 2022 -vpopmail: new combiend patch: fixed a compilation break in vmysql.c with Debian 11 / gcc-10
Feb 26, 2022 -added REJECTNULLSENDERS environment variable (diff)
Feb 18, 2022 -fail2ban: added a couple of new rules to the qmail-smtpd.conf filter
Feb 13, 2022 -fixed a TLS Renegotiation DoS vulnerability. Disabled all renegotiation in TLSv1.2 and earlier. (diff here)
Feb 1, 2022 -added a plugin to qmail to filter bad DNS HELOs (more info here) -Roundcube upgraded to v. 1.5.2
Jan 17, 2022 -new qmail combined patch (diff here): * now qmail-smtpd logs rejects when client tries to auth when auth is not allowed, or it's not allowed without TLS (a closed connection with no log at all appeared before). * added qmail-spp.o to the TARGET file so that it will be purged with "make clean".
Dec 19, 2021 -new qmail combined patch: added qmail-spp patch
Oct 21, 2021 roundcube updated to v. 1.5.0
Sep 28, 2021 clamav updated to v. 0.104. The new version installation is based on cmake (autotools abandoned)
Sep 27, 2021 -new qmail combined patch: now chkuser allows double hyphens "--" in the sender email, like in y--s.co.jp (diff here)
Sep 8, 2021 fail2ban updated to v. 0.11.2 and rc.fail2ban moved to /usr/local/bin/fail2banctl. The dovecot filter has been improved
Sep 2, 2021 -an issue in vusaged configure arised. I cured it with a patch, while Luca in the comments found a different solution.
Aug 22, 2021 -minor fix to qmail patch/qlog: now it logs the auth-type correctly (diff)
Aug 15, 2021 at the bottom of the qmail/testing page I added a note to the testssl script by Dirk Wetter, which allows you to inspect your SSL connection in detail.
July 28, 2021 simscan: my attachments-size-limit patch added. It allows you to overcome a limitation where simscan doesn't pass messages over 250k to spamassassin.
July 16, 2021 spamassassin: bayes_token.token database field changed to binary(5). It was char(5).
Jul 12, 2021 -spamassassin/userprefe: the "preference" varchar length in the database "userprefs" table was increased to 50 (was 30) to create space for long label such as "bayes_auto_learn_threshold_spam", which resulted truncated before the modification.
June 20, 2021 -spamassassin: created a script to process the spam/ham for the learning and reporting system (more info here) -dovecot 15-mailboxes.conf: added mailboxes for the learning and reporting system
June 19, 2021 new qmail combined patch released -chkuser: defined extra allowed characters in sender/rcpt addresses and added the slash to the list (tx Thomas). -RSA key and DH parameters are created 4096 bit long also in Makefile-cert. qmail-smtpd.c and qmail-remote.c updated accordingly (tx Eric Broch). -Makefile-cert: the certs will be owned by vpopmail:vchkpw
March 27, 2021 - bug fixes in the vpopmail/defaultdelivery patch: increased the buffer for the .qmail-default file path, as in particular cases of long path/domain names it will result truncated. Fixed another bug where the .qmail.default file where opened twice. - now if vdelivermail is installed the "delete" option will be used instead of "bounce-no-mailbox", which is not reasonable anymore
March 21, 2021 qmail combined patch updated. update_tmprsadh.sh: RSA key and DH parameters increased to 4096 bits
March 9, 2021 vpopmail: the patch now installs the sql code needed for "one table per domain" (--disable-many-domains) in ~/vpopmail/etc/pwd-query_disable-many-domains.sql and creates the sql procedure if needed. Of course this add-on to vpopmail will be completely transparent when you compile with the default option --enable-many-domains
Feb 26, 2021 vpopmail: added a defaultdelivery patch, which makes vpopmail to copy your preferred delivery agent (stored in QMAILDIR/control/defauldelivery) into the .qmail-default file of any newly created domains, overriding the default vpopmail's behaiviour, where vpopmail copies its delivery agent vdelivermail. Feb 5, 2021 - vpopmail: the patch has been improved. The sql-aliasdomains stuff is now done by means of the vpopmail's C programs and functions. Feb 3, 2021 - vpopmail: new patch and script released. Just configure --enable-sql-aliasdomains (default) and forget. The dbtable will be created the first time you will create an aliasdomain.
Jan 29, 2021 - dovecot/auth-sql.conf.ext now uses the userdb's prefetch driver in order to perform one single query when doing the auth - dovecot/dovecot-sql.conf.ext has been modified to allow authentication both with real and alias domains, provided that you patched vpopmail accordingly. More info in this page. - vpopmail: sql-aliasdomains and combined patch released (new aliasdomains dbtable has to be created!)
Jan 13, 2021 - vpopmail/dovecot: added support for sql aliasdomains
Gen 5, 2021 - dovecot upgraded to v. 2.3.13 (vpopmail-auth removed by dovecot's developers) - pigeonhole upgraded to v. 0.5.13
Gen 3, 2021 - Roundcube: Upgraded to v. 1.4.10 - Roundcube: disabled the SMTP authentication when sending messages via RC. SMTP port changed to 25.
Gen 2, 2021 - ucspi-tcp6: upgraded to latest version - fehQlibs have to be installed as a prerequisite of ucspi-tcp6
Dec 4, 2020 - combined patch for qmail updated to solve compatibility problems with new gcc-10 - a patch was also released to get vpopmail compiled with gcc-10 - Tony Fung suggested a script to expunge messages, which can be very useful in case you need to expunge differently depending on your mailboxes/domains.
Nov 18, 2020 spamassassin: - solved some priviledge problems with the reports of the RC's markasjunk plugin, which is going to write inside the log dir and read the razor's identity file. - moved all log files into /var/log/spamassassin (apache group now has +w priv). spamdctl and logrotate scripts modified accordingly
2020.10.30 Clamav: added clamav-unofficial-sigs (tx Tony Fung for the suggestion). Updated clamdctl and freshclamctl scripts to allow the restart function, needed by clamav-unofficial-sigs script
2020.10.28 modified the spamassassin's DMARC rule. Now it passes emails with one between DKIM and SPF valid, according to RFC7489 (thanks Marcel Veldhuizen and Iulian for the hints)
2020.10.08 rcptcheck-overlimit.sh: bug fix (tx Tony Fung)
2020.09.02 spamassassin/DMARC: corrected the askDNS rule as it was not triggering the reject in the event that only one of DKIM or SPF failed (tx A F)
2020.09.01 qmailadmin: minor adjustments to the skin patch
2020.08.12 dovecot: upgraded to v. 2.3.11.3 dovecot-pigeonhole: upgraded to v. 0.5.11
2020.08.11 Roundcube: upgrade to v. 1.4.8
2020.08.10 - new qmailadmin skin/combined patch released: mod_user.html: added the "value" attribute to the name/gecos input tag (tx Pablo Murillo)
2020.08.04 - simscan: upgraded to v. 1.4.1
2020.08.02 - several clarifications in the simscan page; - revised the ripMIME installation as the dev version of the program is now downloaded from github, to solve complation breaks.
2020.07.29 - new combined patch * dk-filter: corrected a bug where dk-filter was using DKIMDOMAIN unconditionally. Now it uses DKIMDOMAIN only if _SENDER is null (tx Manvendra Bhangui).
2020.07.15 - spamassassin: added Razor2, Pyzor, Spamcop configuration - Roundcube/markasjunk plugin has now info about the cmd_learn and the multi_driver drivers (tx Gabriel Torres)
2020.07.03 Roundcube/password plugin: added a patch to make it work in combination with cracklib, to enforce password strenght (tx Tony Fung)
2020.06.10 Roundcube: upgrade to v. 1.4.5
2020.05.22 new qmailadmin skin/combined patch released
2020.05.05 -qmailadmin * patched qmailadmin to provide a new responsive skin for the control panel. * combined patch released
2020.04.25 -combined patch updated * qmail-smtpd.c: added rcptcount = 0; in smtp_rset function to prevent the maxrcpto error if control/maxrcpt limit has been exceeded in multiple messages sent sequentially rather than in a single mail (tx Alexandre Fonceca)
2020.04.16 - new combined patch: qmail-remote-logging patch added (more info here)
2020.04.10 - new combined patch: DKIM patch updated to v. 1.28 * outgoing messages from null sender ("<>") will be signed as well with the domain in env variable DKIMDOMAIN * declaring NODK env variable disables old domainkeys signature, while defining NODKIM disables DKIM.
2020.03.31 - DKIM configuration: added UNSIGNED_SUBJECT variable to the run files, which can be useful to declare if one wants to allow messages without the sign of the subject (more info here) 2020.03.19 dovecot: added the autoexpunge setting in 15-mailbox.conf. The expunge via cronjob in not needed anymore
2020.02.26 vqAdmin: fixed a problem which was preventing the patch to be applied (tx Marco Varanda)
2020.02.25 dovecot: modified 10-master.conf to set up stats' service priviledges and correct an error which appeared in qmail-send
2020.02.11 table spamassassin.txrep modified as the column "count" was renamed (tx Tony Fung).
2020.02.06 queue-repair.py: applied a patch to make the program python3 compliant (tx Tony Fung)
2020.02.04 dovecot-sql.conf.ext: adjusted the user_query string to get compatibility with mariadb-10.3 (tx Tony Fung)
2020.01.11 - new combined patch: qmail-tls patch updated to v. 20200107 * working client cert authentication with TLSv1.3
2019.12.12 spamassassin: upgraded to v. 3.4.3
2019.12.08 - big patch updated * qmail-smtpd.c: now TLS is defined before chkuser.h call, to avoid errors on closing the db connection (tx ChangHo.Na) - domainkeys script improved: it now manages 2048 bit long key (tx Tatsuya Yokota)
2019.12.01 dovecot: upgraded to v. 2.3.8 dovecot-pigeonhole: upgraded to v. 0.5.8 Roundcube: upgraded to v. 1.4.1 (mobile responsive skin released!) Roundcube plugins: updated
2019.09.18 spamassassin: added a page concerning TxRep and another one concerning DMARC filter
2019.09.09 dovecot: now the SQL user_query retrieves the quota as well (tx Alexandre Fonceca, more info here)
2019.08.07 - a couple of adjustments to chkuser (tx Luca Franceschini, more info here) * BUG - since any other definition of starting_string ends up as "DOMAIN", if starting_string is otherwise defined, chkuser will be turned off. * CHKUSER_ENABLE_ALIAS_DEFAULT, CHKUSER_VAUTH_OPEN_CALL and CHKUSER_DISABLE_VARIABLE are now defined in chkuser_settings.h * Now CHKUSER_DISABLE_VARIABLE, CHKUSER_SENDER_NOCHECK_VARIABLE, CHKUSER_SENDER_FORMAT_NOCHECK, CHKUSER_RCPT_FORMAT_NOCHECK and CHKUSER_RCPT_MX_NOCHECK can be defined at runtime level as well.
2019.06.19 - DKIM patch updated to v. 1.26 * BUG - honor body length tag in verification
2019.05.24 - qmail-tls patch updated to v. 20190517 * bug: qmail-smtpd ssl_free before tls_out error string (K. Wheeler)
2019.05.23 - DKIM patch updated to v. 1.25 * SIGSEGV - when the txt data for domainkeys is very large exposed a bug in the way realloc() was used incorrectly. * On 32 bit systems, variable defined as time_t overflows. Now qmail-dkim will skip expiry check in such conditions.
2019.04.25 * bug fixed on qmail-smtpd.c: it was selecting the wrong openssl version on line 2331 (tx ChangHo.Na) 2019.04.09 - qmail-tls patch updated to v. 20190408 * make compatible with openssl 1.1.0 (Rolf Eike Beer, Dirk Engling, Alexander Hof) * compiler warnings on char * casts (Kai Peter)
2019.03.22 - new combined patch: fixed a bug causing crashes of qmail-remote when using openssl-1.1 (tx Luca Franceschini)
2019.02.27 - port to openssl-1.1 - DKIM patch updated to v. 1.24 * bug fix: restored signaturedomains/nosignaturedomains functionalities.
2019.02.26 simscan: patch updated (tx Pablo Murillo) vQadmin: some adjustments into apache config and it's working again under apache-2.4 (tx Erald)
2019.02.01 fail2ban upgraded to v. 0.10.4
2018.09.23 spamassassin upgraded to v. 3.4.2
2018.08.25 -DKIM patch updated to v. 1.23 * fixed a bug where including round brackets in the From: field ouside the double quotes (From: "Name Surname (My Company)" <name.surname@company.com>) results in a DKIMContext structure invalid error (tx Mirko Buffoni). * qmail-dkim and dkim were issuing a failure for emails which had multiple signature with at least one good signature. Now qmail-dkim and dkim will issue a success if at least one good signature is found.
2018.08.23 -logging patch updated to v. 5 * fixed a bugin logit and logit2 functions where a RSET command and a subsequent brutal quit of the smtp conversation ^] by the client cause a segfault (tx Mirko Buffoni, more info here)
2018.08.02 ezmlm-web: Ricardo Brisighelli sent me two patches which solves compilation breaks with gcc-7
2018.06.22 -clamav updated to v. 0.100.0
2018.04.06 -added a patch to daemontools to extend the log file size limit to 100MB (tx Sam Tang)
2018.04.04 -qmailctl script updated (tx Sam Tang) * "qmailctl stat" now shows something like "0 days, 00 hours 16 mins" * can assign another service which related qmail for monitoring, like dovecot, clamd, freshclam... * change "up" and "down" to green and red color.
2018.04.03 -DKIM patch updated to v. 1.22 * openssl 1.1.0 port * various improvements, bug fixes
2018-03-21 added a new page to explain how to install a letsencrypt certificate for qmail and dovecot here
2018-02-07 clamav updated to v. 0.99.3 (bug fix, tx to Bob Greco)
2018-01-10 == combined patch updated -maildir++ * fixed a bug where the filesize part of the S=<filesize> component of the Maildir++ compatible filename is wrong (tx MG). More info here and here. -qmail-queue-extra * removed, because it was causing more problems than advantages, as the domain of the log@yourdomain.tld had to match the system domain inside control/me and can't be a virtual domain as well. == dovecot: upgraded to v. 2.3.0 == dovecot-pigeonhole: upgraded to v. 0.5.0.1
2017-10-24 new patch arrived (tx Luca Franceschini) -qlogfix (diff here) * log strings should terminate with \n to avoid trailing ^M using splogger * bug reporting custom errors from qmail-queue in qlog -added dnscname patch -added rcptcheck patch added rcptcheck-overlimit.sh (tx Luca Franceschini) added a page about rcptcheck-overlimit.sh usage
2017-09-05 Roundcube upgraded to v. 1.3.1. The enigma plugin requires Crypt_GPG-1.6.2
2017-08-24 -fail2ban: the qmail-smtpd.conf filter has been simplyfied and is now based on the "qlogenvelope" lines
2017-08-18 -combined patch updated: qmail-smtpd now retains authentication upon rset (tx to Andreas)
2017-07-05 -roundcube upgraded to v. 1.3.0
2017-05-14
Combined patch updated: DKIM patch updated to v. 1.20 It now manages long TXT records, avoiding the rejection of some hotmail.com messages.
2016-12-19 -Several new patches and improvements added (thanks to Luca Franceschini) More info here http://notes.sagredo.eu/node/178
2016-12-14 simscan: bug fix and new combined patch (thanks to Bob Greco, more info here)
2016-12-02 -fixed BUG in qmail-remote.c: in case of remote server who doesn't allow EHLO the response for an alternative HELO was checked twice, making the connection to die. (Thanks to Luca Franceschini) Patch applied: http://notes.sagredo.eu/files/qmail/patches/fix_sagredo_remotehelo.patch
2016-09-19 -big patch updated: qmail-tls patch updated to v. 20160918 * bug: qmail-remote accepting any dNSName, without checking that is matches (E. Surovegin) * bug: documentation regarding RSA and DH keys (K. Peter, G. A. Bofill)
2016-05-31 -roundcube upgraded to v. 1.2.0. All plugins updated as well
2016-05-15 -force-tls patch improved (a big thanks to Marcel Telka). Now qmail-smtpd avoids to write the auth verb if the the STARTTLS command was not sent by the client
2016-03-09 -combined patch updated * dkim patch updated to v. 1.19: verification will not fail when a dkim signature does not include the subject provided that the UNSIGNED_SUBJECT environment variable is declared. More info here.
2016-01-18 -removed the line "DKIMKEY=/var/qmail/control/domainkeys/%/default" from the qmail rc config file, as DKIMKEY is actually ignored by dk-filter, which will look for the key in that location by default. Use DKIMSIGN instead to define yor domainkey location (thanks to Steffen for the hint)
2015-12-26 qmail-tls updated to v. 20151215 * typo in #if OPENSSL_VERSION_NUMBER for 2015-12-08 patch release (V. Smith) * add ECDH to qmail-smtpd * increase size of RSA and DH pregenerated keys to 2048 bits * qmail-smtpd sets RELAYCLIENT if relaying allowed by cert more info here -roundcube upgraded to v. 1.1.4 (security fixes, more info here)
2015-12-15 -DKIM patch updated to v. 1.18 (a big thank to Manvendra Bhangui for his kind support). More info here 2015-11-23 qmail-submission/run modified: SMTPAUTH="!" to enable the submission feature (auth required). Now incoming msg can be received only on standard 25 port
2015-10-06 -fail2ban upgraded to v. 0.9.3
2015-10-03 -new combiend patch released: qmail-authentication updated to v. 0.8.3
2015-09-02 dovecot: the user query on the auth is now able to manage pop3/imap/webmail vpopmail limits (thanks to Arturo Blanco)
2015-02-25 the home page graphic of qmailadmin has copyright issues as shown here (thanks to Marc for the hint)
2015-02-17 roundcube: upgraded to v. 1.1.0. All plugins have been upgraded as well
2015-01-10 roundcube: added carddav plugin
2014-11-20 combined patch updated: -the SSLv3 connection upon the auth was switched off because of security reasons (thanks to Florian).
2014-11-15 combined patch updated: -modified the QUEUE_EXTRA variable in extra.h to record the Message-ID in the qmail-send's log (thanks to Simone for the hint). Look here for details.
2014-11-08 simscan has been improved with the jms patch. The work dir is mounted as a ramdisk now
2014-10-29 fail2ban: qmail-smtp.conf filter updated to look for GREETDELAY lines
2014-10-14 SSLv3 disabled on dovecot because of security reasons (more info here)
2014-10-14 dovecot upgraded to v. 2.2.14 dovecot-pigeonhole recompiled
2014-10-04 dovecot upgraded to v. 2.2.14.rc1 dovecot-pigeonhole upgraded to v. 0.4.3 the global sieve folder was moved to /usr/local/dovecot/etc/sieve/
2014-09-29 roundcube upgraded to v. 1.0.3. added a roundcube-auth filter to fail2ban
2014-08-26 roundcube upgraded to v. 1.0.2. Fixed some errors in the relative page, as sometime the $config variable was still $rcmail_config as in the past, and all the config files are now merged into config.inc.php (thanks to Otto)
2014-08-24 the log rotation of qmail is managed by the jms' https://qmail.jms1.net/scripts/convert-multilog. Thanks to Marc for the suggestion
2014-05-13 clamav upgraded to v. 0.98.3 roundcube upgraded to v. 1.0.1 ezmlm-idx upgraded to v. 7.2.2 qmailadmin recompiled against ezmlm-idx-7.2.2
2014-05-03 ezmlm-idx upgraded to v. 7.2.0 Bruce Guenter has released a new version of ezmlm-idx, getting the program to be compliant with the Yahoo DMARC Policy Change. You have to recompile qmailadmin against ezmlm as well.
2014-04-14 combined patch updated: -added qmail-maxrcpt patch, which allows you to set a limit on how many recipients are specified
2014-04-08 roundcube upgraded to v. 1.0.0
2014-03-10 combined patch updated: -added qmail-smtpd-liberal-lf patch, which allows qmail-smtpd to accept messages that are terminated with a single \n instead of the required \r\n sequence. This should avoid some "read failed" reject.
2014-02-14 spamassassin upgraded to v. 3.4.0
2014-01-10 roundcube upgraded to v. 1.0-rc. Plugins have been upgraded as well
2014-01-24 ucspi-tcp6 upgraded to v. 1.00: fixed problems when compiling with C99 compilers
2013-12-30 combined patch updated: -added qmail-SRS patch. You must install libsrs2 now. -the character "=" in the sender address is now considered valid by chkuser in order to accept SRS
2013-12-20 combined patch update (more info here): -added qmail-date-localtime patch -added qmail-hide-ip patch -the original greetdelay by e.h. has been replaced with the improved patch by John Simpson. Now communications trying to send commands before the greeting will be closed. Premature disconnections will be logged as well. More info here -modified the configuration of qmail-smtpd and qmail-submission according to the new greetdelay patch -updated the page concerning greetdelay -CHKUSER_SENDER_FORMAT enabled to reject fake senders without any domain declared (like ) -chkuser logging: I slightly modified the log line adding the variables' name just to facilitate its interpretation -added qmail-moreipme patch -added qmail-dnsbl patch (more info here) -added a page concerning qmail-dnsbl patch
2013-12-05 added two patches to my combined patch to make qmail rfc2821 compliant
2013-11-23 any-to-cname patch added to the combined patch
2013-10-30 Added two contributions by Costel Balta: -how to avoid to be "cut off" from spamhaus.org (read here) -adding the foxhole db to clamav (on the bottom of the clamav page)
2013-09-27 -DKIM patch upgraded to v. 1.17. Defined -DHAVE_SHA_256 while compiling dkimverify.cpp in the Makefile. This solved an issue while verifying signatures using sha256.
2013-09-16 Minor fixes to the DKIM patch
2013-09-14 -new combined patch released. The DKIM patch has been upgraded to v. 1.16; the signing at qmail-remote level has been revised by its author. -I added notes about qmail-remote signing in the DKIM page of this guide. -the domainkey program now gives ownership of the domainkey to qmailr, which runs qmail-remote
2013-08-22 ucspi-tcp6: upgraded to v. 0.99. The current version includes an hack by Manvendra Bhangui from indimail.org which gets tcpserver and qmail's spfcheck to be IPv4-mapped IPv6 addresses compliant, provided that you install his modified qmail-spf patch (my combined patch already has this adjustment to spf). Fot those interested, a few days ago Manvendra Bhangui released a package of patches including now not only DKIM and SURBL but also SPF and the entire qmail totally IPv6 compliant. The upgrade for me is not so straightforward, but I'm planning to have it in my big patch soon or later. For the moment you can play with it downloading from http://sourceforge.net/projects/indimail/files/netqmail-addons/qmail-dkim-1.0/
2013-08-21 -big patch updated: fixed a bug in hier.c which caused the installation not to build properly the queue/todo dir structure (thanks to Scott Ramshaw)
2013-08-19 -DKIM-SURBL patch by Manvendra Bhangui updated to v. 1.14 -added a page about SURBL configuration
2013-08-12 -DKIM patch upgraded to v. 1.12. The new patch adds surblfilter functionality. -added qmail-smtpd pid, qp log patch
2013-08-08 -qmail-SPF modified by Manvendra Bhangui to make it IPv4-mapped IPv6 addresses compliant. In order to have it working with such addresses you have to patch tcpserver.c accordingly. You can use a patch fot ucspi-tcp6-0.98 by Manvendra Bhangui at http://notes.sagredo.eu/files/qmail/patches/tcpserver-ipv6mapped_ipv4.patch or wait for v. 0.99 relase of ucspi-tcp6 -added outgoingip patch -added qmail-bounce patch
2013-05-20 dovecot: upgraded to v. 2.2.2 dovecot-pigeonhole: rebuilt
2013-05-18 Roundcube: upgraded to v. 0.9.1
2013-05-09 -dovecot-pigeonhole: upgraded to stable 0.4.0 version
2013-05-06 -dovecot: upgraded to v. 2.2.1 The configuration has been modified to use the sql/mysql driver in place of the vpopmail one; the password is now sended in plain text -dovecot-pigeonhole: upgraded to latest development version -RoundCube: imap_auth_type has been set to NULL to send the password in plain text and make dovecot's auth happy -the dovecot's expunge shell script was simplyfied. Using the sql driver solved all issues of the old vpopmail backend related to the missing iteration feature.
2013-04-16 Roundcube: upgraded to v. 0.9.0 All rc plugins have been updated as well
2013-03-31 new combined patch: qmail-auth updated to latest v. 0.8.1 Added authentication by recipient domain for qmail-remote. Look at README.auth for further details
2013-02-11 new combined patch: some code adjustments in qmail-smtpd.c smtpd_ehlo() to restore total compatibility with esmtp-size patch
2013.01.28 new combined patch released: fixed an issue on qmail-pop3d which was causing a double +OK after the pass command (thanks to Rakesh, Orbit and Simplex for helping in testing and troubleshooting)
2013.01.27 ucspi-tpc6: updated to v. 0.97
2013.01.06 ucspi-tpc6 0.96 by E.Hoffmann replace the ucspi-tcp 0.88 by DJB. It provides IPv6 and rblsmtpd greetdelay support combined patch modified. The variable GREETDELAY was renamed to SMTPD_GREETDELAY just to avoid conflicts with the GREETDELAY variable inside rblsmtpd qmail-smtpd/run file modified accordingly
2012.11.14 Roundcube: upgraded to v. 0.8.4
2012.11.10 Roundcube: upgraded to v. 0.8.3. Autologon plugin: modified
2012-10-31 new combined patch: qmail-auth has been updated to the latest v. 0.7.5. Look at README.auth for further details The qmail-forcetls patch was simplyfied accordingly.
2012.10.25 vpopmail: upgraded to v. 5.4.33 (now marked as stable). Be aware that you have to recompile netqmail, qmailadmin and vqadmin as well. qmailadmin: upgraded to v. 1.2.16
2012.10.19 Roundcube: added context menu, autologon and logout_redirect plugins
2012.10.18 Roundcube: upgraded to v. 0.8.2
2012.10.11 dovecot: upgraded to v. 2.1.10 dovecot-pigeonhole: upgraded to v.0.3.3
2012.09.04 zipdownload Roundcube's plugin: modified to gain compatibility to v. 0.8.1 (thanks to taki)
2012.08.31 Roundcube: upgraded to v. 0.8.1 dovecot: upgraded to v. 2.1.9 dovecot-pigeonhole: recompiled
2012.08.11 Roundcube: upgraded to v. 0.8.0
2012.05.26 dovecot-pigeonhole: upgraded to v 0.3.1
2012.05.24 dovecot: upgraded to v. 2.1.6
2012-04-25 new combined patch: added qmail-remote CRLF (thanks to Pierre Lauriente for the help on testing and troubleshooting) The qmail-remote CRLF patch solved a problem of broken headers after sieve forwarding that was caused by a bad handling of the CR (carriage return) by qmail-remote. The issue is also reported here http://www.dt.e-technik.uni-dortmund.de/~ma/qmail-bugs.html
2012.04.16 qmail-tap added to my combined patch
2012.03.03 dovecot: upgraded to v. 2.1.1 The configuration files have been updated: the most important change was the location of auth_socket_path variable inside 10-mail.conf
2012.02.17 dovecot: upgraded to v. 2.1.0 dovecot-pigeonhole: upgraded to v.0.3.0
2012.02.08: esmtp-size patch added to my combined patch
2012.01.29: New combined patch released: added doublebounce-trim patch
2012.01.21 Roundcube: updated to v. 0.7.1. All plugins have been updated to latest version as well.
2011.12.13 dnsbl.sorbs.org is not on my RBL examples anymore, as it proved to be a bad list. It's rejecting gmail's IPs and also confusing the IP of my own server as dynamic.
2011.12.12 New combined patch released. -modified update_tmprsadh to chown the .pem files to vpopmail to avoid hang-ups during the smtp conversation on port 587 caused by permission problems.
2011.10.06 New combined patch released. -fixed qmail-remote.c which was not going into tls on authentication (thanks to Krzysztof Gajdemski) -force-tls now quits if the starttls command is not provided when required (thanks to Jacekalex)
2011.09.30 Dovecot: upgraded to v. 2.0.15 dovecot-pigeonhole: upgraded to v . 0.2.4 ICU: upgraded to v. 4.8.1
2011.09.29 RoundCube: upgraded to v. 0.6. All plugins have been updated to latest version
2011.08.13 RoundCube: upgraded to v. 0.5.4 (security fix)
2011.07.27: Big patch updated. My force-tls patch allows the management of STARTTLS and CRAM-MD5 variables in the run file, so that there's no need to recompile each time anymore. I also added the "qmail-inject-null-sender" patch by Stéphane Cottin, which addresses a bug on qmail-inject
2011.07.23 The configuration of dovecot was updated to allow maildir++ (thanks to Nicolas) on files 90-quota.conf and 20-imap.conf
2011.07.15 The combined patch has been updated: an issue which caused the compilation's break down of qmail on 64b platforms has been fixed
2011.07.03 Added support for rblsmtpd. Added a page about the greetdelay patch.
2011.06.29 New combined patch released. Added ext-todo and big-todo patches, which adress the "silly qmail syndrome" on big servers.
2011.06.24 Spamassassin: updated to v. 3.3.2
2011.06.02 Roundcube: updated to v. 0.5.3 (2 important bug fixes)
2011.05.29 Dovecot: added a page concerning the purging of expired emails from Trash/Junk
2011.05.25 RoundCube: updated to v. 0.5.2. Updated almost all roundcube's plugin to latest version.
May 7, 2026 Razor-Agent-Client upgraded to v. 2.88
Jun 3, 2025 - disabled IPv6 on DCC as servers are not always responding (tx Shailendra Shukla)
Dec 26, 2023 Pyzor installed from github, as version 1.0.0 is not pythone3 compliant (thanks Mike)
Questa pagina concerne il setup di alcuni filtri di rete che aiutano spamassassin a decidere cosa fare di un dato messaggio. Abilitando questi filtri, insieme al sistema di apprendimento bayesiano, migliorerà drasticamente le prestazioni di spamassassin nella lotta allo spamming.
Apr 27, 2026 - qmailforward upgraded to v1.0.5 (bug fix: sql call is not done if the forward is not a valid email address)
Dec 19, 2025 - composer is now installed in /usr/local/bin and not in RC dir
Apr 19, 2025 - sauserprefs aggiornato alla versione 1.20.2
23 marzo 2025 - il driver vpopmaild del plugin password è nuovamente funzionante, ora che il problema è stato sistemato dal lato vpopmail (versione 5.6.7 in poi).
Le SURBL sono liste di siti web che appaiono nel corpo della posta indesiderata. Diversamente dalla maggior parte delle liste non sono liste di indirizzi IP.
I siti web che appaiono nei messaggi di posta indesiderata tendono ad essere più stabili rispetto agli indirizzi IP in rapido cambiamento dei botnet che sono soliti inviare la maggior parte di questi messaggi. Le liste di IP come zen.spamhaus.org possono essere usate in un primo stadio di filtraggio per aiutare a identificare da circa l'80% al 90% dei messaggi di posta indesiderata. Le liste SURBL possono contribuire a eliminare il restante 75% della posta indesiderata in un successivo stadio di filtraggio. Usate insieme alle liste di IP (RBL), le SURBL risultano un metodo molto efficace per identificare fino al 95% della posta indesiderata.
Changelog
Mar 29, 2026 - aggiunta una nota sui control file
Feb 17, 2026 - added notes to testing section
Sep 26, 2023 -surblfilter logs the rejected URL in the qmail-smtpd log. It can now inspect both http and https URLs. -Improvements in man dkim.9, qmail-dkim.9 and surblfilter.9
May 17, 2023 -Top level domains URL is changed. So you have to adjust the update_tlds.sh script accordingly
Rsync is a fast and extraordinarily versatile file copying tool. It can copy locally, to/from another host over any remote shell, or to/from a remote rsync daemon. It offers a large number of options that control every aspect of its behavior and permit very flexible specification of the set of files to be copied. It is famous for its delta-transfer algorithm, which reduces the amount of data sent over the network by sending only the differences between the source files and the existing files in the destination. Rsync is widely used for backups and mirroring and as an improved copy command for everyday use. Rsync finds files that need to be transferred using a "quick check" algorithm (by default) that looks for files that have changed in size or in last-modified time. Any changes in the other preserved attributes (as requested by options) are made on the destination file directly when the quick check indicates that the file's data does not need to be updated.
backup your files from remote to local using rsync
use modules to have multiple backups possible
secure the connection with ssh
avoid to prompt for the password, so that your backup can be done via script/cronjob
Before we start, I'll call "local" the computer where the files have to be copied and "remote" the computer where those files are stored and where you have to listen for ssh connections.
Remote host
To secure our data, we'll use rsync via a remote ssh connection, so there's no need to start rsync as a daemon, but sshd must be configured to accept connections without password and rsa-key authentication must be enabled in your /etc/ssh/sshd_config file:
Here "root" is the only user who is allowed to connect via ssh. So the user "root" will be used at the ssh level and should not be confused with "rsync-user", which will be used to log-in to the rsync "module", site1 in the following example.
Log-in as "root" and create the config file /etc/rsync.conf.
# common stuff
motd file = /etc/rsyncd_motd
# the following in case you want to test rsync as daemon
log file = /var/log/rsyncd.log
pid file = /var/run/rsyncd.pid
lock file = /var/run/rsyncd.lock
[site1]
# this is the path of the files to backup
path = /home/ssh-user/path/where/site1/files/live
comment = site1 files
uid = root
gid = root
read only = yes
list = yes
auth users = rsync-user
secrets file = /root/rsyncd.scrt
# we don't have super user access
use chroot = false
[site2]
[....site2 stuff....]
uid and gid are the userID and the groupID under which file transfers will take place.
Before the transfer will start, you have to authenticate rsync with "auth user". Create the secret file ~/rsync.scrt which holds the user:password couples:
rsync-user:password
rsync-user2:password2
Remove the 'r' flag to other users:
chmod o-r ~/rsync.scrt
Local host
Since we want to backup our files by means of a script and a cronjob, it's important that the remote ssh connection will not prompt for any password. We can achieve this by exchanging a ssh-key between client and server.
Create the private and public keys:
root@localhost:~# ssh-keygen
Generating public/private rsa key pair.
Enter file in which to save the key (/root/.ssh/id_rsa_remoteHost):
Enter passphrase (empty for no passphrase):
Enter same passphrase again:
Your identification has been saved in /root/.ssh/id_rsa_remoteHost.
Your public key has been saved in /root/.ssh/id_rsa_remoteHost.pub.
The key fingerprint is:
a0:53:33:c5:d1:ea:4c:e2:a1:98:d9:ba:b0:e8:5f:90 root@localhost
The key's randomart image is:
+--[ RSA 2048]----+
| o++o |
| o. . |
| . .. |
| .oo. |
| E.O .S |
| * * |
|. . o . |
|.o. . . |
|+.oo |
+-----------------+
Now you have to append the public key id_rsa_remoteHost.pub to the remote server's ~/.ssh/authorized_keys file. ssh-copy-id is a program which can do this for you:
The password file /root/remoteHost_rsync_pwd holds the password of the rsync connection; in this way our shell-script will not receive a password prompt when it connects. It should be stored in a safe place and priviledges must be given only to the root user. It will contain just the password string.
Maybe the line
-avz --exclude "*~" \
deserves some description, but you are invited to refer to the man page for more details.
--exclude "*~" is to avoid the copy of backup files of my text editor
"-a" stands for -rlptgoD and preserves everything
"-r" means recursive mode while traversing directories
"-p", "-o", and "-g" preserve the permissions, owner and group information of files and directories to be copied
"-t" preserves the file and directory timestamps
"-l" preserves the symbolic links
"-D" preserves devices and special files
"-v" turns on verbosity in output
"-z" enables compression
If you are wondering if the above method of using rsync is suitable for the vpopmail maildirs as well, the answer is yes, but with some adjustments. This is what I have in my backup scripts:
As you can see, I'm excluding the dovecot indexes and all the Maildirs' tmp dirs. This avoids transferring constantly changing temporary or volatile data, reduce the risk of inconsistencies if the backup is restored to a server with a different version of dovecot and improve synchronization performance by avoiding large amounts of non-critical files.
--stats prints statistics of the transfer in the log file.
--delete-after deletes files on the destination server only after the transfer is complete. If the transfer is interrupted midway, you don't immediately lose files on the backup.
--delete-excluded deletes from the backup everything that is no longer included in the sync, even if you had voluntarily excluded it.
--numeric-ids forces rsync to use numeric UIDs and GIDs instead of user and group names. This avoids problems if users on the backup server have different names than on the source server.
--partial Allows partially transferred files to be kept if the transfer is interrupted. With --partial, the file remains, and rsync can resume where it left off next time, saving time and bandwidth.
Connecting to the remote Host
You can have a quick connection to the remote Host if you setup a ~/.ssh/config file as follow
Host MyHost
HostName remoteHost.net
User ssh-user
Port 12345
IdentityFile ~/.ssh/id_rsa_remoteHost
and connecting as
> ssh MyHost
Enter passphrase for key '/home/ssh-user/.ssh/id_rsa_remoteHost':
Last login: Mon Sep 2 16:04:57 2013 from localhost
Linux 2.6.32.10-vs2.3.0.36.29.2-smp.
ssh-user@remotehost:~#
At this point it is convenient to disable root remote access setting /etc/ssh/sshd_config as follow:
MariaDB uses asynchronous replication based on binary logs (binlog). Master (source) writes changes to the binary log, slave (replica) reads the binlog from the master and replays events locally. Replication is one-way by default (master to slave).
Master configuration
Configure MariaDB by editing /etc/my.cnf.d/mariadb-server.cnf
Prepare the server by editing /etc/my.cnf.d/mariadb-server.cnf. Assign a unique id:
# replica
server-id=2 # unique id
log_bin=binlog # to revert master - slave
read_only=ON # cannot alter the database
# databases to replicate (it will read only these db from log)
replicate-do-db=vpopmail
replicate-do-db=roundcubemail
replicate-do-db=spamassassin
Log into MariaDB, stop the current slave (if it exists) and drop the databases to be cloned;
STOP SLAVE;
RESET SLAVE ALL; DROP DATABASE IF EXISTS vpopmail; DROP DATABASE IF EXISTS spamassassin; DROP DATABASE IF EXISTS roundcubemail;
Use scp to copy the dump you have done earlier (here I am connecting via secure key):
Solr è un server di indicizzazione basato su ApacheLucene. Dovecot communica con esso attraverso delle query HTTP/XML. Il server di indicizzazione consente di fare ricerche di testo in modo veloce nelle mail, compreso il corpo dei messaggi.
Arrestare quindi il server Solr e lanciare l'aggiornamento con le opzioni -f (aggiornamento) e -n (non lanciare do not start the server when finished) options:
Il nuovo file di configurazione sostituisce LRUCache con CaffeineCache e cambia la locazione delle librerie .jar (diff).
Riconfigurare il proprio /etc/default/solr.in.sh file, dato che molte opzioni sono cambiate radicalmente, quindi riavviare Solr.
Dobbiamo abilitare le librerie di configurazione come descritto qui per risolvere un errore che compare dalla versione 9.8.0 quando con lo scjema di Dovecot. Aggiungere questa riga al file /etc/default/solr.in.sh:
Lo script non deve restituire errori (status=0). Se invece si ottengono degli errori è necessario ricontrollare le autorizzazioni di sicurezza e le credenziali dell'utente dovecot di Solr.
Le fehQlibs sono librerie C aggiuntive sviluppate da Erwin Hoffmann. Sono un prerequisito di ucspi-tcp6 e di ucspi-ssl.
Installare come segue in /usr/local:
FEQLIBS_VER=30
cd /usr/local
wget https://www.fehcom.de/ipnet/fehQlibs/fehQlibs-${FEQLIBS_VER}.tgz
tar xzf fehQlibs-${FEQLIBS_VER}.tgz
chown -R root:root fehQlibs-${FEQLIBS_VER}
cd fehQlibs-${FEQLIBS_VER}
Cambiare la cartella di installazione modificando il file conf-build come segue
LIBDIR=/usr/local/lib
HDRDIR=/usr/local/include
Compilare e installare
make -C src
make -C src shared
make -C src install
cd ..
rm qlibs
ln -s fehQlibs-${FEQLIBS_VER} qlibs
Le qlibs dovranno essere trovate al momento della compilazione di ucspi-tcp6, quindi dobbiamo aggiungerle al file /etc/ld.so.conf:
TxRep was designed as an enhanced replacement of the AutoWhitelist plugin. TxRep, just like AWL, tracks scores of messages previously received, and adjusts the current message score, either by boosting messages from senders who send ham or penalizing senders who have sent spam previously. This not only treats some senders as if they were whitelisted but also treats spammers as if they were blacklisted. Each message from a particular sender adjusts the historical total score which can change them from a spammer if they send non-spam messages. Senders who are considered non-spammers can become treated as spammers if they send messages which appear to be spam. Simpler told TxRep is a score averaging system. It keeps track of the historical average of a sender, and pushes any subsequent mail towards that average.
The Bayesian classifier in Spamassassin tries to identify spam by looking at what are called tokens; words or short character sequences that are commonly found in spam or ham. If I've handed 100 messages to sa-learn that have the phrase penis enlargement and told it that those are all spam, when the 101st message comes in with the words penis and enlargment, the Bayesian classifier will be pretty sure that the new message is spam and will increase the spam score of that message.
In pratica Bayes è un classificatore statistico: guarda i token (parole, header, URL, ecc.) e calcola la probabilità che il messaggio sia spam senza interessarsi di chi manda, ma solo del contenuto.
Invece TxRep tiene traccia della reputazione del mittente (indirizzo email + IP).
Autore: Erwin Hoffmann. Le funzionalità IPv6 sono state incluse dalla IPv6 patch di Felix von Leitner. Il lavoro originale ucspi-tcp 0.88 da cui è derivato ucspi-tcp6 è di D.J. Bernstein
Version: 1.13.07
ucspi-tcp6 è una derivaziorne del programma di Daniel Bernsteins ucspi-tcp 0.88, che aggiunge, tra le altre cose, le funzionalità ipv6 al programma originale ucspi-tcp. tcpserver e tcpclient sono strumenti di facile utilizzo dalla linea di comando per costruire applicazioni client-server TCP.
A partire dalla versione 1.13.05 è richiesto il pacchetto mandoc sia per ucspi-tcp6 che per ucspi-ssl. Gli utenti Slackware possono trovare il pacchetto su slackbuild.org.
Installare ucspi-tcp6
TCP6_VER=1.13.07
cd /var/qmail/
wget https://www.fehcom.de/ipnet/ucspi-tcp6/ucspi-tcp6-${TCP6_VER}.tgz
tar xzf ucspi-tcp6-${TCP6_VER}.tgz
cd net/ucspi-tcp6/ucspi-tcp6-${TCP6_VER}/
./package/install
L'utilizzo di tcpserver, per quanto riguarda l'IPv4, è del tutto simile a quello del programma originale di Bernstein.
Upgrade
In caso di upgrade di ucspi-tcp6 è necessario uccidere i processi tcpserver e riavviare qmail (qmailctl sarà installato dopo):
sslserver, sslclient, e sslhandle sono strumenti da utilizzare dalla linea di comando per costruire applicazioni SSL client-server.
sslserver ascolta connessioni su IPv6 e/o IPv4, e lancia un programma per ogni connessione accettata. L'ambiente del programma include variabili che mantengono l'host name locale e remoto, l'indirizzo IP, e i numeri di porta.
sslclient richiede una connessione o a tramite IPv6 o IPv4 TCP sockets, e lancia un programma. L'ambiente del programma environment include le stesse variabili di sslserver.
Mediante sslserver è possibile accettare connessioni sicure per spedire la posta attraverso la porta 465 previa autenticazione.
Abbiamo già installato le fehQlibs, che sono delle librerie C supplementari necessarie anche per ucspi-ssl.
A partire dalla versione 1.13.05 è richiesto il pacchetto mandoc sia per ucspi-tcp6 che per ucspi-ssl. Gli utenti Slackware possono trovare il pacchetto su slackbuild.org.
UCSPISSL_VER=0.13.07
cd /var/qmail
wget https://www.fehcom.de/ipnet/ucspi-ssl/ucspi-ssl-${UCSPISSL_VER}.tgz
tar xzf ucspi-ssl-${UCSPISSL_VER}.tgz
cd host/superscript.com/net/ucspi-ssl-${UCSPISSL_VER}
./package/install
La configurazione degli script supervise per qmail-smtps è all'interno della pagina riguardante la configurazione.
Am Dienstag, 26. Mai 2026 fand die 5. EMC-Level 1 Videokonferenz 2026 statt.
Urs HB9BKT informierte über die ENAMS 2 Lieferung und deren Stromversorgung im Feld-Einsatz. Er informierte über die Detailplanung von der EMV-Tagung am 13.06.2026 in Aarau.
Martin HB9GYF erläuterte seine Aktivitäten als EMC-Content-Zulieferer für die neue USKA-Web-Seite, welche z.Zt. durch Andreas HB9BLA bereitgestellt wird.
Es erfolgten Informationen über den BAKOM-Leitfaden Amateurfunk, Smart-Meter, rechtliche Situation bei der Störungsbehebung und Organisation durch das BAKOM, Hinweis über ENAMS 2 Vorträge an der Ham-Radio sowie eine Vernehmlassung «Zusammenstellung von gesetzlichen EMC-Grundlagen und BAKOM-Vorschriften» durch das EMC-Gremium.
Die gezeigten Unterlagen und das Protokoll findet Ihr unter diesem Link.
Die nächste EMC-Videokonferenz findet am Dienstag, 25. August 2026 um 2015 HBT statt. Eine entsprechende Einladung folgt.
Astronauts Sophie Adenot of ESA (European Space Agency) and Jack Hathaway of NASA, both Expedition 74 flight engineers, look out a window in the cupola.
Astronauts Sophie Adenot of ESA (European Space Agency) and Jack Hathaway of NASA, both Expedition 74 flight engineers, look out a window in the cupola, monitoring the automated approach and docking of the SpaceX Dragon cargo spacecraft to the International Space Station on May 17, 2026. The orbital outpost was soaring 259 miles above the Indian Ocean just west of the Maldives at the time of this photograph.
Astronauts Sophie Adenot of ESA (European Space Agency) and Jack Hathaway of NASA, both Expedition 74 flight engineers, look out a window in the cupola, monitoring the automated approach and docking of the SpaceX Dragon cargo spacecraft to the International Space Station on May 17, 2026. The orbital outpost was soaring 259 miles above the Indian Ocean just west of the Maldives at the time of this photograph.
La settimana tra il 16 e il 23 maggio ha visto la città di Modena trasformarsi in un terreno di scontro aperto tra il fango del razzismo di Stato e la risposta militante, autorganizzata e antifascista.
Sabato 16 maggio: la tragedia e l’attivazione della macchina reazionaria
Tutto ha inizio sabato 16 maggio. All’interno dello Spazio Sociale Libera è in corso un’assemblea per discutere l’autodifesa comunitaria contro i nuovi decreti sicurezza e la svolta autoritaria del governo Meloni. All’improvviso, la riunione viene interrotta da una notizia drammatica: un’auto a forte velocità ha travolto otto persone che stavano camminando in pieno centro, in una zona pedonale frequentata quotidianamente da ognuno di noi.
La macchina dello sciacallaggio razzista e securitario si attiva istantaneamente, non appena viene resa nota l’identità del guidatore: Salim El Koudri, trentunenne nato in Italia da genitori marocchini.
I professionisti dell’odio xenofobo si fiondano sulla tragedia per strumentalizzarla. Personaggi come Roberto Vannacci e Roberto Fiore piombano immediatamente a Modena per tenere comizi improvvisati, cercando di trasformare un dramma legato al disagio o alla fatalità in un manifesto d’odio permanente.
Questo odio xenofobo, viscerale e calcolato, non è un’anomalia: è lo strumento con cui il potere divide gli sfruttati, indicando un finto nemico per nascondere i veri responsabili della miseria sociale. Contro questa violenza verbale e antropologica, che deumanizza l’individuo in base alla sua origine, non chiediamo le ipocrite “politiche di inclusione” della sinistra istituzionale. L’inclusione di Stato è solo un’assimilazione forzata nelle logiche del capitale, un modo per rendere tollerabile lo sfruttamento purché normato. Noi non vogliamo essere inclusi in questo sistema violento; vogliamo distruggerlo attraverso la solidarietà internazionalista.
I giorni successivi: la caccia alle streghe e le intimidazioni all’avvocato
Nei giorni successivi al 16 maggio, il clima in città si fa ancora più pesante. La rabbia sociale viene scientificamente deviata dai media borghesi e dai fascisti contro un unico capro espiatorio. In questo scenario di caccia alle streghe si inseriscono le pesanti pressioni e le tutele negate alla difesa legale.
