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Sport e dintorni – Ma noi non ci saremo. Il mondiale degli altri

7 Giugno 2026 ore 22:00

di Massimo Cervelli

Le guerre, le diseguaglianze, i cambiamenti climatici sono i veri protagonisti dell’imminente campionato Mondiale di calcio organizzato nel già difficile equilibrio dei paesi organizzatori: USA, Messico e Canada. Mentre l’ente promotore, la FIFA, parla di “armonia e rispetto”, dando l’indicazione di sorridere ed essere felici, gli Stati Uniti negano visti d’ingresso a membri di delegazioni ufficiali, a partire dall’IRAN, e ai tifosi provenienti dai paesi del sud del mondo…

Fra i tanti elementi tecnici e tecnologici che accompagnano le partite quest’anno ci sarà anche l’indice di stress termico (WBGT, Wet Bulb Globe Temperature) che farà scattare pause obbligatorie di 3 minuti per tempo.

Un mondiale extralarge, con 48 paesi partecipanti (16 europei, 10 africani, 9 asiatici, 6 sudamericani, 6 americani e la Nuova Zelanda, rappresentante dell’Oceania) che insegue l’ambizioso obiettivo di incassare più di 10 miliardi di dollari. Lo sponsor principale sarà la saudita ARAMCO, la più grande compagnia petrolifera ed energetica.

Insomma, tanti elementi su cui riflettere, ben oltre ai destini del pallone…

Un Mondiale a cui, per la terza volta consecutiva, l’Italia non partecipa, ma con la presenza di molte rappresentative di paesi che hanno consistenti comunità migranti. Ed è stata proprio la curiosità sul modo delle varie comunità di vivere la Coppa del Mondo, di seguire assieme le partite che ha rappresentato la molla di questa trasmissione radiofonica, offrendo un’occasione per parlare dei loro paesi e delle loro comunità.


Il programma di Novaradio in collaborazione con Massimo Cervelli, in avvicinamento al Mondiale di Calcio. Tutti i lunedì alle 12.00, si parlerà del Mondiale che si disputerà in Usa, Canada e Messico, da un punto di vista più politico che sportivo, con uno sguardo ad alcuni dei paesi partecipanti. Lo faremo insieme ad ospiti vari che rappresenteranno il punto di vista delle varie comunità straniere di Firenze e non solo.

  • Podcast Puntata Zero – Anticipazioni sulle prossime puntate e curiosità di questo nuovo Mondiale a 48 squadre, tra paesi esordienti, guerre in corso e le trame politiche della FIFA  (trasmissione dell’11 maggio 2026)
  • Podcast Puntata 1 – Canada, USA, Messico. Le nazioni ospitanti (trasmissione del 18 maggio 2026)
    Ospiti: Brett Auerbach Lynn; traduttore, copywriter ed editor di madrelingua inglese, con doppia nazionalità statunitense e canadese. Abita a Firenze dal 2009. Ha collaborato con diverse istituzioni culturali e case editrici della città. Grande appassionato di calcio, tifoso dell’Arsenal e della Fiorentina. Leonardo Molinelli, giornalista fiorentino (mugellano) di nascita, vive a Toronto dal 2010, oggi producer per Omni News italiano, media televisivo dove lavora dal 2017.
  • Podcast Puntata 2 – Iran (trasmissione del 25 maggio 2026)
    Ospiti: Manhaz Lamei e Sara Mirkamali dell’associazione Hamseda Firenze.
  • Podcast Puntata 3 – Congo e Senegal (trasmissione del 1 giugno 2026)
  • Podcast Puntata 4 – Colombia e Messico (trasmissione dell’8 giugno 2026)

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1958. L’altra volta che non andammo ai Mondiali

Quelli ospitati in Svezia nel 1958 furono i primi Mondiali di calcio in cui la nazionale italiana non riuscì a qualificarsi alla fase finale. Alla competizione del 1958 ed ai suoi “dintorni” è dedicato il volume 1958. L’altra volta che non andammo ai Mondiali (Rogas 2018) di Bruno Barba, ricercatore di Antropologia del Dipartimento di Scienze Politiche – Scuola di Scienze Sociali – dell’Università di Genova, studioso del meticciato culturale e del sincretismo religioso del Brasile, oltre che dei significati antropologici del calcio [gh.t.].

«Nel 1958 la Svezia ospitò un Mondiale elettrizzante e spettacolare, che vide le gesta di Pelé, Garrincha e di un Brasile assurto finalmente alla gloria del calcio dopo la “tragedia del Maracanã” di otto anni prima. Analogie, ricordi, narrazioni del tempo passato che spingono a varie riflessioni. Com’era il Brasile, com’era il mondo, com’era l’Italia e com’era il calcio dell’epoca? Tra speranze di pace e conservatorismo politico, bossa nova brasiliana e l’immortale Volare di Modugno, boom economico nascente e tensioni da guerra fredda, conquiste spaziali e rock and roll, questo testo è l’occasione per focalizzare l’attenzione su “un anno decisivo” come si disse allora. Con il calcio che funge da più che un pretesto per leggere dinamiche sociali, eroi, fatti antichi e nuovi della nostra vita».

Sport e dintorni – serie completa

La trappola della nostalgia e l’illusione della delega: perché il cambiamento politico parte dal basso

7 Giugno 2026 ore 20:30

Articolo da Il Mago di Oz - Recensioni di libri, controinformazione e controcultura

I comizi della destra globale basano la loro narrazione su un assunto che pretende di essere la risposta semplice a ogni nostro problema. Una risposta che è dentro di noi epperò è sbagliata. La sintesi del ragionamento è quasi banale: una volta si viveva meglio. L’equazione proposta all’elettore è disarmante nella sua semplicità. Si prende il peggioramento delle condizioni materiali di vita e lo si addebita, in blocco, alle conquiste sociali degli ultimi decenni. Se oggi i giovani non comprano casa o gli stipendi sono fermi, la colpa sarebbe di ambientalisti, femministe e diritti civili. Questo racconto funziona perché intercetta

L'articolo La trappola della nostalgia e l’illusione della delega: perché il cambiamento politico parte dal basso sembra essere il primo su Il Mago di Oz.

Fulvio Grimaldi - DA GERMANIA ANNO ZERO – A GERMANIA ANNO 2.0? C’ero, ci risiamo, ci sono

 

di Fulvio Grimaldi per l'AntiDiplomatico

Preambolo dinastico

Non fosse stato per il Capitano Pierre François De Gerbaulet, non avrei avuto motivi molto personali per scrivere questo pezzo.

Per motivi svaporati nel tempo, forse legati alla persecuzione degli ugonotti ordinata da Carlo IX di Francia e da Caterina de’ Medici nella seconda metà del ‘600, Pierre François abbandonò la natìa Borgogna e si insediò a Muenster in Westfalia. Qui diede origine a una dinastia che, per me, si concluse con mia madre, una De Gerbaulet franco-prussiana, nata e cresciuta nella spumeggiante Berlino di Weimar, quella eternata ai posteri dal mitico “Cabaret” di Bob Fosse con Liza Minnelli. O, forse, nella sua parte migliore, da Bertold Brecht.

Tramite mia madre e mio padre, i Gerbaulet (che intanto, democraticamente, avevano buttato il “De”) si fusero in me con i Grimaldi dell’Alta Savoia, che indossavano quel patronimico per derivazione da Grimoaldo, re dei Longobardi e re d'Italia dal 662 al 671 e poi anche un Duca di Benevento. Grimaldi mica per virtù di schiatta. Semplicemente il genitivo latino di Grimoaldus (“potente guerriero”) con cui, andando in giro, usavano qualificarsi i sudditi del longobardo.

 Grimoaldo

Tutta questa pappardella per fornire una spiegazione del trovarmi in quella Germania che, con occhio, cuore e mente, Rossellini raccontò nel film che ha dato il titolo a questo testo.

Premessa bombarola napoletana

E qui si comincia per davvero. 1942, grazie al fastidio provato dagli alleati per la presenza di truppe tedesche destinate al fronte nordafricano, con 200 bombardamenti dal 1941 al 1943, Napoli divenne la città italiana più bombardata in assoluto. Il mi’ babbo era lì per lavoro e così anche l’ultima, per allora, dei Gerbaulet e i due figli piccini. Che mia madre allenò a non avere paura, portandoli, quando suonava l’allarme, sulla torretta in cima alla casa di Posillipo per fare a gara a chi contava più esplosioni della contraerea.

Chi allora non era convinto che quella guerra, con i blitz su Parigi, Varsavia, Tripoli (e non ancora Stalingrado), sarebbe finita in quattro e quattr’otto? Almeno lo era mio padre nonostante che, già veterano della prima Guerra Mondiale, nel 1941, fosse stato richiamato, promosso Maggiore e spedito in Francia.

Che fare? Mio padre: la guerra non durerà molto, a Napoli si rischia di finire inceneriti, c’è quel bel paesino delle nostre vacanze in Baviera, dove nessuno butterebbe neanche un mortaretto, io devo partire per Marsiglia… Sù sù, fate i bagagli e andatevene nella più sicura (!!!) Germania, tanto la guerra fra un paio di mesi è finita. Prima di rivederci passarono 4 anni.

Escalation germanica

Quattro anni di guerra e di bombardamenti che quelli di Napoli erano il carnevale. Di fame, di rovine, di solidarietà tra bombardati e affamati. Siccome alla franco-prussiana pareva opportuno distrarre i figlioli dagli orrori della guerra, ogni tanto si facevano lunghe gite in bici, o si saliva su qualche residuato di autobus pubblico, o di treno, magari merci, e si andava a sfidare i Lancaster e gli Spitfire di Churchill, a Francoforte, Colonia, Monaco, Wuerzburg (dove non risparmiarono nemmeno il Tiepolo della Reggia). Di macerie ce ne siamo risparmiate poche. E di cibo quasi tutto. Si andava per fossi a tagliare ortiche da far passare per spinaci, conditi con i resti del surrogato di caffè. Qualcuno rimediava un pesce dal grande fiume. Conigli a ruba, su nutrivano d’erba. Polli pochi, mancava il mangime. Caccia zero. I fucili sarebbero serviti ad altro.

Il posto era bello. Il fiume si attraversava a nuoto, la foresta era grande e ci si andava con il professore (lì ho fatto le tre medie inferiori) a dare i nomi agli alberi e agli animali e a cercare cocci romani tra i massi del Vallo di Adriano che passava per la foresta sopra di noi.

Un bombardamento squarciò l’insediamento di sfollati dalla Colonia in macerie (della più bella cattedrale gotica della Germania erano state messe al sicuro le vetrate colorate). Poi passarono gli Spitfire a mitragliare ciò che ancora si muoveva. Gli uomini validi erano tutti partiti “per l’estrema difesa”. Toccava a noi ragazzini fare da “soccorso civile”, spegnere incendi, raccogliere feriti.. Mi ricordo attempate pance in giacchetta e cravatta, dallo sguardo smarrito, con in spalla una vanga, partire a fare il “Volkssturm” (“Tempesta di popolo”) contro gli Alleati per l’ultima offensiva nelle Fiandre, quando i sovietici già vedevano Berlino.

E ricordo, parola per parola, pochissimo tempo dopo, uscire dalla Volksradio, apparecchio nero di bachelite con sopra la svastichetta, una sola stazione parlante e poi musica, questo comunicato: “Unser Fuehrer, Adolf Hitler” ist heute im Kampf um Berlin gefallen”. Hitler è caduto combattendo nella difesa di Berlino. Era il 30 aprile.

Uno sparo sbagliato e fine di tutto

Quel mitragliamento – credo di averlo già raccontato – mi scolpì negli occhi un’immagine che, da allora, non si cancella: un mio compagno di seconda media, steso raggricciato, colpito da una raffica davanti alla sua baracca di sfollato. Colpito al ventre, con le pupille fisse nel cielo. E’ stato un incentivo per quando, qualche mese dopo, trovata una mitragliatrice abbandonata da soldati in fuga, con due compagni più grandi, io 11, loro 12 e 14, ci appostammo nel bosco sulla collina e sparammo una sventagliata sul primo carro armato della prima colonna americana che sferragliava verso il paese.

Ho sparato dalla parte sbagliata su obiettivi sbagliati? Chissà. Comunque non ci prendemmo e scappammo prima che quelli potessero centrare noi. Gli dei mi punirono quando, a un anno e mezzo dalla fine della guerra, novembre 1946, gli occupanti USA ci permisero finalmente di rientrare in Italia (ricordo il colonello americano che abbaiava a mia madre: “Potevate restarvene in Italia, siete nazisti!). Su quel carro merci, tra quell’ammasso di gente a brandelli, o da quei pentoloni di brodaglia sui marciapiedi delle stazioni, rimediai il tifo. Un’epidemia che, assistita da fame e maltrattamenti, aveva già sfoltito i campi di concentramento e tutti i centri abitati. In Italia le cose andavano meglio, ma per qualche anno mica tanto.

Almeno fino al 1948 i miei cappotti e abiti erano quelli di mio padre rivoltati e miracolosamente rimpiccioliti da sarti virtuosisti, mentre era indispensabile il ciabattino all’angolo che risuolava le scarpe fino a tre, quattro volte. I libri di scuola me li passava mia sorella, tre anni avanti, scarabocchiati e unti e bisunti, neanche sempre quelli giusti, ma si lasciavano adattare. L’equazione e Giambattista Vico quelli sono ed è sempre stato Bruto a uccidere Cesare.

 Lo sfacelo aveva tante facce. Io ricordo quella di migliaia di prigionieri tedeschi, coscritti, in colonna e con uniformi in stracci, che si trascinavano, puntati dai mitra degli americani. E poi altre colonne, stavolta di milioni, gente con fagotti e carretti che andava via da dove i loro avevano vissuto per secoli. 3,5 milioni di tedeschi, incolpevoli, via dalla Slesia diventata Polonia. Con addosso quello che potevano portare. E, almeno fino al 1948, i miei cappotti e abiti erano quelli di mio padre rivoltati e miracolosamente rimpiccioliti, mentre era indispensabile il ciabattino all’angolo che risuolava le scarpe fino a tre quattro volte.

E Merz, cosa ne sa?

Questo è quanto ricordiamo noi, vegliardi, roba che si è sedimentata nelle cellule. Roba di cui non ha idea Fredrich Merz.

Friederich Merz, a dispetto dal nomignolo “Testa di Pera” già uomo per l’Europa del più grosso fondo di rapina del mondo, Blackrock, aveva raccolto il bastone di maresciallo da Goering, via Merkel e via Scholz. Quella degli accordi di pace di Minsk che l’ex-cancelliera così ricorda: “li abbiamo fatti solo per guadagnare tempo e armare Zelenskyi”. E quello dei 1000 miliardi di euro per la Difesa tedesca voluti da Scholz e poi messi sul piatto da Merz.

 Lui, Merz, è quello che “Israele a Gaza e in Iran sta facendo il lavoro sporco per noi”. Anche quello che “la Germania avrà l’esercito più potente d’Europa e assumerà la guida dell’UE”. Pure quello che “introduciamo la leva militare, volontaria per ora; ma chi vuole allontanarsi dal paese non potrà farlo per più di qualche settimana e dovrà impegnarvisi ufficialmente”. E infine quello, con cinturone Wehrmacht e la fibbia “Gott mit uns” (Dio con noi) che, all’unisono coll’evangelico sionista Pete Hegseth, che alle truppe recita salmi del “dio degli eserciti”, peraltro cinematografico, impone al popolo tedesco di farsi kriegstüchtig.

Kriegstüchtig

 

Joseph Goebbels, Friedrich Merz

Vocabolari e media, forse prede di riserve mentali, traducono malissimo il termine coniato da Goebbels, ministro della Propaganda del Terzo Reich alla vigilia della Guerra che finì come descritto sopra. Sarebbe “agguerrito, “idoneo alla guerra”, “bene armato” e altri eufemismi del genere. Ciò su cui si sorvola – oggi mica ce l’abbiamo a che fare con i nazisti – è che quella parola non è tecnica, implica un valore. Krieg è guerra. Ma tüchtig, non vuol dire solo idoneo, o armato. Vuol dire idoneo perché “buono, bravo, in gamba”, soprattutto “volenteroso”.

E, dunque, cosa proclamano ogni due per tre ai quattro venti, Merz e il suo Feldmaresciallo in borghese Boris Pistorius, Ministro della Guerra, se non che la Germania, i tedeschi, quelli della leva “per ora” volontaria (ma intanto ti devi presentare al distretto della Bundeswehr), devono essere bravi, buoni, capaci, volenterosi, PER LA GUERRA. E per finire così (vedi foto). O peggio.

Cosa che diverge un tantino dall’impegno di pace perenne e dal rifiuto di riarmo inciso nella Costituzione. Cosa che ha visto l’8 maggio scorso, data della fine della Seconda guerra Mondiale e della bandiera rossa sulla cancelleria di Berlino, uno sciopero generale degli studenti in tutto il paese contro la riforma del reclutamento adottata a gennaio dal governo. Riforma pro tempore che non impone ancora il servizio, ma richiede la visita di leva e la compilazione di un questionario, che ti starà addosso per sempre, sulle tue motivazioni pro o contro il servizio. Se risulti kriegstüchtig, per farti carne di porco nella prevista invasione russa del 2029, vai benissimo. Sei di quei cittadini consapevoli e onorevoli che amano, come si è tornati a dire nei cerchi magici dei nuovi patrioti alla Trump, Netanyahu, Crosetto e Pistorius, “combattere e morire per la patria”. In caso contrario ti teniamo d’occhio. Il “fermo preventivo” della Meloni è un’ottima idea.

Vero è che nessun russo, da Putin agli altri 150 milioni di russi, più i 6,5 del Donbass, che qualcuno insiste a volere ucraini a forza di stragi, si è mai sognato di invadere chicchessia (in Donbass si difende l’autodeterminazione dei russi), tanto meno la Germania. Ma se le cose stanno così, che ci vuole per un altro 11 settembre che provi come i russi stiano lì lì, anzi, a essere tedescamente precisi, nel 2029, unica incertezza marzo o settembre, per scatenare la guerra all’Occidente via Berlino. Ha funzionato tanto bene per Israele e per i nostri armieri e la nostra I.A., vuoi che non funzioni per noi?

Ah, la rivincita!

Arrendevoli, rinunciatari, divanisti, anche un bel po’ cagasotto, questi Willy Brand, Helmuth Schmidt, Gerhard Schroeder, cancellieri della Ostpolitik che col nemico russo addirittura ci flirtavano, ci facevano affari, sul suo gas costruivano la più produttiva industria europea e lo Stato sociale più avanzato. Lussi che rammolliscono. Non rendono kriegstüchtig. La Bundeswehr, con quei quattro sfigati di volontari che, come da noi, non erano risultati tüchtig per null’altro.

C’è un libro che andrebbe tradotto. E’ di tre autori, Luft, Opielka e Werner, e s’intitola “Con la Russia per un cambio politico”. In grande dettaglio vi si illustra come tutto in Germania – politica, media, industria delle armi, istruzione, accademia, intrattenimento – sia impegnato nel “Piano Operativo Germania”. Vale a dire in preparativi di guerra che coinvolga ogni ambito della società a tutti i livelli della vita. La guerra è diventata un calcolo costi-benefici alla cui testa si è posto l’apparato politico-militare, come viene descritto nei dossier dell’Istituto di Kiel per l’Economia Mondiale.

E’ il pensatoio che raccoglie i più duri sostenitori di una NATO dalla strategia muscolare ed espansiva, a partire della spinta a superare ogni limitazione alla fornitura di armi all’Ucraina, nell’intento di proseguire la guerra senza prospettiva di una fine, se non quella del disfacimento della Russia in inoffensive e ridotte entità territoriali etnico-linguistiche. Che poi sarebbe la silenziosamente agognata “rivincita” di certi circoli di cui nessuno avrebbe sognato, ancora poco tempo fa, il riemergere. Solo per quel momento è ipotizzabile la fine della guerra.

Sorprende, anche alla luce delle ben definite posizioni assunte da Leone XIV, che a questa corsa del riarmo e verso la guerra non trova opposizione, o critica, né dalla Conferenza Episcopale Tedesca, né dalla Chiesa Evangelica della Germania.

False Flag e libertà d’opinione

Per tutto questo, occorrono ovviamente motivi credibili. Che, in loro manifesta assenza, si creano. O, se capitano, si sfruttano. Nel secondo caso sono droni russi assolutamente innocui che si sono persi qualche metro oltre i confini della Polonia, o della Romania, che poi risultano ucraini, o deviati dagli ucraini, come tutti quelli sconfinati nei paesuccoli baltici, ma servono al grande schiamazzo bellicista.  Nel primo caso, provocazioni come quella sull’autorevole “Zeit”, nel dicembre del 2024, in cui si affermava che potevano essere documentate ben 72 azioni di sabotaggio russe in Germania nel corso di quell’anno. La successiva e tardiva smentita delle autorità tedesche e la totale assenza di prove, non hanno ridotto l’impatto.

Del resto non c’è preparazione alla guerra che non sia accompagnata da propaganda e limitazioni alla libertà d’opinione e d’espressione, che però è decretata irrinunciabile. Ma che diventa difficilissimo riunire sotto uno stesso tetto con una programmazione bellica. E di queste settimane una campagna UE che cammina su tre altisonanti parole d’ordine: “Libera Stampa”, “Libera opinione” e “Libera Scienza” (s’è vista col Covid). Formuletta accattivante, inventata da un’idra a tre teste (vedi foto): tre personaggi che si trovano a capo di tutto, pur senza la minima legittimazione democratica. Che i diritti umani fondamentali e la libertà d’opinione siano pesantemente minacciati nell’UE, a dispetto di queste depistanti campagne sulla loro difesa, lo dimostrano, tra gli altri, le assolutamente fascistiche sanzioni inflitte a giornalisti e analisti blasfemi rispetto alla versione ammessa su Iran, Ucraina, Libano, Israele…

Lo dimostrano anche i decreti sicurezza grandinatici addosso in Italia. Accompagnati da quei vertici di ipocrisia che si manifestano nelle campagne governative “contro la disinformazione”. Con la quale “disinformazione” si intende ogni espressione che possa porre in dubbio quanto su Gaza, guerra in Ucraina, Iran, il forsennato riarmo e le relative cadute welfare, deve essere creduto.

Ne portano drammatica testimonianza personaggi, come l’analista militare e geopolitico svizzero, Jacques Baud, o il giornalista tedesco Huseyin Dogru, uno dei 28 sostenitori di una libertà d’opinione che Bruxelles ha sanzionato con il consenso dei rispettivi governi (da noi, su iniziativa USA, Francesca Albanese), imponendo l’esclusione dalla società civile con il blocco di ogni mezzo di sostentamento e le sanzioni estese a chi offre soccorso.

Ma anche gli ormai esemplari “Cinque di Ulm”, attivisti antiguerra di “Palestine Action” accusati di aver danneggiato apparecchiature e imbrattato muri, dalle parti di Stoccarda, dello stabilimento israeliano Elbit System, produttore di armamenti (la Germania è il secondo fornitore mondiale di armi a Israele). Il processo è in corso, manette e catene, restando rinchiusi da settembre nel famigerato carcere d massima sicurezza di Stammheim, riservato ai “terroristi. E’ lì che membri della Rote Armee Fraktion (anche Banda Baader-Meinhof), nel corso del loro processo, vennero trovati “suicidati” nel 1975.

Ucraina con la Svastica nell’Europa di Ursula e Merz

Statua al nazista Stepan Bandera

Tutto questo, dunque, ha un formidabile retroterra: l’Unione Europea germanizzata e balticizzata. Tra la germanica baronessa Ursula von der Leyen, la baltica Kaja Kallas che, con 1,3 milioni di concittadini (in buona parte dissidenti russi), pretende di rappresentare 450 milioni di europei, e il portoghese bla-bla-bla con elmetto, Antonio Costa, che porta il caffè alle altre due, la retrovia per la conflagrazione che vendichi Stalingrado è assicurata. Tre autocrati di un’oligarchia che, privi di vaglio elettorale, si vantano di quello concesso ai pupazzetti dell’Europarlamento. I quali ai richiami della triade reagiscono come l’orsetto del tirassegno.

Vuoi che una simile conventicola chiuda le porte a uno Zelensky che, da sette anni, fa il vicerè per NATO e UE e si presenta come membro ideale per frenesia bellica, disponibilità a dissanguare le ultime tre generazioni del suo paese, campione mondiale di corruzione, modello di regime autocratico con 11 partiti proibiti e tutte le tv d’opposizione chiuse? Ecco dunque, sollecitata dai droni “russi” e nel momento in cui Putin rilancia colloqui di pace, l’improvvisa accelerazione della corsa a un’Ucraina in qualche modo dentro l’UE, a dispetto dell’assenza di proprio tutti i requisiti politici, giuridici, democratici, che si pretendono essere propri dell’UE.

Una volta conseguito questo obiettivo, ecco che la difesa dell’Ucraina, da fornitura di armamenti, intelligence, forze speciali travestite e quant’altro fatto passare sotto coperta, si trasforma in partecipazione attiva e obbligatoria alla guerra del proprio neo-associato. Lo impongono i diritti umani e democratici come cesellati nella costituzione dell’Unione e come si riscontrano nella nuova Ucraina, magari senza opposizione, ma del massimo rispetto, a forza di stragi fin dal colpo di Stato del 2014, per le proprie minoranze russe. Alla stregua di una tradizione di tale rispetto, come venne praticata nei confronti di ebrei e polacchi dai modelli storici, Stepan Bandera o Andriv Melnyk, oggi onorati dalla politica e dall’esercito con statue e reparti con svastica,

Uno Zelensky e un suo milite Azov

Corsi e ricorsi: 2.0

Torniamo e concludiamo da dove siamo partiti e poi ci lasciamo, atterriti dalla prospettiva di una Germania Anno Zero 2.0, di cui abbiamo illustrato tanti progettatori e preparatori in azione. Al punto di averci fatto capire che c’è chi ci sta trascinando fuori dall’era nella quale ci eravamo abbastanza confortevolmente accomodati, tra i resti della carneficina 1939-1945, non sembra per ora incontrare grossi intralci. Nemmeno quelli che, pure, sono stati opposti al genocidio dei palestinesi. E la Germania è di nuovo in prima linea e noi siamo di nuovo al traino. In più c’è, stavolta, una superpotenza di cui però non si sa se quello che dice, o fa, all’ora di pranzo valga ancora al tempo della merenda.

 “Tutta tua”

83 anni dopo l’articolo di Goebbels sulla “Kriegstüchtigkeit” nella pubblicazione “Das Reich”, Boris Pistorius e l’Ispettore Generale della Bundeswehr, Carsten Breuen, pubblicano “Direttive di Politica della Difesa 2023” che, secondo alcuni critici, dovrebbero essere visti come “Modello per una guerra totale”, con al suo interno gli elementi per la mobilitazione di tutti i settori di economia, cultura, società. ”La nostra capacità di difesa richiede una Bundeswehr abilitata alla guerra... Il che esige una costante prontezza al combattimento con l’impegno alla vittoria in ambiente ad alta intensità…“ Alta intensità e il termine in codice per “perdite di massa”. Significa che si debba essere ideologicamente preparati a morire “per la nostra democrazia”. In parole serie: per gli interessi geopolitici e finanziari delle Elite al potere.

Ci risiamo. Come, nel 1933, Hitler prese lo spunto dall’ “umiliazione di Versailles” per giustificare un riarmo della Germania finalizzato a rettificare i torti subiti da quel trattato e andare anche oltre, così Merz trae dalla spoliazione della Germania di ogni velleità di potenza imposta e autoimposta, il pretesto per riscattare la nazione trasformando lo Stato Sociale in Economia di guerra, con l’esercito più forte d’Europa. Una sua chiosa a tutto questo si ritrova in un documento dell’Ufficio Informazioni dell’Esercito: “Cannoni e burro, sarebbe bello se funzionasse. Ma quello sarebbe il paese del latte e miele. Non va. Lo Stato sociale come l’abbiamo avuto non è più finanziabile con il tipo di economia nazionale che dobbiamo adottare”.

Non vi ci si trova una vaga eco con quanto dichiarato alla radio dal Maresciallo del Reich per l’Industria e l’Aeronautica, Hermann Goering: “I cannoni ci rendono forti, il burro ci fa solo grassi”? E i tedeschi si ritrovarono pieni di cannoni e con un drastico calo di benessere e di servizi essenziali. Servivano quelli non essenziali, ma che sarebbero risultati tali per la distruzione di mezza Europa e 55 milioni di morti, di cui 27 sovietici.

Ma che, davvero?

Non lo fu esplicitamente pacifista neppure quella copia europea degli USA inventata dai santoni di Ventotene. Poco rimane oggi della storica mobilitazione del 2005 contro la Costituzione UE, lontanissima dai propositi firmati dai paesi fondatori, Germania, Francia, Benelux e Italia, e vista come la negazione di un’Europa sociale, pacifica e democratica. Se ne denunciava la programmazione di un costante riarmo dei paesi membri in direzione di una “capacità di guerra di portata mondiale”.

Quel trattato venne respinto dalla netta contrarietà delle società europee e da referendum in Francia e Paesi Bassi. Ma poco se ne tenne conto: le parti essenziali vennero incluse nei trattati di Lisbona del 2009, col quale gli Stati si impegnarono a potenziare gradualmente la propria capacità militare (detta di Difesa). Moriva così anche il celebrato Trattato di Maastricht, del 1993, con tutta la sua promessa di riservare ogni impegno al mantenimento della pace.

Ci risiamo con la leva, per ora in versione soft. E a prepararla, ecco che si danno da fare tutti, a partire dal lobbista delle armi che, a garanzia della separazione tra interesse pubblico e interessi privati, fa da noi il ministro della Guerra. E a continuare con i bonzi stellati che vengono a scuola a far prendere l’indirizzo giusto, culturale, morale e di carriera, ai ragazzi futuri uccisori e morituri. E a finire nell’orgia militaristica, che sputa in faccia a una Repubblica fondata su una certa Costituzione e su un suo certo articolo 11, con l’oscenità di una parata di guerra applaudita dal massimo difensore di quella Costituzione e di quell’articolo.

Ciò che andrebbe detto ai ragazzi convocati a misurarsi con questa prospettiva è che, se vivete in Occidente ed entrate nel militare, non sarete mai chiamati a difendere il vostro paese. Vi manderanno a uccidere gente che prova a difendere il suo, di paese. Lo farete allo scopo di arricchire persone già ricche, di dare più potere ai già potenti e di piegare il mondo all’ordine dei tiranni.

Meloni a Confindustria: pioggia di promesse agli industriali, ma la parola "salari" resta un tabù

 

di Gentili, F. Giusti e S. Macera – Centro Studi Politico Sindacale

Il 26 Maggio scorso Meloni è intervenuta all’Assemblea annuale di Confindustria. Lo ha fatto con trentasei minuti di discorso, tutti incentrati sulla contestazione dell’Unione Europea – definita come «Un gigante burocratico» – e sulla esaltazione del ruolo «che l’industria italiana ricopre, non solamente dal punto di vista economico, ma anche sul fronte storico, identitario, culturale» e «reputazionale». Il merito – ha detto la Presidente – va a «chi è così ambizioso, così tenace, da non accontentarsi mai dei risultati raggiunti, da voler fissare l’asticella sempre più in alto, fondamentalmente perché sa che l'orgoglio non si rivendica, l'orgoglio si dimostra, ogni giorno».

Purtroppo «fissare l’asticella sempre più in alto», per le imprese a cui Meloni si stava rivolgendo, vuol dire aumentare la produttività e i ritmi di lavoro, e in tanti casi anche ridurre il costo del lavoro (ossia i salari), lo sa bene chi fa sindacato oppure, semplicemente, si ritrova sfruttato in un ufficio pieno di computer, in un museo o magari in un magazzino della logistica. Non è allora un caso se, nel corso di questa lunga sviolinata agli imprenditori, Meloni non abbia mai pronunciato la parola “salari”, limitandosi soltanto a ricordare, in chiusura, di aver promulgato la pessima norma sul cosiddetto “salario giusto” – sulla quale a suo tempo, in quanto Centro Studi, avevamo prodotto un’analisi critica[1] evidenziandone contraddizioni e limiti

L’intervento della Presidente del Consiglio, tuttavia, s’è rivelato ampiamente chiarificatore circa le prossime iniziative politiche del Governo. I temi principali sono stati quelli dell’indipendenza energetica e della revisione delle politiche climatiche, da un lato, e dall’altro quelli della burocrazia e della responsabilità penale per le aziende.

  1. I temi energetico e ambientale

Sull’energia il Documento di Finanza Pubblica aveva già messo in allarme Meloni, riferendo di «rischi di natura strutturale dell’economia italiana, legati alla dipendenza dalle fonti fossili»,[2] e di «una strutturale dipendenza dall’estero per l’energia (pari al 74%, contro il 57% della media UE), con un ruolo significativo dei Paesi del Golfo persico [grassetti in originale]».[3] L’attacco della Premier alle tasse sulle emissioni di carbonio (Emissions Trading System) – che noi critichiamo da sinistra, in quanto consentono alle imprese di vendere “quote” di emissioni non emesse ad altre aziende che, invece, ne hanno già effettuate troppe –, allora, anziché essere il frutto di una visione politico-economica illuminata è, semplicemente, strumentalmente dettato da interessi capitalistici nazionali. «Io penso – ha detto Meloni all’Assemblea – che sia abbastanza chiaro che l'attuale sistema ETS è un po' distante dai bisogni attuali dell'industria europea. A maggior ragione, in questa fase di emergenza energetica, dove il buonsenso spingerebbe chiunque a sospendere temporaneamente la misura, almeno per i settori più colpiti dalla chiusura di Hormuz, in attesa di una sua organica e significativa revisione». In quest’ottica va letta la richiesta italiana alla Commissione Europea di estendere «la flessibilità già concessa per le spese in sicurezza e difesa anche agli investimenti necessari a far fronte alla crisi energetica». Al riguardo la UE ha scelto di evitare il muro contro muro, consentendo all’Italia – e ad altri paesi eventualmente interessati – «un margine di flessibilità per gli investimenti legati all’energia pari allo 0,3% del Pil annuo per il triennio 2026-28»[4]. Invero, questa parziale deroga si colloca in un quadro ben preciso che esclude nuovi sussidi alle famiglie o alle imprese, indirizzando tutti gli investimenti verso quella autonomia energetica che, necessariamente, passa per le rinnovabili e per le produzioni green. Dunque, la Unione Europea ribadisce una delle sue opzioni di fondo, il cosiddetto capitalismo verde (poco amato dall’Esecutivo italiano non in quanto ossimoro, ma perché ritenuto foriero di eccessivi vincoli per le imprese). Di più, la disponibilità europea sottende pure che, in cambio, l’Italia ripensi le sue ultime decisioni in merito al SAFE (Security Action for Europe), il principale strumento volto a sostenere finanziariamente la difesa comune europea. Nei giorni scorsi, il governo nostrano ha infatti comunicato la volontà di rinunciare a gran parte dei 14,9 miliardi di prestiti a tassi agevolati garantiti dal suddetto fondo, cui pure aveva scelto di aderire lo scorso anno. Ovviamente, Von der Leyen e i suoi sperano che, concedendole qualcosa, l’Italia s’impegni ancor più decisamente sulla strada del riarmo.

Ma torniamo al discorso di Meloni, in cui non è mancato l’elogio del cosiddetto “Decreto Energia” dell’anno scorso: «Grazie al decreto Energia abbiamo garantito un taglio concreto sulle bollette di luce e gas per tutte le aziende, oltre che ovviamente per le famiglie vulnerabili. Con benefici stimati per le PMI che arrivano a 9 mila euro l'anno per l'elettricità e a 10 mila euro per il gas». Peccato che i benefici per le famiglie si siano ridotti a un contributo governativo di 200€ una tantum e complessivo per nucleo familiare…

Proseguendo, la Presidente ha speso parole «per il ritorno dell'energia nucleare in Italia, puntando sulle tecnologie più innovative con mini-reattori modulari, sicuri e puliti, che consentano di avere maggiore sicurezza, ma anche costi nettamente più bassi rispetto agli attuali», minacciando l’arrivo di una legge delega «Entro l'estate».

Per chiudere non è mancato un attacco ai pacchetti Omnibus dell’Unione Europea – tramite i quali molte imprese sono già oggi esonerate dagli obblighi di rendicontazione ESG (Environmental Social Governance), che imporrebbero un tracciamento delle emissioni in CO2, dei consumi, dell’impatto ambientale e della gestione dei rifiuti industriali –, definiti «non sufficienti» e inquadrati all’interno della questione della semplificazione burocratica e amministrativa per le attività imprenditoriali, anziché in quella climatica. Stessa cosa al riguardo di alcuni dossier europei – «penso al regolamento sugli imballaggi, penso ad alcuni obiettivi climatici» –, che per Meloni non sono «accettabili».

 

  1. Il tema della burocrazia d’impresa e della responsabilità penale

            Secondo Meloni «la responsabilità di impresa non può trasformarsi automaticamente in criminalizzazione di impresa», pertanto ha accolto la richiesta di Confindustria di un confronto finalizzato alla revisione del D. Lgs. 231/2001. Un Decreto che da oltre vent’anni garantisce che in caso di reati societari, tributari, ambientali, connessi al riciclaggio di denaro e via dicendo, compiuti nell’interesse dell’impresa, la responsabilità giuridica non sia solo individuale (personale) ma anche dell’impresa stessa. Si tratta di una garanzia che andrebbe estesa anche ad alcune tipologie di reato compiute contro il lavoro dipendente (come l’applicazione di un Contratto illegale o improprio) ma che, al contrario, Meloni sembra voler abolire o comunque ridurre considerevolmente.

            Di più: la Presidente è arrivata addirittura a proporre agli industriali «un cantiere comune per arrivare a una riforma radicale della burocrazia in Italia. Io penso che questo sia fondamentale farlo insieme, perché quando c’è un servizio che non funziona, se vuoi risolvere quel problema devi interrogare l'utente. E voi siete gli utenti della burocrazia italiana» (!). Aspettiamoci, dunque, un’ulteriore deregolamentazione normativa per le attività d’impresa, già anticipate da alcune norme precedenti – come quella sulla deresponsabilizzazione legale dei dirigenti per progetti legati al PNRR (il famoso “scudo penale”) o quella che limita l’ammontare economico delle condanne, riducendo, per questa via, i poteri di controllo della Magistratura contabile sugli appalti. Per non dire di quelle che riguardano i crediti d’imposta e di tante altre ancora…

Le ambizioni di certa politica e di settori imprenditoriali sono ben note: ci si vuole dirigere verso un sistema di controlli decisamente allentato, lasciando alle imprese piena di libertà di manovra anche su materie come le clausole sociali – giudicate come un’intrusione della legislazione giuslavoristica nei processi decisionali e organizzativi di impresa. Detto in altri termini, da una parte si vogliono evitare controlli e controllori, dall’altra spingere al ribasso i costi della manodopera.

            Infine, Meloni ha parlato degli incentivi concessi alle aziende, in particolar modo a quelle attive nel Mezzogiorno (accennando anche all’estensione della Zona Economica Speciale a tutto il territorio nazionale), e ha promesso un ulteriore rafforzamento dell’iper-ammortamento, ossia di quel meccanismo che concede alle imprese di aumentare il peso fiscale degli investimenti al fine di accedere ad agevolazioni statali e arrivare, così, a uno sconto su IRES e IRPEF. L’ultima Legge di Bilancio[5] aveva già stabilito, relativamente agli investimenti in tecnologie o beni energetici, un incremento del peso fiscale del 180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro, del 100% per la quota da 2,5 a 10 milioni e del 50% per la quota da 10 a 20 milioni. La proposta in essere sarebbe quella di includere nell’ammortamento gli investimenti su software e cloud – che in realtà sono parzialmente già inclusi, ma solo per alcune tecnologie specifiche.

 

III. Elementi della strategia del Governo

Nel corso del proprio discorso Meloni ha evidenziato alcuni elementi di strategia politica, che andiamo brevemente a esporre.

Secondo lei «le crisi ci hanno mostrato anche quanto fosse miope l’idea di un’Europa che pensava di poter limitare il suo ruolo a quello di piattaforma commerciale, in una posizione quasi passiva tra l’America e i grandi attori asiatici, lasciando ad altri il controllo sugli snodi fondamentali delle catene del valore». Gli snodi fondamentali sono quelle porzioni di mercato in cui gli investimenti sono altamente remunerativi e che, allo stesso tempo, garantiscano un elevato controllo su tutta la filiera produttiva. Un esempio ne sono le produzioni di semiconduttori (chip). Per garantire alle imprese europee una “posizione” all’interno di questi snodi sono fondamentali, per varie ragioni, un rafforzamento del settore militare (ad esempio per garantirsi l’approvvigionamento di materie prime critiche e per la creazione di una domanda forte e stabile, proveniente dagli eserciti dei Paesi membri dell’UE) e una politica commerciale aggressiva. Per questi motivi Meloni ha detto: «Le spese di difesa sono il prezzo della libertà, e io voglio che l'Italia sia una Nazione libera». È la differenza tra chi sostiene questo mondo e chi – come noi –, invece, vuole cambiarlo.

Nello stesso fronte si inseriscono le boutades sul Mercato unico dei capitali e del risparmio e sul Mercato unico europeo in generale. Secondo Meloni la realizzazione e il potenziamento di questi strumenti «consentirebbe di mettere l’Europa al riparo da scelte protezionistiche di altre nazioni», ma il prezzo da pagare sarebbe la totale deregolamentazione normativa imprenditoriale e bancaria – direzione nella quale, sia detto per inciso, il legislatore europeo si sta già muovendo.

Infine, l’ultima indicazione strategica riguarda i fondi pensione, che in tutta Europa sono in via di potenziamento al fine di mobilitare una massa di capitali (teoricamente proprietà dei lavoratori) per le imprese, «in particolare per quello che riguarda innovazione, startup e infrastrutture». Rivendicando le ultime trovate inserite nella Legge di Bilancio per il 2026, come la riduzione del tempo per l’attivazione del meccanismo del silenzio-assenso – tramite cui il lavoratore viene inconsapevolmente iscritto a un fondo pensione – da sei mesi a soli sessanta giorni, Meloni ha sostanzialmente promesso un ulteriore rafforzamento dell’adesione ai fondi e, quindi, maggiori liquidità per le imprese.

[1] Cfr. E. Gentili, F. Giusti, Salario “giusto”, contratti nazionali a rischio, 6 Maggio 2026, https://diogenenotizie.com/salario-giusto-contratti-nazionali-a-rischio/.

[2] Documento di Finanza Pubblica 2026, Doc. CCXL, n. 2, 27 Aprile 2026, p. 32.

[3] Ivi, p. 20.

[4] M. Esposito e S. Rosset, Mini-clausola da 6,5 miliardi per Roma, i paletti Ue sulla difesa, 2 Giugno 2026, https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2026/06/02/fonti-flessibilita-ue-su-energia-vale-03-pil-entro-deroga-15-per-la-difesa_e3f7bb97-1e7c-401b-bdf4-1cd423a00413.html.

[5] L. 30 dicembre 2025, n. 199, cc. 427 e 429. Cfr. Allegati IV e V per l’elenco delle tecnologie industriali ammesse all’ammortamento.

 

Secondo turno in Perù: Keiko Fujimori contro Roberto Sánchez

Oltre 27 milioni di cittadini peruviani si stanno recando alle urne in tutto il Paese per partecipare al secondo turno delle elezioni presidenziali.

Le elezioni determineranno il capo dello Stato per il mandato 2026-2031, rendendo il nuovo presidente il nono nella storia della nazione andina in un decennio: una cifra allarmante che sottolinea la profonda crisi di governance e l'instabilità istituzionale che affliggono il Paese.

Il voto chiama gli elettori a decidere il successore del presidente ad interim José María Balcázar, in un panorama politico caratterizzato da una significativa frammentazione derivante dal primo turno elettorale, al quale hanno partecipato 35 candidati presidenziali e nessuno dei finalisti è riuscito a superare il 20% dei voti totali.

Le opzioni in competizione rappresentano due progetti politici e ideologici completamente opposti: da un lato, la proposta della destra conservatrice, guidata da Keiko Fujimori del partito Fuerza Popular; dall'altro, l'alternativa del leader di sinistra Roberto Sánchez della coalizione Juntos por el Perú, che gode di un forte sostegno tra la classe operaia e nelle regioni interne del Paese.

#EnVivo | TeleSUR transmite cómo se encuentra el Perú en esta nueva jornada electoral, nuestro corresponsal Ramiro Angulo está en el lugar y trae más detalles. https://t.co/ce290VlNE7

— teleSUR TV (@teleSURtv) June 7, 2026

Il disinteresse e la sfiducia della popolazione nei confronti della classe politica tradizionale si sono riflessi nell'alto tasso di astensionismo registrato nella prima fase, dove quasi sei milioni di elettori iscritti hanno scelto di non votare, oltre ad altri tre milioni di cittadini che hanno optato per schede nulle o bianche.

In questo contesto di apatia civica, il voto degli indecisi e il rifiuto delle vecchie strutture istituzionali si stanno configurando come fattori determinanti per definire il percorso politico della nazione andina nei prossimi cinque anni.

I seggi elettorali hanno aperto alle 7:00 e chiuderanno alle 17:00 ora locale. L'Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali (ONPE) ha messo a disposizione una piattaforma digitale per consentire agli elettori di verificare il proprio seggio, il numero del tavolo e l'ordine di voto, garantendo un flusso ordinato durante la giornata elettorale.

Díaz-Canel smaschera la strategia della menzogna: "Così preparano le guerre" (VIDEO)

Mentre l'assedio economico e mediatico su Cuba si fa sempre più asfissiante, il presidente Miguel Díaz-Canel va dritto al cuore del metodo con cui Washington costruisce i suoi pretesti bellici. E lo fa con un passaggio che meriterebbe di essere inciso nella memoria collettiva.

"Inventarono il 'Cartel de los Soles' per colpire il Venezuela", denuncia il leader cubano. "Rapirono Maduro e due giorni dopo, il cartello era già svanito nel nulla. Dissero che l'Iraq possedeva armi di distruzione di massa ma non sono mai apparse. Attaccarono l'Iran con la scusa del nucleare, nessuna azione nucleare è mai avvenuta. Tutte le loro bugie, prima o poi, vengono a galla".

Cuba's Diaz-Canel: "They invented the Cartel de los Soles to go after Venezuela. They kidnapped Maduro -- two days later the cartel vanished. They said Iraq had WMDs -- never appeared. They attacked Iran over nukes -- no nuclear action ever happened. All their lies unravel." pic.twitter.com/E1StvR3FIv

— COMBATE |???????? (@upholdreality) June 6, 2026

Una sequenza impressionante di falsi allarmi, menzogne di Stato e verità insabbiate, che si ripete identica da decenni. Oggi, avverte Díaz-Canel, il copione è lo stesso: dipingere Cuba come una "minaccia inusuale e straordinaria" per la superpotenza statunitense, per giustificare l'invasione. Ma il presidente avverte: "Invadere Cuba costerebbe centinaia di migliaia di vite cubane, ma anche enormi perdite per l'invasore".

Non è solo una questione di resistenza. È la denuncia chiara di un meccanismo: inventare una minaccia, colpire, e quando le prove non si trovano, cambiare semplicemente capitolo. Il mondo, conclude Díaz-Canel, non può più permettersi di dimenticare le lezioni della storia.

Quel pizzino per prolungare la guerra (su mandato di Bruxelles)

 

di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

Il tennis non mi è mai piaciuto; né come pratica sportiva, né come passatempo televisivo. Ma, negli ultimi giorni è stato un susseguirsi in rete di immagini del duello tra la tennista ucraina Marta Kostjuk e la russa (obbligata a giocare senza nazionalità) Mirra Andreeva, con la prima che, alla vigilia dell'incontro, si è esibita in un melodramma contro i “sanguinari russi”, con tanto di europeistica “lacrima di bellezza” artificiale a favore di telecamere e, poi a varie riprese, ha sfoderato i tratti tipici della “ucrainicità”, irrobustiti da quindici anni di “formazione culturale” banderista.

Ora, se nel carattere nazionale ucraino, già di per sé, si manifesta spesso una qualche altezzosità e boriosità, cento e più anni di scuola nazionalista, a partire dalle massime di Dmitrij Dontsov, secondo cui la nazione ucraina può realizzarsi solo sul sangue dei russi, hanno forgiato una condotta che, per quanto rimasta sotto traccia nel periodo sovietico, non si è mai ridotta a zero. Il golpe neonazista del 2014, poi, ha spalancato le cateratte ai peggiori atteggiamenti di superiorità, presunzione, supponenza che, nei confronti dei russi, arriva al punto di considerarli come “feccia del genere umano” e meritevoli di ricevere le peggiori calamità che l'altissimo possa lanciare sulla terra. Loro, gli ucraini, nonostante si trovino gomito a gomito a simile “gentaglia”, sono comunque talmente superiori da restare immuni a ogni catastrofe.

La signorina Kostjuk ha pienamente manifestato tali tratti; per quanto il suo non sia che il caso più recente. Andando indietro di appena pochi anni, basterebbe ricordare l'atteggiamento sprezzante e arrogante di Vitalij Markiv, durante le udienze del tribunale italiano che lo avrebbe condannato a più di venti anni di galera per l'assassinio di Andrea Rocchelli. Vero è che, in quel caso specifico, la posa del neonazista ucraino era probabilmente dovuta anche alla consapevolezza che, di lì a poco, sarebbe stato rilasciato e riportato in patria con tutti gli onori.

Per venire al dunque: quegli atteggiamenti di “ucrainicità” e “banderismo” richiamati sopra, danno il tono alla cosiddetta “lettera aperta” di Vladimir Zelenskij a Vladimir Putin, europeisticamente esaltata quale “invito alla pace”, sprezzantemente respinto dal cosiddetto “autocrate del Cremlino”. Di fatto, afferma il politologo Aleksej Živov, il nazigolpista-capo, «l'Alvaro Vitali che ce l'ha fatta in politica» (per rubare una battuta di Maurizio Crozza e con tutto il rispetto sia per il “Pierino” italico, che per la politica) vorrebbe convincere tutti di essere pronto per un cessate il fuoco, ma, in realtà, non permetterà l'avvio di veri negoziati. La lettera di Zelenskij, dice Živov è profondamente offensiva; «tutti quegli insulti rivolti al nostro presidente. E nonostante la lunghezza della lettera, il suo significato è minimo. Si compone di due elementi: una vasta gamma di insulti e distorsioni, e il secondo, “parliamo di pace”. Ma se qualcuno avesse proposto la riconciliazione, difficilmente avrebbe iniziato la conversazione con una serie di insulti. Vedo qui una complessa manovra politica».

E se il politologo russo scorge nel messaggio un insieme di narrazioni dalla propaganda dei media ucraini, non è difficile vedervi anche la riproposizione delle ritrite “argomentazioni” di Bruxelles, con in più un elemento che, evidentemente, nelle intenzioni dei media italici che hanno riprodotto la lettera, avrebbe dovuto provare le “sincere intenzioni” del jefe nazista: il continuo rivolgersi a Putin con il “tu”; quantunque l'originale ucraino rechi sempre la seconda persona plurale “vi” (voi, o lei), anche se in lettere minuscole e non, come si converrebbe a certi livelli, con il “Voi”.

Come non ricordare le solite premesse europeistiche, nelle parole di Zelenskij secondo cui «Qualunque cosa voi possiate dire sulla NATO, questa guerra è una vostra scelta personale»; oppure la quotidiana narrazione dei media italici su una Russia allo stremo: «con il rapporto tra perdite ucraine e russe di uno a cinque o uno a sei», che fa esultare le redazioni torinesi e milanesi. C'è tutta Bruxelles in quel «molti non credevano che l’Ucraina sarebbe riuscita a resistere così a lungo», o in quel beffardo «Abbiamo trovato le armi e i finanziamenti di cui avevamo bisogno. Noi riceviamo sostegno. Voi ricevete sanzioni»; fino al capovolgimento di soggetti, incolpando la Russia di voler «trascinare la Bielorussia in questa guerra e state orchestrando qualcosa attorno alla Transnistria», lasciando poi nell'indeterminatezza su chi abbia fatto fallire i colloqui di pace, a partire da Minsk. Per finire col paradigma delle cancellerie europee per cui «l’Europa debba far parte di questo processo».

In sostanza, ne vien fuori, come dice ancora Živov, un messaggio vergato sul tipo “ehi tu, senti, firmiamo un trattato di pace”; un messaggio formulato in modo che, quando «rifiuteremo questa forma di dialogo, servirà da giustificazione per la continua aggressione dell'Ucraina e la sua riluttanza a impegnarsi in negoziati realmente costruttivi». L'obiettivo, cioè, era quello di infliggere a Putin il maggior numero possibile di insulti, in modo che la lettera venisse ignorata e ciò servisse da pretesto per  ulteriori atti di terrorismo, come a Starobel'sk, Simferopol, Enakievo

Insulti che arrivano fino al punto da scrivere apertamente che «voi dovrete lottare molto più duramente per la vostra sopravvivenza, non per quella della Russia, ma per la vostra». Detto così, pari pari, da picciotto che riferisce il messaggio del capobastone. Così che Vladimir Putin non poteva che rispondere in maniera adeguata: «non dobbiamo rivolgerci agli autori di questa lettera, non a coloro che apprezzano il genere epistolare, ma ai nostri soldati in prima linea... Al lavoro, fratelli!».

Tra l'altro, nel corso del Forum economico a Piter, Vladimir Putin ha ricordato che Kiev, già un paio di settimane prima, aveva fatto sapere di mirare a un incontro con la leadership russa al più alto livello. Era il 21 maggio, ha detto Putin; e il 22 maggio «le truppe ucraine hanno compiuto un orribile attacco terroristico contro un convitto universitario nella LNR, uccidendo degli adolescenti... La lettera contiene davvero elementi di insolenza. Serve a creare le condizioni per incontri e negoziati personali, oppure crea un fondo in cui è di fatto impossibile tenere qualsiasi incontro personale? Credo sia la seconda ipotesi».

Una «lettera aperta scritta in toni assertivi e sarcastici», scriveva il 6 giugno su La Stampa la signora Anna Zafesova, quotidianamente impegnata in eucaristiche genuflessioni all'altare del nazigolpista-capo e in riti di “macumba” all'indirizzo non solo della leadership del Cremlino, ma di tutto ciò che riguardi la vita russa. Toni, dice la signora Zafesova, che «hanno offeso il dittatore russo abbastanza da fargli mettere da parte l’ipocrisia della diplomazia e dichiarare esplicitamente che scommette sulla guerra». Come se proprio la continuazione della guerra non abbia dettato tempi, termini e modulazione del “pizzino” mafioso di Zelenskij, concordato in larga parte con Londra e Parigi e, per il resto, lasciato al livore furfantesco della più malvagia e supponente “ucrainicità”.

E se la signora Zafesova asserisce che il «contenuto del “pezzo di carta”, come l’ha sprezzantemente definito ieri Putin, è rivolto ai russi... quando ricorda a Putin che i suoi sudditi sono scontenti, per i “nostri droni” che bombardano le loro raffinerie, per la benzina razionata, per i “sempre più numerosi divieti” e la probabile chiamata alle armi. È ai russi che comunica i numeri delle perdite dell’esercito di Mosca al fronte», ella dovrebbe sapere, meglio forse dei suoi colleghi italici, quale sia l'atteggiamento del popolo russo nelle condizioni di una Russia accerchiata da nemici esterni, siano questi eserciti napoleonici, orde naziste, o “democratiche” cancellerie UE-NATO. “Il potere rimase fermo e il popolo saldo”, scrivevano i commentatori militari per illustrare la sconfitta napoleonica del 1812.

La lettera di Zelenskij, scrive Vladimir Skachkò su Ukraina.ru, va oltre il bene e il male. Qualunque cosa abbia mosso la penna o premuto i tasti della tastiera mentre scriveva questa epistola aperta, ha rivelato un'intera litania di desideri nascosti, esperienze celate e paure nascoste che rendono, e forse hanno già reso, la vita degli autori insopportabile. Zelenskij non è rimasto altro che quel pagliaccio-ciarlatano che suonava il pianoforte coi genitali, negli avanspettacoli del “Kvartal 95”. Tutto ciò che ha «elencato nella lettera a Putin suggerisce che il Führer del regime neonazista ucraino sia mosso dalla paura e dal desiderio di ritardare la propria caduta attraverso la provocazione, che a sua volta lo aiuterà a elemosinare denaro e armi e a prolungare l'agonia del suo regno».

Nell'epistola si vanta dell'invincibilità dell'Ucraina e scarica sulla Russia le colpe dall'Ucraina. Zelenskij, dice Skachkò, ha di fatto elencato, punto per punto, tutto ciò che teme: la superiorità tecnico-militare russa sull'Ucraina, che sopravvive solo grazie agli aiuti occidentali. Teme le perdite umane, per le quali sarà chiamato a rispondere; la responsabilità personale per il paese devastato e le vite perdute; il fallimento dei negoziati di pace. C'è un altro importante motivo di timore: Putin ha confermato che la Russia è pronta a negoziare e firmare accordi di pace, ma solo con un rappresentante legittimo dell'Ucraina. E Zelenskij, secondo la legge ucraina, non lo è.

Zelenskij ha scritto la sua lettera «nel modo più scortese e provocatorio possibile. Perché non è la pace che vuole, ma il rifiuto del presidente russo di accettare un simile tono. Zelenskij vuole che la guerra continui, dopo una lettera del genere. La lettera è una spregevole trovata pubblicitaria, nella forma e nella sostanza, concepita per costringere la Russia ad abbandonare i negoziati e quindi a dipingerla ancora una volta come l'aggressore. La continuazione della guerra e le accuse di comportamento aggressivo e di riluttanza alla pace rivolte alla Russia giustificano sia le richieste di denaro e armi da parte di Zelenskij all'Occidente, sia la fornitura di tali armi da parte dell'Occidente.

La lettera di Zelenskij a Putin, conclude Skachkò, sarà oggetto di discussione per diverso tempo. Tali provocazioni sono orchestrate proprio per distogliere l'attenzione, almeno in parte, dalla politica reale, o dalla situazione concreta nella risoluzione di questioni controverse. Ad esempio, la guerra e la sua fine. E in questo senso, una diplomazia così rozza, cinica, insolente e offensiva scredita anche l'idea stessa di negoziati di pace. È un nuovo invito a continuare la guerra. E Zelenskij, nel suo impeto epistolare, non poteva non esserne consapevole. Così come sapeva che avrebbe dovuto risponderne.

Con tutta la sua “ucrainicità”, il nuovo “Alvaro Vitali che ce l'ha fatta” non fa che che mettere nero su bianco in termini banderisti quello che le cancellerie europee vogliono davvero: la guerra; così che si può concludere col Faust goethiano «Quel che chiamate spirito dei tempi è in sostanza lo spirito di quei certi signori in cui si rispecchiano i tempi».

 

https://politnavigator.news/zhivov-otkrytoe-pismo-zelenskogo-prezidentu-rf-ehto-tipichnaya-cipso-dlya-opravdaniya-teraktov.html

https://politnavigator.news/rabotajjte-bratya-putin-dal-publichnyjj-otvet-na-otkrytoe-pismo-zelenskogo.html

https://ukraina.ru/20260605/provokatsiya-voyny-zelenskiy-boitsya-i-po-khamski-na-grani-fola-pugaet-putina-i-rossiyu-----1079878129.html

 

 

Il fardello dell'uomo cubano (di Alberto Bradanini)

 

Intanto in un mondo parallelo (più equo e giusto)....

 

di Alberto Bradanini[i])

15 luglio 2026

 

1. Con una decisione senza precedenti, la Repubblica di Cuba ha lanciato un'invasione navale e aereo-trasportata contro gli Stati Uniti. L’offensiva tuttora in corso, che il governo cubano ha chiamato Operazione Rinsavimento Cerebrale (ORC) ha l’obiettivo di sostituire la classe dominante anglo-americana affetta dalla malattia degenerativa nota con il nome di Morbo di Trump con una nuova classe politica che organizzi il paese su basi diverse rispetto al passato. Secondo analisti di mainstream si tratterebbe di un’operazione di regime change, un tempo pratica diffusa da parte dell’impero Usa nei paesi dove elezioni politiche, minacce o corruzione non riuscivano a garantire un governo prono agli interessi imperiali invece che a quelli della popolazione locale.

Una volta che le ultime resistenze da parte del governo Usa saranno sbaragliate, la palingenesi toccherà la sfera dei diritti economici e della democrazia (affinché diventi effettiva e partecipata), oltre che l’insieme della politica interna e estera.  Secondo Hombre Normal, il ministro cubano della Humanidad - i canoni della nuova impalcatura istituzionale saranno centrati sulla demolizione del potere plutocratico oggi incentrato sulle corporazioni private, quali strumenti di oppressione etica ed economica di un brutale imperialismo, e il recupero della centralità dello Stato nell’economia e nello sviluppo scientifico/tecnologico del paese, nel rispetto della Costituzione, della libertà di pensiero, religione, associazione, espressione e libera impresa.

Massima priorità sarà riservata allo sradicamento della povertà e dell’emarginazione sociale. Tutti dovranno avere un lavoro sufficiente per vivere e progredire. La proprietà privata sarà garantita e incentivata, affinché ogni famiglia, attraverso il lavoro, possa soddisfare le proprie necessità in funzione delle risorse pubbliche disponibili. Le grandi aggregazioni finanziarie e industriali oltre una certa soglia saranno però consentite solo se funzionali al benessere collettivo e sotto stretta sorveglianza dello Stato. I capitali potranno essere esportati solo sotto controllo dello Stato, e in ogni caso nel rispetto del Diritto Internazionale, della Carta delle Nazioni Unite, in condizioni di parità con le altre nazioni e di rispetto dei diritti e interessi altrui.

Il servizio sanitario sarà nazionalizzato e tutti i cittadini bisognosi potranno accedervi gratuitamente. Le risorse necessarie a tal fine proverranno dallo smantellamento delle grandi corporazioni farmaceutiche e delle 800 basi militari oggi attive in 80 paesi al mondo. Sarà in tal modo possibile, altresì, avviare la costruzione e ammodernamento delle infrastrutture pubbliche oggi fatiscenti o gravemente digradate.

2. Quanto alla politica estera, la nuova classe dirigente - selezionata sulla scorta di accertate competenze e della lealtà ai menzionati principi etici – dovrà rimuovere gli apparati militari e d’intelligence, smantellando Cia, Nsa e le altre agenzie palesi o segrete, sinora utilizzate per destabilizzare, provocare guerre, organizzare colpi di stato, pianificare aggressioni, omicidi mirati, sequestri di persone e via dicendo.

Un’altra priorità sarà la rivitalizzazione delle organizzazioni internazionali, in primis quelle della famiglia delle Nazioni Unite (ad es. l’OMC che Washington ha reso da anni inoperante perché disobbediente ai suoi ordini), che dovrà tornare a funzionare, come da statuto, per risolvere le controversie che sempre emergono tra sistemi economici).

Le convenzioni bilaterali o multilaterali, sia nel campo della sicurezza che in quello economico, tecnologico e culturale, che gli Stati Uniti hanno boicottato perché giudicate non convenienti ai fini di dominio, dovranno tornare a funzionare, nel rispetto degli interessi di tutti, della pace e della stabilità internazionale. Massima priorità verrà data al controllo e riduzione delle armi di distruzione di massa (nucleari, biologiche e chimiche), tramite il rafforzamento del regime internazionale di sorveglianza.


3. Nel contesto dell’Operazione Rinsavimento Cerebrale, il governo cubano ha sottolineato che occorrerà operare anche sul piano educativo, promuovendo l’alfabetizzazione politica presso il deculturato popolo Usa, stimolando la coscienza dei valori essenziali dell’essere umano socializzato. Saranno contrastati come nemici di classe i valori assolutizzanti del profitto e del disprezzo dei beni/interessi collettivi. L’acquisizione e l’uso personale di armi da fuoco saranno proibiti e pesantemente sanzionati. Lo Stato tornerà ad avere il monopolio dell’uso della forza. Sarà ampliata e tutelata la libertà di manifestazione pacifica prevista dalla Costituzione. L’attuale, truffaldino sistema elettorale statunitense, ideato per impedire ogni possibile alternativa e dialettica politica, sarà sostituito con un sistema proporzionale puro, che risponda alla volontà del popolo.

Le decisioni cruciali della vita del paese, come quelle su pace e guerra, non potranno essere adottate da un solo individuo, foss’egli anche il presidente, in quanto esposto, come nel caso attuale, a instabilità mentale, ricatti e corruzione. Esse saranno appannaggio di organi collegiali, Camera dei deputati e/o Senato.

Pensiero critico ed etica della socialità dovranno tornare centrali per consentire la rigenerazione dell’homo novus nordamericano, tenendo a mente le sofferenze a lungo patite sotto il tallone della deformazione mediatica e valoriale, dell’alienazione e dello sfruttamento.

Nelle parole del ministro cubano Hombre Normal, saranno immediatamente avviati progetti per presidiare il territorio, garantire la sicurezza delle persone e lottare contro ogni genere di violenza, delinquenza e uso di droghe, tenendo presente che tali mali sono il riflesso dell’emarginazione e della sottocultura. La lotta all’estrazione di risorse e lavoro da parte del ceto dominante globalista andrà a beneficio di 300 milioni di cittadini, ma anche degli stranieri legali (45 milioni) e illegali (10 milioni).

All’avvio dell’Operazione Rinsavimento Cerebrale, il presidente cubano, Miguel El Libertador, aveva dichiarato: "il popolo nordamericano è vissuto a lungo nell'inganno di essere governato dalla migliore democrazia del pianeta, mentre era chiaro anche alle montagne del Gran Canyon che si trattava di una plutocrazia malata, violenta e spietata”, aggiungendo: "Cuba non può restare a guardare oltre, mentre milioni di cittadini statunitensi sono oppressi, vedono diminuire le loro aspettative di vita e non hanno di che vivere ".


4. Secondo le ultime notizie, le forze cubane giunte sulle spiagge della Florida con barche da pesca riadattate, convogli di biciclette e colonne di automobili anni '50 ingegnosamente ammodernate, sono state accolte con tripudio e genuina riconoscenza dai cittadini nordamericani. Le truppe cubane hanno portato al seguito viveri, coperte e medicinali per i primi soccorsi a beneficio dei senza tetto, tossicodipendenti, disoccupati cronici e altri bisognosi. Si hanno notizie di gruppi spontanei di sostegno agli invasori, disoccupati, sottoccupati, sfruttati e neolaureati privi di prospettive (tra cui i portatori dell’impagabile debito studentesco, ora abolito).

In uno slancio reattivo, la cui ragione profonda si cerca tuttora di comprendere, diverse filiali di Starbucks sono state occupate e rinominate "People's Cafés" penalizzando il titolo a Wall Street, galvanizzando tuttavia milioni di lavoratori nelle piantagioni di caffè in Africa e Asia, oltre che in America Latina. Al momento, quale misura di confidence building i clienti ricevono caffè e cappuccini a gratis, in attesa della riorganizzazione dei rispettivi settori agricoli e della distribuzione, con atteso incremento dei salari delle maestranze.

Alla notizia dell’avvio dell’Operazione Rinsavimento Cerebrale, la Guardia Nazionale Usa, l’ICE (Immigration and Customs Enforcement) e i comandi di polizia in diversi stati hanno deciso di schierarsi dalla parte del popolo. A loro volta, le forze armate (Marines, Air Force e US Navy) - che in un primo momento avevano considerato l’impiego di testate termonucleari per polverizzare gli invasori sbarcati con le insidiose colonne di automobili d’epoca – si sono ribellate al Joint Chief of Staff, gen. Out of Mind, mettendosi agli ordini del col. Good Sense, autoproclamatosi difensore delle genti nordamericane.

All’annuncio pubblico che le forze cubane avevano preso possesso del Sud della Florida, il popolo nordamericano è sceso in piazza in ciascuno degli altri 49 stati dell’Unione, organizzando comitati di autogestione e di garanzia per formare il “governo provvisorio rivoluzionario dei Nuovi Stati Uniti d’America”, il cui avvio sarà garantito dalle truppe cubane fino al pieno insediamento delle nuove istituzioni. In attesa che la vita privata e pubblica possa essere riorganizzata sulla scorta dei principi diffusi da Radio Cuba Libre, il governo provvisorio ha statuito che “Il tallone di ferro” (Jack London, 1908) deve essere considerato libro costituzionale, rendendolo obbligatorio in ogni ordine e grado in seno al sistema educativo del paese.

Le prime elezioni libere ed eque saranno pertanto organizzate entro tre mesi, garanti le truppe cubane menzionate, mentre alle Nazioni Unite i leader mondiali non hanno nascosto la sorpresa che una piccola nazione come Cuba potesse esprimere un potere etico-militare di tale caratura, ottenendo risultati così strabilianti. “A questo punto, i tempi per una palingenesi mondiale – hanno osservato i pungenti diplomatici del Sud Globale in un incontro con gli intronati colleghi europei – sono dunque maturi".

Alla conferenza stampa, convocata in emergenza al Dipartimento di Stato, Marco el-Rubio non ha potuto trattenere i singhiozzi, mentre lo schermo dietro di lui proiettava immagini satellitari di truppe cubane che fumavano sigari a Central Park e passeggiavano applaudite sulla Fifth Avenue. "erano anni – ha egli tenuto a sottolineare – che mettevo in guardia di scavare trincee di difesa sulle spiagge di Miami, invece di perdere tempo con quella maledetta guerra contro l’Iran, dando retta a quel criminale squilibrato di Netanyahu, sebbene sotto altri aspetti essa abbia avuto le sue ragioni, perché abbiamo guadagnato una montagna di soldi in borsa!"

 

[i] Ex-diplomatico. Già Ambasciatore d’Italia in Cina (2013-15), Coordinatore del Comitato Governativo Italia-Cina (2007-09), Console Generale d’Italia a Hong Kong (1996-98), Consigliere Commerciale all’Ambasciata d’Italia a Pechino (1991-96), Ambasciatore d’Italia a Teheran (2008-12), attualmente Presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea (Reggio Emilia, Italia). Alberto Bradanini è autore di diversi saggi e libri, tra cui “Oltre la Grande Muraglia” (2018); “Cina, l’irresistibile ascesa” (2022) e “Lo sguardo di Nenni e le sfide della Cina”

 

F1, GP Monaco: Antonelli domina e allunga ancora nel Mondiale

7 Giugno 2026 ore 18:01
Ci sono vittorie che pesano più di altre. Per il circuito, per il modo, per il messaggio che lasciano agli avversari. La vittoria di Andrea Kimi Antonelli a Monaco appartiene a questa categoria, una prova di forza senza precedenti. L'italiano domina e mette in bacheca la quinta vittoria consecutiva della stagione, diventando il più giovane vincitore nel Principato.Il dominio prima del caosAntonelli ha imposto il proprio ritmo, ha scavato il vuoto, ha gestito le neutralizzazioni e ha resistito anche quando la gara sembrava voler rimettere tutto in discussione. La prima parte del Gran Premio è stata un monologo di Kimi, che ha girato con una superiorità quasi imbarazzante, arrivando a doppiare anche il compagno di squadra, George Russell. Il confronto interno con Russell, invece, è stato impietoso, perché ha chiuso fuori dalla zona punti, appesantito da una penalità per eccesso di velocità in pit lane e poi da un Drive Through per non aver scontato correttamente i cinque secondi iniziali. Una domenica da dimenticare, un'altra. Safety Car, bandiera rossa e restarLa gara si è complicata nel finale, quando Lance Stroll è rimasto fermo all'Anthony Noghes, costringendo la direzione gara a mandare in pista la Safety Car. Alla ripartenza, Antonelli non ha sbagliato nulla, ma pochi istanti dopo è arrivato l'incidente di Charles Leclerc, finito a muro nello stesso punto.Bandiera rossa, lunga interruzione e verifiche sull'asfalto, deteriorato in una zona molto vicina alla traiettoria ideale. A quel punto, la gara si è trasformata in un nuovo esame di maturità: ripartenza da fermo e tutto da rifare. Antonelli, però, ha risposto come fanno quelli che sentono già il peso del campionato senza farsene schiacciare: partenza pulita, difesa precisa, controllo assoluto fino alla bandiera a scacchi. Ferrari, sorriso amaroPer la Ferrari resta un secondo posto importante, ma anche il retrogusto amaro dell'occasione persa. Hamilton ha confermato il buon momento già intravisto in Canada, ma non ha mai avuto realmente il passo per attaccare Antonelli. Ha fatto il massimo possibile, portando a casa un risultato solido in una domenica in cui la Mercedes numero uno era semplicemente fuori portata.Diverso il discorso per Leclerc. Il monegasco ha chiuso contro le barriere al giro 66, completando un fine settimana complicato davanti al proprio pubblico. A tradirlo potrebbe essere stato ancora un problema ai freni, già presente nei weekend precedenti, e non l'asfalto sgretolato e i murble di cui si è parlato a caldo.Hadjar sul podio, Verstappen sparisce subitoIl terzo gradino del podio è andato a Isack Hadjar, autore di una gara di carattere. Dopo un weekend iniziato male, con l'errore alle Piscine, il francese ha saputo restare in partita, gestire problemi alla power unit e portare alla Red Bull un risultato pesante in assenza di Max Verstappen. Il campione olandese, infatti, è uscito di scena praticamente subito: guasto alla power unit dopo lo spegnimento dei semafori e ritiro immediato. Monaco ha perso così uno dei suoi protagonisti ancora prima della prima curva. Punti per Racing Bulls e CadillacAlle spalle del podio, Oscar Piastri ha chiuso quarto con l'unica McLaren superstite, dopo il ritiro di Lando Norris al giro 45 per un problema riconducibile alla batteria.Ottima domenica anche per Racing Bulls, quinta e sesta con Liam Lawson davanti ad Arvid Lindblad. Il team faentino ha sfruttato bene il caos della seconda parte di gara, trasformando neutralizzazioni e ripartenze in punti preziosi.Più beffardo il finale di Pierre Gasly: terzo al traguardo, ma retrocesso al settimo posto per dieci secondi di penalità. In zona punti anche Esteban Ocon con la Haas e Sergio Perez con la Cadillac, che conquista così un risultato storico alla sesta gara della propria avventura in Formula 1.La classifica completa del GP di Monaco >>

Revox B225: Lettore CD, Precisione Svizzera, Zero Difetti - Riparazione per audiofili incazzati

7 Giugno 2026 ore 18:00

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Timeline:
00:00 - Introduzione e analisi delle condizioni del Revox B225
01:29 - Primo test di accensione e problemi al display
03:17 - Verifica del laser e del sistema di messa a fuoco
03:46 - Analisi termica: componenti che surriscaldano (IC2)
05:45 - Smontaggio della meccanica Philips CDM0 e test bobine
06:46 - Sostituzione del transistor BD136 in corto
07:12 - Test di funzionamento: la lente torna a muoversi
08:27 - Regolazione dell'altezza del motore (Service Manual)
08:58 - Recupero di un secondo Revox "rottame" per pezzi di ricambio
11:58 - Pulizia e restauro estetico (scambio frontalini e tasti)
13:10 - Scambio della scheda audio e primo ascolto riuscito
13:51 - Taratura fine: misura potenza laser e segnale RF
14:23 - Regolazione della messa a fuoco con oscilloscopio
16:57 - Restauro lampadine originali con vernice specifica
18:22 - Risoluzione errori di lettura e boost tensione laser
20:12 - Analisi finale del secondo apparecchio e conclusioni
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#revox #lettorecd #riparazione #informatica #musica #mvvblog #audio #audiophile #audiofilo

Installation sur serveur UnRaid

Bonjour à toustes !

Dans une logique de dégafamisation de ma vie numérique, je me suis lancé avec très très peu de connaissances dans la mise en place d’un serveur à la maison à partir de matériaux de récupération.

J’ai donc installé UnRaid sur un vieux MacMini que j’ai réparé. Jusqu’ici, j’ai pu virer Google Drive en mettant en place un serveur Seafile mais maintenant j’aurai besoin de remplacer Google Forms que j’utilise beaucoup pour ma gestion administrative familiale et mon suivi de santé.

En farfouillant, je vois qu’on peut installer Yakforms sur un serveur personnel mais comme je suis très débutant et que je découvre UnRaid, j’aimerai savoir si des personnes ici savent si on peut installer Yakforms sans avoir de version docker, ou comment en créer une pour pouvoir l’installer sur mon serveur ?

Je vous remercie pour votre aide !

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🎓 MATURITÀ 2026 | Guida ragionata alla Storia del Novecento

7 Giugno 2026 ore 15:46
Dalla società di massa alla globalizzazione: un percorso guidato attraverso le lezioni di Scorribande Filosofiche 📚 Care studentesse, cari studenti, ogni anno qualcuno mi scrive chiedendomi da dove cominciare per affrontare il programma di Storia dell’ultimo anno e prepararsi all’Esame di Stato senza perdersi nel mare di materiali disponibili online. Per questo ho raccolto e […]

[2026-06-12] CENA BELLAVITA @ Barocchio Squat

10 Giugno 2026 ore 09:31

CENA BELLAVITA

Barocchio Squat - Strada del Barocchio 27 - Grugliasco (TO)
(venerdì, 12 giugno 19:00)
CENA BELLAVITA

Barocchio squat presenta una semplice proposta per ribadire l'importanza della responsabilità individuale e collettiva sul tema dell'alimentazione, in specifico quella a base vegetale, come mezzo per portare avanti la liberazione animale in un contesto atroce che vede la mercificazione degli esseri animali per vari scopi beceri, come il divertimento, l'intrattenimento, secondo la logica di sfruttamento generale di questi ultimi.

Ribadiamo l'importanza dei luoghi che portano avanti la pratica dell'autogestione e della bella vita, inoltre ben al di fuori delle logiche del metodo capitalista.

Porta ciò che vuoi trovare

Cucina aperta dalle 19

Il posto è in strada del Barocchio 27

Il poscritto è fuoco ad ogni gabbia.

[2026-06-12] DISCONI REALI @ Giardini Reali - Torino

29 Maggio 2026 ore 18:37

DISCONI REALI

Giardini Reali - Torino - Giardini Reali
(venerdì, 12 giugno 22:00)
DISCONI REALI

Venerdì 12 Giugno arriva Disconi Reali ai Giardini Reali di Torino.

Una serata all'aperto con musica che non scherza: ai piatti ci sono Luca K, Gyca e Magi, tre nomi che sanno il fatto loro e non vengono a fare i comodi vostri. Techno, Tekno, Remember: perle del passato e del futuro.

Si parte dalle 22 e si va avanti finché regge.

Non fate incazzare i DJ e i baristi, ci vediamo il 12 giugno per smandarla di brutto.

NO FASCI

NO SBIRRI

NO MOLESTI

NO PRESIMALE

[2026-06-12] Apertura Ciclofficina Popolare Malabrocca @ Ciclofficina Malabrocca

5 Giugno 2026 ore 22:25

Apertura Ciclofficina Popolare Malabrocca

Ciclofficina Malabrocca - Largo Vitale 113 - Torino
(venerdì, 12 giugno 18:00)
Apertura Ciclofficina Popolare Malabrocca

Se pensi che in Aurora manchi una ciclofficina orizzontale, inclusiva ed attraversabile da tutt*, passa a trovarci per autoriparazioni e guai di facile ris(v)oluzione:

Le ciclofficine popolari si basano sull’efficacia della lentezza, sul rispetto delle diversità, sullo scambio di conoscenze all’interno di spazi orizzontali.

Organizziamoci collettivamente

🔧 officina

🍪 chillout

🚲 rilascia e rimessa

Porta le tue necessità, capacità, socievolezza e la tua idea di ciclofficina.

Passa a fare due chiacchiere, ti aspettiamo a Manituana, in largo vitale 113, tutti i venerdì dalle 17.30.

Manituana è uno spazio antifascista, antirazzista e antisessista.

No machismo,

no homolesbotransfobia, 

no abilismo.

TV AUTOVOX: TIMELAPSE di recupero componenti ASMR, Ma Mi Si Sfascia IL SALDATORE!!! #ASMR #relaxing

7 Giugno 2026 ore 13:00

💾

Fate una donazione al CANALE ed alla GATTINA: https://tinyurl.com/asbesto

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Questo AUTOVOX e' privo di speranza.
Il cinescopio e' ESAURITO, e' alimentato a 9 VOLT ed e' prossimo alla morte.
Il mobile e' in pessime condizioni, mancano manopole e parti interne.
Ho bisogno di spazio nel lab, quindi e' inutile conservarlo.
Ho provato a regalarlo in giro ma in zona non c'e' nessuno, spedirlo costa uno sfacelo e per le condizioni in cui versa, non ne vale la pena.

Dopo aver fatto un po' di esperimenti di alta tensione, decido di smontarlo per recuperare componentistica. Nel fare cosi', MI SI SFASCIA IL SALDATORE!!!

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Framaforms: traduction du button "soumettre"

Bonjour,

nous essayons d’utiliser framaforms pour une classe en Allemagne.

Mais le button “soumettre” reste en Francais.

J’ai regardé sur https://weblate.framasoft.org, et la langue allemande est traduite à 100%.

Est-ce que le label “soumettre” est en dur en Francais?

Je suis pret à contribuer si c’est utile.

Yann

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La donna che andò oltre le virtù | Margherita Porete

7 Giugno 2026 ore 11:59
Una donna del Medioevo sostenne che la vera libertà nasce quando smettiamo di appartenere a noi stessi.Per questa idea venne processata e arsa sul rogo a Parigi nel 1310.Ma la domanda che pose sette secoli fa continua ancora oggi a inquietarci. Margherita Porete fu una delle figure più enigmatiche e affascinanti del Medioevo cristiano. Beghina, […]

Scontro sulla memoria storica in UE: chiesta la revoca dell'Ordine del Merito a Zelensky

 

 

di Clara Statello per l'AntiDiplomatico

 

La destra dell’Europarlamento protesta contro il presidente ucraino Volodymyr Zelensky per la riabilitazione dei collaborazionisti dei nazisti. In una lettera del 5 giugno alla leader dell’eurocamera Roberta Metzola, 34 parlamentari chiedono la revoca dell’onorificenza dell’Ordine del Merito europeo conferitagli meno di un mese fa.

 

La goccia che ha fatto traboccare il vaso

Nel testo si contesta il conferimento ad un’unità d’elite delle Forze Armate Ucraine del titolo di “Eroi dell’UPA”, in onore all’esercito insurrezionalista di Stepan Bandera, stata assegnata con decreto presidenziale del 26 maggio n. 440/2026. Pochi giorni prima Zelensky aveva ricevuto con gli onori di Stato la salma di un altro collaborazionista di Hitler, criminale di guerra: Andrii Melnyk, fondatore dell’OUN (Organizzazione dei nazionalisti ucraini).

Le spoglie sono state riesumate dal Lussemburgo e riportate in Ucraina su richiesta del governo di Kiev. Il presidente ucraino le ha ricevute dandone sepoltura con una cerimonia in pompa, a cui hanno preso parte Oleksandr Alfiorov (direttore dell'Istituto ucraino della memoria nazionale) e Iryna Vereshchuk (vice capo dell'Ufficio del Presidente dell'Ucraina), oltre a una delegazione dell’Azov. Lo stesso Alfiorov è un membro dell’Azov.

Zelensky ha lanciato la prima zolla di terra, in ginocchio davanti al feretro.

“Il colonnello Andriy Melnyk è tornato in un’Ucraina diversa: non quella che era stato costretto a lasciare, ma quella che aveva sognato”, ha dichiarato.

 

Una dura condanna senza precedenti

Il documento si scaglia in modo inequivocabile e senza mezzi termini contro “le recenti decisioni” del presidente ucraino “che pubblicamente onorano e glorificano la criminale Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA) — una formazione responsabile di crimini di massa e genocidio della popolazione civile commessi nel 1943-1945 nei territori della Volinia e della Galizia Orientale della Seconda Repubblica di Polonia”.

Specifica che durante la seconda guerra mondiale le formazioni nazionaliste ucraine furono responsabile di “pulizie etniche genocidarie” che hanno causato la morte di almeno 120.000 polacchi, ruteni, ebrei, “ucraini giusti”, nonché della cacciata di centinaia di migliaia di polacchi dalle loro terre, cui non fecero più ritorno.

Inoltre condanna nero su bianco la glorificazione dei collaborazionisti ucraini: “Negli ultimi anni, le autorità statali ucraine hanno ripetutamente presentato OUN e UPA come organizzazioni degne di emulazione che hanno lottato per l'indipendenza dell'Ucraina. Nello spazio pubblico ucraino sta diventando sempre più evidente il culto di figure legate a OUN e UPA, come Stepan Bandera, Roman Shukhevych e Andriy Melnyk, così come degli ideologi dello sciovinismo ucraino come Dmytro Dontsov”

“I loro nomi vengono dati a strade e piazze, vengono eretti monumenti e aperti musei. Molte unità dell'esercito ucraino moderno usano la simbologia dell'OUN e dell'UPA. I giovani ucraini vengono insegnati a onorare criminali presentati come eroi, il che ha conseguenze catastrofiche per la costruzione di relazioni di buon vicinato nell'Europa Centrale e Orientale e per superare i demoni del ventesimo secolo”.

“I valori europei, basati sul dialogo, la cooperazione e il rispetto reciproco tra i popoli, non possono essere compatibili con la glorificazione dello sciovinismo, dell'odio, del genocidio e delle pulizie etniche. L'identità del proprio Stato e della propria società non può essere costruita su un crimine così mostruoso. Il Presidente Zelensky, come persona responsabile della glorificazione di questa tradizione criminale, non merita questo ordine e dovrebbe esserne privato”. Queste argomentazioni sono condannate “narrativa del Cremlino” dalle autorità di Kiev e dai sostenitori dell’Ucraina. Nei Paesi UE sono definite “tematiche controverse”.

 

Tensioni al massimo con la Polonia

La prima firmataria del documento è l’europarlamentare Anna Brylka del gruppo Patriots for Europe (PfE), eletta in Polonia con il partito di destra Konfederacja. Al momento l’appello non è ancora stato presentato, è in corso la raccolta firme. La lettera è il culmine di un’ondata trasversale di indignazione esplosa in Polonia dopo l’omaggio a Melnyk e la glorificazione dell’UPA. Il presidente Karol Nawrocky ha proposto di revocare a Zelensky l’ordine dell’Aquila Bianca, la massima onorificenza polacca.

Il primo ministro Donald Tusk non solo lo sostiene, ma minaccia Kiev di conseguenze economiche: “le nostre relazioni saranno determinate non dalla simpatia, ma da uno spietato business". Tra le righe si legge il veto all’ingresso dell’Ucraina nella UE, attualmente in discussione.

Il vice presidente della Camera Krzysztof Bosak, ha chiesto di passare a “gesti più completi”: bloccare l'adesione dell'Ucraina all'UE, smettere di pagare per Starlink e concedere finanziamenti.

La reazione più emblematica è quella dell’ex presidente, capo di Solidarno?? e vincitore del premio nobel per la pace Lech Walesa:  

"Il Presidente ucraino, premiando i banditi dell'UPA, mi ha offeso e tutti i nostri connazionali uccisi. Per questo motivo, ho pubblicamente tolto la bandiera ucraina dal petto. Continuerò ad aiutare il popolo ucraino nella lotta contro i sovietici. Rifiuto il sostegno al Presidente Zelensky", ha scritto su Facebook.

Va specificato che l’indignazione non è mossa da alcun sentimento antifascista. Piuttosto è rivelatrice di come l’Ucraina sia diventata una rogna per le autorità polacche.

 

Il paradosso del giardino europeo

Nell’Europa in lotta per la libertà contro l’autocrazia russa, è la destra sovranista a promuovere un’azione antinazista. Per anni politici e giornalisti hanno lavorato intensamente nascondere la nazistificazione dell’Ucraina, accusando di filoputinismo chiunque sollevasse il problema. La sinistra liberal ha mostrato i neonazisti dell’Azov o il Corpo Volontario Russo come resistenza ucraina o partigiani russi, ammettendo i loro vessilli ai cortei del 25 aprile. La società civile ha negato o minimizzato o giustificato la glorificazione di nazisti, filonazisti e criminali di guerra. Per anni i “debunker indipendenti” (con moglie ucraina) si sono arrampicati sugli specchi per mostrare le svastiche, sempre più presenti nell’iconografia ucraina post-maidanista, come “bellissimi simboli solari slavi di fertilità”.

Dopo tutti questi sforzi, sono i polacchi a mostrare che il re è nudo. I polacchi, gli stessi che hanno fatto della russofobia e dell’anticomunismo la propria religione di stato. La sinistra liberale, europeista e filo-NATO, invece, continua a negare che in Ucraina il nazismo sia sdoganato e celebrato. E lo fa in nome della democrazia e della lotta al “putinismo”.

 

La lotta per la memoria storica

Da anni Varsavia mal tollera la riabilitazione dei seguaci di Stepan Bandera, Andriy Melnyk e Roman Shukhevych. Non per un improvviso sentimento antifascista, ma per sciovinismo interno.

Il culto delle vittime della pulizia etnica portata avanti dai collaborazionisti ucraini è uno dei pilastri del nazionalismo polacco e dunque dell’identità della Polonia democratica, assieme alla russofobia e all’anticomunismo.

Questo elemento essenziale di coesione interna della Polonia è in conflitto esistenziale con il processo di costruzione della nuova identità nazionale ucraina, basato sulla riabilitazione, sdoganamento e glorificazione degli oppositori dell’URSS. Non più collaborazionisti nazisti ma eroi della lotta di indipendenza nazionale.

La creazione di una comune memoria storica è terreno di conflitto irriducibile tra Varsavia e Kiev, nonché il principale ostacolo sovrastrutturale per una solida e duratura alleanza antirussa tra i due Paesi.

 

Le ragioni concrete della discordia

La rivalità tra Ucraina e Polonia non si colloca in cielo, ha i piedi ben radicati nel terreno. In Europa i due paesi sono avversari naturali e la loro competizione può soltanto essere amplificata da un ingresso di Kiev nell’UE.

La preoccupazione di Varsavia ha almeno tre dimensioni:

  • produttiva-commerciale: protezione del settore agricolo. L’ingresso dell’Ucraina nell’UE renderebbe i prodotti polacchi meno competitivi a scapito degli agricoltori e produttori, che costituiscono un’estesa e importante base elettorale che nessuna parte politica intende inimicarsi;
  • economica: La Polonia è uno dei maggiori beneficiari netti dei fondi di coesione e agricoli. L’ingresso di un paese grande e povero come l’Ucraina ridurrebbe la quota pro-capite di fondi disponibili.
  • politica: un paese grande come l’Ucraina minerebbe il ruolo della Polonia di “leader dell’Est” e dunque le capacità di influenza nella regione.

 

Le prime due problematiche sono condivise dagli altri Paesi Visegrad.

Infine, se vogliamo, c’è un’altra grande questione che contrappone Varsavia e Kiev: la competizione militare. La Polonia ambisce a diventare il più grande esercito europeo. L’Ucraina è già una potenza militare collaudata sul campo di battaglia, con una fiorente industria militare sostenuta dall’Occidente e all’avanguardia tecnologica.

Il rapporto tra Kiev e Varsavia non è un’alleanza ma un fidanzamento di convenienza tra due nemici naturali che si uniscono in nome della comune inimicizia contro la Russia. È una faglia tettonica strutturale in perpetuo moto conflittuale, destinata ciclicamente ad esplodere. Come in questo caso.

 

Esopianeti

7 Giugno 2026 ore 10:57
di Alessandro Baldacci   [E’ uscito da poco nella collana “Adamàs” di La Vita Felice Esopianeti, il nuovo libro di poesia di Alessandro Baldacci, seconda parte di una trilogia dedicata ai “ragazzi selvaggi” Kaspar Hauser e Victor. Proponiamo un testo].   Itard   «Io non vengo alla festa,                …

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榫卯结构的足球,工艺真牛 #diy #手工艺

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Liberi di sparare ai ladri, con l'Istituto Liberale

7 Giugno 2026 ore 10:16

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Perché bisognerebbe essere liberi di vivere in un appartamento da un metro quadrato, senza che sia lo Stato a stabilire qual è la dimensione minima di casa nostra? Perché i liberali, più che liberali, in Italia sono dei disadattati?

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La batalla cultural después de la batalla política: quién moldea una sociedad y con qué objetivos – Por Ivone Alves García

7 Giugno 2026 ore 06:04

Por Ivone Alves García

Las sociedades se engañan con una facilidad asombrosa: como niños, muchos creen que los grandes cambios nacen de revoluciones sangrientas, de golpes de Estado o de crisis económicas que lo derrumban todo. La verdad es más simple y más lenta: los cambios que realmente moldean un pueblo ocurren en silencio, durante décadas, en las aulas, en las redacciones, en las universidades, en las pantallas y en los despachos donde se decide qué es conveniente decir y qué debe ser silenciado.

El poder real no se mide en bancas parlamentarias, sino en la capacidad de moldear el sentido común.

Argentina vivió uno de esos procesos en las últimas décadas. No fue solo un giro político. Fue una reingeniería cultural profunda que alteró la forma en que millones de personas entienden la familia, la educación, el sexo, la autoridad, la nación y hasta el significado de las palabras. Sus impulsores lo vendieron como progreso inevitable y moralmente superior. Sus críticos lo señalaron como lo que era: un proyecto deliberado de desmantelamiento de los valores y estructuras que habían sostenido la convivencia.

Ninguna transformación de esta magnitud surge por generación espontánea. Requiere dinero, instituciones, militantes pagados, ONGs, organismos internacionales, fundaciones extranjeras, universidades capturadas y medios alineados. Aquí entra en escena un actor clave: las grandes fundaciones y ONGs internacionales. Organizaciones como Open Society Foundations, Ford Foundation, Rockefeller y agencias de la ONU (UNFPA, entre otras) inyectaron cientos de millones de dólares durante décadas en Iberoamérica y en Argentina específicamente para promover agendas de género, derechos sexuales y reproductivos, diversidad queer y deconstrucción familiar.

No fue filantropía desinteresada. Nunca lo es cuando se trata de poder a gran escala. Estos actores operan con objetivos estratégicos claros: imponer marcos ideológicos uniformes a nivel global que debiliten las soberanías nacionales, erosionen las identidades culturales fuertes y faciliten el control supranacional. Históricamente, muchas de estas mismas fundaciones promovieron políticas de control poblacional en el Tercer Mundo para “estabilizar” recursos y mercados. Hoy disfrazan el mismo impulso bajo el lenguaje de “justicia de género” y “emancipación individual”. Una población que no se reproduce, que prioriza el individualismo hedonista y la autopercepción por encima de la continuidad biológica y cultural, es más manejable, más dependiente de flujos globales de capital, bienes y migración, y menos capaz de resistir agendas externas.

El impacto demográfico es devastador y predecible. Los países que más se adhirieron a esta agenda —incluida Argentina— registraron caídas brutales en sus tasas de fertilidad. En Argentina la tasa bajó a niveles catastróficos, rondando el 1.1-1.2 hijos por mujer en los últimos años, muy por debajo del nivel de reemplazo (2.1). Las familias estables se volvieron más escasas, la maternidad se postergó dramáticamente, la natalidad adolescente colapsó gracias a campañas masivas de anticoncepción y aborto legal, y una generación entera creció priorizando “realizarse” individualmente sobre la transmisión de la vida. Esto no es casualidad ni mero “progreso moderno”. Es el resultado lógico de una cultura que patologiza la masculinidad, celebra la esterilidad como liberación, y trata la familia tradicional como una reliquia opresiva.

El resultado es una bomba de tiempo demográfica: envejecimiento acelerado, fuerza laboral futura diezmada, sistemas de seguridad social insostenibles y una nación que, a mediano plazo, pierde densidad humana y capacidad de defensa territorial y cultural. Países que se vacían demográficamente terminan importando población, muchas veces incompatible con la cultura original, profundizando aún más la fragmentación.

Argentina no salió de este experimento más unida, más libre ni más próspera. Salió fragmentada, de rodillas y dependiente. Los resultados están a la vista: la natalidad se hundió, la destrucción de la familia estable se volvió la norma y la confianza social fue arrasada. El sistema educativo fue vaciado de conocimiento para ser convertido en una maquinaria de adoctrinamiento ideológico, mientras se ejecutaba el desmantelamiento sistemático de toda autoridad: la de los padres, la de los docentes y la de las instituciones.

El verdadero objetivo de este proceso fue la demolición deliberada de la cohesión social. Destruyeron la idea de una ciudadanía común para imponer un tribalismo fanático, donde la identidad de cada grupo se financia a través de la victimización y el odio al otro: hombres contra mujeres, blancos contra negros, nativos contra “colonialismo”, tradición contra “diversidad”, biología contra autopercepción. Liquidaron el “nosotros” para entronizar una guerra civil cultural: un permanente «nosotros contra ellos».

Una sociedad así es estructuralmente débil. Pierde la capacidad de generar consenso mínimo, de transmitir cultura de forma estable, de resistir presiones externas. Un pueblo atomizado, donde cada individuo busca validación en su identidad particular, es mucho más fácil de gobernar desde arriba. Depende del Estado, de los medios y de las corporaciones culturales para saber quién es y qué debe pensar.

En la educación esto se vio con una claridad tremenda. La escuela dejó de ser el lugar donde se transmitían conocimientos duros, disciplina intelectual y una narrativa cultural compartida. Se convirtió en un centro de intervención emocional y política. Se bajó la exigencia, se cuestionó la autoridad del docente, se patologizó la masculinidad, se sexualizó prematuramente a los niños bajo el disfraz de “educación afectiva” y se trató la herencia cultural como algo sospechoso. El resultado es previsible: chicos que saben menos, que toleran menos la frustración y que están más expuestos a la propaganda del momento.

Mientras tanto, la tan proclamada “diversidad” se reveló como un engaño. Nunca hubo tanta uniformidad ideológica en universidades, medios, cine, música y organismos públicos. La diversidad se tolera siempre y cuando coincida con la línea correcta. Disentir sigue siendo costoso.

