Indiana Prepares for More Rain After Days of Deadly Storms

© Michelle Pemberton/USA Today Network, via Reuters

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di Gioacchino Toni
Nicholas Mirzoeff, Vedere nell’oscurità. Palestina e attivismo visuale, traduzione di Rosa Cinelli, Meltemi, Milano, 2026, pp. 162, € 15,00
Mosso dalla particolare condizione di essere ebreo e al contempo fermamente antisionista, in Vedere nell’oscurità (Meltemi, 2026), Nicholas Mirzoeff, docente di Media, Culture and Communication all’Università di New York, sostiene la necessità di contrapporre al «visibile passivo», imposto dai media ufficiali, l’attivazione di una «relazione visibile» incentrata su tre elementi: il diritto reciproco di guardare, quello di essere visti nel modo che si è scelto per sé stessi e il «diritto all’opacità», ossia di sottrarsi allo sguardo del controllo, sia esso quello maschile ed eteropatriarcale, quello bianco e colonialista o quello della sorveglianza automatizzata. Se, come afferma Silvia Federici, «la Palestina è il mondo», allora oggi, sostiene Mirzoeff, vedere la Palestina significa vedere il mondo e agire a sostegno della sua libertà.
Riflettendo sull’attivismo visuale sorto a sostegno della popolazione palestinese, lo studioso evidenzia come — nonostante i filtri imposti sul materiale proveniente da Gaza reputato “sconveniente” (ad Israele e all’intero Occidente) — le “piattaforme mediali estrattiviste” siano rimaste vittime della logica bulimica inscritta nei loro stessi codici di funzionamento, consentendo così alla popolazione mondiale di prendere visione del colonialismo. Si veda a tal proposito l’analisi proposta da Silvano Cacciari nel suo scritto Palestina, la radicalizzazione algoritmica («Carmillaonline», 14 maggio 2026).
Mentre la violenza di Stato opera per isolare ogni individuo impedendo qualsiasi forma di visione collettiva, sostiene Mirzoeff, l’adozione di un coinvolgimento attivo consente la trasformazione della dissociazione in nuove forme di associazione, come dimostrano gli accampamenti solidali con Gaza sorti in numerose università a livello planetario che lo studioso definisce espressioni embrionali di «intifada mondiale». Il supporto a Gaza attraverso i social media ha modificato in maniera tangibile le politiche visuali, dapprima tra i più giovani e poi in modo diffuso. Certo, è occorso tempo affinché la repulsione si trasformasse in azione, ma ciò è accaduto, come dimostrano le imponenti e diffuse manifestazioni in solidarietà con il popolo palestinese. Da tale contesto visuale lo studioso deriva una particolare modalità di vedere così definita e sintetizzata:
Vedere nell’oscurità comporta attivare il visibile contro lo sguardo bianco, e dominante, del colonialismo d’insediamento. L’“oscurità” è lo spazio esterno al ristretto campo dello sguardo bianco, delimitato dalla prospettiva centrale e da altre tecnologie visive incarnate oggi, in modo emblematico, dai velivoli senza equipaggio, o droni. Non corrisponde all’oscurità in senso letterale, per quanto la notte sia stata spesso una risorsa per le comunità colonizzate o ridotte in schiavitù. Consiste, piuttosto, in un vedere con entrambi gli occhi. Delinea un modo di guardare sempre relazionale, sempre diverso, sempre rivolto agli altri. Lungi dall’essere l’atto isolato di un singolo, vedere nel buio è un processo collettivo e collaborativo che custodisce una resilienza e un amore il cui nome più antico è solidarietà. Da solo non riesco a vedere nell’oscurità, ma noi, collettivamente, sì [p. 45].
Lo sguardo coloniale contemporaneo ha la sua espressione più vivida nel punto di vista zenitale del drone che, filtrato da uno schermo, giunge al militare che si mantiene a distanza di sicurezza. Uno sguardo che osserva il mondo perpendicolarmente, appiattendo le figure umane in una visione che privilegia le forme geometriche degli edifici, delle strade e degli autoveicoli. Vedere nell’oscurità, sostiene Mirzoeff, significa vedere al di fuori della cosiddetta kill box del drone, oltre il ristretto campo visivo dello sguardo colonialista. «È il modo di guardare di chi è sorvegliato, non di chi sorveglia», nei momenti in cui riesce a sottrarsi al controllo. «Vedere nel buio» è anche «un esercizio di solidarietà» che consente di, «osservare la pratica stessa del colonialismo» [p. 52].
Nello sguardo dall’alto del drone, manifestazione tangibile dello sguardo coloniale bianco che adotta la cosiddetta «prospettiva a volo d’uccello», è possibile individuare lo sguardo dei “superpredatori” a cui lo studioso contrappone la controvisualità dei volatili “comuni” che si muovono in forma comunitaria. «Lo stormo è l’atto di vedere nel buio», quel commons verso cui ci si muove supportati dalla «disperazione senza sconfitta». Lo stormo è la «negazione del consenso alle pratiche del genocidio».
Nel pensare di poter imporre la propria visione attraverso la reiterazione di una narrazione a proprio favore, lo Stato israeliano ha, di fatto, sottostimato come gli smartphone — diffusi nel mondo arabo, Gaza compresa, esattamente come nel mondo occidentale — possano sfuggire al suo controllo, nonostante tutti i filtri messi in atto. «I video e le fotografie visualizzati tramite lo smartphone influenzano e sono a loro volta influenzati dall’utente, che non è un osservatore disincarnato, come un drone, ma una presenza implicata e incarnata» [p. 59] capace di empatia nei confronti di chi sta subendo la violenza coloniale.
Il confluire sulle piattaforme del materiale visivo documentario prodotto a Gaza, e il suo permanervi anche solo il tempo necessario per essere scaricato e inoltrato, ha consentito che la visione e la condivisione trasformassero la dissociazione in associazione, la repulsione in azione, generando così un inedito senso di vicinanza e solidarietà.
Soffermandosi sulla, seppur breve, esperienza degli accampamenti solidali con Gaza che, a partire dall’aprile del 2024, si sono diffusi davanti alle università in tutto il mondo, soprattutto negli Stati Uniti, con l’obiettivo di chiedere conto pubblicamente agli atenei del loro sostegno diretto o indiretto a Israele, Mirzoeff riconosce loro il merito di aver reso visibile perché la Palestina, come afferma Silvia Federici, «è il mondo». Tali presidi hanno indubbiamente squarciato la «realtà bianca» capitalista permettendo il manifestarsi di un attivismo visuale anticoloniale.
A partire da Occupy Wall Street, nel 2011, i presidi sono stati luoghi ad altissima visibilità, caratterizzati da un modo di vedere reciproco e diretto. Prima di tutto, i manifestanti hanno collocato i propri corpi nello spazio pubblico, rivendicando il diritto di essere visti. In questo spazio urbano riconquistato, solitamente saturo di sorveglianza, i partecipanti hanno messo in comune il loro diritto di guardare, di vedere e di essere visti. Fino a quel momento nonluoghi anonimi, intitolati a qualche donatore dimenticato, gli spazi diventavano così luoghi di assemblea, di dibattito o di presidio. Rispetto alle mobilitazioni del passato, questa ondata di solidarietà con Gaza ha rivendicato anche il diritto all’opacità [p. 124].
Con una certa dose di ottimismo, al pari di Nasser Abourahme1, anche Mirzoeff, guarda alla «disperazione senza sconfitta» dei campi profughi e ai relativi commons, come a una possibile «linea di fuga» in cui, nonostante tutto, sperimentare la prefigurazione di una società decolonizzata. Analogamente, sempre con ottimismo, anche nell’esperienza degli accampamenti solidali Mirzoeff coglie la prefigurazione di una vita comunitaria svincolata dalle logiche dello sfruttamento capitalista.
Insomma, in Occidente si è dovuta attendere la visibilità delle fasi più cruente di un genocidio in atto affinché tornassero, per una breve stagione, a riempirsi le piazze. È stata necessaria l’insopportabilità del sangue, delle macerie, della tracotanza e dell’ignavia illimitate della politica. Un ultimo sussulto di umanità, più che di coscienza politica — per quanto ogni opzione di cambiamento radicale dell’esistente non possa che scaturire dal risveglio di quel che ancora resta di umanità in un mondo, soprattutto occidentale, che secolo dopo secolo ha introiettato come universo valoriale l’individualismo più cinico, la competitività e lo sfruttamento indiscriminato dei propri simili e dell’ambiente.