L’avvocato di Salim El Koudri, che è anche lo storico legale dello Spazio Sociale Libera, diventa il bersaglio di una campagna diffamatoria e intimidatoria senza precedenti. Non si è trattato solo di attacchi sui giornali o sui social, ma di vere e proprie pressioni politiche e minacce velate volte a isolare il legale e a colpire, attraverso di lui, l’intero tessuto politico della Modena antifascista e libertaria. Un tentativo di linciaggio che dimostra come, per lo Stato e i suoi servi, il “diritto alla difesa” sia solo un paravento ipocrita, pronto a saltare non appena un caso tocca gli interessi della propaganda razzista e dell’ordine costituito.
Di fronte a questa provocazione reazionaria, la parte autoorganizzata e antifascista della città non è rimasta a guardare, rispondendo subito con la mobilitazione, un presidio immediato e la costruzione della piazza successiva.
Sabato 23 maggio: la risposta della Modena complice e solidale
Il culmine della mobilitazione si è raggiunto sabato 23 maggio, quando le strade di Modena sono state attraversate da un corteo antifascista determinato, autogestito e partecipato. Centinaia di compagne, compagni, realtà studentesche, del sindacalismo di base e singole individualità si sono date appuntamento per respingere l’odio neofascista e le logiche securitarie dello Stato che lo spalleggiano.
A differenza di chi si limita alla sterile retorica delle celebrazioni istituzionali, la piazza ha voluto ricordare che l’antifascismo a Modena ha radici profonde, che affondano nella storica e mai sopita tradizione anarchica del territorio. Dalle barricate del passato alle lotte operaie, Modena ricorda i suoi figli libertari che hanno sempre combattuto il fascismo non in nome di una legalità borghese, ma per l’emancipazione totale delle oppresse e degli oppressi.
“La risposta della Modena complice e solidale è stata chiara,” dichiarano le realtà libertarie e antifasciste promotrici. “Il fascismo e l’odio xenofobo non si combattono delegando alle istituzioni, firmando patti per l’inclusione o difendendo carte costituzionali troppo spesso tradite dal potere. Si combattono con l’organizzazione dal basso, la vigilanza militante, il mutuo soccorso e l’azione diretta nelle strade. Di fronte alla violenza strutturale di chi propone confini, espulsioni e gabbie, noi rispondiamo con il rifiuto di ogni autorità.”
La mobilitazione si è svolta in un clima di forte compattezza e fermezza, dimostrando che la memoria della resistenza anarchica e comunarda non è un cimelio da museo, ma uno strumento vivo per bloccare ogni rigurgito nostalgico e autoritario.
Nessuno spazio al fascismo, al razzismo, ai loro servitori e a chi usa l’intimidazione per tappare la bocca ai compagni. La lotta continua nelle strade, ogni giorno.
After backlash from the Linux community, California may be backing off on its promise to force all operating systems to verify age, but one platform may still have to comply.
Je viens de créer un formulaire pour que les associations puissent faire un diagnostic de leur santé sociale et je voudrais qu’elles puissent accéder à leur résultat. Malheureusement, quand elles cliquent sur le lien reçu par mail pour y accéder, le message “accès refusé” apparaît. Est-ce qu’il faut avoir un compte framasoft pour pouvoir y accéder ? Ou bien y a-t-il un paramétrage que je dois modifier quelque part, pour qu’elles puissent y accéder librement ?
J’espère de tout cœur que c’est la 2ème option …
D’avance, merci à toutes et tous pour votre aide et vos réponses,
Il risultato delle elezioni comunali di Venezia ha occupato per alcuni giorni i canali di informazione.
La vittoria del candidato del centro destra Simone Venturini è giunta inaspettata, dopo una serie di tornate elettorali in cui i partiti che hanno sostenuto il candidato sconfitto del centro sinistra, Andrea Martella, avevano superato la coalizione avversaria.
Alle elezioni europee del 2024 PD, AVS e M5S raggiungevano circa il 45%, contro il 40% complessivo del centro destra; alle regionali del 2025 le due coalizioni si sono trovate alla pari, con un leggerissimo vantaggio per il centro sinistra; infine il referendum sulla giustizia ha visto a Venezia prevalere il NO, con un’affluenza record sia in termini percentuali, sia in valori assoluti.
Le ultime elezioni comunali hanno visto la coalizione a sostegno di Andrea Martella aumentare ancora i consensi in termini assoluti, ottenendo 43.294 voti rispetto ai 40.915 delle regionali, non riuscendo però ad intercettare i voti degli elettori che sono tornati a votare.
Le spiegazioni che sono circolate si infrangono contro i dati di fatto.
L’idea che il PD abbia perso consensi a causa dell’accordo con la comunità bengalese a proposito della moschea da costruire in Terraferma si scontra con l’aumento dei voti al PD, passato dai 21.440 delle regionali ai 26.444 delle ultime comunali. Così pure attribuire la sconfitta al Movimento 5 Stelle si scontra col fatto che anche quest’ultimo ha visto aumentare i consensi rispetto alle regionali.
Anche attribuire la sconfitta alla scelta di un “politico” estraneo alla “società civile”, oppure all’uso delle reti social sono spiegazioni che lasciano il tempo che trovano, visto che i numeri ci parlano di una sconfitta del centro sinistra maturata grazie alla partecipazione di una fetta di elettorato che non aveva partecipato né alle europee del 2024 né alle regionali del 2025, una fetta di elettorato che non è stata mobilitata dai meme o da paure irrazionali, ma da un’organizzazione profondamente radicata sia nei sestieri del capoluogo sia nei quartieri e nei paesi di Terraferma; un’organizzazione che ha lanciato un progetto politico a partire dalla scelta del candidato del centro destra.
Il nuovo sindaco di Venezia, Simone Venturini, è il più giovane sindaco della città lagunare. È stato eletto da una coalizione di centro destra ed è un politico di lungo corso. Come ci informa Wikipedia, ha una formazione in diritto pubblico e diritto amministrativo ed inizia la sua carriera elettorale candidandosi alle elezioni comunali del 2010 nella lista dell’Unione di Centro a sostegno del candidato di centrosinistra Giorgio Orsoni, venendo eletto consigliere comunale all’età di 22 anni e diventando anche capogruppo. Alle elezioni europee del 2014 viene candidato per la lista Nuovo Centrodestra – Unione di Centro, ottenendo 8949 preferenze, ma senza risultare eletto. Nelle comunali del 2015 si candida con la lista Brugnaro nella coalizione di centrodestra, venendo eletto con 957 preferenze ed è nominato lo stesso anno dal neo-sindaco come assessore alla coesione sociale, al lavoro, alle infrastrutture e allo sviluppo economico della giunta comunale. Viene rieletto per un terzo mandato in consiglio comunale nelle elezioni comunali del 2020, riconfermando anche la stessa carica di assessore, a cui si aggiungono le deleghe al turismo e alle politiche della residenza.
Si tratta evidentemente di una rottura nella continuità: oltre che dalla scadenza dei due mandati, la giunta Brugnaro è stata al centro di polemiche politiche e di vicende giudiziarie. Il nuovo sindaco ha una storia personale che lo colloca in un’area politica fortemente segnata dall’influenza clericale, come dimostrano le candidature con l’UDC e il Nuovo Centro, ma altrettanto chiaramente orientata verso il centro destra e organico alla precedente amministrazione. Le deleghe ricevute come assessore da Venturini (coesione sociale, turismo e politiche di residenza) lo portano ad incrociare gli interessi e le politiche della Curia veneziana.
Non ho certo gli strumenti per individuare le cause dei fenomeni su cui si scornano commentatori più esperti di me, ma mi permetto di avanzare l’ipotesi che dietro l’elezione di Venturini ci sia un impegno non comune del Patriarcato di Venezia, impegno che ha dato un carattere meno fascista alla coalizione del nuovo sindaco, operazione favorita anche dal fatto che la presidente del consiglio non si è esposta andando a Venezia a sostenere il candidato del centro destra. Del resto, il risultato politico ottenuto dalla Chiesa all’inizio della giunta Brugnaro, con il ritiro dagli asili nido e dalle scuole dell’infanzia comunali dei libri contenenti fiabe che mostravano nuclei familiari omogenitoriali ha avuto risonanza mondiale, e non si può rischiare di gettare tutto alle ortiche permettendo che sia eletto sindaco un candidato come Martella che non si è nemmeno sposato in chiesa!
Nell’omelia tenuta il 24 maggio, primo giorno delle elezioni, il Patriarca di Venezia ha affermato che “la contrapposizione tra Babele (dove c’è un’unica lingua che diventa incomprensibile) e la Pentecoste (dove i molti e diversi linguaggi sono compresi) è il cuore del mistero dell’unità.
A Babele l’orgoglio umano tenta di costruire l’unità imponendo un’unica lingua e un’unica organizzazione. Il risultato è la confusione, l’incomprensione e la dispersione. A Gerusalemme e nella Pentecoste lo Spirito Santo scende e unisce gli uomini. Non cancella le diversità, ma le valorizza: parlando lingue diverse, tutti si comprendono nell’unico messaggio di Cristo. È l’unione nell’amore e nella differenza.”
La Chiesa è abituata a parlare per allusioni, allegorie, minacce velate che sono difficilmente interpretabili, comunque mi sembra possibile interpretare il riferimento di Babele alla coalizione che rifiuta l’egemonia dello Spirito Santo, mentre nella coalizione di centro destra è ravvisabile la Gerusalemme in cui, pur nella diversità, le varie componenti si comprendono grazie al messaggio di Cristo. Va da sé che l’interprete autentico, sia dello Spirito Santo che del messaggio di Cristo, è la Chiesa cattolica.
Se questa interpretazione è realistica, è meglio gettare alle ortiche ogni illusione su un presunto ruolo progressista della Chiesa: la gerarchia cattolica, come ogni gerarchia religiosa, si conferma custode gelosa della tradizione, sia in campo religioso che in campo sociale e, nonostante le prediche accattivanti, non può che militare nel campo della conservazione e della reazione. Dalla vicenda di Venezia si possono anche trarre indicazioni per le prossime elezioni: se il campo largo vuole governare, deve adattare il suo programma al magistero del vicario di Pietro, che si può riassumere nella raccomandazione alle classi sfruttate di garantire ai privilegiati il paradiso in terra, in cambio, un domani, del paradiso in cielo. Siamo sempre alla politica dei due tempi!
Ronald S. Lauder, presidente del Congreso Judío Mundial, declaró en la Conferencia del Jerusalem Post del 1 de junio de 2026 que Israel debe crear una «agencia gubernamental para combatir las mentiras y falsedades difundidas por fuerzas antisemitas en todo el mundo». «Si leen la prensa convencional», dijo Lauder, «se preguntarán cómo el único Estado judío se ha convertido en la nación más odiada del planeta. Esto se debe a que a diario nos bombardean con mentiras, tergiversaciones flagrantes y pura malicia. La simpatía por Israel está en su punto más bajo».
“Por muy bueno que [Israel] sea militarmente, así de malo es en relaciones públicas, y está perdiendo la guerra de la información en la era de la política mediática», se lamentó. «No somos impotentes, también tenemos miles de millones de dólares. Pero ninguno de nosotros va donde debería ir par atacar a nuestros enemigos (…) Estas mentiras no son menos peligrosas que los cohetes», se quejó.
«Todo el mundo lleva un ordenador en el bolsillo con las calumnias más viles que se propagarán por todo el mundo y circularán al instante. Israel no puede permitirse el lujo de ignorar sus relaciones públicas. Ningún país puede sobrevivir sin ellas. Por alguna razón, Israel es ajeno a esto. Israel no puede permitirse seguir ignorándolo. No puede permitirse aislarse aún más. A partir de hoy, Israel debe dedicar gran parte de sus recursos a esta batalla», agregó el referente sionista.
«Israel debería usar sus excelentes servicios de inteligencia en esta lucha, el Mossad y Shin Bet deben entrar en acción y deben saber de dónde vienen estas mentiras. Simplemente tiene sentido usarlos en esta lucha, y debería ser una lucha diaria», pidió Lauder.
«Cuando Israel sea atacado con mentiras, debe contraatacar con el doble de fuerza. Su respuesta debe ser furiosa. Debe contraatacar a cada hora de cada día”, reclamó el líder sionista.
Lauder sostuvo además que Israel debería crear una importante agencia gubernamental con un nuevo director: «No un nombramiento político, sino alguien que domine las relaciones públicas y la información a la perfección. Los judíos de la diáspora deberían colaborar con Israel en esta lucha de relaciones públicas. Porque, al final, no se tratará solo de proteger al Estado judío. Entiendo que luchamos contra un odio ancestral, pero eso no significa que debamos permitir que nuestros enemigos nos definan.
Violenza minorile e istigazione online, dopo il caso di Perugia torniamo a parlarne per Trapani ma la risposta è sempre la stessa: serve un grande lavoro di prevenzione.
🎙 L'intervento di Gianluca Zanella a Storie Italiane 📺
A fine maggio la Casa Bianca ha diffuso il nuovo United States Counterterrorism Strategy 2026, il documento con cui l’amministrazione statunitense definisce priorità, obiettivi e strumenti della propria politica di contrasto al terrorismo. Non è una nota tecnica per addetti ai lavori. È il testo con cui Washington dichiara quali minacce considera prioritarie e quale idea di sicurezza intende affermare dentro e fuori i propri confini.
Sono sedici pagine dense di indicazioni operative e di visione politica. Si parla di cartelli della droga, jihadismo internazionale, controllo delle frontiere, cyber-operazioni, Medio Oriente e America Latina. Ma dentro questo testo compare anche qualcosa che merita particolare attenzione, perché riguarda direttamente il terreno del conflitto politico e sociale.
Tra le principali minacce terroristiche contro gli Stati Uniti vengono infatti indicati anche i “Violent Left-Wing Extremists, including Anarchists and Anti-Fascists”. Il documento si sofferma sul tema in modo esplicito, indicando, tra le priorità strategiche, l’identificazione e la neutralizzazione di gruppi politici definiti anti-americani, radicalmente pro-transgender e anarchici.
Vale la pena soffermarsi su queste righe. Non si tratta di una dichiarazione estemporanea né di uno slogan da comizio. Si tratta di un documento ufficiale di sicurezza nazionale. Ed è proprio questo a renderlo politicamente rilevante.
Perché quando una potenza come gli Stati Uniti inserisce esplicitamente anarchici e antifascisti dentro il perimetro della lotta al terrorismo non siamo soltanto di fronte a una scelta lessicale. Siamo davanti a un segnale politico preciso, che parla agli apparati di intelligence, alle forze di polizia, agli alleati internazionali e ai governi occidentali. Un segnale che si colloca dentro un clima più ampio, in cui il dissenso sociale e politico viene trattato sempre più spesso come una questione di ordine pubblico e sicurezza.
Quando il nemico politico diventa una questione di sicurezza
La storia dello Stato moderno è anche la storia della costruzione del “nemico interno”. Cambiano i tempi, i governi, i nomi. Ma il meccanismo ritorna. Di volta in volta è stato il sovversivo, il bolscevico, lo straniero indesiderabile, l’anarchico, il terrorista. Figure diverse, ricondotte però a una stessa funzione politica: indicare chi viene percepito come estraneo all’ordine e presentarlo come minaccia collettiva.
Negli ultimi venticinque anni questo processo si è concentrato soprattutto attorno alla parola “terrorismo”. Dopo l’11 settembre quella categoria ha assunto un peso enorme nel lessico politico e giuridico occidentale. In suo nome sono state approvate leggi speciali, ampliati i poteri di sorveglianza, rafforzati gli apparati di intelligence. Misure nate come eccezionali sono diventate ordinarie.
Oggi quel paradigma sembra allargarsi ancora.
Nel documento della Casa Bianca non si parla soltanto di reti jihadiste o organizzazioni armate transnazionali. Compare qualcosa di ulteriore: il conflitto sociale entra esplicitamente nel linguaggio della sicurezza nazionale. L’anarchismo, l’antifascismo militante e più in generale la radicalità politica vengono nominati come elementi di una minaccia da monitorare e neutralizzare.
Non è soltanto un passaggio lessicale. È un passaggio politico.
Quando il dissenso viene letto attraverso la categoria della sicurezza smette di essere percepito come espressione di conflitto sociale o opposizione politica e viene ricollocato dentro il campo dell’emergenza. Non più avversario politico, ma possibile fattore di destabilizzazione.
Ed è proprio qui che il confine si fa sottile. Dove finisce la repressione di comportamenti violenti e dove comincia la gestione securitaria del dissenso? È una domanda che riguarda gli Stati Uniti, ma parla molto da vicino anche all’Europa di oggi.
Dall’America all’Europa: lessici diversi, stessa direzione
Sarebbe troppo semplice immaginare un passaggio diretto dagli Stati Uniti all’Europa. I contesti politici sono diversi, come diverse sono le tradizioni giuridiche e istituzionali. Eppure, osservando il quadro complessivo, una tendenza comune emerge con chiarezza.
Negli Stati Uniti il linguaggio è quello della counterterrorism strategy. In Europa il vocabolario cambia: sicurezza pubblica, controllo delle frontiere, ordine urbano, contrasto all’estremismo. Le parole sono diverse, ma spesso la direzione politica appare la stessa.
Il dissenso sociale e politico viene trattato sempre meno come parte fisiologica del conflitto democratico e sempre più come questione di sicurezza. Mobilitazioni, picchetti, occupazioni e proteste vengono sottratti al terreno del confronto politico per essere ricondotti a quello dell’ordine pubblico o dell’emergenza.
Il conflitto smette così di essere letto per ciò che esprime — una frattura sociale, una rivendicazione, un bisogno — e viene tradotto nel linguaggio del rischio da contenere.
È in questo slittamento che il conflitto viene progressivamente depoliticizzato. Non lo si affronta più sul terreno sociale o politico, ma attraverso il diritto penale, gli apparati di polizia, la sorveglianza preventiva.
Il risultato è che ciò che dovrebbe aprire uno spazio di discussione viene sempre più spesso trattato come un problema di sicurezza. E il dissenso, da espressione di conflitto, diventa fattore di disordine e oggetto di controllo.
Il caso italiano
In Italia questo processo non nasce oggi. Ha radici profonde, ma negli ultimi anni ha trovato nuova accelerazione e nuova legittimazione politica.
Il lessico dei cosiddetti “decreti sicurezza” ha spostato progressivamente il baricentro del discorso pubblico: ciò che un tempo veniva letto sul terreno sociale o politico viene sempre più spesso tradotto in termini di sicurezza, ordine pubblico, emergenza. Il conflitto finisce così per essere raccontato non per ciò che esprime — rivendicazione, opposizione, resistenza — ma per il disturbo che produce rispetto all’ordine esistente.
Non riguarda un solo movimento. Il fenomeno è più ampio e coinvolge realtà molto diverse tra loro: migrazioni, occupazioni abitative, conflitti territoriali, picchetti operai, mobilitazioni ecologiste, reti di solidarietà.
Il punto non è soltanto l’inasprimento delle sanzioni o la repressione di singoli comportamenti. C’è qualcosa di più profondo: la costruzione di una cultura politica dell’ordine in cui chi interrompe la normalità sociale viene facilmente trasformato in problema di sicurezza.
Così il dissenso smette di apparire come espressione di un conflitto reale e viene raccontato come minaccia collettiva. Non più voce scomoda nello spazio pubblico, ma elemento da contenere, isolare, prevenire. Ed è in questo slittamento — spesso graduale, quasi impercettibile — che si misura uno dei cambiamenti politici più evidenti di questi anni.
Una convergenza politica che viene da lontano
Sarebbe eccessivo parlare di una regia unica. Ma è difficile non vedere, tra Stati Uniti ed Europa, una convergenza politica e culturale sempre più evidente.
Cambiano i governi, i sistemi istituzionali, i lessici. Ma il quadro generale presenta tratti comuni. La sicurezza diventa terreno privilegiato della costruzione del consenso. L’ordine viene contrapposto al conflitto, la stabilità al dissenso, il controllo alla libertà di movimento e di organizzazione. Tutto ciò che eccede il perimetro della normalità governabile tende a essere ricondotto al linguaggio della minaccia.
Su questo terreno la destra contemporanea ha costruito una parte importante della propria egemonia. Promette protezione, ma spesso produce controllo. Invoca sicurezza, ma finisce per restringere lo spazio del conflitto legittimo e allargare quello della sorveglianza. Non reprime soltanto comportamenti: ridefinisce ciò che può essere percepito come pericoloso.
Per il movimento anarchico tutto questo ha qualcosa di profondamente familiare.
Negli Stati Uniti la criminalizzazione dell’anarchismo non è una novità. La storia americana l’ha già conosciuta: dopo Haymarket, durante le Palmer Raids del 1919-1920, nel clima politico e giudiziario che accompagnò il processo e l’esecuzione di Sacco e Vanzetti. Ogni volta il meccanismo si ripresenta con forme diverse ma secondo una dinamica riconoscibile: si costruisce un’emergenza, si rafforzano gli strumenti repressivi, si amplia il perimetro del bersaglio.
E quel perimetro raramente resta confinato ai primi colpiti.
È questa la lezione che la storia continua a consegnarci. Quando il dissenso viene trasformato in questione di sicurezza non è in gioco soltanto il destino di una minoranza politica. Si restringe, poco alla volta, lo spazio di libertà di tutte e tutti.
Per questo leggere oggi con attenzione un documento come lo United States Counterterrorism Strategy 2026 non significa soffermarsi su un dettaglio della politica americana. Significa osservare una tendenza più ampia del nostro presente. Perché ciò che oggi viene nominato come minaccia può diventare domani il confine della libertà di tutte e tutti.
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Io canto la vita che si muove silente
Io sussurro nell’aria in cui circolo e nuoto
Io mi avvito per strade, seguo tutta la gente
E fra tutta la gente porto il genio fecondo
Dell’ingegneria che sconfigge la fretta
Senza strepito o fumi che inquinino il mondo
Lode eterna, signori, per la mia bicicletta.
Lode eterna al pedale, al manubrio, alla ruota
Al fanale di dietro, alla dinamo avanti
Al campanellino, alla sua unica nota
Alla voce argentina che vi squilla l’attenti.
State attenti che questo è il vero progresso
Ed è il nesso che lega una tecnologia
Che senza ridurre il mondo ad un cesso
Ti moltiplica la tua stessa energia.
“La rivoluzione – compagni – arriverà in bicicletta”
Suola e pedale
Questo è il vero ideale.
Senza fretta – compagno – boicotta il motore
Senza fare rumore
Calpesta il potere.
Occhio al ginocchio
È lo stinco che stendo.
La rivoluzione sta già pedalando!
Il vibrante mormorio della ruota dentata
Dente a dente si insinua, dente a dente incatena
La catena trattiene l’energia liberata
E la libra veloce, precisa e serena
E la bicicletta – metaforicamente –
Simboleggia una vita che non sia foglia al vento
Ma passione e pensiero, sia corpo e sia mente
In cui si resta in piedi finché c’è movimento.
Circolare a tutti i movimentisti
Lettera aperta a chi vive lottando:
Ciclicamente, internazionalisti
Unitevi in ogni parte del mondo!
Non avrete da perder le vostre catene
Ma da stenderle fra le due ruote in tensione
Libertari, anarco-ciclisti conviene
Arrivarci a pedali alla rivoluzione!
“La rivoluzione – compagni – arriverà in
bicicletta!”
La salita ora è pesa
Verrà la discesa!
Senza fare rumore boicotta il motore
Senza fare rumore
Calpesta il potere.
Occhio al ginocchio
È lo stinco che stendo
La rivoluzione sta già pedalando!
Collage by Mauricio Rodriguez Pons/ProPublica. Source images: Katie Campbell/ProPublica.
Kara Meredith can tell you the exact day her life turned upside down: Aug. 23, 2025.
She was at her home in Fort Gibson, Oklahoma, caring for her 5-week-old son, when one of her daughters ran to tell her there was water all over the bathroom floor. Her husband, Mitch Meredith, wasn’t worried — until he saw the dark liquid bubbling up around the base of the bathtub. Mitch and his relatives worked all night trying to contain it. It was near dawn when his uncle said, “This is oil.”
The United States is the largest oil and gas producer in the world. All of that drilling produces hundreds of billions of gallons of toxic wastewater each year. For decades, energy companies have disposed of that briny fluid by shooting it back underground using high-pressure injection wells. But across Oklahoma, the fluid is spreading uncontrollably belowground, blasting out of old, unplugged wells, polluting land and contaminating drinking water.
In a new documentary from The Frontier and ProPublica, reporter Nick Bowlin investigates a scourge of oil field wastewater seeping into the lives of Oklahomans, about half of whom live within a mile of an oil and gas operation.
His reporting takes him to the headquarters of the Oklahoma Corporation Commission, the state agency tasked with regulating oil and gas. The agency told Bowlin that it is committed to “doing the right thing, holding operators accountable, protecting Oklahoma and its resources, and providing fair and balanced regulation.” But as Bowlin continues to dig, he discovers he is far from the first one to raise the alarm about what’s happening in Oklahoma.
We’ve reported on oil and gas pollution contaminating drinking water, killing cattle and damaging property. We need your help to show how this affects people across the state.
Chinese authorities have praised the return of Tianya – which was one of the country’s most popular internet forums in the pre-algorithm, pre-short-video era – while cautioning that freedom of speech must be balanced with responsibility.
The pioneering web portal was launched by Tianya Community Network Technology Co in 1999, when the internet was in its infancy in China, but suddenly closed in April 2023 due to financial problems. On Sunday, the company announced that the forum would come back...
Il 2 giugno si celebra l’ottantesimo anniversario della Repubblica, con la consueta parata militare in via dei Fori Imperiali a Roma. Una celebrazione che oggi più che mai mistifica il significato storico di quel Referendum popolare che il 2 giugno del 1946 rovesciò la monarchia, complice del fascismo.
Un primo fattore che ha portato a quel risultato è stato l’esito vittorioso della lotta popolare di Resistenza contro il nazifascismo, che aveva messo fine, il 25 aprile dell’anno precedente, ad un regime antidemocratico, maschilista, razzista e repressivo durato oltre venti anni.
Oggi a festeggiare il 2 giugno saranno figure istituzionali la cui storia politica è in continuità con il fascismo e non solo per ragioni nominalistiche o simboliche, o per i busti di Mussolini ostentati in televisione dal presidente del Senato. Il Governo delle destre guidato da Giorgia Meloni ha promosso negli ultimi quattro anni, con l’introduzione di ben quattro pacchetti “sicurezza”, provvedimenti repressivi delle lotte sociali e sindacali, la compressione dei diritti delle persone migranti, l’emanazione di nuove linee guida per le scuole caratterizzate dal suprematismo occidentale, bianco e cristiano, la legittimazione della violenza degli stupratori con il ddl Buongiorno, ha cercato di limitare l’autonomia e indipendenza della Magistratura (progetto scongiurato ancora una volta grazie ad un referendum popolare) e in queste settimane sta provando ad imporre una riforma della legge elettorale sul modello della legge Acerbo del 1923, introducendo un premio di maggioranza che andrebbe a comprimere ancora più di quanto è stato già fatto la rappresentatività del Parlamento.
Il secondo fattore che nel 1946 probabilmente ha fatto maturare le coscienze in senso antimonarchico è stato il desiderio di pace, dopo anni di coinvolgimento dell’Italia nelle imprese coloniali e nella seconda guerra mondiale.
Oggi la parata militare del 2 giugno risulta ancora più funesta per via dei venti di guerra che spirano nel mondo e del ruolo nefasto che ha assunto l’Italia al fianco dei suoi alleati imperialisti. La guerra in Ucraina, scatenata dall’imperialismo russo, è stata colta al balzo dalle potenze europee e dalla NATO come scusa per giustificare un enorme aumento delle spese militari (aumento che peraltro era già in atto da alcuni anni), mentre da oltre 4 anni si continuano a mietere centinaia di migliaia di vittime. La retorica dell’unione tra i popoli in Europa per costruire la pace e la solidarietà, già traballante per via delle politiche di respingimento sistematico dei migranti, ha presto lasciato il campo alla retorica militarista, alla necessità di comprimere ulteriormente le spese sociali per aumentare quelle per la difesa.
Intanto il governo Meloni si guarda bene dal criticare l’imperialismo del suo alleato negli Stati Uniti, con una presidenza Trump che sta imponendo gli interessi di quel Paese in tutto il mondo in spregio del diritto internazionale e della convivenza pacifica. Si pensi al rapimento di Maduro in Venezuela, alle minacce di annessione della Groenlandia, al blocco economico e alle minacce di invasione di Cuba. L’attacco all’Iran ha scatenato una guerra con conseguenze drammatiche per la popolazione locale, ma con effetti economici per tutta la popolazione mondiale, ivi comprese le classi popolari in Italia che stanno già subendo l’inflazione dovuta all’aumento dei prezzi delle fonti energetiche, in un’economia ancora fortemente dipendente dal petrolio (anzi l’obiettivo già raggiunto dalle destre in Europa è stato quello di rinviare sine die la necessaria transizione energetica alle fonti rinnovabili ed ecocompatibili).
Infine la disumanità dell’imperialismo è evidente in Palestina, dove la prepotenza dello Stato sionista di Israele è arrivata a compiere un genocidio, con il beneplacito delle democrazie occidentali. A chi ha provato ad opporsi all’apartheid e allo sterminio pianificato dei palestinesi provando a rompere il blocco navale e terrestre degli aiuti, vale a dire ai militanti della Global Sumud Flotilla, è stato riservato un trattamento disumano, comprensivo di torture ed umiliazioni, che rimanda a quello ancor più feroce che viene impartito ai Palestinesi. Il Governo italiano, insieme agli europei, ha fatto il gesto di indignarsi contro il video fatto girare dallo stesso ministro Ben-Gvir, ma poi continua a intrattenere relazioni di collaborazione economica e militare con Israele, rendendosi complice di un crimine storico contro l’umanità, paragonabile a quello che il fascismo e il nazismo hanno perpetrato contro gli ebrei prima e durante la Seconda Guerra Mondiale.
Nel referendum e nelle elezioni dell’Assemblea costituente del 1946 si sono manifestate con forza le istanze di classe delle lavoratrici e dei lavoratori, che esprimendosi contro il fascismo e la monarchia avevano in mente di cacciare i padroni, quelli che sfruttavano operai e contadini, protetti dallo Stato di polizia, dallo sciopero considerato un reato penale, quelli che continuavano tranquilli a vivere nel lusso mentre la popolazione era affamata dalla crisi economica mondiale, dall’autarchia e dalla necessità di finanziare l’apparato bellico.
Oggi il Governo delle destre precetta i lavoratori e le lavoratrici in sciopero, tutela e finanzia in ogni modo i padroni persino nel decreto primo maggio, non fa nulla per far rispettare e rafforzare le norme sulla sicurezza nonostante ci sia una media di tre omicidi sul lavoro al giorno, ha in progetto di introdurre la flat tax, per far pagare ancora meno a chi ha di più, rifiuta ogni idea di tassazione dei grandi patrimoni, realizza l’autonomia differenziata delle Regioni per poter meglio privatizzare i servizi pubblici e per lasciare a loro stesse le Regioni più povere, riforma le scuole asservendo gli istituti tecnici e professionali alle esigenze di avvio precoce al lavoro delle imprese private, rifiuta di introdurre un salario minimo che sia in grado di assicurare a chi lavora un’esistenza libera e dignitosa. Oggi come allora le destre sono al servizio dei padroni, di un capitalismo che non genera più sviluppo e crescita economica, ma che riscopre vecchie modalità di sfruttamento e nuove modalità di devastazione ambientale, che utilizza la ricerca e l’innovazione tecnologica per fini privati e contro il bene comune, che licenzia lavoratrici e lavoratori anziché riconvertire le produzioni dannose e inquinanti, come ha dimostrato la lotta dei lavoratori ex GKN e il loro progetto di fabbrica socialmente integrata.
A ottant’anni di distanza bisogna riconoscere che le istituzioni repubblicane hanno ampiamente tradito le aspirazioni di pace, di libertà e di giustizia sociale che avevano animato le masse in quella stagione. Tocca oggi ad altri raccogliere quelle aspirazioni. Contro le monarchie dei moderni re, i capitalisti che finanziano e fomentano le guerre tra i popoli, il movimento No Kings sta provando a realizzare le convergenze dei movimenti sociali, ambientalisti, democratici, transfemministi, antimilitaristi. Prima e dopo il 2 giugno sono state realizzate e messe in cantiere numerose iniziative contro la guerra e per la giustizia sociale e climatica, a cui Sinistra Anticapitalista sta dando il suo contributo. Anche a livello internazionale nelle prossime settimane ci saranno importanti iniziative. La prima sarà la manifestazione Welfare not Warfare a Bruxelles il 14 giugno, contro i progetti di riarmo dei Paesi della UE, organizzata dalla rete Stop Rearm Europe. Negli stessi giorni, dal 13 al 17 giugno a Ginevra è stato organizzato il controvertice per contestare la riunione del G7 a Evian. Il 4 luglio parteciperemo alla manifestazione contro la NATO a Istanbul, in occasione del vertice imperialista che si svolgerà in Turchia.
Infine ci stiamo preparando ad accogliere i nostri ospiti nazionali e internazionali in occasione della terza edizione dell’Università ecosocialista d’estate: “Intelligenze Anticapitaliste”, in cui discuteremo e approfondiremo le tematiche poste dai movimenti e proveremo ad avanzare le prospettive di lotta dell’autunno per cacciare il governo delle destre e per rafforzare il progetto rivoluzionario di costruzione di una società ecosocialista.
A Taiwanese military aircraft crashed during a training mission on Tuesday, killing two experienced pilots and prompting renewed scrutiny of the island’s ageing fleet of T-34 basic trainers.
The T-34C aircraft went down at 8.08am at Gangshan Air Base in Kaohsiung in southern Taiwan while conducting a simulated engine-failure exercise, according to the island’s air force.
Both pilots on board, Lieutenant Colonel Kuo Chun-nan and Lieutenant Colonel Lu Chi-yu, were killed.
The air force said the...
Civilización, tecnología y Cristianismo Por Cristian Taborda
“Será la intervención de los cristianos la que evitará que la civilización tecnológica dé lugar a una oligarquía tecnocrática”.
–Augusto del Noce.
En otro tiempo, posiblemente, la encíclica Magnífica humanitas hubiera sido acusada de modernista -seguramente habrá quien así la intérprete-, por atender un asunto “mundano” como la tecnología y la inteligencia artificial, pero cuando la iglesia se debate entre “la restauración y el cisma”, como describe Juan Manuel de Prada, atender los asuntos del presente retomando a la Doctrina Social de la Iglesia y la tradición, en un mundo de irreligiosidad natural, de cristianismo laico o del “eclipse de lo sacro”, como decía del Noce, que sea León XIV quien condene el nuevo liberalismo digital, como otrora su predecesor León XIII, condenara al liberalismo político y la Masonería en la encíclica Libertaspraestantissimum, es un mensaje al mundo, a la cristiandad y a la oligarquía tech.
¿Por qué ocuparse del avance de la IA y la tecnología? Quizás porque sea el mayor avance del Anticristo. La victoria del liberalismo absoluto en el mundo terrenal buscando asaltar el cielo como paradójicamente proponía Lenin con el comunismo. Probablemente, el asalto al cielo que proponen los tecno oligarcas termine más parecido al asalto a las tullerías de Sillicon Valley. El triunfo del ateísmo ha sido total en el avance de la tecnología que se presenta como neutral, desprovista de moral. De hecho son el racionalismo, la técnica y el cálculo los que desataron la maquinaria de guerra durante mediados del siglo pasado, que ahora suelta sus demonios bajo la lógica de algoritmos y automatización, dando paso al totalitarismo y la decadencia europea que perdió los principios sobre los que se fundó: la religión, la democracia y las verdades universales. Augusto del Noce decía que el totalitarismo vence cuando se elimina la fe, la esperanza y la solidaridad cualidades esencialmente humanas, que hacen a la dignidad del Ser humano, algo desprovisto de cualquier “inteligencia” artificial.
Es el catolicismo hoy el único poder universal que logró cabalgar la modernidad y ser la única alternativa a la civilización tecnológica. No como un antagonismo, como lo fue el marxismo o su degradación, sino como una superación. Aunque para el Anticristo la nueva encíclica sea vista como un nuevo manifiesto comunista por su nivel de agitación. La civilización tecnológica, indefectiblemente liberal y atea, no tiene otro destino que la unidad del mundo mediante la técnica, como lo advirtió Carl Schmitt, un nuevo totalitarismo global post ideológico, tecnocrático y transhumanista. El transhumanismo woke, disfrazado de derechos de minorías, teoría de género, diversidad e inclusión como el transhumanismo libertario disfrazado de derechos individuales, teoría económica, eficiencia e innovación son solo dos medios para un mismo fin: el posthumanismo y el gobierno de la técnica sobre el hombre. Tecnología y transhumanismo van de la mano. La negación del hombre o la muerte del hombre como declarara Foucault. Es negada y amenazada la humanidad y la religiosidad, por eso la respuesta de la Iglesia Católica. Citando nuevamente al filósofo italiano: “la civilización tecnológica se presenta como una nueva civilización, por eso el culto a lo «nuevo» con su correspondiente espíritu de destrucción”.
La respuesta de la Iglesia a la civilización tecnológica con su pretensión de nueva babel restaura la mystica en un mundo de cristianismo laico. Es una respuesta metafísica al aceleracionismo tecnológico que carece de misterio. Como planteaba Heidegger: la técnica moderna es desvelamiento, ahí radica su ateísmo radical, su apocalipsis. Mientras la catolicidad celebra el misterio: el ser humano, imagen del Dios trino.
Este cachetazo metafísico a la soberbia tecnocrática de un grupo de millonarios que se creen semidioses hizo ruido porque además atiende el problema real: la carencia de humanidad y sensibilidad de la inteligencia artificial. La defensa de la dignidad del Ser humano y el valor del trabajo como libertad frente a un proyecto que se presenta como prescindible de la raza humana y del trabajo del hombre. El regreso de la Doctrina Social de la Iglesia a la discusión sobre el trabajo y ante esta nueva revolución plantea la defensa de los principios básicos para cualquier convivencia humana en armonía: la defensa del bien común, no del mal menor; la justicia social, no la injusticia (causa de todas las revoluciones como planteaba Aristoteles); la solidaridad, no el egoísmo. Son los fundamentos de la civilización occidental cristiana.
La técnica no es anti humana, al contrario, es una proyección del hombre, pero sí puede serlo su aplicación y sus intereses de fondo en manos de un grupo de oligarcas que creen que el hombre puede ser Dios o crear el cielo en la tierra como tantas otras veces lo han intentado otras revoluciones generando contrariamente el infierno en la tierra con sus revolucionarios en la guillotina o instalando regímenes totalitarios de exterminio y aniquilación.
Como buen san agustiniano León XIV vuelve a poner en orden jerárquico los valores «dispositio plurium secundum inferius et superius», lo inferior depende de lo superior. La Inteligencia artificial no puede sobreponerse al hombre, como el hombre no puede sobreponerse a Dios. Una herramienta no puede ser superior al trabajador. Es el orden jerárquico de las cosas. No es un llamado a un nuevo ludismo, ni al negacionismo tecnológico, sino a la armonía entre el hombre y la tecnología, a mantener viva la tradición y sus valores, una alternativa a la civilización tecnológica, a la dignificación del hombre hecho a imagen y semejanza de Dios, no de Sillicon Valley.
Taiwan’s navy will support patrols around the Taipei-controlled Dongsha Islands after mainland Chinese coastguard activity near the South China Sea atoll surged over the past year.
The activity has fuelled concerns in Taipei that Beijing is using the remote outpost to test Taiwan’s responses and refine its grey-zone tactics.
Taiwan’s Coast Guard Administration said mainland Chinese coastguard vessels had appeared around the atoll 39 times since February last year, compared with only occasional...
Hello and welcome to my May 2026 free software activities report.
A lot's been going on in my life offline so I took a bit of a hiatus
from doing these reports, but I've had a fairly productive month of
May so I thought it'd be nice to do another one for this month.
ffs-0.2.2: I finally polished and published my ffs package for
GNU Emacs on GNU ELPA. Many thanks to Protesilaos for rounds of
code review and feedback for improving and polishing the package
in preparation for submission to GNU ELPA.
bug#81101: Trying to visit https://www.emacswiki.org in EWW
I noticed it fails with a Somebody wants you to give them money
error due to the anti-bot challenge being served with a HTTP 402
(Payment Required) response. So I landed a patch 12eec781ed6 to
no longer do that. Thanks to Emacs comaintainer Sean Whitton
for reviewing and approving my proposed patch.
bug#81107: I noticed that in EWW, unlike <input type="submit">
HTML buttons, <button> elements were not tab-stoppable, leading
to poorer usability and accessibility. So I landed a patch
ec3d662de0b to fix that. Thanks to Emacs comaintainer Eli
Zaretskii for reviewing, providing feedback, and accepting my
proposed change.
Emacs Chat with Sacha Chua: I joined Sacha for a new episode of
her Emacs Chat podcast, where we talked about Emacs and life.
I gave a quick tour of my Emacs configuration, discussing at
length my configurations for EXWM (Emacs X Window Manager) among
other topics like Emacs's facility for visually indicating buffer
boundaries in the fringe by setting indicate-buffer-boundaries
and my convenience configuration macros.
maintainers@: I started the next long-overdue round of emails to GNU
package maintainers to confirm the contact information we have on
file for them and get a brief status update about their packages.
Emails are sent in small batches to keep the workload of handling
the responses manageable for assistant GNUisances.
GNU Spotlight: I prepared and sent the May GNU Spotlight to the FSF
campaigns team for publication on the FSF's community blog and the
monthly Free Software Supporter newsletter.
Debian
I've begun the work toward updating the Jami package in Debian
unstable again, which means I need to package new releases of its
direct and indirect dependencies. For OpenDHT, I need to update
RESTinio, and to do that I first need to package expected-lite and
sobjectizer for Debian:
#1120837: ITP: expected-lite – expected objects for C++11 and later
#1137609: ITP: sobjectizer – C++ implementation of Actor,
Publish-Subscribe, and CSP models
I've been working on packaging both and hope to have them uploaded to
the archive in the next days and weeks.
I downloaded Marat's recent work and had a look re your request. It turns out he's changed things quite a lot since I originally implemented the spectrum display, so although I still think you should have a go I also took pity on you ;)
Per the images below I've implemented a 'peak hold' line as well as reintroducing the spectral colour that I used to have in my version. The latter is simply personal preference, or vanity if you prefer, as it happens I quite like Marat's single colour display but while I was messing around with things I thought why not?
Did additionally consider adding the relative dbFS lines I had but was running out of [solar] battery and had spent quite enough time trying to find a working SDR unit and set up a machine etc etc (sadly my Mirics-based device appears to have died, so had to find an old 'TV' RTL device instead) therefore this is what you've got.
For the present the peak hold line will remain until the spectrum display is toggled off, at which point it's cleared. It could also be easily set to decay over a long period if that was preferable. If it's of interest I can tell you what to alter/add in the requisite file, or maybe just email said file to you....
Frequencies removed from images to protect the innocent:
After a disgruntled security researcher published several zero-day exploits in recent weeks, Microsoft seemingly indicated criminal charges were in order.
The European security agency's entry to Project Glasswing is the result of "strong bilateral cooperation" between the European Commission and Anthropic.
On Monday, Parliament and Council negotiators agreed provisionally on changes to EU policy on the return of non-EU nationals staying illegally in the EU. Committee on Civil Liberties, Justice and Home Affairs
Due boss che hanno insanguinato l'Italia intera. I fratelli Graviano — Giuseppe detto "Madre Natura" e Filippo detto "U' Siccu" — hanno guidato il mandamento di Brancaccio nel periodo più feroce di Cosa Nostra, ordinando stragi, omicidi eccellenti e terrorizzando Palermo per anni.
Sotto la loro regia maturarono le stragi del 1993: le bombe di Via dei Georgofili a Firenze, Via Palestro a Milano, San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro a Roma. Prima ancora, nel settembre del 1993, fu assassinato Don Pino Puglisi, il parroco che si opponeva alla mafia con le sole armi del Vangelo. Arrestati nel 1994, i Graviano sono tuttora al 41-bis — ma la loro storia non è chiusa.
Cosa trovi in questo video:
✔️ L'ascesa dei fratelli Graviano al controllo del mandamento di Brancaccio a Palermo
✔️ L'omicidio di Don Pino Puglisi: il prete di Brancaccio che sfidò la mafia con il Vangelo
✔️ Le stragi del 1993: le bombe di Firenze, Milano e Roma e il ruolo dei Graviano
✔️ L'arresto a Milano nel gennaio-febbraio 1994 e le condanne all'ergastolo
✔️ Il 41-bis e trent'anni di carcere: cosa sapevano che nessuno ha ancora detto
✔️ Le dichiarazioni esplosive di Giuseppe Graviano nei tribunali italiani: nomi, incontri, trattative
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The Instagram accounts for the Obama White House and the Chief Master Sergeant of the U.S. Space Force were briefly defaced with pro-Iranian images and messages over the weekend, after instructions began circulating on Telegram showing how to trick Meta’s “AI support assistant” bot into resetting account passwords.
A screenshot from a video released on Telegram claiming to show how Meta’s AI customer support bot could be tricked into resetting a target’s password.
On May 31, word began to spread on several Telegram instant message channels that Meta’s AI bot would happily add an email address to an existing account as part of the bot’s standard password reset flow.
A video released on Telegram by pro-Iran hackers claimed to document a remarkably simple exploit that appears to have involved using a VPN connection with an IP address that is in or near the target’s usual hometown, requesting a password reset for the account, and then choosing to chat with Meta’s AI support assistant. From there, the video shows the attacker told the bot to link the account in question to a new email address, after which the bot dutifully sent that address a one-time code that allowed a password reset.
The Telegram account that posted the video also linked to screenshots of pro-Iran images, videos and messages that defaced the hacked Instagram accounts, saying hackers had used the exploit to hijack a number of valuable (read: short) Instagram account names that allegedly have a resale value of more than a half million dollars.
Meta has not responded to requests for comment on the video’s claims, but Meta’s Andy Stone said on Twitter/X that the issue had been resolved and that they were securing impacted accounts. The security blog thecybersecguru.com reports that Meta pushed an emergency patch over the weekend, and clarified that no back end database was breached.
“Instagram has notoriously poor human support infrastructure,” Cybersecguru wrote. “Recovering a locked account – especially a high-value one can take weeks of back-and-forth with an automated ticketing system. Meta’s solution was to deploy a conversational AI layer to handle common recovery workflows: relinking a lost email address, triggering a password reset, verifying account ownership. The assistant, presumably, was supposed to reduce friction for legitimate users stuck in account-access hell.”
Ian Goldin, a threat researcher at Lumen’s Black Lotus Labs, said we’re entering unchartered security territory as more large online platforms start allowing AI chatbots to handle sensitive account recovery requests. Just like human customer support employees can be social engineered into providing unauthorized access to someone’s account, AI bots are equally eager to help and vulnerable to persuasion and trickery, he said.
“AI chatbots create interesting new attack surface, and we’re likely going to see a lot more of these kinds of attacks,” Goldin said.
Securing your various online accounts means taking full advantage of the most secure form of multi-factor authentication (MFA) offered (such as a passkey or security key). In this case, even using the least robust form of MFA that Instagram offers — a one-time code sent via SMS — likely would have blocked the exploit: The hackers who released the video on Telegram said their exploit failed to work against any accounts that had MFA enabled.
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Episodio 1152: Arriviamo tardi in un luogo che desideravamo raggiungere quando veniamo fermati da dei locali che ci sconsigliano di fermarci qui. Troppi ubriachi la notte e può diventare pericoloso. Meglio spostarsi. Tuttavia farlo non sarà semplice perché effettivamente la zona sembra piena di resti di potenziali luoghi di ritrovo di alcolizzati
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Un fermo NO alla guerra e a ogni escalation militare si alzerà, con voce unica, sabato 6 giugno davanti alla base USAF di Aviano. Sarà una grande manifestazione nazionale, unitaria e nonviolenta promossa da Anpi, CGIl, Tavolo della Pace, Centro Balducci e molti altri, a cui come Movimento Nonviolento- Centro territoriale di Pordenone abbiamo collaborato [...]
