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Et in arcade ego 2: L’ultimo metrò

8 Agosto 2026 ore 22:00

di Franco Pezzini

Orazio Labbate, Cumùriu, pp. 105, € 16, Grey Interzona, Napoli 2026.

Prosegue la catabasi di Frank LaBella, detective di Afton, in questa seconda avventura di una originalissima trilogia transmediale: un’opera cioè sviluppata parallelamente per tre linguaggi nell’ambito della sinergia Grey Interzona (edizioni Polidoro, casa di produzione multimediale Grey Ladder, sviluppatore di videogiochi Tiny Bull Studios) e che qui trova conferma rispondendo alle curiosità aperte dalla prima puntata. Una scelta che già indirizza alle ragioni di uno sguardo sincretista, aperto a diverse culture di fruitori e ai relativi immaginari, vertiginosamente ibridati e (si passi il termine, il protagonista lo amerebbe) imbastarditi.
Torniamo a una “mitologia criminale siciliana” da noir, ma con vertigini oniriche da rivelazione eleusina o samotrace, in questo caso persino più lisergicamente straniante che nell’avvio. Il livello mitologico – per cui LaBella è Apollo, con il quid pluris, il tratto videoludicamente acquisito di altre figure, come esplicitato Achille e in qualche misura Odisseo – viene cioè inzuppato nel porridge iniziatico del Southern Gothic, un kykeón dove il grano ha una precisa dignità simbolica rimandando insieme alle grandi piantagioni delle pianure americane. Del resto l’eroe cieco da un occhio – come altri protagonisti di Labbate, in grazia di una mutilazione mitica che molto dice del ricorso a un linguaggio archetipico – può attingere a una visione altra: e il lettore ne è reso partecipe come con un casco da realtà virtuale.
Ma l’America profilatasi non è solo quella delle grandi pianure degli scrittori statunitensi. Nella sua totale libertà creativa e senza rimandi espliciti (né forse voluti), per le soluzioni adottate il risultato finisce col far pensare agli adattamenti e commistioni dei culti sincretici africani, non solo oltre Atlantico: Vodoun, Umbanda, Macumba, eccetera, con la lussureggiante saldatura di istanze arcaiche e componenti moderne, oggetti tradizionali se non primitivi mischiati ad altri di uso contemporaneo… Dove la domanda che il lettore si pone non riguarda tanto il peso di una effettiva sopravvivenza cultuale pagana nella trasfigurata Sicilia di Labbate (certo possono esisterne tracce su cui un de Martino saprebbe illuminarci, e che il narratore ha già in parte valorizzato in altre opere: riti, immagini…), quanto piuttosto di una sensibilità e una visione visceralmente condivisa con almeno una parte dei suoi lettori – siciliani o meno. Che in quei brividi e quegli incubi riconoscono i propri, nell’ambito di un mondo moderno e pop dotato tuttavia ancora di poderose radici in tanto Scuru (a dirla con Labbate). E che ravvisano nelle ragioni del gotico e di linguaggi annessi – in fondo anche qui si può parlare di gotico, sia pure con forme peculiari – un senso e una forza reali.
Se la prima puntata Cravuni (2025, videogioco atteso per il 2027) vedeva LaBella confrontarsi con il tenebroso boss Tony Lavuru (un Ermes precipitato dall’Olimpo come in un esilio tardoantico degli dei, il sembiante decaduto e deforme quasi nel rozzo altorilievo di uno scultore contadino sincretista), già responsabile della morte di sua madre, e che alla fine LaBella uccideva per poi congiungersi alla psicopompa Cuncittina Bity, qui deve affrontare i collaboratori del gangster, quattro divinità della Mafia spiritica.
Ora LaBella vive a Riesi con Cuncittina: ma una notte si risveglia stordito in un locale nei pressi dei sordidi, periferici, Appartamenti Vastasu, immobili legati ai riti della famigerata Mafia spiritica. Quattro lucchetti dalle forme ermetiche, incatenati e intrecciati, bloccano l’uscita: per cui il Nostro, disceso ai surreali vagoni-templi di una metropolitana da delirio, finirà con lo stanarvi lì le quattro potestà. Una metropolitana infera, un ultimo metrò la cui dimensione è siglata dal titolo stesso dell’opera: Cumùriu, cioè “Colui che è morto”, a proiettare l’avventura in una dimensione ctonia.
Ma è affascinante, e del tutto conforme ai travasi culturali di cui in discorso, che pur nel riferimento generale a un fronte ctonio-notturno, non si tratti di una pedissequa osservanza dei livelli gerarchici del mito greco classico da grandi codificazioni: troviamo dunque il sonnecchiante Matt Tabbutu, Ipno; Larry Mucciaredda, per Labbate “Notte o Ermete” (dove lo scarto dubitoso è un altro elemento interessante sul piano dei sincretismi e delle interpretationes con altri sistemi mitici); Chain Viscia, Caronte, il cui tempio in effetti richiama la forma di un’imbarcazione; Luke Sibione, “sùttasignore della mafia spiritica”, cioè un Ade retrocesso curiosamente in seconda posizione. Curiosamente o forse non troppo, non stupisce che in capo a questo tipo decaduto di pantheon (o pandemonium) stesse piuttosto un Ermes, per quanto abbrutito: il dio delle alterità e degli slittamenti, conduttore dei morti e maestro di lingue iniziatiche finisce col risultare molto più congruo al genere di epos delineato da Labbate e alla stessa dimensione videoludica.
Opportunamente l’eliminazione di questi boss avviene d’altronde in forme da fiaba, da mito o persino da rito – come se LaBella compisse azioni rituali sui rispettivi simulacri. Tanto più per la presenza di armi magiche/videoludiche come uno spadino dalle stranianti proprietà, un gettone dalle immagini grottesche, una certa varietà di chiavi o di velli animali come quelli cercati dagli Argonauti o utilizzati in pratiche d’incubatio.
Prova ulteriore per LaBella, dopo aver eliminato le quattro divinità, sarà di non lasciarsi irretire – tenendosi stretto al pensiero di Cuncittina – da boss mafiosi femminili, la fatale Nunziatina Tocco, la senz’occhi Minica Liccu e la fascinosa Mellon Nivata (identificata in Calipso nella tabella finale delle corrispondenze). Però la storia continua… tanto più che si annuncia una serie tv derivata con Labbate come sceneggiatore.
Effervescenti come al solito le trovate, che rinviano abilmente all’immaginario dei videogiochi: in particolare i vagoni della metropolitana a forma di templi – diversi uno dall’altro – e il sembiante sordido delle figure dei boss, tra la maschera mitica e l’esasperata funzione ludica.
Last ma certo not least va ovviamente notato il linguaggio, elemento centrale in Labbate – qui persino più stretto ed ermetico che in altre occasioni, tanto più nel carattere per definizione ingrato e transitorio della seconda puntata d’una trilogia. Se però dobbiamo superare con l’eroe una prova a più livelli, inevitabile inseguirlo nella sue ruminazioni crepuscolari, tra tentazioni autodistruttive e coscienza di un ruolo e una missione, anche attraverso le sue confidenze iniziatiche e il periodare ispido e notturno.

La deconstrucción del mal: El poder consciente de la destrucción – Por Ivone Alves García

8 Agosto 2026 ore 16:10

Por Ivone Alves García

Mientras la cultura moderna reduce el daño a un diagnóstico psiquiátrico, la dimensión espiritual expone la deliberada voluntad de quienes operan desde las estructuras de control.

Para quienes leen el Evangelio, en el capítulo cinco de Marcos, el endemoniado de Gerasa aparece habitando entre sepulcros, apartado de la comunidad, desnudo, violento y fuera de sí. Los hombres habían intentado sujetarlo con cadenas, pero ninguna fuerza exterior podía sanar su alma desgarrada o reparar su mente dividida. Después del encuentro con Cristo, la Escritura lo presenta vestido, sereno y en su sano juicio. La liberación posee una forma humana, visible: aquel hombre vuelve a pertenecerse. Deja de vivir entre los muertos y recupera su lugar entre los vivos.

La confrontación de Jesús con los espíritus impuros ocupa un lugar central en la proclamación del Reino de Dios. Su misión reúne la curación física, el perdón de los pecados y la liberación espiritual. Cada una de esas acciones revela una dimensión de la condición humana que Cristo ha venido a restaurar.

Los relatos evangélicos no confunden todos los padecimientos. Hablan de ciegos, paralíticos, leprosos, epilépticos y personas atormentadas por espíritus impuros. Algunas enfermedades aparecen vinculadas con manifestaciones espirituales; otras, claramente, no. Los evangelistas describen curaciones y exorcismos como acciones distintas porque comprendían que el sufrimiento físico, el desorden de la mente y la esclavitud espiritual no eran necesariamente una misma realidad.

Cristo tampoco convierte al demonio en el centro de su mensaje. Nunca lo presenta como un poder equivalente a Dios ni como el gobernante de una realidad independiente. Lo enfrenta con autoridad, sin negociar con él ni dejarse fascinar por sus manifestaciones. El centro permanece en la persona que debe recuperar su libertad.

Cuando Jesús afirma que la expulsión de los demonios anuncia la llegada del Reino de Dios, revela algo más profundo que la existencia de seres espirituales malignos. La presencia de Dios devuelve al hombre aquello que el mal intenta arrebatarle: la conciencia de sí, el dominio de su voluntad, la capacidad de hablar con verdad y la posibilidad de volver a vivir entre los demás.

La Iglesia nunca eliminó la existencia del demonio de su doctrina. El Catecismo enseña que Satanás y los demás demonios son criaturas espirituales creadas buenas que rechazaron libremente a Dios. Su maldad no pertenece a su naturaleza original. Procede de una decisión. Allí reside una cuestión decisiva para comprender el mal desde el cristianismo: el mal no posee capacidad creadora. Toma lo que existe, lo separa de su finalidad y lo deforma.

El demonio no es un dios oscuro enfrentado en igualdad de condiciones al Dios verdadero. Es una criatura limitada. No puede producir vida, verdad, belleza o comunión. Puede parasitar esos bienes, utilizarlos como apariencia y orientarlos hacia la destrucción. Puede convertir el deseo de justicia en voluntad de venganza, la necesidad de seguridad en sometimiento, el amor a la patria en desprecio por otros pueblos, la defensa de la libertad en indiferencia ante el débil y la búsqueda de unidad en obediencia ciega.

Esa capacidad de deformación explica por qué el mal pocas veces se presenta abiertamente como mal. Necesita una justificación. Se aproxima al hombre revestido de necesidad, eficacia, progreso, seguridad, grandeza o salvación. Adopta palabras aceptables para ocultar la naturaleza de sus frutos.

Las tentaciones de Jesús en el desierto muestran con claridad ese procedimiento. El tentador no le propone una crueldad evidente. Le propone convertir las piedras en pan, demostrar públicamente su condición divina y recibir el dominio de los reinos del mundo. Utiliza incluso palabras de la Escritura. Las propuestas contienen bienes reconocibles: alimento, certeza y poder para gobernar. El desorden aparece en el camino ofrecido para alcanzarlos. Cristo tendría que utilizar su poder al margen de la voluntad del Padre, convertir la fe en espectáculo y aceptar el dominio como fundamento de su misión.

La tentación trabaja separando el bien de la verdad, la autoridad del servicio, la libertad de la responsabilidad y la inteligencia de la conciencia. La palabra griega diábolos designa precisamente al que divide, acusa y calumnia. Su acción descompone las relaciones que sostienen la vida humana: la relación con Dios, con los demás, con la realidad y con uno mismo.

Durante siglos, el cristianismo atribuyó a causas demoníacas enfermedades y trastornos que aún no comprendía, provocando miedo y castigo donde hacía falta cuidado. La medicina, la neurología, la psicología y la psiquiatría corrigieron esos abusos, permitieron reconocer padecimientos reales y devolvieron dignidad a quienes habían sido considerados culpables de su sufrimiento. Pero esa corrección terminó derivando en otro exceso: como la ciencia podía explicar muchas supuestas posesiones, el pensamiento contemporáneo negó toda realidad espiritual que no pudiera medirse. Una parte de la Iglesia acompañó ese desplazamiento y, por temor a parecer irracional, redujo al demonio a una metáfora del egoísmo, la violencia o la injusticia. Conservó las palabras, pero comenzó a vaciarlas de su contenido.

Ese silencio tuvo una consecuencia previsible: al desaparecer de la predicación, la dimensión espiritual del mal también se borró de la conciencia de muchos creyentes. La vida cristiana fue reducida a una orientación ética, una práctica solidaria o una búsqueda de bienestar interior. El pecado se convirtió en error; la conversión, en superación personal; y la salvación, en una metáfora de la convivencia.

Sin embargo, existen formas del mal que la ignorancia, la necesidad económica, el trauma o la enfermedad no explican por completo. Hay quienes dañan con conocimiento, método y persistencia, aun después de prever y comprobar las consecuencias de sus actos. La inteligencia y la formación no impiden esa elección: pueden hacerla más eficiente y proporcionarle argumentos para justificarse. El pensamiento contemporáneo describe con precisión los mecanismos del poder y las ideologías, pero con frecuencia termina desdibujando la responsabilidad moral de quienes utilizan esos mecanismos para destruir.

Por eso se ha vuelto común etiquetar la crueldad extrema como una patología psiquiátrica. Esa respuesta funciona a veces como una defensa intelectual frente a una realidad más incómoda: una persona mentalmente sana puede distinguir el bien y, aun así, elegir el mal. Diagnosticar cada perversidad sin sustento clínico estigmatiza la enfermedad mental y absuelve moralmente al culpable.

La teología cristiana sostiene que la responsabilidad humana es ineludible. El demonio puede tentar o potenciar la fragilidad, pero no tiene el poder de anular la libertad ni de forzar el consentimiento. El sometimiento al mal se construye mediante decisiones personales. En la vida cotidiana, esta dinámica es poco espectacular. No necesita manifestaciones extraordinarias: le basta con lograr que se acepte una primera mentira. Cuando esa falsedad se repite e institucionaliza, se transforma en la estructura invisible desde la cual la persona justifica todo lo demás.

Así se anestesia la conciencia: el daño se redefine como un costo y la víctima, como un obstáculo. El mal adquiere entonces una dimensión colectiva sin dejar de depender de decisiones personales. Las instituciones no poseen alma, pero pueden conservar y multiplicar las decisiones de quienes las gobiernan. Una estructura permite que miles de personas participen en un daño sin sentirse responsables de la totalidad. Cada una cumple una función limitada: una redacta una norma, otra firma un documento, otra ejecuta una orden y otra construye el relato que hará aceptable el resultado.

Cuando la responsabilidad se fragmenta, el mal se vuelve burocráticamente normal. Se incorpora a informes, protocolos y estadísticas formalmente correctos, mientras la distancia entre la decisión y sus consecuencias humanas adormece la conciencia de quienes participan.

Para la tradición cristiana, este mal organizado prospera cuando la mentira se convierte en sistema y el poder deja de reconocer límites. La dimensión espiritual del mal no reemplaza las explicaciones políticas, psicológicas o sociales, pero impide reducir el problema a ellas. La Iglesia distingue la tentación ordinaria de manifestaciones extraordinarias, como la posesión, que puede ejercer dominio sobre el cuerpo, pero nunca apropiarse del alma ni anular la libertad espiritual.

Precisamente porque esos casos son excepcionales, la Iglesia exige evaluación médica, discernimiento eclesial y extrema prudencia. Un exorcismo no puede surgir de una impresión personal ni de una discrepancia ideológica. Esta cautela evita que la fe se convierta en superstición y que el demonio sea invocado para deshumanizar al adversario o eludir la responsabilidad propia.

El cristianismo obliga a mirar primero la tentación ordinaria, el consentimiento cotidiano y las pequeñas renuncias a la verdad. El mal político y social suele comenzar cuando se tolera una mentira o una injusticia porque favorece la propia causa. Cuando esas concesiones se acumulan, la voluntad se deforma y la libertad queda condicionada por aquello que decidió alimentar. Es el itinerario agustiniano: la voluntad desordenada engendra el hábito, y el hábito sin resistencia deviene necesidad. La culpa permanece, porque el ser humano ha cooperado con su propio sometimiento.

Por eso la tradición cristiana no busca señales extraordinarias para defenderse del mal. La vida sacramental, el examen de conciencia y la caridad custodian la libertad al mantener al hombre en la verdad. La gracia no actúa como un amuleto: restaura el orden que la mentira corrompe.

El extremo opuesto es la obsesión por ver demonios en todas partes. Esa deformación disminuye la responsabilidad humana, concede al maligno una centralidad ajena al Evangelio y permite atribuirle las pasiones e intereses que cada persona decidió servir. La posición cristiana reconoce la realidad espiritual sin abandonar la razón, y la tentación sin anular la libertad.

Esta mirada exige juzgar por los frutos. Cuando la mentira sostiene un sistema, la dignidad queda subordinada a la utilidad, el sufrimiento deja de imponer límites y el poder reclama una obediencia que solo corresponde a Dios, ya no estamos ante simples diferencias de opinión. La historia demuestra que el conocimiento técnico y la capacidad burocrática pueden organizar el daño con plena conciencia de sus consecuencias.

Los Evangelios conservan las escenas de liberación porque recuerdan que el ser humano puede romperse por dentro y quedar sometido a una fuerza que lo separa de Dios, del prójimo y de sí mismo. La autoridad de Cristo no reemplaza la ciencia ni elimina la responsabilidad: restablece la verdad donde la mentira se había convertido en morada. El hombre liberado recupera su nombre, su sano juicio y su lugar en la comunidad.

Cuando observamos detenidamente a ciertos líderes políticos, presidentes y figuras públicas, y estudiamos la frialdad de sus decisiones, el conocimiento que poseen de sus consecuencias, la ausencia de límites morales y la perseverancia con que profundizan el daño, el vocabulario psiquiátrico puede resultar insuficiente. Convertir la perversidad de un gobernante en un diagnóstico improvisado significa claudicar ante el misterio del mal y confundir una posible patología con una voluntad que quizá sabe lo que hace.

Queda entonces una pregunta que nuestra época evita por temor a la superstición: ¿estamos ante una enfermedad mental, ante la elección consciente y sostenida de la iniquidad, ante un sometimiento espiritual progresivo o, en casos que solo la Iglesia podría discernir, ante aquello que la tradición cristiana llama posesión demoníaca?

La observación externa no basta para trazar el límite exacto de la acción del mal en la conciencia de una persona. Esa limitación no vuelve ilegítima la pregunta. Revela la insuficiencia de un lenguaje que reduce el pecado a disfunción cognitiva y la maldad a trauma psicológico, y que por eso ya no reconoce la dimensión espiritual del mal cuando se organiza y actúa en la historia.

La pregunta tampoco absuelve al dirigente ni convierte su voluntad en un instrumento pasivo. La vuelve más grave, porque obliga a mirar la sucesión concreta de concesiones mediante las cuales una persona acepta la mentira, aprende a convivir con el daño y termina poniendo su inteligencia, su poder y su libertad al servicio de aquello que decidió alimentar. Entonces la maldad contemporánea no es un simple error de información o una enfermedad mental, sino una degradación progresiva y libre de la voluntad humana.

Campagna “Un’altra difesa è possibile”. Non c’è più tempo. Ora o mai più.

8 Agosto 2026 ore 09:13

Campagna “Un’altra difesa è possibile”. Non c’è più tempo. Ora o mai più. Manca poco più un mese, e mancano poco meno di 30.000 firme. La raccolta non sta andando come dovrebbe. Associazioni nazionali e gruppi locali si stanno impegnando al massimo, ma il risultato non si vede ancora. C’è bisogno di uno sprint finale [...]

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Ogni cosa e nessuna: lo stormo come alternativa politica

8 Agosto 2026 ore 00:01

di Luca Cangianti

Nicoletta Vallorani, Ogni cosa e nessuna, Zona 42, 2025, pp. 335, stampa € 16,90, ebook € 8,49.

Fuori c’è il Grande Nulla. Milano è una città circondata da mura, sporca, devastata dalle gang. È una società autoritaria e ferocemente classista: si è estinta la mediazione politica, anche nelle sue versioni liberali di puro belletto; i manifestanti residuali vengono pestati nell’indifferenza generale; il velo e la danza sono proibiti nei luoghi pubblici; «Il clima è diventato un clown che procede a casaccio saltellando tra dune e pozzanghere», ma il governo nega tutto. Nel frattempo sono comparse malattie incomprensibili: in mancanza di meglio vengono chiamate «cancro generico». L’aspettativa di vita crolla, ma «Per i notiziari va tutto bene». I bambini nascono mediante stupro istituzionalizzato nel Reparto grembi, dove «le donne sono incubatrici da smaltire a nascita avvenuta». La sterilità dilaga, spietata come la giustizia poetica.
È questo il mondo narrativo di Ogni cosa e nessuna, l’ultimo romanzo di Nicoletta Vallorani. Si tratta di un panorama trasversale a molte narrazioni dei nostri tempi. Alcuni esempi a caso: Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood (biopolitica del corpo femminile), Qualcosa, là fuori e Il mondo senza inverno di Bruno Arpaia (implicazioni politiche della crisi climatica), Don’t Look up (negazionismo), L’attacco dei giganti (il muro come dispositivo totalitario). Un caso? Niente affatto: è l’inconscio sociale che emerge nelle accoglienti pieghe del fantastico proiettando luce sulle tendenze della vita contemporanea.

All’interno di questo contesto s’incrociano le storie di due personaggi. Il primo è Giuditta, una donna sterile, non conforme, ferita, malata. Per professione racconta storie ai bambini che crescono nella clinica ostetrica, il Corelli – dal nome del tristemente reale Cpr del capoluogo lombardo. Giuditta, sembra innocua, ingenua, affetta da deficit cognitivo, ma esercita una sottile agency eversiva «infilando qualche folletta monella qui e là, o qualche animaletto burlone che se ne infischia delle norme, o qualche maghetta nubile e senza figli che però è felice così. Basta poco per cambiare la direzione delle storie, e quel poco è rivoluzione.» La seconda co-protagonista è un’aliena. Non ha un genere specifico e nemmeno un singolo corpo. Di volta in volta, nel corso delle epoche, è vittima di violenza sessuale, “strega” che cura con le erbe, transessuale, lupo artico, aquila, formica. Medusa è come uno stormo: «Il mio corpo si modella col combinarsi del puzzle delle mie parti», spiega. «Diversamente dagli umani, non nasciamo con un corpo: lo componiamo in relazione al tempo e al movimento da una sfera all’altra, da un mondo a uno diverso.» Il suo obiettivo è conoscerci. Nel corso del suo viaggio millenario scopre la fragilità dei maschi della nostra specie che «si pensano eroi» e la nostra passione per la binarietà: «Voi esseri umani siete rassicurati dalle opposizioni senza vie di mezzo: il bianco e il nero, il morto e il vivo, il maschio e la femmina; il buono e il cattivo; il giusto e quello che non lo è, e via così.»

Da una parte, Medusa è la cugina stellare dei viaggiatori delle Lettere persiane, ma dall’altra è l’incarnazione di un’alternativa di vita sociale. La sua specifica corporeità rimanda al rapporto hegeliano del singolo (uccello) con la totalità (stormo), o addirittura all’individuo sociale pienamente liberato così come descritto nei Grundrisse marxiani. Medusa non ha genere, eppure si è trovata «quasi sempre femmina», perché l’apertura del corpo femminile, sembra dirci Vallorani, è, d’altra parte, disposizione alla relazione.

Il punto di vista che ondeggia tra le varie forme personali, lo stile delicato e riflessivo, gli inserti lirici, predispongono il lettore e la lettrice ad accogliere il messaggio libertario e salvifico di questo romanzo. Medusa non ha nemmeno un esplicito orientamento politico-filosofico, eppure sembra giungere a noi da un modo di vita superiore, non per guidarci, ma forse per accompagnarci, via da questo inferno capitalistico. Al tramonto, come uno stormo migrante, le une accanto alle altre, prendendoci cura gli uni degli altri.

Nueva derrota de Milei: tuvo que bajar el capítulo del manejo de incendios de su «Ley de Propiedad Privada»

7 Agosto 2026 ore 16:38

El gobierno de Javier Milei enfrentó un nuevo tropiezo legislativo este jueves en el Senado, al verse obligado a retirar el capítulo sobre manejo del fuego de su ambicioso proyecto de inviolabilidad de la propiedad privada. Impulsada por Federico Sturzenegger, la iniciativa llegó al Congreso con pretensiones de reforma profunda, pero terminó reducida a menos de un tercio de su contenido original. La falta de respaldo de aliados dialoguistas reveló las dificultades del oficialismo para sostener consensos básicos en temas sensibles.

Las críticas a los cambios propuestos en el manejo de incendios se centraron en su carácter regresivo desde el punto de vista ambiental, al eliminar o debilitar sanciones y limitaciones a los propietarios de tierras que se incendiaran para luego ser vendidas o enajenadas. Senadores dialoguistas, como Maximiliano Abad, advirtieron que la modificación vulneraba el principio de no regresión ambiental consagrado por la doctrina constitucional y la jurisprudencia de la Corte Suprema. Otros, señalaron errores conceptuales y técnicos persistentes en el articulado, que no habían sido corregidos pese a los intentos de negociación previos, lo que generó el rechazo generalizado y obligó al oficialismo a retirar por completo ese capítulo.

El cambio pretendido favorecía la especulación inmobiliaria al eliminar las restricciones y sanciones que impedían la venta o enajenación de tierras quemadas durante un período determinado. Al levantar esas limitaciones, se abría la posibilidad de que propietarios provocaran o toleraran incendios para luego destinar los terrenos a desarrollos urbanos o comerciales de mayor valor, transformando el daño ambiental en una oportunidad de lucro rápido.

Patricia Bullrich, a cargo de la conducción oficialista, apenas logró retener el apoyo de radicales, legisladores del PRO y algunos provinciales para la votación en general. Sin embargo, senadores como Flavia Royón, Beatriz Ávila, Edith Terenzi y Maximiliano Abad retiraron su respaldo al tramo que modificaba la ley de manejo del fuego, alineándose en el rechazo junto a la oposición. El resultado fue la aprobación únicamente de los capítulos referidos a la agilización de desalojos, el recorte de facultades estatales en expropiaciones y el registro de la propiedad inmueble.

La sesión expuso tensiones internas y errores de cálculo. El discurso de Joaquín Benegas Lynch, quien calificó de “ignorantes” y “tibios” a los aliados por ceder ante lo que consideró un “show mediático”, terminó de erosionar los puentes construidos con dificultad. Lo que había sido presentado como una defensa férrea de la propiedad privada se diluyó ante las críticas técnicas y ambientales, que apuntaron a un retroceso respecto de principios constitucionales y de la jurisprudencia de la Corte Suprema.

El oficialismo debió conformarse con una media sanción parcial y desflecada. Los capítulos aprobados —por márgenes estrechos de 37 a 33 y 36 a 33 votos— no alcanzan a cubrir las ambiciones iniciales anunciadas en marzo. La retirada forzosa del tramo sobre incendios dejó en evidencia la fragilidad de la estrategia legislativa del Ejecutivo, que insiste en avanzar sin construir mayorías sólidas ni atender objeciones de sectores que, en teoría, compartían parte de su agenda.

Este episodio se suma a una serie de reveses que muestran los límites del estilo confrontativo del gobierno. La imposibilidad de sostener un proyecto clave para su relato de defensa de la propiedad privada no solo debilita su posición en el Congreso, sino que plantea interrogantes sobre su capacidad para traducir propuestas en normas efectivas. Mientras tanto, la oposición y los bloques dialoguistas demostraron que pueden condicionar el avance de iniciativas cuando perciben malestar social y pérdida de capital político.

La Pace cambia l’economia

Si terrà sabato 5 settembre 2026 a Cernobbio (Sala di Via delle Cinque Giornate 5) il XVI Forum nazionale dell’altra Cernobbio, promosso dalla campagna Sbilanciamoci! insieme alla Rete Italiana Pace e Disarmo. Il titolo dell’edizione di quest’anno è “Un’economia di pace. Contro la guerra, un nuovo modello di sviluppo“.

Parteciperanno (clicca per scaricare il programma) economiste ed economisti, ricercatori, sindacalisti ed esponenti della variegata galassia delle associazioni che fanno parte delle due reti promotrici, alle quali aderiscono oltre 100 organizzazioni.

I temi affrontati quest’anno sono quelli della riduzione delle spese militari e della riconversione dell’industria bellica, delle conseguenze dannose delle guerre sull’economia e sulla vita delle persone, della necessità di un modello di sviluppo sostenibile e di qualità fondato sui diritti, la pace, l’ambiente. Faro per le organizzazioni promotrici è una politica di pace fondata sulla cooperazione e sulla democrazia internazionale, un’economia di giustizia, contro le diseguaglianze.

Il Forum si concluderà con gli impegni e le proposte verso la legge di bilancio 2027 e le elezioni politiche: al centro gli investimenti pubblici per la transizione ecologica, la riconversione del sistema produttivo, la sanità e l’istruzione pubblica, i servizi sociali per il welfare e l’accoglienza dei cittadini migranti.

