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Ricevuto oggi — 20 Gennaio 2026 Il Fatto Quotidiano

Donald Trump sulla morte di Renee Good: “Orribile, mi sono sentito malissimo: l’Ice a volte fa degli errori”.

20 Gennaio 2026 ore 21:09

“L’Ice a volte fa degli errori. A volte sono troppo duri, ma hanno a che fare con gente difficile”, ha detto Donald Trump riguardo alle tattiche dell’agenzia federale anti immigrazione, l’Ice, durante la conferenza stampa alla Casa Bianca, a un anno dall’inizio del secondo mandato. “Mi sono sentito malissimo” per l’uccisione di quella “giovane donna”, ha poi detto il presidente in riferimento alla morte di Renee Good, avvenuta la mattina del 7 gennaio a Minneapolis per mano di un agente dell’Ice. “E’ una tragedia. E’ una cosa orribile”, ha aggiunto, riferendo di avere poi scoperto che i genitori della Good, “in particolare il padre, sono dei fan di Trump”.

Tuttavia, la conferenza è iniziata proprio mostrando decine di foto segnaletiche di immigrati arrestati dall’Ice in Minnesota: “Assassini, stupratori, spacciatori di droga…”. Per lunghi minuti il presidente si è intrattenuto sull’argomento, ripetendo le consuete critiche alla politica sull’immigrazione della precedente amministrazione. “Volete vivere con loro? La maggior parte di loro sono assassini internazionali”. “Arrivano senza soldi, non hanno mai avuto soldi, non hanno neanche un Paese, non hanno neanche una cosa che assomigli a un Paese e arrivano qui e diventano ricchi”, ha aggiunto parlando degli immigrati di origine somala.

Trump si era già scagliato contro i dimostranti che domenica hanno partecipato in una chiesa di St Paul alla protesta contro le operazioni dell’Immigration and Customs Enforcement nelle Twin Cities. “Ho appena visto il video del raid nella chiesa in Minnesota da parte di agitatori e insurrezionisti, queste persone sono professionisti, sono addestrati a urlare, sbraitare e delirare”. “Sono sobillatori che devono essere gettati in prigione o fuori dal Paese”, ha concluso Trump, riferendosi al fatto che il vice ministro della Giustizia, Todd Blanche, suo ex avvocato personale, ha annunciato che i partecipanti alla protesta saranno indagati da Fbi e dipartimento per la Sicurezza Interna.

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Trump mostra in conferenza stampa i volti degli stranieri arrestati in Minnesota e insulta i somali: “Persone poco intelligenti”

20 Gennaio 2026 ore 20:48

Il presidente degli Usa Donald Trump ha iniziato la sua conferenza stampa nella briefing room della Casa Bianca, mostrando una dopo l’altra decine di foto segnaletiche di presunti criminali in Minnesota arrestati o ricercati. “Queste sono le persone che alcuni stanno cercando di difendere”, ha proseguito riferendosi alle autorità locali dem, dopo aver iniziato a parlare con 50 minuti di ritardo nel primo anniversario del suo secondo mandato. Per lunghi minuti il presidente si è intrattenuto sull’argomento, ripetendo le consuete critiche alla politica sull’immigrazione della precedente amministrazione. In un passaggio ha poi insultato la Somalia e la deputata dem Ilhan Omar, di origine somale. “La Somalia non è neppure un Paese, non hanno nulla che assomigli a un paese. E se lo è, è considerato il peggiore al mondo” ha detto, definendo gli immigrati somali “persone con un quoziente di intelligenza molto basso

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Il centrodestra litiga sulla scelta del nuovo presidente della Consob: slitta la nomina del sottosegretario leghista Federico Freni

20 Gennaio 2026 ore 20:06

Fatta, quasi fatta, slittata. O saltata definitivamente? Di certo la ratifica della nomina di Federico Freni come nuovo presidente della Consob oggi non c’è stata. Il motivo? Uno scontro tutto politico all’interno del centrodestra. La scelta del sottosegretario all’Economia e deputato della Lega, del resto, sembrava imminente o, meglio ancora, cosa fatta, come del resto annunciato dai giornali oggi in edicola. Alla fine però il consiglio dei ministri nel pomeriggio ha congelato tutto, rinviando la decisione almeno di una settimana. Attualmente il numero uno della Consob è Paolo Savona, il cui incarico alla guida della Commissione nazionale per le società e la Borsa, iniziato nel 2019 con il primo governo Conte (Lega-M5s), scadrà a inizio marzo. Il Cdm che ha sancito lo slittamento della nomina è durato appena 20 minuti, ma è stato tutt’altro che tranquillo. A un certo punto da alcune fonti di governo è filtrata la decisione di avviare la procedura di nomina di Freni a “componente” della Consob, ma poco dopo è emerso che la delibera sul tema è stata rinviata. Il motivo? Secondo fonti del centrodestra, anche per approfondimenti sul requisito di indipendenza del futuro presidente. In tutto ciò, Antonio Tajani e Forza Italia hanno rivendicato di aver bloccato la nomina di Freni a presidente, senza avere nulla in contrario a un suo incarico da consigliere. Sullo sfondo, tensioni politiche intuibili dalle dichiarazioni che hanno preceduto la riunione dei ministri.

I primi a sollevare obiezioni sono stati gli esponenti di Forza Italia, con l’irritazione di chi ha letto sui giornali di un’intesa di cui non era stato informato. Raffaele Nevi, ad esempio, ha spiegato che “la designazione di un politico alla Consob non ha mai convinto” gli azzurri, meglio un tecnico “autorevole e riconosciuto dagli operatori”. Marco Osnato, invece, ha espresso la posizione di FdI: il sottosegretario all’Economia “ha tutte le caratteristiche” per guidare la Consob “ma allo stesso tempo è una pedina importante nello scacchiere del Mef”. In mezzo è arrivato l’endorsement di Matteo Salvini: “Freni è stato un bravissimo sottosegretario all’Economia, può fare con altrettanta capacità altri ruoli”. E anche quello di Maurizio Lupi, leader di Nm: “Evitiamo veti pregiudiziali, soprattutto in un momento così delicato per l’economia italiana. Non sempre, peraltro, i ‘tecnicì si dimostrano migliori”.

Le riflessioni vanno avanti da settimane e da tempo era considerato in pole Freni, appassionato melomane e apprezzato da molti in Parlamento anche per le sue doti diplomatiche (gli è cara una frase, “soprattutto, non troppo zelo”, invito ad agire senza entusiasmi incontrollati, mutuato da una citazione di Talleyrand, ministro degli Esteri francese nel XIX secolo). Anche Giorgia Meloni, assicurano i suoi, lo stima. Ma, spiegano fonti parlamentari, è poco propensa a concessioni alla Lega, in una fase in cui – si sottolinea – pone paletti e piazza bandierine su vari fronti. Inoltre, in queste valutazioni, ci sono anche i dubbi sulla sostituzione di un presidente di area Lega come Savona (FdI provò a mettersi di traverso nel 2019 quando era all’opposizione, contestandolo anche l’anno scorso sulla sospensione dell’ops di Unicredit su Bpm). Nonché sull’ipotesi che il nuovo sottosegretario al Mef possa diventare Armando Siri, fedelissimo di Salvini. Senza contare che Freni (che difficilmente lascerebbe l’incarico per fare il semplice componente della Consob) alla Camera andrebbe sostituito con elezioni suppletive in un collegio uninominale di Roma (magari già nella tornata convocata per il 22-23 marzo, in caso di dimissioni a stretto giro, 45 giorni prima). Tutti questi nodi politici sono emersi nel consiglio dei ministri. FI ha ribadito la propria posizione, e fra gli alleati è emerso il sospetto che sia stato un modo per alzare la posta su altre caselle, ad esempio l’Antitrust. Nella discussione, hanno riferito fonti dell’esecutivo alle agenzie di stampa, c’è chi, pur senza preclusioni verso Freni, ha sollevato il tema della necessità di avere come presidente una figura indipendente, prospettando anche il rischio di rilievi sulla nomina da parte della Corte dei conti. Troppi se e troppi ma, insomma. Risultato: nomina congelata. Forse.

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Milano, 36enne ricoverato con gravi ustioni: “Un uomo mi ha buttato addosso benzina e mi ha dato fuoco”

20 Gennaio 2026 ore 19:46

Un uomo di 36 anni, originario dell’Eritrea, è stato ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano con gravi ustioni. Stando a quanto riportato da Milano Today, è stato soccorso in zona Porta Venezia, la mattina del 20 gennaio. La vittima non ha fissa dimora e ha raccontato di essere stato aggredito per strada da qualcuno che non conosce: ha riferito che gli ha tirato addosso della benzina e poi gli ha dato fuoco.

Le ferite più gravi riguardano la schiena e il polpaccio destro. Le autorità stanno indagando per ricostruire la dinamica dell’aggressione e individuare i responsabili. A Milano, oltre ai pericoli della vita di strada, le persone senza fissa dimora sono messe a dura prova dal freddo: in città, questo inverno ha già ucciso tre persone.

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Stop alle trasferte per i tifosi di Roma e Fiorentina fino alla fine della stagione per gli scontri in A1

20 Gennaio 2026 ore 19:45

Sospese le trasferte per i tifosi di Roma e Fiorentina fino al termine della stagione calcistica. La decisione del ministero dell’Interno arriva a due giorni dei gravi incidenti avvenuti domenica scorsa sulla A1. I gruppi organizzati delle due tifoserie si sono confrontati sull’autostrada A1, a pochi chilometri da Bologna. A Casalecchio di Reno 200 persone incappucciate con caschi e spranghe hanno trasformato la strada in un campo di battaglia. Un episodio che ha sollevato l’ennesimo allarme sulla crescente violenza del tifo organizzato, non solo negli stadi, ma anche in strada.

Cosa è successo

Gli scontri sono avvenuti poco dopo le 12:30 di domenica, mentre i tifosi della Fiorentina, diretti a Bologna per assistere alla partita contro il Bologna, e quelli della Roma, in viaggio verso Torino per il match con il Torino, in un’area di sosta sulla corsia d’emergenza dell’A1, all’altezza di Casalecchio di Reno. Le auto in transito, nel tentativo di evitare il conflitto, hanno rischiato di causare incidenti. Diverse vetture sono rimaste danneggiate. Le forze dell’ordine sono riuscite ad arrivare sul posto solo dopo che i tifosi avevano già smesso di affrontarsi e ripreso il viaggio verso le rispettive destinazioni. La Polizia di Bologna è attualmente al lavoro per identificare i responsabili degli scontri, esaminando le immagini delle videocamere di sorveglianza presenti sull’autostrada e nelle aree di sosta.

La rivalità

Gli scontri di domenica non sono un caso isolato. Le tifoserie di Roma e Fiorentina hanno una lunga e nota storia di rivalità, che ha portato negli anni a episodi di violenza anche fuori dai confini nazionali. Il provvedimento del Viminale prende atto di questa lunga scia di incidenti, sottolineando la necessità di intervenire in modo deciso per prevenire altri episodi simili. L’inasprirsi delle sanzioni ha come obiettivo quello di limitare il rischio che i tifosi, già protagonisti di numerosi episodi violenti, continuino a alimentare il caos fuori e dentro gli stadi.

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AI Festival 2026: a Milano il confronto tra imprese, istituzioni e big tech sull’uso dell’intelligenza artificiale

20 Gennaio 2026 ore 19:39

Il 21 e 22 gennaio 2026 Milano ospiterà la terza edizione di AI Festival, il festival internazionale dedicato all’intelligenza artificiale e alle sue applicazioni nei processi aziendali, istituzionali e sociali. L’evento si terrà presso l’edificio Roentgen dell’Università Bocconi, Main Partner della manifestazione, con Dell Technologies e Intel come Main Sponsor e il patrocinio del Comune di Milano.

L’iniziativa è ideata da Search On Media Group e powered by WMF – We Make Future. Secondo i dati diffusi dagli organizzatori, l’edizione precedente ha registrato oltre 10.000 presenze, confermando il Festival come uno dei principali appuntamenti italiani ed europei dedicati all’AI applicata.

Dall’hype all’adozione: l’AI come infrastruttura decisionale

AI Festival 2026 è presentato come uno spazio di confronto operativo tra imprese, centri di ricerca, startup e istituzioni, con un focus esplicito sull’adozione concreta dell’intelligenza artificiale nei modelli organizzativi e produttivi. L’area espositiva riunirà grandi gruppi tecnologici, PMI e startup, con soluzioni che spaziano dal cloud alla cybersecurity, dalla gestione dei dati all’AI generativa, fino ad applicazioni verticali in ambito industriale, finanziario, sanitario, HR e marketing.

Accanto all’area fieristica sono previsti incontri B2B e momenti di confronto diretto tra aziende e fornitori tecnologici, pensati per favorire l’integrazione di strumenti di AI nei processi decisionali e operativi.

“Empowering the Agentic Era”: l’AI come attore dei processi organizzativi

Il tema scelto per l’edizione 2026, “Empowering the Agentic Era”, richiama l’evoluzione dell’intelligenza artificiale verso sistemi sempre più autonomi, capaci di agire all’interno dei processi umani e organizzativi.

Secondo Cosmano Lombardo, CEO e Founder di Search On Media Group e ideatore di AI Festival, «l’intelligenza artificiale diventa un sistema capace di collaborare e prendere decisioni all’interno dei processi umani e organizzativi». Lombardo sottolinea come governare questa trasformazione richieda «competenze avanzate, visione sistemica e un confronto costante tra industria, società e mercato», indicando nel Festival uno spazio di relazione tra questi attori.

Oltre 150 speaker tra industria, ricerca e istituzioni

Il programma dell’edizione 2026 prevede la partecipazione di oltre 150 speaker internazionali e più di 115 interventi, distribuiti tra la sessione plenaria e diverse sale tematiche dedicate ad aspetti tecnici, applicativi, regolatori e sociali dell’intelligenza artificiale.

Tra le realtà coinvolte figurano ESA – European Space Agency, Microsoft, Lenovo, Istituto Italiano di Tecnologia e Cineca, insieme a rappresentanti del mondo accademico, industriale e istituzionale. È prevista, tra gli altri, la partecipazione di Daniele Pucci, CEO di Generative Bionics, impegnato nello sviluppo di sistemi di robotica ed embodied AI, e di Sasha Luccioni, ricercatrice sui temi del rapporto tra intelligenza artificiale e impatto climatico.

Il ruolo di Milano e delle istituzioni pubbliche

L’evento si inserisce nel quadro di Milano come principale polo italiano dell’innovazione tecnologica. Layla Pavone, membro dell’Innovation Technology Digital Transformation Board del Comune di Milano, sottolinea come l’intelligenza artificiale stia uscendo dalla fase di sperimentazione per incidere in modo concreto sull’organizzazione del lavoro e dei servizi, evidenziando la necessità di un approccio che tenga insieme sviluppo economico, valore sociale e governance.

Sulla stessa linea Fiorenza Lipparini, direttrice di Milano & Partners, che definisce AI Festival un’occasione per rafforzare il posizionamento internazionale della città come luogo di sperimentazione e attrazione di investimenti, talenti e progetti nel campo dell’intelligenza artificiale.

Startup, investitori e selezione dei progetti

All’interno dell’Area Expo è previsto uno spazio dedicato a startup e PMI innovative, con l’obiettivo di favorire l’incontro con venture capital, investitori e aziende. Durante l’evento verranno presentati i sei progetti finalisti della startup competition “AI for Future”, selezionati per l’uso dell’AI in ambiti considerati di impatto sociale e trasformativo.

La call per partecipare alla competizione si è chiusa il 10 dicembre e consente alle startup selezionate di accedere a pitch, incontri B2B e al network internazionale del WMF – We Make Future.

Sponsor ed espositori

Tra sponsor ed espositori dell’edizione 2026 figurano Dell Technologies, Intel, ESA – European Space Agency, Cineca, insieme a numerose aziende attive nei settori dell’AI, del cloud, della consulenza tecnologica, del legal tech e dell’editoria tecnica.

AI Festival 2026, in programma il 21 e 22 gennaio all’Università Bocconi di Milano, si presenta come un luogo di confronto sul ruolo crescente dell’intelligenza artificiale nelle decisioni economiche, industriali e istituzionali, in una fase in cui la tecnologia è sempre più chiamata a incidere su processi produttivi, lavoro e governance pubblica.

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I sindaci di Taormina e Santa Teresa di Riva travolti da un’onda durante una diretta social sulle mareggiate in Sicilia

20 Gennaio 2026 ore 19:16

I sindaci di Taormina Cateno De Luca e di Santa Teresa di Riva Danilo Lo Giudice, due centri del Messinese colpiti dal maltempo, sono stati travolti da un’onda mentre in diretta Facebook stavano mostrando i rischi provocati dalla violente mareggiate che si stanno abbattendo sulla costa Ionica della Sicilia. Il video dell'”impatto” è stato poi postato da Cateno De Luca, sul proprio profilo social, con la scritta: ‘Non fate quello che abbiamo fatto noi! State lontani dai lungomari e dai torrenti! A Santa Teresa, qualche ora fa, siamo stati travolti da un’ onda mentre con il sindaco Danilo Lo Giudice stavamo facendo vedere in diretta il disastro causato dal ciclone Harry”.