IL LIMITE IGNOTO La propaganda sui numeri: : oltre 600mila morti tra russi e ucraini. (Sabato Angieri, da il manifesto)
La guerra in Ucraina si è trasformata da tempo in un tritacarne, ma per avere un’idea di quanto sia costata in termini di vite umane non ci si può affidare ai dati dei belligeranti. Se considerassimo affidabili i dati ucraini sulle perdite russe, tra morti e feriti inabili al combattimento, saremmo ben oltre il milione e 300mila uomini. Quasi specularmente il ministero della Difesa di Mosca quantifica in 1,5 milioni gli ucraini morti o feriti gravi. Tuttavia, pur non avendo cifre ufficiali, esistono report basati su elenchi di nomi verificati che portano le vittime militari complessive a oltre 600mila uomini.
PER PIÙ DI TRE ANNI i media occidentali hanno aperto le notizie del giorno sull’Ucraina citando le cifre fornite dal ministero della Difesa di Kiev sui caduti russi e azzardando le teorie più apocalittiche sulle sorti dei reparti di Mosca. Le quali, in parte, traggono spunto da un assunto impresso su tutti i manuali di teoria militare: chi attacca subisce perdite molto più alte di chi difende, in un rapporto di circa 3 a 1. Siccome la guerra dei russi è stata tutta offensiva, è scontato e quasi certamente vero che gli uomini di Vladimir Putin alla fine avranno un bilancio complessivo molto più alto della controparte.
QUESTA SETTIMANA Anne Keast-Butler, direttrice della Gchq, l’agenzia di intelligence britannica che si occupa di cyberattacchi ha dichiarato che «quasi 500mila soldati russi sono morti dall’inizio della guerra», ma si tratta di stime su dati classificati. Non come quelli che compongono il report che Mediazona (uno dei principali media dell’opposizione del Cremlino) ha compilato e aggiorna costantemente in collaborazione con Meduza (altro media d’opposizione russo) e la versione russa della Bbc. Al 22 maggio 2026 è stata trovata conferma di 221.206 soldati russi caduti in Ucraina dall’inizio dell’invasione. Di questi 7.147 sono ufficiali. Il dato, considerato il più affidabile al momento, è costruito basandosi sugli annunci delle famiglie sui social network, sui funerali, le comunicazioni funebri, gli elenchi ufficiali (laddove disponibili o in qualche modo scoperti) dell’amministrazione civile e militare. Si legge nella premessa: «abbiamo elaborato una stima basata sulla mortalità maschile in eccesso, utilizzando i dati del Registro nazionale delle successioni. Questo metodo statistico, messo a punto in collaborazione con Meduza, contribuisce a ovviare ai limiti derivanti dal fare affidamento esclusivamente sui decessi riportati dai media» e porta la cifra complessiva stimata a 352mila caduti. Non si tengono in considerazione i feriti, che secondo tutti i rapporti internazionali ammontano a diverse centinaia di migliaia.
IL RAPPORTO consegna uno schema evidente dell’evoluzione del conflitto: «nei primi sei mesi di guerra, quando i combattimenti erano condotti dall’esercito regolare, la fascia d’età compresa tra i 21 e i 23 anni registrava il maggior numero di vittime». Successivamente, con il reclutamento forzato dei carcerati, l’afflusso costante di volontari e l’arrivo dei richiamati delle classi precedenti, si arriva a più di 120mila morti confermati tra i 30 e i 45 anni. Questi numeri ci dicono che la guerra è cambiata: dall’ “operazione militare speciale” dei professionisti delle armi, alla carne da cannone reclutata nelle regioni più lontane e mandata a fare numero. Infatti i morti complessivi sono saliti progressivamente settimana dopo settimana, fino a quintuplicare – in media – nel 2025 rispetto al 2022.
ANCHE LA PROVENIENZA dei defunti è emblematica: le regioni che hanno dato più uomini sono le più remote (e in molti casi povere) con in testa la Baschiria (9473) e il Tatarstan (8408). Tuttavia, dell’intera parte occidentale della Federazione, la regione di Mosca è quella che ha pagato il tributo di sangue più alto (5799, ma su 13 milioni di residenti).
VOLODYMYR ZELENSKY hs fornito per la prima volta delle cifre sui caduti ucraini all’inizio di quest’anno: 55mila. Qualsiasi fonte che non sia il governo di Kiev sostiene che tale cifra non sia aderente alla realtà. Secondo il progetto Ua losses, che sta compilando un report simile a quello di Mediazona ma con meno mezzi e collaborazioni, ad oggi siamo ad almeno 91.559 morti confermati, 95.165 dispersi e 4.454 prigionieri. Stupisce – e questa è una specificità ucraina – che in molti casi le autorità militari preferiscano utilizzare l’etichetta “disperso” invece che dichiarare il decesso di un soldato. Tale pratica, come abbiamo più volte raccontato, porta all’esasperazione le famiglie. Meno specifici i dati del centro studi Usa Csis: tra i 100 e i 140mila caduti e quasi 500mila feriti. Mentre la Bbc parla di 200mila caduti.
I DATI SUI CIVILI, al contrario, sono quasi univoci. Gli ucraini uccisi dai bombardamenti russi sono almeno 16mila e 48mila i feriti (dati Onu). Mentre per quelli russi non si hanno stime esatte anche perché al momento i numeri sono esigui e limitati alla seconda metà del 2025 e al ’26, ovvero da quando i droni ucraini hanno iniziato a colpire regolarmente le regioni a ridosso della frontiera.
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2 giugno: celebriamo gli 80 anni della Costituzione italiana. Lavoro, diritti, uguaglianza, decentramento, minoranze, indipendenza stato e chiesa, uguaglianza religioni, tutela dell'ambiente biodiversità e ecosistemi, diritto internazionale, ripudio della guerra: sono questi i principi fondamentali su cui si basa la nostra Repubblica. Tra questi non troviamo le armi e nemmeno chi le benedice. E allora [...]
With Infosecurity Europe kicking off tomorrow, many of us will be fine tuning our schedules and prepping for the festivities to kick off. The Gurus have been busy collecting a selection of unmissable events to help you plan your trip and ensure you get the most out of your visit.
Here’s a selection of ones we think you’ll enjoy:
Tuesday Talks
Joanna Mendez, Former CIA Chief of Disguise and author
This keynote explores how the principles of espionage, deception and psychological manipulation underpin many of today’s most effective cyber-attacks. Drawing on her experience as the CIA’s former Chief of Disguise, Jonna Mendez shares compelling real-world lessons on trust, influence and human vulnerability, offering security leaders a fresh perspective on social engineering risks and organisational resilience.
Darren Guccione, CEO and Co-Founder, Keeper Security:
This session explores the growing security risks posed by AI agents as they become increasingly autonomous within enterprise environments. You’ll learn why traditional identity and access controls are no longer sufficient, and gain practical guidance on securing AI agents through least-privilege access, continuous monitoring and governance frameworks that support emerging UK and EU regulations.
Nico Hulkenberg, F1 Driver, Audi Revolut F1 Team and Lisa Forte, Partner at Red Goat Cyber Security
With around 250 Grand Prix races in his career, Nico Hülkenberg is one of the most experienced drivers in the industry. In cyber security we often draw parallels with the Formula 1 world, as both operate with speed, data, risk and teamwork at extremely high stakes. Join Lisa Forte and Nico as they take to the stage, for this racy unmissable conversation.
This session examines how organisations can improve resilience in increasingly automated, machine-to-machine environments where service failures are often difficult to detect. You’ll learn how to identify modern monitoring blind spots across APIs and third-party services, and how continuous external verification can help spot issues early before they affect customers or business operations.
This session focuses on how organisations can prepare their vulnerability management and AppSec processes for the Cyber Resilience Act’s strict reporting requirements. Attendees will gain practical insights into the operational, technical and workflow changes needed to detect, verify and report actively exploited vulnerabilities quickly, while improving cross-team collaboration, automation and compliance readiness.
Tim Ward, CEO and Co-founder, Redflags, and Daniela Waugh, Head of Information Security, S&W Group:
This case study session explores how organisations can drive meaningful, long-term security behaviour change by understanding and influencing how people make decisions in the workplace. You’ll learn practical approaches to reducing human risk, fostering a stronger security culture, and using insights from employee interactions with AI tools to identify emerging risks and shape effective governance strategies.
This session explores how organisations can make cyber threat intelligence more effective by breaking down security silos and improving the quality of threat data. Through a real-world case study from Centrica, you’ll learn how AI-enhanced intelligence workflows and automated feedback mechanisms can help prioritise threats more effectively, reduce noise, and create a more proactive, intelligence-led security operation.
This session explores the personal and professional challenges many people face when building a career in cybersecurity, including imposter syndrome, burnout and fear of failure. Through insights gained from mentoring hundreds of cyber professionals, attendees will learn why community, authenticity and support are critical to building confidence, resilience and long-term success in the industry.
Rik Ferguson, Vice President Security Intelligence, Forescout
This session explains why post-quantum cryptography (PQC) is a migration challenge that organisations need to address today, rather than a future problem to worry about when quantum computers arrive. You’ll learn how long technology refresh cycles can create hidden risks, what steps should be taken now to avoid crypto-agility issues, and how leading industries are preparing for the transition to quantum-safe security.
This session introduces the Resiliency Quad, a framework for building sustainable performance through a balanced approach to physical, emotional, technological and developmental resilience. Attendees will gain practical insights into how strengthening these interconnected areas can improve wellbeing, adaptability and long-term effectiveness in both personal and professional settings.
Women in Cyber 10 Year Celebrations!
This year Infosec marks a decade of the Women in Cybersecurity programme with sessions designed to inspire, empower and drive real change. The sessions will explore how women are redefining success in their cybersecurity careers and what’s shifted over the past 10 years. They’ll also highlight how allyship and diverse teams now play a crucial role in strengthening cyber operations. With practical insights, forward looking discussion and a special keynote speaker, this milestone year offers a powerful look at how far the industry has come and what’s next.
Cyber House Party is the industry’s biggest fundraising bash, plus you get to hear colleagues, peers, connections show off their DJing skills. Always a blast! AND they’re raising money for the NSPCC.
This keynote explores how cybersecurity professionals can overcome self-doubt by reframing imposter syndrome as the Imposter Monster. Attendees will learn a practical framework for building confidence, managing uncertainty and developing a healthier mindset for personal and professional growth.
This session explores the often-overlooked link between human performance and cyber resilience, highlighting how stress, burnout, poor sleep and uncertainty can directly affect the effectiveness of security operations. Attendees will learn how to treat workforce wellbeing as an operational risk factor, using measurable performance data and governance frameworks to strengthen decision-making, improve resilience and maintain the long-term effectiveness of cyber defence teams.
This session cuts through the hype around Zero Trust, explaining why it is a security strategy rather than a product. You’ll gain a clearer understanding of the core principles behind Zero Trust, how they address modern security challenges, and what organisations should focus on when building a practical Zero Trust architecture based on continuous verification and least-privilege access.
This session shares the career journey and insights of an award-winning NHS Cyber Security Manager who progressed from volunteer to leading security across multiple NHS Trusts. Attendees will gain perspectives on building positive security cultures, making cybersecurity more accessible and inclusive, and balancing technical expertise with the human side of security.
That’s our take on the hottest line up at Infosec this year, if you do see us at any of the above, say hello!
Keeping Linux machines in a known state requires a configuration management system. Discover how pyinfra simplifies this task with Python's full programming power.
Remember the old days when you could buy software and they gave you a permanent copy of the files on a shrink-wrapped CD? It was primitive, but at least you knew what you were getting, and you could rest assured that your new purchase would remain in your cupboard until you or one of your heirs decided to throw it away. The new service-based Internet was sold to the public as a convenience, but under the surface, it made consumer decisions even more complicated and challenged our assumptions about what it even means to "buy" or "own."
We'll show you some best practices for introducing Claude Code (or another LLM-based coding assistant) while maintaining knowledge and control of the code.
AI is here to stay, and understanding how it works under the hood can mean the difference between frustration and genuinely useful results. This article covers LLM fundamentals, effective prompting, and a structured agentic workflow that puts you in control.
In the news: Fedora 44 Gaming Ready; Manjaro 26.1 Preview; Microsoft Issues Warning About Linux Vulnerability; Is AI Coming to Your Ubuntu Desktop?; Framework Laptop 13 Pro Competes with the Best; Latest CachyOS Features Supercharged Kernel; Kernel 7.0 Is a Bit More Rusty; and France Says "Au Revoir" to Microsoft.
The core of an immutable system cannot be changed, but you can bend that rule by overlaying your own stuff using a nifty systemd feature called SysExt.
Use common logic with DIP switches to determine functionality, IP addresses, hostnames, and other functional differences on repetitive hardware arrangements.
Avec ces températures, vous transpirez à grosses gouttes ? Ce n'est pas une excuse pour oublier le #KhrysPresso de @Khrys (ni pour oublier de le publier ! 😱 )
Aerodynamics expert Gu Songfen has died at 96. He was the chief designer of China’s J-8 fighter jet family – the first home-grown supersonic fighter jet to counter US high-altitude reconnaissance aircraft.
Gu was an academician of the Chinese Academy of Sciences and the Chinese Academy of Engineering as well as a researcher at the Aviation Industry Corporation of China (AVIC). He died in Beijing on Sunday night, according to a statement from AVIC. A farewell ceremony is scheduled for Saturday in...
Negli ultimi mesi sembra di aver perso il conto delle nuove varietà di cannabis medica in arrivo in Italia. Proprio durante Cosmofarma Exhibition (Bologna, 8-10 maggio 2026), un’altra novità: Farmalabor ha annunciato la prossima disponibilità di 2 nuove infiorescenze importate dalla Germania, una al 22% di THC e una al 27% di THC. Quest’ultima, numeri …
The rapid adoption of AI coding assistants is creating a new governance challenge for enterprise security teams, according to research released by Salt Security, which found that nine in ten security leaders are concerned about the security risks associated with AI-generated code. The research, AI Coding Assistants and the New Security Challenge, surveyed 100 IT security leaders across the UK and US and highlights the growing tension between software development speed and security oversight.
According to the study, 67% of organisations now report widespread adoption of AI coding assistants across development teams, reflecting how deeply AI has become embedded in modern software engineering practices. However, governance frameworks have struggled to keep pace. While organisations increasingly rely on AI to accelerate development, 38% still depend primarily on manual reviews to assess AI-generated code, a process many security leaders believe is becoming unsustainable.
Among respondents, 29% identified insecure coding patterns as the biggest risk introduced by AI assistants, while 15% cited concerns about generated code failing to align with internal security policies.
The findings mirror wider industry concerns about the quality and security of machine-generated software. According to figures cited by Salt Security, AI coding assistants now generate nearly half of all code written on platforms such as GitHub, while independent research has found that a significant proportion of AI-generated code contains known vulnerabilities.
“AI coding assistants are fundamentally changing how software is built, but governance has not kept pace,” said Roey Eliyahu, CEO and co-founder of Salt Security.
“Most organisations recognise the risks, but many are still trying to manage AI-generated code using security processes designed for a pre-AI world. That approach does not scale. Security leaders need visibility, consistency and embedded governance across the AI-assisted development lifecycle before code volumes become unmanageable.”
The research also revealed that larger enterprises face greater operational complexity as AI adoption grows. Organisations with more than 500 employees were significantly more likely to report challenges around governance consistency, developer overreliance on AI-generated outputs and policy enforcement across distributed development teams.
The findings coincide with the launch of Salt Code, a new addition to the company’s Agentic Security Platform designed to enforce security policies directly within AI coding assistants such as Claude Code, GitHub Copilot, Cursor, Gemini CLI and Codex. Salt Code is designed to move security controls earlier in the software development lifecycle. Rather than relying solely on traditional security testing tools after code has been written, Salt Code applies organisational security policies during code generation itself.
At the heart of the platform is Salt’s Posture Governance Engine, which allows organisations to define security and compliance requirements once and enforce them consistently across code creation, deployment and runtime environments. The platform includes pre-built policy packs covering frameworks such as the OWASP API Top 10, MCP Security Top 10, LLM Security Top 10 and OpenAPI/Swagger compliance.
According to Salt Security, the approach is intended to address what it describes as “security drift”, or the gradual divergence between organisational policies and actual development practices that can occur as AI-generated code volumes increase.
“AI is writing code faster than organisations can govern it, whether that AI is Claude, Gemini, Copilot, or the next tool a developer downloads tomorrow,” Eliyahu said.
“For the first time, security policy travels with the code itself, from the first prompt through every stage of the pipeline and into runtime. Organisations no longer have to choose between the speed AI enables and the security their business requires.”
Industry analysts have argued that governance will become increasingly important as AI-generated code forms a growing share of enterprise software. Salt’s research suggests that organisations are already recognising the challenge, with security leaders expressing concerns that manual review processes are struggling to scale alongside AI-assisted development.
“I regularly point organisations toward Salt because the full Agentic Security Graph is genuinely differentiating. Salt Code is the piece that ties it together,” said Christopher M. Steffen, CISSP, CISA, CCZ, VP of Research, Information Security, Risk and Compliance Management, Enterprise Management Associates. “With code-level context layered onto runtime behaviour, Salt is building a multi-dimensional defence for agentic systems rather than another single-point tool. That is the direction this market needs to move.”
The company is encouraging organisations to focus on improving visibility into AI-generated code, reducing dependence on manual review, standardising secure development practices and treating AI coding assistants as part of the wider software supply chain.
As enterprises continue to embrace AI-assisted development, the findings suggest that the next phase of adoption may be defined less by productivity gains and more by how effectively organisations can govern and secure the code these systems produce.
Avec mon association, nous souhaitons mettre une pétition en ligne. Nous avons fait un “test” en signant nous-même une fois mais, une fois que nous avons cliqué sur le bouton “signer”, une page d’erreur 500 s’affiche et, dans la finalité, la signature n’est pas comptabilisée.
J’ai cru comprendre que cette erreur est déjà arrivée et je voulais savoir comment les autres internautes l’ont résolue ?
Si jamais il y a besoin de changer de site, quelle alternative conseillez-vous ?
Taiwan’s main opposition leader is due to arrive in the United States late on Monday for a politically sensitive two-week visit expected to attract close scrutiny in Beijing, Taipei and Washington.
The Kuomintang delegation, led by the party’s chairwoman Cheng Li-wun, will land on Monday evening local time in San Francisco, where she will visit Taiwanese-American communities and think tanks.
She will also travel to Boston and New York before visiting Washington for meetings with political...
Il video parte con della demenza durante il radioascolto in auto.
Il caro Andrea mi ha portato il suo Ampli Roland Microcube perche' non si accende piu'.
Perdo piu' tempo a svitare TUTTE LE VITI che a sistemarlo!
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PARTE 1: https://www.youtube.com/watch?v=A9xgrcAC4_8
PARTE 2: https://www.youtube.com/watch?v=mwhiqrgUQck
PARTE 3: https://www.youtube.com/watch?v=LVSfAheBhYk
PARTE 4: https://www.youtube.com/watch?v=9DlC6uSOrno
PARTE 5: https://www.youtube.com/watch?v=hdMPFVHCf7w
PARTE 6: https://www.youtube.com/watch?v=yjk9LYeo7dI
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Siamo andati a documentare il degrado e l'illegalità in una delle zone più presidiate di Roma: Piazza San Pietro. Ma la situazione ci è sfuggita di mano quasi subito. ⚠️👇
Ci siamo trovati faccia a faccia con la "gang dei braccialetti": non semplici venditori ambulanti, ma una vera e propria organizzazione strutturata militarmente che controlla il territorio. Non hanno paura di nessuno, nemmeno delle forze dell'ordine. Quando hanno visto la telecamera, hanno provato a bloccarci con intimidazioni e minacce, rivendicando il diritto di "lavorare".
Ma come funziona la loro truffa?
La tecnica è sempre la stessa: ti agganciano regalando un gadget e, appena lo prendi in mano, scatta la trappola. Ti pressano, alzano la posta e pretendono banconote, non semplici spiccioli. Molti di loro sono clandestini, già colpiti da decreti di espulsione, pronti a usare la forza (come dimostrano i frequenti regolamenti di conti interni).
La situazione è diventata così tesa che i due Carabinieri presenti in piazza hanno dovuto chiedere rinforzi e scortarci fuori per garantire la nostra incolumità. Una realtà assurda e intollerabile nel cuore di Roma, sotto gli occhi di milioni di turisti.
Lascia un commento: hai mai assistito a scene del genere? 👇
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Questo è il sesto capitolo del dossier sulla condanna Stasi (Parte 2).
La puntata si apre con uno degli indizi richiamati nella sentenza: le ormai note scarpe Frau numero 42, mai ritrovate ma considerate parte del quadro accusatorio.
Da qui passiamo alle cosiddette “ulteriori risultanze”, elementi che non rientrano nell’elenco dei sette indizi principali ma che contribuiscono comunque alla formazione del giudizio.
In questa prima parte ci occupiamo del tema dei presunti graffi sul braccio di Alberto Stasi.
Sette anni dopo l’omicidio, alcuni carabinieri riferiscono di aver notato segni sull’avambraccio dell’imputato il giorno stesso del delitto. Ma quei graffi esistevano davvero? Perché non furono fotografati, verbalizzati o segnalati nell’immediatezza? E come si sono evolute nel tempo le dichiarazioni dei protagonisti di questa vicenda?
Nel video analizziamo:
👉 l’indizio delle scarpe Frau n. 42
👉 la deposizione del brigadiere Pennini
👉 la questione dei presunti graffi
👉 le successive modifiche delle dichiarazioni
👉 il ruolo attribuito a questo elemento nel processo
👉 le contraddizioni emerse negli anni
Nella prossima puntata completeremo l’analisi delle ulteriori risultanze affrontando il tema del DNA subungueale e del movente.
Nuovi capitoli ogni lunedì.
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Quattroruote di giugno 2026, già disponibile in Digital Edition e in edicola dal 2 giugno, dedica la copertina alla prova della nuova Toyota RAV4: il sesto atto di una delle SUV più apprezzate al mondo riduce la potenza per migliorare ciò che già era al top, i consumi. Inoltre, è più grintosa e pratica di prima.L'editoriale parla del ribaltamento del rapporto tra Europa e Cina nell'industria auto: da semplici "apprendisti", i costruttori del Dragone sono diventati partner e riferimento tecnologico. Tra alleanze, joint venture e scambi di know-how, l'Europa cerca di recuperare velocità e competitività, ma la vera sfida sarà trasformare questa fase in apprendimento reale e non solo in una soluzione temporanea. Per chiudere, un'intervista esclusiva a Kimi Antonelli, l'enfant prodige della Formula 1: dietro quella visiera che sfreccia a 350 all'ora c'è un ragazzo umile, con un sorriso contagioso e la testa sulle spalle. L'abbiamo incontrato a Misano, fresco di consegna della sua nuova Mercedes. Prove su strada Toyota RAV4 La nuova Toyota RAV4, sesto capitolo di un best seller da oltre 15 milioni di unità dal 1994, nella versione full hybrid GR Sport AWD-i mette in evidenza un pacchetto molto equilibrato.A partire dai consumi, che migliorano ancora: nei test certificati del Centro prove la media è di 19,4 km/l, contro i 15,6 del modello 2019. Il powertrain, rivisto e con circa 30 cavalli in meno (185 per la trazione anteriore e 194 per la AWD-i), non penalizza però le prestazioni.Sul piano pratico resta uno dei punti di riferimento della categoria, mentre il salto tecnologico è affidato all'architettura Arene, base di infotainment e ADAS destinati ad aggiornarsi nel tempo tramite OTA. Renault Twingo La quarta generazione della Renault Twingo nasce da un progetto globale: ideata e disegnata in Francia, prodotta in Slovenia e sviluppata con il contributo di partner tecnici cinesi. La Techno costa 21.100 euro.Tra i punti chiave, lo sviluppo rapidissimo - appena 21 mesi - e un design che richiama l'eredità rétro dopo Renault 5 e Renault 4. Non manca la versatilità tipica del modello, con sedute posteriori scorrevoli e abbattibili e uno sfruttamento intelligente degli spazi in 3,79 metri.Alla guida è agile e sincera: resta piacevole anche se un po' rigida sullo sconnesso e più rumorosa alle velocità sostenute. In città percorre 10,4 km/kWh e raggiunge fino a 321 km di autonomia con la batteria da 27,5 kWh. Jeep Compass La nuova Jeep Compass cresce nelle dimensioni esterne e nello spazio interno, soprattutto per il bagagliaio, guadagnando presenza su strada.Il motore d'ingresso è il tre cilindri 1.2 hybrid da 145 CV, ma i risultati sorprendono: le prestazioni migliorano e i consumi scendono, con una media di 15,8 km/l contro i 13,2 precedenti, mentre in città si sale fino a 16,7 km/l.Solo nelle riprese a pieno carico emerge qualche limite, ma nel complesso la Compass convince per confort, insonorizzazione e frenata. Meno agile nel misto stretto, senza compromettere la sicurezza. Audi RS 5 Avant L'Audi RS 5 Avant fa discutere per il peso, circa 24 quintali, ma alla guida emerge come un limite più percepito che reale.Nonostante i 575 kg in più rispetto alla RS 4 Avant, è più veloce sullo 0-100 (3,3 secondi), frena meglio ed è più efficace in pista. Il lavoro su assetto, carreggiate e trazione integrale con torque vectoring consente una guida molto precisa, con un comportamento che ricorda quello di una trazione posteriore. Peugeot 308 full hybrid vs Volkswagen Golf 2.0 TDI Il confronto oppone la Volkswagen Golf 2.0 TDI da 150 CV alla Peugeot 308 full hybrid da 145 CV.L'ibrida primeggia in città, mentre il diesel mantiene un vantaggio nei percorsi extraurbani e autostradali, pur penalizzato oggi dal costo del gasolio. L'analisi si completa con i dati sui costi di gestione, assicurazione e valore residuo dopo quattro anni. 4R Reloaded: Range Rover Sport La Range Rover Sport, nata nel 2005, continua a rappresentare un punto di riferimento. Oggi, nella versione SV Black da 635 CV, scatta da 0 a 100 km/h in 4,2 secondi e raggiunge i 291,7 km/h, mantenendo un equilibrio raro tra prestazioni elevate e capacità off-road. Riviste da vicino: Mini Countryman JCW La Mini Countryman pesa sempre di più nelle vendite del marchio, arrivando a rappresentare quasi una Mini su due in Italia. La versione C da 170 CV offre buone prestazioni e consumi intorno ai 15 km/l.Positiva la tenuta del valore e la qualità generale, anche se alcuni interventi fai da te risultano poco agevoli. Primo contatto Questo mese abbiamo guidato la Cupra Raval: la nuova spagnola prende il nome dal quartiere più ribelle di Barcellona ed è una piccola elettrica in grado di unire gli opposti: cattiva fra le curve, lussuosa nell'abitacolo. E nella versione VZ, "rende" ancora di più. Anteprime e Autonotizie In arrivo una nuova Hyundai Bayon, completamente ripensata rispetto all'attuale generazione: cambieranno non solo il design, ma anche il posizionamento, con un'integrazione più chiara all'interno della futura gamma ibrida del marchio. Un'evoluzione che riflette l'esigenza di rendere sempre più coerente l'offerta nei segmenti più strategici.Tra le anteprime spicca anche la futura Smart ForTwo, riletta in chiave contemporanea a partire dal prototipo visto al Salone di Pechino. Un appuntamento che, insieme a quello di Shanghai, si conferma il centro nevralgico dell'auto globale: sempre più spesso è qui che i costruttori, europei compresi, svelano modelli destinati non solo alla Cina ma anche ad altri mercati.Dalle analisi delle novità emerse nel salone cinese si colgono chiaramente le principali direttrici di sviluppo, a partire dalla crescita dell'offerta elettrificata e dal rafforzamento nei segmenti urbani e compatti. In particolare, si prepara una vera ondata di SUV compatte, con modelli in arrivo come la nuova Nissan Juke, la Skoda Epiq e la Genesis GV60 Magma, ciascuna con un'identità ben definita.Non manca lo spazio per l'auto da sogno, con la Lamborghini Fenomeno Roadster, né per l'anticipazione del futuro, rappresentata dalla concept firmata BMW per una coupé Alpina con motore V8 non elettrificato. A completare il quadro, un focus sull'idrogeno come possibile alternativa alle elettriche, un approfondimento sulla futura Volkswagen GTI elettrica e una retrospettiva sui colori che hanno segnato la storia dell'automobile. Attualità e Inchieste Nonostante una fase di parziale discesa, i prezzi dei carburanti restano elevati, soprattutto se confrontati con il periodo pre-conflitto e, in particolare, lungo le tratte autostradali. In vista delle partenze estive torna quindi centrale il tema del risparmio di carburante: andare più piano fa davvero risparmiare?Per rispondere non ci siamo fermati alla teoria. Oltre ai dati raccolti in condizioni controllate dal Centro prove, abbiamo replicato uno scenario reale lungo la Milano-Roma, una delle arterie più trafficate d'Italia. Due vetture identiche, stessa configurazione, ma velocità diverse: una a 130 km/h e una a 110. Il risultato consente di valutare non solo i consumi reali, ma anche il compromesso tra tempo di viaggio e spesa, considerando variabili come pressione degli pneumatici e carico.Accanto ai consumi, un'altra indagine mette in luce un fenomeno in crescita: la difficoltà nel conseguire la patente di guida. Nel 2025 il 29,3% dei candidati non ha superato l'esame. Un dato che riflette un cambiamento più ampio: tra i giovani aumenta la quota di chi rimanda o rinuncia, segnale di un rapporto con l'auto che evolve.Sul fronte della sicurezza stradale, resta critica la convivenza tra utenti: oltre 200 ciclisti perdono la vita ogni anno. Un tema che richiama la necessità di un nuovo equilibrio tra mobilità diverse, attraverso infrastrutture adeguate e un cambio culturale.Infine, un fenomeno meno evidente ma in forte crescita: i furti di rame dalle colonnine di ricarica. Non più episodi isolati, ma attività sempre più organizzate, con impatti concreti sulla diffusione delle infrastrutture per la mobilità elettrica. Come richiedere allegati e dossierChi è abbonato a Quattroruote può richiedere gli allegati e i dossier inviando un'email a uf.vendite@edidomus.it, oppure telefonando al numero 02.56568800 (da lunedì a venerdì, dalle 9 alle 18).
Fuori Alfredo dal 41 bis. Presenza solidale in occasione dell’udienza al tribunale di sorveglianza (Roma, 12 giugno 2026) FUORI ALFREDO DAL 41 BISPER LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE TRA GLI OPPRESSICONTRO TUTTI…
Era il 2020 quando Polestar ha presentato la Concept Precept, pronta per il Salone di Ginevra poi cancellato per la pandemia. Non una semplice concept car, ma un vero e proprio manifesto: un "precetto", appunto. Una dichiarazione d'intenti sul futuro della Casa di Göteborg tra sostenibilità, tecnologia e prestazioni elettriche. Ci sono voluti sei anni, ma oggi quella concept è realtà. Da Göteborg a Dakar Il nostro primo contatto con la Polestar 5 è avvenuto durante una delle tappe del viaggio organizzato dalla Casa svedese per accompagnare la nuova GT elettrica da Göteborg fino a Dakar. Un tour lungo migliaia di chilometri, pensato non solo come operazione di comunicazione, ma anche per dimostrare la vocazione da grande viaggiatrice della 5. Noi abbiamo avuto modo di guidarla sulle strade spagnole. L'identikit della Polestar 5 Parliamo di una berlina-coupé quattro porte lunga 5,08 metri e larga 2,01. Dimensioni impegnative, ma dissimulate dalla linea filante e pulita. La piattaforma su cui nasce è totalmente nuova: si chiama PPA (Polestar Performance Architecture), ed è costruita interamente in alluminio incollato. L'architettura è a 800 Volt e supporta ricariche in corrente continua fino a 350 kW. In condizioni ideali significa passare dal 10 all'80% in circa 22 minuti. La batteria ha una capacità di 112 kWh utilizzabili ed è integrata nel pianale: per questo modello Polestar dichiara un'autonomia nel ciclo Wltp di 674 km per la Dual Motor e 558 km per la Performance, differenza dovuta al fatto che - all'occorrenza - la prima può staccare uno dei due motori. Interessante il lavoro svolto dagli ingegneri svedesi su telaio e dinamica: la distribuzione dei pesi è perfettamente bilanciata, 50:50 tra anteriore e posteriore. Le sospensioni adottano uno schema multilink su entrambi gli assi, e la Performance monta ammortizzatori semi-attivi magnetoreologici. Numeri importanti anche per la potenza: la Dual Motor vanta 748 CV, mentre la Performance arriva a 884 CV e 1.050 Nm di coppia. Tradotto: 0-100 km/h in 3,5 secondi. L'esperienza a bordo di Polestar 5 La prima cosa che si nota entrando nell'abitacolo è la quantità di luce che filtra. Nonostante la linea da coupé e l'assenza del lunotto, il tetto panoramico da 2 mq sopra la testa degli occupanti rende l'ambiente arioso, soprattutto con gli interni chiari dell'esemplare in prova. Poi arriva il classico minimalismo scandinavo: pulito, ordinato, quasi zen, con un'ottima qualità percepita. I sedili Recaro sono avvolgenti ma non scomodi: sono riscaldati, ventilati, massaggianti e dotati di qualsiasi regolazione possibile e immaginabile. Davanti al guidatore troviamo un cruscotto digitale da 9", chiaro e leggibile, mentre l'infotainment da 14,5" richiede un po' di apprendistato. Non esistono tasti fisici, salvo la manopola sul bracciolo centrale. Nessun comando fisicoPraticamente tutte le funzioni dell'auto passano dal display centrale verticale: il sistema, basato su Android Automotive, è rapido, fluido e ben integrato, ma alcune funzioni richiedono troppi passaggi (ma per questo viene in aiuto l'integrazione dei comandi vocali con Gemini AI). Qualche critica anche al volante: i comandi non sono retroilluminati e cambiano funzione in base al menu selezionato. Una soluzione moderna sulla carta, ma poco intuitiva nell'utilizzo quotidiano. C'è tanto spazio, ma la praticità...Qualche perplessità anche sull'aspetto pratico: gli spazi per riporre gli oggetti sono pochi, non molto capienti e manca persino il classico cassetto lato passeggero. Scelte che stridono a bordo di un'auto che nasce come grande viaggiatrice. Molto bene, invece, lo spazio per chi siede dietro: i passeggeri della seconda fila hanno a disposizione parecchi centimetri per le gambe e anche quelli per la testa sono adeguati, nonostante la linea del tetto, grazie alla possibilità di reclinare i sedili. I 365 litri del bagagliaio non impressionano, considerando le dimensioni esterne dell'auto, ma vengono compensati in parte dai 52 litri del doppio fondo e dagli ulteriori 52 del frunk. Come va su strada la Polestar 5 Metto il selettore della marcia in Drive e comincio a macinare chilometri, direzione Siviglia. Emerge subito l'attenzione all'aerodinamica e all'insonorizzazione: doppi vetri, coda tronca e un Cx di 0,24 contribuiscono a creare un ambiente acusticamente ben isolato anche a velocità autostradali. Come sulla 4, anche qui manca il lunotto, sostituito da una telecamera che proietta le immagini nello specchietto centrale: una soluzione esteticamente interessante, ma che richiede qualche chilometro di adattamento. L'aspetto che meno mi ha convinto è l'ottica della telecamera, che restituisce immagini molto "zoomate". Noto invece con piacere che la Casa svedese ha rinunciato a qualsivoglia sound generator o artifizio che simula il motore: la 5 rimane silenziosa, raffinata e coerente con la propria impostazione da granturismo elettrica. Dinamica di guida a puntoAumentando il ritmo emerge il buon lavoro fatto sul telaio: il peso c'è, inevitabilmente, ma viene gestito in maniera sorprendentemente efficace. Gli ammortizzatori semi-attivi magnetoreologici della Performance svolgono un ottimo lavoro: il sistema legge continuamente fondo stradale, trasferimenti di carico e input del guidatore, variando la risposta degli ammortizzatori praticamente in tempo reale. Il risultato è una vettura che riesce a mantenere un ottimo controllo dei movimenti di cassa. La 5 appoggia decisa, compensa bene gli spostamenti di carico e digerisce bene anche i cambi di direzione, considerando la sua mole. Carattere da granturismoConvince anche lo sterzo: non è asettico, il carico volante è ben calibrato e ha una buona progressività. Nei settaggi più sportivi tende a irrigidirsi un po' troppo e il ritorno potrebbe essere più naturale, ma il feeling generale resta positivo, soprattutto considerando i pneumatici anteriori da 255 mm. Tirando le somme, la 5 non vuole essere né una supercar elettrica travestita da berlina, né una sportiva ultra-comunicativa per fare il tempo sul giro: sono materie che non le competono. Il suo ruolo è di granturismo capace di macinare chilometri senza stancare, strizzando l'occhio al piacere di guida. Prezzi e allestimenti di Polestar 5 La Polestar 5 arriverà sul mercato in due varianti: quella d'ingresso è la Dual Motor, forte di 748 CV ed equipaggiata con ammortizzatori passivi classici. Al vertice della gamma troviamo invece la Performance da 884 CV e 1.050 Nm di coppia: oltre alla maggiore potenza, porta in dote gli ammortizzatori semi-attivi magnetoreologici e una diversa ripartizione della coppia tra i due assali. Entrambe condividono la stessa architettura a 800 Volt, così come la batteria da 112 kWh (103 netti). Polestar 5 Dual Motor: 119.800 euro Polestar 5 Performance: 144.800 euro
Da Venerdì 29 a domenica 31 maggio si è tenuto in Toscana un seminario interno del Movimento Nonviolento sulla Campagna Un'altra difesa è possibile. Tre giorni di lavoro e convivialità, ospiti di Enrico e Francesca Pompeo nella bellissima tenuta agroforestale del Montevaso in Toscana, durante i quali, attiviste e attivisti del Movimento Nonviolento provenienti da [...]
O
zempic è il nome commerciale di un farmaco capace di intervenire sui meccanismi della fame e della sazietà. Rallenta lo svuotamento dello stomaco e attenua l’appetito, inducendo a mangiare meno e portando, nel tempo, alla perdita di peso. Nato per il trattamento del diabete di tipo 2, è diventato in pochi anni l’esempio più noto di una nuova classe di farmaci dimagranti, che spostano il controllo del peso dal piano della volontà individuale a quello della regolazione farmacologica. A prima vista questo spostamento alleggerisce la pressione sul singolo, poiché non gli si chiede più di “mangiare meno e muoversi di più”. E tuttavia, sotto questa trasformazione rimane inalterato il modo in cui guardiamo i corpi grandi: corpi sbagliati, sgradevoli, da correggere e da riportare a una norma. Il corpo grasso viene letto ancora una volta come una responsabilità individuale e, prima ancora, come una colpa.
Se è vero che l’obesità è stata accertata come fattore di rischio per molte patologie, è anche vero che nel discorso pubblico si tende spesso a trasformare questa correlazione in un giudizio, non solo estetico ma anche morale, sul corpo e sulla persona. La grassofobiaagisce su tre dimensioni: il pregiudizio, ovvero l’idea che i corpi grandi valgano meno, lo stigma, ovvero l’attribuzione di qualità negative alle persone grasse (ingorde, pigre, trasandate), e infine la discriminazione, cioè l’insieme delle barriere e dei comportamenti che tendono a tagliare fuori le persone grasse dalla vita sociale e lavorativa.
Questa dinamica non si distribuisce però in modo uniforme. Negli ultimi anni, soprattutto nei contesti di attivismo anglofono legati al movimento fat acceptance, si sono diffuse categorie informali come mid-size, small fat, mid fat, super fat e infinifat, utilizzate per descrivere differenze interne a ciò che viene spesso trattato come un gruppo omogeneo. Si tratta di etichette non scientifiche, nate per rendere visibile un dato empirico: la grassofobia tende a intensificarsi con l’aumentare della taglia. Chi occupa posizioni più vicine ai modelli corporei socialmente accettati può ancora abitare e attraversare, con qualche attrito, spazi e pratiche pensati per corpi standard; man mano che ci si allontana da questi parametri lo stigma si fa più esplicito e le barriere più escludenti.
Chi è vittima di atteggiamenti grassofobici ha maggiori probabilità di rimandare visite e controlli, di ricevere diagnosi tardive o trattamenti meno adeguati, e più in generale di sviluppare un rapporto problematico con il sistema sanitario.
Anche senza passare in rassegna i dati che documentano ostacoli e trattamenti peggiori nell’accesso a lavoro, scuola e cure, basta guardare agli oggetti più ordinari per vedere come questa logica si traduca nella pratica: sedili di aerei e lettini di ospedale troppo stretti per ospitare certi corpi, brand di abbigliamento che prevedono solo alcune taglie, bilance non tarate su corpi più pesanti. Qui la grassofobia non passa da un giudizio esplicito ma è inscritta in un progetto che decide silenziosamente quali corpi sono previsti e quali no.
Un’analisi pubblicata sull’International Journal of Obesity nel 2025, basata su oltre un milione di risposte raccolte nel tempo, mostra che atteggiamenti negativi verso le persone obese sono diffusi anche tra i medici e gli operatori sanitari, e in alcuni casi risultano persino più marcati tra chi ha un ruolo diretto nella diagnosi e nel trattamento. Questi atteggiamenti non si presentano necessariamente come ostilità aperta; più spesso prendono la forma di associazioni automatiche legate all’idea che il peso sia una questione di volontà, che il corpo grasso indichi scarso controllo o scarsa adesione alle raccomandazioni mediche.
È un tipo di sguardo che tende a semplificare e che può influenzare il modo in cui si interpreta un sintomo o si costruisce un percorso di cura. Le persone che ne sono vittima hanno maggiori probabilità di rimandare visite e controlli, di ricevere diagnosi tardive o trattamenti meno adeguati, e più in generale di sviluppare un rapporto problematico con il sistema sanitario. Secondo alcune ricostruzioni teoriche l’obesità si sarebbe affermata come categoria clinica all’interno di una cornice grassofobica, che a sua volta affonda le sue radici in una storia ben più lunga, legata al colonialismo e alla morale protestante. Ma per comprenderlo occorre fare un passo indietro.
L’epidemia di obesità
Alla fine degli anni Novanta, un articolo sul Journal of the American Medical Association (JAMA) segnò un punto di svolta nel modo in cui parliamo di corpi grassi. Mettendo in fila i dati raccolti tra il 1991 e il 1998, un gruppo di ricercatori dei Centers for Disease Control aveva registrato un aumento significativo della quota di adulti obesi negli Stati Uniti, dal 12 al 17,9% in soli sette anni, con una crescita in tutti gli Stati, in entrambi i sessi e in quasi tutti i gruppi di età. Il fenomeno non era descritto come una semplice tendenza, ma come un’“epidemia di obesità”.
Nello stigma nei confronti dell’obesità delle narrazioni patologizzanti, la responsabilità veniva scaricata sui singoli e sulle famiglie, secondo una logica che ignorava i determinanti sociali, economici e ambientali delle scelte individuali.
Questa connotazione di allarme e urgenza diventò centrale nella campagna mediatica successiva, anche attraverso la diffusione di grafici che mostravano la progressione del fenomeno anno per anno, come se si stesse seguendo l’evoluzione di un contagio. “Epidemia di obesità” divenne una formula sempre più accreditata, utilizzata come base scientifica per la “guerra all’obesità” che ne conseguì: a partire dagli anni Duemila si diffusero linee guida che fissavano soglie numeriche di “peso sano”, interventi sulle mense e sui programmi di attività fisica nelle scuole, normative più stringenti sulla produzione di bevande zuccherate e sulle pubblicità di junk food.
In diversi Paesi anglofoni circolavano spot che facevano leva sulla paura del futuro e su una struttura narrativa del tipo “what if”: in un video della campagna Strong4Life, per esempio, si ripercorre a ritroso la vita di un uomo colpito da infarto, risalendo fino all’infanzia. Man mano che il racconto procede, ogni passaggio viene associato a gesti come il consumo di bevande zuccherate o la visione prolungata di programmi televisivi, suggerendo che la condizione finale sia il risultato diretto e cumulativo delle scelte fatte nel corso della vita, spesso dentro lo spazio domestico e familiare. In questo genere di narrazioni la responsabilità veniva scaricata sui singoli e sulle famiglie, secondo una logica che ignorava i determinanti sociali, economici e ambientali delle scelte individuali, ovvero tutto ciò che rende difficile cambiare abitudini: lavoro precario, marginalità sociale, costo elevato del cibo più sano, città progettate per le auto, stress cronico.
Al di là dell’intenzione comunicativa, questi spot veicolavano un’equazione che oggi ci sembra quasi ovvia, quella tra il corpo magro e il corpo sano, ma che un tempo era impensabile. Per buona parte del Novecento le principali preoccupazioni sanitarie erano state la malnutrizione, le carenze vitaminiche, le malattie infettive che attecchivano su corpi troppo gracili. All’epoca si riteneva che qualche chilo in più potesse fornire un piccolo margine di protezione e la magrezza era considerata un segnale di malattia e decadenza sociale.
Col passare dei decenni, polmoniti e tubercolosi arretrarono progressivamente grazie al miglioramento delle condizioni igieniche e abitative e allo sviluppo di vaccini e antibiotici. Nello stesso tempo, l’aumento della popolazione anziana e i cambiamenti nello stile di vita (primi fra tutti l’alimentazione industriale e la crescente sedentarietà) spostarono l’attenzione verso le patologie non trasmissibili come l’infarto, l’ictus e il diabete di tipo 2, con lo studio dei relativi fattori di rischio. I medici cominciarono a monitorare le persone per anni, a confrontare nel tempo parametri come il peso, la pressione e la glicemia, a notare che chi pesa di più, in media, si ammala prima di certe malattie croniche. Tra gli anni Settanta e Ottanta il grasso diventò a tutti gli effetti un campanello d’allarme e un problema di salute pubblica, soprattutto nei Paesi anglofoni.
Chi ha un corpo più vicino ai modelli socialmente accettati può ancora abitare e attraversare, con qualche attrito, spazi e pratiche pensati per corpi standard; man mano che ci si allontana da questi parametri lo stigma si fa più esplicito e le barriere più escludenti.
All’inizio degli anni Novanta l’Organizzazione mondiale della sanità si trovò davanti a un problema molto pratico: in ogni Paese si usavano soglie diverse per decidere chi è in sovrappeso e chi no, con risultati difficili da confrontare. Si scelse allora di eleggere a criterio ufficiale l’indice di massa corporea (BMI, Body Mass Index), un indicatore dato dal rapporto tra peso e altezza al quadrato. Sulla base di questo criterio, si suddivideva la popolazione in quattro fasce principali: sotto una certa soglia numerica si parla di sottopeso, in un intervallo intermedio di normopeso, oltre di sovrappeso e ancora oltre di obesità.
Nel 1998 gli Stati Uniti si allinearono a queste soglie e abbassarono il limite tra normopeso e sovrappeso. Così, dall’oggi al domani, milioni di persone che il giorno prima erano considerate nella norma diventarono, per definizione, in sovrappeso. Quando, l’anno dopo, l’articolo del JAMA parlerà di “diffusione dell’epidemia di obesità”, troverà quindi un vocabolario, degli strumenti di misura e un immaginario già pronti ad accogliere quella metafora.
Il BMI: che cosa misura davvero
In origine il BMI non nasce nel campo della medicina e non serve a stabilire se una persona sia sana o malata. Il criterio era stato introdotto nell’Ottocento dal matematico e statistico belga Adolphe Quetelet e poi preso in prestito dalle compagnie assicurative, che lo usavano per calcolare, su grandi numeri, la probabilità di morte associata a determinate caratteristiche fisiche, come il rapporto tra peso e altezza, così da fissare il prezzo delle polizze. Chi si discostava da certi intervalli di peso veniva considerato più costoso da assicurare. Il BMI aveva quindi una finalità statistica e descrittiva, non una finalità clinica. È solo in un secondo momento che questo parametro è stato ripreso dalla medicina per fissare “soglie di normalità”, trasformando una correlazione statistica in un criterio di salute individuale.
Questo slittamento rappresenta un punto decisivo, perché cambia completamente il senso dello strumento: una probabilità statistica più alta in un ampio gruppo di popolazione non significa che qualsiasi persona con un BMI alto morirà prima o sia destinata a una cattiva salute. Il BMI, da solo, non distingue tra muscolo e adipe e non dice nulla su pressione sanguigna, glicemia, livelli di infiammazione, capacità cardiorespiratoria o presenza di malattie. Una persona classificata come “sovrappeso” può avere esami del sangue perfettamente nella norma, fare attività fisica regolare e non avere alcun segnale clinico di malattia. Allo stesso tempo, una persona con un BMI “normale” può avere il diabete o altri problemi di salute. Questo perché l’indicatore non considera il funzionamento dell’organismo, ma esprime solo un rapporto matematico. È proprio in questo passaggio, da criterio statistico a misura di normalità, che il BMI smette di essere solo uno strumento tecnico e diventa parte di un più ampio sistema di valori e significati culturali sul corpo.