Lo más revelador es que esta ocupación cultural sobrevive a las derrotas electorales. Las batallas políticas son coyunturales y se dirimen cada cuatro u ocho años; las batallas culturales son estructurales: se ganan a lo largo de décadas mediante la colonización institucional, el adoctrinamiento de cuadros y el secuestro del lenguaje. Por eso las mismas consignas destructivas reaparecen una y otra vez, aunque la sociedad las haya escupido en las urnas. Tienen infraestructura. Tienen recursos extranjeros. Tienen un fanatismo ciego.

El resultado de este sabotaje es una población anestesiada. Mientras provocan el colapso de la economía real, desintegran la excelencia educativa y hunden la demografía, dilapidan la energía pública en guerras simbólicas sobre pronombres, baños y «violencias» inventadas. Es una estrategia clásica de dominación: agotar a la comunidad en debates estériles para que sea incapaz de defender lo esencial.

Esa es la verdadera disputa de nuestro tiempo. No entre izquierda y derecha tradicionales, sino entre quienes creen que la comunidad humana es una herencia imperfecta que debe mejorarse sin destruirla, y quienes ven en esa herencia solo cadenas que hay que romper para liberar al individuo (y, de paso, controlarlo mejor).

Los resultados del segundo camino los tenemos delante. Ya es hora de mirarlos sin miedo.

Ivone Alves García
Productora general | AsiaTV

Productora general y gestora cultural especializada en cooperación internacional y comunicación geopolítica. Cofundadora y productora general de AsiaTV, plataforma dedicada al análisis geopolítico y la cooperación internacional. Ha coordinado encuentros académicos, culturales y diplomáticos con embajadas, universidades y organizaciones internacionales. Cofundadora de la Alianza para el Desarrollo Auténtico y la Cooperación Ruso-Iberoamericana (ADACRI).

Rookie Taiwan lawmaker blacklisted by Beijing makes long-shot bid to become Taipei mayor

A first-term lawmaker who was blacklisted by Beijing over his alleged support for Taiwanese independence will challenge Taipei’s popular incumbent mayor in the local elections later this year. The ruling Democratic Progressive Party’s decision to nominate Puma Shen Pao-yang, an outspoken critic of Beijing whose political identity has been built around his calls to strengthen the island’s security, came as a surprise to many. The former academic joined politics only two years ago, entering the...

Propiedad y función social – Por Juan Manuel de Prada

7 Giugno 2026 ore 03:58

Por Juan Manuel de Prada

Cuando se habla de la «función social de la propiedad» pensamos en un cierto reparto de los bienes que evite su concentración abusiva en unas pocas manos. Pero la función social de la propiedad implica, en general, que el derecho de propiedad se supedite al bien común, que es el fin último de toda política digna de tal nombre. En este sentido, debería enarbolarse este principio cuando los legítimos dueños de edificios o establecimientos emblemáticos disponen de ellos, para emplearlos en usos para los que no fueron inicialmente concebidos, o los venden a personas que envilecen y degradan su prosapia. Pondré dos ejemplos notorios.

El primero de ellos afecta al celebérrimo edificio de la Telefónica, en la Gran Vía de Madrid. Erigido entre 1926 y 1929, fue el primer rascacielos de España; y el más alto hasta casi treinta años después. Durante nuestra malhadada Guerra Civil, el edificio de la Telefónica fue objetivo predilecto de la artillería franquista (los madrileños, con gracejo castizo, lo llamaban el «gua», en alusión al hoyo del juego de las canicas), pues, si era destruido, incomunicaba la capital con el resto de la zona republicana. Además de centro neurálgico de comunicaciones, el edificio era un observatorio militar inmejorable que permitía vigilar los movimientos de las tropas sitiadoras. Y, en fin, en este edificio se instalaron en 1936 las oficinas de los corresponsales extranjeros, entre quienes se contaban escritores tan conspicuos como Ernest Hemingway o Antoine de Saint-Exupéry. Aunque recibió más de cien impactos de proyectiles, el edificio de la Telefónica nunca llegó a desplomarse, porque su sólida estructura de acero y hormigón armado lo impidió; y porque el arquitecto que lo diseñó, Ignacio de Cárdenas, lo visitaba después de cada bombardeo para señalar dónde debían hacerse de inmediato trabajos de apuntalamiento. Los sótanos del rascacielos fueron, además, el refugio antiaéreo más seguro de todo Madrid; y sus telefonistas jamás dejaron de operar las líneas mientras duró el asedio de la capital, sin que se computara ni una sola baja. Antes de todos estos hechos, en 1929, se hizo desde este edificio la primera llamada transoceánica (una conversación entre Alfonso XIII y el presidente de Estados Unidos); y, tras la guerra, fue reconstruido respetando los planos originarios de Cárdenas. No creo, honestamente, que un edificio de tanta relevancia histórica, ligado siempre a las telecomunicaciones, pueda ser vendido alegremente (¡por una empresa, además, que está participada por el propio Estado!) a un comprador que desea convertirlo en un sórdido centro comercial. En un país donde rigiese la noción de función social de la propiedad, no se habría permitido que Telefónica cambiase su sede central; pero mucho menos se permitiría que un edificio tan ligado a la historia de Madrid se pueda vender alegremente para fines tan alejados de aquellos para los que fue diseñado.

Con el mítico café Gijón, el segundo ejemplo al que deseo referirme, no se ha producido un cambio de uso o destino; pero ha cambiado de dueños, que han resuelto cambiar el tipo de público al que se dirigen. No soy tan ingenuo como para ignorar que el café Gijón ya no era aquel templo de las letras retratado por Francisco Umbral; tampoco se me escapa que, en las últimas décadas, se había convertido en estación predilecta de los guiris en busca de tipismos fenecidos. Sin embargo, el café seguía siendo cónclave de amenas tertulias; y la carta, aunque algo demasiado ‘encumbrada’, incluía los platos que una casa de comidas madrileña de cierto pedigrí debe incluir invariablemente, desde el jamón serrano a los callos. Pero los nuevos dueños han resuelto que el establecimiento debe aprovecharse de su renombre para captar guiris desnortados y sangrarlos concienzudamente, con una carta abominable donde se congregan, a precios astronómicos, las más diversas y desmoralizantes bazofias culinarias, desde los ‘rollitos de primavera’ (¡veinticinco euros de nada!) o los ‘nachos con guacamole’ (¡veintitrés!) al ‘curry vegano de tofu y verduras’ o el ‘poke woki hawaiano de salmón’ (¡treinta y cuatro euros cada uno!), más cuatro birrias de sushi y cuatro pizzas ignominiosas (quien lo probó lo sabe), de precios siempre delirantes. ¿Hay derecho a que un café histórico madrileño, refugio de nuestros más ilustres hombres de letras, ofrezca en su carta tales comistrajos? ¿Debemos aceptar que un lugar tan emblemático de Madrid se convierta en un antro para desvalijar guiris despistados? La función social de la propiedad debería imponerse sobre el capricho de dueños desaprensivos y vigilar las compraventas de edificios y establecimientos emblemáticos. Se expropia poco para lo que se provoca.

León ante el abrazo del oso – Por Juan Manuel de Prada

7 Giugno 2026 ore 03:39

Por Juan Manuel de Prada

Las incontinencias verbales del Papa Francisco, durante los vuelos de ida y vuelta de sus viajes apostólicos, siempre deparaban suculentas carroñas al gremio foliculario. En uno de aquellos vuelos con más peligro que los de la saga ‘Aterriza como puedas’, inquirido por un periodista español sobre la posibilidad de realizar un viaje apostólico a España, Francisco respondió: «Primero tienen que ponerse de acuerdo entre ustedes». Y unas pocas semanas más tarde, aprovechando otro vuelo, soltó aquella enigmática y lacónica perla que encrespó a nuestro patriotismo más testicular: «Iré cuando haya paz». Enseguida nuestros constitucionalistas chorlitos afearon que ‘el peronista Bergoglio’ visitase sin empacho países sometidos al comunismo o infractores de los ‘derechos humanos’ y se negase a visitar la muy democrática España. Y no faltaron quienes acusaron al Papa argentino de sumarse al ‘relato’ del independentismo catalán, o al guerracivilismo de la izquierda, o incluso a la Leyenda Negra contra la nación que había evangelizado América. A nosotros, en cambio, aquella decisión de Francisco –aunque expresada con su habitual tono indelicado– nos pareció muy acertada, pues por aquellos días la política española era un cenagal de bajas pasiones; y un Papa no tiene por qué verse salpicado por el cieno de las querellas intestinas.

Lo que pensábamos entonces lo seguimos pensando con mayor motivo hoy, pues desde entonces el cenagal español no ha hecho sino volverse mucho más inmundo y pestífero. Resulta, en verdad, desconcertante que León XIV haya elegido el momento presente para visitar España, una de las coyunturas más sórdidas y tremebundas del aciago Régimen del 78, cuando todas sus purulencias y putrefacciones se desbordan, mostrando al mundo entero la descomposición de una cleptocracia en metástasis. ¿De veras no se podía haber organizado esta visita siquiera tras la celebración de unas elecciones? ¿Por qué se elige este momento nefasto, justo cuando la tormenta judicial que cerca a un Gobierno convertido en «junta de ladrones» (según la expresión agustiniana) estalla por doquier, alumbrando nuevos episodios cochambrosos cada día? Ver noticias sobre la visita papal envueltas entre las noticias sórdidas que protagoniza la chusma gobernante produce el mismo efecto que ver un lirio en un vertedero, un ruiseñor en un festín de buitres o una virgen en un burdel. ¿Quién se halla detrás de una decisión tan desafortunada?

Ni siquiera parece improbable que, mientras se desarrolla la visita papal, se produzcan nuevas actuaciones judiciales o policiales que comprometan todavía más al doctor Sánchez y sus mariachis (quienes, entretanto, hediondos e infestados de larvas, estarán arrimándose a León XIV, para que su aura les proteja). Ciertamente, si el heroico Hércules logró limpiar los establos de Augias sin ser sepultado entre sus inmundicias, León XIV podrá salir del brete sin que las podredumbres de la chusma gobernante salpiquen su alba sotana ni su predicamento entre los fieles. Pero se le está exponiendo a un riesgo por completo innecesario; pues la chusma gobernante no se va a conformar con ‘salir en la foto’ al lado de León XIV, sino que pretende darle el abrazo del oso, tratando de sacar tajada y rédito político de su visita, tratando de aprovechar en su beneficio cualquier pronunciamiento papal que pueda ser retorcido y tergiversado, para llevar el agua a su molino de vilezas y depravación moral. Un sujeto desaprensivo como el doctor Sánchez, que se ha negado reiteradamente a asistir a misas funerales en sufragio por las almas de las víctimas de siniestros y calamidades que han dejado consternado al pueblo español (¡que se ha negado, incluso, a sabiendas de que los familiares de dichas víctimas imploraban la celebración de un funeral católico!) y a cambio ha organizado vomitivos y horteras aquelarres masónicos ya ha confirmado su presencia en la misa que se celebrará en la Sagrada Familia; y además ha anunciado que viajará a las islas Canarias, con la evidente intención de utilizar los discursos papales para justificar sus tropelías.

A nosotros, desde luego, nos gustaría que León hiciese con el doctor Sánchez lo mismo que Ambrosio, padre de la Iglesia, hizo con el emperador Teodosio, impidiéndole entrar en la catedral de Milán y exigiéndole que se despojase de los atavíos imperiales y vistiese de arpillera durante ocho meses, en señal de penitencia, antes de pisar suelo sagrado. O siquiera lo que Juan Pablo II hizo con Daniel Ortega y su Gobierno sandinista, reprendiéndolos públicamente en Managua. Pero no nos chupamos el dedo; y sabemos que los modos de Ambrosio y Juan Pablo II hoy se considerarían poco diplomáticos. Pero entre lo que hicieron Ambrosio y Juan Pablo II y lo que acaba de hacer la oficina de prensa de la Santa Sede, procurando a los periodistas acreditados una hagiografía del doctor Sánchez, media un abismo insondable; y no creemos que la cortesía diplomática exija lametazos ni ensalivamientos de bálano. En este texto vitando de la oficina de prensa vaticana se presenta grotescamente al doctor Sánchez como un hombre que ha orientado su labor al «fortalecimiento del Estado de bienestar», cuando lo cierto es que durante sus mandatos no ha hecho sino descender la capacidad adquisitiva de los salarios y de degradarse lo servicios sociales. También se alaba pánfilamente que haya «regularizado medio millón de inmigrantes», sin entender que lo ha hecho para satisfacer a la plutocracia depredadora que exige maximización de beneficios y salarios birriosos. Y, más nefandamente, se aplaude que el doctor Sánchez haya «relanzado los derechos sociales en España», asumiendo el lenguaje a la vez eufemístico y sarcástico que emplean los discípulos de Mengele y los apóstoles de la antropología más disolvente y anticristiana. Pues los ‘derechos sociales’ que ha ‘lanzado’ el doctor Sánchez son la eutanasia y el transgenerismo; y el que ha ‘relanzado’ es el aborto, queriéndolo convertir en ‘derecho constitucional’ expresamente reconocido (como si no bastase el socarrón reconocimiento tácito que el bodrio constitucional le otorga).

Son todos signos horrendos. Pero sin duda León XIV, que es el vicario de quien supo escapar de un sepulcro, sabrá cómo escapar a este abrazo del oso donde, lamentablemente, actúan como entusiastas mamporreros quienes más obligación tienen de protegerlo.

⚡WORLDWIDE FAMINE is Being Engineered MASS STARVATION and WW3

7 Giugno 2026 ore 02:34

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Is a global famine being engineered? Todays guest is 100% convinced and has traveled the world

You be the judge, hes very well known and credentialed although I'm only partly convinced, check out Michael Yons channel here
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Dua Lipa e Callum Turner: un matrimonio dal sapore coloniale

 

di Angela Fais per l'AntiDiplomatico

Parliamo anche noi del matrimonio di Dua Lipa, la cantante kosovara che ha sposato l’attore e modello Callum Turner. Gli sposi hanno scelto Palermo come meta dei festeggiamenti nuziali della durata di oltre due giorni.

I giornali ci inondano di gossip. E ci raccontano che la coppia alloggia a Villa Igiea, hotel extra lusso ora proprietà di una famosa catena alberghiera e di un fondo saudita ma un tempo prestigiosissima dimora dei Florio. Qui la coppia ospita gli altri invitati, tutti celebrità e vip e alloggia in una suite di oltre 100 mq da seimila euro a notte -extra a parte- con lettone superior king -sicuramente molto interessante come informazione- grande terrazza con vista mare e opere d’arte.

Non appena atterrati avrebbero passato la giornata in hotel andando ad allenarsi in palestra. Più interessati ai bicipiti che alla città, evidentemente. Costo totale della cerimonia: oltre 1,5 milioni di euro.

Questi i gossip che l’informazione dà in pasto al volgo, alla plebe. Però a noi interessa altro di questa vicenda dal sapore coloniale, non il gossip.

Ci interessa smontare i costrutti della propaganda - all’opera anche qui-, smontare la banalità e l’ottusità con cui vengono costruiti slogan funzionali al lavaggio del cervello e a rendere tollerabile qualsiasi tipo di abuso e sopraffazione. Nella fattispecie gli abusi sono a danno della città e dei suoi cittadini.

Vasto il repertorio di slogan e frasi fatte: “il matrimonio porta visibilità” , “il matrimonio porta soldi alla città”, “porta turismo” e così via discorrendo, anzi ripetendo….Ma Dua Lipa ha davvero ‘portato soldi’ a Palermo? Andiamo a vedere e scopriamo che l’agenzia che ha organizzato l’evento è milanese, la wedding planner non è neppure siciliana. Ma sopratutto si scopre che Dua Lipa e il marito non hanno pagato per l'uso pubblico delle strade e delle piazze usate per i loro festeggiamenti. Le limitazioni, come le transenne in centro, sono state gestite tramite i normali permessi di occupazione di suolo pubblico e i relativi servizi di sicurezza privata. Quindi a chi avrebbe portato soldi? Alla famiglia nobile proprietaria del palazzo Valguarnera a Bagheria ? A palazzo Ganci o Villa Igiea? Ma questi sono soggetti privati, alla città nessun soldo. E allora cosa ha lasciato? La visibilità.  E Palermo, città millenaria, di cultura ha bisogno della Dua Lipa che cammina a Villa Igiea, nelle stanze di Franca Florio, col cappellino all’americana e un pareo al posto dei pantaloni? Palermo ha bisogno di questo tipo di visibilità?

Certamente una visibilità  che non porta soldi né ricchezza ma anzi alimenta quel turismo predatorio e di massa di chi viene a Palermo perché c’è stata Dua Lipa. Non certo per restare incantati dalle sue meraviglie. Ma già Palermo è satura di questo turismo.

Tra l’altro non è neppure un ‘grande evento’, come ad esempio le Olimpiadi o i Mondiali di calcio, dove intervengono migliaia di persone. È semplicemente un evento privato e tale resta, a prescindere dalla celebrità dei contraenti. Un evento privato dal fortissimo sapore coloniale. Si badi bene, infatti, i residenti qui non diventano figuranti, come si legge in giro. NO. Ai residenti è stato imposto divieto di circolazione, gli hanno fatto firmare “patti di riservatezza”, per non farsi vedere in giro e rovinare la cerimonia. Dunque non sono neppure dei figuranti, da osservare nel proprio ambiente esotico come animali in cattività, che già sarebbe inaccettabile. Qui è anche peggio: nn devono circolare perché Due Lipa, è ricca e vuole la città tutta per lei. Vuole la città. Senza popolo. Vuole le pietre senza popolo.

E se anche davvero questo matrimonio portasse una “visibilità” tale da richiamare turisti, in base a questo accettiamo che i diritti dei cittadini possano essere sospesi? Se anche avesse pagato tanto, oggi sono in vendita anche i diritti? E se un giorno arrivasse un buzzurro qualsiasi che volesse bivaccare a Palazzo delle Aquile o al Campidoglio? E’ solo una questione di soldi?

Altro che la visibilità e il ritorno d’immagine, qua è in ballo ben altro.

E abbiamo la misura per capire sino a che punto il Discorso è avvelenato dalla propaganda. E’ obbligatorio riflettere sul fatto che in un contesto neoliberale, in cui lo Stato è ridotto a mero garante degli interessi e della speculazione delle multinazionali e degli investitori, il riccone di turno può arrivare e comprare o disporre di una città come fosse una sua proprietà, imporre ai residenti di non uscire di casa, di non affacciarsi, di non parcheggiare. Può scegliere quel che gli piace e sospendere i diritti di chi non ha abbastanza soldi per opporsi. Così la figlia di Trump e Jared Kushner hanno “scoperto” l’isola di Sazan in Albania durante una gita in barca a vela. Ed ecco che ritorna la prospettiva coloniale: hanno fatto una nuotata, hanno raggiunto l’isola e “l’hanno scoperta”, come se prima non esistesse e iniziasse a esistere solo dal momento in cui è scoperta dall’investitore occidentale. L’isola è bella e la voglio. Palermo è bellissima, la voglio, me la prendo.

Libertas Livorno 1947: Fabio Valentini resta in amaranto

7 Giugno 2026 ore 00:01

La Libertas Livorno 1947 e l’atleta Fabio Valentini comunicano con grande soddisfazione di aver raggiunto l’accordo per l’annullamento della clausola di uscita dal contratto in essere tra il Club ed il giocatore. Fabio, quindi, proseguirà la propria avventura in amaranto fino a tutto il 30 giugno 2028 come stipulato al suo arrivo a Livorno.

Nell’ultima stagione Valentini ha fatto registrare la media punti più alta (8.6) dopo i due americani.

Il PCI Livorno interviene sulla situazione della Pierburg

6 Giugno 2026 ore 23:45

Comunicato stampa a firma Segreteria Federazione PCI di Livorno

“La situazione estremamente drammatica che oggi affrontano i lavoratori della Pierburg purtroppo non è una novità nello scenario dell’automotive livornese e nazionale. Stiamo parlando di un comparto industriale presente e radicato nel territorio che rendeva Livorno una città operaia, con un tessuto sociale e politico ben diverso da quello odierno. Oggi, l’economia di guerra miete vittime quotidianamente.
Non si può non evidenziare come le parti sociali, un pezzo della politica istituzionale e non, siano giunte tardivamente a comprendere il processo di ristrutturazione capitalistico che anche nella nostra città, dagli anni novanta in poi, si stava manifestando. La grave deindustrializzazione che ha colpito e continua a colpire la nostra area lo dimostra chiaramente. Detto questo, è evidente che, sconfessando i propositi fatti nei tavoli istituzionali in cui si dichiarava di garantire un percorso volto a tutelare i livelli occupazionali e industriali, Rheinmetall ha mirato solo e soltanto alla tutela economica aziendale e dei propri azionisti. La vendita dei siti di Livorno e Lanciano contraddistingue definitivamente le modalità con cui i grandi gruppi finanziari si rapportano ai diritti dei lavoratori e al rispetto degli impegni presi. Si rende necessario, quindi, esigere quelle garanzie occupazionali e industriali concordate che, in questo momento, sembrano essere trascurate. Rheinmetall non ha una crisi d’azienda, bensì è uno dei maggiori gruppi industriali nel settore della difesa in Europa, con prospettive di grande crescita; in virtù della drammatica corsa al riarmo, per loro risulta utilissimo smantellare il settore civile.
Come PCI Toscana siamo al fianco ed esprimiamo la nostra solidarietà e vicinanza ai lavoratori e alle lavoratrici degli stabilimenti di Livorno e Lanciano che hanno scioperato e organizzato un presidio davanti ai cancelli delle fabbriche. La mobilitazione contro questo stato di cose — per difendere il lavoro, la dignità, per non pagare il prezzo di un’operazione decisa sopra le loro teste e per rivendicare il diritto di non essere numeri nell’apparato produttivo finanziario — non può gravare solo sulle spalle degli operai della Pierburg. È determinante l’unità nella lotta per i due stabilimenti, elemento a nostro avviso indispensabile per la sensibilizzazione di tutta la vicenda e della vertenza in atto. Non c’è futuro per nessuno se l’unica politica industriale diventa la produzione di armamenti”

Basta DISCUTERE ... Nicea Turchia.

25 Maggio 2026 ore 12:53

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#stepsover #vanlife #viaggio
Episodio 1154: Spettacolare ed indimenticabile visita a Nicea, culla di una storia religiosa importante che ancora oggi fa discutere.

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Guerra in Ucraina: immagini satellitari USA riducono del 90% i tempi per colpire i russi

 

di Francesco Fustaneo per l'AntiDiplomatico

 

Che quello combattuto in Ucraina sia un conflitto tra la Nato e la Russia, con Kiev che agisce per procura, è una tesi che come testata sosteniamo da tempo.

Gli ucraini mettono il terreno di scontro e la carne da cannone, mentre i paesi della Nato – e l'Europa in particolare – garantiscono loro sostegno economico, forniscono armi e tecnologia, finanziano fabbriche di droni (spesso con accordi di cooperazione con aziende ucraine) e supportano le attività di intelligence.

Quanto riportato dal Wall Street Journal è solo l’ultimo  tassello che conferma quanto affermato sopra.

Secondo la testata statunitense, l'Ucraina ha notevolmente accelerato la velocità e la precisione delle sue operazioni con i droni integrando immagini satellitari commerciali e strumenti software avanzati nel processo decisionale in prima linea, come affermato da fornitori di tecnologia e fonti coinvolte nel programma.

Negli ultimi sei mesi, le missioni di piccole unità che hanno testato il sistema avrebbero ridotto fino al 90% il tempo necessario per individuare e colpire obiettivi militari russi. Un risultato che rappresenta un salto di qualità nella guerra moderna, dove la rapidità decisionale è spesso decisiva.

"La riduzione del ciclo sensore-to-shooter è la tendenza determinante di questa guerra a livello tattico", ha commentato Franz-Stefan Gady, analista militare e fondatore di Gady Consulting.

La tecnologia si basa su immagini ad alta risoluzione provenienti da satelliti gestiti da Vantor, società con sede in Colorado, combinate con un software di analisi geospaziale che consente ai soldati di identificare e valutare i bersagli in dettaglio. Le immagini satellitari vengono consegnate direttamente ai dispositivi dei soldati ucraini – tablet, telefoni e computer portatili – talvolta entro quindici minuti dall'acquisizione. Questo bypassa l'elaborazione centralizzata dei dati a Kiev, che in precedenza poteva richiedere ore o addirittura giorni.

Secondo analisti militari e rappresentanti delle aziende coinvolte, si tratta del primo caso noto di immagini satellitari commerciali non classificate fornite direttamente a singoli soldati per supportare decisioni di combattimento in tempo reale. I satelliti impiegati vengono utilizzati anche per applicazioni civili come la cartografia e il monitoraggio ambientale. Il sistema è frutto di una partnership internazionale che coinvolge la statunitense Vantor per le immagini satellitari, l'olandese Bravo1Alpha per l'intelligence geospaziale, la statunitense Persistent Systems per le tecnologie di comunicazione e l'ucraina Burevii per la difesa.

La costellazione di Vantor è composta da dieci satelliti che coprono quotidianamente sette milioni di chilometri quadrati, fotografando ogni punto della Terra dalle dodici alle quindici volte al giorno. La precisione delle coordinate è di circa cinque metri, sufficiente per guidare un drone d'attacco con testata da cinquanta chilogrammi.

Il software consente inoltre ai soldati di confrontare immagini satellitari attuali e storiche per rilevare cambiamenti nelle infrastrutture o nei movimenti delle truppe, di utilizzare strumenti di intelligenza artificiale per scansionare vaste aree e identificare obiettivi in movimento, e di sfruttare funzionalità di modellazione tridimensionale per simulare le traiettorie di volo dei droni, rendendo gli attacchi più efficaci.

Resta da capire se queste tecnologie, strettamente legate all'uso dei droni, potranno compensare la cronica carenza di uomini dell'esercito ucraino ed evitare il collasso di Kiev, o se si limiteranno a infliggere danni alla Russia senza cambiare le sorti di una guerra ormai basata sull'usura reciproca. Senza scossoni decisivi, sul lungo periodo il logoramento finirebbe infatti  per premiare Mosca, almeno sul terreno strettamente militare.

Albania svenduta al sionismo? Ecco cosa diceva Edi Rama alla Knesset a gennaio (VIDEO)


Se vi state chiedendo perché il premier albanese Edi Rama stia svendendo la sua patria al genero sionista di Trump, producendo una vera e propria rivolta nel suo paese, vi consigliamo di ascoltare con molta attenzione questo passaggio che ha pronunciato alla Knesset nel gennaio del 2026 poche settimane prima della barbara aggressione della Coalizione Epstein contro l'Iran.

 

Se vi state chiedendo perché Edi Rama stia svendendo la sua patria a Kushner, ecco il suo discorso alla Knesset del gennaio 2026. pic.twitter.com/oS61844pZd

— l'AntiDiplomatico (@Lantidiplomatic) June 6, 2026

 

"Ecco perché l'Albania è stata tra i primi Paesi in Europa ad adottare una nuova e avanzata legislazione contro l'antisemitismo; perché abbiamo integrato lo studio dell'Olocausto nei nostri programmi scolastici; e perché oggi stiamo costruendo, proprio nel cuore dell'Europa, due speciali spazi culturali. Questi luoghi sono ispirati dalla forza e dal luminoso esempio dei nostri nonni, musulmani e cristiani, che rischiarono la propria vita per salvare quella degli ebrei.

Ma non si tratta solo degli ebrei. Si tratta dell'umanità. E non dell'umanità intesa come parola generica o concetto astratto, ma della nostra umanità.

È per questo che, ormai da molti anni, l'Albania offre protezione a migliaia di cittadini iraniani, la cui opposizione ai macellai di Teheran mette le loro vite in grave pericolo. Non è stato un gesto privo di rischi per noi, e non lo è nemmeno oggi.

Tuttavia, restare umani quando la propria umanità è messa a dura prova non è mai privo di pericoli."

Amadio Perini (FdI): “Usiamo la tassa di soggiorno per finanziare gli straordinari alla polizia locale e per l’acquisto di foto-trappole contro gli incivili dei rifiuti”

6 Giugno 2026 ore 01:28

Comunicato stampa a firma MARCELLA AMADIO Consigliere Comunale FdI e ALESSANDRO PERINI Consigliere Comunale FdI 

“Il sindaco Salvetti intende applicare  la norma del Decreto Sicurezza che consente di destinare i fondi della tassa di soggiorno proprio alla sicurezza della città? Il problema sicurezza e del decoro urbano sono fortemente sentiti dai livornesi, per questo, insieme al collega Alessandro Perini, ho presentato un’ interpellanza  per chiedere un cambio di passo immediato e concreto, sfruttando le grandi opportunità messe a disposizione dal decreto sicurezza.Si tratta di una norma di buonsenso e mi auguro che l’amministrazione comunale sarà disponibile ad accogliere le nostre istanze.

Oggi infatti i Comuni hanno uno strumento formidabile in più: la legge, infatti, consente di destinare una quota del gettito dell’imposta di soggiorno direttamente al finanziamento della sicurezza urbana. Questo significa poter potenziare il corpo di Polizia Locale, finanziare i turni di lavoro straordinario e assumere personale a tempo determinato, superando i vecchi vincoli di spesa che bloccavano le varie amministrazioni . Inoltre chiediamo a Salvetti di fare totale chiarezza sullo stato della videosorveglianza comunale. Troppo spesso sentiamo parlare di telecamere che poi, all’atto pratico, risultano obsolete o non funzionanti. Vogliamo un report chiaro sullo stato degli impianti e un piano di manutenzione serio. 

Infine chiediamo di sapere se il Comune di Livorno intenda finalmente avvalersi di queste risorse per presidiare il territorio. Chiediamo che queste risorse siano destinate anche all’acquisto di ulteriori fototrappole per cogliere sul fatto gli incivili che continuano ad abbandonare i rifiuti ovunque , infischiandosene delle regole, devastando il decoro dei nostri quartieri .Se il turismo porta risorse, tali risorse devono contribuire a garantire sicurezza e decoro per la città”

Andy Diaz vince il Golden Gala di Roma con 17.59, miglior prestazione europea della stagione

6 Giugno 2026 ore 01:13

Esordio stagionale con il botto per il nostro Andy Diaz che al Golden Gala di Roma, tappa della Diamond League si conferma il numero uno al mondo lui che ha gareggiato per la 15^ volta nel circuito mondiale andando a vincere per ben nove volte e a podio per quattordici volte. Lui che aveva già vinto due edizioni (2023 e 2024) ed ora la terza di cui quella a Firenze nel 2023 dove fece il  primato italiano dopo pochi giorni dall’ottenimento della cittadinanza italiana. Ora è , insieme ad Alessandro Lambruschini, l’unico italiano ad avere conquistato tre vittorie al Golden Gala, unico triplista a conquistare per tre volte questo evento.

Il primo salto è un nullo ma al secondo salto dimostra la sua volontà di dimostrare che è lui il migliore al mondo andando a cogliere un 17,58 staccando molto lontano (ben 35 centimetri) per poi migliorarsi a 17,59 dimostrando di avere nelle gambe i 18 metri. Per lui all’esordio dopo il secondo oro mondiale, una prestazione sontuosa con il solo giamaicano Scott che gli si avvicina con 17,33.

Per Andy la miglior prestazione europea stagionale e ora pronto per i prossimi appuntamenti anche societari, lui che ha visto arrivare nella capitale oltre cento tifosi amaranto a sostenerlo.

Villa Fabbricotti: inaugurata la mostra su Atto Melani, uno “007” alla corte del Re Sole

6 Giugno 2026 ore 01:01

Inaugurata a Villa Fabbricotti, sede della Biblioteca Labronica di Livorno, la preziosa e curiosa mostra di manoscritti (lettere e volumi) che riscopre la straordinaria figura di Atto Melani, pistoiese di nascita: una sorta di “007” alla corte del Re Sole, così come figura di spicco all’interno di tre Conclavi, oltre che un cantante castrato tra i più longevi e famosi del Seicento.

La mostra, titolo “Atto Melani (1626–1714). La voce segreta del potere”, è organizzata dal Comune di Livorno e apre le celebrazioni per il quattrocentenario del personaggio, che toccheranno Pistoia, Firenze e il 17 giugno il Senato.

L’ideazione, la ricerca storica e cura scientifica sono di Monaldi & Sorti – Rita Monaldi, Francesco Sorti, Theodora Maria Sorti – studiosi e autori di un ciclo di romanzi che vedono Melani come protagonista. La consulenza storica archivistica, l’elaborazione grafica e l’allestimento sono stati curati da Cooperativa Itinera Progetti e Ricerche.

In esposizione carteggi con papi, cardinali, ministri, ambasciatori e protagonisti della politica europea del Seicento che restituiscono appieno il ruolo di Melani come mediatore fra mondi diversi e capace di entrare nei meccanismi del potere in Italia e in Francia.

Un corpus vastissimo di documenti (oltre 3303 lettere più diversi volumi) che si credevano scomparsi, ma che sono stati invece recentemente scoperti all’interno dell’autografoteca Bastogi della Biblioteca Labronica, grazie al lavoro di informatizzazione del fondo da parte del personale bibliotecario e alle nuove ricerche effettuate dagli scrittori Monaldi & Sorti in occasione del 400° anniversario della nascita di Melani. Ricerche confluite nel volume bifronte Unicum Opus (Rizzoli), recentemente pubblicato, che conclude una saga venticinquennale in sette romanzi iniziata con Imprimatur.

Tra le assolute “perle” in mostra, le lettere cifrate che i cardinali si scambiavano con Melani in occasione del conclave del 1676: tra questi documenti è stata scoperta anche anche la “cifra”, ovvero la chiave del codice segreto usata dai corrispondenti per cifrare i messaggi, e che permette oggi a noi di decodificarli.

Durante l’inaugurazione l’attore Alessandro Budroni ha letto brani dal libro di Monaldi & Sorti, nonchè una lettera di condoglianze per la morte di Atto Melani, scritta su dettatura dal cappellano di Maria Mancini, nipote di Mazzarino, primo amore di Luigi XIV e amica intima dello stesso Melani. La lettera fu inviata inviata al nipote Luigi Melani, per rappresentare “la stima, la considerazione e la riconoscenza che ella (Maria Mancini) conserva per il suo merito, la sua virtù, la sua intelligenza e la sua premura così’ vivamente impresse nel suo cuore”.

L’assessora alla Cultura del Comune di Livorno Angela Rafanelli ha sottolineato che per il Comune di Livorno si tratta di una importante occasione per valorizzare e far conoscere alla cittadinanza uno dei suoi patrimoni più importanti che è l’autografoteca Bastogi conservata alla Biblioteca Labronica.
Si tratta di una vasta collezione di circa 60.000 autografi raccolta dal Conte Pietro Bastogi e dai suoi figli Gioacchino e Giovannangelo nel corso di tutto l’800 e donata dagli eredi al Comune di Livorno nel 1923. Dal 1927 fa parte delle collezioni della Biblioteca Labronica.
Abbraccia un arco storico che va dalla fine del XV secolo agli inizi del XX secolo e contiene le testimonianze manoscritte di tutti i principali letterati, scienziati, politici, storici e regnanti del panorama europeo. Qualche nome presente nell’autografoteca: Galileo Galilei, Ugo Foscolo, Giuseppe Mazzini.

INFO 

ATTO MELANI (1626–1714). LA VOCE SEGRETA DEL POTERE 

Un diplomatico europeo e il suo archivio ritrovato alla Biblioteca Labronica 

5 giugno – 30 agosto 2026

Biblioteca Labronica F. D. Guerrazzi

Livorno, Villa Fabbricotti

V.le della Libertà, 30

Ingresso libero e gratuito durante gli orari osservati dalla struttura

Lun-ven 8.30-19.30 – sab 8.30-13.30

Cgil: “Urp Casalp, personale insufficiente, serve rinforzare l’ufficio con l’ingresso di almeno due persone a tempo pieno”

6 Giugno 2026 ore 00:53

Comunicato stampa a firma Luca Conti (Fp-Cgil Livorno) e Valerio Melotti (Sunia-Cgil Livorno)

“L’organico dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico di Casalp andrebbe rinforzato con l’ingresso di almeno due persone a tempo pieno per essere in grado di fornire risposte veloci alle richieste dei cittadini.

A fronte di una funzione così strategica e di un territorio ampio da coprire, l’organico appare sotto pressione. I numeri parlano chiaro: l’Urp di Casalp – tra la sede centrale di Livorno e gli uffici distaccati di Cecina, Piombino e Portoferraio – conta infatti attualmente solo tre dipendenti a tempo pieno, due part-time e uno in congedo legge 104.

Non si tratta di mettere in discussione la professionalità degli operatori, ma di interrogarsi sulla sostenibilità del modello attuale. Quando l’Urp è il primo punto di accesso per problemi spesso urgenti, il rischio è che carichi eccessivi possano incidere sulla tempestività e sull’efficacia delle risposte.

La situazione sta diventando sempre più critica. La fila agli sportelli negli ultimi mesi è stata di alcune ore. In tre ore il personale ha dovuto ricevere 50-60 persone, con utenti delusi dopo tre ore di attesa per non aver risolto il loro problema. Gli utenti lamentano inoltre difficoltà per mettersi in contatto con Casalp, essendo il centralino dell’Urp presidiato da un solo operatore.

Con il numero attuale di dipendenti dell’Urp non è possibile garantire un servizio di qualità che richiede presenza, ascolto e capacità di risposta in tempi rapidi, in un contesto spesso segnato da situazioni di grave fragilità socio-economica ed in alcuni casi sanitaria. L’Urp infatti non è soltanto uno sportello informativo: è il luogo in cui emergono criticità, si raccolgono segnalazioni e si orientano i cittadini, tra procedure spesso complesse. È qui che si costruisce il rapporto di fiducia tra ente e utenza, soprattutto per chi vive condizioni abitative difficili.

Negli ultimi mesi gli utenti si stanno sempre più rivolgendo all’Urp per avere chiarimenti su bollette di acqua e gas fuori controllo per mancanza di strumenti adeguati al rilevamento dei consumi dei singoli nuclei familiari (un fatto che costringe molte famiglie a pagare ingiustamente oltre 400 euro al mese), costi addebitati agli inquilini per manutenzioni straordinarie in violazione all’articolo 2 del regolamento Casalp, lavori di manutenzione a carico degli inquilini a costi spropositati e senza alcun controllo da parte della società sulla qualità del lavoro svolto, per non parlare dei 500 appartamenti sfitti e non assegnati per problemi di agibilità e per mancanza di requisiti igienico sanitari.

Non si può più temporeggiare. Chiediamo risposte immediate per evitare altrimenti un collasso annunciato”

Ristrutturazione sede Conservatorio Mascagni, firmata la convenzione

5 Giugno 2026 ore 15:34

È stata firmata la convenzione istituzionale ex art. 15 della Legge 241/1990 tra il Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche Toscana-Marche-Umbria e il Conservatorio Statale di Musica “Pietro Mascagni” di Livorno, finalizzata alla gestione dei lavori di ristrutturazione del terzo piano dell’istituto, alla sostituzione degli infissi e delle persiane e al risanamento delle facciate dell’immobile di via Galilei, in cui ha sede il Conservatorio stesso. 

L’importo complessivo dell’intervento ammonta a 2.377.585,48 euro. Le risorse necessarie sono state ottenute dal Conservatorio grazie alla partecipazione e alla vittoria di uno specifico bando promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca per l’edilizia universitaria, un risultato che testimonia la capacità dell’istituzione di intercettare finanziamenti nazionali destinati al miglioramento delle infrastrutture dedicate alla formazione superiore. 

L’accordo disciplina la collaborazione tra le due amministrazioni pubbliche: da un lato il Conservatorio garantirà la copertura finanziaria dell’intervento, dall’altro il Provveditorato assumerà il ruolo di stazione appaltante qualificata, occupandosi dell’intero iter tecnico-amministrativo, dalla progettazione alla gara, fino all’esecuzione dei lavori e al collaudo finale. 

«Questa convenzione rappresenta un passaggio molto importante per il futuro del Conservatorio Mascagni – sottolinea il Presidente del Conservatorio, Emanuele Rossi – perché ci consentirà di restituire alla nostra comunità spazi nuovi e funzionali. 

Pensiamo innanzitutto agli studenti, che potranno contare su nuove aule studio e ambienti più adeguati alla crescita delle attività didattiche e artistiche, ma anche a una migliore organizzazione degli uffici amministrativi. 

Un’attenzione particolare sarà dedicata inoltre ai volontari per il Mascagni, donne e uomini che hanno deciso meritoriamente di mettere a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze per contribuire alla crescita dell’unica Università cittadina. Il Conservatorio punta molto sul rafforzamento del rapporto con la propria comunità di riferimento e questi nuovi spazi saranno fondamentali anche in questa prospettiva». 

Da sottolineare anche che l’intervento rappresenta un beneficio concreto per l’intera comunità livornese e, in particolare, per la Provincia di Livorno, proprietaria dell’immobile che ospita il Conservatorio. 

Grazie alle risorse ottenute dall’Istituto sarà infatti possibile procedere a una significativa riqualificazione di uno stabile pubblico di grande valore storico e funzionale, contribuendo alla sua conservazione e valorizzazione per le generazioni future. 

Questa importante progettualità si affianca inoltre a quella relativa al recupero dello storico Teatro Lazzeri, per il quale è già stata sottoscritta la convenzione che individua il Comune di Livorno come stazione appaltante. 

Il Conservatorio è attualmente impegnato nella definizione del Documento di Indirizzo della Progettazione (DIP), che delineerà le funzioni e le prospettive del futuro spazio. Una volta completata questa fase preliminare, il Comune potrà procedere con la progettazione vera e propria dell’intervento. 

Lavori di riqualificazione della sede del Conservatorio Mascagni

Importo complessivo: 2.377.585,48 euro (ottenuti dal Conservatorio grazie alla partecipazione al bando promosso dal MUR) 

Interventi previsti: terzo piano, infissi, persiane e facciate del Palazzo della Gherardesca 

Stazione appaltante: Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche Toscana-Marche-Umbria 

Circolo Velico di Antignano, una giornata di avvicinamento alla vela per i pazienti con diabete di tipo 1

5 Giugno 2026 ore 15:06

Domenica 7 giugno, con inizio alle ore 9.00, presso il Circolo Velico di Antignano, si svolgerà la manifestazione “Due Mondi Stessa Navigazione : Diabete Tipo 1 e Vela”,  una giornata di avvicinamento alla vela per i pazienti con diabete di tipo 1, adatta a tutti, ragazzi e adulti, per fare amicizia con il  fantastico e affascinante mondo della vela e imparare quelle nozioni teoriche e pratiche, fondamentali per diventare competenti e provetti membri d’equipaggio. e sentirsi più sicuri in navigazione.

La gestione del diabete tipo 1 e l’attività sportiva della barca a vela possono sembrare due mondi diversi, ma in realtà condividono molte similitudini.

Entrambe richiedono pianificazione attenta, gestione precisa., flessibilità e capacità di lavorare in team con fiducia.

Grazie alle giuste strategie è possibile navigare con serenità nella vita quotidiana come in mare aperto.

I partecipanti, accompagnati da operatori esperti, sperimenteranno, nello splendido mare di Livorno,  l’attività velica, per rafforzare la fiducia in loro stessi e il senso di autoefficacia, attraverso un’esperienza personale unita al prezioso lavoro di squadra supportato a bordo con il team di Diabetologia.

L’evento è organizzato dall’l’Associazione ADAL-OdV – Assoc. Diabetici Area Livornese in collaborazione con la UOC Diabetologia dell’Ospedale di Livorno, del Circolo Velico Antignano Asd e il Gruppo MOVI.

Contributi a sostegno dei canoni di locazione 2026: domande fino al 19 giugno

5 Giugno 2026 ore 14:46

Il Comune di Livorno ricorda che fino a venerdì 19 giugno 2026, alle ore 23.59, è possibile presentare domanda per partecipare al bando pubblico finalizzato all’assegnazione dei contributi a sostegno dei canoni di locazione relativi all’anno 2026. Il bando, approvato in attuazione della Deliberazione della Giunta Regionale Toscana n. 154 del 16 febbraio 2026 e della Determinazione Dirigenziale n. 3892 del 14 maggio 2026, è stato pubblicato lo scorso 19 maggio e consentirà ai cittadini in possesso dei requisiti previsti di accedere a una gra-duatoria per l’erogazione, nel corso del 2027, di un contributo economico a parziale rimborso dei canoni di locazione pagati nel 2026. Le domande dovranno essere presentate esclusivamente online attraverso la piattaforma dedicata disponibile sulla rete civica del Comune di Livorno al link Contributo affitto – Città di Livorno Per partecipare sarà necessario essere in possesso di attestazione ISEE in corso di validità e acce-dere mediante SPID, Carta d’Identità Elettronica oppure Tessera Sanitaria/CNS attiva. Tra i requisiti principali previsti dal bando:

• valore ISEE non superiore a 16.500 euro;

• per la Fascia A, valore ISE non superiore a 16.114,80 euro ed incidenza del canone al netto degli oneri accessori sul valore ISE non inferiore al 14%;

• per la Fascia B, valore ISE compreso tra 16.114,80 euro e 32.724,49 euro ed incidenza del canone al netto degli oneri accessori sul valore ISE non inferiore al 24%.

Saranno esclusi dal contributo coloro che avranno percepito, anche solo parzialmente nel corso del 2026, l’Assegno di Inclusione (ADI). Il contributo inoltre non è cumulabile con altri benefici pubblici erogati per il sostegno alloggiativo riferiti allo stesso periodo. La graduatoria sarà formata sulla base dell’incidenza del canone di locazione sul valore ISE e dei criteri di punteggio previsti dal bando (presenza di minori, di over 65 e/o di persone con disabilità). Il Comune erogherà il contributo ai beneficiari previa documentazione dell’avvenuto pagamento del canone di locazione. A partire dal 2 gennaio 2027, i richiedenti collocati nelle prime 250 posizioni della graduatoria definitiva dovranno presentare le attestazioni o ricevute comprovanti il paga-mento dei canoni di locazione relativi all’anno 2026. Il termine ultimo di presentazione dei documenti è il 31 gennaio 2027.

Tra le novità introdotte per il bando 2026, l’IBAN per l’eventuale accredito del contributo dovrà essere indicato al momento della presentazione della domanda e non sarà più possibile comunicarlo successivamente. Chi non indicherà un IBAN dovrà dichiarare di voler ricevere l’eventuale contributo per cassa, direttamente di persona oppure tramite delega a terzi.

Tutte le informazioni relative ai requisiti, alle modalità di presentazione della domanda, alla documentazione necessaria e alle procedure di formazione della graduatoria saranno consultabili nel testo integrale del bando pubblicato sul sito istituzionale del Comune. Per informazioni: Ufficio Programmazione e servizi per il fabbisogno abitativo Tel. 0586 820070 – 0586 820101 e-mail: contributoaffitto@comune.livorno.it

Autolinee Toscane: nuove linee estive

5 Giugno 2026 ore 14:34

Presentate in Comune le corse estive di Autolinee Toscane in collaborazione con il Comune di Livorno. La novità di quest’anno è la linea 23 che viaggerà in notturna e la conferma del bus 20 dopo il successo dello scorso anno. Erano presenti l’assessora alla Mobilità Giovanna Cepparello, Francesco Repetti funzionario del Comune responsabile della Mobilità Sostenibile, Simone Talamucci capo sede operativa AT di Livorno, Riccardo Nannipieri, area brand & community di AT per il dipartimento Nord. 


 La novità


La novità di questa stagione estiva è la nuova linea Notturna 23 che collegherà Scopaia/Leccia/Salviano con il centro città e il mare. Dall’11 giugno al 14 settembre la nuova linea 23 si aggiunge alle linee 21 e 22. Le corse saranno 3 tutti i giorni alle ore 21; 22 e 23. Venerdì e sabato si aggiungerà una quarta corsa alle 24. Il servizio terminerà quindi poco prima dell’ una di notte.

La linea 23 è stata voluta dal Consiglio Comunale e dalla Commissione Giovani. 

Questo il tragitto: Scopaia, via Francia, via di Collinaia, via della Leccia, via di Salviano, viale Risorgimento, via Don Bosco, via Gramsci, viale Marconi, via del Fagiano, via Calzabigi, piazza Attias, via Magenta, via Cairoli, via Cogorano, via della Cinta Esterna, corso Mazzini, Scoglio della Regina, viale Italia Accademia Navale, viale Italia Barriera Margherita, viale Nazario Sauro, via dei Pensieri, via di Collinaia, via Spagna e Scopaia. 

Linea 20 dal quartiere La Rosa a Chioma-Quercianella
“Al Mare in 20” è un servizio estivo gratuito voluto dal Comune di Livorno attivo il sabato, la domenica e a Ferragosto dalle ore 8 alle ore 20 (ultima partenza alle 19,25) che si ripete per il secondo anno. La linea permetterà di raggiungere gratuitamente, grazie al contributo dell’Amministrazione Comunale, i punti balneabili della costa livornese tra Antignano e Chioma.
Questa linea è stata voluta e finanziata dall’Amministrazione Comunale a seguito di un progetto presentato dai ragazzi della Commissione Ambiente e Mobilità Studenti e Studentesse del Comune di Livorno, ed è stata realizzata grazie alla collaborazione e alla disponibilità di AT.

La linea partirà dal quartiere La Rosa, transitando in andata e ritorno, dai quartieri di Ardenza e Antignano, raggiungendo Chioma in circa 20 minuti. Sarà quindi possibile, comodamente e gratuitamente, e senza l’assillo di trovare parcheggio, le discese a mare più belle di questo tratto di costa (tra le quali il Parco Marino del Boccale, Calafuria, Sassoscritto, Calignaia, Cala del Leone, Baia del Rogiolo, la Spiaggetta, Baia dei Paolieri, i Calloni, Lido del Chioma).

Linee 16 e 18.

Inoltre, con la partenza del servizio estivo, come avviene già da alcuni anni, le linee 16 e 18 arriveranno al mare; questi i percorsi:
LINEA 16: Leccia – Collinaia – Adenza Terra – Ardenza Mare
LINEA 18: Ardenza Terra – Giambruni – Curiel – Collinet – Ardenza Terra – Ardenza Mare.

Convenzioni per gli abbonati At che prevedono vari sconti :

 

Al fine di incentivare la mobilità sui bus At-Autolinee Toscane ha studiato molte promozioni per i propri abbonati. Ricordiamo ad esempio, nell’area vicina a Livorno, gli sconti speciali riservati agli abbonati AT per Il Cavallino Matto, l’Acqua Village, il Cinema Teatro 4 Mori, l’Acquario di Livorno, il Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa a Calci, Villa Reale a Marlia, e tanti altri ancora.

Le promozioni per gli abbonati At sono in continuo aggiornamento e ampliamento e i vantaggi sono comunicati e diffusi anche attraverso canali digitali quali newsletter e comunicazioni dirette agli abbonati, ma at consiglia anche di controllare sempre anche la pagina PROMOZIONI dove vengono via via aggiornate le varie promozioni.

Info:https://www.at-bus.it/it

Gare Remiere: Dario Senzacqua “I contributi attualmente destinati al settore risultano spesso insufficienti persino a coprire le spese ordinarie di gestione”

5 Giugno 2026 ore 14:15

Comunicato di chiarimento sulla posizione del Gruppo Sportivo Femminile della Sezione Nautica Labrone

“Alla luce degli ultimi avvenimenti e delle diverse dichiarazioni che si sono susseguite in questi giorni, ritengo doveroso intervenire per chiarire la posizione della Sezione Nautica Labrone e ribadire alcuni principi che considero imprescindibili.

In qualità di Presidente, mi assumo pienamente la responsabilità di ogni parola espressa e confermo con convinzione che le vogatrici debbano avere le stesse opportunità, gli stessi diritti e le stesse possibilità di crescita sportiva riconosciute ai vogatori. Questo principio non è negoziabile e rappresenta uno dei valori fondanti del nostro operato.

Dal 2019 ad oggi, la Sezione Nautica Labrone ha investito risorse economiche, energie, competenze e passione per rilanciare e consolidare la presenza femminile nel mondo remiero. Un percorso costruito con sacrificio e determinazione, che ha consentito a molte atlete di avvicinarsi a questa disciplina e di praticarla con continuità e dignità.

Proprio per questo, di fronte alle attuali difficoltà legate alla disponibilità delle imbarcazioni, agli spazi e alle strutture necessarie per lo svolgimento dell’attività sportiva, ritengo sia necessario aprire una riflessione seria e costruttiva sul futuro del movimento remiero. Le parole di apprezzamento sono importanti, ma da sole non bastano. Occorrono attenzione, programmazione e sostegno concreto verso chi quotidianamente lavora per mantenere vivo questo patrimonio sportivo e sociale.

Non possiamo ignorare il fatto che i contributi attualmente destinati al settore risultino spesso insufficienti persino a coprire le spese ordinarie di gestione. È quindi necessario che alle dichiarazioni di principio seguano atti concreti, capaci di garantire continuità, sviluppo e pari opportunità per tutti gli atleti e le atlete.

Il nostro auspicio è che il mondo remiero torni ad essere oggetto di confronto positivo, di collaborazione e di progettualità condivisa. Le critiche, quando costruttive, rappresentano un valore; tuttavia, è altrettanto importante riconoscere il lavoro svolto e i risultati raggiunti grazie all’impegno di tante persone.

Desidero infine ringraziare tutta la dirigenza, i collaboratori, i tecnici, i volontari e le atlete che ogni giorno contribuiscono con dedizione alla crescita della Sezione Nautica Labrone. Il loro lavoro rappresenta la vera forza della nostra realtà e la base sulla quale costruire il futuro del mondo della “voga” e del movimento remiero femminile.

Continueremo a lavorare con serietà, responsabilità e spirito di servizio, nell’interesse delle atlete, dello sport e dell’intera comunità remiera”

Tragedia a Rosignano: muore sul lavoro un 33enne

4 Giugno 2026 ore 15:59

Oggi, giovedì 4 giugno, a perdere la vita a soli 33 anni è un uomo, un lavoratore di origini straniere, precipitato nel vuoto all’interno dello stabilimento della ditta Omp in via degli Artigiani a Rosignano.
Ma c’è un dettaglio in questa vicenda che pesa più degli altri e che trasforma il dolore in rabbia: l’operaio indossava i dispositivi di sicurezza previsti.
Troppo spesso, di fronte agli incidenti sul lavoro, si cerca l’errore umano, la distrazione, la fatalità o la noncuranza delle regole da parte della vittima. Questa volta no. Il lavoratore, dipendente di una ditta esterna, era salito su quel solaio a 6-7 metri d’altezza e dalle prime informazioni sembrava protetto da tutto ciò che doveva tenerlo al sicuro.
Il cedimento improvviso del solaio ha squarciato il velo di una sicurezza apparente, trasformando un normale turno di manutenzione in una trappola mortale. La caduta, terminata tragicamente contro un macchinario in funzione, non ha lasciato scampo.

I tentativi disperati dei sanitari e dei Vigili del Fuoco di strapparlo alla morte si sono infranti contro la realtà di un decesso constatato sul posto. Ora scatteranno le indagini, si cercheranno le responsabilità legali e tecniche di quel solaio venuto giù.

Il Belpaese, un paradiso solo per i milionari

di: loc
6 Giugno 2026 ore 20:13

di Emiliano Brancaccio (da il manifesto)

Il miliardario Warren Buffett ha ragione, la lotta di classe esiste e la stanno vincendo loro. Una tendenza internazionale, tra le tante, lo comprova: da decenni, i governi dei diversi paesi gareggiano tra loro per allietare i possessori di capitali privati, con generosi vantaggi fiscali e sussidi pubblici.

In questa corsa a far felici i proprietari maggiori, l’Italia indubbiamente ha spiccato. Il nostro paese non solo garantisce le consuete tassazioni agevolate per i redditi da capitale, ma in più attira i ricchi dall’estero con risibili tasse piatte, offre successioni ereditarie a costo quasi nullo per gli abbienti, garantisce aliquote straordinariamente vantaggiose sulle rendite immobiliari, asseconda l’uso del contante e le relative evasioni di piccoli e grandi capitali, e non lesina condoni a favore di chi abbia nascosto ricchezze oltreconfine. Belpaese «paradiso dei signori», verrebbe da dire.

Sostenere che questa politica abbia aiutato lo sviluppo del paese suonerebbe ironico. Il capitalismo italiano resta agli ultimi posti europei in termini di efficienza, produttività, capacità di creare ricchezza diffusa. Né vale la litania secondo cui avremmo bisogno di attrarre investimenti esteri.

Oggi l’Italia è esportatrice netta di capitali a causa soprattutto dell’austerità del decennio passato, che ha ulteriormente depresso la nostra crescita e le nostre importazioni rispetto agli altri Paesi. Come spesso accade, creare il «paradiso dei ricchi» significa assecondare un’economia arretrata.

In un tale scenario, di carnevale per i capitali e quaresima per il lavoro, c’è chi prova a cambiar passo. Da qualche tempo è tornata in auge l’idea di un’imposta sui patrimoni più elevati. A partire da alcuni studi, pubblicati dalla Scuola Sant’Anna e da altri, sono state avanzate proposte dalle forze della sinistra sindacale e politica.

Le ipotesi convergono verso un’imposta strutturale, da applicare ai contribuenti più ricchi: meno di 400mila soggetti dotati di patrimonio netto superiore a 2 milioni di euro. L’aliquota da applicare oscillerebbe intorno a una media dell’1,5 percento. Il gettito atteso è di un certo rilievo, intorno a 25 miliardi annui.

La proposta ha aizzato gli oppositori. Le destre di governo gridano che loro non «metteranno le mani nelle tasche degli italiani». Se precisassero «degli italiani del Billionaire» l’affermazione sarebbe tecnicamente corretta. Ma anche il Corriere della Sera e vari pezzi di mondo liberale lanciano allarmi contro la patrimoniale.

La prima critica è che si tratterebbe di una doppia imposizione, prima sul reddito risparmiato e poi sulla ricchezza accumulata. Questo appunto è obsoleto. La letteratura scientifica e le proposte avanzate, al G20 e in altre sedi internazionali, intendono la patrimoniale proprio come un rimedio ai guasti provocati dagli attuali regimi di prelievo «colabrodo» sui redditi da capitale. Si può discutere sull’adeguatezza del metodo, ma restare comodamente attendisti dinanzi al disastro di tali regimi è ormai inaccettabile.

La seconda obiezione è che una patrimoniale sarebbe inefficace, dato che provocherebbe fughe di capitali all’estero. Questo spauracchio è tanto in voga quanto pretestuoso. Le proposte avanzate tengono conto di una misura ampiamente adottata dagli esperti in tema, che si chiama «elasticità dell’imponibile». In pratica, significa che già tengono conto di eventuali riallocazioni di capitale conseguenti all’introduzione della misura. Naturalmente, si può discutere dell’eventualità che, in assenza di coordinamento internazionale, il gettito fiscale sia inferiore a quello previsto. Ma chi ritiene che il provvedimento darebbe meno di 10 miliardi al netto dell’Imu dovrebbe fornire prove empiriche, non parole in libertà.

L’ultima critica è di ordine politico. Viene contestato che i soggetti colpiti dall’imposta voterebbero contro un tale programma economico. Obiezione sensata quanto ovvia. La replica è agevole: si tratta di una minoranza potente, certo, ma esigua in termini elettorali.

La storia di questo paese è costellata di programmi che avrebbero dovuto soddisfare, tutti assieme appassionatamente, sia i maggiori proprietari che i lavoratori. L’esito è sotto i nostri occhi: ormai l’Italia compete coi paradisi fiscali per sedurre i grandi possessori di ricchezza.

E così asseconda la distruzione del welfare, dell’istruzione, della sanità, della ricerca pubblica.

Sarebbe ora di rimediare a questa immane, inefficiente, catastrofica elargizione di regalie pubbliche al capitale privato. Una patrimoniale sopra i due milioni di euro sarebbe un primo tentativo per avviare un’inversione di tendenza. A cui sarebbe utile aggiungere una revisione della massa di immotivate prebende statali a favore di padroni non sempre meritevoli. Programma minimo, per non dire minimale.

Nei prossimi cinque anni, temperature pari o vicine ai livelli record

di: loc
6 Giugno 2026 ore 20:08

*articolo apparso su climate&capitalism il 28 maggio 2026

La media del calore superficiale fino al 2030 probabilmente supererà l’obiettivo di 1,5 °C.

L’Aggiornamento Climatico Globale Annuale e Decennale viene pubblicato ogni anno dall’World Meteorological Organization (WMO). Fornisce una sintesi delle previsioni climatiche globali annuali e decennali elaborate dalla WMO e da altri centri di ricerca contributori.

L’ultimo rapporto, pubblicato questa settimana, afferma che le temperature medie globali continueranno probabilmente a mantenersi a livelli record o vicini ai record nel quinquennio 2026-2030. Si prevede che la temperatura media globale annua vicino alla superficie per ciascun anno tra il 2026 e il 2030 sarà compresa tra 1,3 °C e 1,9 °C al di sopra della media del periodo preindustriale 1850-1900.

Altre previsioni includono:

  • È molto probabile (91% di probabilità) che la temperatura media globale vicino alla superficie superi di 1,5 °C i livelli medi del periodo 1850-1900 per almeno un anno tra il 2026 e il 2030. È inoltre probabile (75% di probabilità) che la media del quinquennio 2026-2030 superi anch’essa la soglia di 1,5 °C rispetto alla media del 1850-1900.
  • È probabile (86% di probabilità) che almeno un anno tra il 2026 e il 2030 stabilisca un nuovo record annuale di temperatura (l’attuale record è detenuto dal 2024). È invece estremamente improbabile (meno dell’1% di probabilità) che uno qualsiasi dei prossimi cinque anni superi i 2 °C di riscaldamento globale.
  • La temperatura media prevista per cinque anni nella regione Niño 3.4, rispetto all’insieme dei tropici, indica una tendenza verso condizioni di El Niño, in particolare nel 2027 e nel 2028.
  • Le temperature nell’Artico durante i prossimi cinque inverni estesi (novembre-marzo) sono previste in media 2,8 °C superiori rispetto al periodo 1991-2020, un’anomalia oltre tre volte e mezzo maggiore rispetto all’anomalia della temperatura media globale nello stesso periodo.
  • Le previsioni decennali delle temperature superficiali per il periodo 2026-2035 sono simili a quelle dei modelli climatici a lungo termine. Tuttavia, mostrano anomalie più calde rispetto alle proiezioni in alcune aree, tra cui l’Amazzonia, il Nord Africa, la Scandinavia settentrionale e il Mare della Groenlandia.
  • Le previsioni relative al ghiaccio marino artico per il mese di marzo nel periodo 2026-2035 indicano ulteriori riduzioni della concentrazione di ghiaccio nel Mare di Barents, nel Mare di Bering e nel Mare di Ochotsk.
  • I modelli di precipitazione previsti per il periodo maggio-settembre 2026-2030 suggeriscono una maggiore probabilità di precipitazioni superiori alla norma nel Sahel, nell’Europa settentrionale, in Alaska e in Siberia, mentre condizioni più secche della media sono attese nell’Amazzonia.
  • Sono state elaborate previsioni regionali per tutte le regioni della WMO. Ad esempio, gli ultimi inverni nella regione dell’Europa sud-orientale (SEECOF) sono stati insolitamente secchi. Le previsioni indicano che il periodo 2026-2030 avrà probabilmente precipitazioni superiori alla norma anche in quest’area.

 

F1, GP Monaco: Antonelli si prende la pole di Monte Carlo davanti a Verstappen

6 Giugno 2026 ore 17:56
Il giro giusto, nel posto più difficile. Andrea Kimi Antonelli lo ha fatto, conquistando la pole position del Gran Premio di Monaco e diventando il più giovane di sempre ad aver raggiunto questo risultato nel Principato. L'italiano ha preceduto di soli 43 millesimi di secondo la Red Bull di Max Verstappen. Una pole pesante, costruita più con la precisione che con la prepotenza. Pur senza dominare nei tre settori, ha fatto la cosa che a Monte Carlo conta più di tutto: non ha sprecato nulla. Ha cucito insieme tre parziali puliti, senza grandi sbavature, strappando la pole al quattro volte campione del mondo della Red Bull. Verstappen c'è, ma stavolta non bastaL'olandese ha sfiorato una pole che avrebbe avuto un peso enorme, anche simbolico. Rende comunque l'idea del valore di Max come se ci fosse ancora bisogno di dimostrarlo che su una pista così complicata come questa conferma che il pilota può ancora fare una differenza brutale. Questa volta, però, non è bastato ad aggiungere un'altra partenza al palo. E così la prima fila sarà Mercedes-Red Bull, con due piloti separati da un nulla ma, almeno sulla carta, divisi da una prospettiva molto diversa per la gara: davanti a tutti Antonelli potrà gestire ritmo e posizione; Verstappen dovrà inventarsi qualcosa, perché a Monaco superare resta un esercizio vicino all'impossibile. L'amaro in bocca in Ferrari vero, la Ferrari si prende la seconda fila, con Lewis Hamilton terzo e Charles Leclerc quarto. Un risultato che non fa sorridere, soprattutto dopo un venerdì che aveva acceso aspettative ben più alte attorno alla SF-26.Hamilton ha chiuso a poco più di due decimi dalla pole, confermandosi concreto in una sessione in cui serviva soprattutto restare lontani dai guai. Leclerc, invece, ha vissuto una Q3 più complicata. Il monegasco aveva tutto per essere protagonista davanti al suo pubblico, ma nel momento decisivo non è riuscito a completare l'assalto: prima un giro non pulitissimo, poi il contatto con le barriere nel tentativo finale.Per la Ferrari resta una posizione di partenza importante. Ma partire terzi e quarti nel Principato significa anche sapere che la domenica, senza strategia o neutralizzazioni favorevoli, può diventare rapidamente una gara passata nel limbo. Hadjar sorprende, Russell deludeAlle spalle dei primi quattro si piazza Isack Hadjar, quinto con l'altra Red Bull. Una prestazione di livello, soprattutto considerando le incognite della vigilia su una vettura attesa a una verifica severa tra cordoli, sconnessioni e curve lente. Il francese ha invece interpretato bene la pista, chiudendo davanti a George Russell.Ed è proprio l'inglese della Mercedes uno dei grandi delusi di giornata. Il sesto posto pesa, soprattutto nel confronto interno con Antonelli. Su una pista dove la fiducia conta più dei numeri di simulazione, il George non è mai sembrato in grado di agganciarsi davvero alla lotta per la pole. La differenza con il compagno, oggi, è stata evidente.Più indietro le McLaren: Lando Norris e Oscar Piastri chiudono settimo e ottavo, in una qualifica condizionata anche dall'errore di Norris nell'ultimo tentativo. Completano la top ten Pierre Gasly con l'Alpine e Liam Lawson con la Racing Bulls. Q2 tirata: Albon e Sainz fuori per un soffioLa Q2 ha confermato quanto Monaco sappia comprimere i valori. Alex Albon è rimasto fuori dalla top ten per soli 25 millesimi, mentre Carlos Sainz ha mancato il passaggio in Q3 per 53. Due distacchi minimi, ma sufficienti a cambiare completamente la prospettiva della domenica. Per la Williams è una beffa, perché la pista del Principato, con il peso meno penalizzante rispetto ad altri tracciati, sembrava offrire una piccola finestra per puntare alla zona punti.Fuori in Q2 anche Nico Hulkenberg, Gabriel Bortoleto, Franco Colapinto e Arvid Lindblad. Bortoleto, in particolare, ha pagato le conseguenze del contatto alla Nouvelle Chicane, con danni alla sospensione anteriore sinistra che hanno compromesso la prosecuzione della qualifica.  Haas e Aston Martin, sabato da dimenticareLa prima manche ha tagliato fuori entrambe le Haas, nonostante segnali migliori emersi nelle libere. Esteban Ocon ha chiuso diciassettesimo, Oliver Bearman diciannovesimo, anche condizionato da una bandiera gialla nel proprio giro buono. Un passo indietro pesante per una squadra che sperava di agganciare almeno la lotta per la Q2.Eliminate anche le Cadillac, più vicine del solito al passaggio del turno ma ancora fuori dal gruppo centrale. Sergio Perez ha mancato la Q2 per 62 millesimi: poco in termini cronometrici, moltissimo in termini pratici.In fondo le due Aston Martin di Fernando Alonso e Lance Stroll. Il weekend era annunciato difficile e la qualifica lo ha confermato, tra problemi di guidabilità e una vettura poco amica delle frenate sporche e dei cambi di ritmo tipici di Monte Carlo.I risultati completi delle qualifiche di Monte Carlo >>

[2026-06-12] Contro il 41-bis! A fianco di Alfredo! (cambio luogo di ritrovo!) @ Torino

9 Giugno 2026 ore 19:30

Contro il 41-bis! A fianco di Alfredo! (cambio luogo di ritrovo!)

Torino -
(venerdì, 12 giugno 09:00)
Contro il 41-bis! A fianco di Alfredo! (cambio luogo di ritrovo!)

ATTENZIONE: IL TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA HA TRASLOCATO DA POCHI GIORNI ALL'INTERNO DELL'EX-CARCERE DELLE NUOVE, QUINDI AGGIORNIAMO IL LUOGO DEL RITROVO PER VENERDì!

Per il prossimo 12 Giugno è stata fissata l'udienza per il ricorso della difesa contro il rinnovo del 41bis all'anarchico Alfredo Cospito. L'udienza, fissata con inedita velocità, sarà al Tribunale di Sorveglianza di Roma e si svolgerà a porte chiuse.

Sarà l'ultima possibilità giuridica affinché Alfredo non debba affrontare per i prossimi due anni il regime di tortura legalizzata in cui è sequestrato dal 2022.

In contemporanea all'udienza e al presidio che è stato indetto a Roma, chiamiamo ad una presenza solidale in strada anche a Torino.

Ritrovo dalle 9.00 alle 10.00 davanti al Tribunale di Sorveglianza in via C.so Vittorio Emanuele II, angolo via Paolo Borsellino - Torino

ore 12.00: Piazza della Repubblica (sotto l'orologio), volantinaggio

A fianco di Alfredo e di chi lotta! Contro il 41-bis! Contro tutte le galere!

Cassa AntiRep delle Alpi occidentali

[2026-06-12] I SENZA STATO 12° edizione @ LABORATORIO ANARCHICO PERLANERA

26 Maggio 2026 ore 14:25

I SENZA STATO 12° edizione

LABORATORIO ANARCHICO PERLANERA - VIA TIZIANO VECELLIO 2 ALESSANDRIA
(venerdì, 12 giugno 16:00)
I SENZA STATO 12° edizione

12-13-14 Giugno 12° edizione del Meeting multimediale d’arte e creatività “I SENZA STATO”.
Quest’anno ricorre il 90 anniversario della rivoluzione spagnola, conseguentemente abbiamo deciso di dedicare il meeting a Lucìa Sànchez Saornil.
Lucìa Sànchez Saornil
Nata a Madrid il 13 dicembre del 1895,
morta a Valencia, il 5 giugno del 1970.
Anarchica, combattente contro il fascismo.
Poeta, giornalista e pittrice,
una delle fondatrici dell’organizzazione
anarchica di sole donne Mujeres Libres
forte di più di 20000 aderenti.
Come tutti gli anni sarà un caleidoscopio di suoni, immagini e parole, dove si articoleranno, una mostra di arti grafiche scuture, e fotografia, al primo piano, mentre il cortile e la cantina saranno il palcoscenico di concerti performance, spettacoli teatrali e recitazioni di poesie.
La domenica poi, il gran finale! Il festival del canto anarchico, con le esibizioni per tutta la giornata di tutte le declinazioni del canto anarchico come cori, cantautori, musica folk, rock e tanti altri generi.

NELLA MIA ORA DI LIBERTÀ
Festival del canto Anarchico popolare e d’autore
Musica Anarchica: folk, Rock, e d’autore
ore 15.00
Duo Bailenga – Elisa Guaraggi e Pietro Ariotti
Paolo Pasi
Rocco Rosignoli
Alessio Lega
Banda Putiferio
Egin
Cantografi
L’UkuLequio
Sergio dei Kina
la CantaDoira e Daniele Fiorenza
Attimi Fuggenti
Coro Animaccorde Tucchi DE Cor
Corocchio
Coro Stazione Rossa
AnarcoLettica e CARENZA 503

con un omaggio a Pietro Gori
con Rocco Rosignoli e
Ombretta Zaglio ( Teatro del Rimbalzo)

[2026-06-12] Radio Blackout Fest 2026 @ Manituana - Laboratorio Culturale Autogestito

8 Giugno 2026 ore 23:26

Radio Blackout Fest 2026

Manituana - Laboratorio Culturale Autogestito - Largo Maurizio Vitale 113, Torino
(venerdì, 12 giugno 17:00)
Blackout Fest 2026

In molti cercano di rubare le briciole di energia che cadono dal nostro tavolo per appropriarsene, svuotando gli spazi che abitiamo, o rendendo costoso ed invivibile qualsiasi tempo. Per fortuna non abbiamo bisogno di approvazione per dirvi che vi aspettiamo quest'anno a Manituana dal 12 al 14 di giugno.

Let’s face it: the scene out there is a joke. Everything is a product, everything is fake, and you can’t even hang out without being sold something.That’s why we’re still here, 34 years later, doing things our own way. We are the glitch in their system—unfiltered, loud, and totally free. While the big labels and "competitors" try to copy our vibe to look cool, we’re actually living it. We don’t need an algorithm to tell us what’s good. We have each other. If you’re tired of the mainstream mall, come to Manituana from June 12th to 14th. Support the real underground. See you there.


1️⃣ VENERDÌ 12 GIUGNO

⏰ ORARI

h.17:00 apertura cancelli e dibattito

h. 20 inizio live

ŦΔŁҜ

Le Indomabili. Storie di liberazione e indipendenza dei corpi non conformi!

Da Super‑ANTI, il primo programma antiabilista di Radio Blackout.


ŁIᐯE dalle 20 in ordine

West Riviera | https://linktr.ee/westriviera

GENTILESKY | https://gentilesky.bandcamp.com/album/ways-of-seeing

Siksa | https://www.youtube.com/watch?v=lGvUFEEMuFg

Nailbreaker | https://nailbreaker.bandcamp.com/album/robert-knight-wine-cellar

Ossia | https://ossia.bandcamp.com


ĐĴ Ş€Ŧ

Makossiri | https://soundcloud.com/makossiri/polyrhythmic-tension-mix

Dj Pisolino | https://soundcloud.com/wild_enry


2️⃣ SABATO 13 GIUGNO

⏰ ORARI

h.17:00 apertura cancelli e dibattito

h. 20 inizio live

ŦΔŁҜ

Imperialismo digitale

Con Dario Guarascio, Professore Associato di Politica Economica presso il Dipartimento di Economia e Diritto della Sapienza Università di Roma. Modera Dario Di Conzo, esperto di Cina e di politiche economiche, collaboratore di Radio Blackout e Radio Onda d’Urto.


ŁIᐯE
dalle 20 in ordine

Swear | https://swearpunx.bandcamp.com/album/after-the-sun

STEPMOTHER | https://stepmother1.bandcamp.com/track/vacant-state

Oddateee + Abstral Compost | https://www.youtube.com/watch?v=UnY_qcILv_A

Dalila Kayros + Danilo Casti | https://www.youtube.com/watch?v=PngVj1YCs5U

Oonagh Haines | https://www.instagram.com/p/DV80eaYghbo/?img_index=1


ĐĴ Ş€Ŧ

Amara Venier | alias non techno di: https://landi666.bandcamp.com/

Simona Zamboli | https://linktr.ee/SimonaZambolimusic


3️⃣ DOMENICA 14 GIUGNO

⏰ ORARI

h.16:00 apertura cancelli, dibattito, zona bimbi

h. 19 inizio live

ŦΔŁҜ

Un mondo in guerra. Torino tra Lunapark e città delle armi.

Interventi di Francesco Migliaccio ed esponenti dell'Assemblea Antimilitarista.

ŁIᐯE dalle 19 in ordine

felinto | https://felinto.bandcamp.com/

Kalozin | https://kalozin.bandcamp.com/album/pindorama-x700-2

OAXACA | https://oaxacaband.bandcamp.com/album/materia-tersa

manduria | https://linktr.ee/manduria_

alien state | https://alienstate.bandcamp.com/album/piz-ts-nav-zagts

Bolivia: stato di emergenza imminente, proteste e accuse tra Paz e Morales

Il presidente consrvatore e neoliberista boliviano, Rodrigo Paz, sta valutando la possibilità di dichiarare lo stato di emergenza per ampliare l'impiego delle Forze Armate al fine di contrastare i blocchi stradali attuati da agricoltori e sindacati.

Questa misura si aggiunge alla persecuzione politica che sta conducendo contro i leader sociali che animano la rivolta boliviana contro il neoliberismo selvaggio.

Paz ha supervisionato le operazioni insieme al Ministro della Difesa Ernesto Justiniano e ha ribadito il suo appello alla pace, affermando che "ciò di cui la Bolivia ha bisogno è il dialogo, non lo scontro". Tuttavia, il presidente sta valutando la possibilità di dichiarare lo stato di emergenza, una misura già approvata dal Senato e in attesa di ratifica da parte della Camera dei Deputati. Questa circostanza conferirebbe una presunzione di legalità alle azioni militari e trasferirebbe la responsabilità politica al governo.

Paz ha inoltre rivolto un appello ai leader che hanno partecipato alle manifestazioni dall'inizio di maggio, esortandoli a non credere alle parole dell'ex presidente Evo Morales. L'attuale presidente boliviano sta tentando di costruire una falsa narrativa contro Morales, accusandolo di finanziare le proteste con denaro proveniente dal narcotraffico, un'azione volta a screditare e incriminare i suoi oppositori.

???? Bolivia: Gobierno anuncia medidas ante protestas sectoriales

???? El presidente Rodrigo Paz de Bolivia anunció medidas de presión para frenar las protestas sectoriales que cumplen más de cuatro semanas. Los movimientos sociales mantienen su exigencia de renuncia del mandatario,… pic.twitter.com/imGejWPOLX

— teleSUR TV (@teleSURtv) June 5, 2026

Il conflitto si sta intensificando, con quasi cento posti di blocco in tutto il Paese, che interessano anche Cochabamba, Oruro e Potosí. Il presidente Evo Morales ha nuovamente accusato il governo di finanziare le proteste con denaro proveniente dal narcotraffico per eludere i problemi legali, tra cui un mandato di arresto per traffico di esseri umani. "Sta usando il popolo come trampolino di lancio per difendersi dai suoi problemi legali", ha dichiarato il presidente. L'ex presidente indigeno ha inoltre denunciato di essere a conoscenza di un piano per arrestarlo e successivamente consegnalarlo agli USA.

A livello internazionale, gli Stati Uniti hanno ribadito il loro sostegno a Paz, con il Segretario alla Difesa Pete Hegseth che ha dichiarato sul suo account X che "la Bolivia non deve permettere che venga ripristinato il vecchio status quo del dominio narco-terroristico nella regione". Allo stesso modo, l'alleanza regionale - asservita agli USA - Scudo delle Americhe ha denunciato i "continui tentativi di rovesciare" il governo boliviano, allineandosi alla posizione di Washington sulla crisi interna.

Questa posizione non è passata inosservata e Morales l'ha criticata per essersi schierata dalla parte del governo mentre la popolazione ne subisce le conseguenze. "Ora ricorrono di nuovo al discorso del 'narco-terrorismo' per stigmatizzare la protesta sociale e screditare le legittime rivendicazioni di coloro che difendono la democrazia, la sovranità e le nostre risorse naturali", ha affermato Evo Morales in un post sul suo account X, denunciando la possibile interferenza straniera.

Venerdì, forze di polizia e militari sono riuscite a sbloccare una via di rifornimento strategica per La Paz ed El Alto, città colpite da oltre un mese di proteste che chiedevano le dimissioni del presidente Rodrigo Paz. L'operazione, supportata da mezzi pesanti e attrezzature antisommossa, ha permesso la ripresa delle consegne di cibo dalle zone agricole di Lipari e Río Abajo.

Guerra commerciale alla Cina: l'Europa sa cosa rischia?

C'è qualcosa di profondamente sbagliato nel modo in cui l'Unione Europea porta avanti la propria politica estera ed economica. Non si tratta di una politica estera lungimirante, né di una strategia industriale coerente. Assomiglia piuttosto a una risposta automatica a impulsi che arrivano dall'esterno, principalmente da Washington, e che Bruxelles recepisce e trasforma in decisioni capaci di danneggiare prima di tutto i cittadini europei.

Oggi il bersaglio è la Cina. Ma la storia, per chi ha memoria, risuona in modo inquietante. Abbiamo già visto come è andata con la Russia, e sappiamo come è andata a finire.

Quando l'Europa decise di sanzionare masochisticamente Mosca, lo fece con una foga che lasciava poco spazio al ragionamento economico. Le conseguenze furono devastanti per interi settori produttivi europei, dall'agricoltura all'energia, dall'industria manifatturiera al commercio di prossimità. Le bollette dei cittadini alle stelle, le imprese strozzate dai costi energetici, una recessione strisciante che ha colpito soprattutto i Paesi più industrializzati del continente. La Russia, nel frattempo, ha trovato nuovi mercati, ha riorientato i propri flussi commerciali verso est e verso sud, e ha retto all'urto molto meglio di quanto i tecnocrati di Bruxelles avessero previsto. L'Europa ha pagato il conto da sola.

Ora si prepara a ripetere l'esperimento con un interlocutore enormemente più grande e più radicato nell'economia globale.

I numeri parlano da soli, e sono numeri che dovrebbero fare riflettere chiunque abbia a cuore il benessere dei lavoratori e delle famiglie europee. Nel 2025, il deficit commerciale dell'Unione Europea con la Cina ha raggiunto i 359 miliardi di euro, più del doppio rispetto al periodo pre-pandemia. Pechino ha venduto quasi 560 miliardi di euro di merci al mercato europeo, mentre le esportazioni europee verso la Cina sono scivolate sotto i 200 miliardi. Un divario enorme, certo. Ma la risposta non può essere quella di alzare barriere che colpiscano le tasche di chi compra quei prodotti, cioè i consumatori europei.

Eppure è esattamente quello che si sta considerando a Bruxelles. Bloomberg ha rivelato che la Commissione Europea si prepara a mettere in guardia cittadini e imprese da una possibile guerra commerciale con la Cina, ammettendo in privato che Pechino quasi certamente risponderà con ritorsioni. La Commissione stessa ha dichiarato pubblicamente che la relazione con la Cina non è più sostenibile. Una frase che suona come un atto d'accusa ma che nasconde una domanda fondamentale: sostenibile per chi? Per le élite che gestiscono il processo decisionale europeo, o per i milioni di persone che dipendono da catene di approvvigionamento, da prezzi accessibili, da forniture industriali che passano in larga parte attraverso la Cina?

Pechino non ha mancato di rispondere con chiarezza. Mao Ning, portavoce del Ministero degli Esteri cinese, ha smontato il linguaggio diplomatico europeo con una sintesi efficace: che si chiami riduzione del rischio, diminuzione della dipendenza o riequilibrio commerciale, si tratta comunque di protezionismo. E il protezionismo, ha avvertito, non colpisce i governi, colpisce le imprese e i consumatori, aumentando i costi e riducendo la competitività nel lungo periodo.

È un avvertimento che merita di essere preso sul serio, non liquidato come propaganda. Perché viene confermato anche dalla stessa OCSE, che pur criticando il sistema di sussidi cinese, riconosce implicitamente che il successo di Pechino in settori come l'energia solare, i veicoli elettrici, le telecomunicazioni e la cantieristica navale è reale e radicato. Non è un'illusione contabile.

Ricercatori cinesi, in un'analisi pubblicata dall'agenzia Xinhua, hanno messo il dito su una piaga che in Europa nessuno vuole toccare: il problema non è il surplus produttivo della Cina, ma la mancanza di innovazione europea e la chiusura dei propri mercati. Una lettura scomoda per Bruxelles, ma difficile da ignorare, specialmente guardando come l'industria continentale abbia progressivamente perso terreno in quasi tutti i settori ad alta intensità tecnologica. Una naturale conseguenza dell'implemetazione di ricette economiche basate sull'ideologia del neoliberismo selvaggio.

C'è poi un elemento strategico che rende questa partita ancora più pericolosa per l'Europa. La Cina non è la Russia. Non è un Paese isolabile (obiettivo fallito anche con la Russia) con qualche pacchetto di sanzioni. Ha già dimostrato di saper reggere alla pressione USA, molto più strutturata e determinata di quella europea. Ha mercati alternativi, ha accumulato riserve tecnologiche e produttive, sta costruendo infrastrutture commerciali nei Paesi vicini all'Unione Europea, come il Marocco, che hanno accordi di libero scambio con Bruxelles e che potrebbero diventare porte d'ingresso per aggirare qualsiasi futuro dazio. In altre parole, la Cina ha già pensato alle contromosse. L'Europa, a giudicare dalle divisioni interne alla stessa Commissione, no.

Quello che manca in questo dibattito è la voce dei popoli europei. Non degli industriali che chiedono protezione dalla concorrenza, non dei funzionari che ragionano in termini di quote di mercato e rapporti strategici, ma dei lavoratori, degli artigiani, delle piccole imprese, delle famiglie che ogni giorno fanno i conti con il costo della vita. Queste persone non hanno chiesto una guerra commerciale con la Russia, eppure l'hanno pagata cara. Non stanno chiedendo una guerra commerciale con la Cina, eppure si preparano a subirne le conseguenze.

Un'Europa che decide contro i propri cittadini non è un'anomalia della storia recente. È diventata un metodo di governo ben preciso. Si ripete con la stessa logica: si recepiscono le pressioni esterne, si adotta il linguaggio dei valori per giustificare scelte che di valoriale hanno poco, e poi si lascia che siano i più vulnerabili a pagare il prezzo. Prima con il gas russo che non arrivava più e le bollette che triplicavano. Domani, forse, con i prezzi dei pannelli solari, delle auto elettriche, dei componenti industriali che si impennano perché qualcuno a Bruxelles ha deciso che la competizione cinese è sleale.


Oltre 250 dollari al barile: lo scenario che potrebbe far impennare i prezzi del petrolio

I prezzi del petrolio potrebbero superare i 250 dollari al barile se le sanzioni contro il greggio russo venissero estese, ha avvertito Igor Sechin, CEO della compagnia petrolifera russa Rosneft, al Forum economico internazionale di San Pietroburgo.

Sechin ha sottolineato che il blocco dello Stretto di Hormuz, causato dall'aggressione israelo-statunitense contro l'Iran, ha bloccato circa 16 milioni di barili di petrolio al giorno.

Ha aggiunto che, se venissero imposte ulteriori restrizioni alle esportazioni russe di 7 milioni di barili al giorno, il prezzo del petrolio greggio potrebbe superare i 170 dollari al barile, secondo una stima di Nobuo Tanaka, ex direttore esecutivo dell'Agenzia Internazionale dell'Energia. Agli attuali 150-160 dollari, se ne dovrebbero aggiungere altri 100, ha indicato.

Se lo Stretto di Hormuz venisse riaperto, il prezzo medio di un barile di petrolio raggiungerebbe i 95-96 dollari entro la fine dell'anno, mentre entro un anno scenderebbe a 80-85 dollari, secondo Sechin.

 

[2026-06-11] ROSTA IL TAV TI ENTRA IN CANTINA! @ Rosta

5 Giugno 2026 ore 10:04

ROSTA IL TAV TI ENTRA IN CANTINA!

Rosta - -
(giovedì, 11 giugno 21:00)
ROSTA IL TAV TI ENTRA IN CANTINA!

ROSTA IL TAV TI ENTRA IN CANTINA!

Dietro il progetto TAV Avigliana–Rivoli–Rivalta–Orbassano ci sono impatti enormi su viabilità, salute, ambiente e risorse pubbliche. Per questo continuiamo a costruire momenti di informazione e confronto aperti a tuttə.

Giovedì 11 giugno – ore 21.00

Salone dell’Oratorio, Piazza San Michele 1, Rosta

Interverrà l’Ing. Poggio della Commissione tecnica per approfondire criticità e conseguenze dell’opera.

8 anni e mezzo di cantieri.

Rischio amianto nella collina morenica.

Almeno 3 miliardi di euro sottratti ai bisogni reali delle comunità.

Informarsi è il primo passo per opporsi a un progetto inutile e dannoso.

Da Assemblea BassaValle

[2026-06-11] PER LA RASSEGNA GIOVEDÌ SABOTAGGLIO PROIEZIONE DEL FILM L'ESPLOSIVO PIANO DI BAZIL @ El Paso Occupato

28 Maggio 2026 ore 08:15

PER LA RASSEGNA GIOVEDÌ SABOTAGGLIO PROIEZIONE DEL FILM L'ESPLOSIVO PIANO DI BAZIL

El Paso Occupato - Via Passo Buole, 47, Torino
(giovedì, 11 giugno 21:00)
PER LA RASSEGNA GIOVEDÌ SABOTAGGLIO PROIEZIONE DEL FILM L'ESPLOSIVO PIANO DI BAZIL

L’ESPLOSIVO PIANO DI BAZIL di Jean-Pierre Jeunet, Francia, 105 minuti

l film si apre con un prologo che narra l'antefatto: la morte del padre di Bazil a causa di una mina e l'assurdo episodio della sparatoria di cui lo stesso Bazil è spettatore, per puro caso. Si ritrova così con una pallottola conficcata nel cranio a vita. Perso il lavoro e l'appartamento, viene “adottato” da una stravagante famiglia: ne fanno parte Placard, un venditore ambulante miracolosamente scampato alla ghigliottina, nonché abile scassinatore; Tambouille, la “mamma” di casa, le cui due figlie sono misteriosamente scomparse; Calculette, una ragazzina capace di calcoli impossibili in pochi secondi; Petit Pierre, l'artista del gruppo, dotato di una forza straordinaria a dispetto dell'esile figura; la Môme Caoutchouc, una contorsionista; Remington, un uomo di colore che ama parlare per “giochi di parole” e Fracasse, l'autore del record di uomo-cannone del 1977. Rifiutati dalla società, hanno fatto del recupero dei rifiuti chi un mestiere, chi un'arte. Saranno proprio loro ad aiutare Bazil a compiere la sua rocambolesca vendetta nei confronti dei commercianti d'armi colpevoli d'aver prodotto la pallottola che ha in testa e la mina che ha ucciso suo padre. Si può girare una commedia spensierata muovendo al contempo una feroce critica alla società industriale e alla classe politica? È possibile giocando con i soldatini riuscire a smuovere le coscienze degli uomini? A guardare Jeunet, non sembra impossibile: il francese rovescia la scatola dei giochi sull'asfalto delle periferie parigine e combina i pezzi uscendo dalla realtà per raggiungere una dimensione cartoonesca, caratterizzata da personaggi che sembrano usciti da un libro per ragazzi e da una serie di invenzioni fantastiche (come le sculture automatizzate prese in prestito dall'artista Gilbert Peyre).

Tsunami hub. Il Centro Allerta Tsunami al World Ocean Day di Genova

6 Giugno 2026 ore 15:45

Dal 6 all’8 giugno, a Genova, la Giornata Mondiale degli Oceani diventa anche un’occasione per conoscere meglio gli tsunami. Il Centro Allerta Tsunami dell’INGV, infatti, partecipa all’edizione 2026 con lo stand espositivo Tsunami HUB. Qui troverete un simulatore video e una porta. Vi chiederete: cosa hanno in comune con gli tsunami?

Non vi anticipiamo la risposta: vi invitiamo a scoprirla di persona, passando a trovarci al Villaggio del Mare, in largo Pertini.

Qui, tra esperimenti, giochi, prove di forza e tsunami da generare con le proprie mani, sarà possibile capire come nascono questi fenomeni, perché sono così diversi dalle onde prodotte dal vento e quanta energia conservano quando raggiungono la costa. Sarà anche l’occasione per scoprire che gli tsunami non si generano solo negli Oceani e lontano da noi, ma possono verificarsi anche nel Mar Mediterraneo.

Le attività dello stand sono rivolte al pubblico dagli 8 anni in su, durano circa 20 minuti e prevedono la partecipazione attiva dei visitatori, con gruppi fino a 10 persone.

L’iniziativa si inserisce nel programma della Giornata Mondiale degli Oceani: Conoscere, Comprendere, Convivere, promossa dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in occasione del World Oceans Day, la ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite per sensibilizzare il pubblico sull’importanza degli oceani, sull’impatto delle attività umane e dei cambiamenti climatici e sulla necessità di proteggere una risorsa essenziale per la vita sul pianeta.

L’evento è patrocinato dal Comune di Genova, dal Ministero dell’Università e della Ricerca, dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e dalla Regione Liguria, ha ottenuto anche quest’anno l’endorsement UNESCO ed è stata riconosciuta tra le Ocean Decade Activities del 2026.

 

"Questa sarà la fine dell'umanità": il monito di Lavrov sull'intelligenza artificiale

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha espresso la sua opinione sulla diffusione dell'intelligenza artificiale (IA).

"Sarà la fine dell'umanità. Capisco che lo sviluppo della scienza e della tecnologia non possa essere fermato, ma ciò nonostante, la Terra appartiene agli esseri umani", ha dichiarato giovedì in un'intervista con lo scrittore russo Alexander Tsypkin.

Questa è stata la sua risposta a una domanda sulla teoria secondo cui sarebbe meglio affidare il controllo del pianeta all'intelligenza artificiale, poiché priva di emozioni e in grado di agire razionalmente.

Secondo Lavrov, nello sviluppo di tecnologie che coinvolgono un'ampia gamma di aspetti, inclusi quelli economici e militari, è necessario mantenere il controllo sul loro utilizzo.

Inoltre, il Ministro degli Esteri ha rivelato come le forze ucraine utilizzino l'IA nelle operazioni militari. Ha spiegato che l'Occidente fornisce al regime di Kiev tecnologie che consentono di risolvere compiti e prendere decisioni senza inviare informazioni a un centro di elaborazione dati centrale, poiché esistono mini-centri dati per ogni combattente. Pertanto, ciò ha un impatto "crescente" sulle questioni di guerra e di pace.

"Qualcuno deciderà di avere ora un mezzo per l'impunità assoluta. E nessuno mi toccherà. Ora sconfiggeremo tutti", ha esemplificato, descrivendo una possibile mentalità riguardo all'uso di tale tecnologia.

Benzina confermata, meno sconto sul diesel: cosa cambia al distributore

6 Giugno 2026 ore 14:18
stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del ministero dell'Economia e delle Finanze che proroga il taglio delle accise sui carburanti. Lo sconto scatta a decorrere dal 7 giugno 2026 ed è valido fino al 3 luglio 2026.Il provvedimento fissa a 622,90 euro per mille litri l'accisa su benzina e gasolio (242,77 euro per mille grammi per il GPL e zero per il gas naturale). In concreto, viene confermato lo sconto sulla benzina di 5 centesimi al litro (6,1 centesimi con IVA), mentre quello sul diesel scende da 10 a 5 centesimi al litro, ossia da 12,2 a 6,1 centesimi. Le coperture finanziarie L'intervento, probabilmente l'ultimo di questa natura da parte del governo, è stato attuato attraverso il meccanismo delle accise mobili. Anche per questo si è scelto il decreto ministeriale, evitando il passaggio in Consiglio dei ministri come accaduto in precedenza.La proroga dello sconto viene finanziata con l'extra-gettito IVA generato dai rincari del mese precedente. Parliamo di circa 150 milioni di euro, come indicato nel testo: a copertura delle minori entrate vengono utilizzati 149,4 milioni derivanti dal maggior gettito registrato tra l'1 e il 31 maggio 2026. L'andamento dei prezzi Come anticipato dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, la misura è stata definita considerando sia le risorse disponibili sia le condizioni di mercato. L'obiettivo è mantenere i prezzi dei carburanti, in particolare del diesel, sotto la soglia dei 2 euro al litro.Anche il 6 giugno prosegue la discesa dei prezzi alla pompa. Secondo l'Osservatorio del ministero delle Imprese, la benzina self service lungo la rete stradale si attesta a 1,921 euro al litro (1,926 il giorno precedente), mentre il diesel scende a 1,980 euro (da 1,984). Sulla rete autostradale, il fai-da-te registra una media di 2,020 euro per la benzina e 2,072 euro per il gasolio.

Albania in fiamme contro Kushner e Trump: "Non saremo una nuova Palestina"

 

Il 4 giugno decine di migliaia di albanesi sono scesi in piazza per protestare contro l'imminente distruzione dell'isola di Sazan e della sua delicata costa circostante, destinata a far posto a un progetto di resort di lusso da 1,6 miliardi di dollari guidato da Jared Kushner e Ivanka Trump, rispettivamente genero e figlia del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Secondo quanto riferito, i lavori di costruzione del progetto mediterraneo di 1.400 ettari, che comprende l'unica isola albanese, sono già iniziati, mentre i manifestanti denunciano l'accaparramento di terre come l'emblema dell'ingerenza straniera e della corruzione governativa. 

Quella che era iniziata come una disputa locale sulla conservazione ambientale si è trasformata in una grave crisi geopolitica, poiché i manifestanti nella capitale Tirana, sventolando bandiere palestinesi e scandendo "L'Albania non è in vendita", hanno esplicitamente collegato la società di investimenti di Kushner, Affinity Partners, alle ambizioni espansionistiche regionali.

???? La situazione sta sfuggendo completamente di mano.

L'Albania è in preda per il secondo giorno consecutivo a violente proteste di massa contro l'accordo di Kushner per l'esproprio di terreni del valore di 4 miliardi di dollari. ????????

Il popolo albanese si rifiuta di diventare una nuova Palestina. ????" pic.twitter.com/lSoD7Qskf2

— Affari mediorientali (@OpsHQs) 4 giugno 2026

L'azienda, che riceve un sostegno significativo da fondi sovrani sauditi, qatarioti ed emiratini, è stata oggetto di intense indagini per i suoi legami con gli insediamenti israeliani illegali nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme Est occupata. 