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Crans-Montana, il caso di Emanuele Galeppini: morto per asfissia, ma non si ancora dove

20 Gennaio 2026 ore 19:11

La famiglia, da giorni, chiedeva di sapere e capire. È stato confermato che Emanuele Galeppini, il sedicenne campione di golf genovese coinvolto nella tragedia di Capodanno a Crans-Montana, è morto per asfissia, causata dai fumi tossici sprigionati dall’incendio che ha devastato il bar Le Constellation. Nonostante inizialmente si fosse ipotizzato un decesso per schiacciamento o per ustioni, l’autopsia ha escluso entrambe queste ipotesi. Il corpo di Galeppini, infatti, non presentava segni di ustioni, ma solo alcune escoriazioni. I periti nominati dalla Procura di Roma, i medici legali Sabina Strano Rossi, Fabio di Giorgio e Antonio Oliva, hanno effettuato l’autopsia a Roma tra il 19 e il 20 gennaio, alla quale ha preso parte anche la consulente della famiglia, la dottoressa Francesca Fossati. Sono ancora in corso ulteriori analisi per determinare esattamente quali sostanze siano state respirate dal ragazzo e dai suoi coetanei durante l’incendio che ha ucciso 40 persone.

Nel frattempo resta l’incertezza sul luogo esatto del decesso. Non è chiaro se il ragazzo si trovasse all’interno o all’esterno del locale al momento dell’incendio. Gli esperti hanno richiesto ulteriori indagini e si sono dati 60 giorni per completare l’esame autoptico, che dovrebbe fornire risposte più precise.

“Queste sono le prime anticipazioni – ha dichiarato l’avvocato Alessandro Vaccaro, legale della famiglia Galeppini – che confermano la morte avvenuta non per le ustioni. Ma la vera domanda è dove Emanuele sia morto, e su questo dobbiamo ancora fare chiarezza”. I genitori del giovane, che da settimane chiedono spiegazioni su come sia morto il loro figlio, sono rimasti scossi anche dalla gestione delle informazioni. “Non siamo stati informati subito della morte di Emanuele”, hanno dichiarato, sottolineando che il giovane aveva ancora i suoi documenti e cellulare intatti in tasca quando il suo corpo è stato trovato. Le autorità svizzere, infatti, avevano richiesto il test del DNA per l’identificazione, lasciando l’illusione per due giorni che Emanuele potesse essere tra i feriti.

L’inchiesta di Roma

Sul piano giudiziario, l’inchiesta della Procura di Roma si sta ampliando. È stato aperto un fascicolo per omicidio colposo, lesioni gravi e incendio colposo, mentre le indagini svizzere proseguono tra le polemiche dei legali di parte civile per modalità e tempistiche. La famiglia Galeppini ha già annunciato che intende chiedere l’estensione delle accuse, e non si limiterà solo ai coniugi Moretti, attualmente sotto inchiesta, ma intende coinvolgere anche il Comune di Crans-Montana. “Vogliamo che sia riconosciuto il dolo eventuale come reato contestato”, ha aggiunto l’avvocato Vaccaro. L’inchiesta continua anche sul caso degli altri giovani italiani morti nell’incendio, tra cui Chiara Costanzo e Achille Barosi, entrambi sedicenni. Le autopsie sui loro corpi sono previste mercoledì a Milano, e si prevede che l’esame sarà complesso e approfondito, per chiarire le cause della morte e verificare la presenza di asfissia, schiacciamento o altre possibili cause.

L’inchiesta in Svizzera

L’inchiesta in Svizzera procede. I pm hanno chiesto una simulazione virtuale dell’incendio e di come si è propagato il fuoco nel seminterrato del locale. La procuratrice generale aggiunta Catherine Seppey, con due suoi colleghi, ha formalmente nominato due tecnici di fiducia dell’Istituto Forense di Zurigo per gli accertamenti che avverranno in collaborazione con gli uomini del Swiss Safety Center. Nel provvedimento con cui si designano gli esperti ci sono anche i quesiti per chiarire i motivi del terribile incendio che si è sviluppato in pochissimo tempo. Tra le varie domande poste ci sono quelle che riguardano l’aspetto del pannello acustico in schiuma sul soffitto del seminterrato dal punto di vista dell’infiammabilità, le uscite di sicurezza, la capienza del locale e se siano stati adottati sistemi antincendio. Inoltre si chiede di poter ricostruire virtualmente quanto accaduto, dalla prima scintilla al rogo.

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Verona, l’Università interrompe la “dinastia Nocini”. Avviata la procedura per revocare l’incarico a Riccardo, figlio dell’ex rettore

Annullamento del concorso. L’Università di Verona ha avviato la procedura che toglierebbe la poltrona di professore di otorinolaringoiatria a Riccardo Nocini, figlio dell’ex rettore Pier Francesco, andato in pensione una manciata di giorni prima della nomina. Una vicenda nata da un’inchiesta del Fatto Quotidiano il 6 dicembre 2025. Tutto era cominciato quando il prorettore vicario dell’università aveva firmato il bando per il concorso relativo, appunto, alla cattedra di otorinolaringoiatria. Pier Francesco Nocini, il rettore per intenderci, era ancora in carica, perché in servizio fino al 30 settembre 2025. ll bando era uscito tre giorni dopo. Così, almeno formalmente, era stata rispettata la legge Gelmini che vieta la nomina di familiari a un rettore.

Un concorso impossibile da perdere: Riccardo Nocini è l’unico candidato. Non solo: vanta un record mondiale di pubblicazioni. A 33 anni ne conta 242, di cui 24 con il padre (che in quarant’anni ne cofirma 312). Una carriera fulminante, quella di Nocini jr.: nel 2023, diventa dottore di ricerca (con uno “sconto” di un anno), poi professore a contratto, infine ordinario. La tesi di dottorato conta 32 pagine, inclusi bibliografia e ringraziamenti. Presa la laurea nel 2017, l’anno dopo partecipa al concorso nazionale per la specialità ma non passa, piazzandosi al 15.004° posto su 16.046 candidati. Ritenta il test nel 2018 e vola al 474° posto. Fino al concorso. Il Fatto aveva parlato con diversi membri della Commissione chiamata ad assegnare la cattedra: “Ci siamo trovati lì a cose fatte. Con quel curriculum ed essendo l’unico candidato non potevamo discutere”, racconta Anna Rita Fetoni dell’Università Cattolica di Roma, una dei tre membri.

Ma non c’era soltanto il concorso. I rapporti tra Nocini figlio e i suoi collaboratori erano a dir poco tesi. Come testimoniavano i messaggini che i cronisti avevano potuto visionare: “Da domani con me in sala non darete più nemmeno i punti di cute”, scrive Riccardo Nocini. I messaggini sono stati acquisiti dalla Procura. Suo padre, si diceva, all’Università di Verona era una potenza. Le cronache raccontano che il 7 febbraio scorso il Magnifico Rettore Nocini inaugura il suo ultimo anno accademico. Accanto a lui personaggi come Leonardo Maria Del Vecchio, Giovanni Malagò e Luca Cordero di Montezemolo. Il 25 settembre, quando ormai è a un passo dalla pensione, viene invece scoperta la targa di un nuovo edificio di 4 mila metri quadri: “Edificio Biologico 3 – Palanocini”, si legge.

L’inchiesta aveva fatto scoppiare la bolla. Prima un’inchiesta della Procura (senza indagati finora) che, però, rischia di essere azzoppata dall’abolizione del reato di abuso di ufficio voluta dal ministro Carlo Nordio. Poi l’istruttoria interna dell’Università che alla fine ha portato all’avvio della procedura di annullamento del concorso.

Le indagini dell’Ateneo avrebbero fatto emergere due elementi che potrebbero invalidare la nomina: la programmazione triennale del personale docente imponeva di riservare un posto a docenti esterni all’ateneo. Mentre il bando avrebbe aperto le porte a docenti non ordinari e senza vincoli di provenienza. C’è inoltre la questione sollevata dall’inchiesta giornalistica: durante l’iter di predisposizione del bando, Pier Francesco Nocini era ancora rettore dell’università che avrebbe nominato professore suo figlio.

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Scuola, verso una circolare di Valditara per l’uso di metal detector portatili su richiesta dei presidi

20 Gennaio 2026 ore 19:01

Nelle scuole non ci saranno metal detector fissi come quelli cui siamo sottoposti a controllo in aeroporto, ma solo strumenti palmari (quelli adoperati ai concerti, per intenderci) che saranno usati saltuariamente facendo intervenire le forze dell’ordine su richiesta dei dirigenti scolastici in accordo con le prefetture. A confermarlo a ilfattoquotidiano.it, fonti del ministero dell’Istruzione secondo cui Valditara, in partenza per Cracovia dove raggiungerà gli studenti impegnati nel viaggio ad Auschwitz, ha già parlato della questione con il collega dell’Interno Matteo Piantedosi.

Gli uffici di viale Trastevere e del palazzo del Viminale stanno lavorando a una circolare che i titolari dei due dicasteri firmeranno entro una decina di giorni. La firma del provvedimento, che sarà rivolto a tutti i dirigenti scolastici, è attesa per la fine della prossima settimana. La misura non entrerà nel pacchetto sicurezza sul quale la Lega di Matteo Salvini preme, ma a frenare è Forza Italia che teme il Colle soprattutto per quanto riguarda la misura dei rimpatri. Durante la riunione di governo di oggi con la premier Giorgia Meloni, sono state accolte le proposte del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, contenute in due diverse bozze di provvedimenti, un Decreto Legge e un Ddl. In particolare, le misure previste che puntano a contenere il fenomeno della violenza giovanile erano state inizialmente tutte concepite in un disegno di legge ma – secondo diverse valutazioni in corso nella maggioranza – potrebbero essere in parte recepite nel Decreto legge: su questo è ancora in corso una valutazione. Il pacchetto sarà probabilmente varato entro fine mese in uno dei prossimi Cdm.

Intanto, la questione metal detector assume toni più chiari. Nessuno a viale Trastevere ha mai pensato di dotare le scuole di metal detector fissi sia per una questione di costi sia perché dal punto di vista organizzativo è impensabile che i collaboratori scolastici controllino ogni giorno i ragazzi facendo svuotare loro le tasche. La bozza di circolare parla di metal detector portatili ovvero quelli che spesso vengono utilizzati ai concerti, negli eventi pubblici, nei musei. I presidi, qualora ravviseranno la presenza di coltelli o altre armi bianche, potranno chiedere alle forze dell’ordine di intervenire programmando dei servizi “a sorpresa” all’inizio delle lezioni in modo da stanare eventuali studenti in possesso di lame.

Un intervento che non prevede alcun finanziamento perché polizia e carabinieri sono già dotati di questa strumentazione. Si tratta solo di mettere in campo un coordinamento che non sarà utile solo alle aree cosiddette “a rischio” ma a tutti gli istituti che ne dovessero avere bisogno. Il modello è quello già adottato all’istituto tecnologico “Marie Curie” nel quartiere Ponticelli di Napoli dove la preside Valeria Pirone tre anni fa invocò pubblicamente l’uso dei metal detector. Lì di tanto in tanto, le forze dell’ordine arrivano prima delle otto con gli strumenti mobili e i cani antidroga.

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Sardegna, il ciclone Harry cancella anche la spiaggia di Su Giudeu a Chia: le immagini

20 Gennaio 2026 ore 18:55

Il ciclone Harry cancella ha cancellato anche la spiaggia di Su Giudeu a Chia nel sud della Sardegna. Proprio per la violenza delle mareggiate, l’allerta rossa è stata prolungata anche per anche domani in Sardegna, Sicilia e Calabria. Lo indica un nuovo avviso diramato dalla Protezione civile. Una circolazione depressionaria centrata sulla Tunisia, rileva il bollettino, continua a determinare maltempo e a richiamare correnti umide sud-orientali sulle regioni meridionali italiane.

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Il nuovo piano dell’Agenzia delle Entrate: quest’anno 530mila controlli e 600mila verifiche sulle dichiarazioni dei redditi

20 Gennaio 2026 ore 18:47

L’Agenzia delle Entrate programma un aumento significativo delle attività di controllo. Il nuovo budget economico 2026 ritocca infatti al rialzo il numero complessivo delle verifiche sostanziali, che vanno dagli accertamenti ordinari su imposte dirette, Iva e Irap ai controlli su indebite compensazioni e contributi a fondo perduto: quest’anno saliranno a 530mila contro le 438.579 realizzate nel 2024 e le 375mila previste dal Piano integrato di attività e organizzazione (Piao) approvato nella primavera 2025. Per il 2027 e 2028 sono previsti ulteriori incrementi, a 550mila e 560mila. Confermato invece che saranno 75mila all’anno i contribuenti “sottoposti ad analisi congiuntamente alla Guardia di Finanza” e 2,4 milioni quelli che riceveranno lettere di compliance, comunicazioni “amichevoli” per favorire l’adempimento spontaneo. In più il documento fissa l’obiettivo di 600mila controlli formali sulle dichiarazioni dei redditi.

La premessa è che “si continuerà ad adottare un approccio più collaborativo tra l’Agenzia delle entrate e i contribuenti che promuova la semplificazione degli adempimenti, aumenti la
compliance volontaria e ne riduca i costi”, ma in parallelo si conferma l’intenzione – già dichiarata nel Piao – di “impiegare strategie di controllo ancora più efficaci e sanzioni tempestive”. Per “migliorare l’attività di accertamento degli imponibili e di recupero di gettito”, spiega il testo, l’Agenzia guidata da fine 2024 da Vincenzo Carbone “incrementerà la propria capacità operativa per aumentare il numero dei controlli e migliorarne la qualità, attraverso la digitalizzazione dei processi e l’implementazione degli applicativi di supporto al controllo, anche in modo da ridurre le attività a basso valore aggiunto, nonché mediante nuovi strumenti di analisi avanzata dei dati“. Il riferimento è all’uso di “tecniche di intelligenza artificiale, quali il machine learning, il text mining e il network analysis“: pratiche previste da tutte le best practice internazionali e che l’Italia si è impegnata a utilizzare per ridurre l’evasione come da obiettivi del Pnrr confermati dal governo Meloni.

Lo scorso ottobre, in audizione davanti alla Commissione parlamentare di vigilanza sull’Anagrafe tributaria, Carbone ha ricordato che l’attività di analisi del rischio – l’incrocio dei dati per rendere più efficiente la lotta all’evasione – è una di quella che “maggiormente beneficiano” delle “nuove opportunità offerte dall’evoluzione tecnologica” e l’Agenzia “ha implementato diverse soluzioni basate sull’IA, integrandole all’interno dei propri processi operativi”. Pur con la garanzia dell’intervento umano in ogni fase del procedimento, come previsto dal Regolamento sulla protezione dei dati.

Resta il problema della carenza di personale causata da blocco del turn over e pensionamenti, a cui si è iniziato a far fronte dal 2021 con un piano di assunzioni.

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Primo trapianto combinato di rene e fegato da vivente, il padre ha donato per la figlia di 7 anni

20 Gennaio 2026 ore 18:43

Quello dei trapianti di organo è un settore della medicina che spesso è protagonista di operazioni di frontiera. Ed è un intervento straordinario ha permesso a una bambina di sette anni di ricevere un rene e una porzione di fegato dal papà, il primo cittadino serbo di 37 anni in Italia a donare simultaneamente due organi in vita. La piccola, che soffriva di una rara malattia genetica che colpisce fegato e reni, aveva bisogno di un trapianto urgente a causa della dialisi quotidiana a cui era costretta da quando aveva solo 4 anni. Oggi, grazie all’intervento riuscito, la piccola paziente sta bene e potrà finalmente condurre una vita normale, senza più i disagi della dialisi e con la possibilità di iniziare la scuola come ogni bambino della sua età.

Il trapianto combinato è stato effettuato all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo dal team di Chirurgia 3, specializzato in trapianti addominali, sotto la direzione del dottor Domenico Pinelli. La decisione di donare gli organi era stata presa dai genitori della bimba più di due anni fa, quando i medici avevano confermato che la bambina avrebbe dovuto iniziare la dialisi. Dopo una lunga preparazione e una valutazione approfondita dei rischi e benefici dell’intervento, la famiglia si è rivolta all’ospedale di Bergamo, che ha già trattato pazienti anche dall’estero. L’Italia del resto è tra i paesi al mondo con più trapianti di organi e donatori.

L’intervento è iniziato alle 9:30 del 18 dicembre 2025 e si è concluso 18 ore dopo, alle 3:37 del giorno successivo, con la partecipazione di sei chirurghi, sette anestesisti e venti infermieri. La complessità dell’operazione ha richiesto l’uso di due sale chirurgiche contigue per eseguire i trapianti in simultanea e con successo. “È una gioia vedere nostra figlia così, finalmente come tutti gli altri bambini: vivace, giocosa e senza i cateteri per la dialisi,” ha dichiarato il papà. “Prima si stancava facilmente, ora può correre, giocare e iniziare la scuola spensierata come i suoi coetanei.”

La piccola, che inizialmente arrivò a Bergamo con la sua famiglia su richiesta del ministero della Salute serbo, è ora monitorata e seguirà controlli regolari nei prossimi mesi. La scelta del padre, che ha rischiato per la vita della figlia, ha portato un cambiamento radicale per la bambina e per la sua famiglia. “Abbiamo pregato Dio e chiesto aiuto – ha detto l’uomo – ma è grazie ai medici che siamo riusciti a ottenere questo miracolo. Abbiamo fatto solo ciò che qualsiasi genitore farebbe per il proprio figlio.” A Padova proprio negli stessi giorni in cui a Bergamo si preparava l’intervento alla piccola, un donatore samaritano ha dato uno dei suoi reni a uno sconosciuto.