L’indice di massa corporea (BMI) in origine aveva una finalità statistica e descrittiva, non clinica. Solo in un secondo momento è stato ripreso per fissare delle “soglie di normalità”, trasformando una correlazione statistica in un criterio di salute individuale.
Oggi la valutazione dell’obesità non si basa più esclusivamente sul BMI, che resta uno strumento di primo screening ma viene considerato insufficiente da solo. Uno dei suoi limiti principali è il fatto di essere tarato su popolazioni molto specifiche, prevalentemente europee. Già nel 2004 un gruppo di esperti convocato dall’Organizzazione mondiale della sanità ha mostrato che, in molti Paesi asiatici, il rischio di diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari aumenta a valori di BMI più bassi rispetto alle popolazioni europee, portando alla luce la necessità di proporre soglie differenziate. Nella pratica clinica attuale si adotta (o si dovrebbe adottare) un approccio multifattoriale all’obesità che integra altri indicatori, ad esempio la distribuzione del grasso corporeo e una serie di parametri (fisiologici, come la pressione arteriosa, e metabolici, come la glicemia e il profilo lipidico) che servono a stimare l’impatto reale sulla salute.
La letteratura scientifica recente, inoltre, distingue sempre più chiaramente tra obesità come condizione clinica, quando comporta già un danno funzionale o metabolico, e obesità come fattore di rischio, cioè una condizione che aumenta la probabilità di sviluppare determinate patologie nel tempo senza implicare necessariamente la presenza di malattia in atto. Questa doppia lettura rende il concetto molto più elastico e meno lineare di quanto suggerisca l’uso quotidiano del termine.
La costruzione culturale del sapere medico
Il fatto che la medicina, all’inizio, abbia incorporato il BMI in maniera piuttosto frettolosa e acritica può essere letto come l’esito di un contesto storico-culturale in cui il corpo grasso era già caricato di significati negativi, e in cui queste valutazioni hanno progressivamente colonizzato anche i saperi scientifici. Nel libro Fat Phobia (2022), la sociologa Sabrina Strings presenta l’adozione del BMI da parte della medicina come l’effetto di una genealogia in cui si intrecciano razzismo, religione e gerarchie sociali. Il suo lavoro è spesso citato nei dibattiti contemporanei su body positivity, grassofobia e medicalizzazione del peso, perché mette in discussione l’idea che il discorso medico sul corpo sia neutrale o puramente tecnico.
Nello sguardo coloniale il corpo nero, in particolare quello femminile, viene progressivamente associato all’idea di ingordigia e sensualità incontrollata, mentre per contrasto il corpo bianco viene associato all’idea di misura, controllo e sobrietà.
Un primo elemento di questa storia è la tratta transatlantica degli schiavi, che tra il Sedicesimo e il Diciannovesimo secolo ha visto la deportazione coatta dall’Africa verso le Americhe, di milioni di persone, impiegate poi nelle piantagioni di zucchero, tabacco e cotone e in altre tipologie di lavoro forzato. Per rendere moralmente e politicamente accettabile la tratta degli schiavi era necessario costruire una differenza oggettiva radicale tra chi schiavizzava e chi veniva schiavizzato, in modo da presentare gli schiavi come persone naturalmente inadatte alla libertà e già predisposte, per loro stessa indole, a essere governate. Nasce così il razzismo scientifico: nello sguardo coloniale il corpo nero, e in particolare quello femminile nero, viene progressivamente associato all’idea di ingordigia e sensualità incontrollata, mentre il corpo bianco viene associato per contrasto all’idea di misura, controllo e sobrietà.
Parallelamente, questa contrapposizione viene sostenuta anche dalla diffusione, tra Europa settentrionale e Nord America, della cultura protestante e di una morale religiosa sempre più attenta al controllo del corpo. Nella morale protestante la frugalità e il dominio sugli appetiti diventano una forma di disciplina quotidiana e insieme un segno visibile di virtù e vicinanza allo stato di grazia, mentre il grasso tradisce un’anima dominata dall’eccesso (“gluttony” nella letteratura storica e teologica anglofona), spiritualmente povera, lontana da Dio. È dall’incrocio di queste due linee che emerge l’idea che il corpo magro e bianco sia l’unico corpo legittimo, moralmente superiore e “adatto” a rappresentare la nazione. Un’idea che attraversa anche la cultura iconografica e visuale, come testimoniano le raffigurazioni realizzate tra Ottocento e Novecento, che propongono un’immagine esuberante e ipersessualizzata della fisicità femminile nera.
Secondo Strings, dunque, la scelta del BMI come indice dello stato di salute è figlia di secoli di rappresentazioni non neutrali del corpo. Figure citate nel libro, come quella del medico George Cheyne, che racconta la propria “conversione” a una dieta quasi ascetica a base di latte, semi, pane e frutta, ci permettono di riconoscere una certa “parentela”, seppur lontana, con la moderna diet culture: dimagrire non è solo una questione di salute, ma molto più spesso è una questione di status.
Oggi impera una cultura per cui il corpo “riuscito” è quello che elimina o nasconde ogni traccia di sforzo e di fatica: deve comunicare uno stile di vita e una posizione sociale più che raccontare una storia e un processo.
Dentro uno scenario che trasforma il peso corporeo in un segnale di status e valore personale si inserisce, probabilmente, anche il successo di farmaci come Ozempic. Il controllo del peso, oggi, non passa più soltanto dalla disciplina individuale, ma da una scorciatoia che agisce direttamente sui meccanismi biologici, garantendo una gratificazione rapida. Questo spostamento si colloca in una cultura in cui il corpo “riuscito” è quello che elimina o nasconde ogni traccia di sforzo e di fatica: il corpo deve comunicare uno stile di vita e una posizione sociale più che raccontare una storia e un processo. Anche quando la fatica viene rappresentata (basti pensare ai tanti gym content che popolano Instagram e TikTok) non compare quasi mai nella sua forma “grezza” (con tutto ciò che comporta: disordine, sudore, affanno, scompostezza), ma in una forma estetizzata, levigata e controllata.
Il passaggio dal primato della volontà alla regolazione farmacologica del corpo, comunque, non rompe la struttura precedente ma la riorganizza. Intanto perché agisce sul corpo così come si presenta, lasciando intatte le condizioni socioeconomiche che possono averlo plasmato: i ritmi di lavoro che rendono difficile una gestione regolare dei pasti, la struttura dei prezzi che penalizza il cibo fresco a favore di quello industriale, le città disegnate intorno alla mobilità automobilistica, la riduzione progressiva del tempo non assorbito da lavoro e spostamenti, contesti di vita iperstimolanti che favoriscono una relazione impulsiva con il cibo.
E poi perché il corpo magro, adesso più tecnicamente raggiungibile, resta l’orizzonte desiderabile. La differenza principale si sposta sul piano dell’accesso, con nuove forme di esclusione (chi può permettersi il “corpo Ozempic” e chi no) e una rinnovata ossessione per la magrezza come capitale estetico e sociale.
Comme chaque lundi, un coup d’œil dans le rétroviseur pour découvrir les informations que vous avez peut-être ratées la semaine dernière.
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Plus de 200 personnes seraient décédées des suites d’Ebola en République démocratique du Congo et en Ouganda. Les médias indépendants internationaux parlent d’« une des épidémies les plus importantes de l’histoire récente », empirée par les décisions des États-Unis de Donald Trump.
Alors que le nombre de victimes du virus Ebola ne cesse d’augmenter, le conflit en cours dans l’est du pays ne fait qu’aggraver la situation. Manque de personnels soignants, déplacements des équipes médicales entravés, camps de déplacés… La situation pourrait devenir incontrôlable si les belligérants ne s’entendaient pas pour mettre en place les mesures nécessaires.
En parallèle, Moscou est accusée par l’Ukraine de s’être attaquée à un cargo truc, tandis que trois autres bateaux ont aussi été touchés sans que l’opération ne soit revendiquée.
C’est dans le massif des Alpes que la hausse des températures est aujourd’hui parmi les plus visibles en Europe. À 10h du matin aujourd’hui, jeudi 28 mai, le thermomètre a atteint les 10°C sur la pointe Helbronner, un sommet du massif du Mont-Blanc parmi les plus élevés du continent, à 3 466 mètres d’altitude.
Le gouvernement néerlandais vient de bloquer le rachat de la société numérique Solvinity par l’acteur états-unien Kyndryl. En cause : des préoccupations en matière de souveraineté.
underneath the rhetoric of efficiency, modernisation, and citizen empowerment lies a more troubling reality. It is not a mere technical upgrade of public services, but a political choice, long in the making, to forego care and rights of individuals in favour of normalising surveillance, control and exclusion of the most marginalised.
Commercial spyware in Europe has recently made headlines with the now notorious names of Pegasus and Graphite, the expensive, exploitation-driven products at the top end of the market. Much less known is the wide underworld ecosystem of low-cost spyware vendors, often targeting citizens via their smartphones. EDRi member Osservatorio Nessuno has investigated and analysed two separate products, Spyrtacus and Morpheus.
La seconde édition du « Remigration Summit », un évènement identitaire organisé par d’ex-néonazis, a lieu ce 30 mai à Porto. De nombreux partis politiques européens y prônent la déportation des immigrés dans leur pays d’origine.
Britain has created a new breed of political prisoners through the systematic incarceration of people acting to prevent climate breakdown and the annihilation of Gaza
L’enlèvement de Nicolás Maduro et de son épouse Cilia Flores par les forces spéciales américaines a marqué le début d’une nouvelle ère au Venezuela : celle d’un protectorat de facto dans lequel Washington gère le pétrole, les finances et le commerce extérieur.
Creating perfect randomness is surprisingly difficult. Even modern random number generators never generate completely ideal random numbers : small systematic errors can result in some numbers appearing slightly more frequently than others. For many applications, this does not matter. In cryptography, however, even the tiniest deviations can be problematic.
La NASA a dévoilé mardi un plan d’investissement massif pour établir, à moyen terme, une base habitable sur la Lune prévue pour les années 2030. L’agence spatiale a fait appel aux géants de la tech que sont Space X et Blue Origin appartenant respectivement aux milliardaires Elon Musk et Jeff Bezos pour mettre en œuvre cette opération gigantesque.
En quelques années, les entreprises qui ambitionnent de faire décoller les usines dans l’espace se sont multipliées. En promettant de révolutionner la production de médicaments et de dépolluer l’industrie, elles attirent les financements privés comme publics. Pourtant, l’intérêt de ces projets ne fait pas l’unanimité.
Millions of AI agents and tools around the world have been imperiled by a critical vulnerability that can allow hackers to breach the servers running them and make off with sensitive data and credentials to third-party accounts […]The vulnerability is present in Starlette, an open source framework that its developer says receives 325 million downloads per week.
Instead of links, Google is looking to push users down an AI chatbot rabbit hole. That’s despite the tech’s glaring shortcomings, which the company has yet to meaningfully address, with the company’s flagship AI Overview feature still suffering from a staggering number of hallucinations. Even something as simple as googling the word “disregard” sent the feature into a spiral, forcing the company to jump in after a wave of mockery.
It’s no secret there’s a war going on inside the open source community, with people adopting “AI” on one side, and those that want nothing to do with it on the other. While the former are, by nature, using destructive tactics like mass website scraping, license washing, taking people’s creative works without permission, taking all the RAM and GPUs, and oh, destroying the planet, the latter have mostly stuck to fairly benign things like policies banning “AI” use, “AI” bot blockers, and the occasional honey pot mazes to trap “AI” crawlers. No more. Things are escalating
“CEOs are uniquely prone to AI psychosis because they’re sufficiently distant from the last mile of work that still has to happen to generate most value with AI”[…]these top-level executives aren’t the people who have to review code, discover bugs, and identify calls to hallucinated libraries before software is deployed.
Artificial intelligence (AI) companies influence policy and regulation using similar techniques to Big Tobacco, Big Pharma and Big Oil, according to a new study.
The earliest arrests under the Take It Down Act (TIDA) suggest that cops don’t have to work too hard to identify people illegally posting and selling nonconsensual sexualized deepfakes of women online.
Le pape va jusqu’à dénoncer « les nouvelles formes d’esclavage », nées des besoins d’extraction de ressources nécessaires à l’utilisation de l’intelligence artificielle (IA), comme les microprocesseurs.
With the co-founder of Anthropic at his side today in Rome, Pope Leo XIV released a major new encyclical—his first—called “Magnifica Humanitas” (“Magnificent Humanity”). It calls for AI to be “disarmed” in service of the common good.
Les États-Unis ont réinstauré les sanctions prises à l’encontre de Francesca Albanese, une experte de l’ONU spécialiste des territoires palestiniens ayant vivement critiqué Israël, seulement quelques jours après leur levée.
The seizure order, near Jenin refugee camp, is the latest move aimed at expanding military and settler presence in the north of the occupied territory.
A woman whose husband drugged, raped and filmed himself abusing her for years is speaking out about her experience in a bid to help other victims of similar crimes.
Chaque année, le 22 mai en Martinique et le 27 mai en Guadeloupe, les Antillais·es commémorent l’abolition de l’esclavage dans leurs territoires. Distinctes du 10 mai retenu par l’État français, ces dates hautement symboliques pour les communautés antillaises rappellent la résistance des personnes mises en esclavage.
L’Assemblée nationale abroge définitivement le Code noirLes député·es ont voté à l’unanimité ce jeudi 28 mai pour l’abrogation du Code noir et l’ensemble des textes ayant réglementé l’esclavage dans les colonies françaises aux XVIIᵉ et XVIIIᵉ siècles. Bien que sans effet juridique depuis longtemps, ces textes n’avaient jamais formellement été abrogés après l’abolition définitive de l’esclavage en 1848.
Patrick Balkany, âgé de 77 ans, a été condamné à 15 mois de prison ferme et à trois ans ferme, mais sans mandat de dépôt. Il n’ira donc pas immédiatement derrière les barreaux.
C’est le maire de la capitale, Emmanuel Grégoire, qui a pris cette décision, en lien avec le président de la République, Emmanuel Macron. […] « J’ai souhaité que l’édition 2026 ait lieu le lundi 13 juillet, afin de permettre le respect nécessaire pour le temps national de commémoration des dix ans de l’attentat de Nice »
De nouveaux travaux affinent le profil des personnes qui ne demandent pas le RSA alors qu’elles y ont droit. Et montrent l’impact qu’aurait le recours à la prestation sociale sur le taux de pauvreté.
Saisie par Google et RTE, la Commission nationale du débat public (CNDP) va organiser une concertation autour du projet de datacenter géant de la multinationale américaine à Ozans, près de Châteauroux – et ce bien qu’officiellement, Google n’ait toujours pas pris sa décision.
La France avait trois ans pour transposer la directive européenne sur la transparence salariale, favorable à l’égalité professionnelle. Le gouvernement repousse désormais ses obligations, invoquant une mésentente entre partenaires sociaux.Qui aurait pu prédire ?
une masseuse bénévole du Paléo avait dénoncé le « comportement inadmissible » du chanteur en 2019. L’affaire s’était conclue par « un accord entre les parties incluant une clause de confidentialité ».
Des militantes du collectif Nous Toutes s’étaient placées dans le public de la pièce « Deuxième partie », dans laquelle joue Patrick Bruel au théâtre Édouard VII.
L’étau se resserre autour du chanteur accusé de nombreuses agressions sexuelles. Une trentaine de femmes ont témoigné contre lui. Rappel des faits alors qu’il vient d’annuler ses dates prévues jusqu’à l’automne.
Considéré comme le dernier grand intellectuel français, Edgar Morin est décédé ce 29 mai […] Philosophe et sociologue, directeur de recherche émérite au CNRS, l’auteur de Le paradigme perdu et d’une soixantaine d’autres ouvrages laisse derrière lui une œuvre transdisciplinaire, abondamment commentée et traduite, au service d’une pensée toujours libre et critique de son temps.
« Le Monde » a révélé la présence de la ministre à un déjeuner visant à structurer un think thank, fondé par Bolloré, pour promouvoir ses idées conservatrices en vue de 2027.
Le pilier de la presse régionale va mal, et sa direction engage un énième plan d’économie. Suggestion proposée par le syndicat SNJ : arrêter de « trouver des excuses » et sortir des informations.
Kévin Floury a pris la parole lors de la matinale de la chaîne d’info en continu pour défendre les cartes météo jugées trop « rouges » par les climatosceptiques.
Spécial emmerdeurs irresponsables gérant comme des pieds (et à la néolibérale)
Tout le week-end, des internautes se sont étonnés d’être abonnés au compte « Attal président » sans jamais l’avoir demandé […] le compte dispose déjà de 35 000 abonnés sur Instagram et de plus de 50 000 sur X […] Sans rien dire à personne, Gabriel Attal a mis la main sur les comptes de soutien du candidat… Emmanuel Macron en 2022 »
Deux sénateurs de droite dressent un bilan critique de la libéralisation du rail : coûteuse pour les finances publiques, elle fait courir le risque d’une « balkanisation » du réseau et de l’abandon des petites dessertes.
Véritable atteinte démocratique, les préfets pourront permettre aux agriculteurs de continuer à pomper l’eau pendant deux ans, même lorsqu’une mégabassine aura été rendue illégale par la justice !
La vidéosurveillance algorithmique se déploie en France non seulement dans l’espace public, avec la loi JO, mais aussi dans les commerces, sans le cadre juridique nécessaire. Des startups comme Veesion ont lancé une campagne de lobbying de longue haleine pour obtenir la légalisation de ces pratiques, avec le soutien des géants de la distribution et de députés.
« Il est apparu clairement que nous n’étions plus alignés sur des questions essentielles de valeurs et de conception du rôle d’une organisation comme le WWF dans la société contemporaine […] Ce désaccord est devenu explicite après ma participation, à titre strictement personnel, à un rassemblement transpartisan contre le racisme à Saint-Denis »
De la mise en examen de Sophie Binet après ses prises de position sur les Pfas aux attaques des municipalités du RN contre les syndicats, une même logique est à l’œuvre : affaiblir la démocratie sociale.
À Grenoble, les tensions au sein de l’inspection du travail se sont accentuées à l’approche du 1er mai. Selon les syndicats, des courriers destinés à rappeler aux employeurs la réglementation applicable ce jour-là ont d’abord été bloqués par la direction.
Menacées d’expulsion dans plusieurs villes de droite et RN, comme à Carcassonne, les Bourses du travail sont des lieux essentiels pour l’accès aux droits des salariés et pour leur organisation collective.
Dans les communes dirigées par le Rassemblement national, les attaques contre les syndicats se multiplient. L’extrême droite veut affaiblir les contre-pouvoirs du monde du travail et imposer un ordre réactionnaire au service des politiques antisociales et racistes.
C’est un élément majeur qu’ont identifié Mediapart et Libération. Au bout de plusieurs mois d’analyses de plus de 150 heures d’images produites par les gendarmes et des journalistes, les deux médias ont révélé le 26 mai précisément l’origine du tir de grenade qui a grièvement blessé Serge Duteuil-Graziani le 25 mars 2023 lors de la mobilisation à Sainte-Soline (Deux-Sèvres).
Les militaires n’ont été sanctionnés que pour « propos inadaptés ». Pour ce qui est des tirs tendus filmés sur place, le ministère de l’Intérieur s’en remet à la justice.
À l’appel de la CGT Spectacle, acteurs du monde de la culture, syndicats et partis politiques de gauche se sont rassemblés devant la salle de spectacle détenue par le milliardaire d’extrême droite ce samedi 30 mai, pour appeler à lutter contre la bataille culturelle menée par Bolloré.
L’interprète de « Djadja » a répondu à sa manière aux militants identitaires du groupe Les Natifs, condamnés pour avoir déployé une pancarte raciste à son encontre
Pour les membres du « collectif Némésis », trouver un café ou un estaminet accueillant est devenu un chemin de croix. Contraintes de venir dans la capitale comtoise à cause d’un énième calendrier judiciaire, les militantes d’extrême droite pourront désormais ajouter un nouveau lieu où elles sont « persona non grata ».
Des enseignants-chercheurs et des étudiants multiplient les mobilisations contre les frais différenciés imposés aux étudiants étrangers hors UE. Le gouvernement fait pression pour généraliser, par décret, cette mesure.
La Cour d’appel de Grenoble a rendu, ce 27 mai 2026, un arrêt confirmant la responsabilité d’EDF et de Cédrick Hausseguy dans les fuites de tritium survenues en novembre 2021 à la centrale nucléaire de Tricastin (Drôme). Cette décision fait suite à une procédure engagée par le Réseau “Sortir du nucléaire” (RSDN) dès octobre 2022, après la découverte d’une contamination des eaux souterraines par 900 litres d’effluents radioactifs.
Dix ans après la loi pénalisant les clients, la sénatrice écolo Anne Souyris propose de décriminaliser le travail du sexe. Un texte co-écrit avec les concernées, qui pourrait bousculer un Parlement tenté par de nouvelles lois coercitives.
Du 30 mai au 13 juin, le mouvement des free parties organise des « manifestives » aux quatre coins du pays pour s’opposer à deux textes législatifs en cours de discussion, et jugés extrêmement répressifs.
Basta ! prépare un nouvel outil de visualisation de sa base de données sur les interventions policières létales. Une manière de faire entrer durablement dans le débat public le sujet des violences policières, lorsque celles-ci sont illégitimes.
À l’heure où les médias télévisés ne relatent que des discours et des opinions, nous voulions remettre les faits au centre des décisions de chacun-e et montrer à toutes et tous que le RN n’agit pas dans votre intérêt. Le RN vote contre notre santé, contre les femmes, contre les personnes précaires, contre les personnes non blanches, contre les travailleurs et travailleuses, contre les demandeurs et demandeuses d’emploi, contre les personnes LGBT+, contre les malades, contre les agriculteurs et agricultrices, contre le vivant, contre l’écologie et contre la démocratie.
Un programmeur américain a créé un système qui analyse l’activité des avions privés et attribue un « niveau d’urgence » global. Une œuvre à mi-chemin entre art, satire politique et surveillance technologique.
En conditions normales, le système de navigation européen Galileo offre des performances deux à trois fois supérieures au GPS américain. Imaginez qu’avec son service haute précision, il peut descendre sous les 25 centimètres. Le tout gratuit et ouvert à tous. Pourtant sur votre téléphone, vos données de déplacement transitent par les serveurs de Google ou d’Apple. Et l’IGN, que l’État français finance à hauteur d’une centaine de millions d’euros par an, reste absent de la majorité des services numériques publics.
After a security researcher published a series of unpatched bugs in Microsoft products, along with code to exploit them, the company is now threatening to take legal action and call the cops on them. Microsoft’s veiled threat reignites a long-running argument over what responsibility, if any, security researchers have to disclose vulnerabilities affecting large and wealthy tech giants.
The bugs, broken apps, and nightmare customer-service bots we can’t escape, presented as a blessed and sacred addendum to Pope Leo XIV’s new encyclical on AI
Comment les discours de l’extrême droite sur la protection des femmes réactivent-ils des imaginaires coloniaux hérités de la campagne raciste allemande de la « Honte noire » ?
Une étude alerte sur une explosion des épisodes de grêle extrême d’ici 2100. Aux États-Unis comme en Europe, le réchauffement climatique pourrait favoriser des tempêtes capables de produire des grêlons records, et des dégâts considérables.
Le marais de Taligny, en Indre-et-Loire, absorbe les nitrates, freine les crues, soutient les nappes phréatiques et stocke le carbone. Ces fonctions, longtemps ignorées, ont justifié une restauration complète engagée depuis les années 2000. Une réserve naturelle régionale qui rend, silencieusement, des services que l’agriculture industrielle et l’urbanisme continuent de détruire ailleurs.
des chercheurs lillois travaillent actuellement sur un stérilet masculin implantable et réversible. Une innovation qui pourrait complètement changer la contraception dans les prochaines années.
Retrouvez les revues de web précédentes dans la catégorie Libre Veille du Framablog.
Les articles, commentaires et autres images qui composent ces « Khrys’presso » n’engagent que moi (Khrys).
Shangri-La Dialogue: Usa e Cina moderano i toni rispetto al 2025
Gli Usa rafforzano i controlli sui chip AI
Cina, espulsa reporter del NYT. Ritorsione degli Usa su giornalista della Xinhua
Cina, nominata la nuova presidente del principale regolatore finanziario del paese
Cina, condannato a 24 anni l'ex abate del Tempio di Shaolin
Myanmar, Min Aung Hlaing in India per la sua prima visita estera da presidente
Beijing has revealed the sweeping scale of a year-long campaign targeting irregular law enforcement against businesses as the country intensified its efforts to discipline local bureaucracies and improve governance.
The Information Office of the State Council, China’s cabinet, said in a press briefing on May 21 that the campaign uncovered more than 66,000 problematic administrative law enforcement cases and helped companies to recover 30.7 billion yuan (US$4.5 billion).
Authorities said more...
Negli scorsi due mesi, tre episodi avvenuti in Africa hanno sottolineato l’attuale posizione di Taiwan nel panorama geopolitico e, più in particolare, l'influenza indiretta della Repubblica Popolare Cinese (RPC) sul processo decisionale dei paesi africani coinvolti.
El libro del 2005 Cómo los débiles ganan las guerras: teoría del conflicto asimétrico (https://bit.ly/43BOReX), del académico de la Universidad de Chicago y anterior analista de inteligencia militar Ivan Arreguin-Toft, parece constituir el manual de cabecera del agredido gobierno iraní por la superpotencia nuclear EEUU y la mediana potencia nuclear Israel –que goza de la deliberada complicidad del filosionista argentino Rafael Grossi, desacreditado director de la Agencia Internacional de Energía Atómica, quien hace la vista gorda ante los arsenales clandestinos de Netanyahu, quien evade la inspección de la ONU y su firma del Tratado de No Proliferación que EEUU exige en forma asimétrica e inicua a Irán.
En el siglo V a.C., los omnipotentes enviados atenienses –en el célebre Diálogo de los Melios narrado por Tucídides en la Guerra del Peloponeso (https://bit.ly/4akW7j4)– exigieron la capitulación de la isla Melos con la formulación del hiperrealismo político: “Los fuertes hacen lo que pueden y los débiles sufren lo que deben”.
Netanyahu y Trump, ¡2 mil 455 años después! conminaron la misma capitulación perentoria a los iraníes.
En su notable libro Arreguin-Toft arguye en forma persuasiva que las “guerras asimétricas” dependen de la interacción entre las estrategias respectivas del fuerte y el débil, más que del poder material crudo y rudo.
A juicio de Arreguin-Toft, cuando el fuerte y el débil usan estrategias similares suele vencer el primero, mientras que cuando utilizan estrategias opuestas aumentan las probabilidades de una victoria del débil, ya que el endeble vence cuando trastoca la superioridad del fuerte en su propia desventaja política, lo cual implementó al pie de la letra la República Islámica de Irán: “La probabilidad de victoria o derrota en conflictos asimétricos depende de la interacción de las estrategias que usan los actores débiles y fuertes”, ya que “cuando los actores emplean enfoques estratégicos opuestos, los débiles tienen muchas más probabilidades de vencer”.
Arreguin-Toft analiza 197 conflictos asimétricos y alega que los fuertes ganan hasta 75% de los casos en general (cuando los débiles combaten frontalmente contra los fuertes), mientras que, desde la Segunda Guerra Mundial, los débiles logran triunfos mayores a 50% cuando optan por tácticas opuestas (https://bit.ly/4uJZ9FY).Se centra en varios ejemplos desde 1800 que llevan agua a su molino y que van desde la guerra de Vietnam hasta Afganistán, pero que, a mi juicio, hoy no son extrapolables.
El débil gana guerras no porque sea más poderoso, sino porque logra que el poder del fuerte sea políticamente disfuncional, estratégicamente costoso y vulnerable a la atrición.
Dicho de otra forma, la metástasis del impacto geoeconómico/geofinanciero del cierre del estrecho de Ormuz atrapó a EEUU y, por extensión, en su fase declinante a Occidente –según el notable libro La derrota de Occidente (https://bit.ly/4fS6rmd) del galo Emmanuel Todd de hace 2 años–, como bien señaló el presidente Xi frente a su visitante Trump, quien sólo atinó a asentar sin dejar de inculpar de la decadencia de EEUU al binomio Obama/Biden.
Después del derrocamiento espurio del primer ministro soberanista iraní Mohammad Mossadegh (https://bit.ly/4u6J3oy), hace 75 años, pasando por la nacionalista revolución islámica hace 47 años, propongo el teorema más holístico de cuatro puntos diacrónicos: 1.- La singular resiliencia, que no masoquismo malentendido, del martirologio del chiísmo que se condensa en el “síndrome Karbala (https://bit.ly/4a0ZPye); 2.- Sus indetectables misiles hipersónicos que no detentan EEUU ni Israel; 3.- La genial jugada estratégica del cierre del estrecho de Ormuz: yugular geoeconómica/geofinanciera de Trump; y 4.- Su prodigiosa educación científica pública con los primeros sitiales del ranking STEM (Ciencia, Tecnología, Ingeniería y Matemáticas). Amén.
Il mondo di oggi ci spinge a considerare la trasparenza non soltanto come una dimensione fisica misurabile – la capacità di lasciar passare la luce – ma anche come un valore etico, culturale e tecnico. Con l’avvento delle tecnologie digitali, degli algoritmi, dei sistemi di intelligenza artificiale e delle infrastrutture dei dati, cresce infatti l’esigenza di comprenderne i processi decisionali, i flussi informativi e la chiarezza delle informazioni.
”MARCONI SUPPORTERS” è un diploma radioamatoriale internazionale organizzato dalla Sezione A.R.I. di Fidenza, con il patrocinio della Fondazione Guglielmo Marconi.
Scopo di questo diploma è l’approfondimento storico - biografico di alcune delle persone chiave che, per quanto ancora oggi forse non molto note al grande pubblico, ebbero un ruolo fondamentale nella crescita personale ed affettiva, scolastica e culturale, accademica, scientifica ed infine imprenditoriale di Guglielmo Marconi.
Il diploma dedica ogni mese dell’anno 2026 al nome di una specifica persona “supporter” di Marconi, ed il nominativo speciale della stazione commemorativa abbinata a ciascun mese incorpora un acronimo del nome di questa persona.
Extraordinary meeting of the International Trade Committee and joint meeting with the Internal Market Committee and the Industry Committee. Both on Tuesday 2 June Committee on International Trade
The second release candidate build for the FreeBSD 15.1 release cycle is now available. ISO images for the amd64, armv7, aarch64, powerpc64, powerpc64le, and riscv64 architectures are FreeBSD mirror sites.
I’m developing an application that interfaces with Mobilizon, in the same way as the various importers, and I’d like to know whether it is possible — rather, safe — to test this kind of application during development on production Mobilizon instances such as https://keskonfai.fr. I should clarify that the application I’m developing is intended to be read-only, with no write operations.
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00:00 - Introduzione: L'altoparlante Parametrico
00:21 - Panoramica sui tipi di altoparlanti
01:52 - Cos'è un altoparlante parametrico?
02:24 - Principio di funzionamento e direttività
03:55 - I trasduttori piezoelettrici: trasmettitori vs ricevitori
05:01 - Assemblaggio dell'array di trasduttori
05:30 - La teoria della direttività e interferenza
06:12 - Modifica del generatore di segnali di Nuova Elettronica
08:11 - Modulazione d'ampiezza (AM) a 40 kHz
10:15 - Test di modulazione e amplificazione
11:58 - Test pratico con la musica: l'audio che arriva "nella testa"
14:59 - Approfondimento teorico con Pier Aisa: la demodulazione nell'orecchio
16:34 - Conclusioni e progetti futuri
Die überarbeiteten Richtlinien für die Schweizer VHF/UHF-Wettbewerbe und den National Mountain Day (NMD) stehen ab sofort in dreisprachiger Ausführung zum Download bereit.
Die Reglemente wurden in den Sprachen Deutsch, Französisch und Italienisch publiziert, um allen Teilnehmenden den Zugang zu den aktuellen Bestimmungen zu gewährleisten.
Die Dokumente können über die folgenden Verweise abgerufen werden:
Yes, OWR uses dBFS, it has to be this way because it can use different receiver hardware, each with different gain settings.
It could be possible to calibrate using a signal generator, but most admins don't have access to such things.
The Kiwi uses standard hardware, so the software can be roughly calibrated using pre-determined average values, however these do vary from batch to batch, and there is an offste value that can be applied by the admin, if they have a suitable calibration source available.
Regards,
Martin
On Sun, May 31, 2026 at 02:22 PM, <franzmann@...> wrote:
Yet, I am still convinced that OWRX still works with dB_FS and does not offer and dBm-calibrated reference. The latter is found with Kiwi and web-888. But I can live with that - as well with the unavailable GPS-reference.
openwebrx is and remains attractive - thanks to Jakob and Marat!
Am 31.05.26 um 07:03 schrieb ivanmarcus via groups.io:
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lavoro", cio' spesso e' metafora della propria mente, e' qualcosa che fa bene alla salute interiore.
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Rund 20 Personen des USKA-Vorstands und der Geschäftsstelle verbanden beim Ausflug nach Aarau historische Technik mit strategischen Weichenstellungen.
Am Samstag, 30. Mai, trafen sich rund 20 Teilnehmende um 10 Uhr unter der grossen Uhr am Bahnhofplatz in Aarau. Das Programm teilte die Gruppe auf, sodass am Vormittag und Nachmittag parallel zwei historische Stätten besichtigt wurden.
Kopf einziehen
Die erste Station führte in den «Aufschluss Meyerstollen» direkt unterhalb des Bahnhofs. Ivana Sintic vom Stadtmuseum Aarau leitete die Gruppen durch die unterirdischen Gänge. Der Industriepionier Rudolf Meyer Sohn liess das System vor über 200 Jahren anlegen, um Grundwasser für seine Betriebe zu fassen. «Es ist unglaublich, was hier im Verborgenen gebaut wurde – diese Leistung hat heute kaum noch jemand auf dem Schirm», bemerkte ein Vorstandsmitglied – und duckte sich, um den Kopf nicht an der Stollendecke anzuschlagen.
Höchste Präzision
Zeitgleich stand das Kernmuseum im Stadtmuseum Aarau auf dem Plan. Geführt von Markus Meier (HB9GXM), einem ehemaligen Mitarbeiter der Firma Kern & Co. AG, ging es durch die Studiensammlung. Das Unternehmen fertigte von 1819 bis 1991 weltweit gefragte Messinstrumente und Optiken an. Ein Teilnehmer zog beim Anblick der feinmechanischen Apparate Parallelen zum eigenen Hobby: «Diese technische Präzision fasziniert mich als Funkamateur natürlich sofort. Das handwerkliche Niveau von damals ist erstaunlich.»
USKA modernisieren
Zur Mittagspause versammelten sich alle im Restaurant «Spagi» in der Metzgergasse. Während die Führungen den Blick rückwärts richteten, drehte USKA-Präsident Bernard Wehrli, HB9ALH, in seinem Referat die Perspektive um. Er beleuchtete die Zukunft des Verbands und legte dar, mit welchen Schritten die USKA modernisiert werden soll. Man müsse sich zügig an neue technische Trends und veränderte gesellschaftliche Strukturen anpassen, um für den Nachwuchs attraktiv zu bleiben.
So bot der Ausflug eine gelungene Kombination aus historischer Spurensuche und strategischem Ausblick. Ein grosses Dankeschön für die tadellose Organisation des Anlasses geht an Markus, an Willy (HB9AHL) sowie an das Stadtmuseum Aarau für die Unterstützung.
Che cosa c’è dietro un’importante affermazione dell’università di Yale sull’invecchiamento? Lo studio di un suo team di scienziati ribalta l’opinione che diventare anziani sia un male: l’avanzare dell’età offre possibilità di miglioramento, perché? Gli studiosi affermano che è proprio il pensiero degli anziani sull’invecchiare a influenzare un processo che fa i conti con la salute ma ha anche delle potenzialità. Quindi, sono mentalità e pregiudizi che possono incidere sulla qualità della vita dopo gli anta.
L’autrice dello studio, Becca R. Levy, docente di scienze sociali e comportamentali, ha analizzato i dati di uno studio decennale sugli anziani americani a livello nazionale. La scoperta all’interno del dipartimento di salute della Yale School è che la metà degli adulti di età pari o sopra i 65 anni ha mostrato un miglioramento cognitivo ma anche fisico nel tempo.
In tarda età, molte fatiche della vita come il lavorare, portare pesi e altro vengono limitate. Si tende a faticare meno o a disincentivare il lavoro più pesante. Mente e fisico sicuramente devono affrontare primi problemi di salute. Però, non è una costante e molti anziani, che hanno più tempo libero, possono usufruirne per migliorarsi e migliorare anche le condizioni fisiche.
I dati riconsiderati dell’Health and Retirement Study: anziani dai 65 anni in su seguiti per 12 anni tra attività fisiche e vita quotidiana per scoprire la tendenza al miglioramento
L’analisi di Becca Levy non ha scoperto miglioramenti in piccoli gruppi eccezionali ma in soggetti collegati o accomunati da diversi fattori importanti. Tra questi, anche il non vedere l’invecchiamento per forza come un ostacolo o un decadimento. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Geriatricse contengono diverse informazioni.
L’Health and Retirement Study è l’indagine longitudinale sugli anziani americani, finanziata a livello federale. Coinvolse 11.000 partecipanti ed è lo studio utilizzato per trarre i dati sulla nuova filosofia dell’invecchiamento. I cambiamenti cognitivi furono valutati considerando funzionalità fisiche come camminata veloce e altre attività. In un follow-up di 12 anni, il 45% dei partecipanti ha registrato miglioramenti in due ambiti di vita. Il 32% ha registrato miglioramenti cognitivi, il 28% miglioramenti fisici.
Queste percentuali non dicono che non ci siano deterioramenti fisici e cognitivi, come dice lo studio stesso: “Se si fa la media di tutti, si nota un declino. Ma quando si considerano le traiettorie individuali, si scopre una storia molto diversa. Una percentuale significativa dei partecipanti più anziani che abbiamo studiato è migliorata“.
Guarda la puntata: (Radio Gaza, in inglese e arabo, può essere seguita attivando i sottotitoli automatici in italiano di YouTube) (Radio Gaza, in inglese e arabo, può essere seguita attivando i sottotitoli automatici in italiano di YouTube) <<L’assenza dei vertici ha ripercussioni politiche, ma sul campo e dal punto di vista […]
Hay un pasaje de Las Confesiones de San Agustín que me conmueve muy hondamente, por la luz retrospectiva que arroja sobre mi vida, y también por constituir una de las más hermosas invitaciones a la lectura que jamás se hayan escrito. Se halla en el capítulo XII del libro octavo de esta obra incomparable, y relata el desenlace de la crisis que atormenta al Santo de Hipona y su definitiva conversión al cristianismo. Agustín se halla en Milán, donde ha escuchado las predicaciones de San Ambrosio, y se aloja en casa de su amigo Alipio. Las meditaciones sobre su estado han desatado en su corazón «una gran tormenta, cargada con una copiosa lluvia de lágrimas»; entonces Agustín, a impulsos del pudor, farfulla unas palabras de excusa y se retira «de modo que ni la presencia de Alipio pudiera servirme de estorbo». En el jardín de la casa, tendido a la sombra de una higuera, dará rienda suelta a las lágrimas.
Entonces, mientras el llanto y la amargura lo golpean, Agustín oye, proveniente de una casa vecina, «una voz como de un niño o una niña que decía canturreando y repitiendo con frecuencia: Tolle, lege. Tolle, lege». La cantinela («Toma, lee», «Toma, lee») rescata de su desconsuelo a San Agustín, que cree descubrir en esa misteriosa voz infantil «una orden divina que me mandaba abrir el libro y leer lo que encontrase en el primer capítulo que se me ofreciese». Agustín vuelve a toda prisa a la casa de su amigo Alipio, abre al albur el libro que va a rectificar su destino (es una recopilación de las epístolas de San Pablo) y lee en silencio el primer versículo sobre el que se posan sus ojos: «Nada de comilonas ni borracheras; nada de lujurias ni desenfrenos; nada de querellas y envidias. Antes bien, revestíos de Jesucristo y no os preocupéis de la carne para satisfacer sus concupiscencias». El efecto de esa lectura azarosa será fulminante: «No quise leer más –afirma San Agustín–, ni era necesario. Al instante, al terminar de leer aquella frase, se disiparon todas las nieblas de la duda, como si una luz segura se hubiese difundido sobre mi corazón».
Cuando yo era niño, muchos años antes de leer Las Confesiones, también abría los libros al buen tuntún, como anhelando encontrar un tesoro diminuto entre el intrincado bosque de su tipografía, y posaba el dedo índice sobre un renglón cualquiera, en busca de aliento espiritual, de consejo y de guía. Hacía este ejercicio con cualquier tipo de libro, sagrado o profano, a veces incluso con los periódicos atrasados, inquiriéndoles preguntas que abarcaban las infinitas curiosidades del adolescente, desde las espirituales hasta las amatorias. Esta consideración del libro como una suerte de zahorí que ilumina nuestra vida, que nos consuela y escarmienta, que nos enseña e inspira, lo convierte en el objeto más formidablemente reparador que haya podido concebir el hombre. El libro, en apariencia inerte y mudo, nos reconforta con su elocuencia, porque entre sus páginas se esconden revelaciones que nos interpelan y alumbran nuestra vida; y es esta capacidad suya para dilucidarnos lo que lo convierte en nuestro interlocutor más valioso.
Y no me refiero tan sólo a las obras cimeras del genio humano consagradas por el veredicto de los siglos, sino también a esos otros libros que incorporamos a nuestra biblioteca sin deliberación, como quien sale al campo y empieza a recolectar hierbas al buen tuntún, guiándose por una suerte de simpatía instantánea. Quizá en la lectura de esos libros no hallamos el esplendor de la rosa, pero a cambio descubrimos en ellos cualidades aisladas que asoman aquí y allá, como las flores silvestres asoman entre los cardos. Y en esas sorpresas surgidas a salto de mata, se cifra el placer de la lectura, que nunca nace de la predisposición estudiada, sino más bien de una imprevista asonancia que nos conmueve y deslumbra y entabla con nosotros un misterioso vínculo que nos acompañará para siempre, como una semilla en hibernación.
Con los libros ocurre lo mismo que con los paisajes que habitaron nuestro pasado: quizá los senderos que acogieron nuestras huellas se hayan borrado, invadidos por las zarzas y los arbustos, pero basta con que nuestra mirada se pose sobre las palabras que en otro tiempo hicimos nuestras para que, entre las ruinas de la memoria, se abra una galería subterránea por la que atisbamos el latido familiar de aquellas emociones que creíamos abolidas y que, sin embargo, no se resignan a morir, porque la emoción verdadera, por muchas paletadas de tierra y olvido que hayamos arrojado sobre ella, siempre alienta al fondo, dispuesta a convertirse, otra vez, en pasión devoradora.
Inspecting with psql the peertube_prod db instance, I noticed the number of channels (~1300) and videos (~42K) is huge and does not equal to the numbers of local channels (~8) and local videos (~5300).
I guess it’s because of the Federation enabled in the instance (https://video.triplea.fr). Due to administration small time and policy of avoiding to mix curated contents with complotist videos, Federation was disabled. Is is possible and safe to clean manually the un-local channels and videos in the postgresql tables?
Even if the Federation feature is disabled, I had a lot to clean in /admin/overview/comments/list (curiously positive and worthless, seeming like slop). Curious to have local comments to admin for videos that are not.
edgar Morin lo abbiamo citato tutti almeno una volta, magari anche senza saperlo. «È meglio una testa ben fatta che una testa ben piena», ripeteva instancabilmente, recuperando Montaigne. Che cosa significa esattamente quella frase? Può davvero racchiudere il lascito di Morin, morto il 29 maggio a 104 anni? O ci stiamo perdendo dei pezzi?
Morin è stato uno dei giganti della cultura e del pensiero, a livello mondiale. Filosofo, sociologo, antropologo e figura centrale della sinistra intellettuale francese, tra le sue opere più significative ci sono La sfida della complessità (1985), La testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforme del pensiero (1999) e Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione (2014). Il fulcro della sua epistemologia era il “pensiero della complessità” e spronava scuola e educatori a mettersi nella prospettiva di una conoscenza che superasse la separazione dei saperi.
«Quella riflessione sulla riforma dell’educazione, l’Unesco a Morin la chiese all’inizio del nuovo secolo: sono passati 25 anni e in Università siamo ancora ad insegnare come dovrebbe cambiare l’educazione. Il rammarico è questo», commenta Anna Lazzarini, professoressa ordinaria di Pedagogia generale e sociale all’Università di Bergamo e membro del CRiSiCo – Centro di Ricerca sui Sistemi Complessi.
Partiamo da quella frase celebre: quali indicazioni concrete dà alla scuola e all’educazione affermare che “è meglio una testa ben fatta che una testa ben piena”?
Ben fatta è quella testa in cui il sapere non è semplicemente accumulato, ma disposto secondo principi di selezione e di organizzazione che gli diano senso. L’organizzazione delle conoscenze comporta senza dubbio operazioni di separazione (selezione, esclusione, opposizione, differenziazione), ma anche di interconnessione (congiunzione, inclusione, implicazione). La conoscenza comporta nello stesso tempo, in un processo circolare, separazione e interconnessione, analisi e sintesi. Nella nostra civiltà, invece è prevalsa la “separazione”. Unificare ciò che è diviso, isolato, frammentato è una sfida educativa non più procrastinabile: la scuola deve perseguire l’integrazione reciproca fra i saperi e fra le esperienze per favorire una conoscenza all’altezza della complessità e della multidimensionalità degli oggetti da conoscere e dei problemi da affrontare oggi.
Unificare ciò che è diviso, isolato, frammentato è una sfida educativa non più procrastinabile: la scuola deve perseguire l’integrazione reciproca fra i saperi e fra le esperienze per favorire una conoscenza all’altezza della complessità e della multidimensionalità degli oggetti da conoscere e dei problemi da affrontare oggi
Una testa ben fatta va al di là del sapere parcellizzato, riconnettendo sapere umanistico e sapere scientifico, mettendo fine alla separazione fra le due culture e consentendo così di rispondere alle sfide poste dalla complessità dei problemi sociali, politici, economici, culturali, ambientali, tecnologici. Formare teste ben fatte allora significa stimolare e valorizzare costantemente la curiosità, l’amore per la scoperta e per l’investigazione, facoltà decisive per l’infanzia e l’adolescenza. La scuola deve orientare queste facoltà sui problemi fondamentali della nostra stessa condizione e del nostro tempo.
Anna Lazzarini, ordinaria di Pedagogia generale e sociale all’Università di Bergamo
Morin ci ha lasciato tante espressioni di successo – il tema della complessità, i sette saperi necessari per l’educazione del futuro, la comunità di destino – che evidentemente hanno colto tratti del nostro tempo, tant’è che ci sono diventate molto familiari, anche solo per sentito dire. Volendo andare un po’ più in profondità, per chi non conosce davvero il pensiero di Morin ma ha solo queste “etichette”, qual è la sua più grande eredità?
Credo che la lezione più preziosa di Edgar Morin sia quella epistemologica, che riguarda proprio la necessità di problematizzare la conoscenza, ossia di mettere in discussione il nostro modo di conoscere. La “conoscenza della conoscenza”, diceva, dovrebbe essere studiata a scuola: dovremmo avere consapevolezza dei limiti e delle possibilità della nostra conoscenza, della inevitabilità degli errori e anche della loro funzione euristica all’interno dei processi conoscitivi e di apprendimento. Oggi si è creato un preoccupante divario fra i problemi che dobbiamo affrontare nella nuova condizione planetaria e lo stato attuale delle conoscenze, nonché le modalità di organizzazione di queste conoscenze. Il nostro modo di pensare è infatti legato al paradigma della “semplificazione”: abbiamo pensato di risolvere e dissolvere la complessità del mondo con la semplificazione, per mezzo della scomposizione della realtà in unità elementari, dell’isolamento dell’oggetto dal suo contesto, della linearità causa-effetto.
I modi di pensare che utilizziamo per comprendere e trovare soluzioni ai problemi più gravi del nostro tempo costituiscono essi stessi uno dei problemi più gravi che abbiamo per le mani e che dobbiamo affrontare
Invece?
