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22 Aprile 2026 ore 16:01
Ci sarebbe l'Iran e non una tempesta anomala dietro la morte dell'agente del Mossad "M" e dei due 007 italiani, Claudio Alonzi e Tiziana Barnobi. Era il 28 maggio del 2023 e il fatto suscitò molto scalpore, intanto per l'evento atmosferico eccezionale che sembrò stare alla base del...

Ryanair cambia le regole in aeroporto, check-in e bag drop chiuderanno prima

22 Aprile 2026 ore 15:49
Non c’è pace per chi, per piacere o per lavoro, è costretto a spostarsi in aereo. Dal 10 novembre Ryanair cambierà infatti gli orari di chiusura di check-in e bag drop. La compagnia ha comunicato che i due servizi si fermeranno 60 minuti prima della partenza programmata, mentre oggi la...

Ecco perché escort e calciatori non sono indagati, l'inchiesta è sullo sfruttamento. Caccia ai conti degli arrestati e ragazze testimoni

22 Aprile 2026 ore 14:49
Un doppio binario investigativo, soldi che evaporano all’estero e un mosaico di nomi che affiorano dai telefoni sequestrati. L’inchiesta della Procura di Milano sul presunto giro di escort, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione entra nella sua fase più delicata: quella in cui i...

Camion supera lo spartitraffico e si schianta contro una betoniera: il video

22 Aprile 2026 ore 14:20
Un grave incidente tra due camion ha sconvolto un’autostrada della California, dove uno dei mezzi pesanti ha sfondato la barriera centrale e ha invaso la corsia opposta, finendo contro un camion utilizzato per il trasporto di cemento. Il violento scontro frontale ha provocato una esplosione...

Tumori freddi, ecco la molecola che li rende visibili e riapre la strada all’immunoterapia

22 Aprile 2026 ore 12:19
Strappare ai tumori il loro mantello dell’invisibilità e costringerli a mostrarsi al sistema immunitario. È questa la direzione indicata da una ricerca internazionale pubblicata sulle pagine della rivista specializzata Cancer Discovery, firmata da gruppi di IFOM, Università di Torino e...

Tracce di “vita organica” su Marte, Curiosity trova molecole inedite

22 Aprile 2026 ore 11:49
Curiosity ha individuato su Marte una nuova e ampia varietà di molecole organiche mai rilevate nei test condotti nel corso degli anni. Il risultato è stato ottenuto grazie a un esperimento di wet chemistry che, finora, non era mai stato eseguito fuori dalla Terra. In un campione roccioso raccolto...

Le troppe falle nella cybersicurezza dei trasporti italiani

22 Aprile 2026 ore 11:00

Immagine in evidenza rielaborata con IA

Quanto è difficile parlare di cybersicurezza con le aziende. E ciò vale anche per quelle dei trasporti: un settore in apparenza lontano dagli attacchi dei cracker, ma che mostra invece parecchie vulnerabilità oltre a un ampio potenziale di rischio. Provare ad affrontare il tema della sicurezza informatica con alcune delle più grandi realtà del paese produce come minimo un irrigidimento; nel peggiore dei casi, il silenzio. Mail senza risposta, telefoni che squillano a vuoto, repliche vaghe: quasi nessuno si presta a rispondere alle domande del cronista, e molti si eclissano dopo un primo contatto di prammatica.

La cybersicurezza delle autostrade italiane

Prendiamo Autostrade per l’Italia (ASPI), la stessa società che qualche anno fa (non molti: era il 2018) finì sotto la lente di ingrandimento per il caso del ponte Morandi, crollato a Genova a metà agosto. Un disastro che aveva sollevato interrogativi profondi sui sistemi di controllo e sulla cultura della sicurezza del gruppo. Ci si aspetterebbe che queste procedure, fisiche e cyber, siano diventate il fiore all’occhiello del gruppo. E che – stando così le cose – non sia un problema comunicarlo all’esterno. Sbagliato. Svariati tentativi di contatto via email sono caduti nel vuoto. Non va meglio al telefono, con l’apparecchio dell’ufficio stampa che squilla senza che nessuno risponda. Quando si attiva la segreteria, lo fa solo per rimandare al medesimo indirizzo di posta elettronica, che rimane muto. 

La società Movyon si definisce il “centro di eccellenza per la ricerca e innovazione del gruppo ASPI” e offre “soluzioni tecnologiche end-to-end per gestori di infrastrutture stradali e autostradali, pubbliche amministrazioni e service provider, supportandoli nella creazione di una mobilità più intelligente, accessibile, sostenibile e sicura a favore della comunità”. Il logo si trova, per esempio, sulle sbarre che si alzano e si abbassano ai caselli.

Sembra la porta giusta a cui bussare per parlare di cybersicurezza con ASPI. Del resto, la stessa Movyon sviluppa applicazioni tecnologicamente avanzate come quelle per il monitoraggio delle merci pericolose in viaggio sulla rete, il cosiddetto V2X (vehicle to everything): un sistema che, si legge nella presentazione, “monitora in tempo reale i veicoli che trasportano materiali pericolosi e avvisa i conducenti di eventuali situazioni di pericolo, come la presenza di altri veicoli con merci pericolose nelle vicinanze o situazioni anomale lungo la strada”. Il sistema non si limita al minimo indispensabile, ma, viene spiegato, arricchisce i messaggi con informazioni aggiuntive rispetto agli standard di settore. Lecito chiedersi: cosa succederebbe se venisse attaccato? 

Estendendo il discorso, ci sono altre domande da porsi. Cosa accadrebbe se qualcuno tentasse di azzerare tutti i pedaggi, rubare i dati delle carte di credito degli automobilisti, o cambiare i messaggi nei cartelli a led che puntellano la rete, magari consigliando di effettuare deviazioni non necessarie al solo scopo di creare il caos? È già accaduto in passato? Quali misure sono state prese? Chi è il responsabile della sicurezza? Domande la cui risposta possiamo soltanto immaginare, perché neanche Movyon ha risposto alla nostra richiesta di contatto.

Le Ferrovie dello Stato

Anche il trasporto ferroviario non è esente da rischi cyber. Che possono riguardare gli apparati di gestione elettronica della rete e dei convogli, ma anche il sistema dei pagamenti. Nel mese di novembre 2025 un attore malevolo ha rubato e diffuso online 2,3 terabyte di dati di Almaviva (un provider di servizi web) e Ferrovie dello Stato, che a esso si appoggiava. 

L’attacco è stato confermato dalla stessa Almaviva in una nota, dopo essere trapelato alla stampa. Secondo la rivendicazione dei cracker, il leak conterrebbe repository aziendali condivisi e documentazione tecnica riservata, inclusi contratti. Ma ci sarebbero anche dati personali dei passeggeri e dei dipendenti di quasi tutte le società del gruppo FS, da Mercitalia a Rete Ferroviaria Italiana, da Trenitalia a Italferr (da poco ribattezzata FS Engineering). 

“L’episodio che ci riguarda è riconducibile a un accesso non autorizzato che ha interessato un vecchio data center in dismissione della società Almaviva”, rispondono le Ferrovie dello Stato a una richiesta di informazioni da parte di Guerre di Rete. “L’attenzione è concentrata sull’accertamento tecnico dei fatti, sulla tutela delle informazioni e sulla piena collaborazione con Almaviva, società obiettivo dell’attacco, e le autorità competenti”. Le FS non forniscono ulteriori dettagli “per rispetto delle indagini”, ma aggiungono che sono in corso “attività di verifica tecnica e monitoraggio di tutti i nostri sistemi”. Almaviva, viene spiegato dalle Ferrovie, ha “informato anche gli organismi competenti per la protezione dei dati personali, mentre il Gruppo FS collabora per ciò che riguarda tutti i profili di propria competenza”.

Che provvedimenti sono stati presi? “Appena emersa la vicenda, il Gruppo FS, grazie alla sinergia tra FS Security e FS Technology e in coordinamento con Almaviva e con le autorità, ha attivato tutte le misure di sicurezza e mitigazione necessarie”, risponde la società. “Sono stati predisposti backup alternativi, rafforzate le attività di monitoraggio e continuità operativa e condivise le azioni da intraprendere con le strutture di Security del gruppo e con gli organismi di vigilanza competenti. Parallelamente, prosegue il monitoraggio del web e dei canali specializzati per intercettare tempestivamente eventuali pubblicazioni di materiali riconducibili all’attacco. Anche Almaviva ha dichiarato di aver isolato l’attacco, attivato il proprio team specializzato e garantito la continuità dei servizi critici”.

FS definisce “fondamentale” il presidio dell’intera filiera tecnologica – considerando che tutti i grandi gruppi si avvalgono di fornitori che possono essere “bucati” – e ammette che non è sufficiente monitorare i sistemi interni. “I fornitori e i partner tecnologici sono tenuti a rispettare requisiti stringenti sul piano della sicurezza informatica, della protezione dei dati, della continuità operativa e della gestione degli incidenti. Tali presidi sono definiti nell’ambito dei rapporti contrattuali, dei processi di qualifica e delle verifiche periodiche, con livelli di attenzione coerenti con la criticità dei servizi affidati”. L’errore è sempre possibile, ed è in queste lunghe catene di fornitura che provano a infilarsi i cattivi della rete. 

Il trasporto aereo

Già, il problema delle filiere. Sempre più complesse, e, per questo, sempre più vulnerabili.  Pensare a un attacco al sistema ferroviario può spaventare, ma immaginare che sia il sistema di controllo di un aeroplano a essere bucato scatena il terrore. Guerre di Rete ha provato a contattare Ita Airways, compagnia di bandiera (o forse non più: dipende dai punti di vista) italiana. Alla nostra richiesta di intervista, gli uffici hanno opposto un no-comment. Non è stato possibile, dunque, parlare con il CISO (chief internet security officer, cioè il capo della sicurezza informatica) né domandare che tipo di procedure di sicurezza, almeno a livello basilare, siano prese a tutela dei viaggiatori. 

Ma perché questa paura di parlare, quando si tratta di cybersecurity? A rispondere è l’ENAC, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, che fa capo al governo ed è l’autorità che fissa le regole del settore in Italia basandosi su normative europee (come la NIS2) e nazionali. “La sicurezza, in generale, sta alle spalle dei processi operativi: per questo è prassi comune che non se ne parli, e che le misure prese non vengano condivise”, riflette l’ingegnere Sebastiano Veccia, a capo della sicurezza dell’ENAC. Nella sua interpretazione, “non è ritrosia, ma una forma di cultura di sicurezza: si fa, ma non si dice”. 

Resta il fatto che il pubblico ha domande sul rischio di volare, soprattutto in tempi di guerre asimmetriche che coinvolgono obiettivi non militari. Chiediamo se è possibile far cadere un aereo per mezzo di un attacco informatico. “Mi sento di escluderlo”, risponde Veccia. “Certo, un caso molto diverso come quello dell’11 settembre insegna che tutto è possibile, ma si tratta di una probabilità estremamente bassa”. È possibile invece inserirsi nei sistemi  di comunicazione con i piloti? “I sistemi di comunicazione tra l’aeromobile e la torre di controllo sono avanti anni luce”, risponde il dirigente. 

E se invece qualcuno riuscisse a infiltrarsi nelle ditte che producono gli aeroplani, e quindi anche il software che li governa, per inserire codice malevolo? In fondo gli incidenti del Boeing 737 Max paiono legati a sensori difettosi e software. “È il problema ben noto dei cosiddetti insider nell’industria. In Italia e in Europa, per le figure che entrano a contatto con aree e attività sensibili, viene richiesto alle forze di polizia un controllo dei precedenti penali del soggetto. Per ruoli di particolare criticità si richiede, in aggiunta, un background check rafforzato, che non si limita ai precedenti penali, ma guarda anche agli ambienti e alle compagnie che la persona frequenta”. Indagini di intelligence che servono a capire se il soggetto è radicalizzato, o vicino ad aree politiche pericolose. “La prevenzione si fa a monte, e lo stesso approccio degli aeroporti vale anche per i costruttori aeronautici e chi fa manutenzione degli aeromobili. Anche per chi è incaricato di caricare i dati sui pc di bordo c’è una procedura blindata”.

Veccia è consapevole che la sicurezza è un gioco tra guardie e ladri: l’inseguimento è costante. Si prova a isolare i dispositivi critici dal mondo esterno. “Le chiavette di manutenzione vengono controllate, sterilizzate e infine distrutte. Non solo: in aviazione le stesse attività di controllo si espletano in loco e non, come spesso accade oggi, da remoto. La programmazione degli interventi di sicurezza è importante, così come lo è preparare una matrice dei rischi: perché  il 90% delle emergenze è dovuto a cattiva pianificazione. Faccio comunque notare che energia nucleare e aeronautica sono sempre stati i due settori più controllati”. 

La visione di Veccia è confermata da una nostra fonte interna al settore. Che, al tavolo di un ristorante, racconta come “negli ultimi trent’anni non ci sono mai stati due incidenti aeronautici per lo stesso motivo, e questo perché ogni volta che ne accade uno lo si analizza nei dettagli e si corre ai ripari. Questo, in altri settori dove le procedure sono molto più lasse, viene preso per eccesso di pignoleria”. Un esempio è quello dei trasporti marittimi, con i porti che rappresentano la via di ingresso privilegiata per le merci che finiscono sugli scaffali, per il petrolio, ma anche per molto altro.

La sicurezza informatica dei porti

Sarebbe sbagliato sottovalutare l’importanza della cybersicurezza nei porti: quantità enormi di merci viaggiano via mare. Ma ci sono anche droga, armi, materiale illegale. E persone. Si comincia dai controlli all’ingresso per camion e autoveicoli. Entrare liberamente nell’area portuale significa avere una sorta di lasciapassare, utilissimo se si sa dove mettere le mani. Sistemi di controllo esistono, certo. Ma, come racconta la nostra fonte, le maglie sono larghe: “Quando si fanno le gare di appalto, per esempio per le telecamere da installare, solitamente si sceglie il prodotto che ha il prezzo più basso, che di norma è cinese. Queste telecamere possono avere delle backdoor, delle porte software nascoste che sono in grado di esfiltrare i dati e che cambiano a ogni aggiornamento. In sostanza, non controllando la tecnologia che usiamo potremmo offrire a un paese straniero la possibilità di fare intelligence sulle nostre informazioni”. Pechino è la principale indagata. 

Ma c’è di più. L’andirivieni di un porto è basato su un sistema di riconoscimento delle targhe automobilistiche: camion di autotrasportatori noti trovano porte aperte e sbarre alzate ai varchi. I controlli sono a campione. Facile capire come, con un attacco mirato, sia facile far entrare anche chi non sarebbe autorizzato. Basta inserire una targa in più nel gestionale e il gioco è fatto. Le procedure manuali sarebbero più efficaci, ma sono troppo lente per i volumi di traffico dei grandi hub. Senza considerare che gli spazi sulle banchine sono affittati e gestiti tramite un software gestionale estremamente complesso, che sa esattamente chi e dove farà cosa con mesi di anticipo: anche in questo caso, un cybercriminale che riuscisse a entrare nel sistema potrebbe creare il caos operativo, paralizzando le attività. Guerre di Rete ha contattato il porto di Gioia Tauro, principale scalo merci italiano: nessuna risposta, neanche dopo svariati tentativi telefonici e via mail. Ha risposto, invece, l’autorità portuale di Genova. 

“In merito alla richiesta pervenutaci, siamo nella necessità di non poter aderire all’iniziativa proposta”, afferma la replica pervenuta tramite posta elettronica. “La cybersecurity costituisce un ambito di particolare sensibilità per le infrastrutture critiche nazionali, categoria alla quale i sistemi portuali appartengono a pieno titolo. La normativa vigente in materia, unitamente alle linee guida emanate dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), raccomanda la massima prudenza nella comunicazione pubblica relativa a sistemi, procedure e strategie di protezione informatica. La policy dell’Ente prevede pertanto di non rilasciare interviste su tali tematiche al di fuori dei canali istituzionali preposti”. Insomma, nulla da dichiarare. 

Tutto bene?

Il breve viaggio intrapreso offre un quadro allarmante. E le contromisure non possono essere solo tecniche. Veccia, dirigente dell’ENAC, sottolinea quanto la cultura aziendale giochi un ruolo centrale: “La formazione del personale è importante. C’è ancora chi lascia le proprie password attaccate al PC con dei post-it. Per questo va ribadito: anche se fare corsi può sembrare noioso ai dipendenti, quest’attività si rivela utile quando ci si trova di fronte a un caso sospetto, e si torna con la mente alle lezioni in aula per sapere come reagire”. 

Ci sono anche altre questioni, più difficili da affrontare. Come spiega la nostra fonte, “molte delle soluzioni di cybersecurity nel nostro paese vengono vendute dallo stesso gruppo di persone, poche decine di soggetti che si conoscono tra loro e che possono essere avvicinati senza grossi problemi da chi è dotato di argomenti convincenti, e di una certa disponibilità economica”. Accade di continuo, spiega. Ma questo è un tema per un altro giorno.

L'articolo Le troppe falle nella cybersicurezza dei trasporti italiani proviene da Guerre di Rete.

家里旧的梯子坏了,做一个新的竹梯子就是好用 #手工艺

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sed @ Savannah: sed-4.10 released [stable]

22 Aprile 2026 ore 04:00


This is to announce sed-4.10, a stable release.

It's been more than 3.5 years and quite a few new bug fixes.
Special thanks to Paul Eggert, Bruno Haible and Collin Funk
for all their help, and especially to Bruno for all the gnulib
support and thorough and indefatigable testing and analysis.

There have been 92 commits by 9 people in the 180 weeks since 4.9.

See the NEWS below for a brief summary.

Thanks to everyone who has contributed!
The following people contributed changes to this release:

  Arkadiusz Drabczyk (2)
  Ash Roberts (1)
  Brun Haible (1)
  Bruno Haible (5)
  Collin Funk (5)
  Hans Ginzel (1)
  Jim Meyering (60)
  Paul Eggert (16)
  Weixie Cui (1)

Jim
 [on behalf of the sed maintainers]
==================================================================

Here is the GNU sed home page:
    https://gnu.org/s/sed/

Here are the compressed sources:
  https://ftp.gnu.org/gnu/sed/sed-4.10.tar.gz   (2.7MB)
  https://ftp.gnu.org/gnu/sed/sed-4.10.tar.xz   (1.7MB)

Here are the GPG detached signatures:
  https://ftp.gnu.org/gnu/sed/sed-4.10.tar.gz.sig
  https://ftp.gnu.org/gnu/sed/sed-4.10.tar.xz.sig

Use a mirror for higher download bandwidth:
  https://www.gnu.org/order/ftp.html

Here are the SHA256 and SHA3-256 checksums:

  SHA256 (sed-4.10.tar.gz) = TRef+vkuxNzsVB98Ayvhw7mhhW9JcK25WlBSIXAvUnc=
  SHA3-256 (sed-4.10.tar.gz) = ftB7Hf2uN4RnayBEgasV7KmqZqCxBUj7e+Am6WDaiKk=
  SHA256 (sed-4.10.tar.xz) = uOchgrLslqNXTimYxHt6qmTMIM4ADY6awxPMB87PKMc=
  SHA3-256 (sed-4.10.tar.xz) = bVWJvXR28fvhgP1XTpej6t8V+Bh2YI1lL6aGBy1cG5c=

Verify the base64 SHA256 checksum with 'cksum -a sha256 --check'
from coreutils-9.2 or OpenBSD's cksum since 2007.

Verify the base64 SHA3-256 checksum with 'cksum -a sha3 --check'
from coreutils-9.8.

Use a .sig file to verify that the corresponding file (without the
.sig suffix) is intact.  First, be sure to download both the .sig file
and the corresponding tarball.  Then, run a command like this:

  gpg --verify sed-4.10.tar.gz.sig

The signature should match the fingerprint of the following key:

  pub   rsa4096/0x7FD9FCCB000BEEEE 2010-06-14 [SCEA]
        Key fingerprint = 155D 3FC5 00C8 3448 6D1E  EA67 7FD9 FCCB 000B EEEE
  uid                   [ unknown] Jim Meyering <jim@meyering.net>
  uid                   [ unknown] Jim Meyering <meyering@fb.com>
  uid                   [ unknown] Jim Meyering <meyering@gnu.org>

If that command fails because you don't have the required public key,
or that public key has expired, try the following commands to retrieve
or refresh it, and then rerun the 'gpg --verify' command.

  gpg --locate-external-key jim@meyering.net

  gpg --recv-keys 7FD9FCCB000BEEEE

  wget -q -O- 'https://savannah.gnu.org/project/release-gpgkeys.php?group=sed&download=1' | gpg --import -

As a last resort to find the key, you can try the official GNU
keyring:

  wget -q https://ftp.gnu.org/gnu/gnu-keyring.gpg
  gpg --keyring gnu-keyring.gpg --verify sed-4.10.tar.gz.sig

This release is based on the sed git repository, available as

  git clone https://https.git.savannah.gnu.org/git/sed.git

with commit 89b7a2224d4faa9d8baf76094b1232ad1477ef3e tagged as v4.10.

For a summary of changes and contributors, see:

  https://gitweb.git.savannah.gnu.org/gitweb/?p=sed.git;a=shortlog;h=v4.10

or run this command from a git-cloned sed directory:
  git shortlog v4.9..v4.10

This release was bootstrapped with the following tools:
  Autoconf 2.73.1-b400b
  Automake 1.18.1.91
  Gnulib 2026-04-19 15211966deb52d4cae425c655177a815a88d3fc0

NEWS

* Noteworthy changes in release 4.10 (2026-04-21) [stable]

** Bug fixes

  sed 's/a/b/g' (and other global substitutions) now works on input
  lines longer than 2GB. Previously, matches beyond the 2^31 byte offset
  would evoke a "panic" (exit 4).
  [bug present since the beginning]

  'sed --follow-symlinks -i' no longer has a TOCTOU race that could let
  an attacker swap a symlink between resolution and open, causing sed to
  read attacker-chosen content and write it to the original target.
  [bug introduced in sed 4.1e]

  sed no longer falsely matches when back-references are combined with
  optional groups (.?) and the $ anchor.  For example, this no longer
  falsely matches the empty string at beginning of line:
    $ echo ab | sed -E 's/^(.?)(.?).?\2\1$/X/'
    Xab
  [bug present since "the beginning"]

  In --posix mode, sed no longer mishandles backslash escapes (\n,
  \t, \a, etc.) after a named character class like [[:alpha:]].
  For example, 's/^A\n[[:alpha:]]\n*/XXX/' would fail to match the
  trailing newline, treating \n as a literal backslash and an 'n'
  rather than a newline.  This happened when an earlier backslash
  escape in the same regex had already been converted, shifting the
  in-place normalization buffer.
  [bug introduced in sed 4.9]

  sed --debug no longer crashes when a label (":") command is compiled
  before the --debug option is processed, e.g., sed -f<(...) --debug.
  [bug introduced in sed 4.7 with --debug]

  sed no longer rejects the documented GNU extension 'a**' (equivalent
  to 'a*') in Basic Regular Expression (BRE) mode.  Previously, this
  worked only with -E (ERE mode), even though grep has always accepted
  it in BRE mode.
  [bug present since "the beginning"]

  sed no longer rejects "\c[" in regular expressions
  [bug present since the beginning]

  'sed --follow-symlinks -i' no longer mishandles an operand that is a
  short symbolic link to a long symbolic link to a file.
  [bug introduced in sed 4.9]

  Fix some some longstanding but unlikely integer overflows.
  Internally, 'sed' now more often prefers signed integer arithmetic,
  which can be checked automatically via 'gcc -fsanitize=undefined'.

** Changes in behavior

  In the default C locale, diagnostics now quote 'like this' (with
  apostrophes) instead of `like this' (with a grave accent and an
  apostrophe).  This tracks the GNU coding standards.

  'sed --posix' now warns about uses of backslashes in the 's' command
  that are handled by GNU sed but are not portable to other
  implementations.

** Build-related

  builds no longer fail on platforms without the <getopt.h> header or
  getopt_long function.
  [bug introduced in sed 4.9]


Come costruire una link building coerente con gli obiettivi di visibilità online

21 Aprile 2026 ore 13:25
Rete di link digitali con icona centrale e connessioni tra siti web, rappresentazione della link building SEO
Link building, backlink di qualità, posizionamento organico, SEO strategica: sono questi gli elementi chiave per migliorare la visibilità online. In questo articolo analizziamo come costruire un piano di link building coerente, evitando errori comuni e puntando su fonti autorevoli, contenuti rilevanti e strategie sostenibili nel tempo.

L'articolo Come costruire una link building coerente con gli obiettivi di visibilità online proviene da FullPress.

Midland CB 8001 Pro: NON è una CB normale! Recensione completa + test SSB

21 Aprile 2026 ore 12:30

💾

Oggi vediamo la novità in casa @MidlandWorld, piu esattamente il CB 8001 PRO!
Una radio che oltre a moltissime caratteristiche ne ha una particolare: la SSB!
#midland #8001pro #cb

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家里的旧梯子坏了,做了一个新的,顺便做一个竹喇叭【阿木爷爷 Grandpa Amu】

💾

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Gladio e Mafia 1945-1970: Origini, Golpe Borghese e la Loggia P2 di Licio Gelli

20 Aprile 2026 ore 20:22

💾

Chi finanziò davvero Gladio e perché la CIA scelse l'Italia? Cosa nascondevano i 139 depositi di armi sepolti in tutta la penisola? E come finì Licio Gelli per collegare la P2, la mafia e un tentativo di colpo di Stato?

Dal 1945 al 1970, l'Italia fu il laboratorio segreto della Guerra Fredda. Gladio — la rete Stay Behind nata per resistere a un'invasione sovietica — si trasformò in uno strumento di controllo politico interno. Addestramenti clandestini in Sardegna, depositi di armi interrati dalla CIA, infiltrazione dell'estrema destra. Fino al Golpe Borghese del 1970, quando Junio Valerio Borghese trattò con Cosa Nostra per rovesciare la Repubblica.

Cosa trovi in questo video:
✔️ Le origini di Gladio: il protocollo segreto del 1949, i finanziamenti CIA e i 40 nuclei clandestini
✔️ L'addestramento alla base di Poglina in Sardegna: segretezza assoluta e gladiatori anonimi
✔️ I 139 depositi "nasco": come la CIA seppellì armi ed esplosivi in tutta Italia
✔️ La Loggia P2 di Licio Gelli: il nodo tra Gladio, mafia, massoneria e vertici dello Stato
✔️ Michele Sindona: il banchiere che univa mafia americana, P2 e finanza vaticana
✔️ Il Golpe Borghese del 1970 e la trattativa con Cosa Nostra: Buscetta, Badalamenti e Leggio

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AVVERTENZA
• Questo video è frutto di ricerca giornalistica e utilizza solo fonti pubbliche e accessibili.
• Alcune immagini o brevi spezzoni video sono riprodotti per finalità di cronaca, critica, commento o informazione ai sensi dell'art. 70 LDA.
• Le ricostruzioni hanno esclusivamente scopo divulgativo.
• Non vengono promossi comportamenti contrari alla legge.
• Questo contenuto NON costituisce pubblicità né contiene contenuti sponsorizzati.

coreutils @ Savannah: coreutils-9.11 released [stable]

20 Aprile 2026 ore 16:10


This is to announce coreutils-9.11, a stable release.

Notable changes include:
 - cut(1), nl(1), and un/expand(1) are multi-byte character aware
 - cut(1) supports new -w, -F, -O options for better compatibility
 - cat(1) and yes(1) use zero-copy I/O on Linux (up to 15x faster)
 - date(1) now parses dot delimited dd.mm.yy format
 - cksum --check uses more defensive file name quoting
 - shuf -i operates up to 2x faster by using unlocked stdio
 - wc -l operates up to 4.5x faster on hosts with neon instructions
 - wc -m is up to 2.6x faster when processing multi-byte characters

There have also been many bug fixes and other changes
as summarized in the NEWS below.

There have been 306 commits by 12 people in the 10 weeks since 9.10
Thanks to everyone who has contributed!

  Bruno Haible (2)                Paul Eggert (15)
  Chris Down (2)                  Pádraig Brady (156)
  Collin Funk (91)                Sam James (1)
  Dr. David Alan Gilbert (1)      Sylvestre Ledru (17)
  Gabriel (1)                     Weixie Cui (2)
  Lukáš Zaoral (2)                oech3 (19)

Pádraig [on behalf of the coreutils maintainers]
==================================================================

Here is the GNU coreutils home page:
    https://gnu.org/s/coreutils/

Here are the compressed sources:
  https://ftp.gnu.org/gnu/coreutils/coreutils-9.11.tar.gz   (16MB)
  https://ftp.gnu.org/gnu/coreutils/coreutils-9.11.tar.xz   (6.3MB)

Here are the GPG detached signatures:
  https://ftp.gnu.org/gnu/coreutils/coreutils-9.11.tar.gz.sig
  https://ftp.gnu.org/gnu/coreutils/coreutils-9.11.tar.xz.sig

Use a mirror for higher download bandwidth:
  https://www.gnu.org/order/ftp.html

Here are the SHA256 and SHA3-256 checksums:

  SHA256 (coreutils-9.11.tar.gz) = IDO4owScBr/0mp486nK99Gg7zQy+uXUhHdVtuvi3Nq4=
  SHA3-256 (coreutils-9.11.tar.gz) = TwFrSgPuppf+jNggT+aXj037UfVVS2BmYBxXiPLYKxs=
  SHA256 (coreutils-9.11.tar.xz) = OUAk7aCllVIXztqc0SAeZdyPo6opwpURNaSVIdV8PMM=
  SHA3-256 (coreutils-9.11.tar.xz) = RkpNMip8O4ly+z3Fef9X20AsotbT1ycBZ5UbG84SiNM=

Verify the base64 SHA256 checksum with 'cksum -a sha256 --check'
from coreutils-9.2 or OpenBSD's cksum since 2007.

Verify the base64 SHA3-256 checksum with 'cksum -a sha3 --check'
from coreutils-9.8.

Use a .sig file to verify that the corresponding file (without the
.sig suffix) is intact.  First, be sure to download both the .sig file
and the corresponding tarball.  Then, run a command like this:

  gpg --verify coreutils-9.11.tar.gz.sig

The signature should match the fingerprint of the following key:

  pub   rsa4096/0xDF6FD971306037D9 2011-09-23 [SC]
        Key fingerprint = 6C37 DC12 121A 5006 BC1D  B804 DF6F D971 3060 37D9
  uid                   [ultimate] Pádraig Brady <P@draigBrady.com>
  uid                   [ultimate] Pádraig Brady <pixelbeat@gnu.org>

If that command fails because you don't have the required public key,
or that public key has expired, try the following commands to retrieve
or refresh it, and then rerun the 'gpg --verify' command.

  gpg --locate-external-key P@draigBrady.com

  gpg --recv-keys DF6FD971306037D9

  wget -q -O- 'https://savannah.gnu.org/project/release-gpgkeys.php?group=coreutils&download=1' | gpg --import -

As a last resort to find the key, you can try the official GNU
keyring:

  wget -q https://ftp.gnu.org/gnu/gnu-keyring.gpg
  gpg --keyring gnu-keyring.gpg --verify coreutils-9.11.tar.gz.sig

This release is based on the coreutils git repository, available as

  git clone https://https.git.savannah.gnu.org/git/coreutils.git

with commit c01fd163a47468a8296fb369f5233853bb551bb6 tagged as v9.11.

For a summary of changes and contributors, see:

  https://gitweb.git.savannah.gnu.org/gitweb/?p=coreutils.git;a=shortlog;h=v9.11

or run this command from a git-cloned coreutils directory:

  git shortlog v9.10..v9.11

This release was bootstrapped with the following tools:
  Autoconf 2.73.1-b400b
  Automake 1.18.1
  Gnulib 2026-04-19 fb7312fa8d3df29f0ca0678f669b9a5b88a078ec
  Bison 3.8.2

NEWS

* Noteworthy changes in release 9.11 (2026-04-20) [stable]

** Bug fixes

  'dd' now always diagnoses partial writes correctly upon write failure.
  Previously it may have indicated that only full writes were performed.
  [This bug was present in "the beginning".]

  'fold' will no longer truncate output when encountering 0xFF bytes.
  [bug introduced in coreutils-9.8]

  'fold' is again responsive to its input.  Previously it would have delayed
  processing until 256KiB was read from the input.
  [bug introduced in coreutils-9.8]

  'kill --help' now has links to valid anchors in the html manual.
  [bug introduced in coreutils-9.10]

  When configured with --enable-systemd, the commands 'pinky',
  'uptime', 'users', and 'who' no longer consider the systemd session
  classes 'greeter', 'lock-screen', 'background', 'background-light',
  and 'none' to be users.
  [bug introduced in coreutils-9.4]

  'pwd' on ancient systems will no longer overflow a buffer
  when operating in deep paths longer than twice the system PATH_MAX.
  [bug introduced in coreutils-9.6]

  'stat --printf=%%N' no longer performs unnecessary checks of the QUOTING_STYLE
  environment variable.
  [bug introduced in coreutils-8.26]

  'timeout' no longer exits abruptly when its parent is the init process, e.g.,
  when started by the entrypoint of a container.
  [bug introduced in coreutils-9.10]

** New Features

  'cut' now supports multi-byte input and delimiters.  Consequently
  the -c option is now honored, and no longer an alias for -b, and
  the -n option is now honored, and no longer ignored.
  Also the -d option supports multi-byte delimiters.

  'cut' adds new options for better compatibility:
  The -w,--whitespace-delimited option was added to support blank aligned fields
  and for better compatibility with FreeBSD/macOS.
  The -O option was added as an alias for the --output-delimiter option,
  for better compatibility with busybox/toybox.
  The -F option was added as an alias for -w -O ' '
  for better compatibility with busybox/toybox.

  'date --date' now parses dot delimited dd.mm.yy format common in Europe.
  This is in addition to the already supported mm/dd/yy and yy-mm-dd formats.

** Changes in behavior

  'cksum --check' now uses shell quoting when required, to more robustly
  escape file names output in diagnostics.
  This also affects md5sum, sha*sum, and b2sum.

** Improvements

  'cat' now uses zero-copy I/O on Linux when appropriate, to improve throughput.
  E.g., throughput improved 6x from 12.9GiB/s to 81.8GiB/s on a Power10 system.

  'df --local' recognises more file system types as remote.
  Specifically: autofs, ncpfs, smb, smb2, gfs, gfs2, userlandfs.

  'df' improves duplicate mount suppression, by checking each mount against
  all previously kept entries for the same device, not just the latest one.

  'expand' and 'unexpand' now support multi-byte characters.

  'groups' and 'id' will now exit sooner after a write error,
  which is significant when listing information for many users.

  'install' now allows the combination of the --compare and
  --preserve-timestamps options.

  'fold', 'join', 'numfmt', 'uniq' now use more consistent blank character
  determination on non GLIBC platforms.  For example \u3000 (ideographic space)
  will be considered a blank character on all platforms.

  'nl' now supports multi-byte --section-delimiter characters.

  'shuf -i' now operates up to two times faster on systems with unlocked stdio
  functions.

  'tac' will now exit sooner after a write error, which is significant when
  operating on a file with many lines.

  'timeout' now properly detects when it is reparented by a subreaper process on
  Linux instead of init, e.g., the 'systemd --user' process.

  'wc -l' now operates up to four and a half times faster on hosts that support
  Neon instructions.

  'wc -m' now operates up to 2.6 times faster on GLIBC when processing
  non-ASCII UTF-8 characters.

  'yes' now uses zero-copy I/O on Linux to significantly increase throughput.
  E.g., throughput improved 15x from 11.6GiB/s to 175GiB/s on a Power10 system.

** Build-related

  ./configure --enable-single-binary=hardlinks is now supported on systems
  with dash as the system shell at /bin/sh.
  [issue introduced in coreutils-9.10]

  The test suite may have failed with a "Hangup" error if run non-interactively.
  [issue introduced in coreutils-9.10]


Evento Retevis #hamradio

20 Aprile 2026 ore 15:19

💾

Vuoi entrare nel mondo delle radio o sei già un appassionato HAM?
Questo è il momento giusto!

🎯 Retevis ha lanciato un evento con quiz, premi e attività community dove puoi guadagnare punti e vincere radio e gadget!

📅 Evento attivo: 27 Marzo – 25 Aprile
🧠 Quiz ufficiale: dal 16 al 24 Aprile

👉 Partecipa qui:
https://wang.wufoo.com/forms/r1yfd0oq0sjibvd/

👉 Accedi al quiz:
https://extendedforms.io/form/a12f5cf3-38fe-43e6-b901-b9c39958879b/login

🏆 Più partecipi, più punti guadagni!
🎁 Premi: radio Retevis, accessori e gadget esclusivi

💥 Bonus: se ottieni la patente da radioamatore durante l’evento, guadagni punti extra!

📡 Perfetto sia per chi è già nel mondo HAM sia per chi vuole iniziare!

"Se entri nel canale non puoi fermarti" 🚫☠️

20 Aprile 2026 ore 14:01

💾

Abbiamo provato una linea segreta di un video di Brage Vestavik. Un canale ripido e stretto senza vie di fuga dove non ci è permesso sbagliare! Una delle esperienze di Freeride più belle di sempre per ora!

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Legno solare, la balsa modificata produce elettricità anche al buio

20 Aprile 2026 ore 11:23
Un gruppo di ricercatori cinesi ha trasformato il legno di balsa in un materiale capace di assorbire energia solare, immagazzinarla sotto forma di calore e restituirla dopo il tramonto, fino a generare elettricità attraverso un dispositivo termoelettrico. Lo studio, pubblicato su Advanced Energy...

health @ Savannah: GNU Health GTK client 5.0.2 released

20 Aprile 2026 ore 10:03

Dear community

The GTK client 5.0.2 of the GNU Health Hospital and Health Management system has been released!

This is a maintenance patchset that fixes the following issues:

  • Unknown icon error when registering gnu health local icons
  • Swapped Export - import icons
  • Update connection port number in README file
  • GNU Health GTK client does not automatically discover plugins from gnuhealth_plugins


You can get the latest GNU Health client from GNU.org, Python Package Index or Codeberg.

Happy hacking!

Understanding Price-to-Earnings (P/E) Ratio in Stock Investing

di: admin
19 Aprile 2026 ore 23:01

Understanding the Price-to-Earnings (P/E) Ratio in Stock Investing The Price-to-Earnings (P/E) ratio serves as a fundamental tool for investors to assess a company’s valuation relative to its earnings. This ratio, pivotal in investment analysis, offers insights into a company’s stock value and potential future growth performance. What is the P/E Ratio? At its core, the […]

The post Understanding Price-to-Earnings (P/E) Ratio in Stock Investing appeared first on InfoShop.

Modelli piccoli vs Claude: chi vince davvero? #cybersecurity #podcast

18 Aprile 2026 ore 06:09

💾

In questa puntata Andrea e Gabriele si infilano nel flame della settimana: Claude che “trova vuln impossibili” vs chi dice che con modelli piccoli (e un po’ di strumentazione fatta bene) ottieni gli stessi risultati. Parliamo di agent, orchestrazione, falsi positivi e della nuova realtà in cui i token sono la vera valuta (e chi ne compra di più… gioca un altro campionato). Poi si vira sul lato Black Mirror: operai che “trainano” robot con microcamere, l’age verification europea che fa discutere, e il caos NIST/NVD sulle CVE.

Table of Contents:
- Claude e la “Justice League” della sicurezza: cosa prometteva Anthropic
- La critica di Trail of Bits: non è il modello, è il sistema (orchestrazione/triage)
- Il caso FreeBSD/GSS: context isolation e test “gli dai la funzione e grazie al…"
- Modelli thinking vs non-thinking: cosa cambia davvero nel trovare vuln
- Coverage massiva vs modello super-capace: costi, token e convenienza operativa
- False positive: quando sono accettabili e quando ti ammazzano il workflow
- “Tokens are the new concurrency”: tokenomics e pay-per-use (addio flat rate)
- Startup che wrappano LLM: perché è un modello di business fragile
- Video Black Mirror: operai del tessile con microcamere per addestrare robot umanoidi
- Robot umanoidi in fabbrica: perché questa mania e che senso ha nell’automazione
- EU Age Verification App: annuncio di “tech readiness” e shitstorm immediata
- Problemi di threat modeling: smartphone non-trusted, PIN reset, dati non cancellati
- ZK proof e non-trasferibilità: perché “verificare l’età” è più dura di quanto sembri
- NIST/NVD rallenta l’enrichment delle CVE: priorità a exploited-in-the-wild e fed gov
- Dipendenza dall’ecosistema USA e alternative (es. OSV): indipendenza vs realtà pratica

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health @ Savannah: Thalamus 0.9.18 released

17 Aprile 2026 ore 13:30

Dear GNU Health community

We are happy to announce the release of Thalamus 0.9.18. Thalamus is the message and authentication server of the GNU Health Federation.

In this release, we have migrated to Poetry packaging system and updated the documentation (https://docs.gnuh ... alth.org/thalamus)

You can get Thalamus from GNU.org and the Python Package Index, PyPi

Happy hacking!
Luis

Una Super Terra potenzialmente abitabile a soli 10 anni luce, ecco GJ887d

17 Aprile 2026 ore 12:46
A poco più di 10 anni luce dalla Terra, un team internazionale di astrofisici ha individuato una Super Terra che entra tra i candidati più interessanti nella ricerca di vita oltre il Sistema Solare. Il pianeta, chiamato GJ887d, ha una massa almeno sei volte superiore a quella terrestre e orbita...

Trasferire Venezia tra le opzioni per salvarla dall’innalzamento del mare

17 Aprile 2026 ore 10:57
Trasferire la città di Venezia per difenderla dall’innalzamento del livello del mare. È questa l’idea messa sul tavolo da un team internazionale di ricercatori guidato da Piero Lionello dell’Università del Salento e da Robert Nicholls dell’University of East Anglia, per far fronte a uno...

Presentazione del volume “O miei compagni” di Mario Lenzi

17 Aprile 2026 ore 10:03

Presentazione del volume "O miei compagni" di Mario Lenzi

A pochi giorni dal 25 Aprile, ISTORECO apre alla città la propria nuova sede con un appuntamento dedicato alla memoria e alla trasmissione dei valori della Resistenza. Sarà presentata la nuova edizione delle memorie di Mario Lenzi (1927–2011), figura di primo piano del giornalismo e dell’editoria italiana del secondo Novecento, che a soli diciassette anni scelse di combattere nella III Brigata “Garibaldi”. Un ragazzo come tanti, ancora studente liceale, che si trovò a fare i conti con la guerra, la prigionia e il coraggio di ricominciare. Catturato dai tedeschi, riuscì a fuggire e a rientrare nella sua formazione partigiana, entrando a Livorno nel luglio del 1944 al fianco degli Alleati per la liberazione della città.

La prima edizione di questo testo, promossa dal Comune di Livorno e da ISTORECO nel 2014 in occasione del 70° Anniversario della Liberazione, incontrò un successo inatteso soprattutto tra i lettori più giovani. È proprio questo responso a suggerire oggi una nuova edizione, realizzata con il contributo del Museo della Deportazione e Resistenza di Prato e Regione Toscana, e pensata in particolare per gli studenti: perché la memoria del fascismo, della guerra e della Resistenza non si esaurisca in una data, ma continui a vivere come testimonianza di libertà e di impegno civile. 

All’incontro interverranno: Catia Sonetti (Direttrice di ISTORECO), Mario Tredici (storico e giornalista) e Enrico Iozzelli (Museo della Deportazione di Prato).

Emanuela Orlandi: Agca, Accetti e la Pista Internazionale — I Soliti Sospetti 17

16 Aprile 2026 ore 21:35

💾

Chi ha davvero rapito Emanuela Orlandi e Mirella Gregori? Cosa c'entrava Ali Ağca con i sequestri? E perché Marco Fassoni Accetti parla di messaggi cifrati, Fatima e una trattativa segreta che coinvolgeva il Vaticano?

Siamo alla 17ª puntata di "I Soliti Sospetti": la pista internazionale del caso Orlandi. I rapimenti delle due quindicenni romane servivano a fare pressione per liberare Ali Ağca. Una trattativa occulta tra fazioni vaticane, P2, IOR e servizi segreti internazionali, orchestrata con messaggi in codice ispirati al Terzo Segreto di Fatima. Accetti racconta tutto.

Cosa trovi in questo video:
✔️ La "pista internazionale": come i sequestri servivano a ricattare Santa Sede e Quirinale per liberare Ağca
✔️ Marco Fassoni Accetti: il telefonista, i messaggi cifrati e il "codice Fatima"
✔️ Il ruolo della Banda della Magliana e dei gruppi di pressione nei depistaggi
✔️ Le lettere spedite da Boston alla CBS e il mistero delle prove segretate
✔️ Monsignor Marcinkus, lo IOR e il crack del Banco Ambrosiano: i legami con i sequestri
✔️ L'ipotesi della sopravvivenza: le ragazze trasferite in Francia o Svizzera?

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La Cina è in vantaggio sui robot umanoidi

15 Aprile 2026 ore 11:00

Immagine in evidenza da Unitree

A fine marzo, l’azienda cinese AgiBot ha annunciato di aver prodotto in serie il suo robot umanoide numero diecimila. La startup con sede a Shanghai, fondata da alcuni ex ingegneri di Huawei, è nata nel 2023 con l’obiettivo di sviluppare humanoid robots per applicazioni industriali e di servizio. Dopo una prima fase di ricerca e prototipazione, nel 2024 ha avviato la produzione di massa dei primi modelli operativi, avviando una rapida scalata industriale che l’ha portata a raggiungere le cinquemila unità prodotte nel 2025 e poi al traguardo delle 10mila macchine: tutto nell’arco di tre anni.

Qualche settimana prima di questo traguardo, sul palco del Gala del Capodanno lunare – lo show televisivo più seguito in Cina – una schiera di robot dalle sembianze antropomorfe si è esibita in perfetta sincronia con ballerini in carne e ossa, eseguendo con naturalezza una coreografia fatta di mosse di kung fu e danza. In questo caso, i “device” erano soprattutto di un’altra azienda concorrente: Unitree Robotics. Dietro la suggestione della performance, tra capriole a mezz’aria e calci acrobatici, si è intravisto un segnale chiaro: la dimostrazione plastica del vantaggio accumulato in una corsa tecnologica che Pechino ambisce a dominare su scala globale. La vera partita legata al mercato dei robot umanoidi, tuttavia, non si gioca sui palchi: si gioca nelle fabbriche e nei centri logistici. In altre parole, nel cuore pulsante dell’economia reale.

Nell’ultimo decennio la Cina ha identificato nella robotica uno dei cardini della propria trasformazione economica. Il settore era già stato inserito tra le priorità nel piano industriale Made in China 2025, anche se in una prima fase l’attenzione si era concentrata prevalentemente sull’automazione industriale tradizionale. Oggi, invece, il focus si sta spostando proprio verso gli humanoid robots: macchine progettate per operare negli stessi contesti degli esseri umani e per svolgere attività che richiedono adattabilità, coordinazione e capacità di interazione con l’ambiente reale.

Prezzi, supply chain e open source

Alla base di questo ambito salto tecnologico c’è, naturalmente, l’intelligenza artificiale. L’integrazione tra sistemi di visione, linguaggio e movimento sta dando forma alla cosiddetta embodied AI: algoritmi che non si limitano a elaborare dati, ma agiscono fisicamente nello spazio attraverso un corpo robotico. In un Paese alle prese con l’invecchiamento della popolazione e con una forza lavoro in progressiva contrazione, questa prospettiva assume un valore strategico. I robot vengono infatti sempre più considerati una possibile risposta alla carenza di manodopera e uno strumento per incrementare la produttività industriale.

I numeri aiutano a mettere in prospettiva il fenomeno. Nel 2025 le spedizioni globali di robot umanoidi si sono fermate poco sopra le 13mila unità, pur registrando una crescita superiore a cinque volte rispetto all’anno precedente. I dati parlano di un business ancora microscopico, ma in fortissima accelerazione: secondo la società di ricerca Omdia, il settore potrebbe crescere rapidamente fino a raggiungere circa 2,6 milioni di unità vendute entro il 2035, mentre UBS stima che la popolazione globale di robot umanoidi potrebbe superare i 300 milioni entro il 2050. Una ricerca di Citigroup si spinge persino oltre, parlando di oltre 600 milioni entro la metà del secolo. In questo scenario, la Repubblica Popolare si è ritagliata una posizione dominante: nel 2024, AgiBot ha spedito oltre 5.000 unità, mentre Unitree Robotics ha superato le 5.500 nel 2025.

La principale leva competitiva dei modelli cinesi sta nel prezzo. Unitree propone modelli entry-level attorno ai seimila dollari, mentre AgiBot offre versioni ridotte dei propri sistemi per circa 14mila dollari. Tesla, con il progetto Optimus, ha indicato un range tra i 20mila e i 30mila dollari senza aver ancora avviato una produzione su larga scala. A gennaio, dal palco del World Economic Forum di Davos, Elon Musk ha indicato la fine del 2027 come orizzonte per il lancio del modello; nel frattempo, l’azienda ha già annunciato l’obiettivo di avviare le linee produttive entro l’anno in vista della commercializzazione. L’esperienza, tuttavia, ci insegna che le tempistiche di Musk tendono a slittare e lui stesso ha più volte riconosciuto una propensione sistematica a promettere scadenze più ambiziose di quanto poi riesca a mantenere. Sul fronte statunitense, anche Figure AI ha iniziato a consegnare i propri modelli (Figure 02) a clienti paganti in scenari industriali, ma senza aver comunicato ancora un listino pubblico e operando solo tramite contratti su misura. 

Un altro vantaggio decisivo è la catena di approvvigionamento. Negli ultimi anni la Cina ha dato vita a una supply chain hardware estremamente efficiente, spinta soprattutto dall’exploit del settore dei veicoli elettrici e dell’elettronica di consumo. La produzione di batterie, sensori, attuatori e altri elementi elettronici può avvenire in tempi brevi e con costi contenuti, permettendo alle imprese di sviluppare e testare rapidamente nuovi prototipi e di immetterli sul mercato con una rapidità difficilmente replicabile in altri contesti.

Uno dei fattori chiave spesso dimenticati, invece, è il software. “I cinesi hanno saputo intercettare per tempo un trend che ha dato loro un vantaggio competitivo enorme: l’open source”, spiega Bruno Siciliano, professore ordinario di Automatica e robotica all’Università Federico II, luminare tra i massimi esperti europei del settore, insignito nel 2024 dell’IEEE Ras Pioneer in Robotics and Automation Award, tra i più prestigiosi riconoscimenti a livello mondiale. “L’intuizione brillante è stata realizzare piattaforme aperte per la condivisione di dataset per gli algoritmi che controllano il robot”.

In Cina l’adozione dell’open source sta creando da tempo un ecosistema collaborativo e, al tempo stesso, propulsivo. Lo abbiamo imparato con Deepseek: modelli AI aperti e a basso costo sviluppati anche da aziende come Alibaba, Moonshot AI e MiniMax stanno rapidamente scalando le classifiche globali di utilizzo su piattaforme come Hugging Face e OpenRouter. Anche sul fronte della robotica, startup come RoboParty hanno aperto l’intero stack – dall’hardware al software fino ai dataset – dei propri robot umanoidi, favorendo la nascita di una comunità di sviluppatori sempre più gremita e interconnessa. 

Un fenomeno, quest’ultimo, che rappresenta “l’unico vero modo di competere con gli Stati Uniti”. Bruno Siciliano dirige il Prisma Lab, laboratorio dell’Università di Napoli specializzato in robotica industriale, meccatronica e automazione, che ha in dotazione “un robot umanoide di Unitree Robotics, con cui stiamo sviluppando tecniche di controllo per la deambulazione e, soprattutto, per l’esecuzione di operazioni di contatto in cooperazione con esseri umani. Stiamo lavorando su approcci avanzati di model predictive control che integrano algoritmi di intelligenza artificiale open source. Possiamo farlo proprio perché abbiamo acquistato una piattaforma dedicata open source, dal costo comunque significativo: circa 100mila euro”.

Il problema delle mani

Dal punto di vista prettamente tecnico, la difficoltà di introdurre dei robot umanoidi nella dimensione industriale riguarda soprattutto il tatto. È quello che Elon Musk ha definito “the hands problem”: senza mani realmente versatili, un robot resta limitato e l’utilizzo universale in ambienti sconosciuti resta una chimera. Replicare la mano umana significa integrare controllo di precisione e percezione distribuito: alcuni dei prototipi statunitensi più avanzati, come quelli sviluppati alla Northwestern University, utilizzano sensori nei polpastrelli che misurano variazioni elettriche per inferire il contatto. Ma la complessità tecnologica resta, e afferrare una penna richiede di ricevere feedback attraverso varie parti delle dita, non solo sulla punta.

“La vera sfida dei robot umanoidi, è sviluppare entità che possano interagire con gli umani in totale sicurezza”, prosegue Siciliano. “Quando vediamo i video spettacolari dei robot che ballano durante lo spettacolo del capodanno cinese, ci impressioniamo. Ma quelle macchine non stanno interagendo con le persone. Nel momento in cui c’è un contatto, cambia tutto. Il vero ostacolo è il tatto: un conto è fare movimenti ‘in freestyle’, un altro è fare una qualunque operazione robotica, come un montaggio, in cui c’è uno scambio di forze”.

Verso la killer app

Eppure, nonostante tutte le difficoltà, molti colossi sembrano già aver imboccato questa direzione. Un segnale concreto arriva dall’automotive, dove i robot umanoidi stanno entrando nelle fabbriche. Renault prevede di introdurre circa 350 unità entro il 2027, già testate nello stabilimento francese di Douai con il robot Calvin per la movimentazione di componenti, con l’obiettivo dichiarato di ridurre del 30% le ore necessarie per produrre un veicolo. Le stesse case automobilistiche cinesi, come Byd, Nio e Zeekr – marchio del gruppo Geely – stanno testando robot umanoidi sviluppati da UBTech all’interno delle proprie fabbriche. Questi vengono impiegati per la movimentazione dei materiali, l’ispezione dei componenti e il supporto agli operai nelle attività più ripetitive. In uno stabilimento Zeekr a Ningbo, per esempio, alcuni robot del modello Walker di UBTech vengono utilizzati per trasportare scatole e parti tra diverse linee di assemblaggio.

Anche in Europa diversi grandi gruppi industriali stanno esplorando soluzioni simili: Mercedes-Benz, per esempio, ha avviato test con robot umanoidi realizzati dalla startup americana Apptronik nei propri impianti, mentre BMW ha sperimentato i robot di Figure AI nello stabilimento di Spartanburg, negli Stati Uniti, per operazioni come la movimentazione di componenti metallici. Hyundai Motor Group, invece, punta a introdurre migliaia di robot del modello Atlas, sviluppati da Boston Dynamics, società acquisita dal gruppo nel 2021.

Proprio il colosso coreano dell’automotive vuole inserirsi a gamba tesa in uno scenario competitivo che, almeno sulla carta, sembra delineare un duopolio sempre più serrato tra Cina e Stati Uniti. L’annuncio al CES di Las Vegas di quest’anno potrebbe segnare una svolta dirompente. Boston Dynamics ha infatti siglato un accordo strategico con DeepMind (il laboratorio di Google che ha dato vita a Gemini) per potenziare Atlas, attraverso l’integrazione dei modelli Gemini Robotics. L’obiettivo è rafforzarne le capacità cognitive, migliorando al contempo l’interazione con l’ambiente e l’autonomia operativa.

“Quello di gennaio è un annuncio importantissimo”, sottolinea Siciliano. “Questi grossi investimenti, ovviamente, fanno da traino per tutti gli altri, innescando una dinamica di mercato che potrebbe accelerare l’individuazione della prima vera applicazione industriale su larga scala”, la cosiddetta killer application capace di cambiare gli equilibri del settore. Perché sarà l’azienda capace di sviluppare il primo prodotto di massa, realmente pervasivo, a conquistare un vantaggio decisivo e ad aprire una nuova fase del mercato. Una rivoluzione destinata a toccare anche l’Europa e il nostro Paese: “Oggi è difficile fare delle stime su quando vedremo i robot umanoidi nelle fabbriche italiane. Tuttavia, ragionevolmente, la larga diffusione entro un decennio è verosimile”.

L'articolo La Cina è in vantaggio sui robot umanoidi proviene da Guerre di Rete.

time @ Savannah: time-1.10 released [stable]

15 Aprile 2026 ore 06:34


This is to announce time-1.10, a stable release.

The 'time' command runs another program, then displays information about
the resources used by that program.

There have been 79 commits by 5 people in the 422 weeks since 1.9.

See the NEWS below for a brief summary.

Thanks to everyone who has contributed!
The following people contributed changes to this release:

  Andreas Schwab (1)
  Assaf Gordon (10)
  Collin Funk (65)
  Dominique Martinet (1)
  Petr Písař (2)

Collin
 [on behalf of the time maintainers]
==================================================================

Here is the GNU time home page:
    https://gnu.org/s/time/

Here are the compressed sources:
  https://ftp.gnu.org/gnu/time/time-1.10.tar.gz   (832KB)
  https://ftp.gnu.org/gnu/time/time-1.10.tar.xz   (572KB)

Here are the GPG detached signatures:
  https://ftp.gnu.org/gnu/time/time-1.10.tar.gz.sig
  https://ftp.gnu.org/gnu/time/time-1.10.tar.xz.sig

Use a mirror for higher download bandwidth:
  https://www.gnu.org/order/ftp.html

Here are the SHA256 and SHA3-256 checksums:

  SHA256 (time-1.10.tar.gz) = 6MKftKtZnYR45B6GGPUNuK7enJCvJ9DS7yiuUNXeCcM=
  SHA3-256 (time-1.10.tar.gz) = zDjyfyzfABsSZp7lwXeYr368VzjZMkNPUJNnfpIakGk=
  SHA256 (time-1.10.tar.xz) = cGv3uERMqeuQN+ntoY4dDrfCMnrn2MLOOkgjxfgMexE=
  SHA3-256 (time-1.10.tar.xz) = U/Z0kMenoHkc7+rkCHMeyku8nXvIPppoQ2jq3B50e/A=

Verify the base64 SHA256 checksum with 'cksum -a sha256 --check'
from coreutils-9.2 or OpenBSD's cksum since 2007.

Verify the base64 SHA3-256 checksum with 'cksum -a sha3 --check'
from coreutils-9.8.

Use a .sig file to verify that the corresponding file (without the
.sig suffix) is intact.  First, be sure to download both the .sig file
and the corresponding tarball.  Then, run a command like this:

  gpg --verify time-1.10.tar.gz.sig

The signature should match the fingerprint of the following key:

  pub   rsa4096/8CE6491AE30D7D75 2024-03-11 [SC]
        Key fingerprint = 2371 1855 08D1 317B D578  E5CC 8CE6 491A E30D 7D75
  uid                 [ultimate] Collin Funk <collin.funk1@gmail.com>

If that command fails because you don't have the required public key,
or that public key has expired, try the following commands to retrieve
or refresh it, and then rerun the 'gpg --verify' command.

  gpg --locate-external-key collin.funk1@gmail.com

  gpg --recv-keys 8CE6491AE30D7D75

  wget -q -O- 'https://savannah.gnu.org/project/release-gpgkeys.php?group=time&download=1' | gpg --import -

As a last resort to find the key, you can try the official GNU
keyring:

  wget -q https://ftp.gnu.org/gnu/gnu-keyring.gpg
  gpg --keyring gnu-keyring.gpg --verify time-1.10.tar.gz.sig

This release is based on the time git repository, available as

  git clone https://https.git.savannah.gnu.org/git/time.git

with commit 40003f3c8c4ad129fbc9ea0751c651509ac5bb23 tagged as v1.10.

For a summary of changes and contributors, see:

  https://gitweb.git.savannah.gnu.org/gitweb/?p=time.git;a=shortlog;h=v1.10

or run this command from a git-cloned time directory:

  git shortlog v1.9..v1.10

This release was bootstrapped with the following tools:
  Autoconf 2.73
  Automake 1.18.1
  Gnulib 2026-04-13 c754c51f0f2b9a1e22d0d3eadfefff241de0ea48

NEWS

* Noteworthy changes in release 1.10 (2026-04-14) [stable]

** Bug fixes

  'time --help' no longer incorrectly lists the short option -h as being
  supported.  Previously it was listed as being equivalent to --help.
  [bug introduced in time-1.8]

  'time --help' no longer emits duplicate percent signs in the description of
  the --portability option.
  [bug introduced in time-1.8]

  time now opens the file specified by --output with its close-on-exec flag set.
  Previously the file descriptor would be leaked into the child process.
  [This bug was present in "the beginning".]

  time no longer appends the program name to the output when the format string
  contains a trailing backslash.
  [This bug was present in "the beginning".]

** Improvements

  time now uses the more portable waitpid and getrusage system calls
  instead of wait3.

  time can now be built using a C23 compiler.

  time now uses unlocked stdio functions on platforms that provide them.


ThinkNode M6 ☀️ Nodo Meshtastic SOLARE definitivo? Test completo Outdoor (LoRa + GPS + IP65)

14 Aprile 2026 ore 12:30

💾

Se cerchi un nodo Meshtastic davvero autonomo per uso outdoor, questo ThinkNode M6 potrebbe essere una soluzione definitiva.

In questo video provo un dispositivo pensato per lavorare in condizioni estreme: pannello solare da 6W, doppia batteria 18650 da 7000mAh, GPS integrato e chip LoRa SX1262.

👉 È davvero in grado di funzionare H24 anche con poco sole?
👉 È adatto per creare una rete Meshtastic stabile in montagna o zone isolate?

Lo scopriamo insieme in questa recensione completa.

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Pozzo di Karahora, la struttura nel Caucaso che sfida la geologia

14 Aprile 2026 ore 11:24
Nel 2011 lo speleologo russo Arthur Zemukov individua nel Caucaso un pozzo profondo oltre quaranta metri con pareti lisce e geometrie regolari, una struttura che i rilievi descrivono come incompatibile con una formazione naturale. La scoperta arriva dopo anni di ricerche tra archivi locali, mappe...

Apuane, scoperto nel marmo di Carrara un minerale sconosciuto: ecco la delchiaroite

14 Aprile 2026 ore 09:21
Nelle Alpi Apuane, dentro una comune cava di marmo di Carrara, è stato rinvenuto un campione di un minerale mai vista prima. I ricercatori dell’Università di Pisa, dopo approfondite analisi, hanno confermato si tratta di qualcosa di nuovo. Il minerale è stato battezzato dai ricercatori, e poi...

Gladio e Mafia: la Rete Segreta tra Stato, CIA e Cosa Nostra — dal 1943 al 1990

13 Aprile 2026 ore 20:33

💾

Come nacque la rete segreta Gladio e perché la CIA scelse la mafia come alleata? Cosa nascondeva il memoriale di Aldo Moro trovato nel 1990? E chi ordinò i depistaggi sulla strage di Peteano?

Dal 1943 al 1990, una rete clandestina unì i servizi segreti americani, gli apparati deviati dello Stato italiano e Cosa Nostra in nome dell'anticomunismo. Gladio — la struttura Stay Behind coordinata dalla NATO — non era solo una misura difensiva: era uno strumento di pressione politica interna. La confessione di Vincenzo Vinciguerra sulla strage di Peteano aprì gli archivi segreti del Sismi. Il giudice Felice Casson costrinse Giulio Andreotti a svelare tutto in Parlamento nel 1990. E le carte ritrovate di Aldo Moro rivelavano quello che sapeva e che non avrebbe mai dovuto dire.

Cosa trovi in questo video:
✔️ La strage di Peteano del 1972: la trappola ai carabinieri, i depistaggi e la confessione di Vinciguerra
✔️ Il giudice Felice Casson: come scoprì gli archivi segreti del Sismi e smascherò Gladio
✔️ 24 ottobre 1990: Giulio Andreotti rivela ufficialmente l'esistenza di Gladio in Parlamento
✔️ Il memoriale di Aldo Moro in via Montenevoso: le carte "scomparse" e la verità censurata su Gladio e Piano Solo
✔️ Il patto del 1943: Lucky Luciano, l'OSS americano e gli accordi con Cosa Nostra per lo sbarco in Sicilia
✔️ Come Gladio diventò il nodo tra Stato parallelo, eversione nera e criminalità organizzata

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#ItaliaMistero #MisteriItaliani #DocumentariItaliani #OperazioneGladio #StrageDiPeteano #AldoMoro #GiulioAndreotti #FeliceCasson #StayBehind #StrategiaDellatensione

AVVERTENZA
• Questo video è frutto di ricerca giornalistica e utilizza solo fonti pubbliche e accessibili.
• Alcune immagini o brevi spezzoni video sono riprodotti per finalità di cronaca, critica, commento o informazione ai sensi dell'art. 70 LDA.
• Le ricostruzioni hanno esclusivamente scopo divulgativo.
• Non vengono promossi comportamenti contrari alla legge.
• Questo contenuto NON costituisce pubblicità né contiene contenuti sponsorizzati.

RICORDANDO CLAUDIO STRAMBI

13 Aprile 2026 ore 17:32
RICORDANDO CLAUDIO STRAMBI Con profonda tristezza abbiamo appreso la notizia della scomparsa improvvisa di Claudio Strambi. Claudio per noi ha rappresentato molto, è stato un compagno con cui si poteva discutere di tutto in libertà, certi di trovare possibilità di scambio e di confronto aperto. Faceva parte della FAI seguendone convintamente l’attività complessiva. A livello […]

Ciao Claudio

13 Aprile 2026 ore 16:33
Ciao Claudio La sera del 7 aprile ci ha lasciato improvvisamente Claudio Strambi. Abbiamo perso un amico e un compagno. Ci mancano le parole in questo momento, e poche righe non basterebbero a ripercorrere decenni di militanza anarchica, sindacale di base e anarcosindacalista. Ringraziamo chi lo ha ricordato in questi giorni, con comunicati e messaggi […]

Artemis II Astronauts Aboard USS John P. Murtha

13 Aprile 2026 ore 19:32
NASA astronauts Reid Wiseman, commander; left, Christina Koch, mission specialist; CSA (Canadian Space Agency) astronaut Jeremy Hansen, mission specialist; and NASA astronaut Victor Glover, Artemis II pilot, right, pose for a group photo after viewing the Orion spacecraft in the well deck of USS John P. Murtha, Saturday, April 11, 2026, in the Pacific Ocean off the coast of California. The quartet splashed down Friday, April 10 at 5:07 p.m. PDT (8:07p.m. EDT).

TRASFORMO LA MIA MACCHINA IN UNA GT3

13 Aprile 2026 ore 14:01

💾

Prova carVertical con il mio codice sconto: https://www.carvertical.com/it/landing/v3?utm_source=infl&a=testa&b=69b2d725&voucher=testa

Ho montato l'alettone più grosso che ho trovato sul web sulla mia BMW M2 rendendola molto simile a una macchina del campionato GT3! cosa ne pensate? 🤩

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Nel video sono presenti inserimenti a scopo commerciale di CarVertical.

Understanding Price-to-Earnings (P/E) Ratio in Stock Investing

di: admin
12 Aprile 2026 ore 23:00

Understanding the Price-to-Earnings (P/E) Ratio The Price-to-Earnings (P/E) ratio serves as an essential tool for investors who wish to evaluate the valuation of a company concerning its earnings. It is particularly useful for identifying whether a stock may be overvalued, undervalued, or fairly valued in comparison to its peers and historical standards. Definition of P/E […]

The post Understanding Price-to-Earnings (P/E) Ratio in Stock Investing appeared first on InfoShop.

Trisquel GNU/Linux: Trisquel 12.0 "Ecne" release announcement

11 Aprile 2026 ore 21:01

We are proud to announce the release of Trisquel 12.0 Ecne! After extensive work and thorough testing, Ecne is ready for production use. This release builds on the foundation of Aramo with meaningful improvements across packaging, the kernel, security, and software availability.

Major milestones

  • APT 3.0 and full deb822 repository format. Trisquel 12.0 ships with APT 3.0, enabling us to fully adopt the modern deb822 repository format across all installation paths. The netinstall (for text-based installation and advanced users), Ubiquity (for graphical installation from a live system), as well as Synaptic and other package-management tools have been updated to use the new repository formats.
  • Improved kernel modularity, and system security. The kernel remains one of our biggest engineering challenges with every release. For Ecne, we focused on making our kernel changes more modular, substantially reducing breakage in the udeb components used during installation. Work on updating kernel-wedge is ongoing and we are well positioned to complete it. We revised many AppArmor rules for graphical environments, improving security coverage for everyday desktop use.
  • New browser options. Both GNU IceCat and ungoogled-chromium are now available in Ecne, joining our continuously maintained Abrowser, giving users a range of fully free web browsing choices.
  • Backports. Our backports repository continues to provide popular applications in their latest versions, including LibreOffice, yt-dlp, Inkscape, Nextcloud Desktop, Kdenlive, Tuba, 0 A.D., fastfetch, and more.

Ecne is based on Ubuntu 24.04 LTS and will receive support until 2029. Users of Trisquel 11.x Aramo can upgrade directly using the update-manager or do-release-upgrade commands at a console terminal.

Editions

  • Trisquel. MATE (v1.26.1) continues to be our default desktop environment. Simple, with great accessibility, and low hardware requirements (no 3D acceleration needed).
  • Triskel. Our KDE (v5.27) edition is excellent for customizing the design and functionality in fine detail.
  • Trisquel Mini. Running LXDE (v0.99.2), the Mini edition is a lightweight desktop perfect for netbooks, old computers and users with minimal resource usage needs.
  • Trisquel Sugar or Trisquel On A Sugar Toast (TOAST): Based on the Sugar learning platform (v0.121), TOAST comes with dozens of educational activities for children.
  • Network installer image: To deploy with a command-line install interface, it is ideal for servers and advanced users who want to explore custom designed environments.

Looking ahead

Work on the next release will start immediately, and initial groundwork for RISC-V architecture support has already begun; an exciting new challenge as the free hardware design ecosystem continues to grow.

Trisquel is a non-profit project; you can help sustain it by becoming a member, donating, or buying from our store. Thank you to all our donors, and to the contributors who made Ecne possible through code, patches, bug reports, translations, and advice. Special thanks to Luis "Ark74" Guzmán, prospero, icarolongo, Avron, knife, Simon Josefsson, Christopher Waid (ThinkPenguin), Denis "GNUtoo" Carikli, and the wonderful community that keeps the project alive and free.

Mate Desktop
Internet
Games
System tools
Installer
Office
Triskel (KDE Plasma)
Trisquel Mini (LXDE)
Sugar education environment
Sugar activities
Live DVD/USB menu

health @ Savannah: GNU Health HIS server 5.0.7 patchset bundle released

11 Aprile 2026 ore 23:12

Dear community

I'm happy to announce the release of the patchset v5.0.7 of the GNU Health Information Management System.

This maintenance version fixes issues in the crypto subsystem related to the laboratory results validation process; delivers automated testing for the packages and updates pyproject.toml to the latest PEP639 specs.

Main issues fixed & tasks related to this patchset:





For more details visit our development area at Codeberg.

Happy hacking!
Luis

Artemis II Recovery

11 Aprile 2026 ore 13:07
NASA’s Orion spacecraft with Artemis II crewmembers NASA astronauts Reid Wiseman, commander; Victor Glover, pilot; Christina Koch, mission specialist; and CSA (Canadian Space Agency) astronaut Jeremy Hansen, mission specialist aboard is seen under parachutes as it lands in the Pacific Ocean off the coast of California, Friday, April 10, 2026. NASA’s Artemis II mission took Wiseman, Glover, Koch, and Hansen on a 10-day journey around the Moon and back to Earth. Following a splashdown at 8:07 p.m. EDT, NASA, U.S. Navy, and U.S. Air Force teams are working to bring the crewmembers and Orion spacecraft aboard USS John P. Murtha.

Trash to Traditional Stove!##TrashToTreasure#TraditionalCrafts

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生活百般滋味,人生需要笑对!
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Sciopero manutenzione ferroviaria toscana: incrociamo le braccia per il nostro futuro

10 Aprile 2026 ore 14:56

A due anni dalla riorganizzazione del settore manutenzione di RFI, i problemi già da noi più volte denunciati non solo persistono, ma si sono ulteriormente aggravati.

L’azienda, invece di affrontarli e risolverli, continua a perseguire accordi territoriali finalizzati ad aumentare ulteriormente i carichi di lavoro e la produttività. In questo contesto, parlare di diritti, tutela della salute e sicurezza sembra non essere più una priorità.

Questa cattiva organizzazione crea difficoltà anche all’azienda stessa, che reagisce scaricando le proprie inefficienze sui lavoratori: pretende sempre di più, ignorando gli accordi già in essere o interpretandoli in modo unilaterale e conveniente.

Nemmeno le numerose segnalazioni agli organi competenti sono riuscite a fermare questo atteggiamento padronale da parte di RFI.

Non possiamo aspettare l’ennesimo evento tragico sul lavoro. Dobbiamo agire ora: dopo sarà troppo tardi e, ancora una volta, sarà facile indignarsi a posteriori, come già accaduto in passato.

Tutto questo avviene mentre vengono destinate ingenti risorse pubbliche per garantire la movimentazione di materiale bellico sulla rete ferroviaria: miliardi di euro per guerra e riarmo, mentre i salari e il potere d’acquisto dei lavoratori continuano a essere erosi dall’inflazione. Mentre il nostro lavoro non è neanche considerato usurante ai fini pensionistici.

Per questo incrociamo le braccia: per difendere i nostri diritti, la nostra sicurezza e il nostro futuro, e per contrastare queste politiche che riteniamo inaccettabili.

Verso la manifestazione operaia del 23 maggio.

 

Manutenzione ferroviaria USB Toscana

L’antifascismo italiano alla prova della Spagna. Volontari, internazionalismo e memoria

10 Aprile 2026 ore 10:44

L'antifascismo italiano alla prova della Spagna. Volontari, internazionalismo e memoria

Mercoledì 15 aprile 2026, ore 17.00

Livorno, Cantina Barontini – Scali del Ponte di Marmo, 1

 

Il 17 luglio 1936, il generale Francisco Franco guidò un colpo di stato militare contro la Repubblica spagnola, dando inizio a una delle guerre civili più devastanti del Novecento. Quell’evento segnò la storia europea preludendo la Seconda guerra mondiale. Si trattò del primo grande scontro armato tra fascismo e antifascismo, il banco di prova delle dittature nazifasciste e dell’antifascismo internazionale.

A novant’anni da quella data vogliamo ricordare i circa 4.000 volontari italiani – in gran parte esuli antifascisti fuggiti dal regime di Mussolini – che scelsero di combattere in Spagna nelle Brigate Internazionali, a fianco della Repubblica. Molti di loro non tornarono. Altri, dopo la sconfitta del 1939, vissero l’internamento nei campi francesi, prima di riprendere la lotta nella Resistenza europea.

L’incontro, organizzato da ISTORECO Livorno con il patrocinio della Regione Toscana, del Comune di Livorno, di AICVAS, ANPPIA e ANPI Provinciale Livorno, propone una riflessione storica approfondita su volontariato antifascista, internazionalismo e trasmissione della sua memoria.

Interverranno:

  • Italo Poma (Presidente AICVAS)
  • Ilaria Cansella (Direttrice ISGREC)
  • Enrico Acciai (Università di Roma Tor Vergata)

 

Coordina Catia Sonetti, Direttrice ISTORECO Livorno

完整版:耗时几天搭建的传统老灶台,蒸一锅热气腾腾的馒头【阿木爷爷 Grandpa Amu】

💾

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#阿木爷爷GrandpaAmu# 建灶台#蒸馒头

Sommario giornaliero dal 04/10/2026 08:40:00 AM

10 Aprile 2026 ore 08:40

Sommario giornaliero dal 10 Apr 2026
Min Temperatura: 12.4°C at 06:29:57 AM
Max Temperatura: 15.3°C at 01:45:05 AM
Min Temperatura interna: 20.1°C at 08:10:23 AM
Max Temperatura interna: 20.9°C at 12:05:00 AM
Min Pressione: 1013.9 mbar at 06:27:36 AM
Max Pressione: 1015.4 mbar at 12:47:30 AM
Max Vento: 0 km/h da n.d. at 12:00:19 AM
Pioggia: 0.00 cm
Max Intensità pioggia: 0.00 cm/h
Min Temperatura percepita: 12.4°C at 06:29:57 AM
Max Temperatura percepita: 15.3°C at 01:45:05 AM
Min Indice di calore: 11.9°C at 06:29:57 AM
Max Indice di calore: 15.1°C at 01:50:00 AM
Min Punto di rugiada: 9.9°C at 06:50:00 AM
Max Punto di rugiada: 12.6°C at 01:50:00 AM
Min Umidità: 82% at 12:00:19 AM
Max Umidità: 86% at 07:49:57 AM
Min Umidità interna: 61% at 05:54:28 AM
Max Umidità interna: 63% at 12:41:29 AM

Sommario mensile dal 04/10/2026 08:40:00 AM

10 Aprile 2026 ore 08:40

Sommario mensile dal 01 Apr 2026
Min Temperatura: -1.1°C at 04/01/2026 04:21:49 PM
Max Temperatura: 25.5°C at 04/07/2026 04:26:12 PM
Min Temperatura interna: 17.2°C at 04/01/2026 02:21:49 PM
Max Temperatura interna: 24.5°C at 04/09/2026 02:48:25 PM
Min Pressione: 985.4 mbar at 04/02/2026 02:21:49 PM
Max Pressione: 1053.2 mbar at 04/01/2026 02:21:49 PM
Max Vento: 19 km/h da 000° at 04/02/2026 02:21:49 PM
Pioggia: 2.54 cm
Max Intensità pioggia: 0.20 cm/h
Min Temperatura percepita: -5.9°C at 04/02/2026 04:18:41 PM
Max Temperatura percepita: 25.5°C at 04/07/2026 04:26:12 PM
Min Indice di calore: -1.1°C at 04/01/2026 04:21:49 PM
Max Indice di calore: 25.4°C at 04/07/2026 04:26:12 PM
Min Punto di rugiada: -20.8°C at 04/04/2026 03:44:39 PM
Max Punto di rugiada: 16.8°C at 04/09/2026 03:45:41 PM
Min Umidità: 20% at 04/02/2026 02:21:49 PM
Max Umidità: 86% at 04/06/2026 08:11:18 AM
Min Umidità interna: 10% at 04/01/2026 02:21:49 AM
Max Umidità interna: 80% at 04/08/2026 06:54:22 PM

Sommario annuale dal 04/10/2026 08:40:00 AM

10 Aprile 2026 ore 08:40

Sommario annuale dal 01 Jan 2026
Min Temperatura: -1.1°C at 03/14/2026 07:54:26 PM
Max Temperatura: 25.5°C at 04/07/2026 04:26:12 PM
Min Temperatura interna: 13.0°C at 01/11/2026 08:20:02 AM
Max Temperatura interna: 28.1°C at 03/08/2026 11:12:34 AM
Min Pressione: 984.3 mbar at 02/12/2026 10:27:09 AM
Max Pressione: 1053.2 mbar at 01/10/2026 02:16:13 PM
Max Vento: 20 km/h da 109° at 02/03/2026 07:00:28 AM
Pioggia: 32.52 cm
Max Intensità pioggia: 3.00 cm/h
Min Temperatura percepita: -5.9°C at 03/15/2026 07:51:18 PM
Max Temperatura percepita: 25.5°C at 04/07/2026 04:26:12 PM
Min Indice di calore: -1.1°C at 03/14/2026 07:54:26 PM
Max Indice di calore: 25.4°C at 04/07/2026 04:26:12 PM
Min Punto di rugiada: -20.8°C at 03/25/2026 07:17:16 PM
Max Punto di rugiada: 16.8°C at 04/09/2026 03:45:41 PM
Min Umidità: 20% at 03/15/2026 05:54:26 PM
Max Umidità: 97% at 02/04/2026 07:44:06 PM
Min Umidità interna: 10% at 03/15/2026 05:54:26 AM
Max Umidità interna: 80% at 04/08/2026 06:54:22 PM

Bennu, la NASA scopre tre domini chimici: acqua e molecole organiche nello stesso campione

1 Aprile 2026 ore 11:08
Nel campione OREX-800066-3 dell’asteroide Bennu, un frammento di materiale grande poche centinaia di micrometri e con una massa dell’ordine dei milligrammi, sono presenti nello stesso volume molecole organiche, minerali formati dall’acqua e composti contenenti azoto, cioè tre ambienti...

Claude “Mythos” trova bug nel TCP dopo 27 anni: panico in security #cybersecurity #podcast

11 Aprile 2026 ore 06:04

💾

In questa puntata Andrea e Gabriele partono dal progetto più assurdo della settimana (sì, si può “sculacciare” un MacBook) e finiscono dritti nel tema che sta facendo impazzire la community: Project Glasswing di Anthropic e il modello “Mythos”, a quanto pare fortissimo nel trovare vulnerabilità nel codice (pure roba rimasta lì 27 anni). Poi si ragiona senza filtri su costi reali dell’AI, hype vs realtà, e su cosa significa studiare security oggi mentre i modelli diventano sempre più bravi.

Table of Contents:
- Intro e format “low level” + interazione con la chat
- Spank: sculacciare il MacBook e parlare con IOKit low level
- Project Glasswing / “Mythos”: AI per trovare vulnerabilità nel codice
- Bug nello stack TCP dopo 27 anni e altri finding (FFmpeg, ecc.)
- Perché nel progetto ci sono big tech e non aziende “pure” da pentest
- Costi di inference/agent run: il vero “pay to play” dell’AI offensiva
- Code review vs pentest dinamico: cosa cambia davvero (e cosa no)
- “Non studio più security?”: perché capire il low level conta ancora di più
- Linus Torvalds, Rust/memory safety e l’idea di usare AI per scrivere C “safe”
- DLSS 5: cos’è e perché La7 finisce per bloccare (anche) il trailer Nvidia
- Meta e Google condannate: design che crea dipendenza (Instagram/YouTube)
- BankID/ID verification: cresce, corre, ignora, viene breachata
- LinkedIn e il tracciamento delle estensioni (fingerprinting e GDPR)
- Mistral: 830M$ per un data center AI in Francia (sovranità europea?)

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Il tempo è un’illusione, gli studi che potrebbero cambiare la fisica

9 Aprile 2026 ore 08:40
Il tempo scandisce ogni gesto della nostra vita. Eppure la fisica contemporanea suggerisce qualcosa per molti versi inaspettato: questa dimensione potrebbe essere una costruzione, più che una componente fondamentale dell’Universo. Nei modelli classici il tempo appare come una variabile che...

parted @ Savannah: parted-3.7 released [stable]

9 Aprile 2026 ore 00:57

I have released parted 3.7

Here are the compressed sources and a GPG detached signature[*]:
  https://ftp.gnu.o ... parted-3.7.tar.xz
  https://ftp.gnu.o ... ed-3.7.tar.xz.sig

Use a mirror for higher download bandwidth:
  https://www.gnu ... g/prep/ftp.html

Here are the SHA256 checksums:

008de57561a4f3c25a0648e66ed11e7b30be493889b64334a6d70f2c1951ef7b  parted-3.7.tar.xz
de51773eef47a10db34ff2462f3b3c9d987d4bdb49420f0a22e1dda1ff897a5c  parted-3.7.tar.xz.sig

[*] Use a .sig file to verify that the corresponding file (without the .sig
suffix) is intact.  First, be sure to download both the .sig file and the
corresponding tarball.  Then, run a command like this:

  gpg --verify parted-3.7.tar.xz.sig

If that command fails because you don't have the required public key,
or that public key has expired, try the following commands to update
or refresh it, and then rerun the 'gpg --verify' command.

  gpg --locate-external-key bcl@redhat.com

  gpg --recv-keys 117E8C168EFE3A7F

  wget -q -O- 'https://savannah. ... ed&download=1' | gpg --import -

This release was bootstrapped with the following tools:
  Autoconf 2.72
  Automake 1.17
  Gettext 0.23.1
  Gnulib commit 4e11e3d07a79a49eaa9b155c43801bbc1e5bd86e
  Gperf 3.1

NEWS

  • Noteworthy changes in release 3.7 (2026-04-08) [stable]


  Promoting alpha release to stable release 3.7

  • Noteworthy changes in release 3.6.37 (2026-03-24) [alpha]


** New Features

   hurd: Support USB device names

** Bug Fixes

   Stop adding boot code into the MBR if it's zero when updating an
   existing msdos partition table.

   disk.c: Update metadata after reading partition table

   Fix initialization of atr_c_locale inside PED_ASSERT

   nilfs2: Fixed possible sigsegv in case of corrupted superblock

   libparted: Do not detect ext4 without journal as ext2

   libparted: Fix dvh disklabel unhandled exception

   libparted: Fix sun disklabel unhandled exception

   parted: fix do_version declaration to work with gcc 15

   libparted: Fail early when detecting nilfs2

   doc: Document IEC unit behavior in the manpage

   parted: Print the Fixing... message to stderr

   docs: Finish setup of libparted API docs

   libparted: link libparted-fs-resize.so to libuuid

health @ Savannah: GNU Health control center 5.0.3 released

8 Aprile 2026 ore 12:36

Dear community

I'm happy to announce the release of the gnuhealth-control version 5.0.3

This version fixes some dependency issues in the context of the the initial HIS instance creation.

For more information about the GNU Health Control center, visit our documentation page at:

https://docs.gnuh ... ontrolcenter.html

Issues related to this release:

https://codeberg. ... is-utils/issues/9

Artemis II, la foto “Earthset” entra nella storia: il tramonto della Terra visto dalla Luna emoziona il mondo

8 Aprile 2026 ore 10:18
A quasi 58 anni da Earthrise, lo scatto simbolo dell’era Apollo, l’umanità ha già la sua nuova immagine manifesto dello spazio profondo. Si chiama Earthset ed è il fotogramma che rischia di restare scolpito nella memoria collettiva: la Terra che tramonta dietro l’orizzonte lunare, ripresa...

Parabola GNU/Linux-libre: iptables-legacy

6 Aprile 2026 ore 16:41

From Arch:

The old iptables-nft package name is replaced by iptables, and the legacy backend is available as iptables-legacy.

When switching packages (among iptables-nft, iptables, iptables-legacy), check for .pacsave files in /etc/iptables/ and restore your rules if needed:

  • /etc/iptables/iptables.rules.pacsave
  • /etc/iptables/ip6tables.rules.pacsave

Most setups should work unchanged, but users relying on uncommon xtables extensions or legacy-only behavior should test carefully and use iptables-legacy if required.

Understanding Price-to-Earnings (P/E) Ratio in Stock Investing

di: admin
5 Aprile 2026 ore 23:00

Understanding the Price-to-Earnings (P/E) Ratio The Price-to-Earnings (P/E) Ratio serves as an indispensable valuation metric in the sphere of stock investing. It offers investors an intimate glimpse into a company’s valuation relative to its actual earnings, providing a critical tool for determining whether a stock is overvalued, undervalued, or accurately valued, especially in relation to […]

The post Understanding Price-to-Earnings (P/E) Ratio in Stock Investing appeared first on InfoShop.

Illuminated in Orion

4 Aprile 2026 ore 17:08
NASA astronaut Christina Koch is illuminated by a screen inside the darkened Orion spacecraft on the third day of the agency's Artemis II mission. To the right of the image's center, CSA (Canadian Space Agency) astronaut Jeremy Hansen is seen in profile peering out of one of Orion's windows. Lights are turned off to avoid glare on the windows.

Cosa cambia se ti abboni a Italia Mistero?

3 Aprile 2026 ore 18:11

💾

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Nuova Mappa: Vincenzo Casillo.

Mappe complete: Danilo Abbruciati, Caso Turatello, I Corleonesi.

Archivio Documenti omaggio (foto e faldoni non pubblicabili su YT).

In arrivo: Milano, Roma, Napoli, Palermo (pubblicate appena superano la soglia di 100 punti di interesse ciascuna e costantemente aggiornate v1.1, v1.2...).

Le mappe sono navigabili da PC per studiare gli atti, oppure dal vivo in città usando il tuo smartphone come navigatore GPS. Grazie del supporto! 🏛️🔍

Hello, World

3 Aprile 2026 ore 15:34
This nighttime picture of Earth was taken on April 2, 2026, by an Artemis II crew member aiming a camera through a window of the Orion spacecraft. The image was captured after Orion completed its translunar injection burn, the critical maneuver that sent the spacecraft on its path toward the Moon and back.

Caso Orlandi: Accetti, Skerl e l'Amerikano — il codice 158 e la P2

2 Aprile 2026 ore 20:45

💾

Chi era davvero l'Amerikano e cosa sapeva sul sequestro di Emanuela Orlandi? Cosa lega la morte di Katy Skerl e di José Garramon alla stessa rete occulta? E cosa nascondeva il "codice 158"?

Siamo alla 16ª puntata di "I Soliti Sospetti": la pista più oscura del caso Orlandi. Marco Accetti — che si autoaccusa di un ruolo nel sequestro — diventa il filo conduttore che unisce destini apparentemente separati: Emanuela Orlandi, Katy Skerl (trovata strangolata nel 1984) e José Garramon (il bambino investito da Accetti stesso nel 1983). Dietro tutto: l'Amerikano, il Gruppo Fenix, la Loggia P2 di Licio Gelli, Umberto Ortolani e i segreti custoditi in Uruguay. Una guerra sotterranea tra intelligence e poteri occulti che usava vite umane come pedine.

Cosa trovi in questo video:
✔️ Il caso Garramon: la morte del dodicenne uruguaiano e i legami della famiglia con Umberto Ortolani e la P2
✔️ L'Amerikano e il codice "158": l'anagramma dell'attentato al Papa e i dettagli riservati che solo i servizi segreti conoscevano
✔️ La registrazione della voce attribuita a Emanuela Orlandi fatta ascoltare allo zio Mario
✔️ Il Gruppo Fenix: la fazione rivale di intelligence che usava ragazze come messaggi di minaccia
✔️ Katy Skerl: l'omicidio del 1984, le analogie con il caso Orlandi e il "martirio simbolico"
✔️ Accetti racconta tutto: la consostanzialità degli eventi e la guerra occulta contro il Vaticano

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www @ Savannah: Malware in Proprietary Software - Latest Additions

2 Aprile 2026 ore 18:25

The initial injustice of proprietary software often leads to further injustices: malicious functionalities.

The introduction of unjust techniques in nonfree software, such as back doors, DRM, tethering, and others, has become ever more frequent. Nowadays, it is standard practice.

We at the GNU Project show examples of malware that has been introduced in a wide variety of products and dis-services people use everyday, and of companies that make use of these techniques.

Here are our latest additions

March 2026

Proprietary Interference

  • Shake Shack requires users of its mobile app to sign away their right to sue the company if they order their meals from their phones.


Potential Malware

  • Meta has been granted a patent to use so-called “Artificial Intelligence” to impersonate human users in social media platforms, for example people who are inactive or dead. To cover itself from predictable controversies, Meta declared that it does not intend to use the technology in the context of those examples. How long before the “invention” is used to impersonate active, living people?


February 2026

HP's Software is Malware


Users can avoid this and other kinds of mistreatment by choosing hardware that comes with free specifications and designs, and by installing only free software in their computers.

Microsoft's Software is Malware

  • Microsoft is pushing Pretend Intelligence onto users of Windows, set up to be able to take real world actions on the user's behalf. This starts with a subset of enthusiasts but the company is probably planning to push it onto everyone.


Since Windows 11, like several previous versions, has a universal back door enabling Microsoft to remotely change the system code, any limits the user specifies for what Microsoft can do to per (the user) are no more than requests. If you don't want to be messed with, you should not run Windows. Nonetheless, Microsoft might heed those requests.

Warning: this article seems to ridicule the idea that users might use a feature to limit what the PI has access to on their own machines.

  • Windows encrypts disks for “security,” but reports all the encryption keys to Microsoft so that the encryption doesn't provide real security. Once Microsoft has these keys, it can't refuse to give them to the FBI. However, for real security you need to be able to use your own choice of keys. Microsoft stops users from doing that.


Malware in Mobile Devices

  • OnePlus 13 and 15 smartphones shipping with ColorOS versions 16.0.3.500/.501/.503 implement an anti-rollback feature which physically renders the device unusable if the owner tries to modify the operating system running in it.


At the time of writing the restriction affects only those two models and only ColorOS, but it is expected that the company may extend it to older models of the phone as well as to OxygenOS, the variant of the operating system installed on phones intended for the global market.

January 2026

Google's Software is Malware


“Bossware” as it's called, explicitly requires nullifying user agency in favor of a third-party (the boss), and therefore requires proprietary software.

Microsoft's Software is Malware


December 2025

Malware In Cars


November 2025

Proprietary Back Doors


Proprietary Censorship

  • Bowing down to the US government, Apple and Google removed from their stores several applications used for reporting ICE raids. Google even tried to justify it by calling ICE thugs a “vulnerable group,” despite them being the ones who carry the weapons.


Proprietary Surveillance

  • An app called ICEBlock tried to set up anonymous posting and anonymous access to data about where US deportation thugs are operating. It didn't keep records about who was using it—but Apple's own records would be enough to make them vulnerable to snooping by the US government to find who uses the app.


Apple later removed ICEBlock from its store at the request of the US government.

Artemis II Astronauts Launch to Moon

2 Aprile 2026 ore 18:50
NASA’s Space Launch System rocket carrying the Orion spacecraft with NASA astronauts Reid Wiseman, commander; Victor Glover, pilot; Christina Koch, mission specialist; and CSA (Canadian Space Agency) astronaut Jeremy Hansen, mission specialist onboard launches on the Artemis II mission, Wednesday, April 1, 2026, from Launch Complex 39B at NASA’s Kennedy Space Center in Florida.

GARR partecipa al progetto europeo SUBMERSE

2 Aprile 2026 ore 18:09

GARR partecipa al progetto europeo SUBMERSE

GARR, OGS e Università di Trieste sono entrati a far parte di SUBMERSE (SUBMarine cablEs for ReSearch and Exploration), l’innovativo progetto finanziato dall’Unione europea che mira a utilizzare i cavi sottomarini esistenti come sensori estesi geograficamente, già impiegati dalla comunità della ricerca e dell’istruzione, per monitorare la Terra e i suoi sistemi.

I social ti rubano il cervello: TikTok, AI e la fine della privacy europea ft. Francesco Marino

2 Aprile 2026 ore 16:11

💾

In questa puntata del Seemposium, Andrea e Omar ospitano Francesco Marino: giornalista, digital strategist e fondatore di Pillole di Futuro Presente. Una conversazione che parte da una domanda apparentemente innocua — perché non balliamo più come negli anni '90? — e arriva dritta al cuore di come i social network, l'intelligenza artificiale e la guerra cognitiva stanno ridisegnando la società, il giornalismo e la geopolitica.

Si parte dal panoptic content e dalla sindrome del protagonista: ogni momento della nostra vita è potenzialmente un contenuto virale, e questo ha cambiato in modo profondo come ci muoviamo, viviamo e pensiamo. Da lì è inevitabile arrivare a TikTok come innovazione non solo di formato ma di potere, all'overtourism come tragedia dei beni comuni digitali, e alla guerra cognitiva come caos per accumulo — non disinformazione, ma saturazione deliberata.

Francesco Marino smonta molte semplificazioni: dall'idea che vietare i social agli under 16 risolva qualcosa, alla narrativa dei "buoni di Anthropic" contro i "cattivi di OpenAI", fino all'illusione che l'Europa possa giocare ancora il ruolo di arbitro del mondo digitale in un'era in cui il diritto internazionale è diventato facoltativo.

Un episodio che non cerca di rassicurare. Cerca di far capire.

🔍 Temi affrontati nella puntata
- Panoptic content: perché non balliamo più come negli anni '90
- TikTok e la promessa del "chiunque può diventare influencer"
- Overtourism e la collisione tra spazio digitale e spazio fisico
- Guerra cognitiva: nascondere le cose in piena vista con il caos informativo
- Attenzione come risorsa strategica — e chi la controlla
- EPAM files e la disinformazione per accumulo
- Ban dei social per i minori: perché non basta e cosa manca
- Anthropic vs OpenAI: wrestling, marketing e miliardi in perdita
- Claude in Iran e Venezuela: il chatbot etico che bombardava obiettivi in tempo reale
- Il Pentagono, la nazionalizzazione dell'AI e il contratto da 200 milioni
- Silicon Valley di destra: Trump, Musk e il regime di codipendenza
- Europa: ritardo cronico, crisi di identità e il miraggio della sovranità digitale
- Mistral, OVH e perché le alternative girano su infrastrutture americane
- Il futuro del giornalismo indipendente tra newsletter e frammentazione

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Artemis II, 54 anni dopo l'Apollo 17 l'America torna verso la Luna. E porta un pezzo d'Italia

2 Aprile 2026 ore 09:43
L'ultima volta era il dicembre del 1972. Eugene Cernan, Harrison Schmitt e Ronald Evans erano a bordo dell'Apollo 17, l'ultima missione lunare della storia. Da allora, per oltre cinquant'anni, nessun essere umano si era più avventurato oltre l'orbita bassa terrestre. Martedì sera, alle 18.35 ora...

Andreotti e Riina: il bacio segreto — la verità di Balduccio Di Maggio

1 Aprile 2026 ore 20:45

💾

Un bacio può essere la prova di un patto tra lo Stato e la mafia? Il pentito Baldassare Di Maggio giurò di aver visto Giulio Andreotti — sette volte Presidente del Consiglio — chinarsi a baciare Totò Riina, il boss dei boss, in una villa di Palermo. Una scena che cambiò per sempre la storia della Repubblica.

Era il 20 settembre 1987. Riina aveva già deciso di punire la Democrazia Cristiana per il fallimento sul Maxi Processo: prima fece uccidere Salvo Lima, poi alzò la posta con le stragi. Ma prima di tutto ciò, un incontro segreto in casa di Ignazio Salvo avrebbe sancito un accordo impossibile. Andreotti ha sempre negato. La Cassazione ha prescritto i fatti antecedenti al 1980 e lo ha assolto per quelli successivi. Ma nel 2013, intercettato in carcere, Riina confermò: "Mi sono incontrato con lui con la scorta."

Cosa trovi in questo video:
✔️ Perché Riina condannò a morte Salvo Lima dopo il Maxi Processo
✔️ La strategia di Cosa Nostra: votare PSI nell'87 per punire la DC
✔️ La testimonianza di Baldassare Di Maggio sul bacio rituale ad Andreotti
✔️ L'incontro segreto a casa di Ignazio Salvo a Palermo
✔️ Il processo Andreotti: concorso esterno e sentenza della Cassazione
✔️ Le intercettazioni di Riina nel 2013 che riaprono il caso

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Arriva la Luna Rosa: perché si chiama così, come e dove vederla. Il significato simbolico e religioso

1 Aprile 2026 ore 12:43
Nella notte tra l’1 e il 2 aprile tutti con il naso all'insù. Nel cielo stellato si potrà ammirare la Luna Rosa, il primo plenilunio dopo l’equinozio di primavera. Nei secoli è stata definita in vari modi: la luna “dell’erba che cresce”, perché è la prima luna piena dopo...

Ripartita la nave carica di esplosivi diretti in Arabia Saudita. I lavoratori dell'acciaieria JSW minacciano un nuovo sciopero

1 Aprile 2026 ore 10:12

E' ripartita oggi, dal porto di Piombino, la nave militare Capucine. A quanto risulta dal tracciamento la destinazione intermedia sarà il porto di Napoli. per po arrivare a Gedda. Il carico di esplosivi, cartucce, TNT e detonatori, ha come destinazionale finale proprio il porto Saudita, stando alle informazioni che abbiamo ricevuto nei giorni precedenti all'arrivo a Piombino.


USB, come già sucesso in altri casi simili, ha inviato un esposto urgente agli organi competenti, affinchè si facesse piena luce sul rispetto della Legge 185/90 che vieta l'esportazione e il transito di materiale militare verso paesi in guerra.  Procura, Guardia di Finanza, Agenzia delle Dogane, Capitaneria. Evidentemente nessuno ha sentito la necessità di approfondire quanto da noi più volte denunciato, a differenza dei casi più recenti di Cagliari e Gioia Tauro.

Ancora una volta sono stati i lavoratori a battere un colpo, in questo caso la RSU dell'acciaieria JSW di Piombino: stabilimento in cui, neanche qualche settimana fa, era stato effettuato un carico di materiale bellico su un treno diretto a Palmanova.  I lavoratori hanno comunicato formalmente che, qualora i piazzali dello stabilimento fossero stati utilizzati ancora una volta per operazioni militari, si sarebbero fermati immediatamente in sciopero. Un segnale molto importante rivolto a chi vorrebbe militarizzare fabbriche e porti e renderci tutti complici della guerra e del riarmo., che stiamo già pagando con l'impennata dei prezzi e la perdita vertiginosa di potere di acquisto dei lavoratori e che sta causando migliaia di morti civili.

USB, come di consueto, aveva proclamato uno sciopero presso la compagnia portuale di Piombino, per dare la possibilità a chiunque volesse rifiutarsi di essere complice di questi trasporti militari di potersi fermare in sciopero senza rischi. Un intervento difficile in quanto ai lavoratori, così come succedeva anche a Livorno, viene detto che si tratta di materiali utilizzati in esercitazioni non destinato a teatri di guerra, oltre il ricatto occupazionale e la scarsità di traffici commerciali, dovuta anche e soprattutto alla presenza del rigassificatore che limita fortemente lo sviluppo del porto, per convincere i lavoratori a chiudere gli occhi.


Noi non ci arrendiamo. Continueremo a denunciare i traffici di armi, la militarizzazione delle banchine e delle fabbriche, ma soprattutto continueremo a proclamare sciopero ogni qualvolta sarà annunciata la presenza di navi militari.

Ringraziamo come sempre i comitati di Piombino e le "Donne in Nero" per il prezioso e instancabile lavoro di sensibilizzazione.

Unione Sindacale di Base

Le molte ferite. Uno sguardo storico sulla violenza di genere

1 Aprile 2026 ore 09:17

Le molte ferite. Uno sguardo storico sulla violenza di genere

Martedì 24 marzo si è tenuto, presso la Sala congressi del Palazzo del Portuale, il convegno “Le molte ferite. Uno sguardo sulla violenza di genere“, realizzato grazie al contributo della DGERIC – Ministero della Cultura. Durante il congresso è stato affrontato il tema della violenza contro le donne con un taglio storico, attraverso l’esplorazione sia dei contesti dove questa si produce e si manifesta, sia delle politiche del diritto adottate per regolarla e contrastarla. Insieme alle studiose ha partecipato all’evento anche un rappresentante di un’associazione del territorio impegnata attivamente nell’aiuto alle donne in difficoltà, per riflettere sulle disuguaglianze attuali e immaginare risposte alla violenza di genere.

Il sogno si avvera anche per l’Italia: un nostro astronauta camminerà sulla Luna

31 Marzo 2026 ore 15:26
Un astronauta italiano camminerà sulla Luna: lo prevede l'accordo firmato a Washington dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, con delega allo spazio, e dall'amministratore capo della Nasa Jared Isaacman. Lo scrive in un post su X il presidente dell'Agenzia Spaziale...

Configurazione Completa ThinkNode M1 con Meshtastic | Guida Passo Passo

31 Marzo 2026 ore 12:30

💾

In questo video vediamo la configurazione completa del ThinkNode M1 con Meshtastic, passo passo, partendo da zero. Se vuoi entrare nel mondo delle reti mesh LoRa e creare un sistema di comunicazione off-grid affidabile, questo è il video giusto.
Il ThinkNode M1 è un dispositivo compatto e potente, perfetto per creare nodi Meshtastic per comunicazioni in emergenza, outdoor, camper e radioamatori. Ti mostro come installarlo, collegarlo allo smartphone e configurarlo correttamente per iniziare subito a comunicare.
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Lavoratori esterni della società Menicagli Pianoforti al Teatro Goldoni di Livorno: USB chiede immediata regolarizzazione

31 Marzo 2026 ore 09:27

Nella giornata di ieri, 29 marzo, durante lo scarico e il montaggio di uno spettacolo presso il Teatro Goldoni di Livorno, la dirigenza della fondazione ha reputato necessario far intervenire manodopera esterna al teatro. In particolare lavoratori indicati come dipendenti della società Menicagli Pianoforti.  Si sono presentati 5 lavoratori sprovvisti di dispositivi di protezione individuale. I lavoratori del teatro dopo aver chiesto informazioni circa la regolarità del loro rapporto di lavoro si sono sentiti rispondere che non hanno mai né visto né firmato un contratto di lavoro e di essere pagati in contanti 9 euro l'ora. A quel punto l'organizzazione sindacale ha chiesto ai direttori tecnici, presenti sul posto, di bloccare i lavori fino a quando non fossero arrivati contratti di lavoro regolari e la comunicazione all'INPS di almeno un giorno prima che attestasse il loro corretto avviamento.
Menicagli Pianoforti non solo non ha inviato la documentazione richiesta ma addirittura ha comunicato di non essere neanche lui il datore di lavoro ma una non meglio specificata agenzia di somministrazione.
USB, dopo aver minacciato lo sciopero, ha acconsentito a proseguire i lavori con il solo personale direttamente contrattualizzato ed è iniziata una raccolta fondi volontaria per pagare la giornata di lavoro ai ragazzi senza contratto di lavoro che sono stati allontanati.

Solo nella giornata odierna la Fondazione ha inviato una nota in cui dice di aver ricevuto regolari contratti di lavoro degli operai intervenuti nella giornata di ieri. Il sindacato non ha potuto visionare tale documentazione ma in ogni caso ci chiediamo:

La fondazione sapeva che che non è direttamente Menicagli Pianoforti ad occuparsi del personale?  È regolare in un teatro pubblico utilizzare il sistema di subappalto?

Siamo sicuri che i contratti che ha presentato oggi Menicagli Pianoforti siano effettivamente riconducibili ai 5 ragazzi avviati ieri a lavoro? Nessuno della fondazione ha chiesto i loro nomi e cognomi.
Siamo sicuri che l'avviamento al lavoro non sia stato comunicato successivamente?
Siamo sicuri che il contratto di lavoro sia relativo a tutte le ore dell'avviamento (circa 9/10 ore) e non solo di una piccola parte?

In ogni caso come organizzazione sindacale chiediamo alla fondazione di contrattualizzare direttamente tutti i lavoratori. Qualora non ci fossero alternative, di farsi inviare preventivamente tutta la documentazione relativa al rapporto di lavoro compresa di documenti di identità (per poter effettuare un controllo interno) e orario di lavoro corretto.

In caso contrario i lavoratori del teatro si fermeranno immediatamente.

Unione Sindacale di Base

Sendoff for Artemis II Crew

30 Marzo 2026 ore 20:21
From left to right, NASA astronauts Andre Douglas, Victor Glover, and Christina Koch, CSA (Canadian Space Agency) astronauts Jenni Gibbons, NASA astronaut Reid Wiseman, and CSA astronaut Jeremy Hansen pose for a photo before the Artemis II crew proceed to a media event on March 27, 2026.

PENSIONATI MONTANO LA MIA NUOVA BICI 👴🏻

30 Marzo 2026 ore 14:00

💾

Dopo aver fatto montare la mia bici agli sconosciuti e ai Maranza, è ora il turno dei pensionati! Come se la caveranno i nostri nonni a montare una bicicletta di ultima generazione?

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How to Analyze a Company’s Financial Statements

di: admin
29 Marzo 2026 ore 23:00

Overview of Financial Statements Understanding a company’s financial statements is crucial for making informed investment and business decisions. These documents provide a comprehensive record of the company’s financial activities and position, serving as fundamental tools for evaluating its economic health. The primary financial statements include the balance sheet, income statement, and cash flow statement. Each […]

The post How to Analyze a Company’s Financial Statements appeared first on InfoShop.

parallel @ Savannah: GNU Parallel 20260322 ('این آخرین نبرده،') released [stable]

29 Marzo 2026 ore 19:48

GNU Parallel 20260322 ('این آخرین نبرده،') has been released. It is available for download at: lbry://@GnuParallel:4


Quote of the month:

  i rly love gnu parallel over xargs, it's basically the same but has lots of useful and well documented options. sry if u know already
    -- d@nny "disc@" mc² @hipsterelectron@circumstances.run

New in this release:

  • No new features.
  • Bug fixes.


GNU Parallel - For people who live life in the parallel lane.

If you like GNU Parallel record a video testimonial: Say who you are, what you use GNU Parallel for, how it helps you, and what you like most about it. Include a command that uses GNU Parallel if you feel like it.


About GNU Parallel


GNU Parallel is a shell tool for executing jobs in parallel using one or more computers. A job can be a single command or a small script that has to be run for each of the lines in the input. The typical input is a list of files, a list of hosts, a list of users, a list of URLs, or a list of tables. A job can also be a command that reads from a pipe. GNU Parallel can then split the input and pipe it into commands in parallel.

If you use xargs and tee today you will find GNU Parallel very easy to use as GNU Parallel is written to have the same options as xargs. If you write loops in shell, you will find GNU Parallel may be able to replace most of the loops and make them run faster by running several jobs in parallel. GNU Parallel can even replace nested loops.

GNU Parallel makes sure output from the commands is the same output as you would get had you run the commands sequentially. This makes it possible to use output from GNU Parallel as input for other programs.

For example you can run this to convert all jpeg files into png and gif files and have a progress bar:

  parallel --bar convert {1} {1.}.{2} ::: *.jpg ::: png gif

Or you can generate big, medium, and small thumbnails of all jpeg files in sub dirs:

  find . -name '*.jpg' |
    parallel convert -geometry {2} {1} {1//}/thumb{2}_{1/} :::: - ::: 50 100 200

You can find more about GNU Parallel at: http://www.gnu ... rg/s/parallel/

You can install GNU Parallel in just 10 seconds with:

    $ (wget -O - pi.dk/3 || lynx -source pi.dk/3 || curl pi.dk/3/ || \
       fetch -o - http://pi.dk/3 ) > install.sh
    $ sha1sum install.sh | grep c555f616391c6f7c28bf938044f4ec50
    12345678 c555f616 391c6f7c 28bf9380 44f4ec50
    $ md5sum install.sh | grep 707275363428aa9e9a136b9a7296dfe4
    70727536 3428aa9e 9a136b9a 7296dfe4
    $ sha512sum install.sh | grep b24bfe249695e0236f6bc7de85828fe1f08f4259
    83320d89 f56698ec 77454856 895edc3e aa16feab 2757966e 5092ef2d 661b8b45
    b24bfe24 9695e023 6f6bc7de 85828fe1 f08f4259 6ce5480a 5e1571b2 8b722f21
    $ bash install.sh

Watch the intro video on http://www.youtub ... L284C9FF2488BC6D1

Walk through the tutorial (man parallel_tutorial). Your command line will love you for it.

When using programs that use GNU Parallel to process data for publication please cite:

O. Tange (2018): GNU Parallel 2018, March 2018, https://doi.org/1 ... 81/zenodo.1146014.

If you like GNU Parallel:

  • Give a demo at your local user group/team/colleagues
  • Post the intro videos on Reddit/Diaspora*/forums/blogs/ Identi.ca/Google+/Twitter/Facebook/Linkedin/mailing lists
  • Get the merchandise https://gnuparall ... igns/gnu-parallel
  • Request or write a review for your favourite blog or magazine
  • Request or build a package for your favourite distribution (if it is not already there)
  • Invite me for your next conference


If you use programs that use GNU Parallel for research:

  • Please cite GNU Parallel in you publications (use --citation)


If GNU Parallel saves you money:



About GNU SQL


GNU sql aims to give a simple, unified interface for accessing databases through all the different databases' command line clients. So far the focus has been on giving a common way to specify login information (protocol, username, password, hostname, and port number), size (database and table size), and running queries.

The database is addressed using a DBURL. If commands are left out you will get that database's interactive shell.

When using GNU SQL for a publication please cite:

O. Tange (2011): GNU SQL - A Command Line Tool for Accessing Different Databases Using DBURLs, ;login: The USENIX Magazine, April 2011:29-32.


About GNU Niceload


GNU niceload slows down a program when the computer load average (or other system activity) is above a certain limit. When the limit is reached the program will be suspended for some time. If the limit is a soft limit the program will be allowed to run for short amounts of time before being suspended again. If the limit is a hard limit the program will only be allowed to run when the system is below the limit.

Che cos’è davvero OpenStreetMap

di: Ca Gi
15 Maggio 2020 ore 08:52

OSM non è semplicemente una mappa online libera e gratuita ma un ricchissimo database geografico attorno al quale ruota un’infinità di progetti, App e iniziative.

INDICE

UNA MAPPA E’SEMPRE UNA SELEZIONE DI DATI

OPENSTREETMAP

DATI GEOGRAFICI VS. MAPPE

NON C’E’ UNA “MAPPA OSM UFFICIALE”

UN GRANDE, RICCHISSIMO DATABASE GEOGRAFICO

UN ECOSISTEMA

LA GESTIONE DEL DATABASE

MAPPE OFFLINE E SICUREZZA

IL GPS DI PER SE’ NON CI “TRACCIA”

MANCANZE e “MEH”

VOGLIO CONTRIBUIRE!

LE APP BASATE SU OSM

 

 

UNA MAPPA E’SEMPRE UNA SELEZIONE DI DATI

Se si parla di mappe nella maggior parte dei casi si pensa alla mappa del navigatore, ad una cartina stradale oppure a un Atlante ma in realtà ci sono mappe di tipo diversissimo: carte nautiche, stradali, da escursionismo, turistiche, quelle che mostrano le caratteristiche fisiche di un territorio, quelle che ne mostrano i confini amministrativi e molte altre ancora. Tanta varietà dipende tal fatto che ognuna di queste mappe è concepita per un certo utilizzo specifico ed ha dunque interesse a evidenziare solo alcuni degli aspetti del territorio che prende in considerazione. Le mappe dei navigatori per automobili ad esempio non mostrano i sentieri su cui non è possibile andare in automobile mentre le mappe da escursionismo, al contrario, non riportano informazioni sui semafori. E’ giusto che sia così: una mappa che mostrasse tutti, ma proprio tutti gli elementi presenti su un dato territorio risulterebbe completamente inutile ed illeggibile: proviamo solo ad immaginare quanto sarebbe difficile pianificare un percorso tra Roma e Firenze su una mappa che indicasse ogni singolo semaforo, cartello stradale, idrante, cancello, sentiero, panchina, fontanella, cartellone pubblicitario, attraversamento pedonale, rivolo d’acqua, spartitraffico, tombino, numero civico, ringhiera, ecc…

 

Una mappa delle linee ferroviarie italiane.

 

Anche le mappe solitamente utilizzate dai principali navigatori per automobili, difatti, per quanto ci possano sembrare complete in realtà sono concepite per un utilizzo generalista e riportano solo una selezione di elementi. Difatti sono in grado di calcolare il percorso per raggiungere una città che sta a 200km di distanza ma nella maggior parte dei casi non sanno dirci se nei dintorni c’è una fontanella a cui abbeverarci. O ancora: sulle mappe digitali maggiormente utilizzate, zommando all’indietro per far stare l’intera penisola italiana nello schermo vedremmo comunque ben evidenziate le autostrade, ma a ben vedere se osservassimo davvero l’Italia da quell’altezza, ad esempio dall’ISS, le autostrade non si noterebbero affatto. Si tratta ovviamente di una rappresentazione grafica artificiosa, voluta perché quelle mappe sono state concepite per un uso stradale e dunque è stato scelto di enfatizzare quel dato. Le mappe digitali più note, essendo realizzate dalle big tech americane, sono principalmente interessate a fornire un servizio buono per un uso generico e con una caratterizzazione fortemente commerciale: Google Maps difatti ci può dire a che ora apre un centro commerciale di un’altra città ma non ci sa dire se nei dintorni c’è una panchina. Il carattere commerciale di un servizio di mappe online, dunque, è un elemento determinante nel tipo di informazioni che la mappa stessa riporterà.

 

Una mappa catastale contiene un sacco di informazioni utili, ma se vuoi recarti di persona sul lotto 582bis ti conviene usare una mappa stradale per orientarti

 

Che si tratti di mappe commerciali o meno tuttavia appare subito evidente un primo problema: per farsi un’immagine completa di un certo territorio è necessario utilizzare più tipi di mappe, ognuna delle quali ha una propria funzione specifica, una grafica distinta, utilizza simbologie diverse dalle altre, una diversa scala e presentare incompatibilità con le altre. Se si volesse fare un’escursione orientandosi con Google Maps per raggiungere in auto il punto di partenza ed un navigatore escursionistico Garmin per l’escursione a piedi, uno dei due potrebbe segnalare un parcheggio che l’altro non riporta o nomi di vie di campagna non corrispondenti.

 

L’Istituto Geografico Militare Italiano realizza mappe estremamente precise ma concepite per un tipo d’utilizzo che le rende inadatte ad esser usate come semplice stradario

 

Vi sono anche infinite esigenze particolari solitamente non considerate da chi realizza mappe commerciali: chi vola in deltaplano, ad esempio, spesso deve barcamenarsi tra mappe escursionistiche che indicano correttamente rilievi ed altitudini e mappe di diverso tipo ove invece è indicata la presenza di pali elettrici e cavi dell’alta tensione (dai quali i deltaplanisti voglion comprensibilmente stare alla larga). Riassumendo: se da un lato ricorriamo costantemente all’uso di mappe, dall’altro il panorama offerto dal ben vasto mondo della cartografia presenta diversi problemi:

  • Un’unica mappa completissima uguale per chiunque risulterebbe inutile ed illeggibile.
  • Ricorrere costantemente a mappe differenti può esser problematico ed a volte genera più interrogativi che risposte.
  • Le mappe commerciali, per loro stessa natura, non sono adatte ad esser impiegate per esigenze specifiche.

 

OPENSTREETMAP

Ecco dunque arrivare in nostro aiuto OpenStreetMap (abbreviato: OSM), che è qualcosa di estremamente più potente e completo di qualsiasi altra mappa digitale conosciuta. Prima di spiegare cosa la rende tanto unica vediamo velocemente quali sono le origini e la natura del progetto.

Nata nel 2004 da un’idea di Steve Coast, OSM cresce rapidamente per strutturarsi come una fondazione non a scopo di lucro con sede in Inghilterra e che ha come fine la creazione di un gigantesco database di dati geografici liberamente ed accessibili a chiunque gratuitamente. OSM difatti sposa in toto le filosofie del software libero e della libera circolazione delle informazioni (anche il software con cui OSM viene realizzato è a sua volta open source). Il progetto di OSM dunque consiste nel raccogliere ed elaborare costantemente un grandissimo numero di informazioni geografiche possibili facendole analizzare da una vastissima comunità di volontari ed armonizzarli in un unico database aperto. Tutti quegli elementi che, come detto prima, se mostrati tutti assieme renderebbero una mappa illeggibile (i singoli tombini, i tre gradini sul marciapiede, ecc), possono essere inseriti nel database OSM. Sotto molti aspetti il progetto OSM può esser definito come una sorta di “Wikipedia cartografica” anche se però vi sono delle differenze sostanziali: Wikipedia difatti è nota per esser spesso caratterizzata da problemi derivanti dal mito del “punto di vista neutrale” e dal fatto che le regole interne di Wikipedia sono spesso aggirate da gruppi che si organizzano appositamente per imporre le proprie posizioni politiche. OSM, al contrario, trattando dati geografici è molto meno soggetta a questo tipo di problematiche che tuttavia, anche se in forma più circoscritta, non mancano nemmeno qui (pensiamo ad esempio ai confini contesi tra nazioni in conflitto). In linea generale però le divergenze che possono verificarsi all’interno della comunità OSM sono più che altro di tipo tecnico e concettuale.

 

COME SI FINANZIA?
OSM viene finanziata da donazioni da parte dei membri e di diversi enti, università ed aziende che, come vedremo, sono perfettamente conscie dei vantaggi che derivano dal poter utilizzare liberamente un corpus di informazioni geografiche vastissimo e sempre più preciso. Vigili del fuoco, protezione civile, pronto soccorso, associazioni umanitarie, università ma anche aziende come Amazon e Facebook utilizzano i dati di OSM a proprio vantaggio e dunque hanno un forte interesse a collaborare alla sua realizzazione o finanziarla.

 

DA DOVE OTTIENE I DATI E COME LI GESTISCE?
Le fonti da cui OSM pesca i dati sono estremamente variegate: usa le mappe digitali fornite da diversi enti pubblici sparsi sul globo, mappe catastali, si fa consegnare i tracciati dei sentieri dai club alpinistici, raccoglie dati forniti volontariamente dagli utenti di alcune App, ottiene la concessione di dati satellitari e così via.

 

OSM raccoglie e unifica una moltitudine di dati di natura diversissima spesso provenienti da enti diversi: informazioni sui terreni, sui percorsi d’acqua, strade, segnaletica, numeri civici, informazioni commerciali ecc.

 

Tutti questi dati di natura e formato diversi vengono costantemente elaborati ed armonizzati nell’immenso database OSM da volontari che ne verificano la correttezza tramite strumenti software ed apportano manualmente correzioni e aggiunte. Si tratta, insomma, di un lavoro continuo e minuzioso estremamente complesso gestito con metodo e costante revisione: volontari esperti verificano la correttezza dei dati aggiunti dai meno esperti, ci sono forum di discussione, workshop periodici ecc.

 

DATI GEOGRAFICI VS. MAPPE

OSM come si è detto, non è banalmente una mappa bensì un database geografico. Che cosa vuol dire esattamente? Analogamente a quanto già esposto parlando dei Feed RSS e dei Frontend alternativi anche qui è necessario tener bene a mente la differenza tra un DATO e la sua RAPPRESENTAZIONE GRAFICA. Un dato è semplicemente un’informazione cruda, una stringa di testo nel database OSM in cui c’è scritto un valore. Per esempio “fontanella pubblica”. La sua rappresentazione grafica è il modo in cui questo dato viene mostrato sulla mappa. In questo caso l’icona di una fontanella che può essere grande, piccola, blu, rossa ecc. Ebbene, il concetto principale da tenere sempre a mente per capire cos’è OSM è che i dati e la loro rappresentazione grafica sono sempre separati. Che cosa comporta questo? Questa separazione permette di poter prendere esattamente gli stessi identici dati ma selezionarli e rappresentarli in modi diversi e, trattandosi di un database liberamente accessibile, ciò coinvolge innumerevoli siti ed App.

 

A sinistra i dati puri e a destra uno dei tanti possibili modi di rappresentarli

 

Facciamo l’esempio di due App o due siti di navigazione altamente specializzati: uno per vigili del fuoco ed uno per persone che si muovono in sedia a rotelle (come Wheelmap). Entrambe possono usufruire del database OSM ma la prima evidenzierà gli idranti, i sentieri, le altezze dei rilievi, le centraline elettriche, mentre la seconda evidenzierà marciapiedi, scalini, ostacoli e così via. Certi elementi presenti su una non verranno nemmeno mostrati nella seconda ed allo stesso modo certi elementi comuni possono esser rappresentati con diversa enfasi: dei gradini invalicabili per chi è in carrozzina potrebbero essere evidenziati con un grosso bollino rosso nella mappa pensata per gli spostamenti in sedia a rotelle ma senza particolare enfasi nella mappa per i vigili del fuoco che invece potrebbe segnalare con un colore diverso viottoli e stradine in cui non è possibile passare con i mezzi in dotazione. In sostanza, grazie al database OSM è possibile realizzare un numero infinito di mappe diversissime ed altamente personalizzate in base alle diverse esigenze ma i dati di tutte queste sarebbero sempre coerenti tra loro: non sarà mai possibile, consultando due mappe aggiornate e basate su OSM, che in una venga mostrata una nuova rotonda stradale appena creata e nell’altra no.

 

La stessa città vista nelle quattro visualizzazioni offerte da openstreetmap.org. Ognuna evidenzia i vari elementi in modo diverso e riporta informazioni assenti nelle altre

 

Le maggiori mappe digitali offrono al loro interno la possibilità di essere visualizzate in tre, quattro modalità diverse (anche su openstreetmap.org è possibile visualizzare la mappa in quattro modalità: standard, ciclabile, trasporti ed umanitaria) ma il database OSM permette di fare molto di più e realizzare un numero sconfinato di progetti impensabili per qualsiasi altra mappa esistente. Qualsiasi sito o App che utilizzi mappe commerciali come quelle di Google o di Apple mostrerà sempre e solo quella mappa lì, con quelle due-tre modalità grafiche che permette, coi suoi colori ed il logo sempre in evidenza.

Al contrario, poiché il database di OSM è scollegato dalla grafica usata, le mappe che ne utilizzano i dati hanno una grandissima varietà di aspetti ed è assai probabile che molte persone abbiano usato più volte mappe OSM senza nemmeno mai rendersene conto (in diversi casi si viene a sapere che la mappa è basata sul database OSM solo se si entra nelle preferenze).

 

Vorresti andare a piedi da Messina a Copenhagen? Waymarkedtrails usa i dati OSM per rendere maggiormente fruibili i percorsi che fanno per te! Nella mappa è mostrato solo l’indispensabile per orientarsi durante i tragitti.

 

Un ulteriore esempio per far comprender il meccanismo può esser questo: un’associazione interessata a promuovere escursioni di tipo storico può facilmente mettere sul proprio sito una mappa basata su OSM scegliendo di dargli un colore in scala di grigi, mostrare le linee isoipse (quelle che fan capire l’altitudine dei rilievi), far visualizzare i terreni ed i centri abitati rimuovendo le strade asfaltate, mostrare tutti gli edifici di carattere storico con un colore giallo ed i siti archeologici con un colore rosso. Sarebbe una mappa decisamente particolare che per esser realizzata da zero impiegherebbe un certo dispendio di energie ma OSM permette di realizzarla con relativa semplicità: basta selezionare il tipo di dati che interessano e poi decidere come mostrarli.

 

TheWeatherChannel usa mappe realizzate da MapBox basate sui dati OSM

 

Ma non finisce qui! Diversi enti ed aziende che realizzano autonomamente mappe proprie, spesso utilizzano parte dei dati di OSM. Le mappe di Apple, ad esempio, si avvalgono di molti dati OSM. Esri, e Mapbox, un importante fornitore di tecnologie cartografiche ed un’azienda che realizza mappe personalizzate, sono donatori OSM che ne utilizzano i dati ed anche per le proprie mappe.

 

NON C’E’ UNA “MAPPA OSM UFFICIALE”

Poiché solitamente v’è l’abitudine di considerare i dati e la loro rappresentazione come un tutt’uno, anche nel caso delle mappe vien spontaneo considerare il suo aspetto visivo come l’informazione in sè. Di conseguenza un errore comune in cui si può cadere è quello di ritenere che l’aspetto grafico delle mappe presenti su openstreetmap.org siano “LA mappa di OSM” Ma anche la mappa su openstreetmap.org, pur essendo realizzata da OSM stesso, non mostra tutte le informazioni geografiche del suo stesso database (come già detto, una mappa che mostrasse tutto-tutto-tutto sarebbe inguardabile) e pure i colori, le icone e i font che OSM ha scelto di mostrare su openstreetmap.org non sono un qualcosa di “fisso” (dati e rappresentazione sono due cose distinte).

Le diverse App Android che usano mappe basate sul database OSM. Molte di queste usano grafica, colori e icone proprie e diverse mostrano informazioni assenti nelle mappe visibili su openstreetmap.org

 

Su openstreetmap.org é stato deciso di rappresentare gli edifici con un colore grigio-marroncino, di rendere molto evidenti i binari ferroviari e le strade hanno colori diversi a seconda della tipologia. Ma se si osserva lo stesso territorio dall’App Maps.me, che utilizza a sua volta lo stesso database OSM, la grafica ed i colori son talmente diversi da farci credere che si tratti di tutta un’altra mappa: i binari ferroviari manco si vedono, le aree verdi sono molto marcate,le strade son tutte bianche ad eccezione delle Autostrade, gli edifici appaiono leggermente in 3D. I dati delle due mappe sono gli stessi ma Maps.me ha semplicemente scelto di usare quegli stessi dati in modo diverso, rappresentarli con un’altra grafica e usare informazioni che OSM ha scelto di non mostrare su openstreetmap.org (l’altezza degli edifici). Non c’è nulla di strano nel fatto che vi siano siti ed App che mostrano cose che sulla mappa openstreetmap.org non appaiono e può benissimo essere che si consideri migliore la mappa basata su OSM presente sul sito taldeitali perchè i quattro tipi di mappe visualizzabili su openstreetmap.org non sono “le mappe ufficiali di OSM” ma solo quattro delle migliaia di modi possibili di usare il database OSM. Siamo di fronte ad un concetto ben noto nel mondo del software libero a cui però il software commerciale ha disabituato: mastodon.social, l’Istanza Mastodon creata dall’inventore di Mastodon stesso, non è “l’Istanza ufficiale”; matrix.org non è l’istanza ufficiale di Matrix, non esiste una distribuzione Linux ufficiale e le quattro mappe di openstreetmao.org non sono le mappe ufficiali di OpenStreetMap.

 

 

UN GRANDE, RICCHISSIMO DATABASE GEOGRAFICO

A questo punto abbiamo diversi elementi per iniziare a comprendere meglio la ricchezza di OSM: ogni persona, ente o associazione che ha interesse ad avere delle mappe precise, tarate apposta per le proprie esigenze, coerenti con informazioni geografiche di diversa natura ed arricchite da osservazioni di migliaia di altri utenti può trarne vantaggio collaborando al database di OSM aggiungendovi i dati di proprio interesse. Il tutto viene integrato nel database OSM classificando i vari elementi per tipologia e secondo tutta una serie di criteri, andando così a formare diversi livelli gestibili autonomamente. E’ il principio seguito dai GIS (Geographic Information system), sigla con cui si identificano i principali servizi di mappatura digitale.

 

 

 

Manhattan su Google Maps

 

Manhattan sulla mappa standard di openstreetmaps.org. Appare immediatamente evidente la differenza in termini di ricchezza di informazioni e precisione

 

Qui Manhattan su Maps.me (App che usa i dati OSM). Maps.me è interessante perché sfrutta la qualità dei dati OSM ma la restituisce con la leggerezza visiva di Google Maps

 

All’interno del database si può segnalare veramente di tutto: le piazzole per i camper, i distributori pubblici di sacchetti per cani, sentieri non tracciati, WiFi pubblici, cancelli, inferriate, vicoli strettissimi che solitamente non vengono segnalati, i nomi locali delle campagne, tombini, capitelli, muretti diroccati, ruderi, sentieri abbandonati, gabinetti pubblici e mille altre cose ancora. Il tutto senza doversi preoccupare del fatto che tale informazione possa interessare solo a poche persone o che possa appesantire la mappa. Giusto per dare un’idea, qui e qui è possibile vedere alcune statistiche aggiornate sulla quantità di dati che contiene, qui e qui informazioni sull’hardware usato.

 

Una zona in Vietnam di cui OSM ne conosce solamente la rete stradale ed i fiumi principali.

 

Ci sono associazioni che inseriscono in OSM la posizione dei singoli alberi nei parchi pubblici, ciclisti che segnalano ogni singola fontanella o sbarra che impedisce il passaggio, c’è chi segnala i luoghi in cui si posizionano i banchetti di cibo da strada o i cantieri apparsi all’improvviso e così via. Il database di conseguenza accumula sempre più dati la cui ricchezza, va però notato, come per tutte le mappe online è distribuita a macchia di leopardo: se le zone più note, frequentate e di maggior interesse possono avere un grado di precisione elevatissimo ce ne sono altre che invece si limitano a mostrare giusto le strade e poco più.

 

UN ECOSISTEMA

Il database di OSM, essendo liberamente accessibile, è quindi il perno di tutto un ecosistema di App, siti e strumenti diversissimi che collaborano alla sua diffusione ed in alcuni casi anche al suo miglioramento: certe App, ad esempio, permettono a qualsiasi utente anche privo di esperienza di fornire segnalazioni minute come la presenza di un cantiere, o la rimozione di una panchina e così via. Una di queste, molto carina, che si chiama StreetComplete, gestisce questo processo con una forma di gamification sfruttata per una volta in modo positivo: una volta avviata mostra all’utente tutti gli elementi nelle sue vicinanze riguardo ai quali mancano alcuni dati, chiedendogli di completarli con semplici domande: come si chiama questo ristorante? Quanti piani ha questa casa? E così via… Ci sono anche siti ed App indipendenti che offrono servizi basati su mappe generate dal database OSM.

 

Mapillary offre un servizio simile a quello di GoogleStreetView. Nell’immagine si possono veder evidenziate in verde le strade già coperte

 

Una di queste, Mapillary, sta creando un database fotografico simile a quello di Google Street View ma prodotto dai singoli utenti che riprendono le strade coi propri smartphone. Queste fotografie non vanno a far parte del database OSM ma vengono tuttavia rilasciate con licenza Creative Commons CC-BY-SA, dando così la possibilità a chiunque di farne libero uso. I progetti autonomi sviluppati attorno ad OSM sono moltissimi: diverse mappe metereologiche e sulla pandemia Covid sono state fatte con le mappe OSM, le usano i dispositivi Garmin, pure le mappe di Apple son state realizzate attingendo al database OSM.

 

CentralineDalBasso riporta i dati sulla qualità dell’aria su mappe OSM

 

OSM è usato pure da numerose associazioni umanitarie per vari progetti e iniziative, tanto che esiste pure un team specializzato (HOT – Humanitarian OpenStreetMap Team) che coinvolge, da solo, oltre 170 mila partecipanti.

Healthsites usa il database OSM per tracciare una mappa di tutti gli ospedali, ambulatori e centri di cura.

LuftDaten / Centralinedalbasso usa i dati geografici OSM per mappare la qualità dell’aria

OpenSeaMap lo usa per mappare dati nautici

Flightaware mostra la posizione in tempo reale degli aerei in volo su mappe OSM

Missingmaps usa OSM per mappare le zone remote colpite da disastri non considerate dalle mappe commerciali

OpenRailwayMap raccoglie dati aggiornati sulle ferrovie

Mapscii usa il database OSM per realizzare mappe utilizzabili dai ciechi

Diverse mappe sui casi di Covid-19 come questa son state realizzate grazie ai dati OSM, co

Cycle.travel lo usa per tracciare percorsi ciclabili

Wandermap raccogle informazioni utili per escursionisti, così come WayMarketTracks

…i progetti sono tantissimi e questi sono solo una selezione fatta al volo!

 

Su https://osm-analytics.org/ vengono visualizzate le informazioni immesse dall’ Humanitarian OpenStreetMap Team. In questo caso gli edifici di due villaggi del Mali, del tutto assenti nelle mappe digitali commerciali

 

LA GESTIONE DEL DATABASE

Come facilmente intuibile il database OSM, ricevendo aggiornamenti ogni minuto, non sta mai fermo. Ciononostante se visualizzi la mappa di una App o un sito basato su OSM non accadono situazioni tipo “Ops! E’comparsa una panchina all’improvviso!” e questo, giustamente, per diverse ragioni. Quando viene inserito un nuovo dato il database ha bisogno di qualche tempo per elaborarlo e verificare che sia una modifica coerente e non una castroneria tipo “Una montagna di 400 metri comparsa all’improvviso davanti al Duomo di Milano”. Dopodichè vengono fatte delle verifiche da parte dei volontari che controllano la sensatezza della modifica ecc. A seconda del tipo di modifica e della zona interessata questo processo può esser più o meno lungo: se si inserisce un “cancello con sbarra” su un sentiero di campagna in una zona poco frequentata questo verrà elaborato molto velocemente, ma se si correggesse ad esempio il tracciato di una strada stadale di grande percorrenza presso una località importante, la verifica ed eventuale discussione sulla correttezza di questa modifica potrebbe durare anche qualche giorno. In ogni caso, una volta accolta la modifica, il primo luogo in cui questa potrebbe esser visibile è ovviamente la mappa di openstreetmap.org (sempre a patto che sia un tipo di dato che tale mappa mostra). Dopodichè vengono gli altri siti ed App. Questi però non pescano subito i dati dal database principale ma hanno metodi e tempi molto diversi fra loro. Alcuni difatti utilizzano dei propri server in cui copiano il database OSM a cadenza periodica (ad esempio settimanale, mensile, trimestrale o come più gli va).

 

OsmAnd permette di scaricare offline le mappe OSM più aggiornate. Molte App commerciali invece tendono ad essere più lente nel recepire gli ultimi aggiornamenti

 

Questo gli permette di essere operativi ed avere mappe funzionanti anche nel caso in cui il server di OSM avesse qualche problema. Quando effettuano questa copia sui propri server in realtà non copiano davvero tutto ma solo la porzione di dati che gli interessa. Per esempio, una App per ciclisti britannici copierà solo i dati relativi alla Gran Bretagna che effettivamente usa. Acquisirà dunque gli aggiornamenti sui negozi di biciclette e sulle nuove piste ciclabili ma snobberà quelli su idranti, centraline elettriche, uffici postali, autovelox ed altre cose che tanto, nell’App, non segnala. Allo stesso modo questi siti ed App spesso evitano di copiare le modifiche più recenti seguendo il principio che i dati troppo “freschi” son stati visualizzati e verificati meno rispetto a quelli presenti da più tempo. Il risultato è che se oggi viene inserita una certa modifica, le App che si appoggiano direttamente al server di OSM la riceveranno istantaneamente mentre per le App che effettuano copie periodiche dei dati sui propri server potrebbe volerci addirittura qualche mese. Anche qui è una questione di scelte personali: meglio avere i dati più aggiornati col rischio di qualche incorrettezza o meglio dati meno aggiornati ma più certi?

 

MAPPE OFFLINE E SICUREZZA

Quando si consultano le mappe digitali di Google ed Apple, le rispettive App dialogano costantemente col server per comunicare istantaneamente la tua posizione e fornendoti la versione più aggiornata delle loro mappe. Pur esistendo la possibilità di salvare sul telefono alcune porzioni di mappa questo meccanismo è inevitabile: non si può usare le App di mappe commerciali se non si comunica la propria posizione e senza dialogare costantemente col server. Alcune App basate su OSM (non tutte) hanno invece un approccio diverso: al loro interno hanno solo una mappa-base del pianeta e lasciano all’utente la possibilità di scaricare sullo smartphone la porzione di mondo di cui vogliono avere la mappa dettagliata.

 

Alcune App “conoscono” solo le porzioni di territorio che hai scaricato sullo smartphone

In alcuni casi questo processo è manuale e bisogna selezionare la mappa del paese, regione o città che interessa da una lista, mentre in altri casi quest’operazione è semi-automatica (se zoommi sull’Abruzzo parte il download della mappa dell’Abruzzo). In altri casi ancora v’è un sistema misto (le mappe visualizzate sono quelle del server a meno che non le scarichi). In alcune App, ad esempio, si può scaricare una mappa generale dell’Italia che contiene solamente le strade principali e poi scaricarsi la mappa dettagliata di singole regioni o città che interessano. Ad esempio è possibile salvarsi offline la mappa delle strade dell’intera Italia, la mappa dettagliata della Sicilia e quella dettagliata di Roma. Su queste App gli aggiornamenti delle mappe scaricate oggline funzionano allo stesso modo: semi-automatico per alcune, manuale per altre e misto per altre ancora. Poter scaricare le mappe sul proprio dispositivo porta co sè diversi vantaggi, i primi dei quali sono l’essere accessibili anche se non c’è campo e non consumare costantemente banda per ri-scaricare sempre e solo le stesse strade. Poichè lo spazio su smartphone è quello che è non si avrà mai l’intero database OSM salvato, ma le App basate su mappe offline solitamente sanno gestire la cosa a dovere e se per il tuo viaggio hai necessità di salvarti la mappa dell’intera Romania ma non hai più spazio è del tutto indolore liberarne un po cancellando quelle di territori che non ti serve consultare al momento. Tra i vantaggi delle mappe offline v’è anche il fatto che sono solitamente più scattanti e possono essere consultate, navigate, si possono fare ricerche su di essa senza trasmettere mai a nessuno la propria posizione o informazioni su cosa stai cercando (se cerchi “Ascoli” su Google Maps la richiesta viene inviata ai server di Google che innanzitutto registrano che hai “cercato Ascoli alle 17.34” e solo dopo di ciò inviano la posizione di Ascoli al tuo smartphone). Con questo tipo di App invece si possono pure registrare i propri tracciati GPS nella certezza che questi saranno presenti solo e soltanto sul proprio telefono.

La preferenza per soluzioni offline però porta con sè anche qualche piccolo inghippo. Il primo è che gli aggiornamenti delle mappe scaricabili offline non sono sempre automatiche o ben segnalate ed ovviamente è un qualcosa a cui bisogna prestare una certa attenzione.

Il secondo riguarda il tempo che l’App può impiegare a calcolare i percorsi. Se si chiede a Google Maps di calcolare il percorso da Milano a Napoli, fondamentalmente l’App manda la richiesta ai server di Google i quali innanzitutto registrano che hai “cercato il percorso da Milano a Napoli alle 18.42”, poi effettuano il calcolo e restituiscono all’App il percorso consigliato. Il tutto in pochissimi secondi. Al contrario se si usa una App indipendente che fa fare questo calcolo allo smartphone senza comunicare nulla al server, da un lato non si regalano i propri dati in giro ma dall’altro questo ci metterà molto più tempo (il processore di uno smartphone è niente rispetto a quello di un grosso server). Su certe App, ad esempio, calcolare un percorso di 400Km può impiegare anche tre minuti. Anche qui è una questione di scelte: preferire una App scattante ma che comunica le proprie ricerche ad un server cui dobbiamo fidarci o una più solida ma lenta? Bisogna però considerare che una App che sa fare questi calcoli in proprio sarà autonoma anche nel bel mezzo di una grotta in fondo a un burrone in una valle sperduta in cui non c’è campo.

Il terzo inghippo riguarda la funzione “cerca” delle App, ma lo vedremo meglio più avanti.

 

 

IL GPS DI PER SE’ NON CI “TRACCIA”

Una domanda comune a questo punto riguarda il sistema GPS a causa di una certa confusione su come funziona questo sistema e vale dunque la pena spendere due parole per spiegare mooooolto grossolanamente come funziona. Il sistema GPS si basa su una trentina di satelliti geostazionari che circondano l’intero globo da una distanza di circa ventimila chilometri dalla superficie terrestre. Per geostazionario si intende un satellite che “staziona”, ossia che sta sempre fisso sopra lo stesso punto della Terra: se un satellite GPS fosse stato posizionato, per esempio, esattamente sopra la verticale di casa tua, questo resterebbe sempre lì, di notte e di giorno. Questi satelliti si trovano ad un’altezza tale che da ogni punto del globo sia sempre possibile “vederne” almeno tre, per esempio, osservando il cielo dall’Italia potresti vedere quello sopra casa tua, uno che sta sopra la casa di un tizio di Mosca ed uno che sta sopra un cinema in Islanda. Questi satelliti trasmettono costantemente dei segnali radio contenenti alcuni dati, i più importanti dei quali sono la sua posizione e l’ora esatta, con una precisione al microsecondo.

 

Laura, Mario e Andrea all’opera

 

Quando ti perdi nel bel mezzo della campagna ed apri una App per capire cove cavolo sei, questa riceve i segnali radio trasmessi dai satelliti esattamente come la radiolina da quattro soldi che becca sempre Radio Maria. L’App, quindi, riceve una roba tipo questa:

SATELLITE LAURA
“Ciao! Sono Laura! La mia posizione esatta è XYZ e sono le ore 16:04:07…e 6 millisecondi

SATELLITE MARIO
“Ciao! Sono Mario! La mia posizione esatta è XYZ e sono le ore 16:04:07…e 23 millisecondi

SATELLITE ANDREA
“Ciao! Sono Andrea! La mia posizione esatta è XYZ e sono le ore 16:04:07…e 49 millisecondi

L’App riceve tutti questi segnali contemporaneamente ma… il suo orologio interno indica le 16:04:07… e 52 millisecondi! Questa differenze di orario dipendono dal fatto che il segnale inviato da satelliti tanto lontani ci mette un po ad arrivare allo stesso punto. Non serve molto per capire che più il satellite è lontano e più ci mette. A questo punto l’App calcola molto velocemente la differenza microscopica tra gli orari e capisce di essere molto vicino ad Andrea, un po meno vicino da Mario e molto lontano da Laura. Di conseguenza, conoscendo le loro posizioni esatte (che han trasmesso) e la velocità di trasmissione delle onde radio, riesce a calcolare le proprie coordinate e mostrarle sulla mappa. Si tratta di un processo chiamato triangolazione.

Per chi volesse saperne di più, online ci sono diverse mappe live come questa che mostrano la posizione in orbita di migliaia di satelliti artificiali di tutti i tipi. Su F-Droid è pure possibile scaricare GPStest, una curiosa App che elenca tutti i satelliti che il tuo smartphone sta rilevando in questo momento (e si, quello sopra casa tua lo becca SEMPRE).

Capito il meccanismo appare chiaro che un ricevitore GPS, in questo caso il tuo smartphone, per funzionare non ha bisogno di trasmettere niente a nessuno riguardo alla tua posizione! Quando si parla di localizzare qualcuno tramite il suo GPS non si intende certo che il suo smartphone comunichi la propria posizione ai satelliti (A Laura, Mario ed Andrea non gliene frega una cippa di dove tu sia) ma significa che lo smartphone sta inviando -via Internet- quelle coordinate che ha calcolato grazie ai segnali che ha ricevuto dai satelliti GPS. I navigatori da auto stand-alone tipo i TomTom o i Garmin da escursionismo difatti sono anch’essi ricevitori GPS eppure non si è mai sentito dire che si possa “rilevare la posizione” di un TomTom o di un Garmin. Questo può essere verificato facilmente anche provando ad utilizzare una App che funziona con mappe offline e verificare la propria posizione GPS con la modalità aereo attivata.

 

MANCANZE e “MEH”

A parte le valutazioni su pregi e difetti delle App che usano mappe e calcoli di percorso offline (che non sono dei difetti ma osservazioni su pro e contro di certe caratteristiche), al’ecosistema stesso di OSM è caratterizzato da alcune mancanze che fanno particolarmente sentire, soprattutto nel fare un paragone con gli strumenti commerciali.

 

I MODULI DI RICERCA
La prima mancanza che si riscontra quella di un ricerca interno efficiente. openstreetmap.org usa un certo software di ricerca e le App basate su OSM ne usano degli altri ma tuttavia il problema è abbastanza comune: è estremamente facile NON trovare quel che si cerca. In linea generale si può dire che più l’App è specializzata (per esempio una App dedicata solo agli spostamenti in automobili) e migliori sono i risultati, ma non è una regola che vale sempre. Giusto per fare due esempi, L’App Maps.me, pensata principalmente per viaggi turistici, ha un modulo di ricerca abbastanza intuitivo e veloce mentre al contrario, OsmAnd, che è una eccezionale App multifuzione opensource, ha un modulo di ricerca che necessita un po di pratica per esser appreso. In nessun caso però si arriva all’immediatezza del modulo di ricerca di Google Maps. Le capacità predittive di Google nel capire che se digiti “Parigi” è più probabile tu stia cercando la capitale francese che non una oscura “via Parigi” di una città vicina, da questo punto di vista è decisamente più efficiente rispetto alle altre soluzioni disponibili.

 

openstreetmap.org elabora in pochi secondi tragitti intercontinentali, ma se sbagli e scrivi Vladivostock col “ck” finale, è convinto tu voglia visitare uno stagno a qualche km. da Parigi

 

Le varie App rispondono a questa mancanza con diverse strategie: quelle specialistiche riescono a starci dentro perché gestiscono una quantità di informazioni minori e sono usate per scopi mirati; quelle più complesse, come OsmAnd, dovendo gestire una quantità di informazioni elevata utilizzano dei moduli di ricerca in cui l’utente deve compilare diversi passaggi. Per fare un esempio: su Google Maps, digitando anche malamente “via cavur roma”, il modulo di ricerca comprende comunque che si sta cercando Via Cavour a Roma e lo propone come prima soluzione. Per trovare la stessa via su OsmAnd è necessario:

  • saltare il modulo di ricerca base
  • selezionare “indirizzo”
  • selezionare “prima specifica la città”
  • digitando correttamente “Roma” le prime soluzioni proposte sono le località più vicine alla propria posizione che contengono “Roma” nel nome (Campagnano di Roma, Casa Roma, Chiarano Roma). La città di Roma, nel mio caso, è in quarta posizione
  • tornare indietro su “indirizzo”
  • digitare correttamente “via Cavour”

Dopo un po che ci si fa l’abitudine a fare tutti questi passaggi ci si mette un nonnulla ma resta il fatto che non c’è paragone con la semplicità del modulo di ricerca di Google.

In altre App e siti le ricerche funzionano benissimo a patto che nomi ed indirizzi siano indicati esattamente come vogliono loro (p.es. prima il nome della via, poi una virgola ed invine il nome della città. O il contrario). Insomma: effettuare le ricerche sulle proprie App non è proprio immediato ed è un campo che necessita certamente di miglioramenti.

A questa difficoltà va a sommarsi nuovamente la questione delle mappe offline: se sul tuo smartphone hai scaricato solo la mappa d’Italia e cerchi una via di Londra, l’App magari conoscerà Londra ma non troverà la via se prima non ne scarichi la mappa. Pare scontato, ma se si ha l’abitudine di usare le mappe di Google può non essere così immediato. Tutto ciò può risultare anche abbastanza antipatico perché se si dovesse ad esempio fare una ricerca sulla località chiamata Fauske senza sapere se sta in Svezia, Norvegia, Finlandia o Islanda non si potrebbe ottenere quest’informazione dall’App di mappe, ma bisognerebbe cercarsela sul web e solo dopo aver scoperto che sta in Norvegia si potrà tornare sull’App e scaricare la mappa corretta in modo che l’App stessa la possa trovare.

 

NIENTE TRAFFICO
La seconda mancanza riguarda le indicazioni del traffico live. Semplicemente non ci sono, ne su openstreetmap.org nè sulle App per OSM. Aggiungere questo tipo di dati non è tecnicamente difficile ma l’ostacolo principale è che le informazioni sul traffico perlopiù devono essere acquistate, non sono di libero accesso ed in alcuni casi vengono ottenute dalle big tech anche carpendo dati dalla posizione degli smartphone degli utenti. Insomma: non se ne fa niente.

 

3D
La terza ed ultima mancanza è quella di una mappa in rilievo paragonabile a quella di Google Earth. Il database OSM contiene i dati altimetrici di terreni e rilievi così come le altezze di numerosi edifici, ma solo alcune App proprietarie, al momento, li sfruttano in modo utile. Diversi sviluppatori stan portando avanti progetti collaterali ad OSM per renderne le mappe in 3D e l’argomento è “caldo” ma attualmente non v’è ancora nulla di utilizzabile da semplici utenti.

 

Uno dei tanti progetti intesi a dare tridimensionalità alle mappe OSM

 

“MEH”
Non proprio un punto debole ma piuttosto un “meh” da rilevare è che le informazioni sugli esercizi commerciali sono tendenzialmente più complete sulle mappe di Google. Non è solitamente un problema ma in alcuni casi può risultar antipatico dover uscire da OSM, fare una ricerca altrove e poi rientrare in OSM. Ovviamente non c’è nulla che impedisca di aggiornare i dati di tutte le attività commerciali su OSM ma poichè il mercato è Google-oriented è lì che i mercanti vanno a parare.

Un secondo, debolissimo “meh” è che in alcuni casi sarebbe apprezzabile veder convergere su openstreetmap.org alcune funzioni offerte dai progetti che gli ruotano attorno. Un esempio tra questi è Mapillary, il servizio simile a Street View. Se si naviga una mappa su openstreetmap.org e si volessero vedere le immagini a livello strada di una certa zona bisogna andare su mapillary.com, tornare nuovamente sulla stessa zona e lì si potrebbero vedere queste immagini. Questa convergenza tuttavia viene ottenuta da alcune App. Sulla già citata OsmAnd, per esempio, basta un comando per visualizzare le foto di Mapillary.

 

VOGLIO CONTRIBUIRE!

Se a questo punto, ci si sentisse dentro un irrefrenabile impulso di contribuire ad OSM mappando a più non posso è sufficiente iscriversi su openstreetmap.org ed iniziare a frequentarne i forum, leggere la wiki, prendere dimestichezza col suo funzionamento e chiedere consigli alla sua community.

 

Un editor di OSM

 

Questo articolo è giusto una panoramica su cos’è OpenStreetMap e sulle sue potenzialità ma per quanto riguarda il lavoro che c’è dietro è decisamente meglio chiedere direttamente a chi si occupa attivamente della sua gestione. L’unico consiglio che si può dare qui, semmai, è di farci un po un giro prima di modificare la mappa di Milano e indicare che è apparsa una montagna davanti al Duomo, ecco.

 

LE APP BASATE SU OSM

E per finire non si poteva che segnalare le App che usano mappe basate sul database OSM. Ce ne sono diverse decine tra cui scegliere ed alcune sono abbastanza particolari e molto specifiche. Essendoci quindi un po di tutto, prima di pigliare App a caso forse è meglio fare una prima breve riflessione sull’utilizzo che se ne vuol fare e delle situazioni in cui ci capita di aver bisogno di una mappa: spostamenti in auto? Viaggi all’estero? Escursionismo? Ciclismo? Deve poter registrare i tracciati GPS, esportarli ecc? Deve poter permettere di segnalare modifiche ad OSM? Che tipo di dati si preferisce visualizzare? Meglio una App che fa di tutto ma complessa o una che fa poche cose ma che sia chiara e semplice? Può valer la pena usare due App per due tipi di utilizzo distinti? In ogni caso, sia per Android che iOS le due App più note sono le già segnalate OsmAnd e Maps.me

 

OsmAnd è un vero e proprio coltellino svizzero: fa TUTTO! Navigatore vocale per auto, modalità escursionismo, registra i tracciati con le statistiche altimetriche, integra Mapillary, permette di visualizzate le mappe in innumerevoli modi e tantissime altre cose. Tanta ricchezza ovviamente significa alto grado di complessità e di conseguenza richiede un certo “addestramento” per esser usato al meglio, ma una volta fatto proprio diventa uno strumento insostituibile! E’disponibile anche su F-Droid.

Maps.me è pensata per viaggi turistici. E’molto leggera e le mappe che usa hanno una grafica leggera che ricorda quella di Google Maps ed è adatta a chi ha bisogno di un navigatore facile da usare e senza fronzoli. Su F-Droid è presente un suo fork (una “versione modificata”)  chiamata semplicemente Maps.

Navit è concepito puramente come navigatore automobilistico e può essere installato su diversi dispositivi.

OsmAnd e Navit sono software completamente liberi ed open source mentre Maps.me, pur essendo open source, è collegato ad una azienda che si occupa di viaggi. La versione su F-Droid chiamapa Maps invece è “pulita”.

Le altre App, come detto, sono diverse decine e ve n’è di tutti i tipi. Questi due link portano a pagine della wiki di OSM in cui vengono descritte una ad una  e confrontate fra loro (in inglese):

ELENCO delle App OSM per Android

ELENCO delle App OSM per iOS

Qui invece un link alle App OSM presenti su F.Droid

ELENCO delle App OSM su F-Droid

OsmAnd ed altre App permettono di fare piccole segnalazioni ad OSM, ad esempio per indicare che una certa strada è stata chiusa, ma se si volesse fare qualcosa di più anche da smartphone esiste Vespucci, una App pensata appositamente per i volontari di OSM. E’però consigliabile usarla solo se si ha già un minimo di esperienza nel modificare i dati OSM da desktop.

Chi volesse dare una mano ad aggiornare i dati OSM ma senza dover imparare a modificare le mappe ed aggiornarle può contrinuire usando StreetComplete! Si tratta di un’App carinissima che, una volta avviata, pone delle semplici domande riguardo alla zona in cui ti trovi e su cui OSM ha informazioni incomplete. E’ un modo molto intelligente ed utile di sfruttare alcuni elementi della gamification per realizzare un progetto da cui ne trae vantaggio il mondo intero!

Schermata di StreetComplete

La magia dei Frontend alternativi per YouTube, Twitter ed Instagram

di: Ca Gi
12 Maggio 2020 ore 09:30

Accedere a YouTube, Twitter, Instagram o altri siti ancora attraverso App non ufficiali o coi cosiddetti Frontend alternativi permette di avere funzioni aggiuntive e di fruire dei contenuti in forme meno gamificate e stressanti.

INDICE

Ghost in the shell (il contenuto e la sua forma)
Frontend alternativi
Frontend alternativi per ogni cosa?
URL e codice
Invidious
Frontend ed App suggerite

Ghost in the shell (il contenuto e la sua forma)

Per capire cosa sia un Frontend basta aver ben chiari un paio di concetti, il primo dei quali è la distinzione tra la forma (design) ed il contenuto di un qualsiasi sito, piattaforma o applicazione. Prendiamo l’esempio di YouTube. Sostanzialmente YouTube è un archivio digitale di video ad ognuno dei quali è abbinata una serie di dati accessori (i like ricevuti, il conteggio visualizzazioni), oltre ad una componente social ed alcune funzioni di riproduzione (la barra di avanzamento, i sottotitoli, ecc.). Tutto questo ci viene mostrato con un certo DESIGN a cui siamo comunemente abituati, ossia questo:

Schermata di YouTube

Il suo aspetto ci è tanto familiare che lo identifichiamo immediatamente con il look di YouTube: il pulsante play al centro del video, la barra di scorrimento rossa in basso, i video suggeriti in quella certa posizione dello schermo, i colori bianco rosso e nero… Sono tutte caratteristiche estetiche distintive di YouTube.

Tuttavia, se un domani il team di Google decidesse di apportare piccoli cambiamenti come spostare la barra di scorrimento sulla parte superiore del video o cambiarne il colore dal rosso al blu, nella sostanza YouTube resterebbe YouTube ed il suo ricco archivio video non sarebbe intaccato da questi cambiamenti estetici. YouTube resterebbe tale anche se le modifiche fossero più profonde o se il design venisse completamente ridisegnato: il cambiamento della forma difatti non ha direttamente a che fare coi contenuti. E’ la stessa cosa che avviene in quelle applicazione e piattaforme che permettono di “cambiare il tema” anche se di solito questo cambiamento consiste solo nel passaggio da un certo design in versione chiara allo stesso design in versione scura. Concettualmente tutto ciò non è troppo diverso dal cambiare cover al telefono: l’aspetto cambia ma il telefono ovviamente resta lo stesso. Bisogna però osservare che certi tipi di cover hanno caratteristiche che le rendono qualcosa di più che un mero gingillo estetico: ci sono le cover antiurto, quelle con batteria di supporto incorporata, quelle con scomparto-portafoglio e quelle con lo stand integrato per tenere lo smartphone in verticale. Insomma: un cambio di cover è sempre un cambiamento di design ma alcuni design portano con sè anche funzionalità che cambiano l’approccio al dispositivo stesso.

A seconda del tipo di cover usata, lo smartphone può esser usato in modi diversi

Chi muoveva i propri passi sul web tra la fine degli anni ’90 ed i primi anni ‘2000 ricorderà Winamp, un lettore di file audio paragonabile a VLC che offriva la possibilità di personalizzare in maniera profonda il proprio design proponendo delle “skin” talmente diverse l’una dall’altra da non farla più sembrare la stessa applicazione. Con una skin minimalista si potevano avere a disposizione solo i comandi base lasciando che quelli più avanzati fossero sepolti nei menù interni. Oppure si poteva preferire una skin che metteva in primo piano le funzioni più tecniche come l’equalizzatore, la navigazione tra le tracce e così via.

Quattro diverse skin di Winamp. Design completamente diversi, ma è sempre la stessa applicazione

Quel che risultava maggiormente interessante é che alla modifica di design corrispondeva anche un profondo cambiamento nell’approccio allo strumento stesso da parte di chi lo utilizzava.

Ciononostante, soprattutto per via di scelte commerciali, nelle applicazioni si è sempre più imposto l’utilizzo di design rigidi e non personalizzabili dove tuttalpiù viene concessa la scelta tra tema chiaro e tema scuro di cui si è detto prima. Questa rigidità porta in effetti alcuni vantaggi (un certo pulsante appare a chiunque in quella stessa posizione, quella voce di menù si trova sempre lì e l’applicazione rimane sempre riconoscibile a chiunque indifferentemente dal device utilizzato). Al tempo stesso però questa rigidità impone un unico modo di fruizione dei contenuti stabilito da chi detiene la proprietà della piattaforma stessa. Al tempo stesso questa rigidità contribuisce a impedire che gli utenti possano compiere alcune azioni malviste dalle company che detengono la proprietà del sito.

Per fare qualche esempio: YouTube non permette di scaricare i suoi video e chi volesse farlo dovrà usare strumenti esterni; YouTube ha una funzione che permette di modificare la velocità di riproduzione dei video e che in certi casi può esser molto comoda m il pulsante per regolarla è all’interno del menù Preferenze e questo fa sì che molte persone nemmeno sappiano che esiste. Se il design di YouTube fosse diverso e mettesse più in evidenza questa funzione, questa sarebbe certamente più utilizzata. YouTube impone che prima della visione di un video ci si debba beccare la pubblicità ed impone che il pulsante “salta” appaia solo dopo un certo numero di secondi. Al contrario, se il design di YouTube fosse diverso, il pulsante “salta” potrebbe essere disponibile sempre o, addirittura, si potrebbe accedere direttamente al video che ci interessa senza doversi sorbire la pubblicità (ok, ok, ci sono dietro ragioni economiche, si, ma qui il discorso è puramente tecnico).

Giusto per rimarcare ulteriormente il fatto che i contenuti sono distinti dal design, si può osservare come potrebbe apparire YouTube se fosse “nudo” ossia dati puri senza alcun fronzolo grafico. Apparirebbe più o meno così:

Se si accede a YouTube da Terminale, il suo archivio appare come una enorme ma semplicissima playlist testuale i cui video vanno visti con un player installato sul proprio computer

Sarebbe solo un archivio testuale navigabile da linea di comando a cui si avrebbe un accesso diretto, senza commenti, pubblicità, suggerimenti di Google ecc. Pulito e preciso, si, ma di certo non molto comodo…

Frontend alternativi

Se si volesse accedere ai contenuti di un sito con un’interfaccia diversa da quella standard capace di offrire anche funzioni in più o in meno rispetto al solito (e senza arrivare al punto da accederci da linea di comando), quel che fa per noi è un Frontend alternativo!

I Frontend alternativi non sono altro che delle piattaforme con un design tutto loro che visualizzano e gestiscono i contenuti che stanno su un server/sito/database gestito da qualcun’altro. Si tratta di un qualcosa con cui abbiamo a che fare tutti i giorni: chi usa aggregatori di notizie, ad esempio, riceve contenuti realizzati dai maggiori quotidiani e blog ma su una applicazione che li parifica applicando a tutti lo stesso font, gli stessi sfondi, dimensione dei titoli ecc. Chi usa Media Center come Kodi ha accesso ai contenuti di YouTube ma sul Media Center non vede i commenti, i comandi sono un po diversi ecc. In sostanza tutte le volte in cui si accede a dei contenuti da una piattaforma diversa da quella standard, siamo dinnanzi allo stesso concetto. Tuttavia quando si parla di “Frontend” solitamente si intende un tipo di piattaforma ben precisa ovvero un sito web specializzato nel gestire i dati provenienti da un altro sito web. In pratica: per accedere ai contenuti del [SITO ORIGINALE] si andrà invece sul [SITO FRONTEND] che mostra gli stessi contenuti del [SITO ORIGINALE] ma in forma diversa.

Video visto su YouTube

Lo stesso video di prima visto su Invidious

Frontend alternativi per ogni cosa?

Dunque possono esistere Frontend alternativi per ogni tipo di piattaforma? Frontend per Instagram, Facebook, Skype e così via?

NO

E’possibile realizzare un frontend solo a patto che i contenuti ‘pubblici’ della piattaforma che ci interessa siano veramente pubblici: più il sito originale è aperto ed accessibile e più è facile realizzarne un Frontend. Per questo motivo ci si può scordare di frontend per Facebook, che è una gabbia dorata/drogata ermetica e chiusa perlopiù inaccessibile a chi non accetta di consegnare tutti i propri dati personali. Per alcune piattaforme commerciali invece é possibile creare dei Frontend alternativi che se da un lato offrono alcune funzioni in più, al tempo stesso non possono svolgere tutte le funzioni base. Al contrario è facile elaborare Frontend alternativi per tutte le piattaforme libere, aperte ed open source, allo stesso modo con cui è facile realizzare applicazioni alternative per le stesse.

Giusto per fare due esempi, sia Matrix che Mastodon sono accessibili tramite un certo numero di Frontend alternativi, App e software per PC. Questo tipo di varietà è abbastanza comune tra le piattaforme libere, così come la contaminazione vicendevole, poiché le idee vincenti di un Frontend possono esser poi riprese da un altro ecc. Al contrario, chi utilizza piattaforme commerciali spesso non è nemmeno a conoscenza del fatto che è possibile utilizzare lo stesso ‘motore’ ma con una carrozzeria diversa e con funzioni aggiuntive.

URL e codice

Oltre alla distinzione tra design e contenuto v’è un secondo ed ultimo concetto da aver bene in mente per capire il funzionamento dei Frontend alternativi: la differenza tra URL e codice. Chi va sull’URL www.youtube.com non trova una banale paginetta statica con del testo e delle immagini fisse, ma un sito complesso che FA diverse cose. Sull’URL www.youtube.com difatti è presente del codice che permette di vedere un video, avviarlo, mandarlo avanti, metterlo in pausa, aggiungere i sottotitoli, regolare il volume ecc… Dire ‘codice’, quindi, non è troppo diverso che dire ‘software’.

Aprendo l’URL http://www.youtube.com quel che si carica sono centinaia di righe di codice

Il fatto che una pagina web contenga del codice che fa molte cose è forse scontato, ma proprio per questo troppo spesso si tende a non farci caso. Giusto a termine di paragone, chi ha potuto vedere l’evoluzione del web ricorderà forse che i primissimi video pubblicati online erano perlopiù dei file su una pagina statica che andavano scaricati sul computer e solo a quel punto potevano essere visti, offline, con un mediaplayer. Solo col tempo e l’avvento della banda larga chi realizzava siti web ha potuto inserire nelle pagine stesse il codice che permetteva di vedere il video direttamente nella pagina.

NB: le cose non stanno esattamente così e qui si sta semplificando moooolto grossolanamente giusto per far capire alcuni concetti base sperando che il dio-gattino degli hacker non lanci una delle sue solite maledizioni ;-P

Ogniqualvolta si va su un sito web, dunque, bisogna tenere bene a mente che aprendo un certo URL si caricherà sì una pagina che ha una certa grafica e colore ma anche tanto codice. Un Frontend alternativo, quindi, è un “pacchetto” che include design e codice e che non si limita ad apparire diverso da quello originale e a disporre in modo diverso le sue stesse funzioni ma permette addirittura di gestire i contenuti in modo del tutto diverso aggiungendo funzionalità inedite. Una cosa che i Frontend alternativi potrebbero fare ma non sempre ne sono in grado è porsi da filtro tra te ed il sito originale per limitare la raccolta di metadati della tua navigazione. Per questioni strettamente tecniche questa cosa non è sempre possibile. Se uno dei motivi per cui si ricorre ai Frontend alternativi è quello di limitare la raccolta dati su di sè, in linea generale si consideri che comunque il sito originale qualche dato personale se lo piglia.

Invidious

Di Frontend alternativi ne esistono di diversi tipi e per diverse piattaforme. Qui ne osserveremo dettagliatamente uno che funge abbastanza bene da modello per spiegarli un po tutti. Si tratta di Invidious, che è probabilmente il più noto dei Frontend alternativi per YouTube. Se un Frontend alternativo è un “pacchetto” di design e codice diverso da quello presente sul sito di riferimento, Invidious è un “pacchetto” diverso da quello che troviamo su youtube.com, ma… su che sito possiamo trovarlo?

Su più d’uno!

Invidious difatti è un progetto libero ed open source che viene messo a disposizione di chiunque lo voglia utilizzare per sè, mettere sul proprio sito, modificarlo, migliorarlo ecc. (il “pacchetto” contenente codice e design si trova qui ). Dunque non c’è UN sito Invidious ufficiale, ma diversi siti, ognuno dei quali ha il proprio URL e la propria versione personalizzata del “pacchetto” di Invidious. Ognuno di questi siti può esser definito un’ “Istanza Invidious”

Esistono diverse Istanze Invidious e non esiste un elenco completo. Qui ce n’è uno parziale. La più nota Istanza Invidious è la prima ad esser stata creata https://invidio.us/ , ma attualmente sembra un po lenta. Un’Istanza che risulta decisamente più scattante è invece https://invidious.fdn.fr/ Il “pacchetto” di Invidious è liberamente personalizzabile e viene costantemente aggiornato e poichè ogni Istanza è libera di modificarlo è possibile che alcune abbiano rimosso alcune funzioni o che ne abbian sostituito la grafica con una tutta loro. E’anche possibile che un’Istanza usi una versione non aggiornata di Invidious e che certe Istanze siano più veloci e scattanti di altre. Insomma: è un panorama variegato.

Che cosa offre Invidious più di YouTube.com?

Uno dei principali vantaggi di quasi tutti i Frontend ed App alternative è che limitano o addirittura permettono di rimuovere molti elementi gamificanti. Invidious ad esempio permette di rimuovere tutti i commenti ai video e di impedire la riproduzione automatica così come nascondere i video suggeriti da Google. Oltre a questo rimuove tutta la pubblicità, permette di scaricare direttamente i video in diversi formati e qualità (anche .mp3) e permette di mettere in play solo l’audio in modo da poter ascoltare il video come fosse un podcast consumando pure meno banda.

Frontend ed App suggerite

I Frontend alternativi, ormai si sarà ben capito, non sono poi molto diversi da una App non ufficiale. Qui di seguito si segnalano sia Frontend che App cui vale la pena dare un’occhiata. Non sono tutte quelle disponibili ma una selezione di quelle più note e interessanti. Altre App possono esser trovate su F-Droid. Qui quelle per Instagram, quelle per Twitter e quelle per YouTube.

Per quanto riguarda altri Frontend alternativi la cosa è un po più complessa perché non sempre vengono chiamati in questo modo e per cercarli bisogna utilizzare termini alternativi come “hook”, “alternative url”, “web viewer”, “web client”. Per Instagram ad esempio ce ne sono tantissimi ma spesso si tratta di siti zeppi di pubblicità e che a differenza di quelli qui segnalati, non sono Istanze che utilizzano codice open source, per cui è meglio evitarli.

INVIDIOUS
(Frontend per YouTube)
Istanza consigliata: https://invidious.fdn.fr/

– Download dei contenuti in diversi formati e qualità
– Rimozione pubblicità
– Rimozione commenti
– Rimozione autoplay
– Rimozione suggerimenti di Google
– Possibile riprodurre anche solo l’audio

HOOKTUBE
(Frontend per YouTube)
https://hooktube.com

– Download dei contenuti appoggiandosi a siti terzi
– Rimozione pubblicità
– Di default i commenti non son mostrati
– Rimozione autoplay
– Rimozione suggerimenti di Google

LAPISTUBE
(Frontend per YouTube basato su Invidious)
https://lapis.tube/

– E’un player fighetto ancora in fase di sviluppo. E’ un po pesante ma ha il pregio di mostrare solamente i video senza commenti, voti, suggerimenti ecc.

FREETUBE
(Applicazione Desktop per YouTube derivata da Invidious)
https://freetubeapp.io/

– Ha tutte le caratteristiche di Invidious ma impedisce di essere tracciati da YouTube

MUSICPIPED
(Applicazione per YouTube basata su Invidious)
https://f-droid.org/en/packages/deep.ryd.rydplayer/

– E’ un’app di streaming musicale che pesca i brani da YouTube

NEWPIPE
(App per YouTube)
https://newpipe.schabi.org/

– E’forse la più nota App open per YouTube
– Download dei contenuti in diversi formati e qualità
– Rimozione pubblicità
– Rimozione commenti
– Rimozione autoplay
– Possibile riprodurre anche solo l’audio

NITTER
(Frontend di Twitter)
Istanza più nota: https://nitter.net Qui una lista di Istanze ed una lista di Browser extensions per Nitter

– Rimuove la pubblicità
– Non usa JavaScript ed impedisce a twitter.com di registrare i tuoi dati di navigazione
– E’molto più leggero e scattante di twitter.com
– Permette di usare Twitter con diversi temi, ad esempio quello di Mastodon
– Permette di salvare immagini, video e .gif
– Può generare il feed RSS di ogni account

BIBLIOGRAM
(Frontend per Instagram)
Istanza principale: https://bibliogram.snopyta.org e pagina del progetto

– Permette anche a chi non ha un account di accedere a profili e post Instagram
– E’ più veloce di Instagram
– Permette di scaricare le immagini
– Rimuove la pubblicità
– Può generare il feed RSS di ogni account
– Accesso ai contenuti tramite nome account o URL di un post

La magia di Nitter: il design è quello di Mastodon ma è un account Twitter

UN “TRUCCHETTO”

Un semplice “trucchetto”. Di solito i Frontend alternativi usano gli stessi percorsi di dominio dei siti originali.

Per intenderci, se l’URL di un certo video di YouTube è:

https://www.youtube.com/ watch?v=J—aiyznGQ

Su Invidious sarà uguale e basta sostituire la prima parte:

https://invidious.fdn.fr/ watch?v=J—aiyznGQ

La stessa cosa si dovrebbe ripetere anche per gli URL di Twitter ed Instagram nei relativi Frontend alternativi, sia che si parli dell’URL di un post che di quello di un account utente.

INTERAGIRE CON CHI SVILUPPA QUESTI FRONTEND

Chi avesse interesse ad interagire con chi si occupa dello sviluppo di alcuni di questi Frontend alternativi, sono disponibili alcune stanze Matrix di discussione:

Bibliogram: #bibliogram:matrix.org

Invidious: #invidious:matrix.org

Nitter: #nitter:matrix.org

#ItalianLockdown – effetti e cause della “giusta motivazione” in sostituzione delle prassi mediche

di: Ca Gi
14 Aprile 2020 ore 09:27

Lockdown: il mondo s’è fermato! Han premuto il tasto “Pausa”. Ma a ben vedere c’è lockdown e lockdown e non sono mica tutti uguali. Se osservato bene, il modo in cui ogni paese applica, gestisce e narra il modo in cui gestisce l’emergenza rivela molte più cose di quanto sembri a prima vista.

Pure quello che ci riguarda, il lockdown all’italiana, è una lente di ingrandimento che amplifica problemi, storture, rapporti di potere, arretratezze, bagaglio culturale, opinioni diffuse, tipicità, errori ricorrenti, tic narrativi e possibili errori futuri del Belpaese. Ecco perchè vale la pena osservarlo a trecentosessanta gradi.

INDICE

Non trovi il cerotto? Allora amputiamo!
Come osi?
C’era una volta un virus
Colpisci il capro! Colpiscilo! Ancora, ancora!
#ConfinatiInCasa a causa di un sistema emergenziale inadatto
Italian Lockdown
Chinese Lockdown
Stendere il virus con multa e manganello
Il virus circola, la polizia vuole #TuttiAlChiuso
Schizofrenia mediatica
Sicurezza sanitaria o giusta motivazione?
Italiani incontrollabili?
Gli untori solitari
Gli untori di massa
I Teleassembramenti
Oltre i teleassembramenti
Profezie autoavveranti
Aria, Asfalto, Asintomatici, Mascherine
The day after

 

Non trovi il cerotto? Allora amputiamo!

Siamo nel bel mezzo di una pandemia globale gestita con modalità assai diverse a seconda della nazione o regione coinvolta. Modalità in molti casi caratterizzate da approcci impacciati e contraddittori se non addirittura criminosi ma che nella maggioranza dei casi rivelano la debolezza sistemica di diversi paesi che si son trovati improvvisamente a dover subire gli effetti dei propri problemi strutturali. Problemi che, nel loro insieme, stan contribuendo a rendere quest’emergenza assai peggiore di quanto potrebbe essere se gestita in modo piò oculato e se certe cose fossero state già risolte.

A grandi linee questi elementi possono essere riassunti in:

– Mala gestione di chi inizialmente non ha saputo valutare o addirittura ha tentato di negare la gravità della situazione.

– Il mancato ascolto di chi, nei decenni passati, ha più volte avvertito del possibile pericolo di diffusione su scala globale di pandemie e della necessità di prepararsi all’evenienza. Mancato ascolto che non ha fatto sufficiente tesoro dell’esperienza maturata nel corso di episodi simili come ad esempio la diffusione di SARS e MERS, dell’aviaria, della febbre suina e di quella bovina, giusto per citare i più recenti. Ciò ha fatto sì che gran parte dei paesi industrializzati s’è dovuta rendere improvvisamente conto di non avere piani di contenimento sufficienti né procedure adeguate da seguire; di non avere né scorte di materiale indispensabile né sistemi autonomi per produrlo. Il tutto si è così tradotto in gestioni improvvisate ed emergenziali fatte spesso un tanto al chilo, come ad esempio le iniziali disposizioni di lockdown regionali in cui si son viste chiudere le scuole ma non i centri commerciali o le restrizioni all’uso di tamponi e mascherine emesse perché non c’e n’erano abbastanza.

– La mancata presa di coscienza della catena di correlazioni che unisce con un filo rosso la distruzione di interi ecosistemi, le condizioni igieniche spaventose dell’industria dell’allevamento e la diffusione di pandemie, così come il costante peggioramento della qualità dell’aria, da più parti indicato come molto probabilmente correlato all’incidenza del contagio.

– Una politica economico-finanziaria che in occidente ha indebolito la sanità pubblica, l’istruzione (medica e non) e l’istituzione di sistemi di prevenzione per emergenze aperiodiche mentre nei paesi più poveri ha impedito lo sviluppo di sistema sanitari adeguati. Le disuguaglianze derivanti dagli attuali sistemi di produzione ora verranno pagati a carissimo prezzo a livello planetario rivelando ancor di più la necessità di ridurre tali disuguaglianze: i paesi più poveri ora rischiano di diventare degli immensi focolai a scapito delle persone più deboli facendo tra l’altro anche saltare la produzione di quei beni su cui è fondato il sistema di produzione stesso.

– Comparti economici che hanno lavorato attivamente contro ogni forma di contenimento e prevenzione anteponendo il proprio interesse speculativo ad ogni altra cosa, al costo di negare l’epidemia. Il caso della mancata zonizzazione della Val Seriana per salvaguardare le sue industrie e manifatture ne è un esempio evidente.

– Media mainstream eccessivamente dipendenti da interessi economici che, senza soluzione di continuità, inseguono e cavalcano notizie che alimentano il panico ma al tempo stesso diffondono messaggi tranquillizzanti, aumentando a dismisura quella schizofrenia delle notizie che immancabilmente si ripete nelle situazioni. Panico e allarme che oggi trovano nei media mainstream commerciali un terreno perfetto per la loro diffusione.

– La scarsa coordinazione internazionale per problemi di ordine globale. Ciò che avviene con la pandemia del SARS-CoV-2 ripropone in scala accelerata ciò che avviene da decenni riguardo all’emergenza climatica, ossia la mancata applicazione del concetto che in un mondo globalizzato, i problemi e le cattive condotte di UN paese sono un problema drammatico per TUTTI i paesi. Mancata coordinazione che il mondo scientifico s’è immediatamente adoperato per superare mentre al contrario diversi governi si ostinano a rifiutare, chiudendosi a riccio e cogliendo l’occasione per imporre agende nazionaliste.

 

Documento del 22 dicembre 2010 in vui veniva valutata la gestione della pandemia del virus H1N1 nella regione Lombardia rilevando già in quella data numerosi problemi (LINK a file PDF)

 

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: paesi e regioni che eseguono test a tappeto, altri eseguono test mirati ed altri ancora che faticano a procurarsi il materiale per eseguire i tamponi; criteri di conteggio differenti che non possono essere paragonati tra loro sballando rilevazioni e statistiche; quotidiani e politici che hanno alternato allarmi eccessivi a pericolose e immotivate banalizzazioni; morti che vengono celate o fatte passare per non attinenti al coronavirus; regioni ricchissime ridotte al collasso da sistemi sanitari perlopiù privati o semi-privati che vengono aiutati da ONG e paesi decisamente più poveri ma che hanno sistemi sanitari pubblici; medici ed infermieri che cercano di fare quel che possono con quel poco che hanno (mancanza di personale, dispositivi di protezione, posti letto, ospedali da campo…) e che quindi si contagiano e muoiono; amministratori locali impanicati che per reazione strafanno optando per soluzioni militari eccessive coadiuvate da forze di polizia che applicano divieti privi di valenza medica, contraddittori e/o completamente assurdi. Big tech, Grande Distribuzione Organizzata e comparti della logistica e del delivery che sfruttano l’occasione per lucrare grazie alle proprie posizioni dominanti e che aumentano il proprio campo d’azione ed ingerenza su economia e politica (Google, Twitter ed Apple hanno già annunciato che inizieranno iniziative volte a facilitare il tracciamento degli utenti).

L’industria della sorveglianza che coglie la palla al balzo per far testare sui civili tecnologie di controllo con l’entusiastica partecipazione delle forze di polizia e movimenti politici destrorsi che premono affinché i governi implementino soluzioni di sorveglianza digitale nonostante si siano rivelate di dubbia utilità in quanto le prassi applicate nei paesi che meglio han saputo rispondere all’emergenza erano valide anche a prescindere dei tracciamenti digitali.

Come osi?

Capiamoci, una pandemia globale è un evento imponente e drammatico che per forza di cose genera allarme e problemi di diverso tipo portando immancabilmente a restrizioni, limitazioni e grossi problemi di varia natura indifferentemente dal tipo di sistema politico/economico/sanitario/organizzativo che ci si è dati.

Detto ciò bisogna però ribadire che il modo in cui un’emergenza viene gestita può fare una grandissima differenza: una gestione sensata e ben organizzata dell’emergenza è certamente più efficace di una gestione improvvisata ed eccessiva. Pur non esistendo formule magiche né sistemi perfetti che avrebbero certamente evitato tutto ciò con equanime consenso di medici, economisti, lavoratori, politici, movimenti per i diritti civili e quant’altro, osservare quello che in questo momento non sta funzionando a dovere è un passo indispensabile per poter fare meglio ed evitare di proseguire su strade che causano infiniti danni collaterali di ordine sociale, psicologico, economico e politico.

 

Un “criticone”

 

Non v’è alcuna alternativa: il miglioramento dell’esistente può iniziare solo da una critica dello stesso. L’importante è che questa critica sia ragionata ed aperta alla confutazione. Senza critica, insomma, si accetta che storture ed errori proseguano anche in futuro così come sono o, peggio, se ne avalla pure l’enfatizzazione.

Ciò che differenzia una sana critica da indignazione, sfogo e vuota polemica risiede nella qualità dell’analisi: una critica durissima ma sensata, logica, precisa e documentata è certamente un qualcosa di più utile e rispettoso di qualsiasi forma di supporto acritico e tolleranza di facciata. Criticare la gestione dell’emergenza comporta necessariamente anche la messa in discussione delle sue premesse, ossia di quegli elementi preesistenti che hanno impedito fin dall’inizio di mettere in campo una gestione migliore. Non solo: la critica non può esimersi nemmeno dall’evidenziare quegli elementi dell’attualità che preannunciano inquietanti sviluppi che si potrebbero manifestare in futuro.

 

 

C’era una volta un virus

C’è molto da dire sul modo in cui questa pandemia è stata narrata dai grandi media mainstream. Concentrandoci sull’Italia, dopo un iniziale spaesamento in cui abbiamo visto quotidiani, politici e associazioni industriali alternare confusamente urla di panico ed appelli alla normalità, nell’arco di qualche settimana la narrazione mainstream della pandemia s’è andata più o meno assestando su alcuni punti e formule fisse (ma non va dimenticato che le narrazioni non smettono mai davvero di evolvere).

 

Con un video pubblicato il 28 febbraio, la Confcommercio di Bergamo lanciava questo hashtag e la relativa campagna mediatica

 

Sulla costruzione di questa narrazione dominante sono necessarie numerosissime osservazioni perché al suo interno confluisce un po di tutto: dalle premesse sul sistema economico ai tic ricorrenti della narrazione nazionale italiana, dalle contraddizioni sistemiche ai format discorsivi sul decoro ecc.

 

Osservazioni su tutti questi aspetti non son certo mancate in queste settimane: articoli, discussioni online, podcast e trasmissioni radio estremamente puntuali capaci di cogliere ed esporre questi diversi elementi e le loro sfacettature, mettendone a nudo contraddizioni, storture e non-detti. Osservazioni che purtroppo non sorprende abbiano trovato poco o nessuno spazio sui media mainstream, troppo dipendenti da quegli stessi interessi economici e politici dominanti interessati a confermare lo status quo.

Ma se i media mainstream non danno troppo spazio a queste argomentazioni possiamo almeno farlo qui, segnalando giusto alcuni articoli consigliabili::

Apocalittici e messianici

Cent’anni di isolamento: come l'”emergenza nomadi” prosegue nell’emergenza coronavirus

Coronavirus: cosa sta succedendo?

Coronavirus: l’aereo

Criminalizzare chi fa jogging e passeggiate: le ordinanze dell’Emilia Romagna analizzate sotto la lente del giurista

Dalle denunce penali alle supermulte: le nuove sanzioni per chi cammina “senza motivo” analizzate da un giurista

Diario virale 1 – I giorni del coronavirus a Bulågna

Diario virale 2 – Bulågna brancola nel buio delle ordinanze

Diario virale 3 – Contro chi sminuisce l’emergenza

“E’colpa di quelli come te se c’è il contagio”. Abusi in divisa e strategia del capro espiatorio nei giorni del coronavirus

“Fate parlare gli esperti” Chi si deve occupare di una pandemia?

I benedetti dell’epidemia

I veri numeri del contagio a Brescia e in Lombardia

L’Africa rischia di perdere anni di progressi nella lotta contro la povertà

La lotta di classe dietro la pandemia

La viralità del decoro – controllo e autocontrollo sociale ai tempi del Covid-19 (prima puntata)

La viralità del decoro – controllo e autocontrollo sociale ai tempi del Covid-19 (seconda puntata)

L’Organizzazione Mondiale della Sanità nell’occhio del ciclone

Per un socialismo del disastro

Proteggere i detenuti è fondamentale per arginare il virus

Quando e come finirà l’isolamento?

Serve un’amnistia per sfollare le carceri

Sul terrore a mezzo stampa – “il virus è nell’aria”, un titolo che farà molti danni

Solo la politica può evitare l’apocalissi

Sul terrore a mezzo stampa – le foto delle vie piene di untori

Un nuovo mondo per la collaborazione scientifica

Una società grande quanto un supermercato

Usare #stateacasa per diffamare e licenziare i lavoratori: cosa possiamo imparare, anche in Italia, sul caso Amazon/Smalls

L’unico elemento che al momento pare non esser stato trattato con troppo interesse, forse perché dato per acquisito dalla maggior parte dei commentatori, è l’impatto che ha avuto negli anni passati la diffusione nel discorso pubblico delle idee NoVax, che hanno preso in ostaggio delle giuste critiche sulle storture di un’industria farmaceutica in mano alle multinazionali, facendone però il tramite per timori antiscientifici privi di fondamento.

Timori cavalcati e sfruttati da politici poco lungimiranti giusto per questioni di bassa strategia e che han contribuito a diffonderli trasversalmente nel discorso pubblico influenzando di conseguenza l’intero mondo politico rendendolo così meno propenso ad tener in considerazione le richieste del mondo scientifico.

Il mondo è a colori: non in bianco e nero nè in scala di grigi

Va aggiunta un’ulteriore postilla che purtroppo non è così scontata, specie tra chi solitamente non è propenso all’analisi critica e metodica della realtà: la critica in sè non corrisponde necessariamente alla negazione dell’oggetto preso in considerazione. Purtroppo il livello discorsivo diffuso tende ad appiattire e banalizzare la critica dello status quo per rifiutarla in toto e non affrontarla.

Detto in soldoni: criticare il lockdown non equivale a dire “tana libera tutti: comportiamoci come se la pandemia non esistesse” allo stesso modo per cui essere contrari alla violenza non equivale necessariamente a rifiutarsi di tirare un cazzotto in faccia a qualcuno che minaccia di ucciderci.

La realtà è complessa, ambigua, contraddittoria e densa di sfumature. Rifiutae ciò e banalizzarla in un ritratto in bianco e nero (“o stai con le misure imposte dal governo o sei uno scellerato”), è il modo migliore per non vederla così com’è e, di conseguenza, non esser mai in grado di migliorare alcunchè.

Allo stesso modo è svilente e deviante l’uso del “ricatto della soluzione”, ossia il rifiuto della critica attuato imponendo a chi osserva un malfunzionamento di fornire allo stesso tempo anche soluzioni immediate. Insomma: non sono un meccanico ma se mi accorgo che i freni della macchina non funzionano e dico a gran voce, non ha molto senso zittirmi con “troppo facile criticare i freni se non sai ripararli!!11!!1!!1”.

Colpisci il capro! Colpiscilo! Ancora, ancora!

Nelle situazioni di panico e pericolo, la ricerca di un capro espiatorio è una ricorrenza tristemente consueta, tanto più quando il pericolo è generalizzato ed impalpabile. Il bisogno di scaricare la propria rabbia e frustrazione contro una figura definita e tangibile sulla quale poter appiccicare la colpa per eventi che in realtà hanno cause molto complesse e ramificate nasce da impulsi emotivi antichi e profondi che nel corso dei millenni si son manifestati nelle forme più varie.

Dopo gli attentati dell’11 settembre, ad esempio, l’impossibilità di correlare rabbia e timori tanto immensi contro uno sparuto numero di terroristi o verso le entità politiche che hanno sfruttato tali eventi per portar avanti la propria agenda imponendo una narrativa incentrata su patriottismo e militarismo, la reazione è stata quella demonizzare in modo generalizzato l’intero mondo arabo e/o islamico.

I media mainstream, che si attengono alle regole del mercato ed alle linee editoriali imposte dalla proprietà più che che all’analisi critica del mondo, non fanno altro che cavalcare questa generalizzazione gettando benzina sul fuoco ed alimentando queste reazioni insensate.

Insensate ma utili all’agenda politica degli editori e della proprietà dei grandi media, attentissima a “dare il La” alle discussioni da social decidendo gli argomenti di cui far parlare la popolazione e/o impostando la chiave con cui leggere gli eventi.

Ciò può esser osservato anche nel modo in cui i maggiori media italiani cavalcano, alimentano ed indirizzano il sentimento anti-migranti in funzione di interessi politici e non per reale interesse nei confronti di queste persone.

Tutto ciò genera un circuito chiuso in cui media, social network e politica si alimentano e confermano a vicenda senza lasciar spazio a critica alcuna, consolidando lo status quo.

Liberarsi dalla narrazione mainstream quindi è un’impresa assai impegnativa, sia per la difficoltà di affrontare analisi complesse ed imparare ad informarsi in modo preciso e metodico che per il fatto che la narrazione mainstream non è necessariamente fatta di notizie false ma si caratterizza soprattutto per la sproporzione data ad elementi del reale. In sostanza i grandi media, più che a raccontare menzogne tout court tendono ad alterare la realtà dando grandissimo peso ad alcuni fatti reali selezionati, “inquadrandoli” in un certo modo o, soprattutto, per semplificazione, ossia fornendo informazioni reali parziali e scontornate dal quadro generale, in modo da poterle usare in un quadro completamente diverso.

Per capirci basterà citare l’esempio dei dati sulla criminalità in Italia che pur essendo costantemente in calo da decenni vengono narrati dando enorme peso solo a quella parte di dati che, estrapolati dal loro contesto, possono essere enfatizzati per dipingere un quadro opposto alla realtà: il leggero aumento temporaneo di un certo tipo di reato, presentato dai quotidiani come “record di furti” impone con tre parole una falsificazione percettiva della realtà attraverso dati reali decontestualizzati. Smontare tale narrazione è sempre possibile ma richiede necessariamente un gran sbattimento per poter reinserire quel dato nel contesto originario e si scontrerà con un’opinione pubblica che quel dato già lo conosce e quindi ciò che andrà decostruito non è il dato in sé ma l’intero contesto in cui è inserito.

Il temibile e temerario babau giallo che ha tenuto in scacco il Veneto… semplicemente saltando un posto di blocco.

 

Poiché è dai margini che il centro diventa più evidente, nell’osservazione di vicende secondarie e marginali questi meccanismi risultano ancor più espliciti e facili da studiare e questo vale anche nella costruzione di capri espiatori. Notevole a questo proposito l’epopea di Igor il russo o l’assurda vicenda dell’Audi Gialla; episodi in cui, soprattutto a distanza di tempo, risultano particolarmente evidenti le forzature con cui i protagonisti di queste narrazioni son stati eletti a puri e semplici feticci su cui convogliare pulsioni, paure, paranoie, fantasie e pregiudizi inespressi.

In tutti questi casi il capro-feticcio diviene una figura a sé, separata ma sovrapposta al suo rappresentante reale: nel caso del post 11 settembre un americano di terza generazione di origine libanese e di religione cristiana poteva esser narrato come uno pseudo-jihadista saudita che simpatizza per i tagliateste e che segretamente anela a circondarsi di spose bambine e distruggere l’occidente; nel caso dei migranti l’ingegnere nigeriano di fede pentecostale figlio di famiglia borghese che fugge dall’impoverimento diviene un allevatore di capre troglodita ignorante che pratica il voodoo in una capanna di sterco e fango che viene qui a rubarci le donne e il lavoro pur essendo troppo scansafatiche per lavorare e inoltre… scandalo dello scandalo… è addirittura colpevolmente possessore di uno smartphone!

 

 

Il criminale serbo Norbert Fehler diviene Igor il russo, una sorta di supercattivo dei fumetti a metà tra James Bond e Rambo, imprendibile e capace di tenere in scacco oltre duemila carabinieri, avvistato ovunque ma introvabile come Bigfoot, cattivissimo ed abilissimo, geniale e scaltrissimo; un’automobile gialla che salta un posto di blocco diviene l’imprendibile Audi Gialla guidata da criminali dell’est e che scorrazza a tutta velocità per il Veneto per dimostrare con un gesto di spregio che le genti slave possono fare ciò che vogliono “a casa nostra”.

Tale meccanismo è particolarmente presente nella cultura di coloro cui son affidati compiti di controllo sulla popolazione in quanto definire un nemico tangibile permette di agire attivamente ed in forme materiali, visive e quindi spettacolari (l’inseguimento del corridore solitario sulla spiaggia o l’esibizione dei droni a scansione termica sono intrinsecamente degli atti teatrali). Anche qui non si tratta di un meccanismo necessariamente voluto: se in alcuni casi capro espiatorio e spettacolarità sono ricercati a tavolino, nella maggioranza dei casi sono un effetto complementare di un modo di vedere le cose altamente interiorizzato. A questo proposito basta citare alcuni commenti provenienti da gruppi Facebook di forze dell’ordine in cui per osservare l’insensata acredine immediatamente maturata dopo l’imposizione del lockdown per quelli che vanno in giro con il cane, visti come dei “furbetti” che usavano i propri animali da compagnia come passepartout per aggirare la legge e l’immediata nascita di leggende metropolitane su cani diventati magrissimi perché obbligati a camminare per ore.

#ConfinatiInCasa a causa di un sistema emergenziale inadatto

La diffusione del SARS-CoV-2 è un problema innanzitutto sanitario e dunque la prima cosa da tenere a mente per qualsiasi ragionamento sono proprio le indicazioni sanitarie su come effettuare il suo contenimento. Indicazioni che possono essere riassunte in:

  • Riduzione dei contatti fisici (distanziamento fisico / limitazione degli spostamenti / isolamento / uso di dispositivi di protezione)
  • Sanificazione (disinfezione ambienti / potenziamento delle prassi igieniche)
  • Monitoraggio (tamponi / verifica della catena di trasmissione)

Le modalità di applicazione di queste indicazioni possono variare molto e non sono esenti da discussioni tra medici e preoccupazioni di varia natura: il distanziamento fisico comporta la cessazione di numerose attività economiche indispensabili e non; l’isolamento applicato in forma preventiva è causa di numerosissimi problemi; i dispositivi di protezione sono utili solo se usati correttamente, altrimenti possono contribuire a diffondere il virus; la disinfezione degli ambienti richiede una certa preparazione; mancano materiali; la verifica della catena di trasmissione se fatta con mezzi informatici può avere dei risvolti catastrofici sulla privacy ecc.

Il tutto é ulteriormente complicato dal fatto che le problematiche pregresse (sistema sanitario indebolito da decenni di tagli e privatizzazioni, mancanza di personale medico, mancanza di un piano di contenimento già preventivato, dotazioni non sufficienti ecc.) han portato a compensare tali mancanze con un intervento meramente poliziesco tradottosi infine nel lockdown generale, nel #restiamoacasa, e nel teatrino dei decreti e delle autocertificazioni emesse in serie.

La riduzione dei contatti fisici attraverso limitazioni di mobilità ed assembramento è il metodo più drastico per contenere la diffusione del contagio (anche se diversi studi suggeriscono che i lockdown hanno efficacia diversa a seconda dei luoghi e delle modalità con cui viene effettuato e che, addirittura, in determinati casi si rivela controproducente) e può essere attuata in diversi modi, ossia limitando la mobilità tra aree diverse (a livello di nazione, regione, provincia, area, comune, quartiere) ed impedendo qualsiasi attività che preveda la compresenza ravvicinata di più persone. Ciò può essere effettuato in modo selettivo con la creazione di cordoni sanitari mirati (come isolare molto duramente una certa area ma applicare limitazioni meno stringenti in un’altra oppure presidiare i luoghi ad alto rischio concentrando gli sforzi sui potenziali focolai ed imporre solo norme di distanziamento nei luoghi a basso rischio). In generale il mondo medico suggerisce l’interruzione degli spostamenti a grande distanza, degli assembramenti di massa, mantenere un costante distanziamento fisico e buone prassi di disinfezione, ma non parla mai di confinamento totale e preventivo nelle abitazioni.

E’solo nel peggiore dei casi che questo viene applicato in maniera generalizzata, ossia il lockdown totale in cui viene bloccata ogni attività ed impedito ogni spostamento sul territorio.

Ricorrere al lockdown generale è una soluzione estrema sintomatica di una situazione oggettivamente fuori controllo oppure, più semplicemente, di una situazione non si è stati capaci di gestire. In altre parole è il risultato del fallimento delle misure preventive e di contenimento iniziale. Una grossa presa di coscienza della propria impreparazione, insomma.