N. Abourahme, Revolution after revolution: The commune as line of flight in Palestinian anticolonialism, in «Critical Times», vol. 4, n. 3, 2021. ↩

Pietrasanta, 16 agosto 2026 – Islamizzazione della cultura a seguito delle ondate migratorie dal nordafrica e un’analisi radicale dell’assalto epocale di oltre 70 mila migranti alla città spagnola in territorio marocchino, Ceuta. Se a Poitiers abbiamo vinto, a Ceuta Sanchez e la sinistra europea sono dalla parte dei nostri invasori. Quello che è successo secoli fa è totalmente diverso da quello che sta succedendo oggi, sostiene l’eurodeputata della Lega Susanna Ceccardi, invitata al Caffè della Versiliana a Pietrasanta, dopo la serata che ha visto come ospite il vice premier Matteo Salvini. Totalmente opposte le posizioni sulla politica estera del Carroccio dunque, rispetto anche alla sinistra europea.
“Che cos’è quella se non un’invasione esattamente come quella di secoli fa? Sapete qual è la differenza tra secoli fa, tra Lepanto, Poitiers, Vienna e Ceuta? È che a Lepanto, Poitiers, Vienna l’Europa si è difesa e ha vinto. A Ceuta Sanchez e la sinistra europea non ci difendono, ma anzi sono complici di quegli stessi invasori che un tempo chiamavamo invasori e che respingevamo con coraggio e con le armi. Oggi invece abbiamo purtroppo i nemici in casa nostra e non sono gli stranieri. Sono quella parte della sinistra che aiuta l’invasione. Sono complici responsabili”.

RIMINI (ITALPRESS) – Cinquecento volontari al lavoro per preparare i 140 mila metri quadrati della Fiera di Rimini che dal 21 al 26 agosto accoglieranno le decine di migliaia di visitatori del Meeting. È il Pre-Meeting, iniziato il 12 agosto e in programma fino al 19: otto giorni dedicati all’allestimento degli spazi, con gruppi di ragazze e ragazzi impegnati nei diversi padiglioni sotto la guida di coordinatori adulti. Si dipinge e si trasportano pannelli di legno, si disegnano planimetrie e si montano strutture, si spingono carrelli, si puliscono pavimenti, si arredano locali e si lavora agli impianti elettrici. Un grande cantiere organizzato che, ogni mattina alle 9, dopo la recita delle lodi, si mette in movimento lungo i corridoi della Fiera. Quest’anno la preparazione è resa ancora più articolata dalla visita di Papa Leone XIV, atteso al Meeting sabato 22 agosto. «Ad essere precisi – spiega Enrico Albani, responsabile volontari del Pre-Meeting – si è già concluso anche un Pre-pre-Meeting di tre giorni, a cui hanno partecipato una ottantina di professionisti che hanno preparato la logistica grazie alla quale si svolge il lavoro dei volontari».
La maggior parte dei volontari arriva da Milano, Bologna e Ferrara. Molti sono studenti di architettura, ingegneria, design e Belle Arti. Si fanno carico personalmente delle spese di viaggio e alloggio, mentre il Meeting cerca di agevolarli indicando strutture, come oratori e case religiose, che possono offrire ospitalità. Per partecipare è necessario aver seguito un corso sulla sicurezza di otto ore e durante i turni è obbligatorio indossare scarpe antinfortunistiche. I volontari sono organizzati in gruppi coordinati da adulti, tra i quali numerosi artigiani in pensione. La giornata di lavoro comincia alle 9 e termina alle 18. Federico, studente di musica a Milano, è al suo sesto Pre-Meeting. «All’inizio sono venuto per l’invito di un amico – racconta -, poi via via sono diventato sempre più consapevole della bellezza del gesto». Il Pre-Meeting non è però soltanto lavoro. Sono previste tre serate di giudizio e condivisione guidate da don Ignazio, un sacerdote pure lui volontario del Pre-Meeting, oltre che dai responsabili della manifestazione, il pellegrinaggio del 15 agosto alla Madonna di Bonora e, nell’ultima giornata, una serata di festa e canti davanti al Duomo di Rimini per invitare la città a partecipare al Meeting. C’è un aspetto particolare nell’esperienza dei 500 volontari che preparano il terreno per i circa 3.000 volontari impegnati durante il Meeting dal 21 al 26 agosto: molti di loro non vedranno neppure il risultato finale del proprio lavoro, perché non potranno fermarsi a Rimini nei giorni della manifestazione. «Il lavoro manuale, non nascondiamoci, è duro – sottolinea Elisa, studentessa all’Accademia di Brera -. Ma qui scopro che c’è una fatica che ha nell’offerta il suo significato. Donarsi aiuta a crescere. Proprio come nella vita».
«Non tutti hanno la possibilità di fermarsi poi anche al Meeting – aggiunge Giulia, grafica -. Ma è un aspetto educativo in un lavoro bello di per sé. Non veniamo qui per il risultato». E proprio il rapporto con la bellezza assume per Elisa un significato diverso: «Tutto l’anno nei nostri studi ci occupiamo di bellezza, ma è come se fosse riservata solo a noi stessi. Qui invece è per il mondo». Nel Pre-Meeting si incontrano generazioni, competenze e professioni molto diverse: primari in pensione e falegnami, dirigenti e tecnici grafici, studenti e professori. Nel corso degli anni sono nate amicizie e anche storie destinate a durare: un’architetta e un elettricista, per esempio, si sono conosciuti durante questa esperienza e poi si sono sposati. «È un’esperienza davvero particolare e che richiede anche una certa consapevolezza – conclude Albani -. Ma è bello rivedere i ragazzi tornare anno dopo anno. Molti di loro qui hanno imparato l’importanza di un lavoro ben fatto a prescindere dalle gratificazioni e hanno visto crescere tra di loro amicizie inaspettate». È il grande “dietro le quinte” del Meeting di Rimini: un lavoro che normalmente resta lontano dai riflettori, ma senza il quale, dal 21 agosto, non potrebbero accendersi le luci della manifestazione.
– Foto ufficio stampa Meeting di Rimini –
(ITALPRESS).


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L’Etna, che sembrava essersi acquietato nelle ultime ore, torna a far parlare di sé dopo i disagi creati alla circolazione degli aerei a cavallo di Ferragosto. Secondo il sistema di monitoraggio in rete dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Osservatorio etneo, di Catania, una uova e intensa attività esplosiva si è manifestata a partire dal pomeriggio dal cratere Voragine. Il tremore vulcanico, che segnala l’energia presente nei condotti magmatici interni, è in risalita e staziona su valori molto alti. L’avviso per l’aviazione, il Vona (Volcano observatory notice for aviation), emesso dall’Ingv, al momento è rimasto arancione.
“Prosegue l’attività effusiva dalle bocche a quota 2750m e 1990m dell’Etna – ha comunicato l’Osservatorio -. Dai rilievi sul campo effettuati dal personale dell’INGV-OE risulta che alle ore 16.22 è ripresa l’attività stromboliana al cratere della Voragine; successivamente, si è intensificata l’attività di emissione di cenere al Cratere di Nord Est. Dal punto di vista sismico, dalla tarda serata di ieri l’ampiezza media del tremore vulcanico ha mostrato ampie oscillazioni tra valori bassi e medi, crescendo sempre più in ampiezza. Nelle ultime ore di oggi l’incremento è stato sempre più marcato e dalle ore 18 circa l’ampiezza del tremore è passata dall’intervallo dei valori medi a quelli alti. Dalle ore 18 circa l’attività infrasonica mostra un evidente incremento nel numero degli eventi infrasonici con ampiezze basse ma evidente carattere di crescita. Gli eventi risultano localizzati al cratere Voragine. Anche la stazione di Cratere del Piano mostra l’inizio di un modesto trend”.
L'articolo Etna, l’Ingv: “Nuova intensa attività esplosiva dal cratere Voragine” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Cecina (Livorno) 16 agosto 2026 Cecina, spiagge invase dai rifiuti dopo la notte di Ferragosto. La sindaca Burgalassi: “Devastate” Le spiagge di Cecina si sono risvegliate dopo la notte di Ferragosto in condizioni di forte degrado. A denunciare la situazione è la sindaca Lia Burgalassi, che ha pubblicato sui social alcune immagini scattate questa mattina …
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Il Palio di Siena è stato rinviato a domani, 17 agosto. Un’improvvisa pioggia caduta su piazza del Campo ha imposto l’esposizione della bandiera verde, simbolo dell’annullamento della corsa prevista al tramonto di oggi, domenica. Anche altre volte il Palio è stato rinviato e il motivo è stato sempre lo stesso: acquazzoni che hanno reso precarie le condizioni della pista con rischi di tenuta del tufo steso in piazza del Campo e conseguenti pericoli per l’incolumità di cavalli e fantini. Oggi la pioggia ha cominciato intorno alle 14 – spiegano dal Comune – “rendendo impossibile lo svolgimento del Corteo Storico e della Carriera“. Lo stesso programma sarà replicato domani lunedì 17 agosto: Corteo Storico e Corsa si svolgeranno, sempre meteo permettendo, con i medesimi orari.
