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U.S. and Iran Sign a Framework Deal, Leaving Major Issues for Future Talks

U.S. and Iranian officials said the deal included a 60-day cease-fire to pave the way for negotiations toward a final peace agreement and talks on Iran’s nuclear program.

© Haiyun Jiang/The New York Times

President Trump with President Emmanuel Macron in Évian-les-Bains, France, on Monday for the Group of 7 summit. Mr. Macron called the agreement with Iran “a very important step toward peace.”

U.S. and Iran Sign a Framework Deal, Leaving Major Issues for Future Talks

U.S. and Iranian officials said the deal included a 60-day cease-fire to pave the way for negotiations toward a final peace agreement and talks on Iran’s nuclear program.

© Haiyun Jiang/The New York Times

President Trump with President Emmanuel Macron in Évian-les-Bains, France, on Monday for the Group of 7 summit. Mr. Macron called the agreement with Iran “a very important step toward peace.”

L’accordo visto da Teheran: i nodi irrisolti su Libano, Hormuz, soldi e nucleare

15 Giugno 2026 ore 21:56
Per l’Iran l’intesa siglata con gli Usa comporta punti che non sono stati evidenziati da Trump, come il ripristino dei pedaggi nello Stretto dopo i primi 60 giorni, lo sblocco degli asset congelati e la fine delle ostilità nel Paese dei Cedri

© RaiNews

I cacciatori di mine italiani: un’eccellenza globale tra storia e futuri scenari geopolitici

15 Giugno 2026 ore 20:36
Dalle storiche missioni nel Golfo Persico alle tecnologie di ultima generazione. Le capacità di sminamento della Marina e dell'Esercito sono un punto di riferimento per la NATO e potrebbero rivelarsi cruciali nello Stretto di Hormuz

© RaiNews

Accordo USA-Iran? L’ex CIA Larry: “Questo si chiama blocco navale”

15 Giugno 2026 ore 20:00



L’ex analista della CIA, Larry Johnson, si esprime sugli ultimi sviluppi dell’imminente accordo (MOU) tra Stati Uniti e Iran. Il video analizza l’annuncio di Donald Trump circa la rimozione del blocco navale e il cessate il fuoco su tutti i fronti, compreso il Libano.

Tuttavia, Larry Johnson esprime un profondo scetticismo: fa notare che gli USA intendono comunque intercettare le navi iraniane con equipaggiamento militare cinese — definendolo un blocco de facto — e che Netanyahu ha già rifiutato il ritiro dal territorio libanese. Tra le interpretazioni opposte delle due fazioni sui dettagli finanziari (tra cui lo sblocco di 24 miliardi di dollari per Teheran) e le forti tensioni interne, il dialogo evidenzia i rischi di un imminente sabotaggio del patto prima della firma ufficiale in Svizzera, accennando infine agli attacchi paralleli su Kiev.

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Puntata speciale: Accordo USA-Iran – con Gianmarco Landi

15 Giugno 2026 ore 18:23



Trump chiude un accordo con l’Iran e rimprovera pubblicamente Netanyahu. Litigio tattico o divergenze autentiche? Ne parliamo in questa puntata speciale con Gianmarco Landi, da sempre fautore della tesi che sostiene come Trump non abbia in realtà nessuna simpatia per il presidente di Israele

NEUTRALITÀ dell’ITALIA, per la pace e contro la guerra.
FIRMA ORA – https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6500011

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L’Iran esce vittorioso con l’accordo raggiunto

15 Giugno 2026 ore 17:54
Mentre l'accordo tra gli Stati Uniti e l'Iran è stato confermato da funzionari di entrambe le parti, è stata presentata una bozza di risoluzione di 14 punti. Il memorandum include: ➡️ Un cessate il fuoco immediato e permanente su tutti i fronti, incluso il Libano (dubito che i nazisti di Sion manterranno l'accordo). ➡️ L'impegno ...continua a leggere "L’Iran esce vittorioso con l’accordo raggiunto"

Jaded and Exhausted, Many Iranians Shrug at World Cup

The successes of Iran’s national soccer team used to be a source of celebration. Now, many Iranians can barely muster the energy to care.

© Daniel Cole/Reuters

Members of Iran’s national soccer team training in Carson, Calif., on Sunday. Many Iranians say their problems are too big these days for them to care much about how the team does.

Gulf Countries Confront Questions About Relying on U.S. for Protection

15 Giugno 2026 ore 19:06
Iran targeted Bahrain, Qatar, the United Arab Emirates and other American allies in the Middle East during the war, harming their economies and military sectors.

© Yasser Al-Zayyat/Agence France-Presse — Getty Images

The sun setting in Kuwait last week. Iran has attacked the oil-rich country and other U.S. allies in the Middle East during the war.

Why the U.S.-Iran Deal Might Work, and Why It Might Not

15 Giugno 2026 ore 16:50
For all of the cautious optimism surrounding the framework agreement, some of the toughest issues lie ahead, and the deal could still fall apart.

© Arash Khamooshi/Polaris for The New York Times

The preliminary deal between Iran and the U.S. could still come apart.

“La guerra è finita troppo presto”: anche l’opposizione israeliana boccia il piano Trump-Iran

15 Giugno 2026 ore 16:10

La questione vede d’accordo quasi tutto l’arco parlamentare. Dai ministri ultranazionalisti Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich ai leader dell’opposizione Yair Lapid, Benny Gantz, Naftali Bennett e Yair Golan, il giudizio sul “memorandum d’intesa” annunciato da Donald Trump con l’Iran è univoco: l’intesa lascia a Teheran troppo margine e rischia di chiudere la guerra prima che Israele abbia raggiunto i suoi obiettivi strategici.

Tra i primi a reagire è stato il ministro della Sicurezza Itamar Ben Gvir, figura di punta dell’ala più radicale della coalizione di governo. “Non siamo partner in questo accordo che non ci riguarda per la nostra sicurezza e non ci vincola in alcun modo”, ha scritto su X Il leader del partito ultranazionalista Otzma Yehudit, aggiungendo che Israele “non deve ritirarsi da nessun territorio che i suoi combattenti hanno conquistato e ripulito dalle infrastrutture terroristiche” e che qualsiasi compromesso diverso dallo smantellamento di Hezbollah rappresenterebbe una concessione inaccettabile.