Invece i problemi globali sono multidimensionali, sistemici, trasversali, transnazionali. Se l’approccio conoscitivo prevalente consiste nel dividere, parcellizzare, isolare… più i problemi diventano multidimensionali e più è difficile affrontarli, per la difficoltà a comprenderli nella loro complessità, nella loro molteplicità di aspetti fra loro irriducibilmente intrecciati. Significa che i modi di pensare che utilizziamo per comprendere e trovare soluzioni ai problemi più gravi del nostro tempo costituiscono essi stessi uno dei problemi più gravi che abbiamo per le mani e che dobbiamo affrontare. L’ostacolo maggiore alla comprensione delle tante crisi dei nostri giorni non sta solo nella nostra ignoranza: si annida anche e soprattutto nella nostra modalità di conoscenza.
Che si può fare?
La grande sfida culturale dei nostri giorni è cominciare a colmare questo divario drammatico, rendendo il sapere più adeguato al contesto in cui esso dovrebbe portare benefici. La sfida diviene quella di delineare un nuovo paradigma che sappia formulare i problemi da affrontare come problemi complessi, cioè costituiti da una molteplicità di dimensioni irriducibilmente intrecciate fra loro. L’invito di Edgar Morin è dunque radicale e consiste nel cambiare il nostro sguardo sul mondo, innanzitutto problematizzando il modo in cui lo abbiamo conosciuto attraverso la nostra formazione disciplinare. La riforma di paradigma verso cui orientarsi dovrà vedere, dunque, il pensiero che connette prendere il posto del pensiero che separa.
La riforma di paradigma verso cui orientarsi dovrà vedere il pensiero che connette prendere il posto del pensiero che separa. La scuola oggi è chiamata al ruolo di protagonista in questa opera di riforma epocale
Che ruolo può avere la scuola in questo cambio di paradigma?
La scuola oggi è chiamata al ruolo di protagonista in questa opera di riforma epocale: l’urgenza vitale dei nostri giorni è quella di “educare all’era planetaria”, perché ogni individuo e ogni comunità si possa fare carico della condizione di “cittadinanza terrestre”. Per Morin è cruciale una triplice riforma: una riforma del nostro modo di conoscere, una riforma del nostro modo di pensare, una riforma del nostro modo di insegnare. Sono tre riforme interdipendenti.
Qual è la critica più radicale che Morin ha mosso al sistema educativo? Quella più sfidante, che a parole si fa finta di plaudire ma poi non si prova nemmeno a mettere in pratica, perché mette in discussione troppo del nostro comodo “si è sempre fatto così”?
La tradizione di pensiero che ha fino ad oggi continuato a ispirare la scuola è basata sul metodo che riduce il complesso al semplice, che separa ciò che è legato, che elimina tutto ciò che apporta disordine e contraddizione al processo di comprensione. La scuola e l’università ci insegnano a separare (gli oggetti dal loro ambiente, le discipline le une dalle altre), ma non – o molto raramente – a collegare, a interconnettere i saperi e gli approcci. Si continuano a disgiungere conoscenze che dovrebbero essere interconnesse. La separazione delle discipline ci rende incapaci di cogliere “ciò che è tessuto insieme”, vale a dire, secondo il significato originario del termine, il complesso. Ma oggi, dinanzi alla frammentazione dei saperi, allo sgretolamento delle stesse discipline in sotto-settori e micro-settori dagli orizzonti sempre più limitati, si moltiplicano gli ostacoli e gli impedimenti alla comunicazione fra cultori di discipline diverse, che impediscono a ciascuno di comprendere i problemi nella loro complessità. Gli oggetti di studio più complessi, sia in ambito scientifico sia in ambito umanistico, non possono che essere affrontati attraverso l’intreccio delle discipline e dei molteplici punti di vista. Naturalmente la padronanza dei metodi e dei linguaggi delle singole discipline è fondamentale, perché ci permette di avere una rete di riferimenti culturali solidi grazie ai quali affrontare un mondo complesso e in constante cambiamento. Tuttavia, è altrettanto importante la conoscenza del carattere evolutivo e storicamente determinato dei metodi e dei linguaggi, che ci deve condurre a mettere in relazione i saperi fra loro, e i saperi con gli scenari storici, sociali e politici. L’incontro con altre discipline, la pratica dell’interdisciplinarità e soprattutto della transdisciplinarità sono la strada maestra per individuare i problemi fondamentali e per pensarli nella loro reale articolazione, al di fuori di schematismi e riduzionismi che finiscono per pregiudicare la nostra capacità di comprensione e quindi di azione.
Le riflessioni pedagogiche in Morin dialogano con la concretezza della vita relazionale, con i concetti di interdipendenza, di responsabilità, di responsabilità nell’incertezza e di comunità di destino… Un intreccio forte con la dimensione politica.
La possibilità di questo dialogo sta nell’ispirazione profondamente e autenticamente politica del pensiero di Morin. “Umanizzare l’umano”, singolare e plurale, nella sua co-appartenenza alla Terra e indissolubilmente legato al suo destino: questo mi sembra il programma di vita e di pensiero che questa figura straordinaria di studioso, maestro, intellettuale e scrittore ci consegna. La politica è, in ultima analisi, il dispositivo di umanizzazione di cui possiamo disporre, quale capacità di reimmaginare gli ordini possibili della convivenza umana sulla Terra. Certo non qualunque politica, ma quella che Morin chiama “politica di civiltà” o “antropolitica”, per concepire e praticare la quale si rende necessaria la riforma del pensiero che, attraverso il “metodo” della complessità, provveda all’intreccio di conoscenze in grado di restituire l’immagine di un mondo costituito di interconnessioni e tessiture molteplici. Per Edgar Morin, solo una politica di civiltà si trova a rispondere del destino e del divenire dell’uomo nel mondo e del pianeta stesso nell’epoca globale.
“Umanizzare l’umano” mi sembra il programma di vita e di pensiero che questo straordinario maestro ci consegna. La politica è, in ultima analisi, il dispositivo di umanizzazione di cui possiamo disporre, quale capacità di reimmaginare gli ordini possibili della convivenza umana sulla Terra
Qual è la via?
È proprio in La Voie, la via, che il suo programma di umanizzazione si fa radicale. Di fronte alla possibilità dell’annientamento, la politica dell’uomo impone l’imperativo: cambiare via. Qui Morin delinea un affresco di riforme politiche, nel senso più autentico del termine, poiché attengono alla possibilità stessa della convivenza umana sulla Terra: sbarazzandosi dell’idea di sviluppo (e di progresso), mito dell’occidente, troppo invischiata nella logica tecno-economica, che pretende di misurare la qualità con la quantità; promuovendo un’economia plurale; valorizzando la creatività insita nelle diversità; proteggendo la biosfera; ricercando soluzioni alle policrisi in cui siamo caduti. Nei suoi ultimi libri delinea un quadro che chiarissimo: siamo legati da una comunità di destino planetaria, segnata da pericoli comuni prodotti da un aumento di potenza tecnologica e di interdipendenza, che minacciano la vita sulla Terra nel suo insieme. Nell’orizzonte di un umanesimo rigenerato, volto a sviluppare l’unità della diversità umana e la responsabilità di tutti i cittadini nei confronti della Terra-Patria, è necessario affermare il dovere della fraternità, che «deve diventare il cammino, il nostro cammino, quello dell’avventura umana». Con la fiducia nella capacità di agire, anche nel senso di cambiare via, di cambiare strada, nella possibilità di ricostruire lo spazio dell’essere insieme, entro forme nuove di convivialità, e anche nell’improbabilità creativa della storia, Edgar Morin ancora una volta ha tracciato il cammino.
In apertura, Edgar Morin durante i festeggiamenti per i suoi 100 anni al quartier generale dell’UNESCO a Parigi il 2 luglio 2021 (AP Photo/Michel Euler)
Di Alessia Vignali per ComeDonChisciotte.org Come per l’uomo religioso descritto da Mircea Eliade, anche per il consumatore lo spazio non è omogeneo. Per l’uomo religioso, la non omogeneità dello spazio si manifestava in una contrapposizione tra lo spazio sacro, l’unica cosa per lui realmente esistente, e tutta la restante, informe distesa che lo […]
Oggi tremenda giornata. Di quelle che non vorresti mai vivere. Apprendo della morte, ieri, di Edgar Morin a 104 anni, un bel numero. Il Cavalier Marino Golinelli mi/ci lasciò a quasi 102.
Ma non ci si abitua mai alla idea di non poter più toccare con mano le persone che fino ad un attimo fa erano lì, una presenza materica e, in questi casi, totemica, a cui appigliarsi in cerca di conforto nei momenti più difficili, e con cui gioire nei momenti dì entusiasmo.
E comunque sono e saranno ancora con noi sempre. I totem culturali non abdicano, i loro messaggi vanno oltre la loro corporeità.
Fra Marino ed Edgar
Golinelli e Morin, il primo l’ho conosciuto e ci ho convissuto 13 ore al giorno per 13 anni, quasi tutti i giorni ad eccezione delle ferie; il secondo l’ho conosciuto perché – pur non avendolo mai incontrato (provammo ad invitarlo a Bologna ma gli spostamenti non gli erano più agili) – mi sono abbeverato con costanza e perizia al suo pensiero – sempre, anche nei periodi delle ferie – e l’ho messo sempre in pratica nel fornire il mio contributo alla declinazione pratica delle progettualità educative e formative che da anni portiamo avanti come Fondazione.
Garin all’Eliseo – foto di Yoan Valat, Pool Photo via AP/LaPresse
Li accosto tute e due dunque non solo per questioni di genetliaco. Educare per l’era planetaria, Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione, Educare gli educatori, tre titoli che recupero alla mente facilmente, a titolo solo esemplificativo, piccole briciole di una produzione intellettuale sterminata. Ma che ci dicono una cosa: che si può arrivare ad una idea di Comunità di destino planetaria, da punti di vista lontani, da identità e storie culturali apparentemente distanti, ma che le grandi traiettorie umane dall’ “origine al destino”, sanno essere anche convergenti lungo gli asintoti della storia. E se Papa Bergoglio ed Edgar Morin hanno affinato questo comune convincimento pronunciandone la stessa definizione, a partire dai loro percorsi intellettuali, e alla ricerca di una ontologia della verità, non credo che abbiamo bisogno oggi di molte altre voci per convincerci che quella da loro indicata possa essere la strada valida e necessaria.
Il rumore di queste potenti voci del ‘900, in particolare di quella che oggi si spezza solo nel suo incarnato, diventano dunque ancora più potenti e assedianti per coloro i quali stanno belligerando, certamente non certo per motivi epistemologici, ma bensì per «capitalismo estetico le cui strategie di potere mirano ad installarsi nelle nostre carni della percezione».
Allora non dimentichiamoci: ipseità (non certamente solipsismo), intelligenza di esserci, solidarietà, reciprocità. Queste parole siano oggi in ostaggio alle nostre abluzioni votive, ai nostri incensi profumati accesi nei bracieri in onore di Edgar Morin.
Lanzinger, uno scienziato appassionato al racconto
Dal momento che, purtroppo, le disgrazie non vengono mai da sole, oggi – nelle stesse ore – siamo costretti anche ad essere testimoni della mancanza di Michele Lanzinger, scienziato, divulgatore, ricercatore: a lui si deve molto – e non solo – per il progetto del museo della scienza Muse di Trento.
Anche in questo caso unisco la sua figura al ricordo al Cavalier Golinelli.
E penso con affetto e nostalgia ad una fase che per Fondazione Golinelli è stata vissuta da protagonista assieme a tanti altri attori nazionali, dai primi anni 2000 al 2010 – 2012 circa: in Italia i grandi centri della scienza si adoperavano e si rincorrevano facendo a gara per i migliori progetti di diffusione della cultura scientifica. Il Museo della scienza e della tecnica di Milano, il Post di Perugia, il Muse – di cui ricordo ancora il giorno della inaugurazione a Trento – la Città della scienza di Napoli, lo Science centre Immaginario Scientifico a Trieste, i grandi festival della Scienza di Genova e Bergamo, e la Scienza in Piazza di Fondazione Golinelli, per citare alcuni esempi. Una stagione di passione, di divulgazione della cultura in diversi formati portata avanti da appassionati, ricercatori, professori, studenti e tante famiglie che a milioni ancora frequentano questi luoghi, questi tempi, questi spazi.
Nella foto, da sinistra,: Michele Lanzinger, Maurizio Fugatti, Stefano Zecchi, Mikro Bisesti in occasione dei 10 anni del Muse di Trento – ifoto Alessandro Eccel/LaPresse
La storia recente della Fondazione Golinelli affonda le radici in quella passione, che poi si è evoluta e trasformata ulteriormente con Opificio Golinelli, dal 2015 ai giorni nostri, con lo sguardo al 2065 come Marino Golinelli ci ha indicato.
Un compagno di viaggio
Ma oggi un altro compagno di viaggio ci ha lasciati, e dobbiamo ricordarlo con stima ed affetto, e dobbiamo fermarci un secondo a riflettere. Ho visto Michele alcuni mesi fa a Lucca, sempre appassionato nel portare avanti una nuova avventura, con cui promuoveva lo scambio di conoscenze e pratiche tra i grandi musei e operatori culturali pubblici e privati italiani. Era sorridente sereno, ricco di entusiasmo, lo stesso di quando l’ho conosciuto oltre quindici anni fa.
Compagni di viaggio, compagni di vita, protagonisti della Cultura (italiana, europea e mondiale) che oggi è un poco più sola, ma grazie al loro lascito, sicuramente più ricca.
In apertura Edgar Garin e Michele Lanzinger in un collage realizzato da foto LaPresse.
Nel settembre 2014, alla vigilia del prelievo del DNA di Alberto Stasi, emerge dopo sette anni il racconto dei presunti graffi sulle sue braccia. Una notizia che occupa il dibattito pubblico e contribuisce a orientare la percezione dell'opinione pubblica.
Una delle pagine più controverse del racconto giornalistico del caso Garlasco e sul rischio, ancora oggi, di trasformare un'indagine in una ricerca del colpevole a tutti i costi.
La presenza di strumenti potenti può causare non pochi problemi nel contesto formativo. Si, è vero, questi stessi strumenti possono essere utilizzati per imparare. Ma la vera domanda è: chi utilizza questi strumenti per imparare, e chi invece per saltare completamente il processo di apprendimento? Non dobbiamo idealizzare uno strumento; dobbiamo invece analizzare come è utilizzato nella pratica.
Il mio obiettivo è costruire il migliore contenitore di didattica informatica presente in tutto il territorio Italiano. Se vuoi supportare la mia missione:
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Hello!
I’ve been using PeerTube for quite a while now and haven’t had any major issues so far.
Now I’m facing a problem that I can’t quite explain myself.
I can’t subscribe to some channels on other instances.
For example, when I search for the following channels on my own instance: heise_ct_videos@ peertube. heise. de hakendran_videos@ peertube. heise. de ct_uplink_videos@ peertube. heise. de ct_3003@peertube. heise. de medienecho@ digitalcourage. video
I can find it and click “Subscribe”.
The website itself tells me that I’ll now be notified when new videos are posted.
Everything seems normal.
But when I reload the PeerTube page, I can click “Subscribe” again.
So it didn’t save the subscription.
When I search the PeerTube log on the server for information, I don’t find anything unusual.
After searching for the channel, the log shows that the current video information is being retrieved.
As soon as I click Subscribe, the log only shows that it appears to have worked so far.
But apparently, it didn’t.
I’ve tried this several times on different days.
I’ve also tried it with the latest versions of PeerTube to rule out a bug in the software.
May 30 10:52:35 VM-PeerTube peertube[489]: [``peertube.hoerli.net:443``] 2026-05-30 10:52:35.299 info: Processing ActivityPub follow in job 79. May 30 10:52:35 VM-PeerTube peertube[489]: [``peertube.hoerli.net:443``] 2026-05-30 10:52:35.321 info: Creating job to send follow request to heise_ct_videos - Videos von heise online. May 30 10:52:35 VM-PeerTube peertube[489]: [``peertube.hoerli.net:443``] 2026-05-30 10:52:35.324 info: Processing ActivityPub unicast in job 9951. May 30 10:52:35 VM-PeerTube peertube[489]: [``peertube.hoerli.net:443``] 2026-05-30 10:52:35.417 info: Updating 1 good actor follows and 0 bad actor follows scores in cache. { May 30 10:52:35 VM-PeerTube peertube[489]: « badInboxes »: May 30 10:52:35 VM-PeerTube peertube[489]: }
Where could the problem be?
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Di Nicola Bielli In una lunga intervista rilasciata presso il podcast del Prof. Glenn Diesen , il politologo russo Sergey Karaganov delinea un quadro radicale del conflitto globale: guerra già in corso a livello sistemico, crisi dell’Occidente, fine della diplomazia tradizionale e necessità di una nuova dottrina strategica russa. Le sue affermazioni includono scenari […]
una testimonianza di memoria e speranza per ricordare le vittime di Crans Montana, teatro a Capodanno di un devastante incendio costato la vita a 41 persone. Una vicenda che ha profondamente scosso il Paese.
Al Villaggio Fondazione Roma, la struttura di assistenza ai malati di Alzheimer e Parkinson, sei abitazioni sono state intitolate ai sei italiani morti nel rogo: Achille Barosi, Chiara Costanzo, Emanuele Galeppini, Riccardo Minghetti, Sofia Prosperi e Giovanni Tamburi.
Questa iniziativa, precisa la fondazione, «nasce da una profonda riflessione sul valore del ricordo e assume una valenza simbolica ancora più forte, proprio per la natura stessa del luogo in cui prende forma».
Dal 2018 ad oggi, si spiega, «il Villaggio ha ospitato in modo del tutto gratuito più di 300 persone, realizzando un’esperienza unica nel panorama socio-assistenziale pensata specificamente per malati di Alzheimer e Parkinson di livello medio o moderato».
Al Villaggio Fondazione Roma 6 case della struttura sono state intitolate ai giovani italiani morti nella tragedia di Crans Montana. Sullo sfondo, accanto al presidente Franco Parasassi, il murales dell’artista italo-filippino Jerico che ritrae i volti dei sei ragazzi
Oltre la tragedia
Proprio al Villaggio Fondazione Roma, in uno spazio dedicato a chi, per motivi patologici, perde progressivamente i propri ricordi, attraverso questa iniziativa, «la Fondazione Roma e le famiglie coinvolte, hanno scelto di guardare oltre la tragedia, costruendo un percorso condiviso».
L’obiettivo, chiarisce l’ente, è «creare un ponte tra la fragilità degli assistiti e la comunità del Villaggio, che nel quotidiano si farà custode della memoria dei sei ragazzi scomparsi, affinché resti sempre viva e non si affievolisca».
Un messaggio di speranza sul valore della vita
In questo contesto il murales dell’artista italo-filippino Jerico, che ritrae i sei giovani volti, «vuole essere un simbolo visivo capace di parlare ad ogni visitatore, residente ed operatore, trasformando il dolore in una testimonianza indelebile, con un messaggio di speranza che celebri il valore della vita».
Oltre al tributo alle vittime, si mette in evidenza, «l’intera iniziativa intende porsi come monito ed auspicio, affinché drammi simili non si ripetano, ribadendo l’impegno costante della Fondazione nel promuovere contesti ed iniziative a tutela della dignità integrale della persona».
Scopri i numeri della filantropia e i 100 profili di chi investe nel bene comune su VITA magazine di ottobre ‘‘Nella testa dei filantropi”
«Le nostre vite», fanno sapere le famiglie, «sono state segnate indelebilmente dalla tragedia che ci ha travolti e sarebbe stato semplice abbandonarsi allo sconforto ed al rancore. Invece no, abbiamo sfidato noi stessi decidendo di onorare la memoria dei nostri figli rendendo la luce dei loro sorrisi talmente fulgida da offuscare il buio della nostra disperazione».
In questi mesi, hanno sottolineato ancora, «ci siamo stretti l’uno all’altro e sostenuti tanto da percepirci come un’unica famiglia. La Fondazione Roma ha cementato questa nuova realtà, allargato questa famiglia regalandole un ulteriore valore: in un luogo nel quale i ricordi svaniscono, rimarrà indelebile, nel quotidiano, la presenza dei nostri angeli, nella speranza che i loro volti con le loro espressioni possano perpetuare la loro energia, spandendone la gioia di vivere e la fiducia nel futuro, che in nessuno di noi dovrebbe scemare. Un sincero ringraziamento va al Card. Giovanni Battista Re che ha officiato la cerimonia di intitolazione e per la sua preghiera piena di conforto e speranza».
In apertura il murales dell’artista italo-filippino Jerico che ritrae i volti dei sei ragazzi vittime del rogo di Crans Montana. Nel testo un’immagine dell’inaugurazione. Foto da ufficio stampa Fondazione Roma
Dal masking alla neuronormatività, fino al rapporto tra ADHD, autismo e critica delle gerarchie sociali: una riflessione sul legame tra neurodivergenza e dissenso politico. L’idea che il cervello umano debba funzionare secondo un unico standard universale – prevedibile, lineare e sempre allineato alle aspettative sociali – è forse uno dei miti più resistenti della modernità.Oggi, grazie al paradigma della neurodiversità, stiamo lentamente iniziando a decostruire questo mito. Iniziamo a comprendere che condizioni come l’Autismo o l’ADHD non sono necessariamente “errori di sistema” da correggere a ogni costo, ma varianti naturali del funzionamento cognitivo umano. Stiamo imparando (seppur a fatica) a
Una scuola elementare è rimasta chiusa due giorni per il caldo, il 28 e 29 maggio, a Soustons, nel Sudovest della Francia. L’edificio, concepito negli anni Ottanta, ha un tetto in vetro che ha fatto salire le temperature oltre i 50°C e nelle classi sfiora i 40. L’ondata di calore, che colpisce anche l’Italia, sta facendo registrare record in molte città europee: l’anomalia più grande è a Londra, dove il termometro è schizzato 16°C sopra la media, Parigi +14°C, Berlino +11°C, Lisbona e Madrid +10°C. A Torino ci sono stati 15 black out in 72 ore. Simon Stiell, direttore della Convenzione quadro dell’Onu per il cambiamento climatico, ha detto: «Il calore estremo è un richiamo brutale sugli impatti della crisi climatica. La scienza afferma chiaramente che il riscaldamento di origine antropica è quel che rende le ondate di calore sempre più frequenti e intense».
Canicola anche in Asia
Altrove, in Pakistan e India, già da aprile milioni di persone soffrono per il caldo. Secondo quanto riporta The Guardian, nella provincia pachistana del Sindh e in diverse regioni indiane del nord e centro, di giorno le temperature hanno spesso raggiunto i 44 – 46°C, rendendo impossibile stare all’aperto e mettendo a rischio molti lavoratori e le comunità agricole. A fine maggio nel Sud dell’India sono morte di caldo oltre cento persone. «Le temperature estreme non sono più una minaccia futura. Sono una realtà che sta sconvolgendo le vite e le possibilità di sostentamento per molti in Asia del sud e sudest», si legge in un report appena pubblicato dalla ong statunitense People’s Courage International sulle città di Delhi, Dacca, Kathmandu, Giacarta e Manila. «Notti sempre più calde, associate alle isole di calore urbano, stanno portando allo stremo milioni di lavoratori informali ancor prima dell’inizio del giorno». Parliamo di rider, muratori, venditori ambulanti che vivono in condizioni precarie, in locali senza ventilazione né garanzia di elettricità, per cui anche solo riuscire a dormire è un’impresa.
Dove le ondate di calore incrociano fragilità sociale, infrastrutturale e istituzionale, più alto è il rischio per la salute. Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature sustainability, firmato tra gli altri da Giacomo Falchetta ed Enrica De Cian dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e da Antonella Mazzone dell’Università di Bristol, dimostra che la povertà legata al caldo estremo è molto diffusa nel mondo e – ancora una volta – distribuita in modo diseguale. Interessa quasi 600 milioni di persone, su un totale analizzato di tre miliardi. Il fardello più pesante lo portano gli abitanti dell’Asia meridionale e dell’Africa sub sahariana. Nelle città, la vulnerabilità va di pari passo con la qualità delle infrastrutture e la disponibilità di servizi. La gran parte della popolazione mondiale non ha accesso all’aria condizionata, che tra l’altro richiede energia (spesso alimentata da fonti fossili) e denaro. Per gli autori della ricerca, la risposta a questo tipo di povertà deve venire dalla capacità di ridisegnare gli spazi urbani, comprese le scuole e i presidi medici, e offrire soluzioni abitative sostenibili, per proteggere le persone più fragili.
Nascite premature
Il caldo estremo colpisce anche i bambini che non sono ancora nati. Un gruppo di ricercatori che fanno capo all’Università di Valencia, partendo dal nesso tra l’esposizione a temperature elevate e parti prematuri, ha analizzato 36,6 milioni di nascite avvenute d’estate in 250 città, in tredici paesi: Australia, Brasile, Canada, Cile, Ecuador, Estonia, Israele, Italia, Giappone, Paraguay, Spagna, Svizzera e Stati Uniti, tra il 1979 e il 2019. Il rischio aumenta in modo lineare con la crescita delle temperature. Nelle giornate di calore moderato, sale del 2,8%. Con il caldo estremo arriva al 3,8%. Gli autori dell’articolo, pubblicato sulla rivista Environment international, stimano che le ondate di calore portino a 855 parti prematuri in più ogni milione di nati. Una quota paragonabile a quella dovuta ad altri fattori, come il fumo della madre in gravidanza nei paesi a basso e medio reddito, o la malaria. Oltre al fatto che il caldo è già uno dei maggiori rischi ambientali per la salute riproduttiva. L’impatto varia, anche in questo caso, in base alle variabili socioeconomiche: il Paraguay è dove si fa sentire di più, mentre in Svizzera l’influenza è molto bassa. La Spagna è in posizione intermedia. Sono dati allarmanti, specialmente se visti in prospettiva: le ondate di calore infatti, sono destinate ad aumentare nei prossimi decenni.
La fundraiser dell’anno è Alessandra Piccioni. Ha origini abruzzesi ma vive nelle Marche, 52 anni di cui 25 nel non profit ed è la responsabile raccolta fondi Individui e Innovazione di Aism – Associazione italiana Sclerosi multipla. Alle spalle ha una lunga esperienza alla Lega del Filo d’Oro e prima ancora il volontariato, un impegno che dura ancora. «Qualcuno ha deciso di investire il proprio tempo per segnalarmi come candidata all’Italian Fundraising Award e già questo per me è un premio», aveva scritto qualche mese fa sul suo profilo Linkedin. Oggi quel premio l’ha vinto davvero (la cerimonia si svolgerà il 5 giugno al Festival del Fundraising) e si sente «emozionata e spaventata. Emozionata perché è il riconoscimento del lavoro e della fatica di una vita, spaventata perché sento l’onere di rappresentare tutti gli ostinati fundraiser d’Italia».
Chi sono gli ostinati fundraiser?
Un esercito invisibile di lavoratori che tutti i giorni, con cura e costanza, costruiscono grandi risultati. È la silenziosa rivoluzione del fare: chi aggiorna un database donatori, chi ringrazia al telefono, chi costruisce relazioni pezzo dopo pezzo. Un sottobosco fondamentale. Nel mio job title c’è una parola che è la chiave del mio mestiere: individui. Io chiedo pochi soldi a tante persone. Parlo con gli italiani: con la signora anziana che, pur avendo la pensione minima, dona 10 euro; con famiglie che, tra mutuo e spese quotidiane, aggiungono una rata in più al mese, anche soltanto di 15 euro, per sostenere una causa in cui credono. La cosa più bella del mio lavoro è proprio questa: vedere come piccole gocce formino il mare. Trasformare i 10 euro di ognuno in milioni capaci di cambiare la vita delle persone ha in sè qualcosa di profondamente magico.
Com’è arrivata fino a qui?
Ero una studentessa in Bocconi, frequentavo il corso di Economia dell’organizzazione non profit quando è entrato in aula Rossano Bartoli, il presidente della Lega del Filo d’Oro. Dopo tanta teoria, finalmente un caso pratico: eravamo alla fine degli anni ’90, ci raccontò le difficoltà nel reperire fondi per crescere. In quel momento ho capito cosa volevo fare: raccogliere fondi, proprio lì, per loro. Non so per quante posizioni mi sono candidata. Alla fine mi hanno chiamata ed è iniziata questa avventura. Ricordo ancora il colloquio con Rossano: mi chiese “Perché comunichiamo?”. Io iniziai a parlare di posizionamento e reputazione, ma lui mi fermò subito: “Noi comunichiamo per raccogliere fondi”. Quella frase è stata il mio imprinting professionale. Mi ha insegnato che ogni attività deve avere un obiettivo concreto e misurabile. Da allora non ho mai dimenticato che l’efficacia viene prima di tutto.
Alla Lega del Filo d’oro è rimasta per 19 anni. Poi, nel 2020, è arrivata in Aism.
Alla Lega del Filo d’Oro sono cresciuta, in Aism mi sono messa in gioco come professionista formata e ho scoperto lati di me che persino io sottovalutavo. Mi piace molto l’idea di poter insegnare qualcosa alle giovani leve: essere guida e mentore come altri prima lo sono stati per me.
L’Italian Fundraising Award premia chi nel corso della carriera si è distinto per eccellenza professionale, impatto sulla community e leadership. In quali aspetti sente di aver fatto la differenza?
L’eccellenza professionale è una cosa che tanti mi riconoscono perché, come dico sempre, sono una “capra abruzzese” e una “scimmia curiosa”. Di base sono una secchiona, mi è sempre piaciuto andare a fondo delle cose e capire davvero come funzionano i singoli strumenti. Prima faccio, poi negli anni ho imparato anche a mettere tutto a sistema, costruendo strategie e piani pluriennali. Però nasco dal basso, dalla pratica. Ho sviluppato competenze trasversali su tanti ambiti, e molte le ho costruite lavorando insieme agli altri. Sul digitale, per esempio, ho imparato tantissimo dai miei colleghi, soprattutto dai più giovani. Sono curiosa, mi piace capire, sperimentare, imparare continuamente. Credo molto nel mentoring e nel lavoro condiviso: sono convinta che da soli non si arrivi da nessuna parte. Ho visione e capacità di portare le cose a terra, sempre con il sorriso, ma so bene che nulla sarebbe possibile senza le persone con cui collaboro. Mi sento un po’ un direttore d’orchestra che ha la fortuna di lavorare con grandissimi musicisti.
Il risultato di cui va più fiera?
In Lega del Filo d’Oro ho contribuito a realizzare un cambiamento importante: il passaggio da una raccolta fondi basata solo sulle donazioni one-off a un modello centrato anche sulle donazioni regolari, per cercare di garantire all’associazione le risorse costanti di cui aveva bisogno per la trasformazione da realtà di provincia a organizzazione nazionale. Abbiamo investito nel face to face e poi nella televisione, in un periodo in cui le associazioni italiane non lo facevano o lo facevano molto poco. In Aism il lavoro è stato diverso ma altrettanto strategico, e il risultato più significativo è ancora una volta sulle donazioni regolari: abbiamo raddoppiato gli importi e triplicato i donatori. E poi c’è il 5 per mille: per anni Aism si è attestata intorno ai 5 milioni di euro, quest’anno abbiamo raggiunto gli 8,6 milioni, con una crescita costante e ulteriori ambizioni di sviluppo.
Tre caratteristiche che non possono mancare a un fundraiser nel 2026.
La visione, ma coniugata con la capacità di far accadere le cose: le strategie vanno messe a terra, altrimenti rimangono pezzi di carta. L’amore per il lavoro invisibile: è lì che nasce la fiducia e da lì nascono i risultati. E poi l’innovazione come pratica quotidiana.
Un episodio che per lei rappresenta l’essenza del suo mestiere.
L’essenza la ritrovo ogni volta che apro la porta, scendo dagli operatori, parlo con un genitore o con una persona con sclerosi multipla. Quando ritorno alla missione, tutti i problemi di lavoro si alleggeriscono. Il mio potrebbe essere un profilo da direttrice marketing in qualunque azienda, ma non credo che sarei altrettanto brava a vendere l’ultimo modello di lavatrice o di automobile. La differenza, nel nostro lavoro, è che possiamo davvero contribuire a rendere la vita delle persone un po’ migliore.
In apertura, Alessandra Piccioni (fotografia fornita dall’intervistata)
Si avvicinano le vacanze estive. E, come ogni anno, una domanda si affaccia nella testa dei genitori: a chi lasciare i bambini? In questi periodi, il dibattito si infiamma, tra chi vorrebbe che la scuola fosse aperta anche nei mesi più caldi e chi invece pensa che questo sia impossibile. Da qualche tempo c’è anche una petizione, lanciata da WeWorld insieme al duo di “Mammadimerda” per ripensare il calendario scolastico, in modo da renderlo più adeguato alle esigenze di famiglie e studenti. Dall’estate del Covid, il ministero ha il Piano Estate, con finanziamenti che permettono alle scuole di organizzare nei propri spazi delle attività extrascolastiche che siano gratuite per le famiglie. Alcuni territori stanno avviando delle sperimentazioni, come l’Emilia-Romagna, che quest’anno aprirà le porte delle scuole primarie il 31 agosto, su base volontaria. Altra cosa però è ripensare il calendario scolastico, avvicinandolo a quello degli altri Paesi europei, con più pause didattiche spalmate durante l’anno: una scelta che avrebbe motivazioni didattiche, non solo funzionali alla conciliazione famiglia-lavoro dei genitori. «Serve una risposta strutturale, che coinvolga il Terzo settore e la comunità educante» , dice Elena Muscarella, program officer per le scuole di WeWorld.
Da quali basi nasce la vostra proposta di revisione del calendario scolastico?
Il calendario scolastico italiano è ancora strutturato in base al modello di società di 100 anni fa, in cui il carico era prevalentemente sulle donne. E questo succede ancora: circa l’85% del lavoro non retribuito in Italia è legato alla cura, che è principalmente femminile. Il problema è che adesso la società è molto più complessa che a inizio ‘900: nella maggior parte delle famiglie entrambi i genitori lavorano. Spesso non ci sono più i nonni a tenere nipoti: si parla di generazione sandwich, quella con figli piccoli da badare e madri e padri anziani da accudire. Anche quando i nonni sono ancora giovani, di frequente abitano in altre città o addirittura in altri Paesi. Non tutti si possono permettere di fare tre mesi di ferie. Chi non può è lasciato a sé stesso, quando non ha la possibilità di pagare i centri estivi, che sono un costo rilevante per i bilanci familiari.
In Italia, però, il numero di giorni effettivi di scuola è maggiore rispetto ad altri Paesi. Adeguarsi al resto d’Europa, quindi, non significherebbe fare meno vacanze, ma distribuirle durante l’anno. Non sarebbe più difficile – soprattutto per il pubblico – organizzare alternative per periodi più brevi ma più diluiti, piuttosto che per tre mesi consecutivi?
Il punto è proprio questo. La soluzione non è fare più giorni di scuola, ma ripensare il calendario scolastico e il sistema educativo. Il nostro lavoro parte da un confronto e da una riflessione con le figure educative, coi docenti e i dirigenti. Quello che emerge è che un modello di scuola – parlo della primaria e della secondaria, perché per l’infanzia è diverso – in cui le lezioni sono interrotte da giugno a settembre con poche pause durante l’anno causa fatica agli studenti e non permette di sedimentare gli apprendimenti. Lo confermano anche gli studi. Noi non chiediamo che i bambini vadano a scuola durante l’estate per stare otto ore di fila sul banco, ma che ci sia una riprogettazione – insieme alla comunità educante – in modo che gli studenti possano usufruire di attività educative garantite dai servizi pubblici. Al momento, invece, il costo ricade sulle famiglie. C’è anche un tema di qualità.
In che senso?
Se me lo posso permettere iscrivo mio figlio a un centro estivo. Tendenzialmente ne cerco qualcuno che non sia a scuola, perché c’è anche un problema di infrastrutture non adeguate. Chi non si può permettere questa soluzione ha due scelte: o manda i bambini negli oratori, dove tendenzialmente vengono affidati ai pari e non ci sono proposte pedagogiche ed educative, oppure li lascia a se stessi, a casa, di fronte alla tv o allo smartphone, anche se avrebbero bisogno di socializzazione. Tengo moltissimo a sottolineare che fare questa richiesta per noi non significa che la scuola sia un parcheggio, ma vuol dire riconoscere che tre mesi senza attività significative hanno un impatto sugli apprendimenti.
Il punto rilevante, quindi, è chiedere allo Stato attività educative e ricreative, anche alternative alla scuola, per i bambini e i ragazzi nei periodi di sospensione della didattica, al di là di quando essi siano.
È anche un tema di responsabilità collettiva. C’è una questione che per noi è molto rilevante: non c’è mai abbastanza attenzione a bambini e ragazzi con bisogni educativi speciali, disabilità, neurodivergenze. Ci sono pochissimi centri estivi che hanno le competenze e le figure educative in grado di supportarli. Ogni persona vive in uno spettro di privilegi: da un lato c’è chi si può permettere di più, dall’altro chi è privato di alcuni diritti fondamentali. C’è un dibattito molto aperto con gli insegnanti e le famiglie rispetto a quale sarebbe la soluzione migliore. Forse questa soluzione migliore non c’è ancora, va costruita e progettata insieme. Ci sono Comuni che ci stanno lavorando, per esempio quello di Reggio-Emilia ha lanciato una mappatura e una ricerca sui bisogni educativi delle famiglie, per conoscerli e affrontarli. Stiamo vedendo una presa in carico di responsabilità di singoli attori comunali, per sopperire alle mancanze dello Stato, mettendo in campo modelli sperimentali e cercando di costruire proposte calate sulle specificità dei territori.
Da una parte ci viene chiesto di fare più figli, dall’altra c’è un sistema di welfare che non è solo assente, è stato depotenziato e privatizzato. Nel momento in cui per esercitare un mio diritto devo pagare, quello non è più un diritto, diventa un privilegio
Un altro tema che vi viene posto, infatti, è quello legato al clima e ai cambiamenti climatici, soprattutto nelle Regioni del Sud.
C’è un’intersezione di problematiche su cui bisogna riflettere e trovare risposte collettive, che in questo momento non ci sono. Quello che vediamo sui social, anche rispetto alla campagna che abbiamo fatto con il duo di “Mammadimerda”, è un sistema basato molto sul singolo: io riesco a organizzarmi, se tu non ce la fai è colpa tua. Invece, come dicevo, è proprio un tema di responsabilità collettiva. Da una parte ci viene chiesto di fare più figli, dall’altra c’è un sistema di welfare che non è solo assente, è stato depotenziato e privatizzato. Nel momento in cui per esercitare un mio diritto devo pagare, quello non è più un diritto, diventa un privilegio.
Al momento, come diceva, si stanno diffondendo varie sperimentazioni. Ha fatto notizia l’Emilia-Romagna, che aprirà le porte delle primarie, su base volontaria, dal 31 agosto. E in alcuni altri luoghi, come in un istituto comprensivo di Genova, stanno seguendo questo esempio. Sono però soluzioni singole. Non sarebbe importante che diventassero strutturali?
La sfida è proprio questa. Di fronte a un problema di tipo strutturale – perché non è una questione emergenziale il fatto che la società del 2026 sia diversa da quella dei primi del ‘900 – si danno delle risposte singole. Ci viene detto: «Ma c’è il Piano Estate del Ministero». Quel piano, però, mette sul piatto davvero poche risorse rispetto alla complessità dei nostri territori, senza considerare il fatto che non tutte le scuole, per esempio, hanno le competenze gestionali per lavorare con questi fondi. Nella nostra esperienza, quello che abbiamo visto è che gli istituti che riescono ad ottenere queste risorse sono quelli che hanno una segreteria che funziona e personale amministrativo che può gestire i progetti. In altre situazioni, per diverse motivazioni, non si riesce ad accedere ai finanziamenti. La nostra risposta è immaginare modelli di comunità educante strutturali, in cui sia coinvolto anche il Terzo settore.
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Episodio 1151: Dobbiamo lasciare la Cappadocia, e lo facciamo con tanto rammarico perché oltre ad essere una regione magnifica della Turchia è anche una zona che ci ha consentito di vivere al meglio la nostra vita in viaggio. Ci mancherà questo posto ma ora dobbiamo procedere verso Nord dove ci aspettano altri angoli stupefacenti di un paese che ci sta lasciando tanti ricordi magnifici.
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Di Francesca Picone per ComeDonChisciotte.org Grazie. Di che? Si usa rispondere nel gergo comune. Interessante epistemologia. Oggi è il caso di ribaltare questo gergo e rifletterci su. No grazie. Di che? La Regione Campania chiude alle relazioni con Israele1. Bene. Quali? C’è da premettere e contestualizzare: Napoli è storicamente vicino ai palestinesi. Napoli […]
The NixOS project has officially released NixOS 26.05, codenamed “Yarara,” continuing the distribution’s unique approach to Linux system management through declarative configuration, atomic upgrades, and reproducible deployments. The release introduces several important platform-level changes, modernized infrastructure components, and continued refinement of the Nix ecosystem.
As one of the most distinctive Linux distributions available today, NixOS continues attracting developers, DevOps engineers, and advanced Linux users who value predictable system behavior and highly reproducible environments.
What Makes NixOS Different?
Unlike traditional Linux distributions that install packages directly into shared system locations, NixOS is built around the Nix package manager, which stores software in isolated, versioned paths and generates complete system configurations declaratively.
This architecture provides several advantages:
Atomic system upgrades
Reliable rollback capabilities
Reproducible environments
Easier infrastructure automation
Reduced dependency conflicts
These features have helped NixOS gain popularity among developers managing complex systems and cloud infrastructure.
Systemd-Based Initrd Becomes the Default
One of the most significant changes in NixOS 26.05 is the move to a systemd-based Stage 1 initrd by default. The older scripted implementation is now deprecated and scheduled for removal in NixOS 26.11.
The initrd (initial RAM disk) is responsible for preparing the system during early boot before the main operating system loads.
According to the release notes:
Systemd now handles Stage 1 initialization by default
The previous scripted implementation remains temporarily available
Users can still revert using boot.initrd.systemd.enable = false
Long-term migration toward the systemd-based approach is encouraged
This change is expected to improve consistency and simplify maintenance across modern NixOS deployments.
Continuing the Twice-Yearly Release Cycle
NixOS continues its established release cadence of publishing stable versions twice per year—typically around May and November. The 26.05 “Yarara” release follows the previous 25.11 “Xantusia” release and continues the project's steady development rhythm.
The 26.05 development cycle involved extensive staging, package testing, and release management work coordinated through the NixOS community.
Large-Scale Package and Infrastructure Updates
Like previous NixOS releases, 26.05 includes a massive collection of package updates across the software ecosystem.
The GNOME Project has officially opened the development cycle for GNOME 51, the next major release of one of Linux’s most widely used desktop environments. Following the recent launch of GNOME 50 “Tokyo,” developers are already shifting focus toward the next chapter of the desktop’s evolution, which will carry the codename “A Coruña.”
While it’s still very early in the process, the release schedule is now taking shape, giving Linux users and developers an early look at what to expect over the coming months.
GNOME 51 “A Coruña” Is Now in Development
The new release is named A Coruña, after the Spanish city that will host GUADEC 2026, the annual GNOME Users and Developers European Conference. The event serves as one of the most important gatherings for GNOME contributors, where future desktop plans, technologies, and development priorities are discussed.
As soon as GNOME 50 was finalized, development work for GNOME 51 officially began, continuing GNOME’s well-established six-month release cadence.
Release Schedule Already Published
The GNOME team has outlined the preliminary roadmap for the GNOME 51 cycle.
Current milestone dates include:
GNOME 51 Alpha: June 27, 2026
GNOME 51 Beta: August 1, 2026
GNOME 51 Release Candidate (RC): August 29, 2026
GNOME 51 Final Release: September 16, 2026
These milestones provide time for:
Feature integration
Public testing
Bug fixing
Performance optimization
Final stabilization before release
As always, dates may shift slightly depending on development progress.
Still Too Early for Major Feature Announcements
Because the development cycle has only just started, GNOME developers have not yet revealed a finalized feature list. Most major design discussions and merge requests are still in their early stages.
However, several areas are already attracting attention.
Wayland Improvements Are Likely a Major Focus
One of the biggest transitions in recent GNOME history happened with GNOME 50, which completed the project’s move away from X11 by removing remaining X.Org support from the desktop environment.
Because GNOME is now fully committed to Wayland, many observers expect GNOME 51 to focus heavily on:
The consortium will focus on AI innovation and adoption, with six task groups concentrating on different aspects of AI measurement science and evaluation.
NASA’s SpaceX Crew-11 astronauts gather together for a crew portrait wearing their Dragon pressure suits during a suit verification check inside the International Space Station’s Kibo laboratory module. Clockwise from bottom left are, NASA astronaut Mike Fincke, Roscosmos cosmonaut Oleg Platonov, NASA astronaut Zena Cardman, and JAXA (Japan Aerospace Exploration Agency) astronaut Kimiya Yui.
Credit: NASA
NASA will host a public event featuring three crew members from the agency’s SpaceX Crew-11 mission at 11 a.m. EDT Monday, June 1. The event, which takes place during the crew’s standard postflight visit, will be held in the Webb Auditorium at NASA Headquarters in the Mary W. Jackson building, 300 E. Street SW in Washington.
The crew members, including NASA astronauts Zena Cardman and Mike Fincke and JAXA (Japan Aerospace Exploration Agency) astronaut Kimiya Yui, will discuss their recent 167-day mission aboard the International Space Station, where they conducted a wide range of science experiments to benefit life on Earth and advance human space exploration as part of International Space Station Expedition 73/74.
The Crew-11 mission lifted off on Aug.1, 2025, from Launch Complex 39A at NASA’s Kennedy Space Center in Florida. The crew’s SpaceX Dragon spacecraft docked to the orbital outpost on Aug. 2.
During their mission, the three astronauts, along with crewmate Roscosmos cosmonaut Oleg Platonov, traveled nearly 71 million miles and completed more than 2,670 orbits around Earth. The Crew-11 mission was Fincke’s fourth spaceflight, Yui’s second, and the first for Cardman and Platonov. Fincke has logged 549 days in space, ranking him fourth among all NASA astronauts for cumulative days in space. The crew members returned to Earth on Jan. 15, splashing down off the coast of San Diego.
Along the way, Crew-11 logged hundreds of hours of research, maintenance, and technology demonstrations. The crew members also celebrated the 25th anniversary of continuous human presence aboard the orbiting laboratory on Nov. 2, 2025. Research conducted aboard the space station advances scientific knowledge and demonstrates new technologies that enable us to prepare for human exploration of the Moon and Mars.
Media interested in attending the event must RSVP by 8 a.m., June 1, by emailing the NASA Headquarters newsroom at hq-media@mail.nasa.gov. NASA’s media accreditation policy is online. Based on the crew’s schedule, NASA will not be able to accommodate interviews.
This opportunity also is part of NASA’s Frontiers Forum: Voices Shaping the Future of Space speaking series designed to convene bold thinkers and senior leaders at the forefront of exploration and innovation. The series will spotlight mission-critical priorities from advancing the Artemis campaign and strengthening commercial partnerships to shaping the future workforce and accelerating breakthrough technologies. The agency will share more details soon.
To learn more about the International Space Station and its research and crews, visit:
NASA’s SpaceX Crew-11 astronauts gather together for a crew portrait wearing their Dragon pressure suits during a suit verification check inside the International Space Station’s Kibo laboratory module. Clockwise from bottom left are, NASA astronaut Mike Fincke, Roscosmos cosmonaut Oleg Platonov, NASA astronaut Zena Cardman, and JAXA (Japan Aerospace Exploration Agency) astronaut Kimiya Yui.
Credit: NASA
NASA will host a public event featuring three crew members from the agency’s SpaceX Crew-11 mission at 11 a.m. EDT Monday, June 1. The event, which takes place during the crew’s standard postflight visit, will be held in the Webb Auditorium at NASA Headquarters in the Mary W. Jackson building, 300 E. Street SW in Washington.
The crew members, including NASA astronauts Zena Cardman and Mike Fincke and JAXA (Japan Aerospace Exploration Agency) astronaut Kimiya Yui, will discuss their recent 167-day mission aboard the International Space Station, where they conducted a wide range of science experiments to benefit life on Earth and advance human space exploration as part of International Space Station Expedition 73/74.
The Crew-11 mission lifted off on Aug.1, 2025, from Launch Complex 39A at NASA’s Kennedy Space Center in Florida. The crew’s SpaceX Dragon spacecraft docked to the orbital outpost on Aug. 2.