Alle 15 e alle 15,30 gli spari del mortaretto per il primo e secondo preavviso, quindi alle 16,10 l’inizio dello sgombero della pista per permettere alle 16,45 la sfilata del drappello dei Carabinieri a cavallo. Quindi alle 16,50 l’ingresso in piazza del Campo del Corteo Storico. Alle 19 l’uscita dei cavalli dal Cortile del Podestà per il Palio. Per il pubblico che vuole assistere alla corsa nel centro di piazza del Campo, dalle 16 alle 18 sarà possibile accedervi, fino alla capienza massima consentita, esclusivamente da via Dupré.
L'articolo La pioggia sorprende piazza del Campo: il Palio di Siena rinviato di un giorno proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il primo indizio è che sono andati via di fretta e furia. Due dei sei pezzi trafugati sono stati lasciati per strada. Così è stato scoperto il furto hollywoodiano all’interno del Museo Regionale di Messina, di ben 4 opere di Antonello. La sorveglianza all’interno del Museo era presente, ma non si è accorta di nulla, così come l’allarme: era attivo. I custodi erano quattro: “Ci siamo accorti di tutto solo dopo”, ha detto la direttrice, Marisa Mercurio.
I deterrenti non hanno fermato i Lupin di Ferragosto. Sono entrati da un ingresso laterale, quello del Viale Annunziata. Un grande viale molto trafficato di solito, ma molto meno nel giorno della festa della città: giorno ideale per il furto. Un furto di certo molto ben studiato. Il 15 agosto Messina si popola come in nessun altro giorno dell’anno. Il giorno ideale per un’operazione di questa portata, non solo perché tutte le forze sono concentrate nel centro della città, per la processione della Vara. Ma perché proprio per la processione, una delle più sentite e note del Sud Italia, a Messina si riversano un sacco di turisti, dal resto dell’Isola, ma anche dalla Calabria, o dalla Campania. Le vie d’accesso alla città sono, dunque, molto trafficate. Facilissimo confondersi in mezzo a tantissimi altri veicoli in transito. Situazione ideale per un colpo da Cinema.
Le ipotesi ora al vaglio della Squadra mobile sono le più disparate. Dal Viale Annunziata le possibili fughe sono tante. La prima è il mare. Proprio di fronte al Museo c’è la spiaggia del Ringo, da poco restituita alla pubblica fruizione e balneazione. Una barca, un gommone e via. Pochi metri più in là c’è la Caronte, salire sul traghetto, e raggiungere subito la penisola, e chissà, anche l’aeroporto di Reggio Calabria. Oppure, e questa è una delle ipotesi di certo più suggestive, proseguendo dalla Caronte c’è un porticciolo turistico, dove spesso sono attraccati grandi e lussuosi yacht. Trattandosi di un furto ultra milionario, si consideri che l’Ecce Homo di Antonello è stata comprata dal ministero della Cultura dalla casa d’asta di Sotheby’s per 14,9 milioni di euro ed era molto più ridotta rispetto alle 4 opere trafugate ieri, l’ipotesi è che le tavole possano essere state trasportate in uno yacht attraccato nel cuore di lusso della città.
Ma c’è anche l’ipotesi via terra. Anche lo snodo autostradale di Giostra è lì vicino. E tutta l’area intorno verso le 21 si è svuotata. Da lì è partita la Vara, tirata fino alla Cattedrale, intorno alle 18. La “girata”, ovvero il momento clou della processione (viene tirata da un centinaio di persone i “tiratori”, appunto, scalzi), quando si gira la macchina votiva verso la Cattedrale, è stata dopo le 21.30. Dalle 18 fino quasi alle 22, gli occhi della città erano rivolti, dunque, altrove. Dove erano confluite addirittura 20 mila persone. Il Museo, che in altre annate era rimasto aperto per sfruttare la presenza di turisti, ieri era invece chiuso. Il sito perfino aggiornato alla prima domenica di agosto. Un grande museo che oltre alle opere di Antonello, ha pure due Caravaggio, ma che nel giorno di massima affluenza della città ha chiuso alle 13.30. Una chiusura che ha fatto gola ai ladri. Erano in due all’interno del Museo. Il Polittico è posizionato in una sala dedicata che però si trova in prossimità di accessi diretti all’esterno. Si pensi, tuttavia, che l’ultra milionaria tavoletta bifronte era conservata con vetro blindato.
Dentro al Museo c’era almeno un uomo della sorveglianza. E c’era un sistema d’allarme. Tutto eluso dai ladri. Due dentro, ma con tutta probabilità qualcuno li attendeva all’esterno. Hanno preso tre tavole del Polittico di San Gregorio e la tavoletta bifronte con la Madonna col Bambino e un francescano orante, sul recto, e il Cristo in pietà sul verso. Quest’ultima pagata 14 milioni di euro dalla Regione. Un intoppo deve esserci stato, tanto che due delle cinque tavole del Polittico sono state lasciate sul marciapiede. Due passanti le hanno notate e hanno dato l’allarme. Adesso gli uomini della Mobile stanno passando al vaglio tutte le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona, ma si tratta un’area molto estesa, di fronte, c’è un grande condominio e un parrucchiere, ma almeno a 40 metri di distanza, e sulla stessa strada il recinto del Museo e il primo palazzo a venti metri. Se quelle interne hanno dato la certezza dei due uomini entrati a trafugare, di chi altro ci fosse all’esterno e in che direzione siano fuggisti, sarà di certo ben più complicato da chiarire. Intanto, dalle 8 di questa mattina, domenica 16 agosto, da quando cioè è circolata la notizia, la città è sconvolta. Si tratta infatti di quattro opere realizzate da Antonello proprio a Messina, la sua città: “Il polittico di San Gregorio firmato e datato 1473 è un’opera pensata, commissionata e dipinta a Messina, un unicum per la città dello Stretto e per la produzione del genio del Rinascimento. Quel fondo oro abitato dalla prospettiva, quella dolce Madonna dai capelli fulvi, quel bambino paffuto che indossa il corallo, la commovente firma del non umano pittore sono dettagli graffianti che toccano l’anima, oggi siamo in lutto”, così ha commentato Giuseppe Finocchio, archeologo, dell’associazione Percorre Antonello.
Intanto mentre la Mobile di Messina lavora a 360 gradi, il presidente della Regione, Renato Schifani, avvia un’indagine interna. “Va chiarito – ha detto Schifani – che l’allarme e il sistema di videosorveglianza del museo hanno funzionato regolarmente. Le registrazioni video e gli altri dati acquisiti sono già al vaglio degli investigatori e potranno contribuire alla ricostruzione della dinamica e all’individuazione dei responsabili”. “Parallelamente è già stata avviata un’ispezione interna per ricostruire ogni passaggio e accertare eventuali responsabilità riconducibili all’operato del personale addetto alla custodia. Si tratta di aspetti che dovranno essere verificati con assoluto rigore, pur nel rispetto delle garanzie del personale coinvolto. Non sarà tollerata alcuna zona d’ombra. Quei capolavori sono patrimonio di tutti e la Regione Siciliana farà quanto è necessario perché tornino presto al loro posto”.
L'articolo A Messina un furto da film durante la processione: le opere di Antonello rubate con i custodi dentro al museo. Dallo yacht alla macchina: tutte le ipotesi di fuga proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un’enorme nube di fumo si alza su Mosca. Nelle immagini si vedono gli elicotteri dei vigili del fuoco che si dirigono verso un magazzino appartenente a Wildberries, il colosso russo della grande distribuzione online. Nella notte la regione di Mosca è stata colpita da quello che il governatore Andrey Vorobyov ha definito “uno dei più massicci attacchi di droni ucraini degli ultimi tempi”.
Il Ministero della Difesa ucraino ha riferito che gli attacchi hanno complessivamente messo fuori uso sette dei dieci principali centri logistici di Wildberries, spesso definita “l’Amazon russa”. Secondo il ministero infatti questa notte, 16 agosto, anche il centro logistico di Wildberries nel parco industriale di Koledino ha cessato le attività dopo l’attacco. Si tratta del più grande magazzino dell’azienda per superficie, con circa 250.000 metri quadrati. Sempre stanotte, anche il magazzino di Domodedovo ha sospeso le attività, nel sito infatti è divampato un vasto incendio.
L'articolo Mosca, colonna di fumo si alza sui magazzini Wildberries: “Droni ucraini mettono fuori uso 7 centri logistici su 10” proviene da Il Fatto Quotidiano.


