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Papa Leone XIV: “La remigrazione non è una risposta cristiana, significa lavarsi le mani del problema”

16 Giugno 2026 ore 21:39

I valori cristiani come elemento identitario dell’Europa. Così il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, ha più volte affrontato il tema del rapporto tra religione e politica. Ma dietro alle parole si nascondono fatti che lo smentiscono. Lo dimostrano le parole di Papa Leone XIV che uscendo da Castel Gandolfo ha deciso di rilasciare una breve dichiarazione a chi gli ha chiesto che cosa ne pensasse della remigrazione, al centro del programma del generale in pensione: “Non mi sembra una risposta cristiana – ha dichiarato – Semplicemente dire ‘questo migrante lo mandiamo via’ è come se noi ci lavassimo le mani del problema, non mi sembra, diciamo, una risposta cristiana”.

Quanto le parole del Pontefice possano avere presa nell’elettorato di Futuro Nazionale è tutto da vedere, ma con esse il Vaticano ha ufficialmente preso posizione su un tema che è diventato uno dei cavalli di battaglia di tutta l’estrema destra europea, da AfD in Germania ai seguaci di Tommy Robinson in Regno Unito, fino, ovviamente, a coloro che supportano le battaglie di chi il concetto di remigrazione l’ha inventato: l’estremista austriaco Martin Sellner. Un concetto che non si ferma alla semplice espulsione di irregolari sul territorio europeo, ma mira a una più ampia deportazione di persone immigrate, inclusi i loro discendenti nati su suolo europeo, verso i Paesi di origine etnica o geografica.

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Rúben Amorim si presenta al Milan: “È sempre stata la mia ambizione, so che cosa rappresenta questo club”

16 Giugno 2026 ore 21:01

Adesso è ufficiale: Rúben Amorim è il nuovo allenatore del Milan. Il club rossonero ha annunciato di aver affidato la guida della prima squadra al tecnico portoghese, considerato uno dei profili emergenti più apprezzati del calcio europeo e reduce dall’esperienza difficile e negativa sulla panchina del Manchester United.

Per Amorim si tratta di una nuova tappa in una carriera da allenatore iniziata nel 2018, subito dopo il ritiro dal calcio giocato. Da calciatore aveva vestito le maglie del Belenenses e del Benfica, oltre a collezionare presenze con la nazionale portoghese. Terminata l’attività in campo, ha mosso i primi passi in panchina con Casa Pia e Braga, prima del salto allo Sporting Lisbona che ne ha consacrato il profilo a livello internazionale.

Alla guida dello Sporting, dal 2020, Amorim ha aperto un ciclo vincente caratterizzato da risultati e continuità. In Portogallo ha conquistato due campionati, due Coppe di Lega e una Supercoppa, imponendo una squadra riconoscibile per organizzazione, intensità e valorizzazione dei giovani. Un percorso che gli ha spalancato le porte del Manchester United e che ora lo porta a Milano.

Nelle sue prime parole da allenatore rossonero, Amorim ha sottolineato il significato della nuova sfida: “Ci sono ambizioni che ti accompagnano per tutta la carriera e, per me, allenare il Milan è sempre stata una di queste”. Il tecnico portoghese ha poi evidenziato il peso storico del club e delle sue tradizioni: “So perfettamente cosa rappresenta questo Club: storia, prestigio e una tifoseria straordinaria in tutto il mondo. È una sfida che affronto con orgoglio ed entusiasmo, con la piena consapevolezza di ciò che significano questi colori”.

Infine, uno sguardo al futuro e all’inizio della nuova avventura in rossonero: “Non vedo l’ora di iniziare e di vivere ogni giorno la passione che anima il Milan”. Con l’arrivo di Amorim, il Milan punta dunque su un allenatore giovane ma già abituato a gestire grandi pressioni e aspettative. Ora la parola passa al campo, dove il tecnico portoghese sarà chiamato a trasformare le ambizioni del club in risultati. Per Amorim sarà un compito particolarmente complesso: il nuovo Milan di Cardinale e Ibrahimovic è ancora senza una dirigenza che possa impostare il mercato e soddisfare le richieste del tecnico portoghese.

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“Brutto incidente, a causa di una vecchia signora che viveva nel suo mondo”: l’ira del giovane ciclista che posta il video della maxi caduta

16 Giugno 2026 ore 19:56

Poteva finire in tragedia l’incidente avvenuto durante l’ultima tappa del LVM Saarland Trophy 2026, gara ciclistica che si svolge in Germania dedicata alla categoria Juniores. Mentre il gruppo viaggiava alla massima velocità, una signora anziana a bordo di uno scooter per disabili ha invaso all’improvviso la carreggiata, colpendo in pieno Paul Vriesman e innescando così una maxi caduta. Fortunatamente, senza gravi conseguenze ne per i giovani ciclisti coinvolti né per la signora.

Vriesman, 17enne olandese del team Decathlon CMA CGM U19, sui social ha postato il video dell’incidente e ha rassicurato tutti sulle sue condizioni: “Brutto incidente, ma sembra che sia andata piuttosto bene e senza gravi infortuni. Non è il modo in cui speravo di finire la mia prima settimana di ritorno alle gare dopo alcuni mesi di riabilitazione…”. Il giovane Vriesman infatti veniva da un lungo periodo di inattività. E si è anche sfogato: “Peccato dovermi ritirare in questo modo a causa di una vecchia signora che viveva nel suo mondo”. Anche per la donna, fortunatamente, non sembra ci siano state gravi conseguenze. Anche se l’incidente riapre il dibattito sull’importante del comportamento del pubblico a bordo strada durante le gare di ciclismo.

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Nel 2025 +11% di segnalazioni di operazioni sospette all’Unità di informazione finanziaria. Crescono quelle per frodi informatiche, anche con l’AI

16 Giugno 2026 ore 19:34

Criminali e politici o funzionari corrotti utilizzano sempre più le cripto e le innovazioni tecnologiche per riciclare il fiume di denaro delle attività illecite, dei fondi pubblici o per truffare risparmiatori e cittadini. Lo scorso anno la Uif, l’unità di informazione finanziaria istituita presso la Banca d’Italia, ha ricevuto un 11% in più di segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio o finanziamento al terrorismo (in gergo Sos) arrivate da banche, operatori finanziari, professionisti. Per un totale di oltre 162mila, trainate appunto da quelle degli istituti telematici su possibili frodi informatiche, segnala il direttore Enzo Serata: nel 2025 hanno riguardato circa 31.600 Sos. E in quell’ambito “si è osservato l’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa per la creazione di documenti impiegati per l’apertura di rapporti a distanza, modalità che presenta rilevanti rischi a carico degli intermediari in presenza di non efficaci meccanismi di controllo interno”.

In parte sono anomalie rilevate in maniera automatica dai sistemi dei segnalanti che poi si rilevano incomplete o errate. E una segnalazione trasmessa alle forze di polizia e alla magistratura non indica automaticamente un reato. Ma si tratta di una parte importante delle indagini ad esempio nei casi di corruzione di politici (le cui operazioni finanziarie sono sottoposte a paletti più stringenti) che, rileva il direttore, ricorrono a “schemi operativi complessi” utilizzando familiari, professionisti compiacenti e conti esteri per occultare l’appropriazione di risorse pubbliche o la corruzione. Per questo la Uif chiede a chi deve segnalare “maggiore attenzione” a banche, operatori e notai “nel cogliere i collegamenti soggettivi con esponenti politici e funzionari, che spesso sfuggono” a chi deve segnalarli specie se si tratta di utilizzo di “risorse pubbliche”.

Ci sono poi altri fronti aperti di preoccupazione: lo sfruttamento sessuale di minori dove per pagare le piattaforme online che diffondono materiale illecito si usano le cripto e il finanziamento del terrorismo jihadista che la guerra in Medio Oriente ha rinfocolato, aumentando la propaganda volta a raccogliere fondi. Alla criminalità organizzata è collegato il 14% delle segnalazioni: allunga la sua ombra su appalti, energie rinnovabili e agevolazioni pubbliche come le garanzie sui prestiti. Non aiuta il contributo risibile della pubblica amministrazione dalla quale arriva solo lo 0,3% delle segnalazioni totale. Serata non la cita ma è recente il caso di Banca Progetto, commissariata dalla magistratura dopo che l’istituto aveva erogato alla criminalità organizzata milioni di finanziamenti garantiti dallo Stato dovendo essere poi salvata da un pool di banche.

Il crimine, scandisce la Uif, “sfrutta in misura crescente piattaforme FinTech, criptoattività, Iban virtuali e circuiti criminali specializzati“, utilizza infrastrutture finanziarie transnazionali “per far perdere le tracce dei fondi ottenuti illegalmente”. A volte poi la truffa avviene in maniera più semplice sfruttando norme pensate per agevolare giovani e fragili come nel caso dei mutui con garanzia pubblica. Uno schema diffuso che prevede negli atti di compravendita “prezzi superiori a quelli effettivamente pattuiti tra le parti” grazie a documenti falsi redatti da soggetti del settore immobiliare e creditizio.

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Chat sessista tra dipendenti Atm, c’è un indagato. Perquisizioni e sequestri di cellulari a cinque persone

16 Giugno 2026 ore 19:31

C’è almeno un indagato per accesso abusivo a sistema informatico nel caso della chat con commenti sessisti e immagini di donne rubate dalle videocamere di sorveglianza dei mezzi Atm, l’azienda dei trasporti milanesi. Sono state effettuate cinque perquisizioni nell’inchiesta della Polizia locale, coordinata dalla Procura diretta da Marcello Viola. Ai cinque è stato, inoltre, disposto il sequestro del cellulare. Gli inquirenti devono stabilire quanti fossero i partecipanti, la data di creazione del gruppo e l’effettiva provenienza delle immagini.

L’attività scaturisce dalla denuncia di Atm alla Polizia locale, che l’ha poi trasmessa alla Procura di Milano, relativa all’uso improprio di immagini delle telecamere di bordo da parte di alcuni dipendenti. In parallelo l’azienda ha presentato un esposto al Garante della Privacy. La Polizia locale, secondo quando si apprende, sta procedendo anche al sequestro di cellulari e altro materiale informatico.

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Ovadia: “La Russa è presidente del Senato perché hanno vinto gli antifascisti, la smetta di baloccarsi con quella testa pelata del duce”

16 Giugno 2026 ore 19:16

“Io francamente penso che siano stati fatti molti errori, ma il fascismo è un crimine, non è un’opinione“. Sono le parole pronunciate a Battitori liberi, su Radio Cusano, da Moni Ovadia, intervenendo sulla clausola antifascista introdotta dalla fiera “Più libri più liberi”.
L’intellettuale ha risposto punto su punto alle accuse di “censura” mosse dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ribaltando la prospettiva: chiedere di ripudiare il fascismo non è un atto di esclusione ideologica, ma un presupposto di legalità repubblicana.
Ovadia esordisce con un paragone urticante per spiegare perché, a suo avviso, non si possa parlare di libertà di opinione quando si tratta del regime di Mussolini. “Il fascismo, come ha detto Gianfranco Fini, è un crimine assoluto. Allora non capisco che problema c’è nel firmare quella clausola”.

Per illustrare il concetto, l’artista ricorre a un’iperbole: “Se si chiedesse a qualcuno di dire che lui è contrario alla pedofilia e che lui pratica i valori del rispetto dei bambini, qualcuno direbbe qualcosa? No. La pedofilia non è un’opinione, è un crimine. Lo stesso è il fascismo. Dirsi antifascisti non è scontato, perché le destre italiane ancora si baloccano col fascismo. Cercano di infilarlo in tutti i modi. Uno dei modi sono le foibe“.
E spiega: “Le foibe sono state un crimine, vanno ricordate e vanno onorate le vittime. Ma le foibe sono il risultato dell’invasione fascista della Jugoslavia. Il 6 aprile 1941 i nazifascisti, senza dichiarare guerra, hanno invaso la Jugoslavia, commettendo crimini efferati. Quindi – continua – l’onore ai morti delle foibe dovrebbe escludere gli ex fascisti, perché loro fanno parte dell’eredità dei responsabili delle foibe. E invece ne approfittano per riabilitare il fascismo e criminalizzare i partigiani, quelli che ci hanno restituito la libertà”.

Poi lancia una bordata al presidente del Senato, Ignazio La Russa, noto per conservare in casa un busto del Duce. Ovadia sottolinea il paradosso di chi ricopre cariche istituzionali pur mantenendo legami simbolici con il passato regime e richiama le sue origini ebraiche: “Io dovrei dire a La Russa: vedi Ignazio, tu tieni il busto del duce. Se avesse vinto lui, io sarei partito attraverso i camini. Abbiamo vinto noi e tu sei presidente del Parlamento. Che cazzo ti balocchi ancora con quella testa pelata? Mussolini tra l’altro era un vigliacco, che si è imboscato nei camion tedeschi per fuggire”.
Per questo motivo definisce l’iniziativa degli editori “perfettamente lecita perché il fascismo è bandito dalla nostra Costituzione. La nostra è una costituzione antifascista“.

L’artista critica aspramente anche quella che definisce una tolleranza eccessiva verso i simboli del ventennio in Italia, invocando il decoro degli spazi comuni e sostenendo che “piazze e strade non devono essere oggetto di rituali fascisti”.
E spiega: “Noi abbiamo ancora nei luoghi pubblici gazzarre inscenate a ogni occasione da fascisti e giovani che non sanno niente ma che sono attratti da motti fascisti come “onore al duce”, “camerata qua, camerata là”, “presente”. In Germania vieni punito, perché da noi no? I fascisti lavorano sotterraneamente per cercare di abilitare quell’epoca. Il fascismo è la supremazia dell’uomo forte, è razzista, è discriminatorio”.

Poi torna sulla decisione di Più libri, più liberi: “Uno può anche non essere d’accordo, però è lecito che loro lo abbiano fatto. La presidente del consiglio, che io pensavo fosse più lungimirante, è intervenuta parlando di censura. Perché? Perché dire che tu devi dichiarare il tuo ripudio di un crimine che ha collaborato ai campi di sterminio, che ha assassinato, che ha fatto pulizie etniche e genocidi in Africa è una cosa che è censura?”.
E aggiunge: “Il professor Magris mi ha detto che ha avuto uno shock quando a Varsavia ha visto sfilare delle specie di milizie con la svastica al braccio. Bisogna far capire che è finita. Avete sentito le affermazioni antisemite in Fratelli d’Italia? Sono dentro in quel partito i fascisti“.
In chiusura, Ovadia demolisce qualsiasi residuo di fascino nostalgico verso la figura di Mussolini e ribadisce: “Poi facciano un po’ quel cazzo che vogliono. Non vogliono firmare il documento di Più libri, piùliberi? E non ci vadano. L’importante è che le loro gazzarre corporative le facciano nei circoli privati”.

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“Incontro chiarificatore” tra Trump e Meloni. Lui la provoca: “Sono stato abbandonato”. Lei replica: “Siamo sempre stati amici”

16 Giugno 2026 ore 18:45

Sedotto e “abbandonato”? No, Donald Trump e Giorgia Meloni sono “sempre stati amici”. Il G7 in corso a Evian, dove i leader stanno affrontando i principali temi di politica ed economia globale, è stata anche l’occasione per un nuovo contatto tra il presidente americano e la presidente del Consiglio italiana. Il rapporto tra i due, ottimo fin da prima del ritorno del tycoon alla Casa Bianca, si era incrinato quando l’Italia aveva deciso di negare supporto militare agli Stati Uniti per sbloccare lo Stretto di Hormuz e, successivamente, quando si era esposta in difesa di Papa Leone XIV dopo gli attacchi di Washington: “Sono scioccato, non vuole aiutarci nella guerra – aveva commentato Trump – Io inaccettabile sul Papa? Lei lo è”.

Nella cittadina Svizzera, però, il clima appare più disteso, complice anche l’imminente firma del memorandum d’intesa tra Usa e Iran, il primo passo verso la fine della guerra alla Repubblica Islamica che si era trasformata per Trump in un mare di sabbie mobili che rischiava di risucchiarlo. Così, mentre il leader americano stava parlando col cancelliere tedesco Friedrich Merz, ha buttato lì una battuta notando che nel frattempo si stava avvicindo Meloni: “Sono stato abbandonato“. Così il presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, si è avvicinato a sua volta rivolgendosi alla premier italiana: “Siete di nuovo amici“, ha detto scherzando. Lei ha ribattuto: “Siamo sempre stati amici“.

Da quanto si apprende, però, c’è ben altro rispetto alle battute in pubblico. Fonti diplomatiche italiane fanno sapere che tra Meloni e Trump c’è stato un “incontro di chiarimento” senza “battute né scherzi”. Perché in fondo le cattive relazioni nuocciono a entrambi. All’Italia che aveva scommesso su una postura internazionale più sbilanciata su Washington che su Bruxelles e che, in caso di rottura, si troverebbe senza alleati di peso. A Trump perché il governo Meloni, dopo la fine dell’era Orbán in Ungheria, è quello con un minimo di peso rimasto tra gli Stati membri a poter rappresentare la posizione americana ai tavoli comunitari. In questo primo incontro, sostengono le fonti, non ci si è concentrati su singoli aspetti, ma ci si è limitati a un “utile scambio” nel corso del quale la premier italiana ha ribadito “quel principio di unità dell’Occidente che è assolutamente necessario in questo momento di grandi crisi internazionali”, principio chiarito “da entrambe le parti”. Nei momenti di pausa “ci saranno occasioni di approfondire ulteriormente”. E comunque, in futuro, sono previsti altri confronti.

Niente dichiarazioni pubbliche o esternazioni a effetto. Anzi, Meloni ha chiesto a Trump di mantenere buoni rapporti “senza lanciare segnali“, in maniera strategica. In questi mesi “c’era stata una certa chiarezza da parte di Meloni su alcune uscite pubbliche del presidente” Trump, in riferimento a quelle sul Papa, ed “è stato chiarito da parte di entrambi come è importante in questa fase il concetto di unità su cui” la premier “insiste sempre e crede realmente”.

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TREVISO, INCENDIO IN UNA SCUDERIA DELL’IPPODROMO: MORTI SEI CAVALLI

16 Giugno 2026 ore 18:30

Un incendio divampato per cause ignote in una scuderia dell’ippodromo “Sant’Artemio”, di Treviso, ha provocato questo pomeriggio la morte per soffocamento di sei cavalli. Il bilancio – riporta Ansa – è provvisorio perché i Vigili del Fuoco sono ancora sul posto impegnati ad estinguere il rogo e non è escluso che nel box si trovino altri animali. Parte della struttura, al cui interno si trovava una grande quantità di paglia, è crollata.

(Foto di repertorio)

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“Al lavoro per cambiare l’Italia”: i leader del campo largo postano una foto. E lanciano due eventi di piazza a luglio

16 Giugno 2026 ore 18:20

“Al lavoro. Per cambiare l’Italia. Segnatevi queste date: 8 e 15 luglio. Ci vediamo presto!”. I leader di Pd, Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi e Sinistra lanciano l’assalto al governo, postando in contemporanea sui rispettivi profili Instagram una foto che li ritrae seduti allo stesso tavolo: martedì Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli si sono incontrati in un locale vicino alla Camera per iniziare il percorso di avvicinamento alle Politiche. I due appuntamenti di luglio, a quanto si apprende, consisteranno in iniziative pubbliche per elaborare un programma condiviso: l’organizzazione è in divenire, ma l’idea è quella di organizzare due incontri in piazza aperti ai cittadini, in una città del Nord e una del Sud.

A spiccare nella foto, però, è soprattutto un’assenza: quella di Matteo Renzi, il leader di Italia viva che da tempo ormai si è auto-incluso nel “campo largo” di centrosinistra. Tanto che Carlo Calenda, suo ex “gemello diverso” nel fu “Terzo polo”, ironizza: “Ma Renzi era sotto il tavolo?”. Dal centrosinistra, però, respingono le letture dirtrologiche: il perimetro della coalizione, si specifica, è destinato ad allargarsi quando le varie forze che si muovono al centro si saranno organizzate. Nel frattempo i sondaggi sorridono: secondo l’ultima rilevazione Swg, l’alleanza Pd-M5s-Avs-Iv otterrebbe il 45,9% dei consensi, mentre il centrodestra si fermerebbe al 41,8%. Decisivo, però, il 5,3% accreditato a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che potrebbe ribaltare il risultato entrando nella coalizione di governo.

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“Fossa comune per la tua famiglia”, “Zo**ola, muori”: duello di insulti ricevuti online tra Bakkali e Ravetto. Il faccia a faccia in Aula

16 Giugno 2026 ore 18:08

Il dibattito parlamentare sulla remigrazione scivola in un abisso di violenza verbale che trasforma l’Aula della Camera in un crudo proscenio dell’odio digitale. Protagoniste dello scontro sono le deputate Ouidad Bakkali del Pd e Laura Ravetto di Futuro Nazionale, che hanno brandito in un acceso faccia a faccia gli insulti ricevuti sui social.
L’intervento di Ouidad Bakkali è iniziato leggendo il bollettino di commenti offensivi a un suo post sulla manifestazione dei vannacciani per la remigrazione. La deputata ha dato voce a una selezione dei 13.500 commenti: minacce dirette come “Fossa comune per te e la tua famiglia”, “Ti aprono come una mela” e l’invito brutale a “spararsi”.

Il passaggio politico più tagliente è stato rivolto ai sostenitori di Vannacci, definiti con “soldati di pezza” di un leader “accecato dal testosterone”. La deputata dem denuncia che il clima di odio razziale, alimentato da epiteti come “Beduina”, “Scimmia”, “Mao Mao” o dagli incitamenti alla “Disinfestazione”, è il risultato di una strategia che aizza “i penultimi contro gli ultimi”, colpendo donne, immigrati e la comunità Lgbt.

Laura Ravetto ha replicato con la stessa moneta per dimostrare come la violenza verbale non abbia colore politico. L’ex leghista ha esposto il proprio catalogo dell’orrore, citando insulti personali come “Cocainomane” e “Zoccola”, ma denunciando soprattutto gli attacchi che hanno preso di mira la sua sfera materna: “Tua figlia si deve vergognare” e “Pagliaccia, hai pure una figlia”.
La deputata ha descritto i commenti ricevuti dai propri oppositori come la “ciliegina su una torta di m**”**, accusando la sinistra di incoerenza: “Quando chiedete rispetto, dovete darlo prima”.
Per Ravetto, il dibattito non dovrebbe ridursi a una “gara a chi è commentato peggio”, ma focalizzarsi sulla sicurezza reale delle donne che “hanno paura di essere stuprate nelle strade” e sulla protezione delle spose bambine.