During their mission, the three astronauts, along with crewmate Roscosmos cosmonaut Oleg Platonov, traveled nearly 71 million miles and completed more than 2,670 orbits around Earth. The Crew-11 mission was Fincke’s fourth spaceflight, Yui’s second, and the first for Cardman and Platonov. Fincke has logged 549 days in space, ranking him fourth among all NASA astronauts for cumulative days in space. The crew members returned to Earth on Jan. 15, splashing down off the coast of San Diego.
Along the way, Crew-11 logged hundreds of hours of research, maintenance, and technology demonstrations. The crew members also celebrated the 25th anniversary of continuous human presence aboard the orbiting laboratory on Nov. 2, 2025. Research conducted aboard the space station advances scientific knowledge and demonstrates new technologies that enable us to prepare for human exploration of the Moon and Mars.
Media interested in attending the event must RSVP by 8 a.m., June 1, by emailing the NASA Headquarters newsroom at hq-media@mail.nasa.gov. NASA’s media accreditation policy is online. Based on the crew’s schedule, NASA will not be able to accommodate interviews.
This opportunity also is part of NASA’s Frontiers Forum: Voices Shaping the Future of Space speaking series designed to convene bold thinkers and senior leaders at the forefront of exploration and innovation. The series will spotlight mission-critical priorities from advancing the Artemis campaign and strengthening commercial partnerships to shaping the future workforce and accelerating breakthrough technologies. The agency will share more details soon.
To learn more about the International Space Station and its research and crews, visit:
RT.com La Romania non ha fornito alcuna prova che il drone che ha colpito un edificio residenziale nella città di Galati provenisse dalla Russia, ha dichiarato a RT l’ambasciatore di Mosca a Bucarest, Vladimir Lipaev. Venerdì un drone carico di esplosivi ha colpito il decimo piano di un condominio nella Romania orientale, vicino […]
Si è conclusa oggi la missione a Varsavia del Vice Ministro degli Esteri, Edmondo Cirielli.
Il Vice Ministro ha incontrato presso il Ministero degli Esteri polacco il Sottosegretario Artur Harazim. L’incontro si inserisce in un momento eccellente per relazioni tra Italia e Polonia, testimoniato dalle recenti visite a Roma del Presidente della Repubblica Nawrocki e del Primo Ministro Tusk, nonché dal Memorandum d’intesa firmato tra i Ministeri degli Esteri Tajani e Sikorski lo scorso 22 aprile e da un interscambio in costante crescita, che supera i 36 miliardi di euro annui.
Al centro del colloquio il rafforzamento della cooperazione economica, commerciale e culturale. Ampio spazio è stato dedicato anche ai principali temi internazionali, con particolare attenzione sul comune sostegno all’Ucraina, sui prossimi passi del processo di Allargamento dell’Unione Europea e sulle sfide migratorie.
Cirielli si è recato anche a deporre una corona di fiori al Cimitero Militare italiano di Bielany, che custodisce i resti di 868 militari italiani deceduti in prigionia durante la Prima Guerra Mondiale.
Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto oggi un cordiale colloquio telefonico con il Ministro degli Esteri del Messico, Roberto Velasco Alvarez, recentemente insediatosi alla guida della diplomazia messicana. Nel corso della conversazione, i Ministri hanno confermato la volontà di rafforzare ulteriormente il partenariato strategico e le relazioni economiche, nel solco degli eccellenti rapporti bilaterali confermati anche dal Ministro Tajani nel corso della sua visita a Città del Messico nel maggio 2025.
Il Messico si conferma tra i Paesi prioritari del Piano d’Azione per l’export italiano nei mercati extra-UE ad alto potenziale, con un interscambio commerciale che ha raggiunto i 7,5 miliardi di euro e oltre 2.300 imprese italiane nel Paese. Anche in ambito comunitario, il Ministro Tajani ha ribadito la centralità del rafforzamento del partenariato tra Unione europea e Messico, alla luce della recente firma dell’Accordo Globale modernizzato UE-Messico che potrà portare a nuove opportunità per le imprese italiane.
In ambito culturale, Tajani ha sottolineato l’importanza della partecipazione dell’Italia alla Fiera Internazionale del Libro di Guadalajara, quest’anno in qualità di Ospite d’Onore. Particolare attenzione è stata dedicata anche ai settori della difesa, della sicurezza e del contrasto alla criminalità organizzata, alla luce delle attività di diplomazia giuridica. I due Ministri hanno concordato di tenersi in contatto e di incontrarsi al più presto alla prima occasione utile.
Su richiesta del Ministro degli Esteri Antonio Tajani, il Segretario generale della Farnesina Ambasciatore Riccardo Guariglia ha tenuto oggi a Berna un incontro di consultazioni bilaterali con il Segretario di Stato del Dipartimento federale svizzero Alexandre Fasel.
I due diplomatici hanno evocato innanzitutto la tragedia di Crans-Montana, che ha duramente colpito l’Italia e la Svizzera: durante la riunione sono stati sottolineati gli sforzi dei due Paesi per soccorrere e curare i feriti, prestare assistenza alle famiglie ed assicurare che vengano stabilite le responsabilità e resa giustizia. A tale riguardo il segretario generale Guariglia e il Segretario di Stato Fasel hanno preso atto dell’avvio di una costruttiva collaborazione tra le autorità giudiziarie dei due Paesi e della soluzione individuata a seguito degli incontri del Presidente della Confederazione Parmelin con il Presidente della Repubblica Mattarella, il Presidente del Consiglio Meloni ed il Ministro degli Esteri Tajani, anche per far sì che i costi della degenza e delle cure dei nostri giovani connazionali rimasti feriti a causa dell’incendio al Bar Le Constellation non gravino né sulle loro famiglie, né sullo Stato italiano.
È stato poi fatto il punto sull’eccellente stato della collaborazione tra i due Paesi sul piano bilaterale, in particolare sulle tematiche transfrontaliere, sugli accordi recentemente ratificati o in via di ratifica da parte dei due Parlamenti, tra cui quello sull’approvvigionamento del gas e sul telelavoro dei frontalieri. Il Segretario generale Guariglia ed il Segretario di Stato Fasel hanno tenuto inoltre a sottolineare le numerose iniziative promosse congiuntamente in questi ultimi anni dal Ministro degli Esteri Tajani e dal Ministro degli Esteri Cassis, tra cui la Dichiarazione congiunta sull’Ucraina, la Conferenza dell’Italofonia e la partecipazione dei due Ministri alla Giornata della Diplomazia e alle rispettive Conferenze degli Ambasciatori, che hanno dato un grande slancio alle relazioni tra i due Paesi.
A test release of GNUtrition, 0.33.0rc4, is now available.
GNUtrition is free nutrition analysis software. The USDA Food and Nutrient Database for Dietary Studies (FNDDS) is used as the source of food nutrient information.
This release improves how user ages are stored and used by GNUtrition. You no longer need to manually update your age every year on (or near) your birthday. Thankfully, no database changes/migrations are necessary for this, you just need to enter your birthday and you will be good to go!
More information about GNUtrition may be found on its home page at http://www.gnu.or ... tware/gnutrition/. This test release can be obtained from the alpha.gnu.org server at one of the following:
Di Patrizia Pisino per ComeDonChisciotte.org Per secoli l’archeologia ufficiale ha liquidato le grandi opere in pietra del passato come risposte a bisogni puramente materiali o, peggio, come casuali capricci dell’erosione. Tuttavia, l’altopiano della Sila custodisce un segreto che sfida questa visione riduzionista classica. Nel cuore della Calabria si dipana un filo conduttore unico […]
TERZA RIUNIONE DEL COMITATO DI COOPERAZIONE FRONTALIERA ITALO-FRANCESE (CCF) Forte di Bard (Comune di Bard – Regione Autonoma Valle d’Aosta) – 4 giugno 2026
Giovedì 4 giugno 2026 si svolgerà nella Regione Autonoma Valle d’Aosta, presso il Forte di Bard, la terza riunione del Comitato di cooperazione frontaliera italo-francese, organismo istituito dal Trattato del Quirinale al fine di incoraggiare lo sviluppo di progetti locali e rimuovere gli ostacoli alla cooperazione di confine. La riunione sarà co-presieduta dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, e dal Ministro per l’Europa e gli Affari Esteri della Repubblica francese, Jean-Noël Barrot.
Preceduta da un incontro bilaterale fra i due Ministri, la riunione sarà ospitata dal Presidente della Regione Autonoma Valle d’Aosta, Renzo Testolin, e vedrà la partecipazione di rappresentanti degli Enti territoriali, di Parlamentari e di organismi di cooperazione transfrontaliera, oltre che delle Amministrazioni centrali, un’occasione per fare il punto sulle relazioni bilaterali tra Italia e Francia, discutere delle principali crisi internazionali e guardare alle prossime scadenze europee e multilaterali.
Programma stampa
Dalle ore 14:00, arrivo dei due Ministri e delle loro delegazioni, aperto ai cine-foto-operatori accreditati;
Ore 14:15 Inni e foto di famiglia, aperta ai cine-foto-operatori accreditati;
Ore 15:00 Riunione del Comitato di cooperazione frontaliera, aperta agli operatori accreditati per un camera-spray iniziale;
Ore 17:00 Conferenza stampa congiunta dei Ministri Tajani e Barrot, aperta a tutta la stampa accreditata.
I giornalisti e i cine-foto-operatori interessati a seguire l’evento, sono pregati di accreditarsi entro e non oltre le ore 18.00 di martedì 2 giugno, registrandosi attraverso il link https://portaleaccreditamento.esteri.it e allegando la documentazione richiesta.
Chi è si è già registrato al Portale online e ha già ricevuto conferma dal sistema di accettazione della propria registrazione, potrà accedere al proprio profilo e selezionare la partecipazione all’evento.
Per qualunque chiarimento in merito, si prega di rivolgersi all’Unità per la Comunicazione, tel. 06/3691.3432 – 8210 – 8573 –3078 – 3450 (accreditamentostampa@esteri.it).
I badge dovranno essere ritirati personalmente presso il Forte di Bard, ingresso lato biglietteria, Via Vittorio Emanuele II, Bard (raggiungibile in auto con l’autostrada A5, uscita caselli di Pont-Saint-Martin a sud e di Verrès a nord), il giorno stesso dell’evento nelle seguenti modalità:
alle ore 12.30 per i cine-foto-operatori
alle ore 16.00 per i giornalisti che desiderano seguire solo la conferenza stampa congiunta
Si fa presente che l’accesso alla stampa quel giorno sarà possibile esclusivamente dal parcheggio multipiano ai piedi del Forte, ingresso lato biglietteria con accesso tramite ascensori, come da dettagli riportati sotto. Dal parcheggio si accede direttamente ai 3 ascensori consecutivi con cui si sale al Forte. La capienza degli ascensori è di 13 persone per cabina, con frequenza di salita 2 minuti circa. La salita dal parcheggio al Forte tramite i suddetti ascensori richiede circa 15 minuti.
I giornalisti che intendessero lasciare la propria auto al parcheggio dovranno comunicare in anticipo la targa del mezzo alla email accreditamentostampa@esteri.it, entro e non oltre le ore 18.00 dimartedì 2 giugno.
Verrà messa a disposizione della stampa accreditata una navetta dedicata, dall’aeroporto di Torino-Caselle “Sandro Pertini” al Forte di Bard, e ritorno. La stampa interessata a usufruire del servizio navetta è pregata di comunicarlo via e-mail, scrivendo a accreditamentostampa@esteri.it entro e non oltre le ore 18.00 di martedì 2 giugno.
Per i giornalisti accreditati è disponibile una chat Whatsapp dove saranno condivisi maggiori dettagli sull’evento, disponibile al seguente link: Invito al gruppo WhatsApp
La comunicazione dei dati personali sopra indicati equivale ad autorizzarne l’utilizzo ai sensi del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 e del GDPR (Regolamento UE 2016/679) da parte dell’Unità per la Comunicazione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, titolare del trattamento, per fini strettamente professionali e/o legati allo svolgimento dell’evento in oggetto.
Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile mette sul piatto 30 milioni di euro per sostenere gli orfani di femminicidio, contrastare la dispersione scolastica e promuovere la musica come strumento di inclusione sociale. È quanto deciso dal Comitato di indirizzo strategico del Fondo, che ha approvato tre nuovi bandi destinati ai bambini e agli adolescenti più vulnerabili, che saranno avviati nel corso del 2026. Il loro scopo è arrivare dove il disagio sociale rischia di essere più forte: nelle famiglie spezzate dalla violenza, nelle periferie prive di opportunità culturali e tra gli adolescenti che rischiano di abbandonare la scuola e i percorsi formativi.
I tre bandi
Tra le iniziative più significative c’è la seconda edizione di “A braccia aperte”, dedicato agli orfani di vittime di crimini domestici. Dopo un femminicidio, infatti, i figli rimasti affrontano non soltanto la perdita di un genitore, ma anche traumi con conseguenze psicologiche, educative e relazionali profonde. Il bando punta a costruire reti territoriali stabili capaci di accompagnare questi minori nel lungo periodo, attraverso interventi multidisciplinari di sostegno.
Il bando “Note di comunità, invece”, punta sulla forza educativa della musica: nelle zone più svantaggiate, in cui la coesione e la società è fragile e gli spazi culturali aggregativi sono poveri, orchestre, bandi e cori giovanili possono essere veri e propri presidi sociali. Il bando vuole sostenere proprio questi progetti musicali, capaci di coinvolgere bambini e adolescenti in esperienze formative e relazionali positive.
Il bando “Futuro per me. Percorsi di seconda opportunità”, invece, vuole essere una risorsa per i giovani tra i 14 e i 21 anni che hanno abbandonato gli studi o sono a rischio di esclusione formativa e lavorativa. L’obiettivo? Intercettare le situazioni più fragili e costruire percorsi flessibili e personalizzati, capaci di riattivare motivazione, competenze e fiducia nel futuro.
Cos’è il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile
Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile è nato nel 2016 da un protocollo d’intesa tra le fondazioni di origine bancaria rappresentate dall’Associazione di fondazioni e casse di risparmio – Acri, il Governo e il Terzo settore, con lo scopo di sostenere interventi sperimentali rivolti ai minori che vivono condizioni di svantaggio economico, sociale e culturale.
A gestire i programmi del Fondo è l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro costituita a questo scopo nel giugno 2016 e interamente partecipata da Fondazione Con il Sud. In questi anni, attraverso bandi e iniziative territoriali, sono stati avviati oltre 800 progetti in tutta Italia, coinvolgendo circa 650mila bambini e ragazzi insieme alle loro famiglie. Le attività hanno messo in rete oltre 10mila organizzazioni tra Terzo settore, scuole ed enti pubblici e privati, con un investimento complessivo di circa 500 milioni di euro.
Le scelte di indirizzo strategico del Fondo sono definite da un apposito Comitato di indirizzo strategico nel quale sono pariteticamente rappresentate le Fondazioni di origine bancaria, il Governo, le organizzazioni del Terzo Settore e rappresentanti di Inapp e dell’Istituto Einaudi per l’economia e la finanza – Eief.
«Voglio dirlo chiaramente: voi, come israeliani, avete accesso e libertà di movimento in aree dove noi palestinesi non possiamo andare. Potete entrare nelle stazioni di polizia, muovervi liberamente in Cisgiordania e godete di protezioni legali che noi non abbiamo. Ed è proprio per questo che la vostra presenza è così importante. Abbiamo bisogno di voi sul campo, accanto alle famiglie, per accompagnare i bambini a scuola, sostenere le comunità. Immaginate cosa potrebbe accadere se arrivaste in migliaia, non come occupanti ma come ospiti, possibili futuri partner di una terra capace di abbracciare allo stesso modo palestinesi e israeliani». Ha esordito così, nel suo messaggio video, la nota attivista palestinese cristiana, Amira Musallam, durante il People’s Peace Summit che si è tenuto il 30 aprile scorso a Tel Aviv. Con una richiesta netta agli attivisti israeliani per creare una collaborazione più capillare in Cisgiordania e proteggere i residenti dalla violenza di coloni e forze armate. Aveva 12 anni, quando la sua casa a Betlemme fu parzialmente bombardata. La famiglia fuggì per quattro mesi, poi decise di tornare. Fu allora che un’organizzazione inglese, Women in Black, venne a vivere con loro per sei mesi per scoraggiare nuovi attacchi. Amira Musallam dirige l’organizzazione UCPIP (Unarmed Civilian Protection in Palestine) che coordina e forma volontari internazionali e israeliani per la presenza protettiva non armata in Cisgiordania. Dal settembre 2024 le è stato imposto un divieto di accesso in Israele, legato alla sua attività di resistenza nonviolenta contro i coloni.
Musallam, quest’anno lei ha partecipato al Peoples’ Peace Summit. Un passo importante.
L’anno scorso c’erano troppi concetti generici sulla pace ma questa volta è stato diverso perché è stato possibile parlare della co-resistenza. Abbiamo un problema con la realtà attuale che non ci permette di amarci a vicenda. Bisogna affrontare l’occupazione, le violenze dei coloni. E ci sono stati dei risultati concreti. Dopo il Summit, abbiamo visto arrivare da Israele centinaia di persone in Cisgiordania per mostrare solidarietà con il popolo palestinese.
L’ultima guerra a Gaza ha aumentato la consapevolezza?
Sì, non solo a livello locale, ma anche internazionale. Serve però più consapevolezza tra gli israeliani comuni, quelli che non fanno parte dei movimenti di pace. Molti non sanno quasi nulla di noi e ci immaginano in modo stereotipato. Dobbiamo rompere questi muri mentali.
Cosa mostra al mondo il trattamento riservato alla delegazione internazionale della Global Sumud Flotilla?
Prima di tutto bisogna capire che non è solo una questione dell’Idf – forze di difesa israeliane. Questo tipo di violenza è profondamente radicato nella società israeliana che viene educata a vedere il nostro popolo come una minaccia. I bambini crescono con l’idea che chiunque intorno a loro voglia ucciderli. Viene anche strumentalizzato il trauma dell’Olocausto per giustificare scelte politiche inaccettabili e violenza. In passato c’erano leader israeliani sionisti, certo, ma almeno parlavano di pace. Oggi si usano testi religiosi e concetti come la “terra promessa” in modo estremista. I gruppi più radicali, come i coloni più fanatici, portano avanti una visione che mira a cancellare la presenza palestinese.
Cosa succede ai cristiani in Palestina?
I cristiani sono stati colpiti come tutti gli altri. Nel 1948 molte famiglie cristiane furono espulse. Villaggi cristiani nel nord della Palestina furono distrutti. Non è mai stato vero che i cristiani siano stati protetti. A Betlemme, per esempio, la situazione è diventata insostenibile. Dopo gli accordi di Oslo, circa il 18-20% della nostra terra ci è stata sottratta, circondata da muri e insediamenti. Oggi i cristiani sono meno del 10% della popolazione della città. Tanti sono andati via. Non perché i musulmani li abbiano cacciati ma come conseguenza dell’occupazione e della mancanza di prospettive.
Le hanno vietato di entrare in Israele.
Sì. Ho anche la cittadinanza americana ma da settembre scorso ho un divieto imposto dalla polizia. Mi dicono che è un “problema tecnico”, ma nessuno lo risolve. Penso sia legato al mio lavoro sul campo, alla presenza protettiva.
Può raccontarmi della vostra organizzazione Unarmed Civilian Protection in Palestine?
La presenza protettiva non è una cosa nuova. Da bambina, quando la nostra casa fu bombardata, un’organizzazione londinese, Women in Black, venne a stare con noi per proteggerci. Più tardi ho lavorato con altri movimenti di pace. Due anni fa abbiamo fatto uno studio di fattibilità e abbiamo capito che in Palestina esistono già molte organizzazioni che fanno questo lavoro ma manca coordinamento e formazione. Così abbiamo creato un’iniziativa per fare rete, formare persone e mandarle sul campo. Inizialmente abbiamo lavorato con volontari internazionali esperti nella presenza protettiva ma poi anche con attivisti israeliani. Il loro ruolo è molto importante perché hanno più libertà di movimento e possono parlare ai loro stessi connazionali in modo più efficace. Facciamo training lunghi, sia online sia in presenza, e poi mandiamo le persone sul campo.
Quanti siete in totale?
Durante ogni ciclo ci sono circa 7-8 persone che operano per tre mesi. Lavoriamo nelle aree dove serve protezione, soprattutto nella Jordan Valley e in altri luoghi colpiti dalla violenza dei coloni.
Lei collabora con l’organizzazione israeliana B’Tselem.
Si, mi occupo di raccolte fondi per proposte, scrittura di proposte, sviluppo delle risorse. Quindi la maggior parte del mio lavoro è nel back office. Non faccio lavoro diretto come loro.
E con gli israeliani come funziona la collaborazione?
È fondamentale. Noi non abbiamo un problema con la convivenza in sé. Il problema è l’occupazione, l’ingiustizia, la mancanza di libertà di movimento e la violenza strutturale. Se il contesto fosse diverso, la convivenza sarebbe possibile. Ci sono già esempi di convivenza in città miste o in contesti condivisi, ma oggi la realtà non permette di vivere insieme.
Quindi l’ipotesi dei due Stati non è più realistica?
Geograficamente e politicamente è ormai quasi impossibile. Ci sono troppi insediamenti. La soluzione dovrebbe essere qualcosa come una federazione o una confederazione, dove ciascuno possa vivere liberamente senza muri, checkpoint o apartheid.
Pensa sia corretto parlare di coesistenza?
Non possiamo parlare di convivenza finché ci saranno sono checkpoint, muri, violenza, restrizioni e nessuna libertà di movimento. La convivenza esisteva già in passato e può esistere ancora ma solo se c’è giustizia. Se vogliamo un futuro diverso dobbiamo lavorare tutti alla co-resistenza ed è esattamente quello che facciamo attraverso la presenza protettiva. Resistiamo insieme. Non con le armi, ovviamente, ma difendendo la verità ed esponendoci insieme contro la violenza dei coloni sostenuta dallo Stato, mano nella mano. Gli israeliani hanno privilegi che noi non abbiamo: possono muoversi più facilmente, possono parlare la loro lingua, possono accedere a spazi dove noi palestinesi non possiamo entrare. Quando un israeliano denuncia quello che fa il suo governo, il suo messaggio ha un impatto molto forte. Per questo è così importante coinvolgerli.
Il People ‘s peace Summit con le sue migliaia di attivisti presenti è stato utile?
Sicuramente. Ho visto sincerità, più chiarezza rispetto all’edizione passata. C’erano anche iniziative simboliche forti, come l’esposizione con i nomi dei bambini uccisi a Gaza. Nel centro di Tel Aviv. Quel gesto ha avuto un significato enorme perché ha riconosciuto il nostro dolore. Ora voglio portare maggiore attenzione sulla presenza protettiva e sull’importanza del coinvolgimento degli israeliani. Molti di loro, quando mi sentono parlare, mi dicono: “Amira, sai che abbiamo paura. E io rispondo: no, non dovete avere paura. Dovete tutti fare qualcosa per il nostro futuro condiviso”. Perciò voglio attirare maggiore attenzione sulla presenza protettiva e chiedere alle persone di andare più sul campo. Ne parlerò anche alla Conferenza internazionale sulla pace di Parigi il 12 dove sono stata invitata.
Approvato il bilancio 2025, è il settimo consecutivo. Il Sindaco: “AAMPS orgoglio della città”
Ratificando un utile di 252.000 € l’Assemblea dei Soci di AAMPS ha approvato nei giorni scorsi il bilancio aziendale 2025. Un risultato in linea con quanto registrato negli anni precedenti, comprendendo anche quelli relativi all’uscita anticipata dal concordato preventivo in continuità, con i bilanci che avevano ottenuto analoghi risultati (965.202€ nel 2019, 2.2912.441€ nel 2020, 515.035€ nel 2021, 94.835€ nel 2022, 131.270€ nel 2023 e 145.704 € nel 2024).
La notizia era stata anticipata nei giorni scorsi durante una conferenza stampa dedicata ai bilanci di tutte le aziende partecipate del Comune di Livorno, ma il Sindaco di Livorno Luca Salvetti, affiancato dall’Amministratore Unico Aldo Iacomelli e dalle assessore Viola Ferroni e Giovanna Cepparello, ha tenuto ad aprire un faro su AAMPS/Retiambiente.
Luca Salvetti, Sindaco di Livorno
“Sono orgoglioso di questa azienda, dei servizi che eroga e di tutti i suoi lavoratori. Nel 2019 abbiamo trovato AAMPS in concordato preventivo, con un futuro a dir poco incerto e il rischio concreto di vederla soccombere sotto il peso di conti sballati e servizi alla cittadinanza inadeguati. Ora registriamo l’ennesimo bilancio in utile consecutivo, con il personale incrementato e stabilizzato e prospettive di consolidamento e sviluppo prima impensabili. In tale percorso siamo riusciti a traghettarla in RetiAmbiente consolidandone la vocazione industriale e riuscendo a contenere la TARI senza aumentarla per cinque anni e allineandola agli importi degli altri capoluoghi di provincia della Toscana. Sono i fatti che ci permettono di respingere al mittente le accuse sollevate recentemente da alcuni esponenti dell’opposizione in consiglio comunale ammantate di macroscopiche inesattezze e castronerie indecifrabili sia riconducibili all’azienda sia alla sua holding”.
Viola Ferroni, assessora alle Società Partecipate
“AAMPS ha fatto un incontrovertibile cambio di passo tornando ad essere un’azienda in salute con un ruolo di primo piano sia nell’erogazione dei servizi alla cittadinanza sia tra le società operative locali dell’Ato Toscana Costa che compongono la galassia Retiambiente e dove l’azienda riveste un ruolo di primo piano assoluto. Il cammino è stato impervio con ostacoli che sembravano insormontabili. Oggi siamo invece nella possibilità di guardare al futuro con grande ottimismo e rinnovate prospettive di consolidamento sia sul versante economico-finanziario sia su quello dello sviluppo industriale”.
Giovanna Cepparello, assessora alla Gestione dei rifiuti e Igiene ambientale
“I numeri sono dalla nostra parte e ci dicono che AAMPS può cogliere risultati importanti inerenti la vocazione ambientale che è chiamata a rappresentare ed esprimere. Nonostante mesi di particolare difficoltà, dovuti a contingenze operative affrontate con impegno e sacrificio da parte di tutti, oggi l’azienda può guardare in avanti con rinnovato entusiasmo e approssimarsi ad innovare e introdurre importanti cambiamenti nella gestione dei rifiuti a livello locale in linea con le strategie condivise con le altre SOL del gruppo Retiambiente. Chiederemo ai cittadini la consueta collaborazione con l’obiettivo di aumentare le percentuali di raccolta differenziata, conferendo materiali di maggiore qualità, e allo stesso tempo continuare a diminuire la produzione dei rifiuti nelle rispettive abitazioni”.
Aldo Iacomelli, Amministratore Unico
AAMPS è un fiore all’occhiello di Livorno. Una società interamente pubblica che eroga servizi ambientali a favore della città fin dal 1949 con grande efficacia ed efficienza impegnando 421 lavoratori in moto perpetuo nella raccolta dei rifiuti, nella pulizia delle strade e nei servizi cimiteriali e commerciali. Tutto questo con i conti sotto controllo suffragati anche dall’assenza di debiti e avendo comunque effettuato importanti investimenti, attingendo a finanziamenti dedicati, senza fare ricorso al credito bancario. Il tutto nella massima trasparenza richiesta ad una società in house providing in affiancamento alla sua holding con la quale condividere strategie industriali ben ponderate”.
Costruire nuovi modelli di biciclette elettriche, microcar e motorini elettrici. Sono quelli che la startup Unicorn mobility, specializzata nella mobilità elettrica leggera, intende realizzare grazie ai nuovi fondi messi a disposizione da Most, il centro nazionale per la Mobilità sostenibile, che ha annunciato un investimento nella società. Attiva dal 2022, Umt promuove la mobilità sostenibile in collaborazione con Pirelli. Offrendo servizi di mobilità elettrica leggera a hotel, aziende, comuni, complessi residenziali e campus universitari tramite un’applicazione interattiva scaricabile su smartphone.
Bici alla spina
Unicorn mobility, spiegano le organizzazioni, utilizzerà i fondi, di cui non è stata dichiarata l’entità, «per favorire la decarbonizzazione delle aziende, attraverso ricerca e sviluppo che porteranno. In particolare, all’ampliamento del catalogo dei veicoli alimentati a energia elettrica, con nuovi modelli di ebike, motorini e microcar».
Sviluppo ecoindustriale
Così Gianmarco Montanari, direttore generale di Most: «Crediamo che il valore di startup come Unicorn mobility risieda nella capacità di trasformare ricerca, tecnologia e innovazione in soluzioni applicabili al tessuto produttivo e urbano. Supportare progetti di questo tipo significa contribuire allo sviluppo di un ecosistema industriale competitivo. Favorendo al tempo stesso la diffusione di modelli di mobilità a basse emissioni e ad alto contenuto tecnologico».
Sì, decarbonizzare
Dal canto suo, Gianluca Iorio, co-founder di Unicorn mobility, ha commentato: «Questo round di finanziamento non rappresenta solo un traguardo finanziario, ma un riconoscimento del nostro modello di business. Che punta a favorire la decarbonizzazione delle imprese partendo da un concreto assist agli spostamenti dei dipendenti e dello staff aziendale. Con queste risorse, potenzieremo le nostre capacità di ricerca e sviluppo per lanciare nuove funzionalità all’avanguardia e modelli di business».
La flotta si vede
Fondata nel 2022 da Ludovico Tessari, Gianluca Iorio e Guy delle Piane, Unicorn mobility propone soluzioni integrate tra veicoli elettrici, infrastrutture di ricarica e altre tecnologie per l’efficientamento energetico. Umt vanta una rete di 250 partner in Italia, Grecia, Spagna e Portogallo, oltre ad Emirati arabi uniti e Arabia saudita. La sua flotta conta oltre 2mila veicoli elettrici. A inizio 2025 ha acquisito un ramo d’azienda di Pirelli per rilanciare il progetto di corporate ebike sharing lanciato proprio da Pirelli nel 2021.
In cima alle priorità della filantropia ambientale europea, in linea con la tendenza degli ultimi anni, ci sono i progetti dedicati al cambiamento climatico, a cui va circa il 27% delle risorse. Ma, anche se ricevono meno fondi, è significativa la recente crescita delle iniziative ambientali con una componente di giustizia sociale. È aumentato inoltre il sostegno ai progetti di advocacy, volti a rafforzare la capacità delle organizzazioni della società civile di partecipare attivamente all’elaborazione delle politiche pubbliche. «Due ambiti che mostrano come la filantropia agisca in modo sempre più strategico verso il cambiamento. Allo stesso tempo, ritroviamo gli approcci più consolidati di conservazione della natura, supporto alla ricerca, educazione ambientale, solo per citarne alcuni», commenta Giulia Lombardi, curatrice del settimo rapporto di Philanthropy Europe Association – Philea sui finanziamenti destinati all’ambiente delle fondazioni europee, incluso il Regno Unito. Sotto la lente ci sono 2,2 miliardi di euro di donazioni erogate nel 2024 da 169 enti filantropici. È la più accurata mappatura disponibile, anche se non esaustiva, e permette di anticipare alcune tendenze future.
Giulia Lombardi, curatrice del report di Philea
La quota verde della filantropia
Il primo dato che emerge è l’incremento generale delle donazioni per clima e ambiente, rispetto a quando Philea ha iniziato la ricerca, una decina di anni fa. «Nel primo report eravamo riusciti a identificare solo 27 fondazioni, per circa 180 milioni di euro», precisa Lombardi. «La prossima frontiera sarà tenere conto anche delle dotazioni patrimoniali, per cui si parla di cifre molto più elevate ed entra in gioco la questione di come fare investimenti in modo sostenibile per l’ambiente». I 2,2 miliardi di donazioni del 2024 sono un importo di tutto rispetto, ma stimiamo che sia ancora una piccolissima parte, intorno al 3%, di quanto erogato dalla filantropia nei vari settori. La percentuale è in linea con quella globale: meno del 2% dell’ammontare complessivo, secondo il calcolo della fondazione statunitense Climate Works, che monitora le donazioni filantropiche globali per i progetti legati al cambiamenti climatico. Nel Regno Unito, dove la filantropia ambientale è particolarmente sviluppata, la percentuale sale a circa il 4%.
Un settore che impatta sugli altri
«Non c’è filantropia in un pianeta morto: lo abbiamo ripetuto più volte durante il nostro forum annuale, che si è appena tenuto a Copenhagen dal 18 al 21 maggio», racconta Lombardi. Già nel 2022, quando è nata Philea, clima e ambiente sono stati indicati chiaramente come tematiche prioritarie per l’organizzazione, assieme a democrazia e uguaglianza. «Cambiamento climatico e degrado degli ecosistemi impattano su tutti i settori in cui la filantropia lavora e che supporta. A sottolineare questo concetto, il titolo del forum appena concluso era Philantropy for People and Planet. Le fondazioni, tutte, anche quelle che non si occupano nello specifico di ambiente e di clima, hanno accolto la sfida e hanno partecipato numerose».
Una geografia diseguale
A livello geografico, la distribuzione delle donazioni è molto diseguale. In totale, 139 paesi hanno beneficiato almeno di un finanziamento da 25mila euro in su, ma è evidente la concentrazione in alcune aree, specialmente nel centro e nord Europa, mentre rimangono ancora limitate le risorse nei paesi dell’Europa orientale. Considerando solo i primi venti Stati, in testa c’è il Regno Unito, con quasi 285 milioni di euro, più del doppio della Spagna, al secondo posto con circa 106 milioni. L’Italia risulta tra i primi dieci, con 20.964.160 euro. Le fondazioni con sede nel nostro Paese presenti nel report sono: Capellino, Cariplo, Cassa di risparmio di Bolzano, Cassa di risparmio di Cuneo, Fondazione con il Sud e Monte dei Paschi di Siena. «In Italia ci sono molte realtà importanti nella filantropia ambientale, con cui siamo in contatto. Speriamo di poterle includere in futuro, per dare un quadro ancora più preciso dell’andamento nel nostro paese», dice Lombardi.
Parte dei fondi è destinata al sostegno di iniziative in luoghi diversi da quello in cui hanno sede le fondazioni, in particolare India, Stati uniti, Brasile, Kenya, Sudafrica, Indonesia, Zimbabwe, Tanzania e Ucraina. Guardando all’ammontare pro capite, la Danimarca è prima in classifica con 548 euro per cento abitanti. Seguono il Regno Unito, con 410 euro, e i Paesi Bassi, con 340. L’Italia è al dodicesimo posto, con 35 euro ogni cento abitanti. Fanno peggio di tutti, con meno di 10 euro ogni cento residenti, Cipro, Ungheria, Austria, Romania, Lituania, Portogallo, Lettonia, Lussemburgo.
Le spinte al cambiamento
Tra le novità più significative del report di Philea, è emerso un aumento sensibile dei grant all’intersezione tra giustizia ed ecologia, per la riduzione delle disuguaglianze dovute a fattori ambientali, che rappresentano l’8%. «È un punto chiave, se si vogliono coinvolgere anche le fondazioni che non lavorano in modo specifico sull’ambiente. I progetti possono riguardare, per esempio, il miglioramento della qualità dell’aria per gli abitanti di quartieri più vulnerabili, o il supporto alla riqualificazione dei lavoratori di settori più penalizzati dalla transizione ecologica», spiega Lombardi.
E, ancora, pesano sempre più le donazioni destinate all’advocacy. «Anche questo è un passaggio cruciale, in un momento in cui le sfide ambientali e climatiche globali si accentuano e lo spazio d’azione per le organizzazioni della società civile europea si restringe», chiarisce Lombardi. «Si fa più fatica, ora, a parlare di clima e ambiente: sono diventati argomenti polarizzanti. In questo contesto, la filantropia ha un ruolo specifico nel supportare iniziative che mirano a cambiare la situazione attuale, nel sostenere progetti di informazione e sensibilizzazione dei decisori politici. Le fondazioni che scelgono questa linea danno la possibilità alle organizzazioni della società civile di continuare il loro lavoro nonostante la complessità della situazione attuale». E lo fanno nella massima trasparenza, vista la condivisione dei dati sulle donazioni fatte nel report di Philea: «un esercizio collettivo della filantropia ambientale europea, o perlomeno delle fondazioni che siamo riusciti a raggiungere a oggi, dando una panoramica del proprio operato».
Fondi Life in bilico
A proposito di advocacy, proprio in questi mesi se ne discute in Ue, mentre è in lavorazione ilMultiannual Financial Framekork, il quadro finanziario pluriennale 2028 – 2034. In ballo c’è il destino del programma Life, la principale fonte di finanziamento per i progetti europei in ambito ambientale, dall’adattamento climatico al ripristino della biodiversità alla lotta all’inquinamento. A fine aprile, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che assegna tre miliardi di euro al programma. Ma resta la preoccupazione, per le organizzazioni della società civile, che lo stanziamento escluda i progetti che hanno al centro l’advocacy. Su VITA abbiamo raccontato come questa specifica linea di finanziamento del Life, perfettamente lecita e utilizzata anche dall’industria, sia stata oggetto di una montatura mediatica senza fondamento. Un finto scandalo che, ora, potrebbe limitare le possibilità della società civile di chiedere politiche pubbliche in favore dell’ambiente.
«Intervenire a questo livello, se il risultato è l’introduzione di misure precise, potenzialmente può essere molto più efficace delle campagne di sensibilizzazione al consumatore, per quanto anche queste contribuiscano in maniera importante al cambiamento. Un esempio è la proposta di legge francese che prevede il divieto di pubblicità per i marchi ultra – fast fashion», conclude Lombardi. «Anche per questo, un numero crescente di fondazioni sceglie di sostenere i propri beneficiari sulle iniziative di advocacy, nella consapevolezza che far fronte alle grandi sfide poste da clima e ambiente ha costi elevatissimi. La filantropia può aiutare a coprirli solo in minima parte».
Di Alessandro Fanetti, cese-m.eu “Non accarezzate se avete le mani sporche di ipocrisia.” Rita Godino L’incriminazione del novantaquattrenne Raúl Castro viene presentata dall’élite USA come un atto di giustizia internazionale, ma per chiunque abbia anche solo un briciolo di buon senso appare invece come l’ennesima operazione politica costruita per portare alle […]
AA Melegnano, alle porte di Milano, l’inclusione sociale ha trovato una nuova e rivoluzionaria frequenza acustica. La cooperativa sociale Eureka! ha investito trent’anni di risparmi per trasformare una cascina del Cinquecento, Cascina Cappuccina, in un polo socioeducativo all’avanguardia e in un’officina di autonomia. Questo spazio innovativo abbatte le barriere sensoriali e architettoniche, dimostrando che il divertimento e la socialità sono diritti di ogni essere umano.
Il cuore pulsante di questa trasformazione si manifesta in due anime strettamente connesse: da un lato, l’abbattimento dei limiti fisici attraverso la “Cattedrale” del suono, un salone dotato di un sound system immersivo e pannelli fonoassorbenti pensato specificamente per tutelare le persone con neurodivergenze dalle “trappole sensoriali” dei locali commerciali; dall’altro, il superamento dell’assistenzialismo.
Qui, infatti, i ragazzi con neurodivergenze non sono semplici ospiti dei servizi diurni, ma abitanti e cittadini protagonisti: imparano l’indipendenza quotidiana nei Servizi di Formazione all’Autonomia – Sfa, lavorano nei 60mila metri quadrati di orti e serre della cooperativa Eureka Verde e arrivano alla consolle come dj tecnici e trascinanti durante il BallAbile Reiv. Un ecosistema di un welfare a chilometro zero e a energia pulita, capace di unire l’housing sociale per fasce vulnerabili con l’outdoor education, ridefinendo l’idea stessa di divertimento notturno e integrazione nel territorio milanese e lodigiano.
La cattedrale del suono
Uno dei paradossi del divertimento moderno è che spesso, per chi soffre di neurodivergenze, i luoghi della socialità si trasformano in trappole sensoriali. I volumi esasperati e le distorsioni acustiche dei normali locali commerciali possono infatti innescare crisi o profondi malesseri psicofisici. Per disinnescare questo rischio, Eureka! ha messo in campo un investimento di ben 80mila euro per il trattamento acustico della “Cattedrale”, il grande salone della cascina destinato agli eventi.
«Abbiamo installato pannelli fonoassorbenti su tutte le pareti per eliminare le riflessioni sonore contro i muri, quelle distorsioni che costringono ad alzare il volume a livelli dannosi», spiega Guglielmo Prati, musicista, dj e presidente del Circolo Culturale Cascina Cappuccina. Il risultato è un sound system immersivo di nuova concezione che, anche a volumi contenuti, permette alla musica di propagarsi con una qualità purissima e di arrivare dritta al corpo attraverso le vibrazioni fisiche.
Raccontare le professioni del sociale non è un atto di cronaca, ma un atto culturale e politico. È la scelta di portare finalmente sotto i riflettori chi lavora nell’ombra, chi svolge un mestiere che la società finge di rispettare e che invece tratta con noncuranza. Lo facciamo su VITA magazine di maggio. SOCIAL WORKER, SENZA DI LORO PERDIAMO TUTTI
Un’innovazione tecnologica ed etica che “fa respirare” il cervello. Nicolò è un ragazzo con una grave ipoacusia che durante il BallAbile Reiv ha “riempito” la pista: non potendo sentire pienamente con le orecchie, percepiva perfettamente la spazialità della musica attraverso il corpo. «La dimensione della festa è fondamentale per l’essere umano, è il luogo in cui esprimersi con creatività senza la paura del giudizio o del diverso», ricorda la presidente e fondatrice di Eureka!, Eleonora Bortolotti.
Dai laboratori alla console: i ragazzi non sono ospiti, sono abitanti
A Cascina Cappuccina l’inclusione rifiuta lo schema della delega e dell’assistenzialismo. I giovani con disabilità intellettiva che frequentano lo Sfa e il Centro diurno non sono semplici utenti passivi, ma cittadini protagonisti. Frequentano la cascina dalle 9 alle 16 per percorsi pluriennali volti a conquistare quei piccoli, enormi pezzi di indipendenza quotidiana: dal sapersi fare la colazione all’imparare a prendere l’autobus da soli, fino al delicato lavoro di distacco emotivo dalle famiglie d’origine.
Questo percorso passa anche dalla consolle. Molti dei ragazzi ospiti della Casa di Robi – la struttura residenziale dedicata al “Dopo di noi” – hanno infatti seguito un laboratorio esperienziale per dj utilizzando lo stesso impianto professionale destinato agli artisti internazionali. Il risultato? Durante il BallAbile Reiv, a far ballare la folla c’erano proprio loro, talmente tecnici e trascinanti che il Circolo Culturale sta ora pensando di produrli musicalmente.
L’esperienza di Melegnano: terra, musica e diritti
Il polo di Melegnano dimostra come la cooperazione sociale possa generare un welfare a chilometro zero, capace di tenere insieme la tutela dei minori e il pronto soccorso sociale con la transizione ecologica (la cascina viaggia interamente a energia solare e rinnovabile certificata). I 60mila metri quadrati di frutteti, orti e grandi serre ospitano l’AgriSfa e la cooperativa di inserimento lavorativo Eureka Verde, dove persone con neurodivergenze trovano contratti di qualità nella manutenzione del verde e nella cura degli animali (cavalli, asini e oche), sperimentando il valore terapeutico dell’outdoor education in tutte le stagioni.
Stiamo attenti ai bisogni e ai desideri degli abitanti e costruiamo insieme quello che serve ma che ancora non c’è
Eleonora Bortolotti, presidente Eureka!
Allo stesso tempo, gli spazi della cascina diventano un rifugio temporaneo di housing sociale per donne in fuga dalla violenza con i loro figli o per padri separati. Realtà umane diverse, che la sera si mescolano agli abitanti del vicino quartiere popolare Montorfano e ai giovani della movida milanese e lodigiana durante i festival musicali del Circolo. «Stiamo attenti ai bisogni e ai desideri degli abitanti e costruiamo insieme quello che serve ma che ancora non c’è», conclude la presidente Bortolotti.
«Il tema della sostenibilità e della transizione ecologica è strategico e l’abbiamo affrontato e attuato nel Pnrr: si parla di circa 72 miliardi di euro di risorse investite in tutte le missioni del Piano, di cui 57 miliardi nella sola missione 2. Oggi dobbiamo ragionare per macro-progetti che possano dare una svolta di innovazione rispetto a un assetto del vecchio mondo industriale come lo abbiamo concepito fino ad ora. Siamo al cosiddetto ultimo miglio ed è qui che si decide la partita. Sul territorio di Bergamo e di tutta la Lombardia, i risultati del Pnrr sono stati eccellenti. La Regione aveva circa 113mila progetti finanziati e, a oggi, circa 100mila risultano conclusi» ha affermato l’on. Tommaso Foti, ministro per gli Affari Europei, le Politiche di Coesione e il Pnrr questa mattina presso l’Auditorium di Confindustria Bergamo, all’evento pubblico “Oltre il Pnrr. La sostenibilità come leva strategica per imprese, territori ed enti non profit”, promosso da Cesvi e Confindustria Bergamo.
L’iniziativa dell’organizzazione umanitaria e dell’associazione degli industriali bergamaschi è stata l’occasione per un confronto tra istituzioni, imprese, mondo accademico, finanza e Terzo settore sul futuro dello sviluppo sostenibile. Stefano Piziali, direttore generale di Cesvi, ha sottolineato come «la sostenibilità non è più un capitolo del bilancio, né un esercizio di compliance: è una scelta strategica sul tipo di crescita che vogliamo costruire e sul contributo che imprese, istituzioni e Terzo settore possono lasciare ai territori». In una fase segnata da instabilità geopolitica, crisi climatiche, tensioni sociali e nuove fragilità economiche, il convegno ha posto al centro una domanda cruciale per il sistema Paese: come rendere la sostenibilità una leva concreta di crescita, innovazione e coesione, oltre la stagione straordinaria del Pnrr e oltre una lettura puramente normativa o reputazionale.
Al centro dell’incontro, moderato da Debora Rosciani, giornalista di Radio 24 – Il Sole 24 Ore, una riflessione sul passaggio dalla stagione delle risorse straordinarie del Pnrr a una visione di lungo periodo, in cui la sostenibilità non sia letta soltanto come adempimento normativo o rendicontazione, ma come leva strategica per la competitività delle imprese, la crescita dei territori e la costruzione di modelli di sviluppo più inclusivi. L’evento si è aperto con i saluti istituzionali di Giovanna Ricuperati, presidente di Confindustria Bergamo, Raffaele Cattaneo, sottosegretario con delega alle relazioni internazionali ed europee di Regione Lombardia, Elena Carnevali, Sindaca di Bergamo, e Stefano Piziali, direttore generale di Cesvi.
Nel suo intervento, Giovanna Ricuperati ha richiamato la complessità del contesto economico e internazionale attuale, sottolineando come imprese, istituzioni e Terzo Settore siano oggi parte di uno stesso ecosistema territoriale. «Ci sembra particolarmente rilevante questa riflessione comune sulla sostenibilità come leva strategica per le imprese, che avviene in occasione di un anniversario molto significativo, i quarant’anni di attività di Cesvi, con cui anche nel recente passato abbiamo collaborato nell’ambito di iniziative umanitarie. Oggi le imprese, pur fra mille criticità, sono sempre più consapevoli dell’importanza di agire in modo virtuoso nelle reti sociali, istituzionali, educative. Allo stesso tempo i territori crescono e affrontano meglio il cambiamento quando esiste un tessuto imprenditoriale dinamico, capace di creare valore, attrarre competenze, guardare al futuro. Confindustria Bergamo con le sue imprese vuole essere in questo senso un laboratorio di sperimentazione, un esempio di sviluppo innovativo, nella consapevolezza che il valore più duraturo si costruisce sempre all’interno di una comunità» ha affermato Ricuperati.
Raffaele Cattaneo ha dichiarato «Il modello Pnrr ha un grave limite, che la Commissione europea replica nella proposta del prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (il bilancio europeo 2028-2034): impone ai territori dall’alto le priorità decise a Bruxelles, tuttalpiù in accordo con i governi nazionali, ma senza un reale ascolto e coinvolgimento delle regioni e delle comunità locali. È un approccio che non condividiamo. Le Regioni chiedono alla UE politiche che rispettino il principio di sussidiarietà sancito dai Trattati: le priorità devono nascere dai territori, non essere imposte dall’alto perché il vero sviluppo si costruisce dal basso. Questo vale in particolare quando si parla di sostenibilità e anche di cooperazione internazionale. La sostenibilità, per essere autentica, deve integrare la dimensione ambientale con quella economica e sociale. È tempo di lasciare dietro le spalle l’approccio ideologico che la UE troppe volte ha mostrato nella applicazione del Green Deal. Allo stesso modo la cooperazione internazionale si snaturerebbe se perdesse la propria natura sussidiaria: da sempre ciò che la contraddistingue è il coinvolgimento delle organizzazioni della società civile, del Terzo settore, delle imprese, delle istituzioni locali e dei territori come protagonisti di uno sviluppo realmente sostenibile e capace di generare insieme crescita e coesione sociale».