Cecina, 16 agosto 2026 – “Se questo è il risultato del divertimento, il degrado non nasce a caso. Nasce dalla presunzione che tutto sia dovuto, che non ci siano conseguenze alle azioni, che tanto c’è sempre qualcuno che fa per noi. “Davanti a questo c’è solo da chinare il capo e vergognarsi”. Questo è solo uno dei post sui gruppi social di Cecina dopo la notte di devastazione e incuria riservata per Ferragosto alle spiagge da migliaia di ragazzi, come si vede nelle foto. Ferma la condanna della sindaca Lia Burgalassi:. Stamattina la situazione delle spiagge che c’erano, sia da sud a nord, era preoccupante. Ringrazio gli operatori dell’area, della forestale, la polizia locale che tutta la mattina e la notte ci sono adoperati per contenere una situazione veramente incredibile. Migliaia di ragazzi sulla spiaggia in consumo di alcolici, fuori dal normale riempimento. Non si capisce perché per divertirsi e per passare una bella serata si debba assorbirsi di alcol facendosi del mare, facendosi del mare a dolcissimi e devastando l’ambiente che si ha accolti per le spiagge”. Notte difficile quella di Ferragosto anche in provincia di Grosseto, nella nota località balneare e turistica del Puntone a Marina di Scarlino, dove ci sono le spiagge di Cala Violina e Cala Martina. Questa l’intervento della sindaca di Scarlino Federica Travison, che definisce quanto è successo come molto grave e prepara un’ordinanza per il consumo di alcolici negli spazi pubblici: “Condanno fortemente quello che è successo nella notte fra sabato e domenica al puntone. Mi dispiace veramente tantissimo e sono rammaricata per la preoccupazione che hanno avuto i nostri concittadini perché questa serie di episodi non rappresenta assolutamente il nostro territorio per cui vanno condannati fortemente. Appena saputa la notizia ci siamo attivati con forza dell’ordine, con la proprietà per trovare delle soluzioni. Innanzitutto abbiamo fatto un’ordinanza sindacale nella quale vietiamo il consumo degli alcolici negli spazi pubblici e sono consentiti soltanto nei pubblici esercizi e nelle loro pertinenze. Abbiamo fatto incontri con la proprietà dove abbiamo chiesto l’utilizzo di altri steward che possono fare da deterrente nei luoghi di uscita dalla discoteca. Continueremo a monitorare la situazione affinché fatti gravi come quello della notte fra sabato e domenica non succedano più”.
In questa intervista interviene Theodor Luciano (Fyodor Lukyanov), direttore della rivista Russia in Global Affairs e presidente del Consiglio russo per le Politiche Estere e di Difesa. Analizzando lo stato del conflitto in Ucraina ad un anno dal summit di Anchorage, Lukyanov evidenzia il fallimento della diplomazia e l’inasprimento delle posizioni, alimentato dai raid a lungo raggio e dalla linea rigorista dei Paesi europei. L’analisi si allarga al ruolo dell’Europa — la cui coesione interna appare oggi strettamente legata al confronto antagonista con Mosca —, al conflitto in Iran e al radicale riassetto geopolitico mondiale. Secondo l’analista, la frammentazione internazionale e il declino irreversibile delle vecchie istituzioni multilaterali, compresa l’ONU, stanno guidando il mondo verso una fase d’incertezza globale priva di regole condivise.
L'articolo Fyodor Lukyanov: «Per i prossimi mesi non possiamo aspettarci che escalation» proviene da Visione TV.

Pisa, 16 agosto 2026 – Un uomo di 33 anni ferito in codice giallo e per fortuna nessun danno riportato dagli altri due coinvolti, una donna e un bambino, a causa di un incidente tra due auto sulla statale 67 bis all’Arnaccio davanti al ristorante “Da Antonio” nel Comune di Cascina nel pomeriggio di Ferragosto. Sul posto due ambulanze del 118, un’automedica, i Vigili del Fuoco e la Polizia Municipale per i rilievi. Il ferito è stato portato a Cisanello.
FIRENZE – Un’area di bassa pressione proveniente dall’Atlantico in transito sulla Toscana porterà piogge e temporali. Per la giornata di oggi (16 agosto) possibilità di rovesci o locali temporali nelle zone interne, in particolare sui rilievi.
Tra la tarda notte e la prima parte del pomeriggio di domani possibilità di temporali, anche forti, sulle province settentrionali e, nel pomeriggio, temporali più sparsi e più probabili sulle zone interne centro-meridionali.
Per le zone descritte e in considerazione degli scenari di criticità previsti, la Sala operativa unica della Protezione civile regionale ha emesso un’allerta meteo di colore giallo per temporali forti con rischio idrogeologico-idraulico del reticolo minore con validità dalle 5 alle 18 di domani (17 agosto)
Ulteriori dettagli e consigli sui comportamenti da adottare, a seconda del rischio, si trovano all’interno della sezione Allerta meteo del sito della Regione Toscana, accessibile all’indirizzo http://www.regione.toscana.it/allertameteo.
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PIANCASTAGNAIO – È dispiaciuto per il risultato sfavorevole nell’esordio di Coppa Italia contro il Carpi il mister della pianese Andrea Zanchetta, ma non manca di sottolineare gli aspetti positivi emersi dal primo incontro ufficiale della stagione.
“Chiaramente la partita vive di episodi e nel primo tempo avevamo avuto la possibilità di chiuderla in maniera più netta. Se fossimo rientrati negli spogliatoi con un vantaggio più ampio, per il Carpi sarebbe stato difficile rientrare in partita. Abbiamo avuto delle occasioni clamorose davanti al portiere”. Parte da qui l’analisi del match valido per il primo turno della Coppa Italia da parte del tecnico degli amiatini.
“Il gol subito nella ripresa ha spostato un po’ l’inerzia della partita – ha detto l’allenatore –. Fino a quel momento eravamo abbastanza in controllo, mentre gli avversari hanno ritrovato quella fiducia che sembravano aver perso e, a quel punto, le partite cambiano. Peccato per la gestione del secondo tempo, che chiaramente non mi è piaciuta, perché eravamo nelle condizioni di giocare con più coraggio, farci vedere di più ed essere maggiormente propositivi. Invece abbiamo perso tanti duelli e, soprattutto, la gestione della palla non è stata quella che volevamo”.
“In attacco abbiamo trovato subito delle ottime combinazioni, con Ianesi e Bellini – ha proseguito Zanchetta –. Leonardo ha realizzato due gol di bella fattura: sul secondo è stato bravo a intercettare una palla un po’ lenta di Rossini e a trovare una bella conclusione. Ci sono sicuramente delle cose che funzionano e sulle quali possiamo costruire”.
“Abbiamo una buona base da cui ripartire rispetto al campionato dell’anno scorso e stiamo lavorando per mantenere quell’identità e quell’indirizzo di squadra. Oggi si è visto che abbiamo caratteristiche importanti: ripartiamo molto bene e attacchiamo bene gli spazi. Dobbiamo sicuramente migliorare la gestione dei momenti della partita e quella della palla”, ha concluso il mister bianconero.
REDAZIONE


Livorno, 16 agosto 2026 – La colpa è di tutti, già nel 2016 il gruppo immobiliare Clc fece irruzione sui terreni degli Orti Urbani e fu solo grazie ai manifestanti che le ruspe tornarono indietro. Potere al Popolo e il nuovo fronte ambientalista, danno la colpa sia al Pd che a chi c’era prima, al Cinque Stelle, per quella che viene definita una “speculazione” iniziata 14 anni fa. Tra 120 giorni, riporta ancora nella sua nota Potere al Popolo, i terreni in via Goito dovranno essere sgomberati e allora la mobilitazione sarà massima. Presidio permanente presso le quattro entrate degli Orti, manifestazione il 5 settembre a partire dalle ore 16 con corteo fino a Palazzo Comunale e dal 3 al 6 settembre per chi lo volesse sarà possibile campeggiare in maniera totalmente libera e gratuita. Il grosso fronte ambientalista già visto schierarsi in piazza a fianco dei cittadini contro l’abbattimento delle alberature di via Mameli accrescerà presumibilmente le sue presenze, viste le mozioni in favore degli Orti Urbani, che spaziano dal Cinque Stelle, al Primo Polo, a Buongiorno Livorno e come si diceva a Potere al Popolo, comprese le componenti sindacali Usb e i gruppi nazionali e regionali di Avs e Europa Verde. Aree verdi a Levante già campo minato per Salvetti, tra Cubone, fallimento del progetto del nuovo mercato ortofrutticolo, i nuovi complessi immobiliari e commerciali vicino alla Coop e comunque altro cemento, anche se sotto la dicitura “post alluvione”, per i cantieri ancora inaugurati poche settimane fa, alla presenza di Giani, ben 8 anni abbondanti dopo la sciagura del 2017, per la questione Rio Maggiore, che affonda le sue radici nei problemi ancora prima di Salvetti, ai tempi di “Salviano 2”, il nuovo quartiere della fallita Cooperativa Edilporto, il Borgo di Magrignano e le sue casse di espansione “sbagliate”.