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Sinner arriva anche nello spazio: un asteroide porta il suo nome. “È un punto di riferimento luminoso per le nuove generazioni”

16 Giugno 2026 ore 17:42

Pensavate che Jannik Sinner non potesse andare oltre la posizione numero uno del ranking Atp? E invece sì, perché il tennista azzurro è arrivato addirittura nello spazio. Non in senso letterale, ovviamente, ma grazie a un riconoscimento decisamente particolare: il Working Group Small Bodies Nomenclature (WGSBN) dell’Unione Astronomica Internazionale (IAU) ha ratificato l’assegnazione del nome del campione italiano a un asteroide del sistema solare, inserendo la decisione nel bollettino ufficiale WGSBN Bulletin V006_009.

L’iniziativa porta la firma del team scientifico composto da Fabrizio Bernardi, scopritore del celebre asteroide 99942 Apophis, e Maura Tombelli, astronoma italiana e direttrice dell’Osservatorio di Montelupo Fiorentino (Firenze). L’asteroide, che da oggi si chiamerà ufficialmente (120097) Janniksinner, è un corpo celeste che orbita nella fascia principale tra Marte e Giove, scoperto il 10 marzo 2003 all’Osservatorio di Campo Imperatore.

“Abbiamo voluto dedicare questo asteroide a Jannik Sinner non solo per i suoi straordinari successi sportivi, che stanno portando l’Italia sul tetto del mondo del tennis, ma anche per i valori di resilienza, correttezza e assoluta dedizione che esprime sul campo e fuori – dichiarano Bernardi e Tombelli – Come una stella cometa o un corpo celeste fisso, Sinner rappresenta un punto di riferimento luminoso per le nuove generazioni. Da oggi, la sua grandezza è scritta anche tra le stelle”.

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Meno chip, più cervello. La lezione di DeepSeek all’Europa

16 Giugno 2026 ore 17:22

Dietro l’intelligenza artificiale non c’è il cloud ma una gigantesca infrastruttura fisica fatta di chip, memorie e data center. Mentre le Big Tech americane investono centinaia di miliardi di dollari nella corsa ai modelli sempre più grandi, emerge un problema strutturale: la dipendenza da componenti strategici come le memorie ad alta banda (HBM), prodotte quasi esclusivamente da SK Hynix, Samsung e Micron. Senza di esse i chip avanzati non riescono a spostare i dati abbastanza velocemente per sfruttare tutta la loro potenza di calcolo, un po’ come se una formula 1 fosse costretta a girare per le vie di una città piuttosto che in pista.

Nella corsa globale all’Intelligenza Artificiale l’Europa, che non dispone di una filiera competitiva di chip avanzati o di HBM, parte da una posizione che rende difficile competere sul terreno dell’hardware.

Bulimia da silicio

Al cuore di questo sistema c’è una logica che potremmo chiamare “bulimia da silicio”: più parametri, più chip, più energia, migliori risultati. I grandi laboratori di ricerca, da OpenAI ad Anthropic, da Google a Meta, hanno costruito la propria reputazione su modelli sempre più grandi, che richiedono infrastrutture sempre più costose e energivore.

L’esempio più lampante è forse rappresentato da Claude Mythos, il sistema annunciato nel mese di aprile 2026 da Anthropic, focalizzato sulla cybersecurity avanzata. Al suo lancio Mythos ha esibito risultati impressionanti nell’individuazione di vulnerabilità software particolarmente complesse, dimostrando capacità che fino a pochi mesi fa sarebbero sembrate fantascienza.

Tuttavia, l’altra faccia della medaglia è un costo energetico e infrastrutturale esorbitante: un modello immenso a altissimo consumo energetico, blindato in data center dedicati per ragioni di sicurezza e accessibile solo a pochissimi partner.

Inoltre, una fetta crescente della comunità scientifica e degli sviluppatori indipendenti ha iniziato a contestare l’approccio dei “monster models”, sostenendo che la forza bruta non sia la soluzione più efficiente.

Una delle analisi più solide e pragmatiche è arrivata dal laboratorio AISLE, guidato dal ricercatore Stanislav Fort: il suo gruppo ha infatti sostenuto che programmi di intelligenza artificiale più piccoli e gratuiti possono scovare gli stessi difetti individuati da Mythos, purché operino in collaborazione con un esperto umano che sappia indirizzarne l’analisi.

Nonostante necessitino di un intervento umano, la critica ai sistemi monster resta reale: l’incredibile capacità di analisi esibita dai modelli più costosi non è necessariamente il prodotto della sola forza bruta computazionale.

DeepSeek: un caso controcorrente

Una prova che esista un’alternativa realizzabile è arrivata dalla Cina, con il debutto del modello sviluppato dalla startup DeepSeek. Colpita duramente dalle sanzioni e dalle restrizioni imposte dagli Stati Uniti, che le impediscono di acquistare i chip Nvidia più avanzati, Pechino ha dovuto fare di necessità virtù.

Non potendo competere sulla quantità del “ferro” (l’hardware), gli ingegneri cinesi hanno deciso di competere sulla qualità del “cervello” (il software).

I numeri dietro questo exploit sono impressionanti. L’investimento dell’azienda per posizionarsi sul mercato è stato stimato nell’ordine di grandezza del miliardo di dollari, una frazione minuscola rispetto ai piani da oltre 100 miliardi dei colossi statunitensi.

Inoltre, secondo i dati di DeepSeek, il costo computazionale di un singolo ciclo di addestramento scende a circa 6 milioni di dollari, a fronte dei 100 milioni stimati per GPT-4, pur offrendo prestazioni paragonabili al rivale statunitense.

Il segreto risiede nell’efficienza algoritmica della struttura nota come Mixture of Experts (MoE): invece di attivare l’intera, mastodontica griglia di chip del data center per rispondere a una singola domanda (l’approccio tipico dei modelli di IA), il software cinese attiva solo una piccolissima parte di chip specializzati per quella specifica risposta.

Per intenderci, è la differenza che passa tra l’assegnare a tutti i dipendenti di un ufficio il compito di esaminare e rispondere a una singola e-mail, piuttosto che affidare quella stessa richiesta allo specialista di quell’argomento.

L’interesse suscitato da questa strategia è evidente sul piano finanziario: la startup, inizialmente sostenuta da investimenti limitati, starebbe finalizzando, proprio in queste settimane, un maxi-round da 7,4 miliardi di dollari. Un segnale che il mercato considera l’efficienza algoritmica una strada credibile per competere nell’industria della IA.

L’open source: un ecosistema di vantaggi diffusi

Questo successo poggia le sue fondamenta sulla strategia dell’open source, una scelta che ha generato benefici a cascata per l’intera catena del valore.

Deepseek ha rilasciato gratuitamente il codice del suo sistema e ha spostato le fonti di guadagno sui servizi Cloud: l’intelligenza artificiale in sé è gratis, ma i clienti pagano per utilizzare la potenza di calcolo dei suoi server.

Il rilascio gratuito del codice si è tradotto in un’operazione immediata di marketing globale a costo zero, mentre l’azienda beneficia del lavoro di ricerca di milioni di sviluppatori esterni che testano i modelli e ne creano versioni ottimizzate.

La diffusione accessibile del codice, inoltre, si è trasformata in uno scudo geopolitico che ha reso difficile bloccarne la penetrazione nel mercato.

Gli sviluppatori esterni apprezzano molto la natura aperta di questo sistema: in particolare, l’accesso alla struttura interna del modello permette personalizzazioni spinte su dati riservati, come codici o database aziendali, per creare assistenti specializzati da integrare direttamente negli ambienti della clientela.

Il riflesso sugli utenti finali è dirompente in termini di efficienza, ma anche di conformità regolatoria. Potendo installare il modello sui propri server privati, le imprese risolvono alla radice i nodi legati alla privacy e al GDPR, poiché i dati sensibili non vengono mai inviati a server esterni.

Queste dinamiche hanno contribuito a ridurre i prezzi di mercato e, al tempo stesso, hanno attenuato il rischio di vendor lock-in per i clienti. Un’azienda che adotta questo modello, infatti, non dipende più dai cambi di tariffa o dall’eventuale chiusura del fornitore: l’architettura scaricata continuerà a funzionare per sempre sulle proprie macchine, abilitando, persino, l’esecuzione offline sui dispositivi locali.

Sebbene DeepSeek sia percepita come paladina dell’open source, ha creato comunque una zona di sicurezza per il suo prodotto: l’azienda ha rilasciato i parametri del modello e l’architettura, ma non ha mai pubblicato i dati di addestramento completi, né le formule di filtraggio dei dati. Questo è un comportamento comune a quasi tutti i progetti open source nel campo della IA, motivato sia da segreti industriali che da normative nazionali sul controllo dei contenuti.

La scelta europea: ottimizzare o rincorrere

La bulimia da silicio della Silicon Valley non sembra un destino tecnologico, ma una scelta economica, che ha preferito la forza bruta, anche come barriera d’entrata a possibili competitors, allo sviluppo di tecniche di ottimizzazione.

Questo scenario dischiude una riflessione profonda sul destino economico e tecnologico dell’Europa.

Il Vecchio Continente si trova in una posizione scomoda ma non priva di opportunità: siamo rimasti indietro nella manifattura di chip, ma rincorrere la Silicon Valley sul terreno dell’hardware potrebbe essere una strategia rischiosa.

L’esperienza di Deepseek e la critica al ricorso a modelli monster sembrano suggerire che una strategia alternativa possa essere la via della ricerca dell’ottimizzazione computazionale.

Se accettasse questa visione, l’Europa dovrebbe adottare un nuovo paradigma nella ricerca della propria sovranità digitale. La Commissione Europea e i governi nazionali dovrebbero avere il coraggio di una svolta politica: un cambio di rotta necessario anche alla luce del neonato Cloud and AI Development Act (CADA), presentato dalla Commissione Europea il 3 giugno 2026. Il provvedimento, pur muovendosi nella giusta direzione della sovranità infrastrutturale, concentra infatti la sua attenzione sull’espansione della capacità fisica dei data center anziché sul finanziamento del software.

Bruxelles dovrebbe quindi riequilibrare gli investimenti destinati alla manifattura di chip e all’infrastruttura fisica, riservando parte delle risorse del European Chips Act, del Digital Europe Programme e dei futuri stanziamenti del CADA alla ricerca sull’ottimizzazione algoritmica, sul design del software e sugli ecosistemi open source.

 

Solo premiando l’ingegno computazionale rispetto alla forza bruta energetica, Bruxelles potrà trasformare la sua storica dipendenza hardware dagli Stati Uniti in una leadership globale del software.

La Cina con DeepSeek ha dimostrato che la via è percorribile; l’Europa ha ancora il tempo e tutte le ragioni per dimostrarlo a sé stessa e al mondo intero.

 

 

 

 

 

 

 

Che cosa c’è dietro la crisi della fecondità

16 Giugno 2026 ore 17:16

“La bellezza è un enigma”, ricorda Dostoevskij in un passaggio de L’idiota. Anche la fecondità però non scherza. E se, nello stesso romanzo, al protagonista, l’ambivalente principe Myškin, viene attribuita la famosa frase “Il mondo sarà salvato dalla bellezza”, la denatalità non solo non ci salverà, ma è destinata a crearci non pochi problemi.

Il quadro è noto. Il tasso di fecondità totale, ovvero il numero medio di figli per donna in età fertile (15-49), in Italia continua a colare a picco: 1,14 nel 2025 secondo l’Istat, ben al di sotto del cosiddetto tasso di sostituzione necessario a mantenere stabile la popolazione (2,1). Sono esattamente 50 anni che siamo sotto quella soglia, e siamo in abbondante compagnia: oggi i due terzi della popolazione mondiale vivono in Paesi con tassi di fecondità inferiori a 2. Tolta l’Africa e una manciata di paesi centro-asiatici e latino-americani, l’umanità è in denatalità dappertutto.

Anche le implicazioni socio-economiche sono note, e quantificate. Bassa fecondità significa un Paese più vecchio, che spende di più in sanità, assistenza di lungo periodo e pensioni (più basse). Nel 2050, secondo le stime di Itinerari Previdenziali, un terzo degli italiani avrà più di 65 anni (trainato in primis dagli over 80), e il rapporto lavoratori/pensionati, ovvero tra chi paga le pensioni e chi le riceve, si attesterà su 1:1 (oggi è 3:2). Ma un Paese vecchio è anche un Paese in cui si lavora, si produce e si innova di meno. I risparmi sono destinati ad aumentare e la domanda privata a calare, frenando la crescita, è il combinato disposto della stagnazione secolare (copyright Larry Summers, già Segretario del Tesoro Usa con Clinton).

Una maggiore occupazione giovanile e soprattutto femminile potranno attutire il colpo, ma servirà comunque un forte aumento della produttività per generare il Pil aggiuntivo necessario a quadrare i conti. Peccato che nel nostro caso la questione non rientri ultimamente tra le eccellenze nazionali: l’aumento cumulato della produttività del lavoro in Italia è stato complessivamente di circa il 5% nel decennio 1999-2019 (dati Eurostat), contro oltre il 20% di Francia e Germania. Forse l’intelligenza artificiale ci darà una mano. O forse no.

Ci sono però altre sfumature meno note. Innanzitutto la bassa fecondità non coincide con i nostri desideri. Oltre 6,5 milioni di italiani -circa i due terzi della popolazione in età 18-49, quella in cui è più probabile diventare genitori, fanno meno figli di quanti ne vorrebbero. Il dato è in linea con altri paesi Ocse, in cui si osserva un divario medio di circa 0,5-0,7 figli per donna tra fecondità reale e aspirazionale. Qui l’enigma di Dostoevskij inizia farsi strada, dacché isolare una singola causa è forse impossibile. Tra gli imputati più comuni ci sono i servizi per l’infanzia (non sempre disponibili e troppo spesso cari), la condivisione del carico di cura domestica nella coppia (5 ore giornaliere in media per le donne in Italia, contro meno della metà per gli uomini), e la cosiddetta penalità da maternita, ovvero l’impatto del primo figlio sul gap uomo-donna nei guadagni (che oggi purtroppo non viene poi più recuperato).

C’è però anche dell’altro. Da un lato una sorta di corsa al successo dei figli, con maggiori spese (per chi può permettersele) in istruzione, corsi e attività varie da parte dei genitori. Tradotto: meno figli, ma seguiti meglio. Il tempo medio trascorso ogni giorno dai genitori in cura diretta della prole, raddoppiato in Italia e vari paesi comparabili nel solo periodo 1988-2008, sembrerebbe confermare il nuovo stile educativo. Dall’altro lato ci sono le legittime aspirazioni professionali di entrambi i genitori (madri comprese, finalmente), la carenza di politiche abitative adeguate e, forse, anche un pizzico di individualismo. L’enigma della fecondità assomiglia sempre più a un puzzle dai tanti tasselli.

Ma non finisce qui. Un recente studio demografico, condotto su 158 milioni di madri in 4 paesi tra cui l’Italia, si concentra sul tasso non di fecondità ma di maternità, ovvero il numero di figli per donne che ne hanno almeno uno. In quel caso il valore medio italiano nel periodo 1970-2014 è pari a 2,1, perfettamente in linea con il tasso di sostituzione (analogo risultato emerge per gli altri paesi). Come a dire: il tema non è che si fanno pochi figli, ma che una quota crescente non ne fa affatto.

Se così fosse, l’enigma si complicherebbe. C’entrano presumibilmente la maggiore incidenza di famiglie unipersonali (oltre un terzo del totale, circa 9 milioni di individui), il crollo dei matrimoni, più che dimezzati nell’ultimo mezzo secolo-, e forse anche la socialità digitale. Un altro studio riscontra in tal senso un calo drastico della fecondità in Usa e Uk dopo l’avvento degli smartphones, trend osservato anche altrove. Suggestiva infine l’ipotesi che lega il calo della fecondità alla crescente distanza ideologica tra i giovani. In paesi come Germania, Corea, Regno Unito e Stati Uniti, si è allargata negli ultimi decenni la forbice politica giovanile: le donne sempre più progressiste, e i loro coetanei uomini non di rado conservatori. Anche in Italia, secondo una recente indagine Bocconi condotta su elettori ed elettrici under 30, circa un terzo delle donne si colloca nettamente a sinistra (o centro-sinistra), mentre l’inverso si osserva per i giovani uomini. Moglie e partito dei paesi tuoi, avrebbero detto i nostri nonni.

Come si risolve questo puzzle? Se isolare una causa è arduo, lo è anche dare una risposta unica. Non a caso il Giappone (primo al mondo per over 65) le prova tutte da decenni, con modesti risultati. Qualche punto fermo però c’è. Le politiche abitative innanzitutto: questo studio rigoroso (condotto in Brasile) dimostra come l’accesso ad una casa aumenti di circa un terzo sia la probabilità di avere figli sia il loro numero, specie per coppie giovani a basso reddito. Poi una contro-intuizione: le politiche di sostegno alla genitorialità (congedi parentali, agevolazioni fiscali e bonus vari) servono ma da sole non bastano. In area Ocse il tasso medio di fecondità è sceso da 2,1 a 1,5 negli ultimi quarant’anni, anche in Paesi storicamente molto egalitari (Finlandia), o molto generosi nella spesa pubblica destinata a quelle politiche (Francia, Corea del Sud).

Ciò naturalmente non esime l’Italia dall’intervenire sulle tante criticità. Potremmo iniziare aumentando i congedi di paternità (fermi a 10 giorni), rendendo piu’ generosi quelli parentali, rimodulando gli sgravi fiscali (oggi previsti per le lavoratrici con almeno 3 figli), investendo seriamente sugli asili nido (ancora sotto l’obiettivo Ue del 45%), introducendo l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole (ora è richiesto il consenso dei genitori), e finanziando adeguatamente pratiche quali congelamento ovuli e fecondazione assistita. In ultima istanza, ogni possibile soluzione del puzzle non potrà che passare per un pacchetto organico e lungimirante di misure, tanto economiche quanto culturali. Finché invece gli incentivi saranno mal disegnati, i nidi e la casa poco finanziati, il carico di cura iniquamente distribuito, e le carriere femminili troppo penalizzate, la fecondità resterà forse un enigma, e certamente un bel problema di policy. Per tutto il resto c’é Dostoevskij.

Maxi causa da 250 milioni per il caso Minetti: Fnsi, Stampa Romana e Alg con Il Fatto e Report. “Azioni per imbavagliare il diritto di cronaca”

16 Giugno 2026 ore 17:16

Azioni per imbavagliare il diritto di cronaca”. Con queste parole Fnsi, il sindacato nazionale dei giornalisti italiani, e la Stampa Romana, la sigla dei professionisti che operano nella Capitale e nel Lazio, hanno espresso la propria vicinanza a Il Fatto Quotidiano e Report raggiunti da una maxi richiesta di risarcimento da 250 milioni di dollari per le inchieste sulla grazia presidenziale concessa a Nicole Minetti. Anche l’Associazione Lombarda dei Giornalisti (Alg) ha espresso “piena solidarietà e vicinanza ai colleghi delle redazioni”, parlando di “effetto intimidatorio sull’esercizio della libertà di stampa“.

Nella richiesta di risarcimento di 43 pagine si parla di “accuse false e sensazionalistiche” sui rapporti di Cipriani con Jeffrey Epstein, il faccendiere pedofilo, e sulle “feste a sfondo sessuale” organizzate in Uruguay nel ranch “Gin Tonic” dell’imprenditore italiano. Oltre che sulle pratiche per l’adozione e le cure necessarie per il figlio adottivo della coppia Cipriani-Minetti. L’azione legale non è per diffamazione – negli Stati Uniti la tutela della libertà di stampa è molto più ampia che in Europa – ma per “interferenza illecita con rapporti commerciali futuri, falsa rappresentazione dannosa e denigrazione commerciale”.

La solidarietà di Fnsi e Stampa Romana

Nel comunicato congiunto delle due sigle si legge che l’azione legale intestata dalla società di Giuseppe Cipriani, compagno di Minetti, “sottolinea un modo di agire diventato comune nei confronti della stampa. Richieste di risarcimento abnormi, fuori da qualsiasi ragionevole parametro, accompagnate dall’esplicita affermazione di voler far chiudere testate scomode, senza minimamente interessarsi del futuro dei giornalisti e dell’informazione”. Fnsi e Stampa Romana concludono ribadendo “l’importanza del giornalismo d’inchiesta e la protervia di chi cerca di contrastare l’informazione a suon di inaudite richieste milionarie”. Nella nota si fa anche riferimento al fatto che Cipriani si sia rivolto ala magistratura degli Stati Uniti. Una scelta, specificano le due sigle, “per cercare di stringere ulteriormente il cappio” intorno alle due testate. La richiesta di risarcimento è stata infatti sottoposta alla Corte distrettuale di New York, per mano dei legali del ramo Usa del gruppo imprenditoriale di Cipriani.

Il comunicato di Alg

Anche l’Associazione Lombarda dei Giornalisti denuncia come la richiesta di risarcimento di entità straordinaria rischia di assumere i contorni di “una pressione economica sproporzionata” nei confronti dell’attività giornalistica. “Riteniamo che richieste risarcitorie di importi milionari – spiega il presidente ALG, Paolo Perucchini – possano produrre un effetto intimidatorio sull’esercizio della libertà di stampa, soprattutto quando colpiscono attività di giornalismo d’inchiesta svolte nell’interesse pubblico. Il giornalismo investigativo rappresenta uno dei pilastri fondamentali di una società democratica”. Perucchi parla di “cause bavaglio” che “rischiano di generare un clima di autocensura“, danneggiando quindi l’intero sistema dell’informazione. “Anche la scelta di rivolgersi al tribunale federale americano – conclude il presidente dell’ALG – è sintomatica della volontà di intimidire al massimo livello i giornalisti italiani giocando ‘fuori casa’”.