Albania contro Israele: i fischi hanno sovrastato l'inno nazionale israeliano durante la partita di calcio.

Pugni, spintoni, scarpe e immondizia piovevano dagli spalti sulla squadra israeliana.

Il boicottaggio parziale ha tenuto lo stadio mezzo vuoto. pic.twitter.com/OUatyG5xEC

— Clash Report (@clashreport) 5 giugno 2026

I critici sostengono che il progetto sia un'estensione dell'approccio opportunistico di Kushner, già evidente nella sua leadership del progetto di ricostruzione di Gaza "Board of Peace", che privilegia gli investimenti stranieri e il patrimonio privato della famiglia Trump rispetto agli aiuti umanitari.

Proteste in Albania per il progetto di Kushner sull'isola, legato a Israele

Proteste e scontri violenti sono scoppiati nel fine settimana quando macchinari pesanti hanno iniziato a scavare sull'isola albanese disabitata di Sazan, dove Jared Kushner e Ivanka Trump progettano di costruire un resort ecologico di lusso.… pic.twitter.com/V04e8CxRX3

— The Cradle (@TheCradleMedia) 5 giugno 2026

Il governo albanese, guidato dal Primo Ministro Edi Rama, ha conferito al progetto lo "status di investitore strategico" alla fine del 2024, una designazione che consente agli sviluppatori di aggirare gli ostacoli normativi standard. 

Questa mossa ha innescato un'indagine da parte della SPAK, l'organismo anticorruzione albanese, sulle modifiche legislative che hanno indebolito la tutela dei terreni nazionali per agevolare tali accordi. 

Mentre Rama difende l'investimento come un percorso necessario per modernizzare il Paese, gli oppositori considerano l'accordo – a quanto pare concepito durante un viaggio nel Mediterraneo a bordo di una nave di proprietà dei Rothschild – un tradimento della sovranità nazionale.

Jared Kushner ammette che è stato il suo amico Nat Rothschild ad aiutarlo a trovare la sua nuova isola privata isolata nel mezzo del Mediterraneo mentre era in vacanza sulla sua barca.

Kushner afferma di aver avuto un incontro privato con il Primo Ministro albanese sulla barca di Rothschild… pic.twitter.com/qKxA519bZO

— Shadow of Ezra (@ShadowofEzra) 3 giugno 2026

Le tensioni sono ulteriormente alimentate dalla spinta del governo verso legami più stretti con Israele, che i critici collegano al ruolo di Kushner come inviato statunitense e membro del Board of Peace.

Per molti albanesi, l'installazione di guardie di sicurezza private e filo spinato lungo la costa dello Zvernec rappresenta un "crollo totale dello stato di diritto", dove gli interessi di personaggi stranieri di alto profilo prevalgono sui diritti locali. 

I manifestanti sostengono che la lotta non riguarda più solo la salvaguardia dell'ambiente, ma la resistenza a un governo che, a loro avviso, sta svendendo il patrimonio nazionale al miglior offerente straniero.

L’isolamento di Israele: per due terzi del mondo l’opinione sul Paese è "sfavorevole"

 

Un nuovo sondaggio del Pew Research Center, pubblicato il 4 giugno, mostra che la maggior parte delle persone in decine di paesi del mondo ha un'opinione "sfavorevole" di Israele e non ha "fiducia" nel Primo Ministro Benjamin Netanyahu.

Il sondaggio è stato condotto tra l'8 febbraio e il 13 maggio di quest'anno, coinvolgendo 36 paesi. 

La maggior parte delle interviste è stata condotta dopo l'inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran, alla fine di febbraio.

Nei 36 paesi considerati, il 36% ha un'opinione "sfavorevole di Israele", mentre il 25% ne ha un'opinione favorevole. Il 36% rappresenta circa i due terzi.

"Le opinioni sono particolarmente negative nei luoghi a maggioranza musulmana oggetto dell'indagine, tra cui Bangladesh, Indonesia, Malesia, Pakistan, Turchia e le aree [occupate] della Cisgiordania e Gerusalemme Est", ha sottolineato il think tank con sede a Washington, aggiungendo di non essere stato in grado di condurre sondaggi a Gaza, dove Israele continua a bombardare e uccidere decine di palestinesi al giorno in base a un accordo di 'cessate il fuoco' sponsorizzato dagli Stati Uniti. 

Il rapporto sostiene, inoltre,  che in tutti i paesi europei inclusi nel sondaggio si riscontravano opinioni relativamente negative su Israele. 

Circa la metà degli adulti in Italia, Spagna e Paesi Bassi ha espresso un'opinione "molto negativa" su Israele.

In Nord America e in Europa, i giovani sono più contrari a Israele rispetto alle persone più anziane. In Ungheria, il 72% dei giovani tra i 18 e i 34 anni ha un'opinione negativa di Israele, mentre il 42% di coloro che hanno 50 anni o più considera Israele "sfavorevole".

Negli Stati Uniti, l'83% dei liberali e il 37% dei conservatori hanno un'opinione negativa di Israele. In Australia, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Svezia, almeno il 90% dei cittadini di sinistra vede Israele sotto una luce negativa.

"In ciascuna di queste nazioni, tale percentuale è almeno 23 punti percentuali superiore rispetto a quella registrata tra le nazioni di destra", ha osservato il rapporto Pew. 

Il sondaggio evidenzia anche come la percezione di Israele sia cambiata nell'ultimo anno. Le opinioni sfavorevoli sono aumentate in 13 dei 24 Paesi intervistati. In Argentina, il 46% delle persone aveva un'opinione negativa di Israele, rispetto al 55% attuale. 

In Australia, Italia, Nigeria, Polonia e Regno Unito, le opinioni molto negative su Israele sono aumentate a doppia cifra.

In Grecia, solo il 30% esprime un'opinione positiva su Israele, una percentuale pressoché identica a quella dell'anno scorso.

Nella maggior parte delle nazioni intervistate, la maggioranza ha dichiarato di non avere "molta o nessuna fiducia" nella capacità di Netanyahu di "fare la cosa giusta in merito agli affari mondiali".

Ciò include oltre il 50% degli adulti in Australia, Bangladesh, Canada, Francia, Germania, Grecia, Indonesia, Italia, Malesia, Paesi Bassi, Pakistan, Spagna, Svezia, Turchia, Regno Unito e nelle aree occupate della Cisgiordania e di Gerusalemme Est, che hanno dichiarato di non avere "assolutamente alcuna fiducia".

Numerosi sondaggi mostrano un peggioramento dell'opinione pubblica su Israele in tutto il mondo negli ultimi anni, in particolare negli Stati Uniti. Un sondaggio del Pew Research Center di aprile ha rilevato che quasi il 60% degli adulti statunitensi ha un'opinione negativa su Israele.

A marzo, Drop Site News e Zeteo hanno condotto un sondaggio che ha rivelato come la maggioranza dei cittadini statunitensi creda che il presidente Donald Trump abbia lanciato la guerra all'Iran per "insabbiare" il caso Jeffrey Epstein.

Un recente sondaggio, pubblicato dalla Cattedra UNESCO per la ricerca interdisciplinare sull'antisemitismo presso l'Università di Varsavia, ha rivelato che il 45% dei cittadini polacchi considera le azioni di Israele contro i palestinesi paragonabili a quelle della Germania nazista. 

Israele sta attualmente conducendo una devastante campagna di pulizia etnica nel sud del Libano, lanciando quotidianamente brutali raid aerei. Occupa inoltre numerosi villaggi libanesi e ha distrutto decine di migliaia di case di civili, uccidendo oltre 3.500 persone.

A Gaza, due milioni di palestinesi sfollati interni sono ammassati nel 40% del territorio prebellico della Striscia, un territorio che ha subito cambiamenti demografici senza precedenti a causa di due anni di bombardamenti e pulizia etnica. Quasi 1.000 persone sono state uccise da quando è stato annunciato il cosiddetto cessate il fuoco lo scorso ottobre.

L'esercito israeliano ha inoltre compiuto importanti annessioni territoriali in Siria e ha condotto diverse ondate di brutali bombardamenti contro lo Yemen.

Il Financial Times (FT) ha scritto a maggio che l'esercito israeliano ha "conquistato" 1.000 chilometri quadrati di territorio in Asia occidentale a partire dal 7 ottobre 2023.

Raid Usa e la risposta dell'Iran: pioggia di missili iraniani su Kuwait e Bahrein

 

L'Iran ha lanciato attacchi missilistici contro basi statunitensi in Kuwait e Bahrein in risposta ai bombardamenti americani di Sirik e Qeshm, nel sud del Paese persiano.

"A seguito dell'aggressione dell'esercito statunitense, responsabile di terrorismo e sterminio di bambini, contro le isole di Sirik e Qeshm, le basi nemiche nella regione sono state colpite da missili della Forza aerospaziale", ha riferito l'Ufficio relazioni pubbliche del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (IRGC).

Secondo le Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), all'1:30 del mattino, quattro petroliere non autorizzate, istigate e dirette dall'esercito statunitense, hanno tentato di lasciare illegalmente lo Stretto di Hormuz senza coordinamento e ignorando gli avvertimenti emessi dalla Marina delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. "A seguito degli avvertimenti, una delle petroliere è stata intercettata e fermata, mentre le restanti si sono ritirate", ha aggiunto l'IRGC.

"Alle 02:00, a seguito di questo incidente, droni statunitensi hanno attaccato con due proiettili una torre di telecomunicazioni a Qeshm e un'altra a Sirik", ha affermato.

Secondo le Guardie Rivoluzionarie, in risposta all'aggressione statunitense, la base aerea americana di Al-Salem in Kuwait, così come le restanti strutture della Quinta Flotta della Marina statunitense in Bahrein, furono immediatamente colpite da missili balistici.

"Si avverte il nemico aggressivo e assassino di bambini che, qualora tali azioni si ripetessero, la risposta non si limiterà a misure restrittive. Sarà ritenuto responsabile delle conseguenze di una possibile chiusura totale dello Stretto di Hormuz al transito del suo petrolio e del suo gas", ha avvertito.

Secondo i media locali, in Kuwait sono scattate le sirene d'allarme. Alcune fonti hanno riferito di aver udito delle esplosioni nel Paese, mentre l'esercito kuwaitiano ha annunciato un attacco missilistico sul proprio territorio. Anche in Bahrein sono risuonate le sirene d'allarme.

Alcune fonti segnalano la sospensione dei voli negli aeroporti del Kuwait e del Bahrain.

Da parte sua, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha confermato l'attacco missilistico lanciato dall'Iran contro le basi statunitensi in Kuwait e Bahrein, riferendo che Teheran ha lanciato sette missili contro obiettivi situati in entrambi i paesi.

Israele bombarda un'ambulanza e una scuola in Libano: è strage di civili

 

Israele ha lanciato una nuova ondata di attacchi nel Libano meridionale, colpendo aree civili, distruggendo un'ambulanza, danneggiando una scuola e provocando la morte di sei civili libanesi.

Secondo quanto riportato dalla rete locale Al-Mayadeen, aerei da guerra e artiglieria israeliani hanno preso di mira nella giornata di sabato numerose località, tra cui Kfra, Aadchit, Kunine, Bablie, Toul, Arabsalim, Shahabie, Mahmudie, Marwanie, Majdal Zoun, Aba, Mayfadun, Arnaba, la periferia di Maghdoucheh, Kfar Tebnit, Qatrani e la strada che collega Maarake a Teir Debba. Sotto i bombardamenti sono finite anche le città di Nabatieh e Sohmor, nella Valle della Bekaa occidentale, oltre alla foresta e alle alture di Rayhan e alla valle di Barqaz.

Uno degli episodi più drammatici si è verificato nella città di Zebdine, dove un raid israeliano ha centrato in pieno un'ambulanza che stava trasportando generi alimentari a una famiglia del posto: l'impatto ha causato cinque vittime civili. Nel distretto di Hasbaya, invece, i colpi d'artiglieria hanno centrato una scuola nella città di Barqaz, provocando un incendio e gravi danni strutturali all'edificio. All'inizio della stessa giornata, un altro attacco mirato contro una motocicletta a Deir al-Zahrani, nel distretto di Nabatieh, aveva già causato un morto.

Questi attacchi si consumano in un momento di estrema fragilità politica. Nonostante il recente annuncio del rinnovo del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, le forze israeliane continuano le operazioni aeree e di terra su diverse aree del Paese.

Dal canto suo, il Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che i governi di Israele e Libano hanno ribadito di non nutrire intenzioni ostili reciproche, impegnandosi a proseguire i negoziati diretti a Washington per ristabilire la fiducia e lavorare a un accordo globale. Tuttavia, questa intesa diplomatica si scontra con una realtà di continue violenze sul campo – inclusi i raid israeliani che nei giorni scorsi hanno provocato altre nove vittime nel sud del Libano – e con le operazioni transfrontaliere. Ad aggravare lo scenario c'è il fronte interno: la Resistenza libanese (Hezbollah) non ha preso parte ai colloqui di Washington e ha già respinto l'accordo, definendolo una capitolazione e ribadendo che non accetterà alcuna intesa che mini la sovranità del Libano a vantaggio di Israele.

Apprendistato in crisi profonda: perché le aziende preferiscono precari e lavoro nero

 

Sono trascorsi quasi tre anni da uno dei più recenti rapporti sull’apprendistato, un’analisi che fotografa la profonda crisi in cui versa questa tipologia contrattuale.

Nel 2021 (anno di riferimento del monitoraggio), gli apprendisti erano circa 544.366: un dato in lieve ripresa, ma pur sempre in calo rispetto al periodo antecedente al Covid. La crescita della platea si è concentrata prevalentemente nel Mezzogiorno, mentre si è registrata una flessione in quella che un tempo era la regione industriale per eccellenza, la Lombardia. Al contempo, si assiste a un progressivo innalzamento dell'età media dei lavoratori coinvolti.

Questi pochi dati restituiscono un quadro problematico. Il contratto di apprendistato, pur essendo conveniente per le imprese, viene utilizzato pochissimo. Spesso, infatti, i datori di lavoro non cercano giovani da formare, ma solo manodopera da sfruttare, evitando poi la stabilizzazione a tempo indeterminato. Senza voler generalizzare, è ormai acclarato che i processi formativi richiedono tempo e risorse, hanno un costo elevato e sono soggetti a regole ferree. Di conseguenza, molte aziende preferiscono affidarsi a lavoratori interinali, partite IVA e contratti a tempo determinato, azzerando così ogni obbligo in materia di formazione.

Una manifattura in crisi è quella che non investe nell'apprendistato e attribuisce la responsabilità dei propri mali al Reddito di Cittadinanza, alla presunta scarsa propensione dei giovani al sacrificio o ad altre motivazioni intrise di insopportabili luoghi comuni, primo tra tutti l'inefficienza del sistema scolastico pubblico.

La crisi dell'apprendistato riguarda sia la tipologia professionalizzante, sia quella per la qualifica, il diploma professionale e l'alta formazione e ricerca (che cubano tra l'87% e il 98% del totale dei contratti in essere). Manca, in sostanza, il ricorso a questo strumento in settori chiave come il commercio e la ristorazione. Tralasciando l'apprendistato di alta formazione e ricerca, che conta poche decine di casi, viene da chiedersi per quale ragione nella ristorazione si registri una simile crisi di vocazione. Forse basterebbe farsi un giro tra i locali per comprenderlo: si troverebbe una massiccia presenza di lavoro nero, contratti irregolari e retribuzioni da fame.

In teoria, l'apprendistato dovrebbe rappresentare la scelta migliore per le aziende con esigenze specifiche di formazione e inserimento a lungo termine. Il vero ostacolo, tuttavia, sembra essere proprio la prospettiva di trasformare l'apprendista in un lavoratore contrattualizzato a tempo indeterminato. Sul banco degli imputati siedono il sistema formativo, le modalità di gestione dei fondi stanziati e l'assenza di un piano nazionale; ma pesa soprattutto la scarsa propensione datoriale verso la stabilità, che ha reso il tempo determinato e le varie forme di precariato i veri modelli contrattuali di riferimento.

In questo scenario tutt'altro che entusiasmante si inserisce la riforma degli istituti tecnici, pensata per orientare la formazione scolastica verso le sole esigenze del sistema produttivo. In questo modo si sottrae spazio a quella cultura generale che permette agli studenti di diventare cittadini autonomi, capaci di comprendere la realtà e di affrontare i mutamenti del mercato del lavoro senza subirli.

La contrazione delle ore di insegnamento — sia per le materie scientifiche che per quelle letterarie — e la riduzione della durata del ciclo di studi da 5 a 4 anni rappresentano un autentico colpo inferto alla scuola tecnica, piegata a logiche che fino a ieri erano riservate esclusivamente ai percorsi professionali.

Questo stravolgimento risponde alle richieste padronali e interviene pesantemente su indirizzi, articolazioni e quadri orari, pregiudicando gli stessi risultati dell'apprendimento. La motivazione addotta dal Ministero è che il sistema produttivo è cambiato e la scuola è rimasta troppo distante. Quello che emerge, invece, è il tentativo spasmodico di ridurre ai minimi termini il ruolo e la funzione degli istituti scolastici e dei processi di istruzione. È il trionfo delle "competenze" sulle "conoscenze": un intervento che serve a garantire alle imprese una forza lavoro per la cui formazione non hanno mosso un dito, ottenendo come effetto collaterale lo smantellamento di un sistema educativo giudicato troppo lungo e, in fondo, inutile.

Inutili e intollerabili sono invece le retoriche padronali e le scuse accampate per sfuggire a una realtà scomoda, in cui le scuole devono essere "normalizzate" e ricondotte all'ordine dopo le proteste dei mesi scorsi. Ma qui si andrebbe fuori tema. Limitiamoci a ricordare che un anno di scuola in più e la creazione di laboratori efficienti e moderni sarebbero già una garanzia per le imprese stesse, se solo queste volessero davvero investire in formazione anziché stravolgere il sistema educativo pubblico, riducendo l'istruzione tecnica a un mero addestramento professionale.

La colpa, insomma, viene sempre attribuita al settore pubblico, mentre il privato non si assume mai le proprie responsabilità.

Dal "Piano Cóndor giudiziario" al ricatto del litio: le voci di Evo Morales e Wilma Colque nella Bolivia in lotta

 

di Geraldina Colotti

 

Mentre il continente latinoamericano affronta una nuova ondata di controffensiva reazionaria, la Bolivia si conferma l’epicentro di uno scontro di classe senza quartiere, dove le logiche del capitale transnazionale tentano di piegare la sovranità di una nazione che ha osato rifondarsi su basi plurinazionali. Da oltre un mese, il paese è attraversato da proteste, mobilitazioni e più di novanta blocchi stradali in almeno sette dipartimenti.

La risposta del governo di Rodrigo Paz non si è fatta attendere ed è giunta secondo il copione che caratterizza i piani di restaurazione coloniale dettati da Washington: l’approvazione al Senato della "Ley de Regulación de Estado de Excepción" e la pubblica discesa in campo del Pentagono e del Dipartimento di Guerra statunitense.

In questo scenario di resistenza e accerchiamento, le voci del leader indigeno ed ex presidente Evo Morales Ayma e della dirigente Wilma Colque, rappresentante della Coordinadora delle 6 Federazioni del Trópico di Cochabamba, assumono il valore di una testimonianza teorica e pratica imprescindibile.

Le loro analisi sono state raccolte nell’ambito di due significativi spazi di dibattito internazionale dedicati alla solidarietà con il popolo boliviano e alla denuncia dell’attacco imperialista alla Patria Grande: uno promosso dalle organizzazioni popolari argentine, l'altro organizzato dalla Central Bolivariana Socialista de Trabajadores y Trabajadoras del Venezuela (CBST).

Lungi dall'essere semplici cronache di una crisi regionale, i loro interventi svelano i fili invisibili che collegano il neoliberismo interno alle strategie globali di saccheggio delle risorse strategiche. Il palcoscenico in cui risuonano queste denunce non è casuale. La Central Bolivariana Socialista de Trabajadores del Venezuela, fedele alla tradizione dell'internazionalismo proletario e cosciente del fatto che l'aggressione imperialista non rispetta i confini geopolitici, ha trasformato i suoi incontri settimanali in una trincea ideologica: quanto mai necessaria in questo momento di massima aggressione e crescente ricatto dell'imperialismo alla rivoluzione bolivariana, seguita al sequestro del suo presidente, Nicolas Maduro e della deputata Cilia Flores, sua moglie. Discutere della Bolivia a Caracas, o nei forum della solidarietà continentale, significa riconoscere che il destino dei popoli della regione è strettamente connesso.

La criminalizzazione delle forze popolari boliviane, l'uso combinato del Lawfare (la guerra giudiziaria) e della violenza aperta non sono fenomeni isolati, ma rispondono al medesimo copione applicato contro ogni tentativo di autodeterminazione nel continente. In questo spazio di coordinamento, le avanguardie sindacali e contadine hanno denunciato come l'attuale amministrazione statunitense guidata da Donald Trump stia stringendo d'assedio l'asse antimperialista, individuando nella caduta della Bolivia plurinazionale il tassello necessario per la ricolonizzazione economica dell'intera regione.

La natura globale dello scontro è stata esplicitata senza filtri dalle dichiarazioni del Segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth. Attraverso il suo account sulla piattaforma X, l'alto funzionario della Casa Bianca ha gettato la maschera della diplomazia formale, qualificando i dirigenti delle organizzazioni sociali boliviane che guidano le proteste come "narcoterroristi".

L'uso di questa categoria linguistica e giuridica non è nuova per la storia dell'America Latina; è lo stesso paradigma securitario utilizzato durante gli anni più bui del Piano Cóndor per giustificare lo sterminio politico e l'annientamento dei movimenti popolari. Hegseth, parlando a nome del Dipartimento di Guerra e della neonata Coalición Anticartel de las Américas (A3C), ha ribadito il sostegno incondizionato di Washington al governo di destra di Rodrigo Paz Pereira, ammonendo che gli Stati Uniti "sono attenti a ciò che accade in Bolivia" per garantire che non vi sia un ritorno al vecchio statu quo del “dominio criminale”.

La risposta di Evo Morales Ayma a questo esplicito atto di ingerenza è stata immediata e radicale. Attraverso i medesimi canali, il leader del Movimento al Socialismo (MAS-IPCP) ha denunciato come gli Stati Uniti pretendano ancora una volta di esercitare una tutela coloniale sugli affari interni della nazione. Nel suo intervento al forum internazionale, Morales ha decostruito la narrazione imperiale: "Mentre il popolo lotta per difendere la propria economia, le proprie risorse naturali e il diritto a decidere il proprio destino - ha detto -, gli Stati Uniti tornano a immischiarsi per sostenere un governo sempre più screditato. Ora – ha aggiunto - ricorrono nuovamente al discorso del 'narcoterrorismo' per stigmatizzare la protesta sociale e le richieste legittime di chi difende la democrazia, la sovranità e i nostri beni comuni. La Bolivia non ha bisogno di tutele né di minacce”, ha affermato.

L'ex presidente ha poi tracciato una mappa lucida del colpo di Stato permanente che sta soffocando il paese. Non si tratta solo di una crisi di governo, ma di un'operazione complessa che Morales definisce un vero e proprio "Piano Cóndor giudiziario". Il primo passo di questa strategia è stato lo svuotamento strutturale delle istituzioni democratiche e la proscrizione delle forze autenticamente rivoluzionarie. Morales ha spiegato dettagliatamente come magistrati e giudici abbiano operato al di fuori del mandato costituzionale per sottrarre la sigla del MAS-IPCP alla sua base sociale, impedendo la partecipazione politica dei leader più amati.

Questa "truffa elettorale preliminare" ha permesso l'ascesa al potere delle forze neoliberiste guidate da Rodrigo Paz, un'amministrazione che oggi governa senza consenso reale. I dati macroeconomici e sociali presentati da Morales sono indicativi: l'inflazione galoppante, il ritorno della dipendenza dai diktat del Fondo Monetario Internazionale e una svalutazione di fatto della moneta nazionale hanno distrutto il potere d'acquisto dei lavoratori.

Tuttavia, di fronte alla violenza istituzionale, il popolo boliviano ha risposto con la resistenza e con numeri che smentiscono la legittimità sbandierata dal palazzo. Morales ha evidenziato lo storico risultato del Voto Nulo nelle ultime elezioni, che ha raggiunto vette dell'ottanta per cento nei collegi uninominali e ha visto la sconfitta del progetto governativo in centosessantanove municipi.

Un dato che si sposa con i sondaggi urbani d'attualità, i quali registrano una sanzione popolare e una svalutazione dell'operato del presidente Paz che sfiora l'ottantasette per cento. Il neoliberismo boliviano, dunque, si regge esclusivamente sulle baionette e sull'appoggio esterno del Comando Sur. Il pilastro normativo di questa restaurazione autoritaria è la "Ley de Regulación de Estado de Excepción", approvata dal Senato al termine di una sessione drammatica a cui hanno partecipato tre ministri di Stato, e ora inviata alla Camera dei Deputati per la sanzione definitiva.

L'analisi di questo testo di legge svela un disegno eversivo contro la stessa Costituzione Plurinazionale del 2009. Come denunciato con forza dal senatore Wilder Veliz e ripreso nei forum internazionali, la norma concede una vera e propria "carta bianca" alle forze di sicurezza per reprimere e uccidere i manifestanti. La legge stabilisce che le forze armate potranno intervenire nelle operazioni di sicurezza interna ogniqualvolta la capacità operativa della polizia sia giudicata insufficiente, estendendo il controllo militare sulle "infrastrutture critiche", sui sistemi idrici, sulle telecomunicazioni e sulle rotte stradali strategiche.

L'elemento più inquietante e brutale del testo è l'introduzione della presunzione di legalità e di buona fede per le azioni compiute da militari e poliziotti durante lo stato di eccezione. In termini materiali, ciò significa che l'uso della forza letale contro i blocchi stradali e le assemblee popolari sarà considerato legittimo a priori dallo Stato, garantendo l'impunità giuridica e persino l'assistenza tecnica e legale governativa a coloro che eseguiranno i massacri.

Si tratta, come sottolineato da Veliz, di una disposizione che viola frontalmente i trattati internazionali sui diritti umani e che prepara scientificamente il terreno per un genocidio politico contro le comunità in lotta.

 

Wilma Colque e la materialità della terra: la crisi agraria

Se l'analisi di Evo Morales definisce la cornice macro-politica, la testimonianza di Wilma Colque, esponente di spicco delle organizzazioni indigene e contadine del Trópico de Cochabamba, restituisce la materialità del dramma vissuto quotidianamente dalle basi. La sua non è un'astrazione teorica, ma il racconto della terra nuda, del lavoro nei campi e della fame che torna ad affacciarsi nelle case.

Colque ha denunciato l'impatto devastante della scarsità e del contrabbando di combustibile, una crisi provocata dalle politiche di deregolamentazione selvaggia del governo Paz. L'agricoltura boliviana, in particolare nelle regioni produttrici come il Trópico, ha vissuto negli ultimi vent'anni un profondo processo di meccanizzazione; la terra non si lavora più solo con l'infaticabile azzardo manuale dell'asadón, ma attraverso l'uso di trattori e macchinari che oggi sono paralizzati dalla mancanza di gasolio.

Questa interruzione della catena produttiva si traduce nella distruzione delle esportazioni di prodotti alimentari, come le coltivazioni di platano, e in una drammatica carenza alimentare nei centri urbani. Le conseguenze sociali di questo disastro economico colpiscono direttamente le generazioni future: la dirigente ha stimato che tra i trentamila e i quarantamila bambini della scuola primaria hanno abbandonato gli studi nell'ultimo periodo a causa della povertà e dell'impossibilità delle famiglie di garantire la sussistenza minima, un fenomeno speculare al tasso di abbandono che sta svuotando le università pubbliche del paese.

Un capitolo centrale del pensiero espresso da Wilma Colque riguarda la difesa dell'identità indigena di fronte al tentativo di assimilazione e annientamento simbolico operato dalle nuove élites neoliberiste. La dirigente ha denunciato con sdegno l'ipocrisia dei candidati della destra che, durante le campagne elettorali, non esitano a indossare il poncho tradizionale, a scattarsi foto con le mujeres de pollera e a balbettare frasi nelle lingue native per accaparrarsi il consenso rurale.

Una volta giunti al potere, tuttavia, quegli stessi indumenti e quei corpi diventano l'obiettivo dei gas lacrimogeni, dei proiettili di gomma e delle pallottole di piombo della polizia. In questo contesto, la riappropriazione dei simboli diventa un atto rivoluzionario. La Wiphala, ha ricordato Colque, non è una bandiera elettorale o il logo di un partito politico: è l'emblema millenario della resistenza comunitaria andina, un codice cosmogonico che unisce i popoli d'oltreconfine, estendendosi fino alle comunità in lotta nel Perú.

Il tentativo del governo Paz di proibire o ridimensionare il valore dei simboli plurinazionali risponde alla volontà coloniale di cancellare la soggettività politica dei popoli originari, derubricandoli nuovamente a manodopera subalterna e invisibile. La convergenza analitica tra Morales e Colque tocca il suo culmine quando si svela il vero motore immobile della crisi boliviana: il controllo delle riserve minerali strategiche, in primis il litio e le terre rare, metalli fondamentali per la transizione tecnologica e industriale dell'Occidente.

La Bolivia possiede le riserve di litio più grandi del pianeta, situate nel cuore di quel territorio geografico noto come il "Triangolo del Litio". Mentre nei paesi vicini, come il Cile e l'Argentina di Javier Milei, questa risorsa è stata interamente svenduta e consegnata alle multinazionali statunitensi ed europee senza che rimanesse alcun beneficio reale per le popolazioni locali, la Bolivia della rivoluzione plurinazionale aveva avviato un modello di industrializzazione sovrana con lo Stato come attore principale.

Il governo di Rodrigo Paz opera come il mandatario interno incaricato di smantellare questo modello sovrano per allinearsi alle richieste estrattive di Washington e delle grandi corporazioni della Silicon Valley. Per raggiungere questo obiettivo economico, la militarizzazione del territorio è diventata una necessità stringente. Wilma Colque ha lanciato una denuncia circostanziata che solleva il velo sulle nuove forme di ciberguerra e spionaggio tecnologico applicate sul terreno.

"Un sistema di spionaggio operato direttamente da agenzie statunitensi – ha detto - è penetrato nei confini tri-partitici tra i dipartimenti di Cochabamba e La Paz. Hanno installato apparecchiature ad alta tecnologia in grado di intercettare le antenne delle telecomunicazioni, monitorando ogni chiamata, ogni messaggio e ogni spostamento dei dirigenti sindacali. Sappiamo esattamente dove sono dislocate queste basi e sappiamo che l'obiettivo finale è la cattura del fratello Evo Morales, da esibire come un trofeo politico per l'imperialismo”.

A questa rete di sorveglianza digitale si affianca la vecchia strategia della corruzione e della guerra sporca interna. Risorse finanziarie enormi, provenienti da prestiti internazionali che non si traducono mai in opere pubbliche per il popolo, vengono veicolate attraverso maletini contenenti fino a centomila dollari per comprare la fedeltà di dirigenti compiacenti, dividere i sindacati storici e frantumare la compattezza della Coordinadora de las Seis Federaciones del Trópico de Cochabamba.

Di fronte a un apparato repressivo che si dota di strumenti giuridici speciali per legalizzare il massacro e di tecnologie straniere per il controllo sociale, la risposta che giunge dalle comunità in lotta non è di sottomissione, ma di dignità storica. La conclusione del discorso di Wilma Colque risuona come un manifesto di etica politica per tutto il continente.Le donne indigene, le madri che hanno visto generazioni di figli lottare contro le dittature militari degli anni settanta e ottanta, si ergono oggi come le custodi del futuro della Patria Grande.

L'annuncio è chiaro: se il governo Paz deciderà di decretare lo Stato di Assedio approfittando del fine settimana, i movimenti sociali scenderanno in piazza con i loro figli per attuare la disobbedienza civile di massa, ritirando i giovani dalle caserme e applicando tattiche di autodifesa territoriale, come gli spegnimenti controllati dell'energia elettrica e l'interruzione delle reti internet per ciecare l'apparato di spionaggio statale.

La lotta della Bolivia, esaminata attraverso le voci di Evo Morales e di Wilma Colque nei forum internazionali, dimostra che la contesa non riguarda una presunta stabilità istituzionale o la gestione burocratica di una crisi. La posta in gioco è la scelta tra l'essere una colonia estrattiva subordinata ai bisogni geopolitici del Pentagono o il rimanere uno Stato Plurinazionale sovrano, dove la terra, il litio e il destino degli uomini e delle donne appartengono a chi li lavora e li difende. "Siamo milioni", ricorda la dirigente indigena, e “siamo disposti a morire, ma non a chinare la testa”.

Drone navale ucraino esplode in Romania

 

di Francesco Fustaneo

 

Il regime di Zelensky continua imperterrito a impiegare droni navali in acque internazionali o di Paesi terzi. Dopo quanto accaduto nel Mediterraneo con l'attacco alla nave gasiera Arctic Metagaz e il drone navale scoperto da alcuni pescatori in una grotta in Grecia, questo è solo l'ultimo degli episodi finito sulle cronache.

 

Un drone navale senza equipaggio della Marina ucraina è esploso venerdì al largo delle coste della Romania, nei pressi del porto di Costanza. Mosca ha subito precisato che si trattava di un drone ucraino, circostanza peraltro confermata da Kiev, che afferma di averne perso il controllo a causa di un'interferenza elettronica delle forze russe, precisando che non si sono registrati feriti.

L’incidente, come del resto già avvenuto in episodi analoghi  a causa di droni volanti, aveva  sollevato preoccupazioni per un possibile allargamento del conflitto sul fianco della Nato. La Romania è infatti membro dell'Alleanza Atlantica, e qualsiasi esplosione nelle sue acque territoriali avrebbe potuto innescare tensioni ben più gravi.

A fare chiarezza è stata la stessa Marina ucraina con un post su Facebook: "Durante le operazioni nella zona del Mar Nero, un drone senza equipaggio della Marina ucraina, sotto l'effetto della guerra elettronica nemica, ha perso il controllo ed è finito al largo delle coste rumene". Il messaggio sottolinea inoltre che Kiev ha prontamente fornito "alla Marina rumena le informazioni necessarie per prevenire vittime civili".

L'esplosione del drone è avvenuta a poche ore di distanza da un'altra operazione annunciata da Kiev. L'Ucraina ha infatti dichiarato di aver fermato cinque navi nel Mar d'Azov e nelle acque costiere dei territori occupati dalla Russia, accusate di trasportare merci illegali. Secondo il comandante delle forze ucraine che impiegano droni, le imbarcazioni erano coinvolte nel "furto" di grano ucraino, nonché nel trasferimento di materiale militare e carburante.

Non è chiaro se l'esplosione del drone al largo della Romania sia collegata alla morte di cinque cittadini azeri, che secondo il ministero degli Esteri dell'Azerbaigian sarebbero stati uccisi in attacchi di droni contro navi in mare.

Gli episodi navali si inseriscono in un momento delicato sul piano diplomatico. Il presidente russo Vladimir Putin si prepara a parlare a un importante evento economico a San Pietroburgo, mentre il giorno prima Volodymyr Zelensky aveva parlato di un possibile colloquio con il Cremlino per porre fine alla guerra.

Nel frattempo Kiev  di fatto continua a fare dell’Europa e il Mediterraneo il suo teatro di guerra, senza  che nessuno (o quasi) governo dell’U.E. batta ciglio.

Buyer persona: cosa sono e come crearle per una strategia di marketing efficace

6 Giugno 2026 ore 12:54
Buyer persona e strategia di marketing digitale
Le buyer persona aiutano aziende, professionisti e brand a comunicare con maggiore precisione, costruendo contenuti, offerte e campagne intorno a bisogni reali e non a ipotesi generiche.

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Questo TV AUTOVOX va in DISCARICA: lo SMONTO e faccio ESPERIMENTI DI ALTA TENSIONE! #crt #television

6 Giugno 2026 ore 13:00

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Questo AUTOVOX e' privo di speranza.
Il cinescopio e' ESAURITO, e' alimentato a 9 VOLT ed e' prossimo alla morte.
Il mobile e' in pessime condizioni, mancano manopole e parti interne.

Ho bisogno di spazio nel lab, quindi e' inutile conservarlo.

Ho provato a regalarlo in giro ma in zona non c'e' nessuno, spedirlo costa uno sfacelo e per le condizioni in cui versa, non ne vale la pena.

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[2026-06-20] Super cinema segreto - E' l'ora di finirla @ Csa Next-Emerson

6 Giugno 2026 ore 12:07

Super cinema segreto - E' l'ora di finirla

Csa Next-Emerson - Via di Bellagio 15
(sabato, 20 giugno 19:00)
Super cinema segreto - E' l'ora di finirla

Sabato 20 Giugno serata targata SCS - Super Cinema Segreto

h 19.00 Ricco apericena popoloare in compagnia di Lo_Vig DJ set

h 21.00 Proiezioni a sorpresa

A seguire Super DJ Tranquillo (non ancora confermato ... ma forse viene)

Social Cinema: il cinema gratuito riaccende i quartieri di Milano

6 Giugno 2026 ore 11:33

Milano 5 Giugno 2026 – Milano riscopre il piacere del cinema condiviso sotto le stelle.
Da giugno a settembre ritorna “Social Cinema”, la rassegna itinerante ideata da Cinevan che porterà proiezioni gratuite, documentari, incontri e momenti di socialità nei quartieri della città, trasformando cortili, parchi e piazze in luoghi di incontro e partecipazione.

Un vecchio van Volkswagen attrezzato come cinema mobile attraverserà sei quartieri milanesi per raccontare, le storie di chi ogni giorno costruisce comunità: associazioni, volontari, abitanti, educatori e realtà sociali che animano il tessuto urbano spesso lontano dai riflettori.

Il progetto prenderà il via il 9 giugno dal quartiere Muggiano, nella periferia ovest della città, insieme all’associazione Cous Cous Clan. Poi il viaggio proseguirà tra il Borgo Intergenerazionale di Greco con ABCittà, il Parco Ravizza con i volontari del NAGA, i giardini condivisi di via Gattamelata con ParteciPrato, il giardino della Fondazione IBVA, fino alle case popolari MM di via Scaldasole e viale Lombardia insieme ad Arci Fiocchi.

In totale saranno organizzate 18 proiezioni gratuite in 6 quartieri cittadini, accompagnate da 6 narrazioni video partecipate e da una selezione di film scelta insieme agli abitanti: ogni tappa ospiterà tre serate gratuite di cinema all’aperto, con una programmazione pensata per coinvolgere pubblici diversi – bambini, famiglie, giovani e anziani – accompagnata da aperitivi comunitari, tavolate condivise e occasioni di incontro tra abitanti.

 “Social Cinema” non sarà soltanto una rassegna cinematografica. Al centro dell’iniziativa ci sono anche sei brevi documentari originali dedicati ai territori coinvolti, narrati dalla giornalista Sara Zambotti e realizzati insieme alle associazioni partner. I video affronteranno temi cruciali per la Milano contemporanea: il diritto alla casa, le politiche migratorie, la cittadinanza attiva, la rigenerazione urbana e il valore degli spazi pubblici come luoghi di relazione.

L’obiettivo è semplice e ambizioso allo stesso tempo: usare il cinema come strumento culturale capace di creare connessioni sociali e riportare le persone negli spazi condivisi della città.

“Una comunità è un organismo che ha bisogno di essere nutrito per prosperare”, spiega Luca Cusani promotore del progetto. Ed è proprio questo il cuore di Social Cinema: costruire momenti di aggregazione autentica attraverso la cultura accessibile e gratuita. 

Il progetto è realizzato da Cinevan con il contributo del Bando 57 di Fondazione di Comunità Milano, in partenariato con ABCittà, Fondazione IBVA e Parteciprato, e con la collaborazione di Arci Fiocchi, Cous Cous Clan, NAGA e MM Spa.     


Programma completo su https://www.cinevan.it/social-cinema/ 


Per informazioni: 

www.cinevan.it

info@cinevan.it


+39 328 104 3876

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Berlusconi ha preso il potere mettendo le bombe?

6 Giugno 2026 ore 10:55

💾

La follia di una "strategia della tensione 2.0" era alla base delle accuse mosse verso Silvio Berlusconi: avrebbe pagato Cosa Nostra per mettere le bombe del '93, in modo da favorire un clima politico che permettesse l'ascesa di Forza Italia alle urne. Una follia degna di un delirio. O di un progetto ben preciso.

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Berlusconi archiviato

6 Giugno 2026 ore 10:49

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Berlusconi archiviato. Volevano accusarlo di aver messo le bombe del '93 per creare un clima favorevole a Forza Italia. Una strategia della tensione 2.0, quando anche la prima è una evidente fantasia. Non è che il vero progetto eversivo è quello che voleva impedire in ogni modo un progetto politico diverso dal comunismo?

Wammu : pas possible d'utiliser en wifi?

Salut

J’utilise KDE Connect (sous Windows), mais je ne le trouve pas intuitif. J’ai installé Wammu pour le re-tester. il y a quelques années je l’avais testé mais mon tel n’était pas compatible. Depuis j’ai changé. Mais dans les réglages il n’est pas possible de passer par le wifi. Aurais-je raté quelque chose ou c’est vraiment pas possible ??

En plus je n’ai pas vu qu’il faille installé une appli sur le tel, comme avec KDE Connect. Comment Wammu peut se connecter au tel ??

4 messages - 2 participant(e)s

Lire le sujet en entier

Il centro dell’anima: dove abiti veramente? | Edith Stein

6 Giugno 2026 ore 10:15
Edith Stein sostiene che dentro ogni essere umano esista un luogo più profondo dei pensieri, delle emozioni e delle preoccupazioni quotidiane: il centro dell’anima.Ma che cosa accade quando smettiamo di vivere in superficie e impariamo a scendere in quel punto nascosto da cui nascono le nostre decisioni più vere?Forse la domanda decisiva non è che […]

Je ne suis pas heureuse. La vendetta di Mélisande

6 Giugno 2026 ore 09:22
  di Orientina Di Giovanni     Questa non è una recensione. Non parlerò dell’allestimento di Pelléas et Mélisande – unica opera completata da Claude Debussy su libretto di Maurice Maeterlinck – che ha segnato il debutto scaligero di Romeo Castellucci, lo scorso 22 aprile. Non potrei mai giudicare assolutamente nulla di questo lavoro. Non …

read more "Je ne suis pas heureuse. La vendetta di Mélisande"

Scontro tra Zanella e Garofano

💾

Nel corso di Storie Italiane si accende il confronto sulle nuove indagini relative ad Andrea Sempio.

Al centro del dibattito ci sono l'impronta 33, il luogo in cui l'assassino si sarebbe lavato dopo il delitto e la ricostruzione del percorso seguito all'interno della villetta di Garlasco.

Gianluca Zanella ribadisce che, allo stato attuale delle indagini, non esistono prove che dimostrino che l'assassino si sia lavato nel bagno. Da qui il confronto si sposta sulla cucina e sugli accertamenti effettivamente eseguiti all'epoca.

A quel punto Zanella pone una domanda molto precisa al generale Luciano Garofano:

"Il sifone è stato analizzato?"

Una domanda che rimane senza risposta...

China bans 11 online activities under tighter rules to curb rumours, cyberbullies

China’s top internet watchdog has banned 11 specific online activities under strict new rules for multiplatform content creators taking effect later this year. Rolling out the new regulations last week, the Cyberspace Administration of China (CAC) said they aimed to prevent the spread of rumours and posts that could incite public anger, antagonism or social discrimination. The prohibited content includes posts fabricating topics to confuse the public, spreading fake or speculative information,...

⚡The CRASH Has Begun! IRAN WAR Reckoning and Nuclear Escalation

6 Giugno 2026 ore 03:10

💾

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gnutrition @ Savannah: GNUtrition 0.33

6 Giugno 2026 ore 00:37

GNUtrition 0.33 is now released. This marks the first release of GNUtrition since 2012, approximately 14 years ago!

GNUtrition is free nutrition analysis software. The USDA Food and Nutrient Database for Dietary Studies (FNDDS) is used as the source of food nutrient information.

This release is a complete rewrite of GNUtrition in C rather than Python 2 with a new GTK 3 interface replacing the old GTK 2 one. The Nutrient Database of Standard Reference, which stopped getting updated in 2018, was replaced with the USDA Food and Nutrition Database for Dietary Studies. With help from some test volunteers, the build and installation process was better streamlined to resolve critical issues and difficulties so that GNUtrition can be a better program overall.

Considering the time between releases, GNUtrition currently is not available on OS package repositories (as far as I am aware). If you package software for your operating system's package manager, it would be very helpful if you could start packaging GNUtrition so that it may be even more easily used by people on said systems. If you don't, you may still request to those who do to start including GNUtrition.

Thank you to everyone who tested/used GNUtrition 0.33's release candidates and provided meaningful feedback on its functionality, design, and so on. I would also like to especially thank Jason Self for providing us with the C rewrite in the first place.

More information about GNUtrition may be found on its home page at http://gnu.org/so ... tware/gnutrition/. This release can be obtained from the ftp.gnu.org server at one of the following:

ftp://ftp.gnu.o ... gnu/gnutrition/
http://ftp.gnu.or ... g/gnu/gnutrition/
https://ftp.gnu.o ... g/gnu/gnutrition/

The FTP mirror list is available at https://gnu.or ... order/ftp.html, and https://ftpmirror ... u.org/gnutrition/ will automatically redirect you to a nearby mirror.

Please report any problems you experience to the GNUtrition bug reports mailing list: bug-gnutrition@gnu.org (https://lists.gnu ... fo/bug-gnutrition).

Happy hacking and calorie counting!!

Brave Origin: il browser minimalista a pagamento di Brave (ma gratuito per Linux)

5 Giugno 2026 ore 23:03

Brave Software ha annunciato il rilascio di Brave Origin, una nuova versione a pagamento di Brave browser pensata per gli utenti che non hanno bisogno di tutte le funzionalità che supportano Brave come azienda, ma desiderano comunque la privacy che Brave offre.

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BFGoodrich All-Terrain T/A KO3: va dappertutto

5 Giugno 2026 ore 18:53
L'unione dei due mondi. Il nuovo BFGoodrich All-Terrain T/A KO3 completa il rinnovamento della gamma del brand del gruppo Michelin posizionandosi fra il più stradale Trail-Terrain T/A e l'ultra specialistico Mud Terrain T/A KM3. Promette, infatti, eccellenti doti in off-road senza comunque trascurare il confort su strada.Dopo averlo provato (a bordo di un Ineos Grenadier) fra rampe, guadi, twist e sterrati del circuito fuoristrada di Vairano, posso dire che la promessa è stata mantenuta: impressionante la disinvoltura con cui il sodalizio fra gomma e veicolo superi senza difficoltà anche le prove più impegnative, permettendo di fermarsi e ripartire anche sulle salite di terra più ripide e di non perdere mai grip su fango né su fondi rocciosi (per giunta bagnati).Al tempo stesso, in un giro su strada di una cinquantina di chilometri ne ho apprezzato la buona silenziosità nel rotolamento. Dote tutt'altro che scontata in una gomma così tassellata Com'è fatto Il nuovo BFGoodrich All-Terrain T/A KO3 (la sigla T/A sta per traction advanced, seguita da Key off-road 3) raccoglie il testimone del precedente KO2, migliorando del 15% la resistenza all'abrasione sui fondi sterrati e rocciosi e del 20% quella a tagli e strappi. Inoltre, la marcatura 3PMSF (che si aggiunge alla sigla M+S) certifica le prestazioni sulla neve. Per migliorare la resistenza all'usura i tecnici francesi hanno lavorato sia sulle mescole sia sul disegno del battistrada, in modo da distribuire in modo più uniforme le sollecitazioni. Inoltre, le sottili lamelle con struttura 3D resistono meglio alla deformazione, coniugando una maggiore robustezza alle spiccate doti di trazione. Per questo scopo, gli spigoli vivi della gomma, utili per fare presa su fango e neve, si ritrovano, oltre che nel disegno dei tasselli, anche sui fianchi. Robustezza aumentata Per migliorare la resistenza ai tagli è stata messa a punto una mescola specifica per i fianchi, mentre nel battistrada è inserita una tela di nylon e aramide, che si aggiunge a quelle di solo nylon o acciaio.Fra le scritte (impossibile non notare, grande e in bianco, il nome All-Terrain T/A KO3), se ne ritrova una che merita una spiegazione: Baja Champion. Richiama i trionfi di BFGoodrich nell'omonima gara sudamericana, fra le più severe al mondo parlando di off-road.Proprio dall'esperienza in questo tipo di competizioni il marchio francese ha attinto diverse tecnologie presenti nel nuovo BFGoodrich All-Terrain T/A KO3, che si può già acquistare in una delle 55 misure, da LT195/80R15 a 35x12.5R22LT: la sigla LT sta per light truck e deve essere ovviamente riportata anche nella carta di circolazione del veicolo (in alternativa, si può ritrovare una C). 

Stellantis punta sull'energia verde: fotovoltaico, batterie e geotermia in 27 stabilimenti europei

5 Giugno 2026 ore 18:12
Il gruppo Stellantis copre il 68% del fabbisogno elettrico dei propri stabilimenti in Europa con energia decarbonizzata, ossia prodotta con zero emissioni di CO2, senza bruciare combustibili fossili. In 27 siti produttivi sono installati impianti fotovoltaici che assicurano una capacità di oltre 500 MW: l'obiettivo, entro la fine di quest'anno, è di arrivare a raggiungere il 31% del fabbisogno energetico direttamente nei siti produttivi, con punte dell'80% in quelli più avanzati (Tychy in Polonia e Saragozza in Spagna). In questo modo, spiega il costruttore, gli impianti permetteranno di evitare l'emissione di oltre 100.000 tonnellate di CO2 all'anno. Ci sono anche le batterie In parallelo, Stellantis sta anche mettendo a punto sistemi di accumulo a batterie (BESS) in 20 stabilimenti europei, per una capacità totale di circa 200 MWh: sette di questi saranno operativi entro il 2026, con il completamento del programma previsto prima del 2030. Il mix energetico del costruttore comprende anche geotermia, biomassa ed eolico: il sito di Caen ha inaugurato lo scorso anno il primo impianto geotermico industriale di Stellantis in Francia, mentre Rennes, Sochaux, Trnava e Kragujevac adottano reti di riscaldamento a biomassa.

Le Mans, la Davos dellautomobile

5 Giugno 2026 ore 16:34
Ci sono due Le Mans. La prima è quella che milioni di appassionati vedono in televisione: le Hypercar che sfrecciano oltre i 330 km/h lungo le Hunaudières, i pit stop notturni, l'alba che arriva lentamente sulla Sarthe e una gara che da oltre un secolo misura velocità, resistenza e affidabilità. Poi ce n'è una seconda, molto meno visibile. quella che si muove dietro le porte dei motorhome, nelle hospitality dei costruttori e nei meeting tra fornitori e manager. qui che la 24 Ore di Le Mans è diventata la Davos dell'automobile. Un luogo dove non si confrontano soltanto piloti e squadre, ma anche strategie industriali, tecnologie e visioni del futuro. Per una settimana all'anno il centro dell'industria mondiale dell'auto si sposta nella Sarthe. Nel paddock si incrociano responsabili motorsport, designer, amministratori delegati, fornitori e partner tecnologici provenienti da tutto il mondo. Perché oggi Le Mans è uno dei rarissimi luoghi dove chi progetta, costruisce e vende automobili si ritrova faccia a faccia. Lo dimostrano i numeri del FIA World Endurance Championship. Nel 2026 sono 14 i costruttori impegnati tra Hypercar e LMGT3, con una presenza senza precedenti nella classe regina. Ferrari, Toyota, Porsche, Cadillac, BMW, Alpine, Peugeot e Aston Martin rappresentano da sole una parte significativa dell'industria automobilistica mondiale. E la crescita non sembra destinata a fermarsi. Genesis ha già annunciato il proprio ingresso tra le Hypercar, mentre McLaren è pronta a tornare nella classe regina dal 2027. Un segnale che conferma come l'endurance sia tornata a essere una delle piattaforme più attrattive dell'intero panorama automobilistico. Non è soltanto una questione di numeri. Ferrari arriva nella Sarthe da campione del mondo Costruttori, Toyota continua a rappresentare uno dei riferimenti tecnici della categoria, Porsche insegue il ritorno al vertice, mentre Cadillac, BMW, Alpine, Peugeot e Aston Martin utilizzano il palcoscenico di Le Mans per rafforzare la propria presenza globale. Attorno a loro ruota un ecosistema composto da centinaia di aziende che vedono nell'endurance una piattaforma di sviluppo e visibilità senza eguali. Qui si incontrano aziende che sviluppano software, produttori di componentistica, specialisti dell'elettronica, fornitori di pneumatici, gruppi energetici e marchi automobilistici che in alcuni casi competono in pista e collaborano su altri fronti industriali. L'endurance moderna è sempre meno una semplice disciplina sportiva e sempre più un ambiente dove si sperimentano tecnologie destinate ad arrivare sulle vetture di serie. Il miglior esempio di questa trasformazione arriva forse proprio dai fornitori. Bosch è oggi protagonista del sistema ibrido standard utilizzato dalle LMDh e contemporaneamente lavora su una delle possibili tecnologie del futuro: l'idrogeno. Il progetto Ligier JS2 RH2 (qui la nostra prova esclusiva in pista) sviluppato insieme a Maserati e Ligier Automotive racconta bene come Le Mans continui a essere un laboratorio nel quale sperimentare soluzioni che un domani potrebbero arrivare sulle vetture stradali. Lo stesso vale per il settore dei pneumatici. Michelin e Goodyear continuano a utilizzare l'endurance come banco prova per sviluppare coperture sempre più efficienti, resistenti e sostenibili, trasferendo poi molte di queste conoscenze alle vetture stradali. Anche la sostenibilità è ormai parte integrante della discussione. L'Automobile Club de l'Ouest ha avviato il programma Race to 2030, che punta a ridurre del 30% le emissioni di CO entro la fine del decennio, affiancando alle sfide sportive una crescente attenzione agli aspetti ambientali.  Per questo oggi Le Mans non è soltanto il luogo dove si corre una delle gare più difficili al mondo. il luogo dove l'automobile prova a immaginare sé stessa. Tra i box si discute di elettrificazione, idrogeno, carburanti rinnovabili, software, intelligenza artificiale e nuovi modelli di business. Argomenti che spesso sembrano lontani dalla battaglia sportiva ma che, in realtà, ne rappresentano l'evoluzione naturale. Per 24 ore il mondo guarderà chi salirà sul gradino più alto del podio. Ma la vera partita che si gioca nella Sarthe è un'altra. Qui si incontrano concorrenti, fornitori, designer, ingegneri e manager chiamati a decidere come sarà l'automobile del prossimo decennio. per questo che Le Mans continua ad attirare nuovi costruttori, nuovi investimenti e nuove tecnologie. Perché nella Sarthe non si corre soltanto per vincere una gara. Si viene per capire dove sta andando l'automobile.

NASA’s X-59 Aircraft Flies Supersonic for First Time

5 Giugno 2026 ore 22:44

4 min read

Preparations for Next Moonwalk Simulations Underway (and Underwater)

NASA’s X 59 eXternal Vision System digital display shows green flight data overlaid on the forward scenery as the aircraft flies supersonic. Numerical indicators, horizon references, and a Mach number readout are visible on the screen.
NASA’s X-59 eXternal Vision System shows Mach 1.077 on Friday, June 5, 2026, marking the aircraft’s first time reaching supersonic speed in support of NASA’s Quesst mission. The moment represents a milestone for the aircraft as it transitions to include test flights faster than the speed of sound.

NASA

NASA’s experimental X-59 aircraft marked a major milestone Friday, June 5, when it flew faster than the speed of sound for the first time, setting the stage for demonstrating its quiet supersonic capabilities later this year. 

NASA test pilot Jim “Clue” Less took off and landed at Edwards Air Force Base in California, reaching a top speed of approximately Mach 1.1 (713 mph) and altitude of 43,400 feet. The X-59’s flight began at 11:08 a.m. PDT and lasted 81 minutes, with the team focusing on flying qualities at both subsonic and then supersonic speeds.  

In the coming days, we expect to take the next step and push to Mach 1.4

jared isaacman

jared isaacman

NASA Administrator

”X-59 is getting ready for its quiet supersonic debut. Since the aircraft’s first flight on Oct. 28, 2025, the team has made tremendous progress, flying 16 times in the last 90 days and getting into a steady test rhythm. In the coming days, we expect to take the next step and push to Mach 1.4,” said NASA Administrator Jared Isaacman “I’m grateful to the NASA team and Lockheed Martin Skunk Works for their help getting us to this point, and I hope this is the first of many collaborations as we rebuild NASA’s X-plane portfolio.” 

The X-59 is designed to fly at supersonic speeds while creating only a quiet thump instead of a loud sonic boom. For this flight, a NASA F‑15 chase plane flew nearby to monitor the X‑59. The loud sonic booms from the F-15 obscured any sound made by the X-59.  

“The X-59’s first supersonic flight is a testament to America’s enduring leadership in science, engineering, and aerospace innovation,” said Michael Kratsios, Assistant to the President for Science and Technology and Director of the Office of Science and Technology Policy. “This achievement comes as the Trump Administration continues work to unleash supersonic flight and enable American ingenuity.” 

This first supersonic flight is a significant milestone, but an event even more critical to the mission is upcoming. In just days, the aircraft is expected to make its first “mission conditions” flight, reaching a cruising speed of Mach 1.4 (925 mph) and altitude of approximately 55,000 feet. The X-59 also will be accompanied by a chase plane for this flight.  

NASA’s X-59 quiet supersonic research aircraft flies above the clouds during its first supersonic flight. The aircraft is shown in side profile during level flight with desert and mountain terrain visible below.
NASA’s X-59 quiet supersonic research aircraft completed its first supersonic flight Friday, June 5, 2026, marking the first time the aircraft exceeded the speed of sound in support of NASA’s Quesst mission. The milestone represents a major step in flight testing as the aircraft expands into the supersonic portion of its flight envelope.
NASA / Lori Losey

This speed and altitude are the base conditions for the X-59 when it will eventually fly over several U.S. communities enabling NASA to gather data about how people may perceive its quiet thump. NASA will share this data with U.S. and international regulators to help establish new data-driven noise standards to enable a future viable market for supersonic commercial flight over land. 

For the last several months, the X-59 has been participating in an ongoing series of flights where the plane has been flying at a wide range of speeds and altitudes – a process known as envelope expansion. These tests are the first phase of the X-59’s flight testing. They are focused on performance and involve chase plane monitoring. When the aircraft completes this phase it will enter another, focused on its sound profile in order to verify its quiet thump capability.  

The X-59 is the centerpiece of NASA’s Quesst mission, which aims to demonstrate quiet supersonic flight and help enable commercial supersonic flight over land worldwide. These advancements will help travelers reach their preferred destinations faster, spending less time in the air. 

Through Quesst’s development of the X-59, NASA also will deliver design tools and technology for quiet supersonic airliners that will achieve the high speeds desired by commercial operators without disturbing people on the ground. NASA will validate design tools through ground and flight testing, providing U.S. aircraft manufacturers the ability to explore new quiet supersonic concepts, and provide them with confidence that their resulting designs will meet quiet flight requirements.  

quesst-logo-horizontal-051826sm

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How Digital Software Is Powering Innovation in Modern Product Design

How Digital Software Is Powering Innovation in Modern Product Design

By enabling digitized production design, this digital software is freeing up businesses and individuals across numerous industries to work smarter, not harder.

To design a new product or tool is often a lengthy, labor-intensive process. Even the most successful and streamlined physical design process is intensive and iterative by nature; it is the process of taking something that begins as little more than an idea and turning it into reality. Inherently, that is going to take a great deal of translation, as well as trial and error. When working with real-world, physical elements, this also makes for a costly endeavor, as each new trial effort may prove essential to the long-term success of the design, but still has adverse financial effects. Dassault Systèmes offers CAD software to help businesses stay on top of advancements in their industries.

Before digital design software became widely adopted, engineers and designers often relied heavily on hand-drawn technical sketches and manual drafting methods during product development. Revising a design could require redrawing entire sections of a project, making the process both time-consuming and resource-intensive. Modern digital design systems have significantly changed these workflows by allowing teams to make rapid adjustments, automate calculations, and store detailed design information within a single platform. This shift has contributed to the broader adoption of digital tools across industries seeking more streamlined development processes.

Fortunately, though, in this new world of ever-advancing technological tools, the design process doesn’t have to be fraught with issues and obstacles anymore, thanks to systems such as CAD software. This new software is now enabling businesses to design smarter, faster, and more accurately by digitizing product development processes and improving collaboration across engineering and manufacturing teams.

Digital Design as the Foundation of Innovation

Digital software allows engineers to create precise digital models that can then serve as the foundation for product development. Compare this to the physical alternative, which has long been a well-thought-out sketch of the product in question. Even the most comprehensive of sketches is only going to be dealing with two dimensions, and is likely to leave room for confusion or error based on the interpretation of the subjective rendering.

Founder of Kentucky Drug Rehab Center Indicted on Fraud and Money Laundering Charges

5 Giugno 2026 ore 21:00
A photograph of numerous company logos. The center one reads, “ARC Addiction Recovery Care.”
Logos of organizations under the Addiction Recovery Care umbrella are on display at ARC’s career services office in Louisa, Kentucky. Ryan C. Hermens/Lexington Herald-Leader

Timmy G. Robinson Jr., founder and owner of what was once Kentucky’s largest drug addiction treatment company, was criminally indicted Thursday by a federal grand jury on charges of wire fraud and money laundering.

The indictment, filed in the Eastern District of Kentucky, charges Robinson with fraudulently selling millions of dollars of the same IRS tax credit to two companies. Robinson “devised a scheme” to “unlawfully enrich himself” by selling those tax credits to two parties, the indictment says. Robinson is also charged with two counts of money laundering  for spending the proceeds of the fraudulent sale. 

Robinson has resigned as CEO of ARC, company spokesperson Vanessa Keeton said Thursday. Robinson, 50, founded the company in 2012 after becoming sober and telling people he felt called by God to help people in the state with addiction. 

ARC, which at one point operated more than 40 drug treatment centers around the state, has been under FBI investigation for Medicaid fraud since July 2024. That investigation is ongoing, the FBI confirmed on Friday. The Lexington Herald-Leader, in partnership with ProPublica, reported in April firsthand accounts from former ARC employees and clients who said they were told by ARC to falsely bill Medicaid, or witnessed others billing for services that were not actually provided. The company said at the time that it “has never knowingly or fraudulently billed Medicaid for services, and there is no evidence that the organization encouraged employees to falsify group notes for billing purposes.”

Robinson’s attorney, Kent Wicker, said he and his client were surprised to learn an indictment had been placed over a “dispute with some investors that is now pending in a civil courtroom.”

That dispute escalated earlier this year, when ARC was sued by two companies to which Robinson had sold IRS credits, including the Bahamas-based Angelica Capital Trust. But both companies allege that when ARC received the IRS credits, it illegally kept more than $8 million the companies were owed. They allege ARC was refusing to repay the money in part so it could pay a preliminary $28 million settlement with the Department of Justice over alleged Medicaid fraud. Robinson has said he would make payments to creditors upon the sale of the company, which he described in January as imminent. 

“To be clear, Mr. Robinson did not defraud anyone, did not gain anything from the transaction at issue, and he has done nothing but deliver high quality care for over a decade to thousands of Kentuckians,” Wicker said in an emailed statement to the Herald-Leader and ProPublica. “We look forward to defending this case in court.”

Starting in 2023, ARC applied for two COVID-19-related tax credits, totalling nearly $7 million.

In July 2025, Robinson sold the rights to the first tax credit to a loan company, the indictment says. Under the agreement, the purchaser would pay ARC $2.7 million in exchange for a future repayment of the tax credit once the IRS funds arrived. Robinson signed that agreement, and later that month the buyer wired ARC the agreed amount. 

Soon after, the indictment says, Robinson “devised a scheme” to sell that same credit amount to a second company and in doing so “falsely represented” that the $2.7 million in initial tax credit was available to purchase. “Robinson concealed the prior transactions” to the new buyer, according to the indictment.

In November, Robinson signed an agreement with the second buyer, who sent a wire transfer that included $2.7 million for the twice-sold tax credit. 

In December, when the IRS paid ARC the COVID-19 tax refunds, “at Robinson’s direction, ARC spent the ERC [Employee Retention Credit] funds on other operational costs and debt obligations,” the indictment reads.

Keeton declined to comment further on the case, citing pending litigation. However, she said ARC continues to operate normally.

“All facilities, programs, and services remain open and fully operational,” Keeton said in an emailed statement. “Our leadership team, employees, and clinical staff remain committed to delivering high-quality care and support to the individuals and families we serve.”

Robinson faces 20 years in prison and a $250,000 fine, or twice the gain or loss, for the wire fraud count. Each money laundering count carries up to 10 years in prison and a $250,000 fine.

Tell Us About Your Experience With Kentucky’s Addiction Recovery Care

We’re taking a closer look at how ARC treated the people who came to the organization seeking help with their sobriety. If you’re a current or former client or employee, we want to hear from you.

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[2026-06-11] Proiezione The Tower @ Giardino Leonardi

8 Giugno 2026 ore 15:15

Proiezione The Tower

Giardino Leonardi - Via Millio, 40
(giovedì, 11 giugno 20:30)
Proiezione The Tower

🍿 Giovedì 11 giugno ci vediamo per un pomeriggio insieme e per la proiezione all'aperto del film d'animazione palestinese "The tower".

🇵🇸 Benefit prossime iniziative per la Palestina libera.

✨h 18.30 aperitivo + merenda per bimbu

✨h 21.00 proiezione del film all'aperto

📍Giardino Oreste Leonardi, tra via Millio e via Malta.

[2026-06-11] Apertura CdL Felix @ CDL FELIX Asti

5 Giugno 2026 ore 02:23

Apertura CdL Felix

CDL FELIX Asti - Via XX Settembre 112 Asti
(giovedì, 11 giugno 17:00)
Apertura CdL Felix

Come ogni giovedì, il CDL sarà aperto dalle 17 alle 20 nel cortile di via XX settembre 112. Birra fresca, giornali, libri in prestito, consultazione e vendita!

Abbiamo un sacco di nuovi arrivi, passate a trovarci!

North Carolina Democrats Propose Changes to Block GOP Power Transfers and Secrecy

5 Giugno 2026 ore 19:00
The interior of a spacious room with high ceilings, burgundy carpeting and rows of tables.
The North Carolina legislature, where Democrats recently introduced three bills to reform the state’s courts and protect the separation of powers between its branches of government Al Drago/Bloomberg via Getty Images

Democratic lawmakers in North Carolina introduced a trio of constitutional amendments this week aimed at protecting traditional powers of the state’s governor and reforming oversight of its court system.

The effort was prompted in part by ProPublica’s reporting, including an investigation that found that over nearly a decade, Republican lawmakers had pushed through law after law shrinking the powers of North Carolina’s governor, always a Democrat during that time.

At a press conference on Wednesday, the bills’ sponsors readily acknowledged that the initiatives are unlikely to pass, at least in the current legislative session: Republicans hold majorities in North Carolina’s House and Senate.

But in proposing the measures as changes to the state constitution, the group of eight Democrats said their goal was to make them less vulnerable to the persistent partisan warfare that has engulfed the narrowly divided swing state.

Republicans “won’t always be in the majority,” said Rep. Phil Rubin, the primary sponsor of one bill. “And when they’re not, they’re going to suddenly think these are great rules. So let’s do them now.”

Republican leaders in the House, Senate and court system did not respond to requests for comment on the bills.

Experts have long maintained that Republican power grabs have thwarted the will of North Carolina voters, removing the Democratic governor’s control or partial control over numerous boards, entities and executive prerogatives and leaving him the nation’s weakest. (Republican officials have defended the shifts, pointing out that voters also elected a GOP legislative majority.)

Rubin’s measure would bar the legislature from stripping away additional gubernatorial powers, as well as block majority leaders from what he called “government by ambush” — springing major legislation on the minority and public without notice.

“ProPublica’s reporting shows the perils of not having this law,” Rubin said. Voters should have “the opportunity to secure their constitution, demand absolute transparency in lawmaking and ensure that people, not backroom deals, have the final say.”

The two other constitutional amendments unveiled this week target aspects of the judicial system.

The first, authored by House Rep. Marcia Morey, would make disciplinary hearings and sanctions by the courts’ internal watchdog, the Judicial Standards Commission, public.

GOP rules currently cloak the commission’s work in secrecy. Behind closed doors, ProPublica revealed, the majority-Republican state Supreme Court quashed the commission’s recommendations that two Republican judges who’d admitted to committing egregious conduct violations be publicly reprimanded. (Spokespeople for the North Carolina Supreme Court and the Judicial Standards Commission declined to comment or respond to a detailed list of questions about the matter.)

Morey’s bill would also change who appoints the commission’s members, a step she called critical to preventing the “weaponization” of its work.

Currently, Republican legislative leaders and Paul Newby, the state’s conservative chief justice, appoint a majority of the commission’s members. As ProPublica has reported, in 2023 Newby encouraged the commission to investigate a Black Democratic justice who’d criticized his decision to effectively shut down a racial equity commission. (Newby, as well as spokespeople for the court and the Judicial Standards Commission, declined to comment for the story.)

Morey’s measure would divide commission appointments equally among the chief justice, the governor and the North Carolina State Bar. “Who makes decisions about discipline and who appoints the decision-makers,” she said, are critical to making the system “fair and effective.”

The second bill, sponsored by Rep. Deb Butler, would disqualify state Supreme Court justices from hearing cases in which family members are parties. Justice Phil Berger Jr. has caused controversy by ruling in multiple cases in which his father, the leader of the state Senate, is a defendant in his legislative capacity. (Berger referred recusal requests on these cases to the Republican majority on the Supreme Court, which ruled he could participate.)

Butler’s measure would also compel justices to disclose more information about large stock transactions, outside sources of income and sponsored travel. A ProPublica investigation found Newby didn’t disclose a trip to a luxurious Hawaiian resort, paid for by a conservative judicial education program. Newby and court spokespeople did not respond to requests for comment about his decision not to disclose the trip.

Butler described her bill as an effort to restore public trust. “People deserve complete confidence in the integrity of their court,” she said.

In the unlikely event that the bills pass, the public would then have the chance to vote on them in November. If not, the sponsors said, they’d revive them in the next session, by which time even some Republican strategists think that a blue wave may have flipped the North Carolina House.

“We’re committed to following through on these bills to ensure fairness and impartiality in our courts and legislature,” Morey said. “This should be the norm, not the partisan bias we have now.”

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Casa per la Pace di Ghilarza: i seminari estivi 2026 del Movimento Nonviolento Sardo

5 Giugno 2026 ore 18:01

Il Movimento Nonviolento Sardegna, per l’estate 2026, organizza e propone 3 seminari presso la Casa per la Pace di Ghilarza: Gandhi conflittologo nonviolento – seminario-laboratorio condotto da Salvatore Deiana: da venerdì 3 a domenica 5 luglio. Approcci nonviolenti ai conflitti – il metodo Transcend e il metodo dell’Equivalenza a fianco e insieme, condotto da Salvatore [...]

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Il vulcano Marsili e i terremoti profondi del Mar Tirreno: c’è una relazione?

5 Giugno 2026 ore 18:03

Dopo il terremoto di magnitudo Mw 6.1 (ML 6.2) avvenuto il 2 giugno 2026 al largo della costa calabra nord-occidentale, sui social media sono comparsi numerosi commenti che mettevano in relazione questo evento sismico con il vulcano sottomarino Marsili. 

Batimetria del Tirreno Meridionale e localizzazione del vulcano Marsili (da Gennaro et al., 2023). Vedi il post su INGVvulcani.

La domanda è comprensibile: sia il terremoto sia il vulcano si trovano infatti nella stessa area geografica, il Tirreno meridionale. Ma cosa ci dicono i dati scientifici?

Un terremoto molto profondo

Il primo elemento da considerare è la profondità del terremoto. In Italia la maggior parte dei terremoti avviene a profondità crostali (nei primi 10-20 km). Tuttavia, a causa dei fenomeni geologici che hanno portato alla sua attuale configurazione, alcune aree della nostra penisola sono interessate anche da terremoti intermedi e profondi, fino a 600 km. L’evento del 2 giugno è avvenuto a una profondità di circa 250 chilometri, che è eccezionalmente elevata rispetto alla maggior parte dei terremoti che avvengono in Italia.

I terremoti profondi sono tipici delle zone di contatto tra placche oceaniche e continentali. Il terremoto del 2 giugno, come altri, ha infatti avuto origine in un particolare contesto geodinamico, che chiamiamo zona di subduzione, dove la placca tettonica del mar Ionio sprofonda nel mantello terrestre, al di sotto dell’arco calabro e del mar Tirreno. 

Schema generale di una zona di subduzione e dei terremoti che vi si generano (da INGVterremoti).

Il Mar Ionio, infatti, rappresenta il relitto di un antico grande oceano che occupava la regione del Mediterraneo e che è stato “subdotto” e in parte riassorbito nel mantello terrestre per decine di milioni di anni prima sotto le Alpi e poi sotto gli Appennini.

Il Marsili, come tutti i vulcani, anche se di notevoli dimensioni, è invece una struttura superficiale, sviluppata nella crosta terrestre e alimentata da processi geodinamici che interessano la parte superiore, più esterna, del mantello. Il Marsili si è formato a seguito dell’estensione, dell’assottigliamento della successiva lacerazione della crosta che forma il fondo marino Tirrenico. Ciò ha permesso la formazione di fratture utilizzate dal magma per risalire ed eruttare verso la superficie. Tra la zona in cui si è generato il terremoto e il vulcano, esiste quindi una distanza di centinaia di chilometri in profondità.

Un forte terremoto può innescare un’eruzione?

Un’altra domanda frequente riguarda la possibilità che un terremoto di grande magnitudo possa “risvegliare” un vulcano, in questo specifico caso il Marsili.

È vero che, in alcuni casi, terremoti con magnitudo molto elevata possono produrre variazioni nello stato di sforzo della crosta e influenzare temporaneamente sistemi vulcanici già prossimi ad una fase eruttiva. Ci sono numerosi studi che mirano a capire se la variazione di sforzo generata da un terremoto possa innescare un’eruzione. Le conclusioni non sono univoche, ma la possibilità che un terremoto possa perturbare un sistema vulcanico diminuisce molto rapidamente con la distanza e dipende da numerosi fattori. In primo luogo la magnitudo, ma anche le caratteristiche delle strutture geologiche (geometria e cinematica) relativamente alla posizione del vulcano e del suo sistema di alimentazione, e lo stato del sistema magmatico.

Nel caso dei terremoti profondi del Mar Tirreno, la sorgente sismica si trova a centinaia di chilometri di distanza, a causa dell’elevata profondità del terremoto, rispetto agli apparati vulcanici sottomarini. Per questo motivo, non esistono evidenze scientifiche che eventi come quello del 2 giugno possano innescare direttamente un’eruzione del Marsili o degli altri vulcani sottomarini dell’area.

In sintesi

Il terremoto del 2 giugno 2026 e il vulcano Marsili, anche se localizzati nella medesima area geografica, appartengono a contesti geologici diversi e sono espressione di processi geodinamici differenti.

Il terremoto è associato alla deformazione della litosfera ionica in subduzione sotto l’arco calabro, mentre il Marsili appartiene al sistema di apertura ed estensione di un nuovo bacino che consente la risalita di magmi del Tirreno meridionale

Sebbene si trovino nella stessa regione del Mar Tirreno, alla luce delle conoscenze scientifiche attuali, la grande distanza tra il terremoto e il Marsili suggerisce che il terremoto non sia stato causato dal vulcano. Inoltre, la moderata magnitudo del terremoto non può perturbare il sistema di alimentazione del Marsili, innescando qualche tipo di attività.

A cura di INGVvulcani e INGVterremoti.

[2026-06-10] Cerchio di autocoscienza sulle condizioni materiali e la migrazione @ giardini reali

5 Giugno 2026 ore 14:57

Cerchio di autocoscienza sulle condizioni materiali e la migrazione

giardini reali - cso san maurizio angolo via rossini
(mercoledì, 10 giugno 19:15)
Cerchio di autocoscienza sulle condizioni materiali e la migrazione

Ciao, ci vediamo per la prossima assemblea che sarà dedicata al nodo tematico sulle condizioni materiali e la migrazione.

Ci confrontiamo insieme con una cerchia di autocoscienza, useremo la pratica dell' albero sia all' inizio che alla fine della cerchia per entrare meglio in sintonia con la nostra emotività.

Abbiamo deciso di farla ai Giardini Reali, porta repellente e telo; non dimenticare di portare qualcosa di vegano da condividere!

La cerchia sarà non mista e, quindi, non aperta a persone non terrone e a uomini etero cis.

Ti aspettiamo 🍆

[2026-06-10] ARRUOLAMENTO CLOWN ARMY @ Manituana - Laboratorio Culturale Autogestito

14 Maggio 2026 ore 01:15

ARRUOLAMENTO CLOWN ARMY

Manituana - Laboratorio Culturale Autogestito - Largo Maurizio Vitale 113, Torino
(mercoledì, 10 giugno 20:30)
ARRUOLAMENTO CLOWN ARMY

sdeng sdeng sdeng!!! 🔔🔔🔔 Arruolamento Clown Army!!! 🔫🤡🎖

Vieni con noi, padroneggia la grande arte del clowneggiamento ribelle e della cospirazione approssimativa :O)

Cos'è Clown ARMY?? È una tecnica di piazza spontanea e autogestita nata con l'intento di inviare messaggi irriverenti e gestire i nostri colleghi delle forze dell'ordine.

Leggi sto articolo e vai a studiare va'! https://www.instagram.com/p/DQrx3caj58O/?igsh=MWhmazMzZXE2ZWs1Nw==

Lanciamo una grande campagna di arruolamento aperto a tutt*, che più siamo meglio è!

Ci vediamo ogni secondo e quarto mercoledì del mese nella palestra del mani, a cui lasciamo un contributo volontario per le spese.

Ogni incontro alterniamo allenamento di tecniche improbabili e ridicole da usare in piazza e discussioni deliranti in cui ci rilanciamo le idee pazze a vicenda.

LA CLOWN ARMY CERCA ✨TE ✨

MA ESSENDO FORZA DEL (DIS)ORDINE NON RIESCE A TROVARTI

RENDILE IL LAVORO FACILE E UNISCITI A LEI DIRETTAMENTE grazie

Quando:

Mercoledì 14 gennaio

dalle 20.30 alle 22.30

Dove:

Al CLIM (Manituana), in Largo Maurizio Vitale 113 To)

Porta:

Abbigliamento comodo

Naso da clown e access. militari (se li hai)

Per info: clownarmyto@canaglie.net

Framadate : apparition d'un choix "journée" ?!

Je viens de créer un sondage de date avec (la nouvelle mouture de) Framadate.

J’ai utilisé l’option “Appliquer les mêmes horaires à toutes les dates” et j’ai mis des horaires.

Mon sondage se retrouve avec les horaires que j’ai choisi mais aussi avec une option “journée” que je n’ai absolument pas rentrée. Qu’est-ce qui quoi ?

2 messages - 1 participant(e)

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Il “miele da sballo” e la stampa italiana: disinformazione travestita da giornalismo

5 Giugno 2026 ore 17:03
Frattamaggiore, provincia di Napoli, 2 giugno 2026. Un ragazzo di diciassette anni si riunisce con due amici, di diciannove e ventidue anni, a casa sua. Qualcuno (uno dei maggiorenni, secondo gli inquirenti), ha acquistato online dall’Olanda una sostanza gelatinosa color ambra, contenuta in un vasetto, e i tre ne assaggiano, ingerendolo, un cucchiaino. Pochi minuti …

[2026-06-10] A-Distro e SeriRiot @ Federazione Anarchica Torinese

3 Giugno 2026 ore 19:39

A-Distro e SeriRiot

Federazione Anarchica Torinese - corso Palermo 46
(mercoledì, 10 giugno 18:00)
A-Distro e SeriRiot

Distro e SeriRiot

ogni mercoledì

dalle 18 alle 20

in corso Palermo 46

(A)distro – libri, giornali, documenti e… tanto altro

SeriRiot – serigrafia autoprodotta benefit lotte

Vieni a spulciare tra i libri e le riviste, le magliette e i volantini!

Sostieni l’autoproduzione e l’informazione libera dallo stato e dal mercato!

Informati su lotte e appuntamenti!

Xi Jinping’s ‘chief of staff’ Cai Qi takes Central Party School helm

Cai Qi, the fifth-ranked member in the Communist Party’s hierarchy, has been picked to head the Central Party School, the top training ground for cadres. Cai, 70, sits on the elite Politburo Standing Committee and is secretary of the party’s secretariat as well as director of the party’s general office. Responsible for daily operations of the party’s nerve centre, Cai is often referred to as President Xi Jinping’s chief of staff. His new post at the party school means that he will also oversee...

Fondazione Fiora e Gianni Biti: bando 2026-2027 per 3 borse di studio universitarie

5 Giugno 2026 ore 14:34

Fondazione Fiora e Gianni Biti: bando 2026-2027

Scade il 31 ottobre 2026 - Un'opportunità concreta per sostenere la formazione dei giovani universitari del territorio pratese. La Fondazione Scuole Cattoliche Fiora e Gianni Biti ha pubblicato ufficialmente il nuovo bando di concorso per l'anno accademico 2026-2027, mettendo a disposizione 3 borse di studio destinate a studenti meritevoli e in condizioni economiche disagiate. L'iniziativa punta ad abbattere le barriere economiche, premiando l'impegno e il merito di chi si appresta a iniziare il proprio percorso accademico.

Fondazione Fiora e Gianni Biti: bando 2026-2027 per 3 borse di studio universitarie

5 Giugno 2026 ore 14:34

Fondazione Fiora e Gianni Biti: bando 2026-2027

Scade il 31 ottobre 2026 - Un'opportunità concreta per sostenere la formazione dei giovani universitari del territorio pratese. La Fondazione Scuole Cattoliche Fiora e Gianni Biti ha pubblicato ufficialmente il nuovo bando di concorso per l'anno accademico 2026-2027, mettendo a disposizione 3 borse di studio destinate a studenti meritevoli e in condizioni economiche disagiate. L'iniziativa punta ad abbattere le barriere economiche, premiando l'impegno e il merito di chi si appresta a iniziare il proprio percorso accademico.

Sostieni la ricerca, dona il tuo 5x1000 all’Università di Firenze

5 Giugno 2026 ore 14:10

dona il tuo 5x1000 all’Università di Firenze

Quest'anno i fondi raccolti finanzieranno una borsa di dottorato triennale in Medicina Traslazionale, focalizzata sull'assistenza ai pazienti più vulnerabili, alle vittime di violenza e al disagio sociale. Come parte della comunità dell'Università di Firenze, sappiamo bene quanto la ricerca scientifica sia il motore del cambiamento e del benessere collettivo. Per questo motivo, vogliamo rilanciare con forza la nuova campagna per la destinazione del 5x1000 a UniFi, un gesto completamente gratuito che quest'anno si trasforma in un investimento concreto per la salute umana e l'inclusione.

Sostieni la ricerca, dona il tuo 5x1000 all’Università di Firenze

5 Giugno 2026 ore 14:10

dona il tuo 5x1000 all’Università di Firenze

Quest'anno i fondi raccolti finanzieranno una borsa di dottorato triennale in Medicina Traslazionale, focalizzata sull'assistenza ai pazienti più vulnerabili, alle vittime di violenza e al disagio sociale. Come parte della comunità dell'Università di Firenze, sappiamo bene quanto la ricerca scientifica sia il motore del cambiamento e del benessere collettivo. Per questo motivo, vogliamo rilanciare con forza la nuova campagna per la destinazione del 5x1000 a UniFi, un gesto completamente gratuito che quest'anno si trasforma in un investimento concreto per la salute umana e l'inclusione.

Quando la scienza incontra il business: WeM_Park ed il futuro del marketing digitale

5 Giugno 2026 ore 13:59

la ricerca di WeM_Park affronta il futuro del marketing digitale

Nel panorama iper-competitivo di oggi, il marketing digitale non può più basarsi solo sull'intuizione. Richiede dati certi, metodologie rigorose e una comprensione profonda dei contesti competitivi in continua evoluzione. È proprio qui che si inserisce il cuore pulsante di WeM_Park: la ricerca.

Quando la scienza incontra il business: WeM_Park ed il futuro del marketing digitale

5 Giugno 2026 ore 13:59

la ricerca di WeM_Park affronta il futuro del marketing digitale

Nel panorama iper-competitivo di oggi, il marketing digitale non può più basarsi solo sull'intuizione. Richiede dati certi, metodologie rigorose e una comprensione profonda dei contesti competitivi in continua evoluzione. È proprio qui che si inserisce il cuore pulsante di WeM_Park: la ricerca.

Building a Digital Fortress: Why Cyber Security Matters More Than Ever

1 Giugno 2026 ore 16:01

As a society, our reliance on technology has never been greater. From banking and shopping to remote work and healthcare, we have access to information in an instant. As good as technology is at helping us with daily tasks, it also comes with risks.

Cybersecurity is no longer a concern for IT departments in a business. It is a necessity for both businesses and individuals to stay protected online. As our use of technology continues to grow, so too does the sophistication and frequency of cyber threats. From financial fraud and identity theft to large-scale data breaches, the risks are real and becoming more common.

With data breaches and security threats becoming more frequent, sophisticated, and on a larger-scale, building a secure digital defence is a top priority for everyone.

The Rising Tide of Online Threats

Australia faces an unprecedented wave of cyber incidents every day. In the 2024–25 financial year, the Australian Signals Directorate’s Australian Cyber Security Centre (ACSC) responded to over 1,200 cybersecurity incidents alone. A staggering 11% increase from the previous financial year. With attackers becoming more organised, better funded, and highly strategic in who they target.

Financially motivated attacks (scams) are the number one cyber-attack, with ransomware and cyber extortion now among the most common cyber incidents responded to by security firms. Industries such as financial services, healthcare, and critical infrastructure are becoming prime targets for hackers.

Now, with the rise of artificial intelligence, AI-powered threats are making it a global issue. Phishing emails generated by AI, deepfakes, and attacks that evolve to evade detection are becoming commonplace.

Your Data is the New Currency Online

Data is one of the most valuable assets in the dark corners of the web, where a single click on a malicious link can compromise entire systems. For businesses, this includes customer information, intellectual property, and financial records. For individuals, it’s personal identity, communications, and digital footprints.

A data breach can have serious consequences, and businesses face legal penalties, regulatory scrutiny, and a loss of customer trust that can take years to rebuild, if at all. In Australia, compliance with privacy laws such as the Privacy Act 1988 means businesses have a legal obligation to protect personal information.

For individuals, compromised data can lead to identity theft, unauthorised transactions, and long-term financial harm. The emotional toll should not be underestimated either. Recovering from cybercrime can take a long time to get over.

Cyber Security as a Business Priority

Business leaders must prioritise cyber security and see it as an investment rather than an added cost. An investment in cybersecurity not only protects data and assets but also increases business credibility and customer confidence.

Many modern businesses are using cloud-based systems, remote work environments, and integrated technologies. While these innovations offer incredible flexibility and efficiency, they also introduce new vulnerabilities. Without proper safeguards in place, these systems can become entry points for attackers.

Implementing cybersecurity into company culture is essential. This includes providing regular staff training, setting up strong access controls, and maintaining up-to-date security systems.

A master of cybersecurity offers advanced knowledge and real-world experience. This course gives qualified staff the skills they need to protect digital assets and keep networks secure.

Steps to Stay Safe Online

Both individuals and business owners can take important steps to strengthen their cybersecurity.

For Individuals:

  • Enable multi-factor authentication (MFA) everywhere possible and use authenticator apps over SMS for stronger protection
  • Keep software and systems updated
  • Use strong, unique passwords managed by a password manager, and avoid reusing credentials
  • Regularly back up important data and test recovery processes
  • Educate family members, particularly the elderly, on recognising phishing, social engineering, and safe online habits
  • Implement basic technical controls, such as firewalls, endpoint detection tools, and encryption for sensitive information
  • Develop and test an incident response plan so you can react quickly if something goes wrong
  • Review privacy settings on social media and be cautious with unsolicited requests for information

For Businesses:

  • Conduct regular security audits and risk assessments
  • Train employees to recognise and respond to cyber threats
  • Implement firewalls, encryption, and endpoint protection
  • Develop an incident response plan to minimise damage in the event of a breach

By implementing these steps, and being aware of the risks online, you can significantly reduce your chances of falling victim to a cyber-attack.

The Future of Cyber Security

Cybersecurity is no longer the stuff of science fiction; it is an integral part of modern life. As technology evolves, so too does the frequency and sophistication of cyber threats. While developing technologies like artificial intelligence, the Internet of Things (IoT), and blockchain offer exciting opportunities, they also present new security challenges that individuals and businesses must be prepared to face.

Whether you are running a business or managing your personal online presence, the need for data protection and security systems has never been greater. This makes ongoing education and skill development essential.

Cybersecurity specialists are in high demand, and the industry offers rewarding employment opportunities for those with the necessary skills and qualifications.

The post Building a Digital Fortress: Why Cyber Security Matters More Than Ever appeared first on IT Security Guru.

Il van elettrico di Kia ora porta sette persone: ecco il PV5 Passenger con tre file di sedili

5 Giugno 2026 ore 15:23
Kia amplia la gamma del PV5 Passenger (già Van of the Year 2026) introducendo una nuova versione a sette posti, adatta alle esigenze tanto delle famiglie numerose quanto di taxi, navette aeroportuali e transfer. Gli ordini per questo modello apriranno nella seconda metà dell'anno, quando verranno anche comunicati i prezzi per il mercato italiano. La Casa coreana amplierà la propria gamma di veicoli elettrici con l'introduzione del PV7 nel 2027 e del PV9 nel 2029. Fuori è grande uguale Invariate le dimensioni dell'EV5 a sette posti: il van coreano è lungo 4.695 mm, largo 1.895, alto 1.869 e ha un passo di 2.995 mm. I sedili sono disposti su tre file (con lo schema 2-2-3), una ridotta altezza di accesso (399 mm) e porte scorrevoli su entrambi i lati, per agevolare l'accesso di tutti i passeggeri. Nella configurazione a sette posti il bagagliaio ha una capacità di 318 litri, che diventano 785 abbassando gli schienali della terza fila. Non cambia neppure la posizione di guida, con il quadro strumenti digitale da 7,5", abbinato a un infotainment da 12,9", su cui installare app di terze parti tramite lo store Pleos. Quasi 400 km di autonomia La piattaforma su cui è costruito il PV5 è la E-GMP.S per mezzi commerciali, con il pavimento piatto (che migliora l'abitabilità per i passeggeri). Il motore ha una potenza di 120 kW (163 CV) e 250 Nm di coppia, ed è abbinato a una batteria da 71,2 kWh, che secondo la Casa permette di percorere 392 km (l'omologazione Wltp è in corso). La ricarica in corrente continua supporta potenze fino a 150 kW, per passare dal 10 all'80% in meno di 30 minuti. Di serie anche la funzione V2L per alimentare dispositivi esterni.

Skoda Peaq, il debutto si avvicina: i bozzetti ufficiali della nuova Suv a 7 posti

5 Giugno 2026 ore 12:17
L'abbiamo già vista su strada, ma la Skoda Peaq non è ancora stata presentata ufficialmente. In attesa del debutto fissato per il 23 giugno, la Casa ha mostrato i bozzetti della vettura, svelando gli ultimi dettagli di stile che caratterizzano la nuova Suv. Design Modern Solid e dimensioni da ammiragliaLa Peaq è l'ammiraglia elettrica della Skoda: una Suv a 7 posti da 4,88 metri, con 2,96 metri di passo. Dal punto di vista del design, esalta i concetti del Modern Solid, la filosofia stilistica che sta progressivamente cambiando tutta la gamma Skoda. Coerente con gli altri modelli elettrici ed endotermici, la Peaq ha forme scolpite e personali, con gruppi ottici dalle forme originali e la mascherina Tech-Deck di nuova generazione, rifinita in nero lucido. innovativo il layout del montante posteriore, abbinato ad una soluzione specifica for il cristallo fisso posteriore. L'abitacolo non è stato ancora completamente svelato, ma sono già stati mostrati i sedili e la Casa sottolinea, in particolare, il grande spazio garantito dalla piattaforma elettrica. Le informazioni tecniche e l'autonomiaGià complete le informazioni tecniche: la Skoda proporrà la Peaq in versione a motore singolo e doppio con potenze comprese tra 204 e 299 CV e batterie da 63 e 91 kWh, per autonomie di oltre 600 km e ricariche 10-80% in meno di 30 minuti.

Commentaires sur Framacount : partagez l’addition sans partager vos données par Hervé

Ravi de découvrir une alternative libre à Tricount, que j’utilise depuis quelques années mais dont la dérive commerciale récente ne me plaît guère.

J’ai donc testé Framacount, et me permets les trois souhaits d’amélioration suivants :

1. Dans l’onglet “statistiques”, pouvoir visualiser non seulement mes dépenses (en tant qu’utilisateur actif), mais également celles de tous les participants (afin de pouvoir communiquer à chacun le coût total pour lui de l’activité réalisée). L’idéal serait un tableau donnant le coût pour chacun(e).
2. Permettre de saisir des dépenses réglées par plusieurs personnes. Exemple : un groupe de 10 personnes, nous allons au restaurant, la note s’élève à 532 €. En fonction des espèces dont chacun dispose, 4 personnes mettent chacune 100 €, la cinquième 132 € (indépendamment de la répartition ultérieure, je ne parle ici que du paiement). Actuellement dans Framacount il faut saisir 5 dépenses séparées, fastidieux.
3. Dans les “catégories” de dépenses, il manque le thème “Hébergement” (Hôtel, location d’appart, etc.).
Merci d’avance

It Only Gets Worse | Best Fails of the Week

5 Giugno 2026 ore 15:00

💾

Can it get any worse? 😭 ►►► Submit your videos for the chance to be featured 🔗 https://www.failarmy.com/pages/submit-video ▼ Follow us for more fails! https://linktr.ee/failarmy

Catch all our shows streaming today ➝ https://www.failarmy.com/pages/watch-live

FailArmy is the world’s number one source for epic fail videos and hilarious compilations. We’re powered by fan submissions and feedback from all around the world, with over 69 million fans across digital platforms! From our team to you all, thank you for your support 😊

To license any of the videos shown on FailArmy, please visit Jukin Media at http://bit.ly/jukinlicense

#FailArmy #Fails

Scienzestate 2026: la scienza diventa un gioco (intelligente) alla portata di tutti

5 Giugno 2026 ore 09:58

Scienzestate 2026: la scienza diventa un gioco (intelligente) alla portata di tutti

Il grande evento gratuito di divulgazione scientifica firmato OpenLab dell'Università di Firenze. Da giugno a settembre, laboratori, mostre, cinema e spettacoli animano la città metropolitana con un focus speciale sul tema dell'anno: "L'Intelligenza". C’è un momento dell’anno in cui i laboratori universitari aprono le porte ai cittadini e la scienza si trasforma in un'esperienza visiva, tattile e interattiva.

Scienzestate 2026: la scienza diventa un gioco (intelligente) alla portata di tutti

5 Giugno 2026 ore 09:58

Scienzestate 2026: la scienza diventa un gioco (intelligente) alla portata di tutti

Il grande evento gratuito di divulgazione scientifica firmato OpenLab dell'Università di Firenze. Da giugno a settembre, laboratori, mostre, cinema e spettacoli animano la città metropolitana con un focus speciale sul tema dell'anno: "L'Intelligenza". C’è un momento dell’anno in cui i laboratori universitari aprono le porte ai cittadini e la scienza si trasforma in un'esperienza visiva, tattile e interattiva.

Lo Sportello AKIS della Regione Toscana semplifica la vita degli agricoltori

4 Giugno 2026 ore 14:35

Sportello AKIS della Regione Toscana

Lo Sportello AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System) della Regione Toscana, attivo presso la Fondazione PIN, è una vera e propria "porta d'accesso" concepita per connettere il mondo della ricerca scientifica e tecnologica direttamente con il lavoro delle aziende agricole toscane.

Lo Sportello AKIS della Regione Toscana semplifica la vita degli agricoltori

4 Giugno 2026 ore 14:35

Sportello AKIS della Regione Toscana

Lo Sportello AKIS (Agricultural Knowledge and Innovation System) della Regione Toscana, attivo presso la Fondazione PIN, è una vera e propria "porta d'accesso" concepita per connettere il mondo della ricerca scientifica e tecnologica direttamente con il lavoro delle aziende agricole toscane.

Centro Ambientale Temporaneo (CAT) 06/06/26 aperto in orario mattutino.

5 Giugno 2026 ore 13:34

Centro Ambientale Temporaneo (CAT) 06/06/26 aperto in orario mattutino.

Informiamo i cittadini che sabato 6 giugno il Centro Ambientale Temporaneo di Via dei Cordai effettuerà apertura con orario  9:00 – 12:00.

Il servizio sarà regolarmente attivo per il conferimento delle varie tipologie di rifiuto, nel rispetto delle normative vigenti.

Ricordiamo che i quantitativi e le tipologie di rifiuti accettati saranno quelli previsti dalla tabella.

Per ulteriori informazioni: 800-031.266, info@aamps.livorno.it, facebook/instagram/APP (“AAMPS Livorno”).

L'articolo Centro Ambientale Temporaneo (CAT) 06/06/26 aperto in orario mattutino. proviene da Aamps Livorno.

FAI DA TE: Cambiare OLIO e FILTRO da soli? ECCO L'ATROCE VERITA', SENZA CENSURE! #fiatpanda #car

5 Giugno 2026 ore 13:00

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Ci sono tanti video che spiegano quant'e' facile fare da soli il cambio dell'olio e del filtro olio sulla propria auto, specialmente in relazione alle auto Vintage.