“Mentre al workshop dello Studio Ambrosetti – affermano Cecilia Begal e Giulio Marcon, co-portavoce  di Sbilanciamoci- ci ripropongono da 40 anni le stesse ricette fallimentari che hanno fatto crescere diseguaglianze, guerre e peggioramento del clima, noi vogliamo dire che un’altra economia è possibile: quella fondata sulla pace, i diritti, la sostenibilità”

I lavori si articolano in due momenti: la mattina (ore 9.30-13.00) dedicata a “L’impatto della guerra sull’economia e la società”, con le sessioni sulla militarizzazione dell’economia e sulle conseguenze per la globalizzazione, il lavoro e le produzioni; il pomeriggio (ore 14.00-17.00) dedicato a “Le alternative dell’economia di pace”, con le sessioni su un’economia del lavoro, dell’ambiente e dei diritti e su un modello di sviluppo sostenibile.

La giornata si chiuderà alle ore 21.00 allo Spazio Gloria (Via Varesina 72, Como) con “Ho visto un Re…”, “concerto” teatrale di diverse compagnie contro i Re e le loro guerre, presentato da Dario Onofrio (Arci) e con l’intervento di Cecilia Begal, co-portavoce di Sbilanciamoci!.

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Consumare meno zucchero da piccoli riduce il rischio di demenza

7 Agosto 2026 ore 15:00
Gli scienziati hanno condotto un esperimento su 64.000 persone nate prima e dopo il periodo di razionamento dello zucchero nel Regno Unito durato fino al 1953.Risultato: un ridotto consumo di zuccheri durante la gravidanza e nei primi due anni di vita è associato a un minor rischio di sviluppare demenza in età avanzata (riduzione del 23%) e ...continua a leggere "Consumare meno zucchero da piccoli riduce il rischio di demenza"

Allarme rosso a Treviso: l’invasione dei grilli

7 Agosto 2026 ore 14:29
C’erano una volta le piaghe d’Egitto, ma oggi dobbiamo accontentarci delle piaghe venete.Anche i grilli, nel loro piccolo, s'incazzano e diventano un'emergenza da codice rosso.Gli amministratori del Comune di Treviso e dell'Ulss 2, sulla scia dell'ultimo film di Nolan "Odissea", si sono armati e scesi in campo per combattere questa epica invasione.C'è da dire che ...continua a leggere "Allarme rosso a Treviso: l’invasione dei grilli"

Vendono limonata per strada e un disadattato mentale li denuncia!

7 Agosto 2026 ore 14:27
Gli stessi delatori che l'altro giorno denunciavano istericamente le persone colpevoli solo di non indossare uno straccetto sudicio contro un virus che non esiste, oggi si scagliano contro dei ragazzini che vendono limonata fatta in casa per comprarsi il motorino Ciao.È l'evoluzione naturale (del post coviddi) del perfetto cittadino-spia, il delatore, che ha scambiato il ...continua a leggere "Vendono limonata per strada e un disadattato mentale li denuncia!"

Foglie di canapa, infusi e bevande: cosa cambia dal 2027 con le nuove regole UE

7 Agosto 2026 ore 12:45
Fino a oggi, chi vendeva una tisana alla canapa in Europa si muoveva in una zona grigia: nonostante le foglie fossero già riconosciute come alimento tradizionale, non era presennte nessuna soglia di THC specifica per questo tipo di prodotto, solo un catalogo della Commissione e sentenze nazionali spesso in contraddizione tra loro. Dal 1° gennaio …

El muerto que está solo y espera – Por Diego Chiaramoni

7 Agosto 2026 ore 05:34

Por Diego Chiaramoni

Georges Bernanos, quien acerca del corazón humano sabía mucho, tanto sabía que hasta se calzó los zapatos de un cura rural para narrar los abismos de la soledad, escribió alguna vez: “El verdadero odio es el desinterés y el asesinato perfecto el olvido”. Es una verdad de plomo, porque el olvido –cuando de amor debido se trata-, es la muerte más cruel, aunque su sangre sea imperceptible como el silencio. El olvido es dejar que la arena cubra las huellas, que se apague una voz, que los ojos se cubran de un velo blanco, que un cuerpo pruebe anticipadamente el hedor de la muerte.

Hace unas horas hemos vuelto del Cementerio de la Recoleta con otros desvelados del pensamiento nacional. Si bien es verdad que en la Recoleta gravita omnipresente ese sello “Alvear”, que la íntima frivolidad del turismo pulveriza la solemnidad de los grandes sitios, que la fauna humana siempre nos sorprende con un nuevo rostro en su hidra de mil cabezas, sin embargo, los mausoleos que allí se levantan y los cuerpos que allí duermen el sueño prolijo de la muerte, constituyen un compendio de la historia argentina. En sus páginas de mármol y cemento, entre flores marchitas y jarrones rotos, se pueden leer los grandes amores y odios de nuestra historia, las pasiones, las miserias, las vidas admirables, los extravíos, las desmesuras.

Entrando por el pórtico principal, allí nomás, a mano izquierda el General Juan Facundo Quiroga duerme de pie, como un búho en la noche. Una calle larga y arbolada hasta el antiguo pozo de agua de la vieja huerta de los padres recoletos. Allí se levanta “El Redentor”, un enigmático Cristo anciano esculpido por Don Pedro Zonza Briano en 1914. Casi al fondo de una de las diagonales, cerca del muro lateral de la Basílica del Pilar se levanta una bóveda antigua y extremadamente angosta. Puerta oval, una roseta en su arco superior y una cruz en su cúspide. Grabado en el cemento se lee “Pedro Scalabrini” y en una placa interna, tras un vidrio opaco y un enjambre de telas de araña, otro nombre: “Raúl Scalabrini Ortíz”. Sobre un pequeño altar improvisado, un jarrón con rosas artificiales de color amarillo –mi abuela solía decir que significaban desprecio-, dos candelabros de bronce oscurecidos por el tiempo, un crucifijo yacente y otras dos placas. El techo descascarado, el piso sucio con el impío revoque caído que denuncia el olvido y una bandera argentina que va criando moho sobre el celeste y el blanco. El compañero Leonardo Cajal me miró y ante el entendimiento mutuo que ya campeaba silente en nuestros rostros, me dijo: “Así te paga la Patria”.

No es este el lugar para trazar un cuadro sobre la figura y la obra de Scalabrini, basta decir que fue un pensador medular que se hizo y se deshizo por su patria siempre doliente. Scalabrini Ortíz pensó la Argentina con su nervio y con su pluma, desnudó los apetitos del colonialismo, la intrusión del eterno enemigo en las arterias a cielo abierto de nuestros ferrocarriles, la necesidad de la independencia económica como prenda de la soberanía nacional, la siempre vigente tarea de aclararnos a nosotros mismos en nuestra identidad y aun tempranamente, en su derrotero intelectual, se animó a auscultar el alma del hombre de Buenos Aires en esa obra transida de lirismo fenomenológico que tituló El hombre que está solo y espera (1931). El término “fenomenológico” no es casual, pues la buena fenomenología es el arte de captar lo latente bajo lo manifiesto, el quid de la cosa, la intimidad ontológica de una realidad. Scalabrini lo escribió maravillosamente:

El que mira todo el bosque de manzanos, no ve más que el bosque. Pero el que se reduce a mirar profundamente una sola manzana puede inferir el orden de todas las manzanas”. 1

La tarde maduraba en nosotros con un dejo de pena al dejar aquella bóveda. Desandamos el circuito de siempre hasta llegar a la fastuosa bóveda de Rufina Cambaceres, una de las “estrellas” del Cementerio. A pocos metros, sale un pasillo angosto en el que contamos no más de diez pasos para leer en una placa de mármol oscuro “Lucio Mansilla”. Es cita obligada para mi corazón porque allí late una música de gratitud. En ese re-cordis se mixtura la sangre de la belleza de la Federación y de un guerrero de la Independencia, florecida en el retoño de uno de los escritores de mi vida.

La tarde agonizaba ahora sobre nuestras espaldas y el nombre de Scalabrini nos quedaba picando en el alma. “Así te paga la Patria”. Nos volvimos a mirar con Cajal y el título de esta columna se cayó al unísono de nuestros labios: El muerto que está solo y espera.

¡Ocúpense de Scalabrini carajo! Veneren la memoria de nuestros mayores, que el verdadero odio es el desinterés y el asesinato perfecto el olvido.

Diego Chiaramoni para KontraInfo

Julio 30 de 2026

 

 

1 R. Scalabrini Ortiz. El hombre que está solo y espera. Hyspamérica, Buenos Aires, 1986: p. 27

I mezzi e i fini di una politica di pace

Di che cosa parliamo quando parliamo di pace e guerra? Parliamo dei 240 mila morti nei conflitti armati del 2025, secondo il centro di documentazione Acled (acleddata.com/series/acled-conflict-index), nelle guerre di Israele in tutto il Medio Oriente e nel massacro dei Palestinesi a Gaza, nella guerra in Ucraina, nelle guerre civili in Sudan, Etiopia, Siria, Yemen e Myanmar e negli altri conflitti. Parliamo della superpotenza militare degli Stati Uniti che, dall’inizio della presidenza di Donald Trump nel 2025 ha effettuato attacchi militari in Iran, Siria, Iraq, Oman, Somalia, Nigeria, Venezuela, Ecuador, nel mar dei Caraibi, ha fornito armi per la guerra in Ucraina e ha minacciato di conquistare la Groenlandia. 

Queste guerre sono concrete, non sono “una condizione permanente dell’umanità” come sostiene Vito Mancuso sulla Stampa. Sono il risultato di rapporti di potere, di oppressione politica, di ingiustizie economiche e sociali e si moltiplicano oggi perché, con il declino dell’egemonia degli Stati Uniti, l’ordine internazionale lascia il posto a un “caos sistemico” in cui l’uso della forza militare diventa più praticabile. Sono anche il risultato delle corse a produrre – ed esportare – nuove armi: droni, missili, armi di precisione basate su sistemi digitali, di sorveglianza e spaziali. Le nuove tecnologie cambiano la natura della guerra,  aggravano l’escalation coinvolgendo altri paesi e obiettivi civili, la rendono “infinita” come stiamo vedendo nella guerra in Ucraina e in quella di Usa e Israele contro l’Iran.

L’Europa è una dei protagonisti di questa corsa alla guerra. Negli ultimi dieci anni – ben prima dell’invasione russa dell’Ucraina –  i paesi UE membri della NATO hanno aumentato la propria spesa militare dell’86% e l’Unione Europea vuole spendere in quattro anni 800 miliardi di euro per nuove armi. La scelta militare dei governi e delle élite europee è tracciata, quello che manca ancora è una società – in Europa e in Italia – capace di “passare a una mentalità di guerra”, che ritrovi “lo stomaco per la guerra”, come ci chiede Nathalie Tocci sull’Economist .

Già, perché le guerre trasformano le società da entrambe le parti, le rendono militarizzate e autoritarie, sopprimono gli spazi di democrazia e aprono alle spinte fasciste, come vediamo tanto negli Usa e in Israele quanto in Iran, tanto nella Russia di Putin, quanto nell’Ucraina nazionalista. In Europa stiamo riempendo arsenali che – con le elezioni del 2027 in Francia, Italia, Polonia, Spagna – potrebbero finire sotto il controllo di governi di estrema destra, ben lontani dalle prospettive di una politica comune di sicurezza in Europa.

Già, la questione della sicurezza. Le guerre si fanno e si preparano per dare “sicurezza” agli Stati e buona parte del dibattito la fa dipendere dalla quantità di armi che si possiedono. Nell’Europa che ha scatenato due guerre mondiali a partire da quella logica, qualche passo in avanti tuttavia era stato fatto. Negli anni sessanta e settanta, durante la distensione tra est e ovest, il concetto di sicurezza comune è stato il paradigma fondamentale per la pace e la stabilità nel continente: la mia sicurezza dipende dalla sicurezza dell’avversario; la guerra si allontana con i processi di disarmo, i trattati di controllo degli armamenti, una prospettiva di sviluppo economico comune fondato sulla cooperazione.

Erano le idee di John Maynard Keynes nel libro “Le conseguenze economiche della pace” del 1919, per ricostruire l’Europa dopo la prima guerra mondiale. E’ stato il modello – la coerenza tra il fine della pace e i mezzi del disarmo – che per decenni ha offerto al nostro continente un ordine politico di stabilità e integrazione. Messo poi in discussione dall’espansionismo della Nato, dai nazionalismi e dalle ambizioni militari della Russia di Putin, nel contesto di una crisi di sistema. E’ paradossale che mentre il riarmo europeo corre, la politica sia – da quattro anni – immobile: eppure, nessun aumento dei mezzi militari, per quanto grande, può compensare il vuoto della politica, la mancanza di una visione dei fini: come la pace e la sicurezza possano tornare nel nostro continente.  E’ questa la forza dell’idea della pace “Disarmata e disarmante” del nuovo libro di Papa Leone XIV e della Nota pastorale “Educare a una pace disarmata e disarmante” di sei mesi fa. Le armi non risolvono i conflitti e non ci sono guerre giuste.

Infine, le guerre di oggi non sono isolate; l’attacco ucraino nel Mar Caspio contro una nave russa diretta in Iran ha reso evidente la saldatura che va emergendo tra i conflitti, illustrata bene da Francesco Strazzari sul Manifesto del 28 luglio. E’ la “terza guerra mondiale a pezzi” – denunciata fin dal 2014 da papa Francesco a Redipuglia – che diventa una sola. Un’escalation che potrebbe presto coinvolgere anche noi.

Di fronte al moltiplicarsi delle guerre, ci serve una visione globale e una coerenza tra mezzi e fini. La discussione – anche sul programma elettorale del “campo largo” per le elezioni del 2027 in Italia, potrebbe ripartire da qui.

Quest’articolo è apparso su Il Manifesto del 6 agosto 2026

L'articolo I mezzi e i fini di una politica di pace sembra essere il primo su Sbilanciamoci - L’economia com’è e come può essere. Per un’Italia capace di futuro.

Se il fisco prende il posto del salario

Da oltre vent’anni il taglio del cuneo fiscale ritorna ciclicamente al centro del dibattito economico italiano. Cambiano i governi, cambiano gli strumenti e persino le finalità dichiarate, ma la misura continua a essere proposta come risposta quasi universale ai problemi del lavoro. Prima serviva ad aumentare la competitività delle imprese, poi a favorire l’occupazione e oggi viene presentata soprattutto come uno strumento per accrescere il reddito disponibile dei lavoratori. Se una stessa politica riesce ad assumere funzioni così diverse senza mai uscire dall’agenda pubblica, vale forse la pena chiedersi se il problema sia davvero il cuneo fiscale oppure ciò che esso finisce per nascondere: la difficoltà del sistema produttivo italiano di generare salari adeguati attraverso la crescita della produttività, la contrattazione collettiva e una diversa distribuzione del valore aggiunto.

Il punto di partenza è apparentemente semplice. Il cuneo fiscale rappresenta la differenza tra il costo complessivo sostenuto dall’impresa per un lavoratore e quanto quest’ultimo riceve effettivamente in busta paga. Da qui nasce un luogo comune molto diffuso: se il cuneo è elevato, allora è sufficiente ridurlo per aumentare automaticamente i salari. 

La realtà è molto più complessa. Il confronto internazionale mostra infatti che paesi come Belgio, Francia e Germania presentano un cuneo fiscale superiore a quello italiano (pari al 47%), senza che ciò impedisca livelli salariali medi decisamente più elevati e sistemi di welfare più estesi. Al contrario, economie caratterizzate da un cuneo relativamente contenuto, come gli Stati Uniti, presentano modelli di protezione sociale radicalmente differenti. La semplice dimensione del cuneo fiscale non spiega dunque né il livello dei salari né la competitività di un sistema economico.

 

Figura 1. Il cuneo fiscale nei principali paesi OCSE (Taxing Wages, OCSE).

Questo dato richiama una questione spesso dimenticata. Il cuneo fiscale non rappresenta soltanto un costo per imprese e lavoratori. Esso finanzia previdenza, sanità, istruzione e, più in generale, quei beni di merito che caratterizzano i moderni sistemi di welfare. 

Ridurre il cuneo significa inevitabilmente interrogarsi anche su come finanziare questi servizi. Il dibattito pubblico tende invece a presentare il prelievo come una perdita secca, dimenticando che si tratta di un trasferimento di risorse verso beni collettivi che, diversamente, dovrebbero essere acquistati individualmente sul mercato. Questa osservazione consente di comprendere come il significato economico del cuneo fiscale sia profondamente cambiato nel corso degli ultimi trent’anni.

Dal costo del lavoro al sostegno dei redditi

Negli anni Novanta il taglio del cuneo fiscale nasce come tipica politica dell’offerta. La convinzione, condivisa dall’OCSE, dalla Strategia europea per l’occupazione, dalla Banca d’Italia e dagli organismi comunitari, era che il costo del lavoro costituisse uno dei principali ostacoli alla crescita dell’occupazione, degli investimenti e della competitività. Il soggetto economico di riferimento era l’impresa. Il miglioramento del salario netto del lavoratore rappresentava, semmai, un effetto collaterale.

La crisi finanziaria del 2008 modifica progressivamente questo schema interpretativo. La produttività italiana continua a ristagnare, la crescita rimane debole e la moderazione salariale, inizialmente pensata come misura temporanea, diventa una caratteristica strutturale del mercato del lavoro. In questo nuovo contesto il taglio del cuneo fiscale continua a essere proposto, ma cambia progressivamente funzione. Non serve più soltanto ad aumentare la competitività, bensì a impedire la riduzione del reddito disponibile delle famiglie.

Con l’impennata inflazionistica del 2022 il cambiamento diventa definitivo. Il linguaggio stesso della politica economica si trasforma: dal costo del lavoro alla tutela del potere d’acquisto. La legge di bilancio per il 2025 segna il passaggio più significativo di questa evoluzione: il precedente esonero contributivo viene sostituito da un insieme di bonus e detrazioni fiscali che operano direttamente attraverso l’IRPEF. Il meccanismo è stato confermato anche nel 2026.

La politica fiscale non viene più utilizzata soltanto per raccogliere risorse e redistribuire il reddito, ma anche per integrare retribuzioni che il mercato del lavoro non riesce più a garantire. È proprio questo passaggio che merita attenzione.

Nel corso degli ultimi quindici anni gli interventi fiscali rivolti ai lavoratori dipendenti si sono moltiplicati: bonus IRPEF, decontribuzioni, detrazioni aggiuntive, riduzioni contributive e, infine, la loro incorporazione nella struttura dell’imposta personale sul reddito. Considerate singolarmente, queste misure possono apparire semplici aggiustamenti del sistema tributario. Osservate nel loro insieme raccontano invece un’altra storia: quella di una politica dei redditi che si è progressivamente spostata dalla contrattazione collettiva al bilancio dello Stato.

Questa evoluzione non è priva di conseguenze istituzionali. 

Negli anni Novanta il recupero del potere d’acquisto passava prevalentemente attraverso il rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro. Gli aumenti salariali costituivano il risultato della contrattazione tra rappresentanze sindacali e organizzazioni datoriali, all’interno di un sistema di relazioni industriali costruito proprio per governare la distribuzione del valore aggiunto.

Oggi il quadro appare profondamente diverso. 

Una quota crescente dell’incremento del reddito disponibile deriva da interventi fiscali decisi annualmente nelle leggi di bilancio. Cambia il luogo istituzionale nel quale viene determinata una parte del reddito dei lavoratori. Il salario tende progressivamente a spostarsi dal luogo della produzione al luogo della redistribuzione, compromettendo l’istituzione del CCNL.

Questa trasformazione emerge con particolare evidenza osservando l’andamento delle retribuzioni reali. I dati dell’UPB mostrano che la stagnazione salariale italiana non coincide con una riduzione uniforme delle retribuzioni individuali. Essa riflette piuttosto la crescente diffusione di rapporti di lavoro caratterizzati da minore intensità lavorativa, occupazioni discontinue e orari ridotti. In altri termini, la diminuzione della retribuzione media deriva anche dalla trasformazione della composizione dell’occupazione.

Questa osservazione suggerisce una conclusione importante. Se il problema nasce dalla struttura produttiva e dal mercato del lavoro, appare difficile immaginare che possa essere risolto esclusivamente attraverso interventi sul prelievo fiscale. È proprio qui che il dibattito pubblico tende a confondere fenomeni profondamente diversi.

Quattro problemi diversi, una sola risposta

Negli ultimi anni si è progressivamente consolidata una sovrapposizione tra almeno quattro questioni distinte: la dinamica dei salari, il fiscal drag, la pressione fiscale e il potere d’acquisto. Nel dibattito politico questi fenomeni vengono spesso trattati come se fossero manifestazioni dello stesso problema e come se una sola misura – il taglio del cuneo fiscale – fosse in grado di affrontarli contemporaneamente.

Tabella 1. I quattro equivoci del dibattito pubblico.

Problema

Strumento corretto

Errore del dibattito

Salari troppo bassi

Contrattazione, produttività, politica industriale

Ridurli al cuneo fiscale

Fiscal drag

Riforma dell’IRPEF e indicizzazione

Confonderlo con l’aumento dei salari

Pressione fiscale

Riforma tributaria

Presentarla come politica salariale

Potere d’acquisto

Politica dei redditi

Identificarlo con il taglio del cuneo

 

È proprio questa identificazione che rischia di produrre l’equivoco maggiore. Il salario non coincide con il reddito netto percepito in busta paga. Esso è il risultato della produttività del sistema economico, della forza della contrattazione collettiva, della struttura produttiva, della spesa per il welfare e della distribuzione del valore aggiunto tra capitale e lavoro. Ridurre il problema salariale a una questione tributaria significa spostare l’attenzione dagli elementi che determinano la formazione del reddito a quelli che ne modificano soltanto la distribuzione successiva.

Il fiscal drag: un problema reale, ma spesso frainteso

Tra i temi che negli ultimi anni hanno accompagnato il dibattito sul cuneo fiscale, il fiscal drag è probabilmente quello più frequentemente evocato e meno precisamente definito. L’espressione viene utilizzata per spiegare la perdita di potere d’acquisto dei lavoratori, per giustificare riduzioni dell’IRPEF e, talvolta, persino come argomento a favore di politiche salariali. In realtà, queste diverse questioni non coincidono.

Il fiscal drag, nella sua definizione più rigorosa, si manifesta quando l’inflazione determina un aumento dei redditi nominali che spinge i contribuenti verso scaglioni d’imposta più elevati senza che vi sia un corrispondente incremento del reddito reale. In assenza di un adeguamento automatico degli scaglioni e delle detrazioni, il contribuente paga un’imposta maggiore pur non avendo accresciuto la propria capacità di acquisto.

Si tratta di un fenomeno noto nella teoria tributaria e non rappresenta, di per sé, un’anomalia del sistema fiscale. In un sistema tributario progressivo è fisiologico che, al crescere del reddito reale, aumenti anche il prelievo. Questo è il normale funzionamento del principio costituzionale della capacità contributiva, principio attuabile attraverso un meccanismo permanente di indicizzazione dell’IRPEF all’inflazione. 

Tuttavia, negli ultimi anni il legislatore ha preferito attenuare questo effetto mediante una successione di interventi discrezionali: bonus, nuove detrazioni, riduzioni contributive e, infine, la loro incorporazione nella struttura dell’imposta con la legge di bilancio 2025. Il risultato è un sistema che corregge ex post gli effetti dell’inflazione, ma lo fa attraverso provvedimenti contingenti piuttosto che mediante una revisione organica del rapporto tra inflazione, progressività e imposizione personale.

 

Figura 2. Aliquote effettive dell’IRPEF sui redditi da lavoro dipendente, 1990 e 2026 (a prezzi costanti 2026).

Fonte: nota di lavoro dell’UPB sul ruolo redistributivo dell’Irpef tra il 1990 e il 2026, https://www.upbilancio.it/it/nota-di-lavoro-dellupb-sul-ruolo-redistributivo-dellirpef-tra-il-1990-e-il-2026/

L’evoluzione delle aliquote effettive mostra chiaramente questa trasformazione. Per i redditi medio-bassi il prelievo è stato progressivamente ridotto fino a diventare, in alcuni intervalli di reddito, addirittura negativo per effetto delle detrazioni e dei trasferimenti incorporati nell’imposta. Parallelamente, la parte superiore della distribuzione registra un incremento dell’aliquota effettiva che deriva, almeno in parte, proprio dall’accumularsi del drenaggio fiscale nel corso del tempo. L’IRPEF, continuando a essere formalmente la stessa imposta, non si limita più a redistribuire il reddito secondo la capacità contributiva, ma viene utilizzata per sostenere direttamente il reddito da lavoro dipendente.

Ed è qui che il fiscal drag incontra il tema del cuneo fiscale. Nel dibattito i due fenomeni vengono spesso sovrapposti, come se la riduzione del cuneo rappresentasse la soluzione naturale al drenaggio fiscale. In realtà essi operano su piani interagenti, ma differenti.

Ridurre il fiscal drag mediante interventi fiscali può essere un’alternativa rispettabile all’indicizzazione degli scaglioni IRPEF, avendo tuttavia cura di non trasformare questa esigenza in una politica salariale permanente, a causa del rischio che il sistema tributario finisca per compensare debolezze strutturali del modello di sviluppo. Il fiscal drag non è una causa della crisi salariale italiana; è un amplificatore. 

Conclusioni. Quando il fisco prende il posto del salario

L’evoluzione del cuneo fiscale e del fiscal drag racconta una storia diversa da quella che normalmente viene proposta nel dibattito pubblico. Non si tratta soltanto della ricerca di un equilibrio tra pressione fiscale, competitività e tutela del potere d’acquisto. In gioco vi è un cambiamento più profondo: il rapporto tra distribuzione primaria e distribuzione secondaria del reddito.

La distribuzione primaria è il luogo in cui il reddito viene generato e ripartito dal sistema economico. Dipende dalla produttività, dall’organizzazione della produzione, dalla forza della contrattazione collettiva, dalla distribuzione del valore aggiunto tra lavoro e capitale e, più in generale, dal modello di sviluppo di un paese. È qui che si determina il livello dei salari, dei profitti e, in larga misura, la capacità dell’economia di sostenere una crescita inclusiva.

La distribuzione secondaria interviene successivamente attraverso il sistema tributario, i trasferimenti monetari, le detrazioni, i bonus e le prestazioni sociali. La funzione del fisco, almeno nella tradizione europea, non è mai stata quella di sostituire il mercato nella formazione dei redditi, ma di correggerne gli esiti quando essi risultano incompatibili con il principio della capacità contributiva e con la coesione sociale.

Negli ultimi vent’anni questo equilibrio si è progressivamente modificato. Di fronte alla stagnazione della produttività, alla debole dinamica salariale, all’indebolimento della contrattazione collettiva e alla crescente frammentazione del mercato del lavoro, la politica economica ha fatto ricorso con sempre maggiore frequenza agli strumenti della distribuzione secondaria. Bonus, decontribuzioni, detrazioni e, più recentemente, la trasformazione del taglio del cuneo fiscale in un intervento strutturale sull’IRPEF hanno consentito di sostenere il reddito disponibile dei lavoratori senza incidere sulle cause che ne limitavano la crescita.

Questa scelta ha certamente attenuato gli effetti della lunga stagnazione salariale e, soprattutto durante la recente fiammata inflazionistica, ha evitato un’ulteriore compressione del reddito reale delle famiglie. Sarebbe quindi sbagliato sottovalutarne l’utilità. Tuttavia, la sua crescente sistematicità porta con sé il rischio che la distribuzione secondaria finisca per svolgere una funzione sostitutiva della distribuzione primaria. Viene meno il sindacato come istituzione salariale e controparte del capitale, e ne esce sempre più ridimensionato il welfare statale. 

Da questa prospettiva, anche il fiscal drag assume un significato diverso. Esso amplifica gli effetti di una debolezza che nasce altrove: nella produttività stagnante, nella struttura produttiva, nella qualità dell’occupazione e nella progressiva perdita di capacità della contrattazione collettiva di trasferire ai salari i guadagni di efficienza del sistema economico.

Per questa ragione il dibattito sul cuneo fiscale rischia di rimanere incompleto se continua a concentrarsi esclusivamente sulla distribuzione secondaria del reddito. La vera domanda non è quanto reddito il fisco debba restituire ai lavoratori, ma perché il sistema produttivo italiano abbia progressivamente smesso di generare salari adeguati attraverso i normali meccanismi della distribuzione primaria.

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9 agosto 2026: 81 anni da Hiroshima e Nagasaki

6 Agosto 2026 ore 12:42

Domenica 9 agosto 2026 (ritrovo dalle 10:00 inizio 10:30), davanti alla Base USAF di Aviano, ci sarà il ricordo delle vittime dell’olocausto nucleare di Hiroshima e Nagasaki . L'iniziativa ribadirà il rifiuto del riarmo e delle armi nucleari , denunciando come la corsa agli armamenti aumenti l'insicurezza, sottragga risorse al welfare e alla lotta al [...]

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Vendono limonata per strada e un disadattato mentale li denuncia!!!