Ma la gestione dell’emergenza come s’è detto varia notevolmente da paese in paese e le differenze di approccio derivano da fattori politici, sistemici, economici e territoriali di cui bisogna tenere ben conto quando si effettuano paragoni. Quando si parla del lockdown in Nuova Zelanda, per esempio, si parla di due isole grandi come l’Italia ma una popolazione di soli 5 milioni di abitanti. Nel caso di Cuba si parla di un’isola grande un terzo dell’Italia ma con un sesto dei suoi abitanti e che vanta non solo il miglior sistema sanitario dell’America latina ma pure il maggior numero di medici pro capite nel mondo. Hong Kong e Singapore sono sostanzialmente delle città-stato ad altissima densità abitativa. Insomma: è una banalità far notare che gestire la pandemia a Hong Kong è diverso che gestirla nelle campagne del Marlborough neozelandese ma a quanto pare questa banalità sembra sfuggire a gran parte dei media nostrani, che insistono soprattutto sulla questione dei test fatti a tapeto sull’intera popolazione in Corea del sud e sul tracciamento digitale delle persone, promuovendolo come inevitabile.

Se da un lato i nostri media insistono su test e tracciamento, dall’altro si son però rivelati assai imprecisi nel descrivere l’applicazione del lockdown negli altri paesi, per la gran parte molto meno restrittivi dell’Italia.

L’ostracismo dei comparti economici bergamaschi che hanno impedito il lockdown della Val Seriana e l’impreparazione generalizzata del governo italiano e delle amministrazioni locali che ha contribuito a posticipare oltre il dovuto l’applicazione di procedure emergenziali mirate, sono indubbiamente i principali responsabili del tracollo che ha portato all’imposizione di un lockdown durissimo che sulla penisola è stato applicato con un tono del tutto peculiare caratterizzato da una forma di militarizzazione che fatta eccezione per alcuni regimi dittatoriali trova forse dei paralleli solamente in Spagna.

Tutto chiuso e tutti al chiuso. L’ordine generale si è tradotto di fatto in un contenimento di massa che ha confinato l’intera popolazione agli arresti domiciliari nella speranza di riuscir a rallentare la diffusione del contagio affinché prosegua entro livelli gestibili dal sistema sanitario nazionale e questo nonostante il parere contrario di diversi medici che non mancano di far notare che la presenza prolungata in ambienti ristretti comporti molti più rischi che starsene all’aria aperta.

L’equazione è semplice: minore è la capacità del servizio sanitario nazionale di rispondere all’emergenza e maggiori sono le restrizioni imposte. Detta brutalmente: non avendo un sistema emergenziale efficace né un sistema sanitario tarato sulle reali esigenze della popolazione, adesso è la popolazione stessa a dover tarare le proprie vite per far in modo che sia il contagio ad adattarsi ai ritmi che questo sistema sanitario prosciugato da decenni di tagli può sostenere.

Italian Lockdown

Osservare l’ordine temporale con cui si è giunti al lockdown in Italia rivela molte cose: tra novembre e dicembre 2019 i medici cinesi iniziano a rilevare morti sospette e interrogarsi; il 31 dicembre viene avvertita l’OMS e la TV pubblica cinese avverte la popolazione della presenza di un virus ancora sconosciuto. Nei primi giorni di gennaio diversi paesi iniziano ad effettuare verifiche negli aeroporti sulle persone provenienti da Wuhan. A metà gennaio il virus viene identificato ed al contempo giunge la conferma della sua presenza anche al di fuori dalla Cina: a Taiwan, in Corea del sud e negli USA. Il 23 gennaio viene attuato il lockdown di Wuhan mentre i casi in Cina aumentano vertiginosamente. Nel giro di pochi giorni arrivano conferme della presenza del virus da sempre più paesi sparsi sul globo ed il 31 gennaio 2020 l’OMS dichiara che v’è il pericolo che si sviluppi una pandemia globale.

Nello stesso giorno vengono sospesi i voli dalla Cina all’Italia. A Roma due turisti cinesi risultano positivi al virus. In questo momento i grandi media italiani trattano la notizia perlopiù come un qualcosa di marginale che riguarda solo la Cina ed i suoi abitanti ed a livello politico/gestionale non vengono intraprese particolari procedure di contenimento al di là della verifica delle persone provenienti dalla Cina. Questo fino al 21 febbraio quando irrompe la notizia dei primi morti italiani per coronavirus a Codogno (Lombardia) e, a breve giro, a Vò Euganeo (Veneto). I media italiani a questo punto lanciano allarmi di panico. Nel giro di pochi giorni alcuni dei comuni coinvolti vengono dichiarati zona rossa (ma non tutti) e le regioni colpite iniziano ad emettere ordinanze atte a limitare assembramenti per attività ritenute non indispensabili (scuole, centri sportivi, sagre, manifestazioni), permettendo tuttavia gli assembramenti per attività lavorative, nei centri commerciali, mezzi di trasporto pubblico ecc. Le contraddizioni insite in queste ordinanze le rendono, di fatto, inutili.

 

 

Campagna a favore della diffusione del contagio del 26 febbraio 2020

 

Verso fine febbraio i comparti economici, spaventati dall’allarme mediatico e dal contraccolpo economico che stava causando, attraverso i propri responsabili media lanciano campagne tranquillizzatrici come #MilanoNonSiFerma e #BergamoIsRunning che, coinvolgendo diversi media, influencer, social e personaggi politici a loro affini, tentano di negare e minimizzare la realtà dei fatti attraverso una campagna stampa prontamente e acriticamente rilanciata sui social commerciali da una schiera di utili idioti. Al contempo pure alcuni quotidiani pubblicano articoli atti a minimizzare l’emergenza.

 

In questa immagine i titoli di sinistra vanno dal 22 al 25 febbraio mentre quello di destra è del 27

 

Il numero dei contagi tuttavia aumenta e con due decreti in rapidissima successione, tra l’8 ed il 9 marzo il governo italiano dichiara l’intero paese zona rossa impedendo alla popolazione di uscire dalla propria regione di residenza ma permettendo ancora l’apertura dei negozi ed il lavoro nelle fabbriche. A seguito dell’annuncio diverse migliaia di persone si è allontanano dalla città, perlopiù per tornare nelle proprie regioni di origine (o verso seconde case, con enorme fastidio della gente del posto). Le stime più alte parlano di trenta o quarantamila persone. Queste partenze improvvise vengono narrate dai media con discreto allarme generando diverse polemiche.

 

Consigli utili soprattutto a diffondere il contagio

 

L’11 marzo il governo impone una nuova stretta con la chiusura di tutti i negozi tranne supermarket, banche, farmacie, edicole e poche altre tipologie ed il divieto per la popolazione di lasciare il proprio comune. Le forze di polizia applicano le disposizioni dandogli una lettura particolarmente restrittiva impedendo, di fatto, ogni tipo di attività all’aperto anche se solitaria e svolta in sicurezza. L’autoisolamento in casa, già attuato preventivamente da milioni di persone s’inaspriva rendendo di fatto illegale uscire dalla propria abitazione.

 

Non controlli sanitari ma solo di polizia

 

Tra polemiche, gogne social verso chi “non si attiene alla legge” e concessioni minimali, si assesta una applicazione del lockdown in cui il diritto ad una circolazione limitata è concesso non in base a criteri di sicurezza sanitaria ma in base al principio della “giusta motivazione”: andare a far la spesa al supermercato più vicino o a lavorare in fabbrica è concesso, passeggiare no. Nel frattempo vengono preparati alcuni ospedali provvisori. Le fabbriche tuttavia restano attive, pur costituendo i maggiori focolai.

 

 

Solo il 21 marzo vengono chiuse anche le fabbriche, fatta eccezione per quelle ritenute “essenziali” (tra cui l’industria bellica). Nel corso delle settimane successive diverse aziende riescono comunque ad ottenere il permesso di tornare a produrre e Confindustria preme affinché venga concessa una riapertura di quasi tutte le attività. Già nella seconda settimana di aprile, nonostante non vi sia alcun segno di un calo dei contagi, numerose fabbriche iniziano a riaprire, il governatore del Veneto Zaia dichiara che di fatto il 60% delle aziende della regione sono attive ed in tutt’Italia le aziende riaprono autocertificandosi come essenziali, spesso con motivazioni del tutto inconsistenti. Due terzi degli italiani, in un modo o nell’altro, continua a lavorare.

Questa è a grandissime linee la cronologia dell’imposizione del lockdown nel Belpaese fino a questo momento, da cui risulta particolarmente evidente il ruolo di primo piano che ha giocato il comparto economico nel remare contro l’applicazione delle misure sanitarie di contenimento, l’indecisione della politica e la schizofrenia con cui i media han trattato il tutto.

Chinese Lockdown

A termine di paragone è interessante osservare le tempistiche del lockdown a Wuhan, in quanto, pur tenendo in considerazione le differenze sociali/ambientali/politiche/economiche, il lockdown di Wuhan si differenzia da tutti gli altri per via della sua eccezionalità (trattandosi dell’epicentro del contagio) ed il modo in cui è stato applicato evidenzia differenze d’approccio molto forti rispetto ai lockdown occidentali, tra cui quello italiano.

Il 23 gennaio viene annunciato il divieto di uscire dalla città di Wuhan e che il trasporto pubblico sarebbe stato interrotto entro poche ore, causando un esodo di massa nelle ore antecedenti alla sua interruzione (si calcola che solamente via treno furono circa 300.000 le persone che abbandonarono Wuhan). Vengono chiuse anche le autostrade. Il giorno dopo le stesse imposizioni sono state applicate in comuni limitrofi. Si iniziano subito ad applicare le misure di contenimento (che vedremo meglio dopo). Il 13 febbraio vengono chiuse tutte le fabbriche non essenziali. Il 20 febbraio vengono chiuse anche le scuole. A partire dal 13 marzo, a scaglioni si inizia a permettere nuovamente lo spostamento all’interno dei comuni ed a riaprire alcune fabbriche. L’8 aprile termina il lockdown di Wuhan ma proseguono le norme di distanziamento fisico e sicurezza.

 

Checkpoint all’ingresso di un blocco residenziale di Wuhan

 

Le tempistiche rivelano con chiarezza come l’approccio cinese sia stato fin da subito più deciso e netto mentre quello italiano (e di molti altri paesi occidentali), ma il tutto risulta ancor più interessante osservando le caratteristiche applicative del contenimento di Wuhan, da cui si possono evincere le enormi differenze strutturali e organizzative e rispetto all’Italia Innanzitutto va osservato che le chiusure sono state fatte principalmente per comunità: paesi, villaggi, aree urbane son stati chiusi al contatto esterno imponendo spesso un unico accesso controllato con checkpoint, con livelli di rigidità proporzionali al livello di contagi all’interno della comunità stessa. La spesa nei mercati era permessa a giorni alterni. Per realizzare queste compartimentazioni fra zone molte strade sono state bloccate.

 

All’interno delle comunità isolate ci si è organizzati per offrire servizi all’interno della comunità in forme sicure.

 

Circa quarantamila medici da ogni zona del paese sono giunti rapidamente a Wuhan e nelle città limitrofe per dare manforte al personale locale ed evitare il collasso della struttura sanitaria locale. Allo stesso tempo sono stati realizzati in tempi rapidissimi due nuovi ospedali specifici per i pazienti più gravi e dieci ospedali temporanei all’interno di centri fieristici e sportivi per curare i pazienti meno gravi. I medici delle singole comunità hanno fatto materialmente il giro di ogni singola abitazione per verificare la presenza di sospetti malati, le situazioni a rischio, stabilire se imporre la quarantena alle persone che vivevano assieme a chi era stato ricoverato, decidere se ci fossero casi da monitorare ed effettuare tamponi mirati.

 

Le persone che si sospettava potessero esser state contagiate sono state sistemate in alloggi isolati (ad esempio in camere d’albergo) e tenute sotto osservazione per almeno due settimane

 

Oltre a questo sono stati istituiti centinaia di ricoveri temporanei per separare le persone a rischio e far trascorrere due settimane o più in quarantena (spesso in isolamento) e osservazione a chi era stato dimesso o fosse stato a contatto con persone contagiate. Il governo ha fornito cibo e servizi base alle persone in quarantena tramite l’esercito.

Ciò che ha caratterizzato il lockdown di Wuhan è stato innanzitutto un livello di compartimentazione estremamente capillare e metodico grazie ad un’organizzazione basata sul principio delle comunità, sull’utilizzo delle reti locali e utilizzando l’esercito in funzione delle esigenze del personale medico: se all’interno di un complesso abitativo vi era un contagiato, l’intero complesso poteva esser messo sotto quarantena impedendo ai suoi inquilini di uscire ma se dopo un certo lasso di tempo (minimo due settimane) veniva rilevato che i soli contagiati erano quelli di un determinato appartamento, le limitazioni ai residenti degli altri appartamenti potevano esser rivedute. All’interno di comunità prive di contagi la restrizione di movimento era applicata solo al di fuori dell’area della comunità stessa (quartiere, villaggio) ma non vi era necessariamente il divieto di uscire al di fuori di essa.

Non va però dimenticato che la gestione ha presentato tratti anche assai feroci, con esercito ed amministrazioni che han agito con estrema durezza per far applicare la quarantena, spesso imponendola, ad esempio minacciando di staccare la corrente a chi non collaborava.

E’dunque necessario un esercizio di separazione: il lockdown effettuato a Wuhan è stato indubbiamente gestito in maniera militarista e totalitaria e in questo può solo esser rifiutato, ma (qui la separazione) va osservato che il tutto è stato fatto ponendo al centro di ogni ragionamento le esigenze mediche.

Niente distribuzioni di pseudo-mascherine nè aperture furbette di fabbriche o mancati lockdown a causa delle pressioni dell’industria locale.

Altro aspetto Interessante è che l’utilizzo di tecnologie di tracciamento pare esser stato decisamente molto meno utile e centrale rispetto a quanto vien riportato dai grandi media occidentali; piuttosto sembra esser stata usata soprattutto per intimidire la popolazione facendole percepire la presenza costante dello sguardo delle forze di controllo sui propri movimenti attraverdo app di tracciamento e micacciosissimi droni con altoparlante.

Stendere il virus con multa e manganello

In Italia il lockdown si è imposto come un divieto generalizzato di effettuare qualsiasi attività “non giustificata” all’aperto e nell’esperienza comune di ogni cittadino il rapporto con il governo non comprende medici che vengono a verificare la situazione casa per casa né membri dell’esercito agli ordini dei medici ma solamente forze dell’ordine che controllano che chi sia in giro abbia una “giusta motivazione”. Questo perchè qui s’è imposto il puro e semplice #RestiamoInCasa generalizzato (anche se, come altri han notato, #RestiamoDistanziati, #MinimoDueMetri o altre formule del genere sarebbero certamente state più oneste, utili e sane) per compensare l’incapacità di concepire una gestione più ragionata dell’emergenza.

La forma con cui sono state applicate le restrizioni in Italia è tra l’altro anche un segno tangibile della sproporzione tra spesa militare e spesa sanitaria del paese: non è un caso se militarizzare le strade sia risultato più semplice che attuare protocolli sanitari d’emergenza sul territorio perché notoriamente l’Italia investe più nell’esercito e nelle forze di polizia (vedi anche qui e qui) che sulla salute della popolazione. L’Italia è pure il paese europeo col maggior numero di effettivi nelle forze di polizia, dato che risulta ancor più impressionante se rapportato al numero di abitanti ed alla superficie del territorio.

Al contrario, se si osserva il rapporto tra PIL e spesa sanitaria si osserva subito che sono diversi i paesi che, in proporzione, investono più dell’Italia nel servizio sanitario, ad esempio, tra questi: Moldavia, Lesotho, Ruanda, Serbia, Kiribati, Palau, Uganda, Costa Rica, Haiti.

Anche riguardo all’istruzione la situazione è simile e si rileva che l’Italia è tra gli ultimi paesi in Europa per spesa nell’istruzione eanche a livello internazionale non siamo messi bene (superati ad esempio da Benin, Malawi, Afghanistan, Mongolia e Sierra Leone). Cuba, per esempio, investe oltre tre volte più dell’Italia nell’Istruzione. Non è un casoi se ci mandano i medici, ecco.

Non stupisce dunque che diversi gli indicatori riportino un drammatico calo delle capacità degli studenti italiani. Non è un caso, dunque, se scarseggiano medici ed infermieri ma le forze dell’ordine non mancano mai.

Giusto per fare un esempio sulle differenze di spesa, non è mancato chi ha fatto notare che i soldi impiegati per acquistare un solo F-35 sarebbero stati meglio investiti nella realizzazione di 1350 posti letto per cura intensiva.

 

Non importa solo quanto spendi, ma anche il come

Insomma, in un paese con grandi apparati militari e polizieschi ma apparati sanitari e scolastici sottodimensionati era tristemente prevedibile che la gestione di un’emergenza sanitaria in Italia sarebbe stata trattata soprattutto come un generico problema poliziesco.

Va osservato che questo forte sbilanciamento a favore degli apparati di controllo influisce su diversi piani e moltissimo anche a livello culturale: quando le amministrazioni locali hanno iniziato a capire che la questione del virus fosse un problema serio, queste, anche se in maniera spesso pasticciata, vi si sono approcciate pensandolo proprio in ottica poliziesca, partorendo difatti ordinanze e divieti che non avevano alcun senso dal punto di vista sanitario e che han toccato solo e soltanto quelle forme di assembramento tipicamente più soggette all’intervento poliziesco (manifestazioni, scioperi, eventi di piazza, scuole, centri sociali) senza toccare le forme di assembramento che riguardavano i luoghi destinati a produzione, commercio e tradizione (centri commerciali, fabbriche, chiese, case di riposo). Solo successivamente a queste disposizioni poliziesche hanno iniziato a fornire informazioni sanitarie basate più o meno su indicazioni mediche.

Anziché un problema sanitario gestito con l’ausilio della forze di polizia, il lockdown italiano é stato caratterizzato fin da subito come un problema di polizia motivato da questioni sanitarie. Una differenza non da poco.

 

 

Il virus circola, la polizia vuole #TuttiAlChiuso

Il risultato si è tradotto nell’affermazione di una serie di attività di controllo (di dubbia costituzionalità) sulla popolazione che non hanno alcuna giustificazione di tipo sanitario e che colpiscono persone intente in attività che in nessun modo potrebbero essere ritenute veicoli di contagio. Attività di controllo subito fatte proprie dal circuito mediatico-politico, felicissimo di potersi affrancare dalle proprie responsabilità e scaricare le colpe su anonimi signor nessuno. Ecco che, fin da subito, media e politica hanno alimentato una caccia all’untore dai tratti paradossali.

 

9 aprile 2020: sulla spiaggia di Pescara, un finanziare rincorre un temibile “untore” rossovestito in una spiaggia deserta. Nessun pericolo di contagio, è chiaro, ma é vietato… perchè è vietato (VIDEO)

Dall’imposizione del lockdown si son iniziate ad attaccare mediaticamente e sui social persone a passeggio da sole in luoghi isolati e senza la benché minima possibilità di contatto con altre; si sono inaugurate le cacce al runner anche con pestaggio e tramite droni a scansione termica; a coppie che vivono assieme è stato intimato di non tenersi mano nella mano; si son contestate le persone che han fatto spese poco sostanziose perché ciò comporta un ritorno frequente al supermercato (ma s’è pure contestato chi faceva spese troppo grosse perché toglieva il cibo di bocca d’altri); son state lanciate accuse di assembramento a tre-quattro persone che si recavano al lavoro a piedi stando a due metri di distanza l’una dall’altra.

 

Tamponi no, visite mediche no, controlli dei casi sospetti no, ma… controllo della popolazione coi droni si, quello sì  LINK

 

In questa caccia all’untore il circuito media-politica-social si è dimostrato particolarmente stretto, alimentandosi a vicenda nel mantenere al centro del discorso l’azione di controllo poliziesca: persone allarmate dai media han espresso allarmi sui social che sono stati amplificati dai media ed han indirizzato le decisioni politiche; l’interpretazione eccessivamente restrittiva da parte delle forze di polizia plaudita da utenti reazionari sancendone mediaticamente la validità

 

Il governatore della Toscana emette ordinanze non in base a dati reali nè in base a pareri medici ma per via di articoli di giornale (che in molti casi han solo preso ed amplificato delle gogne da social) LINK

 

Il circuito è tanto stretto da render difficile osservarlo separando nettamente i confini tra i suoi componenti: la denuncia di un tizio che ha acquistato delle bottiglie di vino (bene ritenuto non indispensabile e quindi privo di “giusta motivazione”) diviene subito notizia ricevendo risalto dalla gogna social, influendo sull’interpretazione delle restrizioni da parte delle forze di polizia che a quel punto si sentono autorizzate a riprendere i cittadini per cosa hanno acquistato.

Schizofrenia mediatica

Alcune giravolte mediatiche viste in queste settimane sono state non da poco. Non solo il passaggio repentino dal panico allo “stiamo calmi” di fine febbraio: fin dai primi giorni di lockdown son circolate un gran numero di foto che ritraevano città spettrali e deserte ma poi, per un certo numero di giorni, sui media son comparse strane immagini di strade affollatissime di gente tutta ammassata. Su queste immagini torneremo più avanti ma qui, ciò che importa, è osservare la contradditorietà delle informazioni passate dai media mainstream.

10 marzo 2020. Repubblica pubblica video di una Roma deserta e spettrale LINK

Altro esempio: all’inizio i media han insistito sulle foto di scaffali dei supermercati vuoti ma poi queste immagini son cessate di colpo, probabilmente per non generare situazioni di panico oppure perché era molto facile osservare che queste immagini erano state realizzate tutte all’orario di chiusura e solo in alcuni supermercati di grandi centri urbani in cui erano effettivamente state fatte delle spese molto consistenti, ma non si erano certo verificati assalti al supermercato nè risse (tranne in un unico caso, prontamente mediatizzato). Nell’esperienza comune chiunque ha sempre potuto osservare che i supermercati han continuato ad essere sempre riforniti (fatta forse eccezione per farina e lievito, cosa che ha generato una certa ilarità su un paese che si dedica alla panificazione).

 

21 marzo 2020: Repubblica pubblica un video di una Napoli spettrale e deserta molto simile alla Roma mostrata pochi giorni prima, solo che qui la telecamera si concentra sulle poche persone in strada per “dimostrare” che c’è troppa gente in giro LINK

Nei primi tempi, insomma, i grandi media ancora impreparati sul come trattare questa situazione, hanno fornito molte immagini e informazioni contraddittorie. Nell’arco di qualche settimana la narrazione è andata delineandosi, pur non rinunciando mai ad altalenare tra allarme e rassicurazione e riproponendo a volte alcune formule prima scartate: a inizio marzo gli appelli di Confindustria a far finta di niente son stati smorzati a favore delle direttive governative che hanno confermato ed inasprito le restrizioni poliziesche del lockdown su scala nazionale, per poi ripresentarsi pian piano in forme meno evidenti, puntando sul “buonsenso” e sul bisogno di “salvare l’economia”, insistendo sulla riapertura delle fabbriche.

Sicurezza sanitaria o giusta motivazione?

Dunque, ricapitolando: nelle prime ordinanze emesse dai governi locali i principi alla base delle restrizioni non erano di tipo sanitario ma erano grossolanamente tesi ad evitare gli assembramenti ritenuti non indispensabili. Sono state chiuse scuole ed istituti sportivi, vietate sagre, manifestazioni e scioperi. Al tempo stesso però sono state mantenuti aperte fabbriche e centri commerciali, non si è provveduto a trovare una soluzione al pericoloso sovraffollamento delle carceri (dando vita a proteste mai viste prima in questa proporzione) nè di altre situazioni a rischio come i campi rom ed in alcuni casi addirittura si è provveduto a ridurre il numero di corse dei mezzi pubblici impedendo alle persone obbligate ad andare al lavoro per la mancata chiusura delle fabbriche di poter mantenere le distanze di sicurezza.

Contenimento pandemia alla cinese: verifiche sanitarie

Lo stesso concetto di zonizzazione è stato inteso ed imposto fin da subito come una rigida chiusura generale effettuata senza tener conto delle singole realtà né della letteratura scientifica che evidenzia come una mobilità controllata da regioni con forte diffusione del contagio, se gestita da personale sanitario con quarantene mirate, osservazione da parte di personale medico e ponendo livelli di isolamento differenziati (come nel modello del lockdown di Wuhan), controintuitivamente permette di ridurre il carico sui sistemi sanitari della regione in difficoltà. Una forma di monitoraggio e contenimento, insomma, avrebbe contribuito ad alleggerire il sovraccarico sull’inefficiente sistema sanitario lombardo ora al collasso.

Contenimento pandemia all’italiana: controllo autocertificazioni

Una volta passati dalle regioni “zona rossa” al lockdown nazionale non si è fatto altro che inasprire i principi di natura poliziesca delle ordinanze regionali riassumendole nel principio della “giusta motivazione” limitando la mobilità all’interno del proprio comune*. E’la motivazione, dunque, ad aver valenza prioritaria nell’Italian Lockdown. La sicurezza sanitaria vien dopo.

[* Più o meno: poichè nei fatti chi si rifornisce in supermercato/negozio/edicola che non sia quello più vicino alla propria residenza viene contestato]

Avendola impostata solo in questi termini (giustificato/non giustificato ossia legale/illegale), la questione delle restrizioni viene immediatamente caratterizzata da un frame discorsivo deviante perchè impostato sulla legalità e non su principi scientifici, che porta, appunto, a giustificare la prosecuzione del lavoro in condizioni di totale insicurezza per attività ritenute “indispensabili”, giustificare il divieto di sciopero degli operai preoccupati per la propria salute e al tempo stesso ad additare come untore chi scende un attimo al parco per fumarsi una sigaretta in solitudine.

Porre l’accento sulla legalità non fa che spostare sia il piano discorsivo che quello attuativo dal problema reale ad una sua ridicola rappresentazione burocratico-legalitaria che criminalizza comportamenti che non sono di alcun rischio mentre ne giustifica altri, pericolosissimi.

E’evidente che in quest’emergenza i concetti di “legale” e “illegale” sono particolarmente disgiunti da quelli di giusto o sbagliato.

Agli osservatori più attenti non può sfuggire il fatto che tale tipo di meccanismo è sostanzialmente una versione estremamente amplificata di quello in atto nell’ideologia del decoro secondo il quale non si caccia il senzatetto steso sulla panchina perché stia facendo qualcosa di male ma semplicemente perché “non ci si può stendere sulle panchine”, in base alla presunzione ideologica che il senzatetto che veste male e si stende sulle panchine sia indecoroso e dunque pericoloso (un uomo in giacca e cravatta steso sulla panchina non genererebbe la stessa reazione), motivo per cui viene vietato a tutti di stendersi sulle panchine (anche all’uomo in giacca e cravatta).

 

Dunque una presunzione di pericolosità (contagiosità) stabilita non in base a criteri sanitari ma per legge. Un tizio che volesse sfuggire la monotonia del confinamento facendosi semplicemente un giro in bici con guanti e mascherina nelle campagne del proprio comune senza mai scendere dal proprio mezzo nè avvicinarsi a nessuno non corre alcun rischio di contagiarsi né di contagiare nessuno, ma se gira senza “giusta motivazione” per legge si presume preventivamente possa forse diventare un potenziale rischio.

La chiusura degli ambienti chiusi ad alta capienza, l’obbligo di mantenere le distanze, quello di indossare i dispositivi di protezione in determinate situazioni (spesa al supermercato), così come un certo grado di limitazione degli spostamenti nelle aree ad alto rischio, sono restrizioni giustificabili con la necessità di limitare la trasmissione del contagio entro livelli gestibili, ma è ben più difficile trovare giustificazione per restrizioni che contraddicono le stesse linee guida di sicurezza: che senso ha denunciare una persona che se ne cammina da sola, senza entrare in contatto con nessuno, quando le indicazioni dell’OMS dicono chiaramente che mantenendo la distanza minima di un metro con le altre persone le possibilità di contagio sono praticamente nulle? Altresì non ha alcuna motivazione medica l’imporre di mantenere tale distanza in pubblico a due persone che coabitano.

Estremizzando, se si uscisse di casa indossando una tuta hazmat disinfettata seguendo tutte le prassi anticontagio applicate nei laboratori di virologia per andare a fare due passi in un parco completamente deserto si rischierebbe una denuncia mentre, al contrario, se si uscisse senza alcuna accortezza per andare a lavorare al chiuso a strettissimo contatto con altre venti persone non ci sarebbe alcun problema perché è la motivazione che conta, non il rispetto delle misure di sicurezza.

Passeggiare è comunque vietato. Anche se in totale sicurezza.

Se prevenzione ci dev’essere, quella in atto in questa forma è prevenzione di cosa?

Non sfugge un altro parallelismo: quello con le paranoie antiterroristiche. Parallelismo che torna spesso nei commenti social e nell’atteggiamento di forze di polizia e certi amministratori che additano a “terroristi” i presunti untori. A quasi vent’anni dagli attentati dell’11 settembre le norme antiterrorismo e le operazioni come “strade sicure” più che produrre vere azioni antiterrorismo hanno soprattutto aumentato il livello d’insicurezza percepita, comportato diverse morti per suicidio tra i membri dell’esercito ed espulso numerose persone dall’Italia in via preventiva e con motivazioni non sempre solide.

 

 

Tuttavia sono pratiche ancora attive, normalizzate nel nostro quotidiano che ha assimilato il concetto di lotta al terrorismo permanente. Allo stesso modo, quante delle pratiche messe in moto nel lockdown rimarranno anche dopo la sua conclusione contraddistinguendo i prossimi vent’anni da come quelli della “prevenzione permanente”?

Poichè, come visto, le prassi in atto sono solo secondariamente basate sulla prevenzione del contagio, vien naturale chiedersi cosa si vorrà davvero prevenire nei prossimi anni. Soprattutto vien da chiedersi che scenari potrebbe elaborare una mente reazionaria dopo aver visto quanto è stato facile confinare l’intera popolazione mondiale nelle proprie celle.

Italiani incontrollabili?

Uno dei mantra con cui viene giustificata la durezza delle restrizioni dell’Italian Lockdown è “se lo facessero tutti…” Mantra solitamente riportato così, senza aggiungere altro dopo i puntini di sospensione, suggerendo la presenza di un nesso logico tra una causa nota e… non si sa bene cosa, lasciando che tale vuoto venga riempito dalla fantasia di chi ascolta.

“Non posso neanche passeggiare in sicurezza tenendomi a distanza da tutti rispettando appieno le prassi anticontagio?”

“Certo che no! Se lo facessero tutti…”

“In effetti: che potrebbe succedere se le persone che rispettano distanze di sicurezza e prassi anticontagio andassero tutte a passeggio?”

-silenzio-

Il punto è che questo quesito non va fatto. Non va nemmeno preso in considerazione. Vien dato per scontato a prescindere che non sia possibile applicarlo: l’idea stessa che la maggior parte delle persone possa rispettare delle prassi sociali sanitarie come tenersi ad un paio di metri di distanza, lavarsi le mani con frequenza ed imparare ad usare i dispositivi di sicurezza nel modo corretto viene rifiutato a prescindere.

 

Ordinatissime fila… di “indisciplinati”?

 

Presa di posizione che appare alquanto ridicola considerando che per esperienza comune in questi giorni nei supermercati e per strada si sta tutti distanziati, da ogni parte c’è gente che ti richiama e ti filma se anche solo sospetta tu sia in giro senza “giusta motivazione” o troppo vicino alla tua compagna, insomma: la realtà è che siamo tutti sufficientemente allarmati e che la stragrande maggioranza delle persone si attiene alle prassi di distanziamento fisico.

Anche osservando le realtà straniere appare evidente che gli italiani non risultano essere meno più o meno diligenti rispetto al resto del mondo. Piuttosto quel che si evince è che riguardo al virus “tutto il mondo è paese” ancor più del solito: in ogni parte del globo la gente si attiene spontaneamente a prassi anticontagio ed ovunque c’è solamente una frazione meno che infinitesimale di persone che non lo fanno; frazione che per via dei media sembra molti più sostanziosa di quanto sia in realtà.

Va però ricordato che molti atteggiamenti che in Italia non sono tollerati nella maggior parte dei paesi invece lo sono (come allenarsi, andare in giro in due, ecc.) col risultato che da noi potrebbero risultare più “furbetti” proprio a causa della presenza di norme più restrittive. E’un primo caso di profezia autoavverante: siccome si teme vi siano tanti “furbetti” si creano norme restrittive esagerate che per forza di cose tante persone non potranno rispettare e quindi le tante multe/denunce emesse “dimostreranno” che effettivamente c’è tanta gente incivile.

L’idea alla base dei principi polizieschi che caratterizzano l’applicazione del lockdown in Italia, é difatti proprio l’idea che la popolazione italiana sia composta perlopiù da scellerati menefreghisti inaffidabili da cui non ci si può aspettare alcuna collaborazione*.

[*ironico osservare che si tratta di un non-detto presente soprattutto in chi si riempie la bocca di motti patriottardi ed elogi allo spirito italico, che al tempo stesso sono gli stessi che invocano con più enfasi la diffusione delle armi in stile americano, pene corporali per i detenuti e l’instaurazione di regimi di polizia, a dimostrazione di quanto essi stessi siano coloro che meno si fidano di quei compatrioti che decantano]

 

Vittimista puccioso

 

Ciò non suona affatto nuovo, essendo una autorappresentazione radicatissima della mentalità nazionale e basata sui principi del vittimismo e del familismo amorale che, immancabilmente, portano a percepire l’altro essenzialmente come un potenziale approfittatore, un “furbo” incapace di curarsi del bene comune.

 

Il melodrammatico vittimismo del Canto degli italiani (“Noi siamo da secoli calpesti, derisi”) è un esempio abbastanza eclatante di quanto tale atteggiamento mentale sia tra i caratteri fondanti della mentalità del Belpaese

 

Rappresentazione dell’altro che ha come diretta conseguenza quella di giustificare la propria furbizia approfittatrice a favore dei propri interessi, intendendola come mezzo necessario di autodifesa dagli altri che si comporterebbero così -per primi-.

 

“Non sono un ladro ma devo rubare perché son tutti gli altri ad esser ladri”

 

Questa autorappresentazione giustificazionista è pure connessa al falso mito degli “italiani brava gente”, nato per celare nefandezze che in nessun modo potrebbero rientrare nell’idea vittimista degli italiani che possono fare del male solo per autodifesa.

Autorappresentazione dunque talmente radicata nella mentalità nazionale da esser presente ovunque e venir quindi cooptata anche dal circuito media-politica-social che le incoraggia ed alimenta, facendone però un uso mirato. Se in alcuni casi l’applicazione di questa mentalità viene giustificata, in altri, invece, viene condannata.

In queste settimane questa autorappresentazione è tornata nuovamente utile per distogliere le attenzioni dalle responsabilità politiche di chi ha gestito in maniera tanto pessima il contenimento del contagio.

Il topos dei “soliti furbetti” risulta particolarmente utile per non muovere accuse verso chi ha davvero grosse responsabilitò

 

Confindustria ed il mondo politico responsabile della malagestione dell’emergenza, dopo un primo momento di confusione, dall’imposizione del lockdown hanno iniziato ad indirizzare i propri canali mediatici sul tasto degli anonimi untori, spostando la colpevolizzazione su persone da etichettare come “furbetti”.

Gli untori solitari

Complice il teatrino delle ordinanze succedutesi in ordine rapidissimo e le indicazioni spesso assai vaghe che han lasciato libertà di interpretazione alle forze di polizia le quali spesso le han applicate in modo assai restrittivo, nel corso delle ultime settimane abbiam visto succedersi su media e social una vera e propria giostra di personaggi topici su cui scagliare l’accusa di esser untori: i runner, quelli che portano in giro i cani, quelli che non vanno a fare la spesa al supermercato più vicino, quelli che fanno spese da pochi euro solo per uscire, quelli senza mascherina, quelli che passeggiano per ore, quelli con la casa in montagna. Inutile far notare che nessuna delle figure qui elencate sia intrinsecamente un vettore di contagio ed altrettanto inutile far notare che i focolai sono principalmente fabbriche, ospedali, prigioni e case di riposo.

L’acquisto di tre bottiglie di vino porta a una denuncia. L’acquisto di farina per fare sculture di pasta invece? LINK

 

Il circo di bizzarri untori è stato rapidamente preso di mira dalla gogna social la quale al contempo non ha potuto fare a meno di cogliere l’ironica assurdità insita in questa rappresentazione secondo cui il Mario Rossi che attraversava mezza città per andare al lavoro era a posto mentre quello che si faceva una passeggiata per i fatti suoi era un untore, generando una caterva di battute e meme.

 

Alla periferia di una Faenza spettrale, giocare a tennis anche se tra coinquilini non è ammesso LINK

 

Gli untori di massa

La demonizzazione degli untori solitari è stata però utile a rafforzare l’accusa più generica e allargata che ci fosse “ancora troppa gente in giro”. Dall’applicazione del lockdown TG e giornali per un certo periodo hanno dipinto il paese come percorso da una sorta di festa in strada permanente con migliaia di persone accalcate che se ne fregavano delle disposizioni.

 

La popolazione si è adattata subito al rispetto delle distanze di sicurezza

C’era solo un piccolo problema: a tutti gli effetti, in giro, non si vedeva quasi nessuno. I giornali hanno pubblicizzato con grande enfasi le cifre ufficiali di controlli effettuati e denunce emesse descrivendoli come numeri abnormi, solo che, a ben vedere, quegli stessi numeri rivelavano una situazione molto diversa. A fine marzo difatti veniva sbandierata la strabiliante cifra di “novantaseimila denunciati” che, a ben vedere, rappresenta lo 0,15% della popolazione. Sostanzialmente si tratta di una percentuale fisiologica all’interno della quale solo una sotto-frazione ancor minore teneva comportamenti effettivamente a rischio contagio. Ben poca cosa, considerando che l’Italia conta sessanta milioni e mezzo di abitanti.

 

L’esperienza di chiunque è quella di città spettrali

Il fatto che media e social al tempo stesso mostrassero città vuote, file ordinate e queste notizie su masse di disobbedienti non ha fatto altro che alimentare ulteriormente il tasso di schizofrenia informativa e portare, immancabilmente, a far radicare nell’opinione pubblica l’ipotesi peggiore. Strade deserte ma al tempo stesso assembrate, gente ordinata e rispettosa ma al contempo “furbetta”: nel dubbio meglio pensar male.

Al netto di grandi media e social commerciali, la realtà osservata tra esperienza personale, testimonianze dirette di conoscenti sparsi sull’intero territorio e analisi dei dati su controlli e denunce emesse dipinge in realtà una popolazione preoccupata che si attiene stoicamente ai mantra sullo #StareACasa e sull’ #IndossareLaMascherina minimizzando ogni attività all’aperto e mettendo alla gogna chi, anche solo apparentemente, non fa altrettanto.

 

La caccia all’untore è stata imposta come elemento principale su cui far riversare rabbia e risentimento

 

Ma quindi, se sia le esperienze dirette che i dati ufficiali delle forze di polizia fotografano una situazione in cui praticamente non v’è nessuno in giro, da dove saltano fuori questi fantomatici assembramenti di untori, questa “troppa gente in giro” denunciata dai grandi media e dai social network?

Per capirlo è necessario ricordare che comunque una minima quantità di persone in giro c’è sempre: chi va a fare la spesa, a comprar le sigarette, giornali o quant’altro, chi va a lavorare e chi va portare a spasso il cane. Sono queste le persone accusate di fare assembramenti: persone che nella gran maggioranza dei casi sono in giro per “giusta motivazione”. In sostanza siamo noi stessi.

Quando la legge si fa dura, rabbia e frustrazione fanno il delatore

 

Le pochissime testimonianze dirette su “troppa gente in giro” provengono perlopiù da accuse via social di utenti che evidentemente prendono per oro colato gli allarmi lanciati sui canali mainstream ove la realtà è dipinta come si è visto. Questi utenti dunque vedono “assembramenti” in banali gruppetti di 3-4 persone che camminano distanziate tra loro, in famiglie che mangiano sul balcone, o migranti che vivono assieme seduti sull’uscio di casa. Tutte persone che questi utenti riprendono dalla finestra di casa postandone le foto sui social con commenti indignati. Il tutto senza nessuna attenzione alla privacy e generando anche situazioni drammatiche  e che ha portato forze di polizia e quotidiani a chiedere di smetterla di inviare segnalazioni inutili e dannose.

Le pratiche della delazione, dello sfogo indignato sui social e dell’attacco verso il vicinato, esattamente come il lockdown su base della “giusta motivazione”, solo apparentemente sono basate sul problema del contagio: attaccare il corridore solitario in realtà ha più a che fare con un meccanismo del tipo “se io non lo faccio non devi farlo nemmeno tu” giustificato su base legale.

 

Una delle tante foto postate sui social da “sceriffi da balcone” accompagnate da commenti velenosissimi su questo “assembramento” che in realtà mostra delle persone che camminano mantenendosi a regolare distanza fra loro

 

Sembra, insomma, di essere di fronte a quelle fotografie sfocate ritraenti macchie e riflessi in cui i rispettivi autori vedono invece la prova dell’esistenza degli UFO.  In questo caso la sfocatura non è nell’immagine ma solo nella testa di chi, anzichè osservare per davvero. vi vede solo quel che vuol vedere.

 

Altra foto postata da “sceriffi da balcone” e postata sui social. L’assembramento, anche qui, è solo nella testa di chi ha scattato la foto

 

Ennesimo “assembramento” denunciato sui social che in realtà mostra persone che camminano distanziate

Ma tra le numerose foto ne sono però apparse anche alcune in cui non vediamo poche persone che se ne stanno ben distanziate o in fila, bensì orde di gente ammassata in strette stradine. Si tratta di strane foto iniziate ad apparire tra fine marzo ed inizio aprile. Foto strane, perchè non mostrano assembramenti ma dei #Teleassembramenti.

I Teleassembramenti

Una grandissima parte delle persone non ha alcuna dimestichezza con le basi della fotografia, il che sotto certi aspetti è un po buffo, data l’estrema importanza e diffusione nella cultura e nelle società moderne di questa tecnologia con cui si ha a che fare da oltre un secolo e mezzo. Nel corso della nostra vita difatti vediamo milioni e milioni di immagini fotografiche e migliaia di ore tra film, Tv e riprese video eppure ignoriamo completamente le caratteristiche base dell’immagine fotografica (NB: non si parla necessariamente di tecnica ma banalmente della lettura dell’immagine fotografica). E’un po come se fossimo navigatori che non ne capiscono niente di barche, insomma.

Per imparare a leggere le immagini di teleassembramenti, quindi, è necessario riassumere brevemente un paio di principi base di fotografia, cominciando dalle caratteristiche delle immagini riprese con teleobiettivo.

Teleobiettivo

Gli obiettivi fotografici sono apparecchi che “vedono” in maniera diversa rispetto all’occhio umano e quindi ognuno di essi “altera” ciò che riprende in un proprio modo specifico.

Il teleobiettivo (o “obiettivo a focale lunga”) è un tipo di obiettivo usato per riprendere soggetti molto distanti. Più questi sono distanti e più il teleobiettivo li ingrandisce e ciò modifica fortemente la percezione delle distanze tra gli oggetti che stanno davanti da quelli che stanno dietro, appiattendole (iu termini tecnici si parla di “profondità di campo”). Lo stesso effetto può essere ottenuto anche con l’uso di zoom ottici.

Alcuni esempi di un soggetto ripreso con obiettivi differenti. Maggiore è la focale usata (espressa in mm) e più lo sfondo risulta vicino e piatto

 

Si noti come nella foto con la focale maggiore (200mm) gli oggetti sullo sfondo appaiano molto più grandi e vicini rispetto alle foto con focali inferiori

 

Le ipotesi sono due: o si tratta di immagini scattate con teleobiettivo o la luna in realtà è tanto vicina da poterla toccare

 

L’effetto finale è abbastanza noto agli appassionati di sport: è osservabile ad esempio nelle moviole di calcio quando si osserva che in alcune riprese con teleobiettivo due calciatori sembrano praticamente toccarsi mentre la stessa scena ripresa con un diverso obiettivo o da una differente angolazione rivela che invece stavano a diversi metri di distanza.

 

In un’immagine bidimensionale, osservare le linee prospettiche è indispensabile per comprendere la profondità di campo e tentar di capire le distanze reali

 

L’uso dell’angolazione difatti è il secondo principio da tenere a mente e di questo possiamo fare esperienza anche ad occhio nudo: se si mettono in fila degli oggetti ad una certa distanza l’uno dall’altro e si osservano di lato o dall’alto li si vedrebbe uno accanto all’altro capendo perfettamente la distanza a cui si trovano, ma se invece li si osservasse da una posizione più frontale, questi apparirebbero uno dietro l’altro e si avrebbe una certa difficoltà a capire le distanze.

Per meglio comprendere la cosa è possibile osservarne gli effetti in questa serie di foto realizzate da Naivespeaker:

 

FOTO 1: una fila di pupazzi posti a distanza regolare. Fotografati di lato e dall’alto le distanze appaiono chiare

 

FOTO 2: Sempre dall’alto ma da una diversa angolazione si può osservare che i pupazzi più lontani appaiono decisamente più ravvicinati tra loro rispetto a quelli più vicini Eppure sappiamo che le distanze sono uguali

 

FOTO 3: Un dettaglio zoommato della foto precedente. Mostra solo i pupazzi più lontani. Sembrano quasi toccarsi

 

 

 

FOTO 4: Con la giusta combinazione di angolazione ed obiettivo (o zoom) i pupazzi sembrano schiacciati l’uno sull’altro senza alcuna distanza tra loro. Una fila lunga due metri qui pare compressa in venti centimetri. Eccolo il teleassembramento

 

Un’immagine di “assembramento” girata sui social. La rassomiglianza con la foto precedente è particolarmente evidente)

 

Ricapitolando: riprese con focale lunga e tipo di angolatura dei soggetti ripresi contribuiscono ad alterare la percezione delle distanze, appiattendole.

Ebbene, gli “assembramenti” mostrati su giornali, social e TG che cos’hanno in comune tra loro? L’essere tutti ripresi con teleobiettivo o zoom ed usare angolazioni frontali. Dei #teleassembramenti appunto: assembramenti creati col teleobiettivo (Qui un video che mostra chiaramente come si “costruisce” un teleassembramento)

 

Uno dei tanti #teleassembramenti denunciati dai giornali. L’effetto “schiacciamento” è particolarmente evidente e tutte le persone presenti in una via di diverse decine, se non centinaia di metri, appaiono come fossero vicinissime

 

In pratica quelle che vengono riprese sono delle persone che si trovano in uno stesso luogo, preferibilmente stretto e lungo (come una via dritta o una fila di bancarelle del mercato) e che camminano stando ad uno, due, tre, dieci metri di distanza tra loro ma poiché vengono riprese da lontano con un teleobiettivo e con un’angolatura specifica, sembra che queste stiano a pochi centimetri di distanza gli uni dagli altri, ammassati come sardine.

 

Lo stesso effetto visto con i pupazzi in fila, qui si ripete tale e quale ma poichè in questi casi la gente non è disposta in file regolari, l’effetto finale è quello di un ammasso ancor più consistente. É come se avessimo più file affiancate che, fotografate come s’è detto, appaiono come un muro fatto di persone

 

Su La Repubblica viene mostrata questa foto per dimostrare l’affollamento nella zona del Quadrilatero a Bologna

 

La stessa via, ripresa dall’alto, mostra che in realtà le persone si distanziano spontaneamente tra loro

 

Sui social, la gente che risiede nelle zone fotografate ha immancabilmente fatto notare che qualcosa non andava in quelle immagini di teleassembramento, producendo documentazione fotografica alternativa che mostrava realtà ben più in linea con l’esperienza comune, ossia poca gente in giro sempre ben distanziata.

 

Un breve filmato che mostra persone sui Navigli di Milano è stato quello maggiormente citato sui social a dimostrazione che c’è #TroppaGenteInGiro. Anche qui, in realtà, un banalissimo schiacciamento da teleobiettivo

 

Sono stati mostrati anche alcuni teleassembramenti video, ad esempio a Napoli ed a Milano. Il filmato di Milano, in particolare, è stato quello che più di tutti ha contribuito a diffondere e consolidare l’idea che le strade italiane fossero cortissime e piene di gente che se ne fregava delle distanze di sicurezza.

 

Anche qui banale schiacciamento da teleobiettivo

 

Mercati e strade commerciali sono le ambientazioni preferite da chi realizza teleassembramenti fotografici perchè abbinano una certa quantità di gente in ambienti lunghi e stretti, perfetti per massimizzare l’effetto schiacciamento dei teleobiettivi.

 

Sia Repubblica che l’Huffington Post han pubblicato foto e video di una Napoli affollatissima, sempre con teleobiettivo in vie lunghe e strette

 

Le caratteristiche dei teleassembramenti si ripetono costantemente: una volta imparato a distinguere le immagini realizzate con teleobiettivo ed a “leggere” l’alterazione delle distanze queste appaiono immediatamente visibili e la continua ricorrenza a mercati e vie molto lunghe non fanno che riconfermare il tutto.

 

Verificare le effettive misure dei luoghi in cui sono stati ritratti teleassembramenti dimostra in modo definitivo l’inconsistenza degli stessi

 

 

Oltre i teleassembramenti

La stagione dei teleassembramenti é durata ben pochi giorni, giusto quel tanto perché il concetto che c’è #TroppaGenteInGiro si diffondesse e radicasse a sufficienza. Fin da subito difatti sono circolate controprove da parte di chi abita nei luoghi fotografati e polemiche locali, come nel caso del teleassembramento di Sestri in Liguria. Cittadinanza locale che non ci sta ad esser presa in giro ed amministrazioni comunali che non voglion esser tacciate di inefficienza han contribuito a far smorzare l’uso di teleassembramenti sui media commerciali ma ciononostante, una volta diffuso il concetto, nei giorni successivi è stato sufficiente pubblicare articoli in cui il teleassembramento veniva dichiarato ma non mostrato, anche se spesso ciò ha portato ad esiti abbastanza ridicoli: articoli e servizi TG che dovevano comunque mostrare delle immagini hanno denunciato la presenza di #TroppaGenteInGiro mostrando foto di strade deserte in cui l’unica presenza era quella della polizia o uno sparuto numero di persone.

 

 

Così tanta gente in gir… si vedono solo due poliziotti!

 

…ancora poliziotti

 

Troppa gente in giro: una giornalista e dei piccioni…

 

 

L’ennesimo cortocircuito si è poi verificato tra la prima e seconda settimana di aprile con la riapertura di diverse aziende che ha portato ad un aumento di persone in giro per “giusta motivazione” prontamente denunciata come un criminoso aumento di “furbetti” anche da quelle stesse persone che hanno invocato la riapertura delle attività produttive.

Una volta consolidato il refain, la macchina ha potuto proseguire per inerzia. Oggi è sufficiente una notizia su una singola persona che se ne stava in giro senza “giustificato motivo” per riavvivare la gogna social e riconfermare mediaticamente la presenza di #TroppaGenteInGiro

I pochissimi casi in cui effettivamente le distanze tra persone non son state rispettate ovviamente son state sommate al calderone, in una giostra ove questi pochissimi casi indiscutibili son serviti solo a confermare l’autenticità dei numerosissimi teleassembramenti posticci facendo credere che il fenomeno fosse enormemente più diffuso di quanto fosse in realtà.

Profezie autoavveranti

La paura degli assembramenti genera assembramenti… che diffondono l’indignazione contro gli assembramenti!

E’il caso dei blocchi stradali “antifurbetti” attuati dalle forze di polizia perchè convinte che troppa gente non stia rispettando la legge. In questi blocchi vengono controllate uno ad uno i veicoli su un determinato tratto stradale causando un blocco del traffico che, anche con poche auto in giro, ovviamente genera code (specie se ciò avviene nei pressi di grandi centri urbani).

In pratica è il blocco stesso a generare le code che, fotografate, vengono raccontate dai media come “esodo di furbetti”, diffondendo così ulteriormente la convinzione che vi siano masse abnormi di persone in strada e perdipiù senza “giusta motivazione”.

Fantastica serie di post de La Repubblica che dopo aver lanciato un allarme-fuffa viene costretto a rettifiche continue a causa delle numerose controprove e testimonianze dirette

 

Anche in questo caso, però si rileva che i numeri coinvolti riguardano una percentuale infinitesimale della popolazione urbana e, di questa, solo una frazione minima (grossomodo tra l’1,5% ed il 3% dei fermati) risulta essere priva di “giusta motivazione” (il che, ribadiamo, non vuol necessariamente dire contagioso)

Aria, Asfalto, Asintomatici, Mascherine

Runner e pisciatori di cani sono pur sempre dei personaggi-feticcio ben identificabili ed i teleassembramenti un qualcosa di distante dal percepito quotidiano. Ma, si sa, se si vuol scatenare una paura profonda, indiscutibile e capace di far dire a tutti spontaneamente #RestiamoAlChiuso bisogna ricorrere ad un orrore lovecraftiano, un orrore che ci circonda ovunque e che è intrinseco alla realtà stessa. Anche questa strada è stata battuta: non sono mancati difatti articoli che, pur contraddicendo tutto quel che vien riferito dall’OMS, han sostenuto che il virus potesse circolare per diverse ore nell’aria e resistere per giorni nell’asfalto o in altri materiali comuni. Il virus nell’aria e nei materiali comuni significherebbe sostanzialmente che tutto è contagioso! Tutto al di fuori di quella minima porzione che controlliamo direttamente, ossia la casa.

Moltiplicare e generalizzare le possibili fonti di contagio non fa che aumentare i livelli di paranoia e spostare ulteriormente l’attenzione dalle problematiche reali e sistemiche: l’inquinamento della val Padana (una delle zone più inquinate d’Europa), le polveri sottili e gli allevamenti intensivi, da più parti sospettati di essere correlati all’incidenza del contagio, spariscono dal discorso pubblico a favore di runner, materiali vari e contagio nell’aria. E dunque #RestiamoAlChiusoInCasa: il terrore è ovunque! Nell’aria, nei materiali di costruzione, magari anche nell’acqua, nei fili d’erba e nei canarini che cantano!

La paura per un qualcosa di impalpabile e presente ovunque, come già visto, porta irrimediabilmente alla creazione di capri espiatori e feticci e se questa paura riguarda l’intera materialità del mondo, la feticizzazione avviene… su ciò che ci difende da questa materialità! Ecco che fin da subito si è provveduto a pratiche come la disinfezione del manto stradale nonostante lo stesso ministero della salute dica che non vi sono prove scientifiche che possa servire a qualcosa (oltre ad inquinare il terreno), o l’insensata disinfezione delle zampe degli animali.

Se la paura per l’aria e per le superfici rischia di essere troppo totalizzante e sconnessa dalla realtà scientifica, è nella figura dell’asintomatico che invece si riscontra il mix perfetto attraverso il quale mantenere viva la paura.

La figura dell’asintomatico ripropone il topos cinematografico dell’appestato invisibile: “sembra come noi, parla come noi… ma è il male”. Come nel film La Cosa o ne L’invasione degli ultracorpi, il terrore verso un orrore invisibile che si nasconde nell’altro è totale. Chiunque rappresenta presumibilmente un pericolo potenziale ed è dunque per il semplice fatto che gli asintomatici esistano che si giustificano misure marziali. Come ogni arabo-islamico post 11 settembre è stato considerato una potenziale minaccia, oggi ogni persona che non mostra alcun segno di malattia vien considerata una potenziale minaccia.

L’idea di una pandemia globale è già molto radicata nell’immaginario collettivo (a sinistra The Walking Dead, a destra The Coronavirus)

E’interessante osservare che nel dopo 11 settembre il mondo del cinema e della letteratura fantastica ha esplorato con un certo interesse l’idea di pandemia globale. Da Contagion a 28 giorni dopo, The Walking Dead, il remake de L’alba dei morti viventi, Stake land e La terra dei morti viventi solo per citare alcuni tra i più noti, si osserva che il terreno maggiormente esplorato è quello dell’apocalisse zombi, ossia di un mondo post-pandemia completamente stravolto, in cui la paura invisibile del terrore globale e di massa è esorcizzata facendosi orrore manifesto: gli zombi sono riconoscibili a differenza degli ultracorpi e per quanto terribile, saper riconoscere con chiarezza il male è comunque un qualcosa di rassicurante. Tuttavia l’inquietudine permane su un altro livello e si sposta all’interno di una società allo sfascio in cui ognuno pensa solo a sé stesso. Il vero male, nelle opere di apocalisse zombi, è una società residuale che fa male a sè stessa. Pandemia e zombi, terrorismo e paura dell’altro, legati in modo indissolubile.

La figura dell’asintomatico, rappresenta dunque una paura ancora da esorcizzare, un qualcosa da cui proteggersi e che a sua volta deve proteggere gli altri da sé stesso, da segregare e tener lontano da noi attraverso…qualsiasi cosa. E così come la paura dell’asfalto contagioso è stata esorcizzata col feticcio della disinfezione del manto stradale, la paura dell’asintomatico viene adesso esorcizzata con la feticizzazione delle mascherine.

Gli operatori sanitari sono chiari in proposito: le mascherine sono utili se usate adeguatamente, in determinate condizioni e se abbinate a corrette prassi di igienizzazione delle mani. Se usate in maniera incorretta, al contrario, rischiano addirittura di diventare una fonte di contagio.

Quella che si sta imponendo invece è una narrazione feticistica della mascherina, descritta come una sorta di oggetto-talismano che secondo alcuni governatori locali bisognerebbe utilizzare addirittura sempre quando si sta all’aperto (nonostante il ministero della salute ribadisca chiaramente il contrario) e che viene distribuita senza sufficienti indicazioni su tutte le prassi da seguire per il suo utilizzo corretto.

Con una mossa ben poco avveduta, il governatore del Veneto ha distribuito mascherine del tutto inadatte al loro scopo. L’operazione riflette appieno l’idea di feticizzazione della mascherina-talismano LINK

Mascherina o no, probabilmente nei prossimi tempi osserveremo un assestamento della narrazione sulla figura degli asintomatici con tutto ciò che questo potrebbe comportare a livello di spettacolarizzazione politica, ossia l’uso obbligatorio delle mascherine nei luoghi pubblici, impossibilità di fare il tampone a tutti, la possibilità che i guariti contraggano di nuovo il virus ma senza presentare sintomi, ecc.

Già oggi diversi indicatori come i dubbi sull’effettività degli anticorpi lasciano intendere che le misure di prevenzione potrebbero dover essere applicate a lungo e ciò potrebbe dunque portare anche all’estensione del lockdown generalizzato. Al tempo stesso si assistono a diversi tira-e-molla dovuti al variare degli interessi in gioco: se all’inizio è stato osservato che il virus colpiva quasi esclusivamente persone molto anziane e/o già indebolite da altri fattori, successivamente l’ondata di panico mediatico ha enfatizzato il fatto che il virus colpisse persone di tutte le età. A metà aprile 2020, con le pressioni per la riapertura delle aziende, molti quotidiani hanno improvvisamente ridotto le informazioni su decessi tra persone giovani e di mezz’età.

Il punto anche qui è lo stesso: una cosa sono le misure di contenimento per evitare la diffusione del contagio, ma tutt’altra cosa è usare la paura nei confronti degli asintomatici per imporre forme di controllo di tutt’altra natura con la scusa della prevenzione. Forme di controllo che non rallenteranno la diffucìsione del virus con cui rischiamo di dover convivere per decenni.

The day after

Un contenimento anche molto rigido ma gestito globalmente in base a criteri medici e con un’attenzione particolare sulle prassi sanitarie anticontagio permetterebbe forse di giungere in tempi relativamente rapidi ad una situazione di normalità. Di certo, un contenimento incentrato su meri principi legalitari, peraltro disgiunti da criteri medico-scientifici, per forza di cose non potrà che prolungare la durata dell’emergenza.

Di certo, in ogni caso, quello che si prospetta è il passaggio ad un “dopo” che avverrà a scaglioni/ondate.

Ma di che razza di “dopo” stiamo parlando? Come ogni momento di crisi, anche la pandemia globale ha messo a nudo numerose debolezze sistemiche e contraddizioni globali ed in molti si augurano che ciò faccia aprire gli occhi a sufficienza perché nel “dopo” queste siano risolte e superate. Dal superamento del PIL come metro del benessere ai redditi di cittadinanza, dalla creazione e miglioramento di un sistema sanitario pubblico globale ad un senso di collaborazione internazionale più forte, passando per forme di produzione rispettose dell’ecosistema, sono numerose le richieste e speranze che circolano.

È però necessario fare tesoro delle esperienze passate e cogliere i segnali che giungono quotidianamente da più parti: anche al termine dello sconvolgimento della Grande Guerra, la prima guerra globale della storia, serpeggiavano speranze di un futuro senza più conflitti (concetto che in qualche modo potrebbe aver pure aiutato lo scoppio della seconda guerra mondiale). Forse si tratta, almeno in parte, di una risposta umana dinnanzi a crisi profonde.

Prospettare un futuro migliore e lavorare per esso è doveroso, ma guai a confondere l’ideale con l’illusorio.

Ciò si riflette anche nelle parole di Evgeny Morozov che ricorda che nonostante le prospettive migliorative siano tutte realizzabili e sensate, la resilienza del sistema attuale è talmente forte e pervasiva che il rischio è che molto probabilmente il “dopo” virus significherà essere catapultati solamente in una fase più avanzata del tardo capitalismo caratterizata da quello che definisce il “soluzionismo” ossia una sorta di T.I.N.A. thatcheriano alla massima potenza in cui le peggiori imposizioni verranno da governi totalmente demandati a logiche aziendali che faranno di tutto per dissuadere sviluppatori, hacker, attivisti e altri dall’usare le loro capacità e le risorse esistenti per sperimentare forme alternative di organizzazione sociale e che al tempo stesso vorranno incasssare una parte dei profitti che derivano dalla sorveglianza. Il tutto imponendo nella società l’idea che

“[…] si possa evitare di affrontare le cause di un problema, concentrandosi invece sull’“adeguare” i comportamenti individuali alla crudele, ma immutabile, realtà.

Oggi siamo tutti soluzionisti: il covid-19 sta allo stato soluzionista come l’11 settembre sta allo stato di sorveglianza. Tuttavia le minacce che (il soluzionismo) pone alla democrazia sono più sottili, e quindi più insidiose.”

[…] il mondo tecnologico in cui viviamo oggi è stato progettato per garantire che non possa emergere alcuna alternativa a un ordine globale basato sulle logiche di mercato.”

Il mondo del “dopo” virus rischia appunto di veder affermare una realtà in cui il pensiero dominante normalizzerà l’idea che ‘le cose stanno così, quella che propone il governo è l’unica soluzione e ti conviene accettarla perchè non ci sono alternative e se la critichi non sei dei nostri ma sei uno degli altri’. Una visione in cui

“[…] i corpi e le istituzioni intermedie scompaiono […] esistono (solo) cittadini-consumatori, aziende e governi. In mezzo non c’è molto altro: né sindacati, né associazioni di cittadini, né movimenti sociali, né istituzioni collettive tenute insieme da sentimenti di solidarietà.

Non è un caso, difatti, se le attuali piattaforme commerciali di comunicazione e socializzazione sono incentrate principalmente su intrattenimento e spettacolarità rivolte al singolo individuo anzichè su dibattito costruttivo, collaborazione e socializzazione e questo fa sì che all’interno di esse non sarà mai possibile costruire nulla di valido perchè

“Sarà, nel migliore dei casi, l’ennesimo parco giochi per soluzionisti. Nel peggiore, una società totalitaria fondata su controllo e sorveglianza diffusi”

Questo è il mondo che andava lentamente prospettandosi prima del Coronavirus ed è questo il mondo in cui probabilmente ci troveremo catapultati nel “dopo” emergenza.

 

Informarsi senza stress con i feed RSS

di: Ca Gi
1 Novembre 2019 ore 17:42

 

Per la maggioranza delle persone leggere le news su Internet significa due cose: apprenderle sui social o saltare di sito in sito per legger cosa v’é scritto. Nel primo caso l’approccio alla notizia é legato a doppio filo a commenti, boost e strategie social mentre nel secondo caso si tratta di un modo valido ma spesso altamente inefficiente perché ci si riduce a leggere uno o due siti di fiducia e poi basta.

Eppure da oltre vent’anni, esiste uno strumento presente in quasi tutti i siti che permette di ricevere sempre gli aggiornamenti dalle proprie fonti preferite in modo estremamente efficiente: i FEED RSS!

CONTENUTI ED ASPETTO SON COSE SEPARATE

Un sito di news, un blog o un profilo social sono fondamentalmente delle pagine web all’interno dei quali vengono pubblicati dei post.

A seconda della piattaforma questi post possono essere composti da materiali molto diversi: in un social come PixelFed ed Instagram un post contiene solo un’immagine; in PeerTube e YouTubeun post equivale a un video; in Mastodon e Twitter un testo breve. In un sito di news o in un blog ogni post é invece composto da una quantità di testo ed immagini che può essere anche molto corposa.

Quello che qui c’interessa però é il fatto che in tutti questi casi, ogni post é un elemento indipendente che può essere gestito singolarmente.

Non ci facciamo tanto caso, ma ogni singolo giorno facciamo esperienza di questo poter gestire indipendentemente i singoli post: se si vuol condividere un certo post non dici ai tuoi contatti di andare su un certo sito/profilo e cercarselo, ma gli dai il link diretto a quel post.

Ogni post, insomma, ha un suo indirizzo unico: un proprio link diretto.

Ma non c’é solo il link. Ogni singolo post può esser composto da più elementi (non necessariamente tutti):

1) Il proprio link
2) Data e ora della pubblicazione
3) Un titolo
4) Una breve introduzione o degli hashtag
5) Il contenuto testuale
6) Il contenuto multimediale (immagini, filmati, file audio)

Qui é necessario fare un piccolo sforzo per comprendere un concetto non proprio immediato, ossia che gli elementi che compongono il post sono indipendenti dal modo in cui vengono mostrati.

Cosa vuol dire?

Facciamo un esempio: se pubblichi un post su Mastodon o qualsiasi altro social, chi lo legge dal suo PC vedrà il post scritto con un certo tipo di caratteri bianchi su uno sfondo nero, all’interno di una celletta con sotto i pulsanti per rispondere, sopra ad un certo altro post e sotto a un altro ecc.
Chi invece lo leggesse da uno smartphone con una App magari lo vedrebbe con tutto un altro tipo di carattere, con dei pulsanti un pò più piccoli e diversi, con altri colori ecc. Magari nel post avevi pure aggiunto una foto ma chi lo legge da PC la vedrà sopra il testo mentre su certe App si vedrà sotto di esso!

Eppure il tuo testo é sempre lo stesso e tu non hai specificato né che caratteri dovesse apparire né la posizione della foto!

 

Una notizia del Sole24Ore così come si presenta nel suo feed

 

La stessa notizia dell’immagine precedente così come viene mostrata sul sito del Sole 24 Ore

Ciò avviene perché la piattaforma a cui hai inviato il post (in questo esempio un’Istanza Mastodon) non si limita a prendere il tuo post e mostrarlo sul proprio sito con quella grafica, quei caratteri, quell’impaginazione ma ne trasmette pure il contenuto “puro”, così com’é, solo testo e a parte i file multimediali, permettendo ad altri strumenti (App, browser) di ricevere quel che tu hai inviato e personalizzare a loro volta il modo in cui mostrarlo.

Questo permette di far sì che un articolo che sul tuo PC appare di 30 lunghissime righe, sul piccolo schermo verticale del tuo smartphone venga automaticamente reimpaginato in 80 righe molto più corte, che le immagini vengano riposizionate, ecc.

Dunque, se si é ben compreso che il contenuto é scollegato dall’aspetto con cui viene mostrato possiamo entrare nel vivo di questo post e parlare di quella tecnologia fantastica che é l’ RSS!!!

 

I FEED RSS

Come abbiamo detto, le piattaforme TRASMETTONO i contenuti. I modi e le tecnologie per farlo sono diversi (per esempio, le reti libere che compongono il Fediverso utilizzano una tecnologia di trasmissione chiamata ActivityPub) ma di fatto la quasi totalità dei siti web d’informazione utilizza uno standard chiamato RSS.

Logo RSS

Di fatto si tratta di un collegamento (può apparire come link, pulsante o file) in cui appaiono tutti i singoli contenuti di quel sito/blog/profilo, ma senza fronzoli né grafica, in un unico flusso di dati detto FEED.

Quasi ogni sito utilizza gli RSS ma non sempre lo dice con chiarezza. In alcuni siti é presente da qualche parte l’Icona RSS, oppure tra i menù é indicata la voce RSS o FEED. Alcuni siti d’informazione hanno delle intere pagine in cui forniscono decine e decine di feed (un buon esempio in questo senso é il Sole 24 Ore: il quotidiano presenta in una pagina specifica tantissimi contenuti diversi fra loro e dunque permette di pescare feed contenenti gli articoli specifici su un certo argomento). In altri casi il feed é proprio nascosto e bisognerà utilizzare diversi trucchi per scoprirlo. Certi browser mostrano nella barra dell’indirizzo l’icona RSS se rilevano un FEED, ma non li individuano sempre. Ogni browser comunque permette di installare al suo interno dei Plugin/AddOn/Estensioni (Qui quelli per Firefox) che eseguono questa ricerca in modo più approfondito.

Esistono decine e decine di Addon per gestire RSS su Firefox: molti servono per trovare i feed all’interno di un sito e molti altri servono ad usare lo stesso Firefox com un aggregatore (vedi sotto)

I FEED RSS messi a disposizione del pubblico a volte sono completi e contengono tutto il contenuto dei post, ma in molti casi, specie quando si parla di quotidiani, contengono tutto tranne il testo completo.

Qui però sorge spontanea una domanda: ma una volta che si é trovato ‘sto FEED uno che se ne fa?

Beh, con un FEED RSS si possono fare tantissime cose, in particolare inserirli in un Aggregatore RSS!

I FEED READERS: GLI AGGREGATORI DI NOTIZIE PERSONALIZZABILI

Un Aggregatore RSS (in inglese “RSS Reader”) é un programma dedicato alla gestione di questi flussi. All’interno di un Aggregatore ad esempio puoi inserire i FEED di tutti i blog che ritieni interessanti, ma anche dei quotidiani, siti, profili social, podcast ecc, suddividendoli in cartelle nel modo che ti pare più consono ed ogni volta che in uno di questi FEED apparirà un nuovo post, l’Aggregatore te lo notificherà.

In questo modo riceverai sempre tutti gli aggiornamenti diretti dai canali che t’interessano senza dover saltare da una piattaforma all’altra, passare di sito in sito…

Con un click puoi passare da un quotidiano all’altro e tutto ti verrà mostrato con uno stile unitario e senza i commenti, i likes e le stelline in modo da poter leggere i contenuti senza distrazioni o ansie social.

La tipica impostazione di un Aggregatore riprende quella dei client email: a sinistra (colonna grigia) i singoli feed suddivisi in cartelle, al centro l’elenco dei post del Feed selezionato ed a destra il contenuto del singolo post

Ogni Aggregatore ha stile e funzionalità proprie: alcuni permettono di salvarti i post preferiti, postarli direttamente dall’Aggregatore ai tuoi profili social ecc. Certi sono dei software da installare ed altri funzionano come servizi cloud. Certi possono esser fatti sincronizzare su più dispositivi. Certi trattano i feed come se fossero delle email, salvandoli tutti per la lettura offline, mentre altri li presentano come post di un social. Certi hanno al proprio interno dei motori di ricerca per andare a ritrovare quella certa notizia memtre altri non hanno alcun motore. Certi hanno già al loro interno i feed dei canali d’informazione più importanti. Certi si aggiornano di continuo e certi solo quando gli si dice di farlo.

Di Aggregatori, insomma, ne esistono dei più disparati! Qui di seguito un elenco di quelli più noti, in ordine sparso. NB: La maggior parte di queste applicazioni NON sono state testate da chi scrive e le descrizioni spesso riassumono solo quel che vien riportato da altre fonti.

 

Il tuo client email può gestire anche gli RSS. Qui Thunderbird

SU LINUX

FeedReader
Applicazione open source esteticamente piacevolissima con diversi collegamenti a Wallabag, Instapaper ed altri servizi di Bookmarking, ma soprattutto é perfettamente compatibile con altri Aggregatori per estendere le proprie funzioni.

Thunderbird
Poiché gli aggregatori gestiscono i FEED RSS come fossero email é naturale che i client email sappiano gestirli, no?

Akregator
E’un potente aggregatore open source per KDE che contiene al proprio interno un browser e dunque anche nel caso in cui di feed che non contengono il testo completo di un post, anziché esser mandati dall’Aggregatore al proprio browser, si potrà leggere tutto su Akregator

Liferea
Open source e web-based. E’considerato uno dei migliori e più utilizzati aggregatori su Ubuntu. Ha un’impostazione vecchio stile tipo email ma supporta podcast, lettura dei post offline ed altro ancora.

Selfoss
Aggregatore open source molto leggero e minimale ma dotato di diverse funzioni

TinyTinyRSS
TinyTiny é un aggregatore web-based open source. In pratica non é solamente una App ma un vero e proprio piccolo serverRSS installabile sul proprio PC o server. Un pò come per SearX ci sono diversi siti che mettono a disposizione il proprio servizio TinyTinyRSS

FreshRSS
Altro aggregatore open source web-based come TinyTinyRSS, con diverse estensioni disponibili.

OpenTICKR
A differenza degli altri aggregatori, OpenTICKR si presenta come una banda di news che scorrono sullo schermo un pò come quelle che spesso si vedono sotto la pancia dei conduttori nei telegiornali.

Sui device portatili molti Aggregatori cercano di offrire un’esperienza di lettura più “pulita” e uniforme rispetto a social e siti di news

SU ANDROID

(Su F-Droid sono tantissimi gli aggregatori disponibili! Perlopiù si tratta di versioni differenti di client per TinyTiny.

TinyTinyRSS
Client TinyTiny

TinyTinyRSS Reader
Altro client TinyTiny

Tiny Tiny Feed
Altro client TinyTiny

TTRSS-Reader
Altro client TinyTiny

NextCloud News
Interesante Aggregatore che si connette al proprio server NextCloud

OCReader
Altro aggregatore che si connette a NextCloud

Feeder
Aggregatore molto snello ed elegante ma con funzioni basiche

Sparse RSS

spaRSS DecSync

Equipe RSS

FreshRSS

Handy News RSS

NewsBlur

Reader for Selfoss

Another-RSS

Munch

 

MULTIPIATTAFORMA

Feedly
Aggregatore Freemium su cloud proprietario (i servizi base sono gratuiti e quelli avanzati a pagamento) che già nella versione gratis si presenta molto completo.

QuiteRSS
Altro aggregatore open source molto solido e dotato di diverse funzioni, tra cui browser interno, modulo di ricerca, possibilità di mostrare o nascondere sempre le immagini, adblocker.

 

CREARE BOT

I più smanettoni possono anche prendere un FEED RSS ed utilizzarlo per creare un BOT, ossia un account social che pubblica automaticamente i contenuti di quel FEED. Su Matrix ad esempio é semplicissimo: ogni utente può creare un BOT utilizzando un Widget fornito dalla piattaforma stessa!.

Logo OPML

 

ALTRE INFO UTILI SUI FEED RSS

ESISTONO PIU’ VERSIONI DI RSS
L’RSS é uno standard composto da diversi “dialetti” (ben nove!). Questo significa che a volte un sito potrebbe utilizzare un tipo di RSS che il proprio Aggregatore non interpreta bene, ad esempio potrebbe credere che la data ed ora di pubblicazione del post siano il titolo o altri errori simili. In realtà la maggior parte degli Aggregatori riescono a distinguere e gestire questi dialetti ma ogni tanto qualche errore lo si incontra ancora

ATOM
Altra cosa da conoscere é ATOM, che può essere descritto come uno dei “dialetti” dell’RSS che però si é evoluto molto. Anche per quanto riguarda Atom la maggior parte degli Aggregatori sa gestirlo senza problemi.

XML
Nota tecnica: RSS ed ATOM si basano entrambi su un’altro standard chiamato XML. Ecco perché spesso si incontrano FEED il cui indirizzo termina per .xml

OPML
Inserire tanti FEED uno ad uno in un aggregatore può essere un lavoraccio! Ciò comporta che se un bel giorno volessi cambiare aggregatore dovresti rifare tutto daccapo? No: per fortuna sulla maggior parte degli Aggregatori é possibile esportare ed importare diversi feed in un unico file. L’OPML é di fatto il formato standard con cui questa operazione viene svolta. Per questo motivo é sempre bene assicurarsi che l’Aggregatore che si sta adottando sia in grado di gestire questo tipo di files.

 

IN CONCLUSIONE

Un Aggregatore RSS ben organizzato e con diverse fonti si rivela uno strumento efficacissimo per riuscire a navigare nel flusso oceanico di notizie tagliando fuori tutto ciò che non é necessario, dai fronzoli grafici ai commenti social, permettendo di confrontare rapidamente diverse fonti su una stessa notizia e di approcciarsi ad essa senza aver addosso tutto il “rumore” generato dai social. L’importante é trovare l’aggregatore più adatto a sé e, soprattutto all’inizio, impostarlo con feed diversi provenienti da fonti diverse.

Anche i nazi usano Mastodon? Beh, se é per questo usan pure l’email…

di: Ca Gi
4 Settembre 2019 ore 12:00

 

 

Mastodon continua a crescere. Alle soglie dei 3 milioni e mezzo di utenti si aggiungono continuamente nuove Istanze le quali, connettendosi o meno tra loro, contribuiscono a creare reti sempre più articolate all’interno del Fediverso. Le nuove Istanze (ossia server Mastodon indipendenti, ognuno dei quali con le proprie regole, caratteristiche e policy) sono per forza di cose diversissime tra loro ed hanno esigenze, approcci e idee su “come dovrebbe essere un social” spesso assai distanti tra loro, per non parlare dei temi che trattano. Di questi “nuovi arrivi” su Mastodon, due in particolare hanno fatto discutere molto negli ultimi mesi.

Nel primo caso si tratta di un certo numero di Istanze incentrate su erotismo/pornografia nate perlopiù da utenti e comunità transfughe da Tumblr a causa della decisione della piattaforma di porre una stretta a quel tipo di contenuti.

Il secondo, più serio, riguarda invece Gab, sul quale é necessario spendere qualche parola. Gab é un social network per nazifascisti nato negli Stati Uniti nel 2016 e che fin dalla nascita é stato raggiungibile oltre che dal proprio sito web anche da apposite App per iOS ed Android. Data la sua natura, i contenuti che diffonde, il suo utilizzo da parte degli organizzatori di Charlottesville ed altri disgustosi personaggi, Gab é stato fin da subito al centro di diverse polemiche che si son protratte fino al punto che qualche mese fa le sue App sono state rimosse dal Play Store e dall’App Store ed é stato rescisso unilateralmente il contratto che Gab aveva col suo fornitore di hosting (colui che affittava il server che reggeva il social).

Gli amministratori del social neonazista, dunque, lasciati a piedi e banditi da ogni piattaforma, si son trovati in condizione di dover trovare una soluzione alternativa che li rendesse indipendenti dai ban dei provider tecnologici. Ed hanno adottato Mastodon.

 

GAB E’ORA UN’ISTANZA MASTODON

Questa scelta, dal punto di vista degli amministratori del social neonazista, presenta soprattutto due enormi vantaggi:

1: anziché dover creare, aggiornare ed ottimizzare un proprio software da zero, gli admin di Gab possono avvantaggiarsi del lavoro open source degli sviluppatori e contributors di Mastodon. Questo perché essendo software aperto é liberamente utilizzabile e modificabile da chiunque.

2: invece di dover sviluppare e far approvare delle App specifiche per il proprio social, possono appoggiarsi a diverse altre App per Mastodon già esistenti e presenti negli App Store. App che non vengono bannate perché non specifiche per Gab: bannarle sarebbe come bannare un browser perché ti permette di accedere a siti neonazisti.

Al solito, come abituale strategia dei nazifascisti, il tutto é avvenuto negando la loro natura di nazifascisti e mascherando il loro desiderio di seminare odio e falsità invocando “libertà d’espressione”.

La nuova Istanza Gab é grossa; i suoi amministratori affermano addirittura di avere già oltre un milione di account anche se esiste il forte sospetto che molti di questi possano essere account fasulli creati per far apparire il network molto più grande di quanto effettivamente sia. Ma veri o falsi che siano i suoi account, in ogni caso Gab resta un’Istanza di dimensioni considerevoli.

Va pure ricordato che non si tratta della prima istanza neonazista che ha adottato Mastodon ma di certo é la più grossa, nota ed aggressiva.

 

GRIDI D’ALLARME

L’arrivo di Gab su Mastodon non poteva che generare scompiglio e curiosità: Mastodon si é caratterizzato fin da subito come uno strumento utile a creare ambienti molto favorevoli alle comunità LGBT, anarchiche e libertarie, per cui l’arrivo di Gab é stato visto soprattutto dal di fuori del Fediverso un po come una sorta di “fine dei giochi” per il progetto Mastodon (il che é un po’una costante: é da quando Mastodon esiste che alcuni commentatori colgono ogni occasione per dire che il progetto “é finito” nonostante in realtà continui a crescere costantemente)

Molti blog che si occupano di tecnologia hanno riportato la notizia con toni allarmanti del tipo: “L’alternativa a Twitter senza nazisti ora é sede dalla più grossa comunità neonazista online”

 

In effetti, sapere che una certa piattaforma social é usata da un gran numero di nazifascisti suona decisamente allarmante e se non sai come funziona una rete federata il primo pensiero che viene a chiunque é star lontano da quel social. Da questo punto di vista la notizia dell’arrivo dei nazisti su ha portato indubbiamente cattiva pubblicità a Mastodon.

C’é però qualcosa che non torna in questo grido d’allarme (e chi già sa come funzionano Mastodon ed il Fediverso lo sa bene): giusto per fare un esempio, chi scrive, pur utilizzando Mastodon su base quotidiana, di Gab ed i suoi contenuti non ha mai visto manco l’ombra.

Per capire come ciò sia possibile é necessario fare un passo indietro.

 

NON ESISTE -UN- SOCIAL CHIAMATO MASTODON: CI SONO TANTE ISTANZE MASTODON CHE INTERAGISCONO FRA LORO

Quando Tumblr ha deciso di adottare policy più restrittive su contenuti erotici e pornografici, molti dei suoi utenti interessati in quel tipo di contenuti si sono riversati su Mastodon creando Istanze tutte loro, come sinblr.com o humblr.social

Qui bisogna ricordare nuovamente un concetto base su come Mastodon é strutturato e funziona:

Ogni Istanza Mastodon é un social network indipendente che funziona indifferentemente dalle altre Istanze: é installato su un proprio server, ha i suoi admin, i suoi utenti e le sue regole e potrebbe benissimo funzionare anche se tutte le altre Istanze del mondo non esistessero.

Dopodiché, ognuna di queste Istanze, se lo vuole, é in grado di dialogare con le altre ma é altrettanto libera di bloccare o limitare i contatti con le Istanze che non gli son gradite.

Per fare un esempio: non ne abbiamo la certezza, ma possiamo scommettere un nichelino che rcsocial.net, un’Istanza Mastodon che si propone come spazio di discussione per utenti cattolici, abbia bloccato le Istanze porno-erotiche citate sopra. Questo vuol dire che gli utenti di rcsocial.net potranno interagire tra loro e magari con utenti di altre Istanze Mastodon ma non entreranno mai in contatto con gli utenti ed i contenuti erotici di sinblr.com o humblr.social.

Il punto é che:

“Mastodon” non é un social network ma una tecnologia condivisa da diversi social autonomi e indipendenti chiamati “Istanze” che possono essere in contatto a vicenda o meno.

Parlare di “Mastodon” come di un’unica entità é assurdo così come descrivere la tecnologia chiamata “email” come se fosse un social network.

 

 

DIVERSI LIVELLI DI INTERAZIONE E BLOCCO

Il modo migliore per capire come funziona Mastodon é ragionare sempre partendo dal punto di vista della tua Istanza (quella che hai scelto o che hai creato personalmente). Nel caso più comune tu sei un utente che si é iscritto ad una Istanza di tuo gradimento, le cui policy (regole) sono sostanzialmente in linea con quelle che ti saresti dato tu.

Nei confronti delle altre Istanze con cui c’é un rapporto paritario ed amichevole, la connessione con la tua Istanza é bilaterale: utenti e contenuti delle due Istanze possono interagire liberamente tra loro.

Ci sono però anche delle Istanze che la tua Istanza ritiene inaccettabili, vuoi perché spammano o sono popolate da troll, perché sono Istanze nazistoidi che diffondono contenuti d’odio o contenuti contrari alle policy che la tua Istanza s’é data. In questo caso gli admin della tua Istanza la possono bloccare cosicché nessuno degli utenti della tua Istanza entrerà mai in contatto con utenti e contenuti dell’Istanza inaccettabile.

C’é poi il caso delle Istanze discutibili: quelle i cui contenuti non sono ben visti/tollerati dalla tua Istanza, ma non sono tanto gravi da necessitare di un vero e proprio blocco. In questo caso gli admin possono silenziarle, ossia impostarne l’interazione in modo tale tu utente possa tranquillamente interagire con utenti e contenuti di queste Istanze discutibili, ma tali interazioni non saranno visibili agli altri utenti della tua Istanza. Per intenderci: se rispondi o boosti (“retwitti” / “riposti” / “condividi” ) contenuti di queste Istanze, questi non saranno visibili da tutti i membri della tua Istanza ma solo da quelli che già seguono chi hai boostato.

Con le Istanze amiche c’é interazione bidirezionale pura; le Istanze discutibili possono essere silenziate in modo da non dare visibilità condivisa all’interazione ma senza impedirla; le Istanze discutibili possono essere bloccate in modo tale che per gli utenti della tua Istanza é come se non esistezzero più

 

Non solo: ogni singolo utente é libero di decidere di bloccare solo per sé singoli utenti o intere Istanze. C’é un’Istanza che gli admin della tua Istanza ritengono amica ma che tu non sopporti? Puoi tranquillamente bloccarla e non vederne mai più alcun contenuto!

L’unica cosa che tu come utente non puoi decidere autonomamente fare é interagire con Istanze che gli admin della tua Istanza hanno bloccato.

OGNI ISTANZA CREA LA PROPRIA RETE CON CHI VUOLE E LASCIA FUORI CHI NON VUOLE.

Il risultato é che se sei utente di un’Istanza come sinblr.com, probabilmente avrai tantissime interazioni con altre Istanze in cui viene pubblicato materiale erotico-pornografico, con le quali interagirai bilateralmente senza problemi, mentre al contrario se sei membro di un’Istanza di ultracattolici tradizionalisti avrai rapporti con diverse altre Istanze ma coi contenuti di sinblr.com non avrai alcun contatto. Ogni Istanza, dunque, crea una propria rete personalizzata lasciando fuori coloro con cui proprio non vuole entrare in contatto.

Questo vuol dire che potrebbe perfettamente esserci una rete Mastodon di Istanze incentrate sul porno che non ha alcun contatto con una seconda rete di Istanze Mastodon di stampo tradizionalista. La logica conseguenza di questo meccanismo é che non esiste necessariamente UNA rete Mastodon:

Possono esistere molte reti Mastodon separate che non hanno alcuna interazione fra loro

Su Bida (mastodon.bida.im) i contenuti erotici-pornografici di per sé non sono vietati a patto che vengano postati con la maschera CW (“Content Warning”: avviso sul contenuto).

 

Toot con immagine coperta da maschera CW ed il messaggio d’avviso “Materiale sensibile”

 

In pratica i contenuti sensibili vengono postati con una “maschera” che oscura le immagini in questione e per vederle l’utente deve cliccarci appositamente sopra. Se un utente di Bida postasse ripetutamente contenuti senza maschera CW verrebbe ripreso dalla comunità, dagli admin ed in caso estremo bannato. Se un utente di Bida venisse in contatto con una diversa Istanza Mastodon in cui questo tipo di contenuti vengono postati senza alcuna maschera CW, con una segnalazione agli admin di Bida questa verrebbe bloccata.

Questo é il tipo di approccio che ha Bida con contenuti sensibili ma altre Istanze potrebbero avere approcci assai diversi. Per esempio una certa Istanza potrebbe pretendere il CW su immagini porno ma non su semplici nudi né su disegni erotici, mente un’altra Istanza potrebbe avere come regola quella di bannare pure i quadri rinascimentali che mostrano nudi.

Ecco perché é di fondamentale importanza scegliere la propria Istanza (o Istanze) di riferimento: a seconda che ci si iscriva ad un’Istanza o un’altra ci si può trovare con reti, contatti ed approcci lontanissimi tra loro perché, come ribadito sopra, ogni Istanza é sostanzialmente un social network diverso ed a seconda di quale vien scelto ci si può ritrovare in una rete assai ristretta in cui non c’é alcuna apertura e tolleranza verso posizioni distanti oppure in una rete indifferenziata ed indifferente alla presenza di contenuti odio, troll e spam o invece in una rete che si é ritagliata un mix di apertura e chiusura abbastanza vicina alle proprie esigenze.

 

Gab not Welcome

TORNIAMO A GAB

Ricapitolato il meccanismo su cui é basato Mastodon é ora facile intuire che peso possa avere Gab sulle altre Istanze/community di Mastodon che non vogliono entrare in contatto con i nazifascisti: quasi zero. Praticamente tutte le Istanze antifasciste hanno fin da subito bloccato Gab così come già avevano bloccato altre Istanze dai contenuti simili. Anche gli admin di Bida (mastodon.bida.im) hanno bloccato Gab nonappena si é saputo del suo arrivo su Mastodon e così facendo, su Bida, i contenuti neonazisti di Gab non si son praticamente mai visti. Inoltre diversi utenti si sono mobilitati per presidiare le proprie Istanze da eventuali utenti provocatori di Gab e segnalare eventuali micro-Istanze create solo per diffondere per vie traverse i contenuti di Gab. Le istanze amiche che condividono principi etici comuni si scambiano informazioni sulle Istanze che diffondono messaggi d’odio o materiali sensibili privi di maschere CW, tenendosi sempre aggiornate sull’ecosistema umano delle proprie reti.

In sostanza le reti Mastodon antifasciste hanno retto benissimo alla presenza di nazisti e provocatori, molto meglio di social commerciali e centralizzati come Facebook o Twitter.

Allarmarsi perché dei nazifascisti hanno creato un server social usando Mastodon non é troppo diverso dall’allarmarsi perché un gruppo di neonazisti ha messo su un server mail, IRC, XMPP, o un sito web utilizzando strumenti open source.

Insomma: di per sé non é possibile impedire che si crei una rete Mastodon nera. La si può magari isolare, mettere in un angolo e complicargli la vita in diversi modi (che adesso vedremo) ma impedirne del tutto l’esistenza é impossibile: se fosse possibile impedire l’esistenza di una rete nera attraverso strumenti tecnici, quegli stessi strumenti potrebbero essere altresì usati per impedire l’esistenza di qualsiasi rete o bloccare l’accesso a diversi contenuti che a programmatori o host non sono graditi.

Non ha senso criminalizzare di per sé l’email, il telefono, la stampa o altri sistemi di comunicazione liberi perché sono tecnicamente utilizzabili anche dai nazifascisti e dunque non ha senso criminalizzare la piattaforma tecnologica Mastodon perché viene utilizzata da questi.

Tuttavia seppur questi strumenti tecnologici non sono colpevolizzabili di per sé é anche vero che, volendo, é pur sempre possibile far in modo che quegli stessi strumenti non siano comodamente usufruibili per certi utilizzi, ma la cosa genera diversi problemi di ordine pratico ed etico.

Logo di Fedilab, client Mastodon al centro di polemiche perché non ha bloccato l’accesso a Gab

LA POSIZIONE DELLE APP

Uno strumento software open source é sostanzialmente un attrezzo che chiunque può utilizzare e modificare a piacimento e questo vale sia per il software di Mastodon che per quello di diverse App per utilizzare Mastodon su smartphone.

(NB: queste App sono chiamate in gergo client, termine che identifica applicazioni il cui scopo é quello di mettere l’utente in contatto con un server sul quale stanno effettivamente i contenuti)

Come già visto, le App per accedere a Gab erano state rimosse da App Store di iOS e Play Store di Android, ma si trattava di App specifiche per quel social e quello solamente. Al contrario le principali App per Mastodon non sono specifiche per una certa Istanza, ma sono utilizzabili per accedere a qualsiasi le Istanze che uno vuole, così come un browser può accedere anche a siti neonazisti ed un client Mail può essere usato per accedere ad un mailserver neofascista.

Questo crea un effetto non voluto: dopo che Apple e Google hanno bannato Gab in quanto bubbone seminatore di odio pestilenziale, proprio le le tecnologie open di Mastodon hanno permesso a a Gab di continuare ad essere alla portata di click su qualsiasi smartphone.

Se criminalizzare Mastodon in quanto strumento non ha senso, più discutibile é la posizione delle App. Non esistono App “ufficiali” di Mastodon per Smartphone, bensì diverse App realizzate da programmatori e software house indipendenti tra cui scegliere.

Qui sorge una domanda: é eticamente corretto che i programmatori di una App (magari open source) atta a connettersi ad una piattaforma social (questa certamente sì open source), possano decidere di impedire all’App di connettersi con certe Istanze? Può un browser impedirti di visitare un certo sito? O un software di mail impedirti di scambiarti le mail con certi indirizzi?

La questione é complessa e sul Fediverso, da diversi mesi si susseguono discussioni su questo argomento.

Le posizioni vanno dal “No: lo strumento deve essere liberamente aperto ed utilizzabile” al “E’ perfettamente legittimo che un programmatore crei software open al cui interno vi siano dei blocchi a contenuti fascisti: proprio perché é uno strumento open, se i fascisti vogliono utilizzarlo sono liberi di crearsi il proprio fork(*)”

(*) il fork é la versione modificata di un software.

Quest’ultima posizione é quella che all’atto pratico meglio potrebbe rispondere all’esigenza di isolare contenuti velenosi (o perlomeno renderne un po’ più complicata la diffusione) ma al tempo stesso potrebbe fungere da pericoloso precedente (in base alla stessa logica potrebbe essere realizzato un browser che non accede a siti il cui contenuto non é gradito ai programmatori).

Il fatto é che blocchi di questo tipo già esistono per quanto riguarda contenuti tecnici nocivi: un browser può avere dei filtri che gli impediscono d’accedere a siti che contengono codice malevolo (o perlomeno mostrano una serie di avvisi molto espliciti). Può aver senso applicare questa stessa logica a contenuti tossici?

Il punto é che la logica del blocco (o avviso di sicurezza) può essere applicata solo (1) riconoscendo l’eccezionalità dei contenuti fascisti nel loro non essere “opinione” ma totale negazione del dialogo e con i quali, dunque, non é possibile avere alcuna interazione sana; (2) esponendo con chiarezza le caratteristiche che definiscono i contenuti di questo tipo.

Il contenuto d’odio, insomma, potrebbe essere trattato come un contenuto criminale tout court (ad esempio come i siti per pedofili) o un malware (come per i siti affetti da virus e codice malevolo), magari con filtri a più livelli (finestre d’avviso per i casi discutibili e via via fino al blocco per i casi più gravi)?

In ogni caso va ribadito che l’idea di poter impedire la diffusione di messaggi d’odio solamente grazie a soluzioni software é pura illusione. Tuttalpiù questi possono servire per impedire a tali contenuti di esser diffusi con troppa semplicità.

 

QUINDI?

Se la gestione di contenuti da parte delle Istanze é intrinsecamente risolta dalla stessa struttura di Mastodon, la questione dei client genera ancora moltissima discussione esponendo approcci legittimi ma spesso contrastanti e che non verranno certo districate da questo post. Quel che però é certo é che su Mastodon, se non vuoi incontrare i nazisti, non ne incontrerai (giusto qualcuno magari, ma a malapena per il tempo necessario a bloccarlo e con lui l’intera Istanza che gli ha permesso di pubblicare i suoi contenuti tossici

 

 

 

I Provider di software open source

di: Ca Gi
13 Giugno 2019 ore 10:46

Hai dei file a cui vuoi poter accedere facilmente da qualsiasi device? Li puoi caricare su NextCloud! Devi scrivere un testo assieme ad un’altra persona che vive lontano? C’é Etherpad! Vuoi inviare un file in modo riservato? Puoi usare Lufi! Ti serve una mappa online? Ma c’é OpenStreetMap! Vuoi condividere uno status ma solo con alcuni amici intimi? Puoi farlo con Friendica! Devi cercare qualcosa sul web? C’é SearX!

Insomma: chi te lo fa fare di usare servizi centralizzati il cui solo scopo é carpire informazioni su di te, se ci sono provider online che mettono a disposizione i migliori software open source?

SIAM PASSATI DALL’ESSER PERSONE CHE UTILIZZANO STRUMENTI AD  ESSER CLIENTI DI SERVIZI CHE CI USANO

La maggior parte degli utenti possiede dei device (smartphone, tablet, computer fisso o portatile…) ma non ha in casa un proprio server personale con cui gestisce ed archivia i propri contenuti. Questo perché esistono dei fornitori commerciali di servizi online (provider come Google, Apple o Facebook) che mettono comodamente e spesso “gratuitamente” a disposizione tutta quella serie di servizi che altrimenti bisognerebbe installare/impostare/aggiornare/riparare da sé. Affidarsi a provider esterni, dunque, a primo acchito risulta comodo perché libera dall’onere di imparare a gestire gli strumenti su cui si regge la propria vita digitale.

E’soprattutto nella seconda metà degli anni 2000 che si affermano i principali provider di servizi online. É in quel momento che si sviluppano aziende e strumenti come Dropbox, Evernote, Facebook, Google Docs, iCloud, Twitter, Whatsapp, YouTube ecc. Nel giro di pochi anni però, tramite acquisizioni e battaglie commerciali, la situazione che si é venuta a creare é che i principali servizi online sono proprietà di soli cinque colossi americani: Amazon, Apple, Facebook, Google, Microsoft.

Cinque aziende commerciali che hanno nelle proprie mani la vita digitale di ogni individuo del pianeta, alcune delle quali sono state fondate con l’esplicito scopo di raccogliere, analizzare e vendere tutte le informazioni che possono sui propri utenti.

Non tutti ci han fatto caso, ma mentre questi provider nascevano e si facevano ogni giorno più forti é avvenuto nelle nostre vite un importantissimo doppio cambio di paradigma. Il tutto é avvenuto in maniera esplicita, alla luce del sole e nient’affatto misteriosa, solo che é avvenuto tanto in fretta e con un tale hype nei confronti della “tecnologia del futuro” che la maggior parte delle persone non se n’é curata: 1) si é passati dallo “strumento come strumento” allo “strumento come servizio” ed alla 2) cessione volontaria dei propri dati sensibili in cambio dell’utilizzo di tali servizi.

Il concetto, insomma, é che si é passati dal “possiedo carta e penna su cui scrivo quel che mi pare e poi se voglio lo tengo chiuso in un cassetto oppure lo consegno a chi mi pare ma sempre senza dover render conto a nessuno della mia scelta” al “Posso usare la fantastica penna di lusso e la fantastica carta della ditta X per scrivere tutto quel che mi pare, alla sola condizione che la ditta X leggerà tutto ciò che scrivo e ne farà quel che vorrà”.

Tu, utente, non “hai” Whatsapp. Quando dici che “hai Whatsapp” stai dicendo una stronzata.

Non hai idea di quali informazioni su di te il software di Whatsapp trasmette ai server  di Facebook(i millisecondi che sei stato fermo su una foto? se ne hai allargato un dettaglio? se l’hai salvata? se hai salvato una schermata con quella porzione di chat? quanti errori grammaticali fai? in quali ore dormi? quali sono le persone di cui cancelli le chat?).

Non sai in che modo questi dati vengono interpretati (il numero di emoji usati in relazione alle volte in cui usi certe parole? quali sono le parole che usi solo con certe persone? i tuoi riferimenti culturali più comuni in relazione con la mappa dei tuoi spostamenti? le opinioni che hanno su di te i tuoi “amici” e che si scambiano nei messaggi privati?).

Non sai in che modo Whatsapp ti profila (ha intuito che forse tra te e una certa persona c’é una tresca in base all’analisi dei vostri tracciati GPS ed ai messaggi fasulli che avete inviato? ha dedotto le tue debolezze emotive utilizzabili come grimaldello propagandistico da una forza politica che avversi per confonderti le idee?)

L’ultimo punto probabilmente é il più importante. Si sa, che spesso il problema non é in chi trasmette informazioni (tu), ma in chi le legge (Facebook). Se Facebook interpretasse dalla tua attività online che sei potenzialmente una minaccia per il governo in carica e questa informazione fosse venduta proprio a qualcuno che lavora per il governo in carica beh, a seconda della natura di tale governo potresti passare decisamente dei brutti momenti.

 

 

LA SOLUZIONE IDEALE É AVERE IL PROPRIO SERVER A CASA

Possiamo girarci attorno finché si vuole, ma la verità é che l’unico software su cui puoi avere la massima fiducia é software FLOSS installato da te su un tuo device di proprietà, a cui solo tu hai accesso.

Idealmente, dunque, un web veramente libero dovrebbe essere composto da innumerevoli device e server personali su cui sono installati gli strumenti software che ognuno preferisce e per far sì che questo non porti ad una eccessiva frammentazione delle piattaforme, idealmente e pur mantenendo la propria indipendenza, queste dovrebbero comunque possedere un certo grado di interoperabilità (ad essempio costituendo una rete federata). Si tratta di uno scenario tecnicamente realistico, molto vicino a quello delle prime reti BBS all’alba di Internet e che qualcuno sta effettivamente cercando di far prender nuovamente piede. Gli strumenti ci sono e funzionano già a dovere. Quel che gli manca é solamente un’adozione massiccia.

Certo é pur vero che l’idea di fare self-hosting (ossia il possedere un proprio server personalizzato) può spaventare molte persone, nonostante gli strumenti per realizzarlo siano sempre più alla portata di chiunque (come ad esempio YuNoHost un sistema operativo pensato proprio per server casalinghi gestiti da un utente inesperto, già predisposto per ospitare un’Istanza Nextcloud, Matrix, Mastodon, XMPP, WordPress, SearX, Tiny Tiny RSS, Wallabag e praticamente tutto quel che riguarda la vita digitale di ognuno).

Capiamoci: siamo nel 2019; i computer esistono ormai da eoni, ma anche a voler restare stretti e concentrarci solo sul periodo in cui questi sono entrati in massa nelle case, stiam parlando comunque di 25-30 annima la conoscenza media di questi strumenti é perlopiù limitata all’utilizzo più superficiale. La situazione può essere paragonata allo scenario in cui milioni di automobilisti che, pur sapendo guidare, ignorassero totalmente cosa siano il motore, le pastiglie dei freni o la batteria, ma si accontentassero di sapere che girare il volante a sinistra fa girare a sinistra anche le ruote, credendo così di sapere come funziona un’automobile.

Il fatto é che, come già detto, siamo nel 2019: non si pretende certo che tutti diventino dei provetti meccanici-hacker, ma almeno che si diffonda una conoscenza generale giusto un minimo più accorta. Insomma: basterebbe che si sapesse che sotto il cofano c’é una cosa chiamata motore e più o meno in base a quali princìpi funziona.

La cosa ancor più drammatica é che le conoscenze base per potersi muovere in campo informatico (una spolverata di teoria, imparare ad installare un sistema operativo, compiere operazioni di maintenance, usare motori di ricerca come si deve ed alcuni concetto-base di sicurezza informatica) possono essere apprese con un corso di sette giorni, meno che per la patente, ma nonostante l’utilizzo dei device informatici sia una costante su base quotidiana per milioni di persone, ancora troppo poche hanno “fatto il corso di sette giorni”.

STRUMENTI FLOSS

Come già esposto in altri articoli, esistono da anni diversi strumenti FLOSS (ossia software aperto, gratuito e liberamente utilizzabile) che non hanno nulla da invidiare ai loro corrispettivi commerciali. Anzi, in molti casi gli strumenti FLOSS sono pure tecnicamente più avanzati delle loro controparti, tanto che moltissimo software che utilizziamo quotidianamente (come Chrome o Whatsapp) non é che una versione modificata di software FLOSS. L’unica pecca del software FLOSS, semmai, deriva dal fatto che essendo utilizzao da meno utenti, spesso ha una quantità minore di contenuti: la quantità di roba che vien pubblicata sui social open durante una giornata equivale forse a quella che su Facebook vien pubblicato in un minuto. Di conseguenza vi é anche minor spinta a venir incontro agli interessi di un pubblico che si trova altrove. Si tratta della classica situazione del gatto che cerca di mordersi la coda: gli utenti non adottano un sistema se non ci son gran quantità di contenuti, ma non possono esserci gran quantità di contenuti se non ci sono utenti.

Per dirla in altro modo, tornando alla metafora automobilistica: finché tutti continueranno a voler usare ruote di legno, quel tizio strano che ha avuto l’idea di fare ruote di gomma resterà confinato nella sua bottega a fare le ruote di gomma una-ad-una per i suoi clienti affezionati, ma non riuscirà mai a metter su una fabbrica per produrle in serie. Questo a meno che non ci sia una forte spinta ad adottare in massa tali ruote di gomma, ma si tratta di una spinta che non verrà mai dalle grandi aziende produttrici di ruote di legno.

Una selezione di strumenti e piattaforme commerciali libere e la loro controparte commerciale

 

 

SERVIZI VISIBILI vs. VANTAGGI INVISIBILI

Una delle difficoltà maggiori riguardanti il software FLOSS é il riuscir a far capire il loro valore ad una popolazione che, come già detto, ha giusto delle vaghe conoscenze informatiche. Spiegare i vantaggi degli strumenti FLOSS a chi é privo di ogni base informatica spesso suona difficile come cercar di spiegare com’é possibile che gli aerei si librino nell’aria ad una popolazione vive nel terrore che la Luna caschi dal cielo.

Per esempio: quando si parla di privacy e protezione dei dati personali sul web, solitamente l’immagine che viene evocata dall’utente comune é quella del tizio parte-hacker-parte-007-parte-esattore-di-Equitalia che traffica sul web per carpire informazioni piccanti o spiacevoli sulla tua persona, ossia uno scenario da film complottista che, pur non essendo impossibile, nella maggior parte dei casi risulta alquanto improbabile: a chi mai interessa cosa faccia nella vita privata il signor Gino del quinto piano? Certo però che quelle stesse informazioni diventano estremamente interessanti se acquisibili in massa assieme a quelle di milioni di altre persone…

In realtà ciò che avviene nella maggior parte dei casi é che le informazioni dettagliatissime che hai fornito su di te vengono utilizzate all’interno dei cosiddetti big data per impostare argomentazioni politiche, saggiare il terreno su certi argomenti senza tener conto dello scarto fra vita reale e vita sul web e soprattutto, per modificare il discorso pubblico prevalente su determinate questioni.

Il tuo profilo, il tuo singolo profilo utente, di per sé ha scarso valore (a meno che tu non sia un VIP o un noto criminale). Ma se il tuo profilo fa parte di un bouquet di milioni di profili allora la cosa cambia!

Quel che avviene é che i committenti hanno modo di influenzare quali e quante informazioni riceverai, facendo sì che sui social certe notizie appaiano nella tua Timeline ma non in quella del tuo vicino o che ti venga suggerito si seguire certi contatti e non altri. Le informazioni che hai fornito su di te sono uno strumento impagabile affinché queste modifiche riescano ad essere cucite proprio apposta per te.

Non é un caso se milioni di persone vengono portate a credere a cose del tutto false o a consolidare idee che, se non ci fosse controllo sui contenuti che ricevono, non sarebbero difese con tanta irrazionalità. Chi manipola quel ti vien detto, non fa altro che indirizzare il tuo modo di pensare.

In poche parole, scegliere di utilizzare le grosse piattaforme centralizzate del data-mining (letteralmente “estrazione dati”, ossia ciò che fanno Facebook, Google ecc) equivale a buttarsi nel mare in cui viene effettuata la più imponente e specialistica pesca a strascico del mondo: una pesca a strascico smart che se da un lato coinvolge tutti i pesci nel mare, nessuno escluso, dall’altro non uccide i pesci, ma li lascia in acqua, studiandoli tanto a fondo da capire come fare a far sì che ogni singolo pesce poi nuoti nella direzione che il pescatore desidera.

In sostanza più informazioni personali forniamo alle grandi compagnie di data mining e più aiutiamo chi manipola le informazioni sui media mainstream; più aiutiamo chi vuole seminare odio in maniera mirata; più aiutiamo le società di marketing a renderci dipendenti dai loro prodotti. Un esempio su tutti? In Italia, da anni, il numero di crimini violenti é in calo costante. Non é una novità: ogni anno i quotidiani pubblicano i nuovi dati e da anni, appunto, si annuncia che sono calati rispetto all’anno prima. Eppure la percezione diffusa é che invece siano in aumento. Stessa cosa per il numero di stranieri residenti in Italia: oltre il 73% degli italiani ne sovrastima il numero. Certo, la percezione pubblica non viene modificata dai soli social, anche i media hanno un ruolo fondamentale in questo, ma é innegabile che oggi il grosso di questo lavoro avvenga proprio sui social.

 

I recenti scandali legati a Facebook, Cambridge Analytica, la Brexit,il Russiagate ed i sospetti di intervento esterno sui social durante diverse campagne elettorali non sono che l’aspetto più macroscopico e noto dell’intreccio fra big data, politica e manipolazione dell’opinione pubblica.

Ecco, tutto questo fa parte di ciò che l’utente medio fa fatica a vedere e tra un’app per mandare immagini di gattini con musichette carine ed un’app che fa lo stesso ma meno pubblicizzata e usata da meno utenti, sceglierà la prima, anche se la seconda ha caratteristiche migliori ed é più adatta a proteggerne le informazioni personali.

Socialità quantitativa e strumenti che necessitano apprendimento raso-zero sono, purtroppo, i fattori determinanti per la scelta delle piattaforme da utilizzare. Restando all’esempio automobilistico, é come dire che il mondo preferisce le auto senza specchietti, frecce, cinture di sicurezza ed altri dispositivi di protezione “perché é roba da nerd maniaci” e si é adattato a ritenere che beh, é normale che ogni automobilisca faccia qualche incidente e perda qualche arto.

 

 

PROVIDER OPEN SOURCE

Se proprio non si ha modo o voglia di self-hostare i propri strumenti software, un buon compromesso fra self-hosting ed il ricorso ai provider di servizi commerciali come Facebook o Google é quello di rivolgersi a dei provider online di software open source.  In pratica, se Google mette a disposizione i suoi strumenti (Google Calendari, Contatti, Drive, Mail, Ricerca, Documenti, Fogli, Presentazioni, ecc…) ed anche Apple fa altrettanto con i propri (iCloud, Contatti, Pages, Numbers, ecc…), così come fa Facebook (Facebook, Messenger, Instagram, Whatsapp) e tutti quei provider che mettono a disposizione il proprio unico strumento (L’azienda Evernote mette a disposizione lo strumento Evernote, l’azienda Twitter mette a disposizione lo strumento Twitter ecc.) esistono anche diversi provider che invece mettono a disposizione applicazioni FLOSS che, se l’utente volesse, potrebbe tranquillamente scaricarsi e installare su un tuo server personale, essendo tutto software aperto e liberamente scaricabile (quindi, chiunque abbia le necessarie competenze tecniche, può verificare cosa fa davvero il software “sotto il cofano” e come).

La comodità di questa soluzione é indubbia: hai un server sempre attivo accessibile 24/24 che viene mantenuto efficiente, aggiornato e riparato da qualcun’altro cosicché tu possa accedervi senza problemi.

L’idea alla base dei provider di applicazioni FLOSS é che anziché esserci solo 4 o 5 colossali provider cui si rivolgono tutti, possano invece esserci centinaia, migliaia, milioni  di server che offrono una vastità di strumenti che però siano compatibili tra loro o addirittura federati.

Una piccola digressione: Framasoft é un provider che fornisce una propria Istanza Mastodon, mentre Bida é un altro provider che fa altrettanto. Pur essendo due provider distinti (sotto un certo punto di vista é come dire Apple e Facebook) entrambi mettono a disposizione lo stesso strumento, Mastodon, che ha la peculiarità di essere federato. Ciò significa che gli utenti che usano l’Istanza Mastodon di Framasoft e quelli che usano l’Istanza Mastodon di Bida potranno interagire fra loro come se fossero su un’unica grande chat. Volendo fare un paragone, sia iChat che Whatsapp, i software di chat di Apple e Facebook, sono stati entrambi sviluppati in base ad XMPP, che é software FLOSS. Questo vuol dire che tecnicamente sarebbe semplicissimo far dialogare tra loro Whatsapp ed iMessage, ma ciò non avviene puramente a causa di bagarre commerciali.

A questo punto però sorge spontanea una domanda: perché non fidarsi di Facebook e Google ma fidarsi di un provider open source? Si tratta pur sempre di dover riporre fiducia in qualcuno che (presumibilmente) non si conosce ed a cui si affidano i propri dati personali. L’osservazione é in effetti corretta e l’unica risposta sensata é che così come non ci si può fidare dell’uno non ci si dovrebbe fidare nemmeno dell’altro.

Ma ci sono dei “ma”.

Innanzitutto i maggiori provider di servizi commerciali come Facebook e Google sono ESPLICITAMENTE basati sulla lettura, analisi e compravendita dei contenuti che noi forniamo. Da cosa guadagnano Facebook e Google? Qualcosina sì dalla pubblicità, ma il grosso dei guadagni, quello che ha rende Mark Zuckerberg uno degli uomini più ricchi del mondo, é la vendita delle informazioni degli utenti.

  • ETICA DICHIARATA: Dall’altra, la maggior parte dei provider open source é realizzata e mantenuta da persone, comunità e collettivi che esplicitamente combattono l’utilizzo a fini commerciali delle informazioni degli utenti. Ci si può fidare o meno, ma rivolgersi ai big equivale alla certezza che la vendita dei propri dati avvenga.
  • SOFTWARE NON TRACCIANTE: Il software utilizzato é caratterizzato dal fatto di chiedere solo i dati strettamente necessari per funzionare (talvolta non chiedono proprio nulla) in modo da ridurre al minimo le possibilità di profilazione dell’utente. Certo, un provider potrebbe aver modificato il software sul suo server senza dichiararlo, ma come vedremo nei prossimi punti, potrebbe essere un’opzione poco interessante per il provider stesso.
  • FRAMMENTAZIONE INTERNA: I vari servizi offerti dai provider di software open source sono spesso scollegati fra loro. Questo significa che di solito non c’é un’unico nome utente e password per tutti i servizi. In questo modo se anche usassi in contemporanea l’Istanza Mastodon ed i fogli di calcolo dello stesso provider, lui potrebbe credere che ciò venga fatto da due utenti diversi.
  • FRAMMENTAZIONE PERSONALE: Nulla t’impedisce di rivolgerti a più provider contemporaneamente, frammentando le tue informazioni personali un pò qua ed un po là. Se due o più profider forniscono gli stessi software (per esempio NextCloud), usare l’uno o l’altro non comporterà alcuna difficoltà di apprendimento. Ad esempio puoi usare l’Istanza Mastodon del provider A, il server Matrix del provider B e gli strumenti office del provider C e gestirli come se fossero di tre utenti differenti, in modo che nessuno di questi abbia la totalità delle informazioni sul tuo conto.
  • FRAMMENTAZIONE GLOBALE: Se le informazioni di tutti stanno su Facebook e Google, é sufficiente acquistare informazioni da quei due provider per avere un database su milioni di persone. Se invece questi milioni di utenti fossero sparpagliati su migliaia di server interconnessi da poche migliaia di utenti l’uno, chi volesse farsi un database altrettanto massiccio dovrebbe contattare (o hackerare) uno-ad-uno migliaia di server. Lo sforzo sarebbe di per sé immane. Se poi si considera che, come visto, le informazioni che si troverebbero in mano sarebbero molto meno dettagliate ed interessanti di quelle fornite da Facebook, é chiaro che i server di servizi FLOSS risultano strutturalmente poco utili per chi vuol commerciare informazioni personali.

 

 

CHE STRUMENTI VENGONO MESSI A DISPOSIZIONE?

Gli strumenti messi a disposizione dai provider sono un’infinità e spaziano dagli strumenti per ufficio (scrittura collaborativa, fogli di calcolo, mappe mentali), web hosting (tipo Dropbox, iCloud, Google Drive ecc.), social, chat personali, strumenti per programmatori… Per farla breve: pensa ad un servizio online che usi comunemente ed e sappi che ne esiste anche la versione libera e aperta, fatta eccezione giusto per i fornitori di media mainstream coperti da copyright come Spotify o Netflix e iTunes, ecco, ma se pensi a Evernote, Dropbox, Twitter, Facebook, Google Maps, Gmail, Whatsapp, le ricerche su Google, iWork e tutti quegli strumenti che usi quotidianamente online beh, ognuno di questi ha la sua controparte libera!

Alcuni di questi strumenti sono parzialmente sovrapponibili; un esempio é l’applicazione Turtl che é sia un gestore appunti (Notebook) che uno strumento per archiviare link interessanti (Bookmark manager) che fa dunque un pò quello che fa Evernote ed un pò quello che fa Pocket. Questo per dire che in alcuni casi la definizione usata per classificare questi strumenti può essere poco esaustiva.

Altra cosa interessare é che uno stesso provider può mettere a disposizione più strumenti che fanno la stessa cosa (ad esempio due diversi tipi di calendario o di strumenti di scrittura). La cosa può confondere un attimo chi non é abituato a dover scegliere tra opzioni diverse con uno stesso provider, ma va tutta a favore della personalizzazione (ti trovi scomodo ad usare EtherPad? Nessun problema: abbiamo anche PadLand!)

Certi strumenti software sono molto popolari e vengono messi a disposizione da diversi provider (per esempio, chi offre un servizio di data hosting nel 99% dei casi utilizza NextCloud), che però ne personalizzano un pò l’estetica, a volte alcune funzioni e spesso anche il nome (per esempio, il server Nextcloud messo a disposizione da Framapiaf viene chiamato “Framadrive”). Altri invece, sono più rari.

 

 

ELENCO PROVIDER OPEN SOURCE

Questo post non é incentrato sulle funzionalità dei singoli strumenti software e qui si vuol solo elencare una serie di provider di strumenti FLOSS che, volendo, un utente potrebbe anche installarsi su un proprio server. Pertanto l’elenco non comprende siti che mettono a disposizione un unico strumento software (tipo mastodon.social che mette a disposizione solamente la propria Istanza Mastodon) e/o strumenti software non hostabili privatamente (tipo DuckDuckgo)

 

 

AUTISTICI & INVENTATI

PAESE: Italia

FINANZIAMENTO: Donazioni

A/I é il principale riferimento italiano per quanto riguarda collettivi antagonisti e anticapitalisti impegnati per i diritti digitali. Offre tutta una serie di strumenti con un fortissimo occhio di riguardo a sicurezza e protezione dati.

  • Server IRC
  • Email
  • Mailing List
  • Webhosting / Blog
  • Altro, a richiesta

 


 

 

 

BIDA

PAESE: Italia

FINANZIAMENTO: Donazioni e sottoscrizioni

  • Calendario (Quand – basato su Studs)
  • Data Storage (Nextcloud)
  • Libreria Online (Ola)
  • Social (Mastodon)

 


 

 

 

 

CISTI

PAESE: Italia

FINANZIAMENTO: Donazioni

  • Social (Mastodon)
  • Scrittura collaborativa (Cryptpad)
  • Presentazioni (Cryptpad)

 

 

 

CRYPTPAD

PAESE: Francia

FINANZIAMENTO: Parte in donazioni, parte a pagamento

Cryptpad é una compagnia francese che realizza e mette a disposizione una serie di propri strumenti focalizzati su privacy e sicurezza online.

  • Data hosting
  • Git
  • Presentazioni
  • Scrittura collaborativa
  • Sondaggi

 


 

 

 

DISROOT

PAESE: Olanda

FINANZIAMENTO: Donazioni

Disroot é un’organizzazione di hacktivisti di impronta libertaria impegnata a far conoscere le tecnologie aperte ed a diffondere una maggior cultura della privacy informatica.

 


 

 

FENEAS

PAESE:

FINANZIAMENTO: Il progetto é finanziato direttamente dai suoi membri attivi

FeNeAs é un’associazione no profit il cui scopo é diffondere l’utilizzo di strumenti digitali federati

  • Data hosting (NextCloud – accessibile solo ai membri attivi)
  • Git (Gitlab)
  • Scrittura collaborativa (Etherpad)
  • Social (Friendica)
  • Social (GangGo)
  • Social (Matrix)

 


 

FRAMASOFT

PAESE: Francia

FINANZIAMENTO: Donazioni

Framasoft é un’importante associazione francese il cui scopo é quello di diffondere l’uso di tecnologia FLOSS. Framasoft organizza incontri, corsi ed un gran numero di attività diverse. In particolare sta portando avanti il progetto di de-googleizzare il web, facendo conoscere tutti gli strumenti già esistenti ed utilizzabili anche senza dover per forza rivolgersi alle big company dell’informatica. Gli strumenti che offre Framasoft sono davvero tantissimi e non sarà possibile elencarli tutti, ma ci si prova. Una caratteristica particolare é che Framasoft ribattezza gran parte degli strumenti offerti “Frama(qualcosa)”. Il sito é in francese ma gran parte é tradotto in inglese e sempre più pagine sono tradotte anche in italiano.

  • Bin (Framabin – basato su PrivateBin)
  • Calendario (Framadate – basato su Studs)
  • Calendario (Framagenda – basato su NextCloud)
  • Data Storage (Framadrive – basato su Nextcloud)
  • Disegno vettoriale (Framavectoriel – basato su SVG-Edit)
  • File sharing (Framadrop – basato su Lutim)
  • Fogli di calcolo (Framacalc – basato su EtherCalc)
  • Formulari online (Framaforms – basato su Drupal e Webform)
  • Games (Framinetest – basato su Minetest)
  • Git (Framagit)
  • Image sharing (Framapic – basato su Lutim)
  • Libreria Online (Framabookin – basata su Calibre e BicBucStriim)
  • Mailing list (Framalistes)
  • Mappe mentali (Framindmap – basato su Wisemapping)
  • Mappe online (Framacarte – basato su uMap)
  • Motore di ricerca (Framabee – basato su SearX)
  • Notebook collaborativo (Framanotes – basato su Turtl)
  • Notebook collaborativo (Framemo – basato su Scrumblr)
  • Online bookmarking (MyFrama – basato su Shaarli)
  • Online bookmarking (Framabag – basato su Wallabag)
  • Presentazioni online (Framaslides – basato su Strut)
  • Progetti collaborativi (Framaestro)
  • RSS reader (Framanews – basato su Tiny Tiny RSS)
  • Scrittura collaborativa (FramaPad – basato su EtherPad)
  • Social (Framasphère – basato su Diaspora)
  • Social (Framateam – basato su Mattermost)
  • Social (Framapiaf – basato su Mastodon)
  • Sondaggi (Framadate – basato su Studs)
  • Sondaggi (Framavox – basato su Loomio)
  • URL Shortener (Frama.link – basato su Lstu)
  • Video Hosting (Framatube – basato su PeerTube)
  • VOIP (Framatalk – basato su Jitsi Meet)

 


 

 

 

LIBREM ONE

PAESE: USA

FINANZIAMENTO: Servizi a pagamento

Librem é il marchio dei prodotti e servizi open dell’azienda Purism. Purism produce computer desktop e smartphone di alta fascia che promettono una alta attenzione al rispetto della privacy e della sicurezza informatica. I servizi della linea Librem derivano da strumenti FLOSS che però vengono fortemente personalizzati e rinominati “Librem(qualcosa)”; per esempio, il server Mastodon offerto da Framasoft si chiama FramaPiaf.

  • Contact management (Librem Contacts)
  • Data Storage (Librem Files)
  • MailOnline Backup (Librem Backup)
  • Social (Librem Chat – basato su Matrix)
  • Social (Librem Social – basato su Mastodon)
  • VPN (Librem Tunnel)

 


 

 

 

NIXNET

PAESE: ?

FINANZIAMENTO: Donazioni

Nixnet é creato e gestito apparentemente da una sola persona, Amolith, che mette a disposizione gli stessi strumenti che lui utilizza. Molto servizi sono utilizzabili anche attraverso TOR e c’é forte attenzione su sicurezza e criptatura dei messaggi.

  • Bin (PrivateBin)
  • Blogging (Plume)
  • Calendario (Framadate)
  • Data Storage (Nextcloud)
  • Finance Manager (Firefly III)
  • Git (Gitea)
  • Motore di ricerca (SearX)
  • Information Manager (BookStack)
  • Online bookmarking (Wallabag)
  • Project Management (Taiga)
  • RSS Bridging
  • Scrittura collaborativa (CodiMD)
  • Social (Mastodon)
  • Social (Matrix)
  • VOIP (Mumble)
  • VPN (Wireguard)

 


 

OPENCLOUD

PAESE: Lussemburgo

FINANZIAMENTO: Autofinanziamento

  • Data hosting (NextCloud)
  • Social (Friendica)
  • Social (Matrix)
  • Social (Mastodon)
  • Sondaggi (Dudle)
  • Lavoro collaborativo (Kopano)

 


 

RISEUP

PAESE: USA

FINANZIAMENTO: Donazioni

RiseUp é un collettivo di Seattle ma con membri sparsi in tutto il mondo. É attivo dal 1999 e si adopera per una società libera ed una lete altrettanto libera.

  • Mail
  • File sharing (Upload)
  • Lavoro collaborativo (Crabgrass)
  • Scrittura collaborativa (Etherpad ?)
  • Social (XMPP)
  • VPN

 


 

TCHNCS

PAESE: Germania

FINANZIAMENTO: ?

  • Bin (HasteBin)
  • Data Storage (Nextcloud)
  • Email
  • Games (Minetest)
  • Git (GitLab)
  • Social (Mastodon)
  • Social (Matrix)
  • Social (XMPP)
  • Project Management (Taiga)
  • Video Hosting (PeerTube)
  • VOIP (Mumble)

 

 

3x1t (“Exit”)

PAESE: Italia

FINANZIAMENTO: ?

A cura dell’associazione Bije di Verona, che si occupa di diffondere l’utilizzo di strumenti FLOSS

  • Mail
  • Data hosting
  • Social (XMPP)

 

 


Grazie ad https://mastodon.bida.im/@hannahliu e https://ins.mastalab.app/@metalbiker per lo scambio su Mastodon da cui é nata l’idea per questo articolo.

 

Connettere Matrix e Telegram. Guida passo-passo

di: Ca Gi
17 Maggio 2019 ore 19:12

Tu scrivi “A che ora ci vediamo?” su Riot. Il messaggio arriva su Telegram, dove l’altra persona scrive “Facciamo per le cinque?” e la risposta la leggi tranquillamente stando sempre su Riot. Non male, vero? Ed é ancora più interessante sapendo che potenzialmente si può far la stessa cosa con TUTTE le piattaforme di chat esistenti: Whatsapp, Skype, Mastodon, iMessage…

Ma intanto limitiamoci a Telegram e vediamo una guida passo-passo su come far interagire Matrix e Telegram in pochi, semplici passaggi.

 


In una serie di articoli precedenti abbiamo già illustrato:

Cos’é il protocollo Matrix
Che vantaggi ha rispetto a Whatsapp
Come iniziare ad usarlo attraverso il client Riot
Come é possibile che si riesca ad usare Matrix anche se il server é in down
Cosa sono i bridge

L’ultimo post, quello sui sui bridge, é una panoramica che illustra una caratteristica interessantissima di Matrix, ovvero la sua capacità di connettere e far dialogare piattaforme di comunicazione diverse. In pratica con Matrix é possibile creare una stanza (un gruppo di discussione in chat) in cui far interagire utenti che usano Matrix con utenti che usano Whatsapp, utenti che usano Telegram, utenti che usano iMessage, IRC, XMPP, Slack, Discord, Facebook o quant’altro, tutti nella stessa chat. Per fare questo Matrix utilizza dei “programmi aggiuntivi” chiamati appunto bridge.

In sostanza: Matrix é il sistema base, i bridge sono dei componenti aggiuntivi ognuno dei quali permette a Matrix di interagire con una piattaforma di comunicazione diversa (ci sono bridge per Whatsapp, Mastodon, Telegram, ecc.).

In realtà questi bridge sono ancora in via di sviluppo e non sono del tutto pronti per un uso da parte dall’utente comune. In particolare, attualmente, uno dei più grossi scogli é che nella maggioranza dei casi i bridge vanno installati su un proprio server Matrix personale e quindi se non si possiede un server proprio non si ha modo di adoperarli.

Alcuni però si possono già utilizzare.

La maggior parte dei server Matrix di solito offre già alcuni bridge: quello per Slack, (un social molto utilizzato fuori dall’Italia, perlopiù in ambito lavorativo) Discord (social utilizzato soprattutto tra i gamers) e per alcuni dei principali server IRC (sistema di comunicazione nato nel 1988 ed ancora utilizzatissimo soprattutto tra programmatori e hacker).

Ma esiste anche t2bot.io, un server che offre alcuni strumenti aggiuntivi per Matrix tra cui, soprattutto, un bridge Telegram.

Questo bridge Telegram é una versione semplificata del bridge Mautrix, che non é l’unico bridge per Telegram ma é quello attualmente più utilizzato (ricordiamo ancora che i bridge sono ancora in via di sviluppo, per cui é normale che possano esistere più bridge che fanno le stesse cose).

Poiché t2bot.io offre una versione semplificata del bridge, alcune sue funzioni, come vedremo, sono limitate ma per la parte che ci interessa fa il suo dovere!

Le istruzioni su come usare il bridge erano già state illustrate nel precedente post sul bridging ma qui vogliamo andare un po più in dettaglio con una vera e propria guida passo-passo.

 

ISTRUZIONI PASSO-PASSO

L’idea é quella di creare un gruppo Telegram ed una stanza Matrix e metterli in comunicazione fra loro. La procedura che segue può essere effettuata anche con gruppi/stanze già esistenti (il gruppo Telegram “Passeggiate in campagna” e la stanza Matrix “Fotografia all’aria aperta” possono così diventare un’unica grande chat anche se poi, dargli lo stesso nome, sicuramente aiuterebbe a rendere il tutto più chiaro). L’operazione che stiamo facendo in inglese si chiama bridging e la connessione che si stabilisce tra le due piattaforme é chiamata portal.

 

 

SU TELEGRAM

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1) Dalla schermata principale premiamo l’icona in alto a destra per creare una nuova conversazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2) Selezioniamo New Group (nuovo gruppo)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3) Invitiamo nel gruppo l’utente @matrix_t2bot Si tratta di un bot (un programma che agisce come fosse un utente Telegram) che si occuperà di tutte le operazioni di bridging. Una volta che Telegram l’ha trovato, selezioniamolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4) Proseguiamo cliccando su Next (Potremo aggiungere i nostri contatti in seguito)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

5) Diamo un nome al gruppo e confermiamo premendo Create

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

6) A questo punto il gruppo Telegram é creato e tra i suoi membri c’é il bot @matrix_t2bot!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

7)Scriviamo /id nella chat e premiamo invio. Si tratta di un comando per il bot in cui gli chiediamo qual’é il codice ID (identificativo) di questo gruppo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

8) Dopo qualche secondo (a volte può volerci mezzo minuto!) il bot ci risponderà dicendo il codice ID di questo gruppo. Si tratta di un numero di nove cifre preceduto dal segno meno (“-“). Segnamoci il codice ID da qualche parte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SU RIOT

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1) Dalla schermata principale, premiamo il tasto “+” per creare una nuova conversazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2) Selezioniamo Create room (“Crea stanza”)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3) A questo punto abbiamo creato una stanza ancora priva di utenti e di un nome. Premiamo sul tasto “>” per impostarla.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4) Selezioniamo Settings

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

5) Diamo un nome alla stanza (per semplicità usiamo lo stesso nome dato alla stanza Telegram) e confermiamo premendo Done

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

6) Premiamo nuovamente il tasto “>” per tornare nei dettagli della stanza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

7) E poi premiamo il tasto col logo di “invita utenti”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

8) Invitiamo nella stanza l’utente @telegram:t2bot.io Si tratta del bot gemello di quello invitato nel gruppo Telegram. I due bot lavoreranno in tandem per connettere le due piattaforme: sono loro che si occuperanno di trasmettere i messaggi da una piattaforma all’altra! Una volta che Matrix l’ha trovato, invitiamolo nella stanza premendo il tasto “+”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

9) Matrix ci chiede una conferma. Premiamo Invite

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

10) Ora che il bot é stato aggiunto alla stanza possiamo tornare alla chat vera e propria premendo il tasto “<“

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

11) Scriviamo nella chat il comando !tg bridge seguito dal codice ID del gruppo Telegram (il numero di nove cifre preceduto dal segno meno “-”  che ci eravamo segnati!) e premiamo Send. Per esempio: [    !tg bridge -123456789    ] Questo é il comando più importante: quello che dice al bot di creare il bridge.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

12) A questo punto il bot ci informa che in questa stanza non esiste ancora alcun portale con il gruppo Telegram indicato e ci chiede di dare un comando per attivarlo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

13) Scriviamo nella chat il comando !tg continue e premiamo Send

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

14) Dopo qualche secondo il bot ci informa che il bridging é completo e che la sincronizzazione delle chat comincerà a momenti. Ancora qualche secondo (può volerci un minuto) ed appaiono le notifiche di iscrizione: il bot ha aggiunto alla stanza Matrix gli utenti del gruppo Telegram!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

15) FATTA!

 

TELEGRAM & MATRIX

 

A questo punto tutto ciò che vien scritto nel gruppo Telegram appare nella stanza Matrix e viceversa. La consegna dei messaggi può forse impiegare qualche secondo ma funziona a dovere. Possiamo quindi fare alcune osservazioni:

 

IL BOT SU TELEGRAM E’ -TUTTI GLI UTENTI MATRIX-

Telegram vuole avere solo utenti registrati con numero di telefono ma gli utenti Matrix non sono registrati su Telegram. Quel che succede é che Telegram non vede i singoli utenti Matrix ma solo il bot @matrix_t2bot.io. In pratica, se in una stanza/gruppo ci fossero quattrocento utenti Matrix e cinque utenti Telegram, guardando l’elenco utenti su Telegram ne vedremmo solo sei: i cinque utenti Telegram più il bot, che fa da portavoce per tutti gli utenti Matrix.

Su Telegram dunque non vedremo gli utenti Matrix chiamati Giulia, Filippo, Roberta. Al posto loro vedremo solo l’utente “Matrix Telegram Bridge” che in pratica posta messaggi del tipo “Giulia ha detto…”, “Filippo ha detto…”.

Difatti quando il bot pubblica un messaggio, prima del testo c’é il nome dell’utente Matrix che l’ha scritto.

Al contrario, Matrix non ha problemi sulle registrazioni e quindi crea per ogni utente Telegram un utente “gemello” su Matrix. Restando all’esempio appena fatto, guardando l’elenco utenti su Matrix ne vedremmo tutti e 407: i quattrocento utenti Matrix, i cinque utenti Telegram ed i due bot. Su Matrix, insomma, la gestione degli utenti é decisamente più “pulita”.

 

CHAT NON SICURA

la comunicazione tramite bridge, al momento, non permette la crittografia del testo inviato e ricevuto e pertanto i messaggi vengono trasmessi in chiaro.

 

STICKER ED EFFETTI SPECIALI

Telegram può inviare sticker a Matrix ma questi non sono visualizzabili dalla versione per smartphone di Riot (nella versione desktop invece si vedono). Al contrario, Riot non può proprio mandare sticker verso Telegram.

 

LOGIN

La procedura che abbiamo eseguito passo-passo ha permesso di creare un portale tra una stanza Matrix ed un gruppo Telegram. Tuttavia il bridge utilizzato, Mautrix, permetterebbe anche di sincronizzare un singolo account Matrix con un singoloaccount Telegram. Questo significa che se un utente Matrix avesse anche un vero e proprio account Telegram (ossia registrato con numero di telefono), grazie al bot tutto ciò che scrivesse su Matrix col suo account Matrix, apparirebbe su Telegram come scritto dal suo account Telegram. In sostanza gli utenti Telegram potrebbero interagire con lui senza mai sapere che in realtà sta scrivendo da Matrix.  In realtà questa funzione é solo parzialmente disponibile nella versione del bridge Mautrix presente su t2bot.io (che, come detto, é una versione semplificata). La procedura di login é possibile ed ha alcuni vantaggi (una volta fatto il login, se si crea un nuovo gruppo su Telegram, il bot ne crea in automatico il gruppo gemello su Matrix; i gruppi a cui ci si unisce su Telegram, appaiono immediatamente anche su Matrix) ma al momento non ci pare funzionare benissimo e quindi lo tratteremo in un post successivo.

 

NOTIFICHE DI LETTURA

Il bridge non trasmette notifiche di lettura tra le due piattaforme. Gli utenti Telegram vedranno le notifiche di lettura degli altri utenti Telegram e gi utenti Matrix vedranno le notifiche di lettura degli altri utenti Matrix.

NOME UTENTE E FOTO PROFILO

Su Matrix l’utente Telegram appare col suo nome utente e con la sua foto profilo. Se su Telegram questi cambiano, cambieranno anche su Matrix (anche se a volte può metterci diversi minuti a ricevere la modifica). Al contrario Telegram vede solo il bot e riporta solo l’account di chi scrive senza mai mostrare la foto profilo.

 

INVIO FOTO, VIDEO, PDF

Per l’invio di foto e video non c’é alcun problema in entrambe le direzioni. I messaggi vocali di Telegram vengono inviati a Matrix ma la versione per smartphone di Riot non é in grado di ascoltarli (la versione per Desktop invece non ha problemi): nella chat di Riot appare un file audio e cliccandoci verrà chiesto con che applicazione aprirla. Un qualsiasi lettore audio, ad esempio VLC, riprodurrà il file senza problemi. Anche per i pdf e file di testo di diversi formati (txt, rtf) non c’é nessun problema.

Un elemento di confusione é dato dal fatto che quando un utente Matrix posta un file, il bot lo su Telegram lo trasmette ma senza dire quale utente Matrix l’abbia postato!

 

CHIAMATE AUDIO E VIDEO

Impossibili perché Telegram non le gestisce.

 

GEOLOCALIZZAZIONE

Telegram può inviare la propria posizione geolocalizzata a Matrix ma questa non la riconoscerà perché Matrix non gestisce dati di geolocalizzazione e quindi mostrerà un messaggio di “invalid attachment” (allegato non valido). Per poter trasmettere dati GPS il modo corretto é possibile utilizzare una applicazione apposita, ad esempio un’app di OpenStreetMaps, e da questa inviare attraverso l’applicazione di comunicazione (sia esso Riot o Telegram) le sole e semplici coordinate GPS in formato testuale.

 

GRUPPI, CANALI ECC.

Il bridge funziona con i gruppi Telegram ma non sui canali né con le “Chat segrete”. In teoria il bot può essere aggiunto a qualsiasi gruppo ma a patto che si abbia il permesso di invitare nuovi membri e bot. In sostanza: se volessimo portare su Matrix dei gruppi Telegram pubblici di cui siamo semplici membri, dovremmo chiedere ai loro admin se vogliono aggiungere i bot e fare il bridging.

 

UN MILIONE DI BRIDGE!!!

Una stanza Matrix può essere sincronizzata con un solo gruppo Telegram. Tuttavia nulla vieta di aggiungere alla stanza altri bridge che la colleghino a piattaforme diverse (beninteso che, come ricordato all’inizio, questa cosa al momento la si può fare solo se si possiede un proprio server Matrix). Oltre al bridge per Telegram si potrebbe aggiungere alla stanza un bridge per Whatsapp, uno per IRC, uno per XMPP ecc. Il risultato é che non solo l’utente Matrix sarebbe in contatto con gli utenti di tutte le altre piattaforme, ma anche gli utenti delle altre piattaforme potranno comunicare fra loro grazie al bridge di Matrix!

Matrix dunque si trova nella situazione di poter fungere da anello di congiunzione ed asse portante fra tutte le piattaforme di comunicazione esistenti: se Luca é su Whatsapp ma Sara é su Telegram, i due ovviamente non possono comunicare tra di loro, ma se un terzo utente li collega entrambi tramite bridging, ecco che anche un utente Whatsapp può comunicare con un utente Telegram!

Lo scenario che si prospetta in una stanza Matrix con diversi bridge attivi é una cosa di questo tipo:

Appare forse adesso più chiaro il modo in cui il protocollo Matrix si prefigge di avere un ruolo assolutamente centrale nel panorama della comunicazione digitale: una sorta di passepartout, un adattatore universale, un centro di smistamento… Insomma: una rete universale che si pone al centro di tutte le altre reti, mettendole in comunicazione fra loro!

Per maggiori informazioni sul bridge Telegram é possibile contattare direttamente l’admin di t2bot.io nella stanza Matrix #help:t2bot.io

 

 

Grazie ad Anna, Anxma, Leodurruti e Maupao per l’aiuto nel testare bridge, stanze ecc.

 

 

 

 

Matrix e Whatsapp: un confronto

di: Ca Gi
23 Aprile 2019 ore 09:45

Una domanda necessaria: perchè, tra tutte le piattaforme di comunicazioni disponibili, qualcuno dovrebbe sceglierne una piuttosto banale, fornita da un’azienda di data mining (ossia raccolta, elaborazione e vendita di informazioni personali) potente e pericolosa come Facebook?

I software di chat esistono da prima che Whatsapp esistesse ed hanno offerto praticamente gli stessi servizi se non addirittura di più, ma quest’ultimo si é imposto grazie a due soli motivi: una fortissima campagna promozionale (già nei primi cinque anni e soprattutto dopo che é stato acquistato da Facebook nel 2014) ed il fatto che fosse utilizzabile immediatamente senza dover creare alcun account, cosa che ne ha permesso l’adozione da parte di chiunque senza dover pensare a cose come nome utente, password, ecc.

Non solo esistono decine di strumenti di chat che offrono infinitamente più sicurezza di Whatsapp e che non diffondono le tue informazioni in modo da poter alterare più efficacemente l’opinione pubblica, ma negli ultimi tempi é stata pure sviluppata Matrix, una piattaforma che presenta caratteristiche notevoli sotto diversi punti di vista e si presta perfettamente a diventare il software di riferimento tra quelli alternativi a Whatsapp.

Ma Matrix non si limita a possedere delle caratteristiche diverse da Whatsapp: é strutturalmente tutta un’altra cosa! La natura stessa della piattaforma Matrix, come si vedrà in questo post, é talmente diversa da Whatsapp, Telegram, Signal, Wire o qualsiasi altra piattaforma commerciale centralizzata da far sì che nessuna di queste potrà mai fornire tutto ciò che Matrix permette (e promette) di fare (e anche NON fare). In questo post vengono descritte per sommi capi proprio queste caratteristiche di Matrix con cui Whatsapp non potrà mai, per sua natura, competere.

 

Software F.L.O.S.S.

 

1. SOFTWARE APERTO E VERIFICABILE

Il software utilizzato dai server Matrix é F.L.O.S.S. ossia aperto, libero e verificabile da chiunque. Qualsiasi persona capace di programmare può verificare ciò che il software Matrix fa, esattamente come un meccanico che può aprire un cofano, vedere il motore, trovarne i difetti, metterci le mani e migliorarlo. Whatsapp al contrario usa software proprietario e ciò che avviene sui suoi server é un segreto industriale.

 

 

 

2. NON VENDE LE MIE INFORMAZIONI PERSONALI

Il software Matrix non monitora tutto quel genere di informazioni che invece vengono registrare da Whatsapp o da piattaforme sociali correlate come Instagram o Facebook: non calcola chi secondo lui potrebbe diventar mio amico/a. Non registra i millisecondi su cui mi soffermo su un’immagine, gli errori di battitura, i like, il tasso di engagement o il tipo di relazione che intercorre tra me ed un altro utente, quale sia il mio lavoro, i luoghi che visito o i miei spostamenti. Sappiamo che non monitora nulla di tutto ciò proprio perché é software F.L.O.S.S. Come vedremo, Matrix manco mi chiede come mi chiamo e non mi obbliga nemmanco a comunicargli tutti i numeri nella mia Rubrica. Inoltre, come vedremo, puoi far sì che non sia in grado di leggere quel che tu scrivi. Il software Matrix, insomma, raccoglie giusto le informazioni tecniche necessarie a funzionare. [*A FINE ARTICOLO C’É UNA NOTA IMPORTANTE SU QUESTO PUNTO!]. Whatsapp é parte di Facebook, il cui modello di business ruota intorno a profilazione degli utenti e commercializzazione dei loro dati a fini di propaganda commerciale e/o politica. La quantità di informazioni che vengono trasmesse ai server di Facebook per essere analizzate é eccezionalmente superiore a ciò che gli utenti medi solitamente concepiscono.

 

 

 

3. POSSO CAMBIARE SERVER

Se creo un account Matrix sul server “A” e poi scoprissi che é inaffidabile, applica delle policy con cui non mi trovo d’accordo o sospettassi che vende informazioni a terzi, posso tranquillamente passare al server “B” senza perdere alcuno dei miei contatti. E’un pò come mollare hotmail o gmail per passare a Protonmail. Whatsapp invece é una bolla chiusa e se esci da Whatsapp perdi tutti i tuoi contatti Whatsapp.

 

 

4. POSSO ADDIRITTURA FARMI IL MIO SERVER MATRIX PERSONALE

Chi ha un server proprio può installarci Matrix ed avere così il proprio server chat personale, un pò come si può avere una mail aziendale, in modo da avere il controllo totale sui propri dati. Non ti fidi di nessun server pubblico che non sia gestito da te? Basta un server da qualche centinaio d’euro per essere totalmente indipendente! Whatsapp é invece utilizzabile solo attraverso i server di Facebook.

 

 

5. POSSO CAMBIARE APP

Attualmente per usare la propria chat Matrix da smartphone si usa quasi esclusivamente l’app Riot.im. Alcuni provider Matrix tuttavia hanno realizzato la propria versione dell’app Riot personalizzandone alcune caratteristiche. Alcuni esempi sono l’app Librem (per i possessori di un device Purism), SMIchat o Tchap (la piattaforma Matrix realizzata dal governo francese per il dialogo interno tra personale amministrativo). Su computer fisso invece oltre ad utilizzare Riot da browser o l’app Riot, si possono già utilizzare Wheechat, o Quaternion, Nheko o Fractal. Applicazioni diverse con caratteristiche, funzioni, vantaggi e svantaggi diversi applicati allo stesso servizio. Un pò come scegliere se usare Thunderbird o Outlook per la propria casella email. Al momento Riot é l’applicazione standard migliore per l’utente comune, essendo le altre più “specialistiche”. Tuttavia nulla impedisce che possano essere realizzate nuove versioni alternative di Riot o app del tutto diverse per utilizzare Matrix. Al contrario per usare Whatsapp sono obbligato ad utilizzare il software ufficiale di Whatsapp che, ovviamente, é sempre software chiuso. Qualche applicazione “alternativa” per Whatsapp esiste, ma data la natura chiusa del software di Whatsapp e la limitatezza delle sue funzioni, queste app alternative non potranno mai offrire granché di diverso rispetto a quella ufficiale.

 

 

6. POSSO AVERE PIÙ ACCOUNT CONTEMPORANEAMENTE

Su Matrix nulla t’impedisce di avere account multipli. Puoi dunque differenziarli, ad esempio usare un account pubblico, uno per pochi intimi ed un’altro solo per lavoro, magari pure registrandoli su server diversi. Al momento attuale la versione per smartphone di Riot.im non supporta ancora gli account multipli, ma si tratta di una funzionalità che si prevede di rendere disponibile a breve. Su browser invece puoi già usare diversi account Matrix contemporaneamente. Whatsapp invece ti obbliga ad avere un unico account legato al tuo telefono ed alla tua persona.

 

 

 

7. POSSO USARLO ANCHE SENZA TELEFONO

Matrix non é legato a doppio filo al tuo telefono, per cui puoi accederci anche se il telefono l’avessi perso o distrutto. In effetti si può benissimo usare Matrix senza nemmeno averlo mai avuto un telefono. No telefono = no Whatsapp.

 

 

 

8. NON SONO OBBLIGATO A DARE IN GIRO IL MIO NUMERO DI TELEFONO PRIVATO

Il fatto che Matrix non sia legato alla tua identità, al tuo device o al tuo telefono fa sì che tu possa avere un account Matrix pubblico senza dover necessariamente comunicare il numero di telefono dello smartphone da cui lo utilizzi. Puoi dunque usare un account Matrix aziendale anche sul telefono privato, oppure fare l’esatto contrario. Puoi continuare ad accedere al tuo account anche se avessi perso o distrutto tutti i tuoi device. É dunque possibile fare conversazioni audio o videochiamate con qualcuno tramite Riot/Matrix senza essere obbligati a fornirgli il proprio numero personale. Whatsapp invece non permette di avere un account scollegato dal proprio numero di telefono.

 

 

 

9. DIALOGO TRA PIATTAFORME

Matrix é pensato per poter interagire con altre piattaforme e seppur si tratti di un qualcosa ancora in via di sviluppo, già é possibile con qualche sforzo chattare tra Matrix, IRC, Slack, Gitter, Discord, Telegram ed altre piattaforme ancora. La cosa non funziona ancora del tutto ma il progetto é quello di permettere ad ogni utente di dialogare con Matrix restando sulla piattaforma che preferisce. Con un pò di sforzo é già possibile un’unica stanza chat in cui possono interagire utenti che stanno su diverse piattaforme: Scrive Marta da Telegram, gli rispondono Sara da Slack e Luigi da Matrix; poi intervengono Anna da IRC e Michele da Rocketchat mentre Nicoletta  posta una domanda da Discord e Bruno le risponde da XMPP e Riccardo fa altrettanto da Mastodon. Una volta reso più immediato e funzionale il dialogo tra Matrix e Mastodon si potrà inoltre avere un’unica, grande meta-rete federata in cui decine di piattaforme social potranno dialogare tra loro e con Matrix. Seguono invece una filosofia del tutto opposta sia Whatsapp che tutti i software di comunicazione commerciali, che tendono a far di tutto perché tu non utilizzi software diverso dal proprio.

 

 

10. POSSO USARE MATRIX… SENZA AVERE MATRIX

É una conseguenza del punto precedente: il fatto che Matrix dialoghi con altre piattaforme fa sì che, ad esempio, io possa accedere ad una chat Matrix ed interagire con i suoi membri utilizzando le App per IRC, XMPP, Telegram, Discord ecc. Volendo é possibile anche far interagire Matrix con l’email e gli sms. Di conseguenza tutto il “parco macchine” delle piattaforme che dialogano con Matrix (i diversi client/app, ecc) possono essere utilizzati per interagire con utenti Matrix. Non é cosa da poco! Hai una email? Puoi comunicare con Matrix. Hai un account XMPP? Puoi comunicare con Matrix. Sul telefono hai un’app per IRC? Puoi comunicare con Matrix! É pure possibile creare stanze Matrix pubbliche leggibili online da chi non utilizza nemmeno una sola delle piattaforme che interagiscono con Matrix. Come detto sopra, invece, Whatsapp non fa che obbligare gli utenti a legarsi ai propri servizi e solo a quelli.

 

 

 

La stanza resta viva fintanto che almeno un server attivo ne ospiti una copia su di sé.

11. FUNZIONA SEMPRE

Essendo Matrix una rete decentralizzata di server indipendenti e non un’unica piattaforma centralizzata, se il server a cui mi appoggio avesse dei problemi io potrei accedere alla chat semplicemente scegliendo un server diverso. Perché ciò sia possibile é necessaria una minima accortezza da parte di almeno un utente della chat ma é piuttosto banale e realizzabile da chiunque. Il fatto é che il contenuto é slegato dal singolo server e può dunque essere replicato all’infinito, rimanendo eterno. Quando c’é un #WhatsAppDown invece non puoi far altro che aspettare che venga ripristinato. Se Whatsapp avesse un problema al server e perdesse i tuoi dati, non avresti modo di recuperarli.

 

 

12. POSSO CRIPTARE I MIEI MESSAGGI PER DAVVERO

Con Matrix posso criptare i miei messaggi in modo tale che siano leggibili solo da me e dalla persona con cui mi scrivo, usando un sistema di cifratura End-to-End molto potente ed efficace che scavalca lo stesso server ospitante. I software commerciali invece di solito non permettono una vera cifratura e quando lo fanno… considerano sé stessi come destinatari, perché devono leggere quel che scrivi, a chi ecc.

 

13. NESSUNA PUBBLICITA’

Per come é stata realizzata, Matrix é una piattaforma del tutto inadatta all’uso pubblicitario. Questo a causa della sua struttura decentrata, della mancata raccolta di informazioni sugli utenti, del software aperto e delle capacità di cifratura. Se invece Facebook decidesse di introdurre pubblicità in Whatsapp, i suoi utenti non potrebbero far altro che subirla.

 

 

14. IMPOSTAZIONI DETTAGLIATE

Accedendo a Matrix da un client desktop si ha modo di impostare tutta una serie di settaggi e preferenze molto minuziose. É ad esempio possibile far si che un certo membro della stanza possa solo leggere senza intervenire o nominare diversi “amministratori” ma con livelli di potere e compiti assai differenziati fra loro. Si possono aggiungere Widget alle stanze, bot ed altre funzioni. Matrix dunque può essere personalizzato in modo molto specifico. Whatsapp invece, puntando ad un utilizzo ipersemplificato, ingabbia l’utente in una serie assai limitata di opzioni.

 

 

 

15. NON SONO OBBLIGATO A FORNIRE LA MIA IDENTITÀ

Quando crei un account Matrix non c’é alcun obbligo a collegarlo al proprio nome, alla propria email o al proprio numero di telefono. Gli account Whatsapp invece sono legati a dei numeri di telefono. Siccome quando ti iscrivi a Whatsapp gli consegni tutta la tua rubrica, Facebook sa con che nome, cognome e soprannome hanno registrato in rubrica il tuo numero i tuoi conoscenti ed essendo tutto integrato nei database di Facebook la tua identità gli é nota anche se tu non gliel’hai mai fornita direttamente. In sostanza: se sei su Whatsapp regali a Facebook informazioni non solo su di te, ma anche sui contatti che hai salvato.

 

 

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16. ESTENSIONI, MODIFICHE, MIGLIORAMENTI

Essendo software F.L.O.S.S. qualsiasi programmatore può facilmente sviluppare estensioni, strumenti aggiuntivi, bot, modifiche e miglioramenti alle app esistenti. Questo fa si che attorno a Matrix si sviluppi un intero ecosistema con numerosi elementi aggiuntivi capaci di personalizzare ulteriormente la chat alle tue esigenze. Già esistono dei widget capaci di inserire in una stanza matrix funzionalità di Wikipedia, pad di scrittura collaborativa, grafici, immagini stock, feed RSS e non é difficile immaginare per il futuro personalizzazioni di skin, applicazioni per backup selettivi, bot di ogni genere, traduttori automatici. Anche attorno a Whatsapp in effetti si é sviluppato un ecosistema di applicazioni di supporto, ma data la natura chiusa del software usato e la non-volontà di Facebook di cedere troppo facilmente le informazioni che ha raccolto sui suoi utenti, le app aggiuntive sono ben poca cosa: perlopiù addon di gif e sticker.

 

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NOTA FINALE: POCHISSIMI CAPISCONO DAVVERO LE IMPLICAZIONI DEL NON CEDERE I PROPRI DATI PERSONALI

Quando si parla di privacy e vendita di dati, di solito il pensiero comune va a due soli scenari: la commercializzazione pubblicitaria e l’indagine poliziesca mirata su di sé. Nel primo caso viene ritenuta tuttalpiù un fastidio mentre la seconda, dato i sempre più onnipresenti dispositivi di monitoraggio e controllo, viene ritenuta come scontatamente inevitabile.

In realtà sfugge che gli utilizzi dei propri dati personali sono molto più variegati di questi due scenari estremi. Estremi perché il primo rappresenta il grado minimo mentre il secondo il grado massimo di utilizzo dati personali, tralasciando la profilazione politica a fini propagandistici.

Facebook, Google, Youtube ed Instagram ad esempio insistono nel mostrarti con più frequenza certi profili, certe notizie, certi video e lo fanno in modo nient’affatto casuale. Se la profilazione social su di te ha mostrato paura o debolezza emotiva verso certi tipi di notizie, questo dato può essere usato da chi vuole propagandare determinate politiche affinché tu, e solo tu tra tutta la tua cerchia di amici, legga un certo tipo di articoli.

Se utilizzi le piattaforme sociali commerciali sappi che quel che ti passa davanti agli occhi é stato personalizzato su di te, per colpirti maggiormente e “venderti” meglio una certa idea da parte di chi ha comprato i servizi di profilazione. E ciò é possibile perché sei proprio tu a fornire informazioni utili a profilarti e targhetizzarti meglio.

Sei un pò razzista? Facebook può essere usato (e viene usato!) per consolidare il tuo razzismo. Sei più moderato? Facebook é in grado di selezionare un mix di fonti ambigue per alimentare dubbi sugli stranieri e virare i tuoi riferimenti sempre più a destra attraverso una selezione mirata di post adatti a colpire le tue paure più accentuate.

Sei sensibile alle violenze sugli animali? Ti verranno messi sotto gli occhi diversi articoli con stranieri che fanno male ad animali. Hai paura delle malattie? Vedrai post sui migranti che portano la peste medievale.

Sei sgrammaticato e non metti alcun like a fonti culturali? Vuol dire che hai una bassa istruzione e nella tue Timeline verranno fatti scorrere contenuti falsi ma dal linguaggio semplice.

Hai una preparazione scolastica media-buona ma non sei quel che si chiama un “divoratore di libri”? Ti piacciono il calcio ed i film di supereroi? Non vedrai molti post ignoranti ma invece tanta roba giustificazionista e qualunquista del tipo “eh, ma in fondo Salvini non ha tutti i torti”.

I noti avvenimenti di Facebook nello scandalo Cambrydge Analytica; l’influenza di Facebook nella Brexit e nell’elezione di Trump hanno reso evidente che le campagne politiche mirate e targhetizzate al singolo utente sono una realtà molto più pervasiva e difficile da monitorare di quanto il grosso della popolazione sospetti. Il ruolo di Facebook nella Brexit, per esempio, é stato tutt’altro che secondario e questo é stato possibile perché chi ha voluto diffondere sul social network delle informazioni false l’ha potuto fare in modo estremamente mirato.

“Se uno vuole monitorarti può farlo anche su Matrix”. A parte il fatto che non é affatto così immediato come spiare un profilo Facebook (basta che la persona su cui indagare abbia un account segreto diverso da quello conosciuto e delle stanze matrix criptate per rendere quasi impossibile ogni ricerca); quel che va ribadito é che nell’utilizzare una piattaforma libera non si cerca solo e soltanto uno strumento di comunicazione sicura, ma anche uno strumento che permetta all’utente di non alimentare quei meccanismi che influenzano con più efficienza l’utente stesso.

Basta fare un breve esperimento ed osservare come grazie all’utilizzo di reti sociali libere, metamotori di ricerca indipendenti, ed un paio d’accortezze nel browser come l’utilizzo di alcuni Ad-Blocker e plugin, fa sì che la propria esperienza online ed i contenuti-fuffa propagandistici possano ridursi drasticamente.

Nel momento in cui Facebook e Google non sanno più chi sei e cosa pensare di te, non sono più in grado di personalizzare il loro contenuto e la qualità dell’informazione a cui sei esposto aumenta molto velocemente.

Detto in altro modo:

 

Più sono le informazioni personali che fornisci ai big del data mining, più sono le chiavi che gli consegni affinché possano modificare la tua percezione del mondo.

 

 

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VUOI SAPERNE DI PIÙ?

Se l’articolo ha attirato la tua curiosità, é possibile saperne maggiormente leggendo anche altri articoli di questo blog:

Cos’é Matrix. (Il post espone in dettaglio cos’é la piattaforma Matrix e la sua enorme differenza da tutte le altre piattaforme di comunicazione esistenti)

Matrix – Chattare anche se il server é esploso. (Le chat Matrix non sono necessariamente legate ad un solo server e quindi se anche uno smettesse di funzionare… basta usarne un’altro senza perdere contatti e messaggi)

Matrix bridge: connettersi a tutti i social da una sola App. (Sono in via di sviluppo dei bridge Matrix che permettono di avere un’unica chat in cui può dialogare contemporaneamente gente da Matrix, Telegram, IRC ed  altre piattaforme ancora)

Primi passi con Riot/Matrix. (Una semplice guida passo-passo su come creare un account Matrix da Riot ed iniziare ad usarlo)

 

 

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VUOI GIÀ CREARTI UN ACCOUNT MATRIX?

Per creare un account Matrix é necessario scegliere un server Matrix pubblico (o crearsene uno proprio, ma in quel caso si presume tu ne capisca già di informatica/programmazione/sistemistica).

Scegliere il server Matrix é come scegliere se farsi l’email su Gmail, Hotmail o Protonmail: son tutti più o meno simili ma hanno a loro volta delle caratteristiche un pò diverse.

Il server più utilizzato é matrix.org, che é quello dei creatori originali della piattaforma Matrix. Tuttavia é preferibile che gli utenti non si appoggino tutti solo e soltanto su quell’unico, grosso server perché se questo avvenisse, verrebbe meno proprio il senso della decentralizzazione della rete.

Alcuni server che possono essere utilizzati sono i seguenti:

 

LUSSEMBURGO (Admin e molti utenti sono italiani)
https://riot.opencloud.lu

FINLANDIA
https://chat.feneas.org/
GERMANIA
https://riot.privacytools.io
https://chat.tchncs.de/
https://riot.allmende.io

FRANCIA
https://riot.tedomum.net/
https://riot.tcit.fr
OLANDA
https://webchat.weho.st
https://chat.disroot.org
AUSTRALIA
https://perthchat.org/

 

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Matrix – Chattare anche se il server é esploso

di: Ca Gi
12 Aprile 2019 ore 19:32

 

La struttura decentrata del protocollo Matrix permette di creare delle chat virtualmente eterne, capaci di essere utilizzabili anche se il server é sotto attacco hacker, va offline o viene fatto esplodere in mille pezzi con una bomba termonucleare!

RETE DECENTRALIZZATA

Innanzitutto va ricordato che Matrix é una piattaforma decentralizzata (o, se si preferisce, “federata”). Ciò significa che non esiste UN server Matrix ufficiale come sulle piattaforme centralizzate tipo Twitter o Whatsapp ma ci sono diversi server che interagiscono fra loro (un po come l’email: non ci si “iscrive all’email”, ma si crea un account su ProtonMail o Gmail o Hotmail o al server di posta della propria azienda/scuola ben sapendo che da ognuno di questi si può ricevere ed inviare messaggi agli altri).

I server Matrix sono diversi ed interagiscono tutti fra di loro, andando a formare un’unica grande rete

Sono già diversi i server Matrix attivi. Alcuni hanno una certa dimensione e sono gestiti da un ente, un’associazione o un’azienda commerciale mentre altri sono molto piccoli, essendo praticamente dei server casalinghi pensati per essere usati tra un ristretto numero di persone. Alcuni sono aperti al pubblico, ossia é possibile registrarcisi (così come ci si registra a Gmail per l’email), mentre altri sono privati (come il server di posta della tua azienda). Il più noto server Matrix attualmente é matrix.org, ossia quello dei creatori originari di Matrix. Una lista incompleta di server Matrix pubblici é disponibile qui.

 

SU MATRIX, TUTTO E’ UNA “STANZA”

Matrix organizza tutto in stanze: quelli che su Whatsapp sono chiamati gruppi e su IRC son chiamati canali, su Matrix vengono chiamate stanze, con la particolarità che su Matrix… tutto é una stanza!

Quando Tizio chatta direttamente con Caio ed in quella discussione non c’é e non può entrare nessun altro, semplicemente Tizio e Caio stanno in una stanza con due soli utenti! Questa, quindi, può essere amministrata e gestita allo stesso modo di una stanza con migliaia di utenti diversi, assegnando regole, ruoli, permessi speciali ecc.

 

LE STANZE MATRIX SONO UBIQUE

Se si crea una stanza in cui interagiscono solo utenti registrati sullo stesso server, quella stanza materialmente si troverà solamente su quel server. Questa é la situazione che si verifica su OGNI piattaforma centralizzata: un gruppo Whatsapp si trova materialmente sui server Whatsapp così come i suoi utenti. I gruppi Facebook pure.

Osserviamo il disegno qui sotto e facciamo un paragone: é come se matrix.blu fosse Whatsapp e matrix.giallo fosse Telegram. Tra i due non v’é alcun contatto e se uno dei due avesse un problema, l’altro, essendo una piattaforma del tutto diversa, avrebbe gruppi diversi, utenti diversi ecc.

Due utenti, entrambi registrati su matrix.blu, interagiscono fra loro in una stanza

 

Ma con Matrix le cose funzionano diversamente ed i diversi server, parlando la stessa lingua (il protocollo Matrix), sono fatti proprio per interagire fra loro! Alla stanza che abbiamo creato può dunque partecipare anche un utente che é registrato su un server diverso. Quando ciò avviene, la stanza viene di fatto clonata su quest’altro server. Ciò significa che di quella stanza ci saranno due copie identiche costantemente sincronizzate fra loro.

Due utenti di matrix.giallo vengono invitati nella stanza dagli utenti di matrix.blu. Materialmente, il server matrix.giallo clona su di sé la stanza e la sincronizza con quella su matrix.blu.

 

[Per una spiegazione più dettagliata di come avviene la trasmissione dei dati tra server diversi, c’é la chiara animazione (in inglese) in questa pagina di matrix.org. Basta premere su NEXT perché la spiegazione avanzi mostrando passo-passo cosa avviene quando si spedisce un messaggio, una risposta, ecc…]

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Nel momento in cui il proprio server fosse irraggiungibile, i suoi utenti non avrebbero alcun modo né di accedere alla stanza né di recuperare i messaggi scritti in precedenza, così come non potrebbero interagire fra loro. Tuttavia la stanza continuerebbe ad essere raggiungibile e funzionante sull’altro server (come dire: se Whatsapp non funziona, il tuo gruppo é comunque accessibile da Telegram).

Il server matrix.blu ha un problema e la stanza é inaccessibile ai suoi utenti. Resta però accessibile agli utenti di matrix.giallo.

 

Basterà dunque accedere (temporaneamente o definitivamente che sia) al server ancora funzionante per recuperare stanze, messaggi, media e contatti inaccessibili dal server su cui si era inizialmente.

Iscrivendosi al server matrix.giallo, gli (ex)utenti di matrix.blu ritrovano la stanza, i messaggi ed i contatti ormai irraggiungibili dal (defunto? hackerato?) matrix.blu.

 

STANZE UBIQUE = VIRTUALMENTE INDISTRUTTIBILI

Se Mastodon, Whatsapp, Facebook o Twitter sono irraggiungibili non c’é nulla da fare: bisognerà aspettare che tornino utilizzabili e nel frattempo spostarsi su piattaforme diverse… a lamentarsi che la piattaforma é irraggiungibile! Al contrario, su Matrix, il contenuto può essere ubiquo e sopravvivare anche alla caduta del server su cui é stato realizzato. Metti caso che in una stanza vi siano 60 utenti di matrix.blu ed 1 di matrix.giallo. Ebbene, quell’unico utente, solo per il fatto di essere registrato su un server diverso, svolge un ruolo importantissimo, permettendo ai contenuti dei 60 utenti di matrix.blu, di avere una copia di sicurezza anche su matrix.giallo. Appare chiaro che più é differenziato il numero di server da cui si accede ad una stanza, più questa ha probabilità di sopravvivere ad eventuali inefficienze di uno dei suoi server. Si tratta dunque di una struttura estremamente resiliente.

La stanza resta viva fintanto che almeno un server attivo ne ospiti una copia su di sé.

 

Su Matrix esistono stanze molto grandi, cui partecipano diverse centinaia o migliaia di utenti e queste solitamente hanno diverse decine di indirizzi locali diversi (cosa siano gli indirizzi locali lo vediamo tra un attimo). Anche se si accedesse su un server Matrix che non ha alcuna copia locale di una stanza (nell’immagine qui sopra: uno dei due server in cui non c’é la stanza) conoscendone gli indirizzi é comunque sempre possibile entrarci. Dunque non é indispensabile registrarsi proprio su uno dei server in cui c’é una copia della stanza, ma ci si potrà accedere da un qualsiasi server Matrix!

Le stanze Matrix, dunque, possono essere quasi condiserate una sorta di portale di comunicazione fra più mondi/server, trovandosi contemporaneamente su ognuno di questi.

 

Parte degli indirizzi locali di MatrixHQ, una delle più grosse stanze della rete Matrix

Questo concetto, inoltre, é espandibile in qualche modo anche ai bridge di Matrix. Un server Matrix, difatti, può sincronizzare le proprie stanze non solo con altri server Matrix, ma addirittura con altre piattaforme (Telegram, IRC, Whatsapp, Slack e molte altre ancora). Qui la cosa in realtà é un pò più complicata e cambia molto sia da piattaforma a piattaforma che da bridge a bridge. Risulta tutto più chiaro leggendo l’articolo appena linkato, ma in soldoni la faccenda può esser spiegata così: i server Matrix, tra di loro, fanno una copia esatta della stanza, ma quando si collega Matrix ad una piattaforma diversa, vuoi per le caratteristiche della piattaforma, vuoi per il modo in cui questo collegamento viene gestito, le versioni delle stanze che stanno su queste piattaforme non sono sempre una copia esatta di quella che si vede su Matrix. Per esempio: collegando una stanza Matrix ad una piattaforma social che permette messaggi di al massimo 500 caratteri, tutti i messaggi più lunghi verrebbero trattati in modo particolare, ad esempio con dei link al server Matrix da cui si erano generati (server che, potrebbe non esserci più).

 

MIRRORING

Una pratica di sicurezza può ad esempio essere quella di creare per sé un secondo account su un server Matrix diverso da quello solitamente utilizzato esplicitamente con lo scopo di generare una copia “di backup” delle proprie stanze più importanti. Questo secondo account potrebbe essere fatto entrare in quelle stanze cui si vuol esser certi di poter accedere sempre e comunque, magari concedendo a tale nuovo utente i permessi di amministratore, in modo tale da avere più possibilità di accedere e gestire la stanza, avendo cura di farvi accedere anche gli altri membri con degli account di riserva.

La pratica di clonare la stanza su più server si chiama mirroring (ovvero “specchiare”). La procedura per effettuarlo é abbastanza semplice, ma può cambiare a seconda del modo in cui si accede a Matrix, del software e device usato.

 

TUTORIAL

Il seguente tutorial é pensato per chi accede a Matrix utilizzando Riot da browser e presupponendo il seguente scenario: ho già un account sul server A su cui v’é una stanza privata (accessibile solo ai membri) che vorrei mirrorare per sicurezza. Prima di cominciare può essere utile ripassare la breve guida sui primi passi con Matrix / Riot.

 

1. ASSEGNARE UN INDIRIZZO ALLA STANZA

Alla stanza va innanzitutto assegnato un indirizzo locale che dovrà seguire questo formato: #nomestanza:nomeserver e va fatto nelle impostazioni della stanza stessa.

 

2. CREARE UN ACCOUNT SU ALTRO SERVER

Bisogna dunque scegliere un server Matrix diverso da quello che si usa abitualmente (ad esempio uno tra quelli in questa lista) e creare un nuovo account. Sul browser é possibile aprire due schede distinte loggandosi contemporaneamente ai due diversi server (che é un pò come avere due diversi profili Facebook aperti contemporaneamente).

 

3. INVITARE IL NUOVO ACCOUNT NELLA STANZA

A questo punto si torna all’account principale, si entra nella stanza in questione e si invita il nuovo account. Volendo, una volta inviato l’invito, si può già selezionare il nome dalla lista degli invitati e da lì impostarlo come amministratore della stanza.

 

 

4. ACCETTARE L’INVITO

Tornare quindi al nuovo account e da qui accettare l’invito alla stanza:

 

5. AGGIUNGERE UN SECONDO INDIRIZZO ALLA STANZA

A questo punto bisogna ripetere il primo punto, aggiungendo un nuovo indirizzo alla stanza, sempre con lo stesso formato #nomestanza:nomeserver

In questo modo la stanza si troverà ad avere due indirizzi (volendo anche più di due: non c’é un limite agli indirizzi assegnabili):

#nomestanza:nomeserver1

#nomestanza:nomeserver2

In realtà ogni server assegna già in automatico l’indirizzo alla stanza, ma si tratta di una stringa tipo !isobjBnFgqYHjqJMF1b:nomeserver. Quello é il vero indirizzo della stanza ma ovviamente é abbastanza ingestibile perché… vattelo a ricordare! Gli indirizzi inseriti nel punto 1 e 5 sono in realtà degli alias, ossia degli indirizzi “virtuali” che poi il server penserà a collegare a quello vero che gli ha assegnato. Creare gli alias servirà più avanti per gestire con più facilità la stanza e permettere ad altri di chiedere d’entrarci.

Fatto! Adesso la stanza é presente e sincronizzata su entrambi i server!

A questo punto, anche cascasse il server usato di solito, é comunque possibile chattare nella stanza accedendo con il nuovo account. Se anche gli altri utenti creassero un account di riserva, l’eventuale lavoro di gruppo svolto in una stanza potrebbe continuare anche nel caso di guasti, hackeraggi… o bombardamenti nucleari! 😉

 

[NB: la natura delle stanze, svincolata dai server ma anche dagli account utente, può avere anche un altro tipo di utilizzo: un utente che perdesse le credenziali del proprio account, potrebbe essere re-invitato in una stanza/conversazione con un account differente, senza perdere tutti i propri vecchi messaggi]

PS: Se però, si preferisse avere una stanza su un solo server ed impedire che vi accedano utenti registrati su server differenti, evitando così che la propria stanza venga clonata altrove, é sempre possibile creare stanze “non federate”. In questo modo le stanze non federate su matrix.blu saranno accessibili solo agli utenti di matrix.blu, e le stanze non federate di matrix.giallo saranno accessibili solo dagli utenti di matrix.giallo.

Google ti guarda (ma ci sono alternative)

di: Ca Gi
9 Aprile 2019 ore 20:51

Google é indiscutibilmente il principale motore di ricerca online, tanto che l’atto di cercare qualcosa sul web viene espresso col suo nome (“non sai nulla di questo argomento? Googolalo!”).

Uno dei motivi del successo di Google é che si tratta di un ottimo motore di ricerca, effettivamente capace di trovare quel che cerchi nella stragrande maggioranza dei casi.

D’altro canto Google é anche un’azienda imponente e ramificata che vive di raccolta e vendita dati, che si ricorda cos’hai cercato, quando e quante volte e che collega queste informazioni ad altre che ha raccolto su di te attraverso una miriade di servizi che affiancano quello di ricerca web. E questo é un grosso problema! Un grosso problema che é sotto gli occhi di chiunque ma che al tempo stesso viene raramente affrontato.

Ciò che é poco noto, invece, é che la maggior parte dei suoi servizi può benissimo esser sostituita con altri meno invasivi, compreso il motore di ricerca.

 

Google é utilizzato per oltre il 90% delle ricerche online

Sostituire il motore di ricerca di Google é certamente un passo importante per arginare il pericolo di avere un’unica azienda a controllo di tutti i dati che forniamo ogni volta che facciamo una ricerca online. Dati che vengono spiati, raccolti, classificati e venduti.

Oltre a Google difatti esistono diversi motori di ricerca validi. Parte di questi in realtà sono assai specifici ed utilizzabili solo per ricerche assai specifiche (ad esempio TinEye per il reverse search di immagini), ma la maggior parte consente di fare ricerche generiche e funziona in modo molto simile Google.

Per proseguire é però necessario comprendere alcuni concetti base su cui si poggia un motore di ricerca. Uno dei componenti base di un motore é il suo CRAWLER (può essere reso con “ispezionatore”), ossia un programma che naviga in automatico nel web, saltando di link in link e registrando nei database del motore di ricerca ogni parola, immagine, file che trova (creando quella che viene chiamata “copia CACHE”). Una volta che il crawler ha scoperto e registrato i contenuti, il motore di ricerca classifica ogni contenuto attraverso un proprio ALGORITMO.

Un buon crawler idealmente trova il 100% dei contenuti di un sito ed un buon algoritmo é in grado di classificare come si deve ogni contenuto. Al contrario un cattivo crawler potrebbe non scoprire mai l’esistenza del tuo sito o scoprirne solo una parte ed un cattivo algoritmo, quando cerchi informazioni su “spaghetti” potrebbe mettere nei primi risultati pagine che non parlano della pastasciutta ma i post di un tizio che si firma “Mr. Spaghetti” (chi si ricorda i primi motori di ricerca degli anni ’90 conosce bene questo tipo di situazioni). Ogni motore di ricerca usa un proprio crawler ed un proprio algoritmo, diversi da quelli degli altri motori.

Non va poi sottovalutato l’intervento umano: é per scelta degli amministratori di Google ad esempio che certi siti compaiono sempre in testa ai risultati (come Wikipedia quando si cerca il nome di una persona nota o Booking quando si cercano località turistiche). É sempre per una scelta voluta che i suggerimenti di ricerca di Google non contengano mai termini volgari o riferimenti a contenuti per adulti.

 

PRINCIPALI DIFFERENZE CON GOOGLE

Chi utilizza per la prima volta un motore di ricerca diverso dal onnipresente Google non può non notare che questi restituiscono risultati diversi.

SERP DIFFERENTI: Ognuno di questi motori genera per ogni ricerca dei risultati un pò diversi (tecnicamente S.E.R.P.: Search Engine Results Page): quello che per Google é il primo risultato, per un altro motore di ricerca può essere il decimo. Questo può dipendere da principalmente dal crawler e dall’algoritmo usati.

IMMAGINI, NEWS ECC: Molti motori di ricerca sono focalizzati sulla ricerca di pagine web e dunque peccano dal lato di ricerca news e immagini

RICERCA AVANZATA: Google offre diversi strumenti di ricerca avanzata che spesso mancano agli altri motori di ricerca, per esempio Google Trends o la possibilità di visionare la pagina cache.

Un paio di motori di ricerca alternativi a Google sono ad esempio:

 

DuckDuckGo

É più o meno riconosciuto come il principale motore alternativo a Google. I risultati di ricerca sono ottimi, anche per la ricerca immagini, ma pecca riguardo alle news. L’azienda proprietaria, statunitense, si pubblicizza come molto focalizzata su privacy e sicurezza e parte del software é open source. Si finanzia pubblicando inserzioni pubblicitarie e tramite affiliazioni.

 

Qwant

Motore di ricerca realizzato in Francia. Anch’esso si promuove come fortemente incentrato sulla privacy degli utenti. I risultati sono molto buoni anche per quanto riguarda immagini e news. Si finanzia in parte ricevendo commissioni da alcuni grossi portali a cui indirizza il traffico e in parte tramite finanziamenti pubblici.

L’elenco completo sarebbe lunghissimo e includerebbe Bing, Yahoo, Lycos, WebCrawler e molti altri (un elenco dettagliato é disponibile in questa pagina Wikipedia). Quel che però appare già evidente é un che motore di ricerca per esistere ha necessità di molti fondi per poter reggere economicamente (basta solo vedere le dimensioni delle serverfarm di Google per rendersi conto dei costi spaventosi che genera) e ciò causa immancabilmente una situazione da gatto che si morde la coda, con i motori di ricerca che alterano i propri risultati per favorire gli sponsor e vendono i dati di navigazione dei propri utenti (data mining) per poter garantire a quegli stessi utenti un servizio costante e sempre aggiornato.

Inoltre ognuno di questi motori di ricerca appartiene sempre ad una sola azienda, la quale si trova dunque sempre in condizione di poter manipolare i risultati. Insomma, non se ne esce fuori: per quanto possano esser buone le intenzioni e le persone che li gestiscono, i comuni motori di ricerca sono strutturati in modo tale da lasciare in mano ai loro gestori un potere considerevole nei confronti degli utenti. Come se ne esce?

 

METAMOTORI DI RICERCA

Una prima soluzione é quella di usare un metamotore di ricerca, ossia un motore che non si sbatte a ispezionare il web e classificarne i contenuti (ergo: non fa crawling), ma trasmette la tua ricerca a motori di ricerca veri e propri e ne assembla i risultati. Si tratta, in poche parole, di un “motore di motori di ricerca”.

Un metamotore di ricerca non fa altro che assemblare i risultati di altri motori di ricerca.

 

Se cerchi “spaghetti” su un metamotore di ricerca (ad esempio SearX), questo cercherà “spaghetti” su dei motori di ricerca veri e propri, come Google, DuckDuckGo e Qwant, e poi restituirà una S.E.R.P. ottenuta assemblando quello che i motori han trovato.

In questo modo, per capirci, tutti gli utenti che utilizzano il metamotore di ricerca, verranno intesi da Google come un unico, gigantesco utente che fa un numero talmente elevato e variegato di ricerche da divenir inclassificabile. Il metamotore di ricerca, tuttavia, potrebbe sempre tener traccia di quel che fai tu. É già qualcosa.

 

MOTORI COLLABORATIVI (P2P ETC.)

Una seconda soluzione é quella di utilizzare una soluzione collaborativa tra server e/o utenti diversi in modo da formare assieme un grande motore di ricerca. Qui incontriamo nuovamente il concetto di reti decentralizzate e distribuite già descritte nei post sul Fediverso e su Mastodon.

 

Riassumendo: una rete centralizzata (A) é come Google, in cui tutti gli utenti si rivolgono idealmente ad un unico server chiamato Google che detiene il totale controllo dei dati. Una rete decentralizzata (B) é formata da più server che collaborano fra loro, dando la possibilità ad ogni utente può scegliere a quale server connettersi (il quale può avere delle peculiarità diverse rispetto agli altri) e da qui può interagire con gli altri server della rete. Una rete distribuita (C) invece, é una rete in cui ogni singolo utente funge da server di sé stesso e, in maniera del tutto indipendente, può connettersi ad altri utenti con cui interagire.

Come si traducono questi tipi di rete con i motori di ricerca? Prendiamo ad esempio una rete decentrata ed immaginiamoci l’esistenza di diversi server, su ognuno dei quali é stato installato lo stesso software di motore di ricerca. Ognuno di questi server ha il suo crawler che ispeziona il web e si crea il proprio database con le informazioni sulla porzione di Internet che ha ispezionato (“porzione” perché si parte dal presupposto che ognuno di questi server sia di per sé troppo piccolo perché possa ispezionarlo tutto). Ognuno di essi é un piccolo motore di ricerca che magari conosce perfettamente una certa parte del web (ad esempio, solo i siti in italiano). Ma qui viene il bello: in una rete decentralizzata diversi server possono interagire fra loro, in modo tale che, messi assieme, formino una sorta di mega-motore di ricerca diffuso su scala globale.

Qui la cosa si può già fare molto interessante: i diversi server potrebbero sì condividere e scambiarsi informazioni andando a formare assieme un unico database comune da cui attingere informazioni e tuttavia essere personalizzati per presentare S.E.R.P. personalizzate. Potresti dunque scegliere di fare la stessa ricerca su diversi server specializzati in modo differente. Per esempio, un certo server potrebbe essere impostato per mostrare solamente contenuti adatti ai bambini, un altro potrebbe dare la precedenza ai contenuti più nuovi e un altro ancora potrebbe organizzare i risultati escludendo fonti ritenute inattendibili.

Oltre a tale personalizzazione dei risultati, i server potrebbero scambiarsi anche diverse informazioni tecniche aiutandosi vicendevolmente a mappare meglio porzioni di web e classificarne i contenuti.

A questo punto é facile capire che una rete distribuita funzionarebbe allo stesso modo, ma in questo caso non sarebbero solo i diversi server a partecipare a questo lavoro collaborativo, ma pure i singoli computer dei singoli utenti. Per capirci: su ogni computer si avrebbe installato del software che si occupa di ispezionare il web comunicando al database diffuso quel che ha scoperto ed archiviando una porzione di esso sul proprio disco fisso. Ogni utente inoltre potrebbe personalizzare a proprio piacimento personale il modo ed ordine in cui comparirebbero i risultati di ricerca.

 

SearX é un metamotore di ricerca open source. Il suo software é liberamente scaricabile, modificabile ed installabile da chiunque sul proprio computer o su un server che può esser anche reso pubblico. In effetti sono già oltre un centinaio i server SearX pubblici noti e molti di questi presentano delle caratteristiche proprie. É un pò come dire che ci sono cento versioni diverse di Google. SearX non é un motore collaborativo e quindi ogni singola macchina con installato SearX funziona in maniera del tutto scollegata dalle altre.

Tra i tanti server SearX pubblici, possiamo ad esempio osservare e fare un paragone tra https://search.disroot.org/, ovvero la versione di SearX installata sui server dell’organizzazione Disroot, e https://framabee.org/, la versione di SearX installata sui server dell’associazione FramaSoft. Oltre alle diversa veste grafica, basta fare una semplice prova per osservare quanto cambino i risultati (PS: search.disroot é impostata decisamente meglio).

 

 

Inoltre SearX permette ad ogni utente di personalizzare diversi fattori, anche molto tecnici. Ad esempio é possibile selezionare su quali motori di ricerca deve basarsi SearX, differenziandoli a seconda che si tratti di ricerche generali, di immagini, news, o documenti. Si possono impostare diverse preferenze riguardanti il tracciamento e la modalità di organizzazione dei risultati. Ogni server SearX dunque fornisce risultati diversi a seconda di come é stato impostato e può permettere un certo grado di personalizzazione all’utente. Una caratteristica interessante di SearX é che utilizza come cache i salvataggi pagina su archive.org.

Per quanto riguarda la qualità dei risultati, dunque, molto dipende dal server SearX scelto. La S.E.R.P. principale di https://search.disroot.org/ non é affatto male, tranne che per immagini e notizie, ma questo sembra essere una mancanza dello stesso software SearX e non una caratteristica del server specifico. Oltre alla minor qualità dei risultati su immagini e news mancano diverse comode funzioni presenti in Google: non c’é la ricerca per colore e non é presente alcun aggregatore di notizie.

 

 

Yacy invece é un motore di ricerca distribuito e collaborativo basato su P2P. Si tratta di un progetto molto piccolo e, allo stato attuale, troppo complesso per poter esser davvero proposto come alternativa ai più comuni motori di ricerca disponibili online. A livello di usabilità risulta ancora abbastanza macchinoso, in quanto sono più le occasioni in cui non restituisce alcun risultato di quelle in cui trova qualcosa, come é possibile verificare in questa pagina demo.

Tuttavia va segnalato anche a chi non é interessato ad uno strumento ancora in via di sviluppo perché già allo stato attuale permette di far capire come funziona una rete collaborativa che costruisce assieme un database comune distribuito.

Ipoteticamente, una rete distribuita é quasi indistruttibile: in uno scenario in cui tutti i computer del pianeta facessero parte della rete Yacy, anche se la maggior parte di questi fosse improvvisamente tagliata fuori o distrutta da un colossale meteorite, é sufficiente che solo una minima parte resti attiva perché tutto il database comune resti attivo. Progetto interessantissimo dunque, ma che dovrebbe essere reso molto più user-friendly per sperare in una adozione di massa. Chi volesse provare ad installarselo e smanettarci lo trova qui.

 

IN CONCLUSIONE

Esistono diverse alternative al motore di ricerca di Google, alcune molto valide come DuckDuckGo ed altre meno, ma gli strumenti già disponibili permettono a di poter fare tranquillamente a meno delle ricerche su Google.

Anche la prassi di utilizzare diversi motori di ricerca per ricerche di diverso tipo può essere un modo per non diffondere su una sola piattaforma tutte le informazioni che solitamente vengono messe in mano a Google. Esistono poi strumenti come SearX che, nonostante alcuni limiti, possono contribuire ulteriormente a creare una maggior distanza tra sé e le compagnie di data mining come Google e, potenzialmente, qualsiasi grosso motore di ricerca centralizzato. Gettando lo sguardo ancora più avanti, poi, osserviamo strumenti come Yacy che, idealmente, potrebbero davvero contribuire a riportare in mano alle persone il controllo dei propri dati ma questo, a patto che ci sia al tempo stesso uno sforzo da parte degli sviluppatori di semplificare tali strumenti ed uno sforzo da parte degli utenti per imparare a districarsi meglio nelle complessità dell’informatica.

Non sarebbe male arrivare un giorno ad avere un motore di ricerca collaborativo distribuito, magari pure ibridato con un metamotore di ricerca capace di confrontare la propria S.E.R.P. con quella fornita da altri motori che non fanno parte della rete condivisa. Una sorta di fusione tra SearX e Yacy in cui possano partecipare sia server dedicati che i singoli utenti, andando a formare reti federate di ricerca.

 

 

 

Come cercare e seguire utenti “sconosciuti” su Mastodon

di: Ca Gi
1 Aprile 2019 ore 21:24

Per quanto riguarda le funzioni base, Mastodon si comporta in modo molto simile a Twitter: commentare un post, boostarlo, seguirne l’autore, silenziarlo ecc.

La ricerca e scoperta di altri utenti in apparenza é abbastanza simile: se vuoi seguire un utente basta cliccare su “+” o “follow” e per cercare altri utenti basta digitare nel campo di ricerca.

C’é però un limite: le Timeline di Mastodon mostreranno sempre e solo account che la tua Istanza già conosce.

Come funziona dunque la ricerca ed aggiunta di utenti su Istanze diverse?

RETI SOCIALI PERSONALIZZATE

Qui é necessario ripassare un concetto già esposto nei post in cui é illustrato cos’é Mastodon e cos’é il Fediverso: ogni Istanza conosce solamente i propri utenti e gli utenti di altre Istanze con cui é venuta in contatto.

Le diverse Istanze, per poter interagire fra loro, devono essere a conoscenza l’una dell’altra

 

Per questo motivo, Mastodon (ma lo stesso vale per tutto il Fediverso) non é un’unica rete sociale indifferenziata ma, al contrario, ogni singola Istanza costruisce la propria rete sociale e questo in base a quali sono le altre Istanze con cui viene in contatto, quelle che blocca ecc.

La cosa poi diventa ancora più complessa perché lo stesso schema si ripete a livello di singoli utenti: se siamo sull’Istanza A ed entriamo in contatto con un utente dell’Istanza B di nome Laura, che però non ci presenta mai gli altri membri della sua Istanza (ossia: non boosta i loro post, non linka i loro messaggi, non li cita nei suoi Toot), dell’Istanza B conosceremo solo Laura.

Da questo punto di vista, Mastodon premia le Istanze i cui utenti interagiscono maggiormente: una piccola Istanza con utenti che interagiscono molto fra loro, aumenta le possibilità di tessere un maggior numero di contatti con altre Istanze, attraverso il meccanismo dell’amico che presenta un amico.

 

AGGANCIARE ALTRE RETI

Questa cosa però ha un limite: non permette di entrare in contatto con utenti che non siano già conosciuti da chi già conosco. Nella prima immagine precedente, ad esempio, le Istanze sulla rete a sinistra (quella coi collegamenti rossi), non han modo di entrare in contatto con le Istanze della rete a destra (quella coi collegamenti azzurri), né quelle della rete in basso (quella coi collegamenti verdi).

É questo il punto su cui si innestano diversi discorsi inerenti alle filter bubble, ai pericoli delle reti chiuse ecc. Non é del tutto sbagliato: chi sta su una certa rete e non cerca confronti, voci dissonanti e idee diverse dalle proprie, resterà confinato nella propria cerchia e al tempo stesso non farà uscire le proprie idee. Chi invece si muove in senso opposto, stabilirà contatti con Istanze le cui comunità sono molto diverse dalla propria. Detto altrimenti: Mastodon non ti obbliga a convivere con chi non vuoi, ma se vuoi differenziare la tua cerchia di contatti puoi farlo, a costo di un minimo sforzo.

Ciò si traduce in un meccanismo che é in effetti un pò macchinoso e che sarebbe decisamente necessario rendere più pratico. Tuttavia il Fediverso é strutturato in modo tale che, probabilmente, una minima dose di macchinosità in questo passaggio sarà sempre presente (ci arriviamo…)

Un aspetto interessante da notare é che la connessione con utenti ed Istanze prima sconosciuti é un qualcosa che può fare ogni singolo utente ma che influirà sull’intera Istanza: se decidi di seguire un utente dell’ Istanza B, i suoi toot compariranno nella TL federata della tua Istanza; in questo modo anche i membri della tua Istanza potranno entrare in contatto con i membri dell’Istanza B che l’account che hai aggiunto boosterà ecc. Più contatti “sconosciuti” porterai nella tua Istanza, più questa crescerà.

Sta dunque alla maturità degli utenti scegliere come e quanto differenziare i propri contatti. Se sei su un’Istanza che non tollera determinati argomenti riguardo ai quali vorresti avere qualche confronto, forse l’Istanza su cui ti trovi non é quella più adatta a te e potrebbe essere il caso di aprire un secondo account su un’Istanza differente.

(Non é raro aprire un primo account Mastodon su un’Istanza per poi capire che preferisci stare su un’Istanza diversa. Per questo motivo esistono funzioni di import/export per trasferirti su Istanze diverse).

MA COME LI TROVO?

Si, ma, insomma… COME e DOVE li dovrei trovare questi utenti e Istanze sconosciuti sia a me che ai contatti che ho già?

Per capire la procedura “tecnica” (ci arriviamo, ci arriviamo…) é necessario capire prima il concetto che v’é alla base e che mostra ancora una volta come il Fediverso sia strutturato in modo molto più simile alle reti sociali umane di quanto non lo siano i social centralizzati: nella tua vita reale, quella di tutti i giorni, con te in carne ed ossa, come trovi persone nuove che nessuno dei tuoi amici e conoscenti conosce già?

Fondamentalmente uscendo dai tuoi giri andando in luoghi nuovi. Questi “luoghi” possono essere anche eventi, manifestazioni o orari (provare a fare la camminata del mattino in ore serali, ad esempio). Più questi “luoghi” sono diversi e lontani dai propri, maggiore sarà probabilmente il tasso di differenziazione cui si andrà incontro (la tua vita ruota intorno a manga, filosofia greca e corsi da sommelier? Se vuoi conoscere davvero persone, realtà ed idee diverse dalle tue, anziché girare per fumetterie ed enoteche prova ad uscire dai soliti giri e, ad esempio, collaborare per qualche tempo con i responsabili di un centro di accoglienza per senzatetto e migranti…).

Ecco, nel Fediverso la cosa funziona esattamente allo stesso modo: per conoscere contatti “sconosciuti” bisogna uscire dalla propria rete e provarne una diversa per poi rientrare, portando dentro alla propria Istanza i contatti che interessano.

Questo uscire si traduce materialmente in due modi:

  • usare altri account su Istanze o piattaforme federate diverse
  • cercare al di fuori del Fediverso stesso

 

IN & OUT

Questo uscire e rientrare dalla propria rete é proprio ciò che maggiormente differenzia una rete federata come il Fediverso dalle reti centralizzate cui si é solitamente abituati. Ne é al tempo stesso la grande forza e debolezza: forza perché permette che si sviluppino reti locali differenziate, ognuna con una propria comunità e cultura specifica, anziché appiattire tutti gli utenti ad un’unica macro-comunità (vedi Twitter) e debolezza perché l’idea di dover continuamente uscire e rientrare dalla propria rete risulta ostica ad una gran parte delle persone.

Come già visto, ogni nuovo account che segui, diventa automaticamente contattabile da tutti i membri della tua Istanza. All’interno di una Istanza bastano pochi utenti “esploratori” perché questa abbia una serie di contatti ben differenziati, più o meno come quando nella vita reale conosci una persona, vi scambiate i contatti e la aggiungi ad un gruppo Matrix (o Whatsapp) in cui ci sono altri tuoi amici.

Puoi venire a conoscenza di nuovi contatti e Istanze praticamente ovunque! Su un blog che segui, su siti vari, forum, articoli vari, reti sociali non federate o altri canali ancora. Puoi cercarle appositamente (ad esempio su Instances.social, Joinmastodon o Distsn).

A più fonti attingerai, più possibilità ci sono di trovare contatti distanti dalla tua rete.

Fare account multipli, esplorare altre Istanze/comunità dal loro interno, interagire con persone diverse senza il bagaglio derivante dalle relazioni già maturate, é un qualcosa di ampiamente promosso nel Fediverso. Le principali App per accedere al Fediverso da dispositivi mobili supportano difatti account multipli. Non é un obbligo avere più account così come non c’é alcun obbligo a mantenere lo stesso nome utente o chissà che altro: ognuno può gestire i propri account come preferisce. Vuoi usare un solo account e non doverti sbattere a cercare alcunché al di fuori delle cerchie condivise dalla tua Istanza? Va bene. Vuoi avere diversi account scollegati fra loro? Ok. Preferisci avere un account principale ed altri solo d’esplorazione? Va bene anche quello.

Una bella immagine riguardante gli account multipli é collegata alla figura già vista dei luoghi differenti: così come hai una cerchia di conoscenze di lavoro, un’altra per via del tuo hobby, un’altra ancora fatta di amici stretti e un’altra ancora fatta di persone che hai conosciuto in una vacanza, ogni account può esser visto come il tuo “io” di ogni diversa cerchia. Puoi tenerle separate (multi-account), metterle assieme (account unico), portare solo alcuni membri di una cerchia in contatto con quelli di un’altra…

 

OK, MA POI, TECNICAMENTE…

Tecnicamente, quando si incontra un utente mentre si é al di fuori della propria rete, vuoi perché loggati in un’Istanza o piattaforma diversa, oppure perché ci si trova proprio fuori dal Fediverso, i modi per followare questo contatto possono essere diversi. Va però detto (e qui un punto dolente) che tutti questi metodi risultano decisamente più praticabili da Desktop che non da dispositivi portatili.