Sulla stessa linea il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, tra i principali sostenitori di una linea di massima pressione contro Teheran. Il leader di Sionismo Religioso ha definito il memorandum “dannoso per Israele e per tutto il mondo libero” e ha sostenuto che i successi ottenuti nella campagna militare contro l’Iran non debbano essere trasformati in un compromesso diplomatico. Al contrario, Israele dovrebbe “continuare la campagna per rovesciare il regime con le proprie forze e in modi creativi” e garantire che l’Iran non possa mai dotarsi di armi nucleari.

Ma le critiche non si fermano alla destra di governo. Anche il leader dell’opposizione Yair Lapid, capo del partito centrista Yesh Atid, ha attaccato l’intesa. L’accordo “non raggiunge nessuno degli obiettivi di guerra di Israele”, ha detto l’ex premier, perché “il regime sopravvive, il programma missilistico rimane intatto e l’Iran può ricostruire il programma nucleare”. In tutto questo Benjamin Netanyahu ha trasformato Israele in un “protettorato che riceve istruzioni sulla propria sicurezza nazionale”.

Una posizione simile è stata espressa da Naftali Bennett. Il leader della destra nazional-liberale, che si presenterà alle elezioni in autunno in ticket con Lapid, ha accusato il governo di non essere stato capace di trasformare i successi militari in “risultati duraturi per la sicurezza”. Al contrario, l’ex premier dice di avere “un piano strategico ben definito per far crollare il regime iraniano”, ha dichiarato: “Da un lato impediremo all’Iran di dotarsi di armi nucleari, dall’altro porteremo alla disgregazione del regime attraverso un’azione diplomatica, di intelligence, economica, tecnologica e militare”.

Dal centrosinistra è intervenuto Yair Golan, leader del Partito Democratico. “I cittadini israeliani si stanno rendendo conto di un accordo tra Stati Uniti e Iran concluso alle spalle di Israele”, ha detto l’ex vice capo di stato maggiore delle Israel Defense Forces. che accusa Netanyahu di aver promesso una “vittoria totale” e di lasciare invece il Paese con “i nemici di Israele più forti, Israele più debole e la deterrenza costruita con il sangue dei nostri combattenti che si sta sgretolando sotto i nostri occhi”.

Molto severo anche un altro ex generale, Benny Gantz, già ministro della Difesa e leader del partito centrista Blu e Bianco. L’ex capo di stato maggiore dell’esercito ha definito l’intesa un “fallimento strategico” destinato ad avere conseguenze per anni perché costringerà Israele a combattere nuove “battaglie diplomatiche, militari e legali”. In particolare, Gantz ha respinto qualsiasi ipotesi di limitazione della libertà d’azione israeliana in Libano: “In nessuna circostanza è consentito accettare restrizioni operative o un ritiro che metta in pericolo gli abitanti del nord”.

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Israel Counts the Ways That Netanyahu’s Iran Strategy Failed

The U.S.-Iran framework agreement appears to omit some of the most important provisions that Israel wanted.

© Pool photo by Ilia Yefimovich

Prime Minister Benjamin Netanyahu of Israel speaking in Jerusalem in April.

Trump Winds Down the War He Started With Goals Unmet

While the president says the agreement with Iran would open the Strait of Hormuz and provide economic relief, the country’s nuclear program is still a subject for negotiation.

© Eric Lee for The New York Times

President Trump said on social media that the deal would “let the oil flow.”

Trump Winds Down the War He Started With Goals Unmet

While the president says the agreement with Iran would open the Strait of Hormuz and provide economic relief, the country’s nuclear program is still a subject for negotiation.

© Eric Lee for The New York Times

President Trump said on social media that the deal would “let the oil flow.”

Israel Counts the Ways That Netanyahu’s Iran Strategy Failed

The U.S.-Iran framework agreement appears to omit some of the most important provisions that Israel wanted.

© Pool photo by Ilia Yefimovich

Prime Minister Benjamin Netanyahu of Israel speaking in Jerusalem in April.

U.S.-Iran Agreement Leaves Lebanon’s Fate Murky

17 Giugno 2026 ore 03:11
Iran claimed the deal would extend to fighting in Lebanon but no details of the agreement were made public and Israel said its forces would remain there.

© Daniel Berehulak/The New York Times

Emergency response workers and security personnel at the site of an Israeli airstrike, in southern Beirut, Lebanon, on Sunday.

“Il patrimonio dei miliardari dell’energia è aumentato di 300 milioni al giorno con la guerra in Iran”: il rapporto Oxfam

15 Giugno 2026 ore 14:11

Se la crisi economica globale sta spingendo in povertà oltre 30 milioni di persone, c’è chi con guerre ed emergenze geopolitiche accresce la propria ricchezza. È il caso dei miliardari del settore energetico dei paesi del G7: il loro patrimonio aggregato è cresciuto di 23,5 miliardi di dollari nei primi due mesi e mezzo del conflitto avviato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. In pratica il loro patrimonio è cresciuto di più 300 milioni di dollari al giorno. È quanto evidenzia l’ultimo rapporto Oxfam, in occasione dell’apertura del summit di Evian, in Francia.

L’analisi della confederazione internazionale di organizzazioni no profit che si dedicano alla riduzione della povertà globale, rileva che dal 2020 i miliardari di tutto il mondo hanno incrementato la propria ricchezza di quasi 10.000 miliardi di dollari. In particolare, i paesi del G7 (Usa, Canada, Giappone, Regno Unito, Francia, Germania e Italia) hanno tagliato 48 miliardi di aiuti allo sviluppo per i Paesi più poveri del mondo tra il 2024 e il 2025, una cifra che i miliardari del G7 “hanno intascato” in soli 9 giorni.