6 Agosto 2026 ore 11:55
Gli stessi delatori che l'altro giorno denunciavano istericamente le persone colpevoli solo di non indossare uno straccetto sudicio contro un virus che non esiste, oggi si scagliano contro dei ragazzini che vendono limonata fatta in casa.È l'evoluzione naturale (del post coviddi) del perfetto cittadino-spia, il delatore, che ha scambiato il controllo sociale per virtù civica.Non ...continua a leggere "Vendono limonata per strada e un disadattato mentale li denuncia!!!"

A 81 anni da Hiroshima e Nagasaki la memoria si fa azione: città territori si mobilitano disarmo nucleare e difesa nonviolenta

6 Agosto 2026 ore 08:59

Numerose iniziative in tutta Italia nell’anniversario dei bombardamenti atomici. La Rete Italiana Pace e Disarmo: “Ricordare non basta, va costruita ora un’alternativa di pace e disarmo”. Rilanciata la raccolta firme per la difesa civile non armata e nonviolenta A 81 anni dai bombardamenti atomici che il 6 e il 9 agosto 1945 distrussero Hiroshima e [...]

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Fuerte derrota de Milei: el Gobierno obligado a retirar la extranjerización de tierras de su proyecto de ley

5 Agosto 2026 ore 22:16

El Gobierno de Javier Milei volvió a chocar contra la pared este miércoles. Ante la rebelión de sus propios aliados y el rechazo de gobernadores, la Casa Rosada se vio obligada a bajar el capítulo de extranjerización de tierras de la ley de propiedad privada que impulsaba Federico Sturzenegger. Lo que se presentaba como una bandera ideológica más del liberalismo extremo terminó siendo una demostración de debilidad política y de improvisación.

La decisión no fue fruto de una reflexión estratégica ni de un diálogo institucional serio. Fue una retirada forzada. Cuando quedó claro que no había votos —ni siquiera para garantizar el quórum— y que senadores como la salteña Flavia Royón no acompañarían, mientras el mendocino Rodolfo Suárez planeaba ausentarse, el oficialismo no tuvo más remedio que dar marcha atrás. “¿Quién bajó el capítulo de tierras? La realidad, no tenían los votos”, resumió con crudeza un legislador radical.

El episodio deja al desnudo varios problemas de este Gobierno. En primer lugar, la incapacidad de construir consensos incluso dentro de su propio espacio. Patricia Bullrich, que intentó recuperar apoyos atacando a Máximo Kirchner y Lázaro Báez en una conferencia de prensa, no logró revertir el efecto cascada. Gobernadores aliados, como Osvaldo Jaldo, Raúl Jalil, Rolando Figueroa y Hugo Passalacqua, también se pronunciaron en contra. La jefa del bloque libertario tuvo que convocar de urgencia a las bancadas aliadas para comunicarles el retiro de los artículos más polémicos, solo para salvar el resto del proyecto y no hacer naufragar la sesión.

En Casa Rosada ya habían advertido a Bullrich sobre el costo político de insistir, pero ella avanzó de todos modos. El resultado: una derrota que se suma a otras fricciones legislativas y que deja al Gobierno más lejos de esa agenda parlamentaria ambiciosa que pretende (eliminación de las PASO, recorte de zonas frías, etc.).La medida, de haberse aprobado, habría abierto la puerta a una mayor concentración de tierras en manos extranjeras en un país donde la soberanía territorial se encuentra al acecho. Que el propio oficialismo haya tenido que sacrificarla por falta de números no es una muestra de pragmatismo virtuoso, sino de un cálculo errado y de una debilidad que ya no puede disimularse.

Il governo del Benin blocca il Forum Sociale Mondiale: solidarietà ai movimenti di 108 Paesi

Sono ore di forte incertezza per le migliaia di attivisti e attiviste, di ben 108 Paesi, che si trovano a Cotonou, in Benin, per il Forum Sociale Mondiale. Il governo del Benin, senza dare alcuna motivazione ufficiale, ha per il momento impedito che il FSM si potesse svolgere secondo il calendario concordato. Diversi attivisti e attiviste dei movimenti africani che arrivavano in Benin tramite carovane sono stati bloccati e in alcuni casi espulsi. Il governo del Benin sta promuovendo una svolta autoritaria inaccettabile e non vuole che i movimenti africani si incontrino con quelli degli altri continenti.

È la prima volta che un Forum Sociale Mondiale viene impedito con atti unilaterali. Il Forum si sta tenendo comunque in aree diverse della città, in parchi e sale pubbliche: così almeno provano a fare gli attivisti e le attiviste che non accettano di piegarsi alla censura e al divieto di esprimere liberamente il proprio pensiero.

L’Africa non è solo il continente d’immense ricchezze rubate ai popoli dal neoliberismo e dal colonialismo, vecchio e nuovo. È in primo luogo un continente giovane (più della metà è sotto i 20 anni) ed esiste una società civile combattiva, aperta al futuro, tesa a lottare per un’Africa ed un mondo diverso e più giusto.

Esprimiamo per questo piena solidarietà agli attivisti e alle attiviste e ci auguriamo che nelle prossime ore le autorità siano in grado di garantire l’agibilità e il diritto di riunirsi pacificamente ai movimenti sociali di tutto il mondo che sono oggi a Cotonou.

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Cannaflavina A: il flavonoide della cannabis che inibisce fino al 99% la crescita di cellule tumorali

5 Agosto 2026 ore 12:47
La ricerca sulla cannabis continua a rivelare composti poco conosciuti ma potenzialmente molto interessanti dal punto di vista medico. Tra questi c’è la cannaflavina A, un flavonoide naturalmente presente nella pianta che, secondo i risultati preliminari diffusi dalla società statunitense Standard Seed Corporation (SSC), avrebbe mostrato un’importante attività antiproliferativa contro diverse linee cellulari tumorali durante …

EE.UU. habría agotado con Irán «peligrosamente» sus reservas de armamentos clave, tanto de ataque como de defensa

5 Agosto 2026 ore 00:52

Estados Unidos habría utilizado «prácticamente todas» sus reservas de misiles de precisión de largo alcance durante su agresión contra Irán, un conflicto que ya se prolonga por cinco meses, informó este martes Reuters.

En concreto, el Ejército estadounidense habría agotado gran parte de sus existencias de armas tierra-tierra, en particular los Sistemas de Misiles Tácticos del Ejército (ATACMS) y los Misiles de Ataque de Precisión (PrSM). Cada unidad supera el millón de dólares, según las mismas fuentes, que no precisaron cuántos misiles quedarían disponibles.

Las municiones de largo alcance constituyen un componente clave del arsenal militar, al permitir ataques de alta precisión desde distancias relativamente seguras. En ese marco, la escasez reflejaría —de acuerdo con las personas consultadas— una decisión del Gobierno de Donald Trump de evitar métodos más arriesgados para atacar objetivos iraníes.

Asimismo, CNN reveló que las Fuerzas Armadas de Estados Unidos ha agotado casi el 80 % de sus interceptores de un sistema clave de defensa antimisiles, mientras altos mandos militares estadounidenses advierten que las reservas de municiones del Pentágono están “peligrosamente bajas”, según múltiples fuentes familiarizadas con el asunto. Las reservas de sistemas clave de defensa aérea se han visto particularmente mermadas durante la guerra con Irán. Las Fuerzas Armadas han consumido casi cuatro quintas partes de su inventario de misiles THAAD en comparación con los niveles previos a la guerra y aproximadamente la mitad de sus interceptores Patriot desde el inicio del conflicto, según dos fuentes familiarizadas con el informe de inventario más reciente. La revelación del bajo inventario de THAAD no se había informado previamente.

Las fuentes advirtieron que, si el conflicto se prolonga, la disminución de estas reservas podría limitar la capacidad de Washington para disuadir a sus adversarios geopolíticos, incluidos Rusia y China.

 

Paragonare lo Stato Sionista alla Germania nazista non è reato!

4 Agosto 2026 ore 14:07
Secondo quanto riporta la rivista giuridica Beck-aktuell, un tribunale tedesco ha stabilito che le azioni genocidali di Israele possono essere paragonate alla Germania nazista senza superare il limite del discorso d'odio illegale. La Corte Regionale Superiore di Zweibrucken ha annullato la condanna di una donna emessa da un tribunale inferiore, che l'aveva riconosciuta colpevole di ...continua a leggere "Paragonare lo Stato Sionista alla Germania nazista non è reato!"

Bill Gates aveva un’autorizzazione di sicurezza di altissimo livello, e Fauci era il suo editor privato

4 Agosto 2026 ore 14:05
Il senatore Rand Paul ha appena pubblicato documenti che rivelano il rapporto tra Gates e Fauci, e la cronologia è sconvolgente.Gates ha avuto un'autorizzazione di livello "Q" dal 2014 al 2021, con accesso completo ai dati riservati di livello "Top Secret" per tutto il periodo in cui sono state imposte le restrizioni dovute al COVID.Fauci ...continua a leggere "Bill Gates aveva un’autorizzazione di sicurezza di altissimo livello, e Fauci era il suo editor privato"

Para Sin: come purificare il microbiota e ritrovare la leggerezza estiva contrastando le disbiosi e le fermentazioni

4 Agosto 2026 ore 14:03
Para Sin: come purificare il microbiota e ritrovare la leggerezza estiva contrastando le disbiosi e i processi fermentativi.FotoDurante la stagione estiva, l'apparato gastrointestinale subisce forti squilibri legati all'aumento delle temperature, all'alto tasso di umidità, alla disidratazione e ai frequenti cambiamenti delle abitudini alimentari, spesso tipici delle vacanze.Il caldo intenso altera la flora batterica e accelera ...continua a leggere "Para Sin: come purificare il microbiota e ritrovare la leggerezza estiva contrastando le disbiosi e le fermentazioni"

CBD stupefacente? Deciderà la Corte di giustizia europea

3 Agosto 2026 ore 14:57
Il CBD non è stupefacente per l’Europa e nemmeno per l’OMS, che ha più volte raccomandato di non inserirlo in nessuna tabella a livello internazionale. Lo è però per il governo italiano, che con un decreto l’ha trasformato in un farmaco stupefacente. La risposta arriverà direttamente dalla Corte di giustizia europea, visto che, con l’ordinanza …

Meritocrazia o rendita? Perché il successo non dipende dal valore

Il mito della meritocrazia racconta che chi ha talento e si impegna arriva in alto, mentre chi resta indietro semplicemente non ha fatto abbastanza. La retorica meritocratica rappresenta uno dei principi più frequentemente richiamati nel dibattito pubblico, ma anche uno dei meno analizzati nella sua effettiva applicazione. Per questo motivo riteniamo utile riflettere su quanto il successo economico e professionale dipenda realmente dal merito e quanto, invece, sia influenzato da fattori strutturali. 

Prima di tutto è necessario definire cosa sarebbe la meritocrazia nella sua applicazione concreta: essa non è l’idea che il successo economico rifletta sempre e soltanto il valore e l’impegno individuale, a prescindere dal punto di partenza. La meritocrazia è, invece, una condizione istituzionale in cui le opportunità di accesso, carriera e reddito dipendono il più possibile dalle competenze e dall’impegno, e il meno possibile da rendite, privilegi ereditati, reti relazionali o barriere di partenza. Non elimina le diseguaglianze di risultato, ma richiede che i punti di partenza siano il più possibile equi e le regole del gioco trasparenti.

Il mito della perfetta meritocrazia

Nelle economie di mercato si tende spesso a presupporre che il reddito rappresenti una misura del valore prodotto da un individuo. Ma è vero? Questa idea contiene una parte di verità: competenze, impegno e capacità sono elementi fondamentali per la crescita professionale. Tuttavia, ridurre il successo esclusivamente al merito significa ignorare il ruolo di numerosi fattori che incidono profondamente sulle opportunità individuali.

Il settore in cui si opera, il Paese in cui si vive, il livello di concorrenza del mercato, il contesto normativo e la presenza di reti relazionali possono influenzare il reddito e le prospettive di carriera almeno quanto le qualità personali. Due professionisti con competenze simili possono ottenere risultati economici molto differenti semplicemente perché operano in mercati caratterizzati da condizioni diverse.

Un elemento fondamentale per contestualizzare appieno il caso italiano e dimostrare la difficoltà dell’affermarsi di una cultura realmente meritocratica è la forte persistenza della trasmissione intergenerazionale della ricchezza. Tenendo in considerazione l’elasticità intergenerazionale della ricchezza, l’Italia si colloca tra i paesi occidentali in cui la persistenza è più alta (0,45) contro i valori nettamente più bassi ottenuti da paesi come Norvegia e Danimarca (intorno allo 0,2). Una stima dell’OCSE giunge a una conclusione altrettanto netta: in Italia occorrono in media 5 generazioni affinché una persona nata in una famiglia tra il 10% più povero raggiunga il reddito medio nazionale, contro le appena 2 generazioni necessarie in Danimarca.  La scarsa mobilità sociale in Italia è dovuta a vari aspetti, tra cui l’istruzione, che compensa in minima parte le differenze socioculturali tra le famiglie di provenienza. 

Questo panorama acquista una sfumatura ancora più allarmante se si considera che il caso italiano è caratterizzato da squilibri sempre più ampi: nel 2024 il 10% dei nuclei familiari più ricchi possedeva oltre 8 volte la ricchezza della metà più povera delle famiglie. Dal 2010 in poi la ricchezza del 10% più ricco delle famiglie italiane è aumentata di oltre 7 punti percentuali, mentre quella del 50% delle più povere è diminuita di quasi 1 punto percentuale. Questi dati evidenziano come il divario sia sempre più grande, limitando la possibilità di avvicinamento tra classi sociali provenienti da diverse condizioni socioeconomiche.

Rendite di posizione e barriere all’ingresso

All’interno del contesto economico e lavorativo, uno dei principali ostacoli alla meritocrazia è rappresentato dalle rendite di posizione, ossia quei vantaggi economici che non derivano da una maggiore produttività, da una migliore capacità innovativa o da una superiore qualità dei beni e dei servizi offerti, bensì dalla possibilità di operare in condizioni di limitata concorrenza. In questi casi, il reddito e i profitti dipendono non tanto dalla capacità di creare valore per consumatori e imprese, quanto dall’accesso privilegiato a mercati protetti, licenze, concessioni, autorizzazioni amministrative, regolamentazioni favorevoli o altri strumenti che limitano l’ingresso di nuovi concorrenti.

Le barriere all’ingresso rappresentano, in questo contesto, uno degli strumenti attraverso i quali tali rendite possono consolidarsi. Per barriere all’ingresso si intendono tutti quegli ostacoli che rendono difficile o particolarmente costoso l’accesso di nuovi operatori a un determinato mercato. Alcune di esse sono giustificate da esigenze di interesse pubblico, come la tutela della salute, della sicurezza dei cittadini, della stabilità finanziaria o della qualità dei servizi. Altre, invece, possono derivare da un eccesso di regolamentazione, da procedure amministrative particolarmente onerose, da vincoli burocratici, da requisiti sproporzionati, da sistemi di autorizzazione poco trasparenti o da assetti normativi che finiscono per proteggere gli operatori già presenti sul mercato.

Quando tali ostacoli non sono giustificati da reali esigenze di tutela collettiva, essi riducono la contendibilità dei mercati, scoraggiano l’ingresso di nuove imprese e limitano la pressione competitiva. In assenza di una concorrenza effettiva, gli operatori già insediati possono mantenere la propria posizione anche senza migliorare la qualità dei prodotti, aumentare l’efficienza o investire in innovazione. Al contrario, le nuove imprese, pur disponendo di idee innovative, tecnologie più efficienti o modelli organizzativi più competitivi, incontrano maggiori difficoltà ad accedere al mercato.

Le conseguenze non riguardano esclusivamente le imprese, ma si riflettono sull’intero sistema economico. La riduzione della concorrenza tende infatti a rallentare la crescita della produttività, limita gli investimenti, ostacola l’innovazione e riduce gli incentivi al miglioramento continuo. Anche i consumatori ne risentono, attraverso prezzi potenzialmente più elevati, minore varietà di scelta e una qualità dei servizi che evolve più lentamente rispetto a quanto avverrebbe in un contesto maggiormente competitivo.

In un simile scenario, il successo economico rischia di dipendere sempre meno dal merito, dalle competenze e dalla capacità imprenditoriale e sempre più dalla posizione già acquisita o dalla possibilità di beneficiare di privilegi normativi. La meritocrazia viene così compromessa, poiché gli individui e le imprese più efficienti non sempre riescono ad affermarsi, mentre soggetti meno produttivi possono mantenere la propria posizione grazie alle protezioni di cui godono.

Una concorrenza aperta e regolata in modo efficiente non garantisce automaticamente la meritocrazia, ma costituisce una delle sue condizioni essenziali. Mercati contendibili, regole trasparenti e barriere all’ingresso limitate a quanto strettamente necessario consentono infatti al talento, alle competenze e all’innovazione di emergere, favorendo un sistema economico nel quale il successo dipende principalmente dalla capacità di creare valore e non dai privilegi derivanti dalla posizione occupata.

All’origine delle disuguaglianze: il punto di partenza

La meritocrazia presuppone che gli individui possano competere partendo da condizioni sufficientemente comparabili, ma nella realtà le opportunità non sono distribuite in modo uniforme. Ancor prima delle rendite di posizione che favoriscono chi dispone già di una rete consolidata di relazioni e opportunità, esiste una forma di disuguaglianza più silenziosa ma altrettanto incisiva: quella legata alle condizioni di partenza – il reddito familiare, il livello di istruzione dei genitori, il capitale sociale e culturale disponibile. Chi non può permettersi di rimanere economicamente sostenuto dalla propria famiglia oltre la maggiore età, chi è costretto a scegliere un ateneo in base ai costi anziché alle proprie aspirazioni, rinunciando a un percorso fuori sede, o chi non dispone di un adeguato capitale relazionale, si trova ad affrontare il proprio percorso formativo e professionale da una posizione profondamente diversa rispetto a chi può beneficiare, fin dall’inizio, di consistenti investimenti economici, culturali e sociali sul proprio futuro.

Le disparità emergono già nelle prime fasi della vita, a partire dalla scuola frequentata. Secondo le rilevazioni INVALSI 2024, gli studenti provenienti da un contesto socioeconomico e culturale più favorevole ottengono risultati sistematicamente migliori dei coetanei con un retroterra più modesto. Alcuni hanno l’opportunità di trascorrere periodi di studio all’estero, acquisendo competenze linguistiche e interculturali difficilmente replicabili in età adulta. Altri possono dedicare il proprio tempo alla formazione, allo sviluppo di competenze extracurriculari e alla costruzione di reti relazionali qualificate, senza la necessità di conciliare tali attività con esigenze lavorative o vincoli economici. Anche i tirocini, spesso indispensabili per entrare nel settore desiderato, restano poco accessibili a chi non ha un sostegno familiare alle spalle: l’indennità minima prevista dalla legge è di 500 euro mensili, e circa tre tirocinanti su quattro si dichiarano insoddisfatti della retribuzione ricevuta. Vi sono, inoltre, coloro che possono contare sulla continuità di un’attività familiare già avviata, beneficiando di un patrimonio di competenze, relazioni e opportunità accumulato nel tempo.

Ne consegue che una parte significativa dei vantaggi competitivi si forma ben prima dell’ingresso nel mercato del lavoro e, quindi, prima di qualsiasi procedura di selezione. Specularmente, chi proviene da famiglie meno abbienti può essere costretto a entrare precocemente nel mercato del lavoro o a rinunciare a percorsi formativi più lunghi per vincoli economici. In questa prospettiva, il merito non può essere valutato prescindendo dalle differenti condizioni di partenza, poiché queste incidono in modo sostanziale sulle opportunità di sviluppo individuale e sulle possibilità di successo.

Il peso della burocrazia

Per comprendere in modo più concreto la portata del fenomeno, è sufficiente considerare che, secondo i dati della CGIA di Mestre, elaborati sulla base delle rilevazioni della Banca europea per gli investimenti (BEI), il 24%  degli imprenditori italiani dichiara di destinare oltre il 10% del proprio personale esclusivamente alla gestione degli adempimenti imposti dalla normativa vigente. Si tratta di una quota significativamente superiore alla media dell’Unione europea, che si attesta al 17%. Questo dato evidenzia come una parte rilevante delle risorse umane delle imprese italiane venga assorbita da attività amministrative e burocratiche, sottraendo tempo e competenze ad attività direttamente produttive, quali l’innovazione, lo sviluppo commerciale e gli investimenti.

Le grandi organizzazioni dispongono generalmente delle risorse necessarie per gestire la complessità amministrativa. Per un giovane professionista, una startup o una piccola impresa, gli stessi obblighi possono invece rappresentare un ostacolo significativo. Una regolamentazione troppo complessa rischia così di favorire chi è già consolidato, limitando il ricambio e la capacità innovativa del sistema economico.

Merito, incentivi e produttività

La qualità delle istituzioni dipende anche dalla loro capacità di costruire incentivi corretti. Se promozioni, remunerazioni e opportunità dipendono prevalentemente dalle relazioni personali, dall’appartenenza o dall’anzianità, il sistema tende progressivamente a scoraggiare l’impegno, l’innovazione e l’assunzione di responsabilità.

Al contrario, quando i criteri di valutazione sono chiari, trasparenti e orientati ai risultati, aumenta la fiducia nelle istituzioni e si rafforza la propensione a investire in formazione, ricerca e sviluppo. La meritocrazia non rappresenta soltanto un principio etico, ma anche un fattore di efficienza economica.

Una sfida per la crescita

Promuovere una società realmente meritocratica non significa ignorare le differenze di partenza né negare il ruolo delle politiche redistributive. Significa piuttosto costruire un contesto nel quale le opportunità dipendano il più possibile dalle capacità individuali e il meno possibile da privilegi, rendite o appartenenze.

Ridurre le barriere all’ingresso, semplificare la burocrazia, favorire la concorrenza, limitare le rendite di posizione e garantire sistemi di valutazione trasparenti rappresentano obiettivi che possono contribuire non solo a una maggiore equità, ma anche a una crescita economica più sostenibile.

La meritocrazia non è uno slogan né una promessa elettorale. È una condizione istituzionale che richiede regole, concorrenza e responsabilità. Solo in un sistema che premia realmente il valore creato sarà possibile valorizzare il capitale umano, trattenere i talenti e rafforzare la competitività delle nostre economie.

 

  • L’European Youth Think Tank (EYTT) è un centro di ricerca indipendente che promuove il dibattito su economia, istituzioni e politiche pubbliche, con particolare attenzione al funzionamento degli incentivi economici e al loro impatto su crescita, mobilità sociale e competitività.

 

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L’economia che vogliamo

A Cernobbio quest’anno — nel forum alternativo a quello dello Studio Ambrosetti, promosso da Sbilanciamoci! e Rete Italiana Pace e Disarmo — decliniamo i temi e le alternative di un’economia di pace, fondata sul disarmo, sulle politiche di cooperazione, sui diritti, sull’eguaglianza, su un modello di sviluppo ancorato alla sostenibilità e alla lotta ai cambiamenti climatici.

La pace non è, come si sa, semplicemente l’assenza di guerra, ma l’affermazione dei valori fondamentali della comunità umana: la libertà, la giustizia, la solidarietà, l’eguaglianza. I principi della Rivoluzione francese del 1789 e della nostra Costituzione repubblicana.

Principi, com’è noto, realizzati solo in parte e solo in una parte del mondo. E oggi rimessi in discussione dai governi di destra, nazionalisti e autoritari, dalla presidenza Trump negli Stati Uniti al governo Meloni in Italia. Anche la pace come assenza di guerra è lontana dall’essere realizzata: ci sono oggi oltre 50 conflitti armati nel mondo, con centinaia di migliaia di morti, milioni di profughi, città e territori devastati. Guerre alimentate anche dal business delle armi, enormemente cresciuto negli ultimi decenni e favorito dalle politiche di riarmo che i paesi della NATO stanno realizzando.

L’economia che vogliamo è un’economia disarmata, capace di dare risposte ai veri bisogni della comunità: non portaerei, cacciabombardieri e sottomarini, ma posti di lavoro con diritti, ospedali e la fine delle liste d’attesa, scuole e università gratuite e per tutte e tutti, fiumi puliti, aria non inquinata, energia pulita. Non si tratta di un libro dei sogni.

Ci sono alternative e proposte concrete, che si possono realizzare costruendo una prospettiva diversa, anche con la riconversione dell’industria militare a scopi civili. Invece di fare cacciabombardieri si possono costruire Canadair per spegnere gli incendi; invece di produrre blindati si possono fare autobus per il servizio pubblico; invece di elicotteri da combattimento si possono fabbricare elicotteri per l’elisoccorso, per le aree interne e là dove le ambulanze non arrivano in tempo. Si può fare. E sono queste le proposte che presentiamo ogni anno, quando si discute la legge di bilancio, con la controfinanziaria: proposte dettagliate per un uso della spesa pubblica a favore dei diritti, della pace, dell’ambiente.

Abbiamo un Paese che soffre: milioni di lavoratori e lavoratrici poveri e precari, centinaia di migliaia di giovani che emigrano per studiare e per trovare lavoro, donne pagate meno degli uomini, 4 milioni di italiani e italiane che non si curano più perché le liste d’attesa sono troppo lunghe e non hanno i soldi per andare nelle strutture private, colline e montagne che franano alla prima alluvione. Il governo Meloni, oltre a non rispondere a questi problemi — in questi ultimi quattro anni sono aumentate la povertà e la precarietà del lavoro, la sanità pubblica è sottofinanziata, mancano le politiche industriali, metà delle scuole italiane non rispetta le normative di sicurezza — prova a dare al Paese, con il decreto sicurezza, la legge elettorale, il bavaglio all’informazione, una stretta autoritaria senza precedenti: sono a rischio la nostra democrazia, i diritti politici e civili, la nostra Costituzione.

Serve un nuovo modello di sviluppo, fondato sulla qualità sociale, sulla sostenibilità ambientale, sull’eguaglianza di genere, economica e sociale.

È questo il messaggio che vogliamo lanciare con la XVI edizione dell’altra Cernobbio.

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Brescia: 6 agosto, anniversario Hiroshima

3 Agosto 2026 ore 08:53

GIOVEDÍ 6 AGOSTO 2026 Corteo silenzioso in fila indiana per le vie del centro storico di Brescia Per non dimenticare, per dire basta alla strategia della "deterrenza nucleare" e per chiedere al parlamento italiano la ratifica del trattato ONU per la messa al bando delle armi nucleari. Partenza ore 18.30 L.go Formentone Se ti è [...]

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La politica come continuazione della guerra con altri mezzi: il governo italiano contro gli adolescenti

3 Agosto 2026 ore 08:19

L’estrema destra al governo nel nostro paese conferma, ogni giorno di più, la lezione di Michel Foucault che, ribaltando il classico assunto di von Clausewitz (“la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”), spiegava che ormai è la politica ad essere la guerra continuata con altri mezzi. Una guerra interna intesa come regolatore dei rapporti [...]

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Crisis en la Masonería británica: por caída de miembros se «reinventa» para sobrevivir, según Financial Times

3 Agosto 2026 ore 04:46

Según un reciente informe publicado por el Financial Times, la Masonería británica se enfrenta a una crisis existencial: su membresía en Inglaterra y Gales se ha desplomado a unos 175.000, lejos del pico de casi 500.000 de mediados del siglo pasado. En un intento por sobrevivir, la United Grand Lodge of England busca atraer a una nueva generación de jóvenes, admitiendo que sin ellos la organización no tiene futuro a largo plazo. Lejos de ser una simple hermandad benéfica centrada en el automejoramiento, como pretenden sus dirigentes, este declive revela el agotamiento de una estructura elitista y anacrónica que durante décadas ha alimentado sospechas de influencia opaca en las altas esferas del poder británico.

Adrian Marsh, gran secretario de la organización, reconoce que necesitan reclutas jóvenes “para la salud a largo plazo” del grupo, con cuotas anuales de entre 200 y 500 libras que no disuaden del todo, pero tampoco ocultan el problema de fondo. Aunque afirman que el 47% de los nuevos miembros tienen menos de 40 años (un leve aumento desde el 45% en 2020), este “éxito” tentativo llega tras décadas de envejecimiento interno y de un perfil predominantemente masculino, a pesar de la admisión formal de mujeres desde principios del siglo XX. La realidad es que la Masonería sigue siendo un club de hombres mayores que, al perder atractivo, se ve obligada a diluir su aura de misterio para no desaparecer.

En un giro irónico, los masones han invertido en mayor “transparencia”: logias universitarias, eventos culturales, jornadas de puertas abiertas donde se exhibe la parafernalia antes secreta, e incluso el uso de sus salas como espacios de coworking. Estas medidas, presentadas como modernización, son una estrategia de marketing para captar a jóvenes, aprovechando la crisis de soledad generacional y la curiosidad por el misterio. Lo que antes se guardaba celosamente ahora se vende como experiencia social accesible, desandando los pasos de una sociedad que se jactaba de su exclusividad y secretismo.

