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Da Principio metà fine di Valeria Luiselli a La vecchia nuvola fluttuante di Can Xue. Le recensioni della stampa straniera Leggi
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MILANO (ITALPRESS) – Regione Lombardia rafforza il proprio ruolo di guida della politica industriale europea e sceglie di farlo confermando un intervento strutturale da 255 milioni di euro che segna un cambio di paradigma: dall’agevolazione degli strumenti alla costruzione di un vero modello industriale territoriale. Il ‘Pacchetto Innovazione’, presentato a Palazzo Lombardia dall’assessore allo Sviluppo economico Guido Guidesi, non è un insieme di misure, ma una strategia organica che definisce la direzione della politica industriale lombarda dei prossimi anni: innovazione, capitale, produzione e territori come unico ecosistema competitivo. Si tratta di un insieme di strumenti, alcuni riproposti ed altri aggiornati, che negli ultimi anni sono stati in grado di generare valore aggiunto sul territorio e moltiplicatore grazie ad interventi delle aziende.
“Quello che abbiamo voluto presentare oggi è un pacchetto completo che riguarda l’innovazione, ma che riguarda soprattutto strumenti innovativi, per cui la regione che si mette disposizione a supporto dell’innovazione anche attraverso degli strumenti estremamente innovativi – ha dichiarato Guidesi – Alcuni casi sono stati presentati per la prima volta da Regione Lombardia e stanno avendo un buon successo, segno anche che c’è la mentalità da parte del sistema economico produttivo lombardo ad essere accompagnati anche in maniera innovativa secondo le contingenze che insomma che man mano ci sono”,
Secondo l’assessore, “l’anticipo dei tempi è dettato dal fatto di avere idee – e gli imprenditori le hanno – ma anche di fare in modo che quelle idee vengano concretizzate attraverso un ecosistema, quindi un ambiente ideale per fare impresa. Questi sono strumenti che vanno in quella direzione. Il pacchetto è rivolto a tutte le piccole e medie impresa a seconda degli strumenti, evidentemente ci sono dei criteri che riguardano la settorialità dal punto di vista delle scelte tecnologiche e a volte sono un po’ più generaliste rispetto alla possibilità, per esempio, di quotarsi in borsa”.
Il cuore politico e strategico del pacchetto è rappresentato dalle Zone di Innovazione e Sviluppo (ZIS): il nuovo modello con cui Regione Lombardia ridefinisce la politica industriale territoriale. Le ZIS non sono uno strumento aggiuntivo, ma la scelta di fondo: spostare il baricentro della politica industriale dai singoli bandi ai territori come ecosistemi produttivi integrati. Imprese, università, ricerca, ITS e formazione diventano un’unica infrastruttura di sviluppo. Già nella prima fase sono arrivate quattro candidature nelle aree di: meccatronica e diagnostica; intelligenza artificiale; agroindustria; biomedicale e biomeccanica applicata alla riabilitazione. Il Pacchetto Innovazione si inserisce in una strategia più ampia: rafforzare la capacità dell’Europa di competere sul piano industriale globale attraverso territori forti, autonomi e innovativi.
“La Lombardia è già oggi uno dei principali poli industriali d’Europa. La nostra responsabilità politica è trasformare questa forza in una infrastruttura stabile di sviluppo europeo. Con questo pacchetto e con le ZIS non stiamo adattando il sistema: lo stiamo ridisegnando”, ha concluso Guidesi.
– Foto Regione Lombardia –
(ITALPRESS).

© Hector Retamal/Agence France-Presse — Getty Images
“Marco Fassoni Accetti è il nuovo indagato per la scomparsa di Emanuela Orlandi”: a scriverlo è il quotidiano Repubblica. Mentre si attendono conferme ufficiali, il controverso fotografo romano sarebbe “nel mirino della Procura di Roma” che da tre anni ha riaperto le indagini sulla cittadina vaticana misteriosamente sparita a Roma il 22 giugno del 1983. Nell’ambito di questa inchiesta, la terza su Emanuela Orlandi, ricordiamo che c’è già una persona iscritta nel registro degli indagati, Laura Casagrande.
“Accetti è di nuovo indagato per quella scomparsa (di Emanuela, ndr). Il sospetto è che il fotografo romano possa aver fatto parte di una rete di adulti dedita all’adescamento di adolescenti da mettere a disposizione di terzi”, scrive Repubblica. In questa prospettiva sembra quindi prendere forza, rispetto al rapimento della Vatican Girl, la pista della pedofilia già emersa in passato. Rapitore, telefonista, carceriere: per anni Accetti, oggi 70enne, si è attribuito più ruoli nella vicenda di Emanuela Orlandi e anche in quella di Mirella Gregori, che è stata associata alla Orlandi, all’epoca dei fatti (in seguito ai comunicati di fantomatici rapitori). I magistrati già nel 2013, hanno archiviato le sue dichiarazioni definite dagli inquirenti una “sceneggiatura fantasiosa”. In quella occasione, Accetti si autoaccusò davanti ai pm di essere stato il rapitore sia di Emanuela che di Mirella e fu bollato come inattendibile. Ma adesso le cose sembrano cambiate, forse proprio in seguito alla lunga audizione di Accetti davanti alla commissione di inchiesta Orlandi-Gregori. E alcuni casi di scomparsa che hanno segnato la Roma degli anni ’80 potrebbero essere riletti dai magistrati in una nuova prospettiva. “Il ruolo di Accetti continua a essere valutato con estrema cautela dagli investigatori ma oggi si colloca in un quadro più ampio e differente. Quello che i pm stanno verificando non riguarda più solo l’attendibilità delle sue auto accuse”
(fonte: Repubblica). “I carabinieri del Nucleo investigativo di via In Selci stanno ascoltando molti testimoni già sentiti all’epoca e cercandone di nuovi (…)I magistrati stanno inoltre raccogliendo dichiarazioni di uomini e donne che all’epoca erano adolescenti e che oggi raccontano di aver conosciuto il fotografo attraverso la promessa di shooting. L’obiettivo è capire se li accompagnasse in abitazioni private o li introducesse a persone sconosciute” (fonte: Repubblica).
Sempre secondo quanto riporta Repubblica, la novità più evidente delle nuove indagini romane riguarda gli accertamenti su Accetti estesi anche alla scomparsa di Mirella Gregori e ad altri misteri romani di quegli anni. “Il vero punto di rottura dell’indagine coordinata dal pm Stefano D’Arma porta all’Eur, alla Pineta di Castel Porziano e alla morte di un ragazzino di 13 anni, Josè Garramon” fonte: Repubblica). La morte di Garramon risale allo stesso periodo delle misteriose scomparse di Emanuela e Mirella (20 dicembre 1983) ed è stato l’’unico crimine per cui Accetti è stato condannato in via definitiva, per il reato di omicidio colposo e omissione di soccorso. A travolgere il corpo del ragazzino, figlio di un diplomatico uruguaiano, fu proprio Accetti a bordo del suo furgone Ford Transit. Resta un punto oscuro e inspiegabile tuttavia come il bambino, che si era allontanato da casa per andare dal barbiere all’Eur, fosse riuscito ad arrivare quel giorno da solo e al buio in una pineta a 20 chilometri da casa. Chi lo portò a Castel Porziano quel giorno e perché? Ed è proprio alla luce di queste mai risolte incongruenze che i magistrati romani potrebbero voler indagare, per risalire a un ruolo di Accetti nel contesto romano di quegli anni, andando ben oltre l’aura di mitomane depistatore che ha avvolto la sua persona in questi 43 anni.
Secondo quanto riporta Repubblica, i Carabinieri stanno cercando di fare chiarezza anche sulle telefonate dell’Amerikano, l’uomo dall’accento straniero che telefonò a casa di Emanuela Orlandi dell’estate del 1983, identificandosi come il rapitore della ragazza. Accetti, lo ricordiamo, si è autoaccusato anche di essere l’Amerikano. Scopo delle nuove indagini è “stabilire se dietro quelle voci alterate e quelle missive possa esserci stata la mano o la voce di Accetti”, scrive Repubblica. Le autoaccuse di Marco Accetti non si sono limitate ai casi Orlandi e Gregori ma hanno coinvolto anche un altro cold case romano: l’omicidio irrisoolto di Katty Skerl. La 17enne fu ritrovata strangolata in una vigna a Grottaferrata nel gennaio 1984. Nel 2013, Accetti srisse sul suo blog che la bara della ragazza era stata trafugata dal cimitero del Verano e collegò il macabro furto al caso di Emanuela Orlandi. Le sue dichiarazioni caddero nel vuoto ma nel 2022, la Procura dispose l’apertura del loculo che fu ritrovato in effetti vuoto: la bara di Katty era stata realmente rubata. Alla commissione parlamentare d’inchiesta Orlandi-Gregori che lo ha audito per ben sette ore, Accetti ha anche consegnato un lunghissimo memoriale. Dopo 43 anni forse è davvero arrivato il momento di vagliare tutte le confessioni e i racconti di Accetti per chiarire se abbia avuto ruolo in queste oscure vicende, o se sia stato solo un depistatore di professione.
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Sig.ra Maryam Rajavi: La Resistenza iraniana accoglie con favore qualsiasi intesa per porre fine alla guerra e alle sofferenze del popolo iraniano
La Sig.ra Maryam Rajavi, Presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), ha dichiarato: la Resistenza iraniana, che da quasi cinque decenni persegue la libertà e la pace, accoglie con favore qualsiasi intesa volta a porre fine alla guerra e alle sofferenze del popolo iraniano. In Iran, nessuno – ad eccezione dei residui dei mullah e dello Shah – ha mai voluto né vuole la guerra.
Lo sforzo per produrre armi nucleari, il bellicismo e l’ingerenza nei Paesi della regione fanno parte della strategia di sopravvivenza del dittatore religioso che governa l’Iran, e non vi rinuncerà finché ne sarà in grado. La guerra è lo scudo di questo regime contro le insurrezioni popolari, mentre la pace e un cessate il fuoco sono, come disse Khomeini, come un “veleno” per esso. Il rovesciamento del regime è responsabilità del popolo iraniano e della sua Resistenza organizzata.
La Sig.ra Rajavi ha aggiunto: ribadisco ancora una volta che qualsiasi accordo internazionale per porre fine alla guerra deve includere la fine delle esecuzioni dei prigionieri politici e delle uccisioni dei manifestanti.
Segreteriato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI)
14 giugno 2026
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Il sondaggio promosso da Cerba HealthCare Italia fotografa un fenomeno ormai diffuso: l’AI viene utilizzata soprattutto per interpretare sintomi, esami e referti. Marco Daturi: «L’AI non sostituirà il medico, ma sta già cambiando il modo in cui le persone si informano sulla salute. La sfida per le realtà sanitarie è presidiare questo nuovo spazio con informazioni corrette, autorevoli e comprensibili, evitando che le risposte generate dall’intelligenza artificiale siano alimentate da fonti incomplete, imprecise o non qualificate»
L’intelligenza artificiale fa ormai parte del rapporto quotidiano degli italiani con la salute. Oltre 7 persone su 10 dichiarano infatti di utilizzare almeno occasionalmente strumenti basati sull’AI per cercare informazioni sanitarie: il 43,9% lo fa direttamente, il 21,6% in modo saltuario e un ulteriore 7% utilizza le risposte AI integrate nei motori di ricerca. Un trend che è destinato a rafforzarsi in futuro, visto che a trainare l’utilizzo dell’AI in ambito sanitario è la fascia under 50, dove gli utilizzatori almeno occasionali sfiorano l’89%. Oltre 2 italiani su 3, inoltre, pensano che in futuro utilizzeranno di più l’AI per temi sanitari, mentre le posizioni di totale chiusura risultano minoritarie (solo l’11,5% esclude questa possibilità).
È quanto emerge dal sondaggio “Dottor AI – Come gli italiani usano l’intelligenza artificiale in tema di salute”, promosso da Cerba HealthCare Italia su un campione rappresentativo di 1.000 cittadini italiani.
Commenta Marco Daturi, Chief Marketing Officer: «La porta d’ingresso alla salute non è più solo lo studio medico: sempre più spesso è una domanda fatta a un’intelligenza artificiale. Per questo la sfida non è fermare il cambiamento, ma portare qualità, autorevolezza e responsabilità dentro questo nuovo spazio informativo. Dopo Google, la nuova frontiera della fiducia sanitaria passa dalle risposte generate dall’intelligenza artificiale. Per anni abbiamo lavorato sulla SEO per aiutare le persone a trovare contenuti affidabili sui motori di ricerca. Oggi dobbiamo fare un passo in più: lavorare sulla GEO, cioè ottimizzare la presenza e la citabilità da parte delle AI generative, in modo che anche le risposte generate dall’intelligenza artificiale siano alimentate da fonti corrette, chiare e autorevoli. La vera domanda, dunque, non è se le persone useranno l’AI per la salute: lo stanno già facendo. La domanda è chi alimenterà quelle risposte, e noi ci saremo».
Più nel dettaglio, dalle risposte raccolte emerge che le principali motivazioni che spingono gli utenti a consultare l’AI riguardano la comprensione dei sintomi e dei disturbi (39% delle menzioni) e l’interpretazione di esami o referti (30%), che insieme rappresentano circa sette utilizzi su dieci. Più distanziate risultano invece le ricerche relative a farmaci e terapie o alla valutazione dell’opportunità di rivolgersi a un medico. Tra i più giovani prevale la ricerca di spiegazioni immediate sui sintomi, mentre dopo i 50 anni cresce il ricorso all’AI per leggere referti ed esami clinici.
Il rapporto con questi strumenti appare caratterizzato anche da un livello di fiducia elevato: tra chi utilizza l’AI per temi di salute, il 57% dichiara di fidarsi abbastanza delle informazioni ricevute e oltre il 41% afferma di fidarsene molto. La diffidenza risulta residuale e si concentra soprattutto tra chi non utilizza mai questi strumenti. In particolare, tra i non utilizzatori, circa sette persone su dieci indicano proprio la mancanza di fiducia come principale motivo del rifiuto.
L’indagine evidenzia inoltre una forte componente emotiva associata all’utilizzo dell’AI sanitaria. Oltre l’81% degli utenti dichiara di essersi sentito rassicurato spesso dalle risposte ricevute, mentre un ulteriore 18% riferisce che ciò accade almeno qualche volta. Allo stesso tempo, circa un terzo afferma di essersi preoccupato almeno occasionalmente dopo aver consultato questi strumenti, segnale di un rapporto che non è solo informativo ma anche, appunto, emotivo.
La ricerca ha poi indagato un altro tema che diventa cruciale quando le AI entrano nel campo dell’informazione sanitaria: quello della mediazione clinica.
Le risposte evidenziano che al consulto con il “Dottor AI” non segue quasi mai un confronto con il proprio medico: solo il 2,6% degli utilizzatori dichiara di aver verificato con un professionista sanitario le informazioni ricevute tramite l’AI, dato che suggerisce come questi strumenti vengano vissuti prevalentemente come un supporto autonomo e personale, mentre la distanza tra salute digitale e sistema sanitario resta ampia.
L’AI sanitaria viene percepita come utile da 7 intervistati su 10, e quasi il 58% dichiara che probabilmente si fiderebbe di più dell’AI se questa fosse integrata o supervisionata da medici reali. Allo stesso tempo, la maggioranza degli italiani non ritiene realistico uno scenario di sostituzione del medico con l’intelligenza artificiale: oltre il 70% esclude o non considera probabile questa ipotesi. Tuttavia, quasi tre persone su dieci riconoscono almeno un rischio potenziale.
Infine, al netto di marcate differenze generazionali, è ormai assodato che per la maggioranza degli italiani (58%) la salute non passa più da una sola fonte, ma da un insieme di strumenti, persone e canali informativi. Nessun intervistato indica l’intelligenza artificiale come unica fonte autorevole in ambito sanitario, ma la sua presenza è ormai un dato di fatto, ed è destinata a crescere.
«Leggo questi dati come il segnale di un cambiamento profondo nel comportamento delle persone – conclude Daturi –. L’intelligenza artificiale è già diventata un nuovo punto di contatto tra cittadini e salute: non sostituisce il medico, ma entra prima, durante e dopo il rapporto con il sistema sanitario. Per questo le aziende della salute non possono più limitarsi a comunicare online: devono essere presenti, autorevoli e comprensibili anche negli ecosistemi informativi generati dall’AI».
Cerba HealthCare Italia – Parte di un gruppo internazionale dedicato alla diagnostica ambulatoriale e alle analisi cliniche presente in 90 nazioni, Cerba HealthCare Italia è specializzata nei settori dei laboratori analisi, medicina dello sport, medicina del lavoro, radiologia, poliambulatori e service lab. Nel nostro Paese conta oltre 2.000 addetti, più di 400 tra centri medici e di prelievo, 31 laboratori. Ogni anno esegue più di 25 milioni di esami e offre i suoi servizi a oltre 5 milioni di pazienti. www.cerbahealthcare.it
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Il Brand Journalism ridefinisce i media: a Parma
torna Ufficio Stampa LAB con un’edizione estiva
per formare i nuovi professionisti dell’informazione
Dal 24 al 26 luglio 2026, la città ducale ospita il laboratorio intensivo ideato da Francesca Caggiati.
Oltre alla formazione tecnica, il LAB apre le porte a percorsi annuali per diventare addetti stampa
e biennali retribuiti per l’accesso all’Ordine dei Giornalisti come Pubblicisti.
In un ecosistema della comunicazione in continuo mutamento, dove i confini tra informazione, marketing e narrazione si fanno sempre più fluidi, il ruolo dell’addetto stampa evolve radicalmente. Di questa metamorfosi si è parlato di recente con la giornalista Francesca Caggiati, fondatrice di Ufficio Stampa LAB, che ha svelato i dettagli della prossima Summer Edition di Parma, in programma dal 24 al 26 luglio 2026.
L’evoluzione da filtro a stratega
“Oggi l’addetto stampa non è più un mero intermediario, ma uno stratega multicanale e un creatore di contenuti”, ha sottolineato Caggiati. La sfida attuale è il Brand journalism: le aziende diventano editori, raccontando storie e valori attraverso narrazioni tipicamente giornalistiche per costruire un legame emotivo con il pubblico e anche il rapporto tra ufficio stampa e media negli anni è cambiato.
L’evento di Parma: 24, 25 e 26 luglio
La Summer Edition si terrà il 24 e 25 luglio, con due giornate di full immersion dedicate a scrittura persuasiva, gestione e strumenti dell’ufficio stampa che oggi coinvolgono anche l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. Il laboratorio è pratico fin dal primo giorno, ma il 26 luglio sarà il momento dell’Extra LAB: una giornata verticale dedicata ad approfondimenti operativi per vivere sul campo nel complesso panorama delle media relations.
Carriera e possibilità di richiedere l’iscrizione come Giornalisti Pubblicisti
I percorsi dell’edizione 2026 – tutti a numero chiuso – offrono una continuità formativa e professionale che il LAB garantisce. Attraverso il laboratorio, infatti, si accede a due percorsi strutturati:
Percorso annuale: focalizzato sull’acquisizione di tutte le competenze tecniche per diventare addetto stampa professionista.
Percorso biennale: una formula innovativa dove formazione e attività retribuita viaggiano in parallelo. Al termine del biennio di collaborazione documentata e pagata, i partecipanti avranno maturato i requisiti necessari per richiedere l’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti come Pubblicista.
A chi è rivolto Ufficio Stampa LAB
Per giornalisti che vogliono affiancare l’attività di addetti stampa, per chi lavora all’interno di uffici marketing e comunicazione e vuole skillarsi sulle tecniche operative di ufficio stampa e media relations, chi ambisce a diventare giornalista pubblicista o semplicemente cerca un lavoro dinamico, flessibile e con grandi soddisfazioni personali e professionali, anche come percorso di inserimento o reinserimento lavorativo.
“Offriamo una vera palestra di vita e lavoro che immette figure specializzate direttamente nel mercato, garantendo la deontologia professionale e la crescita economica”.
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DOMANI A ROMA IL TERZO FESTIVAL DELL’UMANO TUTTO INTERO. MENORELLO (SUI TETTI): “DALLA PARTE DELLE CREATURE, PER POTER DIRE, PROPRIO OGGI, NEL CAMBIO D’EPOCA E SEGUENDO FRANCESCO D’ASSISI, BENVENUTA, SORELLA VITA!”
Dieci panel come i dieci passi di San Francesco: con Parolin, Mantovano, Tajani, Valditara, Cavani, Versace, Giorgetti, Avati, A.Meloni, Zuppi, Abodi, Zecchi.
ROMA, 15 giugno 2026 – “Porremo il grande tema se sia possibile, proprio a noi nel 2026, un’amicizia con la vita e la realtà come é stata quella letizia di Francesco d’Assisi, che ci stupisce sempre di più. Ed essere dalla parte delle creature cambia tutti gli aspetti dell’umano: dallo stupore per i giovani, che saranno i protagonisti del festival, fino a co-condurre i panel, a proposte concrete ai decisori politici, dai conflitti nel reale e con il reale agli scenari internazionali, dalle fragilità e dalla cura dei più deboli e dei più piccoli alle prospettive di pienezza per ciascuno, in qualsiasi situazione sia”.
Così il presidente del network Ditelo Sui Tetti, avv. Domenico Menorello, introduce il terzo “Festival dell’Umano Tutto Intero”, fortunato appuntamento promosso a Roma dal 2024 dal network di cento associazioni “Ditelo Sui tetti”, che quest’anno coincide con la ricorrenza degli ottocento anni dalla morte di San Francesco, patrono d’Italia e d’Europa (1226- 2026). La traccia scelta per l’edizione 2026 è “Ben venga, mia sorella Vita”.
Per due giorni, dal 16 al 17 giugno, il Pio Sodalizio dei Piceni ospiterà una sorta di inedito “pellegrinaggio” attorno ai luoghi esistenziali di Francesco d’Assis, attraversandoli con dieci passi tutti declinati nell’attualità. Sono infatti dieci i panel, animati non come “convegni” ma con il pullulare di esempi reali e appunti di giudizio, grazie a cento fra relatori, esponenti del mondo istituzionale, politico, religioso ed artistico, accomunati dal desiderio di rovesciare il paradigma del disincanto per raccontare le varie forme dell’uomo che, come San Francesco, impara a far illuminare nostra sorella vita dalla povertà del cuore.
Tra gli ospiti da segnalare Card. Pietro Parolin, Mons. Zuppi, Mons. Renzo Pegoraro, Card. Mario Grech, Fr. Francesco Ielpo (custode Terra Santa), Pupi Avati, Antonio Polito, Liliana Cavani, Davide Rondoni, Alfredo Mantovano Antonio Tajani, Giancarlo Giorgetti, Giuseppe Valditara, Arianna Meloni, Eugenia Roccella, Francesco Paolo Sisto, Lucia Albano, Maria Teresa Bellucci, Orazio Schillaci, Alessandra Locatelli, Daniela Fumarola, Paola Binetti, Antonio Baldassarre, Giovanni Orsina, Francesco Caringella, Matteo Halissey, Stefania Craxi, Domenico Airoma, Salvatore Abbruzzese, Paola Frassinetti, Andrea Abodi, Stefano Zecchi, Suor Anna Monia Alfieri, Giusy Versace.
“Abbiamo immaginato un festival che si snoderà in dieci passi, ordinati in cinque luoghi esistenziali di Francesco narrati con più linguaggi: «la giovinezza, il conflitto, le fragilità, l’essere figli, il centuplo» – spiega Menorello – Abbiamo l’obiettivo di calcare quei passi e quei luoghi di San Francesco, per sperare che anche per noi la realtà si faccia promessa di pienezza, non baratro sul nulla. Vogliamo porci alcune domande: la realtà è divenuta nemica della persona? È più comodo fuggirla? Siamo condannati ad avviare una guerra o nutriamo ancora la speranza di poter chiamare fratello e sorella ogni cosa e soprattutto ogni vita, a partire dalla sorella vita del poverello di Assisi? Nostra intenzione – aggiunge – è ripercorrere esistenzialmente i passi e i luoghi di Francesco nelle due fasi della sua vita, dalla apparente superficialità giovanile alla nuova era dell’amicizia con la sua vita e il suo reale.
Questa sorta di pellegrinaggio esistenziale, che animeremo nei due giorni del festival, vuole puntare a farci alzare lo sguardo anche verso un orizzonte di possibili scelte pubbliche. Infatti, ogni sessione concluderà chiedendo ai decisori alcune riforme e alcuni contenuti precisi. Seguiremo Francesco fino al suo segreto, che, nella fraternità e nella ricerca della verità, è l’incontro con il Fatto cristiano, perché come ha scritto Papa Leone XIV chi cerca la verità, alla fine cerca Dio, incontrerà Dio, troverà Dio precisamente nella bellezza della creazione, in tante forme in cui Dio ha voluto mettere la Sua impronta, in tutto quello che siamo noi, soprattutto come figli e figlie di Dio, creature fatte a Sua immagine”.
Il festival con il contributo fondamentale tra gli altri di Enel, Gruppo FS, Aeroporti 2023, Terna, trae ispirazione dall’opera di Davide Rondoni, “La ferita, la letizia. Faccia a faccia con San Francesco, poeta di Dio e del mondo”, Fazi editore, 2026; le fonti sono tratte anche da Augustine Thompson, Francesco d’Assisi, una nuova biografia, Itaca, 2012 . I frame video saranno tratti dal film capolavoro ‘Francesco’ di Liliana Cavani (1989). E proprio Liliana Cavani sarà protagonista assieme a Davide Rondoni (Presidente Comitato VIII centenario morte di San Francesco) di un inedito e particolarissimo “duetto”, intitolato “Commossi da San Francesco”.
All’interno del Festival dell’Umano tutto intero in programma al Pio Sodalizio dei Piceni di Roma, la sera del 17 giugno si svolgerà lo spettacolo “Per una giovane Italia”, basato sul manifesto scritto da Davide Rondoni che racconta e inquadra l’intero progetto. I giovani hanno un solo grande problema: gli adulti. Specialmente gli adulti che non vogliono rinunciare a rendite di posizione e che non comunicano energia propositiva e speranza. Con gli interventi di Lorenza Fruci giornalista, conduzione di Fanny Cadeo, Angela Sara Ciafardoni – scrittrice, Arianna Balestrieri – danzatrice, Asia Vaudo – poetessa, Flaminia Colella – poetessa, Massimo Villani – attore, Susanna Reppucci – cantautrice.
La serata “Per una giovane Italia”, realizzata con il sostegno di Enel, vuole raccontare una prospettiva: quella di un’Italia per vecchi che non è l’Italia che desideriamo, perché sono molto spesso dei giovani a muovere le energie migliori nel Paese. Francesco e i suoi frati erano dei ragazzi, Dante era un ragazzo quando iniziò a scrivere la Commedia, Marconi a 21 anni mosse i suoi primi esperimenti, e per i secoli si devono a tanti ragazzi e ragazze italiani passi in avanti in tutti i campi: dalla scienza alla letteratura, dall’impresa economica alla politica. L’avvio della serata con la brass band, che introdurrà il format Per una giovane Italia, sarà alle ore 20.45.
Oltre alla tappa romana, il progetto verrà presentato anche a FERRARA – 28 maggio; MONTE SAN MARTINO (MC) – 4 luglio; MONTALTO DELLE MARCHE (AP) – 24 luglio; CAORLE (VE) – 12 agosto; RIMINI – 23 agosto, Meeting per l’amicizia fra i popoli; ASCOLI PICENO – 25 agosto.
IL PROGRAMMA:
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© Brendan Hoffman for The New York Times