Già iniziata la campagna elettorale?
Il nuovo schieramento ambientalista, visto così potrebbe addirittura competere per vincere le elezioni e il Pd deve preparare un dopo Salvetti, giunto al secondo mandato e non più eleggibile per legge, che continui tutti le questioni e tutti i cantieri che sono aperti e la linea politica e la cementificazione e il verde pubblico potrebbero essere la pietra d’inciampo decisiva per vincere la battaglia. Ecco la nota di Potere al Popolo.
Difendiamo il polmone verde di Livorno dal cemento e dalla speculazione
A Livorno esiste un *bosco urbano di 6 ettari in centro città* . Un polmone verde utilizzato da cittadini e residenti in queste estati caratterizzate da caldo estremo con temperature che, complice il cambiamento climatico e l’inquinamento, saranno sempre più la normalità. Da 14 anni questo rifugio climatico è minacciato dalla speculazione. Grazie alle previsioni del piano operativo comunale, sia della vecchia giunta 5 Stelle, sia dell’attuale a guida PD, un costruttore privato potrà edificare 4 palazzine di 4 piani più migliaia di metri quadri di parcheggi e servizi. In cambio, dopo anni di cantieri e devastazione, dovrà “restituire” una porzione al Comune. Vorrebbero farci credere che tutto tornerà come prima. Anche il più ingenuo sa benissimo che non sarà così. Da 14 anni l’area è occupata da un comitato di lavoratori, cittadini e residenti del quartiere che la presidiano notte e giorno per evitare che tutti gli alberi vengano abbattuti per far posto al cemento. Qui si è dato vita a iniziative sociali, incontri, momenti di dibattito. Nel 2016 il vecchio proprietario, la cooperativa di costruzioni CLC, provò ad entrare con le ruspe e fu bloccata da un muro di attivisti e attiviste che impedirono l’ingresso. Furono tutti denunciati per violenza privata e poi assolti da un Giudice. Il 30 luglio di quest’anno l’area è stata venduta all’asta per un milione e duecento mila euro ad un imprenditore Livornese: Stefano Frangerini. La sua impresa si è aggiudicata, negli anni, numerosi appalti per il Comune di Livorno. Entro 120 giorni il Tribunale deve consegnare il terreno “libero da persone e cose” quindi nelle prossime settimane è previsto lo sgombero. In questi giorni si sono svolte assemblee molto partecipate e per il 5 settembre è previsto un grande corteo che partirà dalle ore 16 dal Polmone verde di Via Goito fino a Piazza del Municipio. La manifestazione sarà affiancata da 3 giorni di campeggio libero, dal 3 al 6 settembre. Sono partiti 4 presidi permanenti, dislocati nei 4 ingressi del terreno, per prepararsi a resistere allo sgombero. La difesa dell’ambiente e del verde cittadino dalla speculazione privata è un tema politico prioritario. Per noi non esistono compromessi possibili, neanche un centimetro quadrato di cemento deve essere colato. L’interesse pubblico contro il profitto privato. Il consiglio Comunale di Livorno, in maniera compatta, da destra a “sinistra” (compresa AVS), ha rigettato una mozione, presentata dai consiglieri della lista Buongiorno Livorno e da Potere al Popolo, per impedire la cementificazione. Addirittura, la Regione Toscana si sta attivando, con delle linee di indirizzo, contro il consumo di suolo e la salvaguardia del verde. Per capire quanto siano credibili basta vedere cosa sta succedendo a Livorno con una Giunta guidata dagli stessi partiti che governano a Firenze. Questa vertenza non interessa solo la città di Livorno. Parla a tutto il Paese. Per questo motivo invitiamo tutti e tutte ad aderire e partecipare alla manifestazione del 5 settembre a Livorno.


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SIENA - Due donne sono state bloccate dalla Polizia stradale con l'accusa di aver truffato una 91enne a Siena. La vittima aveva ricevuto la telefonata di un uomo che si era presentato come maresciallo dei carabinieri ed aveva riferito che il marito della pensionata risultava coinvolto in una rapina ma essendo il consorte morto da tempo le indagini si erano Continue Reading
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BOLOGNA (ITALPRESS) – Il caldo sempre più intenso, la vegetazione molto secca e l’aumento della presenza di persone nei boschi, nelle pinete e lungo la costa portano a un aumento dell’allerta incendi in Emilia-Romagna. Per garantire una maggiore sicurezza è stata, così, estesa la fase di preallarme (codice Arancione) fino a domenica 23 agosto, emanata dall’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile su tutto il territorio regionale.
Su questo fronte, come ogni anno, già da inizio luglio la Regione ha rafforzato le attività di previsione, monitoraggio e intervento, attraverso il sistema regionale di Protezione civile e il coinvolgimento delle strutture operative e del volontariato con un presidio costante del territorio.
E anche per Ferragosto, Vigili del fuoco e Carabinieri forestali hanno garantito la loro presenza sul territorio affiancati dai tanti volontari di Protezione civile presenti con squadre di avvistamento su percorsi mobili e punti fissi.
La prevenzione resta, però, fondamentale: un mozzicone di sigaretta abbandonato, l’utilizzo di strumenti da lavoro in grado di generare faville, una fiamma lasciata incustodita, un fuoco spento o acceso senza le dovute precauzioni, possono trasformarsi in pochi minuti in un incendio, con conseguenze anche gravi per l’ambiente e le persone. La maggior parte degli incendi boschivi, infatti, non ha origine naturale, ma è legata a comportamenti imprudenti o a disattenzioni che possono essere evitati.
Per questo, nei giorni di maggior afflusso la raccomandazione è di rispettare le regole, evitare qualsiasi fonte di innesco e prestare la massima attenzione nelle aree boscate. Dall’inizio di luglio ai primi di agosto sono stati oltre 220 gli eventi che hanno riguardato l’Emilia-Romagna e hanno, letteralmente, mandato in fumo quasi 220 ettari di territorio.
Sul totale degli episodi, molti sono stati incendi di interfaccia, ovvero quelli che possono interessare aree residenziali, urbanizzate, industriali o agricole, fino alla viabilità, mettendo a serio rischio la popolazione. Secondo le indagini dei Carabinieri forestali, la maggior parte di questi sono stati provocati da disattenzione, comportamenti rischiosi e imperizia.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

La storia sembra uscita da uno degli infinti film di 007: una bella donna riesce ad approcciare un ufficiale passato al nemico e poi a ucciderlo mettendo una bomba in un cestino della carta straccia. E pare che sia andata proprio così con il maggiore Robert Shageev, 49 anni, fino al 2014 comandante dello “Zaporizhzhia”, l’unico sommergibile della flotta ucraina. Poi arrivarono i russi, si presero la Crimea e Shageev passò alla marina russa, fino a diventare vice-comandante della quarta brigata dei sottomarini della Flotta russa del Mar Nero. Ovviamente gli ucraini l’avevano messo sulla lista nera, accusandolo di alto tradimento. Nei giorni scorsi la fine della storia, con la bomba piazzata da Margarita Reut, 32 anni, forse una escort o forse no, di nazionalità russa e sentimenti filo-ucraini già manifestati in passato e che le erano costati un breve arresto per “discredito delle forze armate russe”, per conto dei servizi segreti ucraini. Dopo l’attentato la Reut è stata scoperta e arrestata, e ora attende un processo che le potrebbe anche costare l’ergastolo.
Pur essendo a suo modo drammatica, questa non è una storia troppo originale. Originale è il modo in cui i nostri media cercano di raccontarla. Troppo ghiotta per essere taciuta, viene però correlata di postille per dire che questo è ciò che raccontano i russi, chissà se è vero, di versioni indipendenti non ce n’è quindi potrebbe essere tutta propaganda del Cremlino. Certo che potrebbe (d’altra parte, erano stati i russi a far saltare il gasdotto Nord Stream, no?), come può esserlo qualunque dichiarazione dei protagonisti di una guerra. Il fatto è che la versione sintetizzata sopra è troppo verosimile per essere falsa.