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Audi e Madonna di Campiglio ospitano il Ducati Lenovo Team e Campioni in Pista

20 Gennaio 2026 ore 18:35

Audi e la località di Madonna di Campiglio hanno ospitato per il quarto anno consecutivo il Ducati Lenovo Team, in occasione dell’evento “Campioni In Pista”. L’iniziativa si inserisce nella partnership avviata nel 2013 tra il marchio dei quattro anelli e la località trentina, legata a un percorso di collaborazione orientato a sport, innovazione e mobilità sostenibile.

L’appuntamento è stata l’occasione per la presentazione ufficiale della squadra MotoGP Ducati Lenovo Team e delle novità della stagione sportiva 2026, oltre a offrire un contesto di celebrazione per il centenario della fondazione di Ducati. L’evento ha richiamato piloti, management e rappresentanti dei brand coinvolti, consolidando il ruolo di Madonna di Campiglio come sede abituale delle attività invernali legate al motorsport del Gruppo Audi.

Durante la manifestazione è stato evidenziato anche il risultato sportivo ottenuto da Ducati nella stagione MotoGP 2025, chiusa con la conquista dei titoli piloti, costruttori e team. Il bilancio comprende 13 vittorie complessive e nuovi record, tra cui il maggior numero di punti conquistati in una singola stagione da un pilota. Sul fronte aziendale, Audi Italia ha chiuso il 2025 con una quota di mercato del 4,51%, la più alta mai registrata dal brand nel Paese.

A sottolineare il legame tecnico e sportivo tra i marchi del gruppo, la Audi RS e-tron GT performance e la Ducati Panigale V4 R sono state protagoniste dello scatto ufficiale dell’evento. La presenza congiunta dei due modelli ha rimarcato il posizionamento del Gruppo Audi come unica realtà attiva sia in Formula 1 sia in MotoGP, attraverso la controllata Ducati Motor Holding

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Asus ROG al CES festeggia i suoi 20anni. Tra gli annunci il notebook da gaming con due schermi, la collaborazione con Kojima Productions e gli occhiali AR da gaming

20 Gennaio 2026 ore 18:30

Nel corso del CES2026 ROG, il brand dedicato ai prodotti da gaming di Asus, ha celebrato il suo 20° anniversario con tanti nuovi prodotti dedicati al pubblico dei gamers, di seguito troverete una selezione degli annunci principali.

ROG Zephyrus Duo 16
Il nuovo ROG Zephyrus Duo (GX651) è un notebook da gaming slim con doppio display OLED 3K a 120Hz da 16″, con supporto ad HDR, che arriverà sul mercato con processori Intel Core Ultra 9 di terza generazione, fino a 16 core e 32 threads ed NPU da 50TOPs, affiancati alle potenti schede video NVIDIA RTX5090 (ma dovrebbe arrivare anche con la 5070), il tutto racchiuso in un corpo in alluminio ricavato tramite fresatura CNC.

Questo form factor non è nuovo in casa ASUS ma è simile a quello già usato già da alcuni anni sullo Zenbook Duo, vedendo dunque il secondo display posizionato dove tradizionalmente un notebook ospiterebbe tastiera e touchpad, questi ultimi invece sono posizionati su un pannello removibile che può essere pogiato sul display inferiore per un utilizzo più tradizionale del notebook o direttamente sulla scrivania. Come con lo Zenbook, il nuovo Zephyrus Duo integra un supporto per sollevare il dispositivo, regolabile fino a 90°, permettendo di utilizzare in modo ottimale entrambi gli schermi senza necessità di acquistare un supporto a parte; a migliorare ulteriormente la flessibilità di questo nuovo notebook da gaming è la cerniera che può ruotare a 320°. Al momento non sono ancora disponibili informazioni ne su tempistiche di arrivo sul mercato ne sul suo prezzo.

ROG Zephyrus G14 e G16
Al CES ROG ha mostrato anche la nuova generazione dei Zephyrus G14 e G16, che vedono un aggiornamento sul versante hardware con l’arrivo a bordo delle nuove CPU Intel Core Ultra di terza generazione e i nuovi display Nebula HDR con luminosità di picco a 1100nits. Per quanto riguarda la GPU il modello da 14″ supporterà fino alla RTX5080 di NVIDIA, mentre il modello da 16″ (il G16) potrà ospitare la più potente RTX5090.

Il solo ASUS ROG Zephyrus G14 arriverà sul mercato anche in varianti che equipaggeranno a bordo CPU AMD Ryzen AI di ultima generazione.

La collaborazione con Kojima Productions
Hideo Kojima è sicuramente uno dei nomi più conosciuti nel panorma videoludico, in Konami ha curato per anni la saga di Metal Gear Solid e più recentemente con la sua Kojima Productions ha dato i natali a Death Stranding, e ROG ha scelto di collaborare con il suo studio, la già citata Kojima Productions, ad una serie di dispositivi e periferiche che celebri la creatività, l’esplorazione e le esperienze immersive tipiche dei suoi giochi.

Si parte con il ROG Flow Z13-KJP, un portatile 2-in-1 ispirato a Ludens, mascotte dello studio, che può trasformarsi in console da gaming, tablet per creator e workstation. Alimentato da un potente processore AMD Ryzen AI Max+ 395 con GPU Radeon 8060S ed NPU da 50TOPS integrato, il 2-in-1 di ROG promette prestazioni paragonabili a quelle di un desktop, sia con i giochi sia nell’accelerazione AI a bordo, il tutto nel corpo di un tablet; Lo schermo touchscreen da 13,4″”Nebula HDR” offre una risoluzione 2.5K, 180Hz di frequenza di refresh massima ed il supporto al 100% dello spazio colori DCI-P3. Lo chassis del dispositivo è stato progettato da Yoji Shinkawa, storico collaboratore di Kojima, rendendolo potenzialmente un pezzo da collezione.

A fianco del nuovo 2-in-1, ROG ha annunciato come parte della collaborazione anche un kit di periferiche, pensato per affiancare e completare il Flow Z13-KJP, composto dalle cuffie ROG Delta II-KJP, con driver da 50mm placcati in titanio ed un microfono superwideband da 10mm, dal mouse ROG Keris II Origin-KJP, con sensore ottico ROG AimPointPro da 42.000dpi, illuminazione RGB a tre zone, e connettività wireless SpeedNova per un gameplay – nelle parole del produttore – preciso e senza lag. A chiudere il tutto un tappetino per mouse extra large ROG Scabbard II XXL-KJP che raffigura un’illustrazione di Ludens disegnata -in origine- a mano da Yoji Shinkawa.

Non solo notebook, arriva ROG G1000
Al CES Asus ha mostrato al pubblico anche il nuovo ROG G1000, un desktop da gaming che punta ad offrire il top sul versante prestazionale, al contempo puntando anche a stupire con il suo design che associa ad un case tower da 104litri con pannelli trasparenti le nuove ventole olografiche AniMe Holo (una grande sul lato, due più piccole sul frontale) su cui sarà possibile mostrare testi, animazioni etc.

Sul versante tecnico i nuovi ROG G1000 saranno pre-assemblati utilizzando componentistica simile a quella che l’azienda ha già disponibile sul mercato (o che arriverà sul mercato) per chi se li assembla da se, come le schede video ROG Astral sui modelli con GeForce RTX5090 e 5080 o le schede ROG Strix nelle varianti con chip GeForce RTX5070Ti o Radeon 9070XT, oppure il sistema di raffredddamento a liquido ROG Thermal Atrium, con radiatore da 420mm e tre ventole, dedicato alla CPU.

I nuovi display targati ROG
Tra i leader di mercato per quanto riguarda i monitor dedicati al pubblico dei gamer, Asus ha presentato a Las Vegas due nuovi display e nuovi occhiali per la realtà aumentata

Il nuovo ROG Swift OLED PG27UCWM si presenta con un pannello OLED Tandem RGB 4K da 26,5 pollici offrendo tempi di risposta nell’ordine di 0,03ms, fino a 240Hz di frequenza di aggiornamento in UltraHD e fino a 480Hz in fullHD. I pannelli utilizzano una nuova tecnologia in ambito OLED pensata per offrire bordi più nitidi nel testo, copertura al 99% della gamma DCI-P3, colori a 10bit reali e supporto a Dolby Vision. Il display offrirà varie opzioni di connessione come DisplayPort 2.1a, HDMI 2.1 e USB-C con Power Delivery da 90W, oltre ad integrare un nuovo design con retro trasparente.

ROG Swift OLED PG27UCWM
ROG Swift OLED PG27UCWM

Si passa invece al formato UltraWide con il nuovo ROG Swift OLED PG34WCDN, che integra un pannello curvo (1800R) QD-OLED WQHD, con superficie semilucida, frequenza di refresh di 360Hz, e tempi di risposta nell’ordine di 0,03ms. Per questo nuovo display Asus ROG ha scelto di aumentare la resistenza ai graffi (fino a 2,5volte) rispetto ai suoi precedenti monitor con pannelli QD-OLED applicando un film protettivo, denominato dall’azienda ROG BlackShield, che dovrebbe inoltre contribuire ad aumentare i livelli di nero percepiti dagli utilizzatori fino al 40%, offrendo una maggiore profondità delle tonalità ed un contrasto più alto; il display supporta VESA Display HDR 500 True Black ed offre una copertura del 99% dello spazio DCI-P3. Come per il PG26, sul versante connettività offre DisplayPort 2.1a, HDMI 2.1 e USB-C con PD da 90W.

Rientrano in una categoria di prodotto “quasi” diversa i nuovi ROG XREAL R1, degli occhiali AR micro-OLED con risoluzione FullHD e 240Hz di frequenza di refresh. Per la loro realizzazione Asus si è avvalsa della collaborazione di XREAL, azienda leader nella tecnologia per gli occhiali da realtà aumentata.

Utilizzabili sia da console che PC tramite il ROG Control Dock, così come dal ROG Ally – il PC handheld da gaming di Asus -, i nuovi occhiali di ROG permettono di offrire all’utilizzatore uno schermo virtuale da 171″ a 4 metri di distanza con un campo visivo di 57°. L’elaborazione di rendering e tracciamento sono gestiti a bordo degli occhiali stessi, mentre delle lenti elettrocromiche rendono possibile regolare la loro trasparenze in base alle condizioni di luce dell’ambiente in cui ci si trova.

Sul versante audio, i nuovi ROG XREAL R1 promettono un’esperienza immersiva profonda, con un suono spaziale sintonizzato con precisione, grazie ad un sistema realizzato in collaborazione con Bose.

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Ritrovato senza vita il 26enne scomparso in provincia di Rovigo: il corpo sul fondo del fiume Adigetto

20 Gennaio 2026 ore 18:29

I Vigili del fuoco di Rovigo hanno ritrovato il cadavere del 26enne scomparso lunedì sera ad Adria, in provincia di Rovigo. Il giovane era andato a pescare in località Passetto e aveva parcheggiato la sua auto vicino alla chiesa della frazione.

Di lui non si erano più avute notizie: le operazioni di ricerca erano scattate intorno alle 2 di notte e i carabinieri avevano trovato l’attrezzatura da pesca sotto un ponte nei pressi del fiume Adigetto. Mezz’ora dopo erano intervenuti anche i sommozzatori del nucleo di Venezia, affiancati dai vigili del fuoco del Comune.

Il ritrovamento del corpo è avvenuto intorno alle 16 grazie all’impiego dell’ecoscandaglio, strumento nautico a ultrasuoni: il corpo del ragazzo era sul fondo del canale, a pochi passi dalla sponda del fiume verso Cavarzere. A recuperare la salma ci hanno pensato i sommozzatori del nucleo regionale dei Vigili del Fuoco. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, la Polizia di Stato e la Polizia locale.

Foto d’archivio

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Caso Bellavia: perché il consulente derubato viene ora trattato da sospettato?

20 Gennaio 2026 ore 18:20

Per quale motivo sono stati rubati a Gian Gaetano Bellavia più di un milione di file dal suo archivio? E i file, una volta rubati, sono stati poi rivenduti? E a chi? C’è stato un mandante che ha commissionato il furto prima che avvenisse? Esiste un secondo procedimento penale contro ignoti per ricettazione? Le indagini ancora in corso – i cui atti digitalizzati sono stati trafugati – verranno interrotte e archiviate?

Quanto accaduto fino a fine settembre 2024 e denunciato dallo stesso Bellavia e dalla sua socia Fulvia Ferradini è molto grave: atti e documenti di inchieste molto delicate trafugati dai server dello studio. Le domande in apertura sono quelle più logiche, eppure in alcuni organi di stampa e in diversi interventi di parlamentari sono comparse domande di ben altra natura. Domande che, nonostante il punto interrogativo finale, si trasformano facilmente in insinuazioni spesso diffamatorie nei confronti dello stesso Bellavia. Ed ecco che non posso non formulare la settima domanda: come mai? Come mai Gian Gaetano Bellavia passa in un battibaleno da parte lesa ad essere “il sospettato”?

Bellavia, 71 anni, dottore commercialista, revisore dei conti e consulente tecnico dell’Autorità Giudiziaria, in una recente intervista al Giornale, uno degli organi di stampa più aggressivi nei suoi confronti, dichiara di aver lavorato per 15 distretti giudiziari diversi. “Ho fornito consulenze alle Procure e ai Tribunali di tutt’Italia, da Varese a Palermo, da Genova a Ancona. E guardi che non ero io che mi proponevo. Erano i magistrati che mi cercavano. E sa cosa potevo rispondere io ai magistrati? Potevo solo dire di sì. Fornire la consulenza era ed è un obbligo per il professionista che viene convocato. Un obbligo per me commercialista, un obbligo per il medico, per il genetista, per il fisico. Sei precettato.”

La gravità dei fatti è immediatamente intuibile. Quei file contengono informazioni e documenti riservati che possono facilmente diventare merce di ricatto.

La notizia che il Pubblico Ministero ha disposto il rinvio a giudizio con citazione diretta nei confronti della ex collaboratrice dello studio del commercialista, indicata nella denuncia di furto depositata dallo stesso Bellavia, compare sei mesi dopo, pubblicata sul Corriere della Sera il 2 gennaio scorso a firma Luigi Ferrarella, che ci torna l’8 e il 10 gennaio. Un’ultima nota del Corriere è del 14 gennaio scorso.

Dopo il 2 si scatenano, contro Bellavia, Il Giornale e Libero. Che, tra le altre argomentazioni, danno molto spazio alle domande di Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia al Senato, che si sono trasformate in interrogazione al Ministro dell’Interno: “di che documenti disponeva Bellavia? Essendo consulente della procura probabilmente anche di materiale riservato. Questo materiale è stato indebitamente utilizzato per inchieste televisive? Siamo di fronte a un nuovo caso di dossieraggio? Qual è il confine tra Report, trasmissione del servizio pubblico, le inquietanti attività di Gian Gaetano Bellavia, il furto che lui denuncia di questi documenti molto delicati da parte di una sua collaboratrice con la quale ha interrotto i rapporti? E quali sono i legami con la Procura di Milano o altre procure?”. Penso che la risposta all’ottava domanda sia la più facile: Bellavia passa dalla parte del colpevole perché l’obiettivo è quello di attaccare Report che lo utilizza come consulente.

Capite la rocambolesca situazione che si è creata da quando Ferrarella ha pubblicato la notizia? Notizia che, successivamente viene alimentata anche da un “giallo”. Così lo definisce Ferrarella: chi e come abbia potuto riversare negli atti della Procura, “senza tracciamento”, il documento cartaceo “poi digitalizzato e indicizzato dalla cancelleria”, composto da 36 pagine e in cui sono elencati nomi di persone a cui sarebbero stati trafugati i dati.

Ed ecco la stoccata finale: “Quello di Bellavia, almeno per ora, non è stato ufficialmente classificato come dossieraggio. Ma di certo, gran parte di quei dati ‘ultrasensibili’ raccolti tra i molti anni da consulente dei magistrati e la sua attività da commercialista dovevano essere distrutti, a norma di legge, e non rimanere negli archivi digitali di Bellavia”.

In realtà, qualsiasi professionista che svolge un’attività come Consulente Tecnico del Tribunale (Ctu) riconsegna gli atti e a lui rimane tutto quello che ha utilizzato per redigere la propria opera intellettuale con gli allegati necessari a spiegarle. E comunque, qualunque sia la pratica, è obbligato a tenere i documenti per almeno dieci anni, dopodiché può distruggerli (attenzione: può, non deve).

Corriamo il serio rischio, una volta terminata la cortina fumogena, che la vicenda giudiziaria finisca senza che ci siano risposte alle prime sette domande.

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Ecco le “Olimpiadi infernali”: il concorso fotografico che premia il lato oscuro dei Giochi

20 Gennaio 2026 ore 18:17

Il volto oscuro delle Olimpiadi. L’altra faccia della luna. Il mondo che c’è, è sotto gli occhi di tutti, ma pochissimi vogliono vedere. Perché finora, e soprattutto in questi giorni, nelle cronache e nelle riprese televisive prevalgono i lampi della Fiamma, i sorrisi degli atleti di un tempo lontano, i medagliati che hanno emozionato l’Italia, le tute bianche dei tedofori, le rassicurazioni di chi dice che tutto va bene, le immagini di distese bianche anche se tutt’attorno i prati sono senza neve. È l’eccesso a provocare il suo contrario, la sua negazione, quando si esagera nella retorica della bellezza, nell’entusiasmo dello spirito italiano, nell’adrenalina delle competizioni e dello sport. Ed è qui, da questo disagio provocato dalla illogicità e dalla propaganda, che ha preso forma un concorso fotografico, il cui obiettivo – nient’affatto dissimulato – non consiste nella celebrazione, ma nella denuncia, non nell’estetica della forma, ma nella gravità della sostanza.