L’impennata dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari, si legge nel dossier, sta mettendo in ginocchio le famiglie in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito già martoriati da anni di turbolenze economiche, crisi del debito e shock climatici. Secondo il rapporto, anche le tre maggiori aziende mondiali di fertilizzanti dovrebbero vedere i propri profitti aumentare del 23%, ossia di ben 928 milioni di dollari, rispetto a quanto si poteva prevedere prima dell’inizio della guerra all’Iran.

“I conflitti in corso stanno devastando interi paesi, spezzando decine di migliaia di vite e rischiano di spingere in povertà oltre 30 milioni di persone, eppure per alcuni sono straordinariamente redditizi“, ha dichiarato Francesco Petrelli, portavoce di Oxfam Italia. “I leader dei Paesi G7 non stanno facendo nulla per aiutare i Paesi più poveri e colpiti dalla crisi. Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone e Regno Unito devono smettere di usare la posizione di Trump come scusa per non agire. Il ‘G6‘, anche senza gli Stati Uniti, ha un’enorme influenza sia a livello economico che diplomatico che sta scegliendo di non esercitare“. Per Oxfam è necessario e non più prorogabile un aumento della tassazione dei profitti in eccesso accompagnato da un’imposta sui patrimoni dei super-ricchi, dalla sospensione del debito per i paesi più poveri e da maggiori aiuti allo sviluppo.

“Per garantire la presenza del Presidente Trump a questo vertice, Macron ha accettato di escludere dall’agenda temi quali la crisi climatica o la disuguaglianza globale su cui servirebbero risposte condivise e coordinate. – conclude Petrelli– Sono state cancellate dall’agenda del vertice parole come ‘genere‘ o ‘clima’ per compiacere Washington con buona pace degli altri paesi, tutto questo avrà conseguenze disastrose. Il G6 non può dichiararsi impotente abdicando al suo ruolo e alla sua responsabilità politica e morale. Possono cancellare il debito, tassare gli extra profitti e i grandi patrimoni. Possono promuovere una nuova emissione di Diritti Speciali di Prelievo, fornire maggiori aiuti, a partire da quelli umanitari. Rifiutarsi di agire per compiacere gli Stati Uniti non è diplomazia, ma codardia e accelererà solo lo scivolamento del G6 verso l’irrilevanza globale“.

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On the Nuclear Issue, Each Side Finds a Way to Claim Victory

15 Giugno 2026 ore 13:47
President Trump said Iran had promised to suspend enriching uranium, but it is unclear for how long.

© Vantor, via Associated Press

The Natanz nuclear complex in Iran, in March in an image provided by Vantor, a satellite imaging company.

U.S. and Iran Find Ways to Claim Victory on the Nuclear Issue

15 Giugno 2026 ore 13:47
President Trump said Iran had promised to suspend enriching uranium, but it is unclear for how long.

© Vantor, via Associated Press

The Natanz nuclear complex in Iran, in March in an image provided by Vantor, a satellite imaging company.

Nucleare, Hormuz e il fattore Israele: Trump festeggia il “deal” con l’Iran, ma i nodi veri sono tutti rinviati

15 Giugno 2026 ore 13:10

Su Truth Donald Trump ha annunciato un “Deal” con l’iniziale maiuscola, un “accordo” capace di impedire all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare e di riaprire lo Stretto di Hormuz. Ma la realtà è molto più sfumata. Per capire i termini della questione occorre definire alcuni concetti. Punto primo: quello di cui si parla non è un accordo, ma un “Memorandum of Understanding“, ovvero una cornice politica, una bozza dei concetti che la vera e propria intesa – che dovrebbe essere discussa a partire dalla firma prevista per venerdì a Ginevra – dovrebbe contenere. Punto secondo: i dettagli del memorandum non sono pubblici, il che consente a ognuna delle due parti di sottolineare i termini a essa più funzionali. Quello che è certo è che le questioni cruciali sono state rinviate a una successiva tornata di negoziati.

Nucleare: il nodo dell’uranio arricchito è rinviato. Il destino del programma nucleare iraniano, per debellare il quale Usa e Israele avevano detto di aver attaccato la Repubblica islamica il 28 febbraio, verrà discusso a partire da venerdì e a quanto sembra i negoziati dovrebbero svolgersi entro 60 giorni. In un’intervista con il New York Times, Trump ha messo a confronto il suo “deal” con il Joint Comprehensive Plan of Action, l’accordo del 2015 raggiunto da Barack Obama con Teheran che limitava l’arricchimento dell’uranio al 3,67%, un livello utilizzabile nei reattori nucleari ma non per la produzione di armi, sostenendo che la nuova intesa prevederebbe per l’Iran “l’impossibilità di sviluppare o acquistare un’arma nucleare”. Al momento il memorandum non darebbe alcuna garanzia sotto questo punto di vista, ma prevede solo una nuova tornata di negoziati.

Al Nyt Trump ha detto che gli Stati Uniti collaboreranno con Teheran per rimuovere tutto il combustibile nucleare presente nel paese, 12 tonnellate in totale. Anche qui le incognite sono diverse. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, almeno 200 dei 440 kg di uranio arricchito al 60% in possesso del Paese si trovano sepolti in siti come Isfahan, bombardato in profondità dagli Usa nel giugno 2025: Teheran accetterà la presenza di personale statunitense sul proprio territorio per farsi aiutare nella rimozione? In base all’accordo di Obama, che Trump ha fatto saltare nel 2018, il 97% delle scorte iraniane fu spedito in Russia: come verranno gestite in questo caso? Altra incognita, probabilmente la principale: da quanto emerso, il testo prevede che le trattative dovrebbero durare 60 giorni. Per raggiungere il Jcpoa servirono quasi due anni, dal novembre 2013 al luglio 2015.