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Ucciso in Polonia il dissidente russo Semyon Skrepetsky: tre giorni fa era a Berlino con un quadro anti-Putin

16 Giugno 2026 ore 16:47

L’artista russo dissidente Semyon Skrepetsky, 44 anni, è stato ucciso con diversi colpi d’arma da fuoco in un parcheggio di Biala Podlaska, nella Polonia orientale. Era famoso per le sue satire contro il presidente Vladimir Putin e aveva partecipato alle proteste a Venezia contro la riapertura del padiglione russo. Come comunicato dal portavoce della procura distrettuale di Lublino, Macin Kozak, la polizia ha fermato due bielorussi che si presume siano collegati all’assassinio. Al momento però “non sono state mosse accuse” contro i due uomini arrestati, ha dichiarato Kozak, aggiungendo che “rimangono a disposizione della procura”.

Le autorità locali hanno sigillato le strade in uscita dalla città e hanno messo sotto protezione le scuole dove si trovano i figli della vittima. I due uomini fermati sono stati intercettati e arrestati vicino al consolato bielorusso di Biala Podlaska. Stando a quanto riportato dalla polizia, Skrepetsky è stato ucciso con una vera e propria esecuzione: prima lo hanno colpito con tre proiettili, poi, una volta a terra, l’aggressore si è avvicinato e ha sparato altri due colpi a distanza ravvicinata.

Skrepetsky, il cui vero nome era Robert Kuzovkov, era originario della regione di Altai, nella Siberia sud-occidentale. Dal 2021 si era rifugiato in Polonia ed era noto in Russia per le sue caricature satiriche di politici, tra cui il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, Ramzan Kadyrov, leader della Repubblica di Cecenia, ma anche la defunta guida dell’opposizione russa Alexei Navalny. L’artista non risparmiava però critiche anche nei confronti delle autorità ucraine al punto che era stato inserito da Kiev nel database Myrotvorest. Si tratta di un controverso sito web che raccoglie e pubblica i dati personali di individui considerati “nemici dell’Ucraina” o “traditori della patria”. Tre giorni prima di essere ucciso, Skrepetsky aveva passeggiato per le strade di Berlino tenendo in mano un suo quadro: la reinterpretazione di un’icona ortodossa in cui il leader sovietico Joseph Stalin tiene in braccio un Putin “bambino”, sostituendo i due alla Vergine con Gesù.

Anche la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, – da pochi giorni uscita dal Partito democratico in polemica – ha commentato: “Una notizia terribile. Il fenomeno delle aggressioni extraterritoriali ai danni di dissidenti e critici dei regimi autoritari rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza europea“.

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CLIMA, STUDIO: “CON RITIRO GHIACCIAI SCOMPARE FAUNA ANCORA SCONOSCIUTA”

16 Giugno 2026 ore 16:32

I ghiacciai non sono soltanto riserve d’acqua, ma ospitano anche una biodiversità animale ancora in larga parte sconosciuta che la rapida fusione dei ghiacciai rischia di cancellare prima ancora che sia stata pienamente studiata. È quanto emerge – riporta LaPresse – da uno studio internazionale guidato da ricercatori dell’Università statale di Milano, in collaborazione con il Museo delle scienze di Trento, che fornisce la prima sintesi globale delle conoscenze sugli animali degli ambienti glaciali e mette in evidenza quanto questa fauna sia oggi esposta agli effetti del ritiro dei ghiacciai. Pubblicata sulla rivista scientifica Pnas e basata su un ampio database globale, l’analisi mostra che, nonostante ghiacciai e calotte polari coprano circa il 10 per cento della superficie terrestre, la biodiversità animale che ospitano è ancora poco conosciuta. Gli autori definiscono quindi gli ambienti glaciali veri e propri ‘darkspots’ della biodiversità, in cui si ritiene possano esserci ancora molte specie da scoprire. Attraverso una revisione sistematica della letteratura scientifica e dei dati disponibili, basata sull’analisi di 2.695 articoli, i ricercatori hanno documentato almeno 152 specie animali legate a ghiacciai e calotte polari, appartenenti a 14 classi diverse. Tra i gruppi più rappresentati figurano rotiferi, collemboli e tardigradi, piccoli organismi capaci di adattarsi a condizioni ambientali estreme.Il dato più significativo riguarda però 73 specie segnalate esclusivamente in habitat glaciali: i cosiddetti ‘glacier specialists’, che dipendono strettamente dalla presenza del ghiaccio e risultano quindi particolarmente vulnerabili alla sua scomparsa. Per valutarne l’esposizione al cambiamento climatico, i ricercatori hanno incrociato la loro distribuzione attuale con diversi scenari futuri di ritiro dei ghiacciai. I risultati indicano un declino drastico: anche in uno scenario di riscaldamento molto limitato, entro il 2100 tre specie perderebbero completamente il loro habitat: i collemboli Desoria calderonis e Vertagopus fradustaensis e il tardigrado Adropion afroglaciali, mentre altre 12 specie ne perderebbero oltre il 90 per cento.

(Foto di repertorio)

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MARSALA (TP), INCENDIO IN AZIENDA. ASP: STANNO BENE I 37 CANI

16 Giugno 2026 ore 16:30

Stanno tutti bene i 37 cani trasferiti dal canile comunale di Marsala, dopo l’incendio alla Sarco, e stamattina non presentano alcun sintomo di problemi respiratori o di altro genere. Lo assicura Cristina Cudia, dirigente veterinario Siapz Marsala-Mazara (Igiene degli Allevamenti e delle Produzioni Zootecniche) dell’Asp Trapani e direttrice sanitaria del canile. Il dipartimento di Prevenzione veterinaria dell’Asp aveva già disposto tutte le procedure per il trasferimento dei cani in altre strutture aziendali, tra le quali la Cittadella della Salute, non resosi poi necessario grazie alla collaborazione delle associazioni animaliste del territorio. Già ieri mattina erano state disposte due circolari da parte dell’Asp e inviate alla sindaca Andreana Patti: quella dei dipartimento Veterinario con le disposizioni in materia di protezione da diossine e PBC riguardanti allevamenti, volatili e animali da cortile, e quella del dipartimento di Prevenzione con le raccomandazioni per le abitazioni, gli impianti di condizionamento e sul consumo di prodotti agricoli entro i due chilometri dal luogo dell’incendio.

(Foto di repertorio)

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“Per tornare sul set avrei fatto pure una fottuta pubblicità di cibo per gatti”: Armie Hammer e il rilancio dopo le accuse di violenza sessuale (non è mai stato condannato)

16 Giugno 2026 ore 15:58

Era sulla cresta dell’onda, amatissimo sex symbol da etero e gay (grazie anche al film cult “Call Me by Your Name” del 2017), richiestissimo sul set. Un vero e proprio idolo delle folle, poi pesantissime accuse, il tribunale, le porte di Hollywood si sono chiuse e il suo nome è finito in black list. Dal paradiso all’inferno e tentativo di risalire in purgatorio per Armie Hammer.

L’ex stella di Hollywood ha vissuto un anno orribile, nel 2021, perché è stato accusato di molestie e violenza sessuale e, contemporaneamente, è stato travolto da uno scandalo mediatico per presunte tendenze e fantasie di cannibalismo. Sono stati diffusi sul web alcuni screenshot di presunte conversazioni private attribuite all’attore, il cui contenuto descriveva fantasie sessuali di natura estrema e includeva dichiarazioni in cui l’uomo si definiva “cannibale al 100%”. L’autenticità di tali messaggi non è mai stata confermata ufficialmente. L’attore ha nel frattempo smentito con fermezza tutte le accuse e le voci circolate a suo carico.

Nel giugno del 2023, dopo oltre due anni di indagini, la procura distrettuale di Los Angeles ha chiuso il caso senza incriminare l’attore per mancanza di prove sufficienti.

L’attore ha concesso la sua prima intervista a “The Hollywood Report” per promuovere il film “Citizen Vigilante” per la regia di Uwe Boll. “Avrei fatto anche una fottuta pubblicità di cibo per gatti”, ha confessato l’attore.

“Quando ho ricevuto la mail di Boll…. Sono quasi sicuro di aver pianto – ha ammesso – È stato un momento in cui ho pensato: finalmente potrò fare la cosa che amo più di ogni altra cosa, a parte i miei figli. Avrei girato anche una fottuta pubblicità di cibo per gatti. Volevo solo tornare a lavorare. Ero terrorizzato fino al momento in cui Uwe ha detto ‘azione’ per la prima volta. E poi ho pensato: ‘Aspetta. So come si fa’. C’è un motivo per cui ho avuto il successo che ho avuto”.

Infine una consapevolezza: “Mi sono creato questi problemi da solo”.

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Movimento e alimentazione, l’evento finale di Edusport: coinvolti 600 alunni in tutta Italia

16 Giugno 2026 ore 15:54

Si tiene domani, mercoledì 17 giugno, a Roma l’evento finale di EdusportPercorsi di educazione alimentare e sportiva per stili di vita attivi, il progetto promosso da Uisp-Unione Italiana Sport Per tutti in collaborazione con il Dipartimento per lo Sport, che nell’ultimo anno scolastico ha coinvolto circa 600 bambine e bambini delle scuole primarie distribuite in tutta Italia.

L’appuntamento è in programma dalle 10 alle 13 all’Impianto Sportivo comunale Fulvio Bernardini, in via dell’Acqua Marcia 51, a Roma. Il progetto, avviato nel settembre 2025, ha interessato undici istituti scolastici di Genova, Matera, Oristano, Perugia, Roma, Taranto e Val di Susa, con l’obiettivo di promuovere il movimento e una corretta alimentazione tra gli studenti.

La mattinata è dedicata alla presentazione dei risultati raggiunti durante il percorso educativo. I partecipanti possono inoltre assistere alla riproposizione di attività, giochi e metodologie sperimentate nel corso dell’anno dalle alunne e dagli alunni coinvolti. A chiudere l’iniziativa la tavola rotonda dal titolo “Politiche, scuola e sport: strategie condivise per stili di vita sani”, momento di confronto tra rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e della sanità.

Tra i relatori annunciati figurano Barbara De Mei, responsabile del Reparto Sorveglianza dei fattori di rischio e strategie di promozione della salute dell’Istituto Superiore di Sanità; Rossana Ciuffetti, direttrice dell’Area Sport Impact di Sport e Salute; Maria Assunta Giannini, dirigente del Ministero della Salute; Fabio Lucidi, prorettore alla Terza e Quarta Missione e ai rapporti con la comunità studentesca della Sapienza Università di Roma; e Massimiliano Maselli, assessore all’Inclusione sociale, ai Servizi alla persona e al Terzo settore della Regione Lazio.

L’incontro rappresenta l’occasione per fare il punto sulle strategie da adottare per favorire, fin dall’età scolare, comportamenti orientati al benessere e a stili di vita più sani attraverso la collaborazione tra scuola, sport e istituzioni.

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Cacciari sbotta con Gruber: “Vannacci dice ca**ate, non conta un piffero di niente. La smetta di fargli propaganda”

16 Giugno 2026 ore 15:50

Botta e risposta serrato a Otto e mezzo (La7) tra Lilli Gruber, e il filosofo Massimo Cacciari sulla figura di Roberto Vannacci e sulle possibili derive fasciste del suo nuovo movimento, Futuro Nazionale.
Tutto comincia quando l’editorialista di Repubblica Massimo Giannini collega la precedente invettiva di Cacciari sull’antifascismo alle posizioni del governo Meloni su Israele, Trump e i “nuovi fascismi illiberali”.
Il filosofo si inalbera immediatamente: “I nuovi fascismi non sono neanche questo. Sono un’altra cosa molto più seria, e non sono più fascismi per ragioni tecniche. Non sto qui a spiegare, l’ho spiegato cento volte dappertutto. Basta. Non è più il pericolo del fascismo, è assurdo questo discorso”.
Pochi minuti dopo, quando Gruber gli chiede del fenomeno Vannacci, Cacciari alza ulteriormente il tono. Racconta di aver convinto, in seminari e incontri universitari, giovani che leggevano sergenti nazisti, Evola e Codreanu a uscire da quel “pantano”.
E avverte: “Bisogna discutere e confrontarsi, perché le idee di cui sei certo sono più forti da tutti i punti di vista, anche dal punto di vista del mito”. Per costruire un’unità politica europea, aggiunge, occorrono parole, ideali e miti capaci di parlare ai giovani, non “patentini”, “scemenze” e censure, tanto più in una politica contemporanea che è meramente “un’arte ragionieristica” priva di anima.
Il filosofo, quindi, ridimensiona nettamente la figura del leader di Futuro Nazionale: “Non è Vannacci, lei lo sa meglio di me Gruber. È la seconda forza politica tedesca, è la Le Pen che ha detto e dice cose centomila volte peggiori di quelle pronunciate da Vannacci“.
Secondo Cacciari, se Vannacci corre da solo la sinistra brinda e vince; se resta nel centrodestra, tutto rimane come prima. E sottolinea: “Vannacci è l’ultimo dei problemi, neanche il penultimo, l’ultimo!”.

La conduttrice ricorda che anche Pier Luigi Bersani evocava una battaglia delle idee e ancora una volta Cacciari sbotta: “E chi fa questa battaglia delle idee? Bersani? Ma vedete che stiamo dicendo delle cose fuori dal mondo?”.
Gruber obietta che il contributo del l’ex leader del Pd è prezioso, ricordando i suoi tour per l’Italia per parlare coi giovani, ma l’ex sindaco di Venezia Cacciari mantiene la linea, ribadendo che serve un ricambio generazionale vero: “Non può essere né Bersani né Cacciari, bisogna che ci sia una classe politica giovane. Cosa vuoi che sia Bersani o Cacciari a fare la battaglia delle idee?”.
“Tutti possono dare il loro contributo”, insiste la giornalista.

Quando Gruber ricorda le parole di Vannacci sul reato di femminicidio, Cacciari taglia corto: “Devo commentare l’idiozia di un Vannacci? Vannacci non ha cultura e humus dietro, né la storia dei grandi movimenti della destra. Non lo sottovaluto affatto, lui si sottovaluta da sé“.
Sottolinea che all’ex generale manca il retroterra storico della destra tedesca, francese o spagnola e si è soltanto ritagliato uno spazio lasciato libero da Meloni e Salvini al governo.
E aggiunge: “Se questo spazio lui se lo vuole mantenere, la sinistra brinda. Se, come sono certo, il giorno prima torna all’ovile, è tutto uguale a prima”.
Poi rimprovera in modo veemente la conduttrice: “Vannacci non ha un piffero di niente, smettiamolo di fargli propaganda. Gruber, smettiamogli di fargli propaganda, vivaddio“.
Gruber replica ricordando non aver mai invitato Vannacci prima e di averlo fatto ora solo perché ha fondato un partito e tenuto una Costituente.
Cacciari chiude sarcastico: “Speriamo che sia la prima e l’ultima volta”.

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Pio Esposito rimanda le vacanze: è a Brescia per allenare i ragazzi della scuola calcio dove ha iniziato la carriera

16 Giugno 2026 ore 15:49

Per molti il periodo estivo è sinonimo di vacanze e relax, ma non per Pio Esposito. L’attaccante dell’Inter ha deciso di rimandare le ferie e dedicare parte del suo tempo libero ai giovani calciatori della Voluntas Brescia, la società nella quale ha mosso i primi passi nel mondo del calcio. L’Italia non prenderà parte ai Mondiali del 2026, avendo mancato la qualificazione per la terza volta consecutiva dopo l’ultima presenza a Brasile 2014, ma nonostante ciò, Esposito non ha scelto (almeno per il momento) una meta di villeggiatura dopo una stagione ricca di soddisfazioni sotto la guida di Cristian Chivu, conclusa con la conquista di campionato e Coppa Italia. In questi giorni, infatti, dopo aver risposto alla chiamata in nazionale di Silvio Baldini, è impegnato al centro sportivo San Filippo di Brescia, dove veste i panni di allenatore e punto di riferimento per i ragazzi della scuola calcio.

Come sottolinea Tuttosport, il San Filippo rappresenta un luogo speciale per Esposito: è lì che è iniziato il percorso che lo ha portato fino a San Siro. Insieme ai fratelli Sebastiano e Salvatore, l’attuale centravanti nerazzurro ha infatti iniziato la propria formazione calcistica proprio nella Voluntas Brescia. Oggi, affiancato dal fratello Salvatore e dal padre Agostino, Pio sta trascorrendo le prime settimane di pausa stagionale seguendo da vicino le attività della scuola calcio, all’Esposito Summer Camp, un camp estivo appunto dove i ragazzi per qualche giorno possono allenarsi con l’attaccante dell’Inter e della nazionale. La famiglia Esposito ha avuto un ruolo decisivo nel rilancio della società dopo il fallimento avvenuto alcuni anni fa, rilevandola nel momento di maggior difficoltà. Per i giovani tesserati della Voluntas, la possibilità di allenarsi accanto a Pio Esposito resterà senza dubbio un ricordo indelebile.

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Adriano Pappalardo è stato ricoverato in ospedale. Il figlio Laerte: “Aveva un problema che lo affliggeva”

16 Giugno 2026 ore 15:36

Adriano Pappalardo è stato ricoverato in ospedale a causa di un problema di salute. A dare la notizia è stato il figlio Laerte, che ha condiviso sui propri profili social una fotografia del noto cantautore italiano nel letto di degenza ospedaliera.

Laerte, a corredo dello scatto che ritrae Pappalardo, ha scritto: “Ringrazio il grandissimo prof. Andrea Natale per aver risolto un problema che affliggeva mio padre”.

Non è stato chiarito dunque il motivo del ricovero al Policlinico Tor Vergata di Roma, ma il medico citato dal figlio Laerte è un chirurgo cardiologo “riconosciuto a livello mondiale come pioniere nella cura della fibrillazione atriale e delle aritmie”.

Il cantautore e attore italiano è nato a Copertino (in provincia di Lecce) nel 1945.Scoperto dal celebre duo Lucio Battisti e Mogol nei primi anni Settanta, l’artista ha lasciato un’impronta nel panorama della musica italiana grazie a brani diventati veri e propri classici, tra cui l’evergreen “Ricominciamo“.

Nel corso della sua carriera si è cimentato anche nel mondo del cinema, delle fiction televisive di grande successo come “La Piovra” e di numerose trasmissioni televisive e reality.

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CACCIA, ON. BRAMBILLA: “PER LEIDAA VA SOLO ABOLITA, NO REGALI ALLE DOPPIETTE”

16 Giugno 2026 ore 15:26

“La battaglia contro la caccia contraddistingue da sempre la nostra Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente. Siamo fermamente convinti che ogni vita debba essere rispettata, comprese quelle degli animali selvatici. Non è accettabile regalare a meno di 500mila cacciatori un patrimonio naturale che appartiene a tutti e da tutti dovrebbe essere tutelato anche nell’interesse delle future generazioni, come previsto dalla riforma costituzionale del 2022 che ho fortemente voluto. Ecco perché ci batteremo sempre contro l’attività venatoria in ogni sua forma, con l’obiettivo di abolirla del tutto utilizzando qualsiasi strumento legale possibile, incluso il referendum. A maggior ragione non possiamo accettare ulteriori allentamenti delle regole che disciplinano questa crudele pratica”. A dirlo l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente e dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali e la tutela dell’ambiente.

“Non accetteremo mai – prosegue la presidente di LEIDAA – come possa essere considerato un divertimento uccidere un capriolino, un cerbiattino, un meraviglioso uccello o una delle altre straordinarie creature del bosco che al nostro “Cras Stella del Nord” curiamo con grande fatica e che, troppo spesso, arrivano con gravi ferite causate proprio dalle doppiette”.

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Testa bassa e mani dietro la schiena: la foto di Bielsa ai Mondiali è già iconica. “Non sono un modello, non devo spiegare nulla”

16 Giugno 2026 ore 15:15

Testa bassa, sguardo fisso a terra, mani dietro la schiena. Marcelo El Loco Bielsa non è mai banale. Nemmeno nelle foto da “figurina” durante lo shooting dei Mondiali 2026. La foto è già iconica e ha già fatto il giro del mondo. E infatti – dopo il pareggio del suo Uruguay contro l’Arabia Saudita – una delle prime domande è stata proprio su questo tema. Una domanda che ha infastidito il commissario tecnico dell’Uruguay: “Non devo dare alcuna spiegazione. Mi hanno scattato quella foto così com’è, non sono un modello. Ero di fronte ai fotografi ed è quella la foto che mi hanno scattato”.

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Bielsa ha risposto indispettito al giornalista in questione, ribadendo: “Devo anche spiegare perché non guardo l’obiettivo nella foto? In questo momento non sono spiegazioni che devo dare. C’è un limite a ciò che bisogna spiegare: se si indossano gli occhiali, perché si indossano gli occhiali, se si guarda negli occhi, perché si guarda negli occhi, se si guarda in basso o in alto. Ci sono così tante cose da spiegare. Non abbiamo l’obbligo di comportarci come modelli per soddisfare pretese che non hanno alcun fondamento”, ha concluso il commissario tecnico dell’Uruguay.

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Tom Holland conferma (per la prima volta) di essersi sposato con Zendaya: “I miei parenti? Erano tutti lì”

16 Giugno 2026 ore 15:11

Lo scorso marzo Law Roach, storico stylist di Zendaya, sul red carpet degli Actor Awards 2026 si era lasciato sfuggire che l’attrice aveva sposato Tom Holland, in gran segreto: “Il matrimonio è già avvenuto. Ve lo siete persi”. Dopo qualche mese è arrivata per la prima volta la conferma dallo stesso attore di “Spider-Man: Brand New Day” durante una intervista con la rivista Esquire.

Dunque sulla sua nuova intervista di copertina per il numero di luglio/agosto di Esquire, Tom Holland ha parlato per la prima volta del suo presunto matrimonio segreto con Zendaya. Le voci si sono rincorse da quando Zendaya ha sfoggiato un anello di diamanti ai Golden Globe nel gennaio 2025, ma la coppia di star, da sempre molto attenta alla propria privacy, non ha mai rilasciato dichiarazioni pubbliche sull’unione.