Lo hanno battezzato “Olimpiadi Infernali”, con un ossimoro che accosta l’altezza inarrivabile dei cieli alla profondità dell’abisso. Fuor di metafora: “Fotografa gli impatti delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026 The Dark side of the Olympics”. A lanciare il concorso, che non vuole incantare, ma squarciare il velo dell’ipocrisia, è il Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste dell’Alto Bellunese, di cui fanno parte Italia Nostra-Sezione di Belluno, Mountain Wilderness Italia, WWF Veneto Terre del Piave, Ecoistituto del Veneto Alex Langer, Peraltrestrade Dolomiti, il Gruppo Promotore Parco del Cadore e Legambiente Treviso.

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Grazie Zaia

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I trampolini di Predazzo

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Larice da abbattere a Cortina

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Proteste anti-abbattimenti

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Larice abbattuto

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La pista da bob di Cortina

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La pista da bob di Cortina

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Cabinovia di Socrepes (Cortina)

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Cabinovia di Socrepes (Cortina)

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Anterselva (Bolzano)

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Livigno (Sondrio)

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Livigno (Sondrio)

Sono alcune delle associazioni che hanno partecipato alla fase di avvicinamento ai Giochi, cercando di discutere con gli organizzatori, cercando soluzioni meno impattanti da un punto di vista ambientale ed economico. Non ci sono riuscite. Il dialogo si è interrotto in modo brusco nel settembre 2023, quando hanno giudicato inutile il tavolo del confronto. “Non abbiamo elementi per poter attestare la sostenibilità ambientale delle opere e dei giochi olimpici invernali dichiarata nel dossier di candidatura. – spiegarono – Non rendendo disponibili tutte le informazioni (anche sulle opere connesse e di contesto) si è persa un’occasione storica di confronto durante la fase partecipativa, prevista nelle procedure di valutazione ambientale, che avrebbe potuto portare al miglioramento dei progetti e del loro inserimento ambientale, naturalistico e paesaggistico”.

Il messaggio era rivolto sia a Fondazione Milano Cortina 2026, il comitato organizzatore che spenderà 2 miliardi di euro, sia alla società Infrastrutture Milano Cortina (Simico), che opera per conto del ministero di Matteo Salvini e spenderà 4 miliardi di euro. Ognuno è andato avanti per la propria strada e gli allarmi lanciati ai responsabili del Circo Bianco sono rimasti inascoltati. La corsa contro il tempo è diventata spasmodica, per poter ultimare tutte le sedi di gara all’ultimo minuto, mentre per opere del valore di almeno 3 miliardi di euro ci si è rassegnati all’incompletezza, a un fine-lavori che può arrivare al dicembre 2033.

L’iniziativa, gratuita e aperta a tutti, che vuole mettere a fuoco il lato oscuro delle Olimpiadi, invita a descrivere “attraverso immagini l’impatto sul paesaggio e sull’ambiente” in tre ambiti. Innanzitutto “le opere finalizzate o comunque giustificate o sollecitate per le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, già realizzate o ancora in corso”. In secondo luogo, “le attività e i servizi direttamente o indirettamente attivati per le Olimpiadi, anche temporanei e di preparazione”. Infine, i “fenomeni e i comportamenti sociali causati dallo svolgimento dei Giochi nei luoghi delle Olimpiadi o altrove purché comunque implicati dalle preparazioni o dalle attività delle Olimpiadi”.

In sintesi, si tratta delle opere, delle attività e dei comportamenti sociali indotti dai quarti Giochi italiani, dopo Cortina 1956, Roma 1960 e Torino 2006. Il Regolamento del Concorso, con il modulo di iscrizione e la scheda di presentazione delle foto, è pubblicato nel sito www.peraltrestrade.it e nella pagina Facebook Olimpiadi Infernali. Le foto dovranno pervenire all’indirizzo olimpiadinfernali@gmail.com entro il 31 marzo 2026. Sono ammesse fotografie b/n e a colori con inquadrature sia verticali sia orizzontali, con risoluzione al massimo di 3000px sul lato più lungo. Non sono ammesse opere interamente realizzate al computer o generate da sistemi di intelligenza artificiale. Ogni foto dovrà essere titolata e accompagnata da una breve descrizione, indicando il luogo e il punto da cui è stata scattata. Ai primi tre classificati verranno assegnate tessere di iscrizione ad associazioni ambientaliste e riviste ecologiche.

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Diego Baroni scomparso da Verona, si indaga per sottrazione di minore

20 Gennaio 2026 ore 18:12

La procura di Verona ha aperto un fascicolo per sottrazione di minore in relazione al caso della scomparsa del 14enne di San Giovanni Lupatoto, Diego Baroni, scomparso da casa il 12 gennaio scorso. Per il momento, come riferito dal Corriere del Veneto, non c’è iscritto alcun nome nel registro degli indagati e la procura ha affidato a un perito informatico le indagini sul pc del ragazzino nel quale potrebbero essere raccolti elementi utili della sua attività sui social, in particolare quella su TikTok.

Di Baroni, 14 anni e studente di un istituto tecnico nel capoluogo di provincia, non si hanno notizie da otto giorni. Il cellulare del 14enne la sera stessa del giorno della sua scomparsa è stato localizzato a Milano, dove si pensa che il ragazzino si trovi presso alcuni nuovi amici, ignoti anche alla madre che ha negato che il figlio avesse precedenti conoscenze nel capoluogo lombardo. L’ipotesi è che si tratti di un allontanamento volontario ma che in qualche modo, al momento, al 14enne sia impedito, o forse solo consigliato, di evitare di farsi localizzare tramite il tracciamento del suo cellulare.

L’ipotesi degli investigatori è che Baroni si trovi a Milano perché il cellulare del ragazzo ha agganciato due celle di un’antenna nel centro della città lombarda e vista la testimonianza fatta da una sua conoscente a cui aveva riferito in stazione di star prendendo il treno in quella direzione, la mattina della scomparsa. Si indaga sui suoi contatti in rete e in particolare due richieste d’amicizia accettate dal ragazzo su TikTok nei giorni scorsi. A rivelarlo dei compagni della squadra di basket in cui giocava. Gli investigatori hanno però qualche dubbio che possa essere stato proprio lui a confermarle, e per questo hanno sequestrato il computer.

Ieri sera, intanto, il vescovo Domenico Pompili, il sindaco di San Giovanni Lupatoto Attilio Gastaldello e il presidente della provincia Flavio Massimo Pasini hanno guidato la camminata silenziosa di un km che si è conclusa nella chiesa di Pozzo (frazione dove vive la famiglia Baroni). Presenti 25 sindaci di altri comuni e 2000 persone. Qui le parole del cittadino e del vescovo hanno espresso la preoccupazione della comunità e della famiglia del giovane, con il primo cittadino che ha affermato: “Mai visto una piazza così gremita. Il silenzio riempie un vuoto soprattutto quando è espressione della voce unica di una comunità che si è unita con la famiglia di Diego”.

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“Perché non te ne vai una settimana? Esci, capisci e poi vieni a dircelo”: Maria De Filippi tende la mano a Valentina che vuole uscire da “Amici”

20 Gennaio 2026 ore 18:09

“Tutto questo mi piace, però non so se sono adatta io”. Sono le parole della cantante Valentina che, dopo la puntata di “Amici di Maria De Filippi” andata in onda su Canale 5 domenica, 18 gennaio, è entrata in crisi. La protagonista del talent show si è confidata con il maestro Rudy Zerbi per condividere con lui dubbi e perplessità. Soprattutto il pensiero di dover abbandonare la sua esperienza dentro la scuola.

“Fuori da qui vivevo la musica in maniera diversa, come passione. Dicevo che avrei voluto viverla come un lavoro ma non facevo niente per fare in modo che questo potesse accadere”, ha confidato.

La 22enne ha anche parlato dei sui dubbi con gli altri colleghi dentro la scuola. Ma non ha trovato una risposta ai suoi dubbi. Così Maria De Filippi è intervenuta per tendere la mano alla cantante.

“Perché non te ne vai una settimana? Esci, capisci e poi vieni a dircelo. I dubbi fanno parte della vita delle persone, non penso che tu sia colpevole di avere dei dubbi”, ha detto la conduttrice. Un modo per cercare di far sì che Valentina possa schiarirsi le idee in un ambiente a lei più famiglia e prendere la giusta decisione.

Durante l’ultimo appuntamento con il pomeridiano del talent show, Valentina ha presentato l’inedito “caTene“. La cantante viene da Santarcangelo di Romagna (Rimini). “Il mio babbo mi ha trasmesso la passione per la musica, quando ero piccola suonava la chitarra per farmi addormentare. Il mio essere stravagante nasconde bene la timidezza”, aveva dichiarato prima di entrare nella scuola tv più famosa d’Italia.

Valentina decide di tornare a casa per una settimana! #Amici25 pic.twitter.com/GCpkXkBkms

— Amici Ufficiale (@AmiciUfficiale) January 19, 2026

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Gedi in trattativa esclusiva con il Gruppo Sae per vendere La Stampa: chi è il potenziale acquirente

20 Gennaio 2026 ore 17:41

Gedi tratta la vendita de La Stampa al gruppo Sae, già in affari con il ramo editoriale dell’impero di John Elkann. La società ha informato della trattativa in esclusiva, che riguarda anche gli asset collegati e le rotative, sia il direttore che il Comitato di redazione del quotidiano torinese. Dopo mesi di indiscrezioni che avevano accostato diversi imprenditori interessati al quotidiano storicamente legato agli Agnelli, sulla scena piomba quindi il gruppo Sae che ha già nel suo portafoglio diverse testate, arrivate proprio da una precedente vendita da parte di Gedi.

Sae gestisce infatti Il Tirreno, La Nuova Sardegna, Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio, La Nuova Ferrara e La Provincia Pavese, tutte tramite la controllata SAE Communication srl. Tutte le testate rappresentavano il ramo dei locali di Gedi che li aveva venduti in blocco al gruppo con radici sarde tra il 2020 e il 2024.

Secondo fonti vicine a Gedi, tra i vantaggi della proposta Sae c’è il network locale del gruppo che permetterebbe a La Stampa di portare la dimensione nazionale in un sistema informativo molto forte nei territori. Nell’acquisizione Sae vorrebbe inoltre coinvolgere soggetti istituzionali locali che, secondo Gedi, darebbero una “prospettiva di lungo termine a un progetto industriale solido”. Chi sono questi soggetti istituzionali? Secondo agenzie di stampa, il gruppo di Alberto Leonardis nelle scorse settimane ha proposto a Fondazione Crt e a Fondazione Compagnia di San Paolo di far parte della cordata. Al momento, emerge da fonti finanziarie, le fondazioni non avrebbero però sottoscritto alcun impegno a investire e i colloqui sarebbero fermi a qualche presentazione. Lo scenario potrebbe cambiare nei prossimi giorni, dopo l’accelerazione impressa da Gedi.

Per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’editoria, Alberto Barachini, l’apertura di una trattativa in esclusiva “rappresenta una iniziativa strategica orientata a promuovere l’identità di un giornale ancorato al territorio” e la scelta di privilegiare l’offerta del Gruppo Sae “appare connessa ad una proposta da parte del potenziale acquirente di puntare a un piano di sviluppo concreto e ambizioso”. Proprio riguardo al futuro, Barchini chiede che Sae “si impegni a tutelare gli asset e dia garanzie occupazionali”.

Le esperienze pregresse non fanno ben sperare. Basti ricordare il caso de Il Tirreno: da cinque anni, cioè dal cambio di proprietà, il giornale vive tra cassa integrazione, prepensionamenti, stati di crisi, tagli ai costi e chiusura o ridimensionamento di redazioni locali. I giornalisti rivendicano di aver garantito la sopravvivenza del quotidiano attraverso sacrifici economici e carichi di lavoro crescenti, senza che a questi sia mai corrisposto un vero piano di rilancio. “Chiediamo da tempo un progetto editoriale e industriale che dia una prospettiva al giornale”, spiegava il Cdr a Ilfattoquotidiano.it nelle scorse settimane.

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“Sì, non è stato facile…”: poi Brignone blocca l’intervista e scoppia in lacrime davanti all’ex compagna di nazionale – Video

20 Gennaio 2026 ore 17:32

“Sì, non è stato facile…”. Con la voce rotta dall’emozione, Federica Brignone è riuscita a pronunciare soltanto queste parole all’inizio della sua intervista a Eurosport dopo l’ottimo sesto posto nel gigante di Kronplatz, al ritorno in gara in Coppa del Mondo a distanza di 292 giorni dall’infortunio dello scorso aprile. Poi si è commossa, è scoppiata in lacrime e ha lasciato spazio alle emozioni, senza trattenerle. Lacrime che racchiudono un lungo periodo di sacrifici fatti dopo la rottura del piatto tibiale, del perone e del legamento crociato anteriore ad aprile 2025.

E Brignone si è lasciata andare soprattutto perché dall’altra parte della telecamera, a intervistarla, c’era Francesca Marsaglia – ex sciatrice, compagna di nazionale e coetanea di Brignone – oggi commentatrice di Eurosport. Un’intervista tra giornalista e atleta si è trasformata in una chiacchierata tra amiche, con Brignone che si è sfogata piangendo e “colpevolizzando” – ovviamente in maniera scherzosa – l’ex collega: “Io volevo farvi aspettare dopo, ma tu…”, ha detto, con Marsaglia che ha risposto ridendo: “Colpa mia. Posso abbracciarti?”.

L’atleta italiana è poi tornata a commentare la sua gara sui canali ufficiali della Fisi (Federazione italiana sport invernali): “Sono stati nove mesi difficili, tostissimi e sono proprio orgogliosa. Tutti quelli che mi sono stati vicini sanno cosa è stato arrivare fino a qua. È stato tutto nuovo per me oggi a livello di emozioni: in genere quando ti presenti ad una gara sai dove sei e quali sono i tuoi obiettivi, anche a livello di performance“, ha esordito Brignone.

Poi il racconto delle emozioni vissute in gara: “Invece oggi è stato tutto nuovo, un test: anche tenere la tensione per tante ore, con le attenzioni. Sono proprio contenta di aver gareggiato oggi, avessi aspettato i Giochi sarebbe stato forse troppo“. La valdostana ora proseguirà il percorso di allenamento a Cortina, continuando il percorso di avvicinamento ai Giochi Olimpici. “Ora vado a Cortina d’Ampezzo per migliorare in velocità e capire come sto. Il programma continuerà ad essere definito giorno per giorno. Se mi troverò a mio agio su salti e nei passaggi sui dossi con gli sci lunghi, valuteremo per Crans Montana che è un’altra pista molto esigente”, ha aggiunto.

Il bilancio del rientro è comunque più che positivo. “Questa è una specie di ripartenza e sto già pensando a come andare più veloce. Sono molto contenta di oggi, è stato un po’ rompere il ghiaccio ma di certo non mi accontento”.

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Firenze, la figlia di Totò Riina esce dal carcere: obbligo di dimora a Corleone

20 Gennaio 2026 ore 17:24

Uscirà dal carcere Maria Concetta Riina, figlia del capo dei capi di Cosa Nostra. Lo ha deciso il gip di Firenze dopo l’incidente probatorio per la donna e il marito Antonino Ciavarello, entrambi indagati per estorsione aggravata dal metodo mafioso e tentata estorsione ai danni di due imprenditori toscani. Per Riina è stato disposto l’obbligo di dimora nel comune di Corleone, mentre Ciavarello resterà in carcere perché detenuto per altra causa. Lo scorso ottobre la Cassazione aveva confermato la misura della custodia cautelare in carcere per entrambi confermando la decisione del Tribunale del Riesame di Firenze che aveva accolto l’appello cautelare proposto dalla procura.

Secondo l’accusa i due avrebbero rivolto reiterate richieste di denaro, accompagnate da toni minacciosi e intimidatori tali da indurre almeno una delle vittime a cedere e consegnare una somma di denaro. “Siamo soddisfatti della decisione del giudice, che ha riconosciuto come non ci fossero più le condizioni per tenere i nostri assistiti in carcere. Attendiamo con serenità il prosieguo del processo, sicuri che ogni aspetto sarà valutato con la dovuta imparzialità e nel rigoroso rispetto delle garanzie processuali”, dice l’avvocato Francesco Olivieri.

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Campania, chiesto l’arresto per il consigliere regionale Giovanni Zannini: “Corruzione e concussione”

20 Gennaio 2026 ore 17:14

La Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) ha chiesto l’arresto per il consigliere della Regione Campania Giovanni Zannini (Forza Italia), indagato per i reati di corruzione e concussione. Nell’ambito della stessa indagine coordinata dell’ufficio inquirente guidato dal procuratore Pierpaolo Bruni è stata chiesta la misura del divieto di dimora per gli imprenditori di Castel Volturno Paolo e Luigi Griffo, padre e figlio, titolari dell’azienda Spinosa Spa, specializzata nella produzione di mozzarella di bufala campana Dop e dei suoi derivati.