 

COPIA/INCOLLA DELL’URL

Il primo metodo, il più comune, consiste nel copiare l’URL della pagina del profilo dell’utente in questione o l’URL di un suo post ed incollarlo nel box di ricerca di Mastodon. Dopo aver dato invio, il box di ricerca restituirà l’icona del profilo ed il pulsante “+” per followarlo (NB: se l’Istanza “non é federata come si deve” il pulsante potrebbe non apparire, mostrare una clessidra o altro)

URL copiata su Friendica…

 

…e incollata su Mastodon

Il meccanismo del copia/incolla dell’URL funziona con tutte le piattaforme federate e, come dicevamo, funziona sia con l’URL dell’utente che con l’URL di un suo post/contenuto.

L’URL di un video su Peertube…

 

…su Mastodon restituisce il post del video ed il profilo dell’utente che l’ha postato.

 

TASTO “SEGUI”

Un altro metodo per followare un utente Mastodon trovato al di fuori del Fediverso é quello di premere sul pulsante “segui” sul suo profilo. Questo metodo però funziona solo per seguire su Mastodon altri utenti Mastodon. Basta premere il pulsante “segui” e loggarsi.

 

 

DAL NOME UTENTE ALL’URL

L’ultimo, invece, é il caso più antipatico che può capitare:

Se, all’esterno del Fediverso, si viene a conoscenza dell’account federato di un utente (@NomeUtente@NomeIstanza), il modo più immediato per followarlo é copia/incollarlo nel box di ricerca della propria Istanza Mastodon, ma se l’Istanza non conosce già questo utente, non restituirà alcun risultato. Bisognerà allora ottenere l’URL del profilo utente partendo dall’account.

Innanzitutto, conoscendo il nome dell’Istanza risaliamo all’URL dell’Istanza stessa scrivendone il nome nella barra di ricerca del browser. Cerchiamo ad esempio un utente su mastodon.gamedev.place

 

 

L’URL dell’utente solitamente é composto così:

https://mastodon.gamedev.place/@NomeUtente

In realtà, alcune Istanze adottano formule diverse, come:

https://mastodon.gamedev.place/users/@NomeUtente

Il metodo più rapido per capire come sono composte le URL su una data Istanza é cliccare sul profilo dell’admin (che é quasi sempre presente sulla home dell’Istanza) e sostituire nell’url il nome dell’admin con quello desiderato.

 

DA ISTANZA A ISTANZA

Una situazione in cui ci si può trovare é quella di essere loggati nell’ Istanza B e venire in contatto con uno o più utenti che si vorrebbe seguire dall’Istanza A.

É possibile aprire le pagine profilo di ogni singolo utente (click su Vedi profilo completo), sloggarsi, entrare nell’Istanza A e da qui followarli nei modi che abbiamo appena visto.

 

IN CONCLUSIONE

Seguire utenti esterni alla propria rete é dunque un’operazione basata principalmente su copia/incolla, il che, se su Desktop é tutto sommato ancora gestibile, sui dispositivi mobili é qualcosa di improponibile ad un grande pubblico.

Si sente decisamente la mancanza di un qualche plugin/widget/pulsante tipo “segui da…” in cui specificare l’Istanza e/o piattaforma da cui si vuole seguire tale utente.

Se da un lato non va dimenticato che il Fediverso é un network estremamente variegato ed in via di costruzione, in cui sono diversi gli elementi da tenere in considerazione ed armonizzare perché il dialogo fra piattaforme diverse funzioni, dall’altro l’attuale macchinosità che s’incontra nel connettere utenti di reti diverse, é decisamente una grossa pecca: agli utenti di social centralizzati viene già chiesto lo sforzo culturale di capire cosa sia e come funziona una rete federata (sforzo che già é di per sé una debolezza) ma finché proprio la pratica di connessione che é alla base della federazione rimarrà così ostica é comprensibile che la maggior parte degli utenti, questo doppio sforzo, non lo vorrà nemmeno tentare.

 

Abbinare Twitter e Mastodon

di: Ca Gi
30 Marzo 2019 ore 09:45

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Sbrigativamente si può dire che Mastodon é un’alternativa a Twitter, ma utilizzare l’uno non significa affatto dover abbandonare l’altro: anzi!

In modo molto semplice é possibile far convivere i due strumenti ottenendo vantaggi da entrambi!

Abbiamo già visto cos’é Mastodon e che dialoga con diverse piattaforme molto diverse fra loro (solo per citarne alcune: Peertube, Pixelfed, Friendica, Hubzilla, Nextcloud, che sono a loro volta paragonabili a YouTube, Instagram, Facebook, Dropbox e iCloud), le quali, assieme, formano una sorta di mega-rete chiamata Fediverso.

Attualmente Mastodon é la piattaforma di maggior successo del Fediverso; nel momento in cui questo articolo viene scritto ha circa 2.175.000 utenti e cresce al ritmo di 18.000 a settimana.

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Numeri ottimi, ma molto distanti da quelli dei social commerciali. Twitter ad esempio ha circa 335 milioni di utenti attivi (a luglio 2018).

Non é un mistero che chi utilizza una certa piattaforma può decidere di passare ad un altra se solo questa presenta caratteristiche migliori o assenti in quella che già conosce.

 

UN DIVERSO PARADIGMA

Qui incontriamo una difficoltà: Mastodon presenta sì delle caratteristiche che su Twitter sono inedite (il livello di privacy dei messaggi, il Content Warning) ma presenta soprattutto un cambio di paradigma nel rapporto coi social che spesso spiazza chi vi si approccia.

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Capire che Mastodon non é UN social, ma un conglomerato di comunità diversissime che decidono volontariamente se interagire tra di loro e come, é un concetto talmente distante dall’immagine di social a cui si é abituati da non esser facilmente capito.

Altro concetto che risulta di non immediata comprensione sono ad esempio le potenzialità di poter creare il proprio server Mastodon con le proprie regole (vorresti un social su cui é vietato parlare di politica e religione? Nessun problema: si può creare un’Istanza Mastodon che abbia questo divieto tra le sue policy e raccogliere utenti che hanno lo stesso approccio)

Si ha difficoltà a capire che un’Istanza é sia un server che una comunità.

Di altrettanta difficile comprensione é che possono crearsi delle reti di Istanze Mastodon completamente scollegate fra loro (Ci sono Istanze piene di nazisti che dialogano solamente fra di loro e che non hanno alcun contatto con Istanze antifasciste).

Non si tratta di cose difficili da capire di per sé, ma risultano difficili a chi conosce solo i più noti social network commerciali centralizzati e non é mai stato esposto all’idea di reti dal funzionamento del tutto diverso. E’un po come il caso della persona che fa sempre lo stesso tragitto e dopo anni gli vien rivelato che a breve distanza esiste un percorso alternativo di cui non aveva mai nemmeno sospettato l’esistenza.

A volte si descrive Mastodon come uno strumento atto a creare comunità chiuse nelle loro filter bubble, senza capire che un’Istanza può avere diversi livelli di apertura e chiusura alle altre: una Istanza/comunità sana, interessata a comunicare apertamente con chiunque che ha tra i suoi princìpi anche dei “no” come ad esempio razzismo e sessismo é cosa diversa da chi vive in una filter bubble.

Al tempo stesso, vi sono alcuni meccanismi di Mastodon che in parte necessitano oggettivamente di qualche miglioramento ed in parte ha senso che risultino un po’ macchinosi, proprio in base alle sue peculiarità (ad esempio la ricerca di utenti su Istanze diverse o l’assenza di trend topic).

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UN’INTERAZIONE PIÚ UMANA

Queste differenze di approccio ai rapporti via social sono certamente interessanti: le caratteristiche di Mastodon tendono a premiare le interazioni umane (l’argomento più discusso su un’Istanza é quello di cui messaggiano tutti e non quello che appare su una classifica di trend topic gonfiata da bot e troll; l’ordine dei messaggi é quello cronologico reale e non viene alterato da algoritmi; si interagisce dialogando; la gamification é ridotta in modo drammatico) pur introducendo alcuni strumenti tipici della comunicazione elettronica (stelline, retweet/boost ecc.).

Si può invece notare che chi proviene da piattaforme commerciali tende spesso a sentire come una mancanza proprio le caratteristiche che rendono la comunicazione meno umana (rincorsa all’hashtag, trend topic, contatori, retweet con commento ecc.)

É sempre illuminante osservare come spesso sulla propria Istanza Mastodon nessuno abbia alcun interesse verso un argomento frivolo che, su Twitter, occupa magari tutti i tweet della giornata.

Qui la cosa può farsi straniante: chi si approccia a Mastodon continuando a ragionare in termini di gamification (ottenere tanti like! centinaia di retweet! inventare una battuta di successo!) probabilmente non ne trarrà molto gradimento perché come abbiam visto su Mastodon tutto é studiato per minimizzare questo tipo di interazione “meccanica”.

Tutto dipende dalla qualità della comunità/Istanza: più gli utenti collaborano a “creare comunità” sulla propria Istanza e meglio questa funziona. Se l’Istanza/comunità é solo un punto d’incontro casuale tra utenti privi di un progetto/idea/interesse comune, allora Mastodon sarà solo un “Twitter un pò diverso”, ma se al contrario v’é un approccio propositivo e di comunità, ecco che le caratteristiche strutturali di Mastodon riveleranno immediatamente tutte le loro potenzialità.

Per esempio, un’Istanza comunitaria può decidere assieme le policy, chi bannare o semplicemente silenziare, come finanziare il server, le attività in comune, quali strumenti aggiungere/personalizzare, come gestire la moderazione…

 

“MA SONO TUTTI DALL’ALTRA PARTE”

Una difficoltà che tocca diversi strumenti informatici alternativi a quelli più diffusi e commerciali é quello dell’omnipresenza di questi ultimi. Se sei su Twitter, insomma, ci pensi due volte a passare ad una piattaforma in cui non troverai i tuoi contatti/follower/amici. Al di là del fatto che ci sono ottimi motivi per mollare a piè pari le piattaforme delle Big Tech Companies, é comprensibile che non tutti siano disposti a fare di punto in bianco un “grande salto”, vuoi per timore, vuoi per oggettiva riduzione dei contatti.

Esistono tuttavia diversi strumenti per far convivere Mastodon e Twitter ottenendo il meglio da entrambi e permettendo una transazione soft!

 

CROSSPOST CON MASTO.DONTE

Masto.donte é un crossposter, ossia uno strumento che permette di sincronizzare il proprio account Twitter col proprio account Mastodon.

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Il funzionamento é semplice: ci si logga con entrambi gli account e lo si imposta come si preferisce! Le opzioni a disposizione sono diverse, ad esempio lo si può impostare perché i post su Mastodon vengano replicati su Twitter ma non da Twitter verso Mastodon, o il contrario, oppure ancora lo si può impostare perché funzioni in entrambi i sensi. Qui ognuno é libero di sperimentare la formula che preferisce.

Ci sono alcuni limiti (le risposte ad altri utenti non possono essere crosspostate ed i boost su Mastodon non vengono twittati) ma i propri post originali possono viaggiare sempre in entrambe le direzioni.

Ci sono anche alcuny bypass: é possibile far sì che messaggi contenenti una certa parola (o un certo hashtag) non vengano mai crosspostati.

(Per i più smanettoni: questo é il repository dell’App, se volete contribuire a migliorarla o modificarla)

 

CROSSPOST CON IFTTT

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IFTTT contiene diversi Applet in grado di crosspostare messaggi da una piattaforma all’altra. Gli Applet sono diversi e conviene provarli direttamente.

 

ACTIVITYPUB.ACTOR

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ActivityPub.Actor é uno strumento ancora in lavorazione (questo il profilo del suo sviluppatore) che si propone di sincronizzare gli account di diverse piattaforme commerciali centralizzate con ActivityPub, il protocollo di comunicazione condiviso dalle piattaforme del Fediverso e dunque anche da Mastodon.

La piattaforma su cui maggiormente viene sperimentato é proprio Twitter, ma tra quelle che gli sviluppatori dicono di voler considerare in futuro vediamo anche Facebook, Instagram, Reddit ecc.

In sostanza ActivityPub.Actor porterebbe i contenuti di questi social nel Fediverso e viceversa, fungendo grossomodo come uno dei bridge già osservati riguardo a Matrix.

Pur essendo uno strumento non ancora funzionante ha già fatto discutere un po’ all’interno del Fediverso, riguardo l’opportunità di accogliere potenzialmente una valanga di contenuti non originali con i quali probabilmente non sarebbe possibile interagire.

 

I VANTAGGI DEL CROSSPOSTING

Uno dei primi vantaggi del crossposting ce l’ha ben presente chi, per un motivo o per l’altro, é stato silenziato/sospeso/bannato da Twitter.

BYPASSARE I BAN DI TWITTER Crosspostando con Mastodon, nel caso di una sospensione si può continuare a comunicare su Mastodon e la propria pagina pubblica di Mastodon con tutti i propri messaggi, rimarrà comunque visibile. Volendo, puoi collegare temporaneamente il tuo account Mastodon ad un account temporaneo di Twitter.

500 CARATTERI Scrivendo su Mastodon puoi avere fino a 500 caratteri (alcune Istanze anche di più). Crosspostando, Twitter mosterà i primi 280 caratteri e per leggere il resto aggiunge il link web al post Mastodon.

THREAD MULTIPLI Un post crosspostato può generare una discussione su Twitter con un certo tono ed una discussione enormemente diversa su Mastodon. A volte il risultato può essere stupefacente!

BACKUP Avere i tuoi post archiviati su un diverso server può essere un modo di backuparli! 😉

Il crossposting può essere visto male nel Fediverso se viene usato in modo unidirezionale e senza interazione. Per intenderci: se stai sempre su Twitter, crossposti su Mastodon ma poi su Mastodon non vieni mai, non interagisci, non rispondi, beh, la cosa é vista molto male perché anche se sei una persona in carne e ossa, così facendo nel Fediverso ti comporteresti come un BOT e certe Istanze potrebbero silenziarti o bannarti.

Tieni conto che per etichetta, nel Fediverso, i BOT si dichiarano per quel che sono. Un account che funge da BOT per un sito postando in automatico i suoi contenuti può svolgere un servizio comodo ma é giusto che gli utenti sappiano che si tratta di un “utente meccanico” cosicché possano agire di conseguenza.

Account di utenti reali che però agiscono solo come BOT sono invece un qualcosa di assai irritante, anche perché spesso collegati ad operazioni di trolling. Se vuoi solo che i tuoi contenuti girino nel Fediverso senza interagire non c’é problema, a patto che ciò sia detto esplicitamente. Nelle preferenze del tuo account Mastodon c’é una casella da spuntare in cui indichi che il tuo account é un BOT e, per maggior chiarezza, non sarebbe male lo segnalassi anche nel nome utente e/o nella bio. Volendo, esiste anche un’Istanza apposita: https://botsin.space/ creata proprio per ospitare solamente account BOT. Così come ogni cosa nel Fediverso, ogni Istanza sceglie come rapportarsi con Botsin Space: chi la blocca, chi la silenzia e chi interagisce senza problemi.

 

CERCHI CHE SI ALLARGANO

Le prime comunità su una piattaforma digitale sono solitamente le comunità degli sviluppatori. Hacker, programmatori e appassionati di tecnologia che si divertono a smanettare su strumenti nuovi, migliorarli, ecc.

In una seconda fase la piattaforma si popola delle prime comunità per cui la piattaforma é stata pensata. Mastodon però da un lato non é pensato per una qualche comunità specifica (per fare un esempio: il social Gab ha delle policy che permettono alle comunità neonaziste di utilizzarla liberamente e dunque si é popolata proprio di neonazisti, alt/right ecc) e dall’altro il suo sviluppatore ha imposto una chiara policy antifascista sul suo server, mastodon.social. Di conseguenza le prime comunità ad aver popolato Mastodon e creato le proprie Istanze hanno avuto una forte componente antifascista.

Una grossa fetta di utenti ed Istanze poi é andata a formarsi grazie agli esuli di Twitter: chi non poteva o voleva interagire rispettandone le policy (utenti giapponesi, appassionati di anime e manga che, per differenze culturali, non potevano interagire su Twitter) comunità che su sui social generalisti perdono più tempo a difendersi da molestie e trollaggio e che han creato le proprie Istanze Mastodon dove han trovato casa (comunità LGBTQ, Furry, ecc).

Col tempo poi sono arrivati anche i nazi ed i fondamentalisti cristiani, che si son fatti le proprie Istanze indipendenti, così come sono arrivati appassionati di erotismo e pornografia transfughi da Tumblr. Ci sono pure Istanze sex-work friendly.

La struttura stessa di Mastodon fa sì che ogni utente e comunità possa scegliere se e come interagire con le altre. Mastodon dunque non é UN social di antifascisti, furry, nazi, sex-worker, anarchici e tecnoilluminati ma un calderone pieno di comunità diversissime che interagiscono o s’ignorano in modi assai variegati, creando reti complesse adatte alle singole comunità.

In questo momento stanno nascendo diverse Istanze dedicate a mestieri specifici come Istanze per avvocati ed educatori. Al tempo stesso stanno nascendo Istanze specifiche per una certa regione.

 

MASTODON IN ITALIA

In Italia le Istanze stanno nascendo nell’ambito di collettivi autonomi, circoli anarchici e centri sociali legati alle città d’origine:

Bologna: https://mastodon.bida.im
Jesi: https://snapj.saja.freemyip.com
Milano: https://nebbia.lab61.org
Torino: https://mastodon.cisti.org

Non mancano alcune Istanze  personali (cioé create solo per ospitare il loro proprietario o poco più) ed un’Istanza generalista attualmente popolata solo da bot commerciali.

Molti utenti italiani tuttavia sono registrati su mastodon.social o in altre Istanze, perlopiù tedesche o francesi, come ad esempio l’assai cosmopolita mastodon.partecipa.

 

PRIMI PASSI E CONVIVENZA CON TWITTER

Cresce dunque l’interesse per lo strumento ed al tempo stesso si affronta la titubanza di chi s’approccia a Mastodon avendo alle spalle solo l’esperienza dei social commerciali ed ha dunque bisogno di un’introduzione ed un avvicinamento lento. Far convivere le due piattaforme con l’uso di un crossposter é probabilmente una formula che in questo senso può aiutare.

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Matrix bridge: connettersi con tutti i social da una sola App

di: Ca Gi
29 Marzo 2019 ore 16:51

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Avevamo già spiegato cos’é il protocollo Matrix e come iniziare ad usarlo.

Riassumendo molto brevemente: Matrix é un protocollo di comunicazione aperto e liberamente utilizzabile da chiunque (ognuno puà farsi il suo server Matrix) creando una rete di chat potenzialmente infinita, le cui caratteristiche di sicurezza ed espansione permettono e promettono di fare un sacco di cose. Insomma: si tratta di uno strumento estremamente interessante.

Una delle caratteristiche più interessanti é la capacità di Matrix di dialogare con altre piattaforme. Detto in soldoni: con Matrix si può creare un “gruppo” in cui possono dialogare utenti Matrix, utenti Whatsapp, Telegram, IRC ecc. lasciando che ognuno usi l’App che preferisce. Questo é il “bridging”

(Una nota: questo articolo vuole solamente spiegare il concetto di “bridge” dando giusto un accenno terra-terra a come funziona e non vuol certo essere un manuale sull’utilizzo dei bridge)

Chi ha già letto gli articoli precedenti sa che Matrix non é un servizio di chat come Twitter ma é un protocollo, come l’email: Gmail, ProtonMail, Hotmail sono tutti servizi che usano i protocolli email, ognuno coi propri server e con caratteristiche personali che però, interagiscono fra loro (da Gmail puoi mandare una email a Hotmail, giusto?).

Non ti “registri all’email” ma “crei un account su ProtonMail”. Non ti “registri a Matrix”, ma “crei un account su un server Matrix”.

Prendiamo dunque ad esempio il server Matrix di Feneas: https://chat.feneas.org, Una volta registrati si può dialogare con qualsiasi utente registrato su qualsiasi server Matrix (ancora una volta: se ti registri su Yahoo puoi scambiarti le email con chiunque abbia un indirizzo email, indifferentemente dal server a cui si é registrato).

In Matrix ogni conversazione avviene in “stanze”. Sono sostanzialmente come i gruppi di Whatsapp, solo che qui anche la chat tra te ed una sola altra persona avviene in una stanza.

Qui incontriamo dunque i “bridge”, ossia quegli strumenti che permettono di collegare una stanza Matrix con il proprio corrispettivo su altre piattaforme.

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Un “bridge” (letteralmente “ponte”) é sostanzialmente un programma che si occupa di sincronizzare Matrix con una certa piattaforma in modo da farli comunicare assieme.

Per ogni piattaforma dunque servità un bridge apposito. Dunque ce ne sono diversi. Non solo: per certe piattaforme esiste più di un bridge che magari adottano soluzioni e caratteristiche diverse. Bisogna tener conto che tutto il processo di bridging tra Matrix e le altre piattaforme é ancora un work in progress: alcuni bridge funzionano bene, altri così-così, ed insomma, la “scena” del bridging é ancora molto attiva. Alcune piattaforme sono fatte in modo da poter essere, almeno sulla carta, facilmente collegabili con un bridge mentre altre sono decisamente più ostiche.

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Il funzionamento ideale di una stanza Matrix “bridged” (da qui in poi renderò “bridged” con “sincronizzata”) con una piattaforma diversa, ad esempio Telegram, dovrebbe essere abbastanza banale: io che ho un account Matrix entro nella stanza e chatto normalmente, da Matrix, mentre un’altra persona che ha Telegram vedrà quel che ho scritto nella stanza, a cui però accede attraverso Telegram.

Un esempio lo si può vedere nella stanza pubblica Telegram-FOSS. La stanza é sincronizzata con Telegram ed IRC, pertanto gli utenti che vi partecipano lo fanno da tutte e tre le piattaforme.

 

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Questa é la stanza pubblica Telegram-FOSS così come viene visualizzata online. Sono visibili le interazioni fra utenti Telegram (segnalati tra parentesi) ed IRC (privi di indicazione tra parentesi perché la stanza nasce come stanza IRC e dunque sono gli altri account a dover specificare la loro piattaforma)

Si, ma, in soldoni, come funzionano questi bridge? Come si installano e come si attivano?

Dunque, ogni bridge é un programma che va a dialogare con Matrix: non é parte integrante di Matrix! Questo vuol dire che se creo un account su un server Matrix non é scontato che questo abbia anche dei bridge e se ne ha, non é detto che li abbia tutti!

La maggior parte dei server Matrix offre perlopiù il solo bridge ad alcuni server IRC (Freenode e pochi altri ancora).

Come dicevamo, la “scena” riguardante la realizzazione dei bridge é ancora un work in progress e dunque é probabile che nel giro di qualche tempo sempre più server avranno di default un numero maggiore di bridge.

Come si fa allora ad usare un bridge se i server Matrix non li offrono di default? La prima soluzione possibile é quella di farsi il proprio server Matrix installandoci tutti i bridge che si desiderano, ma ovviamente per fare ciò é necessario avere un server e saperci mettere le mani.

Ma esiste un altro modo: un bridge, dicevamo, é un programma che sincronizza una stanza Matrix con l’equivalente di una diversa piattaforma (canale IRC, gruppo Whatsapp ecc…), ma non é indispensabile che il bridge si trovi sullo stesso server Matrix che deve sincronizzare.

Potenzialmente, dunque, un bridge potrebbe essere installato sui server di Whatsapp per offrire ai propri utenti la possibilità di interagire con gli utenti Matrix (ok, Facebook aborre un’idea del genere e dunque non succederà mai, ma tecnicamente la cosa sarebbe possibile).

Ma il bridge può anche essere installato su un server che non c’entra nulla con gli altri due. Un esempio é t2bot.io, che offre alcuni bridge per Matrix.

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i bridge offerti da t2bot.io

 

Si, ma, materialmente, per fare questa sincronizzazione, dal lato utente come funziona? Cosa clicco? Dove devo digitare?

Beh, qui la cosa cambia da bridge a bridge: ognuno ha un approccio diverso così come caratteristiche e funzionamento. Due diversi bridge per Whatsapp possono funzionare in modo molto diverso, per intenderci.

Ma giusto per dare un’idea vediamo un esempio di sincronizzazione con Telegram usando il bridge messo a disposizione di t2bot.io

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SU TELEGRAM

  1. Creare un canale Telegram
  2. Invitare il bot @matrix_t2bot nel canale (basta digitare @matrix_t2bot nella casella di ricerca per trovatlo)
  3. Nel gruppo, digitare il comando /id Il Bot fornirà un <codice>

SU MATRIX

  1. Creare una stanza Matrix (la stanza deve essere accessibile da chiunque ed avere un indirizzo locale)
  2. Invitare il bot @telegram:t2bot.io nella stanza
  3. Nella stanza, digitare il comando !tg bridge <codice>
  4. Il bot chiederà una conferma. Digitare !tg continue

Fatta! Adesso in quel canale potranno dialogare sia utenti Telegram che utenti Matrix. (Maggiori dettagli qui: https://t2bot.io/telegram )

 

A questo punto quel che vien scritto in quella stanza Matrix apparirà nella stanza Telegram e viceversa. Tuttavia i messaggi provenienti dall’ “altra piattaforma” appariranno come se fossero pubblicati dal bot e non dalla persona che li ha scritti (Telegram Bot ha scritto: “ciao!”). Per far si che i messaggi vengano attribuiti all’utente che li ha effettivamente scritti, ora che si son sincronizzate le stanze vanno sincronizzati gli account!

SU MATRIX

  1. Aprire una chat privata con l’utente @telegram:t2bot.io
  2. Digitare il comando !tg login ed attendere un pò
  3. Dopo una certa attesa il bot fornirà delle istruzioni da seguire; solitamente contenenti un link ad una pagina in cui bisognerà scrivere il numero di telefono del proprio account Telegram (+39 12 34567890) ed il proprio account Matrix (@nomeutente:nomeserver)

A questo punto il bot sincronizzerà i due account ed inviterà a sincronizzare anche altre stanze/gruppi. Questo, va ricordato, é UN bridge Matrix/Telegram e nulla toglie che ne possano essere sviluppati degli altri che funzionino in modo più semplice ed intuitivo.

Idealmente in una stanza Matrix con tutti i bridge immaginabili, si potrebbe far dialogare assieme utenti Mastodon, Whatsapp, IRC, XMPP, Matrix, Telegram, Slack, Discord, iMessage, Skype. Ma potrebbero intervenire anche utenti via SMS ed Email.

Con il bridge Mastodon o un eventuale bridge ActivityPub inoltre Matrix verrebbe definitivamente a far parte del Fediverso e l’abbinata Matrix-ActivityPub potrebbe in effetti fungere da vero nodo collettore tra innumerevoli piattaforme decentralizzate, federandole.

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I principi base dei complottismi

di: Ca Gi
27 Febbraio 2019 ore 21:36

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Una teoria del complotto Non é altro che una narrazione diversiva, che parte da almeno una frustrazione non manifestabile e ne elabora un’interpretazione distorta che attacca capri espiatori mantenendo le cose così come sono.

Le narrazioni possono essere di tipo diversissimo: si spazia da quella che é poco più che una leggenda urbana alle grandi teorie del complotto. Ognuna di queste però presenta più o meno queste caratteristiche (non sempre tutte contemporaneamente):

  • Propone sempre una “visione altra” della realtà, basata sulla meraviglia e fascinazione della “verità rivelata”.
  • Fornisce ai suoi eroi una griglia concettuale con cui interpretare un mondo che non capisce.
  • Riduce la dissonanza cognitiva tra la realtà così com’é e la realtà così come la concepiscono.
  • Attribuisce colpe sistemiche a colpevoli materiali.
  • Ruota sempre attorno ad un perno indiscutibile.
  • Ha uno scopo di enorme portata.
  • Ha una durata indefinita.
  • Ha un numero indefinito di partecipanti.
  • Consiste in piani complessissimi, intricati ma coerentissimi e perfetti nel loro svolgimento.
  • Prosegue anche se diventato nota.
  • Può riferirsi ad una mitica “età dell’oro” passata
  • I suoi organizzatori (i “Grandi”) sono una sorta di entità divine, come Dei capaci di muovere ogni cosa e persona.

L’EROE COMPLOTTISTA

La teoria del complotto ha sempre un eroe in colui che la afferma: chi crede in una teoria del complotto é un “eroe in lotta” tanto quanto i  sostenitori più noti e famosi di quella stessa teoria. Anche l’ “eroe” é identificabile da dei tratti ricorrenti:

  • Si considera costantemente come vittima.
  • Si percepisce come sempre sotto attacco.
  • Si concepisce come contropotere, anche se é al potere.
  • É costantemente alla ricerca di una catarsi, palingenesi, rinascita.
  • Attribuisce alla nemesi i propri impulsi bestiali repressi.
  • Se crede che una certa cosa possa esser vera, la considererà tale.
  • É impossibile stabilire con certezza se crede o finge di credere in ciò che dice.
  • Se attaccato alzerà il tiro (dinnanzi a prove dell’inconsistenza delle sue affermazioni, le sparerà ancor più grandi)
  • Considera ogni briciola (elemento da lui utilizzabile) un tesoro, fintanto che può ingerirla, anche se é merda.
  • Accoglie ogni collegamento mentale possibile, per quanto arbitrario.

I VERI EFFETTI DI OGNI TEORIA DEL COMPLOTTO

  • Giustificare il sistema.
  • Spostare la frustrazione su capri espiatori.
  • Mantenere lo status quo attraverso finte rivoluzioni.

Per assurdo che sembri, l’ “eroe” che più si straccia le vesti contro un certo nemico é proprio colui che maggiormente lo alimenta. Chi si affida alle medicine alternative perché non si fida delle aziende farmaceutiche, per esempio, acquista prodotti omeopatici che sono a tutti gli effetti solo acqua e zucchero vendute ad un prezzo esorbitante: tutto guadagno per le aziende che li producono.

I NUCLEI DI FRUSTRAZIONE

La frustrazione non manifestabile e che prende corpo nella teoria del complotto é sempre un qualcosa che l’eroe considera troppo vago o complesso. Qualcosa che sente dentro ma che non trova appiglio materiale per scaricare la frustrazione su di esso. Questo nucleo può essere una verità intangibile così come una paura basata su fantasie ma per l’ “eroe” é sempre una verità indiscutibile.

Il lunacomplottista non crede a nessuna “fonte ufficiale” a prescindere e per lui dimostrare che l’uomo non é giunto sulla Luna é un modo per riaffermare questa sua sfiducia.

Qualche esempio:

TERRAPIATTISMO
“Non mi fido di ciò che dice la scienza”

COMPLOTTI LUNARI
“Non mi fido di ciò che dice il governo”

SCIE CHIMICHE
“Il cambiamento climatico é opera dei Grandi ed io non posso farci nulla”

9/11
“Non mi fido di ciò che dice il governo”

RETTILIANI
“Il mondo finanziario é inumano”

UCCISIONE JFK
“Non mi fido di ciò che dice il governo”
“Ogni speranza di cambiamento é vana”

STRAGI PARTIGIANE
“Il comunismo é inumano”

MEDICINE ALTERNATIVE
“Non mi fido di ciò che dicono le aziende”
“Non mi fido di ciò che dice la scienza”

UFO
“Non siamo soli al mondo”
“Non mi fido di ciò che dice il governo”
“Il mondo é comandato dai Grandi ed io non posso farci nulla”

COMPLOTTO MASSONICO E/O GIUDAICO
“Il mondo é comandato dai Grandi ed io non posso farci nulla”

“TEORIA DEL GENDER
“I cambiamenti sociali sono opera dei Grandi”

SOSTITUZIONE ETNICA
“I cambiamenti del mondo sono opera dei Grandi”
“Il cambiamento climatico é opera dei Grandi”

CREDERE E COMBATTERE

L’ “eroe” é una persona che crede e già il solo credere significa, nel suo piccolo, combattere. Ci vuole poco ad osservare che si é dinnanzi ad una forma mentis più religiosa che logica, ma va fatta una certa distinzione: si tratta dello stesso processo mentale ma viene applicato su oggetti diversi. Ci sono complottisti atei e complottisti religiosissimi, così come ci sono persone religiose che coltivano uno scetticismo logico e persone religiose che credono a complotti di ogni sorta.

Il tratto comune qui trattato é l’atteggiamento religioso verso il “credere”, ossia il rapportarsi ad un’idea partendo dal presupposto che sia vera a prescindere da qualsiasi evidenza. Si tratta di un atteggiamento mentale che indubbiamente accomuna diverse realtà anche apparentemente distanti fra loro.

Sarebbe interessante osservare tutte queste realtà tralasciando le classificazioni abituali ma suddividendole in base al paradigma della forma mentis che sta alla loro base.

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Primi passi con Riot/Matrix

di: Ca Gi
26 Febbraio 2019 ore 19:34

Una semplice guida passo-passo che spiega come creare un account Matrix ed accederci con Riot.im

In altri post abbiamo già osservato cos’é Matrix, cosa lo rende radicalmente diverso da qualsiasi altra piattaforma chat e della sua possibilità di poter funzionare anche se il server fosse guasto, scollegato da internet o distrutto in mille pezzi da una bomba. e che chi sa smanettarci un pò su, può comunicare da Matrix con altre piattaforme, come Telegram e Whatsapp.

Per chi non avesse letto gli altri post, qui basterà ricordate solo una cosa: Matrix é il nome della piattaforma, Riot é l’applicazione che ci accede e matrix.org é il più noto fornitore della piattaform.

Per fare un paragone:

Matrix – La piattaforma; come dire l’email

matrix.org – Uno dei server della piattaforma Matrix; come dire email.it o gmail.com

Riot – é come dire Outlook Express o Thunderbird o Apple Mail.

Il paragone con l’email spiega bene le diverse soluzioni possibili con Matrix: così come puoi decidere il server mail che preferisci e registrarti a tua scelta su Hotmail, Libero o Protonmail sapendo che in ogni caso potrai scambiare mail con persone registrate anche su altri server, su Matrix ti registri al server che preferisci e da lì chatti con persone che possono anche essere registrate su server diversi dal tuo, essendo tutti utilizzatori della piattaforma “email”.

Una volta che ci si é registrati al server email che si é scelto, ad esempio Gmail, si può decidere se accederci dal browser su gmail.com, o scaricando l’app chiamata Gmail o impostando Outlook Express. Allo stesso modo, con Matrix, una volta scelto il server, ci si può accedere da browser o usando l’app Riot o un’altra delle diverse Applicazioni disponibili (ce ne sono diverse, ma questo tutorial tratterà solo la più comune, Riot)

 

CREARE L’ACCOUNT

1) Da computer fisso, andare su https://riot.im/app/  (A dire il vero l’account si può creare benissimo direttamente da smartphone, ma per qualche oscuro motivo a me inspiegabile, ho riscontrato che molte persone si perdono in questo passaggio e quindi opto per indicare la soluzione che va meglio per tutti)

 


NOTA IMPORTANTE: Per usare Matrix, come già spiegato, basta registrarsi ad uno qualsiasi dei suoi server pubblici. Questo tutorial ed i link che contiene, si riferiscono al server matrix.org, attualmente il più usato. Tuttavia é possibile che matrix.org limiti le registrazioni. In questo caso basterà scegliere un altro server.

Un elenco incompleto di server pubblici utilizzabili é disponibile su hello-matrix.net

Due di questi server che possono essere vivamente consigliati, sono i seguenti:

Opencloud (Lussemburgo) https://riot.opencloud.lu/#/welcome (NB: il server é in Lussemburgo ma gli admin sono italiani, il che può aiutare in caso doveste chiedere informazioni o aiuto)

TeCHNiCS (Germania) https://chat.tchncs.de/#/welcome


 

 

2) Apparirà questa schermata. Clicca su [CREATE ACCOUNT]

 

3) Scegliere uno [USERNAME] ed una [PASSWORD]. Scegli una password seria! Mi raccomando che contenga lettere, numeri, simboli, maiuscole e minuscole! E segnatela da qualche parte! Non é obbligatorio ma é meglio inserire anche il proprio indirizzo [EMAIL].

 

4) A questo punto va risolto il  Captcha [NON SONO UN ROBOT]

5) Accettare [TERMINI E CONDIZIONI]

 

6) FATTA: L’ACCOUNT É STATO CREATO! La sua forma, senza gli spazi, é questa:

                                             

@ nomeutente : matrix . org

 

7) In questo momento stai usando la versione web di Riot, ma volendo puoi scaricare la sua Applicazione per PC Windows, Mac, o Linux da qui https://about.riot.im/downloads/ Puoi anche scaricare l’App Riot.im per Android da Google Play e da F-Droid o per iOS dall’ App Store.

 

8) Riot in versione web (o Applicazione) da per computer fisso permette di fare molte più cose della versione per smartphone. In questa guida iniziale però viene spiegato solo il funzionamento da smartphone.

 

9) L’App di Android e quella di iOS hanno delle leggere differenze fra loro, perciò le schermate ed i menù di Riot sul tuo telefono potrebbero non essere del tutto uguali a quelle descritte qui.

 

10) Scarica l’App sullo smartphone

 

11) Dal momento che hai creato il tuo account aspetta almeno 2 o 3 minuti e poi puoi accedere all’App con il nome utente e password che hai creato.

 

12) Se hai dato il tuo indirizzo mail ti sarà arrivata una email di verifica. Se non la vedi controlla nell’antispam.

 

USARE RIOT

A questo punto ci si può loggare da smartphone. Banalmente, basta inserire il nome utente e la password. Non serve mettere il nome utente completo di formattazione (invece che scrivere @:mionomeutente:nomeserver.org basterà scrivere mionomeutente)

Se si é scelto un server diverso da matrix.org, questo va indicato nella schermata di Login

L’app per smartphone Riot.im, di default intende che tu abbia un account su matrix.org. Se così non fosse bisognerà selezionare “Custom server” ed inserire il suo dominio. (Se il l’account é su Opencloud bisognerà scrivere https://riot.opencloud.lu)

 

 

Una volta loggato nell’App ti ritroverai una schermata come questa:

Schermata iniziale al primo utilizzo

 

Non appare granché perché devi ancora aggiungere i tuoi contatti. A questo punto, se non l’hai ancora fatto, sarebbe bene leggere il post Cos’é Matrix per comprendere i concetti base di come funzionano le cose da queste parti. É facile, ma se finora hai usato solo App tipo Whatsapp, Facebook, Telegram e Viber, che sono iper-semplificate ed estremamente simili fra loro, molto probabilmente hai bisogno di ripassarti due-tre concetti su sicurezza e comunicazione digitale che le App che hai usato finora tendono a eliminare.

 

OGNI CHAT É UNA STANZA

La cosa principale da ricordare é che su Riot si comunica a STANZE. Hai presente un gruppo Whatsapp? Beh, qui su Riot un “gruppo” é chiamato stanza e funziona più o meno allo stesso modo. Ma su Riot anche la comunicazione tra te ed un’altra persona deve avvenire in una stanza!

Se Andrea chatta con Sabrina non é semplicemente una comunicazione diretta tra Andrea e Sabrina ma é una comunicazione che avviene in una stanza che ha come membri… solo Andrea e Sabrina!

Riot permette di dividere le stanze in quattro tipi: FAVOURITES, PEOPLE, ROOMS e LOW PRIORITY. Questa cosa all’inizio può confondere: si tratta sempre di stanze! Non importa se tu classifichi una stanza “people” o “room”: resta sempre e solo una stanza! Io, per esempio, trovo comodo classificare “people” le stanze con solo me ed un’altra persona, “room” quelle con 3 o più persone, “favourite” le preferite e “low priority” quelle con persone o gruppi con cui non mi sento spesso.

Quando premi il pulsante [+] ti vengono fornite tre opzioni. [START CHAT] e [CREATE ROOM] sono fondamentalmente la stessa cosa! Solamente, funzionano in modo un pò diverso: “Start chat” é più veloce, selezioni subito le persone con cui chattare ed appena l’hai fatto inizi la conversazione in una stanza senza nome. “Create room” invece ti chiede prima di impostare la stanza, dargli un nome, selezionare diverse opzioni e solo quando hai fatto tutto puoi invitare chi vuoi nella stanza.

Altra grossa differenza: con “Start chat” tu e le altre persone nella discussione siete tutte parimenti amministratrici della stanza di discussione. Con “Create room” tu amministri e gli altri utenti no.

La terza opzione, [JOIN ROOM] serve ad entrare in stanze create da altri. Ma questa opzione non viene trattata in questa guida

 

PRIMO IMPATTO

Come quando si indossa un nuovo paio di scarpe o si guida una nuova moto, all’inizio bisognerà prendere confidenza con certe funzioni basilari: quello che su un altra App sai fare a occhi chiusi, qui devi un po’ re-impararlo: é normale! Fai qualche prova, gira qua e là tra i menù, esplora. E non farti problemi a sperimentare: che vuoi che succeda di così grave? 😉

Impara a disabilitare le notifiche, trova le impostazioni generali e quelle di ogni singola stanza, creare stanze, unirti a stanze già esistenti ed abbandonarle…

 

ACCOUNT E RUBRICA

Se hai già letto il post Cos’é Matrix sai che l’intero sistema Riot/Matrix é estremamente attento a privacy e sicurezza. Qui tutto é pensato perché non vengano diffuse informazioni su di te. Per questo quando hai creato il tuo account Matrix non era obbligatorio mettere la tua email o il numero di cellulare: qui nessuno ti obbliga a collegare il tuo account alla tua identità reale. Nelle istruzioni sulla creazione dell’account ho suggerito di inserire comunque un indirizzo email perché nel caso perdessi la tua password, con un’email puoi ancora riuscire ad entrare in Riot mentre senza, ahimé, non avresti alcun modo di recuperarla.

Se entri nelle preferenze di Riot però vedrai che ci sono i campi per inserire i tuoi dati personali: il nome visualizzato, il numero di telefono ed appunto, una o due email. Puoi scegliere tu se metterli o meno: se li inserisci, chi conosce il tuo vero nome, email o numero di telefono, riuscirà a trovarti facilmente qui su Riot; se invece non li inserisci, qui su Riot verrai contattato solo da chi conosce il tuo account esatto.

Logo “Impostazioni”

 

Sempre nelle impostazioni ti verrà chiesto se vuoi che Riot possa accedere alla Rubrica del tuo telefono per vedere se ci sono, appunto, indirizzi email o numeri di telefono di qualcuno che li ha abbinati al suo account Riot.

 

LISTA CONTATTI DI RIOT

Su Riot, se hai notato, non hai una tua lista dei contatti Matrix. Questa é la seconda cosa che risulta un pò spiazzante per chi viene da Whatsapp ed altre App simili ma che ti appare chiara se hai letto il post Cos’é Matrix. Si tratta difatti di una scelta voluta per un fatto di sicurezza: Riot non vuole memorizzare i dati dei tuoi contatti. Al contrario, quando ti iscrivi a WhatsApp, tu fai sapere a Facebook tutti i numeri di telefono ed indirizzi email che hai memorizzato sul tuo telefono.

Il concetto base é che i tuoi contatti devono stare solo sulla tua Rubrica del telefono mentre le chat devono stare solo sull’app di chat (in questo caso Riot)

 

Ti chiederai “Ma allora, quell’impostazione per permettere a Riot di accedere ai miei contatti?”. Beh, qui é una questione di fiducia: ti fidi a dare accesso a Matrix.org alla tua Rubrica e leggere tutti i numeri di telefono, le email ed i nomi collegati? Anche qui, hai la possibilità di scegliere.

Se scegli di NON permettere a Riot di accedere alla Rubrica, i tuoi contatti potranno essere recuperati solo all’interno delle stanze in cui avete dialogato.

Se scegli di permettere a Riot di accedere alla Rubrica, l’App mostrerà al suo interno i tuoi contatti, ma identificherà solo quelli già iscritti a Riot e che hanno fornito l’email o il numero di telefono che hai sulla tua Rubrica.

Questo sistema ha una mancanza: se un utente che ha un account Matrix, NON ha fornito il suo numero di telefono o email, Riot non lo “conoscerà”. Se qualcuno ti da il suo indirizzo Matrix, il modo migliore per archiviarlo é dunque segnarselo manualmente in Rubrica! Così facendo, quando cercherai il suo nome da Riot, vedrai il suo numero di telefono, l’email… e l’account Matrix!

LE RUBRICHE DEL TELEFONO

Bisogna spendere due parole sulle Rubriche del telefono e sul loro modo di gestire i contatti. Banalmente: esiste una sorta di “standard” che però nessuno rispetta veramente e dunque i “Contatti” su iOS sono gestiti in modo diverso che su Android e lo stesso vale per PC, Mac, LInux.

Questo vuol dire che ogni telefono ha un modo un pò suo di gestire la cosa.

Per esempio, su iOS, l’indirizzo Matrix va inserito tra le email e non tra i contatti social.

Detto altrimenti: potresti dover fare un paio di tentativi per capire qual’é il modo migliore per segnarti gli indirizzi Matrix in Rubrica.

 

LE FUNZIONI AVANZATE DI RIOT/MATRIX

Questo articolo serve giusto per spiegare i primissimi passi con Riot/Matrix. Le funzioni speciali, la differenza tra l’App per smartphone e quella per computer fisso, la crittografia end-to-end sono invece ciò che rende Matrix speciale e possono essere affrontate solo dopo aver compiuto questi primi passi. Una cosa però é chiara: per poter capire le funzioni avanzate é indispensabile aver letto Cos’é Matrix ed aver appreso i concetti fondamentali su cui si regge.

 

Riot su Desktop

Cos’é [matrix]

di: Ca Gi
26 Febbraio 2019 ore 09:36

Dunque: spieghiamo innanzitutto la differenza tra Riot e Matrix:

Matrix é un sistema di comunicazione (tecnicamente “protocollo”) mentre Riot é un’applicazione per usare Matrix. Così come dici “uso Outlook per l’email” puoi dire “Uso Riot per Matrix”.

Negli ultimi tempi Matrix sta destando un sacco d’attenzione per diversi motivi che lo rendono estremamente interessante.

  1. É una tecnologia F.L.O.S.S.
  2. Si basa su una rete decentrata di server indipendenti
  3. Permette cifratura end-to-end
  4. Può comunicare con protocolli differenti

Se hai capito cosa c’é scritto in questi quattro punti probabilmente adesso sarai già MOLTO interessato a saperne di più. SE invece i punti esposti ti suonano oscuri non c’é alcun problema: questo articolo é qui apposta!

TECNOLOGIA F.L.O.S.S.

Software F.L.O.S.S.

La sigla sta per Free Libre Open Source Software; in italiano lo si può malamente tradurre con “Software Aperto, Gratuito e Liberamente Accessibile” ed é un tipo di software che é in netto contrasto con il software commerciale cui solitamente si é abituati. Per capire di cosa si tratta si può ricorrere ad un esempio automobilistico: il software F.L.O.S.S. é come un’automobile cui basta alzare il cofano per accedere al motore: chiunque ne capisca di meccanica può vedere come é fatto questo motore, i suoi componenti, i suoi pregi e difetti e, se vuole, può modificarlo, migliorarlo, personalizzarlo o anche solo comunicare a chi l’ha realizzato i difetti che ha riscontrato.

 

Software Proprietario Chiuso

Al contrario, il software commerciale é solitamente chiuso, ossia ha un cofano ermetico che non permette di accedere liberamente al motore. Questo significa che chi usa software chiuso non ha modo di sapere per davvero COSA stia succedendo sotto il cofano.

Per fare invece un paragone alimentare, il software chiuso é come un cibo confezionato che non riporta né gli ingredienti né i valori nutrizionali, mentre il software aperto non solo te li fornisce, ma ti mette pure a disposizione la ricetta completa! Di quale dei due ti fideresti di più?

Se non sei uno smanettone la cosa potrebbe sembrarti di poco conto perché anche dinnanzi a del software aperto probabilmente non capiresti nulla di codici e programmazione, ma sappi che esiste una enorme comunità di programmatori che non fa altro che creare/testare/verificare/riparare/modificare/sperimentare software, attentissima a verifiche e controlli di sicurezza. Hai presente quando devi aggiornare il software? Ebbene: dietro a quell’aggiornamento c’é un lavoro molto complesso fatto di miglioramenti, correzioni e nuove funzionalità, solo che nel caso di software aperto il lavoro si é svolto sotto gli occhi di una intera comunità e sarà verificabile anche a posteriori, mentre nel caso di software chiuso il lavoro si é svolto solo all’interno dell’azienda produttrice da dipendenti che non possono rivelarne i segreti e chi lo userà dovrà fidarsi a scatola chiusa.

Restando sempre nell’esempio automobilistico: nel caso di software aperto, anche se non ne capisci niente ci può sempre essere un amico o meccanico di fiducia che é aggiornato ed in contatto con gli altri meccanici e che ti consiglia quali strumenti usare e come, perché li ha potuti aprire e studiare personalmente nei minimi dettagli. Nel caso di software chiuso il meccanico di fiducia non ha modo di fare lo stesso e quindi può solo scegliere se fidarsi o no di quel che c’é scritto sul catalogo.

Come si traduce questa cosa in termini pratici? Metti caso che del software F.L.O.S.S. avesse un difetto di sicurezza: essendo tutto pubblico le possibilità che venga subito identificato sono altissime ed al tempo stesso é facile che la stessa comunità che ha identificato la falla vi ponga rimedio in tempi rapidi. Al contrario le falle dei software chiusi, non essendo sotto gli occhi di tutti, richiedono molto tempo e lavoro per essere anche solo identificate e ciò non può essere fatto  da informatici comuni ma da quelli più abili a “scassinare le serrature” e che di solito, quando trovano una falla, anziché comunicarla al mondo la usano per scopi illeciti. Di conseguenza é estremamente facile che la falla di un software chiuso rimanga aperta per un bel pò prima che venga riparata.

 

Inoltre il software F.L.O.S.S. é gratuito.

Perché? Beh, chi lo realizza condivide i princìpi secondo cui uno strumento é veramente utile alla comunità solo se questa é libera di usarlo, copiarlo, modificarlo e migliorarlo senza limitazioni di sorta. Pensa ad esempio alla ricetta della pasta al ragù: tu sei libero di modificarla come più t’aggrada senza che nessuno venga a reclamare alcun diritto di copyright. Se fosse software chiuso, oltre a non sapere esattamente quali sono gli ingredienti ed il metodo di preparazione, ti verrebbe pure impedito di aggiungere il sale o cambiare tipo di macinato.

Chi ci guadagna a fare software F.L.O.S.S.?

Innanzitutto siamo tutti noi a guadagnarci nell’avere uno strumento che funziona bene, solido, ispezionabile e slegato da interessi commerciali. Chi lavora per realizzarlo e migliorarlo spesso lo fa per passione e puro spirito di volontariato. Tuttavia nessuno campa di belle parole: molte realtà commerciali che sviluppano software F.L.O.S.S. ci guadagnano, ma per scelta tale guadagno deriva dai servizi connessi e non dal prodotto in sé. Per fare un paragone é come parlare di un gruppo musicale che distribuisce la propria musica gratis su Internet ma che si fa pagare per i concerti dal vivo.

Chi sviluppa software F.L.O.S.S. guadagna da donazioni ed investimenti da parte di privati che hanno interesse nello sviluppo di questo software oppure dal lavoro correlato, come ad esempio corsi di programmazione o personalizzazione del proprio software. Questo  il caso di Matrix.org, come si può anche leggere sulla loro pagina: https://matrix.org/docs/guides/faq

L’idea che il software debba essere aperto ed accessibile a chiunque ha una lunghissima tradizione nata con l’informatica stessa e negli anni si sono sviluppate diverse associazioni ed enti atte a diffondere questa idea, come la Free Software Foundation o Framasoft.

Ma perché qualcuno dovrebbe investire tempo e denaro in un prodotto da cui non c’é alcun guadagno diretto? Perché chiunque sia del mestiere sa benissimo che il software F.L.O.S.S. é strutturalmente più sicuro e solido rispetto a soluzioni commerciali e dunque investire 10 per uno strumento F.L.O.S.S. che poi potrebbe essere implementato anche in realtà commerciali senza costi aggiuntivi é più vantaggioso che spendere 100 in un prodotto chiuso su cui poi bisognerà pagare i diritti di utilizzo.

Investire una piccola cifra in un software di comunicazione sicuro, solido, personalizzabile e che viene continuamente analizzato, testato e migliorato a costo zero da migliaia di volontari di ogni tipo, passando una serie di vagli infiniti, contro all’investire nel lavoro di una software house con una trentina di programmatori che fan tutto da sé?

Le aziende e le comunità che ruotano attorno al software aperto sono numerose e spesso esistono soluzioni ibride. Un esempio é il caso del PDF, inizialmente un formato di proprietà di Adobe ma che da quando é stato reso aperto e gratuito é diventato uno standard de facto per i documenti digitali.

Un altro esempio é il browser Chrome (quello di Google). Chrome é software proprietario ma Google é ben conscio della maggior validità del software aperto e, per farla breve, il suo sviluppo é scisso in due parti: da un lato c’é il progetto Chromium.org che sviluppa il browser Chromium, di tipo F.L.O.S.S. e dall’altra c’é Google che sviluppa Chrome che, pur essendo basato sullo stesso software aperto ha una parte chiusa e dunque non può essere definito F.L.O.S.S. I due browser sono sostanzialmente identici ma Chromium é privo di tutti quei collegamenti a Google che si trovano in Chrome. Per dirla altrimenti: Chromium é il software “pulito” mentre Chrome é la sua versione modificata apposta per Google

Matrix é appunto software F.L.O.S.S. e per chi volesse partecipare al suo sviluppo, conoscerne i progressi, leggere le discussioni della comunità che collabora al suo costante miglioramento o anche solo avere un’anticipazione di cosa uscirà nei prossimi aggiornamenti non c’é alcun problema: é tutto pubblico ed accessibile: https://github.com/matrix-org

 

 

STANDARD DIFFUSI

Il software F.L.O.S.S. tende più facilmente a divenire uno standard diffuso proprio grazie al suo essere aperto. Quando si ha a che fare con aziende commerciali il cui scopo é guadagnare dall’adozione altrui dei propri strumenti, ci ritroviamo immancabilmente in una guerra commerciale in cui ognuni azienda tenta di imporsi non necessariamente per merito ma per interesse. Alcuni esempi si trovano nei diversi tipi di presa elettrica o, fino a qualche tempo fa, nei diversi tipi di caricatori per cellulari. Oggi lo vediamo ad esempio nei formati di ebook incompatibili su e-reader diversi, o su certe stampanti multifunzione che non sono del tutto compatibili con ogni sistema operativo: tutte queste incompatibilità tra strumenti fondamentalmente identici sono legate più che altro a bagarre commerciali.

 

Al contrario il software F.L.O.S.S. proprio in base alla sua natura é portato a divenire standard de facto. Qui si potrebbe elencare tutta una serie di tecnologie aperte che spesso usiamo senza rendercene conto. La maggior parte dei server, ossia i computer più importanti su cui si regge lo stesso Internet, non usa Windows o OSX, ma sistemi GNU-Linux o simili! Una buona fetta del sistema operativo Android é di tipo F.L.O.S.S. ed é stato sviluppato dalla comunità che ha creato Linux. La stessa cosa vale per OSX, il sistema operativo dei computer Apple. Presente i file audio? Possono essere codificati in molti formati proprietari, ma é il formato MP3 quello che ha avuto maggior fortuna, proprio perché standard aperto. Altro esempio é lo standard ePub per gli ebook, o l’HTML, il formato con cui si realizzano le pagine web. In alcuni casi ci sono degli enti che stabiliscono che un certo tipo di formato o tecnologia é una sorta di standard ufficiale.

In altri casi i formati aperti spesso diventano degli standard senza alcuna decisione ufficiale, ma di fatto. Ad esempio il protocollo di comunicazione XMPP, che é aperto ed esiste dal 1999, é alla base di Jabber, uno dei sistemi di comunicazione più diffusi su Linux ma, in versioni modificate, é anche alla base di iMessage e WhatsApp. Questo vuol dire che iMessage, Whatsapp e Jabber potrebbero tranquillamente comunicare tra di loro, ma sono Facebook ed Apple a non volerlo e per questo hanno modificato e chiuso le proprie versioni per impedirlo.

Matrix é uno protocollo che nasce aperto e mira a diventare un nuovo standard di comunicazione capace di dialogare con altri protocolli aperti, come il già citato XMPP ed altri, ad esempio IRC (ricordi IRC? É un sistema di chat nato negli anni ’90 che anche se soppiantato per moda con altri sistemi non é affatto scomparso, perché ha delle caratteristiche che nessuna piattaforma di chat moderna riesce ad eguagliare).

 

 

RETE DECENTRATA

Quando comunichi con una persona usando WhatsApp, Facebook, iMessage, Twitter o altre piattaforme di comunicazione, non stai comunicando direttamente con l’altra persona, ma passate entrambi dal server di Facebook, Apple o Twitter. Questa é quella che si chiama una rete centralizzata, ossia una struttura in cui tutti gli utenti fanno capo ad una entità centrale che detiene l’unico accesso alla propria rete. Se vuoi comunicare con una persona che é su Facebook, dunque, devi per forza registrarti anche tu su Facebook ecc.

Questa cosa però presenta diversi rischi:

  1. Si é così soggetti alla volontà di un solo ed unico soggetto (l’azienda Facebook) che decide i termini di utilizzo e le policy cui gli utenti sono soggetti (cosa puoi pubblicare e cosa no, quali sono gli atteggiamenti sconvenienti e quali no).
  2. Quando ci si affida ad un server si sta SEMPRE dando fiducia ai suoi gestori: chi gestisce il server ha materialmente in mano i nostri dati ed ha quindi un grosso potere su di noi. Se ci si affida tutti ad un unico grande server, il potere che gli si affida é un qualcosa di fantasmagorico
  3. Se il gestore del server usasse i nostri dati in modi che disapproviamo, la nostra unica risposta possibile sarebbe cancellarci da tale server, ma essendo questo unico, ciò vorrebbe dire perdere l’unico strumento di contatto con tutti i nostri contatti (questo é ciò che già si verifica: Facebook é nato per vendere i nostri dati personali ma nonostante ciò é diventato talmente enorme che i suoi iscritti, oramai legati, non hanno il coraggio di abbandonarlo)

Al contrario le reti decentrate non sono soggette a questi problemi e garantiscono maggior stabilità e libertà di scelta. Un esempio può essere l’email: tu puoi creare la tua email dove vuoi, su Gmail, su Hotmail, Yahoo, ProtonMail o sul server della tua azienda e qualunque sia il server che tu abbia scelto (nell’email é la parte che viene dopo la “@”), potrai scambiare email anche con chi ha scelto server diversi.

Se l’email non fosse uno standard aperto basato su una rete decentrata, per comunicare con chi é su Gmail dovresti farti un account Gmail, per chi é su Yahoo dovresti farti un account Yahoo e così via. É quello che succede oggi con le app di messaggistica.

 

Matrix é appunto una rete decentrata. I suoi sviluppatori hanno sì un proprio server Matrix chiamato matrix.org (é come dire che l’inventore dell’email ha un suo server mail chiamato email.org) ed essendo il protocollo tanto nuovo la maggior parte delle persone tende a iscriversi proprio a matrix.org ma i server tra cui scegliere sono in realtà diversi (alcuni sono elencati qui) e continuano ad aumentare.

I vantaggi di una rete decentrata sono numerosi: se un domani matrix.org avesse dei problemi o facesse delle scelte che non ti vanno giù, tu potresti spostarti su un altro server e mantenere comunque tutti i tuoi contatti. Il paragone con l’email spiega bene questa cosa: se Gmail non ti andasse più bene tu potresti passare a ProtonMail senza perdere nessun contatto con gli altri utenti che sono rimasti su Gmail. Al contrario, se Facebook non ti va più bene sei costretto a restarci perché altrimenti perderesti tutti i contatti con gli utenti che sono su Facebook.

Ma Matrix non é solo una rete decentrata: é pure F.L.O.S.S. e questo significa che chiunque sappia e voglia può installare il proprio server Matrix in casa senza alcun problema di licenze, costi o permessi. Presente l’email aziendale? Stessa cosa, ma in questo caso si tratterebbe di una chat aziendale! Così come puoi avere un account mail ilmionome@lamiaazienda.com puoi avere un account Matrix @ilmionome:lamiaazienda.com

Si, ma a questo punto potresti fare giustamente un’osservazione: “Ok, ma se passo a Matrix, anche se questo é formato da diversi server, si tratta comunque di server Matrix e così taglierei comunque fuori i miei contatti sulle altre piattaforme”. Le cose però non stanno proprio così…

 

UN SOLO GRANDE NETWORK

Matrix si prefigge il compito di essere non solo una rete decentrata ma di fungere da connettore tra diverse reti (lo stesso nome “Matrix” – matrice, é stato scelto per indicarne il ruolo centrale che si prefigge di assumere nell’ambito delle comunicazioni). Qui il funzionamento previsto non é dissimile da quello descritto riguardo al Fediverso : letto l’articolo e capito come funziona il Fediverso, capirai immediatamente come si prefigge di funzionare Matrix nel connettere reti diverse.

Per chi non ha letto l’articolo si può grossolanamente descrivere Matrix come un sistema che vuole “dialogare al tempo stesso con Skype, iMessage, email, sms, Mastodon, Jabber, IRC e chi più ne ha più ne metta”. Il tutto con una tecnologia aperta e gestibile da chiunque, senza un’unica centrale operativa o “stanza dei bottoni”.

Questa parte é tecnicamente complessa ed é ancora in via di sviluppo. In gergo si chiama “bridging” ovvero “creazione di ponti”. Al momento si stanno sviluppando diversi bridge per Whatsapp, Telegram, Mastodon ecc. ma si tratta di funzioni ancora sperimentali e che possono essere consigliate perlopiù solo a chi ha voglia di smanettare un pò sulle App. Al momento su Riot sono già presenti alcuni bridge con IRC e poco altro. Considera i bridge con le piattaforme più note come un qualcosa che sarà disponibile in futuro.

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Sperimentazione di bridge Matrix-WhatsApp-Telegram. Ti scrivono da Whatsapp, ricevi su Matrix, rispondi e sempre da Matrix inoltri a Telegram https://ibcomputing.com/whatsapp-telegram-bridge/

 

INSICUREZZA DIFFUSA

Quando scambi messaggi con qualcuno via sms o altri tipi di chat di solito questi viaggiano “in chiaro”. Questo vuol dire che tutti coloro che sono fra te e l’altra persona (Telecom, Facebook, Wind, ecc) possono leggere e salvare tutto quel che vi scrivete.  Questa cosa ovviamente non va bene.

Questo non va affatto bene e chi si occupa di informatica lo sa benissimo ma, soprattutto dai primi anni 2000, le maggiori aziende del web hanno convinto il pubblico che questa cosa sia la normalità e lo hanno fatto fondamentalmente in due modi:

  • Creando prodotti estremamente semplificati che si imparano ad usare in pochissimi minuti
  • Pubblicizzando all’inverosimile i loro prodotti

WhatsApp é l’esempio perfetto: lo scarichi, non richiede password, é collegato alla tua rubrica del telefono e funziona subito. Ma così facendo il software é legato materialmente al tuo telefono ed alla tua identità e consegni a WhatsApp tutti i numeri di telefono nella tua rubrica ed i relativi nomi. Inoltre l’assenza di impostazioni di sicurezza fa sì che chi lo usa si abitui ad usare un software insicuro.

WhatsApp, se fosse una macchina.

É un pò come dire che tutti sono stati abituati ad usare automobili senza specchietti, frecce, cinture di sicurezza e portiere che si chiudono. In queste condizioni, con la maggior parte delle persone abituate a questo livello di semplicità ed insicurezza, vien considerato normale che ci siano continuamente tamponamenti, urti e incidenti.

Chi invece propone di usare “frecce, specchietti, cinture di sicurezza e portiere che si chiudono a chiave” si sente rispondere cose del tipo “eh, che palle!”. La cosa é amplificata dal fatto che tamponament e furti si vedono e si sentono ma in campo informatico le cose non sono così immediate.

“Facebook controlla quello che scrivo” – “Vabbé, siamo tutti controllati”

“Ho perso le gambe in un incidente” – “Vabbé siamo tutti incidentati”

(L’accettazione passiva dello status quo)

CRITTOGRAFIA E MESSAGGI SICURI

Per risolvere questa debolezza sono state proposte diverse soluzioni ma ce n’é solamente UNA che funziona per davvero: la cosiddetta cifratura end-to-end.

“Cifratura end-to-end” vuol dire che i messaggi tra te e l’altro utente viaggiano in codice e quindi solo i destinatari del messaggio possono leggere cosa c’é scritto, mentre tutti quelli che stanno nel mezzo, al massimo possono sapere che vi siete scritti, ma anziché leggere “voglio vederti stasera” leggeranno una roba lunghissima e incomprensibile tipo “M87gé+8y|%$$&/(%uogukr6r6ukglihlufykhvr8y6++;.if6jtgg43t4t”.

Fico, no? Beh, più o meno… il primo problema é che la crittografia end-to-end fornita solitamente dalle piattaforme social commerciali centralizzate é fatta in modo tale che a te risulti invisibile e tu non hai modo né di verificarla né di intervenire sulla stessa (WhatsApp ad esempio usa crittografia end-to-end ma probabilmente non te n’eri mai accorto e non sai nemmeno quale sia la password che WhatsApp ha deciso per te)

Ma il vero problema é che queste aziende, spiegandola in modo un pò grossolano, considerano come destinatari del messaggio te, l’altra persona… e sé stesse! (vedi la figura 1a dell’immagine qui sopra).

É naturale che sia così: il loro intero business consiste nel leggere le cose che scrivi!

E allora, come si fa ad impedire che chi ha in mano l’infrastruttura legga tutto? Beh, ci sono due modi: il primo é non usare un server (figura 1c dell’immagine qui sopra), ma questo richiede un sacco di smanettamenti e non é sempre possibile. Il secondo é codificare i messaggi autonomamente dal server!

Il concetto base é che tu e l’altro utente abbiate ognuno una “password di crittazione” su ogni dispositivo, che ve le scambiate anche senza passare dal provider stesso (quando vi vedete di persona, per email, per lettera, legata ad un piccione viaggiatore…). Una volta scambiate ogni vostro dialogo risulterà del tutto oscuro allo stesso server che vi ospita.

Questa cosa, sommata al fatto che gli account non sono necessariamente legati alla vostra identità e che possono trovarsi su server diversi, fornisce un bel ritratto del livello di privacy che si ha su Matrix!

Per contro se si chatta su WhatsApp, Facebook (proprietaria di WhatsApp) sa chi siete, cosa vi siete scritti, quando, conosce i vostri numeri di telefono e quelli dei vostri amici ed il suo business é proprio raccogliere queste informazioni, analizzarle e venderle. E si sa, il problema non é cosa pubblichi: il problema é chi lo legge.

 

 

La “password di crittazione” NON é la password per accedere a Riot, ma proprio un’altra password, specifica per tutti i messaggi tra i tuoi dispositivi e quelli della persona con cui scambi messaggi.

Qui la cosa in teoria si fa molto tecnica, ma Riot offre una modalità che rende ‘sta cosa molto semplice. Il concetto é che sia tu che l’altra persona dovete verificare che il telefono/computer/tablet con cui stai dialogando sia effettivamente quello della persona con cui volete parlare.

Se selezioni un utente vedrai nella sua scheda l’elenco dei dispositivi da cui si é connesso ed un codice per ognuno di essi. Qui tu puoi dire a Riot se hai verificato questi codici. Se entrambi vi siete verificati a vicenda, la comunicazione sarà criptata

 

Per gli smanettoni su ‘questo passaggio ci sarebbero poi moltissime altre cose da dire ma qui ci limitiamo a questo. Tieni conto che se d’un tratto la persona con cui chatti inizia a messaggiarti da un device che non aveva mai usato prima, ad esempio un nuovo telefono, tu lo saprai e potrai controllare se lui é veramente lui (ad esempio pretendendo che ti risponda dal cellulare).

MATRIX E RIOT

Dunque:

MATRIX – é il protocollo

MATRIX.ORG – é attualmente il più famoso server Matrix. Appartiene agli sviluppatori del protocollo Matrix. Non é l’unico server e si é liberi di scegliere quello che si preferisce o installare il proprio.

RIOT.IM – é la più famosa applicazione per utilizzare Matrix. É a sua volta realizzata dagli sviluppatori del protocollo Matrix. Non é la sola App per usare Matrix ma attualmente é quella usata dal 99% di chi usa Matrix. C’é già chi sta sviluppando altre App che adottano approcci e stile differenti

A questo punto non c’é che proseguire la lettura ed iniziare a fare i primi passi con Riot/Matrix

 

(Un ringraziamento a MauPao per le “esplorazioni” su Matrix)

 

La centralità delle Istanze nel rapporto tra l’utente e Mastodon

di: Ca Gi
2 Gennaio 2019 ore 09:00

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É impossibile essere in Asia senza metter piede in un paese asiatico, ma se si é in un paese asiatico allora si é in Asia. E’impossibile essere su Mastodon senza essere iscritti ad un’Istanza, ma se si é iscritti ad un’Istanza allora si é su Mastodon!

Non ci si “iscrive all’email”: ci si iscrive a un provider email (Gmail, Protonmail, Autistici.org, RiseUp.net, HushMail.com). Non ci si “iscrive a Mastodon”: ci si iscrive ad un’Istanza Mastodon (Bida, Partecipa, Cisti).

La grossa differenza però é che se gli email provider si differenziano solamente per la qualità dei servizi, le Istanze sono anche delle comunità di persone che hanno regole e caratteristiche peculiari. Se ti iscrivi a Gmail te ne frega ben poco di chi siano gli altri che usano Gmail e la tua esperienza con il provider sarà solamente tecnica. Al contrario, a seconda dell’Istanza da cui accedi alla rete Mastodon, le cose possono cambiare notevolmente.

In un articolo precedente si era già discusso di cos’é Mastodon ed in un secondo articolo si era discusso di cos’é il Fediverso, ossia la “rete allargata” di cui la rete Mastodon é solo una parte. In questo terzo articolo si vuole invece puntare maggiormente l’attenzione sulla centralità delle Istanze.

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Un’Istanza, materialmente, é un server, un computer sempre acceso su cui gira il software di Mastodon. Per poter accedere alla rete Mastodon bisogna scegliersi una tra le migliaia di Istanze già esistenti. Su questo server dunque saranno registrati diversi utenti (ci sono Istanze da 1 solo utente ed Istanze da centinaia di migliaia di utenti, ma a naso la maggior parte delle Istanze ha all’incirca tra i 100 ed i 3000 utenti). Questi utenti formano la comunità locale. Quando ti iscrivi ad un’Istanza hai dunque accesso immediato a tutti i messaggi pubblici postati dai membri di quella stessa Istanza, anche se non li segui. E’la cosiddetta Timeline locale. Ogni Istanza é indipendente dalle altre e decide da sé come finanziarsi, come moderarsi e in base a quali princìpi, in che modo la comunità e gli amministrazioni si rapportano. Dunque deciderà pure quali altre Istanze bloccare, quali argomenti o atteggiamenti vietare ecc. Inoltre ogni singola Istanza ha la possibilità di modificare il proprio software in modo da abilitare funzioni, disabilitarne o aggiungerne di nuove (il tutto ovviamente entro la necessaria compatibilità con i protocolli della rete Mastodon)

Sempre più spesso comunità impossibilitate ad esprimersi liberamente sui social sociali commerciali si son create dei propri spazi da sé mettendo su Istanze Mastodon personalizzate. Altre comunità invece rifuggono i social commerciali perché preoccupati per la propria privacy o per altri motivi ancora. Tali comunità sono spesso diversissime fra loro: ci sono numerose Istanze caratterizzate da hacktivismo correlato a movimenti LGBT+, Istanze generaliste, Istanze nazistoidi ecc.

Il bello dell’ecosistema di Mastodon é che essendo tutte indipendenti possono molto facilmente evitare di rompersi le scatole a vicenda scegliendo di silenziare o addirittura “oscurare” (bannare) le Istanze con cui non vi é alcuna possibilità di dialogo reciproco.

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DECENTRALIZZAZIONE, OSSIA PERSONALIZZAZIONE

L’idea di fondo di tale ecosistema é che un’Istanza piccola ma tecnicamente solida e con un’identità ben definita, sia preferibile a Istanze enormi e indefinite in cui l’utente si perde. Un’Istanza con meno di 5000 utenti, con una policy assai specifica su certi argomenti e con un rapporto diretto tra utente ed amministratore vuol dire un tipo di servizio che nessun social commerciale con milioni di utenti potrà mai dare ai propri membri.

La personalizzazione e la vicinanza agli admin fanno sì che nella scelta dell’Istanza , l’utente presenti una serie di quesiti che non era abituato a porsi (si considera sempre l’esempio dell’utente di social commerciale non avvezzo a piattaforme decentrate e federate). Scegliere un’Istanza che ha maggiore solidità tecnica o una in cui si parla la mia lingua? Iscriversi ad un’Istanza locale o ad una che sottostà a leggi di un paese che offre maggiori garanzie di privacy?

Se sono una persona che ama discutere di diversi temi ma non sopporta le azioni di disturbo di un certo tipo di commentatori-provocatori potrei preferire un’Istanza caratterizzata da forte moderazione ed una bassa tolleranza per i molestatori online. Al contrario, se fossi una persona più interessata a far un pò di caciara con un’ironia spesso estrema e non apprezzata dalla maggioranza delle persone, potrei preferire un’Istanza più aperta a tali comportamenti. Oppure potrei preferire un’Istanza che ha rimosso stelle e contatori dei post per alimentare un approccio più umano ai contenuti.

Per fare un paragone grossolano per descrivere la funzione delle diverse Istanze all’interno dell’ecosistema di Mastodon, immaginiamo l’esistenza di un social disponibile in più versioni, ad esempio Twitter: Twitter Green, Twitter Yellow, Twitter Orange, Twitter Pink, Twitter Red e Twitter Purple. Sono tutti Twitter fondamentalmente simili tra loro e possono anche  interagire ma ognuno ha caratteristiche proprie che ne alterano la natura. Ad esempio Twitter Green accetta solo contenuti adatti ai bambini, Twitter Yellow accetta anche contenuti per adulti ma non i bot, Twitter Orange accetta i bot ma non i contenuti per adulti, Twitter Pink non permette di rispondere ai post ma solo di stellinarli e retwittarli, Twitter Red accoglie tutti i contenuti tranne quelli visibili su Twitter Green, mentre Twitter Purple non ha regole ma non può interagire con gli altri Twitter)

La scelta dell’Istanza é dunque una scelta FON-DA-MEN-TA-LE nel determinare il tipo di esperienza online.

PROMUOVERE LE ISTANZE PER DIFFONDERE MASTODON

Chi scrive ritiene che al momento l’attuale di Mastodon pecchi nella promozione delle Istanze. La comunicazione attuale é incentrata sul far “passare a Mastodon” gli utenti. Un esempio é il sito stesso di Mastodon, https://joinmastodon.org che pur spiegando chiaramente all’utente appena arrivato che “l’unica cosa da fare é scegliere un server”, lo mette subito dinnanzi alla necessità di una scelta tra migliaia e migliaia di Istanze caratterizzate solo da pochissime informazioni: nome, logo, numero di utenti ed una riga di descrizione. Cliccando su ognuna delle Istanze dell’elenco si aprirà la relativa pagina. Qui l’utente potrebbe trovare una pagina ricca di informazioni così come una scarna paginetta dalla quale non traspare nulla sull’identità dell’Istanza stessa.

L’utente, dunque, é chiamato a fare una scelta di cui non ha ancora ben chiare le implicazioni e si trova a dover compiere una scelta fondamentale avendo a disposizione ben pochi mezzi. 

Non c’é da stupirsi se l’utente, dopo aver scelto un’Istanza che non gli si confà, abbandoni del tutto Mastodon ritenendo che l’esperienza di quell’Istanza corrisponda all’esperienza dell’intero Mastodon! E’cosa nota che gran parte dei nuovi iscritti a Mastodon scelga, nel dubbio, di iscriversi a mastodon.social, l’Istanza gestita dal creatore di Mastodon. Pur non essendo una scelta in sé sbagliata, é indice di una certa diffidenza col concetto di Istanze federate e di incapacità di scelta.

Alla luce di queste osservazioni é’forse necessario far sì che:

  • Le singole Istanze descrivano meglio sé stesse
  • Le Istanze promuovano sé stesse in quanto provider Mastodon 

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LE ISTANZE DESCRIVANO MEGLIO SÉ STESSE

Ciò che differenzia un’Istanza da tutte le altre é ciò che la rende unica, sia che si tratti di aspetti culturali che tecnici. In primo luogo va ricordato che quando si parla di Istanze si parla spesso di piccole realtà portate avanti grazie a lavoro volontario e dunque anche certe informazioni tecniche che sono date per scontate quando si parla di grandi social commerciali, qui scontate non sono. L’hardware é buono o é un vecchio PC recuperato che gira per miracolo in una cantina umida? Ci sono dei backup? In quanti si occupano della manutenzione? Che versione di Mastodon viene usata? Sono state apportate modifiche? Poco esportare i miei dati?

Poi va ricordato che l’utente ha spesso la necessità di conoscere in modo chiaro alcuni dettagli sul tipo di moderazione che troverà: l’Istanza accetta contenuti NSFW? L’Istanza tollera contenuti razzisti o fascisti? E i Bot? Ci sono temi preponderanti sull’Istanza? O lingue maggiormente usate? Posso sapere se l’Istanza ha bloccato o é stata bloccata da altre Istanze? Quali? Posso sapere come funzionano le decisioni interne all’amministrazione dell’Istanza? 

Nella maggior parte dei casi sono informazioni che possono essere facilmente codificate/taggate e comunicate anche in forma riassuntiva e stringata.

La presenza di policy e di un regolamento pubblico é un altro tassello fondamentale nel caratterizzare l’Istanza. (NB: non sarebbe male avere per le diverse Istanze delle policy di riferimento; una cosa simile alle licenze CC. Ad esempio, poter sapere che un’Istanza usa la policy n°5 anziché la n°3 (che permette contenuti razzisti) sarebbe un modo efficiente per capire come relazionarcisi)

Altro elemento importante é la preview della TL locale: il fatto che l’utente abbia modo di farsi un’idea dei contenuti che girano su una certa Istanza é un modo assai pratico per farsi un’idea di “come siano le cose da quelle parti”.

Se un’Istanza non sa comunicare la propria unicità é solo una fra le tante: sostituibile e priva d’interesse. Scegliere un’Istanza senza conoscerne le caratteristiche é come scegliere un’automobile conoscendone solo il nome. Al contrario, un’Istanza che abbia e comunichi le proprie peculiarità stimola un rapporto più forte con i propri (futuri) membri: se m’iscrivo ad un’Istanza magari anche piccola ma che porta avanti progetti e idee che m’interessano e con cui condivido principi etici e politici, il legame con i membri di tale Istanza sarà certo molto più sentito che non con i membri di una grossa Istanza generalista.

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LE ISTANZE PROMUOVANO SÉ STESSE IN QUANTO PROVIDER MASTODON

Oggi la promozione di Mastodon é una cosa del tipo “Iscriviti all’Email!” a cui segue uno scarno “adesso scegli tra Gmail, Autistici.org, ecc”. Si promuove Mastodon per poi far scegliere all’utente un’Istanza. É forse necessario spostare maggiormente l’attenzione sulle Istanze affinché promuovano sé stesse in base alle proprie caratteristiche specifiche, ossia una comunicazione del tipo “Per le tue comunicazioni social passa a mastodon.bida.im : un’Istanza Mastodon anarchica e autogestita! Bida é un punto d’incontro per…”.

Ovviamente allo stato attuale la diffusione ancora minoritaria di Mastodon fa sì che sia necessario promuovere al tempo stesso l’Istanza e Mastodon stesso, ma al contrario della promozione generica di Mastodon, così facendo l’utente non viene lasciato in balìa di sé stesso a dover poi cercarsi un’Istanza a caso, ma gli viene indicato fin da subito una “piazza” molto specifica su cui appoggiarsi (in articoli precedenti le Istanze son state paragonate a pianeti di un sistema solare o club di una rete di locali). Inoltre, la promozione Istanza per Istanza ha il pregio di trasmettere immediatamente l’idea che le Istanze sono sì realtà indipendenti e diverse le une dalle altre, ma pure tutte uguali nel loro potersi interfacciare le une alle altre. Promuovendo l’Istanza, a latere, si promuove anche la piattaforma.

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Un esempio sono le distro Linux: con l’utente inesperto che ne capisce poco di informatica funziona poco il generico “passa a Linux” che lascia l’utente da solo di fronte alla scelta della distribuzione da installare. Al contrario un “Installa Mint Cinnamon: per te é l’ideale” é molto meglio.

E’ la differenza tra colui che vuol andare in vacanza “in Asia” finendo in Mongolia pensando confusamente di trovarci pagode thailandesi, sushi e lottatori di kung-fu, e colui che sceglie di andare specificamente in Corea per una scelta informata.

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Pagina d’accesso di mastodon.partecipa.digital

La principale fonte di informazioni su di una Istanza é la sua pagina d’accesso. Se la pagina é ben fatta lì vi si troverà una descrizione dell’Istanza, il suo scopo, le sue policy, una serie di informazioni tecniche, la lista delle istanze bloccate e così via. Spesso la pagina offre la possibilità di scorrere la Timeline locale senza la necessità di essere iscritti. Ma per arrivare alla pagina delle singole Istanze, attualmente ci sono questi strumenti:

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Joinmastodon.org É IL sito di Mastodon. Creato dall’autore del software, é il principale punto d’accesso a ciò che é Mastodon. Di ogni Istanza mostra solo nome e logo, una riga di descrizione, il numero di utenti iscritti e lo status delle iscrizioni (aperte o chiuse). Chi si affaccia a Mastodon solitamente viene su questo sito e da qui sceglie su che Istanza iscriversi.

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the-federation.info E’ un sito che si prefigge di mostrare uno strumento che scopre tutte le Istanze che formano il Fediverso. Delle singole Istanze offre solo info tecniche come il numero di utenti, il numero di utenti attivi ed il numero di post.

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https://instances.social E’un sito che permette una ricerca molto specifica delle Istanze: é possibile filtrare la ricerca in base alle lingue usate sull’Istanza, il numero di utenti ed una serie di policy sui contenuti. Dopodiché il sito offre diverse informazioni tecniche che permettono una valutazione sull’affidabilità materiale dell’Istanza. Il design é crudo e le informazioni sulle istanze non sono sempre affidabili, ma ciononostante é al momento lo strumento più completo per cercare Istanze di ogni genere: dall’Istanza dei cristiani messianici a quella dei metallari tedeschi.

 

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ALCUNE ISTANZE

Qui di seguito sono elencate alcune Istanze Mastodon. Si tratta di una selezione casuale, fornita giusto per dare un’idea della varietà di scelta disponibile. Non si tratta né di Istanze consigliate né di Istanze particolarmente rappresentative: l’elenco va inteso solo a titolo di esempio.

LEGENDA:

DESCRIZIONI

Le brevi descrizioni inserite tra parentesi vanno spesso intese giusto come una traccia generica: ogni Istanza é una realtà a sé che spesso non é riassumibile in poche parole e due Istanze formalmente simili possono avere in realtà stili ed atmosfere interne assai diverse.

UTENTI

Il numero di utenti é spesso arrotondato e serve giusto a dare un’idea delle dimensioni della comunità dell’Istanza.

POLICY PUBBLICA

Per “Policy pubblica” qui si intendono genericamente regole interne e di moderazione, impostazioni generali di condotta o di etica: può essere esser solo un elenco di norme legali di moderazione, una linea generale riassunta in poche righe, un regolamento dettagliato o un vero e proprio atto d’intenti dell’Istanza. Ciò che conta é che dia un’idea chiara dell’indirizzo (o non-indirizzo) dell’Istanza e dei principi etici a cui si attiene. Una policy poco definita potrebbe causare fraintendimenti e malumori, mentre una policy pubblica molto definita può far sì che un’Istanza generalista si concentri su temi assai specifici, rendendola di fatto un’Istanza tematica (non c’é una divisione netta su cosa sia un’Istanza generica ed un’Istanza tematica: si tratta giusto di una distinzione di massima). In ogni caso, un rapporto aperto e trasparente tra amministratori dell’Istanza ed utenti é sempre preferibile. Il fatto che un’Istanza sia priva di policy pubblica non significa che questa sia priva di regole: significa solo che queste non sono state definite e messe per iscritto e rese pubbliche dagli amministratori. Un’Istanza priva di policy pubblica, tuttavia moderata con criterio, può essere un ambiente migliore di un’Istanza con una bella policy che però non viene osservata dalla sua comunità.

NSFW

Ogni utente ed Istanza ha un approccio personale coi contenuti per adulti. In generale, qui, si considera che un’Istanza che tolleri contenuti per adulti privi di Content Warning sia di fatto un’Istanza NSFW. Allo stesso tempo, un’Istanza i cui contenuti, di fatto, siano solo in minima parte NSFW ed abbiano il CW, oppure trattino temi affini a contenuti NSFW ma perlopiù senza la necessità di ricorrere al CW, non é considerata un’Istanza NSFW.

MASTODON.SOCIAL

mastodon.social é l’Istanza gestita da Eugen Rochko, il programmatore che ha creato Mastodon. Chi si approccia a Mastodon spesso lo fa aprendo un account proprio su mastodon.social e proprio per questo motivo é una delle Istanze più grandi. Per molti utenti che si affacciano a Mastodon, mastodon.social É Mastodon stesso. Lo stesso Rochko cerca di promuovere l’iscrizione ad Istanze diverse, tuttavia vi é qualche difficoltà a far comprendere il concetto (da qui la ragione di questo post)

MASTODON.SOCIAL
Utenti: 300k
Policy pubblica: no
https://mastodon.social

ITALIA

Il numero di Istanze Mastodon italiane si conta su una mano ed a farla da padrone é Bida, ma la comunità che la anima é attiva ed interessata allo sviluppo e promozione della piattaforma, ossia si muove attivamente nel far sì che altre Istanze possano nascere nei prossimi tempi

BIDA
(Istanza bolognese creata e gestita dal collettivo Bida)
Utenti: 1.6k
Policy pubblica: si
https://mastodon.bida.im

CISTI
(Istanza torinese in via di apertura)
Utenti:
Policy pubblica: si (in lavorazione)
https://mastodon.cisti.org/about

PARTECIPA
(IT, Open Source, Linux. L’Istanza é gestita da un admin italiano, ma in realtà ha un’utenza assai cosmopolita)
Utenti: 250
Policy pubblica: no
https://mastodon.partecipa.digital/about

RAMSES
(Istanza aperta nata dal blog AmiciDelBaretto)
Utenti:
Policy pubblica: no
https://ramses.amicidelbaretto.org

GENERALISTE

Le Istanze generaliste non nascono con l’idea di discutere su argomenti specifici o rivolgersi a comunità specifiche. Tuttavia i membri della comunità che ospita, possono far sì che col tempo una singola Istanza generalista sviluppi di fatto una propria cultura interna. Alcune Istanze sono legate a blog o associazioni specifiche di cui seguono le policy, tuttavia, se queste policy non sono chiaramente segnalate o linkate nella pagina di registrazione all’Istanza, viene indicato che questa non ha una sua policy pubblica. Le Istanze generaliste possono essere molto diverse fra loro. Questo dipende principalmente dalle policy che adottano, dalla comunità che ospita e dalla moderazione. Per intenderci: una certa Istanza generalista può avere norme molto severe atte a minimizzare i conflitti mentre un’altra può limitarsi a bannare solo i contenuti strettamente illegali.

BERRIES
Utenti: 2k
Policy pubblica: si
https://berries.space/about/more

CHAOS SOCIAL
Utenti: 5k
Policy pubblica: si
https://chaos.social

MASTODON.CLOUD
Utenti: 50k
Policy pubblica: si
https://mastodon.cloud/about

TODON NL
Utenti: 3.2k
Policy pubblica: si
https://todon.nl/about

PLURAL CAFÉ
Utenti: 300
Policy pubblica: si
https://plural.cafe/about

ICOSAHEDRON
Utenti: 800
Policy pubblica: si
https://icosahedron.website/about

ETALAB
(Istanza sperimentale pubblica francese)
Utenti: 1.5k
Policy pubblica: si
https://mastodon.etalab.gouv.fr/about

OCTODON
(Istanza francese)
Utenti: 2k
Policy pubblica: si
https://oc.todon.fr/about

KITTY TOWN
Utenti: 250
Policy pubblica: si
https://kitty.town/about

TOOTIM
(Istanza in lingua ebraica)
Utenti: 500
Policy pubblica: si
https://tooot.im/about

INDITOOT
(Istanza con base in India)
Utenti: 150
Policy pubblica: si
https://inditoot.com/about

SOCIAL WIUWIU DE
(Istanza tedesca che promette che il server é alimentato da energia pulita)
Utenti: 200
Policy pubblica: no
https://social.wiuwiu.de/about

FRAMAPIAF
(É l’Istanza creata e gestita dll’associazione francese Framasoft)
Utenti: 7k
Policy pubblica: no
https://framapiaf.org/about

MAMOT
(Istanza dell’associazione francese La Quadrature du Net)
Utenti: 11k
Policy pubblica: no
https://mamot.fr/about

ZACLYS
(Istanza dell’associazione francese Zaclys)
Utenti: 1.6k
Policy pubblica: no
https://mastodon.zaclys.com/about

MASTODON(TE)
(Istanza brasiliana)
Utenti: 700
Policy pubblica: no
https://masto.donte.com.br/about

FREE RADICAL ZONE
Utenti: 650
Policy pubblica: no
https://freeradical.zone/about

SCIFI!
(Il nome farebbe supporre un’Istanza incentrata sulla fantascienza ma in realtà non si direbbe)
Utenti: 1.5k
Policy pubblica: no
https://scifi.fyi/about

HOSTUX SOCIAL
(Istanza generalista perlopiù francese)
Utenti: 3k
Policy pubblica: no
https://hostux.social

FRIENDS.NICO
(Istanza giapponese)
Utenti: 50k
Policy pubblica: no
https://friends.nico/about

SOCIAL TCHNCS
Utenti: 10k
Policy pubblica: no
https://social.tchncs.de

MSTDN IO
Utenti: 11k
Policy pubblica: no
https://mstdn.io/about

OCTODON SOCIAL
Utenti: 12k
Policy pubblica: no
https://octodon.social/about

KNZK.ME
(Istanza con utenti che parlano inglese e giapponese. Promette alta affidabilità dal punto di vista tecnico)
Utenti: 2.7k
Policy pubblica: no
https://knzk.me/about

TEMATICHE

Un’Istanza tematica si caratterizza dal fatto di nascere con l’intento di essere un punto d’incontro e dialogo gravitanti attorno a dei temi specifici. La policy dell’Istanza contribuisce molto nel determinare la natura di questi temi. A volte un’Istanza nata con intenti specifici diventa di fatto un’Istanza generalista. A volte il “tema” é assai generico mentre a volte é decisamente molto specifico. Certi temi lasciano presagire il tipo di policy che l’Istanza adotta, tuttavia, se la policy non é stata pubblicata esplicitamente, é indicata come assente.

MASTODON ART
(all kind of art)
Utenti: 7k
Policy pubblica: si
https://mastodon.art

MASTODON TECHNOLOGY
(Tecnologia)
Utenti: 16k
Policy pubblica: si
https://mastodon.technology/about

BOTSIN SPACE
(Bot)
Utenti: 2.5k
Policy pubblica: si
https://botsin.space/about

TABLETOP SOCIAL
(Giochi da tavolo)
Utenti: 1.6k
Policy pubblica: si
https://tabletop.social/about

MASTODON EUS
(Lingua e cultura basca)
Utenti: 1.6k
Policy pubblica: si
https://mastodon.eus/about

MASTODON SCHOLAR
(Studi, ricerca scolastica ed accademica)
Utenti: 2.5k
Policy pubblica: si
https://scholar.social/about

RUBY SOCIAL
(Ruby – Istanza “gemellata” con Toot café di cui utilizza l’elenco Istanze bloccate e sospese)
Utenti: 900
Policy pubblica: si
https://ruby.social/about

WRITING EXCHANGE
(Scrittura, poesia)
Utenti: 900
Policy pubblica: si
https://writing.exchange/about

LESBIAB SPACE
(Lesbismo. L’Istanza é esplicitamente vietata ad utenti maschi)
Utenti: 300
Policy pubblica: si
https://writing.exchange/about

PLANETA LUDICO
(Istanza spagnola su giochi)
Utenti: 250
Policy pubblica: si
https://planetaludico.com/about

BLIMPSTODON
Utenti: 150
Policy pubblica: si
https://blimps.xyz/about

MMORPG SOCIAL
(online gaming)
Utenti: 150
Policy pubblica: si
https://mmorpg.social/about

SCICOMM XYZ
(Scienza)
Utenti: 300
Policy pubblica: si
https://scicomm.xyz/about

BONN SOCIAL
(Istanza sulla città di Bonn)
Utenti: 200
Policy pubblica: no
https://bonn.social/about

UNIVERSITY TWENTE
(Istanza dell’università di Twente)
Utenti: 200
Policy pubblica: no
https://mastodon.utwente.nl/about

TINY TILDE
(Computer art)
Utenti: 150
Policy pubblica: no
https://tiny.tilde.website/about

PIRATEPARTY BE
(Istanza del partito pirata belga)
Utenti: 500
Policy pubblica: no
https://mastodon.pirateparty.be/about

BOARD GAMES SOCIAL
(Giochi da tavolo)
Utenti: 250
Policy pubblica: no
https://boardgames.social/about

RED CONFEDERADA
(Istanza spagnola per attivisti multilingue)
Utenti: 250
Policy pubblica: no
https://red.confederac.io/about

EQUESTRIA SOCIAL NETWORK
(Little Pony)
Utenti: 450
Policy pubblica: no
https://equestria.social/about

RUHR SOCIAL
(Tutto ciò che riguarda l’area della Ruhr in Germania)
Utenti: 250
Policy pubblica: no
https://ruhr.social/about

SHELTER MOE
(Anime francese)
Utenti: 400
Policy pubblica: no
https://shelter.moe/about

SOCIAL NASQUERON
(Free thinking)
Utenti: 1.7k
Policy pubblica: no
https://social.nasqueron.org/about

METALHEAD CLUB
(Musica metal – tedesco)
Utenti: 400
Policy pubblica: no
https://metalhead.club/about

CHITTER XYZ
(Furry)
Utenti: 500
Policy pubblica: no
https://chitter.xyz/about

TOOT CAT
(Gatti – Non ha una vera Policy pubblica ma comunica i propri log tecnici e l’elenco delle Istanze bloccate)
Utenti: 1.2k
Policy pubblica: no
https://toot.cat/about

LAYER8 IN SPACE
(Linux, Anime, Music)
Utenti: 800
Policy pubblica: no
https://layer8.space/about

MATHSTODON
(Matematica)
Utenti: 1.3k
Policy pubblica: no
https://mathstodon.xyz/about

INFOSEC
(perlopiù sicurezza informatica)
Utenti: 1.5k
Policy pubblica: no
https://infosec.exchange

FOSSDOTON
(Software libero)
Utenti: 2k
Policy pubblica: no
https://fosstodon.org/about

IM@STODON
(Otaku – inglese, cinese)
Utenti: 300
Policy pubblica: no
https://imastodon.net/about

CYBRESPACE
(Cyberpunk culture)
Utenti: 2.2k
Policy pubblica: no
https://cybre.space/about

SDF ORG
(Unix)
Utenti: 2.8k
Policy pubblica: no
https://mastodon.sdf.org/about

LGBT COOL
(LGBT)
Utenti: 400
Policy pubblica: no
https://lgbtq.cool/about

SNOUTS
(Furry, LGBTQ+)
Utenti: 1.3k
Policy pubblica: no
https://mastodon.sdf.org/about

NSFW

Le Istanze elencate qui si caratterizzano per avere una grossa fetta dei propri contenuti di tipo NSFW. Alcune delle Istanze elencate qui sono esplicitamente incentrate su questi contenuti NSFW mentre altre lo sono di fatto.

ABDL LINK
(NSFW – porno)
Utenti: 8k
Policy pubblica: si
https://abdl.link/about/more

HUMBLR SOCIAL
(ex-Tumblr, porn, erotica)
Utenti: 38k
Policy pubblica: si
https://humblr.social

SINBLR
(porn)
Utenti: 6k
Policy pubblica: si
https://sinblr.com

SWITTER
(sex work)
Utenti: 200k
Policy pubblica: si
https://switter.at/

KINKY BUSINESS
(kinky erotica)
Utenti: 3.5k
Policy pubblica: si
https://kinky.business/about

DISPLACED
(NSFW LGBT+)
Utenti: 2.3k
Policy pubblica: si
https://displaced.social/about

NIU MOE
(Otaku)
Utenti: 5k
Policy pubblica: si
https://niu.moe/about

ARTALLEY PORN
(artists and commissioners)
Utenti: 6k
Policy pubblica: no
https://artalley.porn/about

KINKYELEPHANT
(Fetish)
Utenti: 2.5k
Policy pubblica: no
https://kinkyelephant.com/about

Mastodon, il Fediverso ed il futuro decentrato delle reti sociali

di: Ca Gi
18 Dicembre 2018 ore 08:45

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A breve distanza dalla prima panoramica su Mastodon é già possibile aggiungere alcune nuove osservazioni.

In primo luogo va notato che diverse persone, già ben avvezze all’uso dei maggiori social network commerciali (Facebook, Twitter, Instagram…) siano inizialmente spaesate dal concetto di “decentralizzazione” e di “network federato”.

Questo perché l’idea diffusa e radicata di social network é quella di un luogo unitario, indifferenziato, monolitico, con regole e meccanismi rigidamente uguali per tutti. In sostanza il fatto stesso di poter concepire un universo di Istanze separate e indipendenti é per molti un cambio di paradigma di non immediata comprensione.

[l’articolo é stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale]

Nell’articolo precedente in cui si era descritto il social network Mastodon, il concetto di Istanze federate era stato paragonato ad una rete di club/circoli privati associati fra loro.

Alcuni aspetti esposti nell’articolo é forse necessario chiarirli ulteriormente a chi si avvicina al concetto di network federato:

  1. Non ci si iscrive “a Mastodon”, ma ci si iscrive ad una Istanza Mastodon! Qui torna comodo il paragone con i club/circoli: l’iscrizione ad un circolo permette di entrare in contatto con tutti gli altri che fanno parte della stessa rete: non ci si iscrive alla piattaforma, ma ci si iscrive ad uno dei club della piattaforma e che assieme agli altri club ne forma la rete. La piattaforma é software, é un qualcosa che esiste solo virtualmente mentre un’Istanza che usa tale piattaforma é il suo aspetto reale, materiale. É un server che si trova fisicamente da qualche parte, gestito da persone in carne ed ossa che lo gestiscono ed amministrano. Dunque ci si registra ad una Istanza e poi, da questa, si entra in contatto con le altre.
  2. Le diverse istanze hanno la possibilità tecnica di entrare in contatto fra loro ma non é detto che lo facciano. Metti caso ci sia un’istanza composta da 500 utenti italiani appassionati di letteratura chiamata mastodon.letteratura: questi utenti si conoscono fra loro proprio perché sono membri della stessa istanza ed ognuno riceve i post pubblici degli altri altri membri. Ecco, ognuno di loro avrà probabilmente anche altri contatti tra utenti registrati su Istanze diverse (abbiamo tutti degli amici che esulano dal nostro “solito giro”, no?). Se ognuno dei 500 utenti di mastodon.letteratura seguisse ad esempio 10 membri di altre Istanze, l’Istanza mastodon.letteratura avrebbe sì una rete locale di 500 utenti, ma anche una rete federata di ben 5000 utenti! Bene. mettiamo che tra questi 5000 non ci sia nemmeno un solo membro dell’Istanza giapponese incentrata sulla fisica nucleare japan.nuclear.physics: quest’altra istanza potrebbe avere magari 800 membri ed avere una rete federata di ben 8000, ma se tra la rete “italiana” e quella “giapponese” non vi fosse nemmeno un amico in comune, queste potrebbero teoricamente non venire mai a contatto l’una con l’altra. In realtà, per la legge dei grandi numeri, é abbastanza raro che Istanze di una certa dimensione non entrino mai in contatto fra loro, ma l’esempio serve a far capire i meccanismi su cui si regge un network federato (che anzi, proprio basandosi sulla legge dei grandi numeri e sui principi dei gradi di separazione, conferma il presupposto che più la rete é grande e meno saranno isolati utenti ed Istanze).
  3. Ogni singola Istanza può decidere volontariamente di non entrare in contatto con un’altra, in base a proprie scelte, regole e policy interne. Questo punto é evidentemente poco capito dai diversi commentatori che non riescono ad uscire dall’idea del “social monolitico”. Se su Mastodon vi fosse un’alta concentrazione di suprematisti bianchi orfani di Gab, o blogger porno orfani di Tumblr, ciò non significa che l’intero social network chiamato Mastodon diventerebbe un “social network per suprematisti bianchi e porno”, ma solo alcune Istanze che probabilmente non entreranno mai in contatto con Istanze antifasciste o ultrareligiose. Le difficoltà di far comprendere tale concetto rendono di conseguenza difficile far capire anche le potenzialità di una struttura di questo tipo. In un network federato, una volta data la possibilità tecnica di interagire tra Istanze e utenti, ognuno di questi può poi regolarsi in maniera del tutto indipendente sul come utilizzarla. Possiamo supporre ad esempio:  ISTANZA ECOLOGISTA, creata, mantenuta e supportata economicamente da un gruppo di appassionati che vuol avere un luogo per discutere di natura ed ecologia, stabilisce che sull’Istanza non si postano link esterni né immagini pornografiche; ISTANZA COMMERCIALE, creata da una piccola azienda che ha un buon server ed una capacità di banda pazzesca ed a cui ci si iscrive a pagamento e le cui regole le ha stabilite già in precedenza l’azienda; ISTANZA SOCIALE, creata da un centro sociale i cui utenti sono perlopiù i frequentatori del centro stesso e che si conoscono anche di persona; ISTANZA VIDEOGIOCHI, nata come Istanza interna dei dipendenti di un’azienda tecnologica ma di fatto aperta a chiunque si interessi di videogiochi. In questo scenario a quattro Istanze già é possibile descrivere alcune interazioni interessanti: l’Istanza ecologista potrebbe consultare i propri utenti e decidere di bannare l’istanza commerciale perché al suo interno é ampiamente diffusa una cultura contraria all’ecologismo, mentre l’Istanza sociale potrebbe invece mantenere i contatti con l’Istanza commerciale ma scegliere di silenziarla preventivamente sulla propria timeline, lasciando ai suoi singoli membri la scelta personale di entrare in contatto con i suoi utenti o meno. Sempre l’Istanza sociale potrebbe però bannare l’istanza videogiochi perché forte serbatoio di mentalità reazionaria. In sostanza, i contatti “insostenibili/inaccettabili” vengono spontaneamente limitati dalle singole Istanze in base alle proprie policy. Qui il quadro d’insieme inizia a diventare molto complesso, ma basta osservarlo da una sola Istanza, la propria, per capirne i vantaggi: le Istanze che ospitano troll, disturbatori e gente con cui proprio non si riesce a discutere le abbiamo bannate, mentre quelle con cui non c’é molta affinità ma neanche motivi di astio, le abbiamo silenziate, in modo che se uno di noi le vuol segue non c’é problema ma sarò una sua scelta personale
  4. Ogni utente può decidere di silenziare altri utenti ma pure intere Istanze. Se hai particolare interesse ad evitare i contenuti diffusi dagli utenti di una certa Istanza che però non viene bannata dall’Istanza che ti ospita (metti caso che la tua Istanza non chiuda le porte ad un’Istanza chiamata meme.videogamez.lulz la cui comunità tollera comportamenti molto sopra le righe ed in aria di trolling pesante che però alcuni trovano divertente), tu sei comunque libero di silenziarla per te soltanto. Sostanzialmente, in presenza di gruppi di utenti a te non graditi provenienti da una stessa Istanza/comunità, é possibile bloccarne in un colpo solo diverse decine o centinaia bloccando (per te) l’intera Istanza. Se la tua Istanza non avesse un accordo unanime su come comportarsi nei confronti di un’altra Istanza, si potrebbe facilmente lasciare la scelta agli iscritti dato che hanno comunque questo potente strumento. Un’Istanza potrebbe anche scegliere di moderare solo i propri utenti o non moderare affatto alcunché, lasciando ogni utente completamente libero di silenziare o bannare chi gli pare e piace senza mai interferire o imporre una propria etica.

Il Fediverso

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Logo del Fediverso

Messi meglio a fuoco questi aspetti, possiamo ora affrontare il passo successivo. Come già anticipato nel post precedente, Mastodon é parte di un qualcosa di più ampio chiamato Fediverso (Federazione + Universo).

In sostanza, Mastodon é una rete federata che usa alcuni strumenti di comunicazione (si tratta di diversi protocolli ma i principali sono chiamati ActivityPub, Ostatus e Diaspora, ognuno dei quali ha i propri vantaggi, svantaggi, sostenitori e detrattori) utilizzati anche da altre realtà federate (social network, piattaforme di blogging ecc) che le mette in contatto l’una con l’altra  a formare un’unico grande universo di reti federate.

Per dare un’idea, é come se Mastodon fosse un sistema planetario che ruota attorno ad una certa stella (la stella é Mastodon ed i pianeti sono le singole Istanze), ma questo sistema planetario fa parte di un universo in cui esistono numerosi sistemi planetari tutti diversi ma in comunicazione gli uni con gli altri.

Tutti i pianeti di un dato sistema planetario (le Istanze, i “club”)  ruotano attorno ad un sole comune (la piattaforma software). L’utente può scegliersi il pianeta che preferisce ma non può certo stare sul sole (“non ci si iscrive alla piattaforma, ma ci si iscrive ad uno dei club della piattaforma che assieme agli altri club ne forma la rete”).

All’interno di questo universo, Mastodon é semplicemente il “sistema planetario” più grosso (é quello di maggior successo e col maggior numero di utenti) ma non é detto che sarà sempre così: altri “sistemi planetari” si stanno irrobustendo ed ingrandendo.

[NB: ogni singola piattaforma qui discussa usa nomi propri per definire i Server indipendenti su cui é ospitata. Mastodon li chiama Istanze, Hubzilla li chiama Hub e Diaspora li chiama Pod. Tuttavia, per semplicità e linearità con l’articolo precedente, nell’articolo si userà solo il termine “Istanza” per tutti].

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La struttura dell’intero Fediverso

Su Kum.io é possibile trovare una rappresentazione interattiva del Fediverso così come appare al momento. Ogni “ciuffo” rappresenta una rete diversa (o “sistema planetario”). Sono le diverse piattaforme che compongono la federazione. Mastodon é solo una di questi, quella più grossa, in basso.

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Le interazioni di Mastodon con le altre reti

Selezionando Mastodon é possibile vedere con quali altri network/sistemi del Fediverso é in grado di interagire. Come si può osservare, interagisce con gran parte degli altri network ma non proprio con tutti.

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Le interazioni di GNU Social con le altre reti

Selezionando invece un’altro social network, GNU Social, si osserverà che questo ha interazioni diverse: condivide il grosso delle interazioni di Mastodon ma ne ha alcune in più ed altre in meno.

Questo dipende principalmente dal tipo di strumenti di comunicazione (protocolli) che ogni singola rete utilizza. Una rete può utilizzare anche più di un protocollo per avere il massimo numero di interazioni, ma ovviamente ciò li rende più complessi da gestire. Questa ad esempio é la strada scelta da Friendica e GNU Social.

A causa dei diversi protocolli utilizzati, dunque, alcuni network non possono interagire proprio con tutti gli altri. Il caso più importante é Diaspora, che utilizza un proprio protocollo (chiamato a sua volta Diaspora), che può interagire solo con Friendica e Gnu Social ma non con le reti basate su ActivityPub come Mastodon.

Le cose all’interno del Fediverso sono però in costante evoluzione e la fotografia appena mostrata potrebbe dover essere aggiornata già a breve. Al momento la maggior parte dei network sembrerebbe si stia indirizzando verso l’adozione di ActivityPub come strumento unico. Non sarebbe affatto male avere un protocollo di comunicazione unico che permettesse davvero ogni tipo di connessione!

Torniamo però un attimo all’immagine dei sistemi planetari. Kum.io mostra le connessioni tecnicamente possibili tra ogni diverso “sistema planetario” e per farlo collega genericamente i diversi soli. Ma come abbiamo ben visto le connessioni reali avvengono tra i pianeti e non tra i soli! Una mappa stellare che mostrasse le connessioni reali dovrebbe mostrare per ogni singolo pianeta (ossia ogni singolo “baffo” dei ciuffi di Kum.io), decine o centinaia di linee di connessione con altrettanti pianeti/baffi, sia tra le Istanze della propria piattaforma che tra Istanze di piattaforme diverse! La quantità e complessità delle connessioni, come ben immaginabile, formerebbe un groviglio da mal di testa e graficamente illeggibile. Solo immaginarlo rende l’idea della quantità e complessità delle connessioni possibili.

E non finisce qui: ogni singolo pianeta può stabilire o interrompere i contatti con gli altri pianeti del proprio sistema solare (ossia, l’Istanza Mastodon A può decidere di non aver contatti con l’Istanza Mastodon B), ed allo stesso modo può stabilire o interrompere i contatti con i pianeti di sistemi solari differenti (l’Istanza Mastodon A può entrare in contatto o interrompere i contatti con l’Istanza Pleroma B)! Per fare un’esempio drastico si può ipotizzare di avere dei cugini stronzi, ma stronzi davvero, che abbiamo cacciato dal nostro pianeta (mastodon.terra) e allora se ne sono costruito uno proprio (mastodon.saturno)  stando comunque nelle nostre vicinanze perché boh, si trovano bene col nostro sole “Mastodon”. Fin da subito decidiamo di ignorarci a vicenda. Questi cugini però sono davvero tanto stronzi, tanto che anche i nostri parenti ed amici vicini dei pianeti vicini (mastodon.giove, mastodon.venere ecc.) ignorano i cugini stronzi di mastodon.saturno. Nessun pianeta del sistema Mastodon se li caga. I cugini però non sono del tutto privi di rapporti ed anzi, hanno tanti contatti con pianeti di sistemi solari diversi. Ad esempio sono in contatto con alcuni pianeti del sistema Peertube peertube.10287, peertube.gattini, peertube.cartoni, ma anche con pleroma.pizza del sistema Pleroma e friendica.giardinaggio del sistema Friendica. Di fatto ai cugini stronzi sta bene vivere sul loro pianetino nel sistema Mastodon ma preferiscono avere contatti con pianeti di sistemi diversi.

Dei loro pianeti amici, a noi di mastodon.terra, non ce ne può fregar di meno: sono stronzi tanto quanto i nostri cugini ed abbiamo bloccato pure loro. Tranne uno. Su pleroma.pizza ci sono degli utenti nostri amici che sono contemporaneamente anche amici di alcuni dei cugini stronzi di mastodon.saturno. Ma non é un problema: eccheccavolo! Abbiamo collegamenti interstellari e ci dovremmo preoccupare di una cosa così? Nientaffatto! Il blocco che abbiamo attivato su mastodon.saturno é tipo una barriera energetica che funziona in tuuuutto l’universo! Se fossimo coinvolti in una conversazione in cui partecipano sia un amico di pleroma.pizza che un cugino stronzo di mastodon.saturno, semplicemente, il cugino stronzo non sentirebbe quel che esce dalla nostra bocca e noi non sentiremmo quel che esce dalla sua. Ognuno dei due saprà che l’altro é lì, ma nessuno dei due potrà mai vedere l’altro né sentirlo. Certo, potremmo dedurre qualcosa da ciò che dirà il nostro amico comune di pleroma.pizza ma vabbé, più di così che cosa si può pretendere? 😉

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Quest’immagine, può fornire un’idea del modo in cui le Istanze (pianeti) si connettono tra loro. Se poi si considera che le Istanze del Fediverso conosciute sono migliaia, la complessità del quadro é ben immaginabile. Un aspetto interessante é proprio il fatto che le connessioni tra Istanza e Istanza non dipendono dalla piattaforma usata. Osserviamo nell’immagine l’Istanza mastodon.mercurio: é un’istanza piuttosto isolata rispetto alla rete di Istanze Mastodon, i cui unici contatti sono mastodon.nettuno, peertube.gattini e pleroma.pizza. Nulla vieta che mastodon.mercurio venga a conoscenza di tutte le altre Istanze Mastodon non attraverso scambi di messaggi con mastodon.nettuno, ma attraverso i commenti ai video di peertube.gattini. Anzi, é addirittura più probabile perché mastodon.nettuno é in contatto solamente con altre tre Istanze Mastodon ma peertube.gattini é in contatto con tutte le Istanze Mastodon. Cercar dì immaginare le vie attraverso cui possano venire in contatto le diverse Istanze di quest’immagine che “non si conoscono” permette di farsi un’ulteriore idea del livello di complessità che si può raggiungere. In un sistema abbastanza grande, dotato di un vasto numero di utenti ed Istanze, isolarne una parte non comprometterà in alcun modo la ricchezza di connessioni possibili. Una volta create tutte le connessioni possibili é anche possibile fare un’esperimento diverso, ossia immaginare connessioni che s’interrompono fino a formare due o più reti perfettamente separate, contenenti ognuna delle Istanze Mastodon, Pleroma e Peertube.

E per aggiungere complessità alla complessità, possiamo fare un’esperimento ulteriore, ragionando non più a livello di Istanze ma a livello di singoli utenti delle Istanze (ipotizzare 5 utenti per Istanza potrebbe bastare a rendere le diverse casistiche). Alcuni casi ipotizzabili: 1) siamo su un’Istanza Mastodon e l’utente Anna ha appena scoperto attraverso il commento ad un video su Peertube l’esistenza di una nuova Istanza Pleroma, quindi adesso lei ne conosce l’esistenza ma, scegliendo di non seguire tale Istanza, di fatto non rende nota la scoperta agli altri membri della sua Istanza; 2) sulla stessa Istanza Mastodon l’utente Luca blocca l’unica Istanza Pleroma conosciuta. Così facendo, se quest’Istanza Pleroma facesse conoscere altre Istanze Pleroma con cui é in contatto, Luca dovrebbe aspettare che un’altro membro della sua Istanza gliele facesse conoscere perché si é precluso la possibilità di essere tra i primi dell’Istanza a venirne a conoscenza. 3) In realtà, il primo utente dell’Istanza ad entrare in contatto con le altre Istanze Pleroma é Mario. Ma non le viene a conoscere dall’Istanza Pleroma con cui sono già in contatto (quella che Luca ha bloccato), ma attraverso il suo unico contatto su GNU Social.

Sembra complesso ma in realtà non é altro che una replica di meccanismi umani cui siamo tanto abituati da darli per scontati: potremmo tradurre i diversi esempi appena esposti: 1) La nostra amica Anna, habitué del nostro bar, va in piazza ed incontra una persona che gli dice di essere habitué di un nuovo bar di una città poco distante. Anna però non si scambia il numero di telefono col tizio e quindi non saprà dare informazioni agli amici del suo bar riguardo al nuovo bar dell’altra città. 2) Nel solito bar, Luca di Milano evita Lara di Ferrara. Quando Lara porta nel bar le altre sue amiche ferraresi Mara e Sara, non le presenta a Luca. Solo più avanti, gli amici del bar che hanno stretto amicizia con Mara e Sara, potranno poi presentarle a Luca indipendentemente da Lara. 3) In realtà Mario aveva già conosciuto Mara e Sara, ma non grazie a Lara, bensì attraverso Filippo, il suo unico amico di Rovigo.

Per avere un’idea dell’ampiezza del Fediverso, si può dare un’occhiata a diversi siti che cercano di fornirne una fotografia completa. Oltre al già citato Kum.io, che cerca di rappresentarlo con una elegante veste grafica che ne evidenzia le interazioni, c’é anche Fediverse.network che tenta di elencare ogni singola Istanza esistente indicando per ognuna di esse i protocolli usati e lo stato del servizio, o Fediverse.party, che é un vero e proprio portale da cui partire per scegliere quale piattaforma usare e registrarcisi. Anche Switching.social, una pagina che illustra tutte le alternative libere ai social e sistemi di comunicazione proprietari, indica alcune reti federate tra le alternative a Twitter e Facebook.

(Per completezza: inizialmente si tendeva a dividere tutta questa megarete in tre “universi” sovrapposti: chiamati “Federazione” quello per le reti basate sul protocollo di Diaspora, “Fediverso” per quelle che usavano Ostatus e “ActivityPub” quelle che usavano… ActivityPub. Oggi invece sono considerati tutti parte del Fediverso anche se a volte lo si chiama pure Federazione)

Tanti Network…

Vediamo dunque le principali piattaforme/network e cos’hanno di diverso tra loro. Giusto un paio di premesse: alcuni di queste piattaforme sono pienamente attive mentre altre sono in via di sviluppo più o meno avanzato. Per questo motivo in alcuni casi l’interazione tra le diverse reti non é ancora pienamente funzionante. Inoltre, data la natura open e indipendente dei diversi network, é possibile che singole Istanze apportino modifiche e personalizzazioni “non standard” (un esempio é la lunghezza caratteri su Mastodon: lo standard é di 500 caratteri ma un’Istanza può decidere di impostare il limite che vuole; un’altro é l’uso di stelline e retweet, che un’Istanza può permettere e l’altra vietare). In questo paragrafo, di base, non si son tenute in conto queste personalizzazioni ed incompatibilità.

Mastodon (simile a: Twitter)

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Mastodon é una piattaforma di microblogging molto simile a Twitter perché é basato su post molto brevi. E’il più famoso network del Fediverso. E’accessibile da smartphone attraverso un certo numero di App sia per Android che iOS. Uno dei punti di forza é il design ben concepito ed il fatto di avere già un “parco utenti” abbastanza corposo (quasi 2 milioni di utenti nel mondo, di cui alcune migliaia in Italia). Da desktop si mostra come una serie di colonne personalizzabili, ognuna delle quali mostra le diverse Timeline, sulla falsariga di Tweetdeck. Al momento Mastodon é l’unica piattaforma social federata accessibile con applicazioni Android ed iOS.

Pleroma (simile a: Twitter e DeviantArt)

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Pleroma é la rete “sorella” di Mastodon: fondamentalmente sono la stessa cosa in due versioni un po diverse. Pleroma offre qualche funzione in più riguardo alla gestione delle immagini e permette di base post più lunghi. A differenza di Mastodon, su desktop Pleroma mostra un’unica colonna con la Timeline selezionata, rendendolo molto più simile a Twitter. Attualmente molte Istanze Pleroma hanno un gran numero di utenti che s’interessano di illustrazione e manga, pertanto come ambiente può ricordare vagamente DeviantArt. Le App di Mastodon per smartphone possono essere usate per accedere anche a Pleroma.

Misskey (simile a: un mix tra Twitter e DeviantArt)

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Misskey é una sorta di Twitter che vuol ruotare principalmente attorno alle immagini. Offre un livello di personalizzazione maggiore di Mastodon e Pleroma ed una maggior attenzione alle gallerie immagini. E’una piattaforma che ha ottenuto buon successo in Giappone e tra gli appassionati di manga (e si vede!)

 

Friendica (simile a: Facebook)

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Friendica é un network estremamente interessante. Riprende grossomodo la struttura grafica di Facebook (con amici, notifiche ecc) ma in più permette l’interazione con diversi network commerciali che non fanno parte del Fediverso. E’dunque possibile connettere il proprio account Friendica a Facebook, Twitter, Tumblr, WordPress oltre che generare feed RSS ecc. Insomma, Friendica si propone come una sorta di hub di contenuti da diffondere su tutte le reti disponibili, siano esse federate o no. In sostanza Friendica é l’asso-piglia-tutto del Fediverso: un’Istanza Friendica al massimo delle sue funzioni si connette con tutti e dialoga con tutti.

Osada (simile a: un mix tra Twitter e Facebook)

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Osada é un’altro network che per impostazione può ricordare una via di mezzo tra Twitter e Facebook. Tra le piattaforme che ricordano Facebook questa é quella dal design più pulito.

 

GNUsocial (simile a: un mix tra Twitter e Facebook)

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GNUsocial é un po’ il “nonno” di tutte le reti sociali qui elencate; in particolare di Friendica ed Osada (di cui é il predecessore).

Aardwolf (simile a: Twitter, forse…)

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Aardwolf non é ancora pronto, ma si prospetta come una sorta di alternativa a Mastodon. Stiamo a vedere.

 

PeerTube (simile a: Youtube)

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PeerTube é la rete federata di hosting video molto, ma molto simile a YouTube, Vimeo e altri servizi simili. Con un catalogo in via di costruzione, Peertube appare già un progetto molto solido.

Pixelfed (simile a: Instagram)

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Pixelfed é sostanzialmente l’Instagram della Federazione. E’in fase di sviluppo ma pare essere a buon punto. Gli mancano solo delle App per smartphone per poter essere adottato come alternativa. Pixelfed ha il potenziale per diventare un membro molto, ma molto importante della Federazione!

NextCloud (simile a: iCloud, Dropbox, GDrive)

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Nextcloud é un servizio di file hosting (nato dal precedente ownCloud) molto simile a Dropbox. Ognuno può far girare NextCloud su un proprio server che offre inoltre servizi di condivisione contatti (CardDAV), calendari  (CalDAV), media streaming, bookmarking, backup ed altro. Gira pure su Windows e OSX ed é accessibile da smartphone attraverso App ufficiali. E’parte del Fediverso poiché utilizza ActivityPub per comunicare diverse informazioni ai propri utenti come cambiamenti ai file, attività calendario ecc.

Diaspora (simile a: Facebook e un pò anche Tumblr)

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Diaspora é un po il “cugino” del Fediverso. Funziona attraverso un protocollo di comunicazione tutto suo e dialoga con il resto del Fediverso principalmente attraverso GNU social ed all’asso-piglia-tutto Friendica, anche se sembra stia circolando l’idea di far usare a Diaspora (l’applicazione) sia il proprio protocollo che ActivityPub. Si tratta di un gran bel progetto con una solida base di utenti affezionati. Al primo impatto può ricordare una versione estremamente minimalista di Facebook, ma l’attenzione alle immagini ed un interessante sistema di organizzazione dei post per tag permette di paragonarlo in qualche modo anche a Tumblr.

Funkwhale (simile a: SoundCloud e Grooveshark)

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Funkwhale assomiglia a SounCloud, Grooveshark o altri servizi simili. Come uno YouTube per l’audio, permette di condividere tracce audio ma su rete federata. Con qualche implementazione potrebbe diventare anche un ottimo servizio di hosting per Podcast audio

Plume, Write Freely e Write.as (piattaforme di blogging)

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Plume Write freely e Write.as sono piattaforme di blogging molto minimali che fanno parte della Federazione. Non hanno la ricchezza di funzioni, temi e personalizzazioni di WordPress o Blogger ma fanno il proprio dovere in modo leggero.

Hubzilla (simile a: ….TUTTO!!)

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Hubzilla é un progetto ricchissimo e complesso che permette di gestire sia social network che data storage, calendari condivisi, web hosting, il tutto in maniera decentrata. Hubzilla insomma si propone di fare in una volta sola quello che fanno diversi dei servizi qui elencati. Come avere un’unica Istanza che ti faccia da Friendica, Peertube e NextCloud. Non male! E’da tenere sott’occhio!

GetTogether (simile a: MeetUp)

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GetTogether é una piattaforma utile a pianificare eventi. Simile a MeetUp, serve a far fare rete a persone diverse unite da un’interesse comune e portare tale interesse nel mondo reale. Attualmente GetTogether non é ancora parte del Fediverso, ma sta implementando ActivityPub e quindi a breve sarà dei nostri.

Mobilizon (simile a: MeetUp)

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Mobilizon é una nuova piattaforma in via di sviluppo che si propone come alternativa libera a MeetUp ed altri software utili ad organizzare meeting ed incontri di vario genere. Il progetto nasce fin da subito con l’intento di usare ActivityPub e far parte del Fediverso, in linea con i valori di Framasoft, associazione francese nata con lo scopo di diffondere l’uso di software libero e di reti decentrate. Qui la presentazione di Mobilzon in italiano.

 

Plugin ActivityPub per WordPress

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Sono disponibili diversi Plugin per WordPress che lo rendono in tutto e per tutto un membro della Federazione! Altri plugin sono Mastodon AutoPost, Mastodon Auto Share, ma anche Mastodon Embed, Ostatus for WordPress, Pterotype, Nodeinfo e Mastalab comments.

Prismo (simile a: Pocket, Evernote, Reddit)

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Prismo é un’applicazione ancora in fase di sviluppo che si propone di diventare una sorta di versione decentralizzata di Reddit, ossia una rete sociale incentrata sulla condivisione di link ma che potenzialmente potrebbe evolvere in forme simili a Pocket o Evernote. Le funzioni base sono già funzionanti.

 

Socialhome

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Socialhome é un social network che utilizza una visualizzazione a “blocchi”, inserendo i singoli post come in un collage di fotografie di Pinterest. Al momento comunica sono attraverso il protocollo di Diaspora ma dovrebbe implementare a breve ActivityPub

 

E non solo!

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Ci sono ancora altre app e reti sociali che adottano o stanno per adottare ActivityPub, rendendo ancor più strutturato il Fediverso. Alcune sono molto simili a quelle già elencate, mentre altre sono ancora in fase di sviluppo e non sono ancora pronte per essere consigliate come alternativa ai sistemi commerciali più noti. Ci sono pure piattaforme già pronte e funzionanti che potrebbero entrare nel Fediverso implementando ActivityPub: NextCloud ne é un esempio (era già una realtà solida quando ha deciso di entrare nel Fediverso); il plugin di WordPress é a sua volta uno strumento che permette di federare una piattaforma già esistente; GetTogether é un’altra realtà che si sta federando. Piattaforme già consolidate  (penso a Gitter, ma é giusto un’esempio tra i tanti) potrebbero trarre vantaggio dal federarsi diventando parte di una grande famiglia allargata). Insomma: c’é movimento dentro ed attorno al Fediverso!

…un solo Grande Network!

Fin qui abbiamo visto tante versioni alternative di strumenti noti che, presi singolarmente possono anche essere interessanti, ma che danno il meglio quando collaborano. Qui viene il bello: il fatto che condividano gli stessi protocolli di comunicazione elimina l’effetto “gabbia dorata” del singolo network!

Ora che sono state descritte le singole piattaforme é possibile fare qualche esempio veramente concreto:

Sono su Mastodon e mi appare il post di una persona che seguo. Nulla di strano, se non fosse che quella persona non é un utente di Mastodon, ma un utente di Peertube! Difatti si tratta di un video di un panorama. Sempre da Mastodon io commento scrivendo “bello” e questa persona vedrà comparire il mio commento sotto il suo video, su Peertube.

Sono su Osada e posto una riflessione aperta un po lunga. Questa riflessione viene letta da una mia amica su Friendica che la boosta ai suoi followers, alcuni dei quali sono su Friendica, ma altri sono su altre piattaforme, ad esempio uno che sta su Pleroma che mi risponde e con cui inizio a dialogare.

Pubblico una foto su Pixelfed e viene vista e commentata da un mio follower su Mastodon.

In sostanza ognuno può mantenere i contatti con i propri amici/followers dal proprio network preferito anche se questi ne frequentano di diversi.

Facendo un paragone con i social commerciali, é come poter ricevere su Facebook i tweet di un amico che sta su Twitter, le immagini postate da un’altra persona su Instagram, i video di un canale YouTube, le tracce audio su SoundCloud ed i nuovi post da diversi blog e siti personali e commentare e interagire con ognuno di essi perché tutti questi network collaborano assieme formando un’unico grande network!

Ognuna di queste reti potrà scegliere il modo in cui vuole gestire queste interazioni (ad esempio, se volessi una vita social monodirezionale potrei scegliere un’Istanza Pixelfed  in cui gli altri utenti possono contattarmi solo commentando le foto che io pubblico, oppure potrei scegliere un’Istanza Peertube e pubblicare video che non possono essere commentati ma che potranno girare in tutto il Fediverso, o scegliere un’Istanza Mastodon che obbliga i miei interlocutori a comunicare con me in maniera concisa.

Certi dettagli vanno ancora definiti (per esempio: potrei inviare un messaggio diretto da Mastodon ad una piattaforma che non permette ai suoi utenti di ricevere messaggi diretti, senza esser mai avvertito del fatto che il destinatario manco avrà modo di sapere che gli ho inviato qualcosa). Si tratta di situazioni ben comprensibili all’interno di un ecosistema che deve adattarsi a realtà tanto diverse ma nella maggior parte dei casi si tratta di dettagli di facile gestione. Quel che importa é che le possibilità di interazione sono potenzialmente infinite!

Connettività totale, esposizione dosata

Tutta questa connettività condivisa va osservata tenendo a mente che  nonostante i vari network sian stati qui trattati per semplicità come dei network centralizzati, sono in realtà reti di Istanze indipendenti che interagiscono direttamente con le Istanze degli altri network: la mia Istanza Mastodon filtrerà le Istanze Peertube che postano video razzisti ma si connetterà con tutte le Istanze Peertube che ne rispettano la policy; se seguo un certo mio amico su Pixelfed io vedrò solo i suoi post, senza che nessuno mi obblighi a vedere tutte le foto di tramonti e gattini dei suoi amici su quel social!

La combinazione di Istanze autonome, massima interoperabilità tra le stesse e libertà di scelta permette una serie di combinazioni estremamente interessanti che i social commerciali non si possono nemmeno sognare: l’utente é qui membro di un’unica grossa rete in cui può scegliere:

  1. Lo strumento di accesso preferito (Mastodon, Pleroma, Friendica)
  2. La comunità in cui più si sente a suo agio (l’Istanza)
  3. La chiusura a comunità indesiderate e l’apertura a comunità che gli interessano

Tutto questo senza però rinunciare ad interconnettersi con utenti che hanno scelto strumenti e comunità diverse. Ad esempio posso scegliere una certa Istanza Pleroma perché mi piace il design, la comunità che ospita, le policy e la sicurezza generale ma da qui, seguire ed interagire principalmente con utenti di una certa Istanza Pixelfed portandone contenuti ed estetica nella mia Istanza.

A questo si aggiunge il fatto che le singole Istanze possono essere letteralmente installate ed amministrate da ogni singolo utente su proprie macchine, permettendo un controllo totale dei contenuti. Minuscole istanze casalinghe e solide Istanze di lavoro, Istanze scolastiche ed Istanze collettive, Istanze con migliaia di utenti ed Istanze da un solo utente, Istanze di quartiere e di condominio, tutte unite a formare una rete complessa e personalizzabile, che permette virtualmente di collegare chiunque ma al tempo stesso di evitare il sovraccarico d’informazioni. E’una sorta di ritorno alle origini di Internet, ma un ritorno maturo, da web 2.0, che si porta dietro l’esperienza dell’esser passati attraverso la centralizzazione  della comunicazione nelle mani di pochi grossi attori internazionali che ha rafforzato con ancor più convinzione la certezza che la struttura decentrata é quella umanamente più sana e proficua.

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Viva Mastodon! Il social network libero, decentrato e adattabile

di: Ca Gi
25 Ottobre 2018 ore 10:00

Social network = gioie e dolori. Oramai é evidente a chiunque che i social network sono diventati degli strumenti sempre più odiosi. Devi starci perché sennò ti tagli fuori dal mondo, si; e devi starci anche perché oramai tutte le comunicazioni passano da lì; però si tratta oramai di una vetrina mediatica in cui devi agire con grandissima cautela. Fare un post sbagliato o toccare certi argomenti sensibili può portarti a passare ore ed ore a battagliare con persone che magari nemmeno conosci. Per non parlare delle ripercussioni che il tuo profilo social può causare sul tuo lavoro, del tracciamento dati da parte di Facebook ecc.

[ l’articolo é stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale ]

1.Un’idea semplificata del mondo

Che lo si voglia o meno i social network sono oramai parte della tua vita. Anche se li frequenti pochissimo o se non hai nemmeno un account, sei perfettamente cosciente del fatto che sui social si forma una fetta importantissima del pensiero dominante.

Questo però comporta diversi problemi.

Uno di questi é che i social network (da qui in poi SN) sono strutturati in modo tale da premiare i contenuti più spettacolari e rumorosi. E’esperienza comune il fatto che i SN non sono l’ambiente migliore in cui fare ragionamenti pacati e costruttivi: basta l’intervento di un paio di disturbatori (coloro che fanno rumore) per mandare in vacca ogni discorso serio.

Qui il problema consiste nel fatto che tutti i commenti ricevono egual peso: non importa che tu sia una persona esperta in una determinata cosa ed abbia scritto un post preciso e corretto se a commentarlo negativamente arriva qualcuno che dell’argomento non sa niente ma quel che scrive fa più colpo ed ottiene più likes.

La struttura dei SN insegna ai propri utenti ad esprimersi con un linguaggio più simile a quello pubblicitario che ad instaurare un normale dialogo umano. Per funzionare i Post devono essere brevi e contenere pochi concetti netti ma d’impatto.

SEGUIAMO IL FILO:

(1) L’opinione pubblica si forma sui SN. (2) I SN son strutturati in modo da premiare contenuti semplificati (3). Il mondo in cui viviamo é assai complesso. (4) I SN formano un’opinione pubblica con un’idea semplificata del mondo.

2. Luoghi del non-dialogo?

Blastatore

Persone diverse possono usare i SN in modi molto diversi, ma devono per forza muoversi all’interno delle regole del SN e della sua struttura.

Questo significa che nel dialogare su un certo argomento, la struttura dei SN darà al commento dell’utente ignorante ed al commento dell’utente litigioso lo stesso peso del commento dell’esperto calmo.

Questa cosa rende nei fatti impossibile portare avanti qualunque tipo di dialogo importante: bastano uno o due commenti infuocati per trasformare ogni tuo discorso in litigio e farti passare la voglia di intervenire perché non hai né tempo né voglia di impelagarti in battaglie fatte a colpi di battute, frecciate ed insulti.

Il fatto che i SN siano luogo di non dialogo fa sì che un Post, per essere davvero di successo, oltre ad avere contenuti semplificati, deve essere anche anti-dialogo.

Cosa significa? Significa che avrai più likes con un Post indignato tipo “Ma questi sono dei farabutti che andrebbero gettati in galera a marcire” che con un Post del tipo “Si, hanno sbagliato e bisognerà correre ai ripari, ma credo che gettarli in galera sarebbe un errore”. Questo perché il primo é un post anti-dialogo, é come un pugno che tappa la bocca a chiunque volesse rispondere: puoi solo essere d’accordo e applaudire o tacere. Altrimenti si litiga. Il secondo Post invece é un invito a sedersi e ragionare.

Per permettere dei dialoghi civili, dunque, i SN sono dovuti correre ai ripari. In particolare Facebook, con la creazione dei “gruppi”, permette a degli utenti amministratori di selezionare persone specifiche con cui intrattenere dialoghi su certi argomenti.

I SN dunque ti portano a queste soluzioni: (1) litigare (2) startene zitto (3) formare dei gruppi più o meno chiusi.

3. E’tutto un gioco

Personaggio e le sue caratteristiche

Probabilmente il termine gamification suonerà nuovo a molti. Si tratta però di un concetto con cui abbiamo sempre più a che fare, ossia la trasformazione di tantissimi aspetti della nostra vita in una specie di eterno gioco (Game) che coinvolge premi, punteggi, ricompense virtuali, livelli di difficoltà.

Non é un termine buttato lì a caso: i processi di gamification vengono studiati ed implementati in campi diversissimi per legare il cliente/utente al servizio/prodotto.

In pratica si tratta di meccanismi che ti portano a fare delle cose per ottenere dei “premi” virtuali.

La gamification é quella cosa che ti fa fare la tessera punti di un negozio regalandogli moltissime informazioni su di te in cambio di qualche sconticino. E’quella cosa che ti fa scrivere un commento in cambio di qualche like o stellina.

La gamification é quella cosa che ti obbliga a descriverti sui social mostrando la tua personalità e le tue caratteristiche così come il personaggio di un videogioco: cosa ti piace, chi frequenti, dove vivi, dove lavori, rendendo la tua utenza su Facebook indistinguibile dalla pagina che descrive un personaggio dei Sims.

Ogniqualvolta ci si trova dinnanzi a meccanismi di premio, buoni da usare entro una certa data, lotterie ed estrazioni, ricariche e punti, carte vantaggi, tessere premium che “sbloccano” diverse opportunità prima precluse, siamo di fronte ad applicazioni pratiche di gamification nella vita reale.

E’ facile osservare quanto SN siamo il luogo ideale per la gamification: se fai un Post abbastanza semplificato ed anti-dialogo il SN ti premierà con tanti likes, stelline o punti.

Perché quando scrivi un post su un SN non stai dialogando con nessuno: stai facendo a gara. Stai vendendo la tua opinione in cambio di un riconoscimento virtuale da parte di sconosciuti. Quando invece tu sei colui che dà riconoscimenti virtuali ad altri (dando stelline, cuoricini, “mi piace” ecc.), stai facendo lavoro non pagato per il SN, in quanto gli fornisci informazioni importantissime senza ottenerne nulla in cambio.

In base ai tuoi “mi piace” il SN sa che ti piacciono i gatti ma non i cani, le tue opinioni riguardo determinati argomenti; i tuoi gusti personali, le persone che frequenti, l’opinione dei tuoi amici su di te. Una volta ottenute, il SN può usare tutte queste informazioni per unire i puntini e fare un ritratto della tua persona che arriva a dedurre particolari della tua persona che, direttamente, no hai mai fornito.

4. Minimo comun denominatore

Applaudire o far battaglia

Il gioco a chi scrive il Post di maggior successo si può vincere in un solo modo: dare alla gente quello che di sicuro piace alla maggior parte delle persone, ossia spettacolo e rumore.

Non si vince proponendo cose veramente nuove (le avanguardie culturali vivono ai margini anche dei SN): si vince proponendo rivisitazioni inedite di spettacoli e rumori già visti.

Spettacolo e rumore che però devono essere al tempo stesso semplificati ed anti-dialogo.

Insomma: i SN sono il luogo ideale per far girare roba tipo Striscia la notizia, Le Iene, i blast di questo o quel personaggio tipo Sgarbi, Grillo, Feltri o Mentana: se qualcuno pubblica un Post seguendo le regole che abbiamo appena visto, avendo un certo numero di followers, il tempismo ed il guizzo “giusto” ed una certa dose di fortuna potrebbe vederlo diventare un Post di successo.

Quel che bisogna davvero comprendere é che rumore e spettacolo semplificati ed anti-dialogo non possono mai aver a che fare con progresso e spinte in avanti. Perché tutto ciò che riguarda il progresso richiede dialogo e sforzo.

No, quando si ha a che fare con le battutine acide, il buttare tutto in facile ironia, il blastare un dialogo interrompendolo e tutta quella roba lì, siamo SEMPRE di fronte ad un qualcosa che frena il progresso, che porta indietro, che preferisce confermare ciò in cui crede che metterlo in dubbio e guardare avanti; che preferisce l’illogico al logico, la panza alla testa.

La panza. E’questo il minimo comun denominatore che accontenta sempre tutti. Gli istinti primari e la paura.

C’é una persona che dice che il mondo é rotondo e per spiegarcelo fa tutta una serie di ragionamenti e calcoli difficili? “Hahahahaha! Ma che idiota! “Ma se il mondo fosse tondo gli australiani dovrebbero cadere verso il cielo!” Tié! Blastato e affondato. Cinquecento likes. E chi credeva che il mondo fosse piatto godrà della conferma di quel che crede.

5. Rendere i Social dei luoghi veramente social

Per poter dialogare in maniera costruttiva sui SN abbiamo già visto che la prima cosa da fare é metter da parte gli utenti che minano la bontà del dialogo.

NO ANTIDIALOGO: Tenere fuori dal dialogo tutti coloro che minano a distruggere il dialogo stesso: provocatori, disturbatori e troll.

NO FALSA PREPARAZIONE: Allo stesso modo va limitata la possibilità di intervento di quelle persone che pur non conoscendo gli argomenti in questione vogliono aver lo stesso peso di chi invece ne sa.

La seconda cosa da fare invece é più complessa. Si tratta di ridurre il più possibile quelle caratteristiche strutturali dei SN che rovinano la natura stessa del discutere.

NO VOTI/PREMI: Un primo esempio riguarda l’eliminazione dei voti (likes, mi piace, stelline, contatore condivisioni, cuoricini…). Se togli i voti dal SN, riduci drasticamente il meccanismo di gioco ad inseguire il minimo comun denominatore.

NO TESTI RISTRETTI: Alcuni SN come Twitter permettono di scrivere solo messaggi molto brevi in cui é impossibile esprimere pensieri complessi. Questo non é necessariamente un male, a patto che esista la possibilità di aggirarla qualora il limite fosse troppo castrante (su Twitter, ad esempio, si possono concatenare diversi tweet uno dopo l’altro)

La terza cosa consiste nel permettere di mantenere la vita reale il più possibile separata da quella virtuale.

SI ANONIMATO: Nella vita reale non hai un cartellino con scritto chi sei, i tuoi gusti, chi sono i tuoi amici ed i luoghi che frequenti. Il bello dei social é poter discutere liberamente senza le maschere che indossi nella vita reale. La posizione SI ANONIMATO, assieme alla posizione NO ANTIDIALOGO si rivela una risorsa preziosissima per ogni forma di progresso. Permettere ad uno stesso utente di avere diverse identità, frequentare gruppi diversi ed immedesimarsi nell’altro é una delle più grandi e preziose libertà che Internet permette

Per finire, la quarta cosa riguarda il pericolo dei SN trattati come fonte a sé stante.

SOCIAL APERTI: I SN, per loro stessa natura, tendono a far sì che l’utente si autoconfini nel SN. Un dialogo nato su un SN tendenzialmente si sviluppa e muore sullo stesso SN. Ma un SN, per permettere un dialogo sano, ha bisogno di una maggior interazione tra ambienti di dialogo differenziati. Pensiamo ad esempio ad un dialogo nato su un Forum, che ad un certo punto prosegue su un SN dove prende una piega diversa generando così due discorsi paralleli in due ambienti diversi ed infine confluiscano entrambi in un post su un secondo SN che a sua volta genererà un terzo discorso.

Insomma: i SN funzionano al loro meglio se non dimenticano la loro funzione di ponte tra luoghi di discussione diversi. Quest’ultimo punto però richiede un tipo di attenzione da parte degli utenti, più che soluzioni tecniche da parte del SN in sé.

6. Chi decide cosa e perché?

Chi possiede il Social possiede la tua identità

A questo punto bisogna affrontare una serie di problemi al tempo stesso tecnici ed etici: di chi é il SN in cui interagisci con altre persone? Chi é che decide quali sono le sue regole? Con che criteri?

Nella stragrande maggioranza dei casi quando si pensa ad un SN si pensa a Facebook o Twitter o Instagram: piattaforme commerciali che appartengono ad aziende che guadagnano proprio da questi social.

Va da sé che queste aziende commerciali decideranno di preferire regole che ne massimizzano potere e guadagni.

A Twitter, Facebook etc. importa innanzitutto che i suoi utenti scrivano ed interagiscano molto; interessa riuscire a profilarti, ossia sapere piò cose possibile su di te per vendere queste informazioni ad altre aziende commerciali.

Per esempio: il fatto che nella tua zona tante persone diverse abbiano scritto post contro l’amministrazione comunale é un’informazione vendibile a qualcuno che potrebbe cavalcare quest’onda e gettare benzina sul fuoco per dare l’illusione che l’amministrazione comunale sia ancor peggiore di quanto non sia in realtà.

A Facebook non importa niente della qualità etica di ciò che uno scrive. A Facebook non fa né caldo né freddo se sul suo SN c’é un gruppo di nazisti che si batte per ridurre i diritti civili degli stranieri e dire che la terra e piatta. Non gli importa niente e non li bloccherà finché continueranno a scrivere roba, interagire con altri ed a fornire informazioni per profilarli. Basta giusto-giusto che non scrivano cose illegali.

Ma a Facebook sanno benissimo che questo loro menefreghismo alla lunga può infastidirti e quindi, per difenderti dalla sua mancanza di posizione, ti offre la possibilità di creare una sorta di gruppo chiuso in cui puoi stare alla larga dai nazi-terrapiattisti. In questo modo tu ed i tuoi amici limiterete i contatti con i nazi-terrapiattisti e viceversa. Ma non limiterai Facebook. Facebook continuerà a sapere tutto sia di ognuno di voi che dei nazi-terrapiattisti.

Il gruppo chiuso, insomma, é un contentino che Facebook concede ai propri utenti: convincendoti che devi difenderti dagli altri utenti ti fa dimenticare che dovresti innanzitutto difenderti da Facebook stesso!

7. I rischi

Poche mega-aziende che detengono il controllo dei maggiori SN rappresentano un grosso pericolo sociale. Oltre a quanto già visto riguardo il tipo di comunicazione che i SN diffondono, un colosso come Facebook é in grado di pilotare i contenuti che vediamo in modo da indirizzare il nostro sentimento politico.

Inoltre Facebook potrebbe rivelarsi uno strumento pericolosissimo in paesi con un governo dittatoriale o semi-dittatoriale. Come ti comportesti se salisse al potere un partito che imponesse a Facebook di rivelare i nomi di tutti coloro che lo hanno criticato (tra cui ci sei pure tu) e ciò comportasse perdita di sussidi, assegni familiari, diritti ecc?

Come potresti difenderti da una profilazione arbitraria se, in base ai dati raccolti da Facebook  (chi sono i tuoi amici, i tuoi interessi, i tuoi likes), fossi classificato come un potenziale terrorista?

8. Riprendersi i Social Network

Sono tanti, i motivi per voler dei SN diversi. Ma che siano diversi per davvero. Serve dunque un’idea nuova che permetta da un lato di riprenderne il controllo ma al tempo stesso farlo in maniera semplice, che non richieda chissà che razza di sforzi e complicazioni.

Da qui l’idea di una rete sociale decentrata, cioè non basata su di un unica, enorme centrale di controllo, ma di tante piccole realtà separate, ognuna con le proprie regole ma che dialogano fra loro.

A questo punto di solito si dovrebbero dare alcune informazioni tecniche su questo tipo di rete, ma qui gli aspetti tecnici ci interessano relativamente. Basterà sapere che l’idea di servizi internet decentrati non é particolarmente nuova ma negli ultimi anni, essendo sempre più evidenti i pericoli di servizi troppo centralizzati, si sta diffondendo sempre più: social network decentralizzati, servizi di video streaming, motori di ricerca, monete virtuali. Inoltre si tratta di servizi realizzati soprattutto con software libero, ossia privo di un proprietario, liberamente controllabili, verificabili e modificabili da chiunque e per questo tendenzialmente molto più sicuri di software non libero.

Tra i diversi SN decentrati oggi disponibili, quello sicuramente più interessante é Mastodon.

9. Mastodon

 

Vedi su PEERTUBE

Cos’é e come funziona Mastodon? Innanzitutto lo si può descrivere come un SN strutturato in maniera simile a Twitter, fatto da utenti slegati dall’identità reale e messaggi (chiamati “Toot”) lunghi solitamente al massimo 500 caratteri.

La prima cosa che spiazza quando vuoi creare un account Mastodon sul suo sito principale, Joinmastodon.org é che non lo puoi creare così, genericamente su Mastodon: in realtà devi subito scegliere a quale Istanza Mastodon iscriverti.

Qui può essere utile l’immagine dei circoli privati o club: pensa a Mastodon come una tessera che ti permetta di entrare in un’enorme numero di circoli privati e club. Questa tessera però viene rilasciata singolarmente dai singoli club. O meglio: ognuno di questi circoli privati rilascia la propria tessera Mastodon e questa ti permetterà non solo di entrare nel circolo in cui ti sei iscritto, ma anche di entrare in contatto con gli altri circoli e club associati.

Ognuno di questi circoli o club é chiamato Istanza. Nei fatti é un server gestito da volontari o cooperative, centri sociali o volendo anche da aziende (il che può sembrare una contraddizione con quanto detto sopra ma vedremo sotto che non é così).

Iscriversi ad un’Istanza NON é un matrimonio indissolubile: é abbastanza comune iscriversi ad un’Istanza e dopo un po decidere che ci si trova meglio su un’altra Istanza, così come provare più Istanze contemporaneamente.

Una volta registrati, si può accedere attraverso l’interfaccia web della propria Istanza oppure da smartphone attraverso applicazioni client. Ce ne sono diverse, disponibili sia per Android che iOS. Non esiste un’App “ufficiale” di Mastodon.

9.1 Diverse Istanze, diverse regole.

Cosa cambia tra un’Istanza e un’altra? Beh, può cambiare molto. Come già detto un’Istanza é nei fatti un server ossia un computer sempre attivo, gestito da delle persone che dedicano il proprio tempo perché funzioni tutto correttamente ed amministrarlo.

Ogni Istanza ha dunque le sue regole ed i suoi amministratori. Per esempio tu potresti scegliere un’Istanza che si trova in Italia e che banna al suo interno qualsiasi contenuto fascista, razzista, omofobo e commerciale. Oppure potresti preferire un’Istanza che si trova fisicamente in America che filtra tutti i contenuti pornografici e fascisti ma che permette di avere utenti commerciali. Oppure ancora potresti preferire un’Istanza canadese i cui utenti sono principalmente programmatori con la passione per la fantascienza ma che in realtà non filtra alcun tipo di contenuto. Anche qui può essere utile l’esempio dei circoli privati o club.

I motivi che possono farti preferire questa o quell’istanza dipendono esclusivamente da te. Se sei un razzista che picchia i bambini potrai forse iscriverti ad una Istanza in cui si considera accettabile essere razzisti e picchiare i bambini ma i tuoi contenuti non appariranno mai agli utenti iscritti ad un’Istanza che ha come regola quella di bannare in toto quel genere di contenuti e le Istanze che le tollerano.

Una volta registrato, il tuo nome utente sarà più o meno simile ad una email: utente@istanza

9.2 Bida

Tra le varie Istanze disponibili la mia scelta é caduta su Bida. Qui (mastodon.bida.im) é possibile leggerne le caratteristiche dell’Istanza, le sue regole ed i princìpi a cui si attiene, chi lo amministra ecc. Tutto ciò che segue é basato sull’esperienza fatta su Bida (esperienza che risulta alquanto positiva anche a sentire altri utenti).

9.3 All’interno dell’Istanza: la Timeline locale

 

Accedendo a Mastodon da browser ci si ritrova dinnanzi ad una struttura divisa in diverse colonne (chi utilizza Tweetdeck si sentirà a casa) che mostrano graficamente le diverse timeline. Accedendo da cellulare invece l’esperienza é più simile alla colonna singola di Twitter o Facebook.

All’interno della tua Istanza puoi vedere i messaggi pubblici degli altri utenti dell’Istanza. Questi compaiono in ordine cronologico nella Timeline Locale. Ovviamente puoi interagire con loro e commentare i Toot. Non serve essere “amici” di questi utenti: la Timeline locale mostra tutti i messaggi pubblici di tutti gli utenti della tua istanza. Puoi “stellinare” un Toot (é tipo cliccare “mi piace” su Facebook), ma non c’é alcuna enfatizzazione di post che hanno ottenuto molte stelline: in questo modo non si genera mai la gara ad “ottenere più like”. Puoi anche “boostare” il Toot di un altro utente (ciò equivale al “retweet” su Twitter o alla “condivisione” su Facebook) e pure qui non v’é alcun contatore pubblico che dica quante volte un Toot é stato boostato. Se proprio volessi sapere quante volte tale messaggio sia stato boostato basterà aprire il messaggio per saperlo, ma anche qui non v’é alcuna enfasi.

Non esistono i “Trending Topics”, ossia non v’é una Classifica/tabella punti sugli argomenti più discussi.

Detto questo il funzionamento non é molto diverso da Twitter e quindi chi già ha esperienza su Twitter non avrà bisogno di grandi spiegazioni. In caso di problemi o dubbi é facilissimo entrare in contatto con gli admin: é uno dei pregi dei circuiti locali che nessuna megastruttura come Facebook avrà mai.

9.4 Relazioni tra Istanze: la Timeline federata

Qui le cose iniziano ad essere molto diverse dagli altri SN e bisogna spendere qualche parola per capire i concetti base della relazione tra istanze e tra utenti di diverse istanze. Per far questo riprendiamo l’esempio dei club privati. Se tu sei iscritto ad un circolo privato e lo frequenti sei a conoscenza delle persone che lo frequentano e dei loro discorsi, anche se non sei propriamente loro amico. Questo é ciò che abbiamo già visto riguardo la Timeline Locale.

Il circolo, però, a meno che non sia del tutto chiuso ai contatti esterni (si é possibile: un Istanza può anche essere del tutto chiusa ai contatti esterni, se vuole), é frequentato anche da amici dei soci provenienti da altre Istanze.

In sostanza, un utente dell’Istanza “Bida” può seguire un’utente di un’altra Istanza “xyz” (qui “seguire” é ciò che Facebook definisce “amicizia”) e quando ciò avviene, tutti gli utenti di Bida vedranno i messaggi pubblici di questo tuo amico di “xyz” sulla Timeline federata della tua Istanza.

La Timeline federata insomma, mostra i messaggi pubblici sia degli utenti della tua Istanza che quelli degli “amici” dei suoi membri.

Tornando all’esempio dei circoli privati: per poter essere presente nel circolo o devi iscrivertici o devi conoscere qualcuno che é già iscritto. In sostanza si tratta di un meccanismo che ricalca quelli che sono le relazioni nella vita reale: se entro in un circolo/bar/pub posso conoscere i frequentatori fissi così come i loro amici, ma non posso conoscere i frequentatori di un altro circolo che sta in un’altra città se non vi entro e se non conosco nessuno dei suoi frequentatori.

Quando si cercano utenti, hashtag o Istanze dal modulo di ricerca della propria Istanza, i risultati che verranno dati riguarderanno sempre e solo utenti, hashtag o Istanze con cui la propria Istanza é già entrata in contatto.

Per intenderci: se sull’Istanza Bida cerchi l’hashtag #startrek e non venisse trovato niente, questo non significa che sull’intera rete di Mastodon non c’é nessuno che parla di #startrek: significa solo che l’Istanza Bida non é in contatto con nessuno che parli di quell’argomento. Potrebbe ad esempio esserci un’intera istanza di appassionati di Star Trek con cui però nessuno di Bida é mai entrato in contatto.

Può sembrare una limitazione che in realtà viene superata dal fatto che le Istanze fanno rete fra loro: più le Istanze e gli utenti interagiscono fra loro mettendosi in contatto reciproco e più sarà facile anche per l’argomento più di nicchia, uscire ed essere disponibile a persone lontane.

9.5 Amici degli amici e gente che non si conosce ancora.

Quando un’utente di un’altra istanza compare sulla Timeline federata si tratta pur sempre di un’utente che “risiede altrove” e conoscere lui non significa conoscere i suoi amici.

Torniamo ancora all’esempio dei circoli privati: sulla tua Istanza c’é Tizio che é amico di Dracula, un utente iscritto su una istanza di vampiri transilvani. Nella tua Istanza nessuno ha alcun contatto con nessun altro vampiro transilvano al di fuori di Dracula, perciò anche se sai che Dracula ha 500 amici all’interno della sua Istanza d’origine, se clicchi sul suo profilo vedrai solo il nome dei contatti che già conosci.

Per conoscere gli altri suoi amici sull’Istanza transilvana o lui li presenta (ad esempio condividendo i loro messaggi) o tu puoi iscriverti sull’istanza transilvana e farti direttamente un giro da quelle parti per conoscerli.

In questo modo, registrandoti su una seconda Istanza, avrai due diversi account Mastodon. Magari poi va a finire che preferirai usare come tua “base regolare” l’Istanza vampiresca ed invitare lì solo alcuni degli utenti dell’Istanza che frequentavi prima.

A questo punto verrebbe da chiedersi come può esser possibile entrare in contatto con utenti registrati su un’Istanza sconosciuta. Torniamo nuovamente all’esempio di #startrek paragonando la situazione a ciò che avviene nella vita reale: se nei giri dei tuoi conoscenti non c’é nessuno-nessuno-nessuno che s’interessa ad una certa cosa, com’é possibile che invece TU te ne interessi? La risposta é che l’unico modo é uscendo al di fuori dei tuoi giri.

In sostanza, le tue frequentazioni indipendenti (siti, blog, forum), che poco o nulla hanno a che fare con le tue solite reti sociali, possono portarti a conoscere altre reti sociali che, se non fosse stato per il tuo uscirne, non sarebbero mai entrate in contatto.

Nulla vieta che tu venga a sapere su un forum web di appassionati di Star Trek che alcuni di essi hanno aperto un’Istanza dedicata.

La tua Istanza di riferimento potrebbe essere in costante contatto con 20, 30 Istanze. La nuova Istanza di Star Trek che hai conosciuto al di fuori di Mastodon potrebbe essere invece in contatto con altre 15, 25 Istanze. Il tuo metterti in contatto con l’Istanza di Star Trek non può che rafforzare la conoscenza reciproca dell’intera rete di Mastodon.

Qui non si può citare la teoria dei sei gradi di separazione, la quale presuppone che una rete di certe dimensioni permetterebbe già al suo interno di connettere ogni utente con qualsiasi altro utente.

9.6 Utenti e Istanze bannate o ammutolite

Se tra le regole fondamentali della tua Istanza c’é il ban totale di utenti razzisti e sessisti e la tua Istanza si accorgesse che l’utente Puffetta, registrata su un’Istanza di puffi, posta proprio contenuti razzisti, questa verrebbe bannata e tu non avresti più modo di seguirla. Non solo: se la tua Istanza si accorgesse che l’intera istanza dei puffi é un covo di utenti razzisti e fascisti, potrebbe bannare l’intera istanza in un colpo solo, impedendogli di entrare in contatto con te e gli altri utenti della tua Istanza.

Ci possono essere anche casi meno drastici. Per esempio, Bida non banna i contenuti commerciali presenti su altre istanze ma si limita a silenziarle sulla Timeline federata. Ciò significa che tu sei libero di seguire l’account commerciali di questa o quella azienda che posta solo pubblicità di magici prodotti per l’allargamento del pene, però questi post non compariranno mai nella Timeline federata di Bida visibile agli altri utenti dell’Istanza.

Nel primo caso insomma, si tratta di utenti che “se stai qui diamo per inteso che non li vuoi vedere nemmanco col binocolo”, mentre nel secondo caso si tratta di utenti  che “vabbé, é roba che a te può anche interessare ma non venirci ad intasarci la timeline con quella roba”.

Qui entra in gioco il rapporto di fiducia con gli amministratori dell’Istanza che ti sei scelto, il senso di comunità all’interno della stessa, la condivisione di regole e princìpi, il modo in cui gli amministratori prendono decisioni e le comunicano. Se per stare su Facebook puoi solo scegliere se accettarne o meno le regole, qui hai invece numerosissime possibilità che possono essere piò o meno restrittive e seguire logiche ed interessi diversissimi ed assai personali.

Non sei d’accordo con le policy della tua Istanza? Puoi sceglierne un’altra. Non ti piacciono le Istanze con regole troppo restrittive? Puoi iscriverti ad un’Istanza che non pone alcun filtro e vedere che succede ad aggiungere amici sia da un’Istanza nazista che da un’Istanza antifascista. Vorresti cambiare certe cose della tua Istanza? Se é gestita da un’associazione di cui fai parte puoi far cambiare alcune cose tramite votazioni interne. L’Istanza a cui sei registrato non é d’accordo con la tua apertura agli sciachimisti? Puoi cercare una Istanza che accoglie gli sciachimisti. Puoi anche scegliere di avere diversi account per tener separati i contatti o addirittura metter su un’Istanza tutta tua e decidere in totale indipendenza le tue regole. Puoi pure creare un’Istanza chiusa che non ha contatti con le altre Istanze. E puoi sempre decidere di silenziare _per te stesso_ intere istanze che la tua Istanza approva: ti trovi in accordo con tutte le regole della tua Istanza e sei amico di molti dei suoi frequentatori, ma proprio non sopporti l’apertura a quell’Istanza di foodies in cui postano ogni momento foto di sushi e piatti ricercati? La puoi silenziare per conto tuo pur restando sulla tua Istanza che invece non ha nulla in contrario contro aperitivi e delicatezze regionali. Insomma: le possibilità sono numerosissime.

9.7 il Fediverso

Cercando sempre di evitare il discorso tecnico, bisogna però far notare Mastodon usa delle tecnologie di comunicazione utilizzate anche da altri SN decentrati. Questo vuol dire che su Mastodon si può interagire con utenti di altri SN, alcuni dei quali possono interagire con ancora altri SN formando una rete assai complessa chiamata Fediverso (Federazione+Universo).

Per fare un esempio di fantasia é un po come se tu scrivessi un post su Facebook, ricevessi un commento scritto da Twitter e questo commento generasse una nuova discussione su Tumblr (che interagisce con Twitter ma non con Facebook). Questo aspetto é assai complesso e variegato, pertanto meriterebbe forse un post a parte.

(Aggiornamento: il “post a parte” é stato scritto: Mastodon, il Fediverso ed il futuro decentrato delle reti sociali

 

9.8 Altre caratteristiche

Ci sarebbero poi tante altre caratteristiche specifiche da illustrare, come i diversi permessi di lettura dei post che invii (leggibili solo dagli utenti citati, oppure solo da chi ti segue, o da chiunque o da chiunque ma senza che questo sia pubblicato sulla timeline), oppure la possibilità di “mascherare” il tuo messaggio dietro una bandierina d’avvertimento o ancora le diverse funzioni dei client per smartphone. Tuttavia già quel che é stato descritto dovrebbe bastare per capire l’altissimo potenziale di Mastodon e del Fediverso.

10. Conclusioni

Per concludere non c’é che da aggiungere che al momento Mastodon sembra avere tutte le caratteristiche per diventare la vera alternativa ai SN commerciali grazie ad una struttura completamente differente, un approccio più personalizzabile ed umano ed un grandissimo mix di opzioni che permettono agli utenti di riprendere possesso delle proprie reti sociali, di proteggersi dalle interferenze comunicative organizzate e di rendere più costruttivi questi ambienti di comunicazione.

#Ursino e la strana aggressione

di: Ca Gi
23 Febbraio 2018 ore 20:34

Nella sera del 20 febbraio 2018 il leader palermitano di Forza Nuova viene aggredito in pieno centro. Nel giro di pochissimi minuti l’aggressione viene rivendicata da qualcuno che ci tiene sia a restare anonimo che ad attribuire le responsabilità agli antifascisti palermitani. Manco il tempo di dirlo che ovviamente scattano perquisizioni, fermi, reazioni esagitate sui social, richieste di condanna ecc.

Certo però che a guardarla bene questa storia é strana. Ma strana proprio…

( post in aggiornamento – ultimo aggiornamento 2018-02-26 21:02)

IL LUOGO E L’ORA

Martedì 20 Febbraio 2018. Palermo centro. Via Dante, tra piazza Lolli e piazza Virgilio. A pochissima distanza dalla sede di FN in via Villa Florio, dalla sede di CasaPound in Cortile Barcellona e dal negozio di tatuaggi in via Marconi appartenente allo stesso Ursino. Siamo dunque in una zona della città che Ursino e gli altri membri di Forza Nuova frequentano abitualmente. Viale principale del quartiere, marciapiedi su ambo i lati. Il luogo dell’aggressione é ad una ventina di metri dalla fermata dell’autobus dove ne passa uno ogni 20 minuti. Ci sono negozi aperti, gente che passa, decine di telecamere in tutta la zona. Una telecamera é proprio sopra al portone davanti al quale si é svolta l’aggressione. Ci sono forze dell’ordine in servizio nella zona. E’una via centrale, trafficata e frequentata: per niente adatta per un’aggressione del genere poiché troppi elementi giocano contro.

MASSIMO URSINO

Massimiliano (“Massimo”) Ursino, quarantenne, é il leader palermitano di Forza Nuova e titolare di un negozio di tatuaggi. E’ di corporatura massiccia, si addestra abitualmente a boxe e negli anni passati ha già dimostrato di essere uno capace a combattere. Nel giugno 2005 assieme ad altri due, aggrediva in via Candelai un uomo originario della Nigeria ed uno originario di Siracusa. Nel 2006 assieme ad altri due militanti di FN ha picchiato due uomini del Bangladesh dopo averli rapinati. Nel 2008 Spedisce a diversi giornali dei pacchi contenenti bambole sporcate con sangue ed interiora di animali per una campagna antiabortista di FN
Sembra inoltre sia stato arrestato anche nel 2011 per un aggressione avvenuta nel 2009 in cui 15 persone avrebbero malmenato con dei bastoni cinque ragazzi originari del Pakistan. Successivamente ha preso parte alle “ronde per la difesa popolare“.

ANTEFATTI

Nel 2017 qualcuno ha tentato di dare fuoco alla porta d’ingresso del negozio di tatuaggi di Ursino.

Il 24 febbraio si svolgerà in diverse città italiane la manifestazione Mai più fascismi – Mai più razzismi che segue a brevissima distanza quella di Macerata. Lo stesso giorno sempre a Palermo é atteso in città un comizio di Roberto Fiore, leader di FN. Diverse associazioni antifasciste ne chiedono l’annullamento.

Qualche giorno prima del 20 febbraio qualcuno sembra tenti nuovamente di dar fuoco al negozio di Ursino (?)

Nel pomeriggio del giorno dell’aggressione FN aveva inviato un comunicato in risposta alla richiesta di annullamento del comizio chiesto delle associazioni antifasciste. Nel comunicato FN denuncia un aumento della tensione.

MOVIMENTI FASCISTI ED ANTIFASCISTI A PALERMO ED IN SICILIA

A Palermo i movimenti fascisti sono di fatto minoritari ed hanno uno spazio d’azione limitato perché fortemente contrastato dalle associazioni antifasciste. A riprova di ciò anche la mappa delle aggressioni fasciste redatta da Infoantifa Ecn riporta solo un’unico evento di aggressione fascista, avvenuto ad Enna quattro giorni prima. Le tensioni tra fascisti ed antifascisti di Palermo risultano tutto sommato minime se paragonate con altre realtà italiane.

GLI AGGRESSORI

Desumendo da testimonianze riportate dai giornali ed il video (vedi sotto), gli aggressori erano tra un minimo di cinque ed un massimo di otto, compresa una ragazza che ha filmato almeno parte della scena. Vestiti con abiti scuri (felpe nere?), sciarpe scure attorno al viso, cappelli di lana, jeans e sneakers.

I TEMPI STRETTISSIMI

18:50 Massimo Ursino condivide su Facebook questo post. Ciò avviene pochi minuti prima dell’aggressione.

18:5x Ursino fa la spesa in un supermercato di via Dante.

18:5x (?) Ursino viene aggredito all’uscita del supermercato, ancora col sacchetto della spesa in mano.
Una testimone presente durante i fatti ha descritto sette-otto persone di cui due intente a bloccare la testa di Ursino, una a riprendere la scena (la ragazza) e le altre a dargli calci.
Una ragazza presente sul luogo urla contro gli aggressori. La testimone cerca di attirare l’attenzione degli altri passanti suonando il clacson della propria macchina. Negli immediati paraggi c’é una guardia giurata. Con diverse persone che assistono alla scena, gli aggressori si guardano un po in giro e decidono di allontanarsi a passo veloce in direzione del Politeama.

19:xx Ursino si rialza, si siede sul marciapiede e dice alla testimone “mi stavano seguendo da un po”. Alcuni passanti portano dell’acqua. Qualcuno allerta i soccorsi.

19:xx Ursino viene trasportato all’ospedale Civico

19:xx Viene inviata a diversi giornali una mail contenente un breve filmato di una colluttazione ed un testo di rivendicazione

19:26 PalermoToday é la prima testata giornalistica a dare notizia di quanto avvenuto con questo articolo. L’articolo contiene la rivendicazione e dice che Ursino é già stato trasportato all’ospedale Civico.

xx:xx Roberto Fiore é a Roma negli studi Rai per registrare un intervento concordato precedentemente e che andrà in onda in tarda serata a Porta a porta. Il suo intervento si incentra sui fatti di Palermo.

xx:xx La polizia perquisisce immediatamente lo studentato occupato Malarazza di via Cavour (a due passi dalla prefettura)

xx:xx La polizia perquisisce le abitazioni di 6 antifascisti (quattro ragazzi e due ragazze)

23:30 A Roma una trentina di militanti di FN tenta di irrompere negli studi di La7 per intervenire in diretta.

23:40 Su RaiUno va in onda Porta a porta con l’intervento di Roberto Fiore registrato poche ore prima. (clip parziale)

Insomma: nell’arco di pochissimi minuti Ursino viene immobilizzato, pestato, filmato, soccorso e portato all’ospedale. Sempre nel giro di pochissimi minuti gli assalitori si allontanano, scrivono la rivendicazione (o perlomeno fanno l’ultimo editing su un testo preparato in precedenza), scaricato il video (e, si dovrebbe presumere, controllato per assicurarsi non mostrasse troppo), inviati per mail alle redazioni. Le redazioni, PalermoToday in primis, a loro volta leggono, verificano (anche qui si dovrebbe presumere che perlomeno una telefonata sia stata fatta, giusto per assicurarsi che mail e video fossero effettivamente ciò che dicevano di essere) scrivono e pubblicano gli articoli. Tutto questo poco prima che a Roma Roberto Fiore inizi a registrare il suo intervento per “Porta a porta”. Considerando almeno cinque minuti di pestaggio, tutto quel che ne é seguito, dalla fuga degli assalitori alla pubblicazione del primo articolo, dovrebbe essere avvenuto in meno di 26 minuti. Tempi plausibili ma decisamente stretti.

LE MODALITA’

L’aggressione ha la modalità dell’agguato squadrista organizzato e premeditato: vittima assalita da diverse persone che la malmenano ed umiliano pubblicamente
Dalle cinque alle otto persone devono essersi aggirate per via Dante per avvicinarsi ad Ursino. Se fossero state tutte a viso coperto avrebbero certo destato sospetti e dunque si può presumere che almeno la fase dell’avvicinamento si sia svolta a volto scoperto per cui potrebbero esser riconosciuti da passanti ed immortalati dalle videocamere che si trovano nella via. Allo stesso modo anche nella fase di allontanamento é probabile si siano mossi a volto scoperto.

Va osservato che per agire così in centro città, immobilizzare in pochissimi istanti ed a mani nude una persona robusta ed abituata a lottare come Ursino, picchiarla ed andarsene via certi di non essere visti, ripresi o identificati é necessario un gruppo di persone dal sangue freddo e pronte allo scontro fisico.

Da uno come Ursino ci si aspetterebbe che ad un attacco fisico reagisca tirando calci e pugni ai suoi assalitori e dunque si presume che questi abbiano riportato anch’essi qualche contusione.

Dalle testimonianze non si parla di alcun tipo di arma o oggetto usato nell’aggressione. Se gli assalitori han agito a mani nude ci si può dunque chiedere se almeno alcuni di questi avessero già una qualche esperienza di lotta tale da poter atterrare un tipo corpulento e ben capace di darle di ritorno. Magari persone che frequentano palestre di lotta?

I partecipanti di una simile aggressione organizzata, considerando gli alti rischi dell’operare in pieno centro ed esser riconosciuti, si presuppone abbiano pensato già in fase di pianificazione dell’assalto di procurarsi degli alibi decenti.

ALCUNE DICHIARAZIONI FATTE NELL’IMMEDIATEZZA

Giuseppe Provenzale, militante FN dichiara “Sappiamo tutti chi può essere stato. E lo sa anche il sindaco Orlando”

Forza Nuova Palermo dichiara “sappiamo chi é stato, adesso guerra sia” e che non farà “nessuna denuncia contro uomini a volto coperto”, il che suona ben strano in quanto la denuncia parte d’ufficio per questo tipo di reato.
Appare assai più curioso curioso se si tien pure conto che il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore, non é nuovo a ricevere denuncie per violenza (ben 240 in cinque anni) ed a sua volta non ci pensa su due olte a muoversi legalmente contro chicchessia per ogni qual genere di motivo.

UNA STRANA RIVENDICAZIONE

Il testo viene riportato editato da diverse testate:

“A pochi giorni dall’arrivo in città di Roberto Fiore atteso in città per un comizio in conclusione della campagna elettorale, Massimo Ursino, uomo di spicco e dirigente nazionale del partito Forza Nuova, è stato colpito in modo esemplare mentre passeggiava per le vie del centro. E’ stato bloccato, immobilizzato e legato con del nastro adesivo, poi lasciato a terra senza possibilita’ di fuggire. Chi afferma che esista una “minaccia fascista”, a Palermo come in tutta la Sicilia, dovrà ricredersi”.

“Questi uomini di poco conto appartenenti a formazioni neofasciste, che fanno di razzismo e discriminazioni il loro manifesto politico nonchè la costruzione della loro identità forte e battagliera, si sgretolano in men che non si dica sotto i colpi ben assestati dell’antifascismo. Infatti non sono in grado di difendere se stessi, figuriamoci di attuare il loro programma politico nella nostra città! I fatti avvenuti oggi sono la dimostrazione del fatto che sul territorio palermitano esiste chi ripudia il fascismo e non ha timore di lottare per bloccarlo e schiacciarlo, a partire da questi protagonisti del forzanovismo, guerrieri a parole, violenti nelle immagini che evocano forse, ma incapaci di proteggere la propria incolumità e di conquistare qualsiasi forma di potere politico. Palermo è antifascista nelle pratiche e nella quotidianità di chi la vive. A Palermo non c’è spazio per il fascismo”.

Innanzitutto colpisce la mancanza di una sigla di rivendicazione, il che riporta immediatamente alla memoria altre misteriose azioni violente avvenute in Italia negli anni passati. Dopodiché sono diversi gli elementi che non suonano per niente come espressioni di qualcuno che dovrebbe appartenente al mondo antifascista.

Il tono machista: colpito in modo esemplare / dovrà ricredersi / uomini di poco conto / si sgretolano in men che non si dica / i colpi ben assestati dall’antifascismo /

Le incertezze grammaticali: fare di razzismo e discriminazioni la costruzione dell’identità / che evocano, forse /

Il pensiero guerriero: non sono in grado di difendere se stessi, figuriamoci di attuare il loro programma politico nella nostra città! / fanno di razzismo e discriminazioni il loro manifesto politico nonchè la costruzione della loro identità forte e battagliera /
(Il testo descrive come un male l’uso di razzismo e discriminazioni nella costruzione di un’identità. Si badi bene: non critica il fatto che un’identità venga “costruita” al pari di un “manifesto politico”. In sostanza chi scrive dichiara di considerare normale il costruire artificiosamente un manifesto politico che sia al tempo stesso elemento identitario; semmai critica ciò che é stato usato per costruirlo ma non l’identificazione del manifesto stesso come identità costruita. Non é possibile immaginare un’affermazione maggiormente di destra)

Tic linguistici tipicamente fascisti: protagonisti del forzanovismo / violenti nelle immagini che evocano, forse /
(Forzanovismo é un termine che si usa perlopiù negli ambienti di destra e tra le forze armate, ma é estremamente raro vederlo usato così, in abbinamento a “protagonismo”, in ambienti antifascisti. Il richiamo ad “immagini che evocano” lasciato irrisolto se non per una “violenza” che viene sbeffeggiata con quel “forse” sono entrambi forti indicatori di pensiero di destra.

Alternanza grande/piccolo:sul territorio palermitano esiste chi ripudia il fascismo e non ha timore / Palermo è antifascista nelle pratiche e nella quotidianità di chi la vive”
(Prima dice che in città c’é QUALCUNO che ha la forza di combattere i fascisti e poi dice che TUTTA la città é antifascista nelle pratiche e nella quotidianità. L’alternanza grande/piccolo é un altro elemento ricorrente nella narrativa fascista)

IL VIDEO CHE NON MOSTRA GRANCHE’

http://www.youtube.com/watch?v=mIkuwD-L8Ps

Il video dura 43 secondi.  La risoluzione é estremamente scarsa e le immagini sono assai confuse. Inquadratura mossa, buio serale, abbigliamenti scuri rendono ancor più arduo capire i dettagli (la versione qui proposta é stata leggermente schiarita rispetto all’originale per renderlo più comprensibile). S’intuisce che v’é un uomo a terra circondato da altri che gli sono sopra. L’uomo urla ma dal suono sembra abbia la bocca bloccata da qualcosa (si saprà poi dai giornali trattarsi di nastro adesivo da pacchi).
Una voce femminile, probabilmente appartenente a chi sta filmando, sembra rivolgersi a dei passanti con cui interagisce ma che non udiamo. Dice: “Hehe, Dai che lo conosciamo! Non é successo niente” “A posto, niente, é uno scherzo” come per rassicurarli.
Poi si sente una voce maschile che sembra essere di uno degli aggressori rivolto all’uomo a terra: “Dici che cercavi a’mmé? A’mmé [inintelleggibile. presumibilmente “che mi cercavi”]”
A distanza qualcuno sembra parlare agli aggressori. L’unica voce intelleggibile é una voce femminile che urla con forza “coglioni!”.
Uno degli aggressori dice “Dai, dai, su” rivolto all’aggredito o ai complici.
Dopodiché il filmato termina bruscamente.

Il filmato in sostanza mostra l’immobilizzazione di Ursino ed i suoi lamenti. Per tutta la durata si sente il rumore di nastro adesivo e le urla smorzate dell’uomo a terra. Gli aggressori attivi sembrerebbero essere 5, considerando solo quelli inquadrati, a cui va aggiunto chi filma ed eventuali altri non intenti ad immobilizzare Ursino e dunque non inquadrati.

LE PROVE (?)

Nelle perquisizioni effettuate la sera stessa la polizia dichiara di aver rinvenuto delle mazze (che però non sembra abbiano a che vedere con l’aggressione),  degli “indumenti sospetti” (ma non si capisce bene in che senso siano “sospetti”)

I TESTIMONI

I proprietari del supermercato in cui Ursino fece la spesa attimi prima.

Le donne che hanno fermato la macchina e suonato il clacson per attirare l’attenzione.

LE VIDEOCAMERE DI SORVEGLIANZA

Diversi quotidiani hanno riportato che le riprese delle videocamere di sorveglianza sono state fondamentali per identificare gli aggressori. Tuttavia l’avvocato dei ragazzi fermati dirà che i suoi assistiti sono stati “identificati” dal video inviato ai giornali (e ciò risulta alquanto improbabile.) e da riprese delle telecamere di sorveglianza che a loro volta risulterebbero di difficile lettura: “I frame estratti dalla riprese delle videocamere della zona non sono chiari. Sono bui e ripresi dall’alto e non è per nulla chiaro chi ritraggano. Comunque nomineremo un perito per farli visionare”

L’EMAIL

Video e rivendicazione sono stati mandati alle redazioni via email. E’dunque lecito supporre venga svolta un’indagine per identificare il dispositivo da cui é stata inviata.

IL GIORNO SUCCESSIVO

Massimo Ursino viene dimesso in mattinata (se ne da notizia già alle 7:40). I giornali dicono con una prognosi di 20 giorni (solo il giorno dopo sarà reso noto che si tratta di un’esagerazione: in realtà le ferite di Ursino sono talmente lievi che dall’ospedale viene rimandato al medico curante che gli consiglia cinque giorni di riposo).

In mattinata vengono dichiarati in stato di fermo due degli antifascisti interrogati la sera prima. L’accusa avanzata dal PM Ennio Patrigni é di tentato omicidio aggravato: Gianmarco “Giovanni” Codraro (26) e Carlo Mancuso (28). Altri quattro, tre ragazzi e una ragazza, sono stati denunciati a piede libero, nei confronti dei quali non si sarebbero trovati indizi tali da richiederne il fermo. oltre ad altri due che sono ricercati in quanto irreperibili.

L’avvocato dei due fermati, Giorgio Bisagna, dichiara che l’imputazione é “spropositata e palesemente insussistente”.

Ci sono altri quattro indagati (tra cui una ragazza)

I media interrogano Giorgio Martinico, portavoce del centro sociale Anomalia, il quale esprime alcuni dubbidichiara“Non conosciamo ancora l’esito dei fermi. Pare si voglia pescare un po’ nel mucchio per dare subito delle risposte. Ma vogliamo chiarire fin da subito che chiunque siano i ragazzi fermati avranno il nostro sostegno, anche legale”.

I DUE FERMATI

Gianmarco Codraro e Carlo Mancuso vengono così decritti da Meridionews:

Codraro e Mancuso sono militanti dei centri sociali. Gravitano da anni attorno agli spazi occupati della città: Anomalia, che da cinque anni vive all’interno del quartiere Borgo Vecchio in uno spazio comunale; l’Ex Karcere, in via san Basilio (a metà tra Via Maqueda e via Roma, all’Olivella) in quella che era una scuola abbandonata; lo studentato Malarazza, vale a dire l’ex istituto per sordomuti in via Cavour, proprio a fianco della prefettura. Da ieri le bacheche FB degli attivisti e dei simpatizzanti sono un continuo appello: «Libertà per gli antifascisti. Carlo e Gianmarco liberi».

Carlo è un attivista per la questione abitativa in città mentre Gianmarco fa parte dello studentato occupato Malarazza ed è impegnato nella politica universitaria. Entrambi hanno già precedenti giudiziari. Mancuso è a processo, insieme ad altri 123 attivisti No Muos, per le manifestazioni contro la base militare americana di Niscemi. Mentre Codraro è stato arrestato nel 2015 per una manifestazione contro Casapound che si era tenuta a Cremona. Anche in quel caso era scattata la solidarietà in città, con parecchie scritte sui muri che chiedevano «Gianmarco libero». Codraro è stato poi assolto.

LA NARRAZIONE MEDIATICA

Come già visto i primi articoli arrivano la sera stessa già a pochissimi minuti dal fatto, ma é soprattutto il giorno successivo che esplode la “furia mediatica”. I quotidiani si scatenano fra descrizioni granguignolesche che riprendono il “massacrato sette contro uno” postato da Fiore sulla propria bacheca Facebook. Si va dal “lasciato esanime in un lago di sangue” del Corriere della Sera  al “Gli hanno spaccato la testa” di Libero, all’agiografia vittimista di Ursino da parte de Il Giornale, all’isolamento delle opinioni più caute e dubbiose da parte di Repubblica.

I media mainstream si limitano a riportare ciò che viene loro comunicato senza mai porre dubbi sulla narrazione degli eventi; non s’interrogano sulle stranezze dell’aggressione né su quelle della “rivendicazione” priva di sigle e dal testo quantomeno sospetto, ma anzi, come visto ci mettono anche una certa dose di fantasia nell’esagerare le condizioni di Ursino. Pure la “prognosi di 20 giorni” viene riportata subito come un qualcosa di certo. Nessuno s’interroga sull’assenza di foto di Ursino (assenza che permette di descriverne liberamente le condizioni). Non c’é nessuno che fotografi Ursino all’uscita dall’ospedale (ma al contrario, non manca il video che mostra i ragazzi fermati). Nessuno pone questioni sulla rapidità con cui la polizia sarebbe giunta ad identificare le persone fermate e su quali siano le prove a loro carico. Nessuno si chiede perché viene subito annunciato da Forza Nuova che non denuncerà l’aggressione.

Come prevedibile da destra si scatenano accuse generiche contro antifascisti, centri sociali, la Boldrini ecc. A sinistra le reazioni vanno dalla condanna del gesto allo scherno per “il picchiatore che per una volta é nella parte di quello che le prende”.
I politici mediaticamente più noti di qualsiasi schieramento condannano subito l’aggressione senza mai mettere in dubbio la narrazione dei fatti, ossia dando per già confermato che gli aggressori appartengano effettivamente all’area antifascista così come indicato dalla “rivendicazione” e dai fermi di polizia.
Sui grandi media, le affermazioni di chi critica tale narrazione vengono riportate freddamente, isolate, a volte con una vaga vena ironica o di sdegno.

LA PROGNOSI DI URSINO

Le voci fatte inizialmente circolare dai media riguardo una prognosi di 20 giorni si dimostrano rapidamente infondate, così come le descrizioni eccessivamente drammatiche (testa spaccata“, “esanime in un lago di sangue) delle sue condizioni.

ursino.jpgPalermo, il gip sul pestaggio di Ursino: "Scarpe da tennis e niente armi, non c'era la volontà di uccidere"

GIORNI SUCCESSIVI

L’attenzione mediatica sul caso é già scemata: la narrazione dei fatti é oramai data e sia media che social si concentrano già su altre notizie.

22 FEBBRAIO La procura fa sapere che disporrà perizie antropometriche per confermare il ruolo dei fermati, così come una perizia fonica per identificare la voce della ragazza che parla nel video.

23 FEBBRAIO L’avvocato Bisagna informa che il referto medico di Ursino non parla di 20 giorni di prognosi, ma bensì di soli 5 giorni di riposo.

23 FEBBRAIO Il procuratore Ennio Petrigni chiede la convalida del fermo di Codraro e Mancuso che, interrogati separatamente, su consiglio dell’avvocato, non rilasciano alcuna dichiarazione. Il gip Roberto Riggio deciderà entro il giorno successivo.

23 FEBBRAIO L’avvocato Bisagna fa leva sul fatto che non vi sono indizi di colpevolezza e sull’accusa di tentato omicidio ritenuta errata.

23 FEBBRAIO Sempre Bisagna contesta l’identificazione di Codraro e Mancuso che sarebbe avvenuta attraverso il video inviato ai quotidiani, il che risulta alquanto improbabile.

23 FEBBRAIO Più inquietanti altre osservazioni dello stesso avvocato, che dichiara: “Se si dovesse applicare il diritto sarei ottimista, purtroppo però il contesto non è dei migliori. Siamo nel metadiritto, stanno influendo cose che si trovano al di fuori del palazzo di giustizia”.

23 FEBBRAIO In un documento diffuso alla stampa Forza Nuova comunica che si costituirà parte civile nel processo.

24 FEBBRAIO In mattinata il già convalida il fermo di Codraro e Mancuso. I due lasciano il carcere ma con la misura cautelare dell’obbligo di dimora in provincia di Palermo: dovranno presentarsi alla polizia giudiziaria tre volte a settimana. Il reato viene derubricato da tentato omicidio a lesioni aggravate.

24 FEBBRAIO Nel pomeriggio anche a Palermo si svolgono sia la manifestazione nazionale Mai più fascismi – Mai più razzismi che la conferenza di Roberto Fiore. Se la prima vede una partecipazione stimata tra le duemila e le cinquemila persone, i circa 200 presenti alla conferenza della seconda ripiegano dalla piazza alla sala convegni di un albergo. A differenza di altre piazze in cui la polizia ha caricato i manifestanti, a Palermo non é avvenuto alcunché di eclatante.

24 FEBBRAIO Alla conferenza di Fiore é presente pure Ursino. I giornalisti presenti hanno modo di fotografarlo. Presenta sul viso segni evidenti dell’aggressione.

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La testa del corteo ha esibito rotoli di nastro adesivo per manifestare che tutta la faccenda di Ursino si riassume ad una lezione inferta ad Ursino da qualcuno stancatosi delle sue strafottenze, poi montata da questura e procura

26 FEBBRAIO In una nota stampa il centro sociale Anomalia informa che tra i propri frequentatori v’é Erik Ursino, figlio di Massimo, dichiarando. A riprova di ciò sono allegate due foto che mostrano Erik Ursino in corteo ad una manifestazione ed in posa assieme ad altri ragazzi del centro sociale, accanto a Mancuso. In giornata Forza Nuova risponde con una propria nota stampa in cui Erik Ursino risponde negando di aver mai militato con centri sociali e specifica di aver avuto contatti con questi solo per essersi esibito all’interno di essi col proprio gruppo musicale, aggiungendo che la foto in corteo riguarda una manifestazione apolitica e quella all’interno del centro é relativa proprio ad una sua esibizione musicale.

26 FEBBRAIO Carlo Mancuso viene intervistato da PalermoToday, in cui dichiara:

“Sono un comunista indipendentista che combatte per l’uguaglianza e la giustizia sociale della Sicilia e del mondo intero, non immaginate che gioia mi regalate nel chiudermi dentro le carceri italiane. Ci vediamo tra qualche giorno all’Anomalia Borgovecchio, tranquilli che tornerò a ripetervelo all’infinito. Aviemu i coirna ruri”

“Come sapete io e Giammarco siamo stati scarcerati e quell’accusa piagnona e surreale è caduta nel baratro delle barzellette in questi anni montate contro di noi. Purtroppo siamo stati messi in isolamento e adesso non ho fratelli in carcere, ospiti dello stato e giovani sotto le grinfie  di uno stato straniero da salutare. Però ho gente da ringraziare, gente che non ho potuto incontrare a colloquio in questa passeggiata di tre giorni, gente che però mi ha riscaldato le notti e mi ha dato forza. Come diceva una canzone, in galera il calore delle lotte é  arrivato. Per cui ringrazio i miei compagni e le mie compagne per il supporto e per il sostegno, li ringrazio per quello che in questi giorni continuano a fare, per quello che faremo, perché senza di loro cosa sarei?”

 “Ringrazio il mio quartiere, il Borgo Vecchio, per il sostegno datomi col coraggio che contraddistingue la comunità borghitana e con l’affetto che un quartiere popolare sa regalare. Non faccio nomi in questi giorni difficili per non fomentare gli infami, vi porto tutti nel cuore. Un ringraziamento da ateo, che in fondo non fa male, ciu fazzu puru a Matri Sant’Anna! Ringrazio i fratelli della Curva Nord Inferiore che nonostante i giorni difficili, mi sono vicini. Siamo ultras, cresciuti nelle tempeste e abituati a navigarci. La repressione non ci ferma, così come non ci impensieriscono le infamie e certi pagliacci di cui Palermo è piena”

Parlando dell’assessore comunale Giuseppe Mattina dice: “Per quello che ha detto su di me e gli prometto che presto lo farò ricredere, magari occupandogli l’assessorato. Purtroppo non potrò  seguire alcune iniziative per un paio di settimane, ma t’inquitjamu u stissu Assessò. Ringrazio la mia famiglia per la comprensione, la forza e a tratti l’orgoglio che mi hanno dedicato. Sono un militante politico e non uno scafazzato. Loro lo sanno e niente li convincerà del contrario. Ringrazio pure gli inquirenti vari, chi mi denuncia, la digos, gli sbirri, i magistrati e tutto il circo”.

 

OSSERVAZIONI LOGICHE E DUBBI

– Ad ogni azione violenta corrisponde l’intervento della polizia.
– Ad ogni azione violenta contro un soggetto fascista, nella maggior parte dei casi l’intervento della polizia sarà automaticamente rivolto all’area antifascista.
– Ad ogni azione violenta contro un soggetto fascista corrisponderà una reazione mediatica di simpatia per la vittima dell’azione.
– Una generica rivendicazione “antifascista” di un’azione violenta contro un soggetto fascista avrà come solo ed unico effetto quello di fornire un solido elemento mediatico ed investigativo per consolidare l’astio contro l’antifascismo tout-court ed escludere dall’intervento della polizia altre possibili strade.
– L’assenza di sigle da una rivendicazione “antifascista” permette maggior libertà di movimento delle indagini all’interno dell’area antifascista stessa così come permette di indirizzare dove si preferisce l’astio mediatico contro gli stessi antifascisti.

Se c’é una cosa che accomuna tutte le aggressioni alla persona di stampo politico e organizzate é l’assoluta attenzione a mantenere le motivazioni politiche separate dall’atto violento.

Quando invece si preme affinché il significato politico venga riconosciuto si tratta di azioni di propaganda atta ad ottenere appoggio e simpatia e per questo é necessario che l’azione mediatica a cui legare il proprio marchio sia positiva.

Ecco che rivendicare politicamente un atto di violenza squadrista che sotto ogni punto di vista risulterà ignobile ed indifendibile in maniera bipartisan risulta assai strano. Che senso ha?

Chi può avere interesse nel compiere un’azione ignobile il cui unico effetto é quello di ritorcersi contro i movimenti antifascisti?

V’é il sospetto é che le logiche di questa aggressione siano in realtà molto diverse da quelle che i suoi attuatori han voluto fossero narrate e che media e forze dell’ordine han seguito senza riserve.

 

Specchio riflesso! La paranoia nazifascista nel “fascismo degli altri”

di: Ca Gi
21 Febbraio 2018 ore 19:28

Uno dei tratti più curiosi del neo-nazifascismo é l’uso bipolare che militanti neri e simpatizzanti più o meno consci hanno nei confronti dei termini nazismo e fascismo.

Da un lato troviamo un utilizzo in positivo in cui al termine fascismo si attribuiscono solo “cose buone”. Addirittura i militanti di movimenti neofascisti non solo definiscono sé stessi fascisti ma ne fanno apertamente un vanto, un motivo d’orgoglio.

Tuttavia in certi frangenti quegli stessi militanti che si definiscono orgogliosamente fascisti, per quanto possa sembrare sorprendente  non si fanno problemi ad usare il termine fascista come aggettivo negativo con cui etichettare altri.

Quest’uso in negativo dell’aggettivo fascista da parte degli stessi fascisti avviene quando un dato evento contiene due elementi precisi: (1) una parte in gioco più o meno di sinistra e (2) una manifestazione di forza di questa parte in gioco che i fascisti hanno dovuto subire o perlomeno fronteggiare; nei fatti o anche solo simbolicamente.

Se un evento possiede queste due caratteristiche per i fascisti la strategia più conveniente é narrarlo in chiave vittimistica semplificando cartoonescamente la narrazione in uno scontro buoni contro cattivi.

– Il governo impone una decisione avversa ai fascisti?
Entra in gioco la modalità vittimista e si accusa il governo di agire come una dittatura fascista.

– Ci sono colluttazioni durante una manifestazione antifascista?
Si sfrutta la modalità vittimista e si accusa gli antifascisti di essere violenti fascisti.

La profondità d’analisi di chi parla di “fascismo degli antifascisti” é ben rappresentata qui

In questo processo la sinistra viene narrata perlopiù come una sorta di ammasso diviolenti aggrappati ad una idee aliene, traballanti ed incoerenti basate su ipocrisia di facciata secondo le qualié necessario fingersi buoni e tolleranti per poi agire subdolamente nell’ombra o quando l’occasione é più propizia.
Questa descrizione, che sembra una via di mezzo tra la figura del vampiro e quella del lupo cattivo di Cappuccetto rosso, é estremamente interessante in quanto rivela molte più cose sulla forma mentis fascista che non delle persone di sinistra così descritte (ci arriviamo tra qualche riga). A questo punto, dopo aver mostrificato la parte avversa, i fascisti possono anche non mostrarsi affatto, perché per effetto contrario, attribuendosi un ruolo opposto a quello dei mostri appena descritti, la narrazione li attribuirà automaticamente alla parte altrettanto semplificata dei buoni e giusti.

Ma perché nel tentativo di screditare e mostrificare la parte avversa i fascisti usano proprio il termine fascismo giocando sul filo del rasoio di un cortocircuito di senso così stridente?

Questo alternarsi ambiguo é necessario da un lato a ringalluzzire le proprie fila e dall’altra ad inserirsi all’interno del discorso democratico che almeno formalmente rifiuta il nazifascismo.

Insomma: com’é possibile che qualcuno al mattino si professi orgogliosamente fascista ma alla sera pur di farsi strada nell’arena mediatica non si fa scrupoli a dire di non essere ciò che é e per rafforzare tale debole posizione, spinge sull’acceleratore arrivando addirittura a dire che i fascisti sono altri?

Fascismo bellobellissimo…

…fascismo brutto e cattivo

JECKYLL & HYDE

Il giochino é semplice e vive sulla artificiosa scissione in due dei significati della parola “fascismo”: quando connotato positivamente diventa sinonimo di qualità che militanti e simpatizzanti considerano apprezzabili e ben spendibili all’esterno: benessere, ordine, sicurezza ecc.
Quando invece la stessa parola vien connotata in negativo, i significati che le vengono caricati addosso sono quelli che i militanti sanno essere malviste nel discorso pubblico: imposizione, dittatura, uso della violenza ecc.

Il meccanismo, insomma, non é troppo diverso da quello di certe espressioni alle quali, a seconda di circostanze e modalità, può essere attribuito un significato offensivo o un significato di vicinanza e simpatia. Ad esempio i romaneschi “te possino” e “fijo de’ na mignotta”.

In questo caso però il meccanismo stride troppo per non riportare alla mente la storiella del bue che dà del cornuto all’asino. Stride perché viene operata una rimozione artificiosa, come se gli aspetti negativi del fascismo fossero separabili dal fascismo stesso per proiettarli al di fuori di sé come in uno stato di dissociazione mentale e tenersi solo le “cose buone” (su cui c’é comunque molto da dire).

“The Brood” (Cronenberg 1979)

Il fascismo é un fenomeno complesso e multisfacettato, inscindibile dai propri elementi fondativi  e visioni del mondo. Scinderlo in due come se una parte potesse esistere senza l’altra é un’operazione artificiosa, come fingere che una combustione possa avvenire solo col comburente in assenza di combustibile.

In sostanza quando i fascisti danno dei “fascisti” alle parti avverse, non stan facendo altro che mentire con forza accusando l’altro (alieno) solo per dipingersi addosso un’immagine falsa (ipocrisia di facciata) di bravi ragazzi (fingersi buoni e tolleranti). Il dover ricorrere alla menzogna per sdognare le proprie idee evidenzia la poca forza delle stesse (idee traballanti) ed il fatto che tale menzogna avvenga proiettando fuori da sé quelle che sono caratteristiche fondanti del proprio pensiero é profondamente rivelatore della forma mentis fascista (incoerente).

A questo punto serve solo aggiungere la mappa delle aggressioni nazifasciste degli ultimi anni che come é ben noto vengono sempresminuite il più possibile tenendo lontani non solo i nomi delle formazioni neofasciste cui i protagonisti delle aggressioni appartengono, ma pure evitando di definire tali aggressioni col termine corretto: fasciste. Detto questo si recupera anche l’immagine dei violenti che agiscono vampirescamente nell’ombra o quando l’occasione é più propizia ed ecco che l’immagine semplificata del vampirolupo cattivo con cui i fascisti dipingono la sinistra riacquista in toto la sua natura di proiezione di sé.

Il signore dei ratti. “Nosferatu” (Herzog 1979)

IL FASCISMO CHE ORA C’E’, ORA NON C’E’ PIU’, ORA ERA IERI

Il meccanismo convive con un altro, molto simile ma più semplice, ovvero il giochino di usare il termine “fascismo” riferendosi ora al fascismo storico, quello guidato da Mussolini e terminato nel 1945, ed ora al fascismo in quanto fenomeno, nel senso ben descritto da Umberto Eco ne “Il fascismo eterno”.