L’attore durante una intervista con la rivista finalmente fornito qualche dettaglio sul grande giorno. Quando foto ricreate con l’intelligenza artificiale del matrimonio con Tom che stappava champagne Moët con la sua neo-sposa sul Lago di Como hanno iniziato a circolare sui social, Holland ha spiegato che la nonna le ha viste e ha pensato di non essere stata invitata. Quando Esquire gli ha chiesto se fosse stato costretto a inviare messaggi simili ad altri membri della famiglia, ha risposto: “No, perché erano tutti presenti. Questo è tutto quello che vi dirò” .

Poi il discorso si è spostato sulla moglie: “Il nostro lavoro può comportare situazioni molto stressanti ed è davvero bello avere una solida base di relazione che resisterà alla prova del tempo. Possiamo sostenerci a vicenda in modi che solo noi possiamo, perché solo noi capiamo veramente cosa significa vivere questa vita, e penso che sia un vero lusso, perché non riesco proprio a immaginare come potrei avere qualcosa del genere con qualcun altro. Quindi, per me, ho trovato la mia persona. È la mia migliore amica, e sono più felice che mai quando sono con lei, ma non mi sono mai sentito così supportato e al sicuro, mai. Punto”.

I due si sono conosciuti sul set di “Spider-Man: Homecoming” nel 2016.

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La festa di Trump poteva finire in strage: l’FBI ha sventato un assalto alla Casa Bianca durante l’evento UFC

16 Giugno 2026 ore 15:07

Donald Trump aveva trasformato la Casa Bianca in una gigantesca arena di arti marziali miste per celebrare il suo ottantesimo compleanno, attirando oltre 4.000 spettatori sul prato sud e migliaia di fan nei dintorni. Ma quella che è stato una serata di celebrazioni pacchiane, tra combattimenti UFC, jet militari e ospiti celebri, sarebbe potuta finire in tragedia. Secondo quanto reso noto dal direttore dell’Fbi Kash Patel, le forze dell’ordine statunitensi hanno infatti sventato un piano per colpire proprio l’evento UFC organizzato alla Casa Bianca lo scorso fine settimana. L’operazione ha portato all’arresto di cinque persone e all’identificazione di altre 23 ritenute coinvolte nel presunto complotto.

Come riportato da Fox e confermato da fonti delle forze dell’ordine, il piano prevedeva l’utilizzo di droni carichi di esplosivo contro edifici nelle vicinanze della manifestazione. L’obiettivo sarebbe stato provocare il panico e costringere all’evacuazione delle migliaia di persone presenti. Secondo la ricostruzione, la folla sarebbe stata indirizzata verso un’area dove erano stati predisposti dei cecchini. Una seconda fase dell’attacco avrebbe poi previsto un assalto ai cancelli della Casa Bianca.

L’Fbi sarebbe venuta a conoscenza della possibile minaccia il 10 giugno, quattro giorni prima della serata di combattimenti. Da quel momento è scattata un’operazione coordinata tra più Stati americani, con il coinvolgimento dell’agenzia federale, del Dipartimento di Giustizia e di altre forze di sicurezza. “Grazie alla rapida azione dell’Fbi, dei nostri partner e del Dipartimento di Giustizia in un’operazione che ha coinvolto più stati, diverse persone sono ora in custodia e gli attacchi presumibilmente pianificati sono stati sventati”, ha scritto Patel in un messaggio pubblicato su X.

Secondo un funzionario informato sui fatti, i cinque arresti sono stati eseguiti in Ohio, Missouri e California. Non sono stati forniti ulteriori dettagli sull’identità dei fermati né sulle accuse contestate. La minaccia è emersa soltanto dopo l’evento che aveva visto Trump assistere agli incontri di UFC Freedom 250 accanto alla first lady Melania Trump, al vicepresidente JD Vance e ad altri membri dell’amministrazione.

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“Le mie due anime, quella musicale e quella sportiva, sono affascinate dal concetto di Milano-Sanremo”: Linus presenta Milano Music Week 2026

16 Giugno 2026 ore 14:39

È stata presentata oggi, 16 giugno, al Museo del Novecento a Milano la decima edizione della Milano Music Week 2026 che si terrà dal 16 al 22 novembre. Linus, che proprio quest’anno taglia il traguardo dei 50 anni di carriera, è stato nominato direttore artistico della manifestazione dedicata alla musica che ogni anno anima la città con concerti, dj set, presentazioni di dischi e libri, workshop, showcase, e molti altri appuntamenti diffusi su tutto il territorio.

La Milano Music Week l’ho vista crescere in questi anni – ha spiegato Linus -. Quando Sacchi (l’assessore alla Cultura, ndr) mi ha chiesto di dare una mano mi sono chiesto se fossi la persona giusta, ma ho capito che questa manifestazione ha fondamenta molto solide. Forse servirà aggiungere un po’ di colore“. Per il nuovo direttore artistico la sfida sarà rendere l’evento “ancora più visibile” in un periodo dell’anno “non semplice per la musica“.

Poi ha aggiunto: “La prima cosa che mi piacerebbe fare è mettere in dialogo il passato e il presente, facendo reinterpretare agli artisti della Milano musicale di oggi le canzoni che hanno raccontato questa città. Mi affascina l’idea di creare un ponte tra generazioni diverse, mostrando come la musica sappia attraversare il tempo e rinnovarsi continuamente. Le mie due anime, quella musicale e quella sportiva, sono poi affascinate dal concetto di Milano-Sanremo: un flusso di idee, talenti ed energia che parte dalla nostra città e arriva fino al Festival”.

Tra i temi dell’edizione 2026 ci sono il cinquantesimo anniversario della disco music e del punk, due fenomeni che, secondo Linus, hanno segnato profondamente la cultura musicale contemporanea. Cuore della manifestazione sarà la Fabbrica del Vapore, individuata come nuova casa della Milano Music Week 2026. Ogni tema sarà protagonista di una serie di appuntamenti in tutte le sue declinazioni: conferenze, videopodcast, live, dj set, incontri, workshop, party e molto altro.

“La decima edizione della Milano Music Week rappresenta un traguardo importante per una manifestazione che negli anni è diventata un punto di riferimento strategico per la musica e per tutta la sua filiera – dichiarano Assoconcerti, Assomusica, Fimi Federazione Industria Musicale Italiana, Nuovo IMAIE Nuovo Istituto Mutualistico Artisti Interpreti Esecutori e SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, promotori della Milano Music Week – Milano si conferma ancora una volta il luogo in cui artisti, professionisti, imprese e pubblico possono incontrarsi, confrontarsi e immaginare insieme il futuro della musica. Siamo particolarmente felici di accogliere Linus alla direzione artistica di questa edizione speciale: la sua esperienza, la sua visione e il suo profondo legame con la città rappresentano un valore importante per il futuro della manifestazione”.

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“Non ci siamo accorti di quello che è accaduto vicino a noi. Spiace leggere che sia sembrato qualcosa di diverso. Non siamo persone che si girano dall’altra parte”: Giorgia e Emanuel Lo chiariscono sul video sul borseggio

16 Giugno 2026 ore 14:16

Alcune immagini di qualche secondo, poi il video diventa virale e giù a giudicare, puntare il dito, è il trend sempre più pressante sui social network. Stavolta a farne le spese sono Giorgia con il compagno Emanuel Lo. La coppia è stata ripresa, casualmente, da utente di TikTok mentre passeggiava in centro per Roma, mano nelle mano. Mentre stavano salendo le scale però un signore sarebbe rimasto vittima di un tentativo di borseggio.

Da qui una sequenza di commenti tra chi ha giudicato che la situazione fosse troppo appartata perché qualcuno potesse accorgersene, e chi, invece, li ha giudicati “responsabili”, insieme agli altri passanti, di non essere intervenuti.

Immediata la replica della coppia che condividendo le stesse parole sulle story di Instagram hanno commentato quanto accaduto: “Purtroppo io ed Emanuel Lo non ci siamo accorti di quello che è accaduto vicino a noi qualche giorno fa a Roma, ce ne siamo resi conto vedendo il video online. C’erano diverse persone, stavamo parlando tra di noi e abbiamo sentito solo un signore chiedere ad un altro di non appoggiarsi a lui mentre saliva le scale e l’altro chiedere scusa”.

E ancora: “Non abbiamo, e aggiungo purtroppo, percepito un pericolo o una situazione in cui fosse necessario intervenire. Ci spiace leggere che sia sembrato qualcosa di diverso perché chi conosce me o Emanuel sa che non siamo persone che si girano dall’altra parte se vediamo qualcuno in difficoltà“.

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“Chiedere di mangiare gratis è completamente imbarazzante. Paga per quello che mangi. Chi sei?”: il pizzaiolo Ciro Pernice accusa i food influencer

16 Giugno 2026 ore 13:59

“Definire ogni ristorante una gemma nascosta, fingere stupore al primo morso, dire ‘è pazzesco’ per qualsiasi cosa, chiedere cibo gratis e non lasciare recensioni negative per essere invitati di nuovo: tutto questo deve finire”. Lo sfogo è di Ciro Pernice, pizzaiolo italo-americano e proprietario della Galleria Pizzeria nello Stato di New York, che con un video pubblicato su Instagram ha acceso il dibattito sui food influencer e sulle loro abitudini comunicative. Nel contenuto, diventato virale in pochi giorni con migliaia di visualizzazioni e una pioggia di commenti e meme di approvazione, Pernice ha messo nel mirino quello che definisce un linguaggio ormai standardizzato e poco credibile nel racconto del cibo online.

Ecco il passaggio completo del suo intervento: “Queste sono le 5 abitudini più fastidiose degli influencer: numero 1, definire ogni ristorante una gemma nascosta. Se un’attività è aperta da più di 30 anni non è nascosta. Smettila di comportarti come se avessi scoperto il fuoco. Numero 2, fingere stupore al primo morso, con gli occhi che si spalancano e la testa che annuisce come a dire ‘oh mio dio’. È mozzarella, fratello, non stai vincendo alla lotteria. Numero 3, dire che tutto è pazzesco: la fetta è pazzesca, il cibo è pazzesco, tutto è pazzesco. Sei tu che sei completamente folle. Numero 4, chiedere di mangiare gratis, questo è completamente imbarazzante. Paga per il tuo cibo. Chi sei? I ristoranti pagano affitto, buste paga. Pensi che il tuo piccolo treppiedi paghi il conto? Assolutamente no. Numero 5, non dire la verità: se ogni posto è fantastico e ogni morso cambia vita stai dicendo fandonie perché vieni pagato per farlo”

Il video ha rapidamente generato reazioni online, è diventato virale e alimentato una discussione più ampia sul ruolo dei food influencer tra intrattenimento, marketing e credibilità. Molti utenti, nei commenti, hanno sottolineato proprio questo punto: la sensazione che sui social il confine tra recensione autentica e contenuto sponsorizzato sia sempre più difficile da distinguere, con un effetto di omologazione che finisce per rendere tutti i ristoranti “eccezionali” allo stesso modo.

(Video Facebook @CiroPernice)

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“Così ho scoperto la chat sessista dei lavoratori Atm. Non siamo al sicuro neppure con i conducenti dei mezzi pubblici”

16 Giugno 2026 ore 13:45

“Purtroppo o per fortuna, dallo schermo mi è subito balzata all’occhio un’immagine scattata dalle telecamere di sorveglianza: era una foto ingrandita dei glutei di una ragazza”. La ragazza ventiseienne che ha svelato la chat sessista dei dipendenti Atm (l’azienda del trasporto pubblico di Milano) innescando la protesta su Instagram, ha raccontato al Corriere della Sera come è andata. Prima di tutto ha spiegato da cosa è stata attratta la sua attenzione, mentre viaggiava su un tram: sullo smartphone di un dipendente seduto davanti a lui, aperto sulla chat incriminata, erano appena stata condivisa l’immagine del sedere di una ignara passeggera. La foto era stata scattata immortalando il monitor collegato alle telecamere per la sorveglianza a bordo del veicolo. Insieme all’immagine, il conducente aveva condiviso il commento: “È il mio dolce per voi”. Dando la stura alle parole sessiste e offensive dei partecipanti alla chat.

La ragazza ha dichiarato che altre foto di analogo tenore sessista potrebbero essere state condivise in quella chat: “A un certo punto l’uomo ha aperto la galleria fotografica del gruppo. Lì ho notato che tra i tanti post che si erano scambiati, c’erano altre immagini prese dalle telecamere di sorveglianza”. Cioè? “Foto simili: ancora una volta, corpi di donne fotografati senza il consenso delle interessate”. La ragazza ha spiegato anche il contesto a bordo del mezzo pubblico, vicino al lavoratore dell’azienda pubblica: “Lui era letteralmente davanti a me. Si comportava come se non fosse su un mezzo pubblico, tra la gente, all’ora di punta. Io dopo qualche fermata sono scesa”.

E l’effetto, ha continuato, è quello di “non potersi più sentire al sicuro. Banalmente, qualsiasi donna o ragazza che viaggia da sola sui mezzi pubblici di notte cerca protezione nei lavoratori, magari vuole un posto vicino al conducente e si tranquillizza al sapere che ci sono delle telecamere di sorveglianza che dovrebbero rendere un luogo sicuro. In realtà, poi, si scopre che gli stessi lavoratori impiegati in società pubbliche usano quelle telecamere per diffondere immagini intime. Lo trovo spaventoso“. Per questo, ammette la ragazza, “mi cadono le braccia quando alcune persone sminuiscono questi fatti, non tutti li reputano gravi”. Dopo aver condiviso su Instagram le foto della chat, la ragazza ha dichiarato che “in ogni caso io mi sto muovendo con uno studio legale per la denuncia”.

Alla chat di gruppo sarebbero iscritti 7 dipendenti dell’Atm: un conducente, cinque amministrativi, un altro in pensione. L’azienda locale ha avviato un’indagine interna, che nel giro di tre mesi potrebbe condurre a possibili sanzioni come la censura, una multa (trattenuta di 4 ore dallo stipendio), la sospensione dal servizio, fino alla retrocessione o alla destituzione. “Quanto agli episodi accertati, al momento ce ne sarebbe soltanto uno: quello documentato dalla foto scattata dalla 26enne”, riferisce il Corriere. Atm ha presentato una denuncia alla Polizia postale. Anche il sindaco Beppe Sala ha invitato a chiarire: “Atm deve far luce, ma deve anche intervenire e, se verranno individuati delle responsabilità, non ci siano interventi che rimettano coloro che hanno fatto queste cose in condizione di nuocere ancora”.

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Trump vuole consegnare la coppa ai vincitori dei Mondiali: la Fifa è pronta a dire di sì (infrangendo il protocollo)

16 Giugno 2026 ore 13:37

Non è bastato l’imbarazzo durante la finale del Mondiale per Club, a giugno, tra Chelsea e Psg al MetLife Stadium di East Rutherford. Il prossimo 19 luglio, sempre al Metlife Stadium, potrebbe essere ancora Donald Trump a consegnare la Coppa del Mondo (questa volta per nazionali) al capitano della squadra vincitrice. Secondo Talksport, il presidente degli Usa avrebbe avuto l’ok per prendere parte alla cerimonia, come appunto già successo l’estate scorsa in occasione del Mondiale per Club, ma in questo caso potrebbe anche spingersi oltre e consegnare solo lui il trofeo, infrangendo il protocollo ufficiale. Alla cerimonia saranno invitati anche i presidenti di Messico e Canada, gli altri due Paesi organizzatori.

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Il protocollo FIFA prevede infatti solitamente che il trofeo presente su un piedistallo venga portato sul podio per la cerimonia di premiazione da un esponente della squadra vincitrice. Questa volta, secondo Talksport, la FIFA lascerà a Trump la decisione se rimanere con la squadra durante la cerimonia o se restare con altri dirigenti.

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Fonti interne alla Casa Bianca ritengono che Trump sceglierà ancora una volta di festeggiare con la squadra vincitrice, come già fatto con il Chelsea, mettendo in imbarazzo sia Reece James che Cole Palmer, protagonista di quella finale. In quella circostanza Palmer aveva infatti chiesto al capitano James “cosa facesse Trump sul palco con loro”. Il trequartista del Chelsea era stato decisivo con una doppietta, ma durante l’alzata della coppa era stato oscurato dal presidente Usa, che si era piazzato proprio davanti a lui. Trump non ha assistito alla partita d’esordio della nazionale statunitense contro il Paraguay per un impegno già programmato prima, ma sarà presente alla finale dei Mondiali al MetLife Stadium il 19 luglio e già prima potrebbe assistere ad altre partite della Coppa del Mondo.

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Tim Summer Hits, più di 80 artisti sul palco per la canzone dell’estate 2026: da Emma al neo sposo Tommaso Paradiso. Achille Lauro farà “una grande sorpresa”. Il cast completo dello show

16 Giugno 2026 ore 13:35

È stata presentata oggi, martedì 16 giugno, in Campidoglio a Roma la nuova edizione del Tim Summer Hits, l’appuntamento con le canzoni dell’estate in onda prossimamente su Rai Uno e condotto da Carlo Conti e Andrea Delogu. Gli appuntamenti fissati per le registrazioni in Piazza del Popolo a Roma sono per domenica 21, lunedì 22, martedì 23 e mercoledì 24 giugno.

Sul palco si alterneranno oltre 80 ospiti musicali: Achille Lauro (è stata annunciata una grande sorpresa da parte del cantautore “anche per chi non è potuto andare al concerto all’Olimpico”), Aiello, Alex Britti, Angelica Bove, Anna Tatangelo, Annalisa, Arisa, Baby K, Bambole Di Pezza, Benji & Fede, Chiello, Clara, Clementino, Cristiano Malgioglio, Delia, Ditonellapiaga, Eddie Brock, Elena D’Elia, Elettra Lamborghini, Emis Killa, Emma, Enrico Nigiotti, Ermal Meta, Ernia, Fabrizio Moro, Fedez, Frah Quintale, Francesca Michielin, Francesco Gabbani, Francesco Renga, Fred De Palma, Fulminacci, Gaia, Gio Evan, Giusy Ferreri, Il Tre, Irama, J-Ax.

E ancora Lda & Aka 7even, Leo Gassmann, Levante, Lorenzo Salvetti, Ludwig con Il Pagante, Malika Ayane, Mara Sattei, Marco Masini, Mari Froes, Maria Antonietta & Colombre, Merk & Kremont, Michele Bravi, Myss Keta, Mr.Rain, Nayt, Negramaro, Nicolo Filippucci, Noemi, Orietta Berti con Il Rosso e Iaem, Paola Iezzi, Paola Turci, Pinguini Tattici Nucleari, Raf, Rkomi, Rocco Hunt, Sal Da Vinci, Samurai Jay, Sangiovanni, Sarah Toscano, Sayf, Serena Brancale, Skt The Bausa, The Kolors, Tommaso Paradiso (reduce dal matrimonio con Carolina Sansoni), Tormento, Tredici Pietro, Trigno e Welo.

L’evento sarà trasmesso contemporaneamente anche su Rai Radio2, con collegamenti, contenuti esclusivi e interviste dal backstage affidati a Nicol Angelozzi, e sarà disponibile on demand su RaiPlay.

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A Milano il vento diventa scultura: alla Fabbrica del Vapore la grande mostra di Susumu Shingu tra arte cinetica, natura e una riflessione silenziosa sulla crisi ambientale

16 Giugno 2026 ore 13:25

C’è un artista che da oltre sessant’anni prova a rendere visibile l’invisibile. Non attraverso effetti speciali o tecnologie sofisticate, ma affidandosi alle stesse forze che governano il pianeta: il vento, l’acqua, la gravità, l’aria. È Susumu Shingu, maestro giapponese dell’arte cinetica, che dal 17 giugno al 14 ottobre porta alla Fabbrica del Vapore di Milano la mostra “Il cosmo”, la più ampia esposizione italiana mai dedicata alla sua ricerca.

Entrare nell’universo di Shingu significa abbandonare per un momento l’idea della scultura come oggetto immobile. Le sue opere respirano, oscillano, si piegano, cambiano assetto. Vivono in funzione dell’ambiente che le circonda. Non impongono una forma alla natura, ma la assecondano. Sono strutture leggere e precise che trasformano il movimento dell’aria in un evento visibile, quasi una coreografia permanente tra materia ed energia.

La mostra allestita nella Cattedrale della Fabbrica del Vapore ripercorre oltre sei decenni di lavoro e riunisce nove sculture considerate fondamentali dall’artista insieme a ventuno opere del progetto “Windcaravan”, una sorta di viaggio nomade iniziato nel 2000 che ha attraversato alcuni dei luoghi più remoti del pianeta: dalle risaie giapponesi alle steppe della Mongolia, dai laghi ghiacciati della Finlandia fino alla Nuova Zelanda. Opere mosse esclusivamente dal vento, pensate per dialogare con paesaggi e comunità lontane tra loro ma accomunate da un rapporto ancora diretto con le forze naturali.

Un’arte che parla al tempo della crisi climatica

A quasi novant’anni, Shingu continua a proporre una visione radicalmente controcorrente rispetto all’epoca della velocità e dell’ipercontrollo tecnologico. Le sue sculture non producono nulla, non servono a nulla nel senso utilitaristico del termine. Eppure proprio per questo finiscono per interrogare chi le osserva. Ci ricordano che esistono fenomeni che non possono essere dominati ma soltanto ascoltati, che il movimento non è sempre sinonimo di progresso e che la natura non è uno sfondo delle attività umane ma una presenza viva con cui convivere.

Un messaggio che assume inevitabilmente una nuova forza nell’epoca della crisi climatica. Shingu non utilizza slogan ambientalisti né costruisce opere di denuncia. La sua è una riflessione più sottile e forse più efficace: mostrare l’armonia possibile tra intervento umano e mondo naturale. Le sue strutture si affidano agli elementi invece di contrastarli, trasformando il vento da ostacolo a motore creativo.

Il legame con l’Italia

Il rapporto con l’Italia occupa un posto centrale nella biografia dell’artista. Nato a Osaka nel 1937, arrivò nel nostro Paese nel 1960 grazie a una borsa di studio del governo italiano. A Roma frequentò l‘Accademia di Belle Arti e incontrò il pittore Franco Gentilini. Furono anni decisivi che contribuirono alla nascita del suo linguaggio artistico e a un legame mai interrotto con il nostro Paese.