Per gli inquirenti il reato di corruzione si sarebbe concretizzato con l’intervento chiesto a Zannini dagli imprenditori Paolo e Luigi Griffo che volevano realizzare un impianto per la produzione della mozzarella, ma dovevano risolvere problematiche di carattere amministrativo con la Regione Campania. Il consigliere regionale si sarebbe impegnato come presidente della Commissione Ambiente a muoversi presso gli uffici regionali ricevendo in cambio una gita su uno yacht.

La contestazione relativa alla concussione vede invece vittima un dirigente Asl, ovvero l’ex direttore sanitario Enzo Iodice – già sindaco di Santa Maria Capua Vetere nonché ex segretario del Pd provinciale – candidato in una delle liste che sostenevano Roberto Fico alle recenti Regionali. Per gli inquirenti Zannini avrebbe costretto Iodice a lasciare l’incarico di direttore sanitario – circostanza avvenuta nel settembre 2023 – perché probabilmente non voleva sottostare alle sue richieste relative ad alcune nomine.

I fatti contestati a Zannini risalgono alla precedente consiliatura regionale, quando il politico di Mondragone era presidente della Commissione Ambiente della Regione ed era un componente della maggioranza di centro-sinistra del presidente Vincenzo De Luca. Alle ultime regionali Zannini si è candidato ed è stato eletto nelle liste di Forza Italia. Il primo passaggio dell’inchiesta dell’ufficio inquirente coordinato dal procuratore Pierpaolo Bruni che vede anche altri indagati (tra cui Antonio Postiglione, all’epoca dei fatti dirigente di vertice della sanità in Campania) per i quali non sono state al momento chieste misure cautelari, risale all’ottobre 2024 quando vennero eseguite dai carabinieri una serie di perquisizioni. Come prevede la Legge Nordio, la decisione sull’applicazione delle misure sarà decisa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Santa Maria Capua Vetere dopo l’interrogatorio cui saranno sottoposti gli indagati il 4 febbraio prossimo.

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Federica Torzullo uccisa con 23 coltellate, ustioni sul volto e gamba amputata. Usata anche la benna-scavatrice

20 Gennaio 2026 ore 17:11

L’autopsia sul corpo di Federica Torzullo, la 41enne vittima di femminicidio a Anguillara Sabazia, ha rivelato la brutalità del delitto come era stato già spiegato dal procuratore capo di Civitavecchia. Secondo quanto emerso, la donna è stata colpita con 23 coltellate, di cui 4 sulle mani, segno di tentativi di difesa, mentre le restanti 19 ferite l’hanno raggiunta tra collo e volto. Le ferite sono state infette con una violenza tale che la morte della donna è apparsa rapida e terribile. Gli inquirenti avevano parlato di “molta cattiveria” e di un doppio tentativo di Claudio Carlomagno, il marito in stato di fermo per il delitto, di fare a pezzi il cadavere e di dargli fuoco.

Carlomagno è stato formalmente accusato di femminicidio. Dall’autopsia, effettuata presso l’Istituto di Medicina Legale della Sapienza a Roma, sono emerse anche ustioni al volto, al collo, alle braccia e nella parte superiore del torace, causate probabilmente dal tentativo di dare fuoco al cadavere. Le indagini hanno confermato che i colpi di coltello hanno colpito con forza l’addome e il bacino, ma anche gli arti inferiori. L’autopsia ha anche rivelato che l’intera gamba sinistra di Federica è stata amputata, mentre il torace è stato schiacciato dalla benna-scavatrice che Carlomagno aveva utilizzato per tentare di occultare il corpo.

L’uomo, attualmente recluso nel carcere di Civitavecchia, si trova in una sorta di “stato confusionale”: sostiene di non rendersi conto di quanto accaduto e afferma di non ricordare nulla. Carlomagno è costantemente sorvegliato a vista nell’infermeria dell’istituto penitenziario. Mercoledì si terrà l‘interrogatorio di garanzia. La donna era scomparsa dall’8 gennaio ed è stata ritrovata morta in una buca nell’azienda di famiglia di movimento terra, nel comune di Anguillara Sabazia, in provincia di Roma. Il 9 gennaio l’uomo ne aveva denunciato la scomparsa, ma dopo le prime indagini erano emerse molte incongruenze nel suo racconto. Gli accertamenti poi avevano portato gli investigatori dell’Arma dei carabinieri a rilevare tracce di sangue ovunque: in casa, nella macchina e sugli abiti dell’uomo.

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“Dai 22 ai 26 anni ho vissuto come se mi avessero tirato via il tappeto da sotto i piedi. Resto lucido, cerco di spegnere il ‘rumore’ che c’è attorno a me”: così Timothée Chalamet

20 Gennaio 2026 ore 17:11

Dopo aver conquistato il Golden Globe (considerato l’anti-camera degli Oscar) come Miglior attore in un film commedia, Timothée Chalamet ha presentato alla stampa italiana “Marty Supreme” di Josh Safdie, dal 22 gennaio nelle sale. Il film è ispirato alla vera storia della leggenda del ping-pong Marty Reisman. Ambientato nella New York degli Anni 50, il film racconta di Marty, un giovane pieno di ambizione che fa il commesso in un negozio di scarpe, ma sogna di diventare campione mondiale di ping pong. La pellicola è un ritratto dell’ossessione per il successo, della fame – non sana – di diventare qualcuno e dell’essere disposti a tutto – anche mentire e truffare – pur di raggiungere i propri obiettivi.

Recitare in ‘Marty Supreme’ mi ha ricordato l’ambizione degli inizi, – ha detto l’attore – quando non accettavo i ‘no’. Soprattutto nel mondo cinema, dove all’inizio solitamente ricevi moltissimi no e l’unica persona che crede in te sei tu. Marty non è di certo il personaggio più ammirevole, ma è quello che più somiglia a chi ero prima che la mia carriera prendesse il via”. Così

Il successo, però, ha un prezzo: “Dai 22 ai 26 anni ho vissuto come se mi avessero tirato via il tappeto da sotto i piedi”. L’esplosione di ‘Chiamami col tuo nome’, le nomination, l’attenzione globale: tutto insieme, tutto troppo in fretta. Oggi, a 30 anni, rivendica una nuova consapevolezza. “Sto vivendo in una specie di Truman Show, ma positivo. È tutto un sogno, ma resto lucido e cerco di spegnere il ‘rumore’ che c’è attorno a me”.

Sul set il telefono resta spento (“ti porta via la concentrazione”) e la disciplina è quasi atletica: “Il dono della mia vita è poter lavorare come attore al massimo livello. Sono cambiato e sento di non voler più fuggire da questo. E vorrei che anche gli altri miei colleghi si sentano a proprio agio nel dire che sono alla ricerca della grandezza, proprio come Marty. C’è un’energia nella cultura che è molto diversa da quando ero adolescente. L’hip hop che ascoltavo nel 2010, per esempio, era aspirazionale. Ora c’è un clima di risentimento verso quelle che sono percepite – a prescindere dal torto o dalla ragione – istituzioni ‘elitarie’, Hollywood compresa. Tutti hanno paura di dire qualcosa e hanno sensi di colpa”.

La speranza dell’attore è che molti giovani “si riconoscano nel personaggio di Marty Supreme, soprattutto quelli cresciuti nel periodo del Covid. È come il passaggio dai Beatles ai Sex Pistols. I Beatles facevano musica incredibile, poi sono arrivati i Sex Pistols che, con la loro attitudine punk, hanno detto: ‘Fanculo, ora troveremo il nostro modo di stare al mondo’. E questo lo rivedo nelle nuove generazioni. Spero che possano vedere il film e comprendere che possono inseguire i loro sogni senza vergogna e mirare in alto”.

L’attore, però, “come Bob Dylan (che ha interpretato in “A Complete Unknown”) non vuole essere una bussola morale. Ma non voglio essere nemmeno l’opposto: voglio solo fare cose belle e concentrarmi sul lavoro“.

Un ruolo che gli ha fatto conquistare un Golden Globe come Miglior attore e un posto di diritto tra i favoriti nella corsa all’Oscar. È tra i favoriti, ma davanti a lui c’è un avversario che potrebbe complicargli il cammino: Leonardo DiCaprio per ‘Una battaglia dopo l’altra’. La cerimonia degli Academy Award è domenica 15 marzo.

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“Quanto mi può costare comprarti Ryanair?”: Elon Musk lancia il sondaggio su X e partono gli insulti. L’ad della compagnia aerea O’Leary: “È un idiota, molto ricco”

20 Gennaio 2026 ore 16:55

Tra Musk e O’Leary è guerra di insulti. È bastata una scontata proposta commerciale del patron di X per far andare su tutte le furie il vulcanico padrone di Ryanair. Musk aveva infatti proposto alla compagnia privata di volo irlandese di installare sui suoi Boeing 737 (circa 600 velivoli ndr) i servizi satellitari di Starlink in modo da rendere gli aerei Ryanair dotati di una rete wi-fi durante il volo.

L’ad della compagnia aerea Michael O’Leary aveva però rifiutato la proposta: la resistenza dell’antennina del wi-fi a livello aerodinamico avrebbe incrementato il consumo di carburante degli aerei di almeno il 2% corrispondente pressappoco a una perdita di 250 milioni di dollari l’anno.

O’Leary aveva anche aggiunto che il wi-fi sarebbe stato “superfluo” per i voli di breve chilometraggio e durata, anche perché la politica di Ryanair per tenere i prezzi bassi richiede l’oramai proverbiale digiuno del superfluo in volo a livello di servizi. Musk, che ha già venduto il servizio Starlink a compagnie come Lufthansa e Scandinavian Airlines, si è permesso di rilanciare sostenendo educatamente che forse O’Leary è “male informato” sulla questione dei costi relativi al consumo superiore di carburante.

Apriti cielo. O’Leary, che non in quanto a freni e coloritura nella comunicazione non ha mai badato a limiti, in una intervista ad una radio irlandese ha definito Musk “un idiota” e X “una fogna”: “Non sa niente di aviazione e di resistenza aerodinamica, per cui non è necessario prestare attenzione a quello che dice. È un idiota, molto ricco, ma pur sempre un idiota che controlla una piattaforma come X che è una fogna”.

Non perdere la pazienza sarebbe stato difficile anche per un Giobbe, figuriamoci per un altro fumantino come Musk. “Il CEO di Ryanair è un completo idiota: licenziatelo”, ha risposto Musk su X accusando poi O’Leary di aver sbagliato”di un fattore 10” l’impatto di Starlink sul consumo di carburante. Tra i tanti commenti un utente suggerisce poi a Musk di silurare direttamente O’Leary, acquisendo Ryanair. A Musk l’onore della chiosa: “Buona idea”.

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Storica sentenza sull’amianto, un milione di risarcimento alla famiglia di un vigile del fuoco: nipoti compresi

20 Gennaio 2026 ore 16:49

Il tribunale di Genova ha condannato il ministero dell’Interno a un risarcimento di circa un milione di euro per i familiari di un vigile del fuoco della Spezia, morto a causa dell’esposizione professionale alle polveri e fibre di amianto. La sentenza, emessa dalla giudice Valentina Cingano, rappresenta un importante precedente in un lungo contenzioso che coinvolge i vigili del fuoco italiani, già vittime di numerosi casi di malattie professionali legate all’amianto. L’amianto, utilizzato in passato per la realizzazione di attrezzature e materiali di protezione, si è rivelato un nemico mortale per molti lavoratori, tra cui i vigili del fuoco, che sono stati esposti a queste sostanze altamente cancerogene durante le loro operazioni quotidiane. L’ultimo rapporto dell’Osservatorio nazionale amianto parlava di 7mila vittime in un anno.

Le evidenze della causa: esposizione continua e massiccia

Il caso riguardante il vigile del fuoco della Spezia è stato portato avanti dal sindacato Conapo, che ha assistito la famiglia del lavoratore deceduto. Il legale del sindacato, avvocato Paolo Frisani, ha sottolineato che l’esposizione alle fibre di amianto non è stata limitata a singoli eventi, ma è stata una condizione continua e massiccia durante le attività di intervento, ma anche nelle operazioni di addestramento quotidiane. Inoltre, è emerso che, fino agli anni Novanta, i vigili del fuoco erano costretti ad utilizzare dispositivi di protezione, come coperte, guanti e maschere, che contenevano amianto, senza ricevere alcuna informazione riguardo i rischi per la salute. “Abbiamo dimostrato davanti al tribunale – ha spiegato l’avvocato Frisani – che l’esposizione alle fibre di amianto non era occasionale, ma costante. Le attrezzature contenenti amianto venivano utilizzate regolarmente, mettendo a rischio la salute dei vigili del fuoco”, ha aggiunto il legale.

Il riconoscimento del danno e l’estensione del risarcimento

Un elemento particolarmente significativo di questa sentenza è il riconoscimento del risarcimento anche a favore dei nipoti del vigile del fuoco deceduto. Questo aspetto della decisione sottolinea la gravità e l’estensione del danno causato dall’esposizione all’amianto, che ha avuto ripercussioni non solo sui diretti interessati, ma anche sulle generazioni future. Non è la prima volta che un tribunale italiano riconosce i diritti dei familiari di vigili del fuoco morti a causa dell’amianto. Già in precedenti occasioni, le aule di tribunale avevano riconosciuto il risarcimento per i danni subiti dai lavoratori del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, ma questa sentenza si distingue per la sua portata e per la cifra risarcitoria che si avvicina al milione di euro.

Le richieste del sindacato Conapo: la mappatura nazionale dell’amianto

La sentenza di Genova riaccende i riflettori sulle condizioni di lavoro dei vigili del fuoco italiani, che, nonostante gli avanzamenti nella legislazione, continuano ad essere esposti a rischi sanitari legati all’amianto. A tal proposito, Marco Piergallini, segretario generale del sindacato Conapo, ha ribadito l’urgenza di un intervento concreto da parte delle istituzioni. “Chiediamo da anni la mappatura completa e aggiornata dei siti contenenti amianto su tutto il territorio nazionale. Questa sentenza dimostra ancora una volta che la mancata mappatura espone quotidianamente i vigili del fuoco, e non solo loro, a rischi gravissimi per la salute”, ha dichiarato Piergallini.

La richiesta del Conapo riguarda non solo i luoghi di lavoro, ma anche gli edifici pubblici e le infrastrutture che potrebbero contenere amianto, un materiale ancora presente in molte strutture italiane, seppur vietato da anni.

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Ance, previsioni rosee per il 2026: costruzioni in ripresa grazie all'”ultimo miglio” del Pnrr

20 Gennaio 2026 ore 16:46

Le previsioni del 2026 sono positive: gli investimenti torneranno a crescere (+5,6% su base annua), le opere pubbliche segneranno un progresso del 12% e pure il mercato della riqualificazione abitativa, dopo la depressione causata dalla fine del superbonus, potrebbe crescere del 3,5% grazie alla proroga per 12 mesi degli incentivi fiscali prevista nell’ultima legge di bilancio. Così oggi l’Associazione nazionale dei costruttori edili ha potuto affermare che il settore delle costruzioni è “il motore del pil e dell’occupazione”: tra il 2021 e il 2025, secondo l’Ance, ha generato da solo 350mila nuovi posti di lavoro, portando a un aumento del 20% dell’occupazione complessiva grazie alla realizzazione e alla manutenzione di strade, ponti, scuole, reti idriche o energetiche. Sono i dati contenuti nell’ultima edizione dell’Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni. I problemi potrebbero arrivare con la fine del Pnrr, ma Federica Brancaccio, presidente dell’associazione, ha una proposta per il governo: un grande piano per l’edilizia abitativa pubblica.

Nel 2025 non sono state comunque tutte rose e fiori: il settore delle costruzioni ha segnato una “lieve flessione” degli investimenti dell’1,1%, ma è stata molto inferiore alle attese che erano del -7%. La flessione è stata causata principalmente dal calo dell’edilizia abitativa (-15,6%), solo in parte compensata dalla “forte spinta delle opere pubbliche trainate dal Pnrr” (+21%). Nelle previsioni per il 2026, gli investimenti dovrebbero però tornare positivi (+5,6%) grazie al rush finale per “l’ultimo miglio” del Piano nazionale di ripresa e resilienza che “traina il comparto”. Oltre alla spinta delle opere pubbliche (+12%), si prevede una crescita anche della riqualificazione abitativa grazie alla proroga degli incentivi fiscali (+3,5%).

Sul Pnrr, comunque, “noi abbiamo resistito alle preoccupazioni e alle pressioni, legittime, che avevamo. In nessuna intervista, in nessuno scritto dell’Ance voi avete mai visto la richiesta di una proroga perché ci teniamo moltissimo che questo diventi non il ‘Paese delle proroghe’ ma della certezza degli investimenti, della spesa, delle riforme. Non serve una proroga, ma la flessibilità sì”, ha sottolineato Brancaccio. “Una delle preoccupazioni che abbiamo è proprio questa: ci sarà questa flessibilità?. Siamo a gennaio 2026, le imprese sono non pressate, che sarebbe sano e normale, ma vivono ‘stalkerizzate’ dalle stazioni appaltati che minacciano solo penali e risoluzioni di contratti”. Una situazione, dunque, di “incertezza” che incrocia la gestazione del Dl Pnrr. “Siamo alle soglie di un dl che si pone tema quello del raggiungimento degli obiettivi, e vorremo sapere: una volta fatta la rendicontazione a marzo, poi?”, ha spiegato Brancaccio. “Ci sarà un periodo di fermo, siamo salvi dalle penali, ci sarà la sospensione dei lavori per poi avere fondi per completarli?”. Sono le domande che si pongono le imprese, “non è polemica”, assicura la presidente. L’obiettivo deve essere “evitare incidente percorso: abbiamo fatto tanti e tali sforzi, tutti in questo Paese, per fare bella figura in Ue, un incidente di percorso a fine gara sarebbe un peccato”. Ecco perché secondo Piero Petrucco, vicepresidente Ance per il Centro Studi, ha affermato che “il Pnrr è sotto tutti i punti di vista una stagione di efficienza che non dobbiamo disperdere, dove il nostro Paese non solo è riuscito a spendere di più e più velocemente ma ha speso meglio, raggiungendo obiettivi e innovando i processi. Un modello virtuoso che ha contagiato tutti: amministrazioni pubbliche, come i Comuni che hanno registrato performance di spesa inimmaginabili fino a poco tempo fa, ma anche le grandi stazioni appaltanti e le imprese che hanno dimostrato grande capacità realizzativa. Grazie al Pnrr, infatti, le imprese strutturate e con più qualità hanno trovato più spazio e si sono rafforzate sotto il profilo dimensionale e della redditività riducendo l’indebitamento, dimostrando così di aver operato con responsabilità e maturità finanziaria”, ha aggiunto Petrucco.