Hormuz: tra mine, pedaggi e tregua lo stretto resta un’incognita. “Con l’apertura dello Stretto in seguito alla firma dell’accordo venerdì, ai fini della rimozione delle mine, il petrolio tornerà a scorrere da entrambe le estremità, a beneficio della regione e del mondo”, ha scritto Trump su Truth. Una frase che contiene almeno due punti interrogativi. La prima è che la tregua dovrebbe tenere almeno fino a venerdì e già Israele ha fatto sapere di volersi tenere le mani libere in Libano. La seconda è che la riapertura sembra condizionata allo sminamento dello stretto, con ciò che questo potrebbe comportare in termini di tempo e di fattibilità. Nella telefonata al New York Times, inoltre, Trump ha affermato che lo stretto sarà “permanentemente esente da pedaggi“. Sul punto tuttavia non ci sono certezze.

Secondo una bozza diffusa sabato da Reuters, ad esempio, la revoca del blocco Usa inizierebbe subito dopo la firma del memorandum e sarebbe completata entro 30 giorni. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, invece, il testo sospende i pedaggi nello stretto solo per 60 giorni, promettendo poi un dialogo regionale sul futuro. Tutto ciò al netto di quelle che sono le valutazioni sull’effettiva utilità di questa guerra: prima di essere attaccata il 28 febbraio Teheran non aveva mai imposto dazi sul passaggio nello stretto, quindi Trump sta festeggiando un ritorno allo status quo prebellico.

Petrolio: l’allentamento delle sanzioni che non piace a Tel Aviv. Un alto funzionario iraniano ha riferito a Reuters che il memorandum prevede la sospensione temporanea delle sanzioni inflitte da Washington al petrolio iraniano. “Non c’è una data precisa per l’allentamento delle sanzioni e sarà legato all’attuazione dell’accordo”, ha confermato ad Axios un diplomatico statunitense. Domenica, poi, politici iraniani hanno lasciato intendere che un significativo allentamento delle misure economiche sarebbe propedeutico a concessioni sul tema del nucleare. Un’intesa in questo ambito incontrerebbe la totale contrarietà di Israele, timorosa che un aumento degli introiti per Teheran sarebbe direttamente proporzionale all’aumento della minaccia militare nei suoi confronti. Nel 2015 Tel Aviv aveva sostanzialmente accettato il Jcpoa, che pure prevedeva un graduale allentamento delle sanzioni, ma all’epoca il governo israeliano non aveva sulla Casa Bianca di Obama la presa che ha sull’amministrazione Trump (che nel 2018 Netanyahu convinse a uscire dall’accordo).

I 25 miliardi congelati: Trump promette, il memorandum tace. Al New York Times Trump ha detto che se i leader iraniani tornassero a reprimere con la violenza eventuali proteste di piazza, non otterrebbero la piena revoca delle sanzioni e l’accesso a 25 miliardi di dollari di asset congelati. Condizioni che, tuttavia, non sarebbero presenti nel memorandum. Un fatto però è certo: se prima della guerra – e ancor prima quando era in vigore il Jcpoa – gli asset erano congelati e non erano emersi motivi evidenti per sbloccarli, ora gli Stati Uniti si troverebbero nella necessità di farlo per mettere fine a un conflitto che loro stessi hanno iniziato e a cui fanno fatica a porre termine. E, come sopra, la possibilità che Teheran abbia accesso a una tale mole di risorse finanziarie non può lasciare indifferente Israele.

Israele: l’attore che può far saltare tutto. Il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale di Teheran ha dichiarato in un comunicato che il “memorandum d’intesa”, prevede la cessazione immediata delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano. Ma Israele non ha partecipato ai negoziati e Netanyahu ha già fatto sapere agli Usa che Tel Aviv non si ritirerà dal paese dei cedri e non si considera vincolato da alcuna clausola. Anche l’opposizione nella Knesset è contraria a mettere fine alla campagna. Non è difficile immaginare che qualsiasi escalation contro Hezbollah, in Siria o altrove finirebbe per mettere rapidamente sotto pressione, se non addirittura a rischio, l’intera intesa.

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On the Nuclear Issue, Each Side Finds a Way to Claim Victory

15 Giugno 2026 ore 13:06
President Trump said Iran had promised to suspend enriching uranium, but it is unclear for how long.

© Vantor, via Associated Press

The Natanz nuclear complex in Iran, in March in an image provided by Vantor, a satellite imaging company.

The U.S.-Iran Deal: What to Know

15 Giugno 2026 ore 15:45
The full text of the deal that could pave the way to ending the war has not been published. Initial details suggest that it defers the most contentious issues.

© Arash Khamooshi/Polaris for The New York Times

Women in Tehran passing a mural showing Iranian missiles attacking an American ship.

Inside the U.S.-Iran Deal, and Trump Hosts U.F.C. Fights

Plus, crafting the perfect grass for the World Cup.

© Eric Lee for The New York Times

President Trump insisted on Sunday that if Iran failed to reach a final nuclear accord with the United States, he could restart military attacks on Tehran.

Is This the End of Political Islam?

15 Giugno 2026 ore 11:00
For decades, Islamic governance held allure in the Middle East. Now some scholars say the Islamist wave has passed.

© Nanna Heitmann for The New York Times

A damaged photograph of Ayatollah Ruhollah Khomeini at the headquarters of Iran’s state TV broadcaster in Tehran after an Israeli strike last year.

Hormuz Reopening Would Offer Relief for Asia, but Economic Scars Will Remain

15 Giugno 2026 ore 05:44
For months, Asia has suffered a physical supply crunch that will likely drag on its economies long after the crucial waterway reopens.

© Reuters

Ships in the Strait of Hormuz in Oman last week. More than four-fifths of the petroleum and liquefied natural gas transiting the strait is typically bound for Asian markets.