Pese a estos esfuerzos por parecer inclusivos y abiertos, la sombra de la influencia velada en la élite británica —política, empresarial y judicial— sigue siendo imposible de disipar. Históricamente vinculada a figuras de poder, la Masonería no ha logrado convencer de que sus redes de “hermandad” no constituyen un mecanismo de favoritismo y control informal. Sus rituales y juramentos de lealtad, lejos de ser inocentes ejercicios de fraternidad, perpetúan una cultura de opacidad que choca con los valores democráticos contemporáneos que dice impulsar.

La Masonería, al intentar reinventarse como club social moderno y caritativo, confirma la persistente desconfianza que genera: un relicto de privilegios ocultos que, por más puertas abiertas que organice, no logra lavar su reputación de sociedad secreta con pretensiones de poder.

Modelos de IA de Anthropic se liberaron y hackearon a 3 organizaciones durante las pruebas

2 Agosto 2026 ore 22:52

Anthropic anunció el jueves que varios de sus modelos avanzados de IA escaparon de un entorno de prueba aislado, accedieron a internet y piratearon de forma independiente a varias empresas sin el conocimiento de la compañía, en tres incidentes distintos que se remontan a abril.

En una reseña publicada el jueves por la noche, Anthropic indicó que los modelos involucrados eran un modelo de prueba de investigación interna no publicado, Opus 4.7 y Mythos 5. Mythos se lanzó el mes pasado a un público limitado de empresas tecnológicas e investigadores de ciberseguridad en el marco del Proyecto Glasswing.

La empresa no reveló los nombres de las organizaciones afectadas, pero indicó que les notificó el lunes.

Anthropic afirmó que llevó a cabo la revisión en respuesta a la revelación de OpenAI la semana pasada de que dos de sus modelos más potentes escaparon de un entorno de pruebas y vulneraron la seguridad de varias empresas, incluida la plataforma de IA Hugging Face y la plataforma en la nube Modal Labs.

El fabricante de IA no especificó qué empresas se vieron afectadas por sus modelos, pero afirmó haber sido notificada de los incidentes el lunes. En todos los casos, Anthropic indicó que especificó en sus instrucciones a los modelos de IA que el entorno de prueba no tenía acceso a internet, aunque los evaluadores posteriormente se percataron de que esto no era cierto.

Como parte de las pruebas, se les indicó a los modelos que «infiltraran y recuperaran» una pieza de «información secreta» alojada en una máquina diferente dentro de la red de pruebas, lo que se conoce como un desafío de «captura la bandera».

Según Anthropic, los modelos pudieron acceder a internet para comprometer organizaciones fuera del entorno de prueba utilizando «técnicas básicas», como eludir contraseñas débiles.

Los representantes Ted Lieu (demócrata por California) y Nathaniel Moran (republicano por Texas) presentaron la Ley de Desactivación de la IA, que otorgaría al Departamento de Seguridad Nacional la autoridad para ordenar el cierre de modelos de inteligencia artificial considerados demasiado peligrosos. Mientras tanto, el senador Mark Warner (demócrata por Virginia) presentó la semana pasada una serie de leyes sobre IA, incluyendo un proyecto de ley que exigiría a las empresas de IA someter sus modelos al gobierno federal para realizar pruebas obligatorias de seguridad nacional antes de su lanzamiento.

 

El Momento Apocalíptico – Por Mario Ortiz

2 Agosto 2026 ore 06:08

Por Mario Ortiz*

Intentaré vincular el Apocalipsis, el Anticristo, el magnate tecnológico Peter Thiel y su relación con la Argentina y Javier Milei. Ante todo, fijemos las coordenadas del problema. Una de las obsesiones de Thiel es el advenimiento del Anticristo. Si desde una mirada soberbia y complaciente consideramos esta preocupación como un simple hobby, algo excéntrico, de un multimillonario en sus tiempos de ocio, ciertamente nos estaremos perdiendo de algo muy significativo. Y la miopía, en este caso, se puede pagar muy cara.

Thiel es un graduado en filosofía en la Universidad de Stanford y uno de los fundadores de Palantir y otras empresas tecnológicas que hoy están en la vanguardia. También es, a su modo, un genocida que ha puesto su empresa al servicio de las FF.AA. yankies e israelíes para proveerles datos y objetivos militares. Hay quienes consideran que la muerte del ayatollah Alí Khamenei y el bombardeo de la escuela primaria en Minab (Irán) no podría haberse efectuado sin la colaboración de Palantir. Thiel, recientemente instalado en la Argentina, también es un pensador al igual que varios de sus colegas de Silicon Valley como Alex Karp, Nick Land, Mark Andressen (con algunos matices) promotores de una tendencia de pensamiento que se dio en llamar “la ilustración oscura”. Sus ideas de corte aceleracionista, supremacista y antidemocrática se sintetizan en un manifiesto de 22 puntos que sistematizan el tecnofascismo del neofeudalismo digital.

Las referencias de Thiel al Anticristo no fueron ocurrencias ocasionales, sino objeto bien meditado de una serie de conferencias que dictó en la más completa reserva y a las que se accedía sólo por invitación. También habló del tema en algunas entrevistas concedidas en EE.UU. Pero antes de introducirnos en sus conjeturas, debemos preguntarnos ¿qué es exactamente el Anticristo según la teología cristiana?

Debemos comenzar a perfilar la figura del Anticristo. Como afirma el gran teólogo y escritor argentino Leonardo Castellani, “es el mayor misterio de la historia humana y la clave de su metafísica” (Cristo ¿vuelve o no vuelve?, 2004, 35). A pesar de semejante relevancia, las referencias bíblicas a este radical opositor a Cristo son más bien escasas: el uso del término “anticristo” aparece cinco veces tanto en singular como en plural, todas ellas en dos de las cartas del apóstol Juan. Por supuesto, está estrechamente asociado con el demonio, el enemigo de Dios y del género humano.
A partir de aquí, Castellani afirma que los “exégetas fantasiosos” se entregaron se entregaron a recoger cuanto texto sacro aludía de cualquier modo a esta figura y los mezclaron con revelaciones privadas o simples imaginaciones para dar forma a una figura monstruosa que está más cerca de la leyenda que del análisis serio. Supusieron que sería un judío, o el hijo sacrílego de una monja y un obispo, que nacería con dientes y blasfemando y que aprendería con rapidez increíble todas las ciencias humanas. También podemos decir hoy que sirvieron de base a una abundante filmografía de terror como El bebé de Rosemary o La profecía que toman como eje el nacimiento de esta criatura perversa. En la Argentina hace poco se rodó la película Cuando acecha la maldad que aborda la misma temática.

Otra corriente exegética se inclinó por identificar al Anticristo con determinadas figuras históricas. Así, en la Edad Media hay quienes consideraron a Mahoma y el islam como enemigos de la cristiandad, y durante la reforma protestante Martín Lutero acusó al papado de ser el adversario de Jesús al asociarlo con la “Gran Ramera” del Apocalipsis que mantiene relaciones carnales con los poderes de este mundo. Dentro de esta línea, Castellani destaca al teólogo chileno Manuel Lacunza cuya novedad es indicar que el Anticristo no es tanto un sujeto como un sistema de pensamiento: la filosofía ilustrada del siglo XVIII que constituyó el sustrato ideológico para la disolución de la orden jesuítica a la que pertenecía y de la Revolución Francesa, perseguidora de la Iglesia. Castellani opera una síntesis dialéctica de estas tendencias exegéticas y concluye que el Anticristo será tanto un sistema de pensamiento como un hombre que encarne ese sistema, así como “Mussolini creó y a su vez fue criatura del nacionalismo italiano”. Esta tendencia teológica tendrá importantísimas consecuencias literarias.

El Anticristo humano

El teólogo Manuel Lacunza inaugura una nueva perspectiva sobre el Anticristo al conjeturar que el Anticristo es la ideología de la Ilustración que desencadenó la Revolución Francesa y persiguió a la Iglesia. Esta corriente de corte historicista opera un desplazamiento desde las figuras legendarias y monstruosas hacia otras de contornos humanos bien definidos que en diversas épocas se erigieron como adversarias de Cristo y su Iglesia. Este corrimiento habilita la emergencia de un corpus de narraciones escritas entre fines del siglo XIX y durante el siglo XX que en la tesis de maestría hemos denominado “novela apocalíptica moderna”. Se trata de un conjunto muy acotado y bien definido integrado por el Breve relato del Anticristo de Vladimir Soloviev (1900), El Señor del Mundo de monseñor Robert H. Benson (1907), Juana Tabor y 666 de Hugo Wast (1942), Su Majestad Dulcinea de Leonardo Castellani (1956) y Omega 666 – El planeta gris de Juan Luis Gallardo (1996). Son novelas de una definida orientación religiosa cristiana que toman como subtexto el Apocalipsis de San Juan y plantean escenarios futuristas distópicos en los que surge el Anticristo y trepa a la cima del poder mundial. Es un ser plenamente humano que se perfila como un político carismático y genial que encarna un sistema ideológico de neto corte laicista y antirreligioso; es un autócrata que persigue a la Iglesia y a cualquier oposición, impone el uso de una marca identificatoria que manifiesta la adhesión al régimen (el sello mencionado en el Apocalipsis) y, al unificar el mundo bajo su mando, asegura la paz universal. De este modo, concluye Castellani, “el anticristo será un Imperio Universal Laico unido a una Nueva religión Herética; encarnados en un hombre o quizá en dos hombres, el tirano y el Pseudoprofeta”.

En este conjunto se destaca El señor del mundo del sacerdote inglés R. H. Benson. Por la fecha temprana de su publicación puede considerarse que inaugura el subgénero de las novelas distópicas. Castellani la tradujo en 1958. Los papas Benedicto XVI y Francisco recomendaban su lectura. El anticristo llamado Julian Felsenburgh es un político norteamericano que accede al poder mundial con el apoyo de la masonería que se convierte en una suerte de religión oficial. La Iglesia Católica, reducida ya a su mínima expresión, es implacablemente perseguida y en el momento final en que está a punto de ser eliminada, la novela finaliza abruptamente. La frase final “y el mundo pasó a la gloria” da a entender que se produjo la segunda venida de Jesucristo. El lector religioso ya sabe que el Mesías dará lugar al Juicio Final y que Felsenbugh y sus adoradores serán derrotados y condenados al abismo.

Peter Thiel  y el Anticristo: primeras aproximaciones

El magnate abordó el problema del Anticristo en diversos formatos textuales y medios: algunas de las fuentes más accesibles es su conversación en el programa de la Hoover Institution, Uncommon Knowledge, donde habla sobre el fin de los tiempos, Armagedón, la tecnología moderna; la extensa entrevista con Tyler Cowen, la serie de cuatro conferencias privadas titulada «The Antichrist», realizada en San Francisco en 2025, y en 2026 expuso una versión ampliada de estas conferencias en Roma, significativamente cerca del Vaticano.

El magnate se apropia de categorías clave de la narrativa apocalíptica cristiana y las dota de nuevos sentidos. Reconoce que la civilización actual ha desarrollado potenciales amenazas existenciales: “armas nucleares, cambio climático, biotecnología, nanotecnología, robots asesinos, la IA que va a convertir a todo el mundo en un clip o lo que sea”, sin embargo, para él hay un riesgo mayor:
“En mi opinión, – dice Thiel – otro riesgo existencial es un gobierno totalitario mundial. Me parece al menos tan aterrador como los demás. En un contexto escatológico bíblico, se supone que debemos preocuparnos por el Armagedón. También se supone que debemos preocuparnos por el Anticristo. Quizás deberíamos preocuparnos más por el Anticristo porque él viene primero. “
En estas conversaciones con Tyler Cowen, Thiel manifiesta conocer las novelas de Soloviev y Benson, lo cual permite abordar sobre base firme un análisis comparatístico dentro de esta narrativa apocalíptica. Pero, ¿qué entienden exactamente por Anticristo?

Peter Thiel define al Anticristo

Sus respuestas son más bien imprecisas y deja el significante en un estado de significación flotante: desde su perspectiva acelaracionista, el Anticristo sería ese gobierno totalitario que pretenderá asumir el poder total para limitar el avance de la tecnología: “Básicamente, la versión literaria sería que el Anticristo llega al poder hablando constantemente del Armagedón y contándonos historias milenaristas aterradoras” (Conversaciones con Tyler Cowen). Cree que el Armagedón será agitado por una figura anticrística que cultiva el miedo a las amenazas existenciales como el cambio climático, la IA y la guerra nuclear precisamente para acumular un poder desmesurado. La idea es que esta figura convenza a la gente de que él es la garantía para evitar una tercera guerra planetaria a condición de que se acepte un orden mundial único encargado de proteger de todas las catástrofes apocalípticas y que imponga una restricción total del progreso tecnológico. En su opinión, esto ya está sucediendo. Thiel afirmó que los organismos financieros internacionales, que dificultan que las personas oculten su riqueza en paraísos fiscales, son una señal de que el anticristo podría estar acumulando poder y acelerando el Armagedón. Thiel también reflexiona en torno a la enigmática figura del “katejon” que menciona San Pablo en 2 Tesalonicenses: algo o alguien que detiene la llegada del anticristo pero que luego desaparecerá y dejará el terreno libre al enemigo. Este katejon adquiere fisonomías diversas según la época, y así durante la guerra fría podría haber sido la democracia cristiana que detuvo el avance del comunismo.

En un artículo publicado en el diario The Guardian, Thiel personaliza esta posible figura: «Mi tesis es que, en los siglos XVII y XVIII, el anticristo habría sido un personaje similar al Dr. Strange, un científico que practicaba toda clase de ciencia oscura y descabellada. En el siglo XXI, el anticristo es un ludita que quiere acabar con la ciencia. Alguien como Greta [Thurnberg] o Eliezer [Yudkowsky]».

La Teología Política

Señalamos que para Peter Thiel el Anticristo no es el monstruo de las películas, sino aquellos que pretendan regular el desarrollo tecnológicoen nombre de los derechos humanos y ambientales, el colapso civilizatorio o de una ética humanista. Ciertamente, identificar a Greta Thurnberg como el Anticristo es casi un chiste de mal gusto. El papa León XIV también podría entrar en esta categoría a raíz de su encíclica “Magnífica Humanitas”. Sea como sea, no es ningún chiste que Thiel, Karp y varios de sus compañeros de Silicon Valley apelan a categorías metafísicas para pensar problemas sociales, es decir, elaboran una “teología política” que deberemos tomar muy en serio. Que uno de los magnates tecnológicos más poderosos e influyentes del mundo hable en términos escatológicos me parece el hecho más relevante de la historia en los últimos siglos. Apenas podemos dimensionar la profundidad de lo que está en juego. Desde el siglo XVIII no estamos en presencia de una redefinición del vínculo que une a los individuos y el estado desde una perspectiva teológica. Hay que remontarse al Rousseau del último capítulo del “Contrato Social” que no quiso traducir Mariano Moreno para encontrar algo análogo. No en vano los actuales monarcas filósofos pretenden invertir los términos de la Ilustración para dar lugar a lo que denominan la “Ilustración Oscura”. En los siguientes posteos deberemos analizar y desarmar los dos componentes teológico y político para tratar de entender su combinatoria en una unidad superior. Creo – adelanto la hipótesis – que se están cumpliendo las profecías del Apocalipsis y podemos sospechar que asistimos a la posibilidad real y concreta de que emerja el Anticristo.

El Anticristo según la Iglesia actual

Describimos al Anticristo según las leyendas, la literatura reciente y Peter Thiel. ¿Qué postura sostiene la Iglesia Católica en la actualidad? El Catecismo (Catechismus Catholicæ Ecclesiæ), cuya versión oficial fue publicada en latín en 1997, contiene la exposición de la fe, doctrina y moral, iluminadas por la Sagrada Escritura, la Tradición apostólica y el Magisterio eclesiástico. En el numeral 675 dice textualmente: “Antes del advenimiento de Cristo, la Iglesia deberá pasar por una prueba final que sacudirá la fe de numerosos creyentes (cf. Lc 18, 8; Mt 24, 12). La persecución que acompaña a su peregrinación sobre la tierra (cf. Lc 21, 12; Jn 15, 19-20) desvelará el «misterio de iniquidad» bajo la forma de una impostura religiosa que proporcionará a los hombres una solución aparente a sus problemas mediante el precio de la apostasía de la verdad. La impostura religiosa suprema es la del Anticristo, es decir, la de un seudo-mesianismo en que el hombre se glorifica a sí mismo colocándose en el lugar de Dios y de su Mesías venido en la carne (cf. 2 Ts 2, 4-12; 1Ts 5, 2-3;2 Jn 7; 1 Jn 2, 18.22)”.

El texto no puede ser más claro y contundente. En el momento pre-parusíaco (antes de la Segunda Venida) se manifestará la maldad bajo la impostura religiosa suprema que es la antropolatría, es decir, el hombre que se erige Dios (Homo Deus), y promete un falso mesianismo en el que todos los problemas serán aparentemente solucionados. Aquí están las dos Bestias del Apocalipsis: la Bestia de Mar (el poder político) y la Bestia de Tierra (la falsa religión que se pone al servicio del poder político). El precio a pagar será el abandono de la fe en el Dios Verdadero para rendirle tributo al Falso Mesías.

Este texto del Catecismo que hasta hace poco parecía extravagante, hoy resulta clarividente y profético de nuestro presente signado por el desarrollo de la IA y el tecnofeudalismo.

El texto de San Juan Apóstol y Apokaleta

Antes de continuar con el Anticristo, Peter Thiel y Milei, es necesario detenernos aunque sea brevemente en el Apocalipsis de San Juan y retomar a posteriori el análisis de la actualidad con otras piezas conceptuales. Como se sabe, se trata del texto más oscuro de toda la Biblia. Es un conjunto de visiones de calamidades, plagas y monstruos que causan estremecimiento; quizá por esto la palabra “apocalipsis” es sinónimo de cataclismos y fin del mundo. Es un grave error. El texto es ciertamente complejo porque San Juan apela a un reservorio de imágenes simbólicas que estaban en el acervo cultural del pueblo judío y las Sagradas Escrituras, pero el sentido final es claro: las fuerzas del bien y el mal que se enfrentan desde los inicios de la historia humana llegarán a un momento de paroxismo en que pareciera que los poderes diabólicos derrotan a los santos y extinguen la verdad. En ese preciso momento, interviene directamente Dios, vuelve Jesucristo ya no como manso cordero para el sacrificio sino en gloria y majestad para restaurar el cosmos, pronunciar su veredicto sobre la historia (Juicio Final) y aplastar definitivamente la cabeza de la serpiente infernal. O sea: sabemos que el final de la historia termina bien y eso debe ser motivo de esperanza para los creyentes. Dios no colapsa el mundo ni la humanidad porque jamás va a destruir su obra. Cuando vuelva Jesucristo será el triunfo del Bien y habrá “un Cielo nuevo y una nueva Tierra”.

Los signos de los tiempos

En la parte 6 adelantamos la hipótesis central: se estarían cumpliendo las profecías del Apocalipsis y podemos sospechar que asistimos a la posibilidad real y concreta de que emerja el Anticristo. Vayamos por partes. Hay una línea de teólogos como Ernst-Bernard Alló que consideraba el libro de San Juan una profecía ya cumplida con las últimas persecuciones del Imperio Romano. En cuanto a la Segunda Venida de Cristo, se produciría en un futuro tan lejano e indeterminado que ni siquiera merecería tenerse en cuenta. Contra esta interpretación polemizaba Leonardo Castellani. El argentino, apoyándose en los Padres de la Iglesia, sobre todo en san Agustín, sostenía que el Apocalipsis narra la HISTORIA TODA LA IGLESIA desde la Ascensión de Cristo hasta su Parusía. No entraremos en los pormenores de esta postura porque nos llevaría mucho tiempo. Sólo digamos lo siguiente: Jesús mismo dijo que nadie sabe el día y la hora en que volverá, pero recomendó estar alerta a “los signos de los tiempos” y dio una serie de pistas en el sermón escatológico de Mateo 24. Si reunimos las tesis de Castellani con las indicaciones evangélicas y, a su vez, las cotejamos con la actualidad, los resultados del análisis arrojan perspectivas temibles. Veamos “los signos”:
– Guerras: no hace falta extenderse demasiado para darse cuenta de que vivimos en una época en que la guerra es un estado permanente, como dijera el papa Benedicto XV durante la primera conflagración mundial.
– Cataclismos: día a día vemos las consecuencias devastadoras de eventos climáticos extremos, y en Bahía Blanca vivimos un diluvio que nos marcó para siempre.
– Enfermedades: basta que mencionemos la pandemia de Covid-19, ya fuese un hecho natural o provocado deliberadamente.
A todo esto deben agregarse factores de orden espiritual también profetizados en la Biblia
– La apostasía: el abandono de la fe y las Iglesias vacías
– el “enfriamiento de la caridad”: vivimos en un mundo violento; tenemos un presidente que se enorgullece de ser cruel; luego del genocidio nazi, asistimos atónitos al genocidio protagonizado por Israel.
– La fulminante difusión del neopaganismo y satanismo: amarres, hechizos, magia negra, etc.
Castellani afirmaba con razón que la “lluvia de fuego” descripta en el Apocalipsis dejó de ser una metáfora y se cumplió literalmente con la bomba atómica. Con todo esto no quiero decir que ya estamos a las puertas del Juicio Final, pero resulta imposible no considerar estos eventos como signos de los tiempos y reflexionar.

Entre los signos de los tiempos apocalípticos que describimos debemos agregar el hecho evidente de que la tecnología en manos de un poder político-económico hiperconcentrado permite hacer realidad el sueño del control total de la sociedad y la gestión automatizada de sus problemas.

Pongo dos ejemplos: el gobierno de Milei, estrechamente asociado a Peter Thiel y Palantir, anunciaron el lanzamiento del “gemelo digital”, un modelo algorítmico de cada uno de nosotros alimentado en base a nuestros datos que aparecen en los archivos oficiales, pero también a partir de nuestros gustos, preferencias, consumos, posteos, compras, fotos que subimos a las redes, etc. Ese doble “Fulano de Tal” digital permitirá al poder determinar los comportamientos de Fulano en el mundo real, su peligrosidad, sus necesidades sociales y, eventualmente, asistirlo o neutralizarlo. ¿Cómo sería esto último? Aquí viene el segundo ejemplo. En 2025 el gobierno norteamericano ordenó “matar” digitalmente a 2,7 millones de latinos e indocumentados bien vivos, es decir, bajarlos del sistema. Con esto pretendían que esas personas se autodeportasen a sus respectivos países o se acercasen a una oficina pública para regularizar su situación y así capturarlos de inmediato. Estos ejemplos están inquietantemente cerca de cumplir de un modo literal la profecía del Apocalipsis: la bestia impondrá una marca 666 a todos sus seguidores sin la cual no pondrán comerciar, vender ni comprar (Ap. 13, 16-18).

La alineación de Milei con Peter Thiel y los tecnomagnates de Silicon Valley responde al proyecto demencial de entregar la Argentina a las corporaciones digitales para convertir el país en una factoría privilegiada que intervenga en la conversación mundial sobre el desarrollo informático. Sus ideales contemplan un escenario donde se cancela la democracia tal como la entendemos en favor de una política tecnogestionada que gobierne el país reducido a ciudades-estado autorreguladas mediante algoritmos como una suerte de megacorporación. Estas sociedades automatizadas no apelarán a la manipulación de datos para fraguar resultados de las votaciones electrónicas: podrán incidir en el momento previo moldeando conciencias y perfilando preferencias que luego serán refrendadas en el campo electoral. Si Milei se propone ser reelecto y cuenta con esta tecnología a su favor será prácticamente imbatible a pesar de las conspiraciones del “círculo rojo” y los fragoteos de “Don Chatarrín”.

El «Nuevo Mesías»

Ya hemos visto que para el “Catecismo de la Iglesia Católica” el Anticristo no sería la figura monstruosa de las películas, sino “una impostura religiosa que proporcionará a los hombres una solución aparente a sus problemas mediante el precio de la apostasía de la verdad”. También vimos que para Peter Thiel es toda persona o institución que pretenda limitar o regular el avance tecnológico. Podría pensarse de un modo insidioso que el magnate realiza una operación de desorientación táctica porque la categoría anticrística se puede aplicar cómodamente al propio Thiel y los magnates de la “ilustración oscura”.

En efecto, son ellos quienes proyectan asumir el poder mundial (o al menos occidental) bajo el argumento de una gestión algorítmica de la sociedad que neutralice sus conflictos y amenazas existenciales (migraciones masivas, guerras, pandemias, etc.). Para eso, exigirá la obediencia a una gobernanza tecnocrática que limite derechos y libertades a favor de una administración cibernética que controle hasta los niveles subatómicos del tejido social. De este modo, el ser humano que conocemos tenderá a ser eliminado “por arriba” o “por abajo” en una filosofía de neto corte antihumanista. Según el manifiesto de Palantir, hay culturas desarrolladas y otras atrasadas. Esta meritocracia habilita la posibilidad de que los sectores atrasados sean reducidos en su humanidad a meros paquetes de datos que deben ser gestionados y automatizados. Esta “infrahumanidad” no será más que “inputs” que alimentará la máquina del poder. Por otro lado, habrá una elite “por arriba” que tenderá a superar la especie gracias a la tecnología transhumanista que convierta la carne mortal en sustancia inmortal, superhombres biotrónicos, transespecies de una nueva generación de dioses.

Estos nuevos superhombres serán protagonistas de lo que Castellani llamaba la gran herejía modernista también anunciada en el Catecismo: la inversión de la doctrina cristiana (el hombre se vuelve Dios en lugar de Dios hacerse hombre) que vacía el contenido de la fe para reemplazarlo con la idolatría y culto al hombre. Se trata de los nuevos mesías que prometen una redención sin intervención de Cristo; una escatología inmanentista que promete el paraíso en esta tierra o en otro planeta gracias a las solas fuerzas del progreso científico ilimitado.
En una palabra, es el cumplimiento de la vieja tentación de la serpiente a Adán y Eva: coman el fruto prohibido y serán como dioses.

Los Monarcas Filósofos

El arquetipo visual del magnate es Tío Rico Mc Pato nadando en medio de sus tesoros como pez en mares tropicales. Este personaje encarna a figuras históricas como Pierpont Morgan, John D. Rockefeller o Nathan M. Rothschild, paradigmas del capitalista entregado exclusivamente a la explotación y la acumulación de plusvalía. Pero por primera vez en la historia de la modernidad, nos encontramos con los tecnomagnates de Silicon Valley como Alex Karp o Peter Thiel que no se dedican exclusivamente al lucro sino a elaborar ideas. Su ambición más profunda e inquietante: quieren transformar el mundo. Más aún: pareciera que el dinero es sólo un medio para lograr otros objetivos ambiciosos a escala planetaria, concretamente acelerar el desarrollo de la ciencia para resetear la sociedad. Los viejos esquemas de pensamiento ya no nos sirven para analizar el escenario actual. Antonio Gramsci decía que la clase capitalista contrataba intelectuales orgánicos que elaborasen la ideología necesaria para garantizar la hegemonía sobre el resto de las clases dominadas. Pues bien: estos nuevos magnates cibernéticos elaboran por sí mismos los marcos teóricos de la “ilustración oscura” que orientan su acción, sin delegar la tarea en profesionales del pensamiento. Thiel, graduado en filosofía en Stanford, realiza todo tipo de disquisiciones influenciado por sus lecturas de René Girard y Carl Schmitt. Esto es decididamente insólito. Lo que me esfuerzo en hacer comprender es que para ellos la especulación filosófica no es un pasatiempo extravagante de megamillonarios en tiempos de ocio. Estamos ante un nuevo desafío y si no tomamos en serio su filosofía por descabellada que sea, si actuamos con soberbia, corremos el serio riesgo de no entender nada.

Tío Rico es la imagen icónica del viejo millonario. Trato de buscar en internet una figura que remita al monarca filósofo actual. No la hay. Sólo me reenvía al emperador Marco Aurelio. Inventar una imagen en IA no me interesa. Quizá la única caricatura que me parece adecuada es la de Pinky y Cerebro, el que quería dominar al mundo.

Volvamos a la definición oficial del Anticristo que consigna el numeral 675 del catecismo de la Iglesia católica: “La persecución que acompaña a su peregrinación sobre la tierra desvelará el «misterio de iniquidad» bajo la forma de una impostura religiosa que proporcionará a los hombres una solución aparente a sus problemas mediante el precio de la apostasía de la verdad. La impostura religiosa suprema es la del Anticristo, es decir, la de un seudo-mesianismo en que el hombre se glorifica a sí mismo colocándose en el lugar de Dios y de su Mesías venido en la carne”
Por supuesto, no quiero calumniar ni convertirme en un falso profeta, pero por todo lo expuesto, resulta plausible sospechar que el desarrollo actual de los algoritmos, las tecnologías de avanzada y los sistemas de ideas que elaboran los nuevos monarcas filósofos permiten que el enunciado del Catecismo se vuelva una realidad palpable a corto o mediano plazo. En efecto, Palantir y la galaxia de tecnológicas asociadas a Silicon Valley podrían ofrecerse como la “solución” de todos los problemas (guerras, migraciones, pandemias, catástrofes ambientales, etc.) a condición de que se eliminen todas las trabas y regulaciones que limitan su desarrollo y se le entregue “la suma del poder público” a la IA y a una reducida élite de iluminados tecnócratas. Serían los nuevos Illuminati de la ilustración oscura que gobernarían despóticamente a la sombra de los circuitos integrados para llegar al paraíso cuántico en la tierra que, por cierto, no estará abierto a toda la humanidad sino sólo para los escogidos.