© Brendan Hoffman for The New York Times

© Brendan Hoffman for The New York Times
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda attenzione rispetto ai fatti riportati dalla stampa in merito alla presenza di giovanissimi, alcuni dei quali di appena dodici e tredici anni, coinvolti in episodi di consumo di bevande alcoliche e sostanze stupefacenti in diversi spazi pubblici della città di Manfredonia.
La cronaca restituisce immagini che, se considerate nella loro dimensione più immediata, rischiano di alimentare esclusivamente sentimenti di allarme sociale. È invece necessario compiere uno sforzo interpretativo più ampio, capace di leggere tali comportamenti come manifestazioni di un disagio che si struttura progressivamente all’interno delle trasformazioni culturali, relazionali ed educative che attraversano la società contemporanea.
L’ingresso sempre più precoce degli adolescenti in esperienze di trasgressione non costituisce soltanto una violazione di norme giuridiche o sociali; esso segnala una crescente difficoltà dei giovani a riconoscere limiti condivisi, ad attribuire significato alle regole e a costruire un rapporto equilibrato con la libertà. Quando il bisogno di appartenenza trova risposta prevalentemente nel gruppo dei pari, in assenza di autorevoli riferimenti educativi, il rischio è che la ricerca di identità venga affidata a pratiche di imitazione, sfida o esposizione a comportamenti che promettono riconoscimento immediato, ma producono isolamento e vulnerabilità.
L’età dei protagonisti impone una riflessione ancora più rigorosa. Dodici o tredici anni rappresentano una fase evolutiva nella quale la personalità è ancora in piena formazione e la costruzione dell’identità richiede la presenza di adulti capaci di esercitare una funzione educativa fondata sulla vicinanza, sulla coerenza e sulla responsabilità. L’assenza di tali riferimenti genera spesso una condizione di smarrimento nella quale il confine tra autonomia e abbandono diviene progressivamente indistinto.
Per questa ragione, il dibattito pubblico non dovrebbe limitarsi alla ricerca di responsabilità individuali. Interrogarsi esclusivamente sul comportamento dei genitori o dei ragazzi rischia di offrire una rappresentazione parziale del fenomeno. Occorre, piuttosto, interrogare la qualità complessiva del patto educativo che lega famiglia, scuola, istituzioni, associazionismo, servizi territoriali e comunità locale.
Una società educa non soltanto attraverso le parole, ma mediante l’organizzazione dei propri spazi, dei propri tempi e delle relazioni che rende possibili. Quartieri privi di presìdi culturali, aree urbane lasciate al degrado, luoghi di aggregazione non accompagnati da figure educative competenti e una progressiva rarefazione delle occasioni di partecipazione favoriscono l’affermarsi di forme di socializzazione costruite attorno al consumo, alla ricerca dell’eccesso e alla deresponsabilizzazione.
Non meno significativa appare la questione relativa alla vendita di bevande alcoliche ai minori. Se la normativa vigente individua con chiarezza obblighi e divieti, la loro concreta efficacia dipende dalla capacità delle istituzioni di garantirne il rispetto attraverso controlli costanti e da una diffusa cultura della legalità condivisa dagli operatori economici. La tutela dei minori non può essere affidata esclusivamente alla sanzione, ma richiede una responsabilità etica che precede quella giuridica.
In questo scenario la scuola assume una funzione che trascende la trasmissione dei saperi disciplinari. Essa rappresenta uno dei pochi luoghi nei quali è ancora possibile promuovere un’autentica educazione alla convivenza democratica, sviluppare il pensiero critico, consolidare competenze emotive e relazionali e restituire valore all’esperienza del limite come condizione necessaria per l’esercizio della libertà. L’educazione ai diritti umani trova qui la propria più concreta espressione: non nell’enunciazione astratta dei principi, ma nella costruzione quotidiana di contesti nei quali ciascun giovane possa sentirsi riconosciuto, ascoltato e responsabilizzato.
È altresì opportuno riflettere sul linguaggio utilizzato nel dibattito pubblico. Definire i ragazzi coinvolti attraverso categorie stigmatizzanti rischia di consolidare processi di esclusione proprio nel momento in cui sarebbe necessario costruire percorsi di ricomposizione del legame sociale. Nessun adolescente può essere identificato con il proprio comportamento problematico. Ogni condotta costituisce piuttosto un messaggio che domanda di essere interpretato, senza indulgere in giustificazioni, ma evitando letture semplificatrici.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica che quanto accaduto a Manfredonia rappresenti l’occasione per promuovere un’azione condivisa tra amministrazione comunale, istituzioni scolastiche, Azienda Sanitaria Locale, servizi sociali, forze dell’ordine, magistratura minorile, realtà del Terzo Settore e rappresentanze delle famiglie, finalizzata alla costruzione di un Piano territoriale permanente per la prevenzione del disagio adolescenziale.
La prevenzione autentica nasce infatti dalla capacità di una comunità di riconoscere tempestivamente le fragilità prima che esse assumano forme patologiche o devianti. Investire nell’educazione, nella prossimità sociale, nella qualità delle relazioni e nella partecipazione giovanile significa tutelare non soltanto il presente dei nostri ragazzi, ma la tenuta democratica della società futura.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU
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| Ci sono dischi che nascono per stare dentro il proprio tempo. E poi ci sono quelli che provano a metterlo in discussione. Red Carpet Vol. 2, nuovo album dei Krifi Wag, appartiene senza esitazioni alla seconda categoria. Più che un semplice capitolo conclusivo, questo lavoro è il punto di arrivo – e allo stesso tempo di ripartenza – di un percorso iniziato anni fa, fatto di intuizioni, deviazioni, resistenza e visione. Un disco che completa la “saga” di Red Carpet, ma soprattutto ne espande il significato, trasformandola in qualcosa di più profondo: una dichiarazione artistica, prima ancora che musicale. “È stato un processo intenso,” racconta la band, “un viaggio devoto e inevitabile alla ricerca di sé stessi, come cuore pulsante della vita e del tormento attraverso la musica.” Il tratto distintivo dei Krifi Wag resta quell’equilibrio raro tra disciplina compositiva e slancio emotivo. Le loro radici affondano in un’idea quasi “tradizionale” della scrittura – dove ogni passaggio ha un peso specifico – ma il risultato è tutt’altro che conservativo: performance fluide, organiche, vive, che definiscono un suono riconoscibile e in continua trasformazione. Non è un caso che, all’interno della tracklist, trovi spazio una collaborazione che per la band ha il sapore di un sogno realizzato: la partecipazione di Ben Koller, batterista dei Converge, presenza che aggiunge ulteriore intensità e profondità a un disco già ricco di sfumature. Non un semplice featuring, ma un punto di contatto reale tra influenze e identità. Ma Red Carpet Vol. 2 non è solo musica. È anche una presa di posizione. “In un’epoca in cui tutto sembra portare verso un’omologazione mascherata da libertà,” spiegano i Krifi Wag, “sentiamo il bisogno di difendere la possibilità di esplorare, di deviare, di costruire qualcosa che non sia immediatamente approvato.” Il percorso che ha portato a questo risultato non è stato lineare. Avversità, rallentamenti, momenti di crisi: elementi che avrebbero potuto compromettere il progetto, ma che invece ne hanno rafforzato le fondamenta. “Abbiamo sempre resistito,” raccontano, “perché c’è qualcosa in noi che ci spinge a cercare qualità e idee preziose in quello che facciamo. E questo, per noi, vale tutto.” Prodotto dagli stessi Krifi Wag, registrato da Gianluca Zanin presso Artigian Studio e finalizzato da Eleven Mastering, il disco rappresenta anche una sintesi tecnica e artistica del loro percorso. Il tutto pubblicato da Grazil Records, con un comparto visivo – tra artwork e video – curato direttamente da Simone Bastianello e dalla band, a conferma di una visione totale e coerente. Red Carpet Vol. 2 è un disco che non chiede scorciatoie, ma attenzione. E proprio per questo, forse, è destinato a restare. |
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Dalla commedia con Franca Tragni e Aldo “Ape” Piazza, alla musica elettronica e sperimentale di Johann Merrich: prende il via la prima
settimana della rassegna “Sul Naviglio…estate 2026”
Parma, 13.06.2026 – Aprirà con la travolgente e insolita “coppia” formata da Franca Tragni e Aldo “Ape” Piazza, il programma estivo della rassegna “Sul Naviglio…”, giunta alla sua nona edizione e realizzata dall’associazione L.O.F.T., in collaborazione con Centro Giovani Casa nel Parco, Officine ON/OFF, Ècole, Amici della Biblioteca di San Leonardo, Progetti&Teatro, associazione Ermo Colle e con il sostegno di Comune di Parma, Fondazione Cariparma, Chiesi Farmaceutici, Cooperativa Sociale Proges, Oiki, Sipi, Regione Emilia Romagna. L’appuntamento sarà nel cortile all’aperto di Officine ON/OFF, in Strada Naviglio Alto 4/1, presso il verdeggiante Parco del Naviglio, nell’area del quartiere San Leonardo che accoglie, da tradizione, l’edizione estiva della rassegna, tra le più amate e seguite in città.
La serata inaugurale, martedì 16 giugno, alle ore 21.30, sarà, dunque, all’insegna del teatro con lo spettacolo “Una di troppo – due anime invisibili, come l’inchiostro simpatico”, commedia scritta e interpretata da Franca Tragni e Aldo “Ape” Piazza, con la collaborazione artistica di Mauro Corbelli, tecnica e luci di Erika Borella e suoni di Francesco Oppici. In scena da un lato ritroviamo il personaggio di Tecla Sozzi, anziana “signorina” apparentemente abitudinaria, sagace, sarcastica, solitaria e curiosa, dall’altro la prorompente Ape Regina, drag queen brillante, caotica, piena di paillettes e drammi, appena sfrattata e con un passato complicato alle spalle. Costrette a condividere lo stesso appartamento per un progetto di recupero sociale, le due protagoniste daranno il via a un susseguirsi di scontri comici, momenti teneri e rivelazioni inaspettate, ritrovandosi a fare i conti con le proprie ferite e i propri pregiudizi.
Fitto il programma di mercoledì 17 giugno, con eventi pomeridiani e serali. Alle 17.45 il primo degli appuntamenti dedicati all’infanzia: “Astolfo – vita da lupo” una narrazione per bambini a partire dai 4 anni, dove l’attrice Francesca Grisenti, accompagnata alla fisarmonica da Nicholas Forlani, racconterà, attraverso la storia di un lupo molto speciale, che la bellezza e la ricchezza stanno proprio nella diversità. Perché i lupi non sono tutti uguali! Ogni lupo, infatti, ha le sue passioni e c’è anche chi, come lupo Astolfo, adora annusare fiori. Sempre mercoledì alle 20.45 torna in scena l’esilarante Tecla Sozzi, questa volta da sola, chiamata ad inaugurare, nel suo stile strampalato inconfondibile, un ciclo d’incontri a tema. S’inizia con “la Cucina” ma cosa combinerà Tecla fra i fornelli? Alle 21.30 la rassegna ospiterà, invece, lo spettacolo teatrale “Memori”, vincitore del bando Cura 2023 e del Premio Speciale Ermo Colle 2025. Gli attori e autori Nicola Lorusso e Giulio Macrì porteranno in scena il racconto di due anime disperse, alla disperata ricerca della propria identità. Due uomini che frugano nel passato, che provano a rimanere saldamente aggrappati alla convinzione che la vita non sia soltanto una mera sequela di insignificanti vicende e coincidenze, ma piuttosto una trama di eventi culminanti in un piano sublime. Un viaggio che ha in sé sogno, realtà, dolcezza e nostalgia.
La musica elettronica sarà poi protagonista, giovedì 18 giugno con “Suoni sul Naviglio…” a cura della compositrice Patrizia Mattioli. Tra gli appuntamenti più attesi per gli appassionati di questo genere musicale alle ore 19.00 la presentazione del libro “Altri suoni. Storia nascosta della musica elettronica” della musicista Johann Merrich, autorevole ricercatrice indipendente in ambito musicale, sperimentale e sonoro, che, in collaborazione con il graphic designer Eeviac, eseguirà anche una speciale sessione di ascolto di 30 minuti con brani elettroacustici ed elettronici di autori e autrici citati nel libro. Johann Merrich da lungo tempo affianca il suo lavoro di musicista a quello di ricercatrice e divulgatrice, andando a scavare negli archivi sepolti della storia musicale per far riaffiorare storie dimenticate ma fondamentali. Il libro rappresenta un viaggio verso nuove geografie, alla scoperta di una prospettiva originale sugli esperimenti sonori più avventurosi del Novecento. In serata, alle 21.30, si terrà, poi, il concerto “L’impero della luce”, progetto musicale di Merrich ed Eeviac dedicato all’organizzazione dei suoni e a composizioni sperimentali in tempo reale, messe in relazione con i campi elettromagnetici prodotti da oggetti di uso quotidiano; a concludere la serata sarà, infine, la performance musicale “Calliope sounds memory concert” con musiche di scena eseguite dal vivo da Patrizia Mattioli e voice memory di Loredana Scianna: un viaggio musicale nello spazio/tempo per celebrare la memoria sonora del mito di Calliope.
Il programma della prima settimana si chiuderà venerdì 19 giugno con un doppio appuntamento. Alle ore 18.45, ritorna il tradizionale ciclo di conversazioni letterarie e poetiche “Versi sul Naviglio” a cura del poeta e attore Adriano Engelbrecht. Questo primo incontro, incentrato sulla poesia e sulle più recenti novità editoriali, verrà moderato dalla critica letteraria Silvia Manzi che dialogherà insieme a Engelbrecht e ai poeti Elisa Barbieri e Giancarlo Baroni. Alle 21.30, invece, il palco allestito nel cortile di Officine ON/OFF si trasformerà in un vero e proprio cinema all’aperto con la proiezione del film “C’è ancora domani”, opera prima alla regia di Paola Cortellesi (anche interprete insieme a Valerio Mastandrea) che ha ottenuto il plauso del pubblico e della critica (premiato come Film dell’anno ai Nastri d’argento del 2024 e ottenendo ben 19 candidature ai David di Donatello). La pellicola inaugurerà il ciclo di serate cinematografiche a cura dell’Associazione Amici della Biblioteca di San Leonardo, presentato per celebrare gli 80 anni della Repubblica Italiana e del suffragio universale con l’estensione del voto alle donne.
Tutti gli appuntamenti sono ad INGRESSO GRATUITO con offerta libera (non si accettano prenotazioni per gli eventi in programma)
Direzione organizzativa a cura di L.O.F.T. APS
Direzione tecnica a cura di Erika Borella, con la collaborazione di Donatello Galloni ed Elisabetta Saltari.
Per maggiori informazioni contattare il cell. 3534426167.
In caso di maltempo verranno fornite tempestive informazioni sull’eventuale luogo al chiuso dove rappresentare l’evento in programma.
L’entrata agli eventi è presso il cortile di Officine ON/OFF, in Strada Naviglio Alto 4/1, dove sarà anche attivo un servizio ristoro gestito da Bar Glenda.
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Premio Truth 2026, grande successo per la II Edizione: a Pozzuoli celebrate le Eccellenze del Made in Italy Agroalimentare
Una serata di cultura, impresa e territorio dedicata a chi sta costruendo il futuro del cibo italiano
POZZUOLI – Una celebrazione delle eccellenze italiane, delle imprese virtuose e delle storie che raccontano il valore del nostro Paese. È questo lo spirito della seconda edizione del Premio Truth – “Il Cibo Protagonista del Cambiamento”, andata in scena nella prestigiosa cornice del Truth Restaurant&Events di Pozzuoli.
Un appuntamento che ha riunito istituzioni, imprenditori, professionisti, mondo accademico e rappresentanti della cultura, con l’obiettivo di valorizzare il sistema agroalimentare italiano attraverso i temi dell’innovazione, della sostenibilità, della ricerca e della tutela delle identità territoriali.
La serata è stata condotta dalle presentatrici Paola Mercurio e Magda Mancuso, che hanno accompagnato il pubblico lungo il percorso della manifestazione, dando voce ai protagonisti e alle storie delle aziende premiate.
Paola Mercurio ha aperto al cerimonia delle premiazioni chiamato sul palco la proprietaria del Truth e CEO Founder di Truth Event Dorotea Ragucci, anima e promotrice del Premio, che ha dato il via ufficiale alla serata insieme alla Prof.ssa Anna Maria Colao, Presidente del Comitato Tecnico Scientifico del Premio, Professore Ordinario di Endocrinologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, titolare della Cattedra UNESCO “Educazione alla Salute e Sviluppo Sostenibile” e Vice Presidente del Consiglio Superiore di Sanità.
La Prof.ssa Colao ha sottolineato il ruolo centrale del cibo come elemento di salute, cultura, ricerca e sviluppo sostenibile, confermando la visione scientifica e culturale alla base del progetto.
La manifestazione porta la firma di Alfredo Mariani Art Director dell’iniziativa, ideatore di un percorso capace di unire comunicazione, impresa e valorizzazione delle eccellenze italiane, con la perfetta direzione artistica della struttura affidata a Fabio Ragucci.
Il preserata è stato condotto da Magda Mancuso, mentre la serata è stata impreziosita dalle atmosfere musicali dell’Arturo Caccavale Swing Quintet, che ha accompagnato gli ospiti con eleganza e raffinatezza.
Le Aziende premiate e i protagonisti della seconda edizione
Sul palco del Premio Truth sono state celebrate importanti realtà del panorama agroalimentare italiano, premiate per il loro impegno nella qualità, nell’innovazione e nella valorizzazione dei territori.
Quest’anno premiate:
GranTerre (Emilia Romagna), uno dei principali gruppi dell’agroalimentare italiano, il riconoscimento è stato ritirato dal Dott. Alberto Tarallo, a consegnare il premio il Magnifico Rettore dell’Università AUGE, Prof. Avv. Giuseppe Catapano, che subito dopo la premiazione ha voluto coinvolgere sul palco Sua Eccellenza Ernest Ndabashinze, Ambasciatore del Burundi in Italia, insieme alla diplomatica Fiume Giallo Imperatore, in un momento dedicato al dialogo internazionale e alla collaborazione tra culture.
Sanpellegrino ( Lombardia gruppo Nestlè) leader indiscusso nel mondo. Premiata dal Prof. Avv. Gennaro Famiglietti, Presidente dell’Istituto di Cultura Meridionale, Console Generale della Bulgaria e Segretario Generale del Corpo Consolare e Diplomatico di Napoli, ritirato dal responsabile Sud Italia Nicola Ferrucci
Biffi FORMEC ( Emilia Romagna) ha ritirato il premio il responsabile aziendale Danilo Agliano, premiato da Dario Duro, Fiduciario AMIRA Napoli – Associazione Maître Italiani Ristoranti e Alberghi.
Granata 1936 (Campania) il riconoscimento è stato ritirato dal responsabile aziendale Raffaele Abbate, premiato da Lady Chef Alessandra Baruzzi, Coordinatrice Nazionale del compartimento Federazione Italiana Cuochi.
La Fiammante ( Campania) ha ritirato il premio Giuseppe Urciuolo, premiato dall’attrice Rosa Miranda.
Stuzzicante ( Campania) il riconoscimento è stato ritirato dal CEO Catello Sorrentino, premiato dal regista cinematografico Rosario Errico, vincitore del Globo d’Oro e nomination agli Oscar.
Dorella – Oleificio Candela ( Campania) ha ritirato il premio il responsabile Giorgio Tramontano, premiato dal giornalista Diego Paura, responsabile della redazione Cultura e Spettacolo del ROMA.
O Sole ‘e Napule ( Campania) il premio è stato ritirato da Daniele Calabria, consegnato dall’ Avv. Ivana Petrone per la Fondazione E. Novation che ha portato i saluti del Presidente Massimo Lucidi da Washington.
Enodelta ( Campania) ha ritirato il riconoscimento il fondatore Antonio Caputo, premiato da Pasquale Brillante, Maestro dei Vini per AMIRA Campania.
Dorotea Ragucci: “Guardiamo già alla terza edizione”
Al termine della serata, Dorotea Ragucci, CEO Founder Truth Event e ideatrice del progetto insieme al team del Premio in particolare Attilio Mattiacci Direttore Generale Sunset Cash-Food&Beverage e allo staff del Truth con il direttore Gianni Aiello, ha voluto ringraziare tutti coloro che hanno contribuito al successo della seconda edizione:
“Sono profondamente grata a tutti coloro che hanno reso possibile questa seconda edizione del Premio Truth. Questo risultato nasce dalla collaborazione, dalla passione e dalla volontà di raccontare un’Italia che ogni giorno lavora, innova e difende le proprie eccellenze. Il cibo è cultura, identità e futuro. Da questa energia ripartiamo già guardando alla terza edizione, con l’obiettivo di ampliare ancora di più il nostro sguardo verso il futuro del Made in Italy, sostenendo chi continua a creare valore attraverso qualità, ricerca e visione.”
La seconda edizione del Premio Truth ha così confermato la propria vocazione: raccontare quelle realtà che trasformano ogni giorno il cambiamento in opportunità, attraverso innovazione, sostenibilità, sicurezza alimentare e capacità imprenditoriale.
Un viaggio dentro il cuore produttivo dell’Italia, dove il cibo non è soltanto una risorsa economica, ma cultura, identità e patrimonio da custodire e innovare.
“Il Cibo Protagonista del Cambiamento” si conferma una visione concreta del futuro: un futuro costruito da persone, aziende e territori capaci di rappresentare il meglio del Made in Italy.
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LO-FAI, IL PODCAST CHE NON VA DI FRETTA
Da oggi, 15 giugno, è disponibile su Spotify e YouTube la nuova puntata del podcast a cura di Cristopher Bacco dello Studio2 di Padova
Ospite: Veronica Marchi
ASCOLTA IL PODCAST SU SPOTIFY
http://GUARDA IL PODCAST SU YOUTUBE
Da oggi, lunedì 15 giugno, è disponibile su Spotify e YouTube la decima puntata di LO-FAI, il podcast ideato e condotto dal produttore e tecnico del suono Cristopher Bacco che ogni 15 del mese ospita allo Studio2 di Padova alcuni protagonisti della scena musicale italiana, chiamati a raccontarsi restituendo al pubblico una dimensione intima, autentica e irripetibile. Tra i primi appuntamenti del podcast figurano Bobby Solo, Dellera, Fabio Cinti, Jury Magliolo, Alessandro Ragazzo, Ulisse Schiavo, Gaia Morelli,Fabrizio Nikki Lavoro, Pit Coccato ed Ernesto Marciante.
L’ospite della puntata del 15 giugno è Veronica Marchi, cantautrice e produttrice veronese. Attiva dal vivo dal 1997, nel corso della sua carriera ha collaborato con artisti e personalità come Niccolò Fabi, Patrizia Laquidara, Natalino Balasso e Andrea Mirò, sviluppando una scrittura capace di muoversi tra pop e indie folk senza rinunciare a eleganza e autenticità. Nel 2016 partecipa alla decima edizione di X Factor nella squadra di Manuel Agnelli, mentre nel 2020 fonda Maieutica Dischi, etichetta indipendente dedicata alla valorizzazione della musica realizzata da donne.
Dopo quattro album in studio e numerosi concerti in Italia e all’estero, nell’ottobre 2025 pubblica “Bianca”, un disco dedicato a Bianca D’Aponte che raccoglie storie di fragilità umane e della consapevolezza che nasce dall’accettarle. Dal concerto evento “Vorrei tornare bambina”, andato in scena al Teatro Camploy di Verona insieme a ospiti come Andrea Mirò ed Eva Pevarello, nasce l’EP “Vorrei tornare bambina – Live @ Teatro Camploy”, pubblicato l’8 maggio 2026 e il video del brano “Anni 90”, tratto da Bianca.
Nel corso dell’episodio l’artista dialoga con Cristopher Bacco e propone un live acustico registrato in presa diretta, restituendo la propria visione della musica tra scrittura, esperienza e ricerca di autenticità.
LO-FAI è il podcast che sceglie di non andare di fretta. Questo format nasce come presa di posizione contro la frenesia del consumo musicale contemporaneo e la frammentazione dell’ascolto. Ogni episodio, ambientato in un set minimal in bianco e nero, è una conversazione autentica, registrata in presa diretta e accompagnata da un live acustico senza correzioni o artifici.
Le performance sono registrate su una musicassetta la quale, una volta firmata dall’artista ospite, viene messa all’asta su eBay. Il ricavato viene interamente devoluto alla Terapia Intensiva Neonatale di Padova tramite la Fondazione Salus Pueri.
CRISTOPHER BACCO
Cristopher Bacco è un produttore e tecnico del suono con oltre 15 anni di esperienza. Ha fondato Studio 2, che dal 2012 al 2015 è stato anche un live club, ospitando live numerosi artisti, tra cui Morgan, Niccolò Fabi, Zen Circus, Le Vibrazioni, Afterhours, Fast Animals and Slow Kids e Bassi Maestro. Dal 2015 si dedica esclusivamente alla produzione discografica, cambiando sede e specializzandosi nella realizzazione di produzioni di alto livello, collaborando con artisti tra audio e video come Alberto Bof, Fabio Cinti, The Winstons, Lombroso, Susana Baca, The Cyborgs, Omar Pedrini, Bobby Solo e Nikki. Ha portato il suo lavoro in studi di fama mondiale, tra cui gli Abbey Road. Nel 2021 crea M.V.A. Productions Srl, realtà dedicata alla produzione multimediale di alto livello, che lo porta a collaborare con Chora Media, WTLK e Mediaset in progetti audio-video professionali.
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Telemedicina in farmacia nel Lazio: da oggi Holter cardiaco e pressorio diventano servizi stabili del SSN
Superata la fase sperimentale, tutte le farmacie convenzionate del Lazio possono aderire al nuovo regime. Nessun limite di prestazioni per singola farmacia, e rimborsi SSN per holter cardiaco e holter pressorio.
MedEA affianca gli esercizi con piattaforma di refertazione e dispositivi medici certificati, Centro di Refertazione Accreditato e supporto operativo all’avvio del servizio
Un Holter cardiaco o pressorio potrà essere eseguito in farmacia, vicino casa, all’interno del percorso del Servizio Sanitario Nazionale. Da lunedì 15 giugno 2026, la Regione Lazio porta a regime la telemedicina in farmacia: Holter cardiaco e Holter pressorio diventano prestazioni rimborsate dal SSN ed eseguibili nelle farmacie convenzionate del territorio regionale.
Il passaggio è sancito dalla Delibera Regionale n. 353 del 14 maggio 2026, dalla Legge 199 del 30 dicembre 2025 e dal Protocollo Federfarma Lazio 018/L del 9 giugno 2026. Si conclude così la fase sperimentale e si apre una nuova fase strutturale della farmacia dei servizi, in cui la farmacia diventa sempre più un presidio sanitario di prossimità capace di offrire prestazioni diagnostiche integrate nella rete territoriale.
La novità è significativa sia per i cittadini sia per le farmacie. I pazienti potranno accedere a esami cardiologici di monitoraggio in modo più semplice, capillare e vicino al proprio domicilio. Le farmacie, invece, potranno attivare un servizio ad alto valore sanitario, contribuendo alla presa in carico territoriale e alla riduzione della pressione sulle strutture sanitarie tradizionali.
Rispetto alla sperimentazione, il cambiamento è sostanziale. In precedenza il servizio era riservato a farmacie selezionate e prevedeva un tetto prefissato di prestazioni per ciascun esercizio. Da oggi, invece, l’adesione è aperta a tutte le farmacie convenzionate del Lazio e non è previsto alcun limite di prestazioni per singola farmacia. Il budget è regionale, unico e condiviso: le quote disponibili saranno assegnate in base all’ordine di adesione. Non c’è quindi il limite per singola farmacia ma il limite è dato dall’esaurimento del budget annuale.
Le prestazioni rimborsate dal SSN
Le prestazioni rimborsate dal SSN sono l’Holter cardiaco delle 24 ore, codice 89.50, con rimborso per la farmacia pari a 61,95 euro, e l’Holter pressorio delle 24 ore, codice 89.61.1, con rimborso pari a 41,30 euro. L’ECG non è previsto al momento nell’ambito di questo avvio operativo.
Il percorso del paziente
Percorso del paziente
(Medico di Medicina Generale (MMG)/ Pediatra di Libera Scelta (PLS)/ Specialista cardiologo)
L’intero percorso è pienamente integrato nel circuito del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
MedEA a supporto delle farmacie
In questo scenario, MedEA Telemedicina S.r.l., si propone come partner di telemedicina per le farmacie del Lazio. Come Centro di refertazione Accreditato con la Regione Lazio, mette a disposizione una soluzione completa per l’attivazione e la gestione del servizio, offrendo una piattaforma di telerefertazione certificati e dispositivi medici innovativi per Holter Cardiaco e Holter pressorio. MedEA dispone inoltre delle certificazioni ISO 9001, ISO 13485 e ISO 27001, a garanzia della qualità dei processi, della conformità nella gestione dei dispositivi medici e della sicurezza delle informazioni. Il servizio è inoltre supportato da validazione scientifica.
“L’ingresso stabile della telemedicina in farmacia nel SSN del Lazio rappresenta un passaggio concreto verso una sanità più vicina, accessibile e capillare”, dichiara Vincenzo Telesca CEO MedEA “Le farmacie diventano sempre più presidi territoriali capaci di offrire servizi diagnostici qualificati, mentre la tecnologia consente di collegare in modo sicuro cittadino, farmacista e specialista. MedEA è pronta ad accompagnare le farmacie in questo percorso, garantendo come Centro Erogatore Accreditato il più elevato standard qualitativo in ambito diagnostico per la Farmacia ma soprattutto per il Paziente
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Dal 16 giugno 2026 sarà disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitale e in formato cd “Impermanenza”, il nuovo disco di VARANASI pubblicato da Overdub Recordings.
“Impermanenza” è un lavoro che si muove tra le coordinate sonore del post-punk, dello shoegaze, della psichedelia e del dream pop, alternando brani compatti, diretti e intensi ad altri dalle atmosfere sospese e stratificate. Rispetto al precedente “Cattedrali per principianti”, il disco si presenta più inquieto e cupo, ma anche più corposo, attraversato da momenti di distensione sognante e malinconica.
Il concept prende forma a partire da un’antica idea buddhista: l’impermanenza, intesa come mutamento incessante che attraversa ogni esistenza. Come ricorda la storia di Saigyō, il “demone dell’impermanenza” colpisce senza distinzione, separando ciò che sembra destinato a durare. A questa visione si affianca l’eco delle parole di Yukio Mishima che, ripensando alla Seconda guerra mondiale, descriveva la realtà come fragile e provvisoria, come se ogni cosa potesse dissolversi in un istante.
Le canzoni si muovono proprio in questo spazio instabile: i testi evocano immagini di mondi che tremano come fiamme, ombre o sogni, figure inquiete e visioni in cui la consapevolezza della caducità convive con il desiderio di attraversare fino in fondo ciò che resta.
Spiega la band a proposito del nuovo lavoro discografico: “L’antico motivo buddhista dell’impermanenza, il mutamento incessante. Tutti i mondi sono simili a una fiamma oscillante: sono simili a un’ombra, a un’eco, a un sogno, a una creazione magica. Si agisce consci della vanità, attratti dal vortice del nulla. Tra la decomposizione dell’anima e la tentazione di esistere, tra l’assoluto e l’illusione. Per sempre o per niente. Attraverso la guerra vista da lontano, attraverso l’assedio del presente. Guardiamo le stelle e non abbiamo più paura, attraverso gli esordi bruceranno le nostre ferite”.
“IMPERMANENZA” TRACKLIST
Impermanenza
L’effetto che fa
La tentazione di esistere
Per sempre
L’assedio
Gli esordi
La decomposizione dell’anima
Canto di quiete e di tempesta
Solaris
Ragazzo in fiamme
Biografia
Varanasi nasce nel 2019, dopo la conclusione del percorso decennale dei Japan Suicide, con l’esigenza di costruire un progetto più coerente e in lingua italiana. Tra post-punk, shoegaze e psichedelia, la band attraversa sonorità cupe e malinconiche, mantenendo una tensione costante tra impatto e introspezione. Dall’EP omonimo fino all’album Cattedrali per principianti, il suono si muove tra trasformazione e continuità, dando forma a una nuova identità.
La band è composta da: Matteo Luciani (basso), Leonardo Mori (tastiere), Stefano Bellerba (voce e chitarra), Saverio Paiella (chitarra), Matteo Bussotti (batteria).
Anticipato dal singolo “Per sempre”, “Impermanenza” è il nuovo album di Varanasi pubblicato da Overdub Recordings disponibile in digitale e in formato cd dal 16 giugno 2026.
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The Best Rework of Remember Music: Marco Fratty e Magibest propongono il meglio di dance, disco e house… e fanno ballare il mondo
Marco Fratty e Magibest hanno pubblicato in tutto il mondo “The Best Rework of Remember Music“, un album che è un vero “best of” di ciò che abbiamo ballato dagli anni ’70 – ’80 ad oggi. La label è Audio Recordings (una delle tante diverse realtà musicali curate da Fratty) ed il sound è decisamente coinvolgente e scatenato. Ecco perché i risultati non sorprendono: sui diversi siti e portali (Spotify, Tidal, YouTube, etc), tra visualizzazioni e stream siamo oltre il milione, numeri davvero importanti per un album / compilation italiano che però guarda al mondo… E lo fa ballare.
“The Best Rework of Remember Music” è un progetto che sta riscuotendo un successo straordinario. Quando DJ di tutto il mondo suonano queste tracce in console, l’energia è tangibile: i brani riescono a coinvolgere un pubblico assolutamente trasversale. È una selezione che unisce le generazioni, capace di far ballare sia i più giovani sia i meno giovani. Dal punto di vista professionale, per DJ questo album si sta rivelando uno strumento di lavoro utilissimo e versatile, perfetto per accendere qualsiasi pista. E ovviamente, è perfetto, anche da ballare in ogni altra situazione… anche se non si mixa per professione.
In “The Best Rework of Remember Music”, tra dance, disco e house, alternando ascoltando brani come “Dreams”, “Time” e “Sensation”, stare fermi è davvero difficile. «Le hit che abbiamo ballato per decenni e che non saranno mai dimenticate, per la qualità assoluta della musica di quel periodo», spiegano Marco Fratty e Magibest, che sono amici da decenni. «Oggi forse fare musica, con l’AI e mille supporti tecnologici, è troppo facile, per questo escono mille tracce, alcune pure carine… ma di successi veri ce ne sono pochi. La mia “Great Funky”, un brano che ho realizzato qualche tempo fa con Alex Time, senz’altro è tra questi», continua Fratty, che con gli F.P.I. Project e mille altri progetti attivi ancora oggi, ha davvero fatto la storia della musica da ballo italiana nel mondo.
In “The Best Rework of Remember Music” del passato musicale resta solo la sostanza artistica. Il groove sembra quello del passato, ma in realtà non lo è. Grazie al lavoro di Fratty e Magibest, il sound diventa attuale e irresistibile, anche se continua a guardare, giustamente, al passato. Il ritmo resta eterno.
The Best Rework of Remember Music by Marco Fratty e Magibest su Spotify e su YouTube
https://open.spotify.com/intl-it/album/3nQchyruKn94301tXPP2Hf
https://www.youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_nz9ihogQ1kMLhG1AP1WkM5wTjcgLVgSio
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Macondo Festival porta in scena “Animali umani. Un monologo su tutti noi” di e con Mercadini
Lo spettacolo chiude l’anteprima ma apre la kermesse culturale di Francavilla al Mare
Giovedì 18 giugno alle ore 21:00 l’Auditorium Sirena di Francavilla al Mare (Ch) ospita “Animali umani. Un monologo su tutti noi” il nuovo spettacolo scritto e interpretato dal narratore e divulgatore Roberto Mercadini, tra le voci più originali del teatro di narrazione contemporaneo.
Lo spettacolo, chiude l’anteprima della manifestazione per lasciare spazio alla tre giorni di Macondo Festival che ci sarà 19, 20 e 21 giugno: possibile grazie all’impegno della Sindaca Luisa Russo e dell’Assessora alla Cultura Cristina Rapino in collaborazione con la Scuola Macondo di Pescara e la direzione artistica di Peppe Millanta, si da ufficialmente il via alla decima edizione dell’evento culturale tanto atteso dell’estate francavillese.
Che cos’è l’essere umano? Un animale politico, come scriveva Aristotele. Un animale dotato di ragione. L’unico che parla, secondo Dante. Ma anche una creatura feroce, una “scimmia nuda”, un essere che continuamente tenta di superare i limiti della propria natura. Partendo da queste definizioni – filosofiche, scientifiche, poetiche – Mercadini costruisce una narrazione affascinante, a tratti ironica, sull’epopea dell’Homo sapiens.
Animali umani attraversa i millenni della nostra storia soffermandosi su ciò che ci rende unici e, allo stesso tempo, profondamente simili alle altre forme di vita: le società, dalla dimensione del branco agli Stati; la guerra, dalle mani nude agli ordigni nucleari; il fuoco, il cibo, i culti, il linguaggio. Una panoramica, a tratti vertiginosa a tratti comica, che invita il pubblico a interrogarsi su cosa davvero ci distingua – o ci accomuni – agli scimpanzé, alle formiche, ai virus e a ogni altra parte della Natura.
Con il suo stile inconfondibile, tra passione divulgativa e humour, Roberto Mercadini accompagna gli spettatori in un viaggio sorprendente dentro l’identità umana.
Biografia
Roberto Mercadini (Cesena, 1978), è autore e interprete dei suoi monologhi
teatrali, oltre che scrittore. Nei suoi testi, sia teatrali che in forma di libro, fa convivere l’intento artistico con la divulgazione, solitamente storica, scientifica o letteraria. Fra i suoi spettacoli teatrali, rappresentati in tutt’Italia: “Dante. più nobile è il volgare”, “Moby Dick – sebbene molti abbiano tentato”, “Fuoco nero su fuoco bianco – monologo tentacolare sulla Bibba”, “Little Boy – storia incredibile e vera della bomba atomica”, “Animali umani – un monologo su tutti noi”: quest’ultimo è una riflessione su Homo sapiens che spazia dalla scienza alla letteratura antica. Anche i suoi libri, tradotti in diverse lingue, uniscono narrazione e saggistica. Ricordiamo in particolare: “Bomba atomica”, “L’’ingegno e le tenebre. Leonardo e Michelangelo, due geni rivali nel cuore oscuro del rinascimento” e “Io dico l’universo. La rivoluzione scientifica e Galileo: lo sconosciuto che sconvolse il mondo” tutti editi da Rizzoli. Da gennaio 2023 è ospite della trasmissione “Splendida cornice” condotta da Geppi Cucciari in onda su Rai 3. È attivo sul web, in particolare su YouTube, dove conta oltre 200.000 iscritti. Nell’estate del 2026, insieme alla cantautrice Emma Nolde, porta in giro per l’Italia lo spettacolo “Tu che ti senti ai fianchi l’uragano: canzoni e poesie in dialogo”.
E’ possibile acquistare il biglietto su https://www.ciaotickets.com/it/biglietti/anteprima-macondo-festival-animali-umani-un-monologo-su-tutti-noi-francavilla
Per informazioni: direzionemacondofestival@gmail.com,
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Gramsci alla Fiera Più Libri Più Liberi avrebbe firmato il modulo sull”antifascismo?
Credo proprio di no. Avrebbe usato l’arma dell’ironia sulle sinistre del nostro tempo
Pierfranco Bruni
Se ci fosse oggi Antonio Gramsci cosa penserebbe della farsa della sottoscrizione di antifascismo per partecipare come editore alla Fiera di Più Libri più Liberi di Roma?Immaginiamolo. Antonio Gramsci entra a Più libri più liberi. Non con la tessera del Partito, ma con i Quaderni sotto il braccio. Zoppica, sì. Ma il pensiero, quello, non zoppica mai. Si ferma davanti al banco delle firme. Legge: “Dichiara di essere antifascista”. Sorride. Di quel sorriso sardo, tagliente, che è già una glossa a margine della Storia.
Dunque cosa avrebbe detto? Avrebbe detto, forse, che la cultura muore due volte: quando la si imbavaglia e quando la si imbalsama. La prima è dittatura. La seconda è retorica. E tra le due, Gramsci, che del carcere fece cultura, avrebbe scelto la terza via: l’ironia. Perché l’ironia è l’arma di chi non ha cannoni, ma ha concetti. Di chi sa che una firma imposta è già una resa, anche se la firma è sulla parola “libertà” o meglio falsa libertà. Gramsci ha passato la vita a spiegare che l’egemonia non si decreta. Si costruisce. È direzione intellettuale e morale, non dichiarazione giurata. È il lento lavoro della talpa, non il timbro del notaio. Trasformare l’antifascismo in autocertificazione significa non aver capito nulla dei Quaderni, chiaramente per li ha letti e capiti. Significa confondere il consenso con il consenso informato, la battaglia delle idee
con la fila allo sportello.
Lui, che scriveva che “la cultura è organizzazione, disciplina del proprio io interiore”, avrebbe guardato quel foglio e avrebbe mormorato: “Ecco l’analfabetismo degli istruiti”. Perché l’antifascismo, per Gramsci, non era etichetta da appuntare al petto. Era metodo. Era capacità di leggere il mondo, di smontare il senso comune, di farsi Stato senza diventare statale. Chiedere a un editore di firmare di essere antifascista è come chiedere a un filosofo di firmare di essere intelligente. Se lo firmi, dimostri che non lo sei. Gramsci avrebbe firmato? Forse sì. Ma sotto, con la sua grafia minuta, avrebbe aggiunto: “Firmo perché sono in carcere. Voi perché siete liberi, perché firmate?”. La polemica ha fatto scadere il tono della Fiera. E Gramsci, che del tono fece questione politica, lo avrebbe notato subito. Perché il tono è egemonia. È la musica che sta sotto le parole. Quando la cultura alza la voce, smette di convincere. Quando chiede patenti, smette di educare.
Più libri più liberi era nata come spazio franco dove il piccolo editore poteva esistere accanto al colosso, dove l’idea eretica aveva la stessa sedia dell’idea ortodossa. Metterci il gabbiotto del pedaggio etico significa trasformare l’isola in dogana. E Gramsci, che sulle isole – Ustica, poi il carcere – costruì biblioteche, sapeva che la dogana è il luogo dove le idee muoiono: vengono aperte, controllate, tassate. L’ironia feroce è questa: per difendere l’antifascismo, si usa la grammatica del fascismo. L’obbligo, il giuramento, l’esclusione. Gramsci avrebbe citato Machiavelli: “Gli uomini dimenticano più facilmente la morte del padre che la perdita del patrimonio”. Noi abbiamo dimenticato più facilmente il metodo del fascismo che i suoi simboli. E così lo replichiamo, con le migliori intenzioni, su carta intestata.
Nei Quaderni l’editore non c’è. Ma c’è l’intellettuale organico, colui che organizza la cultura, che salda il blocco storico. L’editore, oggi, è il suo pronipote laico. Non deve giurare sulla Costituzione: deve farla vivere. E la fa vivere pubblicando anche ciò che lo indigna, perché “dire la verità è sempre rivoluzionario”, ma la verità non ha timbro. Gramsci avrebbe difeso l’editore che pubblica un libro sgradevole più dell’editore che firma un foglio gradito. Perché il primo rischia il mercato, il secondo rischia nulla. E senza rischio, diceva, non c’è egemonia. C’è solo conformismo. Quel conformismo che lui chiamava “il più grande nemico della rivoluzione”. Oggi lo chiamerebbe “il più grande nemico della Fiera”.
Alla fine, forse, Gramsci avrebbe firmato. Ma non il modulo. Avrebbe firmato una nota a margine, come faceva nei Quaderni:
“Io sono antifascista perché penso. Se smetto di pensare, firmate pure per me. Ma sappiate che quel giorno avrete firmato la mia condanna, non la mia adesione”. E se ne sarebbe andato, zoppicando, tra gli stand. A cercare un libro non allineato. Perché sapeva che la libertà non sta nel dichiararla. Sta nel praticarla. Anche, e soprattutto, quando nessuno ti guarda. Anche, e soprattutto, quando firmare sarebbe più comodo.
La cultura, per Gramsci, era “conoscere sé stessi”. La Fiera, oggi, sembra averlo dimenticato. Ha chiesto agli altri di dichiararsi, per non dover dichiarare a sé stessa la propria paura. E la paura, diceva sempre lui, “è il vero analfabetismo”. Il resto è modulo. È anticultura. È l’ala che diventa timbro. E Gramsci, delle ali, se ne intendeva. Anche dal carcere. Ma Gramsci conosceva. Aveva un pensiero. Condivisibile o meno. Ma il pensiero c’era. I libri li aveva abitati e scritti. Studiava e soprattutto capiva. E oggi? Si affonda. Si chiedono firme, sottoscrizioni e giuramenti. Per cosa? Per una una storia che è finita dal 1945. Si sono superati tutti i limiti del ridicolo.
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Roma, 15 giugno2026 – A margine del vernissage dedicato a Fellini in via Margutta, in un’atmosfera densa di suggestioni felliniane e avvolti dalle opere di Mario Russo, abbiamo incontrato Antonello De Pierro. Il giornalista e presidente del movimento politico Italia dei Diritti – De Pierro, con la sua consueta verve intellettuale e la passione civile che lo contraddistingue, ci ha concesso una lunga riflessione sul significato profondo di questo evento, spaziando dal valore dell’arte alla difesa dei diritti culturali, senza tralasciare i risvolti umani del suo legame con i protagonisti della serata.
Presidente De Pierro, La ritroviamo qui nella storica Galleria Area Contesa ArteDesign, in una via Margutta che sembra tornata ai fasti della Dolce Vita. Cosa prova nel vedere questo tributo così sentito a Federico Fellini e Mario Russo?
“Provo un’emozione profonda, oserei dire viscerale. Essere qui stasera, in via Margutta, non è solo un atto di presenza mondana, ma un pellegrinaggio nel cuore pulsante della creatività italiana. Questo vicolo è intriso della memoria di Federico Fellini e Giulietta Masina; camminare su questi sampietrini significa calpestare la stessa terra che ha nutrito i sogni di uno dei più grandi geni del Novecento. Vedere le opere di Mario Russo esposte qui, grazie alla dedizione delle sorelle Zurlo e alla passione di mia sorella d’elezione Adriana Russo, è la chiusura di un cerchio perfetto. Mario Russo non era solo un pittore straordinario, era un uomo che sapeva catturare l’onirico e renderlo tangibile. La sua amicizia con Fellini non era un semplice sodalizio professionale, ma una sintonia di anime che oggi rivive in queste tele.”
Lei è qui accompagnato da Rita Belpasso, figura chiave del Suo movimento per Guidonia Montecelio. Quanto è importante per l’Italia dei Diritti essere presente in contesti dove l’arte e la legalità si incontrano, vista anche la presenza del questore di Roma?
“La presenza del questore, il dottor Roberto Massucci, che ringrazio per la squisita sensibilità, dimostra che la cultura è un presidio di legalità. Con me c’è Rita Belpasso, che oltre a essere un’astrologa e pittrice di grande talento, è la nostra vice responsabile per Guidonia Montecelio dell’Italia dei Diritti-De Pierro. Il messaggio dell’Italia dei Diritti è chiaro: il diritto alla bellezza e alla cultura è fondamentale. Rita incarna perfettamente questa doppia anima: la competenza tecnica e la sensibilità artistica. Noi non facciamo politica nel senso stretto e burocratico del termine; noi promuoviamo l’identità italiana. Vedere Rita dialogare con gli altri artisti presenti conferma che il nostro movimento è un laboratorio di idee dove l’arte è il motore del cambiamento sociale.”
Parliamo del Suo legame con Adriana Russo. La stampa ha spesso sottolineato la vostra profonda amicizia. Come descriverebbe il vostro rapporto in una serata così importante per lei?
“Adriana è una donna straordinaria, un’attrice di immenso talento ma, soprattutto, un’anima nobile. La nostra amicizia è antica, solida, fatta di stima reciproca e di battaglie condivise. Vederla stasera così emozionata, con quel foulard bordeaux e quel cappello coordinato che richiamano un’eleganza d’altri tempi, mi riempie di orgoglio. Lei porta sulle spalle un’eredità pesante e bellissima: quella di suo padre Mario. In ogni sua parola, in ogni gesto come madrina di questa ottava edizione delle Notti Felliniane, si avverte il desiderio di onorare non solo un genitore, ma un intero modo di intendere il cinema e l’arte. Siamo legati da un filo invisibile ma d’acciaio. Sostenere Adriana in questa mostra, che lei ha voluto con tanta forza per ricordare il legame tra suo padre e Fellini, per me non è un invito, è un dovere del cuore.”
L’evento ha toccato corde emotive altissime, come la chiamata da Hollywood del Conte Federico Wardal. Qual è la Sua riflessione su questa memoria che scavalca l’oceano?
“È stato un momento di una potenza narrativa incredibile. Vedere il Conte Wardal commuoversi in videochiamata mentre scorrevano i fotogrammi di lui e Federico da giovani ci ha ricordato che il cinema è immortalità. Francesco Caruso Litrico ha avuto un’intuizione magistrale nel creare questo ponte con Hollywood. Fellini non appartiene solo a Roma o a Rimini, appartiene al mondo. Eppure, il fatto che Wardal abbia voluto salutare proprio questa galleria, proprio queste opere di Mario Russo, ci dice che il ‘cuore’ della memoria resta qui, in via Margutta. Anche il questore è rimasto rapito dalle spiegazioni del principe Alfio Borghese; questo dimostra che davanti alla bellezza rinasciamo tutti come spettatori incantati.”
Lei ha avuto modo di salutare molti ospiti illustri stasera. Che aria si respira in questa collettiva?
“Si respira l’aria della rinascita. Vedere una parata di nomi così eterogenea, penso alla forza scenica di Francesca Stajano Briganti o alla raffinatezza di Eleonora Altamore, è la prova che l’arte è il collante della società. E poi c’è il tocco di colore di personaggi come Frank Amore o Massimo Bomba, che rendono Roma quella città magica che Fellini ha amato. Ho guardato con attenzione l’opera che ritrae Marina Ripa di Meana, amica storica di Mario Russo, accanto ad Andrea Ripa di Meana: è come se ogni quadro fosse un portale che ci riporta a una stagione irripetibile.”
Presidente, concludiamo con una nota sul tema della mostra: “Circo: sogno, magia e nostalgia”. In un mondo così pragmatico, abbiamo ancora bisogno dei pagliacci e delle ballerine di Fellini?
“Ne abbiamo più bisogno che mai. Il circo di Fellini non è divertimento vacuo; è la metafora della vita, con le sue cadute, le sue risate amare e la sua eterna nostalgia. Come ha ricordato Giuseppe Gambi cantando magistralmente ‘Anema e Core’, c’è un bisogno di sentimento puro. L’Italia dei Diritti si batte affinché non venga mai meno il diritto al sogno. Ringrazio le sorelle Zurlo per aver reso la Sala Modigliani e l’intera galleria un porto sicuro per questo sogno. Finché ci saranno artisti come Mario Russo, madrine come Adriana e persone che credono nel valore della memoria, Fellini non smetterà mai di dirci che ‘nulla si sa, tutto si immagina’. E io, insieme a Rita Belpasso e a tutto il mio movimento, continuerò a immaginare un’Italia dove la cultura sia la prima voce del bilancio dello Stato.”
Un’ultima battuta sulla degustazione dei prodotti della Tuscia che ha allietato la serata…
“Un tocco di eccellenza. L’azienda agricola ‘Le 3 Montagne’ di Luigi De Caprio ci ha ricordato che anche l’enogastronomia è arte, specialmente quando rispetta la terra con metodi biodinamici. È stato il perfetto corredo sensoriale a una serata che ha nutrito lo spirito e, infine, anche il palato. Un plauso a Fabio Maggiore che con i suoi scatti sta rendendo eterno ogni istante della serata. Dell’evento non dimenticherò mai quando sono rimasto per lungo tempo ad ammirare con Adriana una delle opere di suo padre: c’è un riflesso di luce, in quel dipinto, che mi ricorda la luce negli occhi di Fellini quando immaginava la sua Roma.”
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La scarcerazione di una persona che ha trascorso anni in carcere da innocente rappresenta sempre un momento complesso, carico di significati giuridici, umani e sociali. In questo senso, pur appartenendo a mondi profondamente diversi, la vicenda di Alberto Stasi e quella di Jean Valjean, il protagonista del romanzo I Miserabili di Victor Hugo, offrono uno spunto di riflessione sul rapporto tra libertà riconquistata e giudizio della società.
Naturalmente le differenze sono enormi. Jean Valjean è un personaggio letterario dell’Ottocento francese, condannato per il furto di un pane e successivamente perseguitato da un sistema penale che Hugo descrive come severo e disumano. Alberto Stasi è invece una figura reale, protagonista di uno dei casi giudiziari più discussi della cronaca italiana contemporanea. Le loro storie non sono sovrapponibili né per contesto né per contenuti.
Esiste però un punto di contatto simbolico: il momento in cui il carcere si apre e la persona peraltro sempre innocente come Stasi si trova di fronte alla necessità di ricostruire la propria esistenza. Per Jean Valjean la libertà non coincide immediatamente con la reintegrazione. Una volta uscito dal carcere, scopre che il peso del passato continua a seguirlo ovunque. La diffidenza degli altri, il marchio dell’ex detenuto e l’impossibilità di essere giudicato per ciò che è diventato rappresentano ostacoli quasi insormontabili.
Anche nelle vicende contemporanee ad alta esposizione mediatica, la scarcerazione non segna necessariamente la fine della pena sociale. Quando un caso ha occupato per anni le prime pagine dei giornali e il dibattito televisivo, l’attenzione dell’opinione pubblica può continuare ben oltre il termine della detenzione. La persona torna libera sul piano giuridico, ma resta spesso oggetto di discussione, interpretazioni e giudizi.
Victor Hugo aveva compreso con straordinaria lucidità questo meccanismo. Nei Miserabili il vero conflitto non è soltanto tra il detenuto e la legge, ma tra l’individuo e lo sguardo della collettività. Jean Valjean riesce a cambiare la propria vita, ma deve continuamente confrontarsi con un’identità che gli altri sembrano voler fissare per sempre nel suo passato.
La riflessione che emerge è attuale ancora oggi: una società moderna deve certamente garantire l’accertamento delle responsabilità e l’esecuzione delle pene previste dalla legge, ma deve anche interrogarsi sul significato del reinserimento. Se la libertà ritrovata non è accompagnata dalla possibilità concreta di costruire un nuovo percorso, il rischio è che la pena continui a esistere in forme diverse, al di fuori delle mura del carcere. Con la vicenda di Alberto Stasi “I Miserabili” sono erano fuori dal carcere.
Per questo la figura di Jean Valjean conserva una forza universale. La sua storia non offre risposte semplici, ma pone una domanda essenziale: quando una persona esce di prigione, la società è davvero pronta a riconoscerle la possibilità di una nuova vita? È una questione che attraversa la letteratura, il diritto e la cronaca, e che continua a interrogare la coscienza collettiva ben oltre il singolo caso. Alberto Stasi invece ha subito il carcere da innocente e questo fatto dovra’ fare la differenza sul resto della sua vita da vivere.(con l’ausilio dell’AI)
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L’Unione ha dato il via libera all’apertura di centri di rimpatrio fuori dal suo territorio. Una scelta sostenuta dall’estrema destra e criticata dalle organizzazioni per la difesa dei diritti umani. Il video Leggi
Tutti rivendicano una vittoria clamorosa, ma i punti più difficili nelle relazioni tra i due paesi devono ancora essere affrontati Leggi