Come abbiamo visto, i servizi segreti ucraini si sono mostrati molto abili nel condurre attentati sul suolo russo (sì, la Crimea è Ucraina occupata, lo sappiamo, ma facciamo a capirci): e quasi sempre si sono serviti di tirapiedi assoldati sul campo, quasi mai mandando allo sbaraglio i propri agenti. A saperlo fare, la cosa riesce piuttosto facile: in Russia vivono più di 3,5 milioni di ucraini e mezzi ucraini. Un buon bacino di arruolamento dopo l’invasione del 2022, a cui contribuiscono anche i simpatizzati per l’Ucraina e un certo numero di disperati in cerca di denaro facile facilmente rinvenibile tra i circa 11 milioni di immigrati, in gran parte originari delle Repubbliche dell’Asia Centrale. Erano tagiki, per esempio, quasi tutti i membri del commando che fece 150 morti, il 22 marzo del 2024, nella sala da concerti Crocus City Hall di Mosca.
Immigrati o no, resta il fatto che il caso della Reut non è certo isolato. Il generale russo Igor Kirillov, ucciso insieme con il suo attendente da una bomba piazzata su un monopattino nel cortile del suo condominio il 17 dicembre del 2024, capo delle Truppe di difesa chimica, biologica e nucleare, fu così eliminato da un uzbeko di 29 anni, Akhmad Kurbanov, al quale i servizi segreti ucraini avevano promesso 100 mila dollari e un passaporto. Servizi che. peraltro, rivendicarono prontamente l’atto terroristico. Meno di un anno prima, nell’aprile del 2023, in un attentato simile era morto Maxim Fomin, meglio noto come Vladen Tatarskij, un blogger (ex militare, ex rapinatore) nazionalista, bellicista e fanaticamente anti-ucraino, ucciso da un bomba piazzata in una statuetta all’interno di un caffè di San Pietroburgo, tra l’altro di proprietà di Evgenyj Prigozhin, fondatore e capo del Gruppo Wagner. A piazzare la statuetta nel bar era stata Darya Trepova, cittadina russa di opposti sentimenti.
Altro esempio: il generale Fanil Sarvarov, responsabile dell’addestramento nello stato maggiore delle forze russe. ucciso da una bomba piazzata nella sua auto il 22 dicembre del 2025. A sistemare l’ordigno era stato un altro immigrato uzbeko.
Potremmo fare altri esempi ma il modus operandi dei servizi segreti ucraini è piuttosto chiaro, ci sia o non ci sia un ‘altra versione “indipendente” sulla vicenda della Reut e del maggiore Shageev. La considerazione da fare, a questo punto, è un’altra. Questa: essere stata arrestata dai russi è forse la cosa migliore che poteva capitare alla bella e micidiale attentatrice. Nel 2022, quando fu assassinata con una bomba Darya Dugina, figlia del filosofo Aleksander Dugin, furono identificati due responsabili. Uno era russo, un certo Bogdan Civanyenko, che aveva “marcato” l’auto del padre e della figlia per indirizzare l’attentato. L’altra era un’ucraina, Natalja Vovk, che fu identificata ma riuscì a fuggire in Estonia, dove però fu trovata morta pochi giorni dopo. Stessa storia per l’attentato contro l’oligarca ucraino Vadim Ermolaev nel giugno scorso a Montecarlo: le telecamere riprendono e fanno riconoscere Anastasia Berezovska, che piazza la bomba e scappa. Riesce a tornare a Kiev, dove viene trovata ammazzata a colpi di pistola il giorno dopo. Insomma, se metti una bomba per conto dei servizi ucraini è meglio non farsi riconoscere.
A proposito: per l’attentato contro Ermolaev sono stati arrestati un funzionario della polizia ucraina e uno dei servizi segreti. Le autorità di Kiev hanno detto che avevano agito per ragioni personali (quali non si sa), senza informare i superiori. È stata l’unica versione disponibile ma nessuno ha fatto obiezioni.
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LA SPEZIA - Un'altra scossa di terremoto dopo quelle dei giorni scorsi in Toscana; questa domenica mattina magnitudo 3.7 alle 5.49, nell'area al confine tra Liguria e Toscana. La scossa è stata avvertita anche nel territorio ligure, in particolare nello Spezzino. La sala operativa della Protezione civile della Regione Liguria si è immediatamente attivata, contattando i Comuni di Ortonovo, Castelnuovo Continue Reading
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Livorno, 15 agosto 2026 – A tornare sugli ‘shorts” della vice sindaca Libera Camici è l’editorialista del Corriere della Sera ed ex senatore del Pd di Prodi Antonio Polito. Nel fondo, uscito in questi giorni (foto) si fa la differenza tra “decenza”, comune senso del pudore, e “decoro”, la dignità e l’aspetto, propendendo più per quest’ultimo concetto. Basta col pudore retrogrado quindi e occhio anche ai pantaloncini per i maschi, le infradito, le camicie e le t-shirt senza colletto, la moda Varoufakis ad esempio, e più attenzione al ruolo, la ligia cravatta. Ecco, la cravatta, ligia e se mi si presta un bi, bigia. L’altro giorno scrivevo, rispetto alle figure pubblicitarie di Cappiello, che erano innovative all’epoca e lo sono fino ai giorni nostri, perché premia(va)no il “significante” più del “significato”, ovvero l’icona, l’opera del maestro livornese, rispetto al prodotto pubblicizzato. In politica non si fa pubblicità, quindi si dovrebbe prediligere il “significato” al “significante”. Fatte, ovviamente per assunte, le distinzioni tra il neo pop e astratto odierno e lo “stile” e la portabilità dell’abbigliamento di sempre. Lo stile, viene in mente la cravatta di Berlusconi che andava con le minorenni, sempre restando dall’altra parte del cielo, oppure all’assemblaggio “cuveè” delle pieghe delle giacche di Andreotti, sotto il peso di quei sei o sette provvedimenti penali, un misto di “tagli” dal profumo unico riguardo alla “portabilità” del “capo”. La battaglia, come diceva un altro maestro, stavolta del teatro, come Carmelo Bene, è del significato contro il significante, del significato contro la parola, una battaglia impossibile, per vincere la quale però combattiamo tutti. In politica il “significato” è il bene più prezioso, chi lo dissimula, purtroppo capita sempre, chi lo ostenta e chi lo lascia intendere. Pensando agli “shorts” della Camici verrebbe da pensare al significato della sua delega alla parità di genere, rispetto ad altre idee personali dello stile dei suoi colleghi a Livorno e non, magari le bretelle stile street artist dell’assessora Rafanelli, o come proposta le magliette di Freud e di Bob Marley per il sociale e la sicurezza, i rasta per Salvetti, la fantasia in generale insomma, quella
che si può e che si pretende che si ostenti in un regime di parità di opinioni e credo politico. Al di là delle gambe femminili o dell’alluce taurino maschile scoperto, perché offrono davvero poco all’interpretazione. Quindi a nostro parere, più che di decoro in sostituzione al vecchio e retrogrado senso del pudore, bisognerebbe analizzare più la personalità, perché la maniera di portare gli indumenti si può riferire a chiunque. Nel caso di Libera prima di giudicare (anche quello sulla maniera nel vestire è un giudizio e ci mancherebbe altro), bisognerebbe valutare l’operato della persona, il lavoro fatto, nel bene e nel male, e non demandare la fattispecie degli “shorts” della Camici ad altre ed altre ed altre strutture ancora troppo e forzatamente uguali tra di loro, com’è avvenuto ormai.



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Monsummano Terme, 15 agosto 2026 – Il figlio e la famiglia piangono il 42 enne Sergio Grassia, di Monsummano Terme, la sua vita felice si è violentemente interrotta nella notte tra venerdì e sabato sulla via Francesca Nord, la provinciale 436. Sergio era a bordo della sua auto quando, per cause ancora da definire, è andato a schiantarsi contro un palo. Inutili i soccorsi, le ferite riportate sono gravissime e il 42 enne non ce la fa. Sulle ragioni dell’incidente ancora nessuna ipotesi, potrebbe aver perso il controllo del mezzo a causa di un malore o per evitare un ostacolo. Sergio Grassia era molto conosciuto in tutta la comunità, sui social sono tantissimi i messaggi di cordoglio: “Non ci posso credere Sergino, ieri sera a ridere insieme e oggi non ci sei più…».

Por Juan Manuel de Prada
Debo reconocer, a riesgo de que mi querido Sostres se enfade, que me gustan mucho los eclipses. Del mismo modo que el personaje borgiano buscaba la escritura de Dios escondida en las manchas de la piel de un jaguar, yo la busqué desde niño en los astros. Y si las estrellas son el populoso alfabeto de Dios, los eclipses son una graciosa tachadura en el vasto manuscrito celeste; pues ya se sabe que el mejor escribano echa un borrón.