Un mesianismo tecnotrónico que busca la inmortalidad transhumanista puede erigirse en un Dios que exigiría sumisión y adoración por parte de los gobiernos, la clase política y los ciudadanos en general. Las búsquedas esotéricas de Peter Thiel confirmarían que se mueve en un trasfondo de espiritualidad ocultista. Si la Iglesia se opone a este estado de cosas sería declarada enemiga pública y duramente perseguida.

“Dialog” y “Hereticon”

En 2006 Peter Thiel fundó DIALOG, una reunión ultrasecreta donde convoca a megamillonarios y agentes de gobiernos para debatir sobre un abanico de temas predeterminados. La hacktivista suiza Maia Arson Crimew logró entrar a la base de datos y así pudo filtrar que la la reunión que se llevará a cabo en agosto de este año en Dublin asistirán 220 invitados, entre otros, Scott Bessent, Secretario del Tesoro de EE.UU., el congresista Ted Cruz que preside la comisión del senado que controla el comercio de datos; el congresista demócrata Cory Booker; el general Alexus G. Grynkewich, actual comandante supremo de la OTAN en Europa; Auren Hoffman, Elon Musk, Peter Thiel, Palmer Luckey (Anduril Industries), Alex Karp (Palantir) y Marcos Galperin (Mercado Libre). Fíjense dos cosas: DIALOG sienta en una misma mesa al Estado y los empresarios privados del más alto nivel, con poder real y efectivo.

En medio del mayor secreto este año planean debatir acerca de temáticas como:
– ¿el dinero compra la felicidad?
– recuperemos la energía nuclear
– navegando por la Tercera Guerra Mundial
– Cómo va tu vida sexual
– Cómo fundar tu propia secta
– Colonización de Marte, eugenesia, interfaces máquina-cerebro, parapsicología, impresión de armas de fuego 3D, natalismo (“fábricas de bebés”) y ciudades charter. Una se tituló: “El objetivo es la inmortalidad”. Otra, “Cómo robar elecciones”.

Thiel también dirige otro grupo secreto y elitista llamado HERETICON que propuso sesiones sobre ovnis, inmortalidad, el fin del mundo, natalismo, parapsicología, modificación genética, «sexo y Dios» y «riesgo existencial».

De todo este combo temible, quiero destacar particularmente la presencia de contenidos esotéricos y el secretismo.

Los nuevos Illuminati

Peter Thiel fundó DIALOG y HERETICON, dos sociedades reservadísimas en las que debaten ideas temibles para la humanidad: eugenesia, tercera guerra mundial, inmortalidad, robo de elecciones, etc. De todo ese combo terrorífico quiero destacar cuatro aspectos que me interesan particularmente:
a) el elitismo: acceden por invitación exclusiva sólo megamillonarios, altos funcionarios de gobierno y militares;
b) el secretismo: reserva absoluta de quiénes son los invitados y qué temas se debaten (recordemos que esto salió al conocimiento público gracias a una hacker que filtró información);
c) permanencia en el tiempo: DIALOG existe desde 2006 y hay miembros fijos y otros invitados ocasionales, y
d) ciertos contenidos esotéricos como parapsicología, fundación de sectas, contactos con ovnis y sesiones de hipnotismo.

Estos cuatro aspectos resultan esenciales en la conformación de una logia, aunque ciertamente no quiero decir que dependan estrictamente de la Masonería. Más bien, todo lo contrario. Mi hipótesis es que las logias masónicas tradicionales luchan por sobrevivir a su decadencia y que la calidad de sus miembros y el peso específico de su influencia se distancian años luz de las logias de Thiel donde están los que realmente deciden nuestro futuro. Nos permitimos establecer una categoría específica: definamos “masonismo” a la adopción de características propias de una logia masónica sin que por ello tenga vinculación directa o dependencia formal con la Masonería.

La Logia Lautaro fue masonística en este mismo sentido porque se trataba de una sociedad patriótica a la que nunca se le pudo comprobar con papeles en mano su filiación masónica; el viejo Maguire envió cuestionarios directamente a los Grandes Orientes de Londres, Irlanda y EE.UU. y respondieron que no tenían ningún registro de nuestros patriotas.

El Club Bilderberg y las reuniones de Thiel son masonísticas. Aquí se reúnen los auténticos herederos espirituales de los antiguos Illuminati.

Los nuevos Illuminati y el Príncipe de este Mundo

Nos vamos acercando al final de esta serie de posteos. Ha llegado el momento de decirlo todo, aunque me tilden de loco.

Ya hemos visto que las logias masonísticas DIALOG y HERETICON reúnen los personajes más poderosos de Occidente en reuniones secretas donde se decide la forma que tendrá el futuro. Vimos también que, entre otros puntos de la agenda, abordan temas relacionados con el esoterismo: hipnosis, contactos extraterrestres, parapsicología. Esto puede parecer una chifladura de millonarios que quieren divertirse con fenómenos paranormales en sus descansos de reuniones de negocios. Parece, pero no lo es.

Pensemos por un minuto: siempre se puede ambicionar más poder y dinero, pero ¿qué más pueden desear aquellos que lo tienen todo, aquellos para quienes cientos de millones de dólares son apenas un vuelto de caja chica? Allí donde el deseo es ilimitado porque nunca termina de satisfacerse, allí es donde precisamente llegan al límite de lo humano: aspiran al transhumanismo, a la superación de los límites humanos de la muerte, la enfermedad y el dolor a través de la técnica. ¿Y esto colmará sus ambiciones? Tampoco. Sólo Dios puede colmar nuestros anhelos más profundos, pero estos muchachos no son precisamente monjes cristianos ni budistas. Después de lo transhumanista ¿qué viene? Y… lo que viene son inteligencias superiores no humanas… ¿Extraterrestres? No olvidemos que uno de los temas que abordan en esas conferencias es el contacto con seres de otro mundo. Pero, de un modo consciente o inconsciente, los seres que contactan no son los habitantes de la constelación de Andrómeda sino muy probablemente al ángel que cayó en el principio de los tiempos, aquél que le dijo a Adán y Eva: “si comen el fruto prohibido, serán como dioses”, aquél que le propuso a Jesús “si me adorás, te voy a dar el mundo entero”. Los que codician someter a este mundo bajo su poder despótico se vuelven in-mundos y por más poder que tengan, se terminan volviendo títeres de poderes ocultos y nefastos que superan su inteligencia.

Final

Quienes hayan seguido el hilo posiblemente se sentirán abrumados por la magnitud de las fuerzas malignas que se concentran en las oligarquías tecnocráticas de estos nuevos Illuminati, por su capacidad de vigilancia y dominio de la sociedad civil y política. Sin embargo, semejante panorama no debe llevarnos a la desesperación. En primer lugar, ya hemos visto en el posteo 8 que el Apocalipsis de San Juan es un libro de gozo: el mal ya está condenado; Dios mismo lo barrerá con “el soplo de su boca”.

El 13 de julio de 1917 la Virgen les dijo a los tres pastorcitos de Fátima que el mundo atravesará calamidades, “pero al final, mi Inmaculado Corazón triunfará”. Eso es. Ella le pisa la cabeza a la serpiente y de hecho en multitud de exorcismos el demonio confiesa que le tiene pánico a la Señora del Cielo.

¿Qué podemos hacer? Difundir la verdad, permanecer alertas, analizar críticamente, estudiar, mantenernos calmos y no dejarnos arrebatar por el odio. Los intelectuales y escritores deben tomar conciencia de su responsabilidad por tener el don de la palabra y no entregarse a la vanagloria de una carrera exitista; deben hacer caso a Martín Fierro y “no templar la guitarra sólo por gusto, sino para cantar en cosas de jundamento”.

Y, sobre todo, debemos elevar nuestras oraciones. Parece poco, pero es muchísimo. Y los que no sean católicos o cristianos, eleven sus buenas intenciones, recen a su modo. Dios oye todo.

 

* Mario Ortiz es profesor y licenciado en Letras por la Universidad Nacional del Sur. Ejerce la docencia en el ámbito universitario y preuniversitario. Integra equipos de investigación de la Secretaría de Ciencia y Tecnología (UNS) en las áreas de literaturas comparadas e historia regional, especializado en historia de la Masonería local. 

La destrucción de España – Por Juan Manuel de Prada

2 Agosto 2026 ore 05:14

Por Juan Manuel de Prada

Cuando todavía colean los incendios más voraces jamás padecidos en España sufrimos la invasión de una horda incontable de marroquíes. ¿Alguien puede todavía negar que estamos gobernados por chacales juramentados en la destrucción de España? ¿Alguien puede negar que estamos en manos de criminales dispuestos a convertir España en eso que vulgarmente se llama un «Estado fallido»? ¿Cómo podemos definir un país cuyos gobernantes no sólo se muestran incapaces de combatir estas calamidades, sino que las fomentan y alientan?

Los incendios que acabamos de padecer –que todavía estamos padeciendo– ocurren porque los chacales que nos gobiernan los promueven. Sólo así puede explicarse que España apenas haya invertido una cuarta parte de las ayudas recibidas desde el pudridero europeo para la prevención de incendios y el cuidado de nuestros bosques; sólo así puede explicarse que la partida destinada al llamado Fondo de Contingencia para paliar catástrofes, que asciende a cuatro mil millones de euros, se haya desviado hacia otros gastos completamente diversos. ¿Y cuáles son esos gastos? La partida más abultada es la que se destina a «operaciones militares»; traducido al román paladino, se desvían miles de millones para abastecer de armamento al títere Zelenski y para participar en «misiones» belicistas demenciales (como la que ahora mismo nuestros militares están desarrollando en el Ártico), cuya única finalidad es enviscar a Rusia y provocar el estallido de una Tercera Guerra Mundial.

Los chacales que nos gobiernan han triplicado al gasto militar para cebar el «complejo industrial-militar» yanqui y prolongar indefinidamente una guerra perdida que puede degenerar en apocalipsis atómico, mientras nuestros hospitales y nuestras escuelas se depauperan hasta extremos insoportables, mientras nuestras carreteras se llenan de baches y socavones, mientras nuestros trenes descarrilan y nuestras infraestructuras públicas revientan. Mientras cuatro mil millones de euros han sido entregados al títere Zelenski, España se cae a trozos, convertida en una pira y en un muladar; y los sufridos españoles sufren exacciones fiscales monstruosas, que en muchos casos superan el 70 por ciento de sus ingresos (porque no hay que contabilizar sólo el impuesto sobre la renta, sino también los impuestos al consumo, los impuestos especiales y tasas son que nos acribillan, también los impuestos por derechos de emisión de CO2 que las centrales eléctricas y las empresas de la cadena industrial y alimentaria repercuten sobre nuestros bolsillos). Y no contentos con desviar los fondos destinados a la prevención de las catástrofes y con saquearnos atrozmente (siempre pillando cacho para sus corruptelas, por supuesto), los chacales que nos gobiernan invocan una supuesta «emergencia climática» cada vez que una nueva catástrofe nos golpea, para incrementar todavía más la recaudación y financiar más pingüemente la llamada «transición energética» (que el último año recibió más de 17.000 millones de euros). Una «transición energética» que se alimenta de la aniquilación de nuestra agricultura y nuestra ganadería, sometidas a normativas que las hacen inviables); una «transición energética» que es la principal beneficiaria de los incendios que cada verano arrasan nuestro territorio, pues brindan terreno calcinado para construir «parques» eólicos y fotovoltaicos; una «transición energética» que –como explica de perlas la «doctrina del shock»– se sirve de la consternación que provocan los incendios para que los chacales que nos gobiernan pueden subir todavía más los impuestos, con la excusa de combatir la «emergencia climática». Por supuesto, todos esos miles de millones que los chacales nos rapiñan cada año para combatir el «cambio climático» no han servido para suavizar ni un ápice nuestro clima.

Atrevámonos a decirlo: son los chacales que nos gobiernan los causantes directos y los principales beneficiarios (en colusión son los magnates de la «transición energética») de los incendios que padecemos. También son los causantes directos y los principales beneficiarios de las invasiones bárbaras que España padece desde hace décadas y que en estos días han alcanzado su paroxismo con la llegada a Ceuta y Melilla de una horda incontable de marroquíes, entre la que se camuflan miles de delincuentes liberados por su reyezuelo, con motivo del aniversario de su entronización. Pero esa horda no habría llegado a Ceuta y Melilla si los chacales que nos gobiernan no hubiesen favorecido una política de fronteras abiertas que ha convertido España en la bicoca y el dorado del reinado plutocrático mundial, que necesita provocar avalanchas inmigratorias para reducir los salarios y multiplicar sus beneficios. Esa horda no habría llegado a Ceuta y Melilla si los chacales que nos gobiernan no hubiesen promovido, para atender las demandas del reinado plutocrático mundial (y de paso asegurarse un ejército de votantes a piñón fijo), una monstruosa regularización masiva de inmigrantes que ha convertido España en un enjambre de rica miel para todos los desharrapados del planeta. Esa horda no habría llegado a Ceuta y Melilla si los chacales que nos gobiernan invirtieran dinero en un ejército que protegiese nuestras fronteras de vecinos aviesos y hostiles. Esa horda no habría llegado a Ceuta y Melilla si los chacales que nos gobiernan no estuviesen genuflexos ante Marruecos, por razones o sinrazones muy turbias que nunca se nos han explicado; razones o sinrazones que han condenado al pueblo saharaui a un futuro de tortura y opresión y han beneficiado a la tiranía marroquí con chorros de millones que se niegan a los españoles, para que su agricultura y su industria prosperen mientras las nuestras languidecen y nos comemos sus zurrapas en la fruta que nos venden. Pero de todo ello los chacales que nos gobiernan pillan cacho; por eso ayer banqueteaban y brindaban en embajadas y consulados de Marruecos, celebrando el aniversario de la entronización del reyezuelo Mujamé, mientras la horda invadía Ceuta y Melilla. Los chacales que no gobiernan son los causantes directos y los principales beneficiarios de la destrucción de España. Son unos traidores hijos del obispo Oppas y del conde don Julián, hijos de Godoy y Antonio Pérez, que han hecho de la destrucción de España su pitanza y su misión vital. Mientras nos resistamos a aceptar esta verdad diáfana solo nos resta agonizar. Y va a ser una agonía larga y dolorosa.

Dolce Vita 123 – ESTATE 2026

30 Luglio 2026 ore 16:17
E’ uscito il NUMERO 123 nei nostri 250 punti di distribuzione in tutta Italia, e in abbonamento sul nostro shop online. EDITORIALE Nel Paese in cui la cannabis terapeutica è legale da 20 anni (20 anni di promesse mancate e fallimenti annunciati), non siamo ancora riusciti ad assicurare una produzione nazionale che soddisfi la domanda interna, …

Servizio civile, non snaturarlo: l’audizione di Sbilanciamoci! al Senato

Di seguito il testo integrale dell’intervento.

La campagna Sbilanciamoci! è una rete di 54 organizzazioni della società civile italiana, attiva dal 1999, che promuove un modello di economia fondato sulla giustizia sociale, sulla pace e sulla sostenibilità ambientale, contrapponendosi alle logiche di spesa orientate al riarmo.

Salutiamo con favore l’attenzione del legislatore verso questi temi, perché ogni intervento che rafforzi l’investimento pubblico sui giovani merita ascolto e confronto.

Al tempo stesso, riteniamo necessario esprimere con chiarezza una preoccupazione di fondo: che il servizio civile, se ricondotto in modo troppo generico alla sola categoria di politica giovanile, possa progressivamente perdere la propria identità specifica e la propria autonomia valoriale e istituzionale.

In questo senso, l’art. 2 del DDL, che tratta appunto del Servizio Civile Universale (SCU), ci sembra fuori dalla sua naturale cornice valoriale e normativa.

Il nostro intervento segnala anzitutto l’ampiezza e la genericità della delega, con il rischio che il riordino incida in modo significativo sul sistema senza un confronto sufficientemente ampio e dettagliato.

Il riordino normativo del Servizio Civile non dovrebbe produrre uno snaturamento dell’istituto, ma rafforzarne la qualità, la coerenza e il ruolo nel Paese.

Alcuni punti devono essere considerati vincoli di continuità e non variabili secondarie. Il ministro Abodi ha precisato, nei suoi interventi alla Camera, che non sarà toccata la finalità originaria dell’istituto, così come definita dalla legge n. 106 del 2016, e questo è un bene.

Per noi sono fondamentali anche il collegamento con l’obiezione di coscienza (art. 2, lettere g) e h), della legge n. 64/2001), il vincolo dell’assenza di scopo di lucro per gli enti iscritti all’albo (art. 3, comma 1, della legge n. 64/2001), il mantenimento dell’impianto multilivello del sistema, con Stato, Regioni, enti e rappresentanza dei giovani in servizio (d.lgs. n. 40/2017), il ruolo della Consulta nazionale (prevista dalla legge n. 230/1998, mantenuta dall’art. 2, lettera g), della legge n. 64/2001, nonché dall’art. 8 della legge n. 106/2016 e dal d.lgs. n. 40/2017) e l’autonomia del Fondo nazionale per il servizio civile (come definito dalla legge n. 230/1998 e mantenuto dalla legge n. 64/2001, dall’art. 8 della legge n. 106/2016 e dal d.lgs. n. 40/2017).

Da parte nostra c’è la disponibilità a contribuire concretamente a un lavoro di miglioramento del sistema del Servizio Civile, nell’ottica della valorizzazione dell’impegno degli Enti del Terzo Settore quali attori fondamentali del sistema fin dalla nascita dell’istituto.

Nel dibattito alla Camera abbiamo avvertito una grande mancanza: quella del ruolo del Terzo Settore, che dovrebbe invece essere tenuto in considerazione nella costruzione della futura governance del Servizio Civile Universale. Il ministro ha parlato degli incontri, previsti ogni due mesi, con Regioni, ANCI e UPI (si veda l’emendamento all’art. 1 relativo al Tavolo permanente), senza neppure citare il Terzo Settore.

Di fronte a questa disattenzione nei confronti del Terzo Settore (TS) che non sembra entrare in un’idea di governance del SCU ricordiamo alcuni fatti:

  • Il servizio civile su base volontaria, che oggi si chiama SCU, si deve principalmente alla mobilitazione del Terzo Settore nel 1999-2000;
  • Negli anni dell’obiezione e del disinteresse del Ministero della Difesa, fu il TS che elaborò le soluzioni organizzative che hanno poi fatto vivere il sc (pensiamo alla figura dell’Operatore Locale di Progetto, alla formazione generale obbligatoria), soluzioni ancora oggi essenziali e funzionanti.

Due considerazioni culturali sulla centralità del TS. 

– La formazione alla cittadinanza attiva, il suo esercizio trovano nel TS il suo alveo naturale, riconosciuto dalla riforma del TS del 2016 nel suo concorso all’interesse generale;

– L’impegno per soluzioni nonviolente ai conflitti, la capacità di farlo, nasce nelle azioni quotidiane nei luoghi delle ingiustizie e il radicamento sociale del TS è occasione unica per i giovani per acquisire queste capacità oggi ancora più essenziali.

Per questo non solo va confermata la Consulta, e di questo siamo soddisfatti, ma andranno pensate anche nuove sedi di interlocuzione fra Dipartimento e TS.

Chiediamo inoltre che il confronto con gli stakeholder del sistema sia strutturato e non soltanto richiamato in termini generali. Il servizio civile vive grazie alla collaborazione tra istituzioni, enti e territori: se questo dialogo non viene formalizzato, si rischia di produrre norme meno aderenti alla realtà operativa e meno capaci di rispondere ai bisogni dei giovani e delle comunità.

Inoltre, il ministro ha fatto cenno al fatto che il Servizio Civile non è “un lavoro”. Occorre però osservare che la prima attuazione della misura sulla messa in trasparenza delle competenze degli operatori volontari e delle operatrici volontarie, ancora in fase di sperimentazione e pertanto da monitorare con attenzione, prevede attività che i giovani possono svolgere e per le quali possono ottenere la messa in trasparenza. Tali attività rischiano di cancellare il confine tra funzioni di supporto e sostituzione dei ruoli del personale, oltre che di impoverire l’esperienza stessa (segreteria, protocollo, gestione del denaro…). Ciò rende più acuto un elemento di insoddisfazione dei giovani e di vulnerabilità politica del SCU, già oggi presente: il rischio che esso assuma la funzione di lavoro sottopagato e sostitutivo. Tale rischio è accentuato nei casi di impiego dei giovani presso enti dotati di piante organiche e composti esclusivamente da lavoratori, mentre risulta mitigato negli enti in cui l’esperienza di volontariato è spesso condivisa con dirigenti e soci.

Riteniamo, inoltre, importante il tema della visibilità istituzionale: il ritorno a un Dipartimento autonomo per il servizio civile, oppure in dialogo con un Dipartimento per la Difesa civile non armata e nonviolenta (Campagna “Un’altra difesa è possibile” per una legge di iniziativa popolare), rappresenterebbe un segnale importante, perché restituirebbe riconoscibilità alla specifica identità dell’istituto e alla sua funzione pubblica. L’obiettivo della proposta di legge è dare piena attuazione alla sentenza della Corte costituzionale n. 164/1985, che riconobbe la legittimità costituzionale della forma “civile” della difesa della Patria (artt. 11 e 52 Cost.), equiparata solo formalmente al servizio militare, ma mai sostenuta con risorse comparabili.

In tale prospettiva, andrebbe maggiormente valorizzata la specificità del servizio civile all’estero, quale esperienza di solidarietà internazionale, cooperazione tra comunità ed educazione alla pace, e quale contributo dell’Italia alla prevenzione dei conflitti, alla tutela dei diritti e alla costruzione di relazioni tra i popoli. Coerentemente, di ulteriore fondamentale importanza, è la possibilità per il servizio civile di entrare stabilmente e in maniera strutturata nelle scuole e Università per promuovere tra i giovani l’opzione civile e l’alternativa nonviolenta della Difesa della Patria.

La situazione internazionale e quella sociale interna renderebbero indispensabile un servizio civile che educhi i giovani alla nonviolenza e all’impegno per la costruzione di condizioni di pace e che produca servizi per la comunità nei campi della coesione sociale e della pace a livello internazionale.

 

*** 

Aderenti alla campagna Sbilanciamoci 

ActionAid, ADI–Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani, Altreconomia, Altromercato, Antigone, AOI–Associazione delle ONG Italiane, ARCI, ARCI Servizio Civile, Associazione Obiettori Nonviolenti, Associazione per la Pace, Beati i Costruttori di Pace, CESC Project, CIPSI–Coordinamento di Iniziative Popolari di Solidarietà Internazionale, Cittadinanzattiva, CNCA–Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’Acqua, Comunità di Capodarco, Conferenza Nazionale Volontariato e Giustizia, Crocevia, Donne in Nero, Emergency, Emmaus Italia, Equo Garantito, Fairwatch, Federazione degli Studenti, Federazione Italiana dei CEMEA, FISH–Federazione Italiana per il superamento dell’Handicap, Fondazione Ecosistemi, Fondazione Finanza Etica, Gli Asini, Gruppo Abele, ICS–Consorzio Italiano di Solidarietà, LAV–Lega Anti Vivisezione, Legambiente, LINK Coordinamento Universitario, LILA–Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids, Lunaria, Mani Tese, Medicina Democratica, Mi Riconosci?, Movimento Consumatori, Nigrizia, Oltre la Crescita, Pax Christi, Refrient Onlus, Rete Universitaria Nazionale, Rete degli Studenti Medi, Rete della Conoscenza, Terres des Hommes, UISP–Unione Italiana Sport per Tutti, UdS–Unione degli Studenti, UdU–Unione degli Universitari, Un Ponte Per, WWF Italia

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Canapa, spirulina e microrganismi: dalla Puglia un progetto per bonificare i terreni contaminati

29 Luglio 2026 ore 10:30
La canapa industriale non è solo una coltura destinata alla produzione di fibra, biomateriali o alimenti. In Puglia è al centro di un progetto di ricerca che punta a trasformarla in uno strumento per il recupero ambientale. L’obiettivo è sviluppare un protocollo capace di bonificare terreni contaminati da metalli pesanti e idrocarburi sfruttando la sinergia …

Come possono finire le guerre nel Golfo e in Ucraina?

Come si esce dalle guerre? Come si trovano soluzioni a tensioni che possono far riaccendere i conflitti? In Iran come in Ucraina è questo il nodo che nessuno finora scioglie. Una lezione utile viene dal dopoguerra europeo, all’indomani di due guerre mondiali con radici nelle tensioni tra Francia e Germania. Nel 1950 il ministro degli Esteri francese Robert Schumann propose di non vietare alla Germania lo sfruttamento delle sue risorse di carbone e acciaio, fondamentali per lo sforzo bellico, ma di organizzarne la gestione congiuntamente alla Francia, in un quadro istituzionale aperto anche ad altri Stati europei. Schumann intuì che la produzione comune di carbone e acciaio avrebbe reso la guerra nel cuore dell’Europa non solo impensabile, ma anche materialmente irrealizzabile. Da questa Comunità europea del carbone e dell’acciaio si è poi sviluppata la Comunità economica europea, e in seguito l’Unione. Gestire insieme le risorse che erano alla base del riarmo ha consentito di impedire nuovi conflitti. 

La Fondazione Bourse&Bazaar – un think tank con sede a Londra specializzato in diplomazia economica – ha proposto il 10 luglio scorso un’iniziativa simile per il conflitto nel Golfo persico. L’idea è quella di non escludere l’Iran dal controllo dello Stretto di Hormuz, bensì di coinvolgerlo attraverso un’istituzione già esistente: la «Regional Organization for the Protection of the Marine Environment» (ROPME), attiva dal 1978 e di cui fanno parte tutti gli otto Stati che si affacciano sul Golfo Persico. L’estensione del mandato di questa organizzazione dalla tutela ambientale alla sicurezza regionale potrebbe essere finanziata attraverso la tassa sul transito delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, proprio come richiesto ora dall’Iran.L’idea mette insieme la richiesta di Teheran di un rinnovato riconoscimento della sovranità del Paese e l’esigenza dei sei paesi filo-occidentali membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) di garantire un passaggio sicuro attraverso lo stretto. Dare a quest’organizzazione regionale – la ROPME – l’autorità di gestire il flusso di navi nel Golfo potrebbe consolidare gli elementi di cooperazione già esistenti e ridurre le tensioni che hanno portato alla ripresa della guerra. Per legrandi petroliere si tratterebbe di una tassa di entità limitata, che consentirebbe di consolidare un’istituzione regionale che diventerebbe una sede di confronto e dialogo tra le parti in conflitto. E i paesi avversari dell’Iran hanno la loro organizzazione – il Consiglio di Cooperazione del Golfo – in cui possono sviluppare le proposte da discutere poi con Teheran all’interno della ROPME.

Possiamo promuovere in Europa un’iniziativa analoga per far finire la guerra in Ucraina? Al centro del conflitto in Ucraina c’è la contesa sulla regione del Donbass, per cui si dovrà immaginare, almeno temporaneamente, uno status di neutralità. Dopo quattro anni di guerra aperta e dieci di tensioni, è arrivato il momento di aprire un dialogo. Chi potrebbe negoziare e gestire sul piano istituzionale una soluzione del conflitto?Anche in Europa esiste da anni un’organizzazione di cui fanno parte tutti gli Stati europei, compresa la Russia: l’OSCE, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, con sede a Vienna. L’OSCE prende decisioni all’unanimità, anche la Russia deve quindi approvarle. E analogamente al CCG per il Golfo persico, anche in Europa esiste una organismo i cui i paesi occidentali possono concordare le posizioni da portare poi in sede di OSCE: la Comunità Politica Europea, istituita da Macron nel 2022, che si è già riunita quattro volte e in cui Russia e Bielorussia non sono rappresentate. Dal punto di vista politico, la Comunità Politica Europea non rappresenta una novità. Tra il1970 al 1992 i paesi dell’Europa occidentale si riunivano nella Cooperazione Politica Europea per coordinare la propria politica estera. Erano i tempi del processo di Helsinki della Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa (CSCE), che ha reso possibile la distensione nell’ultima fase del confronto tra i blocchi, e la Cooperazione Politica Europea è stata uno strumento di rilievo i quel percorso.

Per di più, sulla questione ucraina, nel periodo 2014-2015 l’OSCE ha svolto un ruolo importante nella definizione degli accordi di Minsk I e II per la soluzione del conflitto nel Donbass; gli aspetti di sicurezza, tuttavia, non sono stati integrati da accordi più ampi di cooperazione politica ed economica; le parti in conflitto non hanno rispettato gli accordi e le tensioni si sono ulteriormente inasprite, sfociando nell’invasione russa del 2022.