Da qui la proposta dell’Ance al governo: “Dare una casa da abitare tutti i cittadini è il futuro del Paese, quindi un piano casa, utilizzando sempre il modello del Pnrr, è ormai una esigenza indifferibile. Lo ha capito l’Europa, lo ha capito il nostro governo, noi lo diciamo da anni, il futuro passa per investire nelle città, nell’abitare e nel futuro del nostro Paese”, ha sostenuto Brancaccio. Dei 15 miliardi potenzialmente attivabili tra fondi italiani e fondi europei evidenziati dall’Ance, il governo ha individuato – secondo l’associazione – 7 miliardi, in aumento rispetto ai 2 previsti in precedenza, anticipando la spesa e rafforzando la governance. “La prima cosa è la governance, poi immaginare un ventaglio di strumenti finanziari e di credito, dei cosiddetti fondi pazienti che possono assistere in questo grande piano che non durerà uno o due anni, pensate che il piano Fanfani è durato ben 15 anni”. I fondi disponibili, secondo la scheda dell’Ance, sono 970 milioni del Fondo per il contrasto al disagio abitativo dal 2026 al 2030, circa 2,9 miliardi della politica di coesione europea e nazionale 2021-27 e 3,2 miliardi del Fondo sociale per il clima 2026-32. Vedremo se la proposta coglierà nel segno: tutto sta nel definire che debba essere il beneficiario delle politiche abitative.

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Tornerei anche gratis a fare il medico in Calabria: ma, caro Occhiuto, manca pure l’ospedale

20 Gennaio 2026 ore 16:43

di Angelo Bianco

Caro on. Occhiuto, Lei mi offende, due volte.
Io sono a tra quanti lei ha destinato il suo accorato appello “medici calabresi, tornate, vi pagheremo di più”, io sono un medico calabrese, emigrato al nord. Riducendo la risoluzione del problema della sanità calabrese con l’offerta di una questua, quasi fosse la réclame di “due al prezzo di uno”, lei mortifica il professionista, che non è un mercenario, e il calabrese, che non è un traditore.

Onorevole, lei, così, ha offeso due piccioni con una fava, assai indigesta, e dimostra di non capire le ragioni della disaffezione dei medici (e non) calabresi per la Terra che lei amministra o, forse, le fa più comodo far finta di non capire. Lei è un politico di lungo corso, preferisce buttare la palla in tribuna, fa melina, la sanità è una partita difficile, un pareggio le fa sempre comodo, piuttosto, che giocare, veramente, per vincere, rischiando la sconfitta.

Lei fa finta di non capire che io in Calabria ci tornerei gratis, non ho davvero bisogno di un set di pentole o un completo di lenzuola matrimoniali per convincermi a tornare al mio paese. Non è il vil denaro, che secondo lei tutto muove, che mi rimetterebbe sul treno del Sud per far ritorno a Paola e, poi, di corriera fino ad Acri, al mio Ospedale. Mi perdonerà, ho 59 anni, sono andato via dalla mia terra che ne avevo 18, quando parlo del mio paese mi assale la nostalgia canaglia.

Che stupido che sono, ha ragione, non c’è più il treno del sud, adesso c’è l’alta velocità, anzi no, c’è l’Inter city, in ritardo.
E non c’è più la corriera, ci sono i bus a due piani di Salvini, anzi no, c’è da sperare che un mio amico mi venga a prendere alla stazione, molti trasporti interregionali sono stati soppressi. E, soprattutto, non c’è manco più l’ospedale, il Beato d’Angelo di Acri.

Adesso c’è qualcos’altro, lo hanno chiamato con un aggettivo diverso di volta in volta, a mescolare le carte, illudendo la forma, depauperando la sostanza, medico dopo medico, reparto dopo reparto: bisognava ottimizzare ma vandalizzare rende meglio il concetto. Era prima l’ospedale di “zona montana” che non ho mai capito perché lo si volesse specificare, Acri lo è un paese montano, forse, era per suggellare una metafora, un avvertenza perché ogni servizio si dovesse ottenere come al termine di una scalata di montagna, è pari fatica.

È Diventato poi Spoke di “zona disagiata” e questo mi è più facile capirlo, è intuitivo. Il mio ospedale era il nostro vanto, assistenza e cura erano assicurata a tutti, dal colpo della strega al resto. Adesso, al bisogno c’è da portare anche la scopa alla fattucchiera, altrimenti rimane seduta, in attesa, al PS, c’è rimasto solo quello.

Caro governatore, lei crede davvero che un medico calabrese possa essere attratto da trenta denari in più? Questa è la somma, si questa metaforica, con la quale avete tradito la nostra speranza di ritornare con indosso il nostro bel camice bianco, quando sentivamo il capostazione gridare “Paola, stazione di Paola”.

Avete saccheggiato ogni lira e poi ogni euro, favorendo le nomine politiche, sacrificando il merito, umiliando la dignità civica, elevando “il favore” a legge, la conoscenza a passepartout per aprire le porte del bisogno, del lavoro, del dolore, di chi è costretto a lunghe attese per un esame che non può aspettare, salvo attingere al privato, ma non tutti, poi, possono permettersi un cardiochirurgo di fiducia, lei questo, almeno, lo sa, lei ha potuto.

La Calabria, oggi, non è attrattiva a nessun prezzo perché abbiamo perso la speranza che possa cambiare per quella che vorremmo fosse, legale, morale, meritocratica, capace, giusta e le ultime elezioni passerella ne sono la prova, tra chi ha vinto e che non poteva perdere, e chi non ha vinto ma ha perso due volte andando via. Onorevole, la smetta di imbonirci con promesse da Eldorado city, non c’è oro nel nostro mare, l’unica cosa di valore che ha dato sono i bronzi di Riace, poi, solo tante, troppe, facce di bronzo ma non hanno lo stesso valore.

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Incidenti e sicurezza ferroviaria: l’espansione di Fs all’estero è davvero un profitto per l’Italia?

20 Gennaio 2026 ore 16:41

Il grave incidente ferroviario avvenuto nei pressi di Adamuz, in Andalusia, ripropone con forza il tema della sicurezza ferroviaria non solo in Spagna, ma in tutta Europa.

Il treno ad alta velocità Frecciarossa 1000, gestito dalla società ferroviaria Iryo, controllata da Fs International che fa parte del Gruppo Ferrovie dello Stato, era partito da Malaga ed era diretto a Madrid. Sono deragliati gli ultimi tre vagoni del convoglio, che hanno invaso la linea adiacente sulla quale stava transitando un treno delle ferrovie spagnole (Renfe) diretto a Huelva. L’impatto tra i due convogli ha fatto precipitare alcune carrozze sotto un terrapieno a circa quattro metri di profondità. Lo scontro ha causato, a tutt’oggi, 41 morti e 150 feriti.

In attesa di un approfondimento delle indagini, questo incidente riporta alla mente un’altra sciagura avvenuta in Grecia, a Tempe, in Tessaglia, dove un treno Intercity, gestito da una società (TrainOSE, oggi Hellenic Train) controllata al 100% dal gruppo FS, provocò 57 vittime e oltre 85 feriti nello scontro con un treno merci. È purtroppo così che l’opinione pubblica nazionale è venuta a conoscenza dell’internazionalizzazione delle attività del gruppo ferroviario italiano, solo in occasione di questi gravi incidenti. È da qui che oggi si può prendere spunto per chiedersi se tali “operazioni imprenditoriali” siano realmente profittevoli — economicamente, tecnologicamente e strategicamente — per il nostro Paese.

Negli ultimi anni le FS hanno varato un piano di espansione dell’Alta velocità che, con la liberalizzazione delle reti continentali, ha coinvolto non solo la Spagna, ma anche Grecia, Francia, Germania, Austria e Svizzera. Oltre al successo in termini di traffico dell’alta velocità italiana, va però ricordato che i conti economici di questo segmento non risultano particolarmente positivi per il gruppo FS e che il sistema si regge in larga parte grazie ai sussidi statali. Un sistema che avrebbe bisogno di un vero “tagliando”, vista la saturazione delle linee e gli effetti negativi — minore manutenzione, riduzione degli spazi nei nodi — che hanno penalizzato il trasporto pendolare.

Il business dell’Alta velocità appare poco chiaro. Se in Italia può essere compreso un consistente sostegno pubblico ai treni AV — anche se il “tagliando” resta necessario, visto il peggioramento della puntualità — diventa invece difficile spiegare il costo dell’aggiudicazione, nel 2017, della gara per i treni ellenici, pari a 45 milioni di euro, in assenza di altri acquirenti. A ciò vanno aggiunti, dal 2023, i costi legati all’incidente di Tempe, per il quale, in occasione del suo secondo anniversario, i familiari delle vittime hanno riempito di proteste le piazze greche, ancora in cerca di verità e di indennizzi.

Per Iryo (51% FS, 25% Air Nostrum,24%Globalvia), nata nel 2021, FS ha investito somme rilevanti per l’acquisizione del pacchetto di maggioranza, mentre recentemente la società ha stanziato un miliardo di euro per l’acquisto di 20 nuovi treni Frecciarossa 1000, prodotti in Italia da Hitachi e Alstom (aziende che, tuttavia, non sono italiane).

Con una certa insistenza, a poche ore dal deragliamento, ha preso piede l’ipotesi che la causa dell’incidente sia da ricercare in un cedimento infrastrutturale, in particolare di una saldatura che teneva insieme due rotaie lunghe. Una tipologia di incidente che riporta alla mente il caso di Pioltello, dove otto anni fa la rottura di un giunto provocò il deragliamento di un treno regionale diretto a Milano: tre donne persero la vita e si contarono oltre cento feriti. RFI, solo dopo alcuni giorni di indagini, fece emergere l’ipotesi del cedimento di un giunto usurato, ipotesi che venne poi confermata come causa del disastro. Una gravissima ed evidente carenza manutentiva, anche perché il problema era noto e l’intervento di riparazione era stato ripetutamente rinviato. Tale responsabilità fu successivamente accertata anche in sede processuale.

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Il Tar annulla il provvedimento del Comune di Bologna che ha istituito la Città 30: “Motivazioni generiche”

20 Gennaio 2026 ore 16:39

È stato il primo capoluogo di provincia italiano ad adottare il modello “Città 30. Adesso però il Tar dell’Emilia-Romagna ha accolto il ricorso dei tassisti e ha annullato il provvedimento con cui il Comune di Bologna ha istituito il limite di velocità a 30 chilometri orari nel centro cittadino. In particolare viene annullato il Piano particolareggiato del traffico urbano e le ordinanze istitutive delle zone in cui il limite di velocità è stato abbassato a 30 km/h, “fermi restando gli ulteriori provvedimenti che l’Amministrazione intenderà adottare”. Un modello, quello della Città 30, che è stato adottato anche pochi giorni fa dal Comune di Roma nel centro storico.

Le “motivazioni generiche”

Il ricorso è stato originariamente proposto da due tassisti (poi rimasto solo uno) operanti nel territorio di Bologna, i quali “lamentavano – si legge nel provvedimento – il fatto che l’imposizione generalizzata del limite dei trenta chilometri orari avrebbe comportato tempi di percorrenza quasi doppi, con la conseguente riduzione del numero delle chiamate a cui rispondere e notevole contrazione del guadagno, per buona parte legato alla quota fissa richiesta per ogni corsa che va dai 3,40 euro ai 6,10 euro o addirittura 11,00 euro dall’aeroporto”. I giudici amministrativi hanno dato ragione ai ricorrenti che ritenevano che “le ordinanze che hanno individuato le ‘zone 30′” fossero “corredate da motivazioni generiche” senza puntualizzare “quali dei presupposti di legge sia stato di volta in volta ravvisato”. Provvedimenti che interessano “nel loro complesso il 70 % del territorio della città metropolitana, così escludendo in radice che possa trattarsi di imposizione di limiti più restrittivi motivata dalla particolarità della specifica realtà locale considerata”. Ne deriva, si legge nella sentenza del Tar, “la violazione dei limiti alla competenza regolatoria del Comune in materia di circolazione e sicurezza stradale, avendo, quest’ultimo, introdotto un nuovo limite di velocità generalizzato e non anche, così come consentito dalla legge, da applicarsi a singole strade presentanti caratteristiche peculiari rispetto ad ogni strada urbana”. “A prescindere dai positivi e desiderabili effetti di riduzione degli incidenti avvenuti nel 2024 e 2025 e delle vittime, cionondimeno l’individuazione delle strade assoggettate al limite di 30 km/h non risulta essere avvenuta nel rispetto della vigente normativa”, scrivono i giudici. Il ricorso era stato inizialmente respinto dal Tar, poi nel luglio del 2025 il Consiglio di Stato ha annullato la sentenza chiedendo al tribunale amministrativo di pronunciarsi nuovamente nel merito.

Lepore: “Città 30 va avanti”

“La sentenza del Tar pone questioni burocratiche sugli atti alle quali siamo pronti a rispondere, ma conferma una cosa importante: la funzione pianificatoria del Comune sui limiti di velocità. La Città 30 quindi andrà avanti“, commenta il sindaco Matteo Lepore. “Le vittime della strada e i loro familiari ce lo chiedono e noi siamo con loro, con l’obiettivo che abbiamo sempre avuto e rivendicato: salvare vite sulla strada, ridurre e prevenire gli incidenti e in questi due anni abbiamo dimostrato che è possibile”, conclude il primo cittadino di Bologna. Secondo i dati forniti dal Comune, anche nei primi 6 mesi del secondo anno di Città 30 venivano confermati i trend positivi: meno incidenti, morti e feriti, più spostamenti in bici e bike sharing, flussi veicolari che continuano a calare e meno inquinamento da traffico con il dato più basso degli ultimi 10 anni. Gli analisti – spiegava il Comune – evidenziano il calo del numero delle persone decedute sulla strada (5, come nel primo semestre 2024 cioè il 33,3% in meno del pre Città 30). Diminuiscono gli incidenti stradali (di oltre il 15%) e i feriti (di poco più del 5%). Calano gli incidenti più gravi (-21%), classificati dal 118 con “codice rosso”.

La soddisfazione di Fdi e Lega per la sentenza

Introdotta il primo luglio del 2023 sul territorio comunale (fatta eccezione per le strade ad alto scorrimento) in via sperimentale e poi ufficialmente dal 16 gennaio 2024, la Città 30 a Bologna era stata fortemente contestata dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini e dai partiti di destra. E oggi il primo a esultare è il partito della premier Giorgia Meloni, che fa sapere di essere stato tra i promotori del ricorso tramite il proprio europarlamentare Stefano Cavedagna. “Il Tar ha accolto i ricorsi annullando le ordinanze, rimarcando l’illegittimità dell’azione del Comune che ha operato fuori dalle proprie competenze per meri scopi propagandistici”, dichiara Galeazzo Bignami, capogruppo di Fdi alla Camera dei Deputati. Immediato anche il commento del leader della Lega: “Bene la decisione del Ta. Il nuovo codice della strada approvato un anno fa dimostra la nostra attenzione alla sicurezza stradale, che però va fatta con buonsenso e non con provvedimenti ideologici che danneggiano i cittadini e tradiscono lo spirito delle Zone 30, pensate appositamente per proteggere alcune aree sensibili”, ha dichiarato Salvini.

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“Ho seguito il funerale di mia nonna su Facetime, poi ho giocato contro l’Inter e mi sono strappato”: la rivelazione di Gosens

20 Gennaio 2026 ore 16:23

“Dovevamo giocare alle 20.45 contro l’Inter e alle 16.00 mio papà mi ha chiamato su FaceTime per il funerale di mia nonna“. Così Robin Gosens nel corso del suo podcast Wie Geht’s, dove invita ex calciatori o altri personaggi influenti dello sport tedesco per un’intervista. L’esterno della Fiorentina – nel corso della lunga puntata con Per Mertesacker, ex difensore dell’Arsenal e della nazionale tedesca – ha svelato un episodio che risale al 29 ottobre 2025, quando la Fiorentina è scesa in campo a San Siro contro l’Inter, perdendo per 3-0.