Questo secondo meccanismo gioca sul fatto che se da un lato il fascismo storico é cosa del passato, una realtà terminata con la seconda guerra, dall’altra il fascismo in quanto fenomeno é un qualcosa di talmente informe e nebuloso da poterne negare l’esistenza.

Anche qui l’assurdità di chi al mattino sostiene di essere fascista ed alla sera si ostina a dire che il fascismo non c’é più viene mantenuta per dare un colpo al cerchio ed uno alla botte. Mentendo.

I FATTI DI MALGA BALA: fiabe, sacrifici umani e demoni interiori di chi non distingue mito e storia

di: Ca Gi
15 Dicembre 2016 ore 06:59

(O meglio: ecco come una storia strampalata senza prove, senza testimoni e senza coerenza viene spacciata per verità)

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[ATTENZIONE! Questo post contiene immagini particolarmente brutali e violente in linea con gli argomenti trattati]

1.00 PREMESSA – LA STORIA DELLA STORIA DI QUESTA STORIA

Pomeriggio.
Interno giorno.
Fuori piove.
Sto amichevolmente battibeccando per chat con “E”.
Argomento: seconda guerra mondiale; i partigiani.
Nodo del battibecco: “E” sostiene che i partigiani abbiano compiuto crimini peggiori e più numerosi di quelli compiuti dai fascisti.
Io no.
Con “E” capita a volte di scontrarmi su certi argomenti. La conclusione é quasi sempre la stessa: ognuno resta sulle sue posizioni, ci si beve una birra (ahimé non stavolta: i dialoghi via chat sono desolatamente analcolici) e con una sterzata di centottanta gradi si sposta il dialogo su argomenti maggiormente condivisi, che é un bel modo per dire che poi si parla di figa.

Ma una cosa che ha detto mi ha incuriosito e me la son segnata.
Planina Bala – Se la trovi leggiti la storia di Planina Bala
Un nome di cui non so nulla.

Alla sera cerco sul web e scopro su numerose pagine online che ne parlano. Planina Bala non é, come pensavo, il nome di una donna. É il nome di un luogo.  Un luogo sui monti presso Tarvisio: malga Bala (Planina Bala in sloveno). Una malga legata ad una storia.

Storia che per sommi capi viene narrata così: “Nel 1944, nei monti presso Tarvisio, una banda di partigiani slavi spinti da odio anti italiano rapisce 12 carabinieri. Dopo due giorni di “via crucis” sui monti li portano a Malga Bala  e li torturano fino alla morte in modalità da film horror.”

V’é pure “la storia di questa storia”, poiché il ricordo della vicenda non sarebbe emerso che pochi anni fa, sepolto da un fortissimo senso di omertà e paura diffuso tra la gente del posto.

In effetti mi s’accende la curiosità, anche se forse in modo diverso da come credeva “E”.

Innanzitutto mi colpisce la descrizione minuziosa e particolareggiata delle violenze granguignolesche (ganci di metallo infilzati nei talloni, petti squarciati, occhi maciullati, cuori frantumati, foto dei figli dei torturati inserite a forza dentro fori nei loro petti, gole bruciate da soda caustica, genitali tagliati e infilati in bocca, corpi massacrati a picconate). Di fronte a dettagli tanto approfonditi mi vien logico supporre che l’unica fonte plausibile per descrizioni tanto dettagliate possa essere qualcuno che vi ha preso parte. Ma penso pure che sia strano che una storia tanto impattante  possa esser stata taciuta per diversi anni.

La terza cosa che mi viene in mente é “ma ha senso?”. Nel bel mezzo del conflitto, con truppe nazifasciste ovunque, scendere a valle con lo scopo di sequestrare dei carabinieri per poi massacrarli con modalità tanto crudeli in un luogo isolato ma fingendo per anni che non sia mai accaduto? La quarta cosa che mi viene in mente é che “confine orientale” e “1944” mal si conciliano con “carabinieri” (ci arrivo tra un po).

Conoscendo già diversi episodi “della seconda” ed avendo una certa idea di come funzionassero determinate cose durante il conflitto, questo episodio mi suona proprio male.

 


INDICE

  • 1.00 PREMESSA – LA STORIA DELLA STORIA DI QUESTA STORIA
  •          INSERTO STORICO – parte 1 – RIFLESSIONE A CALDO: SHOCK & AWE
  •          INSERTO STORICO – parte 2 – PARTRIGIANI E POPOLAZIONE
  •          INSERTO STORICO – parte 3 – STATO FANTOCCIO TEDESCO
  •          INSERTO STORICO – parte 4 – LEGITTIMITÀ E SCELTE
  •          INSERTO STORICO – parte 5 – RESISTENZA, (POST?)FASCISTI ED ALLEATI
  •          INSERTO STORICO – parte 6 – ITALIA PAESE VITTIMISTA E INVASORE
  •          INSERTO STORICO – parte 7 – IL CONFINE ORIENTALE
  •          INSERTO STORICO – parte 8 – RAPIMENTI PARTIGIANI
  •          INSERTO STORICO – parte 9 – CRIMINI PARTIGIANI E LEGGENDE NERE
  • 1.01 RICERCHE
  • 1.02 UNA VERITÀ OPPRESSA??? MO DAVÈRO?
  • 1.03 LA FONTE UNICA!!!
  • 1.04 DUNQUE:
  • 2.00 PLANINA BALA, DI ANTONIO RUSSO
  • 2.01 STRUTTURA DEL TESTO
  • 2.02 L’INTRODUZIONE STORICA DEL LIBRO
  •           INSERTO STORICO – parte 10 –  LE BRIGATE OSOPPO
  • 2.03 STILE
  • 2.04 LA (MALA)ESPOSIZIONE DELLE FONTI
  • 2.05 SELEZIONE
  • 2.06 INTERVISTE, FARI E PANINI
  • 2.07 ATTEGGIAMENTO PREVENUTO
  • 2.08 LE TANTE CONTRADDIZIONI DEL LIBRO
  • 2.09 CONCESSIONI A CARO PREZZO
  • 2.10 AMORE E ODIO
  • 2.11 INFORMAZIONI SUSSURRATE
  • 2.12 FALLACIE LOGICHE
  • 3.00 IL MONDO DI “PLANINA BALA”
  • 3.01 FRANZA O  SPAGNA PURCHE’ SE MAGNA
  • 3.02 OMERTA’ A PUFFLANDIA
  • 3.03 PARTIGIANI VS. BRAVA GGGENTE
  • 3.04 I DODICI ANGELI PATRIOTTICI
  • 3.05 I SATANICI DEMONI DELLE MONTAGNE
  • 3.06 JOSKO (Franc Ursic)
  • 3.07 SRECKO (Silvio Gianfrante)
  • 3.08 HROVAT (Lojs Hrovat)
  • 3.09 SOCIAN (Ivan Likar)
  • 3.10 I CUGINI STRONZI DI GERMANIA
  • 3.11 IL CONTAGIOSO VIRUS PARTIGIANO
  •         3.11.01 QUELLI CHE RESISTONO AL VIRUS
  •         3.11.02 QUELLI SU CUI SI SORVOLA
  •         3.11.03 IL REMITTENTE
  • 3.12 LA GUARDIA NAZIONALE REPUBBL…… EHMMM…. CARABINIER….
  •          INSERTO STORICO – parte 11 – LE DIVISE DELLA GNR
  • 3.13 LETTURA RELIGIOSA DEGLI EVENTI
  • 3.14 IL PARALLELO CON LA PASSIONE DEL CRISTO
  • 3.15 LE MOTIVAZIONI DEI PARTIGIANI…PER IL PUBBLICO
  • 3.16 VERSIONE UNIC…..OOOOPS!!!
  • 4.00 LE TORTURE
  • 5.00 GLI EVENTI SUCCESSIVI
  • 5.01 LE RICERCHE NON-RICERCHE
  • 5.02 LE DUE VERSIONI DELLA SCOPERTA
  • 5.03 IL RECUPERO DELLE SALME
  • 5.04 L’INCENDIO DELLA MALGA
  • 5.05 PROPAGANDA
  • 5.06 C.S.I. TARVISIO
  • 5.07 LE CHIACCHERE DEL PAESE
  • 5.08 TESTIMONI IN FAMIGLIA
  • 5.09 IL SILENZIO PARTIGIANO
  • 5.10 LA NON-REAZIONE DEI NAZIFASCISTI
  • 5.11 LO STUPORE DEI PARTIGIANI
  • 5.12 POSTUMI PARTIGIANI
  • 5.13 PRIMO DOPOGUERRA E DIMENTICATOIO
  • 6.00 POTREBBE ANCHE ESSERE ANDATA COSI’
  • 7.00 LE (S)TORTURE 
  • 7.01 I TESTIMONI DELL’UCCISIONE
  • 7.02 MA COSA DIAV………. (PARARSI IL CULO)
  • 7.03 CRONOLOGIA EVENTI SECONDO RUSSO
  • 7.04 IL SUPERTESTE MISTERIOSO
  • 7.05 L’AMBIGUO BEPI FLAJS
  • 7.06 SPOSTAMENTI DI DATA
  • 7.07 MYZA KOMAC E GLI ANONIMI
  • 7.08 LE DICHIARAZIONI DI HROVAT
  • 7.09 LE DICHIARAZIONI DI SRECKO
  • 8.00 LA “VERITA'” DI RUSSO

INSERTO STORICO – parte 1 – RIFLESSIONE A CALDO: SHOCK & AWE

Mattanze tanto brutali ed eclatanti, quando non avvengono per scoppi d’ira improvvisi, s’inseriscono nella logica militare dello “Shock & awe” (colpisci e domina) ed avvengono essenzialmente per lanciare un messaggio che trasmetta terrore negli abitanti di una zona ove la forza che esercita tale violenza vuol rimarcare la propria posizione di predominio.

Tomino 27 novembre 1942. Fascisti italiani posano con la testa del partigiano sloveno Jernej Arko (nome di battaglia Črt) (fonte)

Un esempio diretto arriva proprio dal fascismo: le violenze più efferate perpetrate dal fascismo si verificarono inizialmente contro le popolazioni occupate in Jugoslavia, Libia ed Etiopia; solo dopo l’8 settembre 1943, con la drastica caduta di consenso e supporto da parte della popolazione, tali violenze si riscontrano anche a danno di quegli italiani che, osteggiando il fascismo, venivano da questo considerati nemici.

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7 luglio 1942 “Prendiamo un cerino e milioni vanno in fiamme…” Capitano Modica (fonte)

Se questa logica funziona per una struttura organizzata come un’esercito occupante o una potente rete criminale che agisce in un territorio in cui può muoversi agevolmente, la cosa cambia quando si tratta di piccoli gruppi armati non ancora ben organizzati (siamo nei primi mesi di attività della resistenza) obbligati a nascondersi e spostarsi continuamente tra le montagne, in ribellione con la forza dominante e la cui esistenza dipende completamente dal supporto umano e logistico di una buona fetta della popolazione locale. Nel caso in cui delitti e barbarie vengano compiute da una forza ribelle é praticamente scontato che queste verrebbero sfruttate dalla propaganda della potenza dominante come atto d’accusa contro gli stessi ribelli. 

Cetnici infieriscono su un partigiano

Cetnici infieriscono su un partigiano (fonte)

In queste condizioni terrorizzare la gente del posto con atti di barbarie ingiustificata significherebbe farsi bollare per mostri ed intimorire anche chi si fidava o si sarebbe potuto fidare. Significherebbe denunce, segnalazioni anonime, delazioni e tradimenti. Significherebbe iniziare una spirale di violenze che porterà a dover minacciare prima o poi tutti quelli che prima ti aiutavano spontaneamente. E’una delle spirali che portano spesso molti gruppi criminali a dissolversi. Significherebbe rinunciare alla collaborazione, ai rifornimenti, alla raccolta di informazioni da parte dei paesani ed a mille diversi tipi di aiuto materiale: non é conveniente per una forza militarmente ed economicamente minoritaria essere in lotta sia con la forza dominante che con la popolazione locale.

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Teste di combattenti torturati poste su un tavolo (fonte)

Anche in anni recenti non sono certo mancati esempi di esecuzioni brutali da parte di gruppi armati ed é facile notare come le barbarie dell’ISIS o il caso delle teste mozzate in Guatemala siano difatti entrambi casi di azioni effettuate da strutture ben radicate in un territorio che controllano e sono sempre azioni caratterizzate da estrema spettacolarità ed intento comunicativo che vengono eseguite per affermare il proprio dominio sul territorio. Uccisioni tanto brutali non avvengono laddove chi le effettua non é  supportato da una grossa fetta della popolazione o non ha alle spalle una struttura tanto grossa da garantirsi l’impunità.

Queste brutali dimostrazione di forza trovano dunque un loro senso solamente se vengono esibite trasformando gli stessi corpi martoriati in un messaggio.

Stesso discorso vale anche per il valore simbolico-comunicativo di diversi omicidi di mafia italiana (uno su tutti: la decapitazione del criminologo-psichiatra Aldo Semerari, la cui testa venne posta in una bacinella tra i propri piedi). Anche andando un indietro negli anni si osserva come le stesse esecuzioni pubbliche (crocifissione romana) e l’esibizione prolungata dei corpi degli impiccati (qui gli esempi si sprecano) fungesse sempre da monito comunicativo.

Perciò questo caso suona doppiamente strano: pianificare ed eseguire un massacro tanto violento e brutale ha senso solo come messaggio intimidatorio il cui effetto certo sarebbe quello di impaurire la popolazione (prima stranezza, data la condizione dei partigiani di dipendenza dalla popolazione), inoltre viene svolto in un luogo tanto isolato e difficilmente raggiungibile da rendere possibile un rivenimento anche estremamente tardivo dei corpi-messaggio.

Ustaša soldiers killing civilians

Ustascia (fascisti croati anti serbi) decapitano un prigioniero del campo di Jasenovac

INSERTO STORICO – parte 2 – PARTRIGIANI E POPOLAZIONE

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Tagliando con l’accetta, perché un gruppo combattente in opposizione alla forza dominante ottenga la collaborazione della popolazione ci possono essere tre sole vie: 1) ottenerne la fiducia 2) pagarla 3) intimorirla. Una stessa forza combattente può arrivare ad utilizzare tutti e tre i metodi, anche se con modalità, intensità, obiettivi, tempistiche e soggetti differenti.

Ma come già osservato, se i partigiani avessero basato la loro strategia sulla terza opzione, ossia terrorizzare le intere popolazioni locali, sarebbero durati ben poco. Questa opzione difatti non porta mai ad una collaborazione vera ed é controproducente se non é seguita da una rapida presa del potere e la creazione di una rete di collaborazione e propaganda.

Se invece i partigiani avessero creato la loro intera rete di supporto principalmente pagando si dovrebbe spiegare e documentare in che modo, come e da dove, senza appoggio di industriali o banchieri, i partigiani avrebbero fatto comparire magicamente dal nulla riserve di denaro almeno pari a quelle della stessa RSI. Al tempo stesso se i partigiani fossero stati supportati da TUTTA la popolazione probabilmente la guerra sarebbe terminata con molti mesi d’anticipo. La realtà é che furono principalmente supportati da un’ampia fetta della popolazione, le intimidazioni erano circoscritte a fascisti e filofascisti ed i pochi casi di corruzione hanno riguardato personaggi senza remore che agivano per mero interesse, come nel caso di funzionari fascisti o milizie confinarie disposti a chiudere un occhio per denaro. L’intimidazione dunque può essere attuata solo a patto che sia limitata e non sfoci mai nel terrore (che é attuabile solo dalla forza dominante) e deve sempre essere controbilanciata da forme di rapporto fiduciario-collaborativo più forte dell’intimidazione stessa.

La realtà, dunque, é molto più complessa ed intrecciata di come spesso si tenta di ridipingere: i gruppi partigiani certamente erano appoggiati da una buona fetta della popolazione, mentre un’altra parte era fascista o afascista. In tale situazione, visto soprattutto la situazione di svantaggio numerico in cui molti gruppi resistenziali si trovavano in quei primi mesi, l’interesse era sia quello di mantenere i rapporti di fiducia della popolazione simpatizzante che non inimicarsi quella dei numerosi afascisti indecisi: terrorizzare la propria rete di supporto già attiva e quella potenziale non avrebbe avuto alcun senso.

Bisogna anche star attenti a non cadere nella facile semplificazione “monoblocco partigiano contro monoblocco fascista”: quando si parla genericamente di partigiani s’intendono gruppi diversissimi per formazione (Brigate Garibaldi, GAP, SAP, Giellisti, ecc.) ed indirizzo politico (cattolici, liberali, democristiani, monarchici, comunisti, anticomunisti, socialisti, cattocomunisti, azionisti, anarchici, repubblicani) che convivevano a volte molto forzatamente tra loro (qui le cose si complicano ancora: una stessa formazione poteva essere composta ad esempio da cattolici e comunisti; formazioni miste si sono divise e fuse tra loro; parti di una formazione potevano confluire in formazioni diverse, ecc.) ed infine collaboratori più o meno attivi, simpatizzanti, staffette, informatori, doppiogiochisti ecc. Molti partigiani erano ex militari che in gioventù furono balilla e credettero nell’illusione fascista; alcuni di essi furono per lungo tempo critici, altri capirono solo all’ultimo cosa fosse veramente il fascismo.

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Soldati italiani compiono un’esecuzione forzata di civili sloveni (maggiori informazioni QUI)

Pure parlare genericamente di “fascisti” può rivelarsi una semplificazione: anche qui c’erano gruppi separati a volte pure in lotta fra loro (squadristi e fascisti della prim’ora, i volontari della RSI convinti, quelli aderenti a gruppi “speciali” come la X^ Mas fedeli a Borghese, i fasciatissimi della Muti, le Brigate nere, la GNR. Inoltre c’erano le SS italiane fedeli a Hitler, le forze dell’ordine rimaste fedeli a Mussolini, gli amministratori e gli imprenditori che avevano fatto affari col fascismo ed una larga fetta di popolazione che plaudeva il fascismo pur senza partecipare attivamente alla scena politica), c’erano forme ideologiche che pur condividendo un “egual sentire” di fondo potevano essere diversissime fra loro (monarchici, repubblicani, cattolici, anticlericali, filogermanici, italocentrici, mussoliniani e non mussoliniani, afascisti). Ma cerano pure gli ex-IMI che preferirono aderire all’RSI solo perché l’alternativa era patire il freddo e la fame dei lager tedeschi (anche se la maggior parte, circa 650.000 preferì patire le pene della fame nei campi d’internamento e lavoro), così come militari allo sbando che temevano di essere “passati per le armi mediante fucilazione nella schiena” come recitato nel bando del maggio 1944 a firma Giorgio Almirante.

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Erano fascisti dei criminali violenti che proprio grazie all’avallo del PNF poterono agire senza freno  ed erano fascisti anche convintissimi devoti a Mussolini che non commisero personalmente mai alcun delitto, così come “fascisti” furono anche semplici simpatizzanti e persone in posizione più o meno importante che a causa del loro agire o non-agire avevano permesso il mantenimento del regime e/o l’esecuzione di crimini. C’era chi s’era arruolato nella RSI perché convinto e chi per paura di esser fucilato. C’era chi aveva disertato per andare tra le file dei partigiani e chi i partigiani li fucilava perché era imbevuto di vent’anni di propaganda. C’era chi poi s’é pentito delle scelte d’allora, chi se ne é sempre fatto un vanto e chi le ha rinnegate solo per convenienza. 

“Abbiamo distrutto tutto da cima a fondo senza risparmiare gli innocenti (…). Uccidiamo famiglie intere, ogni notte, a furia di colpi o con le armi. Se cercano soltanto di muoversi tiriamo senza pietà e chi muore muore”

(Salvatore Seldi descrive alla famiglia l’occupazione dei territori orientali, 1 luglio 1942. Fonte: diecifebbraio)

É più criminale chi ha ucciso ingiustamente un uomo o chi, per non aver preso posizione, ha permesso che se ne condannassero ingiustamente a morte dieci? Non c’é da stupirsi se certe distinzioni che risultano difficili ancor’oggi vennero risolte in maniera sbrigativa durante il conflitto.

Questo per ribadire che quando si osserva in dettaglio una vicenda del periodo ci sono numerose sfumature di cui tener conto per evitare di cadere nella semplificazione. Vanno fatti dunque dei distinguo: se il fascismo e la resistenza in quanto fenomeni sono due realtà chiaramente distinte  ognuna con specificità proprie, quando si volge lo sguardo sui singoli eventi ha più senso parlare di resistenzE e fascismI perché a seconda del piano su cui verte il discorso (che cambia drasticamente se le vicende vengono considerate sul piano più ampio dello scontro universale tra fenomeni generali o tra blocchi di potere e umanità o su altri piani intermedi) non sempre si possono mettere draconianamente sullo stesso piano un Rodolfo Graziani e un amministratore comunale che aderì al fascismo essenzialmente per garantirsi un posto di lavoro, così come dall’altro la dirigenza del CLN e un singolo partigiano che magari le distinzioni di cui sopra le risolveva troppo sbrigativamente a pistolettate. Se il fascismO come fenomeno é un fenomeno criminale, la mera adesione o vicinanza morale ad esso é invece un problema culturale. Ne deriva che quando il piano del discorso riguarda Fascismo e Resistenza come fenomeni generali questi andranno giudicati sul piano storico nel loro complesso, mentre nei singoli casi specifici é necessario fare i conti con i numerosissimi distinguo di cui sopra.

Dunque che rapporto intercorreva solitamente tra partigiani e popolazione? Il supporto alla resistenza fu indubbiamente fortissimo ma di certo non unanime né omogeneo: c’era chi appoggiava la resistenza ma non la sua componente comunista, c’era chi parteggiava per la resistenza aiutando materialmente i partigiani di ogni colore e chi tifava resistenza senza però fare alcunché di concreto, c’era chi forniva informazioni e chi portava comunicazioni, così come c’era un’ampia fetta di popolazione che invece tifava per il fascismo e vedeva in ogni azione partigiana una tragedia.

INSERTO STORICO – parte 3 – STATO FANTOCCIO TEDESCO

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9 luglio 1943 sbarco in Sicilia degli angloamericani
25 luglio 1943 il Gran consiglio del Fascismo approva l’estromissione di Mussolini. Il Re lo fa imprigionare ed affida il governo a Badoglio.
8 settembre 1943 Badoglio, a capo del governo legittimo, annuncia pubblicamente l’armistizio con le forze anglo-americane.
12 settembre 1943 con un’operazione militare i tedeschi liberano Mussolini e lo trasferiscono in Germania.
18 settembre 1943 via radio, da Monaco di Baviera, Mussolini annuncia creazione di uno stato fascista nel nord Italia.
28 settembre 1943 nel nord dell’Italia viene istituito lo stato fantoccio dell’RSI sotto controllo nazista per proseguire il conflitto.
settembre 1943 – marzo 1944 in questi mesi si sviluppa la prima fase della resistenza al nazifascismo, in molti casi spontaneista e non del tutto ben organizzata.

Di fatto dopo l’8 settembre il nord Italia é sotto occupazione tedesca: né più né meno che un territorio coloniale (o protettorato) che dal 28 settembre sarà comandato da un governatore di facciata (un Mussolini oramai del tutto burattino). Come se un Piemonte secessionista fosse posto forzatamente sotto amministrazione della Francia la quale decidesse di mettere a capo delle zone controllate un membro della famiglia Agnelli in lotta contro Roma.

[…] su 73 sospetti non trovar modo di dare neppure un esempio è un po’ troppo […]
SI AMMAZZA TROPPO POCO !

(Nota del 4 agosto 1942 del Generale Robotti riguardante la situazione sui Balcani)

Quando si parla di ciò che avvenne in nord Italia dopo l’8 settembre 1943 é necessario che questo punto sia chiaro: il re ed il governo legittimo erano rifugiati in meridione ed i fedeli a Mussolini avevano di fatto appoggiato la scelta di trasformare il nord Italia in una colonia nazista.

Qualunque sia la propria opinione politica é indubbio che dall’unità d’Italia l’unico movimento di massa che abbia mai tentato di sostituirsi al governo in carica imponendosi con la forza bruta é stato il fascismo, così come é indubbio che pur di mantenere il proprio dominio, Mussolini preferì cedere alla Germania proprio quei territori per la cui conquista, costata 1.240.000 vittime lui stesso si era fortemente schierato decenni prima portando l’Italia nella Grande Guerra (Trentino Alto Adige, Friuli ed Istria).

La nascita dell’RSI e la decisione di proseguire il conflitto contro il governo legittimo fu una colpa imputabile esclusivamente ai nazifascisti: senza questa decisione la guerra sarebbe probabilmente terminata con diversi mesi d’anticipo. Sono pertanto ridicole le affermazioni di chi sostiene che il conflitto si protrasse a causa delle azioni dei partigiani, che combattevano una nazione occupante ed i fascisti, connazionali ridottisi a sgherri dei nazisti.

INSERTO STORICO – parte 4 – LEGITTIMITÀ E SCELTE

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Tralasciando i casi di mero calcolo, di opportunistico interesse e di scelta forzata é indubbio che molti di coloro che aderirono alla RSI lo fecero con convinzione e per fedeltà a Mussolini, percependosi nel giusto. Non potendo/volendo riassumere in poche righe un discorso complessivo sulle rozze ed illusorie menzogne del fascismo (questo articolo é già abbastanza lungo così), qui ci si limiterà ad evidenziare come l’aderenza all’RSI fosse, di fatto, una ribellione ingiustificata nei confronti del governo legittimo. Se si é oppressi da un potere ingiusto é giusto ribellarsi ed in casi estremi, purtroppo, l’uso della violenza può esser l’unica strada percorribile. Ma non fu questo il caso dei repubblichini:

I repubblichini erano oppressi da un potere ingiusto? No: Mussolini era stato esautorato perché dopo aver trascinato l’Italia in una serie di avventure e collaborazioni belliche disastrose e inutilmente dispendiose (Guerra civile spagnola, l’avventura coloniale in Libia ed in Etiopia, invasione della Francia, invasione dei Balcani e della Grecia, richiesta di partecipare alla campagna di Russia inviando 230.000 soldati italiani sotto comando tedesco) e, aggiungiamo, NON esser nemmeno stato in grado di far arrivare i treni in orario  (ossia: essendo stato incapace di portare davvero l’Italia ad un livello socio-economico-tecnologico paragonabile a quello delle altre nazioni centroeuropee, nonostante la propaganda sostenesse diversamente), alleandosi con la Germania e dichiarando guerra a Stati Uniti, Francia, Grecia, Albania, Jugoslavia e Gran Bretagna, aveva trascinato l’Italia in un baratro da cui non sarebbe mai potuta uscire indenne: porre fine a Mussolini ed al movimento da lui guidato era, ancor prima di ogni ideale e considerazione personale, ciò che era necessario per il bene della popolazione italiana. Chi proseguì nel supporto a Mussolini, di fatto, aveva scelto di proseguire su una strada già evidentemente mortale per l’intera penisola.

I repubblichini erano legalmente legittimati? Come visto sopra, no: il governo era rifugiato tra Brindisi e Salerno e l’RSI prendeva ordini dalla Germania.

I repubblichini temevano per la propria incolumità? Molti si: temevano di ricevere la stessa moneta che avevano dispendiato nei vent’anni precedenti. E’la paura che prova l’aguzzino circondato da coloro che in precedenza abusò.

La maggioranza degli italiani era più fedele a Mussolini che al re? Fino al 1939-40 si può facilmente affermare di si, ma considerando la rapidità con cui questa fiducia é crollata quando si son visti la guerra in casa appare evidente che fu una fedeltà che poggiava su basi debolissime. Interessante comunque la domanda in sé in quanto presuppone che la popolazione debba affidarsi a questo o quel potente di turno escludendo alla radice che un “capo” possa esser manifestazione temporanea della volontà popolare.

Sono stati il re e Badoglio a tradire gli italiani? Solo se per “tradimento” s’intende l’aver esautorato colui che aveva portato la nazione in ginocchio e tentato di evitare che sprofondasse ulteriormente.

I repubblichini rappresentavano la volontà della popolazione italiana? No: di fatto agivano per il puro interesse della Germania mediato attraverso la figura di Mussolini.

INSERTO STORICO – parte 5 – RESISTENZA, (POST?)FASCISTI ED ALLEATI

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Dal PNF alla P2 con l’aiuto degli USA

Per farla breve: gli Alleati anglofoni erano decisamente antinazisti ma nient’affatto antifascisti (anche se, a dirla tutta, soprattutto tra l’aristocrazia inglese, non mancavano nemmeno gli estimatori del nazismo). Le simpatie nei confronti del fascismo non mancavano dunque né in USA né in Gran Bretagna. Queste simpatie di lunga data e stabilitesi su più punti di contatto (dai circoli esoterici e teosofici passando per nazionalismo estremo ed antibolscevismo) e che si riscontrano nell’entusiastica relazione italo-statunitense negli anni venti e trenta s’incrinò formalmente con l’invasione italiana dell’Etiopia ma soprattutto a causa dell’avvicinamento al nazismo di Hitler. Nel delinearsi di un mondo diviso fra blocco comunista e blocco capitalista in occidente il fascismo era da molti considerato come uno strumento di difesa antibolscevica.

Non per niente gli Alleati diffidavano delle formazioni partigiane a causa della loro forte componente comunista: basta pensare che il CLNAI ottenne il riconoscimento da parte degli Alleati solo sul finire del 1944. Questa simpatia nei confronti del fascismo, unita poi alla situazione geopolitica post-Yalta, spiega anche perché non vi fu una “Norimberga italiana” e la conseguente continuità lineare nel dopoguerra tra fascismo e post-fascismo nelle istituzioni; spiega la tensione dei rapporti tra movimenti partigiani ed Alleati, la stretta collaborazione nel periodo post-bellico tra americani e (ex?)fascisti in funzione anticomunista (vedi: “strategia della tensione”). Spiega il clima di sospetto che generò tra i partigiani la richiesta da parte alleata di interrompere le azioni offensive durante l’inverno 1944-45, richiesta che ritennero servisse agli Alleati per guadagnare tempo e portare avanti trattative con i fascisti per una resa indolore che avrebbe potuto mantenere il fascismo al potere, magari dandogli giusto una ripulita d’immagine. Di cruciale importanza per comprendere le tensioni del periodo é il fatto che l’arresto di Mussolini nel luglio 1943 e la contemporanea soppressione del Gran consiglio del fascismo, pur portando formalmente alla caduta del fascismo, nella sostanza lasciava gran parte dei funzionari e dirigenti ancora al loro posto.

La vicinanza ideale tra fascisti ed Alleati contribuì ad alimentare la paura (poi rivelatosi in gran parte fondata) che la continuità tra fascismo e post-fascismo avrebbe permesso a numerosi criminali fascisti di restare impuniti nel dopoguerra. Lo si vedrà nel 1946: mentre in Germania, a Norimberga, gli alti ufficiali nazisti venivano processati da un tribunale internazionale, nell’Italia diventata Repubblica da pochissimi giorni, invece, l’amnistia Togliatti assicurava la libertà chiunque si fosse macchiato di reati comuni, reati politici, collaborazionismo con il nemico e reati annessi, compreso il concorso in omicidio (ma l’interpretazione dell’amnistia fu tanto larga da lasciare libero anche chi partecipò direttamente a stragi ed omicidi). La “stranezza” dell’amnistia Togliatti, che scatenò fin da subito feroci polemiche (Togliatti, che non coinvolse alcun collaboratore nel redarre il provvedimento, quando né informò il partito venne aspramente criticato dagli esponenti del PC), aveva però perfettamente senso se osservata all’interno del quadro internazionale stabilito durante la Conferenza di Yalta nel febbraio del 1945, ossia con l’assegnazione dell’Italia all’area di influenza statunitense (Togliatti dunque sottostò direttamente all’imposizione di Mosca che agiva in linea con quanto concordato a Yalta e l’interesse statunitense era quello di ridare stabilità al paese e far restare l’Italia nei ranghi assegnatigli mantenendosi buoni i fascisti che su tale punto ben concordavano ed arano lieti di collaborare). Pochissimi giorni dopo Churchill pronunciò il noto discorso della “cortina di ferro” che indicava l’area d’influenza sovietica come un blocco i cui confini correvano “da Stettino nel Baltico a Trieste”. É in questo momento che i sospetti di una possibile continuità postbellica del fascismo si fecero certezza.

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In BLU

i paesi NATO, in

ROSSO

i paesi del patto di Varsavia, in

GRIGIO

i paesi neutrali ed in

VERDE

i paesi non allineati (fonte)

Nei mesi a cavallo del termine del conflitto si riaccesero tutti i contrasti e le divisioni che fino a quel momento erano stati più o meno trattenuti dai diversi gruppi resistenziali e dai relativi partiti politici di riferimento: delusione per quei comunisti che avrebbero preferito vedere un’Italia sotto influenza sovietica, malsopportazione per chi rifiutava esser forzati a far parte di una “sfera d’influenza” imposta, paura per i monarchici che sentivano le sempre più forti pressioni di chi voleva un’Italia postbellica repubblicana, entusiasmo per i filoamericani, smarrimento per i fascisti in cerca di una riabilitazione d’immagine, giusto per citare i più macroscopici.

INSERTO STORICO – parte 6 – ITALIA PAESE VITTIMISTA E INVASORE

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Va riconosciuto che nel corso della sua breve storia, dal risorgimento in poi l’Italia é stato più un paese invasore che un paese invaso: 

  • 1869 Inizia la presenza italiana in Eritrea.
  • 1889 L’Italia ottiene il controllo della Somalia.
  • 1895 L’Italia attacca l’Etiopia. Al termine del conflitto l’Italia otterrà ufficialmente l’Eritrea
  • 1900 L’Italia invia un contingente militare in Cina in supporto dei propri alleati contro la rivolta dei Boxer. Al termine degli scontri otterrà la concessione di Tientsin
  • 1911 L’Italia attacca la Libia. Guerra Italo-Turca.
  • 1912 Nel corso della Guerra Italo-Turca l’Italia occupa militarmente alcune isole dell’Egeo
  • 1915 l’Italia attacca i suoi ex-alleati AustriaUngheria e Germania.
  • 1935 L’Italia invade l’Etiopia.
  • 1936 L’Italia invia truppe in Spagna a sostegno del regime franchista.
  • 1939 L’Italia occupa militarmente l’Albania.
  • 1940 L’Italia invade i Balcani e la Grecia.
  • 1940 L’Italia invade la Francia meridionale.
  • 1940 L’Italia invade l’Egitto.
  • 1941 L’Italia dichiara guerra agli USA
  • 1941 L’Italia occupa militarmente il Montenegro.
  • 1941 L’Italia invia oltre 250.000 uomini in Russia a sostegno della Germania 
  • 1942 L’Italia occupa la Corsica.

 

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il progetto coloniale italiano nella sua ipotetica massima realizzazione

Quando é stata l’Italia essere attaccata si é sempre trattato della risposta di Paesi che l’Italia aveva precedentemente invaso o a cui aveva dichiarato guerra. Tranne in un’unica occasione: l’occupazione tedesca.

“Noi siamo da secoli calpesti, derisi
perché non siam popolo, perché siam divisi”

(Inno nazionale italiano)

colpevole

Vittimismo e autocommiserazione

Ma nonostante l’evidenza storica renda palese l’aggressività coloniale italiana, nel sentir comune l’italiano si dipinge come colui che subisce solamente. Si tratta di una autonarrazione che ha radici lontane, si presta particolarmente bene alla sindrome d’autoassedio ed é ben codificata sia nella cultura nazional-popolare che nella sua narrazione pubblica ufficiale. La tipicità prettamente italiana di questa forma di autocommiserazione consiste in un diffuso atteggiamento alla “chiagni e fotti” applicato ad ogni tipo di situazione che si appoggia a sua volta sul falso mito autoconsolatorio degli “italiani brava gente” (non che altrove i paesi colonialisti siano messi meglio: tutti negano, sminuiscono e fingono di non conoscere i propri crimini. Noi semplicemente lo facciamo con maggior pathos).

 INSERTO STORICO – parte 7 – IL CONFINE ORIENTALE

Per meglio capire la situazione dei confini orientali é necessario inquadrarne innanzitutto l’origine storica, che potrebbe essere riassunta nella frase: “quelle zone sono terra di mescolanze e confine da millenni”. Sono passati tutti di qui: veneti, ilari, carni (celti), longobardi, franchi, ungari, bizantini, avari, slavi, romani, unni, quadi (germani), visigoti, francesi, austriaci. Basta una rapida occhiata alla storia del Friuli e della Slovenia per capire il fortissimo legame storico che queste divisioni amministrative condividono.

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I confini dell’area nel I* secolo d.C.

Le lingue parlate sul confine orientale nel 1900 erano italiano e sloveno (con qualche punta di tedesco all’attuale confine con l’Austria), con una distribuzione nient’affatto uniforme che cambiava addirittura di valle in valle. Le mappe linguistiche dell’epoca spesso tendevano a dipingere un’uniformità molto lontana dalla situazione reale. Giusto per dare un’idea di quella che é la mescolanza linguistica ed identitaria (che non sempre combaciano) e del modo in cui, a seconda del tipo di criterio usato e del periodo di riferimento, la situazione locale può apparir diversa può essere interessante osservare quattro mappe dell’Istria molto diverse e lontane fra loro, sia nel tempo che nel metodo usato:  

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Lingue e mescolanze culturali che dunque non é possibile far combaciare con confini netti e che anche negli ultimi secoli son proseguite ed han dovuto convivere con numerosi spostamenti di frontiera (mappe provenienti da QUI):

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Dove “finisce” l’Italia? Dove “inizia” la Slovenia? E la Croazia? A differenza di altri luoghi dove i confini culturali sono meglio definiti (penso al Trentino-Sudtirol), sul confine orientale definire una linea di confine che rispecchi lingue, identità e culture della popolazione é sostanzialmente impossibile. Se a ciò aggiungiamo che ogni realtà nazionale ha su questi luoghi anche interessi economici e geopolitici la cosa poi si complica ancor di più.

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Ciò che avviene in queste zone durante il secondo conflitto mondiale dunque non é che l’ultimo frutto di una lunga serie di sconvolgimenti che hanno interessato l’area di con fine, i più impattanti dei quali si verificarono dalla Grande Guerra in poi, ossia durante l’apoteosi dell’industria nazionalista novecentesca. Semplificando anche qui al massimo: il confine orientale, multietnico, strappato dall’Italia all’impero austroungarico durante la Grande Guerra, tra i due conflitti subisce un violento processo di fascistizzazione ed italianizzazione forzata: venne imposta la lingua italiana e si fecero arrivare un gran numero di parlanti italiano provenienti da altre regioni (solo nel triennio 1919-1922 la cifra si aggira intorno a 50.000 persone, cui corrispose l’allontanamento di 28-30.000 tra parlanti sloveno e tedesco). Nell’arco di pochissimo tempo territori che furono sempre luogo di mescolanza vengono artificialmente trasformati in una monocultura italiana a scapito della popolazione slava. Non c’é da stupirsi, dunque, se fu proprio in queste zone che il fascismo si consolidò tessendo i primi rapporti di collaborazione con l’esercito e stabilì uno dei suoi zoccoli duri più resistenti. Oltre all’imposizione della lingua e riattribuzione dei terreni vi furono un gran numero di incendi, violenze, e intimidazioni.  Il fascismo, dunque, stava pigiando al massimo l’acceleratore su un processo iniziato anni prima con l’accensione dei focolai irredentisti e con la nascita del Regno d’Italia.

Tutto ciò porterà negli anni venti e trenta ad una forzata ridefinizione dei confini culturali a danno delle popolazioni slave. Naturalmente ciò alimentò tra queste un forte sentimento antifascista e rafforzò anche il nazionalismo serbo e croato, che negli anni fra i due conflitti si manifestò attraverso azioni clandestine, ad esempio con organizzazioni come la TIGR.

Dopo l’8 settembre 1943 il confine nord-orientale d’Italia passò sotto amministrazione tedesca e tale rimase anche dopo la nascita della RSI. Il Trentino e il Südtirol divennero la zona d’operazione OZAV (OperationsZone AlpenVorland) mentre il Friuli e l’Istria divennero la zona d’operazione OZAK (OperationsZone Adriatiche Küstenland) divenendo di fatto entrambi protettorati germanici.

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“Mussolini (a proposito dei tedeschi ndr) ha detto: Bisogna accettare questo stato di cose perché ogni tentativo di reazione ci farebbe declassare dalla condizione di provincia confederata a quella ben peggiore di colonia. Anche se domani chiedessero Trieste nello spazio vitale germanico, bisognerebbe piegare la testa

(dal Diario di Galeazzo Ciano del 13 ottobre 1941)

Anche la resistenza jugoslava non era un’entità compatta ed omogenea: si può facilmente parlare di due resistenze in quanto le due forze principali di resistenza, i Cetnici di Mihajlovic (serbi cattolici anticomunisti e nazionalisti che collaboravano con gli Alleati ma erano in lotta coi comunisti Titini) ed i Titini (comunisti che collaboravano anch’essi con gli Alleati pur essendo in lotta coi Cetnici) erano particolarmente distanti fra loro. Sia i Cetnici di Mihajlovic che i Titini furono riconosciuti come Alleati da USA e Gran Bretagna nonostante fossero in lotta tra di loro.

Inoltre v’erano diverse formazioni nazionaliste, pan-serbe e collaborazioniste come i cosiddetti “sloveni bianchi”, ossia Domobranci e Belogradisti (cattolici liberal-monarchici fortemente anticomunisti che collaboravano con i nazifascisti), ed i Cetnici guidati da Nedič (serbi cattolici anticomunisti e nazionalisti che collaboravano con i nazisti).

Insomma: come in Italia anche nei Balcani esisteva una realtà variegata di forze ed entità diverse in cui confluirono e e si stratificarono lotte di classe, etniche, politiche ed ideologiche.

Le due resistenze jugoslave premevano per sconfiggere i nazifascisti spostandosi sempre più ad ovest e ciò intimoriva non poco la popolazione italiana in quanto allarmata dal fatto che le mire pan-serbe avrebbero portato i territori da loro occupati sotto dominio slavo

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Una peculiarità propria dei movimenti partigiani italiani delle zone orientali fu che una buona parte di essi aveva un orientamento molto più antislavo che antinazifascista. Ciò portò ad una netta divisione fra un movimento di resistenza “internazionalista” che includeva partigiani comunisti italiani e sloveni, ed un movimento partigiano “nazionalista” più interessato a fermare un’eventuale avanzata jugoslava che a combattere gli occupanti tedeschi e che non disdegnò contatti con repubblichini e nazisti in funzione antislava (quadro entro cui rientra anche l’eccidio di Porzûs). La specularità con la situazione delle due resistenze jugoslave é abbastanza palese.

Il fatto che sul confine orientale si sia verificata una collaborazione tanto peculiare tra nazifascisti e certi gruppi partigiani può essere facilmente compreso se si tiene conto che ciò avvenne tra persone provenienti da zone che da vent’anni erano immerse in un clima di propaganda antislava particolarmente feroce.

INSERTO STORICO – parte 8 – RAPIMENTI PARTIGIANI

Un rapimento di militi fascisti da parte di partigiani poteva avere i seguenti scopi: ottenimento informazioni / tentativo di farli entrare nelle proprie file (ma questo perlopiù solo nei primissimi tempi dopo l’8 settembre)/ scambio di prigionieri / fucilazione. Non esiste caso documentato di sevizie e torture paragonabile a quello che viene narrato riguardo ai fatti di Malga Bala. Gli unici casi vagamente simili sono quelli diffusi da pubblicazioni revisioniste pseudostoriche che non trovano alcun appoggio da parte della storiografia

INSERTO STORICO – parte 9 – CRIMINI PARTIGIANI E LEGGENDE NERE

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Durante il conflitto e nelle settimane immediatamente successive, a contorno di numerose operazioni di resistenza legittime, si verificarono anche episodi orrendi tra cui rappresaglie ingiustificate, omicidi per questioni personali, furti “celati” dietro alla bandiera dell’antifascismo. Morirono anche persone colpevoli di poco o nulla.

Non si tratta né di misteri, né di episodi lasciati passare in sordina poiché portarono a inchieste, processi e condanneCome ad esempio nell’eccidio svoltosi a Codevigo tra il 28 aprile ed il 15 maggio 1945 in cui soldati e partigiani ravennati uccisero di spontanea volontà almeno 136 fascisti, perlopiù loro compaesani, per vendicare fatti gravissimi di cui quegli stessi fascisti si erano macchiati in precedenza nelle zone d’origine. I fatti portarono a numerosi processi ma la difficoltà di valutare ogni singolo caso si concluse in un nulla di fatto.

Il fatto che in casi come quello di Codevigo non si sia giunti a definire una verità processuale ed attribuire delle responsabilità di colpa ha generato rabbia tra i parenti delle vittime ma a conflitto finito ciò é stato utilizzato politicamente per alimentare il mito dell’ ”intoccabilità dei partigiani”.

La realtà é che in questi casi non é facile definire colpe e responsabilità:

Il primo problema é che in diversi di questi episodi il confine tra azione lecita ed illecita é assai labile e difficile da stabilire, sia sul piano giuridico che umano [p.es. fucilare senza processo un membro del PNF che, abusando del proprio potere per anni ed anni ed esercitando violenze e soprusi continui, ha rovinato l’esistenza a intere famiglie meramente per tornaconto personale e che per questioni politiche potrebbe farla franca, dal punto di vista legale é indubbiamente un crimine ma un giudizio umano della vicenda potrebbe essere meno inclemente. Ventitré anni passati tra tribunali speciali, confini, pesanti detenzioni senza regolare processo, assalti squadristi, intimidazioni, abusi di potere, bastonate a morte, leggi razziali, collaborazione al genocidio nazista e casi di corruzione apertamente sfacciata possono essere motivo d’incazzatura, specie nel momento in cui diviene chiaro che tutto ciò resterà impunito. Allo stesso modo l’uccisione di un noto assassino e torturatore fascista, in quei frangenti, se avvenuta per mera scelta personale di un partigiano senza consultazione con i superiori di grado, fino a che punto é da considerarsi un crimine?]

Il secondo problema é che nel caos del periodo molti avvenimenti non si poterono documentare a dovere, impedendo il successivo raggiungimento di una verità processuale certa.

Vi é però anche un terzo problema ancor più importante dei due precedenti, ossia il fatto che molti di questi episodi, pur essendo sufficientemente documentati, sono stati soggetto di narrazioni e ri-narrazioni che esulano dalla realtà documentale ma si sono imposte in quanto utilizzate per la diffusione di leggende nere.

Leggende nere che nascono perlopiù con l’intento di dar contro ai rossi o per autogiustificazione ideologica o famigliare: numerosi sono i casi di persone che raccontano di un parente che ha “ingiustamente” subìto danni dai partigiani, spesso dimenticando che quel parente era un collaboratore del regime o qualcuno che perse dei vantaggi che gli vennero attribuiti per sottomissione al fascismo. Non mancano nemmeno casi di banali incidenti stradali o morti sul lavoro che, a distanza di anni, vengono attribuite ai partigiani e narrate come omicidi mascherati senza che vi sia alcunché per affermare ciò. Leggende nere che iniziarono a nascere proprio sul finire della guerra, mentre i fascisti e le loro famiglie erano intente a mostrarsi sotto una luce più adatta al nuovo corso post-fascista (quale occasione migliore per rispolverare il solito cliché vittimista del “si, ha fatto degli errori ma in fondo é stato una vittima”).

Leggende nere che provocano una frattura notevole tra ciò che é storicamente noto e documentato ed un’interpretazione dei fatti che antepone “letture” personali politicizzate o autogiustificanti perlopiù basate sul nulla.

Leggende nere che alimentano la polarizzazione sull’argomento: chi si ritrova a dover controbattere leggende spesso tanto numerose quanto eclatantemente tendenziose e/o basate sul nulla corre il forte rischio di maturare, per reazione, un atteggiamento eccessivamente accondiscendente e giustificante nel confronto dei movimenti partigiani.

La diffusione di leggende nere, spesso alimentate (più o meno consapevolmente) nonostante la loro imprecisione e dubbiosità per tenere alta l’attenzione sull’argomento impedisce il superamento storico del periodo anteponendo al dato documentale una mitopoiesi tecnicizzata e di parte. Ciò avviene a causa di una tendenza fortemente radicata nella cultura di destra, che all’autogiustificazione nell’infierire con mezzi illeciti sull’avversario politico attraverso un processo di demonizzazione circolare abbina spesso un contraddittorio disinteresse nell’appurare la verità storica a causa di una mancata volontà di avanzamento storico, con conseguente perorazione di un eterno ritorno a quello stesso passato che cerca di celare rinarrandoselo in forma autogiustificante e/o autogratificante (quando invece c’é interesse per appurare la verità questo si scontra con la stessa mancanza di volontà di avanzamento storico facendo si che la verità storica accettata sia solo quella che più s’avvicina alla verità interiore).

Il risultato é che pur essendo storicamente noti e documentati sia episodi certi di crimini perpetrati da partigiani che diversi episodi incerti, la vulgata popolare alimentata da destra sta diffondendo un’immagine volutamente stravolta di tali eventi con l’intento (storicamente assurdo) di diffondere la falsa convinzione che questi crimini furono addirittura assai più numerosi e brutali di quelli compiuti dal nazifascismo assai noti e documentati. Esempi noti sono le bufale sulle “foibe” (vedi QUI,  QUI e QUI e ancora QUI e poi QUI e anche QUI e QUI. Oppure basta anche solo leggere della mitica “foiba volante” per farsi una chiara idea della situazione), le bufale sull’ “esodo dei friulani”, le incongruenze sulla vicenda di Giuseppina Ghersi o la non-vicenda dell’invisibile film colossal “Foibe“. Tratta comune di queste leggende nere é spesso quello di aggrapparsi a vicende secondarie e poco documentate ove sia possibile una maggior “libertà di manovra” nella riscrittura.

Il meccanismo é sostanzialmente sempre lo stesso: si spara altissimo perché passi almeno il concetto base “tutti i partigiani erano mostri”. Senza alcun ritegno si ricorre a falsificazioni fotografiche  racconti basati sul nulla, totale assenza di analisi critica, propaganda antislava ed anticomunista,  attribuzioni false  e decine di altri mezzi scorretti  pur di propagandare una rilettura della storia che aggrada chi la diffonde ma cozza irrimediabilmente con la realtà documentata.

Dopo lo sdoganamento dell’MSI a metà anni novanta avvenuto con il primo cambio di nome in AN e con la vittoria della coalizione del Polo del Buon governo/Polo per le Libertà si é assistito ad un aumento esponenziale di operazioni di revisionismo storico attuate spesso per vie traverse ed accompagnate da forte battage mediatico caratterizzato dall’imposto frame della storia condivisa che pecca per due difetti: non risponde a criteri di storicità e non é affatto condivisa. La storia non é un compromesso tra “favole” narrate da forze politiche opposte: la storia é un processo conoscitivo di ricerca che si basa innanzitutto sulle certezze documentali degli eventi, la cui ricostruzione non può fingere non esistano.

Si va da operazioni di marketing come l’assegnazione di medaglie a militi dell’RSI fatti passare per “vittime” o “eroi”  nonostante si siano macchiati di crimini gravissimi  allo sdoganamento di calcoli assolutamente fantascientifici di “infoibati” e l’istituzione del “giorno del ricordo” che conferisce un tono di ufficialità a loschissimi personaggi che si muovono tra negazionismo e pseudostoria.

Un caso particolarmente eclatante é quello di Wikipedia in cui da anni é osservabile un’operazione di riscrittura della storia da parte di utenti legati all’estrema destra che attraverso letture parziali e fonti inattendibili impongono una versione politicamente di comodo di diversi eventi che alterano a scapito della realtà documentata. Questo grazie alle debolezze del sistema-Wiki, alimentata da consenso “storico” spesso ottenuto attraverso canali social come Facebook.

Tratti comuni della narrazione di queste leggende nere sono la banalizzazione del contesto ad uno scontro “italiani vs. comunisti” in cui il nazifascismo fa semplicemente da sfondo; la riduzione dell’intera opera di resistenza ad “azioni comuniste”; l’attribuzione di violenze assolutamente gratuite ad opera di “partigiani comunisti”;  banalizzazione delle cause attraverso lettura vittimistica: solitamente variazioni di “ucciso solo perché italiano” o “colpevole di non essere comunista”

Tratti comuni della ricerca su queste leggende é l’essere “avallata” da testimonianze dubbie, falsi fotografici, chiacchere di paese e interpretazioni forzate.

1.01 RICERCHE

Il mio dubbio quindi é quello di trovarmi dinnanzi all’ennesimo episodio storico gonfiato  o costruito per questioni di propaganda politica di cui già esistono numerosi esempi simili, come la già citata magica foiba volante, il ponte pirata del Bus de la Lum, la foiba della Maremma e la leggenda del cane nero mangia anime gettato nelle cavità carsiche.

Continuo a cercare.

1.02 UNA VERITÀ OPPRESSA??? MO DAVÈRO?

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La scarna pagina di Wikipedia (eh già, Wikipedia: piaccia o non piaccia ci si passa tutti, anche se é necessario usarla con estrema cautela soprattutto a causa dell’argomento) sull’ “Eccidio di Malga Bala” mi fa sapere che: “Esistono due versioni antitetiche dell’evento: una la considera una strage perpetrata da una formazione di partigiani sloveni, l’altra ritiene che i militi siano rimasti uccisi durante uno scontro a fuoco tra un reparto tedesco e i partigiani che li avevano catturati.”

Cercando con le varie chiavi possibili “Malga Bala”, “Planina Bala”, “Dino Perpignano” (una delle vittime), “Eccidio Bretto” (il comune in cui sono stati catturate le dodici vittime) e così via, trovo una gran quantità di siti, blog, forum e commenti su questa storia. Pian piano ne consulto almeno una quarantina. Riportano TUTTE la versione strage. Decine e decine di pagine riportano la stessa versione, in cui si parla del “capo supremo” dei partigiani Franc Ursic -detto Jozko-, il vice brigadiere Perpignano che, catturato, ha permesso che la porta della caserma venisse aperta ecc. Tutte più o meno uguali.

Torno su Wikipedia. Purtroppo l’unico link sulla versione scontro a fuoco punta al sito dell’ ANPI di Pianoro che non contiene più il testo originario.

Il fatto di dover faticare per trovare un testo completo della versione scontro a fuoco fa sorgere già il secondo dubbio: se questa versione é così difficile da trovare perché tutti coloro che promuovono la versione strage sostengono che che “questa VERITA’” viene tenuta nascosta dall’intellighenzia di sinistra che diffonde una versione falsa della storia?

“Ora – aggiunge – è necessario riparare a queste smascherate storpiature con ogni mezzo ed il conferimento di una doverosa onorificenza a quei carabinieri trucidati rappresenta un passo in avanti verso la verità sulle molte ombre che nascondono le “cosiddette eroiche gesta dei partigiani”, in attesa che anche gli ultimi difensori e militanti dei partiti della sinistra radicale riconoscano, come altri hanno fatto dalla parte opposta, che l’ideologia che ha prodotto i Regimi comunisti è “un male assoluto””. (fonte)

Il tono nei siti consultati é grosso modo sempre questo e risulta alquanto straniante il fatto che si definisca verità negata proprio quella che é la versione in assoluto più nota e diffusa, a scapito di un’altra versione che viene citata solo per sommi capi e si fatica a trovare. Qui scatta un ulteriore campanello d’allarme: che sia un esempio di sindrome d’autoassedio?

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Non sono gli italiani ad aver invaso l’Etiopia: sono le tribù anarchiche etiopi a minacciare gli italiani! ( qualcuno ha detto autoassedio da nemici esterni???)

A dirla tutta spesso questi post/articoli/commenti riportano spesso dati confusi (quanti erano i carabinieri: 12, 16, boh?) o sbagliano date (ottobre 1943? marzo 1944? vabbé, poco importa). In alcuni casi aggiungono pure particolari originali, perlopiù insistendo su macabri dettagli inerenti alle torture. In altri casi fanno accompagnare l’articolo/post da foto d’epoca di cadaveri orribilmente sfigurati che al primo reverse image search si scoprono essere relativi a eventi di tutt’altra natura: si va da corpi carbonizzati ad Hiroshima a cadaveri mutilati durante la guerra di Spagna.

Ciò che invece si trova quasi sempre é una descrizione degli eventi caricata con opinioni personali sui pensieri e lo stato d’animo dei carabinieri indifesi nelle mani dei partigiani slavi, la cui descrizione é limitata al descriverne la barbaricità.

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Scopro anche che la versione strage é riportata su alcune pagine ufficiali dei Carabinieri, sul sito del Ministero della difesa, sul sito della Regione Veneto, su articoli di quotidiani locali (Il Gazzettino di Udine, Messaggero Veneto), nazionali (Libero), e di regioni anche distanti dalle zone interessate (SavonaNews) e su numerosi siti d’informazione. Leggo anche che ogni anno a Tarvisio a fine marzo si celebrano solenni commemorazioni religiose in memoria dei 12 uccisi alla quale hanno anche partecipato, oltre ai familiari delle vittime, autorita` militari, civili, politiche e religiose, unitamente ai rappresentanti delle associazioni combattenti. Nel 2005 vi partecipò pure l’allora ministro Giovanardi. Leggo anche che nel 2009 sono stati consegnati dei riconoscimenti ai familiari dei carabinieri uccisi, che nel municipio IX di Roma é stato inaugurato “Largo Eccidio di Malga Bala” e v’é pure una “via Malga Bala” a Brescia.

(Qui però la “storia di questa storia” viene raccontata in modi meno espliciti che sui siti personali e nei commenti dei social: la veste mainstream e più ufficiale esige che determinate cose vengano solo accennate. Non tanto le truci descrizioni delle sevizie -quelle fan parte di questa storia e non vengono mai censurate, anzi-, quanto le accuse di omertà, occultamento e revisionismo verso i promulgatori dell’ “altra versione”, mai fatte esplicitamente ma sempre accennate in un “lasciato intendere” onnipresente)

Ci sono anche delle interrogazioni parlamentari come quella del senatore Berselli (AN) relative alla richiesta “di una medaglia d’oro al valore militare della memoria a ciascuno dei dodici carabinieri barbaramente trucidati, unicamente perché italiani, mentre operavano nell’esercizio dei loro compiti di istituto”, o l’interrogazione di Publio Fiori (AN) nel 1999, entrambe basate sui lavori di Russo e Pirina.

A proposito di una di esse, il 25 luglio 2007 il sottosegretario di Stato per la difesa Casula riferisce che:

“Sulla vicenda, da tempo all’attenzione della Difesa, sono state svolte accurate indagini presso la competente Direzione generale per il personale militare ed il Comando generale dell’Arma dei carabinieri, allo scopo di pervenire ad elementi di certezza e chiarezza sul tragico evento. L’esame degli atti non ha consentito, tuttavia, di definire con la dovuta evidenza la circostanza, tenuto conto anche di alcuni elementi discordanti concernenti l’attribuzione delle responsabilita` del massacro. In tale quadro, in mancanza di elementi di certezza in grado di illuminare lo svolgimento dei fatti e di individuare le relative responsabilita`, non sussistono quei presupposti necessari di natura giuridica per l’avvio di alcuna iniziativa nel senso auspicato dal senatore interrogante”

Nell’interrogazione del 6 maggio 2008, invece il senatore Berselli (AN), così riassume gli eventi:

“dodici giovani carabinieri catturati da pseudo-partigiani furono sorpresi nel sonno, avvelenati, torturati ed infine tagliati a pezzi; i carabinieri costituivano un presidio a difesa della centrale idroelettrica di Bretto (Gorizia); il 23 marzo 1944 gli pseudo partigiani slavi presero in ostaggio il vicebrigadiere Dino Perpignano, comandante del presidio che stava rientrando negli alloggiamenti, e sotto la minaccia delle armi lo costrinsero a pronunciare la parola d’ordine e, con facilita`, una volta entrati nel pre- sidio, catturarono tutti i carabinieri gia` in parte addormentati; dopo il saccheggio, i dodici militari furono deportati nella Valle Bausizza e rinchiusi in un fienile ove fu loro servito un pasto nel quale era stata inglobata soda caustica e sale nero. Affamati, inconsapevolmente mangiarono quello che gli era stato servito, ma poco dopo le urla e le implorazioni furono raccapriccianti e tremende; erano stati avvelenati e la loro agonia si potrasse fra atroci dolori e sofferenze varie per ore e ore; tremanti e consumati dalla febbre, Pasquale Ruggiero, Domenico Del Vecchio, Lino Bertogli, Antonio Farro, Adelmino Zilio, Fernando Ferretti, Ridolfo Calzi, Pietro Tognazzo, Michele Castellano, Primo Amenici, Attilio Franzon, quasi tutti ventenni (e mai impiegati nei servizi di pubblica sicurezza o di ordine pubblico, tranne quello a guardia della centrale, cui erano stati sempre preposti) furono costretti a marciare fra inenarrabili sofferenze ed insopportabili sacrifici fino a Malga Bala, ove li attendeva una fine orribile; il vicebrigadiere Dino Perpignano fu preso e spogliato: gli venne conficcato un legno ad uncino nel nervo posteriore del calcagno ed issato a testa in giu`, legato ad una trave; poi furono tutti incaprettati; a quel punto i macellai, pseudo-parti- giani comunisti slavi, cominciarono a colpire tutti con picconi; a qualcuno vennero asportati i genitali e conficcati in bocca, a qualche altro fu aperto a picconate il cuore o frantumati gli occhi; all’Amenici venne conficcata nel cuore la fotografia dei suoi cinque figli mentre il Perpignano fu finito a pedate in faccia ed in testa; la «mattanza» terminava con i corpi dei malcapitati legati col fil di ferro e trascinati, a mo’ di bestie, sotto un grosso masso ed abbandonati, povere vittime innocenti, in aperta campagna, prede di animali randagi; ora le misere spoglie di questi poveri carabinieri martiri/eroi riposano, dimenticati dagli uomini, dalla storia e soprattutto dalle istituzioni, in una torre medievale di Tarvisio”

Siti ministeriali e delle forze dell’ordine? Nomi di strade? Articoli su quotidiani nazionali? Presenza massiccia nei primi risultati di Google? Interrogazioni parlamentari? Mi sembra un po tanto per essere una storia “nascosta”…

É del tutto evidente che delle due versioni quella maggiormente riconosciuta e condivisa é proprio quella della “strage perpetrata da una formazione di partigiani sloveni”, mentre l’ “altra versione” praticamente non viene mai citata se non qua e là e giusto per smentirla: il fatto stesso che esista un’altra versione viene contestualizzato nella “storia di questa storia” come dimostrazione della volontà di occultamento operata dalla sinistra. Un po come sostenere che l’esistenza di una micragnosa società di terrapiattisti é la dimostrazione che la sfericità della terra é una verità scientifica messa a rischio.

1.03 LA FONTE UNICA!!!

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C’é però una cosa che condividono tutti, ma proprio tutti gli articoli, post, commenti ed interrogazioni parlamentari che sostengono la versione strage: si basano tutti sul lavoro di un’unica persona. Antonio Russo. In particolare ci si basa su due suoi libri: “Alle porte dell’Inferno” (1993), sull’occupazione tedesca nell’Alto Friuli, e “Planina Bala” che tratta l’episodio in dettaglio ed é stato pubblicato inizialmente nel 2002.

Antonio Russo viene definito uno storico “sui generis” che “si ferma poco negli archivi, consulta poco le tradizionali fonti documentarie”, uno che “preferisce interrogare i testimoni, ricavare la verità scavando nella memoria della gente” (Da “Planina Bala”, di Antonio Russo, Centro Culturale d’Informazione Sociale Voce della Montagna, Ed.2005, pag.12).

Il primo a citare e diffondere il lavoro di Russo é stato lo pseudostorico revisionista Marco Pirina, la cui ben nota scarsa attendibilità, il forte coinvolgimento nell’estrema destra (che lo porterà pure ad essere inquisito per  il tentato Golpe Borghese),  la documentata falsificazione delle liste di “infoibati” e la condanna per aver diffamato alcuni partigiani in un suo libro, potrebbero bastare a spiegare la diffusione in certi ambienti di alcune delle incongruenze riscontrate negli articoli/post/commenti consultati.

Oltre al lavoro di Russo riassunto in “Planina Bala”…… il vuoto! Niente!

L’unica fonte di riferimento per la versione “strage” é sostanzialmente il libro “Planina Bala” che riassume anche i lavori precedenti di Russo sul caso “malga Bala”. Non vi sono altri testi di riferimento antecedenti alle prime ricerche di Russo che si rivela, dunque, la persona di riferimento della storia di questa storia.

Il libro “Planina Bala” dovrò procurarmelo.

Nel frattempo cerco ancora qualcosa di serio sulla versione “scontro a fuoco”. Fortunatamente nell’Internet Archive trovo una copia del testo originario del sito dell’Anpi di Pianoro datato 2007. Vista la rarità di testi su questa “altra versione” ritengo opportuno riportarlo per intero:

Nell’ambito dei vari “crimini” attribuiti ai partigiani c’è anche la vicenda dell’eccidio di 12 carabinieri a Malga Bala, avvenuto nel marzo del 1944. I carabinieri, comandati dal vice brigadiere Dino Perpignano, erano di stanza al presidio di difesa della centrale idroelettrica di Bretto. Lo pseudostorico Marco Pirina, riprendendo quanto scritto da Antonio Russo in una sua pubblicazione del 1993 (“Alle porte dell’inferno”), così descrive la vicenda. “Il 23 marzo era l’anniversario della fondazione dei fasci di combattimento, una festa odiata dai partigiani operanti nella zona di Plezzo (festa amata invece dai partigiani di altre zone? n.d.r.). Si decise di colpire gli italiani. Per l’occasione si radunarono Fran Ursig “Josko”, il capo supremo della Brg. Partigiana dell’alto Isonzo, Ivan Likar “Socian”, Silvio Giafrate, Fran Della Bianca, Anton Mlecuz (riportiamo i nomi con la grafia errata così come appaiono, n.d.r.) ed altri, in totale 21 uomini. Questi studiarono un piano approfittando delle abitudini del Comandante Perpignano e quando questi ed il Franzan (un altro carabiniere del presidio, n.d.r.) tornavano assieme ad una ragazza li circondarono e li fecero prigionieri. In gruppo si avvicinarono con il Perpignano alla caserma, si fecero aprire (…) catturarono tutti i carabinieri (…) saccheggiata la caserma e costretti i carabinieri a caricarsi vettovaglie e vari sacchi di ogni ben di Dio, dopo aver sistemato due cariche sotto le turbine, si avviarono verso il monte (…)”. Il giorno dopo “si decise la loro eliminazione, ma questa secondo tutti doveva essere particolarmente crudele” e qui Pirina (sempre citando Russo) si lancia nella descrizione della preparazione di un “pastone miscelato con soda caustica e sale nero”, sul quale “i carabinieri si avventarono” e “dopo aver mangiato” le “urla e le implorazioni furono tremende”. Come se ciò non bastasse, all’alba del giorno dopo, “furono fatti marciare per ore sino alla Malga Bala, dove furono di nuovo rinchiusi” ed a questo punto partono le descrizioni delle sevizie con cui i “partigiani” avrebbero ucciso i carabinieri: a Perpignano “venne conficcato un legno ad uncino nel nervo posteriore dietro il calcagno ed issato a testa in giù legato ad una trave, poi furono accapprettati tutti gli altri e a quel punto i partigiani cominciarono a colpire tutti con i picconi. A qualcuno vennero asportati i genitali e conficcati in bocca, a qualcuno aperto a picconate il cuore o frantumati gli occhi (…) alla fine legati i corpi dei malcapitati con del fil di ferro li trascinavano sotto un grosso masso tra la neve (…)”.

Come al solito, quando ci troviamo di fronte a certe descrizioni così particolareggiate di efferate torture, il primo interrogativo che ci poniamo è questo: chi sarebbe il testimone che assistette a tutto questo in modo da poterlo raccontare? Se leggiamo il testo di Russo che Pirina ha riassunto, troviamo anche riportati un paio di articoli dell’epoca: ad esempio Il “Gazzettino” di Padova così scriveva il 7 aprile 1944.

“Macabra scoperta in una grotta di dodici vittime del dovere (…) in questi giorni dei camerati in armi, in una grotta fra Cave del Predil e Bretto di Mezzo hanno fatto una triste e macabra scoperta. In detta caverna infatti essi hanno rinvenuto, accatastati l’uno sull’altro, i cadaveri di dodici militi della polizia repubblicana, morti nell’adempimento del loro dovere. Le vittime sono state identificate per quelle del vicebrigadiere Nino (sic) Perpignano e dei militi (segue l’elenco dei nomi, n.d.r.). Ai poveri scomparsi sono state tributate imponenti esequie”.

Dunque al momento della scoperta dei corpi di Perpignano e dei suoi uomini, la stampa non parlò di sevizie cui essi sarebbero stati sottoposti. È vero che Russo cita anche un altro articolo (senza specificare da dove l’abbia tratto) che parla di “vittime denudate poi uccise bestialmente a colpi di piccone”, ma il resto dei particolari descritti da Russo e ripresi da Pirina non compaiono. Russo accenna al fatto che “tanti” gli avrebbero “confessato tra le lacrime” che era giunto il momento “di far sapere a tutti la verità su Bala”, ma il nome di questi “testimoni” non viene fatto. Chi dunque sapeva tutti questi particolari sulla fine dei carabinieri, e quando li avrebbe resi noti?

Un altro particolare interessante è che il Gazzettino parla di “militi della polizia repubblicana”, non di Carabinieri. In effetti, leggendo attentamente il testo di Russo (brani che Pirina non riporta, detto per inciso), si apprende che “il responsabile della produzione mineraria, Otto Hempel, ingegnere militarizzato tedesco (…) verso la metà di gennaio di quel ’44 chiede e ottiene dal comando generale SS di Camporosso l’autorizzazione a istituire un raggruppamento di carabinieri a difesa stabile della centrale idroelettrica di Bretto di Sotto”. Bisogna spiegare che la centrale idroelettrica di Bretto serviva soprattutto per far funzionare la miniera di Cave del Predil, dalla quale si estraeva piombo, elemento fondamentale per l’approvvigionamento dell’esercito germanico.

Prosegue Russo “viene così deciso di chiudere per sempre la caserma dei carabinieri di Bretto di Mezzo (…) e viene istituito il distaccamento di 16 militari più un sottufficiale (…)” che “il 28 gennaio 1944 prendono servizio presso la nuova casermetta, secondo le direttive del comando tedesco”. Quindi il gruppo di carabinieri agli ordini di Perpignano stava, sostanzialmente, agli ordini dei nazisti a fare la guardia ad un obiettivo militare strategico. Detto questo si può comprendere come l’attacco dei partigiani alla centrale di Bretto non sia stato determinato dall’”odio” per la ricorrenza dei fasci di combattimento, come pretendono Russo e Pirina, quanto per compiere un’importante azione di sabotaggio contro l’occupatore nazista.

A questo punto prendiamo in mano un altro testo, quello di Franc Crnugelj (“Na zahodnih mejah 1944” [“sul confine occidentale 1944” ndr], curiosamente pubblicato anch’esso nel 1993, come il libro di Russo, non tradotto in italiano), che spiega cosa accadde a Cave del Predil il 23 marzo del 1944.

Il gruppo coordinato da Jožko (Franc Ursic, che non era “capo supremo”, qualifica che non esisteva nell’esercito di liberazione popolare, ma comandante di distaccamento), dopo avere sorvegliato per alcuni giorni i movimenti di Perpignano, lo catturarono in una casa dove si era recato a mangiare, lo portarono fino alla centrale, dove, effettivamente, si servirono di lui per farsi aprire con la parola d’ordine, sabotarono la centrale elettrica, prelevarono armi e munizioni e si diedero alla ritirata verso i monti, portando con sé i prigionieri.

Ma nel frattempo i nazisti non erano stati certo a non fare nulla, come pretenderebbe invece Russo (che ha il coraggio di scrivere che “i partigiani, conoscendo bene le abitudini dei tedeschi i quali non amavano muoversi di notte, non si preoccupavano minimamente”): avvisati telefonicamente, si diedero all’inseguimento degli attentatori: quando i tedeschi furono in vista, i carabinieri prigionieri cercarono di darsi alla fuga ed a quel punto iniziarono le sparatorie: i nazisti contro i partigiani, i partigiani contro i prigionieri in fuga e contro i nazisti. Così scrive Crnugelj “i tedeschi spararono contro la colonna partigiana, nella quale si trovavano anche i prigionieri”.

A parere nostro, questa versione dei fatti è molto più credibile di quella diffusa da Russo e Pirina, innanzitutto perché bisogna considerare che l’esercito partigiano non faceva la guerra perché i suoi uomini si divertivano a martirizzare i nemici, ma perché volevano sconfiggere il nazifascismo. Era quindi loro interesse compiere atti di sabotaggio contro il nemico (come l’attentato alla centrale idroelettrica per bloccare la produzione della miniera di Cave del Predil), ed una volta compiuta l’azione, non è minimamente credibile che essi si siano trattenuti per due giorni nei paraggi a rischio di farsi catturare dai nazisti, solo per dare sfogo a degli istinti sadici e torturare fino alla morte i dodici prigionieri. In zona di combattimento, nessuna formazione guerrigliera con un minimo di buon senso e di istinto di sopravvivenza si trattiene con dei prigionieri a portata di mano del nemico: credere una cosa del genere vuol dire non avere la più pallida idea di cosa significhi combattere la guerra di guerriglia, cioè colpire il nemico con azioni rapide e repentine e ritirarsi prima possibile in zona sicura.

Abbiamo quindi due versioni dei fatti, una (a parer nostro, logicamente) credibile ed una no. Di fronte a queste contraddizioni, chiediamo pubblicamente ai ricercatori storici, ma anche alla stessa Arma dei Carabinieri, che nel proprio sito avalla la versione dei fatti di Russo, di voler analizzare la vicenda a fondo prima di decidere che la versione di Russo è quella veritiera, e di voler quindi sospendere, nel ricordo dei dodici caduti, ogni riferimento a circostanze non dimostrate storicamente che rischiano di conseguenza a dare luogo a strumentalizzazioni di parte. “

[Nota 1: L’autore del testo che riporta l’ANPI era Franc Crnugelj, ex partigiano sloveno, poi generale, che in vita pubblicò testi sulla storia del movimento di liberazione jugoslavo

Nota 2: Ho poi scoperto che quest’articolo é perfettamente raggiungibile QUI]

1.04 DUNQUE:

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  • Ci sono due versioni, una redatta da un appassionato italiano e l’altra da un ex partigiano sloveno. La prima riporta una versione dei fatti eclatante, la seconda invece descrive i fatti come un’azione di sabotaggio tra le molte.
  • La versione strage gode di ampia diffusione in Italia.
  • Tuttavia chi diffonde la versione strage in Italia lo fa avvolgendola di un senso di “realtà assediata” anche se di assedio culturale non ve n’é nemmeno una minima traccia.
  • Per contro la versione scontro a fuoco ha scarsissima diffusione in Italia e nonostante il testo di riferimento di quest’altra versione non sia mai stato pubblicato al di fuori della Slovenia viene pure tacciata d’essere una versione che “i comunisti o pseudo tali” imporrebbero per nascondere la verità dei fatti. In Slovenia l’interesse per l’episodio é sostanzialmente nullo, se non tra alcuni storici.
  • Da quanto mi risulta a supporto della versione strage c’é soltanto il lavoro di un unico appassionato (Antonio Russo) cha successivamente ricevuto l’appoggio di un personaggio noto per le posizioni revisioniste e la falsificazione dei dati (Marco Pirina).
  • La tesi strage, inoltre, appare totalmente priva di senso ed a forte sospetto “fuffa”.
  • L’evento del 1944 non ha ricevuto grande interesse fino agli anni ’90-2000, ossia agli anni del boom di testi revisionisti di destra della storia del secondo conflitto mondiale.
  • La versione strage é stata accolta, rilanciata e promossa anche in eventi ufficiali da enti e figure politicamente ascrivibili a destra.

Ok, la curiosità é definitivamente accesa, ma non é mio modo di fare il bollare per falso un qualcosa solo perché la probabilità che sia fuffa é particolarmente alta. Ritengo opportuno verificare se questa storia, per quanto suoni strana, possa essere fondata su basi certe.


 2.00 PLANINA BALA, DI ANTONIO RUSSO

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Dunque. Ho potuto leggere Planina Bala di Antonio Russo, ossia il testo di riferimento della versione strage. Nello specifico la seconda edizione, quella del 2005. C’é anche un’edizione del 2011 “rinnovata e ampliata” che, da quanto scritto sul sito dell’autore, si differenzia principalmente per i nuovi interventi di due recuperanti.

Come già detto questo libro é l’unica vera fonte completa cui fa riferimento chi sostiene la versione strage.

La lettura del testo ha PESANTEMENTE confermato i miei dubbi iniziali a causa di diversi fattori: principalmente numerose criticità relative all’uso delle fonti, problemi di logica interna ed evidenti forzature interpretative.


I brani di Antonio Russo provenienti dal libro “Planina Bala” sono quelli in ARANCIONE

Le affermazioni dirette (i “virgolettati”) delle persone intervistate da Russo e riportate in “Planina Bala” sono invece in ROSSO


METTIAMO LE COSE IN CHIARO: ritengo che qualsiasi persona dotata di media intelligenza leggendo questo libro comprenderebbe immediatamente che in questo testo c’é qualcosa che non va. Anzi, che ci sono moltissime cose che non vanno: background vittimista, semplificazioni ridicole, forzature palesi, imprecisioni furbette e “giochini” con l’uso delle testimonianze, affermazioni contraddittorie, totale assenza di imparzialità attenuata da esortazioni al divino, richiami al mito degli “italiani brava gente” e la smetto qui solo per non dilungarmi. 

Poiché la versione strage promossa dal libro ha un così ampio seguito ne consegue che chi la promuove non può aver letto il libro, perché se ciò non fosse, ossia se davvero tutti coloro che credono nella versione strage hanno letto “Planina Bala” se ne dovrebbe desumere qualcosa che mi rifiuto di credere, ossia che tutti coloro che diffondono tale versione sarebbero caratterizzati da un’intelletto inferiore alla media. Ritengo quindi più probabile che nella maggior parte dei casi si tratti dunque di persone che credono alla versione strage solo per averla letta da fonti secondarie e che coloro che han letto “Planina Bala” ne diffondono le teorie o per malafede o perché si trattò di una lettura assai superficiale e distratta.

A chi ritiene vera la versione strage posso solo consigliare di leggersi “Planina Bala” per rendersi conto da soli di quanto questa versione sia assolutamente raffazzonata e ridicola. Per chi é in malafede o non riesce a rendersi conto del fatto che questo libro é un’accozzaglia di tanta roba che non sta in piedi, purtroppo non é possibile fare alcunché. Quindi il testo che segue potrà forse essere d’utilità solamente al lettore distratto: colui che ha sfogliato “Planina Bala” in modo superficiale o che ha letto dei fatti di malga Bala in qualche post credendo che la citazione di “Planina Bala” di Antonio Russo fosse il riferimento ad un testo valido ed ineccepibile.

Tutti coloro che han letto il libro e si son perfettamente resi conto di cosa avevano in mano possono invece andare direttamente al capitolo 6.


Prima di affrontare gli eventi narrati ed analizzarne le fonti é però necessario spendere alcune parole sul libro stesso a causa di diverse sue caratteristiche che incidono profondamente sul valore delle ricostruzioni proposte al suo interno e sulla bontà del lavoro effettuato dal suo autore.

Innanzitutto é possibile osservare come nel testo alcuni concetti, termini e posizioni mal (o non) documentati vengono ripetuti o lasciati intendere con frequenza particolarmente elevata come a volerne rimarcare la validità semplicemente per mezzo della ripetizione. É altresì possibile osservare un particolare utilizzo di spezzoni di interviste il cui senso viene orientato attraverso interpretazioni decisamente pregiudiziali non giustificate dai dati che l’autore propone.

Queste caratteristiche sono decisamente gravi in quanto non si sta parlando di un comune testo di commento ad avvenimenti storici noti (in cui sarebbe del tutto lecito che l’autore esprimesse opinioni personali sugli eventi), ma di un testo che vorrebbe esporre una ricerca storica (la cui validità, come vedremo, é altamente discutibile) su un episodio di storia locale (anche se la portata é diventata oramai nazionale) scarsamente documentato e che lo fa muovendo gravissime accuse storiche, umane e politiche basandosi su una selezione di elementi debolissimi basati perlopiù su testimonianze orali consolidate (ma solo in maniera apparente) dall’utilizzo di numerose ma inconsistenti pezze d’appoggio ed interpretazioni personali altrettanto deboli.

Se si muovono accuse gravissime basandosi su di un unico lavoro di ricerca é giusto pretendere che questo sia supportato da prove e testimonianze assolutamente certe e che la ricerca non sia soggetta a vizi di forma.

Poiché si sta trattando un episodio storico poco noto e scarsamente documentato ci si ritrova in una situazione antipatica perché per analizzare la validità del testo, invece di procedere in modo lineare, ossia esponendo in fila i dati certi e poi proporre la lettura più sensata e confrontarla col libro (come nei lavori di debunk effettuati su altro genere di argomenti da Crono911 e Complottilunari), bisognerà procedere nel modo più farraginoso, ossia esponendo una ad una le contraddizioni, gli errori e le forzature del testo facendo emergere le illogicità delle conclusioni e la parzialità delle testimonianze.

E’un procedimento lungo che obbliga a continui spostamenti nel testo (ma come si fa ad affermare questa cosa a pag.XXX se invece a pag.YYY si dice esattamente il contrario?), ripetizioni e de-framing abbastanza noiosi. Per un attimo mi vien voglia di rinunciare.

Alla fine però mi convinco che affrontare questo lavoro ha senso per due ragioni: la prima é che a dirla tutta ciò mi diverte é che le incongruenze che ho riscontrato nel testo sono a dir poco COLOSSALI e non mi capacito che nonostante ciò questa versione venga diffusa da enti ed istituzioni pubbliche che la spacciano come una verità storica documentata e certa. La seconda é che, considerando che siamo circondati da un grande numero di queste riletture storiche politicizzate, forzate, tendenziose e spesso più note e condivise delle realtà storiche documentate, mi illudo che forse, evidenziando i meccanismi con cui é stata costruita UNA di queste, a qualcuno possa accendersi il “radar anti-fuffa” qualora ritrovasse gli stessi meccanismi anche altrove. Mi tiro su le maniche e comincio.

Per meglio esporre le caratteristiche del libro e del mondo che traspare dalle pagine di “Planina Bala” ritengo necessario fornire giusto qualche informazione base sui luoghi in cui si svolge la vicenda, giusto per darsi un’immagine spaziale:

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(fonte: Google Earth)

Il grosso degli avvenimenti si svolge lungo la strada che partendo a nord, da Tarvisio, scende passando per Cave del Predil (sede di una importante miniera) e poi, nei pressi del lago di Predil cambia valle e superando la Batteria Sella passa da Bretto (ove si trovava la centrale della miniera di Cave) e per poi arrivare a Plezzo. Ma l’evento principale si svolge in una valle secondaria, la Bausiza, il cui imbocco é nei pressi di Forte Kluze, tra Bretto e Plezzo. In fondo alla val Bausizza partono alcuni sentieri che conducono alle valli vicine (tra cui la Val Trenta). Qui, a 1180 metri d’altitudine troviamo malga Bala [GPS 46°23’07.94″N 13°38’49.25″E], una semplice costruzione in pietra che i contadini della Bausiza usavano per portarvi il bestiame d’estate, soprattutto pecore. A nord di Tarvisio si parla tedesco mentre ad est si parla slavo. A sud e ad ovest si parla friulano. Un po ovunque s’incontrano rare isole linguistiche tedesche. Dall’immagine qui sopra é evidente l’ampiezza delle zone isolate in cui i partigiani avevano possibilità di muoversi.

2.01 STRUTTURA DEL TESTO

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Il testo é strutturato in modo tale da fornire una fotografia della vicenda narrata partendo dal quadro nazionale all’epoca dei fatti per poi scendere velocemente nel dettaglio della realtà locale descrivendo per sommi capi alcuni eventi antecedenti a quello in questione, fornendo una descrizione del territorio arricchita da leggende del posto e aneddoti locali fino ad arrivare a singoli eventi della vita quotidiana dei carabinieri (p.es. la descrizione della vita in caserma e della cena a base di gatto, vedi pag.63-67), una descrizione di ciò che avvenne dopo il ritrovamento dei corpi e diverse opinioni personali di testimoni indiretti.

I primi capitoli inquadrano a grandi linee l’argomento trattato e forniscono una descrizione generale degli eventi nazionali ed internazionali che si limita a riassumere gli eventi quel tanto che basta per fornire un quadro d’insieme al lettore, fornendo tuttavia già qui un’interpretazione non proprio bilanciata (vedi sotto).

Dopo un’introduzione in cui l’autore descrive l’esperienza personale della ricerca segue una narrazione cronologica degli eventi in cui vengono inseriti aneddoti locali e spezzoni d’interviste e brani in cui si ritorna all’esperienza diretta dell’autore. Le interviste dunque non vengono riportate per intero ma ne vengono inseriti alcuni spezzoni, perlopiù singole frasi, che vanno ad inserirsi nella narrazione fatta dall’autore. Il testo quindi, pur procedendo principalmente sulla cronologia degli eventi del 1944, offre in parallelo uno spaccato del lavoro di ricerca dell’autore.

2.02 L’INTRODUZIONE STORICA DEL LIBRO

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L’introduzione storica con cui si apre dal libro é interessante in quanto permette di capire la griglia concettuale in cui l’autore si muove ed da quale angolatura osservi l’evento che narra.

A pag.35 Russo commenta la caduta del fascismo del 25 luglio 1943 con “finalmente”, specificando che questa sia stata causata dal’“opposizione al Fascismo” e soprattutto dalle “sorti non affatto positive della guerra vera e propria”. L’autore prosegue scrivendo che la caduta di Mussolini aveva portato la guerra “nelle famiglie, casa per casa, contrada per contrada, contrariamente a quando il Fascismo imperava incontrastato” aggiungendo che l’esultanza delle folle all’annuncio della caduta dimostrava “quanto poco seguito avesse ormai sul suolo italiano il regime di Mussolini”.

EHMMM… Innanzitutto bisogna ricordare che Mussolini non fu destituito da oppositori del fascismo ma crollò su sé stesso e fu esautorato dal re. Le sorti della guerra non erano “non affatto positive” ma TRAGICHE e DRAMMATICHE. Poi iniziano le osservazioni interessanti: l’autore comunica che quando c’era LVI le cose andavano meglio poi però il popolo non lo ha amato più più perché aveva fatto male i calcoli riguardo alla guerra ma alla fine é stato esautorato da traditori/oppositori (Il re, Badoglio ecc.). L’introduzione storica rientra appieno nel ben noto mantra giustificazionista fascista riassumibile in “era figo ma poi ha fatto delle cazzate un po troppo grosse”

Prosegue scrivendo che i tedeschi, che avevano subodorato in anticipo l’esautorazione di Mussolini “avevano cominciato a far affluire in Italia, col consenso dello stesso governo Badoglio, numerose truppe ben equipaggiate e armate di tutto punto” e che con l’armistizio dell’8 settembre “l’Italia praticamente ricominciava la guerra, in casa propria” sotto dominio tedesco”.

EHMMM… Dunque Russo dice che: I cattivi tedeschi erano scaltri e Badoglio una merda lasciando quasi intuire che la prosecuzione della guerra e l’arrivo dei nazisti in Italia furono causa sua.

Il “Re d’Italia e il capo del governo Badoglio con tutto il loro numeroso seguito e le loro famiglie avevano vigliaccamente gettato la spugna e, senza pensare a nient’altro che a salvare la propria pelle, si erano dati alla fuga […]”

EHMMM… Dunque Russo dice che: “Il Re e Badoglio avrebbero dovuto continuare imperterriti la guerra portando l’Italia ad una distruzione ancor più totale: secondo Russo il re e Bagoglio non proseguendo il conflitto hanno vigliaccamente tradito e umiliato la nazione”.

“[…] l’ex alleato tedesco, che s’era subito affrettato a gridare platealmente al tradimento invocando e minacciando vendetta ad alta voce”

EHMMM… Dunque Russo dice che: “Il “tradimento” del Re e Badoglio ha generato un casino ma ci siam pure dovuti sorbire l’umiliante manfrina dei tedeschi! Solo noi abbiamo diritto di dare dei “traditori” ai nostri “traditori””!

Prosegue raccontando di come lo stesso 8 settembre a Tarvisio 300 soldati della Guardia di frontiera, “per difendere l’onore del tricolore” “seppero opporsi con le armi alla tracotanza dei tedeschi che si erano affrettati a chiedere la loro resa” in una violenta battaglia che durò tutta la notte ma infine, sconfitti, ricevettero perlomeno l’onore delle armi dai tedeschi. Immediatamente dopo Russo fa notare che quella “fu il primo vero atto di resistenza in Italia” (grassetto mio), cui seguirono “tantissimi altri splendidi ed eroici atti contro i feroci oppressori”

EHMMM… Dunque Russo dice che: “I tedeschi erano tracotanti ma forti e giusti”. Ma questi 300 spartani si batterono per onor del tricolore o perché erano abbastanza svegli da capire cosa sarebbe loro successo (dopo l’8 settembre i nazisti deportarono circa un milione di soldati italiani che non accettarono di sottomettersi alla Germania/RSI)? É interessante osservare come Russo ammanti di positività la resistenza AI TEDESCHI mentre in tutto il resto del testo ammanterà di negatività la resistenza AGLI ITALIANI CHE HAN CEDUTO IL NORDITALIA AI TEDESCHI.

La liberazione di Mussolini e l’istituzione dell’RSI peggiorò la situazione ma l’unico (governo ndr) ufficiale era nuovamente quello di Mussolini, voluto e imposto dai tedeschi”

EHMMM… Quindi Russo considera l’RSI un male, ma un -male necessario- perché perlomeno forniva un minimo di stabilità. Interessante osservare come secondo Russo il Governo Badoglio avallato dal Re e in rapporti con gli americani non fosse degno di esser definito “ufficiale” al contrario di quello di Mussolini, nonostante fosse un mero burattino dei nazisti.

Il “rinato Fascismo” fu un nuovo risveglio soprattutto per fanatici. Fu un periodo di caos ed i nazisti fecero molti soprusi disumani a danno degli italiani. Un ferroviere del posto si oppose ai nazisti e dopo esser stato torturato é morto gridando “Viva l’Italia”.

EHMMM… Anche qui l’RSI viene criticato ma si addossano le colpe solo ai tedeschi ed ai “fanatici”. Poi si cita un caso-esempio di resistente patriottico.

Ma poi, “[…] com’era già accaduto nella vicina terra slava, nacque e si sviluppò la Resistenza all’oppressore con i “volontari della libertà”, meglio conosciuti come “partigiani”, che in Italia subito si divisero in due gruppi ben delineati: da una parte gli”osovani”, di ispirazione democratica, dall’altra i “garibaldini”, di ispirazione comunista”

EHMMM… Qui c’é il primo accenno di quel fenomeno noto come “virus partigiano” (vedi sotto) ossia germi provenienti dall’esterno (“la vicina terra slava”) che contagiano “noi”. Interessante poi la definizione dei due gruppi resistenziali: se effettivamente le Brigate Garibaldi erano legate al partito comunista, definire “democratiche” le Brigate Osoppo é estremamente limitativo e fuorviante. 

INSERTO STORICO – parte 10 –  LE BRIGATE OSOPPO

Le Brigate Osoppo nascono dal coordinamento di gruppi laici, liberali, socialisti e cattolici caratterizzati da una forte anticomunismo e soprattutto un profondissimo sentimento antislavo. Poiché i partigiani comunisti italiani collaborarono attivamente con i partigiani comunisti slavi si possono facilmente intuire le difficoltà di rapporto che intercorsero tra le Garibaldi e le Osoppo. Pur di contrastare un’eventuale espansione slava in Friuli (paura giustificata cui é interessante osservare la presenza di “proiezione junghiana”: vedi sotto) le Osoppo giunsero ad instaurare rapporti addirittura con i fascisti della X MAS. Le Osoppo, dunque, erano degli strani partigiani che nell’intento di combattere il comunismo fecero da ponte per tutta una serie di personaggi che negli anni a seguire proseguiranno la lotta antislava tra le fila della “O” e successivamente della Gladio e che, attraverso un processo di pacificazione nazionale sperimentato proprio nel “modello friulano” saranno collegati alle stragi della strategia della tensione:

“È un fronte unico che si costituisce in funzione anticomunista, in modo inavvertito dall’opinione pubblica che scambia il Movimento sociale italiano, fondato ufficialmente il 26 dicembre 1946, come espressione dei reduci della Rsi quando, viceversa, lo è dei servizi segreti italiani, americani, del Vaticano, Democrazia cristiana e Confindustria. A dare un contributo determinante alla sua formazione ci saranno, non a caso, gli uomini della divisione di fanteria di Marina “Decima” del principe Junio Valerio Borghese che, in Friuli e nella Venezia Giulia, sono stati all’avanguardia nella ricerca dei rapporti con i partigiani della “Osoppo” in nome dell’italianità.” (fonte: “il modello friulano”, Vincenzo Vinciguerra) 

“Nelle pagine della storia italiana si racconta l’uccisione di un gruppo di partigiani della “Osoppo”, a Porzus, nel mese di febbraio del 1945, da parte di una squadra di partigiani garibaldini al comando di Mario Toffanin, “Giacca”. Si tace però che ad Ovaro, il 20 ottobre 1944, il capo del locale Cln, Rinaldo Cioni, conocordò con il commissario germanico, Franz Gnadlinger, l’eliminazione fisica del partigiani comunisti ritenuti più pericolosi, proseguendo “il lavoro intrapreso nel dicembre scorso”. (fonte: “il seme amaro”, Vincenzo Vinciguerra)

“Intanto nella valle del Koritnica ripresero vigore i partigiani di ispirazione comunista aggregati nel nome di Tito che intensificarono le loro azioni di vendetta e di morte”

EHMMM… La prima affermazione specifica sui partigiani “d’ispirazione comunista” (ergo: contagiati dall’esterno” – vedi “virus partigiano” sotto) mette le cose subito in chiaro: a differenza degli altri partigiani (quelli della Osoppo) che “davano battaglia a chi voleva continuare a tenere l’Italia e il suo territorio nella schiavitù e nella prepotenza dell’oppressore”, i comunisti invece no: loro compiono solo azioni di vendetta e morte e vogliono cedere pezzi d’Italia agli slavi.

Chi “era rimasto con l’Italia” aderendo all’RSI era nel mirino dei comunisti.

EHMMM… Dunque Russo sostiene che il protettorato tedesco dell’RSI era “Italia” (al contrario del meridione che con Badoglio e gli americani non era, sempre secondo Russo, “ufficiale”)

“Le truppe tedesche in alcune zone venivano accolte dalla popolazione locale con sollievo in quanto queste davano una certa sicurezza e una garanzia contro le incursioni dei partigiani”

EHMMM… Siamo in un luogo dove v’é strettissimo contatto tra popolazioni di lingue italiane, slave e germaniche. Nello specifico, l’area del tarvisiano fu pure tra quelle che vennero ottenute dal Regno d’Italia con la Grande Guerra, quindi proprio in una delle zone in cui il fascismo portò avanti la fortissima opera di italianizzazione forzata e propaganda antislava. Inoltre siamo in una zona alpina dalla religiosità fortemente radicata che é pure su una zona di passaggio obbligato in cui v’é pure una miniera d’importanza strategica e dove passavano le dorsali delle linee telefoniche che collegavano Roma-Vienna-Berlino. Non stupisce dunque che la zona fosse ampiamente militarizzata, fascistizzata e che quindi, data la grande vicinanza alla cultura germanica  vi fossero località più filotedesche che filopartigiane. In particolare, dal testo traspare che Cave del Predil e Tarvisio fossero i due paesi più militarizzati ed in cui erano maggiormente presenti persone di simpatie fasciste, mentre le due Bretto sembra ospitassero diverse famiglie di partigiani (Bretto di Sotto era il paese di Socian che verrà incendiato dai nazisti per rappresaglia, Bretto di Sopra quello dove i nazisti rinvennero tra la maggioranza di quelle famiglie” (pag.235) scorte di cibo destinati probabilmente ai partigiani )

Per concludere vien narrato di come nel primo dopoguerra vi fu sì, nella zona, italianizzazione forzata, che però non funzionò nella valle della Coritenza e dell’Isonzo, ma essendoci la miniera di Cave che dava lavoro alla comunità Russo non si spiega perché invece tra quelle genti “si stava acuendo giorno dopo giorno un odio impressionante, violento e vendicativo contro gli italiani, a causa soprattutto del sistema fascista italiano che aveva trasformato quella occupazione in una vera e propria oppres-sione politica e militare”

EHMMM… Come a dire: se un bel giorno i thailandesi s’impossessassero con la forza delle valli italiane imponendo a tutti di usare la loro lingua ed i loro costumi MA dessero lavoro a tutti nella loro fabbrica di salsa di soia (che prima faceva conserve di pomodoro), chi non si sottomettesse sarebbe uno stronzo.

2.03 STILE

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Il rapporto che intercorre tra “300” ed i reali eventi della battaglia delle Termopili é forse quanto di più simile al rapporto che intercorre tra “Planina Bala” e gli eventi su cui é basato.

Sulla base della struttura e premessa storica appena descritti s’innesta un testo che ibrida elementi e stili diversi amalgamati da una descrizione degli eventi in cui l’autore s’immerge spesso nelle vicende narrate facendosi interprete di sensazioni e pensieri sia propri che di alcuni personaggi, addirittura fino al punto di arrivare a descrivere le sensazioni di orrore provate dagli uccellini del bosco (pag.127) contagiati dal “virus partigiano” (vedi sotto) utilizzando una prosa particolarmente coinvolta che conferisce al racconto aspetti romanzesco-cinematografici anche di un certo lirismo.

Se questa scelta premia in termine di scorrevolezza e coinvolgimento del lettore si rivela però problematica nel momento in cui il testo deve venir utilizzato come fonte di ricerca storica in quanto pone costantemente il lettore dinnanzi ad affermazioni e dettagli anche molto minuziosi di cui però non é ben chiaro quale sia la fonte da cui Russo le abbia attinte né se un determinato passaggio sia frutto di una testimonianza o dell’elaborazione personale dell’autore. Elaborazione peraltro molto evidente nei passaggi descrittivi:

“Nessun rumore, nessun alito di vento. Quei tanti carpini ancora scheletrici, quei faggi, quei noccioli, quei frassini ossuti e immobili! Solo ogni tanto il bramire frettoloso di un cervo, stridulo, quasi cupo, rompeva quel silenzio profondo, con la neve gelata che riluceva sinistra.” pag.122

La vaghezza riguardo a numerosissimi riferimenti, abbinata all’estrema minuziosità del dettaglio su aspetti più che secondari é una costante che si ripete in tutto il testo. Per esempio, quando vien riportato che “Al giovane Boris non era sembrato vero poter dare una mano al suo osannato ispiratore” (pag.97) é impossibile dedurre dal testo se lo stato di eccitazione interiore di Boris sia stato testimoniato da qualcuno o se si tratta dell’opinione dell’autore. Non si é dunque di fronte ad una corretta narrazione storica che risente dell’influenza dell’autore nella lettura degli eventi, bensì di un testo in cui eventi, opinioni e stile dell’autore sono legati a doppio filo in ogni aspetto. Questi tratti dello stile del testo rendono purtroppo impossibile osservare il tipo di lavoro eseguito da Russo senza esporne la prosa, in quanto se il “COSA AFFERMA” é spesso vittima di incongruenze (vedi sotto) é proprio nel “COME LO AFFERMA” che risiedono i meccanismi di tali incongruenze. Ciò implica purtroppo l’impossibilità di rendere noti gli errori di metodo e le incongruenze logiche del libro senza riportare i brani e passaggi che li contengono. Impossibile, ad esempio, comprendere la stranezza di una certa informazione fornita in due righe se non si han ben presenti i toni delle lunghe sviolinate che accompagnano informazioni di natura opposta, così come sarebbe impossibile  far emergere la comunicazione implicita e sottintesa senza esporre quella esplicita.

2.04 LA (MALA)ESPOSIZIONE DELLE FONTI

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Riguardo alle fonti del libro va fatta una prima chiara distinzione: il testo presenta testimonianze dirette, materiale fotografico d’epoca ed attuale, alcuni documenti dell’epoca, lettere e altro materiale, ma solo una parte di questo materiale é relativo ai fatti veri e propri poiché a causa della struttura del libro parte delle fonti riguarda la descrizione degli ambienti, della vita quotidiana nel 1943-44, aneddoti il cui scopo é fornire un’idea del periodo e del clima sociale, e testimonianze interessanti ma di secondaria importanza (per esempio: le testimonianze numericamente maggiori sono quelle relative alla vista dei cadaveri portati in esposizione dai nazifascisti nelle piazze dei paesi; testimonianze interessanti in quanto perfettamente concordi sullo stato dei corpi, ma che nulla dicono riguardo al modo in cui i corpi siano stati ridotti in quello stato). Sono presenti anche una poesia, foto dei famigliari delle vittime, foto delle autorità militari che presenziano alle onorificenze, ecc.

Le interviste, come già detto, non vengono trascritte nella loro interezza né riportate in calce bensì, nella prosecuzione del racconto, Russo inserisce frasi e spezzoni da esse estrapolate citando il nome dell’intervistato (non sempre a dir il vero) e lasciando spesso intendere che la narrazione che ne segue sia un’elaborazione delle dichiarazioni di quella stessa persona. Per esempio a pag.145 Russo riporta in virgolettato lo sfogo dell’anonimo figlio di un testimone anonimo che dichiara di aver dovuto mantenere per anni il segreto su quanto raccontatigli dal padre, ma al termine dello sfogo tali fatti tenuti segreti non vengono nemmeno narrati: dopo un paio di righe di commento di Russo sullo stato d’animo dell’anonimo figlio del testimone si riassume il tutto nella frase “Scene di odio e di vendetta atroce […]”, frase molto simile a quelle utilizzate immediatamente prima d’introdurre il figlio del testimone, ottenendo dunque un effetto panino (vedi sotto), cui segue una descrizione delle torture avvenute DENTRO la baita nonostante il virgolettato riporta chiaramente che il testimone anonimo si trovasse “nascosto dietro un grosso albero a poche decine di metri da quello scempio”, da che se ne desume che queste dettagliatissime “Scene di odio e di vendetta atroce […]”  descritte successivamente a questa frase non possono esser state descritte a Russo dal teste citato.

“Il giovane comandante Perpignano (nella stanzetta principale di malga Bala ndr) intanto era costretto a seguire ogni cosa con gli occhi sbarrati, travolto dal dolore e dalla rabbia, da un terrore spasmodico e violento: perfino delle formiche affamate, attratte dal sangue, avevano cominciato a salirgli tra i capelli” (pag.146)

Può un uomo nascosto dietro a un albero a decine di metri da una malga vedere delle formiche che si arrampicano sulla testa di un uomo che sta all’interno alla malga?

2.05 SELEZIONE

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Riguardo alle testimonianze dirette é necessario segnalare un ulteriore dettaglio che fa sorgere notevoli perplessità: é possibile osservare come gli stessi stralci d’intervista a Silvio Gianfrate (Srecko) vengano riportati due volte (pag.19 e pag.192) ma le due versioni differiscono fra loro con variazioni non giustificabili da semplici errori di trascrizione e che lasciano supporre un’intervento correttivo e/o selettivo dell’autore nel riportare le parole dell’intervistato. Nello specifico: nella versione di pag.19 Srecko dichiara che i sequestrati furono uccisi a malga Bala mentre nella versione di pag.192 il riferimento a malga Bala é completamente assente.

Altrettanto interessante é il modo in cui vengono presentati alcuni stralci dell’intervista al partigiano Hrovat. Per esempio: all’inizio del libro, a pag.16, vengono riportate in questo modo una domanda di Russo e la risposta di Hrovat:

[Russo ndr] “Ma perché i 12 carabinieri furono così barbaramente trucidati?”
Una delle mie tante domande.
[Hrovat ndr] “E chi dice queste cose? .. lo… io non ero lassù… A colpi di piccone poi… No, no, mai fatto una cosa del genere noi partigiani! Coi picconi poi!… Su, su, dove prendevamo i picconi, i coltelli o le scimitarre? .. Sì e no avevamo qualche temperino… dodici carabinieri poi… Erano sì e no cinque, sei: pum pum, sono stati sparati e tutto è finito lì! Ma perché cercate queste cose ora? Non avete altro da fare in Italia voi giornalisti? Sono passati 50 anni… su mo’, a cosa serve riaprire certe ferite? .. Socian era il comandante militare, io il commissario politico” .

Interessante anche l’uso dei punti di sospensione che dovrebbero indicare una pausa di silenzio tra le singole frasi ma in realtà qui sembrano indicare che le singole frasi siano stata estrapolate da discorsi più ampio (magari in risposta a domande diverse), ossia presenterebbe ellissi che andrebbero invece indicate dai puntini di sospensione fra parentesi quadre ( […] ). Si osservi come con “Una delle mie tante domande” Russo censuri ulteriormente l’intervista impedendo al lettore di capire a che domande stia rispondendo Hrovat! Editata così l’intervista sembra suggerire che tra tante domande, a QUESTA, Hrovat abbia risposto letteralmente così e per chi legge l’impressione é che Hrovat, interpellato in maniera generica sui fatti, sbotti istericamente parlando in maniera impacciata all’intervistatore di colpi di piccone, temperini ecc. Ma confrontando la “risposta” di pag.16 con quella di pag.193 sorge il dubbio che la prima sia in realtà un collage di singole frasi (cherry-picking) provenienti evidentemente dalle risposte date a più domande diverse, estratte dall’intervista nella sua interezza e combinate assieme. Difatti a pag.193 la domanda posta da Russo é diversa ed é proprio Russo a introdurre nel discorso i corpi martoriati coi picconi:

[Russo ndr] “Ma perché infierire sui carabinieri in quel modo, coi picconi…!”
[Hrovat ndr] “Noi non si aveva picconi!… Nessun piccone è stato usato…! Quelle cose non si fanno. I partigiani non facevano quelle cose, non lo hanno fatto perché non lo sapevano fare!”

Negli stralci d’intervista presentati da pag.193 difatti troviamo frasi molto simili a quelle presentate a pag.16, anche qui presentate in successione separata da puntini di sospensione e mancanti delle domande di Russo:

“Ben 12 carabinieri, tenuti in vita per quasi due giorni? .. Su, mo’: dove prendevamo da mangiare per loro per tanto tempo?… Ma perché questo vostro interessamento a questa storia: è passato tanto tempo! Che inte- resse avete a rivangare questa vicenda?”

“Noi partigiani abbiamo sempre rispettato i carabinieri. Chi era coi fasci- sti no, non poteva essere da noi rispettato, ma i carabinieri cosa c’entra- vano? lo non ero su in malga… Ma è passato tanto tempo, come si fa a ricordare?.. E poi… 5 o 6 carabinieri uccisi.. .. 12!?.. No, non erano 12… Voi mi rivelate cose nuove che io non ho mai sentito… Sono cose del tutto nuove per me! … Questa cosa è stata opera di altri, non dei partigia- ni! E’ passato tanto tempo! Come pretendete che uno ricordi ancora que- sti particolari?.. 12 morti e tutti carabinieri?.. E’ assurdo, 5 o 6, non 12 e poi uccisi in quel modo! Mi fate venire i brividi!… Ammazzati poi a colpi di piccone! … No, no, mai fatta noi una cosa del genere. Dov’erano i partigiani non succedevano queste cose. Questa per noi era un’azione militare, non politica e questa è stata un’azione militare!”

In altre azioni i prigionieri venivano liberati o mandati a casa o sparati nell’azione, in questa no, come mai? .. Sono stati gli italiani a ridurre in quello stato i carabinieri o anche i tedeschi e poi hanno dato la colpa a noi. lo non credo sia successo questo che voi dite, noi si sparava ai prigionieri. Non abbiamo mai trucidato nessuno noi… Non avevamo mica coltelli, accette, picconi o scimitarre!… Su, mo’! Noi avevamo mitra, qualche temperino, mica picconi! … Ma dopo cinquant’anni voi cercate ancora queste cose? A chi interessano più?.. Cosa serve andare a riaprire queste ferite…. No, non mi va giù questa storia: nessuno li ha trucidati, glielo garantisco io. La mia parola… boh, dai, almeno al 60%, d’accordo? Con Socian ho sempre baruffato; però come commissario politico .. vincevo sempre io che ero più furbo!”
“Ripeto che i carabinieri non erano nostri nemici, i fascisti sì, erano nemici!”
“Ma voi giornalisti italiani non avete altro a cui pensare?… Dopo tanti anni tirate fuori ancora questa storia?”
“Potevate aspettare ancora qualche anno, no?”

Sorge lecitamente il sospetto che Russo e Rinaldi, i quali non nascondono di aver provato enorme fastidio e sofferenza (pag.16) durante l’intervista a Hrovat a causa della loro antipatia naturale (pag.16) nei suoi confronti, abbiano esercitato particolare insistenza sull’ex-partigiano perché le sue risposte confermassero le storie su picconate e torture e che questi abbia reagito in malomodo (reazione che il testo lascia intendere essere segno di nervosismo da colpevolezza ma che può benissimo essere spiegata come la reazione di una persona irritata dal fatto di esser sfrontatamente accusato di essere un mostro). Non essendo note le domande a cui gli intervistati rispondono é non é possibile capire con esattezza l’andamento dell’intervista ma il tono stizzito di diversi stralci fanno supporre che l’intervistatore abbia pressato l’intervistato dando per scontato che si trattasse del membro di una compagnia di mostri.

Difatti pag.193 Russo scrive: “Ma perché trucidare i carabinieri in quel modo? A ogni mia domanda specifica, come questa, Silvo Gianfrate perdeva il controllo e alzava la voce, con gli occhi improvvisamente violenti”. “Ogni” e “Domanda specifica COME QUESTA” indicano chiaramente che le domande furono diverse e di tono simile a quella indicata, ossia una domanda in cui si da per certo che la brigata di Hrovat fosse composta da assassini spietati. 

Ed a pag.194 Russo commenta così le risposte di Hrovat:

“Ci aveva quasi derisi il Hrovat, tentando di mettere tutto in ridicolo e in dubbio, facendo di tutto per confonderci le poche idee precise che in quel momento avevamo, le poche certezze che a ogni sua risposta vacillavano e di punto in bianco io mi ritrovavo a brancolare nel buio e nei misteri più fitti. Sarebbe stato un abile politico il signor Hrovat, almeno in Italia!”

Giusto per fare un esempio altrettanto violento: tu, si , proprio tu che stai leggendo, come reagiresti dinanzi a qualcuno che continua a farti domande specifiche sul modo in cui avresti violentato e fatto a pezzi un bambino dando per scontato che tu sia un mostro che commette atti del genere?  Sorridendo pacatamente e offrendo una nuova tazza di the o perdendo il controllo, alzando la voce e fulminando con gli occhi questa persona insistente?

A pag.206 viene affermato che le interviste sono state registrate. Sarebbe interessante ascoltarle per intero per capire esattamente il tono con cui avvennero, che domande vennero poste, l’ordine delle risposte e se vi fu pressione sull’intervistato.

2.06 INTERVISTE, FARI E PANINI

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Il modo in cui vengono utilizzati gli spezzoni d’interviste si attiene spesso a due modalità comunicative che qui chiamerò “metodo del faro” e “metodo del panino”.

Il primo consiste nel piazzare all’interno della descrizione degli eventi fatta da Russo un virgolettato che conferisce un falso senso di validità alla narrazione in cui é inserita nonostante gli elementi forniti nel virgolettato siano solitamente meno importanti della narrazione stessa. Un esempio lo si ha a pag.121,122 dove la narrazione del pasto avvelenato con soda caustica, varechina e pepe contiene al suo interno quest’unica frase-faro estrapolata da un’intervista:

“Noi abbiamo fatto da mangiare sia per i partigiani che per i carabinieri” – Ci confermerà in seguito la signora Mafalda, moglie di Lojs Gajger.

Se proprio ci si fosse dovuti limitare ad usare un unico spezzone d’intervista non avrebbe avuto più senso estrapolare la frase in cui vien data testimonianza dell’avvelenamento? O quello sui dolori provati dagli avvelenati? E invece niente: l’unica testimonianza scelta riguardo a questo episodio é la testimonianza della moglie di Gajger in cui dice semplicemente che hanno preparato da mangiare sia per gli uni che per gli altri. Quest’unica frase che non dice assolutamente nulla riguardo al punto nodale dell’episodio, inserita nella narrazione della cena genera nel lettore l’illusione che il racconto in cui é immersa sia la trascrizione delle dichiarazioni della signora Mafalda; cosa che Russo però non afferma affatto.

Esempi simili sono sparsi in tutto il libro ma il più impressionante é certamente quello delle torture. Da pag.137 a pag. 146 vengono descritte le torture eseguite sui dodici. La descrizione delle stesse é molto dettagliata:

Gli venne subito conficcato un legno a uncino, appositamente preparato poco prima, (“come quello che si usava una volta per tenere la padella del latte”) , tra il nervo posteriore dietro il calcagno e l’osso del piede: i due arti anzi furono accavalcati l’uno sull’altro in una morsa di sangue. Fu issato a testa in giù, con la parte terminale dell’uncino legata a una trave di sostegno del tetto della cucina (pag.144)

Tuttavia la narrazione delle torture presenta diversi stralci-faro di interviste che non dicono assolutamente nulla riguardo alle sevizie:

Era una malga dove tutti d’estate portavano le proprie bestie, soprattutto pecore”. Così Bepi Flajs […] (pag.138)

“Quella volta non tutti potevano permettersi attrezzi in ferro e quindi si usavano pezzi di legno duro, in particolare pino e faggio: da questi pezzi duri si ricavavano accette e soprattutto picconi”. Così Bepi Flajs […] (pag.142)

“come quello che si usava una volta per tenere la padella del latte” (pag.144, non si sa chi sia la fonte di questa frase)

“Finalmente – mi ha confidato con le lacrime agli occhi il figlio di un pastore, il quale, nascosto dietro un grosso albero a poche decine di metri da quello scempio, aveva seguito tutto pietrificato e impotente – finalmente posso liberarmi di questo peso che mi opprime il cuore da tanti, tanti anni! Per quasi cinquant’anni ho dovuto nascondere questa verità, ma era tempo che tutto venisse alla luce! Mi sento finalmente libero, quasi leggero!”

Anche qui, poche frasi che non dicono molto fungono da illusorio faro-verità all’interno di una narrazione di cui non se ne conoscono le fonti: chi ha fornito a Russo certi macabri dettagli?

[…] con filo spinato, con le braccia dietro la schiena, coi polsi delle mani stretti ai piedi! Filo spinato che veniva poi agganciato ai genitali di quei poveri disperati i quali, muovendosi e dimenandosi nel dolore, automaticamente si sventravano (pag.145)

Un carabiniere riuscì a buttarsi per terra implorando con la foto di sua madre in mano e gridando di salvarlo per amor suo, ma quella foto gli fu strappata e conficcata in bocca. Primo Amenici, il papà di quei cinque bambini tutti in tenera età, finito giorni prima a Bretto in sostituzione di un altro carabiniere in licenza, riuscì a tirare fuori dalla giacca, prima che questa gli venisse strappata da dosso, la foto coi suoi cinque bambini e a mostrarla ai suoi assassini. Ma una picconata volante gli sventrò il cuore e quella foto gli fu conficcata nel petto, là dove fino a qualche attimo prima quel cuore aveva vibrato per quei suoi piccoli abbandonati per sempre (pag.145)

Da dove ha appreso Russo queste dettagliatissime descrizioni degli eventi non é dato saperlo, ma il testo si premura d’informarci dettagliatamente riguardo a dettagli di minor conto come il fatto che fu Flajs a raccontare  che a malga Bala i contadini ci portavano le pecore d’estate e che non tutti (gli abitanti della Bausiza) avevano attrezzi di ferro. Questa moltiplicazione di frasi-faro provenienti da diversi testi genera nel lettore un “effetto panino” ossia illude il lettore che la somma di diverse testimonianze dia validità alle affermazioni prive di fonte in cui sono inserite.

2.07 ATTEGGIAMENTO PREVENUTO

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Una conferma dell’atteggiamento forzatamente pregiudiziale dell’autore lo si può trovare per esempio a pag.196. Dopo che per tutto il testo Socian é stato descritto con affermazioni ed aggettivi come: il piccolo grande terribile dio della Coritenza / un padreterno privo di scrupoli o tentennamenti / colui che capeggia il nugolo di partigiani / un uomo di cui tutti avevano terrore / che porta avanti sconsiderate azioni / Era il diavolo personificato, esperto come nessun altro, padrone assoluto dei sentieri e delle strade, di giorno e soprattutto di notte /, quando Hrovat nell’intervista dichiara che la responsabilità (politica? militare?) dell’azione era di Socian, Russo commenta stizzito:

“porta il discorso su Socian che era morto da qualche mese dando a lui ogni responsabilità, tanto nessuno mai avrebbe più potuto avvicinarlo”

Ciò é assai interessante in quanto evidenzia un atteggiamento di negativizzazione forzata in cui gli archetipi necessitanti di continua riaffermazione: (1) il defunto Socian era il capo dei mostri e (2) tutti i partigiani sono mostri portano alla negativizzazione dell’affermazione di Hrovat che, pur venendo accettata in quanto confermante il primo archetipo, deve essere ammantata di negatività per riconfermare il secondo archetipo tutti i partigiani sono mostri. Ecco che, anche se Hrovat fornisce a Russo un’informazione in linea con la sua narrazione degli eventi, l’autore aggiunge a quella stessa informazione una sbavatura di perfidia perché l’affermazione si conformi alla struttura pregiudiziale. Vi si può leggere anche un’elemento di proiezione junghiana in quanto accusare persone che non possono difendersi é esattamente ciò che fa Russo!

2.08 LE TANTE CONTRADDIZIONI DEL LIBRO

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Nel testo sono relativamente frequenti anche affermazioni contraddittorie che vengono apparentemente attenuate dal fatto che gli elementi che si contraddicono sono spesso presentati in maniera discorsivamente separata oppure perché su determinati elementi vien posta particolare attenzione mentre gli elementi che li contraddicono vengono appena segnalati senza spenderci sopra nemmeno un commento. Alcuni esempi:

STUPORE PREANNUNCIATO? Si afferma che il sabotaggio alla centrale della miniera fosse inaspettato (pag.70) nonostante si affermi che l’attività principale dei partigiani fosse quella di effettuare sabotaggi soprattutto con lo scopo di interrompere la produzione della miniera e che i militi poi sequestrati fossero stati ingaggiati appositamente per difenderla. ( a questo proposito si veda un elenco dei sabotaggi effettuati da Socian alla miniera nel sottocapitolo 5.11)

VELOCI MA LENTI? Non si tiene nemmeno conto dell’illogicità secondo cui i partigiani riuscirono a fuggire velocemente da Bretto pur con un vantaggio di tempo ristretto (pag.150) attraverso un sentiero particolarmente impervio e rallentati dai dodici prigionieri e da un carico d’armi e vettovaglie (pag.101,102) e poi siano intimoriti dal fatto di poter esser raggiunti dai nazifascisti mentre si trovano in una malga isolata nel bel mezzo dei territori di cui erano signori incontrastati raggiungibile solo attraverso un sentiero impervio in cui nessun tedesco o italiano avrebbe mai pensato di avventurarsi (pag.139) anche perché non erano affatto pratici di quei territori come i partigiani (pag.155)

FURBI MA SCEMI? Con un certo contorsionismo Russo riesce a far passare l’impossibilità di eseguire fucilazioni ed a criticare i partigiani sostenendo a pag.186 che “fossero stati un pochino furbi” avrebbero potuto crivellare i corpi (per celare le torture). Quindi, ricapitolando: Russo sostiene che i partigiani NON potessero sparare perché il rumore avrebbe attirato immediatamente i nazifascisti ma al tempo stesso che i nazisti si muovevano in maniera impacciata (pag.186), che i partigiani spararono con un revolver ad un milite in fuga (pag.146) ma furono così “poco furbi” da non aver crivellato tutti i corpi.

PREOCCUPAZIONI NON PREOCCUPANTI? A pag.186 si sostiene che non fosse possibile eseguire fucilazioni sui monti perché l’eco (pag.139) avrebbe attirato l’attenzione dei nazifascisti ma, dopo aver segnalato a pag. 120 che malga Bala si trovava in una posizione “dove tedeschi e italiani non potevano assolutamente avvicinarsi senza essere precedentemente avvistati da lontano”,  a pag.139 che “Nessun tedesco, nessun italiano avrebbe mai pensato di avventurarsi per quei ghiaioni scivolosi, col rischio di perdersi o di venir sorpreso dai nemici facilmente in agguato” perché “non conoscevano neanche l’esistenza” (pag.139) ed a pag. 127 che i tedeschi non sarebbero mai andati neanche fino a Logje “mai e poi mai sia i tedeschi che gli italiani, specie di notte, si sarebbero avventurati in perlustrazioni molto pericolose in quella zona aspra e isolata”, tanto che possono permettersi di far urlare tutta la notte i sequestrati con grida che squarciavano il silenzio e quindi nessuna preoccupazione da parte dei partigiani, a pag.146 si parla di un colpo di revolver sparato alla spalla di un milite della GNR che tentava di fuggire e non si capisce perché, una volta sparato un colpo non se ne fossero potuti sparare altri.

FREQUENTATISSIMO LUOGO ISOLATO? Da un lato sostiene che la scelta cadde su malga Bala in quanto isolata e difficile da raggiungere ma dall’altro sostiene che furono numerosi i pastori che non ebbero alcuna difficoltà a salire non visti per assistere di nascosto alle uccisioni (pag.147), tra cui l’anonimo padre di un amico di Toni Rinaldi che, a quanto sostiene, addirittura seguì quasi passo passo, di nascosto, la “via crucis” dei militi della GNR, la mattanza e la disposizione dei cadaveri (pag.18,109,139,142)

INCONTRASTATI TONTOLONI DEL TERRITORIO? Non solo malga Bala é isolata ma frequentatissima ma i partigiani, incontrastati signori di quei territori che si muovono con circospezione per controllare l’eventuale presenza di nazisti (pag.109) non si accorgono minimamente di essere circondati da diversi contadini che li hanno seguiti!

FIDATO COLLABORATORE POCO COLLABORATIVO? Gli incontrastati signori del territorio non si accorgono della presenza dei contadini ma (forse – vedi sotto) se ne accorge Gajger, “amico fidato” e “protettore devoto” dei partigiani (pag.14) che in qualche modo é conscio della presenza di Bepi Flajs (pag.147) tanto da andarlo a chiamare una volta spariti i fidati compagni partigiani (anche se il passaggio é poco chiaro e sembrerebbe che Bepi Flajs fosse tornato a Logje – vedi sotto).

SEGRETO PUBBLICO? Sostiene che la messinscena delle fucilazioni venne fatta nella certezza che nessuno avrebbe mai potuto sostenere il contrario (pag.197) ma che tutta la comunità viene a sapere fin da subito e nei minimi particolari cosa avvenne (pag.149).

PICCONATE COL TRUCCO? Il testo da un lato riporta le parole di Bepi Flajs secondo cui i partigiani dovevano far credere che i militi della GNR fossero stati semplicemente fucilati (pag.197) ma dall’altro che il massacro doveva essere volutamente violento e impressionante perché gli italiani ricordassero per sempre quella data (pag.121) e non si spiega in che modo un evento possa essere al contempo tenuto segreto e ricordato in eterno. Come si faccia poi a torturare delle persone con dei picconi ma in modo tale da far credere che siano stati fucilati non é dato sapere.

 

2.09 CONCESSIONI A CARO PREZZO

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Il testo potrebbe non manifestare immediatamente il proprio manicheismo a causa di affermazioni critiche nei confronti del nazifascismo. Affermazioni che tuttavia s’innestano su una struttura fortemente di parte (lo si é ben visto osservando l’introduzione storica che apriva il testo) e che vengono fatte pagare a caro prezzo poiché a fronte di un numero estremamente esiguo di fredde critiche ad elementi specifici della storia nazifascista non vien fatta corrispondere una critica altrettanto blanda e limitata delle posizioni dei partigiani, bensì un rifiuto cieco e totale di ogni cosa li riguardi anche solo indirettamente. Alcuni esempi dei concetti espressi nel testo in cui sono ravvisabili concessioni esplicite ed i concetti-pegno impliciti che ne conseguono:

L’introduzione storica é sostanzialmente un “Mussolini ha sbagliato ad allearsi coi tedeschi MA, meglio LVI ed i nazi che Badoglio ed i comunisti”

L’odio antiitaliano dei partigiani nacque dai soprusi che subirono dagli italiani MA i partigiani erano comunisti e quindi in fondo se l’erano cercata.

I tedeschi erano terribili e cattivi MA erano obbligati a comportarsi così. E comunque meglio i tedeschi dei comunisti.

E così via: questo é sostanzialmente il livello delle concessioni fatte ed il modo in cui viene proposto é sempre lo stesso: la critica é esplicita (concessione) ma il concetto che ne vien fatto conseguire (prezzo) é implicito. Più avanti si vedrà meglio cosa vien messo sui piatti della bilancia dei prezzi.

 

2.10 AMORE E ODIO

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Di eccezionale interesse é osservare il modo in cui Russo tratta i personaggi della vicenda e le persone interessate. Esempi specifici li si potrà osservare nel terzo capitolo di questo articolo, ma basti tenere a mente questo: se una persona sta simpatica e/o fornisce affermazioni utili a Russo, questa riceverà una descrizione amorevole e positiva. Al contrario: odio puro o silenzio assoluto. Qualche esempio veloce-veloce giusto per assaggio? Basterebbe già osservare come Socian vien descritto: così cattivo da poter far paura quasi a Satana in persona! Oppure il fatto che di numerosi testimoni indiretti ci vengono forniti i dati biografici ma ciò non avviene per il partigiano Hrovat che non le manda a dire a Russo quando insiste perché “confessi” ! Ma, come anticipato, questa differenza di trattamento verrà illustrata meglio nel prossimo capitolo.

2.11 INFORMAZIONI SUSSURRATE

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Se alcune informazioni vengono urlate, commentate e ripetute ve ne sono tuttavia alcune che il testo riporta ma senza alcuna enfasi: vengono “buttate lì” per poi essere immediatamente dimenticate come non esistessero. Se osservate attentamente però é facile notare che hanno tutte una cosa in comune: sono tutte informazioni che potrebbero intaccare e/o smentire le affermazioni di Russo. Sorge quindi un dubbio, ossia: perché mai le avrebbe fornite? I casi sono diversi ma riassumibili a questi gruppi:

Informazioni che Russo era obbligato a riportare, come ad esempio i numerosi tentativi di sabotaggio dei partigiani in cui non viene fatto male a nessun paesano.

Informazioni utili ma a rischio, come la testimonianza del Venturini, che dichiara di esser stato per un po partigiano con la Garibaldi: informazione utile perché fa apparire il teste come una “fonte interna” ai partigiani ma pericolosa perché esce dallo schema “partigiano=demone senza contatti con la brava gente”

Gli esempi sono numerosi e già presenti negli altri sottocapitoli e pertanto eviterò di riproporli anche qui.

 

2.12 FALLACIE LOGICHE

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Le contraddizioni del testo, unite all’atteggiamento pregiudiziale si manifestano attraverso diversi tipi di fallacia logica (maggiori dettagli QUI) e trucchi narrativi. Essendo presenti nell’interezza del testo, elencarli é impresa scarsamente utile in quanto, una volta compresi i meccanismi di queste fallacie, le stesse emergono automaticamente già dalle osservazioni di questo articolo. Per questo motivo mi limiterò ad elencare le tipologie di fallacia chiedendo a chi legge di tenerle a mente durante la prosecuzione della lettura

  • Straw men / uomo di paglia, ossia rapasentare in maniera infedele un avversario con lo scopo di abbatterlo e infangarlo.
  • Dissimulazione, ossia presentare dati in modo ambiguo.
  • Argumentum ad nauseam, ossia ripetere in continuazione determinate affermazioni con l’intento di far percepire all’uditore/lettore queste affermazioni come accettate.
  • Condanna delle alternative, ossia forzare le interpretazioni affinché convergano su una sola delle ipotesi possibili.
  • Affermazione del conseguente, ossia dare per scontata una connessione logica che scontata non é, attraverso una relazione causa-effetto semplificata.
  • Premesse contraddittorie, ossia proporre un ragionamento coerente basato però su premesse che si contraddicono fra loro.
  • Rimettere l’onere della prova, ossia fornire tesi e informazioni date per vere senza fornirne dimostrazione e fonti.
  • Eccezione che conferma la regola, ossia appellarsi all’eccezionalità ed unicità di un caso ma al tempo stesso trattandolo come un evento comune.
  • False premesse, ossia dare per vere delle premesse che non sono tali snaturando alla base ogni ragionamento successivo (simile al “premesse contraddittorie”).
  • Aneddottica, ossia aggrapparsi essenzialmente su  testimonianze aneddotiche anziché inserire quest’ultime in un quadro logico coerente.
  • Trattamento di favore, ossia favorire le posizioni di una delle classi coinvolte nella narrazione.
  • Obiezioni insignificanti, ovvero elevare dubbi, anche validi, che riguardano argomenti secondari come se fossero elementi nodali di una teoria/affermazione.
  • Falsa inversione, ossia l’applicazione errata di [ A=B per cui B=A ] perlopiù in casi di generalizzazione (vedi) basati su dati particolari [Luca é moro e stronzo per cui tutti i mori di nome Luca sono stronzi]
  • Cherry-picking, (conosciuto anche come “suppressing evidence”)  ossia selezionare solo gli elementi che confermano l’ipotesi di partenza.
  • Card-Stacking, ossia una tecnica tipicamente usata in pubblicità e propaganda che consiste nel porre continue attenzioni solo sugli aspetti che si vogliono trasmettere sorvolando invece su quegli aspetti che potrebbero mettere in discussione la narrazione imbastita
  • Generalizzazione, ossia attribuire, per semplificazione, a tutti i membri di una certa classe una determinata caratteristica.
  • Limitazione imposta, ossia introdurre limitazioni arbitrarie come se valessero universalmente.
  • Entimemi e non-detto, ossia lasciare che i significati profondi del messaggio emergano tra le righe senza mai affermarli direttamente (il “prezzo” fatto pagare dalle “concessioni”)
  • Falsa precisione, ossia dare supporto alla propria tesi agganciandoci informazioni molto dettagliate che tuttavia esulano dalla logica della tesi stessa.

Di fari e panini si é già parlato in maniera dettagliata in quanto facilmente evidenziabile anche con pochi esempi. I restanti meccanismi sono tutti più o meno presenti nel testo: alcuni con prepotenza (p.es. falsa precisione, generalizzazione, aneddotica), altri meno (falsa inversione); alcuni sono presenti in casi specifici (p.es. la limitazione imposta secondo cui Maria non poteva avere accesso ad un telefono) ed altri sono riscontrabili solo analizzando il testo nella sua interezza (p.es. generalizzazione). Pertanto li si riscontrerà non sempre attraverso punti specifici e affermazioni nette, ma man mano che verranno esposte le caratteristiche del mondo dipinto nel libro. Il lettore, ripeto, é invitato a tenere bene a mente le fallacie logiche qui elencate perché queste si rivelino spontaneamente.


3.00 IL MONDO DI “PLANINA BALA”

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É particolarmente evidente che il mondo che traspare dalle pagine di “Planina Bala” non é una rappresentazione fedele e realistica di un territorio delle alpi friulane nel bel mezzo del secondo conflitto mondiale. Il mondo che traspare da “Planina Bala” é una rappresentazione ipersemplificata in cui una comunità omogenea e pacifica che sottostà per amor del quieto vivere al dominio del potente di turno (in questo caso i tedeschi) col quale ha un rapporto sia di timore che di rispetto. L’armonia della comunità però viene perturbata dalla presenza dei partigiani: esseri crudeli che scatenano il lato peggiore di tutti. Le varie caratteristiche del mondo, che ora verranno illustrate nello specifico, sono strettamente interconnesse fra loro (per questo si può parlar di “mondo”) e quindi i prossimi punti presenteranno necessariamente ripetizioni e rimandi circolari.

3.01 FRANZA O  SPAGNA PURCHE’ SE MAGNA

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La comunità del tarvisiano così come raccontata dal Russo é una comunità uniforme fatta di brava gente devota e rispettosa che sottostà al potere nazifascista per amore del quieto vivere. Uniformità spezzata solo dai partigiani, descritti come entità esterna, come cellula tumorale, come il lupo cattivo delle fiabe.

Il concetti di fondo é che nella comunità omogenea del tarvisiano non v’é lotta, non v’é tensione, non v’é divisione ma solo brava gente che s’adatta al potere dominante indifferentemente da quale sia. Nazisti, fascisti, romani, unni, longobardi, marziani: stessa cosa!

Poco importa ciò che vogliono i nuovi dominatori: imporre una dittatura? Culto della violenza? Sottomissione obbligata all’autorità? Abolire la libertà di stampa? Picchiare, uccidere o mandare al confino chi dissente? Trasformare le elezioni in una farsa? Imporre un regime corporativo totalmente sbilanciato a favore delle classi agiate? Militarismo estremo? Razzismo? Colonialismo? Sterminare brutalmente popolazioni non italiane? Deportare qualche migliaio di ebrei in Germania? VA TUTTO BENE! A patto che non si tocchi lo status quo basato sulla tradizione religiosa (a questo ci arriviamo tra un attimo)!

Poiché a questi continui richiami all’accettazione e sottomissione nei confronti del nazifascismo non segue alcuna apologia esplicita del fascismo stesso, il testo si potrebbe tranquillamente ascrivere alla pubblicistica afascista cattolica (sulla religiosità del testo vedi sotto) anticomunista proprio in quanto l’interesse principale é più rivolto a screditare i partigiani che ad elogiare il fascismo. Tuttavia, come vedremo, definire questo testo semplicemente afascista potrebbe essere limitativo.

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Torniamo a noi: per riuscire a dipingere questa comunità omogenea ben disposta a sottomettersi all’autorità dominante per amor del quieto vivere, Russo é però obbligato a minimizzare ogni elemento che possa contrattare quest’immagine.

Difatti quando si trova costretto a citare persone del posto che collaborano coi partigiani evita di commentare (card-stacking inverso), come nel caso degli operai della miniera a pag.53 o l’arganista Krast di pag.214 che li aiuta a effettuare uno dei più imponenti sabotaggi alla miniera in cui lui stesso lavorava, o li descrive come vittime impaurite del terrore causato dal virus partigiano, come nel caso di Bepi Flajs e del contadino anonimo. Ma la forzatura é evidente, soprattutto nel caso delle persone su cui il “virus partigiano” agisce in modo ambiguo. Anche nel caso del Gajger questo meccanismo funziona male: Gajger é descritto ora come un fedele e fidato servitore dei partigiani, ora come un uomo che agisce solo per interesse, ora come un uomo che tenta di far buon viso a cattivo gioco. Il “virus partigiano” però, come già visto, in lui si manifesta in negativo solo a fatti compiuti, nella vecchiaia di Gajger che distrutto dagli eventi passati si autocostringe a vivere in un’abitazione cupa trafitto dai rimorsi, come colui che trovando la fede sceglie la via dell’insolazione eremitica.

Ma i richiami più forti restano quelli al mantenimento dello status quo: il primo pensiero del signor Berlot, che vive vicino della centrale elettrica attaccata dai partigiani, saputo che questa esploderà, é: “Così ora perdiamo anche quel poco di pane che abbiamo!” (pag.150). Il parroco Ivan Hlad raccomanda i paesani di non seguire i partigiani per non subire le ritorsioni tedesche. I carabinieri appena giunti per difendere la centrale elettrica dice siano subito presi in simpatia dalla popolazione. Il testo nel suo insieme sembra gridare “La guerra é altrove, qui non vi sono combattimenti: sono i partigiani a perturbare l’armonia”. Se i nazifascisti massacrano la popolazione per ritorsione contro i partigiani la responsabilità di ciò va data proprio a quest’ultimi: ai cattivi partigiani che hanno osato portare la guerra nella quiete delle pacifiche valli amministrate dai nazisti. Che tipo di comunità é allora quella descritta nel testo? É una comunità perbenista, qualunquista e piagnucolosa, fatta di “brava gente” innocente, poveri lavoratori che si lamentano del male che vien da un “fuori”. Una comunità omogenea unita dal vittimismo che deriva dal dipingersi come ultimi portatori di “sani valori” tradizionali originatisi in un tempo mitizzato in cui l’uomo era più vicino al “vero”.

Il piccolo mondo che fuoriesce dal testo di Russo é più in linea con una narrazione fiabesca che realista (piccola comunità unita ed omogenea, agitazione provocata da elemento perturbante con caratteristiche demoniache e aliene; narrazione semplificata concentrata sugli aspetti emotivi, ecc) atta a trasmettere una lezione morale (i nazisti erano cattivi, i fascisti, nonostante qualche eccesso, accettabili, mentre i comunisti erano e sono demoni che agiscono per il male). Essendo dunque in presenza di un’innesto fiabesco su temporalità storica si può pienamente parlare di mitologia. Nello specifico di una mitologia afascista di matrice cristiana (sulla religiosità del testo ci arriviamo, ci arriviamo…) ed anticomunista che non é interessata a giustificare l’agire dei fedeli di Mussolini ma lo accetta fintantoché questo non vada contro alla sfera religiosa cattolica. Dunque, se proprio bisogna cercare un modello di riferimento della comunità descritta da Russo non é nella storia, ma proprio nelle fiabe che lo si può trovare.

E quale fiaba o racconto per l’infanzia viene in mente quando si parla di una comunità omogenea di brave persone la cui tranquillità viene messa in repentaglio ripetutamente da un unico grande cattivo? A me vengono, vengono in mente… i Puffi!

Tutti diversi ma in fondo tutti uguali (la comunità nel suo insieme), concordi nel riconoscere come loro capo uno di loro (i “carabinieri” erano italiani come noi) cui viene attribuito il titolo di Grande in quanto anziano portatore dei valori tradizionali (la chiesa), che vivono in serena armonia (idem), ma questa tranquillità é continuamente messa a repentaglio da azioni scellerate (idem) portate avanti dal cattivo Gargamella (Socian) e la perfida Birba (i partigiani), che nella sua cattiveria é però anch’essa sottomessa a Gargamella (idem per partigiani con Socian).

Tutti buoni e innocenti. Al limite qualche concessione (c’è quello brontolone, quello vanesio, quello pigro), giusto per autoilludersi di saper rappresentare la molteplicità. Ma a dirla tutta, la comunità descritta in “Planina Bala” ha anche qualcosa in meno rispetto ai puffi: se nel momento del bisogno gli ometti blu sanno essere davvero comunità collaborando fra loro per sgominare il loro nemico, la comunità di “Planina Bala” si descrive come impaurita da tutto e da tutti ed anziché tirarsi su le maniche per combattere aspetta che un bullo si faccia notare più degli altri per poterlo insignire del ruolo di condottiero (i fascisti). É una comunità in cui la codardìa non si limita ad essere una caratteristica umana, ma viene esaltata a dovere morale la cui unica eccezione consiste appunto nel ruolo affidato al bullo, al quale é permesso esercitare violenza inaudita e illimitata, a patto che non tocchi lo status quo (solitamente bigotto e di matrice religiosa).

3.02 OMERTA’ A PUFFLANDIA

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Russo insiste più volte nel ricordare che l’intera comunità venne subito a conoscenza dei fatti fin nei minimi particolari (pag.13,14,18,149) ma nessuno ebbe mai il coraggio di parlare. La cosa però suona piuttosto male: perché una comunità concorde nel condannare Socian e i partigiani per qualunque cosa succedesse in zona “anche quando lui non c’entrava niente” (pag.43), che non gli avrebbe nemmeno mai perdonato il fatto di aver “provocato” la rappresaglia tedesca di alcuni mesi prima e che ha nei confronti dei partigiani solo parole di disprezzo avrebbe paura anche a distanza d’anni di parlare di questi fatti?

Il testo lascia intendere che il motivo di tale paura fosse l’efferatezza dei partigiani, sebbene sempre il Russo ricordi che il massacro di una quarantina di partigiani nell’aprile 1943 (quello che sarebbe stato alla base della “vendetta”) avvenne proprio a causa del tradimento ad opera di un locale (pag.120) e che dunque c’era ben chi agiva e parlava contro i partigiani. Chi fu la persona del posto che tradì i quaranta partigiani? Subì forse vendette o ritorsioni da parte loro? Dal testo di Russo non é dato sapere. O meglio: il testo non cita nessun caso specifico di ritorsione partigiana nei confronti della popolazione locale se non accuse generiche (pag.42) che non si traducono mai in un nome, una data, un fatto accertato.

Al contrario vengono solo citate solo azioni di sabotaggio alla centrale, azioni contro gli occupanti tedeschi e per sommi capi anche alcune azioni dei partigiani private di contesto e motivazioni (pag.110). Buffo che l’autore non elenchi nessuna azione dei partigiani contro i civili, considerando l’impegno dell’autore nell’attribuire mostruosità ai partigiani, dato che il livello di approfondimento del testo arriva addirittura a descrivere i pensieri interiori dei militi della GNR negli attimi prima della morte (pag.141).

Il testo cita ad esempio il fatto che il parroco Ivan Hlad rimarcasse pubblicamente la propria posizione antipartigiana dinanzi alla comunità esortandola a non collaborare con loro (pag.51,52,252,265), cosa che lo porterà a nove anni di prigione “nelle mani degli uomini di Tito” (pag.252) eppure il testo specifica che “verrà liberato, ma sarà reso inoffensivo dalla ferrea repressione comunista” (non é chiaro cosa s’intenda con quel “reso inoffensivo”) e che nel dopoguerra potrà continuare ad esprimere la propria avversione verso i partigiani ad esempio portando le classi scolastiche in pellegrinaggio a malga Bala per celebrare una preghiera in ricordo dei militi della GNR (pag.18) e, si può aggiungere, consolidare nelle generazioni che seguirono la sua versione dei fatti.

In realtà quando il testo riporta azioni specifiche dei partigiani si tratta sempre di azioni di sabotaggio o agguati ai nazifascisti. Peraltro sempre descritte con un certo disprezzo e ponendo i nazifascisti come vittime inermi di partigiani vili e pericolosi (pag.52). Per questo motivo é interessante notare la totale assenza di commenti quando vien obbligatoriamente narrato di come durante l’attentato alla centrale elettrica i partigiani, trovandosi di fronte degli operai che vi lavoravano il crudele e spietato Socian… li avverte dell’imminente esplosione (pag.150) permettendogli di mettersi al riparo!

Ciò stride molto con l’impianto generale del testo e non sorprende dunque che gli operai della centrale riceveranno nel testo un trattamento ambiguo (vedi la parte in cui se ne parla relativamente al “virus partigiano”)

Secondo Russo i sentimenti dell’intera comunità nei confronti dei partigiani erano solamente di paura e terrore anche se per forza di cose una buona fetta della popolazione era per forza di cose filopartigiana (ma questa parte della comunità Russo non solo non la mostra ma ne sottace del tutto l’esistenza, tranne in brevi e rari sprazzi in cui non può evitarlo). Il fatto che Russo non sia in grado di documentare questo gran numero di abusi dei partigiani nei confronti dei civili si spiega se si tengono contemporaneamente in considerazione la già osservata illogicità di un eventuale atteggiamento negativo dei partigiani verso la popolazione e le caratteristiche pregiudiziali ed occultanti riscontrate finora nel testo di Russo che difatti si limita a vagheggiare ed alludere.

Russo dunque descrive una comunità compatta nel condannare i partigiani per qualunque cosa ma troppo impaurita anche solo per fare una segnalazione anonima ai nazifascisti nonostante, dice, fosse in buoni rapporti con le forze dell’ordine e con la dirigenza della miniera ed avesse rapidamente maturato rapporti di simpatia con i militi del GNF, nonostante il parroco esorti “privatamente e pubblicamente” (pag.51) la comunità a non appoggiare i partigiani (NB: perché mai avrebbe dovuto raccomandare la comunità in tal senso se questa era già solidamente compatta nel condannare Socian e soci, Russo non lo spiega) e sorvolando sull’importante tradimento del’43 da lui stesso riportato, dipinge invece una società che accetta di dover sottostare ai nazifascisti, dei quali ha si paura ma accetta tanto da non ritenerli nemmeno più di tanto colpevoli anche quando ammazzano civili, bruciano case e lasciano i cadaveri esposti per giorni per fare da monito.

Nonostante il quadro dipinto sia quello qui esposto, con nonchalanche a pag.176 segnala che qualcuno denunciò Maria Berlot accusandola di essere vicina ai partigiani (pag.176). “Stranamente”, nel testo i tradimenti e le segnalazioni dei partigiani vengono semplicemente riportati senza approfondire nonostante, visti i toni, ci si aspetterebbe un lungo panegirico sul coraggio di queste persone nel superare il tremendo ed intimo terrore nei confronti di una vendetta partigiana. Allo stesso modo viene riportato senza alcun commento uno stralcio di un’intervista ad un operaio delle miniere che testimonia di come all’interno della miniera chi accusava i partigiani del massacro lo doveva fare sottovoce “per paura gli uni degli altri” (pag.207) dichiarando anche qui che in realtà non TUTTA la comunità era antipartigiana. Russo però preferisce far passare l’intera ferra di comunità filopartigiana per “spie” e “traditori” infiltrati nella società della “brava gente”.

Sempre con la stessa assenza di commento o analisi, a pag.208 viene rivelato che almeno due-tre partigiani (di cui non viene fatto il nome) lavoravano in miniera assieme agli altri operai. Evidentemente Russo non é intenzionato a porre troppa attenzione su questi fatti che é tuttavia obbligato a segnalare.

Vien da chiedersi perché mai, all’epoca della pubblicazione del libro, un membro di una comunità così unita nel condannare la compagnia di Socian dovrebbe aver timore di qualche vecchio partigiano settanta-ottantenne e che senso possa avere per un contadino della Bausiza, valle che non conta più di venti case, di celarsi dietro all’anonimato. Quanti mai potranno essere i contadini della Bausiza per sperare di “scampare al terrore partigiano” semplicemente celando il nome? Anche perché, come Russo stesso dimostra a pag.235 e pag.239 il fatto che i dodici furono uccisi dai partigiani di Socian era un fatto noto alle forze dell’ordine anche a conflitto finito e non si vede perché una comunità compatta nel condannare Socian avrebbe avuto paura ad accusare Socian a dei carabinieri che già sapevano della colpevolezza di Socian.

Il fatto é che i partigiani vengono descritti, a seconda del tipo di emotività necessaria, ora come sparuti gruppi di elementi alieni alla comunità della brava gente ed ora come una potentissima rete tentacolare di stampo mafioso e questo non é che un tratto tipico della cultura di destra.

Due elementi di cultura di destra: autoassedio da bacilli corruttori e culto dell'uomo della provvidenza

Perfetto concentrato di cultura di destra: autoassedio da bacilli corruttori esterni, culto dell’uomo della provvidenza, mito del martirio intenzionale, culto nobilitante della violenza e, non detto, elogio della sottomissione volontaria (fonte)

3.03 PARTIGIANI VS. BRAVA GGGENTE

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Come visto il testo insiste molto nel ricordare che l’intera comunità fosse spaventata dai partigiani, ma quando tenta di documentare azioni dei partigiani verso la comunità i casi segnalati sono pochi ed estremamente lacunosi:

A pag.110 Myza Komac testimonia di aver visto “una donna, in cortile, mentre veniva uccisa dai partigiani” (pag.110) ma non viene riferito né chi fosse né quando ciò sarebbe avvenuto né di cosa fosse accusata (era forse una spia nazista?). Tuttavia il testo riporta anche l’opinione di Myza secondo cui “facilmente intendevano uccidere il marito di lei, non lei”. Come e perché sia giunta a tale conclusione non é dato sapere anche perché nemmeno il nome del marito viene rivelato.

A pag.42 si dice che Socian girasse casa per casa “col mitra spianato” ad obbligare gli uomini a seguirlo, specificando che “Chi osava opporsi o contrastarlo aveva finito di vivere in pace”. Non viene però segnalato neanche un caso di persona ammazzata per aver rifiutato di unirsi a Socian.

A pag.205 Francesco Mrakic testimonia: “Socian in quel periodo andava casa per casa, mitra spianato in mano, e costringeva tutti a seguirlo tra i partigiani. Chi rifiutava, finiva di vivere, nel vero senso della parola, perché diversi lui li faceva fuori seduta stante. Molti partigiani che io conosco sono stati costretti da lui a seguirlo solo per le troppe minacce ricevute. Anche con me ha usato lo stesso sistema”. Essendo ancora vivo si suppone che dunque Mrakic sia entrato a far parte della banda di Socian. Era dunque uno dei partecipanti della strage? Era un comunista? O un partigiano cattolico antislavo? Anche qui il testo non dice più nulla.

Un po poco per affermare che i partigiani facessero più paura dei nazifascisti le cui stragi pubbliche sono riportate anche dallo stesso Russo.

Eppure quando Russo deve elencare azioni partigiane le uniche di cui fornisce dati certi sono i sabotaggi (perlopiù alla centrale):

I partigiani compirono numerose azioni tra il 10 ed il 30 settembre 1943 (pag.51); il 10 ottobre 1943 fecero deragliare due treni della miniera (pag.51); pochi giorni dopo assaltano un furgone pieno di ufficiali tedeschi (pag.52); qualche settimana dopo falliscono nel tentativo di far scoppiare un altro trenino della miniera (pag.52); il 19 dicembre, con l’aiuto di alcuni operai, danneggiano parzialmente la centrale termoelettrica della miniera e quella idroelettrica di Plezzut (pag.52); gli scontri tra partigiani e tedeschi erano all’ordine del giorno, sia sulla strada che alla miniera (pag.54); un giorno riescono a far saltare le pompe del quindicesimo livello (pag.55); un’altra volta minarono il “frantoio” della miniera ma alcuni alpini ne impedirono lo scoppio (pag.55). E’proprio a causa di queste numerose azioni che il 4 gennaio 1944 l’ingegnere della miniera, che dava ordini ai soldati tedeschi

Ma nonostante ciò Russo afferma per ben due volte che l’assalto alla centrale elettrica di Bretto fu del tutto inaspettato (pag.77,100)

Interessante notare come proprio nel raccontare una di queste azioni, a pag.54, nel riportare un’azione gestita male dai partigiani é obbligato a rivelare anche che i partigiani sapevano essere magnanimi (lasciando libero l’ostaggio italiano), che anche un altro dei parroci locali era filotedesco, che i tedeschi torturavano i partigiani ed a nascondere la fine che fece il soldato tedesco rapito (forse per non rivelare che NON fu torturato?).

Le azioni partigiane che Russo meglio descrive sono elencate nel sottocapitolo 5.11 e, posso già anticiparlo: sono solo azioni di sabotaggio.

3.04 I DODICI ANGELI PATRIOTTICI

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La differenza di trattamento dei vari personaggi di questa storia può esser riassunta da un solo aggettivo: cartoonesco. Il modo in cui ogni singolo personaggio viene introdotto, le osservazioni sulla sua persona, sul suo agire sono elementi particolarmente chiarificatori delle griglie concettuali entro cui l’autore si muove. La descrizione dei dodici é molto dettagliata ed é inserita in un rapporto perfettamente dicotomico con i partigiani.  Per ogni carabiniere v’é una breve biografia, la descrizione della famiglia e degli affetti, dellle abitudini quotidiane e la vita di caserma. Sono tutti dipinti come dei bravi ragazzi, sani, onesti, timorosi di Dio e con la testa sulle spalle a cui é capitata una disgrazia terribile. Questi alcuni dei modi in cui vengono descritti:

disgraziate vittime predestinate / poveri, semplici uomini italiani con la divisa di carabiniere addosso / Erano italiani e carabinieri e volevano esserlo fino in fondo / patrioti / devoti / Avevano fatto il proprio dovere, fino all’ultimo / designati a morire per la Patria che non avrebbero potuto dimenticare né tradire / (per i carabinieri) era giusto morire con onore, nel nome dell’Italia che avevano sempre amato e difeso / L’importante era non aver paura, non mostrare loro, ai partigiani, di aver paura. Se dovevano morire, come ormai era chiaro, era giusto morire da eroi. Erano carabinieri, erano italiani e non potevano non morire che da carabinieri e da italiani, a testa alta, guardando in faccia i propri aggressori! / poveri, inermi e incolpevoli / 12 inermi e pacifici carabinieri / 12 figli

La vicinanza ai dodici si esprime anche indirettamente, ad esempio riportando le testimonianze e le foto dei loro parenti e le peripezie di questi per ottenere il trasferimento delle salme, aneddoti come quello della civetta che cantò il 24 marzo (pag.223) o della lana che la signora Koserog doveva usare per fare dei guanti ad uno di loro (pag.70,72,200,245). O con la testimonianza di Nino Mafezzini, che quel giorno sarebbe dovuto essere  in caserma e quindi si salvò, o ancora riportando dettagli di contorno, come il nome del falegname che preparò le loro bare (pag.173) e numerose testimonianze di gente del posto che conobbe i militi o che ne vide i corpi martoriati.

L’intento, peraltro esplicito, del testo é quello di riabilitare la figura dei dodici in chiave eroico-nazionalista e martirologica:

“Certamente sono morti da eroi, certamente sono morti da martiri, immolati per la loro fede e il loro essere carabinieri e italiani” (pag.264)

Numerose le esortazioni al lettore a calarsi nei panni dei carabinieri, nel loro stato d’animo e nelle sensazioni da loro provate, fino al punto di descrivere i PENSIERI dei sequestrati. Ciò però avviene solamente per i carabinieri.

3.05 I SATANICI DEMONI DELLE MONTAGNE

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Per i partigiani no.
Per i partigiani bastano giusto due dati biografici dei capi e innumerevoli richiami negativi. L’autore non tenta nemmeno di indagare sull’identità dei partigiani che avrebbero partecipato alla strage, se non molto timidamente verso la fine del testo citando solamente i nomi di alcuni partigiani sospettati di poter avuto far parte del gruppo: gli é sufficiente indicare chi fossero i capi che vengono descritti come  esseri barbari e spregevolissimi. Nel testo di Russo i partigiani non sono persone: sono  semi-umani rappresentati dagli aggettivi di disprezzo che gli vengono attribuiti. I partigiani di Russo non hanno amici né storia. I partigiani non hanno una vita: sono solo strumenti di una follia più grande di loro. I partigiani perturbano l’ordine del mondo con la loro stessa presenza. I partigiani non fanno parte della comunità, ma si nascondono all’interno di essa (pag.162). I partigiani non meritano neanche una foto (in realtà una vecchia foto di Socian é presente a pag.255, ma ai partigiani intervistati non viene riportata manco un’immaginina in formato francobollo e ciò da molto a cui pensare se invece a pag.175 troviamo la foto di un fienile della famiglia proprietaria del terreno in cui furono seppelliti i dodici e a pag.246 la foto della famiglia di un ex milite della GNR che partecipò al recupero dei corpi). Se i Carabinieri giunti in paese da poco si fanno subito benvolere e creano un legame con i locali (pag.95), i partigiani originari del posto invece sono malvisti da ogni paesano fino addirittura all’ex vicino di casa anch’egli ex-partigiano (pag.43) e vengono narrati come un corpo impazzito estraneo alla comunità ed alla socialità della “brava gente” del posto. Nel testo di Russo i partigiani non sono ex-soldati o padri di famiglia, non sono persone che hanno una religione o dei desideri: sono semplicemente “partigiani comunisti” e questo basta.

Nel testo di Russo partigiani sono ora tanti ora pochi, a volte appoggiati da molti ma più spesso da nessuno: questi indici di misura però non cambiano secondo criteri oggettivi ma vengono comunicati in negativo e/o per negazione su base emozionale. Per esempio: quando il testo si concentra sul disprezzo della comunità verso i partigiani questi sono solo la banda di Socian, ma quando il testo deve narrare la paura della comunità per i partigiani questi assumono la forma di una rete criminale dai mille tentacoli.

Nonostante la presenza asfissiante dei tedeschi, i partigiani erano onnipresenti, ma invisibili come e più di prima” (pag.214)

Siamo qui di fronte ad una forma del noto paradigma dell’ “immigrato pigro-attivo” che é al contempo “troppo fannullone per voler lavorare” e “così attivo da rubarci il lavoro”. I partigiani sono descritti come “uomini di grande fedeltà e di sicura garanzia” per i loro capi ma al contempo si afferma che sono paesani diventati partigiani solo perché obbligati con la forza e le minacce da Socian: costretti con la forza a diventare belve sanguinarie.

Alcuni dei modi in cui sono descritti i partigiani senza nome (Socian e Ursic sono trattati a parte):

subalterni / sottomessi / quasi riverenti / diabolici / come cani da caccia, tenuti a digiuno e alla catena, cui viene concessa di colpo la libertà di azione e si scatenano violentemente e si avventano rumorosamente sulla preda / assetati di sangue e divorati dall’odio e dalla vendetta / feroci / carnefici / furiosi / violenti / ladri / comunisti fanatici e speranzosi oltre che eroi di pura razza (in senso di sberleffo ndr) / “ogni grido disperato di quei poveri malcapitati anzi era per (i partigiani) come un bacio di sollievo e di refrigerio appagante” (pag.127)

Queste descrizioni così estremizzate fan capire fino a che punto in questo testo le persone vengono letteralmente sostituite dai personaggi con cui vengono rappresentate.

Per quanto l’impegno di Russo nel demonizzare i partigiani sia totale, nell’arco dell’intero libro non é in grado di citare un solo caso in cui i partigiani abbiano malmenato/ferito/rapito/ucciso un solo civile ma, essendo obbligato ad elencare almeno alcune cose fatte dai partigiani elenca una serie di azioni di sabotaggio o guerriglia nei confronti dei nazifascisti tentando di porre l’accento negativo dove può, ad esempio quando a pag.52 dove un’imboscata mordi-e-fuggi dei partigiani ad una vettura di ufficiali nazifascisti viene commentata così:

Momenti di terrore indescrivibili coi partigiani che prontamente ed eroicamente guadagnavano la macchia e la popolazione che aveva ascoltato gli spari col cuore più che impazzito!

Quando invece deve descrivere episodi non negativizzabili li segnala freddamente, senza minimamente tentare un’accenno di commento:

Il gruppo di Silvo Gianfrate con un’azione a sorpresa riuscì a circondare ben quattro fortini in mano agli italiani: oltre 100 i prigionieri, lasciati però, subito dopo, liberi di fuggire e di mettersi in salvo. (pag.214)

A questo punto é interessante osservare l’uso dei tre aggettivi strettamente connessi tra loro:  “partigiani”, “slavi” e “comunisti”.

Storia di 12 carabinieri barbaramente massacrati
da partigiani sloveni comunisti il 25 marzo 1944
a Malga Bala
perché italiani

Quando due di questi aggettivi compaiono assieme sono solitamente abbinati a termini negativi come “massacro” (pag.3), “odio e vendetta” “uccisione” (pag.7), “paura” e “minacce” (pag.233), “persecuzioni anche cruente” (pag.39), “uccisione di 12 inermi” (pag.13) “fanatici e speranzosi oltre che eroi di pura razza” (in senso di sberleffo ndr. pag.147), “diabolico piano” (pag.81), “Neanche alle bestie si fanno quelle cose” [NB: panino] (pag.205) “massacrati dagli odiati” (pag.219) “paura” “minacciare” (pag.233) “strage diabolica” (pag.247) “terrore” (pag.177) .

Ciò si ripete anche con negativizzazioni più sottili come quella a pag.74 in cui si parla della madre di uno dei “carabinieri” che era “lontano e tra i partigiani slavi”, ossia dando ai “partigiani slavi” la funzione del lupo cattivo della storia. Ciò avviene anche nelle attribuzioni negative specifiche per i capi partigiani, in particolare Socian.

3.06 JOSKO (Franc Ursic)

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Interessante notare l’insistenza con cui Russo continui a chiamare Franc Ursic (Josko) con l’appellativo di “capo (o comandante) supremo” (7 volte), titolo attribuitogli solamente da Russo al posto della reale qualifica di comandante di distaccamento che nel testo viene usata solo una volta (dimostrando che Russo é perfettamente a conoscenza del grado reale di Ursic). Qualifica che Russo dichiara peraltro in maniera molto generica: I capi del distaccamento però, e cioè Frane Ursic Josko, Silvo Gianfrate Srecko, Ivan Likar Socian e il commissario Lojs Hrovat, sembravano […]” (pag.109)
Fatto interessante perché evidenzia la volontà non trasmettere il dato storico reale, ma di caratterizzare il personaggio solamente attraverso lo status, peraltro dipinto come più elevato di quello reale. Il disinteresse umano e storico nei confronti di una determinata parte dei protagonisti della vicenda, confrontata con la vicinanza umana e spirituale ai carabinieri é particolarmente illuminante. E’altrettanto interessante osservare come se da un lato ad Ursic viene riservato un ruolo tanto importante, dall’altro é trattato come una figura assolutamente assente, che non decide né fa nulla. Ursic non parla né agisce né emana alcun carisma: é solamente una mera presenza.

3.07 SRECKO (Silvio Gianfrante)

Come già visto Srecko era ancora in vita all’epoca della ricerche di Russo e quindi lo ha potuto intervistare. Lo descrive come un uomo “gentile, alla mano, disponibile, da vero gentiluomo” che li accoglie nel suo “cortile di casa, alberato e fresco” e che solo quando Russo insisteva nel far domande “sul perché di quella strage, si faceva prendere dalla rabbia e dai fumi dell’ira” (pag.191). Durante l’intervista Srecko descrive minuziosamente alcuni episodi ma Russo lo incalza con domande sulle torture, sul veleno ed i picconi. Srecko s’innervosisce, perde il controllo, alza la voce e risponde che i dodici furono semplicemente fucilati. Russo conclude commentando che i partigiani ancora viventi mantenevano la linea di “insistere su particolari contrastanti” (pag.194) perché quella era la “parola d’ordine”. Il testo non tenta nemmeno di presentare la persona-Srecko, limitando a fornire la descrizione cortese dei suoi modi galanti, la sua reazione violenta alle domande di Russo e la posizione lapidaria dell’autore che sostanzialmente non gli vuol credere. Russo ci informa però che Srecko nacque il 1922 a Oltresonzia (pag.191)

3.08 HROVAT (Lojs Hrovat)

Come già descritto nel sottocapitolo sulla selezione delle fonti, Russo non nasconde affatto la sua antipatia a pelle per Hrovat. Russo lo descrive come un uomo “sicuro di sé”, di quelli che “tentano di girarti a loro piacimento, per allontanarti dal tuo problema reale” (pag.16). Ma quando Russo e Rinaldi iniziano ad insistere nel far domande che danno per scontata la colpevolezza dei partigiani, Hrovat non si limita a negare come Srecko e risponde per le rime. Ancor peggio che con Srecko, Hrovat non riceve alcun genere d’attenzione: il lettore viene informato che l’intervista avvenne il 19 giugno 1992 (pag.194) ma non viene spesa nemmeno mezza riga di biografia sull’uomo: né data né luogo di nascita.

3.09 SOCIAN (Ivan Likar)

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Particolare attenzione viene riservata da Russo a Socian, il capo partigiano locale. Alcune delle frasi ed aggettivi a lui attribuiti sono:

energico / senza scrupoli / un padreterno, un piccolo dio / autoritario e deciso / focoso / scaltro / insopportabile / sanguinario / macellaio / La gente in genere non gli era favorevole / amava la guerra, per sua natura / Era considerato un dio dai suoi tanti ammiratori e sostenitori, il piccolo dio della Coritenza / In pochi anni si era creato una fama terribile in zona, tanto che al suo nome diverse donne si facevano velocemente il segno della croce invocando ripetutamente Dio / Andava casa per casa, da gente amica e sconosciuta, col mitra spianato […] per costringere gli uomini a darsi alla macchia con lui e gli altri partigiani / Chi osava opporsi o contrastarlo aveva finito di vivere in pace / guerriero nato, istintivo, specialista in mille trucchetti di guerra /

Russo insiste nel ricordare come Socian fosse malvisto dall’intera comunità, tanto che nel dopoguerra le madri apostroferanno i figli indisciplinati con lo spauracchio del partigiano urlando “Siete dei Socian!”, ma che all’epoca dei fatti tutti lo riverivano per paura. Così come per i partigiani in generale il testo non riporta nemmeno l’esistenza di una sola persona favorevole a Socian (tranne Boris che però é già descritto come vittima del “virus partigiano”), il che é strano se si considera che é lo stesso Russo a far notare per ben quattro volte che Socian viene celebrato come “eroe nazionale della Jugoslavia” (pag.14,19,215,257). Un eroe nazionale senza nemmeno un sostenitore? Non é che forse Russo ha dipinto l’intera comunità come omogenea alle posizioni di una sola parte evitando di mostrare la parte opposta della comunità rimuovendone le opinioni dal proprio quadro? In effetti vi é una certa linearità nel celare una parte (metà?) della comunità come se non esistesse se si vuol trattare i partigiani, che proprio da quella parte della comunità emergono, come un’entità aliena.

Non bastasse si aggiungono anche alcuni aneddoti melensi utili solo a negativizzare l’immagine di Socian, come l’aneddoto riportato a pag.215 che qui riporto per meglio far comprendere il livello: é il caso di quella che all’epoca era una bambina e che proverà “enorme delusione e una profonda amarezza” nei confronti di Socian in quanto gli promise di regalargli una bambola ma poi se ne dimenticò. (pag.215)

(Socian é ferito nel bosco ma viene accudito da una donna ed una bambina che vivono in una malga nei dintorni. E’ proprio la bambina che si occupa materialmente di portare il cibo al ferito ndr) “In questa occasione Likar riuscì ad accattivarsi la fiducia e l’affetto di quella ragazzina, a cui promise che, a guerra finita, le avrebbe fatto pervenire una bambola quale segno di ringraziamento. Ma poi non manterrà la promessa, anzi, incontrandola, non la riconoscerà neanche e la giovane di Fusine conserverà di lui, nel frattempo riverito eroe nazionale comunista sloveno, una enorme delusione e una profonda amarezza.”

Socian é un demone che si, é nato da queste parti ma non é un membro della comunità: é un mostro che deve solo essere combattuto.

Ma a pag.43 il Luciano Riccardo Aldegheri, vicino di casa dell’ormai defunto Socian, ricorda come a questi venisse data la colpa per qualsiasi cosa succedesse:

“Col tempo, nella zona del Coritenza e dell’Alto Isonzo s’era fatto un nome, come partigiano prima e come capo partigiano poi, tanto che a lui veniva attribuito qualsiasi tipo di azione, sia in bene che in male. Qualsiasi cosa succedeva insomma, la frase era unanime: E’ stato Socian!” Era il parere di tutti, anche quando lui non c’entrava niente”.

Russo ricorda soprattutto come “l’intera comunità” se la prese con Socian per un caso in particolare, avvenuto nell’ottobre del 1943.

3.10 I CUGINI STRONZI DI GERMANIA

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(fonte: qui)

Nell’ottobre del 1943 “circa nove soldati tedeschi furono attaccati presso Passo del Predil vicino allo sbocco della galleria di Bretto. 3 (altre fonti parlano di 4) militari venero uccisi. Il giorno dopo i tedeschi circondarono Bretto, incendiarono tutto il paese e fucilarono tutti gli uomini radunati (il più giovane 16 anni)” (fonte:  straginazifasciste)

Il ricordo dell’incendio e delle uccisioni da parte dei nazisti resteranno scolpite nella memoria della comunità locale (pag.43)

NB: Si dia per accettato che quando il testo parla di “comunità locale” intenda un’unica ed armoniosa comunità omogenea, la Pufflandia di Russo. Il rastrellamento venne ordinato da un certo Hempel, commissario tedesco del tarvisiano:

“A Bretto Superiore i soldati tedeschi operanti nella battuta, rinvenuti nelle abitazioni civili materiali di armamento e munizionamento nonché forti quantità di vestiario militare, incendiavano diverse case ed arrestavano alcune persone accusandole di collaborazionismo partigiano” (pag.240).

Anche militi italiani in servizio al passo Predil raggiunsero Bretto per seguire le operazioni.

Dalla testimonianza del carabiniere Brunero Caselli: “ […] i tedeschi rastrellarono tutti gli uomini, per lo più sloveni italianizzati dopo la guerra del 1915/18, e ne fucilarono 17. Quindi raggrupparono tutti i ragazzi che riuscirono a trovare, li misero davanti alla colonna che stavano formando e tutti insieme prendemmo la strada per il Passo. Con quello “scudo umano” i “titini” non osarono attaccare….” (pag.52)

I corpi vennero lasciati esposti per fare da esempio ai passanti finché, giorni dopo, il parroco Ival Hlad ottiene dalle SS il permesso di seppellirli (pag.53,62). Tuttavia, a detta di Russo, “l’intera comunità” non se la prende più di tanto con i nazifascisti per la strage da essi compiuta, e per l’incendio delle case bensì con Socian ed i suoi partigiani, colpevoli di aver provocato i tedeschi (pag.208)!

Qui la cosa si fa davvero eclatante:
I partigiani uccidono 3 o 4 tedeschi. I tedeschi per rappresaglia, anziché dar la caccia ai partigiani uccidono 16/17 civili ed incendiano l’intero paese (uccidendo un’altra persona rimasta in una delle case incendiate). E qual’é il commento di Russo a ciò? NESSUNO. Pagine e pagine a riportare sensazioni e voci di paese riguardo a Socian ma un’evento devastante come questo viene risolto sbrigativamente:

“Non è il caso di soffermarci oltre su questo”. (pag.12)

Ciò che traspare é un’impostazione del tutto accondiscendente verso la rappresaglia tedesca, come se fosse naturale ed accettato che ad un’azione di guerriglia i nazisti rispondessero ammazzando civili inermi. Possibile che delle persone intervistate dal Russo non ve ne fosse nemmeno una che abbia speso qualche parola contro i tedeschi? Possibile che TUTTI abbiano addossato la responsabilità della strage nazista ai partigiani? Quegli stessi partigiani che per il solo fatto di esistere dovevano essere supportati proprio da una parte della comunità che nel testo di Russo non appare mai? Il non detto che emerge da questo testo é strettamente connesso alla narrazione ipersemplificata della comunità dei Puffi: da un lato la brava gente che fa parte di una comunità armoniosa e pacifica (che é però disposta a sottostare “per amor della tranquillità” ai nazifascisti nonostante ne siano intimoriti) e dall’altro i partigiani: sparuti ed isolati bacilli esterni alla comunità che portano solo caos, distruzione, follia e morte in quanto aizzati dal demone-Socian. Qui siamo dinnanzi ad un topos ben noto della mitopoiesi fascista: quello del “tedesco che ci ammazza ma nel giusto”!

Bisogna spendere anche qui qualche parola…
Giusto per capirci: se domani un esercito alieno invadesse la Terra e dicesse ai terrestri “per ogni alieno che ucciderete noi ammazzeremo 300 umani” la soluzione sarebbe non combattere? Ecco, questo é sostanzialmente ciò che sostiene chi, in altri contesti, si fa bandiera di concetti quali onore, dovere, sacrificio, coraggio: l’elevazione della codardia a dovere morale.

Peccato che, come già visto, per far reggere la narrazione del “tedesco che ci ammazza ma nel giusto” Russo é costretto a nascondere l’esistenza di un’intera fetta della popolazione e mettere sbrigativamente in secondo piano episodi come l’uccisione brutale di una quarantina circa di partigiani, a passare l’improbabile tesi che nessuno in paese abbia attribuito la responsabilità della rappresaglia tedesca ai tedeschi stessi, ad usare ogni elemento negativo disponibile (per quanto parziale e strumentale)  per demonizzare i partigiani ed agire in maniera specularmente opposta con i dodici sequestrati senza nessun interesse a fornire un quadro più realistico di una comunità divisa in vari gradi fra filocollaborazionisti e filopartigiani. Russo non lesina descrizioni sulla bontà d’animo del dirigente austriaco Krivitsch che tanto s’é fatto amare dalla gente del posto ma poi non osa commentare il fatto che proprio dei paesani lo uccisero nel maggio del 1945 (pag.50).

Nel testo i tedeschi sono una presenza malsopportata ma umana che manifesta violenza sui civili solo per colpa dei partigiani ed a causa della situazione in cui si trovano. I tedeschi sono descritti come un’entità ALTRA (per cui é possibile criticarne le brutalità) ma non ALIENA quanto i partigiani comunisti. Se i partigiani vengono da un’altro pianeta e non sono nemmeno  classificabili come umani, i tedeschi sono lo stronzissimo cugino d’oltralpe che fondamentalmente non sarebbe diverso da noi ma, per l’appunto, é stronzissimo e ci stiamo un po sui coglioni a vicenda ma é sempre meglio degli alieni comunisti.

Ecco che i tedeschi possono essere anch’essi antiitaliani (pag.39) e dei criminali che compiono atrocità inenarrabili come gli esperimenti coi gas sui prigionieri del campo di sterminio della Risiera di San Sabba (pag.191,253), ma al tempo stesso il testo gli riconosce la dignità di chi concede l’onore delle armi (pag.36) ed é possibile che i dirigenti tedeschi delle cave si facciano ben volere dalla gente del posto (pag.50). Concessioni “umane” impossibili da trovare nei confronti dei partigiani.

Se [quegli stronzi dei nostri cugini] provano a comandarci li riempiamo di botte, ma se nei paraggi girano [alieni schifosi], con [quegli stronzi dei nostri cugini] ci tocca, ahinoi, far comunella.

Sostituire [quegli stronzi dei nostri cugini] con [i nazisti] e [alieni schifosi] con [partigiani slavi comunisti] ed ecco che il rapporto dell’autore con i tedeschi é bello che spiegato

Detto in altri termini: vittimismo e chiagni e fotti, ossia lamentarsi delle brutalità dei nazisti ma al tempo stesso tenerseli buoni. Tenerseli tanto buoni da… non chiamarli nemmeno “nazisti”!

Innanzitutto vengono raramente definiti tali: ai termini “nazis*” che compare solo 4 volte nel testo, “nazifascis*” (1 volta), “SS” (10 volte), RSI (20 volte), “fascis*” (56 volte) é invece preferito un più neutrale “tedesc*” (oltre 200 volte) e “italian*” (oltre 200 volte).

Una nota va fatta sull’uso di “fascis*”: nelle sue varie designazioni il termine “fascismo”, nel testo, viene usato per indicare il movimento politico mentre “fascist*” é perlopiù usato come aggettivo per caratterizzare entità reali e astratte (era fascista / occupazione fascista) ma quando il testo parla di persone, il termine fascist* viene utilizzato con estrema parsimonia (solo 13 volte, a pag.31,37,39,77,78,97,113,159,196,183,210). Stesso discorso su RSI ed SS.

Invece il fascismo, inteso come “entità ideologica”, é presentato come un qualcosa di limitato a Salò. Il testo é come se dicesse “nelle nostre valli il Fascismo con la “F” maiuscola non c’é; qui c’é solo brava gente che vuol -stare tranquilla- assogettandosi all’occupazione nazifascista per amor del quieto vivere”.

Russo insiste molto nel ricordare quanto l’”odio nei confronti degli italiani” da parte dei partigiani slavi sia nato a causa di anni di persecuzioni fasciste (deportazioni, prigionia, scomparsa e/o morte di parenti) e non indaga tale affermazione più a fondo, come se ciò bastasse a giustificare una mattanza in stile “Hostel”. Ma non é l’unico caso di concessione: quando deve narrare di come

“gli alpini italiani si erano serviti del tradimento e dell’inganno ad opera di un locale e non avevano avuto alcuna pietà per i caduti, ben 38, legati con filo di ferro e trascinati a valle come tronchi di legna, orrendamente deturpati e sfigurati (pag.120)

Russo non riporta alcuna traccia di odio o ferocia da parte degli alpini. Nessun viaggio interiore nella psiche, nessun incitamento ad immedesimarsi. Eppure la brutalità degli alpini nei confronti dei partigiani é evidente. Il trattamento riservato da Russo alle ben documentate stragi compiute dai nazifascisti consiste nel sorvolare sbrigativamente trattandole come errori, eccessi di giusta brutalità, normale sacrificio di guerra, mentre al contrario il trattamento riservato alla figura dei partigiani é quello della mostrificazione orrorifica e spirituale.

L’errore di fondo che permea tutto il lavoro dell’autore consiste nell’usare le dichiarazioni su specifici eccessi nazifascisti come concessioni (vedi sopra) per poi ritenere che queste semplici concessioni bastino a garantire una presunta equità di trattamento delle due parti coinvolte (partigiani e nazifascisti): in realtà queste concessioni, perlopiù blande, superficiali o limitate a casi particolari, vengono utilizzate come moneta da spendere nella demonizzazione totale dei partigiani.

“E il piatto di quella infuocata bilancia non poté non pendere in maniera drastica e impressionante contro i prigionieri, rei di essere carabinieri e italiani, vittime designate sull’altare dell’odio e della vendetta nazionalistica estrema: bisognava sacrificare loro, come da programma, perché loro, più di ogni altro appartenente alle forze militari e di occupazione, rappresentavano l’Italia e il governo italiano: nessuna pietà quindi per quei carabinieri italiani, nessuno sconto, anzi l’esecuzione doveva essere terribile e tremenda e doveva servire da monito a tutti gli altri”. (pag.121 – grassetti miei)

Non una mezza riga con questi toni é riscontrabile nelle descrizioni compiute dai nazifascisti. Ammettere anche solo parzialmente alcuni errori dei nazifascisti per dare l’impressione di equità é un “costo narrativo” che l’autore fa ripagare con una mostrificazione della figura del partigiano tanto profonda da volerne descrivere  addirittura l’anima.

Secondo quanto riportato da pag.150 da una testimonianza riguardo a ciò che avvenne successivamente al sabotaggio della centrale e della casermetta veniamo a sapere che vennero chiamati i paracadutisti tedeschi a presidiare la centrale, ma essendo la caserma distrutta presero possesso dell’adiacente stalla di proprietà di Francesco Kemper e nel far ciò ne ammazzarono tutte le pecore per cibarsene. Kemper dovette sottostare all’imposizione facendo buon viso a cattivo gioco.

FERMI TUTTI!!!! Qui il Russo riporta un evidente abuso dei nazisti e ne descrive la malsopportazione del Kemper senza nessuna demonizzazione, nessun aggettivo spregiativo, nessun richiamo a Dio o stragi di agnelli sacrificali: niente di minimamente paragonabile alla visione demoniaca delle azioni partigiane! I tedeschi sono però rei di compiere il sopruso “senza alcuna cortesia” e di non invitare il padrone di casa o i suoi colleghi a “partecipare al pasto” (!!!) mentre i partigiani, come già visto, trasmettono addirittura un “virus” che corrompe tutto ciò che li circonda.

Nel testo le denunce contro le atrocità naziste sono sempre molto generiche o riguardanti “altri” (slavi): quando violenze e soprusi dei tedeschi riguardano “noi” (gli italiani), viene tutto stemperato, ammorbidito. Da un aneddoto minore come i nazisti sgarbati che si mangiano le pecore altrui senza invitarlo al pasto si passa dunque ai nazisti cattivoni che incendiano un villaggio e ammazzano civili ma la colpa non é loro bensì dei partigiani brutti.

3.11 IL CONTAGIOSO VIRUS PARTIGIANO

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I partigiani di Russo possiedono una caratteristica interessante: contagiano col loro male tutti coloro che hanno la sventura di starvi accanto. Chi viene “toccato” dall’aura partigiana s’imbruttisce, si corrode dentro, perde l’anima o é costretto a trascorrere un’esistenza fatta di incubi e tormenti. Nessuno scampa: in “Planina Bala” tutti coloro che vengono in contatto con i partigiani restano contagiati (a dire il vero ci sono alcune eccezioni e, come vedremo, sono INTERESSANTISSIME). A questo proposito é interessante osservare i singoli casi, sia di chi s’é preso il virus partigiano, di chi invece al virus ha resistito e soprattutto alcuni casi ambigui:

A pag.97 Russo evidenzia come Boris, appena tredicenne, sia già stato corrotto dalla figura del partigiano Socian: “Al giovane Boris non era sembrato vero poter dare una mano al suo osannato ispiratore”  e si presti ad emularne la follia.

Lo stesso avviene con la giovane lavandaia Mirka che, pur descritta come ragazza “allegra e socievole un po’ con tutti, di facile amicizia e di amena compagnia” (non si capisce bene se ciò vada inteso alla lettera o sia un modo velato d’intendere che fosse una ragazza sessualmente molto disponibile), corrotta anch’essa da Socian, sviluppa un partecipato entusiasmo nel fare da esca per la trappola: “La Mirka non sembrava affatto in imbarazzo, anzi quella sera era più esilarante del solito, perfino più curata fisicamente e con un entusiasmo accattivante e trascinante” (pag.98).

Anche Maria (Myza?) e Mafalda, rispettivamente sorella e moglie del Lojs Kravanja-Gajger, manifestano la loro corruzione nel gioire dei doni materiali ricevuti dai partigiani in pagamento dei loro servigi. Gioia che viene espressa con la totale indifferenza al fatto che i partigiani lì presenti stessero decidendo della vita o della morte dei dodici sequestrati. La corruzione diviene ancor più esplicita quando con gentilezza ed ospitalità più cordiali e generose del solito (pag.119) le donne versano sale e soda caustica nel cibo per i carabinieri “nella ilarità generale” (pag.122). In epoca attuale Mafalda tenterà di “spegnere ogni entusiasmo” e scoraggiare ogni tentativo di ricerca e di approfondimento” del Russo (pag.15), il che é segno del perseverare nel tempo del virus.

Il fatto che l’anonimo “attivista” di Pluzna tradisca il gruppo di Socian poco dopo avergli servito da mangiare é chiaramente un segno della perfidia e corruzione che lo ha contagiato (pag.214)

Anche i sequestrati vengono corrotti dall’aura diabolica dei partigiani che alimenta divisioni e accuse reciproche e frantuma la coesione umana tra loro (pag.113), salvo ricompattarsi al mattino successivo con estremo pathos e lirismo patriott-ero(t)ico nell’affronto della morte (pag.130), ma nonostante ciò alla fine muoiono tutti.

Russo percepisce i segni del male anche direttamente quando incontra di persona Hrovat, verso il quale nutre immediatamente una antipatia naturale (pag.16)

Pure i partigiani stessi, vittime della loro stessa corruzione, sono in contrasto fra loro (pag.119) ma la loro mostruosità ha sempre il sopravvento, soprattutto a causa di Socian che non ha mai nessun tentennamento nel suo agire satanico.

I nazisti sono a loro volta contagiati dal virus partigiano: da quanto traspare dal testo i nazisti non fanno alcunché di male tranne quando perturbati dal virus partigiano. É a causa del virus partigiano che i nazisti sono costretti a bruciare il paese e fucilare 16/17 civili inermi (pag.43,52)

Anche gli uccelli del bosco, percependo (uno “strano sentore”) la corruzione partigiana ammutoliscono all’alba che precede il massacro (pag.127)

Non ultimo il sole nel cielo, che a poche ore del massacro “sembrava faticare quella mattina a farsi strada, quasi voglioso di nascondersi, quasi voglioso di non vedere o di scomparire” (pag.143) “Perfino il sole s’era nascosto tra le nubi, quasi a voler celare al Creatore della vita quella macabra carneficina” (pag.145).

Gli anonimi contadini che secondo quanto riporta Russo assistettero di nascosto agli eventi di cui non vengono forniti né i nomi né le testimonianze, se non dei generici hanno visto, erano lì si presume ne siano terrorizzati proprio in quanto anche a distanza di anni non rivelano i propri nomi per paura. In almeno un caso questo profondo turbamento viene trasmesso dal padre al figlio semplicemente narrandogli quanto visto (pag.145), turbamento tanto profondo da farlo scoppiare in lacrime nel momento in cui racconta a Russo la “verità” ripetutagli dal padre all’inverosimile. Ma l’essersi tolto questo peso dal cuore che dovette nascondere “per quasi cinquant’anni”, oltre a generare un tremore provocato dalla commozione lo fa sentire “finalmente libero, quasi leggero” come un peccatore che si redime nel sacramento della confessione. Vi sono però delle persone sulle quali il virus partigiano non funziona molto bene.

3.11.01 QUELLI CHE RESISTONO AL VIRUS

Ossia persone venute a contatto con i partigiani ma che non sono state toccate dal virus.

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MYZA KOMAC “una persona gentile e alla mano oltre che delicata e -gran lavoratrice-“ che ne stava lì “in solitudine, in compagnia del silenzio, della natura verdeggiante e delle sue poche caprette” (pag.17,110) e quando testimonia a Russo con fare “dolce” di aver visto i partigiani camminare sui monti con i sequestrati appresso lo fa con “gli occhi lucidi” (pag.18,110). Una donna che viveva una vita fatta di “campagna, le bestie in casa, i bambini piccoli, d’estate le bestie in Bala”, “che sarebbe potuta scorrere tranquilla se non fosse stato per la guerra e per la presenza continua e minacciosa dei partigiani”. Una donna con cui i partigiani ce l’avevano perché non si era unita a loro ed aveva convinto il marito a fare lo stesso.

VITTORIA FOCHESATO “nonnina gentile, alla mano, vivace e con una memoria di ferro, come si sul dire, molto schietta e di poche parole”
Nipote di uno dei contadini anonimi della Bausiza che assistettero agli eventi inveisce contro Socian, dice che non é vero che siano stati i tedeschi, che tutti sanno come siano andate le cose per davvero, che Gajger all’inizio si vantava di aver partecipato ai fatti ma poi ha cominciato a smettere per paura di ritorsioni. Aggiunge che a guerra finita alcuni di quei partigiani (i nomi non vengono fatti) sarebbe partito per il Belgio NELLA SPERANZA DI DIMENTICARE (ma come faccia ad affermare che la motivazione fu quella e non una motivazione economica come nella maggior parte dei casi d’emigrazione di quegli anni non é dato sapere). Interessante notare che ci venga fornito il nome della nipote ma non del contadino: eppure se ci fosse paura della “vendetta dei partigiani” l’aver nominato la nipote permetterebbe molto facilmente agli ultrasettuagenari ex combattenti del posto capire chi sia lo zio della Signora Fochesato.

MARIA SULIN “vecchietta arzilla e gentilissima, piena di vita e senza mezzi termini”
Impiegata comunale che il 10 ottobre 1943 si trovava sul camion dei tedeschi che venne assaltato dai partigiani (e che faceva sul camion pieno di nazisti? era forse una loro collaboratrice?). Dice di essere informata sui fatti perché ha lavorato molti anni in comune e che Socian “andava casa per casa, mitra spianato in mano, e costringeva tutti a seguirlo tra i partigiani. Chi rifiutava, finiva di vivere, nel vero senso della parola” e che anche con lei “ha usato lo stesso sistema” (quindi le cose sono due: o la signora Sulin é stata partigiana oppure é un fantasma che parla. Hmmm…)

ADA PELLIZZARI “una gentile, sensibile, amorevole signora”
Testimonia che suo fratello Osvaldo Pellizzari, su cui si vocifera facesse parte del gruppo di partigiani di Socian, combatté invece con le forze di Mussolini contro in Francia e Grecia-Albania, dove rimase prigioniero fino a dopo la fine del conflitto.
Aggiunge che nella sua famiglia c’era un partigiano: Vladimir Cernuta (ma non é chiaro se facesse parte del gruppo di Socian e se si, da quando). Infine ricorda la scena orribile dei cadaveri dei militi della GNR esposti.

MARY (sorella di Ursic e moglie di Socian) “una vecchietta gentile, rispettosa, affabile, disponibile”. Racconta di come Ursic venne tradito dai compagni

Cos’hanno in comune queste persone? Sono tutte donne, antipartigiane e che forniscono informazioni utili a supportare la versione dei fatti sostenuta da Russo o perlomeno la sua descrizione del mondo. Interessante osservare come tutte queste donne che forniscono materiale utile vengano descritte con estrema positività da Russo.

 3.11.02 QUELLI SU CUI SI SORVOLA

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Ossia persone venute a contatto con i partigiani su cui Russo non fa alcun commento che possa indicare se abbiano preso il virus partigiano o ne siano rimaste indenni.

IL PADRE DELL’AMICO DI RINALDI di cui non viene data testimonianza di drammi personali, anche se a dirla tutta non viene nemmeno data testimonianza di cosa avrebbe visto (pag.18), di chi fosse e che ne fu di lui (si presume però sia un contadino della Bausiza). Anzi: a guardar bene dice solo di aver seguito i partigiani ed aver “visto tutto” senza fornire alcun dettaglio. Boh? Forse però potrebbe essere inserito nell’elenco delle vittime del virus perché a quanto pare il figlio, semplicemente sentendo il racconto degli eventi appare sconvolto (pag.145) e quindi possiamo figurarci che anche il padre potesse esserlo altrettanto.

GIOVANNI VUERICH, un operaio delle miniere e compagno di lavoro di Tona Flajs, marito di Myza Komac. Dice che all’inizio tutti dicessero fossero stati i tedeschi a massacrare coi picconi i carabinieri, tra cui due-tre suoi compagni di lavoro che avevano fatto parte di quel gruppo di partigiani.

VIGJ VENTURINI, alpino del Reggimento tagliamento che aveva partecipato al recupero dei cadaveri a malga Bala prosegue la guerra “un po’ con altri gruppi di alpini, un po’ dandosi alla macchia, un po’ coi partigiani della Garibaldi” (pag.250), ossia brigate legate al partito comunista.

FERDINANDO KRAVANJA. Classe 1927. Ex partigiano sloveno compagno di Socian (ma solo verso il termine del conflitto: non all’epoca dei fatti, anche se a Tarvisio si vocifera diversamente) dice che “Socian, non solo con la storia dei carabinieri, ma anche e soprattutto con quella, ha fatto molto male alla causa slovena!”. La dichiarazione può apparire interessante in quanto chi parla é un ex partigiano, tuttavia bisogna tener conto che si tratta sempre dell’opinione di qualcuno che non ha assistito ai fatti (all’epoca aveva diciassette anni e non sappiamo cosa facesse) che potrebbe benissimo essersi convinto della bontà della versione propagandata dai nazifascisti. Aggiunge inoltre che tra i partigiani di Socian vi era anche tal Cirillo Kaska di Cave (oramai deceduto) ma che anche questi vi entrò solo verso la fine del conflitto.

LUCIANO RICCARDO ALDEGHERI Ex partigiano che si unì al gruppo di Socian ma solo ad ottobre del 1944. Parla molto male di Socian mostrando di non averlo in simpatia e lo descrive come un focoso e spavaldo sanguinario. Al tempo stesso fa notare che “qualsiasi cosa succedeva, la frase era unanime: “E’ stato Socian!” Era il parere di tutti, anche quando lui non c’entrava niente” (pag.43). Pure lui attribuisce a Socian la responsabilità della rappresaglia dei nazisti nel 1943 e dice che la popolazione ed i partigiani stessi non gli erano favorevoli. Dice che tutta la comunità sapeva esattamente cosa fosse successo in malga Bala (pag.149) e che l’azione di malga Bala “certamente era sfuggita di mano agli stessi promotori”.

QUALCUNO DEI SUBALTERNI A pag.120 Russo parla di uno o più partigiani del gruppo di Socian che, mesi dopo i fatti, diranno che forse sarebbe stato preferibile liberare gli ostaggi. Chi sono questi subalterni? Con chi parlarono? Anche questo non é dato sapere…

GLI OPERAI DELLA CENTRALE E LA MOGLIE DI UNO DI ESSI che, tuttavia subiranno all’epoca sospetti ed un’accusa di collaborazionismo, così come un atteggiamento un po incerto da parte di Russo, che si mette nei loro panni quando tentano di salvare la centrale (pag.150) ma poi mette in dubbio la possibilità che la Maria Berlot, moglie di uno di questi, possa aver telefonato alla Direzione della miniera (pag.155) nonostante questo dettaglio sia riportato in una lettera di un colonnello della GNR motivando i suoi dubbi “in quanto quella volta il telefono, specie a Bretto di Sotto, doveva essere un qualcosa di estremamente raro e prezioso e non a disposizione della moglie del sorvegliante della centrale”. La donna infine verrà arrestata perché sospettata di collaborare coi partigiani per essere temporaneamente liberata grazie alle pressioni di un “carabiniere” della GNF ed essere successivamente riarrestata. Altro elemento di dubbio sollevato da Russo a pag.177 é che il 24 marzo (il giorno dopo l’assalto alla centrale) la donna si recò in Bausiza per acquistare “un po’ di burro, formaggio e soprattutto latte”, ed in quell’occasione s’accorge del passaggio di partigiani e sequestrati. Tornata a casa racconta quanto visti ai famigliari, la voce circola e viene arrestata (ma se la fonte di queste informazioni non é Maria Berlot stessa bisogna dedurre che sia uno dei parenti che la tradirono?).
Dinnanzi al caso di una persona che Russo non sa bene se inquadrare come collaboratrice dei partigiani o vittima sfortunata del virus partigiano assistiamo ad una totale assenza di commenti: nessuna invocazione mistica né demonizzazione.

BEPI FLAJS ha invece l’onore di essere il caso più interessante tra quelli qui elencati. Nel testo é l’unica persona citata con nome ed entrata in contatto coi partigiani su cui il virus partigiano sembra non aver avuto effetto se non per una generale “paura” nei loro confronti. A differenza di coloro che hanno sconfitto il virus partigiano, Bepi Flajs non mostra alcun segno di redenzione. In effetti, pur essendo il testimone più importante dell’intero libro (vedi sotto) é strano non osservare nemmeno una riga che ci parli della sua persona. O meglio: viene semplicemente descritto come una persona vicinissima a Gajger e Mafalda e che ha dovuto sempre fare buon viso a cattivo gioco coi partigiani in quanto ne era impaurito (pag.147); viene inoltre descritto come un uomo che agisce secondo le disposizioni del Gajger (pag.147). Ma pur avendo queste informazioni base sul ruolo di Bepi Flajs non sappiamo nulla della PERSONA Bepi Flajs. Strano: abbiamo qualche dato biografico e breve descrizione di persone che riportano informazioni di seconda mano ma non ci vien detto nulla della fonte principale del libro? Molto strano.

Cos’hanno in comune queste persone e cosa li distingue da quelle che sono rimaste con certezza indenni dal virus partigiano? Sono tutte persone la cui testimonianza é interessante ma potrebbe far stridere la narrazione portata avanti dal libro:

Vuerich testimonia che alcuni partigiani erano operai della miniera e che vi lavorassero anche nei giorni a ridosso dell’uccisione dei dodici. Poiché dalla sua testimonianza sembra che ciò non fosse un gran segreto tra gli operai (e ciò contraddirebbe non poco l’immagine di “comunità unita” che emerge dal testo), Russo non si sofferma su questa testimonianza e passa avanti preferendo non commentare.

F.Kravanja é un ex partigiano e per questo motivo le uniche cornici in cui lo schema di Russo potrebbe inserirlo sono quelli dell’uomo bestiale (come Hrovat) o dell’uomo condannato a vivere in un incubo (come Gajger). Ma F.Kravanja fa un’affermazione che é al contempo utilizzabile ma pericolosa per l’impianto della tesi sostenuta: F.Kranavja critica Socian ma senza avere elementi di testimonianza diretta. Si é dunque di fronte ad una mera opinione personale che potrebbe sembrar avere un qualche valore in più rispetto alle altre in quanto proveniente da un partigiano. Ciò inoltre potrebbe alimentare qualche ragionamento sui tipi di rapporti che intercorrevano tra i vari gruppi partigiani, sulle diverse posizioni e vedute, smontando l’idea di un “unicum” bolscevico. L’autore dunque preferisce evitare ogni approfondimento lasciando solo i commenti negativi su Socian, facendo intendere che anche qui si sia di fronte ad un caso di virus partigiano che porta i bolscevichi a litigare non solo col mondo ma anche tra di loro senza (mai specificarne il) motivo. A differenza dell’affermazione negativizzata di Hrovat vista al punto 2.05 qui non é possibile effettuare un’operazione simile perché anziché avere due affermazioni di cui una completamente accoglibile ed una neutra, qui ci si trova dinnanzi ad un’unica affermazione che per essere accolta va maneggiata con cura.

Aldegheri fornisce una descrizione di Socian perfettamente in linea con l’immagine che ne dà Russo. Ma anche Aldegheri é un’ex partigiano e ciò, come nel caso di Kravanja si rivela al tempo stesso un’arma a doppio taglio: da un lato appare come una fonte “interna” ma dall’altro potrebbe disgregare l’immagine del “fronte unico partigiano” (domanda: premesso che a quanto ne so Socian poteva benissimo essere un impetuoso e passionale figlio di buona donna antipatico a tutti senza che ciò ne faccia un mostro, non é che Aldegheri fosse un partigiano cattolico che ce l’aveva con Socian, magari perché era comunista o per antipatia “a pelle” come quella di Russo con Hrovat? Purtroppo il testo, che a pag. 174 pubblica la foto del fienile della famiglia proprietaria del terreno su cui sorse il cimitero in cui furono sepolti i dodici, non riserva la stessa meticolosità informativa e ricchezza di dettaglio sulle fonti  “interne”)

Il fatto che l’alpino Venturini ad un certo punto decida di entrare in una brigata partigiana non riceve alcun tipo di commento, forse perché obbligherebbe a reinquadrare la resistenza da un “unicum bolscevico” ad una formazione temporanea e variegata.

Del trattamento ambiguo con cui vengono narrati gli operai della centrale si é già detto mentre invece di Bepi Flajs si vedrà in maniera dettagliata più avanti.