A chiudere la cornice istituzionale l’intervento di Stefano Piziali, direttore Generale di Cesvi, che ha richiamato la necessità di superare una visione della sostenibilità limitata a bilanci, rating, compliance e reputazione. «Oggi la sostenibilità non è più soltanto una scelta etica: è una richiesta del mercato, degli investitori, delle banche, dei consumatori e dei giovani che scelgono dove lavorare», ha dichiarato Piziali. «Le aziende vengono valutate non solo per ciò che producono, ma per il modo in cui producono, per l’impatto che generano e per il ruolo che scelgono di avere nella società».
La mattinata è proseguita con il keynote speech di Mario Calderini, Professore Ordinario di Management for Sustainability and Impact alla School of Management del Politecnico di Milano e Direttore del Centro di ricerca Tiresia. Calderini ha proposto una lettura critica dell’evoluzione del paradigma della sostenibilità, evidenziando come negli ultimi anni molte strategie aziendali siano rimaste su un piano prevalentemente segnaletico, poco trasformativo e non sempre integrato con i processi di innovazione. La sostenibilità, secondo questa prospettiva, può invece diventare realmente strategica quando produce innovazione, crea valore misurabile e permette di superare il trade-off tra profitto e impatto sociale o ambientale.
Esperienze e approcci diversi dal mondo delle imprese, della finanza, dello sport e della consulenza Esg sono stati invece i temi al centro della tavola rotonda “La sostenibilità che genera valore: da obbligo a opportunità strategica”, moderata da Rossella Sobrero, Presidente di Koinètica. Sono intervenutiAndrea Rocco, Chief Sustainability & Risk Officer Brembo, Andrea Forghieri, Executive Director Intesa Sanpaolo per il sociale, Paolo Angeletti, Consigliere Delegato di S.A.L.F. S.p.A., Andrea Fabris, Direttore Generale Corporate di Atalanta B.C., e Francesca D’Angelo, Founder di Sostenibilità Consulting e advisor di strategia, governance e organizzazione.
Dal confronto è emerso come la sostenibilità sia sempre meno un tema laterale rispetto al business e sempre più una dimensione che incide sulla capacità delle organizzazioni di innovare, attrarre competenze, rafforzare la reputazione, costruire relazioni solide con gli stakeholder e generare valore nel tempo. Tra gli interventi quello di Andrea Forghieri, che ha sottolineato «Per Intesa Sanpaolo la sostenibilità è una scelta chiara e necessaria per promuovere uno sviluppo inclusivo e duraturo. Come prima banca italiana, sentiamo la responsabilità di essere vicini ai territori e alle comunità non solo come attore economico, ma anche come soggetto attivo nel favorire inclusione e coesione sociale. Per questo il nostro impegno va oltre il sostegno finanziario a famiglie e imprese: investire nell’azione sociale significa valorizzare il capitale umano, rafforzare la resilienza delle comunità e contribuire a ridurre disuguaglianze e fragilità. Tutto questo rappresenta non solo una scelta etica, ma una visione strategica: far crescere insieme economia e equità sociale significa creare valore duraturo per tutti. E farlo con importanti Enti del Terzo settore come il Cesvi, in un’ottica di coprogettazione, sottolinea ancora una volta la nostra attenzione all’economia sociale».
Le esperienze presentate hanno mostrato come le partnership sociali, se costruite con obiettivi chiari e logiche di impatto misurabile, possano diventare strumenti concreti per collegare competitività aziendale, responsabilità territoriale e risposta ai bisogni delle comunità. Un passaggio centrale è stato dedicato al ruolo del Terzo settore, non solo come destinatario di iniziative filantropiche, ma come soggetto competente, capace di leggere i bisogni sociali, attivare reti, progettare interventi ad alto impatto e accompagnare le imprese in percorsi di sostenibilità più credibili, radicati e trasformativi. In questo quadro, la collaborazione tra profit, non profit e istituzioni è stata indicata come una delle condizioni essenziali per rendere strutturale la sostenibilità oltre la fase degli incentivi e delle risorse straordinarie.
L’ultima parte dell’evento ha ospitato il dialogo istituzionale tra Maurizio Carrara, fondatore e presidente ad honorem di Cesvi, e l’on. Tommaso Foti, Ministro per gli Affari Europei, le Politiche di Coesione e il Pnrr, dedicato al tema “Oltre il Pnrr: un primo bilancio e le altre leve per una competitività sostenibile”.
Nel corso dell’incontro, Carrara ha portato la sua esperienza concreta evidenziando come il Pnrr abbia acceso una nuova consapevolezza sul valore della sostenibilità non solo come principio etico, ma come reale motore di sviluppo per il sistema Paese. Richiamando l’esperienza del Progetto Rinascimento, ha sottolineato l’importanza delle reti territoriali e della collaborazione tra imprese, istituzioni e Terzo Settore, capaci di generare risposte rapide ed efficaci nei momenti di maggiore trasformazione economica e sociale.
Il Ministro Foti ha invece delineato il quadro strategico delle politiche di coesione e delle prospettive oltre il Pnrr, ribadendo il ruolo centrale della sostenibilità e della competitività per la crescita dei territori. Ha inoltre evidenziato come il rafforzamento delle sinergie tra pubblico, privato e Terzo Settore rappresenti una leva fondamentale per creare valore economico e sociale duraturo, con particolare attenzione alle aree interne e allo sviluppo di progettualità capaci di produrre impatti concreti e diffusi sul territorio nazionale.
Il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha incontrato oggi alla Farnesina il Ministro per l’Europa e gli Affari Esteri della Repubblica di Albania, Ferit Hoxha. Il colloquio – che ha fatto seguito ad un primo incontro il 12 maggio scorso in occasione del Gruppo Amici dei Balcani a Bratislava – ha confermato l’eccellente stato delle relazioni bilaterali tra Italia e Albania, consolidato da frequenti contatti politici e istituzionali a tutti i livelli. I due Ministri hanno ribadito l’impegno a dare piena attuazione all’Accordo di cooperazione strategica in tutti i settori, a partire da quello migratorio.
Ampio spazio è stato dedicato ai principali dossier regionali e internazionali. Tajani ha ribadito che i Balcani occidentali rappresentano una priorità della politica estera italiana, sottolineando la necessità di rilanciare il dialogo tra Serbia e Kosovo e affrontando anche la situazione in Bosnia-Erzegovina in vista delle elezioni del prossimo autunno, oltre alle principali crisi regionali e internazionali. Il Ministro Tajani ha inoltre confermato il pieno sostegno dell’Italia al percorso di adesione dell’Albania e dei Balcani Occidentali all’Unione europea.
Nel corso dell’incontro è stata inoltre sottolineata la solidità dei rapporti economici bilaterali, cui si è deciso di dare nuovo slancio con un forum imprenditoriale in Albania nei prossimi mesi, focalizzato in particolare sul settore del food.
Nel 2025 l’interscambio commerciale ha raggiunto i 3,2 miliardi di euro, con una presenza forte e articolata delle imprese italiane in Albania, in particolare nei settori energia, infrastrutture, difesa, trasporti e siderurgia. Tajani ha evidenziato l’importanza di rafforzare ulteriormente i legami economici e la connettività regionale, valorizzando anche le opportunità offerte dai nuovi corridoi strategici, come IMEC e Corridoio VIII.
I due Ministri hanno infine richiamato i solidi legami culturali e umani che uniscono Italia e Albania. La comunità albanese rappresenta oggi la seconda comunità straniera in Italia mentre il turismo italiano in Albania, cresciuto negli ultimi anni, offre un importante contributo alla vita economica e sociale del Paese.
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Il Servizio sanitario nazionale presenta ancora tante criticità sui tempi di attesa, in aumento rispetto al 2024 e diffuse su tutto il territorio: è quanto emerge dal Rapporto Pit Salute 2026, che Cittadinanzattiva presenterà ufficialmente il prossimo 11 giugno, a cui interverrà anche il Ministro della Salute Schillaci.
In particolare, in quasi due casi su tre i cittadini parlano di tempi lunghi e non rispettosi dei codici di priorità e in più di un terzo di agende chiuse o bloccate.
Per gli esami diagnostici nel 2025, oltre la metà segnala il mancato rispetto del codice di priorità, e il 40% delle visite specialistiche urgenti non veniva erogata entro i tre giorni stabiliti dalla legge.
«Alla luce di quanto ci raccontano i cittadini, il miglioramento dei tempi di attesa fra primo quadrimestre 2025 e stesso periodo del 2026, reso noto oggi da Agenas nell’ambito della presentazione dell’aggiornamento della piattaforma nazionale sulle liste di attesa, ci sembra un buon segnale, in termini di trasparenza dei dati, e soprattutto di approccio condiviso alla responsabilità sul tema da parte del Governo centrale e delle singole Regio, afferma Anna Lisa Mandorino, segretaria generale di Cittadinanzattiva.
«Sono evidenti tuttavia anche alcune delle questioni essenziali sulle quali è necessario lavorare, affinché la stessa piattaforma risulti davvero uno strumento utile per i cittadini, nonché uno strumento efficace per il superamento delle disuguaglianze territoriali segnalate anche dal direttore dell’Agenzia, Angelo Tanese», osserva Mandorino.
«Innanzitutto, mancano i dati riferiti alle singole Asl, così come sarebbe necessario entrare nel dettaglio – sia a livello territoriale, che di motivazioni – delle mancate accettazioni del cittadino del primo appuntamento offerto dal CUP».
Ancora, «non ci sono dati sufficienti sui percorsi di garanzia attivati e gestiti, ossia quelli che consentono al cittadino di avere la prestazione nei tempi utili laddove non ci sia posto nel canale pubblico, così come andrebbe integrato il monitoraggio delle visite di controllo, in particolare per i pazienti cronici e fragili».
Fondamentale anche «analizzare il fenomeno delle prescrizioni non prenotate, per comprendere in che misura sia legato a problemi di inaccessibilità dei CUP o al passaggio a canali privati. Tutti indicatori che crediamo sia utile integrare, man mano, nell’aggiornamento periodico della stessa Piattaforma. Diamo in tal senso la nostra disponibilità a lavorare in tale direzione, anche alla luce di quanto i cittadini ci segnalano sul tema»; conclude Mandorino.
Shi Yongxin, former abbot of the world-famous Shaolin Temple, has been sentenced to 24 years in jail for crimes including embezzlement and taking bribes, state news agency Xinhua reported.
Shi was also fined 3.5 million yuan (US$516,000).
Xinxiang Intermediate People’s Court in China’s central Henan province found that Shi, whose birth name is Liu Yingcheng, had embezzled more than 131 million yuan between 2003 and 2025.
Shi appeared in a public trial on Monday. The verdict was announced on...
La condivisione libera della conoscenza è uno dei pilastri fondamentali dell'università moderna e una risorsa preziosa per lo sviluppo culturale, economico e sociale delle comunità locali. In questo scenario, la Firenze University Press (FUP), la casa editrice dell'Università di Firenze, si conferma una realtà d'avanguardia.
La condivisione libera della conoscenza è uno dei pilastri fondamentali dell'università moderna e una risorsa preziosa per lo sviluppo culturale, economico e sociale delle comunità locali. In questo scenario, la Firenze University Press (FUP), la casa editrice dell'Università di Firenze, si conferma una realtà d'avanguardia.
Acumen Cyber has announced a strategic partnership with AttackIQ to help organizations continuously validate their cyber defenses against real-world threats and reduce exposure to modern attacks.
The partnership combines Acumen Cyber’s engineering-led security operations expertise with AttackIQ’s Continuous Threat Exposure Management (CTEM) platform. Together, the companies aim to help organizations identify exploitable attack paths, validate security controls, and prioritize remediation efforts based on actual risk rather than theoretical vulnerabilities.
Moving beyond traditional vulnerability management
As cybercriminals increasingly leverage artificial intelligence and automation, organizations are struggling to keep pace with the growing volume of vulnerabilities and security alerts.
According to Acumen Cyber and AttackIQ, traditional approaches centered on vulnerability counts, severity ratings, and periodic assessments are no longer enough. Security teams need continuous visibility into how attackers could move through their environments and whether existing controls are capable of stopping them.
The partnership is designed to help organizations continuously test defensive effectiveness, validate security investments, and focus resources on the attack paths that present the greatest risk.
Carl Wright, Chief Commercial Officer at AttackIQ, said many organizations are overwhelmed by security findings but still lack clarity about where they are truly vulnerable.
“Threat Debt changes the conversation from managing lists of vulnerabilities to understanding and reducing accumulated adversary opportunity,” Wright said.
Continuous validation becomes a priority
As part of the partnership, Acumen Cyber’s engineers will emulate real-world adversary techniques mapped to frameworks such as MITRE ATT&CK. This will allow organizations to test whether their preventive and detective controls can successfully stop modern attack methods.
The companies say the approach helps uncover where vulnerabilities, identity exposures, misconfigurations, and control gaps combine to create viable attack paths to critical assets.
Mark Robertson, CEO of Acumen Cyber, said organizations need to focus less on activity metrics and more on measurable security outcomes.
“Most organizations still operate security programs built around activity metrics instead of validated outcomes,” Robertson said. “The reality is that adversaries exploit paths, not isolated findings.”
He added that the partnership will enable customers to continuously identify attacker opportunities and systematically reduce what AttackIQ calls “Threat Debt” before those weaknesses can be exploited.
Measuring exposure through Threat Debt
A key component of the partnership is the AttackIQ Threat Debt Index, which provides organizations with a framework for measuring accumulated adversary opportunity across their environments.
The index is designed to track how attack paths change over time, identify where new exposure has emerged, and show where security controls are successfully reducing risk. This gives organizations a way to measure cyber resilience based on validated outcomes rather than simply reporting on security activities.
As organizations continue to face increasingly sophisticated cyber threats, Acumen Cyber and AttackIQ believe continuous validation and threat-informed defense will play a growing role in helping security teams stay ahead of attackers.
DENTRO LA MALA MOVIDA DI TRASTEVERE: In Pattuglia con i Carabinieri
Siamo andati nel cuore di Trastevere durante il fine settimana insieme all'Arma dei Carabinieri per documentare da vicino il contrasto alla "mala movida". Tra vicoli affollati e piazze storiche, il divertimento notturno lascia purtroppo spazio anche a soggetti molesti, eccessi alcolici e microcriminalità, rendendo necessari controlli costanti e pattugliamenti a piedi.
Abbiamo documentato anche l'attività sotto copertura dei Carabinieri che in borghese si mischiano tra i criminali e li arrestano.
In questo reportage esclusivo ci uniamo alla squadra dei Carabinieri per raccontarvi cosa succede realmente durante un turno di servizio notturno. Un punto di vista inedito, per vedere la realtà con i loro occhi e capire come l'Arma operi ogni giorno per garantire la sicurezza di tutti, senza alcuna distinzione.
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Cosa ne pensi della situazione sicurezza nelle zone della movida? E soprattutto, quale quartiere o città vorresti che visitassimo nel prossimo reportage? Faccelo sapere qui sotto!
01:50 - Introduzione: Il weekend a Trastevere
03:02 - Operazione sotto copertura su Ponte Sisto
04:01 - Arresto dei criminali su Ponte Sisto
04:38 - Sequestro sostanze stupefacenti
08:33 - Controlli durante la movida
10:05 - Destinatari di provvedimenti vengono portati via
In occasione della 23ª Giornata Internazionale dei Caschi Blu delle Nazioni Unite, istituita nel 2003, l’Italia rinnova il proprio impegno a sostegno della pace e della sicurezza internazionali, esprimendo profonda gratitudine al personale militare e civile impegnato nelle missioni di mantenimento della pace. Operando spesso in condizioni critiche e mettendo a rischio la propria vita, i Caschi Blu rappresentano uno strumento essenziale di stabilizzazione, contribuendo in modo determinante alla protezione delle popolazioni civili e alla costruzione di percorsi concreti verso la pace.
Il Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, ha sottolineato come i Caschi Blu rappresentino una presenza fondamentale nelle aree colpite da guerre e instabilità, contribuendo alla tutela dei civili, al monitoraggio dei cessate il fuoco e al sostegno dei processi di pace. “Portano speranza e pace, operando con coraggio e dedizione in teatri di crisi e conflitto” ha ricordato il Ministro, ribadendo la priorità assoluta di garantire la sicurezza del personale impegnato nelle missioni ONU e rendendo omaggio a quanti hanno perso la vita al servizio della pace.
L’Italia continua a svolgere un ruolo di primo piano nelle principali operazioni di pace delle Nazioni Unite, in particolare nella missione UNIFIL, di cui deteniamo il comando e nella quale il contingente italiano rappresenta la presenza più numerosa. L’Italia è il settimo contributore al bilancio del peacekeeping ONU e il principale contributore di Caschi Blu tra i Paesi occidentali. A Brindisi ha sede il Centro di Servizi Globale delle Nazioni Unite, struttura strategica e unica al mondo per il supporto logistico alle missioni di pace, mentre Vicenza ospita il Centro di Eccellenza per le Unità di Polizia di Stabilità, punto di riferimento internazionale per la formazione dei Caschi Blu.
Il prossimo primo giugno Mario Sanna comincerà l’ennesimo sciopero della fame. Mario Sanna è un uomo di cultura, un artista, ma è anche un padre, il padre di Filippo, una delle vittime del terremoto di Amatrice. A dieci anni da quel sisma Mario Sanna continua una battaglia civile, finora inascoltata dai vari governi che si sono succeduti, e racconta come dal dolore sia nata un’associazione che trasforma la memoria in impegno culturale e sociale.
Il terremoto che ha colpito Amatrice e il Centro Italia il 24 agosto 2016 alle 3:36 del mattino ha devastato interi paesi, provocando 299 vittime, oltre 400 feriti e decine di migliaia di sfollati. Amatrice è stata quasi completamente distrutta: l’80% del centro storico è crollato o diventato inagibile. I danni complessivi stimati superano i 23 miliardi di euro, rendendo quel terremoto uno dei più gravi disastri sismici della storia recente italiana.
Sanna, ci racconti di questa sua decisione.
La mia è una decisione non nuova, oramai sono nove anni che porto avanti questa protesta. È il quarto sciopero della fame che faccio per rivendicare quello che credo sia un diritto negato, ovvero l’istituzione di un fondo in favore delle vittime e dei familiari delle vittime del terremoto del 2016 nel Centro Italia. Perché lo Stato ha pensato a tutti, tranne che a coloro che hanno subito il danno più grande, e cioè la perdita di un proprio caro. E questo in barba alla Costituzione, che parla di condivisione, di aiuto ai più deboli, che parla di diritti dell’uomo e anche in barba ai diritti delle persone e soprattutto al diritto alla vita. Perché quello che è capitato a noi non è la semplice perdita, chiamiamola semplice, perdita di un proprio caro: a noi è morto un figlio di ventidue anni. È lo sconvolgimento di una vita, è un azzerare una vita precedente e ricominciarne una nuova. E in questo lo Stato non ci ha aiutato in nessun modo. E in tutte le risoluzioni che ha adottato in favore dei terremotati, i familiari delle vittime non ci sono, non esistono, come se fossero una parte di popolazione che ha subito il terremoto che non deve essere considerata.
In occasione della cerimonia di premiazione del concorso dedicato alla memoria di Filippo – il concorso letterario Filippo Sanna, giunto alla sua ottava edizione – lei ha raccontato quanti leader politici, quanti commissari alla ricostruzione ha incontrato, quanti appelli e quante lettere ha inviato, regalando ai giovani intervenuti un momento di vita vera, di denuncia e democrazia.
Nel corso di questi anni, io e Stefania, mia moglie, abbiamo incontrato tutti i cinque commissari che si sono succeduti, sia di sinistra, sia di destra. Abbiamo incontrato il presidente Conte, abbiamo incontrato il presidente Draghi. Molte promesse, molto impegno verbale, ma poi nei fatti non è accaduto nulla, per una soluzione che io ritengo semplice, che loro hanno prospettato, invece, come difficile. Perché nel momento in cui si stanziano 13 miliardi per la ricostruzione del terremoto, io credo che non ci siano grandi difficoltà ad accantonarne 100 milioni per fare un fondo. Non mi sembra una cosa così incredibile. Però le risposte che noi abbiamo ricevuto sono veramente esilaranti. Per esempio, ci è stato detto che lo Stato non è responsabile della morte dei terremotati perché sono morti in case private. Ma io mi chiedo: chi ha autorizzato a costruire quelle case in quel modo? Sono nate abusivamente? E se sono nate abusivamente è ancora peggio, perché le amministrazioni non solo non hanno dato le autorizzazioni, ma non hanno neanche controllato. Ci è stato detto che siccome i morti sono stati tanti, diventa troppo oneroso per lo Stato farsene carico. Quindi in una calamità, se muoiono poche persone lo Stato interviene perché non deve spendere molto, ma se muoiono tante persone lo Stato se ne lava le mani. Questa è la cosa che fa più rabbia, perché noi siamo cittadini di questo Stato e abbiamo subito un danno gravissimo.
Sono passati dieci anni da quel terremoto e le ultime commemorazioni hanno visto un’assenza particolare che lei aveva denunciato nel corso della manifestazione.
Il 24 agosto vedremo cosa succederà: magari per il decennale qualcuno in più si farà vedere. Ma in questi quattro anni di governo della presidente Meloni noi non abbiamo avuto il piacere di incontrarla: non si è mai degnata di venire alla messa di commemorazione per le morti del terremoto. Anche questa è una mancanza grave, perché la presidente del Consiglio rappresenta tutti gli italiani. Non sono gli italiani che devono rappresentare i governi: sono i governi che devono rappresentare gli italiani ed essere al loro servizio. La Presidente ha pensato bene di disertare per tutti questi anni la commemorazione. Vedremo se il 24 agosto ce la farà, e se ce la farà vedremo se acconsentirà a parlare con me e mia moglie per spiegare il perché della nostra protesta.
Lei ha spiegato più di una volta che la richiesta di questo fondo non è una questione economica: è una questione di principio, una questione morale, di sostegno a famiglie che sono state distrutte e hanno dovuto ricominciare da zero.
Certo. Qualcuno ha insinuato che noi facessimo questa cosa per soldi. Ma voi mi dite quanti soldi ci dovrebbe dare lo Stato per la perdita di un figlio di 22 anni? Io credo che non ci siano soldi sufficienti per recuperare un valore così grande. Già di per sé è un’affermazione che non ha senso. Noi non facciamo questa battaglia per denaro: la facciamo perché è una questione di civiltà. Uno Stato non può abbandonare le persone che più hanno sofferto in una calamità naturale, soprattutto in un Paese come l’Italia dove le calamità sono ricorrenti. Lo Stato dovrebbe pensare alla prevenzione prima del soccorso. Faccio un esempio: in Italia il 70%, forse l’80% delle scuole non è a norma antisismica. E nessuno si preoccupa di colmare questo gap. Questo la dice lunga sulle responsabilità della politica, di destra, sinistra e centro. Ci è stato anche detto: “Perché pensare a questo terremoto? Facciamo un fondo per le prossime calamità”. È un continuo rimandare. Ma noi abbiamo avuto i morti in questo terremoto e i morti non si possono dimenticare.
Uno dei concetti che spesso ripete è che il terremoto, in realtà, è un evento con responsabilità umana.
Sì, assolutamente. È un luogo comune dire che la calamità non si può governare o prevedere. Non si può prevedere il giorno, ma si può prevedere la probabilità. C’è una mappatura del territorio, c’è uno storico. Lo Stato non può pensare di prendere provvedimenti il giorno prima: deve fare prevenzione, per ridurre i danni e soprattutto le perdite umane. Questo luogo comune dell’evento imprevedibile non è giustificabile. Il Giappone ha una frequenza e una magnitudo di terremoti molto più alta della nostra, eppure i grattacieli non crollano e i morti non ci sono. Perché? Perché hanno fatto prevenzione. Le case vengono riammodernate o abbattute e ricostruite ogni 50-60 anni. Questo è il livello di civiltà. E le tecnologie che usano, indovina da dove vengono? Dall’Italia. Oltre al danno, la beffa.
Lei e sua moglie avete fatto del vostro dolore un atto culturale, oltre che civile e politico, in memoria di Filippo.
Sì. Nella grande disperazione abbiamo deciso di non affondare completamente e di mantenere vivo il ricordo di Filippo attraverso le nostre azioni. Abbiamo fondato l’associazione Il Sorriso di Filippo, con la quale abbiamo fatto molte cose: borse di studio per ragazzi come lui, che si dedicavano anche alla musica, tornei sportivi, una rassegna libri annuale dedicata a temi sociali e di denuncia. E poi c’è il premio letterario nazionale, il nostro fiore all’occhiello, che vede partecipare ragazzi da tutta Italia dai 14 ai 18 anni. Ogni anno si cimentano su un tema diverso: amicizia, coraggio, responsabilità, bellezza, viaggi, musica, amore. Quest’anno il tema era la speranza. Perché nonostante tutto la speranza deve darci la spinta per migliorare questa società, che sembra andare verso il baratro ma che può ritrovare una strada, nella condivisione e nell’aiuto ai più deboli. L’associazione è diventata anche una famiglia. Si sono create reti di amicizia e solidarietà.
In questo nuovo sciopero della fame avrà qualcuno al suo fianco?
Avrò sicuramente dei sostenitori, la rete che abbiamo costruito in questi anni e che è diventata una famiglia allargata. Mi auguro che anche i mezzi di comunicazione mettano in evidenza questa battaglia, perché riguarda tutti. Sono convinto che se fosse capitato a un parlamentare, si sarebbero mossi eccome.
Vuole fare un appello?
Qualcuno mi esorta a non iniziare questo ennesimo sciopero della fame, ma io mi conosco molto bene. L’unica arma che ho per interloquire con chi finora ha innalzato un muro di gomma è questa. Noi cittadini non abbiamo molti mezzi per entrare nel palazzo e parlare con chi, una volta entrato, forse si scorda della sua vita passata. Io faccio questo sciopero perché voglio parlare con queste persone e indurle a decidere qualcosa che serve a noi, ma serve anche a loro. Quando capita un evento così drammatico, riguarda tutti, non solo a chi ha perso qualcuno.
Federico Dal Cortivo per l’Adige di Verona ha intervistato l’Ambasciatore Bruno Scapini, che ha ricoperto numerosi incarichi all’estero, per ultimo Ambasciatore d’Italia in Armenia e in Italia quale Ispettore del Ministero degli Esteri e come Capo del Dipartimento degli Italiani nel Mondo presso la Presidenza del Consiglio. Si è sempre impegnato nel sostenere la causa […]
Tanta prudenza e poca audacia. Con una comunicazione congiunta a Consiglio e Parlamento, la Commissione europea e l’Alto rappresentante per gli Affari esteri hanno disegnato la nuova strategia di aiuti umanitari dell’Unione. Sarà fondata su tre “P”: “protect“, affinché l’intervento umanitario sia fornito in modo sicuro e senza impedimenti, “perform“, per efficientare la gestione delle risorse disponibili, e “partner“, per una migliore collaborazione con le istituzioni finanziarie internazionali, il settore privato o la filantropia. L’obiettivo dell’Ue è difendere i propri valori, ma conciliandoli con i propri interessi. Una sintesi, almeno in questo caso, difficile, e infatti dietro al linguaggio burocratico di Bruxelles si nasconde una certezza: l’Ue non ha intenzione di promettere altri fondi per far fronte ai tagli operati dagli Stati Uniti. Per SandroDe Luca, presidente della rete di ong Link 2007, si tratta di una strategia «più difensiva che ambiziosa».
Come riporta la Commissione, i bisogni umanitari oggi sono ai massimi storici, con 239 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza. Tuttavia, il sistema degli aiuti umanitari globali riesce a raggiungere meno della metà di queste persone. Soprattutto, il quadro potrebbe aggravarsi facilmente, da un lato per la mancata risoluzione di crisi come quelle in corso a Gaza, in Ucraina o in Sudan, e dall’altro per i tagli ai finanziamenti dell’ultimo periodo, che potrebbero continuare. In questo scenario, l’Ue e i suoi Stati membri assorbono la quota maggiore di finanziamenti umanitari globali (il 34% nel 2025). Nell’ultimo anno, la sola Commissione ha stanziato quasi 2 miliardi di euro, ma la possibilità che l’impegno finanziario europeo aumenti è tutt’altro che scontata, anzi. «Probabilmente non era questa la sede per fare riferimenti espliciti a un aumento dei finanziamenti», commenta De Luca, «ma da questo documento si evince che l’Ue non è disposta e non ha l’ambizione a farsi garante del sistema degli aiuti a fronte del disimpegno Usa».
Il punto di caduta dichiarato dall’Ue è, infatti, «ridurre la dipendenza dagli aiuti umanitari». Per farlo, intensificherà le attività diplomatiche e riformerà la catena degli approvvigionamenti, puntando soprattuto sugli aiuti in denaro (meno impegnativo a livello politico degli aiuti in beni), sui finanziamenti pluriennali e sul coordinamento con altre fonti di finanziamento. Una logica conservativa, improntata all’efficienza, non espansiva. A confermarlo è la stessa presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. «Con questo pacchetto, garantiamo che gli aiuti salvavita siano consegnati in modo più efficiente, anche negli ambienti più difficili. Allo stesso tempo, stiamo sviluppando la resilienza per ridurre la dipendenza dagli aiuti», ha detto von der Leyen. L’Alto rappresentante per gli Affari esteri dell’Ue, Kaja Kallas, ha fatto copia e incolla: «Con il nostro nuovo approccio alla diplomazia umanitaria, faremo un uso migliore di ogni strumento a nostra disposizione per salvaguardare l’erogazione degli aiuti, garantire l’accesso umanitario, proteggere i civili e garantire il rispetto del diritto internazionale umanitario».
Sono due, secondo De Luca, i fattori che determinano la prudenza di questo approccio. Il primo è interno e riguarda la difficile conciliazione tra i valori dell’Unione, i suoi interessi e quelli dei suoi Stati. Nel documento c’è un riferimento esplicito all’aumentare gli sforzi della diplomazia umanitaria tramite una valorizzazione di Team Europa (l’iniziativa che riunisce l’Ue, gli Stati membri incluse le rispettive agenzie esecutive e banche pubbliche di sviluppo, la Banca europea per gli investimenti e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo). «Questo significa addentrarsi nel campo della politica estera dell’Ue, che non è chiara», nota il presidente di Link 2007. «In più, i Paesi membri non sempre hanno gli stessi interessi, basti pensare alla recente crisi nel Sahara Occidentale». Una frammentazione che rischierebbe di portare alla paralisi, motivo per cui allocare troppe risorse potrebbe rivelarsi inutile: preferibile, dunque, usare meglio quello che già c’è.
Il secondo fattore, invece, è esterno e riguarda l’intero sistema degli aiuti umanitari. Il problema principale, sottolinea De Luca, non è tanto la contrazione dei finanziamenti, quanto «l’imprevedibilità» che ne consegue. Se non si sa quante risorse saranno disponibili, avviare una programmazione capillare sarà difficile. Di fronte a questa instabilità, la scelta dell’Ue è quella di riconoscere l’importanza del sistema e di provare a tenerlo in piedi: «Questo è apprezzabile», conclude il presidente di Link 2007, «ma farlo senza prevedere nuove risorse significa che l’Ue non punta a diventare il pilastro del sistema». A Bruxelles, cautela e burocrazia rimangono di casa.
In apertura: Ursula von Der Leyen, presidente della Commissione europea, /AP Photo/Mindaugas Kulbis/Associated Press/LaPresse)
Un'importante opportunità formativa e di networking sul territorio dedicata al mondo delle politiche giovanili e ai finanziamenti europei. Il prossimo 18 giugno 2026, Prato ospiterà la “Palestra di Progettazione”, un incontro gratuito e operativo incentrato sui programmi europei Erasmus+ (sezione Gioventù e Sport) e Corpo europeo di solidarietà (ESC).
Un'importante opportunità formativa e di networking sul territorio dedicata al mondo delle politiche giovanili e ai finanziamenti europei. Il prossimo 18 giugno 2026, Prato ospiterà la “Palestra di Progettazione”, un incontro gratuito e operativo incentrato sui programmi europei Erasmus+ (sezione Gioventù e Sport) e Corpo europeo di solidarietà (ESC).
Portare finalmente sotto i riflettori chi lavora nell’ombra, chi svolge un mestiere che la società finge di rispettare e che invece tratta con noncuranza. È da questo input che è nato il numero Social worker, senza di loro perdiamo tutti, un’istantanea su dieci professioni di cura che sembrano perdere terreno e appeal. Poco pagate e poco considerate, eppure essenziali. Abbiamo ascoltato un centinaio di voci per raccontare come ci si sente dietro le quinte della cura. Abbiamo chiesto ai beneficiari di dirci quanto un educatore, un’insegnante o un’infermiera ha cambiato le loro biografie. Abbiamo interpellato gestori dei servizi, ricercatori ed esperti per affrontare il tema da più punti di vista. E infine, nel Manifesto del lavoro sociale abbiamo tradotto in cinque punti le istanze e i valori in cui si riconosce chi ogni giorno costruisce coesione, cura e futuro.
Mancava ancora un tassello. La capacità di queste voci di innescare un dibattito, per attivare un ragionamento sul futuro. È accaduto anche questo: nella casella di posta di VITA sono arrivate storie e riflessioni, esperienze e nuove adesioni al Manifesto che aggiungono sostanza al nostro racconto. Le riportiamo qui, perché il primo passo per risolvere un problema è nella capacità di vederlo nella sua interezza.
Da oss a osa: «Il mio lavoro è molto motivante»
Vanessa Bosco è originaria della provincia di Caserta ma si è trasferita a Bolzano per lavoro. La sua esperienza è la prova che, quando una professionalità viene riconosciuta (e la motivazione accompagnata da percorsi di crescita), il modello regge a beneficio di tutti. Partita da una qualifica da operatrice socio sanitaria (oss), ha frequentato su iniziativa della rsa per cui lavora la scuola per diventare operatrice socio assistenziale (osa).
L’operatore socio sanitario visto con gli occhi dell’illustratrice Ludovica Fantetti.
«Oggi la mia professione ha un gran valore, oltre che maggiori responsabilità», racconta. «Facciamo un turno specifico di 12 ore, ci occupiamo non soltanto di assistenza di base, ma anche di mansioni aggiuntive come la gestione di stomie e pazienti insulinodipendenti, la preparazione di terapie e la somministrazione di farmaci. Da pochi mesi sono anche diventata vice responsabile di reparto, diventando un punto di riferimento per il team, infermieri compresi. È un lavoro motivante, si imparano molte cose e ti dà anche tantissime soddisfazioni, professionali ed economiche. Non so se il mio destino è rimanere qui in Alto Adige, ma spero che questo sistema possa essere adottato in tutta Italia. Possiamo dare davvero tanto se ci danno la possibilità di crescere».
Asacom, ma senza diploma: «Verremo licenziati»
Aldo (nome di fantasia) ha 50 anni e lavora nel Bresciano come assistente per l’autonomia e la comunicazione agli alunni e alunne con disabilità. Si trova nel mezzo di un cambio di normativa che rischia di fargli perdere non soltanto un posto di lavoro ma anche occupabilità. La sua è una figura professionale che finora era stata gestita con modelli diversi da enti locali e regioni, a cui ora il Parlamento sta provando a dare omogeneità. In seguito a una dgr della Regione Lombardia, è stato convocato dalla sua cooperativa insieme a più di 20 colleghe e colleghi che come lui non hanno il diploma: verranno licenziati per mancanza di requisiti. Aveva frequentato il corso finanziato dalla regione per diventare operatore addetto all’inclusione scolastica di soggetti con disabilità nel 2024. «Questa è la nostra situazione attuale. Siamo disperati», scrive.
Raccontare le professioni del sociale non è un atto di cronaca, ma un atto culturale e politico. È la scelta di portare finalmente sotto i riflettori chi lavora nell’ombra, chi svolge un mestiere che la società finge di rispettare e che invece tratta con noncuranza. Lo facciamo su VITA magazine di maggio. SOCIAL WORKER, SENZA DI LORO PERDIAMO TUTTI
Accompagnare qualcuno a rivedere il mare
«Ci sono momenti apparentemente semplici che racchiudono significati enormi: la prima volta che qualcuno rivede il mare dopo anni, una persona che torna a festeggiare il proprio compleanno, un uomo adulto che si emoziona perché può finalmente avere una stanza e chiudere una porta dietro di sé sentendo di avere ancora una vita tra le mani». È in queste immagini che Marina Fancello, educatrice professionale in una comunità che accompagna persone detenute ed ex detenute in percorsi di reinserimento sociale e lavorativo, trova il senso profondo del suo mestiere. «Quando il lavoro sociale manca», scrive, «il vuoto arriva subito nelle vite delle persone più fragili. E quel vuoto pesa sulle famiglie, sulle comunità, sulla società intera».
Massimo D’Amico, presidente del Consorzio sociale Abele Lavoro, da più di 30 anni fa questo mestiere: «A volte mi chiedo chi me lo fa fare, a volte tentenno e la voglia di mollare mi attraversa, a volte mi sento come l’enorme nero del Miglio Verde, che prova ad alleviare con i suoi strumenti il dolore del mondo, ma che nel farlo lo ingoia e lo trasforma, almeno ci prova. Ma farlo continuamente, provoca dolore allo stomaco, ti affatica. Poi ti guardi intorno, vedi che ci sono altre storie, altre esperienze, ragazzi giovani che vogliono intraprendere questa strada, e allora prendi i tuoi attrezzi e ti rimetti in cammino».
Luoghi (e versi) in cui rileggere ciò che accade
C’è chi non ha mai mollato, come Elena Raffaele, educatrice da 16 anni: «Rispondo sempre a chi me lo chiede che non lo faccio per soldi altrimenti farei altro. Amo questo lavoro e tutto quello che comporta nonostante stipendio ridicolo, assenza di benefit e tutele».
C’è chi, a 64 anni, sta per chiudere il suo percorso lavorativo. È Ferruccio Castelli, educatore che negli anni ha attraversato mondi diversi: comunità di accoglienza, casa, strade, carcere. «Lasciarci provocare dalla sofferenza, dal rischio, dall’autolesionismo, dalla morte e dai loro contrari, permettendo loro di scuoterci dentro e toccare le corde profonde della nostra umanità, può essere pericoloso se fatto in solitudine, senza un’équipe, la supervisione, un supporto psicologico in caso di necessità», riflette. «Ma porta con sé la possibilità di aprire scenari inediti di interpretazione, comprensione e comunicazione di ciò che stiamo vivendo».
Da un po’ di tempo Castelli scrive poesie, con l’obiettivo di «bypassare la parte razionale, arrivando direttamente all’anima, destando emozioni e sentimenti che il lavoro sociale tende a lasciare alla porta perché faticosi da gestire o fallaci. Come dice Gianluigi Gherzi, la poesia è una lenta e talvolta faticosa rielaborazione delle nostre esperienze. E questo scrivere apre nella testa uno spazio senza il quale si rimane dentro i soliti pensieri, i soliti giri. È come se ci fosse in ognuno una parte disattivata del cervello che aspetta di essere interrogata. Forse allora, coltivare uno sguardo poetico verso le vite che incontriamo e verso il lavoro che possiamo fare con loro, è un modo bello e disincantato per interrogarla».
Professione assistente sociale.
E poi c’è chi ha lasciato, come Livia Alberti, più di 10 anni come operatrice nei centri di accoglienza per persone migranti e rifugiate. «Il carico più faticoso non era solo legato alle situazioni delle persone accolte, ma circolava tra colleghi e colleghe», racconta. «Viviamo in un contesto in cui l’investimento sul welfare è insufficiente e questo ha conseguenze dirette su chi lavora nei servizi. Ma credo che questo rifletta anche qualcosa di più profondo: una cultura che tende a dare per scontata la capacità relazionale, come se il saper costruire fiducia, gestire conflitti e stare nei ruoli fosse affidato al buon senso individuale o all’esperienza sul campo tout court». Quello che più le è mancato? «Spazi di confronto e di cura per gli staff, luoghi in cui fermarsi, rileggere ciò che accade, essere accompagnati non solo a “tenere” le situazioni ma a evolvere dentro di esse». Forse è anche da qui che si può ripartire: «Non solo chiedendo di più al sistema, ma iniziando a trasformare il modo in cui stiamo insieme al suo interno».
Il futuro è in mano ai deboli che si sono fatti coraggio
Mattea Caccamo lavora come educatrice professionale dal 2008 nell’ambito minori, famiglie e territorio, in connessione costante con i contesti scolastici e i servizi. La domanda che porta è cruciale: «In che modo possiamo raccontare il valore del lavoro di cura senza passare necessariamente dalla mancanza o dal rischio della sua assenza? Come possiamo rendere visibile ciò che questo lavoro costruisce non solo quando viene meno ma mentre accade? Ogni percorso educativo che si costruisce, ogni relazione che si riattiva, ogni spazio di autonomia che si apre, non riguarda solo la persona coinvolta, ma contribuisce a rendere più sostenibile e abitabile il contesto sociale nel suo insieme. Per questo, più che fermarsi alla richiesta di riconoscimento – pur necessaria – sento che è importante fare un passo ulteriore. Rendere visibile il lavoro educativo per quello che è già oggi».
A Parma, le comunità educative per minori dell’Azienda di servizi alla persona hanno provato a rompere l’acquario, quello spazio chiuso tra le mura di una struttura scandito da turni e riunioni d’équipe. L’hanno fatto con una cena solidale. «Doveva essere la nostra risposta», racconta Alessandro Lupo, educatore professionale. «Un momento in cui la cittadinanza poteva vivere la nostra quotidianità e accorgersi che esistiamo. Volevamo mostrare quali sono le reali opportunità di questo lavoro: il benessere del minore, la spinta generativa per le famiglie d’origine, la prevenzione della marginalità e della devianza. E i nostri ragazzi, che vengono da culture lontane, avevano ricette da condividere, sapori da raccontare, un modo di stare intorno al focolare domestico che meritava di essere visto».
Nessuno può lasciare il segno sui ragazzi come un insegnante.
Il progetto non solo è riuscito, ma ha anche funzionato: «Mentirei se dicessi che non ho ingoiato qualche rospo lungo la strada, ma guardando le persone sedute ai tavoli ho capito che avevamo vinto noi. Quei ragazzi di 13 e 14 anni hanno preso per mano la città e l’hanno portata dentro il loro mondo. Se c’è una cosa che questa fatica lunga e bella mi lascia addosso, è la certezza che restare invisibili non ci salverà. Come scriveva un poeta contemporaneo che amo, il futuro è in mano ai deboli che si sono fatti coraggio. Quel giorno, i nostri ragazzi se lo sono fatto il coraggio. E noi educatori con loro».
La chiusura la affidiamo a Salvatore Di Massa, educatore professionale originario di Ischia che oggi vive e lavora a Livorno: «Vedere un ragazzo straniero, in povertà educativa o con disabilità prendersi il proprio futuro nelle mani è la paga più importante che possiamo avere finché non cambierà davvero qualcosa e verrà dato il giusto valore a quello che facciamo ogni giorno».
Nel mondo circa 840 milioni di donne (quasi una su tre) hanno subito almeno una volta nella vita violenza fisica o sessuale da parte di partner o non partner: è quanto emerge dal rapporto congiunto tra Unicef, Oms, UN Women, Unfpa, Hrp, Unodc e Undesa diffuso a novembre 2025. Un fenomeno che continua ad avere conseguenze profonde sul benessere psicologico, sull’autonomia economica e sulla partecipazione sociale femminile.
Per supportare percorsi di sostegno, empowerment e inclusione sociale, c’è un nuovo strumento digitale, sviluppato tra Italia, Romania e Macedonia del Nord. È il toolkit di COSAm – Competence Self-Assessment Map: Applying Narrative Approach to re-skill vulnerable Women, un progetto europeo guidato da Fondazione Libellula e sostenuto dall’Agenzia nazionale Erasmus+ Indire. Una raccolta operativa di metodologie, attività e dispositivi digitali per chi opera in ambito educativo e sociale e nell’accompagnamento di donne in condizione di vulnerabilità.
Raccontarsi per rafforzare l’autonomia
In 16 mesi di lavoro, COSAm ha sviluppato una metodologia basata sulla pedagogia narrativa e sull’utilizzo di strumenti digitali accessibili per trasformare il racconto autobiografico in una leva concreta di consapevolezza, orientamento e valorizzazione delle competenze personali e professionali. Cofinanziato dal programma Erasmus+ e realizzato da Fondazione Libellula nel ruolo di capofila insieme a Tiber Umbria Comett Education Programme (Italia), Alternative Sociale Asociatia (Romania) e Macedonian Association for Applied Psychology (Macedonia del Nord), ha generato una vera e propria cassetta degli attrezzi. Si rivolge a personale educativo e sociale, operatori e operatrici dei centri antiviolenza e realtà del Terzo settore, con strumenti pratici di narrazione autobiografica, storytelling digitale e percorsi di autoriflessione accessibili anche a persone con bassa alfabetizzazione tecnologica.
Abbiamo lavorato per costruire strumenti accessibili e culturalmente sensibili, partendo da un’analisi dei bisogni delle donne. Il toolkit nasce da questo approccio: fornire a chi opera nel settore educativo e sociale metodologie pratiche per accompagnare percorsi di ricostruzione personale
Maria Francesca D’Alia, social development coordinator di Fondazione Libellula
«Il confronto tra Italia, Romania e Macedonia del Nord ci ha mostrato quanto le condizioni di vulnerabilità possano assumere forme diverse e al tempo stesso evidenziare bisogni comuni», spiega Maria Francesca D’Alia, social development coordinator di Fondazione Libellula. «Molte delle donne coinvolte nel progetto affrontano contemporaneamente fragilità economiche, responsabilità di cura, isolamento sociale e conseguenze legate a esperienze di violenza o discriminazione. La presenza di figli a carico, ad esempio, incide fortemente nei percorsi di autonomia e reinserimento. Attraverso COSAm abbiamo lavorato per costruire strumenti accessibili e culturalmente sensibili, partendo da un’analisi dei bisogni. Il toolkit nasce da questo approccio: fornire a chi opera nel settore educativo e sociale metodologie pratiche per accompagnare percorsi di ricostruzione personale».
Alla raccolta solo alcune modifiche nelle aree Livorno Est e Picchianti-Porta a Terra
In vista della festività di martedì 2 giugno AAMPS/Retiambiente conferma che il servizio di raccolta dei rifiuti si svolgerà regolarmente. Sono previsti solo alcuni cambiamenti negli itinerari di interesse per gli abitanti delle aree Livorno Est e Picchianti-Porta a Terra.
Ecco il dettaglio suddiviso per Aree valido per la raccolta nel giorno della Festa della Repubblica:
Area Livorno Nord Indifferenziato: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta.
Area Sant’Jacopo Marradi Il calendario ordinario non prevede il servizio di raccolta il lunedì.
Area Vittoria Stazione Zola Carta-cartone: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta.
Area Livorno est Organico: servizio anticipato alla mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Picchianti – Porta a Terra Organico: servizio anticipato alla mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Ardenza – La Rosa Organico: servizio attivo la mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Livorno Sud Carta-cartone: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta.
Pentagono
Multimateriale: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 19.30 alle 20.00 del giorno di raccolta.
Aree Pentagono e Centro Allargato Tutti i contenitori stradali presenti nelle aree “Pentagono” e “Centro Allargato” saranno regolarmente vuotati. Il Centro di raccolta “Livorno Sud” e il “Centro del riuso creativo” saranno chiusi martedì e riapriranno il giorno seguente. Servizio di raccolta pannolini/pannoloni: non effettuato nei giorni festivi.
Ringraziamo i cittadini per la consueta collaborazione. Per ulteriori informazioni: 800-031.266, info@aamps.livorno.it, facebook/instagram/APP (“AAMPS Livorno”).
US defence industry leaders are pushing for deeper commercial cooperation with Taiwan to strengthen its military capabilities, as the island seeks faster ways to bolster deterrence amid Beijing’s mounting military pressure.
But they cautioned that such business deals could not replace traditional American arms sales regarded as the backbone of Taiwan’s defence.