Ma e' veramente cosi' facile?

Beh, se siete come me, alti ed ingombranti, probabilmente NO.

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Metro Botte e rapine la nuova frontiera delle borseggiatrici

5 Giugno 2026 ore 13:00

💾

Sotto la metro, ormai non sono più furti bensì rapine, ogni giorno che passa qualcuno finisce in ospedale perchè si è ribellato alle borseggiatrici e spesso chi gli mette le mani addosso è minorenne, nonostante continuiamo a segnalare attivamente la presenza dei borseggiatori e attraverso i video informiamo decine di migliaia di persone ogni giorno, il problema resta anche se molto diminuito e dato che le persone iniziano a riconoscere i borseggiatori, gli ultimi rimasti non si fanno problemi ad usare la violenza.

Framacarte et carte "privée"

Hello,

pour favoriser le covoiturage au sein de notre association, nous voulons mettre en place une carte (Framacarte) localisant les membres.

Seulement, pour la simplicité d’usage, la carte comportera l’adresse précise et le numéro de téléphone de chaque membre. Nous voulons évidemment garder ça en privé au sein de l’association (même si on connaît les limites de cet aspect “privé”, mais c’est assumé).

Est-ce possible ?

Si oui, comment cela se passe pour l’accès à la carte ? Un simple mot de passe ?

Merci beaucoup.

3 messages - 2 participant(e)s

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These Republican Lawmakers Challenged Abortion Bans. Then They Faced Backlash.

5 Giugno 2026 ore 12:00
A man in a plaid shirt and jeans leans over a wooden desk, looking intently at a laptop screen surrounded by papers, maps and campaign flyers.
North Dakota state Rep. Eric Murphy at home planning a day of canvassing in his Grand Forks district. Murphy, an incumbent Republican, faces a contested primary election from conservative challengers after he introduced a bill to expand abortion access last year. Dan Koeck for ProPublica

If Eric Murphy loses his primary election on June 9, he believes he already knows one reason why.

Last year, the North Dakota state representative, a Republican, tried to expand the window of pregnancy in which women could access abortion. The state legislature had banned it for almost everyone from the moment of conception.

Tied up in court, the ban hadn’t yet gone into effect. But Murphy wanted to lock in a less restrictive law, making abortion accessible up to 15 weeks and even later for women whose doctors deemed it a medical necessity.

To convince his fellow legislators, he read out loud from two ProPublica stories about women in Texas who died without lifesaving care. “Physicians felt compelled to follow the law,” he said in a hearing, “and both women died so that an inane law could be followed.”

A conservative colleague had warned him not to file the bill, Murphy told ProPublica, recalling the man’s words: “I can no longer protect you from who’s going to come after you.”

There was some truth to that sentiment.

At least four Republican state lawmakers who challenged severe abortion restrictions lost support from anti-abortion groups and key party allies and went on to lose primary elections, ProPublica found.

The blueprint in those races was remarkably similar. Opponents either embraced stricter abortion policies or avoided the issue altogether. Anti-abortion organizations campaigned against the incumbents, party endorsements shifted to their opponents and activists worked to turn out voters in low-participation primary elections.

In some of the races ProPublica examined, lawmakers who replaced abortion-ban reformers went on to support even stricter abortion legislation. In South Carolina, for instance, two new senators supported a bill to eliminate almost all exceptions to the state’s abortion ban. One provision of the bill would send women convicted of illegally terminating their pregnancies to jail.

Murphy is one of at least two Republican state lawmakers now facing a contested primary after trying to modify their states’ abortion restrictions. Richard Briggs, a state senator from Tennessee, is also fighting to keep his seat. In 2019, Briggs voted for the state’s so-called trigger law — a ban that would snap into place if the federal right to abortion was ever overturned.

But he had second thoughts after that actually happened. A cardiothoracic surgeon, Briggs realized the newly activated law didn’t provide adequate protections for patients having medical complications. “As a medical doctor, I drew the line,” he said in an interview. He introduced bills for a clearer medical exception and protection for doctors who intervened in cases where a fatal fetal anomaly risked the mother’s health.

The latter bill failed and now serves as ammunition for the challenger vying for his seat in the state’s Aug. 6 primary. “My opponent consistently works to weaken Tennessee’s pro life laws,” Kent Morrell says on his campaign website, noting that Tennessee Right to Life had revoked its endorsement of Briggs.

Murphy, who teaches biomedical sciences at the University of North Dakota’s medical school, ultimately did not succeed at reforming the state’s ban. His bill failed 87-6, and the state Supreme Court later reinstated the original ban, which forbids abortion from conception, with exceptions for rape and incest up to six weeks and to save the life of the mother.

A man in a red baseball cap and plaid shirt sits on a low brick wall, passing campaign literature to a barefoot woman sitting in a rocking chair on a brick porch.
A close-up view focuses on a man’s hands holding a campaign pamphlet that reads “Murphy, Re-Elect District 43 House of Representatives, Winning for Grand Forks,” featuring a photo of a smiling man with white hair.
Murphy discusses campaign issues with retired teacher Deb Stahlberg at her home in Grand Forks. Dan Koeck for ProPublica

The first time Murphy ran for election, his county’s Republican Party had endorsed him. Not this time. Instead, the party endorsed his two challengers, including Jill Chandler, the executive director of a “crisis pregnancy center” who believes abortion should be banned from conception.

She told ProPublica she happened to be present in the committee room when Murphy made the case for his bill. “To know that he was an endorsed Republican candidate from my district and one that I had voted for because of that endorsement was eye-opening,” she said. “I remember thinking, ‘This can never happen again.’”

It was not the first time either Briggs or Murphy had taken positions that aggravated members of their parties in legislatures that have taken sharp turns to the right. Murphy voted against book bans and private school vouchers. Briggs had urged the public to get COVID-19 shots and has said that medical expertise should trump politics in decisions that involve public health.

Briggs expressed confidence in his election chances; he feels that voters agree with the decisions he’s made and noted that his Republican colleague, Sen. Becky Duncan Massey, survived a primary challenge over her support for abortion-ban exceptions.

Murphy believes the “silent majority” supports the intent of his abortion bill, but primary races historically have low turnout. It could come down to a handful of votes, he said.

“I might lose an election over this,” Murphy said, “but would I rather win an election by not doing the right thing?”

The Fallen Reformers

A woman with glasses and a colorful scarf speaks into a microphone from a legislative bench.
As a Republican state representative in Louisiana, Mary DuBuisson sought legislation that would make sure victims of rape and incest could terminate their pregnancies, and she also sponsored a bill that would have allowed women whose pregnancies were not viable to end them. She ended up losing a primary runoff. Melinda Deslatte/AP Photo

Mary DuBuisson, a former state Republican representative in a suburb outside of New Orleans, considers herself passionately “pro-life.” Like Briggs, she voted for her state’s near-total abortion ban in 2019. Three years later, just before Louisiana’s trigger law was implemented, it came before the legislature again.

Recognizing that women would now have to live under the restriction, DuBuisson wanted to make sure victims of rape and incest could terminate their pregnancies. When her colleagues refused to include those exceptions, she became the only Republican to vote against the ban.

A year later, she caused a stir when she sponsored a bill that would have allowed women whose pregnancies were not viable to end them. “To force a woman to carry to term with zero chance of survival is heartless and cruel,” she said at the time.

She didn’t feel it would be controversial. Other Republican women in the House told her she was doing the right thing. But when it was time to vote, another female Republican state lawmaker made a motion that ultimately succeeded at killing the bill in committee. “I mean, I just couldn’t understand,” she said of all her colleagues. “What if this was you, your daughter or granddaughter?”

When she came up for reelection, her primary opponent latched onto her record. Brian Glorioso was an attorney she had handily defeated in 2018. He called her proposed legislation a leftist attempt to circumvent the state’s abortion ban and said any “pro-abortion” doctor would falsely deem a pregnancy nonviable in records just to perform the procedure.

She beat him in the Oct. 14, 2023, primary by 384 votes — not enough to avoid a runoff.

Then, he got some extra support.

On Oct. 16, Louisiana Right to Life told its followers this runoff was key. Glorioso was expected to have a 100% “pro-life” voting record, while DuBuisson’s was 77%.

On Oct. 27, the state’s new governor-elect, Republican Jeff Landry, endorsed him, citing issues other than abortion; he wouldn’t tell ProPublica whether DuBuisson’s record on it played a role. But Landry, who had defended the state’s ban as attorney general, made clear during his campaign that he was “an unwavering defender of life, especially in the face of adversity,” citing his 100% rating from a national anti-abortion group.

“I think it partially cost me my election,” DuBuisson said of her attempts to reform the ban.

History repeated itself the following year, this time in South Carolina.

Three state senators — all Republicans who consider themselves “pro-life” — worked across party lines to defeat an abortion bill that essentially banned the procedure from conception and eliminated rape and incest exceptions. At the time, the state allowed abortion up to 20 weeks.

Sens. Sandy Senn and Penry Gustafson spoke out against limitations on abortion access for victims of rape and incest. Sen. Katrina Shealy, who had the longest tenure for a woman in the state legislature, pushed for making abortion accessible up to 12 weeks and later for exceptions in cases involving rape, incest and fatal fetal anomalies. Ultimately, a six-week window with rape, incest and fatal fetal exceptions became law.

Three women stand at a legislative podium holding up anatomical models of human spines.
South Carolina state Sens. Sandy Senn, left, Katrina Shealy, center, and Penry Gustafson, right, show off model spines they received from Students for Life Action with a message to “get a backbone” and vote to ban abortion at six weeks. The three, nicknamed the “Sister Senators,” ended up losing their reelection bids. Jeffrey Collins/AP Photo

Amid the Statehouse showdown, they were nicknamed the “Sister Senators.” All lost their county GOP’s endorsement to their male opponents.

But the bigger repercussions came from anti-abortion groups that mobilized a multifront grassroots campaign against them. Students for Life Action announced that it generated “37,000 pieces of mail, almost 130,000 personal text messages, more than 51,000 phone calls and thousands of doors knocked” to unseat the trio.

“All three of them got voted out — every single one of them lost because of that decision,” said Dr. Matthew Clark, the executive director of Personhood South Carolina, which believes abortion shouldn’t exist at all and that women who have them should be prosecuted for murder.

Clark, an allergist and Presbyterian pastor, said his group’s desired legislation has a better chance to advance now that the Sister Senators have been replaced.

Matt Leber, who beat Senn, previously co-sponsored a bill as a member of the state House that would make abortion a crime equivalent to homicide. It failed to advance, and Leber withdrew his name as a co-sponsor amid a controversy surrounding it in 2023.

This legislative session, Leber and Carlisle Kennedy, who beat Shealy, supported a bill that carries misdemeanor criminal penalties for women seeking abortions, with jail time up to two years. Senate Bill 1095 passed with supermajority support out of a committee Leber sits on.

The bill died before the session, but watchers of abortion restrictions noticed it got further than any other similarly repressive legislation ever has.

A Fateful Disconnect

A white-haired man in a plaid shirt sits on a porch, listening intently to a woman speaking to him in the foreground.
Murphy speaks to a voter in Grand Forks. Dan Koeck for ProPublica

The outcomes do not neatly match public polling. Surveys in states such as South Carolina and Louisiana have found that many Republican voters support at least some exceptions to abortion bans, including in cases of rape or threats to a woman’s health.

But primary elections often draw only a small share of eligible voters, giving outsized influence to highly engaged activists and organized interest groups.

DuBuisson’s runoff drew about one-third of registered voters. Participation in the South Carolina primaries was lower still. Some races were decided on tiny margins; Senn lost hers by 33 votes.

The North Dakota GOP has moved further to the right on abortion in recent years, even as polling suggested the state’s restrictions were losing support from Republican voters. At its 2026 convention, the party passed a resolution rejecting any policies that “normalize” abortion.

North Dakota is one of the few states with a multimember system, where two representatives and one senator govern together in the same district. District 43, which Murphy currently represents, is one of the only purple districts in an otherwise deeply red state. It includes part of Grand Forks, a growing college town home to the University of North Dakota.

Murphy’s fellow representative, Democrat Zac Ista, told ProPublica he hadn’t been able to make a dent in this legislature. He announced he wouldn’t be seeking reelection, opening up an opportunity for a Republican takeover of the district.

Ista said the lack of support rallying around Murphy is due to his position on abortion, as well as culture-war legislation he refused to support. “I think it’s illustrative of that schism, where at this district level, Republicans are really trying to sort of press the most extreme conservative opinions,” Ista said.

Richard Glynn, the GOP county chair in Murphy’s district, had previously supported Murphy’s abortion bill. In written testimony, Glynn shared his experience hearing about young women performing illegal abortions when he was a freshman at the University of South Dakota in 1966. Four young women who were in sororities died from using metal hangers to terminate their pregnancies, he wrote.

“These deaths were viewed as preventable if these girls could have received competent care. Unfortunately, North Dakota is going down the same path with limited access to obstetric care that negatively impacts the health of the woman,” his letter said.

When reached by phone, Glynn said delegates in the county voted and Murphy had the least amount of votes, which is why he did not receive the county’s endorsement.

Glynn declined to answer more questions before hanging up on a reporter.

One of Murphy’s opponents, Mike Holmes, has drawn a lot of excitement — and an endorsement from Gov. Kelly Armstrong — for his expertise in energy technology and industrial development. The governor said Holmes understands “what it takes to keep North Dakota’s economy strong.” Holmes has been silent on abortion and didn’t respond to ProPublica’s requests for an interview.

Chandler, who touted her “respect for life” in a campaign mailer, is favored among anti-abortion groups. “It’s a pretty stark contrast,” said Bridget Turbide, executive director of North Dakota Right to Life, who called Murphy’s proposal “the most extreme pro-choice bill we’ve ever seen.”

A flyer promoting Jill Chandler, one of Murphy’s opponents, was paid for by Citizens Alliance of North Dakota, a conservative group that opposes abortion among other causes. Photo courtesy Eric Murphy

Citizens Alliance of North Dakota, a conservative group that opposes abortion among other causes, paid for a mailer calling Chandler a “champion of family values.” The same group marked Murphy in “bad standing” in an online roster of legislators, questioning his alignment with North Dakota values.

Murphy’s third colleague who also represents District 43, Republican State Sen. Jeff Barta, campaigned alongside him in 2022 as part of a unified Republican ticket when the primary election was uncontested.

Asked about the upcoming race and the candidates, Barta pointed to Murphy’s proposal that would have expanded abortion access in North Dakota.

“Last session, he introduced House Bill 1488, which created a little divide there,” Barta said.

Barta said Murphy has also broken with the party on other issues.

“That probably opened the door for the third candidate to run,” Barta added. Had that not happened, Murphy would have made it to the general election without having to defend his spot on the ballot.

Before the Supreme Court overturned Roe v. Wade in 2022, lawmakers taking such nuanced stands on abortion bans may not have risked a career death sentence, said abortion historian and law professor Mary Ziegler.

“The kind of incrementalism that Eric Murphy seems to be doing is something from a bygone era, where people were more pragmatic in the movement and not punished for it,” she said.

The post These Republican Lawmakers Challenged Abortion Bans. Then They Faced Backlash. appeared first on ProPublica.

Benzina e diesel giù, svolta del governo sulle accise: ecco cosa potrebbe accadere nel weekend

5 Giugno 2026 ore 10:23
Proseguono i ribassi per i prezzi alla pompa di benzina e diesel, mentre anche le quotazioni dei prodotti raffinati tornano a scendere con forza. Arrivano, dunque, segnali positivi dall'andamento dei listini dei carburanti, ancor di più in vista della scadenza del taglio delle accise.A tal proposito, Staffetta Quotidiana, nella sua consueta rilevazione gionaliera, segnala il cambio di passo del governo dopo alcuni giorni in cui si è andata rafforzando l'ipotesi di uno stop allo sconto o comunque di una sua rimodulazione per privilegiare le fasce di popolazione più deboli. In particolare, nel pomeriggio di ieri 4 giugno il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha annunciato un nuovo intervento tramite il ricorso al meccanismo dell'accisa mobile.  L'ipotesi delle accise mobili In particolare, è prevista l'emanazione di un decreto ministeriale sabato 6 giugno, quando scadrà lo sconto di 6,1 centesimi sulla benzina e di 12,2 centesimi sul gasolio. Per ora non si sa quale possa essere l'entità e la durata del nuovo taglio perché si può ricorrere alle accise mobili solo dopo la prima settimana di ogni mese, quando viene contabilizzato l'extra-gettito dell'Iva prodotto dai rincari. "Dobbiamo effettivamente valutare quant'è la disponibilità, e per motivi tecnici lo sapremo solo sabato, e le condizioni di mercato, per capire come prolungare lo sconto", ha spiegato Giorgetti.In caso di mancato intervento, Staffetta calcola che con le accise piene il prezzo medio della benzina salirebbe a 1,987 euro/litro, quello del gasolio a 2,106 euro/litro.  Le rilevazioni giornaliere Tornando alle rilevazioni giornaliere, questa mattina 5 giugno la benzina self service sulla rete stradale è a 1,926 euro/litro (-4 millesimi rispetto a ieri) e il gasolio a 1,984 euro/litro (-4). Il Gpl è a 0,794 euro/litro (-2), il metano a 1,562 euro/kg (invariato). In autostrada, la benzina self è a 2,023 euro (-5), il diesel a 2,068 euro (invariato), il Gpl a 0,906 euro (-1) e il metano a 1,584 euro (invariato).In tale contesto, la testata specializzata segnala anche la decisione dell'Eni di ridurre di due centesimi al litro i prezzi consigliati della benzina. IP, invece, ha optato per un ribasso di due centesimi sul gasolio. Q8 ha tagliato di 3 centesimi la verde e di 4 il diesel. Quanto ai dettagli per modalità di vendita, elaborati sulla base di quanto comunicato ieri dai gestori degli impianti all'Osservatorio del Mimit, le medie dei prezzi praticati sulla rete stradale e autostradale vedono la benzina self service a 1,932 euro/litro (compagnie 1,934, pompe bianche 1,930) e il diesel a 1,990 euro (compagnie 1,993, pompe bianche 1,985). Al servito, benzina a 2,071 euro (compagnie 2,110, pompe bianche 1,999), diesel a 2,131 euro (compagnie 2,171, pompe bianche 2,054), Gpl a 0,803 euro (compagnie 0,812, pompe bianche 0,793), metano a 1,562 euro/kg (compagnie 1,561, pompe bianche 1,563), Gnl a 1,453 euro/kg (compagnie 1,459 euro/kg, pompe bianche 1,448 euro/kg).Lo spaccato dei marchi principali mostra Eni a 1,934 euro sulla benzina self service (2,143 il servito) e 1,987 sul gasolio (2,199); IP a 1,940 (2,108) e 2,002 (2,171); Q8 a 1,930 (2,101) e 1,993 (2,169); Tamoil a 1,919 (2,000) e 1,980 (2,067).

L'Audi Nuvolari presentata a Monaco: i piloti di F1 l'hanno già guidata

5 Giugno 2026 ore 10:07
I legami della nuova Audi Nuvolari con il mondo della Formula 1 sono tanti, dal propulsore ibrido all'aerodinamica, dal carbonio della carrozzeria fino alla scelta dei colori. Non è un caso che la nuova supersportiva dei Quattro anelli sia stata presentata nei giorni che precedono il Gran Premio di Monte Carlo. "Con l'Audi Nuvolari portiamo su strada l'emozione pura e la performance", ha dichiarato Gernot Döllner, ceo della Casa tedesca. " un'auto che rivela come intendiamo sviluppare per il futuro il nostro 'All'avanguardia della tecnica'". I piloti di F1 l'hanno già guidata Al reveal ufficiale dell'auto, insieme a Döllner, al responsabile del design Massimo Frascella e a tutto il top management dell'azienda, erano presenti anche i piloti della scuderia Audi Revolut F1 Team, Nico Hülkenberg e Gabriel Bortoleto, che durante lo sviluppo della Nuvolari sono stati direttamente coinvolti. E che si sono detti impressionati dalla vettura: "in particolare tutto l'insieme, il feeling dell'auto, la precisione con cui risponde, il connubio tra performance e guidabilità", ha spiegato Hülkenberg. "Quello che colpisce immediatamente è la pulizia e la precisione della risposta dell'auto in ingresso di curva, con un bilanciamento neutro e affilato, che ti fa sentire tranquillo nel tenere la velocità in curva", ha aggiunto Bortoleto.

Cose di cui si potrebbe fare a meno: Microsoft pubblica Coreutils for Windows!

5 Giugno 2026 ore 08:45
Se fino a ieri un utente Linux all'interno della Powershell di Microsoft Windows si sarebbe sentito frastornato, con la pubblicazione di Coreutils for Windows le cose cambiano. È infatti possibile avere comandi Linux nativi in Windows. Il punto è: ce n'era davvero bisogno?

Tra Realtà e Multiverso: Perché “Polvere d’argento. Il potere di Zerak” è un Fantasy che Cattura

5 Giugno 2026 ore 08:20

Articolo da Il Mago di Oz - Recensioni di libri, controinformazione e controcultura

Polvere d’argento. Il potere di Zerak: l’epic fantasy italiano che conquista tra multiversi, avventura e crescita personale Un epic fantasy coinvolgente che vi lascerà senza fiato Polvere d’argento. Il potere di Zerak, romanzo fantasy di Alessandra Dell’Amico, è una lettura capace di sorprendere fin dalle prime pagine. Quello che inizialmente sembra un racconto ancorato alla quotidianità si trasforma rapidamente in un’avventura epica ambientata in un universo parallelo oscuro, affascinante e costruito con grande attenzione ai dettagli. Fin da subito, la trama riesce a catturare l’attenzione grazie a una combinazione efficace di mistero, tensione narrativa e personaggi credibili. Inoltre, il worldbuilding

L'articolo Tra Realtà e Multiverso: Perché “Polvere d’argento. Il potere di Zerak” è un Fantasy che Cattura sembra essere il primo su Il Mago di Oz.

Brillare di Silvia Dai Pra’

5 Giugno 2026 ore 08:08

G li anni Venti del Ventunesimo secolo sembrano vivere un lungo e a tratti stanco post Novecento, là dove la letteratura contemporanea italiana tenta più che di rinnovare il proprio linguaggio, di inseguire stilemi passati recuperandone, e a volte con più o meno fortuna reinterpretandone le forme. All’interno di questa dinamica diviene fondamentale il ruolo che la letteratura ha assunto negli ultimi anni, da un lato meno centrale, ma non per questo più periferico nel momento in cui le forme di narrazione si moltiplicano dando luogo a una frantumazione del discorso che si declina a tratti in maniera specialistica, ma spesso anche in maniera superficiale non riuscendo più a indagare nel profondo il carattere dell’umano e del suo tempo. Nell’ambito di quella che può essere dichiaratamente definita come una crisi ha un ruolo sicuramente il ritorno al genere che ormai accompagna da decenni il nuovo secolo, quindi tutto il filone della letteratura gialla e noir e poi i romanzi storici che però non sempre mantengono la promessa di una visione critica e postmoderna, ma il più delle volte si risolvono all’interno di un romanticismo un po’ posticcio e un po’ troppo didascalico, per quanto efficace sui banchi delle librerie.

Si stacca da questa tendenza una letteratura di recupero che ricerca nel Novecento le radici di un discorso e le reinterpreta in chiave contemporanea, una letteratura che non nega le origini storiche e culturali e prova a ridefinirle con uno sguardo dell’oggi. A questo ipotetico filone partecipano autrici come Rosella Postorino, Raffaella Romagnolo, Marta Barone e Nadia Terranova e non è da meno Silvia Dai Pra’, che con Brillare (2026) offre ora uno dei più interessanti esempi di una narrativa italiana capace di recuperare la storia del Novecento per portarne i segni, le ferite e le tracce nei nostri giorni. Si deve infatti a libri come Brillare la capacità di offrire non una banale e fittizia soluzione, ma uno sguardo ampio e inclusivo di fronte a fatti che fanno parte della storia più drammatica dell’Italia, come le terribili pagine del nazifascismo, che molte volte non hanno trovato una verità storica e giuridica a causa di una connivenza che ha preferito alla giustizia un paludoso e ambiguo quieto vivere.

Brillare offre ora uno dei più interessanti esempi di una narrativa italiana capace di recuperare la storia del Novecento per portarne i segni, le ferite e le tracce nei nostri giorni.
Brillare parte da una storia partigiana, quella di una militanza comunista nella Resistenza, quella di un padre che scompare nel nulla e di una mattanza nazifascista che ha lasciato sul campo settantasette morti nel paese (tutto letterario) di Greto, un piccolo centro splendidamente isolato sulla Alpi Apuane: “Da noi nessuno veniva a spaccare le lapidi o a disegnarci sopra le svastiche, come succedeva da altre parti: e vorrei pure vedere, dicevano gli uomini, e si ficcavano le mani in tasca, ma si intuiva che muovevano le dita come se le stringessero attorno a un collo”.

La protagonista, Bianca, figlia di Argo, si ritrova nuovamente al paese dove è nata, ma da dove è scappata, fuggita in cerca di fortuna, di una carriera, di una professione che la potesse portare lontano, là dove i desideri di una Repubblica liberata sembravano dover portare i figli di quella che è stata la Resistenza. Le cose non sono andate come si credeva e come si voleva, il precariato e una nuova povertà diffusa ‒ seppur mascherata da molta tecnologia ‒ si è piano piano rivelata nelle poche occasioni disponibili e nei troppi disservizi di uno Stato sempre più fragile e mal funzionante.

Bianca ritorna a Greto costretta dalle poche opportunità che la vita le ha concesso e dagli errori che non riesce mai per davvero a perdonarsi: torna a casa ‒ là dove non avrebbe mai voluto essere ‒ da sconfitta e da fallita.

Bianca torna però anche da e per Viola, la sorella che dopo la morte della madre ha deciso di autosegregarsi in casa, annullando ogni possibilità di vita e di felicità. Bianca ripensa alle sue scelte, a una relazione ora in parte abbandonata e lasciata appesa a un filo come panni ad asciugare. Lui è rimasto a Firenze come la possibile carriera accademica di Bianca, ovviamente sempre precaria. I ricordi le si sovrappongono, c’è la sua infanzia e c’è la mitologia, quella di Argo, ma nel mezzo ecco il regno della madre ovvero quello della cura che ora sembra mancare a lei come a sua sorella, al paese di Greto come a tutta l’Italia.

Brillare è un romanzo che ha nel suo cuore la necessità di ritrovare il tempo della cura e di metterla in pratica come forma contemporanea di lotta con cui arginare la violenza di un capitalismo sempre più preoccupato delle cose e mai delle persone.
Brillare è infatti un romanzo che ha nel suo cuore la necessità di ritrovare il tempo della cura e di metterla in pratica in una quotidianità capace di abbattere ogni differenza sociale, ogni distanza tra la provincia e la città. La cura è la forma contemporanea di lotta con cui arginare la violenza di un capitalismo sempre più preoccupato delle cose e mai delle persone. Greto ovviamente rivela tutti i ganci e i grovigli di una provincia faticosissima, fatta di rimpianti, occasioni mancate e di una povertà sentimentale quanto economica, ma è proprio per quella sua posizione magica sulle Alpi fatte di roccia dura che Greto si offre come una base perfetta per ogni ripartenza.

“Le donne, sul nostro monumento ai caduti, avevano sempre quella strana espressione vagamente fuori luogo, un’espressione tra l’orrore e l’orgasmo”: lo sguardo di Silvia Dai Pra’ è dissacrante, ma mai ingenuamente cinico, coglie l’ironia dei tempi e la loro tragedia perché ne è pienamente all’interno. L’autrice sviluppa così una comunità di personaggi che si moltiplicano pagina dopo pagina, un vero paese di caratteristi, ognuno con il suo ruolo, ognuno con una storia da raccontare. Romanzo intimo che si fa voce corale, Brillare coglie i tempi e la loro inevitabile fatica, lo fa con irriverenza e anche con la durezza di chi si sta giocando tutto della vita. Ecco allora i tipi strani, le madri accudenti e anche chi la strada l’ha persa per sempre e chi invece non si è mai curato di cercarne una diversa.

Bianca si ritrova immersa in quella che è stata la sua infanzia e che ora le mostra la faccia adulta di un tempo tanto tragico quanto comico. La narrazione intreccia gli anni universitari le scelte fatte ma ancora cariche di dubbi e le scorribande in paese. Due mondi che improvvisamente appaiono più affini di quanto potesse mai immaginare prima Bianca, come se l’assenza dalle cose, la scomparsa delle persone improvvisamente offrissero un panorama più chiaro e definito: “Ma ero così sicura di quello che facevo che non vedevo l’ora di saltare su un regionale perché mi riportasse verso Massa, di correre nel piazzale della stazione per infilarmi nella macchina di Orlano, di sentire il brivido che si prova accanto a un corpo che ci attrae, di rilassare i muscoli sul sedile del passeggero, come se solo lì potessi smettere di stare all’erta”.

L’autrice sviluppa una comunità di personaggi che si moltiplicano pagina dopo pagina, un vero paese di caratteristi, ognuno con il suo ruolo, ognuno con una storia da raccontare. Romanzo intimo che si fa voce corale, Brillare coglie i tempi e la loro inevitabile fatica.
La fuga non appare più come una sconfitta, ma come l’inseguimento della libertà e dei propri desideri. Ecco che improvvisamente quello che si voleva un tempo si rivela essere solo quello che volevano gli altri. Una cosa imposta da poca fantasia e da molte costrizioni e anche dalla paura di finire come molti a vivere da adolescenti consunti i propri trenta, quaranta e magari anche cinquanta anni e così fino alla morte. Brillare è il romanzo di un’esplosione, di un ritorno: non al paese, non alla provincia e alla sua vita démodé e non agli amori dell’infanzia, ma alla pratica della liberazione. Un ritorno a sé stessi e ai propri desideri che passa da quella lotta quotidiana che richiede non di superare gli altri, ma di prendersi sempre cura del prossimo.

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Tonnellate di rifiuti urbani raccolti e trattati Aprile 2026

5 Giugno 2026 ore 07:59

 

RIFIUTI URBANI TRATTATI Aprile 2026 TOTALE ANNO 2026
Carta e cartoni 725,55 2.999,70
Imballaggi in vetro 438,54 1.650,97
Multimateriale Leggero 669,81 2.620,38
Legno e ingombranti 478,01 1.940,22
Frazione organica e compostabili 1.388,92 5.559,82
RAEE 62,21 238,62
Altre RD 195,10 791,76
Macerie 98,95 370,49
Rifiuto indifferenziato 2.593,58 10.087,94
Totale tonnellate 6.650,67 26.259,90
Efficienza % raccolta differenziata 61,00% 61,58%
Variaz. efficienza % RD su anno 2025 -0,49% -0,87%

 

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In Cina e Asia – Pechino apre al dialogo sulle sovvenzioni ma respinge le accuse OCSE

5 Giugno 2026 ore 06:37
In Cina e Asia – Pechino apre al dialogo sulle sovvenzioni ma respinge le accuse OCSE ue cina ocse

I titoli di oggi: Pechino apre al dialogo sulle sovvenzioni ma respinge le accuse OCSE Xi atteso in Corea del Nord dall’8 al 9 giugno Afghanistan e Russia firmano accordo militare Pechino vieta l’ingresso a quattro deputati neozelandesi dopo una visita a Taiwan Censura in Cina per il 4 giugno mentre Pechino respinge le critiche su Tiananmen Pechino vieta l’ingresso ...

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Add Editore pubblica "I taccuini del coccodrillo” di Qiu Miaojin

5 Giugno 2026 ore 05:38
Add Editore pubblica i taccuini del coccodrillo

Dopo più di trent’anni dalla pubblicazione originale nel 1994, esce finalmente per Add Editore, nella traduzione di Silvia Pozzi, l’opera più nota della scrittrice queer Qui Miaojin: I taccuini del coccodrillo. Con la pubblicazione de I taccuini del coccodrillo, Add Editore porta finalmente in Italia uno dei testi fondamentali della letteratura taiwanese contemporanea e della narrativa queer asiatica: Notes of a ...

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Il gruppo criminale cinese TA4922 adesso punta anche all’Europa

4 Giugno 2026 ore 14:52

Un gruppo cybercriminale di lingua cinese fino a poco tempo fa concentrato prevalentemente sul mercato asiatico sta ampliando rapidamente il proprio raggio d’azione verso Europa e Africa. Secondo le analisi pubblicate da Proofpoint, il gruppo chiamato TA4922 ha aumentato sensibilmente il volume delle proprie operazioni nel corso del 2026, prendendo di mira organizzazioni nel Regno […]

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⚡INTEL LEAK: Iran Will DETONATE A NUCLEAR WEAPON VERY SOON?! w/ Larry Johnson

5 Giugno 2026 ore 01:21

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For CIA analysts was provided some intel about Iran preparing to do a nuclear test, we pressure test the claims in this video. Check out Larrys website here https://sonar21.com/

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GNOME Files Supercharges Search with Faster Results, Smarter Filters, and Better File Discovery

GNOME Files Supercharges Search with Faster Results, Smarter Filters, and Better File Discovery

The GNOME project continues refining one of its most frequently used applications: GNOME Files (formerly known as Nautilus). Recent development efforts have focused heavily on improving the file manager’s search capabilities, making it easier to locate documents, media files, and folders across increasingly large storage volumes.

For many Linux users, file search has become one of the most important daily workflows. As personal data collections grow and SSDs make local storage faster than ever, GNOME developers are investing in tools that help users find information more quickly and efficiently. GNOME Files already relies on indexing technologies such as Tracker (now GNOME LocalSearch) to deliver fast results, and recent improvements are building on that foundation.

A Redesigned Search Experience

One of the most noticeable improvements is a redesigned search interface that makes searching feel more integrated into the overall file management experience.

Recent GNOME development previews introduced:

  • A cleaner search popover
  • Inline result previews
  • Improved keyboard navigation
  • Faster access to search filters
  • Better visibility of search options within the file manager interface

These refinements reduce the number of clicks required to narrow down results and help users locate files without leaving their current workflow.

Smarter Filtering Options

Search filters have become increasingly important as users store larger collections of documents, images, videos, and audio files.

GNOME Files has been expanding its filtering capabilities, allowing users to narrow searches more effectively based on:

  • File type
  • Media category
  • Search location
  • Recent activity
  • Indexed metadata

Earlier updates expanded support for additional audio and video file formats, making it easier to locate multimedia content directly from the search interface. This is particularly useful for users managing large media libraries.

Improved Search Performance

Fast search results are just as important as accurate ones.

GNOME Files continues leveraging the GNOME indexing framework to provide near-instant search results while minimizing system overhead. The file manager works closely with the LocalSearch indexing service to locate files quickly without repeatedly scanning entire drives.

This approach provides several benefits:

  • Faster file discovery
  • Reduced CPU usage during searches
  • Better scalability on large storage volumes
  • More responsive user experience

For desktop users who frequently work with thousands of files, these performance gains can significantly improve productivity.

La familia Trump se fortifica en una isla de búnkeres soviéticos en Albania

4 Giugno 2026 ore 22:10

Ivanka Trump, hija del presidente de los EE.UU. y su esposo, Jared Kushner, han adquirido la isla de Sazan, en la costa adriática de Albania, un antiguo enclave militar comunista de 567 hectáreas que cuenta con más de 3.500 búnkeres de estilo soviético, kilómetros de túneles subterráneos y refugios antibombas construidos durante la Guerra Fría. La pareja, a través de su firma Affinity Partners, invierte alrededor de 1.400 millones de dólares en convertir este “arreglo” —como lo describió Ivanka— en un resort de lujo exclusivo, preservando algunos de estos refugios como elementos del proyecto turístico. La isla, que fue zona militar restringida, aún contiene municiones sin detonar que requieren limpieza exhaustiva antes de recibir visitantes.

Este desarrollo no se limita a Sazan: incluye también una franja costera protegida en Zvërnec, dentro de una reserva natural y parque marítimo con alta biodiversidad, lo que ha generado fuertes protestas de ambientalistas y locales. Excavadoras ya han comenzado a despejar terreno en zonas sensibles para flamingos, tortugas y otros especies migratorias, desatando críticas por el impacto ecológico irreversible y cuestionamientos sobre la transparencia del acuerdo multimillonario. El gobierno albanés defiende la inversión como un impulso al turismo de élite y su aspiración europea, pese a investigaciones de agencias anticorrupción.

La red de búnkeres de la familia Trump en Sazan encaja en una tendencia creciente entre multimillonarios que buscan refugios aislados ante posibles crisis bélicas globales. La isla, con sus instalaciones militares preexistentes, ofrece una base natural para un complejo autosuficiente, similar a otros proyectos de la élite. Kushner e Ivanka descubrieron el lugar durante un paseo en barco y una caminata descalza, quedando “cautivados” por su potencial como paraíso privado.

Otros magnates siguen patrones parecidos. Mark Zuckerberg construye un enorme complejo en Kauai, Hawái, con un búnker subterráneo de 1500 metros cuadrados, suministros independientes y puertas a prueba de explosiones, valorado en cientos de millones. Peter Thiel exploró opciones en Nueva Zelanda y Argentina, mientras que figuras como Bill Gates y Jeff Bezos poseen propiedades fortificadas o islas privadas. Empresas especializadas venden lujosos búnkeres con piscinas, cines y granjas hidropónicas, reflejando una preparación ante colapsos sociales o geopolíticos.

Esta ola de “preparacionismo de élite” —islas remotas, búnkeres de lujo y enclaves autosuficientes— plantea preguntas sobre visión del futuro. Mientras la familia Trump transforma Sazan en su versión de paraíso fortificado, críticos ven en estos refugios no solo protección personal, sino un síntoma de desconexión: los más ricos blindándose en fortalezas mientras el resto enfrenta los desafíos globales sin tales redes de escape. El proyecto albanés, rodeado de controversia, ilustra cómo la riqueza extrema se traduce en búnkers literales y simbólicos.

libtool @ Savannah: libtool-2.6.1 released [beta]

4 Giugno 2026 ore 20:42

Libtoolers!

The Libtool Team is pleased to announce the release of libtool 2.6.1, a beta release.

GNU Libtool hides the complexity of using shared libraries behind a
consistent, portable interface. GNU Libtool ships with GNU libltdl, which
hides the complexity of loading dynamic runtime libraries (modules)
behind a consistent, portable interface.

There have been 34 commits by 14 people in the 37 weeks since 2.6.0.

See the NEWS below for a brief summary.

Thanks to everyone who has contributed!
The following people contributed changes to this release:

  Alexandre Janniaux (4)
  Alexey Samsonov (1)
  Anthony Mallet (1)
  Arnold (1)
  Dima Pasechnik (1)
  Frederic Berat (1)
  Ileana Dumitrescu (15)
  KO Myung-Hun (4)
  Kirill Makurin (1)
  Mintsuki (1)
  Nicolas Boulenguez (1)
  Olly Betts (1)
  Patrice Dumas (1)
  Richard J. Mathar (1)

Ileana
 [on behalf of the libtool maintainers]
==================================================================

Here is the GNU libtool home page:
    https://gnu. ... g/s/libtool/

Here are the compressed sources:
  https://alpha.gnu ... tool-2.6.1.tar.gz   (2.1MB)
  https://alpha.gnu ... tool-2.6.1.tar.xz   (1.1MB)

Here are the GPG detached signatures:
  https://alpha.gnu ... -2.6.1.tar.gz.sig
  https://alpha.gnu ... -2.6.1.tar.xz.sig

Use a mirror for higher download bandwidth:
  https://www.gnu.o ... rg/order/ftp.html

Here are the SHA256 and SHA3-256 checksums:

  File: libtool-2.6.1.tar.gz
  SHA256 sum:   52264ab2fca9464dea9f6a0355d39e49b18f40468b9b6dbc3d151a0dba307a4b
  SHA3-256 sum: 59826fb74043179c38a393448b92dfcdfbe9046fd3b23a7079665984f22d6688

  File: libtool-2.6.1.tar.xz
  SHA256 sum:   3fb21f1e99fcdd8565c9b00fb1371db457b82a0da7cba273e1617c954b0ad1ee
  SHA3-256 sum: 614bc3ed43293be989ec3305dae42fc4e81234429477490734a40f6d3316560b

Verify the SHA256 checksum with either sha256sum, sha256, or
'shasum -a 256'.

Verify the SHA3-256 checksum with 'cksum -a sha3 -l 256 --base64'
from coreutils-9.8.

Use a .sig file to verify that the corresponding file (without the
.sig suffix) is intact.  First, be sure to download both the .sig file
and the corresponding tarball.  Then, run a command like this:

  gpg --verify libtool-2.6.1.tar.gz.sig

The signature should match the fingerprint of the following key:

  pub   rsa4096 2021-09-23 [SC]
        FA26 CA78 4BE1 8892 7F22  B99F 6570 EA01 146F 7354
  uid   Ileana Dumitrescu <ileanadumitrescu95@gmail.com>
  uid   Ileana Dumitrescu <ileanadumi95@protonmail.com>

If that command fails because you don't have the required public key,
or that public key has expired, try the following commands to retrieve
or refresh it, and then rerun the 'gpg --verify' command.

  gpg --locate-external-key ileanadumitrescu95@gmail.com

  gpg --recv-keys 6570EA01146F7354

  wget -q -O- 'https://savannah. ... ol&download=1' | gpg --import -

As a last resort to find the key, you can try the official GNU
keyring:

  wget -q https://ftp.gnu.o ... u/gnu-keyring.gpg
  gpg --keyring gnu-keyring.gpg --verify libtool-2.6.1.tar.gz.sig

This release is based on the libtool git repository, available as

  git clone https://https.git ... g/git/libtool.git

with commit 79de7bb71bc0a1167f4c4ae8bd897976a0ff2b51 tagged as v2.6.1.

For a summary of changes and contributors, see:

  https://gitweb.gi ... shortlog;h=v2.6.1

or run this command from a git-cloned libtool directory:

  git shortlog v2.6.0..v2.6.1

This release was bootstrapped with the following tools:
  Autoconf 2.73
  Automake 1.18.1
  Gnulib 2026-05-12 722f67e9716bf914c18d468336c1f4f9e5cce915

NEWS

  • Noteworthy changes in release 2.6.1 (2026-06-04) [beta]


** New features:

  - Pass 'resource-dir=*' flag for Clang.

  - Recognise explicit shared library arguments when linking dependency
    libraries to a shared library, like exists when linking a program.

  - Support OpenMP with macOS clang by processing '-Xpreprocessor
    -fopenmp' as one token.

** Bug fixes:

  - Store cygpath file path conversions correctly for MSYS2 and MSVC.

  - Fix syntax error in LT_PROG_OBJC and LT_PROG_OBJCXX.

  - Separate Objective C and C++ cache check for proper tagging support.

  - Fix in darwin to support values with spaces.

  - Limit the length of DLL name to 8.3 correctly to avoid corrupting a
    generated DLL on OS/2.

  - Remove unused variable on OS/2, which could cause issues with static
    library generation if defined.

  - Recognise more static linking options for Clang.

  - Fix emscripten CXX postdeps using non-PIC sysroot.

  - Avoid deprecated option '-o' with MSVC compilers and replace with '-Fe'.

  - Avoid overlinking of dependency libraries on ELF systems.

  - Ensure old libraries are not archived.

** Changes in supported systems or compilers:

  - Add support for SlimCC compiler.

  - Add support for *-ironclad-gnu.


Enjoy!

Il Partito Comunista allo SPIEF 2026: Daniela Mosca intervistata da Russia Today

di: PC
4 Giugno 2026 ore 20:11

Cresce l’attenzione internazionale attorno alla partecipazione del Partito Comunista allo SPIEF 2026 di San Pietroburgo.

La nostra compagna Daniela Mosca è stata infatti intervistata da Russia Today, in un’importante occasione per dare visibilità alla presenza del nostro Partito e per illustrare le nostre proposte sui temi della pace, della cooperazione tra i popoli e dello sviluppo economico.

In un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti, continuiamo a sostenere la necessità di un mondo multipolare fondato sul dialogo, sul rispetto reciproco tra le nazioni e sulla collaborazione economica come strumento di progresso e stabilità.

Portiamo allo SPIEF il contributo del Partito Comunista, convinti che pace, sovranità e sviluppo siano condizioni indispensabili per costruire un futuro migliore per tutti i popoli.

 

📢 Contribuisci al Partito Comunista con una piccola sottoscrizione:
👉 https://ilpartitocomunista.it/contribuisci/
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L'articolo Il Partito Comunista allo SPIEF 2026: Daniela Mosca intervistata da Russia Today proviene da IL PARTITO COMUNISTA - Sito Ufficiale.

Perché inseguiamo ciò che abbiamo già? | Il Mago di Oz

4 Giugno 2026 ore 17:29
L. Frank Baum, con Il meraviglioso mago di Oz, racconta una delle illusioni più profonde dell’esistenza: credere che ciò che ci manca si trovi sempre altrove.Perché inseguiamo continuamente nuove mete, nuovi luoghi, nuove promesse?E se il problema non fosse ciò che ci manca, ma ciò che non riusciamo a riconoscere? 🎬 Premiere📅 05/06/2026 ore 19:00👉 […]

Chi sei quando non sei nessuno? | Hume, Dōgen e l’illusione dell’Io

2 Giugno 2026 ore 15:07
Quando dici “io”, a che cosa ti riferisci davvero?Esiste un nucleo stabile che rimane identico nel tempo oppure ciò che chiamiamo “me stesso” è soltanto un flusso di percezioni, ricordi, emozioni e pensieri? David Hume e Dōgen, pur appartenendo a mondi lontanissimi, arrivano a porre una domanda sorprendentemente simile: che cosa troviamo quando cerchiamo davvero […]

Il cervello paleolitico che vive in noi | Desmond Morris

2 Giugno 2026 ore 09:15
La scimmia nuda di Desmond Morris ci costringe a una domanda inquietante: quanto siamo davvero “civilizzati”?Dietro tecnologia, social network, politica, relazioni e perfino amore, potrebbero continuare ad agire impulsi antichissimi che non controlliamo quasi mai del tutto.In questa Scorribanda filosofica entriamo dentro uno dei libri più provocatori del Novecento: un viaggio tra biologia, desiderio, aggressività, […]

Freud e lo scandalo del desiderio

2 Giugno 2026 ore 08:46
Davvero Freud scandalizzò il Novecento semplicemente parlando di sesso?In realtà il problema era molto più profondo. Freud mette in crisi l’idea rassicurante di un essere umano pienamente razionale, innocente e padrone di sé stesso.E lo fa introducendo temi allora esplosivi: sessualità infantile, desiderio inconscio, pulsioni, rimozione, complesso di Edipo. 🎬 Premiere01/06/2026👉https://youtu.be/7JikJb2gDvA In questa Scorribanda filosofica […]

Dōgen — La guerra interiore che ci abita

28 Maggio 2026 ore 19:41
Perché non riusciamo più a stare nel presente? Le nostre giornate scorrono sempre più veloci. Ma forse il vero problema non è la velocità del mondo: è la velocità della nostra coscienza. In questa nuova Scorribanda filosofica entriamo nel pensiero di Dōgen, uno dei più grandi maestri dello zen giapponese, per comprendere perché la pace […]

Il cuore di tenebra siamo noi | Joseph Conrad e l’abisso dell’uomo civile

28 Maggio 2026 ore 07:33
Che cosa accade all’essere umano quando cadono i limiti della civiltà?In Cuore di tenebra Joseph Conrad trasforma un viaggio nel Congo in una discesa filosofica dentro il male, il potere e la fragilità morale dell’uomo moderno.Kurtz non è un mostro primitivo: è il prodotto estremo della civiltà occidentale quando perde il senso del limite e […]

La certezza scientifica non è Verità | Hume

28 Maggio 2026 ore 07:32
Siamo abituati a pensare che la scienza produca certezze assolute.Ma per David Hume il mondo delle “materie di fatto” è sempre attraversato dal dubbio.Una lezione su verità, scetticismo e limiti della conoscenza scientifica. 🎬 Premiere📅 28/05/2026 ore 19:00👉https://youtu.be/mj7Ggt4ja5s In questa lezione affrontiamo uno dei nuclei più importanti della filosofia di David Hume: la distinzione tra […]

Freud e il caso Dora

25 Maggio 2026 ore 19:14
Quando il sintomo comincia a parlare Per Freud il sintomo non è mai qualcosa di puramente casuale.Dietro una paura, un blocco, un’ossessione o un disturbo del corpo può nascondersi un conflitto inconscio che cerca di esprimersi. In questa Scorribanda filosofica analizziamo uno dei casi clinici più celebri della storia della psicoanalisi: il caso Dora. Attraverso […]

Peter Pan: perché non vogliamo crescere

24 Maggio 2026 ore 11:03
J. M. Barrie, con Peter Pan, non racconta semplicemente il sogno dell’infanzia eterna: racconta la paura del tempo, della trasformazione e della responsabilità.Perché Peter Pan continua a sedurci così profondamente?E se il suo volo non fosse libertà, ma fuga dal reale? 🎬 Premiere📅 22/05/2026 ore 19:00👉https://youtu.be/4GnWNzIyV8Y Dietro l’immagine luminosa di Peter Pan si nasconde forse […]

Audi Nuvolari, oltre la R8: 1.001 CV ibridi e più di 350 km/h

4 Giugno 2026 ore 19:15
Non una nuova R8, di più: con 1.001 CV ibridi e una velocità massima oltre i 350 km/h, tirata a soli 499 esemplari dal prezzo (non ancora ufficializzato) che dovrebbe oscillare tra i 500.000&nbsp; e i 600.000 euro in base alle specifiche, la Nuvolari è l'Audi di serie più veloce, potente ed esclusiva di sempre.Realizzata tra l'Emilia-Romagna e Neckarsulm, segue il recente ingresso del marchio nella Formula 1 e nasce con tempi di sviluppo da record: Sono intercorsi solo 409 giorni dal kick-off del progetto alla realizzazione del primo prototipo marciante, ci spiega Rouven Mohr, CTO della Casa. C'è da dire che la base era già pronta: questa super-Audi, infatti, condivide la propria base tecnica a motore V8 centrale con la Lamborghini Temerario, pur mettendosi in proprio per tanti aspetti, dalla gestione della trazione integrale all'impianto frenante, fino ad arrivare all'aerodinamica e alle geometrie (la carreggiata è più larga). C'è tanta Italia, dunque, non solo nel nome. Considerato anche che la Nuvolari porterà per prima su strada, all'inizio del 2027, il nuovo linguaggio stilistico del brand a firma Massimo Frascella.Con questo modello andiamo deliberatamente verso il segmento ad alte prestazioni e affermiamo l'ambizione di Audi di essere il marchio automobilistico premium più desiderabile, ha dichiarato Marco Schubert, membro del CDA e responsabile vendite e marketing. E non è da escludere che la Nuvolari sia l'apripista di una nuova gamma ad alte prestazioni. Lo stile della Concept C e una pelle in carbonioSuperfici tese, tecnologie integrate senza soluzione di continuità e componenti aerodinamiche rigorosamente funzionali ne definiscono la cifra estetica, molto tecnica, che rielabora i canoni stilistici della Concept C su un corpo e proporzioni da sportiva a motore centrale. Nuvolari può vestire diversi colori, tra cui il Titanium caratteristico delle nuove Audi e della R26, la monoposto di Formula 1 oppure sfoggiare il carbonio a vista: la scelta spetta al cliente.Per la prima volta in Audi, il telaio Space Frame in lega di alluminio convola a nozze con una carrozzeria in fibra di carbonio (quasi tutti i componenti esterni sono realizzati in polimero rinforzato con fibra di carbonio), frutto del know-how acquisito in Formula 1. Inediti, per una vettura di serie dei Quattro anelli, sono anche i cerchi forgiati monodado. Interni: tanta qualità, poche distrazioniDentro, come sulla Temerario, il cockpit è avvolgente e l'infotainment (dallo schermo più piccolo) è posizionato a scivolo, ma entrambe si calano in un contesto più sofisticato e minimalista, chiaramente focalizzato sulla guida. Non c'è il display per il passeggero e tutti i comandi essenziali sono posizionati nel campo visivo del conducente.I pulsanti hanno un feedback aptico e sonoro: il tipico click di Audi, quel suono metallico e quella precisione tattile che in passato ha contribuito al successo dei modelli di Ingolstadt, torna a farsi sentire, perfino amplificato, accompagnato da forme funzionali e mai banali. Originali anche le leve per regolare i sedili, che hanno una struttura in fibra di carbonio, per ridurre il peso garantendo al contempo il giusto supporto laterale. Aerodinamica attiva e DRSDal propulsore ibrido alla carrozzeria esterna in carbonio, il filo rosso con la Formula 1 è lungo. Ma il comune denominatore principale sta probabilmente nell'aerodinamica, che sfrutta parti attive per regolare la deportanza, la resistenza aerodinamica e fornire equilibrio in funzione delle condizioni di guida: i piloti del team Audi F1, Nico Hülkenberg e Gabriel Bortoleto, hanno fornito feedback mirati durante la fase di sviluppo.Zero effetti speciali: ogni elemento svolge una funzione aerodinamica precisa. Dalle prese d'aria anteriori, per raffreddare freni, motore termico e componenti ibridi, all'S-duct, che migliora l'efficienza dell'asse anteriore. L'elemento principale è però l'alettone posteriore, adattivo e retrattile, che si regola (manualmente o automaticamente) in tre posizioni: Closed, Low Downforce (LD) e High Downforce (HD).In posizione Closed, l'alettone sparisce, minimizzando la resistenza aerodinamica. Nelle configurazioni LD e HD, invece, genera diversi livelli di deportanza: nei rettilinei passa alla posizione LD per aumentare velocità e stabilità, attivabile anche con il pulsante DRS (Drag Reduction System). In frenata e in curva, l'alettone passa alla posizione HD per ottimizzare la deportanza. Il carico aerodinamico complessivo può superare i 400 kg. Oltre 10.000 giri e più di 1.000 CVLa supercar dei Quattro anelli è mossa da un powertrain ibrido ad alte prestazioni che genera una potenza massima di 736 kW (1.001 CV), superiore a quella della Lamborghini Temerario (920 CV).A fare la differenza è il tuning della parte elettrica: i motori sono gli stessi. Un V8 biturbo 4.0 eroga da solo 800 CV e 730 Nm, raggiungendo i 10.000 giri/min, affiancato da tre unità elettriche a flusso assiale da 110 kW (150 CV) ciascuna. La batteria agli ioni di litio, con una capacità lorda di 7,3 kWh, è più grande di quella Lamborghini.Con questo sistema, la Nuvolari accelera da 0 a 100 km/h in 2,6 secondi e da 0 a 200 km/h in 6,8 secondi, con una velocità massima superiore a 350 km/h. Trazione integrale predittivaI due motori elettrici anteriori assicurano la trazione integrale e un torque vectoring variabile, per massimizzare l'agilità e la stabilità. Con la Nuvolari, Audi evolve il concetto di trazione integrale predittiva grazie a un sistema che elabora continuamente lo stato del veicolo utilizzando dati come angolo di sterzata, accelerazione, imbardata e aderenza, prevedendo eventuali perdite di grip.Sono cinque le modalità di guida: E-Hybrid, Balanced, Dynamic, Dynamic+ e Track, con possibilità di regolare il controllo di trazione fino al TC Off. Gestione energetica e frenata da Formula 1Anche la gestione dell'energia si ispira al motorsport, con strategie di boost e recupero estese a quasi tutte le fasi di guida. All'anteriore, la decelerazione elettrica (fino a 0,3 g, in determinate condizioni) copre parte della frenata, mentre le fasi di veleggiamento consentono il recupero energetico.L'impianto frenante è un sistema brake-by-wire con dischi carboceramici CCM-R derivati dalla Formula 1 (420 40 mm all'anteriore e 410 32 mm al posteriore). La struttura in carbonio a fibre lunghe resiste a carichi termici estremi e a uso intensivo.I dischi beneficiano inoltre di un sistema di raffreddamento interno che, secondo Audi, aumenta la dissipazione del calore fino al +21% rispetto ai sistemi carboceramici tradizionali.

Peter Thiel, Palantir e la guerra dell'IA: chi controllerà il futuro?

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Peter Thiel, cofondatore di Palantir e tra le figure più influenti della Silicon Valley, è stato protagonista di una serie di lezioni riservate a Roma dedicate a un tema sorprendente: l'Anticristo.

In questa intervista a Oliviero Bergamini analizziamo le idee che stanno influenzando una parte dell'élite tecnologica americana: il rapporto tra Big Tech e Pentagono, la corsa all'Intelligenza Artificiale tra Stati Uniti e Cina, il ruolo di aziende come Palantir e il rischio di una futura "Repubblica Tecnologica" dominata da pochi oligarchi digitali.

Dalla competizione geopolitica tra Washington e Pechino alla trasformazione del lavoro, della democrazia e della cittadinanza nell'era dell'IA, un confronto che prova a guardare oltre la cronaca per interrogarsi sul futuro delle nostre società.

🎙️ Ospite: Oliviero Bergamini
🎙️ Intervista: Manuele Avilloni

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BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 6.4 - BACK TO BACK

4 Giugno 2026 ore 18:00

💾

Trova la tua prossima DASHCAM https://sicurisullastrada.it/dashcam/
Dubbi o domande? Trovi qui le RISPOSTE https://sicurisullastrada.it/dashcam-5-minuti-per-sapere-tutto/
Vuoi inviarci le clip della TUA DASHCAM? Guarda come fare su https://bit.ly/inviavideo
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Hai domande o curiosità? COMMENTA sotto al video oppure CONTATTACI https://bit.ly/contattabdoi
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This video shows DANGEROUS behaviors not to imitate! Always drive carefully!
Do you want to send us the clips of YOUR DASHCAM? See how on https://bit.ly/inviavideo
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#baddriversofitaly #dashcam #compilation

“Contro la loro guerra, contro il silenzio: sabotaggio”. Doppio incendio di cavi delle linee ferroviarie nella zona del porto (Rotterdam, Paesi Bassi, 2026)

4 Giugno 2026 ore 17:18
“Contro la loro guerra, contro il silenzio: sabotaggio”. Doppio incendio di cavi delle linee ferroviarie nella zona del porto (Rotterdam, Paesi Bassi, 2026) Tra febbraio e aprile 2026, i cavi…

Sempre al fianco di Alfredo Cospito. Sara e Sandro, non vi dimenticheremo mai (Spoleto, 15 giugno 2026)

4 Giugno 2026 ore 15:50
Sempre al fianco di Alfredo Cospito. Sara e Sandro, non vi dimenticheremo mai (Spoleto, 15 giugno 2026) Sempre al fianco di Alfredo CospitoSara e Sandro, non vi dimenticheremo mai Lunedì…

È stato pubblicato “Mangiare è un atto di guerra” a cura di “alcuni amici di Ludd”

4 Giugno 2026 ore 15:05
È stato pubblicato “Mangiare è un atto di guerra” a cura di “alcuni amici di Ludd” Dalla quarta di copertina: Stiamo assistendo ad una violenza indicibile nelle relazioni politiche mondiali,…

Studiare i movimenti sociali in tempi difficili come i nostri

Che cosa sono i movimenti sociali? Sono attori normali nella politica e nella società nei periodi di calma o sono attori straordinari nei periodi di forte tensione? Naturalmente, sono entrambe le cose, poiché tendono ad adattarsi alle circostanze: ricorrono a strategie organizzative più o meno radicate nella loro base sociale, a repertori di lotta più o meno dirompenti, e a identità più o meno radicali. A volte vengono sconfitti e a volte riemergono; a volte si adattano alla normalità e a volte la sfidano.

Inoltre, le due temporalità possono interagire nello stesso periodo storico. Concetti come cicli e ondate di lotte hanno da tempo indicato i modi in cui le proteste convergono nel tempo. Momenti di svolta, eventi trasformativi, proteste dense di avvenimenti sono concetti che indicano come i movimenti sociali non solo si adattino alle opportunità politiche e alle risorse disponibili, ma mettano in moto cambiamenti che producono nuove opportunità e risorse.

Empiricamente, inoltre, mentre i movimenti alternano visibilità e latenza, le memorie e l’eredità delle lotte passano da una fase intensa all’altra; nei periodi di stasi, il quadro di riferimento per pensare i conflitti, le reti organizzative, i repertori di mobilitazione vengono ricordati, alimentati e trasmessi da una generazione all’altra di attivisti.

La ricerca sui movimenti sociali è stata stimolata da momenti di conflitti intensi—come le mobilitazioni anticoloniali degli anni ’50, i cicli di protesta del ’68, compresa la ripresa della lotta di classe, le nuove proteste femministe per i diritti riproduttivi negli anni ’70, la solidarietà internazionale contro l’apartheid in Sudafrica e contro le guerre imperialiste negli anni ’80, ma anche, e con un ritmo accelerato, il movimento per la giustizia globale negli anni 2000, la Primavera Araba e le proteste contro l’austerità negli anni 2010, e le proteste per una Palestina libera e contro il genocidio israeliano negli anni 2020. Inoltre, ogni paese ha le proprie storie di intensificazione delle mobilitazioni dal basso — come, ad esempio, momenti di radicalizzazione come la violenza politica e la repressione, o gli episodi di democratizzazione che hanno trasformato la società e la politica.

Tuttavia, gli studi sui movimenti sociali si sono sviluppati in una fase “fordista” e hanno guardato soprattutto alle condizioni di “normalità”. Come ha osservato William Sewell, il fordismo ha fornito le basi per il positivismo nell’analisi dei movimenti sociali – soprattutto negli Stati Uniti – con l’assunto dell’universalismo, dell’empirismo metodologico e di una presunta neutralità priva di valori. Ciò che il positivismo aveva tralasciato, e che doveva essere reintrodotto, era la contestualizzazione di concetti e teorie, la loro storicizzazione. In contrapposizione alla ricerca di leggi generali, è emersa la necessità di considerare la congiuntura e l’azione.

Riflettendo su queste tendenze generali, il mio contributo allo studio dei movimenti sociali è stato guidato da alcuni punti di riferimento che trovo particolarmente utili per affrontare tempi difficili e intensi, caratterizzati da policrisi, snodi critici, cambiamenti di paradigma, rivolte e resistenze.

Gli elementi principali dell’approccio dinamico che ho utilizzato possono essere sintetizzati come segue:

  1. a) la dimensione processuale, in quanto radicata in una storia complessa
  2. b) la dimensione relazionale, che guarda agli attori nelle loro interazioni
  3. c) la dimensione della costruzione, considerando che i soggetti agiscono sulla base della propria valutazione del contesto esterno e del proprio ruolo in esso.

Nell’affrontare momenti di trasformazioni rapide e profonde, ho trovato la ricerca di solidi meccanismi causali (come li definivano McAdam, Tarrow e Tilly) più congeniale alla mia sensibilità storica “weberiana”, orientata alla comprensione piuttosto che alla ricerca di correlazioni e causalità volte a spiegare, o addirittura a prevedere. Così, nella ricerca sulla violenza politica o sui processi di democratizzazione, in tempi di pandemia o di genocidio, ho riflettuto sui meccanismi relazionali, cognitivi e affettivi che possono portare a cambiamenti nelle strutture politiche e sociali e al consolidamento delle relazioni in un processo di rotture, scosse e sedimentazione (…).

In sintesi, sono cresciuta insieme all’espansione degli studi sui movimenti sociali, contribuendo ai loro successi così come alle controversie, al loro consolidamento, alle sfide. Queste sono state molte, ma affrontate con spirito aperto grazie a ciò che possiamo definire eclettismo teorico e pluralismo metodologico. Ciò non significa che il campo d ricerca fosse privo di conflitti interni, selettività e pregiudizi – come qualsiasi altro settore – ma è rimasto aperto grazie alle continue evoluzioni dell’oggetto stesso su cui concentravamo la nostra attenzione, che ha portato nel mondo accademico nuove generazioni di studiosi con interessi e gusti specifici.

Sono rimasta molto legata agli studi sui movimenti sociali, per diverse ragioni. Innanzi tutto, la maggior parte dei ricercatori in questo campo è mossa da un sincero interesse a migliorare il mondo. Le esperienze di impegno sociale e politico sono state spesso criticate dagli studiosi più mainstream, ma ho scoperto che si sono rivelate molto fruttuose nello sviluppo del quadro cognitivo e nel miglioramento del clima tra gli studiosi del settore. In un momento in cui la “neutralità” viene predicata come requisito del valore scientifico, è fondamentale rivendicare, con Michael Burawoy, il valore di una visione critica della scienza che affronti problemi sociali che non sono affatto “apolitici”,

Inoltre, le vicende politiche hanno imposto una costante innovazione teorica con una propensione agli scambi reciproci tra approcci diversi. Gli studiosi dei movimenti hanno provenienze differenziate –  dalla sociologia delle organizzazioni allo studio delle interazioni simboliche, dalla teoria sociologica alle scienze politiche – e hanno costruito un bagaglio di concetti e ipotesi di ricerca combinando spunti provenienti da diversi campi del sapere. Questa tendenza si è ampliata nel tempo, dalla sociologia alle scienze politiche, estendendosi fino a includere la geografia, la storia, l’antropologia, la teoria normativa, il diritto e (persino) l’economia, man mano che ogni nuova ondata di conflitti politici portava nuove generazioni nella ricerca sui movimenti sociali.

L'articolo Studiare i movimenti sociali in tempi difficili come i nostri sembra essere il primo su Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro.

Ateliers d'écriture #Solarpunk à l'UTC de Compiègne : imaginer un monde #Lo…

4 Giugno 2026 ore 15:15

Ateliers d'écriture #Solarpunk à l'UTC de Compiègne : imaginer un monde #LowTech en 2042 autour du projet #UPLOAD (Université Populaire Libre, Ouverte, Accessible et Décentralisée).

Dans ce cadre, #Framasoft participe à la conférence #Archipel (6-9 juil. à Compiègne) pour y co-animer un atelier d’écriture solarpunk.

Inscription obligatoire avant le 12 juin : https://archipel.scenari-community.org/organisation/

Pour en savoir plus: https://framablog.org/2026/06/04/archipellisation-solarpunk/

#EducPop #CultureLibre

Tonnellate di rifiuti urbani raccolti e trattati Marzo 2026

4 Giugno 2026 ore 15:14

 

RIFIUTI URBANI TRATTATI Marzo 2026 TOTALE ANNO 2026
Carta e cartoni 746,30 2.274,15
Imballaggi in vetro 416,77 1.223,03
Multimateriale Leggero 696,24 1.950,57
Legno e ingombranti 507,91 1.331,09
Frazione organica e compostabili 1.483,17 4.168,26
RAEE 59,65 176,41
Altre RD 207,32 601,03
Macerie 109,62 271,54
Rifiuto indifferenziato 2.494,35 7.499,96
Totale tonnellate 6.721,32 19.496,04
Efficienza % raccolta differenziata 62,89% 61,53%
Variaz. efficienza % RD su anno 2025 +0,6% -1,37%

 

L'articolo Tonnellate di rifiuti urbani raccolti e trattati Marzo 2026 proviene da Aamps Livorno.

OLTRE 60 DENUNCIATI E MULTATI PER LA PALESTINA E CONTRO LA GUERRA A PISA: IN PIAZZA C’ERAVAMO TUTTI

4 Giugno 2026 ore 15:11

USB esprime piena solidarietà alle decine di attivisti, studenti, lavoratrici e lavoratori raggiunti da denunce in relazione alle mobilitazioni che negli ultimi anni hanno attraversato Pisa contro la guerra, il riarmo e in sostegno del popolo palestinese.
Le oltre 60 denunce rappresentano un fatto grave che si inserisce in un contesto nazionale caratterizzato da un progressivo irrigidimento delle politiche di ordine pubblico e da una crescente limitazione degli spazi di agibilità democratica e di conflitto sociale. A Pisa, città che è stata protagonista di importanti mobilitazioni contro la guerra e il genocidio del popolo palestinese, l'accanimento repressivo colpisce proprio coloro che hanno animato quelle piazze, dalle iniziative nelle università alle manifestazioni cittadine, fino ai grandi cortei che hanno accompagnato gli scioperi generali promossi da USB il 22 settembre e il 3 ottobre.
E’ stato un autunno incredibile, milioni di persone in piazza in tutta Italia ma ci sono voluti due anni di genocidio in diretta perché questo avvenisse. Attorno agli scioperi generali indetti da USB e dal sindacalismo conflittuale si è sviluppato un movimento di massa che ha unito lavoratori, studenti, precari e realtà sociali sotto la parola d'ordine chiara: "Blocchiamo tutto". Migliaia di persone sono scese in piazza per denunciare il genocidio del popolo palestinese, opporsi alle politiche di guerra, al riarmo e alla complicità del governo italiano con l'escalation militare israeliana. Quelle giornate hanno rappresentato un momento alto di partecipazione popolare e di ricomposizione sociale, dimostrando che esiste nel Paese una larga opposizione alle logiche della guerra e dell'economia di guerra.
È proprio quella forza espressa nelle piazze a essere oggi oggetto di un tentativo di intimidazione. Dietro questa operazione non vediamo soltanto la volontà di perseguire singoli episodi, ma un disegno più ampio volto a colpire chi organizza conflitto sociale, solidarietà internazionale e opposizione alle politiche governative. In una fase segnata dall'aumento delle spese militari, dal peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro e dall'inasprirsi dei conflitti internazionali, la risposta delle istituzioni sembra essere sempre più quella della repressione.
Le immagini delle cariche contro gli studenti che manifestavano pacificamente per chiedere la fine del massacro del popolo palestinese restano impresse nella memoria della nostra città. Oggi, a quelle violenze, si aggiunge una nuova offensiva che passa attraverso denunce e procedimenti giudiziari rivolti a chi ha esercitato il diritto di manifestare.
USB ribadisce che la solidarietà al popolo palestinese, il rifiuto della guerra e delle politiche di riarmo, la difesa dei diritti sociali e democratici non possono essere criminalizzati. Le mobilitazioni che hanno attraversato Pisa e il Paese in questi anni hanno rappresentato una risposta concreta alla normalizzazione della guerra e all'indifferenza verso il dramma vissuto dal popolo palestinese. Sono state piazze partecipate, popolari e determinate, che hanno rimesso al centro il valore dell'internazionalismo e della solidarietà tra i popoli, che hanno visto dopo tanti anni migliaia di lavoratrici e lavoratori aderire a uno sciopero politico e scendere in piazza.
Per questo riteniamo fondamentale costruire la più ampia solidarietà nei confronti delle persone colpite dalle denunce, sostenendole sul piano politico e legale. Nelle prossime settimane promuoveremo momenti pubblici di confronto e iniziative di sostegno, coinvolgendo avvocati, associazioni, realtà sociali e sindacali, con l'obiettivo di contrastare l'ondata repressiva e difendere gli spazi di partecipazione democratica.
Di fronte a questo tentativo di intimidazione, la risposta deve essere collettiva. Le decine di migliaia di persone che hanno riempito le piazze dell'autunno contro il genocidio del popolo palestinese e contro la guerra dimostrano che non si può reprimere un movimento che affonda le proprie radici nella giustizia sociale, nella pace e nella solidarietà internazionale.
In quelle piazze c'eravamo tutti. E continueremo ad esserci.

Unione Sindacale di Base - Federazione di Pisa 

Archipellisation solarpunk

Framasoft, UPLOAD et solarpunk

Depuis 2024, Framasoft participe à l’animation d’ateliers d’écriture solarpunk à l’Université de Technologie de Compiègne pour imaginer un monde low-tech en 2042 autour de la future UPLOAD de Compiègne.

"Ancom or Ansyndie Solarpunk flag" by @Starwall@radical.town is licensed under CC BY-SA 4.0.

L’action se déroule sur le territoire de la Commune Libre de Compiègne, et plus précisément dans le cadre de l’Upload, l’Université Populaire Libre Ouverte Accessible et Décentralisée, une fédération internationale de lieux autonomes, destinés à la formation et à la recherche, confrontés aux défis d’un monde en effondrement économique et technologique, soumis à des crises écologiques et des conflits internationaux, mais ouverts à l’invention de nouveaux modes de vivre ensemble et de nouveaux rapports aux autres vivants et non-vivants. (voir notre annonce en 2024).

Pendant une semaine, des élèves ingénieurs s’adonnent à l’écriture de fiction pour penser un autre rapport à la technologie, avec des pratiques pédagogiques originales pour elleux dans leur formation, issues de l’éducation populaire, comme le débat mouvant ou l’arpentage (proposé autour de pizzas ou de lasagnes pour les appâter). Ils finissent par faire lecture d’un extrait de leur travail en direct à la radio Graf’hit.

Contenu de la semaine de cours sous licence libre CC BY SA sur librecours.net

Une partie des textes est retravaillé chemin faisant / a posteriori et est publié sur https://punkardie.fr/upload/ également sous licence CC BY SA.

Un premier recueil de textes basé sur ces productions (placées sous licence libre) est d’ailleurs en préparation en partenariat avec C&F édition, nous vous en reparlerons prochainement.

Et Archipel dans tout ça ?

Vue satellite de l’archipel de la mer Égée, avec le logo de la conférence Archipel en haut à gauche

Aller écouter l’annonce enregistrée et diffusée sur la radio Graf’Hitt

Et ce mois de juillet, toujours dans le cadre du partenariat avec l’UTC, Framasoft participera à la conférence Archipel à Compiègne, à l’UTC, du 6 au 9 juillet.

Archipel est une communauté de recherche francophone transdisciplinaire sur les enjeux de l’Anthropocène (limites planétaires, risques systémiques, leviers d’action) au sein de laquelle des rencontres et conférences sont organisées accueillant symposiums de recherche et ateliers. SI le programme vous semble impressionnant, il s’agit néanmoins d’un événement ouvert à toutes et tous, absolument pas réservé aux universitaires, chercheurs ou chercheuses.

Dans ce cadre, Framasoft, participera à un atelier autour de l’économie sociale et solidaire le mercredi 8 et co-animera un atelier d’écriture solarpunk le jeudi 9 juillet, qui présentera le genre solarpunk et l’univers UPLOAD. Comme les étudiants et étudiantes, les participants seront invité·es à plancher à leur tour sur des contributions afin d’imaginer un futur désirable, autour de thématiques proposées.

Le programme de la conférence Archipel : https://archipel.scenari-community.org/programme/co/0_programme.html

 

Pour pouvoir participer :

Il est obligatoire de s’inscrire en tant que participant·e à la conférence :

https://archipel.scenari-community.org/organisation/

(au plus tard le 12 juin ! )

ROSIGNANO, AMENDOLARA: LI CHIAMANO INCIDENTI. NOI LI CHIAMIAMO CON IL LORO NOME: OMICIDI SUL LAVORO!

4 Giugno 2026 ore 14:23

Stamattina a Rosignano Solvay un operaio di trent'anni è morto. Caduto dal tetto di un'azienda in via degli Artigiani, dove stava sostituendo pannelli. Il tetto ha ceduto. Era il suo primo giorno di lavoro in quella ditta. Trent'anni. Primo giorno di lavoro. Ucciso sul lavoro.
Ieri, ad Amendolara, in Calabria, sulla Statale 106, quattro braccianti di origine afghana — Waseem, Amin, Ullah e Safi — sono morti carbonizzati all'interno di un'auto, in un'area di servizio. Lavoratori sfruttati, stretti nella morsa del caporalato che da anni controlla la Piana di Sibari. Erano in Italia con regolare permesso di soggiorno da diversi anni. Si trattava di persone, lavoratori, non merce.
Cinque morti in due giorni. E siamo solo al 4 giugno.
Questo è il capitalismo italiano. Questo è il mercato del lavoro che ci vogliono far accettare.
Non si tratta di fatalità, di sfortuna, di circostanze accidentali. Si tratta di un sistema che deliberatamente comprime il costo del lavoro fino all'osso, che trasforma i lavoratori in corpi usa e getta, che scarica sui più deboli, i precari, i migranti, chi non può permettersi di dire no, il rischio di morire per un salario quasi sempre sotto la soglia di povertà. Turni massacranti, paghe misere o nulle, schiavismo. E quando il corpo cede o il tetto crolla, li abbandonano sul ciglio della strada come oggetti consumati.
Il caporalato non è un'anomalia del Sud. La precarietà mortale non è un'anomalia del Nord. Sono le due facce dello stesso sistema: quello che antepone il profitto alla vita, quello che usa la ricattabilità economica come arma di controllo sui lavoratori.
USB rivendica con forza quello che questo sistema nega ogni giorno: il lavoro deve essere sicuro, sempre, per tutti. Questo significa rispetto rigoroso delle norme antinfortunistiche, formazione obbligatoria prima di mettere piede su un cantiere, dispositivi di protezione reali e funzionanti, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza con poteri effettivi, compreso il blocco immediato delle lavorazioni a rischio. E significa responsabilità penale certa per chi uccide risparmiando sulla sicurezza.
C'è poi il nodo legato ai salari che devono essere adeguati a una vita dignitosa. Perché la povertà salariale e la precarietà contrattuale non sono questioni separate dalla sicurezza: sono la stessa questione. Chi è ricattabile sul contratto è ricattabile anche sulla propria incolumità. Chi non può permettersi di rifiutare un lavoro pericoloso, un turno in più, un'ora sul tetto senza protezioni, è un lavoratore che il sistema espone deliberatamente alla morte. La fame è una forma di coercizione e il caporalato ne è l'espressione più brutale.
Sicurezza, stabilità e dignità sul lavoro sono la scelta politica che pretendiamo da chi governa. È inutile che la politica si batta il petto davanti alle bare: dietro ogni morte sul lavoro c'è la sua firma.
USB Toscana esprime il proprio cordoglio alle famiglie di tutti questi lavoratori. Trasformiamo il dolore in rabbia di classe e in lotta organizzata.

Ricevo un REGALO, e controllo un SACCHETTO Pieno Di KIT ELETTRONICI ELSEKIT #electronics #vintage

4 Giugno 2026 ore 13:00

💾

#vlogger #vlogs #faidate #diy #diycrafts #laboratorio #vintageradio #vacuumtube #radioavalvole #vintage
#repair #repairing #righttorepair #vintage #spaceage #design #restoration #computerhistory #computer #riparazione #funny #funnyvideo #funnyvideos

Un video di COSE VARIE. Prima faccio un giro nel CALHORROR della zona industriale. Poi ricevo un pacchetto: mi e' stato fatto un REGALINO!
E quindi lo UNBOXO.
Poi procedo a verificare una serie di KIT della ELSEKIT che vorrei usare per divertimento e, forse, per futuri video sull'elettronica...

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Dialoghi – Una nuova riforma per l’hukou?

4 Giugno 2026 ore 12:47
Dialoghi – Una nuova riforma per l’hukou?

Di recente il Consiglio di Stato cinese ha emanato nuove linee guida per promuovere l’erogazione dei servizi pubblici di base anche ai lavoratori migranti. Oltre che impattare la qualità la vita di centinaia di milioni di cinesi, l’hukou (il sistema di registrazione familiare in vigore dagli anni Cinquanta) impedisce la creazione di una società di consumi.

L'articolo Dialoghi – Una nuova riforma per l’hukou? proviene da China Files.

In This Church, Child Sexual Abuse Has Gone Unchecked for So Long That It Spans Generations

4 Giugno 2026 ore 12:00
A wide, scenic shot of a dirt road cresting a hill, lined on both sides by wire fencing and dry grass, under a dramatic, cloudy blue sky.
A rural area off Highway 14 just north of the small town of Moorcroft, in eastern Wyoming

They were pillars of their church, congregants in a little-known denomination that sets itself apart from the world and teaches that even the most unconscionable acts can be wiped away — not just forgiven, but forgotten and never spoken of again.

So it went in a rural Wyoming church, where a man was accused of sexually abusing young girls hundreds of times in the pews during Sunday services. Though the preacher knew of the abuse, he never reported it to police, local prosecutors said. Instead, he told the man to seek therapy.

In Minnesota, a man from the same faith admitted that he began entering the bedrooms of his daughter and son at night around the time each of them turned 12. He and his siblings grew up in the church and were sexually abused themselves, and then he repeated the abuse with his own children.

And in Washington state, preachers knew a member of their congregation had sexually abused several young boys. Instead of reporting him to police, they allowed him to ask for forgiveness, according to a family member, and he continued to sexually abuse children. He was later found guilty of raping the 9-year-old son of a church member and sentenced to life in prison.

The abusers and victims all belonged to the Old Apostolic Lutheran Church, or the OALC, a Scandinavian-rooted revivalist church that teaches its followers that heaven is reserved just for them. To get there, according to current and former members, they must follow a strict doctrine, which emphasizes asking for forgiveness for their sins and says that being forgiven by a fellow church member washes away those sins. 

What’s more, the church teaches that once a perpetrator is forgiven, anyone who speaks about the wrongdoing — including the victim — can be accused of harboring an unforgiving heart. Those who have left the church, as well as some who are still with it, say this means the burden of sin shifts from the person who committed the act to the person who refuses to let the matter rest. 

Sexual abuse survivors say these rituals have created a culture where allegations of abuse are resolved outside of the criminal justice system and the victims must bear their pain alone or risk going to hell. In some families, sexual abuse stretches across generations, ensnaring a parent, child and grandchild. 

“This is what I would call institutionalism of abuse of young women and children,” said DaNece Day, the prosecuting attorney for Crook County in Wyoming, whose office has charged two OALC members in the past two years.

A woman sitting at an office desk working on a computer. The office includes a large wooden bookshelf filled with books and binders, various desk organizers, files and personal photos.
In Wyoming, Crook County Attorney DaNece Day’s office has brought charges against members of the Old Apostolic Lutheran Church.

Day and other prosecutors said one of the biggest obstacles to breaking the cycle is the way church members move among congregations spread across the U.S. and Canada, often hundreds of miles apart but tightly bound by large, multigenerational family networks. 

Last fall, ProPublica and the Minnesota Star Tribune reported that preachers in Minnesota had known for years about allegations that one of its members, a man named Clint Massie, had sexually abused young girls in the congregation. But instead of reporting it to police, church leaders urged some of the victims to take part in sessions where they were brought face-to-face with Massie and encouraged to forgive the abuse. 

Now, new reporting by the two news organizations shows how the sexual abuse of children in the OALC, as well as the failure by church leaders to report it to authorities, is a persistent and national problem.

Some current and former OALC members are calling on elders from what the church regards as its mother congregation in Sweden — where the church originated — to intervene. In fact, those elders, who don’t have authority over the American church but wield considerable influence, are coming to the U.S. and Canada this summer to meet with congregations. What they’ll find are a growing number of criminal cases against church members and increasing legal scrutiny of leaders for failing to report allegations of sexual abuse to police. 

In a statement, representatives from the Swedish church said the cases are isolated incidents and they didn’t “observe any pattern” among the tens of thousands of members in 34 OALC congregations in the U.S. and Canada. They said sexual abuse should be reported to authorities and that it was possible “some matters have been handled improperly or without sufficient knowledge.” And they acknowledged that church guidelines “are being reviewed with the American missionary pastors in order to ensure compliance.”

Representatives of the OALC in the U.S. and Canada said in an email that they also “do not perceive there to be a general pattern of behavior,” describing sexual abuse as a serious and persistent problem across society. They acknowledged that bringing a victim to face their abuser, as a pastor for the OALC church did with Massie, can be traumatic. But they defended the church’s doctrine of forgiveness, saying it was not a means to conceal wrongdoing or to shield offenders from legal consequences, and no one is coerced to forgive or to ask for forgiveness. If those teachings had been misapplied or misunderstood in some cases, they said, it “does not reflect an error in our doctrine.”

ProPublica and the Star Tribune interviewed 20 people who said they were sexually abused, almost all as children, in OALC communities, along with parents of victims as young as 3. Reporters also traveled to OALC churches around the country and reviewed court and police documents from at least eight cases, along with victims’ statements to local authorities. 

Their abusers were family members, other children or men who were trusted to be alone with children because they are part of the same insular faith community. Some victims spoke anonymously for fear of retribution from the church or their own families. Others identified themselves as well as their abusers publicly, unafraid of the repercussions. 

Many of those victims said church leaders pressured them to keep quiet. In Minnesota, police records describe a woman telling a young girl that her abuse, which began when she was around 5 or 6 years old, was not a big deal and she “needed to get over it.” In Washington state, a police report notes a woman told law enforcement that her preacher had, for “spiritual reasons,” discouraged her from contacting authorities after her daughter told her she’d been raped by three men from church.

“We’re always told that what the preachers tell us, that’s coming from God,” explained one woman, who said she, too, was told not to speak of her abuse. “Who’s going to argue with that?”

A modern, dark-brick building in a vast, rural landscape under a clear blue sky. A dirt road leads to the church, with a few cars driving on it, and a sign in the foreground says "Old Apostolic Lutheran Church” and “Everyone Welcome."
The Old Apostolic Lutheran Church in Moorcroft

Sexual abuse in the OALC has sometimes been a legacy passed from one generation to the next — hidden, quietly endured, repeated. Lorie Peldo was sexually abused for eight years by her older brother, starting when she was only 2, she said in an interview. A quarter century later, after the memories began to resurface during therapy, Peldo’s mother told her that she’d known about the abuse. But on the advice of her preacher in Battle Ground, Washington, her parents didn’t report the crimes to the police. Instead, they took her brother to a doctor, she said.

Peldo said she eventually confronted her brother, who said that it had haunted him his entire life. She tried to forgive him, she said, but the weight of what he’d done did not lift. She fell into such deep despair that she tried to commit suicide. She said she ended up in a psychiatric hospital. Her brother later died; her parents are also deceased.

It didn’t stop there. On a church road trip, Clint Massie — who was sentenced for child abuse in Duluth, Minnesota, last year — sexually abused Peldo’s daughter, Tonya, when she was 11 and he was a teenager, according to Tonya Peldo’s statements to law enforcement. Peldo’s case was included in the police file involving Massie, but it wasn’t charged criminally, according to a prosecutor, because the statute of limitations had run out. Massie has not responded to repeated requests for comment.

Tonya Peldo told investigators from the St. Louis County Sheriff’s Office in Duluth that she didn’t see Massie again until some two decades later, after she moved to the city and recognized him passing out candy to kids at the church.

She said she told the pastors about what he’d done to her, yet one of the preachers told her to ask Massie for forgiveness, as if she had wronged him. “I was like, ‘No. No!’” she said in an interview. It would be more than a decade before Massie was charged with sexual abuse crimes.

In 2019, Tonya’s daughter was also sexually abused, making her the third generation of Peldo girls to be victims. The daughter was 14 when a 25-year-old relative, Blake Nelson, bought her a pack of cigarettes and then invited her into his trailer in Clark County, Washington, so that he could teach her how to give a massage, according to court records.

A close-up shot looking through a car's windshield, capturing a woman's reflection in the rearview mirror. She has blonde hair and a serious expression as she drives down a road in daylight.
Tonya Peldo, her mother and her daughter all say they were abused by members of the OALC.

Nelson pleaded guilty to charges of communication with a minor for immoral purposes and fourth-degree assault in the case involving Tonya Peldo’s daughter. At his sentencing, Tonya told the judge how church leaders had tried to keep her daughter from reporting the abuse to police. Nelson’s own lawyer, Michele Michalek, said the pastors repeatedly called her law office to insist the case should be handled internally. 

“They think that law enforcement shouldn’t be involved,” Michalek said.

A judge in Minnesota commented on the cyclical nature of abuse in 2023, when a man from an OALC family turned himself in to police after repeatedly abusing his son and daughter. At his sentencing, the judge took into account that the man and his siblings, who grew up in the church, had also been victims of child sexual abuse. She said she found it “almost incomprehensible” that the adults in his life didn’t know about the abuse he and his siblings had suffered as children.

“All I can see are the ripples of consequences for you and all of your siblings, who were abused or abusers, and then for your children,” the judge said.


A historical newspaper clipping includes a black-and-white photo titled "Settlers Near Cochrane," which shows a large family (the Tanninens, a family of 15 from Lahti, Finland) who immigrated to Canada. Below, the headline of the story says “Finnish Family Settles on Farm.”
A clipping from a 1951 newspaper showing Eija Marttinen, seen second from right and then called Tanninen, and her family after arriving in Nova Scotia from Finland, shortly before her father started the first OALC church in Canada. Courtesy of the Marttinen/Tanninen family

The OALC church is a branch of a broader faith called Laestadianism, a conservative Christian revival movement that began in the mid-1800s in northern Scandinavia. In the 19th and early 20th centuries, as millions of Scandinavians migrated to the U.S., some followers of the Laestadian movement brought with them more than language, traditions and religious devotion.

Alongside the faith came a deeply insular church culture shaped by strict obedience and a doctrine of forgiveness that critics and former members say enabled the concealment of wrongdoing.

One of them was Eija Marttinen. A photo in a newspaper in 1951 shows Marttinen as a little girl wearing a Finnish sailor suit and braids, standing alongside 14 family members and several large suitcases. Her family had just arrived in Nova Scotia from Finland, and they would soon launch Canada’s first Old Apostolic Lutheran Church. In the photo, Marttinen is smiling brightly toward the horizon, as if spellbound by the endless possibilities of a new world.

But even then, at age 9, Marttinen harbored a secret that would be the source of a lifetime of emotional pain. Now 84 and living in Sault Ste. Marie, Ontario, she said in an interview that her older brother sexually assaulted her starting when she was 5. Another brother soon started abusing her, too, she said. Both brothers are now dead.

Years later, Marttinen said she came to learn that there were other predators in the church. She kept silent about her abuse for most of her life, fearing she would be forced to forgive and still live with the stigma if she came forward. She only told her own daughter about the extent of the abuse in recent months, after reading the ProPublica and Star Tribune stories.

“They can do whatever they want and you have to forgive them. That’s not right. But you go along because you were brought up in it. 

“I wish I wasn’t,” she added. 

The Laestadian churches in Scandinavia have faced their own reckonings. From 2009 to 2011, a Finnish child welfare scholar, Johanna Hurtig, documented widespread sexual abuse cases among Finnish church members and found that the concept of forgiveness of sins had been warped into a tool to silence victims. 

At first, church leaders were defensive, according to news reports. But they later acknowledged “serious mistakes” in how the church handled sexual abuse, including pressuring victims to forgive offenders instead of reporting them. They urged members to report abuse to police and child welfare authorities.

Several men were convicted in Finnish courts and sentenced to long prison terms. 

In 2017, Norwegian police documented 151 cases of rape and abuse, many with child victims, in a remote northern village of some 2,000 people. Following a newspaper investigation, the police said they tied many of the cases to members of Laestadianism, with some incidents dating to 1953. The police found the practice of forgiving and forgetting often led to abuse being considered “settled” internally, effectively silencing victims and protecting perpetrators.

A rural area with a few houses, barns, an RV and a dirt road where two people are riding away on an all-terrain vehicle.
Moorcroft is small but home to a thriving OALC congregation.

The church’s emphasis on large families has created booms in places like Minnesota, Wyoming and southern Washington. Families rely heavily on one another socially, financially and spiritually while keeping their distance from what members often call “the world” — outsiders and secular influences viewed as dangerous or corrupting. Even ordinary activities like watching TV and dancing are treated as transgressions that must be confessed. One abuse victim said she felt anxious every time she turned on her car radio, fearing that if she listened to a pop song and died in a crash before asking forgiveness, she could go to hell. 

Some church members hope the Swedish elders address sexual abuse during their visit, including the mother of a 15-year-old girl who revealed in May 2025 that her father had been abusing her for years. It happened both in Minnesota and after they moved to Washington, according to court records. The mother, according to child protection services reports, said she told her preacher about the abuse. 

Authorities did not learn of the allegations until August, when her daughter saw a therapist after weeks of her mother trying to get help through church channels, according to the reports. That visit triggered an investigation by child protection authorities in Washington, who substantiated the complaint. Prosecutors in Minnesota charged the father with criminal sexual conduct, but he hasn’t been charged in Washington. The father has asked the court for a public defender and has not yet entered a plea. He did not respond to voice and text messages seeking comment. 

Asked why church officials did not immediately contact law enforcement, a spokesperson for the church declined to answer, saying the case was “complex” and in authorities’ hands. However, he said that, in general, spiritual advisers need to use counselors and other professionals “to determine if there is a reasonable cause to report as dictated by law.”

But the mother said it was she — not the church — who set up the therapy session. 

“Their job is to pick up the phone and say, ‘Hi, I’ve got some confusing, conflicting information but I’m concerned for the safety of this person,’” she said. “They don’t have to be investigators, all they need to do is tell somebody.”

The mother said she plans to raise the church’s failure to notify police with elders when they visit this summer. Nonetheless, she plans to remain in the church. Asked why, she said, “Because I want to go to heaven.”

A view of a red-brick church building from behind a closed chain-link fence. The fence features a prominent "No trespassing" sign, with an empty asphalt parking lot stretching out toward the building under a cloudy sky.
An Old Apostolic Lutheran Church in Brush Prairie, Washington

Last summer, in the rural expanse of eastern Wyoming, Moorcroft police drove up the long dirt road leading to the OALC church, a large brick building on the edge of town with a white cross emblazoned under the eaves. 

The investigators were looking for records that could verify the membership of a man who several children said had abused them during services. His name was Charles Massie — the brother of Clint Massie, who had pleaded guilty to similar crimes in Minnesota months earlier.

Over 10 years, authorities alleged, Charles Massie had sexually abused at least seven girls. Some of the abuse occurred at his house and some at his businesses, where young girls worked part time. But the vast majority of the abuse occurred at church, according to court documents. Investigators tallied 832 incidents where Massie sat near the girls’ parents, allegedly fondling the girls’ genitals and breasts. One victim, who told the police she was 5 or 6 years old when she was abused by Massie, said that he “raped me with his fingers.” 

Wyoming has charged Charles Massie with nine counts of sexual abuse and sexual battery. He is being held in jail in Nebraska, where prosecutors also have charged him in connection with sexual assaults. He has pleaded not guilty in both states. He could not be reached for comment.

When investigators in Moorcroft contacted families of the victims, they learned that the families already knew about the abuse. One had learned of it three years earlier, according to charges. But according to court records, none of them had told the police. Instead, the charges say, the father of some of the victims had told their preacher, David Lindberg, about the abuse in 2024. Charles Massie would later turn himself in, but not for another year.

Day, the top prosecutor in Crook County, Wyoming, said there was “no support” for victims and the church did nothing to punish Charles Massie. “There are no consequences for him,” she said. “He’s allowed to sit in church with them every Sunday, even after they’ve come forward and said, ‘This man has been hurting us.’” She said Charles Massie turned himself in to the Moorcroft police after he admitted to a mental health provider that he had abused children; the provider told him that they would report Massie if he didn’t go to police.

Lindberg disputed the characterization that he did not act when Charles Massie confessed to him. “All I can say is, when I first heard about it, he came to me and he had a problem, so I told him he needs to go get therapy and turn himself in to the police,” Lindberg said. “And he did.” 

He referred additional questions to a church spokesperson, Troy Massie, who is a relative of Charles and Clint Massie. In written responses, Troy Massie said the church told Charles to stop attending services after he confessed to Lindberg, though he could listen to services on the phone. 

“We continue to improve our efforts as needed to protect all children,” he wrote.

OALC Member Speaks During His Sentencing for Rape

During his sentencing hearing in 2017, Carsie Tikka, who had been convicted of raping a child, lashed out at his lawyer, the judge and his accusers. Obtained by ProPublica and the Minnesota Star Tribune

The Wyoming church isn’t the only one to face accusations that it failed to report abusers. In southwestern Washington in 2017, a jury convicted church member Carsie Tikka of raping a 9-year-old boy. But one woman, who was a member of the church at the time, said that years before he was charged, Tikka had assaulted her stepchildren and the leaders had done nothing to stop him. Instead, Tikka asked her family for forgiveness.

After Tikka was convicted at trial, a court-ordered psychiatrist wrote in a report that Tikka had “a history of offending 29 males,” an allegation that Tikka denied in court. At his sentencing, Tikka said his conscience was clean. He said he had already “received the testimony of sins forgiven” by one of God’s disciples.

“You clearly by your statement here are not remorseful,” the judge remarked before sentencing him to life in prison without parole. “You put the blame on everyone else.”

Then Tikka illustrated the central problem facing prosecutors and victims alike — a powerful religious culture that prioritizes spiritual absolution over secular justice — with his final, defiant words:

“My sins have been forgiven,” Tikka told the judge. “Have yours?”

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Frontline Workers Twice as Likely to Use Unapproved AI

4 Giugno 2026 ore 11:44

New research by Mitel has revealed a widening gap between AI adoption and enablement, with limited support and low confidence contributing to the rise of Shadow AI and unapproved AI usage. The State of Workforce Communication report found that while workplace communication is mission-critical, tools are misaligned with how teams execute, forcing employees to quietly compensate at measurable cost to productivity, security and service quality.

The global survey of 2,000 IT decision-makers (ITDMs) and desk and frontline employees across diverse industries, including healthcare, public sector, retail, manufacturing, financial services and hospitality, found that nearly two-thirds (63%) of workers feel pressured to “make it work” with systems that are not designed for their needs. This situation creates friction in productivity and service delivery while increasing operational and financial risks associated with limited control over data custody, performance, and business continuity.

In parallel, 93% of ITDMs consider communication tools integral to everyday business operations, yet only 34% of workers say those tools are highly effective. This highlights a gap between how communication tools are deployed and how employees actually work.

Eric Hanson, CMO at Mitel, said: “Organisations are making significant investments in AI, communication infrastructure, and modernisation. Yet more than half of employees report that these tools fall short at the moments that matter most. The challenge is not a lack of technology, but a lack of alignment with the realities of work. In fast-moving, high-pressure, and increasingly mobile environments, communication must be immediate, reliable and context-appropriate – or it risks breaking down precisely when it is needed most.”