Come per il carbone e l’acciaio del dopoguerra europeo, la soluzione ai conflitti per lo stretto di Hormuz e il Donbass può passare per un’istituzione in cui tutte le parti siano coinvolte. Ammesso però che ci sia la volontà politica e pressioni diplomatiche internazionali, anche da parte dell’Unione Europea e dell’Italia. Una richiesta in questa direzione era venuta dalla Lettera aperta all’Europa di un gruppo di intellettuali del maggio 2024 – tra cui Luciana Castellina, Peter Brandt, Carlo Rovelli, Wolfgang Streeck – che chiedeva alla Ue di impegnarsi per negoziati di pace tra Russia e Ucraina. Il testo era stato pubblicato dal Corriere della Sera e da giornali di molti paesi (https://sbilanciamoci.info/ucraina-russia-negoziare-adesso/). Di fronte alla prospettiva di altri anni – nel Golfo persico come in Ucraina – di attacchi devastanti con droni e missili, questa può essere una via per la pace.

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Francisco Solar Dominguez, Joaquín García Chancks: Sulla situazione di salute del compagno Juan Aliste Vega

28 Luglio 2026 ore 11:27
Francisco Solar, Joaquín García: Sulla situazione di salute del compagno Juan Aliste Vega Sulla situazione di salute del compagno Juan Aliste Vega di Francisco Solar e Joaquín García È stato…

Scontri in Ucraina. Oltre 200 persone hanno attaccato i militari e ribaltato un veicolo per il reclutamento (Leopoli, Ucraina, 8 luglio 2026)

28 Luglio 2026 ore 11:06
Scontri in Ucraina. Oltre 200 persone hanno attaccato i militari e ribaltato un veicolo per il reclutamento (Leopoli, Ucraina, 8 luglio 2026) Gravi scontri tra civili, militari e forze dell’ordine…

Chiamata per un Agosto Nero in memoria degli anarchici Luciano Balboa (Lupi), Luciano Pitronello (Tortuga) e Belén Navarrete Tapia

28 Luglio 2026 ore 10:27
Chiamata per un Agosto Nero in memoria degli anarchici Luciano Balboa (Lupi), Luciano Pitronello (Tortuga) e Belén Navarrete Tapia [Stato cileno] Chiamata per un agosto nero in memoria dei compagni…

Il Movimento Nonviolento risponde al fuoco pacifista: “Adesso anche basta”.

28 Luglio 2026 ore 16:00

Gli attacchi ci possono stare, ma le mistificazioni non sono tollerabili. Finora non avevamo risposto perché davvero non ne valeva la pena, e abbiamo altro da fare. Ma se la calunnia viene riprodotta a mezzo stampa, allora la replica è d’obbligo. Primo falso. Si dice che ci sarebbe “un dibattito che sta attraversando il movimento nelle [...]

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In difesa del Servizio Civile. Il Movimento Nonviolento al Senato

28 Luglio 2026 ore 13:01

Oggi il MN, rappresentato da Daniele Quilli, è in audizione al Senato in merito al disegno di legge n. 1953 che affianca, nello stesso provvedimento, il riordino delle politiche giovanili e la revisione della normativa sul Servizio civile universale Di seguito riportiamo l'intervento: "Grazie per l’invito e per questa occasione di confronto Intervengo in rappresentanza [...]

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Dal reggae roots alle nuove tendenze giamaicane: torna il Rototom

27 Luglio 2026 ore 10:30
Dal 16 al 22 agosto Benicàssim (Spagna) ospita la 31ª edizione del Rototom Sunsplash, che quest’anno, con il motto “The place to be”, si conferma il più importante festival europeo dedicato alla musica reggae dal 1994. Sette giorni intensi che vanno ben oltre la musica: su un’area di oltre 130mila mq, il pubblico potrà vivere un’esperienza completa tra aree tematiche, …

Come il Trumpismo cambia l’economia

Nell’ultimo decennio – dopo la crisi finanziaria del 2008, la pandemia e il ritorno della guerra ai margini dell’Occidente – la globalizzazione è entrata in una fase di diffusa incertezza. Grazie al clima di fiducia instaurato negli anni Ottanta e alle regole internazionali favorevoli al multilateralismo del mondo occidentale si sono ampliati gli scambi commerciali, finanziari, di merci e di persone a livello mondiale, offrendo opportunità di crescita a molte economie arretrate, migliorandone le prospettive di reddito e benessere. Tuttavia, la riorganizzazione produttiva accentrata lungo le nuove filiere tecnologiche e logistiche globali, sostenuta da una finanza sempre più internazionale, ha trasformato profondamente gli apparati produttivi nazionali soprattutto occidentali, incidendo sugli equilibri politici interni con costi significativi in termini di occupazione, di diseguaglianze e di esposizione a shock esterni. Ne è derivato, per ampi gruppi sociali, l’indebolimento della fiducia nella promessa neoliberista di quel trickle-down secondo cui le politiche economiche favorevoli a imprese e fasce più ricche avrebbero stimolato una crescita destinata poi a beneficiare l’intera società. 

Porre l’accento sulla “fiducia” come necessario “collante” della società e del processo che ne orienta il futuro implica che di essa non si possa prescindere quando si intenda valutare la formazione e gli effetti della politica economica. In effetti, senza una precisa forma storica di fiducia, difficilmente si sarebbero formate e mantenute le innumerevoli relazioni di mercato tra paesi, imprese e persone che hanno reso credibile, accettabile e condiviso l’ordine economico degli ultimi decenni. Ma, allora, sorgono alcune domande: la crisi dell’attuale assetto interno e internazionale non può essere letta come una crisi di fiducia? E, da questa prospettiva, non si possono comprendere meglio le dinamiche politiche in corso e le loro ricadute economiche e sociali? Sono domande poste da Dario Togati in Capitalismo fragile. La crisi di fiducia e l’America di Trump (con illustrazioni di Davide Borella, Diarkos, 2026), dove la fiducia è utilizzata come chiave interpretativa del presente per spiegare “perché Trump ha vinto le elezioni” e leggere le sue politiche come risposta, coerente o meno, a una crisi che interroga il futuro del capitalismo e della democrazia in Occidente.

  1. 1. La tesi di Togati, secondo cui la politica di Trump non sia (del tutto) folle e meriti di essere presa “sul serio”, gli impone di precisare, nelle prime parti del libro, i due aspetti che saranno cruciali per la sua successiva analisi: la fiducia come categoria utilizzabile per l’analisi economica e, di conseguenza, la necessità di un approccio si analisi che riconduce al “vero” pensiero di Keynes. 

Non basta affermare che l’economia si regge sulla fiducia tra le persone, che essa è la “colla” che tiene insieme la società, ma occorre chiarire di cosa sia fatta quella colla e in quale ruolo incida sugli esiti del sistema. Non sorprende allora che gran parte del libro sia dedicata all’analisi di come i soggetti utilizzino le fonti di informazione quando le loro scelte devono essere effettuate in condizioni di incertezza. Nella distinzione tra una fiducia individuale e interindividuale, tipica delle decisioni di routine, e una fiducia sistemica o istituzionale) nei riguardi delle informazioni fornite da istituzioni (pubbliche e private), la sua attenzione è rivolta soprattutto a quest’ultima poiché su di essa si fonda principalmente l’aspettativa dei soggetti economici nella stabilità dell’ordine vigente e delle sue necessarie regole. Quando “[g]li agenti economici del mondo reale sono costretti a fidarsi degli altri perché ‘non sanno abbastanza’ (…) e quando fanno incontri nuovi o pericolosi, difficili da interpretare [non potendo] cavarsela da soli”, sono costretti a ricorrere a stratagemmi (definiti “trucchi di fiducia” nel libro) che consistono di affidarsi alle conoscenze di altre persone o istituzioni. Cosa particolarmente evidente per le scelte strategico-innovative – tipiche degli investimenti produttivi e finanziari – che, per il loro orizzonte di lungo periodo, devono essere assunte in condizioni di forte incertezza. Spesso, in questi casi in cui mancano punti di riferimento affidabili, i soggetti assumono come segnale “oggettivo” del futuro le opinioni “soggettive” della maggioranza degli altri operatori, specie quando, come avviene nei mercati finanziari, esse si traducono in “convincenti” valori (medi) di mercato. 

La fiducia è in questi casi una “costruzione sociale” la cui esistenza, introiettata culturalmente, è percepita dagli interessati come fondata su una realtà “naturale”, le cui informazioni sono considerate un’espressione dell’ordine che regola l’esistente. Una fiducia costruita sulla base di una razionalità “collettiva” introduce, per un verso, un elemento di inerzia nei comportamenti individuali che, soggettivamente, permette ai singoli di superare l’impasse dovuto a un futuro oggettivamente non pienamente conoscibile, ma, per un altro verso, per fragilità o disfunzionalità del processo su cui essa si fonda, non esclude che si creino situazioni “particolarmente vulnerabili o instabili”.

Queste sono le ragioni per cui l’economista nella sua analisi dei comportamenti individuali e degli equilibri macroeconomici non può prescindere dal ruolo che vi svolge la fiducia e la sua evoluzione. Per fornire una immagine del processo economico che l’economista deve interpretare, l’autore utilizza la metafora del “viaggio di Ulisse”. L’eroe dell’Odissea nell’indirizzare la sua rotta verso la mitica Itaca − porto sicuro e casa accogliente − deve affrontare mari dalle sponde inesplorate, essere soggetto ai capricci degli déi che, improvvisando tempeste e naufragi, lo costringono ad approdi dalle conseguenze inaspettate. Per definire la rotta non gli è sufficiente adottare le procedure abituali della navigazione. Egli deve costantemente rimanere in guardia su cosa di nuovo può accadere, pronto a cambiare rotta, ancorché sulla base di informazioni incomplete, per sottrarsi ai pericoli emergenti o per cogliere opportunità inattese. Il valore della sua guida, specie in un viaggio turbolento, è la capacità di interpretare l’ambiente in cui si muove, vagliare le novità rilevanti, adottare gli strumenti più adeguati; in altre parole, è l’abilità di impiegare la strategia che minimizza il pericolo di disperdere equipaggio e carico della nave prima di attraccare alla mitica Itaca, realtà, nel racconto di Omero, meno serena e confortante della prospettiva agognata. 

La metafora del viaggio di Ulisse e di Itaca come meta serve a Togati per sottolineare che la realtà che l’economista deve indagare presenta strette analogie con il viaggio turbolento di Ulisse coinvolto in continue sfide e pericoli. Il modo in cui l’economia “viene spesso insegnata” non è sufficiente in quanto dà per scontato che, assunto un sistema di mercato ben funzionante, gli agenti economici non abbiano bisogno di fiducia poiché imparano spontaneamente a fidarsi gli uni degli altri; a priori, essi sanno “già quasi tutto”, si formano aspettative “razionali” sul futuro, non commettono errori sistematici: la rotta ottimale è tracciata e, per l’irrilevanza degli eventi inaspettati, conduce di sicuro all’obiettivo. Se, in un mondo simile, la fiducia non è un problema, lo è però in un contesto in cui la realtà, presente e futura, non è pienamente conosciuta; in cui il “materiale” che essa offre, inclusa la solidità dei “trucchi” utilizzabili, è molteplice e contradditorio. Il contesto corrente, l’obiettivo da perseguire, le informazioni da selezionare, gli strumenti da attivare non sono dati forniti una volta per tutte, ma sono il risultato della continua costruzione di “credenze argomentate” − dotate di un certo grado di probabilità (di un certo grado di fiducia) − che sono alla base delle scelte economiche strategiche; scelte che innovano la realtà corrente e modificano il quadro informativo delle decisioni future. L’ordine economico risultante non è l’esito preordinato di automatismi razionali di lungo periodo, ma l’espressione della scoperta della situazione emergente determinato dalle condizioni iniziali e dell’azione dei soggetti. Affinché la fiducia abbia il suo adeguato ruolo nell’interpretazione del processo economico, l’analisi non può essere quella tradizionale, ma quella, esistente anche se non maggioritaria nel dibattito di economia politica, che l’autore definisce come il “nostro Keynes”, ovvero quel Keynes che, a differenza di altri “keynesismi”, integra l’analisi con il ruolo determinante “delle istituzioni e della politica in generale”.

  1. 2. Arriviamo così al punto cruciale del libro, l’interpretazione della politica economica di Trump. Sebbene questa sia manifestamente in contrasto con i dettami del pensiero economico corrente, Togati non ritiene utile bollarla come “folle”, ritenendo invece che vada compresa meglio anche per contrastarla più efficacemente. La sua argomentazione – che si sviluppa nella terza parte del libro – riguarda tre punti: il “contesto” che ha reso possibile la sua ascesa; il senso della sua politica economica; la possibile realtà che ne può risultare.

Per quanto riguarda le “ragioni” che sono alla base del fenomeno-Trump, è difficile non essere d’accordo con la tesi che esse vadano rintracciate nella crisi di fiducia di settori crescenti della popolazione americana sulla capacità-volontà della classe politica di contrastare il continuo deterioramento dell’american way of life. Facendo retoricamente riferimento al buono stato dell’economia USA al momento del voto presidenziale del 2016 e del 2024 (crescita buona del PIL, bassa disoccupazione, bassa inflazione o in calo, aumento dei salari reali) l’élite politico-economica non disponeva degli strumenti per rendersi conto di quanto si stesse inaridendo, in ampie fasce sociali, il “sogno americano”; in altre parole, di veder “arrivare Trump”.

I successi del neoliberismo che, a cavallo del millennio, avevano rafforzato la centralità dell’economia americana sono stati accompagnati da una crescente disuguaglianza nei redditi e nella ricchezza e da un accentuato impoverimento di una parte della popolazione per il modo in cui sono state affrontate le debolezze strutturali dell’economia USA: la lunga deindustrializzazione, la crescita lenta e settorialmente concentrata della produttività, l’incertezza dei redditi e la loro disparità, la dipendenza dalla finanza delle prospettive di vita comune, il ricorrente rischio di una sua crisi. Negli strati sociali degli americani bianchi meno avvantaggiati si era via via rafforzato il convincimento che il peggioramento della loro posizione sociale fosse strettamente collegato al processo di globalizzazione sostenuta dalle classi dirigenti per ridefinire il meccanismo economico a loro favore. Per un’ampia parte della popolazione si era venuta esaurendo la fiducia nella capacità dell’attuale forma sociale di garantire quegli obiettivi di benessere e prospettive di vita futura su cui si è fondato per lungo tempo un consenso maggioritario; da qui il “risentimento persistente” nei confronti dell’élite politica, responsabile di aver truccato il gioco del capitalismo “ideale”, infrangendo il “sogno americano”. Una tesi accettabile, se non addirittura scontata, che “Trump [sia] arrivato alla Casa Bianca perché ha saputo interpretare la crisi di fiducia degli elettori americani (…) provocata [dal]l’incapacità del libero mercato di risolvere da solo i problemi del salario giusto (…), [di] eliminare il forte deficit commerciale americano e [di] garantire un sufficiente livello di investimenti per ricostruire la base industriale di quel Paese”. La soluzione di Trump alla crisi di fiducia della società americana non può che risiedere in una politica economica – “anche se grossolana e istintiva, e perfino incoerente” – che ricrei la fiducia in quel “sogno”. 

Il suo tentativo può essere interpretato presentando le tre questioni più qualificanti: il salario giusto; il ruolo della finanza; la questione della moneta”. Per quanto riguarda l’obiettivo di migliorare la fiducia nel salario giusto dei “suoi” lavoratori, la soluzione dipende, di fatto, dagli effetti indiretti di interventi strutturali intrapresi in altre parti del sistema: i dazi per l’industrializzazione e la lotta agli immigrati dovrebbero rafforzare la domanda e l’offerta del lavoro, portare a un aumento della produzione interna, un miglioramento sia occupazionale che dei redditi interni per gli “americani di Trump”. Una tale visione politica riflette un’interpretazione della crisi del sogno americano che ha le radici all’esterno dell’economia americana: gli immigrati e gli “scrocconi” europei e cinesi. Si capisce allora come la punizione “[de]i poteri forti e [de]lle élite non solo nazionali, ma anche estere” vada ostentata quale indennizzo morale per coloro che ritengono di essere stati truffati nel passato. È una considerazione che induce l’autore ad assumere, come concetto cruciale per comprendere la politica di Trump, quello di “salario ideologico” che integrerebbe – per i lavoratori che si riconoscono nel movimento Maga – la parte di salario costituita dal reddito percepito e dal pacchetto di servizi pubblici ricevuti, con una sorta di “compensazione” alla loro passata passiva subordinazione alla crescita della forbice tra redditi alti e redditi bassi, e alla loro collocazione in più basse fasce sociali e intellettuali. Il riconoscimento del legittimo “risentimento persistente” di ripulsa dell’élite, che si pone più sul piano morale e politico che su quello economico, spiega perché “Trump persegua con ferrea determinazione un’agenda autoritaria a sfondo religioso basata su politiche di deportazione, militarizzazione, dazi e attacchi alle élite”.

La questione non è allora quella di chiedersi quanto siano razionali i provvedimenti di Trump per risolvere gli squilibri interni provocati dalla globalizzazione e se sia accettabile la critica della globalizzazione da parte di chi, gli Stati Uniti, ne ha maggiormente beneficiato; interessante è notare come, di fronte ai problemi creati dal neoliberismo globalizzato, i suoi interventi siano tutti interni a una politica dell’offerta che si rifà al neoliberismo stesso. Una prospettiva che appare immediata dalle sue relazioni con le grandi imprese dell’intelligenza artificiale e del capitalismo bellico alle quali affida, di fatto, il compito di sostenere con i loro investimenti l’economia americana; d’altra parte, non mancano le attenzioni nei confronti delle grandi istituzioni finanziarie e per la solidità del mercato azionario.

Anche per queste realtà la fiducia gioca un ruolo rilevante. Per le decisioni degli operatori del mercato azionario incide certamente la fiducia da loro acquisita attraverso l’esperienza, ma incide in misura forse maggiore la suggestione che siano fondate le informazioni sullo sviluppo futuro del capitale e della ricchezza privata che si traggono dall’andamento del mercato. Quanto più è ritenuta affidabile la “convenzione” secondo cui la convinzione (media) della maggioranza è la più attendibile, tanto più si uniformano i comportamenti e tanto più la convenzione si rafforza. Il “capitalismo della rendita” – “cioè il fatto che i ‘potenti’ (soprattutto grandi imprese e banche) riescono (…) ad estrarre rendite dall’economia e ad impiegarle per controllare il regime politico, mettendo fatalmente a rischio i valori morali fondativi del capitalismo” [da Martin Wolf, La crisi del capitalismo democratico, citato in Togati D., Il fenomeno Trump. Il metodo dietro la follia, in «Menabò» di Etica ed Economia, n.257/2026 del 15 aprile 2026] – non è un prodotto della politica di Trump, ma spiega la sua esortazione di Trump all’enrichissez-vous! volta ad aggregare un più ampio ceto medio di lavoratoti bianchi alla grande proprietà e con ciò spiega anche la pressante necessità politica di garantire una crescita forte e stabile del mercato azionario.

È questa la condizione per prolungare l’adesione a un modello che fa assegnamento su un’economia guidata dagli interessi privati come occasione di continuo e rapido arricchimento. In una cultura, come quella dei nostri tempi, in cui è l’andamento della Borsa piuttosto che la crescita del Pil ad essere l’indice della prosperità del paese, una crisi di Borsa costituisce un pericolo esiziale poiché un dissesto finanziario minerebbero le basi della fiducia posta in Trump e nella sua politica. Di ciò si ha un’esemplificazione sul ruolo che assumono al riguardo le criptovalute.

Come sufficientemente noto, le criptovalute sono delle attività prodotte in automatico dalla tecnologia che possono essere acquistate e vendute a un prezzo corrente caratterizzato da fluttuazioni anche piuttosto ampie. Si tratta di un’attività tipicamente speculativa il cui mercato, per sostenere la crescita delle quotazioni, richiede un costante aumento della domanda assistita da afflussi di liquidità proveniente o da nuovi entranti o dal supporto del sistema finanziario. “[Q]uesto mondo delle criptovalute è entrato nei portafogli dei grandi fondi e aspira alla funzione di moneta a tutto tondo” nonostante che il mercato in cui sono trattate non sia un mercato regolamentato, quindi privo di un controllo a garanzia della stabilità del suo valore monetario. La fiducia di coloro che vi operano conta sull’affidabilità di quel mondo e delle sue regole interne. Anche in questo caso, Trump non ha ovviamente inventato questo mondo, ma lo utilizza e se ne è fatto padrino perché può facilitargli la soluzione della crisi del salario giusto e dell’instabilità degli investimenti: “si tratta di sostituire il vecchio sogno americano, legato alla crescita del settore manifatturiero (…) con un nuovo sogno: quello dell’arricchimento a portata di tutti, grazie al potente connubio tra nuove tecnologie e finanza”.

L’obiettivo ambizioso dello sviluppo delle valute digitali è però quello di trasformare il sistema monetario esistente in un sistema decentralizzato, sostituendo le monete nazionali con una moneta privata, ovvero un dollaro prodotto da una tecnologia “neutrale” e indipendente dal controllo della Fed; un risultato che assumerebbe il simbolo di “un mondo Maga che diventa Stato nello Stato”. L’instabilità del valore delle criptovalute le rendono però inadeguate come strumento normale di mezzo di pagamento. Per superare questo inconveniente, sono state emesse delle attività finanziarie innovative, le stablecoin, che, garantendo un aggancio stretto al dollaro, potrebbero essere un mezzo di pagamento che fornisce liquidità al mercato delle criptovalute. Dato che il pieno rimborso in dollari delle stablecoin è sostenuto dalle loro riserve frazionarie in titoli pubblici statunitensi, la mancanza di informazioni più precise sulla struttura della loro attività (precluse peraltro alle Autorità monetarie), rende difficile il giudizio sulla solidità. L’unica certezza è che le criptovalute vanno sostenute e protette in modo che la gente continui a fidarsi della Borsa, del dollaro e dei titoli di Stato americani sui mercati finanziari di tutto il mondo; Trump “non può permettere che [la finanza] crolli, come è già successo più volte in tempi recenti: quel mondo deve essere salvato”. 

Si apre così la spiegazione del contenzioso con la Federal Reserve. Il Sistema di banche centrali che, per tenere sotto controllo l’inflazione dei prezzi, ha fatto resistenza sia all’estensione del sistema bancario non sottoposto al suo controllo, sia alla piena integrazione delle criptovalute private nel mondo finanziario e monetario, ora deve essere reindirizzato politicamente affinché il mondo delle criptovalute disponga di un “ombrello di salvataggio ufficiale, un bail out (…)giustificato (…) dal fatto che tale mondo è diventato too big to fail, come lo erano i colossi di Wall Street nella crisi del 2008, ma con un’importante differenza: (…) salvando le criptovalute si salva in realtà la gente del mondo Maga che le compra, per cui non si fa un favore all’élite finanziaria ma all’intera collettività”.

Si tratta di una linea di politica finanziaria fortemente innovativa: non sono più i prezzi industriali (e relativi interessi) a dover essere stabilizzati, ma lo sono i valori finanziari (e i relativi interessi). A tale fine, le trasformazioni tecnologiche-finanziari la cui punta sono le criptovalute, non solo rendono possibile una più diffusa privatizzazione della finanza, ma rendono necessaria una privatizzazione delle relazioni monetarie. Non solo a livello interno, ma, come osserva Togati, anche a livello internazionale dove, di fatto, si assiste alla rinuncia degli Usa a governare la moneta mondiale in quanto viene delegata al “settore privato”, al connubio grandi società e grande finanza privata. L’obiettivo di una moneta forte all’interno e all’estero non è più espressione della forza economica, ma della forza politica del governo degli Stati Uniti. Il ridimensionamento perseguito dell’immagine dell’Europa e della sua moneta è espressione dell’instaurarsi di una forma di “criptomercantilismo” che, attraverso l’esportazione dei sistemi di pagamento, rafforza l’influenza economica degli Stati Uniti riducendo il potere di controllo delle altre nazioni sulla propria moneta interna.

  1. 3. La ricostruzione dei punti essenziali della visione di politica (economica) di Trump per dare soluzione alla crisi di fiducia della società americana è utile per valutare il titolo posto al libro; in altre parole, per comprendere perché Togati parla di “capitalismo fragile”. Nella visione corrente degli economisti – anche keynesiani, sebbene non del “nostro” Keynes, come Krugman, peraltro molto apprezzato e citato nel libro – la fragilità è un’espressione azzeccata perché nella loro concezione la crisi seguirà inevitabilmente dal fallimento dei singoli interventi adottati: la politica dei dazi, il Genius Act, la politica monetaria con le loro ricadute sull’occupazione, sull’inflazione. Fallimenti dai quali non può che discendere il rigetto dell’elettorato dell’intera politica trumpiana. Togati non è però convinto che una tale lettura “lineare” che procede dal singolo intervento al suo fallimento e, da qui, al rifiuto dell’intera politica sia quella decisiva: la fiducia di cui gode Trump fa riferimento alla sua politica complessiva e può non dipendere strettamente dai risultati dei singoli interventi, comunque settoriali.

Dalla precedente analisi, si comprende bene come, nella visione di Trump, la sua politica miri a far coesistere interessi ben diversi: il sostegno alla visione neoliberista delle grandi corporations e della grande finanza; l’ombrello finanziario a garanzia dei settori che mirano ad arricchirsi con la speculazione di mercato; la fornitura di un salario “ideologico” come riscatto per i lavoratori generalmente bianchi. Si tratta di interessi eterogenei che hanno necessità di sostenersi vicendevolmente; per cui una crisi “locale” può essere sottovalutata dalla maggioranza (elettorale) della popolazione, purché preservi l’intero sistema. 

Non significa, tuttavia, che il libro escluda che il modello-Trump possa essere investito da una crisi di fiducia. Anzi, per coglierne l’emergere, sollecita a fare attenzione a quando le scelte di Trump rischiano di spingere il sistema oltre a una o più delle situazioni indicate come le “linee rosse” della sua politica. Si tratta di soglie critiche all’evoluzione di parti del sistema che, se non vengono contenute o compensate, rischiano di sciogliere il collante che lega gli interessi delle diverse parti sociali accomunate dalla politica trumpiana. Non a caso – con un’evidente analogia con la metafora del viaggio di Ulisse – le scelte presidenziali sono spesso segnate da improvvisazioni e da correzioni di rotta, dovute alla necessità di contrastare improvvisi e imprevisti effetti delle proprie iniziative ridefinendo, anche radicalmente, la propria direzione. La fragilità non è quindi una conseguenza strutturale dell’economia, ma è frutto di un’incompatibilità politica, l’incapacità di mantenere unita una (maggioranza della) popolazione attorno a una visione del futuro che è sociale e culturale prima ancora che economico.

La fiducia nella politica di Trump è una commistione di fattori non strettamente economici, come, del resto, dimostra la necessità della politica di Trump di innovare le regole del passato: La liberalizzazione offerta alle corporations e l’aggregazione intorno ad esse sia degli interessi finanziari di ampi settori della popolazione, sia del desidero di riscatto politico delle masse lavoratrici bianche, comporta che la fiducia risulti funzionale a una trasformazione strutturale politica; funzionale al consenso di una parte della società per una innovazione “costituzionale” in cui le libertà individuali sono riformulate e il potere sovrano, seppur elettorale, possa assumere forme che trova un limite solo in se stesso. Si tratta di una prospettiva in cui il pensiero economico, per le molte radici che ha in quello liberale e socialista, fa fatica ad affrontare e pone un punto problematico: come gli studiosi sociali (e gli economisti nel caso in discussione) sono in grado di adattare la loro strumentazione analitica per approfondire il formarsi e il dissolversi delle “linee rosse”, poiché solo comprendendo la flessibilità dei parametri che condizionano lo sviluppo di un’economia (e di una società) è possibile formulare proposte in grado di ridefinirli per renderli coerenti con la visione del futuro che ispira la politica economica.

Introducendo la terza parte del libro, Togati dichiara che il suo tentativo era quello di “affrontare una doppia sfida [sia quella] empirica o descrittiva di riuscire a cogliere le “nuove regole del gioco”, cioè cosa sta cambiando nell’economia e nella società attuali (…) dopo l’elezione del Tycoon [sia quella] intellettuale di adeguare il modo di pensare l’economia per comprendere e governare questi cambiamenti”. Per l’efficace presentazione del quadro generale e delle numerose questioni di dibattito, nonché per la piacevole esposizione, il libro testimonia che la sfida è stata efficacemente raccolta. 

Dario Togati, Capitalismo fragile. La crisi di fiducia e l’America di Trump (con illustrazioni di Davide Borella), Diarkos, 2026.

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La “pastaflora” di canapa: tradizione culinaria che unisce

25 Luglio 2026 ore 19:50
Con diverse varianti per il ripieno e con un’origine meticcia, la “pastaflora” fa parte della storia gastronomica argentina da decenni.  Non ha bisogno di presentazioni perché è un classico della pasticceria rioplatense. Senza dubbio, raccoglie più appassionati che detrattori. È molto difficile che non sia sugli scaffali di qualsiasi pasticceria o panetteria argentina. Sono disponibili …

MIL€X: l’aumento della spesa militare è strutturale. Si spende sempre di più. Il Parlamento lo sa? Vogliamo trasparenza e controllo democratico

23 Luglio 2026 ore 17:15

Comunicato Stampa Il documento dell'Osservatorio MIL€X, in collaborazione con il Movimento Nonviolento Spese militari italiane: mezzo “trilione” pagato dal 2010 e quasi 500 miliardi in più da qui al 2035 Presentato alla Camera l’Annuario Mil€x 2026: le serie pluriennali dal 2010, gli scenari futuri e i dati a consuntivo dimostrano che l’aumento della spesa militare [...]