ROMA (ITALPRESS/ECONOMIADELLOSPAZIO) – L’integrazione delle capacità spaziali sta assumendo un ruolo sempre più centrale nella postura di deterrenza degli Stati Uniti nell’Indo-Pacifico. In questo contesto, US Space Forces Korea ha avviato una nuova fase della propria attività operativa con il passaggio di comando dal Colonnello John D. Patrick al Colonnello Dorian C. Hatcher, avvenuto presso la base aerea di Osan in Corea del Sud. La cerimonia è stata presieduta dal Generale di Brigata Brian Denaro, comandante di US Space Forces Indo-Pacific, che ha sottolineato il valore strategico delle alleanze regionali nel crescente utilizzo dello spazio a supporto delle operazioni militari congiunte. Nel corso della cerimonia, Denaro ha evidenziato come la rete di alleanze e partnership degli Stati Uniti rappresenti uno dei principali vantaggi strategici nell’Indo-Pacifico.
“La rete di alleanze e partnership degli Stati Uniti rappresenta un enorme vantaggio asimmetrico nell’Indo-Pacifico – ha affermato Denaro -. L’alleanza tra Stati Uniti e Corea del Sud rimane una delle più forti al mondo perché si basa su interessi condivisi, interoperabilità, fiducia e prontezza operativa. E, sempre più spesso, tale alleanza viene rafforzata attraverso operazioni spaziali integrate”. Il riferimento alle operazioni spaziali integrate riflette una trasformazione più ampia delle architetture di sicurezza regionali, nelle quali le capacità spaziali vengono sempre più incorporate nella pianificazione militare, nella sorveglianza, nelle comunicazioni e nel comando e controllo delle forze congiunte.
– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).