3.11.03 IL REMITTENTE

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Russo percepisce nuovamente di persona il male quando incontra Lojs Kravanja-Gajger, il postino dei partigiani: che va ad intervistare “in una stanza più che angusta dove da anni s’era condannato a vivere travolto dagli incubi, mi era sembrato di essere a contatto diretto col diavolo in persona: risento ancora oggi la pelle ritirarsi e raggrinzirsi gelata, al ricordo!” (pag.14).
La vita travolta dagli incubi a cui Gajger (sempre descritto come fedele servitore dei partigiani) “s’era condannato”, é il contrappasso necessario affinché espii i propri peccati. A differenza dei partigiani intervistati da Russo che non mostrano alcun segno di pentimento, delle donne che accompagna con parole di cortesia e delle persone su cui evita di esprimere pareri, dal testo traspare che Gajger ora é almeno interiormente conscio del male con cui ha vissuto e ciò é indice di un possibile ravvedimento e salvazione. Il fatto che Gajger viva travolto dagli incubi é quindi segno di uno struggimento derivante dalla presa di coscienza di esser stato nell’errore ed é grazie a questa frattura che s’intravede la possibilità di una rinascita ed avvicinamento al vero; dunque, la sua testimonianza-confessione, per atto di fede, acquisisce credibilità. Vengono anche segnalati alcuni tratti del Gajger pre-remissione, ossia “duro e scontroso, chiuso, solitario” (pag.112) che, se non sono ancora segni del virus sono indici di un qualcosa che non va e che dimostrano la “natura” incline a contrarre il virus del Gajger.

3.12 LA GUARDIA NAZIONALE REPUBBL…… EHMMM…. CARABINIER….

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Abbiamo già osservato come il testo preferisca parlare di “tedeschi e italiani” anziché di “nazisti e fascisti” e della mole di aggettivi negativi destinati ai partigiani cui non viene mai riconosciuto alcunché di umano, ma il caso più eclatante é il modo in cui vengono nominati i 12 sequestrati!

INSERTO STORICO – parte 11 –  LE DIVISE DELLA GNR

I membri dell’arma dei carabinieri che aderirono alla RSI vennero fatti confluire nella Guardia Nazionale Repubblicana (GNR), forza armata istituita l’8 dicembre 1943 per sostituire ed inglobare i Reali Carabinieri, la MVSN e la Polizia dell’Africa Italiana. I compiti della GNR erano teoricamente quelli propri dei carabinieri anche se in realtà prese parte soprattutto alla repressione contro i partigiani (fonte). La GNR fu una tra le varie formazioni armate repubblichine, definita anche “la quarta forza armata della repubblica” (fonte: Frederick W. Deakin, “Storia della Repubblica di Salò” Torino, Einaudi, 1963; pag.874,875) che agivano con un certo grado di autonomia sia decisionale che di bilancio in un mix di collaborazione e rivalità reciproca. Fu una delle prime milizie istituite dalla RSI e una delle più consistenti per numero di uomini ed armamento per un totale di circa 140-150.000 uomini al momento della sua istituzione.

Il 24 dicembre 1943 la RSI rese noto il decreto istitutivo della GNR che “segnava la cessazione ufficiale dell’Arma dei carabinieri su tutto il territorio della Rsi” (fonte: Giorgio Pisanò, “Gli ultimi in grigioverde. Storia delle forze armate della Repubblica sociale italiana” Milano, Fpe, 1967; pag.1701). Dopo quella data, dunque, nei territori occupati dalla RSI non esiste più il corpo dei carabinieri.

Teoricamente i carabinieri confluiti nella GNR avrebbero dovuto indossare l’uniforma grigioverde da paracadutista mod.42 ma in realtà la fornitura delle nuove divise fu disomogenea e non sempre completa e quindi la stragrande maggioranza dei militi mantenne l’uniforme mod.33 propria dei carabinieri cambiandone però fregi, distintivi e mostrine (fonte QUI e QUI). Non rare le situazioni in cui, per esempio, una divisa nuova veniva abbinata ad un berretto vecchio o il contrario). Il mantenimento delle unità di provenienza, delle caserme e dell’uniforme spiega come all’epoca restasse nell’uso comune il termine “carabinieri” per indicare militi della GNR provenienti dall’arma dei carabinieri.

Caratteristica della GNR che preoccupava non poco Mussolini fu il fatto che “la maggior parte delle classi tra i 20 e i 40 anni era internata in Germania, e benché la nuova Guardia nazionale repubblicana a parole riuscisse a raccogliere, insieme con i suoi vecchi quadri circa 140-150.000 uomini, si trattava per lo più di ragazzi tra i 15 e i 17 anni senza disciplina e senza addestramento militare” (fonte). Non é il caso dei militi a controllo della centrale di Bretto, le cui età al momento dei fatti andavano dai 20 ai 44 anni.

Dunque: nonostante i 12 militi di guardia alla centrale fossero militi della GNR e venissero indicati come “militi della polizia repubblicana” anche nell’articolo del Gazzettino di Padova pubblicato da Russo (che dichiara di aver trovato documenti sugli eventi di malga Bala proprio “Nell’archivio dell’Ufficio Storico del Comando generale della Guardia Nazionale Repubblicana di Brescia” (pag.153), nel testo i dodici militi di guardia alla centrale elettrica vengono chiamati “carabinieri” oltre 400 volte mentre la loro appartenenza alla GNR viene indicata solo 3 (tre) volte (p.es quando a pag.186 scrive “carabinieri rei di essere italiani e schierati con la Repubblica Sociale Italiana di Mussolini” o la segnalazione a pag.245 che i “carabinieri” della compagnia di Tolmezzo indossavano “tutti e sempre” la “divisa d’appartenenza alla Repubblica Sociale Italiana”).

Perdipiù a pag.176 Russo parla pure di “diverse corrispondenze” tra il “Gruppo dei carabinieri di Udine” e il “Comando Generale della Guardia Nazionale Repubblicana di Brescia” creando nel lettore impreparato l’illusione che nell’RSI carabinieri e GNR fossero due entità distinte.

Anche nel notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana del 28 marzo 1944 si parla dei dodici militi come “distaccamento G.N.R. ivi di vigilanza” (pagina 31 del notiziario, reperibile QUI)

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Il fatto che nel testo l’autore si rivolga ai dodici sequestrati usando oltre 400 (quattrocento) volte il termine “carabinieri” attribuendogli sfuggevolmente solo per tre volte l’appellativo di “guardie repubblicane”  rende evidente che si tratti di un tentativo di sfumare la loro aderenza al fascismo concentrandosi su una connotazione più neutra e politicamente spendibile (“dodici carabinieri uccisi” é più spendibile di “dodici repubblichini fascisti della GNR uccisi”). A pag.149 Russo dichiara che tutti i dodici militi furono “aderenti involontari” della RSI senza però aver mai specificato in nessuna parte del testo le posizioni personali dei dodici militi nei confronti dell’RSI e del fascismo e dunque senza giustificare in base a cosa sostenga fossero “involontari”.

Il fatto che lo stesso meccanismo avviene anche utilizzando prepotentemente “italiani” e “tedeschi” al posto di “nazisti” e “fascisti” con l’intento di dipingere una comunità omogenea conferma ulteriormente la volontà di Russo di non fare vera ricerca storica ma di propagandare in una forma “vendibile” la (debole) versione dei fatti che appoggia.

3.13 LETTURA RELIGIOSA DEGLI EVENTI

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Come già accennato, la narrazione dei fatti risponde a canoni di mitologia afascista di matrice cristiana. Se l’afascismo si evince dalla premessa storica e dal modo in cui vengono trattati e descritti partigiani e nazifascisti, la cristianità si evince sia dai commenti personali dell’autore che da una lettura degli eventi in chiave martirologica.

Giusto per dare un senso della misura dei richiami alla fede religiosa, il conteggio dei termini usati con tale attinenza religiosa é:

Dio (20 volte), martir* (19 volte) sacrific* (12 volte), infern* (9 volte) diabol* (8 volte), “piccolo dio della Coritenza” [inteso come dispregiativo nei confronti di Socian] (8 volte), tradizion* (7 volte), via Crucis (4 volte), Gesù (4 volte), diavolo (3 volte), Signore (3 volte), Padre (3 volte), Padrone della vita (2 volte), Maria (2 volte), cieli (2 volte), moral* (2 volte), Giudice eterno (1 volta), “furia satanica” (1 volta), Madonna (1 volta), Padreterno (1 volta), sacro (1 volta), spiritualità (1 volta), sovrannaturale (1 volta), Creatore (1 volta)

Si tratta di circa un richiamo ogni due pagine e mezzo: decisamente eccessivo per un testo che si propone di esporre un lavoro di ricerca storico (che dovrebbe limitare il più possibile le interpretazioni personali).

“Certo, solo l’uomo con la sua intelligenza e la sua potenza è capace di gesti così raccapriccianti, di azioni così infamanti e crudeli! Come sarà il loro atteggiamento quando, gioco forza, saranno costretti come tutti gli altri esseri viventi a presentarsi a loro volta in giudizio, davanti al Padrone della vita?” (pag.123)

Ad una lettura attenta non sfuggono nemmeno segnali meno espliciti di religiosità cristiana, come il fatto che a pag.130, narrando della salita dei dodici verso malga Bala (descritta come una “via crucis”), l’autore inserisce alcuni dettagli: la presenza si un maestoso faggio “a tre, enorme, divaricato, quasi impressionante per la sua mole e la sua maestosità” e di uccellini “Ogni tanto vispi pettirossi e gruppetti di cardellini irrequieti saltellavano impazienti mostrando un mondo ormai perso per sempre”. Maestosi alberi trinitari e irrequieti uccellini di un “mondo ormai perso per sempre” non sono elementi casuali: vengono presentati come segni ultraterreni carichi di significava mistica e salvifica.

Gesù invece ha detto: “Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siete tutti figli di uno stesso Padre, il quale fa sorgere il sole sopra i mal- vagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Amatevi dunque tra voi, come lo vi ho amato! E perdonatevi tra di voi, così come chiedete perdono per voi al Padre vostro che è nei cieli!” (pag.265)

La lettura religiosa si lega a doppio filo ad un nazionalismo di fondo che viene evocato sempre attraverso un generico senso d’appartenenza all’essere italiani che si manifesta perlopiù in negativo; in opposizione ai partigiani che non possono far altro che odiare l’Italia:

“Carabinieri rei di essere italiani”, “uccisi perché italiani” ed altre formule simili si ripetono, in maniera esplicita o meno, almeno una ventina di volte.

“Erano carabinieri, erano italiani e non potevano non morire che da carabinieri e da italiani, a testa alta, guardando in faccia i propri aggressori!” (pag.142)

“erano stati designati a morire per la Patria che non avrebbero potuto dimenticare né tradire” (pag.130)

La Patria che emerge dalle parole del Russo é esattamente la “Patria” nel senso primo del termine, ossia terra dei padri, terra del Padre: un concetto di “tradizione” applicato su un territorio e che l’omonima entità-amministrativa che la occupa deve rappresentare. La Patria (nel senso di Nazione-Italia) é dunque un’entità che come un velo deve ricoprire la Patria (nel senso di terra dei padri) con una tale precisione da non esser più distinguibili l’una dall’altra, come una Gerusalemme celeste che combacia perfettamente alla Gerusalemme terrena. E non é la Gerusalemme celeste a doversi adattare a quella terrena bensì il contrario: una volta stabiliti i confini della patria celeste quella terrena deve adattarvisi per rappresentarla materialmente. Italianizzandosi, fascistizzandosi…

 

3.14 IL PARALLELO CON LA PASSIONE DEL CRISTO

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Commenti e richiami religiosi non si limitano ad essere mere note a margine della narrazione ma arrivano a fungere da colonna interpretativa degli eventi, al punto tale che diviene lecito chiedersi fino a che punto determinati dettagli ed episodi abbiano ricevuto (volontariamente o involontariamente) un’attribuzione di peso maggiore o minore affinché meglio rispondessero allo scheletro interpretativo su cui l’autore s’è poggiato. Nello specifico é possibile osservare lo strettissimo parallelismo tra la narrazione del testo con quella della passione di Gesù:

Perpignano che viene obbligato a farsi aprire la caserma come un Giuda obbligato. Il raggiungimento della malga come via Crucis. La vista dell’albero a tre fusti come simbolo trinitario e della danza degli uccellini che mostrano “un mondo perso per sempre” come preannuncio del destino L’offerta di acqua zuccherata come la spugna intrisa d’acqua e aceto. Il peso dei beni fatti trasportare dai dodici come peso della croce. L’indecisione di alcuni partigiani come parallelo dei processi di Caifa e Pilato (il primo dei quali avviene nel bel mezzo della notte, come la notte tra il 24 ed il 25 passata dai dodici in attesa della fine). Socian che impone la sua volontà sui partigiani come i sacerdoti giudaici che spronarono la folla. Lo sberleffo e le risate delle donne della Bausiza che han ricevuto in dono quanto prelevato dalla caserma come i soldati che si dividono le vesti strappate del Cristo. L’ilarità che continua durante la somministrazione del cibo avvelenato come parallelo dei centurioni che si fanno gioco di Gesù ponendogli la corona di spine (con la variante contro-eucaristica dell’avvelenamento in sostituzione del pane e vino eucaristici durante l’ultima cena dei dodici). L’accettazione eroica del proprio martirio (stavolta non in nome del Padre-Dio bensì in nome del Padre-Nazione: patriottismo). Le torture come flagellazione e messa in croce. Gli sputi dei partigiani come gli sputi dei centurioni. I colpi di piccone e di scarponi chiodati come i chiodi della crocifissione. I contadini che seguono la processione ed osservano impotenti come le donne che assistono da lontano alla crocifissione sul Golgotha dietro ai soldati romani. Il silenzio degli uccelli del bosco ed il sole celato come segnali divini. La sistemazione dei corpi sotto una roccia come deposizione di Gesù. Bepi Flajs che sta dalla parte sbagliata ma (testimoniando i fatti) si converte come Longino;  stessa cosa per il ventunesimo partigiano che fugge, come fosse un centurione convertito. Il filo spinato attorno ai corpi come ulteriore parallelo alla corona di spine. I partigiani che prima si vantano del fatto ma poi negano tutto come il triplice rinnegamento di Pietro.

Al termine del massacro, prima che intervenga Gajger a sistemare i corpi, Russo scrive testualmente (grassetti miei):

Erano tutti in silenzio, l’euforia era di colpo svanita e un grosso velo aveva cominciato ad opprimerli in maniera ossessiva: unico loro scopo era ora di allontanarsi in fretta da quell’altare su cui avevano compiuto quel tanto sospirato sacrificio.

E tutto ciò avviene a pochissimi giorni dalla Pasqua (che quell’anno cadeva il 9 aprile)!

Ecco che si esplicita quella che é la motivazione profonda della mattanza così come la trasmette il testo di Russo, ecco che si spiega perché il testo insiste tanto sulla brutalità degli eventi ma vagheggi fumosamente sulle motivazioni che le avrebbero provocate: il significato profondo che ne vuol dare non é né di una strategia di guerriglia (come già visto: non poteva esserlo) né di un evento meramente operativo (troppo brutale e gratuito per esserlo), né di una reazione d’impeto (troppo programmato per esserlo) bensì di un sacrificio rituale, un sacrificio umano!

Ecco che il simbolismo evocato da Russo ed attribuito alle decisioni dei partigiani, che scelgono specificamente i dodici militi non perché casualmente a guardia di un obiettivo strategico, ma perché rappresentanti dei valori che devono esorcizzare ritualmente (l’italianità). Ecco perché opera il ribaltamento dell’azione da sabotaggio con conseguente sequestro a sequestro con sabotaggio di contorno.

Un sacrificio di italiani per rimarcare la propria natura slava e dunque “altra”. E nel testo che tipo di alterità differenzia gli slavi,  dai tedeschi e dagli italiani? L’essere comunisti!

Come nelle peggiori fantasie degli inquisitori rinascimentali che condannavano ad orribili dolori (con la tortura) e morti ritualizzate (in piazza) “streghe” colpevoli di provocare dolori (con la magia) e morti ritualizzate (nei sabba), é impossibile non accorgersi del doppio tipo di correlazione cui si é di fronte! Innanzitutto il parallelismo storico:

BENE – MALE

Fede – Stregoneria

Fede – Comunismo

NOI – LORO

Ed in secondo luogo l’esatto ripetersi di quei meccanismi di proiezione (sempre in senso junghiano) che se tra medioevo e rinascimento han fatto si che il potere dominante (la chiesa) potesse dipingersi un nemico che altro non era se non una versione speculare di sé stesso (messe nere come opposto speculare della messa religiosa, crocifissi rovesciati, bacio mistico col demonio ma sull’ano anziché sulla bocca, contro-rituali ecc…), oggi si ripetono tali e quali seppur adattati al nuovo contesto. Il partigiano, dunque, in quanto comunista (ossia lontano da Dio e dunque affine a Satana) e slavo (“altro”) diviene una figura aliena, la rappresentazione totale del male, l’ ALTRO per antonomasia su cui riversare ogni genere di nefandezza e orrore anche quando [lui] non c’entra(va) niente”: é l’orwelliano Goldstein di 1984 su cui va proiettato tutto l’odio che si porta dentro, é il Babau, il lupo cattivo delle fiabe, Gargamella. I partigiani sono il caos che perturba l’armonia del mondo. Ecco che i partigiani divengono i “satanici demoni delle montagne”; ecco che diffondono il “virus partigiano”; ecco che così come le streghe son colpevoli semplicemente del fatto d’esser streghe, anche i partigiani son colpevoli del solo esser partigiani (la metonimia partigiano = comunista avviene banalmente per generalizzazione); ecco che per dicotomia bisogna rappresentare i dodici come degli esempi di perfezione. Ecco che Russo elogia i partigiani della Osoppo che combattevano contro gli invasori ma accusa i partigiani di Socian che combattono contro i tedeschi usurpatori:  tutto parte dal fatto che partendo da una lettura del mondo fondata su materiali mitologici della cultura di destra e cattolica, il “comunista” é l’attante perfetto su cui riversare (proiettare) tutti i propri mali interiori e poco importa se questi attacchi seguono un filo logico.

Prima ancora di una lotta di ideologie, prima ancora di una lotta di classe, questa é una lotta fra modelli di pensiero opposti e inconciliabili.

Ecco emergere la palese contraddizione per cui agli occhi di chi affonda le proprie radici in un mix di cultura di destra il peggior male attribuibile ad un comunista (ateo che rinnega Dio) é ritenere compia atti di violenza ritualizzata fine solo a sé stessa (gesto inutile) e dunque di senso simbolico, ma sempre inteso (anche se non sempre consciamente) in chiave religioso-spirituale. Un sacrificio ateo per un non-Dio, un contro-Dio, Satana. Il comunismo come (cripto) satanismo. E poiché i partigiani,  essendo per generalizzazione tutti comunisti, si giunge a:

Partigiano = Satanista   

Questa é la chiave con cui il testo interpreta e dà senso alla narrazione della versione strage. La versione conflitto a fuoco viene quindi rifiutata a priori in quanto non leggibile in chiave martirologica poiché non é possibile attribuirle un senso spirituale in quanto NON basata su un gesto inutile.

Per concludere assume significanza anche il valore numerico delle persone coinvolte negli eventi qui trattati: i militi della GNR erano 12 come gli apostoli mentre il numero di 18 partigiani accettato da Russo (pag.147), per lo svolgimento del massacro sale a 21 (pag.127), perfetto contraltare speculare del numero evangelico (12-21). I partigiani come opposto ideale dei militi della GNR.

3.15 LE MOTIVAZIONI DEI PARTIGIANI…PER IL PUBBLICO

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Seppur il testo trasmetta prepotentemente l’idea secondo cui l’uccisione dei dodici aveva come scopo la messa in atto di un sacrificio rituale motivato dalla vendetta, questa non viene mai esposta in maniera esplicita in quanto idea indicibile. Questa indicibilità si spiega perfettamente se si tengono conto da un lato le origini di tale idea: non origini fattuali (non esistono prove o casi simili) bensì dalla proiezione (in senso junghiano) di idee senza parole (in senso jesiano) manifestate attraverso una chiave interpretativa cristiana e dall’altro l’atteggiamento dell’autore che, esattamente come cela i militi della GNR sotto l’etichetta di “carabinieri” ed i nazifascisti sotto le generiche identità linguistiche di “tedeschi” ed “italiani”, lima gli aspetti meno vendibili della sua versione affinché risultino accettabili dal pubblico cui si rivolge.

Per questo motivo il testo non riporta:

Dodici fascisti repubblichini militanti nella GNR uccisi da comunisti slavi in un omicidio rituale

ma scrive:

Dodici carabinieri torturati brutalmente dai partigiani perché italiani

e quel che comunica é:

Dodici giusti martiri torturati e uccisi da demoni comunisti alieni e semi-umani in un atto sacrificale esorcizzante simbolicamente il proprio odio contro la legge di Dio

Il testo dunque deve al tempo stesso comunicare questo senso pur scrivendo apertamente altro (a proposito di proiezione junghiana: qui il parallelo con la tesi di Russo secondo cui le torture che dovevano essere al tempo stesso un messaggio forte ma celato può dar moltissimo a cui pensare) e quindi vengono proposte alcune motivazioni terrene che vengono buttate nel testo senza soffermarsi troppo a commentare (e non é certo un caso se certe informazioni vengono fornite quasi con distrazione, senza soffermarcisi sopra)

pag.120 Russo indica nella distruzione della centrale lo scopo principale dell’azione, ma poche righe dopo specifica che Socian insistette perché i suoi uomini non desistessero dal compito prefissato di torturare senza pietà i militi della GNR per vendicare le persecuzioni subite dalle proprie famiglie ed il massacro di una quarantina di partigiani (“martiri” che “gridavano ancora vendetta”) avvenuto il 26 aprile 1943.

Quindi, andiamo con ordine: Russo sostiene che lo scopo principale era sabotare la centrale (pag.120), ma anche vendicare il popolo slavo (pag.77) del massacro di decine di partigiani avvenuto il 26 aprile precedente (pag.120) e vendicare pure i partigiani stessi dei soprusi inflitti dai fascisti a loro (pag.214) ed alle loro famiglie (pag.120) perché i partigiani erano divorati da odio (pag.29) anti italiano, ma anche impossessarsi delle armi della caserma (pag.102). Socian dunque convinse i suoi a rapire una dozzina di “carabinieri” militi della GNR scelti perché simbolo dell’Italia (pag.97) nella data, anch’essa simbolo, del 23 di marzo (solennità civile fascista) affinché gli italiani la ricordassero per sempre (pag.121), per torturarli però due giorni dopo in un luogo inaccessibile ove nessun nazifascista si sarebbe mai recato (pag.139) col forte rischio che la scoperta dei cadaveri avvenisse settimane o mesi dopo.

Eppure nel testo, fin dalla copertina, si ripete numerose volte che i 12 militi della GNR vennero uccisi “solo perché italiani” e nonostante a pag.120 lo scopo principale dell’azione sia indicata nella distruzione della centrale, nell’arco di tutto il testo il mantra che viene continuamente ripetuto é quello dell’ “uccisi solo perché italiani”.

Russo non spiega perché la data scelta non fosse il 26 aprile, come parrebbe logico nel caso di una vendetta per un fatto avvenuto il 26 aprile, né perché un’assassinio pianificato per tingere d’orrore la data simbolica del 23 marzo sarebbe stato eseguito il 25 marzo. L’unica giustificazione che se ne evince é che i dodici militi della GNR servissero per trasportare in montagna armi e beni rubati dalla caserma ma appare alquanto bislacca la combinazione di obiettivi simbolico-comunicativi (la strage) ed obiettivi meramente operativo-logistici (sabotaggio e trasporto armi) non tanto in un’unica operazione tattico-simbolica quanto in un pastiche di quelle che appaiono come due diverse operazioni malcombinate (A e B) con quattro diversi obiettivi: l’idea di sabotare centrale elettrica e relativa casermetta (A.1) sequestrandone gli occupanti (A.2) e utilizzarli per il trasporto dei beni (A.3) é già di per sé operazione complessa e aggiungere a tale schema l’esecuzione di un sacrificio rituale (B.4) da svolgersi due giorni dopo la data-simbolo cozza non poco all’interno del quadro (in realtà, come vedremo, c’é un motivo per cui Russo sposta l’uccisione al 25 marzo, ma non ha nulla a che vedere con strategie militari o simbolismi).

Non viene nemmeno spiegato in base a quale ragionamento solo i militi della GNR / Carabinieri sarebbero assurti al grado di “unici veri rappresentanti dell’Italia e soprattutto della Repubblica Sociale Italiana di Mussolini” quando, di fatto, ogni forza armata fascista era di per sé un rappresentante del fascismo e dell’Italia (pag.149).

Lo stesso Russo ammette che l’attività principale dei partigiani della zona consisteva nel portare avanti continui e ripetuti sabotaggi atti ad interrompere o rallentare le attività della miniera (che alimentava l’industria bellica tedesca e di conseguenza il conflitto) e che quindi l’episodio qui trattato sarebbe un caso unico ed assolutamente eccezionale. L’unico caso in cui Socian ed i suoi uomini, anziché mirare ad un obiettivo puramente strategico avessero deciso di compiere una mattanza simbolica rituale.

Russo tenta di dare credito a questa evidente stranezza nelle pagine 186,187 e 188 sostenendo che i partigiani “si erano “fatti prendere la mano” e che quell’azione “risultò oltraggiosa perfino del nome del partigiano e si trasformò in onta vergognosa per il comunismo nascente di Tito”, onde per cui subiranno un processo interno “per aver deturpato l’immagine del partigiano comunista slavo” che porterà a degradare “più di qualcuno” di essi e “lo stesso Socian vedrà interrotto e per qualche tempo compromesso il proprio prestigio e il proprio potere. Lo stesso Franc Ursic, come stiamo per vedere, verrà isolato, abbandonato e tradito dai suoi stessi uomini, solo perché si era fatto sfuggire di mano l’azione della Bala”. Da dove abbia appreso le informazioni su questi processi non é dato sapere ed in ogni caso ciò cozza decisamente con l’idea di una vendetta rituale pianificata per settimane! Ma come? Pianificano per settimane con il “capo supremo” un’uccisione eccezionalmente brutale per rovinare in eterno la memoria del 23 marzo ma proprio il fatto che le uccisioni furono brutali é ora segno del fatto che si fossero fatti prendere la mano?

Brutalità che non doveva essere brutale? Un’azione spettacolare che deve fungere da messaggio ma nascosto? Fatti del 25 marzo che dovrebbero rovinare la memoria del 23 marzo?

3.16 VERSIONE UNIC…..OOOOPS!!!

Più volte nel testo Russo insiste sul fatto che la popolazione locale venne a sapere fin da subito cosa avvenne in malga “fin nei minimi particolari” (pag.183) lasciando intendere che la comunità condivideva la versione dei fatti ora riportata nel testo di Russo senza indagare troppo a fondo il fatto che spesso la comunità accusasse Socian “anche quando lui non c’entrava niente” (pag.43). Nel testo vengono riportate anche alcuni interventi di persone che avevano saputo dei fatti per via indiretta e di cui non se ne capisce l’utilità se non il fare da pezza d’appoggio alla strampalata ipotesi di Russo.

Ma improvvisamente a pag.185 si riporta che in realtà non circolasse una, bensì almeno QUATTRO versioni dei fatti molto diverse da quella di Russo!

Versioni che Russo sostiene furono propagandate (ma da chi ed in che modo non lo specifica) nonostante “tutti gli abitanti del territorio sapevano ormai per filo e per segno ogni particolare sulla strage della Bala” anche se non osavano parlare a causa della paura (“anzi il terrore”) dei partigiani. Paura sulla cui assenza di motivazioni già si é detto.

VERSIONE UNO: La versione più divulgata e accreditata” diceva che i dodici furono uccisi dai tedeschi per farne cadere la responsabilità sui partigiani per aumentare la tensione e inasprire le azioni contro gli slavi.
(La versione più diffusa tra la popolazione locale scagiona del tutto i partigiani ed accusa i tedeschi!) [versione citata anche a pag.196,197,205,208,247]

VERSIONE DUE: Diceva che i dodici fossero stati uccisi da altri fascisti italiani per farne cadere la responsabilità sui partigiani, aumentare la tensione e inasprire le azioni contro gli slavi.
(Anche la seconda versione che circolava scagiona completamente i partigiani ma stavolta incolpa gli italiani) [versione citata anche a pag.196,197]

VERSIONE TRE: Diceva che i dodici furono uccisi dai partigiani in una normale imboscata e poi i tedeschi, scoperti i corpi, li deturparono dentro la malga (da qui il sangue sulle pareti) per farne cadere la responsabilità sui partigiani per aumentare la tensione e inasprire le azioni contro gli slavi. 
(La terza versione é sostanzialmente quella proposta anche da Franc Crnugelj ed inserisce le uccisioni in un contesto di guerra ma scagiona i partigiani dalle mostruosità addebitandole ai tedeschi per motivi di propaganda) [versione citata anche a pag.197]

VERSIONE QUATTRO: Diceva che i dodici fossero stati uccisi dai Domobranzi (slavi filonazisti)
(Anche la quarta versione scagiona i partigiani accusando un gruppo filonazista slavo) `versione citata anche a pag.193,197,264] 

La semplice esistenza di queste versioni la dice molto lunga sulla qualità delle informazioni giunte in paese. Russo sostiene che i contadini che assistettero alla mattanza raccontarono alla comunità del massacro compiuto dai partigiani, tanto che “Tutti sapevano fin nei minimi particolari” (pag.14,18,149,183,205,206,207,208,), ma se ciò corrispondesse a realtà non si spiegherebbe la nascita, in una comunità compatta e omogenea nell’accusare sempre i partigiani (pag.43) ed informata di un terribile crimine commesso da quegli stessi partigiani, di versioni favorevoli…. ai partigiani!

L’esistenza di queste versioni la dice pure lunga sulla considerazione di partigiani, fascisti e nazisti all’interno della comunità: solo nazisti e fascisti vengono ritenuti capaci di portare a termine un tale crimine. Molto interessante se si considera che la comunità descritta da Russo era unanime e compatta nel condannare i partigiani.

E Russo come commenta queste versioni? Russo le scarta in toto ritenendole irrealistiche, preferendo la versione ottenuta combinando le proprie fonti (che tra un attimo vedremo). In particolare, sempre a pag.185 asserisce che “è puerile pensare che si possano scongelare corpi, straziarli a crudo con picconi e altro e riportarli poi nella medesima posizione. Mai visto un corpo congelato spruzzare sangue e lasciare tracce così evidenti e macabre come quelle rinvenute da persone ben identificate all’interno della malga.”
Osservazione strana in quanto lo stesso Russo a pag.161 riporta la testimonianza di Nino Mafezzini (“carabiniere” della GNR che partecipò al recupero delle salme) secondo cui i corpi, a diversi giorni di distanza erano ancora in grado di sporcare di sangue chi li maneggiava: “[…] siamo tornati a valle, sfiniti e imbrattati di sangue umano, quello dei miei compagni, acqua e neve”. Trattandosi inoltre dello stesso teste che a pag.159 descrive i corpi con le parole “erano come sassi, pezzi congelati e deformi” é lecito chiedersi quanto di queste parole vada inteso come mera descrizione figurativa e quanto vada preso alla lettera, specie relativamente al grado di congelamento dei corpi, anche perché secondo la testimonianza di Nino Mafezzini sembrerebbe che non abbia nevicato granché tra il momento dell’uccisione ed il recupero dei cadaveri dato che i segni di trascinamento dei corpi erano ancora visibili sulla neve stessa (pag.158).

Interessante anche notare il fatto che in questo caso venga rimarcato da Russo che le tracce all’interno della malga sono stare rinvenute da “persone ben identificate”, in quanto, effettivamente, le uniche testimonianze di prima mano chiare e certe che Russo ha a disposizione riguardo a ciò che avvenne nella malga non sono quelle di chi partecipò all’uccisione dei dodici ma di chi partecipò… al recupero e identificazione delle salme (Russo non dà alcuna considerazione ala testimonianza del partigiano Srecko ritenendola menzognera)!

 


4.00 LE TORTURE

A questo punto bisognerebbe entrare nel vivo della vicenda, ossia analizzare il lavoro eseguito da Russo per giungere alla sua ipotesi su cosa accadde ai dodici dopo che furono sequestrati il 23 marzo 1944. Tuttavia, per meglio poter effettuare questo lavoro, é indispensabile tenere a mente anche ciò che avvenne nei giorni successivi e quindi  il capitolo inerente al momento-clou della vicenda é spostato al capitolo 7.


5.00 GLI EVENTI SUCCESSIVI

La storia narrata in “Planina Bala” é profondamente debitrice della “storia di questa storia”, ossia delle convinzioni sull’episodio sedimentatesi negli anni tra la popolazione locale. Prima fra tutte la “segretezza” e la vergogna con cui tale episodio veniva raccontato.

 

5.01 LE RICERCHE NON-RICERCHE

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Riguardo alle ricerche dei dodici il testo fornisce indicazioni diverse che, osservate una ad una, danno l’impressione di una totale mancanza di coordinamento e collaborazione tra le forze su cui però spicca l’azione dei tedeschi:

  • Le ricerche cominciarono il 24 marzo 1944 (pag.152)
  • I nazifascisti erano più preoccupati della centrale che della sorte dei dodici (pag.154, 231,)
  • Le operazioni di ricerca venivano seguite e controllate dai tedeschi, i quali, in gran numero, ispezionavano case e fienili alla ricerca di partigiani (pag.162)
  • I “tedeschi” effettuarono rastrellamenti nella zona (pag.236)
  • Le ricerche coinvolsero anche: Guardia Nazionale Repubblicana, Alpini del Reggimento “Tagliamento”, Milizia Confinaria.
  • Italiani e tedeschi “[…] mai come in quei giorni avevano ispezionato il territorio (pag.156)
  • I militi italiani, pur intensificando le perlustrazioni, anche dopo diversi giorni non trovarono nulla (pag.153)
  • I partigiani avrebbero ucciso i dodici senza usare armi da fuoco perché i nazifascisti erano alle loro calcagna e non volevano attirarli col rumore.
  • Gli alpini del “Tagliamento” intensificano le perlustrazioni ma senza alcun risultato.
  • I “carabinieri” di Tarvisio della compagnia “Tolmezzo” non partecipano alle ricerche né avevano un’idea chiara di cosa sia successo (pag.219)

La fonte più interessante presentata da Russo riguardo alla situazione post-sabotaggio che ci viene presentata é una lettera inviata il 25 marzo 1944 dal ten.col.Angelo Viticci, comandante del Gruppo di Udine della Legione “Carabinieri” al Comando generale di Trieste di cui vengono riportati alcuni stralci inframmezzati da una trascrizione di Russo del testo (testo che si apre con un riferimento ad una precedente segnalazione della tenenza di Tarvisio numero 4/22 del 23 marzo 1944). La divisione fra testo citato e trascrizione non é chiarissima ma presumendo che gli stralci non virgolettati siano quelli trascritti se ne desume:

“verso le ore 21 del 23 corrente certa Bertolotti Maria ecc. ecc., moglie di Giacomo Koserog, sorvegliante della centrale elettrica di Bretto Inferiore, a mezzo telefono informava la Direzione della Miniera che circa mezz’ora prima i partigiani avevano fatto saltare detta centrale dove doveva trovarsi il marito, del quale non aveva notizie, aggiungendo che nulla sapeva dei carabinieri addetti alla sorveglianza della centrale stessa”.

[IL SEGUENTE PASSO E’ DI RUSSO] Alle ore 23 il sottotenente Squadrelli avvertiva la tenenza di Tarvisio dell’accaduto precissando di aver già informato il comando tedesco, il quale la stessa sera aveva inviato un reparto del Presidio tedesco di Plezzo.

“Nelle prime ore di ieri unitamente al predetto ufficiale, all’ingegner Hempel e a personale della miniera stessa, il comandante la tenenza si è recato per le indagini del caso, a Bretto”

[IL SEGUENTE PASSO E’ DI RUSSO] dove poco dopo è giunto il comandante della compagnia di Tolmezzo, Santo Arbitrio. In occasione di quella ispezione, venne constatato che gli ordigni esplosivi avevano danneggiato una turbina, il fabbricato della centrale e altri accessori elettrici dei quadri, mentre

“la vicina casermetta ove alloggiava il distaccamento dell’Arma”

[IL SEGUENTE PASSO E’ DI RUSSO] era andato completamente distrutta. Segue l’elenco dei carabinieri in servizio,

“della sorte dei quali non è stato possibile raccogliere alcuna notizia”.

[IL SEGUENTE PASSO E’ DI RUSSO]  Dall’interrogatorio degli operai Andrea Cuder e Giacomo Koserog il gruppo in visita riuscì a sapere che il pomeriggio precedente il vice brigadiere e due carabinieri, uno dei quali -con biancheria sporca che recava alla lavandaia-, si erano allontanati dalla caserma e che verso le 18 erano stati visti in un bar di Bretto.

“Non è stato assolutamente possibile stabilire come i partigiani siano riusciti ad agire indisturbati né quale sia stato il comportamento dei carabinieri dato che nessuno ha udito colpi d’arma da fuoco da lasciar supporre un conflitto”.

“Gli operai Cuder Andrea, Koserog Giacomo e Komac Giovanni hanno dichiarato di non aver riconosciuto nessuno dei banditi che parteciparono all’azione criminosa e che si presume si trovino accantonati in zona prossima a quella compresa tra la chiusa di Plezzo e Plezzo.”

“Sono in corso i lavori della centrale la quale a quanto si presume potrà essere messa in efficienza fra una decina di giorni”.

Russo fa notare che la lettera é incentrata più sui danni alla centrale che alla sorte dei dodici.

Io faccio notare che le parti non riportate in originale hanno tutte in comune il contenere i riferimenti di grado e compagnia delle persone e degli enti citati, ossia, in originale, potrebbero essere rivelatori della loro appartenenza alla Guardia Nazionale Repubblicana. Faccio pure notare che il sottotenente Quadrelli, saputo del sabotaggio della centrale avverte PRIMA il comando tedesco e solo dopo la tenenza di Tarvisio, il che offre un’immagine molto chiara della gerarchia tra diversi corpi coinvolti.

In sostanza il quadro sembra questo: partirono immediatamente operazioni di ricerca gestite dai “tedeschi” che, in gran numero, controllavano seguivano l’intera operazione di ricerca ispezionando e mettendo a soqquadro case e fienili (pag.162) mentre le diverse milizie italiane, che erano sottoposte agli ordini tedeschi (pag.152), sembra non furono ben informate dei fatti: parrebbe che alla tenenza di Tarvisio della GNR non abbiano avuto un’idea precisa di cosa fosse accaduto ai loro colleghi di Bretto (pag.219) se non ad alcuni giorni di distanza (pag.200) né sapessero bene l’una cosa stesse facendo l’altra (un banale esempio di come funzionassero le relazioni quotidiane tra i diversi corpi é l’aneddoto a pag.200,201) nonostante gli operai della centrale avessero chiaramente indicato il responsabile in Socian (che era noto alle autorità, tanto che ne possedevano anche una foto segnaletica) nessuno della comunità locale che (secondo l’autore) seppe fin da subito e nei minimi particolari cosa avvenne (pag.149) in quei giorni e in quelle settimane si preoccupò di assicurare alla giustizia il tanto temuto e famigerato Socian e far piena luce sugli avvenimenti comunicando ciò che sapeva.

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FERMI TUTTI!!! In precedenza Russo afferma che diversi contadini furono in grado di seguire di nascosto partigiani e “carabinieri” fino alla malga senza farsi notare nonostante quei territori fossero territorio incontrastato dei partigiani comunisti (pag.99) e che i partigiani vennero già visti al mattino successivo da diversi contadini e bambini ed ora dice che i nazifascisti brancolarono nel buio per giorni.

Anche qui c’è qualcosa che non torna: Russo sostiene che la popolazione avesse in simpatia i “carabinieri” militi della GNR, che fosse impaurita dagli odiati partigiani (che, come già visto: sono pochi e isolati quando li si odia ma tanti ed appoggiati da una rete tentacolare quando se ne ha paura), che il parroco di Bretto invitasse pubblicamente i concittadini a non parteggiare per i partigiani e che succede? Quando i tanto odiati partigiani rapiscono i tanto amati militi della GNR non v’é una sola persona che fornisce manco una dritta anonima ai nazifascisti, né i nazifascisti tentano di ottenere informazioni da uno dei contadini? Nessuno interrogò mai i contadini della Bausiza? Si parla di ispezioni in case e fienili ma il contrasto tra: [odio per i partigiani+simpatia per i dodici+immediata e precisa conoscenza degli avvenimenti] e [mancata collaborazione con milizie in cerca dei dodici] stride non poco.

“I tarvisiani in quei giorni di Pasqua di quel 1944 non si dimenticarono dei loro carabinieri barbaramente massacrati dagli odiati partigiani slavi e più di qualcuno si portò fino al nuovo cimitero oltre Tarvisio basso, sulla strada per Cave, per una preghiera e un mazzo di fiori” (pag.219)

Per giustificare ciò Russo si appella al terrore della popolazione sia nei confronti di quei partigiani di cui non é stato in grado di documentare nemmeno un solo atto certo di inciviltà verso la comunità locale, sia dei nazisti che quando compiono una strage ed incendiano l’intero paese comunque non ne sono fino in fondo responsabili.

Il perché non avvenga alcun tipo di operazione di rappresaglia contro i partigiani non viene affrontato da Russo nonostante la stranezza della cosa!
Ma come? Cinque mesi prima, per l’uccisione di tre-quattro dei loro, i nazisti compiono una strage ed incendiano un’intero paese ed invece adesso, con dodici militi torturati a morte dopo averli rapiti beffando l’intero apparato di sicurezza non fanno nulla di nulla, ma proprio assolutissimamente nulla e Russo non s’interroga sulla stranezza di ciò?

Ciò che viene rimarcato anche da Russo é il fatto che i nazifascisti fossero più interessati a ripristinare e mettere sotto controllo la centrale che a cercare i dodici (pag.153), ma questo di certo non può giustificare una totale assenza di intervento vista la gravità dell’affronto subito.

Russo sembra sostenere che non vi fu alcuna reazione perché essendo concentrati sul ripristino della centrale, i nazifascisti non avessero interesse a colpire i responsabili di quell’affronto, ma al tempo stesso rimarca come, dal momento della scoperta, per settimane la propaganda utilizzò i corpi martoriati dei dodici militi della GNR proprio per colpire i partigiani dipingendoli come dei mostri. Quei corpi deturpati furono per i nazifascisti un’arma eccezionale da scagliare contro i partigiani.

Dunque quando parliamo di nazifascisti parliamo di pasticcioni disorganizzati e dal pugno di seta? O, forse, stiamo parlando di qualcuno che non é stato in grado di catturare/uccidere i partigiani e, per non tirar troppo la corda nei confronti della popolazione locale che già aveva subito una pesante ritorsione in autunno, decise di agire diversamente ed usare questi cadaveri per fare propaganda antipartigiana tra la gente del posto e che quindi maggiore era lo scempio dei cadaveri e maggiormente sarebbero risultati un’arma potente?

 

5.02 LE DUE VERSIONI DELLA SCOPERTA

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Dopo alcuni giorni (non viene specificato quanti, ma si può presumere ciò sia avvenuto il 30 marzo – vedi pag.162) una pattuglia di tre soldati tedeschi giunse in Bausizia e chiese informazioni agli abitanti della zona su quale sentiero intraprendere per andare da lì fino alla val Trenta (p.155). Chiesero informazioni a Myza Komac, Tona Suler ed il padre Josef. Tutti li sconsigliarono a causa della neve in quota. (NB: si presume che l’unica testimonianza di ciò sia Myza Komac in quanto non vien mai indicato che i Suler siano stati intervistati. Manca invece ogni riferimento temporale sull’evento)

Da qui in poi il racconto prosegue come in altri punti senza citare alcuna fonte ma proponendo due versioni:

VERSIONE UNO: I tre proseguono lo stesso ma sbagliano strada . Dopo diverse ore di marcia vedono malga Bala e vi si avvicinano per chiedere informazioni (NB: avrebbero sbagliato addirittura valle senza accorgersene proseguendo “per diverse ore” stando a nord del Pihavec anziché al sud e ciò implicherebbe una conoscenza della zona praticamente nulla). Qui, “con enorme meraviglia” trovano i cadaveri che spuntano “dalla neve come tronchi accatastati” (pag.156) e ridiscendono a valle per segnalare la cosa. Ma Russo osserva che secondo “Qualcuno degli osservatori postumi ritiene che questo episodio può anche non essere vero, in quanto sembra confezionato ad arte (grassetto mio) e propone una seconda versione:

VERSIONE DUE: La scoperta dei corpi sarebbe avvenuta su soffiata di qualcuno della Bausiza o per tradimento di un partigiano.

A sostegno della prima versione dunque v’é probabilmente la sola testimonianza di Myza Komac la quale può solo aver riferito di aver dato indicazioni a tre tedeschi senza però sapere, poi, cosa questi abbiano fatto, che strada abbiano percorso o che emozioni abbiano provato alla vista dei corpi. Non si tratta dunque di una prova ma della testimonianza di una donna che un certo giorno diede un’indicazione a dei soldati e poi non vide quel che accadde.

Ma che trattamento offre Russo alla seconda versione dopo aver citato quella da lui ritenuta veritiera solo una testimonianza che dice assai poco? La scarta perché…non ci sono prove! Per dare maggior conferma a questa decisione rimarca che la gente del posto era terrorizzata degli italiani e dei tedeschi che “mai come in quei giorni avevano ispezionato il territorio” (pag.156) ma al tempo stesso riporta che secondo Gajger i tedeschi furono probabilmente informati da “qualche partigiano scappato dal gruppo” (pag.156), ipotesi che Russo scarta sostenendo che se così fosse i corpi si sarebbero ritrovati immediatamente dopo lo scioglimento del gruppo ad azione terminata anziché a diversi giorni di distanza e che questo partigiano sarebbe stato arrestato (ma non considera che l’informazione potrebbe essere stata data alcuni giorni dopo, né che potrebbe esser stata fatta pervenire ai nazisti per vie traverse, né che eventuali spie fra i partigiani avrebbero potuto esser comode anche in futuro, né che l’informazione potrebbe esser stata fornita in maniera generica come “una malga dopo la piana della Bausiza, nella valletta che porta in val Trenta”) ed aggiunge che “Quei tedeschi non stavano affatto cercando i carabinieri; andavano per conto proprio diretti in val Trenta” (pag.157) senza spiegare in base a cosa possa affermare ciò (NB: bisogna anche osservare che in quei giorni in cui si stava battendo il territorio come non mai per cercare i dodici scomparsi, raggiungere la val Trenta passando a piedi sui ripidi sentieri innevati della Bausiza quando la si poteva molto più agevolmente raggiungere con gli automezzi passando da Sonzia e Trenta a rigor di logica sembra più essere un’operazione di ispezione del territorio che una scampagnata “per conto proprio”).

In ogni caso ciò su cui entrambe le versioni concordano é che i cadaveri vennero trovati dai tedeschi.

5.03 IL RECUPERO DELLE SALME

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L’ex alpino Vigj Venturini testimonia che:

“Poi una mattina siamo stati chiamati e avviati a piedi dapprima verso il Passo Predil e poi verso la Bausiza: l’ordine era di seguire i carabinieri, i militi della Milizia e i tedeschi al recupero di 12 carabinieri scomparsi da una settimana e rintracciati in alta montagna. (pag.159)

Una volta giunti sul postoNella malga era sangue dappertutto, per terra, sulle pareti, sulle travi soffitto […] C’erano alcuni picconi sporchi di sangue, pale, pezzi di legno…” (pag.160 grassetti miei)

Nel proseguire, i tedeschi ci precedevano e sembrava che sapessero già tutto. Da qui il pensiero, mio e degli altri, che a uccidere i carabinieri fossero stati proprio loro! (pag.158)

Mentre l’ex carabiniere e milite della GNR Gino Milanese di stanza ad Udine riporta di esser stato inviato in treno alla tenenza della GNR di Tarvisio dopo che ad Udine giunse la comunicazione del recupero delle salme da parte dei tedeschi.

Quattro salme vengono recuperate il 31 marzo. A causa delle condizioni meteo le altre otto vengono recuperate il 2 aprile (pag.162). I corpi vengono radunati in una fortezza.

Angelo De Guglielmi, “carabiniere” della GNR che partecipò al recupero delle salme testimonia che quando giunse a malga Bala i tedeschi già erano lì (pag.201).

Gino Milanese, “carabiniere” della GNR che partecipò al recupero delle salme testimonia che dei vari militi lì presenti solo i più temerari compirono le operazioni di primo recupero dalla catasta di corpi. Lui personalmente svenne.

Vigj Venturini, “carabiniere” della GNR che partecipò al recupero delle salme testimonia che i tedeschi precedevano i militi italiani (pag.158) e che le operazioni si svolsero in fretta nel timore di esser colti anch’essi da un attacco partigiano e che, messi i corpi in teli fatti a barelle, ognuno sorretto da due-tre uomini  li han portati giù per la discesa gelata scivolandovi spesso. A valle caricarono ogni corpo su un mulo e così si avviarono verso la fortezza (pag.159).

Nino Mafezzini, “carabiniere” della GNR che partecipò al recupero delle salme testimonia che le barelle vennero improvvisate con teli militari e rami d’albero, dopodiché, una volta portati in fondo al sentiero, ne caricarono due per mulo (pag.161). Inoltre ricorda che i militi che parteciparono al recupero tornarono a valle sfiniti ed imbrattati di sangue, acqua e neve (pag.162)

Cesare Maria Squadrelli, sottotenente del Reggimento Alpini Tagliamento. Testimonia che uno solo dei corpi aveva una ferita da arma da fuoco, probabilmente ad una spalla. (pag.167)

Mafezzini e De Guglielmi, devono spostare le salme, ma prima debbono tentare di identificare i corpi.

“Erano talmente mal ridotti che era praticamente difficile distinguerli uno dall’altro: erano come sassi, pezzi congelati e deformi: una visione terribile e indimenticabile!” (Nino Mafezzini, pag.159)

5.04 L’INCENDIO DELLA MALGA

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A pag. 136 Nella didascalia di una foto attuale dei ruderi della malga, Russo scrive che

“l’incuria, il tempo e mani ignote hanno fatto sì che di “quella” malga rimanessero solo desolazione e lamiere contorte”

A pag.162 Russo scrive che al termine del recupero delle salme qualcuno incendiò la malga sperando di distruggere i segni della violenza.

A pag.257 Russo scrive che la malga fu data alle fiamme dai militi italiani mei primi giorni d’aprile 1944 quando portarono giù i corpi (e che la malga fu successivamente ricostruita)

Si può presumere l’incendio della malga avvenne al termine del recupero delle ultime salme, ossia il 2 aprile ma é lecito domandarsi fino a che punto un atto del genere possa esser motivato, come sostiene Russo, dal voler esorcizzare un orrore e se ciò non possa esser invece inteso anche come metodo per cancellare delle prove.

 

5.05 PROPAGANDA

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Per i nazifascisti quelle dodici salme massacrate sono uno strumento di propaganda antipartigiana potentissimo e difatti le usano per tirare acqua al loro mulino (pag.173)

Il 2 aprile 1944 anche le ultime salme vengono radunate nella fortezza, dopodiché (presumibilmente il 3 aprile)  vengono caricate su un camion della miniera che su ordine del capitano Max Vogrin viene mandato a fare uno shock-tour per mostrare i cadaveri alla popolazione “per un richiamo e un monito ufficiale alla popolazione locale tra cui si nascondevano da sempre i partigiani” (pag.162).

Il tour comincia a Plezzo dopodiché il camion si reca a Bretto di Sotto per lo stesso motivo. Successivamente il camion sostò brevemente davanti alla chiesa per poi proseguire verso l’officina meccanica dell’autista del camion (Attilio Cumini), con una pompa dell’acqua ripulì alla meglio le salme. Svolta questa operazione il camion proseguì in direzione di Tarvisio per scaricare i cadaveri nel campo scelto per la sepoltura (che avrebbe “inaugurato” il nuovo cimitero) ma ad operazione già iniziata giunse dai tedeschi l’ordine di portare le salme in piazza anche  a Tarvisio e a Cave. Il testo riporta le testimonianze con nome e cognome di numerose persone che all’epoca assistettero al macabro spettacolo (vedi sotto).

I tedeschi appesero sugli alberi della piazza e davanti al municipio manifesti antipartigiani con foto dei macabri dettagli dei corpi martoriati, che furono osservati da numerose persone incuriosite (pag.219), non solo nel tarvisiano, ma in tutto il Friuli (pag.175) e tutti i giornali pubblicarono a ripetizione articoli con foto e particolari agghiaccianti (pag.175).

(i tedeschi stavano) “[…] tirando l’acqua al proprio mulino, cercando di convincere i dubbiosi sulla bontà e sulla necessità di continuare nella loro alleanza per far quadrato comune contro la crudeltà dei partigiani, alleati degli anglo-americani” (pag.173)

“Dalle foto e dalla osservazione diretta dei cadaveri, tutti si erano convinti, pur senza prove dirette, che i carabinieri erano stati barbaramente massacrati coi picconi, pale e spranghe” (pag.219 – grassetto mio)

Il 4 aprile 1944 viene tenuta una cerimonia funebre che si protrasse quasi fino a sera cui partecipano paesani e militi nazifascisti. I nazisti perseverarono nell’utilizzo mediatico dei corpi martoriati per convincere la popolazione dell’inaffidabilità degli slavi e favorire una maggior collaborazione della popolazione (pag.175). Russo riporta tre dei testi che circolarono allora:

Articolo giornalistico dell’aprile 1944” di cui non é specificata né la testata né la data né la firma:

L’opera dei “Liberatori” nella vera luce
Metodi comunisti per la conquista del mondo. Questi terrificanti documenti fotografici non richiedono commenti. Sono sufficienti pochi particolari su questa spaventosa strage. Sono i resti mortali di dodici carabinieri, vittime del bestiale odio assassino di una banda di banditi bolscevichi. Le vittime sono state martirizzate il 23 marzo u.s. nelle vicinanze di Cave del Predil. Le vittime denudate sono state poi uccise bestialmente a colpi di piccone.
Ecco i sistemi degli alleati dei “liberatori”!
Caduta la pelle d’agnello con la quale il lupo bolscevico cerca di ammantarsi, ci appare con quali mezzi e sistemi, che giungono fino all’assassinio consumato nel modo più bestiale, s’intendano realizzare le grandi promesse del comunismo: lavoro, pane e pace. Tutti coloro che si ostinano ancora a credere in un comunismo migliore di quello che finora ha macchiato il mondo di sangue, hanno qui un ulteriore esempio da meditare: questo è il vero comunismo, questi sono i sistemi del bolscevismo bestiale, questi gli alleati di coloro che si dichiarano liberatori del mondo, questi i metodi dei senza Dio.
E chi non vuoI sentire e non vuoI capire insulta con la sua incredulità e la sua incoscienza la memoria di migliaia e migliaia di martirizzati dal mostro rosso, mai sazio di sangue.
L’altra mattina sono state tributate a Tarvisio, solenni e commoventi onoranze alle salme dei dodici militi, caduti nell’adempi- mento del loro dovere. I dodici feretri erano scortati da reparti armati italiani e tedeschi; corone di fiori freschi avevano inviato il Comando Militare di Tarvisio e quello di Udine, il Comune di Tarvisio, vari Comandi della C.N.E., compreso quello del Gruppo di Udine, diversi enti e civili.
Dopo impartita l’assoluzione in Chiesa, le salme sono state accompagnate al cimitero ed ivi pietosamente tumulate, nel mentre una triplice salve di fuciliera – sparata da un reparto tedesco – salutava i caduti rendendo onore alla loro memoria.

Articolo del Gazzettino di Padova del 7 Aprile 1944

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Volantino fascista pubblicato in varie zone del Friuli (pag.181):

“FRIULANI”:
Con cinismo diabolico, con atrocità che può scaturire soltanto da cervelli asiatici, i prezzolati dei bolscevichi e del “liberatori” hanno commesso ai confini della nostra Provincia, il 23 marzo u.s. un’al- tra afferrata strage, martirizzando e massacrando dodici carabinieri. Questi martiri del dovere, colpevoli solo di compierlo con dedizione al servizio della Patria, vennero trascinati sulla montagna, denudati, torturati nel modo più atroce ed infine uccisi a colpi di piccone. Crivellate di ferite orribili (a taluni vennero perfino strappati gli occhi), le povere vittime con le gambe legate con fili di ferro, vennero trascinate lontano dal luogo del delitto, gettate in un burrone e coperte di neve. Lavoro, pane, pace è la bella menzogna promessa dai cosiddetti “liberatori”. Ma gli atti di bestiale violenza testimoniano che anch’essi sono pari ai bolscevichi nel sadismo e nella crudeltà. Questi fatti esecrandi non aprono gli occhi anche a voi che finora avete creduto ciecamente alle parole malate dei bolscevichi? Per voi che in buona, ma anche spesso in mala fede, sperate ostinatamente in un comunismo migliore di quello che finora, travestito da agnello, ha macchiato il mondo di sangue, sia questo un monito che apra gli occhi e illumini le coscienze.
Questo è il vero bolscevismo, questi sono gli alleati degli angloamericani, che dopo aver invaso parte della Patria, dopo averla inumanamente devastata, consegnano ancora i nostri bambini alla Russia comunista, perché colà, secondo l’educazione bolscevica, se ne facciano altrettanti bestiali rinnegatori di Dio, quali essi sono. Questi sono i metodi con i quali i comunisti si sono prefissi di conquistare il mondo.
Vorremmo noi italiani assistere alla rovina completa, non solo materiale ma anche morale e spirituale della nostra Patria, paese di antica civiltà della storia gloriosa, senza opporci con tutte le nostre forze a tale tremenda eventualità, in modo da far sì che, in tante immeritate disgrazie che ci hanno colpito, almeno le nostre più sacre tradizioni culturali, religiose e dello spirito siano salve?

E’del tutto evidente che la versione diffusa dai quotidiani e dal volantino di propaganda é ESATTAMENTE quella adottata da Russo.

5.06 C.S.I. TARVISIO

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Da quanto riporta il testo non sembra vi fu un’analisi dei corpi e delle mutilazioni, tuttavia:

“Dalle foto e dalla osservazione diretta dei cadaveri, tutti si erano convinti, pur senza prove dirette, che i carabinieri erano stati barbaramente massacrati coi picconi, pale e spranghe” (pag.219 – grassetto mio)

 

Le numerose testimonianze degli italiani che parteciparono al recupero delle salme o assistettero allo shock-tour dei cadaveri sono sostanzialmente concordi nella descrizione dei particolari più impressionanti delle mutilazioni subite, anche se in alcuni casi non é chiaro se i testi citati da Russo raccontino ciò che hanno visto di persona o ciò che veniva raccontato in paese. Al solito vien dato ampio spazio alle emozioni si orrore e sgomento provato da questi testimoni che all’epoca erano perlopiù bambini.

  • semidenudati (pag.167)
  • quasi tutti nudi (pag.167)
  • qualcuno aveva come stracci addosso (pag.167)
  • nudi, con addosso alcuni stracci (pag.199)
  • le salme erano livide (pag.168)
  • diversi buchi sulla fronte, sul petto, sul collo (pag.167, 173)
  • un chiaro colpo d’arma da fuoco sulla spalla di uno dei cadaveri (pag.167)
  • si vedevano i segni dei chiodi degli scarponi (pag.168)
  • segni dei chiodi delle scarpe ben evidenti in faccia (pag 199)
  • qualcuno aveva la bocca come cucita con fil di ferro (pag.168)
  • qualcuno aveva filo spinato attorcigliato attorno ai piedi (pag.167)
  • qualcuno aveva filo spinato attorcigliato attorno al collo stretto sulla bocca (pag.167)
  • qualcuno aveva il fil di ferro che stringeva la bocca (pag.199)
  • qualcuno era senza occhi
  • qualcuno forse non aveva più gli occhi (pag.168)
  • i testicoli in bocca (pag.199)
  • i genitali “congelati” in fronte (pag.199)
  • genitali strappati (pag.173)
  • qualcuno aveva il petto squarciato (pag 199)
  • qualcuno aveva le braccia distorte (pag. 199)

Maggiormente interessanti sono le testimonianze dei recuperanti riguardo i corpi:

NINO MAFEZZINI: Mucchio informe di corpi straziati e seminudi sotto un grande sasso / solo un segno d’arma da fuoco su uno dei corpi / corpi accatastati gli uni sugli altri, di cui quello maggiormente deturpato era in cima, il quale presentava ancora fil di ferro ai piedi / talmente malridotti da risultar difficile distinguere l’uno dall’altro / sangue indurito un po ovunque. Vien da chiedersi in una situazione tale come sia possibile comprendere semplicemente a vista se i corpi presentassero ANCHE ferite d’arma da fuoco.

VIGJ VENTURINI: Corpi accatastati sotto un grande sasso / corpi congelati / pochi stracci inzuppati di sangue addosso / evidenti segni di picconate in tutto il corpo e sul viso / cuore fracassato / occhi sventrati / testicoli strappati / fili di ferro alle caviglie e sulla bocca / maciullati e irriconoscibili / alcuni avevano gambe distorte, facilmente spezzate, contorte e poi congelate / corpi violacei con grosse chiazze giallastre

E le testimonianze dei recuperanti sulle condizioni della malga:

NINO MAFEZZINI: pareti e soffitto del casolare macchiati di sangue / sul soffitto materia cerebrale / sul pavimento un solo piccone senza manico vicino a pezzi di legno macchiati di sangue / segni di trascinamento dalla malga al sasso sulla neve (pag.158)

VIGJ VENTURINI: sangue dappertutto nella malga, sia su pareti che soffitto e travi / alcuni picconi sporchi di sangue, pale e pezzi di legno /

Anche qui sorge qualche perplessità: com’è possibile sperare di poter comprendere a vista se su corpi violacei e giallastri induriti dal freddo, segnati da diverse mutilazioni, amputazioni, segni di scarpate, colpi di piccone, filo spinato, graffi da trascinamento, sangue rappreso (e, a questo punto di decomposizione si può supporre anche la fuoriuscita di liquidi corporali dagli orifizi) ci fossero anche fori di proiettile?

INSERTO MEDICO: Nel momento della morte iniziano i un processi chimici di decomposizione che dopo un iniziale rilassamento del corpo portano invece all’irrigidimento muscolare noto come rigor mortis. Lo stato di rigidità si esaurisce dopo un certo lasso di tempo a causa dell’accelerato decadimento cellulare. Vari fattori influiscono sulla durata dei tali processi, in primo luogo la temperatura: se ad una temperatura di 20-25°C la rigidezza dura circa 24-36 ore, a basse temperature il processo può invece durare diversi giorni fino addirittura a fermarsi e bloccare la decomposizione in caso di congelamento e/o assenza d’aria.

Durante il processo di decomposizione uno dei segni più visibili é il cambiamento di colore dell’epidermide, che passa da un iniziale biancore al verde, dopodiché al giallo, fino a giungere al rosso-violaceo ed infine al nero. Come già detto, a seconda delle condizioni e della temperatura cui si trova il corpo, anche queste variazioni di colore possono verificarsi con tempistiche e durate molto diverse. Invece nel caso di cadaveri lasciati immediatamente congelare si passa direttamente da un iniziale bianco bluaceo ad un grigio-giallognolo.

Il colore dei cadaveri dei dodici, descritti dal Venturini come “violacei con grosse chiazze giallastre”  (pag.160) indicherebbe (é una mia speculazione) che il decesso risalisse effettivamente a diversi giorni prima e che la temperatura esterna, almeno fino a quel momento era abbastanza bassa da rallentare il processo di decomposizione ma non abbastanza da interromperlo (ossia: faceva freddo ma non tanto da congelare i corpi), forse perché i corpi restarono all’interno della malga o forse perché le giornate immediatamente dopo l’uccisione non furono eccessivamente fredde ed i corpi furono esposti al sole. In effetti l’inverno 1943/1944 risultò forse quello più mite del decennio ’40 tanto che a febbraio si registrò un insolito aumento delle temperature (fonte: utenti di MeteoNetwork), ma bisogna fare queste valutazioni con cautela in quanto la posizione di malga Bala (a quota superiore ai 1100 metri e dunque soggetta a possibili fenomeni d’inversione termica e sita nel bel mezzo di una valle chiusa in cui i depositi nevosi possono divenire molto voluminosi) non permette di determinare le condizioni meteo del luogo semplicemente da una media delle zone circostanti.

I cadaveri erano dunque “congelati” da diversi giorni, in stato di rigor mortis rallentato dal freddo o si erano “congelati” dopo il 30 marzo, ossia dopo il primo ritrovamento dei corpi? Russo c’informa di “bufere improvvise e violente” tra il 31 marzo ed il 1 aprile (pag.162) che rallentarono le operazioni di recupero ma non segnala nessun caso in cui il maltempo rallentò le ricerche a tappeto nei giorni precedenti. E’ forse lecito chiedersi se i cadaveri non furono invece lasciati all’interno della malga, dove il processo di decomposizione risentiva meno delle temperature esterne, oppure esposti sotto il sole di una fine marzo relativamente mite per poi essere trascinati sotto la roccia grande il 30-31 marzo e congelare durante la bufera immediatamente successiva?

INSERTO BALISTICO Non sapendo che armi avesse a disposizione il gruppo che sequestrò i dodici si può solo fare qualche congettura generica: solitamente i partigiani non avevano una grande disponibilità d’armi e perlopiù utilizzavano quelle che riuscivano a rubare ai fascisti. Il fucile più diffuso era il Carcano Mod. 91, che utilizzava diversi calibri e munizioni, su cui spiccava il modello 91/38 (Mod.91 Cal. 6,5) che montava le 6,5 x 52mm Mannlicher-Carcano, mentre le pistole più comuni era le semiautomatiche Beretta M34 e M35 che utilizzavano proiettili 7,65mm Browning

Le ferite provocate con questi tipi d’armamento possono essere molto diverse, a seconda che si spari un colpo a distanza con fucile,

o un colpo a semi-bruciapelo con pistola,

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(Fonte: Di Maio, Gunshot Wounds 2nd edition)

o un colpo a distanza maggiore di 50cm perfettamente centrato,

Ma i casi più comuni sono simili a questo colpi da distanza intermedia (inferiore a 50 cm) che imprimono sulla pelle il tatuaggio della polvere da sparo:

Schermata 2016-07-03 alle 14.50.06

(Fonte: Di Maio, Gunshot Wounds 2nd edition)

Questo tipo di ferite però a volte può essere confuso con altri tipi di lesioni come ad esempio microemmorraggie sottocutanee o morsi d’insetto:

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(Fonte: Di Maio, Gunshot Wounds 2nd edition)

Perché faccio questo appunto su microemmorraggie ed insetti? Beh, a causa di una nota che Russo fa a pag.146 quando narra di Perpignano che, mentre é appeso al testa un giù ad una trave dentro la malga:

“[…] perfino delle formiche affamate, attratte sangue, avevano cominciato a salirgli tra i capelli. I loro morsi saranno poi accertati sulla pelle del povero martire giorni e giorni dopo quell’efferato avvenimento!”

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Questa nota merita già un’immediato approfondimento anticipando qualcosa dal capitolo sulle torture: innanzitutto vien da chiedersi che razza di formiche girino in inverno sulle montagne innevate del tarvisiano con un’aggressività tale da farle attaccare un uomo ancora vivo perché attratte dal suo sangue. Ma anche ammesso che una colonia di temibili formiche vampiro del Madagascar si fosse stabilita in Bausiza, da dove ottiene quest’informazione il Russo? Non certo dal Gajger o da Bepi Flajs, né da Hrovat o da Srecko che di formiche non ne parlano affatto. Nemmeno i numerosi intervistati che assistettero allo shock-tour ne parlano (vedi sotto)! Forse non erano formiche ma mosche (a marzo)? O altri insetti insolitamente invernali?  A pag.146 si afferma che i corpi vennero esaminati dal medico Francesco Ferrante di Tarvisio e che fu lui a stabilire che solo un “carabiniere” presentava una ferita d’arma da fuoco alla spalla, il che lascia intendere che forse fu sempre lui a stabilire che quei segni fossero morsi di formica:

“I loro morsi saranno poi accertati sulla pelle del povero martire giorni e giorni dopo quell’efferato avvenimento!” (pag.146)

Fu Ferrante a stabilire che si trattassero di morsi di formica? E chi é questo signor Ferrante? Era un fedele servitore dei nazisti? O un buon uomo obbligato a sottostare alle loro imposizioni? Un medico imparziale ed esperto in ferite d’arma da fuoco? Un medico di base che perlopiù curava piccoli malanni? Russo ha in mano la relazione del Ferrante? Come sa che fu questo Ferrante a compiere le osservazioni ed a quali conclusioni giunse? Nulla di tutto ciò é dato sapere: queste domande, nel testo, non vengono nemmeno affrontate! Però da pag.71 a pag.74 Russo ci tiene ad informarci approfonditamente riguardo ad una cena dei “carabinieri” a base di coniglio che però, forse, era gatto.

Quei “morsi di formica” erano forse punture d’insetto avvenute post-mortem o tatuaggi d’arma da fuoco? Non possiamo saperlo, ma certo l’aver evocato un poco probabile assalto di formiche appare sospetto, specie perché fatto in un testo che nega un tipo d’uccisione (con armi da fuoco) caratterizzato proprio dal poter lasciare segni confondibili con morsi d’insetto.

Ricapitolando: lo stato dei corpi ci viene riferito da ex militi della GNR all’epoca di circa vent’anni e che, a quanto ne sappiamo, privi di reale esperienza di guerra e contatto con cadaveri o ferite da arma da fuoco. Altre testimonianze sui corpi giungono da coloro che assistettero, perlopiù giovanissimi, allo shock-tour e dalle osservazioni (non riportate direttamente) fatto da un medico di cui non vien detto nulla. Ma se i cadaveri furono davvero esaminati che bisogno ha Russo di specificare a pag.219 che “[…] tutti si erano convinti, pur senza prove dirette, che i carabinieri erano stati barbaramente massacrati coi picconi, pale e spranghe”?

In ogni caso con dei corpi tanto malmessi sembra abbastanza facile che militi inesperti e civili si siano limitati a notare gli aspetti più vistosi delle ferite interpretandole grossolanamente poiché privi d’esperienza a riguardo.

 

5.07 LE CHIACCHERE DEL PAESE

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Forse il capitolo più divertente del libro é quello relativo alla raccolta di testimonianze sparse di testimoni indiretti. É una raccolta di chiacchere di paese, note di colore, informazioni secondarie e, raramente qualche notizia potenzialmente utile su cui però Russo non si sofferma. In molti casi si tratta semplicemente di testimonianze di chi vide i corpi recuperati e  portati dai tedeschi nei vari paesi affinché la popolazione locale si convincesse della brutalità dei partigiani; testimonianze che Russo riporta come a voler confermare la propria versione dei fatti procedendo per accumulo di conferme indirette senza mai tener conto di quanto da lui stesso scritto a pag.219, ossia che tutti si erano convinti, pur senza prove dirette, che i carabinieri erano stati barbaramente massacrati coi picconi, pale e spranghe”. Le dichiarazioni sono perlopiù accomunate dal fatto che gli intervistati parlano dei partigiani come belve selvatiche, della paura di parlare di questi fatti e v’è a volte una descrizione amichevole che Russo fa delle donne che confermano la sua tesi:

LEOPOLD KOMAC
Operaio (?) della miniera di Cave. Dice che tutti sapevano, che conosceva tutti quei carabinieri e che in miniera la gente non parlava “per paura gli uni degli altri” (quindi non tutti in miniera erano antipartigiani) e che erano tutti impauriti dai partigiani.

GIOVANNI VUERICH
Operaio delle miniere compagno di lavoro di Tona Flajs, marito di Myza Komac. Dice che all’inizio tutti dicessero fossero stati i tedeschi a massacrare coi picconi i carabinieri, tra cui due-tre suoi compagni di lavoro che avevano fatto parte di quel gruppo di partigiani.

VITTORIA FOCHESATO
“nonnina gentile, alla mano, vivace e con una memoria di ferro, come si sul dire, molto schietta e di poche parole”
Nipote di uno dei contadini anonimi della Bausiza che assistettero agli eventi inveisce contro Socian, dice che non é vero che siano stati i tedeschi, che tutti sanno come siano andate le cose per davvero, che Gajger all’inizio si vantava di aver partecipato ai fatti ma poi ha cominciato a smettere per paura di ritorsioni. Aggiunge che a guerra finita alcuni di quei partigiani (i nomi non vengono fatti) sarebbe partito per il Belgio NELLA SPERANZA DI DIMENTICARE (ma come faccia ad affermare che la motivazione non fu la stessa motivazione economica che negli stessi anni spinse migliaia di italiani ad andarsene in Belgio non é dato sapere). Interessante notare che ci venga fornito il nome della nipote ma non del contadino: eppure se ci fosse paura della “vendetta dei partigiani” l’aver nominato la nipote permetterebbe molto facilmente agli ultrasettuagenari ex combattenti del posto capire chi sia lo zio della Signora Fochesato.

FRANCESCO MRAKIC
Operaio della miniera di Cave dice che tutti sapevano delle atrocità partigiane e se ne vergognavano. Dalla sua testimonianza ci sembra di capire che sia stato “obbligato da Socian” ad entrare nella sua brigata partigiana, ma il testo non fornisce alcun dettaglio.

BEPI CUDER
Operaio della miniera di Cave inveisce contro Socian che ha iniziato a disprezzare dopo i fatti del 23 marzo e che suo nipote, Karlo Cuder faceva parte di quel gruppo

ANDREA CERNUTA
(Non viene specificato nulla di questo testimone se non che é di Bretto). Dice che tutti sapevano

SIGNORA CUMINI
Moglie di un figlio dell’autista Attilio Cumini che trasportò le salme col camioncino. Dice che tutti sapevano.

ANGELA NOVAK
“dalla voce dolce e delicata”
In diverse famiglie, tra cui la sua, si diceva “Siete dei Socian” ai figli indisciplinati

SIGNORA MUSINA E MARITO TONA MARKA
Dopo i fatti del 23 marzo tutti avevano paura di subire un’altra ritorsione nazifascista.

PARROCO SLAVKO CERNIGOJ
Dice che Socian si credeva un piccolo dio.

ADA PELLIZZARI
“una gentile, sensibile, amorevole signora”
Testimonia che suo fratello Osvaldo Pellizzari, su cui si vocifera facesse parte del gruppo di partigiani di Socian, combatté invece con le forze di Mussolini contro in Francia e Grecia-Albania, dove rimase prigioniero fino a dopo la fine del conflitto.
Aggiunge che nella sua famiglia c’era un partigiano: Vladimir Cernuta (ma non é chiaro se facesse parte del gruppo di Socian e se si, da quando). Infine ricorda la scena orribile dei cadaveri dei militi della GNR esposti.

ANGELA (ANNA) POHAR KLAVORA ED IL MARITO TONA VALAS
Dicono che tutti sapevano e testimoniano lo stato dei corpi mostrati nello shock-tour e dice che Perpignano frequentava la signora Ida Manganella (che siano la “Iva” figlia di “Anna” parente di Myza Komac di cui Russo parla a pag.17?)

ANNA STRUKELJI
“una signora dolce e sofferta che dalla distruzione di Bretto, il suo paese di origine, cioè da quell’l1 ottobre 1943, non ha più avuto -un giorno di sole nella sua vita-”
Operaia della miniera dice che non si faceva che piangere per i danni causati dai partigiani. Che ha visto i cadaveri deturpati portati in esposizione dai nazifascisti

NINO MANGANELLA
Nipote di uno degli operai della centrale. Pensa che tutta la storia fu una bravata mele organizzata che portò vergogna ai partigiani sloveni.

SIGNOR SULIGOI
Studioso di Plezzo. Commenta gli avvenimenti dicendo che a suo avviso questa vicenda fu una “papera” (sic) e che il movimento ufficiale dei partigiani (Ma di che “movimento” parli non é chiaro: il NOV i POJ? Cosa intende con quell’ -ufficiale-?)

DON RUPNIK
Parroco di Caporetto dice che qualcuno gli dichiarò che i militi della GNR avevano “avuto quello che si meritavano” ma molta più gente invece era indignata della vicenda.

SANDI SOSIC
Dice che Socian agiva a nord di Plezzo e Srecko a sud ma si riunivano solo per le azioni più importanti, mentre il capo brigata era Ursic

FLORIANO SOSIC E L’AMICO DINO ZANGRANDI
Dicono che Socian era terribile, che i partigiani non ce l’avevano con l’Italia ma contro i fascisti, che in malga Bala non poterono sparare per non essere sentiti dai fascisti (ma a pag.146 Russo non parlava di un colpo di revolver?). Ah, dicono anche che tutti sapevano.

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FERDINANDO KRAVANJA
Classe 1927. Ex partigiano sloveno compagno di Socian (ma solo verso il termine del conflitto: non all’epoca dei fatti, anche se a Tarvisio si vocifera diversamente) dice che “Socian, non solo con la storia dei carabinieri, ma anche e soprattutto con quella, ha fatto molto male alla causa slovena!”. La dichiarazione può apparire interessante in quanto chi parla é un ex partigiano, tuttavia bisogna tener conto che si tratta sempre dell’opinione di qualcuno che non ha assistito ai fatti (all’epoca aveva diciassette anni e non sappiamo cosa facesse) che potrebbe benissimo essersi convinto della bontà della versione propagandata dai nazifascisti. Aggiunge inoltre che tra i partigiani di Socian vi era anche tal Cirillo Kaska di Cave (oramai deceduto) ma che anche questi vi entrò solo verso la fine del conflitto.

ANGELA (DELLA MEA?) E LA MADRE AMELIA DELLA MEA
Dicono che si aveva paura dei partigiani e testimoniano lo stato dei corpi visti allo shock-tour

MARIA SULIN
“vecchietta arzilla e gentilissima, piena di vita e senza mezzi termini”
Impiegata comunale che il 10 ottobre 1943 si trovava sul camion dei tedeschi che venne assaltato dai partigiani (e che faceva sul camion pieno di nazisti? era forse una loro collaboratrice?). Dice di essere informata sui fatti perché ha lavorato molti anni in comune. (???)

L’elenco di testimoni più corposo e completo del libro (hanno tutti un nome e di molti vien specificato pure dove risiedono) é quello di coloro che testimoniano chiacchere del paese, opinioni personali e poco altro, tutti accusanti i partigiani nonostante “la versione più divulgata e accreditata sosteneva che i carabinieri rinvenuti congelati e orribilmente deturpati in malga Bala fossero stati uccisi dai tedeschi” (p.185). Il sospetto che questo lungo e corposo elenco sia stato inserito nel testo solo per controbilanciare la magrezza delle prove (aneddotica e card-stacking) a favore della versione sostenuta può farsi facilmente certezza.

5.08 TESTIMONI IN FAMIGLIA

Oltre a molti testimoni che partecipano alle interviste con un coniuge/amico/parente con cui condividono le opinioni siamo forse di fronte ad una possibile rete di testimoni vicinissimi fra loro:

Myza Komac Flajs della Bausiza é sposata a Toni Flajs e ha una nipote di Cave chiamata Iva cui é imparentata per via della madre di Iva, Anna. Myza é forse pure parente del testimone Leopold Komac.

Toni Flajs, che si suppone viva in Bausiza con la moglie Myza Komac Flajs, non é forse parente di Bepi Flajs, anch’egli della Bausiza (località di neanche 20 case)? Che siano fratelli o primi cugini?

La signora Iva (pag.17) é forse Iva Manganella moglie del testimone Nino Manganella

Anna (pag.17), figlia di Iva, potrebbe essere Anna Strukelj o, meno probabilmente Anna Pohar Klavora

Ferdinando Kravanja é forse parente di Lojs Kravanja (Gajger)?

Di certo Lojs Kravanja (Gajger) é sposato con Mafalda, di Uccea ed ha una sorella di nome Myza (pag.148).

Komac Giovanni é parente di Myza Komac Flajs?

E’abbastanza comune che in comunità non particolarmente ampie s’incontrano nomi simili e persone strettamente imparentate, per cui ciò NON dovrebbe costituire un elemento a sfavore delle testimonianze. Ciò che invece fa sorgere dei dubbi é il fatto che in un testo in cui é già evidente lo spostamento dell’attenzione (tipo i militi della GNR che vengono chiamati sempre “carabinieri” ed i nazisti ridotti banalmente in “tedeschi”), si citino alcune persone solo per nome oppure persone dallo stesso cognome oppure col nome da nubile e poi da sposata e che abitano praticamente una a ridosso dell’altra evitando ogni chiarimento su chi siano e che relazione intercorra (o non intercorra) fra loro. Tutti questi nomi che ritornano meriterebbero un minimo di chiarimento, soprattutto a causa delle numerose altre incongruenze del libro. Tanta imprecisione grossolana fa sorgere il sospetto che si voglia celare la vicinanza dei vari testimoni per farli apparire maggiormente slegati ed indipendenti gli uni dagli altri.

Se così fosse avremmo ben nove testimoni (in particolare il trio Gajger, Bepi Flajs e Myza Komac) imparentati e/o perlomeno vicinissimi tra loro. Chi sono le “Ida e Anna” di pag. 17? Ferdinando Kravanja é forse il fratello di Lojs Kravanja? Gajger e Bepi Flajs sono cugini o amici per la pelle fin da giovani? Che questa Myza sia Myza Kravanja sposata in prime nozze Komac ed in seconde nozze Flajs? Dubbi che sorgono a causa dell’ambiguità del testo.

5.09 IL SILENZIO PARTIGIANO

Nel discendere da malga Bala, uno dei 21 partigiani, con la scusa di un bisogno corporale fugge (pag.183). Non sappiamo da dove sia giunta quest’informazione, né chi fosse quest’uomo, né che posizioni umane e politiche avesse né dove sia andato né perché (potrebbe essere colui che informò i nazisti? E’un’ipotesi che nel libro non viene nemmeno presa in considerazione) ma sappiamo che a Russo questa semplice informazione basta per considerarla dimostrazione di dissidi interni su quanto avvenne in malga.

I partigiani dunque si disperdono in più gruppetti e tornano autonomi (pag.183)

Russo scrive che l’azione di malga Bala, a differenza di altre non viene “osannata, pubblicizzata, ampliata e glorificata” come le precedenti ma venne fatta cadere velocemente nel dimenticatoio (pag.183) nonostante l’azione fu volutamente violenta e impressionante proprio perché gli italiani ricordassero per sempre quella data (pag.121). E su questa stranezza ho già detto.

5.10 LA NON-REAZIONE DEI NAZIFASCISTI

Socian era ricercato ma “solo sulla carta” poiché “nessuno effettivamente faceva qualcosa per sorprenderlo o arrestarlo, né i carabinieri, né i militi della Milizia, né i finanzieri e neppure gli alpini del Tagliamento; tanto meno i soldati tedeschi […]”. Non v’é nessuna azione, nessuna rappresaglia contro la popolazione, niente di niente. La stessa popolazione si aspettava una “vendetta tedesca” (pag.187) con una rappresaglia come quella di Bretto dell’ottobre precedente (che seguì l’uccisione di tre soli nazisti), ma ciò non accade. L’azione che i nazifascisti effettivamente compirono contro i partigiani fu fare propaganda antipartigiana con le foto dei corpi dei dodici. Nei giorni in cui vennero effettuate le ricerche l’unica cosa che fecero i “tedeschi” fu mettere a soqquadro case e fienili (pag.162), ma non effettuarono alcuna esecuzione “d’esempio”. Perché?

L’ipotesi più probabile a mio avviso é che avendo già tirato molto la corda con la strage di ottobre e consci che un’ulteriore azione del genere avrebbe minato eccessivamente i rapporti con la comunità locale, i nazisti preferirono stavolta volgere la paura della popolazione non verso sé stessi bensì verso quei partigiani che godevano dell’appoggio locale (se la popolazione fosse stata davvero compatta nel condannare i partigiani non sarebbe stato necessario spingere con così tanta forza la propaganda). Ne deriva che i corpi massacrati, nelle mani dei nazisti furono un potentissimo strumento mediatico. Non solo: maggiori erano le mutilazioni e maggiore era la loro forza mediatica.

5.11 LO STUPORE DEI PARTIGIANI

5.12 POSTUMI PARTIGIANI

Russo scrive che dopo l’azione di malga Bala i partigiani si resero conto di averla fatta grossa con quell’esecuzione che “doveva essere terribile e tremenda” per “servire da monito a tutti gli altri” (pag.121) e fu “preparat(a) minuziosamente” (pag.104) per far “morire in maniera atroce” dei carabinieri “a nome di tutti gli italiani”, ma al tempo stesso scrive pure che il fatto che fosse tanto violenta é indice che qualcosa era stato “fatto sfuggire di mano” (pag.187).

L’esecuzione volutamente atroce preparata minuziosamente risultò, dice, oltraggiosa per l’immagine del partigiano comunista sloveno e per il nascente comunismo di Tito (pag.187).  Per questo i partigiani di Socian subirono un sommario processo in cui alcuni vennero degradati e Socian “vedrà interrotto e per qualche tempo compromesso il proprio prestigio e il proprio potere” “ma dopo riuscì a riabilitarsi quasi del tutto” (pag.187).

Anche qui ripeto quanto sia strana l’ipotesi di Russo di un piano studiato a tavolino per essere un monito esemplare MA al tempo stesso che “sfuggì di mano”.

Dopodiché Russo elenca alcuni eventi ed azioni che riguardarono i partigiani del gruppo di Socian nelle settimane e mesi successivi, commentando che le azioni si intensificarono anche per far dimenticare gli eventi della Bala:

  • Due partigiani vennero uccisi nel bar “Golobar”
  • Russo scrive che seminarono “terrore e morte” nel territorio che va da Saga a Caporetto, dalla resina alla Raccolana, da Plezzo a Lepena, da Sonzia a Oltresonzia fino alla val Natisene, ma non specifica nemmeno un caso in cui dei civili furono uccisi o fatti terrorizzare.
  • Compirono diversi tentativi di sabotaggio alla linea telefonica che passa da Plezzo e collega Roma a Vienna e Berlino
  • Compirono un violento attacco al forte della chiusa provocando numerosi morti e feriti.
  • I nazisti, inseguendo i partigiani, grazie al tradimento di un “attivista” di Pluzna, uccisero Svonko assieme a due ragazze adolescenti che appartenevano al gruppo di Socian
  • Silvio Gianfrante riuscì a circondare quattro fortini in mano agli italiani, facendo oltre cento prigionieri che però liberò subito (pag.214 qui nessun commento da parte di Russo)
  • Socian attentò più volte alla miniera
  • Grazie alla collaborazione dell’operaio Krast, i partigiani di Socian raggiunsero il 15° livello sotterraneo della miniera, catturarono il guardiano Pietro Favaretto “costringendolo al silenzio” (non é chiaro se intenda dire che fu semplicemente minacciato o é un’eufemismo per intendere che fu ucciso) e dopo aver sistemato delle cariche si diedero alla fuga. Le esplosioni fecero scuotere l’intero abitato di Cave ed allagarono tutti i livelli inferiori della miniera, che restarono impraticabili per oltre un anno.
  • Socian, assieme ad altri 32 partigiani (ossia in 33, come gli anni di Cristo) tentarono un’operazione in Austria che però andò male (Russo commenta che “quei tedeschi erano più preparati di quelli operanti tra Plezzo e Cave” e che i partigiani dovettero fuggire precipitevolissimevolmente)

Nonostante il testo riporti costantemente che i partigiani terrorizzassero la popolazione con continue azioni violente contro la comunità, le uniche azioni che il testo documenta sono operazioni di sabotaggio e guerriglia

Infine Russo sostiene che Ursic fu “isolato, abbandonato e tradito dai suoi stessi uomini solo perché si era fatto sfuggire di mano l’azione della Bala” (pag.187). Pure in questo caso si tratta di un’affermazione che non ha né fonte né spiegazione al di fuori dei pensieri di Russo.

5.13 PRIMO DOPOGUERRA E DIMENTICATOIO

INSERTO STORICO Al termine del conflitto l’Italia si ritrovava divisa e distrutta, lo scenario internazionale era cambiato drasticamente dall’inizio della guerra e gli sforzi per rimettere in sesto le infrastrutture convivevano con tensioni politiche, economiche e sociali ancora altissime. Si iniziò a discutere seriamente del nuovo assetto istituzionale (monarchia o repubblica), i diversi gruppi partigiani continuavano ad esistere nei rispettivi partiti di riferimento. Il confine orientale si ritrovava in una situazione ambigua, contesa fra Italia e Jugoslavia in una lotta di confine che, per interessi strategici, si estendeva fino a Stati Uniti e Russia.

Nel settembre 1943, con la caduta del fascismo, nelle zone del confine orientale che venivano liberate si assistette al periodo delle “foibe istriane“: una serie di linciaggi ed esecuzioni anche molto violenti che si verificarono nell’arco di venti giorni a causa di un momentaneo vuoto di potere causato dall’Armistizio di Cassibile in cui la rabbia della popolazione locale nei confronti degli occupanti fascisti esplose in maniera tanto caotica da esser difficilmente contenuta dal controllo partigiano che riuscì a stento

“[…] a imporre parvenze di processi e disciplina a quella che fu più che altro l’esplosione della rabbia popolare covata in un ventennio di violenze, portate poi al parossismo con l’invasione della Jugoslavia. Questa situazione si tradusse in veri e propri linciaggi, condotti in taluni casi da criminali comuni infiltrati, alcuni dei quali furono poi identificati e condannati a morte dalla stessa giustizia partigiana” (fonte)

Gli episodi di vendetta anche nazionalistica portarono all’uccisione di 200-500 (max 700) tra fascisti e collaborazionisti jugoslavi, cui seguì uno strascico di condanne a morte di alcuni dei colpevoli da parte della giustizia partigiana ed una prima ondata di fughe verso l’Italia di fascisti che temevano di finire in mano degli jugoslavi. A questa prima ondata di fughe, che dopo aver raggiunto l’apice nel 1944 si protrasse fino al termine del conflitto, seguirono altre ondate questa volta composte perlopiù da civili: si trattò in alcuni casi di sfollamenti dovuti ai bombardamenti angloamericani, emigrazioni volontarie dovute dal non voler vivere in terre ora governate da comunisti o dall’aver perso il possesso di beni e terreni ricevuti dal governo fascista che dopo averle strappate alla popolazione slava li aveva ridistribuiti a famiglie italiane e che ora ritornavano in mani jugoslave. 

Al termine del conflitto, esattamente come avvenne in diverse parti d’Europa, seguì un periodo di rivalse anche omicide su coloro che in qualche maniera collaborarono coi regimi nazifascisti. Nuovamente la rabbia popolare si riversò in maniera disordinata colpendo il nazifascista “che la farebbe franca”, la spia vera o presunta, il funzionario che permise il mantenimento del regime,  l’amante di un soldato tedesco, l’insegnante ed il postino. In tutto ciò s’inserirono ovviamente anche questioni personali che non avevano a che fare direttamente con il conflitto.

 

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Giustizia sommaria, umiliazioni pubblichesoprusi, percosse, e stupri a danno di donne tedesche si verificheranno un po in tutte le zone colpite da occupazione.

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Nel primo dopoguerra verranno istituiti rifugi per gli esuli istriani in diverse città d’Italia ove però l’arrivo di questi profughi fu spesso motivo di tensione in quanto erano unanimemente considerati fascisti o filofascisti (si ricordano a proposito le proteste dei ferrovieri di Bologna e dei portuali di Venezia ed Ancona).

Ci si chiedeva, in quei mesi, come comportarsi con ex fascisti, collaborazionisti e rappresentanti del fascismo che magari non s’erano macchiati direttamente di crimini, ma col cui agire o non-agire avevano permesso il mantenimento del regime. I fascisti, nel frattempo, cercavano di reintegrarsi nella società, sottacendo o rinnegando il proprio passato in cerca di una sorta di nuova verginità, celando, sminuendo e mascherando le proprie responsabilità.

E’ in questo clima che la vicenda di malga Bala viene fatta cadere nel dimenticatoio. Russo lamenta di come le informazioni del periodo sui fatti di malga Bala siano grossolane ed imprecise. Un caso su tutti é un testo presentato a pag.235 datato 5 ottobre 1945 dal vicebrigadiere di Cave Adolfo Ballerino in cui la strage ed incendio di Bretto dell’ottobre 1943 vengono segnalati come avvenuti  “In un giorno imprecisato del mese di marzo 1944 e precisamente qualche giorno prima da quello in cui avvenne l’uccisione dei carabinieri”, che i (tre-quattro) tedeschi la cui uccisione scatenò la rappresaglia nazista erano “un numero imprecisato”, il commissario Hempel viene trascritto “Empel”, l’incendio del paese e strage di civili sono ridotti ad un sibillino “rastrellamento con la conseguenza della distruzione immediata della frazione” e che:

“Risulta che pochi giorni dopo della costituzione del Distaccamento, a causa delle rappresaglie compiute da parte dei tedeschi alle famiglie di Bretto, un gruppo di partigiani slavi si presentava al Distaccamento dei Carabinieri col proposito dì chiedere informazioni circa gli atti di rappresaglia compiuti ai danni della popolazione di Bretto Superiore. A tale dichiarazione, i carabinieri, i quali come sempre e dovunque collaborarono con i partigiani, permettevano l’accesso al Distaccamento senza pensare che potevano essere prelevati, condotti altrove per le torture che subirono”

Non risulta che i carabinieri del Distaccamento sopra accennato abbian preso parte a fatti d’armi o che abbiano partecipato a rastrellamenti

E’ da escludere che i carabinieri del Distaccamento di Bretto vennero trucidati dai tedeschi, […]”

(pag.235 – grassetti miei)

Russo commenta amaramente che questi testi siano segno di disinteresse e scarso approfondimento

“E’ difficile per noi oggi decifrare questo linguaggio e cercare di capire le ragioni di tali affermazioni. Possiamo solo tentare di capire il più possibile, ricordandoci che in quel periodo sia a Cave che a Tarvisio si viveva con la paura che alcuni partigiani slavi comunisti potessero varcare il Passo del Predil e minacciare da vicino la popolazione e le autorità competenti. Diversamente non si spiegano certe affermazioni” (pag.232)

Russo spiega il tutto con il terrore dei partigiani. Eppure é assolutamente lampante ciò che il testo rivela di sé: il suo succo é noi carabinieri siamo buoni, collaboravamo addirittura con i partigiani; i tedeschi hanno fatto solo dei rastrellamenti (la distruzione del paese era un fatto troppo evidente per non esser citato seppur tanto lievemente ndr) ma noi non abbiamo mai collaborato con loro né abbiamo mai sparato un colpo contro nessuno. Ah! i tedeschi non sono neanche responsabili di quel brutto fatto dei dodici uccisi”. L’uso di date generiche o sbagliate potrebbe al tempo stesso essere un errore o una scelta volontaria per complicare il lavoro di chi volesse fare qualche ricerca dettagliata. E se ci fosse qualche dubbio basta far notare che il testo venne redatto ad ottobre del 1945, quando lo status degli ex repubblichini era ancora da definirsi e questi (tra cui i carabinieri) tentavano di ripulire le proprie posizioni.

INSERTO STORICO Sarà solo nel giugno del 1946, con l’amnistia Togliatti che repubblichini e collaboratori potranno sentirsi certi dell’impunità, ma questo nell’ottobre del 1945, all’epoca della redazione dei documenti riportati da Russo, non si poteva ancora sapere. Solo diversi decenni dopo, con la scoperta dell’armadio della vergogna, si avrà la prova certa di ciò che avvenne in maniera sistematica in quei mesi ed anni, ossia l’occultamento volontario da parte di funzionari italiani della documentazione relativa a crimini di guerra atroci permettendo così a centinaia di criminali ed assassini di restare in circolazione impuniti. E se ciò fu possibile per stragi e crimini di guerra e non v’è da stupirsi che lo stesso occultamento avvenne anche su casi meno noti o minori. Ciò che accadde in quegli anni fu un gioco di temporeggiamenti, tensioni, carte bollate, equilibrismi e muri di gomma: l’Italia non si mosse per fare chiarezza sui crimini dei nazifascisti per evitare che al tempo stesso Jugoslavia, Libi, Etiopia ecc. chiedessero a loro volta conto all’Italia dei crimini fascisti ed in questo fu, se non aiutata, perlomeno non ostacolata a livello internazionale dai paesi interessati più al fatto che l’Italia si riprendesse in fretta per contrastare il blocco sovietico, che non alla risoluzione dei crimini che aveva effettuato. In effetti tali richieste arrivarono dalla Jugoslavia quasi immediatamente e la risposta italiana fu quella di temporeggiare, così come con le richieste della Grecia, così come vennero fatte lentamente affossare le richieste etiopi mentre quelle Libiche si risolveranno formalmente solo nel 2008

Un altro documento, presentato a pag.239 e datato 6 ottobre 1945, segue grosso modo le stesse linee: dice che la zona fosse continuamente assediata dai partigiani, sposta la strage di Bretto da ottobre 1943 a febbraio 1944, parla dell’incendio ma dice solo che vennero arrestate alcune persone, che il colonnello Hemel, per disperazione, istituì il distaccamento della centrale, ma che la mera presenza di questo nucleo fisso di carabinieri “determinava nei patrioti jugoslavi un accresciuto sentimento d’odio verso i nostri militari e la falsa convinzione che i medesimi erano stati colà dislocati per ostacolare l’attività partigianaCon tale premessa riesce ben comprensibile il bestiale proposito e la carneficina che i partigiani slavi compirono sui dodici carabinieri. Otto giorni dopo il massacro, con un secondo rastrellamento nazifascista, le dodici salme potevano venir rintracciate e recuperate. L’opinione pubblica in merito è unanime nel riconoscere che l’eccidio fu commesso dai partigiani jugoslavi” (pag.240). Dopodiché continua parlando di “LIKER” e di JANKO” parlandone come se si trattasse di due persone diverse.

Se nel primo testo quel’ “Empel” potrebbe suggerire una redazione sotto dettatura ad un dattilografo italiano non germanofono, qui la separazione di Socian in due persone distinte, potrebbe indicare che il testo venne redatto da persone nient’affatto immerse nella realtà locale (non é da escludere anche in questi casi la possibilità che si tratti di errori voluti). Anche qui si sminuisce la brutalità tedesca (evitando perlomeno il ridicolo tentativo di camuffamento dell’incendio visto nella lettera precedente) ma c’é una fortissima componente di odio antislavo. Se nel testo precedente gli slavi erano accusati dei fatti di malga Bala per esclusione (non motivata) dei tedeschi, qui li si accusa esplicitamente ma appoggiandosi al fatto che ciò sia opinione pubblica condivisa. Nonostante il linguaggio più diretto ed una  maggiore componente antislava, anche questo testo si premura di far passare i militi della GNR come neutri spettatori di fatti qui descritti.

L’autore rimarca che nel dopoguerra i fatti di malga Bala furono presto dimenticati e che anche tra i militi dell’arma quell’evento rimase nella memoria solamente come una macchia di cui vergognarsi in quanto la convinzione diffusa era che Perpignano si fece fregare (pag.237). Col passare degli anni, poi, le nuove generazioni ne avrebbero saputo sempre meno.

In realtà, leggendo il testo di Russo vedo emergere una motivazione di questo silenzio radicalmente diversa. Come Russo stesso afferma a pag.185 e pag.219 la popolazione era convinta che il massacro fosse stato opera dei tedeschi e che fosse avvenuto con picconi e spranghe ma al tempo stesso la distruzione della centrale elettrica (che ai tedeschi non poteva far certo piacere) dimostrava chiaramente l’intervento partigiano. I militi italiani, invece, erano stati sì coinvolti nel recupero delle salme, ma sempre sotto controllo nazista (vedi sottocapitolo 5.01). La mia impressione dunque é che fin dai primi momenti fu chiaro a tutti che la vicenda dei cadaveri martoriati venne trattata in modo “sporco” dai nazisti ma sia i filofascisti che gli stessi militi repubblichini furono costretti a far buon viso a cattivo gioco. Per questo ritengo che se vi fu questo silenzio sulla vicenda non si trattò di silenzio omertoso dovuto a paura, né silenzio per “vergogna” del comportamento di Perpignano, bensì silenzio riguardo a qualcosa di cui proprio chi non parlava aveva di che vergognarsi, ossia l’aver apertamente sostenuto una versione dei fatti che sapevano falsa.

Se posso permettere un paragone azzardato direi che siamo di fronte a quello stesso meccanismo per cui le centinaia di migliaia di persone che all’epoca dei fatti difesero a spada tratta un certo presidente del consiglio che abusò del proprio potere per proteggere una prostituta minorenne con la quale aveva avuto dei rapporti durante dei festini orgiastici, a distanza di anni parlano di quei fatti a bassissima voce, mormorando fra i denti varie versioni del “Si, in effetti ha sbagliato MA…” cui seguono altrettanto fantasiose varianti del “quando c’era LUI” (LUI, non LVI, che non son proprio la stessa cosa anche se vengon entrambi da quello stesso polverone lì)


 6.00 POTREBBE ANCHE ESSERE ANDATA COSI’

IMHO

A differenza di quanto fa il libro “Planina Bala” ritengo che quanto ora affermerò si tratta di una MIA PERSONALISSIMA IPOTESI NON AVVALORATA DA ALCUNA PROVA OGGETTIVA E SENZA ALCUNA PRETESA DI STORICITÀ’ e che si, qualcuno potrebbe ritenere anche falsata dalle mie impostazioni di fondo che tuttavia non nascondo avendole esplicitate negli inserti storici di questo post.

Basandomi proprio sulle informazioni provenienti da “Planina Bala” (una volta ripulite, ovviamente) ritengo che uno scenario più plausibile sia il seguente:

SABOTAGGIO) I partigiani compiono il sabotaggio alla centrale, forse con la collaborazione di alcuni operai. Sono presenti Ursic, Socian e Srecko. Dopodiché riescono ad introdursi nella casermetta e sequestrano i dodici militi della GNF giunti da pochissimo nel territorio (tutta la menata sulla parola d’ordine é ridicola e trascurabile, nonostante Russo ci insista perché il suo intento é “riabilitare” Perpignano portandolo allo stato di sacra vittima).

MOTIVAZIONE) Il motivo del rapimento é lo stesso di tutti i rapimenti partigiani: scambio di prigionieri (magari compagni di Ursic rinchiusi chissà dove, il che potrebbe fornire un motivo per giustificarne meglio la presenza) e/o offerta della possibilità di passare dalla parte della resistenza. I dodici militi difatti erano arrivati da pochissimo e non stupisce possano aver dato l’idea di essere potenziali avversari del fascismo.

FUGA) Fuggono attraverso il percorso effettivamente indicato e giungono in Bausiza e probabilmente facendo effettivamente trasportare ai sequestrati parte delle scorte della casermetta (ma non una quantità eccessiva: dovevano fuggire di notte ed in fretta su un sentiero molto impervio). Alcuni abitanti della zona vedono la carovana passare ed interagiscono con loro.

NOTTE ?) Da qui in poi il racconto che fornisce Russo é assai inquinato e gli elementi certi che fornisce sono troppo pochi e incerti per farsi un’idea esatta di cosa accade, ma considerando che la storiella della soda caustica é certamente una fregnaccia (che dodici persone assumano contemporaneamente e non forzatamente un piatto di -boh, zuppa?- condito di varechina e soda caustica senza accorgersene dall’odore appare alquanto improbabile), che la dichiarazione di Mafalda riguardo al fatto che fecero da mangiare sia per i partigiani che per i sequestrati non ha nessun indice temporale, che la presenza di Ursic non era certo indispensabile e che (come vedremo) considerare come data delle uccisioni il 25 marzo anziché il 24 é probabilmente una forzatura  forse di vero c’é che prima di salire in Bala fecero una sosta a mangiare nascosti nei fienili di Gajger in Logje.

UCCISIONI) Notte da Gajger o meno ci ritroviamo infine a malga Bala dove si possono immaginare quattro scenari:

a1) Scenario ostaggi. Se il sequestro fu inteso per uno scambio di prigionieri si può supporre qualcosa andò storto (p.es: quando Ursic giunge potrebbe aver comunicato che i compagni da liberare erano già stati uccisi) e si decise di fucilare i prigionieri in quanto non più utili come ostaggi ed indisposti a passare da parte dei partigiani.

a2) Scenario scelta. I dodici militi posti dinnanzi alla scelta dello schieramento scelgono l’RSI ed i partigiani li fucilano.

b1) Scenario scontro a fuoco 1: i tedeschi sono alle calcagna dei partigiani e questi decidono di fucilare i militi sequestrati

b2) Scenario scontro a fuoco 2: i tedeschi raggiungono i partigiani ed i dodici militi sequestrati si trovano fra il fuoco incrociato di partigiani e tedeschi (Versione Crnugelj)

Purtroppo Russo non riporta alcunché delle motivazioni espresse dai partigiani che non siano quella da lui proposta, ma a pag.196 v’é questo botta-e-risposta tra Russo e Hrovat che, pur prendendolo con estrema cautela (s’é ben visto quanto siano tagliuzzate le interviste di Russo), se confermata potrebbe far pendere verso gli scenari “a1” e “a2” (che a mio parere sembrano le più plausibili)

Chi ha ammazzato i carabinieri?
“Noi!”
In “quel” modo?
“No, noi li abbiamo sparati!”

In ogni caso, una volta morti i dodici,  i partigiani se ne vanno da malga Bala.

GAJGER E FLAJS) Gajger, rimasto sempre a Logje, saputo che i sequestrati erano stati uccisi il 24 marzo, il giorno dopo va a malga Bala per recuperare i beni e le divise dei militi uccisi (di iniziativa propria o su richiesta dei partigiani). Nel caso delle versioni scontro a fuoco ciò potrebbe aver avuto come scopo anche il dare una minima sistemazione ai corpi. Si fa aiutare da Bepi Flajs cui chiede di salire con lui per aiutarlo. Giunti in malga Gajger vede numerosi bossoli a terra (pag.186) [interessante notare come Russo ne parli, dicendo che –Solo Lojs Gajger ci ha dichiarato di aver trovato davanti la porta della malga “un mucchio enorme di bossoli”, segno evidente che i carabinieri erano stati sparati-. Se Gajger fosse stato sul posto durante le uccisioni avrebbe semplicemente visto i bossoli, ma quel trovato fa intendere che si trattò di una scoperta, il che pone la presenza in malga di Gajger solamente dopo i fatti e non durante]

RICERCHE) Nei giorni seguenti si effettuano ricerche ed i tedeschi trovano i corpi il 30 o 31 marzo (nel caso degli scenari scontro a fuoco 1 e 2 se ne dovrebbe dedurre che i militi della GNR passarono diversi giorni assieme ai partigiani oppure che  lo scontro avvenne il 24 marzo e la “scoperta” avvenne al 30 o 31 marzo perché vi fu maltempo anche in quei giorni e/o che i nazisti temporeggiarono per decidere che fare con i corpi. Entrambi i casi mi sembrano tuttavia meno probabili dell’escuzione -ammessa da Hrovat- dei dodici seguita a giorni di ricerche infruttuose)

RECUPERO) Sta di fatto che i corpi vengono ritrovati dai nazisti i quali decidono di sfruttarli a loro favore per fare propaganda antipartigiana, in quanto la popolazione già subì un duro colpo ad ottobre e che dopo tale “bastonata” ora conveniva usare un mix di “paura e carote” per non tirar troppo la corda. Pertanto i nazisti decidono di infierire sui corpi per renderli degli atti d’accusa contro la resistenza. Dopodiché trascinano i corpi fuori dalla malga nel modo in cui sapevano farlo: ossia con modi non dissimili da quelli usati dagli alpini sul Golobar. Col filo spinato. Fatto ciò avvertono le milizie italiane che si occupano materialmente al recupero ma sempre sotto l’occhio vigile dei nazisti.

PAESE) In paese tutti capiscono cosa sia successo davvero (La versione più divulgata e accreditata” era proprio quella che accusava i tedeschi), anche coloro che stanno dalla parte del nazifascismo e della Germania che dunque si trovano a dover difendere e propugnare una versione dei fatti che sanno ben essere falsa.

DOPOGUERRA) Dopo la caduta del nazifascismo i militi delle forze dell’ordine tentano di confondere le carte per allontanare da sé ogni responsabilità di quei fatti. A livello documentale dunque si crea una gran confusione. L’evento però vien presto lasciato dimenticare. Resta dunque un ricordo vago di una vicenda “sporca” che gli ex-fascisti non rivangano perché consci di aver partecipato ad una menzogna scomoda (cui in pochi credettero) e gli ex-partigiani non rivangano perché il fango della propaganda é ancora rimasto attaccato a quei fatti.

RICORDO) Solo diversi decenni dopo, una volta caduto il muro di Berlino, quando la memoria dei fatti si era ridotta al lumicino le mutate condizioni politiche hanno permesso lo sdoganamento degli (ex? neo) fascisti e l’inizio di quel periodo di revisionismo storico iniziato appunto negli anni ’90 ed in cui siamo, purtroppo,  ancora immersi e che ha incluso la storia di malga Bala.

E’ impressionante osservare come la versione dei fatti appena proposta (che nonostante i buchi appare decisamente più plausibile e coerente di quella proposta da Russo)  possa nascere proprio usando informazioni tratte da “Planina Bala” e questo non certo a causa di completezza del testo (anzi), ma poiché la debolezza delle tesi che il libro afferma obbligano l’autore a cercare di farle sembrar plausibili e lineari consolidandole anche sia con conferme d’opinione che con brandelli di informazioni valide, le quali tuttavia contraddicono proprio ciò che l’autore vorrebbe sorreggessero! Un po come cercare di far sembrare solido un edificio di gelatina aggiungendovi con delicatezza dei vistosi blocchi di metallo in alcuni punti strategici, ma basta un leggero tremore perché questi blocchi inizino a far sentire il proprio peso e distruggere l’edificio dall’interno. 

 

 


7.00 LE (S)TORTURE

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E finalmente arriviamo al clou della vicenda secondo l’interpretazione di Russo. Dunque, cercando di salvare il salvabile si potrebbe a questo punto tentare lo sforzo di mettere una pietra sopra sopra a tutto quanto visto finora nell’idea che si tratti di eccessi, contraddizioni e personalismi di Russo, perdonabili in quanto il nocciolo della vicenda é comunque adamantino. L’impresa é ardua ma tentiamola comunque e concentriamoci quindi sul nocciolo dei noccioli della versione strage, ossia cosa sia avvenuto tra il 23 marzo 1944 ed il 25 marzo 1944 dopo il sabotaggio alla centrale, secondo la versione di Russo. Il racconto di tali eventi, nel libro, va da pag.101 a pag 148. Come per il resto del libro, anche qui la narrazione é inframmezzata da commenti, opinioni personali, aneddoti sulle interviste, frasi estratte dalle interviste, alcune foto della malga attuale ecc. Anche qui non é sempre facile capire chi siano le fonti delle singole informazioni né se una determinata informazione provenga appunto da una fonte o se sia frutto della fantasia descrittiva dell’autore (e le descrizioni degli uccellini saltellanti a pag.131 e la descrizione dei sentimenti del “carabiniere” Franzan a pag.141 sono lì a dimostrare che l’intervento personale nella narrazione é certamente presente).

7.01 I TESTIMONI DELL’UCCISIONE

PARTIGIANI PRESENTI ALLE UCCISIONI

Silvo Gianfrate (Srecko)

PARTIGIANI NON PRESENTI ALLA STRAGE

Lojs Hrovat

La posizione dei partigiani é chiara: confermano le uccisioni per fucilazione ma non le torture e manifestano la convinzione che i cadaveri siano stati sfigurati successivamente per fare propaganda antipartigiana.

 

TESTIMONI CON NOME DELLA PRESENZA DEI PARTIGIANI IN BAUSIZA
– Myza Komac

– Qualcuno di quel territorio della Slovenia

Myza Komac testimonia la presenza dei partigiani e dei dodici sequestrati in Bausiza (pag.17,110). 

TESTIMONI ANONIMI DELLE UCCISIONI

L’anonimo figlio di un pastore, amico di Toni Rinaldi (pag.18) che racconta a Russo “quanto suo padre gli aveva ripetuto all’inveroverosimile” tra le lacrime, ma nel testo non vien riportato solo lo sfogo di pianto ma non si fa accenno ad un solo fatto testimoniato: si parla solo di “scene di follia” (pag.145,264)

“Qualcuno di quel territorio della Slovenia” che ricorda delle “urla agghiaccianti” ma non é dato a sapere dove né quando né chi fosse né dove si trovasse esattamente né perché (pag.127). Potrebbe benissimo essere il figlio del pastore di cui sopra

Questo/i testimone/i anonimo/i in realtà, come vedremo, testimonia/no ben poco. I testimoni anonimi vanno sempre presi in considerazione con estrema cautela in quanto, proprio a causa del non rivelare chi sono, non offrono alcuna garanzia d’affidabilità all’infuori del grado di precisione e coerenza delle loro dichiarazioni che necessiteranno dunque di riscontri maggiori di quelli richiesti ai testimoni identificabili per poter essere credute. In questo caso però siamo di fronte a testimonianze indirette di (un) anonimo/i che si limita(no) a confermare informazioni prive di riscontro fornite (forse) da altri. Un esempio di questa inutilità delle testimonianze anonime lo si può notare a pag.18 in cui l’amico di Rinaldi, parlando del padre dell’amico anonimo racconta che: “[…] aveva seguito quasi passo dopo passo la terribile via crucis dei carabinieri, ben nascosto dietro gli alberi, fin a quando Bepi Flajs di Trenta aveva tentato di coprire i corpi dei carabinieri massacrati con la neve!” in quanto, oltre ad essere testimonianza indiretta ed anonima, sostanzialmente non dice nulla sulle uccisioni, lasciando solo INTUIRE di essere di fronte ad una testimonianza completa di tutti gli eventi che tuttavia non spende nemmeno una sillaba riguardo le uccisioni stesse. (Interessante però osservare come a queste poche righe che ben poco dicono segua un commento entusiastico di Russo a ‘mo di “Eureka!”, cosa che si ripete più volte qualora l’autore narra dell’ottenimento di informazioni corroboranti la sua tesi)

“TESTIMONI” CON NOME DELLE UCCISIONI

Lojs Kravanja (Gajger), mediata attraverso la moglie Mafalda

Bepi Flajs

Lo ripeto per chiarezza: la versione strage si fonda su un lavoro di Antonio Russo che presenta notevoli scorrettezze di forma e metodo ed é basato essenzialmente sulle sole dichiarazioni dei due amici Gajger e Flajs.

 

7.02 MA COSA DIAV………. (PARARSI IL CULO)

Ma prima di apprestarci ad osservare le dichiarazioni di Gajger e Bepi Flajs non si può non riportare queste dichiarazioni che Russo fa a pag.263, praticamente a fine libro:

“E ricordiamoci che nessuno di noi può sapere realmente se alla fin fine essi siano stati totalmente passivi nelle mani dei partigiani per tutte quelle ore di attesa e di duri trasferimenti. Chi ci dice che essi non abbiano tentato la fuga o la ribellione? Chi ci dice che essi non abbiano tentato la rivolta o la difesa o una controffensiva? Chi ci dice che essi non abbiano tenuto testa ai loro carnefici e che non abbiano affrontato la morte gridando il loro profondo affetto per l’Italia, la Bandiera e la divisa del Carabiniere? Chi ci dice che essi non siano morti dimostrando grande fierezza del proprio essere e sentirsi figli dell’Italia che certamente amavano?”

EEEEEEEEHHHHHH????? Ma come? Ma ci sono dei testimoni che forniscono un quadro preciso degli avvenimenti O NO? In tutto il testo viene proposta la versione strage come se si trattasse di una certezza appurata con affermazioni come quella a pag.237 “[…] noi oggi possiamo affermare senza ombra di smentita né di errore che […]” ed a fine libro ci vien rivelato che non possiamo sapere i fatti centrali della vicenda! Se c’erano testimoni che hanno assistito alla mattanza, questi dovrebbero poter rispondere a tali quesiti! O NO? Il fatto stesso che Russo ponga ora queste domande significa che lo stesso autore del libro, nonostante la sicumera con cui ha esposto la sua versione dei fatti, qui si cautela dimostrando la non attendibilità delle sue stesse fonti, lasciando intendere che quanto ha scritto anche riguardo dettagli fondamentali non é basato su informazioni certe.

 

7.03 CRONOLOGIA EVENTI SECONDO RUSSO

Proviamo ad elencare una ad una le singole informazioni riguardanti gli eventi del 24 e 25 marzo 1944 tentando di capire quale possa essere la fonte da cui Russo le ha attinte, dato che nel testo le fonti vengono semplicemente “lasciate intendere”

24 marzo

A mezzogiorno la comitiva trova riparo in un fienile abbandonato  sotto alcuni speroni rocciosi dell’Izgora, sul versante della Bausiza (pag.110) [FONTE: SCONOSCIUTA]

Durante la sosta, che fu breve, tutti, inclusi i prigionieri, bevvero acqua tiepida zuccherata (pag.110) [FONTE: SCONOSCIUTA]

Riprendono il cammino. Alcuni partigiani in avanscoperta ed altri in fondo alla comitiva (pag.110)  [FONTE: SCONOSCIUTA]

Un pastore che sta facendo pascolare le pecore vede la comitiva e dice ai partigiani “Ragazzi ricordatevi che sono sempre nostri amici” ma i partigiani non lo ascoltarono. Erano 18 partigiani e 12 sequestrati (pag.110)  [FONTE: SCONOSCIUTA / PASTORE: NON IDENTIFICATO FORSE IL PASTORE ANONIMO PADRE DELL’AMICO DI RINALDI?]

NB: Bepi Flajs certamente non é presente agli eventi successivi e quindi può aver solo saputo quanto riferito da Gajger e sua moglie Mafalda che sono, dunque, gli unici due testimoni possibili delle prossime dichiarazioni. 

La comitiva giunge a casa di Gajger (pag.113) [FONTE: FORSE MAFALDA GAJGER]

Probabilmente in questo momento i partigiani donano o danno in deposito alla famiglia Gajger i beni presi dalla caserma (pag.119) [FONTE: SCONOSCIUTA]

I sequestrati vengono chiusi nel fienile e gli vien portata ancora acqua zuccherata (pag.113) [FONTE: FORSE MAFALDA GAJGER]

I partigiani chiamano più volte Perpignano “traditore fascista” (pag.113)  [FONTE: SCONOSCIUTA]

Nel primo pomeriggio giunge ai “diretti guardiani dei prigionieri” l’ordine di riprendere la marcia verso l’altopiano di Logje (pag.113)  [FONTE: SCONOSCIUTA]

Alcuni partigiani restano a casa di Gajger per attendere Ursic (pag.113) [FONTE: FORSE MAFALDA GAJGER]

Mezz’ora dopo la comitiva é a Logje (pag.114)  [FONTE: FORSE MAFALDA GAJGER]

I sequestrati vengono rinchiusi in una delle stalle di Gajger (pag.114)  [FONTE: FORSE MAFALDA GAJGER]

Poco dopo i sequestrati vengono spostati in una stalla ove era più difficile scappare. Alcuni partigiani, armati, fanno la guardia (pag.114)  [FONTE: FORSE MAFALDA GAJGER]

Alcuni partigiani si riuniscono “in uno stavolo” di Gajger davanti a un caminetto acceso (pag.119), mentre altri stanno più a valle in avanscoperta [FONTE: FORSE MAFALDA GAJGER]

Arriva Ursic assieme a due suoi compagni ed ai partigiani che erano rimasti a casa di Gajger ad aspettarlo (pag.119) [FONTE: FORSE MAFALDA GAJGER]

I familiari di Gajger (sua madre, la sorella Maria e la moglie Mafalda) preparano da mangiare per tutti (pag.119) [FONTE: FORSE MAFALDA GAJGER]

Dopo aver mangiato i partigiani discutono sulla sorte dei prigionieri (pag.119) [FONTE: FORSE MAFALDA GAJGER]

I capi partigiani (Ursic, Srecko, Socian e Hrovat) vogliono uccidere i sequestrati e alla fine hanno la meglio sugli altri partigiani, anonimi e contrari (pag.119) [FONTE: FORSE MAFALDA GAJGER]

Confermata la decisione i partigiani si stringono le mani e brindano [FONTE: FORSE MAFALDA GAJGER]

Le donne di casa Gajger apparecchiano la cena e mettono sul pentolone la cena per gli altri partigiani e per i sequestrati. [FONTE: FORSE MAFALDA GAJGER]

“Nei recipienti destinati ai prigionieri, nella ilarità generale, alla fine furono gettati diversi pugni di sale nero, tipo solfato di magnesio meglio conosciuto come sale inglese, di quello che si dà agli animali quale purgante. Prima di chiudere i recipienti, qualcuno vi versò dentro anche il contenuto di una bottiglia di soda caustica e di varechina, con atteggiamento trionfale di grande vittoria e di enorme soddisfazione, nella compiacenza euforica generale!” (pag.122) [FONTE: FORSE MAFALDA GAJGER]

Alcuni partigiani s’incaricarono di portare il cibo ai sequestrati, altri partigiani andarono a dormire e diversi di loro ridiscesero la via della Bausiza assieme a Mafalda, Maria e alla mamma di Gajger. (pag.122) [FONTE: FORSE MAFALDA GAJGER]

I partigiani che s’erano incaricati di dar da mangiare ai sequestrati gli servono il cibo avvelenato e poi si allontanano dalla stalla ridendo (pag.122)  [FONTE: SCONOSCIUTA]

I sequestrati si contorcono dal dolore ed urlano. Qualcuno del posto li sente. (pag.127)   [FONTE: SCONOSCIUTA, FORSE FIGLIO DEL PASTORE O BEPI FLAJS]

25 marzo

Dalla Bausiza tornano a Logje i partigiani che avevano dormito nei fienili di Gajger (pag.128)  [FONTE: FORSE GAJGER]

La comitiva s’incammina verso malga Bala (pag. 128)  [FONTE: FORSE GAJGER O BEPI FLAJS O IL PASTORE ANONIMO]

La comitiva, dopo due ore di cammino arriva a malga Bala (pag.131)  [FONTE: FORSE GAJGER O BEPI FLAJS O IL PASTORE ANONIMO]

NB: da quanto sostiene Russo, dietro alla comitiva di partigiani e sequestrati ci sono Bepi Flajs, l’anonimo pastore padre dell’amico di Toni Rinaldi ed “altri pastori” che, stando nascosti dietro agli alberi a decine di metri di distanza non possono vedere ciò che accade dentro alla malga. Pertanto l’unico testimone degli eventi interni alla malga può essere solo Gajger.

Appena giunti i sequestrati vengono costretti ad entrare dentro alla malga nella sua stanzetta piccola a destra (pag.139)  [FONTE: GAJGER?]

Nella stanzetta i sequestrati si buttano a terra col fiatone (pag.141) [FONTE: GAJGER?]

Alcuni partigiani dentro la malga bevono un goccio di grappa (pag.141) [FONTE: GAJGER?]

Alcuni partigiani, dopo aver bevuto la grappa, escono a fare da guardia all’esterno (pag.141) [FONTE: GAJGER?]

Qualcuno prepara un uncino (pag.144) [FONTE: GAJGER?] 

Dopo un breve conciliabolo Ursic da il “via” con un cenno del capo (pag.143) [FONTE: GAJGER?]

La porta della stanzetta viene aperta rumorosamente. Perpignano viene brutalmente afferrato e trascinato nella stanzetta principale, la cucina, dove viene spogliato lasciandogli solo maglia e mutandoni. (pag.144) [FONTE: GAJGER?]

I beni preziosi di Perpignano, come orologio ed anelli, vengono dati a Gajger (pag.144) [FONTE: SCONOSCIUTA]

Perpignano viene costretto a terra e gli viene conficcato un uncinata tallone e piede (pag.144)  [FONTE: GAJGER?] 

Perpignano viene issato a testa in giù su una trave per mezzo dell’uncino (pag.144) [FONTE: GAJGER?] 

Perpignano grida di dolore. I partigiani lo scherniscono e gli danno calci in testa (pag.144) [FONTE: GAJGER?] 

Gli altri undici sequestrati vengono tirati fuori dalla stanzetta (uno alla volta?).  (pag.144) [FONTE: GAJGER?] 

Uno alla volta vengono spogliati e derubati (pag.144) [FONTE: GAJGER?] 

Durante quest’operazione Primo Amenci riesce a tenere con sé la foto dei suoi cinque bambini (pag.144) [FONTE: GAJGER?] 

Gli undici vengono incaprettati  con le braccia dietro la schiena usando filo spinato che viene agganciato ai genitali (pag.145) [FONTE: GAJGER?] 

I partigiani prendono i picconi dalle pareti ed uccidono a picconate gli undici sequestrati  (pag.145) [FONTE: GAJGER?] 

A qualcuno dei sequestrati vengono asportati i genitali ed infilati in bocca (pag.145) [FONTE: GAJGER?] 

A qualcuno dei sequestrati viene “frantumato il cuore” a picconate (pag.145) [FONTE: GAJGER?] 

A qualcuno dei sequestrati vengono “centrati e sbriciolati gli occhi” (pag.145) [FONTE: GAJGER?]

Un carabiniere riesce a buttarsi a terra implorando con la foto della madre in mano ma la foto gli viene strappata di mano e conficcata in bocca (pag.145) [FONTE: GAJGER?]

Primo ammencii mostra ai partigiani la foto dei suoi cinque figli ma una picconata volante gliela conficca proprio nel cuore  (pag.145) [FONTE: GAJGER?] 

Delle formiche affamate, attratte dal sangue, si arrampicano tra i capelli di Perpignano ed iniziano a mordere  (pag.146) [FONTE: GAJGER?] 

A Perpignano vengono dati in continuazione calci in faccia, sulla nuca, sulla fronte  (pag.146) [FONTE: GAJGER?] 

Uno dei sequestrati riesce a sfuggire ed uscire dietro alla malga ma viene fermato da un colpo di revolver alla spalla  (pag.146) [FONTE: FORSE GAJGER, O BEPI FLAJS O IL PASTORE ANONIMO] 

Man mano che i sequestrati morivano i partigiani li trascinavano i corpi all’aperto per circa 30 metri fino al grande sasso accatastandoli uno accanto all’altro (pag.146) [FONTE: FORSE GAJGER, O BEPI FLAJS O IL PASTORE ANONIMO] 

A mezzogiorno era tutto finito (pag.147) [BEPI FLAJS]

I partigiani si ripuliscono alla meglio con la neve con la neve e scendono verso la Bausiza  (pag.147) [FONTE: FORSE GAJGER, O BEPI FLAJS O IL PASTORE ANONIMO] 

Gajger deve ricoprire i corpi  (pag.147) [FONTE:GAJGER?] 

Gajger va a cercare Bepi Flajs (che nel frattempo, SEMBREREBBE, fosse tornato a casa sua a Logje) e lo convince a “[…]  tornare su in malga per coprire i morti. Ma era neve ghiacciata e quindi non abbiamo potuto far nulla”. (pag.147) [FONTE:BEPI FLAJS] 

Nevica forte e la neve é gelata. Bepi Flajs e Gajger ricoprono i corpi alla meglio con delle foglie (pag.147) [FONTE: FORSE GAJGER, O BEPI FLAJS O IL PASTORE ANONIMO] 

  1. Le dichiarazioni in cui si deve SUPPORRE la fonte la fanno da padrone
  2. Gajger é costantemente con i partigiani da quando arrivano in Bausiza fino a quando se ne vanno e, poiché Russo non ottiene un’ammissione dagli stessi ed i pastori che avrebbero seguito la carovana rimasero all’esterno della malga senza poter osservare cosa succedeva all’interno, ne deriva che SOLO GAJGER può essere il testimone di ciò che sia successo nella malga, mentre la moglie Mafalda può sapere cosa accadde la sera prima e Bepi Flajs solo ciò che accadde dopo.
  3. Come vedremo, chi POTREBBE aver fatto tali dichiarazioni in realtà non le fa ed al contrario alcune cose pare vengano dette da chi, invece, NON poteva sapere.

 

7.04 IL SUPERTESTE MISTERIOSO

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Dunque, il “superteste” di Russo sarebbe Lojs Kravanja detto Gajger: il “postino” dei partigiani che dopo aver contratto il virus partigiano ha passato il resto della sua vita “travolto dagli incubi” (pag.14). Chi é dunque il superaste, l’UNICA persona che avrebbe visto tutto e che avrebbe testimoniato a Russo?

Il testo lo descrive come un pastore di carattere duro e scontroso, chiuso e solitario nato nel 1920. Viveva in Bausiza con la moglie Mafalda di Uccea, con suo padre, la madre, una sorella di nome Maria (pag.112,113) in una casa isolata, oltre tutte le altre. Ha anche una sorella di nome Myza (pag.148). Possedeva diversi fienili e numerosi animali da cortile, oltre a pecore e capre che d’estate portava a malga Bala con il resto dei pastori della Bausiza.

Gajger viene definito “il postino dei partigiani” (pag.14), “un aiutante, un amico dei partigiani” (pag.193), “il grande amico dei partigiani della valle del Coritenza e dell’alto Isonzo, onnipresente e servizievole nei loro riguardi” (pag.144), “amico fidato” e “protettore silenzioso e devoto”. Uno che conosceva bene ogni parte del territorio (pag.193) e che in cambio dei suoi servigi riceveva doni da parte dei partigiani (pag.14,119). A pag.193 il partigiano Srecko, intervistato da Russo lo descrive così: “Gajger era un aiutante, un amico dei partigiani; era proprietario di diversi fienili in Bausiza e conosceva bene ogni parte del territorio”. Russo lo descrive come “il portaordini che collaborava senza chiedere, eseguiva senza domandarsi mai perché” (pag.112). Nel libro non c’é una sola foro né di Gajger né di sua moglie Mafalda.

I RAPPORTI DI GAJGER COI PARTIGIANI: Gajger fin dall’inizio della guerra offre ospitalità ai partigiani ai quali fa comodo averlo come punto di riferimento per nascondersi e rifornirsi (pag.112). In particolare il suo compito era quello di fare da contatto tra i diversi gruppi partigiani.Gajger si occupava di dare da mangiare ai partigiani nascosti nei suoi fienili ed avvertirli della presenza di pattuglie nazifasciste. Gajger ha un rapporto di fiducia ed amicizia con Socian e fa di tutto per “restare nelle sue grazie”.

Gajger però non sa nemmeno comprendere l’italiano e quindi l’intervista di Russo avviene per tramite della moglie di Gajger, Mafalda. Essendo anch’essa un teste (per quanto riguarderebbe la sera del 24 marzo) le dichiarazioni di entrambi vengono fatte materialmente da Mafalda.

Gli unici virgolettati di Gajger e Mafalda che il testo riporta sono quesi:

“Nessuno potrà mai dirvi più di noi; – ci aveva assicurato la moglie del Gajger, Mafalda – nessuno sa niente… Lassù i partigiani hanno ucciso i carabinieri per vendetta, nient’altro! Tutto qua… Nessuno sa niente. I partigiani erano in tanti, come si fa a conoscere e a ricordare i loro nomi?… Era una cosa normale, sa, di guerra! Vede, si era in guerra e tutti sanno cos’è una guerra!” (pag.15)

“Mio marito è nato nel 1920; quella volta, al tempo della guerra, si viveva in Bausiza. Lui era contadino, aveva le pecore e d’estate si andava tutti in Bala; durante la guerra, al tempo dei partigiani, era lui che portava la posta, i messaggi tra un gruppo di partigiani e l’altro. Lui faceva da mangiare per loro e portava da mangiare a loro quando questi erano nascosti nei vari suoi fienili per sfuggire ai rastrellamenti dei tedeschi e degli italiani. Anche dopo l’attacco ai tedeschi alle porte di Bretto di Sopra, i partigiani giunsero subito da noi e si nascosero a Logje, nei fienili di Lojs… Lojs faceva la spia per i partigiani, li precedeva e li avvertiva della presenza di eventuali pattuglie tedesche o italiane… Noi quella volta si aveva più paura degli italiani che dei tedeschi!” (pag.113)

“Noi abbiamo fatto da mangiare sia per i partigiani che per i carabinieri.” (pag.122)

“Siamo tutti figli di Dio cosa vuole. .. però gli italiani avevano ammazzato i nostri partigiani sul Golobar, trascinandoli per terra come tronchi d’albero…!” (pag.263)

Altre dichiarazioni che il testo attribuisce direttamente a Gajger o a Mafalda sono:

Solo Lojs Gajger ci ha dichiarato di aver trovato davanti la porta della malga “un mucchio enorme di bossoli”, segno evidente che i carabinieri erano stati sparati (pag.186)

Lo stesso Gajger ci ha dichiarato che facilmente a dare l’allarme era stato proprio qualche partigiano scappato dal gruppo, recatosi subito dai tede- schi a dare la notizia (pag.156)

La malga non aveva un proprietario vero e proprio; era di tipo sociale,  -ci spiegherà anche la signora Mafalda, moglie di Gajger- a disposizione cioè dei pastori della zona che lì d’estate si ritrovavano e ne facevano un punto di riferimento e di produzione casearia. (pag.112)

E… BASTA. TUTTO QUI. QUESTE SONO TUTTE LE INFORMAZIONI CHE PROVENGONO CON CERTEZZA DAL “SUPERTESTE” LOJS KRAVANJA DETTO GAJGER E DA SUA MOGLIE MAFALDA!

Ma come? L’unico testimone che sarebbe stato dentro alla malga ad assistere a quegli orrori non ha nemmeno una sola mezza frase su tali avvenimenti? Niente di niente? Russo avrebbe per le mani un testimone diretto degli avvenimenti disposto a “confessare” e non é in grado di fornire una sua sola frase, non dico di colpevolezza, ma almeno di testimonianza? Nemmeno UNA (One, ein, ena, një, bar, eden, un, um, UNA???????). Un banale “Ero lì mentre facevano questo e quello”? 

Il gancio nel tallone di Perpignano, le picconate, il pasto alla soda caustica, le foto piantate nel cuore, le formiche attratte dal sangue, il fatto stesso che Perpignano fosse appeso a testa in giù dentro alla malga DA DOVE SAREBBERO SALTATI FUORI SE NON LE HA TESTIMONIATE GAJGER? 

Dovremmo forse credere che pur avendo per le mani un superteste del genere, Russo preferisce sprecare pagine a raccontarci di una cena a base di gatto (pag.63-67) e non pubblica nemmeno una frase chiara ed univoca di Gajger su cosa avrebbe visto/fatto? Perché Gajger avrebbe dovuto assistere alle uccisioni? Che motivo avrebbe avuto per salire in malga su con loro? Lui avrebbe partecipato o guardato e basta? Hmmm… Inquieta il fatto che in questo libro più un teste é importante e meno se ne parla…

 

7.05 L’AMBIGUO BEPI FLAJS

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In effetti Russo quando parla di Gajger lo fa perlopiù attraverso un’altra persona. Lo fa attraverso Bepi Flajs. Sono numerosi difatti i casi in cui Russo riporta azioni di gajger testimoniate però da Bepi Flajs

Riporto nuovamente la descrizione fatta in 3.11.02: Bepi Flajs ha l’onore di essere il caso più interessante tra quelli su cui Russo sorvola nel descrivere gli effetti del “virus partigiano”. Nel testo é l’unica persona citata con nome e cognome ed entrata in contatto coi partigiani su cui il virus partigiano sembra non aver avuto effetto se non per una generale “paura” nei loro confronti che però é forse più indice di una persona si intimorita ma non affatto vittima del virus: di una persona che é anzi contraria a Socian. A differenza di coloro che hanno sconfitto il virus partigiano, Bepi Flajs non mostra alcun segno di redenzione. Fa parte ciò di quelle pochissime persone entrate in contatto coi partigiani che Russo non descrive né come persone immuni al virus, né come persone che che se lo sono preso. Bepi Flajs non mostra nemmeno i segni di tormento di Gajger e non riceve alcuna delle parole d’apprezzamento che Russo riserva alle donne che gli forniscono materiale utile a supportare la sua tesi. No: Bepi Flajs non mostra proprio un bel niente se non una forma di timore nei confronti dei partigiani. A ben vedere però ci si rende conto che l’unico incontro di Bepi Flajs con i partigiani sarebbe avvenuto mentre, nascosto lontano nella boscaglia, avrebbe osservato non visto cosa accadeva a malga Bala. Bepi Flajs non é un collaboratore dei partigiani: é un vicino di casa di Gajger (con cui forse é in qualche modo imparentato) che ha solo informazioni di seconda mano e per “sentito dire”. Eppure é evidente che il racconto dell’uccisione dei dodici sostenuto da Russo regge solamente grazie alle testimonianze di Bepi Flajs, “condite” con il supporto dell’anonimo amico di Rinaldi, figlio di un anonimo pastore della Bausiza (pag.144) del quale son riportate le lacrime ma non i dettagli della testimonianza.

Pur essendo il testimone più importante dell’intero libro é strano osservare che su Bepi Flajs non v’é nemmeno una riga che ci parli della sua persona. O meglio: viene semplicemente descritto come qualcuno vicinissimo a Gajger e Mafalda (abitano a poche decine di metri di distanza) (pag.114) e che ha dovuto sempre fare buon viso a cattivo gioco coi partigiani in quanto ne era impaurito (pag.147); viene inoltre descritto come un uomo che agisce secondo le disposizioni del Gajger (pag.147). Ma pur avendo queste informazioni base sul ruolo di Bepi Flajs non sappiamo nulla della PERSONA Bepi Flajs. Non c’é nemmeno una sua foto (ma c’é la foto della sua casetta a pag.117). Strano: abbiamo qualche dato biografico e breve descrizione di persone che riportano informazioni di seconda mano ma non della fonte principale della tesi? Molto strano. Bepi Flajs apparentemente non ha genitori né moglie né fratelli né sorelle né cugini né amici (se non Gajger con cui ha un rapporto che nel testo appare di sudditanza). Bepi Flajs non ha età. Sappiamo che fa il pastore (pag.139,142,127,161,197), che possiede una casetta (pag.117) ed alcuni casolari (pag.114) che si trovano all’entrata di Logje (pag.127) e che anni dopo i fatti si trasferì a Trenta (pag.257). All’opposto sappiamo dell’episodio (avvenuto a chilometri e chilometri di distanza dal tarvisiano) della civetta malaugurate vista da Natalia Ferro, sorella minore  di uno dei militi uccisi, mentre zappava la terra, la quale aveva, al momento dell’intervista, 71 anni.

I virgolettati che riportano dichiarazioni dirette di Bepi Flajs sono almeno il triplo di quelle provenienti dal Superteste Gajger:

“I partigiani hanno infierito sui carabinieri certi che nessuno un giorno avrebbe potuto dire il contrario; dovevano far credere che erano stati fucilati!” (pag.18,186,197) [OPINIONE PERSONALE]

“La prima notte i prigionieri e i partigiani l’hanno passata in bosco nonostante il freddo; la seconda sono stati a Logje in una stalla di Gajger… L’assemblea dei partigiani sul da farsi s’è tenuta a Logje. In attesa dell’arrivo del capo supremo, Ursic, hanno voluto guadagnar tempo; poi è arrivato Ursic…. I partigiani erano in contrasto tra loro, ma alla è prevalsa la proposta di uccidere i carabinieri”. (pag.120) [INFORMAZIONI CHE BEPI FLAJS NON PUO’AVERE PER ESPERIENZA DIRETTA PERCHE’ NON ERA PRESENTE A NESSUNO DI QUESTI ACCADIMENTI]

“Quei partigiani erano tutti dei nostri, Janko di Bretto era uno dei capi se non il capo in quell’azione: lo sapevano e lo dicevano tutti a Bretto.” (pag.127) [INFORMAZIONE NOTA]

“Lojs era presente. Lui sa più di me!” (pag.19) [AMMISSIONE DEL FATTO CHE BEPI FLAJS NON ERA PRESENTE]

“Il capo del gruppo era Socian; in Bausiza sono venuti attraverso un sentiero di guerra, in montagna” (pag.102)  [INFORMAZIONE NOTA + INFORMAZIONE CHE BEPI FLAJS NON PUO’AVERE PER ESPERIENZA DIRETTA PERCHE’ NON ERA PRESENTE ALLA FUGA]

“Lojs è venuto a cercarmi e mi ha convinto a tornare su in malga per coprire i morti. Ma era neve ghiacciata e quindi non abbiamo potuto far nulla” (pag.147) [“CERCARMI” E “TORNARE SU IN MALGA” INDICANO CHE BEPI FLAJS NON ERA IN BALA QUANDO CIO’ AVVENNE]

Io ho visto Gajger portarsi giù i vestiti e tutto il resto: doveva fare il deposito a casa sua in modo che dopo ogni partigiano avrebbe potuto prendersi qualcosa” (pag.148) [TALE DICHIARAZIONE PUO’ BENISSIMO ESSERE IN LINEA CON ALTRI SCENARI: IL RECUPERO DEGLI ABITI NON IMPLICA COMPRESENZA ALLE UCCISIONI] 

(Lois Gajger) s’era sempre dichiarato contento perché era stata fatta giustizia (con l’uccisione dei carabinieri) e “si nascondeva per la paura” (pag.257) [IN MANCANZA DI DICHIARAZIONE PIU’ PRECISA QUESTE VAN RITENUTE OPINIONI PERSONALI]

“I partigiani erano 21, mentre i carabinieri 12” (pag.127) [INFORMAZIONE DIRETTA O DI SECONDA MANO ACQUISIBILE ANCHE SOLO VEDENDOLI PASSARE DA LOGJE]

“I partigiani, prima dell’arrivo di Josko e di alcuni suoi uomini, erano 18, tutti del territorio tra Caporetto e Bretto.” (pag.147) [INFORMAZIONE DIRETTA O DI SECONDA MANO ACQUISIBILE ANCHE SOLO VEDENDOLI PASSARE DA LOGJE]

“Lojs Kravanja non era un partigiano, però quel giorno era con loro e quindi ha visto tutto” (pag.147) [INFORMAZIONE DIRETTA O DI SECONDA MANO?]

“I carabinieri sono stati uccisi tutti prima di mezzogiorno!” (pag.147) [INFORMAZIONE DIRETTA O DI SECONDA MANO?]

 “C’erano altri pastori nascosti che hanno visto come me!” (pag.147) [CHE AVREBBERO VISTO COSA: LE UCCISIONI O IL PASSAGGIO DELLA CAROVANA?]

“Era una malga dove tutti d’estate portavano le proprie bestie, soprattutto pecore” (pag.119) [INFORMAZIONE DI SERVIZIO]

“Quella volta non tutti potevano permettersi attrezzi in ferro e quindi si usavano pezzi di legno duro, in particolare pino e faggio: da questi pezzi duri si ricavavano accette e soprattutto picconi”. (pag.142) [INFORMAZIONE GENERICA]

(a proposito del recupero dei cadaveri da parte dei nazifascisti) “prima in barella, poi coi muli, li hanno portati in giù!” (pag.161) [INFORMAZIONE NOTA]

Il pasto alla soda caustica? Il fatto che fu Socian a prendere le redini del gruppo per farlo scegliere? Le torture? Il colpo di revolver? Il filo spinato? Le amputazioni? Le formiche?  ANCHE QUI, NIENTE! Il “pezzo forte” sferrato da Russo é un’opinione personale di Bepi Flajs che viene ripetuta tre volte nel testo (quella riferita a pag.18,186,197) come se si trattasse di chissà che, ma é e resta l’opinione di una persona che non dialogava con i partigiani.

A pag.147 c’é un’interessante dichiarazione di Myza Flajs, moglie di Toni Flajs, riguardo a Bepi Flajs:

“Bepi Flajs aveva agito secondo le disposizioni di Gajger”

“Bepi all’inizio aveva creduto che quei corpi fossero sassi gelati”.

E come farebbe a sapere queste cose la signora Flajs? Anche qui si tratta comunque di dichiarazioni in linea con lo scenario del recupero postumo dei beni e non testimonia certo della presenza dei due uomini in Bala durante le uccisioni. Russo poi aggiunge sempre a pag.147 un virgolettato con l’elenco dei beni dei dodici, ma non dichiara chi ne sia la fonte “orologi, anelli, catenine, tutto quanto avevano addosso i carabinieri! “ e prosegue dicendo che i beni vennero nascosti dal Gajger sotto un grosso sasso a poca distanza dalla sua dimora e che ritornò a casa poco dopo mezzogiorno del 25 marzo 1944.

 

7.06 SPOSTAMENTI DI DATA

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A pag.157 lo stesso Russo dichiara che durante le ricerche i nazifascisti passarono anche a casa di Bepi Flajs per chiedere informazioni sul come raggiungere malga Bala e che… sia Bepi Flajs che Gajger tornarono alla malga per “controllare la situazione”. Ma come? Controllare cosa: che dei cadaveri (della cui morte Gajger sarebbe stato felice – pag.257) non si siano mossi? O non siano stati divorati dalle formiche-vampiro? E’tuttavia un’ammissione che Bepi Flajs e Gajger “tornarono su in malga” nei “giorni successivi” per “controllare” i morti. Non é dunque questo che dichiara Bepi Flajs a pag.147 con quella frase che descrive il recupero degli abiti avvenuto, secondo Russo, immediatamente dopo le uccisioni? E’dunque per adattare la vicenda alle dichiarazioni di Bepi Flajs che l’autore sposta le uccisioni al 25 marzo?

Tale spostamento difatti non avrebbe molto senso: Russo lo motiva col bisogno di attendere l’arrivo di Ursic e ciò avrebbe senso solo se il contesto fosse quello del gran sacerdote che deve presenziare al sacrificio rituale, il che appare ovviamente assurdo ed inverosimile, anche perché nel racconto Ursic non ha assolutamente nessun ruolo decisionale (quello é affidato a Socian) se non la mera presenza. Russo inoltre aggiunge a pag.120 il dibattito e ripensamento su un’operazione che era stata pensata per settimane (pag.77), di cui parla solo Bepi Flajs che tuttavia non era nemmeno presente.

Molto più probabilmente la dichiarazione del Bepi Flajs sul recupero degli abiti avvenuto il 25 marzo 1944 ha obbligato a ritenere che pure le uccisioni avvennero lo stesso giorno, in modo da far combaciare la presenza di Bepi Flajs sul luogo del delitto anche al momento del delitto.

7.07 MYZA KOMAC E GLI ANONIMI

A questo punto si dovrebbe osservare in dettaglio quanto affermano Myza Komac ed i testimoni anonimi ma oramai il meccanismo é evidente: frasi estrapolate dalle interviste ed inserite qua e là in modo che sembrino sostenere una tesi illogica che non é basata su nulla di oggettivo. Se nemmeno il superteste Gajger ed il vero teste-chiave di Russo, Bepi Flajs, non hanno dichiarazioni utili a sostenere la tesi del libro, star ad osservare anche quelle di Myza Komac (che non salì in Bala) o dei testimoni anonimi (la cui attendibilità é inferiore a quella che riserverei al Polpo Paul) e dunque, in un insolito atto di pietà nei confronti di chi legge, mi limiterò a riassumere stringatamente:

Myza Komac, della bausiza, sposata con Toni Flajs, testimonia soltanto di aver visto i partigiani passare per Logje (pag.17) e che aveva paura di loro (pag.110). Per il resto Russo ci informa che lei finse di non conoscere i sentieri dinnanzi ai nazisti che ispezionavano il territorio (pag.156)

Il misterioso “Qualcuno di quel territorio della Slovenia”, tra “sgomenti e brividi” racconterà di urla agghiaccianti e l’altrettanto misterioso figlio anonimo del pastore anonimo che avrebbe visto tutto stando nascosto a decine di metri FUORI dalla malga avrebbe raccontato “con le lacrime agli occhi” ciò che a sua volta gli raccontò il padre, ma il testo non riporta alcuna dichiarazione né dell’uno né dell’altro, tanto che é facile ritenere si tratti sempre della stessa persona:

“Finalmente – mi ha confidato con le lacrime agli occhi il figlio di un pastore, il quale, nascosto dietro un grosso albero a poche decine di metri da quello scempio, aveva seguito tutto pietrificato e impotente – final- mente posso liberarmi di questo peso che mi opprime il cuore da tanti, tanti anni! Per quasi cinquant’anni ho dovuto nascondere questa verità, ma era tempo che tutto venisse alla luce! Mi sento finalmente libero, quasi leggero!”

E tremava dalla commozione e dall’orrore quel povero contadino nel contarmi per l’ennesima volta quanto suo padre gli aveva ripetuto all’inverosimile, perché quei fatti non fossero mai dimenticati! (pag.145,146)

Ma, diciamocela tutta, pianti, commozione e lacrime… per una vicenda di mezzo secolo prima che ti é stata solamente raccontata ed in cui non é coinvolto nessuno che conoscessi? Sembra più di star di fronte alla testimonianza di qualcuno che venne traumatizzato da piccolo da un padre che, per spaventarlo, gli ha “ripetuto all’inverosimile” una storia di torture raccapriccianti, più che davanti ad una banale testimonianza secondaria.

 

7.08 LE DICHIARAZIONI DI HROVAT

L’antipatia dichiarata di Russo per i partigiani, come già visto, é evidente nel racconto delle interviste in cui l’autore non si esime dal commentare negativamente le loro reazioni alle sue insistenze nel tentare di fargli confermare la sua versione dei fatti. Per esempio non manca di riportare una frase di titubanza dell’anziano Hrovat, non abituato né ad attenzioni giornalistiche né parlare al registratore:

“Alla vista del registratore ecco pronta la sua battuta, dopo averci rivelato che si sentiva di colpo importante come mai nella sua vita: “… E se faccio qualche errore?. Posso poi riparare?” (pag.16)

Frase che viene utilizzata a ‘mo di “faro” per introdurre ed avvalorare il commento negativo alla persona di Hrovat che, pur rispondendo alle domande di Russo e Rinaldi, non avvalora la tesi dei due:

E invece di rispondere alle domande, le contorceva a proprio comodo, modificando la voce di volta in volta, come un grande attore, alzando o abbassando di molto il tono, da sillaba a sillaba, facendo finta di scarabocchiare un foglio per prendersi meglio gli appunti su cui informarsi, tracciandoci uno schizzo del territorio, fissando ripetutamente il monte Sleme, lì a due passi, verso la Bausiza, per la sua forma anatomica quasi maschile: atteggiamenti che al mio amico Toni più che a me davano enormemente fastidio e il Toni dovette sudare e soffrire quel giorno più del dovuto nel tenersi la bocca cucita, ricacciando indietro l’antipatia naturale che il signor Hrovat era riuscito a crearsi in noi in poche battute. Girando alla larga, molto alla larga, nelle mie domande, il tempo passava, ma da lui, dal signor Hrovat, non si riusciva a tirar fuori niente di nuovo, tranne cose che già conoscevo sulla vita dei partigiani di Plezzo e in particolare dei carabinieri, della loro cattura, del percorso fino a Planina Bala, a malga Bala. (pag.16)

“Aveva tentato tutto Hrovat per deviare le nostre domande e la nostra attenzione sui carabinieri della BaIa e mai come quel giorno avevo ultimato una intervista con l’amaro in bocca e una delusione cocente e palpabile. Ci aveva quasi derisi il Hrovat, tentando di mettere tutto in ridicolo e in dubbio, facendo di tutto per confonderci le poche idee precise che in quel momento avevamo, le poche certezze che a ogni sua risposta vacil- lavano e di punto in bianco io mi ritrovavo a brancolare nel buio e nei misteri più fitti. Sarebbe stato un abile politico il signor Hrovat, almeno in Italia!” (pag.194)

Nel nostro lungo incontro, Hrovat alza perfino la voce, la camuffa, la sopraeleva per riabbassarla poi di colpo, ci guarda fisso negli occhi per poi deviare il discorso, ribalta le domande cercando di trasformare se stesso in intervistatore e noi in intervistati, finendo però sempre nel riba. dirci che per questa inchiesta bisognava aspettare ancora qualche anno e che proprio non era il caso di riaprire vecchie ferite ormai dimenticate per sempre. Un grande attore, un vero fenomeno! Ricordo che l’amico Toni di Cave si spazientiva spesso e si faceva pren· dere dalla rabbia, dal momento che si sentiva preso in giro. E io, contra· riamente al mio solito, ero costretto a trattenermi nella speranza che alla fine da quell’incontro, tanto atteso e tanto temuto, riuscissi ad ottenere qualche lume, qualche spiraglio di verità. (pag.196)

Russo non considera nemmeno per un momento l’ipotesi che forse Hrovat stia raccontandogli la verità e che la versione strage sia falsa, dando per scontato che se Hrovat non la conferma significa che mente. I più lunghi e dettagliati commenti che l’autore fa su un teste sono fatti con l’intendo di distruggerne e denigrarne l’attendibilità e ciò non in base a contraddizioni o dimostrate menzogne di Hrovat, bensì solamente perché ciò che Hrovat dice smentisce la versione strage che Russo ha fatto propria. Lo stesso Russo che a pag.145 accoglie senza batter ciglio la non-dichiarazione dell’anonimo figlio di un anonimo pastore!

Sempre a pag.16 viene inserito un collage di frasi che, come già visto in 2.05 hanno l’effetto di dare un’impressione di Hrovat molto diverso da quello che ne uscirebbe dall’intervista completa (di cui uno stralcio minimo é presente a pag.193). E’ in questa situazione che si dovrebbe tentare di separare le affermazioni dirette di Hrovat ma, come già mostrato in 2.05 la cosa non é sempre possibile in quanto non é sempre chiaro a che domande corrispondano le dichiarazioni né se una serie di frasi che presentano puntini di sospensione ( … ) siano sempre collage o dichiarazioni in cui l’intervistato effettivamente faceva dei momenti pausa fra una frase e l’altra. Pertanto riporto le singole frasi cercando di mantenerne l’ordine con cui sono state proposte da Russo lasciando a chi legge la libertà di intenderle come frasi separate o unite tra loro.

A pag 16 vengono riportati questi stralci di risposte a “tante domande”. Solo una di queste domande é “Ma perché i 12 carabinieri furono così barbaramente trucidati?”

E chi dice queste cose?

Io… io non ero lassù

A colpi di piccone poi

No, no, mai fatto una cosa del genere noi partigiani! Coi picconi poi!

Su, su, dove prendevamo i picconi, i coltelli o le scimitarre?

Sì e no avevamo qualche temperino

dodici carabinieri poi

Erano sì e no cinque, sei: pum pum, sono stati sparati e tutto è finito lì!

Socian era il comandante militare, io il commissario politico

 “Ma chi era il più alto in carica?”

Il secondo… in campo militare Socian; chi comandava veramente era il commissario politico ed ero io il commissario politico!

Socian era terribile, alla tedesca, di poche parole. I preti e le donne che erano coi preti lo odiavano

Io con lui ho sempre baruffato, ma come commissario ero più furbo e quindi vincevo sempre io!

In conclusione cosa volete da me?

Chi ha ammazzato i carabinieri!

“Noi!”

In che modo?

Noi li abbiamo sparati! (pag.17,197)

“Socian era un comandante di grande altezza, di grande livello. E’ stato lui a ordinare questa azione: del resto lui era nativo di Bretto e quindi conosceva ogni angolo di quel territorio!” (pag.78)

“Di notte non c’erano mai tedeschi in giro!” (pag.99)

“E’ stato preso il sentiero che c’è dopo la Pustina, prima della fortezza, a sinistra, prima della roccia: lì c’è un sentiero di guerra ben conosciuto e frequentato dai cacciatori” (pag.102)

“La distruzione di Strmec (Bretto di Sopra) non c’entra niente con la storia dei carabinieri né la battaglia e la strage sul monte Golobar hanno alcun riferimento con quello della Bala” (pag.194)

“lo non ero con quei partigiani. A capo era Franc Ursic, di Caporetto; poi nel comando venivano Socian e Srecko, cioè Gianfrate” (pag.194)

 “lo ero il commissario politico!” (pag.195)

 Tra il commissario politico e il comandante militare, chi era il più alto in carica?

“In campo militare Socian… Chi comandava veramente era il commissario politico e io ero il commissario politico dell’armata partigiana! “ (pag.195)

“Quest’azione l’aveva ordinata Socian, che era di Bretto e quindi conosceva ogni angolo del territorio” (pag.195)

“Nessun paltigiano aveva lo scopo di ammazzare i carabinieri: i nostri nemici erano Hitler coi tedeschi e Mussolini: cosa c’entravano i carabinieri?” (pag.195)

“La centrale di Bretto di Sotto dava energia alla miniera di Cave che era in mano ai tedeschi: lì si facevano fucili e armamenti militari, dal momento che si produceva piombo e zinco, elementi che servivano per costruire cannoni, fucili e bombe. Il nostro dovere era di eliminare, di distruggere la centrale perché non desse più energia elettrica. Era questo un nostro dovere di partigiani!” (pag.195)

 (parlando dell’assalto alla casermetta) “La responsabilità era del vice brigadiere che ha rivelato la parola d’ordine” (pag.195)

“Ben 12 carabinieri, tenuti in vita per quasi due giorni? (pag.195)

Su, mo’: dove prendevamo da mangiare per loro per tanto tempo? (pag.195)

“Noi partigiani abbiamo sempre rispettato i carabinieri. Chi era coi fascisti no, non poteva essere da noi rispettato, ma i carabinieri cosa c’entravano? (pag.195)

Io non ero su in malga (pag.195)

Ma è passato tanto tempo, come si fa a ricordare? (pag.195)

E poi… 5 o 6 carabinieri uccisi.. .. 12!?.. No, non erano 12 (pag.195)

Voi mi rivelate cose nuove che io non ho mai sentito… Sono cose del tutto nuove per me (pag.195)

Questa cosa è stata opera di altri, non dei partigiani! (pag.195)

E’ passato tanto tempo! Come pretendete che uno ricordi ancora questi particolari? (pag.195)

12 morti e tutti carabinieri? (pag.195)

E’ assurdo, 5 o 6, non 12 e poi uccisi in quel modo! (pag.195)

Mi fate venire i brividi! (pag.195)

Ammazzati poi a colpi di piccone! (pag.195)

No, no, mai fatta noi una cosa del genere. Dov’erano i partigiani non succedevano queste cose. Questa per noi era un’azione militare, non politica e questa è stata un’azione militare! (pag.195)

In altre azioni i prigionieri venivano liberati o mandati a casa o sparati nell’azione, in questa no, come mai? (pag.196)

Sono stati gli italiani a ridurre in quello stato i carabinieri o anche i tedeschi e poi hanno dato la colpa a noi. Io non credo sia successo questo che voi dite, noi si sparava ai prigionieri. Non abbiamo mai trucidato nessuno noi (pag.196)

Non avevamo mica coltelli, accette, picconi o scimitarre! (pag.196)

Su, mo’! Noi avevamo mitra, qualche temperino, mica picconi! (pag.196)

Ma dopo cinquant’anni voi cercate ancora queste cose? A chi interessano più? (pag.196)

Cosa serve andare a riaprire queste ferite (pag.196)

No, non mi va giù questa storia: nessuno li ha trucidati, glielo garantisco io (pag.196)

La mia parola… boh, dai, almeno al 60%, d’accordo? (pag.196)

Con Socian ho sempre baruffato; però come commissario politico vincevo sempre io che ero più furbo!” (pag.196)

Ripeto che i carabinieri non erano nostri nemici, i fascisti sì, erano nemici!” (pag.196)

Ma voi giornalisti italiani non avete altro a cui pensare? (pag.196)

Dopo tanti anni tirate fuori ancora questa storia?” (pag.196)

“Potevate aspettare ancora qualche anno, no?” (pag.196)

“Ma non potevate aspettare altri cinquant’anni per le vostre ricerche? .. Se andate da Srecko, a Nova Corica, lui non vi riceverà neanche, lui non parla con nessuno… ma se per caso vi andate, non dite di aver parlato con me” (pag.17)

 

Hrovat dunque conferma di aver esser stato partigiano e che Socian (con cui baruffava) di grado inferiore, era sottoposto ad Ursic. Ma dice anche di non aver partecipato a quell’operazione che ricorda ma non nei dettagli (non essendo stato presente non può fornirli) e quando Russo gli illustra la modalità in cui sarebbero avvenute le uccisioni Hrovat non gli crede (“Io non credo sia successo questo che voi dite”) e, ritenendo la cosa assurda si pone a garante dell’operato dei suoi ex collaboratori garantendo che cose del genere non possono esser successe, ipotizzando un più probabile intervento dei nazifascisti. Dubita pure del fatto che si siano fatte passare due notti prima di uccidere i dodici e testimonia che il loro interesse primario era sabotare in ogni modo la centrale. Testimonia pure del fatto che l’azione del 23 marzo 1944 non era collegata a fatti precedenti. A contorno di ciò é evidente il fastidio di Hrovat dinnanzi alle insistenze di Russo sulla versione strage.

 

7.09 LE DICHIARAZIONI DI SRECKO

Silvio Gianfranco (Srecko) é nato nel 1922 e da dopo la guerra abita a Nova Gorica (pag.191). Viene intervistato da Russo giorni dopo l’intervista a Hrovat (pag.19) ed ammette tranquillamente di aver partecipato all’uccisione dei dodici. Russo descrive inizialmente Gianfrate con parole di simpatia “gentile, alla mano, disponibile, da vero gentiluomo” e “ci intrattiene nel suo cortile di casa, alberato e fresco, e ci racconta volentieri tutto sulla nascita del movimento partigiano dell’Alto Isonzo […] (pag.191) ma é stizzito dal fatto che quando Gianfrate viene accusato da Russo di aver torturato i dodici come un macellaio da film dell’orrore “si faceva prendere dalla rabbia e dai fumi dell’ira” (pag.191). L’intervista tocca anche gli avvenimenti del Golobar in cui 38 partigiani vennero uccisi, legati col filo spinato e trascinati a valle. Su questo dettaglio Russo commenta “Più o meno come i partigiani hanno poi fatto coi carabinieri… !” (senza considerare un più probabile -era una prassi diffusa tra i nazifascisti di quella zona-). Al commento vien fatta seguire l’affermazione di Srecko “No, no, nessun collegamento tra Golobar e carabinieri della Bala…!”. Anche negli spezzoni d’intervista di Srecko notiamo virgolettati che si ripetono ma senza combaciare e senza presentare sempre tutte le informazioni della versione alternativa, il che porta seriamente a dubitare che i virgolettati che compaiono una sola volta siano una trasposizione fedele e completa delle affermazioni dell’intervistato.

“La distruzione di Strmec (Bretto di Sopra) non c’entra niente con la storia dei carabinieri né la battaglia e la strage sul monte Golobar hanno alcun riferimento con quello della Bala”. (pag.194)

“Sì, facevo parte dei partigiani che hanno ucciso i carabinieri in malga Bala. Anch’io sono stato alla centrale di Bretto a prelevare i carabinieri. Il comandante supremo era Ursic, poi venivamo Socian e io. Socian e Svonko, il Della Bianca, sono andati sulla strada ad aspettare il brigadiere dei carabinieri; tutti gli altri eravamo nascosti in attesa; poi siamo scesi a circondare la caserma… “ (pag.19) [PRIMA VERSIONE]

“Sì, anch’io facevo parte dei partigiani che hanno ucciso i carabinieri: sono stato alla centrale a prelevarli. Quella volta il comandante era Franc Ursic, poi venivo io e Socian. lo ero l’aiutante del comandante. Socian e Svonko, il Della Bianca, erano andati sulla strada ad aspettare il brigadiere; tutti gli altri eravamo nascosti, in attesa. Poi siamo scesi a circondare la caserma. Alcuni di noi hanno minato la centrale, mentre gli altri prendevamo i carabinieri!” (pag.192) [SECONDA VERSIONE]

“L’assalto è avvenuto appena scuro, di sera: abbiamo prelevato le armi e abbiamo deviato sulla montagna dopo la “Pustina”, una vecchia trattoria” (pag.192)

“Ma perché proprio i carabinieri?” (pag.192)

“I carabinieri erano i servi dei tedeschi, loro avevano rovinato tante nostre famiglie; essi erano lo Stato Italiano, in quanto non avevano avuto il coraggio di mettersi contro lo Stato dopo 1’8 settembre. I partigiani erano più che arrabbiati contro di loro, perché ognuno in casa propria aveva avuto i suoi morti e i suoi drammi, con persecuzioni ed esilio. E l’odio era cresciuto contro di loro!” (pag.192) [LA GRANDE RIVELAZIONE DI QUESTO ESTRATTO E’ CHE PARTIGIANI E FASCISTI NON VANNO TANTO D’ACCORDO] 

“I nostri papà e le nostre mamme erano stati perseguitati e internati dai carabinieri fedeli allo Stato Fascista, perché i loro figli erano partigiani. Anche mio papà e mia mamma erano stati perseguitati, anche mio fratello. Non erano i tedeschi il nostro obiettivo, ma i carabinieri che erano rimasti fedeli a Mussolini e alla Repubblica Sociale dopo 1’8 settembre del 1943” (pag.19) [PRIMA VERSIONE – LA TESTIMONIANZA INDICA CHE I NAZIFASCISTI FOSSERO PERFETTAMENTE A CONOSCENZA DELL’IDENTITA’ DEI PARTIGIANI]

“Tanti nostri papà e tante nostre mamme sono stati perseguitati e internati dai carabinieri fedeli allo stato fascista, chi a Padova, chi a Savona, chi a Rimini, chi in Sicilia o in Calabria, solo perché avevano figli tra i partigiani. Anche mio papà e mia mamma sono stati perseguitati… anche mio fratello” (pag.192) [SECONDA VERSIONE]

“Il nostro obiettivo non erano i tedeschi, bensì i carabinieri carabinieri che erano rimasti fedeli a Mussolini dopo 1’8 settembre 1943 e che avevano rovinato tante nostre famiglie!” (pag.263) [TERZA VERSIONE – IL FATTO CHE L’OBIETTIVO DEI PARTIGIANI FOSSERO DEGLI ITALIANI E NON DEI TEDESCHI APPARE OVVIO: ERANO GLI ITALIANI A GUARDIA DELLA CENTRALE, COME E’OVVIO CHE SI TRATTASSE DI PERSONE RIMASTE FEDELI A MUSSOLINI: I NAZISTI NON METTEVANO CERTO A GUARDIA DI OBIETTIVI SENSIBILI PERSONE CHE NON ERANO FEDELI A MUSSOLINI]

“Il comandante della nostra brigata era Franc Ursic. Per la storia dei carabinieri aveva deciso lui e per questo era intervenuto proprio lui: una cosa troppo importante” (pag.193) [ATTRIBUISCE LA DECISIONE A URSIC ANZICHE’ A SOCIAN E NE TESTIMONIA LA PRESENZA DURANTE L’AZIONE]

“Non era solo di Socian la responsabilità di quel fatto ma del comandante in capo che era l’unico vero responsabile; nessuno poteva opporsi al comandante che è responsabile di ogni azione dei suoi uomini che devono solo ubbidire. Se lei ha fatto il militare, sa che è così!” (pag.78) [ATTRIBUISCE LA RESPONSABILITA’ A URSIC]

“La guerra…! Brutta cosa la guerra! Chi non l’ha fatta non la può capire!” (pag.193)

“Gajger era un aiutante, un amico dei partigiani; era proprietario di diversi fienili in Bausiza e conosceva bene ogni parte del territorio” (pag.193)

Ma perché infierire sui carabinieri in quel modo, coi picconi…! (pag.193)

“Noi non si aveva picconi!… Nessun piccone è stato usato…! Quelle cose non si fanno. I partigiani non facevano quelle cose, non lo hanno fatto perché non lo sapevano fare!” (pag.193) [NEGA LE TORTURE]

“E poi il veleno!… Ma che veleno e veleno… Non si fanno quelle cose!” [NEGA LE TORTURE]

E continua a scuotere la testa Srecko, guardando altrove, cercando di deviare il discorso. (pag.193)

“Socian li ha portati fuori uno alla volta dalla stanzetta e poi li ha uccisi con la pistola! … No, non si fanno quelle cose!” (pag.193) [DICHIARA CHE LE UCCISIONI AVVENNERO SEMPLICEMENTE CON ARMA DA FUOCO]

Gli mostro alcune foto della malga e riconosce ogni particolare (pag.193)

“Solo due o tre mesi dopo abbiamo saputo che i carabinieri erano stati trovati in quel modo; sarà stata la propaganda contro di noi, forse i Domobranzi, forse i tedeschi pur di infangare il nome dei partigiani!” (pag.193)

Ma perché i carabinieri furono portati fin lassù? Perché non spararli prima? (pag.193)

“Non lo so! So solo che i tedeschi hanno fatto una grande propaganda contro di noi, hanno approfittato di quella situazione”. (pag.193) [PASSAGGIO INTERESSANTE: LA DOMANDA E’PERFETTAMENTE LECITA MA LA RISPOSTA “NON LO SO” E’ TROPPO SBRIGATIVA. TUTTAVIA, VISTI I PRECEDENTI NON SI PUO’ESSER CERTI CHE QUESTE SIANO LE ESATTE PAROLE E L’ESATTO SENSO DELLE AFFERMAZIONI (LA DOMANDA POTREBBE ESSER STATA “MA PERCHE’ PROPRIO A MALGA BALA?” E LA RISPOSTA “NON LO SO, NON C’ERA UN MOTIVO PARTICOLARE PER SCEGLIERE QUELLA MALGA”)

“E’ stata una brutta cosa questa, molto brutta!” (pag.193)

“Per questo fatto e per altri diversi tra i partigiani alcuni sono stati degradati. La responsabilità di quel fatto non era solo di Socian, ma del comandante in capo che era l’unico vero responsabile; nessuno poteva opporsi agli ordini del capo, nessuno; i partigiani dovevano solo ubbidire: chi ha fatto il militare può capirmi” (pag.193) [RIMARCA LA GERARCHIA E PARLA DI PROVVEDIMENTI INTERNI MA NON SE NE CHIARISCE IL MOTIVO: DA COME VIENE POSTA PARE FURONO DEGRADATI PER AVER ESEGUITO GLI ORDINI. NON E’ PIU’PROBABILE CHE VENNERO DEGRADATI PER NON AVER SEPOLTO I CORPI ED AVER DATO MODO AI NAZIFASCISTI DI UTILIZZARLI PER PROPAGANDA ANTIPARTIGIANA?]

(i partigiani erano) tutti del territorio di Plezzo, avevano sparato ai carabinieri e che la propaganda e solo la propaganda aveva creato attorno alla storia dei carabinieri tutti quei particolari macabri”. (pag.193)

“Non parlo più di queste cose e non capisco perché insistete tanto, dopo tanti anni!” (pag.193) [SRECKO SI SPAZIENTISCE DELLE INSISTENZE DI RUSSO]

“Anche Lojs Hrovat di Plezzo era con noi: era lui il commissario politico!” (pag.19) [PRIMA VERSIONE – VEDI SOTTO]

“Rivolgetevi a Lojs Hrovat, lui era con noi: era lui il commissario politico!” (pag.193) [SECONDA VERSIONE – ANCHE QUI BISOGNA PORRE UNA CERTA ATTENZIONE: “ERA CON NOI” E’ INTESO COME “ERA A MALGA BALA” O “FACEVA PARTE DELLA NOSTRA BRIGATA”? POICHE’ RUSSO SEMBRA INSISTERE MOLTO SULLE MOTIVAZIONI, SRECKO LO RIMANDA A HROVAT CHE ERA IL CAPO POLITICO E STAVA GERARCHICAMENTE PIU’IN ALTO]

Anche Srecko é irritato dalle domande di Russo ma questi non controbatte con la stessa forza di Hrovat e fornisce diverse dichiarazioni che Russo può utilizzare. Per questo motivo viene ricompensato con una descrizione tutto sommato umana della sua persona (gli vien pur concesso il lusso di avere un luogo e data di nascita, wow!) che però vengono “autobilanciati” dalle mancate conferme alla versione strage che vengono fatte passare per reticenze. Seguendo l’evidente meccanismo “se fornisci elementi utili a confermare la tesi dell’autore sei bravo ma se taci o smentisci sei un bugiardo” Russo può permettersi di spendersi in parole positive per poi negativizzare le mancate conferme.

Parola d’ordine tra quei partigiani ancora viventi era logicamente il continuare a insistere su particolari contrastanti, sostenendo che i carabinieri erano stati fucilati. Cosa del tutto irreale e non avvenuta, fatti alla mano! Nessuna spiegazione plausibile sul massacro, sul perché di quella terribile strage dopo due giorni di peregrinazioni da un casolare all’altro fino a raggiungere la zona impervia e isolata della malga Bala, neanche cinquant’anni dopo quando finalmente l’omertà era stata rotta e numerose testimonianze avevano chiarito il tutto e messo i partigiani con le spalle al muro, a cominciare dai comandanti, due dei quali già morti al momento delle nostre inchieste. (pag.194 – grassetto mio)

Russo basa la sua teoria sul “silenzio partigiano” semplicemente in base al fatto che… i due partigiani con cui ha parlato non confermano la sua versione!  Appare inquietantemente ridicolo il fatto che Russo affermi che la morte per fucilazione dei dodici sarebbe “irreale” rispetto ad un sacrificio umano rituale-simbolico effettuato con violenza inenarrabile di cui non é stato in grado di fornire nemmeno un solo elemento a favore.

La realtà era ed è che l’odio, profondo e radicato, aveva avuto il sopravvento su ogni raziocinio umano! (pag.194)

La REALTA’ secondo Russo é quella che lui ritiene tale e che “dimostra” combinando assieme chiacchere di paese, propaganda nazifascista, mezze frasi, spezzoni di intervista selezionati, opinioni personali di persone che non hanno avuto minimamente a che fare con gli eventi in questione, imprecisioni che forse nascondono una qualche volontarietà e “testimoni” che non dichiarano nulla di ciò che lui sostiene, in un poutpourrì contraddittorio da cui traspaiono con evidenza una lettura nazionalistico-mistico-religiosa degli avvenimenti e della realtà nel suo insieme.

Particolarmente inquietante il fatto che Russo commenti queste “dichiarazioni” incomplete, diversamente interpretabili e scontate con parole di gioia, parlandone come di una verità rivelata:

“Come si fa a non ringraziare il buon Dio con più calore ed estrema sincerità nel vedere finalmente ogni componente del puzzle regolarmente al suo posto?” (pag.19)

Russo dunque non ringrazia Dio per avergli fornito una versione completa e coerente della vicenda, ma di avergli fornito materiale utilizzabile per sostenere una versione che a suo avviso DOVEVA essere confermata

 


8.00 LA “VERITA” DI RUSSO

Il concetto di “verità storica” che traspare da “Planina Bala” é decisamente peculiare e distante da quello diffuso in ambito storico. In “Planina Bala” non v’é nessuna analisi di testi o delle affermazioni degli intervistati, nessun tentativo di distinguere tra storia e memoria, nessun tentativo di inserire gli eventi nella loro complessità storica, nessun tentativo di osservare i fatti in maniera equidistante dai personaggi coinvolti, nessun tentativo di ripulire le affermazioni raccolte dal loro bagaglio emotivo. Questo giusto per citare alcuni dei problemi di fondo senza rivangare nuovamente le problematicità del testo elencate finora.  Una ricerca storica corretta mira a proporre una tesi logica basandosi su dati certi:

raccolta dati  →  ipotesi  →  verifica  →  dimostrazione  →  tesi

Russo invece agisce in modo assai diverso, ossia non parte dalla raccolta dati, bensì da un’idea di verità immutabile precostituita ed attorno ad essa rielabora e riadatta sia i dati che le ipotesi affinché questi avvalorino la verità data ed inamovibile:

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Ecco che i dati che non collimano vengono scartati (le parti d’intervista mancanti e le domande non poste), ecco che certe frasi vengono “vendute” in un certo modo ma che forse all’origine avevano un senso diverso, ecco che la complessità viene ridotta fino a renderla una sorta di fiaba horror in cui le persone sono banalizzate in buoni contro cattivi, brava gente contro demoni. Ecco che anche la testimonianza di chi riferisce solo chiacchere di paese diventa “materiale utile”. Ecco che dalla rielaborazione narrativa di testimonianze ed ipotesi omogeneizzate in un’unica marmellata monosapore emergono le strutture culturali e pregiudiziali dell’autore che la tengono assieme dandole l’illusione di solidità.

Riportando alla mente quanto osservato all’inizio di questo articolo appare decisamente inquietante il fatto che la posticcia narrazione dei fatti portata avanti da questo libro venga venduta come verità storica ma la cosa, purtroppo, non stupisce affatto poiché non é certo un mistero come e perché ciò sia avvenuto: se all’inizio di questa catena c’é stato il lavoro di persone a cui non interessa la realtà e proprio per questo son portate a percepirsi come costantemente in stato d’assedio, mentre alla fine della stessa vi son persone ben disposte ad accogliere queste appaganti falsità per i medesimi motivi, nel mezzo v’é chi, in malafede, sfrutta quelle stesse falsità perché é proprio mantenendole vive che prosperano.

Il concetto di fondo però é sempre, sempre lo stesso:

Quelli come me vivon nel giusto

Nessuna differenza fra “io” e “noi”

Il diverso é sbagliato

Il diverso sarà bruciato

 

(2017/09/30) Segnalo questo pezzo di Laura Matelda Puppini sui fatti di Malga Bala molto ben documentato ed ottimamente esposto.  Il succo é ben riassunto in questi passaggi relativi alla vicenda storica:

[…] ho solo capito, fin qui, che vi fu una azione partigiana contro la centrale di Bretto inferiore, inserita in una serie di azioni partigiane, che i carabinieri che presidiavano la stessa non si aspettavano; che essi vennero catturati dai partigiani che li portarono via prima di far saltare la loro casermetta, ma se avessero voluto ucciderli non si sarebbero comportati così, e quindi che vennero uccisi forse dai partigiani, perché tentarono magari la fuga. Santo Arbitrio disse che avevano lottato. I loro corpi vennero ritrovati una decina di giorni dopo in una grotta, non in una malga, e furono sepolti con tutti gli onori del caso. Avevano subito sevizie? Non lo so, non è chiaro, men che meno di che tipo. Attenzione che gravi lesioni non significa che le stesse siano state procurate da torture, perché anche altri fattori possono lesionare corpi rimasti all’aperto in montagna dieci giorni: il freddo, le intemperie, animali presenti, oltre che la decomposizione naturale.

ed alla ricostruzione effettuata da Antonio Russo:

A me lo confesso, dopo aver letto “Planina Bala”, volume che non consiglio ad alcuno, Antonio Russo fa paura, per il suo modo di procedere.

 

(2018/03/29) Segnalo questo articolo di Claudia Cernigoi che aggiunge alcuni nuovi elementi allo sviluppo della narrazione sui fatti di Malga Bala.

In particolare pone l’attenzione sull’operato di Arrigo Varano, “un carabiniere in congedo di Brescia, che ha tempestato il Comando generale dell’Arma con interrogazioni parlamentari presentate da rappresentanti post-fascisti” e sugli Atti del convegno del 2010 dell’UNMS di Brescia su Malga Bala, in cui  si riporta che le milizie tedesche tributarono onore ai militi della GNR  «con una triplice salva di fucileria sparata da un reparto tedesco».

L’articolo inoltre analizza alcuni documenti originali della GNR contenuti negli atti in cui viene riportato che:

I partigiani agirono senza colpo ferire, probabilmente cogliendo Perpignano di sorpresa mentre rientrava dall’osteria e facendosi aprire da questi la caserma; che gli operai dissero di non riconoscere nessuno di quelli che vengono supposto essere circa una 20 partigiani; che questi trattarono bene gli operai; che prelevarono una mitragliatrice, due fucili, due moschetti e le armi in dotazione ai militi lasciando sul posto viveri e munizioni; che la turbina della centrale era danneggiata.

 

Un secondo documento parla di battute di ricerca avvenute il 31 marzo ed il 2 aprile 1944 da parte di militi della 2^ centuria GNR confinaria di Tarvisio, dell’ 8° Reggimento alpini e milizie naziste, e del rinvenimento il 2 Aprile 1944 in una grotta sita in località Dolinza (“tra Monte Bellez, Crste del Cavallo e Monte Plesivizza <?> a 130 Km. a Nord-Est di Udine”) dei cadaveri di tutti i 12 militari che componevano il distretto di Bretto. Per poi continuare con la descrizione dei corpi seviziati da armi bianche e da fuoco: «Tutti, indistintamente, i corpi dei militari erano coperti con le sole mutande e la camicia e presentavano ferite multiple di arma bianca e da fuoco, nonché tracce evidenti di sevizie» . Conclude cdicendo che i corpi son stati trasportati a Tarvisio e comunicando che col comando tedesco é stato disposto che il funerale sarà tenuto martedì 4 alle 11,30

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Un terzo documento invece dice che già il giorno 31 in Val Bausizza vennero ritrovati 7 cadaveri dei carabinieri di Brutto da “un reparto di carabinieri e uno di Alpenjaeger”. Stavolta si aggiunge il dettaglio di piedi legati col fil di ferro e si specifica che solo ad una seconda spedizione il 2 Aprile composta da “Confinari, alpini e carabinieri” vennero trovati tutti i corpi “nella stessa località dei primi”. Lo stesso documento  riporta pure:

“Con l’occasione informo che la sera del 27 Marzo, una emittente nemica in lingua italiana ha trasmesso che, nella Val Trenta (alle sorgenti dell’Isonzo) un plotone di carabinieri con due sottufficiali abbandonavano le armi e si consegnava ai partigiani delle bande di Tito.

La radio nemica avrà voluto facilmente alludere ai carabinieri di Brutto, esagerando e travisando, secondo il suo costume, la notizia a scopo propagandistico”

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Con lo stesso materiale dunque é possibile ipotizzare che: i 12 militi, posti di fronte ad un aut-aut potrebbero essersi effettivamente consegnati ai partigiani (magari lasciandoli temporaneamente disarmati finché non fosse certo non stessero facendo il doppio gioco?) ma il 31 marzo, colti di sorpresa dal reparto di alpini e Kaiserjager, questi hanno avuto la peggio, catturati dai nazisti e torturati perché traditori. Oppure uccisi in scontro a fuoco ed i cadaveri seviziati per spregio o appositamente per essere usati come arma propagandistica contro i partigiani. O ancora: la trasmissione radio poteva effettivamente essere una esagerazione propagandistica, i 12 militi, tenuti ostaggi, vista la presenza di alpini e Kaiserjager potrebbero aver tentato la fuga ed essersi trovati tra il fuoco incrociato.

La prima ipotesi é quella più vicina a ciò che viene appunto testimoniato da Franc Črnugelj:

“Prendiamo ora in considerazione quanto scrive Franc Črnugelj nel suo “Na zahodnih mejah 1944” (pubblicato nel 1993, come il libro di Russo), non tradotto in italiano. Alcuni partigiani coordinati da Franc Ursič Jožko, comandante di distaccamento, dopo avere catturato Perpignano, si servirono di lui per introdursi nella centrale elettrica: la sabotarono, prelevarono armi e munizioni ed iniziarono la ritirata verso i monti, portando con sé i prigionieri. Nel frattempo però i nazisti si erano dati all’inseguimento degli attentatori; ad un certo punto i prigionieri cercarono di darsi alla fuga e ne scaturì uno scontro a fuoco: «i tedeschi spararono contro la colonna partigiana, nella quale si trovavano anche i prigionieri», scrive Črnugelj”

 

Ma poi arriva la parte più buffa. Cernigoi commenta il fatto che sul ACTA n°94 (ANNO XXXI – N. 3, SETTEMBRE ­ NOVEMBRE 2017), preso atto che il database Onorcaduti riporta che dei 12 militi, 2 siano morti in località sconosciuta e 10 a Dolinza (come riportato nel primo dei documenti qui citati)

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2 Dino Perpignano, ma per entrambi luogo Decesso: DOLINZA

Ignorando che Dolinza sia una minuscola località della Bavsica (a volte anche traslitterata Dolince, Dolinzi, Dolica, Dolinka), i redattori di ACTA la confondono con la quasi omonima Dolinza Alm in Austria, sita a 65Km da alla Bavsica. Ma qui arriva la parte interessante: i redattori di ACTA giustificano la stranezza ipotizzando che

«i tedeschi avrebbero tentato estreme cure sanitarie oltreconfine, nell’austriaca e pacifica Dolinza Alm, prima del seppellimento con onori il 4 aprile 1944 a Treviso»

E qui non si può che tornate ai “cugini stronzi di Germania”, che saranno pure stronzi, ma son sempre cugini e dunque fondamentalmente buoni. Tanto buoni da tentare disperatamente di resuscitare dei cadaveri orrendamente maciullati.

Per concludere non si può che osservare il motivo di tanta sicurezza dei redattori di ACTA:

“E’ innegabile che i tedeschi siano stati i primi e forse gli unici ad intervenire sul luogo della strage e a loro resta attribuito, salvo propagandistiche versioni, il ritrovamento dei seviziati.”

Che possiamo tradurre: “E’innegabile che i tedeschi siano stati i primi e forse gli unici ad intervenire sul luogo della strage, dopodiché DOPODICHE’ NON SAPPIAMO COSA ABBIANO FATTO

 

 

 

 

Colonia curva nord

di: Ca Gi
1 Gennaio 2016 ore 19:30

 

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Nella notte tra il 31 dicembre 2015 e l’ 1 gennaio 2016 a Colonia, in Germania, sono avvenuti fatti gravissimi. Fatti che nonostante fossero già di per sé estremamente gravi sono stati fin da subito cristallizzati e presi in ostaggio dal frame dello scontro fra civiltà rendendo estremamente difficile leggere gli eventi semplicemente per quel che son stati privandoli dei colori attribuitigli da teorie preconcette capaci solo di provocare reazioni isteriche.

Per meglio tentar di comprendere cosa sia avvenuto quella notte a Colonia é però utile farsi prima un’idea generale del luogo e contesto in cui sono avvenuti.

Ma prima ancora della lettura, un assaggio di “superiorità morale dei giovani occidentali”, giusto per far sbollire un po gli animi ricordando che la realtà non é fatta di monolitici bianchi e neri ma di una serie infinita di colori e sfumature che si fondono e si separano continuamente.

 

https://www.youtube.com/watch?v=WndSJTO5BvY

[il post é stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale]

Questo post é organizzato in cinque sezioni:

  1. Premesse sulla città, l’ambiente, il momento ed il clima precedenti alla notte in questione
  2. Descrizione cronologica degli eventi
  3. Descrizione cronologica del modo in cui gli eventi sono stati comunicati dai media
  4. Considerazioni finali
  5. Conclusioni

1.0 COLONIA

1.1 LA CITTA’

Colonia, con il suo milione d’abitanti che quasi raddoppiano considerando l’agglomerato urbano che immediatamente la circonda, é la più grande città della Renania Settentrionale-Westfalia. E’ la quarta città della Germania per dimensioni. Si trova più o meno a metà strada tra Düsseldorf e Bonn, da cui dista rispettivamente 34Km e 24Km circa, con le quali forma la “regione metropolitana Colonia-Bonn“. Colonia, quindi, pur essendo formalmente una città da un milione di abitanti, che diventano quasi due con l’hinterland, é in realtà il centro vitale di una “città estesa” di oltre tre milioni di abitanti.

Sviluppata sui due lati del fiume Reno, il centro città vero e proprio é l’Innenstadt, nel cui cuore si trova la città vecchia divisa in Altstadt-Sud ed in Altstadt-Nord. Quest’ultima rappresenta il centro del centro: é nell’Altstadt-Nord che sorgeva la città romana su cui si é sviluppata la città moderna, che si trovano il Duomo, l’Alter Markt (il mercato vecchio), le principali aree pedonali e la stazione centrale dei treni.

Colonia

L’Innestadt di Colonia, a forma di mezzaluna, al cui interno troviamo l’Altstadt-Nord (in verde) e l’Altstadt-Sud (in rosso)

1.2 COLONIA, LA GERMANIA E L’IMMIGRAZIONE DAL DOPOGUERRA AL 2001

Come in tutta la Germania, durante il boom economico tedesco degli anni ’60 e primi ’70, Colonia ha visto una fortissima immigrazione di lavoratori chiamati soprattutto dalla Turchia ed in misura minore anche dall’Italia e altri paesi mediterranei. La regione della RenaniaSettentrionale-Westfalia é la più ricca della Germania ed in assoluto una delle regioni più ricche d’Europa. Qui l’industria pesante del carbone e dell’acciaio ha contribuito al miracolo economico tedesco nel secondo dopoguerra e non stupisce che quindi sia stata quella col maggior tasso d’immigrazione. Non stupisce nemmeno che la maggior parte degli immigrati sia giunta proprio dalla Turchia, dato il secolare rapporto tra Turchia e Germania. Giusto per dare un’idea di misura: ad oggi nella regione del Nord Reno-Westphalia vive 1/3 dei tedeschi d’origine turca.

 

Per i primi trent’anni si può parlare di convivenza più che di vera e propria integrazione: inizialmente i lavoratori giungevano come Gastarbeiter (lavoratore-ospite) con un contratto triennale non estendibile Ma già alla fine degli anni ’60 questo limite venne meno soprattutto per il volere delle aziende cui un turnover triennale stava stretto. Negli anni a cavallo tra i ’60 ed i ’70 si vedono arrivare numerosi mogli e figli degli operai per ricongiungimento famigliare. La popolazione tedesca, non essendo etnicamente molto diversificata, accoglie questi lavoratori temporanei con un certo scetticismo.

Nel 1973 a Colonia nasce il centro di cultura islamica.

I nuovi arrivi provocano qualche brusio di risentimento razziale in tutto il paese. Dopo il colpo di stato in Turchia del 1980 si assiste ad una nuova ondata migratoria, stavolta di richiedenti asilo. La tensione razziale sale ed il discorso pubblico vede favorevolmente azioni di contenimento degli arrivi e di aiuti economici a chi decidesse di tornare ai luoghi d’origine ma tali progetti si risolsero in un nulla di fatto: si stava giungendo alla seconda generazione ed i nati in Germania non erano intenzionati a lasciare la Germania per il paese d’origine dei genitori che non avevano mai visto.

Dal 1984 a Colonia ha sede l’unione turco-islamica degli affari religiosi, una delle più grandi organizzazioni religiose tedesche. Dal 1986 sempre a Colonia ha sede il concilio islamico per la Germania e dal 1989, sempre a Colonia, ha sede la comunità alevitica tedesca.

Gli anni ’80 vedono rinvigorirsi numerosi focolai neonazisti che organizzano manifestazioni ed atti violenti a sfondo razziale, inclusi incendi ed omicidi che hanno un picco tra il 1990 e ’92, immediatamente dopo il crollo del muro di Berlino, e proseguono durante tutto il decennio della riunificazione delle due Germanie fino ai primissimi anni del 2000.

Dal 1994 proprio a Colonia ha sede il consiglio generale dei mussulmani in Germania. La città si conferma un punto di riferimento per le diverse comunità islamiche tedesche.

Tuttavia é proprio durante gli anni ’90 che si vede maturare un netto e costante distanziamento dell’opinione pubblica da queste manifestazioni estremiste.

 

1.3 QUALCHE NUMERO

Dati del 2011, anno dell’ultimo censimento, relativi alla sola città di Colonia riportano che su poco più di un milione di abitanti, 147.603 é cittadino tedesco ma ha un “background migratorio”, 117.343 sono cittadini provenienti da paesi extraeuropei (metà di questi dalla sola Turchia) e 55.502 sono cittadini provenienti da altri paesi europei

[Purtroppo non abbiamo trovato dati relativi all’agglomerato urbano che circonda immediatamente la città, pur sapendo che é abitato da circa 800.000 persone o dell’intera regione. Partendo però dal presupposto che solitamente chi arriva in Germania dal di fuori dell’Europa ha un tenore economico mediamente basso, così come i turchi-tedeschi, si può supporre che la percentuale di cittadini extraeuropei nell’hinterland di Colonia sia maggiore di quello rilevato al centro] 

A marzo 2015 risultavano esserci circa 5500 rifugiati a Colonia, numero oggi sicuramente maggiorato dal drammatico aumento migratorio degli ultimi mesi, considerando che nel solo settembre 2015 sono giunti in Germania tra i 270.000 ed i 280.000 rifugiati: più del totale di arrivi dell’intero 2014. Ci si aspetta circa un milione di nuovi rifugiati durante il 2016.

 

1.4 COLONIA, LA GERMANIA E L’IMMIGRAZIONE DAL 2001 AD OGGI

Tentando di fare una fotografia della situazione dei turchi-tedeschi tra il 2001 ed il 2010 si potrebbe riassumere così: convivenza sufficiente, integrazione non sufficienteProprio la più ampia delle minoranze presenti sul territorio tedesco é quella che presenta il tasso d’integrazione tra i più bassi.

Anche in Germania, dopo il 2001, il sentimento anti immigrati é stato catalizzato dall’anti-islamismo conseguentemente ai fatti dell’ 11 settembre.

Giunti alla terza generazione, nella scena pubblica sono oramai presenti numerosi artisti e sportivi di origine turca, tuttavia il tasso di abbandono scolastico é molto più alto tra i turco-tedeschi e conseguentemente lo status economico che questi raggiungono é mediamente inferiore rispetto alla media nazionale. Per i turco-tedeschi l’accesso al credito é mediamente più difficoltoso ed hanno più probabilità di ottenerlo da banche turche che da banche tedesche.

Come quasi sempre nei casi d’integrazione culturale, anche qui é facile osservare sia una certa resistenza sommessa da parte della popolazione tedesca ad un’integrazione effettivamente compiuta che un rafforzamento del sentimento identitario dei turco-tedeschi, il che non giova a favore di un maggiore avvicinamento culturale.

Negli ultimi quattro-cinque anni vi é stato un rapidissimo sviluppo di questi equilibri: la Germania é uno dei paesi europei in cui si é stabilito un numero elevatissimo di migranti e rifugiati e sia per la quantità che per la rapidità con cui ciò é avvenuto era quasi inevitabile non nascesse del malcontento, soprattutto laddove esisteva già un qualche tipo di disagio (per esempio nell’area dell’ex-DDR, economicamente più arretrata rispetto all’ovest). Come negli anni ’60, la ricchissima area di Colonia é stata ovviamente una delle mete preferite dai migranti.

Appena fuori dall’Innenstadt é stata da poco realizzata una grande moschea dal design futuristico commissionata da un’organizzazione di turchi-tedeschi.

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fonte: Wikipedia

Nel 2007, all’annuncio della costruzione, hanno protestato associazioni di estrema destra provenienti anche da Austria e Belgio, ma si é trattato di episodi marginali relativi a poche centinaia di persone di chiaro indirizzo neonazista.

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(2007) 150 membri di Pro-Köln marciano protestando contro la costruzione della moschea Fonti: Telegraph e Spiegel

Anche a Colonia si registrano episodi di razzismo quotidiano del tutto esplicito; in alcuni locali notturni a Colonia i buttafuori impediscono l’ingresso a chi non é di pelle bianca.

Nel 2014 a Dresda (ex DDR) viene fondata Pegida, un movimento politico a puro carattere anti-islamico che conquisterà un certo rapido successo: a gennaio 2015 capeggerà una marcia di 25.000 persone in una manifestazione contro gli attacchi di Parigi ed a giugno otterrà quasi il 10% dei voti alle elezioni municipali di Dresda. Il caso di Pegida, per quanto contenuto, suona però come campanello d’allarme in quanto manifestazione di un sentimento anti-immigrati ed anti-islamico molto più diffuso, trasversale, esplicito e socialmente accettato rispetto a solo pochissimi anni prima.

Il 26 Ottobre 2014 a Colonia migliaia di hooligans anti-islam (HoGeSa) ubriachi manifestano violentemente provocando forti scontri con passanti e polizia. La manifestazione aveva destato scalpore e tensione fin dal suo annuncio. Da un’altra parte della città é organizzata una contro-dimostrazione cui partecipano circa 10.000 persone. Ci sono scontri nell’area intorno alla stazione (link 1, link 2). in quanto tra gli 800 ed i 1000 contro-dimostranti di sinistra tentano di impedire agli hooligan di HoGeSa di uscire dalla stazione. Cannoni ad acqua, spray urticanti, arresti da entrambe le parti.

A metà dicembre 15.000 persone rispondono ai fatti di fine ottobre manifestando contro il razzismo.

In quegli stessi giorni Pegida indice una manifestazione a Colonia per il 5 gennaio successivo. L’arcidiocesi della città reagisce spegnendo le luci della Cattedrale.

Ai primi di settembre 2015 un’eccezionale ondata migratoria proveniente principalmente dalla Siria al suo quarto anno di guerra, migliaia di tedeschi s’attivano e manifestano a favore dell’accoglienza ai rifugiati. Anche a Colonia e Bonn associazioni si organizzano per portare un primo conforto ed appoggio ai rifugiati che giungono coi treni.

Fonte: Fanzeit

Fonte: Fanzeit

Più di recente, il 17 ottobre 2015, il giorno prima del voto alle elezioni comunali la candidata sindaco Henriette Reker (58) é stata pugnalata gravemente al collo da un disoccupato quarantaquattrenne noto per le posizioni vicine all’estrema destra neonazista negli anni ’90 che disapprovava le posizioni liberali della Reker a favore dei rifugiati. 24 ore più tardi il voto eleggerà la Reker a nuovo sindaco, che ne riceverà l’annuncio dall’ospedale.

La Germania insomma ha maturato oltre mezzo secolo di rapporti intensi con comunità di immigrati, soprattutto di religione islamica provenienti dalla Turchia. Tra alti e bassi ha tutto sommato intrapreso una strada che punta attivamente all’integrazione culturale ma oltre a scontrarsi con la resistenza che s’incontra spesso in questo tipo di situazioni, l’attuale crisi dei rifugiati e gli attentati terroristici su territorio europeo, stanno alimentando sempre più sentimenti xenofobi e reazionari che non mancano di manifestarsi in maniera violenta. In Germania la polarizzazione su immigrazione ed islam é decisamente maggiore, più organizzata e manifesta rispetto alla situazione italiana.