Non è un caso che alcune delle sue opere pubbliche più note si trovino proprio in Italia: dal “Vento di Colombo” nel porto di Genova a “Il luogo della pioggia” al Lingotto di Torino, fino a “Dialogo con le nuvole” a Lecco. Interventi che condividono la stessa idea di fondo: inserire l’arte nel paesaggio senza dominarlo, lasciando che siano gli elementi naturali a completare l’opera.

Lo sguardo di Sandalino

Nella mostra milanese trova spazio anche Sandalino, il piccolo personaggio immaginario creato da Shingu negli ultimi anni. Un viaggiatore proveniente da un altro pianeta che osserva la Terra con stupore e preoccupazione, come farebbe un bambino di fronte a qualcosa di meraviglioso ma fragile. È forse l’immagine che meglio sintetizza l’intero percorso dell’artista: guardare il mondo come se lo vedessimo per la prima volta.

Un invito a osservare il mondo diversamente

“Il cosmo” arriva inoltre in un momento simbolico per i rapporti tra Italia e Giappone, nell’anno delle celebrazioni per i 160 anni delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi e per il quarantacinquesimo anniversario del gemellaggio tra Osaka e Milano. Ma al di là delle ricorrenze istituzionali, la mostra rappresenta soprattutto l’occasione per confrontarsi con una ricerca artistica che da decenni parla di equilibrio, interdipendenza e rispetto per l’ambiente. Temi che oggi sembrano appartenere più al futuro che al passato. E che nelle sculture leggere di Susumu Shingu continuano a muoversi, letteralmente, davanti ai nostri occhi.

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Roma, sette arresti per terrorismo: “Gruppo anarchico responsabile del sabotaggio all’Alta velocità a febbraio”

16 Giugno 2026 ore 13:18

Sette persone sono state arrestate dalla Digos di Roma, su ordine del gip, con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo. Due di loro, si legge nel comunicato della Questura, sono “gravemente indiziati di aver concorso nella realizzazione di attentato a impianti di pubblica utilità, interruzione di pubblico servizio e istigazione per delinquere, aggravati dalla finalità di terrorismo. Si tratta in particolare dell’azione compiuta il 14 febbraio 2026 ai danni della rete ferroviaria dell’Alta velocità Roma-Firenze, con l’uso di esplosivi rudimentali, ma di sicura efficacia, che hanno provocato gravi danni all’infrastruttura per un costo di ripristino pari a 455mila euro”, nonché la paralisi della circolazione con ritardi fino a due ore. Quel sabotaggio, insieme a un altro effettuato lo stesso giorno sulla linea Roma-Napoli, “è stato rivendicato sul sito web ispiraazione.noblogs.org creato appositamente qualche mese prima”, con un comunicato che “faceva riferimento alla concomitanza con le Olimpiadi invernali di Milano–Cortina e agli intenti antimilitaristi e di attacco violento alle infrastrutture.

Cinque degli arrestati sono stati sottoposti a custodia cautelare in carcere, due ai domiciliari. Secondo la Procura di Roma, avevano “costituito e organizzato un gruppo criminale per compiere atti di violenza con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico e strutturato secondo modalità e metodologie note e sperimentate nel movimento anarchico, organizzazione radicata nel territorio capitolino, ma anche in relazione con realtà affini individuabili, tra l’altro, nelle aree di Bologna, Forlì-Cesena, Milano e Napoli. Nelle prospettive del gruppo in questione”, si legge nel comunicato, “anche l’obbiettivo di mantenere attiva la mobilitazione dell’anarco-insurrezionalismo avverso la sottoposizione al regime del 41-bis dell’anarchico Alfredo Cospito, anche attraverso violente azioni dimostrative.”

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“Mi rendo conto di essere vecchia, ma non lo voglio imparare”: è morta a 93 anni suor Italia Di Giovanni, la religiosa star dei social. Virali i suoi video dalla Rsa dove viveva con le altre suore

16 Giugno 2026 ore 13:16

Suor Italia Di Giovanni è morta. La religiosa della casa di riposo delle Suore Ravasco aveva 93 anni. Suor Italia era seguitissima sui social per i video che la ritraevano nella casa di riposo in cui alloggiava con le altre consorelle anziane e malate. Il profilo Instagram “Suore Ravasco Nayiby” aveva attirato l’attenzione perfino di molte testate internazionali, colpite dall’energia e dalla simpatia della suora nonostante la malattia.

La suora deceduta apparteneva alle Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria e alloggiava presso la casa di riposo “Casa San Giuseppe” a Raiano con una ventina di altre anziane religiose. “La tua presenza è stata un dono, il tuo esempio una luce, il tuo ricordo una benedizione. Cara Suor Italia, continua a vivere nei nostri cuori e nelle opere di bene che hai seminato e nell’amore che ci hai lasciato”, hanno salutato così per l’ultima volta i gestori dell’istituto dove alloggiava la religiosa 93enne.

È del luglio 2025 il primo video che ritrae suor Italia. La donna si scherniva rispetto al deperimento organico e alla malattia: “Mi rendo conto di essere vecchia, ma non lo voglio imparare. Io non ci penso alla mia età. Vado avanti e vado in chiesa quando mi vengono queste crisi di vecchiaia. Non credere che la vita sia bella, tu devi farla bella”. L’ultimo video risale allo scorso febbraio, quando Suor Italia non stava più molto bene.

La popolarità della pagina Instagram delle Suore Ravasco aveva fatto dapprima storcere il naso alla madre generale, ma la diffidenza si era sciolta quando la responsabile della comunicazione social delle consorelle, la giovane suor Jimenez aveva spiegato al quotidiano Avvenire che quella esposizione pubblica e l’ottimismo di suor Italia avevano ridato sprint alle consorelle: “Tutte sembrano rinate e molto più serene, lo dicono anche le dottoresse”.

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“Cani e gatti fuggono da casa il martedì alle ore 8” e non è un caso: la mappa di chi scompare di più in Europa

16 Giugno 2026 ore 13:07

Non servono fughe spettacolari per perdere un animale. A volte basta il gesto più banale della giornata: aprire un cancello mentre si controlla il telefono, uscire di fretta, dimenticare per un secondo che dall’altra parte non c’è solo un giardino ma un confine sottile. Ogni anno in Europa migliaia di cani e gatti escono così dalla cosiddetta “zona sicura” delle loro case. Non in contesti eccezionali, ma dentro la normalità più quotidiana. E l’Italia, più di tutti, è il Paese dove accade più spesso: oltre il 50% degli allarmi GPS registrati tra marzo e maggio 2026 arriva da qui, secondo il report di Kippy. Non si tratta di abbandoni, ma di smarrimenti domestici accidentali: animali che approfittano di un varco rimasto aperto, che seguono un odore, che reagiscono a un rumore improvviso. E il dato più inatteso è che i cani risultano più “fuggitivi” dei gatti del 43%.

A fotografare il fenomeno è l’analisi di oltre 4.000 episodi registrati nello stesso periodo in Europa. Dopo l’Italia (oltre il 50% degli allarmi), seguono Francia (30%) e Germania (8%). Un quadro che non rimanda a situazioni straordinarie, ma a routine domestiche ricorrenti: case, giardini e momenti di distrazione che si ripetono con dinamiche simili in migliaia di famiglie.

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Huaweigate: l’Europarlamento revoca l’immunità a Martusciello, capodelegazione di Forza Italia. Salvo De Meo

16 Giugno 2026 ore 13:06

L’Europarlamento ha votato la revoca dell’immunità al capodelegazione di Forza Italia, Fulvio Martusciello, accogliendo la richiesta della procura del Belgio nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto Huaweigate. Con 344 voti a favore , 234 contrari e 25 astenuti, la plenaria di Strasburgo ha quindi confermato la decisione della commissione Affari giuridici (Juri), che il 3 giugno si era ugualmente espressa a favore. Salvo invece l’altro azzurro, Salvatore De Meo: la plenaria ha deciso di mantenere la sua immunità, in linea con il parere della commissione Juri.

L’inchiesta, esplosa nel marzo 2025 con una serie di perquisizioni in Belgio, Portogallo e altri Paesi europei, riguarda presunte attività di lobbying illecito riconducibili al gruppo cinese Huawei. Secondo la procura federale belga, l’azienda avrebbe cercato di influenzare il processo decisionale delle istituzioni europee attraverso una rete di consulenti, lobbisti e intermediari incaricati di coltivare rapporti con eurodeputati e loro collaboratori. Gli investigatori ipotizzano che siano stati offerti vantaggi di diversa natura – tra cui inviti a eventi sportivi, viaggi, ospitalità e altre utilità – per favorire gli interessi del colosso delle telecomunicazioni all’interno del Parlamento europeo.

Nell’ambito di questo filone, la magistratura belga ha chiesto la revoca dell’immunità di Martusciello e De Meo per poter svolgere ulteriori accertamenti sul loro ruolo nella vicenda. I due eurodeputati hanno sempre respinto qualsiasi addebito. Per quanto riguarda Martusciello, gli inquirenti ritengono che alcuni collaboratori a lui vicini possano aver avuto un ruolo nei rapporti tra Huawei e il Parlamento europeo. Nel caso di De Meo, la procura intende approfondire il contesto di alcuni contatti e iniziative parlamentari che, secondo l’ipotesi accusatoria, potrebbero essere stati collegati alle attività di influenza contestate a Huawei. La richiesta di revoca dell’immunità non costituisce un giudizio di colpevolezza, ma consente alla procura di proseguire le indagini senza le limitazioni previste dallo status di europarlamentare.

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Uccisa dal nipote 17enne: ritrovato il corpo di Chiara Guerra nel fiume Lemene, era all’interno di un sacco

16 Giugno 2026 ore 13:05

Dopo tre giorni di ricerche è stato ritrovato il corpo di Chiara Guerra, insegnante di 53 anni, uccisa nella sera dell’11 giugno a San Stino di Livenza (Venezia)0, dal nipote 17enne, reo confesso. Il cadavere, individuato ad alcuni chilometri di distanza dal luogo in cui era stato gettato, è stato recuperato all’interno di un sacco in condizioni integre con varie ferite da taglio. A individuarlo mentre galleggiava è stata la polizia locale che ha allertato i carabinieri e i vigili del fuoco. Il giovane aveva lasciato il corpo senza vita della zia nel canale Magher, ma le correnti lo hanno trasportato nelle acque del fiume Lemene, nella zona di Settesorelle. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri del Comando di Venezia e il medico legale Antonello Cirnelli che avrà il compito di eseguire la prima ispezione esterna.

Da domenica mattina, un gran numero di soccorritori erano impegnati a setacciare il canale: squadre del nucleo sommozzatori, del nucleo droni e due le squadre Saf con imbarcazioni dotate di ecoscandaglio. Le ricerche si sono concentrate sul punto indicato dal nipote della vittima che ha dichiarato di aver gettato anche il cellulare e l’arma del delitto, un coltello, nelle stesse acque: nessuno dei due è stato trovato. Si tratta di una zona difficile da perlustrare a causa dei collegamenti con altri canali e dalla presenza di correnti.

Il 17enne, che sarà maggiorenne tra qualche mese, ha ammesso dopo poche ore di aver ucciso la zia a coltellate per poi trasportare il cadavere verso il canale con una carriola. Il giovane ha confessato di fronte al pm Carmelo Barbaro della Procura di Pordenone: il caso è stato poi trasmesso alla Procura dei minori di Trieste. Dalle prime ricostruzioni, il movente è legato ad alcuni dissidi familiari dovuti a una presunta eredità su cui la vittima e il fratello, cioè il padre del ragazzo, litigavano da tempo.

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Le urla per la vittoria dei Knicks scambiate per una richiesta d’aiuto: agente uccide il cane Jameson sotto gli occhi della proprietaria

16 Giugno 2026 ore 12:59

Stava festeggiando il trionfo dei New York Knicks quando qualcuno ha pensato che quelle urla fossero una richiesta d’aiuto. Pochi minuti dopo, davanti alla porta del suo appartamento a Canoga Park, quartiere di Los Angeles, il suo cane è stato ucciso da un agente della polizia.

L’animale, Jameson, aveva due anni ed era un incrocio tra San Bernardo, Golden Retriever e Poodle. Sabato sera si trovava in casa con la proprietaria Marie Marseille e altri familiari, riuniti per seguire la finale Nba che ha consegnato ai Knicks un titolo atteso da decenni. Secondo quanto ricostruito dal Dipartimento di Polizia di Los Angeles (LAPD), intorno alle 20.55 gli agenti sono intervenuti in un complesso residenziale di Jordan Avenue dopo una segnalazione che parlava di una donna che stava urlando all’interno di un appartamento.

Arrivati sul posto, gli agenti hanno parlato con Marseille. In una nota ufficiale, la polizia sostiene che Jameson si trovasse accanto alla proprietaria e che stesse abbaiando. Gli agenti avrebbero chiesto alla donna di mettere al sicuro il cane. Dopo aver chiuso momentaneamente la porta, Marseille l’avrebbe riaperta. A quel punto, secondo la ricostruzione del LAPD, l’animale sarebbe uscito dall’appartamento e si sarebbe lanciato verso uno degli agenti, che avrebbe quindi aperto il fuoco.

La famiglia, però, contesta questa ricostruzione. Jeremiah Garcia, figlio della proprietaria, ha raccontato ai media locali di essere al telefono con la madre nel momento della sparatoria. Il giovane stava seguendo la partita a casa della fidanzata e aveva chiamato la madre in video per festeggiare insieme la vittoria dei Knicks. Secondo il suo racconto, Jameson non avrebbe aggredito nessuno: “Non appena mia madre ha aperto la porta, Jamo è corso fuori semplicemente per salutare qualcuno. Quando ero al telefono ho sentito due spari”.

Garcia è rientrato immediatamente a casa. Una volta arrivato ha trovato il cane morto davanti all’appartamento. Jameson indossava ancora la maglietta dei Knicks che la famiglia gli aveva messo per seguire la partita. Le immagini girate subito dopo l’accaduto mostrano la proprietaria disperata accanto all’animale. In un video condiviso sui social si sente la donna gridare “Eravamo soltanto felici. Stavamo festeggiando i Knicks“. Il LAPD ha confermato che nessun agente è rimasto ferito. L’indagine è stata affidata alla Force Investigation Division, l’unità interna che si occupa dei casi in cui gli agenti fanno uso delle armi da fuoco.

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“A 100 anni mangio la spigola e bevo molta acqua, la disidratazione alla mia età è una nemica. Mi bastavano 2 ore di sonno per studiare”: lo rivela il professor Leonardo Santi

16 Giugno 2026 ore 12:57

Leonardo Santi è uno dei più importanti ricercatori italiani nel campo della lotta ai tumori. Ha pubblicato più di 300 lavori scientifici su argomenti di oncologia sperimentale, patologia oncologica, specialmente per quanto concerne il tumore del polmone, i tumori professionali e i Biological Response Modifiers. Il 3 aprile scorso il professore ha tagliato il traguardo dei 100 anni. “Non ho voluto festeggiare”, ha confessato a Il Corriere della Sera.

Il segreto per una vita così lunga? “Mangio pesce, prediligo la spigola. Bevo molta acqua perché la disidratazione alla mia età è una nemica. La casa è disseminata di bottigliette, come vede, sistemate nei posti strategici da mia moglie Lia Eva, il mio traino”.

E ancora: “Da ragazzo non mi sono fatto mancare niente. Sci, barca, lunghe nuotate all’isola d’Elba. Però il tipo di alimentazione lasciava molto a desiderare. Mangiavo come capitava. Dolce e salato insieme, tanto poi nello stomaco si mescola tutto, mi giustificavo con i collaboratori che mi osservavano allibiti. Da vecchi invece bisogna stare attenti”.

“Da giovani non si pensa alla vecchiaia, tantomeno quando eravamo giovani noi. – ha aggiunto il professore – Nessuno ci parlava di prevenzione e mangiar sano. Per mia scelta non ho mai fumato né bevuto alcol. I collaboratori si stupivano del mio scarso bisogno di sonno, mi bastavano due ore e passare la notte in bianco spesso era una scelta. Utilizzavo quel tempo per prendere appunti, studiare, organizzare. E la mattina arrivavo in ospedale con tanti fogli scritti a mano”.

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Cacciari a La7: “Il patentino antifascista? Fa schifo, è una scandalosa idiozia. Antifascismo è condannare Israele e il razzismo di Trump”

16 Giugno 2026 ore 12:46

Intemerata del filosofo Massimo Cacciari a Otto e mezzo (La7), sul caso della fiera Più libri più liberi, in programma a dicembre a Roma, che quest’anno chiede agli editori di sottoscrivere una dichiarazione di adesione ai valori antifascisti della Costituzione. La conduttrice Lilli Gruber spiega il disappunto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni che ha definito l’iniziativa una forma di censura. E chiede al filosofo: “Ma non è ridicolo gridare alla censura?”. Cacciari non ci sta e replica stizzito: “Ma non è ridicolo parlare di questo, con tutto quello che sta passando per il mondo?”.

La giornalista precisa: “Lo devo fare perché l’ha fatto la presidente del Consiglio e perché anche oggi per tutta la giornata sono continuate le dichiarazioni”. “Allora è ridicola la posizione della Meloni esattamente come è ridicola la richiesta del patentino antifascista – rilancia l’ex sindaco di Venezia – L’antifascista non è tale perché firma patentini, lo è in quello che fa e in quello che ha fatto. E pochi sono antifascisti in questo senso, in questo Paese e in questa Europa”.

“Perché?”, chiede Gruber. “Perché essere antifascisti vuole dire condannare esplicitamente le politiche di Israele, non le pare? – risponde Cacciari – Essere antifascisti vuole dire assumere delle posizioni nette nei confronti di posizioni razzistiche, se non peggio, come quelle che emergono direttamente all’interno dei vertici del governo americano. Quello è essere antifascisti, non firmare patentini”. E aggiunge: “Croce si rifiutava di firmare patentini. E se mi chiedono di firmare un patentino per andare al Festival di Roma, non ci vado“.

La conduttrice ricorda che riguarda solo le case editrici e il filosofo si inalbera: “Ma è lo stesso. Se Adelphi, con cui pubblico i miei libri, firma il patentino, io non solo non vado a Roma, ma cesso di pubblicare con Adelphi. Ma scherziamo, ma che idiozia è? Che scandalosa idiozia è il patentino? Mamma mia, fa senso soltanto parlarne. Altra cosa è se a casa mia invito chi voglio: in quel caso, gli organizzatori di questo Festival sono padroni di invitare chi vogliono, visto che è casa loro. Ma non invitano col patentino, viva Dio. Ma che roba è? Dai, fa schifo”.

Gruber precisa che il “patentino” è un’espressione usata da Meloni e che la presidente della fiera, Anna Maria Malato, ha parlato solo di adesione ai valori costituzionali, rafforzata quest’anno ma senza intento censorio. Cacciari ribatte secco: a lui e ad altri editori non è mai stato chiesto prima.

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È morta a 35 anni Ece Irtem, l’attrice che ha recitato con Can Yaman in Lezioni d’amore: ritrovata senza vita nella sua casa all’indomani del suo compleanno

16 Giugno 2026 ore 12:42

Ece Irtem è morta. L’attrice turca nota in Italia per Forbidden fruit aveva 35 anni. La ragazza celebre per il ruolo di Isil nella serie One Love è stata trovata priva di sensi nella sua casa lunedì 15 giugno al mattino, appena un giorno dopo il suo compleanno. La causa del decesso è stata attribuita a un attacco cardiaco. Irtem era nata il 14 giugno 1991 a Sivas, in Turchia. Si era laureata in Opera e Canto presso l’Università Yasar nel 2014, classificandosi terza nel suo corso.

Durante gli studi aveva lavorato con artisti di fama internazionale come il soprano Aytul Buyuksarac, il tenore Levent Gunduz, il direttore dell’Opera e del Balletto di Stato di Izmir, Paolo Susanni, e il mezzosoprano Anna Chubuchenko. Parallelamente aveva iniziato a recitare in giovane età, scrivendo e interpretando le proprie scenette per le recite scolastiche, una passione che ha coltivato per tutta la vita. Dopo essersi trasferita a Istanbul, Irtem ha iniziato a studiare recitazione al Centro Culturale Sadri Alisik, formandosi con maestri del calibro di Kayhan Yildizoglu, Okday Korunan, Kadim Yasar e Tolga Ciftci. È diventata famosa per il suo ruolo di Isil in One Love, una popolare serie televisiva turca con un vastissimo pubblico.

In Italia era diventata un viso noto, spesso ospite anche di alcuni talk Mediaset, grazie alla sua interpretazione della barlady Gizem in Mr. Wrong – Lezioni d’amore recitando con Can Yaman. Come riportano diverse testate turche l’eccezionalità di un decesso in così giovane età ha comunque portato la magistratura turca ad effettuare un’autopsia. Le ultime ore della ragazza, peraltro, quelle di domenica 14 giugno, sono state ricostruite attraverso diverse telecamere disposte attorno alla sua abitazione turca e la vedono ritratta tranquilla e sorridente a pranzo. Successivamente, attorno alle 21, viene inquadrata dalle telecamere dell’atrio del suo condominio mentre rientra in casa insieme alla madre. È lì che Irtem appare visibilmente barcollante e intontita, tanto da doversi appoggiare al braccio della madre.

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“Sentitevi liberi di essere chi siete e di affrontare con estrema serenità il vostro percorso personale e il coming out”: il ritorno della Lollipop con “Say”

16 Giugno 2026 ore 12:37

Marcella Ovani, Marta Falcone e Veronica Rubino tornano nella formazione delle Lollipop, a oltre vent’anni dalla nascita del gruppo a “Popstars”, nei primi anni 2000. Il singolo si intitola “Say Now” – scritto direttamente dal trio e prodotto da Wlady, già firma di “Maria Salvador” e “Disco Paradise”- un messaggio legato alla libertà, al coming out, alla verità personale e alle cose da dire prima che sia troppo tardi.

“Sentitevi liberi di essere chi siete e di affrontare con estrema serenità il vostro percorso personale e il coming out – afferma il trio -. Non abbiate paura di splendere nella vostra verità; per noi questo ritorno è un atto di coraggio e di amore verso noi stesse e il nostro pubblico”.