Speaking at the Taiwan-US Defence Industry Forum in Taipei on Thursday, retired US General Charles Flynn and senior American executives...
L’Unione Sindacale di Base aderisce e partecipa alla manifestazione “No Base” del 2 giugno a Pontedera, una mobilitazione necessaria contro la militarizzazione dei territori, contro l’economia di guerra e contro le politiche imperialiste portate avanti dal governo italiano, dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti.
Da anni USB è impegnata nelle lotte contro la guerra, contro il riarmo e contro l’utilizzo dei porti, delle infrastrutture logistiche e dei territori come strumenti della macchina bellica. Lo abbiamo fatto organizzando scioperi, presidi e mobilitazioni nei porti italiani contro il traffico di armi e contro il coinvolgimento dell’Italia nei conflitti imperialisti.
Abbiamo sostenuto e promosso mobilitazioni internazionali dei lavoratori portuali contro il traffico di armi e contro il genocidio del popolo palestinese, ribadendo che i porti non devono essere al servizio della guerra e della morte. Oggi più che mai è evidente il legame tra militarizzazione dell’economia, attacco ai diritti sociali e peggioramento delle condizioni materiali delle lavoratrici e dei lavoratori. Mentre miliardi vengono destinati alle spese militari, ai programmi di riarmo e alla Nato, salari, pensioni, sanità, scuola e servizi pubblici vengono sacrificati sull’altare della guerra e del profitto.
Per questo diciamo con forza: GIÙ LE ARMI, SU I SALARI
La costruzione di nuove basi militari, l’espansione delle servitù militari e la subordinazione dei territori agli interessi strategici della Nato rappresentano un attacco diretto alle esigenze sociali delle classi popolari. Le lavoratrici e i lavoratori non possono pagare il prezzo della guerra, del carovita e delle politiche imperialiste.
USB denuncia il genocidio in Palestina e la complicità del governo italiano, dell’Unione Europea e degli Stati Uniti nel sostegno politico, economico e militare a Israele. Allo stesso tempo respingiamo le aggressioni economiche, politiche e militari contro i popoli che resistono all’ordine imperialista, dall’attacco permanente contro Cuba e Venezuela e l’attacco all’Iran. La guerra esterna si accompagna sempre alla guerra interna contro il lavoro, contro il conflitto sociale e contro il diritto di sciopero. La militarizzazione produce repressione, precarietà e impoverimento, mentre grandi gruppi industriali e finanziari aumentano i propri profitti grazie all’economia di guerra. Per queste ragioni saremo in piazza il 2 giugno a Pontedera insieme ai movimenti territoriali, alle realtà sociali e a tutte e tutti coloro che si oppongono alla guerra, all’imperialismo e alla militarizzazione dei territori.
NO ALLA BASE MILITARE NO ALL’ECONOMIA DI GUERRA NO ALL’IMPERIALISMO STOP AL GENOCIDIO IN PALESTINA GIÙ LE ARMI, SU I SALARI
E se la soluzione al sovraccarico dettato dalle segnalazioni di sicurezza mediante AI fosse l'utilizzo di un linguaggio di programmazione che, per sua stessa natura, previene la maggioranza dei problemi in fase di compilazione?
Secondo il maintainer del Kernel Linux stabile la soluzione è proprio quella: Rust risolverebbe almeno il 60% dei problemi all'origine.
Dopo dieci anni di riforma possiamo dire che il Terzo settore è diventato più forte, più riconoscibile e più strategico. Ma il suo futuro dipenderà dalla capacità di costruire alleanze nuove tra istituzioni imprese e cittadini. Il Terzo settore non chiede solo risorse. E se il volontariato resta un’infrastruttura democratica, il profit porta competenze e innovazione. Sono tantissimi i messaggi lanciati dall’associazione ManagerNoProfit che ha festeggiato i primi dieci anni di età con un convegno organizzato con Altis Università Cattolica.
Orizzonte sociale
Come sono tante le voci di chi è intervenuto a riflettere sul futuro. Tra loro, Luigi Bobba, presidente fondazione Terzjus; Luca Pesenti, direttore scientifico del master in Terzo settore e impresa sociale di Altis e sostenuto dall’associazione; il presidente di VITA Giuseppe Ambrosio, con uno speech sul comunicare il valore delle organizzazioni guidate dalla mission. E c’era, ca va sans dire, anche il presidente Luigi Tomassini. Con lui abbiamo approfondito il significato di un’esperienza che oggi conta 150 soci manager volontari presso otto sezioni, da Torino a Verona, a Trento.
Che cosa porta a casa dall’incontro per i vostri dieci anni?
Prima di tutto il valore dell’incontro in presenza. Noi lavoriamo molto online e ci sentiamo quasi settimanalmente, ma le occasioni per vederci davvero sono poche. Poi mi porto a casa le testimonianze. Abbiamo ascoltato esperienze dal Veneto, da Torino, da Trento ciascuna con un profilo specifico.
L’intervento di Luigi Bobba, presidente fondazione Terjus al convengo di ManagerNoProfit in Cattolica
Operare localmente ci aiuta a monitorare gli enti, a capire le loro necessità e a intercettare bisogni che cambiano da territorio a territorio.
Non è un ossimoro parlare di “manager no profit”?
No, non lo è. Capisco che possa sembrare una contraddizione, perché la parola manager richiama subito l’impresa, mentre il no profit richiama altri mondi, altri linguaggi. Però dietro qualsiasi organizzazione ha bisogno di capacità gestionali, indipendentemente dalla finalità. Quello che oggi chiamiamo capacity building. Saper organizzare, amministrare, gestire persone, volontari, dipendenti, risorse.
Quali sono le sfide più diffuse?
Molti enti vivono situazioni complesse: alcuni hanno il 60% di volontari e il 40% di dipendenti, altri il contrario. Gestire questi equilibri non è semplice.
Luigi Tomassini (a destra), presidente ManagerNoProfit al convegnoper il decennale
Per questo le competenze manageriali possono essere molto utili, purché portate nel modo giusto, con spirito di servizio, dimenticando che in passato si era stati magari un “c level”.
Chi è, oggi, un manager no profit?
Secondo me è prima di tutto una persona che impara a conoscere chi ha davanti. Non basta arrivare con il proprio bagaglio professionale e pensare di applicarlo così com’è. Ci sono linguaggi, modalità e sensibilità diverse da conoscere. Bisogna allenarsi ad ascoltare, capire e porsi alla pari.
Ai colleghi dico sempre che bisogna volare bassi. Il nostro manager non arriva per insegnare dall’alto, ma per mettersi accanto all’ente e accompagnarlo.
Come è nato il suo coinvolgimento personale?
Per me è stata come una vocazione. Arrivavo dal settore delle costruzioni, un mondo pesante: avevo lavorato anche per Expo, seguendo sei padiglioni. A un certo punto ho sentito il bisogno di cambiare. Mi sono chiesto: di quello che so fare, di tutta l’esperienza che ho maturato, che cosa posso farne?
Perciò ha iniziato a guardarsi intorno nel Terzo settore.
Sì, ma non trovavo il contesto giusto. Mi proponevano attività utili, certo, ma lontane dalle mie competenze. Io desideravo altro. Cercando online ho trovato ManagerNoProfit: sei anni fa non sapevo nemmeno bene cosa fosse il volontariato di competenza. Poi alcuni soci sono venuti a trovarmi Trento e mi hanno proposto di mettere insieme cinque o sei persone per aprire una sezione. Così è iniziato tutto.
Torniamo ai bisogni degli enti che intercettate, quali sono?
Molto spesso organizzativi. Gli enti chiedono aiuto su amministrazione, gestione dei volontari, programmazione, raccolta fondi, controllo dei costi, organizzazione interna.
A volte il problema è molto concreto: una verifica fiscale, un assetto amministrativo da sistemare, un processo da rendere più chiaro. Altre volte il tema è più ampio, riguarda come crescere e strutturarsi, o come gestire il rapporto tra volontari e dipendenti. In generale, molti enti hanno competenze fortissime sulla propria missione, ma meno strumenti gestionali. Ed è lì che possiamo essere utili.
Quindi è una consulenza?
Non proprio, è più un accompagnamento. Mi piace dire che è come avere accanto un fratello saggio, qualcuno che ti aiuta a leggere i problemi e a costruire soluzioni insieme. Partiamo con un check up iniziale, poi c’è una valutazione interna, per capire se abbiamo le competenze giuste e scegliere le persone più adatte. Di solito lavoriamo almeno in due: un capoprogetto e un collaboratore.
Con chi collaborate per intercettare i bisogni degli enti?
C’è una convenzione nazionale con il Csv – Centri di servizio per il volontariato che ci segnala progetti o bisogni specifici, e viceversa. Ma il passaparola tra gli enti resta fondamentale.
Lavorate solo con manager in pensione?
Per chi va in pensione, può essere una grande opportunità continuare a usare le proprie competenze in un modo diverso, con un “cliente” diverso da quello aziendale. Può essere anche una forma di invecchiamento attivo, che mantiene viva la testa e gratifica chi la attua. Però il nostro orizzonte comprende anche giovani, professionisti attivi, persone che lavorano e che possono dare un contributo modulabile. Proprio perché lavoriamo in squadra, possiamo organizzare presenze e tempi diversi.
Il vostro campo di gioco è il volontariato di competenze?
Direi che è centrale. Per noi il volontariato d’impresa e il volontariato di competenza sono ambiti decisivi. Bisogna però creare la giusta sinergia tra l’ente del Terzo settore e l’impresa: l’imprenditore deve capire il valore di mettere a disposizione competenze, e l’ente deve essere pronto ad accoglierle. Non è automatico. Ma quando funziona, può generare un impatto molto forte. Noi abbiamo già avviato esperienze in questa direzione e ne svilupperemo delle altre.
anotherworld.network Ogni sistema politico che attraversa una crisi di legittimità produce, con la puntualità di un meccanismo industriale, la figura che chiameremo catalizzatore: qualcuno che raccoglie la diffidenza accumulata, la canalizza in energia elettorale, e la restituisce al sistema in forma utilizzabile. Il Vannaccismo — il fenomeno politico costruito attorno alla figura del […]
Due persone lavorano nella stessa organizzazione. Hanno compiti e responsabilità differenti, ma sono pur sempre al servizio di una causa comune. Tuttavia, una voragine retributiva le separa: la prima può guadagnare anche 300, 400, mille volte in più della seconda. Si tratta della forbice, in alcuni casi con ampiezze oggettivamente fuori scala, che descrive la diseguaglianza tra i compensi degli amministratori delegati e gli stipendi dei propri dipendenti. C’è da dire che valori così alti si ritrovano solo nelle grandi multinazionali, molto spesso americane. Nonostante lo scarto sia mediamente più basso al confronto con gli Stati Uniti, il tema è rilevante anche in Italia. Nel nostro Paese, però, fatto di piccole imprese e frenato da poca innovazione, bassa crescita e stipendi reali fermi ai primi anni ’90, il dibattito sembra meno presente.
Venti che separano
Secondo una recente analisi della Confederazione sindacale internazionale e dell’Oxfam, nel 2025 i compensi degli amministratori delegati delle più grandi società del mondo sono cresciuti dell’11%, mentre il salario reale del lavoratore medio globale è aumentato appena dello 0,5%. In altri termini, la retribuzione dei ceo è aumentata oltre venti volte più velocemente rispetto agli incrementi salariali dei dipendenti. La questione è calda soprattutto negli Usa, dove i compensi di chi sta al vertice delle grandi organizzazioni possono raggiungere valori realmente esagerati, tra paga base, bonus legati agli obiettivi e stock option. Si calcola che nel 2025 i dieci ceo più pagati del mondo hanno guadagnato complessivamente oltre un miliardo di dollari. Lo scorso anno il colosso finanziario Blackstone, la multinazionale tech Broadcom, la banca d’investimento Goldman Sachs e Microsoft hanno pagato i propri ceo oltre cento milioni ciascuno.
Giù la… Musk
Se è poco sensato citare Elon Musk, tra le altre cose cofondatore e amministratore delegato di Tesla, del quale si parla spesso per ipotetici compensi da centinaia di miliardi di euro (legati però a obiettivi estremamente ambiziosi), si può guardare alle grandi aziende tecnologiche. Sundar Pichai, ceo di Google e amministratore della holding Alphabet, potrebbe percepire fino a 692 milioni di dollari nei prossimi tre anni: non tanto con la paga base, pari a circa due milioni di dollari, ma in gran parte grazie ai risultati finanziari e alla capacità di raggiungere obiettivi. Il ceo di Apple, Tim Cook, che a breve lascerà il posto per passare alla carica di presidente esecutivo, nel 2025 ha avuto un compenso fisso di tre milioni di dollari, più altri 70 milioni tra azioni e bonus.
il ceo di Google, Sundar Pichai, foto di Jose Luis Magana per AP Photo/LaPresse
Il vero fallimento
«A ben vedere gli stipendi dei grandi manager non sono salari: si tratta in realtà di rendite autodefinite. Non esistono ragioni vere, né di mercato, né di efficienza, per pagare un amministratore delegato 10 o 50 milioni di euro. Spesso non sono neanche compensi legati alle performance», ragiona Luigino Bruni, economista e presidente della Scuola di Economia civile.
«Quando si raggiungono cifre del genere siamo di fronte a un fallimento del mercato e dell’etica. Senza contare che quelle somme esagerate rappresentano naturalmente una decurtazione dei profitti dell’azienda, una diminuzione dei compensi dei lavoratori o un costo aggiuntivo scaricato sui consumatori». Negli anni ’50 alla Olivetti lo stipendio più alto non poteva superare di circa dieci volte quello più basso. «Al tempo il problema si poneva per tenere unità una comunità. C’è una soglia oltre la quale la diseguaglianza diventa insopportabile e ci fa dubitare che esista qualcosa che ci tiene insieme: vale per la società in generale e anche per le imprese».
Italia meno
In Italia siamo molto lontani dai livelli americani, anche prendendo come esempio emblematico il compenso dell’ex amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares. Per il 2023 il manager portoghese della holding nata dalla fusione di Fca e Groupe Psa era arrivato a percepire quasi 36,5 milioni di euro (tra paga base, bonus e buonuscita), mentre l’attuale ceo, l’italiano Antonio Filosa, nel 2025 ha avuto un compenso di circa 5,4 milioni. Guardando invece ai vertici delle partecipate pubbliche, l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, nel 2025 ha avuto un compenso fisso di 1,6 milioni di euro, a cui bisogna aggiungere la parte variabile e il controvalore delle azioni gratuite, per un totale percepito di quasi 8,9 milioni di euro. Di recente si è parlato per lui di un aumento che porterebbe il compenso potenziale fino a 15,4 milioni, criticato dal proxy advisor Iss. Nel caso dell’amministratore delegato di Enel, Flavio Cattaneo, il compenso fisso nel 2025 è stato di 1,5 milioni, arrivato però a 10,2 milioni sommando bonus variabili, azioni e benefit.
Manca la ratio
Per comprendere davvero l’entità di cifre così alte, più che il dato secco può aiutare mettere i compensi in rapporto agli stipendi dei lavoratori ordinari, attraverso il cosiddetto ceo pay ratio. Si definisce così il rapporto tra il compenso complessivo annuo del ceo e la retribuzione mediana, ossia il valore che divide in due metà numericamente identiche i dipendenti (calcolata escludendo la remunerazione del ceo). Se per esempio quel rapporto è di 5 a 1, significa che per ogni euro guadagnato dal lavoratore con retribuzione mediana al ceo spetta un compenso cinque volte superiore.
Secondo l’Economic policy institute, think tank non profit che analizza da anni le diseguaglianze salariali negli Stati uniti, nel 1965 gli amministratori delegati delle prime 350 aziende americane venivano pagati circa 21 volte in più rispetto al lavoratore tipico. Quel rapporto è cresciuto a 31 a 1 nel 1978 e a 60 a 1 nel 1989, prima di esplodere negli anni ’90 e soprattutto nei primi anni duemila, raggiungendo quota 380 a 1. La crisi finanziaria del 2008 ha alleggerito il fenomeno, che è poi tornato prepotentemente raggiungendo il massimo storico nel 2020, con un rapporto di oltre 400 a 1, prima di scendere ancora: nel 2024 è stato di circa 281 a 1. Anche in questo caso in Italia i rapporti sono molto più bassi. Nel 2025 il pay ratio in Enel è stato di 186 a 1, in Eni di 138 a 1 e in Stellantis di 82 a 1 (ma di 248 a 1, se si considera la media degli ultimi cinque anni).
Bastano quattro giorni
Dal 2017 negli Stati Uniti la Sec, l’equivalente americana della Consob, ha imposto alle società quotate l’obbligo di divulgare il rapporto tra la remunerazione del ceo e la retribuzione mediana all’interno dell’azienda. Qualcosa di simile è stato introdotto nel 2019 nel Regno Unito, per le società quotate con più di 250 dipendenti. Quell’anno si era molto parlato del “fat cat friday“, la giornata di venerdì 4 gennaio. Si era calcolato che entro quella data, cioè ad appena quattro giorni dall’inizio dell’anno, il ceo medio a capo delle prime cento società quotate al London stock exchange aveva già intascato l’equivalente della paga media annua di un lavoratore britannico a tempo pieno. Alla base di queste politiche c’è la convinzione che una maggiore trasparenza sulle disuguaglianze interne alle aziende possa ridurre le disparità retributive e prevenire reazioni negative nell’opinione pubblica. Il ragionamento è intuitivo: mettere nero su bianco la retribuzione di un ceo può influenzare direttamente il morale dei lavoratori, il loro coinvolgimento e la percezione di equità all’interno dell’azienda. Inoltre, non sono da sottovalutare le ricadute dirette anche sugli azionisti e in generale sulla percezione dell’organizzazione all’esterno.
Effetto trasparenza
Uno studio di due economisti italiani per l’istituto di ricerca internazionale Iza ha analizzato proprio l’effetto della trasparenza sulle retribuzioni dei vertici aziendali (in gran parte degli amministratori delegati) a capo delle società italiane quotate in borsa a partire dal 1998, anno dal quale è stato introdotto l’obbligo di renderle pubbliche e così i compensi sono diventati osservabili e sistematicamente divulgati. L’operazione trasparenza ha prodotto qualche effetto nelle aziende guidate da ceo con compensi elevati, ma solo per pochi: a beneficiarne è stato soprattutto chi aveva già un alto stipendio, mentre chi guadagnava poco non ha visto differenze significative in busta paga. «Abbiamo osservato che la conoscenza dell’ammontare esatto dei guadagni dell’amministratore delegato può essere una leva per i top manager, che in questo modo hanno la possibilità di negoziare compensi migliori. Ma nel caso del lavoratore mediano quella possibilità di negoziare di fatto non c’è», dice Vincenzo Pezone, professore associato di finanza presso il dipartimento di economia e management dell’università Luiss e autore dello studio con Agata Maida, dell’Università statale di Milano.
Sapere non basta
La trasparenza aiuta, quindi, ma forse meno del previsto. «Studi americani hanno dimostrato che la disponibilità su internet dei guadagni dei ceo, ossia la loro divulgazione pubblica e il dibattito innescato dai media, hanno effettivamente portato a una diminuzione dei compensi dei vertici aziendali. La trasparenza può quindi essere un fattore per ridurre la diseguaglianza, ma da sola non basta, soprattutto in Italia», aggiunge Pezone. «Una grossa differenza tra gli Usa e il nostro Paese è che negli ultimi trent’anni negli Stati Uniti una crescita dei salari c’è stata, mentre in Italia sono rimasti fermi.
È difficile parlare di ridistribuzione della ricchezza quando la ricchezza di fatto non si crea». Se negli Stati Uniti o in Inghilterra l’opinione pubblica si è indignata, sull’onda di una crescita che ha arricchito pochi e lasciato indietro tanti, in Italia il contesto è molto diverso. Secondo Pezone, «forse di questo tema in Italia se ne parla un po’ meno perché il dibattito è superato dalla bassa crescita. Inoltre, siamo anche un’anomalia, perché nel nostro Paese la figura del manager professionale, a parte nel caso delle banche, è poco presente. Molte imprese sono familiari e di conseguenza è più difficile creare scandalo e indignarsi per grossi stipendi percepiti da persone che molto spesso hanno fondato le società che dirigono».
Azionisti… in azione
La sostenibilità, in tutte le sue forme, è uno dei grandi temi del nostro tempo ed è entrata di prepotenza anche in relazione ai compensi milionari dei ceo. Da anni i guadagni degli amministratori delegati delle grandi aziende non sono legati soltanto a fattori finanziari e alla massimizzazione del valore per gli azionisti. Nel 2018 soltanto il 25% delle aziende considerava la performance Esg come fattore nella retribuzione variabile dei propri ceo, mentre già nel 2022 erano diventate circa il 90%. Ma secondo uno studio della Banca d’Italia, che ha analizzato le principali società quotate in Italia, Francia, Germania e Spagna tra il 2018 e il 2022, collegare cospicui bonus per gli amministratori delegati al raggiungimento di migliori valutazioni Esg non è sempre efficiente. Nell’analisi l’Italia è risultata tra i paesi con i ceo più efficaci a raggiungere obiettivi Esg: traguardi tuttavia spesso vaghi, poco impegnativi e a basso impatto sul modello di business, con un alto rischio di greenwashing. «Siamo immersi in questa grande retorica delle capitalismo dal volto umano e delle leadership condivise e inclusive», spiega ancora Bruni, «ma quando poi guardi agli stipendi e vedi uno scarto di mille volte diventa tutto fumo negli occhi. È un problema di qualità morale dell’intero capitalismo». Una possibile soluzione? «Nel nostro piccolo potremmo iniziare a non acquistare i prodotti delle grandi aziende che strapagano i top manager. Ma prima ancora dei consumatori, a indignarsi dovrebbero essere gli azionisti».
Nella foto di apertura, di Mauro Scrobogna per LaPresse, Flavio Cattaneo, amministratore delegato di Enel, durante l’edizione 2025 di Atreju, il Festival di Fratelli d’Italia: guadagna 1,52 milioni annui che diventano 10,2 annui (lordi), sommando bonus e componenti variabili.
Di Movisol.org Lo scorso 26 maggio, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha aperto la sessione speciale del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con il tema: “Difendere gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e rafforzare il sistema internazionale centrato sull’ONU”. Non vi è dubbio che tali principi […]
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A
lle immagini la filosofia attribuisce, fin quasi dai suoi inizi, una forza ragguardevole e controversa: schermo, esca, apparenza, inganno, qualcosa la cui realtà consiste nel farci mancare quello che realtà è per davvero. Per i tipi di Orthotes appare il volume L’inquietudine dell’immaginario. Etiche dello sguardo (2026). L’autore è Pietro Bianchi, critico cinematografico e teorico del cinema, attivo nell’Università della Florida. Bianchi colloca la sua interrogazione di immaginario e sguardo al crocevia di filosofia, cinema e teoria psicoanalitica lacaniana. In questo modo non soltanto tocca snodi fondamentali dei discorsi di cui si serve, ma interviene anche su un nervo scoperto del presente. L’immagine sembra rappresentare infatti nuovamente un’inquietudine per la vita pubblica. La preoccupazione non è più soltanto la manipolazione ma anche la generazione, per via d’intelligenza artificiale, di flussi continui di immagini senza redini né referenti reali. Che cosa ci offrono il cinema e il pensiero per orientarci nel campo del vedere e nei suoi mutamenti?
Il volume inquadra fin dall’inizio e giustamente la questione nei termini del mutamento storico e tecnologico, termini che rimangono peraltro decisivi fino alle conclusioni. È possibile ragionare sui temi dello sguardo, dell’immaginario, della visione, dell’immagine, dell’immaginazione come di campi e facoltà astratte ed essenzialmente astoriche, come di puri eventi e regioni mentali; così come è possibile aggiungere a questi oggetti, occasionalmente, qualche merletto culturale, per esempio come quando affermiamo che il linguaggio si sedimenta e influisce sulle percezioni (uno di quei tipici motti midcult certamente veri ma non per questo conclusivi). Al contrario, Bianchi non si limita all’idea che tecnologia e cultura materiali generano prodotti e linguaggi che finiscono per dirigere gli apparati percettivi. La posta in gioco è piuttosto l’idea che proprio nella tecnologia e nella cultura materiale di un’epoca e di una società si gioca l’esperienza del vedere e dello sguardo.
Assumendo questa prospettiva, i modi in cui si articola la visione in un determinato mondo cessano di rappresentare l’incrostatura di una facoltà mentale; e possono essere interrogati invece come le cifre più proprie della visione in quel determinato mondo. Cioè, non vediamo innanzitutto con gli occhi o con i nervi, ma con il cinema – o con la televisione, gli smartphone, i musei, le finestre, eccetera.
Questo approccio all’oggetto di indagine permette di metterne a fuoco tanto le caratteristiche salienti quanto, e altrettanto essenzialmente, le tendenze di sviluppo. Permette cioè di rispondere a due domande contemporaneamente: cos’è la visione? Come si sta trasformando? E lo fa includendo la possibilità che quello che oggi chiamiamo visione e sguardo forse diventerà un giorno se non del tutto almeno in parte irriconoscibile per animali che tuttavia condividono la nostra anatomia e la nostra tradizione. Detto altrimenti, per sottolineare un’altra peculiarità metodologica, assumere questo approccio significa includere di principio che vi sia un’irriconoscibilità possibile nell’oggetto di indagine, cioè che l’oggetto di indagine custodisca un’inquietudine che gli è propria e può essere analizzata.
La posta in gioco è l’idea che proprio nella tecnologia e nella cultura materiale di un’epoca e di una società si gioca l’esperienza del vedere e dello sguardo. Cioè, non vediamo innanzitutto con gli occhi o con i nervi, ma con il cinema – o con la televisione, gli smartphone, i musei, le finestre, eccetera.
Questo potenziale di irriconoscibilità interno alla visione non si dà tuttavia soltanto fra umani possibili, differenti e distanti nel tempo e nello spazio; ma anche nello stesso sguardo della stessa persona. Per un verso, infatti, alla vista si imputa l’autorevolezza di un rapporto al mondo distaccato, non in balia delle preferenze individuali, oggettivo, veridico. Per l’altro, nel campo della visione si collocano anche l’illusione e l’allucinazione: un rapporto al mondo troppo individuale, soggettivo, non più verificabile da secondi o da terzi. Ci sono anche esperienze più quotidiane che testimoniano della tensione interna al vedere: l’intensità del desiderio che si esprime nel fissare, così come il fastidio dell’essere oggetto di qualcuno che ci fissa; i colori vivi con cui dipingiamo un ricordo gioioso, ma anche l’eccessivo distacco nel quale percepiamo un’improvvisa estraneità, un’alienazione, e le cose ci appaiono lontane, indifferenti o addirittura ripugnanti; le immagini dei sogni. Sono tutti esempi di un’individualità che si apre nel mezzo di un rapporto visivo che è anche, o altrimenti perlopiù, oggettivo.
Ora, il cinema è o almeno è stato, per Bianchi, l’istituzione preposta all’articolarsi di questa inquietudine, le sale cinematografiche sono state “il luogo in cui un’intera comunità rifletteva su sé stessa, sulle proprie memorie rimosse, sui propri desideri inconsci, sui propri traumi e sui propri enigmi, attraverso le immagini”. Perché questo? Le ragioni si trovano secondo Bianchi proprio nella materialità del cinema e delle componenti (anche) tecnologiche che lo caratterizzano.
L’argomento si sviluppa a partire dal concetto di “inconscio ottico” discusso da Walter Benjamin. Fotografia e cinepresa permettono di “scavare un buco nel visibile”: se la visione quotidiana è caratterizzata da determinati pattern percettivi, fotografia e cinepresa permettono di rendere visibile, di concentrarsi su ciò che nella visione quotidiana è o ignorato o addirittura invisibile. Senza, non avrei prestato attenzione a questo particolare, non sarebbe possibile osservare la serie dei movimenti di un corpo, tantomeno questi organismi che vivono sulla mia pelle, o il calore dei corpi. Determinati apparati tecnici ci permettono di vedere ciò che, nella visione quotidiana, non viene altrimenti all’attenzione. Non si tratta tanto di piccole percezioni – elementi minimi e ignorabili – quanto dell’emergere di un rapporto, interno al campo della visione, a qualcosa di inatteso.
Proprio in virtù di questa caratteristica, la visione cinematografica sarebbe analoga all’operazione del fantasma, nozione psicoanalitica, compreso come per un verso “la scena in cui il soggetto inscrive il proprio desiderio” e per l’altro “lo spazio in cui soggettivo e oggettivo cessano di essere distinguibili”. Un punto chiave di questa riflessione piuttosto interna alla teoria psicoanalitica lacaniana e al vocabolario della filosofia francese degli anni Sessanta è che nel campo della visione la dimensione fantasmatica emerge in maniera particolarmente apprezzabile quando all’articolarsi di un desiderio la distanza e la differenza che caratterizzano il vedere quotidiano – un rapporto distaccato e oggettivo al mondo – si trasformano in una indifferenziazione fra soggettivo e oggettivo, investita eroticamente. Bianchi prende qui a riferimento il film Il vaso di Pandora (1928) di Georg Wilhelm Pabst. Scrive:
Il film […] racconta l’ascesa e la rovina di Lulu […]. La parabola tragica di Lulu è segnata dalla forza seduttiva del suo corpo e dal modo in cui esso mette in crisi le convenzioni morali e sociali […]. La scena centrale […] è quella in cui Schön, il rispettabile editore che ha sposato Lulu, sopraffatto dalla gelosia e dall’angoscia per la sua irrefrenabile vitalità erotica, estrae una pistola. Ne segue una colluttazione convulsa, quando all’improvviso… parte un colpo, e sullo schermo dall’avvinghiarsi dei corpi sale una nuvola di fumo. Per diversi secondi lo spettatore non sa chi sia stato colpito, né chi abbia sparato. […] In questa indeterminatezza […] si apre una dimensione propriamente fantasmatica: non ci sono più soggetti e oggetti chiaramente distinti che interagiscono in modo causale, ma un cortocircuito in cui attivo e passivo collassano l’uno sull’altro.
Grazie alla mediazione tecnica e al fare artistico è possibile manifestare una dimensione inerente allo sguardo che rimarrebbe altrimenti implicita o la cui espressione egualmente intensa rientrerebbe in quadri psicopatologici. Sebbene questa possibilità non sia esclusiva dell’operazione cinematografica, è fuor di dubbio che il cinema ne sia il luogo elettivo.
Grazie alla mediazione tecnica e al fare artistico è possibile manifestare una dimensione inerente allo sguardo che rimarrebbe altrimenti implicita o la cui espressione egualmente intensa rientrerebbe in quadri psicopatologici.
In questo snodo concettuale – in cui si articolano tecnicità e materialità, dimensione fantasmatica e campo generale della visione – si ritrova dal mio punto di vista la torsione dialettica più decisiva e più interessante del testo. Bianchi riesce a mostrare come la tranquillità distante della visione quotidiana, che si comprende distaccata e metterebbe al riparo dalle intensità allucinatorie dell’individuo e delle sue fantasie, non solo è già composta da un mélange di oggettivo e soggettivo; ma soprattutto viene ribaltata di segno, una volta che l’apparato tecnico e lo sviluppo storico e materiale vengono messi a fuoco. Il preteso distacco e la pretesa spontaneità della visione quotidiana si rivelano speciosi, mentre l’intervento artificiale, anziché produrre un’immagine-inganno, manifesta proprio quell’elemento di turbamento, di irriconoscibilità, di inquietudine che abita realmente la visione, ma spesso rimane implicito.
Questo guadagno teorico viene poi elaborato nel testo in diverse direzioni. Una scelta interessante di Bianchi consiste nel mobilitare l’apparato concettuale lacaniano in sinergia con la filosofia di Gilles Deleuze (e la sua ricezione di Henri Bergson). Spesso i due pensatori vengono opposti in modo ingenuo e piuttosto manualistico: enfatizzando le critiche mosse da Deleuze alla psicoanalisi, sottolineando l’eredità hegeliana in Lacan, opponendo le rispettive teorie del desiderio. Bianchi opta piuttosto per un dialogo fra i due pensatori e, in un certo senso, per le tradizioni di cui vengono fatti segnaposti (un dialogo già tentato).
Due teoremi in particolare vengono articolati uno sull’altro. Per un verso, l’idea di Lacan di una sostanziale incompletezza della realtà come insieme ordinato, idea espressa nella definizione di reale come “ciò che l’intervento del simbolico rigetta dalla realtà”. Seguendo l’analogia con il campo della visione, possiamo comprendere il concetto di “inconscio ottico” in questi termini. Abbiamo a che fare con un campo costituito essenzialmente da un’esclusione o, detto in altri termini, con una realtà “fratturata, divisa, […] antagonistica”. Personalmente, non credo che la tesi dell’incompletezza sia equivalente alla tesi dell’antagonismo, un argomento che mi sembra debba molto al lacanismo di Ljubljana, né che dalla prima si derivi immediatamente la seconda, ma lascio questo problema in disparte. Quel che conta è l’assunto che la realtà, anziché costituirsi come tutto ordinato, in cui ogni elemento ha il suo posto proprio, sia caratterizzata da un’inerente instabilità: non è fissata una volta per tutte ed è attraversata da antagonismi.
Per l’altro verso, questo supporto speculativo viene specificato nei termini di un’equazione fra divenire e immagine, seguendo qui la linea deleuziana: tutto ciò che diviene, diviene esprimendosi e imprimendosi, agendo e reagendo. Mettersi in immagine non è altro, secondo questa seconda linea, che il processo e flusso continuo di espressione e impressione di ogni cosa sulle altre cose: la realtà viene compresa come un costante mettersi in immagine di ogni cosa e su ogni cosa. Il rischio di una concezione del genere è naturalmente quello di rappresentarsi la realtà come un processo omogeneo, una gran melassa. La determinazione e la molteplicità devono essere integrate, e ciò avviene nel senso di “micro-intervalli” che “tutti gli esseri viventi” istanziano. Ogni essere vivente rifrange il divenire immagine della realtà e così facendo evita il collassare delle determinazioni e delle fratture – dimensioni care a Bianchi – nell’oceano di una presupposta unità-flusso primigenia.
L’intervento artificiale, anziché produrre un’immagine-inganno, manifesta proprio quell’elemento di turbamento, di irriconoscibilità, di inquietudine che abita realmente la visione, ma spesso rimane implicito.
Il cinema e la macchina da presa rendono possibili proprio il cristallizzare, l’articolare e l’emergere di queste rifrazioni, interruzioni e divisioni, per le caratteristiche di cui sopra abbiamo già parlato. Scrive Bianchi: “Il cinema non è rappresentazione. Il visibile non è questione di rivelazione, di svelamento o di disvelamento […]. Il visibile è piuttosto questione di abitare la dimensione del ‘non-tutto’. E la macchina da presa, in questo senso, è forse uno degli strumenti per mantenere viva e possibile tale utopia.” La capacità di muoversi in una realtà incompleta, caratterizzata dall’antagonismo, attraversata dal puntiglio erotico del desiderio nell’esperienza percettiva è il referente che in ultima analisi fonda, mi sembra, nel discorso di Bianchi, il riferimento a una dimensione etico-politica.
Torniamo però alle due linee guida che si trovano nel percorso di Bianchi: l’incompiutezza sostanziale e la realtà come flusso. I due paradigmi sono tenuti insieme da un problema metafisico classico: il rapporto fra l’uno e i molti. Problema non facile da risolvere e, non necessariamente risolto dall’affermazione che ogni vivente rappresenta un micro-intervallo: questa rischia o di essere una proposta puramente nominalistica, che chiama alcuni flussi intervalli senza mostrare esattamente in cosa i secondi si distinguerebbero dai primi; o di presupporre la determinazione nell’uno-flusso, rendendo a questo punto vacuo il concetto di realtà come divenire generale.
Sottolineo questa tensione non per puntiglio metafisico, che sarebbe un capriccio inutile, perché Bianchi non sta scrivendo in primo luogo un trattato di metafisica, pur adoperandone alcune categorie fondamentali. Lo faccio per allacciarmi alla tensione stessa che anima il libro e che si lega, a sua volta, alla tensione che caratterizza il cinema oggi come istituzione storica e, a un tempo, come campo dell’esperienza estetica. Questa tensione è identificata da Bianchi con molta acutezza e credo che sia, questo davvero, il senso più proprio in cui il testo riesce ad abitare il divenire come dimensione del non-tutto: cioè non come macro-flusso micro-intervallato dai viventi (e per esempio perché non intervallato proprio dall’apparato tecnico, che mai è stato vivente?); ma proprio come trasformazione, caratterizzata da delle tendenze, ma senza un risultato predeterminato.
Mi spiego meglio, in riferimento alle letture che Bianchi stesso fa di due film, La Bête di Bertrand Bonello e Aggro Dr1ft di Harmony Korine, apparsi nel 2023. Prendo i due film come rappresentativi della tensione che si riscontra nel libro: quella fra i paradigmi dell’incompiutezza e della fratturazione, per un verso, e del divenire come flusso per l’altro. Entrambi questi film fanno i conti con i cambiamenti sociali e tecnologici che inevitabilmente raggiungono anche il cinema e il suo regime estetico: la visione e lo sguardo sono sempre meno delegati all’istituzione cinematografica, alla voce di una critica autoriale, all’esperienza della sala buia; l’audiovisivo viene letto su dispositivi digitali, il testo si adatta alla formattazione da social media, l’intervento interpretativo si spande nel raccoglitore di recensioni; l’immagine diventa sempre meno il luogo di un’interpretazione evocata con il testo e sempre più il luogo di processi di azione e reazione, non interrogazione ma operazione.
In La Bête, vediamo un mondo in cui l’intelligenza artificiale ha permesso di stabilire l’immaginario come campo di “visibilità assoluta”, in cui ogni emozione disturbante o inquietudine viene espunta dall’individuo: “la paura e la bestia sono stati igienizzati, e quindi non sono più nulla”, scrive Bianchi, chiedendosi allo stesso tempo, e riferendosi a una scena del film: “Sarà allora il grido finale di Léa Seydoux l’ultima resistenza alla catastrofe?”, al “vuoto che il digitale lascia dietro di sé”? E risponde: “Forse. Ma è nel finale del finale che avviene il colpo di genio di Bonello, che al posto dei credits mette un QR-code […] e che così sfonda la quarta parete e ci mostra quello che implicitamente era già stato profetizzato nelle due ore e mezza precedenti: un pubblico fatto di smartphone che guardano lo schermo del cinema e che poi si incamminano verso l’uscita del cinema assorti nei propri schermi digitali”.
La capacità di muoversi in una realtà incompleta, caratterizzata dall’antagonismo, attraversata dal puntiglio erotico del desiderio nell’esperienza percettiva è il referente che in ultima analisi fonda, mi sembra, nel discorso di Bianchi, il riferimento a una dimensione etico-politica.
Ancora più intensamente, l’operazione di Aggro Dr1ft è un abbandono delle categorie interpretative, nella lettura di Bianchi, per abbracciare e tuffarsi nello sviluppo tecnologico e sociale che il digitale ha portato nel campo del vedere. L’immagine non è più un centro di interrogazione, interpretazione, interruzione, ma diventa il concatenamento di cause ed effetti, dove la visione diventa “espansione diffusa”: immagini che generano immagini che generano immagini. Commenta Bianchi: “La pura immanenza del mondo delle superfici scivola via senza resistenza né arresto, perché non esiste alcun ‘fuori’, tanto meno lo sguardo. Il mondo, ci dice Korine, è questo: resta solo decidere se abbiamo il coraggio – e la giusta dose di disperazione – per stare al gioco. Magari fino ad abbracciare del tutto il regime delle immagini operative, che però immagini, ormai, non lo sono più.”
Con queste ultime parole si chiude L’inquietudine dell’immaginario. Il binomio offerto da La Bête e Aggro Dr1ft, e dalle letture puntuali che ne dà Bianchi, rappresenta al meglio, per me, l’altro cuore pulsante del libro: il suo abitare la trasformazione del cinema partecipandovi. In effetti, una trasformazione è tanto più tale quanto più ciò che si trasforma oscilla sul bordo della sua fine: si è trasformato meno ciò che assomiglia a sé stesso, si è trasformato di più ciò che si allontana da com’è stato. Il cinema si trova su questa soglia: il mezzo tecnico, la pratica sociale, il codice culturale lo portano alla soglia della sua dissoluzione: l’immagine che non è più immagine, come formula Bianchi. Un paradigma – quello incarnato dal film di Korine – che è emblematicamente vicino proprio alla metafora del macro-flusso, dove i micro-intervalli certo ci sono, fra un’immagine e l’altra, ma le cristallizzazioni e le interruzioni non operano come spazi di domanda e interrogazione, ma come altri rimbalzi, altra immagine.
È per questo motivo che il libro di Bianchi abita la stessa trasformazione che viene discussa e che a sua volta si riflette nelle tensioni teoriche interne al libro. Nell’incertezza del divenire del cinema ritroviamo quell’inquietudine e quell’irriconoscibilità dell’immagine che non sono solo un tema fra gli altri, che un’indagine può discutere o anche esaurire. Ma si tratta finalmente anche dell’inquietudine, se posso dir così, del soggetto dell’enunciazione: che abita le trasformazioni sociali, tecnologiche, erotiche e culturali che cambiano il cinema e la visione. Un cambiamento che rischia di (tra)sfigurare il cinema così tanto da farne apparire il mutamento quasi come sparizione. Il libro di Bianchi non ha soltanto il merito di puntare il dito su questa tensione, ma di incarnarla: di dirci di guardare i film sapendo che e come possono sparire. In questo senso, L’inquietudine dell’immaginario risponde alla preoccupazione sulla realtà delle immagini: non afferrandone una sostanza – come mondo, flusso, viralità o interruzione che siano – ma ponendosi nelle tendenze della trasformazione storica e, per quanto possibile, tentando di dirigerne un passo o offrirne una lettura.
Di Alireza Niknam Teheran – Sebbene siano trascorsi anni da quando il gruppo terroristico Mujahedin-e-Khalq (MEK) ha lasciato l’Iraq per trasferirsi in Albania, documenti recentemente trapelati rivelano che questo gruppo non solo non ha abbandonato le sue attività terroristiche, ma sta ora cercando di modificare la propria struttura ideologica e compositiva in Europa, […]
A test release of GNUtrition, 0.33.0rc3, is now available.
GNUtrition is free nutrition analysis software written for the GNU operating system. The USDA Food and Nutrient Database for Dietary Studies (FNDDS) is used as the source of food nutrient information.
This release removes a number of dependencies that broke building/installing on various systems. You no longer need to have a full LibreOffice, ncurses, SQLite, or LaTeX/TexInfo install to build and install GNUtrition.
More information about GNUtrition may be found on its home page at http://www.gnu.or ... tware/gnutrition/. This test release can be obtained from the alpha.gnu.org server at one of the following:
Preparations for Next Moonwalk Simulations Underway (and Underwater)
NASA’s X-59 quiet supersonic research aircraft flies over Rogers Dry Lake near NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, on Tuesday, May 12, 2026. NASA continues expanding the aircraft’s flight envelope through a series of lower-altitude and slower-speed flights ahead of upcoming flight tests at speeds faster than the speed of sound.
NASA/Jim Ross
NASA’s X-59 quiet supersonic research aircraft is preparing for some of its most significant flights yet. The X-plane is about to begin a new block of test flights that will include its first time flying faster than the speed of sound and other mission-critical objectives.
“What comes next is the first time this one-of-a-kind aircraft will fly supersonic,” said Cathy Bahm, project manager for NASA’s Low Boom Flight Demonstrator. “We are starting toward the mission conditions test point that X-59 was designed for.”
After months of flights, the X-59 team reviewed their progress in late May and now look toward the aircraft’s next series of flight tests, including higher altitudes and faster speeds. This will give engineers a look at how the X-59 handles under required operational conditions for NASA’s Quesst mission to eventually gather data on quiet supersonic flight.
The team expects the X-59 to fly supersonic – over 630 mph – for the first time at approximately 43,000 feet altitude during a series of test flights in early June, a major milestone for the aircraft. After that, it will conduct a “mission conditions” flight, where it will hit Mach 1.4 (925 mph) at approximately 55,000 feet. That speed and altitude are important because they’re NASA’s performance targets for the X-59 to eventually fly over U.S. communities to demonstrate quiet supersonic flight and collect feedback data about the aircraft’s quiet sonic “thump” from the public.
While the X-59 is designed to fly at supersonic speeds without producing a loud sonic boom, these early flights are not yet intended to demonstrate its quiet supersonic capabilities. The X-59 will be accompanied by a traditional supersonic chase plane, so any quiet thump it produces in the current phase of testing will be obscured by louder, traditional sonic booms from the chase. In supersonic flights this summer, the chase aircraft will also be outfitted with a specialized shock-sensing probe to take initial measurements of the X-59’s shock waves.
Completed flights
The X-59’s first block of flights successfully met several test goals, generating data for its team to analyze. After making its first flight in October 2025, it entered a scheduled period of maintenance before returning to the skies in March 2026. It has since completed 14 additional flights, marking milestones including:
Its first gear swing, or the retraction of its landing gear to show off its sleek design for the first time.
Reaching altitudes up to 43,000 feet and near supersonic speeds at Mach 0.95, approximately 627 mph.
Marking its first dual-flight day and then making those increasingly routine as the X-59 team increased flight cadence.
After a period of moving higher and faster, transitioning into lower and slower test flight conditions so engineers could gather information on the X-59’s behavior across a range of flight conditions.
Data collected during the X-59’s first block of test flights helped teams better assess critical systems, including fuel, hydraulics, environmental controls, and the eXternal Vision System, which is the aircraft’s unique series of cameras that feed into a monitor that allows the pilot to see forward instead of using a traditional windshield. Teams monitored how the aircraft behaved during takeoff, landing, and throughout flight. Strain gauges installed throughout the X-59 collected detailed information on the forces it experienced, and how its structure responded to them.
NASA’s X-59 quiet supersonic research aircraft flies above mountains near NASA’s Armstrong Flight Research Center in Edwards, California, on Tuesday, May 12, 2026. NASA continues expanding the aircraft’s flight envelope to evaluate how it performs across a range of flight conditions ahead of upcoming flight tests at speeds faster than the speed of sound in support of the agency’s Quesst mission.
NASA/Jim Ross
Next steps
During the X-59’s upcoming flights, pilots will run through test points while engineers watch the aircraft’s performance — but now in supersonic flight conditions.
“Flying at supersonic speeds is a major milestone for the X-59 team,” Bahm said. “Every step of envelope expansion brings us closer to demonstrating the quiet supersonic capability that is at the heart of the Quesst mission. Completing the first mission-conditions flight is especially meaningful – it’s the moment where we begin validating the aircraft in the environment it was designed for.”
In addition to reaching mission condition during this block of flight tests, the X-59 will also achieve its maximum speed of Mach 1.6 (1,218 mph) and altitude of 60,000 feet.
But just because the aircraft can go that fast doesn’t mean it always will fly supersonic. Testing will continue, including a mix of subsonic and lower-altitude flights so the team can continue monitoring it in varied conditions.
“These flights not only deepen our confidence in the X-59’s performance – they mark our progression toward the future phases of the mission that will ultimately help shape the future of supersonic travel,” Bahm said.
All flights so far and in the upcoming test block are part of Phase 1 of the X-59’s Quesst mission, focused on proving the performance and airworthiness of the aircraft. Some of those flights will include early deployment of equipment, including a probe mounted to one of NASA’s F-15 research aircraft that can measure the X-59’s unique shock wave signature.
Data gathered during those early probing flights will allow engineers to prepare for a new stage of work set to begin later this year: Quesst Phase 2, when teams will begin to measure the aircraft’s supersonic flight signature to verify that it’s producing a quiet supersonic thump, as designed.
“Aviation pioneer Otto Lilienthal said, ‘To design a flying machine is nothing. To build one is something. But to fly is everything.’ The 15 X-59 flights we’ve accomplished since March have been everything to this team and the mission,” Bahm said. “Every flight has pushed the boundaries of what’s possible, steadily expanding the envelope and strengthening our confidence in the aircraft.”
But, she said, rather than focusing on past progress, the team is already looking ahead.
“As we look ahead to the upcoming flights, we’re poised to open the envelope even further – moving boldly toward the mission test point this aircraft was built to achieve,” Bahm said. “Flying supersonic and reaching these milestones isn’t just progress; it’s the realization of years of perseverance, innovation, and teamwork. Each step brings us closer to Phase 2, and to the future of commercial supersonic flight.”
NASA’s X-59 quiet supersonic research aircraft is gearing up for some of its most significant flights yet as teams continue expanding the aircraft’s flight e...