Iran, il debutto ai Mondiali nel giorno dell’accordo con gli Usa. Taremi attacca la Fifa: “Il calcio porta pace? Qui c’è troppa tensione”

15 Giugno 2026 ore 10:44

Sarebbe bello dire che è merito del calcio, dello sport più in generale, e dei suoi valori universali. Ma non è così. È soltanto per un caso che l’Iran scende in campo per la prima volta ai Mondiali quasi in concomitanza – solo 24 ore dopo – con l’annuncio dell’accordo raggiunto con gli Usa. La guerra è finita (forse), ma giocatori e tecnici del Team Melli non hanno nessuna voglia di far festa. E nemmeno di parlarne. Domenica si sono correttamente presentati alla conferenza stampa programmata alla vigilia del debutto previsto questa sera a Los Angeles, nel cuore della notte italiana, contro la Nuova Zelanda, ma le facce del ct Ghalenoei e del capitano Taremi erano tutt’altro che distese.

Reduci da mezz’ora di volo e poi dalle solite sei ore di controlli di sicurezza, dopo il confino a Tijuana, in Messico, né l’allenatore né l’ex interista hanno voluto rispondere alle domande sulle notizie della imminente fine del conflitto: “Queste sono cose che non dovete chiedere a noi”. Piuttosto, non hanno nascosto la loro irritazione per come sono stati costretti ad avvicinarsi a questo Mondiale. Ha provato a fare il diplomatico il ct: “Sono molto felice di rappresentare la grande e orgogliosa nazione dell’Iran. Spero che il calcio porti gioia e divertimento e che avvicini culture e nazioni. E spero che per noi vada tutto bene nonostante i problemi che ci sono stati creati e che mi augurino non influenzino la qualità del nostro gioco”.

Però non ha potuto fare a meno di osservare: “Certamente ci hanno voluto mettere in difficoltà, siamo arrivati in Messico tardi e non abbiamo avuto abbastanza tempo per adattarci. La nostra preparazione non è stata ideale. Ma siamo abituati a trasformare le difficoltà in opportunità”. Ancora più diretto Taremi, che ha messo nel mirino il comportamento della Fifa: “C’è troppa tensione. Una situazione che mina il messaggio che la Fifa vuole trasmettere, cioè che il calcio porta pace. Questa Coppa del Mondo avrebbe dovuto offrire un’atmosfera migliore di quella che c’è. Peraltro non è stato solo l’Iran a essere colpito da questi problemi: anche altri, persino un arbitro, ne hanno risentito”. Nessun ringraziamento a Infantino, che si è vantato di essersi battuto perché comunque l’Iran ci fosse. Solo tanta riconoscenza per l’accoglienza ricevuta dal popolo messicano.

Molto diversa invece l’accoglienza a Los Angeles. Sia durante l’allenamento di rifinitura, sia all’arrivo nell’hotel in zona Manhattan Beach, ma non sul mare, il Team Melli ha trovato alcune decine di manifestanti in rappresentanza degli oltre mezzo milione di iraniani e dei 50mila appartenenti alla comunità ebraica persiana, li chiamano Teherangeles, fuoriusciti dal Paese dopo la rivoluzione islamica e concentrati in gran parte nella zona di Westwood, ribattezzata anche Little Persia. C’è grande preoccupazione per quello che potrà accadere stasera allo stadio: la Fifa ha predisposto il divieto di far entrare le bandiere pre-rivoluzionarie con il leone e il sole al posto dell’emblema di Allah. Difficile però che si riesca a rispettarlo. Queste bandiere già si sono viste allo stadio di San Francisco in occasione di Svizzera-Qatar. Il problema è che la Federazione di Teheran ha fatto sapere che alla prima bandiera di quel tipo esposto e addirittura al primo slogan ostile lanciato ritirerà la squadra dal campo.

Se si riuscirà a giocare a calcio regolarmente, nonostante la preparazione difficoltosa, l’Iran è favorito abbastanza nettamente. Nel ranking Fifa è al ventesimo posto, solo otto posizioni dietro l’Italia, mentre la Nuova Zelanda è 85esima. L’Iran partecipa al Mondiale per la settima volta, la quarta consecutiva, ma non ha mai passato la fase a gironi. Curioso che debutti nello stesso stadio che ha visto l’esordio degli Usa e che vi sia la possibilità che le due squadre si affrontino nei sedicesimi di finale. Quattro anni fa in Qatar finì 1-0 per gli americani.

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Accordo Usa-Iran, la reazione dei mercati: volano le Borse europee, in calo il prezzo di petrolio e gas

15 Giugno 2026 ore 09:32

Le Borse dimostrano di credere all’accordo tra Usa e Iran. All’indomani dell’annuncio di Donald Trump, i mercati europei corrono in avvio di seduta. Il motivo è chiaro: con la riapertura dello stretto di Hormuz si intravedono segnali di ripresa degli approvvigionamenti energetici. Uno scenario che ha portato anche al ribasso delle quotazioni di petrolio e gas. Lo Stoxx 600, l’indice azionario delle seicento maggiori società quotate, sale dello 0,9%, ai massimi da fine febbraio. Avvio brillante per Francoforte e Parigi. Bene anche Piazza Affari, che apre in netto rialzo: primo indice milanese, Ftse Mib, guadagna l’1,4% a 52.219 punti. Dopo i primi scambi volano Stellantis e Ferrari. Bene anche Buzzi e Cucinelli.

L’apertura positiva delle Borse europee segue alla chiusura in forte rialzo dei listini asiatici. Balzo di Tokyo che chiude in rialzo del 4,99%, ancora meglio fa Seul: +5,2%. Positive anche tutte le alrte: Hong Kong, Shanghai, Shenzhen e Mumbai. Segno appunto che sui mercati è già tornato un clima positivo, mentre si attenuano le preoccupazioni per le interruzioni dell’approvvigionamento energetico.

In questo senso, sono in netto calo petrolio e gas.Il petrolio Brent, punto di riferimento in Europa, è sceso questa mattina del 3,74% a 83,59 dollari al barile. Il Wti, riferimento in Usa, è in calo del 4,02% a 80,86 dollari al barile. Avvio in calo anche per il prezzo del gas: ad Amsterdam le quotazioni registrano una flessione del 5,9% a 44,09 euro al megawattora.