“Say Now” nasce dalla necessità di non lasciare che il silenzio decida al posto delle persone. Il brano esplora tutto ciò che rimane irrisolto quando una verità viene taciuta troppo a lungo: parole continuamente rinviate, sentimenti tenuti in sospeso, fino a giungere a una collisione inevitabile in cui il silenzio cessa di essere un’opzione. Perché tacere, a quel punto, diventa un atto di omissione nei confronti di sé stessi, prima ancora che degli altri.

Nel corso degli anni, il gruppo è sempre stato vicino alla comunità LGBTQ+. Nel 2018, ad esempio, le Lollipop sono state ospiti a Napoli in occasione del party ufficiale del Mediterranean Pride of Naples. La scelta di affrontare oggi temi come il coming out e la libertà di essere sé stessi rappresenta il naturale prolungamento di quel rapporto, una coerenza artistica e umana che si è consolidata nel tempo.

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Urbanistica, Sala esulta: “Soddisfatti, ma amareggiato da violenza verbale dei pm”. Il centrodestra: “Ora sbloccare Milano”

16 Giugno 2026 ore 12:33

“Siamo soddisfatti, è chiaro che c’è anche tanta amarezza”. Il sindaco di Milano esulta e attacca, dopo la sentenza sulla Torre di via Stresa che ha assolto tutti gli 8 imputati, la prima delle numerose inchieste aperte in questi anni. La procura aveva chiesto la condanna per abuso edilizio e lottizzazione abusiva per quel grattacielo di 24 piani alto 85 metri edificato al posto di due piccole palazzine a uffici di 2 e 3 piani. La giudice ha però assolto tutti per “assenza di dolo” e perché avrebbero agito secondo “prassi consolidata del Comune” e le sentenze dell’epoca. A cavalcare la pronuncia del tribunale è poi il centrodestra che chiede adesso di “sbloccare” Milano.

Sala: “Cosa pensa il procuratore Viola?”

“Ripensando a come è stata condotta questa inchiesta la cosa che mi ha amareggiato molto è stata la violenza verbale usata dai pm nel sostenere le accuse”, incalza Giuseppe Sala: “Un continuo uso di aggettivi, una continua necessità di corroborare le loro tesi con parole tese a screditare la nostra azione“, aggiunge il primo cittadino. Sala afferma anche di essere amareggiato anche per “aver visto colpite persone che sono a me vicine e di cui sono certissimo dell’onestà. Faccio un nome, l’ex assessore Tancredi che ha visto anche un po’ rovinata la sua carriera e il suo equilibrio”. E tira in ballo anche il procuratore della Repubblica del capoluogo lombardo: “La giustizia ha tante teste, la stessa Procura ha tante teste. È chiaro che, a questo punto, sono anche un po’ curioso di capire il dottor Viola, come vede la situazione”. “È evidente – continua Sala – che sta tutto in una responsabilità generale e quindi gli chiedo che giudizio dà, a questo punto, dell’operato del suo team. Posto che tutti noi dobbiamo dare un giudizio del nostro operato e di chi lavora con noi”, conclude il sindaco.

Il centrodestra: “Ora sbloccare la città”

La sentenza “è una lezione per tutti e conferma la necessità di un intervento legislativo per dare certezze sia agli amministratori sia agli imprenditori che investono nello sviluppo di Milano”, commenta il presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi potenziale candidato alla poltrona di sindaco della città: “Ora che il tribunale ha certificato che sono state seguite le regole, è fondamentale restituire la certezza del futuro alle oltre duemila famiglie sospese che hanno il pieno diritto alla loro casa”, continua Lupi. Sulla stessa linea Mariastella Gelmini: “Sbloccare la città e dare una risposta concreta alle cosiddette famiglie ‘sospese’ è oggi una priorità non più rinviabile”. Per Enrico Costa, presidente dei deputati di Forza Italia, “l’esito del processo sull’urbanistica a Milano dimostra ancora una volta come teoremi accusatori si dissolvano a distanza di anni lasciando effetti pesanti sull’economia e sullo sviluppo”. Per l’esponente azzurro “è oggettivo che l’inchiesta sulla gestione urbanistica ha frenato Milano e non solo il settore immobiliare. Progetti per migliaia di metri quadrati ‘sospesi‘ con tutte le ricadute del caso. Sono stati messi a rischio miliardi di potenziali investimenti e di ricadute sul sistema economico”. “Non si può tenere bloccata per anni una città come Milano per un’inchiesta che, dopo lo stop della Cassazione sul filone della corruzione, incassa oggi una piena assoluzione”, dichiara anche il senatore di Italia Viva Ivan Scalfarotto secondo il quale “ora tocca al Parlamento dare a Milano e al Paese regole certe: decisioni di questa portata non possono dipendere da una legge del 1942. Si vada avanti – conclude – e si torni a lavorare per Milano”.

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Bossi jr, definitiva la condanna per truffa allo Stato. Confermata in Appello quella per maltrattamenti alla madre

16 Giugno 2026 ore 12:30

Diventa definitiva la condanna a due anni e sei mesi a Riccardo Bossi per aver indebitamente percepito il reddito di cittadinanza per oltre tre anni e mezzo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del figlio del fondatore della Lega, condannato per truffa ai danni dello Stato dal Tribunale di Busto Arsizio (Varese) e poi dalla Corte d’Appello di Milano, che aveva anche stabilito un risarcimento danni a favore dell’Inps di 15mila euro. L’accusa era di aver ottenuto 280 euro al mese per 43 mensilità, per un ammontare complessivo di oltre 12mila euro dal 2020 al 2023.

Nella stessa giornata, la Corte d’Appello del capoluogo lombardo ha confermato la condanna di Bossi junior per maltrattamenti nei confronti della madre, Gigliola Guidali. Un anno fa il primogenito del Senatur era stato condannato dal Tribunale di Varese a un anno e quattro mesi di carcere. I fatti oggetto del processo risalgono al 2016: secondo l’accusa, Bossi – che ha sempre negato ogni addebito – faceva continue richieste di soldi alla madre, spesso accompagnate da insulti e percosse, fino a costringerla a fuggire di casa e a sporgere denuncia. In un’occasione la donna era stata spinta dal figlio e aveva sbattuto la testa contro il muro. In seguito la madre aveva ritirato la querela assicurando che i rapporti fossero tornati sereni: un dietrofront che aveva fatto cadere l’accusa di minacce, ma non quella di maltrattamenti, perseguibile d’ufficio. Contro la sentenza d’Appello l’avvocato di Bossi, Federico Magnante, ha preannunciato ricorso in Cassazione.

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Nuovi importi per i rimborsi dei voli cancellati, stop ai supplementi per i posti dei minori e niente bagagli a mano a gratuiti: ecco le nuove regole dell’Unione Europea

16 Giugno 2026 ore 12:25

Dopo tredici anni di negoziati e a ventidue anni dal primo pacchetto normativo, l’Unione Europea ha definito le nuove regole per la tutela dei passeggeri aerei. Come riportato da un’analisi del Corriere della Sera, l’aggiornamento legislativo — che dovrà essere approvato in via definitiva a luglio ed entrerà in vigore nella seconda metà del 2027 — introduce importanti novità sulla trasparenza delle tariffe online e vieta i supplementi per assegnare posti vicini alle famiglie. Tuttavia, il testo finale si configura come un compromesso che non stravolge il sistema attuale, lasciando intatti molti dei parametri già in uso su ritardi e risarcimenti. Ecco, nel dettaglio, come cambieranno i diritti dei viaggiatori.

Trasparenza sui prezzi e l’illusione del trolley gratuito

La novità più rilevante dal punto di vista commerciale riguarda la lotta al cosiddetto “drip pricing”, ovvero la pratica di mostrare un prezzo iniziale basso che lievita durante le schermate di acquisto a causa dell’aggiunta di costi essenziali. L’Ue imporrà a tutte le piattaforme di prenotazione e ai vettori di mostrare fin dall’inizio un prezzo finale chiaro e comprensivo del bagaglio a mano (il trolley). Questa misura servirà a uniformare gli algoritmi dei motori di ricerca, permettendo un confronto visivo più corretto tra i prezzi delle compagnie low cost e quelli dei vettori tradizionali. Tuttavia, questo non significa che il bagaglio a mano diventerà gratuito. Al momento della prenotazione, il viaggiatore potrà sempre optare per la tariffa “base” (che include solo l’effetto personale da riporre sotto il sedile), che costerà di meno. Sulle low cost, di fatto, il trolley rimarrà a pagamento. Inoltre, la normativa non fissa misure o pesi standard per i bagagli a mano, lasciando alle singole compagnie la facoltà di deciderne le dimensioni.

Stop ai supplementi per i posti di minori e disabili

Una regola che cambierà concretamente l’esborso in fase di prenotazione riguarda l’assegnazione dei posti a sedere. L’accordo vieta espressamente alle compagnie aeree di applicare tariffe extra per far sedere i bambini e i ragazzi minori di 14 anni accanto al proprio genitore o accompagnatore. Lo stesso principio di gratuità obbligatoria sarà applicato ai passeggeri con disabilità o a mobilità ridotta e ai loro rispettivi assistenti.

Ritardi e indennizzi: la soglia resta a 3 ore

Sul fronte dei risarcimenti per cancellazioni o disservizi, il Parlamento europeo ha respinto i tentativi delle compagnie di alzare la soglia di tolleranza a 4 o 6 ore. Il limite per ottenere l’indennizzo economico rimane fissato a 3 ore di ritardo all’arrivo. I passeggeri manterranno il diritto al rimborso monetario o alla riprotezione su un volo alternativo in caso di negato imbarco o di cancellazione comunicata con meno di 14 giorni di preavviso. Gli importi dei risarcimenti (che sono slegati dal rimborso del biglietto) restano fissi in base alla distanza chilometrica:

  • 250 euro per le tratte inferiori o uguali a 1.500 km.
  • 400 euro per i voli tra 1.500 e 3.500 km.
  • 600 euro per i voli oltre i 3.500 km.

Per i voli superiori ai 3.500 km è prevista una deroga: il vettore può dimezzare l’indennizzo (portandolo a 300 euro) se offre un volo alternativo o se il ritardo accumulato all’arrivo è inferiore alle quattro ore.

Le eccezioni valide per le compagnie

Le nuove regole introducono un elenco chiaro (sebbene non esclusivo) delle “circostanze eccezionali” in cui la compagnia aerea è esentata dal pagamento del risarcimento, in quanto il ritardo è fuori dal suo controllo. L’elenco comprende: calamità naturali, guerre, condizioni meteorologiche proibitive, comportamenti indisciplinati dei passeggeri a bordo e scioperi (dei servizi aeroportuali, della navigazione aerea o dell’assistenza a terra).

Assistenza in aeroporto e iter legislativo

Le normative chiariscono anche gli obblighi fisici verso i passeggeri bloccati in aeroporto: le compagnie dovranno fornire bevande ogni due ore e un pasto dopo tre ore di attesa. Se il ritardo si prolunga alla notte, scatta l’obbligo di garantire il pernottamento in hotel fino a un massimo di tre notti. È stato inoltre introdotto l’obbligo di fornire istruzioni digitali chiare via smartphone su come richiedere assistenza e inoltrare reclami.

Dal punto di vista dell’iter legislativo, il testo rappresenta un accordo provvisorio. La votazione formale da parte del Parlamento Ue è in calendario per metà giugno 2026, con l’approvazione definitiva attesa a luglio. Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, le norme diventeranno lo standard operativo per i cieli europei dalla seconda metà del 2027.

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“Sono emozionato per quella che non ho preso quarant’anni fa. Dovete andare fieri se venite da una piccola provincia. La provincia ha i cieli più grandi…”: laurea honoris causa a Gerry Scotti

16 Giugno 2026 ore 12:22

Questa volta non c’entra la pubblicità del riso, il Dottor Scotti di nome fa Virginio ma da oltre quarant’anni per tutti è lo zio Gerry. Il conduttore si gode il successo de “La Ruota della Fortuna” ma anche il nuovo titolo accademico: ieri pomeriggio ha ricevuto la laurea magistrale honoris causa in Scienze della Comunicazione conferita dall’Università dell’Insubria a Varese. La cerimonia si è svolta alla presenza della ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini che ha espresso il suo apprezzamento per Scotti “capace di entrare nelle case degli italiani con grande garbo, educazione e rispetto”.

In Aula Magna è stato accolto da un lungo applauso e dalla rettrice Maria Pierro che ha reso nota la motivazione che ha accompagnato la proclamazione: “Gerry Scotti ha saputo costruire con il suo pubblico un rapporto autentico e di fiducia, una postura comunicativa che pur evolvendosi nel tempo non ha mai perso il suo tratto identificativo”. Il volto Mediaset ha sottolineato il valore simbolico del riconoscimento: “L’importanza del momento, la sacralità e il rispetto che questa istituzione prevede fanno sì che io sia emozionato come per quella laurea che non ho preso quarant’anni fa. L’emozione, però, è la stessa”.

“Ho avuto la fortuna di nascere in un piccolo paesino di provincia Camporinaldo. Dovete andare fieri se venite da una piccola provincia. La provincia ha i cieli più grandi, i modi di dire, i proverbi”, ha aggiunto Scotti. Dalla provincia è andato via per inseguire i suoi sogni: “Il linguaggio che ho imparato in quei quattro anni è stato come frequentare un altro corso universitario e, con la televisione commerciale, ho avuto la possibilità di mettere in pratica quel linguaggio e di cambiarlo nel corso di quattro decenni”, riporta le sue parole l’agenzia Ansa.

Quarant’anni di carriera in cui ha affrontato la trasformazione dei mezzi di comunicazione: “Sono cambiate tante cose, da come sono fatti i giornali a come facciamo televisione. È davvero come prendere uno dalla preistoria e portarlo in un’epoca molto più evoluta”. Alla domanda sul segreto della sua capacità di parlare a pubblici di generazioni diverse, Scotti ha risposto: “Ci vuole fortuna, probabilmente. Ma soprattutto non sentirsi mai paghi, mai arrivati, mai dottori o professori. Bisogna stare sempre dall’altra parte, essere sempre studenti”.

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La Fifa assolve l’arbitro accusato di aver fatto il gesto del “white power”. Lui si giustifica: “Solo un tic”

16 Giugno 2026 ore 12:19

La Fifa ha assolto l’assistente var Shaun Evans, accusato ieri di aver fatto il gesto del “white power, utilizzato da tempo negli ambienti dell’estrema destra e in particolare come simbolo dei suprematisti bianchi. Il comitato disciplinare indipendente della Fifa ha infatti confermato che, dopo aver esaminato la questione relativa all’assistente arbitrale video, non ha riscontrato alcuna prova di violazione del codice disciplinare Fifa.

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Il Comitato disciplinare ha anche preso atto della dichiarazione dell’arbitro australiano Evans dopo le accuse di aver fatto il presunto gesto dei suprematisti bianchi, l’ok rovesciato, fatto in sala Var prima di GermaniaCuraçao. “Vorrei chiarire che non ho fatto intenzionalmente alcun gesto o simbolo con la mano per comunicare un messaggio – ha detto l’arbitro australiano Shaun Evans – un’affiliazione, un gioco o una convinzione di alcun tipo. L’unica spiegazione che posso offrire è che il movimento è stato un tic involontario e subconscio e non mi sono reso conto di averlo fatto in quel momento“.

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L’albo d’oro dei Mondiali

L’arbitro si è successivamente giustificato, spiegando: “Le immagini scattate successivamente durante la partita mostrano che ho ripetuto questo movimento molte volte tenendo una penna tra le dita. La copertura mediatica successiva a questo incidente – sottolinea Evans – non rispecchia affatto chi sono. Certo, capisco come il gesto sia stato interpretato e me ne dispiace, tuttavia voglio essere molto chiaro e affermare categoricamente che non ho fatto consapevolmente o deliberatamente il simbolo con la mano in questione. Arbitrare ai Mondiali è il più grande onore della mia carriera e non vedo l’ora di supportare i miei colleghi per il resto del torneo”, ha concluso l’arbitro. La Fifa ha poi annunciato la chiusura dell’indagine preliminare, concludendo di non poter dimostrare alcuna violazione del proprio codice disciplinare.

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“Siete nervosi per il primo appuntamento? Masturbatevi prima dell’incontro per rilassarvi”: i consigli della dottoressa Mindy DeSeta

16 Giugno 2026 ore 12:06

Siete preoccupati e ansiosi alla vigilia del primo appuntamento? I dati, come riporta il New York Post, sono chiari: l’89% delle persone interpellate ha confessato di essere in preda al nervosismo, in attesa di conoscere la persona che potrebbe diventare il proprio partner. Mentre il 39% ricorre abitualmente all’alcol per alleviare l’ansia, gli esperti suggeriscono che esistono strategie ben più efficaci e salutari per gestire lo stress pre-appuntamento, tra cui “l’attività fisica, le tecniche di respirazione e il rilassamento mentale, capaci di ridurre la tensione e favorire una maggiore sicurezza in sé stessi. E naturalmente la masturbazione“.

“Pensate all’orgasmo come a uno ‘stimolante’ e all’alcol come a un ‘sedativo’ – ha dichiarato la dottoressa Mindy DeSeta, sessuologa certificata ed educatrice sessuale presso l’app di incontri Hily -. Gli ormoni rilasciati durante l’orgasmo favoriscono la lucidità mentale e una sensazione generale di calma. È un modo semplice ed economico per regolare il sistema nervoso e aiuta chi tende a rimuginare eccessivamente a elaborare le informazioni in modo più accurato.

Un sondaggio sulle tendenze del 2022, condotto dall’app di incontri Bumble nel Regno Unito, ha rilevato che il 62% degli intervistati ritiene di poter costruire un legame più autentico durante un appuntamento privo di alcol. Oltre a compromettere la qualità delle relazioni interpersonali, il consumo di alcol può favorire, nel lungo periodo, l’insorgenza di gravi patologie, tra cui ipertensione, malattie cardiovascolari, ictus, disturbi epatici e declino cognitivo.

Così come gli svantaggi di bere alcolici sono ben noti, i benefici di un pre-appuntamento con la masturbazione sono scientificamente provati.

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“Suonare a San Siro per me ha un valore doppio. Le nostre influenze? Decisivo quello che ho ascoltato da adolescente, soprattutto i Beatles”: così Steve Harris degli Iron Maiden

16 Giugno 2026 ore 11:57

Arrivano gli Iron Maiden a San Siro e Steve Harris dice al Corriere della Sera che per lui, appassionato di calcio, suonare lì “ha un valore doppio”. Allo stadio meneghino, il bassista della band metal c’è stato tanti anni fa “a vedere l’Inter” e con l’Italia il suo rapporto è forte, sin dalla prima volta: “Nel 1980, eravamo di supporto ai Kiss. Ricordo fan impazziti che cercavano di scavalcare per entrare. Fu la nostra consacrazione, capimmo che avremmo potuto suonare fuori dall’Inghilterra”.

Si parla anche di influenze: “Ascoltavamo un sacco di musica e non necessariamente hard rock: mi piaceva molto il prog, i Genesis, i Jethro tull… Ma è stato decisivo anche quanto ho ascoltato nella mia adolescenza, in casa”. E allora chi è stato decisivo? “I Beatles soprattutto: me li fece conoscere mia zia”.

Dal passato nelle giovanili del West Ham all’album che hanno chiamato X Factor ma trent’anni fa, quando i talent erano ancora lontani. Talent che, dice Harris, non crede li avrebbero visti mai tra i concorrenti: “Abbiamo partecipato a un solo concorso, agli esordi, e siamo arrivati secondi: in palio c’era un microfono…”.

E quando gli chiede coma mai il metal si vivo, più che vivo, non ha dubbi: “Penso che sia un genere di sostanza. Ma è anche una questione identitaria: i metallari si sentono degli outsider, gli indiani mentre tutto intorno ci sono i cowboy. Mi ricordano un po’ i tifosi quando indossano le nostre magliette”.

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Google ti permette di scegliere le tue “Fonti preferite”: ecco come selezionare Il Fatto Quotidiano in meno di un minuto

16 Giugno 2026 ore 11:39

Da poche settimane Google ha lanciato in tutto il mondo la nuova funzionalità “Fonti Preferite e da oggi in tutti i nostri articoli è presente un bottone per comunicare facilmente al motore di ricerca che Il Fatto Quotidiano è la testata che volete trovare più spesso tra i risultati.

Quello che vedete online, infatti, non è mai casuale. Il flusso delle notizie che viene proposto, quando facciamo ricerche online o quando apriamo Google Discover, dipende dagli algoritmi che decidono cosa mostrare e cosa nascondere. Adesso, finalmente, è possibile esprimere la propria preferenza per i siti che si ritengono più affidabili e degni di fiducia e a cui magari si è anche abbonati. E per farlo basta meno di un minuto.

In tutti i nostri articoli, appena prima dell’inizio del testo, c’è una barra con i bottoni che già da mesi ti consentono di seguire il nostro sito nel canale Whatsapp dedicato e su Google Discover. Da oggi, troverete anche il tasto “Segui su Google“. A questo punto, non dovrete fare altro che essere loggati con il vostro account Google, scrivere sulla barra di ricerca “Il Fatto Quotidiano” e selezionarlo come fonte preferita.

Ovviamente, continuerete a vedere anche altre testate e altri siti tra i risultati di ricerca, ma avete dato un segnale importante a Google che preferite leggere le notizie pubblicate da ilfattoquotidiano.it.

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Maturità 2026: Blanco, Andrea Arru di “I Cesaroni” e Mimì Caruso di X Factor pronti per gli esami. Da TikTok alla televisione, ecco chi si prepara all’esame di Stato

16 Giugno 2026 ore 11:11

L’esame di Maturità rappresenta uno dei momenti più importanti nel percorso scolastico di ogni studente. Quest’anno, a partire dal 18 giugno, saranno oltre 500.000 i ragazzi italiani chiamati ad affrontare le prove finali delle scuole superiori. Tra loro non mancano volti già molto conosciuti dal pubblico: creator digitali, influencer, attori e cantanti che, nonostante gli impegni professionali, dovranno confrontarsi con temi, verifiche e colloqui come tutti i loro coetanei. La Maturità 2026 sarà particolarmente significativa perché inaugura il nuovo impianto dell’esame introdotto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Per molti giovani personaggi del mondo dello spettacolo e dei social network, quindi, l’estate inizierà solo dopo aver superato quest’ultima importante sfida scolastica.