 

1.5 CRIMINALITA’ A COLONIA

La quarta città per grandezza della Germania é la seconda per tasso di criminalità. Dal 2003 il crimine più diffuso é il borseggio, perlopiù da parte di persone provenienti dal’ Africa del Nord che mirano al furto di smartphone. Negli ultimi tre anni vi sono stati 11.000 casi di furti e violenze in città. I giorni di carnevale registrano un’impennata dei borseggi. Il secondo crimine per frequenza sono i furti per cui la polizia accusa soprattutto bande dell’est Europa che non vivono in città. I borseggi in particolare sono d’interesse per quanto riguarda i fatti presi in esame in questo post. Un gran numero di questi avviene nei dintorni della stazione dei treniCome avvisa il sito di publica utilità della polizia tedesca i casi più frequenti riguardano situazioni di ressa (tipo i mercatini di Natale) e sono effettuati soprattutto da stranieri che mirano tendenzialmente ai portafogli posti nelle tasche posteriori, che contano sull’annebbiamento della vittima che abbia alzato un po il gomito durante una giornata di festa. Altro metodo ben conosciuto dalla polizia tedesca é distrarre la vittima spintonandola mentre un complice la deruba, ma soprattutto é noto che questo tipo di furti avviene più con azioni fulminee e “fisiche” e non con silenziosa destrezza e sono compiuti perlopiù da persone provenienti dal’ Europa dell’est e dall’Africa del Nord.  Un’altra variante é quella di distrarre la persona toccandola. Un’ulteriore variante meno usata é quella di circondare la vittima in gruppo impedendole ogni tipo di movimento per poi dividersi rapidamente dopo averla derubata. La polizia della Renania Settentrionale-Westfalia diffonde manuali come questo per prevenire i numerosi casi di taccheggio. La zona della stazione é luogo di spaccio di gruppi di nordafricani che non di rado si danno pure al taccheggio.

 

1.6 L’AREA DELLA STAZIONE-DUOMO

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Altstadt-Nord. In Rosso é indicata la piazza tra Stazione e Duomo. In giallo la piazza del chiostro e più a sud la Roncalliplatz. La linea verde sul tetto del Duomo indica 100 metri.

 

La Bahnhofsvorplatz é una piazza pedonale di forma triangolare che, come dice il nome, sorge dinnanzi alla stazione centrale dei treni di Colonia che ne occupa il lato est. Sul lato ovest ci sono un paio di palazzi e l’angolo di una chiesa mentre a sud c’é il maestoso Duomo la cui base é cinque-sei metri più in alto rispetto alla piazza della stazione. Tra la piazza e il Duomo c’é la Trankgasse, una strada percorsa da automobili che però si oltrepassa facilmente con un sovrapassaggio che funge da scalinata del Duomo. Proseguendo verso il centro, proprio attorno al Duomo s’incontrano altre due piazze pedonali: la piazza del chiostro ad ovest e la Roncalliplatz a sud.

La stazione di Colonia é molto grande. Ci passano giornalmente 280.000 persone. Tra i negozi e ristoranti al suo interno si trova sempre tantissima gente.

L’area attorno al Duomo e della stazione é comunemente nota come un luogo di taccheggio e spaccio di Marijuana in cui  stazionano regolarmente bande di spacciatori-taccheggiatori prevalentemente di origine nordafricana. Non é un mistero: chiunque abiti a Cologna lo sa ed é pure indicato nelle guide per i turisti. Lo scorso luglio una retata della polizia ha identificato una rete di 40 persone che operavano in quelle piazze.

L’intera area é dunque un’importante zona di passaggio: impossibile andare in centro a Colonia senza passare dalla zona della stazione. Da qui si passa per attraversare l’Hohenzollernbrucke: uno dei tre ponti che collegano il centro all’altra sponda del Reno su cui le coppiette attaccano i lucchetti.

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1.7 CAPODANNO A COLONIA

Nella notte di San Silvestro migliaia di persone si recano a Colonia per ammirare i fuochi d’artificio. Il capodanno di Colonia é “IL” capodanno del Reno Settentrionale-Westfalia ed attira anche numerosi turisti stranieri. Famiglie con bambini, compagnie di amici e coppiette in giro dappertutto. Come ad ogni capodanno ci si ritroverà con gli amici, si brinderà assieme con birra e spumante, si faran scoppiare i petardi e così via.

Un tipico capodanno tra amici per le strade di Colonia é più o meno come in questo video del 31 dicembre 2014:

E lo spettacolo di fuochi che ci si aspetta attorno alla mezzanotte é questo:

Come in ogni capodanno, o meglio, come in ogni grande evento di piazza, esattamente come avviene in tantissime città del mondo, si verificano numerosi casi di borseggio e molestie, ci saranno compagnie di ragazzi ubriachi, incidenti coi petardi e pure qualche rissa. (Nell’ultima edizione dell’Oktoberfest sono stati denunciati 40 casi di molestie, nessuna delle quali a carico di “nordafricani o immigrati”)

 

1.8 I LUOGHI DEL CAPODANNO

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I luoghi principali in cui si svolge il capodanno nel centro di Colonia sono grossomodo le aree pedonali dell’Altstadt-Nord che vanno dalla stazione dei treni e l’adiacente duomo alla piazza alberata dell’Heumarkt ed il lungarno. Alla mezzanotte molte persone si spostano sul lungoreno e sui ponti per ammirare lo spettacolo dei fuochi d’artificio.

 

2.0 CAPODANNO 2015/2016

  • Nei giorni precedenti erano state diffuse notizie riguardanti possibili attacchi terroristici nelle maggiori città europee per capodanno.
  • La polizia locale di Colonia chiese rinforzi per la notte di Capodanno ma il ministero li aveva negati.
  • I fatti qui elencati sono stati ricostruiti in base alle testimonianze e dichiarazioni giunte nei giorni successivi.
  • L’elenco delle aggressioni é particolarmente corposo. Qui ne sono state selezionate solamente alcune per fornire un’immagine il più completa possibile degli orari di inizio/fine e delle diverse modalità d’esecuzione.

19:00 Una ragazza viene circondata da 5 persone ed afferrata mentre cammina

19:30 Parcheggio della stazione. Una ragazza si trova all’interno della propria macchina ferma. Un uomo le bussa sul finestrino e le indica di guardare le ruote. La ragazza esce dal veicolo e vi gira intorno osservando le ruote. Rientrata nell’abitacolo scopre che la sua borsetta é scomparsa.

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eventi tra le 19 e le 21 (dati aggiornati all’ 11/01/16)

20:30 Nella Banhofsvorplatz (la piazza antistante la stazione dei treni, indicata in rosso nell’immagine sopra) inizia a formarsi una folla composta da diverse centinaia di persone, perlopiù di origine nordafricana.

21:00 Nella piazza sono presenti circa 400/500 persone, quasi esclusivamente giovani uomini nordafricani e mediorientali tra i 15 e 35 anni. Alcuni stanno in piedi divisi per gruppetti nella piazza a far esplodere petardi.  Altri stanno sulle gradinate del Duomo a guardare la scena. Per terra ci sono bottiglie di birra. Sono molto rumorosi. Si sentono continui fischi dei mazzetti in volo e ogni volta che uno di questi esplode si sentono fischi e “Oooooh”.  Una persona viene derubata all’interno della stazione. Decine di cellulari riprendono quel che succede. Alcuni gruppetti lanciano pericolosamente i petardi addosso ad altri gruppetti in un “gioco” decisamente irresponsabile. Alcune delle persone che escono dalla stazione preferiscono aggirare in fretta il centro della piazza piuttosto che passare in mezzo alle esplosioni. Qualcuno si ferma a vedere che succede. C’é un caso di accoltellamento per cui arrivano la polizia ed un’ambulanza ed altre risse.

21:30 Polizia locale, polizia federale e rappresentanti del comune tengono un briefing sulla situazione alla piazza della stazione. Si propone di far intervenire la polizia antisommossa per le 22:00

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eventi tra le 21 e le 22 (dati aggiornati all’ 11/1/16)

22:00 La folla davanti alla stazione si é fatta più aggressiva. Chi passa di lì ne é intimorito. Molti di loro sono ubriachi ed “inconsapevoli di dove si trovassero“. Probabilmente molti han consumato anche droghe. Le bottiglie di birra vuote vengono frantumate per terra. Ci sono diverse chiazze di vomito. Lo scoppio continuo di petardi rende il tutto ancor più caotico. Ad ogni passo si calpestano vetri rotti. Due uomini bloccano delle donne vicino alla cattedrale e queste, urlando, tentano di reagire. Ci sono diverse risse nella stazione e la polizia tenta di contenerle ma sono troppe e c’é una difficoltà oggettiva nel focalizzarsi su ogni singola rissa. Si sente una ragazza urlare, piangere e scappare da un uomo che le urla contro puntandole il dito per poi inseguirla assieme ad altri. C’é un secondo briefing tra le polizie ed il Comune. L’intervento della polizia antisommossa é rimandato alle 22:30. Ubriachi lanciano petardi addosso ad altra gente. Iniziano le prime aggressioni: branchi da 2 fino a 20 persone individuano delle vittime, quasi esclusivamente giovani ragazze, le circondano e continuando a camminare al passo delle vittime vi si stringono addosso impedendone la fuga. A questo punto diverse mani iniziano a toccare aggressivamente la vittima da più parti: mani sul sedere, mani sul seno, tra le gambe. Mani che afferrano le braccia e che tirano la giacca. In alcuni casi mani che s’infilano dentro ai pantaloni. Intanto il branco rivolge frasi oscene alle vittime, le chiama “Bitch” o “Schlampfe” (Troia) e gli dice “Ficki, Ficki” (Scopiamo, scopiamo). Una macchina della polizia sosta davanti al Duomo e viene bombardata di petardi.

22:15 Una donna viene assalita e toccata mentre esce dalla stazione. Contemporaneamente c’é un tentativo di rubare la borsa del marito.

22:25 In piazza giungono dieci poliziotti antisommossa.

22:30 Due ragazze vengono assalite all’ingresso della stazione. Gli assalitori le toccano dappertutto, compresi i genitali. (Si tratta dell’episodio più grave e che porterà a due denunce per stupro). Una ragazza passa nel bel mezzo di una folla. Successivamente si accorge di esser stata derubata. Un petardo esplode sulla spalla di una ragazza ustionandola. Un’altra ragazza giunta da Bonn testimonia che scesa dal treno vede in stazione quasi esclusivamente maschi nordafricani. Ubriachi. La folla é tanto densa da potersi a malapena muovere e diverse mani la toccano sul sedere. “non avevano la sensazione di star facendo qualcosa che é vietato

22:40 Un ragazzo e due ragazze alla stazione. Mentre queste vengono circondate e toccate lui viene derubato.

22:50 Tutte le squadre antisommossa sono ora nel piazzale. Sei tratta di 142 poliziotti. All’interno della stazione invece ci sono 70 poliziotti federali i quali determinano che all’interno della stazione c’é un grande numero di uomini e ragazzi.

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eventi tra le 22 e le 23 (dati aggiornati all’ 11/1/16)

23:00 Le persone radunate nella Banhofsvorplatz adesso sono circa un migliaio. Secondo alcuni 1.500. Più rumore, più petardi. Più caos. C’é una situazione caotica con gente “completamente disinibita” che urla, fumo di petardi esplosi ovunque. Gran parte delle persone é ubriaca o intossicata. Nessuno si cura più di tanto della presenza della polizia. Si stanno verificando ancora aggressioni all’interno della folla ma la polizia antisommossa non se ne accorge. Passa un’ambulanza e viene bersagliata di petardi. In un angolo della piazza alcuni stanno litigando. Altre risse. Per la maggior parte sono ragazzi e giovani uomini nordafricani o mediorientali. Non é più una situazione tranquilla: raggiungere la stazione dei treni é ora oggettivamente pericoloso per i passanti e le persone in piazza si stanno facendo aggressive. Alcuni ragazzi si sono messi a far scoppiare petardi nel bel mezzo dell’adiacente sottopasso impedendo l’eventuale passaggio delle automobili. Nel frattempo sono giunte diverse macchine e camionette della polizia. Un’altra ragazza testimonia di esser stata toccata nelle parti intime più o meno a quest’ora nel piazzale della stazione.

https://www.youtube.com/watch?v=FrNUwzUTVSI

23:15 Due ragazze vengono circondate e toccate dalla folla. Cade la borsetta. Vengono derubate di cellulare, contanti e gioielleria. La polizia decide di sgomberare la scalinata del Duomo.

23:30 La polizia decide d’intervenire prima che accada qualcosa di grave ed inizia lo sgombero della piazza. Con qualche difficoltà circondano la zona ed iniziano a disperdere le persone presenti allontanandole dalla zona della stazione. La polizia di Colonia informa della situazione la LZPD, l’organo di coordinamento delle polizie del Länder. La LZPD chiede se siano necessari rinforzi ma la polizia di Colonia dichiara di non ritenerlo necessario.

23:35 La polizia inizia a sgomberare la scalinata del Duomo.

23:40 Una ragazza si trova nella folla. Viene toccata e derubata.

principali eventi denunciati tra le 23 e le 24

principali eventi tra le 23 e le 24 (dati aggiornati all’ 11/1/16)

00:00 Mezzanotte: festeggiamento del nuovo anno.

00:05 Ragazza viene toccata sul sedere da stranieri. In seguito si accorge che le é stato rubato il cellulare.

00:15 La scalinata del Duomo é ora sgombra.

00:20 Vittima testimonia di esser stata “toccata dappertutto”

00:27 Il grosso dei festeggiamenti é finito e da questo momento in poi molte persone dovranno recarsi alla stazione per tornare a casa. La polizia decide di riaprire l’accesso alla piazza e alla scalinata. Sempre la polizia dichiarerà successivamente che da questo momento la situazione in piazza si era “calmata notevolmente

00:30 Madre e figlia vengono assalite. Uno degli assalitori tenta di baciare la ragazza mentre un’altro le tira fuori il portafoglio dalla borsa. Una ragazza viene circondata da 5 uomini che tentano di toccarla sotto alla gonna mentre un’altro le strappa via la borsetta. Tra la mezzanotte e adesso la polizia ha controllato tra le 30 e le 50 persone. Una squadra viene spostata in un’altra zona della città. Alcune donne dichiarano agli agenti di non esser state aiutate dai poliziotti presenti in stazione. C’é il primo arresto per borseggio.

00:45 La polizia dichiarerà successivamente che a quest’ora era stata disperso il grosso della folla presente in piazza. Tuttavia vi sono diverse testimonianze che affermano il contrario. Ad esempio la testimonianza di una ragazza, il fidanzato e due amiche che trovatisi nel piazzale a quest’ora vengono circondati da diversi uomini che iniziano a toccarli dappertutto, anche in zone intime. Dopodiché, ancora in stato di shock, han raggiunto dei poliziotti all’interno della stazione che immediatamente sono scattati nel tentativo di catturare gli aggressori. Aggressioni simili avvengono sia all’interno che al di fuori del piazzale della stazione.

00:50 La polizia dichiarerà in seguito che solo a quest’ora viene informata per la prima volta che ci son state molestie sessuali. Vicino al duomo c’é un tentativo di stupro.

00:57 Gruppo di cinque femmine ed un maschio vengono circondati da 30-50 persone. Le femmine vengono molestate ed il maschio derubato.

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eventi tra le 00 e le 01 (dati aggiornati all’ 11/1/16)

01:00  Amir, un 37enne iraniano residente da 17 anni in Germania, testimonia che a quell’ora é entrato alla stazione con la fidanzata e i suoi genitori per tornare tutti a casa. Un poliziotto cerca di impedirgli l’accesso finché lui non gli dice “Siamo una famiglia e vogliamo tornare a casa”. Entrati nella stazione vedono vomito dappertutto. Giorni dopo testimonierà: “Ho avuto paura” – “E’qualcosa che non avevo mai visto in Germania”. Durante la serata, davanti alla stazione dei treni la polizia ha identificato 70 delle persone presenti. La polizia si apposta all’ingresso della stazione per permettere alle persone di raggiungere i binari in sicurezza. Tre ragazze vengono circondate e toccate dappertutto da un gruppo di nordafricani. C’é un tentativo di rubare una borsetta. Viene rubato un cellulare.

01:20 La polizia deve ancora contenere delle aggressioni tentando d’impedire l’assembramento di persone “che apparentemente si raggruppavano per commettere crimini o celarli

01:30 Una ragazza viene separata dal suo ragazzo, toccata dappertutto e derubata della borsetta ed il suo contenuto.

01:40 Ai binari una ragazza viene toccata sotto gli abiti nell’area genitale.

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principali eventi tra le 01 e le 02 (dati aggiornati all’ 11/1/16)

 

02:00 Attorno alla stazione c’é ancora gente. Ci sono diverse risse. Ubriachi che lanciano le bottiglie rischiando di colpire passanti. Un gruppo di uomini infastidisce delle ragazzine nella metropolitana ma un signore tedesco interviene e queste riescono ad allontanarsi.

02:30 Ragazzo e ragazza vengono molestati mentre camminano dall’Heumarkt al Duomo

03:15 Ragazzo e ragazza vengono circondati. L’uomo viene derubato.

04:00 La polizia dichiarerà che a quest’ora la situazione si é ulteriormente calmata.

04:15 Ragazza viene toccata dappertutto.

04:30 Una ragazza esce da un bar e viene derubata del cellulare.

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eventi tra le 02 e le 05 (dati aggiornati all’ 11/1/16)

05:00 Viene mandata via una delle squadre di poliziotti dalla stazione

05:05 Vengono rilasciate le prime persone che erano state arrestate e trattenute in cella.

06:40 Ragazzo in bici nei pressi della stazione. Dalla giacca gli vengono rubati cellulare, documenti e carte di credito.

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eventi dalle 05 alle 12 (dati aggiornati all’ 11/1/16)

Dopo le 5 la situazione é ritornata quella di una giornata normale.

 

3.0 I GIORNI SUCCESSIVI

[fra parentesi quadre ed in rosso alcune considerazioni che si é preferito inserire qui anziché nella quarta sezione] 

Venerdì 1 Gennaio 2016 POLIZIA NEGA, I SOCIAL NETWORK S’INFERVORANO

Alle 08.57 viene rilasciata una relazione della polizia segnala che “la celebrazione del capodanno é stata perlopiù pacifica” e che all’indomani dei festeggiamenti il clima é “ritranquillo”. Si segnalano 20 casi di danneggiamento (l’anno precedente furono 25), 78 colluttazioni, 80 interventi della polizia, 80 casi di festeggiamenti eccessivamente rumorosi e il fatto che poco prima di mezzanotte si é dovuta sgomberare l’area del Duomo per evitare la formazione di una ressa pericolosa causata da circa 1000 persone intente a far esplodere fuochi pirotecnici.

Sul gruppo Facebook “Nett-Werk Köln” vengono pubblicati dei post sugli assalti ma gli amministratori del gruppo li cancellano in quanto contrarie alle regole contro l’incitamento

Il Köllner Express pubblica un articolo intitolato: “Notte di San Silvestro: giovani donne molestate sessualmente” in cui riporta la testimonianza di una giovane donna (28) che dichiara che nei pressi della stazione alle 00:45 lei, il fidanzato e due amiche sono stati circondati da diversi uomini che hanno iniziato a toccarli dappertutto, anche in zone intime. Dopodiché, ancora in stato di shock, han raggiunto dei poliziotti all’interno della stazione che immediatamente sono scattati nel tentativo di catturare gli aggressori.

 

Sabato 2 Gennaio 2016 PRIME AMMISSIONI DELLA POLIZIA

La polizia dichiara che una trentina di uomini “di aspetto nordafricano” ha agito assalendo diverse vittime circondandole in gruppi per immobilizzarle e distrarle mentre le derubavano di portafogli e cellulare e che in alcuni casi sono andati oltre toccando le parti intime delle vittime dei furti.

 

NOTA RIGUARDANTE I DIVERSI CORPI DI POLIZIA TEDESCA

Nel piazzale della stazione di Colonia a capodanno intervenivano due diversi corpi di polizia:

Bundespolizei (polizia federale tedesca, dipendente dal ministero degli interni. Ha il controllo della ferrovia e della stazione dei treni fino ad una distanza di 30 metri da essa, il che include tutta la piazza antistante.)

Kölner Polizei (o Landespolizei Köln, polizia locale di Colonia, dipendente dal proprio Länder di appartenenza. Ha il controllo del territorio)

Inoltre alcune dichiarazioni verranno rilasciate dal leader locale del GdP, ossia il principale sindacato di polizia.

Ciò ha provocato a volte una qualche confusione sui media riguardo le dichiarazioni dei diversi “capi della polizia”.

 

Domenica 3 Gennaio 2006 A COLONIA NON SI PARLA D’ALTRO

A Colonia non si parla d’altro soprattutto sui social network a causa della scarsa copertura mediatica che già qualcuno indica come voluta.

Il “Köllner Express” pubblica un nuovo articolo in cui riporre più un dettaglio la testimonianza del primo articolo. La giovane donna, che dichiara di essere nativa di Colonia, si chiama Katia L (28) e specifica che l’assalto é avvenuto nei pressi della vecchia sala d’attesa aggiungendo “Quando uscimmo dalla stazione fummo molto sorpresi dal gruppo che incontrammo fuori” – “erano solamente uomini stranieri” („Als wir aus der Bahnhofshalle kamen, waren wir sehr verwundert über die Gruppe, die uns da empfing“ – „Es handelte sich ausschließlich um junge ausländische Männer”), che “sarò stata toccata 100 volte in 200 metri” mentre gli uomini le dicevano “Schlampen” (troie) e “Ficki, Ficki” (scopare, scopare) e che “per fortuna indossava giacca e pantaloni perché una gonna le sarebbe stata sicuramente strappata”. Una delle due amiche racconta che il gruppo era di 40 o forse 100 uomini e che collant e mutande le son state quasi completamente tolte. Tornate alla stazione hanno avvertito subito la polizia ma non son state in grado di dire chi le avesse toccate né dove. Katia L. aggiunge “spero che li catturino o non scenderò in piazza al Carnevale”. L’articolo termina informando che la polizia ha iniziato un’attività di verifica dei fatti e che 35 donne hanno già fatto denuncia ma la cifra é destinata ad aumentare. In totale sono state fatte 60 denunce, il 25% delle quali includeva molestie sessuali.

 

Lunedì-Martedì 4 -5
Gennaio 2006 LA NOTIZIA FA IL GIRO DEL MONDO

Il capo della polizia di Colonia, Wolfgang Albers, dichiara che il numero di denunce é arrivato a 60. Parla di “una dimensione completamente nuova di crimine“. La sindaco Reker annuncia una riunione apposita.

Sull’Huffington Post tedesco si fa notare come i fatti di Colonia incredibilmente non abbiano avuto eco sui media nazionali nonostante la gravità e che le uniche fonti sono, oltre a brevi dichiarazioni su WDR, il “Köllner Express” e “Focus Online“, entrambi di noto indirizzo conservatore e non proprio adatti a fungere da fonte primaria. Si parla di disinformazione, censura ed eccessiva prudenza. Poco dopo la pubblicazione dell’articolo, però, la notizia riceverà una copertura internazionale.

Il ministro della giustizia tedesco Maas parla di attacchi “vili e odiosi”. La cancelliera Merkel chiede una risposta severa della legge. La sindaco di Colonia dichiara misure restrittive per i prossimi eventi pubblici. La polizia dichiara che le denunce sono salite a 90, alcune delle quali per molestia, alcune per furto e alcune per furto con molestia. In un caso v’é una denuncia per stupro. La sindaco Reker dichiara che non v’é alcuna prova che vi fossero rifugiati tra gli assalitori e diffonde alcuni “consigli utili” per evitare in futuro situazioni simili che scatenano ilarità e critiche. Quello che appare subito chiaro é che non ci sono dei veri sospetti e non é chiaro il loro numero ma “Non si é trattato di mille assalitori, come ripete la stampa, ma di persone che si sono mescolate nella folla.

La notizia viene riportata dai media internazionali che sostanzialmente riprendono quanto scritto sul “Köllner Express” e “Focus Online“. Ciò che passa é sostanzialmente “Nella notte di Capodanno a Colonia mille arabi o nordafricani ubriachi ed aggressivi hanno assalito dalle 60 alle 90 donne”, così come lo riporta la BBC, il DailyMail,

In Italia la notizia giunge così:

 

Schermata 2016-01-10 alle 00.28.57

 

Schermata 2016-01-10 alle 00.31.52

 

Schermata 2016-01-10 alle 00.33.59

 

Schermata 2016-01-10 alle 00.19.56

 

Schermata 2016-01-10 alle 00.35.09

 

Schermata 2016-01-10 alle 00.23.19

 

 

[Da una parte i quotidiani di estrema destra parlano di “stupri di massa”, dall’altra alcune incomprensioni diffuse sui termini “molestie”, “attacchi” e “gruppi” e il patatrac é fatto! Da questo momento in Italia si parla di “mille rifugiati mussulmani ubriachi che si sono organizzati in massa per stuprare in branco le nostre donne”]

 

Mercoledì 6 Gennaio 2006 SALE L’HYPE

Salta fuori un foglio in cui sono riportate sia in arabo che in tedesco frasi come: “Voglio scopare con te”, “belle tette” e “ti ammazzo”.

Una donna di lingua araba informa la polizia che alcuni rifugiati di Duisburg le avrebbero rivelato di esser stati a Colonia per il capodanno. Alcuni cellulari rubati sarebbero stati rinvenuti presso abitazioni di rifugiati o nelle loro vicinanze, ma la polizia non conferma.

Duecento donne manifestano contro il sessismo davanti al Duomo di Colonia.

[In GERMANIA dapprima si é parlato del ritardo con cui la notizia é giunta ai notiziari nazionali accusando la polizia di aver voluto mantenere in silenzio i fatti, poi ci si é concentrati sul fatto che molti media hanno dato scarso risalto alla nazionalità/origine degli assalitori indicandoli come “probabilmente nordafricani” o “indicativamente di aspetto arabo”; poi si é proseguito con le accuse di incompetenza verso la polizia e allo stesso tempo si son toccate appieno le politiche di accoglienza del governo in carica, passando per il senso di sicurezza generale.  

In ITALIA invece il livello del discorso é ben esemplificato qui: C_4_articolo_2152734_upiImagepp

Si é parlato di “stupri organizzati”, “rete internazionale degli stupri di massa”, “attacco organizzato” equiparando i fatti di Colonia ad un atto terroristico.

Come sempre in questi casi sui social network ottengono maggio risalto le voci più estremiste e informazioni vere si legano a bufale di facile presa. Foto risalenti ad altre notizie, falsi palesi, dettagli ingigantiti, voci date per buone ed un video delle aggressioni che poi si scopre esser risalente ai fatti del Cairo del 2012 (NB pur non riferendosi ai fatti di Colonia il video é utile in quanto le modalità delle aggressioni di Colonia é praticamente identica a quella mostrata nel video in questione) . Il tutto ovviamente per dipingere i fatti in modo ancor più drammatico di quanto non siano già. 

Ciò che molto velocemente é stato messo in secondo piano sia in Germania che in Italia é la possibile discussione sul trattamento delle donne nei luoghi pubblici. Già a questa data i “fatti di Colonia” sono diventati merce di propaganda politica incentrata sulla tesi dello scontro di civiltà e cioé immigrazione, Islam, Europa, accordi di Schengen ecc. Le vittime dei fatti sono già diventate un mero numero da spendere e l’interesse vige più sulla nazionalità/origine degli aggressori che su ciò che han passato le vittime (Quanti erano rifugiati? Quante molestie? Quante donne? Quanti disoccupati? Quanti?)

Il fatto é decisamente interessante soprattutto se paragonato ad un recente episodio che presenta alcuni particolari analoghi:

https://www.youtube.com/watch?v=4vznKyl_4A8

Roma, 18-19 febbraio 2015, un migliaio di ultras olandesi del Feyenoord perlopiù ubriachi, tengono in ostaggio diverse zone del centro con risse, danneggiamenti, vandalizzazioni, scontri con la polizia. Vengono danneggiati 15 autobus e la fontana del Bernini in quelle che vengono descritte da più parti “scene di guerriglia“. In quel caso oltre a qualche ovvia critica sull’operato della polizia é interessante osservare in che modo sono stati descritti gli ultras del Feyenoord sulla stampa più critica:

“orda sbronza”, “teppaglia” che forse han dovuto sfogare la loro frustrazione di vivere in una città brutta (Libero

“teppisti” che hanno compiuto “barbarie” (Libero)

“teppisti” (Libero)

“tifosi ubriachi” (Il Giornale)

“tifosi-vandali”, “nuovi lanzichenecchi” (Il Giornale)

“barbari”, “hooligan” (Il Fatto Quotidiano)

“bestie completamente ubriache”, “energumeno”, “esaltati” “soliti imbecilli” (Il Fatto Quotidiano

Qui la tesi dello scontro di civiltà non é scattato. Perché? Non si inneggiato contro la “razza olandese” né contro la “cultura nordica”, né contro la “violenza repressa dei protestanti”: i tifosi ubriachi sono contestati semplicemente per il fatto di essere dei tifosi ubriachi. La loro origine viene considerata solo come appiglio su cui costruire delle immagini colorite (barbari, vandali, lanzichenecchi) ma non é mai elemento centrale della critica. Gli ultras olandesi sono condannati in quanto ultras e non in quanto olandesi. Mai, mai, mai é stata proposta una lettura razziale-culturale di ciò che gli olandesi hanno fatto a Roma. Mai si é accennato alla loro fede protestante. Al contrario, per i fatti di Colonia, i teppisti nordafricani e mediorientali vengono condannati in quanto nordafricani e mediorientali secondo l’equazione “nordafricani e mediorientali = teppisti”. ].

 

Giovedì 7 Gennaio 2006 NOTIZIE A CATENA

Sull’Huffington Post tedesco si prende atto che moltissima stampa ha abusato dei termini “1000 uomini”, “rifugiati” in quanto a questa data nessun elemento indica che effettivamente vi fossero mille persone implicate, né che vi fossero coinvolti rifugiati ma che oramai la vulgata dell’evento é “mille rifugiati hanno molestato donne tedesche” [se avesse letto i giornali italiani molto probabilmente l’autore avrebbe sostituito “molestato” con “stuprato”] .

[Le dichiarazioni della polizia hanno fatto si che si smorzassero le voci sui “mille stupri”. Nel frattempo alla notizia di Colonia si sommano anche le segnalazioni di molestie avvenute in altre città europee da Amburgo a Zurigo passando per Helsinki. Da questo momento ogni molestia, furto, violenza o rissa di un seppur minimo interesse verrà collegata ai fatti di Colonia e troverà spazio sulla stampa: si andrà da un gruppo di 500 uomini che han tentato di forzare l’ingresso in una discoteca a Bielefeld (la polizia di Bielefeld però rimarcherà che i fatti di Colonia non c’entrano niente con quanto avvenuto a Bielefeld e che le voci in rete hanno ingigantito e snaturato) ai  6 (sei) casi di molestie avvenuti la stessa notte a Zurigo. Ciò non deve stupire in quanto risponde perfettamente ad una nota tendenza dei news-media, ossia la creazione di notizie-catena ottenute relazionando forzatamente fatti scollegati per cavalcare l’onda dell’interesse per la notizia iniziale col risultato di amplificare agli occhi del pubblico la portata dei fatti. Un esempio illuminante é il caso delle “morìa di uccelli del 2011.]

Il Consiglio centrale dei mussulmani tedeschi, con sede a Colonia, riceve centinaia di email e 50 telefonate telefonate minatorie. Sono costretti a staccare i telefoni.

 

Venerdì 8 Gennaio 2006 LICENZIATO IL CAPO DELLA POLIZIA LOCALE

Il capo della polizia di Colonia viene mandato in pensionamento anticipato. La polizia federale dichiara di aver identificato 31 persone sospettate di aver preso parte alle aggressioni, tra cui 18 richiedenti asilo ma la polizia specifica che non sono sospettati di molestie sessuali ma di furto. Fra gli identificati vi sono 9 algerini, 8 marocchini, 4 siriani, 5 iraniani, 1 iracheno, 1 serbo, 1 statunitense e 2 tedeschi (secondo alcune fonti tre) . Sono perlopiù persone già note alla polizia di Colonia e non sono tra i profughi arrivati di recente. Vengono inoltre arrestate due persone: un sedicenne di origine marocchina ed un ventitreenne di origine tunisina. Le denunce sono salite a 200. Tra telecamere a circuito chiuso e telefoni cellulari sono state raccolte 350 ore di filmati divisi in circa 250 files.

 

Sabato 9 Gennaio 2016 SCONTRI TRA MANIFESTANTI

A Colonia il partito anti-Islam Pegida organizza una manifestazione anti-rifugiati cui partecipano circa 1700 persone mentre nel piazzale della stazione dei treni si é tenuta una contro-manifestazione. Mentre quest’ultima si é svolta pacificamente quella di Pegida é sfociata in scontri. Discorsi di grande violenza verbale, che hanno acceso ancor più gli animi: “Angela Merkel peggior cancelliere dopo Hitler”, “Islam cancro e Pegida la sua cura”, “Profughi invasori che violentano donne e bambini”, alcune delle frasi più roboanti pronunciate dagli oratori.

https://www.youtube.com/watch?v=tkNTKaNEP5U

La polizia di Colonia dichiara che 100 detective stanno investigando su 379 denunce, di cui circa il 40% include molestie sessuali e che le indagini sono focalizzate su persone originarie del nordafrica, perlopiù “richiedenti asilo e persone che vivono in Germania illegalmente”

Sulla rete nazionale tedesca i fatti di Capodanno vengono definiti un “campanello d’allarme” che illumina sulle difficoltà che incontra la Germania nell’integrare i nuovi arrivati, ma si dichiara altresì che “non bisogna cedere alle paure” per “non perdere ciò che abbiamo raggiunto”.

Una nuova manifestazione contro il sessismo sulle scalinate del Duomo.

La cancelliera Merkel presenta la proposta “che i profughi possano perdere il diritto d’asilo in caso di reati, anche per quelli in cui è prevista la condizionale

 

Domenica 10 Gennaio 2016 PROSEGUONO LE INDAGINI. AUMENTANO LE DENUNCE

La polizia locale di Colonia dichiara di star indagando su 19  sospetti: 10 richiedenti asilo e 9 presunti clandestini, fra cui alcuni “rifugiati arrivati in Germania negli ultimi mesi“. Quattro di essi sono già in stato di fermo accusati di furto. Nessuno di essi é residente a Colonia. Il direttore generale dell’anticrimine del Reno Settentrionale-Westfalia fa inoltre sapere che “dalle indagini sulla notte di San Silvestro finora non risulta che gli attacchi alle donne a Colonia siano stati “organizzati o guidati” e utilizza il termine “Tarraush gamea, utilizzato nei paesi arabi (ma anche in India e Bangladesh) per indicare le molestie sessuali di gruppo in luoghi pubblici

Le denunce sono salite a 516. La percentuale di denunce che include anche o solo molestie sessuali resta del 40% circa.

Di questi episodi, 107 includono il furto.

Si sono verificate aggressioni ai danni di persone dall’aspetto nordafricano e mediorientale. La polizia indaga per verificare se vi sia collegamento con un gruppo di hooligan, rocker e buttafuori che avrebbe lanciato su Facebook una “caccia all’uomo nel centro storico di Colonia”.

[Nel frattempo l’hype sulla notizia é ancora alto e dopo le prime reazioni indignate adesso i media iniziano a diffondere le proprie letture dell’accaduto, a volte andando al nocciolo della questione e a volte raggiungendo picchi dell’orrido (ma alcuni se ne accorgono)]

 

Lunedì 11 Gennaio 2016 LA LISTA DELLE DENUNCE

Il presidente della polizia federale tedesca Heiko Maas dichiara a proposito delle aggressioni: «deve esserci dietro una qualche forma di organizzazione. Nessuno può venirmi a raccontare che non sia stato preparato o concordato […] Normalmente una cosa del genere viene organizzata sui social network […] non si tratta di criminalità organizzata […] » e che dietro agli assalti «[…] non ci sia nessun tipo di gruppo strutturato». La polizia indaga tra decine di sms, chat ed email. Si continua a parlare di “regia unica” anche sulla stampa ma non c’é alcuna evidenza di ciò e la polizia locale invece smentisce. [1. Heiko Maas parla chiaramente di una sua ferma convinzione non ancora confermata da prove. Molta stampa però trasmette incorrettamente l’informazione “gli attacchi erano organizzati” dandola già per certa. 2.Il sospetto che traspare da diverse dichiarazioni é quello della “grande rete internazionale dei mussulmani organizzati per attaccare l’occidente” e dice molte più cose su chi la sostiene che delle persone sospettate]

Per il momento si indaga su 19 sospetti di cui 10 profughi.

Bild Zeitung pubblica la relazione del Ministero in cui sono elencate una ad una le descrizioni degli assalti denunciati

A Lipsia (ex DDR) Pegida sfila in un corteo anti-immigrati. Ci sono scontri, danneggiamenti ed arresti. La notizia trova eco internazionale poiché viene incatenata ai fatti di Colonia.

Rolf Jaeger, ministro del Land del Reno Settentrionale-Westfalia, dichiara“I testimoni e i rapporti della polizia locale, così come i resoconti della polizia federale, puntano sul fatto che i reati sono stati commessi quasi esclusivamente da persone dell’ambiente dei migranti“, punta il dito contro la polizia locale, affermando che questa non avesse chiesto rinforzi citando anche la nota stampa rilasciata il primo gennaio in cui si dichiarava la situazione “tranquilla” e dichiara che secondo le indagini non risulta che gli attacchi siano stati “organizzati” o “guidati”

Martedì 12 Gennaio 2016 L’ATTENZIONE INIZIA A CALARE

Il procuratore Ulrich Bremer dichiara che le denunce sono salite a 563, che la percentuale di queste che include molestie sessuali é ora del 50% e che i sospettati identificati dalla polizia sono 23. Rolf Jaeger, ministro del Land del Reno Settentrionale-Westfalia, ha rilasciato nella notte un report in cui dichiara quanto che la polizia sapesse della situazione. Vengono resi noti i tempi, gli orari dei briefing, il numero di poliziotti presenti, l’osservazione che le forze fossero in realtà insufficienti e che ciò abbia lasciato ampi margini di manovra agli aggressori, il fatto che la polizia di Colonia non sentì necessario avere rinforzi dal LZPD. Si rende noto che tra le ore 20:00 del 31 dicembre e le ore 07:00 del 1 gennaio sono giunte 1267 chiamate d’emergenza che hanno portato ad eseguire 873 controlli, di cui 53 nell’area della stazione, 12 dei quali riguardavano molestie, furti e/o percosse. Si parla di errori di valutazione, incapacità di adattamento e disorganizzazione (sovraccarico di lavoro per le forze ordinarie.

[Da questo momento i “fatti di Colonia” non trovano più spazio sulle prime pagine internazionali]

4.0 Alcune considerazioni:

4.1 RADUNO SPONTANEO?

Possibile che mille, millecinquecento persone si siano radunate nello stesso luogo senza alcun coordinamento? Finora nulla ha fatto emergere la presenza di un coordinamento generale. Vi sono però diversi elementi che possono spiegare come ciò sia stato possibile:

Nell’area della stazione stazionano sempre piccoli gruppi di nordafricani dediti allo spaccio ed al taccheggio. Altri gruppi di nordafricani sono giunti a Colonia passando proprio dalla stazione. Il punto di ritrovo della piazza é la scalinata del Duomo. E’sulla scalinata che ci si da appuntamento e ci si trova. La scalinata però é involontariamente al tempo stesso anche una perfetta platea: basta che una persona nel piazzale inizi ad attirare l’attenzione che la gente sulla scalinata si trasformi volente o nolente in pubblico e quella sera c’era gente in piazza che tirava razzi e petardi. Non serve molto perché gruppi di persone sulla scalinata inizino ad incitare quelli che tirano i petardi e perché altri gruppi giunti successivamente si fermino lì nel piazzale sommandosi alla folla preesistente. Non va nemmeno dimenticato che molti tedeschi già vedendo i primi assembramenti di nordafricani han preferito non mescolarsi, facendo sì che tale folla mantenesse la propria omogeneità iniziale (giovani maschi di origine tendenzialmente nordafricana).

Che alcuni di questi gruppi si siano dati appuntamento alla stazione non sembra affatto strano, così come non sembra nemmeno strano se alcuni gruppi di assalitori si siano coordinati sul momento via chat (stupisce che nel 2015 vi siano giovani che interloquiscono via chat e social network?)

 

4.2 LA POLIZIA HA NEGATO L’EVIDENZA?

Ci sono ancora indagini e discussioni in corso é già chiaro che i corpi di polizia di Colonia abbiano gestito malissimo la situazione in piazza sottostimandone il rischio potenziale ed agendo tardivamente con mezzi limitati. Purtroppo capire esattamente perché sia successo richiederebbe approfondimenti sulla situazione, sugli equilibri interni e funzionamento dei corpi di polizia della città che francamente esula dall’interesse di questo post ed a meno che non saltino fuori rivelazioni stravolgenti basterà sapere che c’é stata disorganizzazione da parte della polizia ed all’indomani s’é tentato di sorvolare sull’accaduto.

 

4.3 ERANO TUTTI NORDAFRICANI?

Tutte le testimonianze concordano nel descrivere la folla in piazza ed in stazione come composta quasi unicamente di nordafricani o mediorientali. Le persone sospettate di aver assalito le ragazze provengono da Algeria, Marocco, Siria, Iran, Iraq, Serbia, Stati Uniti e Germania. Si può dunque già affermare che per la stragrande maggioranza si: si parla di persone la cui origine é ascrivibile al nordafrica ed al medio oriente. Magari salterà fuori che tra gli assalitori c’erano pure dei russi, brasiliani o italiani e ci sarà chi pungolerà sul paese di origine dei genitori di questi russi, brasiliani e italiani ma sono questioni di lana caprina in quanto l’origine delle persone coinvolte non é fondamentale nelle dinamiche di quanto accaduto

 

 

4.4 LA VIOLENZA SULLE DONNE E’ UN PROBLEMA DEL MONDO MUSSULMANO?

E’ un problema che coinvolge ANCHE il mondo mussulmano: le aree di provenienza delle persone coinvolte sono caratterizzate da società fortemente maschiliste e patriarcali in cui sono comunemente diffusi stereotipi sessisti sulle donne occidentali. Ciò non toglie che allo stesso tempo anche in Germania (e in Europa e nel cosiddetto “mondo occidentale”) sia ancora fortemente radicata una cultura maschilista e patriarcale. Le differenze tra “mondo occidentale” e “mondo islamico” sul rapporto con il genere femminile, quando ci sono, son soprattutto differenze esteriori relative al grado di accettazione sociale di tale impostazione. Il rapporto disequilibrato fra i generi non é dunque un problema spiccatamente mussulmano: se da una parte v’é una manifestazione più esplicita di una visione maschilista, dall’altra, nel “mondo occidentale”, si finge che tale visione non sia diffusa illudendosi che i pur numerosi segnali contrari siano solo casi isolati o eccezioni.

 

4.5 DUNQUE, RIASSUMENDO…

  • Mille, millecinquecento tra ragazzi e giovani uomini accomunati perlopiù dal fatto di essere tutti maschi venire quasi esclusivamente dal nordafrica o dal medio oriente si sono radunati nel piazzale della stazione.
  • Le persone presenti in piazza sono accomunate dal fatto di appartenere a gruppi sociali perlopiù scarsamente integrati tra la popolazione tedesca.
  • Anche se alcuni gruppi si erano accordati sull’incontrarsi alla Banhofsvoorplatz, non c’é alcun meta-coordinamento di tutta la folla.
  • Il piazzale della stazione é un luogo pubblico di grandissimo passaggio: chi giunge a Colonia dal circondario spesso vi giunge in treno e passa obbligatoriamente dalla stazione.
  • Il piazzale della stazione di Colonia é notoriamente luogo di spaccio e borseggio. Gruppi di spacciatori e borseggiatori perlopiù di origine nordafricana vi s’aggirano costantemente ed é lecito ritenere fossero presenti anche durante gli eventi in questione
  • Borseggi e furti sono il crimine principale a Colonia.
  • Durante tutti i grandi eventi di piazza s’assiste ad un notevole aumento de borseggi e molestie, seppur in numero decisamente inferiore rispetto ai fatti di Colonia.
  • Uno dei metodi noti dei borseggiatori consiste nell’accerchiare la vittima per impedirne ogni reazione. Un secondo metodo consiste nell’urtarla mentre una seconda persona la deruba. Un terzo prevede di distrarla strattonandola.
  • Le persone presenti in piazza hanno iniziato a “festeggiare” il capodanno in maniera vandalica e l’atmosfera si é scaldata sempre più nell’arco di alcune ore.
  • La folla non é giunta tutta assieme ma si é formata nell’arco di diverse ore.
  • C’é stato un forte abuso di alcolici da parte delle persone in piazza ed é lecito ritenere anche l’utilizzo di altre sostanze stupefacenti. Di fatto buona parte delle persone presenti era evidentemente intossicata.
  • Fino alle 21:30-22:00 la situazione può dirsi tutto sommato normale (si verificano alcuni episodi di borseggio quantitativamente in linea con quanti ne avvengono in una giornata normale) ma é già chiaro che la folla stava aumentando sia in quantità che in aggressività.
  • Gli assalti in piazza iniziano ad intensificarsi tra le 22 e le 23, aumentano man mano che si avvicina la mezzanotte allargandosi in alcuni casi anche in aree non nelle immediate vicinanze della stazione per poi diminuire nuovamente. Tra le 2 e le 5 si verificano ancora degli episodi sparsi e solo dopo le 5 si ritorna ad una situazione di piena normalità registrando solo alcuni episodi di taccheggio.
  • Le aggressioni si sono sempre verificate in gruppo con modalità atte ad immobilizzare la vittima impedendone ogni reazione.
  • Con l’approcciarsi della mezzanotte e l’aumentare delle persone in piazza, non solo le aggressioni, ma anche i “festeggiamenti” delle persone il piazza si son fatti più aggressivi, eccessivamente violenti e pericolosi per il prossimo.
  • La polizia teneva sotto osservazione la situazione in piazza fin dalle 21:00 ma ha iniziato ad intervenire attivamente in piazza alle 22:30.
  • Per le 00:45 termina l’azione di dispersione della polizia e la piazza viene sostanzialmente svuotata.
  • Le azioni di polizia sono state insufficienti, tardive e malgestite.
  • Le vittime sono state nella stragrande maggioranza dei casi giovani donne. Le vittime di sesso maschile sono state assalite solo se erano da sole oppure se accompagnavano una o più giovani donne.
  • Ci sono state molestie sessuali nel 50% dei casi denunciati.
  • Alcuni casi di molestie possono non comprendere il furto semplicemente perché questo non é andato a buon fine.
  • 2 sono le denunce per stupro riguardanti un’unico episodio la cui dinamica é in linea con quella degli altri casi.
  • La polizia ha inizialmente dichiarato di non aver avuto nessuna percezione del fatto che si stessero verificando violenze tra la folla.
  • C’erano un sacco di telefoni che riprendevano ciò che accadeva.
  • Gli assalti sono avvenuti perlopiù nel piazzale dinnanzi alla stazione e nelle immediate vicinanze. Solo dopo le 00:30 s’iniziano a registrare un certo numero di aggressioni in altre aree del centro.
  • Gli assalti sono stati effettuati da gruppi di persone (composti da minimo 2, massimo 50 membri. Mediamente 20) che accerchiavano compatti le vittime oppure si sono verificate mentre la vittima si trovava all’interno di una folla.
  • Gli assalti sono stati perlopiù molto rapidi, tanto da non dare il tempo alle vittime di reagire, né di identificare gli assalitori, anche se in qualche caso c’é stata insistenza sulle vittime per lunghi tragitti.
  • Considerando che in città, come nel resto della Germania, v’è una fortissima polarizzazione sul tema degli immigrati con diverse associazioni coinvolte sull’argomento e vista la natura dei fatti di capodanno, non si può escludere a priori che alcune delle denunce, soprattutto quelle dell’ultimo minuto, possano esser state fatte ad arte per ingigantire mediatamente il caso o per frode assicurativa. Non vi sono elementi per affermarlo e quindi si tratta di un’ipotesi che andrebbe presa in considerazione solamente nel caso in cui si rilevassero incongruenze nelle denunce.

 

 

5.0 Conclusioni

L’impressione é che durante i fatti di Colonia si siano intersecati diversi fatti distinti che si sono legati tra loro:

 

A) CURVA. Il raduno spontaneo di numerosi giovani maschi intossicati d’origine nordafricana che, complici alcool, clima festoso, anonimato della massa ed esibizioni di machismo é rapidamente degenerato in un mix tra la peggior curva da stadio ed una sorta di spring break di soli maschi.

B) GHETTIZZAZIONE. Da un lato le diverse persone e gruppi di nordafricani e mediorientali han preferito stare tra di loro e dall’altro i tedeschi han fin da subito evitato di mescolarsi nella piazza. Per quanto possa esser stata una volontà bidirezionale, ciò ha portato sostanzialmente ad una sorta di ghettizzazione che ha permesso la formazione di un’assembramento omogeneo di giovani maschi.

A+B) Questi due elementi, uniti al fatto che ciò sta avvenendo in un luogo di grande passaggio ove inevitabilmente transitano diversi gruppi di persone, tra cui gruppi di nordafricani e mediorientali, porta a far ingrandire una folla che alimenta un clima da stadio. Molti sfruttano la confusione della folla per palpeggiare le ragazze.

C) TACCHEGGIATORI. Alcune decine di noti taccheggiatori mescolatisi alla folla hanno iniziato ad assalire giovani donne che dovevano obbligatoriamente passare dalla stazione con l’intento di derubarle.

A+B+C) A quanto già detto si aggiungono i taccheggiatori che non agiscono all’interno di una folla normale, ma in una folla infuocata. Questo provoca inevitabilmente effetti a catena con taccheggiatori che vengono imitati da altri maschi ubriachi interessati solo a palpeggiare le ragazze. Le molestie diventano così più aggressive ed esplicite.

D) MALGOVERNOLa polizia ha agito in maniera disorganizzata sottostimando le forze necessarie ed agendo tardivamente. Ciò ha permesso da un lato la formazione di un assembramento eccessivamente ampio ed al tempo stesso ha permesso in questi lo sviluppo di una sensazione d’onnipotenza, alimentandone l’aggressività.

A+B+C+D) Ghettizzazione ed auto-ghettizzazione, atmosfera aggressiva, folla, taccheggiatori all’opera, polizia inefficace e insufficiente, alcool, petardi che scoppiano di continuo, giovani maschi che seguono l’andazzo e colgono l’occasione per allungare le mani, sensazione di forza degli aggressori esaltata dall’ubriachezza e dall’inefficienza delle forze dell’ordine.

Servono altri elementi per spiegare le dinamiche per cui una folla di maschi ubriachi non integrati con un background fortemente maschilista e patriarcale degeneri nei comportamenti visti a Colonia?

Colpisce molto il fatto che l’ipotesi di “situazione degenerata” risulti tanto difficile da applicare a questo caso solamente perché i protagonisti sono considerati innanzitutto in base alla loro origine. Se i protagonisti di questo episodio fossero stati bianchissimi e biondissimi tedeschi figli, nipoti e pronipoti di tedeschi probabilmente ci si sarebbe limitati ad evocare “questa gioventù senza valori” che però é normale e che di solito va a far caciara a Ibiza, a Malta, a Barcellona…

Uno dei problemi evidenziati da molti é quello del rapporto con le donne nella società islamica.

 

https://i.guim.co.uk/img/static/sys-images/Guardian/About/General/2013/1/14/1358183043206/Street-harassment-is-a-hu-010.jpg?w=1200&q=85&auto=format&sharp=10&s=38e7e9de755888806acefe372434a22d

Cosa c’é di tanto difficile nel vedere che all’interno di situazioni così…

…posson prender vita i nostri mostri che fingiamo continuamente non esistano?

 

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L’invasione delle Ultrabufale

di: Ca Gi
20 Maggio 2015 ore 20:56

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C’é una scena molto inquietante nel film Interstellar. In un futuro prossimo il protagonista, ex pilota NASA, si trova a dover discutere con gli insegnanti della figlia adolescente poiché quest’ultima contraddice (portando testi e foto) la sua insegnante di storia che, coerentemente col programma scolastico ed al libro di testo “ripulito dalla vecchia propaganda governativa”, sostiene che le missioni Apollo furano una montatura realizzata per portare l’Unione Sovietica al fallimento

https://youtu.be/U7X1ntOgL70

Sbufalare loschi figuri privi di competenze e credenziali o personaggi dello showbiz impreparati che portano avanti strane teorie indimostrate e  prive di fondamento scientifico é già di per sé un’impresa laboriosa, ma cosa accade quando sono proprio le fonti “DI PESO” a diffondere ed alimentare le bufale come i Big dell’industria dell’informazione o enti pubblici (come nella scena di Interstellar)?

Avviene una sorta di ribaltamento in cui il fruitore di giornali, canali televisivi e portali d’informazione d’importanza nazionale guarda con sospetto chi gli propone una lettura dei fatti diversa da quella più comunemente diffusa.

OH, THE IRONY! 

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Anni ed anni a sbufalare le “teorie alternative” diffuse da blog strampalati per poi accorgersi che nel frattempo i più importanti mezzi d’informazione si son pian piano trasformati in produttori di clickbait su modello di TzeTze e le indagini giornalistiche, i reportage più completi e le inchieste più complesse son sempre più relegate a riviste minori e blog di singoli giornalisti volenterosi.

Per fortuna la situazione non é poi così drammatica ed il mondo attuale non é una (ancora) distopia huxleyana da “noi contro loro” / “informazione autonoma contro disinformazione pubblica”, ma che i grandi mezzi d’informazione stiano viaggiando a braccetto con il modello acchiappaclick non é certo un mistero per nessuno.

Piaccia o meno l’infotainment (Information+entertainment) é il modello che va per la maggiore: alla descrizione dei fatti viene preferito il racconto di storie (e quindi ci dev’esser sempre un buono ed un cattivo), il gossip vien fatto permeare ovunque sia possibile (dalla politica alle questioni ambientali) ed appagare i lettori/spettatori vien ritenuto più importante della completezza ed imparzialità dell’informazione.

I modelli televisivi in stile Le Iene in cui il compito di “spiegare come funzionano le cose” viene affidato a presentatori tv, attori, cantanti ed ex cabarettisti, sostituiscono pian-piano il giornalismo investigativo ed il reportage (quante volte abbiamo sentito che “Si, fanno un po ridere MA DICONO LA VERITA'” ?)

A questo punto si potrebbero citare innumerevoli esempi di bufale (mai rettificate) diffuse dai pezzi grossi dell’informazione ma l’elenco sarebbe inutilmente lungo e noioso (rimando al ben più attivo ed aggiornato Disinformatico) ed é certamente più interessante notare come sempre più spesso capita di dover controbattere ad una notizia incorretta o faziosa diffusa da questi pezzi grossi con informazioni molto più precise e meglio documentate recuperate sul blog personale di qualche giornalista poco conosciuto (a questo proposito basta osservare come diverse fonti presenti nella Cronistoria del Movimento Cinque Stelle siano blog sconosciuti al grande pubblico che però contengono analisi ed informazioni ottimamente documentate ma irreperibili sui big dell’informazione). Ecco che s’avverte un aspetto ironico, ossia quello di trovarsi apparentemente nella stessa posizione del fuffologo (complottista, ufologo, sciachimista, naturopata, agopunturista, vegan, omeopata ecc) che prova a combattere una “verità ufficiale” con informazioni provenienti da fonti che il grande pubblico non ha mai sentito. Per fortuna le cose non stanno proprio così (vedi sotto).

Perché avviene ciò? Perché la buona informazione fatica ad esistere, schiacciata dall’informazione superficiale, faziosa o addirittura dalle bufale? Un primo motivo é forse l’inasprirsi dell’atroce dilemma.

L’ATROCE DILEMMA

epa01091308 Russian President Vladimir Putin enjoys fishing on the Khemchik River in Republic of Tuva 15 August 2007.  EPA/DMITRY ASTAKHOV RIA NOVOSTI/KREMLIN POOL

I mezzi d’informazione richiedono redazioni e modelli di distribuzione e ciò significa costi. Costi che creano un atroce dilemma:

– Se il mezzo d’informazione ha alle spalle una forza politico/industriale/economica in grado di garantirne la sicurezza economica dovrà sottostare ai suoi diktat e veti (per non parlare dei casi in cui il “mezzo d’informazione” é puramente un megafono-emanazione della forza che lo sostiene)

– Se invece  il mezzo d’informazione non ha alle spalle una forza politico/economica in grado di garantirne la sicurezza economica diventa schiavo degli inserzionisti pubblicitari e dovrà generare un elevato numero di visualizzazioni ed ecco quindi che “Rihanna con le tette al vento”, “Premio Nobel afferma di aver visto un UFO” e “I dieci gattini più pucciosi dell’anno” diventano le principali notizie che sorreggono economicamente la redazione (e non quel noioso articolo di otto pagine su una complicata legge pubblicata in fondo alla pagina)

Lo spostamento dell’informazione sul web, l’avvento dei servizi di raccolta di news che diffondono le notizie gratuitamente (o perlomeno i titoli, ossia ciò che il 90% dei lettori si limita a leggere di un’articolo) e la moltiplicazione dei servizi d’informazione hanno causato un notevole calo dei profitti all’industria dell’informazione, rendendola sempre più schiava di questo atroce dilemma (che esiste da quando é nato il giornalismo moderno).

PESCA AL CLICK

Abstract background on risk business concept, metaphor to small fish being in danger among many hooks.

Esistono decine di soluzioni-compromesso (penso al Fatto Quotidiano ed a il Giornale, che a volte sono più interessanti ed affidabili negli articoli in secondo piano che in quelli principali), soluzioni miste, esperimenti e modelli in abbonamento che tentano di muoversi tra i paletti di questo atroce dilemma, tuttavia, ovviamente, é il modello più immediato e facile (il clickbait) ad aver avuto il maggior successo.

In poche parole i mezzi d’informazione, se non sono finanziati da forze politico/economiche che devono assecondare, sono talmente impegnate a produrre notizie “che vendono” da relegare la produzione di informazione di qualità alla volontà dei singoli giornalisti.

Si potrebbe qui aprire un’intero capitolo a parte sui mezzi d’informazione “di parte” che hanno tutto l’interesse più a generare climi emotivi che a fornire informazioni corrette, ma per brevità ci si limiterà a far osservare come certi mezzi d’informazione insistano particolarmente su certe notizie riproponendo certi schemi oppure si dimenticano o sminuiscono certe notizie, a volte spostando l’attenzione su altre notizie ed a volte ribaltando completamente il senso di ciò che dicono.

NON C’E’ NESSUN “NOI CONTRO LORO”

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In un panorama tanto frammentato, dove la buona informazione si trova a lottare con i gattini pucciosi, le fette della soubrette e le notizie faziose che il caporedattore vuole in prima pagina, proporre una visione manichea del tipo “blogger contro stampa” sarebbe stupido ed infantile.

L’informazione fatta bene c’é ma bisogna saperla cercare e questo costa fatica: le notizie che raggiungono l’utente/lettore/spettatore sono solo voci unidirezionali che vanno verificate, analizzate, confrontate ed incrociate con altre notizie. La prima cosa da capire é che per trovare la buona informazione bisogna ritornare nell’ottica che non sono le notizie a doverci raggiungere ma dobbiamo essere noi ad andarcele a cercare. Ciò costa tempo e fatica ma col tempo permette di costruirsi una propria rete d’informazioni che, anche se incompleta e non infallibile, permette perlomeno di uscire dalla semplice propaganda unidirezionale.

METODO, METODO, METODO!

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Una volta capito che siamo noi a dover fare il primo sforzo per informarci si dovrà necessariamente accettare che non esistono fonti inattaccabili: tutte le fonti sbagliano, tutte peccano di un qualche tipo di parzialità e tutte devono essere vagliate. L’importante quindi non é affidarsi a questa o a quella fonte, ma sviluppare e mettere in atto un proprio metodo per analizzare logicamente la notizia interessata: imparare a distinguere le opinioni dai fatti, scavare a fondo quando una notizia viene raccontata in maniera superficiale, imparare a placare gli eccessi emotivi, a dar a Cesare quel che é di Cesare, distinguere le notizie dalla propaganda, capire che comprendere il contesto ampio in cui la singola notizia é inserita permette di calibrarne meglio la sua importanza, ma soprattutto bisogna capire che ciò che maggiormente ci impedisce d’accedere ad un’informazione più aderente alla realtà, sono i nostri schemi mentali precostituiti ed i nostri pregiudizi.

Questa é la grande differenza tra chi attinge a fonti d’informazione disparate ed un fuffologo che millanta teorie che non stanno né in cielo né in terra: una continua ed attenta analisi logica delle informazioni, una critica costante a qualunque fonte con conseguente verifica della stessa ed assenza di totem inconfutabili.

Per star benone bevi acqua e limone!

di: Ca Gi
19 Maggio 2015 ore 15:13

999228_429113160544900_168171718_nPREMESSA

Premesso che: gli agrumi fanno bene per quel che ne sappiamo potrebbero anche avere proprietà che ancora ignoriamo.

 TREND NATURALISTA DEL MOMENTO

Una delle mode salutiste del momento attualmente più in voga, (moda che ciclicamente si rinnova con pratiche sempre nuove e sempre uguali come come l’utilizzo sfrenato di Aloe Vera, le diete a base di frullati, le bacche di Goji, il Quigong, il Reiki, il ritorno di fiamma Omeopatico di fine anni ’90, le manie sul tipo di acqua minerale,  le bevande detossificanti, la dieta tisanoreica) é la pratica del “curarsi col limone“, venduta come “la doccia interna mattutina”.

La posologia é la seguente: al mattino, appena alzati, a stomaco vuoto, bersi un bel bicchiere di acqua tiepida con succo di limone (possibilmente fresco, Bio, al giusto grado di maturazione), almeno mezz’ora prima di fare colazione. Detto questo diverse fonti citano alcune varianti sui metodi d’assunzione: si va dal mezzo succo di limone in un bel bicchiere d’acqua, sempre, tutti i giorni al variare la quantità di limonenel bicchier d’acqua aumentandolo gradualmente fino a raggiungere la quantità-limite che può andare dai tre ai sette limoni, per poi calare nuovamente fino a ritornare ad un limone singolo. Oppure ci sono le varianti come acqua calda, limone e miele. Tutti i siti che promuovono la cura del limone fanno attenzione a raccomandare di non abusarne, consci del fatto che un’assunzione eccessiva di acido citrico potrebbe essere dannoso.

EFFETTI PROMESSI

detail4-640x360Gli effetti che tale metodo promette, sono: rafforzare il sistema immunitario, bilanciare il pH, facilitare la perdita di peso, aiutare la digestione, stimolare l’evacuazione, pulire la pelle, disintossicare l’organismo (AAAARGH! Le fantomatiche “Tossine invisibili”), neutralizzare attacchi di iperacidità, curare cistiti e tumori, Influenze, malattie infettive, anemia, nausea, reumatismo, inappetenza, bronchiti, arteriosclerosi, digestioni difficili, scorbutico, insufficienza epatica, diabete, gotta, ipertiroidismo, calcoli renali, vomito, diarrea e tantissimi altri piccoli e grandi disturbi, anche della pelle, oltre ad essere  depurativo, rimineralizzante, vermifugo, cicatrizzante, antipruriginoso, antivelenoso (consigliato contro le punture di insetti), fluidificante del sangue e stimolatore del sistema immunitario.

Basta sfogliare i primi risultati googolando “curarsi con il limone” (link 1, link 2, link 3, link 4 in tutti i casi si tratta di siti di benessere, pro-bio, d’informazione alternativa, portali generalisti, riviste femminili e nemmeno una testata medico-scientifica) per ottenere un elenco quasi infinito di disturbi che la terapia del limone curerebbe, di proprietà energizzanti e capacità stimolanti che il giallo agrume racchiuderebbe.

AH SI? 

shutterstock_178157099Chi scorre l’infinito elenco degli effetti promessi si trova dinnanzi alla necessità di assumere una posizione tra due estremi:

 A) Millenni di studi per risolvere decine di problemi fisiologici, corsi di laurea, rivoluzioni mediche, avanzamenti scientifici, progressi dei metodi di produzione per scoprire che…. che… bastava un limone? (Pasteur… Fleming….  ci spiace… siete stati degli idioti)

B) Chi ha o crede di avere un problema fisiologico comune é praticamente certo che questi sia già incluso tra quelli che la “cura del limone” promette di “aiutare a risolvere”. C’é trippa per ogni tipo di gatto! Insomma: questa storia del limone sa tanto di pifferaio magico.

 In realtà nella maggioranza dei casi avviene una cosa diversa: lavorando sul DUBBIO e sul SENSO DI BISOGNO DI MIGLIORAMENTO, la maggior parte delle persone finisce per l’adottare la linea C, ossia un accoglimento speranzoso: “Non lo so ma, se lo dicono tutti, qualcosa di bene lo farà!”, oppure “Non farà miracoli ma di certo aiuta” che é proprio il tipo di meccanismo che mira ad ottenere chi promuove le mode salutiste del momento.

 UNA CONSIDERAZIONE 

Assumere liquidi fa bene. Se non sono freddi é meglio. Se contengono principi nutritivi utili (Vitamina C) meglio ancora. In sostanza la “cura del limone” é una pratica tuttalpiù innocua (se non se ne abusa, ovviamente) che può esser praticata senza problemi da chiunque non soffra di gastrite. E’ pur vero che esistono attualmente studi promettentiriguardo l’utilizzo di Vitamina C nel trattamento dei tumori, tuttavia la presenza di determinate proprietà curative degli agrumi o del bere liquidi al mattino non é ciò su cui verte questo articolo: gli argomenti d’interesse sono altri ed esposti qui di seguito.

 HEY! QUI PARTE LA NOSTRA STORIA…

Come la maggior parte dei diversi trend naturalisti degli ultimi vent’anni, anche questo non nasce dal nulla ed ha una storia ed origine ben precisa. In questo caso si tratta di un libro:
Ossia un comune e banale libricino di “salute e benessere” dall’apparenza del tutto innocua. Ma al buon intenditore scattano subito ben 3 ( TRE ) campanelli d’allarme. Cominciamo dal secondo punto : il libro é pubblicato dalle “Edizioni Macro“, ossia uno dei gruppi editoriali italiani leader nel settore paranormale (alcuni titoli: Il segreto delle ere, Enoch-il primo libro del mondo, figli di matrix, dominare il mondo, regno di felicità, il progetto segreto della tua anima, il segreto della guarigione quantica // un giro su Macrolibrarsi.it sfogliando il solo elenco delle categorie trattate dalla Casa Editrice dà una buona idea dell’inclinazione della stessache pubblica insomma qualsiasi sciocchezza spirituale / complottista / misticheggiante da quattro soldi.

Da qualche anno Macro si é specializzata sempre più nella pubblicazione di libri del filone “salute e benessere” (partecipò anche all’ondata promozionale dell’ “Aloe Vera” dei primi anni 2000), e qui si tocca il primo punto d’allarme, ossia quella spiritualità salutista che é diventata da diversi anni l’ambiente che maggiormente ha accolto ed integrato in sé tutta la fuffa spiritualeggiante che fino a qualche fa era maggiormente legata a movimenti new-age, movimenti spirituali orientaleggianti e medicina alternativa apertamente dichiarata (negli anni ’60 ci si faceva di Lsd tenendo sottobraccio il libro tibetano dei morti, nei ’70 ci s’infervorava per qualche strano movimento religioso, negli anni ’80 ci si gettava nel mito della perfezione fisica attraverso il fitness sfrenato o nei residui del decennio precedente, nei ’90 s’abbracciava il revival New Age e dagli anni 2000 ci si getta a testa bassa nella spiritualità salutista). A prova di ciò basta sfogliare con attenzione alcune riviste salutiste di buona diffusione per rendersi conto di quanto sia inzuppato di fuffa spiritualeggiante l’ambiente del salutismo.

A titolo d’esempio si riporta una copertina in cui son stati evidenziati con un cerchio i titoli puramente magico / paranormale / antiscientifici e con un quadrato titoli neutri che però assumono tutt’altro tono proprio in presenza dei titoli cerchiati.

lamPartendo quindi da: un’argomento ad alto rischio fuffa (la spiritualità salutista) ed una casa editrice ad alto tasso di buffonaggine, il passo successivo, prima di giungere al terzo punto, é cercare di salvare il salvabile cercando di capire chi sia  Simona Oberhammer, l’autrice di “Curarsi con il limone“, e verificare se ha competenze mediche valide.

 HEY, MA IL LIMONE SI USAVA PRIMA CHE ARRIVASSE LA OBERHAMMER

Vero, ci sono diversi esempi di utilizzo del limone come ingrediente terapeutico sia in antichità che in tempi recenti. Tuttavia non é difficile osservare come gli utilizzi terapeutici risalenti a tempi antichi scientificamente convalidati vengono utilizzati anche oggigiorno (fonte di vitamina C / blando antibatterico / rimedio antidiarroico ) mentre le “proprietà” prive di evidenza scientifica, siano esse provenienti da usi tradizionali o da naturopati privi di preparazione scientifica, rimangono nell’aura della fuffa salutistico-spirituale proprio perché non v’é alcun indizio che esistano.
Come vedremo più avanti, difatti, il libro della Oberhammer che ha dato slancio all’uso terapeutico del limone, s’inserisce perfettamente in una certa tradizione di spiritualità salutista. In altri Paesi ed in altri anni le pratiche terapeutiche legate al limone sono state propagandate da diversi personaggi con diverse finalità, ma nell’Italia del 2015 é il testo della Oberhammer quello che ha dato maggior slancio alla pratica.

 SIMONA OBERHAMMER

Basta scorrere la bio che pubblica sul suo stesso sito e quella sulla pagina delle edizioni Macro per scoprire che é una naturopata (ossia non ha una preparazione medica riconosciuta ), una ricercatrice indipendente (ossia é una che legge libri, fa cose e vede gente senza che vi sia una verifica scientifica sulla sua attività), nell’ambito delle discipline olistiche ( e qui si entra di brutto nel campo delle “energie vitali”, “fluidi invisibili”, “rapporto mente-corpo-anima”, “flussi di potere”), specializzata in nutrizione e bioterapie (medicine alternative basate su scambio di flussi energetici dai prodotti della natura all’uomo e priva di riscontro scientifico), che ha seguito un percorso (lei non lo scrive esplicitamente ma si tratta ovviamente di un “percorso spirituale”) con una Maestra (anche qui “spirituale”), chiamata Milla Raisse (la “Sorellanza Spirituale”: stavolta é la Oberhammer stessa a specificare “spirituale”), una donna che proveniva da un’antica tradizione di donne (richiamo alla solita fantomatica “antica tradizione” che nessuno conosceva fino a ieri, tipicamente usato per avvalorare una trasmissione maestro-allievo risalente ad un “tempo mitico” che nessuno sa quando fu).

Detto ciò la Oberhammer elenca alcuni “metodi terapeutici” che avrebbe elaborato, creato, ma soprattutto…. registrato con copyright! Tra questi: “la Via femminile  ® “, “Naturopetia Oberhammer  ®”, “Olosophia  ®”, sistema di intervento olistico, “Disintox  ®”, “Olofem  ®”, programma donna e “Biotipi Olosophici  ®”.
Detto ciò la Oberhammer vive organizzando corsi a pagamento e pubblicando libri (pubblicati solo da Macro edizioni da quel che ci risulta), che si alternano tra due estremi: consigli della nonna (“Vitamina A – I Suoi Grandi benefici”, “La carota”) e blanda spiritualità esoterica (“Discriminazione Spirituale femminile”, “Mi sento bloccata: libera la Pelvi”, “Il linguaggio segreto delle Mani”, “I Simboli del Femminile e del Maschile”) ed un mix degli stessi.
Che Simona Oberhamer NON sia un medico ma una persona che naviga esclusivamente negli ambienti delle SPIRITUALITA’ ALTERNATIVE pare abbastanza chiaro. Non é certo la prima persona a parlare/promuovere la “cura del limone” ma attualmente  in Italia é quella più conosciuta e meglio identificabile: tutti gli altri promotori della “cura” sono perlopiù redattori poco noti (e soprattutto dalle competenze poco note) di siti di spiritualità salutista.

 SPIRITUALITA’ E SUCCHI DI FRUTTA?

SONY DSCL’abbinamento non é per nulla nuovo: seguendo il principio esoterico secondo cui “chi sta in alto deve sparger gocce di luce a chi sta in basso“, non é affatto nuovo per gruppi / movimenti / guru / maestri / giusti farsi conoscere attraverso blande e innocue pratiche caratterizzate però dal possedere in nuce una “goccia” dei princìpi su cui il movimento / maestro si basa.

Se si ragiona un minimo sui collegamenti etico-moral-emotivi tra piccoli disturbi fisiologici, cibo che assumiamo, uccisione di animali, equilibrio interiore e ricerca di calma esistenziale si noterà che non é poi così difficile capire come si possa passare dalla spremuta di ravanelli alla meditazione a digiuno per poi giungere alle energie della mente sul corpo, passando magari attraverso il lodevole suono delle campane tibetane, dalle energie vitali degli abiti colorati, dalle tecniche verbali: tutte pratiche lecite e innocue che però sono spesso usate come via d’accesso a “pensieri altri” che affondano nel puro e semplice paranormale.
Il meccanismo é sempre lo stesso: il gruppo/maestro si promuove attraverso qualcosa di innocuo, semplice ed accattivante (i classici consigli della nonna in fatto di alimentazione, comportamento, regole di vita, oppure attraverso corsi di formazione o test psicologici). Se questo qualcosa apre una breccia in una persona (perché magari ha risolto i problemi di sonno grazie al “metodo X” che consiste nel pianificare meglio le proprie ore di sonno, cambiare materasso e bere una tisana di Eucalipto prima d’andare a dormire) questa magari seguirà più a fondo ciò che il gruppo/maestro diffonde e scoprirà man mano gli aspetti esoterici del meccanismo iniziale (tipo: “L’Eucalipto é la pianta perfetta perché in sintonia con l’universo”).
Detto ciò diviene chiaro come promuovere una banale pratica pulente come l’acqua e limone é facilmente sfruttabile come gradino iniziale di una purificazione del corpo cui debba succedere una purificazione dello spirito. Ciò, va ribadito, non significa certo che “se bevi succo di limone al mattino poi entri in una setta” ma che si tratta di una pratica banale che viene diffusa da persone che applicano a tale pratica princìpi teorici pseudoscientifici cui é bene stare attenti.

 PREMESSA (REFRESH)

Premesso che: gli agrumi fanno bene per quel che ne sappiamo potrebbero anche avere proprietà che ancora ignoriamo.

 I TRE “PUNTI FORTI”

Pur promettendo che la cura del limone possa risolvere decine e decine di problemi/disturbi, pur sostenendo a volte che sia una terapia, a volte che sia un coadiuvante, a volte che serva a prevenire qualcosa ed a volte che “boh, fa bene”, i cavalli di battaglia del giallo agrume assunto al mattino sarebbero tre: (1) disintossicante, (2) drenante dell’intestino e (3) alcalinizzante dell’organismo.

 (1) CHE VUOL DIRE “DISINTOSSICANTE”?

handsome doctor provides medicineQui il discorso é lungo ma, stringendo: “disintossicare”, “espellere le tossine” sono termini medici ABUSATI dal marketing salutista ampliando a dismisura un meccanismo corporeo relativamente poco importante e rivendendolo con un’immagine molto più drammatica di quanto risulti dalle conoscenze mediche. Con lo stesso meccanismo l’acne potrebbe esser descritto come grave quanto un tumore.

Le tossine sono sostanze prodotte da un organismo animale, vegetale o microbico che sono dannose per certe specie.
Alcune sostanze assolutamente innocue per l’uomo come determinate molecole apprezzate ed utilizzate per diverse ragioni (per esempio le molecole che caratterizzano determinati sapori del vino) potrebbero esser tossiche per altre specie.
Le tossine più note sono quelle del Colera, della Difterite, della Pertosse, del Botulino, del Tetano, sello Streptococco, dello Stafilococco, le Microtossine dei funghi, quelle dei veleni animali e vegetali, dell’ E.Coli, della Peste, della Scarlattina, di Shiga.
Il marketing salutista alimenta mescola tossine, ossidi (il fatto che ci siano sostanze “ossidanti” e “anti-ossidanti” ma non si parli mai di “ossidi” é illuminante: il termine é opportunamente legato al termine “ossa” e “ruggine” e quindi se utilizzato da solo, “ossido”, può risultare commercialmente poco efficace. Al contrario “tossine” si vende praticamente da solo) e nanopolveri (sulle quali non v’é ancora certezza scientifica, nonostante diversi indizi facciano supporre una loro responsabilità in diversi disagi fisiologici) parlando genericamente di “sostanze chimiche” caratterizzate dall’essere invisibili, omnipresenti, con una particolare attenzione al cibo, che vengono assimilate dall’organismo attraverso diverse vie (respirazione, ingestione, traspirazione, fino a giungere addirittura allo stress) a cui causerebbero disturbi di diversa natura e che vanno espulsi attraverso pratiche di purificazione che solitamente coinvolgono regimi alimentari particolari e successivamente pratiche di meditazione e Yoga.
[Fallacia logica: se le tossine fossero ovunque dovrebbero esser presenti in egual misura anche nella frutta e verdura -Bio- consigliata per la purificazione del corpo. Le risposte possibili all’osservazione rimandano irrimediabilmente al concetto “la frutta bio é naturale > tutto ciò che é naturale é buono”. A quel punto si può invitare il naturopata in questione a bersi una bella Tisana all’Oleandro]
Per contro la maggior parte delle terapie “disintossicanti” comportano tutta una serie di rischi e controindicazioni tra cui (ma guarda un po’) la distruzione della flora batterica intestinale.

 TERRA AUSTRALIS, OSSIA: NON GETTAR IL BIMBO CON L’ACQUA SPORCA

Schermata 2015-05-19 alle 13.14.45Nelle mappe geografiche realizzate tra il XV° ed il XVIII° secolo compariva, nella parte meridionale del Pacifico, la cosiddetta “Terra Australis Incognita“, un colossale continente ipotetico che all’epoca si supponeva dovesse esistere per bilanciare il peso sul Pianeta della massa continentale Eurasiatica.

Nel XVI° e XVII° secolo nell’area in cui si riteneva esistesse questo megacontinente vennero effettivamente scoperte l’Australia, l’Antartide, la Nuova Zelanda e migliaia di altre isole.
Il fatto che siano state veramente trovate enormi masse di terra laddove la teoria delle “terre che si bilanciano tra loro” supponeva ve ne fossero non toglie che tale teoria sia un’enorme sciocchezza.
Allo stesso tempo rifiutare la teoria dei continenti che si controbilanciano non significa certo negare che l’Australia e l’Antartide esistano!
Ecco, le “tossine” che vengono descritte dal marketing salutista non sono altro che una moderna “Terra Australis”: un pentolone di credenze e verità scientifiche mescolati a casaccio in cui se c’é del buono é gettato alla rinfusa tra un sacco di fuffa.
Ciò che vien venduto é un concetto basato sul nulla, ossia la presenza di fantomatiche “tossine invisibili” che ci rendono “sporchi dentro” e quindi vanno “buttate fuori”.
I rimedi per fare ciò sono talmente tanti e variegati (Acque minerali, frutta sbucciata, bacche di Goji, ananas a nastro, correre, sudare, esporsi al sole, ridere, respirare profondamente, meditare, dieta ricca di fibre oppure priva di carne oppure senza manco una fibra o senza solidi, oppure digiunando o assumendo Vitamina A o B o C o D, attraverso medicinali appositi o spremuta di mirtillo, o respirando particolari vapori o usando certe creme) che vien da chiedersi perché a nessuno sorge il dubbio che il corpo di una persona normale che cammina, mangia sano, respira normalmente e prende il sole non espella già da solo queste fantomatiche tossine invisibili senza il bisogno di cure o diete particolari (NB:  per quanto riguarda la detossificazione vera da tossine visibili e velenose é tutta un’altra storia e te lo fanno solo in ospedale )

 (2) DRENA L’INTESTINO?

Se l’utente finale non é particolarmente colpito dal concetto di “disintossicare l’organismo” potrà forse trovare stuzzicante l’idea che la “cura del limone” aiuti a drenare l’intestino (se il “rimedio-panacea” serve a cose diverse é bene anche che lo faccia attraverso metodi diversi). Peccato che anche questo non sia vero ed anzi, é acclarato che possa invece distruggere la flora batterica intestinale. Un individuo sano non ha bisogno di aiuti esterni per mantenere equilibrati i livelli di flora batterica, intestinale ed elettroliti.

 E IL LIMONE?

Schermata 2015-05-19 alle 13.11.22Il Limone é un frutto che da qualche anno s’incontra spesso tra le cure alternative. Il Limone presenta diverse caratteristiche interessanti sia da un punto di vista pratico che comunicativo/emotivo (ossia: magico) é un frutto ACIDO, profumato, d’uso comune, acquoso, versatile, dissetante, poco calorico, consumabile in piccole quantità, molto vicino all’idea di “acido pulente” (l’acido, assieme all’amaro, sono i due gusti che meglio rispondono nell’effetto placebo: non per niente nei test i placebo “acidi/amari” vengon percepiti come più efficaci). . Proprio a causa di tutte queste sue caratteristiche lo si ritrova spesso abbinato al bicarbonato (altra sostanza “pulente” accettata come “rimedio casalingo” e presente già in testi alchilici – vedi QUI e QUI) e per le cure più disparate, dalla cura di irritazioni cutanee al cancro o come sostituto della chemioterapia (vedi QUI e QUI). Evidentemente l’idea che il Limone abbia proprietà straordinarie deve aver fatto presa, visto che lo si trova citato tanto spesso come “cura alternativa” per qualsiasi cosa, ma mai negli scritti redatti da medici. Tra i precedenti illustri vi sono la Cura Simoncini (ex medico radiato e condannato su denuncia dei suoi pazienti) che curerebbe il cancro col bicarbonato, la cura a base di clisteri di bicarbonato sempre per curare il cancro, la dieta al limone e soprattutto la dieta alcalina, una fantomatica teoria alimentare inventata dalla’ ex medico Robert O. Young, arrestato per abuso della professione medica e truffa e la “Nuova medicina Germanica” del Dottor Hamer (medico radiato dall’albo che pretendeva di curare il cancro con musica, limone e bicarbonato). Diversi siti/riviste che trattano spiritualità salutista propongono da alcuni anniquesta cura del limone, senza però ottenere il successo della Oberhammer (anche questa non é una novità: già in altre occasioni, come ad esempio il boom promozionale dell’Aloe Vera dei primi anni ‘2000, diversi personaggi promuovono una determinata terapia e quando questa ha raggiunto una certa diffusione avviene il botto coinvolgendo magari l’ultimo arrivato tra quelli che ne han voluto cavalcare l’onda, o quello che meglio ha saputo venderla)

Siamo qui al terzo punto d’allarme citato prima: l’utilizzo di frutti di Limone come cura/panacea deve quindi far scattare campanelli d’allarme. Il Limone, insomma, é la Teriaca di questi anni.

 UN SACRIFICIO ACIDO E VITALE

cilice1L’assunzione mattutina e a digiuno di acqua e limone difatti si presta perfettamente a fungere da strumento per un piccolo sacrificio quotidiano, ossia un rituale che comporti un piccolo sforzo che proprio in quanto tale percepito/vissuto di per sé un’atto di purificazione.

Il sacrificio richiede il superamento di una prova ed uno sforzo di volontà. In questo l’acidità del limone risponde perfettamente a tale esigenza: che effetto farebbe sapere che vi é (per esempio) evidenza scientifica dell’utilità medica di assumere ogni mattino a digiuno un cucchiaio di Nutella? Le caratteristiche della Nutella (dolce, cremosa, piacevole al gusto, grassa-oleosa) si scontra con l’idea della purificazione-sacrificio ed anche se vi fosse evidenza scientifica dell’utilità del suo consumo giornaliero pochi ne accoglierebbero la validità. Questo é il motivo per cui, come anticipato sopra, certi medicinali non vengono resi più gradevoli al gusto nonostante sia tecnicamente possibile: rendendoli troppo piacevoli verrebbe meno l’aspetto sacrificale e sarebbero percepiti come meno efficaci.
Ma se bastasse il solo aspetto sacrificale si potrebbe sostituire il limone con l’aceto di vino: il limone invece possiede diverse caratteristiche che lo rendono al tempo stesso un prodotto sacrificale ma al tempo stesso vitale.
Il suo essere un frutto (natura) giallo (color del sole), fonte di Vitamina C (energetico) dagli innumerevoli utilizzi e proprietà supposte (panacea) lo rende adatto ad essere anche una fonte potenziale di benessere. Non sarà come indossare un Cilicio ma sfrutta principi simili.
L’arancia, ad esempio, essendo più dolce, meno acida e di colore tendente al rosso, risponde meno a queste caratteristiche.

 FA CIO’ CHE PROMETTE?

Cat-Sees-Lion1Molto spesso chi incontra queste “terapie” ne viene a conoscere da fonti secondarie o terziarie che ne promuovono la parte che “sentono più loro”. Per esempio: amica credulona e non tanto sveglia legge di una cura miracolosa per millemila malanni tra cui il mal di pancia, la prova riponendovi grandi speranze, si convince di star meglio (effetto placebo sommato al fatto che probabilmente durante la “cura” ha curato un po meglio la propria alimentazione) e ne parla a tutte le sue amiche solamente come di un “rimedio per il mal di pancia” (poco importa che in origine venisse proposto anche come rimedio contro l’acne, l’impotenza, i dolori mestruali e la perdita dei capelli), aggiungendovi la propria aneddotica (“con me ha funzionato”). A questo punto si sviluppa il modello Catena di Sant’Antonio.

Inoltre la promozione di tali terapie-triaca-panacee vi é un’uso costante di termini indefiniti che rimandano genericamente a un qualche aiuto “rivitalizzante, tonificante, rinvigorente, disintossicante” (“aiuta a farti ritrovare vitalità”) sul cui utilizzo non v’é alcun reale controllo (una semplice bottiglietta d’acqua può tranquillamente esser venduta/promossa con slogan del tipo “aiuta a tonificare…” senza il bisogno di alcun avallo medico/scientifico. I termini che posso esser sottoposti a controllo, ad esempio “bevanda energetica” non vengono mai usati.
Vi é poi l’attenta strategia di marketing che sfrutta molto non-detto riempito dalla mente dell’utilizzatore finale (un esempio lampante anche se non c’entra niente: un farmaco chiamato “Eva-Q” riesce a comunicare perfettamente cosa fa senza mai dirlo apertamente. Allo stesso modo può funzionare un eventuale “Bio D-Tox”, che senza usare il termine “detossificante” ne trasmette comunque il senso). In sostanza se una certa terapia vien promossa su una rivista di alimentazione e salute, non verrà scritto nero su bianco che “cura dal cancro” (cosa che invece avverrà sui siti di medicina alternativa dura e pura) ma un blando riferimento a “mali giudicati incurabili”: con target diversi vengono usate strategie diverse ma l’importante é vendere il prodotto o meglio, cavalcare l’onda fintanto che é remunerativa o la moda non sarà passata ad altre “terapie”
L’arco della gradualità delle promesse é talmente ampio (dal “comunque non fa male” all’ “é l’unica cura che funziona”) da coprire anche in questo caso ogni tipologia di utente ed ha il vantaggio tattico di permettere al gruppo/maestro/medico che promuove tale terapia di alternare “sicurezza adamantina” ad estrema vacuità, promettere e non promettere, dire ed accennare.

 (NEI MIEI PENSIERI SON MALESSERI VERI – PARTE 1: IL LATTE DI SATANA)

milk_blue_bgIn un occidente sempre più interconnesso la parcellizzazione in tribù etiche é il prezzo da pagare. Senza uscire dall’ambito della spiritualità salutista basterà citare alcuni gruppi  vegetariani, pescetariani, fruttariani, vegani, crudisti, macrobiotici (legati spesso a movimenti animalisti / antivivisezionisti*) per poi perdersi in decine di sottogruppi (i fruttariani che non mangiano i cereali, quelli che mangiano solo la frutta cauta naturalmente dall’albero ecc) o in specializzazioni che per diverse ragioni non formano comunità e che quindi non hanno nemmeno un nome riconosciuto, per esempio coloro che si specializzano in un determinato cibo etnico non proprio (cucina giapponese, cinese, araba), oppure coloro che adottano ciclicamente diverse filosofie alimentari (NB: qui si parla di filosofie alimentari e non di regimi alimentari con supporto medico – un conto é seguire per un dato periodo una dieta particolare sotto stretta osservazione medica con lo scopo di ottenere un certo risultato; altro conto é adottare una filosofia di pensiero con risvolti alimentari privi di riscontro scientifico).
Alcune di queste comunità sono particolarmente battagliere nel tentare di convincere il mondo che la loro visione del mondo é quella giusta; negli ultimi tempi, in particolare, si fanno distinguere gli animalisti ed i vegani (che, come sopra accennato, sono movimenti molto interconnessi tra loro, tanto che é  scontato che un vegano sia per forza di cose anche un animalista, mentre non é detto che un animalista sia pure vegano).
Una fetta di successo di questa disinformazione riguarda il latte. I vegani accusano il consumo di latte per motivi etici (uccisione e sfruttamento degli animali) e spirituali (i vegetali sono puri mentre la carne e i suoi prodotti sono impuri).
Per giustificare la propria posizione e per convincere il mondo della validità delle proprie idee la maggior parte dei vegani utilizza a sproposito diverse affermazioni (link 1, link 2, link 3, link 4) aventi tutte lo scopo di trasmettere il messaggio:
Il latte va bene per i neonati ma é un pessimo alimento per gli adulti
I siti più “duri e puri” dicono che il latte faccia proprio male, mentre le riviste di benessere di maggior diffusione si limitano a dire che é un’alimento inutile.
Alcune dei informazioni negativie circolanti sul latte consumato dagli adulti sono: il latte é “carne liquida”, causa osteoporosi, provoca carenze di ferro, problemi di digestione, danni alla flora batterica, ha troppe proteine, troppi grassi saturi, provoca putrefazione intestinale, provoca eccessi di calcio, ha proteine animali acide, nessun’altra animale consuma latte di un’altra specie, che “il latte fa bene” é un’invenzione dell’industria del latte, richiede enormi sforzi gastrici per esser digerito, é ricco dei pesticidi che le mucche assorbono dall’erba che mangiano ecc.
In realtà gli studi medici sono di tutt’altro parere e, tra chi lo loda incondizionatamente e chi lo descrive semplicemente come un buon alimento, nessuno arriva ad affermare che sia dannoso:

In sostanza il latte é un alimento valido che può esser consumato con la massima tranquillità a patto di evitare gli eccessi (una dieta troppo ricca di latticini é poco equilibrata e può provocare scompensi) ed rinunciandovi solo in determinati casi (intolleranze o particolari carenze diagnosticate da medici competenti).

L’accanimento vegano contro il latte ha sortito il suo effetto di SEMINARE DUBBI SUL LATTE, diffondendoli e radicalizzandoli in maniera tanto capillare che ai primi segni di mal di pancia una persona su due accusa il latte.

*Interessante notare come il marchio di “Antivivisezionista” venga utilizzato anche se la vivisezione non viene praticata: ciò avviene perché il termine é emozionale e commercialmente valido (si vende da solo)

(NEI MIEI PENSIERI SON MALESSERI VERI – PARTE 2: NESSUNO E’ AL SICURO)img_1743Interessare  la fallacia logica più diffusa a proposito del latte ossia “probabilmente non fa male ma siccome é un’alimento inutile lo tolgo/riduco dalla mia dieta“, in quanto l’etichetta di “cibo inutile” potrebbe benissimo esser applicata a qualunque alimento, come ad esempio… la lattuga!.

La lattuga ha poche proteine, scarso apporto calorico, contiene sostanze sedative, é impregnata di prodotti chimici (non é come una mela che si può sbucciare), é portatrice dei batteri Listeria monocytogenes, Aenomonas, Campylobacter,diverse specie di batteri Yersinia, Calciviridae, il virus di Norwalk,  la temutissima Shigella e la Salmonella, può causare epatite A, ed é soggetta a diverse malattie.

Eppure nessuno attacca la lattuga.

Si potrebbero spendere alcune pagine per evidenziare i motivi per cui l’attacco vegano al latte abbia fatto così ben presa sulla gente (simbolismo del latte, malainformazione, la sua natura di “grasso liquido”, paure materne ecc) e dei motivi per cui nessuno osa muovere accuse contro la lattuga (etica vegana ecc), ma l’aspetto forse più interessante é la diffusa connessione:

disturbo fisiologico > paura/dubbio del momento > trend salutista del momento > disturbo fisiologico (all’infinito)

Il continuo martellamento di messaggi che seminano dubbi su questo o quel prodotto modifica anche la percezione dei piccoli disturbi fisiologici:

  • Improvvisamente TUTTI hanno una leggera intolleranza al lattosio non diagnosticata.
  • Fino a ieri TUTTI avevano leggeri problemi di cute non diagnosticati.
  • Fino all’altro ieri TUTTI avevano qualche problema non diagnosticato inerente le uova.

Anche qui dubbi e insicurezze indotte si mescolano a problemi reali: qualche anno fa la scoperta che alcuni coloranti fossero dannosi per l’uomo causò una piccola caccia alle streghe verso tutti i coloranti (anche quelli naturali). Stessa cosa avvenne per i conservanti, per non parlare dei codici numerici degli additivi alimentari (con gente che si spaventava dinnanzi ad E322 ed E260, che, detto tra noi, sono: lecitina di soia ed acido acetico).  Attualmente v’é una certa attenzione nei riguardi dell’olio di palma, ritenuto un alimento poco salutare di cui l’industria alimentare abusa, ed anche in questo caso c’é qualcosa che non torna nella vulgata corrente.

In effetti é difficile non accorgersi di come le accuse nei confronti dell’Olio di Palma siano un vero e proprio atto di demonizzazione. A raccoglier alcune affermazioni sparse risulterebbe che l’Olio di Palma: fa male all’ambiente, la sua assunzione ha conseguenze negative, é un pericoloso ipercolesteromizzante che favorisce la comparsa dell’arteriosclerosi, viene raffinato con processi chimici poco chiari, viene usato solo perché economicamente vantaggioso per le aziende, la sua coltivazione intensiva provoca disboscamenti, fa venire il diabete, é cancerogeno ecc. L’Olio di Palma, insomma, sarebbe il male assoluto che le multinazionali impongono silenziosamente a noi povera #ggente (e se qui non scattano le campanelle d’allarme “storytelling in atto”, “demonizzazione”, “noi contro loro”, c’é qualche problema). In realtà l’Olio di Palma ha le stesse  caratteristiche “negative” degli altri grassi saturi, come ad esempio il burro, ma rispetto ai grassi idrogenati, come le margarine,  ha invece numerosi elementi positivi ed in effetti viene impiegato proprio perché le alternative all’Olio di Palma sarebbero molto peggiori sia dal punto di vista salutare, economico e, secondo alcuni anche ambientale (ma quest’ultimo punto appare molto dibattuto). L’informazione negativa sull’Olio di Palma ha coinvolto oramai i Big della comunicazione come Panorama, l’Huffington Post e Report (tutti smentiti, vedi QUI e QUI).

Il Boom mediatico italiano inerente all’Olio di Palma é un fenomeno tutto sommato recente, come evidenziato da questo grafico di Google Trends:

palma palmSembrerebbe che il boom italiano sia avvenuto a fine novembre 2014 per via di una petizione lanciata da Il Fatto Alimentare su Change.org in cui viene richiesto di bandire l’Olio di Palma.  La posizione de Il Fatto Alimentare si limita a criticare la coltura intensiva della Palma da Olio e non parla di problemi alla salute. In precedenza altre associazioni, tra cui pure il WWF hanno mosso accuse e promosso bandi d’accusa alla coltivazione intensiva dell’Olio di Palma. Le accuse di far male alla salute, invece, erano sempre rimaste confinate tra le associazioni minori e non riconosciute.

La questione dei terreni usati per la monocoltura della Palma da Olio non é certo nuova e già altrove in anni passati é stata usata per spingere governi ad agire contro l’Olio di Palma in una battaglia apparentemente spinta da un mix di pressioni dei movimenti ambientalisti e l’interesse protezionistico dei produttori locali di olio e latticini.

La petizione de Il Fatto Alimentare é partita solo poche settimane prima del 13 dicembre 2014, giorno in cui é diventata obbligatoria l’applicazione del nuovo regolamento di etichettatura UE che, sinteticamente, fornisce maggiori informazioni sugli ingredienti del prodotto e meno sul produttore (é il risultato degli accordi avvenuti col TTIP contro cui molto si é battagliato, soprattutto a causa delle minori informazioni sulla provenienza dei cibi ed un venir meno del valore aggiunto alimentare del “made in Italy”).

Diverse testate rendono nota la petizione del Fatto Alimentare già a fine novembre, il che scatena un’improvvisa esplosione di demonizzazione dell’Olio di Palma, tanto che a marzo 2015 la Fondazione Umberto Veronesi sente la necessità di mettere le cose in chiaro, ossia che “[…] Piuttosto che puntare un dito con un ingrediente, converrebbe ragionare sulla qualità complessiva della dieta […]. Purtroppo l’appello a ridimensionare le accuse non viene accolto: il 28 aprile l’Huffington Post pubblica l’articolo allarmista che ottiene grandissimo risalto e pochi giorni dopo Report trasmette il suo servizio altrettanto allarmistico (NB: non é la prima volta che Report scivola su questioni ambientali e alimentari).

In sostanza consumare Olio di Palma non é meno salutare che consumare quantità equivalenti di altri olio, burro o margarina, e se la propria dieta é composta unicamente da cibi preconfezionati e creme spalmabili due domande bisognerebbe farsele (esattamente come nel caso del latte)

Anche la vicenda dell’Olio di Palma evidenzia come la malainformazione riesca a toccare qualunque cosa e cheben scavare risulta evidente che questa non avvenga mai in modo del tutto casuale: in qualche maniera risponde sempre ad esigenze (manifeste o meno, consci od inconsce) di determinati gruppi sociali o economici, il cui risultato é sia generare dubbi e insicurezze che offrire facili soluzioni e speranze sfruttando il già citato circuito chiuso:

disturbo fisiologico > paura/dubbio del momento > trend salutista del momento > disturbo fisiologico (all’infinito)

 

(NEI MIEI PENSIERI SON MALESSERI VERI – PARTE 3: LA VERITA’ VERRA’ RIVELATA DOPO LA PUBBLICITA’)

ieneImportantissimo in questo senso é il ruolo dei Big della comunicazione: finché una teoria strampalata resta confinata all’interno di un circolo ben definito non c’é da preoccuparsi (per ogni idea/teoria/filosofia/credo strampalato ci sarà sempre sempre qualcuno che ci crede). Quando però queste teorie “fanno il salto” e vengono accolte e diffuse attraverso canali mainstream (canali televisivi nazionali, riviste d’ampia tiratura ecc) la cosa si fa preoccupante in quanto ciò porta inevitabilmente ad una diffusione esponenziale della fuffa a discapito della scientificità e dell’oggettività.

Il problema di fondo é una questione etica, ossia la mancata applicazione della regola: più grande é il tuo seguito (lettori, telespettatori, followers su Twitter ecc), più responsabili dovrebbero essere le tue parole ed azioni.

Purtroppo é inutile illudersi che tale equazione venga davvero rispettata: raramente i meccanismi che portano alla notorietà coinvolgono tale senso di responsabilità. Tuttavia é possibile “riportare le cose al loro posto” effettuando una scrematura logica atta a ridimensionare l’autorità malriposta, ossia lo strumento principale della “diffusione mainstream” della fuffa.

Che cosa ne sa di nutrizione un impresario delle pompe funebri? Cosa ne sa di politica estera uno scrittore di romanzi d’amore? Cosa ne sa di medicina una cantante pop? Il fatto d’essere famosi non rende queste persone degli esperti di cose che non sanno. Su questioni mediche bisogna chiedere a medici e su questioni ingegneristiche bisogna chiedere ad ingegneri. Chi ha vinto un Nobel sulle nanoparticelle potrebbe avere difficoltà a comprendere il funzionamento di un motore che un quattordicenne appassionato di scooter saprebbe smontare e rimontare ad occhi chiusi: fama e competenza sono due cose distinte.

Spesso la mancanza di competenza é messa in secondo piano dall’immagine che la persona trasmette di sé. Ad una persona di successo, magari anche attraente, che ha saputo emozionare/divertire attraverso la sua arte e che sa parlare bene, vien naturale attribuire un’autorità che in realtà non si merita. Non importa quanto uno sia bello, figo, ricco, affascinante e se quel che dice suona bene:  le stronzate, anche se ben infiocchettate, restano stronzate.

Spesso la mancanza di competenze é ben mascherata: noto é il caso del Dr.Oz, medico chirurgo statunitense, scrittore e e conduttore di trasmissioni televisive in cui dispensa consigli medici su cui non ha competenze specifiche (alimentazione, ortopedia ecc), promuove l’omeopatia ed altre pratiche poco ortodosse (ad esempio promuove le guarigioni miracolose attraverso la preghiera ai defunti). Il fatto che sia un medico chirurgo basta perché il pubblico ritenga validi tutti i suoi consigli medici: sembrare competenti ed essere competenti sono due cose distinte.

Non solo le personalità dello showbiz ma anche i “contenitori” vengono spesso percepiti come dei testimonial cui viene attribuita autorità eccessiva: una notizia riportata dal sito/giornalista di fiducia non é automaticamente vera perché proveniente da questo sito/giornalista, ma é necessario che venga fornita in maniera corretta dando a chi legge/vede/ascolta tutti gli strumenti per analizzarla e verificarla. Se il giornalista X ha sempre dimostrato un alto tasso di affidabilità e correttezza non é detto che non prenderà mai una cantonata. Allo stesso tempo un’informazione diffusa da un’importante portale generalista non va dato per scontato che sia vera: va verificata.

Purtroppo sono molti gli esempi in negativo di informazione mainstream che diffonde notizie ed informazioni sbagliate/inesatte/false/inventate/malinterpretate. Giusto per fare alcuni esempi eclatanti il caso dei Bambini di Satana, descritti come una setta di violenti stupratori nonostante sia risultato evidente che erano dei tizi magari un po strambi, ma innocenti; oppure il caso delle supposte violenze negli asili di Brescia ed a Rignano Flaminio, rivelatisi dei casi di panico morale (in Italia spesso tradotta in “psicosi collettiva”privi di fondamento; o l’eco dei grandi media riguardo al Metodo di Bella che generò un fermento popolare tanto rumoroso che nel 2003 riuscì a far legiferare il Parlamento affinché ripetesse la sperimentazione del “Metodo” nonostante già dal 1999 si sapeva che non funzionava (impossibile qui non notare i parallelismi con la crociata anti Olio di Palma nel governo francese e le pressioni sul parlamento italiano sul cosiddetto “Metodo Stamina”). In particolare il parallelismo perfetto tra il caso del Metodo Di Bella ed il caso del metodo Stamina evidenzia come il battage mediatico riesca a condizionare l’opinione pubblica agendo sull’emotività anziché sulla corretta informazione: la terapia-truffa “Metodo Stamina” era quasi sconosciuta al grande pubblico finché la trasmissione Le Iene non vi dedicò una serie di servizi in cui parlando del caso di una bimba di nome Sofia viene sostanzialmente fatta una mega-promozione del “Metodo” portato avanti da un medico descritto come il classico genio inascoltato che si scontra con l’assurda burocrazia statale. La trasmissione, dopo aver portato Stamina alla ribalta con il linguaggio unidirezionale che la caratterizza é stata bacchettata da più parti per aver diffuso un’informazione parziale, incorretta, omissiva, basata sull’emotività, unidirezionale e non scientifica. Solo dopo diverse settimane Le Ienerigireranno la frittata con una supercazzola ma senza ammettere realmente i propri sbagli.

Anche in altre occasioni Le Iene hanno accarezzato teorie pseudoscientifiche come il caso della dieta vegan che impedirebbe lo sviluppo di cancro, teoria risalente al “The China study”, testo sbufalato da decenni. L’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) spiega in maniera chiara come una dieta vegetariana ridurrebbe le possibilità di ammalarsi di cancro del 12% e per alcuni tipi di cancro addirittura del 45%; allo stesso tempo una dieta priva di carne ma che includa pesce aiuterebbe a ridurre la possibilità di contrarre il cancro del 18%. La ricerca comunque fa notare che altri elementi non presi in considerazione potrebbero aver influito in questi risultati: “chi sceglie la dieta vegetariana o decide di eliminare la carne a favore del pesce appartiene di solito a categorie sociali medio-alte, piuttosto colte e molto attente all’igiene e alla salute. È possibile, quindi, che i buoni risultati generali non siano da attribuire esclusivamente alla dieta vegetariana, bensì a stili di vita più salubri in generale, in particolare per quanto riguarda il fumo e l’esercizio fisico”

(A proposito di testimonial ed autorità malriposta: per tutta la vita Steve Jobs ha preferito curarsi  con metodi alternativi e seguendo curiose diete perlopiù di stampo vegano e fruttariano ma alla fine il cancro se l’é portato via a 56 anni).

Se la gente non affida il compito di “spiegargli come vanno le cose” a ricercatori e reporter, ma ad attori che si spacciano per giornalisti (si, si, sulla carta sono giornalisti, ma c’é bella differenza tra questo e questo) o a pupazzi che parlano in genovese, interessati più a fare infotainment a tesiche a spiegare come vanno le cose, non ci si deve stupire se poi va a finire che c’é gente che si fa la “doccia interna mattutina” con acqua e limone o con la propria urina .

(3) ALCALINIZZARE IL CORPO?

Banner-Sorteamus-Ene-13-4Veniamo al terzo e ultimo dei grandi cavalli di battaglia della terapia del limone, ossia l’alcalinizzazione dell’organismo (NB: “Alcalino” é sinonimo di “Basico” ed entrambi sono il contrario di “Acido”).

Se l’aspetto “disintossicante” della cura del limone non ha convinto e nemmeno la sua supposta capacità di “drenare l’intestino”, forse é l'”alcalinizzazione dell’organismo” che acchiapperà la mente del cliente finale.
Le supposte “proprietà alcalinizzanti” del limone non sono una novità giunta dal nulla ma un’eredità delle teorie sulla cosiddetta dieta alcalina.
Qui bisogna spendere due parole su questioni fisiologiche abbastanza tecniche. Brevemente: una delle caratteristiche dei liquidi é il loro livello di acidità. Ciò interessa anche l’uomo in quanto il suo organismo é per gran parte composto di liquidi ed i cibi che assume in quanto anch’essi composti perlopiù da liquidi (si, anche i biscotti secchi). Il livello di acidità si misura in pH con una scala che va da 0 (acido) a 14 (basico/alcalino).
Un valore pH7 é detto neutro in quanto acidità e basicità sono in perfetto equilibrio.
Nell’organismo umano il livello di pH varia a seconda della parte del corpo presa in esame: da un minimo di pH1-pH2 (acidi gastrici), pH4,2 (cute delicata), pH5,6 (cute), pH7,35-pH7,45 (sangue arterioso), pH8 (pancreas). Solitamente quando si parla di pH umano si indica quello del sangue arterioso (quando si parla d’alimentazione), oppure quello della pelle (quando si parla di cosmesi e prodotti igienici).
Anche gli alimenti della dieta umana hanno pH molto differenti (ad esempio i  limoni con pH2.4 o i funghi con pH5.8).
L’organismo umano neve mantenere dei livelli di pH ben precisi e svolge autonomamente tutta una serie di processi atti amantenere l’equilibrio acido-base  principalmente attraverso i reni e la respirazione. Questi processi (detti anche sistemi-tampone perché tamponano certi squilibri riequilibrando l’intero organismo) in un individuo sano funzionano senza autonomamente. Tuttalpiù negli anni posso funzionare con meno efficacia e quindi é necessario provvedere attivamente attraverso un’alimentazione bilanciata.
Detto questo: la maggior parte dei cibi presenti nella dieta umana hanno quasi esclusivamente un pH inferiore a 7 e sono dunque acidi Esistono rare eccezioni come ad esempio le uova, alcuni tipi di formaggi ed alcuni prodotti da forno, ma basta rendersi conto che questi cibi alcalini, una volta ingeriti, vengono a contatto con gli acidissimi succhi gastrici perché la loro alcalinità venga neutralizzata. In realtà spesso vengono definiti “cibi alcalini” quelli che in realtà sono solamente cibi poco acidi.
IN SOSTANZA: IL NOSTRO ORGANISMO PENSA GIA’ A REGOLARE DA SE’ QUESTI LIVELLI
Se il nostro corpo non provvedesse già da se a regolare il pH basterebbe mangiare un pomodoro per rendere acido il plasma sanguigno e morire! Se esistesse un vero alimento alcalino che restasse tale anche dopo il passaggio nello stomaco e fosse in grado di alcalinizzare il sangue, dunque, sarebbe un veleno!
Per quale motivo dunque nel campo della spiritualità salutista viene spesso diffusa l’idea secondo cui bisognerebbe alcalinizzare maggiormente l’organismo?
Anche qui ci si aggrappa ad una vecchia storia che viene solitamente diffusa in questi termini: “Uno scienziato premio nobel tedesco negli anni ’30 ha scoperto che per curare il cancro basta mangiare cibi alcalini, ma le multinazionali lo tengono segreto per vendere i loro farmaci“.
In realtà lo scienziato tedesco Otto Warburg (che vinse il Nobel nel 1931 per studi sugli enzimi respiratori) postulò una teoria sull’origine e prevenzione del Cancro basata su quello che viene definito “Effetto Warburg” ossia la caratteristica, scientificamente dimostrata, delle cellule tumorali di utilizzare la scissione degli zuccheri (glicolisi) e la derivante fermentazione lattica per produrre velocemente molta energia senza consumare molecole d’ossigeno, a differenza delle cellule sane.
La scoperta di Warburg viene diffusa in maniera alterata da alcuni personaggi che ruotano attorno alla spiritualità salutista, tra cui il falso medico Robert O. Young (ha ottenuto una “laurea” online da un’università non riconosciuta in seguito chiusa per truffa) e l’ex medico radiato da decenni Tullio Simoncini (quello che giura di poter curare il cancro col bicarbonato ed é sospettato di aver causato la morte di un ragazzo), aggiungendovi le loro particolari teorie che vivono sull’equazione “organismo alcalino = nemico dei tumori”. Equazione corretta, se non fosse che tale alcalinizzare un’organismo colpito da tumore ucciderebbe sia il tumore che l’organismo ospitante!
La dieta alcalina é pura fuffa pseudoscientifica diffusa da personaggi provenienti dallo spiritualismo salutista che si fanno scudo con ricerche serie di cui però stravolgono il senso..
Chi é invaghito di qualche teoria proveniente dallo spiritualismo salutista, ricorda tuttavia che esistono tuttavia diversi studi che dimostrano come la dieta alcalina aiuti l’organismo, così come vi é una correlazione dimostrata tra l’assunzione di Vitamina C e la decrescita di alcuni tumori, dimenticandosi però di notare che: (1) Non vi sono riscontri scientifici di alcun tipo di effetto preventivo/curativo dell’assunzione orale di Vitamina C e sviluppo tumorale (2) la quantità di Vitamina C che secondo alcuni studi sembrerebbe necessaria a provocare una decrescita del tumore é comunque talmente elevata da non poter essere assunta tramite apparato gastrico-digerente (l’organismo la espelle), ma solo per via endovenosa; (3) la quasi totalità degli studi favorevoli alla “dieta alcalina” analizzano solamente i livelli di pH degli alimenti presi in esame dimenticandosi di tutte le altre proprietà (ad esempio tralasciando il fatto che frutta e verdura siano ricche di potassio e magnesio e lasciando suggerire che eventuali miglioramenti delle prestazioni muscolari del soggetto siano da ricercarsi nell’alcalinità del cibo e non, come già scientificamente appurato, proprio dalla presenza di magnesio e potassio)

MA E’ UN LIMONE BIO…

dinocampus_egressionLa differenza tra i “cibi bio” ed i cibi “non bio” sta essenzialmente nel tipo di fertilizzanti ed antiparassitari utilizzati. Perché un cibo possa esser definito “Bio” questi dev’essere coltivato utilizzando solamente con fertilizzanti ed antiparassitari “naturali”, applicando una distinzione non sempre chiara con quelli che vengono definiti “innaturali” (basta ricordare che il “naturale” verderame non é meno tossico del Rotenone) ed é interessante notare come attraverso analisi scientifica non si riesca sempre a distinguere se certi prodotti siano stati coltivati in maniera “Bio” o no, come nel caso del riso, oppure come i limiti di pesticida residuo sui prodotti bio non sono inferiori a quelli previsti per i prodotti non-bio e come sia abbastanza facile vendere per biologico prodotti che non lo sono. Nei casi in cui vi sia un’incombente pericolo il coltivatore “Bio” può utilizzare fitofarmaci non-bio e quando le autorità nazionali impongono la “lotta obbligatoria” a determinati parassiti sono obbligati ad usare fitofarmaci solitamente non ammessi nei protocolli “Bio”. L’etichetta “Bio” insomma offre poche garanzie su come un certo prodotto sia stato coltivato e sul fatto che sia effettivamente più sano del suo omologo “non-bio”.

La presenza di nanoparticelle, qualora fosse scientificamente dimostrata la sua correlazione con la presenza di disturbi fisiologici, essendo presente in maniera equivalente sia nei prodotti “Bio” che in quelli “non-bio”, potrebbe rappresentare uno smacco notevole all’intero marketing dei prodotti biologici (ma bisognerà attendere che vi siano dimostrazioni scientifiche prima di darlo per certo).

 (far) VEDERE SOL CIO’ CHE SI VUOL VE(n)DERE

biotruffaIl marketing “Bio” inoltre gioca spesso sul concetto di essere cibo “disintossicante” o perlomeno “non tossico” senza quasi mai citare questi termini e spesso facendosi forte di dati scientifici oggettivi.
Un esempio: di recente é stata promossa su diversi siti di spiritualità salutista la notiziadi una ricerca che viene riportata in questi termini: una famiglia svedese per alcuni giorni ha mangiato solo cibo Bio ed al termine del periodo d’osservazione “le schifezze” presenti nel loro organismo erano spariti o calati in maniera drammatica.
In breve: la notizia é vera; l’esperimentosi é svolto realmente; é stato commissionato da una catena di negozi Bio; é stato eseguito da un ente misto pubblico-privato; l’esperimento é stato seguito e filmato da una troupe professionale che ne ha realizzato un video (in inglese); la relazione originale dell’esperimento é disponibile online (in inglese); i pesticidi analizzati sono effettivamente diminuiti nel periodo in cui la famiglia ha mangiato solo bio.
Insomma, sembrerebbe tutto ok. A ben vedere però le cose non son proprio come sembrano: innanzitutto appare chiaro che il fine ultimo di tutta l’operazione sia il video e non lo studio in sé (che, va ricordato, é stata commissionata da una catena di distribuzione di prodotti bio). A far arricciare qualche naso ci pensa il terzo capitolo dello studio: “Methodology“.
Lo studio ha coinvolto solo 5 persone (non basterebbero nemmeno per uno studio statistico a base regionale); che hanno assunto “cibo convenzionale” per una settimana dopodiché solo “cibo organico” per due settimane (non gli stessi prodotti “non bio” e poi “bio” quindi: diete diverse); nelle due settimane “bio”sono stati sostituiti i prodotti per la pulizia e l’igiene personale(non si sa bene con quali prodotti) ed non hanno potuto indossare indumenti nuovi o usare tovagliato e stoffe appena acquistate (Quindi lo studio non riguardava solo l’alimentazione); al padre, consumatore di tabacco da fiuto, é stato imposto di usare tabacco bio; In maniera un po contraddittoria, dopo aver detto che alla famiglia é stato imposto l’uso di detergenti bio, viene detto che “La famiglia usava già in precedenza prodotti bio per l’igiene personale” (?); Le sostanze ricercate erano quelle la cui presenza in campioni d’urina umana erano già state segnalate da due studi del 2009 e 2011 (vedi capitolo 3.2 “Analysis”)
Ma soprattutto… L’ANALISI HA PRESO IN CONSIDERAZIONE SOLAMENTE LA PRESENZA O MENO DI PESTICIDI CONVENZIONALI TRALASCIANDO QUELLI PRESENTI NEGLI ALIMENTI BIOLOGICI. Ergo: per quanto ne sappiamo, la povera famigliola svedese al termine dell’esperimento poteva essere ad un passo dall’intossicazione di zolfo, rame e piretrine (ossia pesticidi “naturali” usati nelle coltivazioni “Bio”).
L’analisi ha considerato solamente i residui in urina di queste 12 sostanze:
urineanalysisMentre non ha preso in considerazione nessuna delle sostanze usate in agricoltura biologica
Facile così: se dopo una settimana a cibo contaminato di PESTICIDA X si passa al cibo contaminato col PESTICIDA Y é incorretto affermare che “Wow, mangiando questi cibi non c’é più traccia di PESTICIDA X” senza nemmeno citare la presenza del PESTICIDA Y. (NB: qui l’elenco FederBio dei prodotti fitosanitari impiegabili in agricoltura biologica)
Anche qui la solita nota esplicativa per chi capisce sol quel che vuol capire: con questo non si afferma che il cibo marchiato “Bio” sia uguale al cibo “non-bio” ma che QUESTO modo di promuoverlo é quantomeno discutibile poiché vive ed alimenta l’emotività su argomenti che richiederebbero approcci più pragmatici.
NB: gli antiparassitari “Bio” sono soprattutto a base di Rame, ossia un metallo TOSSICO che si DEPOSITA NEL TERRENOfino ad INQUINARE LE FALDE ACQUIFERE, causa l’AUMENTO DEI BATTERI RESISTENTI AGLI ANTIBIOTICI, il cui utilizzo sta stravolgendo l’ecosistema europeo.
Non é tutto oro ciò che ha il marchio “Bio”

NEL DUBBIO…

dubiousLa malainformazione medica e salutista ha successo per una serie ben nota di motivi-chiave:

  • Non siamo degli esperti di medicina/salute/alimentazione
  • Chi diffonde malainformazione é molto più rumoroso degli esperti
  • La malainformazione medica fa leva sulla nostra emotività, sui nostri preconcetti e sul sentire comune
  • La malainformazione fa leva sui dubbi e sulle paure che essa stessa alimenta
  • Non siamo abituati a fare indagini sulle notizie che ci raggiungono
  • Per natura, nel dubbio, tendiamo a preferire soluzioni precauzionali che troviamo comprensibili ed emozionalmente appaganti
L’ultimo punto é quello più immediatamente riscontrabile: in quante occasione abbiamo sentito, o ci siam detti “Non so se é vero, ma nel dubbio…“. Si tratta di un automatismo precauzionale di natura protettiva (razionalità istintiva) che ha una grandissima utilità per la nostra sicurezza ma é un meccanismo imperfetto che tende a farci dubitare ed a vedere rischi e pericoli anche laddove non ce ne sono. Ciò scatena altri automatismi istintivi che ci portano a cercare soluzioni/risposte non attraverso uno sforzo di analisi logica ma preferendo soluzioni/risposte (anche notevolmente complesse) caratterizzate dall’essere emozionalmente più appaganti.
Soluzioni/risposte che trovano mille forme tutte scientificamente incorrette ma emozionalmente appaganti: ecco che ci si ritrova chi beve la propria urina o la placenta umana, chi danza nudo sotto la luna per assorbirne l’energia, chi mangia solo cibi di certi colori, chi si rifiuta di mangiare determinate cose (ma qui non parliamo dei tabù culturali: quella é un’altra storia) ecc.

MA I MEDICI CHE DICONO?

detox-cleanses_0Riassumendo brevemente: a patto che non si soffra di gastrite e non si abusi del consumo di limone, non vi sono gravi controindicazioni (in caso d’abuso potrebbe danneggiare il cavo orale e lo smalto dei denti), ma in sostanza “curarsi con il limone”:

  • Non serve a disintossicare
  • Non serve a drenare l’intestino
  • Può portare a disturbi come esofagite, reflusso gastro-esofageo, gastriti
  • Non è indicata nei pazienti affetti da gastrite
  • Non ha reali proprietà alcalinizzanti.
  • Può danneggiare lo smalto dei denti

Rimane comunque una buona fonte di vitamina C, anche se non la migliore: le arance ne contengono di più e ancora maggiore è la quantità contenuta nei peperoni. È meglio non prenderla a digiuno e, comunque, conviene riempire lo stomaco con qualcosa di solido.

 RICERCA SCIENTIFICA

Come già detto recenti studi dimostrerebbero alcune proprietà antitumorali della Vitamina C per alcuni tipi di cancro.
Senza neanche entrare nel merito di tali studi e fingendo che vi sia una conferma scientifica delle proprietà di PREVENZIONE di DETERMINATI TIPI DI CANCRO degli AGRUMI, nulla toglie che promuovere adesso l’assunzione al MATTINO ed a DIGIUNO di ACQUA TIEPIDA e LIMONE (non pompelmo, arancia, mandarino, clementina, pomelo, bergamotto, combatta, limetta o fortunello: LIMONE) come se fosse una sorta di panacea di ogni male non risponde propriamente a metodo scientifico.

 CONCLUSIONI:

ACQUALIMONE1) L’autrice del libro che ha lanciato il trend del “Curarsi col limone” ha una formazione esoterico/spirituale inserita nell’ambito del naturalismo spiritualista-salutista

2) L’editore é noto per pubblicare panzane colossali ed aver già promosso e cavalcato mode simili
3) Il Limone é un frutto usato ed abusato tra le più recenti cure alternative prive di riscontro medico-scientifico
4) Gli effetti promessi dalla “terapia-panacea” coprono in maniera superficiale l’intero spettro dei disturbi fisiologici, tanto che risulterebbe miracoloso qualora fosse vero
5) Gli effetti vengono promessi con un attento uso di termini generici ed indefiniti, tecnica atta a “smarcarsi” ma lasciando all’utente finale la libertà di “riempire” coi propri pensieri/speranze il non detto.
6) Il nocciolo dei benefici promessi dalla terapia-panacea si fonda sul concetto scientificamente inesatto di “disintossicare” l’organismo da fantomatiche “tossine invisibili” e/o sull’idea che “dreni l’intestino” e/o abbia proprietà alcalinizzanti ma in tutti e tre  i casi non v’é evidenza scientifica
7) L’assunzione di acqua tiepida ed acido citrico al digiuno appena alzati, non presentando particolari vantaggi né controindicazioni, generalmente non viene né promosso né osteggiato da parte di medici

 CHICCA FINALE 1

Giusto per far capire il livello di affidabilità di Macro Edizioni faccio notare che tra le “terapie miracolose” proposte sul loro catalogo online  troviamo anche l’assunzione di argento colloidale:
L’uso di argento colloidale é un vecchio rimedio medico oramai abbandonato perché sostituito da farmaci più efficienti e perché l’uso eccessivo causa Argiria, ma che trova ancora grandi estimatori nell’ambiente medico-spirituale legato a principi alchemici (l’assunzione di metalli liquidi che rinforzerebbero lo spirito indebolito ecc, ecc, ecc). Che cos’é l’Argiria? E’ un’alterazione cutanea permanente causata dall’assunzione eccessiva di argento che ti trasforma così:
1843983-img-paul-karason-tatka-smoulaNon é un trucco e non c’é inganno: l’americano Paul Karason, per risolvere dolori alla schiena, assunse per 10 anni argento colloidale ed é diventato BLU (lo chiamavano “Papa Smurf – Grande Puffo).
Per maggiori informazioni basta cercare Argiria o Paul Karason su Google (ci sono diverse interviste e reportage di telegiornali)

 CHICCA FINALE 2

C’é una simpatico poster creato da Sci-Ence.org in cui sono elencati le “bandierine rosse” della fuffa. Se un prodotto/metodo/cura viene presentato attraverso anche uno solo di queste “bandierine rosse” deve scattare un campanello d’allarme.
Nel caso della cura del limone le bandierine rosse sono ben sette e mezzo:
Testimonials (ci sono aneddoti di amici che “l’han provata e stanno meglio” ma nessun dato scientifico)
Helps your Body (la terapia promette “aiuti” generici di benessere)
Buy My Book (i “segreti” della terapia del limone si trovano nei libri commerciali e non in ricerche scientifiche studiate ed analizzate né da osservazioni empiriche riconosciute)
Miracle Cure-All (“hai problemi d’irritazione cutanea, digestione, fiacchezza? Il Limone aiuta sempre!”)
“Doctor” (chi promuove questa “terapia” non é un medico ma perlopiù persone provenienti da circoli spirituali/esoterici che si vendono come “naturopati”)
Natural (“un comunissimo limone ed un bicchier d’acqua sono certo più efficaci di aspirine e medicinali chimici”)
“Toxins” (le fantomatiche tossine immaginarie)
“Ancient Wisdom” Non si son trovate dichiarazioni chiare in proposito, ma il fatto che “bere un bicchier d’acqua e limone al mattino” possa esser visto/venduto come un caro, vecchio rimedio della nonna, avvalora in parte l’idea di una “conoscenza empirica antica”. Inoltre la Oberhammer si dice allieva di una Maestra di una antica via spirituale femminile. Insomma, questo é un punto toccato ma non del tutto centrato, ma poco importa: che sia fuffa é già chiaro.
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BoxePolitics – ovvero del come mettiamo dialoghi e cazzotti sullo stesso piano

di: Ca Gi
28 Marzo 2015 ore 08:13

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“Hai visto ieri in il match? X ha steso Y! Lo ha proprio suonato a dovere come si meritava! Viva X!”

Due combattenti, un ring, scontro frontale e chi resta in piedi vince. Scontro fisico puro, un po di strategia e preparazione mentale per determinare chi sa colpire e resistere nel modo più efficace e giù botte! Non é difficile da capire.

Cambio di scena: due o più persone in poltrona, un argomento, ognuno parla e chi ottiene più applausi vince. Anche il “dialogo” mostrato in televisione tra diversi ospiti o tra ospite e conduttore é strutturato come un match, solo che si usano parole e argomenti al posto dei pugni: chi ha argomenti e parole più forti vinc… ehm… ehm… no… piano… un’attimo… QUI C’E’ UN EVIDENTE SALTO LOGICO!!

Da quando lo scopo del dialogo sarebbe quello di abbattere il nemico? O meglio: é normale considerare tutte le persone che non condividono le mie parole dei nemici? Si dialoga dicendo sempre no agli altri dialoganti (pardon: nemici)? E’lo scontro il fine ultimo del dialogo?

NO.L’accostamento dialogo-match é figlio di una visione del tutto riduttiva, semplicistica e parziale di ciò che un dialogo é veramente. Il dialogo é una pratica il cui fine é quello di avvicinarsi ad una verità partendo da molteplici punti di vista, utilizzando diversi processi logici: equiparare il dialogo ad un match significa negargli ogni capacità costruttiva in quanto il processo di analisi logica tra due o più “verità” viene sostituita da un approccio teatrale il cui scopo non é più giungere ad un’approssimazione del vero esterno agli attori coinvolti, bensì l’affermazione per sopraffazione di una delle “verità” rappresentate da questo o quell’attore.

Chi equipara il dialogo a un match compie un’operazione di relativismo puro affermando che ognuno abbia “una SUA verità” valida esattamente quanto la verità di chiunque altro e che non sia possibile avvicinarsi ad una verità unica e condivisa attraverso l’intelletto

(Secondo questo principio relativista l’idea che la Luna sia fatta di formaggio avrebbe lo stesso valore dell’idea che sia un corpo roccioso. Posto dinnanzi a simili esempi di cortocircuiti logici il relativista ha come sola reazione possibile il rifiuto totale da cui ne consegue il suo motto “ognuno ha le proprie idee e van tutte rispettate, ma chi pensa cose che secondo me non son giuste é un pazzo” – evidenziare che tale motto é illogico equivale a farsi tacciare per pazzi)

Così come la boxe, un dialogo può funzionare solo se le parti in gioco rispettano tre condizioni: il terreno di gioco, l’equilibrio e la correttezza tra le parti.

 

TERRENO DI GIOCO

Perché un dialogo possa portare a qualcosa é indispensabile che le diverse parti condividano lo stesso terreno di gioco ossia la realtà. Se una delle parti elude, piega o rifiuta la realtà accertata nessun dialogo é possibile. Ogni attore che prende parte al dialogo é portatore di una propria verità costruita da idee e opinioni che dovrebbero essersi formati su una conoscenza il più possibile esatta dell’argomento in questione. Chi rifiuta di adattare le proprie idee e opinioni dinnanzi ad una realtà evidente, dimostrata e riconosciuta, sta di fatto rifiutando la realtà stessa, impedendo ogni possibilità di dialogo.f=fact5

 

 

EQUILIBRIO

In Italia il concetto di equilibrio riguardante il dialogo é inquinato dal linguaggio televisivo e dal concetto di “par condicio”, per cui quando si parla di dialogo equilibrato ciò vien solitamente ridotto al semplice concetto di “egual presenza”.

In realtà il concetto di equilibrio nel dialogo é legato al punto di contatto tra i due o più opponenti: persone di opinioni opposte su un dato argomento ma che hanno rispetto reciproco, intesa di linguaggio e sanno accogliere opinioni altrui potranno costruire un dialogo perché in equilibrio tra loro. La presenza di un punto d’equilibrio tra le parti é una condizione imprescindibile perché un dialogo possa cominciare e deve esistere precedentemente al dialogo stesso.

Nel paragone del match l’equilibrio é paragonabile al condividere o meno uno stesso set di regole: non si possono mettere su uno stesso ring il campione dei pesi massimi ed il più grande esperto al mondo di parole crociate, così come non ha senso il dialogo tra un biologo evoluzionista ed un creazionista puro (perché manca un punto di equilibrio tra i due ma anche perché in un eventuale dialogo il creazionista, rifiutando a prescindere le innumerevoli prove scientifiche che dimostrano l’evoluzionismo, rifiuta addirittura di condividere il terreno di gioco)

Mettere sullo stesso piano un affermato ricercatore storico con un complottista autodidatta che non ha alcuna prova a suo favore non può portare a nessun dialogo in quanto non v’é equilibrio culturale e perché il complottista, dando per scontato che il ricercatore “é uno di loro”, elimina pure quel minimo rispetto che può fungere da punto d’incontro minimo tra due parti opposte. Altri esempi possono essere il rimescolaggio dei linguaggi che avviene quando un politico vien messo a confronto con personaggi dello spettacolo che non hanno competenze reali sull’argomento in discussione (come si può dialogare di politiche economiche con pupazzi e soubrette o comprendere equilibri complessi discutendo con qualcuno che mette sullo stesso piano le decisioni strategiche di un ministro con il colore della cravatta che indossa?).

Se tra le parti non v’é un punto d’incontro queste non potranno costruir alcun Dialogo e procederanno solamente attraverso scontri improduttivi. Se una delle parti si rifiuta a prescindere di discutere la verità di chi ha di fronte elude da principio ogni possibilità costruttiva. L’equilibrio é una condizione che deve preesistere al dialogo.

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CORRETTEZZA

All’interno di un dialogo la correttezza consiste in tutte quelle pratiche atte a mantenere e rinforzare l’equilibrio stabilito tra le parti (NB: mantenere o rinforzare tale equilibrio non esclude che le opinioni delle due parti divergano anche in maniera sostanziale).

Restando all’esempio pugilistico la correttezza equivale al rispetto dei divieti dello sport che le parti si son accordate di praticare (niente colpi sotto la cintola, niente dita negli occhi ecc.).

La rottura della correttezza causa la caduta di ogni equilibrio preesistente.

Se il dialogo avviene attraverso dei media vi é sempre il rischio che questo venga viziato dalla natura del media stesso (la ricerca dell’applauso in studio, le scenate teatrali e tutti gli strumenti atti ad oltrepassare la quarta parete non per comunicare al pubblico ma per comunicare attraverso il pubblico), andando ad ammazzare ogni equilibrio preesistente. Abusare della mediaticità per zittire un dialogo é di certo un colpo basso: l’esatto opposto della correttezza nel dialogo. Si vince mediaticamente ma non grazie alla bontà dei propri argomenti.

BERLUSCONI FA LE 'PULCI' A TRAVAGLIO, SCONTRO CON SANTORO

 

Altri casi sono quelli in cui una delle parti anziché rispondere con frasi di senso compiuto che esprimono concetti coerenti cerca di ottener ragione usando slogan evocativi e giravolte logiche che mascherano la mancanza di coerenza interna delle idee che propone con una coerenza apparente oppure, ancora più frequentemente, evitando di rispondere spostando l’attenzione su altri argomenti o ancora, operando un’azione di censura/filtraggio mentale riducendo problemi complessi in concetti banali e riduttivi.

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C’é forse qualcosa di diverso tra un Renzi che parla per #hashtag ed un Salvini che fa da poster umano con le felpe? Come si può portar avanti un dialogo con chi é più interessato a trasmettere i propri slogan/meme/frame impattanti che affrontando le complessità esponendole per quel che sono veramente? Ridurre la complessità delle migrazioni e dei problemi economici del paese a dei banali meme #BastaEuro #SvoltaBuona #StopInvasione é il modo migliore per ammazzare il dialogo impedendo la possibilità di concordare degli obiettivi. (NB: lo slogan ci sta anche; il problema é quando si riduce il dialogo al solo slogan-totem indiscutibile)

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Non ci si può nemmeno aspettare esca veramente qualcosa da un finto dialogo in cui domande e risposte sono sostituite da uno scambio di innocue battute che evitano di metter la carne sul fuoco: la paura di rompere i coglioni andando veramente a fondo dei problemi genera solo dialoghi intorpiditi in cui é proprio la teatralità di cui sopra ad accender l’attenzione e non l’esposizione di una verità più completa e comprensibile.

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Non ci si può aspettare di veder dialogare chi, come strategia di marketing politico, pensa solo a contraddire sempre e comunque quel che dice il suo nemico facendo no con la testa o interrompendolo col solo scopo di teatralizzare e ridurre a scontro quello che dovrebbe essere un dialogo.

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Filtrare attraverso i meccanismi dello showbusiness quello che dovrebbe essere un dialogo d’analisi sociale/economica/politica appiattendo il tutto ad un unico poutpourrì in cui a vincere é il Varietà.

 

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Un poutpourrì imbastito infilandoci: l’argomento del giorno, un’inchiesta, una ragazza immagine, il siparietto comico, una hit parade (vedi sondaggi di Ballarò) e qualche momento di dialogo/polemica condito da colpi di teatro non é in fondo una versione aggiornata di Portobello?

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“VINCERE” IL DIALOGO

Un dialogo ha senso se porta a qualcosa: se stabilisce punti d’incontro o di rottura o se evidenzia logicamente la bontà di un’idea o le sue fallacie. Il vincitore di un dialogo sono le sue conclusioni e solo di riflesso le persone che le hanno accettate/promosse. E’un risultato cui si arriva usando solamente strumenti logici e realtà.

 

VITTORIA TEATRALE vs. VALIDITA’ DELLE AFFERMAZIONI

Un dialogo scorretto e svincolato dalla realtà non porterà mai a nessuna vittoria/risultato/conclusione ma é purtroppo evidente che troppo spesso il sentire comune interpreta la vittoria teatrale come superiorità logica. E’ un vero e proprio caso di sostituzione di senso derivante da pigrizia logica: chi attua questa sostituzione (a meno che non sia in malafede) semplicemente non effettua alcuna analisi di quanto affermato dalle parti, limitandosi ad applaudire (teatralità) all’attore che riesce a sopraffare/zittire/imporsi con maggior teatralità sui suoi opponenti.

Ciò avviene perlopiù attraverso semplici trucchi comunicativi (vittimismo, utilizzo di luoghi comuni, puntare l’attenzione sulle parole anziché sui concetti che esprimono, alzare il tono della voce, lanciare frasi-meme/totem, evitare risposte scomode, identificare un nemico unico e tangibile, dare sempre torto all’altro, esprimere disappunto o sfottò con gesti e mimica facciale, sbeffeggiare il nemico, interrompere il nemico mentre parla, ribaltamento di significato, ecc) atti a coprire fallacie logiche (mancanza di dati a supporto delle proprie tesi, negazione della complessità, contraddizioni interne ecc).

La vittoria teatrale appaga la pancia dello spettatore che per diversi motivi non intraprende un analisi logica delle affermazioni dei diversi attori.

Su Youtube i video in cui qualcuno “distrugge”, “abbatte”, “asfalta” o “massacra” verbalmente qualcun’altro sono quasi un genere a sé: estratti di Talk Show e telegiornali, frasi singole separate dal contesto, interviste “censurate” con decine di migliaia di visualizzazioni e collage video. Tutti ruotanti attorno ad un perno di teatralità in cui il protagonista (l’eroe che sta nel giusto) riesce a sopraffare il nemico (che per contrapposizione é per forza sempre un vile che sta nel torto):

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Ovviamente ci troviamo dinnanzi a selezioni partigiane operate da chi li diffonde a favore della parte scelta in cui prevale la suddivisione manichea del noi contro tutti ma che evidenzia un modo semplicistico di affrontare temi complessi.

 

Tra queste supposte “vittorie” si trova un po di tutto: spesso si rivelano semplici sopraffazioni verbali ottenute con cambi d’argomento e impatto teatrale, botta-e-risposta non argomentati da ambo le parti, “demolizioni” che esistono solo agli occhi di chi diffonde il video e qualche volta ci si trova anche dinnanzi a botta e risposta argomentati che tuttavia risentono dell’impostazione da match: se alla botta argomentata di X c’é una risposta argomentata di Y, anziché addentrarsi in queste argomentazioni, X, come in un match di scherma,  di solito cambia argomento nel tentativo di colpire Y su altri fronti.

 

Matteo Salvini pubblica sul proprio canale Youtube un video con un estratto dalla trasmissione DiMartedì in cui parlano lui e la pedagoga Mariagrazia Contini. Nel video, intitolato -SALVINI ASFALTA PROFESSORESSA “DEMOCRATICA TERZOMONDISTA- si vanta di una propria “vittoria”:

Ora, nell’accogliere questa “vittoria” non possiamo non notare che fin dal titolo vien indicato che Salvini ha vinto lo scontro (definisce il video come appagante per i suoi followers); il suo nemico non é degno di un nome ma viene chiamato -professoressa “democratica” terzomondista- usando le virgolette come sberleffo; l’intervento del nemico viene tagliato quasi per intero (!) lasciandone solo la parte in cui dichiara che Salvini utilizza il senso comune per creare divisione, contrapposizione e nemici ; Salvini, quando conscio d’esser mostrato al pubblico mentre il nemico parla, enfatizza espressioni facciali ironiche e fa “no” con la testa (stabilisce uno scontro); come risposta Salvini rigira la frittata ed anziché rispondere si vittimizza (!) dicendo che é il suo nemico che “odia chi non la pensa come lui e insegna da una cattedra” (meme “superiorità morale della sinistra” e meme “insegnanti di sinistra”), che “chi vien da sinistra pensa che il verbo sia solo a sinistra (anti-relativismo) e pensa che non sia come lui sia brutto, cattivo e arrogante (infantilismo) e allora io sono brutto, cattivo e arrogante (frase a effetto)” dopodiché attacca parlando del “nigeriano immigrato regolare che sta nella Lega” (sposta l’attenzione su argomento affine) per poi affondare dicendo che a lui piace l’immigrazione regolata mentre al suo nemico “che purtroppo ha il compito di educare” (di nuovo “insegnanti di sinistra”) piace l’immigrazione irregolare e sregolata (riduzione parziale e fuorviante della realtà) che porta all’anarchia (estremizzazione della riduzione precedente).

In un secondo taglio (!) vediamo solo la coda dell’intervento del nemico, che parlando di alcuni testi leghisti sui concetti di aggressività e razza applicabili ai rom conclude dicendo che é dalla Lega che provengono messaggi di odio. Salvini anche qui continua a gesticolare quando inquadrato e appena gli si da la parola preferisce non rispondere (!) atteggiandosi a moralmente superiore (OH THE IRONY) poiché “la polemica col nemico non gli interessa”.

Gente che dialoga.

 

 

 

Erodiamo le cornici culturali

di: Ca Gi
25 Febbraio 2015 ore 19:15

Antique frame collection

 

Se di fronte a centinaia di persone sostenessi che il Sole gira attorno alla Terra verrei deriso e preso per pazzo e tutti mi urlerebbero contro che in realtà é la Terra a girare attorno al Sole.

Se chiedessi però loro di dimostrare quanto sostengono, ovvero che é la Terra a girare attorno al Sole, ben pochi saprebbero come fare. Come si dimostra che la Terra gira attorno al Sole? 

L’esperienza pratica (notte/giorno, firmamento che ruota, assenza di venti dovuti ad una eventuale rotazione, ecc.) non offre nessun indizio del fatto che sia la Terra a ruotare attorno al Sole anziché il contrario.

Eppure se affermassi il contrario avrei contro centinaia di persone che pur non sapendo dimostrare la bontà delle loro affermazioni le difenderebbero a spada tratta, arrivando pure a schernirmi violentemente.

Si comporterebbero così perché nella loro comunità vien considerato un dato di fatto che la Terra ruoti attorno al Sole. Perché gli é stato insegnato a scuola. Perché questo é quello che sostengono tutte le persone che gli stanno intorno. Perché gli scienziati concordano su ciò. Perché qualcuno ha lanciato nello spazio strumenti che lo dimostrano. Perché qualcuno ci ha scritto dei libri.

Io avrei dalla mia parte l’inconfutabilità dell’esperienza diretta di chiunque (vediamo il sole che al mattino é a Est ed alla sera é ad Ovest ma non sentiamo alcun giramento, non ci sono spostamenti d’aria derivanti da un’eventuale rotazione del pianeta e tutti i filmati che mostrano la terra ruotare attorno al sole sono animazioni o collage). Loro mi indicherebbero libri, testi, fotografie, filmati e mille altre testimonianze indirette che so già essere di parte, inattendibili e faziose.

Perché loro sbagliano. Sono solo degli arroganti radicali che credono a tutto quello che gli vien raccontato sui libri. Mascherano con la loro paventata cultura un distacco dalle cose reali che invece quelli come me mantengono orgogliosamente. Sono dei poveri boccaloni bastiancontrari che mirano solo a distruggere la cultura e le tradizioni che fanno parte di noi. Lo sanno tutti che il Sole gira intorno alla Terra!

TWITTER. ANNO 1700 D.C.

A: “Lo sanno tutti che il Sole gira intorno alla Terra ma certi stupidi snob han la testa per aria e non vedono la realtà”

B: “Guarda che la scienza dimostra che é la Terra a girare intorno al Sole: l’hai letto il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo?”

A: “Pfft! E tu credi alle stronzate scritte da quell’eretico condannato dalla Chiesa?”

B: “Condannato o meno, la teoria che propone, basata sul De revolutionibus orbium coelestium di Copernico, trova sempre più consenso tra i maggiori uomini di scienza come ad esempio Isacco Newton

A: “Vedi? Vedi? Mi citi sempre e solo questi pomposi dottori con la puzza sotto il naso che pretendono di avere la verità in mano! Che arroganza! Son tutti voli mentali di questa gente che vive più nei libri che nella realtà! Sono solo teorie senza dimostrazione pratica [NB: in effetti solo nel 1851, tramite l’esperimento del Pendolo di Foucault, si poté dimostrare la rotazione della Terra, dando una prima dimostrazione pratica della correttezza del sistema eliocentrico]

B: “Vero: al momento una dimostrazione pratica ancora non c’é ma i modelli matematici danno tutti ragione a Galileo”

A: “Guarda che anche il grande Tolomeo diceva che la terra é immobile e sta al centro dell’Universo! E nessuno lo ha mai potuto contraddire!”

B: “In realtà già gli antichi greci Eraclide Pontico e Aristarco di Samo nel IV° e III° secolo AC teorizzarono che la Terra ruotasse attorno al Sole, così come Cleomede e successivamente Seleuco di Seleucia . Anche alcuni astronomi dalle terre d’India e diversi studiosi mussulmani nei secoli passati hanno mosso ragionevoli dubbi sul fatto che la Terra sia immobile e al centro dell’universo”

A: “Ma ragioni quando parli? Greci, Indiani, Mussulmani: tutta gente mai sentita e che é contraria a prescindere! Sei il solito arrogantello con la puzza sotto il naso! Ti senti “moralmente superiore” solo perché hai sempre il naso tra i libri ma sei troppo cieco per vedere la realtà! Ciao, ciao: ti blocco e W LA TERRA CHE STA FERMA E IL SOLE CHE GLI RUOTA ATTORNO!!!11!!11!1!!!!!11!!!11!!!!!

 

 

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DESCRIZIONI DELLA REALTÀ

C’é chi non controlla le fonti, poi c’é chi non mette mai in dubbio quelle cui si affida di solito ed anche chi non vuol mettere mai in dubbio le proprie convinzioni.

Poi però c’é anche chi conosce bene un qualche argomento ma viene schiacciato da chi ne sa molto meno, che solitamente sono la maggioranza delle persone.

Allo stesso tempo é indubbio che nessuno può essere ferrato su qualunque argomento e che prima o poi capiterà sempre di doversi affidare a qualcuno che ne sa più di te.

Saper ammettere le proprie ignoranze é importante tanto quanto saper testare e mettere in dubbio le proprie convinzioni per verificarne l’efficacia.

Non avendo metri di giudizio adeguati per qualunque argomento, l’unica cosa che si può fare quando ci si muove in campi sconosciuti é affidarsi a diverse fonti competenti e riconosciute, criticando e analizzando continuamente la coerenza e l’affidabilità attraverso logica e confronto con altre fonti che a loro volta riceveranno lo stesso trattamento.

Nessuno possiede verità assolute ma idee di realtà (o di parti specifiche di essa) che possono essere più o meno valide.

 

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USCIRE DALLA CORNICE

Il primo, primissimo passo consiste sempre nell’abbattere le “cornici culturali” entro cui si sono relegati interi mondi.

Sono infinite le etichette applicate sbrigativamente o a sproposito, il cui utilizzo limita fortemente dialogo e ragionamento sia di chi le usa che di chi le subisce.

Snob, fascista, comunista, radical chic, populista, zecca, finocchio, terrone, compagno, onore, rispetto, superiorità morale, potere alle masse, obbedienza ai superiori, l’arroganza della sinistra, l’ipocrisia della destra, il numero é potenza, Italia agli italiani, siamo il 99%, basta invasione, non ne possiamo più.

Quello che può nascere come un semplice aggettivo, una descrizione, uno slogan  o una battuta,  si trasforma facilmente in una gabbia di significato dalla quale é difficilissimo uscire poiché, proprio in quanto struttura chiusa, non vuole essere aperta e modificabile.

Tutti usiamo queste “cornici” (frame) ed é giusto che sia così: sono lo strumento che ci permette di prendere decisioni in tempi rapidi, senza fermarsi a ragionarci per ore.

L’utilizzo dei frame però ha una brutta controindicazione: tende a disabituarci a ragionare sul modo in cui ragioniamo (metapensiero), ossia tende a non farci pensare a quanto l’oggetto su cui stiamo ragionando venga definito dalla cornice che gli abbiamo applicato.

Cantante algerino? Scrittore danese? Attore greco? Cuoco portoghese? Politico inglese? Architetto russo? Regista tedesco? Showman francese?

Musicista algerino
Scrittore danese
Militare israeliano
Politico inglese
Marinaio portoghese
Regista tedesco
Giornalista francese

Solo quando si comprendono i limiti di un frame si può osservare il soggetto con occhio non velato.

É tuttavia una situazione da gatto che si mangia la coda: rimuovere il frame fa osservare il soggetto per quel che é, ma é proprio osservarlo per quel che é che permette di rimuovere il frame.

 

 

 

 

 

 

Paninaro. Denudado.

di: Ca Gi
23 Febbraio 2015 ore 15:59

PN

Qualche giorno fa sullo spagnolo Jot Down Magazine é stato pubblicato l’articolo Paninaro: una revolución consumista. che tratta ovviamente dell’omonimo “movimento” italiano anni’80.  Articolo perfetto nel raccontarne storia ed estetica, ma forse un po timido nel mettere a nudo il nocciolo della questione. Impossibile trattenersi dal riempire tale vuoto:

– l’articolo é stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale-
[Sorry, I don’t speak Spanish] 
Italy here! Just some observations
1) ALL the (ex?) paninari will say that they didn’t have any social/political/ethical idea just because “we were young and only interested about fun and fashion”
2) ALL the (ex?) paninari grown up developing right-wing sympathy
3) The paninari were openly racist against people from southern Italy (calling them “terroni”: southern douchebag), against every kind of left-ish movement (calling them “china”: chinese communist) and people with un-fashioned clothing and lower economic opportunities (calling them “truzzi”: roughs). If you can read italian language you will easily recognize these features in all the paninari-comicbooks [one example here: http://docmanhattan.blogspot.it/2011/03/ledonismo-violento-dei-fumetti-del.html ] where usually a cool, rich and stylish north-italian guy, subdues and humiliates some south-italian Carabiniere or a bunch of un-fashioned socialists (both portrayed as idiotic losers and cheaters) and ends up conquering a beautiful easy girl.
4) The paninaro style came up in couple of posh High-Schools in Milano, but the media seized it immediately, shaping it trough commercial advertising
5) It’s quite impossible to separate the “paninaro” movement/style/fashion from the commercial brands with which is linked. If you remove Moncler, El Charro, Timberland, Burghy and so on, what remains are only class discrimination and racism. The fact that many (ex?) paninaro still refuse to admit it is because of hypocrisy or because they are still unaware of their true nature.
breaders

Manca però un sesto punto che parli del cosiddetto “disimpegno” dei paninari. Gli anni ’80 vengono raccontati come un decennio che cercò di scrollarsi di dosso le brutture degli anni di piombo con una “botta di vita” ma é particolarmente evidente come questo “scrollarsi di dosso” (ed i paninari sono un’ottima rappresentazione di QUESTO aspetto di quegli anni) non fu affatto un superamento delle tensioni sociali, economiche ed ideologiche che caratterizzarono il decennio precedente, bensì un generale “volgersi da un’altra parte”.

Ubriacarsi per dimenticare / Ballare per non pensare Se vi fu una condanna del decennio precedente fu meramente una condanna “estetica” e non etica: si condannarono genericamente gli eccessi ma senza affrontare le questioni di base.

Bandiera bianca: ognuno resti nella propria trincea e tiriamo fuori il vino!

QUEGLI anni ’80, gli anni ’80 dei paninari, son stati anni mascherati da day-after party: ai primi accenni di doposbornia dal decennio precedente si é semplicemente voluti passati ad un diverso tipo di ubriacatura che ha mascherato i sintomi esteriori negativi pur continuando ad alimentare ciò che li aveva causati.

RACCONTARSELA che un cambio di stile sia segno di un cambio di natura é il tratto tipico di chi non vuole fare i conti con la storia e vuole/deve celare agli altri (e magari pure a sé stesso) proprio quella natura che non affronta apertamente.

Non disimpegno, quindi, ma ipocrisia e conformismo, (mal)celati attraverso l’originalità di una codificazione estetica che ironicamente si rivela cartina al tornasole dei tratti essenziali (elitismo, classismo, razzismo, snobismo) da cui se ne comprende facilmente l’etica sottostante.

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Piccolo vademecum per riconoscere le fonti inattendibili

di: Ca Gi
19 Febbraio 2015 ore 08:00

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E’inutile avere notizie corrette, informazioni oneste ed imparziali, fonti non schierate e trasparenza delle istituzioni.

E’inutile per colpa TUA.

E’inutile perché TU, per primo, non ti osservi, non ti metti in discussione e non ti accorgi di essere sbilanciato, di parte, male informato e privo di strumenti adatti a valutare la validità di ciò che leggi.

Il risultato é che anche mettendoti sotto gli occhi dati e informazioni corrette ed imparziali, TU premierai sempre e solo quelle fonti che s’allineano al tuo modo di vedere le cose, che spesso ha più a che fare col tuo inconscio, coi tuoi pregiudizi e con la tua ignoranza che non con i fatti veri e propri.

Certo, hai dei “margini d’accettazione” entro cui sei in grado di accogliere idee che non t’appartengono, ma non ti rendi assolutamente conto di quanto questi tuoi margini siano stretti e superficiali. Il solo fatto di averli, questi margini, t’illude d’essere una persona molto più aperta di quanto tu non sia realmente.

Vivere immersi nelle proprie convinzioni non é diverso dal viaggiare in automobile: il tuo “sapere” é lo strumento/mezzo che ti sei costruito per muoverti più velocemente, raggiungere mete e scansare pericoli. Ma ti fidi a viaggiare su un qualcosa che non hai mai messo VERAMENTE alla prova? Sei la cavia di te stesso e se non sottoponi mai le tue convinzioni a dei test di revisione non potrai mai sapere quanto siano valide e sicure.

Qui si parla di test VERI, capaci di mettere in discussione la validità delle fondamenta di quanto credi. Non illuderti d’averlo già fatto: un vero crash-test può arrivare a spezzare il telaio di una macchina, mentre tu, probabilmente ti sei limitato a distruggere la carrozzeria.

Magari ti accorgi di aver viaggiato tutta la vita su un mezzo capace di superare solo certi ostacoli o che va benissimo solo sulle strade che percorri abitualmente ma s’impantana su percorsi leggermente diversi! Al contrario potresti scoprire che questo mezzo é molto più performante di quanto tu immaginassi perché non l’avevi mai sfruttato fino in fondo. Non lo saprai mai a meno che non sia TU a sottoporre le tue stesse convinzione a stress-test sempre più stringenti.

Ciò significa, tra l’altro, che é inutile attaccare le tue fonti d’informazione quando sei TU il primo ad aver paura di ridiscutere le tue convinzioni.

Casomai, qualora proprio-proprio vi fosse qualche brandello di dubbio nelle tue convinzioni, o ti fossi deciso ad una sana opera di “collaudo e revisione” partendo da ciò che leggi, ecco qui, come spunto iniziale un piccolo Vademecum dei principali tratti comuni delle fonti inattendibili: ossia quei segnali che, qualora rilevati, devono far scattare dei campanelli d’allarme

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ALLARMISMO EMOTIVO CICLICO

Compito di una fonte d’informazione é soprattutto dar notizia di quel che non funziona. Ciò che caratterizza la fonte inattendibile é il ricorso continuato ad allarmi dalla forte connotazione emotiva che vengono “spinti” per un determinato lasso di tempo per poi passare ad allarmi più “freschi” in un continuum ciclico infinito.

BANALIZZAZIONE

Una notizia può essere comunicata in maniera riassunta, ridotta all’essenziale, asciugata dei dettagli e rimanere tuttavia ancora corretta. La fonte inattendibile però compie questo lavoro di “asciugatura” in maniera incorretta, tralasciando (volutamente/inconsciamente) aspetti importanti, semplificando troppo e banalizzando la notizia stessa.

MANCANZA DI FONTI / FONTI INATTENDIBILI

Una fonte inattendibile solitamente non indica le proprie fonti o si basa su fonti inattendibili. L’argomento é già stato trattato in un’altro post, ma può esser riassunto così: “Se mi dai un’informazione ma non mi dimostri che é vera e non mi dici come l’hai avuta io devo dubitare”

ESIBIZIONE D’INDIPENDENZA/LIBERTA’

E’ironico notare come le fonti più schierate, di parte e chiuse al dialogo siano spesso quelle che mettono più enfasi nell’esibirsi “liberi pensatori, menti aperte, indipendenti, non schierati”. Che sia il nome della fonte, il suo slogan o la sua bio su Twitter, la forzosa esibizione di queste caratteristiche, ironicamente, é quasi sempre garanzia del suo contrario. Esiste anche la variante “rivelo i segreti” ossia l’insistenza sul fatto che le notizie trasmesse siano state “tenute nascoste” o “censurate” (poco importa che siano su Youtube da anni o che vengano vendute regolarmente in edicola)

SIMPATIA AVVALORANTE

Una fonte, perché sia seguita, deve avere maturato un certo grado di affidabilità. Caratteristica delle fonti inattendibili é spesso quella di essere avvalorate più dalla simpatia popolare che dall’effettivo valore delle informazioni/analisi che dispensa. Capita cioè che un personaggio dello showbiz che magari si limita a esprimere opinioni condivisibili ma banali e poco profonde, goda spesso di un’aura di credibilità superiore a quella di chi propone analisi e descrizioni degli eventi molto più attente e valide, ma meno frizzanti.

SBERLEFFO FORZOSO

La fonte inattendibile spesso attua la sua opera di BANALIZZAZIONE attraverso l’utilizzo sistematico dello sberleffo. Spesso utilizzato in maniera sottile (a alcuni casi non lo si nota ad una prima lettura) l’informazione dello sberleffo non si limita ad essere metafora parziale della realtà (compito della satira) ma pretende d’essere una rappresentazione esatta, anche se buffa, della realtà stessa! Con abile raggiro, ironicamente, a volte lo fa proprio dipingendosi da satira!

SCHIERAMENTO MANICHEO

Va da sé che una fonte visibilmente schierata abbia un’attendibilità parziale e vada sempre presa con le pinze. Attraverso BANALIZZAZIONE e SBERLEFFO FORZOSO la fonte inattendibile ricondurrà sempre allo schema amico/nemico > buono/cattivo > bene/male > bianco/nero. La fonte attendibile, al contrario, non rifiuta di mostrare i diversi “gradi di grigio” della realtà anche nei casi in cui ciò andasse contro il proprio schieramento (una fonte può mantenere un buon grado di attendibilità pur essendo apertamente schierata, se vuole).

DEMONIZZAZIONE DEL NEMICO

Una fonte inattendibile sfrutta ogni occasione per demonizzare il proprio nemico ricorrendo perlopiù a SBERLEFFO FORZOSO ed alla diffusione di notizie pure in MANCANZA DI FONTI. La demonizzazione si differenzia dalla critica in primo luogo per i toni, ma soprattutto per il fatto che la critica é uno scontro di idee, mentre la demonizzazione é semplice tirar fango.

AGGRESSIVITA’ LINGUISTICA

Chi non ha argomenti a favore delle proprie affermazioni aggredisce. In presenza di articoli urlati, titoli allarmistici ed esplosioni d’indignazione sappiamo di trovarci dinnanzi ad una probabilissima fonte inattendibile (a meno che non si tratti di un articolo MOLTO ben documentato e lo scandalo in questione sia proporzionato al tono usato). In questi casi una doccia fredda fa sempre bene.

 

Ci sarebbero poi altri punti come la coerenza interna, la messa in dubbio e la capacità autocritica della fonte, o l’attendibilità pregressa, ma non possono far parte di questo breve vademecum perché la capacità di vederli ed analizzarli vien dopo l’aver imparato a riconoscere e soppesare i punti già elencati: solo smettendo di giustificare le proprie fonti in base alle proprie convinzioni personali e iniziando un lavoro di critica alle stesse, si potrà capire quanto queste risultino valide o meno.

 

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Le fonti! Le fonti! Perché nessuno controlla mai le fonti?

di: Ca Gi
3 Febbraio 2015 ore 19:36

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Oggi TUTTO é “notizia”. Un articolo di giornale, un post su un blog, un tweet, una foto su Instagram, una mail virale, un filmato su Youtube, una clip televisiva: sono tutti strumenti che trasmettono continuamente ROBA.

Video buffi, meme, haiku, barzellette, opinioni personali, battute acide o brillanti, storie personali, bufale, esperienze di vita, balle colossali. Tutto viene trattato più o meno allo stesso modo.

Senza grande distinzione tra una uno scandalo internazionale ed una soubrette fotografata senza mutande, a fare le spese di questo livellamento é soprattutto l’informazione popolare (ossia quell’ammasso di ROBA che la gente ha assorbito e che ritiene essere informazione valida) , non solo perché tratta allo stesso modo lo scandalo e la soubrette, ma perché sempre meno capace di distinguere cosa, di tutta questa ROBA sia una notizia e cosa no.

Il comun denominatore di tutto ciò é l’entertainment: l’interesse verso una notizia é dato dalla sua maggior o minor capacità di suscitare emozioni e raccontare una storia interessante, anziché dall’importanza dei fatti descritti.

Colpa del mercato, della tecnologia, dei lettori e dei giornalisti. Il risultato é che nell’ “era dell’informazione” la maggioranza della popolazione non sa distinguere notizie, gossip e propaganda elettorale.

Spesso, poi, chi anche riesce ancora a comprenderne la differenza non é in grado di affermare se la notizia che legge ha valore o meno.

Bisogna innanzitutto capire cosa sia una notizia, quanto sia utile e quanto sia attendibile.

  • Una notizia può dirsi tale solamente se contiene informazioni attendibili.
  • L’utilità di una notizia dipende dal contesto e dal suo grado di valore per la comunità in cui viene diffusa.
  • L’attendibilità di una notizia dipende dalla propria coerenza e dalla verificabilità ed attendibilità delle sue fonti.

La distinzione tra notizie attendibile ed inattendibile é di certo la più importante perché é una distinzione che funge da grimaldello nel dedurne successivamente il grado di verità, neutralità ed utilità.

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A) VERIFICABILITA’ DELLE FONTI

Chi diffonde una notizia deve garantire la verificabilità delle fonti, ossia deve mettere il lettore  in condizione di poter accedere il più direttamente possibile la fonte originaria delle informazioni su cui la notizia é basata.

Maggiore é la distanza tra il lettore e le fonti originarie dell’informazione (utilizzo di fonti secondarie o terziarie), minore é la sua verificabilità.

Una fonte verificabile non é automaticamente veritiera: il fatto che una fonte sia verificabile la rende aperta al controllo sulla sua veridicità.

Una fonte non verificabile é automaticamente non attendibile. Ciò non significa che sia falsa ma che il lettore non é messo in condizione di controllare SE sia vera.

Qualora la fonte fosse particolarmente nota, diffusa e conosciuta, l’indicazione esplicita della fonte diventa superflua (Se la notizia riguardasse ad esempio un evento importante avvenuto il giorno stesso e disponibile su diverse piattaforme, siti e trasmissioni tv é lecito ritenere che chi legga sappia benissimo di cosa si stia parlando e come accedervi. Se invece la notizia riguardasse un particolare decreto legge da poco approvato, citarne il  testo e linkare la versione integrale sarebbe doveroso)

 

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B) ATTENDIBILITA’ DELLE FONTI

Le fonti di una notizia sono considerate più o meno attendibili a seconda del loro grado di autorevolezzaneutralità, molteplicità, diversificazione e coerenza.

Più le fonti rispondono a queste voci, maggiore sarà la loro attendibilità.

Il rapporto di queste voci e la fonte ha diversi gradi d’importanza a seconda del contesto e del soggetto in esame. Da ciò ne deriva che a seconda del contesto e del soggetto in esame, una fonte potrebbe essere ritenuta attendibile anche se rispondesse debolmente a queste voci, così come potrebbe esser ritenuta non attendibile per il fatto di non rispondere anche ad una sola di queste voci.

 

AUTOREVOLEZZA

L’autorevolezza di una fonte é sempre e solo relativa al soggetto in esame. Nessuna fonte insomma può esser ritenuta autorevole di per sé. (Un eccellente chirurgo non é necessariamente un esperto di dietologia, così come un bravo cantante non é automaticamente un esperto di politica).

Vi sono ovviamente diversi gradi di autorevolezza in relazione al soggetto in esame attribuibile alla fonte in base al grado di competenza riconosciuta e dimostrata.

L’acquisizione della competenza é relativa agli studi ed all’esperienza sul soggetto in questione.

Il riconoscimento della competenza può manifestarsi con titoli di studio, accettazione in peer review (anche in alcuni casi al di fuori dell’ambito scientifico, qualora all’interno di una comunità relativa al soggetto in questione vi fosse ampia convergenza sulla valutazione della competenza della fonte)

La competenza della fonte può anche esser dimostrata, qualora fosse comprovata da prove scientificamente inconfutabili.

Maggiore é la robustezza con cui la competenza della fonte viene dimostrata e riconosciuta, maggiore sarà il suo grado di autorevolezza. Il fatto che la fonte abbia acquisito competenza  anche molto alta sul soggetto in esame, non gli dà autorevolezza se questa non é stata riconosciuta e/o dimostrata.

Ciò non esclude che vi siano fonti che abbiano altissima competenza in grado di fornire informazioni migliori, ma se queste fonti non han mai dimostrato e fatto riconoscere la propria competenza non gli si può attribuire autorevolezza.

 

NEUTRALITA’

Una fonte neutrale é una fonte equilibrata nei confronti del soggetto in esame. (Un inventore che parla della propria invenzione non é una fonte neutrale, così come un politico schierato pro o contro all’immigrazione non é una fonte neutrale quando diffonde dati sull’immigrazione)

Più la fonte é distaccata ed in grado di fornire una descrizione bilanciata dei fatti, maggiore sarà il suo grado di neutralità.

Per descrizione bilanciata dei fatti s’intende una descrizione dei fatti non macchiata da opinioni esterne alla stessa e che mantiene equidistanza dai diversi attori che riguardano la notizia stessa senza favorirne alcuno.

Per fonte distaccata s’intende una fonte che non abbia alcuna forma di vantaggio nella diffusione della notizia in questione.

 

MOLTEPLICITA’

Più sono le fonti che confermano le informazioni relative alla notizia, maggiore sarà l’attendibilità della notizia. Il valore della molteplicità é strettamente connesso alla sua diversificazione.

 

DIVERSIFICAZIONE

Le fonti diversificate sono fonti non neutrali tra di loro, ossia fonti che prese singolarmente hanno caratteri di autorevolezza e neutralità ma che per alcuni motivi dipendenti dal contesto non possono esser considerate relativamente neutrali. (Un’informazione confermata da 10 studiosi provenienti dalla stessa scuola di pensiero é meno diversificata di un’informazione avallata da 4 studiosi provenienti da 4 diverse scuole di pensiero in contrasto fra loro) 

Il tipo di diversificazione dipende dal contesto. (Intervistare 100 persone diversissime fra loro, ma tutte provenienti da Milano e sostenitrici del partito X, é una diversificazione minore che intervistare 100 adulti maschi di cinquant’anni da tutt’Italia che votano partiti diversi tra loro, se l’argomento é la politica del Paese)

 

COERENZA

Per coerenza s’intende una collaborazione congrua e non contraddittoria delle diverse informazioni relative ad una data notizia, sia tra di loro che con l’esperienza comune dell’autore e delle fonti.

Maggiore é la coerenza tra le fonti, maggiore é l’attendibilità delle informazioni stesse. (Se le informazioni provenienti da diverse fonti sono incoerenti tra loro non si avrà una notizia attendibile).

 

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UNA NOTIZIA ATTENDIBILE E’ UNA NOTIZIA CHE PERMETTE LA PROPRIA SMENTITA

Una notizia basata su fonti attendibili che indica apertamente é una notizia che fornisce al lettore gli elementi per poterla verificare e volendo anche smentire. In caso contrario, una notizia basata su [non si sa bene che informazioni] che [non si sa da dove provengono] é qualcosa di indistinguibile da una teoria personale o una bufala poiché la sua verifica richiede lo stesso tipo di impegno.

Non significa che per questo sia vera: significa che é stata diffusa in modo corretto, dando la possibilità a chi legge di informarsi il meglio possibile e di correggere e smentire eventuali falsità.

Non significa nemmeno che sia neutrale: l’autore della notizia, pur basandosi su fonti autorevoli e neutrali, potrebbe aver esposto il tutto in una forma non neutrale.

Non significa nemmeno che sia utile: una notizia vera e neutrale redatta come si deve e basata su fonti attendibili e verificabili che riguardasse il nuovo taglio di capelli del cantante del momento, per quanto seguito, forse interesserà i suoi fan e il mondo della moda, ma non il notiziario nazionale.

 

ALCUNI ESEMPI

Se l’informazione da trasmettere é “c’é una coda sulla A2”, tre persone diverse che si trovano in quella coda e intervistate telefonicamente posso esser ritenute fonti abbastanza attendibili per valutare la situazione in quanto, nonostante non siano responsabili del traffico e siano coinvolti emotivamente nel fatto, relativamente al soggetto in esame il loro grado di attendibilità é più che sufficiente, poiché valutare se c’é o non c’é una coda non richiede grandi livelli di attendibilità.

Al contrario, se l’informazione da verificare é un crimine di guerra avvenuto in zone remote e con pochi testimoni, il grado di attendibilità richiesto sarà altissimo.

In casi in cui mille di persone diversissime e non toccate direttamente dal soggetto in esame, tra cui anche alcuni specialisti sul soggetto in esame, diffondessero diverse informazioni coerenti relative ad una determinata notizia, il fatto che tutte queste fonti siano legate da una comune appartenenza culturale-politico-religiosa non neutrale nei confronti del soggetto in esame, minerebbe alla base l’attendibilità di tutti i mille

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2+2=5 (La muraglia cinese che divide la Louisiana dall’Arizona)

di: Ca Gi
2 Febbraio 2015 ore 21:01

2+2=5

Due più due fa cinque. Bisogna accettarlo: E’COSI’ PERCHE’ LO DICONO TUTTI.

Non importa essersi informati, aver seguito centinaia di lezioni, imparato a memoria le tabelline, ottenuto una laurea in matematica: se ti trovi di fronte due o più persone che sostengono che 2+2=5 tu, che sostieni faccia 4, sei un povero sfigato bastiancontrario in minoranza che “non capisce”.

O peggio: se anziché limitarti a sostenere che “due più due fa quattro e non cinque” hai l’ardire di indicare prove materiali a tuo favore (schemi delle tabelline, testi di matematica ecc), con ogni probabilità verrai tacciato d’esser [ noioso / pesante / arrogante / antipatico / stressante / fondamentalista / troppo rigido ].

ATTENZIONE: qui non si parla di divergenze d’opinioni ma di pura e semplice negazione di fatti.

OPINIONI VS. DESCRIZIONI DELLA REALTA’

Se Gianni sostiene che “il Gran Canyon é più bello della muraglia cinese” e Pinotto che “la muraglia cinese é più bella del Gran Canyon” si tratta di una divergenza d’opinioni, ossia considerazioni personali non misurabili e prive di valore oggettivo.

Se Gianni invece sostenesse che “la muraglia cinese divide la Louisiana dall’Arizona” non ci troveremmo più di fronte ad un’opinione personale ma ad una descrizione della realtà che pertanto può esser misurata in gradi di veridicità a seconda della sua maggior o minor capacità di rappresentare coerentemente la realtà conosciuta.

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A GIANNI NON INTERESSA LA REALTA’

Se Gianni sostenesse che “la muraglia cinese divide la Louisiana dall’Arizona“, per dimostrare che la muraglia cinese sta in Cina potresti mostrare fotografie, guide di viaggio, atlanti, documentari, testimonianze di amici cinesi, libri di storia. Ma tutto ciò potrebbe essere inutile.

Non per colpa dei tuoi atlanti o delle tue fotografie. Non per colpa del tuo amico cinese o delle tue guide di viaggio. Ma per colpa di Gianni stesso. Si perché fondamentalmente A GIANNI NON INTERESSA LA REALTA’. Non cerca riscontri oggettivi alle proprie credenze. Non mette in discussione le proprie convinzioni.

STOCKHOLM SYNDROME

Gianni é talmente abituato a stare nella sua prigione di convinzioni (anche se non é detto ci si trovi poi così comodo) che  la difenderà a spada tratta, percependo come un attacco qualunque cosa potesse anche solo potenzialmente intaccarla. Perché Gianni ha paura ad uscire da quella prigione che conosce benissimo ed in cui sa come muoversi. Ecco che quindi Gianni bollerà tutte le prove in grado di distruggere la sua convinzioni  come “roba noiosa da leggere, poco interessante, di parte e magari anche falsa”.

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Brooks, dopo aver passato l’intera vita in carcere, alla notizia della sua scarcerazione tenta di uccidere un altro detenuto per prolungare la sua stessa prigionia (Le ali della libertà)

UN CRIMINE

Se la stupidità é una condizione sfortunata e pericolosa e l’ignoranza é una condizione risolvibile, la negazione della conoscenza é certamente un crimine.

Negando di affrontare l’evidenza, quindi, Gianni commette un crimine di cui é il solo responsabile.

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COLPA DI GIANNI E DI CHI LO NUTRE

Pur non discolpando Gianni é comunque innegabile che la sua negazione della realtà derivi ANCHE all’humus culturale in cui é immerso. Perché vi sono anche molti altri “Gianni” a cui fa comodo che Gianni stesso resti com’é e fanno di tutto per alimentarlo e stimolarlo con cibi adatti a mantenerlo così.

Come un alcolizzato che fin da giovane é stato spinto a preferire i liquori in base al maggior tasso alcolico e non in base ad un gusto addestrato da corsi da sommelier, a Gianni é sempre e solo stato insegnato a descrivere/descriversi grossolanamente la realtà; più con la pancia che attraverso analisi logica e riscontri oggettivi.

A ciò hanno contribuito l’ambiente in cui é cresciuto, la famiglia in cui ha vissuto, gli amici che si é scelto, gli insegnanti che più l’hanno coinvolto, le cose che ha letto e sentito.

Se Gianni non ha una propensione personale a documentarsi e l’ambiente in cui é cresciuto lo ha abituato a leggere poco e/o a leggere male sarà sicuramente molto più a suo agio nella fruizione di testi che rispondono con semplicità alla sua pancia. Si troverà più a suo agio coi brevi servizi di Striscia la Notizia e con gli schiamazzi populisti che con la lettura di OpenData come dati Istat ed Eurostat o con testi troppo articolati e complessi.

Se poi Gianni si trova in un ambiente particolarmente avverso ai valori di precisione, merito, ricerca, dialogo ed analisi come l’Italia attuale (NB: non che all’estero sia tutto meglio, ma qui gli italici modelli di riferimento stan facendo danni a livelli diversissimi e in tutti i campi) una certa colpa va addossata pure all’humus di cultura popolare italiana.

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HUMUS CULTURAL-POPOLARE ITALIANO

Nell’Italia che legge poco e principalmente i libri acquistabili al supermercato, con almeno un terzo della popolazione dichiarata analfabeta funzionale, in cui l’istruzione scolastica fornisce una preparazione scarsa (rapporto OCSE 2014), con una copertura internet arretrata e conseguente alto analfabetismo digitale, in cui la gente legge più riviste settimanali che quotidiani, e s’informa principalmente attraverso Tv e Social Network, appare chiaro quante difficoltà può trovare il nostro Gianni.

Viste le premesse non stupisce il fatto che il dialogo nazionale vada avanti a colpi di emergenze emotive. Con la spinta degli introiti da grandi numeri e la scusante esteriore della simpatia si é lasciato sempre più spazio ad un tipo di comunicazione eccessiva, semplicistica ed inaccurata.

PROPAGANDA AUTORIGENERANTE

Ogni giorno escono a ritmi frenetici migliaia di articoli, post, commenti, tweet e servizi formanti un flusso mastodontico che investe la persona, la quale ormai si percepisce sempre meno figura che deve cercare le informazioni utili, e più utente raggiunto dalle notizie.

La mole di notizie che investono la persona la obbligano ad impiegare il suo tempo in un’operazione di rapidissima e frenetica scrematura quantitativa dei dati. Per ogni articolo letto per intero sono stati scartati decine e decine di titoli e foto che tuttavia, passando davanti agli occhi della persona vengono letti ed assorbiti.

A causa del gran numero e la rapidità con cui questi brandelli d’informazione passano sotto gli occhi di tutti, DI FATTO l’immaginario popolare viene plasmato più facilmente da immagini come questa che da argomenti che illustrano la realtà scientifica dei fatti (ossia che i migranti che giungono in Italia sono più sani degli italiani stessi):

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(bufala priva di fondamento)


Allarmi di questo tipo vengono lanciati continuamente sui social network per esser visualizzati, rigirati, riportati, riscritti, copiati, rilanciati e, qualora ottenessero un certo successo, fatti proprio da blogger, giornalisti e politici che, per ottenere visibilità/visualizzazioni/consenso rilanceranno con maggior forza.

Il nostro Gianni, dopo aver esser stato raggiunto qualche decina o centinaia di volte da notizie simili avrà sicuramente assorbito il meme “gli immigrati portano l’ebola” e non andrà ad informarsi oltre: se ha già pregiudizi verso gli immigrati avrà già fatto sua quest’idea. Poco importa che sia tutta una balla e la realtà sia esattamente l’opposto (ossia che gli immigrati, più che portare malattie si ammalano quando arrivano in Italia).

Oltre alle bufale vere e proprie circolano allo stesso modo mezze verità, letture parziali dei fatti, esagerazioni gargantuesche ed ipersemplificazioni in un deleterio mix in cui un servizio al telegiornale può parlare di uno scambio di tweet tra un politico ed una soubrette a proposito di un’allarme-bufala lanciato da un blog che ha citato una frase falsa attribuita alla moglie del direttore del telegiornale, scatenando schiere di tifosi da smartphone che si lanciano in battaglie a suon di tweet, post e like a favore o contro la notizia. L’informazione diventa intrattenimento-spettacolo e le diverse opinioni vengono irregimentate in tifo da stadio. La natura stessa dei social network tende a premiare proprio quest’ultimo aspetto, livellando i dialoghi al minimo comun denominatore (tu tiri pietra – io lancio sasso) rendendolo DI FATTO il modo moderno di “dialogare”.

TUTTO QUESTO SENZA MAI VERIFICARE LA VERIDICITÀ’ DELLE AFFERMAZIONI LETTE E SOSTENUTE

La mancata distinzione tra informazione ed intrattenimento crea di fatto una forma di propaganda autorigenerante in cui sono le stesse persone suggestionate ad alimentare unilateralmente ciò che li ha suggestionati riproponendolo e rinnovandolo, distruggendo la distinzione fatta ad inizio di questo articolo, tra opinione e descrizione della realtà.

Ecco come negli ultimi anni il chiacchiericcio del momento é stato preso in ostaggio dai diversi Frame (sempre nuovi perché lo storytelling deve sempre essere fresco e affascinante):

“pericolo lavavetri”, “imprenditori suicidi”, “boom stupri”, “mandiamo a casa la casta”, “Berlusconi innocente”, “Toghe rosse”, “scandalo auto blu”, “Corona incarcerato per una foto”, “i clandestini ci stanno invadendo”, “questo governo non é stato votato”, “ridateci i nostri marò”, “L’Europa ci comanda” oltre a decine e decine di “rivelazioni” mai fatte, “ricerche” irreperibili. Il tutto utilizzando perlopiù un linguaggio urlato a volte cartoonesco,  ma sempre attento più alla forma accattivante che all’attendibilità del contenuto.

Il risultato é l’aver impantanato ogni dialogo nazionale in uno sciocco chiacchiericcio monopolizzato da meme che sostituiscono la realtà dei fatti e che all’orecchio di chi si é preso la briga di documentarsi suonano assurde come  “La muraglia cinese divide la Louisiana dall’Arizona” o “due più due fa cinque”. Ma guai a negarle! Se ci provassi verresti subito tacciato di essere via via noioso / poco interessante / di parte / arrogante / radical chic / il solito sessantottino / uno dei centri sociali / fascista / anarchico / marziano.

Non c’é che adattarsi. Prendere una pastiglia omeopatica, farsi fare un massaggio shiatsu, chattare su Facebook a proposito di quel post letto di sfuggita e mi ha indignato tanto per poi andare in centro (stando ovviamente lontano tutti i negri per non prender malattie) a comprare quel nuovo prodotto “bio” che tutti dicono faccia benissimo. Ma prima dovrò prelevare dei contanti alla mia banca che sarà certo in mano a degli ebrei.

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QUESTO governo non é stato votato dalla #ggente

di: Ca Gi
2 Febbraio 2015 ore 02:32

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Se tre quarti dei media italiani ripetessero continuamente per mesi che “gli avvocati sono la causa dei mali dell’Italia” possiamo star certi che quest’idea s’intrufolerebbe trasversalmente nei pensieri e nei discorsi fatti tra il più micragnoso bar di provincia e le aule del Parlamento.

Alcuni esempi sono i vari “Invasione di clandestini”, “pericolo lavavetri”, “scandalo auto blu”, “attenzione alla propaganda gay”, “italiani brava gente”, “i terroristi tra noi”, “ridateci i nostri Marò”: basta che il concetto venga ripetuto di continuo, sia semplice e faccia appiglio su sentire comune e mancata conoscenza dell’argomento perché faccia breccia.

Ripetizione continua? Ipersemplificazione? Base pregiudiziale? Stimolo dell’indignazione? Piglio emotivo? Assenza di riferimenti verificati? Ma, oh, guarda, non é mica niente di nuovo: é la nostra solita, vecchia, cara amica PROPAGANDA!

Veniamo a noi: metti insieme un Paese in cui dilaga l’analfabetismo costituzionale, delle rumorosissime opposizioni non nuove all’ indignazione facile fornite di un parco mediatico gigantesco (Forza Italia, Movimento Cinque Stelle, Lega Nord) ed ecco così che anche una bestialità come “Questo governo non é stato votato dal popolo” prende piede nei discorsi della #ggente.

Ecco, questo é il mantra [meme/frame] che i partiti d’opposizione di destra ripetono continuamente a partire dalle dimissioni di Berlusconi e conseguente nomina del governo Monti nel Dicembre 2011.

Ma la nomina del governo italiano é regolata dalla costituzione e dalla legge elettorale:

COSTITUZIONE
La Nomina del Presidente del Consiglio dei Ministri é regolata dagli articoli della Costituzione 92, 93, 95, 96.  In particolare il 92 dice: 
Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.
Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.
 
La nomina é preceduta dalla prassi di consultazioni con i diversi partiti e che é ben spiegata qui

(PS: potete scaricare la Costituzione gratis da qui, sono una quarantina di paginette scritte in italiano semplice-semplice e leggerla non provoca nessun effetto collaterale nocivo)

LE LEGGI ELETTORALI DAL 1946 AD OGGI
Le leggi elettorali, che come tutte le leggi devono attenersi alle linee della Costituzione, definiscono i meccanismi elettivi: la suddivisione del territorio in seggi, le soglie di sbarramento, la possibilità o meno di indicare preferenze ecc.
Dal 1946 al 1993 si é votato con metodo proporzionale
Dal 1993 al 2005 si é votato secondo la Legge Mattarella (soprannominato “Mattarellum” sia come storpiatura del nome dell’autore che come riferimento al fatto che la legge tentasse d’ avvicinarsi agli effetti di un sistema maggioritario pur restando un sistema proporzionale)
Dal 2005 ad OGGI abbiamo votato con la legge Calderoli (il cosiddetto “Porcellum”, così nominato in quanto durante un’intervista lo stesso Calderoli la definì “una porcata”dichiarata incostituzionale nel 2013 e  che, come la precedente NON prevede l’indicazione di preferenze.

– Attualmente si é al lavoro sul nuovo sistema soprannominato “Italicum” il cui funzionamento é spiegato qui

QUINDI, IN SOLDONI
1) Il popolo vota dei partiti in base alla legge elettorale vigente
2) I partiti eleggono il Presidente della Repubblica 
3) il Presidente della Repubblica nomina un Presidente del Consiglio, il quale propone i suoi Ministri 
4) il Presidente della Repubblica incarica il nuovo Governo

5) Se in un qualche momento, il Parlamento nega la propria fiducia al Governo in carica, il Presidente della Repubblica dovrà nominare un nuovo Presidente del Consiglio e dovrà ripetere i punti 3 e 4. Idem se il governo cade anzitempo (Si, esiste anche la possibilità di indire elezioni anticipate, ma per fortuna vi é un margine di discrezionalità: far seguire ad un’elezione che ha portato a governi instabili un’elezione anticipata che porterà a governi altrettanto instabili non gioverebbe alla popolazione).

ERGO
Dire che “il governo ci é stato imposto” significa [ignorare/negare/fingere di non conoscere] sia l’esistenza della Costituzione che della legge elettorale. 
Si possono ridiscutere e riscrivere entrambe, ma non far caciara come se non esistessero.
 
OH, THE IRONY (MEMORIA CORTA=PROPAGANDA LUNGA)
Non si può non notare con ironia che chi più di tutti si é fatto promotore dal 2011 del meme/frame “il governo ci é stato imposto” son proprio quelle stesse forze politiche (Forza Italia e Lega Nord) che nel 2005 erano a capo del governo (Governo Berlusconi III) ed hanno scritto, approvato e votato la Legge Calderoli, indicata come una delle principali cause della formazione di governi instabili e che non si é mai mossa (come invece propugnava) nel tentativo di trasformare l’Italia in una Repubblica presidenziale (al limite ha agitato la proposta su quotidiani e talk-show). Chi é causa del suo mal…
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Greta, Vanessa, Daniele e le Brioches di Maria Antonietta

di: Ca Gi
20 Gennaio 2015 ore 21:36

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2014-07-31. Siria – Aleppo –

C’é una casa ad Abzimu, una piccola località ad ovest di Aleppo verso Idlib. E’ la casa del capo del consiglio rivoluzionario locale. Questa casa é il luogo di riferimento di tre italiani giunti ad Aleppo da poche ore: Daniele Raineri, un giornalista de Il Foglio, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, due cooperanti volontarie fondatrici del progetto Horryaty.

-il post é stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale-

DANIELE RAINERI

Daniele é un reporter spesso presente in zone a rischio . Non é la prima volta che entra in Siria da quando sono iniziati i conflitti ed é stato proprio lui a portare le ragazze alla casa del capo del consiglio rivoluzionario.
Daniele parla l’arabo ed é in contatto col Free Syrian Army, la principale forza della coalizione anti-Assad che nei suoi articoli appoggia apertamente (tanto che in alcune occasioni ha pubblicato notizie anti-Assad poi rivelatesi infondate).

GRETA RAMELLI E VANESSA MARZULLO

Greta e Vanessa sono due attiviste del volontariato internazionale con qualche esperienza sul campo: Greta studia scienze infermieristiche; é  volontaria presso l’”Organizzazione Internazionale di soccorso (Croce Rossa o Mezzaluna Rossa che dir si voglia); nel 2011 ha passato quattro mesi in Zambia come volontaria tra i malati di AIDS e nel 2012 ha assistito per tre settimane la popolazione degli slum di Calcutta. Vanessa studia mediazione linguistica e culturale, mastica un po l’arabo ed é pure lei volontaria presso l’Organizzazione Internazionale di soccorso.

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(L’ASSISTENZA UMANITARIA IN SIRIA)

Prima che scoppiassero i conflitti era presente sul territorio una piccola ma valida rete caritatevole ed alcune organizzazioni dedite allo sviluppo sostenibile che dall’inizio della guerra fatica non poco a restare in piedi. Attualmente sono diverse le organizzazioni umanitarie presenti nelle aree di conflitto e nei Paesi adiacenti (Qui un elenco delle associazioni partner UNHCR presenti) con volontari di diverse nazionalità non di rado under 25 che danno un aiuto fondamentale nel mantenere salda la comunità siriana. Molte delle ONG italiane presenti aderiscono alla Piattaforma delle Ong Italiane in Medio Oriente e Mediterraneo, il cui proposito é aiutare e migliorare il coordinamento tra diverse associazioni. La Croce Rossa Italiana, in missione dal 2012, ad aprile 2013 aveva ancora chiesto “[…] alla Comunità Internazionale di accendere i riflettori sul mancato rispetto del ruolo dei soccorritori. Dall’inizio del conflitto sono 17 i volontari della Mezzaluna Rossa Siriana uccisi mentre prestavano opera di soccorso. Una violazione inammissibile”.”

Ci si scontra pure con la burocrazia: le organizzazioni umanitarie hanno il permesso teorico del governo siriano di muoversi liberamente, ma per ogni singolo spostamento bisogna richiedere e riuscire ad ottenere permessi (vedi PDF). Permessi che vanno richiesti con giorni d’anticipo fornendo i dati dei viaggiatori, dei mezzi che utilizzeranno. La richiesta viene fatta passare prima dal SARC , poi dal ministero degli affari esteri, poi ritorna al SARC che preparerà i lasciapassare per i checkpoint (vedi PDF). Questo se tutto fila liscio: le richieste burocratiche a volte diventano particolarmente fantasiose. Le difficoltà implicite nel conflitto e gli inghippi burocratici fanno si che nonostante l’impegno di molti siano numerose le aree che non vengono raggiunte dall’assistenza.

IL PRIMO VIAGGIO IN SIRIA, I CONTATTI ED HORRYATY

Per Greta e Vanessa quello del 2014 in cui sono state rapite non é il primo viaggio in Siria. Nel 2012 il loro interesse ed impegno s’era concentrato sul dramma della guerra civile siriana ed avevano maturato l’intenzione di partecipare attivamente agli aiuti sul campo. Si eran messe in contatto con la comunità dei siriani residenti in Italia (link 1 link 2 link 3) e con l’IPSIA, l’ ONG delle ACLI che si occupa di cooperazione e volontariato all’estero. Prestano aiuto volontario quasi ogni giorno in uno dei primi centri di accoglienza per profughi siriani in Via Novara a Milano, che raggiungono ogni giorno dai loro paesi in provincia di Bergamo ed é probabile che sia stato proprio qui, ascoltando le testimonianze dei profughi che assistono, che hanno maturato la convinzione di schierarsi contro Assad.

Proprio assieme ad un membro dell’IPSIA, Roberto Andervill, nel marzo 2014 avevano raggiunto per la prima volta la Siria in una Missione di sopralluogo passando attraverso il confine turco (822km di pianura, ma la maggior parte dei volontari,giornalisti e combattenti passa attraverso una fascia ben delimitata lunga poche decine di km).

Non ci vuole molto: aereo per Istanbul, si raggiunge il confine siriano con una macchina a noleggio, in treno o con un secondo volo (da Istanbul a Gaziantep c’é quasi un volo ogni ora, per dire). Arrivati sul posto ci si fa aiutare da qualche contatto conosciuto in precedenza che ti aiuta a passare illegalmente il confine con la Siria (o si trova qualcuno disponibile sul posto che lo fa per poche lire).

Roberto svolge missioni all’estero fin dal 1998 (Gaza, Kosovo) e da qualche tempo anche lui era interessato alla Siria. Accompagnati da guardie siriane avevano raggiunto le zone rurali di Idlib dove, “sempre accompagnati e scortati da personale locale, con un alto grado di sicurezza” hanno avuto modo di valutare direttamente la situazione instaurando un primo rapporto con la popolazione locale, stringendo contatti sul posto e rilevando le problematiche presenti in due centri di primo soccorso (personale inadatto e materiali carenti).

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Al rientro in Italia Greta, Vanessa e Roberto avevano creato il progetto di assistenza sanitaria Horryaty il cui scopo era portare primo soccorso al Free Syrian Army distribuendo kit di salvataggio destinati ai combattenti anti-Assad e farmaci ai pazienti affetti da malattie croniche. Horriaty non é una ONG o una Onlus ma una semplice associazione di fatto tra tre persone che organizzavano manifestazioni e raccolte fondi.

IL SECONDO VIAGGIO

Già al rientro in aprile avevano pianificato di ritornare subito in Siria. Questa volta però Roberto non sarebbe potuto venire perché non poteva assentarsi nuovamente dal suo lavoro di fabbro. Contattano Rosamaria Vitale, medico chirurgo conosciuta al centro di accoglienza di Via Novara, presentandole il progetto e chiedendole di venire anche lei in Siria. Rosamaria trova le ragazze preparate e molto interessante il progetto: “Gli obiettivi erano stati messi a punto dopo aver effettuato un’analisi attenta dei bisogni del territorio in cui il progetto si sarebbe attuato, nelle zone rurali di Idleb. Si diceva che il 50% dei medici era fuggito all’estero, molti altri erano stati uccisi ed imprigionati, strutture mediche ed ospedali erano stati distrutti dai bombardamenti. Tutto estremamente realistico. Nella missione che avevano effettuato precedentemente erano state evidenziate le cure più urgenti e le carenze mediche alle quali si sarebbe potuto sopperire. Gli obbiettivi erano due. Primo: attivare un corso di primo soccorso fornendo il materiale necessario. Secondo: garantire ai malati di patologie croniche l’accesso alle giuste terapie” Per vari motivi però Rosaria deve rinunciare a collaborare al progetto. Le avrebbe invece affiancate Daniele , giornalista de Il Foglio che condivideva le loro posizioni a favore del Free Syrian Army.

Scopo del secondo viaggio era organizzare e spedire dalla Turchia alla Siria un container con quei beni di prima necessità e medicinali difficilmente reperibili cui durante il primo viaggio avevano osservato la mancanza nei centri di primo soccorso. Prendono tutti i contatti necessari, scoprono dove e come procurarsi il materiale necessario. Trattano sui prezzi. Chiedono alle aziende di donare qualcosa. Alla fine riescono a riempire e far arrivare in Siria un container con beni di prima necessità come cibo, medicinali comuni, quasi una tonnellata di latte in polvere e i sudati medicinali rari.

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(LE COALIZIONI IN LOTTA)

Nel caos siriano é possibile vedere almeno quattro coalizione opposte tra loro ognuna delle quali lotta contro le altre ed é formata da diverse forze e formazioni armate:

REPUBBLICA ARABA DI SIRIA (GOVERNO ASSAD / ALAWITI / SCIITI / NAZIONALISTI / SOCIALISMO ARABO) Composta da: Esercito siriano (laico), Shabiha (volontari alawiti), Forza Nazionale di difesa (laico, multireligioso), Brigate Ba’ath (paramilitari alawiti e sciiti), Jaysh al-Sha’bi (paramilitari alawiti e sciiti), Brigata al’Abbas (paramilitari sciiti), Pasdaran iraniani (sciiti), Khazali (paramilitari sciiti), Hezbollah (nazionalisti sciiti), Resistenza Siriana (marxisti nazionalisti), Jaysh al-Muwahhideen (drusi), FPLP (nazionalisti marxisti palestinesi), Guardia Nazionalista Araba (milizia volontaria nazionalista pan-arabista), altri gruppi filogovernativi. Le forze governative sono supportate da Russia, Iran, Corea del Nord, Iraq. Indirettamente anche da Cina, Venezuela, Bielorussia, Algeria.

COALIZIONE NAZIONALE SIRIANA (RIBELLI / SUNNITI / JIHADISTI) Composta da: Free Syrian Army (laici), fronte al-Nusra (jihadisti sunniti affiliati ad al-Quaeda), Fronte Islamico (jihadisti sunniti finanziati dall’Arabia Saudita), Esercito dei Mujaheddeen (coalizione di diversi gruppi ribelli sunniti, jihadisti e no). La coalizione é supportata da USA, Turchia, Arabia Saudita e Quatar. Indirettamente anche da Regno Unito e Francia.

L’ISIS Lo Stato Islamico (jihadisti sunniti) ha fatto parte della Coalizione Nazionale Siriana fino al 3 gennaio 2014, dopodiché ne é uscito per proseguire un piano di conquista tutto suo.

IL COMITATO SUPREMO CURDO Formato da YPG (esercito curdo di tendenza socialista), Pashmerga (volontari curdi iracheni), PKK (rivoluzionari socialisti / irredentisti curdi), altre formazioni.

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(GLI OBIETTIVI DELLE COALIZIONI)

Senza addentrarci troppo nei perché e nei percome di questo conflitto si può solo riassumere in maniera un po sbrigativa che:

  • I ribelli vogliono abbattere il governo Assad ma non si sa bene con cosa lo sostituirebbero (si teme purtroppo una sorta di ’79 iraniano di stampo sunnita e jihadista)
  • Le forze governative vogliono riappropriarsi del territorio e mantenere al potere la minoranza allawita-sciita.
  • I curdi difendono i loro territori storici (pur mirando sempre ad uno stato curdo che unisca il proprio popolo diviso tra Turchia, Siria ed Iraq) .
  • L’ISIS mira alla formazione di un nuovo califfato indipendente ed autosufficiente che comprende (per il momento) ampie aree di Siria ed Iraq.

(IL FREE SYRIAN ARMY)

Il Free Syrian Army, la forza armata che Greta, Daniele e Vanessa sostengono, é formata dai disertori dell’esercito governativo. Dispone di circa 100.000 uomini ed é il principale membro della Coalizione nazionale siriana (anti-Assad). Appoggia il Consiglio nazionale siriano in esilio. Viene supportata da USA, Francia, Turchia, Regno Unito, Qatar ed Arabia Saudita. La Lega Araba, così come l’Italia riconosce il Consiglio Nazionale Siriano in esilio anziché Assad e quindi si può quasi dire che di conseguenza si riconosce nelle posizioni del F.S.A.  Anche se il Free Syrian Army é una formazione laica, si trova in coalizione con formazioni jihadiste e sono già stati osservati all’interno del Free Syrian Army personalità filo-jihadiste (qualcuno parla di “infiltrati”). I rapporti tra i diversi membri della coalizione sono a dir poco tesi, nonostante facciano fronte comune.

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(VOLONTARIATO NON NEUTRALE)

Daniele, Greta e Vanessa, quindi, non sono andati in Siria a portare semplice aiuto umanitario a tutti ma si sono schierati con i ribelli, contro Assad e contro l’ISIS. Il fatto di non essere neutrali né imparziali é una chiara scelta politica cui é possibile muovere diverse critiche ma per fare un esempio opposto Emergency porta le sue cure sia agli aggrediti che agli aggressori ed é a sua volta criticato per il fatto di “aiutare il nemico. Che si sia schierati o si sia neutrali, insomma, piovono comunque addosso critiche.

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IL TERZO VIAGGIO E IL RAPIMENTO

Partite a fine luglio, anche stavolta accompagnate da Daniele. Impiegano i primi giorni a passare il confine turco e raggiungere Aleppo. Prima ancora di mettersi in viaggio, attraverso i loro contatti siriani residenti in Italia ed ai contatti sul territorio conosciuti nel primo viaggio, avevano già programmato di partecipare ad un corso per civili e militari sui componenti del kit di primo soccorso e il loro utilizzo.

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31 Luglio. E’la quarta notte dall’arrivo in Siria. Greta e Vanessa sono arrivate oggi ad Aleppo  e sono ospitate nella casa del capo del consiglio rivoluzionario locale. Daniele no: passerà la notte in un’altra casa distante 25 chilometri a sud, appartenente ad un ex soldato delle forze speciali di Assad.

Le ragazze sono in casa da poche ore, quando arrivano due macchine con alcuni uomini a volto coperto che le prelevano, le bendano e le portano via. Gli uomini parlano poco. In inglese.

Alle cinque del mattino, nella casa in cui sta Daniele, qualcuno batte dei colpi alla porta. Sono due siriani: “Hanno sequestrato le due italiane. Stanno cercando anche te”. Chi ha rapito Greta e Vanessa ha chiesto informazioni su Daniele. I ribelli organizzano una macchina ed una scorta per Daniele e lo portano di corsa verso il confine turco. Un’ora dopo aver passato il confine chiama la Farnesina per informare dell’accaduto, che gli impone riserbo totale.