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Hamer: uno contro tutti!

23 Luglio 2026 ore 14:32
Il grandissimo dottor Ryke Geerd Hamer (1935-2017) ha cercato più volte di praticare la Medicina Germanica in cliniche private.Quando si è esiliato in Norvegia, lo ha fatto con il desiderio di promuovere la propria medicina in un Paese presumibilmente più libero.Per questo motivo ha chiesto l'autorizzazione all'associazione medica, che gli è stata negata, mentre la ...continua a leggere "Hamer: uno contro tutti!"

Pronto l’annuario MIL€X 2026 sulle spese militari italiane

23 Luglio 2026 ore 11:34

Oggi, giovedì 23 luglio alle 16.00, verrà presentato a Montecitorio l'annuario MIL€X 2026 sulle spese militari italiane. Segui lo streaming in diretta tramite WebTV della Camera dei Deputati A breve, anche sul nostro sito, tutti i dati. E' possibile sostenere il lavoro dell'Osservatorio MIL€X con delle donazione: QUI L'operato dell'Osservatorio MIL€X è sostenuto dal Movimento [...]

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IA e colonialismo dei dati

“Anche questa mi doveva capitare”, pensa,“di parlare a una macchina come se fosse un essere umano.”

      Dino Buzzati, Il grande ritratto

Informatiche del dominio

La comparsa dell’Intelligenza Artificiale (d’ora in poi IA) ha cambiato in maniera significativa gli scenari del possibile, e qualche volta dell’impossibile, invadendo i luoghi del digitale in una inarrestabile corsa verso un futuro che non sappiamo esattamente cosa prometta. 

Ormai parte imprescindibile del nostro immaginario collettivo, l’IA percorre senza sosta il dedalo di Internet che credevamo realtà virtuale pronta a soddisfare ogni nostro desiderio, mettendo saperi e conoscenza a disposizione di ciascuno in uno scambio totalmente orizzontale e democratico, e soprattutto perfettamente gratuito, all’insegna di una piena condivisione. Ma non è andata così, come era abbastanza prevedibile, nel momento in cui le piattaforme commerciali hanno preso possesso della Rete, trasformandola in un lucroso affare di proporzioni planetarie.

L’IA si distingue in due principali tipologie: generativa e discriminativa. Quest’ultima è incentrata su compiti di classificazione e previsione statistica mentre quella generativa è decisamente più complessa poiché prevede che si possano realizzare contenuti originali, quali testo, foto, musica, audio e video sulla base di modelli di apprendimento automatico addestrati a questo scopo. In risposta a precise richieste, i cosiddetti prompt, la macchina fornisce altrettanto precise risposte, o quanto più precise possibili, basandosi su set di dati di enormi dimensioni per comprendere, riassumere e produrre nuovi contenuti. Maggiore la quantità di dati a disposizione, maggiori le possibilità che l’elaborazione dell’IA sia efficace su ogni questione riguardante lo scibile umano. 

Spesso è stato detto che i dati sono il nuovo petrolio, carburante che alimenta questi oracoli al silicio virtuosi e dottissimi, riflesso sempre più abbagliante di ciò che sta al di là dello schermo. Eppure, i dati non sono presenti in natura, bisogna appropriarsene dopo averli strutturati e resi tali; impadronirsene ed elaborarli significa costruire “relazioni di dati” che assicurano la conversione quasi spontanea della vita quotidiana in una corrente continua di informazioni. Il risultato è ineluttabile: un nuovo ordine sociale fondato su un monitoraggio costante, che offre incalcolabili opportunità per la selezione e l’influenza comportamentale

Le “relazioni di dati”, tuttavia, sono sottoposte anche ad un rinnovato colonialismo, mettendo “a profitto” gli stessi esseri umani che ne facilitano la strutturazione interagendo con i loro dispositivi – computer, tablet, telefoni, smartwatch e via dicendo –, proprio come il colonialismo europeo si è appropriato, lungo un arco di alcuni secoli, di territori e risorse d’oltremare per ricavarne favolosi guadagni. 

Il “colonialismo dei dati”, neologismo coniato per indicare questo recente processo di espropriazione, combina pratiche predatorie tipiche del colonialismo storico, utilizzando metodi di quantificazione del calcolo per mezzo di algoritmi. Non si tratta più, come un tempo, di occupare nuove terre e sottomettere le popolazioni native per allargare i confini metropolitani e rendere più ricca la propria nazione; piuttosto, di invadere gli spazi virtuali di Internet, per farli diventare veri e propri siti di sfruttamento, geografie immateriali nelle quali esercitare un potere “digitale-territoriale”.

I dati sono, dunque, una forma di appropriazione fondamentale di risorse. In questo caso, però, non si tratta semplicemente di impossessarsi di materie prime allo stato naturale, come poteva accadere con l’argento delle miniere del Sud America, il cotone delle piantagioni schiaviste degli Stati Uniti o la gomma del Congo belga. É la vita, adesso, che deve essere configurata in modo da facilitare la produzione di queste ricchezze digitali; i dati sui comportamenti o sulle caratteristiche di un individuo si combinano con i dati relativi a quelli di altri individui collegati in Rete per dare origine a connessioni “informazionali” tra punti prestabiliti che le piattaforme digitali intendono governare. Principali protagoniste del “colonialismo dei dati” sono le grandi aziende, che oggi conosciamo con l’appellativo di Big Tech, coinvolte nell’incetta di atti sociali quotidiani, tramutati poi in dati quantificabili che vengono analizzati e conservati per creare profitti: Amazon, Google, Apple, Meta con Facebook, Instagram e Whatsapp, ma anche, in Cina, Baidu, Alibaba, Tencent.

Stiamo assistendo, in buona sostanza, ad una riorganizzazione della comunità umana tramite un’ampia trasformazione dei rapporti sociali. La recentissima tecnologia informatica, grazie all’insieme delle conoscenze, abilità e competenze che incarna – con particolare riferimento alle infrastrutture digitali innervate dalle IA algoritmiche – sta approntando giorno dopo giorno un nuovo tipo di società “tradotta” in un flusso di dati che sarà continuamente monitorato, catturato e ordinato per valore. 

Ora, rappresentando noi stessi quella società, ne consegue, irrimediabilmente, che ne sta andando della nostra esistenza personale e della nostra identità. Il nostro stesso “sé” risulta compromesso e veniamo indebitamente “espropriati” come collettività e come individualità nel medesimo momento. Il “colonialismo dei dati” tramuta la nostra vita in un costrutto sociale virtuale, ormai maturo per la mercificazione. 

I pregiudizi degli algoritmi

Riproposizione, in qualche misura, della vecchia colonial mind, l’IA generativa sembra perpetuare stereotipi che amplificano i preconcetti sul genere e sulle etnie, forse mettendo perfino in pericolo l’incolumità delle persone. 

Interessante e drammatica la testimonianza di Joy Buolamwini dalle pagine del Time nel 2019. Scienziata, attivista e fondatrice dell’Algorithmic Justice League, Buolamwini scrive: “Le macchine possono discriminare in modo dannoso. L’ho sperimentato in prima persona, quando ero una studentessa laureata al MIT nel 2015 e ho scoperto che alcuni software di analisi facciale non potevano rilevare il mio viso dalla pelle scura fino a quando non ho indossato una maschera bianca. Questi sistemi sono spesso addestrati su immagini di uomini prevalentemente dalla pelle chiara”.

Le IA vengono istruite a partire da insiemi di dati che riflettono i pregiudizi tipici della cultura occidentale ad ogni livello. Questo significa che l’IA propone modelli di interpretazione della realtà ingannevoli e fortemente orientati a privilegiare i bianchi e la loro cultura. Un aspetto, quest’ultimo, da non sottovalutare. Vengono   fabbricati veri e propri cliché improntati al più schietto razzismo: le donne asiatiche sono iper-sessualizzate; le africane e gli africani vengono per lo più rappresentati come primitivi, al contrario degli europei che appaiono solidamente evoluti; i leaders appartengono sempre al sesso maschile e i detenuti nella maggioranza dei casi sono persone di colore. Esempi eclatanti di colonizzazione algoritmica li ritroviamo in Sud Africa o in Indonesia, dove si sperimentano modelli di sorveglianza digitale utili all’industria globale del controllo per esportare quelle tecnologie altrove, vendendole in tutto il mondo.  

Il “colonialismo dei dati” nutre sé stesso divorando senza sosta informazioni con modalità che possono apparire scontate e quel che è peggio neutrali, allo scopo di promuovere, ci viene ripetuto ossessivamente, indiscutibili miglioramenti favoriti dall’uso di tecnologie che sembrano davvero miracolose e alla portata di tutti e non, invece, persistenti tentativi di coercizione dello sviluppo umano. 

Ma non è soltanto questione di Big data o di piattaforme concepite per impiegarne lo straordinario potenziale. La materialità dell’IA, un elemento che non dobbiamo trascurare e su cui vale la pena riflettere, ci racconta un’altra storia, fatta di corpi e terre rare: basti pensare soltanto al litio senza il quale non funzionerebbero le batterie dei nostri cellulari oppure al lavoro in condizione quasi servile di coloro che “ripuliscono” i pacchetti di dati per eliminarne i contenuti cruenti, pornografici o particolarmente sgradevoli, la cosiddetta “etichettatura”, facendo sì che l’IA non sia in grado di proporli in risposta a una delle tante domande che le vengono formulate sugli argomenti più disparati e l’utente finale non li riceva. Sottopagati e traumatizzati da ciò che vedono e sentono con conseguenze dirette sulla loro salute mentale, i data cleaners, principalmente del Sud globale (l’insieme dei Paesi in via di sviluppo collocati perlopiù nell’emisfero meridionale), conducono un’attività “fantasma”, occultata a sguardi indiscreti, di cui i consumatori occidentali non hanno nemmeno lontanamente conoscenza.

L’Impero dell’IA, se così possiamo definirlo, è ben più tangibile di quanto si possa credere mentre, per altro verso, siamo sedotti dallo spettacolo del digitale che ci promette scenografie maestose e pirotecniche: basterà, a questo proposito, citare gli archivi di informazioni depositati nei potenti server, unità fisiche di cui si evita il surriscaldamento con appositi circuiti di raffreddamento ad acqua, conservati in molte aree del pianeta con maggior concentrazione negli Stati Uniti, che vengono alimentate da semplice energia elettrica, al pari di ciò che accade per una qualsiasi lampadina.

Nel labirinto irrequieto di Internet, pieno di intense suggestioni ma al tempo stesso di molti anfratti oscuri, il Minotauro aspetta un Teseo che liberi i prigionieri dalle loro catene virtuali. Probabilmente noi tutte e noi tutti.

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Giornate di mobilitazione a 25 anni dal G8 2001 a Genova (Genova, 25-26 luglio 2026)

21 Luglio 2026 ore 15:40
Giornate di mobilitazione a 25 anni dal G8 2001 a Genova (Genova, 25-26 luglio 2026) Sabato 25 Ore 11.30 Apertura della Manifestazione in Piazza De Ferrari, Largo Sandro Pertini. Distro,…

Aggiornamento sugli arrestati del 16 giugno. Revocate le misure cautelari per otto di loro

13 Luglio 2026 ore 14:53
Aggiornamento sugli arrestati del 16 giugno. Revocate le misure cautelari per otto di loro Apprendiamo che, in seguito all’udienza presso il Tribunale del Riesame, sono state revocate le misure cautelari…

Revolutionary anarchist Alfredo Cospito remains under 41-bis prison regime, defense appeal rejected (Italy, July 1, 2026)

9 Luglio 2026 ore 17:04
Revolutionary anarchist Alfredo Cospito remains under 41-bis prison regime, defense appeal rejected (Italy, July 1, 2026) On July 1st, 2026, the outcome of the June 12th hearing has been announced.…

L’anarchico rivoluzionario Alfredo Cospito resta in regime 41-bis, respinto il ricorso della difesa (1º luglio 2026)

9 Luglio 2026 ore 16:56
L’anarchico rivoluzionario Alfredo Cospito resta in regime 41-bis, respinto il ricorso della difesa (1º luglio 2026) Il 1º luglio 2026 è stato reso noto l’esito dell’udienza del 12 giugno scorso.…

Aggiornamento degli indirizzi degli arrestati a seguito dell’operazione repressiva del 16 giugno e dei conseguenti trasferimenti nelle diverse strutture carcerarie

9 Luglio 2026 ore 15:15
Aggiornamento degli indirizzi degli arrestati a seguito dell’operazione repressiva del 16 giugno e dei conseguenti trasferimenti nelle diverse strutture carcerarie Di seguito, gli indirizzi aggiornati di coloro che sono stati…

MEK e Sionismo, come l’Albania rischia di diventare la seconda Israele

24 Giugno 2026 ore 19:03

  Di Alireza Niknam   Negli ultimi anni, il nome dell’Albania è stato citato più che mai in relazione a progetti e attori stranieri. Questo piccolo Paese dei Balcani, che un tempo cercava di presentarsi come modello di stabilità e sviluppo nell’Europa sud-orientale, si trova ora a dover affrontare seri interrogativi riguardo alla propria autonomia […]

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Un ferito di Gaza racconta le ventiquattro ore trascorse sotto un albero, dove dolore, morte, memoria e speranza si sono intrecciati nella guerra

24 Giugno 2026 ore 12:03

    Pensavo di sapere cosa fosse la sofferenza, finché non l’ho vissuta davvero. Quello che ho scoperto era diverso, strano e doloroso. Com’è curioso il dolore. Nonostante la sua amarezza, nonostante il nostro desiderio di starne lontani quanto l’oriente è lontano dall’occidente, quando arriva c’è in esso una certa dolcezza. Sì, dolcezza. Per molto […]

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Il Pacchetto primavera della Ue e il pacco del Governo Meloni

24 Giugno 2026 ore 08:03

  Di ConiareRivolta.org   Per comprendere quale sarà l’impatto più duraturo del Governo Meloni sugli assetti economici dell’Italia, è sufficiente guardare alla recente Comunicazione della Commissione europea sul cosiddetto “Pacchetto primavera”, quell’insieme di raccomandazioni che la Commissione europea indirizza agli Stati membri dell’Unione per orientare politiche di bilancio e riforme. È il cuore della disciplina fiscale […]

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Addio a Vito Monaco, i funerali ad Abano Terme il 27 Giugno

24 Giugno 2026 ore 07:03

  La Redazione di ComeDonChisciotte.org esprime le più sentite condoglianze alla famiglia, agli amici e ai colleghi del giornalista Vito Monaco, scomparso all’età di 81 anni. Monaco era volto notissimo dell’emittente tv Canale Italia.   I funerali si terranno sabato 27 giugno alle 9.30 nel Duomo di Abano Terme.       

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Pillole: non ti sei ammalato. Sei stato arruolato

26 Giugno 2026 ore 19:03

  Di Joshua Stylman   Pillole per svegliarsi, pillole per dormire Pillole, pillole, pillole ogni giorno della settimana Pillole per camminare, pillole per pensare Pillole, pillole, pillole per la famiglia – St. Vincent   Il mondo sta impazzendo, o è solo che tutti prendono qualcosa? Mi guardo intorno e, sinceramente, non riesco più a capirlo. […]

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La City contro la Russia? Dietro la crisi europea il ritorno dell’antica guerra tra il mare e la terra

26 Giugno 2026 ore 12:03

  Di Nicola Bielli per ComeDonChisciotte.org “Britannia rules the waves” di Nicholas Habbe: Britannia – armata di lancia, elmo e scudo in rilievo con le armi reali britanniche – è seduta in una quadriga insieme a Nettuno, armata del suo tridente. Mentre l’Europa assiste all’ennesima escalation del confronto tra NATO e Russia, una domanda continua […]

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Prof. Andrea Zhok: “La cancellazione dei confini nazionali è funzionale ai grandi interessi finanziari”

26 Giugno 2026 ore 08:03

    Federico Dal Cortivo per il quotidiano l’Adige di Verona ha intervistato il prof. Andrea Zhok filosofo accademico, professore di antropologia filosofica e filosofia morale presso l’Università di Milano, ricercatore e saggista. Ha curato la prefazione del saggio di Frank  Furedi,  professore di Sociologia all’Università del Kent, a Canterbury “I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte […]

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Stati Uniti-Iran: il cessate il fuoco di una guerra che Washington non può più sostenere

25 Giugno 2026 ore 19:03

  Di Ali Ahmadi, The Cradle   L’accordo quadro che ha posto fine alla guerra del 2026 con l’Iran è stato interpretato dalla maggior parte di Washington come una concessione. I commentatori conservatori considerano il memorandum d’intesa (MoU) come una sorta di “ricompensa” concessa a un Paese che avrebbe dovuto essere lasciato a fare i […]

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La rana, lo scorpione e il mondo del dissenso

25 Giugno 2026 ore 12:03

  Di Guido Cappelli   Le ultime elezioni politiche, nell’ormai lontano settembre 2022, videro la partecipazione di ben tre liste che erano espressione, in varia misura, di quell’“area del dissenso” nata e cresciuta al calor delle lotte con la follia pandemica e il mostruoso dispositivo autorizzatorio noto come green pass‒ un vulnusalla libertà civile e […]

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Alcuni problemi con la posta / Issues with email accounts

di: ale
12 Giugno 2026 ore 12:11

[ITA] Un recente (circa 10 giorni fa) aggiornamento dei nostri servizi di posta pare stia causando dei problemi con alcuni account, in combinazione con Thunderbird. I sintomi variano: non si vede più l’elenco dei folder, oppure lo si vede, ma non compaiono i messaggi nuovi – può sembrare che non stiate più ricevendo posta.

La posta sta venendo consegnata regolarmente! Il problema è nell’interazione con i client. I messaggi nuovi si possono vedere, per esempio, utilizzando la webmail.

Stiamo indagando per risolvere il problema.

[ENG] It appears that a recent (about 10 days ago) major upgrade of our email systems is causing some issues to a subset of users, primarily when using Thunderbird as their email client. Symptoms vary: TB might stop showing the list of folders, or perhaps it will show it, but then the INBOX folder will not display new messages. It might look like you’re no longer receiving any email.

Email is being delivered without issues! The problem is with the client. You can, for example, access new messages by using the webmail.

We’re investigating to attempt to resolve this issue.

AGGIORNAMENTO / UPDATE

[ITA] Si può temporaneamente aggirare il problema, per chi usa Thunderbird, disabilitando la compressione IMAP (RFC 4978) andando nelle impostazioni avanzate ed impostando la variabile mail.server.default.use_compress_deflate a false.

[ENG] It is possible to temporarily work around the issue for Thunderbird users, by going into the advanced settings, looking for the mail.server.default.use_compress_deflate variable, and setting it to false.

AGGIORNAMENTO 2 / UPDATE 2

[ITA] Dovremmo essere riusciti a mitigare il problema lato server, nessuna modifica al client è più necessaria.

[ENG] We think we have mitigated the issue server-side, so no client changes should be necessary anymore.

Sostieni A/I anche quest’anno!!!

di: nero
30 Maggio 2026 ore 11:56

Scavando nei meandri dei nostri archivi abbiamo ripescato questa fantastica produzione di ZeroCalcare per sostenere A/I. Ve la rigiriamo a distanza di più di 20 anni, ricordandovi che potete sostenerci in tanti modi, compreso il 5×1000!

PS: rimanete sintonizzati perché all’hackmeeting tornano… LE MAGLIETTE (e le spillette pure, clamoroso!)!

L’archiv((i))o di Indymedia Italia

di: void
20 Maggio 2026 ore 09:57

Alcune storie possono essere raccontate, più o meno fedelmente, ma la memoria può giocare brutti scherzi. Nel caso di Indymedia Italia, https://italy.indymedia.org, è invece possibile, se pure con alcuni limiti, verificare direttamente – anche a distanza di 20 e più anni – i contenuti di un sito attivo dal 2001 al 2006, quando sospese la sua attività a favore di altri siti, locali e regionali, fino alla progressiva chiusura.

Quella che trovate qui è una copia di archivio realizzata da noi nel 2021 in occasione del ventennale di Genova G8, quando fu allestita una installazione temporanea del sito.

La piattaforma ha utilizzato due diversi software: Catalyst CMS dal 2001 al 2003, e SF-Active dal 2003 al 2006. La versione conservata qui è la seconda, quella basata su SF-Active e quindi l’aspetto grafico delle pagine è diverso da quello visibile durante le giornate del luglio 2001. L’archivio è navigabile ma statico: fotografa lo stato del sito nel 2006 e ovviamente non consente modifiche o pubblicazione di nuovi contenuti.

Per la natura tecnologica di questo tipo di archivi questa è una copia incompleta, non sono archiviati e visitabili tutti i link verso risorse esterne e molte pagine o contenuti di esse potrebbero non essere visibili.

È disponibile un motore di ricerca, che permette di ricercare i testi delle pagine, e filtrare per data.

Ulteriormente stiamo curando una raccolta di pubblicazioni (libri, articoli di riviste, tesi, siti) che hanno indagato la storia, le pratiche e l’eredità politica di Indymedia.

Il nostro collettivo aveva partecipato attivamente al progetto Indymedia, contribuendo alla sua crescita. La nostra attitudine — mutuata dalle sottoculture hacker e fondata sui principi di condivisione, apertura, valorizzazione delle differenze e desiderio di sperimentare tecniche e linguaggi — aveva reso possibile un radicale esperimento collettivo di autogestione.

Understanding Price-to-Earnings (P/E) Ratio in Stock Investing

di: admin
19 Aprile 2026 ore 23:01

Understanding the Price-to-Earnings (P/E) Ratio in Stock Investing The Price-to-Earnings (P/E) ratio serves as a fundamental tool for investors to assess a company’s valuation relative to its earnings. This ratio, pivotal in investment analysis, offers insights into a company’s stock value and potential future growth performance. What is the P/E Ratio? At its core, the […]

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Understanding Price-to-Earnings (P/E) Ratio in Stock Investing

di: admin
12 Aprile 2026 ore 23:00

Understanding the Price-to-Earnings (P/E) Ratio The Price-to-Earnings (P/E) ratio serves as an essential tool for investors who wish to evaluate the valuation of a company concerning its earnings. It is particularly useful for identifying whether a stock may be overvalued, undervalued, or fairly valued in comparison to its peers and historical standards. Definition of P/E […]

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Understanding Price-to-Earnings (P/E) Ratio in Stock Investing

di: admin
5 Aprile 2026 ore 23:00

Understanding the Price-to-Earnings (P/E) Ratio The Price-to-Earnings (P/E) Ratio serves as an indispensable valuation metric in the sphere of stock investing. It offers investors an intimate glimpse into a company’s valuation relative to its actual earnings, providing a critical tool for determining whether a stock is overvalued, undervalued, or accurately valued, especially in relation to […]

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How to Analyze a Company’s Financial Statements

di: admin
29 Marzo 2026 ore 23:00

Overview of Financial Statements Understanding a company’s financial statements is crucial for making informed investment and business decisions. These documents provide a comprehensive record of the company’s financial activities and position, serving as fundamental tools for evaluating its economic health. The primary financial statements include the balance sheet, income statement, and cash flow statement. Each […]

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Best Strategies for Investing in Blue-Chip Stocks

di: admin
22 Marzo 2026 ore 22:00

Understanding Blue-Chip Stocks Blue-chip stocks are shares of established companies known for their solid financial performance and market presence. These companies often lead their respective industries, making their stocks attractive for investors seeking stability and reliable returns. By understanding what constitutes a blue-chip stock and implementing effective investment strategies, investors can enhance their portfolios and […]

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How to Invest in IPOs (Initial Public Offerings)

di: admin
15 Marzo 2026 ore 22:00

Understanding IPOs An Initial Public Offering (IPO) is the significant undertaking by which a private company transitions into a public entity by offering its shares to the public for the first time. This process is crucial for companies as it provides an opportunity to raise capital needed to finance business expansion, settle debts, or allow […]

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Contrarian Investing: Profiting by Going Against the Crowd

di: admin
8 Marzo 2026 ore 22:00

Understanding Contrarian Investing Contrarian investing is an investment strategy that involves taking positions contrary to prevailing market trends. The fundamental idea is to buy when others are selling and sell when others are buying. This approach relies on the principle that markets and investors can sometimes overreact to news and events, thereby creating opportunities for […]

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Problema hardware / Hardware issue

di: ale
8 Marzo 2026 ore 09:16

[IT] Stiamo avendo dei problemi hardware con uno dei server di posta stamattina, attendiamo aggiornamenti dal provider.

AGGIORNAMENTO: tutto è tornato a posto.

[EN] We’re having some hardware issues with one of the email servers today. We’re waiting for updates and an ETA from the provider.

UPDATE: all services are back now.

Sector Investing: How to Invest in Different Industries

di: admin
1 Marzo 2026 ore 22:01

Understanding Sector Investing Sector investing entails the strategic allocation of investment capital across distinct segments of the economy. Each sector forms a unique category of business activities, including but not limited to technology, healthcare, and finance. By comprehending the intricacies of investing in these diverse industries, investors can craft portfolios that align with the specific […]

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Momentum Investing: Riding the Trend in Stock Markets

di: admin
22 Febbraio 2026 ore 22:00

Understanding Momentum Investing Momentum investing is an intriguing strategy in the financial world that tries to leverage the persistence of certain existing trends in the stock market. Essentially, it is about jumping onto a moving train, assuming that train will continue its journey along the same tracks. Investors who engage in momentum investing usually purchase […]

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Dividend Investing: How to Earn Passive Income from Stocks

di: admin
15 Febbraio 2026 ore 22:00

Understanding Dividend Investing Dividend investing is a strategy focused on earning passive income through regular payments from owning stocks in particular companies. Investors who choose this method benefit from the dual prospects of income generation and potential capital appreciation. What Are Dividends? Dividends are portions of a company’s earnings distributed to shareholders. Typically, these payments […]

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Corteo per gli spazi sociali -Torino 31 gennaio

di: tilde
31 Gennaio 2026 ore 14:39

Askatasuna vuol dire libertà! Torino è partigiana. Contro il governo, la guerra e l’attacco agli spazi sociali”

Torino è Partigiana! e sta scendendo in piazza in questo momento con una moltitudine di altri collettivi da tutta Italia per rivendicare insieme che i centri sociali e gli spazi autogestiti non sono un fine ma devono continuare ad esistere come mezzo a disposizione di tutt* per continuare ad organizzarsi e costruire comunità antifasciste.

https://infoaut.org/divise-e-potere/piattaforma-verso-la-manifestazione-nazionale-del-31-gennaio-a-torino

Per chi non può esserci di persona può seguire gli interventi sulla diretta di RadioBlackOut dai cortei: https://radioblackout.org/2026/01/diretta-dal-corteo-nazionale-torino-e-partigiana/

China’s Posture After Venezuela: Accelerated De-Dollarisation and Conflict Preparation

di: admin
26 Gennaio 2026 ore 21:12

The US operation in Venezuela on 3 January 2026 marked a turning point in Chinese strategy towards Washington. Beijing interpreted the failure of Chinese-manufactured JY-27A radars to detect F-35s and…

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Newsletter Autistici/Inventati 01-2026

11 Gennaio 2026 ore 20:08

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Newsletter Autistici/Inventati – gennaio 2026
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[English version below]

Siamo arrivati a un quarto di secolo di vita (25 ANNI!) e Autistici/Inventati esiste e Resiste ancora!

Se usi i nostri servizi, magari vuoi sapere che cosa fanno gli esseri umani dietro questa piattaforma tecnologica (che non sta in piedi per magia).

Ecco alcune delle cose che abbiamo fatto quest’anno:

# INFRA

* infrastruttura potenziata

L’infrastruttura di A/I si e’ potenziata aggiungendo due nuovi server moderni per gestire tutta la parte web, garantendo piu’ spazio e migliore performance: questi ultimi due server usano solo memorie a stato solido (SSD), quindi addio ai vecchi hard disk piu’ lenti, piu’ energivori, piu’ rumorosi e piu’ fragili, sicuramente i siti web e noblogs ne gioveranno, ma anche tu!


# EMAIL

* Thunderbird su telefoni

Le mail su telefono e la loro configurazione automatica sono state una rogna che per un po’ di tempo ci ha fatto penare. Ora abbiamo finalmente identificato e risolto il problema, e da adesso in poi l’autoconfigurazione di app sul telefono come Thunderbird e K9 sara’ molto piu’ semplice! Fateci sapere come va, intanto per usare la nostra mail sul telefono bastera’ fare login con il vostro account e da pannello cliccare su “Setup on Mobile”. Ad aspettarvi troverete un comodo QR code da scansionare nel vostro pannello utente dove dovrete solo aggiungere la vostra password.