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Stati Uniti e Iran hanno trovato un accordo, ma le ragioni della guerra sono ancora lì

15 Giugno 2026 ore 07:13

Dopo quasi quattro mesi di guerra, Stati Uniti e Iran annunciano di aver raggiunto un accordo che dovrebbe portare alla fine del conflitto e alla riapertura dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti del pianeta per il commercio di petrolio e gas. La notizia è stata confermata sia dalla Casa Bianca sia dalle autorità iraniane, ma molti dettagli restano ancora da chiarire e le questioni più controverse sono state rinviate ai prossimi negoziati. «L’accordo con la Repubblica Islamica dell’Iran è completo», ha scritto Donald Trump sul suo social Truth, annunciando la revoca immediata del blocco navale americano contro i porti iraniani e celebrando la futura riapertura dello Stretto di Hormuz con un messaggio trionfale: «Navi del mondo, accendete i motori. Lasciate scorrere il petrolio». Anche il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano ha confermato il raggiungimento di un memorandum d’intesa con Washington dopo «mesi di negoziati lunghi e difficili».

Secondo le informazioni diffuse finora, l’intesa preliminare dovrebbe essere firmata ufficialmente il 19 giugno a Ginevra, con la mediazione di Pakistan e Qatar. L’accordo prevede la cessazione immediata delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso il Libano, e la progressiva riapertura dello Stretto di Hormuz, chiuso di fatto dalla guerra e diventato uno dei principali fattori di instabilità per l’economia globale.

L’annuncio arriva dopo settimane di escalation che avevano portato al blocco del traffico marittimo nel Golfo Persico, facendo schizzare verso l’alto i prezzi dell’energia. Non a caso i mercati hanno reagito immediatamente: secondo il Guardian, il prezzo del Brent è sceso sotto gli ottantaquattro dollari al barile sulla prospettiva di una ripresa delle esportazioni petrolifere dal Golfo. Il quotidiano britannico parla di «nuove speranze» per la fine di quella che viene descritta come «la più grande crisi di approvvigionamento energetico nella storia del mercato».

La svolta diplomatica è arrivata dopo una giornata che sembrava invece destinata a far saltare ogni trattativa. Domenica Israele ha bombardato la periferia sud di Beirut in risposta al lancio di razzi da parte di Hezbollah. Donald Trump ha reagito con irritazione, arrivando a dire ad Axios che il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva dimostrato di non avere «alcun giudizio», accusandolo di aver ritardato di alcune ore la firma dell’intesa. Anche Teheran aveva minacciato di interrompere i negoziati, sostenendo che gli attacchi israeliani dimostravano l’incapacità americana di controllare il proprio alleato.

Nonostante il clima di ottimismo, i problemi più importanti restano irrisolti. Il New York Times sottolinea che il destino del programma nucleare iraniano, la revoca delle sanzioni e i meccanismi di verifica saranno oggetto di una nuova fase negoziale della durata di sessanta giorni. È proprio su questi temi che negli ultimi mesi si erano arenati tutti i precedenti tentativi diplomatici.

Anche diversi osservatori invitano alla prudenza. Intervistata dal Guardian, l’esperta di politica mediorientale Kylie Moore-Gilbert osserva che «ogni singola ragione citata dall’amministrazione Trump per giustificare la guerra non è stata affrontata». Secondo l’analista, il programma nucleare iraniano, l’arsenale missilistico di Teheran, il sostegno ai gruppi alleati nella regione e le questioni legate ai diritti umani restano tutti sul tavolo. Per questo motivo, conclude, l’accordo rischia di essere soltanto «un modo per rinviare il prossimo conflitto».

Per il momento, però, la diplomazia sembra aver prevalso sulle armi. Resta da capire se il memorandum annunciato da Washington e Teheran rappresenti davvero l’inizio di una pace duratura o soltanto una tregua temporanea in attesa del prossimo scontro.

L'articolo Stati Uniti e Iran hanno trovato un accordo, ma le ragioni della guerra sono ancora lì proviene da Linkiesta.it.

I media israeliani criticano aspramente l’accordo tra Iran e Stati Uniti, definendolo una grave concessione a Teheran.

15 Giugno 2026 ore 06:33

I  media israeliani criticano l’accordo di Trump con l’Iran, sostenendo che Washington abbia concesso importanti agevolazioni a Teheran ponendo fine alle operazioni militari su più fronti.

I media israeliani hanno criticato aspramente l’accordo raggiunto tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e l’Iran , sostenendo che Washington ha concesso significative agevolazioni a Teheran ottenendo ben poco in cambio.

Secondo i24NEWS , l’accordo riflette una situazione in cui “Trump sta dando molto agli iraniani senza ottenere nulla in cambio”, in un contesto di crescenti preoccupazioni negli ambienti politici e mediatici israeliani circa le implicazioni dell’accordo per il regime.

 Nel frattempo, il Canale 14 israeliano ha espresso un giudizio ancora più severo, descrivendo la condotta di Trump come “talmente pessima da risultare persino inspiegabile”, a testimonianza della crescente frustrazione tra i commentatori israeliani per la gestione dei negoziati da parte di Washington.

Washington ha  riconosciuto  a Teheran importanti concessioni.

Le critiche giungono mentre in Israele si intensifica il dibattito sull’entità della sua influenza sulle principali decisioni strategiche e di sicurezza che coinvolgono gli Stati Uniti.

Le recenti discussioni si sono concentrate sempre più sulla gestione della crisi da parte del Primo Ministro Benjamin Netanyahu, nonché sul ruolo dominante di Washington nel determinarne l’esito. Analisti e commentatori si sono chiesti se gli interessi israeliani siano stati adeguatamente rappresentati negli accordi finali raggiunti tra Stati Uniti e Iran.

Le disposizioni sul cessate il fuoco in Libano alimentano le polemiche.

Le polemiche si sono intensificate in seguito alle prime notizie secondo cui l’accordo prevede la cessazione definitiva delle operazioni militari su tutti i fronti, Libano compreso.

Ora queste disposizioni sono alla base dell’accordo tra Iran e Stati Uniti, scatenando una forte opposizione tra i funzionari e i commentatori israeliani, i quali hanno ripetutamente respinto gli accordi che limiterebbero l’aggressione militare contro il Libano .