Escrutando las estrellas, los hombres inventaron la poesía. Lo advertimos en la sonriente mitología griega, donde cada astro tiene su mito propio, hasta tejer un tapiz mucho más ameno que cualquier mapa astronómico. Para explicar los eclipses lunares, los griegos soñaron el idilio de la púdica Selene y el apuesto Endimión; y para explicar los eclipses solares, soñaron a una celosa Afrodita que, por evitar el himeneo de Helios y Selene, pidió a su padre Zeus que los mantuviera por siempre separados, de tal modo que cuando uno se despertase la otra se recogiera, y viceversa; pero Zeus, compadecido de los desdichados amantes, les permite de vez en cuando verse de frente durante unos segundos, y fundirse en un beso apasionado que deja al mundo a dos velas.
En la antigua China, cuando se producía un eclipse, pensaban que el sol estaba siendo devorado por un dragón, que le lanzaba feroces dentelladas. Así que se ponían a disparar pólvora y batir tambores, para espantar con el concierto horrísono al dragón, que acababa huyendo despavorido. Allá por el siglo XVI, los astutos jesuitas utilizaron la predicción de eclipses para ganarse a los emperadores chinos. Así lo hizo, por ejemplo, el astrónomo jesuita Mateo Ricci, a quien pintan disfrazado de sabio mandarín, con túnica de seda, chapines de punta remangada y un moño alto y apretado en la coronilla, atravesado con agujas de jade. No debieron de hacerlo nada mal, pues el último príncipe de la dinastía Ming se bautizó con el nombre de Constantino. Con un poco más de tiempo que les hubiesen concedido, aquellos aguerridos jesuitas zahoríes de eclipses habrían hecho de Mao Tse-Tung un ferviente discípulo de San Ignacio.
Allá donde la poesía no ha muerto, los eclipses han provocado pasmo y maravilla, estremecimiento y zozobra. Pero, desde la irrupción del calendario zaragozano hasta la matraca cientificista de los telediarios, la aureola poética de los eclipses se ha ido desvaneciendo, porque pasaron a ser puntuales, con una puntualidad suiza que para sí quisiera la Renfe (bueno, ahora la Renfe se conforma con no descarrillar). Es verdad que la civilización tecnológica cretiniza a los hombres y los torna gregarios, querido Sostres; pero también es cierto que alzando la mirada al cielo la poesía desciende sobre nosotros, como un maná divino; y, viendo el eclipse, podemos entretenernos emulando las greguerías de Ramón: «Por amor a la luna, el sol se suicidó, arrojándose a un pozo; pero mira, Sostres, mira: todavía le asoma por el brocal su flequillo de fuego».

Por Juan Manuel de Prada
En un pasaje especialmente clarividente de su célebre ‘Discurso sobre la situación general de Europa’, Donoso Cortés proponía una sutil y demoledora analogía entre la degradación de las concepciones religiosas y la degradación paralela de las formas de gobierno. Advertía Donoso que, así como en la monarquía tradicional el Rey es la imagen política de un Dios providente –aquél que mantiene una relación personal con sus criaturas y las asiste en la tribulación–, en la monarquía constitucional el monarca se transmuta, inevitablemente, en una imagen política del dios falso del deísmo. A este dios de los filósofos ilustrados no se le niega formalmente la existencia, pero se le prohíbe de forma taxativa intervenir en la vida de sus criaturas. Se le puede invocar de manera vacua y retórica en los preámbulos solemnes, pero vive confinado en su cielo remoto, sin posibilidad alguna de actuar providencialmente en caso de que su pueblo le necesite.
Esta degradación divina se traduce, en la prosaica realidad del Régimen del 78, en una preocupante degradación de la figura del jefe del Estado, convertido en una suerte de «dontancredo» que debe obedecer las consignas del gobierno de turno, actuar según sus directrices y hablar por boca de ganso. Al doctor Sánchez le molestaba sobremanera llevarlo a Cataluña cuando andaba dorando la píldora a los indepes, y lo dejó en palacio; ahora le molestaba que viajase a Ceuta, para no irritar a Mujamé (quien, al parecer, ya ejerce sobre Ceuta una suerte de protectorado); y también para que no vuelva a brillar ‘urbi et orbi’ el contraste entre un varón gallardo y un galgo de Paiporta. Al dejar al Jefe del Estado aparcado en el desván de la Zarzuela, el doctor Sánchez y sus mariachis mutilan el lazo afectivo y simbólico que une a la Corona con su pueblo. Un rey al que se le prohíbe pisar la tierra de sus súbditos más expuestos es como un dios deísta: una abstracción inútil en el momento de la tribulación.
José María Pemán defendía desde las páginas de ABC la crucial «posición arbitral» de la Monarquía, afirmando que es la única forma de gobierno capaz de «repatriar hacia ese centro popular y justiciero que es, de verdad, la Nación, a esas especies de exiliados interiores que son tachados de revolucionarios e izquierdistas porque piensan en necesarias transformaciones; y a los tachados de derechistas e inquisitoriales porque piensan en los imperativos biológicos del orden y la tradición». Pero para que tal cosa sucediese, proseguía Pemán, la Monarquía no podía conformarse con tener unas simples «funciones suntuarias, representativas y ceremoniales»; pues entonces, lejos de «repatriar hacia ese centro popular y justiciero que es la Nación» a los «exiliados interiores», los expulsaría a los márgenes, los volvería más revolucionarios o inquisitoriales, generando a la vez desapego hacia la Monarquía. He aquí la sórdida estrategia del doctor Sánchez, que necesita remover el «contenido moral» de la Monarquía para consumar sus planes. Por ello impide al Jefe del Estado consolar al pueblo ceutí, que acaba de sufrir una invasión bárbara, mientras le encomienda actuar como altavoz de los «logros» del Gobierno o de la ideología global sistémica. Así, a la vez que se culmina la transmutación de la Jefatura del Estado en un mero órgano administrativo, al estilo del Defensor del Pueblo o el Consejo de Estado, el humillado Jefe del Estado se torna a los ojos de los españoles en una suerte de felpudo pisoteado.
En este contexto de calculada humillación adquiere su pleno significado la reciente y maliciosa campaña del ministrillo tuitero, quien no ha dudado en calificar de «ignominia» que el Jefe de Estado osase saludar en Colombia a un currinche que, al parecer, ha osado tocar los perendengues ministeriales. Convendría recordar que, en una reciente visita a la Asamblea de las Naciones Unidas, nuestro Jefe de Estado (con el beneplácito del Gobierno) se fotografió y estrechó la mano chorreante de sangre del rebanacuellos que actúa en Siria como capataz al servicio del anglosionismo, después de evacuar un discursito donde exaltaba «el compromiso español con los derechos sexuales y reproductivos». Resulta, en verdad, grotesco que se considere plenamente institucional que nuestro Jefe del Estado estreche la mano de un yihadista implicado en las más tenebrosas masacres, pero se califique de «ignominia» saludar a un currinche que le cae gordo a un ministrillo cualquiera.
En su gloriosa ‘Política de Dios y gobierno de Cristo’, Francisco de Quevedo dejó escrito el diagnóstico exacto de lo que ocurre cuando un monarca acepta que los cortesanos le «guarden el sueño», para ahorrarle disgustos y quehaceres ímprobos: «El ministro que guarda el sueño a su rey, le entierra, no le sirve; le infama, no le descansa; guárdale el sueño, y piérdele la conciencia y la honra». Que es, exactamente, lo que le ha ocurrido a la Monarquía durante el Régimen del 78, que bajo el pretexto de proteger al Jefe de Estado de la polémica política, le está arrebatando la conciencia y la honra, hasta obligarlo a un dontancredismo que, en determinadas circunstancias, adquiere penosas similitudes con la sumisión y brinda una imagen calamitosa propia del dios falso del deísmo.
También Quevedo alertaba del peligro de parálisis que acecha al monarca que, ante el abuso flagrante, no hace otra cosa sino entregarse a la inacción melancólica: «Rey cuya bondad no se extiende a más de entristecerse, no es rey: es vil esclavo de la malicia de sus vasallos, […] pues se aflige de consentir maldades que sabe que lo son». Un monarca que se limita a «indignarse» en un comunicado, mientras es despojado de sus prerrogativas por filibusteros, acaba perdiendo la reverencia del pueblo, que es su más preciado tesoro. El Régimen del 78 ya ha despojado en gran medida a la monarquía de sus bienes espirituales, de su potestad moral para encarnar la justicia natural, obligando al Jefe del Estado a firmar leyes gravemente inicuas. Si ahora también se abstiene de acudir allí donde el deber nacional lo reclama, aceptando resignadamente el papel de dontancredo, acabará pisoteado por aquellos mismos que hoy le recortan y modelan a su gusto la agenda. Un dios ausente termina por ser un dios olvidado; y un pueblo que deja de ver a su rey actuar providencialmente en la tribulación deja, inevitablemente, de amarlo.