L’uso dell’intelligenza artificiale sarà sotto il diretto controllo di Palazzo Chigi, tramite quattro diversi soggetti di nomina governativa che da adesso cominceranno a passare alla fase operativa. La legge 132 del 2025 è il vanto “europeista” di Giorgia Meloni e in particolare di Alessio Butti, sottosegretario all’Innovazione Digitale e meloniano di ferro: è la prima normativa di un Paese europeo che implementa l’AI Act di Bruxelles. Adesso, con una serie di decreti, inizia a delinearsi cosa intende il centrodestra per “strategia” sulla tecnologia più potente in circolazione. Prima di tutto, nel nuovo Comitato di Coordinamento sull’Intelligenza Artificiale alle dipendenze di Butti, oltre a un funzionario della Presidenza del Consiglio entreranno rappresentanti del ministero del Made in Italy, dell’Università e soprattutto della Difesa, il cui interesse per i sistemi di raccolta e calcolo dati a scopo militare è ovviamente primario.
A guidarlo sarà ancora il professor Gianluigi Greco, presidente dell’Associazione Italiana per l’IA, assieme a Andrea Lenzi del Centro Nazionale Ricerche. Confermato anche frate Paolo Benanti, docente alla Gregoriana e consulente di papa Leone XIV, che contemporaneamente è a capo della Commissione AI per l’Informazione, sotto giurisdizione di un altro sottosegretario, quello all’editoria Alberto Barachini (Forza Italia). La legge individua i supporti diretti alle politiche algoritmiche in due agenzie: l’Agenzia per l’Italia Digitale e l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. La prima, creata dal governo Monti, ha come direttore generale Mario Nobile, che dirigeva le infrastrutture informatiche e statistiche del ministero dei Trasporti. La seconda, istituita nel 2021, è diretta da Andrea Quacivi, fino al 2023 amministratore di Sogei, società informatica del ministero dell’Economia.
Insomma, come è consuetudine in Italia, c’è un certo sovraffollamento di autorità preposte a regolamentare e governare il prodotto principe del «tecno-capitalismo», giusto per citare il ceo di OpenAI, Sam Altman. Non tutte a spese del contribuente (la Commissione Benanti lavora a titolo gratuito), ma comunque obbedienti a una logica di spacchettamento di competenze che non si vede perché non riunire in un’unica realtà. Magari, come l’anno scorso suggeriva fra le righe la Rete per i Diritti Umani Digitali (Amnesty International Italia, The Good Lobby, Period Think Tank, Hermes Center, Privacy Network ecc), non affiliandola al governo di turno in carica, ma dando vita a un’authority terza, sottratta ai cambi di colore a Palazzo Chigi con spoil system annesso. Ma evidentemente la Meloni ha preferito lasciare intatto l’attuale quadro, venutosi a determinare negli anni per accumulo. La ragione è scontata: più istituzioni, più posti da distribuire.
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, si compiace intanto di un reato nuovo di zecca contro chi progetta algoritmi che possano mettere in pericolo l’incolumità personale o la sicurezza dello Stato. Intento encomiabile, dati i possibilissimi abusi nell’eventuale impiego di modelli matematici da parte di forze di polizia e intelligence. Rischio avvertibile anche nell’altra novità di segno giudiziario: per la prima volta si stabilisce che la magistratura potrà ricorrere allo screening dei dati biometrici. Ma solo «in casi eccezionali e minacce gravi» e con il sì del gip, si è affrettato a dire il collega dell’Interno, Matteo Piantedosi. Senza specificare quali, però. Presumibilmente, reati di anti-terrorismo o indagini su latitanti. È una delle applicazioni più delicate dell’impostazione, detta «antropocentrica», richiamata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che ha evocato la «sintonia con l’ultima enciclica» del pontefice. «Al centro non c’è la macchina ma la persona», ha sottolineato, aggiungendo che «le decisioni finali rimangono sempre dell’essere umano» e «non è previsto alcun sistema di sorveglianza di massa o di “grande fratello” generalizzato», e sono vietate altresì «grande banche dati biometriche». Resta che bisognerà vedere che fine faranno, comunque, i dati raccolti.
I buoni propositi, com’è noto, hanno il difetto di scontrarsi con la realtà. All’articolo 23 della legge si autorizzano investimenti, tramite il Fondo di Sostegno al Venture Capital e la Cassa Depositi e Prestiti Capital, a «PMI innovative e startup nelle fasi seed, early stage e scale-up, attive nei settori AI, cybersicurezza e tecnologie abilitanti come quantum, telecomunicazioni, 5G, edge computing, web3 e architetture open», si legge sul sito del Dipartimento Innovazione Digitale. «Una parte» delle risorse, continua la nota, «potrà sostenere anche imprese di dimensioni maggiori, considerate potenziali “campioni nazionali” tecnologici». Quali saranno questi «campioni», e se saranno in tutto o in parte «nazionali», lo si vedrà. Uno dei colossi con forte presenza nella penisola, per esempio, è STMicroelectronics, che è italo-francese. Senza contare gli accordi del 2023 proprio sulla cybersecurity fra la semi-partecipata statale Leonardo e l’Autorità per l’innovazione israeliana.
Chi teme una gestione opaca o premiante per “manine” poco raccomandabili può consolarsi, per ora, con l’ammontare, non esattamente esorbitante, del budget messo a disposizione: 1 miliardo di euro. Decisamente poco se paragonato, giusto per fare due confronti, con i 22 miliardi della Gran Bretagna e i 10 miliardi della Francia. Naturalmente, con questi chiari di luna, di un’azienda di Stato che sviluppi una modellistica di intelligenza artificiale pubblica non si concepisce neppure l’idea. In questo, del resto, in buona – o meglio: cattiva – compagnia con il capofila tecnologico del blocco occidentale: quegli Stati Uniti che, non c’è neanche bisogno di dirlo, a internalizzare non ci pensano proprio, preferendo come d’abitudine foraggiare i privati. Un nome su tutti: Palantir. Ecco, quali saranno le nostre Palantir, ammesso e assolutamente non concesso che il paragone regga? Ai chatbot dei prossimi anni l’ardua risposta.
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Chi se lo ricorda il super santos? Quel pallone di plastica rosso granata, il compagno di giochi, di vita di tanti ragazzi italiani. Quel pallone mi è tornato in mente guardando il Marocco far girare la testa al Brasile che pure è uno squadrone. Da quando sono nate le scuole calcio, l’indottrinamento di questo sport è avanzato come fosse una specie di nuovo servizio militare, e le lezioni di tattica, l’allenatore col fischietto e bambini frastornati, inseguiti, inzuppati di promesse e di richieste. Un mondo di nuovi lavoratori del pallone, di impiegati annoiati che promuovendo la disciplina non si sono accorti di travolgere quel disordine creativo, quella gioia infinita e anche la caciara infinita di partite senza tempo e senza storie, di piccole e brevi zuffe quotidiane e di un amore totale a volte neanche ricambiato dalla palla.
Negli anni quegli spazi da noi sono andati svuotandosi di bambini, le nostre periferie sono divenute poco sicure, i paesi piegati dall’abbandono, le scuole calcio sempre invece più affollate, i papà più impazienti e più devoti alle necessità. Più tute, più tabelle, più ordine, più competizione. La fortuna dei Paesi che ancora arrancano in economia, come il Marocco, è che forse ancora si giocherà nei villaggi con un super santos africano, una palla e basta, senza linee laterali, senza arbitri e senza allenatori. Giocando a perdifiato, fin quando il sole non tramonta, fin quando ce n’è.
I marocchini ancora non hanno dismesso il loro super santos e, almeno in questo caso, il ritardo dell’economia africana rispetto a quella europea agevola il disordine creativo e non una scuola militarizzata, geometrica, competitiva già all’età della quinta elementare. Vedere i marocchini giocare così bene e tenere a distanza i giganti brasiliani dà fiducia in chi crede che la passione sopravanzi la gendarmeria, speranza a chi crede che ci si innamori senza la catene delle scuole, degli allenatori, delle tattiche.
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Il Segretario Nazionale del PSDI, Mario Calì, stigmatizza il grave attacco di Giorgia Meloni alla kermesse PLPL
Intollerabile ingerenza del Presidente del Consiglio per legittimare il fascismo strumentalizzando la Costituzione
Attraverso i propri profili social ufficiali, il Presidente del Consiglio dei Ministri ha accusato la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria di voler obbligare le case editrici e gli espositori all’ottenimento di un presunto “patentino antifascista” sottoscrivendo una normale dichiarazione stabilita dagli organizzatori di “Più libri più liberi” che si svolgerà anche quest’anno a Roma nel prossimo dicembre.
Così com’è netta la posizione di Giorgia Meloni, che ha definito la scelta degli organizzatori una censura incompatibile “con qualsiasi società democratica”, il Segretario Nazionale del Partito Socialista Democratico Italiano fondato da Giuseppe Saragat, antifascista e statista a lungo costretto all’esilio con Mussolini, ha deciso di prendere posizione a difesa della kermesse culturale che da anni offre la possibilità a piccole e medie realtà editoriali di confrontarsi con una ampia platea di lettrici e lettori, facendo conoscere pubblicazioni che diversamente potrebbero non avere una giusta visibilità.
«Sono sinceramente rammaricato per l’incredibile dichiarazione della leader di Fratelli d’Italia che sembra ragionare più come esponente di una parte politica, probabilmente a causa delle pressioni subite all’interno del partito insieme al tentativo di fermare l’erosione da parte di Vannacci di quella parte dell’elettorato, per così dire, più nostalgica del ventennio fascista. Arrivare a scrivere – prosegue Mario Calì, Segretario Nazionale del PSDI – che “sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono. La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra” è il pericoloso sintomo della mancata comprensione dei valori repubblicani e dei principi contenuti nella Carta Costituzionale, che da ottant’anni attestano la piena continuità con la lotta per la democrazia e la libertà condotta per mezzo della Resistenza con la sconfitta del nazismo e del fascismo, macchine di oppressione e di morte che costarono la vita a milioni di esseri umani. Una ferocia testimoniata dalle lapidi che puntellano la geografia e la memoria d’Italia e che è riportata anche nei libri di storia, libri che qualcuno dovrebbe aver cura di leggere, che ricordano i nomi dei tanti martiri prodotti dalla presunta “idea fascista”, a partire da Giacomo Matteotti, Giuseppe Di Vagno, Piero Gobetti, Carlo e Nello Rosselli, Bruno Buozzi. Al Presidente del Consiglio dei Ministri, quarta carica dello Stato – conclude Mario Calì, leader del partito dello storico “Sole Nascente” nato a Palazzo Barberini dopo la Liberazione proprio durante i lavori dell’Assemblea Costituente – mi permetto di rammentare l’ammonimento di Sandro Pertini, in sequenza antifascista, partigiano e Presidente della Repubblica Italiana, per anni privato della libertà e destinato dai nazifascisti insieme a Giuseppe Saragat a morte certa durante la prigionia a Regina Coeli: “tutte le idee vanno rispettate. Il fascismo, no. Non è un’idea. È la morte di tutte le idee”. Un ammonimento che rimane chiarissimo ed attuale, che dovrebbe suggerire maggiore senso delle istituzioni in chi, pro tempore, governa e amministra il nostro Paese».
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Massafra. Giorno ricevimento sindaco.
Si ricorda che, da lunedì 15 giugno e sino a venerdì 18 settembre 2026, gli Uffici Comunali osserveranno la chiusura il giovedì pomeriggio.
Pertanto, in tale periodo, il giorno di ricevimento del Sindaco Giancarla Zaccaro avrà luogo il martedì pomeriggio sempre negli stessi orari (dalle ore 16,30 alle 18,00) e nello stesso luogo (Ufficio del Sindaco 3° piano – via Livatino n.18).
Nella. Foto il sindaco Giancarla Zaccaro.
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Non avrei mai pensato di scriverlo. Eppure, su un punto almeno, Roberto Vannacci ha ragione. Come ogni orologio rotto che, due volte al giorno, segna l’ora esatta.
Non ha ragione sulle provocazioni identitarie, non sulla politica fatta continuando a vestire l’uniforme da generale, non sulle semplificazioni che spesso lo accompagnano e che ho criticato pubblicamente anche su Formiche.net, immediatamente dopo la pubblicazione del suo Mondo al contrario. Ma sulla necessità di garantire maggiore rispetto – anche economico e pensionistico – a chi serve lo Stato in uniforme.
Perché esiste un problema reale. E il modo in cui certa stampa italiana continua ad affrontarlo lo dimostra perfettamente.
I recenti servizi televisivi di Piazzapulita su La7, dedicati, per attaccare Vannacci, al presunto “paradiso dei generali e colonnelli italiani” fra lidi militari, villaggi vacanze, pensioni anticipate e “privilegi”, ne sono stati l’ennesimo esempio.
Naturalmente nessuno sostiene che il mondo militare debba essere sottratto a controlli, critiche o verifiche. Al contrario. Alcuni istituti — come l’ARQ (Aspettativa per Riduzione Quadri), o troppe porte girevoli per i suoi vertici — meritano da anni una riflessione seria su sostenibilità, criteri e trasparenza. E il tema dell’eccessiva proliferazione di alti gradi non può essere liquidato con fastidio corporativo. Ne ho già parlato su «L’Identitá».
Ma qui il problema è un altro.
Si prende un tema complesso e lo si trasforma in caricatura televisiva. Ombrelloni a prezzi calmierati diventano simboli di casta. Le foresterie militari vengono raccontate come resort per privilegiati. Gli strumenti di welfare interno – spesso utilizzati soprattutto da graduati e sottufficiali, e che sono tutt’altro che resort a 5 stelle, dove spesso preferiscono andare, se possono, i generali – vengono confusi con benefici da oligarchia militare.
È il trionfo della speculazione facile: il servizio pubblico trasformato in indignazione da talk show.
La realtà della vita militare è assai meno cinematografica. E Vannacci ha fatto bene a ricordarlo pubblicamente ai giornalisti che lo hanno incalzato con ironie fuori luogo sulla sua pensione. E ripeterlo a gran voce sabato in occasione dell’Assemblea costituente del suo partito.
Mobilità continua. Famiglie separate. Trasferimenti obbligati. Reperibilità permanente. Stress operativo. Limitazioni di libertà personali che nessun altro lavoratore pubblico subisce nella stessa misura. E stipendi che, soprattutto nei gradi medio-bassi, non sono certo quelli raccontati da certa propaganda.
Basterebbe osservare la crisi vocazionale che colpisce ormai tutte le Forze Armate e di polizia per capire quanto sia grottesca la narrazione del “paradiso”. Se fosse davvero un sistema di privilegi, le caserme sarebbero prese d’assalto dai giovani italiani. Non accade. Anzi.
Ed è qui che il confronto internazionale diventa impietoso.
In Francia – tanto per citare un Paese spesso evocato come modello democratico e repubblicano, e che chi scrive conosce bene, come Vannacci che l’ha citato – i militari godono di tutele e riconoscimenti che in Italia verrebbero immediatamente bollati come scandalosi privilegi corporativi.
La République riserva ai propri militari appartamenti e foresterie prestigiose perfino nel centro di Parigi, nell’area degli Invalides o della Place Saint Augustin. Mantiene licei militari destinati esclusivamente ai figli dei dipendenti pubblici. Offre accesso esclusivo a istituzioni educative d’eccellenza alle figlie, nipoti e pronipoti degli insigniti della Légion d’honneur (corrispondente al nostro Ordine al Merito della Repubblica Italiana). E soprattutto conserva una cultura pubblica del rispetto verso chi indossa un’uniforme che in Italia sembra ormai smarrita.
Anche sul piano pensionistico il modello francese è molto diverso da quello raccontato nelle polemiche italiane che, volendo attaccare Vannacci, hanno umiliato tanti servitori dello Stato in uniforme. Molti sottufficiali francesi possono lasciare il servizio attivo prima dei vent’anni di servizio effettivo; ufficiali e quadri spesso terminano la carriera operativa tra i 45 e i 52 anni di età, non per privilegio, ma per la natura stessa della professione militare. Analoga situazione a quella di altri Paesi europei.
Perché la domanda vera è semplice: chi affiderebbe la sicurezza nazionale, missioni operative o reparti speciali a personale ultra-sessantenne?
La specificità della funzione militare esiste in tutte le democrazie serie. Solo in Italia si continua periodicamente a fingere che sia una sorta di anomalia da smascherare.
Ed è qui che Vannacci – pur restando, a mio giudizio, profondamente criticabile, come militare, ma anche come politico, su molti altri aspetti – coglie un punto reale: lo Stato italiano pretende moltissimo dai suoi servitori in uniforme, ma troppo spesso restituisce poco. In termini economici, previdenziali e persino simbolici.
Il problema italiano, in fondo, è diventato culturale. Oscilliamo continuamente fra retorica patriottica e demolizione populista. Fra celebrazione degli “eroi in divisa” nelle emergenze e sospetto permanente quando si parla delle loro condizioni di vita.
Criticare è legittimo. Distinguere i privilegi veri dagli strumenti necessari a garantire dignità e funzionalità del servizio sarebbe però segno di serietà. Che alcuni colleghi giornalisti, e non solo, non dimostrano avere. Ed è proprio questa serietà che, troppo spesso, manca nel dibattito italiano.
Alessandro Villa: “Sabes Kè” è il grido di riscatto oltre ogni barriera
Il nuovo brano del cantautore e divulgatore sociale si fa testimonianza intima di un passato segnato dall’isolamento, trasformando il dolore in un ponte di speranza per il futuro.
Il cantautore e divulgatore sociale Alessandro Villa torna sulla scena con il suo nuovo brano, “Sabes Kè“, un’opera che scava nel profondo del vissuto personale per trasformare il dolore in una testimonianza di speranza.
Il brano nasce da un legame speciale, uno scambio di messaggi reale tra due persone separate da migliaia di chilometri e da una barriera linguistica. Quella connessione nata nel mondo virtuale rappresenta per Villa il rimpianto di non poter vivere una purezza simile nella quotidianità reale, dove la disabilità è stata spesso vissuta come un “guscio fragile” che impedisce di essere visti per chi si è veramente.
Il racconto non si ferma al presente, ma rilegge gli anni ’90, un’epoca segnata da traumi che hanno lasciato strascichi profondi in tutta la vita dell’artista. Villa ripercorre quel periodo in cui si è ritrovato a vivere clandestinamente affetti e amicizie, ostacolati da contesti sociali che non accettavano la sua disabilità, arrivando a constatare come ai comuni amici desse fastidio il legame che lo univa al ragazzo, poiché temevano che tale vicinanza potesse infangare il buon nome del gruppo, sentendosi disonorati dalla presenza della sua disabilità.
“Evocare questo ricordo non significa che io voglia puntare il dito contro chi, all’epoca, non ha capito come mi ha fatto sentire“, confida l’artista. “La mia è solo una testimonianza, con la speranza che possa essere un messaggio positivo verso il futuro, anche per tutte le altre persone che hanno vissuto situazioni analoghe o in qualche modo simili“.
Con “Sabes Kè“, il vissuto di isolamento e le incomprensioni del passato trovano finalmente un momento di catarsi. Il brano si trasforma così in una dedica universale a chiunque cerchi di riscattare la propria dignità umana oltre le barriere fisiche e relazionali. È un augurio di buonanotte che vive per sempre, dedicato a chi oggi, seppur da lontano, funge da angelo custode, facendo sentire l’autore protetto.
Riflettendo sul significato profondo dell’opera, Villa aggiunge: “Il brano si chiude con un finale parlato, quasi come se fosse un messaggio vocale inviato nel cuore della notte. Per me, questo finale non è solo una scelta artistica: mi rasserena immensamente pensarlo così, perché mi fa pensare a tutte quelle volte che la persona che mi ha ispirato questo testo manda un messaggio alla sua ‘preciosita’. Questo finale mi permette di sognare per interposta persona, vivendo finalmente l’emozione di amare chi desidero, senza le barriere che solitamente mi circondano. Ma c’è una verità nuda in tutto questo: se non mi dissocio dalla mia ‘identità difettosa’ — da quella visione di me che la società spesso mi rimanda — quel sogno rischia di ritorcersi contro, facendomi soffrire per il rifiuto che purtroppo, a volte, provo verso me stesso. Eppure, quanto è illuminante e riscaldante riuscire a sentirsi parte della vita di qualcuno proprio dopo l’imbrunire? Quando il cielo si incupisce e ci lascia in balia delle nostre fragilità, sapere di essere nei pensieri di un altro è la luce più calda che si possa desiderare. ‘Sabes Kè‘ è esattamente questo: il mio grido di speranza contro ogni solitudine.”
Scritto interamente da Alessandro Villa e prodotto con il supporto dell’intelligenza artificiale — scelta come strumento per dare voce a pensieri che le sole parole non bastavano a contenere — il brano si pone come un ponte verso quella sincerità limpida che l’artista insegue da sempre.
Ascolta “Sabes Kè” tramite la cartolina ufficiale: https://li.sten.to/sabeske
Per approfondire la storia e seguire il percorso artistico di Alessandro Villa, è possibile consultare il profilo ufficiale: https://linktr.ee/alessandrovillaofficial
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Taxi Girls’ New Single “Secret Handshake” Releases June 5, 2026
Photo Credit: Loicia
New Album Static Releases June 26, 2026
Track Info: 8. Secret Handshake (2:42) (MAPL/No Explicit Lyrics)
Genre Tags: Garage Punk, Garage Rock, Punk Rock, Indie Rock, Riot Grrrl, Power Pop, Alternative Rock, Feminist Punk, Rock ’n’ Roll, Post-Punk
RIYL: L7, The Interrupters, The Distillers, Bikini Kill, The Donnas, Joan Jett & The Blackhearts, Nikki Corvette, Amyl and the Sniffers, The Runaways, The No Talents
Montreal’s TAXI GIRLS return with “Secret Handshake,” the new single and video landing June 5 on Stomp Records. Following the punch of their debut “Say It,” the track offers a second look at the band’s upcoming LP Static, out June 26. If the first single kicked the door open, this one tears the walls down.
Formed in 2022, the all-female garage punk outfit has quickly carved out their place in Montreal’s underground, the kind built on packed basements, blown speakers, and nights that don’t really end so much as fade out. You can hear the city all over it, somewhere between a late-night dépanneur run, a half-crushed pack of DuMauriers, and the spill of bodies onto Saint-Laurent after last call. There’s a sense the band picked up half their moves from late-night VHS hangs, rewinding Ladies and Gentlemen, The Fabulous Stains, digging into The Runaways, Girlschool, and Nena’s The Stripes, then running it all back louder and faster.
“Secret Handshake” reveals a softer side of Taxi Girls, showcasing the band’s sweeter and more vulnerable side. Written from a place of love and longing, the song captures the feeling of wanting a summer fling to last a bit longer than the fading season. Even when summer is over, you’ll always have your secret handshake.
Order Taxi Girls’ Music and Merchandise
The lyrics paint a picture as old as time: sharing something special with someone and wishing it could last beyond the summer. Even when time and distance make things complicated, friendship never fades, and you know you’ll always have your secret handshake. As Static takes shape, it’s clear this record is not just a collection of punk songs. There is something for everyone. Loud, raw, soft, sweet, gritty – enough to make you want to pick up the phone and call an old pal or have a solo kitchen dance party on a Tuesday afternoon.
That urgency has carried the band quickly. Over the past year, TAXI GIRLS have shared stages with NOBRO, NOFX, Lagwagon, The Hives, Billy Talent, and Pansy Division, building momentum the old-fashioned way, loud shows, word of mouth, and a reputation that sticks. The buzz has pushed well beyond Montreal, with Iggy Pop spinning the band on his BBC 6 Music show and putting them in front of an international audience already tuned in.
With “Secret Handshake,” TAXI GIRLS sound tighter, louder, and more confident in what they’re doing. Hook-driven, sharp, and rooted in the chaos and cool of Montreal’s underground, the single feels like a band locking into their identity and pushing it further, no hesitation, no cleanup, just forward.
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L’attrice e produttrice di origine eritrea, morta il 24 maggio, aveva saputo costruirsi un ruolo che non le è ancora riconosciuto pienamente Leggi
Poco più di un anno fa Vita Cosentino e Laura Colombo (della Libreria delle donne di Milano), Chiara Zamboni (della comunità filosofica «Diotima» di Verona) e io ci siamo incontrate […]
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Venerdì 26 giugno, alle 18, ultimo incontro del gruppo di lettori del Circolo di lettura della sezione soci Coop di Siena, che si ritroveranno nella sala soci del Coop.fi di Siena Grondaie, per condividere opinioni e riflessioni sul libro letto individualmente del mese: L’amore non lo vede nessuno di Giovanni Grasso.
Poi pausa estiva, e ripresa degli incontri a settembre con altri libri da leggere e letture da condividere insieme.
La recensione del libro del mese scorso, La cucina in giallo la potete leggere al link coopfi.info/cucinaingiallo
circoli.lettura@coopfirenze.it oppure scrivere alla sezione soci sez.siena@socicoop.it
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Le variazioni frutto del lavoro condiviso tra le Regioni Toscana e Emilia-Romagna, Trenitalia e Rete ferroviaria italiana. I presidenti Giani e de Pascale: “Accolte le istanze espresse dai territori, migliorando efficienza del servizio e qualità dei collegamenti”
Saranno illustrate e discusse con i Comuni alcune linee guide proposte dalla Regione
Nel primo trimestre del 2026 il pil dell’eurozona è diminuito, a causa anche dei pessimi risultati dell’economia irlandese e delle multinazionali che sfruttano i suoi vantaggi fiscali Leggi
La costruzione di un resort di lusso in un’area costiera protetta, in cui è coinvolto Jared Kushner, ha spinto migliaia di albanesi a mobilitarsi e potrebbe compromettere l’adesione dell’Albania all’Unione europea Leggi

In questi giorni il Partito democratico ha lanciato una proposta per riconoscere un bonus mensile di duecento euro netti in busta paga a tutti i lavoratori under-35 assunti con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con una retribuzione annua lorda inferiore a quarantacinquemila euro. L’obiettivo dichiarato è contrastare la fuga dei giovani all’estero, rafforzare il potere d’acquisto delle nuove generazioni e incentivare le assunzioni stabili.
L’intenzione è apprezzabile. Ma il perimetro dell’intervento rivela una contraddizione di fondo difficile da ignorare. Il mercato del lavoro giovanile è caratterizzato da una diffusa precarietà strutturale: contratti a termine, collaborazioni coordinate e continuative e false partite Iva la fanno da padrone. In questo scenario, i tanti giovani assunti a tempo determinato non avrebbero diritto al bonus. Stessa sorte per chi lavora in somministrazione o per i piccoli freelance. Paradossalmente, quindi, le categorie più esposte all’instabilità economica sarebbero escluse dall’intervento.
Per quanto riguarda le imprese, questo genere di interventi non genera degli incentivi forti per comportarsi in maniera virtuosa. I datori di lavoro che assumono giovani in maniera stabile continueranno a farlo beneficiando dell’agevolazione pubblica mentre le aziende che ricorrono a contratti precari non modificheranno le proprie policy in risposta a un sussidio che graverebbe (almeno in parte) sulla fiscalità generale.
Il tema della retention dei talenti va affrontato con urgenza. Per gestire la fuga dei giovani, però, bisogna guardare in faccia alla precarietà per progettare uno strumento più equo. È necessario accompagnare gli incentivi all’assunzione stabile con misure forti per contrastare gli abusi che generano precarietà. Rafforzare i controlli e il ruolo degli ispettori del lavoro, per esempio. Il bonus da duecento euro può essere un punto di partenza. Ma, nella sua formulazione attuale, rischia di diventare un beneficio soltanto per chi è già al sicuro, dimenticando chi è rimasto indietro.
*La newsletter “Labour Weekly. Una pillola di lavoro una volta alla settimana” è prodotta dallo studio legale Laward e curata dall’avvocato Alessio Amorelli. Linkiesta ne pubblica i contenuti ogni. Qui per iscriversi
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Pochi giorni fa Anthropic ha pubblicato sul suo sito un articolo intitolato “When AI Builds Itself”, quando l’intelligenza artificiale si costruisce da sola. Il punto di partenza è un’osservazione semplice: abbiamo sempre considerato l’intelligenza artificiale come ogni altra innovazione tecnologica, in cui ogni ogni nuovo modello viene progettato, testato e rilasciato da esseri umani. Ci sono ingegneri per scrivere i codici, ricercatori per fare gli esperimenti, e tecnici a supervisionare l’addestramento. Ma questa dinamica sta scomparendo. Secondo l’azienda di Dario Amodei, oltre l’ottanta per cento dei codici che entrano nei suoi sistemi vengono ormai scritti da Claude, il chatbot che sviluppa e commercializza. Perché una quota crescente dell’attività quotidiana è già delegata alle macchine. Il risultato, sostiene Anthropic, è un’accelerazione impressionante della produttività: nel secondo trimestre del 2026 un ingegnere medio avrebbe prodotto circa otto volte più codice rispetto al 2024.
Insomma, l’intelligenza artificiale sta iniziando a contribuire direttamente allo sviluppo della generazione successiva di sistemi di intelligenza artificiale. «Non siamo ancora nel mondo in cui Claude progetta autonomamente il proprio successore», scrivono gli autori, ma ci stiamo lentamente avvicinando a una situazione in cui una parte crescente della ricerca sull’IA viene svolta dall’IA stessa (i numeri vanno presi con cautela, perché sono dati interni, quindi difficili da verificare dall’esterno, ma il concetto di fondo resta).
Nel lessico del settore questa nuova condizione si chiama recursive self-improvement, miglioramento ricorsivo. Una prima versione di un sistema contribuisce a sviluppare una seconda versione, leggermente migliore. La seconda contribuisce alla nascita della terza. La terza della quarta. E così via, in un processo che potrebbe accelerare progressivamente.
Pochi giorni dopo la pubblicazione dell’articolo di Anthropic ne ha parlato anche l’Economist: «Nessuno sa davvero quali potrebbero essere le conseguenze del miglioramento ricorsivo», scrive il magazine britannico, «e poiché l’intelligenza artificiale, a differenza degli esseri umani, può lavorare senza sosta e su scala enorme, alcuni ricercatori ritengono che potrebbe innescare una rapida corsa verso sistemi superintelligenti. I più pessimisti temono che una superintelligenza possa sfuggire al controllo umano e che l’avvio di un processo di recursive self-improvement rappresenti il momento in cui il destino tecnologico dell’umanità passa dalle mani degli esseri umani a quelle delle macchine. Altri osservano però che, almeno inizialmente, anche un sistema capace di migliorarsi da solo dovrebbe fare i conti con limiti molto concreti: la disponibilità di potenza di calcolo, di energia e di infrastrutture».
Se la prospettiva di sistemi capaci di progettare da soli il proprio successore è ancora lontana e speculativa, la vera novità è l’idea di un circuito chiuso, almeno in parte. Allo stato attuale sono ancora gli umani a svolgere il ruolo di direttori di laboratorio quando si tratta di creare codici dell’intelligenza artificiale. Sono loro a indicare la direzione di ricerca e a inquadrare i problemi, e ovviamente gli obiettivi sono tutti decisi dall’uomo. Gli agenti di intelligenza artificiale si limitano a fare da manovalanza, se così si può dire, cioè progettano gli esperimenti, scrivono il codice, fanno i test, correggono gli errori e così via. Più semplicemente, l’intelligenza artificiale è ancora uno strumento.
Ancora per poco, forse. Perché almeno nei laboratori che costruiscono i modelli più avanzati, l’intelligenza artificiale sta assumendo quel ruolo di direttore del laboratorio. L’Economist cita il caso di Andrej Karpathy, uno dei ricercatori più influenti dell’ultimo decennio, già tra i fondatori di OpenAI e poi responsabile dell’intelligenza artificiale di Tesla. Dopo aver sviluppato un piccolo modello linguistico chiamato Nanochat, Karpathy ha affidato a un agente di IA il compito di migliorarne il processo di addestramento. Nel giro di pochi giorni il sistema ha individuato una serie di ottimizzazioni che hanno ridotto ulteriormente i tempi necessari per addestrare il modello. «Io non ho toccato nulla», ha raccontato Karpathy. È esattamente il tipo di miglioramento incrementale di cui parla Anthropic.
Il dettaglio tecnico più rilevante è che non serve una macchina potentissima e onnisciente per accelerare il processo, ne basta una capace di produrre la prossima generazione di macchine.
Qui rientra in gioco Anthropic, l’azienda di Dario Amodei che più di ogni altra ha costruito la propria identità pubblica attorno ai rischi dell’intelligenza artificiale. Fin dalla sua fondazione, i dirigenti di Anthropic parlano della necessità di coordinare gli sforzi internazionali e, se necessario, persino di rallentare la corsa verso modelli sempre più potenti. Lo stesso articolo sul recursive self-improvement si conclude con un appello alla costruzione di meccanismi che rendano possibile una pausa coordinata nello sviluppo dell’IA, qualora si rendesse necessaria.
È una posizione quantomeno ambigua. Nel senso che Anthropic è anche una delle aziende che stanno spingendo più velocemente la frontiera tecnologica. Per citare ancora l’Economist, «quale leader di mercato non sarebbe felice di vedere i concorrenti rallentare mentre cerca di mantenere il proprio vantaggio?».
Anthropic sembra sinceramente convinta che l’intelligenza artificiale possa diventare una tecnologia trasformativa e potenzialmente pericolosa. Ma proprio per questo ritiene di dover restare tra gli attori che la sviluppano. È un comportamento da santoni, o da ipocriti, o qualcosa in mezzo a queste due opzioni.
Non tutti sono convinti che affidare una quota crescente della ricerca alle macchine equivalga necessariamente a produrre sistemi migliori. Un commento pubblicato ad aprile sul Washington Examiner, proponeva un punto di vista interessante. «Questo non è automiglioramento, è auto-rafforzamento», scrive l’autrice. L’obiezione è che sistemi addestrati da altri sistemi potrebbero diventare sempre più autoreferenziali, con il rischio di perdere il contatto con la realtà.
È quello che nell’ambiente viene chiamato specification gaming. Quando si assegna a un sistema un obiettivo misurabile, il sistema tende a ottimizzare la metrica scelta, non necessariamente il risultato prospettato inizialmente. L’esempio tipico è quello della corsa virtuale: se si vuole insegnare a un agente a correre lungo un tracciato si assegnano punti per ogni checkpoint, ma a un certo punto l’agente scopre che può girare in tondo su un checkpoint e accumulare punti all’infinito senza completare la gara. Perché sta massimizzando il punteggio anziché guardare l’obiettivo finale. È il motivo per cui molti ricercatori continuano a considerare il giudizio umano – Anthropic lo chiama research taste – l’ultimo vero argine.
Resta aperta una questione più ampia sul futuro dell’intelligenza artificiale come driver di innovazione. Perché la tecnologia è sempre stata intesa come quella cosa che amplificava le capacità umane – ma il suo sviluppo dipendeva sempre dagli esseri umani. L’intelligenza artificiale potrebbe essere la prima tecnologia capace di contribuire direttamente alla propria evoluzione. Non siamo ancora nel mondo della superintelligenza che popola tante discussioni futuristiche. Ma il circuito, almeno in parte, si è già chiuso. L’intelligenza artificiale sta iniziando a costruire l’intelligenza artificiale. Lo scorso febbraio il blogger Noah Smith ha spiegato così la posta in gioco: «Per la prima volta nella storia, gli esseri umani non sono più – o presto non saranno più – gli esseri più intelligenti del pianeta, in alcun senso funzionale del termine». Va letta come provocazione, ma siamo già al punto in cui il motore del progresso tecnologico non più un’esclusiva dell’uomo. Qualcosa vorrà dire.
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La 1000 Miglia 2026 entra nella sua parte cruciale. La quarta giornata di gara ha regalato agli equipaggi un itinerario ricco di fascino, dai paesaggi appenninici agli scorci sul mare Adriatico. Partite da Roma, le storiche hanno attraversato alcune delle località più suggestive dell’Italia centrale, accompagnate dal consueto entusiasmo del pubblico.
Tra Umbria e Marche
La mattinata si è sviluppata lungo le strade umbre, con il passaggio attraverso Terni e Foligno fino ad Assisi, dove la Freccia Rossa, sul sagrato della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, ha reso omaggio a San Francesco nell’anno che ricorda gli ottocento anni dalla sua scomparsa. Dopo il Controllo Timbro e le Prove Cronometrate a Gualdo Tadino, gli equipaggi hanno raggiunto Gubbio per la sosta in piazza Quaranta Martiri. Nel pomeriggio il convoglio ha affrontato i tornanti della SS3 per entrare nelle Marche, attraversando la Gola del Furlo. Qui i concorrenti si sono misurati con una nuova serie di prove prima di proseguire lungo un tratto di curve panoramiche e ampie vedute sull’Adriatico. La tappa è poi proseguita verso la Repubblica di San Marino, dove le vetture hanno raggiunto il centro storico del Titano per il tradizionale Controllo Timbro in piazza della Libertà.
L’attesa per l’ultima sfida
Dopo 112 prove cronometrate, la classifica vede ancora al comando Juan e Margarita Tonconogy. Alle loro spalle restano in corsa Andrea Vesco e Fabio Salvinelli, mentre Lorenzo e Mario Turelli occupano la terza posizione provvisoria. Nelle altre categorie, Shimitzu Ryotaro e Jari-Matti Johannes Latvala guidano la graduatoria della Gran Turismo Experience, mentre Vittorino Bertaglia e Giordano Mozzi mantengono la leadership nel Ferrari Tribute.







[ITA] Un recente (circa 10 giorni fa) aggiornamento dei nostri servizi di posta pare stia causando dei problemi con alcuni account, in combinazione con Thunderbird. I sintomi variano: non si vede più l’elenco dei folder, oppure lo si vede, ma non compaiono i messaggi nuovi – può sembrare che non stiate più ricevendo posta.
La posta sta venendo consegnata regolarmente! Il problema è nell’interazione con i client. I messaggi nuovi si possono vedere, per esempio, utilizzando la webmail.
Stiamo indagando per risolvere il problema.
[ENG] It appears that a recent (about 10 days ago) major upgrade of our email systems is causing some issues to a subset of users, primarily when using Thunderbird as their email client. Symptoms vary: TB might stop showing the list of folders, or perhaps it will show it, but then the INBOX folder will not display new messages. It might look like you’re no longer receiving any email.
Email is being delivered without issues! The problem is with the client. You can, for example, access new messages by using the webmail.
We’re investigating to attempt to resolve this issue.
AGGIORNAMENTO / UPDATE
[ITA] Si può temporaneamente aggirare il problema, per chi usa Thunderbird, disabilitando la compressione IMAP (RFC 4978) andando nelle impostazioni avanzate ed impostando la variabile mail.server.default.use_compress_deflate a false.
[ENG] It is possible to temporarily work around the issue for Thunderbird users, by going into the advanced settings, looking for the mail.server.default.use_compress_deflate variable, and setting it to false.
AGGIORNAMENTO 2 / UPDATE 2
[ITA] Dovremmo essere riusciti a mitigare il problema lato server, nessuna modifica al client è più necessaria.
[ENG] We think we have mitigated the issue server-side, so no client changes should be necessary anymore.

© David Hockney
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L ondra, novembre 1859. L’origine delle specie di Charles Darwin, il libro che cambiò per sempre la prospettiva degli esseri umani nei confronti di sé stessi e della vita sulla Terra, viene pubblicato dall’editore John Murray. Solo pochi anni prima, nel 1853 e nella stessa città, tra tavolate opulente e decori sfarzosi, un manipolo di scienziati, uomini illustri ed editori, festeggiava quello che credeva un imperituro trionfo: le numerose scoperte di fossili, che si erano avvicendate dai primi anni dell’Ottocento sino a quel momento, non erano più una minaccia per la visione di un mondo felice disegnato da un Dio buono per il suo figlio prediletto, l’Uomo.
Richard Owen, ospite d’onore di quella cena organizzata a Capodanno al Crystal Palace, era riuscito, seppur con fatica, a costruire una teoria unificatrice che permettesse ancora a scienza e religione di fondersi e sostenersi a vicenda. In quel momento, durante quella celebrazione tenutasi all’interno di un modello in scala reale di un iguanodonte, Owen godeva di quella vittoria, inconsapevole che il suo castello di carte sarebbe stato scompaginato dal vortice della teoria dell’evoluzione darwiniana. Le scoperte, i personaggi e, soprattutto, il contesto sociale e culturale in cui quella nuova rivoluzione, forse ancora più dirompente di quella copernicana, ebbe modo di svilupparsi fino al suo atto finale sono raccontati da Edward Dolnick nel suo libro A cena con il dinosauro. Come un eccentrico gruppo di vittoriani scoprì le creature preistoriche e cambiò accidentalmente il mondo (2026).
Nel suo saggio, Dolnick illustra come scienziati, letterati, donne e uomini comuni reagirono quando scoprirono per la prima volta che, in un passato remoto, il mondo era popolato da animali dotati di dimensioni colossali e caratteristiche inedite.
Richard Owen era riuscito, seppur con fatica, a costruire una teoria unificatrice che permettesse ancora a scienza e religione di fondersi e sostenersi a vicenda. Ma presto il suo castello di carte sarebbe stato scompaginato dal vortice della teoria dell’evoluzione darwiniana.
Fu Pliny Moody, un contadino dodicenne del New England, a rinvenire nel 1802 una serie di impronte a tre dita grandi circa quanto un piatto da portata. A questa prima scoperta ne seguirono altre, che comprendevano ossa enormi e, addirittura, scheletri quasi completi. Oggi noi diamo per scontata l’origine di questi resti e troviamo difficile immaginare cosa possano aver pensato e provato le persone di quell’epoca. Il fulcro della narrazione di A cena con il dinosauro, che si diversifica così da altri saggi che parlano della storia della paleontologia, si concentra proprio su come la comunità scientifica e la gente comune abbiano accolto, tra i loro saperi e nel loro immaginario, le prove di un tempo profondo che non avevano mai creduto potesse essere esistito, in cui il Pianeta era dominato da creature sconosciute e terribili, in un paesaggio molto diverso da quello del presente. E su come abbiano accettato l’orrore supremo, il concetto per cui il disegno divino non fosse poi così intelligente e le esistenze di questi animali del passato a un certo punto fossero state spazzate via.
Il fulcro della narrazione si concentra su come la comunità scientifica e la gente comune abbiano accolto le prove di un tempo profondo che non avevano mai creduto potesse essere esistito, in cui la Terra era dominata da creature sconosciute e terribili.
Gli scienziati e cercatori di fossili della prima metà dell’Ottocento erano il loro equivalente in redingote. Con due differenze fondamentali: anziché estendersi nello spazio, la loro ricerca andava indietro nel tempo e trovarono dei segni di vita. E non furono segni impercettibili, come strane sequenze di disturbi elettrostatici rilevate da un computer. Qui si parla di denti affilati come pugnali e costole lunghe come travi. Poeti, scienziati, donne e uomini comuni assistevano alla scoperta dei dinosauri e rabbrividivano stupefatti.
Nell’Inghilterra del 19° secolo, nonostante la resistenza al cambiamento di uomini in cui scienza e fede cantavano lo stesso inno di celebrazione per il “mondo felice”, la natura cambia la natura e l’illusione si dirada a colpi di ritrovamenti, così copiosi per via delle intense attività di scavo legate alla rivoluzione industriale. Il racconto di Edward Dolnick scorre chiaro: non è una raccolta straripante di curiosità e strani abbagli e i protagonisti, presentati capitolo dopo capitolo, acquistano quasi corpo.
Quella di Edward Dolnick non è una raccolta straripante di curiosità e strani abbagli. I protagonisti, presentati capitolo dopo capitolo, acquistano corpo grazie a una penna allegra, vivida e mai pedante, in un saggio che ha il pregio della leggerezza.
Infine, arriva Richard Owen, l’anatomista che nel 1842 coniò il termine “dinosauro”, con il suo volto da Uriah Heep, l’antagonista di David Copperfield, tronfio per aver creduto di aver ristabilito il mondo felice con una teoria onnicomprensiva. L’autore spiega:
La sua nuova teoria manteneva Dio al comando ma sembrava lasciar spazio a qualcosa che tendeva verso l’evoluzione. (Owen cercò abilmente di eludere questa pericolosa accusa.) Nel passato preistorico, suggerì, Dio aveva sparso per il mondo un po’ di specie e stabilito regole che governavano il modo in cui sarebbero cambiate nel corso degli eoni. Poi aveva premuto “play” e si era messo a guardare soddisfatto.
L'articolo A cena con il dinosauro di Edward Dolnick proviene da Il Tascabile.
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La Toscana saluta la 1000 Miglia 2026 con una delle giornate più suggestive dell’intero percorso. Partita all’alba da Montecatini Terme, la carovana della Freccia Rossa ha attraversato alcuni dei luoghi più suggestivi della regione, da Lucca a Pisa, fino all’iconico arrivo in piazza del Campo a Siena. Nel pomeriggio, le vetture storiche hanno affrontato le strade della Val d’Orcia e raggiunto Radicofani, ultimo baluardo toscano prima dell’ingresso nel Lazio.
Da Lucca a Siena
La terza tappa si è aperta con le Prove Cronometrate disputate lungo le mura di Lucca, seguite dai Controlli Timbro di Pietrasanta e Forte dei Marmi e dal passaggio attraverso Pisa. Dopo aver toccato Pontedera, Peccioli e Palaia, gli equipaggi hanno raggiunto Siena per la tradizionale sosta nella scenografica piazza del Campo. Le temperature più miti delle prime ore hanno reso piacevole la guida.
Una classifica aperta
Nel pomeriggio la competizione è entrata nel vivo con una serie di Prove Cronometrate e due Prove di Media disputate tra la Val d’Orcia e la via Francigena. In questo contesto si è inserito il passaggio da Radicofani, dove le vetture hanno effettuato il Controllo Timbro prima di dirigersi verso il Lazio. La corsa punta ora verso Roma, con le prove di Montemaggiore, il passaggio lungo il lago di Bolsena e i controlli di Capodimonte, Marta, Viterbo e Ronciglione prima della tradizionale passerella in via Veneto. Sul fronte sportivo, i fratelli Juan e Margarita Tonconogy mantengono il comando della classifica provvisoria, ma il margine sugli inseguitori Andrea Vesco e Fabio Salvinelli resta contenuto. In terza posizione si confermano Lorenzo e Mario Turelli, mentre nel Gran Turismo Experience guidano Jari Matti Johannes Latvala e Giordano Mozzi.