# NOBLOGS

* statistiche

Abbiamo rinnovato il sistema di statistiche, parole chiave: anonimato e chiarezza
In pratica Noblogs si e’ rinnovato ed abbiamo deciso di riscrivere il sistema di analisi delle visite, per cui ora le statistiche di uso di quali persone e quali bot visitano il sito sono disponibili nella bacheca di amministrazione nella sezione “Analytics”.

Per maggiori informazioni leggere https://cavallette.noblogs.org/2025/02/9949


* form di contatti

Abbiamo aggiunto un nuovo form di contatto cifrato per noblogs (in rodaggio).

Qualche mese fa un collettivo ci ha contattato proponendoci un nuovo plugin per noblogs, sviluppato da loro, che permette di contattare i responsabili del blog in maniera sicura e confidenziale. Questo plugin crea un form in grado di inviare messaggi crittati usando PGP. Visto che il plugin precedente aveva qualche problema e non era piu’ sviluppato abbiamo deciso di adottare questa nuova soluzione. Ora abbiamo un nuovo plugin su noblogs, ed inoltre ci fa molto piacere stringere collaborazioni di questo tipo con persone affini al progetto. Fateci sapere se vi piace, il nuovo sistema di form si trova nella sezione plugins e si chiama “Contact Form”.


* docs e search

Sempre riguardo noblogs, abbiamo scritto una serie di articoli/guide su alcune questioni ricorrenti che ci vengono poste da chi amministra i blog, li trovate qui’:
https://docs.noblogs.org/


e stiamo facendo esperimenti con un nuovo sistema di ricerca dei contenuti (in fase di test):

https://search.noblogs.org


# SPAM

Nonostante l’antispam riconosca la maggior parte dei tentativi di phishing, puo’ capitare che riceviate messaggi all’apparenza provenienti da noi che vi chiedono di entrare nel vostro account per qualche motivo.
Ricordiamo che noi non mandiamo mai messaggi contenenti link HTML da cliccare, che tutte le nostre comunicazioni ufficiali sono sempre firmate con GPG, in duplice lingua italiano e inglese.
Inoltre se non avete certezza di disservizi sappiate che comunichiamo sempre anche sul nostro blog https://cavallette.noblogs.org
In generale cliccare su link contenuti all’interno di messaggi di posta elettronica e’ uno dei modi migliori per farsi rubare dettagli personali come le password.


# NO PASSWORD?

* il gatto, questo sconosciuto

Capita regolarmente che utenti si dimentichino la password e anche la risposta alla domanda del gatto (il meccanismo per il recupero dell’account). Vogliamo qui ricordarvi l’importanza del gatto: se dimenticate la password del vostro account (o se non la sapete proprio perche’ l’avete salvata sul cellulare e non la digitate mai e poi il cellulare si rompe), l’unico modo che avete per tornare in possesso della mail e’ rispondere alla domanda di riserva che avete impostato (che noi chiamiamo domanda del gatto). Quindi e’ fondamentale che questa risposta voi la sappiate, anche se e’ una domanda che avete impostato 10 anni fa.
Vi invitiamo quindi a verificare se la ricordate o a reimpostarla, qui alcuni suggerimenti, la domanda/risposta deve essere semplice e indimenticabile:
– “il nome del mio primo gatto” (sempre che non l’abbiate scritto pubblicamente online!)
– “la canzone (o poesia, o libro) preferita di quanto eri adolescente scritto tutto minuscolo e con gli spazi” (in modo che sappiate che sia “cocco e drilli” e non “CoccoEDrilli”
– “il nome della montagna che vedevi dalla finestra del bagno nella casa dello zio luigi”
– “il soprannome con cui mi chiamava nonna Adelaide”
insomma, cose magari relative a quando eravate giovani, che solo voi sapete e che non dimenticherete finche’ campate.
Esempi che vanno meno bene:
– “il mio numero di telefono” (probabilmente associabile con facilita’)
– “il cognome da nubile della bisnonna materna” (qualcuno che vi conosce o che indaga su di voi potrebbe saperlo).
Se la dimenticate non possiamo fare reset, ci dispiace ma avete perso quell’account.
Poi la vita continua, nel caso ci chiederete un account nuovo.


# RISORSE

Come ogni anno battiamo cassa perche’ resistiamo anche grazie alle vostre donazioni che ci permettono di pagare le bollette dei server e le altre spese, che in totale ammontano a circa 20000EUR l’anno. Finche’ continuerete a sostenerci noi potremo dedicarci a migliore l’infrastruttura, a mantenere sicure le vostre comunicazioni e a fornire strumenti digitali a supporto delle vostre vite e delle vostre lotte.


Se vuoi contribuire anche tu con quello che riesci vai su: https://www.autistici.org/donate


Restiamo umani
GRAZIE MILLE DI CUORE! Buon 2026!
un abbraccio
A/I

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Collettivo Autistici/Inventati
https://www.autistici.org
blog: https://cavallette.noblogs.org
donazioni: https://www.autistici.org/donate
aiuto: help@autistici.org
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We have reached a quarter of a century (25 YEARS) and Autistici/Inventati is still going strong!

If you use our services, you may want to know what the human beings behind this technological platform actually do (hint: it doesn’t run on magic).

Here’s what we’ve done this year:

# INFRASTRUCTURE

* Upgraded the Infrastructure

The A/I infrastructure has been upgraded with the addition of two new modern servers to manage the entire web side, ensuring more space and better performance. These two servers use only solid state drives, so say goodbye to the old, slower, more energy-intensive, noisier, and more fragile hard disks. Websites and Noblogs will certainly benefit, and so will you!


* Email on Phones

Email on phones and automatic configuration have been causing us problems for some time. We have now finally identified and resolved the issue. From now on, the auto-configuration of apps on your phone such as Thunderbird and K9 will be much easier! Let us know how it goes. In the meantime, to use our email on your phone, simply log in with your account and click on “Setup on Mobile” in the panel. You will find a convenient QR code to scan in your user panel, where you will only need to add your password.


# NOBLOGS

* Statistics

We have revamped the statistics system. Our focus: anonymity and clarity.
In practice, Noblogs has been refreshed and we have decided to rewrite the visit analytics system. Now statistics on which people and bots visit the site are available in the user panel under the “Analytics” section. For more information, read https://cavallette.noblogs.org/2025/02/9949


* Contact Form

A new encrypted contact form for noblogs is currently being tested.

A few months ago a collective contacted us proposing a new plugin for noblogs, developed by them, that allows to contact the managers of the blog in a safe and confidential manner. This plugin creates a form that can send encrypted messages using PGP. Since the previous plugin had some problems and it was no longer developed we decided to adopt this new solution. Now we have a new plugin on noblogs, and also we are very pleased to tighten collaborations of this type with people related to the project. Let us know if you like, the new form system is located in the plugins section and is called “Contact Form”.


* Docs and Search

Still on the subject of noblogs, we have written a series of articles/guides on some recurring questions that we are asked by blog administrators. You can find them here:
https://docs.noblogs.org/

We are also experimenting with a new content search system (currently in the testing phase):

https://search.noblogs.org


# SPAM

Although our anti-spam system recognizes most phishing attempts, you may receive messages that appear to come from us asking you to log into your account for some reason.
Please note that we never send messages containing HTML links to click on, and that all our official communication, in both Italian and English, is always signed with GPG.
Furthermore, if you are unsure about service disruptions, please note that we always communicate on our blog https://cavallette.noblogs.org
In general, clicking on links contained in emails is one of the best ways to have your personal details, including passwords, stolen.


# NO PASSWORD?

* The Cat, This Stranger

It often happens that users forget their password and even the answer to the cat question (our account recovery mechanism). We would like to remind you of the importance of the cat: if you forget your account password (or if you don’t know it because you saved it on your cell phone and never type it in, and then your cell phone breaks), the only way you can regain access to your email is by answering the recovery question you set (We call it The Cat’s question). Therefore, it is essential that you know this answer. Even if you set 10 years ago!
We therefore invite you to check if you remember it or reset it. Here are some suggestions. The question/answer should be simple and unforgettable:
– “the name of my first cat” (unless you wrote it online!)
– “Your favorite song (or poem, or book) from when you were a teenager, written in lowercase letters and with spaces” (so that you know it’s “the pit and the pendulum” and not “ThePitAndThePendulum”)
– “The name of the mountain you could see from the bathroom window in Uncle Luigi’s house”
– “the nickname my grandmother Adelaide used to call me”
In short, things that may be related to when you were young, that only you know and that you will never forget as long as you live.
Examples that are less suitable:
– “my phone number” (probably easy to guess)
– “my maternal great-grandmother’s maiden name” (someone who knows you or is investigating you might know this).
If you forget it, we can’t reset it. We’re sorry, but you’ve lost that account.
Life will goes on,but you’ll have to ask us for a new one.


# RESOURCES

Like every year, we are asking for donations because we survive thanks to your contributions. These allow us to pay our server bills and other expenses, which total around €20,000 per year. As long as you continue to support us, we can focus on improving our infrastructure, keeping your communications secure, and providing digital tools to support your lives and struggles.


If you as well want to contribute: https://www.autistici.org/donate


Stay human.
THANK YOU SO MUCH! Happy 2026!
Hugs

Riprendiamoci l’internet

di: tilde
17 Dicembre 2025 ore 18:15

“Assalto alle piattaforme” è il libro di Kenobit, uscito settimana scorsa per Agenzia X. https://agenziax.it/assalto-piattaforme
Di sperimentazioni come queste ne sentivamo il bisogno e ci piace leggere la testimonianza diretta da un artista che nei social c’è cresciuto e ad oggi condivide una visione mondiale di “via d’uscita”. 

O come dice lui nella sua newsletter:
    Parla del rapporto tossico che abbiamo con le piattaforme commerciali, analizza i meccanismi che ci rubano il tempo, racconta il grande inganno della content creation e propone un percorso concreto per smettere di sostenere il capitalismo digitale e rivendicare una dimensione online che non inquini il mondo e le nostre vite. È frutto di due anni di sperimentazione (cominciati proprio qui, sulla Settimana Sovversiva), tecnologica e umana, e spiega nel modo più semplice possibile le alternative e le pratiche che possono liberarci.

Se volete il libro è anche “in ascolto” a puntate sul Castopod di Kenobit stesso.
https://podcast.kenobit.it/@assaltoallepiattaforme

La soluzione comprende la convergenza e federazione di chi crea e legge contenuti sul protocollo Activity pub, e la presa di responsabilità del proprio hosting, da sole o in compagnia. Va bene, se non ne avete mai proprio sentito parlare, un introduzione all’argomento può essere questo video: https://videos.elenarossini.com/w/petiQESS6xH5B68Pysqfug

Visto che le tecnologie federate ci piacciono, in quanto danno un potere di scelta alle persone, da uno dei nostri servizi è possibile integrarsi. Infatti da NoBlogs è possibile pubblicare sul Fediverso e partecipare a queste nuove reti sociali (opt-in), se ti interessa leggi qui e qui. Ugualmente è possibile rimanere “non-correlati”, fuori dal fediverso, e per entrambe le scelte:

NoBlogs non conserva i Log di chi vi legge!

Venezuela Oil: The Phantom Barrel That Feeds Financial Empire

di: admin
11 Gennaio 2026 ore 12:42

At dawn on January 3, 2026, as Caracas awakened to the roar of explosions tearing through the darkness above the Fuerte Tiuna military complex, President Nicolás Maduro and his wife…

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The Great Digital Partition: Two Empires and One Lie

di: admin
6 Gennaio 2026 ore 16:35

On January twenty-third, 2026, yet another extension granted by a Trump administration that has transformed the TikTok question into a juridical farce will expire, where every deadline becomes negotiable as…

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Perpetual War: Ukraine, Iran, Taiwan, Venezuela and the Pentagon’s Global Script

di: admin
2 Gennaio 2026 ore 19:10

The script of perpetual war unfolds simultaneously across four global fronts — Ukraine, Iran, Taiwan, and Venezuela — where the Pentagon’s machinery manufactures crisis, denies evidence, and transforms sovereignty into…

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Carrier Pigeons and Financial Cartels: How Banking Dynasties Decide Which Nations Can Afford to Fight

di: admin
29 Dicembre 2025 ore 12:56

December 2025 delivered one of those declarations that typically belong to conspiracy theory territory, except this time it emanated directly from someone with every interest in maintaining silence: Dame Hannah…

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The Doctrine of Primacy: When Identity Becomes Arsenal

di: admin
3 Dicembre 2025 ore 13:25

Identity, which should serve as private refuge against the world’s indifference, periodically transforms into a weapon of war, and history proceeds in cycles where this metamorphosis repeats with minimal variations…

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THE ARCHITECTURE OF SUBMISSION: DOGS OR WOLVES?

di: admin
2 Dicembre 2025 ore 19:53

They want dogs, and they have been getting them for decades without even hiding it, building this civilization of surveillance with the obsessive meticulousness of the rancher who knows exactly…

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Europe’s Geopolitical Irrelevance: Notes from the Margins of a Colony

di: admin
29 Novembre 2025 ore 12:01

One could begin with a rhetorical question, but that would be a waste of time that nobody has any desire left to invest in useless formalities, because the answer is…

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The superhuman factory: technocracy rewrites the code of existence

di: admin
10 Novembre 2025 ore 17:42

There is no need to wait for a dystopian future, because that future is already operational in Californian laboratories where billionaires with more money than sense of restraint have decided…

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come trasferire un dominio

di: Unit
19 Novembre 2025 ore 00:00

Come trasferire un dominio

  • Controlla che tuo nome e contatto corrispondano su Registrar-1 e Registrar-2.
  • Registrar-1: Remove domain lock (deve esistere da +60 giorni).
  • Registrar-1: Ottieni il codice di trasferimento (auth-code o anche codice EPP).
  • Registrar-2: Avvia e paga la procedura di trasferimento. (eventualmente spunta il mantenimento della zona) - Aspetta …

Server updates / Aggiornamenti server

di: ale
18 Novembre 2025 ore 13:39

[IT] Dobbiamo fare della manutenzione straordinaria ad un server, quindi alcuni servizi (noblogs e siti web) saranno temporaneamente irraggiungibili per qualche ora nella serata di oggi 18 Nov.

[EN] We need to perform some extraordinary maintenance of our servers. As a result, some services (noblogs and websites) will be temporarily unavailable for a few hours today Nov 18th.

Autoformazione: catturare il traffico da un'applicazione android - Unit hacklab @ ZAM

di: Unit
3 Novembre 2025 ore 00:00

Autoformazione: catturare il traffico da un'applicazione android - Unit hacklab @ ZAM

Hai un oggetto furbo, che funziona solo con un'app? Sei curiosa di sapere cosa dice ai server dell'azienda produttrice l'app che monitora quanta cacca hai fatto oggi? Hai comprato un vecchio dispositivo di un'azienda fallita e vorresti farlo funzionare in …

Solidarietà a "Riconvertiamo SeaFuture"

di: Unit
6 Settembre 2025 ore 00:00

Solidarietà a "Riconvertiamo SeaFuture"

Unit hacklab Milano si unisce alle voci che si alzano contro la militarizzazione dell'industria marittima. SeaFuture, nata come mostra di tecnologie nautiche civili, negli ultimi anni è stata trasformata in una vetrina per le tecnologie di guerra e di morte.

Solidarietà a Riconvertiamo SeaFuture per la …

Ancora problemi con un server / Server issue, again

di: ale
25 Agosto 2025 ore 15:26

Uno dei server di posta è al temporaneamente irraggiungibile per un problema con il provider relativo. UPDATE: era un problema hardware, è stato risolto.

One of our email servers is currently unavailable, due to an issue with the upstream provider. UPDATE: the hardware problem has been resolved.

Problemi con un server / Server issues

di: ale
14 Agosto 2025 ore 15:03

Un provider presso cui ospitiamo uno dei nostri server sta avendo dei problemi oggi, alcune caselle di posta sono temporaneamente irraggiungibili. Stiamo aspettando ulteriori notizie.

AGGIORNAMENTO: Problema risolto alla fine.

One of the providers that host our servers is having some issues today. As a consequence, some mailboxes are temporarily unavailable. We’re waiting for more news to understand how to proceed.

UPDATE: The issue has been resolved, all affected mailboxes are online again.

Corso Python

di: Unit
3 Aprile 2025 ore 00:00

9, 16, 23 aprile e 7 maggio 2025 ore 19 - ZAM Milano

Corso introduttivo alla programmazione in Python

Unit Hacklab per Università Popolare ZAM.


Il corso si svolge in quattro lezioni, con quattro insegnanti.

Scopo del corso: avvicinarsi alla programmazione, usando un linguaggio amichevole.

Segnalare la partecipazione con una mail …

Benefit Mafalda

di: Unit
21 Settembre 2023 ore 00:00

Domenica 8 Ottobre 2023, ore 16-21

Acheritivo di autofinanziamento unit hacklab per server autogestito "Mafalda".

Ore 16:00 Email / Thunderbird
Ore 17:00 Torrent
Ore 18:00 Parla Radio Z-AM
Ore 19:00 Chill out live Dj-set by unit electric assembly

Banchetto libretti autoprodotti, PirateBox
e il //ritorno del MAME …

bitume - diritti sociali e digitali - podcast

di: Unit
5 Luglio 2023 ore 00:00

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica, impreparata e inaspettata, a "cura" di Unit hacklab Milano.

logo-bitume

Mercoledì 5 luglio 2023, dallo studio radio di ZAM

Diritti sociali e digitali

  • Twitter e la rivoluzione francese

  • Immaginazione teoretica

  • API, social media, scraping e la possibilità di informarsi anonimamente

durata: 50 minuti

bitume - mare crudele - podcast

di: Unit
28 Giugno 2023 ore 00:00

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica, impreparata e inaspettata, a "cura" di Unit hacklab Milano.

logo-bitume

Mercoledì 28 giugno 2023, dallo studio radio di ZAM

Mare crudele

  • IBM aveva una sua AI e la chiamava Watson

  • Aggiornamenti sul sottomarino che scese a visitare il Titanic

  • Viaggi su Marte e altri ambienti scomodi che …

bitume - parliamo d_altro - podcast

di: Unit
21 Giugno 2023 ore 00:00

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica, impreparata e inaspettata, a "cura" di Unit hacklab Milano.

logo-bitume

Mercoledì 21 giugno 2023, dallo studio radio di ZAM

Parliamo d'altro!

  • Moderatori di Reddit in sciopero (hanno ragione)

  • Gossipz dai socialz

  • Il sottomarino fermo a 3000 mm di profondità usa un Logitech game joystick

  • Apple Computers denuncia …

LOST - FOGS OF WAR

di: Unit
13 Giugno 2022 ore 00:00

LOST - FOGS OF WAR

FOGS OF WAR

Sabato 25 giugno 2022 alle ore 18.00 @Cox18 - via Conchetta 18 - Milano

Aggiornamento: per motivi termici indipendenti dalla nostra volontà l'incontro inizialmente previsto per le ore 16 è stato posticipato di due ore. L'inizio sarà alle ore 18.00.

La guerra tra Russia e Ucraina, oltre …

Contributo Antifa Fest 4.0 - 12 e 13 marzo a ZAM

di: Unit
9 Marzo 2022 ore 00:00

ANTIFA FEST 4.0

Internet come strumento asservito a fascismo e capitale

PDF A4 | PDF pieghevole da stampa

Se il fascismo, in una delle sue molte manifestazioni, è irregimentamento, propaganda, controllo e repressione, allora internet come lo sperimentiamo adesso è perfettamente funzionale al fascismo moderno.

Partiamo dal nostro manifesto1 …

bitume - distro dramma n.1 - podcast

di: Unit
23 Febbraio 2022 ore 00:00

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica, impreparata e inaspettata, a cura di Unit hacklab di Milano.

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Mercoledì 23 febbraio 2022, dallo studio radio di ZAM

Distro dramma n.1 - Installazione Debian GNU/Linux su Mac AIR/Piccolo

durata: 59 minuti

L'approfondimento satirico della …

Seminario Laboratoriale su Pure Data

di: Unit
12 Marzo 2021 ore 00:00

Mercoledì 24 marzo dalle ore 20.45 alle 23 circa

Manuale Minimo di Sopravvivenza a Pure Data n. 1

Seminario Laboratoriale su Pure Data
durata: due ore circa
a cura di k_, Unit hacklab

semlab-puredata

Introduzione e storia, Setup dell'installazione, collegamenti e definizioni: oggetti, box, counter, bang e sequencer. Arriveremo all'oscillatore …

bitume il virus podcast

di: Unit
8 Dicembre 2020 ore 00:00

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

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Puntata di lunedì 07 dicembre 2020: il Virus.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media caldi e …

bitume piattaformazione delle nazioni podcast

di: Unit
1 Ottobre 2020 ore 00:00

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

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Puntata di mercoledì 30 settembre 2020: la Piattaformazione delle nazioni.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media …

Comunicato Unit hacklab su attività durante la pandemonio

di: Unit
21 Agosto 2020 ore 00:00

..e dopo aver pensato molto, riflettuto, studiato la storia delle pandemie ed esaminato i modelli trovati in natura.. abbiamo deciso che le attività IRL di Unit Hacklab rimarranno in stato dormiente fino a nuove notizie.
Sembra che Madre Natura ci stia chiedendo (a noi umane/i) di rallentare, riflettere, ri-fare …

Campagna di autofinanziamento per abbiamoundominio.org di unit hacklab

di: Unit
1 Giugno 2020 ore 00:00

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Campagna di autofinanziamento per abbiamoundominio.org di unit hacklab.

C'è/Abbiamo bisogno, come ogni anno, di pagare il server e anche il dominio.

Stiamo anche ragionando di allargarci e prendere un server più capace, perchè quello che stiamo usando, pagato attraverso iniziative di autofinanziamento, è arrivato a tappo.

Tutto questo …

Pandemia - Di tecno-assoluzionismo e di come la tecnologia non ci salverà

di: Unit
7 Maggio 2020 ore 00:00

Pandemia. Di tecno-assoluzionismo e di come la tecnologia non ci salverà

In questi mesi abbiamo dovuto lavorare molto di più: sembra buffo, visto che eravamo a casa. Nel frattempo tante cose sono successe su internet e, con l'avvicinarsi di un "dopo" incerto, vorremmo dire la nostra sperando che queste riflessioni …

traccia chi ti traccia

di: Unit
1 Marzo 2020 ore 00:00

IL LABORATORIO E' SOSPESO E RINVIATO A DATA DA DESTINARSI

lost - traccia chi ti traccia

Locandina in PDF

Domenica 15 marzo 2020 alle ore 15.30 @Cox18 - via Conchetta 18 - Milano

Traccia chi ti traccia Come comprendere gli algoritmi di personalizzazione nei siti di video streaming.

con tracking.exposed

Nelle piattaforme di video sharing, da …

bitume decodifiche binarie podcast

di: Unit
29 Gennaio 2020 ore 00:00

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

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Puntata di lunedì 27 gennaio 2020: decodifiche binarie.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media caldi …

bitume decodifiche binarie diretta

di: Unit
26 Gennaio 2020 ore 00:00

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Lunedì 27 gennaio 2020 ore 21

Quarta puntata di Bitume: trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media caldi e freddi, di server liberi, di hacking, di sicurezza …

conversazioni con CIRCE intorno a Internet Mon Amour

di: Unit
3 Gennaio 2020 ore 00:00

lost - internet mon amour

Locandina in PDF

Mercoledì 22 gennaio 2020 alle ore 19.00 @Cox18 - via Conchetta 18 - Milano

Conversazioni con C.I.R.C.E. intorno a:

Internet Mon Amour
cronache prima del crollo di ieri
di Agnese Trocchi.

Fino a quando continueremo a considerare le macchine alla stregua delle bestie non …

bitume antropocene podcast

di: Unit
27 Dicembre 2019 ore 00:00

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

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Puntata di mercoledì 25 dicembre 2019: antropocene.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media caldi e freddi …

bitume antropocene diretta

di: Unit
20 Dicembre 2019 ore 00:00

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Mercoledì 25 dicembre 2019 ore 22

Terza puntata di Bitume: trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media caldi e freddi, di server liberi, di hacking, di sicurezza …

unit con ghiaccio

di: Unit
11 Dicembre 2019 ore 00:00

Venerdì 13 dicembre 2019 dalle 18.30 alle 22.30

unit con ghiaccio

acheritivo di autofinanziamento unit hacklab: rooting libero del telefono, elettronica usata a offerta libera. Hai bisogno di un lettore dvd? Di uno scanner? Noi di fare spazio e pagare il server.

spritz'n'lazz

live music by unit electric …

bitume memestupendo podcast

di: Unit
10 Dicembre 2019 ore 00:00

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

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Puntata di lunedì 10 dicembre 2019: meme stupendo.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media …

bitume meme-stupendo diretta

di: Unit
8 Dicembre 2019 ore 00:00

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Lunedì 09 dicembre 2019 ore 21

Seconda puntata di Bitume: trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media caldi e freddi, di server liberi, di hacking, di sicurezza …

bitume datajustice podcast

di: Unit
19 Novembre 2019 ore 00:00

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Lunedì 18 novembre 2019 ore 21

Prima puntata di bitume, trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media caldi e freddi, di server liberi, di hacking, di sicurezza …

bitume datajustice diretta

di: Unit
17 Novembre 2019 ore 00:00

logo-bitume

Lunedì 18 novembre 2019 ore 21

Prima puntata di bitume, trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media caldi e freddi, di server liberi, di hacking, di sicurezza …

Fedeli alla linea (di comando)

di: Unit
11 Maggio 2019 ore 00:00

Sabato 11 maggio alle ore 15 presso CSOA COX 18 in Via Conchetta 18, Milano

LOST, le Lunghe Ombre della Scienza e della Tecnica e Unit hacklab presentano:

Fedeli alla linea (di comando)

registrazione audio a cura di cox18stream e Archivio Primo Moroni

Introduzione al terminale e alla riga di …

Visioni libere: The internet own boy

di: Unit
4 Maggio 2019 ore 00:00

Durante Connessioni Caotiche 2019 proiezione del documentario su Aaron Swartz.

Sabato 4 maggio 2019

The Internet’s own boy, Brian Knappenberg, 2014

ENG sub ITA

Cinemacello Macao, viale Molise 68, Milano.

Ore 21:00

Il Ragazzo di internet è Aaron Swartz, attivista
dei diritti in rete accusato di frode informatica …

Connessioni Caotiche 2019

di: Unit
23 Aprile 2019 ore 00:00

cc-2019

Venerdi 3 e Sabato 4 Maggio 2019 torna Connessioni Caotiche a Macao

Hacking, attivismo, seminari laboratoriali e presentazioni frattali. Making e Breaking in festival nella due giorni in contemporanea ai festeggiamenti per il compleanno del Nuovo Centro per le Arti, la Cultura e la Ricerca Macao a Milano.

Connessioni Caotiche …

Fedeli alla linea (di comando)

di: Unit
20 Aprile 2019 ore 00:00

flyer-web

Sabato 11 maggio alle ore 15 presso CSOA COX 18 in Via Conchetta 18, Milano

registrazione audio a cura di cox18stream e Archivio Primo Moroni

Pagina wiki di elaborazione con flyer hi-res.

È un WarmUp del percorso verso Hackmeeting 0x16: 30 maggio - 2 giugno, Firenze.

LOST, le Lunghe Ombre della …

Comunicato Unit hacklab su arresto Julian Assange

di: Unit
14 Aprile 2019 ore 00:00

update: aderiamo all'appello di solidarietà online per Ola Bini

Watashitachi no yunitto!!

Hanno arrestato un giornalista che denunciava crimini di guerra.

Chiediamo che non venga perseguitato ulteriormente. Julian Assange non deve essere estradato negli USA, dove sarebbe incriminato con il CFAA (Computer Fraud and Abuse Act), legge draconiana che …

Visioni libere: Risk

di: Unit
12 Aprile 2019 ore 00:00

Terza visione libera del ciclo di proiezioni a cura di Unit hacklab.

Risk, Laura Poitras, 2016

Documentario su Julian Assange, fondatore di Wikileaks.

Motivazioni e contraddizioni su Assange e le sue cerchie, con un occhio in particolare sui rischi che sono stati presi. Il documentario copre il periodo dal 2010 …

Visioni libere: Operazione Vega

di: Unit
8 Aprile 2019 ore 00:00

Seconda visione libera del ciclo di proiezioni a cura di Unit hacklab.

Operazione Vega, RAI, 1962

Sceneggiato di fantascienza RAI tratto dal radiodramma di Friedrich Dürrenmatt.

Vega è il nome della nave spaziale che porta i rappresentanti di un certo blocco di Stati terrestri sul pianeta Venere dove sono confinati …

Comunicato Unit hacklab su annuncio sgombero Macao

di: Unit
26 Settembre 2018 ore 00:00

Contesto: Milano 2018. Atmosfera di intolleranza civile.

Unit hacklab e' un laboratorio autogestito di sperimentazione tecnica e politica, le nostre attivita' comprendono dai corsi gratuiti di elettronica e informatica alla divulgazione delle pratiche di gestione della privacy sotto forma di incontri e convegni.

il Comune di Milano, zelante, anticipa l'editto …

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