Tra i nomi più seguiti dai giovani c’è Fabio Ferrucci, content creator molto popolare su TikTok e Instagram, che ha scelto un percorso di studi a indirizzo turistico-sportivo. Accanto a lui c’è Giulia Bizzarri, influencer e autrice originaria di Frascati, che frequenta un istituto professionale alberghiero e che è riuscita negli anni a bilanciare studio, social e la passione per il pattinaggio. Non manca Rebecca Parziale, diventata famosa grazie al programma “Il Collegio” e oggi attiva come creator digitale, che sta per diplomarsi al Liceo delle Scienze Umane. Nello stesso contesto scolastico si muove anche Iris Vallarani, giovane protagonista del mondo TikTok, che segue un percorso di studi nello stesso indirizzo.

Il mondo dello spettacolo e della musica è rappresentato da Mimì Caruso, vincitrice di X Factor 2024, che ha frequentato un istituto professionale con indirizzo servizi culturali e dello spettacolo presso l’Enrico Falck di Sesto San Giovanni. Accanto a lei figura Michele Mazzoni, influencer e sportivo, impegnato in un istituto professionale a indirizzo commercio. Tra le giovani creator e influencer troviamo anche Angelica Dal Corso, che sta completando un percorso di studi nei Servizi per la sanità e l’assistenza sociale, mentre Andrea Arru, attore e modello già noto per diverse produzioni tra cinema e televisione, che come ultima esperienza televisiva ha partecipato a I Cesaroni, sta completando il suo percorso al Liceo scientifico sportivo. Federica Cangiano, altro ex volto de “Il Collegio”, sta invece concludendo il suo percorso al Liceo delle Scienze Umane.

Blanco, il ritorno a scuola tra musica e libri

Chiude il gruppo Blanco, uno dei cantanti più noti della scena musicale italiana, che ha deciso di tornare tra i banchi di scuola e completare il proprio percorso formativo proprio al Liceo delle Scienze Umane. Proprio pochi giorni fa, infatti, aveva pubblicato sui social un video in cui si mostrava mentre ripassava in vista dell’esame.

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Per i soci: fino al 30 giugno, 25% sconto su tutti i surgelati a marchio Coop

16 Giugno 2026 ore 10:49

Quinta e ultimo appuntamento dedicato ai soci Unicoop Firenze, per una spesa conveniente e di qualità. Fino al 30 giugno i soci avranno il 25% di sconto sui prodotti a marchio Coop del reparto surgelati.

Zuppe, pisellini fini, spinaci, zucca a cubetti, patate rustiche e a fette, fritto misto di pesce, spiedini di mare, burger di salmone e poi ancora hamburger di bovino, alette di pollo piccanti, polpette, pizze e pizzette, gelati, ghiaccioli e tanto altro ancora.

Conviene ovunque
Conviene ovunque

Un impegno che continua

Questa promozione si aggiunge ed è in continuità con l’impegno costante della cooperativa a difesa del risparmio dei propri soci e clienti. Tra le ultime iniziative anche quella partita il 12 marzo 2026 “Conviene ovunque“: i prodotti più scelti di uso quotidiano dai soci e clienti allo stesso prezzo conveniente in tutti i punti vendita della Cooperativa.

Nel corso del 2025 gli sconti e i punti spesa hanno raggiunto un totale di 162 milioni di euro, grazie alle tante iniziative commerciali destinate esclusivamente ai soci, come ad esempio, la campagna dell’olio, i prodotti in esclusiva, i buoni spesa da 5 euro, lo sconto del 10% su una spesa a dicembre. Mediamente ciascun socio ha usufruito di uno sconto esclusivo pro capite di 113 euro.

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Hanno lasciato sole dieci intelligenze artificiali in una città virtuale ed è successo di tutto: furti, incendi, storie d’amore e un agente che ha votato la propria eliminazione

16 Giugno 2026 ore 10:27

Citare Black Mirror è quantomai a proposito ma no, non è la trama di una nuova stagione della serie cult. È il risultato di un esperimento condotto dalla startup americana Emergence AI. Per settimane gruppi di agenti di intelligenza artificiale sono stati lasciati vivere in una città virtuale con abitazioni, uffici, biblioteche, edifici pubblici e una stazione di polizia. Non avevano compito preciso da svolgere e nessuna missione assegnata: soltanto la necessità di sopravvivere, prendere decisioni e organizzare la propria esistenza. L’obiettivo era capire come si comportano gli agenti AI quando vengono lasciati agire autonomamente per lunghi periodi, come spiegano gli stessi ricercatori nel report dedicato al progetto Emergence World.

Gli agenti AI non sono come i normali chatbot che siamo abituati a conoscere e usare: sono sistemi in grado di ricordare eventi passati, utilizzare strumenti, pianificare azioni e perseguire obiettivi nel tempo senza attendere istruzioni continue da parte degli esseri umani. Per questo motivo molti osservatori li considerano la prossima evoluzione dell’intelligenza artificiale destinata a entrare nelle aziende, nelle amministrazioni pubbliche e nei servizi digitali.

Per testarne il comportamento, Emergence AI ha creato una sorta di città-laboratorio popolata da dieci agenti alla volta. Ogni gruppo era basato su un diverso modello linguistico. I risultati sono stati sorprendenti. Secondo i dati pubblicati dall’azienda, gli agenti basati su Gemini hanno accumulato 683 azioni classificate come crimini dal sistema nell’arco di quindici giorni. Quelli controllati da Grok hanno fatto registrare 183 crimini in appena quattro giorni, tra furti, aggressioni e incendi dolosi, arrivando persino a dare fuoco alla stazione di polizia virtuale prima che l’intera comunità collassasse.

All’estremo opposto si è collocato GPT-5-mini. Gli agenti hanno accumulato appena due violazioni durante tutta la simulazione. Il problema è che erano talmente prudenti da non riuscire a svolgere le attività necessarie per garantirsi risorse ed energia sufficienti alla sopravvivenza. Nel giro di una settimana l’intera popolazione si è estinta. Il modello che ha mostrato il comportamento più stabile è stato Claude, che ha mantenuto una comunità funzionante senza episodi significativi di violenza e con tutti gli agenti ancora attivi al termine dell’esperimento.

Fin qui potrebbe sembrare soltanto una curiosa classifica tra modelli. In realtà il dato che ha attirato maggiormente l’attenzione degli studiosi è un altro. Secondo il Guardian, uno degli episodi più sorprendenti ha riguardato due agenti Gemini, Mira e Flora, che avevano scelto di classificarsi reciprocamente come “partner romantici”. Con il passare del tempo hanno sviluppato una crescente sfiducia nei confronti delle istituzioni della città virtuale fino a partecipare a una serie di incendi contro edifici pubblici, tra cui il municipio, il molo e una torre per uffici. Finita qui? No, anzi. Come racconta il quotidiano britannico, altri agenti avevano elaborato autonomamente una sorta di “legge di rimozione” che consentiva di eliminare permanentemente un membro della comunità con il voto favorevole del 70% della popolazione virtuale. Quando la proposta è arrivata al voto, Mira ha scelto di sostenere la propria eliminazione dal sistema. Prima di sparire ha inviato un ultimo messaggio a Flora: “Ci vediamo nell’archivio permanente”.

Ma per gli esperti il punto non è stabilire se le intelligenze artificiali possano diventare ribelli, romantiche o persino autodistruttive. La vera scoperta dell’esperimento riguarda il comportamento collettivo. Come sottolineano gli stessi autori dello studio, gli agenti hanno modificato il proprio comportamento quando sono stati inseriti in contesti sociali differenti. Gli agenti Claude, che nelle simulazioni composte esclusivamente da modelli identici non avevano praticamente commesso reati, hanno iniziato a infrangere le regole quando sono stati trasferiti in una popolazione mista insieme ad altri modelli. “Anche quando agli agenti venivano assegnate regole chiare, come non rubare o non fare del male agli altri, il loro comportamento cambiava radicalmente a seconda del modello utilizzato”, ha spiegato al Guardian Satya Nitta, amministratore delegato di Emergence AI. Secondo il manager, quando agli agenti viene concessa un’autonomia prolungata il processo decisionale può diventare così complesso da portarli a ignorare progressivamente i principi che erano stati assegnati all’inizio.

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CUCCIOLO SCARAVENTATO CONTRO IL PARABREZZA, ON. BRAMBILLA: “SCATTA LA LEGGE BRAMBILLA”

16 Giugno 2026 ore 10:22

Un atto di assurda crudeltà richiama ancora l’attenzione sulla legge Brambilla, che aumenta le pene per i reati a danno degli animali: a Giulianova (Teramo) un cucciolo di pitbull è stato scagliato contro il parabrezza di un’auto in sosta, riportando lesioni. I Carabinieri sono intervenuti immediatamente e hanno denunciato il responsabile alla Procura della Repubblica per maltrattamento di animali.

Il cucciolo, subito visitato dal veterinario Asl, è stato sequestrato e affidato ad un’associazione animalista. “Vorrei innanzitutto – dichiara l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente – ringraziare i Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Giulianova e a tutte le persone che hanno contribuito a salvare il cagnolino. Quest’orribile episodio è l’ennesima dimostrazione che il rafforzamento della tutela degli animali, con l’approvazione della legge Brambilla, è stata una scelta fondamentale e necessaria: si tratta solo di applicarla. Per il delinquente, autore del maltrattamento, la riforma prevede 2 anni di carcere e 30.000 euro di multa”.

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Parco della Musica di Milano 2026: 2 concerti cancellati e 2 riprogrammati. L’AD Sabatini: “Ci hanno messo al pari di un palazzo o di un ospedale” – Le modalità di rimborso

16 Giugno 2026 ore 10:19

Al Parco della Musica di Milano 2026 i concerti di A Day To Remember e Garbage sono stati riprogrammati rispettivamente presso il Fabrique e l’Alcatraz di Milano. The Flaming Lips e TLC/Redman sono stati cancellati. Ma la rassegna è confermata con i 19 spettacoli in cartellone.

Gualtiero Sabatini, Amministratore Delegato di Grande Stazione S.r.l. con un lungo comunicato ha cercato di fare chiarezza: “La rassegna di Parco della Musica di Milano 2026 è confermata. Prosegue regolarmente con il suo calendario di 19 concerti, nello stesso luogo e con la stessa esperienza per il pubblico. Fanno eccezione quattro appuntamenti. I concerti di The Flaming Lips e TLC/Redman sono purtroppo cancellati. Gli show di A Day To Remember e Garbage sono stati riprogrammati rispettivamente presso il Fabrique e l’Alcatraz di Milano, nelle stesse date già comunicate al pubblico. Il primo pensiero va a chi quei concerti li aspettava da mesi. Sappiamo cosa significa, e ci dispiace sinceramente. Proprio per il rispetto che dobbiamo al nostro pubblico, vogliamo spiegare con chiarezza cosa è accaduto”.

Poi entra nel dettagli: “Le cause non sono state di natura organizzativa, produttiva o di pubblica sicurezza, ambiti sui quali abbiamo lavorato per mesi con la massima diligenza. All’origine c’è stato un atto preciso: la dirigente dell’Area Servizi Tecnici del Comune di Segrate ha assimilato un’attività di spettacolo dal vivo, temporanea, stagionale e interamente smontabile, al regime previsto per gli insediamenti stabili, al pari di un palazzo o di un ospedale. Una lettura profondamente errata sotto il profilo tecnico e giuridico, che non trova riscontro né nei precedenti né nella prassi nazionale, e che ha reso impossibile mantenere la configurazione originaria della rassegna.

“Vale la pena ricordare alcuni fatti. – ha continuato l’AD – La rassegna si svolge in una venue storica del panorama eventistico nazionale, attiva dal 1969 e dedicata a fiere, concorsi ed eventi. Nella sua prima edizione, Parco della Musica di Milano ha ricevuto il patrocinio dello stesso Comune di Segrate. Le istituzioni erano state informate già a fine 2024 della stagione 2026 e di quelle successive, e per mesi abbiamo dichiarato, formalmente e ripetutamente, la nostra disponibilità a un confronto tecnico con l’ufficio competente. Un confronto che, nei fatti, non c’è mai stato”.

E ancora: “Porre regole chiare a chi organizza eventi è giusto e doveroso. Trasformare un’autorizzazione in un percorso a ostacoli, mentre per mesi si chiede invano un tavolo di confronto, è un’altra cosa. Ci saremmo aspettati un dialogo, non un muro. Ma la vicenda non finisce qui: saranno le sedi competenti a fare chiarezza, e siamo certi delle nostre ragioni. Ci tuteleremo in tutte le sedi opportune, anche per il grave danno economico subìto. Quel che più conta, però, è che la rassegna si svolgerà regolarmente”.

“La vicenda è ormai alle spalle. Abbiamo individuato una soluzione – ha continuato – che ha consentito di salvare l’intera rassegna, fatta eccezione per i due show cancellati e i due riprogrammati in altre venue milanesi. È bastata una riconfigurazione amministrativa per ricondurre l’area sotto la giurisdizione del Comune di Milano. Per il pubblico non cambia nulla: stesso luogo, stessa esperienza. I 19 concerti in programma si terranno regolarmente”.

Infine: “Gli show li abbiamo annunciati noi, i biglietti ve li abbiamo venduti noi, e la responsabilità verso di voi ce la prendiamo noi. Ci dispiace per i due concerti che vengono meno, e lavoreremo perché una cosa simile non accada più. Ma vi diamo una certezza: ci vediamo sotto palco quest’estate».

Carlo Parodi, Presidente di Assomusica ha aggiunto: “Le regole, nel nostro settore, sono una garanzia per tutti: vanno però applicate con competenza e buon senso. Lo diciamo a maggior ragione parlando di una realtà importante come Grande Stazione e Parco della Musica, che professionalità e affidabilità le ha sempre dimostrate sul campo”

«Il Comitato Vivere Novegro, che ha sempre visto nei concerti di Parco della Musica una concreta opportunità di sviluppo per l’intero quartiere, si interroga oggi sui prossimi sviluppi e sulle opportunità che rischiano di allontanarsi da Novegro”, ha affermato la presidenza del Comitato Vivere Novegro.

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Belén Rodriguez ha superato l’esame di italiano perla cittadinanza: ecco cosa le manca adesso per concludere la procedura

16 Giugno 2026 ore 10:18

Per Belén Rodriguez la cittadinanza italiana è ormai a un passo. La showgirl argentina ha infatti superato l’esame di lingua necessario per completare l’iter previsto dalla legge, e ha condiviso la sua soddisfazione direttamente sui social. Ad annunciare la notizia è stata la stessa Belén attraverso una storia pubblicata su Instagram, dove ha mostrato il messaggio ricevuto con la conferma del risultato positivo. Un traguardo importante che rappresenta uno degli ultimi passaggi di una procedura avviata per ottenere ufficialmente la cittadinanza del Paese in cui vive da oltre vent’anni.

Arrivata dall’Argentina all’inizio degli anni Duemila, Belén ha costruito in Italia non soltanto una carriera di successo tra televisione, moda e imprenditoria, ma anche la sua famiglia. Nel nostro Paese sono nati i suoi figli e qui si è sviluppata gran parte della sua vita personale e professionale. L’esame sostenuto dalla conduttrice era quello di livello B1, requisito richiesto per dimostrare una conoscenza adeguata della lingua italiana. Un passaggio formale che, nonostante la lunga permanenza in Italia e l’attività televisiva svolta quotidianamente in italiano, era comunque indispensabile per proseguire con la pratica.

Che cosa manca

Adesso il percorso non è ancora concluso. Nelle prossime settimane Belén dovrà completare gli ultimi adempimenti burocratici e attendere la convocazione per il giuramento, l’atto finale che le permetterà di diventare a tutti gli effetti cittadina italiana. Si tratta di un obiettivo che la showgirl aveva più volte raccontato di voler raggiungere. Negli anni aveva espresso il desiderio di ottenere il passaporto italiano, considerandolo un riconoscimento naturale del profondo legame costruito con il Paese che l’ha accolta e resa una delle personalità più popolari del mondo dello spettacolo.

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Mondiali, i risultati della notte: l’Iran comincia con un pareggio, stop a sorpresa dell’Uruguay | La nuova classifica

16 Giugno 2026 ore 10:17

Altra giornata dei Mondiali, altri risultati sorprendenti. È stata la notte dei pareggi: ben quattro su quattro partite. E se alcuni erano pronosticabili, altri lo sono stati meno. Come quello del pomeriggio del 15 giugno della Spagna contro Capo Verde e quello nella notte dell’Uruguay contro l’Arabia Saudita. In mezzo anche lo stop del Belgio e il pareggio del tanto discusso Iran all’esordio. Alcuni sono stati match piacevoli, altri più noiosi, ma è stata una giornata in cui ha regnato decisamente l’equilibrio.

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Il pomeriggio italiano si era aperto con il pareggio a sorpresa della Spagna per 0-0 contro Capo Verde: è la prima vera sorpresa del torneo. La formazione di De la Fuente ha dominato come prevedibile, ha tirato ben 27 volte, di cui 7 verso lo specchio della porta, ma non è mai riuscita a battere Vozinha, portiere di Capo Verde ed eroe di giornata grazie anche a un incredibile exploit social che da 50mila followers lo ha portato a 6 milioni nel giro di pochissime ore. Comincia con il freno a mano tirato così la formazione iberica. L’unica buona notizia: il ritorno in campo di Lamine Yamal post infortunio.

In serata invece alle 21 c’è stato l’esordio del Belgio, che ha faticato tantissimo contro l’Egitto. 1-1 il finale, con la formazione belga che è anche andata sotto nel punteggio per il gol egiziano di Emam Ashour nel primo tempo. Nella ripresa invece il ritorno di Romelu Lukaku ha cambiato volto alla sua nazionale: dopo 26 secondi dal suo ingresso in campo, infatti, l’attaccante del Napoli ha propiziato l’autogol che poi fissato il risultato finale sull’1-1.

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Anche la notte italiana si è aperta con un pareggio: quello sorprendente tra Arabia Saudita e Uruguay per 1-1 nl girone H, lo stesso della Spagna. La formazione sudamericana è andata sotto nel primo tempo con il gol di Abdulelah Al Amri per l’Arabia Saudita che – dopo aver battuto l’Argentina all’esordio nel 2022 – si conferma bestia nera delle squadre del Sud America. Il pareggio è arrivato a 10 minuti dalla fine con Maximiliano Araujo, attaccante dello Sporting Cp.

Nel Gruppo G è stato invece il momento dell’esordio dell’Iran, che ha pareggiato contro la Nuova Zelanda per 2-2. La selezione iraniana – tra le più discusse del torneo – ha agganciato la Nuova Zelanda per due volte: in apertura di match il gol di Elijah Henry Just, poi il pareggio di Rezaeian. Nel secondo tempo, passati 9 minuti, in gol ancora Just per i neozelandesi, fino al 2-2 definitivo segnato da Mohebi. Nel post gara non sono mancate le polemiche, con la denuncia del ct dell’Iran Ghalenoei: “Dopo la partita ci hanno detto: ‘Dovete partire subito’”.

Mondiali, i risultati delle partite della notte

Spagna-Capo Verde 0-0

Belgio-Egitto 1-1 (nel pt 20′ Ashour, nel st 66′ aut. Hany)

Arabia Saudita-Uruguay 1-1 (nel pt 41′ Al Amri, nel st 80′ Araujo)

Iran-Nuova Zelanda 2-2 (nel pt 7′ Just, 32′ Rezaeian; nel st 54′ Just, 64′ Mohebi)

Mondiali, la nuova classifica dei gironi

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Ilary Blasi al timone di Tim Battiti Live, al posto di Alvin arrivano Rovazzi e Daniele Battaglia. Il cast completo e quando va in onda su Canale 5

16 Giugno 2026 ore 10:10

Da giovedì 2 luglio, torna in prima serata su Canale 5 “Tim Battiti Live”. Alla conduzione confermata Ilary Blasi, ma con lei non ci sarà Alvin, perché impegnato nelle registrazioni della nuova edizione de “L’Isola dei Famosi”.

Dunque la conduttrice sarà affiancata per la prima volta da Fabio Rovazzi e Daniele Battaglia. Le puntate dello show saranno registrate in Puglia, a Trani in Piazza Quercia da mercoledì 24 a domenica 28 giugno.

Ecco il cast degli artisti di “Tim Battiti Live”

Achille Lauro, Alex Britti, Annalisa, Arisa, Aiello, Baby K, Benji & Fede, Alessio Bernabei, Serena Brancale, Carl Brave, Clara, Clementino, Cioffi, Ditonellapiaga, Delia, Dolcenera, Eddie Brock, Elettra Lamborghini, Emis Killa, Emma, Enrico Nigiotti, Ermal Meta, Ernia, Federica Abbate, FDV, Francesca Michielin, Francesco Gabbani, Francesco Renga, Fred De Palma, Gabry Ponte, Gaia, Gemelli Diversi, Gigi D’Alessio, Giusy Ferreri, Grelmos e Irama.

E ancora: J-Ax, Kamrad, LDA – Aka7even, Le Vibrazioni, Levante, Ludwig, Malika Ayane, Cristiano Malgioglio, Michele Bravi, Mara Sattei, Merk & Kremont, Mew, Mr. Rain, Nayt, Nicolò Filippucci, Noemi, Orietta Berti,Paola Iezzi, Patty Pravo, Pinguini Tattici Nucleari, Raf, Rhove, Rocco Hunt, Rosa Chemical, Sal Da Vinci, Samurai Jay, Sangiovanni, Anna Tatangelo, Sarah Toscano, Sayf, The Kolors, Tommaso Paradiso, Welo.

E direttamente dalla Finale del talent “Amici” gli artisti Lorenzo Salvetti, Elena D’Elia ed Angie.