Concluimos este artículo citando nuevamente a Quevedo: «El crédito de los reyes está en la justificación de los que le sirven; y la perdición, en el sustentamiento de los que le desacreditan y disfaman. A llevar adelante los errores, a disimular con los malos, ayuda el demonio; y hace castigarlos y reducirlos Dios. Muy cobarde es quien no se fía de esta ayuda, y muy desesperado quien prosigue con la otra».
FIRENZE – La Toscana si conferma grande protagonista agli europei di atletica leggera a Birmingham, vivendo una giornata densa di emozioni tra trionfi storici e qualche amarezza per gli atleti del territorio.
A prendersi la copertina assoluta è Andy Diaz, tesserato per la Libertas Livorno, che conquista una meravigliosa medaglia d’oro nel salto triplo. L’azzurro sigla un fantastico 18,15 metri, stabilendo il nuovo record italiano e battendo la concorrenza del rivale portoghese Pedro Pichardo (17,76) e del compagno di squadra Andrea Dallavalle, terzo con 17,37. La misura di Diaz rappresenta la quarta prestazione mondiale di sempre, a un passo dai vertici della storia della disciplina.
Per i colori toscani si registrano invece fortune alterne nelle altre gare di giornata. Nel salto in alto femminile, la lucchese Idea Pieroni (cresciuta tra i Marciatori Barga e la Virtus Lucca) chiude la sua avventura continentale in finale fermandosi alla seconda misura dell’asticella, dopo essere riuscita a centrare il pass tra le migliori quindici d’Europa nei turni qualificatori.
Finale amaro, infine, per Samuele Ceccarelli nella staffetta 4×100 maschile. Lo sprinter massese, che svolge la propria preparazione nell’impianto di Pietrasanta, è stato tradito da un problema fisico durante l’ultima frazione di gara: dolorante dopo aver ricevuto il testimone in piena corsa medaglia, Ceccarelli si è contratto lasciando cadere l’attrezzo, episodio che ha inevitabilmente portato alla squalifica del quartetto azzurro.
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PIANCASTAGNAIO – L’avventura della Pianese nella Coppa Italia Serie C si chiude al primo turno. In trasferta sul campo del Carpi, la formazione guidata da mister Zanchetta incappa in una sconfitta per 3-2, subendo la rimonta dei padroni di casa dopo aver dominato la prima frazione di gioco con un doppio vantaggio.
L’approccio alla gara dei toscani è fulmineo. Dopo appena due minuti, Testa recupera palla sulla trequarti e serve in profondità Bellini, che trafigge il portiere Scacchetti con un preciso diagonale mancino per l’1-0. La pressione offensiva prosegue e al 18′ arriva il raddoppio: sempre Bellini si avventa su un pallone vagante e dal limite dell’area firma il 2-0 con un morbido pallonetto. L’attaccante sfiora anche la terza rete in due occasioni su inviti di Ianesi, mentre il Carpi si fa notare solo nel finale di tempo con un colpo di testa di Bagatti terminato alto.
La ripresa cambia completamente il volto dell’incontro. I padroni di casa accorciano subito le distanze grazie a un colpo di testa di Morosini su cross dalla destra, riaprendo i giochi. La Pianese prova a scuotersi con le iniziative palla a terra di Tirelli e Ianesi, ma al 21′ incassa il pareggio: al termine di un’azione confusa in area, Puletto si ritrova la sfera sul piede e da posizione favorevole sigla il 2-2. I ragazzi di Zanchetta cercano di riportarsi avanti con un colpo di testa del neoentrato Fabrizi, ma sul ribaltamento di fronte successivo il Carpi completa il sorpasso con un tiro da fuori area di Montipò, che fissa il punteggio sul 3-2.
Nel finale la Pianese si getta in avanti alla ricerca del pareggio, costruendo diverse palle gol nitide. Al 42′ una discesa solitaria di Colombo si chiude con un tiro a botta sicura salvato sulla linea di porta dal difensore Zagnoni. In pieno recupero, il portiere di casa Scacchetti blinda il risultato respingendo prima un potente destro di Fabrizi e disinnescando poi il rischio di un autogol sul corner successivo. Salutata la competizione, i bianconeri mettono ora nel mirino l’esordio in campionato, fissato per domenica 23 agosto contro il Campobasso.
CARPI (3-5-2): Scacchetti; Zagnoni, Lombardi (1’ st Gatti (4’ st Nesi)), Astrologo; Vitale, Bagatti, Casarini (12’ st Puletto), Rossini, Cecotti; Morosini (35’ st Tcheuna), Sall (12’ st Montipò).
PIANESE (3-4-2-1): Pezzolato; Masetti, Pintus, Chesti; Vigiani (35’ st Morelli), Bertini (1’ st Casalino), Proietto (40’ st Negri), Testa; Tirelli (16’ st Colombo), Ianesi; Bellini (16’ st Fabrizi). All. Zanchetta.
RETI: 2′ Bellini (P), 18′ Bertini (P), 46′ Morosini (C), 66′ Puletto (C), Montipò (C).
NOTE: Ammoniti: Bertini (P), Rossini (C), Chesti (P), Proietto (P), Montipò (C), Masetti (P).
Davide Caruso

CARRARA – L’esordio del nuovo corso della Carrarese targata Gabriele Cioffi si chiude con una sconfitta di misura e la conseguente eliminazione dalla Coppa Italia per mano del Torino. A decidere la sfida è il gol messo a segno da Simeone nel corso del primo tempo. La formazione toscana ha il merito di non aver concesso molte occasioni ai granata, ma sul fronte offensivo ha creato davvero poche insidie dalle parti di Mascardi e compagni.
La partita si sblocca dopo appena nove minuti in favore del Torino grazie a Simeone: Pedersen fa partire un traversone, Garofani esce a vuoto e la sfera finisce sulla testa dell’attaccante, il quale colpisce prima il palo e poi, sulla ribattuta, è lesto a insaccare in rete. La Carrarese accenna una timida reazione scoccato il 19′ con Abiuso, la cui conclusione termina sul fondo. Poco dopo ci prova anche Cissé, che però non riesce a controllare un pallone messo in mezzo da Rouhi, facilitando la comoda presa di Mascardi.
Superata da poco la mezz’ora (33′), i granata flirtano col gol del raddoppio grazie a un’ottima combinazione sull’asse Vlasic-Simeone, ma Garofani si fa trovare pronto disinnescando la conclusione dell’attaccante argentino.
La prima palla gol della ripresa è di marca granata: traversone di Cacciamani per l’inserimento di Casadei, la cui incornata termina di un soffio a lato. Raggiunto il 63′ arrivano le prime mosse di Cioffi, il quale getta nella mischia Guercio e Marconi al posto di Rouhi e Abiuso. Quattro giri di lancette più tardi (67′) effettua dei cambi anche Abate: fuori Pedersen e Comuzzo, dentro Ismajili e Aboukhlal.
Superata la mezz’ora della ripresa (73′), la Carrarese torna a farsi vedere in avanti con Khafi, ma la sua conclusione termina alta. Tre giri di lancette più tardi scatta un doppio cambio per i toscani: Pinelli e Baroncelli prendono il posto di Rubino e Parlanti. La risposta della panchina granata arriva poco dopo (78′): fuori l’autore del gol Simeone, dentro Kulenovic.
Entrati nelle battute finali (81′), la squadra ospite resta in dieci uomini: espulso Oliana per somma di ammonizioni dopo un duro intervento in ritardo proprio sul neo-entrato Kulenovic. I toscani esauriscono quindi le sostituzioni a disposizione inserendo Finotto per Cissé. Forte dell’uomo in più, il Toro spinge ancora: passano appena due minuti (83′) e Cacciamani fa partire un traversone per Vlasic, la cui battuta a rete viene deviata in calcio d’angolo. Nel finale ultimi cambi anche per il Toro con Biranghi e Luongo che prendono il posto di Cömert e Fitz-Jim. Granata che avanzano al turno successivo dove incontreranno il Monza.
TORINO (3-4-2-1): Mascardi; Comuzzo (67′ Ismajili ), Coco, Cömert (93′ Luongo); Pedersen (67′ Aboukhlal), Gineitis, Fitz-Jim (93′ Biraghi), Cacciamani; Vlašić, Casadei; Simeone (78′ Kulenovic). All. Abate.
CARRARESE (3-5-2): Garofani; Ruggeri, Oliana, Romani; Belloni, Rubino (76′ Baroncelli), Khafi, Parlanti (76′ Pinelli), Rouhi (63′ Guercio); Abiuso (63′ Marconi), Cissé (81′ Finotto). All. Cioffi.
RETI: 9′ Simeone (T):
NOTE: Ammoniti: Oliana (C). Espulsioni: Oliana (T).
Davide Caruso