Il club viola era ultimo in classifica, non aveva ancora vinto in campionato e stava attraversando un momento complicatissimo, con una situazione decisamente peggiore rispetto a quella attuale. “Io non ho mai chiesto il permesso di andare al suo funerale, perché in un momento così delicato per la squadra non avrei mai voluto lasciare il gruppo e andare via, mi sarei sentito in colpa a lasciare la squadra da sola”, ha raccontato Gosens. Nessuno sapeva della morte della nonna, nemmeno l’allora allenatore della Fiorentina Stefano Pioli: “È una persona molto empatica e mi avrebbe detto di tornare in Germania“, ha spiegato Gosens

Poche ore dopo è sceso in campo con la Fiorentina nel difficile match di San Siro contro l’Inter: “Sono entrato in campo alle 20:45 ed ero completamente sopraffatto dalle emozioni, non riuscivo nemmeno a trovare la strada per il tunnel. Non ero libero mentalmente“, ha raccontato l’esterno. Che poi ha aggiunto: “Credo che se sei ultimo, anche tu sei responsabile del disastro della tua squadra. Ma se non sei sereno mentalmente, non lo sei neanche fisicamente e infatti dopo 70 minuti, bam! Uno strappo muscolare. Non è stato un caso”.

Un infortunio che l’ha tenuto fuori per due mesi: Gosens è infatti poi tornato in campo il 27 dicembre. “Il lato umano deve sempre avere la priorità. In queste situazioni bisogna avere la mente lucida e dire: ‘Vai dove ritieni sia più importante’. Avrei dovuto parlarne anziché tenerlo per me. Anche perché per quell’infortunio sono rimasto fuori a lungo”, ha concluso Gosens prima poi di proseguire l’intervista con Mertesacker.

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Netflix modifica l’offerta per l’acquisizione di Warner Bros Discovery: ora è tutta in contanti

20 Gennaio 2026 ore 16:11

L’accordo di acquisizione della Warner Bros Discovery da parte di Netflix sembra più vicino. Mentre l’offerta di Paramount sembra avere meno chance. La piattaforma di streaming globale ha annunciato che la transazione sarà interamente in contanti. “L’accordo rivisto semplifica la struttura della transazione, offre maggiore certezza di valore per gli azionisti di Wbd e accelera il percorso verso il voto degli azionisti di Wbd”, spiega una nota. Il consiglio di amministrazione ha infatti approvato la scelta all’unanimità: l’offerta vale 27,75 dollari per ogni azione Warner. L’amministratore delegato David Zaslav ha dichiarato che questa mossa avvicina l’unione delle due società. Il co-amministratore delegato di Netflix, Ted Sarandos, ha ricordato che “il consiglio di amministrazione di Warner continua a sostenere e a raccomandare la nostra transazione”.

Secondo l’accordo originale, risalente allo scorso 5 dicembre, gli azionisti di Wbd avrebbero ricevuto 23,25 dollari in contanti e altri 4,50 dollari in azioni ordinarie di Netflix, per un valore dell’offerta di 82,7 miliardi di dollari (79,4 miliardi di euro).

Lunedì scorso, Paramount Skydance aveva presentato una causa contro Warner Bros per forzare l’azienda a scoprire i dettagli dell’offerta presentata da Netflix, dopo che il Cda di Hbo Max ha ripetutamente considerato superiore la proposta di fusione avanzata dalla piattaforma di streaming. In questo senso, la settimana scorsa, la dirigenza di Wbd ha deciso di respingere “all’unanimità” l’offerta di Psky, modificata il 22 dicembre per includere una garanzia personale irrevocabile di Larry Ellison, cofondatore di Oracle e padre di David Ellison. Il presidente del consiglio di Wbd e proprietario di Hbo Max, Samuel di Piazza, ha affermato che la proposta della Paramount era “insufficiente”.

Il presidente degli Usa Donald Trump si era detto preoccupato dell’eccessiva quota di mercato che verrebbe conquistata nel settore dello streaming in seguito all’accordo. La vicenda continua a far discutere, dopo che la piattaforma ha annunciato la volontà di “ripetere la trama tre o quattro” all’interno dei film e l’ambizione di lasciarli in sala per 45 giorni.

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I lavori di saldatura del binario e le rotaie sensibili agli sbalzi termici: su cosa punta l’indagine sull’incidente dei treni in Spagna

20 Gennaio 2026 ore 16:11

La rotaia che si crepa proprio all’altezza della saldatura, nel punto di maggiore debolezza. Una, due, tre ruote riescono comunque a passare. Poi la frattura si allarga, fino a quando a una carrozza – la sesta – manca l’appoggio per superare quei 30 e più centimetri di vuoto. A quel punto, il disastro è compiuto. Tre vagoni sbandano, escono dal tracciato a oltre 200 chilometri orari, invadono i binari che corrono paralleli nella direzione opposta, si accartocciano. Venti secondi e arriva a tutta velocità un altro treno che si trova le rotaie impegnate dalle carrozze deragliate. L’impatto è devastante: oltre 40 morti e altrettanti feriti ospedalizzati.

Il “punto zero” dell’incidente di Adamuz

Il punto zero del disastro di Adamuz, il paesino dell’Andalusia dove si è consumato uno dei più gravi incidenti ferroviari nella storia della Spagna, è quello lì: il pezzo di rotaia mancante. A quasi 48 ore di distanza dallo scontro, gli investigatori nutrono pochi dubbi sull’origine. Tutto il resto è da ricostruire nei dettagli. A iniziare dai lavori che hanno interessato la linea a maggio e ai controlli nei mesi successivi.

La saldatura della rotaia e le ispezioni

Secondo El Pais, il luogo esatto dell’incidente aveva superato, due mesi fa, una doppia ispezione di sicurezza da parte dell’Adif, l’ente che gestisce l’infrastruttura ferroviaria spagnola. Eppure quando sono state sostituite le rotaie nell’ambito dei lavori di ammodernamento della tratta – stando agli esperti citati da El Espanol – la saldatura sarebbe “stata eseguita manualmente, non elettricamente”. Un aspetto questo che, secondo il sito spagnolo, sarebbe uno dei nodi dell’inchiesta appena partita.

Cosa succede alla rotaia con il freddo

Sicuramente, come aveva accennato già lunedì Ilfattoquotidiano.it, gli interventi sull’infrastruttura negli scorsi mesi possono essere stati un momento critico che si è poi riverberato in una catena di errori fino al disastro, sul quale potrebbe aver influito anche il clima rigido di domenica sera con una temperatura attorno allo zero termico. Due diversi esperti hanno spiegato al Fatto che il momento della posa dei binari è una fase molto delicata poiché i materiali che compongono le rotaie sono soggetti a fenomeni di dilatazione e contrazione a seconda delle temperature. Quando fa particolarmente freddo, le rotaie vanno in “tiro”, cioè tendono a diminuire sensibilmente la loro lunghezza. L’esatto contrario avviene con il caldo.

La posa delle rotaie, le prescrizioni e i controlli

Per questo esistono delle tabelle di posa che dovrebbero permettere al binario di resistere tranquillamente allo stress legato agli sbalzi termici. Le tabelle prescrivono rigidamente a quale distanza mettere le estremità a seconda della temperatura nel momento di posa tenendo come termine di regolazione la “temperatura neutra”, cioè quella alla quale la tensione meccanica è nulla e il binario è in un momento di zero stress. Non solo: dopo la posa e la saldatura – che solitamente avviene con una colata alluminotermica o elettricamente – si effettuano regolazioni periodiche tramite sistemi meccanici o elettronici per azzerare le tensioni. Tutto questo è stato fatto a regola d’arte?

I dubbi degli scorsi mesi

Per El Espanol, un primo errore avrebbe riguardato il metodo di saldatura. Non si sa nulla, al momento, riguardo le regolazioni successive. È certo, invece, che alcuni parlamentari del Partito Popolare avessero presentato un’interrogazione per i problemi di alcune giunzioni in quella tratta e, ad agosto, i macchinisti del sindacato Semaf avevano segnalato una “degradazione profonda e veloce del materiale rotabile”. E gli investigatori spagnoli, martedì, hanno posto grande attenzione anche sulle ruote del treno Iryo, quello deragliato, durante i loro sopralluoghi.

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Crans-Montana, Bild: “I Moretti contattarono società di aviazione privata”. La denuncia di un’avvocata di parte civile

20 Gennaio 2026 ore 16:09

A quasi tre settimane dal devastante incendio che ha distrutto il locale Le Constellation a Crans-Montana, dove sono morte 40 persone e 116 sono rimaste ferite, sono i giornalisti che stanno fornendo un quadro completo su quanto avvenuto prima, durante e dopo il rogo. Secondo il quotidiano tedesco Bild, Jacques Moretti, uno dei proprietari del locale, avrebbe tentato di organizzare una fuga all’estero con l’aiuto di un operatore di aviazione privata. La notizia, se confermata, aggiunge un ulteriore elemento di gravità alla vicenda, facendo pensare a un tentativo di eludere la giustizia. Anche se nei giorni scorsi Moretti e la moglie Jessica, tramite i legali, hanno fatto sapere che non hanno nessuna intenzione di sottrarsi alla giustizia, pur negando negano responsabilità per quanto accaduto.

Secondo la lettera inviata dall’avvocata della parte civile, Nina Fournier, alla Procura del Canton Vallese, sarebbero stati presi contatti con una compagnia di aviazione privata per organizzare un’eventuale evasione, un fatto che la Procura – fortemente criticata dai legali delle parti civili – dovrà valutare anche ai fini della liberazione dell’arrestato. La lettera, visionata da Bild, anticipa anche uno dei temi centrali degli interrogatori previsti per martedì. Al momento, la sua liberazione potrebbe avvenire dietro il pagamento di una cauzione pari a 200.000 franchi (circa 215.000 euro), versati da un generoso amico anche per la moglie.

“Milano non resterà in silenzio”

Nel frattempo, l’Italia non rimane a guardare. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha annunciato che il Comune di Milano si costituirà parte civile nel processo per chiedere giustizia per le vittime, tra cui due giovani milanesi, Chiara Costanzo e Achille Barosi, deceduti nell’incendio. Dopo aver visitato i feriti ricoverati presso l’ospedale Niguarda, Sala ha espresso la ferma volontà dell’amministrazione di essere “vicina alle famiglie”, senza cercare protagonismo ma con l’intenzione di garantire il sostegno e la giustizia necessaria. Il sindaco ha ribadito che il Comune sta valutando con la sua avvocatura la forma migliore per intervenire nel processo e partecipare attivamente al fianco delle vittime.

Sala ha poi sottolineato come la tragedia non sia frutto del caso, ma di “errori” che vanno ricostruiti con attenzione. “La nostra città non intende restare in silenzio. Dobbiamo chiedere giustizia”, ha dichiarato, aggiungendo che Milano, insieme all’Italia, deve supportare le famiglie coinvolte in questa tragedia, chiedendo che vengano fatti pienamente luce sugli errori e le negligenze che hanno permesso una simile strage.

Autopsie in corso sui corpi delle vittime italiane

Nel frattempo, le indagini proseguono anche in Italia. Per Chiara Costanzo e Achille Barosi, i due giovani milanesi rimasti uccisi nell’incendio, sono previste le autopsie – che non sono state diposte in Svizzera ma dagli inquirenti italiani – per determinare con precisione le cause della morte. Secondo fonti ufficiali, l’autopsia, che si svolgerà nella giornata di mercoledì, includerà un esame approfondito con l’ausilio di una TAC, per stabilire se le vittime siano morte per asfissia, schiacciamento o per altri fattori. I genitori dei ragazzi sono assistiti dai loro avvocati e hanno nominato medici legali per seguire l’indagine e far luce sulle esatte dinamiche della tragedia. Le autorità italiane, tramite la Procura di Roma, hanno aperto un fascicolo per omicidio plurimo colposo, lesioni colpose e incendio, ma l’inchiesta è ancora a carico di ignoti, in attesa di chiarimenti sulle responsabilità.

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“Uno mi frena davanti, gli vado quasi addosso e gli faccio oh oh cogl**ne. Così nasce Oh oh cavallo. Era il pezzo che mi mancava”: Roberto Vecchioni e il segreto di “Samarcanda”

20 Gennaio 2026 ore 15:46

È diventato virale il video in cui il cantautore Roberto Vecchioni, ospite giovedì scorso a “Splendida Cornice” di Geppi Cucciari, ha raccontato come è nato uno dei ritornelli più famosi della musica italiana. La canzone in questione è “Samarcanda”, brano del 1977, che ha come ritornello: “Corri cavallo, corri, ti prego fino a Samarcanda io ti guiderò. Non ti fermare, vola, ti prego. Corri come il vento, che mi salverò…Oh oh cavallo, oh, oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh, cavallo, oh oh“.

In molti si sono chiesti perché l’artista abbia scelto come frase perno proprio “Oh oh cavallo” e la spiegazione è arrivata anche in televisione, oltre che nel libro “L’orso bianco era nero. Storia e leggenda della parola“.

“Avevo fatto la canzone mentalmente in autostrada mentre mi dirigevo a Bologna. – ha detto a Geppi Cucciari – Ma mancava quella cosa brillante che poi c’è stata, quella frase che facesse capire che la canzone ‘spaccava’. Ecco, come si dice oggi, come dicono oggi, ragazzi. E allora arrivo a Bologna e uno mi frena davanti…Io sto per andargli addosso e gli faccio ‘Oh, oh, coglione !’ Ed è lì che è venuto ‘Oh, oh, cavallo!'”.

“Oh oh cavallo” nasce in autostrada. Uno mi frena davanti, gli vado quasi addosso e gli faccio “oh oh coglione” #splendidacornice pic.twitter.com/GWwR1nI1FT

— Il Grande Flagello (@grande_flagello) January 19, 2026

Le note di “L’ orso bianco era nero. Storia e leggenda della parola”

“Questo libro ha a che fare con la linguistica come io assomiglio a un orso bianco o se preferite nero. Non ho nessuna intenzione di sciorinarvi un’opera corretta, metodica, e men che meno colta, accademica, incomprensibile ai più e infine del tutto inutile a chi sfaccenda pieno di cazzi suoi col tempo che vola. D’altronde non ho neanche voglia di mortificare una scienza (arte?) meravigliosa riducendo tutto all’osso e tirar fuori un “bigino” per deficienti. L’intento è un altro: è quello di farvi innamorare. Avete letto bene! Farvi innamorare della parola. Penserete “questo è matto”. Scommettiamo? Sono i miei ottant’anni d’amore, raccolti da decine e decine di fogli sparsi qua e là nel tempo, stipati in block-notes, quaderni, schemi per lezioni, sghiribizzi personali, letture sottolineate, ricerche notturne, confronti, domande infinite, scoperte mai immaginate da altri, un gioco famelico a sapere e chiarire, un’ubriacatura di luci intermittenti, ipnotiche, fatali, perché più ci entravo in quelle parole, più sentivo una foga irrefrenabile a entrarci, e capivo, comprendevo a pieno la “vera” essenza di tutto, la corposità, la fisicità di quelli che pensiamo solo suoni e invece sono codici risolti perché perfette in noi si rivelino le emozioni, le commozioni nostre e degli altri; le parole sono un groviglio logico di foni, suoni che specchiano l’uomo. Questa era la mia felicità”.

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Abusi su sette piccole alunne, chiesti 10 anni e 4 mesi per maestro di musica che fu arrestato in flagranza

20 Gennaio 2026 ore 15:42

Gli agenti erano intervenuti scuola, dopo aver analizzato le immagini registrate da microspie e telecamere installate nell’istituto, e lo avevano arrestato. A poco meno di un anno dal blitz nelle aule di una scuola primaria, la pm di Milano Alessia Menegazzo ha chiesto, nel processo con rito abbreviato, una condanna a 10 anni e 4 mesi di reclusione per un maestro di musica, che insegnava fino al febbraio dello scorso anno in una scuola elementare del capoluogo lombardo, accusato di violenza sessuale aggravata e anche di un episodio di adescamento ai danni di sette alunne di meno di 10 anni.

L’uomo, 45 anni, era stato arrestato in flagranza il 10 febbraio del 2025 dopo essere stato sorpreso nel corso degli abusi dalle microcamere posizionate nella scuola dal Nucleo tutela donne e minori della Polizia locale, che ha condotto le indagini.

Poi, la giudice Alessandra Di Fazio aveva convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere. Il 45enne, che aveva sostenuto di essere stato frainteso, è tuttora detenuto. Le indagini erano proseguite con l’ascolto, in audizioni protette, di altre presunte vittime, dopo le prime individuate, e anche attraverso incidenti probatori.

Dagli atti risulta che l’uomo avrebbe anche minacciato le alunne dicendole che le avrebbe “bocciate” e avrebbe commesso le violenze anche in aule vuote o in “un ripostiglio”, oltre che alla presenza, a volte, di altri alunni in classe. L’inchiesta era scaturita da una segnalazione alla Procura del 10 gennaio dello scorso anno da parte della dirigente scolastica. La richiesta di condanna è stata formulata dalla pm nell’udienza di ieri e la sentenza del giudice per l’udienza preliminare, Domenico Santoro, è prevista per il 5 febbraio.

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Von der Leyen a Davos: “I dazi Usa contro gli alleati sono un errore, la nostra risposta sarà ferma”

20 Gennaio 2026 ore 15:32

“I dazi aggiuntivi proposti” dal presidente Usa Donald Trump “sono un errore, soprattutto tra alleati di lunga data”: “l’Ue e gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo commerciale lo scorso luglio. E in politica, come negli affari, un accordo e’ un accordo. E quando degli amici si stringono la mano, deve significare qualcosa”. Lo ha detto la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, al vertice di Davos, in Svizzera, evidenziando che la risposta europea sarà “ferma, unita e proporzionata”. “Consideriamo il popolo degli Usa non solo come nostri alleati, ma come amici. Trascinarci in una pericolosa spirale discendente finirebbe solo per aiutare gli stessi avversari che entrambi siamo impegnati a tenere fuori dal nostro orizzonte strategico”, ha sottolineato.