Prima dell’annuncio del memorandum d’intesa, i24NEWS  aveva riferito che i ministri del governo israeliano erano frustrati dai tentativi falliti di separare i fronti iraniano e libanese. 

Ora bisogna riconoscere il collegamento diretto tra i fronti”, ha affermato l’emittente.

Fonte: Al Mayadeen

Traduzione: Luciano Lago

Trump ha annunciato la revoca del blocco navale statunitense contro l’Iran.

15 Giugno 2026 ore 06:17

Il presidente statunitense Donald Trump ha confermato l’accordo con l’Iran e ha annunciato che avrebbe consentito la revoca del blocco navale statunitense.

“Autorizzo la piena apertura, senza dazi doganali, dello Stretto di Hormuz e, al contempo, ordino l’immediata revoca del blocco navale statunitense”, ha dichiarato Trump.

Trump ha affermato che l’accordo con l’Iran è stato finalizzato e si è congratulato con tutti per il suo raggiungimento, secondo quanto riportato da RIA Novosti .

In precedenza, in un’intervista al Wall Street Journal , aveva osservato che i termini dell’accordo si addicevano al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, sottolineando che, in base a tali termini, l’Iran non sarebbe stato in grado di possedere armi nucleari in nessuna circostanza.

Trump ha affermato che la questione della “polvere nucleare” sarebbe stata affrontata in seguito. Ha detto che ciò potrebbe accadere entro uno o due mesi e che non c’era fretta, secondo quanto riportato da TASS .

Come riportato dal quotidiano Vzglyad, il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha annunciato che un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, che prevede la cessazione immediata delle ostilità su tutti i fronti, Libano compreso, dovrebbe essere firmato il 19 giugno in Svizzera.

In precedenza, Sharif  aveva confermato  il raggiungimento dell’accordo sul testo dell’intesa di pace tra Stati Uniti e Iran.

Fonte: VZGLYAD

Traduzione: Sergei Leonov

Mondiali 2026, le partite di oggi: attesa per l’esordio dell’Iran, in campo anche Spagna e Capo Verde | Orari e dove vederle in tv

15 Giugno 2026 ore 05:58

L’esordio della Spagna contro Capo Verde, un’altra delle favole più curiose di questo Mondiale. E ancora il Belgio, l’Uruguay, ma soprattutto la prima dell’Iran, la nazionale più discussa della Coppa del Mondo ormai da diversi mesi. Queste alcune delle squadre che scenderanno in campo lunedì 15 giugno e nella notte tra il 15 e il 16 appunto.

Si parte alle ore 18 italiane: a scendere in campo sarà la Spagna di De La Fuente, un’altra delle squadre più attese dei Mondiali. Per più motivi: perché il calcio spagnolo è da anni tra i più divertenti, perché c’è Lamine Yamal di rientro da un infortunio, per un centrocampo stellare. Semplicemente perché è una delle favorite. Di fronte ci sarà Capo Verde, un arcipelago di soli 530mila abitanti che ha eliminato il Camerun nelle qualificazioni ed è alla sua prima storica partecipazione alla Coppa del Mondo. Sei dei suoi convocati sono nati a Rotterdam. Sulla carta è una sfida a senso unico.

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Più tardi, nella serata italiana in diretta sulla Rai, tocca al Belgio, eterna incompiuta che ha avuto nelle ultime edizioni una “generazione d’oro”, ma senza mai riuscire a ottenere successi. L’allenatore è Rudi Garcia, vecchia conoscenza della Serie A sulle panchine di Roma e Napoli. E a proposito di Napoli, c’è De Bruyne, c’è Lukaku: le stelle non mancano. Di fronte c’è l’Egitto, che tra le africane non è la squadra qualitativamente più forte ma di sicuro è una squadra fisica, di grande carattere e personalità.

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Nella notte italiana invece altre due sfide: prima a mezzanotte l’esordio dell’Uruguay – per la prima volta senza l’icona Luis Suarez – che sfida l’Arabia Saudita: la formazione saudita agli ultimi Mondiali sorprese l’Argentina all’esordio, battendola 1-0. Gli occhi sono però tutti sull’Iran, che alle 3 sfida la Nuova Zelanda. Più che per l’aspetto calcistico, c’è curiosità per tutto ciò che c’è intorno: l’Iran ha infatti prima avuto problemi con i visti (poi concessi, ma solo al gruppo giocatori e qualcuno dello staff, ma ne sono rimasti fuori circa 15), poi con l’organizzazione delle partite: la selezione iraniana si trova in Messico, ma gioca negli Stati Uniti. Deve andare e rientrare in giornata, tutto nel giro di 24 ore massimo.

Mondiali 2026, le partite di oggi: 15 e 16 giugno

Spagna-Capo Verde (girone H)
Orario: 18:00
Atlanta: Mercedes-Benz Stadium
Dove vedere in tv e streaming: DAZN

Belgio-Egitto (girone G)
Orario: 21:00
Seattle: Lumen Field
Dove vedere in tv e streaming: DAZN, Rai 1 e RaiPlay

Arabia Saudita-Uruguay (girone H)
Orario: 00:00 (notte tra il 15 e il 16 giugno)
Miami: Hard Rock Stadium
Dove vedere in tv e streaming: DAZN

Iran-Nuova Zelanda (girone G)
Orario: 03:00 (notte tra il 15 e il 16 giugno)
Inglewood: SoFi Stadium
Dove vedere in tv e streaming: DAZN

Dove vedere i Mondiali: Dazn e Rai

Tutte le partite del Mondiale di calcio 2026 sono trasmesse in Italia in diretta streaming su DAZN, con l’abbonamento. Ma 35 partite vengono trasmesse anche in chiaro: sono disponibili in diretta televisiva sui canali Rai e in streaming sulla piattaforma RaiPlay.