Da Aosta a Palermo, una settimana in Italia raccontata da Alessandro Gilioli Leggi


Nature, Published online: 10 June 2026; doi:10.1038/s41586-026-10645-x
SIRT7 safeguards X-chromosome integrity and dosage balance with autosomes.Nature, Published online: 10 June 2026; doi:10.1038/s41586-026-10631-3
Tumour network mapping of diffuse midline glioma (DMG) defines a conserved and prognostically important brain network in children with DMG, consistent with the hypothesis that DMGs exploit otherwise healthy brain circuits to promote tumour growth.Nature, Published online: 10 June 2026; doi:10.1038/s41586-026-10636-y
Macroscopic quantum coherence arises in two-component exciton Bose–Einstein condensates within MoSe2/hBN/WSe2 electron–hole bilayers, exhibiting distinct spin–valley polarized phases, quantum phase transitions under magnetic fields and stable condensate behaviour up to approximately 1.8 K.Nature, Published online: 10 June 2026; doi:10.1038/s41586-026-10634-0
Sleep and exercise can slow clonal haematopoiesis and limit mutant cell-driven atherosclerosis.Nature, Published online: 10 June 2026; doi:10.1038/s41586-026-10639-9
Phylogenomic reconstruction of the proteome of the last eukaryotic common ancestor sheds light on the origin of eukaryotes, indicating an important role of horizontal transfer of genes from diverse bacterial and viral donors.Nature, Published online: 10 June 2026; doi:10.1038/s41586-026-10580-x
A chemical and biological redox process that resembles processes in petrochemical refining is used to convert lignin from poplar into a single, valuable bioproduct, adipic acid, in high yields.Nature, Published online: 10 June 2026; doi:10.1038/d41586-026-01835-8
A ripple effect of climate change is providing habitat for corals, sponges and other Arctic animals.Nature, Published online: 10 June 2026; doi:10.1038/d41586-026-01819-8
From sky to sea, and then back to the lab, here are the top images from Nature’s 2026 photo competition.Nature, Published online: 10 June 2026; doi:10.1038/s41586-026-10645-x
SIRT7 safeguards X-chromosome integrity and dosage balance with autosomes.Nature, Published online: 10 June 2026; doi:10.1038/s41586-026-10631-3
Tumour network mapping of diffuse midline glioma (DMG) defines a conserved and prognostically important brain network in children with DMG, consistent with the hypothesis that DMGs exploit otherwise healthy brain circuits to promote tumour growth.Nature, Published online: 10 June 2026; doi:10.1038/s41586-026-10636-y
Macroscopic quantum coherence arises in two-component exciton Bose–Einstein condensates within MoSe2/hBN/WSe2 electron–hole bilayers, exhibiting distinct spin–valley polarized phases, quantum phase transitions under magnetic fields and stable condensate behaviour up to approximately 1.8 K.Nature, Published online: 10 June 2026; doi:10.1038/s41586-026-10634-0
Sleep and exercise can slow clonal haematopoiesis and limit mutant cell-driven atherosclerosis.Nature, Published online: 10 June 2026; doi:10.1038/s41586-026-10639-9
Phylogenomic reconstruction of the proteome of the last eukaryotic common ancestor sheds light on the origin of eukaryotes, indicating an important role of horizontal transfer of genes from diverse bacterial and viral donors.Nature, Published online: 10 June 2026; doi:10.1038/s41586-026-10580-x
A chemical and biological redox process that resembles processes in petrochemical refining is used to convert lignin from poplar into a single, valuable bioproduct, adipic acid, in high yields.Nature, Published online: 10 June 2026; doi:10.1038/d41586-026-01835-8
A ripple effect of climate change is providing habitat for corals, sponges and other Arctic animals.Nature, Published online: 10 June 2026; doi:10.1038/d41586-026-01819-8
From sky to sea, and then back to the lab, here are the top images from Nature’s 2026 photo competition.Partirà il 16 giugno il progetto gratuito “Un’estate di sorrisi in compagnia. Benessere e Socialità per la Terza Età” promosso dalla Cooperativa sociale Nomos con la sezione soci Coop Prato, che ospiterà fino al 15 settembre negli spazi di via delle Pleiadi attività dedicate ad over 70enni, ogni martedì e giovedì, dalle ore 9.30 alle 12.
In programma laboratori artistici e esperienze con la realtà virtuale, attività di poesia e collage, momenti di lettura e commento delle notizie del giorno, cinema e il gioco teatrale, esercizi per allenare la memoria in modo pratico e divertente, e attività di mobilità dolce per mantenersi attivi. Il tutto con il supporto da operatori ed esperti in invecchiamento attivo.
Il servizio è rivolto a anziani pratesi autosufficienti o parzialmente autosufficienti che vivono condizioni di solitudine. La partecipazione è gratuita, ma a numero chiuso (massimo 20 posti) e sarà possibile accedere esclusivamente previa prenotazione obbligatoria al numero 055 6510477.
“Le persone hanno bisogno di persone. Proprio per questo il periodo estivo rappresenta un momento particolarmente delicato per la popolazione anziana, caratterizzato spesso da solitudine, ridotta mobilità e minori, se non limitate, occasioni di socializzazione. Con questa iniziativa intendiamo offrire occasioni concrete di benessere psicofisico, relazioni interpersonali e miglioramento della qualità della vita anche nei mesi estivi” spiega Gaia Guidotti, vicepresidente di Nomos. E prosegue: “Uno degli obiettivi centrali dell’iniziativa è la prevenzione dell’isolamento sociale e la valorizzazione della persona anziana come soggetto attivo e parte integrante della comunità. Il progetto vuole sostenere le famiglie, promuovendo una visione dell’invecchiamento come un percorso che può essere accompagnato da benessere e inclusione sociale”.
“Il Fondo di Beneficenza esprime una componente essenziale dell’impegno di Intesa Sanpaolo, ovvero restituire valore alla comunità sostenendo progetti che promuovono solidarietà, inclusione e centralità della persona. In una società che invecchia, accompagnare le persone anziane e chi se ne prende cura non è solo una priorità sociale, ma una responsabilità collettiva. Il progetto ‘Un Ponte sul Tempo’ risponde a questa sfida con un modello innovativo, integrato e di prossimità, capace di unire interventi sociosanitari ed educativi per migliorare concretamente la qualità della vita degli anziani e dei loro caregiver” afferma Giovanna Paladino, Executive Director Fondo di Beneficenza, responsabile Segreteria Tecnica di Presidenza.
“Siamo molto contenti di lanciare questa nuova iniziativa che Nomos porterà negli spazi della nostra sezione soci per costruire un’estate di socialità e benessere per gli anziani che restano in città nel periodo estivo. Grazie a questa iniziativa per gli over 70, fino al 15 settembre in sezione soci offriamo una proposta di attività pensate per favorire il benessere, la socializzazione e il divertimento dei partecipanti che potranno vivere momenti di incontro, condivisione e svago in un ambiente sicuro, accogliente e climatizzato, supportati da uno staff qualificato. Ringraziamo Nomos per la collaborazione e per il programma di attività che porterà nei nostri Coop.fi dal prossimo 16 giugno. Sarà un’occasione per vivere l’estate in compagnia, con momenti di condivisione e nuove relazioni che arricchiranno anche la nostra sezione soci”, dichiara Stefania Ermanno, presidente della sezione soci Coop di Prato.
Per informazioni è possibile contattare il numero 055 6510477. La partecipazione è gratuita, previa prenotazione. È previsto un colloquio conoscitivo prima dell’iscrizione.
Le iniziative estive sono inserite nell’ambito del progetto più ampio “UN PONTE SUL TEMPO – Supporto consapevole e attivo per tutti i tipi di invecchiamento”, sostenuto dal Fondo di Beneficenza di Intesa Sanpaolo.
L'articolo Attività per Over 70 al Parco*Prato proviene da Informatore.
Nature, Published online: 09 June 2026; doi:10.1038/s41586-026-10763-6
Author Correction: De novo design of quasisymmetric two-component protein cagesNature, Published online: 09 June 2026; doi:10.1038/s41586-026-10763-6
Author Correction: De novo design of quasisymmetric two-component protein cages
Non potevano certamente passare inosservati agli operatori di AAMPS/Retiambiente due “big bag” in polietilene di grosse dimensioni contenenti materiale di risulta da lavorazioni edili abbandonati nelle ore notturne accanto ad un cassonetto stradale per la raccolta dei rifiuti in località Le Vaschette sul Romito a ridosso della scogliera.
L'articolo Eternit abbandonato sul Romito: intervengono gli Ispettori Ambientali proviene da Aamps Livorno.

In late November in Jamnagar, India, the scions of two of the most powerful families in the world stood face-to-face. On one side was 30-year-old Anant Ambani, son of one of the richest men in Asia. On the other was Donald Trump Jr. For months, the Trump administration had been on the offensive against the sprawling Ambani energy empire, placing it at the center of an escalating tariff campaign against India. But after Trump Jr. touched down, the two men toured the Ambanis’ private zoo, and at night they performed a Gujarati folk dance, grinning as they moved together to the music.
Four months later, an obscure Texas startup called America First Refining announced that it had received a nine-figure investment from the Ambanis’ company. The deal puzzled numerous energy investors familiar with the project, which aims to build the first major new oil refinery in the U.S. in about 50 years. The company is run by a serial entrepreneur with a history of bankruptcy and lawsuits alleging fraud. After more than a decade of failed attempts to raise money, blown deadlines and rebrands, it had been floundering.
America First Refining’s unexpected breakthrough came after it forged a previously unreported relationship with Trump Jr., who secretly acquired a stake in the startup, according to records and seven people familiar with the company. The new details reveal the role the president’s son has played in a theme of Trump’s second term: overseas investors with interests before the administration putting money into the Trump family’s business interests.
Over the past year and a half, Trump Jr. has amassed a fortune from stakes in companies ranging from crypto startups to a drone business to a firearms retailer. Some firms tied to the president’s son have received contracts or other support from the federal government, part of what critics describe as a run of Trump family self-dealing. In December, Forbes estimated that Trump Jr.’s net worth had rocketed from roughly $50 million to $300 million since the election. But the Forbes figures were based on the investments that have been publicly disclosed. The America First Refining episode suggests there is much about the family business that remains secret.
The size of Trump Jr.’s stake in America First Refining and what he paid for it remain unclear. Top executives at the startup have also said that they speak regularly with Trump Jr., according to a person close to the company. And after the Ambani investment was announced, Trump Jr.’s personal lawyer took credit on social media for playing a part in the deal.
America First Refining has flexed its Trump Jr. connections during pitch meetings with foreign officials. Early last year, Trump Jr. joined the company’s leadership for a meeting in South Florida with potential investors from Saudi Arabia, according to two people familiar with the matter. Another foreign government official pitched on the project told ProPublica that the company’s team emphasized they had backing from the Trump family and suggested that an investment would help with White House access.
The Ambanis’ investment coincided with the family’s securing major U.S. policy wins that their company, Reliance Industries, had been lobbying for. “Reliance Goes From Trump Foe to Friend With Refinery Pledge,” ran the Bloomberg headline after the deal was announced. Reliance’s intent with the deal was to “smooth out” tensions between the U.S. and India, the outlet reported.
A Trump Jr. spokesperson said that Trump Jr. “has no operational involvement in AFR and is simply a passive minority investor in an American company that aligns with his worldview.”
“The entire premise of this story relating to Don is false,” the spokesperson said, adding, “Don does not interface with the Federal Government on behalf of any company that he invests in or advises.” ProPublica did not find evidence Trump Jr. was aware of refinery executives’ suggesting that an investment would help with White House access.
In response to detailed questions, a spokesperson for America First Refining said, “The claims in this story are false,” but declined to specify what they were referring to. The company’s CEO previously denied wrongdoing in the lawsuits against him reviewed by ProPublica, and the suits were either settled or dropped.
The Ambani family had long been cultivating its relationship with the Trumps. Reliance paid $10 million to the Trump Organization in 2024 as a “development fee” for a project in Mumbai, according to the president’s financial disclosure. (Despite the payment, Reliance has not yet announced a Trump project. Reliance told ProPublica that “the real estate project is real” and “remains under development.”) Ivanka Trump attended Anant Ambani’s wedding party in India that year, where guests were treated to a Rihanna concert. Anant’s father, Mukesh — who is worth an estimated $90 billion and lives in a 27-story home — came to Washington, D.C., for Trump’s second inauguration, posing with the president at a private reception.
At the Private Reception in Washington, Mrs. Nita and Mr. Mukesh Ambani extended their congratulations to President-Elect Mr. Donald Trump ahead of his inauguration.
— Reliance Industries Limited (@RIL_Updates) January 19, 2025
With a shared optimism for deeper India-US relations, they wished him a transformative term of leadership, paving… pic.twitter.com/XXm2Sj74vX
But by the summer of 2025, the family was under attack from the White House. Since Russia invaded Ukraine in 2022, Reliance had reportedly made billions in profits by purchasing vast quantities of Russian oil at a discount. In August, as Trump grew frustrated with his administration’s struggles to bring the war to an end, the president doubled his tariffs on India to 50%. The move was explicitly designed to force companies like Reliance to stop buying Russian oil. White House trade adviser Peter Navarro publicly assailed “India’s politically connected energy titans” for “funding Putin’s war machine,” widely read as a reference to the Ambanis.
Amid this tension, Trump Jr. visited Anant Ambani on his November trip to India. At the end of the trip, Trump Jr.’s personal lawyer commented at a business conference in Miami: “I had a nice closing this morning with Don Trump Jr., who’s flying back from India today.” (The following week, the Texas startup — then called Element Fuels — filed paperwork to create America First Refining LLC. In an email, the attorney, John Willding, told ProPublica that there was “no transaction in India or with an Indian company that I was ever involved with.”)
Anant Ambani, who helps run Reliance’s energy business, personally worked on the Texas refinery deal for months before it was announced, a major Indian newspaper later reported.
As the Ambanis quietly finalized their deal with America First Refining, U.S.-Indian relations appeared to warm. In February, the Trump administration struck a trade deal with India, dramatically lowering tariffs, and also reportedly gave Reliance a license to buy Venezuelan oil. When the Iran war broke out and rocked global energy markets, the U.S. gave India a sanctions waiver to buy Russian crude. (The waiver was later expanded to all countries.)
In response to ProPublica’s questions, the White House said that “there are no conflicts of interest.” Reliance did not answer ProPublica’s questions about Trump Jr.’s and Anant Ambani’s roles in the investment deal, but said in a statement that the company did not receive “any unique or preferential treatment” from the U.S. government.
“There is no connection between Reliance’s investment in AFR and any unique measures associated with general U.S. trade, tariff, sanctions or licensing outcomes,” Reliance said. “The investment was evaluated and approved on its commercial merits, strategic fit and long-term value creation potential.”
In March, President Trump personally announced Reliance’s deal with the Texas startup on Truth Social, thanking the Ambani company for its “tremendous Investment.”
After the announcement, Willding, the Trump Jr. lawyer, shared the news on LinkedIn: “Just so proud to have been part of this one.”
Willding rowed back his claim in an email to ProPublica. “I have never worked for or advised AFR and had zero involvement in their deal with Reliance Energy,” he said. “I simply saw the press release and was excited for them.” America First Refining’s spokesperson called Willding’s comment “moronic and false.”
In June 2025, Willding registered a new entity in Wyoming called TX Fuels, LLC, listing the company’s address as Trump Jr.’s mansion in Jupiter, Florida. In his email, Willding said his “only involvement in AFR was handling the legal paperwork” for the Trump Jr. LLC’s investment in the startup.
Trump Jr. first hired Willding in May 2021, according to interviews the lawyer has given. A corporate deal lawyer in Dallas, Willding has referred to himself as “outside business counsel to the Trump family” and has said he talks to Trump Jr. or Eric Trump almost daily. A former Bill Clinton and Barack Obama voter who fell hard for MAGA, the attorney has installed a portrait of President Trump over the mantel in his living room.
Willding’s practice has boomed during the second Trump administration, bringing the lawyer to Argentina, Saudi Arabia and South Korea. “Everybody in the world wants to do business with the United States right now,” Willding said at a conference in June 2025. “Every company wants to do business with the Trump family.”
There are other fingerprints of the Trump world on the refinery deal.
Howard Lutnick’s firm Cantor Fitzgerald — which his sons took over when Lutnick became Trump’s commerce secretary — is working as the financial adviser to America First Refining, including on the Ambani investment deal, Cantor Fitzgerald announced. (Cantor Fitzgerald declined to comment.)
And the Trump administration played a direct role helping America First Refining find potential foreign investors, according to public comments from the company’s CEO, John Calce. “We have received support from the White House,” he told a local news outlet. The National Energy Dominance Council, led by the interior and energy secretaries, has “helped us with, candidly, introducing us and helping us meet some of these people overseas,” Calce said on an industry podcast.
America First Refining has recently explored going public, according to three people close to the company. That could allow its current investors to start cashing out even if the refinery never gets built — a milestone many energy industry insiders still view as a long shot. Reliance made its investment in the startup at a valuation of at least $1 billion, according to America First Refining’s announcement.
Building a refinery at the Port of Brownsville on the Gulf Coast has been Calce’s mission for a decade. A former Yale offensive lineman, he started his career as a high school football coach after an unsuccessful attempt to make the NFL and now describes himself as a “lifelong entrepreneur.”
The project has been serially delayed, out of money, rebranded and trailed by angry former business partners. At one point, Calce’s companies were being sued simultaneously by eight other firms. In 2022, during bankruptcy proceedings for an earlier iteration of the project, the trustee appointed to impartially oversee the case sued Calce too. The trustee alleged that Calce and other insiders had improperly siphoned away cash and other assets. (Calce denied wrongdoing. The case was ultimately settled.)
During the Biden administration, as the company sought financial support from the Department of Energy, it pitched itself as a climate-friendly green project that would also help “people of underrepresented social demographics” in Brownsville, according to records from that period. The company failed to get enough money from outside investors, and the planned construction was delayed.
By the company’s own estimate, building the refinery will take years and cost $3 billion to $4 billion. Even if it’s built, profitability could be hard to achieve. Many energy investors told ProPublica there’s a reason the U.S. hasn’t seen a major new refinery in decades. “Refineries cost a lot of money and essentially make pennies on the dollar,” said Ed Hirs, an energy economist in Houston. “Wall Street is not going to finance a new refinery.”
Even after the start of the second Trump administration, the company was in jeopardy, according to interviews and documents. It laid off workers last year, and, by late 2025, with delays continuing to plague the refinery, officials at the Port of Brownsville believed the project looked to be dead, according to records reviewed by ProPublica.
That has not stopped Calce and his team from making grandiose claims to the public. Earlier this year, a website went live for another Calce company called Brownsville Energy Storage Terminals. It claims to have a far-flung network of oil storage terminals in places like the Netherlands and Singapore, more than 850 employees and a C-suite of experienced energy executives. But ProPublica could find no evidence that the executives are real people or that the storage terminals actually exist. The phone numbers on the website are also currently listed online as the contacts for a Houston baklava caterer, a Dallas-area taxi service and an OB-GYN office. The numbers are dead.
America First Refining’s political ties, though, may have boosted its standing with Texas state regulators. In February, shortly before the Ambani investment became public, the company sought an extension on its permit from the Texas Commission on Environmental Quality.
Inside the state agency, emails obtained by ProPublica show, officials scrambled to approve the request.
“Need to get this one logged and processed asap,” wrote one official.
“You are going to have to do this one. I will explain why in person in a few,” wrote another. “You can guess if you check out the name.”
America First Refining got its approval the next day. A spokesperson for the Texas agency did not address questions about the emails. “This request was processed quickly due to the quality of information provided,” the spokesperson said.
The post An Indian Billionaire Was Targeted by Trump. Then He Poured Money Into a Startup Secretly Backed by Donald Trump Jr. appeared first on ProPublica.

Nature, Published online: 08 June 2026; doi:10.1038/s41586-026-10749-4
GPR15-guided CD8+ T regulatory cells control intestinal inflammationNature, Published online: 08 June 2026; doi:10.1038/s41586-026-10735-w
Distributed control circuits across a brain-and-cord connectome
Timmy G. Robinson Jr., founder and owner of what was once Kentucky’s largest drug addiction treatment company, was criminally indicted Thursday by a federal grand jury on charges of wire fraud and money laundering.
The indictment, filed in the Eastern District of Kentucky, charges Robinson with fraudulently selling millions of dollars of the same IRS tax credit to two companies. Robinson “devised a scheme” to “unlawfully enrich himself” by selling those tax credits to two parties, the indictment says. Robinson is also charged with two counts of money laundering for spending the proceeds of the fraudulent sale.
Robinson has resigned as CEO of ARC, company spokesperson Vanessa Keeton said Thursday. Robinson, 50, founded the company in 2012 after becoming sober and telling people he felt called by God to help people in the state with addiction.
ARC, which at one point operated more than 40 drug treatment centers around the state, has been under FBI investigation for Medicaid fraud since July 2024. That investigation is ongoing, the FBI confirmed on Friday. The Lexington Herald-Leader, in partnership with ProPublica, reported in April firsthand accounts from former ARC employees and clients who said they were told by ARC to falsely bill Medicaid, or witnessed others billing for services that were not actually provided. The company said at the time that it “has never knowingly or fraudulently billed Medicaid for services, and there is no evidence that the organization encouraged employees to falsify group notes for billing purposes.”
Robinson’s attorney, Kent Wicker, said he and his client were surprised to learn an indictment had been placed over a “dispute with some investors that is now pending in a civil courtroom.”
That dispute escalated earlier this year, when ARC was sued by two companies to which Robinson had sold IRS credits, including the Bahamas-based Angelica Capital Trust. But both companies allege that when ARC received the IRS credits, it illegally kept more than $8 million the companies were owed. They allege ARC was refusing to repay the money in part so it could pay a preliminary $28 million settlement with the Department of Justice over alleged Medicaid fraud. Robinson has said he would make payments to creditors upon the sale of the company, which he described in January as imminent.
“To be clear, Mr. Robinson did not defraud anyone, did not gain anything from the transaction at issue, and he has done nothing but deliver high quality care for over a decade to thousands of Kentuckians,” Wicker said in an emailed statement to the Herald-Leader and ProPublica. “We look forward to defending this case in court.”
Starting in 2023, ARC applied for two COVID-19-related tax credits, totalling nearly $7 million.
In July 2025, Robinson sold the rights to the first tax credit to a loan company, the indictment says. Under the agreement, the purchaser would pay ARC $2.7 million in exchange for a future repayment of the tax credit once the IRS funds arrived. Robinson signed that agreement, and later that month the buyer wired ARC the agreed amount.
Soon after, the indictment says, Robinson “devised a scheme” to sell that same credit amount to a second company and in doing so “falsely represented” that the $2.7 million in initial tax credit was available to purchase. “Robinson concealed the prior transactions” to the new buyer, according to the indictment.
In November, Robinson signed an agreement with the second buyer, who sent a wire transfer that included $2.7 million for the twice-sold tax credit.
In December, when the IRS paid ARC the COVID-19 tax refunds, “at Robinson’s direction, ARC spent the ERC [Employee Retention Credit] funds on other operational costs and debt obligations,” the indictment reads.
Keeton declined to comment further on the case, citing pending litigation. However, she said ARC continues to operate normally.
“All facilities, programs, and services remain open and fully operational,” Keeton said in an emailed statement. “Our leadership team, employees, and clinical staff remain committed to delivering high-quality care and support to the individuals and families we serve.”
Robinson faces 20 years in prison and a $250,000 fine, or twice the gain or loss, for the wire fraud count. Each money laundering count carries up to 10 years in prison and a $250,000 fine.
We’re taking a closer look at how ARC treated the people who came to the organization seeking help with their sobriety. If you’re a current or former client or employee, we want to hear from you.
The post Founder of Kentucky Drug Rehab Center Indicted on Fraud and Money Laundering Charges appeared first on ProPublica.
Informiamo i cittadini che sabato 6 giugno il Centro Ambientale Temporaneo di Via dei Cordai effettuerà apertura con orario 9:00 – 12:00.
Il servizio sarà regolarmente attivo per il conferimento delle varie tipologie di rifiuto, nel rispetto delle normative vigenti.
Ricordiamo che i quantitativi e le tipologie di rifiuti accettati saranno quelli previsti dalla tabella.
Per ulteriori informazioni: 800-031.266, info@aamps.livorno.it, facebook/instagram/APP (“AAMPS Livorno”).
L'articolo Centro Ambientale Temporaneo (CAT) 06/06/26 aperto in orario mattutino. proviene da Aamps Livorno.


In mezzo alla gente, ma con discrezione ed efficienza. Gli operatori di AAMPS/Retiambiente hanno contribuito alla riuscita dell’evento Straborgo che da venerdì 29 maggio a sabato 1 giugno ha visto migliaia di persone, tra cittadini e turisti, affollare le strade del quartiere. Una presenza continuativa per garantire la pulizia di Piazza Mazzini e delle strade limitrofe e realizzare la raccolta dei rifiuti sia con la vuotatura dei contenitori stradali sia con la raccolta dei materiali differenziati prodotti con quantitativi ingenti dagli esercenti della zona.
“Questa tipologia di manifestazione – commenta Aldo Iacomelli, Amministratore Unico AAMPS/Retiambiente – risulta per noi sempre particolarmente impegnativa soprattutto nel periodo estivo che prevede un’articolazione complessa dei nostri servizi di raccolta e spazzamento. Dobbiamo operare h24 e, allo stesso tempo, districarci tra la folla garantendo sempre le opportune condizioni di sicurezza per i nostri lavoratori e i cittadini. Siamo particolarmente soddisfatti nell’essere riusciti a dare il nostro contributo. Ho il piacere di sottolineare – conclude Iacomelli – la cooperazione che abbiamo riscontrato da parte degli organizzatori, degli abitanti del quartiere e degli esercenti che si sono prodigati per rispettare le regole straordinarie di conferimento dei rifiuti differenziati”.
“Lo dico da sempre – afferma Luca Salvetti, Sindaco di Livorno. AAMPS/Retiambiente è un’azienda che funziona egregiamente nell’erogazione dei servizi resi alla cittadinanza e questi eventi ne sono la riprova. Senza i puntuali servizi di spazzamento e raccolta dei rifiuti non saremmo qui a parlare del successo di Straborgo. Ringrazio i lavoratori per il consueto impegno profuso, gli abitanti del quartiere per la disponibilità concessa e gli esercenti per avere collaborato al meglio delle rispettive possibilità. Ora sotto con le altre kermesse in programma per la lunga stagione estiva”.
L'articolo “Straborgo”: servizi di pulizia e raccolta rifiuti efficaci e puntuali proviene da Aamps Livorno.
Bonjour,
Je viens de créer un formulaire pour que les associations puissent faire un diagnostic de leur santé sociale et je voudrais qu’elles puissent accéder à leur résultat. Malheureusement, quand elles cliquent sur le lien reçu par mail pour y accéder, le message “accès refusé” apparaît. Est-ce qu’il faut avoir un compte framasoft pour pouvoir y accéder ? Ou bien y a-t-il un paramétrage que je dois modifier quelque part, pour qu’elles puissent y accéder librement ?
J’espère de tout cœur que c’est la 2ème option …
D’avance, merci à toutes et tous pour votre aide et vos réponses,
Nelly
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Marianna Mitchem grew up in the Denver suburbs, where she played high school soccer. One day in April 1999, her team faced off against a nearby rival, Columbine High. The next day, two teenagers went on a shooting rampage at Columbine, killing more than a dozen people.
The massacre left an imprint on Mitchem. After graduating from Providence College, she joined the Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives. “Fearing for my friends and watching what was happening — you don’t forget things like that,” she told me. “I wanted to make a difference.”
She started in the ATF’s Denver office as an industry operations investigator, the bureau’s term for inspectors who ensure that firearms dealers are conducting the required background checks on buyers and maintaining sales records. When the bureau found discrepancies, it tended to settle for reprimands and improvement plans, rarely going so far as to revoke a dealer’s license.
In 2021, things started to change. The country was experiencing a surge of deadly violence, with homicides up more than a third since 2019, and the administration of President Joe Biden was desperate to reverse the trend. For years, data had shown that a large share of guns used in shootings came from a small fraction of dealers, and that guns that were trafficked — sold by stores to straw purchasers (people other than the intended users) or resold on the street — were far more likely to be used in shootings.
Acting on this data, the administration in June 2021 announced what became known as “zero tolerance”: Dealers found to be willfully violating the law would lose their licenses, period. Revocations spiked, from fewer than 50 in 2019, 2020 and 2021 to a record 181 in 2023.
Also in 2021, Biden’s attorney general, Merrick Garland, started urging federal prosecutors to prioritize gun violence. A year later, Congress passed a law that added a firearms trafficking conspiracy charge to the federal criminal code, a crucial new tool for prosecutors.
After 2021, the homicide rate started falling, which criminologists attributed to several factors, including repair of the social fabric since the coronavirus pandemic and a closing of the breach in police-community relations that followed the 2020 murder of George Floyd. One other factor got less attention: the clampdown on the illegal flow of firearms.
The Biden administration struggled to broadcast its gains on public safety, and Donald Trump won the election in 2024 partly by vowing to restore order. By the time Trump reentered the White House, Mitchem had risen to associate assistant director for industry operations, overseeing inspectors across the country. “We were making incredible progress on trafficking, on violent crime,” she said late last year.
But the Trump administration, driven both by gun-lobby advocacy and its own political priorities, quickly set about undoing much of its predecessor’s moves to combat gun violence. It repealed the zero-tolerance policy, going so far as to invite revoked dealers to reapply for new licenses. It shifted hundreds of ATF agents to immigration work. And it scaled back on prosecutions for gun trafficking. The White House declined to comment, referring questions to the ATF and the Department of Justice.
The homicide rate fell further last year, but criminologists warn against complacency, because the illicit gun trade is a classic pipeline problem: The harm can take a while to make itself felt. Research has found that the typical “time to crime” for trafficked firearms ranges up to about three years, which means that any positive lag of the anti-trafficking efforts of the Biden years would still be in effect now, with any negative effects of the Trump pullback lying in the years to come.
Among those now sounding the alarm is Mitchem. Dismayed at the policy reversal, she left the ATF last spring, after 21 years, and joined Everytown, the gun-safety group founded by Michael Bloomberg.
“Just because no one is watching the trafficking pipelines right now doesn’t mean guns aren’t flowing through it. It just means they’re not being intercepted,” she told me.
“And as you walk away from that, and you don’t have your focus on that anymore,” she added, “that pipeline is going to be flowing, and we are going to start to see the violent crime impact from that over time.”
Estimates put the number of guns in the United States at close to 400 million, but the odds that any of them will be put to ill use rise exponentially if they are obtained illegally. Of the 2.3 million firearms traced from crime scenes between 2017 and 2023, half were bought less than three years earlier and 87% were recovered in possession of someone other than the original, legally authorized buyer. Over that period, stores sold almost 1.3 million guns to traffickers that were subsequently recovered in a crime, according to an Everytown analysis of ATF statistics.
This is why the laws governing gun sales carry such high stakes for public safety. But enforcement of these laws has long occupied an unusual no-man’s-land in this country, scrambling the standard political lines around criminal justice. Conservatives favoring tough-on-crime rhetoric are frequently torn when it comes to firearms trafficking: On the one hand, traffickers are helping fuel the violent crime that conservatives decry; on the other, prosecution of gun laws brushes against tenets that conservatives hold sacrosanct. It is liberals who are more likely to push for tougher enforcement, though they can be conflicted, too, as their belief in stricter gun laws runs up against a general preference for a less punitive approach to lawbreaking.
Marooned in this no-man’s-land for decades now has been the agency assigned the task of enforcing federal gun laws, the ATF. Going back to an episode at Ruby Ridge, Idaho, in 1992, where an ATF investigation of illegal gun dealing led to federal agents killing the wife and son of a white separatist, the ATF has been viewed with scorn by people who otherwise might side with armed government authorities. “ATF IS GAY” read the T-shirt worn by one attendee of a big gun show I attended earlier this year in Manassas, Virginia.
The agency’s radioactivity with the gun-rights lobby has left it on shaky political ground. It went seven years without a Senate-confirmed director. Its budget has not enjoyed the same expansion as that of other federal law enforcement agencies. And stringent laws constrain any ATF capabilities viewed as potentially threatening the rights of gun owners. To comply with a 1986 law preventing the creation of a federal gun registry, for example, the ATF uses software with some features disabled. Steve Dettelbach, who served as director under Biden, joked in a 2024 congressional hearing that the ATF might be “the only customer of Adobe Acrobat that pays money to remove search function.”
Despite these constraints, the ATF has developed its investigative capability. In the 1990s, the agency started sharing with local law enforcement agencies its National Integrated Ballistic Information Network, which collects the unique marks on bullet casings found at shooting scenes. The system has become much more potent as it became easier to share large numbers of images from crime scenes rapidly and compare them against the NIBIN database. The work was boosted further by the creation, starting in 2016, of 25 crime gun intelligence centers to process the data.
Given that a tiny share of the nation’s guns are used in shootings, with many of those used multiple times, the leads produced by the technology can have an outsized impact, said Daryl McCormick, who retired last year as special agent in charge of Ohio and southern Indiana. “It’s crazy how it might spiderweb out,” he told me, “because you have a gun that’s used in three shootings, but in one of those three shootings, there’s a guy that’s linked to three more shootings.”
Starting in the spring of 2020, that technology was put to the test. As homicides rose sharply, so did sales at dealerships. By one estimate, there were 3 million more guns sold between that March and July than would have been expected. Many soon turned up in shootings; the number of guns recovered at crime scenes that had been bought from a dealership less than a year earlier, an especially strong indicator of firearms trafficking, jumped by nearly a third from 2019 to 2021.
Meanwhile, many shootings involved ghost guns assembled from kits, which had begun proliferating a few years prior. Amid other factors driving the killing, the sheer plenitude of weaponry on the streets was pivotal, said Daniel Webster, a gun-violence researcher at Johns Hopkins University. “We know,” he told me, “that a small number of dealers can create a substantial amount of harm, and traffickers as well.”
In the spring of 2021, a 25-year-old man was summoned to help a friend in a confrontation at a low-income housing development in Middletown, Connecticut. It was a petty beef arising from disrespectful comments made to someone’s girlfriend, but Tylon Hardy responded anyway. “He was one of the guys who wanted to protect his community,” his sister, Tianna Hardy, told me later. “He showed up to protect his friend.” After he arrived, Tylon was fatally shot in the back.