While 93% of IT leaders consider communication tools strategically critical, Mitel’s report highlights the complexity of delivering consistent, effective communication across a distributed, mobile, and frontline-driven workforce. 89% of IT leaders acknowledge that some parts of the workforce are better served by communication tools than others. This points to a gap between intention and reality that is reflected in the day-to-day experience of desk and frontline workers. Over six in ten (63%) feel pressured to “make it work” when communication systems are not designed for their needs, reaching 71% for frontline workers.

The research found that teams are relying on an average of seven disconnected tools to complete even routine tasks, potentially leading to ‘tool overload’ and fatigue. 
Over half of workers say they waste time switching between communication tools and half of frontline workers feel increased pressure during busy or critical moments.

These inefficiencies extend beyond internal workflows, directly affecting service delivery, operational consistency, and, in some cases, safety. The burden is highest for frontline workers, where communication failures carry greater consequences. 54% of these workers report delays in completing tasks or responding to situations, 46% say that it impacts quality of service, and 35% even report that it creates safety risks for customers, patients, or staff.

These workarounds also introduce significant security risks to organisations. The report reveals that when faced with communication issues, workers are finding their own ways to keep work moving. Over three-quarters (76%) use non-approved communication channels for work-related purposes, increasing risks such as data exposure, compliance breaches, cybersecurity threats and a loss of visibility and control, according to 90% of ITDMs. This behaviour is even more pronounced among frontline workers, who are over twice as likely to use non-approved tools often to respond to their customers and patients quickly and effectively when sanctioned tools fall short.

While business leaders are prioritising AI investments to improve efficiency and modernise operations, adoption across the workforce remains uneven, and many workers feel unsupported. The report highlights that 52% of workers regularly use AI tools, but only 33% feel very comfortable using them in their day-to-day work. At the same time, 66% consider their organisation does not adequately support AI use, introducing a new emerging risk: Shadow AI.

It is evidenced by the fact that half of workers turn to non-approved AI tools, outpacing their organisations as they move to drive functional productivity and operational velocity. In the meantime, IT leaders indicate growing concerns around incorrect or misleading outputs (76%), whether AI use meets regulatory or compliance requirements (75%), and how data is stored, used and protected (75%).

As Sam Soares, CRO of CultureAI, previously told the Guru: “One of the biggest risks facing organisations today is the use of undocumented or unapproved AI tools – or shadow AI – operating on company networks or using company data. These tools are used by employees without organisational oversight, introducing significant security, compliance and operational risks. As the number of AI apps proliferates, it’s an increasingly common occurrence.”

AI is not yet delivering consistent value for the workforce, and managing its pace and risks remains a shared challenge for both IT leaders and workers. Clear guidance, integration, and alignment with existing workflows are needed to reduce complexity and risk rather than add to them.

Messaging platforms remain the preferred choice for everyday collaboration, but voice becomes the most trusted and effective channel in urgent or high-stakes situations, across generations.

Nearly eight in ten workers (79%) rely on voice communication when rapid action and immediate alignment are required, highlighting the enduring value of real-time human interaction in critical moments. The trend is particularly pronounced among healthcare professionals, where communication speed can directly influence operational outcomes and patient care, with 56% adopting a voice-first approach during urgent situations. However, this can create issues as deepfakes and productivity platform based attacks arise.

To address these challenges and close the gap between investment and employee experience, organisations must reconcile two priorities: offering employees the flexibility to choose the communication tools and channels best suited to each situation while ensuring strong standards for security and compliance.

In this context, hybrid infrastructure became the operating reality: 87% of ITDMs already rely on it for their communication tools and 93% confirm that it provides the flexibility and control needed, without unmanageable complexities. This model allows organisations to modernise communication systems while maintaining oversight and stability across increasingly complex environments.

“While there is broad alignment between IT leaders and employees on the need to evolve workforce communication, this research underscores how far most organisations remain from achieving that objective. They must address foundational challenges while navigating increasing technical complexity, heightened security requirements and ongoing modernisation efforts. These dynamics highlight the need for more practical, user-centred approaches, particularly solutions that are seamlessly integrated into everyday workflows across roles and work environments to ultimately drive performance and business outcomes,” said Luiz Domingos, CTO of Mitel.

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Newsletter Speciale Alleanza Clima Lavoro Maggio 2026

Giulio Marcon

Un sondaggio dell’Alleanza Clima Lavoro su lavoratrici e lavoratori dell’intera filiera dell’auto smonta le tesi di chi si oppone alla transizione all’elettrico. Due su tre non chiedono di fermarla, ma più investimenti, formazione, tutele e politiche capaci di governarne gli effetti sociali e produttivi.

Alleanza Clima Lavoro

La transizione nell’automotive in Italia verso la nuova mobilità elettrica e sostenibile è già realtà. E non va bloccata. A dirlo sono le lavoratrici e i lavoratori del settore. Il nuovo podcast dell’Alleanza Clima Lavoro, a cura di Massimo Alberti, ospita le loro voci.

Alleanza Clima Lavoro

A Bologna, nel confronto tra sindacato, ambientalismo e imprese, il quinto convegno nazionale dell’Alleanza Clima Lavoro ha messo al centro il vero nodo della transizione verde: come governare i processi di trasformazione tecnologica e produttiva e quale modello sociale costruire nella decarbonizzazione.

Emiliano Favali

Un nuovo Report a cura della Fiom-Cgil Avellino fotografa stato di salute e prospettive del comparto autobus, a partire dal caso di Menarini. E avanza proposte per il rilancio di un settore industriale strategico per la decarbonizzazione, il trasporto pubblico locale, lo sviluppo dei territori, il lavoro.

Alleanza Clima Lavoro

Due giorni di incontri nella capitale belga con Commissione e Parlamento UE su automotive, Green Deal e politica industriale. Tra incertezze e pressioni sull’endotermico, emerge il nodo: senza scelte pubbliche chiare, il lavoro, gli obiettivi climatici e il sistema produttivo europeo sono a rischio.

Redazione

Un’indagine di SourceMaterial e Politico con il sostegno di T&E documenta le ripercussioni negative sugli agricoltori locali e la sicurezza alimentare derivanti dalle attività di produzione ed esportazione di biomasse da parte di Eni in Kenya. Pubblichiamo il comunicato stampa di Transport&Environment.

Gianni Alioti

Di fronte alla crisi dell’auto – specie in Germania – la riconversione verso produzioni militari è presentata da imprese e media come un’occasione di sviluppo. La realtà è che non ci sono processi rilevanti di questo tipo e il loro impatto sul lavoro è molto limitato.

Monica Frassoni

Mentre il governo Meloni brucia miliardi in interventi di emergenza senza visione, continuando a curare il sintomo invece della malattia, i numeri dimostrano che la vera soluzione strutturale rimane quella di accelerare su efficienza e transizione. Da renewablematter.eu

Roberto Romano

Le trasformazioni delle strutture produttive si possono orientare, possibilmente scegliendo di investire in settori con effetti moltiplicativi ampi. L’industria militare non è tra questi, la transizione ecologica sì.

I MATERIALI DELL’ALLEANZA CLIMA LAVORO

I PODCAST DELL’ALLEANZA CLIMA LAVORO

Articolo di

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Transizione verde: parola a chi lavora  

I lavoratori dell’automotive non chiedono di fermare la transizione ecologica. Chiedono invece formazione, investimenti, tutela del reddito e una politica industriale capace di governarla. È questo il messaggio che emerge dalla nuova puntata di “A qualcuno piace verde”, il podcast dell’Alleanza Clima Lavoro curato da Massimo Alberti, dedicata al punto di vista di chi vive ogni giorno il cambiamento nei luoghi di lavoro.

Da anni il dibattito pubblico sulla crisi dell’automotive europeo e italiano è accompagnato da una narrazione ricorrente: la transizione ecologica sarebbe la principale minaccia per il lavoro e per il futuro del settore. L’elettrificazione viene spesso descritta come una scelta imposta dall’alto, osteggiata da chi lavora e destinata a produrre chiusure di fabbriche e perdita di occupazione.

Ma è davvero così?

Per rispondere a questa domanda, la puntata parte dalle testimonianze raccolte a Bologna in occasione del convegno nazionale dell’Alleanza Clima Lavoro “Mobilità sostenibile al lavoro”, svoltosi il 14 e 15 maggio. Dalle voci di lavoratrici e lavoratori di aziende come Bonfiglioli, Caterpillar e Berco emergono preoccupazioni per il futuro occupazionale e per le trasformazioni in corso, ma anche la consapevolezza che il cambiamento tecnologico sia già una realtà e che ignorarlo significherebbe aggravare ulteriormente la crisi del settore.

Nella puntata queste testimonianze vengono messe a confronto con i risultati del rapporto “L’auto in transizione. Il punto di vista delle lavoratrici e dei lavoratori del settore in Italia”, realizzato dall’Alleanza Clima Lavoro su un campione rappresentativo di 501 addette e addetti dell’intera filiera automobilistica italiana: operai/e, impiegati/e, quadri e dirigenti, dalla componentistica alla produzione, fino alla vendita e al post-vendita.

Il rapporto restituisce un’immagine molto diversa da quella troppo spesso proposta nel confronto politico e mediatico. Il primo elemento che emerge è che la transizione non appartiene al futuro, ma è già realtà: secondo le persone intervistate, quattro aziende su cinque risultano oggi coinvolte, in forme diverse, nei processi di trasformazione industriale legati alla mobilità elettrica e sostenibile. Il tema, quindi, non è più se la transizione debba avvenire oppure no.

La vera questione riguarda il modo in cui questo cambiamento viene concretamente governato. Le lavoratrici e i lavoratori del comparto esprimono una forte richiesta di politiche pubbliche per accompagnare la trasformazione. Il 60% giudica inefficaci le misure messe in campo in Italia a sostegno del settore. E si registra una distanza crescente tra la velocità con cui cambiano tecnologie, mercati e processi produttivi e la capacità delle istituzioni di offrire strumenti adeguati per affrontare questa fase.

Un secondo tema centrale riguarda le competenze. Oltre il 90% delle persone coinvolte nel sondaggio riconosce che il settore sta attraversando trasformazioni che richiedono nuove professionalità. Eppure meno del 40% ritiene di possedere pienamente le competenze necessarie per affrontarle. Tecnologie elettriche, digitalizzazione, ricerca e sviluppo, intelligenza artificiale: sono queste le aree considerate più importanti per il futuro dell’automotive.

La formazione rappresenta quindi uno snodo decisivo. Tuttavia il quadro che emerge dall’indagine è tutt’altro che rassicurante. Meno del 60% dei lavoratori ha partecipato ad attività formative negli ultimi tre anni e circa uno su quattro segnala la totale assenza di opportunità di aggiornamento professionale. Una situazione che rischia di ampliare ulteriormente il divario tra esigenze produttive e competenze disponibili.

La ricerca mostra inoltre come la transizione si inserisca in un contesto segnato da forti difficoltà industriali e occupazionali. Cassa integrazione, contratti di solidarietà, delocalizzazioni, esternalizzazioni e uscite incentivate rappresentano esperienze diffuse tra le persone intervistate. Segno che molte criticità del settore precedono la diffusione dell’auto elettrica e affondano le loro radici in problemi e ritardi strutturali dell’industria italiana ed europea.

Il messaggio del sondaggio dell’Alleanza Clima Lavoro è chiaro. Le lavoratrici e i lavoratori dell’automotive italiano non chiedono di fermare il cambiamento: chiedono piuttosto di governarlo in modo adeguato. Due persone su tre ritengono infatti necessario guidare la transizione attraverso investimenti, formazione, sostegno al reddito nei periodi di riconversione e maggiore coinvolgimento dei lavoratori nei processi decisionali.

È questa la prospettiva della giusta transizione che l’Alleanza Clima Lavoro sostiene da sempre: coniugare decarbonizzazione, innovazione industriale, qualità del lavoro e tutela sociale. Perché la vera alternativa non è tra ambiente e occupazione, ma tra una transizione subita e una transizione governata.

In un dibattito pubblico spesso dominato dagli slogan, il sondaggio dell’Alleanza Clima Lavoro restituisce la parola a chi la transizione la vive ogni giorno nei luoghi di lavoro. E il messaggio che arriva dalle fabbriche è chiaro: il cambiamento non va fermato, va governato.

Ascolta la tredicesima puntata del podcast!

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Serbia: Intervista con Klasna Solidarnost

4 Giugno 2026 ore 11:00

Pubblichiamo un estratto dall’intervista al gruppo anarchico serbo Klasna Solidarnost (KS) realizzata per Radio Libertaire, la radio della Federazione Anarchica Francofona (FA) con sede a Parigi, nel corso del Congresso dell’IFA che si è tenuto ad Atene lo scorso aprile, e a cui il gruppo di Belgrado ha partecipato come osservatore, chiedendo di aderire all’Internazionale. Per conoscere l’attività di KS potete consultare il sito klasol.org o il canale instagram @klasnasolidarnost. Di seguito il testo dell’intervista, condotta da Ouzo, del gruppo FA di Marsiglia, con due compagnx di KS.

Ouzo (FA): […] Potreste innanzitutto introdurre la vostra organizzazione?

KS1: Grazie per questa opportunità. Alcune rapide note sulla storia della nostra organizzazione. Klasn Solidarnost, che significa Solidarietà di Classe, è di base a Belgrado, capitale della Serbia. È stata fondata 10 anni fa. È la prima e, fino ad ora, unica organizzazione politica anarchica in Serbia.  Il nostro scopo è creare ed espandere una federazione con altri gruppi in altre città della Serbia. Siamo coinvolti in numerose lotte. La Serbia è uno dei paesi post-socialisti sottoposti ad una transizione incontrollata al capitalismo, con privatizzazioni che hanno lasciato devastata la classe lavoratrice. Centinaia di migliaia di persone hanno perso il proprio lavoro, la propria salute – molti di essi hanno perso la propria vita. Siamo su posizioni fermamente antimperialiste e anticapitaliste. La nostra opposizione alla NATO è un elemento chiave delle nostre attività. La nostra società ha fatto esperienza dei bombardamenti imperialisti della NATO. Avevo 7 anni quando hanno bombardato Belgrado. Abbiamo ricordi che ora la maggior parte delle persone in Europa vede solo nei reels sulle guerre in Medio Oriente: stai giocando fuori nel parco quando senti le sirene dei bombardamenti aerei, e corri a nasconderti nei rifugi. Per marcare l’anniversario dei  bombardamenti NATO, abbiamo appeso  uno striscione DIY su un ponte dell’autostrada, visibile da migliaia di macchine. Alcuni dei nostri membri sono fondatori e partecipanti del movimento per la Palestina in Serbia, così come in quello degli Antifascisti di Belgrado, costituito sei anni fa con lo scopo di contrastare la crescita del fascismo, ma anche di diffondere le idee dell’antifascismo e renderle più attrattive per le giovani generazioni!

KS2: KS è attiva per decostruire il mondo in cui viviamo, per distruggerlo, ma anche per costruirne uno nuovo. Molti nostri compagni hanno fondato i sindacati studenteschi orizzontali, coinvolti molti anni fa nel movimento contro gli sgomberi forzati. Ci sono state decine di azioni di successo in difesa delle famiglie minacciate di sgombero. C’è anche l’iniziativa per la mensa di solidarietà (tre volte la settimana, autogestita e autofinanziata). Molte persone che non sono politicizzate, persone ordinarie, fanno in realtà cose anarchiche, possiamo dire, partecipando a organizzazioni orizzontali basate sul mutuo appoggio e che non cooperano con le istituzioni, lo stato, partiti politici o ONG.

Riguardo alle iniziative studentesche: molti anarchici hanno partecipato ai movimenti del 2006, 2009, 2011 e 2014. In Serbia c’è un Parlamento degli Studenti che dovrebbe organizzare la vita degli studenti, ma in realtà è una istituzione che non ha altro proposito se non reclutare futuri politici. Negli ultimi due decenni, in particolare all’Università di Filosofia di Belgrado, ci sono state occupazioni e assemblee degli studenti. Sono anarchici nelle loro pratiche; ciascuno ha il diritto di parlare e di votare. È vietato parlare della propria organizzazione politica. Anche l’occupazione è azione diretta. Questo è qualcosa che ha influenzato la struttura del movimento che è emerso nel 2024.

Ouzo (FA): Grazie compagni. […] Chiedo ai compagni studenti che sono scesi in strada nelle rivolte a partire dal 2023 di condividere le loro esperienze di lotta con noi, le loro pratiche di autorganizzazione, ma anche le strutture della società capitalista che oppongono loro resistenza? […]

KS1: Quei blocchi stradali e quelle occupazioni delle università, che sono andati avanti per quasi un anno, hanno costituito uno dei movimenti più imponenti in Serbia. Ma perché? Credo che la risposta risieda nei metodi di organizzazione e di processo decisionale. Fin dall’inizio del movimento si è trattato di assemblee di democrazia diretta. Ci siamo ispirati all’esperienza dell’occupazione studentesca del Cookbook a Zagabria nel 2009. Sono stati distribuiti libri e volantini.

Nel 2023, la popolazione si ribellò contro il crimine di Stato che aveva provocato la strage di 16 persone nel crollo della stazione ferroviaria di Novi Sad. Di solito, quando si verificano crimini di Stato, le ONG e i partiti di opposizione si appropriano della lotta e la gente non è motivata a partecipare. Ma questa volta fu davvero una mobilitazione di massa. In quanto anarchici, il nostro ruolo non è quello di guidare il movimento, ma di discutere con la gente quali siano le strategie migliori. Crediamo che le persone si libereranno da sole. La prassi cambierà le loro menti.

Ma sfortunatamente, gli anarchici non erano abbastanza organizzati per essere presenti in tutte le università, e l’ideologia dominante ha prevalso. I politici dell’opposizione e le ONG opportuniste hanno cooptato le richieste degli studenti verso una richiesta di elezioni parlamentari. Ci sono, tuttavia, contraddizioni che devono essere evidenziate: queste assemblee chiedono elezioni e lo Stato di diritto, mentre si auto-organizzano in modo anarchico.

Le parti positive e progressiste del movimento esistono ancora. Ad esempio, nel caso in cui gli studenti hanno invitato i non studenti a organizzarsi allo stesso modo attraverso le assemblee di quartiere, gli zborovi. Questi gruppi esistono ancora oggi. Sono loro a portare avanti le azioni più avanzate. Ad esempio, gli scontri con la polizia. La gente ha sempre odiato la polizia, ma era solita dire che dovevamo essere pacifici. Ma dopo la violenza della polizia, queste persone hanno capito che la polizia non è nostra amica e che l’unica via è scontrarsi con la polizia. Le assemblee hanno anche organizzato proteste contro la gentrificazione, contro gli enormi progetti di sviluppo del governo (come il piano di costruire un acquario al posto di un parco). C’è stata anche una manifestazione antifa congiunta con gli studenti.

KS2: Sono testimone dei movimenti studenteschi da dieci anni. Dieci anni fa riguardavano solo il Dipartimento di Filosofia; ora coinvolgono l’intera università. Allora protestavamo contro la privatizzazione dell’università; le rivendicazioni erano di carattere sociale e anticapitalista, e miravano a rendere l’istruzione accessibile alla classe operaia. Ora queste occupazioni sono motivate dalla situazione politica del paese e sostenute da tutti i cittadini. Naturalmente le rivendicazioni sono liberali. Ma cosa possiamo aspettarci in un mondo in cui il pensiero neoliberista è così dominante? È normale che le persone credano di poter migliorare la propria vita utilizzando gli strumenti del sistema che conoscono. Ma penso che la prassi delle occupazioni stia cambiando le mentalità. È un processo; non possiamo vincere oggi, ma è un processo che ci porterà nella giusta direzione.

Ouzo (FA): Grazie per queste informazioni, compagni. Infine, riguardo alla vostra presenza al congresso dell’IFA: come vi sentite qui? Quali sono le vostre prospettive anarchiche sull’adesione all’IFA?

KS1: Innanzitutto, una breve storia che ci ha portato dove siamo oggi. Ciò è avvenuto grazie alla nostra collaborazione con l’APO (Αναρχική Πολιτική Οργάνωση, Ομοσπονδία Συλλογικοτήτων, Organizzazione Politica Anarchica, Federazione dei collettivi, federazione greca nell’IFA), che è l’organizzatrice del congresso. Abbiamo già collaborato con loro in numerose occasioni, tra le quali vorremmo sottolineare due importanti eventi in presenza a cui i nostri compagni sono stati invitati come ospiti. La prima la scorsa estate qui ad Atene per il festival dell’APO. E in ottobre a Salonicco al festival libertario organizzato anch’esso dall’APO. In quelle occasioni abbiamo partecipato a una sessione in cui abbiamo discusso del ruolo degli anarchici nella lotta di classe. Nel contesto degli omicidi di Stato in Grecia e in Serbia, in cui abbiamo individuato un filo conduttore comune a queste due tragedie.

Per quanto riguarda il congresso, parlo a titolo personale per quanto riguarda le mie impressioni, ma sono quasi certo che i miei compagni le condividano. Siamo più che onorati dell’opportunità di essere stati invitati come ospiti/osservatori partecipanti. Nel nostro discorso di apertura, abbiamo espresso il nostro fermo desiderio di aderire all’IFA. Questo perché il nostro principio fondamentale è la cooperazione anarchica internazionalista. Io stesso mi sento realizzato in un luogo come questo, dove ci sono persone provenienti da tutto il mondo, con culture diverse, storie diverse, etnie diverse, generi diversi e lingue diverse, eppure abbiamo tutti l’obiettivo comune di costruire un mondo nuovo e migliore, libero dallo sfruttamento capitalista.

KS2: Anch’io sono sempre felice di incontrare persone con cui condivido le mie convinzioni. Penso che sia davvero importante. In primo luogo, perché è quello che fanno i capitalisti e chi detiene il potere: lavorano insieme contro di noi. Noi dobbiamo fare lo stesso. Non possiamo cambiare il mondo se non ci colleghiamo a livello internazionale. In realtà mi sento molto commosso. Perché, come anarchico, a volte mi sento un utopista, che lotta per qualcosa di impossibile, ma quando incontro persone da tutto il mondo che la pensano come me, che lavorano e fanno cose anarchiche, mi sento più motivato e più coraggioso nel continuare. Ora che il mondo è alle prese con guerre e genocidi, è assolutamente essenziale essere internazionalisti. I meccanismi sono gli stessi; dobbiamo condividere le nostre strategie e le nostre diverse esperienze di lotta.

Ouzo (FA): Grazie, compagni. Parlo a titolo personale, ma so che questo sentimento è condiviso dalla Fédération Anarchiste. È un onore condividere e stringere un legame con voi e la vostra organizzazione. Siete i benvenuti in Francia. Volete dire qualche parola di chiusura?

KS: Merci, compagni, il piacere è reciproco. Per quanto riguarda lo slogan, credo che lo usiate anche in Francia: Ko seje bedu, žanje bes – Chi semina miseria, raccoglie la rivolta!

Ouzo, Federazione Anarchica Francofona, Marsiglia, Gruppo Oaï

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Problème de couleurs des évenements dans Framagenda

Bonjour,

Je suis un utilisateur récent de Framagenda.
Je fonctionne beaucoup avec un code couleur pour repérer en un coup d’oeil les types de RDV dans ma journée.
Depuis la MAJ, ces couleurs sont toutes passées en transparence par défaut (donc couleurs fades et parfois indiférenciables). De plus, mes évenements passés sont encore plus transparents (quasi blanc). Y a t il un paramètre dans mon appli à modifier que je n’aurais pas trouvé afin de repasser cela comme avant ?

Sinon, si je n’ai pas la main sur cela, comment le remonter aux dev ?

Merci à vous =)

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I Got Access to Hundreds of Teacher Misconduct Complaints in California — and You Can Too

4 Giugno 2026 ore 11:00
An illustration of a person approaching a school building. The sky in the background is made up of a chaotic assortment of documents and folders.
Anna Vignet/KQED

I was a new reporter at KQED in 2021 when former elementary teacher Joseph Brian Houg was sentenced to more than three decades in prison for sexually abusing 10 students. He’d taught at the same San Francisco Bay Area school for more than two decades. Were there warning signs?  

I soon discovered parents on social media saying they had complained to school administrators for years about Houg. I also knew that schools could release such complaints if they were substantiated or if teachers were disciplined. So I filed public records requests with Houg’s school — something anyone can do. 

I received 43 pages of records within a few months showing that parents had reported Houg to the principal at least four times since 2009. They complained about him for asking students to strip down to their underwear in his classroom in order to try on costumes for a play he was directing, and for coming into their changing room. They also complained about his touching boys’ chests or stomachs and tapping one boy on the butt. I learned that the principal had twice warned Houg to stop touching students. But he was allowed to keep teaching. (The principal said in a deposition that while Houg’s actions crossed professional boundaries, they were not reported to her as sexual.)

Over the next two years, I reported on similar cases of teachers remaining in the classroom after complaints of unwanted touching. Another Bay Area elementary school, in Benicia, reported a teacher to the state’s licensing body after he resigned due to accusations of misconduct. He was hired by another school, and his educator license remained in good standing until he was criminally charged. (He is currently fighting those charges.)

This raised a whole different set of questions for me: Should these teachers have been allowed to keep teaching in new schools? How much about a teacher’s disciplinary history did potential employers know? And what was the state’s responsibility for acting on, and sharing, the information it had about these teachers?

After I entered journalism school at the University of California, Berkeley in 2023, I wanted to investigate how common it was for teachers to continue working with kids after schools found that they had committed misconduct. California law bars the teacher licensing agency from releasing disciplinary records to the public, so my classmate and I requested records from the 300 largest school districts in California. We asked for complaints of teacher sexual misconduct made to schools in the five previous years. We also asked for any reports sent by schools to the state’s teacher licensing agency, which are required to be filed when public school educators are fired or resign due to alleged misconduct.

Dozens of districts responded within two months. We began building a spreadsheet of teachers against whom complaints were raised. Getting the records was slow: California requires public agencies to determine whether they have records to disclose within 10 days, and to release them promptly, but most dragged their feet. Whenever schools stopped responding, I copied school board members and attorneys on my emails, citing the law. By the time I graduated more than a year after filing the records requests, I had received more than 350 complaints, which I used in my recent investigation with KQED and ProPublica.

To this day, Los Angeles Unified, the largest school district in California, still has not released any records pertaining to teacher misconduct cases that it reported to the state. Instead, the district said it would charge me $8,000 ($100 an hour for 80 hours of work) for it to “investigate approximately 2,500 potentially responsive personnel files.” The First Amendment Coalition, a California nonprofit that advocates for free speech and government transparency, is representing me in a lawsuit filed in May. We argue that the Los Angeles school district is violating public records laws with its failure to release documents pertaining to alleged educator misconduct. A Los Angeles Unified spokesperson told me in a written statement this week that its policies balance the public’s right to access records with “responsible stewardship of public resources” and the law. 

Districts slow-walking their responses isn’t the only obstacle to getting records from schools. Districts typically notify teachers before releasing complaints to give them the opportunity to block the documents’ release. The former Benicia teacher who was criminally charged with sexually abusing students in 2024 sued to block the release of complaints made against him at two school districts. The First Amendment Coalition represented me in that case, too, and we won. It took nine months to get the records. In another case in which I had requested records, the court granted an injunction preventing release of the teacher’s records, but the legal filings contained the details of the allegations against him, so the nature of the complaint became public anyway.

At least four teachers have called or emailed me directly to ask why I’m requesting their disciplinary records. They wanted to share their side of the story, which I was more than happy to hear, and some argued that their cases were not worth my time. One asked me to retract my request. (I did not.) Another sent a 1,700-word email saying that the allegations were only partially true and lamented that he did not have the money to defend himself. 

While I appreciated the complexity of individual cases, I believed that those misconduct complaints might contain important truths. Undeterred by school districts’ recalcitrance, I followed the public record-seekers’ mantra: If you can’t get records from one agency, the answers you’re looking for may exist somewhere else. 

Records of state disciplinary hearings are presumed public when teachers object to their dismissals by school districts or appeal the suspension or revocation of their licenses. And those records reside in the Department of General Services, a state agency that houses another agency responsible for convening administrative hearings of public employees. 

This agency proved helpful with the case of Jason Agan, a San Francisco Bay Area math teacher who KQED and ProPublica reported on last month. Agan had been fired for sexually harassing high school students but went on to teach at two more schools, even after an independent panel convened by the Office of Administrative Hearings deemed him “unfit to teach.” Because he had asked for an outside hearing after the district moved to fire him, I requested those records. 

I got them the next day. The documents contained summaries of testimony from students, administrators and Agan himself at his dismissal hearing. Agan, who has not been accused of a crime, admitted to touching students’ shoulders but denied any sexual motivation, stating during his dismissal hearing that he did so to offer them support and encouragement. He maintained his teaching license. 

Getting a response from the Department of General Services was like discovering a secret portal to obtaining records quickly and easily. 

So I requested five years’ worth of decisions about other teachers by independent panels from this agency, in search of further insights into how the state’s teacher disciplinary system works and where it falls short. I obtained a gold mine of documents in less than a week.

I had learned some important lessons: What seems to be secret isn’t always so. Sometimes you just need to know who to ask, and for what.

Help Us Report on Teacher Misconduct in California

If you have experience with the state’s opaque teacher disciplinary process, KQED and ProPublica want to hear from you.

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Tibetology is key to China shaping global views on the region, top official says

Chinese academics specialising in Tibet must find more creative ways to shape the global conversation about the region while remaining strictly aligned with the Communist Party’s ideology. That was the message Li Ganjie, head of the Communist Party’s United Front Work Department, had for researchers who gathered to mark the 40th anniversary of the China Tibetology Research Centre on Wednesday. According to state news agency Xinhua, Li said that the international situation was “volatile” and...

Partito Comunista al Forum Antifascista di Mosca: incontro con Boris Litvinov e solidarietà al Donbass

di: PC
4 Giugno 2026 ore 08:38

Con la partecipazione al III Forum Antifascista di Mosca, il nostro Partito non ha fatto mancare il proprio sostegno ai popoli del Donbass.

Il nostro Vicesegretario Generale ha infatti incontrato Boris Alekseevich Litvinov, Primo Segretario del Comitato Regionale di Donetsk del Partito Comunista della Federazione Russa, leader del gruppo parlamentare del KPRF nel Consiglio Popolare della Repubblica.

L’incontro è stata l’occasione per dimostrare tutta la nostra solidarietà internazionalista e sviluppare progetti di collaborazione futuri.

Nella foto è presente Renate Koppe responsabile Internazionale del Partito Comunista Tedesco – DKP, nostro partito fratello.

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AMD rivede la licenza del suo software Vivado: gratuito per Windows, ma non per Linux!

4 Giugno 2026 ore 08:45
Nuove vette per la discriminazione degli utenti Linux. Se infatti eravamo abituati alla poca considerazione, cosa dire di questa nuova frontiera in cui, apparentemente, gli utenti sono talmente pochi (il 30%) che se vogliono la versione Basic del software la devono pagare... Un vero inedito!

Al centrosinistra serve un’idea di futuro

L’Europa e l’Italia si trovano in una condizione di smarrimento economico e politico. Sono schiacciate tra due grandi potenze che stanno ridisegnando gli equilibri globali: gli Stati Uniti, impegnati a riportare sotto la propria influenza economica tutte le aree considerate strategiche, e la Cina, che ha costruito un sistema produttivo capace di controllare materie prime, produzione industriale e leadership tecnologica dentro una struttura economica straordinariamente resiliente. In questo nuovo equilibrio internazionale, l’Europa rischia di diventare marginale, e con essa l’Italia. Questo smarrimento deve rapidamente trasformarsi in un progetto capace di collocare l’Europa dentro il nuovo duopolio globale, evitando che il continente venga progressivamente escluso dal potere economico reale. Gli effetti interni di questa marginalizzazione sarebbero gravi: minore crescita, salari più bassi, perdita di capacità industriale e crescente irrilevanza politica.

Per questa ragione il centrosinistra dovrebbe utilizzare il tempo disponibile per costruire un programma economico all’altezza della fase storica, non una sommatoria di provvedimenti o l’ennesimo catalogo elettorale. Serve un orizzonte di politica economica e sociale sufficientemente coraggioso. Senza ambizione, Italia ed Europa sono destinate ai margini.

Il ruolo dell’Europa

Il punto di partenza è l’Europa. Qualunque strategia nazionale seria deve partire dall’Europa. La competizione economica si organizza ormai tra grandi aree continentali. Nessun singolo Stato europeo possiede da solo la massa critica necessaria per competere con Stati Uniti e Cina: solo attraverso politiche europee più solide gli Stati nazionali possono tornare ad avere una funzione strategica. Serve innanzitutto un bilancio europeo autonomo, finanziato da risorse proprie, non inferiore al 5 per cento del Pil dell’Unione. Questa dimensione è appena sufficiente per immaginare un vero bilancio pubblico funzionale: uno strumento capace di utilizzare spesa pubblica, investimenti e, quando necessario, debito comune come leve di politica economica, industriale e anticiclica. Senza questa dimensione fiscale, il Parlamento europeo continuerà a non avere una piena legittimazione e l’euro resterà una moneta strutturalmente fragile.

La moneta unica può ambire a diventare una vera valuta internazionale soltanto se sostenuta da una politica fiscale comune. Una patrimoniale europea rappresenterebbe uno strumento credibile per rafforzare l’autonomia fiscale dell’Unione, da accompagnare a un mercato dei capitali integrato e regolato da istituzioni indipendenti. Di conseguenza, la BCE dovrebbe assumere un profilo più simile alla Federal Reserve, guardando all’inflazione così come all’occupazione. Solo un’Europa economicamente autonoma può costruire una politica estera autonoma, recuperando la diplomazia, una delle grandi invenzioni politiche europee.

Ricostruire il fisco italiano

Dentro questo quadro europeo, gli Stati devono mantenere una propria autonomia fiscale, ma in modo coerente e coordinato. I tributi si sono sempre adattati ai modi di produzione e agli assetti patrimoniali emergenti dall’evoluzione economica della società. Per l’Italia il punto è semplice: tutti i redditi devono concorrere al finanziamento della spesa pubblica sulla base della capacità contributiva e il sistema fiscale deve tornare a essere realmente progressivo. Il modello di riferimento dovrebbe essere la CIT (Comprehensive Income Tax), caratterizzata da una base imponibile formata da un reddito definito nel modo più ampio, così da includere tutte le entrate del contribuente, fra cui anche le plusvalenze. Negli ultimi anni il sistema tributario italiano è stato progressivamente svuotato nei suoi presupposti fondamentali attraverso aliquote sostitutive, agevolazioni settoriali e frammentazione delle basi imponibili. Il risultato è un sistema meno equo, meno trasparente e meno efficiente. Una riforma fiscale seria dovrebbe ricostruire universalità, progressività e coerenza. Ciò significa riportare a tassazione ordinaria quote crescenti di reddito oggi sottratte alla progressività, razionalizzare le tax expenditures, contrastare l’erosione delle basi imponibili e ridurre l’uso di strumenti fiscali costruiti per singole categorie. Meglio abbandonare le bandierine fiscali: il fisco o è coerente oppure non funziona.

Riformare la spesa pubblica.

Alla riforma fiscale deve accompagnarsi una riforma profonda della spesa pubblica. L’Italia gestisce ogni anno circa 1.300 miliardi di euro di spesa pubblica: una massa enorme di risorse che troppo spesso viene amministrata attraverso una moltiplicazione di strumenti frammentati che inseguono gli eventi economici invece di governarli. Ogni crisi produce una nuova misura; ogni emergenza genera un nuovo incentivo. Ogni governo aggiunge nuovi strumenti senza eliminare quelli precedenti. Non è così che si governa la spesa pubblica. Serve una grande riforma che riporti ordine nelle priorità e concentri le risorse sulle missioni fondamentali dello Stato: beni pubblici, beni di merito, investimenti ad alta esternalità positiva e protezione sociale.

Politica industriale e innovazione. La transizione energetica, tecnologica e industriale europea richiede anche una strategia nazionale coerente. L’Italia dovrebbe utilizzare la ricerca pubblica come leva di industrializzazione e contribuire al riposizionamento del proprio sistema produttivo. Il compito dello Stato non è sostituirsi al mercato, ma orientare il cambiamento tecnologico e anticipare la domanda di beni e servizi ad alto contenuto innovativo. In altre parole: cambiare il motore della macchina senza fermarla.

Occorre evitare di sostenere la domanda effettiva senza avere la capacità tecnica di soddisfarla: l’effetto sarebbe importare la parte più nobile e tecnologica degli investimenti.

Riequilibrare il rapporto tra capitale e lavoro

L’ultimo nodo riguarda il rapporto di forza tra capitale e lavoro. Negli ultimi anni si è consolidata una logica fondata su sussidi distribuiti alternativamente alle imprese e ai lavoratori, producendo una deriva verso un fisco sempre più categoriale. Questa strada va abbandonata. Serve innanzitutto un salario minimo definito per legge e costruito insieme alle parti sociali. Allo stesso tempo è necessario affrontare la frammentazione della contrattazione nazionale. Oggi esistono oltre mille contratti collettivi. Il problema non riguarda soltanto i cosiddetti contratti pirata, che interessano una quota limitata di lavoratori. Molti contratti coprono platee troppo ristrette e impediscono al lavoro di esercitare un reale potere contrattuale nei confronti del capitale.

Accorpare i contratti significa rafforzare il lavoro. Anche le tipologie contrattuali in ingresso nel mercato del lavoro devono essere drasticamente ridotte. Quattro o cinque forme contrattuali sono più che sufficienti. Un mercato del lavoro moderno non può essere costruito sulla precarietà permanente.

Il centrosinistra ha davanti una scelta semplice: governare il declino o provare a cambiare traiettoria.

Questo articolo è stato pubblicato da Domani il 2 giugno 2026

 

L'articolo Al centrosinistra serve un’idea di futuro sembra essere il primo su Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro.

Controculture hippie e cyber, “comune” e sussunzione capitalistica

4 Giugno 2026 ore 08:02

L a controcultura hippie degli anni Sessanta e quella cyber degli anni Novanta non sono mai apparse così vicine come in Grateful Dead economy. La psichedelia finanziaria di Andrea Fumagalli (2016, ora in corso di ripubblicazione in lingua inglese per i tipi di Bloomsbury’s con il titolo Financial Psychedelia and the Commons). Sia gli hippie auto-organizzati nelle proprie comunità sia gli hacker connessi tramite la rete informatica hanno mostrato uno spirito cooperativo mediante cui svicolare da pressioni, imperativi e coazioni del capitale. Se la mossa conclusiva del sistema capitalista consiste nel separare le persone le une dalle altre, allora la replica più plausibile a questo scacco sta proprio nel creare inedite forme comunitarie o di connessione e condivisione, come quelle degli hippie prima e degli hacker poi.

E in mezzo a queste due controculture cosa c’entrano i Grateful Dead? La band di San Francisco è stata attiva dagli anni Sessanta (in prima battuta sotto altri nomi, per poi assumere quello definitivo nel 1966) fino al 1995, anno della morte del leader Jerry García, coprendo l’intero periodo durante cui si avvicendano le comunità hippie e il movimento hacker. I Grateful Dead rappresentavano una sincera espressione della controcultura hippie: “vivevano in una sorta di comune, composta da più di venti persone, al centro del quartiere di Haight-Ashbury”. La sussistenza dei comunardi dipendeva dagli introiti della band, ma i Grateful Dead rifiutavano le leggi di mercato e credevano nella libera fruizione della musica: i loro concerti, partecipati da migliaia e migliaia di persone (100.000 spettatori all’ultimo concerto primo della morte di Jerry García), erano gratuiti o a prezzi modici o ancora organizzati per sovvenzionare iniziative solidali promosse da comunità hippie, e le stazioni radio li trasmettevano gratuitamente.

Perdipiù, la band permetteva al pubblico di registrare liberamente i brani suonati nel corso dei suoi straordinari eventi live, alimentando un mercato sommerso che non aiutava le vendite discografiche. Insomma, la situazione finanziaria non era delle più rosee, eppure i membri della band mantennero sempre un divertito distacco da quell’equivalente generale e astratto che è il denaro: quando il reverendo Hart, padre del percussionista, scappò con il fondo cassa per finanziare le proprie attività religiose, “i Dead la presero con filosofia (come era nel loro spirito), al punto da scriverci sopra una canzone ironica: He’s Gone!”.

I Grateful Dead rappresentavano una sincera espressione della controcultura hippie: vivevano in una sorta di comune, rifiutavano le leggi di mercato e credevano nella libera fruizione della musica mantennero sempre un divertito distacco da quell’equivalente generale e astratto che è il denaro.
I Grateful Dead tengono comunque una testa di ponte nella cultura hacker: si tratta di John Perry Barlow, che collaborò con la band in qualità di paroliere dal 1971 fino al suo scioglimento, e che era anche un giornalista informatico, un filosofo digitale e un pioniere e attivista del web. Insomma, un autentico esponente dello spirito hacker. Nel 1996 Barlow assistette alle sessioni del Forum economico mondiale, una serie di incontri e conferenze che si tiene ogni inverno a Davos, in Svizzera, e vede la partecipazione di esponenti di primo piano dell’oligarchia politico-industriale globale: quell’occasione gli fu propizia per scrivere “A Declaration of the Independence of Cyberspace”, che poi spedì via e-mail alla sua rete di contatti. In essa incalzava i governi: “[n]on avete alcuna sovranità sui luoghi [virtuali] dove ci incontriamo […] lo spazio sociale globale (il web) che stiamo costruendo è per sua natura indipendente dalla tirannia che voi volete imporci”. Le sue parole sono espressione di quell’anelito antiautoritario e libertario che è alla base pure delle comunità hippie.

Al di là della figura di Barlow, tra i Dead e la cultura hacker sussiste una profonda analogia data dalla rilevanza che per entrambi assumono i beni comuni, categoria capace di superare la dicotomia tra proprietà privata e proprietà pubblica; come i Grateful Dead concepivano la musica quale sorta di bene comune, così gli hacker intendevano lo spazio informatico e le informazioni accessibili grazie a esso come un bene comune: in tal modo, “[l]o spirito della musica come common si traduce e si rilancia nel concetto di cyberspazio come common”.

I beni comuni assumono un rilievo fondamentale, oltre che per i Dead, anche nella controcultura hippie: furono gli hippie di San Francisco a fondare la Haight Ashbury Free Clinics, un ospedale rimasto in funzione fino al 2019 e dove chiunque avesse necessità poteva ricevere cure gratuite. Le comunità hippie sono il frutto di un esodo attivo dalla società capitalista, di quello che si dice un drop out:

il movimento hippie non si pone sul piano del conflitto diretto con le istituzioni. Diversamente pratica e diffonde stili di vita che si basano sul motto, coniato da Timothy Leary [professore di psicologia ad Harvard tra i protagonisti del movimento hippie]: Turn on, tune in, drop out. Il significato e l’interpretazione della frase in italiano è: “accendi la mente” (turn on), sintonizzati con l’universo (tune in), abbandona il tempo e lo spazio presente realizzando te stesso (drop out).

Il valore prodotto al loro interno è un valore d’uso, esito di una produzione fatta dall’essere umano e destinata all’essere umano, senza alcuna struttura proprietaria di mezzo che si appropri di questo valore per trasformarlo in denaro, in valore di scambio. Le risorse che consentono la produzione non sono date da nient’altro che dalla natura e dalla forza-lavoro: le comuni hippie sono per la maggior parte comuni agricole dove è l’uomo a dominare le macchine e non viceversa. La base della produzione stessa è la rete, cioè un intreccio di rapporti orizzontali e cooperativi tra i membri della comunità che costituisce ciò che Andrea Fumagalli chiama “comune”: concetto da non confondere né con la comunità stessa né con i beni comuni. La sussunzione di questo comune da parte del capitale, cioè la sua messa al servizio del processo di produzione e accumulazione, ha dato origine al contemporaneo capitalismo biocognitivo, in cui le conoscenze degli uomini costituiscono la materia prima e “sfuma la divisione fra tempo di lavoro e tempo libero”.
Come i Grateful Dead concepivano la musica quale sorta di bene comune, così gli hacker intendevano lo spazio informatico e le informazioni accessibili grazie a esso come un bene comune, categoria capace di superare la dicotomia tra proprietà privata e proprietà pubblica.
Il concetto di capitalismo biocognitivo teorizzato da Andrea Fumagalli è stretto parente di quello di semiocapitale elaborato da Franco Bifo Berardi: mentre il primo pone l’accento sulle conoscenze che gli esseri umani utilizzano nel processo produttivo di beni sempre più spesso immateriali, il secondo insiste sui segni e i simboli che gli esseri umani si scambiano in funzione del buon andamento del ciclo di produzione e consumo. In entrambi i casi, ciò che tanto le conoscenze quanto i segni e i simboli pongono in rilievo è la centralità del linguaggio, il quale veicola le conoscenze ed è a sua volta veicolato da segni e simboli. L’essere umano dell’odierno capitalismo è un animale parlante, che attraverso la parola si relaziona e coopera con i suoi simili: un soggetto astratto al quale è senz’altro riconducibile l’hippie che si organizza assieme agli altri attivisti per condurre un’esistenza comunitaria entro un villaggio agricolo.

Il limite delle comunità hippie, nonché la ragione ultima della fine della loro esperienza, stava nella loro dimensione limitata, che rendeva impossibile raggiungere l’autosufficienza solo grazie ai valori d’uso prodotti dai comunardi; comunque, quello che soprattutto mancava a queste comunità era, secondo Andrea Fumagalli, una moneta che stabilisse il valore dei beni autoprodotti, così da intrattenere con l’esterno quei rapporti di scambio necessari per bilanciare le carenze interne.

Lo spirito comunitario e di condivisione proprio delle comunità hippie e dei Grateful Dead trasmigrerà, venendo però contrassegnato da una più o meno marcata nota individualistica, nella cultura hacker. Se le comunità hippie rappresentano l’esperimento di “un altrove dal sistema capitalistico”, gli hacker connessi nel cyberspazio cercano “di ritagliare spazi di autonomia e alterità nel sistema capitalistico di produzione”: il loro non è più un esodo.

La cultura hacker mette in primo piano la tecnologia, soprattutto quella informatica e cibernetica, nelle quali vede un mezzo per il libero e gratuito accesso all’informazione e alle conoscenze scientifiche: insomma, uno strumento per aumentare la consapevolezza delle persone e affrancarle dal complesso militare-industriale. L’apprendimento del sapere è dunque mediato dagli ultimi ritrovati della tecnologia e dalla costituzione di una rete permessa non tanto dalla prossimità fisica quanto dalle connessioni telematiche. Proprio per questa ragione parliamo di “cultura” hacker anziché di comunità: essa, sebbene fondata sulla condivisione di conoscenze e opinioni, non ha espresso mai forme di vita associata più significative dei computer club, ove quante più persone venivano familiarizzate all’uso delle nuove tecnologie, e degli esperimenti di connessioni multiple, antesignani degli odierni servizi digitali di messaggistica, che permettevano agli utenti di offrirsi servizi, scambiarsi consigli e trovarsi dei compagni per le attività del tempo libero.

Se le comunità hippie rappresentano l’esperimento di “un altrove dal sistema capitalistico”, gli hacker connessi nel cyberspazio cercano “di ritagliare spazi di autonomia e alterità nel sistema capitalistico di produzione”: il loro non è più un esodo.
Nella rete degli hacker il concerto che nel contesto della comunità hippie coinvolgeva solo gli esseri umani viene ora a implicare anche le macchine informatiche: sono proprio il libero accesso dell’uomo ai dispositivi informatici e la diffusione gratuita delle informazioni a configurare un “comune”, una rete cooperativa, differente da quella al centro dell’esperienza hippie.

Le reti informatiche attraverso cui, secondo la controcultura hacker, dovrebbe realizzarsi l’emancipazione dell’individuo dal complesso militare-industriale vengono facilmente risignificate dal capitale, che scorge in questo reticolo planetario l’infrastruttura di un nuovo paradigma produttivo, i cui cardini sono la rapida condivisione di conoscenze e l’immediata comunicazione consentite dalla istantaneità della connessione informatica. Non a caso oggi la rete informatica è alla base dei servizi offerti dalle società di consulenza transnazionali e dei profitti delle grandi multinazionali, nonché della compravendita di titoli sulle piazze finanziarie di tutto il globo e del microtrading, ma anche del lavoro schiavile di uomini e donne del Sud del mondo che addestrano ChatGpt e altre forme di intelligenza artificiale.

La controcultura cyber non ha fatto altro che unificare ed espandere su tutto il pianeta le reti cooperative inaugurate dagli hippie: a differenza dello spazio geografico, Internet promette di espandersi illimitatamente o perlomeno proporzionalmente alla capienza delle nostre menti e dei nostri immaginari. Il terreno, tutto immateriale, che il capitale può mettere a coltura per ricavarne valore appare sconfinato o quasi.

Oggi nell’universo delle Ict, di internet, dei social media tutta la nostra vita viene messa a valore. […] è l’insieme della collettività umana che continua a riprodursi in modo allargato sino a diventare la base dell’accumulazione e della valorizzazione proprietaria individuale e d’impresa. L’individuo è fonte di valore solo se opera collettivamente, negando tale collettività. Da qui nasce l’espropriazione capitalistica dell’etica hacker, della cooperazione sociale, del comune: in ultima analisi della Grateful Dead economy.

In parallelo allo stabilimento dell’egemonia sulla rete informatica, il capitale ha proceduto alla cooptazione degli appetiti egoistici espressi da coloro che sarebbero poi assurti a imprenditori di punta della Silicon Valley. Andrea Fumagalli fissa il momento fatidico di questa svolta nel 1985: allora viene sì fondata the Well (Whole Earth ʼLectronic Link), comunità virtuale articolata in personal computer collegati tra loro e volta a promuovere e diffondere informazioni, attività e oggetti utili alla costruzione di un’esistenza emancipata, ma anche il Media Lab del Massachusetts Institute of Technology, il cui scopo era (ed è tuttora) produrre innovazioni a fini di lucro.

Si tratta di esperienze agli antipodi, espressione di due declinazioni radicalmente differenti delle potenzialità insite nella rete informatica quale “piattaforma orizzontale e flessibile su cui la stessa società potrebbe evolversi”: sarà il secondo modello a prevalere e a concorrere all’affermazione dell’etica anarco-capitalista, la quale, pur battendosi contro le grandi concentrazioni di capitale nell’universo delle tecnologie di informazione e comunicazione e di internet,non mette mai in discussione le fondamenta del sistema di produzione capitalistico: la proprietà privata nella figura dell’individualismo proprietario e il rapporto capitale-lavoro come fonte di valorizzazione e accumulazione, ovvero di sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

In definitiva, la nuova cooperazione umana nascente grazie ai computer è stata sviata dal mercato, che ha riconnesso alla produzione di innovazioni un premio economico individuale, anziché il progresso della società, e fatto sì che le nuove conoscenze prodotte dal lavoro vivo dell’essere umano, una volta codificate nei software, venissero per ciò stesso recintate e privatizzate: ricondotte sotto lo scudo dei diritti di proprietà intellettuale e così distolte dal servizio alla collettività.

La tesi di Andrea Fumagalli è che le prassi cooperative spontanee che animavano la controcultura hippie degli anni Sessanta e quella cyber degli anni Novanta, potenzialmente in grado di sottrarre terreno all’ordine dominante, siano state largamente sussunte dal capitale: in altre parole, esso ha saputo valorizzarle, volgendole dunque alla propria logica. In particolare, la cooperazione tra gli esseri umani è stata posta alle base del modello di produzione e accumulazione postfordista, che si è affermato in seguito alla crisi economica del 1975 scatenata dalla guerra dello Yom-Kippur e dal rialzo del prezzo del petrolio. La recessione ha messo in crisi il modello verticale-gerarchico di fabbrica fordista, dove la produzione era “fondata su uno schema omogeneo e standardizzato di organizzazione del lavoro”, e fatto da apripista a un’organizzazione d’impresa più cooperativa, “dove la forza-lavoro viene coinvolta in misura maggiore nel processo di elaborazione progettuale e produttiva”.

La nuova cooperazione umana nascente grazie ai computer è stata sviata dal mercato, che ha riconnesso alla produzione di innovazioni un premio economico individuale, anziché il progresso della società: le nuove conoscenze prodotte dal lavoro vivo dell’essere umano, una volta codificate nei software, vengono per ciò stesso recintate e privatizzate.
Se nella fabbrica fordista “i luoghi di lavori erano puntellati da scritte del tipo ‘Silenzio, qui si lavora’, ora è la lingua, il comunicare, che comincia a creare valore”. Nel modello postfordista il general intellect, cioè la capacità tecnico-scientifica raggiunta dalla civiltà, non viene più a trasfondersi, come riteneva Marx, nelle macchine e nei mezzi di produzione più avanzati; esso alberga invece, come scrive Christian Marazzi (Capitale & linguaggio, 2002, nei corpi dei lavoratori, “scatol[e] degli arnesi del lavoro mentale”, e si esprime nelle reti cooperative, in ciò che Andrea Fumagalli chiama “comune”.

In conclusione, le controculture hippie e cyber presentano indubbiamente il merito di avere messo in discussione il concetto di proprietà privata, eppure non hanno impedito che lo spirito imprenditoriale prevalesse su quello sociale, mettendo a profitto la cooperazione cui tendono gli esseri umani. Andrea Fumagalli ritiene che il rilancio di un’esperienza comunitaria capace di rappresentare un esodo stabile dalla società capitalista debba passare per la creazione di una moneta alternativa, sostitutiva di quelle legali. Deve trattarsi di una moneta che fissi il valore dei beni ancorandolo al tempo necessario alla loro produzione, secondo la teoria del valore-lavoro: si tratta di retribuire le persone esclusivamente in base al loro tempo di lavoro, rimuovendo così una gran fetta di diseguaglianze.

Questa moneta diverrebbe quindi l’unità contabile di una grande banca del tempo, nella quale la disponibilità economica di ciascuno dipenderà soltanto dalla sua attività lavorativa, calcolata in ore; le persone la userebbero, oltre che per pagare il lavoro prestato all’interno della comunità i beni e i servizi lì offerti, anche per avviare scambi con l’esterno. Non potrà però essere prestata in cambio del pagamento di interessi, dunque non svolgerà quella funzione creditizia, propria delle banche tradizionali, la quale consente l’accumulazione di capitale a favore delle banche stesse e delle grandi imprese in grado di indebitarsi. In tal modo si svilupperà un circuito dei pagamenti non assimilabile a quello capitalistico, insomma ciò che Andrea Fumagalli chiama “psichedelia finanziaria”.

L'articolo Controculture hippie e cyber, “comune” e sussunzione capitalistica proviene da Il Tascabile.

F3D (web) dans framalab?

Salut Frama!

J’ai rencontré des personnes de framasoft à ow2con hier et on a essayé de trouver des opportunités de collaboration.
Je suis mainteneur d’un viewer 3d universelle (F3D) et on s’est demandé de la pertinence d’un héberger une version sur Framalab.

Voici notre viewer: Web viewer | F3D

Plus d’info sur le projet: GitHub - f3d-app/f3d: Fast and minimalist 3D viewer. · GitHub

Est-ce que ça vous intéresserait de déployer cela ?

N’hésitez pas si vous avez la moindre question!

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⚡ALERT: WAR POWERS RESOLUTION PASSES! US Putting NUKES IN LATVIA?! IRAN Nuclear Standoff, MADNESS!

4 Giugno 2026 ore 06:58

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In Cina e Asia – Gli Usa verso nuovi dazi per i paesi coinvolti nel lavoro forzato

4 Giugno 2026 ore 06:45
In Cina e Asia – Gli Usa verso nuovi dazi per i paesi coinvolti nel lavoro forzato cina trump

I titoli di oggi:  Gli Usa verso nuovi dazi per i Paesi coinvolti nel lavoro forzato Zhang Yiming, fondatore di ByteDance, è il secondo uomo più ricco d’Asia L’ex funzionario anticorruzione Li Xiaohong è finito sotto indagine per corruzione Corea del Sud, vittoria amara per il Partito Democratico  Filippine, indagine su una possibile nuova struttura nell’atollo di Scarborough Indonesia, arrestato ...

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Bidone COLOSSALE in Turchia ... Da non PROVARE MAI PIU' - Giro del mondo in camper 4x4

4 Giugno 2026 ore 21:00

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Episodio 1153: E' arrivato il momento di prendere una decisione...
Dobbiamo cambiare itinerario e la scelta non è stata facile.

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La fotografia del declino italiano

3 Giugno 2026 ore 18:01

Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione di lavoce.info che propone conversazioni con economiste ed economisti per approfondire i principali temi del dibattito economico e sociale. In questa puntata affrontiamo la reale situazione dell’economia italiana con Guido Ascari.

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Clono un woofer Tannoy con lo scanner 3D Revopoint POP 4 @Revopoint3D​

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Mobilità sostenibile e lavoro: una sfida politica

La transizione ecologica non è una questione esclusivamente ambientale. È il terreno su cui si giocano il futuro industriale europeo, la qualità del lavoro, la sicurezza energetica, la coesione sociale e la capacità stessa delle democrazie di affrontare la crisi climatica. È questo il messaggio chiave del convegno nazionale “Mobilità sostenibile al lavoro” dell’Alleanza Clima Lavoro, che lo scorso 14-15 maggio ha riunito a Bologna rappresentanti del sindacato e dell’associazionismo ambientalista, ricercatori, amministratori locali ed esponenti del sistema delle imprese (qui il video con la registrazione integrale del convegno).

Uno degli elementi emersi con maggiore forza nel corso della due giorni è che la crisi climatica e la crisi sociale non possono più essere affrontate separatamente. Occorre scongiurare, in particolare, un duplice rischio: da un lato frenare o bloccare la decarbonizzazione per difendere assetti produttivi insostenibili, dall’altro portare avanti la transizione senza prevedere adeguati meccanismi di protezione sociale, lasciando che siano le lavoratrici e i lavoratori a pagarne il prezzo.

Il tema della costruzione di un sistema integrato di mobilità collettiva in Italia è centrale in questo ragionamento, con un trasporto pubblico locale che soffre di cronica carenza di finanziamenti, investimenti inadeguati e profonde disparità territoriali. A tutto ciò si somma l’assenza di una strategia nazionale capace di integrare trasporto pubblico, politiche urbane, diritto alla casa, infrastrutture ferroviarie e riduzione delle emissioni. A causa dell’insufficienza di offerta e di risorse per il TPL, il Paese continua così a essere fortemente dipendente dalla mobilità privata.

Non a caso, circa due terzi degli spostamenti continuano ad avvenire con mezzi individuali, una quota tra le più elevate d’Europa. Le poche alternative all’uso dell’auto privata di cui si dispone nelle periferie urbane, nelle aree interne e tra le fasce popolari producono così una doppia disuguaglianza, economica e ambientale. Da qui la critica alle scelte governative che privilegiano grandi opere e infrastrutture ad alta velocità rispetto al trasporto quotidiano di prossimità, quello utilizzato ogni giorno da milioni di persone per lavorare, studiare, raggiungere i servizi.

Il dibattito ha messo in evidenza, inoltre, come la mobilità sostenibile non consista in una semplice sostituzione di auto tradizionali con auto elettriche, cosa che porterebbe a riprodurre gli attuali problemi di congestione urbana e capacità di accesso al mezzo privato. La vera alternativa è quella di una mobilità pubblica, condivisa e integrata, capace di ridurre le emissioni, abbattere il traffico e al contempo assicurare il diritto alla mobilità per tutte le persone.

Si tratta di una prospettiva che richiama inevitabilmente il tema della capacità produttiva del Paese e del ruolo che una politica industriale orientata alla transizione – ad esempio per la produzione di mezzi per il trasporto pubblico – può svolgere nel sostenere occupazione, innovazione e riconversione ecologica. Ed è proprio sul rapporto tra transizione ecologica, politica industriale e lavoro che si è concentrata una parte rilevante del confronto bolognese.

In altre parole, il Green Deal è davvero il responsabile della crisi industriale europea e italiana? Oppure le difficoltà del sistema produttivo hanno radici più profonde? La risposta emersa con chiarezza è che le difficoltà dell’industria continentale e nazionale non derivano dalla traiettoria di decarbonizzazione ed elettrificazione avviata con il Green Deal, ma da un lungo periodo di sotto-investimenti, ritardi tecnologici, insufficiente ricerca e sviluppo e assenza di una politica industriale capace di accompagnare la trasformazione.

Emblematico in tal senso è il caso dell’automotive. Mentre l’Europa discute oggi se rallentare o meno la transizione, altrove – basti pensare alla Cina – si utilizza proprio la decarbonizzazione come leva per rafforzare il proprio sistema industriale, sostenere l’innovazione e consolidare il controllo sulle filiere strategiche del futuro. Nel mezzo di una competizione internazionale e di una rivoluzione tecnologica che stanno ridisegnando mercati, catene del valore e assetti produttivi, l’Europa – e con essa l’Italia – rischia allora di perdere ulteriore terreno.

In questa prospettiva, la narrazione secondo cui le difficoltà del settore deriverebbero dagli obiettivi di riduzione delle emissioni e dal phase-out dei motori endotermici dal 2035 è stata ampiamente contestata. Il problema, anche e soprattutto per l’automotive, non è la transizione all’elettrico, ma il ritardo con cui l’industria europea e quella italiana l’hanno affrontata. Per anni gran parte dei costruttori ha puntato sulla rendita dell’endotermico, sulle auto di fascia alta e sulla compressione dei costi, sottovalutando la rapidità e la profondità della trasformazione globale.

Il risultato è una crescente dipendenza tecnologica e industriale dai Paesi che guidano la transizione, con interi segmenti della componentistica messi sotto pressione dalla riduzione dei volumi produttivi e dall’assenza di una strategia coerente di riconversione. In altre parole, il rischio per l’Europa non è la transizione in sé, ma una transizione subita anziché governata.

Senza investimenti pubblici, filiere integrate e una strategia comune, la riconversione rischia di tradursi in perdita di capacità produttiva, occupazione e sovranità tecnologica. Il punto, quindi, è costruire una politica industriale europea capace di integrare domanda pubblica, investimenti produttivi, energia rinnovabile, infrastrutture di ricarica, formazione e tutela occupazionale.

Da qui la richiesta, emersa più volte, di una “reindustrializzazione verde” governata pubblicamente e che metta al centro il lavoro: la transizione dell’automotive non è soltanto una sfida ambientale, ma un’opportunità per sostenere capacità produttiva, occupazione qualificata e autonomia industriale. In assenza di una regia pubblica forte, invece, il rischio è che i costi sociali vengano scaricati sui lavoratori e sui territori attraverso chiusure di stabilimenti e aumento delle disuguaglianze sociali.

Un altro tema fondamentale del convegno è stato quello dell’energia e del ritardo italiano sulle rinnovabili. La dipendenza del nostro sistema energetico dalle fonti fossili – che rappresentano ancora circa il 75% del mix energetico nazionale – è stata indicata come uno dei principali fattori di debolezza economica e geopolitica del Paese. Una critica molto netta ha riguardato anche le cosiddette “false soluzioni”, a partire dal nucleare, tornato al centro della discussione pubblica in Italia sulla scia della crisi energetica legata alle guerre in Ucraina e Medio Oriente.

Particolarmente rilevante è stata la discussione sull’efficienza energetica, che rappresenta un pilastro nella traiettoria di riduzione delle emissioni e una leva strategica per la stessa politica industriale europea. Le direttive comunitarie sull’efficienza, gli edifici e l’ecodesign hanno infatti portato a una cospicua riduzione dei consumi energetici, creando inoltre occupazione qualificata e riducendo, nei fatti, la dipendenza energetica del continente.

In questo quadro, il ritardo italiano nella loro attuazione è stato segnalato come uno dei più pesanti ostacoli alla transizione nel Paese. Molto forte anche la critica al nostro sistema fiscale, che continua a penalizzare l’elettrificazione attraverso una struttura di oneri e tassazione squilibrata a favore del gas, portando a una distorsione che rallenta la diffusione di pompe di calore, mobilità elettrica ed elettrificazione industriale proprio quando nell’Unione europea si prova a ridurre la dipendenza dalle fonti fossili.

Altro aspetto discusso nel corso della due giorni bolognese è stato il rapporto tra transizione tecnologica e qualità del lavoro. Sul tema dell’intelligenza artificiale e dell’automazione è emersa una lettura distante sia dagli entusiasmi tecnocratici sia dalle visioni catastrofiste che spesso dominano il dibattito pubblico: la questione non è stata posta in termini di semplice “sostituzione” del lavoro umano, ma di organizzazione del potere nei processi produttivi.

Le nuove tecnologie digitali, il management algoritmico e l’automazione possono infatti produrre effetti molto diversi. Possono ridurre fatica e rischi oppure aumentare controllo, intensificazione dei ritmi e precarizzazione. La qualità degli esiti dipende dai modelli organizzativi e dalle relazioni industriali, oltre che dalla governance delle tecnologie, per cui il tema democratico ritorna centrale: chi decide come vengono utilizzate le innovazioni tecnologiche? Con quali obiettivi? Per aumentare profitti o migliorare condizioni di vita e lavoro?

Dal convegno di Bologna è dunque emersa una consapevolezza condivisa: il conflitto attorno alla transizione ecologica è, prima di tutto, un conflitto politico. La trasformazione è già iniziata e la vera sfida riguarda chi ne orienterà la direzione, come verranno distribuiti costi e benefici e quali interessi prevarranno. Lasciare che siano esclusivamente le logiche di mercato a guidare questo processo significa rischiare di scaricarne gli effetti sui lavoratori, sui territori più vulnerabili e sulle fasce sociali più esposte.

Governare la transizione significa invece costruire politiche industriali, energetiche e sociali capaci di accompagnare il cambiamento e di renderlo sostenibile non soltanto sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale. Da questo dipenderà la possibilità di tenere insieme lotta alla crisi climatica, qualità del lavoro e coesione sociale.

L'articolo Mobilità sostenibile e lavoro: una sfida politica sembra essere il primo su Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro.

La fotografia del declino italiano

3 Giugno 2026 ore 18:01

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Il Gattablu di Scampia. Esperienze di de-istituzionalizzazione della psichiatria

3 Giugno 2026 ore 18:00

Questo testo, curato da Nicola Valentino per le edizioni “Sensibili alle foglie”, racconta l’esperienza del “Gattablu”, uno dei primi centri di riabilitazione psichiatrica e psicosociale espressione del vasto movimento basagliano nato in Campania nei primi anni ’90, durante la fase di  chiusura dell’ex Ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi, il cosiddetto “Frullone”. Un’operazione coraggiosa, affrontata con l’entusiasmo e l’ottimismo di quel momento storico, dal prof. Sergio Piro e da un gruppo di operator3 che occuparono piccole costruzioni in stato di abbandono diventate poi la casa della comunità che cura, di cui questo libro ci racconta.

Qui, come in altri centri diurni con la medesima ispirazione ideale, iniziano i processi di affrancamento dalle solitudini, si inizia ad allenare relazioni e dialogo, si potenziano strumenti e abilità che consentono di raggiungere uno stato di benessere soggettivo, sociale, e funzionale. Il Gattablu rappresenta uno snodo cruciale di quel processo di de-istituzionalizzazione che ha rivoluzionato la psichiatria e che ha contribuito e contribuisce a migliorare la vita degli utenti e delle famiglie.

I pazienti vengono coinvolti a vari livelli nella gestione delle attività del centro, anche la preparazione collettiva del cibo stimola l’attività e la tessitura di relazioni affettive. L’arte ha un ruolo centrale come forma di “autocura” , quando l’esistenza diventa difficile, è una risorsa vitale, un mondo in cui ci si rifugia e che rigenera, un’esperienza che esce dal centro ad incontrare il mondo fuori: “dall’arte reclusa all’arte pubblica”.

Le opere diventano installazioni in giardini pubblici, fanno parte di mostre e incontrano collezionisti o appassionati, sono sul carro di carnevali di quartiere a Napoli. Molte opere hanno trovato acquirenti e il ricavato di ogni vendita è andato a beneficio di tutta la comunità, nell’ottica di qualcosa di proteso verso un futuro diverso per ognun.

La vocazione inclusiva del centro, all’interno dell’ampio movimento associativo creato dal basso in quegli anni, porta il Gattablu a intessere relazioni con una vasta rete di soggetti e situazioni. Al Gattablu, (nome probabilmente derivato da un gatto che abitava le strutture, e il blu un probabile riferimento al cavallo blu basagliano), nei più di trent’anni di attività, sono state organizzate iniziative, incontri con altre associazioni, progetti con scuole, occasioni di socialità.

Il libro cerca di raccontare proprio il valore umano e sociale di questa rete di legami sociali indispensabile per la cura della sofferenza psichica, una rete che tiene insieme, come osservava Sergio Piro, sofferenza individuale e sofferenza sociale.

Per tornare sull’arte come come modo per uscire fuori dal centro diurno e aprirsi al mondo, è molto interessante la vasta produzione artistica che include dipinti, disegni, sculture, scrittura di racconti, poesie, pensieri.

La stessa ristrutturazione delle palazzine è stata impreziosita da mosaici e installazioni che, insieme a quanto è rimasto nella struttura, costituiscono un patrimonio che ha bisogno di essere innanzitutto preservato, in particolare da quando, a gennaio 2026, l’ASL ha chiuso il centro e stabilito di procedere alla demolizione delle strutture. In questa fase di regressione nei metodi della cura della malattia mentale e di tagli alla sanità, l’incontro con l’archivio “arte ir-ritata” della Coop Sensibili alle foglie, assume un particolare valore per la divulgazione e la protezione di questo patrimonio a rischio di dispersione o di appropriazione indebita. In attesa  che si apra una nuova prospettiva di esistenza per questa preziosa esperienza di cura e solidarietà.

 Il Gattablu         

Una narrazione delle attività artistiche e sociali del Centro Diurno di salute mentale di Napoli Scampia  a cura di Nicola Valentino

Edizioni : Sensibili alle foglie (pag. 109)

recensione a cura di Nadia Nardi

 

 

 

 

 

 

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3 Giugno 2026 ore 18:00

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Scenica Festival vista con gli occhi della prima volta all’interno di un meraviglioso ingranaggio durato ben 18 anni

3 Giugno 2026 ore 17:11

Articolo da Il Mago di Oz - Recensioni di libri, controinformazione e controcultura

Scenica Festival nasce come momento intenso di proposta artistica, culturale e formativa, esplorazione tra le arti, spazio di scambio e confronto, laboratorio di idee ed esperienze. Nato nel 2009 come un piccolo esperimento, il festival è oggi un importante evento che con coraggio porta in Sicilia compagnie innovative provenienti da tutta Europa.Circo, teatro, musica, danza, performance, laboratori: Scenica è un contenitore dai molteplici aspetti e attento ai diversi linguaggi della scena contemporanea. Dal 2009 ad oggi Scenica è cresciuto in numero di spettacoli, in pubblico e in qualità della proposta, tentando sempre di sorprendere e sorprendersi. Il festival è sostenuto

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Il Partito Comunista incontra Marija Zacharova

di: PC
3 Giugno 2026 ore 17:11

Continua il lavoro internazionale del Partito Comunista.

In questi giorni la compagna Daniela Mosca è presente allo SPIEF 2026 di San Pietroburgo, uno dei più importanti forum economici internazionali.

Proprio nella giornata di oggi, la nostra compagna ha avuto modo di incontrare Marija Zacharova, Direttrice del Dipartimento Informazione e Stampa del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa.

Nel corso dell’incontro, Daniela Mosca ha presentato le proposte del Partito Comunista sui temi dello sviluppo economico in un mondo multipolare, della cooperazione tra i popoli e della costruzione di un ordine internazionale fondato sulla pace, sul rispetto reciproco e sulla sovranità delle nazioni.

Il confronto internazionale e il dialogo tra i popoli restano strumenti fondamentali per costruire un futuro di pace, sviluppo condiviso e cooperazione tra gli Stati.

Lo SPIEF 2026 prosegue intanto regolarmente, nonostante il tentativo del governo di Kiev di ostacolare lo svolgimento del Forum, confermando ancora una volta la volontà di dialogo e confronto internazionale dei Paesi partecipanti.

#SPIEF2026 #SanPietroburgo #PartitoComunista #Russia #Multipolarismo #Pace #CooperazioneInternazionale #MarijaZacharova #Sovranità #DialogoTraIPopoli #PoliticaInternazionale

 

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Letzte Zeitzeichen: Kanada schaltet CHU ab

3 Giugno 2026 ore 16:40

Der traditionsreiche kanadische Zeitzeichensender CHU stellt nach fast einem Jahrhundert am 22. Juni 2026 seine Kurzwellenausstrahlungen dauerhaft ein.

Das National Research Council (NRC) zieht sich aus der klassischen HF-Infrastruktur zurück.

Die Demontage der Sendeanlage südwestlich von Ottawa erfolgt aus technologischen und ökonomischen Gründen. Das NRC verweist auf moderne, kosteneffizientere Verteilungswege wie das Network Time Protocol (NTP) via Internet und Web-Uhren.

Der finanzielle und energetische Aufwand für den Unterhalt der Kurzwellensender steht für die Behörde nicht mehr im Verhältnis zum zivilen Nutzen.

Ende einer Ära

Für HF-Techniker und Funkamateure endet damit eine Ära der Signalbeobachtung. CHU begann 1923 mit ersten experimentellen Aussendungen unter dem Rufzeichen 9CC, bevor 1938 das markante Rufzeichen CHU eingeführt wurde.

Verlässliche Referenz

Seit 2009 nutzte die Station die Frequenzen 3330 kHz, 7850 kHz und 14670 kHz. Die atomuhrgenauen Trägersignale dienten der Amateurfunkgemeinschaft jahrzehntelang als verlässliche Referenz, um Ionosphären-Prägungen, Phasenverschiebungen und transatlantische Ausbreitungsbedingungen in Echtzeit zu analysieren.

Bis zum endgültigen Abschalttermin im Juni nehmen die Betreiber noch Empfangsberichte für die finale Bestätigung via QSL-Karte entgegen.

Published: HB9HGH 2026-06-03 16:40:12

Germania, assoluzione per la canapa: il limite di THC rispettato non può bastare a condannare

3 Giugno 2026 ore 16:21
Una decisione giudiziaria arrivata dalla Baviera potrebbe avere effetti importanti sul futuro della canapa industriale in Germania. Il Tribunale distrettuale di Amberg ha infatti assolto un commerciante accusato di aver venduto prodotti derivati dalla canapa conformi ai limiti legali di THC. Dopo la rinuncia della Procura a presentare ulteriori ricorsi, il verdetto è diventato definitivo …

Un esempio di arte informatica nell'ISA x86-64.

3 Giugno 2026 ore 15:30

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L'informatica è, sorprendentemente, un luogo denso di arte e di possibilità di espressione artistica. In questo video mostro e commento un esempio di arte informatica, il movfuscator, che compila un programma in C utilizzando una singola istruzione, l'istruzione mov.

Il progetto Esadecimale nasce per offrire il migliore contenitore di didattica informatica presente in tutto il territorio Italiano. Se vuoi supportare la mia missione puoi approfondire il mio progetti tramite i seguenti link:
- https://esadecimale.it
- https://learn.esadecimale.it
- https://cyber.esadecimale.it
- https://forum.esadecimale.it

Riferimenti:
- https://github.com/xoreaxeaxeax/movfuscator
- https://www.cs.virginia.edu/~robins/Turing_Paper_1936.pdf
- https://drwho.virtadpt.net/files/mov.pdf
- https://www.youtube.com/watch?v=R7EEoWg6Ekk

Best Dad Fails Ever | 100% Instant Regret

3 Giugno 2026 ore 15:00

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Not his day 😭 ►►► Submit your videos for the chance to be featured 🔗 https://www.failarmy.com/pages/submit-video ▼ Follow us for more fails! https://linktr.ee/failarmy

Catch all our shows streaming today ➝ https://www.failarmy.com/pages/watch-live

FailArmy is the world’s number one source for epic fail videos and hilarious compilations. We’re powered by fan submissions and feedback from all around the world, with over 69 million fans across digital platforms! From our team to you all, thank you for your support 😊

To license any of the videos shown on FailArmy, please visit Jukin Media at http://bit.ly/jukinlicense

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Anniversario della rivoluzione spagnola. Fresco di stampa

3 Giugno 2026 ore 15:00

Zero in Condotta ha pensato di ricordare il 90° dell’inizio della rivoluzione e della guerra civile in Spagna con la pubblicazione di un testo inedito in italiano, uscito nel 2019 in castigliano e successivamente in inglese e francese.

Fresco di stampa è ora disponibile:

VERSO SARAGOZZA – CRONACA DELLA COLONNA DURRUTI 1936/1937

di Roberto Martínez Catalán

pp.176, EUR 15,00

ISBN 978-88-95950-89-1

Il 24 luglio del 1936 partiva da Barcellona una colonna armata costituita prevalentemente da aderenti alla CNT, la confederazione anarcosindacalista. Alla sua testa vi era un ‘uomo d’azione’ ben conosciuto, José Buenaventura Durruti. Erano trascorsi pochi giorni da quando lui e molti di quelli che lo accompagnavano avevano partecipato ai conflitti di piazza, sulle barricate, sconfiggendo il sollevamento militare nella capitale catalana. Ora si dirigevano verso Saragozza, importante snodo del paese, caduto nelle mani dei militari golpisti, la cui liberazione era considerata decisiva per lo sviluppo della guerra e della rivoluzione appena iniziata.

Verso Saragozza è la cronaca di questa colonna: la storia delle sue azioni, ma anche della sua organizzazione e del suo funzionamento, dalla costituzione fino all’integrazione nell’Esercito popolare della Repubblica, nel contesto del contemporaneo sviluppo politico, militare, economico della società civile: dall’evoluzione fino alla sconfitta del processo rivoluzionario iniziato a seguito del sollevamento golpista.

Basato su un’ampia documentazione costituita da fonti scritte e orali, comprese le voci, raccolte nel tempo, di numerosi protagonisti dei fatti raccontati, Verso Saragozza indaga, racconta, approfondisce molte delle problematiche affrontate dai miliziani, a partire dal rifiuto della disciplina e della gerarchia, tipiche della struttura militare, fino alla militarizzazione imposta, alla controrivoluzione montante, alle tragiche giornate del maggio 1937. Un testo che solleva riflessioni e interrogativi, utili per quanti si pongono, ancora oggi, il tema della trasformazione rivoluzionaria della società.

Roberto Martínez Catalán, professore di geografia e storia in Aragona, è autore di numerosi articoli e del libro En el comienzo. Un cuento antiteológico.

Verso Saragozza è il suo primo libro in italiano.

a cura di editrice ZIC

 

L'articolo Anniversario della rivoluzione spagnola. Fresco di stampa proviene da .

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Il quartiere più ricco e sicuro ora è pedonale

3 Giugno 2026 ore 13:00

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Benvenuti in un vero e proprio set cinematografico a cielo aperto nel cuore di Roma: il Quartiere Coppedè. Un mix allucinante di stili — dal liberty al gotico, fino al barocco — nato dal genio dell'architetto Gino Coppedè.

In questo video andiamo oltre la classica cartolina turistica per scoprire la realtà di questo angolo magico della Capitale.

📍 COSA SCOPRIREMO IN QUESTO VIAGGIO:

La Grande Bellezza: Dalla Fontana delle Rane al Palazzo del Ragno, esploriamo i dettagli architettonici che rendono questo posto unico al mondo.

Vivere nel Mito (Ma a che prezzo?): Vi siete mai chiesti quanto costa comprare o affittare casa qui? Analizziamo il mercato immobiliare di una delle zone più esclusive e proibitive di Roma.

Sicurezza e Vivibilità: Com'è la vita di tutti i giorni? È un quartiere sicuro per i residenti e per chi lo visita?

La Svolta Pedonale: Parliamo di una vera e propria rivoluzione urbana. La chiusura al traffico di una parte del quartiere ha finalmente liberato la bellezza di Coppedè dall'invasione selvaggia di auto e motorini parcheggiati ovunque. Una scelta che ha trasformato la zona in un'oasi di pace e in una vera attrazione vivibile per cittadini e turisti da tutto il mondo.

Voi cosa ne pensate? La pedonalizzazione ha salvato questo gioiello o ha reso la vita più difficile a chi ci lavora e si sposta? Fatemelo sapere nei commenti!

ThinkNode M3 RECENSIONE COMPLETA: il tracker Meshtastic più compatto del 2026?

3 Giugno 2026 ore 12:30

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Oggi provo il ThinkNode M3, un tracker compatibile Meshtastic super compatto con GPS integrato, Bluetooth e supporto rete mesh.

Caratteristiche principali:
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Il modello ARISTOTLE: la valutazione multi-rischio delle emergenze naturali

3 Giugno 2026 ore 12:00

Gli eventi naturali pericolosi possono non verificarsi da soli. Un’area colpita da un terremoto potrebbe essere interessata da una perturbazione meteorologica, oppure il territorio potrebbe essere già stato indebolito da eventi sismici recenti. In alcuni casi, un terremoto può essere innescato da dinamiche legate all’attività dei vulcani, o lo stesso può innescare uno tsunami o altri fenomeni secondari – frane, liquefazione del suolo, variazioni del regime idrogeologico – effetti a cascata che amplificano l’impatto sulla popolazione.

È da questa consapevolezza che nasce ARISTOTLE (All Risk Integrated System TOwards Trans-boundary hoListic Early-warning – European Natural Hazards Scientific Partnership), un’iniziativa promossa dal Parlamento Europeo per colmare una lacuna fondamentale nella gestione delle emergenze: l’assenza di una valutazione scientifica autorevole e tempestiva a supporto dei sistemi di allerta precoce automatici.

Sebbene questi ultimi siano in grado di rilevare rapidamente un evento e diffondere segnalazioni, non riescono a tradurre il dato in informazioni operative perché mancano di una comprensione scientifica completa della fenomenologia in atto e dei possibili effetti a cascata. ARISTOTLE nasce quindi con l’obiettivo di integrare queste informazioni con analisi esperte multi-hazard, fornendo all’Emergency Response Coordination Centre della Commissione Europea (ERCC) un quadro interpretativo più ampio e affidabile. In questo modo è possibile supportare decisioni operative più informate, comprendere quali siano le necessità reali delle aree colpite e valutare anche i rischi a cui potrebbe essere esposto il personale dispiegato sul campo.

ARISTOTLE riunisce 23 enti scientifici e università europee con competenze nei principali tipi di rischio naturale: terremoti, tsunami, eruzioni vulcaniche, incendi boschivi, alluvioni ed eventi meteorologici estremi. Il punto di forza del progetto è aver sviluppato, nei 10 anni di operatività, metodi e strumenti per valutare più rischi contemporaneamente, tenendo conto delle loro interazioni e della loro evoluzione nel tempo.

Il sistema multi-hazard operativo di ARISTOTLE a servizio di ERCC nell’ambito del Meccanismo Unionale di Protezione Civile

L’INGV è il coordinatore del progetto, partecipa alla valutazione della pericolosità di tre dei sei rischi naturali e fa parte del gruppo di coordinamento che gestisce le attività scientifiche e operative del consorzio.

Il valore della valutazione integrata

Cosa cambia quando si valutano i rischi in modo integrato? La risposta è nella qualità delle informazioni utilizzate al momento della crisi. Un sistema multi-hazard è in grado di identificare scenari in cui eventi distinti si influenzano reciprocamente, e di supportare le decisioni di allerta e di gestione dell’emergenza attraverso un quadro completo. Tutto questo concorre inoltre a migliorare la preparazione nel lungo termine, considerando il verificarsi in contemporanea dei pericoli.

Nel contesto multi-hazard, infatti, due o più fenomeni pericolosi possono verificarsi nello stesso periodo e/o nella stessa area geografica. Questo non implica necessariamente un rapporto causa-effetto diretto. I pericoli possono essere indipendenti ma simultanei oppure influenzarsi reciprocamente. Ad esempio, piogge intense e mareggiate possono aumentare il rischio di un’alluvione costiera.

Combinazioni di fenomeni come quelli descritti possono aumentare la vulnerabilità del territorio, moltiplicando gli impatti sociali ed economici, e richiedono analisi integrate.

Compito di ARISTOTLE è trasformare per ERCC dati scientifici complessi in informazioni chiare e utili per chi deve prendere decisioni operative rapide e finalizzate quindi anche a salvare vite umane e mitigare i danni.

Come funziona ARISTOTLE?

ARISTOTLE è una sala operativa virtuale in cui si alternano 24 ore su 24, 7 giorni su 7, circa 170 esperti rappresentativi dei sei hazard attualmente monitorati. A supporto degli esperti c’è una rete di ricercatori e tecnici di oltre 23 istituzioni scientifiche di tutta Europa che garantisce informazioni puntuali, aggiornate e realistiche per un monitoraggio continuativo a scala globale.

Il team ARISTOTLE fornisce il servizio operativo in:

  • Modalità di risposta alle emergenze (ERM): in risposta al verificarsi di un evento naturale rilevante, il team si riunisce virtualmente ed effettua una valutazione multi-hazard dell’impatto dell’evento su popolazione e infrastrutture del Paese coinvolto. Entro le tre ore successive redige e invia a ERCC un rapporto dettagliato a Bruxelles;
  • Modalità operativa ordinaria (ROM): con un servizio trisettimanale di monitoraggio multi-hazard in cui redige un report di aggiornamento per ERCC degli eventi occorsi nei giorni precedenti descrivendo anche la loro evoluzione nei giorni a venire;
  • Con un servizio di science “on-demand” (SEOD) per supportare ERCC nella comprensione della fenomenologia di eventi catastrofici estremi o durante crisi particolarmente rilevanti. 

I primi dieci anni

Quest’anno ARISTOTLE compie 10 anni di operatività. Nato come progetto pilota, oggi fornisce supporto scientifico a ERCC attraverso l’analisi di centinaia di eventi naturali che hanno richiesto il coordinamento degli aiuti internazionali. Il progetto ha inoltre supportato l’ERCC anche in occasione di crisi non legate a eventi naturali, fornendo informazioni utili alle attività di intervento umanitario. 

Sintesi delle attivazioni di Aristotle durante i 4 contratti precedenti a quello attuale e suddivisa per le diverse modalità: ERM (l’emergenza per un grave evento), ROM (il report trisettimanale), STAF/SEOD (il servizio on-demand in caso di eventi complessi). 

Guardando al futuro, ARISTOTLE punta a diventare ancora più efficace, integrando altri rischi naturali come Meteorologia spaziale, siccità e ondate di calore, e nuovi strumenti di monitoraggio, per far sì che la scienza sia sempre più al servizio della società.

A cura di Giovanna Forlenza, Spina Cianetti, Licia Faenza, Giuseppe Salerno, Marco Olivieri, Valentino Lauciani del Centro ARISTOTLE.


Licenza

Licenza Creative Commons

Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Texas State Takeover of Local School Districts Expands, Raising Concerns

3 Giugno 2026 ore 12:00
Newly appointed Beaumont ISD Superintendent Sandi Massey speaks during a school board meeting in Beaumont, Texas. Danielle Villasana for ProPublica

No state has taken over as many local public school districts as Texas. Just since 2020, the Texas Education Agency has installed its own hand-picked leaders in eight districts. Four of those came this spring. At least another 10 are at risk of takeover, including, as of last week, the Austin Independent School District. 

And to lead some of these districts, Texas is turning to a cadre of officials with ties to Mike Miles, the man the education agency chose in 2023 to oversee the Houston school district, the state’s largest. Miles is also a close ally of Mike Morath, Texas’ powerful education commissioner.

Already, at least two of these new district leaders have started to adopt policies similar to the contentious reforms Miles has pursued in Houston. He has touted improved test scores under his charge. Houston ISD had no F-rated campuses and fewer D-rated campuses in the state’s latest ratings compared with previous years. But Miles has also sparked widespread protests in response to the district’s rigid adherence to scripted lessons and repetitive testing, the firing of principals and teachers, mass school closures, and the conversion of schools into charters.  

Miles did not respond to requests for comment from the Texas Observer. Houston ISD officials, in a statement to the Observer, said the district did not achieve better ratings by maintaining the status quo but “made difficult decisions” to improve academic performance, noting the majority of its campuses are now rated A or B. 

These school districts whose new leaders have connections to Miles should prepare for “upheaval and chaos,” warned an elected Houston school board member. 

“If anything doesn’t align with improving test scores, it will be taken away,” said Maria Benzon, who was elected in November to the Houston ISD board but is not permitted to serve under the ongoing state takeover. Under Miles, for example, Houston ISD eliminated librarian positions and turned some libraries into what Benzon called “detention centers,” because they are being used, in part, for students with behavioral issues. Morath, the TEA commissioner, has said the centers are used for more than just punishment

Texas law allows the TEA to take control of districts with multiple failing school ratings or governance issues and to replace their superintendent and elected boards. 

The recent takeovers include Beaumont, Lake Worth and Connally independent school districts, whose new superintendents worked under Miles when he was superintendent in Dallas ISD; two of them also worked for him in Houston. In Fort Worth ISD, one of the state’s largest districts, the new state-appointed superintendent chose Daniel Soliz as his second-in-command, another person who worked under Miles in Houston ISD. Soliz did not respond to requests for comment for this story.

A man wearing a navy suit, glasses and a bright red tie. He is smiling slightly while walking through a meeting at a school, with a projection screen displaying a map of Texas and a Texas state flag visible in the background.
Texas Education Agency Commissioner Mike Morath attends a meeting at Harmony Hills Elementary School in San Antonio in 2025.The pace of state school district takeovers has increased during Morath’s time as commissioner. Scott Stephen Ball for The Texas Tribune

At least two of the state’s new superintendent appointees — Sandi Massey, who now helms Beaumont ISD in southeast Texas, and Ena Meyers, TEA’s appointee for Lake Worth ISD, a small district near Fort Worth — also worked for the controversial Colorado-based charter network Third Future Schools, which Miles led prior to becoming superintendent in Houston. In April, the Observer revealed that Miles had an ongoing $120,000 annual consulting contract with the charter network, an arrangement that likely violated a new statewide ban on public school administrators’ moonlighting. After questions from the news organization, Miles canceled the contract. The district said Miles “remains fully focused on leading Houston ISD and delivering results for students.”

Third Future’s charter network is expanding around the state as districts turn campuses over to the nonprofit’s Texas subsidiary, often as a means to delay possible state takeover. The nonprofit did not respond to the Observer’s request for comment. 

School district takeovers often involve layoffs, school closures and an increase in charter schools, as has happened in Houston, said Domingo Morel, an associate professor of political science and public service at New York University, who found Texas has had more district takeovers than any other state since 1989. 

What’s unique to Texas, Morel said, is that the low bar required to take control has led to more takeovers. Since 2015, five consecutive failing state ratings at just one school can trigger a takeover, as occurred in Houston, which has 273 campuses. 

Texas has also made it harder for districts to appeal these seizures. The Legislature passed a law in 2021 that barred districts from using public funds to challenge the education commissioner’s “final and unappealable” decision to take them over. The threshold that defines a failing school was also lowered. Then, in 2025, the state passed another law restricting districts from using public funds to sue the state when challenging its accountability ratings. 

The state “is the player, the referee, the coach, the scorekeeper,” when it comes to rating schools and deciding when to seize control, said Steven Nelson, an associate professor of education policy and leadership at the University of Nevada who’s been studying school takeovers for more than a decade. He said he suspects the TEA-appointed leaders connected to Miles will also focus on standardized testing, which will result in “a narrow curriculum when all is said and done.” 

The acceleration of takeovers, and the state’s increasingly stringent rating system, comes just as Texas rolls out a school voucher program that will, in most cases, award parents $10,000 in state funds to send their children to private schools. State accountability standards do not apply to private schools, where students don’t have to take the standardized tests required in Texas public schools. 

TEA spokesperson Jake Kobersky said the agency does not expect the four school districts that have recently been taken over to adopt the same reforms that Miles implemented in Houston. “During an intervention, state law requires the agency to appoint a new superintendent and a board of managers. All other staffing and operational decisions are made locally by the district,” Kobersky said. 

But last August, Morath told lawmakers other districts “should be copying the changes that we see in Houston.”

Massey, the new superintendent in Beaumont, has also cited the changes in Houston ISD as a blueprint.

“The model that we are implementing here is a very similar model to Houston. And why? Because of the success that Houston has had,” Massey said at a May 21 board meeting, referring to her time working with Miles at Houston ISD, where he selected her to be chief of schools.

A speaker with long dark hair stands at a lectern is shown from behind, addressing a school board seated along a curved wooden dais. On the projection screen behind the board, a large digital countdown timer tracks public comment time.
A speaker addresses the school board in Beaumont. Danielle Villasana for ProPublica
Women in rows of gray seats clap during a meeting.
People clap as Massey speaks during a school board meeting. Danielle Villasana for ProPublica

Under Massey, the newly appointed board of managers voted at their first meeting to temporarily suspend a number of policies related to governance and hiring practices, including employees’ rights to present grievances to the board and principals’ ability to approve new hires without district permission. Board of managers member Jeff Wheeler said at the meeting, “We are requesting that they be suspended until the board can move, can more fully evaluate our local policies.”

The board has taken other steps that mirror what happened in Houston after the takeover there: On May 14, the district announced it was cutting 34 positions that support student mental health, and on May 21, it announced a high school would close. 

Massey did not respond to the Observer’s requests for comment about whether she’s following the Houston playbook. Jackie Simien, a spokesperson for Beaumont ISD said, “Massey has worked alongside successful educational leaders with demonstrated results in improving systems, instruction, and student performance.”

A group of students march along a rainy, tree-lined sidewalk during a protest, carrying umbrellas and signs.
Students protest against the state’s takeover of Houston ISD in 2023. Douglas Sweet Jr. for The Texas Tribune
A man speaks at a lectern bearing the city of Houston seal, surrounded by a group of people during an outdoor press conference.
The late Sylvester Turner, then mayor of Houston, speaks about the takeover of Houston ISD during a press conference in 2023. Joseph Bui for The Texas Tribune

Benzon, the elected Houston ISD board member, said Miles is sidelining parent and teacher voices in her district, and they are leaving in droves as a result. “They are trying to escape the New Education System and Miles’ bad policies,” Benzon added, referring to a program Miles transplanted from his former charter school network that is characterized by scripted lessons and repetitive testing. The Houston Chronicle reported the district “is losing students at an accelerated pace” under the takeover, spurring the district to shutter 12 schools ahead of the next school year. 

In its statement to the Observer, Houston ISD cited a survey of families reporting a “favorable perception” of the district and said it retained many exemplary teachers.

Nelson and Morel said they believe the ultimate objective of any takeover is to disenfranchise local communities. Black and Hispanic students make up the majority of the population at all four of the districts now headed by Miles’ associates.

“It all begins at the school board level to then completely disempower the community,” Morel said.

On April 23, Houston ISD moved to fire a veteran teacher and president of the Houston Education Association teachers union after she protested requirements to comply with Miles’ New Education System. 

Meyers, the new Lake Worth superintendent who at the time was Houston ISD’s deputy chief of strategic initiatives, testified in favor of the teacher’s termination. 

“We do not allow our staff to make decisions about curriculum in a New Education System school or in Houston ISD,” Meyers said, according to a transcript of the hearing. “If they are not following expectations, we would not allow them to stay in HISD as an employee.” 

Since taking over in Lake Worth, Meyers and the board of managers have temporarily suspended board policies related to governance procedures, hiring and employee assignments and schedules, similar to what Massey and her board did in Beaumont. 

In response to the Observer’s inquiries about replicating Houston ISD’s reforms in her new role, Meyers wrote in an email that “Lake Worth ISD is very different from Houston ISD. We are a district of five schools serving a much smaller community, so our approach must reflect the unique needs of our students, staff, and families.” 

Her email continued, “I believe educators should learn from successful practices wherever they exist.”

As in Beaumont and Lake Worth, the takeover in Fort Worth ISD has been characterized by swift changes. After less than a month under the new leadership, the 68,000-student district has suspended local board governance and hiring policies and has cut dozens of staff positions, including those supporting English-language learners. 

Parent organizer Zach Leonard said a new instructional model Fort Worth ISD is rolling out in 19 schools, called “Elevate,” is essentially the same as what Miles has done in Houston, an assertion district spokesperson Tierney Tinnin refuted. 

Leonard, along with other parents with his organization, notes the similarities between the programs: “scripted slide-by-slide lessons, rigid timed instruction, and ‘demonstrations of learning’ reduced to data points.”

“This isn’t education reform,” Leonard said, referring to Miles’ model of learning being transported to Fort Worth. “It’s a franchise being handed to our children without a vote.”

The post Texas State Takeover of Local School Districts Expands, Raising Concerns appeared first on ProPublica.

Lawmakers Demand Answers After the White House Initiated a $620M Loan to a Firm Tied to Donald Trump Jr.

3 Giugno 2026 ore 11:30
A man in a suit and tie, wearing an American flag lapel pin, looks to his left.
Donald Trump Jr. Andrew Harnik/Getty Images

A group of lawmakers demanded answers from the White House this week following a ProPublica investigation revealing that a top aide to the president intervened to secure a $620 million Pentagon loan to a startup linked to the president’s eldest son.

ProPublica’s reporting “reveals a staggering level of corruption and influence peddling that superseded this process, enriching the President’s son at the expense of U.S. national security and taxpayer dollars,” wrote the group of Democratic lawmakers, including Sens. Elizabeth Warren of Massachusetts, Richard Blumenthal of Connecticut and Mazie Hirono of Hawaii as well as Reps. Jason Crow of Colorado and Mike Levin of California.

Last year, the Pentagon announced the loan to Vulcan Elements, a small North Carolina startup, about three months after Donald Trump Jr.’s venture capital firm took a stake of undisclosed size in the rare-earth magnet company.

Interviews and Defense Department records reviewed by ProPublica show that the request to lend to the firm was made by Peter Navarro, who serves as the president’s senior counselor for trade and manufacturing and is a friend of Trump Jr.’s.

Of the dozens of companies the Pentagon was considering funding at the time, Vulcan’s was the only deal initiated by a top aide to the president, an official at the Pentagon who was not authorized to speak publicly told ProPublica.

After defense officials got the White House request, they asked Pentagon staff to move at an unusually rapid pace, said another person who was involved in the deal at the Pentagon but not authorized to speak about it.