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“Portò la madre in un bosco e la uccise per intascare la pensione”, 62enne condannato all’ergastolo

20 Gennaio 2026 ore 15:25

C’è chi in un passato recente, per intascare la pensione, si è travestito dalla madre o chi l’ha tenuta murata in armadio. Ma la storia che arriva dal Piemonte è molto più drammatica perché l’anziana in questo caso, secondo l’accusa, era stata portata in un bosco e fatta fuori. Oggi la Corte d’assise di Novara ha inflitto l’ergastolo a Stefano Emilio Garini, il 62enne di Milano accusato dell’omicidio della madre, Liliana Anagni, trovata morta e abbandonata in un bosco vicino al Ticino nel 2022. Garini, agente immobiliare con precedenti, era accusato anche di distruzione di cadavere. Omicidio premeditato, truffa, auto-riciclaggio e falso, con l’aggravante del vincolo familiare, i reati contestati all’uomo. I giudici hanno però escluso l’aggravante della premeditazione.

Il ritrovamento dei resti di Liliana Anagni risale al 10 ottobre 2022, quando un cercatore di funghi aveva trovato ossa umane in un’area isolata del Parco del Ticino, tra il ponte che collega il Piemonte e la Lombardia. Le ossa, tra cui vertebre, un frammento di mandibola e un femore, erano state successivamente identificate grazie a una protesi dentale rinvenuta su una vertebra, che aveva permesso di risalire alla vittima. Il cranio non è mai stato trovato.

Secondo le ricostruzioni delle indagini, la sera del 18 maggio 2022 Liliana, all’epoca 89enne, era viva fino alle 20, quando Garini l’ha portata in carrozzina per una passeggiata nei boschi di San Martino di Trecate, un luogo impervio. Dopo quel momento, nessuno l’ha più vista. Garini, in seguito, avrebbe cercato di mascherare il crimine e ottenere vantaggi economici, approfittando della pensione e dell’indennità di accompagnamento della madre. Inoltre, è stato condannato per aver truffato lo Stato e il Comune di Milano, ottenendo indebitamente circa 27.300 euro, che gli sono stati confiscati. Le accuse più gravi, però, sono quelle di omicidio e distruzione di cadavere, che hanno portato al fine pena mai. La motivazione del delitto risiederebbe nel desiderio di Garini di intascare il denaro della madre, senza considerare le drammatiche conseguenze del suo gesto.

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Impressionante mareggiata a Linosa, il video delle persone in fuga dalla costa

20 Gennaio 2026 ore 15:23

Il video mostra l’impressionante mareggiata che in queste ore – martedì 20 gennaio – stanno colpendo Linosa, delle isole Pelagie. Diversi i danni segnalati, compresi quelle alle barche. Intanto resta massima l’allerta in tutta la Sicilia: il ciclone Harry ha investito prevalentemente il versante orientale e nelle province di Messina, Catania e Siracusa sale a circa 200 il numero delle persone evacuate dalle proprie abitazioni. Il sistema di Protezione civile regionale continua il monitoraggio costante del territorio, colpito da precipitazioni intense, raffiche di vento di burrasca e mareggiate d’intensità eccezionale.

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“Nessuno ci riuscirebbe, sta facendo qualcosa di incredibile. So quello che ha passato”: Sinner elogia Federica Brignone

20 Gennaio 2026 ore 15:21

“Quello che ha fatto e che sta facendo, a prescindere dal risultato, è qualcosa di incredibile. Le auguro solo il meglio perché so quello che ha passato, quanto ha speso in palestra”. Talento riconosce talento. Così Jannik Sinner su Federica Brignone nella conferenza stampa post vittoria contro Hugo Gaston al primo turno degli Australian Open. Parole che sembrano quasi premonitrici se pensiamo a quanto fatto poche ore dopo dalla sciatrice, sesta nel gigante di Plan de Corones, nella sua prima gara ufficiale a 292 giorni dal terribile infortunio dello scorso aprile in cui si era rotta il perone, il piatto tibiale e il crociato anteriore.

L’azzurro ha parlato di tutti gli sforzi che Brignone ha fatto e sta facendo – con un rientro da record – per provare a esserci alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026: “A prescindere da quello che succederà, ha fatto una roba che probabilmente nessuno riuscirebbe a fare. Ci sono questi fenomeni come lei, come Sofia Goggia. Hanno qualcosa in più”. I due si erano incontrati lo scorso maggio al Foro Italico, durante gli Internazionali d’Italia, quando Brignone era ancora sulle stampelle: “Sono una tifosa di Jannik da sempre, è un’ispirazione, ammiro la sua straordinaria forza mentale”, aveva dichiarato la sciatrice azzurra.

“Lo sci e il tennis sono sport totalmente diversi perché sulle piste se ti fai male durante la stagione, sei fuori tutto l’anno, è davvero pericoloso come sport – ha poi concluso Sinner sull’argomento -. Mentre noi tennisti magari in due o tre mesi con un infortunio ce la possiamo cavare e non succede nulla”. Sinner ha parlato di Federica Brignone, ma anche delle sue sensazioni dopo il ritorno in campo in gare ufficiali in questo 2026.

L’altoatesino ha vinto per 6-2, 6-1 e ritiro contro Gaston in una partita in cui – a prescindere dai problemi fisici dell’avversario – ha dominato, mostrando ancora miglioramenti al servizio e sicurezza nei colpi da fondo. Dopo aver espresso dispiacere per l’infortunio a Gaston già nell’intervista in campo, Sinner l’ha poi ribadito anche in conferenza stampa prima di parlare del match. “È davvero speciale iniziare la stagione in una partita serale qui, in uno Slam, con lo stadio gremito – ha aggiunto –. Ho avuto la sensazione che Gaston avesse iniziato molto bene, con ottimi colpi. Perciò ho cercato di capire un po’ il suo gioco. Ci eravamo già affrontati un paio di anni fa, ma le cose sono cambiate un po’. Poi ho provato ad aumentare il mio livello e ha funzionato molto bene“, ha esordito l’azzurro.

Sinner ha poi parlato dell’esibizione a Seul con Alcaraz (“ci tornerò, non c’ero mai stato e le persone sono state molto gentili con me“), prima di tornare sul match e sul servizio, colpo che sta migliorando con il passare dei mesi: “Abbiamo modificato un po’ il movimento e il ritmo: prima era un po’ troppo veloce all’inizio, mentre ora è un po’ più lento. E il lancio di solito era un po’ troppo avanti o a destra. Adesso invece è un po’ più indietro e sopra la testa”. L’azzurro ha poi ammesso: “A volte mi perdo ancora, non mi sento molto sicuro con questo colpo. Ma allo stesso tempo ci stiamo lavorando“.

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Anche nel racconto dei femminicidi sui giornali resistono stereotipi granitici: così si colpevolizzano le vittime

20 Gennaio 2026 ore 15:20

Hanno quasi tutte lo sguardo luminoso e il sorriso aperto sul mondo, le donne che vengono assassinate da mariti, compagni, amanti. Così ci appaiono, nelle foto dove sorridono lasciandoci immaginare con amarezza quante aspettative avevano sulla propria vita. Volti nei quali leggiamo indizi di una ricerca di felicità, cancellata dalle azioni brutali e violente di uomini troppo occupati a lustrare il proprio ego per fare esperienza dell’amore.

Le vite delle donne sono ostaggio di un mondo che fatica a cambiare e che continua a pretendere da loro una libertà vigilata, un’autodeterminazione formale ma che nella sostanza sia aderente alle aspettative altrui. Una libertà che viene percepita da una buona parte della società come una minaccia oppure come una concessione che può essere revocata con la violenza. Il femminicidio persiste non solo a causa di uomini che uccidono perché non sanno amare – né le compagne né tantomeno i figli – ma anche a causa di una cultura che alimenta la violenza contro le donne perché la giustifica, la banalizza o la nega. Talvolta la estetizza, trasformandola nel dramma di uomini “disperati” per la scelta (scellerata?) della moglie di separarsi.

Da circa dodici anni, i giornalisti e le giornaliste seguono corsi di formazione sulla violenza maschile contro le donne ma la narrazione non è migliorata quanto dovrebbe. Resistono stereotipi granitici e, con essi, le narrazioni che colpevolizzano le vittime. Molte volte il messaggio sottinteso è chiaro: se quella donna non avesse scelto di separarsi, se non si fosse innamorata di un altro uomo, se avesse “rigato dritto” compiacendo le aspettative del marito, sarebbe ancora viva. In altre parole: se le donne chiedessero il permesso per le proprie scelte, se dicessero sempre sì, allora potrebbero vivere senza ritorsioni.

L’articolo sul caso di Federica Torzullo, pubblicato su la Repubblica di martedì a firma di Marco Carta e Giuseppe Scarpa, a tratti restituisce proprio questo tipo di lettura distorta del femminicidio di cui è accusato Claudio Carlomagno. La prima cosa che emerge dalla lettura dell’articolo è che l’ennesimo femminicidio non viene raccontato come un crimine inscritto in un fenomeno strutturale – che conta una donna uccisa ogni tre giorni – ma come un caso isolato.

Fin dal titolo, il movente del crimine non è il controllo e il dominio sulla vita di Federica Torzullo, ma ‘la separazione’. Ritorsione, vendetta, controllo sono i non detti che pesano in quell’articolo. Carta e Scarpa ricorrono anche alla captatio benevolentiae nei confronti dell’uomo accusato del crimine: “L’udienza davanti al giudice era già stata fissata e il venerdì successivo si sarebbe dovuta prendere una decisione definitiva anche sull’affidamento del figlio di dieci anni. Un bambino a cui Carlomagno si dedicava con cura e attenzione: lo andava a prendere a scuola e trascorreva molto tempo con lui”.

Claudio Carlomagno viene presentato come un “buon padre”, nonostante sia accusato di aver ucciso brutalmente – alcuni tg ieri denunciavano una violenza feroce – la madre di quel bambino, rendendolo orfano e sradicandolo dal suo mondo. Ora sulle spalle fragili di un bambino di dieci anni peserà un fardello che lo accompagnerà per tutta la vita e che lo impegnerà in una lunga e dolorosa elaborazione.

Della vittima non si racconta quanto amasse il figlio o quante volte fosse andata a prenderlo da scuola. I due giornalisti non approfondiscono le ragioni che l’avrebbero portata a chiedere la separazione. Scrivono di una “lite violenta”. Eppure sappiamo che il femminicidio non è mai un fulmine a ciel sereno: la violenza come atto finale è sempre preceduta da violenze quotidiane esplicite o da manipolazioni che si concretizzano in mobbing familiare. Federica Torzullo non potrà più raccontare come fosse la sua vita con l’uomo da cui si voleva separare. Le donne sono uccise all’interno di relazioni sbilanciate, da uomini che non contemplano altro che i propri bisogni.

In più di un passaggio, nell’articolo si sottolinea come Carlomagno quella separazione “l’avesse subita” e come fosse stato costretto ad una “accettazione forzata del fallimento del matrimonio”. Sono parole dei giornalisti, non dichiarazioni dell’indagato. È un passaggio che, in modo sottile ma efficace, rovescia i ruoli, lui vittima e lei colpevole. Lei ‘forzava’, lui ‘subiva’ ma è morta lei. Risuona l’eco di una narrazione tossica che da anni viene portata avanti da alcune associazioni maschiliste, che demonizzano la separazione e descrivono le sentenze e gli accordi separativi come crimini: “i padri non vedono più i figli”, “alle donne vanno casa, auto, figli e denaro”, “gli uomini finiscono sotto un ponte”, ecc.

Una rappresentazione incommensurabilmente distante dalla realtà di tante donne separate che combattono ogni giorno contro la miseria o le difficoltà economiche. Condizioni determinate dall’aver lasciato il lavoro per occuparsi dei figli o perché gli assegni di mantenimento non sono sufficienti a garantire la spesa quotidiana e, spesso, sono ridotti arbitrariamente dall’ex marito. Padri che più che ostacolati nella relazione con i figli scompaiono, assorbiti da nuove relazioni; ma per le loro scelte non sono assassinati ogni tre giorni.

La libertà di una donna, lo sappiamo, è una minaccia al dominio dei violenti ma non può essere raccontata, ancora, nella cronaca adottando lo stesso punto di vista degli assassini.

Durante una formazione, anni fa, mi venne chiesto da un giornalista come si dovevano raccontare i femminicidi, gli risposi con una domanda: come racconterebbe un crimine di mafia?

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Tragedia a Vibo Valentia: bambina di 2 anni muore soffocata da un wurstel

20 Gennaio 2026 ore 15:19

Una bimba di due anni è morta dopo essere rimasta soffocata, con ogni probabilità dall’ingestione di un wurstel. L’episodio è successo nella tarda mattinata di oggi, 20 gennaio, a Vibo Valentia. La piccola ha ingerito l’alimento che è andato ad ostruire le vie respiratorie. Non riuscendo a superare la crisi, i genitori l’hanno immediatamente trasportata al pronto soccorso dell’ospedale di Vibo dove la bimba è arrivata in arresto cardiaco. I medici hanno provato in tutti i modi a rianimarla per circa un’ora ma purtroppo senza successo. Sull’accaduto è attesa nelle prossime ore l’apertura di una indagine.

Foto d’archivio

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“Offriamo fino a 2.200 euro di stipendio con vitto e alloggio, ma molti candidati spariscono dopo il primo colloquio. I giovani pretendono di fare il minimo indispensabile”: lo sfogo dello chef Alfieri

20 Gennaio 2026 ore 15:19

E’ sempre la stessa storia: chi ha un ristorante o un locale, fatica a trovare personale di cucina e sala. A denunciare la criticità, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, è ora Andrea Alfieri, executive chef dell’Hotel Majestic (4 stelle superior). Alfieri, rientrato nella località trentina lo scorso giugno dopo le esperienze a Courmayeur e Milano, ha affidato ai social un appello dettagliato per completare la propria brigata, offrendo contratti commisurati all’esperienza, vitto e alloggio.

Secondo lo chef, la difficoltà nel reperire dipendenti è un fenomeno strutturale in peggioramento: “Non è il primo anno che ho questo problema. Già a Milano facevo fatica, e ogni anno è sempre peggio”, ha dichiarato al quotidiano. Alfieri individua la causa principale in un mutamento generazionale dell’approccio al lavoro: “I ragazzi oggi non hanno più voglia di fare sacrifici. Questo lavoro richiede impegno durante le festività, ma oggi molti pretendono di fare il minimo indispensabile”.

L’intervista analizza nel dettaglio l’aspetto economico, che Alfieri definisce “secondario” rispetto al problema della disponibilità: “Un commis, che è il più giovane della brigata, prende sui 1.600-1.700 euro, mentre un capo partita viaggia dai 1.900 ai 2.200 euro per 8 ore giornaliere con il riposo settimanale”, precisa. Oltre allo stipendio, la struttura mette a disposizione del personale tre diverse sistemazioni in condomini definiti confortevoli, con camere doppie dotate di servizi: “Cerchiamo di far stare il personale nelle migliori condizioni possibili”, ha ribadito lo chef che lamenta poi il comportamento dei candidati. Molti infatti sparirebbero dopo il colloquio, attratti da offerte economicamente superiori presso altre strutture: “Purtroppo alcuni dopo il colloquio spariscono. Succedeva anche a Milano, perché sono molto ricercati: si presentano a una decina di colloqui e poi scelgono chi offre un po’ di più. Dobbiamo far quadrare i conti con i prezzi delle materie prime andati alle stelle e il costo del personale altissimo. Un’azienda deve essere sostenibile economicamente, non solo nel piatto”.

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Groenlandia: Trump preferisce la guerra? La diretta con Alessandro Orsini

20 Gennaio 2026 ore 14:56

Alle 17 torna l’appuntamento con Sicurezza internazionale, la rubrica settimanale di Alessandro Orsini che approfondirà la crisi in Groenlandia partendo dalla domanda: “Trump preferisce la guerra?”

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Israele demolisce la sede dell’Unrwa a Gerusalemme, Onu: “Attacco senza precedenti”. Tel Aviv: “Nessuna immunità”

20 Gennaio 2026 ore 14:56

Le ruspe israeliane hanno iniziato questa mattina i lavori di demolizione della sede dell’Unrwa, l’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di assistere i rifugiati palestinesi, a Gerusalemme est. “Si tratta di un attacco senza precedenti, che costituisce una grave violazione del diritto internazionale e dei privilegi e immunità delle Nazioni Unite” ha dichiarato all’Afp Roland Frierich, direttore dell’Unrwa in Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Sulla stessa linea il portavoce dell’agenzia, Jonathan Fowler, secondo cui “come tutti gli Stati membri dell’Onu, Israele è tenuto a proteggere e rispettare l’inviolabilità dei locali delle Nazioni Unite“. L’Unrwa ha ribadito che le strutture colpite rientrano nelle sedi ufficiali dell’organizzazione e ha chiesto il rispetto delle garanzie previste dal diritto internazionale. “Il complesso non gode di alcuna immunità e il suo sequestro da parte delle autorità israeliane è stato effettuato in conformità con il diritto israeliano e internazionale”, ha replicato il ministero degli Esteri israeliano.

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