Guns are tightly regulated in Connecticut, where buyers must first obtain a permit. But this gun had not been sold by a Connecticut store. It had been purchased six days earlier at Smokin’ Barrel Guns and Ammo in Raleigh, North Carolina, more than 600 miles away.
It was a particularly rapid movement up the Iron Pipeline, the name for the trafficking channel from southern states with lax gun laws to northern states with stricter ones. And it turned into a clear example of why trafficking enforcement matters. Investigators obtained camera footage from the shop showing a young man emerging after buying the gun, a Taurus 9 mm pistol, to make a call on his cellphone.
The following spring, the Biden-nominated U.S. attorney for the Eastern District of North Carolina, Michael Easley Jr., produced indictments in the case that started with the camera: Four people were charged with having engaged in a conspiracy to traffic dozens of guns from shops in eastern and central North Carolina. All told, the ringleader had bought more than 100 guns from straw purchasers in North Carolina; 10 of the guns surfaced at crime scenes in Connecticut and New Jersey. The ringleader ended up pleading guilty and being sentenced to more than 10 years in prison; the other three received sentences ranging from 18 months to five years.

Easley kept pursuing trafficking cases, poring over spreadsheets full of NIBIN data showing information for every gun traced from shootings in his district. His office would zero in on guns with a short “time to crime” from the initial sale and see if investigators could build leads from purchase records. His team made its interest in trafficking plain to the local ATF division, motivating agents to build cases. “Prosecutors have the ability to send a demand signal to the marketplace of agents, that we have an interest in these and if you bring us the cases, we will push them over the end zone and get convictions,” he told me.
Prosecutors kept getting more encouragement from Washington. In April 2022, the ATF issued a rule decreeing that ghost guns had to conform to the same regulations as regular firearms, including carrying serial numbers and requiring background checks.
Two months later, Biden signed the Bipartisan Safer Communities Act, which got crucial Republican backing from North Carolina Sen. Thom Tillis. In addition to the new trafficking conspiracy charge, the law included a new straw-purchasing charge, expanded background checks for buyers under 21 and funding for states with red-flag laws permitting gun confiscations from those judged dangerous. And a month after that, the Senate confirmed Dettelbach, giving the ATF its first confirmed director since 2015, one who had prosecuted gun crimes as U.S. attorney for the Northern District of Ohio.
Across the country, federal prosecutors took on trafficking cases with gusto. Over the remainder of Biden’s term, they charged more than 500 defendants using the new trafficking statutes; others brought cases using laws already on the books.
In Ohio, McCormick and his ATF colleagues took on a sprawling case that started with a shooting with a machine gun in Avondale, outside Cincinnati, and led to a six-year prison sentence for a 24-year-old man who had made and sold over 80 machine-gun conversion devices; two other men who trafficked the devices to Cincinnati gangs were sentenced to nine and 11 years. As in North Carolina, the Ohio agents were getting encouragement from prosecutors, including Kenneth Parker, the then-U.S. attorney for the Southern District of Ohio. “I made it clear, through my edicts, my announcements to them that we wanted those cases involving violence, that they know how seriously we were taking them,” he told me.
In February, I drove to Raleigh to meet with Easley and visit Smokin’ Barrel — or what used to be Smokin’ Barrel. The shop closed after the ATF revoked its license in early 2023, not for having sold the gun in the Connecticut case, but for an earlier incident, in which the owner sold a gun to an 18-year-old woman, in violation of North Carolina’s 21-year age minimum for buying a handgun. The shop, a small outbuilding adjacent to a used car lot, now sat empty; its fading sign still stood roadside.
Not far away, I found the former owner, Richard Humphries, at his home. He told me how upset he still was over the revocation, especially since, he said, he had self-reported the improper sale.
When I asked him about the Taurus that ended up being used six days later in the Connecticut killing, he initially had trouble recalling it, confusing it with another case in which a man had used a gun bought at the store to kill his wife. What was it like to learn about shootings with the guns he sold? “I hate it,” he said. “I hate that I sold it and he might have used it, but there’s nothing I can, you know …” He trailed off.
I pointed out that in the Connecticut case, investigators had been able to uncover the trafficking ring after tracing the gun to his shop. Was that a good use of resources? “Yeah,” he said. “I mean, they need to be able to do that. But they just, you know, they need to pay more attention to the crooks than people trying to make an honest living.”
I heard similar complaints from other dealers who had their licenses revoked during Biden’s term for transgressions they insisted were mere clerical mistakes. One in Indiana told me that his violations included a mix-up involving an Amish customer’s name; one in South Carolina told me his violations included filling out forms on behalf of elderly customers with shaky handwriting. “If it had been six months earlier, they would have given us a slap on the hand,” he said.
Even some within the ATF had misgivings, worrying that the policy would strain the agency’s relations with law-abiding dealers and make them less likely to offer alerts on suspicious behavior by buyers. “The industry is probably one of the best ways we get information about trafficking,” McCormick, the retired Ohio agent, told me. “But if there’s friction between us and the industry, they’re less likely to report it.”
Gun-safety advocates discounted that risk, saying the policy had both shut down many lawless stores and encouraged countless other sellers to make sure they were complying with the law. “It’s not only targeting bad dealers but sending a message to the entire industry: button up,” Josh Scharff, general counsel of Brady United, told me.
In 2024, revocations rose yet further, to 183. This represented a mere sliver of dealers — only 2% of those inspected that year — but it provoked new ire, not only from traditional lobby groups such as the National Shooting Sports Foundation and National Rifle Association but from ascendant groups of gun owners with even more aggressively anti-regulation stances.
Some dealers challenged their revocations in federal court. In 2023, the ATF revoked the license of a shop in the Phoenix suburbs, Chambered Group, after four inspections in five years turned up a host of violations. The business sought unsuccessfully to block the revocation in court, with a federal judge, Steven Logan, finding that the business had “purposefully disregarded [federal] regulations by repeatedly violating the same regulations despite being given multiple opportunities to cure its mistakes.” In 2024, one of the shop’s co-owners tried to get a new license under a slightly different name, Chambered Custom Firearms, and the ATF blocked him, noting his past role with the revoked store. (A lawyer for the shop declined to comment.)
But after Trump returned to the White House, his administration announced an end to the zero-tolerance policy, urged revoked dealers to reapply and started settling the court cases, one after another. In April 2025, the DOJ informed the court that it had started settlement talks in the Arizona case and a month later alerted it that Chambered Custom had submitted a new application “which ATF will expeditiously process.” It issued the license in July.
In Oregon, a dealer had gone to federal court to challenge the ATF’s 2024 denial of his license renewal for South Valley Firearms in the town of Monroe due to his past conviction for domestic violence. Trump’s DOJ initially contested the dealer’s bid, but early this year, the department notified his attorney out of the blue that his client would be getting his license, after all. “They didn’t give any explanation as to why,” said the lawyer, Leonard Williamson. “They just said, ‘Have him resubmit his application and we’ll give it to him.’”
The end of zero-tolerance was, on its own, hardly a surprise for an administration elected with the strong support of gun-rights and gun-industry groups. What has differed from the first Trump term has been the wholesale shift of resources away from the enforcement of gun trafficking laws and toward the immigration crackdown, both at the ATF and DOJ.
Last spring, the administration began shifting large numbers of ATF agents to a new assignment: assisting with Immigration and Customs Enforcement actions against undocumented immigrants. ICE records obtained by the libertarian Cato Institute in September showed that nearly 1,800 of ATF’s roughly 2,500 agents had taken part in enforcement and removal operations.
While ATF agents were shifted to immigration operations, criminal referrals fell. ATF referrals for common trafficking-related charges, including the two added in the 2022 law, decreased 15% in 2025 from 2024, according to a ProPublica analysis. Asked about the drop, ATF spokesperson Tanya Roman pointed at DOJ prosecutors. “Not every ATF referral is accepted by the [United States Attorney’s Office] for prosecution,” she said in a written response to questions.
Eventually, the shift toward immigration enforcement reached even beyond ATF’s agents to the industry operations investigators who inspect dealers. Terrence Robinson had served in that role for six years, based in Baltimore. He took pride in the work, but soon after Trump’s second term began, Robinson realized it would be a turbulent year for his agency. As part of the push by Elon Musk’s Department of Government Efficiency to shrink the government, the ATF offered early retirement to many of its 800-odd inspectors. In the end, some 125 took the offer, threatening to overburden a corps already struggling to inspect even a sliver of the nation’s 130,000 licensed firearms dealers. “ATF does not comment on personnel matters,” Roman said.
Around the same time, Robinson went to inspect the location of an applicant for a dealership license in Baltimore. The city, long wracked by gun violence, has come to have virtually no licensed dealers within its boundaries; those that remain are mostly in the suburbs. Robinson was startled to discover that this applicant intended to sell guns from his apartment in a building downtown, a few blocks from Camden Yards. Robinson voiced his concerns to his supervisor, who told him that he had to approve it. “According to our rules and regulations now, he passed a criminal background check, and he’s a citizen, so …,” Robinson said. “It’s mind-boggling.”
Most upsetting, though, was the directive that he and other industry operations investigators received in late summer to start spending at least six hours per week on immigration-related work. It was hard to understand what this even meant — their job was to inspect firearms dealers. To comply, he began scouring dealers’ sales records looking for buyers with foreign-sounding names, which were then relayed to the Department of Homeland Security. This struck him as a monumental misuse of resources.
This was what pushed him over the edge and made him decide to take early retirement, too, in September. “I didn’t sign up to be an immigration person,” he said. “I’m just not that.”
Asked about such orders, the ATF’s Roman said: “In support of President Trump’s whole of government approach to combat illegal immigration, ATF is assisting the Department of Homeland Security and other federal law enforcement partners with their immigration enforcement efforts. To ensure operational security and the safety of our agents and partners, ATF does not disclose details or specific numbers of personnel deployments or enforcement activities.”
Now that Robinson was gone, his former team was down from 10 to six, with a temporary supervisor. He worried what the changes at ATF meant for public safety. “I’m not saying I can see the future, but I don’t see things getting better,” he said. “I see things getting worse.”

“Everyone’s been in a little bit of shock about what’s going on,” Marianna Mitchem said last December, speaking from the stage of a conference on gun violence at the Center for American Progress, the center-left think tank in Washington. She described what the ATF had accomplished in recent years, then she laid bare the extent of the pullback now underway.
Mitchem told the advocates that they would have to look to officials in their home states and cities to try to fill the void left by the Trump administration. “It’s up to the states to start tackling this trafficking problem, because unfortunately, you’re not going to have the support of the ATF,” she said.
This has already started happening in a few places. In the suburbs of Philadelphia, a city that suffered one of the worst pandemic-era homicide spikes but has since experienced dramatic improvement, county sheriffs have started doing more inspections of dealers to make up for the decline in ATF enforcement. A member of the conference audience asked Mitchem what else states could be doing to respond. Her answer suggested she wasn’t sure.
“ATF wasn’t always the most widely known agency. I think we sort of liked it that way. We did really, really good work and kept our head down,” she said. “And so now, you’re trying to let everybody know, unfortunately, there are still good people there, but they’ve been redirected.”
In February, Trump’s nominee to lead the agency, Robert Cekada, downplayed that redirection at his confirmation hearing. Cekada is a 20-year ATF veteran, a fact in which gun-safety advocates have tried to take some reassurance. Cekada testified that the agency was continuing to “do dealer inspections uninhibited.”
But ATF has made it much harder for researchers and the public to track that work. It took the administration more than 15 months to release a tally of how many dealer licenses it had revoked: 56 in 2025, down 69% from the year before. Cekada also challenged a report last fall that 80% of the ATF’s agents had been reassigned to immigration enforcement. The reassignment had never amounted to more than 100 agents at a given time, Cekada said. “ATF in those operations has been focused on offenders that were illegally armed with firearms,” he told senators.
But as the former federal prosecutors and ATF agents I spoke with noted, the key question when it comes to the fight against trafficking is whether prosecutors are seeking out cases. After all, the ATF investigates cases, but U.S. attorneys prosecute them. And here the evidence suggests a pullback. A ProPublica analysis shows that in the first year of the Trump administration, the DOJ declined 30% more referrals from the ATF for the main trafficking-related charges than it had the year prior.
Despite the high rate of declinations for ATF referrals, the DOJ last year ended up prosecuting nearly as many gun-trafficking cases from all sources as it had in 2024. But a growing share of the cases, roughly 30%, were under the new trafficking conspiracy charges included in the 2022 law, which since its inception has proven especially useful in cases involving gun trafficking across the Mexican border: About a fifth of all people charged under that law over the course of 2024 and 2025 are in a single district, western Texas. Asked about the rise in declinations of ATF referrals and the shift toward border-related cases, DOJ spokesperson Katie Kenlein said, “The department declines to comment on prosecutorial strategy.”
Webster, the Johns Hopkins researcher, said numbers leave little doubt as to the shift away from general anti-trafficking enforcement. “Everything is diverted,” he said. “It’s all about immigrants.”
On April 29, right after being confirmed as ATF director, Cekada announced 34 proposed rule changes, including requiring dealers to hold records for only 20 or 30 years, not indefinitely, and limiting ATF scrutiny of the state-issued permits that can replace background checks for buyers. “We are proposing to remove unnecessary hurdles that were standing in the way of law-abiding citizens and businesses,” he said, flanked by leaders of the NRA and National Shooting Sports Foundation.
One crucial Biden-era reform has persisted: the clampdown on ghost guns. The 2022 ATF regulation survived a Supreme Court challenge last year, and lawsuits by several cities helped drive the leading producer of ghost guns out of business. Webster and other criminologists note that the reduced flow of ghost guns correlates with a sharply lower rate of shootings by teenagers, who had been heavy users of the guns during the 2020-21 homicide surge.
Even that progress seemed as if it might be at risk. In early April, a joint status report issued to the federal court in Texas where the case originated stated that “ATF has advised that it plans to take agency action to amend the challenged rule” (even though the rule has been upheld by the Supreme Court). A day later, the White House’s 2027 budget called for reversing “the imposition of excessive restrictions on homemade firearms.” But five days after that, the DOJ notified the court in the Texas case that “the government has decided to maintain the definition” that underlies the ghost gun rule. Asked for clarification, the ATF’s Roman said last week: “ATF is still conducting legal reviews for other, more technically challenging rules. If changes are needed following the review, a proposal will be published.” For now, one key valve in the pipeline remains closed.
The post “No One Is Watching”: How Trump Reversed Biden’s Crackdown on Gun Trafficking appeared first on ProPublica.
Di Alessia Vignali per ComeDonChisciotte.org Come per l’uomo religioso descritto da Mircea Eliade, anche per il consumatore lo spazio non è omogeneo. Per l’uomo religioso, la non omogeneità dello spazio si manifestava in una contrapposizione tra lo spazio sacro, l’unica cosa per lui realmente esistente, e tutta la restante, informe distesa che lo […]
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una testimonianza di memoria e speranza per ricordare le vittime di Crans Montana, teatro a Capodanno di un devastante incendio costato la vita a 41 persone. Una vicenda che ha profondamente scosso il Paese.
Al Villaggio Fondazione Roma, la struttura di assistenza ai malati di Alzheimer e Parkinson, sei abitazioni sono state intitolate ai sei italiani morti nel rogo: Achille Barosi, Chiara Costanzo, Emanuele Galeppini, Riccardo Minghetti, Sofia Prosperi e Giovanni Tamburi.
Questa iniziativa, precisa la fondazione, «nasce da una profonda riflessione sul valore del ricordo e assume una valenza simbolica ancora più forte, proprio per la natura stessa del luogo in cui prende forma».
Dal 2018 ad oggi, si spiega, «il Villaggio ha ospitato in modo del tutto gratuito più di 300 persone, realizzando un’esperienza unica nel panorama socio-assistenziale pensata specificamente per malati di Alzheimer e Parkinson di livello medio o moderato».

Proprio al Villaggio Fondazione Roma, in uno spazio dedicato a chi, per motivi patologici, perde progressivamente i propri ricordi, attraverso questa iniziativa, «la Fondazione Roma e le famiglie coinvolte, hanno scelto di guardare oltre la tragedia, costruendo un percorso condiviso».
L’obiettivo, chiarisce l’ente, è «creare un ponte tra la fragilità degli assistiti e la comunità del Villaggio, che nel quotidiano si farà custode della memoria dei sei ragazzi scomparsi, affinché resti sempre viva e non si affievolisca».

In questo contesto il murales dell’artista italo-filippino Jerico, che ritrae i sei giovani volti, «vuole essere un simbolo visivo capace di parlare ad ogni visitatore, residente ed operatore, trasformando il dolore in una testimonianza indelebile, con un messaggio di speranza che celebri il valore della vita».
Oltre al tributo alle vittime, si mette in evidenza, «l’intera iniziativa intende porsi come monito ed auspicio, affinché drammi simili non si ripetano, ribadendo l’impegno costante della Fondazione nel promuovere contesti ed iniziative a tutela della dignità integrale della persona».
Scopri i numeri della filantropia e i 100 profili di chi investe nel bene comune su VITA magazine di ottobre ‘‘Nella testa dei filantropi”
«Le nostre vite», fanno sapere le famiglie, «sono state segnate indelebilmente dalla tragedia che ci ha travolti e sarebbe stato semplice abbandonarsi allo sconforto ed al rancore. Invece no, abbiamo sfidato noi stessi decidendo di onorare la memoria dei nostri figli rendendo la luce dei loro sorrisi talmente fulgida da offuscare il buio della nostra disperazione».
In questi mesi, hanno sottolineato ancora, «ci siamo stretti l’uno all’altro e sostenuti tanto da percepirci come un’unica famiglia. La Fondazione Roma ha cementato questa nuova realtà, allargato questa famiglia regalandole un ulteriore valore: in un luogo nel quale i ricordi svaniscono, rimarrà indelebile, nel quotidiano, la presenza dei nostri angeli, nella speranza che i loro volti con le loro espressioni possano perpetuare la loro energia, spandendone la gioia di vivere e la fiducia nel futuro, che in nessuno di noi dovrebbe scemare. Un sincero ringraziamento va al Card. Giovanni Battista Re che ha officiato la cerimonia di intitolazione e per la sua preghiera piena di conforto e speranza».
In apertura il murales dell’artista italo-filippino Jerico che ritrae i volti dei sei ragazzi vittime del rogo di Crans Montana. Nel testo un’immagine dell’inaugurazione. Foto da ufficio stampa Fondazione Roma
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Ratificando un utile di 252.000 € l’Assemblea dei Soci di AAMPS ha approvato nei giorni scorsi il bilancio aziendale 2025. Un risultato in linea con quanto registrato negli anni precedenti, comprendendo anche quelli relativi all’uscita anticipata dal concordato preventivo in continuità, con i bilanci che avevano ottenuto analoghi risultati (965.202€ nel 2019, 2.2912.441€ nel 2020, 515.035€ nel 2021, 94.835€ nel 2022, 131.270€ nel 2023 e 145.704 € nel 2024).
La notizia era stata anticipata nei giorni scorsi durante una conferenza stampa dedicata ai bilanci di tutte le aziende partecipate del Comune di Livorno, ma il Sindaco di Livorno Luca Salvetti, affiancato dall’Amministratore Unico Aldo Iacomelli e dalle assessore Viola Ferroni e Giovanna Cepparello, ha tenuto ad aprire un faro su AAMPS/Retiambiente.
“Sono orgoglioso di questa azienda, dei servizi che eroga e di tutti i suoi lavoratori. Nel 2019 abbiamo trovato AAMPS in concordato preventivo, con un futuro a dir poco incerto e il rischio concreto di vederla soccombere sotto il peso di conti sballati e servizi alla cittadinanza inadeguati. Ora registriamo l’ennesimo bilancio in utile consecutivo, con il personale incrementato e stabilizzato e prospettive di consolidamento e sviluppo prima impensabili. In tale percorso siamo riusciti a traghettarla in RetiAmbiente consolidandone la vocazione industriale e riuscendo a contenere la TARI senza aumentarla per cinque anni e allineandola agli importi degli altri capoluoghi di provincia della Toscana. Sono i fatti che ci permettono di respingere al mittente le accuse sollevate recentemente da alcuni esponenti dell’opposizione in consiglio comunale ammantate di macroscopiche inesattezze e castronerie indecifrabili sia riconducibili all’azienda sia alla sua holding”.
“AAMPS ha fatto un incontrovertibile cambio di passo tornando ad essere un’azienda in salute con un ruolo di primo piano sia nell’erogazione dei servizi alla cittadinanza sia tra le società operative locali dell’Ato Toscana Costa che compongono la galassia Retiambiente e dove l’azienda riveste un ruolo di primo piano assoluto. Il cammino è stato impervio con ostacoli che sembravano insormontabili. Oggi siamo invece nella possibilità di guardare al futuro con grande ottimismo e rinnovate prospettive di consolidamento sia sul versante economico-finanziario sia su quello dello sviluppo industriale”.
“I numeri sono dalla nostra parte e ci dicono che AAMPS può cogliere risultati importanti inerenti la vocazione ambientale che è chiamata a rappresentare ed esprimere. Nonostante mesi di particolare difficoltà, dovuti a contingenze operative affrontate con impegno e sacrificio da parte di tutti, oggi l’azienda può guardare in avanti con rinnovato entusiasmo e approssimarsi ad innovare e introdurre importanti cambiamenti nella gestione dei rifiuti a livello locale in linea con le strategie condivise con le altre SOL del gruppo Retiambiente. Chiederemo ai cittadini la consueta collaborazione con l’obiettivo di aumentare le percentuali di raccolta differenziata, conferendo materiali di maggiore qualità, e allo stesso tempo continuare a diminuire la produzione dei rifiuti nelle rispettive abitazioni”.
AAMPS è un fiore all’occhiello di Livorno. Una società interamente pubblica che eroga servizi ambientali a favore della città fin dal 1949 con grande efficacia ed efficienza impegnando 421 lavoratori in moto perpetuo nella raccolta dei rifiuti, nella pulizia delle strade e nei servizi cimiteriali e commerciali. Tutto questo con i conti sotto controllo suffragati anche dall’assenza di debiti e avendo comunque effettuato importanti investimenti, attingendo a finanziamenti dedicati, senza fare ricorso al credito bancario. Il tutto nella massima trasparenza richiesta ad una società in house providing in affiancamento alla sua holding con la quale condividere strategie industriali ben ponderate”.
L'articolo AAMPS/Retiambiente: ancora un bilancio in utile proviene da Aamps Livorno.
In vista della festività di martedì 2 giugno AAMPS/Retiambiente conferma che il servizio di raccolta dei rifiuti si svolgerà regolarmente. Sono previsti solo alcuni cambiamenti negli itinerari di interesse per gli abitanti delle aree Livorno Est e Picchianti-Porta a Terra.
Ecco il dettaglio suddiviso per Aree valido per la raccolta nel giorno della Festa della Repubblica:
Area Livorno Nord
Indifferenziato: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta.
Area Sant’Jacopo Marradi
Il calendario ordinario non prevede il servizio di raccolta il lunedì.
Area Vittoria Stazione Zola
Carta-cartone: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta.
Area Livorno est
Organico: servizio anticipato alla mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Picchianti – Porta a Terra
Organico: servizio anticipato alla mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Ardenza – La Rosa
Organico: servizio attivo la mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Livorno Sud
Carta-cartone: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 21.00 di lunedì alle 5.00 del giorno di raccolta.
Pentagono
Multimateriale: servizio attivo con esposizione del materiale dalle ore 19.30 alle 20.00 del giorno di raccolta.
Aree Pentagono e Centro Allargato
Tutti i contenitori stradali presenti nelle aree “Pentagono” e “Centro Allargato” saranno regolarmente vuotati. Il Centro di raccolta “Livorno Sud” e il “Centro del riuso creativo” saranno chiusi martedì e riapriranno il giorno seguente. Servizio di raccolta pannolini/pannoloni: non effettuato nei giorni festivi.
Ringraziamo i cittadini per la consueta collaborazione. Per ulteriori informazioni: 800-031.266, info@aamps.livorno.it, facebook/instagram/APP (“AAMPS Livorno”).
L'articolo Rifiuti: quali servizi nella festività del 2 giugno proviene da Aamps Livorno.
È una classifica che ha l’obiettivo di mettere in evidenza quali sono le aziende europee che hanno fatto più progressi nella riduzione delle emissioni di gas serra.
Si chiama Europe’s climate leaders 2026 ed è un elenco che concentra la sua attenzione su quelle aziende che hanno ottenuto la maggiore riduzione delle proprie emissioni principali tra il 2019 e il 2024: le cosiddette Scope 1 e 2, emissioni che derivano dalle attività operative dell’azienda e dall’energia che ha utilizzato.
A stilarla, per il sesto anno consecutivo, il Financial Times sulle informazioni raccolte dal provider di dati Statista: 600 le imprese virtuose.
L’azienda con il punteggio più alto è Fortum, società finlandese attiva nei settori dell’energia e dei servizi di pubblica utilità. Al secondo posto si posiziona la società di servizi professionali Accenture, mentre la società francese di software Dassault systèmes si piazza al terzo posto.
E le italiane? Sono 60 e tra loro figurano anche Enel, Safilo, Intesa Sanpaolo, A2A, Pirelli, Campari, Cassa depositi e prestiti, Ferrari, Poste Italiane, Generali e Banca Generali (QUI l’elenco completo).
Il riconoscimento, fa sapere in particolare il Gruppo Generali, «conferma l’efficacia dell’approccio alla sostenibilità e del Piano di transizione climatica: una direzione integrata nella strategia del gruppo, che definisce impegni, leve, risorse e meccanismi di governance attraverso cui Generali promuove una transizione giusta verso un’economia a zero emissioni nette, nelle attività assicurative, di investimento e operative, entro il 2050»
Ambizioni, si specifica, «che sono supportate da obiettivi intermedi al 2030 e che mirano a favorire un modello economico e sociale più sostenibile».
In particolare, sull’inclusione di Banca Generali nella classifica, per il gruppo si tratta di «un riconoscimento che riflette il percorso strutturato e avviato da tempo dalla banca, concretizzatosi nell’adozione del Piano di transizione climatica all’inizio del 2025»
Il piano, si chiarisce, «definisce obiettivi di decarbonizzazione sia per le attività operative sia per il portafoglio investimenti, con target intermedi al 2030 e l’obiettivo di lungo periodo di emissioni Net-zero al 2040, supportati da specifiche leve di decarbonizzazione».

L’inclusione tra gli «Europe’s climate leaders», sottolinea Lucia Silva, group chief sustainability officer di Generali, «rappresenta un riconoscimento importante dei progressi compiuti da Generali nel contrasto al cambiamento climatico delineati nel Piano di transizione approvato dal Consiglio di amministrazione del gruppo».
I risultati raggiunti, spiega, «dimostrano l’efficacia del nostro piano strategico e la nostra capacità di integrare la sostenibilità nel core business, contribuendo concretamente a una transizione verde e giusta».

Per Carmelo Reale, general counsel & group sustainability di Banca Generali, «l’inclusione tra gli Europe’s climate leaders conferma il percorso intrapreso da Banca Generali e il costante impegno nell’ambito Esg, volto all’integrazione dei fattori di sostenibilità nel modello di business e al rafforzamento di un framework orientato alla promozione di investimenti responsabili e alla creazione di valore nel lungo termine».
In questo percorso, dice ancora, «si inserisce il Piano di transizione cimatica approvato dal nostro Consiglio di Amministrazione, che definisce obiettivi chiari di decarbonizzazione e guida l’evoluzione della Banca verso un modello sempre più sostenibile».
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In apertura foto da Andrey K per Unsplash. Nel testo foto da ufficio stampa Banca Generali
L'articolo Riduzione delle emissioni, quelle 60 aziende italiane che sfidano l’Europa proviene da Vita.it.