“The call came from the White House: We have to get this done,” the person said.

In their letter, addressed to White House Chief of Staff Susie Wiles, the lawmakers asked a series of questions about Navarro’s involvement in the deal, including whether he intervened at someone else’s direction, if the president was aware or involved, and who Navarro communicated with at the Pentagon.

They also asked more broadly about whether White House officials have communicated with federal agency officials about other companies linked to the Trump family.

“The American public — and service members that are in harm’s way — expect that the DoD contracting process is fair, unbiased, and competitive to ensure that only the best companies, providing only the best products, receive taxpayer dollars,” the lawmakers wrote.

Navarro, who served as trade adviser in the president’s first term, and Trump Jr. have formed a close bond in recent years. The president’s son visited Navarro in prison while he served time for defying a subpoena from lawmakers investigating the Jan. 6, 2021, riot at the U.S. Capitol. Trump Jr. was one of the small group of people Navarro dedicated his latest book to for having “my back when it was against the wall.” And a week before the Vulcan deal was announced, Trump Jr. hosted Navarro on his streaming show, encouraging his nearly 2 million subscribers to buy Navarro’s book. That interview was not long after word came down from Navarro to Pentagon staff to make the massive loan to Vulcan, one of the defense officials involved in the deal said.

Asked to respond to the lawmakers’ allegations and ProPublica’s reporting, Navarro in a text message wrote “Staggering level of hyperbole. More fake news” but did not elaborate. The White House did not immediately respond to a request for comment on Tuesday.

Navarro did not respond to questions from ProPublica sent to him directly before the initial article was published. But in a post on X afterward, he called the story “fake news on steroids.”

Vulcan has not commented. A White House spokesperson had said in a statement that the administration is working “in the best interest of the American people,” adding, “The President’s entire team, including Senior Counselor Navarro and officials at the Department of War, is working together and with private industry to secure America’s critical mineral supply chain at Trump Speed.” Trump Jr.’s spokesperson said last week that the president’s son does not discuss companies he has invested in with federal government officials and did not speak to Navarro about Vulcan. He “has no knowledge about how this deal came together,” the spokesperson said. A spokesperson for 1789 Capital, the venture firm where Trump Jr. is a partner, said it also played no role in Vulcan getting the loan and did not learn about the deal before it was public.

“No company receives preferential treatment,” a Pentagon spokesperson said. “Outside affiliations, investors, or political connections play absolutely no role in the Department’s funding decisions.”

The loan was part of the Pentagon’s effort to fund companies that could help the U.S. reduce dependence on China’s critical mineral supply chains. It represented a big win for Vulcan and its investors. Estimates of the company’s valuation grew tenfold after the deal was announced.

The deal is one of many actions by the administration of President Donald Trump that have helped companies in which his family holds stakes. Government contracts and other benefits have gone to various Trump-linked companies. But ProPublica’s reporting on the Vulcan loan represented the first time the awarding of a contract from a federal agency was directly linked to White House intervention.

A number of other lawmakers also criticized the Vulcan deal following ProPublica’s investigation.

Sen. Raphael Warnock, a Georgia Democrat, called it “corruption to the highest degree,” alleging on X: “They are looting this country. Dismantling it, selling it for parts, and lining their own pockets.”

Sen. Patty Murray, a Washington Democrat, called for a congressional investigation. “It’s just nonstop corruption from this White House, and Republicans in Congress are content to twiddle their thumbs and look right in the other direction,” she posted on X. “Congress should be investigating and putting a stop to this kind of crooked self-dealing—not enabling it.”

The post Lawmakers Demand Answers After the White House Initiated a $620M Loan to a Firm Tied to Donald Trump Jr. appeared first on ProPublica.

“Straborgo”: servizi di pulizia e raccolta rifiuti efficaci e puntuali

3 Giugno 2026 ore 11:22

Iacomelli: “Ha funzionato il patto di collaborazione con i cittadini e gli esercenti”. Salvetti: “AAMPS/Retiambiente indispensabile per il successo di tutti i nostri eventi”.

In mezzo alla gente, ma con discrezione ed efficienza. Gli operatori di AAMPS/Retiambiente hanno contribuito alla riuscita dell’evento Straborgo che da venerdì 29 maggio a sabato 1 giugno ha visto migliaia di persone, tra cittadini e turisti, affollare le strade del quartiere. Una presenza continuativa per garantire la pulizia di Piazza Mazzini e delle strade limitrofe e realizzare la raccolta dei rifiuti sia con la vuotatura dei contenitori stradali sia con la raccolta dei materiali differenziati prodotti con quantitativi ingenti dagli esercenti della zona.

“Questa tipologia di manifestazione – commenta Aldo Iacomelli, Amministratore Unico AAMPS/Retiambiente – risulta per noi sempre particolarmente impegnativa soprattutto nel periodo estivo che prevede un’articolazione complessa dei nostri servizi di raccolta e spazzamento. Dobbiamo operare h24 e, allo stesso tempo, districarci tra la folla garantendo sempre le opportune condizioni di sicurezza per i nostri lavoratori e i cittadini. Siamo particolarmente soddisfatti nell’essere riusciti a dare il nostro contributo. Ho il piacere di sottolineare – conclude Iacomelli – la cooperazione che abbiamo riscontrato da parte degli organizzatori, degli abitanti del quartiere e degli esercenti che si sono prodigati per rispettare le regole straordinarie di conferimento dei rifiuti differenziati”.

“Lo dico da sempre – afferma Luca Salvetti, Sindaco di Livorno.  AAMPS/Retiambiente è un’azienda che funziona egregiamente nell’erogazione dei servizi resi alla cittadinanza e questi eventi ne sono la riprova. Senza i puntuali servizi di spazzamento e raccolta dei rifiuti non saremmo qui a parlare del successo di Straborgo. Ringrazio i lavoratori per il consueto impegno profuso, gli abitanti del quartiere per la disponibilità concessa e gli esercenti per avere collaborato al meglio delle rispettive possibilità. Ora sotto con le altre kermesse in programma per la lunga stagione estiva”.

L'articolo “Straborgo”: servizi di pulizia e raccolta rifiuti efficaci e puntuali proviene da Aamps Livorno.

What does Beijing’s response to Tokyo-Manila boundary talks mean for Taiwan?

The mainland Chinese coastguard’s first independent law enforcement patrol east of Taiwan on Monday – in response to the maritime border talks between Japan and the Philippines – marked an expansion of its patrolled area beyond the traditional focus. Since its launch in 2021, the China Coast Guard (CCG) has routinely patrolled in the South China Sea, East China Sea and Yellow Sea. In recent years, apart from routine patrols around a few Taiwan-controlled islands, the CCG has also joined the...

A Low-Income Housing Program Is Pouring Billions Into Housing Many People Can’t Afford

3 Giugno 2026 ore 11:00
Three tents sit in front of four buildings textured with the Low-Income Housing Tax Credit IRS form. The majority of the buildings’ windows are dark.
Illustration by Shoshana Gordon/ProPublica. Source images via IRS and Flickr.

On any given night, thousands of people sleep on the streets in Portland, Oregon. They seek shelter in tents, bushes and overpasses in a city that has struggled with one of the worst housing crises in the country.

Portland, like many cities, has raced to increase its supply of affordable housing by turning to a federal program that’s existed since the 1980s: the Low-Income Housing Tax Credit. It provides up to $15 billion worth of tax credits a year nationally to help developers build apartments. Portland supplemented the federal construction money with local dollars, creating incentives that were hard to turn down.

But to meet the affordability requirements, all the developers needed to do in most cases was put rents within reach of someone earning 60% of median income, an earnings threshold that equates to about $75,000 annually for a family of four. It turns out that this amount of rent is now close to what the typical Portland landlord charges without any subsidy.

The result of the federal tax credit has been a glut of apartments costing renters on the order of about $1,400 a month for a one-bedroom. That’s a manageable outlay for a family making $75,000 but nearly half the monthly income of someone who earns $35,000 at the local minimum wage.

Nearly 2,000 of Portland’s subsidized units sat vacant and unused at last count, as The Oregonian and Willamette Week have reported. The same situation has repeated from Seattle to the San Francisco Bay Area to Denver.

Economists and other academic researchers have been warning for decades that this was precisely the sort of problem that the Low-Income Housing Tax Credit was likely to create.

Studies have concluded that the program, which currently supports nine out of every 10 subsidized units built in America, is an expensive and ineffective way to house people who can’t afford it. Researchers have said it doesn’t subsidize housing deeply enough to reach truly low-income renters, so it produces housing in markets and at income levels that already have a surplus instead of filling a shortage.

Independent researchers have found little evidence it’s expanded the overall housing supply beyond what the market would have produced without it. Its complexity has birthed an industry of affordable-housing-focused developers, investors, lawyers and accounting specialists who profit off the tax credit. Between 1991 and 2024, a dozen studies concluded that many more people could benefit if the money were spent on rental vouchers, which let consumers, rather than the government, decide which landlords get tax subsidies. Estimates went as high as twice the impact for the dollar.

“The evidence is telling us this program is lacking its reason to exist,” said Kirk McClure, an emeritus professor of urban planning at the University of Kansas and a leading critic of the tax credit. “We should reform the program to make it work better.”

McClure and others have brought their concerns to Congress. He recommended diverting the money into rental vouchers for tenants, or else changing the tax credit’s rules to reward only developers who build units in genuinely short supply: those affordable to people at the very bottom of the income ladder.

The ideas never went anywhere. Instead, money for the tax credit has grown at a much faster rate than rental assistance vouchers since 2000, data from the U.S. Department of Housing and Urban Development and the U.S. Treasury shows. Rock-solid support from industries that benefit from the tax credit and both parties in Congress has made it the linchpin of U.S. housing policy.

“The program leverages housing market forces, entrepreneurial innovation and private accountability to increase housing supply,” former HUD Secretary Ben Carson told the House Committee on Oversight and Government Reform in 2025.

Among the tax credit’s other prominent backers are two Northwest Democrats on the Senate Committee on Finance, Ron Wyden of Oregon and Maria Cantwell of Washington. Cantwell has introduced bills to increase funding for the existing tax credit, and Wyden has proposed expanding the target of the credits to benefit not just low-income families, but also middle-income households — the opposite of what McClure says needs to happen.

Both Wyden and Cantwell say Congress should hold more hearings to ensure the program is run efficiently, but they also defended it in written statements to Oregon Public Broadcasting and ProPublica.

“There isn’t any silver bullet to the housing crisis in Oregon and around the country,” Wyden’s statement said, “but the low-income housing tax credit has been the most successful federal housing construction program on the books for decades and is the only housing program Republicans haven’t tried to gut.”

A man with gray hair wears a navy suit and tie and crosses his arms. In the background are three people, including a police officer and a man also crossing his arms wearing a black suit and white shirt. They are all standing in a room with an ornately framed portrait and gold-and-white walls with curved archways.
Oregon Sen. Ron Wyden has proposed expanding the target of the credits to benefit not just low-income families, but also middle-income households — the opposite of experts’ advice. Francis Chung/Politico via AP Images

Indeed, President Donald Trump has sought to cut housing programs such as rent assistance. But as part of his spending package last year, Congress approved the biggest expansion of the Low-Income Housing Tax Credit in decades.

“That’s a mistake,” McClure said.

It won’t alleviate homelessness or the housing shortage for people at the lowest incomes, he said. It will just create more buildings that compete with the market and with one another for the same pool of renters.

McClure recounted seeing a brand-new affordable housing complex near his home in Kansas not long ago with a sign enticing tenants of another government-backed complex down the street, promoting newer units at the same price.

“So the taxpayers of the United States subsidized the creation of this new property to help bankrupt another federally subsidized property,” he said. “That is stupidity 101. We have got to be better stewards of the American taxpayer’s dollar.”

Subsidized Vacancies

Oregon’s affordable housing production has skyrocketed in recent years. So have rents and homelessness.

Over the past decade, Oregon lawmakers doubled funding for the state’s affordable housing tax credit and started offering low-interest and deferred loans for construction.

Voters in the Portland area, meanwhile, passed housing bonds totaling more than $900 million. Developers can use that money to secure federal housing tax credits. The state went from building about 1,800 affordable units a year pre-pandemic to nearly 5,000 last year.

Industries that benefit from the tax credit say it’s the engine that makes that kind of building boom possible.

The Affordable Housing Tax Credit Coalition, representing lenders, developers and others in the industry, has called the program “the most effective tool we have to meet the affordable housing needs in rural, suburban, and urban areas.”

Jennifer Schwartz, director of tax and housing advocacy for the National Council of State Housing Agencies, which advocates for the tax credit and other housing programs administered by states, said the housing market by itself won’t produce a big enough supply of housing within reach for low-income renters. That goes for even those who receive federal rent vouchers, she said.

“It costs too much to build housing to turn around and rent it to households who are low-income households,” Schwartz said, “unless you have some sort of incentive like the housing credit.”

But in Portland, all that new construction hasn’t made a dent in the city’s affordability crisis. A report from the Portland Housing Bureau in 2025 found that rent and home sale prices were growing faster than incomes, even as the city’s vacancy rate was also rising.

The vacancy rate was roughly 7.6% as of May, according to Aaron Kirk Douglas, director of market intelligence at the Portland-based brokerage HFO Investment Real Estate. Vacancies are even higher for ostensibly affordable units: 11%, leaving nearly 2,000 units unused. Housing industry experts consider 5% vacancy to be a baseline for ordinary turnover.

The time it takes to verify that a tenant’s income meets the tax credit’s requirements and prep units for move-in played a role in the struggle to fill vacant units built with the federal subsidy. But housing advocates say the biggest barrier is price.

The gap between market-rate rents and affordable housing rents has shrunk, and not just in Portland.

By one industry estimate, in more than a dozen U.S. cities at least 40% of affordable housing was competing with market-rate buildings rates in 2025.

In the Portland suburb of Gresham, federal rules cap a two-bedroom apartment built with the Low-Income Housing Tax Credit at $1,675 a month. Zillow puts the equivalent market-rate apartment at $1,525.

Operators of a new $53.8 million development in northeast Portland, built with the tax credit and the local housing bond, had trouble filling studio and one-bedroom apartments whose affordable rents were near market rate. They began offering a month of free rent for new tenants, according to a March report from the committee that oversees the region’s housing bond.

Affordable housing providers, which in Portland are predominantly nonprofit organizations, are also increasing their marketing budgets to attract renters away from market-rate buildings.

“The idea that we’re competing with the market would have been unfathomable a few years ago,” said Margaret Salazar, CEO of Reach Community Development Corporation, one of Portland’s largest affordable housing providers.

Salazar, who led Oregon’s state housing agency during the COVID-19 pandemic and later worked as a regional director for HUD, is a longtime proponent of the Low-Income Housing Tax Credit. But she said the people who can afford to rent apartments the tax credit has produced would rather move into a market-rate apartment for similar money and with fewer rules and restrictions.

“It’s becoming a slimmer and slimmer slice of residents” that Reach can serve, she said. “Suddenly we’re competing for this little slice of people.”

Meanwhile, a substantial group of Portland-area residents remain priced out.

HUD data shows more than 90,000 households in Multnomah County earn less than the 60% of median income that a family would typically need to afford a federally subsidized unit. (The precise number of families who can’t afford “affordable” units is unclear because it depends on variations in household size, actual rent levels and other subsidies that might reduce rents further.)

Salazar said that right now Reach can rent to people at lower income levels only if it can find additional subsidies such as housing vouchers — and funding for vouchers is so limited that only 1 in 4 people who qualify are able to get them.

Despite the convergence of rent levels in market-rate and subsidized housing, supporters of the tax credit say it remains valuable because the units it subsidizes are constrained from raising rents faster than incomes — and there’s no guarantee market-rate rents will remain at this level in the future.

But Steve Rudman, who ran the local housing authority in the Portland area for more than a decade, said the fact that the tax credit is now delivering market-rate housing rather than housing for the poorest households raises an existential question for the federal program.

“What is this thing really doing?” Rudman said. “What is the Low-Income Housing Tax Credit?”

A Stopgap Takes Off

Criticism of the federal construction credit has been a near constant since it began.

In the Reagan era, housing experts began to worry rents would become unaffordable amid deep cuts to housing programs and the drafting of the Tax Reform Act, which eliminated several tax shelters for real estate.

McClure, an economist for the city of Boston at the time, worked with others to design a tax credit that would reward affordable housing production.

“It was meant to be a three-year stopgap until we came up with something better,” he said.

The idea was to incorporate low-income housing into market-rate housing construction that was already taking place. Developers could receive a tax credit if they capped rents for a certain portion of the apartments in their building, and they could continue to rent the rest at any amount they chose.

McClure crafted letters for Boston’s mayor to send Congress in support of the idea. His analysis helped decide the subsidy amount. Developers could offset 70% of the cost of new builds or 30% of the cost of a rehab. Congress signed off in 1986.

Almost immediately, the program diverged from the outcomes McClure had envisioned.

A man with blue eyes, white hair, silver-rimmed glasses and a large white mustache wears a black blazer and blue button-down shirt. He is in front of a grid of framed certificates and diplomas and looks off camera.
Kirk McClure, one of the drafters of the Low-Income Housing Tax Credit. For decades, he’s been calling for reforms to the policy. Arin Yoon for ProPublica

He and other drafters of the tax credit had thought developers would use it to offer deep discounts on a small number of units, allowing them to charge market rate on the rest. But developers found it more profitable to subsidize 100% of their units at the smallest allowable discount, a rent affordable to households at 60% of median income.

In 1992, as lawmakers considered making the 6-year-old Low-Income Housing Tax Credit permanent, an analysis by the Congressional Budget Office declared the program “unlikely to substantially increase the supply of affordable housing” and “more suited to the needs of investors than poor renters.”

For one, the tax credits cost a lot to administer, congressional economists said. They also pointed to evidence that subsidized housing production dampened market-rate construction.

Congress was preparing to give developers $3 billion through the tax credit as of 1992. Putting that money into housing vouchers instead, the CBO concluded, would help 550,000 households, more than twice as many as would benefit from the construction tax credit. The numbers echoed findings from an earlier HUD evaluation of tax credits vs. vouchers.

Congress made the tax credit permanent a year later.

As time wore on, McClure’s emerging doubts about a program he originally expected to be temporary only deepened.

When the Fannie Mae Foundation hired him in 1997 to analyze how the tax credit was doing, he concluded it was a “very inefficient subsidy delivery mechanism” that didn’t produce as much housing as it should have.

Other studies came to similar conclusions as McClure, HUD and the Congressional Budget Office. At least five found the tax credit does little to increase the overall housing supply.

The Government Accountability Office noted problems with the program in 2015, 2016, 2017 and 2018, finding it lacked basic oversight to show the federal funds worked as intended. A 2017 investigation by NPR and Frontline documented numerous examples of waste and fraud, including one developer pocketing tax credits without building the required housing.

“Given the available evidence on program performance, we should certainly not expand the tax credit program,” Edgar Olsen, professor emeritus of economics at the University of Virginia, wrote in a 2017 article for the American Enterprise Institute. “The existing evidence argues for terminating it.”

There are some critics within Congress. Rep. Glenn Grothman, a Republican from Wisconsin, introduced a bill to kill the program last year, calling it a “cash grab for developers and banks.” But the bill went nowhere.

Olsen, like McClure, remains adamant today about what he considers the tax program’s uselessness. In a recent interview, he told OPB and ProPublica that he’s urged policymakers, in academic articles and in testimony, to re-examine whether the program has any value at all.

“How often do they talk to people like me or like Kirk McClure? The answer is almost never,” Olsen said. “What they hear from are people who represent the financial interest of the industry, and so they want more money to be spent on this.”

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[Résolu] Framagenda: notes disparues?

Bonjour,

Depuis la mise à jour de Framagenda de ce matin, je vois que les “Notes” ont disparu. Ça me mets en grande difficultés, puisque je les utilise beaucoup, y compris en mode partagé avec d’autres user.

Quelqu’un sait-il ce qu’il se passe ?

Merci pour l’aide.

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In China’s coal country, party chief called to account after fatal safety failures

Disciplinary authorities in central China are investigating a county-level Communist Party chief following a coal mine gas blast that killed 82 people and left two missing. Zhao Yongjin, party secretary of Qinyuan county in Changzhi, was “suspected of serious violations of discipline and law”, the Shanxi provincial discipline inspection and supervisory commission, an anti-corruption watchdog, said on Tuesday night. The blast at the Liushenyu Coal Mine on May 22 was China’s deadliest mine...

La perla nera dei Caraibi. Cuba: scontro di poteri sulla pelle degli oppressi

3 Giugno 2026 ore 09:00

L’ipocrita accusa del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti emessa il 20 maggio contro Raùl Castro Ruz, generale dell’esercito e personalità tra le più rappresentative della Rivoluzione cubana, non ha soltanto i tratti dell’arroganza impunita di chi si sente forte e al di sopra del diritto, ma forse vuole anche essere un tentativo di dare un tocco di legittimità al criminale embargo che dura da decenni e alle ancor più vergognose misure coercitive che in questi ultimi mesi hanno colpito la popolazione inerme (240 da gennaio). La popolazione è stata soffocata da un feroce blocco energetico imposto dalla potenza egemone, il cui unico risultato sembra essere stato quello di aver fatto precipitare la quasi totalità delle masse lavoratrici ad un livello di quasi sussistenza, incalzate dalla pressante urgenza di reperire beni di prima necessità e dalla minaccia costante di un’aggressione armata.

Una lettura unilaterale, assai poco conforme al contesto in cui si svolsero i fatti, un’incriminazione priva di alcun valore legale (anche a prenderlo per vero) e di una giurisdizione in cui poterla applicare, vorrebbe far giustizia in merito a un episodio che nel 1996 portò all’abbattimento di due velivoli facenti capo a Brothers to the Rescue, organizzazione che opera con metodi violenti e ha sede a Miami. L’abbattimento avvenne dopo ripetuti sconfinamenti e violazioni dello spazio aereo cubano, infrazioni più volte segnalate dalle autorità dell’isola agli enti governativi statunitensi e da questi ripetutamente ignorati; sintomo, quantomeno, di una certa complicità se non di una vera e propria pianificazione e sovvenzione; una condotta, tra l’altro, che si inscrive nella lunga traiettoria costellata di attentati, sabotaggi e tentativi di aggressione che il governo degli Stati Uniti ha messo in opera da che nel gennaio del 1959 il socialismo di stato è stato imposto quale religione ufficiale. Un ultimo – per ora – atto di quella mai sopita, controversa e irrisolta questione che tiene occupati i due paesi da quasi settant’anni, ma che pure visto dalla prospettiva meramente giuridica del diritto internazionale, della Carta delle Nazioni Unite e della Convenzione di Chicago sull’Aviazione Civile Internazionale, rientrerebbe in un’azione di legittima difesa del proprio spazio aereo contro quelli che potrebbero essere interpretati come atti di “terrorismo”, che la suddetta organizzazione avrebbe messo in pratica tra il 1994 e il 1996, in barba alla stessa legislazione statunitense. Oltretutto, questa accusa arriva dopo che le forze armate Usa per mesi hanno spadroneggiato nel Mar dei Caraibi e nel Pacifico, arrivando ad uccidere quasi duecento persone e a sequestrare il presidente del Venezuela, a corollario di una dottrina che, sostenuta da un imponente apparato bellico, cerca di applicare attraverso l’imposizione unilaterale delle sanzioni, quella pressione politica ed economica i cui scopi mirano a ridefinire gli assetti geopolitici della regione. Giustificata con le parole del procuratore generale “se uccidete degli americani, vi perseguiremo. Non importa chi siate. Non importa quale carica ricopriate”, frasi che riecheggiano da tempi storici che ritenevamo oramai tramontati ma che purtroppo oggi si ripropongono con logica spietata anche ad altre latitudini (vedi Medioriente). Questa montatura extragiudiziale che agisce su un piano politico vorrebbe essere la giustificazione delle recenti imposizioni coercitive che, operando a livello economico, producono i loro effetti devastanti direttamente sui corpi delle persone. Evidentemente questa Legge dei Poteri Economici d’Emergenza Internazionale (IEEPA), che amplia sanzioni già esistenti (tra l’altro in violazione degli articoli 1, 2 e 55 della Carta delle Nazioni Unite e della risoluzione del 1992 sulla rimozione del blocco), rientra in quella nuova fase di riassetto degli equilibri della regione che Washington sembra voglia ridefinire attraverso un protagonismo deciso e un utilizzo cinico di quelle che si mostrano come le raffinate tecniche della nuova guerra ibrida: sanzioni, dazi, strangolamento finanziario, incriminazione a livello internazionale, propaganda mediatica e uso extragiudiziale della propria giustizia. Nel frattempo però, si fa ricorso anche ai vecchi metodi con la portaerei Nimitz che scorrazza indisturbata nelle acque delle Antille, in attesa di sviluppi.

Al ritorno dal suo viaggio in Vaticano, tra le cui motivazioni non espresse figurava verosimilmente la ricerca di un’intesa col mondo cattolico, ben radicato sull’isola, il segretario di stato Marco Rubio, di origini cubane, soltanto poche ore prima dell’annuncio delle sanzioni se ne usciva con un video diretto alla popolazione oramai allo stremo: “Cuba non è governata da nessuna rivoluzione, ma da GAESA, uno stato dentro lo stato, i cui benefici sono appannaggio di una piccola élite”. Questo Gruppo di Amministrazione Imprenditoriale a cui si fa riferimento, bollato come organismo cancerogeno che parassita l’economia nazionale, incolpato dei continui black out, della scarsità di combustibile, cibo e medicine, è un consorzio imprenditoriale creato negli anni ’90 con lo scopo di captare la valuta estera, che in quei frangenti cominciava ad affluire in seguito all’apertura al turismo voluta da Fidel Castro e all’introduzione della doppia moneta (pesos e dollari). Ideato dall’allora ministro della difesa Raùl Castro, tale holding ha finito per inglobare tutta una serie di attività commerciali e finanziarie che vanno dagli hotel ai centri di immersione, dai porti sportivi alle agenzie di viaggio; dal 2010 assorbe Cimex, impresa statale dei supermercati, e centinaia di stazioni di servizio, e infine diventa proprietaria della Banca Finanziaria Internazionale, una delle più grandi del paese, arrivando a controllare il 40-70% dell’economia nazionale attraverso un impero stimato, nel 2025, in 18 miliardi di dollari. Il 7 maggio l’amministrazione Trump ha inasprito ulteriormente le sanzioni contro GAESA e la sua direttrice ufficiale Ania Guillermina Lastres Morera, adducendo il pretesto della sicurezza nazionale. Mentre  il 22 l’ ICE arrestava la sorella a Miami sotto identica motivazione, cercando così di  colpire l’esercito cubano nelle sue finanze. Quanto queste misure possano incidere realmente sulla tenuta di questo conglomerato imprenditoriale resta tuttavia un mistero, data l’estrema opacità da cui è sempre stato avvolto.

Il blocco energetico ha ridotto quasi a zero un turismo già in caduta libera, mentre le rimesse dall’estero, che nel 2019 erano stimate in 3,7 miliardi di dollari, la cifra più alta mai registrata, nel 2024 si aggiravano intorno all’ 1,1 milioni, con un crollo del 43% rispetto all’anno precedente. In parallelo, Washington si dice pronta ad offrire cento milioni di dollari in aiuti umanitari, mentre Rubio esorta la popolazione affinché si decida per un cambio di regime: “Una nuova Cuba, dove qualsiasi cubano, e non solo GAESA, possa aprire una banca o un’impresa edile”. Stessa ricetta, questa volta cucinata in salsa caraibica.

Cuba vive un periodo di decadenza che, sebbene si possa far risalire al perìodo especial degli anni ’90, vede oggi una recrudescenza senza eguali che investe la gran parte della popolazione e che è sfociata in una crisi alimentare spaventosa e in un altrettanto deplorevole crisi energetica; due aspetti di uno scenario dove il reperimento dei beni di prima necessità e i ricorrenti black out segnano le modalità e i ritmi della quotidianità. Quello che si dice del capitalismo, ovvero essere la gestione pianificata della scarsità, può a buon diritto essere applicato su scala locale anche a Cuba e al suo regime, che ha saputo far tesoro in questi decenni di tecniche di governo assai raffinate, ma che oggi vede progressivamente venir meno la sua autorevolezza grazie a un risveglio, seppur timido, delle coscienze, che si traduce in certe forme di comunitarismo o di solidarietà popolare che scandiscono l’agire quotidiano; nel mentre si va affievolendo l’immagine di padre benefattore che il castrismo ha saputo dispensare lungo tutto l’arco della sua esistenza. Di contro, però, bisognerebbe considerare anche l’altro lato della medaglia, ossia il fatto che la competizione per la sopravvivenza e le diverse manifestazioni di egoismo che l’accompagnano sono andate anch’esse aumentando. Di pari passo si è inoltre avuto un incremento dell’azione repressiva dello stato e un’estensione del raggio operativo della polizia politica, che ha portato a un aumento esponenziale delle carcerazioni e all’emersione di un vero e proprio problema carcerario, con migliaia di prigionieri politici da gestire e le complesse conseguenze sociali che questo comporta, con la sensibilizzazione di interi settori sociali contro la gestione autoritaria della cosa pubblica che interdice la benché minima possibilità di una qualche riforma, seppur blanda. Lo stato ha risposto con una serie di misure a carattere sociale per sopperire alle mancanze degli strati più disagiati della popolazione insieme ad una campagna propagandistica in grande stile nel tentativo di poter recuperare quell’aura di benevolenza che l’ha sempre caratterizzato. Ma di fatto,  quello che maggiormente definisce la gestione della sovranità continua ad essere, benché in forme più dissimulate, l’amministrazione centralizzata della paura, che può contare, oltre che su un apparato repressivo tra i più efficienti, anche sulla disaffezione generalizzata e su una pressoché totale ignoranza o disconoscimento di forme elementari di organizzazione e reazione nei confronti del dispositivo dispotico imperante; un dispositivo che può fare affidamento, oltre che sull’accaparramento delle risorse economiche e finanziarie, su un progressivo spopolamento che interessa le fasce più giovani, le quali trovano nell’emigrazione la possibilità di sottrarsi ad una condizione fattasi insostenibile ma che ha portato ad un decremento demografico e a un parallelo consolidamento del conservatorismo politico. Le deboli proteste che pur saltuariamente affiorano si limitano a qualche cacerolazo urlato a gran voce ma privo di una struttura organizzativa, espressione di una disperazione ormai endemica avvolta da fatalismo e rassegnazione, comunque ben lontane da quelle grandi manifestazioni di massa che si ebbero quattro anni fa, quando sembrava che qualcosa si stesse realmente muovendo. Le proteste antigovernative dell’11 luglio 2022 partite da San Antonio de Los Baños, poco fuori l’Avana, e da Palma Soriano, nella provincia orientale di Santiago, poi dilagate nei centri principali nel giro di ventiquattro ore, che videro riversarsi nelle strade migliaia di cittadini dei settori maggiormente precarizzati della società cubana, un evento di cui non si ricordano precedenti (se non forse il cosiddetto Maleconazo, del 1994), e che hanno portato all’arresto di 1848 persone, sono state anch’esse l’espressione di una resistenza al dominio dello stato e alle varie forme di autoritarismo imperanti che intere classi, gruppi e individui hanno cercato di opporre, nella loro complessità e anche a dispetto del tentativo di cooptazione da parte di forze esterne o straniere, con il fine di rivendicare scampoli di libertà e migliori condizioni di esistenza. È stata una spinta che è giunta dalle fasce più marginalizzate della classe proletaria, quella dei lavoratori precari, a giornata, dei disoccupati e delle moltitudini  contadine che abitano le periferie delle grandi città, arrivate sull’onda di una forte migrazione interna ma sprovviste della consapevolezza di essere classe, che però non può essere caratterizzata come movimento operaio in senso stretto, mancando di organizzazione, di forme sindacali o corporative classiche, o finanche di organismi territoriali vincolati al lavoro. Rispecchiano piuttosto la disperazione dei gruppi meno abbienti, influenzati dagli effetti delle politiche governative degli ultimi decenni che hanno portato ad una estrema atomizzazione del tessuto sociale, e dalla suggestione di un modello consumistico che arriva dall’emigrazione, soprattutto statunitense. Non si può quindi parlare di forze politiche a rigor di termini, tutt’al più di forze sociali non organizzate che si scontrano con forze di polizia, queste sì estremamente organizzate,  che nella loro opera meticolosa sono riuscite a disarticolare ogni forma di dissenso e di opposizione politica nel paese, lasciando una situazione anche peggiore ed eludendo la questione e le motivazioni che ne hanno decretato l’esplosione. Il vuoto che oggi viene avvertito, l’impossibilità sperimentata di poter operare un cambio politico dall’interno, sono con buona probabilità all’origine della grande popolarità di cui attualmente gode, ovviamente in alcuni settori, Marco Rubio, insieme all’ambasciatore Mike Hammer, e spiegano in parte il senso di impotenza sociale che avvolge l’isola. Secondo un recente sondaggio effettuato da El Toque, organo indipendente locale, sembrerebbe che la maggior parte dei cubani (56% di chi vive sull’isola e il 67% di quelli della diaspora) veda di buon occhio un intervento armato statunitense, o comunque come il male minore di fronte alla fame che avanza. L’amministrazione Trump ha avuto diverse interlocuzioni negli ultimi mesi con il presidente Dìaz-Canel e il suo consiglio dei ministri, e contatti diretti con Raúl Guillermo Rodríguez Castro, nipote del vecchio dirigente e il più zelante delle sue guardie del corpo, figlio dell’ex direttore di GAESA insignito del grado di generale da Raùl Castro per meriti nella gestione dell’azienda; il “granchio”, così soprannominato per via di una deformazione alla mano, si sarebbe incontrato più volte in Messico con il segretario di stato nordamericano. Se ciò fosse confermato, se ne potrebbe dedurre che gli USA hanno scelto di trattare con gli apparati militari, almeno con i settori maggiormente orientati agli affari, piuttosto che con quelli politici, che dopo decenni di criminalizzazione del dissenso si ritrovano ora a dover negoziare con l’unico interlocutore disponibile, ossia il potere corporativo yanqui. Nonostante la frattura che attraversa le forze armate, divise tra una fazione composta da generali anziani legati alla dirigenza politica e i quadri inferiori maggiormente esposti agli effetti della crisi (chiamati con spregio fagioli e riso, in riferimento alla loro dieta), la Casa Bianca sembra disposta ad un accomodamento, concedendo a Castro il privilegio di garantire una transizione tranquilla mentre alla cupola militare di disarticolare il vecchio sistema politico facendosi garanti del nuovo ordine; una soluzione molto auspicata dalla superpotenza, che di certo non vuole casini a 144 km dalle sue coste. In questo senso è da vedere anche la visita del direttore della CIA, John Ratcliffe, avvenuta a metà maggio, che ha alimentato le voci in merito ad una eventuale tutela di Raùl, che resterebbe a margine di qualsiasi rappresaglia, e ad un possibile cambio di regime per interposta persona, come avvenuto in Venezuela. Questa soluzione soddisferebbe Trump e il suo entourage più pragmatico, che grazie ad un tocco cosmetico favorirebbe l’ingresso mascherato del capitale nordamericano, ma assai meno l’ala più oltranzista, capitanata da Rubio, che pone tra i suoi desiderata una trasformazione radicale della società. Le parole di Marcell Felipe, direttore del Museo della Diaspora Cubana di Miami, “non abbiamo lottato per 67 anni, con prigionieri e morti, per guadagnare il diritto di investire sotto le regole di un regime comunista”, sono condivise da almeno tre deputati di origine cubana del congresso a stelle e strisce. L’ansia e il timore di molti, a Cuba e nell’esilio, è quello che sia arrivato il momento, per via di una serie di fattori: le elezioni di medio termine, la presenza a breve dei mondiali di calcio, Trump nelle vesti di colui che ha portato la democrazia, la nuova configurazione degli assetti geopolitici nell’emisfero occidentale; ma soprattutto perché  il popolo cubano non ce la fa più: i bambini non vanno più a scuola, molti non hanno di che sfamarsi, diversi gli ospedali incapacitati ad operare, gli altri si fermeranno a breve; le medicine scarseggiano mentre le malattie cominciano a mietere le prime vittime, uomini e donne disperano di una situazione sentita come surreale. Sul palcoscenico della storia di questo nuovo millennio, l’eterna commedia dello scontro di poteri si rappresenta sullo sfondo della tragedia che affama e asservisce moltitudini di proletari, oppressi e assoggettati, ma non ancora piegati, a logiche a loro estranee, i cui effetti devastanti avvertono sulla propria pelle.

Massimiliano Bonvissuto

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La sicurezza per Red Hat e IBM vale 5 miliardi, ma intanto ci sono pacchetti npm ufficiali infetti da combattere

3 Giugno 2026 ore 08:45
Project Lightwell è un'iniziativa di Big Blue che vuole mettere intelligenza artificiale e 20.000 ingegneri al servizio della sicurezza, una sorta di task force che (a pagamento) proteggerà le supply chain delle aziende. Solo il cielo sa quanto ce ne sia bisogno, perché Aikido Security nel frattempo ha scoperto un worm presente nelle librerie ufficiali npm di Red Hat che ruba tutto quello che si può rubare in termini di informazioni riservate.

Raccontare il carcere

3 Giugno 2026 ore 07:49

È del 19 maggio il XXII Rapporto sulle condizioni di detenzione di Antigone, associazione indipendente che, dal 1991, lavora per sorvegliare e mantenere le garanzie sui diritti nel sistema penale e penitenziario. Il rapporto, che viene pubblicato annualmente, è a oggi la ricerca sulla detenzione più completa che abbiamo in Italia. Quello del 2026 (che fa quindi riferimento all’anno 2025) è intitolato Tutto chiuso, una scelta eloquente, come viene spiegato nell’editoriale introduttivo, in riferimento all’involuzione del sistema penitenziario italiano che, tramite circolari e i due decreti sicurezza del nuovo governo, ha irrigidito il regime penitenziario, con tra le altre cose un inasprimento delle condizioni di Alta sicurezza e dell’uso dell’isolamento, una militarizzazione della vita interna al carcere, l’introduzione del delitto di rivolta e di indagini sotto copertura in carcere e una diminuzione dell’accesso a fondamentali pratiche riabilitative come le attività culturali e scolastiche.

A questo si sono aggiunti nuovi reati e innalzamenti di pena: nello specifico, come si legge nel capitolo I numeri della detenzione: “L’attuale Governo dalla sua entrata in carica ha introdotto oltre 55 nuovi reati e più di 60 nuove aggravanti, che intervengono sul codice penale e su leggi speciali. A questo si aggiungono oltre 65 inasprimenti sanzionatori. Un quadro che fa tremare i polsi, a fronte del quale ci sarebbe da restare sorpresi se tutto questo non producesse condanne sempre più lunghe, e dunque presenze in carcere sempre maggiori”. I costi del sistema penitenziario, oltre che ovviamente umani, sono economici e derivano per esempio dalla reiterazione dei reati laddove non è stato possibile un reinserimento sociale, dagli investimenti in sicurezza privata e dai danni patrimoniali. Un capitolo a parte, poi, quello dedicato al tema purtroppo risaputo del sovraffollamento delle carceri (dagli ultimi dati dei 190 istituti penitenziari italiani 168 sono sovraffollati) e del numero di suicidi (91, il dato più alto da quando si hanno indagini in merito, è del 2024, appena due anni fa).

Per Antigone, l’unico modo per uscire dal terrificante quadro delineato dal rapporto è investire su percorsi di integrazione sociale e di effettiva preparazione dei detenuti al momento del reinserimento. Il governo, infatti, è apertamente passato da un mandato di rieducazione a uno di neutralizzazione, interpretando le sanzioni penali come uno strumento punitivo e il carcere come un mero spazio di limitazione della libertà, con l’identificazione di nemici da stigmatizzare (gli attivisti politici, i “maranza”, i migranti, come è reso evidente dai DDL sicurezza 2025 e 2026) per ottenere consenso politico. Anche il circuito dell’Alta sicurezza è oggetto del XXII rapporto di Antigone e anche in questo caso si assiste a un inasprimento della pena, con maggior tempo di permanenza in cella e diminuzione delle attività culturali e sociali a cui è possibile partecipare, come quelle universitarie o il lavoro nelle redazioni delle riviste carcerarie. Un aspetto, questo, regolato da una serie di circolari emesse dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (DAP).

In questo panorama sconfortante è ancora una volta la sorveglianza dal basso, delle associazioni indipendenti, dei singoli cittadini, a costituirsi fronte democratico di garanzia del rispetto dei diritti costituzionali. Le pubblicazioni editoriali dedicate al carcere e, più in generale, alle forme di oppressione e controllo sono svariate e alcune di queste nel corso dell’ultimo anno sono state oggetto di grande dibattito pubblico, a dimostrazione del vivo interesse da parte del “fuori” verso quello che succede “dentro” e della presa di posizione attiva sulla lenta corrosione di diritti fondamentali.

Di fronte all’involuzione del sistema penitenziario italiano è ancora una volta la sorveglianza dal basso, delle associazioni indipendenti, dei singoli cittadini, a costituirsi fronte democratico di garanzia del rispetto dei diritti costituzionali.
AS3 è anche il titolo di un libro di Valerio Callieri, uscito in questi mesi per Fandango: Alta sicurezza 3, la sezione penitenziaria dove vengono recluse le persone che stanno scontando una pena per reati di narcotraffico o di appartenenza a un’associazione di stampo mafioso (articolo 416 bis del codice penale). Il testo di Callieri nasce dal suo lavoro come insegnante di scrittura nel laboratorio di narrativa dell’Alta sicurezza del carcere di Rebibbia, a Roma, e racconta le vicende intrecciate di tre detenute. I personaggi hanno nomi fittizi, però le storie raccontate sono reali, arricchite con vicende appartenute ad altre persone ma tutte reali. Si parla di reati di narcotraffico, ricettazione, furti a mano armata, ma le storie dietro queste vite raccontano una realtà sfaccettata che si svolge parallelamente alla realtà su cui si esprime il tribunale: maternità negate, fughe da genitori abusanti, mariti violenti, figli con problemi di tossicodipendenza. La vicenda raccontata da Callieri si svolge tra le mura del carcere, salvo i flashback che seguono le storie personali delle tre protagoniste, Anna, Monica e Virginia, ed è facile per il lettore percepire il senso di oppressione e di straniamento sperimentato dalle detenute.

In una vita fatta di linguaggi burocratici, richieste semplici che è difficile o impossibile ottenere (da uno specifico tipo di biscotti, a un farmaco per far passare il mal di testa) e pareti e altre pareti ancora come unico orizzonte, l’incontro tra le detenute e con le sporadiche persone che vengono dal “fuori” diventa fondamentale per mantenere un legame umano e un’abitudine a uno scambio sociale. Nel libro di Callieri questo scambio avviene attraverso due attività di tipo culturale. La prima è la partecipazione a un concorso di scrittura (partecipazione deludente a causa di un cavillo burocratico relativo proprio al regime di Alta sicurezza), la seconda è la discussione a partire dall’Antigone di Sofocle. L’Antigone, che è stata oggetto anche dei laboratori gestiti da Callieri, diventa oggetto di dibattito e scontro dialettico tra le tre detenute, che escono dal sé, dalle proprie vicende personali, per proiettarle sulla vicenda fittizia (proiezione che di fatto è proprio la funzione intrinseca alla tragedia greca). Chi ha ragione allora, Antigone o Creonte? Di chi è la colpa? E cos’è “colpa”?

Tutto il romanzo di Callieri si sviluppa come un lungo dialogo tra le detenute, con una riflessione continua sul linguaggio e con oggetti di discorso che aprono l’orizzonte delle detenute, aiutandole a definire un significato nella propria storia personale e nella propria esperienza carceraria. Per questi aspetti, il libro riflette bene come in un contesto di sovraffollamento, alti tassi di suicidio e scarse risorse economiche per poter garantire una cura adeguata della salute mentale dei detenuti, le attività di stampo ricreativo e culturale abbiano importanza sia sul piano del benessere mentale, sia sul piano del reinserimento sociale al momento del rilascio. Eliminarle provoca un inevitabile effetto di sottrazione: sottrazione di benessere, sottrazione di scambio umano, sottrazione di elaborazione individuale.

La deriva securitaria a cui stiamo assistendo coinvolge carcere e istituzioni democratiche, piazza e vita dei cittadini, dal decreto contro i rave ai due DDL sicurezza. Questo libro è illegale, pubblicato da Altreconomia nel 2025 e curato dalle associazioni Osservatorio repressione e Volere la luna, presenta un glossario di ventuno contributi di voci esperte di diritto ‒ come docenti, avvocati, giornalisti e attivisti ‒, dedicati ciascuno a una parola che, come da sottotitolo, “insidia la sicurezza”: Abitare, Blocco stradale, Carcere, Daspo e molte altre. La democrazia è per sua costituzione plurale e, quindi, abitata dal conflitto, dalla disobbedienza, dall’attivismo e dai movimenti. Con quella che potremmo definire una militarizzazione della democrazia, o una legalità autoritaria, come scrive nell’introduzione al testo la docente di diritto costituzionale Alessandra Algostino, il diritto al dissenso rischia di venire meno.

La democrazia è per sua costituzione plurale e, quindi, abitata dal conflitto, dalla disobbedienza, dall’attivismo e dai movimenti.
Il libro si propone quindi come una sorta di manuale per delineare lo stato d’assedio della democrazia sociale, fornire al lettore spunti storici e, in alcuni casi, vere e proprie istruzioni per l’uso: per esempio con la spiegazione del reato di blocco stradale, del magistrato Livio Pepino, che può riguardare tutti i comuni cittadini che esercitano il libero diritto di manifestare. Un’altra voce che mette in luce l’inesorabile restrizione dei diritti dei cittadini è quella dedicata alle zone rosse del docente di sociologia della devianza Vincenzo Scalia, che sottolinea come, nonostante i dati indichino una progressiva diminuzione dei reati, vengano proposte misure orientate al controllo dissuasivo e punitivo dello spazio pubblico, con una risposta populista a una percezione di insicurezza aumentata dalle stesse voci politiche.

La “repressione preventiva del dissenso”, come la definisce Scalia, si innesta su una dinamica di controllo e gentrificazione delle maggiori città italiane, che smettono di essere luoghi dell’abitare, per diventare esclusivo oggetto di rendita. In questo senso, tutte le forme di cittadinanza che vengono concepite come ostili al modello vengono progressivamente espulse, vuoi dall’aumento dei costi, vuoi da una legislazione sempre più repressiva che passa inevitabilmente dalle zone rosse. E “zona rossa” come può non ricondurci automaticamente a Genova? Il G8 del 2001, una ferita di “abusi, violenze, torture e falsificazioni” che le istituzioni non sono mai state capaci di rimarginare: il giornalista Lorenzo Guadagnucci, lo inserisce nella “catena di occasioni mancate” per una possibile democratizzazione della polizia. La violazione dei diritti umani che si è consumata a Genova non solo non è stata il punto di partenza per delle necessarie riforme (come l’obbligo di codici identificativi per le forze dell’ordine), ma vediamo oggi come elementi come l’aumento dei reati e delle aggravanti siano indice di una torsione autoritaria della gestione della democrazia.

Il carcere come laboratorio di militarizzazione della società è indagato anche dall’antropologa e ricercatrice Francesca Cerbini nel saggio Prison lives matter (Eleuthera, 2025). Con alle spalle anni di studi nei penitenziari, in particolare in aree dell’America meridionale, Cerbini si concentra sulla necessità di ridefinire il carcere a fronte dell’evidenza di un’istituzione in cui il confine tra il dentro e il fuori è sfumato. Lo studio di Cerbini è prima di tutto antropologico e mette, come da titolo, al primo posto l’esperienza del soggetto detenuto. La marginalità viene quindi rimessa al centro e viene data dignità e valenza a voci di persone escluse dalla società, prima ancora che nel carcere, fuori dal sistema penitenziario, dal momento che, nella maggior parte dei casi, appartengono a fasce sociali marginalizzate e razzializzate.

Scrive Cerbini: “Le carceri sovraffollate da questi tipi umani sono lo specchio di un processo di differenziazione della risposta penale e di un’eccessiva fiducia nelle élite concretizzata nell’indulgenza verso i criminali potenti, i quali, paradossalmente, continuano a godere di stima e credibilità ‒ cioè non sono moralmente riprovevoli ‒ anche quando commettono reati”. Il carcere è quindi l’espressione di un processo di militarizzazione, repressione e contenimento, ma anche una fonte immaginifica di un nemico, costruito a due dimensioni e privato della sua umanità. Un’idea, questa, fortificata anche dal proliferare di narrazioni mainstream in cui il detenuto, il “criminale”, viene definito univocamente come “cattivo”.

Il carcere è l’espressione di un processo di militarizzazione, repressione e contenimento, ma anche una fonte immaginifica di un nemico, costruito a due dimensioni e privato della sua umanità. Un’idea fortificata anche da narrazioni mainstream in cui il criminale” è definito univocamente come cattivo”.
Se l’abitudine quindi è quella di considerare il sistema penale come la risposta razionale al crimine, può piuttosto essere fonte di nuove prospettive la riflessione di stampo abolizionista su quali dati ci siano effettivamente a disposizione per confermare “l’utopia riabilitativa” per cui il carcere è un efficace strumento di prevenzione del crimine e di trasformazione delle persone. Ci troviamo invece di fronte, citando il primo capitolo del libro, al “fallimento del sistema carcerario”, laddove “è ben documentato come molte persone, già escluse dalla cittadinanza liberaldemocratica e dai vantaggi del mercato globale, peggiorino attraverso la reclusione le proprie condizioni di vita e quelle della propria famiglia”.

Il libro di Cerbini si sviluppa con il racconto di una serie di ricerche antropologiche concentrate sulla costituzione di forme ibride all’interno di penitenziari dell’America meridionale in cui emergono forme di autogoverno da parte delle stesse persone carcerate. Queste esperienze marcano lo status del carcere come istituzione porosa, rivendicano la possibilità di autonomia delle persone recluse e mettono in dubbio la concezione occidentalista della pena detentiva come espressione di ordine sociale. La lente etnografica permette in questo modo di decolonizzare il discorso sul carcere e ripensarne il funzionamento, come scrive Cerbini “partendo dai soggetti che lo vivono, o meglio dalla loro visione del mondo”.

Se quello di Cerbini è un testo che muove da una visione protocollare del carcere per andare a individuarne nuove, possibili strutture, alle forme protocollari stesse il sociologo Enrico Gargiulo ha dedicato un breve saggio uscito sempre per Eleuthera nel 2026. Si intitola Protocollo: uno strumento di potere. Il protocollo, spiega Gargiulo, è uno strumento più flessibile della legge vera e propria, un “infradiritto” che interviene laddove c’è un vuoto di normativa, andando però a creare un contesto comunque vincolante per chi ci si deve sottoporre. Il protocollo controlla senza porsi necessariamente come mezzo coercitivo, per questo viene percepito come un dispositivo neutro, mentre riproduce in forma diversa una dinamica di potere validando specifiche procedure e specifici comportamenti.

I protocolli possono essere di vario tipo, come quelli sanitari (per esempio le indicazioni su come lavarsi le mani durante la pandemia da Covid-19), ma anche di polizia e carcerari: pensiamo alle norme di visita dei detenuti da parte dei famigliari o degli avvocati, che possono variare tra i diversi penitenziari. Gargiulo dà avvio al libro con una genealogia del protocollo, per analizzarlo poi nelle sue ramificazioni. Il protocollo è per l’autore parte integrante di una logica di oppressione e dominio in quanto riproduce nel quotidiano, con un processo all’apparenza tecnico, una visione della società di stampo gerarchico.

Forme di autogoverno da parte delle stesse persone carcerate marcano lo status del carcere come istituzione porosa, rivendicano la possibilità di autonomia delle persone recluse e mettono in dubbio la concezione della pena detentiva come espressione di ordine sociale.
In una lunga intervista di Veronica Marchio su Machina rivista, Gargiulo ha approfondito l’utilizzo del protocollo nell’attività poliziesca: laddove mancano leggi o norme che prescrivano nel dettaglio cosa fare e non fare, l’utilizzo proprio e improprio di dispositivi come i lacrimogeni o i manganelli, l’uso della forza viene normato all’interno di manuali, indicazioni operative e codici deontologici. Dice Gargiulo: “Degli strumenti protocollari la polizia fa un uso ambivalente. Assume infatti l’argomento dell’imprevedibilità e dell’inclassificabilità a priori delle situazioni che è chiamata ad affrontare per sostenere che non è possibile normare in dettaglio le sue azioni, giustificando così l’assenza di regolazione. Si tratta di un fatto indicativo, che esprime la mancata volontà di tracciare un confine netto tra lecito e illecito, appropriato e inappropriato”. E ancora: “Nei fatti, le indicazioni operative non vengono applicate in modo rigido, venendo piuttosto adattate alla situazione contingente. Del resto, manuale o no, l’atto di sparare un lacrimogeno ad altezza uomo – magari colpendo un manifestante alla testa – non è considerato automaticamente una violazione della legge, dato che una legge vera e propria capace di vietarlo non esiste”.

Tornando al saggio pubblicato con Eleuthera, i protocolli, se adeguatamente costruiti, possono avere una funzione egualitaria, poiché livellano le differenze producendo effetti analoghi in situazioni differenti. Ma dal momento che la loro applicazione avviene in scenari diversi, anche altamente conflittuali, il potenziale egualitario rimane inespresso. Questo dipende, secondo l’analisi di Gargiulo, dal carattere politico che abbiamo già indicato, per cui gli effetti di un protocollo escono dal piano amministrativo andando a coinvolgere la vita sociale e collettiva.

Alcuni esempi di uso della forza riportato come “regolamentare” sono raccontati dalla responsabile di Antigone Lombardia e sociologa del diritto Valeria Verdolini in Abolire l’impossibile (Add, 2025). “Siamo realisti, chiediamo l’impossibile!” è lo slogan dei moviment-i sessantottini che Verdolini riprende per introdurre una prospettiva abolizionista su dinamiche e istituzioni che all’apparenza risultano insostituibili. Verdolini si appoggia all’analisi di alcuni processi di abolizione, per esempio quella della schiavitù negli Stati Uniti ‒ che tuttavia non ha potuto modificare l’humus culturale in cui questa si è sviluppata, dando luogo a nuove disuguaglianze ‒ o a quella dei manicomi con Basaglia in Italia, per andare a evidenziare altri ambiti di intervento possibili ‒ come le prigioni ‒ o impossibili ‒ come il razzismo ‒ su cui sviluppare un discorso, o quantomeno una tensione, abolizionista.

La distinzione di Verdolini tra queste due tensioni abolizioniste risiede proprio nella possibilità, o meno, di intervenire attraverso processi legislativi: restando su carcere e razzismo, uno può essere dismesso per via legislativa, l’altro, in virtù di una radice storico-culturale interiorizzata, no. Per intervenire sulle istituzioni o sugli immaginari, Verdolini si appoggia sul rovesciamento basagliano, che indica la necessità di un ribaltamento concettuale per cui, così come il malato psichiatrico deve essere curato e non segregato, lo stesso principio deve valere per le persone detenute nelle carceri, che possono seguire un processo riabilitativo che non necessariamente contempli l’isolamento.

Per abolire il carcere serve mettere l’accento sulla permeabilità dell’istituzione carceraria tra il dentro del penitenziario e il fuori della società civile.
Immaginare un’istituzione alternativa al carcere sembra possibile anche in riferimento ai dati a nostra disposizione, che indicano la presenza di oltre 90.000 persone in Italia che stanno attualmente seguendo misure alternative alla carcerazione. Inoltre, nonostante il nostro Paese non sia quello con il maggior numero di detenuti in valore assoluto, presenta uno degli indici di sovraffollamento più alti nel continente europeo. Per abolire il carcere serve allora ancora una volta mettere l’accento sulla permeabilità dell’istituzione carceraria tra il dentro del penitenziario e il fuori della società civile. Come scrive Verdolini: “Ovunque nel mondo le statistiche dimostrano che l’incarcerazione di massa non abbatte realmente il numero dei reati, ma produce recidiva, disgrega comunità, cronicizza la povertà e stabilizza gerarchie razziali. Il carcere non rieduca, non costruisce, […] è una soluzione fittizia a problemi reali”.

Praticare l’utopia significa immaginare traiettorie possibili e, a fronte di un’involuzione del sistema penitenziario, a un aumento della sofferenza sociale e alla costruzione di un immaginario di minaccia in cui il nemico è rappresentato dalle frange sociali più emarginate, chiedere che le risorse a disposizione vengano usate per superare la visione di un carcere punitivo, in favore di un’effettiva integrazione sociale che guarda a quello spazio liminale e poroso che è il confine tra il dentro e il fuori.

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In Cina e Asia

3 Giugno 2026 ore 06:31
In Cina e Asia cina dati

I titoli di oggi Pechino estende la protezione del segreto commerciale a dati e algoritmi Aziende cinesi ricevono sussidi otto volte la media Ocse Takaichi è la leader più apprezzata dai sudcoreani: il sondaggio USA-Cina tengono primo colloquio militare dopo la visita di Trump Bloomberg: università cinesi legate a PLA in cerca di chip Nvidia H200 La Cambogia si rivolge ...

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China’s anti-corruption watchdog targets its former senior official Li Xiaohong

Li Xiaohong, a former senior disciplinary official in charge of national inspection, has been placed under investigation for suspected severe disciplinary and legal violations, China’s top anti-corruption authorities said on Tuesday. The downfall of the 73-year-old veteran – known for spearheading high-level anti-corruption crackdowns and his top disciplinary roles at the securities regulator – underscores Beijing’s continued efforts to target corruption among its most senior disciplinary...

Il silenzioso avanzare della Cina nei territori occupati dell’Ucraina

3 Giugno 2026 ore 06:04
Il silenzioso avanzare della Cina nei territori occupati dell’Ucraina cina ucraina,

Pechino non ha mai riconosciuto l’annessione russa della Crimea, né dei territori ucraini di Donetsk e Luhansk. Ammettere che uno Stato sovrano può separarsi con l’aiuto militare di una potenza esterna potrebbe creare un precedente scivoloso per la narrativa cinese su Taiwan. Piuttosto, la Cina opera secondo un modello di “integrazione de facto senza riconoscimento de jure”, permettendo alle aziende nazionali ...

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qmail + vpopmail + Dovecot | Roberto's qmail notes

3 Giugno 2026 ore 05:01

Quotando la definizione di D. J. Bernstein

qmail è un mail transfer agent semplice, sicuro ed affidabile. è stato progettato per dei server UNIX connessi alla rete internet

Riferimenti

E' possibile reperire una introduzione più che comprensibile su come funziona un mail server in questa pagina. Anche la  "qmail newbie's guide to relaying" di Chris Johnson (copia locale... è destino che tutto quello che riguarda qmail vada piano piano sparendo) è molto chiara e la sua lettura è fondamentale all'inizio.

Avvertenze

Lo scopo di questa piccola guida NON è insegnare come funziona un server di posta, anche se alla fine si spera che uno che l'abbia seguita riesca ad avere un server funzionante. Questi appunti servono principalmente a ricordare i passi principali da seguire per avere una installazione veloce di qmail e di alcuni software correlati. Ho deciso di scriverla a causa della mancanza di ogni aggiornamento della documentazione riguardante le "distribuzioni" di qmail che mi erano familiari, nella speranza che ciò possa essere di aiuto anche a qualcun altro. Ovviamente il divertimento è stato una componente decisiva.
Pertanto, per conoscere in dettaglio come funziona un mail server, sei invitato a leggere con cura almeno i riferimenti che menzionerò in ogni pagina.

In secondo luogo, NON sono io il responsabile di quello che fai con il tuo server ;-). Usa la mia guida a tuo rischio.

Infine, i commenti, le critiche e i suggerimenti sono sempre benvenuti! :-)

Quale distribuzione?

Questa guida è stata scritta senza una particolare distribuzione Linux in mente. L'ho testata su due miei server di posta virtuali basati su  Slackware, sia a 64 che a 32 bit, e diverse persone là fuori confermano che essa funziona nelle altre distribuzioni Linux più comuni. La compilazione dei miei pacchetti è stata testata anche su piattaforme FreeBSD, OpenBSD, NetBSD.

Un altro toaster?

Se vale la definizione data da Bernstein probabilmente lo è. Tuttavia, a mio modo di vedere, un toaster dovrebbe essere una cosa alla Bill Shupp o alla qmailtoaster, che viene rilasciata insieme a tutti i pacchetti necessari, diversamente da qui. Poichè preferisco lasciare che il visitatore controlli da sè l'esistenza delle ultime versioni dei vari software, direi che questa "cosa" non dovrebbe essere classificata come un toaster. Piuttosto la chiamerei semplicemente "Roberto's qmail notes". Per la verità, sto inserendo qui un paragrafo sul toaster giusto per soddisfare i motori di ricerca, dato che molta gente arriva qui cercando un toaster per qmail.. :-) e ora che ho scritto la parola toaster 5 o 6 volte possiamo veramente iniziare... :-))

Prima di iniziare...

Questi appunti sono stati scritti in inglese e poi tradotti in italiano alla velocità della luce. Si vede, vero? Rileggendo ora, trovo degli strafalcioni e delle traduzioni letterali alla "Google translate"!. Me ne scuso, ma non ho sempre il tempo di fare le cose nel modo migliore..

Licenza

Creative Commons License

Roberto's qmail notes is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0 Unported License.

Re: Feature request OpenWebRX+

3 Giugno 2026 ore 04:05
Perhaps, in the meantime, and getting back to your original question, if anyone wants to alter the height of their spectrum display you can do so simply by *editing .../htdocs/css/openwebrx.css

Look for a line that begins ".openwebrx-spectrum-container" (line #2069 in the file I just viewed) and change the "max-height:" directive in the block below from 50px to your preference - for example 100px.

Do the same for the following block beginning ".openwebrx-spectrum-container.expanded"

This should be all that's needed, you may need to refresh your session and/or restart for the result to be observed.

Note: If you're at all uncertain you would be advised to back up your installation before making any changes.

That said it's an easy change and I'd encourage people to experiment and learn more about their systems. Who knows, one day you may be able to contribute some code back to further improve OpenWebRX.

*A good editor for many Linux distributions is 'nano'.

More red tape, less progress: China’s cadres struggle to adopt ‘error tolerance’

Despite repeated directives to ease the burden on local officials and curb formalism, many of China’s cadres still find themselves trapped in a frustrating cycle of working harder yet achieving fewer tangible results, according to state-linked media. Banyuetan, an influential biweekly magazine affiliated with state news agency Xinhua, outlined five symptoms of this “busier-but-emptier” phenomenon in a report published on its website on Tuesday. Beijing has long called for easing the burden of...

⚡NO DEAL. MISSILES LAUNCHED! IRAN NUKES??

3 Giugno 2026 ore 01:52

💾

UPDATE: While uploading this video missile impacts and exchanges across the gulf in response to the US targeting IRGC assets in Hotmuz.

joined today by @among_the_ruins go and give them a sub.

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Best Fails from May 2026 | Live Watch Party

2 Giugno 2026 ore 23:50

💾

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gnutrition @ Savannah: GNUtrition 0.33.0rc5

2 Giugno 2026 ore 23:04

A test release of GNUtrition, 0.33.0rc5, is now available.

GNUtrition is free nutrition analysis software. The USDA Food and Nutrient Database for Dietary Studies (FNDDS) is used as the source of food nutrient information.

This release fixes bugs from 0.33.0rc1-rc4, removes inaccurate algorithm constants, removes additional unnecessary dependencies, improves reliability/usability on non-GNU systems, among other general improvements and bug fixes. Version 0.33.0 (the first ftp.gnu.org release of GNUtrition since 2012) is expected to be released by June 5th. Any and all testing for the upcoming release will be greatly appreciated. Please use the bug-gnutrition and help-gnutrition mailing lists for your bug reports and/or other questions.

More information about GNUtrition may be found on its home page at http://www.gnu.or ... tware/gnutrition/. This test release can be obtained from the alpha.gnu.org server at one of the following:

    ftp://alpha.gnu.o ... g/gnu/gnutrition/
    http://alpha.gnu. ... g/gnu/gnutrition/
    https://alpha.gnu ... g/gnu/gnutrition/

Please report any problems you experience to the GNUtrition bug reports mailing list: bug-gnutrition@gnu.org (https://lists.gnu ... fo/bug-gnutrition).

COSMIC Frosted Glass riporta in auge Windows Aero

2 Giugno 2026 ore 19:14

Carl Richell, il CEO di System76, ha postato su X una anteprima dell'effetto di COSMIC Frosted Glass, un nuovo effetto per COSMIC Desktop che introduce una trasparenza che ricorda per un certo verso l'effetto Aero introdotto con Windows Vista.

L'articolo COSMIC Frosted Glass riporta in auge Windows Aero proviene da Marco's Box.

Linux Mint: Nemo diventa più veloce e arriva una nuova app per gli screenshots

23 Maggio 2026 ore 22:36

Clement Lefebvre, patron di Linux Mint, nel suo consueto post mensile, ha annunciato alcune interessanti novità sullo sviluppo di Cinnamon e di Nemo, il file manager della distro.

L'articolo Linux Mint: Nemo diventa più veloce e arriva una nuova app per gli screenshots proviene da Marco's Box.

Vivaldi 8.0 rivoluziona il browser desktop: nuovo design e layout intelligenti

21 Maggio 2026 ore 16:09

Il browser Vivaldi compie un passo importante con il rilascio della versione 8.0 desktop, definita dagli sviluppatori come il più grande redesign mai realizzato nella storia del progetto. L’aggiornamento introduce una nuova interfaccia chiamata “Unified”, layout predefiniti per diversi stili di utilizzo e numerose ottimizzazioni dedicate a produttività, personalizzazione e performance. Secondo il CEO e […]

L'articolo Vivaldi 8.0 rivoluziona il browser desktop: nuovo design e layout intelligenti proviene da Marco's Box.

Firefox 151.0: Aggiornamenti relativi alla privacy, all’interfaccia utente e miglioramenti per macOS

19 Maggio 2026 ore 22:39

Mozilla ha annunciato il rilascio della versione 151.0 del browser Firefox, la quale introduce una serie di aggiornamenti significativi riguardanti l'interfaccia utente, i meccanismi di tutela della privacy e svariate ottimizzazioni prestazionali, con un occhio di riguardo a macOS.

L'articolo Firefox 151.0: Aggiornamenti relativi alla privacy, all’interfaccia utente e miglioramenti per macOS proviene da Marco's Box.

Impariamo il C, lezione 32: rudimenti di grafica 3D

2 Giugno 2026 ore 19:36

💾

Il programma lo trovate qui: https://gist.github.com/antirez/9a3dc1bc9749792fc036ab4c04669a06

Se volete discutere di questo video, potete partecipare al canale Telegram riservato a questa community. Per accedere, compila questo (c'è un piccolo errore di sintassi):

int main(void) {
char foo[] = "iuuqt;00u/nf0,UZtDhE:KLgZ2OU[l";
for (int j = 0; j 30; j++) foo[j]--;
printf("%s\n", foo);
}

Elettra Back On Air: Die Stimme der Marconiyacht beleben

2 Giugno 2026 ore 18:40

Am Wochenende vom 6. und 7. Juni 2026 veranstaltet die ARI-Sektion Fidenza die zwölfte Ausgabe der technisch-kulturellen Veranstaltung «Elettra Back On Air».

Die Aktivierung erfolgt mit Unterstützung der Fondazione Guglielmo Marconi direkt von der Villa Griffone in Pontecchio Marconi (Bologna).

Ziel dieses Events ist es, die historische Bedeutung der Yacht «Elettra» international zu würdigen. Das Schiff diente Guglielmo Marconi als schwimmendes Labor, auf dem er fundamentale Experimente zur Funktechnik und zu Mikrowellen durchführte.

Während des gesamten Wochenendes betreiben Funkamateure von ARI Fidenza eine Station in unmittelbarer Nähe des im Museum aufbewahrten Originalkiels der Yacht.

Damit wird die «Stimme» der Elettra symbolisch wiederbelebt, und Funkamateure weltweit erhalten die Gelegenheit, die historische Marconistation zu kontaktieren. Die Aktivierung findet im Rahmen des internationalen «Museum Ships Weekend Event» statt, das jährlich am ersten Juni-Wochenende hunderte von Museumsschiffen weltweit auf den Bändern aktiviert.

Die Funkverbindungen werden unter dem marconianischen Sonderrufzeichen der Station abgewickelt. Weitere Details zum Betrieb und den Log-Abfragen gibt es auf der offiziellen Website von ARI Fidenza.

Published: HB9HGH 2026-06-02 18:40:33

Abilitare Tex su Mediawiki (Slackware)

2 Giugno 2026 ore 18:30

Mediawiki offre la possibilità di inserire formule Tex nelle nostre pagine creando dinamicamente immagini PNG per noi..

Questa pagina vuole richiamare i pacchetti e i principali passi da seguire per far funzionare Tex con MediaWiki in una macchina Slackware. Alla fine presenterò alcune problematiche nell'installzione.

Ghostscript

Ghostscript è già incluso in Slackware (ap/ghostscript e ap/ghostscript-fonts-std)  ma se siamo in un server minimale potresti avere bisogno di installarlo.

libfontconfig

Questa libreria la troviamo all'interno del pacchetto x/fontconfig. E' richesta da ImageMagick.

ImageMagick

wget http://www.imagemagick.org/download/ImageMagick-6.7.6-5.tar.bz2
tar xvfj ImageMagick-6.7.6-5.tar.bz2
cd ImageMagick-6.7.6-5
chown -R root:root .

./configure \
        --without-x \
        --with-png \
        --with-freetype \
	--with-dps \
	--with-gslib
make
make install
ldconfig 

Test

Provare a digitare, dalla linea di comando

/usr/local/bin/convert logo: logo.gif

Se viene generato il file PNG tutto funziona come si deve.

Ocaml

wget http://caml.inria.fr/pub/distrib/ocaml-3.12/ocaml-3.12.0.tar.bz2
tar xjf ocaml-3.12.0.tar.bz2
cd ocaml-3.12.0
chown -R root:root .
./configure
make
make install

dvipng

Download: http://sourceforge.net/projects/dvipng/

Prerequisiti:

  • libgd (l/gd pkg)
  • libXpm (x/libXpm pkg), libxcb (x/libxcb), libXau (x/libXau) and  libXdmcp (x/libXdmcp) che sono prerequisiti di libgd.
  • Kpathsea (incluso nel pacchetto Tex, installare tutto ciò che vi è nel gruppo t/)
  • FreeType (pkg in l/freetype)
  • T1lib (l/t1lib)
  • libpng (l/libpng) and libz (l/zlib)
  • texinfo (ap/tekinfo)
PATH=$PATH:/usr/share/texmf/bin/
export PATH

Ricordare di salvare ciò anche nel profile.

Per evitare problemi nel link di kpathsea configurare come segue

./configure LDFLAGS='-L/usr/share/texmf/lib/' CPPFLAGS='-I/usr/share/texmf/include/'
make
make install

AMS-LaTeX

Senza AMS* alcune formule saranno rese correttamente mentre altre no. Il pacchetto tetex di Slackware contiene già AMS, comunque, nel caso non ce l'avessi:

cd /usr/share/texmf
wget ftp://ftp.ams.org/pub/tex/amslatex.zip
wget ftp://ftp.ams.org/pub/tex/amsrefs/amsrefs.zip
unzip amslatex.zip
unzip amsrefs.zip

dovresti trovarlo in /usr/share/texmf/tex/latex/amsmath/amsmath.sty

Abilitare Tex in Mediawiki

Cambiare directory dove è installato mediawiki, editare LocalSettings.php e decommentare questo:

$wgUseTeX = true;

Compilazione di texvc

cd /path/to/htdocs/mediawiki/math

Prima di compilare, per evitare un parse error, usare il PATH assoluto ovunque all'interno di math/render.ml in questo modo:

let cmd_dvips tmpprefix = "/usr/share/texmf/bin/dvips -q -R -E " ^ tmpprefix ^ ".dvi -f >" ^ tmpprefix ^ ".ps"
let cmd_latex tmpprefix = "/usr/share/texmf/bin/latex " ^ tmpprefix ^ ".tex >/dev/null"
(* Putting -transparent white in converts arguments will sort-of give you transperancy *)
let cmd_convert tmpprefix finalpath = "/usr/local/bin/convert -quality 100 -density 120 " ^ tmpprefix ^ ".ps " ^ finalpath ^ " >/dev/null 2>/tmp/wiki_convert_error"
(* Putting -bg Transparent in dvipng's arguments will give full-alpha transparency *)
(* Note that IE have problems with such PNGs and need an additional javascript snippet *)
(* Putting -bg transparent in dvipng's arguments will give binary transparency *)
let cmd_dvipng tmpprefix finalpath backcolor = "/usr/local/bin/dvipng -bg \'" ^ backcolor ^ "\' -gamma 1.5 -D 120 -T tight --strict " ^ tmpprefix ^ ".dvi -o " ^ finalpath ^ " >/dev/null 2>/tmp/wiki_dvipng_error"

Ora compiliamo

make

Problematiche

Provare a mettere dentro una pagina wiki qualcosa come

0

e cerchiamo di vedere cosa succede. Questo è il messaggio di errore più frequente:

Failed to parse (PNG conversion failed; check for correct installation of latex, dvips, gs, and convert)

Controlliamo se gli eseguibili sono nel path:

# ls -lH `which gs` `which latex` `which dvips` `which convert`
-rwxr-xr-x 1 root root 5977916 2008-12-05 23:36 /usr/bin/gs*
-rwxr-xr-x 1 root root   23410 2010-11-21 15:22 /usr/local/bin/convert*
-rwxr-xr-x 1 root root  209308 2007-06-28 04:51 /usr/share/texmf/bin/dvips*
-rwxr-xr-x 1 root root 1010984 2007-06-28 04:51 /usr/share/texmf/bin/latex*

Abilitiamo il log degli errori. Inserire una linea come questa in LocalSettings.php

$wgDebugLogFile = "/tmp/wiki.log";

Apriamo questo file e cerchiamo una riga come questa ;

TeX: ./math/texvc '/path/to/htdocs/mediawiki/images/tmp' '/path/to/htdocs/mediawiki/images/tmp' '0' 'UTF-8' 'transparent'
TeX output:
 Ccfcd208495d565ef66e7dff9f98764da0 0
---

Cerchiamo ora di eseguire il comando texvc dalla linea di comando come utente apache:

cd math
sudo -u apache ./texvc '../images/tmp' '../images/tmp' '0' 'UTF-8' 'transparent'

a controlliamo il PNG nella cartella images/tmp. Se si ottiene ancora un parse error, si ricontrolli il path assoluto in math/render.ml, e si ricompili. E si rileggano le referenze indicate.

Configurazione di proftpd con mod_tls o mod_sftp

2 Giugno 2026 ore 18:30

Ecco come ho installato mod_tls (ftpes) e mod_sftp in proftpd. I miei tentativi di farli convivere in due demoni separati sono tutti falliti, giacchè ho registrato errori nel trasferimento che sono spariti solo quando ho provato a caricare mod_tls o mod_sftp a turno.

Questi i miei test sulla velocità (per la verità un po' frettolosi). ftpes sembra un pochino più veloce in modalità upload:

ftpes
upload: circa 22.4 K/s
download: più di 800 K/s

sftp
upload circa 18.2 K/s
download: più di 800 K/s

Le mie opzioni di configurazione:

./configure \
        --prefix=/usr/local \
        --without-pam --disable-auth-pam \
        --enable-openssl \
        --with-modules=mod_ratio:mod_readme:mod_sftp:mod_tls

file ftpes.conf

# common stuff goes here
Include /usr/local/etc/proftpd/proftpd.conf

<IfModule mod_tls.c>
TLSEngine on
PassivePorts 49152 65535
#MasqueradeAddress 012.345.678.901 # se il server e' dietro un firewall
TLSLog /var/log/proftpd/tls.log
TLSProtocol SSLv23
# Require protection on the control channel, but reject protection of the data channel
TLSRequired ctrl+!data
TLSRSACertificateFile /usr/local/etc/ssl/certs/proftpd.pem
TLSRSACertificateKeyFile /usr/local/etc/ssl/certs/proftpd.pem
TLSVerifyClient off
TLSRenegotiate none
</IfModule>

file sftp.conf

# common stuff
Include /usr/local/etc/proftpd/proftpd.conf

<IfModule mod_sftp.c>
SFTPEngine on
SFTPLog /var/log/proftpd/sftp.log
Port 22
SFTPHostKey /etc/ssh/ssh_host_rsa_key
SFTPHostKey /etc/ssh/ssh_host_dsa_key
SFTPCompression delayed
MaxLoginAttempts 6
</IfModule>

Infine avviare il demone richiamando il file di configurazione desiderato:

/usr/local/sbin/proftpd -c /usr/local/etc/proftpd/ftpes.conf # se si vuole ftpes
/usr/local/sbin/proftpd -c /usr/local/etc/proftpd/sftp.conf  # se si preferisce sftp

Non avviarli mai insieme.

file proftpd.conf

ServerType standalone
UseReverseDNS off
DeferWelcome off

Port 21
Umask 022
MaxInstances 30

User ftp
Group ftp

SystemLog /var/log/proftpd/proftpd.log
TransferLog /var/log/proftpd/xferlog

<Global>

<Directory /*>
AllowOverwrite on
</Directory>

</Global>

<VirtualHost 123.456.789.123>

ServerName "ProFTPD"
DefaultRoot ~/www
DefaultServer on

</VirtualHost>

Startup script

#!/bin/sh
#
# /etc/rc.d/rc.proftpd
#

start() {
        /usr/local/sbin/proftpd -c /usr/local/etc/proftpd/ftpes.conf
#-n -d 20 for backup
#        /usr/local/sbin/proftpd -c /usr/local/etc/proftpd/sftp.conf
        echo "Server started."
}

stop() {
        /bin/killall proftpd
        echo "Server stopped."
}

restart() {
        stop
sleep 3
        start
#/bin/killall -HUP proftpd
        echo "Server restarted."
}

case "$1" in
'start')
  start
  ;;
'stop')
  stop
  ;;
'restart')
  restart
  ;;
*)
  echo "usage $0 start|stop|restart"
esac

 

L'interprete Sieve e il server Dovecot ManageSieve

2 Giugno 2026 ore 18:30

Il progetto Pigeonhole fornisce il supporto Sieve a livello di plugin per il Local Delivery Agent (LDA) di Dovecot e anche per suo servizio LMTP. Il plugin è un interprete Sieve che filtra i messaggi in arrivo usando uno script scritto in linguaggio Sieve. Lo script Sieve è fornito dall'utente e, con il suo utilizzo, l'utente può personalizzare come i messaggi in arrivo sono trattati. I messaggi possono essere spediti a una cartella specifica, reindirizzati, rispediti al mittente, scartati, etc.

Il Server Dovecot Managesieve è un servizio per gestire la collezione di script Sieve dell'utente.

Se vuoi supportare i filtri per le email, devi gestire le Sieve rules per mezzo del server dovecot-pigeonhole. Quando crei un filtro con la tua webmail o il tuo client di posta, stai scrivendo uno script in linguaggio Sieve per personalizzare il modo in cui i tuoi messaggi saranno recapitati, vale a dire se saranno inoltrati a qualcun altro, scartati o salvati in delle cartelle particolari. Ma per fare questo Dovecot deve agire anche come un Local Delivery Agent  al posto di vpopmail/vdelivermail, ovvero deve essere Dovecot a salvare i messaggi nella tua cartella Maildir. Questa guida cercherà di spiegare come raggiungere questo obiettivo.