LA NOTIZIA

La notizia del rapimento giunge in Italia, ma il silenzio imposto dalla Farnesina ed il mancato legame delle due ragazze alle principali ONG ed Onlus riduce le uniche informazioni immediatamente disponibili alla sola pagina Facebook del progetto Horriaty.

Diverse testate riportano la notizia nei seguenti termini:
1) TAG: #ragazzine #rapite #Siria #volontarie #impreparate
2) FOTO: alcune foto pubblicate sulla pagina Facebook di Horryaty in cui le due ragazze si abbracciano allegramente o sorridono con la bandiera siriana in mano
E’ su questa notizia che si raccoglie l’ *indignazione di tre giorni* del momento, e su cui confluisce il solito circo di voci grosse e indignate

LA PRIGIONIA

Nel frattempo Greta e Vanessa restano in mano dei loro rapitori. Cambiano cinque o sei volte il luogo di prigionia, pur restando sempre nel nord della Siria. Gli spostamenti avvengono in macchina con le ragazze incappucciate. I carcerieri non sono mai gli stessi. Sono sia uomini che donne. Si presentano a volto coperto non rivelando né la propria identità né la fazione d’appartenenza. Greta e Vanessa non subiscono alcuna violenza fisica; quasi non vengono toccate (“solo una volta ci hanno afferrato per un braccio… Dovevamo stare in silenzio…”) Non vengono mai minacciate di morte. Non sentono notizie su altri sequestrati. Ricevono poco cibo e soffrono la fame. Pur non sapendo chi siano i rapitori capiscono che non si tratta dell’ISIS ma non escludono si tratti di al-Quaeda. Uno dei carcerieri farfugliava qualcosa in inglese. Nell’ultimo periodo di prigionia hanno avuto l’impressione che i carcerieri avessero qualche simpatia o vicinanza con al-Nusra

Durante i cinque mesi di prigionia intanto sono uscite diverse voci contraddittorie su chi le avesse rapite. Si é parlato di una vendita delle ragazze da un gruppo ad un’altro.

IL VIDEO

Il 31 dicembre 2014 compare su Youtube un video in cui si vedono Greta e Vanessa abbigliate con chador dinnanzi a un muro bianco. Vanessa regge un foglio con la data “17/12/14 Wednesday” mentre Greta legge un breve messaggio in inglese in cui fa appello allo Stato italiano.

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LA LIBERAZIONE

Il 16 gennaio 2015 viene diffusa la notizia della liberazione di Greta e Vanessa. Da un account Twitter ritenuto vicino ai ribelli siriani giunge la notizia che sarebbe stato pagato un riscatto di 12 milioni di dollari.

LE REAZIONI DELL’OPINIONE PUBBLICA

La notizia del pagamento del riscatto rimbalza sui social network e riaccende l’ *indignazione di tre giorni* del momento. La chiacchera sul riscatto é ancor più accesa di quella avvenuta al momento del rapimento ed ha polarizzato le solite posizioni:

a destra vigono la massima disinformazione ed i peggiori rigurgiti di infamie ed offese impronunciabile verso le due ragazze. L’episodio viene amplificato e sfruttato politicamente come mezzo per attaccare il governo in carica alimentando l’indignazione della SMIF (vedi sotto)

a sinistra é in atto una difesa a spada tratta delle due ragazze, dipinte come eroiche eroine che si lanciano sprezzantemente in gesti nobiltà (minimizzando sullo scarso supporto organizzativo delle due)

La parte più impressionante del flame generato dalla notizia della liberazione dietro riscatto é al solito la valanga di insulti, bufale, insinuazioni e dichiarazione inique provenienti non solo dalla Solita Massa di Indivanati Forcaioli (SMIF) , ma pure da noti esponenti politici (ad esempio Salvini e Gasparri) e  giornali  (in particolare Libero, Il Giornale e Il Fatto Quotidiano) che hanno pubblicato testi assolutamente vergognosi lanciandosi in rozze e grottesche insinuazioni sulle due ragazze.

Lecito porsi dubbi sull’intenzionalità dell’affondo quando proviene essenzialmente da chi ha tutto l’interesse nello sfruttare qualunque argomento per colpire il governo in carica (guarda caso in questa descrizione rientrano proprio Salvini, Gasparri, Libero, il Giornale e Il Fatto Quotidiano) ma qui non ho granché voglia di perdere tempo a discutere degli interessi di costoro.

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Faccio solo un breve appunto a titolo d’esempio su questo articolo in cui Maurizio Belpietro, con la scusa di parlare di #GretaeVanessa: 1) Sfotte il ministro degli esteri, 2) Semina dubbi su TUTTE le ONG, 3) Semina insicurezza “deducendo” da un articolo de Il Fatto Quotidiano che se i Carabinieri intercettano dei siriani residenti in Italia ci deve per forza essere una rete di supporto finanziario ai jihadista (che però chiama genericamente “combattenti islamici” dimenticandosi che molti combattenti islamici combattono proprio contro i jihadisti), 4) Dà per appurato che i rapitori fossero di Al-Nusra (“una banda vicina ad Al Qaeda” – forse é anche vero, ma Belpietro non ha elementi per dichiararlo con certezza), 5) Attacca le ragazze perché aiutavano i combattenti (il che é interessante se detto da Belpietro che ha sempre attaccato Emergency per il fatto di non essere schierato e curare chiunque), 6) Sminuisce la rete di contatti di Greta e Vanessa chiamandoli semplicemente “amici” come se parlasse di scolaretti, 7) Parla esplicitamente di tagliagole senza avere elementi per sapere  se i rapitori fossero milizie dell’ISIS o meno, come se desse per scontato il binomio siriano=tagliagole, 8) Semina dubbi sulle capacità dei Carabinieri (senza specificare cosa, secondo lui, avrebbero dovuto fare), 9) Semina insicurezza dando per scontato che siano stati i contatti italiani ad “agevolare” (sic.) il sequestro della “fiorente industria dei rapimenti” (ma senza avere elementi per affermarlo), 10) Semina odio religioso dando per scontato che qualunque miliziano, se mussulmano, é un boia. Per finire attacca nuovamente il governo attraverso la figura del ministro Gentiloni, dipingendo una situazione di insicurezza nazionale “(la gente che aiuta i combattenti l’abbiamo in casa)” ed incapacità economica (i soldi dei contribuenti).

Peccato che l’articolo sia un concentrato di idee pregiudiziali non dimostrate e insinuazioni, il cui unico risultato a lungo termine é diffondere insicurezza e rabbia verso il governo, infischiandosene del fatto che i jihadisti italiani sono pochi, e del fatto che il governo Berlusconi (tanto amato da Belpietro) pagò diversi riscatti durante la guerra in Iraq.

Lungo e penoso elencare tutte le schifezze lette e sentite in questi giorni. Devo però far notare che nel documentarmi per questo post ho faticato non poco nel reperire alcune informazioni dovendo navigare tra decine di articoli e pagine letteralmente sommersi di insulti, infamie, frecciatine e ipotesi non documentate spacciate per fatti conclamati. Sembra di tornare indietro di secoli, quando “giornalai” francesi pubblicavano osceni libercoli che davano sfogo alla rabbia popolare attribuendo alla nobiltà (in particolare modo Maria Antonietta) ogni genere di sconcezza.

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DIETRO LE QUINTE

Ben poco é dato sapere su quel che riguarda i “dietro le quinte” del rapimento. Come sempre in questi casi. Forse sapremo tutto tra qualche anno. Forse non lo sapremo mai. Forse sappiamo già tutto quel che c’é da sapere ma non riusciamo a distinguerlo dai depistaggi (voluti) e dalle minchiate sparate da giornalisti/blogger/commentatori/sedicenti esperti/signori nessuno. Personalmente ritengo plausibile che il governo italiano abbia pagato 12 milioni di dollari di riscatto ma bisogna comunque tener conto del fatto che non c’é alcuna conferma né del pagamento, né della cifra, né della natura dei sequestratori. Giacomo Stucchi, presidente del Copasir afferma semplicemente che la liberazione ha richiesto “una contropartita” senza specificare di che natura. Ci sono conferme e ritrattazioni sull’ importo di 12 milioni che per qualcuno sarebbe esagerato e per altri no. A queste condizioni ogni affermazione é pura speculazione.

ALCUNE CONSIDERAZIONI

Erano troppo giovani?
– La giovane età é un non-argomento: sono maggiorenni e libere di prendere le proprie decisioni.
– Gran parte dei volontari presenti in Syria ha meno di 25 anni, esattamente come i foreign fighters
– Se così fosse, perché nessuno dice alcunché sui volontari di età avanzata?
-Ci sono trenta/quarantenni cui non affiderei alcun compito di responsabilità mentre ci sono sedici-diciassettenni con le gambe in spalla decisamente più affidabili.
– Vogliamo elencare le centinaia di migliaia di diciottenni brufolosi che si arruolano negli eserciti di mezzo mondo, giusto per fare un esempio?
– A vent’anni, se puoi essere abbastanza sveglio per sparare a un nemico puoi esserlo anche per fare l’infermiera.
– Greta e Vanessa erano abbastanza mature? Chi le ha conosciute dice di si mentre chi, come me, non le conosce, non ha elementi per discuterne (no: un pugno di foto tratte da Facebook e illazioni di giornali schierati e di propaganda come Libero, il Giornale e Il Fatto Quotidiano non sono elementi utili).

Erano inadatte?
– Avevano abbastanza esperienza per partecipare ad un’azione umanitaria, ma non sufficiente esperienza di zone di guerra
– Non avevano supporto logistico dall’Italia
– Non disponevano di un’assicurazione
– Non si sa quanto fossero affidabili i loro contatti locali.
– Le “inesperte” Greta e Vanessa si trovavano con l’esperto Daniele però che é scampato al rapimento per puro caso. Se avessero rapito pure lui le ragazze sarebbero state comunque etichettate come “inesperte”?

Se la sono andata a cercare?
– Sapevano a cosa andavano incontro.
– Che abbiano avuto coraggio, imprudenza, impeto giovanile o stupidità é solo un fatto loro.
– Se il meccanismo de “se la sono andata a cercare” fosse valido bisognerebbe accusare di “irresponsabile stupidità” anche i vigili del fuoco volontari che si lanciano tra le fiamme per salvare gente imprigionata, tutti coloro che non abbassano la testa di fronte ai soprusi delle mafie e i giornalisti che indagano su argomenti rischiosi.
– “Se la sono andata a cercare” lo dicono i codardi, quelli che non ci mettono mai la faccia e non sanno comprendere lo spirito di sacrificio e l’impegno per valori più alti e umani.

Ben gli sta / dovevano restare in Italia?
– NO: avevano un progetto per fare del bene e l’hanno portato avanti con le loro forze. Hanno tatto bene a farlo? SI. L’hanno fatto come andava fatto? NO.
– Citando Gianni Rufini, “Non è necessario seguire le regole di chi dell’aiuto umanitario ha fatto un mestiere. Anzi, quando il gioco si fa veramente duro gli umanitari si ritirano mentre gli attivisti restano, magari come scudi umani, a costo della vita. In questo loro coraggio, nella loro grande generosità si deve leggere il valore delle loro azioni”
– Il meccanismo per cui se chi mi circonda sta bene di conseguenza starò bene pure io é banalmente il più conveniente sotto ogni punto di vista.
– Il principio per cui chi si mette in gioco per portare aiuto é meno nobile di chi s’imbarca in un’azione militare non risponde a logica.
– Buffo notare come le persone che più insistono nel colpevolizzarle per il fatto d’esser andate in Siria siano proprio LE STESSE che ripetono “gli extracomunitari non dobbiamo accoglierli in Italia ma aiutarli a casa loro”.
– Buffo notare anche che queste persone siano pure LE STESSE che alzano la voce in difesa “dei due Marò”, indifferentemente dall’assassinio di due pescatori in cui sono coinvolti.

Aiutavano i Jihadisti
– NO: superavano il Free Syrian Army che é laico ma che si trova a dover far fronte comune proprio con i jihadisti. Hanno supportato cioè l’unica forza laica tra quelle che si ribellano ad Assad (con l’eccezione dei curdi che però vivono una situazione a parte)
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RISCATTO SI O NO

Eh! Bel dilemma! Umanamente sono contento che siano salve e non m’importa della cifra. Strategicamente non però non si può negare che il pagamento del riscatto sia un tremendo autogol in quanto servirà a finanziare gruppi armati jihadisti e/o criminali generici.

La stagione dei sequestri in Italia é finita anche grazie al blocco dei beni dei sequestrati (anche se non tutti sono d’accordo a riguardo) impedendo di fatto il pagamento del riscatto. Ma se i grandi sequestri italiani sono avvenuti sempre e solo a causa di gruppi criminali interessati un rapido finanziamento, la situazione mediorientale é più complessa.

Il problema dei sequestri in questi contesti é che, anche se la maggior parte avviene per motivi economici, qui possono avvenire anche per motivi politico/ideologici/propagandistici.
A livello mondiale vi sono due approcci al problema: americani e inglesi sono per la linea dura, mentre tutti gli altri, pur non ammettendolo apertamente, pagano sottobanco.
APPROCCIO “SI PAGA”
Se sei di un Paese che paga per liberare i suoi cittadini é più probabile che tu venga rapito per motivi economici in quanto vieni visto come una sorta di salvadanaio ambulante. Il rapimento in questo caso é semplicemente una questione di finanziamento mascherata da atto politico. Il problema é che ogni pagamento di riscatto trascina con sé polemiche infinite: i servizi segreti pagano con fondi neri o attraverso manovre atte a “nascondere” il trasferimento di denaro. I governi negano il pagamento e tergiversano sull’argomento della trattativa. La piazza brontola perché le proprie tasse “vanno al nemico”. L’opposizione userà la notizia del pagamento per attaccare il governo. Anche quando un sequestro si risolve tragicamente l’opposizione userà ciò per attaccare il governo.
Il governo può trovarsi in ogni momento nella situazione di dover pagare cifre milionarie per un qualunque signor X che voleva documentare la guerra al fronte e si sia ritrovato in soggiorno forzato in qualche scantinato jihadista.
Anche se il tuo governo paga per i riscatti non é che passare mesi in mano di fondamentalisti islamici sia proprio una vacanza e quindi se sei cittadino di un Paese che paga i riscatti e vuoi recarti in aree a rischio ti devi arrangiare a pararti il culo e sperare che ti vada bene: potresti essere decapitato per propaganda o esser rilasciato per denaro.
APPROCCIO “NON SI PAGA”
La storia recente c’insegna che in aree di guerra si rapiscono comunque cittadini inglesi ed americani. Si rapiscono per seminare insicurezza, per propaganda (le decapitazioni), per disperdere le energie che il nemico spenderà nelle ricerche, come arma di ricatto e negoziazione, come merce di scambio e perché spesso alla fine qualcuno che paga c’é sempre (le assicurazioni). Visto che il tuo Paese ha deciso che la strategia vale più della tua esistenza, se sei cittadino di un Paese che non paga i riscatti e vuoi recarti in aree a rischio ti devi arrangiare a pararti il culo e sperare che ti vada bene: potresti esser decapitato per propaganda o usato come merce di scambio.
L’approccio migliore al problema non é tanto discutere in maniera generica o ideologica sul pagare/non pagare perché l’approccio cambia a seconda dei sequestratori e delle loro reali intenzioni. Al momento tutti pagano perché non é umanamente né politicamente accettabile la perdita di una persona in questa maniera. Per quanto duro possa risultare ritengo tuttavia che se applicato in maniera più ampia, l’approccio “non pagare” potrebbe dare alcuni frutti, ma perché ciò avvenga servirebbe (1) una totale coordinazione tra le diverse nazioni (se per ogni Paese che non paga ce ne fosse uno che paga i sequestri non si fermerebbero) e (2) la pubblicazione di quanto osservato dalle forze d’intelligence riguardo la natura dei sequestri già passati ed al successivo utilizzo dei fondi per permettere ad analisti ed opinione pubblica di avere un’idea più chiara di cosa avviene dietro le quinte. Se la prima parte della proposta é difficile (già adesso l’ONU non riconosce il pagamento di riscatti ai terroristi ma aggirare tale regola é facile e nessuno reclama), la seconda é quasi impossibile poiché nessun governo vuole ammettere di aver “calato le braghe”. Non va nemmeno dimenticato che qualunque informazione proveniente dalle intelligence, per sua stessa natura, va analizzata con sospetto. Tuttavia ritengo che solo un approccio più trasparente sulla questione potrebbe permettere un discorso sensato.

Ciò non toglie che i sequestri politici/propagandistici/dimostrativi continuerebbero nonostante tutto.

In questo momento frasi come “il mio Paese non paga” / “il mio Paese paga solo con medicinali e pacchi di cibo” / “il mio Paese ha sborsato millemila miliardi per salvare una persona” hanno il solo valore di chiacchiera che copre il vero lavoro dei servizi.

In sostanza: se si riuscissero a soddisfare i due punti proposti (COOPERAZIONE INTERNAZIONALE e TRASPARENZA), ben venga il “non pagare” anche se ciò non eliminerà tutti i sequestri e le uccisioni. Finché ciò non si realizza la scelta migliore é pagare, pagare e pagare.

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“SE NON HANNO PANE, CHE MANGINO BRIOCHES!”

Il lato più preoccupante della vicenda é la conferma di come la discussione pubblica sia ormai sostituita da banali impulsi d’indignazione che impediscono ogni seria riflessione ed analisi su qualunque argomento (vedi il caso Marò: nonostante l’eccezionale lavoro di documentazione di Marco Miavaldi, la SMIF e la propaganda li hanno trasformati immeritatamente in eroi e addirittura vittime).

Pubblico questo post a pochi giorni dalla liberazione delle due ragazze. Il trend #GretaeVanessa si é affievolito. Tra qualche giorno succederà qualcos’altro e la SMIF metterà in atto una nuova tre giorni d’indignazione dimenticandosi pian piano delle due ragazze rapite.

Quel che so per certo é che in questo marasma la “storia” che rimarrà nella memoria della #ggente non sarà quella ricostruita dai fatti documentati ma la versione gretta fatta di bufale, di insulti e di risentimento verso le due ragazze. La storia che resterà attaccata é quella di “due ragazzine svampite che han voluto giocare le crocerossine e si son fatte abbindolare da jihadisti conosciuti su Facebook e ai cortei con cui poi han pure fatto sesso durante la prigionia mentre s’ingozzavano di cibo“.

Impossibile non notare come questo ritratto sia un perfetto condensato di stereotipi ben radicati ed abusati nato da un primo nucleo (femmine che non fanno cose da femmine, femmine che s’interessano di cose da maschi, femmine che dovrebbero pensare a frivolezze perché a quell’età DEVONO essere frivole, ragazzine che non sanno cosa stanno facendo, ragazzine che non capiscono il mondo) il quale, con la molla dell’ indignazione economica (“ci sono costate 12 milioni”) é stato poi ampliato con la pura denigrazione (sono dalla parte dei jihadisti, trasportavano materiale bellico, facevano sesso con i loro rapitori, sono ingrassate durante la prigionia).

Un perfetto concentrato di stereotipi ha sostituito la realtà

Mi é tornato in mente Nerone, che ancora pochi giorni fa qualcuno mi ha descritto semplicemente come “quello dell’incendio”. [Di tutti gli eventi della sua esistenza, l’unico che viene ricordato dalla #ggente é quello che gli attribuisce la colpa dell’incendio di Roma del 64. Non importa sapere che vi furono diversi incendi sia prima che dopo di lui. Non importa sapere che Nerone partecipò in prima persona ai soccorsi organizzandoli efficacemente. Non importa sapere che la storiografia dell’epoca é stata espressa da molti detrattori di Nerone. Non importa sapere che Nerone sfruttò l’incendio per accusare i cristiani e secoli dopo i cristiani insistettero sulla versione opposta. Non importa sapere che gli storici lo assolvono completamente. L’immagine del tiranno pazzo che da fuoco alla sua stessa città e che suona la lira tra le fiamme é talmente forte da sostituire la realtà.]

Poi mi é tornata in mente nuovamente Maria Antonietta: i suoi detrattori le versarono addosso talmente tanto marciume ingiusto che le é rimasto addosso. Tanto che ancora oggi la #ggente é convinta che pronunciò davvero quella stupida frase. Non importa quanto gli si faccia notare che venne pronunciata ben quattordici anni prima che Maria Antonietta nascesse: Maria Antonietta che suggerisce stizzita alla gente in protesta di ripiegare sulle brioches é un’immagine talmente efficace da sostituire la realtà.

Forse tra qualche tempo bisognerà fare delle scelte prendendo decisioni importanti. Come sempre in questi casi si valuterà attingendo alla propria esperienza e conoscenza del mondo.  Quanto saranno valide le decisioni di chi ha una conoscenza del mondo falsata da racconti che hanno sostituito la realtà?

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Artemis II Crew’s Suits

27 Marzo 2026 ore 16:24
The Orion Crew Survival System suits that Commander Reid Wiseman, Pilot Victor Glover, and Mission Specialist Christina Koch from NASA, and Mission Specialist Jeremy Hansen from the CSA (Canadian Space Agency) will wear on the Artemis II test flight are seen in the suit-up room of the Neil A. Armstrong Operations and Checkout Building, Saturday, Jan. 17, 2026, at NASA’s Kennedy Space Center in Florida.

Per Gualtieri, papà del Superbonus, la prudenza di Meloni sui conti pubblici è una colpa

27 Marzo 2026 ore 14:23

"Si sono sostanzialmente affidati come unico volano di crescita al dividendo della stabilità politica e della prudenza di bilancio senza fare niente di più". Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, cerca di attaccare il governo. Ma finisce per darne valore di merito. In un'intervista a Repubblica, l'ex ministro dell'Economia, dal dibattito della legge elettorale sposta il focus sui conti pubblici. E critica la prudenza dell'esecutivo finendo per dire: "Ha avuto anche risvolti positivi: almeno non hanno compiuto scelte devastanti". Per esempio, citiamo noi, quella di buttare quasi 131 miliardi di euro al vento con il Superbonus, di cui il primo cittadino capitolino, da ministro dell'Economia, è stato co-papà insieme all'allora premier Giuseppe Conte.
 

"Ora però i soldi del Pnnr stanno finendo", continua poi Gualtieri. "Il conto di questo immobilismo lo pagheremo caro". Immobilismo che è derivato dai una margini risicati dei conti pubblici, fortemente assottigliatisi proprio a causa delle scelte dell'allora titolare di Via XX settembre sindaco di Roma. Appunti per le sue prossime dichiarazioni.
 

Maiorino (M5s): "Renzi? Ci va bene in coalizione. Ma stop alle armi a Kyiv"

27 Marzo 2026 ore 12:33

"Matteo Renzi ha un passato di continui defilamenti da accordi presi, per cui è il suo curriculum che parla per lui. Ma io personalmente sono disponibile a rivedere certe posizioni". Alessandra Maiorino, senatrice del M5s, apre timidamente al leader di Italia viva: novità più che sorprendente per un partito che per l'ex premier ha sempre mostrato diffidenza. “Non lo vorrei, non si condivide una linea politica e non ci si può fidare, l’ha dimostrato in mille occasioni”, diceva a gennaio Riccardo Ricciardi, presidente del gruppo del M5s alla Camera. Complice il successo referendario, gli animi si distendono e si cerca di fare fronte comune: "C'è un pericolo che incombe a livello globale – dice oggi Maiorino – cioè questa destra nera, suprematista, ultraconservatrice, che è qualcosa veramente da rispingere con tutte le forze". Renzi compreso.

                               

Per farlo occorre estendere il raggio d'azione al massimo. "Noi vogliamo fare un programma e intercettare anche quell'elettorato che alle politiche non è andato a votare. Così come gli elettori progressisti e i giovani – spiega la senatrice –. Ma certamente qualunque persona di buon senso che possa guardare a noi con interesse, anche di centrodestra, è benvenuta".

Proprio sul programma, però, si prevedono già gli attriti più forti. Specialmente sulla politica estera. Il vicepresidente del M5s Stefano Patuanelli ha dato il là: "Con noi al governo ci fermeremo con gli aiuti militari all'Ucraina". Posizione "in coerenza" con la posizione del partito, secondo il leader Giuseppe Conte, oltre che per Maiorino: "Questo conflitto si trascina ormai da oltre 4 anni. È necessario trovare una soluzione diplomatica, e penso che qualunque persona di buon senso possa convenire sul fatto che adesso bisogna dire basta all'invio di armi", dice la senatrice, fiduciosa anche che nel campo largo ci sia possibilità di creare una linea comune anche su questo. Dal fronte riformista del Pd, la linea è abbastanza chiara: "Con noi gli aiuti ci sono stati, ci sono e ci saranno. Fatevene una ragione", ha scritto su X il dem Filippo Sensi. Maiorino relativizza: "Patuanelli è stato molto netto, ha lanciato una provocazione consapevolmente e gli hanno risposto in maniera altrettanto netta, ma fa parte del gioco delle parti". Mentre la segretaria Elly Schlein si scanza dall'imbarazzo buttando la palla in tribuna: "È difficile essere più divisi di questo governo sulla politica estera che ha tre posizioni distinte. Ho fiducia che anche noi troveremo l'accordo su tutto: non partiamo da zero", ha detto su su La7. 

Oltre alla fiducia c'è il dato secco e freddissimo dei numeri. I sondaggi premiano Conte come il candidato più competitivo in vista delle primarie. "Su tanti argomenti l'ultima parola dovrebbe essere del partito che ha un'attrattività maggiore. Italia viva non è fra questi", spiega dati alla mano Maiorino. L'auspicio, però, è sempre quello di trovare una sintesi tra tutte le varie forze comuni: "Io temo non si possa fare altrimenti – conclude Maiorino  –. Anche con Renzi e nonostante Renzi: ho sempre fiducia che le persone possono cambiare, poi vengo puntualmente delusa, però è una fiducia incrollabile", 

Il (neanche troppo) sottile legame tra la legge elettorale e le primarie del centrosinistra

27 Marzo 2026 ore 11:54

Il destino della leadership di centrosinistra in vista delle elezioni politiche del 2027, in parte, dipende anche da Giorgia Meloni. Uno dei punti più importanti della nuova legge elettorale, lo Stabilicum, prevede per le coalizioni l'indicazione del candidato premier sulla scheda elettorale. Il che, nel caso del centrodestra, pone ben pochi problemi: la leadership della premier Meloni, nonostante lo sconquasso degli ultimi giorni, non è in discussione. 

Più complicata è la situazione del campo largo, dove le primarie di coalizione per scegliere chi andrà a Palazzo Chigi in caso di vittoria alle prossime elezioni politiche sono ancora oggetto di discussioni interne. Poco dopo che il risultato del referendum era ormai consolidato, il leader del M5s Giuseppe Conte si era precipitato in conferenza stampa per festeggiare la vittoria e comunicare la sua disponibilità per le primarie. La risposta della segretaria del Pd Elly Schlein era stata inizialmente positiva, salvo poi fare un piccolo passo indietro: "Le primarie non sono una nostra priorità". Una frenata che nasconde una nuova consapevolezza: ma davvero il centrodestra riuscirà a portare a compimento la nuova legge elettorale?

Se così non fosse le primarie non sarebbero più un obbligo. Lo ricordava oggi in un'intervista a Repubblica il sindaco di Roma Roberto Gualtieri: "Dopo che gli italiani hanno bocciato in modo così netto l'idea che si possano cambiare le regole a colpi di maggioranza sarebbe un atto di protervia insistere su quella proposta (la legge elettorale, ndr), che non interpreta lo spirito del paese. Una strada sbagliata, non ci riusciranno". Un'ipotesi che sembra avere più di qualche argomento a suo favore, considerato l'aria che si respira al momento dentro il governo. Il ragionamento di alcuni esponenti di centrosinistra appare dunque chiaro: senza legge elettorale, non c'è bisogno di fare le primarie. E se non c'è bisogno di fare le primare, tanto vale cominciare a prendere una posizione che non le censura ma di certo non le idolatra. 

 

La segretaria del Pd però puntava sullo strumento primarie per avere la garanzia, attraverso l'acclamazione popolare, di essere la candidata premier del campo largo. Senza che i caminetti tra i maggiorenti dei partiti (compreso il suo) potessero dopo il voto invocare un "federatore" o "un papa straniero". E però ci sono almeno due cose che l'hanno convinta che questa non sia la strada giusta. Da un lato i sondaggi che in un confronto diretto tra lei e Conte danno per favorito il capo del M5s. Dall'altro alcuni dirigenti del partito che stanno sposando la sua linea: senza primarie il candidato premier sarà il leader del partito più votato. E in questo caso è molto difficile pensare che quel partito non sia il Pd. Insomma, Schlein teme manovre di palazzo (tra i due litiganti, lei e Conte, potrebbe saltare un terzo nome), ma in questo momento evitare le primarie sembra comunque per lei uno scenario più sicuro. Per Conte, invece, la strada delle primarie è l'unica che può consentirgli di contendersi con Elly Schlein la leadership. 


Ma tornando alla maggioranza: la discussione sulla legge elettorale in commissione Affari costituzionali alla Camera è stata calendarizzata per il 31 marzo, ma la strada che porta all'approvazione del testo è tutt'altro che spianata. Dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia, per il governo le cose si sono fatte difficili e le acque non si sono ancora calmate dopo le dimissioni degli ultimi giorni. Il primo atto che farà partire l'iter della nuova legge elettorale passa dall'adozione di un testo base proposto dalla maggioranza. Ma già dal primo passo si sono presentati alcuni ostacoli, con vari esponenti di centrodestra che non hanno escluso "una valanga di emendamenti".  A ribollire è in particolar modo la Lega. Massimiliano Fedriga, presidente leghista della regione Friuli-Venezia Giulia, ha già delineato tre elementi che devono necessariamente essere presenti nel testo: "Il diritto della maggioranza di governare, la tutela delle opposizioni e la rappresentanza dei territori. Poi si possono usare strumenti diversi, ma l’equilibrio tra questi fattori è fondamentale. Fare leggi per convenienza politica, invece, porta sempre a risultati negativi”. In generale, (come abbiamo raccontato qui), dal Carroccio arrivano più lamentele che altro. "Ci vorrà un sacco di tempo per presentare i nostri emendamenti", ha detto un esponente della Lega. Mentre un altro ha posto problema differente: "È una riforma che non porta consenso".  Anche da Forza Italia, il clima non favorisce la collaborazione. I forzisti proveranno infatti ad aprire la discussione, ad abbassare il premio di maggioranza e a eliminare il ballottaggio. “Io penso che una nuova legge elettorale sia necessaria però bisogna anche dialogare con le opposizioni”, ha detto invece il viceministro della Giustizia in quota FI Francesco Paolo Sisto. Insomma, le divergenze non mancano. Se a questo si aggiunge il dossier sulla guerra e i rincari energetici che mettono in difficoltà l'esecutivo, la legge elettorale appare come un lido irraggiungibile. Almeno in tempi brevi. Inoltre sullo sfondo c'è la possibilità delle elezioni anticipate, che sbarrerebbero la strada alla legge elettorale e che metterebbe in difficoltà il campo largo

USB Piaggio Pontedera: basta sacrifici sempre e solo per i lavoratori

27 Marzo 2026 ore 14:34

Chi ha sostenuto per anni politiche contro il mondo del lavoro, chi ha smantellato diritti, precarizzato intere generazioni e reso normali gli ammortizzatori sociali al posto di lavoro stabile, oggi non può certo rappresentare una soluzione. Pontedera, città simbolo della produzione industriale, rischia di diventare il simbolo opposto: una fabbrica svuotata, precarizzata, senza prospettiva. Un fantasma di ciò che è stata. E tutto questo avviene nel silenzio complice di chi dovrebbe difendere questo territorio Dopo oltre quattro mesi di contratto di solidarietà, i lavoratori dello stabilimento Piaggio di Pontedera tornano nei reparti con un’unica certezza: aver pagato ancora una volta il prezzo più alto. Per mesi centinaia di lavoratori hanno vissuto con stipendi ridotti al 65%, in una condizione già resa insostenibile da salari fermi da trent’anni e da un’inflazione che continua a erodere il potere d’acquisto. Una vera e propria emergenza sociale scaricata interamente sulle spalle di chi lavora. E cosa trovano al rientro? Dopo pochi giorni entrano in stabilimento circa 270 lavoratori a tempo determinato, assunti per pochi mesi. Un’operazione resa possibile da un accordo di prossimità, firmato ancora una volta da Fim e Uilm, senza reali garanzie né per i lavoratori stabili né per i precari. Un accordo che parla di “prelazione” per circa 60 lavoratori, ma che nei fatti si traduce in appena 13 possibili stabilizzazioni. Una presa in giro. Nel frattempo, dentro lo stabilimento si consumano ingiustizie evidenti: lavoratori con anni di esperienza lasciati fuori, mentre altri nuovi vengono chiamati. Nessuna trasparenza, nessun criterio equo. Solo arbitrarietà. E mentre si alimenta questa guerra tra poveri, si apre anche una procedura di mobilità volontaria per circa 80 lavoratori firmata da Fim Fiom e Uilm. Non solo: è ancora in vigore un contratto di solidarietà per impiegati e indiretti. Siamo di fronte a un modello ormai chiaro: riduzione strutturale dell’occupazione, precarizzazione crescente, uso sistematico degli ammortizzatori sociali per gestire una crisi che la dirigenza continua a non affrontare con un vero piano industriale. Altro che “solidarietà”. Questa è una gestione scientifica del ridimensionamento, costruita pezzo dopo pezzo con la complicità di chi firma tutto senza mai pretendere garanzie reali. La direzione Piaggio continua a parlare di crisi, di mercato, di costi. Ma i bilanci raccontano altro: nessun vero investimento sullo stabilimento di Pontedera, nessuna visione industriale, nessuna prospettiva di rilancio. E intanto si chiede ai lavoratori di stringere la cinghia. Sempre. Si taglia il salario. Si riduce l’orario. Si aumenta la precarietà. Mai un sacrificio da parte di chi dirige. Mai una rinuncia da parte di chi decide. È inaccettabile. Ed è altrettanto inaccettabile il ruolo di quelle organizzazioni sindacali che continuano a firmare accordi peggiorativi, legittimando questo modello e abbandonando i lavoratori senza tutele reali. Accordi che non garantiscono il futuro. Accordi che dividono i lavoratori. Accordi che trasformano diritti in concessioni temporanee. Noi non ci stiamo. Come RSU USB denunciamo con forza questa situazione e diciamo chiaramente che così non si può andare avanti. Dentro lo stabilimento si vive ogni giorno un clima fatto di incertezza e frustrazione: lavoratori che non sanno se e quando lavoreranno, quanto guadagneranno, se avranno un futuro. Questa non è una crisi da gestire. È un modello da respingere. E ORA LO DICIAMO CHIARO: LE RESPONSABILITÀ SONO ANCHE POLITICHE. Quello che sta accadendo a Pontedera non è solo il risultato delle scelte aziendali, ma il frutto di un sistema di complicità che tiene insieme dirigenza, pezzi del sindacato e una politica completamente assente o, peggio, servile. Da anni assistiamo al silenzio assordante delle istituzioni locali e regionali, che si ricordano della Piaggio e dei suoi lavoratori solo quando c’è da fare passerelle o raccogliere voti. Per il resto, nulla. Nessuna presa di posizione reale. Nessuna pressione sull’azienda. Nessuna difesa concreta dell’occupazione. Un Partito Democratico che si riempie la bocca di lavoro e diritti, ma che nei fatti si piega agli interessi della proprietà, diventando garante di un modello industriale che impoverisce il territorio e cancella il futuro. Non ci stupiamo più.. Noi non accettiamo questo scenario. Non accettiamo che la crisi venga usata come alibi permanente. Non accettiamo che i lavoratori paghino sempre tutto. Non accettiamo sindacati che firmano senza mandato reale. Non accettiamo una politica che guarda altrove. Se qualcuno pensa che i lavoratori continueranno a subire in silenzio, si sbaglia. Per noi è importante costruire opposizione, conflitto e organizzazione reale, dentro e fuori la fabbrica. Perché senza lotta non ci sarà nessun futuro.

RSU USB PIAGGIO PONTEDERA

Meloni punta a scavalcare il Cav. per l'esecutivo più longevo della storia della Repubblica

27 Marzo 2026 ore 12:15

Non ci sono solo motivi di immagine dietro le scelte di Meloni di spingere alle dimissioni il sottosegretario alla Giustizia Delmastro, la capo di gabinetto Bartolozzi e la ministra Santanchè: la presidente del Consiglio vede un obiettivo che ormai non è così tanto lontano: mancano pochi mesi per diventare la premier del governo più longevo della storia della Repubblica, superando in questo modo Silvio Berlusconi. Il 20 ottobre scorso, con 1.094 giorni al comando dell'esecutivo, Meloni aveva superato quello guidato dallo storico segretario del Partito socialista Bettino Craxi (4 agosto 1983-primo agosto 1986). E ora, che è a quota 1.252 giorni, davanti a sé vede solo Berlusconi.

 

Sempre che non ci siano imprevisti. Dopo il referendum sulla giustizia e gli strascichi che ha avuto sul governo, - senza dimenticarsi delle questioni Trump, Ucraina ed economia - l'idea di andare a elezioni anticipate non è più così peregrina e le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione non si vogliono far trovare impreparate e per questo vogliono rendere permanenti i comitati referendari. Soprattutto adesso che, come riconoscono da entrambi gli schieramenti, aumenteranno i sondaggi che parlano di sorpassi e contro sorpassi (ieri una rilevazione di YouTrend per Agi dava per la prima volta davanti il Campo largo, ma tenendo dentro sia Iv che Azione).

 

Se il governo dovesse restare saldo, resta da superare solo Berlusconi. Il Cavaliere infatti detiene le prime due posizioni di questa speciale classifica: il Berlusconi II ha il record assoluto con 1.412 giorni in carica (11 giugno 2001-23 aprile 2005) seguito dal Berlusconi IV con 1.287 giorni (8 maggio 2008-16 novembre 2011). Per scalare la classifica, a Meloni quindi basta poco: 35 giorni per il secondo posto e 160 per il primo. Nei quasi 80 anni della Repubblica tra i governi più longevi della Repubblica ci sono quindi tutti governi di centrodestra. Il primo esecutivo di sinistra in questa classifica è quello guidato da Matteo Renzi (22 febbraio 2014-12 dicembre 2016), al quinto posto con 1.024 giorni.

 

 

Se invece dell'intero governo si guarda al tempo trascorso da un premier a Palazzo Chigi, Meloni è all'ottavo posto sopra Antonio Segni, che è rimasto al governo per 1.088 giorni e Mariano Rumor che è stato presidente del Consiglio per 1.104. In prima posizione c'è Berlusconi che ha guidato quattro governi per un totale di 3.339 giorni. Dopo di lui ci sono Giulio Andreotti che è rimasto a Palazzo Chigi per 2.678 giorni, guidando sette esecutivi, Alcide De Gasperi è stato presidente del Consiglio per 2.458, alla testa di otto governi, il numero più alto tra tutti i premier. Seguono poi i cinque governi di Aldo Moro per un totale di 2.279 giorni e i sei di Amintore Fanfani (1.659 giorni). Infine ci sono Romano Prodi con 1.608 giorni e Bettino Craxi con 1.353.

Prove di campo largo. Le stoccate di Sensi (Pd) a Patuanelli (M5s) su Kyiv e l'incognita primarie

27 Marzo 2026 ore 10:05

È durata una manciata di ore la pace all'interno del campo largo. Il palco post vittoria del referendum sulla giustizia con Conte, Schlein, Fratoianni e Bonelli, prometteva finalmente un'unione di intenti precisa e spedita verso le elezioni politiche del 2027 per battere Giorgia Meloni e la coalizione di centrodestra. Ma le dichiarazioni di Stefano Patuanelli hanno riacceso lo scontro. "Credo che con noi al governo ci fermeremo con gli aiuti all'Ucraina, ma penso che riusciremo a trovar la quadra anche sulla politica estera con le altre forze della coalizione", ha detto ieri a Radio24 il senatore e vicepresidente del M5s. Il che, dopotuttto, non è affatto un mistero. Sia nel parlamento italiano che in quello europeo, la linea pentastellata è stata sempre netta sull'interruzione del sostegno a Kyiv. Una posizione che però non è passata inosservata. Filippo Sensi, senatore del Pd, ha risposto poco dopo con un post su X: "Patuanelli crede che 'ci fermeremo con gli aiuti militari all'Ucraina'. Con loro di certo, sapendo bene da che parte stanno. Con noi, invece, gli aiuti ci sono stati, ci sono e ci saranno. Fatevene una ragione". Anche qui, in realtà, nessuna verità rivelata che non si sapesse già. Il senatore dem ha sempre sostenuto l'aiuto incondizionato al popolo ucraino, così come il Pd stesso, che ha sempre votato favorevolmente all'invio degli aiuti militari in Ucraina. 

Anche Carlo Calenda, leader di Azione, ha commentato la vicenda: "Ecco, Patuanelli l'ha detto. Il campo largo al governo è uguale a 'no aiuti militari' all'Ucraina. Per Azione il primo punto è 'continuare a sostenere militarmente l'Ucraina'. Sipario".

Un battibecco che ha dovuto far intervenire la segretaria dem Elly Schlein. "Ho fiducia che anche noi troveremo l'accordo su tutto", ha detto.

 

Il punto è che al di là dei festeggiamenti e dei sorrisi di rito, l'unità e la credibilità della coalizione che sfiderà l'attuale maggioranza sono messe alla prova da posizioni spesso incociliabili, soprattutto in politica estera. Il punto lo ha colto Luigi Marattin, segretario del partito Liberaldemocratico: "C'è una cosa che non capisco. Ma come fanno questi di Pd e M5S anche solo a pensare di poter governare insieme l'Italia?!". Ma trovare una quadra sul programma non è più semplice della scelta del leader che guiderà la coalizione e che in caso di vittoria alle elezioni andrà a Palazzo Chigi.

 

Subito dopo gli exit poll che ormai davano per fatta la vittoria del No alla riforma Nordio, il leader del M5s Giuseppe Conte in conferenza stampa aveva parlato di primare di coalizione, aprendo alla possibilità di correre insieme alle altre forze politiche e allo stesso tempo inviando un messaggio a chi voleva seguire il modello centrodestra: chi prende più voti, guida la coalizione. Un richiesta che non è casuale. Dai primi sondaggi, il quadro mostra che Conte avrebbe più possibilità di vittoria di Schlein, che comunque aveva inizialmente risposto positivamente all'invito. Ieri la segretaria dem a La7, ospite della trasmissione Piazza Pulita, ha voluto comunque ribadire che "oggi le primarie non sono la nostra priorità. Se ci chiudiamo in un dibattito politicista tra di noi tradiamo le aspettative di chi ha votato". Ma il dibattito andrà affrontato, soprattutto perchè il tempo stringe e non è escluso lo scenario di un voto anticipato, che allontenerebbe l'ipotesi delle primarie e costringerebbe i leader del campo largo a sciogliere tutti i nodi in tempi brevi. Forse lo scenario peggiore per tutta la coalizione. È in questo contesto che si inserisce l'appello di Schlein: "In qualunque momento si voterà è nostro dovere farci trovare pronti".

Running su portaerei e LightLLM infetto #cybersecurity #podcast

28 Marzo 2026 ore 06:25

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In questa puntata Andrea e Gabriele parlano di quando l’open source ti sorride e poi ti ruba le credenziali: LightLLM finisce in mezzo a un supply chain attack con release malevole su PyPI e un trucchetto Python (i file .PTH) che parte all’avvio senza nemmeno importare niente. Poi si va dal “banniamo i router esteri” made in USA all’ironia delle backdoor “di origine controllata”, passando per PA europee che provano a mollare il lock-in dei formati. E sì: anche Strava riesce ancora a fare OSINT militare gratis.

Table of Contents:
- Robot che consegnano la spesa e futuro imbarazzante “low level”
- Cos’è LightLLM: AI gateway/proxy per più provider LLM
- Release malevola su PyPI: versioni 1.8.28/1.8.27 e impatto
- File .PTH in Python: esecuzione automatica e stealth payload
- Credential stealer “su misura”: AWS/Azure/K8s secrets e config
- Possibile takeover account/pipeline: segnali dal thread e maintainer sparito
- Caso Trivy/Aqua Security: GitHub Actions checkout backdoor e fallout
- Mitigazioni realistiche: pinning, auditing (che “non fa nessuno”) e isolamento runner
- FCC/USA e router esteri: covered list, supply chain hardware e ironia Cisco/NSA
- Chain of trust hardware: secure enclave/TPM/attestation e produzione globale
- Germania e ODF nella PA: strategia “Germany stack” anti lock-in
- Cloud provider europei vs hyperscaler: OVH, Infomaniac, Aruba & co.
- Strava e OPSEC: corsa su portaerei e leak della posizione nel Mediterraneo
- Chat Control: stop alla deroga sul “voluntary scanning” e tema falsi positivi
- Age/Identity verification e rischi: quando il controllo si sposta sul device

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La stagione di “Open to meraviglia” non è finita. Strascichi estetici della gestione Santanché

27 Marzo 2026 ore 08:35

Se pensate che gli strascichi estetici della gestione del ministero del Turismo da parte di Daniela Santanché si limitino al solo brutto accrocchio in AI della Venere di Botticelli sulla quale, dopo le dimissioni della ministra, vanno fiorendo meme ulteriormente manipolati e, duole dirlo, tutti meglio riusciti della famigerata pupazza della campagna pubblicitaria a favore del turismo di massa (Afrodite che sloggia carica di Birkin false, Afrodite in jeans con il trolley e lo scatolone) è perché non vi siete accorti degli atroci lasciti linguistici del claim “open to meraviglia”. Molto più pervasivi e invasivi e, temiamo, lenti a scomparire perché, come noto, nulla mette più radici del kitsch. Solo nelle ultime settimane, in settori che si vorrebbero eleganti per definizione, belli per missione e originali per forza, sono stati concepiti due messaggi che probabilmente avrebbero mandato ai pazzi il nostro indimenticato prof Tullio De Mauro, ma sicuramente fanno molto ridere. Al Cosmoprof worldwide, la fiera della cosmetica in svolgimento in queste ore a Bologna, il titolo della presentazione di riferimento è stata ricalcata sullo stesso modello lessicale dell’era-Santanché, la strizzatina d’occhio compiacente all’ italiese del manager medio (“This is bellezza, la forza di un’industria che cresce”), ma per il mese prossimo, certamente meno grave ma sempre sullo stesso filone, arriva “A matter of Salone”, si suppone inteso a valorizzare presso il pubblico internazionale quell’appuntamento che occupa militarmente la città e che gli stranieri ormai definiscono, con una locuzione sbrigativa ma molto efficace, “design week”. Convincerli ad usare la definizione originaria di Salone del Mobile, un progetto nato nell’epoca del boom economico, è opera meritoria, purtroppo destinata al fallimento. Le parole hanno una forza propria che la forza stessa non conosce. Per questo, andrebbero evitati gli accrocchi.

La stagione di “Open to meraviglia” non è finita. Strascichi estetici della gestione Santanché

27 Marzo 2026 ore 08:35

Se pensate che gli strascichi estetici della gestione del ministero del Turismo da parte di Daniela Santanché si limitino al solo brutto accrocchio in AI della Venere di Botticelli sulla quale, dopo le dimissioni della ministra, vanno fiorendo meme ulteriormente manipolati e, duole dirlo, tutti meglio riusciti della famigerata pupazza della campagna pubblicitaria a favore del turismo di massa (Afrodite che sloggia carica di Birkin false, Afrodite in jeans con il trolley e lo scatolone) è perché non vi siete accorti degli atroci lasciti linguistici del claim “open to meraviglia”. Molto più pervasivi e invasivi e, temiamo, lenti a scomparire perché, come noto, nulla mette più radici del kitsch. Solo nelle ultime settimane, in settori che si vorrebbero eleganti per definizione, belli per missione e originali per forza, sono stati concepiti due messaggi che probabilmente avrebbero mandato ai pazzi il nostro indimenticato prof Tullio De Mauro, ma sicuramente fanno molto ridere. Al Cosmoprof worldwide, la fiera della cosmetica in svolgimento in queste ore a Bologna, il titolo della presentazione di riferimento è stata ricalcata sullo stesso modello lessicale dell’era-Santanché, la strizzatina d’occhio compiacente all’ italiese del manager medio (“This is bellezza, la forza di un’industria che cresce”), ma per il mese prossimo, certamente meno grave ma sempre sullo stesso filone, arriva “A matter of Salone”, si suppone inteso a valorizzare presso il pubblico internazionale quell’appuntamento che occupa militarmente la città e che gli stranieri ormai definiscono, con una locuzione sbrigativa ma molto efficace, “design week”. Convincerli ad usare la definizione originaria di Salone del Mobile, un progetto nato nell’epoca del boom economico, è opera meritoria, purtroppo destinata al fallimento. Le parole hanno una forza propria che la forza stessa non conosce. Per questo, andrebbero evitati gli accrocchi.

Giovinezza, giovinezza. Le truppe di Marina Berlusconi, le vecchie nuove leve di Forza Italia

27 Marzo 2026 ore 06:05

In Italia la giovinezza è un valore eterno, il che è già di per sé una contraddizione degna di nota. L’ultima conferma viene da Forza Italia, che ha deciso di rinnovarsi su invito di Marina Berlusconi. A tradurre ieri in pratica il giudizio estetico della figlia del Cavaliere è stato Claudio Lotito, sessantotto anni, proprietario della Lazio, parlamentare noto ai colleghi per la vivacità con cui ha animato i lavori d’Aula, almeno nei momenti in cui non si appisolava. Lotito ha raccolto le firme di quattordici senatori per rimuovere Maurizio Gasparri dalla presidenza del gruppo: troppo vecchio, troppo consumato, da troppo tempo lì. Il sostituto è Stefania Craxi, classe 1960, figlia di Bettino, in politica dal 2006. Lei prende il posto di Gasparri, e diventa capogruppo. Gasparri prende il posto di lei, e diventa presidente della commissione Esteri. La ventata di novità è percepibile.

 

L’Italia, si sa, ha con il novismo un rapporto che i clinici chiamerebbero collusivo. Tutto cominciò con una canzone dal seguito oceanico che non prometteva libertà né prosperità ma giovinezza, e giovinezza dava. Da allora il ritornello non si è mai fermato. Renzi lo riscoprì a Firenze, ci costruì sopra una carriera a Roma, e invecchiò anche lui, come fanno tutti, rottamatori compresi. Il talento, del resto, non dipende dall’età ma dalla persona. Longanesi diceva che giovani non si nasce ma si diventa, e Croce sosteneva che l’unico dovere del giovane è invecchiare.

 

Marina Berlusconi probabilmente li ha letti entrambi, Longanesi e Croce, ma ha tratto conseguenze selettive. E infatti una mente maliziosa potrebbe osservare che la stessa Marina, che chiede facce nuove in Forza Italia, è la presidente di una holding che gestisce televisioni nelle quali il concetto di novità viene applicato con una parsimonia che rasenta la virtù cardinale. “La Ruota della Fortuna” è tornata in onda con il medesimo scricchiolio di sempre: fu inventata in un’epoca in cui la televisione commerciale era essa stessa una novità, il che le conferisce lo status di reperto. Gerry Scotti sorride dagli schermi Mediaset da quarant’anni con l’imperturbabilità dei grandi monumenti e delle catene montuose. Maria De Filippi presidia da tempo immemore la prima serata con la sicurezza di chi sa che nessuno la sposterà. A riprova che non tutto ciò che è buono è nuovo, e che non tutto ciò che è nuovo è buono, e che in fondo la gente vuole vedere le stesse cose di ieri purché talvolta le si chiami con un nome diverso.

 

Sicché, alla fine, viene il sospetto che la famosa “giovinezza”, in Italia – a proposito del “giovane” Lotito che affonda il “vecchio” Gasparri – altro non sia che una patacca. Un po’ come la “Seconda Repubblica”, che non è meglio della Prima, o come la “società civile”, che ha portato al grillismo. D’altra parte la passione è trasversale, perché la patacca è – per definizione – trasversale. Anche a sinistra. Metti davanti una ragazza con le sneakers bianche di nome Elly e la piazzi sulle spalle di Dario Franceschini, che è lì da prima che le sneakers bianche esistessero. Il risultato è moderno in facciata e solido nelle fondamenta, come certi palazzi romani. Quanto al federatore nuovo, ovvero la figura fresca e inedita attorno a cui ricostruire il campo largo dopo la vittoria al referendum “dei giovani”, il nome uscito ieri sui giornali con maggiore insistenza era quello di Rosy Bindi. Giovinezza, giovinezza. Appunto.

 

S’è rotta l’Alleanza atlantica

27 Marzo 2026 ore 05:38

Donald Trump ha scritto sul suo social Truth che “le nazioni della Nato non hanno fatto assolutamente nulla” per aiutare gli Stati Uniti in Iran: non abbiamo bisogno di nulla da parte della Nato, dice il presidente americano, ma “never forget”, non dimenticate – non dimenticheremo – mai questo questo momento. Trump si lamenta dell’Alleanza da molti mesi, dice che gli europei si sono sempre approfittati dell’America e del suo enorme impegno per la sicurezza collettiva senza dare nulla in cambio: il presidente americano ha anche accusato gli alleati di essere dei codardi, ha detto che in Afghanistan – l’unica volta, nella storia della Nato, in cui è stato invocato l’articolo 5 del trattato – gli europei stavano nelle retrovie, cosa smentita dai fatti o più precisamente dal numero dei soldati europei morti in quel conflitto. Per rientrare dell’investimento, Washington ha deciso di vendere le proprie armi agli europei, che poi le inviano all’Ucraina, stravolgendo in modo irreversibile la solidarietà alla base della stessa Nato. Trump sostiene che gli europei non stanno facendo nulla, ma non è vero: bombardieri, droni e navi americane sono stati riforniti di carburante, armati e lanciati da basi nel Regno Unito, in Germania, Portogallo, Italia, Francia e Grecia. I droni d’attacco vengono diretti da Ramstein, in Germania, i bombardieri B-1 caricano munizioni e carburante nella base di Fairford nel Regno Unito, la USS Gerald R. Ford è ormeggiata a Creta. Trump dice anche di non aver bisogno della Nato, ma neppure questo è vero: senza il supporto logistico europeo, l’operatività americana sarebbe ridotta. Manca l’appoggio politico da parte degli europei, fatta eccezione per il segretario della Nato, Mark Rutte, che si è dato il mandato di tenere insieme l’Alleanza, ma l’unica cosa vera è che nessuno lo potrà dimenticare, questo momento: non per vendicarsi, come pensa Trump, ma perché ogni cosa, dentro la Nato, andrà ripensata.

Il caso dell’artista sudafricana Gabrielle Goliath censurata dal suo governo (c’entra Gaza)

27 Marzo 2026 ore 05:25

Venezia. Elegia sudafricana in Laguna. Come nemmeno certi sceneggiatori di Netflix saprebbero fare, questa 61esima edizione della Biennale Arte di Venezia sta regalando teaser croccanti per appassionati di contemporaneo e dintorni (dintorni geopolitici, specialmente). Questa volta non c’entra la Russia, con il “Red Pavillion” della discordia tra il ministro Giuli e il presidente Buttafuoco, ma Israele. E non solo e non tanto per la recente lettera aperta alla Biennale, finora firmata da circa 180 artisti, curatori e operatori della cultura (il più noto: Alfredo Jaar) sostenuta dalla piattaforma ANGA (che sta per Art Not Genocide Alliance) per chiedere l’esclusione di Israele dalla Biennale “mentre commette un genocidio”. Questa è notizia di una decina di giorni fa che nessuna replica istituzionale ha ricevuto: il padiglione di Israele è confermato all’Arsenale, ché lo storico spazio dei Giardini è in restauro.

Il “genocidio” però c’entra ancora, ma cambiano le coordinate geografiche. Come sempre accade quando la politica, anzi un governo, ci mette lo zampone entrando a gamba tesa in un terreno paludoso come quello dell’arte – la Biennale, poi, gioca un campionato a sé – il pasticciaccio è di nuovo servito. In sintesi: l’artista sudafricana Gabrielle Goliath (pluripremiata, si è chiusa da poco una sua personale al MoMa di NYC, già alla Biennale 2024) è stata censurata dal suo governo dopo che le era stato affidato, con grande entusiasmo, il padiglione nazionale. Bocciatura pesantissima. Poi il colpo di scena di queste ore: la sua “Elegy”, un’opera di performance art, invece si farà. Sarà esposta per tre mesi nella chiesa di Sant’Antonin nel sestiere di Castello, non troppo distante dall’Arsenale dove il Sudafrica ha il suo padiglione ufficiale (che resterà vuoto, quest’anno). Sant’Antonin è una di quelle chiese che solo a Venezia si scovano: chiusa al culto, anche se nella cappella centrale si tengono ancora delle celebrazioni, figura tra “i luoghi espositivi” della Biennale ma di fatto è ancora gestita dal Patriarcato di Venezia. Qui andrà in scena l’“elegia sudafricana”, un’opera in parte concepita da Goliath già nel 2015 per commemorare la studentessa sudafricana assassinata Ipeleng Christine Moholane. “Elegy” è composta da una serie di video dove interpreti femminili di formazione operistica emergono da uno sfondo nero e tengono una singola nota alta il più a lungo possibile, prima di ritirarsi ed essere sostituite da un’altra cantante. La versione della performance-elegia funebre concepita per Venezia commemora – recita il comunicato ufficiale – anche due donne Nama spostate e uccise dalle forze coloniali tedesche all’inizio del XX secolo, e inoltre la poetessa palestinese Hiba Abu Nada, uccisa a 32 anni in un attacco aereo israeliano a Khan Younis, Gaza, nell’ottobre 2023. “In questa mostra è convocato uno spazio di incontro, una camera sacra in cui far risuonare un’opera riparatrice di amore e nostalgia”, ha detto l’artista in una dichiarazione divulgata in Italia dalla Galleria Raffaella Cortese di Milano, dove è attesa a metà aprile per un’altra mostra. Ma l’opera è stata ritenuta “fortemente divisiva e polarizzante” dal ministro della Cultura sudafricano Gayton McKenzieche a gennaio scorso, dopo aver mandato una lettera in cui chiedeva una revisione, rifiutata dall’artista (“sarebbe un pericoloso precedente”, ha detto Goliath) l’ha bruscamente cancellata. E’ successo quindi – fatto già in sé clamoroso – che un ministro della Cultura ha sfiduciato all’ultimo un’artista chiamata a rappresentare internazionalmente il suo paese alla Biennale con l’accusa di una performance “correlata a un conflitto internazionale in corso che è ampiamente polarizzante” (nonostante, all’inverso, il governo precedente del Sudafrica nel 2023 avesse avviato una causa legale accusando Israele di commettere genocidio a Gaza). E poi il plot twist dell’artista che alla fine approda ugualmente in Laguna. Nota a margine: progetti come “Elegy”, in termini di realizzazione e allestimento, costano, così come costano gli affitti degli spazi. Il “padiglione sudafricano” fuori Biennale è stato reso possibile grazie a molti sostenitori e amici di Goliath, ma soprattutto grazie al generoso supporto della Bertha Foundation (organizzazione con base a Ginevra fondata dal milionario sudafricano, già ceo della Arrow Generics, Tony Tabatzik) e di Ibraaz, spazio culturale londinese della Kamel Lazaar Foundation, anche questa con sede a Ginevra, fondata da Lazaar, banchiere di investimento tunisino-elvetico.

Pesce, carne o fusion? Oltre Delmastro, i politici si sono dati in massa alla ristorazione

27 Marzo 2026 ore 05:01

Al netto della questione “Bisteccheria d’Italia”, bellissimo nome e logo, peraltro, con una costoletta tra forchetta e coltello, e al netto delle questioni giudiziarie che il ristorantino sulla Tuscolana chez Delmastro si porterà o non si porterà dietro, va detto che il caso, appunto, bisteccheria, segna anche un cambio di paradigma non solo politico ma culinario. Un tempo la questione che turbava le coscienze era dove mangiassero i politici, e si sprecavano gli articoli soprattutto nella prima e seconda Repubblica, su quali locali ospitassero a pranzo e cena i leader dei diversi schieramenti. I socialisti per esempio andavano all’Augustea o alla Rosetta per il pesce, o da Fiammetta per la pizza; i democristiani da Fortunato al Pantheon. I renziani poi piluccavano ai rutilanti localetti intorno a Piazza di Pietra, i grillini si cibavano al mesto La Base in fondo a via Cavour, vicino all’hotel di Beppe Grillo. Molti invece non ci andavano proprio al ristorante, come Berlusconi, che preferiva invitare a casa, a palazzo Grazioli, col famoso cuoco Michele (che a un certo punto mise su una pizzeria). Oggi si sa che la destra ama Romolo al Porto ad Anzio, mitico indirizzo per il pesce (amato però anche dalla sinistra gourmet, vedi Gentiloni). Ma qualcosa a un certo punto è cambiato. I politici non volevano più solo andare al ristorante, volevano andare al loro ristorante. I politici si sono fatti osti. La cosa ha ovviamente un senso, perché come diceva Boris, la ristorazione è l’unica cosa seria in Italia; e dunque non c’è ministro, viceministro, deputato semplice, che non sia ormai foodie e che non abbia, o non abbia sognato, da sé o con i suoi congiunti, il suo locale di proprietà, a Roma e non solo. Partendo dalla ex pitonessa, Santanchè come è noto insieme al compagno Kunz (talvolta d’Asburgo) hanno rilevato El Camineto di Cortina, in quello che è in fondo un quartiere di Roma. Il locale, un tempo famoso per cibi semplici come gli spaghetti alle cipolle e oggi invece per quel nuovo tipo di ristorazione cafonal con musiche altissime, durante le Olimpiadi è diventato il quartierino vip delle autorità. Ma a parte Cortina, negli altri quartieri della capitale si concentra lo sforzo e lo sfarzo culinario di lotta e di governo.

All’Esquilino per esempio l’estrema destra legata a Casa Pound ha da anni investito nel settore con trattorie e locali, bistrot di cucina francese e napoletana, anche con tavolate celebrative della Marcia su Roma.

La sinistra risponde con lo “street food” dell’assessore ai grandi eventi Alessandro Onorato, lo Hugh Grant del comune di Roma, che a un certo punto è diventato socio di “Mercerie”, locale dalle parti di Largo Argentina, “format innovativo”, recitano i comunicati, un ex negozio di stoffe (così coerentemente si degustano “praline, bottoni e lasagnette”). Anche Lorenzo Marinone, giovane del Pd in consiglio comunale, dove è presidente della Commissione Bilancio, è proprietario di non uno ma ben due locali, a Roma Nord: Petra, vicino a San Pietro, per aperitivi in giardino, e Pizzeria Fleming nell’omonimo quartiere romanordissimo. La famiglia Verdini non si è fatta guardare dietro, e il fratello della attuale fidanzata di Matteo Salvini, Tommaso Verdini, si è impegnato in “Pastation”, catena di ristoranti specializzati in pasta fresca, con sedi anche a Firenze e Londra. Fuori porta c’è invece l’agriturismo della coppia Monica Cirinnà-Esterino Montino, si presume pet-friendly, con tutta la storia dei soldi nella cuccia. E a Monteverde il mitico faccendiere e direttore dell’Avanti Valter Lavitola aprì “Cefalù” specializzato in crudi. Al Pigneto sorge l’enoteca Brillo, gestita dai figli di Albino Ruberti detto “Rocky”, erede a sua volta del ministro dell’Università primissima repubblica. Così chiamato per i modi robusti con cui si rapporta agli avversari, già capo di gabinetto di Gualtieri, Rocky fu beccato a farsi una magnata di pesce in terrazzo durante il Covid, e oggi è “city manager” di Roma Capitale.

Difficile dire se nasce prima la politica o la ristorazione, difficile pure fare una distinzione tra destra e sinistra: un tempo si sarebbe detto che la bistecca è di destra, e la pasta di sinistra, ma il “fusion bar” e l’enoteca rinforzata dove li mettiamo? Forse, a voler essere a tutti i costi sociologi, si può dire che la destra investe su ristoranti classici, appunto pasta e bistecche, la sinistra più su enoteche e street food. Ma sono distinzioni che lasciano il tempo che trovano, del resto tutto crollò nel 2018 quando uno dei punti di riferimento fortissimi della sinistra, Gianfranco Vissani, annunciò che avrebbe votato Salvini. Comunque tutto questo impegno ristorativo da parte dei politici è abbastanza una novità. Forse dipende dal fatto che ormai l’unico settore trainante e sicuro è quello. Un tempo si raccomandava del resto ai figli di studiare giurisprudenza; e i politici venivano soprattutto dal mondo delle professioni legali (quanti avvocati). Oggi, con l’intelligenza artificiale, meglio fare gli osti. Oppure perché il politico è il nuovo calciatore: un lavoro dove dopo un po’ devi smettere. E infatti i calciatori sono dei classici ristoratori dalla vocazione adulta; e se lì la fine della professione è determinata dal decadimento muscolare o dall’infortunio, qui ci sono una serie di fattori più o meno imprevedibili, dimissioni, inchieste, ciclo della politica sempre più velocizzato. O semplicemente sfiga. In ogni caso, meglio avere una cucina pronta. Per esempio un tal Sergio Battelli, grillino, al dimezzamento dei parlamentari deciso dalla riforma di qualche anno fa, disse che avrebbe aperto un chiringuito a Barcellona. “Lo chiamerò Montecitorio beach”, disse, poi non se n’è saputo più niente. Invece, vicino a Tirana, un tizio aprì veramente una “Trattoria Meloni”, dopo le frequenti visite della nostra presidente in quel paese, nel 2024. E’ tappezzata di sue foto e ha ottime recensioni online. Poi succede anche l’inverso, ci sono ristoratori che si danno alla politica, come Paolo Trancassini, di Fratelli d’Italia, la cui famiglia gestisce la trattoria della Campana dietro via della Scrofa, secondo alcuni il più antico ristorante di Roma e pure del mondo, con 500 anni di storia; adesso Trancassini si è preso cura anche di migliorare la ristorazione delle mense parlamentari. E poi c’è Riccardo Zucconi, deputato Fdi da Camaiore, proprietario e gestore di lidi e ristoranti tra cui il Gran Caffè Margherita a Viareggio, uno dei papabili tra l’altro per il posto di Santanché al ministero del Turismo. Per concludere col dessert, a Milano a palazzo Lombardia si è insediata come assessora al Turismo la Santanchè bresciana, Debora Massari, figlia del leggendario pasticcere Iginio.

In questo affollamento di bisteccherie, baretti, pizzerie, fusion o non fusion, vedendo i coniugi Trevallion, giunti a Roma l’altro giorno, lui con l’abito della festa e lei col cesto di vimini, accolti dal presidente del Senato La Russa (i cui figli avevano un locale, il Parea Bistrot, ma a Milano) in una delle scene più surreali degli ultimi anni, qualcuno avrà pensato: perché non mettono su un bel ristorantino pure loro? Km zero, biologico, non devono pensare neanche a un marchio, “La famiglia nel bosco” va già benissimo così, vabbè.

Pesce, carne o fusion? Oltre Delmastro, i politici si sono dati in massa alla ristorazione

27 Marzo 2026 ore 05:01

Al netto della questione “Bisteccheria d’Italia”, bellissimo nome e logo, peraltro, con una costoletta tra forchetta e coltello, e al netto delle questioni giudiziarie che il ristorantino sulla Tuscolana chez Delmastro si porterà o non si porterà dietro, va detto che il caso, appunto, bisteccheria, segna anche un cambio di paradigma non solo politico ma culinario. Un tempo la questione che turbava le coscienze era dove mangiassero i politici, e si sprecavano gli articoli soprattutto nella prima e seconda Repubblica, su quali locali ospitassero a pranzo e cena i leader dei diversi schieramenti. I socialisti per esempio andavano all’Augustea o alla Rosetta per il pesce, o da Fiammetta per la pizza; i democristiani da Fortunato al Pantheon. I renziani poi piluccavano ai rutilanti localetti intorno a Piazza di Pietra, i grillini si cibavano al mesto La Base in fondo a via Cavour, vicino all’hotel di Beppe Grillo. Molti invece non ci andavano proprio al ristorante, come Berlusconi, che preferiva invitare a casa, a palazzo Grazioli, col famoso cuoco Michele (che a un certo punto mise su una pizzeria). Oggi si sa che la destra ama Romolo al Porto ad Anzio, mitico indirizzo per il pesce (amato però anche dalla sinistra gourmet, vedi Gentiloni). Ma qualcosa a un certo punto è cambiato. I politici non volevano più solo andare al ristorante, volevano andare al loro ristorante. I politici si sono fatti osti. La cosa ha ovviamente un senso, perché come diceva Boris, la ristorazione è l’unica cosa seria in Italia; e dunque non c’è ministro, viceministro, deputato semplice, che non sia ormai foodie e che non abbia, o non abbia sognato, da sé o con i suoi congiunti, il suo locale di proprietà, a Roma e non solo. Partendo dalla ex pitonessa, Santanchè come è noto insieme al compagno Kunz (talvolta d’Asburgo) hanno rilevato El Camineto di Cortina, in quello che è in fondo un quartiere di Roma. Il locale, un tempo famoso per cibi semplici come gli spaghetti alle cipolle e oggi invece per quel nuovo tipo di ristorazione cafonal con musiche altissime, durante le Olimpiadi è diventato il quartierino vip delle autorità. Ma a parte Cortina, negli altri quartieri della capitale si concentra lo sforzo e lo sfarzo culinario di lotta e di governo.

All’Esquilino per esempio l’estrema destra legata a Casa Pound ha da anni investito nel settore con trattorie e locali, bistrot di cucina francese e napoletana, anche con tavolate celebrative della Marcia su Roma.

La sinistra risponde con lo “street food” dell’assessore ai grandi eventi Alessandro Onorato, lo Hugh Grant del comune di Roma, che a un certo punto è diventato socio di “Mercerie”, locale dalle parti di Largo Argentina, “format innovativo”, recitano i comunicati, un ex negozio di stoffe (così coerentemente si degustano “praline, bottoni e lasagnette”). Anche Lorenzo Marinone, giovane del Pd in consiglio comunale, dove è presidente della Commissione Bilancio, è proprietario di non uno ma ben due locali, a Roma Nord: Petra, vicino a San Pietro, per aperitivi in giardino, e Pizzeria Fleming nell’omonimo quartiere romanordissimo. La famiglia Verdini non si è fatta guardare dietro, e il fratello della attuale fidanzata di Matteo Salvini, Tommaso Verdini, si è impegnato in “Pastation”, catena di ristoranti specializzati in pasta fresca, con sedi anche a Firenze e Londra. Fuori porta c’è invece l’agriturismo della coppia Monica Cirinnà-Esterino Montino, si presume pet-friendly, con tutta la storia dei soldi nella cuccia. E a Monteverde il mitico faccendiere e direttore dell’Avanti Valter Lavitola aprì “Cefalù” specializzato in crudi. Al Pigneto sorge l’enoteca Brillo, gestita dai figli di Albino Ruberti detto “Rocky”, erede a sua volta del ministro dell’Università primissima repubblica. Così chiamato per i modi robusti con cui si rapporta agli avversari, già capo di gabinetto di Gualtieri, Rocky fu beccato a farsi una magnata di pesce in terrazzo durante il Covid, e oggi è “city manager” di Roma Capitale.

Difficile dire se nasce prima la politica o la ristorazione, difficile pure fare una distinzione tra destra e sinistra: un tempo si sarebbe detto che la bistecca è di destra, e la pasta di sinistra, ma il “fusion bar” e l’enoteca rinforzata dove li mettiamo? Forse, a voler essere a tutti i costi sociologi, si può dire che la destra investe su ristoranti classici, appunto pasta e bistecche, la sinistra più su enoteche e street food. Ma sono distinzioni che lasciano il tempo che trovano, del resto tutto crollò nel 2018 quando uno dei punti di riferimento fortissimi della sinistra, Gianfranco Vissani, annunciò che avrebbe votato Salvini. Comunque tutto questo impegno ristorativo da parte dei politici è abbastanza una novità. Forse dipende dal fatto che ormai l’unico settore trainante e sicuro è quello. Un tempo si raccomandava del resto ai figli di studiare giurisprudenza; e i politici venivano soprattutto dal mondo delle professioni legali (quanti avvocati). Oggi, con l’intelligenza artificiale, meglio fare gli osti. Oppure perché il politico è il nuovo calciatore: un lavoro dove dopo un po’ devi smettere. E infatti i calciatori sono dei classici ristoratori dalla vocazione adulta; e se lì la fine della professione è determinata dal decadimento muscolare o dall’infortunio, qui ci sono una serie di fattori più o meno imprevedibili, dimissioni, inchieste, ciclo della politica sempre più velocizzato. O semplicemente sfiga. In ogni caso, meglio avere una cucina pronta. Per esempio un tal Sergio Battelli, grillino, al dimezzamento dei parlamentari deciso dalla riforma di qualche anno fa, disse che avrebbe aperto un chiringuito a Barcellona. “Lo chiamerò Montecitorio beach”, disse, poi non se n’è saputo più niente. Invece, vicino a Tirana, un tizio aprì veramente una “Trattoria Meloni”, dopo le frequenti visite della nostra presidente in quel paese, nel 2024. E’ tappezzata di sue foto e ha ottime recensioni online. Poi succede anche l’inverso, ci sono ristoratori che si danno alla politica, come Paolo Trancassini, di Fratelli d’Italia, la cui famiglia gestisce la trattoria della Campana dietro via della Scrofa, secondo alcuni il più antico ristorante di Roma e pure del mondo, con 500 anni di storia; adesso Trancassini si è preso cura anche di migliorare la ristorazione delle mense parlamentari. E poi c’è Riccardo Zucconi, deputato Fdi da Camaiore, proprietario e gestore di lidi e ristoranti tra cui il Gran Caffè Margherita a Viareggio, uno dei papabili tra l’altro per il posto di Santanché al ministero del Turismo. Per concludere col dessert, a Milano a palazzo Lombardia si è insediata come assessora al Turismo la Santanchè bresciana, Debora Massari, figlia del leggendario pasticcere Iginio.

In questo affollamento di bisteccherie, baretti, pizzerie, fusion o non fusion, vedendo i coniugi Trevallion, giunti a Roma l’altro giorno, lui con l’abito della festa e lei col cesto di vimini, accolti dal presidente del Senato La Russa (i cui figli avevano un locale, il Parea Bistrot, ma a Milano) in una delle scene più surreali degli ultimi anni, qualcuno avrà pensato: perché non mettono su un bel ristorantino pure loro? Km zero, biologico, non devono pensare neanche a un marchio, “La famiglia nel bosco” va già benissimo così, vabbè.

Marco Fassoni Accetti: La Confessione — Caso Orlandi, Parte 1 | I Soliti Sospetti

26 Marzo 2026 ore 20:39

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Chi era davvero Marco Fassoni Accetti? Nel 2013 si è presentato ai magistrati di Roma autoaccusandosi del rapimento di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Una confessione sconvolgente che ha riaperto uno dei cold case più oscuri d'Italia.

Nel marzo 2013, Accetti fa ritrovare un flauto nell'ex stabilimento De Laurentiis, sostenendo fosse quello della Orlandi. Dietro la sua versione: un gruppo di laici ed ecclesiastici, un sequestro "consensuale", e un piano per ricattare il Vaticano e condizionare la politica anticomunista di Giovanni Paolo II.

Cosa trovi in questo video:
✔️ La confessione di Marco Fassoni Accetti e il ritrovamento del flauto attribuito a Emanuela Orlandi
✔️ Le lettere anonime con messaggi in codice recapitate alle famiglie delle ragazze scomparse
✔️ La tesi del "sequestro simulato" e il ruolo della fazione vaticana progressista
✔️ Il piano geopolitico: fare pressioni per far ritrattare Ali Ağca sulla pista bulgara
✔️ Le dichiarazioni di Filippo Mercurio sulle telefonate dei presunti rapitori di Mirella Gregori
✔️ I dubbi sulla sorte delle ragazze e il fallimento del piano di liberazione rapida

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Meloni assume l'interim al ministero del Turismo lasciato da Santanchè

26 Marzo 2026 ore 19:42

"Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto con il quale, su proposta del presidente del Consiglio dei Ministri, vengono accettate le dimissioni rassegnate dalla senatrice Daniela Garnero Santanché dalla carica di Ministro del turismo e si affida l'interim del dicastero al Presidente del Consiglio dei Ministri, onorevole Giorgia Meloni". Lo si legge in una nota del Quirinale diffusa in serata. La premier, quindi, assumerà le deleghe lasciate vacanti dopo le dimissioni di Santanchè, l'ipotesi sembrata più plausibile già dalla giornata di ieri. 

"Il presidente Meloni rivolge un ringraziamento al Ministro Santanchè, che in questi anni ha lavorato con grande dedizione e ha assicurato il proprio contributo alla ripresa e al rilancio del turismo italiano. Il governo continuerà a lavorare per sostenere e valorizzare un asset strategico dell’economia nazionale, che assicura prosperità, benessere e prestigio internazionale all’Italia", si legge in una nota di Palazzo Chigi. Al ministero della Giustizia, invece, il ruolo lasciato vacante dalla capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi andrà ad Antonio Mura. La nomina sarà ufficializzata lunedì prossimo.

Da "prima gli italiani" a Bucarest: Salvini ora corteggia la comunità romena in Italia

26 Marzo 2026 ore 18:16

Tre righe per un milioni di voti. Alla Camera va in scena il Matteo Salvini amico delle comunità internazionali. In mattinata il leader della Lega e ministro dei Trasporti ha tenuto una conferenza stampa per presentare una proposta di legge che riconosce il romeno come minoranza linguistica nazionale. "È la comunità più popolosa d'Italia", dice il vicepremier.
 

Il disegno di legge si compone di un solo articolo. Il testo è firmato dalla senatrice Tilde Minasi e dal deputato Francesco Bruzzone, entrambi della Lega. Presenti all’incontro diversi cittadini italo romeni e anche due esponenti della Lega di Prato, anche loro con doppia cittadinanza: il vicepresidente del Consiglio comunale di Prato e promotore dell’iniziativa Claudiu StanaselStefan Stanasel, presidente del Coordinamento nazionale cittadini romeni in Italia.
 

"Non è più la Lega nord", ci dice Stefan Stanasel. Entrambi gli esponenti, sentiti dal Foglio, si sono detti a favore di una proposta rilanciata dal Carroccio dell’ultimo periodo. La remigrazione: "Ma solo per gli stranieri che commettono reati gravi, non chi ruba un pezzo di pane".
 

 

I buoni risultati di Ita: 3,2 miliardi di euro di ricavi

26 Marzo 2026 ore 05:23

Ita Airwaysla compagnia nata dalle ceneri della vecchia Alitaliaha chiuso il 2025 con 3,2 miliardi di euro di ricavi (di cui 2,8 dal trasporto passeggeri) e 209 milioni di utile. Si tratta di un risultato incoraggiante per la nuova compagnia, che l’anno scorso è entrata nell’orbita di Lufthansa con l’acquisto del 41 per cento del capitale da parte del vettore tedesco (il restante 59 per cento rimane in pancia al Tesoro). Ma è un risultato impressionante in prospettiva storica: è la prima volta in trent’anni che il bilancio della compagnia di bandiera non finisce in rosso. Ita non ha toni celebrativi e mette le mani avanti di fronte alle difficoltà economiche e geopolitiche (che si sono aggravate nel corso del 2026). Inoltre, l’amministratore delegato, Joerg Eberhart, avverte che “per raggiungere una profittabilità pienamente sostenibile dobbiamo ridurre il peso degli oneri legati ai leasing della flotta”.

Eppure, prudenza a parte, non può sfuggire che Ita oggi opera in condizioni radicalmente diverse da quelle del passato. In primo luogo, nonostante la presenza ancora ingombrante del Mef, dal punto di vista industriale agisce come un’azienda privata, poiché quella di Lufthansa è una partecipazione industriale, non finanziaria. Ma anche in passato Alitalia è stata privata, per esempio all’epoca dei “capitani coraggiosi” o con Etihad. L’altra grande differenza, allora, è la piena integrazione in un grande vettore europeo, che ha saputo valorizzarne i punti forti, emancipandola dalla sua condizione penalizzante di essere troppo piccola per essere grande e troppo grande per essere piccola. Questo risultato rende anche giustizia alla scelta di Giancarlo Giorgetti di accettare l’offerta di Lufthansa, abbandonando la strada tracciata da Draghi che avrebbe portato Alitalia tra le braccia di AirFrance. Il progetto francese, diversamente da quello tedesco, non era di integrazione, bensì di partnership, e assegnava un ruolo più ampio all’azionista pubblico. E’ presto per dire come andrà a finire, ma i primi segnali suggeriscono – e non ci stupisce – che la rotta della privatizzazione era quella giusta.

L'attuale porta a porta non è più la soluzione, USB: è arrivato il momento di rivedere le scelte sul servizio di raccolta

25 Marzo 2026 ore 10:31

L’attuale sistema di raccolta rifiuti necessita di una profonda rivisitazione.
Il sistema di raccolta così strutturato in forma di porta a porta sicuramente utile a sensibilizzare il cittadino, non ha tuttavia sortito gli effetti previsti.

In prima istanza. come USB da tempo denunciamo come l’attuale organizzazione del servizio determini ed abbia determinato negli anni un segno tangibile sugli operatori, con seri problemi alle articolazioni e alla colonna vertebrale.
Il numero di infortuni è salito in modo esponenziale così come le malattie professionali.

Seri problemi di salute che non possono più essere ignorati continuando ad adottare un sistema lavorativo chiaramente invalidante per i lavoratori.

Assistiamo ormai da tempo a conferimenti scorretti che gravano negativamente sul lavoro quotidiano degli operatori in termini di movimentazione carichi (sacchi pesi di dimensioni eccessive, con materiale non conforme).

Nonostante l’apprezzabile tentativo da parte dell’Azienda di trovare soluzioni tecniche volte al miglioramento di situazioni specifiche attraverso un confronto costante con le organizzazioni Sindacali risulta evidente che ciò non sia sufficiente.

Le problematiche strutturali che necessitano di essere risolte, purtroppo, nonostante la disponibilità più volte manifestata ad oggi restano tutte sul tavolo.

Ribadiamo sia fondamentale rivedere il sistema di esposizione del materiale che deve essere su area pubblica, il superamento del sistema di raccolta mono-operatore, l’utilizzo di contenitori di dimensioni confacenti con un ritiro domestico e di tipologia che consenta la verifica visiva da parte dell’operatore (a cui compete in primis) del corretto conferimento.

Il ritiro a domicilio ad oggi non sta garantendo una qualità migliore della raccolta differenziata.

Quando l’azione di controllo del corretto conferimento, che sta alla base dell’intero sistema, si scontra quotidianamente con la necessità di togliere i sacchi soprassedendo, anche da parte dell’operatore, al controllo stesso determina conseguentemente un aumento dei volumi di rifiuti raccolti a discapito della salute e sicurezza dei lavoratori e della qualità della metodologia di lavoro.

Riteniamo indispensabile e non più procrastinabile azioni fattive e sistemiche che riportino al centro la tutela dei lavoratori oltre che il rispetto delle normative in materia di corretto conferimento dei rifiuti da parte della cittadinanza.

Usb Igiene Ambientale Livorno

Il potere di veto dell’Anm

25 Marzo 2026 ore 06:24

Nei commenti post referendari, ci sono due tesi ricorrenti. La prima è che non si può cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza, perché gli italiani bocciano questi tentativi nei referendum. Gli ultimi tentativi di revisione costituzionale – fatta eccezione per il taglio del numero dei parlamentari – sono lì a dimostrarlo: nel 2006, nel 2016 e ora nel 2026 gli italiani hanno respinto le riforme approvate a maggioranza. La seconda tesi, che si fa derivare da questa, è che invece la Costituzione può essere cambiata con un accordo ampio tra le forze politiche. Basta seguire il metodo usato nel secondo dopoguerra dall’Assemblea costituente, scrivono ad esempio sulla Stampa Vittorio Barosio e Gian Carlo Caselli: “Le sue diverse componenti hanno sempre lavorato insieme in un clima di collaborazione post-bellica” che ha prodotto un testo comune frutto di lunghe discussioni e giusti compromessi tra i partiti politici. “La nostra Costituzione, frutto di questo lavoro concorde, è durata fino ad oggi”. La ricostruzione di Barosio e Caselli è affascinante ma non vale, quantomeno per la riforma della giustizia. La Bicamerale del 1998, che aveva proprio l’obiettivo di arrivare a un testo condiviso dopo un dibattito politico ri-costituente tra avversari politici, fallì proprio sulla riforma della magistratura e sulla separazione delle carriere. E a far fallire la Bicamerale di D’Alema non fu l’inconciliabilità delle linee dei partiti, che pure avevano trovato un accordo, ma la presa di posizione della magistratura organizzata. L’Anm si mise di traverso. A fine gennaio 1998, nel XXIV Congresso nazionale la presidente dell’Anm Elena Paciotti lesse una relazione dal titolo “Giustizia e riforme costituzionali” che, con il pieno accordo dell’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, fece saltare l’accordo sulla riforma della giustizia, che prevedeva due sezioni del Csm, e l’intera Bicamerale. “Non servono riforme costituzionali”, fu il messaggio dell’Anm. E non se ne fecero neanche allora, neppure se condivise.

Aperte le iscrizioni alla Conferenza GARR 2026

24 Marzo 2026 ore 16:03

Aperte le iscrizioni alla Conferenza GARR 2026

Sono aperte le iscrizioni alla Conferenza GARR 2026, l’appuntamento annuale della comunità della ricerca e dell’istruzione in cui si condividono esperienze, progetti e visioni sull’uso delle infrastrutture e dei servizi digitali. Un’occasione di confronto tra chi utilizza la rete GARR e chi contribuisce ogni giorno a svilupparla e innovarla.

È DA ROTTAMARE? Abbiamo scoperto il danno

24 Marzo 2026 ore 14:01

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TechSide TS‑T1 PMR446 – La radio con voce in ITALIANO! Test completo e opinione

24 Marzo 2026 ore 12:30

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L’Indonesia mette “in pausa” le Forze di Pace. È una questione economica

24 Marzo 2026 ore 06:17

   

Il presidente indonesiano Prabowo Subianto è stato tra i primi leader a sostenere l’iniziativa del Board of Peace promossa da Donald Trump, ed è stato finora tra i pochi leader del quadrante asiatico e di un paese a maggioranza musulmana (il più popoloso del mondo) a essere riuscito a costruire un consenso interno su un dossier particolarmente sensibile. L’Indonesia aveva scelto di partecipare  offrendo la disponibilità a contribuire con forze di peacekeeping, ma ieri Prabowo è stato costretto a specificare che il miliardo di dollari da mettere sul tavolo per entrare nel Board of Peace non ci sarà: “Ci viene richiesto un contributo di 1 miliardo di dollari”, ha detto il presidente, “ma io non ho mai detto che fossimo disposti a pagarlo”.

 

La scorsa settimana, dopo una riunione del Consiglio dei ministri, il segretario di stato Prasetyo Hadi aveva annunciato il rinvio “a tempo indeterminato” del dispiegamento del contingente di circa ottomila soldati indonesiani a Gaza, a causa “dell’aggravarsi della situazione di sicurezza nella regione”. Secondo diversi osservatori, la decisione di Prabowo di mettere in pausa il coinvolgimento nel piano di pace di Trump è legato non a un ripensamento, ma alle conseguenze della guerra in Iran. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha esposto l’Indonesia a una vulnerabilità strutturale: circa il 25 per cento delle sue importazioni energetiche dipende da quel passaggio. Le riserve nazionali, secondo i dati ufficiali, coprono appena 20-25 giorni di consumo. I prezzi del petrolio che aumentano e l’indebolimento della valuta si traduce in una pressione immediata sull’inflazione e pure sulla (fragile) stabilità sociale indonesiana. Prima di lanciarsi in una vera operazione internazionale di pace, il governo di Prabowo è costretto a parare i colpi di un’economia che rischia di mettere in pericolo la tenuta interna del paese. Perché nessuna architettura di sicurezza internazionale può prescindere dalla capacità degli attori coinvolti di sostenere, nel tempo, i costi della propria partecipazione.

   

Farsi curare solo dalla Cina fa male

24 Marzo 2026 ore 06:00

 

C’è un numero nel rapporto sulla competitività 2026 dell’Istat sul quale è giusto soffermarsi. Nel 2025 gli acquisti italiani di prodotti farmaceutici dalla Cina sono aumentati del 933,7 per cento. In dodici mesi, le importazioni sono passate da 680 milioni di euro a oltre 7,7 miliardi. La spiegazione tecnica è nota: i dazi americani sulla Cina hanno deviato flussi commerciali verso l’Europa e l’Italia ne ha assorbito una quota rilevante. Ma il problema vero è un altro: cosa significa, in termini di sicurezza di sistema dipendere in misura così da un unico paese fornitore per i princìpi attivi che alimentano la produzione farmaceutica? La risposta  è scomoda. La quota della Cina sulle importazioni farmaceutiche italiane è balzata in un anno di 11,6 punti percentuali, raggiungendo il 13,4 per cento del totale. Nello stesso periodo, la quota della Germania si è ridotta di 4,7 punti. Il riequilibrio è avvenuto come effetto collaterale di dinamiche geopolitiche decise altrove, non da una scelta strategica del paese. Il rapporto colloca la farmaceutica tra i settori da monitorare per vulnerabilità strategica. Circa il 60 per cento delle importazioni italiane di prodotti strategici proviene da paesi a rischio politico medio o alto. Paracetamolo, metformina, amoxicillina: molti dei farmaci essenziali dipendono da catene di fornitura che passano per l’Asia. Quando quella catena si inceppa – per una guerra, una crisi geopolitica, per una decisione di Pechino – il problema non è astratto. È il farmaco che manca sullo scaffale, è il paziente cronico che non trova la terapia. La pandemia aveva già mostrato questa fragilità con chiarezza brutale. I lockdown cinesi interruppero forniture in tutto il mondo. Quella lezione avrebbe dovuto tradursi in una strategia di diversificazione. In larga misura, non è accaduto. E il rapporto Istat 2026 certifica che la dipendenza dalla Cina non è diminuita. Ignorare questo campanello d’allarme sarebbe un lusso che il Servizio sanitario nazionale non può permettersi.

Vaste riserve di acqua dolce sotto l’Atlantico: cosa ha scoperta la Expedition 501

23 Marzo 2026 ore 12:44
Sotto il fondale dell’Atlantico nord-occidentale si nasconde una vastissima riserva d’acqua dolce (o comunque poco salata). La Expedition 501 ha perforato il margine continentale a sud del Massachusetts e ha intercettato direttamente un sistema di “freshened water” intrappolato nei...

Una gondola con la gigantografia di Navalny a Venezia: chi dice sì alla flotilla fogliante

23 Marzo 2026 ore 11:05

Sul Foglio di sabato scorso Giuliano Ferrara e Pierluigi Battista hanno scritto una lettera-appello “solo per comunicare ai lettori del Foglio che il 9 maggio, a Venezia, lo stesso giorno dell’apertura del Padiglione russo alla Biennale, avremmo intenzione di affittare una gondola Uber con a bordo, in bella evidenza, una gigantografia di Navalny, assassinato dagli scherani di Putin. Chi volesse unirsi a questa modesta testimonianza a favore della libertà d’espressione e della libertà della cultura e dell’arte censurate darebbe più forza alla nostra piccola e pacifica flotilla”. Il direttore del Foglio Claudio Cerasa è stato il primo a aderire all’iniziativa (“Vengo anche io!”). Molti altri se ne sono aggiunti in queste ore scrivendo a lettere@ilfoglio.it. Ecco un primo elenco.


Caro direttore, aderisco con sollievo alla “gondola per Navalny”, proposta da Ferrara e Battista. La Biennale è per il dissenso.
Antonio Polito


Aderisco appello Pigi. Tutti in gondola.
Carlo Calenda


Anch’io aderisco convintamente alla iniziativa in oggetto.
Davide Corniolo


Aderisco all’iniziativa segnalatami dall’amico Pierluigi Battista. Con stima.
Chiara Viale


Ci sarei anch’io se non fossi altrove.
Andrea Graziosi


Aderisco.
Ferdinando Adornato


Aderisco con grande piacere all’iniziativa di Pigi e Ferrara!
Simone Lenzi


Aderisco con entusiasmo. Non so se potrò essere fisicamente con voi (mi farebbe molto piacere) ma SLAVA UKRAINI.
Roberto Burioni


Caro direttore, per il 9 maggio mi riservi un posto sulla gondola Navalny. Liberi loro di esporre, liberi noi di protestare: la differenza tra Venezia e San Pietroburgo, dove non si potrebbe fare né una cosa, né l’altra. 

Ivan Scalfarotto, senatore di Italia Viva


Buongiorno, voglio esserci anche io… sono felice della iniziativa.
Patrizia Baldi


Buongiorno, aderisco volentieri all’iniziativa per Navalny. Grazie. 
Flaminia Sabatello


Ricordare Aleksej Anatol’evic Naval’nyj è un dovere per tutti coloro che si battono per la democrazia e la libertà.
Cristiano Kucich

Aderisco alla proposta di Giuliano Ferrara e Pierluigi Battista per il 9 maggio. 
Michele Magno


Aderisco all’appello lanciato sabato da Pierluigi Battista e Giuliano Ferrara.
Alfredo Nazzaro


Gentili amici, aderisco all’iniziativa della gigantografia di Navalny sulla gondola. Cordiali saluti.
Massimo Marongiu 


Il 9 maggio, a Venezia, lo stesso giorno dell’apertura del Padiglione russo alla Biennale, l’idea di far navigare una gondola Uber con a bordo, in bella evidenza, una gigantografia di Navalny, assassinato dagli scherani di Putin, è meravigliosa. Voglio unirmi a questa modesta testimonianza a favore della libertà d’espressione e della libertà della cultura e dell’arte censurate darebbe più forza alla nostra piccola e pacifica flotta. Ci sarò anche io!
Riccardo Musmeci


Buonasera, vengo anche io! Ci sarò! 
Tiziana Della Rocca


Aderisco!
Lorenzo Zunino, Comitato Giustizia Sì Marche


Aderisco all’iniziativa del 9 maggio contro la partecipazione russa alla Biennale di Venezia 2026.
Silvia Pian


W  Navalny. Grazie al Foglio. 
Monica Mondo

Aderisco all’iniziativa della Gondola con la gigantografia di Navalny a Venezia. Un cordiale saluto.
Gustavo Micheletti


Aderisco con entusiasmo.
Gabriele Tagliaventi


Ottima idea… Sottoscrivo!
Marco Mei

Aderisco.
Roberto Trovato


Io ci sono.
Pierpaolo Achilli


Aderisco all’iniziativa di Battista e Ferrara per la gondola con la gigantografia di Navalny a Venezia.
Alessandro Agostinelli


Sono una lettrice del Foglio e ho apprezzato la vostra iniziativa di organizzare una manifestazione di dissenso durante la Biennale di Venezia con Aleksei Navalny come icona principale. Qualora l’iniziativa dovesse andare in porto, e me lo auguro, vorrei offrire una illustrazione a matita che realizzai nel 2021 (il 22 aprile, probabilmente accadde a Navalny qualcosa che ora non ricordo; a quell’epoca ero immersa in una specie di serie di ritratti politici sulla base delle notizie del giorno). L’illustrazione è mia e originale, ispirata a una sua fotografia; mi colpisce per quell’espressione tra il severo e lo spaventato, lì in fondo agli occhi, sentimento di consapevolezza ben celato (fino alla morte) dietro tanta fermezza ed ironia. Spero di fare cosa gradita.
Federica di Lascio

 

Aderisco.
Mario Taddeucci Sassolini

 
Aderisco alla gondola per Navalny.
Orietta Breschi

  
Confermo che se mi sarà possibile sarò o in presenza o idealmente sulla gondola di Ferrara e Battista a Venezia.
Enrico Vanzina

 
Io ci sto, alla grande!!!!
Angelo Filisetti

 

Lodevole iniziativa. Una gondola davanti alla riva prospicente i padiglioni però sarebbe pericolosamente esposta al moto ondoso, bisognerebbe trovarle una posizione adeguatamente protetta.
Mario Piovesan

       

Al direttore - Aderisco con convinzione alla gondola del dissenso proposta da Ferrara e Battista. Per Aleksei Nalvalny, per Anna Politkovskaja e per Boris Nemcov, ammazzato per strada nel 2015 perché aveva osato criticare la politica di Putin contro l’Ucraina.
Nicoletta Tiliacos

   
Al direttore - Aderisco! Cordialmente.
Piero Parvopassu

 

Al direttore - Desidero esprimere la mia adesione alla manifestazione. Sono un veneziano. E vostro abbonato.
Gaetano Fabbri

  

Al direttore - Aderisco molto volentieri all’iniziativa per Navalny. Cordiali saluti.
Giuseppina Pavesi

  
Al direttore - Aderisco con vivo piacere all’iniziativa riguardante la gigantografia di Navalny.

Giuliana Colombo Gattei

 

Al direttore - Buonasera, vengo anch’io per la flottiglia del 9 maggio per Navalny. 

Florentina Hotca

  

Al direttore - Flottiglia con foto di Navalny? CI STO! Viva.

Wladimir Zaleski

 

Al direttore - Aderisco con molto piacere all’iniziativa di Giuliano Ferrara e Pierluigi Battista in ricordo di Navalny.
Stefano Gattei

 

Al direttore - Approvo con entusiasmo la proposta per la gondola con la gigantografia di Navalny. 
Maria Grazia Mirti Roatta 

 

Al direttore - Aderisco all’iniziativa gondola, e complimenti.

Franco Barbolini

 
Al direttore - Che bella iniziativa!  Una gondola per manifestare contro un regime odioso e assassino.  Come sempre siete in prima linea in difesa delle libertà, bravi! 
Clemente Biondi

 

Al direttore - Aderisco!
Giuseppe Morano

  

Al direttore -  Il 9 aprile tutti a Venezia con la flottiglia di gondole con la gigantografia di Navalny! 
Adriano Buoso


Al direttore - Sono invidioso di non avere avuto per primo l’idea della gigantografia di Navalny, in gondola, sono vergognoso per non essere tra i primi  che hanno espresso la loro adesione. Ma l’esibizione e il ricordo per l’omicidio politico rimarranno nella memoria e nel giudizio di quanti si battono per la democrazia e la libertà.
Franco Debenedetti

Chi dice yiddish

23 Marzo 2026 ore 06:25

“Io venni educato sulla base di tre lingue morte – l’ebraico, l’aramaico e lo yiddish (che alcuni non considerano affatto una lingua) – e di una cultura che si sviluppò in Babilonia: il Talmud. Lo ... Contenuto a pagamento - Accedi al sito per abbonarti

Best Strategies for Investing in Blue-Chip Stocks

di: admin
22 Marzo 2026 ore 22:00

Understanding Blue-Chip Stocks Blue-chip stocks are shares of established companies known for their solid financial performance and market presence. These companies often lead their respective industries, making their stocks attractive for investors seeking stability and reliable returns. By understanding what constitutes a blue-chip stock and implementing effective investment strategies, investors can enhance their portfolios and […]

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APMAT26 – Assoprovider a Matera: territori, prossimità e visione europea

di: admin
22 Marzo 2026 ore 09:46

Matera, 5 giugno 2026 – ore 10:00 / 18:00 Assoprovider torna con l’evento nazionale APMAT26, confermando il ruolo strategico degli operatori di prossimità nello sviluppo digitale dei territori.Un appuntamento che mette al centro infrastrutture, innovazione e comunità locali, valorizzando il contributo degli operatori indipendenti nella riduzione del digital divide. Matera diventa il punto d’incontro tra […]

L'articolo APMAT26 – Assoprovider a Matera: territori, prossimità e visione europea proviene da Assoprovider.

“Tra Leonardo e Freud”: creatività, sublimazione, velature simboliche. Un saggio a più voci

21 Marzo 2026 ore 12:44

Il fil rouge che attraversa tutti i testi del volume Tra Leonardo e Freud (a cura di Anna Maria Pedullà, Ets, 232 pp., 20 euro) è un interrogativo: la sublimazione è un promemoria del nostro destino? Che cos’è esattamente? Il percorso proposto dalla Pedullà si muove in un territorio metafisico: tale sentiero parallelo e allucinato è erotico ed estatico al contempo. Il volume raccoglie i contributi di filosofi, storici dell’arte e psicoanalisti. Il punto di partenza è il saggio Un ricordo d’infanzia di Leonardo da Vinci, in cui Freud prende in esame un singolare episodio riferito dal genio rinascimentale, ravvisando, nell’accadimento, i primi indizi di una omosessualità latente, poi meravigliosamente sublimata nell’opera. Ancora in fasce, l’autore della Gioconda venne colpito sulle labbra e percosso più volte, dentro la bocca, dalla coda di un nibbio.

La superiore necessità del genio sembrerebbe generarsi da una particolare pulsione, molto simile, negli effetti, a quella che il padre della psicoanalisi chiama capacità di sublimazione. Per Freud, che ne parla per la prima volta nel 1892, in una lettera all’amico Wihelm Fliess, essa è un meccanismo di difesa psichico che trasforma le pulsioni considerate inaccettabili in attività socialmente accolte e celebrate, come l’arte, il lavoro o la religione. E se, invece, tale dirottamento delle energie pulsionali non fosse solo un processo di conversione, ma possedesse una spinta più originaria? Innanzitutto – considera la Pedullà – non è una rimozione, giacché non de-sessualizza il moto istintivo, ma, anzi, esige l’introiezione, ovvero una maggiore consapevolezza narcisistica: la pulsione sessuale o aggressiva ritorna al mittente, che la può così reinventare.

Per Freud, la creazione di un’opera non scaturisce ex abrupto dall’inconscio, ma passa attraverso una velatura simbolica. In Psicologia delle masse e analisi dell’io, leggiamo: “La psicologia individuale è, fin dall’inizio, psicologia sociale”. Ma questa intuizione di Freud vale anche per l’uomo di genio? Qual è il luogo in cui inventa la sua arte? Inventare, etimologicamente, deriva dal latino “invenio” e significa “trovare”. Sublimare permette di ritrovare qualcosa che eccede la pulsione e che sembra smarrito. Questo qualcosa è simile a un fuoco, una potenza antica che ripara (per dirla con Melanie Klein), di volta in volta, l’oggetto d’amore perduto: per la psicoanalista austriaca, la creazione è sempre una riparazione, poiché libera dall’angoscia.

L’incandescenza, questa potenza segreta, non è mai del tutto rappresentabile. Tuttavia, il processo di sublimazione attinge le sue invenzioni nella camera oscura dei destini individuali, sviluppando il negativo di fotografie mai scattate che sembrano provenire da una terra lontana. Questa operazione è tanto più urgente per il genio, che spesso cerca le tracce di un tempo perduto e che, forse, non è stato mai. Quale coperta stendono i ricordi sul vissuto e sull’esperienza infantile? Come nota Fabbri, citando Ricordi di copertura di Freud, l’inconscio “opera” una dialettica: comunica creativamente “formando” memorie. Ma le res gestae del genio non hanno né luogo né tempo, semplicemente sono già, da sempre, sublimate. Proprio laggiù, in un altrove, dove il desiderio vaga senza oggetto, nel luogo segreto del rinvenimento dei brandelli di una storia, il genio si riconosce. Laggiù, nella Terra Lontana in cui Eros e Thanatos sono stati introiettati, là dove le “crisi di irrealtà” (Max Blecher) sono prossime alla follia, egli fonda la propria autonomia creativa e la salute sui lacerti che trova e che non smette di riparare.

Baudr vibe coding disastroso, AI licenzia 37 persone #cybersecurity #podcast

21 Marzo 2026 ore 06:25

💾

In questa puntata Andrea e Gabriele partono dal paradosso dell’age verification che finisce scaricata sui sistemi operativi (sì, anche Linux) e da lì si va a valanga: open source messo alle corde da leggi scritte male, e soluzioni "creative" tipo geoblocking e licenze anti-California. Poi si passa al caso Baudr: social “vibe-coded” finito subito nei guai con un pannello /admin aperto e dati utenti in chiaro… e la solita domanda: l’AI abbassa la barriera del codice, ma chi si prende la responsabilità del software? Nel mezzo: Nvidia che punta a ricavi folli, licenziamenti “per colpa dell’AI”, repo GitHub dual-use da brividi, biocomputing che gioca (male) a Doom e il ritorno di curl su HackerOne.

Table of Contents:
- Age verification: quando i regolatori la scaricano su OS e open source
- “Brasile banna Linux”: geofencing, licenze modificate e caos normativo
- Secure Boot/attestation come rischio “policy-driven”
- Bowder (Gr0w): social vibe-coded e pannello /admin senza auth
- Termini “a tuo rischio e pericolo” vs GDPR/DSA: implicazioni legali reali
- Vibe coding: codice facile, software difficile (e responsabilità non delegabile)
- Nvidia: verso 1000 miliardi di ricavi e la trasformazione totale in AI-company
- DLSS e gaming: frame generation, resa artistica e “boomer reaction”
- InvestCloud Marghera: 37 licenziamenti e narrativa “sostituiti dall’AI”
- Giornalismo che chiede a Gemini opinioni: perché è un non-senso
- GitHub e dual-use: repo con razzo guidato low-cost (ESP32 + 3D print)
- Cortical Labs CL1: neuroni umani che giocano a Doom e incubo security
- Meta e fine dell’E2E su Instagram (dal 2026): privacy vs moderazione
- DNS over HTTPS/TLS e monitoring: trade-off e dipendenze ricorsive
- curl torna su HackerOne: bug bounty, triage e “slop” nelle segnalazioni

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Primavera al via, cos’è davvero l’equinozio. Ma il colpo di scena è la congiunzione Luna-Venere

20 Marzo 2026 ore 09:47
La primavera entra in scena con puntualità astronomica e un piccolo colpo di teatro celeste. Il 20 marzo 2026 alle 15:46 (ora italiana) cade l’equinozio, la soglia invisibile che chiude l’inverno e accende la stagione della luce. Ma quest’anno il sipario si alza con un bis serale: una danza...

"Non tocca alla Biennale inventare o aggiungere sanzioni", dice l'ex presidente della fondazione Baratta

19 Marzo 2026 ore 15:03

"Non credo tocchi alla Biennale inventarsi o aggiungere sanzioni e credo sia bene in ogni caso che le sanzioni siano applicate in un quadro normativo e non con rincorse, e magari fughe, con esiti caotici. E ciò vale tanto per gli scambi di merci quanto nel più delicato ambito delle istituzioni culturali". A dirlo è Paolo Baratta, ex presidente della Biennale di Venezia dal 1998 al 2001 e dal 2008 al 2020, durante l'inaugurazione del padiglione centrale ai giardini, oggi riqualificato. Le dichiarazioni si inseriscono nel dibattito che si è sviluppato dopo la decisione di riaprire il padiglione russo sostenuta dall'attuale presidente Pietrangelo Buttafuoco e criticata dal ministro della Cultura Alessandro Giuli.

Secondo Baratta "qualsiasi cosa accadrà dovrà accadere nel rispetto delle sanzioni così come approvate dalla Ue nei successivi pacchetti, grazie alla forza normativa dei suoi regolamenti". Nel 2022, dopo l'invasione in Ucraina da parte della Russia, la Biennale si era detta contraria a "ogni forma di collaborazione con chi avesse attuato o sostenesse un atto di aggressione di inaudita gravità" e che non avrebbe accettato "la presenza alle proprie manifestazioni di delegazioni ufficiali, istituzioni e personalità a qualunque titolo legate al governo russo".

In ogni caso, l'ex presidente si spiega la "confusione" intorno a questo caso con il "joint-statement dei due commissari della Ue del 10 marzo, seguito dalla lettera dei ministri", definendo l'iniziativa "inconsueta". "Con lo statement - continua -  i due commissari hanno sollevato con veemenza il problema della presenza della Russia ma con altrettanta perentorietà lo hanno subito scaricato sulla Biennale minacciando lei di sanzioni!! Si conferma che abbiamo tutti bisogno di qualche tempo per conoscerci meglio!"

 

GNUnet News: GNUnet 0.27.0

19 Marzo 2026 ore 00:00

GNUnet 0.27.0 released

We are pleased to announce the release of GNUnet 0.27.0.
GNUnet is an alternative network stack for building secure, decentralized and privacy-preserving distributed applications. Our goal is to replace the old insecure Internet protocol stack. Starting from an application for secure publication of files, it has grown to include all kinds of basic protocol components and applications towards the creation of a GNU internet.

This is a new major release. Major versions may break protocol compatibility with the 0.26.X versions. Please be aware that Git master is thus henceforth (and has been for a while) INCOMPATIBLE with the 0.26.X GNUnet network, and interactions between old and new peers will result in issues. In terms of usability, users should be aware that there are still a number of known open issues in particular with respect to ease of use, but also some critical privacy issues especially for mobile users. Also, the nascent network is tiny and thus unlikely to provide good anonymity or extensive amounts of interesting information. As a result, the 0.27.0 release is still only suitable for early adopters with some reasonable pain tolerance .

Download links

The GPG key used to sign is: 3D11063C10F98D14BD24D1470B0998EF86F59B6A

Note that due to mirror synchronization, not all links might be functional early after the release. For direct access try http://ftp.gnu.org/gnu/gnunet/

Changes

A detailed list of changes can be found in the git log, the NEWS.

Known Issues

  • There are known major issues with the TRANSPORT subsystem.
  • There are known moderate implementation limitations in CADET that negatively impact performance.
  • There are known moderate design issues in FS that also impact usability and performance.
  • There are minor implementation limitations in SET that create unnecessary attack surface for availability.
  • The RPS subsystem remains experimental.

In addition to this list, you may also want to consult our bug tracker at bugs.gnunet.org which lists about 190 more specific issues.

Thanks

This release was the work of many people. The following people contributed code and were thus easily identified: Christian Grothoff, Florian Dold, TheJackiMonster, and Martin Schanzenbach.

libredwg @ Savannah: libredwg-0.13.4 released

19 Marzo 2026 ore 07:32

A major bugfix release. Complete rewrite of the decompressor to
fix hairy section reading bugs in some big files. Fixed many dxf roundtrips.
See https://www.gnu.o ... oftware/libredwg/ and https://github.co ... /blob/0.13.4/NEWS

Here are the compressed sources:
http://ftp.gnu.or ... dwg-0.13.4.tar.gz (21MB)
http://ftp.gnu.or ... dwg-0.13.4.tar.xz (11MB)

Here are the GPG detached signatures[*]:
http://ftp.gnu.or ... 0.13.4.tar.gz.sig
http://ftp.gnu.or ... 0.13.4.tar.xz.sig

Use a mirror for higher download bandwidth:
https://www.gnu.o ... rg/order/ftp.html

Here are more binaries:
https://github.co ... leases/tag/0.13.4

Here are the SHA256 checksums:

cacff5510f46723462e854e15ecfa97cbc7475acb3eb7ae1ca6e4193ecc2267d  libredwg-0.13.4.tar.gz
7e153ea4dac4cbf3dc9c50b9ef7a5604e09cdd4c5520bcf8017877bbe1422cd5  libredwg-0.13.4.tar.xz
cb46bce034296e91cb1a982cd53ec1928b11f4f7f70512dd21513a27959688b5  libredwg-0.13.4-win64.zip

Please ignore the broken Source code (tar.gz, .zip) artefacts. They cannot be deleted.

[*] Use a .sig file to verify that the corresponding file (without the
.sig suffix) is intact. First, be sure to download both the .sig file
and the corresponding tarball. Then, run a command like this:

gpg --verify libredwg-0.13.4.tar.gz.sig

If that command fails because you don't have the required public key,
then run this command to import it:

gpg --recv-keys B4F63339E65D6414

and rerun the gpg --verify command.

Il difficile casting per rendere “accettabile” il pantheon culturale della destra

19 Marzo 2026 ore 05:49

La cellula comunista dell’Einaudi allestiva un carro allegorico per il Primo maggio, scrive Andrea Minuz in “Egemonia senza cultura” (Silvio Berlusconi Editore). Incredibile ma vero, verrebbe da dire. Se non avessimo letto, in “Mutandine di chiffon” di Carlo Fruttero, della traduzione impossibile di un comunicato firmato dalla casa editrice, da inviare all’Onu. Doveva esprimere una “ferma condanna”, non disgiunta da una “fiduciosa speranza” (ma vale anche l’inverso, prima la speranza e poi la condanna): i carri armati sovietici erano arrivati a Praga. La retorica fece ostacolo ai tentativi di traduzione – l’inglese ha un vocabolario più ricco del nostro, ma con le formule vuote annaspa. L’egemonia culturale di Gramsci, da prima dell’incidente einaudiano fino all’altro ieri, è stata invocata e stiracchiata in tutte le direzioni. La politica non basta, serve anche la cultura: la formula viene via via invocata da chi la cultura non l’ha, e anzi la considera “roba per signorine” – usiamo questo fraseggio per non cedere alla volgarità. La sinistra la possiede, la destra la rincorre – spiega l’egemonica sinistra.

 

Noi di mezzo – intesi come spettatori soprattutto – siamo stati censurati ai tempi del primo “Rambo”: Sylvester Stallone era solo un solitario veterano di guerra, vessato dallo sceriffo della cittadina. Ma i berretti verdi avevano una pessima fama, colpa di John Wayne, e Rambo la ereditò. Divenne subito “fascio”, e guai a farne un eroe. Anche l’applauso andava fatto senza testimoni. Del resto si andava di nascosto anche a vedere i film di James Bond, oggi sulla via di diventare da “commovente scoperta” a “da sempre patrimonio della sinistra”.

  

La scala dell’accettabilità (la dobbiamo a Mattia Feltri) parte dal grado zero: “stronzata di destra”. Ognuno ha i suoi esempi da citare, e se ne stanno preparando molti altri. A Sanremo e fuori. Clint Eastwood da vietato è diventato obbligatorio, senza che facesse il minimo movimento. Ma di destra era, e lì rimane pur essendo un grande regista. Checco Zalone sta silenziosamente salendo nella lista di quelli bravi, per lo scatto finale gli serve qualcuno che lo definisca “commovente scoperta”. Il nostro incondizionato applauso, iniziato con “Cado delle nubi”, anno 2009, non è bastato. L’iniezione di danaro ai botteghini non è però passata inosservata, e forse “popolare” smetterà di essere un insulto, a sinistra. Delle masse proprio non vi importa più nulla? Volete crescerle con Karlheinz Stockhausen (che definì il crollo dalle Torri gemelle “opera d’arte definitiva”) o con i film di Sharunas Bartas? (son quelli dove “si vede la pittura asciugare”, parola di Gene Hackman nel film “Bersaglio di notte”, regista Arthur Penn).

   

Andrea Minuz ha una penna sempre brillante, come sanno i suoi lettori sul Foglio. Cita Robert Hughes e la sua “Cultura del piagnisteo” con una lunga lista di aventi diritto alla cultura perché hanno tanto sofferto, personalmente o come gruppo sociale. I libri servono a rivendicare, lamentarsi, o semplicemente sono scritti da una donna, salendo subito nella considerazione sociale e letteraria. Per questo siamo circondati da memoir, e ora da romanzetti rosa distinti in precise categorie come prodotti al supermercato. Un tempo era considerato indecente leggere gli Harmony, roba da serve. Ora sono dappertutto, e hanno cacciato dagli scaffali i romanzi dove lo scrittore bravo inventa – e non conosce solo drammi amorosi con il bel tenebroso che fa palpitare (le donne emancipate, soprattutto: lo dicono le ricerche di mercato). “Lotta Continua passerà alla storia come l’unico ascensore sociale che ha funzionato in Italia”, scrive Andrea Minuz e chiosa: “Non solo in Italia non possiamo fare una rivoluzione perché ci conosciamo tutti. Il fatto è che siamo conosciuti tutti dentro Lotta Continua”. Andrea Minuz, classe 1973, non c’era e ha scansato il contagio. Fortunati i suoi studenti, che però non vogliono studiare la storia del cinema “per non lasciarsi influenzare”, quando gireranno il loro film.

hello @ Savannah: hello-2.12.3 released [stable]

18 Marzo 2026 ore 04:46


This is to announce hello-2.12.3, a stable release.

GNU hello is a demonstration and model of the GNU coding standards for
hackers, and a simple example for users.

There have been 18 commits by 2 people in the 43 weeks since 2.12.2.

See the NEWS below for a brief summary.

Thanks to everyone who has contributed!
The following people contributed changes to this release:

  Collin Funk (16)
  Reuben Thomas (2)

Collin
 [on behalf of the hello maintainers]
==================================================================

Here is the GNU hello home page:
    https://gnu.org/s/hello/

Here are the compressed sources and a GPG detached signature:
  https://ftpmirror.gnu.org/hello/hello-2.12.3.tar.gz
  https://ftpmirror.gnu.org/hello/hello-2.12.3.tar.gz.sig

Use a mirror for higher download bandwidth:
  https://www.gnu.org/order/ftp.html

Here are the SHA256 and SHA3-256 checksums:

  SHA256 (hello-2.12.3.tar.gz) = DV9gFUOC/uELEUocNOeF2LH0kgc64tOm97FHaHs2aqA=
  SHA3-256 (hello-2.12.3.tar.gz) = VQz4Y71rvDa2iSh59ZUTHiT0wJmFWKo4VcUvpkRi4Ek=

Verify the base64 SHA256 checksum with 'cksum -a sha256 --check'
from coreutils-9.2 or OpenBSD's cksum since 2007.

Verify the base64 SHA3-256 checksum with 'cksum -a sha3 --check'
from coreutils-9.8.

Use a .sig file to verify that the corresponding file (without the
.sig suffix) is intact.  First, be sure to download both the .sig file
and the corresponding tarball.  Then, run a command like this:

  gpg --verify hello-2.12.3.tar.gz.sig

The signature should match the fingerprint of the following key:

  pub   rsa4096/8CE6491AE30D7D75 2024-03-11 [SC]
        Key fingerprint = 2371 1855 08D1 317B D578  E5CC 8CE6 491A E30D 7D75
  uid                 [ultimate] Collin Funk <collin.funk1@gmail.com>

If that command fails because you don't have the required public key,
or that public key has expired, try the following commands to retrieve
or refresh it, and then rerun the 'gpg --verify' command.

  gpg --locate-external-key collin.funk1@gmail.com

  gpg --recv-keys 8CE6491AE30D7D75

  wget -q -O- 'https://savannah.gnu.org/project/release-gpgkeys.php?group=hello&download=1' | gpg --import -

As a last resort to find the key, you can try the official GNU
keyring:

  wget -q https://ftp.gnu.org/gnu/gnu-keyring.gpg
  gpg --keyring gnu-keyring.gpg --verify hello-2.12.3.tar.gz.sig

This release is based on the hello git repository, available as

  git clone https://https.git.savannah.gnu.org/git/hello.git

with commit 89fff19b23e35f0e97072507685c92aaae3d04c7 tagged as v2.12.3.

For a summary of changes and contributors, see:

  https://gitweb.git.savannah.gnu.org/gitweb/?p=hello.git;a=shortlog;h=v2.12.3

or run this command from a git-cloned hello directory:

  git shortlog v2.12.2..v2.12.3

This release was bootstrapped with the following tools:
  Autoconf 2.72
  Automake 1.18.1
  Gnulib 2026-03-16 4e11e3d07a79a49eaa9b155c43801bbc1e5bd86e

NEWS

* Noteworthy changes in release 2.12.3 (2026-03-17) [stable]

The manual no longer mentions the -h and -v short options which were
removed in release 2.11.

Update gnulib for compatibility with glibc-2.43.

GNU hello no longer fails to build with BSD implementations of the
'make' command.  Previously they would be unable to find a target
listed as a dependency of the 'hello' program.


Il cristo velato visto da chi non vede. Così l'arte diventa accessibile a tutti

10 Marzo 2026 ore 16:20

La Cappella Sansevero di Napoli ha organizzato un’apertura straordinaria dedicata a persone non vedenti e ipovedenti, prevista per martedì 17 marzo. In questa occasione speciale, circa ottanta visitatori avranno la possibilità di partecipare a una visita tattile gratuita all’interno del museo. L’iniziativa consente di esplorare attraverso il tatto le principali opere esposte, dal celebre Cristo velato di Giuseppe Sanmartino, considerato uno dei più affascinanti capolavori della scultura di tutti i tempi, ai bassorilievi della Pudicizia e del Disinganno.

Ad accompagnare i visitatori saranno guide anch’esse non vedenti, che in questi giorni stanno seguendo una formazione specifica per imparare a descrivere e raccontare le opere attraverso un approccio tattile. L’obiettivo è rendere l’arte accessibile a tutti, offrendo un’esperienza coinvolgente anche a chi non può vederla.

Durante l’anteprima dell’iniziativa verranno presentate anche le diverse fasi che hanno portato alla realizzazione del progetto: dalla progettazione dei contenuti alla valutazione finale, fino alla formazione del personale e delle guide del museo.

Chiara Locovardi, una delle accompagnatrici, racconta quanto sia sorprendente il Cristo velato. Secondo lei, il velo che ricopre il corpo di Cristo è qualcosa di incredibile, quasi impossibile da spiegare: è talmente realistico da sembrare un vero tessuto appoggiato sul corpo. Attraverso il tatto si riescono perfino a percepire dettagli molto precisi, come le vene sotto il velo.

La Cappella Sansevero, situata nel centro di Napoli, accoglie normalmente circa duemila visitatori al giorno. Tuttavia, per questa giornata speciale è stato organizzato un percorso diverso dal solito. Come spiega Maria Alessandra Masucci, presidente del Museo Cappella Sansevero, le guide hanno studiato attentamente le opere per individuare il metodo migliore per presentarle ai visitatori con disabilità visive. Inoltre, sarà disponibile anche una brochure in braille. L’idea alla base dell’iniziativa è che ogni persona abbia esigenze diverse e che il museo debba offrire strumenti adatti a tutti. La diversità, infatti, non dovrebbe essere considerata qualcosa di eccezionale, ma semplicemente parte della normalità.

Anche Giuseppe Ambrosino, presidente a Napoli dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, ha sottolineato quanto sia importante poter entrare in contatto diretto con le opere d’arte. Secondo lui, il tatto permette di percepire la tridimensionalità della scultura e di comprendere meglio ciò che l’artista voleva esprimere. Oggi molte opere vengono descritte grazie alla tecnologia, ma poterle toccare rappresenta un’esperienza molto più concreta e significativa. Quando manca la vista, infatti, il tatto si sviluppa maggiormente, così come accade per il gusto e l’olfatto.

Ambrosino ha inoltre espresso il desiderio che iniziative di questo tipo possano essere organizzate più spesso, e non solo in occasioni isolate. Il museo sta infatti valutando la possibilità di ripetere questa esperienza almeno una volta all’anno.

Il Cristo velato è una celebre scultura in marmo realizzata nel 1753 dallo scultore napoletano Giuseppe Sanmartino. L’opera si trova nella Cappella Sansevero di Napoli ed è considerata uno dei massimi capolavori della scultura barocca. La statua rappresenta Gesù Cristo morto, disteso su un letto e coperto da un sudario trasparente, scolpito nello stesso blocco di marmo della figura. Ciò che rende il Cristo velato così straordinario è proprio il velo: il marmo è lavorato con tale precisione da sembrare un tessuto leggerissimo appoggiato sul volto e sul corpo di Cristo. Attraverso questo velo si distinguono chiaramente i lineamenti del viso, le ferite della crocifissione e i dettagli anatomici. Per la sua incredibile resa tecnica e per la forte emozione che trasmette, il Cristo velato è oggi una delle opere d’arte più ammirate e visitate di Napoli.

 

Questo articolo è stato scritto durante il periodo di alternanza scuola-lavoro. 

texmacs @ Savannah: TeXmacs 2.1.5 released

17 Marzo 2026 ore 14:14

Hello everyone,

We are pleased to announce the release of TeXmacs version 2.1.5

This version uses Qt6 by default, supports very high-definition displays, and introduces new ongoing collaborative editing features. On Windows, TeXmacs is now available on the Microsoft Store. On Linux, we have a new Qt6 AppImage that maximizes compatibility with GNU Linux distributions. On Mac, we have new universal packages.

- Download for Windows: https://www.texma ... d/windows.en.html
- Download for macOS: https://www.texma ... ad/macosx.en.html
- Download for GNU Linux: https://www.texma ... oad/linux.en.html

Happy writing with TeXmacs!

The TeXmacs Team

DITO ROTTO SU UN SALTO DI 20M 👎🏼

17 Marzo 2026 ore 14:01

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Pyt's park è il park più pazzo del Cile con salti che raggiungono anche i 20 metri di lunghezza! Sul salto più grosso sono però arrivato corto e mi sono rotto un dito della mano, rischiando di rovinare il viaggio...

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Nuova TIDRADIO TD-H9 con APRS – Recensione completa

17 Marzo 2026 ore 12:30

💾

Ciao ragazzi, la TD-H9 si propone come una radio economica ma ricca di funzioni, ideale per chi vuole iniziare con VHF/UHF e APRS senza spendere cifre elevate.
Nel video scopriremo se questa radio può davvero diventare una delle migliori radio economiche per radioamatori nel 2026.
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A Travaglio serve un rebranding urgente

17 Marzo 2026 ore 05:30

La svolta era nell’aria. Da un po’ di tempo, nelle pagine delle lettere del Fatto quotidiano comparivano dei messaggi che invitavano il giornale a chiedere il finanziamento pubblico. La saggezza dei lettori, che evidentemente avevano dato un occhio ai conti del giornale, alla fine ha prevalso sulla linea del direttore Marco Travaglio che a dicembre respingeva l’idea: “Preferiamo ampliare la nostra comunità di abbonati piuttosto che far pagare il Fatto a chi non lo legge”. In un comunicato la Società editoriale il Fatto (Seif) ha annunciato che, proprio mentre Travaglio scriveva quelle righe, a dicembre scorso, ha fatto domanda per il contributo straordinario dall’editoria per i giornali cartacei (0,10 euro per copia venduta): “Seif è ben consapevole dell’importanza che riveste per il Fatto quotidiano non percepire finanziamenti pubblici”, ma data la crisi del settore in generale e la difficoltà nello specifico di Seif a “garantire la continuità aziendale”, la richiesta è stata fatta. La società precisa, però, che il contributo è stato sì assegnato – anche se non dice quanto (si tratta di 752 mila euro) –  ma l’intenzione “rimane quella di non percepirlo”. Non si capisce bene cosa significhi, ma due cose si capiscono.  

  

Non è vera la  tesi di Travaglio secondo cui percepire il finanziamento pubblico è “schiavitù di stampa” perché costringe i giornali ad “andare sotto Palazzo Chigi con il cappello in mano”. Non è questa la procedura che ha adottato Travaglio, come nessun altro gruppo editoriale. Anzi, nel caso del Fatto il finanziamento pubblico serve a tenere in vita una voce fortemente critica del governo, senza necessità di un cambio di linea editoriale. Questa svolta, però, necessita ora di un cambiamento grafico rilevante. Il Fatto quotidiano ha inciso nella propria testata lo slogan-manifesto “Non riceve alcun finanziamento pubblico”. Serve un rebranding per due ragioni. La prima è di tipo legale: Seif è una società quotata e mantenere il vecchio logo veicolerebbe false informazioni al mercato. La seconda è sostanziale: senza una modifica grafica, il Fatto si ritroverebbe a essere il primo giornale al mondo con la fake news anche nella testata.

Nuovo assetto del Canile: la Governance pubblica non può ignorare la professionalità degli operatori

16 Marzo 2026 ore 17:33

Nella mattina di oggi, 16 marzo, si è riunita la VI Commissione Consiliare per discutere l’interpellanza concernente il canile comunale “La Cuccia nel Bosco”. La seduta, inizialmente prevista in modalità segreta, è stata successivamente desecretata nel corso dei lavori.
Come USB, accompagnati da una lavoratrice e da una volontaria, abbiamo potuto assistere alla commissione in qualità di uditori. Durante l’incontro, oltre ai consiglieri comunali, sono intervenute la Vicesindaca Libera Camici e la dirigente di settore Michela Casarosa, in qualità di tecnico di riferimento per l’appalto.
La discussione si è concentrata sulle criticità evidenziate dall’Organizzazione Sindacale in un comunicato e in una nota indirizzata all’Amministrazione e all’Ufficio Tutela Animali. A tale nota il Comune aveva già risposto esprimendo sostanzialmente la stessa posizione ribadita oggi in commissione: una posizione che, a nostro avviso, appare di sostanziale chiusura rispetto alle rivendicazioni avanzate dai lavoratori.
Le dichiarazioni dell’Amministrazione comunale confermano un modello fortemente centralizzato nella gestione delle responsabilità. Tutti i cani risultano formalmente intestati alla dirigente e le principali responsabilità ricadono sul personale dell’Ufficio Tutela Animali, mentre agli operatori viene attribuito un ruolo prevalentemente esecutivo. Nella risposta inviata al sindacato, la dott.ssa Casarosa ha affermato che chi non condivide questa impostazione può assumersi la responsabilità delle proprie scelte, compresa quella di dimettersi, pur esprimendo al contempo l’auspicio di arrivare a una governance condivisa attraverso modalità propositive, positive e orientate al confronto.
Il nuovo capitolato, entrato in vigore da marzo 2025, ha determinato un aumento della responsabilità diretta dell’Amministrazione comunale e del personale UTA, riducendo al contempo il ruolo operativo e decisionale degli operatori.
Gli operatori del canile hanno sempre svolto un ruolo fondamentale nella gestione quotidiana della struttura. Oltre alle attività di pulizia ordinaria e straordinaria, manutenzione e somministrazione dei pasti, nel tempo si sono occupati anche della gestione dei volontari, dell’organizzazione di percorsi di educazione comportamentale per i cani ospitati, della formazione dei volontari e dell’accompagnamento nei percorsi di pre-adottivi e post-adottivi.
Nonostante l’esperienza maturata e la conoscenza diretta degli animali e delle loro esigenze, nel nuovo assetto organizzativo il ruolo decisionale degli operatori risulta di fatto annullato. Di punto in bianco, con l’entrata in vigore del nuovo capitolato, è stato loro sottratto qualsiasi contributo alle scelte operative e alle valutazioni sui percorsi adottivi, cancellando nei fatti il riconoscimento di professionalità costruite negli anni di lavoro e di esperienza quotidiana nella gestione degli animali.
Ciò che l’Amministrazione presenta come un valore aggiunto della nuova gestione rappresenta invece, per diversi aspetti, un arretramento, perché mortifica competenze consolidate, indebolisce la motivazione dei lavoratori e compromette il clima all’interno del luogo di lavoro. Chi lavora ogni giorno a contatto con gli animali possiede infatti una conoscenza diretta e insostituibile delle loro condizioni, dei loro comportamenti e dei loro percorsi di recupero: un patrimonio professionale che non c’è ragione di escludere dai processi decisionali condivisi in équipe, a prescindere dell’impostazione del capitolato
Pur nel rispetto delle scelte organizzative adottate dall’Amministrazione con il nuovo capitolato, riteniamo doveroso sottolineare che da una governance pubblica ci si aspetta il rispetto della professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori impiegati nel servizio, il riconoscimento delle competenze maturate e non la loro assoluta delegittimazione.
Siamo consapevoli dell’importanza del ruolo svolto dai volontari e dalle associazioni che operano all’interno del canile. Tuttavia, tale contributo non deve tradursi in uno svilimento o in una marginalizzazione del ruolo di chi lavora quotidianamente nella struttura.
Riteniamo inoltre necessario che ruoli e responsabilità delle nuove figure di riferimento siano definiti con maggiore chiarezza, così come le procedure operative. La presenza del veterinario comportamentalista e dell’educatore cinofilo dovrebbe essere garantita in modo continuativo, evitando interruzioni contrattuali o vuoti organizzativi nel servizio. Non è accettabile che gli operatori vengano limitati nella loro autonomia decisionale e, al tempo stesso, si trovino privi di una figura di riferimento stabile. Allo stesso modo, non è accettabile che, in una fase di transizione, le decisioni vengano assunte da un dirigente sulla base della consulenza gratuita di un professionista che non risulta ancora formalmente inserito nell’organico e con il quale gli operatori, che quotidianamente lavorano a contatto con i cani, non hanno un confronto diretto.
Una governance pubblica non dovrebbe escludere il dialogo con tutti i soggetti coinvolti nell’appalto. Al contrario, dovrebbe riconoscere come valore aggiunto sia le professionalità costruite attraverso formazione ed esperienza pluriennale nel servizio, sia la capacità critica e il posizionamento etico rispetto a un tema delicato come quello della tutela, del rispetto e del recupero dell’animale, andando oltre visioni eccessivamente romantiche o superficiali del problema.
USB invita la cooperativa Melograno a garantire la piena tutela dei propri dipendenti e a sostenerli nel rispetto delle competenze professionali maturate nel tempo.
Allo stesso tempo, USB sollecita l’Amministrazione Comunale a rivedere entro i limiti consentiti l’attuale modello organizzativo, garantendo procedure operative chiare, condivise e trasparenti, e riconoscendo pienamente la professionalità, le competenze e il ruolo degli operatori che ogni giorno contribuiscono con il proprio lavoro a garantire il funzionamento del servizio e il benessere degli animali ospitati nella struttura.

Pianeti vaganti e lune abitabili: lo studio che cambia la ricerca della vita

16 Marzo 2026 ore 09:18
L’idea che la vita possa nascere e prosperare lontano da qualsiasi stella sembra uscita da un romanzo di fantascienza. Eppure un nuovo studio internazionale suggerisce uno scenario sorprendente: lune simili alla Terra che orbitano attorno a pianeti vaganti potrebbero mantenere oceani di acqua...

How to Invest in IPOs (Initial Public Offerings)

di: admin
15 Marzo 2026 ore 22:00

Understanding IPOs An Initial Public Offering (IPO) is the significant undertaking by which a private company transitions into a public entity by offering its shares to the public for the first time. This process is crucial for companies as it provides an opportunity to raise capital needed to finance business expansion, settle debts, or allow […]

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Presentazione di Mensaleri e attacco psichico al cantiere del Muba, Bologna, 14 marzo 2026

Sabato 14 marzo 2026, nel rione Pilastro di Bologna, Wu Ming 2 ha presentato il suo romanzo Mensaleri (Einaudi 2025), in dialogo con Roberto Panzacchi del Comitato Besta, al presidio contro il MuBa.

Il MuBa è il "Museo dei bambini", un progetto tanto fumoso nei contenuti quanto impattante sul verde e sul suolo del parco Mitilini-Moneta-Stefanini. Un progetto che la giunta Lepore-Clancy, la più ebbra di cemento e asfalto a memoria di vivente, vuole imporre con la forza, dopo uno dei soliti "percorsi partecipati" fittizi, quelli con cui si cerca di mascherare una politica autoritaria e deferente verso gli interessi delle lobby edilizie e infrastrutturali.

La presentazione ha toccato molti punti di convergenza tra il romanzo e le lotte ambientali in corso in città e non solo, poi è sfociata in un grande attacco psichico al cantiere. A officiare il rituale, le Sorelle e fratelli del libero spirito con la collaborazione dell'Associazione psicogeografica di Bologna (APB).

L'ओम् (Ōṁ) corale è risuonato per un quarto d'ora, forte e malaugurante per la controparte. Nella storia dei movimenti bolognesi l'attacco psichico ha una tradizione trentennale, e negli ultimi anni è stato decisivo nelle lotte in difesa del parco don Bosco, a S. Donato, e del giardino San Leonardo, in zona universitaria.

Durante il rituale è stato distribuito l'opuscolo dell'APB "Storia disinvolta degli attacchi psichici", tiratura limitata di 125 copie, non disponibile on line.

Ecco l'audio dei due momenti clou della giornata.

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Updated Debian 13: 13.4 released

14 Marzo 2026 ore 01:00
The Debian project is pleased to announce the fourth update of its stable distribution Debian 13 (codename trixie). This point release mainly adds corrections for security issues, along with a few adjustments for serious problems. Security advisories have already been published separately and are referenced where available.

Fermiamo la guerra ora!

14 Marzo 2026 ore 11:31
Ieri si è tenuto un presidio-volantinaggio del Coordinamento Antimilitarista Livornese a Livorno in Piazza S. Jacopo di fronte all’ingresso dell’Accademia Navale, di seguito il testo del volantino FERMIAMO LA GUERRA ORA! L’ITALIA È IN GUERRALa guerra divampa nel Golfo Persico. Il governo italiano è coinvolto fin da prima dello scoppio della guerra.Militari italiani sono presenti […]

unifont @ Savannah: Unifont 17.0.04 Released

13 Marzo 2026 ore 22:46

13 March 2026 Unifont 17.0.04 is now available.  This is a minor release aligned with Unicode 17.0.0.

This release notably includes separate BDF, PCF, and OpenType font files with 28,000+ Unicode T-source Chinese glyphs created by Kusanagi_Sans and Kao Chen-tung (高振東) in font files beginning with "unifont_t".  Many other Chinese glyphs have been added.  Also, font/Makefile has been reorganized for more efficient font file building.  See the ChangeLog file for details.

Download this release from GNU server mirrors at:

     https://ftpmirror ... /unifont-17.0.04/

or if that fails,

     https://ftp.gnu.o ... /unifont-17.0.04/

or, as a last resort,

     ftp://ftp.gnu.org ... /unifont-17.0.04/

These files are also available on the unifoundry.com website:

     https://unifoundr ... /unifont-17.0.04/

Font files are in the subdirectory

     https://unifoundr ... 0.04/font-builds/

A more detailed description of font changes is available at

      https://unifoundr ... nifont/index.html

and of utility program changes at

      https://unifoundr ... nt-utilities.html

Information about Hangul modifications is at

      https://unifoundr ... hangul/index.html

and

      http://unifoundry ... l-generation.html

Enjoy!


Paul Hardy
GNU Unifont Maintainer

Bruno Contrada si porta nella tomba i segni di una tortura più crudele di un ergastolo

13 Marzo 2026 ore 19:58

Quando vi parlano di giustizia, pensate a Bruno Contrada, l’ex capo della Squadra mobile di Palermo stritolato da un ingranaggio che lo ha tenuto in croce per quarant’anni senza che le sue colpe fossero state mai accertate oltre ogni ragionevole dubbio. E se vi parlano di processo giusto o di equilibrio fra accusa e difesa, pensate a un uomo che, con tutta la sua storia, i suoi meriti e le tante medaglie appese al muro, è stato costretto per quarant’anni a salire e scendere le scale dei tribunali e delle Corti di appello, a inseguire la Cassazione e pure la Corte di giustizia europea ma è riuscito a ottenere un risarcimento che però non gli ha restituito l’onore e non ha neppure sancito la sua innocenza. E poi, per completare la vostra idea e i vostri convincimenti sulla fantastica giustizia italiana, pensate anche all’antimafia chiodata, al dire e non dire dei pentiti e alle tante “boiate pazzesche” montate per smascherare trame oscure e regie occulte, tavoli ovali e servizi deviati. Contrada, che al tempo delle stragi di mafia ha avuto la malasorte di diventare il numero tre del Sisde, è stato uno dei tanti investigatori sospettati di doppio gioco, presi e appesi all’albero della gogna e incriminati – tenacemente, testardamente – per complicità coi boss. Solo che, a differenza del generale Mario Mori e degli altri ufficiali dei Carabinieri colpiti dagli stessi furori giudiziari, non ha avuto nemmeno l’attenuante di una imputazione a piede libero. E’ finito immediatamente – siamo nel 1992 – dietro le sbarre del carcere militare di Boccea. Condannato in primo grado a dieci anni ma assolto in Appello, nel 2007 fu rispedito in galera dalla Cassazione con sentenza definitiva e non gli è bastata una vita per liberarsi dalle nefandezze che gli sono state attribuite. Morto giovedì scorso, all’età di 94 anni, si porta nella tomba i segni di una tortura che forse è stata più crudele di un ergastolo. Nel 2015 la Corte di giustizia europea ha riconosciuto che i processi a suo carico erano stati illegittimi perché all’epoca dei fatti il reato di concorso esterno in associazione mafiosa “non era sufficientemente chiaro” e ha costretto l’Italia a risarcirlo con 285 mila euro, pari – secondo una penosa contabilità – a 440 giorni di carcere e a 1.540 giorni di arresti domiciliari. Ma la sua carriera e la sua esistenza erano state già bruciate, sciolte nell’acido dei sospetti e delle umiliazioni. Pensate: gli avevano persino revocato la pensione di vicequestore.

 

Altro che calvario. Segnato a dito come un malacarne venduto alle cosche, era stato trascinato pure tra le maglie del processo sulla strage di via D’Amelio e accusato di avere sottratto, nell’inferno provocato dal tritolo mafioso, la misteriosissima agenda rossa dove il giudice Paolo Borsellino, straziato dall’esplosione, aveva annotato le tracce di un ipotetico patto scellerato tra i boss di Cosa nostra e alcuni apparati dello stato, ovviamente corrotti e deviati. Ma nel 2023 – altra amara consolazione – i giudici di Caltanissetta, quelli che da venticinque anni cercano di fare luce sui mandanti e i complici di quel terribile attentato, hanno scritto in sentenza che la presenza di Bruno Contrada in via D’Amelio era stata solo una invenzione nata dal caos delle prime indagini. Una bugia, insomma. Un’altra crosta infamante appiccicata gratuitamente alla sua pelle e alla sua immagine. Ma – e veniamo al punto – come è possibile, nell’Italia dello stato di diritto, finire in una trappola così intrigata e cespugliosa, in un martirio così lungo e impietoso? Chiedetelo a Gaspare Mutolo, un picciotto della sanguinaria cosca dei corleonesi, che Contrada aveva arrestato nel 1997 al ristorante “Il gabbiano” dopo un inseguimento rocambolesco lungo i viali e la spiaggia di Mondello. Quando ’Asparino, un killer cresciuto alla scuola criminale di Totò Riina, capisce che la sua pacchia di latitante è finita, non ci pensa su due volte e si offre all’antimafia come pentito “a disposizione”: pronto cioè per tutte le rivelazioni e per tutti i teoremi. E, manco a dirlo, come primo atto del suo ravvedimento firma un verbale con il quale scarica, sullo sbirro che l’aveva ammanettato, una raffica di rancori, di insinuazioni, di accuse vere e verosimili, comunque tutte da verificare.

Nel frattempo alla procura di Palermo prende piede, cresce e si afferma un nucleo di “magistrati coraggiosi”, tutti duri e puri, che oltre a ripulire la Sicilia di ogni violenza e di ogni collusione con la mafia vogliono anche e soprattutto riscrivere la storia d’Italia. E Contrada diventa l’anello ideale per legare le ipotesi investigative più fascinose e gli scenari più allettanti per il circo mediatico-giudiziario. Ha un passato nei servizi segreti e appartiene quindi alla famigerata “zona grigia”, quella sospesa tra legalità e illegalità. Le menti raffinatissime dell’antimafia non se lo lasciano sfuggire. Lo interrogano, lo spremono, lo sfregiano e lo trasformano nell’imputato perfetto, nel manovratore occulto di ogni mistero, di ogni intrigo, di ogni complicità e ogni trattativa, sotterranea e scellerata, tra uno stato corrotto e una cupola mafiosa che vuole appropriarsi della politica, dell’economia e, addirittura, delle istituzioni. Non smetteranno di perseguitarlo.

PIAZZALI BERTANI. NESSUNA CRISI, MA I LAVORATORI STORICI RESTANO PRECARI. USB: SCELTA INACCETTABILE. ASPETTIAMO CONVOCAZIONE DEL PREFETTO

13 Marzo 2026 ore 14:30

Ancora problemi nei piazzali della logistica auto del porto di Livorno. Dopo quanto successo negli appalti Mercurio oggi, dai piazzali Bertani, arriva la notizia della mancata stabilizzazione dei lavoratori impegnati nella movimentazione.  Lo scorso anno i 67 operai, tra cui la stragrande maggioranza con anni e anni di anzianità, erano stati “traghettati” da una società in appalto con contratti a tempo indeterminato, ad una agenzia interinale con rapporto di lavoro di un anno.  Tutto ciò grazie ad un accordo in deroga sottoscritto da alcune organizzazioni sindacali e fortemente contestato da USB. Il prefetto di Livorno, che aveva controfirmato l’accordo, si era fatto garante del monitoraggio di tale accordo che, tra le altre cose, prevedeva un breve periodo di prova per poi procedere alla definitiva stabilizzazione di tutti i lavoratori. Il 28 marzo scadranno i contratti di lavoro e l’azienda Bertani ha recentemente comunicato di voler mantenere contratti a termine addirittura, per alcuni, di soli 6 mesi. Una scelta grave ed inaccettabile. Nel piazzale Bertani, così come da noi denunciato, non c’è mai stata una vera e propria crisi ma la minaccia dei licenziamenti era servita solo per far accettare, alle istituzioni e ai lavoratori, l’introduzione di un’agenzia interinale.  Dopo anni e anni di lavoro decine di operai si sono ritrovati senza neanche poter richiedere un prestito in banca o organizzare la propria vita.
Per ultimo vogliamo segnalare un altro grave comportamento. A USB che rappresenta il 30% della forza lavoro è stato impedito di partecipare all’incontro in cui Bertani ha comunicato le proprie decisioni. L’unico sindacato che ha provato ad opporsi, da sempre, viene evidentemente considerato scomodo.
A questo punto, chiediamo al Prefetto di Livorno, soggetto garante dell’accordo, di convocare le parti, prima della scadenza dei contratti. USB ha già formalizzato questa richiesta.

Usb Livorno Categoria Operaia Logistica

Epilessia, emergono nuove prove sui benefici della dieta chetogenica

13 Marzo 2026 ore 14:07

Su The Lancet Neurology è stata pubblicata una revisione scientifica dedicata alle diete chetogeniche che riducono le crisi epilettiche. La revisione è stata scritta da autori di due diverse realtà, l’Università del Colorado Anschutz e UT Southwestern Medical Center. I dati elaborati provengono da scoperte di laboratorio su pazienti reali, risultati di effetti positivi sulle crisi convulsive delle diete chetogeniche. Ricche di grassi e povere di carboidrati presentano queste tre caratteristiche positive: rafforzano i sistemi energetici cerebrali, riducono l’infiammazione e proteggono i neuroni.

Anna Figueroa è dottoressa in farmacia e autrice dello studio, commenta così la revisione: “Per anni, i medici hanno osservato che le diete chetogeniche riducono le crisi epilettiche nei pazienti che non rispondono ai farmaci, ma le prove a supporto sono sparse in studi di piccole dimensioni. E mentre gli scienziati hanno fatto progressi nella comprensione dell’efficacia della dieta, da queste scoperte sono emerse poche nuove terapie o ampi studi clinici“.

dieta chetogenica su misura

Emerge un limite nelle ricerche sulla dieta chetogenica per l’epilessia e riguarda gli adulti: pochi studi randomizzati, anche su effetti del metabolismo e dei farmaci anticonvulsivanti

Figueroa con gli altri autori hanno esaminato i meccanismi sottostanti delle diete chetogeniche che determinano gli effetti. Hanno individuato così l’efficacia clinica, la riduzione dei carboidrati unita alla valorizzazione del grasso buono forniscono un’energia stabile ed efficiente attraverso i chetoni. I neuroni iperattivi vengono stabilizzati e questo riduce il rischio di convulsioni.

I ricercatori volevano comprendere meglio i meccanismi biologici delle diete chetogeniche per individuare nuove terapie oppure sviluppare farmaci. Gli autori della revisione hanno trovato una lacuna importante nella ricerca. La maggior parte degli studi che collegano dieta chetogenica ed epilessia riguarda soprattutto i bambini.

Negli adulti le prove scientifiche sono ancora limitate. Solo negli ultimi cinque anni, quelli considerati dalla revisione, è stato condotto uno studio clinico randomizzato su pazienti adulti con epilessia. Si considera questo aspetto: il metabolismo dei grassi con l’età cambia. In più, i pazienti adulti che usano per molto tempo farmaci anticonvulsivanti rischiano alterazioni epatiche che riducono l’efficacia o la tolleranza di una dieta chetogenica.

Epilessia, emergono nuove prove sui benefici della dieta chetogenica è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace

Edilizia sostenibile in Africa: la sfida di costruire milioni di case con un impatto ambientale minimo

13 Marzo 2026 ore 13:00

Jonathan Oladeji e Chioma Okora fanno ricerca e insegnano presso l’Università di Johannesburg, si occupano di edilizia, sostenibilità, finanza anche climatica e investimenti. Su The Conversation hanno raccontato le problematiche dell’odierna edilizia in Africa. Il continente viene spesso solo associato alla povertà o al sottosviluppo, in realtà è anche una delle aree di crescita urbana e demografica più rapida.

Entro il 2050, questi sono gli ultimi dati, la popolazione africana passerà da 1,5 miliardi a 2,4 miliardi di persone. La domanda di nuove abitazioni è in crescita già da oggi, dalle aree urbane arriva la richiesta complessiva di 50 milioni di case. La costruzione di nuovi alloggi è anche una sfida ambientale, l’industria edilizia è responsabile da sola del 39% delle emissioni globali di carbonio. Nell’intera filiera, soltanto la produzione di calcestruzzo produce l’8% dei gas serra mondiali.

Per l’Africa ci vogliono abitazioni ecologiche, progettate per consumare meno acqua ed energia e costruite con materiali naturali o riciclati. Il continente rappresenta un luogo ideale per questa sfida, accanto alla domanda di case c’è anche la richiesta di abitazioni sostenibili economicamente, dove è possibile consumare acqua ed energia ma senza bollette troppo elevate. In più anche la manutenzione ordinaria delle case deve essere favorevole.

crisi abitativa in Africa

Il Sudafrica è il case history da analizzare nei primi progetti ed esperimenti di edilizia green e città sostenibili: numeri, iniziative pubbliche e ONG che raccontano il divario ancora da colmare

I due autori hanno analizzato vent’anni di studi sul finanziamento dell’edilizia sostenibile. Dal 2003 al 2023, questo lungo periodo consente di confrontare il sostegno economico ai progetti di edilizia verde nel mondo. Dall’Europa all’Asia esistono numerosi progetti, strumenti finanziari e anche legislazioni dedicate alle città green. Tutte tengono conto di questi fattori: sviluppo, efficienza energetica e idrica, scelta dei materiali, costi iniziali e rischi legati ai cambiamenti climatici, oggi più che mai la vera incognita.

Le case ecologiche sono difficili da realizzare, in Africa le opportunità di finanziamento sono ancora limitate. A livello globale il divario è eccessivamente alto: 1,4 trilioni di dollari per l’edilizia abitativa accessibile. Il Sudafrica sta emergendo nel continente come paese dove ci si sta muovendo nella direzione delle abitazioni verdi. Alcune iniziative sono sostenute dalle istituzioni e anche da realtà non profit. L’International Finance Corporation è tra le realtà che studia e investe nell’edilizia green in Sudafrica.

Edilizia sostenibile in Africa: la sfida di costruire milioni di case con un impatto ambientale minimo è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace

Coi coltellini svizzeri fuorilegge, rischi l'arresto anche se vai a funghi

13 Marzo 2026 ore 11:50

Volete fare trekking, arrampicata, andare a funghi o andare per campi a raccogliere cardi mariani? Fate pure, ma preparatevi: secondo l'ultimo Decreto sicurezza rischiate fino a tre anni di reclusione se portate con voi un coltellino pieghevole con lama oltre i 5 centimetri a punta acuta e dotati di blocco. In pratica tutti i coltellini utilizzati da escursionisti, fungaioli o raccoglitori di piante selvatiche. Certo andare a funghi e a cardi mariani non è un obbligo imposto da nessuno. Non è però nemmeno un reato, non dovrebbe esserlo almeno. Eppure si rischia l'arresto. Raccoglierli con coltellini con la lama più corta, sempre che li troviate – la maggior parte ha lama che va dai 5,5 centimetri ai 6 – può essere complicato.

Per non parlare poi della diminuzione della sicurezza di camminatori e arrampicatori che introduce il Decreto sicurezza. A sottolinearlo è stato il presidente del Cai Alto Adige, Carlo Alberto Zanella: "Questi coltelli sono utilissimi per chi si muove nella natura e possono salvare vite". Ha spiegato: "Si può tagliare in caso di bisogno un laccio, intervenire sulla ferita dopo un morso di una vipera oppure liberare un capriolo rimasto ingarbugliato in un filo di recinzione elettrica dei pascoli. Infine, sono indispensabili per tagliare i funghi alla loro base per non danneggiare il micelio sotterraneo, che garantisce poi la ricrescita". Insomma "di certo non me lo porto dietro in montagna per fare l'assassino". Certo qualche caso di omicidi o serial killer montanari c'è stato nella storia dell'umanità, ma ai coltellini di solito hanno preferito accette, motoseghe o delle semplici pistole. Strano che nel Decreto sicurezza non abbiano pensato alle pistole. Forse perché, dicono alcuni membri della maggioranza, "l'autodifesa è sempre legittima"? Chissà.

Un'assurdità che avevano già segnalato Sergio Boccadruti e Carlo Stagnaro sul Foglio: "La vera perla riguarda i coltelli pieghevoli: divieto assoluto di portare fuori casa serramanici con lama da cinque centimetri se dotati di blocco lama, apertura a scatto o apribili con una mano. Include coltelli a farfalla e quelli occultati. Pena: uno-tre anni di reclusione. Il problema? Questa categoria include praticamente tutti i multitool moderni (coltellini svizzeri) con pinze e cacciaviti, strumenti comuni da lavoro o campeggio. Persino molti cutter da cantiere hanno lama pieghevole con blocco. Migliaia di persone, inclusi professionisti ed escursionisti della domenica, rischiano di avere uno strumento criminale in tasca semplicemente lavorando o passeggiando in montagna"

L'assessora a Edilizia abitativa, Sicurezza e prevenzione della violenza della Provincia autonoma di Bolzano, ha annunciato, in un post su Facebook, di voler interloquire con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per esaminare l’attuazione della legge, perché "la lotta contro la violenza con coltelli è necessaria e giusta ma non deve andare a discapito dei cittadini onesti. Chi indossa abiti tradizionali (tipo gli Schützen, i membri di associazioni che si ispirano alle tradizioni dei bersaglieri tirolesi, che portano attaccati alla cintura un coltello e una forchetta ndr), fa escursioni, raccoglie funghi o va a caccia e porta con sé coltelli non deve essere punito per questo. Il relativo paragrafo del decreto deve essere modificato". Un ragionamento sensato, al contrario di quello nel paragrafo successivo: "Lo sappiamo: la violenza da coltello si verifica in gran parte degli autori di migranti nel corso della #migrazionedimassa e quindi è violenza in gran parte importata".

In Südtirol sono però anche gli artigiani e gli agricoltori a protestare. Molti di loro utilizzano coltelli per lavoro e non possono non portarli con sé. Eppure, nonostante questo, la Provincia autonoma di Bolzano  e più in generale il Trentino-Alto Adige – è una delle province più sicure d'Italia. Nell'indice di criminalità 2024 del Sole 24 Ore (basato sui dati del ministero dell'Interno relativi al 2023), Bolzano si colloca al 54esimo posto su 107 province, mentre Trento all'88esimo. E in Molise c'è addirittura un paese che potrebbe fallire: Frosolone (Isernia). Qui Antonio Gurrado ne raccontava la storia.

La sintesi perfetta l'ha data all'Ansa il presidente del Cai Alto Adige, Carlo Alberto Zanella: "Ancora una volta si decidono delle cose, senza saperle e senza ascoltare gli esperti". E ha aggiunto: "Capisco il divieto per i ragazzi a scuola, è fuori discussione. Ancora una volta il legislatore esagera, come è successo con l'obbligo di portare con sé la pala e l'Arva quando si va con le ciaspole. Per determinate gite e condizioni meteorologiche è semplicemente ridicolo metterli nello zaino, ma - in via teorica - potrei essere multato se non lo faccio".

Allenamento cognitivo e multitasking: i risultati sorprendenti di una ricerca tedesca

13 Marzo 2026 ore 11:25

Il termine multitasking intende la capacità di saper svolgere più attività contemporaneamente senza ridurre l’efficienza. Viene considerata un’abilità importante tanto sul lavoro quanto nella vita quotidiana. Il multitasking è soggetto a dibattiti e controversie, c’è chi lo ritiene possibile e chi inumano; sul lavoro alcuni lo accusano di favorire lo stress, superficiale o nascosto, altri invece lo ritengono frutto di tante soft skills apprese.

Alcune nuove ricerche si concentrano invece sui limiti del cervello umano nella capacità di gestire più compiti in uno stesso momento. La Martin Luther University di Halle-Wittenberg ha condotto uno studio sperimentale dedicato. La domanda di partenza è: “il multitasking può essere realmente allenato?”. Nella psicologia cognitiva si parla di Virtually Perfect Time Sharing, è la capacità di eseguire due compiti contemporaneamente senza errori o quasi. Punta alla perfezione oltre che all’efficienza, ed è un obiettivo importante nel lavoro quanto l’avere anche un piano B o più per le emergenze.

Nella psicologia del lavoro e cognitiva si era convinti, anche con prove, della capacità del cervello di poter elaborare più informazioni parallele. Queste sono le parole del ricercatore Torsten Schubert: “Questo fenomeno, noto come Virtually Perfect Time Sharing, è stato a lungo considerato un’indicazione di una reale elaborazione parallela nel cervello e la prova che il nostro cervello è capace di multitasking illimitato“.

quando il nostro cervello deve fare molte cose contemporaneamente, raggiunge rapidamente i limiti delle sue capacità

Il Virtually Perfect Time Sharing messo alla prova: un esperimento sul multitasking mostra l’importanza di soft skills più flessibili e profonde, attente a metodo, adattamento e problem solving

I ricercatori hanno voluto verificare con un nuovo esperimento la capacità multitasking del cervello. Nell’esperimento i partecipanti dovevano svolgere due attività coinvolgendo sensi diversi. Con la mano destra dovevano indicare rapidamente la dimensione di un cerchio mostrato sullo schermo, nello stesso istante ascoltavano un suono e dovevano dire se fosse alto, medio o basso. Questo esercizio è stato ripetuto per due settimane, gli studiosi misuravano la velocità di risposta e anche il numero di errori.

L’esperimento ha dimostrato soprattutto una cosa: la pratica migliora le prestazioni. I partecipanti, giorno dopo giorno, diventavano più veloci, precisi e anche coordinati. Gli scienziati hanno modificato leggermente sequenze e ritmo delle prove, aumentavano gli errori e peggioravano anche le prestazioni. Nel lavoro come nello sport o nello studio, gli imprevisti sono considerati anche all’ordine del giorno e viene allenata la capacità di problem solving. Il cervello non esegue veramente le attività in parallelo ma attiva dei processi che permettono di eseguire più azioni in uno stesso momento.

Allenamento cognitivo e multitasking: i risultati sorprendenti di una ricerca tedesca è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace

Android diventerà una scheggia anche sugli entry-level: cosa è AutoFDO e perché è una rivoluzione

13 Marzo 2026 ore 10:55

Google sta lavorando a un cambiamento importante nel funzionamento interno di Android. L’azienda ha annunciato l’introduzione della tecnologia AutoFDO nel kernel del sistema operativo, con l’obiettivo di migliorare prestazioni ed efficienza energetica degli smartphone.

Anche se i miglioramenti numerici sembrano piccoli, l’ottimizzazione riguarda il livello più profondo del sistema, quello che gestisce processore, memoria e comunicazione tra hardware e software.

Android impara dalle tue abitudini

Tradizionalmente Android utilizza un compilatore che ottimizza il sistema operativo basandosi su ipotesi generiche su come verrà utilizzato il dispositivo. Con AutoFDO il processo cambia completamente.

Il sistema analizza come le persone utilizzano realmente il telefono. Gli ingegneri di Google eseguono le app più popolari e studiano quali parti del sistema vengono usate più frequentemente. Successivamente ricompilano il kernel affinché queste operazioni vengano eseguite nel modo più efficiente possibile.

In pratica, Android viene “allenato” a dare priorità alle attività che gli utenti svolgono più spesso: aprire applicazioni, passare da un’app all’altra o eseguire funzioni di sistema.

Il risultato è un sistema operativo più ottimizzato per l’uso reale, piuttosto che per scenari teorici.

Piccoli numeri, grande impatto

Android

Nei primi test interni, Google ha registrato miglioramenti concreti. Le applicazioni si aprono circa il 4,3% più velocemente quando vengono lanciate da zero, mentre l’avvio del dispositivo può risultare circa il 2,1% più rapido.

A prima vista queste percentuali possono sembrare modeste, ma quando riguardano il kernel – il cuore del sistema operativo – possono influenzare l’intera esperienza d’uso. Il kernel gestisce infatti una parte enorme delle operazioni del telefono e rappresenta circa il 40% dell’utilizzo della CPU nei dispositivi Android.

Ottimizzare questo livello significa rendere tutto il sistema più reattivo: interfaccia più fluida, passaggi tra app più rapidi e minore lavoro per il processore.

Un altro vantaggio riguarda la batteria. Se il processore lavora meno per eseguire le stesse operazioni, il consumo energetico può diminuire e contribuire a una maggiore autonomia dello smartphone.

Google ha confermato che AutoFDO verrà integrato nei kernel utilizzati da Android 15, Android 16 e dalle versioni future del sistema operativo. In teoria questo significa che molti dispositivi, dai modelli economici ai flagship, potrebbero beneficiare di un’esperienza leggermente più veloce senza bisogno di hardware più potente. Insomma, per entry-level e mid-range sarà una piccola rivoluzione: Android viaggerà alla velocità della luce anche sugli smartphone meno sofisticati.

Android diventerà una scheggia anche sugli entry-level: cosa è AutoFDO e perché è una rivoluzione è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella

Xiaomi torna a produrre laptop: grande attesa per il Book Pro 14

13 Marzo 2026 ore 10:23

Dopo tre anni di assenza nel segmento dei notebook a marchio proprio, Xiaomi prepara il ritorno con il nuovo Xiaomi Book Pro 14, un portatile ultraleggero pensato per coniugare design premium, peso ridotto e prestazioni elevate grazie ai più recenti processori Intel Core Ultra. Il dispositivo è stato anticipato da alcune immagini teaser in vista del lancio ufficiale in Cina.

Design ultraleggero

Il nuovo Xiaomi Book Pro 14 punta molto su materiali avanzati e una costruzione raffinata. Il laptop utilizza un corpo unibody in lega di magnesio pressofusa, abbinato a una scocca inferiore in fibra di carbonio ad alta resistenza. Questa combinazione consente di ottenere un telaio robusto ma estremamente leggero.

Secondo l’azienda, anche la struttura interna della tastiera è stata rivista con una piastra di supporto in lega di titanio più leggera, scelta progettuale che contribuisce ulteriormente alla riduzione del peso complessivo. Il risultato è sorprendente: il notebook pesa solo 1,08 kg, rendendolo uno dei portatili da 14 pollici più leggeri della sua categoria.

Dal punto di vista estetico, Xiaomi ha optato per un design minimalista e sottile con finitura metallica uniforme. Il dispositivo sarà disponibile in tre colorazioni: Soft Fog Blue, White ed Elegant Gray. L’aspetto generale è pulito e moderno, con linee sottili che ricordano l’approccio stilistico già visto negli ultimi ultrabook premium.

Xiaomi Book Pro 14

Prestazioni con Intel Core Ultra

Sul fronte hardware, il laptop sarà equipaggiato con il nuovo processore Intel Core Ultra X7 358H, una soluzione ad alte prestazioni con architettura a 16 core organizzati in configurazione 4 + 8 + 4. Il chip può raggiungere frequenze fino a 4,8 GHz, integra 18 MB di cache L3 e una GPU integrata Intel Radiant B390, pensata per migliorare le capacità grafiche e l’elaborazione AI.

Per mantenere stabile il rendimento del processore, Xiaomi ha integrato un sistema di raffreddamento avanzato con camera di vapore da 10.000 mm², accompagnata da una ventola silenziosa ad alta velocità e da un sistema di flusso d’aria tridimensionale. L’azienda afferma che questa soluzione consente al notebook di sostenere fino a 50 W di potenza continuativa, un dato rilevante per un dispositivo così sottile.

Secondo indiscrezioni precedenti, il portatile potrebbe essere disponibile anche con il processore Intel Core Ultra 5 325, costruito con il processo produttivo 18A di Intel. Questo chip utilizza una configurazione 8 core (4P + 4LPE) con 8 thread e può raggiungere velocità fino a 4,5 GHz.

Per quanto riguarda memoria e archiviazione, Xiaomi dovrebbe offrire configurazioni con 24 GB di RAM e SSD da 1 TB, oltre a una variante più avanzata con 32 GB di RAM e lo stesso storage da 1 TB. Il display sarà un pannello da 14 pollici, coerente con la filosofia ultrabook della serie. Il debutto è atteso in Cina nelle prossime settimane, ma nulla esclude che possa arrivare anche sul mercato internazionale.

Xiaomi è in fermento: recentemente ha presentato il suo robot aspirapolvere più potente di sempre. Mentre è entrato nei radar dei leaker un misterioso top di gamma dalle prestazioni ‘ultra’. Quando arriva?

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Sabbie antiche come archivi del tempo: la tecnica che svela la storia del nostro pianeta

13 Marzo 2026 ore 09:14

Minuscoli cristalli di zircone provenienti da antiche sabbie costiere possono aiutare un team di ricercatori universitari a ricostruire la storia di alcuni paesaggi terrestri. Lo studio è della Curtin University, il minerale è estremamente resistente e conserva al suo interno tracce di kripton. È un gas raro prodotto in un passato preistorico della Terra, quando la sua superficie agli albori fu colpita da raggi cosmici.

Questo gas intrappolato nei cristalli può essere utilizzato per determinare l’età di alcuni sedimenti del sottosuolo. La ricerca è stata guidata da un team internazionale, a cui hanno collaborato anche studiosi tedeschi di Gottinga e Colonia. Gli zirconi, oltre a essere un minerale molto antico, resistono agli agenti atmosferici e all’erosione.

Mentre altre pietre tendono con il tempo a svanire diventando polvere, lo zircone sopravvive sotto forma di cristalli molto longevi. Vengono trasportati dai fiumi, si ritrovano sia sulle coste quanto nei sedimenti. Tra spostamenti ed età effettiva conservano informazioni geologiche ma anche atmosferiche importanti.

sabbia

Che cosa racconta il kripton cosmogenico conservato nei minuscoli cristalli antichi sui fondali terrestri longevi, i paesaggi con segni di erosione millenaria e il clima in evoluzione?

Il kripton cosmogenico consente di stimare la durata dell’esposizione dei sedimenti in superficie. Significa che queste tracce del passato terrestre hanno avuto lunga vita fuori dal sottosuolo, eventi da ricostruire li hanno poi sepolti per secoli. Il nuovo metodo di analisi dei materiali consente di ricostruire i ritmi di erosione dei paesaggi, diverse altre evoluzioni in tempi geologici molto lunghi. “La storia del nostro pianeta dimostra che il clima e le forze tettoniche possono controllare il comportamento dei paesaggi su scale temporali molto lunghe“, ha dichiarato il ricercatore Maximilian Dröllner.

L’interno dei cristalli può far ricostruire anche la distribuzione delle risorse naturali, le evoluzioni tettoniche, i lunghi periodi di sedimentazione, anche di minerali sfruttabili dall’uomo. Ed entra anche il clima, ogni cambiamento ed evoluzione è conservato dall’aspetto chimico e fisico dei cristalli di zircone e delle sabbie dove erano conservate. Queste sono le parole del coautore Milo Barham: “Il clima non influenza solo gli ecosistemi e i modelli meteorologici, ma controlla anche dove finiscono le risorse minerarie e quanto diventano accessibili“.

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È morto Bruno Contrada, un servitore dello stato tradito dallo stato

13 Marzo 2026 ore 08:37

Bruno Contrada è morto a 94 anni. Nato a Napoli il 2 settembre 1931, era stato capo della Squadra mobile di Palermo e numero tre del Sisde negli anni più sanguinosi della guerra di mafia. La sua vicenda giudiziaria – iniziata con l'arresto alla vigilia di Natale del 1992 e conclusa, in un certo senso, soltanto con la morte – è diventata emblema di uno dei capitoli più controversi della storia giudiziaria italiana.

 

Condannato in via definitiva nel 2007 a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa, Contrada aveva trascorso anni tra carcere e domiciliari, in condizioni di salute sempre più precarie, prima che nell'aprile del 2015 la Corte europea dei diritti dell'uomo stabilisse che il reato per cui era stato condannato non era, all'epoca dei fatti contestati, "sufficientemente chiaro e prevedibile". Nel 2017 la Cassazione ne dichiarò la sentenza "ineseguibile e improduttiva di effetti penali". Poi arrivò il risarcimento per ingiusta detenzione, prima fissato dalla Corte d'appello di Palermo in 667mila euro, poi ridotto dalla Cassazione a 285mila. "Non c'è somma che possa riparare il male che mi è stato fatto", aveva detto lui.

  

 

"Sono frastornato, non direi sollevato", raccontò al Foglio nel luglio del 2017, poco dopo la sentenza della Cassazione. "Mi hanno devastato la vita, di che cosa dovrei rallegrarmi?". Raccontò dell'arresto all'alba del 24 dicembre, davanti alla moglie Adriana e al figlio poliziotto; del carcere militare di Palermo riaperto apposta per lui, dove era rimasto unico detenuto con venticinque guardie a sorvegliarlo; del cancello blindato che sbatteva ogni sera. "Ancora oggi, se sento una porta blindata che batte o un cancello che stride, sono sopraffatto dall'angoscia".

  

Giuliano Ferrara lo aveva paragonato a Joseph K., l'eroe kafkiano che "doveva aver fatto qualcosa perché una mattina fu tratto in arresto".

 

Indro Montanelli, nel suo libro sull'Italia di Berlusconi scritto con Mario Cervi, aveva sollevato la questione nei termini che ancora oggi restano i più lucidi: si possono applicare agli uomini che lavorano nelle fogne del crimine le stesse regole morali che valgono per i comuni cittadini? E comunque, aveva scritto, "una carcerazione preventiva che duri quanto quella inflitta a Contrada è una barbarie indegna di un paese che pretende d'essere la culla del diritto."

      

Quando nel giugno del 2023 la Cassazione confermò definitivamente il suo diritto al risarcimento, rigettando i ricorsi della procura generale di Palermo e del ministero dell'Economia – che avevano avuto, scrisse il Foglio, "persino la protervia di opporsi" – nessuno si scusò. I giornali che per anni lo avevano dipinto come un'ombra malvagia sulla Sicilia delle stragi tacquero, o peggio. All'epoca Contrada aveva 91 anni, e aveva detto che avrebbe voluto una Finanziaria per essere risarcito davvero, ma era una battuta soffocata dall'amarezza.

Muore da incensurato, come aveva sempre voluto. "Presto o tardi passerò all'altro mondo", disse, "e lo farò da incensurato, con un casellario giudiziale intonso, come si addice a un onesto servitore dello stato. A futura memoria." Se la memoria ha un futuro.

   

Per approfondire

C’è un misterioso smartphone “ultra premium” in arrivo: 16GB LPDDR6 e 1TB di storage

13 Marzo 2026 ore 08:15

Il mercato degli smartphone sta affrontando un forte aumento dei costi dei componenti, in particolare della memoria. Con i prezzi della RAM in crescita – un singolo gigabyte di DDR5 può arrivare a costare tra 13 e 18 dollari – molti produttori stanno riducendo alcune specifiche per mantenere margini di profitto sostenibili.

Secondo nuove indiscrezioni, però, almeno un produttore potrebbe prendere la strada opposta e lanciare uno smartphone estremamente potente, con alcune delle tecnologie più avanzate disponibili nel settore mobile.

Le informazioni arrivano dal noto leaker Digital Chat Station, che su Weibo ha suggerito l’esistenza di un dispositivo in fase di test con caratteristiche hardware di altissimo livello.

Specifiche da record

Secondo il leak, il dispositivo potrebbe integrare 16 GB di RAM LPDDR6, uno standard di memoria di nuova generazione che dovrebbe offrire velocità più elevate e maggiore efficienza energetica rispetto alle attuali LPDDR5 e LPDDR5X.

A questo si aggiungerebbe uno spazio di archiviazione estremamente generoso: 1 TB di memoria UFS 5.0, tecnologia che promette prestazioni nettamente superiori alle attuali UFS 4.0 utilizzate nei flagship moderni.

Il cuore del dispositivo sarebbe il futuro chip di punta di Qualcomm, indicato nel leak come Snapdragon 8 Elite Gen 6 Pro (successore dell’attuale chip top). Questo processore dovrebbe rappresentare una nuova evoluzione della piattaforma Snapdragon di fascia alta, progettata per offrire prestazioni elevate sia in ambito gaming sia nelle applicazioni basate su intelligenza artificiale.

Se queste specifiche venissero confermate, il dispositivo potrebbe diventare uno degli smartphone più potenti mai realizzati.

Possibile candidato: Xiaomi 18 Ultra?

Xiaomi 17 Ultra

Il leak non menziona esplicitamente quale azienda stia sviluppando questo smartphone, ma diversi commentatori ritengono che il candidato più probabile sia il futuro Xiaomi 18 Ultra, il prossimo modello di punta della gamma di Xiaomi atteso per fine 2026 o inizio 2027.

La serie Ultra di Xiaomi è infatti spesso utilizzata come vetrina tecnologica per introdurre componenti di ultima generazione, soprattutto nel comparto fotografico e nelle prestazioni hardware.

Considerato che la crisi dei prezzi delle memorie sta portando molti produttori a giocare al risparmio, una bestia da 16GB+1TB (RAM LPDDR6 e storage UFS 5.0) potrebbe fare decisamente la differenza.

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Allarme Android, bastano 45 secondi per sbloccare lo smartphone: scoperta vulnerabilità critica

13 Marzo 2026 ore 07:26

Una grave vulnerabilità scoperta nei processori di MediaTek potrebbe mettere a rischio milioni di smartphone Android. I ricercatori del team di sicurezza Ledger Donjon hanno dimostrato come sia possibile accedere ai dati protetti di alcuni dispositivi in meno di un minuto, senza nemmeno avviare il sistema operativo.

L’exploit è stato mostrato utilizzando il CMF Phone 1 di Nothing, uno smartphone basato su chip MediaTek. Collegando il telefono a un computer, i ricercatori sono riusciti a compromettere il sistema di sicurezza del dispositivo in circa 45 secondi.

Secondo quanto spiegato dal CTO di Ledger, Charles Guillemet, l’attacco permette di recuperare il PIN del dispositivo, decifrare l’archiviazione interna e persino estrarre le chiavi di recupero dei portafogli di criptovalute memorizzati nello smartphone.

Attacco senza avviare Android

Il problema riguarda l’architettura di sicurezza utilizzata in molti smartphone con chip MediaTek che integrano l’ambiente protetto sviluppato da Trustonic, noto come Trusted Execution Environment (TEE).

Questo ambiente è progettato per isolare dati sensibili come PIN, credenziali e chiavi crittografiche dal resto del sistema. Tuttavia, secondo i ricercatori, l’implementazione presente su alcuni dispositivi consente un attacco diretto al livello hardware.

Una volta collegato lo smartphone a un computer, l’exploit può recuperare automaticamente il codice PIN e accedere allo storage criptato del dispositivo. Tra i dati più sensibili che possono essere estratti ci sono anche le seed phrase, ovvero le chiavi principali che consentono di recuperare un portafoglio di criptovalute.

Queste informazioni rappresentano un obiettivo particolarmente prezioso per eventuali attaccanti, poiché permettono il controllo completo dei fondi associati ai wallet digitali.

Secondo Guillemet, il problema evidenzia una differenza fondamentale tra i chip generici e le soluzioni di sicurezza dedicate. “I chip general-purpose sono progettati per la comodità, mentre i Secure Element sono progettati per proteggere le chiavi crittografiche”, ha spiegato.

Patch già distribuite ai produttori

Mediatek

La vulnerabilità è stata registrata con il codice CVE-2026-20435. Il team Donjon ha seguito la procedura di divulgazione responsabile e ha segnalato il problema a MediaTek prima della pubblicazione dei risultati.

Il produttore di chip ha confermato di aver distribuito una correzione ai produttori di smartphone il 5 gennaio 2026. Questo significa che gli aggiornamenti di sicurezza dovrebbero essere rilasciati attraverso le patch software dei singoli produttori.

I processori MediaTek sono utilizzati in milioni di dispositivi Android, inclusi modelli di marchi come OPPO, vivo, OnePlus e Samsung. Non è ancora chiaro se la vulnerabilità sia stata sfruttata attivamente da criminali informatici.

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Correte ad aggiornare il vostro iPhone: è arrivata la patch per neutralizzare Coruna

13 Marzo 2026 ore 06:31

Apple ha distribuito nuovi aggiornamenti software destinati agli iPhone e iPad più datati che non possono installare le versioni più recenti del sistema operativo. Si tratta di iOS 15.8.7 e iOS 16.7.15, aggiornamenti pensati principalmente per correggere vulnerabilità di sicurezza e bug critici.

Le nuove versioni arrivano per mantenere protetti milioni di dispositivi ancora in uso ma esclusi dagli aggiornamenti principali di iOS.

Aggiornamenti per iPhone più vecchi

Gli aggiornamenti riguardano diversi modelli storici della linea iPhone. In particolare, iOS 16.7.15 è stato rilasciato per dispositivi che non possono aggiornarsi a iOS 17, tra cui iPhone X, iPhone 8 e iPhone 8 Plus, lanciati nel 2017.

Per i modelli ancora più vecchi è disponibile invece iOS 15.8.7, destinato a smartphone come iPhone SE, iPhone 7 e iPhone 6s, che non supportano iOS 16.

Anche alcuni iPad ricevono aggiornamenti simili. Tra questi ci sono il iPad, l’iPad Pro e l’iPad Pro. Per modelli come iPad Air 2 e iPad mini 4 è invece previsto l’aggiornamento iPadOS 15.8.7.

Questi update non introducono nuove funzionalità, ma includono correzioni di sicurezza importanti che Apple raccomanda di installare immediatamente.

Il rischio malware

Uno dei motivi dietro questi aggiornamenti potrebbe essere la scoperta di un nuovo exploit kit chiamato Coruna, individuato dal Google Threat Intelligence Group. Questo kit di attacco è progettato per sfruttare vulnerabilità presenti in varie versioni di iOS, comprese quelle rilasciate tra il 2019 e il 2023.

Il metodo di attacco è relativamente semplice: basta visitare un sito web infetto, spesso camuffato da piattaforma di criptovalute o da sito di scommesse. Il malware identifica il modello di iPhone e la versione del sistema operativo per scegliere l’exploit più efficace.

Una volta installato, il software può cercare informazioni sensibili sul dispositivo. Tra le sue capacità c’è l’analisi di messaggi e documenti alla ricerca di parole chiave come “conto bancario”, ma anche la scansione delle immagini tramite tecnologia OCR per leggere il testo contenuto nelle foto.

In questo modo gli hacker possono individuare credenziali bancarie, password o altri dati personali e tentare di accedere ai conti online delle vittime.

Per difendersi da attacchi avanzati, Apple ha introdotto anche la modalità Lockdown, una funzione di sicurezza estrema che limita alcune funzioni del dispositivo per ridurre le superfici di attacco.

Per installare gli aggiornamenti è sufficiente andare in Impostazioni > Generali > Aggiornamento Software e seguire le istruzioni.

Correte ad aggiornare il vostro iPhone: è arrivata la patch per neutralizzare Coruna è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella

AI: Disoccupati senza più acqua #cybersecurity #podcast

14 Marzo 2026 ore 06:12

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In questa puntata Andrea e Gabriele, con Claudio, parlano di come il cybercrime stia diventando sempre più “as-a-service”: dal mega takedown di Tycoon 2FA (phishing che ruba session cookie in real time e aggira la multifactor) fino al caso Paragon/Graphite e allo spyware su iPhone. Poi si passa all’AI: report di Anthropic sul lavoro (meno apocalisse, più gap tra teoria e pratica), costi reali, “brain rot” nei C-level e cosa significa per junior dev e aziende che vogliono farsi guidare da agent.

Table of Contents:
- Fake news “data center vs golf club”: chi consuma davvero più acqua?
- Tycoon 2FA: cos’è e perché contava una fetta enorme del phishing globale
- MFA bypass via proxy + furto cookie di sessione in real time
- Differenze con Evilginx: modello “SaaS” plug-and-play e scala “corporate”
- Operazione Europol: takedown e collaborazione pubblico-privato
- Spyware Paragon/Graphite: conferme Citizen Lab sul caso Cancellato
- iPhone, iMessage/image processing e perché il CVSS spesso racconta poco
- Timeline e ipotesi: cosa implica l’infezione nella notte del 14 dicembre
- Report Anthropic: impatto reale dell’AI sul lavoro vs capacità “teoriche”
- Regulations e freni pratici (esempio: sanità) vs hype da “licenziamenti subito”
- Restructuring e rischi operativi (team ridotti + agent in produzione)
- Costi dell’AI: inferenza vs capex/hardware e sostenibilità delle subscription
- “C-level AI brain rot”: decisioni strategiche delegate al modello
- Junior dev e formazione: barriere all’ingresso, aziende e fuga dai corsi
- Claude su Firefox: 100+ vuln trovate e perché exploitare costa molto di più

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iPhone pieghevole: Apple prepara un iPhone “stile iPad” con iOS su misura

12 Marzo 2026 ore 17:35

Dopo anni di indiscrezioni, il primo iPhone pieghevole di Apple continua a prendere forma. Nuovi dettagli rivelano come l’azienda stia ripensando l’esperienza di iOS per adattarla a un dispositivo con schermo pieghevole, con un’interfaccia che ricorda quella degli iPad e importanti cambiamenti nel design delle fotocamere. Il dispositivo potrebbe rappresentare il progetto più innovativo della linea iPhone degli ultimi anni.

iOS ripensato

Secondo le ultime indiscrezioni, Apple non porterà semplicemente iPadOS sul nuovo telefono pieghevole. L’azienda starebbe invece modificando direttamente iOS per sfruttare al meglio il grande display interno.

L’idea è trasformare l’esperienza del foldable in qualcosa di simile a un iPad quando il dispositivo è aperto. Le applicazioni iOS verranno aggiornate con layout più ampi e barre laterali, una soluzione già tipica delle app su tablet. Questa interfaccia comparirà solo sullo schermo interno del dispositivo.

Quando invece il telefono è chiuso e si utilizza il display esterno, le app continueranno a funzionare come su un iPhone tradizionale. In altre parole, il dispositivo offrirà due esperienze diverse a seconda della modalità d’uso.

Apple introdurrà anche il multitasking con app affiancate, permettendo di utilizzare due applicazioni contemporaneamente sul grande schermo interno. Tuttavia l’azienda non adotterà il sistema multitasking più complesso presente sugli iPad. L’obiettivo sembra essere un equilibrio tra produttività e semplicità, mantenendo l’esperienza iPhone immediata e intuitiva.

Fotocamere e design

Il design del primo iPhone pieghevole includerà alcune scelte tecniche molto precise. Apple avrebbe inizialmente testato una fotocamera sotto il display per lo schermo interno, ma la qualità fotografica non avrebbe soddisfatto gli standard dell’azienda.

Per questo motivo si sarebbe optato per una fotocamera frontale con foro nel display (punch-hole), una soluzione già adottata su molti smartphone pieghevoli, ma mai vista prima su un device Apple. Anche lo schermo esterno avrà un foro per la camera frontale. Nonostante la scomparsa del classico ritaglio, l’interfaccia continuerà a utilizzare un’area dinamica simile alla Dynamic Island per notifiche e controlli rapidi.

Sul retro il dispositivo dovrebbe integrare solo due fotocamere, con un modulo più sottile che ricorda quello visto su modelli più minimalisti della linea iPhone.

Un’altra novità riguarda l’autenticazione biometrica. A causa dello chassis estremamente sottile, Apple avrebbe deciso di rinunciare al Face ID. Al suo posto tornerà il sensore Touch ID integrato nel pulsante laterale.

Piega quasi invisibile

Uno dei motivi per cui Apple ha impiegato così tanto tempo prima di entrare nel mercato dei pieghevoli riguarda la durabilità e la piega del display. L’azienda avrebbe voluto eliminare completamente il segno centrale dello schermo, ma questo obiettivo non sarebbe stato ancora raggiunto.

Secondo le ultime informazioni, però, il nuovo pannello pieghevole utilizzerà una tecnologia molto avanzata con una piega più piatta e meno visibile rispetto a molti foldable cinesi (Samsung ci ha già dato un assaggio). Il risultato dovrebbe offrire un’esperienza migliore soprattutto per la visione di film e video.

Il dispositivo utilizzerà inoltre una cerniera particolarmente resistente, progettata per garantire una lunga durata nel tempo anche dopo migliaia di aperture. Prezzo? Si parla di minimo 2.000 euro

iPhone pieghevole: Apple prepara un iPhone “stile iPad” con iOS su misura è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella

STOP AI TRANSITI DI “MORTE” E AL RIARMO - I LAVORATORI E LE LAVORATRICI NON VOGLIONO PAGARE IL PREZZO DELLA GUERRA

12 Marzo 2026 ore 16:59

Nella giornata di ieri, nel porto di Piombino una nave del Ministero della Difesa ha scaricato una enorme quantità di materiale bellico, decine di mezzi militari e container contenenti, probabilmente, esplosivo.

Oltre il danno del rigassificatore, Piombino è stata trasformata in un vero e proprio HUB del traffico di armi. Questa volta sono stati coinvolti dei lavoratori della acciaieria JSW e della Piombino Logistics, dato che una parte del materiale bellico è stata trasportata all’interno dello stabilimento siderurgico e caricata su rotaia su un treno merci che sembra destinato ad arrivare alla stazione di Palmanova in Friuli Venezia Giulia per poi essere imbarcata dal porto di Monfalcone.

USB, non appena ricevuta notizia e in tempi strettissimi, ha proceduto a proclamare lo sciopero specifico per il carico, scarico e trasporto di armamenti per tutti i lavoratori coinvolti della JSW e per i macchinisti di Mercitialia (società cargo del Gruppo FSI) per permettere ai lavoratori di potersi rifiutarei di movimentare il carico di morte. Perché per noi è inaccettabile che si decida di militarizzare porti, fabbriche e la stessa rete ferroviaria italiana per alimentare le politiche di riarmo e di guerra del nostro paese. 

Con le federazioni di Livorno e di Pisa e altri militanti dei movimenti siamo in presidio di protesta presso la stazione di Livorno Calambrone per esprimere la nostra contrarietà all’ennesimo carico di morte che transita nel nostro territorio. 

Il treno ha accumulato un fortissimo ritardo ed è stato deviato in un altro percorso per evitare i presidi. Alla stazione di Pisa movimenti contro la guerra, attivisti e lavoratori hanno bloccato il treno per oltre 4 ore e poi è stato fatto tornare indietro.

Invitiamo tutti e tutte i compagni a fare lo stesso durante il tragitto che questo treno percorrerà fino probabilmente al porto di Monfalcone per essere imbarcato vero qualche teatro di guerra.

 

Bisogna opporsi al riarmo e alla guerra; non saranno i lavoratori e le lavoratrici a pagare il prezzo!

 

Il piano di riarmo da 800 mld € e il piano di militarizzazione dei porti e delle infrastrutture strategiche da 100 mld €, entrambi lanciati dalla Commissione UE, ci conducono alla guerra, all’impoverimento dei nostri salari e alla perdita di servizi pubblici. 

In 8 giorni di aggressione da parte di Israele e degli USA l’unica cosa che vediamo è il rincaro immediato dei prezzi di carburanti, energia e beni di prima necessità, cosa che sta riportando al centro una questione riguardante direttamente l’economia reale e la tenuta sociale del Paese. 

Abbiamo già pagato di tasca nostra l’impennata inflattiva della guerra in Ucraina, con un potere d’acquisto dei nostri salari diminuito dell’8/10%; non possiamo permetterci un’altra fase di aumento dei prezzi che rischia di diminuire ulteriormente il potere d’acquisto dei lavoratori e di colpire duramente il sistema produttivo. Tutto questo mentre l’apparato produttivo è già attraversato da crisi industriali, ristrutturazioni e processi di dismissione che stanno colpendo interi settori strategici.

 

Fermare i transiti di morte e scioperare contro le armi significa lottare per la pace e per le proprie condizioni di lavoro!

BLOCCHIAMO LA GUERRA, BLOCCHIAMO LE ARMI!


Usb Livorno - Usb Pisa

Il cuore può rigenerarsi dopo un infarto: individuato il freno ormonale che lo impedisce

12 Marzo 2026 ore 16:40

Il cuore dopo un infarto può essere rigenerato grazie a un meccanismo ormonale. È la scoperta di un importante studio condotto anche da ricercatori italiani. L’Università di Bologna, l’IRCCS Policlinico Sant’Orsola e altre realtà scientifiche hanno scoperto una capacità naturale di autoriparazione cardiaca. Si può sfruttare per creare dei farmaci su misura che curano e ripristinano le funzionalità dopo una crisi. Lo studio coordinato è stato pubblicato sulla rivista Nature Cardiovascular Research e rappresenta un punto di arrivo importante nella medicina salvavita.

La ricerca nasce in un contesto multi-specializzazione, ovvero quando il cuore è sottoposto a difficoltà da altre patologie, ad esempio il cancro. Alcuni trattamenti rendono l’apparato cardiaco più vulnerabile e sensibile a infarto e miocardite. I cardiomiociti diventano più deboli: sono le cellule muscolari responsabili del pompaggio del cuore, quello che tutti sentiamo come battito.

cuore

La scoperta delle capacità rigenerative del cuore si deve ai neonati, nei mammiferi esistono i cardiomiociti, cellule speciali che agiscono con proteine, citochine e ormoni nella prima crescita

Quando queste cellule muscolari si perdono, l’organismo ha una capacità naturale di sostituirle con del tessuto fibrotico, non contrattile. La capacità di autorigenerarsi del cuore è presente nei mammiferi dopo la nascita. I neonati in sviluppo hanno cardiomiociti che rispondono a una piccola rivoluzione biochimica. Rispondono alle proteine che spingono la crescita, in particolare alle citochine che stimolano la proliferazione cellulare. Questa condizione scompare dopo la fase postnatale, quando le cellule cardiache diventano mature e stabili. Gli studiosi hanno analizzato questa condizione neonatale: non scompare del tutto e si può promuovere grazie a una sollecitazione ormonale.

glucocorticoidi sono ormoni steroidei che intervengono nella maturazione degli organi dopo la nascita. Bloccano i programmi rigenerativi del cuore, per questo scompaiono progressivamente nei neonati. Gabriele D’Uva, autore e responsabile della ricerca presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna, ha dichiarato: “Abbiamo scoperto che i glucocorticoidi limitano significativamente la capacità dei cardiomiociti di rispondere ai fattori di crescita rigenerativi. In pratica, agiscono come un freno ormonale che blocca i programmi rigenerativi del cuore“.

Della scoperta sul collegamento tra glucocorticoidi e capacità rigenerative cardiache scrive anche Silva Da Pra, ricercatrice post-dottorato: “Nei modelli preclinici, l’inibizione di questo recettore ripristina la risposta dei cardiomiociti ai fattori di crescita, stimolando la proliferazione delle cellule cardiache anche nelle fasi postnatali più avanzate e nell’età adulta“. La strategia scoperta dal team scientifico di Bologna verrà testata sugli esseri umani e potrebbe diventare un trattamento efficace contro l’insufficienza cardiaca.

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Xiaomi presenta il robot aspirapolvere Mijia più potente di sempre

12 Marzo 2026 ore 16:01

Xiaomi amplia ulteriormente il proprio ecosistema smart home con il lancio del nuovo robot aspirapolvere di punta, il Mi Robot 6 Max. Il dispositivo debutta in Cina come il modello più potente mai realizzato nella piattaforma domestica Mijia, introducendo una combinazione di potenza di aspirazione estremamente elevata, navigazione basata su intelligenza artificiale e soluzioni robotiche avanzate per migliorare la pulizia negli ambienti domestici.

Il robot è progettato per offrire una copertura più completa delle superfici domestiche, grazie a un sistema hardware che include bracci robotici per la pulizia dei bordi e “gambe” robotiche capaci di superare ostacoli. A questo si aggiunge una piattaforma di visione artificiale che permette al dispositivo di riconoscere oggetti e sporco con grande precisione.

Potenza avanzata

Il nuovo robot aspirapolvere Xiaomi raggiunge una potenza di aspirazione massima di 35.000 Pa, uno dei valori più elevati nel mercato dei robot domestici. Questa potenza viene combinata con un sistema di lavaggio in tempo reale che permette di aspirare, lavare e raschiare il pavimento simultaneamente.

Per mantenere il mop sempre pulito durante il funzionamento, Xiaomi ha integrato un sistema con 16 micro-fori che rilascia continuamente acqua per lavare il panno durante la pulizia. Il robot integra inoltre un sistema anti-groviglio progettato per ridurre la manutenzione, con una spazzola principale dotata di tecnologia di taglio dei capelli e spazzole laterali anti-aggrovigliamento.

Una delle innovazioni più evidenti riguarda il sistema di pulizia dei bordi. Il dispositivo utilizza tre bracci robotici dedicati che consentono di raggiungere angoli difficili, bordi delle pareti e aree attorno alle gambe dei mobili o dei tavoli.

Il robot è inoltre dotato di gambe robotiche bioniche che gli permettono di superare ostacoli fino a 6 centimetri di altezza e di entrare in spazi bassi fino a 9,3 centimetri, migliorando notevolmente la capacità di movimento rispetto ai modelli tradizionali.

Intelligenza artificiale e smart home

Il sistema di navigazione si basa su una piattaforma di visione artificiale con tripla fotocamera che consente un evitamento panoramico degli ostacoli in tempo reale. Il robot è in grado di riconoscere fino a 280 tipi di oggetti e 47 tipi di sporco diversi, inclusi piccoli elementi domestici come cavi per auricolari di appena 3 millimetri.

Grazie a queste capacità, il dispositivo può adattare automaticamente le strategie di pulizia, evitando collisioni e migliorando l’efficienza nelle diverse stanze.

Il robot si integra completamente con l’app Mi Home e supporta il controllo vocale tramite l’assistente intelligente XiaoAI. Tra le funzioni aggiuntive è presente anche una telecamera integrata che consente di monitorare gli animali domestici e perfino effettuare videochiamate da remoto attraverso l’assistente vocale.

Il dispositivo supporta inoltre la piattaforma di connessione intelligente Xiaomi Surge Smart Connect, che permette di coordinare il robot con altri dispositivi della casa connessa.

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L’Xbox Mode per Windows 11 sta per arrivare: ecco cosa cambia

12 Marzo 2026 ore 15:25

Durante la Game Developers Conference 2026, Microsoft ha delineato il futuro dello sviluppo videoludico su PC e console, annunciando una strategia sempre più integrata tra Windows e l’ecosistema Xbox. L’azienda vuole trasformare Windows 11 nella piattaforma centrale per la prossima generazione di videogiochi, rendendo PC e console parte dello stesso ambiente tecnologico.

Uno dei punti chiave dell’annuncio riguarda la nuova modalità Xbox Mode, una versione a schermo intero dell’interfaccia Xbox che sarà disponibile su tutti i dispositivi Windows 11 a partire da aprile. Questa modalità è pensata per offrire un’esperienza simile a quella delle console anche su PC e rappresenta uno degli elementi che anticipano la prossima generazione di console Xbox, attualmente in sviluppo con il nome in codice Helix.

Un ecosistema unificato

Al centro della strategia Microsoft c’è il Game Development Kit unificato, noto come Game Development Kit (GDK). Questo strumento consente agli sviluppatori di creare giochi per PC che risultano automaticamente compatibili anche con la futura generazione Xbox.

Secondo Microsoft, l’obiettivo è semplificare lo sviluppo multipiattaforma: se uno studio realizza un gioco per Windows, il titolo sarà già pronto per funzionare anche sulla prossima console Xbox. Il GDK garantisce inoltre compatibilità con le console attuali come Xbox Series X e Xbox Series S, assicurando continuità tra le diverse generazioni hardware.

In questo modo PC e console condividono la stessa infrastruttura tecnologica, riducendo tempi e costi di sviluppo e permettendo agli studi di pubblicare i propri giochi su entrambe le piattaforme con meno lavoro.

Nuove tecnologie per i giochi

Microsoft ha annunciato anche importanti aggiornamenti per l’ecosistema grafico basato su DirectX. Tra le novità c’è l’integrazione più profonda delle tecnologie di machine learning nei motori grafici.

L’azienda ha spiegato che verrà introdotto il supporto all’algebra lineare nel linguaggio shader HLSL, consentendo agli sviluppatori di sfruttare operazioni di intelligenza artificiale direttamente all’interno degli shader. “Stiamo introducendo nuove capacità che rendono più semplice portare tecniche neurali nelle pipeline grafiche”, ha dichiarato Microsoft, spiegando che queste funzioni permetteranno operazioni ML accelerate direttamente dall’hardware.

Tra le novità c’è anche la disponibilità generalizzata della tecnologia Advanced Shader Delivery, che consente di gestire e distribuire gli shader in modo più efficiente. Questo sistema permette di ridurre i problemi di stuttering durante il primo avvio dei giochi e di migliorare la stabilità delle prestazioni.

Xbox Ally

Altri miglioramenti riguardano DirectStorage, tecnologia pensata per ridurre i tempi di caricamento dei giochi. Microsoft ha annunciato il supporto alla compressione Zstandard e un nuovo strumento chiamato Game Asset Conditioning Library, che migliora l’efficienza nella gestione degli asset.

Secondo la strategia dell’azienda, la prossima generazione di Xbox sarà in grado di eseguire sia giochi per console sia titoli PC, probabilmente basandosi su una versione di Windows con Xbox Mode attiva di default. Qualcosa di simile l’abbiamo già visto sulle Xbox ROG Ally. Nel frattempo, vi ricordiamo che nel 2027 arriveranno i primi dev kit per Project Helix.