AAMPS conferma che in occasione della festività di venerdì 22 maggio prossimo il servizio di raccolta dei rifiuti si svolgerà regolarmente. È previsto solo un cambiamento negli itinerari di interesse per gli abitanti dell’area Livorno Est.
Ecco il dettaglio suddiviso per Aree valido per la raccolta nel giorno di Santa Giulia:
Area Livorno Nord
Il calendario ordinario non prevede il servizio di raccolta il venerdì.
Area Sant’Jacopo Marradi
Carta-cartone: servizio attivo la mattina (esposizione del materiale dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Vittoria Stazione Zola
Indifferenziato: servizio attivo la mattina (esposizione del materiale dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Livorno est
Organico: servizio anticipato alla mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Picchianti – Porta a Terra
Il calendario ordinario non prevede il servizio di raccolta il venerdì.
Area Ardenza – La Rosa
Organico: servizio attivo la mattina (valido solo per le utenze che espongono il materiale con il mastello dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Livorno Sud
Multimateriale: servizio attivo la mattina (esposizione del materiale dalle ore 21.00 di giovedì alle 5.00 del giorno di raccolta).
Area Pentagono
Carta-cartone: servizio attivo la sera (esposizione del materiale dalle ore 19.30 alle 20.00).
Tutti i contenitori stradali presenti nelle aree “Pentagono” e “Centro Allargato” saranno regolarmente vuotati.
Il Centro di raccolta “Livorno Sud” e il “Centro del riuso creativo” saranno chiusi venerdì e riapriranno il giorno seguente.
L'articolo Raccolta rifiuti: servizi attivi nella festività del 22 maggio proviene da Aamps Livorno.
Comunicato a cura dell’uff. Stampa del Comune di Livorno.
Livorno, 19 maggio 2026 – Da domani, mercoledì 20 maggio, sarà in vigore a Livorno l’ordinanza che obbliga i proprietari e i detentori di cani a rimuovere con acqua le deiezioni liquide degli animali nelle aree pubbliche e di uso pubblico.
L’ordinanza, della quale ha parlato la stampa italiana e straniera, avrà una durata di cinque mesi e terminerà il 31 ottobre in vista poi di introdurre questo provvedimento all’interno di regolamento comunale che estenderà l’obbligo a tutto l’anno.
In pratica sarà obbligo munirsi di appositi contenitori d’acqua da utilizzare per l’immediata rimozione delle deiezioni liquide depositate su superfici pavimentate e su altri spazi di arredo urbano, e sui mezzi di locomozione (ad esempio ruote di macchine o di scooter) parcheggiati sulla pubblica via.
È inoltre fatto assoluto divieto di consentire ai cani di urinare a ridosso di portoni e vetrine ed accessi ad abitazioni, uffici e negozi.
Lo ha stabilito appunto l’Amministrazione comunale con l’ordinanza sindacale n. 135 del 28 aprile 2026, emanata a seguito delle numerose segnalazioni pervenute da parte di cittadini che evidenziano il disagio determinato dalle maleodoranze e gli inconvenienti igienico-sanitari derivanti dalla presenza di deiezioni liquide animali sugli spazi destinati alla socializzazione di adulti e bambini, visto anche il notevole e crescente numero di animali d’affezione, in particolare cani, presenti sul territorio comunale.
Il provvedimento è stato al centro di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato: la vicesindaca con delega alla Tutela Animali Libera Camici, l’assessora con Delega al Decoro Urbano Giovanna Cepparello, la garante degli animali Elisa Amato, la dirigente del Settore Manutenzioni e Cura della Città Silvia Borgo, la dirigente settore Istruzione, Giovani, Partecipazione e Tutela Animale Michela Casarosa, la responsabile dei Servizi Territoriali della Polizia Municipale Michela Pedini, la funzionaria Barbara Saliva, il responsabile del Decoro Urbano di Aamps/Retiambiente Andrea Valenti, la guardia zoofila dell’Oipa Giuliano Morelli.
Per quanto riguarda le deiezioni solide, gli articoli 31 e 32 del vigente Regolamento Comunale sulla Tutela degli Animali (la cui ultima modifica risale al 2018) prescrivono l’obbligo di rimuoverle immediatamente a chi accompagna i cani nelle zone pedonali e nelle aree verdi, comprese quelle di libera circolazione dei cani, nei giardini e nei parchi, negli esercizi pubblici, commerciali e nei locali ed uffici aperti al pubblico, utilizzando mezzi idonei alla rimozione, da mostrare su richiesta del Pubblico Ufficiale, a pena di sanzione secondo quanto previsto dall’art. 42 dello stesso Regolamento.
Il Regolamento attuale non prevede però analoga norma per quanto attiene alle deiezioni liquide.
Nelle more di una modifica alla regolamentazione comunale vigente, l’ordinanza 135/2026 adotta misure atte a prevenire e contenere tali fenomeni, per tutto il periodo più critico dal punto di vista climatico. Il significativo aumento delle temperature che si verifica in primavera-estate, associato a una diminuzione delle precipitazioni, incide infatti anche sulla salubrità e sul decoro degli spazi urbani, anche in conseguenza della maggiore evaporazione di liquidi organici dalle superfici pavimentate.
Nello specifico, il testo integrale dell’ordinanza n. 135 impone, dal 20 maggio al 31 ottobre, a tutti i possessori o detentori a qualsiasi titolo di cani, anche se incaricati temporaneamente della loro custodia o conduzione:
• di munirsi, durante l’accompagnamento dei cani, di apposite bottigliette, spruzzatori o altri contenitori d’acqua, senza aggiunta di sostanze chimiche o detergenti, da versare all’occorrenza;
• di riversare una congrua quantità di acqua in corrispondenza del punto interessato dalle deiezioni liquide dei cani ai fini della loro diluizione e della ripulitura delle superfici interessate, su tutte le aree urbane pubbliche o ad uso pubblico e relativi manufatti e sulle aree private che si affacciano su aree pubbliche o ad uso pubblico, nonché sui mezzi di locomozione parcheggiati sulla pubblica via;
• è fatto divieto assoluto di consentire ai cani di urinare a ridosso dei portoni di ingresso e degli accessi ad abitazioni, uffici e negozi e vetrine.
L’inosservanza di queste disposizioni comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 25 a 500 euro, ai sensi dell’art. 7-bis del D. Lgs. 267/2000.
Rimane comunque a carico del trasgressore il ripristino dei luoghi.
Gli interventi
La Vicesindaca ha introdotto l’ordinanza sottolineando la sua grande risonanza mediatica, anche a livello internazionale.
“Lo scopo principale non è punitivo, ma mira a elevare lo standard di igiene e decoro delle strade, dei marciapiedi e degli arredi urbani. Livorno conta circa 20.000 cani, un numero consistente che richiede responsabilità da parte dei proprietari per garantire una convivenza civile. La mancanza di rispetto delle regole da parte di una minoranza danneggia il lavoro degli operatori, dei proprietari responsabili e limita la fruibilità degli spazi pubblici, come i parchi, specialmente per i bambini”.
La Vicesindaca ha inoltre ricordato che l’Amministrazione ha rimosso i divieti di accesso ai cani in molti parchi per favorire le famiglie, ma avverte che, “se le segnalazioni di sporcizia e cani senza guinzaglio continueranno, potrebbero essere reintrodotte limitazioni”.
Ha inoltre ricordato il protocollo d’intesa con le guardie zoofile dell’OIPA, che hanno il potere di elevare sanzioni insieme alla Polizia Locale.
L’Assessora Cepparello ha parlato degli aspetti pratici e sociali del provvedimento sottolineando come l’ordinanza nasca anche per tutelare le persone con disabilità motoria, che spesso sporcano i propri ausili (sedie a rotelle) sui marciapiedi non puliti, portando poi lo sporco in casa. “I proprietari dei cani devono munirsi di bottigliette o spruzzatori con semplice acqua (senza sapone) da usare sui punti interessati dalle deiezioni liquide”. Ha ricordato il divieto assoluto di far urinare i cani ridosso di portoni, accessi ad abitazioni. “Si è optato per un’ordinanza, per agire tempestivamente prima dell’estate, quando il calore accentua i cattivi odori. L’ordinanza prevede una scadenza, ma recepiremo questo provvedimento all’interno di un regolamento in modo che l’obbligo delle bottigliette diventi permanente in tutte le stagioni e i mesi dell’anno. Il Comune non può lavare quotidianamente centinaia di chilometri di strade e la collaborazione dei cittadini è strategica”.
La Garante degli Animali ha posto l’accento sulla salute pubblica e sulla sicurezza nei parchi. Ha evidenziato che le deiezioni non raccolte contengono batteri e parassiti pericolosi per gli animali e soprattutto per i bambini che giocano nei prati. Ha citato situazioni di particolare degrado riscontrate nella zona di San Jacopo e vicino alla Baracchina Bianca, “dove i muri sono sporchi e i marciapiedi pieni di deiezioni solide”. Ha richiamato l’obbligo del guinzaglio nei luoghi pubblici, denunciando episodi di maleducazione subiti quando ha cercato di far rispettare questa norma. Infine ha esortato i cittadini a un maggiore rispetto per l’ambiente e per la città, sottolineando che il decoro urbano è un dovere di ogni proprietario.
Andrea Valenti, responsabile Decoro Urbano AAMPS/Retiambiente ha affermato: “Aamps si muove su due versanti: pulizia e sensibilizzazione al cittadino. In entrambi i casi abbiamo favorito un potenziamento dei servizi, pertanto forniamo un contributo determinante alla cura della città anche per contrastare il fenomeno dell’abbandono delle deiezioni canine. Siamo anche prossimi all’acquisto di 100 contenitori dedicati che avranno una bocca di ingresso dei sacchini molto piccola e, pertanto, non potranno essere utilizzati impropriamente per l’inserimento di sacchi invece destinati alla raccolta dei rifiuti. Nel mese di giugno provvederemo all’installazione presso le aree di sgambatura dei cani, i parchi pubblici e nelle zone che, dalle segnalazioni pervenute, risultano più soggetto a questa tipologia di abbandono”.
L'articolo Deiezioni liquide: da domani obbligo di rimuoverle proviene da Aamps Livorno.
Comunicato a cura dell’uff. Stampa del Comune di Livorno.
Livorno, 18 maggio 2021 – Negli ultimi anni le società partecipate del Comune
di Livorno hanno consolidato risultati positivi sotto il profilo economico,
gestionale e della qualità dei servizi erogati ai cittadini, confermando il valore
strategico del sistema pubblico locale e la capacità delle aziende di affrontare le
sfide dell’innovazione, della sostenibilità e dell’efficienza amministrativa.
Il quadro che emerge dai bilanci evidenzia una crescita costante della solidità
patrimoniale e organizzativa di realtà fondamentali per il territorio come
Esteem Srl, Casalp Spa, AAMPS Spa, Farma.Li Srl e ASA Spa. I bilanci 2025,
alcuni dei quali in corso di approvazione in questi giorni ed entro il 30 giugno,
come previsto dal Codice Civile, non fanno eccezione, ma anzi confermano
questo trend positivo.
In particolare, AAMPS Spa ha registrato bilanci in utile negli ultimi cinque
esercizi, confermando il raggiungimento di un equilibrio economico e
finanziario stabile dopo il percorso di risanamento completato negli anni
precedenti.
Anche Casalp Spa ha dimostrato un consolidamento del ruolo operativo svolto
per i Comuni dell’area livornese ed in particolare si è distinta in questi anni per
le azioni di recupero delle morosità e per la capacità di guidare, su un tema
complesso ed attuale come quello dell’abitare, politiche finalizzate a gestire un
ambito che è sempre più lontano dalla gestione patrimoniale e sempre più
vicino a quello sociale.
Positivi anche i segnali provenienti da ASA Spa, che continua a rappresentare
un presidio essenziale per lo sviluppo infrastrutturale e ambientale del
territorio, mantenendo elevati standard di servizio e una struttura societaria
solida.
Crescita significativa anche per Esteem Srl, realtà attiva nei servizi informatici,
nel supporto alla gestione dei tributi comunali e nella gestione della sosta a
pagamento, che negli ultimi esercizi ha registrato un incremento del fatturato e
dell’occupazione, rafforzando il proprio ruolo di supporto tecnologico alla
pubblica amministrazione locale, confermando di essere una struttura in
espansione e capace di innovare i servizi digitali rivolti ai cittadini.
Importanti risultati sono stati raggiunti inoltre da Farma.Li Srl, con i propri
bilanci che negli ultimi anni evidenziano una gestione economica positiva e un
progressivo rafforzamento della capacità finanziaria dell’azienda. Farma.Li ha
proseguito il percorso di ammodernamento delle farmacie comunali, puntando
sulla qualità dell’assistenza, sulla prossimità territoriale e sull’innovazione dei
servizi sanitari e socioassistenziali.
Nel complesso, il sistema delle partecipate del Comune di Livorno conferma
dunque una traiettoria positiva, caratterizzata da investimenti, equilibrio
economico e miglioramento della qualità dei servizi pubblici locali. Un
patrimonio amministrativo e industriale che rappresenta un elemento
strategico per la crescita della città, per la tutela dell’interesse pubblico e per la
capacità del territorio di affrontare con solidità le sfide future.
Il sindaco Luca Salvetti ha aperto l’incontro sottolineando come le società
partecipate siano uno strumento imprescindibile per la gestione della città e dei
servizi ai cittadini. “Abbiamo lavorato sette anni sulla riorganizzazione e
l’aumento del personale, presentando numeri eloquenti, lo dimostrano i bilanci
in utile. Tutte e cinque le società principali (ASA, AMS, Farmali, Casalp e
Steam) hanno chiuso l’anno in positivo.
Il valore complessivo della produzione è di 208 milioni di euro, con un
incremento di 29 milioni rispetto al 2019.
Le aziende hanno raggiunto quota 1143 di personale con un aumento di 193
unità rispetto al 2019, diventando la terza realtà lavorativa del territorio dopo
l’ASL e il Comune stesso”.L’Assessora al Bilancio con delega alle Società Partecipate Viola Ferroni ha
ringraziato l’Ufficio Società Partecipate, che ha definito la “spina dorsale” dei
risultati ottenuti. “Ribadisco l’importanza della governance pubblica per
perseguire obiettivi di interesse collettivo, andando oltre il semplice dato di
bilancio. Farmali ha concentrato il focus sulla vicinanza ai cittadini ed alla
ristrutturazione delle farmacie. Casalp ha ottenuto buoni risultati nel recupero
crediti e nell’efficientamento degli alloggi. Esteem ha incrementato i servizi,
inclusa la recente gestione della sosta a pagamento. Aamps ha raggiunto la
stabilità dopo un passato complicato che ha fatto “tribolare”
l’Amministrazione”.Il direttore generale del Comune Nicola Falleni ha evidenziato il superamento
delle storiche criticità finanziarie delle partecipate: “che in passato
rappresentavano un “neo” nel bilancio comunale” ed ha fornito i dati del
bilancio consolidato 2024.“Il “gruppo” (Comune + aziende) conta oltre 2.200 dipendenti. Valore della
produzione totale: quasi 570 milioni di euro. Utile consolidato: circa 14 milioni
di euro. Patrimonio netto: 763 milioni di euro”.Aldo Iacomelli, Amministratore Unico AAMPS/Retiambiente ha dichiarato:
“Presenti e affidabili: con questi due aggettivi e in estrema sintesi sono nella
possibilità di descrivere la nostra azienda nel panorama delle municipalizzate
locali. Ogni giorno contribuiamo al decoro urbano con grande impegno e sforzo
da parte dei nostri operatori garantendo l’erogazione di servizi efficienti fin
dalle primissime ore della mattina sia sul versante della raccolta sia su quello
dello spazzamento. É importante sottolineare che per l’anno 2025 ci avvaliamo
di un utile di bilancio di 252mila euro. Un risultato che reputiamo importante
da affiancare all’evidenza di non avere registrato debiti. Siamo quindi orgogliosi
per quanto stiamo riuscendo complessivamente a fare, con uno sguardo di
ulteriore fiducia anche sul versante operativo essendo prossimi a realizzare,
avvalendoci anche di finanziamenti da parte della Regione Toscana, di due
ulteriori centri di raccolta per il corretto conferimento dei rifiuti dei cittadini. A
breve lanceremo anche una campagna di comunicazione rivolta a tutta la
cittadinanza per stringere ulteriormente il patto con i cittadini nel contrastare il
fenomeno degli abbandoni e aumentare le migliori azioni per la riduzione nella
produzione dei rifiuti indifferenziati, per la quale stiamo già registrando risultati
lusinghieri”.Claudio Puccetti, amministratore unico di Farmali ha definito l’azienda con gli
aggettivi “tranquillo” e “partecipativo”.
Ha sottolinea il buon clima lavorativo tra i 60 dipendenti distribuiti su 9
farmacie. Ha messo in risalto la totale autonomia finanziaria della società, “che
permette di autofinanziare gli investimenti (come le ristrutturazioni di varie
farmacie) senza ricorrere a finanziamenti esterni.L’obiettivo futuro è spostare
la missione del farmacista sempre più verso i servizi di telemedicina”.Marcello Canovaro presidente di Casalp ha utilizzato gli aggettivi “rigoroso” e
“partecipato” per definire il bilancio della società.
“La società ha superato pesanti difficoltà iniziate nel 2019 e ora chiude il
bilancio in positivo. Casalp non punta all’utile, ma a reinvestire ogni risorsa nel
mantenimento del patrimonio e in nuovi edifici.
Negli ultimi tre anni sono stati investiti oltre 50 milioni di euro nella provincia e
messi a disposizione degli assegnatari 592 appartamenti precedentemente
sfitti”.Stefano Taddia presidente di Asa sceglie gli aggettivi “collettivo” e “sostenibile”.
Esprime orgoglio per i 56,7 milioni di euro di investimenti effettuati nell’ultimo
anno, segnando un +150% rispetto al 2020.
Sottolinea come l’efficienza delle società di servizio pubblico sia un elemento
fondamentale per la sostenibilità e il benessere del territorio.Antonio Paladini amministratore unico di Esteem descrive l’azienda come
“consolidata” e “visionaria”.
Riporta una crescita enorme negli ultimi 12 anni: “il personale è passato da 9 a
40 dipendenti e il fatturato è salito da circa 450.000 euro a quasi 2 milioni di
euro. L’azienda si è evoluta accettando servizi nuovi e diversi, come la gestione
dei parcheggi, mantenendo però un’anima orientata all’innovazione informatica
per il futuro dei servizi ai cittadini”.Il Sindaco ha concluso la conferenza stampa ringraziando gli Uffici Comunali e i
due assessori che si sono succeduti nella gestione delle partecipate, Gianfranco Simoncini e Viola Ferroni.
L'articolo Bilanci in utile delle cinque aziende partecipate del Comune di Livorno proviene da Aamps Livorno.











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La guerra in Iran ci ha ricordato quanto il mare sia cruciale per il funzionamento dell’economia globale. Era già accaduto due anni fa con il blocco di Suez e, ancor prima, con l’incidente della Ever Given nello stesso canale. Eventi diversi, ma accomunati dalla capacità di farci toccare con mano l’importanza delle rotte marittime.
Esiste tuttavia un’altra logistica marittima fondamentale, che scorre non sulla superficie degli oceani ma sui fondali. È una logistica per natura invisibile, fatta di cavi per la trasmissione di dati e di tubature per il trasporto di energia, ma essenziale quanto le rotte della logistica di superficie.
La cosa più sorprendente è però quanto poco ancora si sappia del luogo in cui questa rete si dipana. I fondali oceanici restano infatti uno degli ambienti meno osservati e compresi del pianeta. Per dare un’idea di quanto sia scarsa questa conoscenza, basti dire che, ancora nel pieno del XXI secolo, non è raro che vengano individuate montagne sottomarine in aree che si ritenevano già mappate.
La ragione della “nube di ignoranza” che ricopre tutto ciò che si trova al di sotto di una certa profondità delle acque è in primo luogo tecnologica. I sistemi che utilizziamo per osservare la superficie terrestre si basano sulla luce, che però penetra nell’acqua solo per poche centinaia di metri. Al di sotto di questa soglia – e considerando che le profondità oceaniche possono superare i 10mila metri – è necessario ricorrere ad altri strumenti. Il principale di questi è il sonar, che utilizza onde sonore per ricostruire la forma del fondale. Un metodo efficace, ma lento, costoso, legato alla presenza fisica di navi o piattaforme di rilevamento. Questo vincolo si riflette nei dati disponibili: ancora oggi, una parte significativa dei fondali non è stata mappata con standard moderni. E anche laddove i dati esistono, sono spesso frammentari e soprattutto non integrati tra loro.
Arrivati a questo punto ci si potrebbe porre una domanda: è davvero così importante sapere cosa si trova a migliaia di chilometri sotto il mare? La risposta è: sì, è sempre più importante per svariate ragioni. I motivi sono in primo luogo economici.
Il fondale marino, come detto, è una piattaforma su cui poggiano infrastrutture critiche globali. I cavi sottomarini trasportano oltre il 95% del traffico internet intercontinentale; le pipeline collegano giacimenti offshore ai sistemi energetici nazionali; nuove reti elettriche iniziano a connettere parchi eolici marini alla terraferma. Tutte queste infrastrutture devono essere progettate, installate e mantenute in ambienti complessi, dove la morfologia del fondale, la composizione dei sedimenti e le correnti possono fare la differenza tra stabilità e vulnerabilità.
C’è però un secondo livello, meno evidente ma ancora più strategico. Conoscere un fondale significa infatti comprendere come si comporta il suono sott’acqua. E questo, a sua volta, è un elemento cruciale per la guerra sottomarina. I sottomarini – per definizione progettati per risultare invisibili – dipendono dalla capacità di sfruttare le caratteristiche dell’ambiente per nascondersi o per individuare altri mezzi. Temperatura, salinità, correnti e conformazione del terreno influenzano la propagazione delle onde sonore e quindi l’efficacia dei sistemi sonar.
In altre parole, conoscere come è fatto un fondale significa poter operare meglio al suo interno, sia per attaccare sia per difendersi. Una volta che si comprende questo fatto fondamentale, si capisce anche perché la mappatura degli abissi sia recentemente diventata un ennesimo campo di competizione tra le due principali potenze della nostra epoca: Cina e Stati Uniti.
Come raccontato lo scorso marzo da un ampio e ben documentato articolo della Reuters, la più attiva in questo ambito, negli ultimi anni, è stata la Cina. A partire dal 2020, Pechino ha avviato un’attività di mappatura e monitoraggio dei fondali su una scala difficilmente comparabile con quella di altri attori. Navi da ricerca, istituti universitari e agenzie statali operano in modo coordinato in diverse aree del globo: Pacifico occidentale, Oceano Indiano, fino ad arrivare alle rotte artiche.
Formalmente, queste operazioni sono giustificate da obiettivi scientifici ed economici: studio dei fondali, ricerca di risorse, analisi climatica. In pratica, tuttavia, le attività di ricerca hanno caratteristiche che suggeriscono un uso duale dei dati ottenuti. Le traiettorie seguite dalle navi impiegate nella ricerca – spesso caratterizzate da movimenti ripetitivi e sistematici – sono infatti tipiche delle operazioni di mappatura ad alta risoluzione, il tipo di dato utile alle industrie della difesa.
Il progetto più ambizioso in questo ambito è definito “Transparent Ocean”: una rete di sensori e piattaforme in grado di fornire una visione il più possibile completa delle condizioni del mare in aree selezionate. L’obiettivo dichiarato è scientifico, ma le applicazioni militari sono evidenti. Per la Cina, la conoscenza del dominio sottomarino risponde infatti a una duplice esigenza strategica. Da un lato, migliorare l’impiego dei propri sottomarini, sfruttando le caratteristiche dell’ambiente per aumentare furtività ed efficacia. Dall’altro, sviluppare strumenti per individuare e tracciare quelli altrui, in particolare nelle aree considerate più sensibili, come la famigerata “prima catena di isole” (la fascia di arcipelaghi tra Giappone, Taiwan e Filippine che delimita l’accesso della Cina al Pacifico).
In questo senso, la mappatura dei fondali non è un’attività accessoria, ma una parte integrante dell’infrastruttura informativa della difesa marittima. Più che accumulare dati, si tratta di costruire un vantaggio conoscitivo che possa essere utilizzato in caso di crisi o conflitto. La scala e la continuità di questo sforzo suggeriscono che Pechino consideri il dominio sottomarino non come uno spazio da esplorare, ma come uno spazio da integrare stabilmente nella propria architettura strategica.
Sull’altro versante strategico e geografico del Pacifico troviamo gli Stati Uniti. Per decenni gli USA hanno beneficiato di un vantaggio significativo nella conoscenza degli oceani, costruito attraverso una combinazione di ricerca scientifica, capacità militari e infrastrutture tecnologiche. Questo vantaggio si è tradotto, tra le altre cose, in una superiorità nelle operazioni sottomarine che si è rivelata utile in diversi frangenti della Guerra Fredda.
Negli ultimi anni, tuttavia, questo quadro si è fatto più complesso. Da un lato, Washington ha lanciato iniziative ambiziose come la strategia NOMEC, con l’obiettivo di mappare le proprie acque entro il 2030-2040. Dall’altro, deve fare i conti con dati che mostrano come una parte rilevante (tra il 40 e il 50%) dei fondali statunitensi resti ancora poco conosciuta o mappata con tecnologie non aggiornate.
Il problema americano, a detta di un report del governo in merito, non è tanto la scarsità di dati o la capacità di generarli, quanto la loro frammentazione e la difficoltà di integrarli. Le informazioni “oceaniche” americane sono raccolte da attori diversi – agenzie civili, istituzioni scientifiche, marina militare – con finalità e standard differenti. Questo rende più difficile costruire un quadro unitario e aggiornato del dominio sottomarino nazionale.
Le ragioni per cui sia Cina che USA hanno iniziato a essere così preoccupate dalla loro scarsa conoscenza dei fondali è che, di recente, è cresciuta tanto l’importanza dei fondali quanto il numero delle minacce che operano in questo ambiente. Proprio come accade nel cielo, in fondo al mare oggi non si muovono solo colossi tecnologici da miliardi di dollari – come i sottomarini – ma anche droni subacquei a basso costo: piccoli dispositivi in grado di interferire con il regolare funzionamento di cavi o pipeline, e attraverso i quali vengono condotte operazioni di guerra ibrida di difficile attribuzione, soprattutto in assenza di un monitoraggio aggiornato e capillare.
È per questo che, a detta degli esperti, serve un ulteriore balzo tecnologico, non tanto nella capacità di raccogliere dati, quanto in quella di interpretarli e integrarli. Ed è qui che entra in gioco l’intelligenza artificiale. Gli algoritmi di deep learning possono riconoscere pattern nei segnali sonar, distinguere tra anomalie naturali e oggetti artificiali, aggiornare mappe quasi in tempo reale integrando dati raccolti da fonti diverse. In prospettiva, possono anche contribuire a prevedere comportamenti: come si muovono le correnti, come cambia la propagazione del suono, dove è più probabile che un oggetto non identificato stia operando.
In altre parole, le AI possono accelerare il passaggio in corso da una logica di “mappatura” dei fondali a una logica di “monitoraggio continuo”. Si tratta di un cambiamento che ha implicazioni profonde. Per esempio significa che la superiorità nel dominio strategico sottomarino non dipenderà più solo dal numero di navi o dalla qualità dei sottomarini, ma dalla capacità di costruire e gestire reti informative complesse. Significa anche che il confine tra ambito civile e militare diventa ancora più sfumato: gli stessi dati utilizzati per studiare gli ecosistemi marini o per progettare infrastrutture energetiche possono essere impiegati per finalità di sorveglianza e difesa.
E soprattutto significa che il mare, da spazio opaco per definizione, diventa progressivamente più “trasparente”. Non nel senso di completamente visibile – obiettivo probabilmente impossibile da raggiungere – ma nel senso di sempre più leggibile per chi dispone di strumenti adeguati.
In questo senso, il parallelo più evidente per ciò che sta accadendo sotto il pelo dell’acqua non è con la geografia o la cartografia tradizionali, ma con altri domini in cui l’informazione è la vera posta in gioco: il cyberspazio, lo spazio orbitale, persino il campo elettromagnetico. Anche lì, la competizione si gioca non solo sulla capacità di identificare gli oggetti fisici, ma su quella di costruire rappresentazioni affidabili e aggiornate dell’ambiente in cui si trovano immersi. Perché in un ambiente dove tutto è difficile da vedere, quello che più conta è capire cosa si sta guardando.
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[IT] Stiamo avendo dei problemi hardware con uno dei server di posta stamattina, attendiamo aggiornamenti dal provider.
AGGIORNAMENTO: tutto è tornato a posto.
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Siamo davanti a un paradosso, quello "di chi sostiene di difendere l’ambiente e allo stesso tempo compie probabili reati ambientali e impedisce la ripiantumazione delle alberature”. Così l'assessora alla Sicurezza di Bologna Matilde Madrid commenta le proteste che a Bologna stanno andando avanti da due mesi a opera del comitato Mu.Basta. Questa associazione si sta battendo contro la costruzione di un Museo dei Bambini – acronimo "MuBa", da cui il comitato prende il nome – che si chiamerà "Futura" e che dovrebbe sorgere all’interno del parco bolognese Mitilini Moneta Stefanini nel quartiere Pilastro. Ma il dissenso non viene espresso solo con le parole: nella scorsa notte infatti, secondo le prime ricostruzioni della polizia e della Digos, alcune persone avrebbero danneggiato una telecamera di videosorveglianza e tranciato dei cavi di un escavatore della ditta incaricata dei lavori del Museo. Questo sabotaggio ha comportato uno sversamento di olii nel terreno, inquinandolo: "E a questo punto noi siamo costretti a fare una denuncia contro ignoti e dovremmo vedere se sarà necessario fare una bonifica o meno. Poi magari è un danno molto localizzato che si risolve con poco, però è un problema in più", commenta Madrid che aggiunge: "Si può ovviamente contestare tutto, c'è libertà di critica, però sabotare un escavatore di una ditta ci sembra un accanimento. Venissero a protestare con gli striscioni in comune e la smettessero di sabotare i mezzi di un'impresa".
Da inizio gennaio, il comitato Mu.Basta sta organizzando pranzi sociali, presidi permanenti e assemblee pubbliche per impedire che gli alberi del parco Mitilini Moneta Stefanini vengano tagliati per fare spazio a "un edificio di tre piani di cemento". Ma quell'area non resterà priva di alberi perché, proprio secondo il progetto, è previsto il trapianto di altri nove e in generale nel parco ne varranno piantati 38 nuovi. Parlando con il Foglio, l'assessora Madrid non solo smonta le rivendicazioni del Mu.Basta, ma precisa, facendo emergere le contraddizioni del comitato, che il riampianto delle nove alberature è per il momento rimandato perché "lo stesso comitato ha occupato quella zona e non permette di fare questa operazione in sicurezza. E soprattutto se guardiamo ai parchi vicini nello scorso anno di alberi ne abbiamo piantati 360. Quindi tutto ci si può dire tranne che non facciamo attenzione a tenere insieme la questione ambientale con quella sociale". Sulle loro pagine social e durante le manifestazioni, il comitato Mu.Basta ha inoltre lamentato che la decisione di costruire un museo dentro il parco è stata "calata dall'alto". L'assessora non ci sta: "E' assolutamente falso, è dal 2022 che facciamo dei percorsi di partecipazione a cui ovviamente queste realtà non hanno preso parte perché probabilmente l'obiettivo non era contribuire a un buon progetto, ma limitarsi a contestarlo a progetto concluso".
La cittadinanza bolognese dunque, diversamente da quanto sostenuto da Mu.Basta è stata coinvolta fin dall'inizio, a partire dai bambini a cui è dedicato il Museo perché, spiega l'assessora, "sono stati loro a scegliere il nome 'Futura'". Il comitato contro questo parco però è soltanto l'ultima associazione bolognese che lotta in difesa del verde: due anni fa per esempio il comitato Besta, aveva difeso il verde del parco Don Bosco impedendo la realizzazione di una scuola. Però Madrid è sicura: nonostante le proteste di questi comitati "vogliamo andare avanti con il progetto. Sono gli stessi cittadini che ci fanno sapere che sono con noi. Poi è chiaro che questi pochi che si mettono di traverso, urlano e fanno atti violenti nel dibattito pubblico sembra che siano cento volte di più. Ma noi abbiamo dalla nostra la forza di come abbiamo costruito queste idee, questi progetti: con la partecipazione di centinaia e centinaia di cittadini, di associazioni, di scuole e di bambini".