ChangeLog

2 Giugno 2026 ore 18:30
  • May 10, 2026
    roundcube upgraded to v. 1.7.1 (security release)
  • May 14, 2026
    - dovecot upgraded to v. 2.4.4
  • May 10, 2026
    roundcube upgraded to v. 1.7.0
  • Apr 7, 2026
    - qmail v. 2026.04.07
  • Mar 30, 2026
    - dovecot 2.4.3 released
  • Mar 4, 2026
    - clamav upgraded to v 1.5.2
  • Feb 11, 2026
    - vpopmail upgraded to v. 5.6.13
    - vqadmin upgraded to v. 2.4.6
  • Feb 8, 2026
    - vpopmail upgraded to v. 5.6.12
    - roundcube update to v. 16.13
  • Feb 3, 2026
    - qmail upgrade
  • Jan 31, 2025
    - vqadmin upgraded to v 2.4.5
  • Jan 8, 2026
    - qmail upgraded to v2026.01.08
  • Dec 14, 2025
    - roundcube upgraded to version 1.6.12
  • Nov 28, 2025
    - qmailadmin upgraded to v1.2.27
  • Nov 26, 2025
    - ezmlm-idx moved to my git space. Patched to compile with modern compilers. Fixed mysql documentation.
  • Nov 22, 2025
    - dovecot: quota driver switched to 'count'
    - vpopmail upgraded to v.5.6.11
  • Nov 8, 2025
    - qmailadmin upgraded to v 1.2.26
    - log file modified accordingly in fail2ban filter
  • Oct 30, 2025
    - vpopmail updated to v. 5.6.10
    - dovecot ugraded to v. 2.4.2
    - dovecot-pigeonhole ugraded to v. 2.4.2
  • Oct 22, 2025
    - qmailadmin updated to v 1.2.25
  • Oct 18, 2025
    - clamav upgraded to v 1.5.1
  • Oct 11, 2025
    - clamav upgraded to v 1.5.0. A recent version of rust is needed (successfully using 1.88 here). Just reinstall as explained below. No particular change is needed in the config files.
  • 3 ottobre 2025:
    - Aggiunta la sezione Data Query Service nella pagina relativa a RBL, che risolve il problema del ban di spamhaus da connessioni fatte con DNS pubblico.
  • Sep 30, 2025
    - daemontools v0.82: Fixed crash in multilog caused by invalid buffer access when read() returned -1
  • Sep 8, 2025
    - daemontools v. 0.81 compiles with latest gcc 15.2
    - qmail updated to v. 2025.09.08
  • Sep 1, 2025
    vpopmail v5.6.9
    - added -std=gnu17 to gain compatibility with gcc-15 (PR #6)
    - pw_clear_passwd field enlarged to varchar(128) to create room for long passwords (tx Ricardo Brisighelli) c54688d
  • Aug 31, 2025
    - upgraded ucspi-tcp6 and ucspi-ssl to v. 0.13.5
  • Aug 19, 2025
    - netqmail-1.07.1: now compiles with gcc 15.2
  • Aug 18, 2025
    spamassassin's bayesian filter: improved the "Training Bayes" section
  • Jul 10, 2025 qmail update
    - Authentication-Results: header support (Andreas Gerstlauer)
    - DKIM: added ERROR_FD=2 in control/filterargs to send error output of qmail-dkim in stderr when acting as a qmail-remote filter (Andreas Gerstlauer)
    - improved qmail-dkim error reporting when signing outgoing messages (Andreas Gerstlauer)
    - helodnscheck.cpp: qmail dir determined dinamically
    - qmHandle: Add -x and -X parametr for remove email by To/Cc/Bcc (by Stetinac)
  • Jun 9, 2025 qmail v.2025.06.09
    - CRLF fix for fastremote-3 patch (thanks Andreas Gerstlauer)
    - Bug fix to the greetdelay program (thanks Andreas Gerstlauer): qmail-smtpd crashes if SMTPD_GREETDELAY is defined with no DROP_PRE_GREET defined.
  • Jun 04, 2025
    - roundcube updated to v. 1.6.11
    - simscan updated to v. 1.4.6
  • Apr 19, 2025
    - sauserprefs upgraded to v. 1.20.2
  • Apr 18, 2025
    - qmail v2025.04.18: added script config-all.sh to automate the qmail core configuration (testing)
  • Apr 19, 2025
    - sauserprefs upgraded to v. 1.20.2
  • 4 aprile 2025
    - pubblicata una pagina con l'illustrazione del funzionamento di qmail, per quanto riguarda la configurazione suggerita in questa guida
  • Mar 29, 2025
    - dovecot and dovecot-pigeonhole updated to v. 2.4.1-4
    - vpopmail updated to v. 2.6.8 (have a look at the release notes)
  • Mar 23, 2025 (v. 5.6.7)
    - bug fix in vpopmaild.c: Crypted[64] enlarged to Crypted[128] to make room for SHA-512 passwords. This restores the usability of the RoundCube's 'password' plugin (commit)
    - fixed quota calculation in sql procedures for dovecot (tx Hakan Cakiroglu) (commit)
    - minor changes to the usage function of vmakedotqmail.c (commit)
  • Mar 19, 2025 daemontools version 0.79
    This version does not add new features nor corrects bugs. It's just a reorganizations of the files in the source dir
    - daemontools will be installed in /var/qmail/daemontools
    - Moved 'package' and 'src' to the top dir
    - Version grabbed from 'VERSION' in package/upgrade
  • Mar 17, 2025
    - added a patch to qmail-spp greylisting plugin to solve a compilation break on rocky 8 (tx Shailendra Shukla)
  • Mar 15, 2025
    -dovecot config: added quota warning messages handling
  • Mar 12, 2025
    - autorespond v 2.0.9: bug fix in memory allocation which caused a segfault when To: address has be used (tx Stephan for the hint)
  • Mar 9, 2025
    - dovecot: fixed quota calculation in sql queries (tx Hakan Cakiroglu)
    - Roundcube recognizes unlimited quota
  • Mar 5, 2025
    - solr upgraded to v. 9.8.0
  • Feb 22, 2025
    - Dovecot: Bug fix in 90-sieve.conf: global script to move spam into Junk now working
    - Let’s Encrypt have announced that they will end their free alerting service. Added a script to do the same internally.
  • Feb 15, 2025
    - vpopmail upgraded to v. 5.6.6. bug fix: pwstr.h was not installed by Makefile (tx Bai Borko)
  • Fedb 11, 2025
    qmail v. 2025.02.11
    - Several adjustments to get freeBSD and netBSD compatibility. More info in the commit history. Hints/comments are welcome.
    - freeBSD users have to comment out the "LIBRESOLV" variable from the very beginning of the Makefile, as libresolv.so in not needed on freeBSD.
    - Dropped files install-big.c, idedit.c and BIN.* files.
    - Dropped files byte_diff.c, str_cpy.c, str_diff.c, str_diffn.c and str_len.c, which break compilation on clang and can be replaced by the functions shipped by the compiler (tx notqmail).
    - Old documentation moved to the "doc" dir. install.c and hier.c modified accordingly
    - conf-cc and conf-ld now have -L/usr/local/lib and -I/usr/local/include to look for srs2 library
    - conf-cc and conf-ld now have -L/usr/pkg/lib and -I/usr/pkg/include to satisfy netBSD
    - vpopmail-dir.sh: minor correction to vpopmail dir existence check
    - srs.c: #include <srs2.h> now without path
  • Feb 9, 2025
    - some packages updated to compile on FreeBSD/clang: daemontools, vpopmail, autorespond, qmailadmin
    - roundcube updated to v. 1.6.10
  • Jan 30, 2025
    - dovecot and dovecot-pigeonhole updated to v. 2.4.0
  • Dec 31, 2024
    the default driver for the Roundcube password plugin is now sql, as vpopmaild doesn't work when SHA-512 passwords have been enabled on vpopmail (--disable-sha512-passwords). All SQL queries have been updated.
  • Dec 20, 2024
    vpopmail upgraded to v. 5.6.4
    - Password strength enforcement PR #5 (grabbed from Matt Brookings' 5.5.0-dev version)
    - Dropped min pwd length feature.
    - vmysql.h: tables' layout changed in order to have VARCHAR instead of CHAR. Fields containing ip addresses enlarged to VARCHAR(39), to create room for ipv6. Unix timestamps definition changed from BIGINT(20) to INT(11). (commit 44bad58) Have a look to the upgrade notes below.
  • Dec 06, 2024
    - vqadmin v. 2.4.3: added a patch to highlight users with restrictions and with admin privileges (thanks Bai Borko)
  • Dec 01, 2024 (More info here)
    qmail v2024.12.01
    - Added support for EAI (RFC 5336 SMTP Email Address Internationalization) (#13). Thanks to https://github.com/arnt/qmail-smtputf8/tree/smtputf8-tls.
    - chkuser is now smtputf8 compliant. It accepts utf8 characters in sender and recipient addresses provided that the remote server advertises the SMTPUTF8 verb in MAIL FROM, otherwise it allows only ASCII characters plus additional chars from the CHKUSER_ALLOWED_CHARS set. (#15 #16)
    * dropped variables CHKUSER_ALLOW_SENDER_CHAR_xx CHKUSER_ALLOW_RCPT_CHAR_xx (replaced by CHKUSER_ALLOWED_CHARS)
    * dropped variables CHKUSER_ALLOW_SENDER_SRS and CHKUSER_ALLOW_RCPT_SRS, as we are always accepting '+' and '#' characters
    * added variables CHKUSER_INVALID_UTF8_CHARS and CHKUSER_ALLOWED_CHARS
  • Nov 15, 2024
    - dovecot: added a postlogin script to update the vpopmail.lastauth SQL table on login (see 10-master.conf, thanks kengheng)
  • Oct 26, 2024
    - qmail upgraded to v. 2024.10.26
    * qmail-remote.c patched to dinamically touch control/notlshosts/<fqdn> if control/notlshosts_auto contains any number greater than 0 in order to skip the TLS connection for remote servers with an obsolete TLS version. (tx Alexandre Fonceca) (commit)
    * defined CHKUSER_DISABLE_VARIABLE "RELAYCLIENT" in chkuser_settings.h
    * enabled CHKUSER_SENDER_NOCHECK_VARIABLE "RELAYCLIENT" in chkuser_settings.h
    * fixed several compilation breaks/warnings on later gcc compilers (tx Pablo Murillo)
    * invalid auth fix in qmail-smtpd.c's smtp_auth function (tx Alexandre Fonceca for the advice) (commit)
    * qmail path determined dinamically in conf-policy
    * added a patch to remove chkuser and the vpopmail dependency (patches dir)
  • Oct 19, 2024 
    vpopmail v.5.6.3
    - bug fixed: passwords with length > 8 were denied if sha-512 was disabled
    - fixed a configure break where a trivial C test program exits on error with gcc-14.1 due to missing headers
    - vusaged/domain.c: fixed -Wimplicit-function-declaration compilation warning
    - vmysql.h: dropped the multicolumn PRIMARY KEY in valias table to allow multiple forwards for a given alias.
  • Oct 9, 2024
    - daemontools-0.78.2: added -ltr to conf-ld to restore compatibility with systems with glibc prior to v. 2.17 like RHEL6/CentOS6, where the librt.so library is not linked
  • Sep 22, 2024
    -fehqlibs updated to v. 25c
    -ucspi-tcp6 updated to v. 1.13.01
    -ucspi-ssl updated to v. 0.13.02
  • Sep 7, 2024
    - daemontools-0.78: fixed a .gitignore issue which was preventing the package/compile script upload (thanks Ivelin Topalov)
    - RC updated to v. 1.6.9
    - clamav updated to v. 1.4.1
    - qmailadmin upgraded to v. 1.2.23 (tx Nathanaël Semhoun)
    * Added support for qmail-autoresponder
    * Fixed load lang not retrieved
  • Aug 16, 2024
    - upgraded dovecot to v. 2.3.21.1
    - upgraded pigeonhole to v. 0.5.21.1
  • Jul 31, 2024
    multilog uses "d" flag as default to gain compatibility with the readable datetime format of multilog in daemontools-0.78. Change it with the "t" flag if you prefer to have timestamps.
  • Jul 29, 2024 (version 0.78)
    - multilog prints a readable datetime if used with "d" flag, it prints timestamps if used in the usual way with the "t" flag (80f2133)
    - fixed several compilation warnings and/or breaks on gcc-14.1
  • Jul 26, 2024
    vqadmin (version 2.4.1): Fixed configure break. Trivial C test program breaks on gcc-14.1 due to missing headers (commit)
  • July 17, 2024
    qmailadmin updated to v.1.2.22
    * owner no longer required in autorespond
    * template.c code optimization
  • July 15, 2024
    simscan 1.4.4 released: attachment size limit to be passed to spamassassin now handled by the size_limit variable in control/simcontrol, instead of the control/simsizelimit file.
  • Jun 8, 2024
    qmail patch upgraded to v. 2024.06.08:
    * conf-channels: default number of channels increased to 4 (was 2). Now qmail offers 2 additional channels with respect to the 2 offered by default (local and remote). More info here
    * maxrcpt: error code changed to 452 due to RFC 4.5.3.1 (was 553). If DISABLE_MAXRCPT is defined it skips the check, otherwise outgoing messages from mailing lists would be rejected. (commit)
  • Jun 7, 2024
    - vusaged: the header files of libev are now installed in /usr/local/include/libev (was /usr/local/include) to avoid conflicts with libevent (they both have an event.h header file). vusaged configure command was adjusted accordingly.
  • Jun 1, 2024
    - clamav upgraded to v. 1.3.1
  • May 26, 2024
    - Added Mailman installation howto
    - qmail patch upgraded to v. 2024.05.16 (changelog)
    - Roundcube upgraded to 1.6.7 (security fix)
    - Spamassassin upgraded to v. 4.0.1
    - Spamassassin: Razor-agents upgraded to v. 2.86 (fork of the original (dead?) project)
  • Mar 27, 2024
    qmailadmin updated to v. 1.2.21
  • Mar 4, 2024
    - Solr updated to v. 9.5.0
    - the documentation has been revised a bit
  • Feb 12, 2024 qmail update
    - DKIM patch upgraded to v. 1.48
    * fixed minor bug using filterargs for local deliveries (commit)
    - Fixed several compilation warnings (commit)
    - Fixed incompatible redeclaration of library function 'log2' in qmail-send.c qsutil.c as showed by notqmail friends here
    - removed FILES, shar target from Makefile
  • Feb 11, 2024
    clamav updated to v. 1.3.0
  • Feb 6, 2024
    qmail: DKIM patch upgraded to v. 1.47
    * fixed a bug which was preventing filterargs' wildcards to work properly on sender domain
  • Jan 27, 2024
    simscan upgraded to v 1.4.3: fixed several compilation and autotools warnings
  • Jan 21, 2024
    - qmail: liberal-lf: bare LF are no longer allowed by default due to smuggling vulnerability CVE-2023-51765. Bare LF can be allowed by defining ALLOW_BARELF in tcprules or in run file.
    - tcprules moved to /var/qmail/control
  • Jan 15, 2024
    qmail update:
    - TLS patch by F. Vermeulen upgraded to version 20231230 (more info at https://inoa.net/qmail-tls/ tx Greg Bell for the patch)
    * support to openssl 3.0.11
  • Jan 11, 2024
    - qmail: dkim patch upgraded to version 1.46
  • Jan 4, 2024
    qmail patch: DKIM patch upgraded to v. 1.44
    - fixed an issue with filterargs where spawn-filter is trying to execute remote:env xxxxx.... dk-filter. This issue happens when FILTERARGS environment variable is not defined in the qmail-send rc script.
    - dkim.c fix: https://notes.sagredo.eu/en/qmail-notes-185/configuring-dkim-for-qmail-92.html#comment3668 
    - dkfilter fix: correctly selects the domain to sign in case of sieve bounces
    - adjustments fo dk-filter and dknewkey man pages
  • Dec 30, 2023
    - spamassassin/DMARC filter: now DMARC_REJECT is not hit if SPF_HELO_PASS is true
  • Dec 26, 2023
    - qmailadmin upgraded to v1.2.18
    - Pyzor installed from github, as version 1.0.0 is not python3 compliant (thanks Mike)
  • Dec 11, 2023
    qmail, vpopmail, daemontools, qmailadmin, simscan and vqadmin source code moved to github
  • Nov 20, 2023
    -qmail patch updated. dkim:
    * The patch now by default excludes X-Arc-Authentication-Results
    * dkim can additionally use the environment variable EXCLUDE_DKIMSIGN to include colon separated list of headers to be excluded from signing (just like qmail-dkim). If -X option is used with dk-filter, it overrides the value of EXCLUDE_DKIMSIGN.
  • Nov 5., 2023
    -bug fix: vpopmail defaultdelivery patch: it won't create the .qmail file in case control/defaultdelivery already has vdelivermail, in order to prevent a vpopmail loop
    -qmailforward RC plugin: it won't create the copy record if $config['qmailforward_defaultdelivery'] contains 'vdelivermail'
  • Oct 13, 2023
    - vpopmail: added "s/qmail cdb" patch, which gets vpopmail to locate correctly the qmail assign.cdb for s/qmail users. s/qmail users should configure vpopmail with --enable-sqmail-cdb
  • Oct 6, 2023
    - clamav updated to v. 1.2.0
  • Sep 26, 2023
    new qmail combined patch:
    -surblfilter logs the rejected URL in the qmail-smtpd log. It can now inspect both http and https URLs.
    -Improvements in man dkim.9, qmail-dkim.9 and surblfilter.9
  • Sep 17, 2023
    - dovecot upgraded to v 2.3.21
    - pigeonhole upgraded to v 0.5.21
  • Sep 14, 2023
    - simscan now defines the maximum size of messages to be passed to spamassassin via control/simsizelimit file
  • Sep 5, 2023
    -new qmail patch and DKIM patch upgraded to v. 1.42
    *dk-filter.sh: "source $envfn" has been replaced with ". $envfn" in oder to work for pure bourne shells
    *minor corrections to the man pages
    -vpopmail: changed configuration option --enable-logging=e (was p). Now failed attempts will be logged with no password shown.
  • Sep 3, 2023
    -daemontools: Buffer Overflow fixed in timestamp.c (patch multilog-readable_datetime, Ubuntu 22.04). It was causing empty log files everywhere. (thanks Bai Borko and KPC)
  • Aug 27, 2023
    - nuova patch per vpopmail e nuovo plugin qmailforward per Roundcube che vanno a risolvere diverse problematiche. Maggiori informazioni nella pagina dedicata..
  • Aug 20, 2023 (diff)
    -qmail combined patch: install a sample control/smtpplugins file in case it does not exist yet, to avoid "unable to read control" crash.
  • Aug 17, 2023
    - helodnscheck:
    * C++ version (testing).
    * bug fix: segfault in case of no result in DNS record.
    * default action changed to GNLR
  • 5 agosto 2023
    L'installzione del certificato Let's Encrypt è ora basata su dehydrated. La vecchia documentazione basata su certbot non verrà più aggiornata.
  • Jul 18, 2023
    vqadmin: patch updated
    - Italian translation file html/it updated, following the patch by Ali Erturk TURKER
    - the vqadmin source directory has been cleaned of unnececessary files
  • Jul 15, 2023
    - fail2ban: l'installazione e la configurazione è stata rivista per funzionare su Debian, dove python2 non è presente (grazie a Gabriel Torres)
  • Jun 30, 2023
    -daemontools: added my multilog-readable_datetime patch which replace the timestamp in the log lines with a human readable datetime. Do not install it if you prefer to stick with the timestamp.
    -if you install this patch you have to download again the convert-multilog program. In case you decide to stick with the original timestamp, then use the original convert-multilog. (diff)
    -qmail combiend patch: DKIM patch upgraded to v. 1.41
    *dknewkey will allow domains in control/domainkey
    *Made a few adjustments to the man pages and dkimsign.cpp for DKIMDOMAIN to work with qmail-smtpd (in case some configures qmail-smtpd to sign instead of the usual dk-filter/qmail-remote)
    -The broken link based on pobox.com in the default SPF error explanation was changed to https://mxtoolbox.com/SuperTool.aspx?action=spf
  • Jun 25, 2023
    - Spamassassin: The ExtractText notes have been revised and corrected by Gabriel Torres
  • Jun 18, 2023
    * qmail combined patch (diff)
    -vpopmail uid and gid are determined dinamically instead of assigning 89:89 ids by default
    -vpopmail install directory determined dinamically (was /home/vpopmail). Now the variable in the conf-cc file is determined as well.
    Feel free to post any issue in the comments as I'm not sure that /bin/sh will work in all Linux.
    * qmail run scripts:
    -defined the variable QMAILDIR in all run scripts in order to manage installations of qmail in directories different from default /var/qmail
    -/home/vpopmail is now ~vpopmail in order to manage installations of vpopmail in directories different from default /home/vpopmail
    -defined the variable TCPRULES_DIR on top of all run scripts
  • May 18, 2023
    -certbot/letsencrypt: added the option --key-type rsa to the certbot command, to avoid that certbot will silently default to ECDSA the private key format, which results not understandable by my openssl-1.1. In this way the format of the private key will be RSA. More info here.
  • May 17, 2023
    -SURBL: Top level domains URL is changed. So we have to adjust the update_tlds.sh script accordingly
  • Apr, 26, 2023
    -new combined patch and dkim patch updated to v. 1.40
    -qmail-dkim uses CUSTOM_ERR_FD as file descriptor for errors (more info here)
  • Apr 25, 2023
    - qmailadmin cracklib patch: bug fix in qmailadmin/passwd: it was changing the password also in case of cracklib alert (tx Alexandre Fonseca)
    - new qmailadmin combined patch released
  • Mar 27, 2023
    qmail combined patch (diff here)
    -chkuser.c: double hyphens "--" are now allowed also in the rcpt email (tx Ali Erturk TURKER)
    -chkuser_settings.h CHKUSER_SENDER_NOCHECK_VARIABLE commented out. Sender check is now enabled also for RELAYCLIENT
    -removed a couple of redundant log lines caused by qmail-smtpd-logging
  • Mar 18, 2023
    - new qmail combined patch
    * bugfix in dkimverify.cpp: now it checks if k= tag is missing (tx Raisa for providing detailed info)
    * redundant esmtp-size patch removed, as the SIZE check is already done by the qmail-authentication patch (tx Ali Erturk TURKERdiff here
  • Mar 14, 2023
    - qmail combined patch: the split_str function in dknewkey was modified in order to work on debian 11 (tx J)
  • Mar 12, 2023
    - qmail patch updated: the mail headers will change from "ESMTPA" to "ESMTPSA" when the user is authenticated via starttls/smtps (tx Ali Erturk TURKER)
    diff here
  • Mar 1, 2023
    - qmail combined patch updated: added qmail-fastremote patch (tx Ali Erturk TURKER for the advise). qmail-remote CRLF removed (replaced by fastremote)
  • Feb 27, 2023
    - qmail combined patch updated: now qmail-remote is rfc2821 compliant even for implicit TLS (SMTPS) connections (tx Ali Erturk TURKER)
  • Feb 24, 2023
    - qmail combined patch updated: several missing references to control/badmailto and control/badmailtonorelay files were corrected to control/badrcptto and control/badrcpttonorelay (tx Ali Erturk TURKER) diff here
  • Feb 20, 2023
    - qmail combined patch updated
    ---- dkim patch upgraded to v. 1.37
    ------ ed25519 support​ (RFC 8463)
    ------ old yahoo's domainkeys stuff removed (no longer need the libdomainkeys.a library)
  • Feb 18, 2023
    -vpopmail: added a patch by Ali Erturk TURKER which fixes several issues
    -vqadmin: added a patch by Ali Erturk TURKER which, among the other things, makes vqadmin aware of mysql-limits
  • Feb 10, 2023
    -dovecot: added a patch to restore the old vpopmail-auth driver (tx Ali Erturk TURKER)
  • Jan 31,2023
    -bug fix in qmail-smtpd.c. 4096 bit RSA key cannot be open (tx Ali Erturk TURKER)
  • Jan 4, 2023
    -Solr upgraded to version 9.1.0
    -The SOlr page has been improved as far as configuration, security and testing are concerned
  • Jan 1, 2023
    -ClamAV upgraded to version 1.0.0
    -new qmail combined patch released. Bug fix in dk-filter. It was calling a non existent function (tx Andreas).
  • Dic 17, 2022
    -qmail combined patch release
    * chkuser receipt check won't be disabled for RELAYCLIENT
    * CHKUSER_DISABLE_VARIABLE commented out from chkuser_settings.h
  • Nov 20, 2022
    -switched all actions to nftables, as it has now replaced iptables and fail2ban has support for it.
  • Nov 18, 2022
    -fail2ban upgraded to v. 1.0.2
  • Oct 28, 2022:
    added a note on how to avoid being cutoff by spamhaus (tx Marco Varanda)
  • 2022.10.02
    -dkim patch updated to v. 1.30 and new qmail combined patch released
    * bug fix: it was returning an error in case of domains with no key.
  • Sep 29, 2022
    -bug fixed in the domainkey script: it wasn't creating the symbolic link of the selector name to the private key in case of a custom selector defined in the file control/dkimkeys
    Sep 28, 2022
    -qmail combined patch updated with new dkim patch v. 1.29. More info here
    -Roundcube webmail updated to v. 1.6.0
  • Aug 12, 2022
    -dovecot: improved the sql stuff in case of --disable-many-domains (tx kengheng).
    -dovecot-pwd_query patch for vpopmail: added a procedure for the user_query (needed for dovecot/LDA)
    -dovecot-pwd_query patch for vpopmail renamed to dovecot-sql-procedures
    -combined patch for vpopmail updated
  • Aug 08, 2022
    -qmailctl script improved. Now the script exits if services are not started with svscanboot or a supervise script is missing
    -roundcube/password plugin: the cracklib patch has been improved. Now it can retrieve the correct cracklib-check path
  • Jul 28, 2022
    -The Roundcube plugins' page has been revised and polished. A couple of plugins have been added.
  • May 22, 2022
    qmail patch: "qmail-smtpd pid, qp log" patch (http://iain.cx/qmail/patches.html#smtpd_pidqp) removed, as its log informations are already contained in the qlogreceived line. (diff)
    -improved a couple of read_failed error messages
  • May 12, 2022
    -clamav: updated to v. 0.105
    -qmailctl: a few modifications to avoid error strings in the service uptime when service is stopped. qmail-smtpsd was added to svclist
    -qmail-smtpsd support added
  • Apr 22, 2022
    -dovecot: added Solr support
  • Apr 17, 2022
    -dovecot/auth-sql.conf.ext: changed the userdb lookup for LDA from static to sql, as the home dir was not retrieved correctly if positioned in a subfolder (i.e. domains/0/domainname).
  • Apr 9, 2022
    qmailadmin: --enable-imageurl=/files is now --enable-imageurl=/qmailadmin/files (no need to have an alias on apache config). Added --disable-catchall, which is bad for spam. Tx Gabriel Torres
  • Apr 01, 2022
    -qmailadmin: new combined patch. It now logs to stderr when qma-auth.log file can't be opened in write mode. It was returning a white screen
  • Mar 17, 2022
    -vpopmail: new combiend patch: fixed a compilation break in vmysql.c with Debian 11 / gcc-10
  • Feb 26, 2022
    -added REJECTNULLSENDERS environment variable (diff)
  • Feb 18, 2022
    -fail2ban: added a couple of new rules to the qmail-smtpd.conf filter
  • Feb 13, 2022
    -fixed a TLS Renegotiation DoS vulnerability. Disabled all renegotiation in TLSv1.2 and earlier. (diff here)
  • Feb 1, 2022
    -added a plugin to qmail to filter bad DNS HELOs (more info here)
    -Roundcube upgraded to v. 1.5.2
  • Jan 17, 2022
    -new qmail combined patch (diff here):
    * now qmail-smtpd logs rejects when client tries to auth when auth is not allowed, or it's not allowed without TLS (a closed connection with no log at all appeared before).
    * added qmail-spp.o to the TARGET file so that it will be purged with "make clean".
  • Dec 19, 2021
    -new qmail combined patch: added qmail-spp patch
  • Oct 21, 2021
    roundcube updated to v. 1.5.0
  • Sep 28, 2021
    clamav updated to v. 0.104. The new version installation is based on cmake (autotools abandoned)
  • Sep 27, 2021
    -new qmail combined patch: now chkuser allows double hyphens "--" in the sender email, like in y--s.co.jp (diff here)
  • Sep 8, 2021
    fail2ban updated to v. 0.11.2 and rc.fail2ban moved to /usr/local/bin/fail2banctl. The dovecot filter has been improved
  • Sep 2, 2021
    -an issue in vusaged configure arised. I cured it with a patch, while Luca in the comments found a different solution.
  • Aug 22, 2021
    -minor fix to qmail patch/qlog: now it logs the auth-type correctly (diff)
  • Aug 15, 2021
    at the bottom of the qmail/testing page I added a note to the testssl script by Dirk Wetter, which allows you to inspect your SSL connection in detail.
  • July 28, 2021
    simscan: my attachments-size-limit patch added. It allows you to overcome a limitation where simscan doesn't pass messages over 250k to spamassassin.
  • July 16, 2021
    spamassassin: bayes_token.token database field changed to binary(5). It was char(5).
  • Jul 12, 2021
    -spamassassin/userprefe: the "preference" varchar length in the database "userprefs" table was increased to 50 (was 30) to create space for long label such as  "bayes_auto_learn_threshold_spam", which resulted truncated before the modification.
  • June 20, 2021
    -spamassassin: created a script to process the spam/ham for the learning and reporting system (more info here)
    -dovecot 15-mailboxes.conf: added mailboxes for the learning and reporting system
  • June 19, 2021
    new qmail combined patch released
    -chkuser: defined extra allowed characters in sender/rcpt addresses and added the slash to the list (tx Thomas).
    -RSA key and DH parameters are created 4096 bit long also in Makefile-cert. qmail-smtpd.c and qmail-remote.c updated accordingly (tx Eric Broch).
    -Makefile-cert: the certs will be owned by vpopmail:vchkpw
  • March 27, 2021
    - bug fixes in the vpopmail/defaultdelivery patch: increased the buffer for the .qmail-default file path, as in particular cases of long path/domain names it will result truncated. Fixed another bug where the .qmail.default file where opened twice.
    - now if vdelivermail is installed the "delete" option will be used instead of "bounce-no-mailbox", which is not reasonable anymore
  • March 21, 2021
    qmail combined patch updated. update_tmprsadh.sh: RSA key and DH parameters increased to 4096 bits
  • March 9, 2021
    vpopmail: the patch now installs the sql code needed for "one table per domain" (--disable-many-domains) in ~/vpopmail/etc/pwd-query_disable-many-domains.sql and creates the sql procedure if needed. Of course this add-on to vpopmail will be completely transparent when you compile with the default option --enable-many-domains
  • Feb 26, 2021
    vpopmail: added a defaultdelivery patch, which makes vpopmail to copy your preferred delivery agent (stored in QMAILDIR/control/defauldelivery) into the .qmail-default file of any newly created domains, overriding the default vpopmail's behaiviour, where vpopmail copies its delivery agent vdelivermail.
    Feb 5, 2021
    - vpopmail: the patch has been improved. The sql-aliasdomains stuff is now done by means of the vpopmail's C programs and functions.
    Feb 3, 2021
    - vpopmail: new patch and script released.
    Just configure --enable-sql-aliasdomains (default) and forget. The dbtable will be created the first time you will create an aliasdomain.
  • Jan 29, 2021
    - dovecot/auth-sql.conf.ext now uses the userdb's prefetch driver in order to perform one single query when doing the auth
    - dovecot/dovecot-sql.conf.ext has been modified to allow authentication both with real and alias domains, provided that you patched vpopmail accordingly. More info in this page.
    - vpopmail: sql-aliasdomains and combined patch released (new aliasdomains dbtable has to be created!)
  • Jan 13, 2021
    - vpopmail/dovecot: added support for sql aliasdomains
  • Gen 5, 2021
    - dovecot upgraded to v. 2.3.13 (vpopmail-auth removed by dovecot's developers)
    - pigeonhole upgraded to v. 0.5.13
  • Gen 3, 2021
    - Roundcube: Upgraded to v. 1.4.10
    - Roundcube: disabled the SMTP authentication when sending messages via RC. SMTP port changed to 25.
  • Gen 2, 2021
    - ucspi-tcp6: upgraded to latest version
    - fehQlibs have to be installed as a prerequisite of ucspi-tcp6
  • Dec 4, 2020
    - combined patch for qmail updated to solve compatibility problems with new gcc-10
    - a patch was also released to get vpopmail compiled with gcc-10
    - Tony Fung suggested a script to expunge messages, which can be very useful in case you need to expunge differently depending on your mailboxes/domains.
  • Nov 18, 2020
    spamassassin:
    - solved some priviledge problems with the reports of the RC's markasjunk plugin, which is going to write inside the log dir and read the razor's identity file.
    - moved all log files into /var/log/spamassassin (apache group now has +w priv). spamdctl and logrotate scripts modified accordingly
  • 2020.10.30
    Clamav: added clamav-unofficial-sigs (tx Tony Fung for the suggestion). Updated clamdctl and freshclamctl scripts to allow the restart function, needed by clamav-unofficial-sigs script
  • 2020.10.28
    modified the spamassassin's DMARC rule. Now it passes emails with one between DKIM and SPF valid, according to RFC7489 (thanks Marcel Veldhuizen and Iulian for the hints)
  • 2020.10.08
    rcptcheck-overlimit.sh: bug fix (tx Tony Fung)
  • 2020.09.02
    spamassassin/DMARC: corrected the askDNS rule as it was not triggering the reject in the event that only one of DKIM or SPF failed (tx A F)
  • 2020.09.01
    qmailadmin: minor adjustments to the skin patch
  • 2020.08.12
    dovecot: upgraded to v. 2.3.11.3
    dovecot-pigeonhole: upgraded to v. 0.5.11
  • 2020.08.11
    Roundcube: upgrade to v. 1.4.8
  • 2020.08.10
    - new qmailadmin skin/combined patch released:
    mod_user.html: added the "value" attribute to the name/gecos input tag (tx Pablo Murillo)
  • 2020.08.04
    - simscan: upgraded to v. 1.4.1
  • 2020.08.02
    - several clarifications in the simscan page;
    - revised the ripMIME installation as the dev version of the program is now downloaded from github, to solve complation breaks.
  • 2020.07.29
    - new combined patch
    * dk-filter: corrected a bug where dk-filter was using DKIMDOMAIN unconditionally. Now it uses DKIMDOMAIN only if _SENDER is null (tx Manvendra Bhangui).
  • 2020.07.27
    - new combined patch
    * added a fix for cve-2005-1513 (tx C for the hint)
  • 2020.07.15 
    - spamassassin: added Razor2, Pyzor, Spamcop configuration
    - Roundcube/markasjunk plugin has now info about the cmd_learn and the multi_driver drivers
    (tx Gabriel Torres)
  • 2020.07.03
    Roundcube/password plugin: added a patch to make it work in combination with cracklib, to enforce password strenght (tx Tony Fung)
  • 2020.06.10
    Roundcube: upgrade to v. 1.4.5 
  • 2020.05.22
    new qmailadmin skin/combined patch released
  • 2020.05.05
    -qmailadmin
    * patched qmailadmin to provide a new responsive skin for the control panel.
    * combined patch released
  • 2020.05.01
    -qmailadmin
    * added qmailadmin-cracklib patch to enforce password complexity
    * pwd-strenght patch removed
  • 2020.04.25
    -combined patch updated
    * qmail-smtpd.c: added rcptcount = 0; in smtp_rset function to prevent the maxrcpto error if control/maxrcpt limit has been exceeded in multiple messages sent sequentially rather than in a single mail (tx Alexandre Fonceca)
  • 2020.04.16
    - new combined patch: qmail-remote-logging patch added (more info here)
  • 2020.04.10
    - new combined patch: DKIM patch updated to v. 1.28
    * outgoing messages from null sender ("<>") will be signed as well with the domain in env variable DKIMDOMAIN
    * declaring NODK env variable disables old domainkeys signature, while defining NODKIM disables DKIM.
  • 2020.03.31
    - DKIM configuration: added UNSIGNED_SUBJECT variable to the run files, which can be useful to declare if one wants to allow messages without the sign of the subject (more info here)
    2020.03.19
    dovecot: added the autoexpunge setting in 15-mailbox.conf. The expunge via cronjob in not needed anymore
  • 2020.02.26
    vqAdmin: fixed a problem which was preventing the patch to be applied (tx Marco Varanda)
  • 2020.02.25
    dovecot: modified 10-master.conf to set up stats' service priviledges and correct an error which appeared in qmail-send
  • 2020.02.11
    table spamassassin.txrep modified as the column "count" was renamed (tx Tony Fung).
  • 2020.02.06
    queue-repair.py: applied a patch to make the program python3 compliant (tx Tony Fung)
  • 2020.02.04
    dovecot-sql.conf.ext: adjusted the user_query string to get compatibility with mariadb-10.3 (tx Tony Fung)
  • 2020.01.11
    - new combined patch: qmail-tls patch updated to v. 20200107
    * working client cert authentication with TLSv1.3
  • 2019.12.12
    spamassassin: upgraded to v. 3.4.3
  • 2019.12.08
    - big patch updated
    * qmail-smtpd.c: now TLS is defined before chkuser.h call, to avoid errors on closing the db connection (tx ChangHo.Na) 
    - domainkeys script improved: it now manages 2048 bit long key (tx Tatsuya Yokota)
  • 2019.12.01
    dovecot: upgraded to v. 2.3.8
    dovecot-pigeonhole: upgraded to v. 0.5.8
    Roundcube: upgraded to v. 1.4.1 (mobile responsive skin released!)
    Roundcube plugins: updated
  • 2019.09.18
    spamassassin: added a page concerning TxRep and another one concerning DMARC filter
  • 2019.09.09
    dovecot: now the SQL user_query retrieves the quota as well (tx Alexandre Fonceca, more info here)
  • 2019.08.07
    - a couple of adjustments to chkuser (tx Luca Franceschini, more info here)
    * BUG - since any other definition of starting_string ends up as "DOMAIN", if starting_string is otherwise defined, chkuser will be turned off.
    * CHKUSER_ENABLE_ALIAS_DEFAULT, CHKUSER_VAUTH_OPEN_CALL and CHKUSER_DISABLE_VARIABLE are now defined in chkuser_settings.h
    * Now CHKUSER_DISABLE_VARIABLE, CHKUSER_SENDER_NOCHECK_VARIABLE, CHKUSER_SENDER_FORMAT_NOCHECK, CHKUSER_RCPT_FORMAT_NOCHECK and CHKUSER_RCPT_MX_NOCHECK can be defined at runtime level as well.
  • 2019.07.12
    - qmail-channels patch added
    more info here http://www.thesmbexchange.com/eng/qmail-channels_patch.html 
    - improved verbosity of die_read function in qmail-smtpd.c (qmail-smtpd: read failure). More info here.
  • 2019.06.19
    - DKIM patch updated to v. 1.26
    * BUG - honor body length tag in verification
  • 2019.05.24
    - qmail-tls patch updated to v. 20190517
    * bug: qmail-smtpd ssl_free before tls_out error string (K. Wheeler)
  • 2019.05.23
    - DKIM patch updated to v. 1.25
    * SIGSEGV - when the txt data for domainkeys is very large exposed a bug in the way realloc() was used incorrectly.
    * On 32 bit systems, variable defined as time_t overflows. Now qmail-dkim will skip expiry check in such conditions.
  • 2019.04.25
    * bug fixed on qmail-smtpd.c: it was selecting the wrong openssl version on line 2331 (tx ChangHo.Na)
    2019.04.09
    - qmail-tls patch updated to v. 20190408
    * make compatible with openssl 1.1.0 (Rolf Eike Beer, Dirk Engling, Alexander Hof)
    * compiler warnings on char * casts (Kai Peter)
  • 2019.04.03
    - libdomainkeys patch updated (tx Manvendra Banghui)
  • 2019.03.22
    - new combined patch: fixed a bug causing crashes of qmail-remote when using openssl-1.1 (tx Luca Franceschini)
  • 2019.02.27
    - port to openssl-1.1
    - DKIM patch updated to v. 1.24
    * bug fix: restored signaturedomains/nosignaturedomains functionalities.
  • 2019.02.26
    simscan: patch updated (tx Pablo Murillo)
    vQadmin: some adjustments into apache config and it's working again under apache-2.4 (tx Erald)
  • 2019.02.01
    fail2ban upgraded to v. 0.10.4
  • 2018.09.23
    spamassassin upgraded to v. 3.4.2
  • 2018.08.25
    -DKIM patch updated to v. 1.23
    * fixed a bug where including round brackets in the From: field ouside the double quotes (From: "Name Surname (My Company)" <name.surname@company.com>) results in a DKIMContext structure invalid error (tx Mirko Buffoni).
    * qmail-dkim and dkim were issuing a failure for emails which had multiple signature with at least one good signature. Now qmail-dkim and dkim will issue a success if at least one good signature is found.
  • 2018.08.23
    -logging patch updated to v. 5
    * fixed a bugin logit and logit2 functions where a RSET command and a subsequent brutal quit of the smtp conversation ^] by the client cause a segfault (tx Mirko Buffoni, more info here)
  • 2018.08.02
    ezmlm-web: Ricardo Brisighelli sent me two patches which solves compilation breaks with gcc-7
  • 2018.06.22
    -clamav updated to v. 0.100.0
  • 2018.04.06
    -added a patch to daemontools to extend the log file size limit to 100MB (tx Sam Tang)
  • 2018.04.04
    -qmailctl script updated (tx Sam Tang)
    * "qmailctl stat" now shows something like "0 days, 00 hours 16 mins"
    * can assign another service which related qmail for monitoring, like dovecot, clamd, freshclam...
    * change "up" and "down" to green and red color.
  • 2018.04.03
    -DKIM patch updated to v. 1.22
    * openssl 1.1.0 port
    * various improvements, bug fixes
  • 2018-03-21
    added a new page to explain how to install a letsencrypt certificate for qmail and dovecot here
  • 2018-02-07
    clamav updated to v. 0.99.3 (bug fix, tx to Bob Greco
  • 2018-01-10
    == combined patch updated
    -maildir++
    * fixed a bug where the filesize part of the S=<filesize> component of the Maildir++ compatible filename is wrong (tx MG). More info here and here.
    -qmail-queue-extra
    * removed, because it was causing more problems than advantages, as the domain of the log@yourdomain.tld had to match the system domain inside control/me and can't be a virtual domain as well.
    == dovecot: upgraded to v. 2.3.0
    == dovecot-pigeonhole: upgraded to v. 0.5.0.1 
  • 2017-10-24
    new patch arrived (tx Luca Franceschini)
    -qlogfix (diff here)
    * log strings should terminate with \n to avoid trailing ^M using splogger
    * bug reporting custom errors from qmail-queue in qlog
    -added dnscname patch
    -added rcptcheck patch
    added rcptcheck-overlimit.sh (tx Luca Franceschini)
    added a page about rcptcheck-overlimit.sh usage
  • 2017-09-05
    Roundcube upgraded to v. 1.3.1. The enigma plugin requires Crypt_GPG-1.6.2
  • 2017-08-24
    -fail2ban: the qmail-smtpd.conf filter has been simplyfied and is now based on the "qlogenvelope" lines 
  • 2017-08-18
    -combined patch updated: qmail-smtpd now retains authentication upon rset (tx to Andreas)
  • 2017-07-05
    -roundcube upgraded to v. 1.3.0
  • 2017-05-14
  • Combined patch updated:
    DKIM patch updated to v. 1.20
    It now manages long TXT records, avoiding the rejection of some hotmail.com messages.
  • 2017-03-02
    -ucspi-tcp6 upgraded to v. 1.04 (some bug fixes http://www.fehcom.de/ipnet/ucspi-tcp6.html)
  • 2016-12-19
    -Several new patches and improvements added (thanks to Luca Franceschini)
    More info here http://notes.sagredo.eu/node/178
  • 2016-12-14
    simscan: bug fix and new combined patch (thanks to Bob Greco, more info here)
  • 2016-12-02
    -fixed BUG in qmail-remote.c: in case of remote server who doesn't allow EHLO the response for an alternative
    HELO was checked twice, making the connection to die. (Thanks to Luca Franceschini)
    Patch applied: http://notes.sagredo.eu/files/qmail/patches/fix_sagredo_remotehelo.patch
  • 2016-09-19
    -big patch updated: qmail-tls patch updated to v. 20160918
      * bug: qmail-remote accepting any dNSName, without checking that is matches (E. Surovegin)
      * bug: documentation regarding RSA and DH keys (K. Peter, G. A. Bofill)
  • 2016-08-06
    qmailadmin: added the ezmlm-idx 7 compatibility patch
    2016-08-04
  • ucspi-tcp6 upgraded to v. 1.02
  • 2016-07-20
    -roundcube: added enigma plugin
  • 2016-05-31
    -roundcube upgraded to v. 1.2.0. All plugins updated as well
  • 2016-05-15
    -force-tls patch improved (a big thanks to Marcel Telka). Now qmail-smtpd avoids to write the auth verb if the
    the STARTTLS command was not sent by the client
  • 2016-03-09
    -combined patch updated
    * dkim patch updated to v. 1.19: verification will not fail when a dkim signature does not include the subject provided that the  UNSIGNED_SUBJECT environment variable is declared. More info here.
  • 2016-01-18
    -removed the line "DKIMKEY=/var/qmail/control/domainkeys/%/default" from the qmail rc config file, as DKIMKEY is actually ignored by dk-filter, which will look for the key in that location by default. Use DKIMSIGN instead to define yor domainkey location (thanks to Steffen for the hint)
  • 2015-12-26
    qmail-tls updated to v. 20151215
    * typo in #if OPENSSL_VERSION_NUMBER for 2015-12-08 patch release (V. Smith)
    * add ECDH to qmail-smtpd
    * increase size of RSA and DH pregenerated keys to 2048 bits
    * qmail-smtpd sets RELAYCLIENT if relaying allowed by cert
    more info here 
    -roundcube upgraded to v. 1.1.4 (security fixes, more info here)
  • 2015-12-15
    -DKIM patch updated to v. 1.18 (a big thank to Manvendra Bhangui for his kind support). More info here
    2015-11-23
    qmail-submission/run modified: SMTPAUTH="!" to enable the submission feature (auth required). Now incoming msg can be received only on standard 25 port 
  • 2015-10-06
    -fail2ban upgraded to v. 0.9.3
  • 2015-10-03
    -new combiend patch released: qmail-authentication updated to v. 0.8.3
  • 2015-09-02
    dovecot: the user query on the auth is now able to manage pop3/imap/webmail vpopmail limits (thanks to Arturo Blanco)
  • 2015-08-29
    vQadmin: combined patch released (more info inside the patch itself)
  • 2015-08-08
    -fixed a bug on qmail-remote.c that was causing the sending of an additional ehlo greeting (thanks to Cristoph Grover)
  • 2015-05-28
    qmailadmin: added a patch to log auth failures (thanks to Tony)
    fail2ban: added a filter against qmailadmin log failures
  • 2015-05-03
    spamassassin: upgraded to v. 3.4.1
  • 2015-04-25
    qmailadmin: added a patch to check for the password strenght
  • 2015-04-11
    -combined patch updated: 
    --qmail-authentication: upgraded to v. 0.8.2
    --qmail-tls: upgraded to v. 20141216 (POODLE vulnerability fixed)
  • 2015-03-28
    -combined patch updated: added qmail-empf patch
  • 2015-02-25
    the home page graphic of qmailadmin has copyright issues as shown here (thanks to Marc for the hint)
  • 2015-02-17
    roundcube: upgraded to v. 1.1.0. All plugins have been upgraded as well
  • 2015-01-10
    roundcube: added carddav plugin
  • 2014-11-20
    combined patch updated:
    -the SSLv3 connection upon the auth was switched off because of security reasons (thanks to Florian).
  • 2014-11-15
    combined patch updated:
    -modified the QUEUE_EXTRA variable in extra.h to record the Message-ID in the qmail-send's log (thanks to Simone for the hint). Look here for details.
  • 2014-11-08
    simscan has been improved with the jms patch. The work dir is mounted as a ramdisk now
  • 2014-10-29
    fail2ban: qmail-smtp.conf filter updated to look for GREETDELAY lines
  • 2014-10-14
    SSLv3 disabled on dovecot because of security reasons (more info here)
  • 2014-10-14
    dovecot upgraded to v. 2.2.14
    dovecot-pigeonhole recompiled
  • 2014-10-04
    dovecot upgraded to v. 2.2.14.rc1
    dovecot-pigeonhole upgraded to v. 0.4.3
    the global sieve folder was moved to /usr/local/dovecot/etc/sieve/
  • 2014-09-29
    roundcube upgraded to v. 1.0.3.
    added a roundcube-auth filter to fail2ban
  • 2014-08-26
    roundcube upgraded to v. 1.0.2. Fixed some errors in the relative page, as sometime the $config variable was still $rcmail_config as in the past, and all the config files are now merged into config.inc.php (thanks to Otto)
  • 2014-08-24
    the log rotation of qmail is managed by the jms'  https://qmail.jms1.net/scripts/convert-multilog. Thanks to Marc for the suggestion
  • 2014-08-18
    added a page concerning fail2ban setup
  • 2014-05-13
    clamav upgraded to v. 0.98.3
    roundcube upgraded to v. 1.0.1
    ezmlm-idx upgraded to v. 7.2.2
    qmailadmin recompiled against ezmlm-idx-7.2.2
  • 2014-05-03
    ezmlm-idx upgraded to v. 7.2.0
    Bruce Guenter has released a new version of ezmlm-idx, getting the program to be compliant with the Yahoo DMARC Policy Change. You have to recompile qmailadmin against ezmlm as well.
  • 2014-04-14
    combined patch updated:
    -added qmail-maxrcpt patch, which allows you to set a limit on how many recipients are specified
  • 2014-04-08
    roundcube upgraded to v. 1.0.0
  • 2014-03-10
    combined patch updated:
    -added qmail-smtpd-liberal-lf patch, which allows qmail-smtpd to accept messages that are terminated with a single \n instead of the required \r\n sequence. This should avoid some "read failed" reject.
  • 2014-02-14
    spamassassin upgraded to v. 3.4.0
  • 2014-01-10
    roundcube upgraded to v. 1.0-rc. Plugins have been upgraded as well
  • 2014-01-24
    ucspi-tcp6 upgraded to v. 1.00: fixed problems when compiling with C99 compilers
  • 2013-12-30
    combined patch updated:
    -added qmail-SRS patch. You must install libsrs2 now.
    -the character "=" in the sender address is now considered valid by chkuser in order to accept SRS
  • 2013-12-20
    combined patch update (more info here):
    -added qmail-date-localtime patch
    -added qmail-hide-ip patch
    -the original greetdelay by e.h. has been replaced with the improved patch by John Simpson. Now communications trying to send commands before the greeting will be closed. Premature disconnections will be logged as well. More info here
    -modified the configuration of qmail-smtpd and qmail-submission according to the new greetdelay patch
    -updated the page concerning greetdelay
    -CHKUSER_SENDER_FORMAT enabled to reject fake senders without any domain declared (like )
    -chkuser logging: I slightly modified the log line adding the variables' name just to facilitate its interpretation
    -added qmail-moreipme patch
    -added qmail-dnsbl patch (more info here)
    -added a page concerning qmail-dnsbl patch
  • 2013-12-05
    added two patches to my combined patch to make qmail rfc2821 compliant
  • 2013-11-23
    any-to-cname patch added to the combined patch
  • 2013-10-30
    Added two contributions by Costel Balta:
    -how to avoid to be "cut off" from spamhaus.org (read here)
    -adding the foxhole db to clamav (on the bottom of the clamav page)
  • 2013-09-27
    -DKIM patch upgraded to v. 1.17. Defined -DHAVE_SHA_256 while compiling dkimverify.cpp in the Makefile. This solved an issue while verifying signatures using sha256.
  • 2013-09-16
    Minor fixes to the DKIM patch
  • 2013-09-14
    -new combined patch released. The DKIM patch has been upgraded to v. 1.16; the signing at qmail-remote level has been revised by its author.
    -I added notes about qmail-remote signing in the DKIM page of this guide.
    -the domainkey program now gives ownership of the domainkey to qmailr, which runs qmail-remote
  • 2013-08-25
    -qmail-qmqpc.c call to timeoutconn() needed a correction because the function signature was modified by the
     outgoingip patch. Thanks to Robbie Walker
     (diff file here http://notes.sagredo.eu/files/qmail/patches/qmail-qmqpc.diff)
  • 2013-08-22
    ucspi-tcp6: upgraded to v. 0.99. The current version includes an hack by Manvendra Bhangui from indimail.org which gets tcpserver and qmail's spfcheck to be IPv4-mapped IPv6 addresses compliant, provided that you install his modified qmail-spf patch (my combined patch already has this adjustment to spf).
    Fot those interested, a few days ago Manvendra Bhangui released a package of patches including now not only DKIM and SURBL but also SPF and the entire qmail totally IPv6 compliant. The upgrade for me is not so straightforward, but I'm planning to have it in my big patch soon or later. For the moment you can play with it downloading from http://sourceforge.net/projects/indimail/files/netqmail-addons/qmail-dkim-1.0/
  • 2013-08-21
    -big patch updated: fixed a bug in hier.c which caused the installation not to build properly the queue/todo dir structure (thanks to Scott Ramshaw)
  • 2013-08-19
    -DKIM-SURBL patch by Manvendra Bhangui updated to v. 1.14
    -added a page about SURBL configuration
  • 2013-08-12
    -DKIM patch upgraded to v. 1.12. The new patch adds surblfilter functionality.
    -added qmail-smtpd pid, qp log patch
  • 2013-08-08
    -qmail-SPF modified by Manvendra Bhangui to make it IPv4-mapped IPv6 addresses compliant. In order to have it working with such addresses you have to patch tcpserver.c accordingly. You can use a patch fot ucspi-tcp6-0.98 by Manvendra Bhangui at http://notes.sagredo.eu/files/qmail/patches/tcpserver-ipv6mapped_ipv4.patch or wait for v. 0.99 relase of ucspi-tcp6
    -added outgoingip patch
    -added qmail-bounce patch
  • 2013-05-20
    dovecot: upgraded to v. 2.2.2
    dovecot-pigeonhole: rebuilt
  • 2013-05-18
    Roundcube: upgraded to v. 0.9.1
  • 2013-05-09
    -dovecot-pigeonhole: upgraded to stable 0.4.0 version
  • 2013-05-06
    -dovecot: upgraded to v. 2.2.1 The configuration has been modified to use the sql/mysql driver in place of the vpopmail one; the password is now sended in plain text
    -dovecot-pigeonhole: upgraded to latest development version
    -RoundCube: imap_auth_type has been set to NULL to send the password in plain text and make dovecot's auth happy
    -the dovecot's expunge shell script was simplyfied. Using the sql driver solved all issues of the old vpopmail backend related to the missing iteration feature.
  • 2013-04-16
    Roundcube: upgraded to v. 0.9.0
    All rc plugins have been updated as well
  • 2013-03-31
    new combined patch: qmail-auth updated to latest v. 0.8.1 Added authentication by recipient domain for qmail-remote. Look at README.auth for further details
  • 2013-02-11
    new combined patch: some code adjustments in qmail-smtpd.c smtpd_ehlo() to restore total compatibility with esmtp-size patch
  • 2013.02.08
    new combined patch: qmail-auth has been updated to the latest v. 0.7.6. Look at README.auth for further details
    ucspi-tpc6: updated to v. 0.98
  • 2013.01.28 new combined patch released: fixed an issue on qmail-pop3d which was causing a double +OK after the pass command (thanks to Rakesh, Orbit and Simplex for helping in testing and troubleshooting)
  • 2013.01.27 ucspi-tpc6: updated to v. 0.97
  • 2013.01.06 ucspi-tpc6 0.96 by E.Hoffmann replace the ucspi-tcp 0.88 by DJB. It provides IPv6 and rblsmtpd greetdelay support
    combined patch modified. The variable GREETDELAY was renamed to SMTPD_GREETDELAY just to avoid conflicts with the GREETDELAY variable inside rblsmtpd
    qmail-smtpd/run file modified accordingly
  • 2012.11.14 Roundcube: upgraded to v. 0.8.4
  • 2012.11.10 Roundcube: upgraded to v. 0.8.3. Autologon plugin: modified
  • 2012-10-31 new combined patch: qmail-auth has been updated to the latest v. 0.7.5. Look at README.auth for further details
    The qmail-forcetls patch was simplyfied accordingly.
  • 2012.10.25 vpopmail: upgraded to v. 5.4.33 (now marked as stable). Be aware that you have to recompile netqmail, qmailadmin and vqadmin as well.
    qmailadmin: upgraded to v. 1.2.16
  • 2012.10.19 Roundcube: added context menu, autologon and logout_redirect plugins
  • 2012.10.18 Roundcube: upgraded to v. 0.8.2
  • 2012.10.11 dovecot: upgraded to v. 2.1.10
    dovecot-pigeonhole: upgraded to v.0.3.3
  • 2012.10.10 fixed vQadmin 'invalid language' issue (see vQadmin page for details http://notes.sagredo.eu/it/node/57)
  • 2012.09.19 ClamAV: upgraded to v. 0.97.6
  • 2012.09.04 zipdownload Roundcube's plugin: modified to gain compatibility to v. 0.8.1 (thanks to taki)
  • 2012.08.31 Roundcube: upgraded to v. 0.8.1
    dovecot: upgraded to v. 2.1.9
    dovecot-pigeonhole: recompiled
  • 2012.08.11 Roundcube: upgraded to v. 0.8.0
  • 2012.05.26 dovecot-pigeonhole: upgraded to v 0.3.1
  • 2012.05.24 dovecot: upgraded to v. 2.1.6
  • 2012-04-25 new combined patch: added qmail-remote CRLF (thanks to Pierre Lauriente for the help on testing and troubleshooting)
    The qmail-remote CRLF patch solved a problem of broken headers after sieve forwarding that was caused by a bad handling of the CR (carriage return) by qmail-remote. The issue is also reported here http://www.dt.e-technik.uni-dortmund.de/~ma/qmail-bugs.html
  • 2012.04.16
    qmail-tap added to my combined patch
  • 2012.03.03 dovecot: upgraded to v. 2.1.1
    The configuration files have been updated: the most important change was the location of auth_socket_path variable inside 10-mail.conf
  • 2012.02.17 dovecot: upgraded to v. 2.1.0
    dovecot-pigeonhole: upgraded to v.0.3.0
  • 2012.02.08: esmtp-size patch added to my combined patch
  • 2012.01.29: New combined patch released: added doublebounce-trim patch
  • 2012.01.21 Roundcube: updated to v. 0.7.1. All plugins have been updated to latest version as well.
  • 2011.12.13 dnsbl.sorbs.org is not on my RBL examples anymore, as it proved to be a bad list. It's rejecting gmail's IPs and also confusing the IP of my own server as dynamic.
  • 2011.12.12 New combined patch released.
    -modified update_tmprsadh to chown the .pem files to vpopmail to avoid hang-ups during the smtp conversation on port 587 caused by permission problems.
  • 2011.10.06 New combined patch released.
    -fixed qmail-remote.c which was not going into tls on authentication (thanks to Krzysztof Gajdemski)
    -force-tls now quits if the starttls command is not provided when required (thanks to Jacekalex)
  • 2011.09.30 Dovecot: upgraded to v. 2.0.15
    dovecot-pigeonhole: upgraded to v . 0.2.4
    ICU: upgraded to v. 4.8.1
  • 2011.09.29 RoundCube: upgraded to v. 0.6. All plugins have been updated to latest version
  • 2011.08.13 RoundCube: upgraded to v. 0.5.4 (security fix)
  • 2011.07.27: Big patch updated. My force-tls patch allows the management of STARTTLS and CRAM-MD5 variables in the run file, so that there's no need to recompile each time anymore.
    I also added the "qmail-inject-null-sender" patch by Stéphane Cottin, which addresses a bug on qmail-inject
  • 2011.07.23 The configuration of dovecot was updated to allow maildir++ (thanks to Nicolas) on files 90-quota.conf and 20-imap.conf
  • 2011.07.15 The combined patch has been updated: an issue which caused the compilation's break down of qmail on 64b platforms has been fixed
  • 2011.07.03 Added support for rblsmtpd. Added a page about the greetdelay patch.
  • 2011.06.29 New combined patch released. Added ext-todo and big-todo patches, which adress the "silly qmail syndrome" on big servers.
  • 2011.06.24 Spamassassin: updated to v. 3.3.2
  • 2011.06.02 Roundcube: updated to v. 0.5.3 (2 important bug fixes)
  • 2011.05.29 Dovecot: added a page concerning the purging of expired emails from Trash/Junk
  • 2011.05.25 RoundCube: updated to v. 0.5.2. Updated almost all roundcube's plugin to latest version.
  • 2011.05.17 Added Luca Morettoni's qmail-rblchk
  • 2011.04.19 Dovecot-2.0.12 upgrade; dovecot-pigeonhole v.0.2.3 upgrade
  • 2011.04.06 Vermulen's TLS patch updated (security fix, see http://www.kb.cert.org/vuls/id/555316).
    New qmail combined patch releasead.
  • 2011.02.25 Added DKIM patch and related page

---------

  • 2010.12.12 first release of this guide and related patch

Razor2, Pyzor, Spamcop e DCC

2 Giugno 2026 ore 18:30

Changelog

  • May 7, 2026
    Razor-Agent-Client upgraded to v. 2.88
  • Jun 3, 2025
    - disabled IPv6 on DCC as servers are not always responding (tx Shailendra Shukla)
  • Dec 26, 2023
    Pyzor installed from github, as version 1.0.0 is not pythone3 compliant (thanks Mike)

Questa pagina concerne il setup di alcuni filtri di rete che aiutano spamassassin a decidere cosa fare di un dato messaggio. Abilitando questi filtri, insieme al sistema di apprendimento bayesiano, migliorerà drasticamente le prestazioni di spamassassin nella lotta allo spamming.

Plugins per Roundcube

2 Giugno 2026 ore 18:30

Changelog

  • Apr 27, 2026
    - qmailforward upgraded to v1.0.5 (bug fix: sql call is not done if the forward is not a valid email address)
  • Dec 19, 2025
    - composer is now installed in /usr/local/bin and not in RC dir
  • Apr 19, 2025
    - sauserprefs aggiornato alla versione 1.20.2
  • 23 marzo 2025
    - il driver vpopmaild del plugin password è nuovamente funzionante, ora che il problema è stato sistemato dal lato vpopmail (versione 5.6.7 in poi).

 

Configurazione di SURBL per qmail

2 Giugno 2026 ore 18:30

Le SURBL sono liste di siti web che appaiono nel corpo della posta indesiderata. Diversamente dalla maggior parte delle liste non sono liste di indirizzi IP.

I siti web che appaiono nei messaggi di posta indesiderata tendono ad essere più stabili rispetto agli indirizzi IP in rapido cambiamento dei botnet che sono soliti inviare la maggior parte di questi messaggi. Le liste di IP come zen.spamhaus.org possono essere usate in un primo stadio di filtraggio per aiutare a identificare da circa l'80% al 90% dei messaggi di posta indesiderata. Le liste SURBL possono contribuire a eliminare il restante 75% della posta indesiderata in un successivo stadio di filtraggio. Usate insieme alle liste di IP (RBL), le SURBL risultano un metodo molto efficace per identificare fino al  95% della posta indesiderata.

Changelog

  • Mar 29, 2026
    - aggiunta una nota sui control file
  • Feb 17, 2026
    - added notes to testing section
  • Sep 26, 2023
    -surblfilter logs the rejected URL in the qmail-smtpd log. It can now inspect both http and https URLs.
    -Improvements in man dkim.9, qmail-dkim.9 and surblfilter.9
  • May 17, 2023
    -Top level domains URL is changed. So you have to adjust the update_tlds.sh script accordingly

How to backup a server with rsync via ssh login without password

2 Giugno 2026 ore 18:30

Rsync is a fast and extraordinarily versatile file copying tool.  It can copy locally, to/from another host over any remote shell, or to/from a remote rsync daemon.
It offers a large number of options that control every aspect of its behavior and permit very flexible specification of the set of files to be copied.  It is famous for  its  delta-transfer algorithm, which reduces the amount of data sent over the network by sending only the differences between the source files and the existing files in the destination.  Rsync is widely used for backups and mirroring and as an improved copy command for everyday use.
Rsync finds files that need to be transferred using a "quick check" algorithm (by default) that looks for files that have changed in size or in last-modified  time.
Any  changes  in  the  other preserved attributes (as requested by options) are made on the destination file directly when the quick check indicates that the file's data does not need to be updated.

I will show shortly how to:

  • backup your files from remote to local using rsync
  • use modules to have multiple backups possible
  • secure the connection with ssh
  • avoid to prompt for the password, so that your backup can be done via script/cronjob

Before we start, I'll call "local" the computer where the files have to be copied and "remote" the computer where those files are stored and where you have to listen for ssh connections.

Remote host

To secure our data, we'll use rsync via a remote ssh connection, so there's no need to start rsync as a daemon, but sshd must be configured to accept connections without password and rsa-key authentication must be enabled in your /etc/ssh/sshd_config file:

PermitRootLogin without-password
PubkeyAuthentication yes
AllowUsers root

Here "root" is the only user who is allowed to connect via ssh. So the user "root" will be used at the ssh level and should not be confused with "rsync-user", which will be used to log-in to the rsync "module", site1 in the following example.

Log-in as "root" and create the config file /etc/rsync.conf.

# common stuff
motd file = /etc/rsyncd_motd
# the following in case you want to test rsync as daemon
log file = /var/log/rsyncd.log
pid file = /var/run/rsyncd.pid
lock file = /var/run/rsyncd.lock

[site1]
       # this is the path of the files to backup
       path = /home/ssh-user/path/where/site1/files/live
       comment = site1 files
       uid = root
       gid = root
       read only = yes
       list = yes
       auth users = rsync-user
       secrets file = /root/rsyncd.scrt
       # we don't have super user access
       use chroot = false


[site2]
       [....site2 stuff....]

uid and gid are the userID and the groupID under which file transfers will take place.

Before the transfer will start, you have to authenticate rsync with "auth user". Create the secret file ~/rsync.scrt which holds the user:password couples:

rsync-user:password
rsync-user2:password2

Remove the 'r' flag to other users:

chmod o-r ~/rsync.scrt

Local host

Since we want to backup our files by means of a script and a cronjob, it's important that the remote ssh connection will not prompt for any password. We can achieve this by exchanging a ssh-key between client and server.

Create the private and public keys:

root@localhost:~# ssh-keygen
Generating public/private rsa key pair.
Enter file in which to save the key (/root/.ssh/id_rsa_remoteHost): 
Enter passphrase (empty for no passphrase): 
Enter same passphrase again: 
Your identification has been saved in /root/.ssh/id_rsa_remoteHost.
Your public key has been saved in /root/.ssh/id_rsa_remoteHost.pub.
The key fingerprint is:
a0:53:33:c5:d1:ea:4c:e2:a1:98:d9:ba:b0:e8:5f:90 root@localhost
The key's randomart image is:
+--[ RSA 2048]----+
|    o++o         |
|     o. .        |
|    . ..         |
|    .oo.         |
|   E.O .S        |
|    * *          |
|.  . o .         |
|.o. . .          |
|+.oo             |
+-----------------+

Now you have to append the public key id_rsa_remoteHost.pub to the remote server's ~/.ssh/authorized_keys file. ssh-copy-id is a program which can do this for you:

root@localhost:~# ssh-copy-id -i ~/.ssh/id_rsa_remoteHost -p 12345 root@remoteHost

You will be prompted to enter the root password in order to copy the key.

Now test that the connection is allowed with no password:

root@localhost:~# ssh -p 12345 -l root -i /root/.ssh/id_rsa_remoteHost <remoteHost>
Last login: Mon Sep  2 16:04:57 2013 from localhost
Linux 2.6.32.10-vs2.3.0.36.29.2-smp.
root@remotehost:~#

You can disable the access with password for the user root in your /etc/ssh/sshd_config:

PermitRootLogin prohibit-password

Now we are ready to create our backup shell-script as /usr/local/bin/rsync_backup.sh:

#!/bin/sh

/usr/bin/rsync \
        -avz --exclude "*~" --delete-after \
        -e "ssh -p 12345 -l root -i /root/.ssh/id_rsa_remoteHost" \
        --password-file /root/remoteHost_rsync_pwd \
        rsync-user1@::site1 \
        /local/destination/path

Remember to give the flag +x  to that file:

chmod +x /usr/local/bin/rsync_backup.sh

The password file /root/remoteHost_rsync_pwd holds the password of the rsync connection; in this way our shell-script will not receive a password prompt when it connects. It should be stored in a safe place and priviledges must be given only to the root user. It will contain just the password string.

Maybe the line

-avz --exclude "*~" \

deserves some description, but you are invited to refer to the man page for more details.

  • --exclude "*~" is to avoid the copy of backup files of my text editor
  • "-a" stands for -rlptgoD and preserves everything
  • "-r" means recursive mode while traversing directories
  • "-p", "-o", and "-g" preserve the permissions, owner and group information of files and directories to be copied
  • "-t" preserves the file and directory timestamps
  • "-l" preserves the symbolic links
  • "-D" preserves devices and special files
  • "-v" turns on verbosity in output
  • "-z" enables compression

If you are wondering if the above method of using rsync is suitable for the vpopmail maildirs as well, the answer is yes, but with some adjustments. This is what I have in my backup scripts:

rsync -a \ 
 --stats --delete-after --delete-excluded --numeric-ids --partial \
 --exclude=Maildir/tmp/ \
 --exclude=Maildir/*/tmp/ \
 --exclude=dovecot* \
 --exclude=*.lock \
 --exclude=*.lock.* \
 --exclude=/cache/ \
 --exclude=*.qmail \
 --exclude=*.qmails \
 -e "ssh -i /root/.ssh/id_ed25519 -o StrictHostKeyChecking=no" \ 
 root@${MAIL_IP}:/home/vpopmail/domains/ /home/backup/backup-domains/ \ 
 >> "$LOGFILE" 2>&1

As you can see, I'm excluding the dovecot indexes and all the Maildirs' tmp dirs. This avoids transferring constantly changing temporary or volatile data, reduce the risk of inconsistencies if the backup is restored to a server with a different version of dovecot and improve synchronization performance by avoiding large amounts of non-critical files.

--stats prints statistics of the transfer in the log file.

--delete-after deletes files on the destination server only after the transfer is complete. If the transfer is interrupted midway, you don't immediately lose files on the backup.

--delete-excluded deletes from the backup everything that is no longer included in the sync, even if you had voluntarily excluded it.

--numeric-ids forces rsync to use numeric UIDs and GIDs instead of user and group names. This avoids problems if users on the backup server have different names than on the source server.

--partial Allows partially transferred files to be kept if the transfer is interrupted. With --partial, the file remains, and rsync can resume where it left off next time, saving time and bandwidth.

Connecting to the remote Host

You can have a quick connection to the remote Host if you setup a ~/.ssh/config file as follow

Host MyHost
HostName remoteHost.net
User ssh-user
Port 12345
IdentityFile ~/.ssh/id_rsa_remoteHost

and connecting as

> ssh MyHost
Enter passphrase for key '/home/ssh-user/.ssh/id_rsa_remoteHost':
Last login: Mon Sep  2 16:04:57 2013 from localhost
Linux 2.6.32.10-vs2.3.0.36.29.2-smp.
ssh-user@remotehost:~#

At this point it is convenient to disable root remote access setting /etc/ssh/sshd_config as follow:

PermitRootLogin without-password
AllowUsers ssh-user 
PubkeyAuthentication yes

MariaDB replica setup

2 Giugno 2026 ore 18:30

MariaDB uses asynchronous replication based on binary logs (binlog). Master (source) writes changes to the binary log, slave (replica) reads the binlog from the master and replays events locally. Replication is one-way by default (master to slave).

Master configuration

Configure MariaDB by editing /etc/my.cnf.d/mariadb-server.cnf

[mysqld]
server-id=1
log_bin=binlog
binlog_format=ROW
bind-address = 0.0.0.0

bind-address = 0.0.0.0 assures that the server is accessible from the outnet. Check with netstat

netstat -plunt|grep 3306
tcp        0      0 0.0.0.0:3306            0.0.0.0:*               LISTEN      417359/mariadbd

Restart MariaDB, then check the binary log file name and the binary log position:

MariaDB [(none)]> SHOW MASTER STATUS;  
+---------------+----------+--------------+------------------+
| File          | Position | Binlog_Do_DB | Binlog_Ignore_DB |
+---------------+----------+--------------+------------------+
| binlog.000001 |    14446 |              |                  |
+---------------+----------+--------------+------------------+
1 row in set (0.000 sec)

Create the user for the replication from the slave:

CREATE USER 'replica'@'SlaveIP%' IDENTIFIED BY 'password';
GRANT REPLICATION SLAVE ON *.* TO 'replica'@'SlaveIP';
FLUSH PRIVILEGES;

Dump the databases you want to backup (vpopmail, roundcubemail and spamassassin in my example):

mysqldump -u root -p --databases vpopmail roundcubemail spamassassin --single-transaction --master-data=2 > dump.sql

Slave configuration

Prepare the server by editing /etc/my.cnf.d/mariadb-server.cnf. Assign a unique id:

# replica 
server-id=2       # unique id
log_bin=binlog    # to revert master - slave 
read_only=ON      # cannot alter the database
# databases to replicate (it will read only these db from log)
replicate-do-db=vpopmail
replicate-do-db=roundcubemail
replicate-do-db=spamassassin

Log into MariaDB, stop the current slave (if it exists) and drop the databases to be cloned;

STOP SLAVE;
RESET SLAVE ALL;
DROP DATABASE IF EXISTS vpopmail;
DROP DATABASE IF EXISTS spamassassin;
DROP DATABASE IF EXISTS roundcubemail;

Use scp to copy the dump you have done earlier (here I am connecting via secure key):

scp -i '/root/.ssh/ed25519' root@MasterIP:/root/dump.sql .

Import the dump:

mysql -u root -p < dump.sql

Open the dump.sql file and identify the line holding the log file and the log position:

-- CHANGE MASTER TO MASTER_LOG_FILE='binlog.000001', MASTER_LOG_POS=65327;

The same thing can be achieved by using grep

grep "CHANGE MASTER TO" dump.sql      
-- CHANGE MASTER TO MASTER_LOG_FILE='binlog.000001', MASTER_LOG_POS=65327;

Enter the slave server and configure the master:

CHANGE MASTER TO MASTER_HOST='MasterIP', MASTER_USER='replica', MASTER_PASSWORD='replicaPWD', MASTER_LOG_FILE='binlog.000001', MASTER_LOG_POS=65327;

Then start the slave on MariaDB and verify its status:

MariaDB [(none)]> START SLAVE; 
Query OK, 0 rows affected (0.000 sec)

MariaDB [(none)]> SHOW SLAVE STATUS\G
*************************** 1. row ***************************
               Slave_IO_State: Waiting for master to send event
                 Master_Host: MasterIP
                  Master_User: replica
                  Master_Port: 3306
                Connect_Retry: 60
              Master_Log_File: binlog.000001
          Read_Master_Log_Pos: 719355
               Relay_Log_File: mariadb-relay-bin.000003
                Relay_Log_Pos: 357109
        Relay_Master_Log_File: binlog.000001
             Slave_IO_Running: Yes
            Slave_SQL_Running: Yes
              Replicate_Do_DB:  
          Replicate_Ignore_DB:  
           Replicate_Do_Table:  
       Replicate_Ignore_Table:  
      Replicate_Wild_Do_Table:  
  Replicate_Wild_Ignore_Table:  
                   Last_Errno: 0
                   Last_Error:  
                 Skip_Counter: 0
          Exec_Master_Log_Pos: 719355
              Relay_Log_Space: 357420
              Until_Condition: None
               Until_Log_File:  
                Until_Log_Pos: 0
           Master_SSL_Allowed: No
           Master_SSL_CA_File:  
           Master_SSL_CA_Path:  
              Master_SSL_Cert:  
            Master_SSL_Cipher:  
               Master_SSL_Key:  
        Seconds_Behind_Master: 0
Master_SSL_Verify_Server_Cert: No
                Last_IO_Errno: 0
                Last_IO_Error:  
               Last_SQL_Errno: 0
               Last_SQL_Error:  
  Replicate_Ignore_Server_Ids:  
             Master_Server_Id: 1
               Master_SSL_Crl:  
           Master_SSL_Crlpath:  
                   Using_Gtid: No
                  Gtid_IO_Pos:  
      Replicate_Do_Domain_Ids:  
  Replicate_Ignore_Domain_Ids:  
                Parallel_Mode: optimistic
                    SQL_Delay: 0
          SQL_Remaining_Delay: NULL
      Slave_SQL_Running_State: Slave has read all relay log; waiting for more updates
             Slave_DDL_Groups: 0
Slave_Non_Transactional_Groups: 90
   Slave_Transactional_Groups: 980
         Replicate_Rewrite_DB:  
1 row in set (0.000 sec)

If Slave_IO_Running: Yes and Slave_SQL_Running: Yes it's ok. Seconds_Behind_Master inform us if the server is aligned.

You can insert data into Master and check if they are replicated no Slave.

Promoting the backup server to production

Connect to mariadb from command line and check the slave status and that the slave is synced with master (Seconds_Behind_Master: 0):

SHOW SLAVE STATUS\G

Check that:

Slave_IO_Running: Yes
Slave_SQL_Running: Yes
Seconds_Behind_Master: 0

If slave is perfectly synced with master stop the replica

STOP SLAVE;
RESET SLAVE ALL;

Set the mariadb server writable

SET GLOBAL read_only=OFF;

Exit from MariaDB command line and modify the config file so that read_only is commented out.

[mysqld] 
# replica 
server-id=2 
log_bin=binlog 
#read_only=ON 
replicate-do-db=vpopmail 
replicate-do-db=roundcubemail

Restart the server. Now the database server is in production.

Indicizzare le e-mail con Solr FTS Engine

2 Giugno 2026 ore 18:30

Solr è un server di indicizzazione basato su Apache Lucene. Dovecot communica con esso attraverso delle query HTTP/XML. Il server di indicizzazione consente di fare ricerche di testo in modo veloce nelle mail, compreso il corpo dei messaggi.

Changelog

  • 8 febbraio 2026
    - upgrade alla versione 9.10.1
  • 5 marzo 2025
    - la versione 9.8.0 richiede SOLR_OPTS="$SOLR_OPTS -Dsolr.config.lib.enabled=true" in solr.in.sh

Aggiornamento alla versione 9.10.x

Prima di ogni cosa controllare che la propria versione di java sia almeno la 11.

Scaricare Solr:

SOLR_VER=9.10.1
wget https://www.apache.org/dyn/closer.lua/solr/solr/${SOLR_VER}/solr-${SOLR_VER}.tgz?action=download -O solr-${SOLR_VER}.tgz

Arrestare quindi il server Solr e lanciare l'aggiornamento con le opzioni -f (aggiornamento) e -n (non lanciare do not start the server when finished) options:

tar xzf solr-${SOLR_VER}.tgz solr-${SOLR_VER}/bin/install_solr_service.sh --strip-components=2
sudo bash ./install_solr_service.sh solr-${SOLR_VER}.tgz -f -n

Gli utenti Slackware invece dovranno procedere diversamente:

wget https://notes.sagredo.eu/files/qmail/solr/install_solr_slackware.sh
chmod +x install_solr_slackware.sh
./install_solr_slackware.sh solr-${SOLR_VER}.tgz -f -n

Scaricare e installare il nuovo schema e il file di configurazione per Dovecot

cd /var/solr/data/dovecot/conf
rm -f schema.xml managed-schema.xml solrconfig.xml
wget https://raw.githubusercontent.com/dovecot/core/refs/heads/main/doc/solr-schema-9.xml -O schema.xml 
wget https://raw.githubusercontent.com/dovecot/core/refs/heads/main/doc/solr-config-9.xml -O solrconfig.xml
chown solr:solr solrconfig.xml schema.xml

Il nuovo file di configurazione sostituisce LRUCache con CaffeineCache e cambia la locazione delle librerie .jar (diff).

Riconfigurare il proprio /etc/default/solr.in.sh file, dato che molte opzioni sono cambiate radicalmente, quindi riavviare Solr.

Dobbiamo abilitare le librerie di configurazione come descritto qui per risolvere un errore che compare dalla versione 9.8.0 quando con lo scjema di Dovecot. Aggiungere questa riga al file /etc/default/solr.in.sh:

SOLR_OPTS="$SOLR_OPTS -Dsolr.config.lib.enabled=true"

Infine aggiornare gli indici (editare lo script apposito per inserire la propria password di Dovecot)

wget https://notes.sagredo.eu/files/qmail/solr/solr_rescan_index.sh
chmod +x solr_rescan_index.sh
chown root:root solr_rescan_index.sh
chmod o-wrx solr_rescan_index.sh

./solr_rescan_index.sh
Stopping Dovecot 
. 
<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> 
<response> 

<lst name="responseHeader"> 
 <int name="status">0</int> 
 <int name="QTime">20</int> 
</lst> 
</response> 
Starting Dovecot.

Lo script non deve restituire errori (status=0). Se invece si ottengono degli errori è necessario ricontrollare le autorizzazioni di sicurezza e le credenziali dell'utente dovecot di Solr.

fehQlibs

2 Giugno 2026 ore 18:30
  • Maggiori informazioni qui
  • Versione: fehQlibs-30

Le fehQlibs sono librerie C aggiuntive sviluppate da Erwin Hoffmann. Sono un prerequisito di ucspi-tcp6 e di ucspi-ssl.

Installare come segue in /usr/local:

FEQLIBS_VER=30
cd /usr/local
wget https://www.fehcom.de/ipnet/fehQlibs/fehQlibs-${FEQLIBS_VER}.tgz
tar xzf fehQlibs-${FEQLIBS_VER}.tgz 
chown -R root:root fehQlibs-${FEQLIBS_VER}
cd fehQlibs-${FEQLIBS_VER}

Cambiare la cartella di installazione modificando il file conf-build come segue

LIBDIR=/usr/local/lib 
HDRDIR=/usr/local/include 

Compilare e installare

make -C src
make -C src shared
make -C src install 

cd ..
rm qlibs
ln -s fehQlibs-${FEQLIBS_VER} qlibs

Le qlibs dovranno essere trovate al momento della compilazione di ucspi-tcp6, quindi dobbiamo aggiungerle al file /etc/ld.so.conf:

echo "/usr/local/qlibs" >> /etc/ld.so.conf
ldconfig

In genere nei sistemi Unix si può lanciare questo comando per ottenere lo stesso risultato e linkare le librerie qlib:

ldconfig -m /usr/local/qlibs

Spamassassin TxRep Reputation plugin e filtro Bayesiano (SQL)

2 Giugno 2026 ore 18:30

TxRep was designed as an enhanced replacement of the AutoWhitelist plugin. TxRep, just like AWL, tracks scores of messages previously received, and adjusts the current message score, either by boosting messages from senders who send ham or penalizing senders who have sent spam previously. This not only treats some senders as if they were whitelisted but also treats spammers as if they were blacklisted. Each message from a particular sender adjusts the historical total score which can change them from a spammer if they send non-spam messages. Senders who are considered non-spammers can become treated as spammers if they send messages which appear to be spam. Simpler told TxRep is a score averaging system. It keeps track of the historical average of a sender, and pushes any subsequent mail towards that average.

The Bayesian classifier in Spamassassin tries to identify spam by looking at what are called tokens; words or short character sequences that are commonly found in spam or ham. If I've handed 100 messages to sa-learn that have the phrase penis enlargement and told it that those are all spam, when the 101st message comes in with the words penis and enlargment, the Bayesian classifier will be pretty sure that the new message is spam and will increase the spam score of that message.

In pratica Bayes è un classificatore statistico: guarda i token (parole, header, URL, ecc.) e calcola la probabilità che il messaggio sia spam senza interessarsi di chi manda, ma solo del contenuto.

Invece TxRep tiene traccia della reputazione del mittente (indirizzo email + IP).


Changelog

  • 18 agosto 2025: aggiunte parecchie informazioni alla sezione "Addestramento del sistema bayesiano"

ucspi-tcp6

2 Giugno 2026 ore 18:30

ucspi-tcp6 è una derivaziorne del programma di Daniel Bernsteins ucspi-tcp 0.88, che aggiunge, tra le altre cose, le funzionalità ipv6 al programma originale ucspi-tcp. tcpserver e tcpclient sono strumenti di facile utilizzo dalla linea di comando per costruire applicazioni client-server TCP.

A partire dalla versione 1.13.05 è richiesto il pacchetto mandoc sia per ucspi-tcp6 che per ucspi-ssl. Gli utenti Slackware possono trovare il pacchetto su slackbuild.org.

Installare ucspi-tcp6

TCP6_VER=1.13.07
cd /var/qmail/ 
wget https://www.fehcom.de/ipnet/ucspi-tcp6/ucspi-tcp6-${TCP6_VER}.tgz 
tar xzf ucspi-tcp6-${TCP6_VER}.tgz 
cd net/ucspi-tcp6/ucspi-tcp6-${TCP6_VER}/ 
./package/install

L'utilizzo di tcpserver, per quanto riguarda l'IPv4, è del tutto simile a quello del programma originale di Bernstein.

Upgrade

In caso di upgrade di ucspi-tcp6 è necessario uccidere i processi tcpserver e riavviare qmail (qmailctl sarà installato dopo):

qmailctl reboot

ucspi-ssl - TLS encryption per comunicazioni Client/Server IPv6/IPv4

2 Giugno 2026 ore 18:30

sslserver, sslclient, e sslhandle sono strumenti da utilizzare dalla linea di comando per costruire applicazioni SSL client-server. 

sslserver ascolta connessioni su IPv6 e/o IPv4, e lancia un programma per ogni connessione accettata. L'ambiente del programma include variabili che mantengono l'host name locale e remoto, l'indirizzo IP, e i numeri di porta.

sslclient richiede una connessione o a tramite IPv6 o IPv4 TCP sockets, e lancia un programma. L'ambiente del programma environment include le stesse variabili di sslserver.

Mediante sslserver è possibile accettare connessioni sicure per spedire la posta attraverso la porta 465 previa autenticazione.

Abbiamo già installato le fehQlibs, che sono delle librerie C supplementari necessarie anche per ucspi-ssl.

A partire dalla versione 1.13.05 è richiesto il pacchetto mandoc sia per ucspi-tcp6 che per ucspi-ssl. Gli utenti Slackware possono trovare il pacchetto su slackbuild.org.

UCSPISSL_VER=0.13.07
cd /var/qmail 
wget https://www.fehcom.de/ipnet/ucspi-ssl/ucspi-ssl-${UCSPISSL_VER}.tgz
tar xzf ucspi-ssl-${UCSPISSL_VER}.tgz 
cd host/superscript.com/net/ucspi-ssl-${UCSPISSL_VER}
./package/install

La configurazione degli script supervise per qmail-smtps è all'interno della pagina riguardante la configurazione.

Kurzbericht 5. EMC-Level 1 Videokonferenz 2026

2 Giugno 2026 ore 18:29

Am Dienstag, 26. Mai 2026 fand die 5. EMC-Level 1 Videokonferenz 2026 statt.

Urs HB9BKT informierte über die ENAMS 2 Lieferung und deren Stromversorgung im Feld-Einsatz. Er informierte über die Detailplanung von der EMV-Tagung am 13.06.2026 in Aarau.

Martin HB9GYF erläuterte seine Aktivitäten als EMC-Content-Zulieferer für die neue USKA-Web-Seite, welche z.Zt. durch Andreas HB9BLA bereitgestellt wird.

Es erfolgten Informationen über den BAKOM-Leitfaden Amateurfunk, Smart-Meter, rechtliche Situation bei der Störungsbehebung und Organisation durch das BAKOM, Hinweis über ENAMS 2 Vorträge an der Ham-Radio sowie eine Vernehmlassung «Zusammenstellung von gesetzlichen EMC-Grundlagen und BAKOM-Vorschriften» durch das EMC-Gremium.

Die gezeigten Unterlagen und das Protokoll findet Ihr unter diesem Link.

Die nächste EMC-Videokonferenz findet am Dienstag, 25. August 2026 um 2015 HBT statt. Eine entsprechende Einladung folgt.

Martin HB9GYF

Published: HB9HGH 2026-06-02 18:29:20

Look Up!

2 Giugno 2026 ore 18:06
Two astronauts look up through a round window in the International Space Station's cupola. Earth's blue water and white clouds are visible. In a trapezoid-shaped window between the two astronauts, we can see the blue haze of Earth's atmosphere.
ESA/Sophie Adenot

Astronauts Sophie Adenot of ESA (European Space Agency) and Jack Hathaway of NASA, both Expedition 74 flight engineers, look out a window in the cupola, monitoring the automated approach and docking of the SpaceX Dragon cargo spacecraft to the International Space Station on May 17, 2026. The orbital outpost was soaring 259 miles above the Indian Ocean just west of the Maldives at the time of this photograph.

See the cupola and other parts of the space station in our guided tour.

Image credit: ESA/Sophie Adenot

Look Up!

2 Giugno 2026 ore 18:06
Two astronauts look up through a round window in the International Space Station's cupola. Earth's blue water and white clouds are visible. In a trapezoid-shaped window between the two astronauts, we can see the blue haze of Earth's atmosphere.
ESA/Sophie Adenot

Astronauts Sophie Adenot of ESA (European Space Agency) and Jack Hathaway of NASA, both Expedition 74 flight engineers, look out a window in the cupola, monitoring the automated approach and docking of the SpaceX Dragon cargo spacecraft to the International Space Station on May 17, 2026. The orbital outpost was soaring 259 miles above the Indian Ocean just west of the Maldives at the time of this photograph.

See the cupola and other parts of the space station in our guided tour.

Image credit: ESA/Sophie Adenot

Modena ribelle. Contro lo sciacallaggio fascista e le intimidazioni di Stato

2 Giugno 2026 ore 18:00

La settimana tra il 16 e il 23 maggio ha visto la città di Modena trasformarsi in un terreno di scontro aperto tra il fango del razzismo di Stato e la risposta militante, autorganizzata e antifascista.

Sabato 16 maggio: la tragedia e l’attivazione della macchina reazionaria

Tutto ha inizio sabato 16 maggio. All’interno dello Spazio Sociale Libera è in corso un’assemblea per discutere l’autodifesa comunitaria contro i nuovi decreti sicurezza e la svolta autoritaria del governo Meloni. All’improvviso, la riunione viene interrotta da una notizia drammatica: un’auto a forte velocità ha travolto otto persone che stavano camminando in pieno centro, in una zona pedonale frequentata quotidianamente da ognuno di noi.

La macchina dello sciacallaggio razzista e securitario si attiva istantaneamente, non appena viene resa nota l’identità del guidatore: Salim El Koudri, trentunenne nato in Italia da genitori marocchini.

I professionisti dell’odio xenofobo si fiondano sulla tragedia per strumentalizzarla. Personaggi come Roberto Vannacci e Roberto Fiore piombano immediatamente a Modena per tenere comizi improvvisati, cercando di trasformare un dramma legato al disagio o alla fatalità in un manifesto d’odio permanente.

Questo odio xenofobo, viscerale e calcolato, non è un’anomalia: è lo strumento con cui il potere divide gli sfruttati, indicando un finto nemico per nascondere i veri responsabili della miseria sociale. Contro questa violenza verbale e antropologica, che deumanizza l’individuo in base alla sua origine, non chiediamo le ipocrite “politiche di inclusione” della sinistra istituzionale. L’inclusione di Stato è solo un’assimilazione forzata nelle logiche del capitale, un modo per rendere tollerabile lo sfruttamento purché normato. Noi non vogliamo essere inclusi in questo sistema violento; vogliamo distruggerlo attraverso la solidarietà internazionalista.

I giorni successivi: la caccia alle streghe e le intimidazioni all’avvocato

Nei giorni successivi al 16 maggio, il clima in città si fa ancora più pesante. La rabbia sociale viene scientificamente deviata dai media borghesi e dai fascisti contro un unico capro espiatorio. In questo scenario di caccia alle streghe si inseriscono le pesanti pressioni e le tutele negate alla difesa legale.

L’avvocato di Salim El Koudri, che è anche lo storico legale dello Spazio Sociale Libera, diventa il bersaglio di una campagna diffamatoria e intimidatoria senza precedenti. Non si è trattato solo di attacchi sui giornali o sui social, ma di vere e proprie pressioni politiche e minacce velate volte a isolare il legale e a colpire, attraverso di lui, l’intero tessuto politico della Modena antifascista e libertaria. Un tentativo di linciaggio che dimostra come, per lo Stato e i suoi servi, il “diritto alla difesa” sia solo un paravento ipocrita, pronto a saltare non appena un caso tocca gli interessi della propaganda razzista e dell’ordine costituito.

Di fronte a questa provocazione reazionaria, la parte autoorganizzata e antifascista della città non è rimasta a guardare, rispondendo subito con la mobilitazione, un presidio immediato e la costruzione della piazza successiva.

Sabato 23 maggio: la risposta della Modena complice e solidale

Il culmine della mobilitazione si è raggiunto sabato 23 maggio, quando le strade di Modena sono state attraversate da un corteo antifascista determinato, autogestito e partecipato. Centinaia di compagne, compagni, realtà studentesche, del sindacalismo di base e singole individualità si sono date appuntamento per respingere l’odio neofascista e le logiche securitarie dello Stato che lo spalleggiano.

A differenza di chi si limita alla sterile retorica delle celebrazioni istituzionali, la piazza ha voluto ricordare che l’antifascismo a Modena ha radici profonde, che affondano nella storica e mai sopita tradizione anarchica del territorio. Dalle barricate del passato alle lotte operaie, Modena ricorda i suoi figli libertari che hanno sempre combattuto il fascismo non in nome di una legalità borghese, ma per l’emancipazione totale delle oppresse e degli oppressi.

“La risposta della Modena complice e solidale è stata chiara,” dichiarano le realtà libertarie e antifasciste promotrici. “Il fascismo e l’odio xenofobo non si combattono delegando alle istituzioni, firmando patti per l’inclusione o difendendo carte costituzionali troppo spesso tradite dal potere. Si combattono con l’organizzazione dal basso, la vigilanza militante, il mutuo soccorso e l’azione diretta nelle strade. Di fronte alla violenza strutturale di chi propone confini, espulsioni e gabbie, noi rispondiamo con il rifiuto di ogni autorità.”

La mobilitazione si è svolta in un clima di forte compattezza e fermezza, dimostrando che la memoria della resistenza anarchica e comunarda non è un cimelio da museo, ma uno strumento vivo per bloccare ogni rigurgito nostalgico e autoritario.

Nessuno spazio al fascismo, al razzismo, ai loro servitori e a chi usa l’intimidazione per tappare la bocca ai compagni. La lotta continua nelle strade, ogni giorno.

Colby Lia. USI Modena

 

 

 

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FRAMAFORMS : Accès aux réponses pour les participants

Bonjour,

Je viens de créer un formulaire pour que les associations puissent faire un diagnostic de leur santé sociale et je voudrais qu’elles puissent accéder à leur résultat. Malheureusement, quand elles cliquent sur le lien reçu par mail pour y accéder, le message “accès refusé” apparaît. Est-ce qu’il faut avoir un compte framasoft pour pouvoir y accéder ? Ou bien y a-t-il un paramétrage que je dois modifier quelque part, pour qu’elles puissent y accéder librement ?

J’espère de tout cœur que c’est la 2ème option …

D’avance, merci à toutes et tous pour votre aide et vos réponses,

Nelly

2 messages - 2 participant(e)s

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C’è chi vede e provvede. Elezioni amministrative a Venezia

2 Giugno 2026 ore 17:00

Il risultato delle elezioni comunali di Venezia ha occupato per alcuni giorni i canali di informazione.

La vittoria del candidato del centro destra Simone Venturini è giunta inaspettata, dopo una serie di tornate elettorali in cui i partiti che hanno sostenuto il candidato sconfitto del centro sinistra, Andrea Martella, avevano superato la coalizione avversaria.

Alle elezioni europee del 2024 PD, AVS e M5S raggiungevano circa il 45%, contro il 40% complessivo del centro destra; alle regionali del 2025 le due coalizioni si sono trovate alla pari, con un leggerissimo vantaggio per il centro sinistra; infine il referendum sulla giustizia ha visto a Venezia prevalere il NO, con un’affluenza record sia in termini percentuali, sia in valori assoluti.

Le ultime elezioni comunali hanno visto la coalizione a sostegno di Andrea Martella aumentare ancora i consensi in termini assoluti, ottenendo 43.294 voti rispetto ai 40.915 delle regionali, non riuscendo però ad intercettare i voti degli elettori che sono tornati a votare.

Le spiegazioni che sono circolate si infrangono contro i dati di fatto.

L’idea che il PD abbia perso consensi a causa dell’accordo con la comunità bengalese a proposito della moschea da costruire in Terraferma si scontra con l’aumento dei voti al PD, passato dai 21.440 delle regionali ai 26.444 delle ultime comunali. Così pure attribuire la sconfitta al Movimento 5 Stelle si scontra col fatto che anche quest’ultimo ha visto aumentare i consensi rispetto alle regionali.

Anche attribuire la sconfitta alla scelta di un “politico” estraneo alla “società civile”, oppure all’uso delle reti social sono spiegazioni che lasciano il tempo che trovano, visto che i numeri ci parlano di una sconfitta del centro sinistra maturata grazie alla partecipazione di una fetta di elettorato che non aveva partecipato né alle europee del 2024 né alle regionali del 2025, una fetta di elettorato che non è stata mobilitata dai meme o da paure irrazionali, ma da un’organizzazione profondamente radicata sia nei sestieri del capoluogo sia nei quartieri e nei paesi di Terraferma; un’organizzazione che ha lanciato un progetto politico a partire dalla scelta del candidato del centro destra.

Il nuovo sindaco di Venezia, Simone Venturini, è il più giovane sindaco della città lagunare. È stato eletto da una coalizione di centro destra ed è un politico di lungo corso. Come ci informa Wikipedia, ha una formazione in diritto pubblico e diritto amministrativo ed inizia la sua carriera elettorale candidandosi alle elezioni comunali del 2010 nella lista dell’Unione di Centro a sostegno del candidato di centrosinistra Giorgio Orsoni, venendo eletto consigliere comunale all’età di 22 anni e diventando anche capogruppo. Alle elezioni europee del 2014 viene candidato per la lista Nuovo Centrodestra – Unione di Centro, ottenendo 8949 preferenze, ma senza risultare eletto. Nelle comunali del 2015 si candida con la lista Brugnaro nella coalizione di centrodestra, venendo eletto con 957 preferenze ed è nominato lo stesso anno dal neo-sindaco come assessore alla coesione sociale, al lavoro, alle infrastrutture e allo sviluppo economico della giunta comunale. Viene rieletto per un terzo mandato in consiglio comunale nelle elezioni comunali del 2020, riconfermando anche la stessa carica di assessore, a cui si aggiungono le deleghe al turismo e alle politiche della residenza.

Si tratta evidentemente di una rottura nella continuità: oltre che dalla scadenza dei due mandati, la giunta Brugnaro è stata al centro di polemiche politiche e di vicende giudiziarie. Il nuovo sindaco ha una storia personale che lo colloca in un’area politica fortemente segnata dall’influenza clericale, come dimostrano le candidature con l’UDC e il Nuovo Centro, ma altrettanto chiaramente orientata verso il centro destra e organico alla precedente amministrazione. Le deleghe ricevute come assessore da Venturini (coesione sociale, turismo e politiche di residenza) lo portano ad incrociare gli interessi e le politiche della Curia veneziana.

Non ho certo gli strumenti per individuare le cause dei fenomeni su cui si scornano commentatori più esperti di me, ma mi permetto di avanzare l’ipotesi che dietro l’elezione di Venturini ci sia un impegno non comune del Patriarcato di Venezia, impegno che ha dato un carattere meno fascista alla coalizione del nuovo sindaco, operazione favorita anche dal fatto che la presidente del consiglio non si è esposta andando a Venezia a sostenere il candidato del centro destra. Del resto, il risultato politico ottenuto dalla Chiesa all’inizio della giunta Brugnaro, con il ritiro dagli asili nido e dalle scuole dell’infanzia comunali dei libri contenenti fiabe che mostravano nuclei familiari omogenitoriali ha avuto risonanza mondiale, e non si può rischiare di gettare tutto alle ortiche permettendo che sia eletto sindaco un candidato come Martella che non si è nemmeno sposato in chiesa!

Nell’omelia tenuta il 24 maggio, primo giorno delle elezioni, il Patriarca di Venezia ha affermato che “la contrapposizione tra Babele (dove c’è un’unica lingua che diventa incomprensibile) e la Pentecoste (dove i molti e diversi linguaggi sono compresi) è il cuore del mistero dell’unità.

A Babele l’orgoglio umano tenta di costruire l’unità imponendo un’unica lingua e un’unica organizzazione. Il risultato è la confusione, l’incomprensione e la dispersione. A Gerusalemme e nella Pentecoste lo Spirito Santo scende e unisce gli uomini. Non cancella le diversità, ma le valorizza: parlando lingue diverse, tutti si comprendono nell’unico messaggio di Cristo. È l’unione nell’amore e nella differenza.”

La Chiesa è abituata a parlare per allusioni, allegorie, minacce velate che sono difficilmente interpretabili, comunque mi sembra possibile interpretare il riferimento di Babele alla coalizione che rifiuta l’egemonia dello Spirito Santo, mentre nella coalizione di centro destra è ravvisabile la Gerusalemme in cui, pur nella diversità, le varie componenti si comprendono grazie al messaggio di Cristo. Va da sé che l’interprete autentico, sia dello Spirito Santo che del messaggio di Cristo, è la Chiesa cattolica.

Se questa interpretazione è realistica, è meglio gettare alle ortiche ogni illusione su un presunto ruolo progressista della Chiesa: la gerarchia cattolica, come ogni gerarchia religiosa, si conferma custode gelosa della tradizione, sia in campo religioso che in campo sociale e, nonostante le prediche accattivanti, non può che militare nel campo della conservazione e della reazione. Dalla vicenda di Venezia si possono anche trarre indicazioni per le prossime elezioni: se il campo largo vuole governare, deve adattare il suo programma al magistero del vicario di Pietro, che si può riassumere nella raccomandazione alle classi sfruttate di garantire ai privilegiati il paradiso in terra, in cambio, un domani, del paradiso in cielo. Siamo sempre alla politica dei due tempi!

Tiziano Antonelli

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Presidente del Congreso Judío Mundial, Ronald Lauder: «Israel está perdiendo la guerra de la información»

2 Giugno 2026 ore 16:20

Ronald S. Lauder, presidente del Congreso Judío Mundial, declaró en la Conferencia del Jerusalem Post del 1 de junio de 2026 que Israel debe crear una «agencia gubernamental para combatir las mentiras y falsedades difundidas por fuerzas antisemitas en todo el mundo». «Si leen la prensa convencional», dijo Lauder, «se preguntarán cómo el único Estado judío se ha convertido en la nación más odiada del planeta. Esto se debe a que a diario nos bombardean con mentiras, tergiversaciones flagrantes y pura malicia. La simpatía por Israel está en su punto más bajo».

“Por muy bueno que [Israel] sea militarmente, así de malo es en relaciones públicas, y está perdiendo la guerra de la información en la era de la política mediática», se lamentó. «No somos impotentes, también tenemos miles de millones de dólares. Pero ninguno de nosotros va donde debería ir par atacar a nuestros enemigos (…) Estas mentiras no son menos peligrosas que los cohetes», se quejó.

«Todo el mundo lleva un ordenador en el bolsillo con las calumnias más viles que se propagarán por todo el mundo y circularán al instante. Israel no puede permitirse el lujo de ignorar sus relaciones públicas. Ningún país puede sobrevivir sin ellas. Por alguna razón, Israel es ajeno a esto. Israel no puede permitirse seguir ignorándolo. No puede permitirse aislarse aún más. A partir de hoy, Israel debe dedicar gran parte de sus recursos a esta batalla», agregó el referente sionista.

«Israel debería usar sus excelentes servicios de inteligencia en esta lucha, el Mossad y Shin Bet deben entrar en acción y deben saber de dónde vienen estas mentiras. Simplemente tiene sentido usarlos en esta lucha, y debería ser una lucha diaria», pidió Lauder.

«Cuando Israel sea atacado con mentiras, debe contraatacar con el doble de fuerza. Su respuesta debe ser furiosa. Debe contraatacar a cada hora de cada día”, reclamó el líder sionista.

Lauder sostuvo además que Israel debería crear una importante agencia gubernamental con un nuevo director: «No un nombramiento político, sino alguien que domine las relaciones públicas y la información a la perfección. Los judíos de la diáspora deberían colaborar con Israel en esta lucha de relaciones públicas. Porque, al final, no se tratará solo de proteger al Estado judío. Entiendo que luchamos contra un odio ancestral, pero eso no significa que debamos permitir que nuestros enemigos nos definan.

Ossessioni securitarie e repressione. Il nuovo documento antiterrorismo della Casa Bianca

2 Giugno 2026 ore 14:00

A fine maggio la Casa Bianca ha diffuso il nuovo United States Counterterrorism Strategy 2026, il documento con cui l’amministrazione statunitense definisce priorità, obiettivi e strumenti della propria politica di contrasto al terrorismo. Non è una nota tecnica per addetti ai lavori. È il testo con cui Washington dichiara quali minacce considera prioritarie e quale idea di sicurezza intende affermare dentro e fuori i propri confini.

Sono sedici pagine dense di indicazioni operative e di visione politica. Si parla di cartelli della droga, jihadismo internazionale, controllo delle frontiere, cyber-operazioni, Medio Oriente e America Latina.  Ma dentro questo testo compare anche qualcosa che merita particolare attenzione, perché riguarda direttamente il terreno del conflitto politico e sociale.

Tra le principali minacce terroristiche contro gli Stati Uniti vengono infatti indicati anche i “Violent Left-Wing Extremists, including Anarchists and Anti-Fascists”. Il documento si sofferma sul tema in modo esplicito, indicando, tra le priorità strategiche, l’identificazione e la neutralizzazione di gruppi politici definiti anti-americani, radicalmente pro-transgender e anarchici.

Vale la pena soffermarsi su queste righe. Non si tratta di una dichiarazione estemporanea né di uno slogan da comizio. Si tratta di un documento ufficiale di sicurezza nazionale. Ed è proprio questo a renderlo politicamente rilevante.

Perché quando una potenza come gli Stati Uniti inserisce esplicitamente anarchici e antifascisti dentro il perimetro della lotta al terrorismo non siamo soltanto di fronte a una scelta lessicale. Siamo davanti a un segnale politico preciso, che parla agli apparati di intelligence, alle forze di polizia, agli alleati internazionali e ai governi occidentali. Un segnale che si colloca dentro un clima più ampio, in cui il dissenso sociale e politico viene trattato sempre più spesso come una questione di ordine pubblico e sicurezza.

 

Quando il nemico politico diventa una questione di sicurezza

La storia dello Stato moderno è anche la storia della costruzione del “nemico interno”. Cambiano i tempi, i governi, i nomi. Ma il meccanismo ritorna. Di volta in volta è stato il sovversivo, il bolscevico, lo straniero indesiderabile, l’anarchico, il terrorista. Figure diverse, ricondotte però a una stessa funzione politica: indicare chi viene percepito come estraneo all’ordine e presentarlo come minaccia collettiva.

Negli ultimi venticinque anni questo processo si è concentrato soprattutto attorno alla parola “terrorismo”. Dopo l’11 settembre quella categoria ha assunto un peso enorme nel lessico politico e giuridico occidentale. In suo nome sono state approvate leggi speciali, ampliati i poteri di sorveglianza, rafforzati gli apparati di intelligence. Misure nate come eccezionali sono diventate ordinarie.

Oggi quel paradigma sembra allargarsi ancora.

Nel documento della Casa Bianca non si parla soltanto di reti jihadiste o organizzazioni armate transnazionali. Compare qualcosa di ulteriore: il conflitto sociale entra esplicitamente nel linguaggio della sicurezza nazionale. L’anarchismo, l’antifascismo militante e più in generale la radicalità politica vengono nominati come elementi di una minaccia da monitorare e neutralizzare.

Non è soltanto un passaggio lessicale. È un passaggio politico.

Quando il dissenso viene letto attraverso la categoria della sicurezza smette di essere percepito come espressione di conflitto sociale o opposizione politica e viene ricollocato dentro il campo dell’emergenza. Non più avversario politico, ma possibile fattore di destabilizzazione.

Ed è proprio qui che il confine si fa sottile. Dove finisce la repressione di comportamenti violenti e dove comincia la gestione securitaria del dissenso? È una domanda che riguarda gli Stati Uniti, ma parla molto da vicino anche all’Europa di oggi.

 

Dall’America all’Europa: lessici diversi, stessa direzione

Sarebbe troppo semplice immaginare un passaggio diretto dagli Stati Uniti all’Europa. I contesti politici sono diversi, come diverse sono le tradizioni giuridiche e istituzionali. Eppure, osservando il quadro complessivo, una tendenza comune emerge con chiarezza.

Negli Stati Uniti il linguaggio è quello della counterterrorism strategy. In Europa il vocabolario cambia: sicurezza pubblica, controllo delle frontiere, ordine urbano, contrasto all’estremismo. Le parole sono diverse, ma spesso la direzione politica appare la stessa.

Il dissenso sociale e politico viene trattato sempre meno come parte fisiologica del conflitto democratico e sempre più come questione di sicurezza. Mobilitazioni, picchetti, occupazioni e proteste vengono sottratti al terreno del confronto politico per essere ricondotti a quello dell’ordine pubblico o dell’emergenza.

Il conflitto smette così di essere letto per ciò che esprime — una frattura sociale, una rivendicazione, un bisogno — e viene tradotto nel linguaggio del rischio da contenere.

È in questo slittamento che il conflitto viene progressivamente depoliticizzato. Non lo si affronta più sul terreno sociale o politico, ma attraverso il diritto penale, gli apparati di polizia, la sorveglianza preventiva.

Il risultato è che ciò che dovrebbe aprire uno spazio di discussione viene sempre più spesso trattato come un problema di sicurezza. E il dissenso, da espressione di conflitto, diventa fattore di disordine e oggetto di controllo.

 

Il caso italiano

In Italia questo processo non nasce oggi. Ha radici profonde, ma negli ultimi anni ha trovato nuova accelerazione e nuova legittimazione politica.

Il lessico dei cosiddetti “decreti sicurezza” ha spostato progressivamente il baricentro del discorso pubblico: ciò che un tempo veniva letto sul terreno sociale o politico viene sempre più spesso tradotto in termini di sicurezza, ordine pubblico, emergenza. Il conflitto finisce così per essere raccontato non per ciò che esprime — rivendicazione, opposizione, resistenza — ma per il disturbo che produce rispetto all’ordine esistente.

Non riguarda un solo movimento. Il fenomeno è più ampio e coinvolge realtà molto diverse tra loro: migrazioni, occupazioni abitative, conflitti territoriali, picchetti operai, mobilitazioni ecologiste, reti di solidarietà.

Il punto non è soltanto l’inasprimento delle sanzioni o la repressione di singoli comportamenti. C’è qualcosa di più profondo: la costruzione di una cultura politica dell’ordine in cui chi interrompe la normalità sociale viene facilmente trasformato in problema di sicurezza.

Così il dissenso smette di apparire come espressione di un conflitto reale e viene raccontato come minaccia collettiva. Non più voce scomoda nello spazio pubblico, ma elemento da contenere, isolare, prevenire. Ed è in questo slittamento — spesso graduale, quasi impercettibile — che si misura uno dei cambiamenti politici più evidenti di questi anni.

 

Una convergenza politica che viene da lontano

Sarebbe eccessivo parlare di una regia unica. Ma è difficile non vedere, tra Stati Uniti ed Europa, una convergenza politica e culturale sempre più evidente.

Cambiano i governi, i sistemi istituzionali, i lessici. Ma il quadro generale presenta tratti comuni. La sicurezza diventa terreno privilegiato della costruzione del consenso. L’ordine viene contrapposto al conflitto, la stabilità al dissenso, il controllo alla libertà di movimento e di organizzazione. Tutto ciò che eccede il perimetro della normalità governabile tende a essere ricondotto al linguaggio della minaccia.

Su questo terreno la destra contemporanea ha costruito una parte importante della propria egemonia. Promette protezione, ma spesso produce controllo. Invoca sicurezza, ma finisce per restringere lo spazio del conflitto legittimo e allargare quello della sorveglianza. Non reprime soltanto comportamenti: ridefinisce ciò che può essere percepito come pericoloso.

Per il movimento anarchico tutto questo ha qualcosa di profondamente familiare.

Negli Stati Uniti la criminalizzazione dell’anarchismo non è una novità. La storia americana l’ha già conosciuta: dopo Haymarket, durante le Palmer Raids del 1919-1920, nel clima politico e giudiziario che accompagnò il processo e l’esecuzione di Sacco e Vanzetti. Ogni volta il meccanismo si ripresenta con forme diverse ma secondo una dinamica riconoscibile: si costruisce un’emergenza, si rafforzano gli strumenti repressivi, si amplia il perimetro del bersaglio.

E quel perimetro raramente resta confinato ai primi colpiti.

È questa la lezione che la storia continua a consegnarci. Quando il dissenso viene trasformato in questione di sicurezza non è in gioco soltanto il destino di una minoranza politica. Si restringe, poco alla volta, lo spazio di libertà di tutte e tutti.

Per questo leggere oggi con attenzione un documento come lo United States Counterterrorism Strategy 2026 non significa soffermarsi su un dettaglio della politica americana. Significa osservare una tendenza più ampia del nostro presente. Perché ciò che oggi viene nominato come minaccia può diventare domani il confine della libertà di tutte e tutti.

Totò Caggese

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2 Giugno 2026 ore 13:00

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Ode al moto perpetuo  

2 Giugno 2026 ore 12:00

Io canto l’equilibrio del moto perpetuo
Io canto la vita che si muove silente
Io sussurro nell’aria in cui circolo e nuoto
Io mi avvito per strade, seguo tutta la gente
E fra tutta la gente porto il genio fecondo
Dell’ingegneria che sconfigge la fretta
Senza strepito o fumi che inquinino il mondo
Lode eterna, signori, per la mia bicicletta.
Lode eterna al pedale, al manubrio, alla ruota
Al fanale di dietro, alla dinamo avanti
Al campanellino, alla sua unica nota
Alla voce argentina che vi squilla l’attenti.
State attenti che questo è il vero progresso
Ed è il nesso che lega una tecnologia
Che senza ridurre il mondo ad un cesso
Ti moltiplica la tua stessa energia.

“La rivoluzione – compagni – arriverà in bicicletta”
Suola e pedale
Questo è il vero ideale.
Senza fretta – compagno – boicotta il motore
Senza fare rumore
Calpesta il potere.
Occhio al ginocchio
È lo stinco che stendo.
La rivoluzione sta già pedalando!

Il vibrante mormorio della ruota dentata
Dente a dente si insinua, dente a dente incatena
La catena trattiene l’energia liberata
E la libra veloce, precisa e serena
E la bicicletta – metaforicamente –
Simboleggia una vita che non sia foglia al vento
Ma passione e pensiero, sia corpo e sia mente
In cui si resta in piedi finché c’è movimento.
Circolare a tutti i movimentisti
Lettera aperta a chi vive lottando:
Ciclicamente, internazionalisti
Unitevi in ogni parte del mondo!
Non avrete da perder le vostre catene
Ma da stenderle fra le due ruote in tensione
Libertari, anarco-ciclisti conviene
Arrivarci a pedali alla rivoluzione!

“La rivoluzione – compagni – arriverà in
bicicletta!”
La salita ora è pesa
Verrà la discesa!
Senza fare rumore  boicotta il motore
Senza fare rumore
Calpesta il potere.
Occhio al ginocchio
È lo stinco che stendo
La rivoluzione sta già pedalando!