Per quanto riguarda le partite del 15 e 16 giugno, la sfida tra Belgio ed Egitto di lunedì sera si vede sia su Dazn, ma anche in chiaro su Rai1 e in streaming su RaiPlay. I match SpagnaCapo Verde, Arabia SauditaUruguay e IranNuova Zelanda invece sono visibili in esclusiva sulla piattaforma streaming.

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Irán y Trump confirman el Acuerdo de Paz: «Ya está finalizado. Se anunciará el fin inmediato y definitivo de la guerra y las operaciones militares»

15 Giugno 2026 ore 05:00

El texto del memorando de entendimiento entre Irán y EE.UU. «ya está finalizado» y la firma oficial tendrá lugar el viernes en Suiza, confirmó el viceministro de Asuntos Jurídicos e Internacionales de la Cancillería de la República Islámica, Kazem Gharibabadi.

El alto cargo detalló que, según lo acordado, «a partir de esta noche se anunciará el fin inmediato y definitivo de la guerra y las operaciones militares en varios frentes, incluido el Líbano», informa Tasnim.

Asimismo, subrayó que el memorando de entendimiento no fue solo producto de la diplomacia, sino que también se debe a los logros militares de la República Islámica. «Se debe a la sangre pura de los mártires que derramamos al enfrentar a los enemigos del régimen. Se debe a la firmeza del pueblo y a su presencia diaria en las plazas y calles en apoyo del régimen y las Fuerzas Armadas, y en la lucha contra los enemigos», manifestó.

Al mismo tiempo, enfatizó que el documento «no implica confiar en el enemigo» y fue redactado «con desconfianza», por lo que Teherán supervisará el cumplimiento de los compromisos de EE.UU.

El viceministro también reveló que Irán ha incluido todas sus posiciones importantes en el borrador del acuerdo y, tras la firma oficial, se publicará el texto.

«La autoridad militar y las amenazas recibidas contribuyeron a la finalización del texto y al avance de algunos de los puntos clave para su conclusión», dijo, añadiendo que la delegación iraní no aprobó el memorando hasta que incluyeron sus últimos puntos y demandas en el texto. Sin embargo, advirtió que las fuerzas de la República Islámica «siempre estarán listas para actuar y hacer frente a las conspiraciones del enemigo».

Por su parte, el presidente de Estados Unidos, Donald Trump, anunció este domingo que el acuerdo con Irán se ha completado y que ahora el estrecho de Ormuz está abierto nuevamente.

«El acuerdo con la República Islámica de Irán ya es un hecho. ¡Felicidades a todos!», escribió el mandatario en Truth Social, a la vez que autorizó «plenamente la apertura sin restricciones del estrecho de Ormuz» y el «levantamiento inmediato del bloqueo naval de Estados Unidos».

Trump finalizó haciendo un llamado a la comunidad internacional: «Barcos del mundo, pongan en marcha sus motores. ¡Que fluya el petróleo!».

Trump Claims Strait Will Be ‘Permanently Toll-Free’ Under Agreement With Iran

15 Giugno 2026 ore 03:41
In a call to The New York Times, President Trump praised Russia’s and China’s leaders and described Israel’s prime minister as “a very difficult guy.”

© Eric Lee for The New York Times

President Trump insisted on Sunday that if Iran failed to reach a final nuclear accord with the United States, he would restart military attacks on Tehran.

Oil Tumbles and Stocks Surge After Trump Announces Deal With Iran

Oil prices fell and stocks gained early Monday after Iran and the U.S. reached a deal that may allow more energy and other goods to flow through the Strait of Hormuz.

© Carolyn Kaster/Associated Press, via Ap Photo/Carolyn Kaster

«Se ha alcanzado el Acuerdo de Paz entre los EE.UU. e Irán»: se firmaría en Suiza el 19 de junio

14 Giugno 2026 ore 23:44

El primer ministro de Pakistán, Shehbaz Sharif, declaró la madrugada de este lunes que, tras intensas negociaciones, Irán e EE.UU. han alcanzado un acuerdo de paz, declarando «el cese inmediato y definitivo de las operaciones militares en todos los frentes, incluido el Líbano».

«Tras intensas conversaciones, nos complace anunciar que se ha alcanzado el Acuerdo de Paz entre los Estados Unidos de América y la República Islámica de Irán. Ambas partes han declarado la terminación inmediata y permanente de las operaciones militares en todos los frentes, incluido el Líbano», expresó Sharif.

«La ceremonia oficial de firma tendrá lugar el viernes 19 de junio en Suiza. Agradecemos a los Estados Unidos de América y a la República Islámica de Irán su compromiso con la búsqueda de una solución diplomática al conflicto», agregó.

El primer ministro pakistaní añadió: «Asimismo, expresamos nuestro sincero agradecimiento a nuestros hermanos en esta labor de mediación, al gran liderazgo del Estado de Qatar, por su apoyo para alcanzar este acuerdo. Agradezco especialmente al liderazgo visionario del Reino de Arabia Saudita y de la República de Turquía sus inmensas contribuciones en este sentido. Con el acuerdo ya firmado, los mediadores facilitarán una serie de reuniones esta semana. Estas conversaciones previas a la implementación sentarán las bases para las conversaciones técnicas y la ceremonia oficial de firma».

 

Following intensive talks, we are pleased to announce that the Peace Deal between the United States of America and Islamic Republic of Iran has been REACHED. Both sides have declared the immediate and permanent termination of military operations on all fronts, including in…

— Shehbaz Sharif (@CMShehbaz) June 14, 2026

Perché Donaldo è così desideroso di ottenere un accordo con l’Iran?

14 Giugno 2026 ore 23:40
L'annuncio statunitense di un'improvvisa interruzione dei combattimenti poche ore dopo un'altra serie di minacce di "fuoco e furia" da parte di Trump potrebbe essere stata una sorpresa per alcuni analisti, ma non per gli economisti del petrolio.Nonostante si vanti di "indipendenza energetica" e ripetute dichiarazioni che la guerra all'Iran vale il dolore economico, l'economia energetica ...continua a leggere "Perché Donaldo è così desideroso di ottenere un accordo con l’Iran?"
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