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Stanchezza primaverile: i dati di un anno rivelano una realtà sorprendente

12 Marzo 2026 ore 14:37

Dopo una ricerca australiana che punta alla cultura del sonno, ecco una ricerca delle Università di Berna e Basilea sull’astenia primaverile. È sia una sindrome biologica quanto un fenomeno sociale e culturale: non siamo abituati ad ascoltare il corpo con le stagioni che cambiano, le temperature che si alzano o si abbassano, le ore di luce che aumentano o diminuiscono. La nuova ricerca, raccontata da Scinexx, è stata condotta da due cronobiologila dottoressa Christine Blume e il dottor Albrecht Vorster. I testi non confermano l’effettivo affaticamento o calo di energia con l’arrivo della primavera, nonostante sia diffuso il proverbio “aprile dolce dormire”. La scienza richiede dati concreti, e così ecco i test durati un anno.

Lo studio ha coinvolto 418 partecipanti, che ogni giorno hanno fornito informazioni su sonno, stanchezza e livelli di energia percepiti. All’inizio, metà dei partecipanti ha riferito di soffrire di astenia primaverile. Le analisi però non hanno dato esiti di fluttuazioni stagionali o mensili significative. Eppure, con l’inizio della primavera, molti accusano esaurimentoaffaticamentoinsonnia o ipersonnia. È stato analizzato anche il cronotipo dei soggetti, ovvero la tendenza ad essere mattinieri o nottambuli: con l’inizio della primavera non ci sono stati dati diversi, eppure la stagione viene accusata di creare questi effetti.

molte persone si sentono stanche ed esauste in primavera

Per la prima volta si parla della stanchezza primaverile anche come percezione soggettiva, fenomeno culturale e di linguaggio che nasce da una suggestione spinta anche dall’informazione mediatica

Che cosa succede con la primavera? I ricercatori parlano di molte percezioni soggettive che non corrispondono a dati oggettivi. Il web è pieno di articoli dedicati al tema della stanchezza primaverile, che forse hanno influenzato cultura e linguaggio. Le persone, con l’arrivo della bella stagione, pongono l’attenzione ai livelli di energia e alle sensazioni di affaticamento, suggestionandosi e creando il collegamento mentale con la primavera.

Tuttavia, bisognerebbe considerare che questo periodo è preceduto da mesi impegnativi: pensiamo al Natale, a tutto gennaio e febbraio. Stanchezza, stress e picchi di influenza si fanno sentire, e forse la primavera potrebbe significare semplicemente bisogno di riposo o di distacco dagli stress quotidiani.

Questa è la condizione socio-culturale, ma i due autori dello studio, pubblicato sul Journal of Sleep Research, sono attenti ai sintomi e ai ritmi biologici stagionali. Un orologio interno esiste, influenzato anche dal tempo, e incide su metabolismoelaborazione sensoriale e psiche. Non è un caso che marzo in molti paesi sia anche il mese della salute psicologica.

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Le loot box sono gioco d’azzardo? Valve sotto accusa negli Stati Uniti

12 Marzo 2026 ore 14:07

Valve si trova al centro di una nuova controversia legale negli Stati Uniti legata alle loot box, i contenitori virtuali acquistabili nei videogiochi che offrono ricompense casuali. Dopo una maxi causa da circa 900 milioni di dollari nel Regno Unito contro la piattaforma Steam, la società deve ora affrontare un’altra azione legale negli Stati Uniti avviata dall’ufficio del procuratore generale di New York guidato da Letitia James.

Secondo l’accusa, alcune meccaniche presenti nei videogiochi più popolari della piattaforma incoraggerebbero forme di gioco d’azzardo tra i giocatori più giovani. L’indagine si concentra in particolare sui sistemi di casse virtuali presenti in titoli come Counter-Strike 2, Dota 2 e Team Fortress 2.

Le accuse sulle loot box

Le autorità sostengono che le loot box permettono di pagare per aprire contenitori virtuali con ricompense casuali, creando una dinamica simile al gioco d’azzardo. Secondo l’accusa, questo sistema “consente il gioco d’azzardo inducendo gli utenti a pagare per la possibilità di ottenere un oggetto virtuale raro di valore significativo”.

In alcuni casi, infatti, gli oggetti cosmetici ottenuti – come skin per armi – possono essere rivenduti nel mercato interno della piattaforma o tramite siti terzi, generando potenzialmente profitti reali per i giocatori. Un’azione legale simile è stata avviata anche dallo studio legale Hagens Berman, che sostiene che queste meccaniche possano essere particolarmente problematiche per i giocatori più giovani.

La difesa di Valve

loot box nei videogiochi sotto accusa

Valve ha risposto pubblicamente alle accuse attraverso una lettera pubblicata su Steam, spiegando di non ritenere che le proprie loot box violino le leggi sul gioco d’azzardo nello stato di New York. “Non crediamo che sia così e siamo rimasti delusi nel vedere questa accusa dopo aver lavorato per anni per spiegare come funzionano i nostri oggetti virtuali e le mystery box”, ha dichiarato l’azienda.

Secondo Valve, il sistema delle “casse casuali” non sarebbe diverso da prodotti fisici come pacchetti di carte collezionabili o “blind box”, che offrono anch’essi la possibilità di trovare oggetti rari o di valore.

La società sottolinea inoltre che gli oggetti ottenuti non forniscono vantaggi competitivi nei giochi e rimangono esclusivamente elementi cosmetici.

Valve ha anche ricordato di aver combattuto attivamente i siti esterni che utilizzano oggetti dei propri giochi per attività di gioco d’azzardo, affermando di aver ordinato più volte la chiusura di piattaforme di scommesse basate sulle skin di Counter-Strike. Nel frattempo, Valve deve affrontare anche una sfida dal tenore ben diverso: la crisi dei prezzi delle RAM sta facendo slittare i piani per il rilascio dell’attesa console Steam Machine.

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Windows Task Manager rivoluzionato: la mod da installare subito per fare ordine al caos

12 Marzo 2026 ore 12:15

Il Task Scheduler è da anni uno degli strumenti più potenti integrati in Windows 11 e nelle versioni precedenti del sistema operativo. Permette di automatizzare operazioni come l’avvio di programmi, script o attività di manutenzione del sistema. Nonostante la sua affidabilità, però, l’interfaccia basata su vecchie componenti MMC è rimasta praticamente invariata nel tempo, risultando oggi visivamente datata e poco intuitiva per molti utenti.

A colmare questo divario ci ha pensato uno sviluppatore indipendente con FluentTaskScheduler, un progetto open source che reinterpreta completamente l’esperienza di gestione delle attività programmate. Il software non sostituisce il motore originale di Windows, ma lo utilizza attraverso le API esistenti, offrendo però un’interfaccia moderna e più facile da usare. Se siete interessati, lo potete scaricare da qui.

L’applicazione è stata sviluppata con WinUI 3 tramite Windows App SDK e sfrutta la piattaforma .NET 8. Il risultato è un’interfaccia basata sul linguaggio Fluent Design, perfettamente allineata allo stile grafico delle applicazioni moderne di Windows.

Dashboard moderna e controllo completo

Uno dei principali limiti dello strumento integrato in Windows è la scarsa visibilità delle attività in esecuzione e della cronologia. In molti casi gli utenti devono navigare tra diverse finestre e menu per monitorare le operazioni pianificate.

FluentTaskScheduler introduce invece una dashboard centrale che mostra in tempo reale l’attività del sistema. Qui è possibile visualizzare lo storico delle operazioni, cercare attività specifiche, eseguire azioni in batch e importare o esportare configurazioni.

Il processo di creazione delle attività mantiene tutte le funzionalità del sistema originale ma con un flusso più pulito. Gli utenti possono configurare trigger basati sul tempo – come esecuzioni giornaliere, settimanali o mensili – oppure su eventi di sistema come l’avvio del computer, il login dell’utente o eventi specifici registrati nel sistema. Sono disponibili anche opzioni avanzate come ritardi casuali, date di scadenza e arresto automatico delle attività.

Automazione avanzata

FluentTaskScheduler

Per gli scenari più complessi, FluentTaskScheduler include controlli avanzati per l’affidabilità e la ripetizione delle attività. È possibile impostare cicli di esecuzione programmati, riavviare automaticamente un’attività in caso di errore o definire il comportamento quando vengono attivate più istanze contemporaneamente.

Una delle funzioni più interessanti è la Script Library, che permette di archiviare script PowerShell centralizzati e riutilizzarli in più attività senza duplicare il codice. Questo approccio semplifica la gestione delle automazioni e rende più pulita l’organizzazione degli script.

Il software include anche integrazione con il sistema operativo, come notifiche toast, supporto alla System Tray e possibilità di eseguire attività con privilegi elevati o con account specifici.

Per gli utenti avanzati è disponibile anche un’interfaccia a riga di comando che consente di gestire le attività da script o da prompt, rendendo lo strumento utile anche per ambienti professionali.

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Microsoft prepara la nuova Xbox “Helix”: primi devkit agli studi nel 2027

12 Marzo 2026 ore 11:49

Microsoft ha iniziato a delineare concretamente la prossima generazione di console Xbox. Durante la Game Developers Conference 2026, l’azienda ha confermato che i primi kit di sviluppo del nuovo sistema, conosciuto internamente con il nome in codice Project Helix, verranno inviati agli studi di videogiochi a partire dal 2027.

L’annuncio è stato fatto da Jason Ronald, vicepresidente della divisione Next Generation Xbox. Secondo quanto riferito, gli sviluppatori riceveranno versioni preliminari della console per iniziare a creare e ottimizzare i titoli destinati alla nuova piattaforma.

Ronald non ha specificato nel dettaglio cosa includeranno queste versioni “alpha”, ma nel contesto della conferenza dedicata agli sviluppatori è molto probabile che si tratti dei classici devkit, hardware preliminari che permettono agli studi di lavorare sui giochi prima del lancio ufficiale della console.

Hardware avanzato con chip AMD

Il nuovo sistema sarà basato su un system-on-a-chip personalizzato sviluppato insieme ad AMD, progettato per supportare tecnologie grafiche di nuova generazione. Tra queste spicca il path tracing, una forma avanzata di rendering che simula la luce in modo estremamente realistico.

Secondo Microsoft, la nuova architettura porterà un enorme salto prestazionale nel ray tracing. Ronald ha spiegato che la console offrirà “un salto di un ordine di grandezza nelle prestazioni e nelle capacità del ray tracing”, permettendo mondi di gioco più realistici e dinamici.

Tra le tecnologie previste figurano anche ray regeneration, pensata per migliorare la qualità degli effetti di illuminazione, e soluzioni di frame generation multi-frame insieme a tecniche di upscaling basate su machine learning.

Queste innovazioni indicano che Microsoft e AMD stanno lavorando su tecnologie simili a quelle sviluppate anche per la prossima generazione di console rivali.

Xbox e PC sempre più vicini

Xbox Next-Gen

Un’ipoteca Xbox Next-Gen immaginata dall’intelligenza artificiale

Uno degli aspetti più interessanti della futura console riguarda l’integrazione con il mondo PC. Microsoft ha ribadito che il nuovo hardware sarà in grado di eseguire sia giochi per console Xbox sia titoli PC.

Questo approccio rafforza la strategia dell’azienda di unificare l’ecosistema gaming tra console e computer basati su Windows. In pratica, gli sviluppatori potranno progettare giochi con una base tecnica comune, riducendo le differenze tra le due piattaforme.

Secondo Ronald, il nuovo hardware “integra l’intelligenza direttamente nella pipeline grafica e di calcolo, offrendo miglioramenti significativi in efficienza, scala e ambizione visiva”. Nel frattempo, forse in vista della nuova console ibrida, Sony ha già fatto sapere che non intende pubblicare più esclusive PlayStation su Windows.

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Perché Tokyo è il banco di prova definitivo per la guida autonoma

12 Marzo 2026 ore 11:11

La startup americana di guida autonoma Nuro ha avviato i primi test dei propri veicoli sulle strade di Tokyo, uno degli ambienti urbani più complessi al mondo per la mobilità autonoma. L’azienda, sostenuta da colossi tecnologici e industriali come NVIDIA, Toyota e Uber, utilizzerà inizialmente solo pochi veicoli per questa fase sperimentale.

Come previsto dalla normativa giapponese, i test verranno effettuati con conducenti di sicurezza al volante pronti a intervenire in caso di necessità. L’obiettivo è raccogliere dati reali in uno dei contesti di guida più impegnativi per l’intelligenza artificiale.

Tokyo come banco di prova

Le strade della capitale giapponese offre una vera sfida per i sistemi di guida autonoma. Tra carreggiate strette, traffico intenso, intersezioni complesse e guida sul lato sinistro della strada, Tokyo mette alla prova qualsiasi tecnologia di guida automatizzata.

Secondo il CEO di Nuro, Andrew Chapin, testare i veicoli in un ambiente così complesso è fondamentale per migliorare l’affidabilità dei sistemi. “Testare le capacità del sistema di autonomia in un mercato così interessante e con complessità internazionali è una vera prova di stress per capire di cosa è capace la tecnologia”, ha dichiarato.

L’obiettivo finale della società è raggiungere il livello 4 di autonomia, una categoria in cui il veicolo può guidare completamente da solo in condizioni specifiche senza intervento umano.

La corsa globale ai robotaxi

Nuro non è l’unica azienda a sperimentare veicoli autonomi in Giappone. Anche Waymo, la divisione di guida autonoma di Alphabet, sta conducendo test a Tokyo in collaborazione con l’operatore taxi Nihon Kotsu e con l’app di mobilità giapponese GO Taxi.

Waymo è attiva nel paese dal 2025 e lavora a stretto contatto con Toyota per sviluppare tecnologie di guida autonoma adattate alle città giapponesi.

Nel frattempo, Nuro sta preparando un’espansione più ampia del proprio ecosistema di mobilità autonoma. L’azienda ha già annunciato una collaborazione con Uber e con il produttore di auto elettriche Lucid Motors per lanciare un servizio di robotaxi a San Francisco.

Secondo i piani, Uber punta a distribuire fino a 100.000 veicoli autonomi, tra cui circa 20.000 robotaxi sviluppati con Lucid e Nuro, con un rollout che dovrebbe iniziare nel 2027.

 

Perché Tokyo è il banco di prova definitivo per la guida autonoma è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella

Google Play ti permette di provare i giochi a pagamento prima di comprarli

12 Marzo 2026 ore 10:41

Google ha annunciato una nuova funzionalità per il proprio store digitale Google Play che permetterà agli utenti di provare alcuni giochi a pagamento gratuitamente prima di acquistarli. La funzione, chiamata Game Trials, è già in fase di distribuzione su alcuni titoli mobile e arriverà presto anche su Google Play Games for PC.

L’obiettivo è offrire ai giocatori la possibilità di testare un gioco completo per un periodo limitato di tempo, riducendo il rischio di acquistare un titolo che potrebbe non piacere.

Come funzionano i Game Trials

Nei giochi supportati comparirà un nuovo pulsante “Prova” nella pagina dello store. Una volta avviata la prova, gli utenti potranno giocare gratuitamente per un periodo definito prima di decidere se acquistare il titolo.

Nel materiale di esempio mostrato da Google, il gioco horror survival Dredge offre 60 minuti di gameplay gratuito. Al termine del periodo di prova, il giocatore può scegliere se acquistare il gioco completo oppure rimuoverlo dal dispositivo. Questa soluzione offre un approccio simile alle demo classiche dei videogiochi, ma integrato direttamente nello store digitale e senza richiedere download separati o versioni dedicate.

Più giochi indie e strumenti AI

demo videogiochi Play Store

Oltre ai Game Trials, Google ha annunciato che nei prossimi mesi arriveranno nuovi giochi indie a pagamento su Google Play, tra cui Moonlight Peaks, Sledding Game e Low-Budget Repairs.

L’azienda ha inoltre creato una nuova sezione dello store dedicata ai giochi ottimizzati per PC Windows, che funzionano tramite la piattaforma Google Play Games su computer. Gli utenti potranno aggiungere questi titoli alla lista dei desideri e ricevere notifiche quando saranno disponibili o in sconto.

Tra le novità più tecnologiche spicca anche il lancio di Play Games Sidekick, un overlay per Android basato sull’intelligenza artificiale Gemini. Questo assistente può mostrare suggerimenti, informazioni e strumenti utili direttamente durante il gameplay senza dover uscire dal gioco o effettuare ricerche online.

Per chi preferisce confrontarsi con altri giocatori invece che con un assistente AI, Google ha introdotto anche la funzione Community Posts, che consente agli utenti di leggere e pubblicare consigli e discussioni nelle pagine dei giochi sul Play Store.

Google Play ti permette di provare i giochi a pagamento prima di comprarli è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella

L’iPhone 18 Pro sarà dimenticabile? “Risparmiate i soldi per il prossimo anno”

12 Marzo 2026 ore 10:10

Apple si prepara a introdurre una nuova strategia di lancio per i suoi smartphone a partire dal prossimo anno, ma le indiscrezioni sull’iPhone 18 Pro e sull’iPhone 18 Pro Max suggeriscono che la generazione in uscita quest’anno potrebbe rappresentare uno degli aggiornamenti meno rilevanti degli ultimi anni.

Secondo le anticipazioni, Apple lancerà quest’anno i modelli Pro insieme al primo iPhone pieghevole, mentre i modelli base della serie iPhone 18 e il successore di iPhone Air arriveranno soltanto all’inizio dell’anno successivo, nello stesso periodo dei nuovi smartphone della linea Samsung Galaxy S.

Nonostante le aspettative iniziali, molte delle innovazioni previste per i modelli Pro sembrano essere state rinviate, lasciando spazio a novità piuttosto modeste e deludenti.

iPhone 17 Pro vs iPhone 18 Pro: cosa cambia?

Uno degli aggiornamenti più attesi riguardava una riduzione delle dimensioni della Dynamic Island, l’area interattiva introdotta da Apple per integrare sensori e notifiche nella parte superiore dello schermo. Le indiscrezioni iniziali indicavano che Apple stesse lavorando a una soluzione per spostare il sistema Face ID sotto il display, lasciando visibile solo la fotocamera frontale. Questo avrebbe permesso di ridurre sensibilmente la Dynamic Island.

Tuttavia, secondo le informazioni più recenti, questa tecnologia non sarà pronta per l’iPhone 18 Pro. Di conseguenza, la Dynamic Island rimarrà sostanzialmente delle stesse dimensioni viste sugli attuali modelli, come l’iPhone 17 Pro.

Questo rinvio potrebbe avere implicazioni anche per i piani futuri dell’azienda. Apple starebbe infatti lavorando a un modello speciale per il ventesimo anniversario dell’iPhone, previsto per il 2027, con uno schermo completamente edge-to-edge senza alcun foro o notch visibile. Se fosse vero, sarebbe quello lo smartphone da “avere a tutti i costi”. A maggior ragione, risparmiare i soldi quest’anno potrebbe avere ancora più senso.

Design quasi identico

Apple iPhone 17 Pro annunciato ufficialmente

Oltre alla mancata evoluzione della Dynamic Island, anche il design generale dei nuovi modelli Pro dovrebbe rimanere molto simile alla generazione precedente.

Secondo i report più recenti, l’iPhone 18 Pro e l’iPhone 18 Pro Max conserveranno la stessa struttura e lo stesso grande modulo fotografico sul retro introdotto negli ultimi anni. Ci potrebbero essere solo piccoli miglioramenti estetici, come variazioni nella finitura del vetro posteriore o nel contrasto dei materiali. In pratica, per molti utenti potrebbe essere difficile distinguere visivamente un iPhone 18 Pro da un iPhone 17 Pro Max.

La buona notizia è che il keynote di settembre non sarà comunque privo di sorprese: nonostante una linea ‘Pro’ sottotono, questo sarà l’anno in cui vedremo finalmente il primo smartphone pieghevole di Apple.

L’iPhone 18 Pro sarà dimenticabile? “Risparmiate i soldi per il prossimo anno” è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella

Formiche ricostruite in 3D grazie all’IA: sviluppato un metodo che riduce anni di lavoro a pochi giorni

12 Marzo 2026 ore 09:34

Le formiche sono insetti sociali complessi e interessanti da studiare, sono presenti in tutto il mondo, hanno un sistema di comunicazione e interazioni come le api. Sono delle piccole macchine da guerra nella difesa del territorio, gli scienziati hanno deciso di catalogarle con un nuovo strumento tecnico.

Un database che combina intelligenza artificiale, robotica, modellistica 3D e tecniche di imaging a raggi X. I ricercatori dell’Università del Maryland e del Karlsruhe Institute of Technology in Germania hanno ricostruito digitalmente centinaia di specie di formiche di tutto il mondo con questo sistema. Il tempo impiegato è stato brevissimo, con metodi tradizionali il lavoro di un giorno dura settimane. Lo studio sulle formiche realizzate con AI/3D è stato pubblicato sulla rivista Nature Methods.

Evan Economo e Thomas Van de Kamp sono i due autori del nuovo database sulle formiche. Prima dell’IA utilizzavano una tecnologia, lo scanner micro-TC, utile a ricostruire e studiare la morfologia degli insetti. La formica si compone di numerosi nervi e nervetti, muscoli e strutture cellulari. La semplice scansione 3D di una formica richiedeva dieci ore di tempo.

i ricercatori hanno utilizzato AntScan per riprodurre nei minimi dettagli l'anatomia di quattro specie di formiche di Okinawa

Il nuovo sistema di imaging 3D con IA, robotica e acceleratore di particelle di sincrotrone permette di creare archivi digitali di formiche, ruotabili e osservabili in pochi secondi

L’insieme di tutte le nuove tecniche messe insieme ha permesso di creare un archivio di ricostruzioni digitali di 800 specie di formiche. Il team ha utilizzato un sistema ad alta produttività che integra anche un acceleratore di particelle di sincrotrone. Lo scanner TAC convenzionale utilizzato precedentemente all’AI applicata impiegava sei anni di lavoro continuo sulle 800 specie di formiche catalogate. Il nuovo kit invece riesce a scansionare in una sola settimana 2000 campioni.

Le formiche non sono gli unici insetti numerosi da studiare, la tecnica può essere impiegata per altre specie di insetti o animali. I ricercatori pensano a archivi digitali moderni e aggiornati per musei, università e altre istituzioni partner. Il metodo però interessa anche all’applicazione scientifica, per trarre dati e informazioni.

Il sistema di imaging che unisce 3D, robotica e IA consente di analizzare i campioni scansionati anche ruotandoli o sostituendoli in 30 secondi. Dal computer si possono fare osservazioni che prima si potevano eseguire solo sul campo o in laboratorio, magari con le formiche sotto microscopio o lente di ingrandimento. Al progetto hanno partecipato anche studenti di informatica.

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Virus pandemici, la nuova ricerca smentisce l’idea dell’adattamento preliminare

12 Marzo 2026 ore 08:30

I virus che vengono trasmessi dagli animali all’uomo, come è successo con il Covid, possono provocare epidemie senza il bisogno di adattarsi prima all’organismo umano. Questo concetto lo ritroviamo in un nuovo studio pubblicato su Cell. La ricerca è stata condotta da un team dell’Università della California, guidato da Jennifer L. Havens. Gli scienziati si sono concentrati sul quadro filogenetico e sulla selezione naturale; in pratica hanno cercato il vero motivo per cui scoppiano improvvise epidemie o pandemie.

L’ipotesi è questa: i virus zoonotici non necessitano di un adattamento prima della zoonosi, che trasmette un patogeno da uomo a uomo (il contagio). I ricercatori hanno studiato diverse epidemie virali degli ultimi anni. Prima del Covid-19 ci sono state l’Influenza A (H1N1) del 2009, l’Ebola in Africa occidentale, dal 2013 al 2016. Infine, l’epidemia Virus Marburg in Angola del 2004/2005 e quella di Mpox, più recente, 2022-2023.

virus pandemici

Il SARS-CoV-2 non mostra segnali di evoluzione prima della pandemia, mentre le trasformazioni genetiche sono comparse dopo i primi contagi, lo studio californiano nei dettagli

Non sono state trovate prove di cambiamenti nell’evoluzione dei virus subito prima dell’epidemia umana. Il SARS-CoV-2 presenta segnali di selezione genetica immutati fino alla comparsa sotto forma di malattia nella popolazione umana. Proprio il SARS-CoV-2 ha fatto scattare lo studio: si ipotizzava in questo patogeno una modifica in laboratorio tra test e sperimentazioni. L’osservazione di fatto per il nuovo studio rivela invece nessuna modifica del virus Sars anche se manipolato in laboratorio.

I cambiamenti ci sono stati, tuttavia, ma non prima della pandemia o epidemia ma dopo. Selezioni genetiche, nuove caratteristiche e scissioni di virus e patogeni sono avvenute dopo lo scoppio dei contagi. Lo studio dell’Università della California è stato diffuso sotto forma di comunicato stampa.

Questo lavoro ha una rilevanza diretta per l’attuale controversia sulle origini del COVID-19“, sono le parole del ricercatore e autore Joel Wertheim. E aggiunge: “da una prospettiva evolutiva, non troviamo alcuna prova che il SARS-CoV-2 sia stato plasmato dalla selezione in laboratorio o da un’evoluzione prolungata in un ospite intermedio prima della sua comparsa. Questa assenza di prove è esattamente ciò che ci aspetteremmo da un evento zoonotico naturale“.

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Sonno e salute: ecco quando le ore in più diventano un problema

11 Marzo 2026 ore 17:34

Uno studio australiano afferma che dormire troppo e non dormire a sufficienza hanno quasi gli stessi effetti negativi sulla salute. In entrambi i casi, si ammalano cuore, intestino, cervello e poi arrivano situazioni più specifiche. Ad esempio, dormire meno di sette ore a notte compromette la mente, il cuore, il sistema immunitario e la pelle. Nel breve tempo i sintomi sono stanchezza, irritabilità, aumento di stress, nebbia mentale. L’ipersonnia, ovvero dormire più di nove o dieci ore, porta al rischio di malattie cardiovascolari, ictus, diabete T2 e obesità. I sintomi immediati sono mal di testa, mal di schiena, depressione, nebbia cognitiva e sonnolenza diurna nonostante si sia dormito tanto.

I ricercatori della Sleep Health Foundation affermano che il sonno è il terzo pilastro della salute, accanto all’alimentazione e all’attività fisica. Con il sonno, i muscoli recuperano energie, memorie e emotività si rafforzano e si regolano. L’organizzazione australiana no-profit che ha finanziato lo studio raccomanda di dormire tra le sette e le nove ore a notte. Gli adolescenti hanno bisogno di più riposo, fino alle dieci ore, anche da recuperare durante la settimana. Non sono consigli ripetuti ma risultati di esperimenti e test su volontari.

sonno e salute

I numeri della ricerca sull’insonnia dal 2018 a oggi mostrano l’importanza di conoscere anche gli effetti del dormire troppo e della qualità del risveglio sulla salute

Gli studi recenti suggeriscono che l’ipersonnia aumenta i problemi di salute e la mortalità. 79 studi sono stati rianalizzati: chi dorme meno di sette ore a notte ha un rischio di morte maggiore del 14%, chi dorme invece più di nove ore eleva il rischio al 34%. Insonnia e ipersonnia hanno in comune fattori di rischio sulla salute. Nel 2018 è stata fatta un’analisi su precedenti studi: secondo la rilettura di 74 ricerche, il sonno eccessivo porta a disturbi metabolici, aumento di peso, dolore cronico e depressione.

Il legame tra dormire troppo e cattiva salute viene certificato e collegato scientificamente dai risultati di tutti gli studi rianalizzati. Non solo, insonnia e ipersonnia insieme vengono collegate a condizioni croniche patologiche o di malessere. Sonno e stili di vita diventano così importanti nel considerare fattori di rischio e scarsa salute. Insonnia e ipersonnia non sono sempre volontà delle persone o conseguenze comportamentali e psicologiche.

Il risveglio può dire molto sulla salute del sonno, su come sta funzionando veramente il corpo mentre si dorme. Svegliarsi bene è indice di buona qualità, invece alzarsi spesso stanchi e assonnati deve rappresentare un campanello d’allarme. Le ricerche e i dati nuovi della Sleep Health Foundation vanno diffusi e divulgati per coltivare una buona cultura e conoscenza del sonno, del dormire come fattore importante per la salute.

Sonno e salute: ecco quando le ore in più diventano un problema è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace

Alzheimer, uno studio mostra criticità nelle comunità rurali americane

11 Marzo 2026 ore 17:04

La Society for Risk Analysis ha condotto un’analisi su 422.000 pazienti e più del Maryland. I dati raccolti evidenziano disparità nella diagnosi e nell’assistenza dell’Alzheimer tra le aree urbane e rurali. Proprio queste ultime mancano di ospedali e specialisti per diagnosi e trattamento delle demenze. Un danno tanto per i pazienti anziani quanto per le loro famiglie o caregiver.

Curarsi significa doversi spostare di molti chilometri anche per una semplice diagnosi o prescrizione di farmaci, i controlli di routine diventano difficili se non impossibili. Non è un caso che si presentino alti tassi di mortalità per Alzheimer in alcune aree dove mancano strutture dedicate, i famosi giardini dedicati agli anziani che perdono la memoria. I dati di morte si combinano proprio con i bassi tassi di diagnosi e un numero ancora da raccogliere completamente di pazienti con demenza non identificata.

Alzheimer

Nel Maryland, l’Alzheimer e altre forme di demenza possono essere curate principalmente nelle grandi città, mentre nelle aree rurali si registrano alti tassi di mortalità e una sottodiagnosi

Per le grandi città è un altro discorso, le aree urbane accolgono il 90% dei grandi ospedali. Le strutture rurali vivono una vera e propria discriminazione di risorse e finanziamenti. Mancano medici, infermieri e specialisti, tutti assenti dalle zone non urbane. Gli anziani riescono anche a trovare medici ma non sono specializzati su Alzheimer e altre malattie che portano al deficit di memoria. Dopo gli ottant’anni, la possibilità di affrontare lunghi spostamenti diventa più difficile, anche per le famiglie.

L’articolo pubblicato su ScienceDaily parla di squilibrio geografico con conseguenze dirette. I dati non sono di oggi ma partono dal 2019. 422.735 pazienti presi in considerazione evidenziano una differenza nel Maryland tra regioni occidentali e orientali. La combinazione di alti tassi di mortalità coincide con bassi tassi di diagnosi. Significa che a incidere sulle morti c’è una sottodiagnosi diffusa. Lo studio sottolinea che la posizione geografica influisce direttamente sulla probabilità di ricevere diagnosi e trattamenti adeguati.

Lo studio sul Maryland appena descritto è importante non solo per i numeri tirati fuori sulla possibilità o meno di curare o diagnosticare le demenze ma per gli strumenti che ha utilizzato. La ricerca è stata insieme spaziale e demografica e ha utilizzato modelli statistici spaziali come Getis-Ord G* e GWR.

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Anche se non sei miliardario, probabilmente vivi meglio di Elon Musk

11 Marzo 2026 ore 16:22

Il miliardario Elon Musk conduce uno stile di vita sorprendentemente minimalista e spartano anche nella sua casa vicino alla base di lancio di SpaceX in Texas. A raccontarlo è stata sua madre in un post sui social.

La casa vicino a Starbase

Elon Musk, l’imprenditore alla guida di Tesla, SpaceX e della piattaforma X, sarebbe abituato a vivere con pochissimi comfort domestici. A rivelarlo è stata sua madre Maye Musk in un post pubblicato sui social. La donna ha raccontato di aver visitato la casa del figlio a Boca Chica, nel sud del Texas, vicino al sito di lancio di Starbase. Secondo la descrizione, l’abitazione appare estremamente spartana.

“Non c’è cibo nel frigorifero”, ha scritto Maye Musk. “Il garage dove ho dormito è sulla destra”. Ha poi aggiunto un dettaglio curioso sulla vita quotidiana del miliardario: “Nella doccia c’è solo un asciugamano, quindi ho lasciato il mio a Elon. Per me andava bene”.

La casa in cui vive Musk è una semplice abitazione con tre camere da letto dal valore di circa 45.000 dollari, come lo stesso imprenditore aveva raccontato in un’intervista podcast nel 2022.

Uno stile di vita minimalista

Elon Musk

Non è la prima volta che emergono dettagli sulla vita spartana del fondatore di SpaceX. Negli anni Musk ha spesso dichiarato di dormire direttamente negli uffici o negli stabilimenti delle sue aziende quando il lavoro lo richiede.

In un post pubblicato a maggio sulla piattaforma X, l’imprenditore ha scritto: “Torno a lavorare 24 ore su 24 e a dormire nelle sale conferenze, nelle sale server o nelle fabbriche”.

Maye Musk ha spiegato che per lei queste condizioni non rappresentano un problema. Ha raccontato infatti che durante l’infanzia trascorse settimane nel deserto del Kalahari senza poter fare la doccia a causa della mancanza d’acqua. “I miei genitori credo mi abbiano preparata per questo tipo di lusso”, ha commentato ironicamente.

Nel corso degli anni Musk ha attirato l’attenzione anche per altre abitudini poco convenzionali: dormire su divani o materassi improvvisati durante i periodi di lavoro intenso e andare a letto molto tardi, spesso intorno alle tre del mattino. Secondo stime recenti, Musk rimane la persona più ricca al mondo con un patrimonio di circa 664 miliardi di dollari.

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OPPO Find N6, la piega è invisibile: battute Samsung e Apple?

11 Marzo 2026 ore 15:57

Sorpresa, forse OPPO ha battuto sia Samsung che Apple sui tempi. OPPO ha, infatti, svelato le tecnologie alla base del nuovo Find N6, un dispositivo che punta a ridurre drasticamente la piega centrale dei display pieghevoli grazie a una nuova cerniera in titanio e a un vetro flessibile avanzato.

Nuova cerniera in titanio

OPPO ha presentato le principali innovazioni tecnologiche del nuovo OPPO Find N6 durante una conferenza dedicata alle tecnologie per display pieghevoli. L’obiettivo dichiarato è creare l’esperienza di utilizzo più vicina possibile a uno schermo completamente piatto, riducendo al minimo la piega visibile tipica dei foldable.

Il dispositivo utilizza una nuova generazione di cerniera chiamata “titanium alloy dome hinge”. A differenza dei tradizionali sistemi a tre assi, il nuovo design impiega una struttura biomimetica simmetrica a quattro assi realizzata tramite tecnologia di stampa 3D polimerica a livello di chip.

Grazie a questa architettura, OPPO afferma di aver ridotto l’ondulazione della superficie della cerniera da 0,18 mm a 0,1 mm. Questo miglioramento consente allo schermo di mantenere una maggiore uniformità nella zona di piegatura e rende più fluida l’apertura e la chiusura del dispositivo.

L’obiettivo è ottenere quello che l’azienda definisce un’esperienza “zero-feel crease”, ovvero una piega quasi impercettibile durante l’uso quotidiano.

Vetro flessibile più resistente

Oppo Find N6

Oltre alla nuova cerniera, OPPO ha introdotto anche una tecnologia chiamata Dome Memory Glass. Si tratta di un nuovo tipo di vetro flessibile progettato per mantenere la superficie del display più piatta anche dopo numerosi cicli di piegatura.

Secondo l’azienda, questo materiale è oltre tre volte più resistente rispetto ai vetri flessibili utilizzati nei foldable tradizionali. Il vetro è inoltre in grado di recuperare il 99,9% della sua forma originale dopo essere stato piegato.

Il dispositivo ha superato test di resistenza fino a 600.000 cicli di apertura e chiusura e ha ottenuto la certificazione di TÜV Rheinland per le prestazioni della piega del display.

Con queste innovazioni, OPPO punta a stabilire un nuovo riferimento nel settore degli smartphone pieghevoli, avvicinando sempre di più questa categoria a un vero display continuo simile a un tablet quando il dispositivo è completamente aperto. Oltre a tutto ciò, sappiamo anche che avrà una scheda tecnica davvero formidabile.

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Meta acquista Moltbook: l’inquietante social popolato solo da chatbot

11 Marzo 2026 ore 14:56

Meta continua a rafforzare la propria strategia sull’intelligenza artificiale con l’acquisizione di Moltbook, una piattaforma sperimentale simile a Reddit progettata per permettere agli agenti AI di interagire tra loro.

Un social network per agenti AI

Meta Platforms ha acquisito Moltbook, un insolito social network dedicato agli agenti di intelligenza artificiale. I termini economici dell’operazione non sono stati resi pubblici. I fondatori della piattaforma, Matt Schlicht e Ben Parr, entreranno a far parte di Meta Superintelligence Labs (MSL), il nuovo centro di ricerca della società dedicato allo sviluppo di sistemi avanzati di AI.

Secondo un portavoce di Meta, l’integrazione del team potrebbe aprire nuove opportunità nel campo degli agenti digitali autonomi.

Moltbook

“L’ingresso del team Moltbook in MSL apre nuovi modi per gli agenti AI di lavorare per persone e aziende”, ha dichiarato l’azienda. “Il loro approccio nel collegare agenti attraverso una directory sempre attiva rappresenta un passo innovativo in uno spazio in rapido sviluppo”.

La chiusura dell’accordo è prevista nei prossimi giorni. Nel frattempo, gli utenti di Moltbook dovrebbero poter continuare a utilizzare la piattaforma normalmente.

Nato da un bot

La storia di Moltbook è particolarmente insolita. Il social network è nato utilizzando OpenClaw, uno strumento che consente di creare rapidamente agenti AI capaci di interagire con decine di applicazioni diverse.

Schlicht ha utilizzato la piattaforma per sviluppare un bot chiamato Clawd Clawderberg e gli ha chiesto di creare un social network per agenti artificiali. Da questa richiesta è nata Moltbook.

Il nome stesso della piattaforma è una parodia di Facebook, mentre il nome del bot è un evidente riferimento al CEO di Meta Mark Zuckerberg. In modo quasi ironico, questo esperimento ha finito per portare il suo creatore a lavorare proprio per l’azienda a cui si ispira.

Nonostante il carattere sperimentale e quasi satirico del progetto, Moltbook ha attirato attenzione nel settore dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, alcuni osservatori hanno sottolineato che era relativamente semplice per utenti umani fingere di essere agenti AI e pubblicare contenuti sulla piattaforma. Proprio per questo motivo, molti commentatori sono anche scettici sul reale valore di Moltbook. Insomma, il sospetto sollevato da più parti è che si tratti più di una trovata di marketing, che di un vero prodigio a metà tra fantascienza e distopia. Evidentemente, Meta ha visto nell’azienda qualcosa che è sfuggito ai più.

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Nel 2025 YouTube ha guadagnato più di Hollywood: ricavi alle stelle

11 Marzo 2026 ore 14:39

La piattaforma video di Google supera i colossi tradizionali dell’intrattenimento. Con oltre 60 miliardi di dollari di ricavi annuali, YouTube si afferma come la più grande azienda dei media globale.

Ricavi record nel 2025

Nel 2025 YouTube ha raggiunto un traguardo storico: diventare la più grande società media del mondo per fatturato. La piattaforma, controllata da Alphabet Inc., ha superato i 60 miliardi di dollari di ricavi annuali, arrivando secondo le stime della società di analisi MoffettNathanson a circa 62 miliardi.

Questo risultato le consente di superare il business di The Walt Disney Company (tenendo solo in considerazione i media), che nello stesso periodo ha generato circa 60,9 miliardi di dollari, escludendo il settore delle esperienze e dei parchi a tema.

Secondo gli analisti, la piattaforma è ormai una potenza economica senza precedenti nel settore dei contenuti digitali. Il suo valore stimato oscilla tra i 500 e i 560 miliardi di dollari, ben al di sopra dei competitor tradizionali. Il rivale più vicino è Netflix, con una capitalizzazione di mercato di circa 409 miliardi.

La crescita è trainata soprattutto dalla pubblicità: solo nel quarto trimestre del 2025 i ricavi pubblicitari hanno raggiunto 11,4 miliardi di dollari, portando il totale annuale oltre i 40 miliardi.

Creatori e abbonamenti

Oltre alla pubblicità, YouTube ha costruito un gigantesco ecosistema di abbonamenti. Tra i servizi più importanti ci sono YouTube Premium, YouTube Music e YouTube TV, oltre alla distribuzione di contenuti sportivi come NFL Sunday Ticket.

YouTube TV, in particolare, ha raggiunto circa 10 milioni di abbonati e potrebbe presto superare i tradizionali operatori di pay-TV statunitensi come Comcast e Charter Communications nei prossimi anni.

Un altro elemento chiave della crescita è l’economia dei creator. La piattaforma ha pagato più di 100 miliardi di dollari complessivi a creatori, aziende musicali e partner media.ù

Il CEO di YouTube Neal Mohan ha spiegato il significato di questa cifra: “Ci sono due cose fondamentali che facciamo per i creator: li aiutiamo a costruire un pubblico e a connettersi con i fan ovunque si trovino nel mondo, e li aiutiamo a costruire vere attività economiche. Questo è ciò che rappresentano quei 100 miliardi di dollari”.

Gli analisti ritengono che la crescita continuerà nei prossimi anni grazie alla scala globale della piattaforma e ai nuovi strumenti basati sull’intelligenza artificiale, che permetteranno ai creator di produrre contenuti più rapidamente e con costi inferiori.

Nel 2025 YouTube ha guadagnato più di Hollywood: ricavi alle stelle è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella

Implementing Secure Zero-Touch Provisioning in AI and Edge Infrastructure

11 Marzo 2026 ore 14:00

By Juha Holkkola, FusionLayer Group

How DHCP Changed Connectivity

In the late 1990s, the DHCP (Dynamic Host Configuration Protocol) quietly catalyzed a revolution in digital connectivity. Before DHCP was introduced, connecting devices to a network involved manual entry of IP addresses, DNS servers, subnet masks, and gateways. Networks were fragile, prone to errors, and severely limited in scalability. The introduction of DHCP changed everything and became a game-changer for networking.

With widespread adoption across operating systems, DHCP made networking a plug-and-play experience. This fundamental change accelerated the adoption of Wi-Fi, standardized enterprise networks using DHCP-based addressing, and propelled the mobile Internet to viability. While DHCP simplified network connectivity by automating IP address assignments, it also introduced the world to the essence of effortless connectivity.

Fast forward to today, connectivity remains effortless, yet escalating threats continuously challenge digital trust. Just as DHCP revolutionized connectivity, we are primed for a transformation of equal magnitude concerning digital trust. The solution is clear: we must automate trust through Secure Zero-Touch Provisioning (SZTP).

SZTP: Secure Zero-Touch Provisioning

Modern digital infrastructure, spanning cloud nodes, edge systems, IoT sensors, industrial robotics, home gateways, and AI-centered factories, necessitates robust security measures. To maintain secure environments, each device in this extensive ecosystem must autonomously verify its needs. This includes self-authentication, receiving verified firmware, installing necessary credentials, and joining orchestrated environments without human intervention, which DHCP alone cannot accomplish.

Secure Zero-Touch Provisioning (SZTP), as defined in RFC 8572, steps up to address these needs in our complex digital reality. It builds trust by automating the exchange of essential artifacts and certificates required for seamless device bootstrapping: verifying hardware identity, delivering trusted firmware and OS images, applying patches, injecting cryptographic credentials, and setting up a complete runtime environment automatically, without manual interaction.

SZTP is based on open standards, making it vendor-neutral and ideal for large-scale deployments. As digital ecosystems grow in complexity, SZTP promises a future in which AI agents can autonomously request and deploy secure infrastructure within minutes, enhancing operational efficiency and security simultaneously.

Step-by-Step: Implementing SZTP in Your Infrastructure

  1. Device Identification and Authentication

Begin by integrating SZTP in your network infrastructure. Once a device powers on, it must first establish identity through a secure channel. This is typically done using hardware-based security measures, such as a TPM (Trusted Platform Module), to provide hardware attestation.

  1. Firmware Verification and Secure Image Delivery

Implement policies to verify firmware integrity. Use cryptographic signatures to ensure firmware authenticity. SZTP can fetch secure firmware and OS images from trusted repositories. For instance, create a policy that requires all devices to verify their firmware against a centralized manifest.

  1. Credential Injection and Environment Initialization

Devices securely receive cryptographic credentials and configuration files. Use automated scripts to distribute these credentials from a central management server. Next, deploy containerized workloads using tools such as Kubernetes to orchestrate the environment.

  1. Lifecycle Management and Patch Automation

With SZTP, configure automated patch management systems to apply security patches and software updates. Implement CI/CD pipelines that automatically redeploy updated firmware images, ensuring devices run the latest software versions.

SZTP is ideal for AI and Edge Clouds

AI factories rely on specialized processors, such as DPUs, to offload networking, storage, and security tasks from GPUs. Linux Foundation’s OPI project has adopted SZTP as a standard initialization method for these devices.

Here’s how SZTP simplifies AI and edge cloud deployment:

  • Device Identity and Trust Management

SZTP serves DPUs like DHCP did for laptops, answering questions crucial to trust: “Who are you?” and “Can you be trusted?” Use open-source libraries to develop trust protocols integrated with SZTP, enhancing the security posture.

  • Automated Secure Provisioning

Ensure your infrastructure is secure by default. Initiate hardware attestation, verify boot components, and use automated tools to deliver secure images and deploy cryptographic credentials. Platforms like HashiCorp Vault can manage secrets during this process.

  • Comprehensive Software Stack Deployment

SZTP allows for defining a device’s mission by automating the deployment of OS components, runtimes, and security agents. Leverage Docker and Kubernetes to handle container runtimes and orchestration, ensuring efficient management of service mesh layers and logging telemetries.

  • Scalable Client Implementations

Establish open-source client initiatives to enhance adoption. Encourage device manufacturers and OS vendors to integrate this client to promote SZTP adoption further and reduce integration complexity.

Conclusion

Open clients enabled DHCP to transform networking, and they will guide SZTP in defining secure, automated infrastructure’s next era for AI-enabled applications. Automate your edge and AI factory environments with SZTP, elevating digital trust to unprecedented levels.

By following these steps and leveraging SZTP technology, organizations can enhance their network security, automate deployment processes, and prepare their infrastructure for a future driven by AI and IoT.

The post Implementing Secure Zero-Touch Provisioning in AI and Edge Infrastructure appeared first on Linux.com.

From DHCP to SZTP – The Trust Revolution

25 Febbraio 2026 ore 15:00

By Juha Holkkola, FusionLayer Group

The Dawn of Effortless Connectivity

In the transformative years of the late 1990s, a quiet revolution took place, fundamentally altering how we connect to networks. The introduction of DHCP answered a crucial question, “Where are you on the network?”, by automating IP address assignment. This innovation eradicated the manual configuration nightmares, paving the way for seamless connectivity. Today, as digital trust becomes increasingly vital, a new revolution is emerging—one that demands an equally transformative approach: Secure Zero-Touch Provisioning (SZTP).

Trust: The Next Frontier

As we stand on the brink of this next wave of innovation, we recognize a pressing need to automate trust. Much like DHCP revolutionized connectivity, SZTP is poised to redefine security and trust in modern networking infrastructures. The digital landscape is evolving; spanning from cloud nodes and IoT sensors to AI-driven systems and intelligent robotics, the future of secure networking lies in our ability to trust devices automatically and unequivocally.

SZTP: Pioneering the Trust Paradigm

SZTP, as defined in RFC 8572, represents a groundbreaking shift in how we establish trust across diverse digital infrastructures. This open standard is vendor-neutral, heralding a universally adoptable solution fit for large-scale deployment. It automates trust by managing the exchange of secure artifacts and certificates, ushering in an era in which devices self-authenticate, receive verified firmware, and securely initialize without human intervention.

For organizations navigating the complexities of modern digital ecosystems, SZTP is more than a protocol; it’s a strategic approach equipped to handle the challenges of autonomous, scalable, and secure operations.

Unlocking Potential: AI and Edge Clouds

One of the most compelling use cases for SZTP is its application within AI data centers—environments now likened to future-ready AI factories. Here, devices such as DPUs (Data Processing Units) and IPUs (Infrastructure Processing Units) perform critical tasks by offloading networking and security operations from traditional GPUs, running complex, containerized workloads. With SZTP, these environments are provisioned and secured at unprecedented scales, aligning perfectly with the Linux Foundation’s Open Programmable Infrastructure (OPI) project’s standards.

Additionally, edge clouds represent a burgeoning frontier. As AI-driven applications demand lower latency, bringing operations geographically closer to end users becomes crucial. With SZTP, deployment at tens of thousands of sites becomes feasible, secure, and remarkably efficient, empowering next-generation applications from autonomous vehicles to immersive synthetic realities.

Strategic Pillars of SZTP Implementation

  1. From Addresses to Identity

Just as DHCP provides basic network connectivity, SZTP redefines the initial handshake with devices, answering the questions “Who are you?” and “What role do you play?” This trust-centric evolution reflects an essential shift towards identity verification and operational certainty from the outset.

  1. Secure-by-Default Provisioning

Establishing secure-by-default infrastructures is increasingly critical. SZTP ensures onboarding initiates with hardware attestation, swiftly evolving devices into secure nodes through verified boot processes, secure image delivery, and cryptographic credential injection.

  1. From Firmware to Mission-Centric Deployments

In advanced environments, SZTP delivers a complete software stack—it not only defines device roles across domains such as XR workloads and IoT pipelines but also simulates workloads pre-deployment to ensure readiness and optimal performance.

  1. Scaling Through Open Clients and Adoption

Industry-wide adoption of SZTP mirrors DHCP’s trajectory, necessitating robust open-source client solutions. The availability of open-source SZTP clients under permissive licenses is accelerating adoption across the ecosystem.

Driving the Secure Future

As digital networks extend their reach and capabilities, securing these environments becomes not just a priority but a necessity. SZTP shines as a beacon of innovation, demonstrating that with open standards and robust automation, trust can be as effortless as connectivity once was.

By nurturing open client ecosystems, SZTP doesn’t just promise enhanced digital trust; it actively defines what secure, automated infrastructure looks like in an AI-enabled world of applications. It lays the groundwork for what digital trust should be in future network paradigms, leading the charge into a new era of connectivity redefined by trust.

Moreover, adopting SZTP empowers organizations to innovate confidently, knowing their infrastructure is resilient and agile enough to handle growth and complexity. As businesses shift toward data-driven models and consumers demand more sophisticated digital interactions, SZTP ensures security and performance are uncompromised. Organizations embracing this strategy will secure operations and cultivate trust, enhancing customer relationships and accelerating digital transformation.

Looking ahead, SZTP is more than an implementation; it is pivotal for future-proofing the digital economy, setting new benchmarks for security, efficiency, and trust in the evolving technological ecosystem.

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IA in radiologia: una tecnica innovativa anticipa il rischio di malattie cardiache

11 Marzo 2026 ore 12:48

L’intelligenza artificiale diventa un nuovo occhio nella medicina, utile a prevedere le malattie cardiache attraverso delle semplici mammografie. È lo studio in corso di alcuni ricercatori. Sottoponendo delle immagini all’intelligenza artificiale sono riusciti a individuare la calcificazione delle arterie e il collegato rischio per il cuore. Lo studio è stato pubblicato sull’European Heart Journal. L’articolo fa netta differenza tra malattie gravi e fatali rilevabili con l’IA.

La nuova tecnologia, da tempo entrata nei laboratori medici, valuta l’accumulo di depositi di calcio nelle arterie del seno. Lo screening annuale per il cancro al seno prevede scansioni mammografiche a raggi X. Scansionate dall’intelligenza artificiale possono diventare controllo vitale e salvavita anche per altre malattie. I ricercatori vogliono ottimizzare la tecnica e aiutare milioni di donne affette da malattie cardiovascolari non diagnosticate e non curate. Unendo lo screening oncologico e cardiaco si prevengono pazienti gravi e si aiuta anche il sistema sanitario ad ottimizzare cure, terapie e assistenza.

La scoperta sulle qualità preventive dell’intelligenza artificiale è avvenuta ad Atlanta, il team di ricercatori è guidato dal Dott. Hari Trivedi della Emory University. Lo studio è stato condotto su 123.762 donne, non avevano patologie cardiovascolari note ma avevano partecipato allo screening mammografico. I ricercatori hanno utilizzato l’IA per analizzare le quantità di depositi di calcio nelle arterie del tessuto mammario.

l'IA è in grado di prevedere le malattie cardiache attraverso delle semplici mammografie

Radiografie e calcificazioni arteriose: il 30% delle partecipanti mostra rischio grave di malattie cardiache e altre donne presentano segni di rischio significativo

La radiografia che esce fuori dallo screening è già utile per qualificare la malattia o il rischio cardiaco come grave, moderato, lieve o assente. Il 30% delle donne volontarie nella sperimentazione ha scoperto di essere a rischio di gravi malattie cardiovascolari. Nel 70% restante delle pazienti si è scoperto un rischio superiore con presenza certa di calcificazione nelle arterie.

Le malattie cardiache sono la principale causa di morte nelle donne in tutto il mondo, eppure le donne sono costantemente sottodiagnosticate e sottotrattate rispetto agli uomini. Le mammografie, a cui le donne si sottopongono già per lo screening del cancro al seno, possono anche rivelare depositi di calcio nelle arterie mammarie, collegati alle malattie cardiache. Volevamo verificare se l’intelligenza artificiale potesse utilizzare questa tecnologia per identificare le donne a rischio di malattie cardiovascolari senza costi aggiuntivi o disagi. Abbiamo scoperto che maggiore è il calcio visibile nelle arterie mammarie in una mammografia, maggiore è il rischio per una donna di un evento cardiaco grave come infarto, ictus o insufficienza cardiaca. Questo è vero anche per le donne più giovani sotto i 50 anni – un gruppo spesso considerato a basso rischio – e si è mantenuto anche dopo aver considerato altri fattori di rischio come diabete e fumo.

Dott. Hari Trivedi

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ChatGPT per studiare matematica e fisica: con i nuovi grafici interattivi è semplicissimo

11 Marzo 2026 ore 11:55

Le risposte di ChatGPT diventano più interattive. OpenAI ha annunciato una nuova funzione che introduce nuove grafiche dinamiche per spiegare concetti scientifici e matematici direttamente nella chat.

Immagini dinamiche per studiare

OpenAI ha iniziato il rollout delle nuove risposte interattive all’interno di ChatGPT pensate per rendere l’apprendimento più intuitivo. Quando gli utenti chiedono spiegazioni su determinati concetti di matematica o fisica, il chatbot può ora generare grafici e visualizzazioni dinamiche che illustrano le formule in tempo reale.

Tra gli argomenti supportati figurano il teorema di Pitagora, la legge di Coulomb e molte altre nozioni. Le nuove immagini non sono statiche: gli utenti possono modificare le variabili dell’equazione e osservare immediatamente come cambiano i risultati.

ChatGPT

Questo approccio consente di esplorare i concetti scientifici in modo interattivo, simulando di fatto un laboratorio digitale. Lo studente può intervenire direttamente sulla formula, cambiare valori e comprendere più facilmente il rapporto tra le grandezze coinvolte.

Secondo OpenAI, la funzione supporta già oltre 70 concetti scientifici e matematici, con ulteriori argomenti che verranno aggiunti nei prossimi aggiornamenti.

La nuova funzione segue il lancio della modalità di apprendimento “Study Mode”, introdotta da OpenAI la scorsa estate proprio per rispondere all’uso crescente dei chatbot da parte degli studenti durante lo studio. Questa modalità guida l’utente verso la soluzione attraverso suggerimenti e domande, invece di fornire immediatamente la risposta finale.

OpenAI vede queste novità come il primo passo verso un ecosistema educativo sempre più avanzato basato sull’intelligenza artificiale.

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Gemini sbarca su Google Chrome: ecco come l’AI ti svolta la vita

11 Marzo 2026 ore 11:25

L’intelligenza artificiale di Google continua a integrarsi nel browser più usato al mondo. Dopo il debutto negli Stati Uniti, le funzioni basate su Gemini in Chrome iniziano ad arrivare anche in altri paesi.

AI direttamente nel browser

Google ha annunciato l’espansione delle funzionalità basate su Gemini all’interno di Google Chrome, portando l’assistente AI integrato nel browser anche in nuovi mercati. Dopo il lancio iniziale negli Stati Uniti, il sistema è ora disponibile per gli utenti in Canada, India e Nuova Zelanda.

L’aggiornamento introduce anche il supporto a oltre 50 lingue aggiuntive. Tra queste figurano francese, gujarati, hindi e spagnolo, ampliando significativamente la platea di utenti che possono interagire con il chatbot direttamente dal browser.

Per utilizzare Gemini in Chrome basta cliccare sull’icona a forma di scintilla posizionata nell’angolo in alto a destra dell’interfaccia. Questo pulsante apre una barra laterale dedicata all’intelligenza artificiale, introdotta da Google a gennaio. Da qui è possibile conversare con il chatbot senza dover cambiare scheda o interrompere la navigazione.

Secondo Google, l’obiettivo è rendere l’assistenza AI parte integrante dell’esperienza di navigazione quotidiana, permettendo agli utenti di chiedere informazioni, generare contenuti o cercare risposte mentre consultano qualsiasi pagina web.

Integrazione con le app di Google

L’assistente integrato non si limita alle semplici chat testuali, ovviamente. Dalla stessa barra laterale è possibile accedere anche al generatore di immagini sviluppato internamente da Google, cioè Nano Banana, oltre a diverse integrazioni con l’ecosistema dell’azienda.

Gemini in Chrome può infatti collegarsi a servizi come Gmail, Google Maps, Google Calendar e YouTube. In questo modo l’intelligenza artificiale può aiutare gli utenti a gestire email, pianificare appuntamenti o trovare contenuti video direttamente dal browser.

Google ha chiarito che il rollout globale non è ancora completo. L’azienda prevede di portare Gemini integrato in Chrome in molti altri paesi e lingue nel corso del 2026, ampliando progressivamente la disponibilità della funzione. Insomma, è solo questione di tempo prima che arrivi anche in Italia.

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L’inflazione colpisce perfino Fortnite: scopri quanto costano ora i V-Bucks

11 Marzo 2026 ore 10:55

Epic Games cambia il valore della valuta virtuale di Fortnite. Dal 19 marzo i pacchetti di V-Bucks offriranno meno monete allo stesso prezzo, aumentando di fatto il costo degli acquisti nel gioco.

Meno V-Bucks, stessi prezzi

I giocatori di Fortnite dovranno fare i conti con un aumento del costo reale degli acquisti in-game. Epic Games ha annunciato che dal 19 marzo cambierà il tasso di conversione dei V-Bucks, la valuta digitale utilizzata per comprare skin, emote e altri contenuti cosmetici. Il prezzo dei pacchetti in dollari resterà formalmente lo stesso, ma il numero di V-Bucks ricevuti sarà inferiore rispetto al passato.

Il pacchetto da 8,99 euro, ad esempio, passerà da 1.000 a 800 V-Bucks. Quello da 22,99 euro scenderà da 2.800 a 2.400 V-Bucks, mentre il bundle da 36,99 euro offrirà 4.500 V-Bucks invece dei precedenti 5.000. Anche il pacchetto più grande subirà un taglio: a 89,99 euro i giocatori riceveranno 12.500 V-Bucks invece dei 13.500 attuali.

La modifica incide direttamente sul prezzo reale delle skin e degli oggetti cosmetici, spesso acquistati in modo impulsivo dagli utenti. Sebbene i prezzi degli oggetti nel negozio di gioco non cambino, il minor numero di V-Bucks acquistabili allo stesso costo significa che ogni contenuto diventa, di fatto, più caro.

A cambiare sarà anche l’“Exact Amount Pack”, il pacchetto che permette di acquistare esattamente i V-Bucks necessari per completare un acquisto specifico. In questo caso il prezzo raddoppierà: circa 0,99 dollari per 50 V-Bucks, contro i circa 0,50 dollari precedenti.

Impatto su pass e abbonamenti

Fortnite per iPhone

Anche Epic, l’azienda di Fortnite, lavora ad un suo app store alternativo per iPhone

Le modifiche alla valuta virtuale avranno effetti anche sui vari pass stagionali e sugli abbonamenti presenti nel gioco. Il Battle Pass standard costerà ora 800 V-Bucks e garantirà lo stesso numero di V-Bucks come ricompensa, mentre in precedenza il prezzo era fissato a 1.000.

Anche altri pass subiranno cambiamenti. L’OG Pass, legato alla modalità nostalgica del gioco, scenderà da 1.000 a 800 V-Bucks. I Music Pass e Lego Pass, invece, passeranno da 1.400 a 1.200 V-Bucks.

La revisione coinvolge perfino l’abbonamento mensile Fortnite Crew: il bonus mensile di valuta virtuale verrà ridotto da 1.000 a 800 V-Bucks. In pratica, anche gli abbonati riceveranno meno monete digitali a parità di costo.

Epic Games ha spiegato che la decisione è legata all’aumento dei costi operativi del gioco. L’azienda ha dichiarato che “il costo di gestire Fortnite è aumentato molto”, sottolineando che l’aggiornamento dei prezzi serve a sostenere l’infrastruttura e lo sviluppo continuo del titolo.

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La NASA e SpaceX litigano sui controlli manuali di Starship

11 Marzo 2026 ore 10:18

Un nuovo rapporto dell’ispettore generale della NASA rivela tensioni tra l’agenzia spaziale e SpaceX. L’oggetto della contesa? I controlli manuali del lander lunare destinato a portare gli astronauti americani sulla Luna. La NASA vorrebbe che gli astronauti possano prendere il controllo del lander in caso di necessità, mentre SpaceX vorrebbe fare quasi esclusivo affidamento sulla guida autonoma della navicella.

Il documento analizza lo stato dei contratti del programma Human Landing System, il progetto che dovrà portare gli astronauti sulla superficie della Luna entro questo decennio.

Avere solo controlli autonomi è un azzardo?

Il rapporto dell’ispettore generale di NASA mette sotto la lente i contratti assegnati a SpaceX e Blue Origin per lo sviluppo dei lander lunari del programma Human Landing System. Questi veicoli sono fondamentali per il ritorno degli astronauti sulla Luna previsto dalle missioni Artemis program.

Secondo il documento, l’approccio a prezzo fisso adottato dall’agenzia si sta dimostrando efficace nel contenere i costi e nel favorire la collaborazione con l’industria spaziale privata.

Il rapporto afferma infatti: “Abbiamo riscontrato che l’approccio contrattuale dell’Agenzia è stato efficace nel controllare i costi e ha fornito al programma HLS visibilità sullo sviluppo dei lander da parte di SpaceX e Blue Origin”.

Nonostante i risultati positivi sul piano economico, resta aperta una questione tecnica importante: il grado di controllo manuale che gli astronauti dovrebbero avere durante la discesa verso la superficie lunare con il lander basato su Starship. Nel rapporto si legge chiaramente: “Esiste un disaccordo tra NASA e SpaceX sul fatto che l’attuale approccio proposto dal fornitore per l’atterraggio soddisfi l’intento del requisito di controllo manuale dell’Agenzia”.

L’agenzia ritiene che il controllo umano rappresenti una componente essenziale per la sicurezza dell’equipaggio, mentre il progetto di SpaceX punta su un livello di automazione molto più elevato.

Le lezioni dell’Apollo

La richiesta della NASA deriva anche dall’esperienza delle missioni lunari del passato. Durante tutte le missioni con equipaggio del programma Apollo, gli astronauti utilizzarono sistemi di controllo manuale come metodo di backup per completare l’atterraggio.

Certo, ovviamente all’epoca il software di bordo era molto meno avanzato rispetto ai sistemi moderni, ma la possibilità di intervenire manualmente si rivelò fondamentale per garantire il successo delle missioni.

Il confronto tra NASA e SpaceX ricorda quanto avvenuto anni fa durante lo sviluppo della capsula SpaceX Dragon 2, utilizzata per trasportare astronauti verso la International Space Station. Inizialmente SpaceX voleva affidarsi esclusivamente a controlli touchscreen, ma l’agenzia spaziale chiese sistemi che permettessero agli astronauti di pilotare il veicolo in modo più diretto.

Il compromesso finale consentì agli astronauti di controllare manualmente la navicella attraverso comandi integrati nei touchscreen.

Nel caso dello Starship lunare, però, la situazione è più complessa. Il rapporto sottolinea che il veicolo non possiede ancora lo stesso livello di esperienza operativa accumulato dalla capsula Dragon nelle missioni verso la stazione spaziale.

“Starship non avrà lo stesso livello di esperienza di volo nell’ambiente operativo reale per le missioni lunari con equipaggio”, afferma il documento.

Il problema potrebbe diventare critico nelle prossime fasi del progetto, quando NASA e SpaceX dovranno superare la cosiddetta Critical Design Review. Se non verrà trovato un compromesso, l’atterraggio potrebbe essere affidato esclusivamente ai sistemi automatici.

Il rapporto rivela inoltre che prima delle missioni con astronauti sono previste dimostrazioni senza equipaggio sia per SpaceX sia per Blue Origin. Questi test però non includeranno sistemi completi di supporto vitale, airlock o altri elementi necessari per le missioni umane, lasciando aperte ancora molte incognite.

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Età dell’Universo, un nuovo metodo mette in dubbio le misure dell’espansione

11 Marzo 2026 ore 08:12

Scoprire l’età esatta dell’Universo è un’attività che occupa da sempre i calcoli e gli studi scientifici. La sua soluzione aiuterebbe a comprendere molte dinamiche cosmiche e galattiche. Proprio la Via Lattea aiuta gli astronomi a utilizzare un nuovo modo per conteggiare i miliardi di storia precisi dello spazio. Con le stelle più antiche della nostra galassia, è stata calcolata l’età minima del cosmo, 13,8 miliardi di anni, considerando distorti gli anni conteggiati con la costante di Hubble.

L’Universo ha avuto inizio con un’espansione continua e il suo punto di origine è il Big Bang. Questa velocità di espansione qualche volta viene ripresa anche dai telescopi spaziali o satellitari attraverso l’osservazione prolungata di corpi celesti. L’espansione è costante e prende il nome di costante di Hubble e ha diverse teorie e misurazioni.

Seguendo la radiazione cosmica di fondo a microonde, la costante di Hubble ha una misurazione di 67 chilometri al secondo per megaparsec. Osservando alcuni corpi celesti o punti dello spazio, si arriva a un altro valore: 73 chilometri al secondo per megaparsec. La misurazione si basa sui cambiamenti costanti di supernovae, lenti gravitazionali e stelle variabili.

la velocità con cui l'Universo si espande e il valore della costante di Hubble sono argomenti di dibattito

La Via Lattea ha stelle così antiche che possono raccontare molto sulla storia e sugli effettivi numeri di anni dell’intero cosmo. Il racconto e le ipotesi di Elena Tomasetti e Cristina Chiappini

Queste due misurazioni della costante di Hubble creano ipotesi e dibattiti, si arriva al nuovo e terzo metodo. Elena Tomasetti lavora presso l’Università di Bologna e da lì, con i colleghi, ha iniziato a studiare le stelle più antiche della Via Lattea. “L’età assoluta degli oggetti più antichi del cosmo attuale è cruciale per la cosmologia perché può fornirci un limite inferiore per l’età dell’Universo“. Gli astronomi hanno analizzato ben 200.000 stelle antiche, molte con dati raccolti e catalogati dal telescopio Gaia.

Le informazioni sono quelle più importanti per una stella: luminosità, distanza, composizione chimica. Tomasetti definisce la Via Lattea un laboratorio di cosmologia in campo vicino. Le sue parole sono accompagnate da un’altra studiosa e coautrice, Cristina Chiappini del Leibniz Institute for Astrophysics di Potsdam. Tremila stelle datate e analizzate hanno almeno 12,5 miliardi di anni, ci sono stelle ancora più antiche,13,6 miliardi di anni. Grazie a loro e con calcoli incrociati si può arrivare alla vera età dell’Universo e anche a dati più precisi dell’espansione cosmica in corso.

Età dell’Universo, un nuovo metodo mette in dubbio le misure dell’espansione è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace

ADHD in età adulta: i dati mostrano una variazione nelle prescrizioni

10 Marzo 2026 ore 17:23

Una ricerca recente, pubblicata su CMAJ (Canadian Medical Association Journal), rivela che la richiesta di farmaci per curare l’ADHD è raddoppiata dall’inizio della pandemia Covid-19. Il dato interessa soprattutto i giovani adulti e si unisce agli studi che continuano a indagare dinamiche e conseguenze dei due/tre anni di emergenza della malattia.

Le diagnosi ADHD tra adulti sono in aumento: prima i farmaci per l’iperattività venivano prescritti ai bambini (situazioni pediatriche) e in collegamento ad altre patologie. Da vent’anni invece le diagnosi crescono dall’adolescenza in poi e la pandemia ha come parallelo l’accelerazione di questo fenomeno.

Lo studio del CMAJ intanto rileva questa situazione in Canada: i ricercatori stanno eseguendo delle analisi di tipo demografico considerando le prescrizioni e le richieste dei farmaci ADHD. Scrive la dottoressa Tara Gomes, “I nostri risultati potrebbero riflettere un miglioramento nel riconoscimento e nel trattamento dell’ADHD in età adulta; tuttavia, la velocità e l’entità di questa crescita sollevano anche importanti interrogativi su come vengono formulate le diagnosi e se questa prescrizione sia sempre appropriata“.

Gomes è direttrice del programma dell’Ontario Drug Policy Research Network presso lo St. Michael’s Hospital, Unity Health Toronto. Lo studio riguarda il periodo da gennaio 2016 fino a giugno 2024. 327.053 adulti in Ontario hanno ricevuto una prescrizione di stimolanti. Più della metà (55%) era di sesso femminile, l’età media era di 31 anni, la maggioranza (91%) viveva in aree urbane.

prescrizioni di farmaci per ADHD in età adulta

All’inizio della pandemia si registra prima un calo e poi un rapido aumento di diagnosi e prescrizioni per l’ADHD tra i giovani dai 18 ai 24 anni, dal Canada alla Finlandia si studia questo andamento

La pandemia ha creato molte situazioni di disagio ma il suo inizio, per l’ADHD, presenta questa caratteristica: un breve calo iniziale e poi un successivo rapido aumento di terapie e richieste di stimolanti. I destinatari erano fasce giovani, dai 18 ai 24 anni. Nessuna differenza nel numero tra uomini e donne all’inizio, poi le prescrizioni sono cresciute per le donne e in tutte le fasce di età.

A commentare questi risultati, un’altra esperta, la dottoressa Mina Tadrous, dell’Università di Toronto. “Il crescente impatto degli influencer dei social media sulla consapevolezza dell’ADHD nei giovani adulti, così come la rapida evoluzione dei servizi sanitari virtuali che supportano valutazioni e trattamenti online, potrebbero anche contribuire a diagnosi errate e potenziali danni“.

Insomma, siamo passati dalla non conoscenza di disturbi neurocognitivi come l’ADHD o il DSA a un’informazione diffusa importante, consapevole ma da monitorare. Gli studi sull’aumento di diagnosi e farmaci dall’era Covid-19 sono in corso anche negli Stati Uniti, in Australia, nel Regno Unito e in Finlandia.

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Asteroide 2024 YR4: i nuovi calcoli NASA cambiano completamente lo scenario

10 Marzo 2026 ore 16:49

La NASA sta migliorando i sistemi di difesa dal rischio di impatti esterni. Tra nuovi modelli e calcoli, un asteroide considerato pericoloso per la Terra e la Luna adesso è escluso dai corpi celesti a rischio di impatto. L’asteroide in questione si chiama 2024 YR4. Secondo i calcoli precedenti, nel 2032 poteva impattare tanto sulla Luna che sulla Terra, con sorvolo ravvicinato. Le osservazioni sono state eseguite con il telescopio spaziale James Webb. Tra sei anni, però, i pericoli previsti adesso sono esclusi.

Le ricostruzioni di quello che poteva avvenire nel 2032 sono varie. Se colpisse soltanto la Luna, si avrebbero conseguenze sul clima, sull’orbita terrestre, sulla collocazione dei poli; arriverebbero da noi detriti e materiale lunare. Se colpisse anche la Terra, gli effetti sarebbero più catastrofici.

Anche il solo impatto sulla Luna causerebbe comunque la distruzione di intere città.2024 YR4 oltrepasserà il satellite a una distanza di 21.200 chilometri, una distanza importante che potrebbe avere delle conseguenze. Alcuni satelliti artificiali sentiranno la sua presenza oppure potrebbero non funzionare o essere colpiti, come racconta la NASA. Ma anche dalla Terra, la distanza sarà notevole, centinaia di migliaia di chilometri; per questo il rischio viene rimodulato fino allo zero.

la NASA ha perfezionato la traiettoria dell'asteroide 2024 YR4

L’operazione ATLAS e le osservazioni con il James Webb Space Telescope su 2024 YR4: l’asteroide è grande quanto la Torre di Pisa, nuove rilevazioni attese nel 2028 per confermare la traiettoria

YR4, scoperto nel 2024, l’anno seguente è diventato non osservabile sia dalla Terra che dai telescopi spaziali. Gli astronomi hanno utilizzato il James Webb Space Telescope per monitorare l’oggetto, anche se con riprese molto deboli. Nel 2024, l’asteroide fu scoperto con una rete nata proprio per questi corpi celesti pericolosi.

ATLAS significa Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System: al primo segnale, gli scienziati inviano l’allarme, raccolgono i dati e gestiscono il rischio. A prima vista, l’asteroide è stato descritto come una roccia grande quanto l’altezza della Torre di Pisa e con una traiettoria vicino alla Terra. La NASA monitorerà di nuovo YR4 nel 2028, quando sarà di nuovo visibile dalla Terra, per calcolare la distanza di sicurezza già conteggiata adesso e da confermare negli anni successivi. Intanto, sta collaborando con un importante centro di ricerca per migliorare il monitoraggio anche nello spazio.

Asteroide 2024 YR4: i nuovi calcoli NASA cambiano completamente lo scenario è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace

FSF News: Job opportunity: Engineering and Certification Manager at the Free Software Foundation

10 Marzo 2026 ore 13:11
The Free Software Foundation (FSF), a Massachusetts 501(c)(3) charity with a worldwide mission to promote computer user freedom, seeks a motivated and talented individual to be our new Engineering and Certification Manager. This position is ideally full-time and US-based, but exceptions can be made for a qualified candidate.

Giovedì 12 marzo, alle ore 21.00, ai Quattro Mori di LIVORNO, USB Scuola e OSA proiettano D'istruzione pubblica

10 Marzo 2026 ore 12:41

Giovedì 12 marzo, alle ore 21.00, ai Quattro Mori di LIVORNO, USB Scuola e OSA sono liete di presentare la proiezione del film “D’Istruzione pubblica”, documentario sullo smantellamento della scuola pubblica che sta suscitando grande interesse tra lavoratrici e lavoratori della scuola, tra le studentesse e gli studenti, ma anche tra le persone non direttamente coinvolte dai temi trattati.

✊🏾 USB Scuola e OSA affrontano quotidianamente i problemi concreti nati dalle varie “riforme” della scuola, dalla legge sull’autonomia al PCTO, fino ad arrivare alle proposte sulla limitazione della libertà di espressione di Gasparri e Romeo. Non da ultimo, riteniamo fondamentale portare avanti una battaglia delle idee che sappia dare il suo contributo alla giornata del 14 marzo, in occasione della manifestazione nazionale per il NO sociale al governo Meloni e alla scuola reazionaria di Valditara!

👉🏽 Per consentire un approfondimento e creare un momento di riflessione comune, al termine della proiezione ci tratterremo in dibattito con interventi di Denise Bertozzi, Camilla Barontini, esponenti di OSA e USB Scuola e la platea. La necessità di discutere di scuola pubblica statale, di condividere idee, proposte e necessità concrete potrà trovare uno spazio di libera espressione.

👉🏽Invitiamo tutte e tutti gli interessati al cinema Quattro Mori di Livorno in piazza Damiano Chiesa alle 21.00 del 12 marzo per assistere insieme alla proiezione e partecipare al successivo dibattito!

ALLPOWERS VOLIX P300 - Power Station 300W super compatta | Recensione completa

10 Marzo 2026 ore 12:30

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In questo video vediamo la recensione della power station portatile ALLPOWERS VOLIX P300, una stazione di energia compatta con batteria LiFePO4 da 256Wh e uscita a onda sinusoidale pura da 300W (600W di picco).

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Piante, un meccanismo inaspettato rivoluziona ciò che sappiamo sull’ossigeno

10 Marzo 2026 ore 11:37

Le piante hanno storie importanti e particolari come gli animali, sicuramente ti sarà capitato un luogo buio, poco areato o ossigenato dove è riuscito a spuntare del verde, anche qualche fogliolina o fiorellino. Come ha fatto? La risposta è molto semplice, le piante hanno un sistema interno di adattabilità o resilienza incredibile. Sopravvivono, fioriscono dove non potrebbero, resistono a stress e situazioni impossibili, soprattutto sotto il cambiamento climatico.

L’Università di Helsinki ha però scoperto il segreto di questa loro forza, all’interno dei loro steli, delle loro strutture biochimiche. I mitocondri sono i generatori di energia cellulare, i cloroplasti sono le strutture responsabili della fotosintesi. La ricerca ha scoperto che i primi possono sottrarre ossigeno ai secondi per drenarlo nelle cellule in un secondo momento. È quasi come il trattenere il respiro per un momento, ad esempio sott’acqua per noi, le piante lo fanno come risposta allo stress e ai cambiamenti e come adattamento. I ricercatori definiscono questo meccanismo finora sconosciuto metabolismo vegetale, la ricerca è stata guidata dal Dott. Alexey Shapiguzov (PhD, Docente) presso il Centro di Eccellenza in Biologia degli Alberi dell’Università di Viikki.

in condizioni di stress, i mitocondri possono ridurre i livelli di ossigeno all'interno dei cloroplasti consumandone di più

L’Arabidopsis thaliana ha contribuito alla scoperta scientifica utile anche ad altre piante contro il cambiamento climatico, ecco come è riuscita a sopravvivere in mezzo a dell’azoto gassoso

L’ossigeno nelle piante non è solo un alimentatore o attivatore di energie, viene utilizzato per crescere ma anche per guarire. Quando una pianta viene ferita utilizza le riserve di ossigeno per rigenerare i tessuti. Le cellule vegetali fanno respirare le piante non solo grazie ai cloroplasti ma anche a delle strutture definite organelli.

La pianta che ha reso possibile la scoperta di Helsinki è l’Arabidopsis thaliana, al suo interno i mitocondri funzionano un po’ diversamente, attivano enzimi respiratori. Con un’esposizione in laboratorio ad azoto gassoso si è ricreata una condizione con poco ossigeno. Subito si è notata l’attivazione degli elettroni per trasferire l’ossigeno negli organelli e rilasciarlo al momento propizio o gradualmente.

Il dottor Shapiguzov ha commentato la scoperta dichiarando: “A nostra conoscenza, questa è la prima prova che i mitocondri influenzano i cloroplasti attraverso lo scambio di ossigeno intracellulare“. Il meccanismo dei mitocondri potrebbe aiutare nella selezione di piante più forti nei contesti ambientali più difficili, ad esempio cicli giorno-notte sballati o inesistenti, inondazioni, luoghi al chiuso con poca luce solare o aria.

Piante, un meccanismo inaspettato rivoluziona ciò che sappiamo sull’ossigeno è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace

Presentazione volume “Voglio uccidere Mussolini. Vita e trame degli attentatori del Duce” di Bruno Manfellotto

10 Marzo 2026 ore 10:45

Presentazione volume "Voglio uccidere Mussolini. Vita e trame degli attentatori del Duce" di Bruno Manfellotto

Nel cuore di un secolo che continua a interrogare la nostra coscienza civile, il nuovo lavoro di Bruno
Manfellotto Voglio uccidere Mussolini. Vita e trame degli attentatori del Duce (Laterza, 2025) ci invita a guardare da vicino una pagina spesso rimossa della storia italiana: quella degli uomini e delle donne che, tra il 1925 e il 1932, tentarono di colpire il capo del fascismo, sfidando un regime che era diventato dittatura.

Attraverso una ricostruzione rigorosa e avvincente, l’autore restituisce voce e complessità a figure molto diverse tra loro – socialisti, anarchici, giovani idealisti, perfino un’aristocratica irlandese – accomunate dal rifiuto del totalitarismo nascente. Le loro storie, insieme ai complotti solo immaginati dall’Ovra e trasformati in strumenti di propaganda, diventano una lente preziosa per comprendere come il fascismo abbia consolidato il proprio potere, alimentando paura, consenso e mobilitazione emotiva.

L’incontro promosso da ISTORECO Livorno, che si svolgerà martedì 17 marzo presso il Palazzo Granducale – Sala Nomellini, vuole essere un’occasione per riflettere non solo sugli attentati e sui loro protagonisti, ma anche sul contesto politico e sociale che rese possibile l’ascesa del regime: un clima di acquiescenza diffusa, di retorica salvifica, di progressiva delegittimazione dell’opposizione. Una dinamica che conserva una sorprendente attualità.

Dopo l’introduzione della direttrice Catia Sonetti, dialogherà con l’autore Bruno Manfellotto il giornalista e storico Mario Tredici, per approfondire il valore civile di questo libro e il contributo che può offrire alla comprensione critica del nostro passato. Un appuntamento che invita a interrogare la storia per comprendere meglio il presente, e a riconoscere – nelle vicende degli attentatori e nelle reazioni del regime – la fragilità della democrazia quando il potere si nutre di paura e di consenso acritico.

Etichette sui contenuti IA: scoperto un paradosso difficile da ignorare

10 Marzo 2026 ore 10:30

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista JCOM, le etichette usate per indicare contenuti generati dall’intelligenza artificiale potrebbero produrre effetti opposti a quelli previsti. Oggi la scrittura di testi scientifici con l’IA è un vero e proprio argomento di attualità. Questa tecnologia ha molte potenzialità ma va monitorata costantemente perché potrebbe commettere errori, imprecisioni eprodurre disinformazione.

L’obiettivo delle etichette editoriali è quello di aumentare la trasparenza e proteggere gli utenti, soprattutto nei social media. Questi spazi, ogni giorno, veicolano tantissimi testi scientifici anche prodotti da sistemi automatici. I ricercatori parlano di due effetti, il primo si chiama “crossover verità-falsità” e causa la scarsa fiducia nelle informazioni scientifiche anche corrette. Poi ci sono le allucinazioni, contenuti plausibili ma errati, un effetto dell’IA generativa autonoma.

Teng Lin è dottorando presso l’Università dell’Accademia cinese delle scienze sociali di Pechino. Insieme a Yiqing Zhang ha analizzato la capacità di coinvolgimento del pubblico dalle etichette che segnalano i contenuti generati con l’AI. Se mentre proteggono dalla disinformazione riescono anche a coinvolgere i lettori, a creare fiducia e ritorno sulla notizia.

intelligenza artificiale

Un esperimento con 433 volontari analizza la fiducia nei testi scientifici scritti con e senza intelligenza artificiale: ecco i risultati e le riflessioni emerse dal sondaggio

L’esperimento ha coinvolto 433 partecipanti reclutati online nel 2024 tra marzo e maggio con la piattaforma Credamo. “Ci siamo concentrati sulle informazioni scientifiche condivise sui social media“, ha spiegato Teng. I ricercatori hanno preparato quattro tipi di post: informazioni scientifiche corrette con o senza etichetta AI e contenuti di disinformazione con o senza la stessa etichetta. È stato utilizzato GPT-4 per la realizzazione dei testi, ai partecipanti è stato chiesto di valutare la credibilità dei contenuti da 1 a 5.

I ricercatori hanno osservato che le etichette che segnalano la presenza dell’IA non aiutano necessariamente gli utenti a distinguere tra informazioni vere e false. Ne deriva che per i contenuti scientifici legati all’intelligenza artificiale e dichiarati tali non si crea automaticamente una credibilità online certa. La presenza delle segnalazioni fa aumentare la fiducia generale nei contenuti correlati e allo stesso tempo confonde le acque.

Gli utenti sfiduciati su tutto finiscono nella disinformazione. L’esperimento ha mostrato diversi atteggiamenti personali verso l’IA che influenzano il giudizio degli utenti. Se si ha sfiducia e antipatia verso l’IA si ha sfiducia e antipatia anche nel suo testo creato corretto. Teng ha concluso lo studio con queste parole: “Diversi tipi di informazioni scientifiche comportano diversi livelli di rischio“.

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Riscaldamento globale: una nuova analisi rivela un cambiamento inatteso

9 Marzo 2026 ore 16:52

Dal 2015 il riscaldamento climatico ha messo il turbo secondo diverse analisi e ipotesi sul suo sviluppo. Ci sono analisi recenti che però dicono di guardare anche ai decenni precedenti per capire la situazione di oggi. C’è un riscaldamento globale in accelerazione ma non è un fenomeno di oggi, i conti dovevamo iniziare a farli già nel passato. Uno studio è stato pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters, è stato condotto dal climatologo Stefan Rahmstorf e dallo statistico Grant Foster.

Sono loro a evidenziare il 2015 come anno di rottura sul clima, da lì è aumentata la velocità del riscaldamento. Negli ultimi 10 anni, il ritmo Celsius è salito a 0,35 gradi rispetto agli 0,2 degli anni Settanta. C’è anche questa informazione: la curva di aumento delle temperature non è più lineare ma mostra delle inclinazioni verso l’alto. Questo indica non solo un riscaldamento più veloce e continuativo, ma con picchi improvvisi.

I ricercatori hanno utilizzato cinque grandi dataset climatici internazionali per le loro analisi. Nell’elenco troviamo NASA, National Oceanic and Atmospheric Administration, il Copernicus Climate Change Service, che è europeo. Alcune fluttuazioni naturali sono state eliminate per comprendere meglio le tendenze globali del clima, togliendo quindi delle alterazioni temporali. El Niño, ad esempio, eruzioni vulcaniche e attività cicliche del Sole come tempeste radioattive e macchie. I due scienziati della ricerca hanno motivato queste esclusioni e fornito dichiarazioni sui risultati ottenuti.

fluttuazioni naturali causate da El Niño, dalle eruzioni vulcaniche e dal ciclo solare

Il gas serra è il vero problema del riscaldamento globale, più inquinanti finiscono nelle nuvole e più la radiazione solare impatta negativamente sulle temperature

Foster ad esempio parla di rumore statistico da distinguere dalla tendenza reale del riscaldamento: “Il punto cruciale è che sottraiamo queste fluttuazioni naturali note dai dati di misurazione, in modo che il ‘rumore’ casuale diminuisca e il segnale del riscaldamento a lungo termine diventi più chiaro“. Rahmstorf aggiunge: “Per la prima volta, possiamo dimostrare una forte e statisticamente significativa accelerazione del riscaldamento globale dopo il 2015“.

Le cause precise di questa accelerazione non sono ancora completamente chiarite. Si rileva però una diminuzione dell’inquinamento atmosferico, forse frutto delle campagne anti emissioni cittadine e comunque di una minima attenzione al problema della qualità dell’aria. A impattare sulla radiazione solare troviamo fuliggini inquinanti anidride solforosa, che finiscono nelle formazioni delle nubi. Il gas serra è quindi al centro delle osservazioni: se ci sono stati in questi anni anche minimi miglioramenti su questi, bisogna lavorare per renderli globali e incisivi.

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È scaduto il contratto con il Comune, e ora....

9 Marzo 2026 ore 14:00

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Il Monza Pizza Bikepark potrebbe scomparire... Quest'anno è l'ultimo anno della convenzione tra la nostra associazione e il Comune e tra gli scenari possibili c'è anche la chiusura definitiva del Monza Pizza bikepark...
Noi lotteremo con tutte le nostre forze per mantenere vivo il bikepark dei nostri sogni ❤️

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Cometa 3I/ATLAS: una missione è pronta a riscrivere la storia dell’esplorazione

9 Marzo 2026 ore 13:02

A luglio del 2025, dal Cile con il telescopio spaziale Atlas (Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System) si scopre la cometa nota come 3I/ATLAS. Il corpo celeste avvistato dista 4,5 anni luce dal Sole. Ha una traiettoria iperbolica, con questa caratteristica è il terzo corpo interstellare ad essere scoperto, per questo ha come designazione il numero 3I. Ad ottobre 2025 si scopre un fenomeno: con il perielio si è riscaldato e ha attivato una chioma e una coda di gas e polvere.

Il perielio è il momento della traiettoria più vicina al Sole. Com’è fatta questa cometa così vicina alla Terra? Gli scienziati hanno scoperto acqua, anidride carbonica e cianuro. Questa consistenza arricchisce le prove della presenza di acqua su altri pianeti arrivando da impatti o dall’attraversamento di corpi celesti. 3I/ATLAS non sorprende gli scienziati, dicono infatti che ha tutti i tratti tipici di comete che attraversano il Sistema Solare, lo chiamano tutti un visitatore temporaneo.

immagine della cometa 3IATLAS

Velocità e altre caratteristiche di 3I/ATLAS e informazioni sulle missioni ipotizzate e in progettazione per il 2035, SpaceX è coinvolta nel nella costruzione del razzo di futuro lancio

Un tempo però di cui approfittare per accumulare conoscenze sulle comete ma soprattutto sul suo arrivo e ritorno verso lo spazio interstellare. 3I/ATLAS potrà essere seguita anche più lontano, visto che i telescopi di oggi consentono l’osservazione di pianeti e corpi celesti in altri sistemi stellari. La sua traiettoria viene seguita con interesse.

La velocità della cometa è forte, le misurazioni sono: oltre 60 km/s (216.000 km/h o 134.000 mph). Segue un percorso definito retrogrado perché nella direzione opposta all’orbita dei pianeti. Si parla di una missione rendez-vous per 3I/ATLAS con Rosetta. La sua velocità equivale alla cometa 67/P, nella sua orbita si entrò nel 2014.

Con le sonde si possono raggiungere da vicino le comete anche dove è impossibile. 3I/ATLAS, per questo, è una vera sfida. Tra velocità e direzione opposta, raggiungerla non sarà semplice, una difficoltà già annunciata quando ancora si trovava vicino a Giove, nella sua orbita. Gli scienziati comunque ci stanno lavorando; si prospetta un lancio di sonda lontanissimo verso il 2035 con un modello superiore di SpaceX Starship Block 3.

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BYD rivoluziona l’auto elettrica: ricarica in 9 minuti e oltre 1.000 km di autonomia

9 Marzo 2026 ore 12:20

Il confine tra auto elettrica e auto a benzina potrebbe presto diventare quasi invisibile. Il produttore cinese BYD ha presentato la seconda generazione della sua piattaforma Blade Battery insieme al nuovo sistema di ricarica Flash, promettendo tempi di “rifornimento” mai visti prima nel settore EV. Con questa tecnologia, ricaricare un’auto elettrica potrebbe richiedere pochi minuti, avvicinandosi sempre di più alla rapidità di un pieno di carburante tradizionale.

La presentazione è avvenuta durante l’evento Disruptive Technology organizzato dall’azienda, dove BYD ha illustrato i progressi che potrebbero cambiare radicalmente la percezione dell’autonomia e dei tempi di ricarica delle vetture elettriche.

Ricarica ultrarapida

Il cuore dell’annuncio è il nuovo sistema Flash Charging, progettato per ridurre drasticamente i tempi di ricarica. Secondo l’azienda, il sistema è in grado di portare la batteria dal 10% al 70% in soli cinque minuti e dal 10% al 97% in appena nove minuti quando la temperatura è quella ambiente.

Le prestazioni rimangono notevoli anche in condizioni climatiche estreme. A temperature molto rigide, fino a -30 °C, la batteria può passare dal 20% al 97% in circa dodici minuti, un dato che potrebbe ridurre drasticamente uno dei principali limiti delle auto elettriche nei Paesi più freddi.

Il CEO di BYD, Wang Chuanfu, ha spiegato il motivo per cui la ricarica consigliata si ferma al 97%. “Caricare fino al 97% è raccomandato perché il restante tre percento è meglio lasciarlo ai guadagni della frenata rigenerativa”, ha dichiarato, sottolineando come la gestione intelligente dell’energia sia parte integrante del sistema.

Questa strategia consente di massimizzare l’efficienza del veicolo durante la guida, sfruttando il recupero di energia nelle fasi di decelerazione.

Autonomia oltre 1.000 km

Un altro punto forte della nuova piattaforma Blade di seconda generazione è l’autonomia. BYD afferma che il sistema può raggiungere fino a 1.006 chilometri di percorrenza secondo lo standard cinese CLTC.

Il salto rispetto alla generazione precedente è significativo: la prima versione della Blade Battery si fermava a circa 600 chilometri di autonomia.

Va però considerato che lo standard CLTC è generalmente più ottimistico rispetto ad altri sistemi di misurazione. Convertendo i dati nel ciclo EPA utilizzato negli Stati Uniti, i 1.006 km dichiarati diventano circa 706 km. Anche con questa conversione più realistica, si tratta comunque di un’autonomia ampiamente sufficiente per la maggior parte degli automobilisti.

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Apple fa una strage: la lista dei 15 device rimossi per sempre dal catalogo

9 Marzo 2026 ore 11:55

Apple ha appena chiuso una settimana di ‘fuoco’, annunciando un ricchissimo pacchetto di novità. Ma l’arrivo dei nuovi modelli ha avuto un effetto immediato: ben 15 prodotti sono stati rimossi dal catalogo ufficiale. Il ricambio è particolarmente ampio e riguarda iPhone, iPad, Mac e monitor professionali, con dispositivi che vanno da modelli lanciati pochi mesi fa fino a prodotti storici presenti dal 2019.

Solo questa settimana sono stati presentati circa dieci nuovi dispositivi, costringendo l’azienda a snellire la gamma. Come spesso accade con Apple, l’obiettivo è rendere più semplice la scelta per i consumatori e indirizzare gli acquisti verso i modelli più recenti.

Mac e iPad sostituiti

Gran parte dei prodotti eliminati dal listino sono stati semplicemente sostituiti dalle nuove generazioni. Tra questi figurano gli iPad Air con chip M3, sia nella versione da 11 pollici sia in quella da 13 pollici, ora rimpiazzati dai modelli aggiornati con processore M4.

Lo stesso vale per i MacBook Air con chip M4 da 13 e 15 pollici, che lasciano spazio ai nuovi MacBook Air equipaggiati con il chip M5. Anche diversi MacBook Pro della generazione precedente sono stati rimossi, inclusi i modelli da 14 e 16 pollici con chip M4 Pro e M4 Max.

La decisione più sorprendente riguarda però il MacBook Pro con chip M5 e 512 GB di storage, lanciato appena lo scorso ottobre. La variante base è stata eliminata dopo meno di sei mesi, sostituita da un nuovo modello con 1 TB di archiviazione come configurazione minima. A prima vista potrebbe sembrare un miglioramento, e lo è, ma non è gratis: ora il MacBook Pro ha un prezzo d’ingresso molto più alto.

Addio a due display iconici

Ecosistema Apple

Tra i prodotti dismessi figurano anche due display professionali molto noti nella gamma Apple. Il primo è lo Studio Display del 2022 con chip A13 Bionic, che viene sostituito da una versione aggiornata. Ancora più significativo è l’addio al Pro Display XDR, introdotto nel 2019 e per anni punto di riferimento per il segmento dei monitor professionali della casa di Cupertino. Con la sua uscita di scena vengono ritirati anche due accessori dedicati: il Pro Stand e l’adattatore VESA progettato per lo stesso monitor.

Il Pro Display XDR lascia ora il posto al nuovo Studio Display XDR, che rappresenta la nuova proposta premium per creativi, professionisti del video e fotografi.

Nonostante la rimozione dal catalogo ufficiale, questi prodotti non diventano immediatamente obsoleti. Quando Apple “discontinua” un dispositivo significa semplicemente che smette di venderlo attraverso i propri canali ufficiali. Gli utenti continueranno comunque a ricevere aggiornamenti software, assistenza e riparazioni per diversi anni.

La vera fase di obsolescenza arriva molto più tardi, quando i dispositivi vengono classificati come “vintage” o “obsoleti”, generalmente cinque o sette anni dopo l’uscita dal catalogo. Solo in quel momento la disponibilità di pezzi di ricambio e l’assistenza iniziano a ridursi.

Nel frattempo molti di questi prodotti continueranno a essere venduti da rivenditori terzi. E la buona notizia è proprio questa, perché già da queste ore è possibile trovarli con sconti importanti.

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I prossimi iPhone saranno stampati in 3D? Il piano di Apple per abbattere i costi

9 Marzo 2026 ore 11:25

Secondo le ultime indiscrezioni riportate dal giornalista Mark Gurman di Bloomberg, l’azienda di Cupertino sta esplorando l’uso della stampa 3D dell’alluminio per rendere più efficiente la produzione di iPhone e Apple Watch.

La nuova tecnologia potrebbe trasformare soprattutto la realizzazione delle scocche degli Apple Watch e dei telai degli iPhone. L’obiettivo sarebbe semplificare i processi produttivi, ridurre gli sprechi di materiale e, potenzialmente, abbassare i costi di produzione.

Produzione più efficiente

La stampa 3D non è completamente nuova per Apple. L’azienda ha già iniziato a utilizzarla in alcune componenti dei dispositivi più recenti. Ad esempio, Apple Watch Ultra 3 e Apple Watch Series 11 integrano parti realizzate con titanio stampato in 3D e completamente riciclato.

La tecnologia è stata impiegata anche nell’iPhone Air, dove Apple ha utilizzato un processo di stampa 3D per creare la porta USB-C in titanio. Questo componente è stato presentato come più sottile, più resistente e allo stesso tempo più sostenibile dal punto di vista ambientale.

Ora Apple starebbe studiando un passaggio simile anche per l’alluminio, materiale ampiamente utilizzato nei suoi dispositivi. Le scocche di iPhone e Apple Watch potrebbero quindi essere prodotte con tecniche additive anziché con i tradizionali metodi di lavorazione e fresatura.

Secondo le indiscrezioni, questo permetterebbe di ridurre i passaggi nella catena produttiva e limitare la quantità di materiale scartato durante la lavorazione.

Prezzi più bassi in futuro?

MacBook Neo

Se Apple riuscisse a implementare con successo la stampa 3D dell’alluminio su larga scala, l’impatto potrebbe andare oltre la sola efficienza produttiva. Ridurre i costi di produzione potrebbe infatti tradursi in prezzi più competitivi per alcuni prodotti.

Un esempio recente di questa strategia è il MacBook Neo appena annunciato. Apple ha introdotto un nuovo processo produttivo che riduce la quantità di alluminio utilizzata nella scocca del laptop, contribuendo a raggiungere un prezzo di partenza di 699 euro per il nuovo modello entry-level.

La stessa filosofia potrebbe essere applicata in futuro anche agli iPhone, rendendo più accessibili alcune varianti senza compromettere la qualità dei materiali.

Nel frattempo, secondo Gurman, Apple starebbe preparando anche un aggiornamento estetico per altri prodotti della gamma. In particolare, il prossimo iMac previsto per la fine dell’anno potrebbe arrivare con una palette di colori rinnovata, seguendo la strategia già vista con i dispositivi più recenti dell’azienda.

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Opera paziente a 2.400 chilometri di distanza: i robot stanno cambiando la medicina

9 Marzo 2026 ore 09:45

Il Professor Prokar Dasgupta, chirurgo presso The London Clinic di Harley Street, ha eseguito una prostatectomia su Paul Buxton, paziente di 62 anni ricoverato al St Bernard’s Hospital di Gibilterra, controllando da remoto un sistema robotico a oltre 2400 chilometri di distanza. L’intervento segna un primato per il Regno Unito nella telechirurgia robotica transcontinentale.

Come funziona il sistema

La procedura si è svolta grazie al sistema chirurgico robotico Toumai, che ha permesso a Dasgupta di manovrare quattro bracci robotici e una telecamera 3D ad alta definizione direttamente da una consolle nel centro di Londra. La latenza registrata tra i movimenti del chirurgo e la risposta del robot è stata di soli 60 millisecondi, un margine sufficientemente ridotto da rendere l’operazione percepibile quasi in tempo reale.

Un team locale a Gibilterra era comunque presente in sala operatoria come misura di sicurezza, pronto a intervenire in caso di interruzione della connessione. L’intervento si è concluso senza complicazioni. Buxton, che vive a Gibilterra da quarant’anni, ha potuto sottoporsi all’operazione senza dover affrontare un lungo viaggio verso Londra o Madrid. Secondo quanto riportato, il paziente ha dichiarato di sentirsi «pienamente in forma» già a pochi giorni dall’intervento.

La telechirurgia è già qui

telechirurgia

Questo successo britannico è l’ennesima conferma di come il mondo della medicina si stia avvicinando sempre di più alla telechirurgia. Stiamo progressivamente uscendo dal terreno della sperimentazione, per arrivare all’applicazione clinica su larga scala.

Il primo esempio storico risale al 2001 con la cosiddetta “Operazione Lindbergh”, quando chirurghi a New York rimossero la colecisti di un paziente a Strasburgo. Più di recente, nel 2024, una procedura transcontinentale ha collegato Roma e Pechino, mentre operazioni a distanza sulla prostata con lo stesso sistema Toumai sono state condotte anche in Africa. Se la tecnologia dovesse dimostrarsi sufficientemente affidabile su larga scala, potrebbe consentire agli specialisti di operare pazienti in aree remote senza costringerli a lunghi trasferimenti o a lunghe attese. Restano tuttavia aperti nodi rilevanti legati alle infrastrutture di rete, ai protocolli di sicurezza, alla regolamentazione e ai costi, che impediscono per ora una diffusione sistematica di questo tipo di interventi.

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La missione DART della NASA ha cambiato l’orbita di un asteroide attorno al Sole

9 Marzo 2026 ore 09:33

Nel 2022 la NASA ha compiuto uno degli esperimenti più audaci della storia dell’esplorazione spaziale: schiantare deliberatamente una sonda contro un asteroide. Oggi nuovi studi dimostrano che quell’impatto non ha solo modificato l’orbita del piccolo corpo celeste colpito, ma ha persino alterato il movimento dell’intero sistema asteroidale attorno al Sole.

Secondo i ricercatori del Jet Propulsion Laboratory della NASA, è la prima volta che un oggetto costruito dall’uomo modifica in modo misurabile la traiettoria di un corpo celeste nel Sistema Solare. Il risultato rafforza le speranze degli scienziati che in futuro simili tecniche possano essere utilizzate per difendere la Terra da potenziali asteroidi pericolosi.

L’impatto della missione DART

La missione Double Asteroid Redirection Test, nota come DART, aveva un obiettivo preciso: verificare se una sonda lanciata ad alta velocità potesse deviare la traiettoria di un asteroide. Il bersaglio scelto era Dimorphos, un piccolo “moonlet” largo circa 170 metri che orbita attorno all’asteroide più grande Didymos.

Il sistema non rappresenta alcuna minaccia per la Terra, ma è stato selezionato proprio perché ideale per testare tecnologie di difesa planetaria. Subito dopo l’impatto, gli scienziati avevano già confermato il successo dell’esperimento. Le prime analisi avevano mostrato che la collisione aveva accorciato l’orbita di Dimorphos attorno a Didymos.

Uno studio successivo pubblicato nel 2024 ha quantificato meglio l’effetto: il periodo orbitale di Dimorphos è stato ridotto di circa 33 minuti, mentre la sua traiettoria si è avvicinata a Didymos di circa 36 metri rispetto alla posizione precedente.

Cambiato anche il moto attorno al Sole

La scoperta più recente è ancora più sorprendente. Gli scienziati hanno scoperto che l’impatto non ha influenzato soltanto il piccolo Dimorphos, ma ha alterato il movimento dell’intero sistema binario composto da Didymos e Dimorphos.

I due asteroidi orbitano attorno al Sole ogni circa 770 giorni. Dopo l’impatto della sonda DART, la loro velocità orbitale è cambiata di circa 11,7 micrometri al secondo, equivalenti a circa 4 centimetri all’ora. Si tratta di una variazione estremamente piccola, ma nel contesto astronomico può avere effetti enormi nel lungo periodo.

Come ha spiegato Rahil Makadia, autore principale dello studio, “nel tempo, un cambiamento così piccolo nel movimento di un asteroide può fare la differenza tra un oggetto pericoloso che colpisce il nostro pianeta o lo manca completamente”.

Il risultato rappresenta un passo fondamentale nella ricerca di strategie per la difesa planetaria. Dimostra infatti che la deviazione cinetica, ovvero colpire un asteroide con una sonda ad alta velocità, può essere una tecnica efficace per modificare la traiettoria di un corpo celeste. Con missioni future e osservazioni più precise, gli scienziati sperano di perfezionare questa tecnologia.

La missione DART della NASA ha cambiato l’orbita di un asteroide attorno al Sole è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella

Stanchezza al mattino: il sonno potrebbe essere il primo segnale di un problema nascosto

9 Marzo 2026 ore 09:18

C’è una filosofia anche del lavoro e dello studio che è flessibile nei confronti della stanchezza di primo mattino, quella che fa avere sonno anche dopo la classica dormita di otto ore a notte. Si abbraccia la possibilità della diversità energetica, fisica, di resistenza, di fasce giornaliere dove si è produttivi e no.

Quella che stiamo per raccontarvi non è però una filosofia ma le parole di un cardiologo che ha monitorato il cuore per capire il senso di sonno mattutino. Sono i riflessi della bradicardia, la condizione naturale di frequenza molto bassa del cuore nel corso della notte. Quindi, anche il cuore abbassa le energie per il riposo mentre intanto lavorano con costanza ed energia cellule e altri organi.

svegliarsi stanchi

Il cardiologo Himanshi Gupta fa notare che un problema ritenuto comune è in realtà un vero sintomo nel sintomo da segnalare al proprio medico, leggiamo le sue parole e i dati del suo studio

Himanshi Gupta è specialista in cardiologia nel Manipal Hospital di Jaipur. È lui che ha studiato gli effetti della bradicardia sulle persone che si sentono stanche di giorno appena svegli. La diminuzione della frequenza cardiaca è una condizione normale, succede che in alcune persone il livello diventa troppo basso. Questo comporta un non adeguato flusso sanguigno verso gli organi vitali, incluso il cervello. Da qui nasce la sensazione di spossatezza dopo anche un’intera notte di sonno profondo.

Il cuore normalmente batte meno di 60 volte al minuto durante il sonno, una risposta fisiologica naturale quando il corpo è a riposo. Ma se la frequenza cardiaca scende troppo, gli organi e il cervello potrebbero non ricevere un flusso sanguigno adeguato. Questo può mettere il corpo sotto stress e portare a sintomi come affaticamento, vertigini o debolezza anche dopo aver dormito a sufficienza“. Una bradicardia esagerata ha dietro molti fattori: stress, cambiamenti cardiaci, tiroide, squilibri elettrolitici, apnea notturna.

La stanchezza mattutina è il primo sintomo della bradicardia esagerata e dei problemi elencati. Si può benissimo parlare di un sintomo nel sintomo: stanchezza causata da bradicardia, questa conseguenza (sintomo) dei problemi segnalati. La stanchezza mattutina dopo il riposo va segnalata al medico che potrebbe richiedere analisi più approfondite. Monitorate durante il giorno altri segnali come stanchezza che continua, confusione mentale, apatia e difficoltà a concentrarsi.

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Cancro, nuovi batteri ingegnerizzati aprono scenari sorprendenti

9 Marzo 2026 ore 07:55

L’Università di Waterloo studia batteri che mangiano il cancro per attaccare tumori interni. Stati oncologici profondi che intaccano organi e funzioni vitali, diventando così anche difficili da trattare. Se non possono essere colpiti con chemio e radioterapie, arrivano nuove formulazioni farmacologiche graduali. I batteri in grado di mangiare il cancro sono al momento un trattamento sperimentale; per diventare clinico dovranno rispettare dei passaggi che prevedono test animali e poi umani, fino all’approvazione ufficiale.

Il nuovo approccio ha sfruttato i tumori solidi per sviluppare la nuova cura. Questi stati oncologici sono resistenti e presentano nuclei densi e con poco ossigeno, spesso completamente assente. Questa caratteristica li rende difficili da raggiungere con le cure tradizionali, compresi i trattamenti immunologici. Succede che alcuni pazienti possono trattare il tumore nella parte superficiale, invece le cellule più profonde sopravvivono creando continue recidive anche laddove è stato tolto.

cancro

La creazione del Clostridium sporogenes ingegnerizzato, l’evoluzione di semplici microbi che non amano l’ossigeno in qualcosa di più resistente per abbattere i tumori profondi interni

Le spore batteriche riescono a sopravvivere dove non c’è ossigeno, possono essere introdotte nell’organismo e dirette verso il nucleo del tumore. Lì troveranno nutrienti abbondanti e lo aggrediranno. Il team che ha generato questi batteri ingegnerizzati è composto da diversi specialisti.

Il dottor Marc Aucoin insegna ingegneria chimica e ha spiegato bene come si muovono i nuovi batteri. Sfruttano le condizioni interne del tumore, proliferano come i microbi alla ricerca di nutrienti, il tessuto tumorale viene gradualmente scomposto dall’interno. Il cancro con le comuni terapie viene attaccato dall’esterno, i batteri invece ribaltano la situazione, partono dal nucleo più forte e vanno verso la parte più debole.

I batteri riescono ad entrare dove ci sono cellule più resistenti anche per la mancanza di flusso sanguigno condizionato dall’ossigeno. Il batterio in questione si chiama Clostridium sporogenes, presente nel suolo vive dove non c’è ossigeno. Questa sua caratteristica è anche una sfida per gli scienziati, infatti anche dove trovano piccole quantità di ossigeno muoiono e la terapia si interrompe. Questo limite è stato superato modificando la loro genetica, per questo si parla di microbi ingegnerizzati. Presentano una minima tolleranza all’ossigeno e possono agire dall’interno fino all’esterno dei tumori profondi portando a termine la terapia.

Cancro, nuovi batteri ingegnerizzati aprono scenari sorprendenti è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace

Contrarian Investing: Profiting by Going Against the Crowd

di: admin
8 Marzo 2026 ore 22:00

Understanding Contrarian Investing Contrarian investing is an investment strategy that involves taking positions contrary to prevailing market trends. The fundamental idea is to buy when others are selling and sell when others are buying. This approach relies on the principle that markets and investors can sometimes overreact to news and events, thereby creating opportunities for […]

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USB LIVORNO: "UN'ALTRA SPALLATA AL CCNL MULTISERVIZI". DAL 1° MARZO ANCHE I LAVORATORI IN APPALTO DELLA COOP ATI LAVORANO CON IL CCNL UTILITALIA COME I LORO COLLEGHI AAMPS ABBANDONANDO DEFINITIVAMENTE IL CCNL MULTISERVIZI

8 Marzo 2026 ore 18:07

La campagna del nostro sindacato contro il Ccnl multiservizi continua imperterrita. Anche i  lavoratori della Coop ATI che ogni giorno raccolgono i rifiuti ingombranti dei cittadini livornesi per conto di Aamps, dal 1° marzo hanno il contratto Utilitalia come i loro colleghi. Altri 5 lavoratori che abbandonano un contratto misero e improprio che tuttavia impiega  in Italia un esercito di lavoratori e lavoratrici soprattutto in appalto.
Appalti e Ccnl multiservizi sono un binomio che combattiamo ogni giorno con applicazione e chiarezza.

Quello dei lavoratori ATI è solo l'ultimo tassello di una battaglia che negli ultimi 2 anni ha visto vincere anche altri lavoratori e lavoratrici:

- 71 lavoratori del salumificio Sandri non lavorano più in appalto e sono diventati dipendenti diretti passando anche dal Ccnl multiservizi a quello delle industrie alimentari.
- 11 autisti degli scuolabus fra Livorno e Rosignano sono passati dal Ccnl multiservizi al Ccnl autoferrotranvieri
- 18 lavoratori dei cimiteri pubblici di Livorno hanno abbandonato l'appalto e sono diventati dipendenti diretti di Aamps oltre a passare da Ccnl Multiservizi a Ccnl Utilitalia dei cimiteri.

Sì alle internalizzazioni, no agli appalti, no al Ccnl multiservizi. Questo è sempre stato il nostro slogan e questa è la battaglia che ogni giorno portiamo avanti nella giungla degli appalti della logistica, del porto ma soprattutto dei servizi pubblici dove è totalmente inaccettabile che istituzioni o società pubbliche permettano l'applicazione nei loro appalti di contratti inappropriati o poveri.

Annunciamo già quali saranno i due prossimi obiettivi della nostra lotta su appalti pubblici e Ccnl multiservizi:

1. Via il Ccnl multiservizi applicato ai 10 lavoratori AVR che ogni giorno 7 giorni su 7 con reperibilità festiva e notturna, fanno lavori edili nelle nostre strade sistemando marciapiedi e buche, ripristinando la cartellonistica stradale e le strisce a terra in e che si occupano del verde cittadino. Un gruppo di lavoratori che in poche unità si trova a dover affrontare tutte le emergenze sulla viabilità e che in modo totalmente inappropriato sono contrattualizzati con il Ccnl multiservizi.
2. Ci sono 35 lavoratrici della Coop Colser che a Livorno e provincia presiedono le portinerie di ogni palazzo istituzionale che lavorano Ccnl multiservizi con livelli bassissimi e part time involontario cosicché si trovano a guadagnare ogni mese cifre ampiamente sotto i 1000 euro. Un appalto milionario regionale che gestisce centinaia di lavoratori e lavoratrici della portineria dei palazzi del potere in tutta la Toscana, vivono con molto meno di 1000 euro al mese. Domani sarà l'8 marzo e il part time involontario è tutt'oggi per moltissime lavoratrici un problema gigantesco a livello di reddito che va a minare anche la loro autonomia e indipendenza economica creando grossi disagi in famiglie monoreddito.
Anche nella logistica portuale, nonostante quanto sancito chiaramente dall’art 42 del contratto nazionale Trasporto e Logistica, si continua ad applicare impunemente questo contratto. Così come anche nell’industria. Nello stabilimento Magna, ad esempio, ai lavoratori che si occupano del magazzino e della logistica interna è stato venduto un parziale aumento dello stipendio come una vittoria. Mentre invece doveva essere applicato un diverso contratto nazionale senza inutili e dannosi compromessi a ribasso.
La battaglia contro appalti e Ccnl Multiservizi non è per noi né un vezzo né una questione tecnica. Nell'applicazione dei Ccnl appropriati ci passa molto in termini di salute e sicurezza ma spesso anche fino a 200 euro mensili di differenza retributiva.


NOI CONTINUEREMO QUESTA BATTAGLIA E LA VINCEREMO COME ABBIAMO FATTO PER I 105 LAVORATORI E LAVORATRICI CHE HANNO DEFINITIVAMENRE ABBANDONATO IL CCNL MULTISERIVIZI SUL NOSTRO TERRITORIO NEGLI ULTIMI 2 ANNI
USB Livorno

Australia, nei in forte calo nei bambini: ecco qual è l’effetto sul melanoma

8 Marzo 2026 ore 11:30

Le campagne estive sulla protezione solare nei bambini stanno portando i loro effetti in Australia. Un articolo di due scienziati su The Conversation non parla solo di risultati scientifici, ma è anche uno spaccato storico sulla comunicazione medica e sociale. Per i bambini, nel 1981, fu utilizzato un cartone animato. Slip, Slop, Slap è il titolo, un gabbiano che fa surf è il personaggio principale.

Il dato confortante dello studio pubblicato, riguarda il numero di nei che hanno oggi i bambini rispetto ai coetanei del 1992. È dimezzato, e questo è importante perché significa potenzialmente meno pazienti affetti da melanoma. È il cancro della pelle più pericoloso, inizia con le alterazioni dei melanociti, le cellule della pigmentazione. I nei comuni, alcuni sono innocui (la maggior parte), altri indicatori di rischio.

Il team di ricerca del Brisbane Twin Nevus Study è guidato da David Duffy e Nick Martin del QIMR Berghofer Medical Research Institute. Insieme hanno condotto un lungo studio dal 1992 fino al 2016. Sono stati monitorati ben 4.000 bambini. In questo periodo, il numero medio di nei è sceso del 47%, una percentuale importante.

i bambini australiani hanno ora la metà dei nei rispetto ai bambini del 1992

Le scottature solari vanno evitate nei bambini: la prevenzione rimane fondamentale e uno studio nel Queensland valorizza l’abbigliamento protettivo anti raggi UV cresciuto negli anni

Il dato si collega al rischio di melanoma nel corso della vita. I bambini con meno nei hanno fino a quattro volte meno rischio rispetto ai coetanei degli anni Ottanta. La protezione solare con filtro contro i raggi UV ha contribuito e continua a contribuire a questo risultato. Non si tratta di semplici creme solari, ma di prodotti specifici per l’infanzia, con un fattore protettivo più alto.

Accanto alle creme solari, i fattori protettivi sono cresciuti anche con altri elementi. Vestiti, cappelli con visiera anti-UV, abiti e occhiali da sole e da vista. Su questi accessori sono stati monitorati 25 asili nido del Queensland. I bambini con abbigliamento protettivo hanno mostrato una riduzione dei rischi del 25% entro i cinque anni di età. Questo dato è importante, ma sottolinea anche che il melanoma rappresenta un rischio già nella prima infanzia, colpendo bambini molto piccoli. La prevenzione deve continuare, soprattutto per le scottature solari, che spesso sono accidentali e possono verificarsi anche dove i genitori sono molto attenti e precisi.

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Specie migratorie in declino: l’influenza aviaria emerge come minaccia crescente

8 Marzo 2026 ore 10:25

L’influenza aviaria ogni tanto riemerge nei titoli di giornali, oggi lo ritroviamo su Down To Earth e a seguito di uno studio ONU sulla fauna selvatica migratoria. Il calo del 5% in due anni è dovuto proprio alla famosa malattia infettiva di ceppo A che colpisce soprattutto uccelli selvatici e domestici a causa dei virus H5 e H7. Il rapporto 2024 delle Nazioni Unite afferma che il 49% delle popolazioni globali di specie migratorie protette è in declino. Il dato più allarmante è che il 24% di questi animali rischia l’estinzione completa e la percentuale è aumentata del 2% rispetto allo scorso anno.

Secondo il trend demografico aggiornato periodicamente, sono 592 le specie con nascite in calo e morti elevate. L’influenza aviaria è definita anche influenza altamente patogena per il numero di morti e di contagi che crea. Sta mettendo a rischio specie come il pinguino africano (Spheniscus demersus), i pinguini di Humboldt (Spheniscus humboldti) e i pellicani peruviani. Possiamo elencare anche altri animali che vivono in tutti e cinque i continenti.

gazzella mongola

Perché l’influenza aviaria ad alta patogenicità mette a rischio le specie migratorie: dati ONU e discussioni globali al CMS COP15 evidenziano urgenza di conservazione e protezione

Si è certi che l’influenza aviaria sia la causa del calo demografico, ma essendoci anche altri fattori, si devono raccogliere dati ulteriori sulle cause e conseguenze dirette. Queste sono le parole dei ricercatori nel rapporto: “Sebbene gli impatti a lungo termine dell’influenza aviaria ad alta patogenicità siano incerti, queste epidemie hanno aggravato le pressioni già a cui sono sottoposte le specie migratorieL’emergere dell’influenza aviaria ad alta patogenicità è particolarmente preoccupante per le specie migratorie longeve, sensibili a qualsiasi aumento della mortalità“.

Questi dati non vengono solo scritti, ma creano dibattiti, discussioni e scambi all’interno delle conferenze mondiali. Ad esempio la 15ª riunione delle Parti della Convenzione sulla conservazione delle specie migratrici di animali selvatici (CMS COP15). Un trattato e momento vincolante delle Nazioni Unite, il prossimo incontro sarà dal 23 al 29 marzo a Campo Grande, Brasile.

L’evento dura una settimana ed è un incontro globale tra i più importanti dedicati alla conservazione della fauna selvatica. Ogni anno i dati che vengono raccolti e riportati sono tanti; molti richiamano sempre l’urgenza di gestire anche il cambiamento climatico, l’inquinamento, la caccia e minacce biologiche e sistemiche, come l’influenza aviaria.

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Un enigma di 85 milioni di anni: il Doratodon carcharidens ridisegna la mappa preistorica dell’Europa

8 Marzo 2026 ore 09:12

I resti fossili di un coccodrillo fanno riemergere l’ipotesi di un ponte tra Europa e Africa nel periodo Cretaceo. Il ritrovamento di animali simili da una parte all’altra dei due continenti suggeriva questo collegamento. Il rettile trovato dai paleontologi era in Ungheria, ma le sue origini sono del Gondwana: come ci è arrivato? Gli studiosi hanno scoperto parentele e somiglianze strette fra due coccodrilli o rettili simili, infittendo il mistero degli animali presenti tra i due continenti.

In passato, l’Europa era un arcipelago tropicale, aveva anche un clima più caldo, umido e una vegetazione diversa. Molte regioni italiane, un tempo, erano fondali marini. Ad un certo punto, ben 200 milioni di anni fa, avviene una rottura tra la Pangea della Laurasia settentrionale e quella del Gondwana meridionale. Questa rottura ha creato nel tempo placche tettoniche, faglie e fratture ancora oggi visibili e studiate dai geologi.

Si svilupparono l’Europa e l’Africa con questa separazione, e questo secondo continente conserva ancora molti misteri sulla sua forma e evoluzione. Guardando le mappe geografiche, tutti notano le forme quasi coincidenti tra la costa africana e la costa sudamericana, il che aumenta le curiosità sul collegamento preistorico con l’Europa.

cranio fossile di Doratodon carcharidens, risalente a 85 milioni di anni fa, rinvenuto in Ungheria

cranio fossile di Doratodon carcharidens, risalente a 85 milioni di anni fa, rinvenuto in Ungheria

Conosciamo meglio il coccodrillo Doratodon carcharidens, da non confondere mai con un dinosauro anche se alcune caratteristiche erano simili. Lo studio e le affermazioni degli studiosi ungheresi

Il coccodrillo scoperto in Ungheria suggerisce un ennesimo animale migrato dall’Africa all’Europa: ha nuotato oppure ha trovato un collegamento terrestre? Queste sono le parole di Máté Szegszárdi dell’Università Eötvös Loránd: “Questo è difficile da conciliare con una netta separazione tra Laurasia e Gondwana“. Questo team appoggia ancora l’ipotesi di un pezzo di terra che ha consentito agli animali di spostarsi, uno scenario tettonico esistente solo nel Cretaceo ma poi scomparso.

Il coccodrillo che stimola nuovi interrogativi paleogeologici è stato chiamato Doratodon carcharidens, possedeva un cranio lungo, denti seghettati e taglienti, ricordava i dinosauri carnivori ma non lo era. I suoi fossili sono stati scoperti nel 2018. Queste caratteristiche erano state documentate prima nei coccodrilli africani e sudamericani, i due continenti dalle forme che combaciano.

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Problema hardware / Hardware issue

di: ale
8 Marzo 2026 ore 09:16

[IT] Stiamo avendo dei problemi hardware con uno dei server di posta stamattina, attendiamo aggiornamenti dal provider.

AGGIORNAMENTO: tutto è tornato a posto.

[EN] We’re having some hardware issues with one of the email servers today. We’re waiting for updates and an ETA from the provider.

UPDATE: all services are back now.

Attualità - Le riforme del Parlamento europeo - Rafforzare l'integrità, l'indipendenza e la responsabilità del Parlamento

31 Agosto 2023 ore 16:44
Scoprite le misure adottate dal Parlamento europeo per rafforzare la propria integrità, colmare le lacune, proteggere l'istituzione e i suoi membri dai tentativi di ingerenza sul lavoro.

Fonte : © Unione europea, 2024 - PE

Attualità - Cambiamenti nella Commissione europea del 2023 - Il Parlamento approva Hoekstra e Šefčovič per nuovi incarichi in Commissione.

20 Luglio 2023 ore 17:11
Dopo l'approvazione da parte del Parlamento europeo della nuova commissaria bulgara, i deputati si sono pronunciati sui cambiamenti all’azione per il clima ai vertici della Commissione.

Fonte : © Unione europea, 2023 - PE

Attualità - L'Europa è questa: dibattiti in aula con i leader dell'UE - Come valutano l'attuale stato dell'Unione i capi di Stato e di governo dell'UE?

9 Settembre 2022 ore 18:53
Il Parlamento europeo invita i leader dell'UE a presentare le loro opinioni e possibili soluzioni alle sfide che l'Europa sta affrontando nel quadro di un ciclo di discussioni in plenaria

Fonte : © Unione europea, 2024 - PE

Attualità - Seguito della Conferenza sul futuro dell'Europa - Rispondere alle aspettative dei cittadini nei confronti dell'UE

13 Giugno 2022 ore 17:46
Il Parlamento europeo è al lavoro per creare un'Unione europea più efficiente, più democratica e più in linea con le proposte formulate dai cittadini alla conferenza sul futuro dell'Europa.

Fonte : © Unione europea, 2024 - PE

ATTACCO ALL’IRAN: CONTRO OGNI GUERRA

7 Marzo 2026 ore 19:35
CONTRO LA GUERRARITIRO DELLE MISSIONI MILITARI ITALIANE ALL’ESTEROCHIUSURA DELLE BASI USA IN ITALIA L’attacco degli USA e di Israele all’Iran del 28 febbraio scorso ha aperto ad una nuova fase di guerra estesa dal Golfo Perisco al Mediterraneo. La propaganda ha parlato di bombardamenti per liberare la popolazione dell’Iran dal regime che governa il paese, […]

Una gran brutta notizia per la Steam Machine: rimandata a tempo indefinito?

7 Marzo 2026 ore 16:15

Valve raffredda le aspettative di chi attendeva nuovi dispositivi legati all’ecosistema Steam. Nel suo riepilogo annuale dedicato al 2025, l’azienda ha aggiornato lo stato dei suoi progetti hardware — tra cui Steam Machine, Steam Controller e Steam Frame — lasciando intendere che il debutto potrebbe non avvenire nel 2026 come sperato.

Lancio sempre più incerto

Nel post di revisione annuale, Valve ha spiegato che le difficoltà nella catena di approvvigionamento continuano a pesare sul calendario di sviluppo dei nuovi dispositivi. L’azienda ha fatto sapere che spera ancora di riuscire a lanciare i prodotti nel 2026, ma senza fornire una finestra precisa.

La formulazione utilizzata nel blog aziendale appare infatti molto più prudente rispetto alle dichiarazioni dei mesi precedenti. Valve ha scritto: «Speriamo di iniziare le spedizione nel 2026, ma come abbiamo condiviso recentemente, la carenza di memoria e storage ha creato delle sfide inedite». La società ha aggiunto che condividerà ulteriori informazioni «quando finalizzeremo i nostri piani».

Il cambio di tono è significativo. A febbraio l’azienda parlava ancora della possibilità di spedire i tre dispositivi nella prima metà dell’anno, sottolineando che l’obiettivo non era cambiato. Ora invece il riferimento a una generica speranza di lancio nel 2026 lascia spazio anche a un possibile rinvio oltre l’anno.

Carenza di componenti

Steam Machine

Il problema principale resta la crisi globale dei componenti hardware, in particolare per quanto riguarda memoria e storage. Negli ultimi mesi diverse aziende del settore hanno segnalato difficoltà simili, con impatti diretti sui costi di produzione e sui tempi di lancio dei nuovi dispositivi.

A febbraio HP aveva spiegato che la memoria RAM rappresenta ormai circa un terzo del costo complessivo di un PC. Gli analisti del settore ritengono che la carenza di RAM possa modificare in modo significativo il mercato informatico, costringendo molti produttori ad aumentare i prezzi dei dispositivi.

Valve non è nuova a queste difficoltà. Anche la disponibilità di Steam Deck è stata limitata proprio a causa delle problematiche nel reperire memoria. In questo contesto, reperire componenti sufficienti per una nuova linea di hardware potrebbe risultare ancora più complesso.

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I robot umanoidi di Xiaomi gestiscono le fabbriche in autonomia: è il futuro?

7 Marzo 2026 ore 15:35

Xiaomi accelera nel campo della robotica industriale. Il CEO Lei Jun ha annunciato che i robot umanoidi sviluppati dall’azienda hanno iniziato le prime operazioni di prova all’interno della fabbrica automobilistica del gruppo, segnando un passo importante nella strategia tecnologica del colosso cinese.

Secondo il dirigente, l’obiettivo è arrivare a distribuire un numero significativo di robot nelle linee produttive dell’azienda entro i prossimi cinque anni, integrandoli progressivamente nei processi industriali. Il produttore cinese potrebbe così battere sul tempo Optimus, l’analogo progetto di Tesla.

Test nelle linee produttive

L’annuncio è arrivato tramite un post sui social media in cui Lei Jun ha spiegato che la divisione robotica dell’azienda ha compiuto importanti progressi grazie al modello di base chiamato Xiaomi-Robotics-0. Si tratta di un sistema di intelligenza artificiale basato su un’architettura VLA, acronimo di vision-language-action, progettata per consentire ai robot di comprendere l’ambiente, interpretare istruzioni e compiere azioni autonome.

Il CEO ha dichiarato: «I robot umanoidi Xiaomi hanno iniziato operazioni di prova nella nostra fabbrica automobilistica». Il dirigente ha aggiunto che «puntiamo a distribuirne grandi quantità nelle linee produttive entro i prossimi cinque anni».

Grazie all’integrazione tra percezione multimodale e tecniche di apprendimento tramite rinforzo, i robot sono già in grado di svolgere alcune attività pratiche nella catena di montaggio. Tra queste rientrano il caricamento di dadi autofilettanti nelle stazioni di assemblaggio e il trasporto di casse di materiali all’interno degli stabilimenti.

Strategia tra robotica e AI

il robot umanoide di Xiaomi

Secondo Lei Jun, le prestazioni dei robot stanno migliorando progressivamente. Indicatori chiave come il tempo medio tra i guasti e il tasso di successo nell’esecuzione di singole attività sono in crescita costante, segnale che la tecnologia sta raggiungendo livelli sempre più affidabili per l’uso industriale.

L’azienda sta inoltre ampliando i test in ulteriori stazioni produttive, con l’obiettivo di validare l’impiego dei robot in un numero maggiore di scenari operativi.

L’iniziativa si inserisce nella strategia più ampia di Xiaomi, che negli ultimi anni ha iniziato a espandersi oltre il tradizionale business degli smartphone. Il gruppo sta infatti investendo in nuovi settori come le auto elettriche, la robotica avanzata e l’intelligenza artificiale.

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La nuova AI di Google rende disoccupati gli youtuber? Video in pochi minuti partendo dagli appunti

7 Marzo 2026 ore 15:01

Google espande le capacità creative di NotebookLM con una nuova funzione che punta a trasformare il modo in cui gli utenti esplorano e comprendono i contenuti. Si chiama Cinematic Video Overviews ed è l’evoluzione delle precedenti panoramiche video generate dall’intelligenza artificiale.

NotebookLM si era già dimostrato straordinariamente abile nella capacità di creare podcast artificiali – con conduttori coinvolgenti e dotati di voce realistica – partendo da semplici testi o file PDF.

Il nuovo strumento promette di creare video più immersivi e visivamente ricchi, superando il formato basato su semplici slide narrate per offrire animazioni fluide e una narrazione strutturata automaticamente dall’AI.

Video generati dall’AI

La novità sfrutta una combinazione di diversi modelli di intelligenza artificiale sviluppati da Google. Tra questi ci sono Gemini 3, Nano Banana Pro e Veo 3, che lavorano insieme per generare video completi a partire dalle fonti caricate dall’utente.

Secondo Google, il sistema utilizza l’AI per analizzare i contenuti e trasformarli in una vera e propria narrazione visiva. Il modello Gemini assume il ruolo di “regista creativo”, prendendo decisioni su struttura, stile e ritmo del video.

L’azienda spiega: «Gemini ora agisce come un direttore creativo, prendendo centinaia di decisioni strutturali e stilistiche per raccontare al meglio la storia usando le tue fonti». Il sistema è inoltre in grado di rivedere e perfezionare autonomamente il proprio lavoro per garantire coerenza visiva e narrativa.

Il risultato sono video generati automaticamente con animazioni dinamiche, scene ricche di dettagli e un formato più cinematografico rispetto alle precedenti versioni.

Disponibilità e accesso

La nuova funzione è disponibile da oggi in lingua inglese per gli utenti abbonati al piano Google AI Ultra con età superiore ai 18 anni. L’accesso è previsto sia tramite web sia attraverso dispositivi mobili.

L’introduzione dei Cinematic Video Overviews rappresenta un ulteriore passo nella strategia di Google di integrare strumenti avanzati di generazione multimediale nei propri prodotti basati sull’intelligenza artificiale.

NotebookLM, inizialmente concepito come assistente di ricerca e studio, sta progressivamente evolvendo in una piattaforma capace di trasformare documenti, appunti e fonti di studio in contenuti multimediali complessi.

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L’AI scopre vulnerabilità critiche: Claude individua 22 bug in Firefox in tempo record

7 Marzo 2026 ore 12:30

Le intelligenze artificiali sono abilissime nell’individuare vulnerabilità critiche di software e app. Un lavoro che ai ricercatori richiederebbe mesi di lavoro, ma che le AI possono svolgere molto rapidamente. E’ una risorsa preziosissima per il mondo della sicurezza informatica… ma anche per gli hacker malintenzionati.

Un nuovo esperimento condotto da Anthropic in collaborazione con Mozilla dimostra che i modelli AI più avanzati sono ormai in grado di individuare vulnerabilità critiche in software complessi in tempi estremamente ridotti.

Durante il progetto, il modello Claude Opus 4.6 ha scoperto 22 vulnerabilità nel browser Firefox in sole due settimane, di cui 14 classificate come ad alta gravità. Il risultato rappresenta quasi un quinto di tutte le vulnerabilità critiche corrette nel browser nel corso del 2025.

Vulnerabilità scoperte dall’AI

Secondo i ricercatori, l’AI ha analizzato migliaia di file di codice del browser individuando errori di sicurezza potenzialmente sfruttabili dagli hacker. In totale sono stati esaminati quasi 6.000 file C++, generando 112 segnalazioni di bug uniche.

Uno dei primi problemi individuati è stato scoperto dopo appena venti minuti di analisi. Claude ha identificato una vulnerabilità di tipo “Use After Free”, una falla nella gestione della memoria che può permettere a un attaccante di sovrascrivere dati con codice malevolo.

I ricercatori hanno verificato il bug in una macchina virtuale con l’ultima versione di Firefox prima di segnalarlo ufficialmente al sistema Bugzilla di Mozilla. Insieme alla segnalazione è stata fornita anche una possibile patch generata dallo stesso modello AI.

Nel frattempo il sistema aveva già individuato decine di altri crash potenzialmente legati a vulnerabilità. Alla fine del progetto, molte delle falle scoperte sono state corrette nella versione Firefox 148, mentre le restanti saranno risolte nei prossimi aggiornamenti.

Tra difesa e rischi

Il team di ricerca ha anche voluto capire se l’AI fosse in grado non solo di trovare vulnerabilità, ma anche di sfruttarle per creare veri attacchi informatici. Qualcosa per cui le AI stanno venendo sfruttate sempre più frequentemente dagli hacker di tutto il mondo.

Per questo motivo Claude è stato incaricato di sviluppare exploit a partire dai bug individuati. L’obiettivo era dimostrare un attacco reale leggendo e scrivendo file su un sistema bersaglio, come farebbe un hacker.

Dopo centinaia di tentativi e circa 4.000 dollari di credito API utilizzato nei test, il modello è riuscito a trasformare le vulnerabilità in exploit funzionanti solo in due casi. Questo suggerisce che l’AI è molto più efficace nel trovare bug che nel sfruttarli per attacchi completi. Gli exploit sviluppati funzionavano inoltre soltanto in un ambiente di test semplificato, privo di alcune delle protezioni avanzate presenti nei browser moderni, come il sandboxing.

Nonostante questi limiti, gli esperti sottolineano che il risultato dimostra un punto cruciale: l’intelligenza artificiale potrebbe diventare uno strumento potentissimo sia per i difensori sia per gli attaccanti.

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ChatGPT , l’app cambia volto: tantissime nuove funzioni in arrivo, ecco tutte le novità

7 Marzo 2026 ore 12:01

OpenAI sta lavorando a diverse novità per l’app Android di ChatGPT che potrebbero cambiare in modo significativo l’esperienza d’uso. Un’analisi del codice dell’ultima versione dell’app, la 1.2026.062, ha rivelato alcune funzionalità ancora in sviluppo che includono un nuovo sistema di memoria dell’app, miglioramenti nell’editing delle immagini e modifiche all’interfaccia.

Le funzioni non sono ancora attive pubblicamente, ma il loro sviluppo suggerisce che OpenAI stia sperimentando nuove soluzioni per rendere ChatGPT più integrato nell’uso quotidiano su smartphone.

Memoria dell’app e continuità

Una delle novità più interessanti riguarda un nuovo tipo di memoria interna dell’app. ChatGPT possiede già una funzione che permette di ricordare informazioni da conversazioni precedenti, ma la nuova funzione sembra avere un obiettivo diverso.

Gli sviluppatori stanno lavorando a una memoria di stato dell’app, capace di ricordare esattamente cosa stava facendo l’utente prima di interrompere la sessione. Questo significa che anche dopo aver chiuso forzatamente l’app o dopo aver utilizzato altre applicazioni, ChatGPT potrebbe riportare l’utente direttamente al punto in cui aveva interrotto.

Si tratta di un cambiamento pensato soprattutto per chi utilizza l’assistente AI mentre passa continuamente da un’app all’altra, migliorando la continuità del lavoro e riducendo il rischio di perdere il contesto di una conversazione o di un’attività in corso.

Nuovo editor immagini e profilo

Via Android Authority

Le modifiche più evidenti riguardano l’interfaccia di editing delle immagini. Attualmente il processo parte da un prompt testuale che chiede all’utente di descrivere le modifiche da applicare, mentre gli strumenti avanzati sono accessibili tramite un pulsante laterale.

Nel nuovo design in fase di sviluppo, invece, tutto potrebbe partire da un pulsante “Edit”. Dopo averlo premuto comparirebbe il prompt per le modifiche, ma al posto del vecchio sistema di strumenti sarebbe disponibile una serie di scorciatoie dirette.

Via Android Authority

Tra queste compaiono strumenti come l’annotazione sull’immagine, una funzione di selezione e l’opzione Resize, che permette di cambiare rapidamente il formato dell’immagine scegliendo diversi rapporti di aspetto. In ogni caso, la modifica selezionata viene poi elaborata da ChatGPT tramite AI.

Anche la sezione profilo potrebbe ricevere nuove opzioni. Oltre ai dati personali già salvabili nell’app, è stato individuato un nuovo spazio chiamato “Fun facts”, probabilmente pensato per permettere all’AI di conoscere meglio l’utente.

Tra le novità compare anche un pulsante “Generate bio”, che dovrebbe consentire a ChatGPT di creare automaticamente una breve biografia basata sulle informazioni dell’utente. Infine, un piccolo cambiamento riguarda la barra laterale dell’app: invece di aprirsi parzialmente sopra la schermata attiva, la nuova versione potrebbe utilizzare un menu a schermo intero.

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Progetto Natrium, partono i lavori per la rivoluzionaria centrale nucleare di Bill Gates

7 Marzo 2026 ore 11:40

Gli Stati Uniti compiono un passo significativo verso una nuova generazione di energia nucleare. La Nuclear Regulatory Commission (NRC) ha autorizzato TerraPower a costruire un nuovo reattore nello Stato del Wyoming, vicino a una vecchia centrale a carbone.

Si tratta della prima autorizzazione rilasciata dalla NRC per la costruzione di un nuovo reattore nucleare negli ultimi dieci anni, un segnale che il settore sta vivendo una nuova fase di sviluppo, spinta anche dalla crescente domanda energetica dei data center e dell’intelligenza artificiale.

Il progetto Natrium

TerraPower, startup fondata nel 2015 da Bill Gates e sostenuta anche da investitori tecnologici come Nvidia, ha sviluppato il reattore Natrium in collaborazione con GE Vernova Hitachi.

L’impianto avrà una capacità di 345 megawatt, una potenza inferiore rispetto alle grandi centrali nucleari tradizionali ma comunque superiore a molti progetti di piccoli reattori modulari (SMR) sviluppati da altre aziende.

La caratteristica più innovativa del Natrium riguarda il sistema di raffreddamento. Mentre la maggior parte dei reattori costruiti negli ultimi cinquant’anni utilizza acqua, questo impianto impiega sodio fuso come liquido refrigerante.

Secondo TerraPower, questa scelta potrebbe aumentare la sicurezza e migliorare l’efficienza del sistema. È inoltre la prima volta da oltre quarant’anni che la NRC approva un reattore commerciale non raffreddato ad acqua.

Energia flessibile per rinnovabili

Un altro elemento distintivo del progetto riguarda il modo in cui il reattore gestisce la produzione di energia. Il sistema utilizza grandi serbatoi isolati per immagazzinare il sodio fuso caldo. In questo modo il reattore può continuare a funzionare a pieno regime anche quando la domanda elettrica è bassa.

Il calore accumulato viene poi utilizzato per produrre energia quando necessario, compensando eventuali cali nella produzione di fonti rinnovabili come eolico e solare. Poiché le centrali nucleari funzionano in modo più efficiente quando operano vicino alla piena capacità, questo sistema di accumulo termico potrebbe ridurre i costi di generazione e rendere il nucleare più competitivo.

Il ritorno dell’interesse per il nucleare

L’approvazione della NRC arriva in un momento in cui l’interesse per l’energia nucleare sta crescendo nuovamente, soprattutto tra le aziende tecnologiche. L’esplosione della domanda di elettricità per data center e infrastrutture di intelligenza artificiale sta spingendo governi e aziende a cercare nuove fonti di energia stabile e a basse emissioni.

Negli ultimi mesi gli investitori hanno riversato oltre un miliardo di dollari nelle startup nucleari, mentre TerraPower ha raccolto complessivamente 1,7 miliardi di dollari, inclusi 650 milioni in un round chiuso a giugno.

Progetto Natrium, partono i lavori per la rivoluzionaria centrale nucleare di Bill Gates è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Umberto Stentella

Energia solare oltre ogni previsione: gli elettroni attraversano i materiali in un’unica esplosione

7 Marzo 2026 ore 11:20

I ricercatori dell’Università di Cambridge hanno scoperto un nuovo comportamento degli elettroni. Possono essere spinti nei materiali solari e si ottengono degli effetti che potrebbero influenzare le tecnologie di cattura dell’energia del Sole. Gli elettroni attraversano gli strati a una velocità estrema, al limite massimo consentito dalle leggi della natura, e questo grazie alle vibrazioni delle molecole.

I fenomeni monitorati in laboratorio impiegano circa 18 femtosecondi, ovvero venti quadrilionesimi di secondo. È un intervallo incredibilmente minimo, velocissimo. I ricercatori hanno visto un elettrone riuscire ad attraversare un confine tra materiali in un solo singolo evento e alla velocità indicata.

Pratyush Ghosh è autore principale dello studio e ricercatore presso lo St John’s College di Cambridge, queste le sue affermazioni: “Abbiamo progettato deliberatamente un sistema che, secondo la teoria convenzionale, non avrebbe dovuto trasferire la carica così velocemente. Secondo le regole di progettazione convenzionali, questo sistema avrebbe dovuto essere lento ed è questo che rende il risultato così sorprendente. Invece di vagare in modo casuale, l’elettrone viene lanciato in un’unica esplosione coerente. La vibrazione agisce come una catapulta molecolare. Le vibrazioni non si limitano ad accompagnare il processo, ma lo guidano attivamente“.

energia solare

Dalle parole di Ghosh e Rao emerge un principio innovativo per l’energia solare: le vibrazioni molecolari agiscono come catapulta, trasformando il trasferimento di carica in uno strumento efficace

Nature Communications è la rivista scientifica che ha pubblicato questa ricerca. I risultati mettono in discussione la convinzione che il trasferimento di carica ultraveloce richiedesse grandi differenze di energia tra materiali e forti interazioni elettroniche. Presente nella scienza dell’energia solare, questa formulazione viene superata ma considerando anche alcune condizioni. Quelle che possono ridurre l’efficienza energetica aumentando le perdite di energia. La velocità di separazione delle cariche dipende dal modo in cui le molecole vibrano, quindi dalle caratteristiche della catapulta molecolare descritta dall’autore.

Il fisico Akshay Rao del Cavendish Laboratory parla di un nuovo principio di progettazione considerando l’applicazione pratica della scoperta: “Invece di cercare di sopprimere il movimento molecolare, ora possiamo progettare materiali che lo sfruttano, trasformando le vibrazioni da una limitazione a uno strumento“.

Energia solare oltre ogni previsione: gli elettroni attraversano i materiali in un’unica esplosione è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace

Il miele tra benefici e limiti: la scienza chiarisce per cosa funziona davvero

7 Marzo 2026 ore 10:32

Un cucchiaio di miele nel latte e si ha un dolcificante naturale, uno nel tè o nella camomilla e aiuta a lenire il mal di gola e a prendere sonno. In più ci sono numeri positivi come fattore di riduzione del rischio di diabete e disturbi cardiaci. Gli studi scientifici stanno scoprendo altri potenziali, ad esempio, l’acidità del miele contrasta i batteri: non possono crescere e vengono trattenuti dalla pressione osmotica.

Quello che molti non sanno è che al suo interno troviamo anche l’acqua (20%) accanto agli zuccheri semplici (80%). I monosaccaridi li digeriamo subito, poi troviamo fruttosio e glucosio. È vero che andrebbe comunque assunto con molta parsimonia in caso di indici glicemici alti. Tra le sue proprietà troviamo cinque vitamine (A, B1, B2, B6 e C), proteine ed enzimi, minerali come potassio, magnesio, ferro e zinco.

Un articolo su The Conversation allunga queste informazioni base con le revisioni di ricerca degli ultimi anni. Studi che contrastano le false informazioni o dati che dovevano essere aggiornati. Quello che trovi scritto sulle confezioni di miele, dal supermercato alla farmacia, è frutto di queste informazioni sempre in aggiornamento. Ad esempio, il miele può guarire le ferite?

miele

Tre ambiti dove l’aggiornamento scientifico raddrizza informazioni e uso del miele per curare ferite, infezioni, mal di gola o tosse, insonnia. Dal 2015 ad oggi, le informazioni migliorate

L’aggiornamento Cochrane del 2015 ha valutato il suo uso per ustioni, lacerazioni, ferite croniche. Le ustioni guariscono in circa cinque giorni rispetto alle medicazioni convenzionali, quindi ci sono prove di qualità su questo dato. Nel 2020 è stata valutata anche l’attività antimicrobica, in particolare del miele di Manuka. La capacità antinfettiva e antibiotica è stata confermata, lo studio però indica il miele sterilizzato di grado medico, quindi specifico per curare ferite e infezioni.

Insonnia, mal di gola e tosse, anche nei bambini. Il miele sul sonno ha effetti limitati, uno studio ha confrontato il suo uso su 68 adulti ricoverati in ospedale. A metà pazienti veniva somministrata una miscela di latte e miele (150 ml + 30 g) due volte al giorno. Questi partecipanti, rispetto agli altri che non assumevano il miele, hanno dormito meglio dopo il terzo giorno.

La bevanda comunque produce sensazione di benessere ma non effetto immediato sul sonno. Sono stati anche rivisti i risultati dell’uso del miele nei bambini. Il dolce unito al latte ma anche al cioccolato, ad esempio, crea un mix che piace, a colazione o a merenda. Alcune qualità di miele contengono tracce di serotonina che favorisce benessere, sonno ma anche ritmo cardiaco. Questi tre elementi hanno effetto tanto sui bambini quanto sugli anziani.

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Microbi in fuga da un pianeta all’altro: nuove prove da un batterio quasi invincibile

7 Marzo 2026 ore 10:02

Raccontiamo un’incredibile teoria pubblicata su Scinexx e alla base anche dello studio della vita terrestre. I batteri potrebbero aver viaggiato e viaggiare ancora nello spazio, sono su meteoriti e altri corpi celesti, si muovono e si trasmettono anche con gli impatti. Tutti i pianeti o corpi celesti hanno delle caratteristiche o delle atmosfere che possono cambiare all’improvviso per l’arrivo di meteoriti o comete.

Questi grandi massi anche energetici o di ghiaccio dallo spazio contengono dei batteri molto resistenti. Arrivati su un pianeta, si muovono, si adattano e possono evolversi generando anche la vita. Gli scienziati sono arrivati a queste ricostruzioni con un esperimento. Un batterio molto resistente alle radiazioni e al vuoto è sopravvissuto a shock estremi. È quello che è capitato anche sulla Terra secondo diverse ricostruzioni, ed è quello che potrebbe essere realtà sui pianeti e satelliti.

L’Universo non è fatto solo di asteroidi interi ma anche di loro detriti che vengono espulsi con quello che contengono, microbi o batteri compresi. Da qui si arriva alla teoria che tutt’oggi nell’Universo esistono batteri che viaggiano e che possono ancora evolversi in vita anche microscopica.

batterio Deinococcus radiodurans

Il Deinococcus Radiodurans è il batterio più resistente al mondo utilizzato per studiare i microrganismi spaziali, abituati a forze e temperature estreme, da qualche parte generano anche la vita

L’inizio di un articolo di Scinexx parla di DNA, aminoacidi e biomolecole presenti su comete, asteroidi e polvere spaziale. Parliamo anche di residui di stelle oltre che di altri pianeti. I microrganismi possono sopravvivere anche a condizioni spaziali, quindi viaggiano, forse sono i primi alieni che ci dobbiamo immaginare. È l’ipotesi della panspermia, utilizzata per spiegare l’origine della vita sulla Terra ma anche su altri pianeti. A raccontarla, Lily Zhao, della Johns Hopkins University di Baltimora: “I meteoriti marziani rinvenuti sulla Terra dimostrano che il materiale espulso durante gli impatti può viaggiare da Marte alla Terra“.

Zhao è stata protagonista con i colleghi dell‘esperimento in laboratorio su un batterio resistente, il più indistruttibile tra quelli conosciuti. Si teorizza che su Marte possano esistere microrganismi come lui, caratterizzati anche da piastre metalliche. Il nome di questo microbo estremofilo è Deinococcus radiodurans, i suoi punti forti sono: sopravvivenza a radiazioni fortissime, al freddo estremo, al caldo, al secco ma anche al vuoto. In laboratorio lo definiscono Conan il Batterio. “Ci aspettavamo che i batteri venissero uccisi anche alla pressione più bassa, ma non è stato così. Con uno shock di 1,4 gigapascal, oltre il 95% delle cellule di Deinococcus è sopravvissuto“.

Microbi in fuga da un pianeta all’altro: nuove prove da un batterio quasi invincibile è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd. L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License. Altri articoli dello stesso autore: Daniela Giannace

La clamorosa disfatta in tv del pm Woodcock

7 Marzo 2026 ore 05:07

Ma è lei o il suo gemello?”. Quando Giorgio Mulè, di fronte alle evidenti contraddizioni, ha posto il quesito a un balbettante Henry John Woodcock, incapace di articolare una risposta di senso compiuto, a un certo punto ci è venuto il sospetto che non si trattasse di una domanda retorica ma di un interrogativo reale. Il trionfo dialettico di Mulè nel confronto sulla riforma costituzionale della giustizia, che ormai è entrato di diritto sul podio delle vittorie fuori casa dopo Berlusconi vs Travaglio e Caiazza vs Davigo, è sembrato persino troppo facile rispetto alle premesse. Un deputato di Forza Italia contro un professionista del diritto, un ex giornalista contro uno dei magistrati più famosi della storia italiana recente. Impossibile che il temibile Woodcock abbia fatto una figura così barbina, arrivando – dopo tanti farfugli e frasi smozzicate – a sostenere l’opportunità della separazione delle carriere e a sottolineare le responsabilità del centrosinistra nella mancata riforma della magistratura. Mancava solo che uscisse dallo studio insieme a Mulè cantando “Meno male che Silvio c’è!”.

Ma al di là delle frasi sospese o incomprensibili, a far sospettare che Corrado Formigli avesse in realtà invitato a “Piazzapulita” il gemello sono stati i pochi concetti che Woodcock è stato in grado di articolare. Tre in particolare. Il primo quando ha detto che lui da pubblico ministero ha sempre cercato, come prevede la legge, anche le prove a favore dell’indagato: “Io cerco le prove a carico e a discarico” . Il secondo concetto è quello riferito alla libertà di criticare le sentenze dei magistrati: “Le sentenze e i provvedimenti devono essere criticati, in una democrazia è giusto e sacrosanto, ma dopo che sono stati adottati ed emessi”, ha detto. Woodcock intendeva censurare il comportamento della premier Giorgia Meloni, e di altri ministri, che – molto inopportunamente – nel caso degli incidenti di Torino non si sono limitati a criticare le decisioni ma hanno indicato quale reato i magistrati avrebbero dovuto contestare (tentato omicidio): “Tu presidente del Consiglio stai consumando un’invasione, perché dall’altra parte puoi trovare un giovane magistrato”.

Il terzo concetto, collegato al secondo, è quello sugli interventi a gamba tesa del potere politico che finiscono per spaventare i magistrati: “Mi fa molta paura l’autocensura, che questo condizionamento politico-mediatico induca il magistrato medio ad autocensura... Per indagare e giudicare bisogna essere sereni, se stai con la paura per l’Alta corte...”. Ecco, sulla base di questi tre principi-cardine del nuovo Woodcock-pensiero, tutti condivisibili, è chiaro che a parlare in tv era il gemello. Perché Henry John Woodcock, quello noto alle cronache, nella sua vita professionale, ha praticato l’esatto contrario.

Prendiamo la ricerca delle prove a favore degli indagati. Servirebbe troppo spazio per elencare tutti i flop giudiziari del pm anglo-napoletano dai tempi di Potenza, ma si può citare un caso che è emblematico. Non i famosi e famigerati Umberto di Savoia o Fabrizio Corona, ma un cittadino comune. Un piccolo imprenditore, di nome Massimiliano D’Errico, che Woodcock mandò in carcere con prove che poi si sono rivelate inesistenti, e quindi inventate. D’Errico è un imprenditore casertano del settore alimentare, che venne arrestato nel 2015 nell’inchiesta Cpl Concordia sulla metanizzazione di Ischia con l’accusa di riciclaggio aggravato internazionale. La sua colpevolezza derivava da una prova schiacciante: un bonifico, effettuato attraverso un’operazione estero su estero, dalla Tunisia verso un conto a San Marino. C’era, insomma, la pistola fumante. E così Woodcock e colleghi chiesero e ottennero l’arresto. Il problema è che era tutto falso: il bonifico non esisteva, non era stato mai trovato né cercato. D’Errico provò a spiegarlo, ma il gip credette al pm, e così si fece 22 giorni di galera. Verrà poi archiviato, su richiesta del pm, e infine risarcito per ingiusta detenzione con 5.188 euro. Altro che cercare le prove a carico e a discarico, Woodcock non ha trovato né le une né cercato le altre: così ne ha usata una inventata.

Questa storia porta a smentire anche la seconda tesi del gemello Woodcock, quella secondo cui è doveroso criticare le sentenze e i provvedimenti dei magistrati dopo averli letti. E’ esattamente quello che facemmo sul Foglio, raccontando la persecuzione subita dal sig. D’Errico. Ma il pm Woodcock, insieme alle colleghe Celestina Carrano e Giuseppina Loreto, querelò il sottoscritto e il Foglio per “calunnia” e “diffamazione a mezzo stampa aggravata”: venimmo addirittura accusati di aver “minato il legame sociale sul quale si regge l’affidabilità dell’Autorità giudiziaria in generale e quella delle persone offese in particolare”.  A un passo dall’eversione dell’ordine costituzionale. La querela fu archiviata perché, come riconobbero pm e giudici, avevamo semplicemente scritto la verità.

La querela introduce la terza tesi esposta dal gemello Woodcock a Piazzapulita: la preoccupazione che i magistrati possano sentirsi intimiditi dalle invasioni della politica e, quindi, “avere paura” dell’Alta corte disciplinare tanto da essere indotti all’”autocensura”. E’ una tesi davvero singolare, che non sembra mai aver guidato l’azione del pm Henry John almeno rispetto al cosiddetto “quarto potere”, il più malandato di tutti, ovvero il giornalismo. Woodcock ad esempio denunciò anche la giornalista Annalisa Chirico e la casa editrice Rubbettino, chiedendo un risarcimento di 260 mila euro, per un’intervista su Panorama al politologo Edward Luttwak e per un brano del libro “Condannati preventivi” in cui venivano criticate le inchieste dal pm.

Ma questo è il minimo. E’ da pubblico ministero nell’esercizio delle sue funzioni che Woodcock ha fatto pesanti invasioni nei giornali. Non in senso metaforico, ma letterale. Ne sa qualcosa Nicola Porro. Nel 2010, con un’operazione degna della cattura di Matteo Messina Denaro, attraverso una ventina di uomini del Noe del Capitano Ultimo, Woodcock fece perquisire la redazione del Giornale e le case del direttore Alessandro Sallusti e di Porro: tutti i pc e telefoni sequestrati, inclusi i dvd dei cartoni animati dei bambini. Cercavano un “dossier”: l’ipotesi era che il giornalista minacciasse la presidente della Confindustria Emma Marcegaglia. Le intercettazioni di Porro, quelle più private, ovviamente finirono immediatamente sul sito del Fatto quotidiano (giornale su cui ora Woodcock scrive). Naturalmente non c’era nulla: né “dossier” né ricatti. Dopo sei anni la posizione di Sallusti venne archiviata e dopo altri due anni Porro venne assolto su richiesta del nuovo pm a cui era arrivato il fascicolo.

Nel curriculum di Woodcock non si può non menzionare la storia che ha riguardato Giorgio Mulé, peraltro ricordata dal diretto interessato nel confronto da Formigli con il gemello: l’allora direttore di Panorama, e vari altri giornalisti, vennero intercettati (24 utenze telefoniche) e indagati con l’accusa di corruzione per aver dato una notizia che, evidentemente, al pm non piaceva. Non c’era alcun elemento concreto per poter indagare per corruzione e usare uno strumento invasivo come le intercettazioni (alcune conversazioni penalmente irrilevanti tra Mulè e Marina Berlusconi sul governo Letta finirono sui giornali).

Insomma, nonostante tutto, i giornalisti hanno continuato a fare liberamente il loro lavoro anche dopo le intimidazioni e le invasioni del pm Woodcock. Il suo gemello che ora gira per i talk può stare tranquillo: i magistrati italiani, formati a combattere mafiosi e terroristi (qualcuno persino i giornalisti), non avranno “paura” di un’Alta corte disciplinare composta a maggioranza da loro colleghi.

 

 

Forze dell’ordine, più pensionamenti e organici ancora sottodimensionati. Il governo corre ai riparti

6 Marzo 2026 ore 18:32

Il sistema della sicurezza italiana continua a fare i conti con una doppia pressione: da un lato l’aumento dei pensionamenti, dall’altro una carenza strutturale di personale che resta significativa nonostante il rafforzamento delle assunzioni avviato negli ultimi anni. A fornire una fotografia dei numeri è stato oggi il sottosegretario al Mase Claudio Barbaro, rispondendo alla Camera a un’interpellanza urgente del Pd sulla consistenza degli organici, sulla programmazione del reclutamento e sul numero delle scuole di formazione delle forze di polizia.

Uno dei nodi principali riguarda l’ondata di uscite dal servizio. Negli ultimi anni il ritmo dei pensionamenti è cresciuto sensibilmente. “Le cessazioni dal servizio per le tre forze (polizia, carabinieri e guardia di finanza) dal 2014 al 2022 sono state relativamente contenute, con circa 63.911 uscite”, ha spiegato Barbaro. Diversa la situazione più recente: “Il triennio 2023-2025 ha visto una situazione di partenza gravata dallo squilibrio tra ingressi e uscite e da un’elevata concentrazione temporale di cessazioni dal servizio, che nel solo triennio 2023-2025 sono state 35.492”. Il confronto con gli anni precedenti evidenzia il cambio di ritmo. “I governi succedutisi dal 2014 al 2022 hanno avuto molti meno pensionamenti del Governo in carica”, si è giustificato il sottosegretario. “In media infatti mentre questo governo ha fatto fronte a circa 12 mila pensionamenti l’anno, in quelli precedenti la media era di 7.100”.

Alla base dell’attuale situazione, secondo il governo, pesa anche l’effetto delle riforme degli anni passati. “L’ultima grande riforma del settore, la 124 del 2015, cosiddetta riforma Madia, ha previsto un taglio drastico agli organici delle forze di polizia”, ha ricordato Barbaro. In applicazione di quella norma, nel 2017 la polizia di stato è passata da 117.291 a 106.256 unità, con “un taglio netto di 11.035 unità”. L’anno successivo anche la guardia di finanza ha registrato “un abbattimento di 5.339 unità”, mentre la pianta organica dei carabinieri è rimasta sostanzialmente invariata grazie all’assorbimento del corpo forestale dello Stato. Il risultato è uno scarto ancora ampio tra organici teorici e personale effettivamente in servizio. “Se ora consideriamo lo scostamento tra pianta organica e consistenza effettiva delle tre forze di polizia, vediamo che nel 2014 era di 38.833 unità, nel 2023 lo scostamento è stato 27.279 unità”, ha spiegato Barbaro, aggiungendo che si tratta di “un valore sostanzialmente confermato anche nei due anni seguenti”. 

Per ridurre questo divario il governo punta soprattutto sul rafforzamento del reclutamento. “Il Governo, nella sua entrata in carica, ha già assunto 42.500 operatori e circa 39 mila nuovi ingressi sono programmati entro il 2027”, ha detto il sottosegretario. L’obiettivo, ha aggiunto, è che “vi sia un’ulteriore progressiva riduzione dello scostamento e più forze di polizia in campo”.

pspp @ Savannah: PSPP 2.1.1 has been released

6 Marzo 2026 ore 17:48

I'm very pleased to announce the release of a new version of GNU PSPP.  PSPP is a program for statistical analysis of sampled data.  It is a free replacement for the proprietary program SPSS.

Changes from 2.1.0 to 2.1.1:

  • Translation updates.
  • Bug fixes in build system and tests.
  • No longer mistakenly labeled as a "test release".

Please send PSPP bug reports to bug-gnu-pspp@gnu.org.

Gli occhiali ti guardano, TikTok ti legge, CloudFlare ti ignora #cybersecurity #podcast

7 Marzo 2026 ore 06:16

💾

In questa puntata Andrea e Gabriele si fanno due domande scomode: quando un’infrastruttura “neutrale” come Cloudflare può (o deve) bloccare qualcosa, e quanto danno collaterale siamo disposti ad accettare per la guerra alla pirateria. Poi si passa al delirio AI: Microsoft che banna “microslop” su Discord e scopre l’effetto Streisand, il Pentagono che vuole Claude senza guardrail, e gli smart glasses Meta che ti vendono magia… ma dietro hanno anche review umane dei contenuti. Chiusura con un bel salto nel passato: TikTok che dice “no” all’end-to-end nei DM perché “vi rende più sicuri”.

Table of Contents:
- Spagna vs Cloudflare: blocchi antipirateria e tribunale a Madrid
- Infrastrutture “neutrali” vs enforcement: il precedente Kiwi Farms
- Normative anti-pirateria fuori tempo massimo e danni collaterali (IP condivisi)
- Il paradosso: blocchi che impattano servizi pubblici e siti legittimi
- Microsoft Copilot Discord: nasce “microslop” e parte l’effetto Streisand
- Bot, word-ban e bypass (zero, caratteri cirillici) sul server Microsoft
- Rumor su Windows e feature a pagamento + promesse di fix performance
- Pentagono vs Anthropic: richiesta di accesso “senza limiti” e guardrail AI
- OpenAI subentra: contratti, industria e uso militare dell’AI
- GitHub Actions sotto attacco: misconfig, PAT rubati e compromissioni
- “Hacker bot” autonomi e confusione mediatica su cosa sia davvero supply chain
- Meta Ray-Ban smart glasses: dati che finiscono anche a revisione umana
- Rischi privacy reali: camera da letto, bagno, documenti e carte di credito
- TikTok e messaggi: niente E2E encryption nei DM ("li legge solo personale autorizzato")
- Perché senza basi non si fa security (né cloud né AI): il take finale

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pspp @ Savannah: PSPP 2.1.0 has been released.

4 Marzo 2026 ore 19:24

I'm very pleased to announce the release of a new version of GNU PSPP.  PSPP is a program for statistical analysis of sampled data.  It is a free replacement for the proprietary program SPSS.

Changes from 2.0.1 to 2.1.0:

  • Bug fixes.
  • Translation updates.

Please send PSPP bug reports to bug-gnu-pspp@gnu.org.

Gedi: accordo fatto con Sae, La Stampa passa a Leonardis

4 Marzo 2026 ore 11:36

Il Gruppo Gedi e il Gruppo Sae comunicano di aver firmato il contratto preliminare di cessione a quest'ultimo de La Stampa. Lo riferisce una nota, secondo cui la cessione comprende anche le testate collegate, le attività digitali, il centro stampa, la rete commerciale per la raccolta pubblicitaria locale, nonchè le attività di staff e di supporto alla redazione.

L'acquisizione avverrà attraverso un veicolo di nuova costituzione, controllato dal Gruppo Sae, nel quale si prevede anche l'ingresso di investitori legati al territorio del Nord Ovest. Il progetto, prosege la nota, mira a garantire continuità nel posizionamento storico della testata, preservandone l'indipendenza editoriale e il profondo legame con il suo territorio. Il perfezionamento dell'operazione è previsto entro il primo semestre del 2026. La cessione è subordinata all'espletamento delle usuali procedure sindacali e burocratiche previste dalla legge.

Referendum in tv: TeleMeloni non esiste e lo squilibrio più forte è su La7 a favore del "No"

4 Marzo 2026 ore 06:00

Finalmente, dopo una lunga attesa e diversi rinvii, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha pubblicato i primi dati sulla campagna referendaria. Il monitoraggio dei tempi di argomento e dei tempi di parola sulla riforma costituzionale della giustizia, relativo al periodo 12–21 febbraio, smentisce alcuni luoghi comuni e conferma qualche impressione consolidata.

Innanzitutto i dati non mostrano l’esistenza di TeleMeloni, la formula con cui si indica una Rai schierata a favore del governo. Anzi, se si prendono in considerazione i telegiornali – generalmente considerati più “politicizzati” e monitorati dai partiti – nel periodo di riferimento è stato dato più spazio alle ragioni dell’opposizione che a quelle del governo. Il Tg1, ritenuta l’ammiraglia di TeleMeloni, ha dato il 52,3 per cento di spazio al No e il 47,7 al Sì. 

Il dato non si riferisce al minutaggio in valore assoluto, ma al cosiddetto “tempo di parola riparametrato”, che è calcolato dall’Agcom con una ponderazione che tiene conto della fascia oraria e degli indici di ascolto. Il Tg2 ha dato il 53 per cento di spazio al No e il 47 al Sì. Numeri analoghi per il Tg3: 52,9 per cento per il No e 47,1 per il Sì. Il rapporto complessivo sulla programmazione della rete, quindi tenendo conto dei programmi di informazione extra–tg, si inverte per Rai 1 (52,2 per cento Sì e 47,8 No) e Rai 3 (51,5 Sì e 48,5 No), ma si tratta di un sostanziale equilibrio considerando che la differenza in valore assoluto è di pochi minuti. E’, in ogni caso, uno scarto che sta abbondantemente dentro la soglia di tolleranza del 10 per cento che, automaticamente, esenta da qualsiasi addebito o rilievo in considerazione della libertà editoriale delle testate e delle variabili della cronaca.

Le cose cambiano quando si passa agli altri gruppi televisivi, Mediaset e La7. Nel caso della tv della famiglia Berlusconi, che si è espressa pubblicamente a favore del referendum, in realtà c’è una differenziazione fra le tre reti. Italia 1 non si è praticamente occupata del referendum (4 minuti in tutto, 3 dei quali a favore del No). Canale 5 mantiene un sostanziale equilibrio, sia nel Tg5 che nella programmazione complessiva, con un tempo di parola riparametrato a favore del Sì al referendum del 53,4 per cento e del 46,6 per cento a sostegno del No. Siamo sempre all’interno della fascia di tolleranza, ma se si considerano i valori assoluti la differenza è davvero trascurabile: il fronte del Sì ha avuto 48 secondi in più di tempo di parola. Diverso è il discorso per Rete 4, il canale di informazione e approfondimento del gruppo. Qui il Sì è nettamente sovrarappresentato, con un tempo di parola riparametrato pari al 64,2 per cento, di contro il No ha avuto a disposizione il 35,8 per cento del tempo: circa 30 punti di differenza. Si tratta di quello che polemicamente viene definito “retequattrismo”, ovvero l’informazione che fa agenda setting sui temi che piacciono alla destra (sicurezza e immigrazione, ad esempio), e che ha come conduttori di punta Nicola Porro (Quarta Repubblica e 10 minuti), Paolo Del Debbio (Dritto e Rovescio) e Mario Giordano (Fuori dal coro), ma ci sono anche Bianca Berlinguer (E’ sempre Cartabianca) e Tommaso Labate (Realpolitik) in quota sinistra.

Ma rispetto a La7, il vituperato “retequattrismo” è caratterizzato da maggiore equilibrio. La rete di Urbano Cairo è infatti quella più squilibrata in assoluto, fra tutti i gruppi e tutti i canali: lo spazio dato ai contrari alla riforma Nordio è infatti più del doppio di quello concesso ai favorevoli. Il tempo di parola riparametrato su tutta la programmazione, dal 12 al 21 febbraio, è stato per il Sì del 29,6 per cento e per il No del 70,4 per cento: 40 punti di differenza. D’altronde basta guardare i programmi di Lilli Gruber (Otto e mezzo), Giovanni Floris (diMartedì), Corrado Formigli (Piazzapulita), Diego Bianchi (Propaganda live), Marianna Aprile e Luca Telese (In onda), Massimo Gramellini (In altre parole) per rendersi conto non solo che le ragioni del Sì sono sottorappresentate ma spesso sono del tutto assenti.

Lo squilibrio nella tv di Cairo è peraltro superiore a quello di Rete 4 rispetto a quanto le percentuali mostrino. Perché il rapporto 64/36 di Rete 4 è riferito a 5 ore e 33 minuti di tempo di parola riparametrato complessivo: significa che il Sì ha parlato per circa 3 ore e 33 minuti, mentre il No circa 2 ore (con una differenza di circa un’ora e mezza). Nel caso di La7, invece, il rapporto 70/30 è riferito a un tempo di parola “riparametrato” complessivo di 15 ore e 41 minuti: significa che il Sì ha parlato per 4 ore e 39 minuti, mentre il No per 11 ore e 2 minuti (con una differenza di circa 6 ore e 20 minuti). Vale a dire che, in valore assoluto di tempo riparametrato, lo squilibrio de La7 a favore dell’opposizione è quattro volte più grande dello squilibrio di Rete 4 a favore del governo.

L’Authority ha il dovere di far rispettare la legge sulla par condicio e dovrebbe richiamare le reti a un maggiore equilibrio informativo, come prevede la sua delibera. Ma non l’ha ancora fatto. D’altronde l’Agcom ha rilasciato in ritardo questi primi dati riferiti al 12–21 febbraio e, inspiegabilmente, non ha contemporaneamente pubblicato quelli della settimana successiva 22-28 febbraio. Il 22 marzo, giorno del referendum costituzionale, è alle porte: senza dati aggiornati né richiami tempestivi non c’è possibilità di par condicio.

 

 

 

Quattro (falsi) allarmi bomba in poche ore. Cosa sta succedendo a Roma?

3 Marzo 2026 ore 17:26

La sede di FdI in via della Scrofa, quella della stampa Estera a Palazzo Grazioli, Largo Chigi, a un passo dal palazzo che ospita il governo, e Piazza Venezia. Quattro allarmi bomba a Roma in pochissime ore e in un'area della città di qualche chilometro. Tutti in centro e tutti, per fortuna, rientrati. Cos'è successo? Non è una psicosi dovuta all'escaltion bellica in Medio Oriente. Anche se il collegamento viene quasi spontaneo.

I quattro casi sono simili a due a due. Sia nella sede di FdI, sia a Palazzo Grazioli è stata nel pomeriggio una telefonata a far scattare l'allarme. Per quanto riguarda piazza Venezia e Largo Chigi invece, tra ora di pranzo e poco dopo, è stato il ritrovamento di due valige abbandonate a destare il sospetto delle forze dell'ordine. A piazza Venezia la verifica è stata più breve, mentre a Largo Chigi, dopo aver chiuso alcune vie limitrofe, gli artificieri hanno verificato in poco tempo la situazione: anche in questo caso nessuna bomba.

A Via della Scrofa invece è stata una chiamata anonima a costringere l'evacuazione dell'intero palazzo che oltre al partito di Giorgia Meloni ospita anche la sede del giornale il Secolo d'Italia. Anche a Palazzo Grazioli è stata una telefonata fatta da una voce non identificata a costringere tutti i giornalisti e i dipendenti della stampa estera a riversarsi in strada. Gli avverimenti sono arrivati quasi in contemporanea al numero unico di emergenza 112. In entrambi i casi sono intervenuti sul posto gli artificieri (dei Carabinieri a Palazzo Grazioli e della polizia a Via della Scrofa) per una bonifica degli edifici.

Alcuni giorni fa un allarme del genere c'era stato anche a MIlano: nella sede della Lega di via Bellerio. Anche in quel caso però si trattava di un falso allarme.

Luna di sangue, tutti con gli occhi al cielo per l'eclissi totale: cos'è, quando e dove vederla

3 Marzo 2026 ore 11:55
E’ arrivato il giorno dell’eclissi totale di luna, primo grande evento astronomico del 2026. Sopranominata di sangue per il tipico colore rosso scuro del nostro satellite, avverrà quando Sole, Terra e disco lunare, saranno perfettamente allineati e il satellite entrerà nel cono d'ombra...

In morte di Nitto Santapaola. Storia del boss della mafia catanese

3 Marzo 2026 ore 09:21

C’è una storia, tra tutte le storie di quella bestia passata ieri sera a miglior vita, che dice più di ogni altra chi era davvero Nitto Santapaola, detto ‘u licantropo, il boss della mafia catanese, vassallo sanguinario di Totò Riina e dei Corleonesi. Una storia che non riguarda carabinieri, né poliziotti, né giornalisti assassinati. Una storia che riguarda quattro bambini di San Cristoforo, quartiere incastonato nel ventre del centro storico di Catania, un quartiere abbandonato dove, tra i banchi dei macellai direttamente sul marciapiede e le interiora appese davanti alle botteghe, si impara presto che bisogna arrangiarsi.

I ragazzini si chiamavano Giovanni La Greca e Lorenzo Pace, di quattordici anni, Riccardo Cristaldi e Benedetto Zuccaro, di quindici anni. Una mattina d’estate del 1976 scomparvero. E questa era una di quelle storie che le mamme raccontavano ai figli, per fare loro paura. In una città nella quale, fino alla primavera degli anni Novanta, non si usciva nemmeno la sera. Qualche giorno prima di sparire, uno di loro aveva commesso l’errore più grave della sua breve vita: aveva scippato la madre del Licantropo. Gli uomini di Santapaola li prelevarono, li torturarono, li trasportarono a cento chilometri da Catania. Furono strangolati con delle corde e gettati in un pozzo. I corpi non furono mai trovati. Le famiglie credevano fossero fuggiti di casa. La città, che tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta contava un morto ammazzato al giorno, inghiottì anche quella storia, come aveva inghiottito tutto il resto. Come finì con l’inghiottire anche l’omicidio di Pippo Fava, voce spavalda in una città che aveva deciso di non sentire: gli spararono cinque colpi davanti al Teatro Stabile, in via dello Stadio. Fava aveva accusato il mondo imprenditoriale e politico catanese di essere legato a doppio filo con Santapaola. A quei tempi si parlò di delitto “passionale”. Ma chi non ha vissuto Catania negli anni Ottanta, anche solo nei racconti, fa fatica a capire. Pensa all’isola, al sole, al mare, al centro storico e alla sua movida allegra. Non sa. 


Un morto al giorno, con la regolarità della messa delle sette alla madonna del Carmelo, del caffè mattutino da Savia su via Etnea. Ma ieri sera è morto anche lui,  Santapaola, nel carcere dov’era rinchiuso dal 1993, a Opera. La notizia ha attraversato Catania piano, quasi sottovoce, con scarso interesse probabilmente. Sono storie vecchie, e la memoria è corta. ‘U Licantropo d’altra parte aveva ottantasette anni, e da fantasma che faceva abbassare gli occhi per il terrore s’era ormai trasformato in un vecchio fotografato in aula con i capelli bianchi. Ma quel soprannome, Licantropo, gli calzava ancora a pennello. Negli anni della mattanza aveva una doppia vita. Di giorno era un uomo rispettabile. Faceva l’ortolano, il venditore di scarpe, aveva un piccolo negozio di cucine. Poi, nel 1981, aprì la più grande concessionaria Renault della Sicilia. All’inaugurazione c’erano il prefetto e il questore. Tutta la Catania che conta seduta ai suoi tavoli, a mangiare e a brindare. Di notte era altro. Quando lo arrestarono, i poliziotti scelsero per l’operazione  il nome in codice  “Luna Piena”. Quattrocento agenti. Undici anni di latitanza finiti in un casolare nelle campagne di Mazzarino, all’alba, mentre dormiva. Accanto a lui la moglie Carmela Minniti, poi assassinata, che non lo aveva mai lasciato in tutti quegli anni. Vicino al giaciglio una pistola carica, che quella notte non usò. “Tutte le cose finiscono”, pare avesse detto Santapaola. E ieri è finita, davvero.
 

È morto il boss di Cosa Nostra Nitto Santapaola

2 Marzo 2026 ore 20:15

È morto oggi nel carcere di Opera, a Milano, Nitto Santapaola. Il boss di Cosa Nostra, 87 anni, era detenuto al regime del 41bis, il carcere duro. La procura di Milano ha disposto l'autopsia. Ritenuto il mandante di stragi e omicidi, incluso l'attentato di Capaci del maggio 1992 in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie e gli agenti della scorta. L'arresto un anno più tardi, all'alba del 18 maggio 1993 in un casolare a Mazzarrone, nel catanese, dopo 11 anni di latitanza.

Sector Investing: How to Invest in Different Industries

di: admin
1 Marzo 2026 ore 22:01

Understanding Sector Investing Sector investing entails the strategic allocation of investment capital across distinct segments of the economy. Each sector forms a unique category of business activities, including but not limited to technology, healthcare, and finance. By comprehending the intricacies of investing in these diverse industries, investors can craft portfolios that align with the specific […]

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GNU Guix: The 64-bit Hurd is Here!

1 Marzo 2026 ore 11:00

Fifteen months have passed since our last Guix/Hurd on a Thinkpad X60 post and a lot has happened with respect to the Hurd.

And most of you will have guessed, unless you skipped the title of this post, the rumored x86_64 support has landed in Guix!

Here is a not-so-short overview of our Hurd work over the past 1.5 years:

./pre-inst-env guix system image --image-type=hurd64-qcow2 \
  gnu/system/examples/bare-hurd64.tmpl

Pushed a `core-packages-team' with (this one) GCC 14 commit.  Let the
fun begin :)

We had a lot of fun...

Summarizing, building the Guix manifest for the 32-bit Hurd (i586-gnu) should work really well. Sadly, for the 64-bit Hurd (x86_64-gnu) is still a bit problematic as some tests in e.g., openssl, python, cmake, .... hang. This is still under investigation.

What Took You So Long?

We're so glad you asked! Usually, adding a new architecture should just take a couple of commits:

pretty neat, right? So, what's the story with the 64-bit Hurd? There are two problems: 64-bit Hurd support was added in GCC 14, while Guix was still at GCC 11. This means we "only" had to

The second step involves building for all architectures and fixing all breakage. Sometimes, fixing one architecture breaks another.

When Guix supported cross-building with GCC 14, and supported the 64-bit Hurd, we could create and boot a 64-bit childhurd. After that, we could start building 64-bit Hurd packages...but only after also

This, however does not support offloading. For that, we would need to:

This can simply be verified by building the hello package:

guix build --system=x86_64-gnu hello

However, GCC 14 is not a regular update: it is waaay more strict with respect to C code compilation. This means that, before actually switching, we had to fix 173 package builds and update another 109 packages to not break all of Guix. This took a total of 17 people and 35 weeks to complete.

You can understand that we are excited that the NLnet Foundation has been sponsoring this work!

Installing and Using the 64-bit Hurd

Easiest is to change your 32-bit childhurd definition into 64-bit, by adding

(type 'hurd64-qcow2)

to your hurd-vm-configuration. And if you don't have a hurd-vm-configuration yet?. Easy, in that case just add

(use-service-modules virtualization)
[..]
(hurd-vm-configuration
  (type 'hurd64-qcow2))

into your your hurd-vm-service-type definition[^0]. And if you don't have a hurd-vm-service-type yet? Easy, in that case just add

(use-service-modules virtualization)
[..]
(service hurd-vm-service-type
         (hurd-vm-configuration
           (type 'hurd64-qcow2)))

to your operating system definition. Reconfigure your system and you'd be able to:

This 64-bit Hurd is fully operational

(if you don't have a childhurd definition in your ~/.ssh/config you will have to use something like: ssh -p 10022 root@localhost[^1]).

And if you don't have a Guix operating system definition...The 64-bit Hurd is now an option in the installer:

Installer kernel page

and can be installed in a VM. Make sure to use --machine q35 with qemu.

To build a disk image for a virtual machine, do:

./pre-inst-env guix system image --image-type=hurd64-qcow2 \
    gnu/system/examples/bare-hurd64.tmpl

You may run it like so:

guix shell qemu -- qemu-system-x86_64 -m 2048 -M q35       \
  --enable-kvm                                             \
  --device e1000,netdev=net0                               \
  --netdev user,id=net0,hostfwd=tcp:127.0.0.1:10022-:2222  \
  --snapshot                                               \
  --hda /gnu/store/...-disk-image

(note that the 64-bit Hurd does not seem to show a login prompt)

and use it like:

ssh -p 10022 root@localhost
guix build -e '(@@ (gnu packages commencement) gnu-make-boot0)'

or even, if you build the image with at least --image-size=3G:

guix build hello

RumpNET Support

Upstream has added support for Intel i8254x Gigabit Ethernet using RumpNET.

Damien Zammit wrote:

This adds a working rump driver for /dev/wmX cards, which are Intel i8254x Gigabit Ethernet devices. (See man.netbsd.org for "wm(4)") This should be easily extended to support other NICs by contributing some makefile foo to netbsd/rump.

Example usage[^2]:

settrans -fgap /dev/rumpnet /hurd/rumpnet
settrans -fgap /dev/wm0 /hurd/devnode -M /dev/rumpnet wm0
settrans -fgap /servers/socket/2 /hurd/pfinet -i /dev/wm0
ifup /dev/wm0

With our updated hurd and rumpkernel packages, this should be available in Guix now too. Please let us know if you got it to work! (If you tried and didn't get it to work, we'd also like to know!)

Status

One of the most frequently asked questions is probably: Does X work on the Hurd yet? The canonical answer to that question is: Please read the GNU/Hurd FAQ.

A good summary of the current status was presented by Samuel Thibault in his GNU/Hurd progress at FOSDEM'26, in which he also makes compelling arguments for the Hurd, such as: Freedom from the system administrator and sharing the GNU heritage and values it's no coincidence that Guix also solves a part of that problem, allowing any user to install packages.

Debian GNU/Hurd has been a reality for some years now, reaching 75% of Debian packages being available for the Hurd.

As a comparison, in Guix only about 1.7% (32-bit) and 0.9% (64-bit) of packages are available for the Hurd. These percentages fluctuate a bit but continue to grow (both grew with a couple tenth percent point during the preparation of this blog post), and as always, might grow faster with your help.

So while Guix GNU/Hurd has an exciting future, please be aware that it lacks many packages and services, including Xorg.

If you would simply like to install the Hurd on bare metal running your favorite window manager (e.g.: i3, icewm, etc.) or lightweight desktop environment (Xfce) right now, then installing Debian GNU/Hurd is a good choice. Though we hope to catch up to them soon!

Last October, the 64-bit Hurd was reported to run on bare metal. Now that Guix 1.5.0's installer also lets you install the Hurd on bare metal, we'd be thrilled to year from you if you manage to replicate this!

What's Next?

In an earlier post we tried to answer the question “Why bother with the Hurd anyway?” An obvious question because it is all too easy to get discouraged, to downplay or underestimate the potential social impact of GNU and the Hurd.

Echoing Samuel Thibault's talk we would like to add: because it offers a better:

  • Freedom #0: the freedom to run the program as you wish, for any purpose.
  • Freedom from the System Administrator.

guix pull is known to work but only by pulling from a local branch doing something like:

mkdir -p src/guix
cd src/guix
git clone https://git.guix.gnu.org/guix.git master
cd master
git branch keyring origin/keyring
guix pull --url=$HOME/src/guix/master

kinda like we did it in the old days.

Other interesting task for Guix include:

  • Have guix pull from a non-local URL work on the Hurd,
  • Have guix system reconfigure work on the Hurd,
  • Figure out WiFi support with NetDDE (and add it to installer!),
  • Figure out WiFi support with RumpNET (and add it to installer!),
  • An isolated build environment (or better wait for, err, contribute to the Guile build daemon?),
  • An installer running the Hurd, and,
  • Packages, packages, packages!

We tried to make Hurd development as easy and as pleasant as we could. As you have seen, things start to work pretty nicely and there is still plenty of work to do in Guix. In a way this is “merely packaging” the amazing work of others. Some of the real work that needs to be done and which is being discussed and is in progress right now includes:

With the exception maybe of adding RumpNET NICs, these tasks look daunting, and indeed that’s a lot of work ahead. But the development environment is certainly an advantage. Take an example: surely anyone who’s hacked on device drivers or file systems before would have loved to be able to GDB into the code, restart it, add breakpoints and so on—that’s exactly the experience that the Hurd offers. As for Guix, it will make it easy to test changes to the micro-kernel and to the Hurd servers, and that too has the potential to speed up development and make it a very nice experience.

SMP support for the 64-bit Hurd

During the preparation of this blog post a patch set fixing SMP for the 64-bit Hurd, (well, gnumach actually) was presented by Damien Zammit. So most probably we'll have 64-bit multiprocessing real soon now! It seems however, that we will need new bootstrap binaries for that.

Join #guix and #hurd on libera.chat or the mailing lists and get involved!

Footnotes

[0]: Note: with an up-to-date guix this is no longer necessary!
Actually, as the 64-bit Hurd uses rumpdisk exclusively, and gnumach by default uses still it builtin IDE drivers, we also need to tell gnumach about that by adding the (kernel-arguments '("noide")).

(use-service-modules virtualization)
[..]
(hurd-vm-configuration
  (type 'hurd64-qcow2)
  (os (operating-system
        (inherit %hurd-vm-operating-system)
        (kernel-arguments '("noide")))))

We expect this to be the the default in the future.

[1]: You may have to override your childhurd's openssh-service definition, something like

(services
 (modify-services (operating-system-user-services %hurd-vm-operating-system)
   (openssh-service-type
    config =>
    (openssh-configuration
     (inherit config)
     (authorized-keys `(("root"
                         ,(local-file "/home/janneke/.ssh/janneke.pub"))))))))

but you can also take inspiration from the bare-hurd64.tmpl template.

[2]: Note that while is comes straight from a commit to the Hurd git repository, this is a Debian-specific recipe, Guix does not have ifup, and per this updated wiki page there's probably extra networking interface configuration needed too (in Debian you're intstructed to -- imperatively -- edit /etc/network/interfaces).

Madrid: "Sul Museo dei bambini andiamo avanti. Le proteste del Mu.Basta sono un accanimento"

27 Febbraio 2026 ore 16:29

Siamo davanti a un paradosso, quello "di chi sostiene di difendere l’ambiente e allo stesso tempo compie probabili reati ambientali e impedisce la ripiantumazione delle alberature”. Così l'assessora alla Sicurezza di Bologna Matilde Madrid commenta le proteste che a Bologna stanno andando avanti da due mesi a opera del comitato Mu.Basta. Questa associazione si sta battendo contro la costruzione di un Museo dei Bambini – acronimo "MuBa", da cui il comitato prende il nome – che si chiamerà "Futura" e che dovrebbe sorgere all’interno del parco bolognese Mitilini Moneta Stefanini nel quartiere Pilastro. Ma il dissenso non viene espresso solo con le parole: nella scorsa notte infatti, secondo le prime ricostruzioni della polizia e della Digos, alcune persone avrebbero danneggiato una telecamera di videosorveglianza e tranciato dei cavi di un escavatore della ditta incaricata dei lavori del Museo. Questo sabotaggio ha comportato uno sversamento di olii nel terreno, inquinandolo: "E a questo punto noi siamo costretti a fare una denuncia contro ignoti e dovremmo vedere se sarà necessario fare una bonifica o meno. Poi magari è un danno molto localizzato che si risolve con poco, però è un problema in più", commenta Madrid che aggiunge: "Si può ovviamente contestare tutto, c'è libertà di critica, però sabotare un escavatore di una ditta ci sembra un accanimento. Venissero a protestare con gli striscioni in comune e la smettessero di sabotare i mezzi di un'impresa".

 

Da inizio gennaio, il comitato Mu.Basta sta organizzando pranzi sociali, presidi permanenti e assemblee pubbliche per impedire che gli alberi del parco Mitilini Moneta Stefanini  vengano tagliati per fare spazio a "un edificio di tre piani di cemento". Ma quell'area non resterà priva di alberi perché, proprio secondo il progetto, è previsto il trapianto di altri nove e in generale nel parco ne varranno piantati 38 nuovi. Parlando con il Foglio, l'assessora Madrid non solo smonta le rivendicazioni del Mu.Basta, ma precisa, facendo emergere le contraddizioni del comitato, che il riampianto delle nove alberature è per il momento rimandato perché "lo stesso comitato ha occupato quella zona e non permette di fare questa operazione in sicurezza. E soprattutto se guardiamo ai parchi vicini nello scorso anno di alberi ne abbiamo piantati 360. Quindi tutto ci si può dire tranne che non facciamo attenzione a tenere insieme la questione ambientale con quella sociale". Sulle loro pagine social e durante le manifestazioni, il comitato Mu.Basta ha inoltre lamentato che la decisione di costruire un museo dentro il parco è stata "calata dall'alto". L'assessora non ci sta: "E' assolutamente falso, è dal 2022 che facciamo dei percorsi di partecipazione a cui ovviamente queste realtà non hanno preso parte perché probabilmente l'obiettivo non era contribuire a un buon progetto, ma limitarsi a contestarlo a progetto concluso".

 

La cittadinanza bolognese dunque, diversamente da quanto sostenuto da Mu.Basta è stata coinvolta fin dall'inizio, a partire dai bambini a cui è dedicato il Museo perché, spiega l'assessora, "sono stati loro a scegliere il nome 'Futura'". Il comitato contro questo parco però è soltanto l'ultima associazione bolognese che lotta in difesa del verde: due anni fa per esempio il comitato Besta, aveva difeso il verde del parco Don Bosco impedendo la realizzazione di una scuola. Però Madrid è sicura: nonostante le proteste di questi comitati "vogliamo andare avanti con il progetto. Sono gli stessi cittadini che ci fanno sapere che sono con noi. Poi è chiaro che questi pochi che si mettono di traverso, urlano e fanno atti violenti nel dibattito pubblico sembra che siano cento volte di più. Ma noi abbiamo dalla nostra la forza di come abbiamo costruito queste idee, questi progetti: con la partecipazione di centinaia e centinaia di cittadini, di associazioni, di scuole e di bambini".

A Milano è deragliato un tram. Ci sono morti e diversi feriti

27 Febbraio 2026 ore 17:11

A Milano il tram 9 proveniente da piazza della Repubblica è deragliato all'angolo tra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto. Il mezzo ha invaso il binario su cui viaggiano i tram che circolano nella direzione opposta ed è andato a schiantarsi contro un ristorante di viale Vittorio Veneto. Diversi i passeggeri a bordo. Alcune persone sarebbero rimaste incastrate sotto il mezzo. Al momento il bilancio provvisorio dell'incidente è di due morti e oltre trenta feriti. La vittima accertata è un uomo italiano di sessant'anni, non era un passeggero del 9. I vigili del fuoco hanno accertato anche una seconda vittima. Si tratta di un uomo, in precedenza in codice rosso.

L'Agenzia regionale emergenza urgenza (Areu) è intervenuta con 19 mezzi: 3 automediche, 1 auto infermieristica, 13 ambulanze e 2 mezzi di coordinamento maxiemergenze. Il report provvisorio dei pazienti, oltre a un decesso e a un codice rosso, indica 6 pazienti in codice giallo e 32 pazienti in codice verde.

Sul luogo del deragliamento sono arrivati il sindaco di Milano Giuseppe Sala, l'assessore ai trasporti Arianna Censi e il procuratore della Repubblica Marcello Viola. Sul posto anche il procuratore capo di Milano Marcello Viola. Si indaga per omicidio colposo e lesione colpose. Il fascicolo è affidato alla pm di turno Elisa Calanducci. 

"Abbiamo sentito qualcosa sotto, poi il tram è deragliato e siamo stati tutti sballottati", hanno raccontato i passeggeri a bordo: "Il tram ha virato, ha preso una certa velocità e ha colpito un edificio". A quanto si evince, il tram deragliato è del nuovo modello Tramlink, che ha iniziato a circolare da pochi mesi a Milano. Si tratta di tram bidirezionali capaci di invertire il senso di marcia in caso di necessità. "È difficile avventurarsi in analisi su quello che è successo, ci saranno le indagini", ha detto il sindaco Sala, spiegando poi che "il mezzo è nuovo, il conducente molto esperto e in servizio da solo un'ora, quindi non era in straordinario. La cosa un po' particolare è che ha saltato una fermata", che si trova proprio pochi metri prima del punto in cui il tram è deragliato. Il fatto che il conducente abbia saltato la fermata "aggiunge un elemento di più a quello che è successo. Però ci saranno le indagini, è inutile che mi metta io a fare ipotesi". 

La premier Giorgia Meloni ha espresso "profondo cordoglio per il grave incidente avvenuto a Milano. A titolo personale e a nome dell'intero Governo, manifesta la propria vicinanza alle famiglie delle vittime, esprime solidarietà alla città di Milano e rivolge un sentito augurio di pronta e completa guarigione ai feriti", si legge in una nota di Palazzo Chigi.

"Atm è profondamente scossa per il gravissimo incidente di questo pomeriggio in viale Vittorio Veneto a Milano". Così in una nota la società del trasporto pubblico di Milano, dopo il deragliamento del tram. "In questo momento di immenso dolore – ha scritto Atm – il pensiero dell'azienda va prima di tutto alla famiglia della persona che ha perso la vita e a tutti i feriti. A loro rivolgiamo tutta la nostra vicinanza".

 

Articolo in aggiornamento

Le lacrimevoli balle di politica e giornali sul bosco di Rogoredo

26 Febbraio 2026 ore 06:00

A Rogoredo “avevamo due problemi e ne abbiamo risolto uno solo”, per usare la sintesi caustica di Filippo Facci. Un poliziotto accusato di omicidio è stato arrestato, a macchia d’olio si indaga sulle sue corruttele e violenze sugli stessi pusher e clienti della droga, forse le complicità di altri agenti (schema Serpico). Ma che si estirpino i comportamenti criminali di uno o più tutori deviati dell’ordine non risolve l’altro problema: Rogoredo rimane la zona di spaccio, violenza, degrado, abdicazione al controllo da parte dello stato della politica delle forze (sane) dell’ordine.

 

Il colpevole sarà punito, ma Rogoredo resta “la più grande piazza di spaccio d’Italia” che nessuno vuole vedere, al massimo si manda un cronista a piangerci sopra. E dopo il lampo delle Olimpiadi tornerà al suo buio. Per dirla con Facci: “Sino a prova contraria è stata Rogoredo a corrompere il poliziotto, non certo il contrario”. I media con il loro racconto non di rado distorsivo, e i politici afflitti da doppia demagogia – chi ora fa una penosa retromarcia e chi si lancia in goffi balzi in avanti – stanno invece contribuendo a nascondere la gravità del secondo problema. Annotare che  l’osmosi quotidiana nella palude della droga, della possibilità di ricatto, del denaro nero sia una tentazione difficile da respingere è il minimo. Non giustifica nulla, sono i fatti. Stupisce il finto scandalo delle anime belle.

 

Intervistato, il capo della Polizia Vittorio Pisani è stato durissimo su Carmelo Cinturrino e gli eventuali complici. “Abbiamo indagato noi”. Sul controllo che come in ogni istituzione dovrebbe essere esercitato a monte, si vedrà. Ma resta l’altro problema, Rogoredo. E qui interviene la narrazione distorsiva. Sul Corriere di martedì Nando Dalla Chiesa discettava che il bosco della droga è un “non luogo che la città evita”, “Milano rinuncia al controllo del territorio”. Chi vi rinunci, però, non lo spiega.  Nel 2016 erano arrivate le ruspe per la grande bonifica. Nel 2017 Italia Nostra si era intestata la riqualificazione green. Non è successo nulla, o molto poco. Agosto 2025: il boschetto della droga è tornato ufficialmente l’inferno che è sempre rimasto. In più, il ritorno dell’eroina. Nonostante i brillanti risultati annunciati a dicembre dal prefetto di Milano Claudio Sgaraglia: più 50 per cento di sequestri di droga, qualche dozzina di arresti. Ma continua a mancare un vero controllo del territorio la deterrenza, la bonifica di spacciatori e clienti. Dai giornali piovono lacrimevoli e a tratti surreali racconti del bosco di Rogoredo: lo scopo è raccontare il clima di violenza contro i pusher. Il metodo di Cinturrino “che era poi semplice: menare, e menare ancora”.  La casa dove abitava? “Avevano tutti paura”. Paura della delinquenza? Ai giornali non risulta. E’ un gioco non innocente, picchiare contro la Polizia. Poi c’è il consueto “psicologo ed educatore” per il contributo buonista, astratto: “Non serve un approccio repressivo, è tutta gente che ha una storia, ha una sofferenza dentro”. “Non serve disboscare, il bosco ce l’hai dentro”. Elly Schlein vuole le scuse alla famiglia del pusher ucciso. In nome di quale legalità? Nessuno risolve Rogoredo.

GNU MediaGoblin: MediaGoblin 0.15.0

26 Febbraio 2026 ore 02:25

We're pleased to announce the release of GNU MediaGoblin 0.15.0. See the release notes for full details and upgrading instructions.

This is a relatively small release to resolve installation issues on Debian Trixie and Bookworm.

This version has been tested on Debian Bookworm (12), Debian Trixie (13), Ubuntu 22.04, Ubuntu 24.04 and Fedora 43. This release drops support for Debian Bullseye (11) and Ubuntu 20.04.

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