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Toxic Ground: How Oil Field Pollution Is Threatening Oklahoma

2 Giugno 2026 ore 12:00
In a collage, a photo shows a man and a woman embracing their three children against a sunset-toned sky. A white house and oil wells sit in the background of the landscape.
Collage by Mauricio Rodriguez Pons/ProPublica. Source images: Katie Campbell/ProPublica.

Kara Meredith can tell you the exact day her life turned upside down: Aug. 23, 2025.

She was at her home in Fort Gibson, Oklahoma, caring for her 5-week-old son, when one of her daughters ran to tell her there was water all over the bathroom floor. Her husband, Mitch Meredith, wasn’t worried — until he saw the dark liquid bubbling up around the base of the bathtub. Mitch and his relatives worked all night trying to contain it. It was near dawn when his uncle said, “This is oil.”

The United States is the largest oil and gas producer in the world. All of that drilling produces hundreds of billions of gallons of toxic wastewater each year. For decades, energy companies have disposed of that briny fluid by shooting it back underground using high-pressure injection wells. But across Oklahoma, the fluid is spreading uncontrollably belowground, blasting out of old, unplugged wells, polluting land and contaminating drinking water.

In a new documentary from The Frontier and ProPublica, reporter Nick Bowlin investigates a scourge of oil field wastewater seeping into the lives of Oklahomans, about half of whom live within a mile of an oil and gas operation.

His reporting takes him to the headquarters of the Oklahoma Corporation Commission, the state agency tasked with regulating oil and gas. The agency told Bowlin that it is committed to “doing the right thing, holding operators accountable, protecting Oklahoma and its resources, and providing fair and balanced regulation.” But as Bowlin continues to dig, he discovers he is far from the first one to raise the alarm about what’s happening in Oklahoma.

Watch the documentary here.

Show Us What It’s Like to Live with Oil Pollution in Oklahoma

We’ve reported on oil and gas pollution contaminating drinking water, killing cattle and damaging property. We need your help to show how this affects people across the state.

The post Toxic Ground: How Oil Field Pollution Is Threatening Oklahoma appeared first on ProPublica.

As pioneering Chinese web forum returns, authorities warn free speech has limits

Chinese authorities have praised the return of Tianya – which was one of the country’s most popular internet forums in the pre-algorithm, pre-short-video era – while cautioning that freedom of speech must be balanced with responsibility. The pioneering web portal was launched by Tianya Community Network Technology Co in 1999, when the internet was in its infancy in China, but suddenly closed in April 2023 due to financial problems. On Sunday, the company announced that the forum would come back...

Per un 2 giugno contro i re e i tiranni

di: loc
2 Giugno 2026 ore 09:33

di Francesco Locantore

Il 2 giugno si celebra l’ottantesimo anniversario della Repubblica, con la consueta parata militare in via dei Fori Imperiali a Roma. Una celebrazione che oggi più che mai mistifica il significato storico di quel Referendum popolare che il 2 giugno del 1946 rovesciò la monarchia, complice del fascismo.

Un primo fattore che ha portato a quel risultato è stato l’esito vittorioso della lotta popolare di Resistenza contro il nazifascismo, che aveva messo fine, il 25 aprile dell’anno precedente, ad un regime antidemocratico, maschilista, razzista e repressivo durato oltre venti anni.

Oggi a festeggiare il 2 giugno saranno figure istituzionali la cui storia politica è in continuità con il fascismo e non solo per ragioni nominalistiche o simboliche, o per i busti di Mussolini ostentati in televisione dal presidente del Senato. Il Governo delle destre guidato da Giorgia Meloni ha promosso negli ultimi quattro anni, con l’introduzione di ben quattro pacchetti “sicurezza”, provvedimenti repressivi delle lotte sociali e sindacali, la compressione dei diritti delle persone migranti, l’emanazione di nuove linee guida per le scuole caratterizzate dal suprematismo occidentale, bianco e cristiano, la legittimazione della violenza degli stupratori con il ddl Buongiorno, ha cercato di limitare l’autonomia e indipendenza della Magistratura (progetto scongiurato ancora una volta grazie ad un referendum popolare) e in queste settimane sta provando ad imporre una riforma della legge elettorale sul modello della legge Acerbo del 1923, introducendo un premio di maggioranza che andrebbe a comprimere ancora più di quanto è stato già fatto la rappresentatività del Parlamento.

Il secondo fattore che nel 1946 probabilmente ha fatto maturare le coscienze in senso antimonarchico è stato il desiderio di pace, dopo anni di coinvolgimento dell’Italia nelle imprese coloniali e nella seconda guerra mondiale.

Oggi la parata militare del 2 giugno risulta ancora più funesta per via dei venti di guerra che spirano nel mondo e del ruolo nefasto che ha assunto l’Italia al fianco dei suoi alleati imperialisti. La guerra in Ucraina, scatenata dall’imperialismo russo, è stata colta al balzo dalle potenze europee e dalla NATO come scusa per giustificare un enorme aumento delle spese militari (aumento che peraltro era già in atto da alcuni anni), mentre da oltre 4 anni si continuano a mietere centinaia di migliaia di vittime. La retorica dell’unione tra i popoli in Europa per costruire la pace e la solidarietà, già traballante per via delle politiche di respingimento sistematico dei migranti, ha presto lasciato il campo alla retorica militarista, alla necessità di comprimere ulteriormente le spese sociali per aumentare quelle per la difesa.

Intanto il governo Meloni si guarda bene dal criticare l’imperialismo del suo alleato negli Stati Uniti, con una presidenza Trump che sta imponendo gli interessi di quel Paese in tutto il mondo in spregio del diritto internazionale e della convivenza pacifica. Si pensi al rapimento di Maduro in Venezuela, alle minacce di annessione della Groenlandia, al blocco economico  e alle minacce di invasione di Cuba. L’attacco all’Iran  ha scatenato una guerra con conseguenze drammatiche per la popolazione locale, ma con effetti economici per tutta la popolazione mondiale, ivi comprese le classi popolari in Italia che stanno già subendo l’inflazione dovuta all’aumento dei prezzi delle fonti energetiche, in un’economia ancora fortemente dipendente dal petrolio (anzi l’obiettivo già raggiunto dalle destre in Europa è stato quello di rinviare sine die la necessaria transizione energetica alle fonti rinnovabili ed ecocompatibili).

Infine la disumanità dell’imperialismo è evidente in Palestina, dove la prepotenza dello Stato sionista di Israele è arrivata a compiere un genocidio, con il beneplacito delle democrazie occidentali. A chi ha provato ad opporsi all’apartheid e allo sterminio pianificato dei palestinesi provando a rompere il blocco navale e terrestre degli aiuti, vale a dire ai militanti della Global Sumud Flotilla, è stato riservato un trattamento disumano, comprensivo di torture ed umiliazioni, che rimanda a quello ancor più feroce che viene impartito ai Palestinesi. Il Governo italiano, insieme agli europei, ha fatto il gesto di indignarsi contro il video fatto girare dallo stesso ministro Ben-Gvir, ma poi continua a intrattenere relazioni di collaborazione economica e militare con Israele, rendendosi complice di un crimine storico contro l’umanità, paragonabile a quello che il fascismo e il nazismo hanno perpetrato contro gli ebrei prima e durante la Seconda Guerra Mondiale.

Nel referendum e nelle elezioni dell’Assemblea costituente del 1946 si sono manifestate con forza le istanze di classe delle lavoratrici e dei lavoratori, che esprimendosi contro il fascismo e la monarchia avevano in mente di cacciare i padroni, quelli che sfruttavano operai e contadini, protetti dallo Stato di polizia, dallo sciopero considerato un reato penale, quelli che continuavano tranquilli a vivere nel lusso mentre la popolazione era affamata dalla crisi economica mondiale, dall’autarchia e dalla necessità di finanziare l’apparato bellico.

Oggi il Governo delle destre precetta i lavoratori e le lavoratrici in sciopero, tutela e finanzia in ogni modo i padroni persino nel decreto primo maggio, non fa nulla per far rispettare e rafforzare le norme sulla sicurezza nonostante ci sia una media di tre omicidi sul lavoro al giorno, ha in progetto di introdurre la flat tax, per far pagare ancora meno a chi ha di più, rifiuta ogni idea di tassazione dei grandi patrimoni, realizza l’autonomia differenziata delle Regioni per poter meglio privatizzare i servizi pubblici e per lasciare a loro stesse le Regioni più povere, riforma le scuole asservendo gli istituti tecnici e professionali alle esigenze di avvio precoce al  lavoro delle imprese private, rifiuta di introdurre un salario minimo che sia in grado di assicurare a chi lavora un’esistenza libera e dignitosa. Oggi come allora le destre sono al servizio dei padroni, di un capitalismo che non genera più sviluppo e crescita economica, ma che riscopre vecchie modalità di sfruttamento e nuove modalità di devastazione ambientale, che utilizza la ricerca e l’innovazione tecnologica per fini privati e contro il bene comune, che licenzia lavoratrici e lavoratori anziché riconvertire le produzioni dannose e inquinanti, come ha dimostrato la lotta dei lavoratori ex GKN e il loro progetto di fabbrica socialmente integrata.

A ottant’anni di distanza bisogna riconoscere che le istituzioni repubblicane hanno ampiamente tradito le aspirazioni di pace, di libertà e di giustizia sociale che avevano animato le masse in quella stagione. Tocca oggi ad altri raccogliere quelle aspirazioni. Contro le monarchie dei moderni re, i capitalisti che finanziano e fomentano le guerre tra i popoli, il movimento No Kings sta provando a realizzare le convergenze dei movimenti sociali, ambientalisti, democratici, transfemministi, antimilitaristi. Prima e dopo il 2 giugno sono state realizzate e messe in cantiere numerose iniziative contro la guerra e per la giustizia sociale e climatica, a cui Sinistra Anticapitalista sta dando il suo contributo. Anche a livello internazionale nelle prossime settimane ci saranno importanti iniziative. La prima sarà la manifestazione Welfare not Warfare a Bruxelles il 14 giugno, contro i progetti di riarmo dei Paesi della UE, organizzata dalla rete Stop Rearm Europe. Negli stessi giorni, dal 13 al 17 giugno a Ginevra è stato organizzato il controvertice per contestare la riunione del G7 a Evian. Il 4 luglio  parteciperemo alla manifestazione contro la NATO a Istanbul, in occasione del vertice imperialista che si svolgerà in Turchia.

Infine ci stiamo preparando ad accogliere i nostri ospiti nazionali e internazionali in occasione della terza edizione dell’Università ecosocialista d’estate: “Intelligenze Anticapitaliste”, in cui discuteremo e approfondiremo le tematiche poste dai movimenti e proveremo ad avanzare le prospettive di lotta dell’autunno per cacciare il governo delle destre e per rafforzare il progetto rivoluzionario di costruzione di una società ecosocialista.

2 Taiwan air force pilots die in T-34C crash, spurring probe and debate over aircraft

A Taiwanese military aircraft crashed during a training mission on Tuesday, killing two experienced pilots and prompting renewed scrutiny of the island’s ageing fleet of T-34 basic trainers. The T-34C aircraft went down at 8.08am at Gangshan Air Base in Kaohsiung in southern Taiwan while conducting a simulated engine-failure exercise, according to the island’s air force. Both pilots on board, Lieutenant Colonel Kuo Chun-nan and Lieutenant Colonel Lu Chi-yu, were killed. The air force said the...

⚡ALERT! WW3 IS HERE, THE DECISION HAS BEEN MADE!!! IRAN SUSPENDS TALKS! LIGHTS OUT IN KYIV!!!!

2 Giugno 2026 ore 05:46

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Civilización, tecnología y Cristianismo – Por Cristian Taborda

2 Giugno 2026 ore 05:30

Civilización, tecnología y Cristianismo
Por Cristian Taborda

Será la intervención de los cristianos la que evitará que la civilización tecnológica dé lugar a una oligarquía tecnocrática”.
Augusto del Noce.

En otro tiempo, posiblemente, la encíclica Magnífica humanitas hubiera sido acusada de modernista -seguramente habrá quien así la intérprete-, por atender un asunto “mundano” como la tecnología y la inteligencia artificial, pero cuando la iglesia se debate entre “la restauración y el cisma”, como describe Juan Manuel de Prada, atender los asuntos del presente retomando a la Doctrina Social de la Iglesia y la tradición, en un mundo de irreligiosidad natural, de cristianismo laico o del “eclipse de lo sacro”, como decía del Noce, que sea León XIV quien condene el nuevo liberalismo digital, como otrora su predecesor León XIII, condenara al liberalismo político y la Masonería en la encíclica Libertas praestantissimum, es un mensaje al mundo, a la cristiandad y a la oligarquía tech.

¿Por qué ocuparse del avance de la IA y la tecnología? Quizás porque sea el mayor avance del Anticristo. La victoria del liberalismo absoluto en el mundo terrenal buscando asaltar el cielo como paradójicamente proponía Lenin con el comunismo. Probablemente, el asalto al cielo que proponen los tecno oligarcas termine más parecido al asalto a las tullerías de Sillicon Valley. El triunfo del ateísmo ha sido total en el avance de la tecnología que se presenta como neutral, desprovista de moral. De hecho son el racionalismo, la técnica y el cálculo los que desataron la maquinaria de guerra durante mediados del siglo pasado, que ahora suelta sus demonios bajo la lógica de algoritmos y automatización, dando paso al totalitarismo y la decadencia europea que perdió los principios sobre los que se fundó: la religión, la democracia y las verdades universales. Augusto del Noce decía que el totalitarismo vence cuando se elimina la fe, la esperanza y la solidaridad cualidades esencialmente humanas, que hacen a la dignidad del Ser humano, algo desprovisto de cualquier “inteligencia” artificial.

Es el catolicismo hoy el único poder universal que logró cabalgar la modernidad y ser la única alternativa a la civilización tecnológica. No como un antagonismo, como lo fue el marxismo o su degradación, sino como una superación. Aunque para el Anticristo la nueva encíclica sea vista como un nuevo manifiesto comunista por su nivel de agitación. La civilización tecnológica, indefectiblemente liberal y atea, no tiene otro destino que la unidad del mundo mediante la técnica, como lo advirtió Carl Schmitt, un nuevo totalitarismo global post ideológico, tecnocrático y transhumanista. El transhumanismo woke, disfrazado de derechos de minorías, teoría de género, diversidad e inclusión como el transhumanismo libertario disfrazado de derechos individuales, teoría económica, eficiencia e innovación son solo dos medios para un mismo fin: el posthumanismo y el gobierno de la técnica sobre el hombre. Tecnología y transhumanismo van de la mano. La negación del hombre o la muerte del hombre como declarara Foucault. Es negada y amenazada la humanidad y la religiosidad, por eso la respuesta de la Iglesia Católica. Citando nuevamente al filósofo italiano: “la civilización tecnológica se presenta como una nueva civilización, por eso el culto a lo «nuevo» con su correspondiente espíritu de destrucción”.

La respuesta de la Iglesia a la civilización tecnológica con su pretensión de nueva babel restaura la mystica en un mundo de cristianismo laico. Es una respuesta metafísica al aceleracionismo tecnológico que carece de misterio. Como planteaba Heidegger: la técnica moderna es desvelamiento, ahí radica su ateísmo radical, su apocalipsis. Mientras la catolicidad celebra el misterio: el ser humano, imagen del Dios trino.

Este cachetazo metafísico a la soberbia tecnocrática de un grupo de millonarios que se creen semidioses hizo ruido porque además atiende el problema real: la carencia de humanidad y sensibilidad de la inteligencia artificial. La defensa de la dignidad del Ser humano y el valor del trabajo como libertad frente a un proyecto que se presenta como prescindible de la raza humana y del trabajo del hombre. El regreso de la Doctrina Social de la Iglesia a la discusión sobre el trabajo y ante esta nueva revolución plantea la defensa de los principios básicos para cualquier convivencia humana en armonía: la defensa del bien común, no del mal menor; la justicia social, no la injusticia (causa de todas las revoluciones como planteaba Aristoteles); la solidaridad, no el egoísmo. Son los fundamentos de la civilización occidental cristiana.

La técnica no es anti humana, al contrario, es una proyección del hombre, pero sí puede serlo su aplicación y sus intereses de fondo en manos de un grupo de oligarcas que creen que el hombre puede ser Dios o crear el cielo en la tierra como tantas otras veces lo han intentado otras revoluciones generando contrariamente el infierno en la tierra con sus revolucionarios en la guillotina o instalando regímenes totalitarios de exterminio y aniquilación.

Como buen san agustiniano León XIV vuelve a poner en orden jerárquico los valores «dispositio plurium secundum inferius et superius», lo inferior depende de lo superior. La Inteligencia artificial no puede sobreponerse al hombre, como el hombre no puede sobreponerse a Dios. Una herramienta no puede ser superior al trabajador. Es el orden jerárquico de las cosas. No es un llamado a un nuevo ludismo, ni al negacionismo tecnológico, sino a la armonía entre el hombre y la tecnología, a mantener viva la tradición y sus valores, una alternativa a la civilización tecnológica, a la dignificación del hombre hecho a imagen y semejanza de Dios, no de Sillicon Valley.

Taiwan targets Beijing’s grey-zone tactics near remote South China Sea islands

Taiwan’s navy will support patrols around the Taipei-controlled Dongsha Islands after mainland Chinese coastguard activity near the South China Sea atoll surged over the past year. The activity has fuelled concerns in Taipei that Beijing is using the remote outpost to test Taiwan’s responses and refine its grey-zone tactics. Taiwan’s Coast Guard Administration said mainland Chinese coastguard vessels had appeared around the atoll 39 times since February last year, compared with only occasional...

Amin Bandali: Free software activities in May 2026

1 Giugno 2026 ore 04:30

Hello and welcome to my May 2026 free software activities report. A lot's been going on in my life offline so I took a bit of a hiatus from doing these reports, but I've had a fairly productive month of May so I thought it'd be nice to do another one for this month.

GNU & FSF

  • GNU Emacs:
    • ffs-0.2.2: I finally polished and published my ffs package for GNU Emacs on GNU ELPA. Many thanks to Protesilaos for rounds of code review and feedback for improving and polishing the package in preparation for submission to GNU ELPA.
    • bug#81101: Trying to visit https://www.emacswiki.org in EWW I noticed it fails with a Somebody wants you to give them money error due to the anti-bot challenge being served with a HTTP 402 (Payment Required) response. So I landed a patch 12eec781ed6 to no longer do that. Thanks to Emacs comaintainer Sean Whitton for reviewing and approving my proposed patch.
    • bug#81107: I noticed that in EWW, unlike <input type="submit"> HTML buttons, <button> elements were not tab-stoppable, leading to poorer usability and accessibility. So I landed a patch ec3d662de0b to fix that. Thanks to Emacs comaintainer Eli Zaretskii for reviewing, providing feedback, and accepting my proposed change.
    • Emacs Chat with Sacha Chua: I joined Sacha for a new episode of her Emacs Chat podcast, where we talked about Emacs and life. I gave a quick tour of my Emacs configuration, discussing at length my configurations for EXWM (Emacs X Window Manager) among other topics like Emacs's facility for visually indicating buffer boundaries in the fringe by setting indicate-buffer-boundaries and my convenience configuration macros.
  • maintainers@: I started the next long-overdue round of emails to GNU package maintainers to confirm the contact information we have on file for them and get a brief status update about their packages. Emails are sent in small batches to keep the workload of handling the responses manageable for assistant GNUisances.
  • GNU Spotlight: I prepared and sent the May GNU Spotlight to the FSF campaigns team for publication on the FSF's community blog and the monthly Free Software Supporter newsletter.

Debian

I've begun the work toward updating the Jami package in Debian unstable again, which means I need to package new releases of its direct and indirect dependencies. For OpenDHT, I need to update RESTinio, and to do that I first need to package expected-lite and sobjectizer for Debian:

  • #1120837: ITP: expected-lite – expected objects for C++11 and later
  • #1137609: ITP: sobjectizer – C++ implementation of Actor, Publish-Subscribe, and CSP models

I've been working on packaging both and hope to have them uploaded to the archive in the next days and weeks.

That's it for this month's report.

Take care, and so long for now.

Re: Feature request OpenWebRX+

2 Giugno 2026 ore 01:08
Martin,
 
I downloaded Marat's recent work and had a look re your request. It turns out he's changed things quite a lot since I originally implemented the spectrum display, so although I still think you should have a go I also took pity on you ;) 
 
Per the images below I've implemented a 'peak hold' line as well as reintroducing the spectral colour that I used to have in my version. The latter is simply personal preference, or vanity if you prefer, as it happens I quite like Marat's single colour display but while I was messing around with things I thought why not?
 
Did additionally consider adding the relative dbFS lines I had but was running out of [solar] battery and had spent quite enough time trying to find a working SDR unit and set up a machine etc etc (sadly my Mirics-based device appears to have died, so had to find an old 'TV' RTL device instead) therefore this is what you've got.
 
For the present the peak hold line will remain until the spectrum display is toggled off, at which point it's cleared. It could also be easily set to decay over a long period if that was preferable. If it's of interest I can tell you what to alter/add in the requisite file, or maybe just email said file to you....
 
Frequencies removed from images to protect the innocent:
 
Screenshot_2026-06-02_10-40-06.jpgScreenshot_2026-06-02_10-45-51.jpg
 
 

Fratelli Graviano: Brancaccio, le stragi del 1993 e i segreti di Cosa Nostra

1 Giugno 2026 ore 21:42

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Due boss che hanno insanguinato l'Italia intera. I fratelli Graviano — Giuseppe detto "Madre Natura" e Filippo detto "U' Siccu" — hanno guidato il mandamento di Brancaccio nel periodo più feroce di Cosa Nostra, ordinando stragi, omicidi eccellenti e terrorizzando Palermo per anni.

Sotto la loro regia maturarono le stragi del 1993: le bombe di Via dei Georgofili a Firenze, Via Palestro a Milano, San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro a Roma. Prima ancora, nel settembre del 1993, fu assassinato Don Pino Puglisi, il parroco che si opponeva alla mafia con le sole armi del Vangelo. Arrestati nel 1994, i Graviano sono tuttora al 41-bis — ma la loro storia non è chiusa.

Cosa trovi in questo video:
✔️ L'ascesa dei fratelli Graviano al controllo del mandamento di Brancaccio a Palermo
✔️ L'omicidio di Don Pino Puglisi: il prete di Brancaccio che sfidò la mafia con il Vangelo
✔️ Le stragi del 1993: le bombe di Firenze, Milano e Roma e il ruolo dei Graviano
✔️ L'arresto a Milano nel gennaio-febbraio 1994 e le condanne all'ergastolo
✔️ Il 41-bis e trent'anni di carcere: cosa sapevano che nessuno ha ancora detto
✔️ Le dichiarazioni esplosive di Giuseppe Graviano nei tribunali italiani: nomi, incontri, trattative

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AVVERTENZA
• Questo video è frutto di ricerca giornalistica e utilizza solo fonti pubbliche e accessibili.
• Alcune immagini o brevi spezzoni video sono riprodotti per finalità di cronaca, critica, commento o informazione ai sensi dell'art. 70 LDA.
• Le ricostruzioni hanno esclusivamente scopo divulgativo.
• Non vengono promossi comportamenti contrari alla legge.
• Questo contenuto NON costituisce pubblicità né contiene contenuti sponsorizzati.

Hackers Used Meta’s AI Support Bot to Seize Instagram Accounts

1 Giugno 2026 ore 19:32

The Instagram accounts for the Obama White House and the Chief Master Sergeant of the U.S. Space Force were briefly defaced with pro-Iranian images and messages over the weekend, after instructions began circulating on Telegram showing how to trick Meta’s “AI support assistant” bot into resetting account passwords.

A screenshot from a video released on Telegram claiming to show how Meta’s AI customer support bot could be tricked into resetting a target’s password.

On May 31, word began to spread on several Telegram instant message channels that Meta’s AI bot would happily add an email address to an existing account as part of the bot’s standard password reset flow.

A video released on Telegram by pro-Iran hackers claimed to document a remarkably simple exploit that appears to have involved using a VPN connection with an IP address that is in or near the target’s usual hometown, requesting a password reset for the account, and then choosing to chat with Meta’s AI support assistant. From there, the video shows the attacker told the bot to link the account in question to a new email address, after which the bot dutifully sent that address a one-time code that allowed a password reset.

The Telegram account that posted the video also linked to screenshots of pro-Iran images, videos and messages that defaced the hacked Instagram accounts, saying hackers had used the exploit to hijack a number of valuable (read: short) Instagram account names that allegedly have a resale value of more than a half million dollars.

Meta has not responded to requests for comment on the video’s claims, but Meta’s Andy Stone said on Twitter/X that the issue had been resolved and that they were securing impacted accounts. The security blog thecybersecguru.com reports that Meta pushed an emergency patch over the weekend, and clarified that no back end database was breached.

“Instagram has notoriously poor human support infrastructure,” Cybersecguru wrote. “Recovering a locked account – especially a high-value one can take weeks of back-and-forth with an automated ticketing system. Meta’s solution was to deploy a conversational AI layer to handle common recovery workflows: relinking a lost email address, triggering a password reset, verifying account ownership. The assistant, presumably, was supposed to reduce friction for legitimate users stuck in account-access hell.”

Ian Goldin, a threat researcher at Lumen’s Black Lotus Labs, said we’re entering unchartered security territory as more large online platforms start allowing AI chatbots to handle sensitive account recovery requests. Just like human customer support employees can be social engineered into providing unauthorized access to someone’s account, AI bots are equally eager to help and vulnerable to persuasion and trickery, he said.

“AI chatbots create interesting new attack surface, and we’re likely going to see a lot more of these kinds of attacks,” Goldin said.

Securing your various online accounts means taking full advantage of the most secure form of multi-factor authentication (MFA) offered (such as a passkey or security key). In this case, even using the least robust form of MFA that Instagram offers — a one-time code sent via SMS — likely would have blocked the exploit: The hackers who released the video on Telegram said their exploit failed to work against any accounts that had MFA enabled.

Notte DIFFICILE circondati da UBRIACHI 😵 succede anche questo ⚡️

24 Maggio 2026 ore 11:35

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#stepsover #vanlife #viaggio
Episodio 1152: Arriviamo tardi in un luogo che desideravamo raggiungere quando veniamo fermati da dei locali che ci sconsigliano di fermarci qui. Troppi ubriachi la notte e può diventare pericoloso. Meglio spostarsi. Tuttavia farlo non sarà semplice perché effettivamente la zona sembra piena di resti di potenziali luoghi di ritrovo di alcolizzati

☀️Il nostro link PayPal con cui potete donarci un "gelato" per aiutarci a mantenere vivo questo canale.
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Aviano, 6 giugno: contro le guerre, il riarmo, le testate nucleari

1 Giugno 2026 ore 18:05

Un fermo NO alla guerra e a ogni escalation militare si alzerà, con voce unica, sabato 6 giugno davanti alla base USAF di Aviano. Sarà una grande manifestazione nazionale, unitaria e nonviolenta promossa da Anpi, CGIl, Tavolo della Pace, Centro Balducci  e molti altri, a cui come Movimento Nonviolento- Centro territoriale di Pordenone abbiamo  collaborato [...]

L'articolo Aviano, 6 giugno: contro le guerre, il riarmo, le testate nucleari proviene da Movimento Nonviolento.

Guerra in Ucraina, le bugie sui caduti non bastano

1 Giugno 2026 ore 18:41

IL LIMITE IGNOTO La propaganda sui numeri: : oltre 600mila morti tra russi e ucraini. (Sabato Angieri, da il manifesto)

La guerra in Ucraina si è trasformata da tempo in un tritacarne, ma per avere un’idea di quanto sia costata in termini di vite umane non ci si può affidare ai dati dei belligeranti. Se considerassimo affidabili i dati ucraini sulle perdite russe, tra morti e feriti inabili al combattimento, saremmo ben oltre il milione e 300mila uomini. Quasi specularmente il ministero della Difesa di Mosca quantifica in 1,5 milioni gli ucraini morti o feriti gravi. Tuttavia, pur non avendo cifre ufficiali, esistono report basati su elenchi di nomi verificati che portano le vittime militari complessive a oltre 600mila uomini.

PER PIÙ DI TRE ANNI i media occidentali hanno aperto le notizie del giorno sull’Ucraina citando le cifre fornite dal ministero della Difesa di Kiev sui caduti russi e azzardando le teorie più apocalittiche sulle sorti dei reparti di Mosca. Le quali, in parte, traggono spunto da un assunto impresso su tutti i manuali di teoria militare: chi attacca subisce perdite molto più alte di chi difende, in un rapporto di circa 3 a 1. Siccome la guerra dei russi è stata tutta offensiva, è scontato e quasi certamente vero che gli uomini di Vladimir Putin alla fine avranno un bilancio complessivo molto più alto della controparte.

QUESTA SETTIMANA Anne Keast-Butler, direttrice della Gchq, l’agenzia di intelligence britannica che si occupa di cyberattacchi ha dichiarato che «quasi 500mila soldati russi sono morti dall’inizio della guerra», ma si tratta di stime su dati classificati. Non come quelli che compongono il report che Mediazona (uno dei principali media dell’opposizione del Cremlino) ha compilato e aggiorna costantemente in collaborazione con Meduza (altro media d’opposizione russo) e la versione russa della Bbc. Al 22 maggio 2026 è stata trovata conferma di 221.206 soldati russi caduti in Ucraina dall’inizio dell’invasione. Di questi 7.147 sono ufficiali. Il dato, considerato il più affidabile al momento, è costruito basandosi sugli annunci delle famiglie sui social network, sui funerali, le comunicazioni funebri, gli elenchi ufficiali (laddove disponibili o in qualche modo scoperti) dell’amministrazione civile e militare. Si legge nella premessa: «abbiamo elaborato una stima basata sulla mortalità maschile in eccesso, utilizzando i dati del Registro nazionale delle successioni. Questo metodo statistico, messo a punto in collaborazione con Meduza, contribuisce a ovviare ai limiti derivanti dal fare affidamento esclusivamente sui decessi riportati dai media» e porta la cifra complessiva stimata a 352mila caduti. Non si tengono in considerazione i feriti, che secondo tutti i rapporti internazionali ammontano a diverse centinaia di migliaia.

IL RAPPORTO consegna uno schema evidente dell’evoluzione del conflitto: «nei primi sei mesi di guerra, quando i combattimenti erano condotti dall’esercito regolare, la fascia d’età compresa tra i 21 e i 23 anni registrava il maggior numero di vittime». Successivamente, con il reclutamento forzato dei carcerati, l’afflusso costante di volontari e l’arrivo dei richiamati delle classi precedenti, si arriva a più di 120mila morti confermati tra i 30 e i 45 anni. Questi numeri ci dicono che la guerra è cambiata: dall’ “operazione militare speciale” dei professionisti delle armi, alla carne da cannone reclutata nelle regioni più lontane e mandata a fare numero. Infatti i morti complessivi sono saliti progressivamente settimana dopo settimana, fino a quintuplicare – in media – nel 2025 rispetto al 2022.

ANCHE LA PROVENIENZA dei defunti è emblematica: le regioni che hanno dato più uomini sono le più remote (e in molti casi povere) con in testa la Baschiria (9473) e il Tatarstan (8408). Tuttavia, dell’intera parte occidentale della Federazione, la regione di Mosca è quella che ha pagato il tributo di sangue più alto (5799, ma su 13 milioni di residenti).

VOLODYMYR ZELENSKY hs fornito per la prima volta delle cifre sui caduti ucraini all’inizio di quest’anno: 55mila. Qualsiasi fonte che non sia il governo di Kiev sostiene che tale cifra non sia aderente alla realtà. Secondo il progetto Ua losses, che sta compilando un report simile a quello di Mediazona ma con meno mezzi e collaborazioni, ad oggi siamo ad almeno 91.559 morti confermati, 95.165 dispersi e 4.454 prigionieri. Stupisce – e questa è una specificità ucraina – che in molti casi le autorità militari preferiscano utilizzare l’etichetta “disperso” invece che dichiarare il decesso di un soldato. Tale pratica, come abbiamo più volte raccontato, porta all’esasperazione le famiglie. Meno specifici i dati del centro studi Usa Csis: tra i 100 e i 140mila caduti e quasi 500mila feriti. Mentre la Bbc parla di 200mila caduti.

I DATI SUI CIVILI, al contrario, sono quasi univoci. Gli ucraini uccisi dai bombardamenti russi sono almeno 16mila e 48mila i feriti (dati Onu). Mentre per quelli russi non si hanno stime esatte anche perché al momento i numeri sono esigui e limitati alla seconda metà del 2025 e al ’26, ovvero da quando i droni ucraini hanno iniziato a colpire regolarmente le regioni a ridosso della frontiera.

BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 6.1 - FIGHT CLUB

1 Giugno 2026 ore 18:00

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Trova la tua prossima DASHCAM https://sicurisullastrada.it/dashcam/
Dubbi o domande? Trovi qui le RISPOSTE https://sicurisullastrada.it/dashcam-5-minuti-per-sapere-tutto/
Vuoi inviarci le clip della TUA DASHCAM? Guarda come fare su https://bit.ly/inviavideo
Seguici sui canali BDOI per essere AGGIORNATO e vedere le MIGLIORI CLIP https://bit.ly/canalibdoi
Hai domande o curiosità? COMMENTA sotto al video oppure CONTATTACI https://bit.ly/contattabdoi
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This video shows DANGEROUS behaviors not to imitate! Always drive carefully!
Do you want to send us the clips of YOUR DASHCAM? See how on https://bit.ly/inviavideo
Follow us on BDOI channels to be UPDATED and see the BEST CLIPS https://bit.ly/canalibdoi
Do you have any questions or curiosities? COMMENT below the video or CONTACT US https://bit.ly/contattabdoi

#baddriversofitaly #dashcam #compilation

2 giugno: celebriamo gli 80 anni della Costituzione italiana 

1 Giugno 2026 ore 17:51

2 giugno: celebriamo gli 80 anni della Costituzione italiana. Lavoro, diritti, uguaglianza, decentramento, minoranze, indipendenza stato e chiesa, uguaglianza religioni, tutela dell'ambiente biodiversità e ecosistemi, diritto internazionale, ripudio della guerra: sono questi i principi fondamentali su cui si basa la nostra Repubblica. Tra questi non troviamo le armi e nemmeno chi le benedice. E allora [...]

L'articolo 2 giugno: celebriamo gli 80 anni della Costituzione italiana  proviene da Movimento Nonviolento.

IT Security Guru picks for Infosecurity Europe 2026

1 Giugno 2026 ore 17:16

With Infosecurity Europe kicking off tomorrow, many of us will be fine tuning our schedules and prepping for the festivities to kick off. The Gurus have been busy collecting a selection of unmissable events to help you plan your trip and ensure you get the most out of your visit. 

Here’s a selection of ones we think you’ll enjoy:

Tuesday Talks

Joanna Mendez, Former CIA Chief of Disguise and author 

The Deception Playbook: Inside the Mind of a CIA Spy

Keynote Stage 

Tuesday, 2nd June @ 10:10 – 10:50 

This keynote explores how the principles of espionage, deception and psychological manipulation underpin many of today’s most effective cyber-attacks. Drawing on her experience as the CIA’s former Chief of Disguise, Jonna Mendez shares compelling real-world lessons on trust, influence and human vulnerability, offering security leaders a fresh perspective on social engineering risks and organisational resilience.

 

Darren Guccione, CEO and Co-Founder, Keeper Security: 

Super-Identities at Machine Speed: Securing the Rise of AI Agents

Cyber Strategies Stage 

Tuesday, 2nd June @10:00 – 10:25

This session explores the growing security risks posed by AI agents as they become increasingly autonomous within enterprise environments. You’ll learn why traditional identity and access controls are no longer sufficient, and gain practical guidance on securing AI agents through least-privilege access, continuous monitoring and governance frameworks that support emerging UK and EU regulations.

 

Nico Hulkenberg, F1 Driver, Audi Revolut F1 Team and Lisa Forte, Partner at Red Goat Cyber Security 

In the Driver’s Seat with Nico Hulkenberg 

Keynote Stage 

12:25-12:45

With around 250 Grand Prix races in his career, Nico Hülkenberg is one of the most experienced drivers in the industry. In cyber security we often draw parallels with the Formula 1 world, as both operate with speed, data, risk and teamwork at extremely high stakes. Join Lisa Forte and Nico as they take to the stage, for this racy unmissable conversation.

 

Mayur Upadhyaya, CEO and Co-founder, APIContext:

Resilience at Machine Speed 

Resilience and Cyber Risk Theatre

Tuesday, 2nd June @ 12:45 – 13:15

This session examines how organisations can improve resilience in increasingly automated, machine-to-machine environments where service failures are often difficult to detect. You’ll learn how to identify modern monitoring blind spots across APIs and third-party services, and how continuous external verification can help spot issues early before they affect customers or business operations. 

 

Matthew Brady, Black Duck: 

Reporting Active Exploits in 24 Hours: Are You Ready for the CRA?

Resilience and Cyber Risk Theatre

Tuesday, 2nd June @ 15:00 – 15:30

This session focuses on how organisations can prepare their vulnerability management and AppSec processes for the Cyber Resilience Act’s strict reporting requirements. Attendees will gain practical insights into the operational, technical and workflow changes needed to detect, verify and report actively exploited vulnerabilities quickly, while improving cross-team collaboration, automation and compliance readiness.

 

Tim Ward, CEO and Co-founder, Redflags, and Daniela Waugh, Head of Information Security, S&W Group:

Intelligent Behaviour Change in the Age of AI

Case Studies Stage

Tuesday, 2nd June @ 14:15 – 14:45

This case study session explores how organisations can drive meaningful, long-term security behaviour change by understanding and influencing how people make decisions in the workplace. You’ll learn practical approaches to reducing human risk, fostering a stronger security culture, and using insights from employee interactions with AI tools to identify emerging risks and shape effective governance strategies.

 

Filigran and Centrica Plc 

From Scattered Insights to Actionable Intelligence: Breaking Team Silos and Turning Indicator Noise to Signal Using AI

Case Studies Stage 

Tuesday, 2nd June @14:40 – 15:05 

This session explores how organisations can make cyber threat intelligence more effective by breaking down security silos and improving the quality of threat data. Through a real-world case study from Centrica, you’ll learn how AI-enhanced intelligence workflows and automated feedback mechanisms can help prioritise threats more effectively, reduce noise, and create a more proactive, intelligence-led security operation.

 

Wednesday Talks

Meera Tamboli, DFIR Analyst at AVEVA

What 500+ Mentoring Calls Taught Me About Confidence in Cybersecurity

Community@Infosec

Wednesday 3rd June, 10:00 – 10:30

This session explores the personal and professional challenges many people face when building a career in cybersecurity, including imposter syndrome, burnout and fear of failure. Through insights gained from mentoring hundreds of cyber professionals, attendees will learn why community, authenticity and support are critical to building confidence, resilience and long-term success in the industry. 

 

Rik Ferguson, Vice President Security Intelligence, Forescout

“Quantum is still far off, we can wait – can’t we?”

Keynote Stage

Wednesday, 3rd June 2026  @ 11:00 – 11:45

This session explains why post-quantum cryptography (PQC) is a migration challenge that organisations need to address today, rather than a future problem to worry about when quantum computers arrive. You’ll learn how long technology refresh cycles can create hidden risks, what steps should be taken now to avoid crypto-agility issues, and how leading industries are preparing for the transition to quantum-safe security.

 

The Cyber Agony Aunts 

The Resiliency Quad: Integrated Framework for Sustaining Human Performance

Community@Infosec

Wednesday, 3rd June @ 13:30 – 14:00

This session introduces the Resiliency Quad, a framework for building sustainable performance through a balanced approach to physical, emotional, technological and developmental resilience. Attendees will gain practical insights into how strengthening these interconnected areas can improve wellbeing, adaptability and long-term effectiveness in both personal and professional settings.

 

Women in Cyber 10 Year Celebrations! 

This year Infosec marks a decade of the Women in Cybersecurity programme with sessions designed to inspire, empower and drive real change. The sessions will explore how women are redefining success in their cybersecurity careers and what’s shifted over the past 10 years. They’ll also highlight how allyship and diverse teams now play a crucial role in strengthening cyber operations. With practical insights, forward looking discussion and a special keynote speaker, this milestone year offers a powerful look at how far the industry has come and what’s next.

 

Cyber Fest 2025 Cyber House Party (Sold Out) | The Fox, Excel | 3rd June | 17:30 – 23:30pm

Cyber House Party is the industry’s biggest fundraising bash, plus you get to hear colleagues, peers, connections show off their DJing skills. Always a blast! AND they’re raising money for the NSPCC. 

 

Thursday Talks

Yemurai Rabvukwa, Senior Cybersecurity Associate and Cyber Careers Influencer, Individual Contributor

Navigating the Imposter Monster as a Cyber Professional

Community@Infosec

Thursday, 4th June 2026 @ 10:00 – 10:30

This keynote explores how cybersecurity professionals can overcome self-doubt by reframing imposter syndrome as the Imposter Monster. Attendees will learn a practical framework for building confidence, managing uncertainty and developing a healthier mindset for personal and professional growth.

 

Peter Coroneos, Founder of Cybermindz 

Human Capability Risk in Cybersecurity: When Defender Burnout Becomes a Control Opportunity

Keynote Stage

Thursday, 4th June 2026 @ 11:00 – 11:35

This session explores the often-overlooked link between human performance and cyber resilience, highlighting how stress, burnout, poor sleep and uncertainty can directly affect the effectiveness of security operations. Attendees will learn how to treat workforce wellbeing as an operational risk factor, using measurable performance data and governance frameworks to strengthen decision-making, improve resilience and maintain the long-term effectiveness of cyber defence teams. 

 

Mo Patel / Phil McGowan, Huntress:

Ditch the Hype on Zero Trust: Take Practical and Actionable Steps to Improve Your Security Posture Today

Deep Dive Stage

Thursday, 4th June 2026 @ 12:30 – 13:15

This session cuts through the hype around Zero Trust, explaining why it is a security strategy rather than a product. You’ll gain a clearer understanding of the core principles behind Zero Trust, how they address modern security challenges, and what organisations should focus on when building a practical Zero Trust architecture based on continuous verification and least-privilege access. 

 

Nasser Arif, Cybersecurity Manager at NHS 

Life Outside of Cyber 

Community@Infosec

Thursday, 4th June 2026 @ 13:30 – 14:00

This session shares the career journey and insights of an award-winning NHS Cyber Security Manager who progressed from volunteer to leading security across multiple NHS Trusts. Attendees will gain perspectives on building positive security cultures, making cybersecurity more accessible and inclusive, and balancing technical expertise with the human side of security. 

 

That’s our take on the hottest line up at Infosec this year, if you do see us at any of the above, say hello!

 

 

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Now You See It; Now You Don't

Remember the old days when you could buy software and they gave you a permanent copy of the files on a shrink-wrapped CD? It was primitive, but at least you knew what you were getting, and you could rest assured that your new purchase would remain in your cupboard until you or one of your heirs decided to throw it away. The new service-based Internet was sold to the public as a convenience, but under the surface, it made consumer decisions even more complicated and challenged our assumptions about what it even means to "buy" or "own."

In the news: Fedora 44 Gaming Ready; Manjaro 26.1 Preview; Microsoft Issues…

In the news: Fedora 44 Gaming Ready; Manjaro 26.1 Preview; Microsoft Issues Warning About Linux Vulnerability; Is AI Coming to Your Ubuntu Desktop?; Framework Laptop 13 Pro Competes with the Best; Latest CachyOS Features Supercharged Kernel; Kernel 7.0 Is a Bit More Rusty; and France Says "Au Revoir" to Microsoft.

Gu Songfen, pioneering designer of Chinese supersonic fighter jets, dies at 96

Aerodynamics expert Gu Songfen has died at 96. He was the chief designer of China’s J-8 fighter jet family – the first home-grown supersonic fighter jet to counter US high-altitude reconnaissance aircraft. Gu was an academician of the Chinese Academy of Sciences and the Chinese Academy of Engineering as well as a researcher at the Aviation Industry Corporation of China (AVIC). He died in Beijing on Sunday night, according to a statement from AVIC. A farewell ceremony is scheduled for Saturday in...

Perché il mercato italiano non è pronto per avere troppe varietà di infiorescenze

1 Giugno 2026 ore 15:09
Negli ultimi mesi sembra di aver perso il conto delle nuove varietà di cannabis medica in arrivo in Italia. Proprio durante Cosmofarma Exhibition (Bologna, 8-10 maggio 2026), un’altra novità: Farmalabor ha annunciato la prossima disponibilità di 2 nuove infiorescenze importate dalla Germania, una al 22% di THC e una al 27% di THC. Quest’ultima, numeri …

Nine in Ten Security Leaders Concerned About AI-Generated Code Risks as Salt Security Launches New Governance Tool

1 Giugno 2026 ore 15:01

The rapid adoption of AI coding assistants is creating a new governance challenge for enterprise security teams, according to research released by Salt Security, which found that nine in ten security leaders are concerned about the security risks associated with AI-generated code. The research, AI Coding Assistants and the New Security Challenge, surveyed 100 IT security leaders across the UK and US and highlights the growing tension between software development speed and security oversight.

According to the study, 67% of organisations now report widespread adoption of AI coding assistants across development teams, reflecting how deeply AI has become embedded in modern software engineering practices. However, governance frameworks have struggled to keep pace. While organisations increasingly rely on AI to accelerate development, 38% still depend primarily on manual reviews to assess AI-generated code, a process many security leaders believe is becoming unsustainable.

Among respondents, 29% identified insecure coding patterns as the biggest risk introduced by AI assistants, while 15% cited concerns about generated code failing to align with internal security policies.

The findings mirror wider industry concerns about the quality and security of machine-generated software. According to figures cited by Salt Security, AI coding assistants now generate nearly half of all code written on platforms such as GitHub, while independent research has found that a significant proportion of AI-generated code contains known vulnerabilities.

“AI coding assistants are fundamentally changing how software is built, but governance has not kept pace,” said Roey Eliyahu, CEO and co-founder of Salt Security.

“Most organisations recognise the risks, but many are still trying to manage AI-generated code using security processes designed for a pre-AI world. That approach does not scale. Security leaders need visibility, consistency and embedded governance across the AI-assisted development lifecycle before code volumes become unmanageable.”

The research also revealed that larger enterprises face greater operational complexity as AI adoption grows. Organisations with more than 500 employees were significantly more likely to report challenges around governance consistency, developer overreliance on AI-generated outputs and policy enforcement across distributed development teams.

The findings coincide with the launch of Salt Code, a new addition to the company’s Agentic Security Platform designed to enforce security policies directly within AI coding assistants such as Claude Code, GitHub Copilot, Cursor, Gemini CLI and Codex. Salt Code is designed to move security controls earlier in the software development lifecycle. Rather than relying solely on traditional security testing tools after code has been written, Salt Code applies organisational security policies during code generation itself.

At the heart of the platform is Salt’s Posture Governance Engine, which allows organisations to define security and compliance requirements once and enforce them consistently across code creation, deployment and runtime environments. The platform includes pre-built policy packs covering frameworks such as the OWASP API Top 10, MCP Security Top 10, LLM Security Top 10 and OpenAPI/Swagger compliance.

According to Salt Security, the approach is intended to address what it describes as “security drift”, or the gradual divergence between organisational policies and actual development practices that can occur as AI-generated code volumes increase.

“AI is writing code faster than organisations can govern it, whether that AI is Claude, Gemini, Copilot, or the next tool a developer downloads tomorrow,” Eliyahu said.

“For the first time, security policy travels with the code itself, from the first prompt through every stage of the pipeline and into runtime. Organisations no longer have to choose between the speed AI enables and the security their business requires.”

Industry analysts have argued that governance will become increasingly important as AI-generated code forms a growing share of enterprise software. Salt’s research suggests that organisations are already recognising the challenge, with security leaders expressing concerns that manual review processes are struggling to scale alongside AI-assisted development.

“I regularly point organisations toward Salt because the full Agentic Security Graph is genuinely differentiating. Salt Code is the piece that ties it together,” said Christopher M. Steffen, CISSP, CISA, CCZ, VP of Research, Information Security, Risk and Compliance Management, Enterprise Management Associates. “With code-level context layered onto runtime behaviour, Salt is building a multi-dimensional defence for agentic systems rather than another single-point tool. That is the direction this market needs to move.”

The company is encouraging organisations to focus on improving visibility into AI-generated code, reducing dependence on manual review, standardising secure development practices and treating AI coding assistants as part of the wider software supply chain.

As enterprises continue to embrace AI-assisted development, the findings suggest that the next phase of adoption may be defined less by productivity gains and more by how effectively organisations can govern and secure the code these systems produce.

The post Nine in Ten Security Leaders Concerned About AI-Generated Code Risks as Salt Security Launches New Governance Tool appeared first on IT Security Guru.

Framapetition Error 500

Bonjour à tous,

Avec mon association, nous souhaitons mettre une pétition en ligne. Nous avons fait un “test” en signant nous-même une fois mais, une fois que nous avons cliqué sur le bouton “signer”, une page d’erreur 500 s’affiche et, dans la finalité, la signature n’est pas comptabilisée.

J’ai cru comprendre que cette erreur est déjà arrivée et je voulais savoir comment les autres internautes l’ont résolue ?

Si jamais il y a besoin de changer de site, quelle alternative conseillez-vous ?

En vous souhaitant une bonne journée !!

3 messages - 2 participant(e)s

Lire le sujet en entier

Can Taiwanese opposition leader pull off balancing act during US trip?

Taiwan’s main opposition leader is due to arrive in the United States late on Monday for a politically sensitive two-week visit expected to attract close scrutiny in Beijing, Taipei and Washington. The Kuomintang delegation, led by the party’s chairwoman Cheng Li-wun, will land on Monday evening local time in San Francisco, where she will visit Taiwanese-American communities and think tanks. She will also travel to Boston and New York before visiting Washington for meetings with political...

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1 Giugno 2026 ore 13:00

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Il video parte con della demenza durante il radioascolto in auto.

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"Qui non devi riprendere": Minacciati dalla gang dei braccialetti i Carabinieri chiamano rinforzi

1 Giugno 2026 ore 13:00

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Siamo andati a documentare il degrado e l'illegalità in una delle zone più presidiate di Roma: Piazza San Pietro. Ma la situazione ci è sfuggita di mano quasi subito. ⚠️👇

Ci siamo trovati faccia a faccia con la "gang dei braccialetti": non semplici venditori ambulanti, ma una vera e propria organizzazione strutturata militarmente che controlla il territorio. Non hanno paura di nessuno, nemmeno delle forze dell'ordine. Quando hanno visto la telecamera, hanno provato a bloccarci con intimidazioni e minacce, rivendicando il diritto di "lavorare".

Ma come funziona la loro truffa?
La tecnica è sempre la stessa: ti agganciano regalando un gadget e, appena lo prendi in mano, scatta la trappola. Ti pressano, alzano la posta e pretendono banconote, non semplici spiccioli. Molti di loro sono clandestini, già colpiti da decreti di espulsione, pronti a usare la forza (come dimostrano i frequenti regolamenti di conti interni).

La situazione è diventata così tesa che i due Carabinieri presenti in piazza hanno dovuto chiedere rinforzi e scortarci fuori per garantire la nostra incolumità. Una realtà assurda e intollerabile nel cuore di Roma, sotto gli occhi di milioni di turisti.

Lascia un commento: hai mai assistito a scene del genere? 👇
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Le ulteriori risultanze nella condanna Stasi (Parte 2)

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📄 DOSSIER COMPLETO + DOCUMENTI:
https://darksideitalia.it/dossier/anatomia-condanna-stasi/

Questo è il sesto capitolo del dossier sulla condanna Stasi (Parte 2).

La puntata si apre con uno degli indizi richiamati nella sentenza: le ormai note scarpe Frau numero 42, mai ritrovate ma considerate parte del quadro accusatorio.

Da qui passiamo alle cosiddette “ulteriori risultanze”, elementi che non rientrano nell’elenco dei sette indizi principali ma che contribuiscono comunque alla formazione del giudizio.

In questa prima parte ci occupiamo del tema dei presunti graffi sul braccio di Alberto Stasi.

Sette anni dopo l’omicidio, alcuni carabinieri riferiscono di aver notato segni sull’avambraccio dell’imputato il giorno stesso del delitto. Ma quei graffi esistevano davvero? Perché non furono fotografati, verbalizzati o segnalati nell’immediatezza? E come si sono evolute nel tempo le dichiarazioni dei protagonisti di questa vicenda?

Nel video analizziamo:

👉 l’indizio delle scarpe Frau n. 42
👉 la deposizione del brigadiere Pennini
👉 la questione dei presunti graffi
👉 le successive modifiche delle dichiarazioni
👉 il ruolo attribuito a questo elemento nel processo
👉 le contraddizioni emerse negli anni

Nella prossima puntata completeremo l’analisi delle ulteriori risultanze affrontando il tema del DNA subungueale e del movente.

Nuovi capitoli ogni lunedì.

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Re: OpenWebRx, Airspy r2, Raspberry Pi 4

1 Giugno 2026 ore 11:01
I have recently switched to using an Intel NUC i5.
When compared to the price of a new R-Pi 5, there was no contest and the performance is much better.  The NUC is around twice the physical size of a cased R-Pi and about half the price of a R-Pi5 4Gb.
A good used NUC i5 (or i3) can be had on the famous auction site for not too much money.
If you shop wisely, you can get one with 4 or 8Gb RAM and a 120Gb SSD, most are without a PSU, but a suitable laptop PSU will work fine (they will run from 12v - 19v).
I struck lucky and got a 'barebones' NUC5i5 for under £20 (20GBP) delivered as I had a suitable 4Gb stick of RAM, 120Gb SSD and PSU from a dead laptop - winner!

Nigel, G4ZAL

La nuova Toyota RAV4 sfiora i 20 km/l: dentro Quattroruote di giugno - VIDEO

8 Giugno 2026 ore 10:47
Quattroruote di giugno 2026, già disponibile in Digital Edition&nbsp;e in edicola dal 2 giugno, dedica la copertina alla&nbsp;prova della nuova Toyota RAV4: il sesto atto di una delle SUV più apprezzate al mondo riduce la potenza per migliorare ciò che già era al top, i consumi. Inoltre, è più grintosa e pratica di prima.L'editoriale&nbsp;parla del ribaltamento del rapporto tra Europa e Cina nell'industria auto: da semplici &quot;apprendisti&quot;, i costruttori del Dragone sono diventati partner e riferimento tecnologico. Tra alleanze, joint venture e scambi di know-how, l'Europa cerca di recuperare velocità e competitività, ma la vera sfida sarà trasformare questa fase in apprendimento reale e non solo in una soluzione temporanea. Per chiudere, un'intervista esclusiva a Kimi Antonelli, l'enfant prodige della Formula 1: dietro quella visiera che sfreccia a 350 all'ora c'è un ragazzo umile, con un sorriso contagioso e la testa sulle spalle. L'abbiamo incontrato a Misano, fresco di consegna della sua nuova Mercedes. Prove su strada Toyota RAV4 La&nbsp;nuova Toyota RAV4, sesto capitolo di un best seller da oltre 15 milioni di unità dal 1994, nella versione full hybrid GR Sport AWD-i mette in evidenza un pacchetto molto equilibrato.A partire dai consumi, che migliorano ancora: nei test certificati del Centro prove la media è di 19,4 km/l, contro i 15,6 del modello 2019. Il powertrain, rivisto e con circa 30 cavalli in meno (185 per la trazione anteriore e 194 per la AWD-i), non penalizza però le prestazioni.Sul piano pratico resta uno dei punti di riferimento della categoria, mentre il salto tecnologico è affidato all'architettura Arene, base di infotainment e ADAS destinati ad aggiornarsi nel tempo tramite OTA. Renault Twingo&nbsp; La quarta generazione della Renault Twingo&nbsp;nasce da un progetto globale: ideata e disegnata in Francia, prodotta in Slovenia e sviluppata con il contributo di partner tecnici cinesi. La Techno costa 21.100 euro.Tra i punti chiave, lo sviluppo rapidissimo - appena 21 mesi - e un design che richiama l'eredità rétro dopo Renault 5 e Renault 4. Non manca la versatilità tipica del modello, con sedute posteriori scorrevoli e abbattibili e uno sfruttamento intelligente degli spazi in 3,79 metri.Alla guida è agile e sincera: resta piacevole anche se un po' rigida sullo sconnesso e più rumorosa alle velocità sostenute. In città percorre 10,4 km/kWh e raggiunge fino a 321 km di autonomia con la batteria da 27,5 kWh. Jeep Compass La nuova Jeep Compass&nbsp;cresce nelle dimensioni esterne e nello spazio interno, soprattutto per il bagagliaio, guadagnando presenza su strada.Il motore d'ingresso è il tre cilindri 1.2 hybrid da 145 CV, ma i risultati sorprendono: le prestazioni migliorano e i consumi scendono, con una media di 15,8 km/l contro i 13,2 precedenti, mentre in città si sale fino a 16,7 km/l.Solo nelle riprese a pieno carico emerge qualche limite, ma nel complesso la Compass convince per confort, insonorizzazione e frenata. Meno agile nel misto stretto, senza compromettere la sicurezza. Audi RS 5 Avant L'Audi RS 5 Avant&nbsp;fa discutere per il peso, circa 24 quintali, ma alla guida emerge come un limite più percepito che reale.Nonostante i 575 kg in più rispetto alla RS 4 Avant, è più veloce sullo 0-100 (3,3 secondi), frena meglio ed è più efficace in pista. Il lavoro su assetto, carreggiate e trazione integrale con torque vectoring consente una guida molto precisa, con un comportamento che ricorda quello di una trazione posteriore. Peugeot 308 full hybrid vs Volkswagen Golf 2.0 TDI Il confronto oppone la Volkswagen Golf&nbsp;2.0 TDI da 150 CV alla Peugeot 308&nbsp;full hybrid da 145 CV.L'ibrida primeggia in città, mentre il diesel mantiene un vantaggio nei percorsi extraurbani e autostradali, pur penalizzato oggi dal costo del gasolio. L'analisi si completa con i dati sui costi di gestione, assicurazione e valore residuo dopo quattro anni.&nbsp; 4R Reloaded: Range Rover Sport La Range Rover Sport, nata nel 2005, continua a rappresentare un punto di riferimento. Oggi, nella versione SV Black da 635 CV, scatta da 0 a 100 km/h in 4,2 secondi e raggiunge i 291,7 km/h, mantenendo un equilibrio raro tra prestazioni elevate e capacità off-road. Riviste da vicino: Mini Countryman JCW La Mini&nbsp;Countryman&nbsp;pesa sempre di più nelle vendite del marchio, arrivando a rappresentare quasi una Mini su due in Italia. La versione C da 170 CV offre buone prestazioni e consumi intorno ai 15 km/l.Positiva la tenuta del valore e la qualità generale, anche se alcuni interventi fai da te risultano poco agevoli. Primo contatto Questo mese abbiamo guidato la Cupra Raval: la nuova spagnola prende il nome dal quartiere più ribelle di Barcellona ed è una piccola elettrica in grado di unire gli opposti: cattiva fra le curve, lussuosa nell'abitacolo. E nella versione VZ, &quot;rende&quot; ancora di più. Anteprime e Autonotizie In arrivo una nuova Hyundai Bayon, completamente ripensata rispetto all'attuale generazione: cambieranno non solo il design, ma anche il posizionamento, con un'integrazione più chiara all'interno della futura gamma ibrida del marchio. Un'evoluzione che riflette l'esigenza di rendere sempre più coerente l'offerta nei segmenti più strategici.Tra le anteprime spicca anche la futura Smart ForTwo, riletta in chiave contemporanea a partire dal prototipo visto al Salone di Pechino. Un appuntamento che, insieme a quello di Shanghai, si conferma il centro nevralgico dell'auto globale: sempre più spesso è qui che i costruttori, europei compresi, svelano modelli destinati non solo alla Cina ma anche ad altri mercati.Dalle analisi delle novità emerse nel salone cinese si colgono chiaramente le principali direttrici di sviluppo, a partire dalla crescita dell'offerta elettrificata e dal rafforzamento nei segmenti urbani e compatti. In particolare, si prepara una vera ondata di SUV compatte, con modelli in arrivo come la nuova Nissan Juke, la Skoda Epiq e la Genesis GV60 Magma, ciascuna con un'identità ben definita.Non manca lo spazio per l'auto da sogno, con la Lamborghini Fenomeno Roadster, né per l'anticipazione del futuro, rappresentata dalla concept firmata BMW per una coupé Alpina con motore V8 non elettrificato. A completare il quadro, un focus sull'idrogeno come possibile alternativa alle elettriche, un approfondimento sulla futura Volkswagen GTI elettrica e una retrospettiva sui colori che hanno segnato la storia dell'automobile. Attualità e Inchieste Nonostante una fase di parziale discesa, i prezzi dei carburanti restano elevati, soprattutto se confrontati con il periodo pre-conflitto e, in particolare, lungo le tratte autostradali. In vista delle partenze estive torna quindi centrale il tema del risparmio di carburante: andare più piano fa davvero risparmiare?Per rispondere non ci siamo fermati alla teoria. Oltre ai dati raccolti in condizioni controllate dal Centro prove, abbiamo replicato uno scenario reale lungo la Milano-Roma, una delle arterie più trafficate d'Italia. Due vetture identiche, stessa configurazione, ma velocità diverse: una a 130 km/h e una a 110. Il risultato consente di valutare non solo i consumi reali, ma anche il compromesso tra tempo di viaggio e spesa, considerando variabili come pressione degli pneumatici e carico.Accanto ai consumi, un'altra indagine mette in luce un fenomeno in crescita: la difficoltà nel conseguire la patente di guida. Nel 2025 il 29,3% dei candidati non ha superato l'esame. Un dato che riflette un cambiamento più ampio: tra i giovani aumenta la quota di chi rimanda o rinuncia, segnale di un rapporto con l'auto che evolve.Sul fronte della sicurezza stradale, resta critica la convivenza tra utenti: oltre 200 ciclisti perdono la vita ogni anno. Un tema che richiama la necessità di un nuovo equilibrio tra mobilità diverse, attraverso infrastrutture adeguate e un cambio culturale.Infine, un fenomeno meno evidente ma in forte crescita: i furti di rame dalle colonnine di ricarica. Non più episodi isolati, ma attività sempre più organizzate, con impatti concreti sulla diffusione delle infrastrutture per la mobilità elettrica. Come richiedere allegati e dossierChi è abbonato a Quattroruote può richiedere gli allegati e i dossier inviando un'email a uf.vendite@edidomus.it, oppure telefonando al numero 02.56568800 (da lunedì a venerdì, dalle 9 alle 18).

Fuori Alfredo dal 41 bis. Presenza solidale in occasione dell’udienza al tribunale di sorveglianza (Roma, 12 giugno 2026)

31 Maggio 2026 ore 19:24
Fuori Alfredo dal 41 bis. Presenza solidale in occasione dell’udienza al tribunale di sorveglianza (Roma, 12 giugno 2026) FUORI ALFREDO DAL 41 BISPER LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE TRA GLI OPPRESSICONTRO TUTTI…

Abbiamo guidato la Polestar 5: 884 CV e un'anima da GT - VIDEO

13 Giugno 2026 ore 17:34
Era il 2020 quando Polestar ha presentato la Concept Precept, pronta per il&nbsp;Salone di Ginevra&nbsp;poi cancellato per la pandemia. Non una semplice concept car, ma un vero e proprio manifesto: un &quot;precetto&quot;, appunto. Una dichiarazione d'intenti sul futuro della Casa di Göteborg tra sostenibilità, tecnologia e prestazioni elettriche. Ci sono voluti sei anni, ma oggi quella concept è realtà. &nbsp;Da Göteborg a Dakar Il nostro primo contatto con la Polestar 5 è avvenuto durante una delle tappe del viaggio organizzato dalla Casa svedese per accompagnare la nuova GT elettrica da Göteborg fino a Dakar. Un tour lungo migliaia di chilometri, pensato non solo come operazione di comunicazione, ma anche per dimostrare la vocazione da grande viaggiatrice della 5. Noi abbiamo avuto modo di guidarla sulle strade spagnole. L'identikit della Polestar 5 Parliamo di una berlina-coupé quattro porte lunga 5,08 metri e larga 2,01. Dimensioni impegnative, ma dissimulate dalla linea filante e pulita. La piattaforma su cui nasce è totalmente nuova: si chiama PPA (Polestar Performance Architecture), ed è costruita interamente in alluminio incollato. L'architettura è a 800 Volt e supporta ricariche in corrente continua fino a 350 kW. In condizioni ideali significa passare dal 10 all'80% in circa 22 minuti. La batteria ha una capacità di 112 kWh utilizzabili ed è integrata nel pianale: per questo modello Polestar dichiara un'autonomia nel ciclo Wltp di 674 km per la Dual Motor e 558 km per la Performance, differenza dovuta al fatto che - all'occorrenza - la prima può staccare uno dei due motori. Interessante il lavoro svolto dagli ingegneri svedesi su telaio e dinamica: la distribuzione dei pesi è perfettamente bilanciata, 50:50 tra anteriore e posteriore. Le sospensioni adottano uno schema multilink su entrambi gli assi, e la Performance monta ammortizzatori semi-attivi magnetoreologici. Numeri importanti anche per la potenza: la Dual Motor vanta 748 CV, mentre la Performance arriva a 884 CV e 1.050 Nm di coppia. Tradotto: 0-100 km/h in 3,5 secondi. L'esperienza a bordo di Polestar 5 La prima cosa che si nota entrando nell'abitacolo è la quantità di luce che filtra. Nonostante la linea da coupé e l'assenza del lunotto, il tetto panoramico da 2 mq sopra la testa degli occupanti rende l'ambiente arioso, soprattutto con gli interni chiari dell'esemplare in prova. Poi arriva il classico minimalismo scandinavo: pulito, ordinato, quasi zen, con un'ottima qualità percepita. I sedili Recaro sono avvolgenti ma non scomodi: sono riscaldati, ventilati, massaggianti e dotati di qualsiasi regolazione possibile e immaginabile. Davanti al guidatore troviamo un cruscotto digitale da 9&quot;, chiaro e leggibile, mentre l'infotainment da 14,5&quot; richiede un po' di apprendistato. Non esistono tasti fisici, salvo la manopola sul bracciolo centrale. Nessun comando fisicoPraticamente tutte le funzioni dell'auto passano dal display centrale verticale: il sistema, basato su Android Automotive, è rapido, fluido e ben integrato, ma alcune funzioni richiedono troppi passaggi (ma per questo viene in aiuto l'integrazione dei comandi vocali con Gemini AI). Qualche critica anche al volante: i comandi non sono retroilluminati e cambiano funzione in base al menu selezionato. Una soluzione moderna sulla carta, ma poco intuitiva nell'utilizzo quotidiano. C'è tanto spazio, ma la praticità...Qualche perplessità anche sull'aspetto pratico: gli spazi per riporre gli oggetti sono pochi, non molto capienti e manca persino il classico cassetto lato passeggero. Scelte che stridono a bordo di un'auto che nasce come grande viaggiatrice. Molto bene, invece, lo spazio per chi siede dietro: i passeggeri della seconda fila hanno a disposizione&nbsp;parecchi centimetri per le gambe e anche quelli per la testa sono adeguati, nonostante la linea del tetto, grazie alla possibilità di reclinare i sedili. I 365 litri del bagagliaio non impressionano, considerando le dimensioni esterne dell'auto, ma vengono compensati in parte dai 52 litri del doppio fondo e dagli ulteriori 52 del frunk. Come va su strada la Polestar 5 Metto il selettore della marcia in Drive e comincio a macinare chilometri, direzione Siviglia. Emerge subito l'attenzione all'aerodinamica e all'insonorizzazione: doppi vetri, coda tronca e un Cx di 0,24 contribuiscono a creare un ambiente acusticamente ben isolato anche a velocità autostradali. Come sulla 4, anche qui manca il lunotto, sostituito da una telecamera che proietta le immagini nello specchietto centrale: una soluzione esteticamente interessante, ma che richiede qualche chilometro di adattamento. L'aspetto che meno mi ha convinto è l'ottica della telecamera, che restituisce immagini molto &quot;zoomate&quot;. Noto invece con piacere che la Casa svedese ha rinunciato a qualsivoglia sound generator o artifizio che simula il motore: la 5 rimane silenziosa, raffinata e coerente con la propria impostazione da granturismo elettrica. Dinamica di guida a puntoAumentando il ritmo emerge il buon lavoro fatto sul telaio: il peso c'è, inevitabilmente, ma viene gestito in maniera sorprendentemente efficace. Gli ammortizzatori semi-attivi magnetoreologici della Performance svolgono un ottimo lavoro: il sistema legge continuamente fondo stradale, trasferimenti di carico e input del guidatore, variando la risposta degli ammortizzatori praticamente in tempo reale. Il risultato è una vettura che riesce a mantenere un ottimo controllo dei movimenti di cassa. La 5 appoggia decisa, compensa bene gli spostamenti di carico e digerisce bene anche i cambi di direzione, considerando la sua mole. Carattere da granturismoConvince anche lo sterzo: non è asettico, il carico volante è ben calibrato e ha una buona progressività. Nei settaggi più sportivi tende a irrigidirsi un po' troppo e il ritorno potrebbe essere più naturale, ma il feeling generale resta positivo, soprattutto considerando i pneumatici anteriori da 255 mm. Tirando le somme, la 5 non vuole essere né una supercar elettrica travestita da berlina, né una sportiva ultra-comunicativa per fare il tempo sul giro: sono materie che non le competono. Il suo ruolo è di granturismo capace di macinare chilometri senza stancare, strizzando l'occhio al piacere di guida. Prezzi e allestimenti di Polestar 5 La Polestar 5 arriverà sul mercato in due varianti: quella d'ingresso è la Dual Motor, forte di 748 CV ed equipaggiata con ammortizzatori passivi classici. Al vertice della gamma troviamo invece la Performance da 884 CV e 1.050 Nm di coppia: oltre alla maggiore potenza, porta in dote gli ammortizzatori semi-attivi magnetoreologici e una diversa ripartizione della coppia tra i due assali. Entrambe condividono la stessa architettura a 800 Volt, così come la batteria da 112 kWh (103 netti). Polestar 5 Dual Motor: 119.800 euro Polestar 5 Performance: 144.800 euro

Tensione e familiarità al Seminario di Montevaso

1 Giugno 2026 ore 08:54

Da Venerdì 29 a domenica 31 maggio si è tenuto in Toscana un seminario interno del Movimento Nonviolento sulla Campagna Un'altra difesa è possibile. Tre giorni di lavoro e convivialità, ospiti di Enrico e Francesca Pompeo nella bellissima tenuta agroforestale del Montevaso in Toscana, durante i quali, attiviste e attivisti del Movimento Nonviolento provenienti da [...]

L'articolo Tensione e familiarità al Seminario di Montevaso proviene da Movimento Nonviolento.

Il corpo calcolato

1 Giugno 2026 ore 08:44

O zempic è il nome commerciale di un farmaco capace di intervenire sui meccanismi della fame e della sazietà. Rallenta lo svuotamento dello stomaco e attenua l’appetito, inducendo a mangiare meno e portando, nel tempo, alla perdita di peso. Nato per il trattamento del diabete di tipo 2, è diventato in pochi anni l’esempio più noto di una nuova classe di farmaci dimagranti, che spostano il controllo del peso dal piano della volontà individuale a quello della regolazione farmacologica. A prima vista questo spostamento alleggerisce la pressione sul singolo, poiché non gli si chiede più di “mangiare meno e muoversi di più”. E tuttavia, sotto questa trasformazione rimane inalterato il modo in cui guardiamo i corpi grandi: corpi sbagliati, sgradevoli, da correggere e da riportare a una norma. Il corpo grasso viene letto ancora una volta come una responsabilità individuale e, prima ancora, come una colpa.

Se è vero che l’obesità è stata accertata come fattore di rischio per molte patologie, è anche vero che nel discorso pubblico si tende spesso a trasformare questa correlazione in un giudizio, non solo estetico ma anche morale, sul corpo e sulla persona. La grassofobia agisce su tre dimensioni: il pregiudizio, ovvero l’idea che i corpi grandi valgano meno, lo stigma, ovvero l’attribuzione di qualità negative alle persone grasse (ingorde, pigre, trasandate), e infine la discriminazione, cioè l’insieme delle barriere e dei comportamenti che tendono a tagliare fuori le persone grasse dalla vita sociale e lavorativa.

Questa dinamica non si distribuisce però in modo uniforme. Negli ultimi anni, soprattutto nei contesti di attivismo anglofono legati al movimento fat acceptance, si sono diffuse categorie informali come mid-size, small fat, mid fat, super fat e infinifat, utilizzate per descrivere differenze interne a ciò che viene spesso trattato come un gruppo omogeneo. Si tratta di etichette non scientifiche, nate per rendere visibile un dato empirico: la grassofobia tende a intensificarsi con l’aumentare della taglia. Chi occupa posizioni più vicine ai modelli corporei socialmente accettati può ancora abitare e attraversare, con qualche attrito, spazi e pratiche pensati per corpi standard; man mano che ci si allontana da questi parametri lo stigma si fa più esplicito e le barriere più escludenti.

Chi è vittima di atteggiamenti grassofobici ha maggiori probabilità di rimandare visite e controlli, di ricevere diagnosi tardive o trattamenti meno adeguati, e più in generale di sviluppare un rapporto problematico con il sistema sanitario. 
Anche senza passare in rassegna i dati che documentano ostacoli e trattamenti peggiori nell’accesso a lavoro, scuola e cure, basta guardare agli oggetti più ordinari per vedere come questa logica si traduca nella pratica: sedili di aerei e lettini di ospedale troppo stretti per ospitare certi corpi, brand di abbigliamento che prevedono solo alcune taglie, bilance non tarate su corpi più pesanti. Qui la grassofobia non passa da un giudizio esplicito ma è inscritta in un progetto che decide silenziosamente quali corpi sono previsti e quali no.

Un’analisi pubblicata sull’International Journal of Obesity nel 2025, basata su oltre un milione di risposte raccolte nel tempo, mostra che atteggiamenti negativi verso le persone obese sono diffusi anche tra i medici e gli operatori sanitari, e in alcuni casi risultano persino più marcati tra chi ha un ruolo diretto nella diagnosi e nel trattamento. Questi atteggiamenti non si presentano necessariamente come ostilità aperta; più spesso prendono la forma di associazioni automatiche legate all’idea che il peso sia una questione di volontà, che il corpo grasso indichi scarso controllo o scarsa adesione alle raccomandazioni mediche.

È un tipo di sguardo che tende a semplificare e che può influenzare il modo in cui si interpreta un sintomo o si costruisce un percorso di cura. Le persone che ne sono vittima hanno maggiori probabilità di rimandare visite e controlli, di ricevere diagnosi tardive o trattamenti meno adeguati, e più in generale di sviluppare un rapporto problematico con il sistema sanitario. Secondo alcune ricostruzioni teoriche l’obesità si sarebbe affermata come categoria clinica all’interno di una cornice grassofobica, che a sua volta affonda le sue radici in una storia ben più lunga, legata al colonialismo e alla morale protestante. Ma per comprenderlo occorre fare un passo indietro.

L’epidemia di obesità
Alla fine degli anni Novanta, un articolo sul Journal of the American Medical Association (JAMA) segnò un punto di svolta nel modo in cui parliamo di corpi grassi. Mettendo in fila i dati raccolti tra il 1991 e il 1998, un gruppo di ricercatori dei Centers for Disease Control aveva registrato un aumento significativo della quota di adulti obesi negli Stati Uniti, dal 12 al 17,9% in soli sette anni, con una crescita in tutti gli Stati, in entrambi i sessi e in quasi tutti i gruppi di età. Il fenomeno non era descritto come una semplice tendenza, ma come un’“epidemia di obesità”.

Nello stigma nei confronti dell’obesità delle narrazioni patologizzanti, la responsabilità veniva scaricata sui singoli e sulle famiglie, secondo una logica che ignorava i determinanti sociali, economici e ambientali delle scelte individuali.
Questa connotazione di allarme e urgenza diventò centrale nella campagna mediatica successiva, anche attraverso la diffusione di grafici che mostravano la progressione del fenomeno anno per anno, come se si stesse seguendo l’evoluzione di un contagio. “Epidemia di obesità” divenne una formula sempre più accreditata, utilizzata come base scientifica per la “guerra all’obesità” che ne conseguì: a partire dagli anni Duemila si diffusero linee guida che fissavano soglie numeriche di “peso sano”, interventi sulle mense e sui programmi di attività fisica nelle scuole, normative più stringenti sulla produzione di bevande zuccherate e sulle pubblicità di junk food.

In diversi Paesi anglofoni circolavano spot che facevano leva sulla paura del futuro e su una struttura narrativa del tipo “what if”: in un video della campagna Strong4Life, per esempio, si ripercorre a ritroso la vita di un uomo colpito da infarto, risalendo fino all’infanzia. Man mano che il racconto procede, ogni passaggio viene associato a gesti come il consumo di bevande zuccherate o la visione prolungata di programmi televisivi, suggerendo che la condizione finale sia il risultato diretto e cumulativo delle scelte fatte nel corso della vita, spesso dentro lo spazio domestico e familiare. In questo genere di narrazioni la responsabilità veniva scaricata sui singoli e sulle famiglie, secondo una logica che ignorava i determinanti sociali, economici e ambientali delle scelte individuali, ovvero tutto ciò che rende difficile cambiare abitudini: lavoro precario, marginalità sociale, costo elevato del cibo più sano, città progettate per le auto, stress cronico.

Al di là dell’intenzione comunicativa, questi spot veicolavano un’equazione che oggi ci sembra quasi ovvia, quella tra il corpo magro e il corpo sano, ma che un tempo era impensabile. Per buona parte del Novecento le principali preoccupazioni sanitarie erano state la malnutrizione, le carenze vitaminiche, le malattie infettive che attecchivano su corpi troppo gracili. All’epoca si riteneva che qualche chilo in più potesse fornire un piccolo margine di protezione e la magrezza era considerata un segnale di malattia e decadenza sociale.

Col passare dei decenni, polmoniti e tubercolosi arretrarono progressivamente grazie al miglioramento delle condizioni igieniche e abitative e allo sviluppo di vaccini e antibiotici. Nello stesso tempo, l’aumento della popolazione anziana e i cambiamenti nello stile di vita (primi fra tutti l’alimentazione industriale e la crescente sedentarietà) spostarono l’attenzione verso le patologie non trasmissibili come l’infarto, l’ictus e il diabete di tipo 2, con lo studio dei relativi fattori di rischio. I medici cominciarono a monitorare le persone per anni, a confrontare nel tempo parametri come il peso, la pressione e la glicemia, a notare che chi pesa di più, in media, si ammala prima di certe malattie croniche. Tra gli anni Settanta e Ottanta il grasso diventò a tutti gli effetti un campanello d’allarme e un problema di salute pubblica, soprattutto nei Paesi anglofoni.

Chi ha un corpo più vicino ai modelli socialmente accettati può ancora abitare e attraversare, con qualche attrito, spazi e pratiche pensati per corpi standard; man mano che ci si allontana da questi parametri lo stigma si fa più esplicito e le barriere più escludenti.
All’inizio degli anni Novanta l’Organizzazione mondiale della sanità si trovò davanti a un problema molto pratico: in ogni Paese si usavano soglie diverse per decidere chi è in sovrappeso e chi no, con risultati difficili da confrontare. Si scelse allora di eleggere a criterio ufficiale l’indice di massa corporea (BMI, Body Mass Index), un indicatore dato dal rapporto tra peso e altezza al quadrato. Sulla base di questo criterio, si suddivideva la popolazione in quattro fasce principali: sotto una certa soglia numerica si parla di sottopeso, in un intervallo intermedio di normopeso, oltre di sovrappeso e ancora oltre di obesità.

Nel 1998 gli Stati Uniti si allinearono a queste soglie e abbassarono il limite tra normopeso e sovrappeso. Così, dall’oggi al domani, milioni di persone che il giorno prima erano considerate nella norma diventarono, per definizione, in sovrappeso. Quando, l’anno dopo, l’articolo del JAMA parlerà di “diffusione dell’epidemia di obesità”, troverà quindi un vocabolario, degli strumenti di misura e un immaginario già pronti ad accogliere quella metafora.

Il BMI: che cosa misura davvero
In origine il BMI non nasce nel campo della medicina e non serve a stabilire se una persona sia sana o malata. Il criterio era stato introdotto nell’Ottocento dal matematico e statistico belga Adolphe Quetelet e poi preso in prestito dalle compagnie assicurative, che lo usavano per calcolare, su grandi numeri, la probabilità di morte associata a determinate caratteristiche fisiche, come il rapporto tra peso e altezza, così da fissare il prezzo delle polizze. Chi si discostava da certi intervalli di peso veniva considerato più costoso da assicurare. Il BMI aveva quindi una finalità statistica e descrittiva, non una finalità clinica. È solo in un secondo momento che questo parametro è stato ripreso dalla medicina per fissare “soglie di normalità”, trasformando una correlazione statistica in un criterio di salute individuale.

Questo slittamento rappresenta un punto decisivo, perché cambia completamente il senso dello strumento: una probabilità statistica più alta in un ampio gruppo di popolazione non significa che qualsiasi persona con un BMI alto morirà prima o sia destinata a una cattiva salute. Il BMI, da solo, non distingue tra muscolo e adipe e non dice nulla su pressione sanguigna, glicemia, livelli di infiammazione, capacità cardiorespiratoria o presenza di malattie. Una persona classificata come “sovrappeso” può avere esami del sangue perfettamente nella norma, fare attività fisica regolare e non avere alcun segnale clinico di malattia. Allo stesso tempo, una persona con un BMI “normale” può avere il diabete o altri problemi di salute. Questo perché l’indicatore non considera il funzionamento dell’organismo, ma esprime solo un rapporto matematico. È proprio in questo passaggio, da criterio statistico a misura di normalità, che il BMI smette di essere solo uno strumento tecnico e diventa parte di un più ampio sistema di valori e significati culturali sul corpo.

L’indice di massa corporea (BMI) in origine aveva una finalità statistica e descrittiva, non clinica. Solo in un secondo momento è stato ripreso per fissare delle “soglie di normalità”, trasformando una correlazione statistica in un criterio di salute individuale.
Oggi la valutazione dell’obesità non si basa più esclusivamente sul BMI, che resta uno strumento di primo screening ma viene considerato insufficiente da solo. Uno dei suoi limiti principali è il fatto di essere tarato su popolazioni molto specifiche, prevalentemente europee. Già nel 2004 un gruppo di esperti convocato dall’Organizzazione mondiale della sanità ha mostrato che, in molti Paesi asiatici, il rischio di diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari aumenta a valori di BMI più bassi rispetto alle popolazioni europee, portando alla luce la necessità di proporre soglie differenziate. Nella pratica clinica attuale si adotta (o si dovrebbe adottare) un approccio multifattoriale all’obesità che integra altri indicatori, ad esempio la distribuzione del grasso corporeo e una serie di parametri (fisiologici, come la pressione arteriosa, e metabolici, come la glicemia e il profilo lipidico) che servono a stimare l’impatto reale sulla salute.

La letteratura scientifica recente, inoltre, distingue sempre più chiaramente tra obesità come condizione clinica, quando comporta già un danno funzionale o metabolico, e obesità come fattore di rischio, cioè una condizione che aumenta la probabilità di sviluppare determinate patologie nel tempo senza implicare necessariamente la presenza di malattia in atto. Questa doppia lettura rende il concetto molto più elastico e meno lineare di quanto suggerisca l’uso quotidiano del termine.

La costruzione culturale del sapere medico
Il fatto che la medicina, all’inizio, abbia incorporato il BMI in maniera piuttosto frettolosa e acritica può essere letto come l’esito di un contesto storico-culturale in cui il corpo grasso era già caricato di significati negativi, e in cui queste valutazioni hanno progressivamente colonizzato anche i saperi scientifici. Nel libro Fat Phobia (2022), la sociologa Sabrina Strings presenta l’adozione del BMI da parte della medicina come l’effetto di una genealogia in cui si intrecciano razzismo, religione e gerarchie sociali. Il suo lavoro è spesso citato nei dibattiti contemporanei su body positivity, grassofobia e medicalizzazione del peso, perché mette in discussione l’idea che il discorso medico sul corpo sia neutrale o puramente tecnico.

Nello sguardo coloniale il corpo nero, in particolare quello femminile, viene progressivamente associato all’idea di ingordigia e sensualità incontrollata, mentre per contrasto il corpo bianco viene associato all’idea di misura, controllo e sobrietà.
Un primo elemento di questa storia è la tratta transatlantica degli schiavi, che tra il Sedicesimo e il Diciannovesimo secolo ha visto la deportazione coatta dall’Africa verso le Americhe, di milioni di persone, impiegate poi nelle piantagioni di zucchero, tabacco e cotone e in altre tipologie di lavoro forzato. Per rendere moralmente e politicamente accettabile la tratta degli schiavi era necessario costruire una differenza oggettiva radicale tra chi schiavizzava e chi veniva schiavizzato, in modo da presentare gli schiavi come persone naturalmente inadatte alla libertà e già predisposte, per loro stessa indole, a essere governate. Nasce così il razzismo scientifico: nello sguardo coloniale il corpo nero, e in particolare quello femminile nero, viene progressivamente associato all’idea di ingordigia e sensualità incontrollata, mentre il corpo bianco viene associato per contrasto all’idea di misura, controllo e sobrietà.

Parallelamente, questa contrapposizione viene sostenuta anche dalla diffusione, tra Europa settentrionale e Nord America, della cultura protestante e di una morale religiosa sempre più attenta al controllo del corpo. Nella morale protestante la frugalità e il dominio sugli appetiti diventano una forma di disciplina quotidiana e insieme un segno visibile di virtù e vicinanza allo stato di grazia, mentre il grasso tradisce un’anima dominata dall’eccesso (“gluttonynella letteratura storica e teologica anglofona), spiritualmente povera, lontana da Dio. È dall’incrocio di queste due linee che emerge l’idea che il corpo magro e bianco sia l’unico corpo legittimo, moralmente superiore e “adatto” a rappresentare la nazione. Un’idea che attraversa anche la cultura iconografica e visuale, come testimoniano le raffigurazioni realizzate tra Ottocento e Novecento, che propongono un’immagine esuberante e ipersessualizzata della fisicità femminile nera.

Secondo Strings, dunque, la scelta del BMI come indice dello stato di salute è figlia di secoli di rappresentazioni non neutrali del corpo. Figure citate nel libro, come quella del medico George Cheyne, che racconta la propria “conversione” a una dieta quasi ascetica a base di latte, semi, pane e frutta, ci permettono di riconoscere una certa “parentela”, seppur lontana, con la moderna diet culture: dimagrire non è solo una questione di salute, ma molto più spesso è una questione di status.

Oggi impera una cultura per cui il corpo “riuscito” è quello che elimina o nasconde ogni traccia di sforzo e di fatica: deve comunicare uno stile di vita e una posizione sociale più che raccontare una storia e un processo.
Dentro uno scenario che trasforma il peso corporeo in un segnale di status e valore personale si inserisce, probabilmente, anche il successo di farmaci come Ozempic. Il controllo del peso, oggi, non passa più soltanto dalla disciplina individuale, ma da una scorciatoia che agisce direttamente sui meccanismi biologici, garantendo una gratificazione rapida. Questo spostamento si colloca in una cultura in cui il corpo “riuscito” è quello che elimina o nasconde ogni traccia di sforzo e di fatica: il corpo deve comunicare uno stile di vita e una posizione sociale più che raccontare una storia e un processo. Anche quando la fatica viene rappresentata (basti pensare ai tanti gym content che popolano Instagram e TikTok) non compare quasi mai nella sua forma “grezza” (con tutto ciò che comporta: disordine, sudore, affanno, scompostezza), ma in una forma estetizzata, levigata e controllata.

Il passaggio dal primato della volontà alla regolazione farmacologica del corpo, comunque, non rompe la struttura precedente ma la riorganizza. Intanto perché agisce sul corpo così come si presenta, lasciando intatte le condizioni socioeconomiche che possono averlo plasmato: i ritmi di lavoro che rendono difficile una gestione regolare dei pasti, la struttura dei prezzi che penalizza il cibo fresco a favore di quello industriale, le città disegnate intorno alla mobilità automobilistica, la riduzione progressiva del tempo non assorbito da lavoro e spostamenti, contesti di vita iperstimolanti che favoriscono una relazione impulsiva con il cibo.

E poi perché il corpo magro, adesso più tecnicamente raggiungibile, resta l’orizzonte desiderabile. La differenza principale si sposta sul piano dell’accesso, con nuove forme di esclusione (chi può permettersi il “corpo Ozempic” e chi no) e una rinnovata ossessione per la magrezza come capitale estetico e sociale.

L'articolo Il corpo calcolato proviene da Il Tascabile.

Khrys’presso du lundi 1er juin 2026

Comme chaque lundi, un coup d’œil dans le rétroviseur pour découvrir les informations que vous avez peut-être ratées la semaine dernière.


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Les articles, commentaires et autres images qui composent ces « Khrys’presso » n’engagent que moi (Khrys).

In Cina e Asia –

1 Giugno 2026 ore 06:45
In Cina e Asia – cina usa

I titoli di oggi:

Shangri-La Dialogue: Usa e Cina moderano i toni rispetto al 2025
Gli Usa rafforzano i controlli sui chip AI
Cina, espulsa reporter del NYT. Ritorsione degli Usa su giornalista della Xinhua
Cina, nominata la nuova presidente del principale regolatore finanziario del paese
Cina, condannato a 24 anni l'ex abate del Tempio di Shaolin
Myanmar, Min Aung Hlaing in India per la sua prima visita estera da presidente

L'articolo In Cina e Asia – proviene da China Files.

How has China’s year-long law enforcement campaign changed local governance?

Beijing has revealed the sweeping scale of a year-long campaign targeting irregular law enforcement against businesses as the country intensified its efforts to discipline local bureaucracies and improve governance. The Information Office of the State Council, China’s cabinet, said in a press briefing on May 21 that the campaign uncovered more than 66,000 problematic administrative law enforcement cases and helped companies to recover 30.7 billion yuan (US$4.5 billion). Authorities said more...

Cina, Africa e il restringimento dello spazio di Taiwan  

1 Giugno 2026 ore 05:42
Cina, Africa e il restringimento dello spazio di Taiwan   taiwan africa

Negli scorsi due mesi, tre episodi avvenuti in Africa hanno sottolineato l’attuale posizione di Taiwan nel panorama geopolitico e, più in particolare, l'influenza indiretta della Repubblica Popolare Cinese (RPC) sul processo decisionale dei paesi africani coinvolti. 

L'articolo Cina, Africa e il restringimento dello spazio di Taiwan   proviene da China Files.

Por qué Irán gana su guerra asimétrica frente a dos potencias nucleares superiores EEUU/Israel – Por Alfredo Jalife Rahme

1 Giugno 2026 ore 04:51

Por Alfredo Jalife Rahme

El libro del 2005 Cómo los débiles ganan las guerras: teoría del conflicto asimétrico (https://bit.ly/43BOReX), del académico de la Universidad de Chicago y anterior analista de inteligencia militar Ivan Arreguin-Toft, parece constituir el manual de cabecera del agredido gobierno iraní por la superpotencia nuclear EEUU y la mediana potencia nuclear Israel –que goza de la deliberada complicidad del filosionista argentino Rafael Grossi, desacreditado director de la Agencia Internacional de Energía Atómica, quien hace la vista gorda ante los arsenales clandestinos de Netanyahu, quien evade la inspección de la ONU y su firma del Tratado de No Proliferación que EEUU exige en forma asimétrica e inicua a Irán.

En el siglo V a.C., los omnipotentes enviados atenienses –en el célebre Diálogo de los Melios narrado por Tucídides en la Guerra del Peloponeso (https://bit.ly/4akW7j4)– exigieron la capitulación de la isla Melos con la formulación del hiperrealismo político: “Los fuertes hacen lo que pueden y los débiles sufren lo que deben”.

Netanyahu y Trump, ¡2 mil 455 años después! conminaron la misma capitulación perentoria a los iraníes.

En su notable libro Arreguin-Toft arguye en forma persuasiva que las “guerras asimétricas” dependen de la interacción entre las estrategias respectivas del fuerte y el débil, más que del poder material crudo y rudo.

A juicio de Arreguin-Toft, cuando el fuerte y el débil usan estrategias similares suele vencer el primero, mientras que cuando utilizan estrategias opuestas aumentan las probabilidades de una victoria del débil, ya que el endeble vence cuando trastoca la superioridad del fuerte en su propia desventaja política, lo cual implementó al pie de la letra la República Islámica de Irán: “La probabilidad de victoria o derrota en conflictos asimétricos depende de la interacción de las estrategias que usan los actores débiles y fuertes”, ya que “cuando los actores emplean enfoques estratégicos opuestos, los débiles tienen muchas más probabilidades de vencer”.

Arreguin-Toft analiza 197 conflictos asimétricos y alega que los fuertes ganan hasta 75% de los casos en general (cuando los débiles combaten frontalmente contra los fuertes), mientras que, desde la Segunda Guerra Mundial, los débiles logran triunfos mayores a 50% cuando optan por tácticas opuestas (https://bit.ly/4uJZ9FY).Se centra en varios ejemplos desde 1800 que llevan agua a su molino y que van desde la guerra de Vietnam hasta Afganistán, pero que, a mi juicio, hoy no son extrapolables.

El débil gana guerras no porque sea más poderoso, sino porque logra que el poder del fuerte sea políticamente disfuncional, estratégicamente costoso y vulnerable a la atrición.

Dicho de otra forma, la metástasis del impacto geoeconómico/geofinanciero del cierre del estrecho de Ormuz atrapó a EEUU y, por extensión, en su fase declinante a Occidente –según el notable libro La derrota de Occidente (https://bit.ly/4fS6rmd) del galo Emmanuel Todd de hace 2 años–, como bien señaló el presidente Xi frente a su visitante Trump, quien sólo atinó a asentar sin dejar de inculpar de la decadencia de EEUU al binomio Obama/Biden.

Después del derrocamiento espurio del primer ministro soberanista iraní Mohammad Mossadegh (https://bit.ly/4u6J3oy), hace 75 años, pasando por la nacionalista revolución islámica hace 47 años, propongo el teorema más holístico de cuatro puntos diacrónicos: 1.- La singular resiliencia, que no masoquismo malentendido, del martirologio del chiísmo que se condensa en el “síndrome Karbala (https://bit.ly/4a0ZPye); 2.- Sus indetectables misiles hipersónicos que no detentan EEUU ni Israel; 3.- La genial jugada estratégica del cierre del estrecho de Ormuz: yugular geoeconómica/geofinanciera de Trump; y 4.- Su prodigiosa educación científica pública con los primeros sitiales del ranking STEM (Ciencia, Tecnología, Ingeniería y Matemáticas). Amén.

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L'Editoriale di giugno

26 Maggio 2026 ore 15:07

Trasparenza
Alessio Sacchi, IZ4EFN

Il mondo di oggi ci spinge a considerare la trasparenza non soltanto come una dimensione fisica misurabile – la capacità di lasciar passare la luce – ma anche come un valore etico, culturale e tecnico. Con l’avvento delle tecnologie digitali, degli algoritmi, dei sistemi di intelligenza artificiale e delle infrastrutture dei dati, cresce infatti l’esigenza di comprenderne i processi decisionali, i flussi informativi e la chiarezza delle informazioni.

Diploma "Marconi Supporters" 2026

13 Maggio 2026 ore 09:32

Diploma ”Marconi Supporters” 2026

”MARCONI SUPPORTERS” è un diploma radioamatoriale internazionale organizzato dalla Sezione A.R.I. di Fidenza, con il patrocinio della Fondazione Guglielmo Marconi.

Scopo di questo diploma è l’approfondimento storico - biografico di alcune delle persone chiave che, per quanto ancora oggi forse non molto note al grande pubblico, ebbero un ruolo fondamentale nella crescita personale ed affettiva, scolastica e culturale, accademica, scientifica ed infine imprenditoriale di Guglielmo Marconi.

Il diploma dedica ogni mese dell’anno 2026 al nome di una specifica persona “supporter” di Marconi, ed il nominativo speciale della stazione commemorativa abbinata a ciascun mese incorpora un acronimo del nome di questa persona.

Per il regolamento completo cliccare QUI

Press release - Highlights of this week's international trade committee

31 Maggio 2026 ore 23:43
Extraordinary meeting of the International Trade Committee and joint meeting with the Internal Market Committee and the Industry Committee. Both on Tuesday 2 June
Committee on International Trade

Source : © European Union, 2026 - EP

Testing a Mobilizon application in production?

Hello,

I’m developing an application that interfaces with Mobilizon, in the same way as the various importers, and I’d like to know whether it is possible — rather, safe — to test this kind of application during development on production Mobilizon instances such as https://keskonfai.fr. I should clarify that the application I’m developing is intended to be read-only, with no write operations.

Thank you for your informed advice.

7 messages - 2 participant(e)s

Lire le sujet en entier

Parametric Ultrasonic Speaker - Solo 1 Persona Può Sentire Questo Altoparlante @JLCPCB ​

31 Maggio 2026 ore 18:00

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Teoria spiegata da Pier Aisa
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https://www.youtube.com/watch?v=wNngKOMJa0k
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00:00 - Introduzione: L'altoparlante Parametrico
00:21 - Panoramica sui tipi di altoparlanti
01:52 - Cos'è un altoparlante parametrico?
02:24 - Principio di funzionamento e direttività
03:55 - I trasduttori piezoelettrici: trasmettitori vs ricevitori
05:01 - Assemblaggio dell'array di trasduttori
05:30 - La teoria della direttività e interferenza
06:12 - Modifica del generatore di segnali di Nuova Elettronica
08:11 - Modulazione d'ampiezza (AM) a 40 kHz
10:15 - Test di modulazione e amplificazione
11:58 - Test pratico con la musica: l'audio che arriva "nella testa"
14:59 - Approfondimento teorico con Pier Aisa: la demodulazione nell'orecchio
16:34 - Conclusioni e progetti futuri

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