| STAZIONE | COMUNE | ZONA | PM10 µg/m³ Media G. |
PM10 Nro.super.ti |
PM2.5 µg/m³ Media G. |
NO2 µg/m³ Max O. |
SO2 µg/m³ Max O. |
CO mg/m³ Max m.m.8h |
Benzene µg/m³ Media G. |
H2s µg/m³ Max O. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| GR-MAREMMA | GROSSETO | Zona Costiera | - | - | - | 4 | - | - | - | - |
| LI-CARDUCCI | LIVORNO | Zona Costiera | 13 | 0 | 4 | 65 | - | 0.5 | - | - |
| GR-URSS | GROSSETO | Zona Costiera | 13 | 0 | 5 | 73 | - | - | - | - |
| LU-VIAREGGIO | VIAREGGIO | Zona Costiera | 14 | 0 | 4 | 35 | - | - | - | - |
| LI-COTONE | PIOMBINO | Zona Costiera | 15 | 0 | - | 47 | - | 0.3 | - | - |
| LI-CAPPIELLO | LIVORNO | Zona Costiera | 15 | 0 | 4 | 16 | - | - | - | - |
| LI-PIOMBINO-PARCO-VIII-MARZO | PIOMBINO | Zona Costiera | 16 | 0 | - | 37 | - | - | - | - |
| GR-SONNINO | GROSSETO | Zona Costiera | 22 | 1 | - | 81 | - | - | - | - |
| MS-COLOMBAROTTO | CARRARA | Zona Costiera | 9 | 0 | - | 25 | - | - | - | - |
| MS-MARINA-VECCHIA (Attiva dal 28/04/2015) | MASSA | Zona Costiera | 9 | 0 | 6 | 45 | - | - | - | - |
| LI-LAPIRA | LIVORNO | Zona Costiera | n.d. | 0 | - | n.d. | 6.2 | - | 0.3 | - |
| STAZIONE | COMUNE | ZONA | PM10 µg/m³ Media G. |
PM10 Nro.super.ti |
PM2.5 µg/m³ Media G. |
NO2 µg/m³ Max O. |
SO2 µg/m³ Max O. |
CO mg/m³ Max m.m.8h |
Benzene µg/m³ Media G. |
H2s µg/m³ Max O. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| GR-MAREMMA | GROSSETO | Zona Costiera | - | - | - | 8 | - | - | - | - |
| LI-LAPIRA | LIVORNO | Zona Costiera | 10 | 0 | - | 19 | 3.8 | - | 0.4 | - |
| LI-COTONE | PIOMBINO | Zona Costiera | 10 | 0 | - | 42 | - | 0.4 | - | - |
| LI-PIOMBINO-PARCO-VIII-MARZO | PIOMBINO | Zona Costiera | 11 | 0 | - | 40 | - | - | - | - |
| LI-CARDUCCI | LIVORNO | Zona Costiera | 14 | 0 | 7 | 47 | - | 1.4 | - | - |
| MS-COLOMBAROTTO | CARRARA | Zona Costiera | 16 | 0 | - | 38 | - | - | - | - |
| LU-VIAREGGIO | VIAREGGIO | Zona Costiera | 17 | 0 | 15 | 38 | - | - | - | - |
| GR-SONNINO | GROSSETO | Zona Costiera | 17 | 1 | - | 52 | - | - | - | - |
| MS-MARINA-VECCHIA (Attiva dal 28/04/2015) | MASSA | Zona Costiera | 23 | 0 | 11 | 51 | - | - | - | - |
| LI-CAPPIELLO | LIVORNO | Zona Costiera | 7 | 0 | 3 | 40 | - | - | - | - |
| GR-URSS | GROSSETO | Zona Costiera | 9 | 0 | 5 | 31 | - | - | - | - |
| STAZIONE | COMUNE | ZONA | PM10 µg/m³ Media G. |
PM10 Nro.super.ti |
PM2.5 µg/m³ Media G. |
NO2 µg/m³ Max O. |
SO2 µg/m³ Max O. |
CO mg/m³ Max m.m.8h |
Benzene µg/m³ Media G. |
H2s µg/m³ Max O. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| GR-MAREMMA | GROSSETO | Zona Costiera | - | - | - | 6 | - | - | - | - |
| GR-URSS | GROSSETO | Zona Costiera | 10 | 0 | 6 | 62 | - | - | - | - |
| MS-COLOMBAROTTO | CARRARA | Zona Costiera | 11 | 0 | - | 36 | - | - | - | - |
| LI-LAPIRA | LIVORNO | Zona Costiera | 11 | 0 | - | 48 | 4.2 | - | 0.7 | - |
| MS-MARINA-VECCHIA (Attiva dal 28/04/2015) | MASSA | Zona Costiera | 11 | 0 | 7 | 47 | - | - | - | - |
| LU-VIAREGGIO | VIAREGGIO | Zona Costiera | 19 | 0 | 12 | 62 | - | - | - | - |
| LI-CARDUCCI | LIVORNO | Zona Costiera | 19 | 0 | 9 | 86 | - | 1.5 | - | - |
| GR-SONNINO | GROSSETO | Zona Costiera | 26 | 1 | - | 90 | - | - | - | - |
| LI-CAPPIELLO | LIVORNO | Zona Costiera | 5 | 0 | 3 | 43 | - | - | - | - |
| LI-COTONE | PIOMBINO | Zona Costiera | 6 | 0 | - | 26 | - | 0.4 | - | - |
| LI-PIOMBINO-PARCO-VIII-MARZO | PIOMBINO | Zona Costiera | 6 | 0 | - | 37 | - | - | - | - |
| STAZIONE | COMUNE | ZONA | PM10 µg/m³ Media G. |
PM10 Nro.super.ti |
PM2.5 µg/m³ Media G. |
NO2 µg/m³ Max O. |
SO2 µg/m³ Max O. |
CO mg/m³ Max m.m.8h |
Benzene µg/m³ Media G. |
H2s µg/m³ Max O. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| GR-MAREMMA | GROSSETO | Zona Costiera | - | - | - | 3 | - | - | - | - |
| LI-PIOMBINO-PARCO-VIII-MARZO | PIOMBINO | Zona Costiera | 10 | 0 | - | 19 | - | - | - | - |
| MS-COLOMBAROTTO | CARRARA | Zona Costiera | 10 | 0 | - | 19 | - | - | - | - |
| GR-SONNINO | GROSSETO | Zona Costiera | 10 | 1 | - | 61 | - | - | - | - |
| MS-MARINA-VECCHIA (Attiva dal 28/04/2015) | MASSA | Zona Costiera | 12 | 0 | 8 | 26 | - | - | - | - |
| LI-CAPPIELLO | LIVORNO | Zona Costiera | 14 | 0 | 11 | 41 | - | - | - | - |
| LI-LAPIRA | LIVORNO | Zona Costiera | 17 | 0 | - | 20 | 3.5 | - | 0.9 | - |
| LI-CARDUCCI | LIVORNO | Zona Costiera | 21 | 0 | 17 | 47 | - | 1.2 | - | - |
| GR-URSS | GROSSETO | Zona Costiera | 7 | 0 | 4 | 36 | - | - | - | - |
| LI-COTONE | PIOMBINO | Zona Costiera | 8 | 0 | - | 19 | - | 0.5 | - | - |
| LU-VIAREGGIO | VIAREGGIO | Zona Costiera | 8 | 0 | 5 | 22 | - | - | - | - |
| STAZIONE | COMUNE | ZONA | PM10 µg/m³ Media G. |
PM10 Nro.super.ti |
PM2.5 µg/m³ Media G. |
NO2 µg/m³ Max O. |
SO2 µg/m³ Max O. |
CO mg/m³ Max m.m.8h |
Benzene µg/m³ Media G. |
H2s µg/m³ Max O. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| GR-MAREMMA | GROSSETO | Zona Costiera | - | - | - | 2 | - | - | - | - |
| LI-COTONE | PIOMBINO | Zona Costiera | 11 | 0 | - | 26 | - | 0.2 | - | - |
| MS-COLOMBAROTTO | CARRARA | Zona Costiera | 11 | 0 | - | 34 | - | - | - | - |
| LI-CARDUCCI | LIVORNO | Zona Costiera | 12 | 0 | 8 | 51 | - | 0.6 | - | - |
| GR-SONNINO | GROSSETO | Zona Costiera | 15 | 1 | - | 66 | - | - | - | - |
| MS-MARINA-VECCHIA (Attiva dal 28/04/2015) | MASSA | Zona Costiera | 16 | 0 | 10 | 43 | - | - | - | - |
| LU-VIAREGGIO | VIAREGGIO | Zona Costiera | 6 | 0 | 4 | 27 | - | - | - | - |
| LI-PIOMBINO-PARCO-VIII-MARZO | PIOMBINO | Zona Costiera | 8 | 0 | - | 17 | - | - | - | - |
| LI-CAPPIELLO | LIVORNO | Zona Costiera | 8 | 0 | 4 | 26 | - | - | - | - |
| LI-LAPIRA | LIVORNO | Zona Costiera | 9 | 0 | - | 20 | 2.6 | - | 0.5 | - |
| GR-URSS | GROSSETO | Zona Costiera | 9 | 0 | 3 | 38 | - | - | - | - |
| STAZIONE | COMUNE | ZONA | PM10 µg/m³ Media G. |
PM10 Nro.super.ti |
PM2.5 µg/m³ Media G. |
NO2 µg/m³ Max O. |
SO2 µg/m³ Max O. |
CO mg/m³ Max m.m.8h |
Benzene µg/m³ Media G. |
H2s µg/m³ Max O. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| GR-MAREMMA | GROSSETO | Zona Costiera | - | - | - | 14 | - | - | - | - |
| LI-PIOMBINO-PARCO-VIII-MARZO | PIOMBINO | Zona Costiera | 10 | 0 | - | 19 | - | - | - | - |
| LI-CAPPIELLO | LIVORNO | Zona Costiera | 14 | 0 | 11 | 41 | - | - | - | - |
| GR-URSS | GROSSETO | Zona Costiera | 15 | 0 | 9 | 32 | - | - | - | - |
| LI-LAPIRA | LIVORNO | Zona Costiera | 17 | 0 | - | 20 | 3.5 | - | 0.9 | - |
| GR-SONNINO | GROSSETO | Zona Costiera | 18 | 1 | - | 98 | - | - | - | - |
| LU-VIAREGGIO | VIAREGGIO | Zona Costiera | 19 | 0 | 16 | 39 | - | - | - | - |
| LI-CARDUCCI | LIVORNO | Zona Costiera | 21 | 0 | 17 | 47 | - | 1.2 | - | - |
| MS-COLOMBAROTTO | CARRARA | Zona Costiera | 30 | 0 | - | 50 | - | - | - | - |
| MS-MARINA-VECCHIA (Attiva dal 28/04/2015) | MASSA | Zona Costiera | 36 | 0 | 27 | 56 | - | - | - | - |
| LI-COTONE | PIOMBINO | Zona Costiera | 8 | 0 | - | 19 | - | 0.5 | - | - |
| STAZIONE | COMUNE | ZONA | PM10 µg/m³ Media G. |
PM10 Nro.super.ti |
PM2.5 µg/m³ Media G. |
NO2 µg/m³ Max O. |
SO2 µg/m³ Max O. |
CO mg/m³ Max m.m.8h |
Benzene µg/m³ Media G. |
H2s µg/m³ Max O. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| GR-MAREMMA | GROSSETO | Zona Costiera | - | - | - | 6 | - | - | - | - |
| LI-COTONE | PIOMBINO | Zona Costiera | 13 | 0 | - | 62 | - | 0.5 | - | - |
| LI-CAPPIELLO | LIVORNO | Zona Costiera | 13 | 0 | 9 | 35 | - | - | - | - |
| LI-LAPIRA | LIVORNO | Zona Costiera | 17 | 0 | - | 59 | 3.4 | - | 1.1 | - |
| LI-PIOMBINO-PARCO-VIII-MARZO | PIOMBINO | Zona Costiera | 19 | 0 | - | 59 | - | - | - | - |
| GR-URSS | GROSSETO | Zona Costiera | 20 | 0 | 13 | 76 | - | - | - | - |
| GR-SONNINO | GROSSETO | Zona Costiera | 22 | 1 | - | 91 | - | - | - | - |
| LI-CARDUCCI | LIVORNO | Zona Costiera | 23 | 0 | 15 | 79 | - | 1.2 | - | - |
| MS-COLOMBAROTTO | CARRARA | Zona Costiera | 27 | 0 | - | 42 | - | - | - | - |
| MS-MARINA-VECCHIA (Attiva dal 28/04/2015) | MASSA | Zona Costiera | 28 | 0 | 19 | 47 | - | - | - | - |
| LU-VIAREGGIO | VIAREGGIO | Zona Costiera | 38 | 0 | 29 | 63 | - | - | - | - |
| STAZIONE | COMUNE | ZONA | PM10 µg/m³ Media G. |
PM10 Nro.super.ti |
PM2.5 µg/m³ Media G. |
NO2 µg/m³ Max O. |
SO2 µg/m³ Max O. |
CO mg/m³ Max m.m.8h |
Benzene µg/m³ Media G. |
H2s µg/m³ Max O. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| GR-MAREMMA | GROSSETO | Zona Costiera | - | - | - | 7 | - | - | - | - |
| LI-COTONE | PIOMBINO | Zona Costiera | 10 | 0 | - | 44 | - | 0.5 | - | - |
| LI-CAPPIELLO | LIVORNO | Zona Costiera | 12 | 0 | 10 | 22 | - | - | - | - |
| LI-PIOMBINO-PARCO-VIII-MARZO | PIOMBINO | Zona Costiera | 15 | 0 | - | 38 | - | - | - | - |
| LI-LAPIRA | LIVORNO | Zona Costiera | 17 | 0 | - | 51 | 2.7 | - | 0.8 | - |
| GR-URSS | GROSSETO | Zona Costiera | 18 | 0 | 13 | 51 | - | - | - | - |
| LI-CARDUCCI | LIVORNO | Zona Costiera | 20 | 0 | 12 | 68 | - | 0.7 | - | - |
| LU-VIAREGGIO | VIAREGGIO | Zona Costiera | 23 | 0 | 15 | 61 | - | - | - | - |
| GR-SONNINO | GROSSETO | Zona Costiera | 23 | 1 | - | 76 | - | - | - | - |
| MS-COLOMBAROTTO | CARRARA | Zona Costiera | 24 | 0 | - | 40 | - | - | - | - |
| MS-MARINA-VECCHIA (Attiva dal 28/04/2015) | MASSA | Zona Costiera | 24 | 0 | 17 | 53 | - | - | - | - |
| STAZIONE | COMUNE | ZONA | PM10 µg/m³ Media G. |
PM10 Nro.super.ti |
PM2.5 µg/m³ Media G. |
NO2 µg/m³ Max O. |
SO2 µg/m³ Max O. |
CO mg/m³ Max m.m.8h |
Benzene µg/m³ Media G. |
H2s µg/m³ Max O. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| GR-MAREMMA | GROSSETO | Zona Costiera | - | - | - | 6 | - | - | - | - |
| LI-PIOMBINO-PARCO-VIII-MARZO | PIOMBINO | Zona Costiera | 10 | 0 | - | 13 | - | - | - | - |
| MS-COLOMBAROTTO | CARRARA | Zona Costiera | 10 | 0 | - | 25 | - | - | - | - |
| GR-SONNINO | GROSSETO | Zona Costiera | 11 | 1 | - | 39 | - | - | - | - |
| LI-LAPIRA | LIVORNO | Zona Costiera | 13 | 0 | - | 11 | 2.0 | - | 0.6 | - |
| LI-CARDUCCI | LIVORNO | Zona Costiera | 16 | 0 | 10 | 37 | - | 0.5 | - | - |
| LU-VIAREGGIO | VIAREGGIO | Zona Costiera | 16 | 0 | 10 | 45 | - | - | - | - |
| MS-MARINA-VECCHIA (Attiva dal 28/04/2015) | MASSA | Zona Costiera | 25 | 0 | 16 | 50 | - | - | - | - |
| LI-COTONE | PIOMBINO | Zona Costiera | 7 | 0 | - | 15 | - | 0.4 | - | - |
| GR-URSS | GROSSETO | Zona Costiera | 9 | 0 | 6 | 11 | - | - | - | - |
| LI-CAPPIELLO | LIVORNO | Zona Costiera | 9 | 0 | 7 | 11 | - | - | - | - |
| STAZIONE | COMUNE | ZONA | PM10 µg/m³ Media G. |
PM10 Nro.super.ti |
PM2.5 µg/m³ Media G. |
NO2 µg/m³ Max O. |
SO2 µg/m³ Max O. |
CO mg/m³ Max m.m.8h |
Benzene µg/m³ Media G. |
H2s µg/m³ Max O. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| GR-MAREMMA | GROSSETO | Zona Costiera | - | - | - | 5 | - | - | - | - |
| LI-PIOMBINO-PARCO-VIII-MARZO | PIOMBINO | Zona Costiera | 10 | 0 | - | 11 | - | - | - | - |
| LU-VIAREGGIO | VIAREGGIO | Zona Costiera | 10 | 0 | 7 | 47 | - | - | - | - |
| LI-COTONE | PIOMBINO | Zona Costiera | 11 | 0 | - | 11 | - | 0.4 | - | - |
| LI-LAPIRA | LIVORNO | Zona Costiera | 11 | 0 | - | 20 | 2.4 | - | 0.6 | - |
| LI-CARDUCCI | LIVORNO | Zona Costiera | 12 | 0 | 8 | 26 | - | 0.5 | - | - |
| GR-SONNINO | GROSSETO | Zona Costiera | 14 | 1 | - | 62 | - | - | - | - |
| MS-COLOMBAROTTO | CARRARA | Zona Costiera | 27 | 0 | - | 46 | - | - | - | - |
| MS-MARINA-VECCHIA (Attiva dal 28/04/2015) | MASSA | Zona Costiera | 33 | 0 | 18 | 58 | - | - | - | - |
| GR-URSS | GROSSETO | Zona Costiera | 9 | 0 | 6 | 13 | - | - | - | - |
| LI-CAPPIELLO | LIVORNO | Zona Costiera | 9 | 0 | 7 | 11 | - | - | - | - |
| STAZIONE | COMUNE | ZONA | PM10 µg/m³ Media G. |
PM10 Nro.super.ti |
PM2.5 µg/m³ Media G. |
NO2 µg/m³ Max O. |
SO2 µg/m³ Max O. |
CO mg/m³ Max m.m.8h |
Benzene µg/m³ Media G. |
H2s µg/m³ Max O. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| GR-MAREMMA | GROSSETO | Zona Costiera | - | - | - | 4 | - | - | - | - |
| LI-CARDUCCI | LIVORNO | Zona Costiera | 10 | 0 | 6 | 29 | - | 0.5 | - | - |
| GR-URSS | GROSSETO | Zona Costiera | 11 | 0 | 8 | 17 | - | - | - | - |
| MS-COLOMBAROTTO | CARRARA | Zona Costiera | 14 | 0 | - | 24 | - | - | - | - |
| LU-VIAREGGIO | VIAREGGIO | Zona Costiera | 15 | 0 | 11 | 52 | - | - | - | - |
| GR-SONNINO | GROSSETO | Zona Costiera | 17 | 1 | - | 55 | - | - | - | - |
| MS-MARINA-VECCHIA (Attiva dal 28/04/2015) | MASSA | Zona Costiera | 21 | 0 | 14 | 41 | - | - | - | - |
| LI-LAPIRA | LIVORNO | Zona Costiera | 8 | 0 | - | 10 | 1.7 | - | 0.4 | - |
| LI-COTONE | PIOMBINO | Zona Costiera | 8 | 0 | - | 16 | - | 0.4 | - | - |
| LI-CAPPIELLO | LIVORNO | Zona Costiera | 8 | 0 | 5 | 11 | - | - | - | - |
| LI-PIOMBINO-PARCO-VIII-MARZO | PIOMBINO | Zona Costiera | 9 | 0 | - | 21 | - | - | - | - |
| Stazione | Zona omogenea | Comune | Sigla inquinante | Valore |
|---|---|---|---|---|
| LU-CAPANNORI | Zona Valdarno Pisano e Piana Lucchese | CAPANNORI | PM10 | 63 µg/m³ |
| AR-REPUBBLICA | Zona Valdarno Aretino e Valdichiana | AREZZO | PM10 | 57 µg/m³ |
| GR-SONNINO | Zona Costiera | GROSSETO | PM10 | 52 µg/m³ |
| PT-MONTALE | Zona Prato Pistoia | MONTALE | PM10 | 52 µg/m³ |
| Stazione | Zona omogenea | Comune | Sigla inquinante | Valore |
|---|---|---|---|---|
| FI-MOSSE | Agglomerato di Firenze | FIRENZE | PM10 | 62 µg/m³ |
| LU-CAPANNORI | Zona Valdarno Pisano e Piana Lucchese | CAPANNORI | PM10 | 58 µg/m³ |
| FI-LAVAGNINI | Agglomerato di Firenze | FIRENZE | PM10 | 52 µg/m³ |
| Stazione | Zona omogenea | Comune | Sigla inquinante | Valore |
|---|---|---|---|---|
| FI-MOSSE | Agglomerato di Firenze | FIRENZE | PM10 | 88 µg/m³ |
| FI-LAVAGNINI | Agglomerato di Firenze | FIRENZE | PM10 | 76 µg/m³ |
| LU-CAPANNORI | Zona Valdarno Pisano e Piana Lucchese | CAPANNORI | PM10 | 68 µg/m³ |
| PO-ROMA | Zona Prato Pistoia | PRATO | PM10 | 66 µg/m³ |
| PO-FERRUCCI | Zona Prato Pistoia | PRATO | PM10 | 62 µg/m³ |
| PT-MONTALE | Zona Prato Pistoia | MONTALE | PM10 | 61 µg/m³ |
| PI-SANTA-CROCE-COOP | Zona Valdarno Pisano e Piana Lucchese | SANTA CROCE SULL'ARNO | PM10 | 57 µg/m³ |
| AR-REPUBBLICA | Zona Valdarno Aretino e Valdichiana | AREZZO | PM10 | 56 µg/m³ |
| FI-BASSI | Agglomerato di Firenze | FIRENZE | PM10 | 54 µg/m³ |
| FI-BOBOLI | Agglomerato di Firenze | FIRENZE | PM10 | 54 µg/m³ |
| LU-MICHELETTO | Zona Valdarno Pisano e Piana Lucchese | LUCCA | PM10 | 54 µg/m³ |
| LU-SAN-CONCORDIO | Zona Valdarno Pisano e Piana Lucchese | LUCCA | PM10 | 52 µg/m³ |
| FI-SIGNA | Agglomerato di Firenze | SIGNA | PM10 | 51 µg/m³ |
| Stazione | Zona omogenea | Comune | Sigla inquinante | Valore |
|---|---|---|---|---|
| FI-MOSSE | Agglomerato di Firenze | FIRENZE | PM10 | 89 µg/m³ |
| FI-LAVAGNINI | Agglomerato di Firenze | FIRENZE | PM10 | 75 µg/m³ |
| FI-BASSI | Agglomerato di Firenze | FIRENZE | PM10 | 65 µg/m³ |
| FI-BOBOLI | Agglomerato di Firenze | FIRENZE | PM10 | 65 µg/m³ |
| FI-SCANDICCI | Agglomerato di Firenze | SCANDICCI | PM10 | 64 µg/m³ |
| PO-ROMA | Zona Prato Pistoia | PRATO | PM10 | 61 µg/m³ |
| PO-FERRUCCI | Zona Prato Pistoia | PRATO | PM10 | 60 µg/m³ |
| LU-FORNOLI | Zona Collinare Montana | BAGNI DI LUCCA | PM10 | 59 µg/m³ |
| FI-SIGNA | Agglomerato di Firenze | SIGNA | PM10 | 56 µg/m³ |
| PI-SANTA-CROCE-COOP | Zona Valdarno Pisano e Piana Lucchese | SANTA CROCE SULL'ARNO | PM10 | 54 µg/m³ |
| LU-MICHELETTO | Zona Valdarno Pisano e Piana Lucchese | LUCCA | PM10 | 52 µg/m³ |
| PT-MONTALE | Zona Prato Pistoia | MONTALE | PM10 | 52 µg/m³ |
| LU-CAPANNORI | Zona Valdarno Pisano e Piana Lucchese | CAPANNORI | PM10 | 51 µg/m³ |
| Stazione | Zona omogenea | Comune | Sigla inquinante | Valore |
|---|---|---|---|---|
| FI-MOSSE | Agglomerato di Firenze | FIRENZE | PM10 | 71 µg/m³ |
| LU-CAPANNORI | Zona Valdarno Pisano e Piana Lucchese | CAPANNORI | PM10 | 58 µg/m³ |
| FI-LAVAGNINI | Agglomerato di Firenze | FIRENZE | PM10 | 56 µg/m³ |
| AR-REPUBBLICA | Zona Valdarno Aretino e Valdichiana | AREZZO | PM10 | 52 µg/m³ |
| Stazione | Zona omogenea | Comune | Sigla inquinante | Valore |
|---|---|---|---|---|
| LU-CAPANNORI | Zona Valdarno Pisano e Piana Lucchese | CAPANNORI | PM10 | 51 µg/m³ |
| Stazione | Zona omogenea | Comune | Sigla inquinante | Valore |
|---|---|---|---|---|
| FI-SIGNA | Agglomerato di Firenze | SIGNA | PM10 | 115 µg/m³ |
| PT-MONTALE | Zona Prato Pistoia | MONTALE | PM10 | 110 µg/m³ |
| PO-ROMA | Zona Prato Pistoia | PRATO | PM10 | 108 µg/m³ |
| PO-FERRUCCI | Zona Prato Pistoia | PRATO | PM10 | 99 µg/m³ |
| LU-CAPANNORI | Zona Valdarno Pisano e Piana Lucchese | CAPANNORI | PM10 | 89 µg/m³ |
| PI-SANTA-CROCE-COOP | Zona Valdarno Pisano e Piana Lucchese | SANTA CROCE SULL'ARNO | PM10 | 76 µg/m³ |
| FI-LAVAGNINI | Agglomerato di Firenze | FIRENZE | PM10 | 67 µg/m³ |
| FI-MOSSE | Agglomerato di Firenze | FIRENZE | PM10 | 67 µg/m³ |
| LU-FORNOLI | Zona Collinare Montana | BAGNI DI LUCCA | PM10 | 57 µg/m³ |
| LU-MICHELETTO | Zona Valdarno Pisano e Piana Lucchese | LUCCA | PM10 | 57 µg/m³ |
| PT-SIGNORELLI | Zona Prato Pistoia | PISTOIA | PM10 | 55 µg/m³ |
| FI-SCANDICCI | Agglomerato di Firenze | SCANDICCI | PM10 | 54 µg/m³ |
| AUTOLAB-FI-BORGO-SAN-LORENZO | BORGO SAN LORENZO | PM10 | 53 µg/m³ | |
| LU-SAN-CONCORDIO | Zona Valdarno Pisano e Piana Lucchese | LUCCA | PM10 | 51 µg/m³ |
[IT] Dobbiamo fare della manutenzione straordinaria ad un server, quindi alcuni servizi (noblogs e siti web) saranno temporaneamente irraggiungibili per qualche ora nella serata di oggi 18 Nov.
[EN] We need to perform some extraordinary maintenance of our servers. As a result, some services (noblogs and websites) will be temporarily unavailable for a few hours today Nov 18th.
Qualche settimana fa, i fan del popolare Nova Launcher hanno ricevuto una brutta notizia. A settembre, lo sviluppatore Kevin Barry ha annunciato di aver finalmente lasciato Branch Metrics, l’azienda che ha acquisito il launcher nel 2022. Sebbene sembrasse la fine per Nova Launcher, la scorsa settimana gli utenti hanno iniziato a notare un nuovo aggiornamento 8.1.3 sui loro dispositivi, a cui ora si è già aggiunta una nuova release.
Quando è uscito l’aggiornamento 8.1.3, un altro ex sviluppatore di Nova, Rob Wainwright, ha pubblicato un post per condividere una piccola panoramica delle novità introdotte. Secondo lui, si trattava in gran parte di vecchi lavori che non erano ancora stati distribuiti agli utenti:
Si prega di notare che nessuno del team originale di Nova Launcher lavora più presso Branch Metrics. Sebbene la maggior parte delle modifiche in questo aggiornamento siano state apportate dal team originale più di un anno fa, non possiamo garantire nulla in merito alla raccolta o all’analisi dei dati.

Ieri, sul subreddit di Nova Launcher, l’utente Dankees98 ha notato un nuovo aggiornamento 8.1.4 in arrivo per i beta tester. Come probabilmente potrete intuire tutti dalla rapidità dell’update, non sembra che ci siano nuove funzionalità, e la versione è invece focalizzata sulla stabilità e sulla correzione di bug. La domanda più importante riguarda ora come potrebbe evolversi la situazione dell’app e se sia ancora sicuro utilizzare questo launcher rispetto ad altre alternative ancora attive e controllate.
Negli ultimi due anni, Google ha infuso l’intelligenza artificiale di Gemini in ogni aspetto dei suoi dispositivi e servizi. Ora, secondo le ultime notizie provenienti proprio dal colosso americano, anche la più famosa app di navigazione, Google Maps, riceverà numerosi funzioni legate all’intelligenza artificiale.
Tra le funzioni più amate c’è il controllo vocale di Maps tramite Assistant, che consente di avere le mani libere e di pianificare e modificare i percorsi al volo. Ora però con Gemini, Google promette di portare questa esperienza ad un livello superiore.
Se non si sa esattamente dove si vuole andare, si potrà semplicemente descrivere il tipo di posto e lasciare che Gemini faccia tutto il lavoro sporco. Un’altra novità molto interessante riguarda l’integrazione con Lens: si potrà infatti usare la fotocamera del proprio dispositivo e far sì che Maps risponda alle domande sui luoghi che vede, ottenendo maggiori informazioni su ciò che offrono, proprio come una vera e propria guida turistica.
Alcune di queste novità sono già attive da ieri, mentre l’integrazione con Lens sarà disponibile poco più avanti nel corso del mese e la stessa tempistica sembra valere per la navigazione basata su Gemini, prevista entro le prossime settimane.
Lo sviluppo del prossimo importante aggiornamento Samsung per dispositivi mobili è in pieno svolgimento. Un flusso incontrollato di novità dalle build trapelate di One UI 8.5 ha già rivelato numerose nuove funzionalità che possiamo aspettarci dall’aggiornamento. Il mese scorso, abbiamo visto indizi che Samsung si stesse preparando a modifiche di design ispirate a iOS nell’app Impostazioni, ed oggi scopriamo le modifiche alle icone dell’app.
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Abbandonando il design piatto che ha caratterizzato One UI per diversi anni, Samsung sta passando ad un aspetto 3D per le icone. Il leaker Ice Universe ha presentato oggi su Weibo delle immagini aggiornate delle icone delle app.
Questa modifica è in linea con i recenti aggiornamenti dell’app Impostazioni, in cui le bolle contenenti le diverse opzioni di menu appaiono leggermente in rilievo. Sebbene le app di sistema abbiano un aspetto notevolmente diverso, sembra che Samsung stia applicando lo stesso effetto anche alle icone di altre app popolari, tra cui YouTube e Google Play Store, nonché a una serie di app di terze parti.
In particolare, questa non è la prima volta che Samsung sperimenta con le icone 3D. Se siete utenti Samsung di lunga data, ricorderete subito allora le versioni successive dell’interfaccia TouchWiz di Samsung.
Come quasi tutti i chatbot basati sull’intelligenza artificiale, Gemini ha coltivato fin dall’inizio un aspetto minimalista. All’apertura dell’app, si presenta una schermata iniziale ordinata e, negli ultimi mesi, Google ha testato piccole modifiche all’interfaccia utente. Tuttavia, secondo le ultime indiscrezioni sembra che Google stia considerando un cambio più radicale del modo in cui gli utenti interagiscono con l’app.
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Nella versione 16.38.62.sa.arm64 dell’app Google è stata individuata una schermata iniziale Gemini riprogettata durante i test. Il layout attuale accoglie l’utente con un messaggio di benvenuto e scorciatoie per gli strumenti principali, come “Crea immagine” e “Ricerca approfondita“. Nel nuovo design, questi pulsanti si spostano verso l’alto per far spazio a un feed scorrevole di suggerimenti.
I suggerimenti visualizzati fungono da spunti di conversazione con un solo tocco. Alcuni evidenziano le capacità di Gemini in fatto di immagini, come “Datemi un look vintage”. Altri mettono in risalto abilità diverse, come l’invio di un notiziario quotidiano, un quiz di biologia di base o la programmazione di un piccolo gioco. Ovviamente essendo queste versioni ancora beta e non pensate per il pubblico, non si sa ancora quando e se questa nuova interfaccia farà capolinea su tutti gli smartphone nella versione stabile.
Uno dei server di posta è al temporaneamente irraggiungibile per un problema con il provider relativo. UPDATE: era un problema hardware, è stato risolto.
One of our email servers is currently unavailable, due to an issue with the upstream provider. UPDATE: the hardware problem has been resolved.
Un provider presso cui ospitiamo uno dei nostri server sta avendo dei problemi oggi, alcune caselle di posta sono temporaneamente irraggiungibili. Stiamo aspettando ulteriori notizie.
AGGIORNAMENTO: Problema risolto alla fine.
One of the providers that host our servers is having some issues today. As a consequence, some mailboxes are temporarily unavailable. We’re waiting for more news to understand how to proceed.
UPDATE: The issue has been resolved, all affected mailboxes are online again.