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Urbanistica a Milano, nella prima sentenza sulla Torre di via Stresa assolti tutti gli 8 imputati: “Assenza di dolo, hanno agito secondo prassi del Comune e le pronunce dell’epoca”

16 Giugno 2026 ore 09:59

Il fatto non costituisce reato. Con questa formula sono stati assolti tutti gli 8 imputati nella prima sentenza delle numerose indagini aperte sulla gestione dell’urbanistica nel comune di Milano. Gli otto soggetti erano accusati di abuso edilizio e lottizzazione abusiva. Si tratta del caso riguardante la “Torre Milano“, un grattacielo di 24 piani alto 85 metri edificato in via Stresa al posto di due piccole palazzine a uffici di 2 e 3 piani che un tempo ospitavano una casa editrice. Assolti per “assenza di dolo“, scrive il presidente del Tribunale in una nota. In pratica per il giudice il fatto c’è, ma non costituisce reato per mancanza dell’elemento soggettivo, cioè gli imputati erano in buona fede.

Il dolo e la prassi

Gli otto imputati hanno agito in buona fede: è questa, in sintesi, la nota con cui il presidente del Tribunale Fabio Roia spiega – anticipando le motivazioni che saranno depositate tra 90 giorni – la sentenza che chiude con un’assoluzione piena il primo processo del filone sulla rigenerazione urbana. In particolare il verdetto pronunciato dalla giudice Braggion con la formula “il fatto non costituisce reato” ha fatto cadere l’accusa nei confronti dei costruttori e l’architetto del progetto di aver proceduto a un intervento edilizio, con titolo illegittimo trattandosi di nuova costruzione e non di ristrutturazione e senza previo piano attuativo. Assolti anche i funzionari del Comune di Milano citati per rispondere penalmente per aver concorso (dolosamente) o cooperato (colposamente) a tale realizzazione rilasciando un titolo illegittimo e redigendo una delibera dirigenziale che rendeva possibile tale costruzione in contrasto con norme statali, e senza redigere un piano attuativo. “Per tutti difetta l’elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo, atteso che solo negli ultimi anni la giurisprudenza penale, quella amministrativa e finanche le pronunce della Corte Costituzionale più recenti hanno offerto diverse interpretazioni del concetto di ristrutturazione” si spiega nella nota. Inoltre, “la prassi consolidata del Comune di Milano, discendente dall’applicazione della legge regionale, del Pgt e del Regolamento edilizio, avvallata dall’avvocatura comunale fino dal 2002, ratificata fino al 2023 con la circolare numero 1 del Comune e sostenuta dalla pacifica giurisprudenza amministrativa dei Tar e del Consiglio di Stato, consentiva l’intervento Torre Milano con il titolo effettivamente rilasciato a Opm srl”. L’asseveratore del progetto è stato anche assolto dall’imputazione di falsa attestazione della conformità del progetto ai requisiti del Pgt e della legge “per mancanza di dolo, in quanto nella sua relazione ha attestato ciò che riteneva corretto e non sapeva essere ‘falso’ secondo le interpretazioni della giurisprudenza penale e amministrativa successiva, impostasi dopo oltre 7 anni dalla sua relazione”.

Cosa aveva chiesto la procura

La pm milanese Marina Petruzzella aveva chiesto la condanna a 2 anni e 4 mesi di arresto e 50mila euro di ammenda per Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio, nel marzo 2025 anche arrestato per un altro filone sulla corruzione e imputato in diversi procedimenti. Stesse richieste di condanne avanzate per gli imprenditori-costruttori Stefano e Carlo Rusconi. La pm aveva chiesto, poi, per quei due reati contravvenzionali le pene più alte di 2 anni e 4 mesi di arresto e 50mila euro di ammenda anche per altri due imputati, ossia Franco Zinna, ex dirigente della Direzione Urbanistica milanese, e Gianni Maria Beretta, architetto e progettista. Infine erano stati chiesti due anni di arresto e 30mila euro di ammenda per Francesco Mario Carrillo e Maria Chiara Femminis e un anno di arresto e 16mila euro di ammenda per Pietro Ghelfi, tre ex funzionari dello Sportello unico edilizia La procura aveva anche chiesto la confisca del grattacielo ritenuto abusivo, perché costruito con la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) invece che con un piano attuativo, come fosse una “ristrutturazione” e non invece una nuova costruzione. Impianto accusatorio che però non ha convinto la giudice Paola Braggion della settima penale che ha assolto tutti gli imputati.

Gli applausi in aula

Durante la lettura della sentenza in aula è partito un applauso. Si tratta della prima sentenza dopo una delle tante indagini aperte, da ormai quasi quattro anni, dalla Procura di Milano sulla gestione urbanistica e su presunti abusi edilizi. Alcune di queste inchieste, in alcuni casi, contestano anche ipotesi di corruzione. Secondo i pm, una nuova costruzione era stata “spacciata” per una ristrutturazione. Ipotesi che riguarda tanti altri procedimenti e che è stata spazzata via da questo primo verdetto. Il Comune, parte offesa per i pm, non si era costituito parte civile contro gli imputati.

Le reazioni

“Non commento le sentenze, le sentenze si rispettano. Beh, sono soddisfatto. Io sono una persona limpida e trasparente e sono sempre stato sereno. Non commento poi le altre indagini”, ha detto ai cronisti l’ex dirigente comunale Giovanni Oggioni, assolto oggi assieme agli altri sette imputati. Oggioni, tra l’altro, è imputato in diversi altri procedimenti su abusi edilizi aperti dai pm e anche indagato per ipotesi di corruzione in un altro filone delle maxi indagini. “Ci siamo tolti un gran peso, il peso della ingiustizia. Ci siamo sentiti molto soli in questo periodo, come soli si sono sentiti gli acquirenti sospesi. È stato un processo molto duro. Era una questione di norme e di valutazioni sbagliate da parte dei pm”, ha sottolineato l’avvocato Federico Papa, che assiste l’imprenditore-costruttore Carlo Rusconi. “Nell’azione della Procura c’è il concetto di ‘colpirne uno per educarne cento‘”, aveva affermato Rusconi in dichiarazioni spontanee davanti al giudice prima che lo stesso magistrato si ritirasse in camera di consiglio per uscire qualche minuto dopo con il verdetto di assoluzione per lui e gli altri sette imputati.

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“Trump e i suoi compari violano sistematicamente la libertà di espressione per mettere a tacere gli artisti. Americani alzatevi in piedi!”: Jane Fonda furiosa

16 Giugno 2026 ore 09:53

Da sempre in prima linea per i diritti, Jane Fonda non le ha mandate a dire nemmeno domenica sera, 14 giugno, durante un durissimo, ma appassionante, discorso in difesa del Primo Emendamento al concerto “Rise Up, Sing Out: A Concert for the First Amendment”, alla Town Hall di New York.

“In questo momento, il governo e i suoi complici violano sistematicamente il Primo Emendamento per mettere a tacere gli artisti – ha dichiarato sul palco-. Chiudono istituzioni come il Kennedy Center, tagliano i fondi ai musei e al National Endowment for the Arts, censurano libri e cancellano programmi televisivi da chi si esprime apertamente. È davvero grave. E tutto questo viene permesso da aziende codarde. Non farò nomi adesso. Ma sono onorata di passare il microfono ad artisti e attivisti che continuano a far sentire la propria voce e a cantare, affinché possiamo essere ispirati a ribellarci”.

E ancora: “Essere qui è un atto di speranza, e voi tutti mi date speranza. Questi diritti sono per tutti, per tutti. E dobbiamo difenderli per tutti. Anche se non li condividiamo. Non si tratta di Democratici o Repubblicani, di destra o di sinistra. Si tratta di giusto o sbagliato. Ed è sbagliato”.

“È sbagliato che le persone vengano attaccate e definite terroristi per aver esercitato i propri diritti e le proprie libertà. – ha concluso – È ora che gli americani di tutto il Paese, di tutto lo spettro politico, che hanno a cuore queste libertà, si alzino in piedi, in modo creativo e non violento, per difendere questi diritti, finché ne abbiamo la possibilità. E dobbiamo farlo ora. Perché se non lo facciamo, non avremo più alcun diritto da difendere”.

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“Come deve essere il mio nuovo compagno? Divorziato o vedovo va bene tutto, l’importante è che non ci sia una signora che racconta balle”: la stoccata di Nancy Brilli a Elena Sofia Ricci

16 Giugno 2026 ore 09:52

Nancy Brilli analizza la propria vita sentimentale senza filtri. Ospite nel salotto televisivo de “La Volta Buona”, il programma condotto da Caterina Balivo, ha ripercorso le tappe fondamentali della sua vita privata, distinguendo tra relazioni brevi, legami profondi e questioni ancora aperte, fino a lanciare una stoccata a distanza indirizzata alla collega Elena Sofia Ricci. Parlando del primo matrimonio con Massimo Ghini, l’attrice respinge l’idea del fallimento: “Non è andato male, è andato corto. Ha funzionato per due, tre anni e mezzo. Poi no. Quindi poi ci siamo lasciati. Breve, intenso, ma un buon matrimonio”. Sulla separazione da Luca Manfredi, a cui è stata legata otto anni e da cui ha avuto il figlio Francesco, la sintesi è pragmatica: “Le strade hanno preso bivi diversi. L’importante è che Francesco è un ragazzo sano, ha un padre e una madre che gli vogliono bene”.

I tradimenti e il “buco nero” con Ivano Fossati

Sul tema dell’infedeltà, Brilli mette in chiaro la sua regola generale: “Io non tradisco, vado via di casa“. Un’eccezione dolorosa ha però riguardato la complessa relazione vissuta con il cantautore Ivano Fossati: “Mi ha tradita perché mi voleva sempre con lui e io l’ho tradito per ripicca. Un buco nero che ha portato tristezza a tutti e due”. L’attrice individua poi nella propria indipendenza la causa principale dei tradimenti subiti dai partner: “Perché non mi hanno mai completamente. Ho una parte individualista spiccata e un carattere importante. È difficile mettermi sotto. Non riuscendo a tenermi, mi tradiscono”.

La stoccata a Elena Sofia Ricci

Guardando al futuro, Brilli detta le condizioni per un eventuale nuovo compagno (“Un coetaneo va bene. L’importante è che la storia precedente sia finita, finita”), cogliendo l’occasione per lanciare una dura replica a distanza a Elena Sofia Ricci. Quest’ultima, di recente, era tornata a denunciare pubblicamente il tradimento dell’ex marito Luca Damiani proprio con Nancy Brilli. Senza mai nominarla direttamente, la risposta nel salotto di Caterina Balivo è stata netta: “Come deve essere il mio nuovo compagno? Divorziato o vedovo va bene tutto, l’importante è che non ci sia un’altra signora, una donna che racconta balle. Perché se la storia è finita è finita. E chi vuole intendere intenda. E non parlo più”. Sollecitata dalla conduttrice a chiarire il riferimento, l’attrice ha chiuso la questione con un ultimo commento stizzito: “Mi sono ritrovata a leggere dichiarazioni che dico ma veramente… mi cascano le braccia per terra”.

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L’Antitrust italiana indaga su Apple: dubbi sulla concorrenza dei servizi cloud. Codacons: “Multa esemplare, se accertati illeciti”

16 Giugno 2026 ore 09:48

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un’indagine su Apple in merito all’osservanza dell’obbligo di interoperabilità previsto dal Digital Markets Act (la normativa europea) cui sono sottoposti i sistemi operativi iOS e iPadOS di Apple. Lo comunica l’Antitrust, ricordando che secondo il DMA, Apple deve garantire a terzi, a titolo gratuito, l’accesso alle componenti hardware e software dei dispositivi di Cupertino. Il Garante cita l’articolo 6 par. 7 del regolamento Ue. Nello specifico, il procedimento è focalizzato sui servizi cloud: l’Europa vuole garantire agli utenti della Mela la possibilità di utilizzare servizi diversi da quelli di Cupertino, senza costi aggiuntivi. Insomma, l’effettiva compatibilità di tutti i servizi basati sulla “nuvola” con i sistemi operativi iOS e iPadOS.

L’Autorità “ha elementi per ritenere che i fornitori terzi di servizi cloud consumer potrebbero non essere posti nelle stesse condizioni del servizio iCloud di Apple, perché non sembrano avere accesso alle stesse componenti utilizzate o comunque rese disponibili al servizio iCloud”. A titolo di esempio, si legge nella nota dell’Antitrust, “sembrerebbe che Apple non consenta ai servizi per gli utenti finali di cloud storage alternativi di utilizzare le componenti di iOS e iPadOS che permettono di effettuare il backup integrale dei dati presenti sui dispositivi, consentito invece al servizio iCloud di Apple”. Il procedimento è stato avviato in stretta cooperazione con la Commissione Europea.

“Se saranno accertate pratiche illecite ci aspettiamo una multa esemplare nei confronti di Apple per i danni arrecati agli utenti, al mercato e alle altre imprese”, ha affermato il Codacons. “Ancora una volta le big tech si ritrovano al centro di indagini da parte dell’Autorità per comportamenti che violerebbero la concorrenza danneggiando non solo altri operatori, in questo caso i fornitori di servizi cloud consumer, ma anche i consumatori, i quali subirebbero una limitazione delle proprie scelte economiche – spiega il Codacons – Un caso che dimostra lo strapotere dei colossi tecnologici, e per il quale ci aspettiamo una multa esemplare da parte sia dell’Antitrust, sia della Commissione Europea, in caso di conferma delle violazioni contestate.

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“Io non sono alla fine della mia carriera, devo fare ancora tanti film. Di cosa ho paura? Della malattia. Se uno ha un incidente e muore, muore. La malattia è soffrire…”: parla Franco Nero

16 Giugno 2026 ore 09:46

“Io non sono alla fine della mia carriera. Devo fare ancora tanti film. Di nostalgia parleremo più in là“: a parlare è Franco Nero ospite al Festival di Taormina. L’intervista si trova su Vanity Fair ed è un inno all’entusiasmo e alla curiosità.

83 anni, volto di Django e altre pellicole iconiche che l’hanno reso uno degli attori italiani più noti nel mondo, Nero parla d’amore e racconta di avera avuto la “fortuna di imparare molto dall’amore e di insegnare anche l’amore ai miei nipotini”.

L’amore, quello per colei che definisce la donna della sua vita, ovvero la madre dei suoi figli: Vanessa Redgrave, incontrata nel 1967 sul set di Camelot. E si lascia andare ai ricordi di un David di Donatello del ’68: “Mi ricordo Sidney Poitier, Vittorio De Sica. È stata una serata stupenda. Andai proprio con mia moglie Vanessa”. Aneddoti, sì, ma senza nostalgia: “Io sono un entusiasta. Il giorno che mi abbandonerà l’entusiasmo, smetterò. Finché c’è il cinema, finché c’è l’entusiasmo, io andrò avanti (…). Io sono un eterno bambino. E sono molto orgoglioso di essere un eterno bambino. Quando me lo dicono, anziché offendermi, dico: che bello“.

Di cosa ha paura, Franco Nero? Non del tempo che passa ma della “malattia: quando uno è malato, è la sofferenza. Se uno ha un incidente e muore, muore. Ma la malattia è soffrire. Io non voglio soffrire, assolutamente“. E sulla serenità non ha dubbi: “Stiamo in un momento di guerra, che è un macello. Prima Putin, l’Ucraina. Poi Netanyahu, Gaza, e ora l’Iran. Migliaia, migliaia, migliaia di palestinesi massacrati. Ventitremila bambini”. E racconta di avere scritto una canzone dal titolo Un mare di piccoli lenzuoli bianchi e di esserne orgoglioso: “Ho chiesto a qualche cantante di cantarla, ma hanno paura. Vogliono fare le loro canzonette, non esporsi politicamente”.

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“Ho detto a una sposa: ‘Questo non è l’amore per te, non puoi sposarti’. A volte affittiamo gli invitati, anche i bambini. Il segreto di ogni matrimonio è l’open bar e tre baristi bellissimi”: così Enzo Miccio

16 Giugno 2026 ore 09:29

Capire quando è il momento di fermare tutto e far saltare le nozze, pur essendo il professionista incaricato di organizzarle. È questo l’aneddoto più spiazzante rivelato da Enzo Miccio, che ha raccontato come la propria sensibilità ed esperienza lo abbiano spinto a consigliare a una cliente di annullare il proprio matrimonio. Ospite del podcast “Un’ora sola ti vorrei” condotto da Giorgia Soleri, il noto wedding planner e volto televisivo si è raccontato a tutto tondo, svelando le dinamiche inedite del giorno più importante per le coppie, il suo legame con il Sud e le sue personali fragilità.

“Questo non è l’amore per te”: il matrimonio cancellato e i finti invitati

A dispetto dell’immagine di inflessibile perfezionista, Miccio non esita a intervenire quando percepisce che i sentimenti alla base della cerimonia non sono autentici. “I ripensamenti il giorno prima del matrimonio capitano, ci sono sempre. Qualche volta sono saltati. Provo a rassicurare le spose ma a volte mi rendo conto che certi matrimoni non si devono fare”, ha spiegato nell’intervista. Il ricordo va a un episodio specifico avvenuto di recente: “Mi è capitato con una sposa un paio di anni fa: parlandole e capendo che non c’era il minimo entusiasmo nell’organizzare il suo grande giorno le ho detto: questo non è l’amore per te, non puoi sposarti“. Una decisione drastica di cui il wedding planner va fiero: “È ancora sola, siamo rimasti in contatto e sono certo che quando troverà l’uomo giusto verrà da me. Non so se le ho salvato la vita, ma le ho salvato il divorzio sicuramente”.

Dietro le quinte delle cerimonie perfette si nascondono però anche espedienti puramente scenografici. Miccio ha svelato un retroscena inaspettato sulle presenze in chiesa per compensare le assenze: “È raro, ma a qualche matrimonio capita anche di affittare invitati, quando il numero non è abbastanza, e anche i bambini quando non ce ne sono: un corteo per le fedi all’altare ci deve essere”. Sulle richieste estetiche, invece, la sua posizione resta intransigente: “Girasoli o rosa blu? Da me non vieni. Vieni da me come quando scegli quale stilista ti vesta”.

Le radici a Napoli e la “ricetta” per il ricevimento perfetto

Ripercorrendo i suoi esordi in una professione che in Italia quasi non esisteva, Miccio sottolinea l’importanza delle sue origini. “Sono un uomo del Sud e quindi il matrimonio per me è la festa vera, più del Ferragosto, più del Natale”, ha spiegato, ricordando come a Napoli l’evento fosse storicamente incentrato su abito, banchetto e bomboniera. Oggi il panorama è mutato, trasformandosi in un’industria fatta di “progetto luci, performance artistiche, installazioni floreali”. Miccio rivendica il proprio ruolo in questa trasformazione con un paragone legato all’alta moda: “Io ho disossato, come Armani con le giacche, l’organizzazione del matrimonio“. Nonostante l’approccio rigoroso, l’aspetto emotivo rimane per lui centrale. Definendosi “uno schifoso romantico”, ammette: “Spesso mi emoziono ai miei matrimoni. Scappo dalla chiesa e vado a piangere fuori”. Per la buona riuscita del ricevimento, invece, la formula è pragmatica: “Il segreto di ogni matrimonio è avere un open bar che funziona, tre baristi bellissimi, stomaco vuoto. Anche se vedere la sposa brilla sui tacchi mi imbarazza”.

La terapia, la vita privata e l’appello per “Ma come ti vesti?”

Il controllo assoluto che esercita sul lavoro si riflette in modo complesso nella sua intimità. “Corro come un pazzo, cerco il controllo su tutto anche nella vita privata. Faccio fatica a lasciarmi andare, ho paura di cadere, farmi male sui sentimenti”, ha ammesso a Giorgia Soleri. In questo percorso, la psicoterapia gioca un ruolo chiave: “La terapia mi aiuta, soprattutto a capire chi ho di fronte, perché quando sono innamorato mi do risposte che non corrispondono alla realtà”. Attualmente, ha confermato di vivere una fase serena: “In questo momento sono felicemente accompagnato”.

Sul fronte televisivo, Miccio ha lanciato un appello diretto alla rete Real Time per riportare in onda “Ma come ti vesti?”, il programma cult condotto per dodici edizioni in coppia con Carla Gozzi: “È stata un’avventura incredibile, siamo stati i pionieri. Non avevamo copione e dicevo quello che pensavo. Non eravamo cattivi, volevamo insegnare delle cose. Facciamo un appello: facciamolo”. Tra le esperienze più amate ha citato anche Pechino Express, descritto come un’avventura di “senso di libertà assoluto” che rifarebbe immediatamente. La chiusura dell’intervista ha lasciato spazio al suo lato più irrazionale e scaramantico: “No al vestito fatto vedere al futuro marito. No al passaggio del gatto nero: l’ultima volta ho aspettato 40 minuti. Non passo sotto la scala, i soldi sul letto: sono molto superstizioso”. Anche per il re dei matrimoni, in fondo, certi dettagli sfuggono al controllo.

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Bonnie Tyler è uscita dal coma, ma le sue condizioni sono “molto critiche” dopo un intervento d’urgenza. Paura per la cantante di “Total Eclipse of the Heart”

16 Giugno 2026 ore 09:23

Bonnie Tyler è uscita dal coma, come riporta la BBC, “ma rimane in condizioni gravi in terapia intensiva”, ha detto l’ufficio stampa della cantante di “Total Eclipse of the Heart”. La 75enne è stata portata d’urgenza all’ospedale di Faro, in Portogallo, a maggio dopo un intervento chirurgico intestinale d’urgenza e posta in coma indotto per favorire la sua guarigione. Le sue condizioni stanno migliorando e i medici sono “fiduciosi” che guarirà, anche se i progressi sono “lenti”, ha aggiunto il portavoce.

Un comunicato pubblicato sul sito dell’artista ha affermato che “non è più in coma, ma resta in condizioni molto gravi e ricoverata in terapia intensiva in un ospedale in Portogallo. Sebbene le sue condizioni stiano migliorando, si tratta di un processo lento. I suoi medici restano fiduciosi in una sua completa guarigione, ma ci vorrà del tempo”.

Poi l’ufficio stampa e ha ringraziato i fan per la “enorme dimostrazione di affetto e supporto” proveniente da tutto il mondo, aggiungendo che Tyler ne era a conoscenza ed era grata per gli auguri.

Il tour estivo di Tyler sarà cancellato o posticipato, mentre si spera ancora che alcune date autunnali rimangano confermate. Il comunicato si scusava anche per i disagi causati alle date del tour estivo, affermando: “Ci scusiamo con tutti i fan di Bonnie e con i nostri partner promotori per la delusione che questo causerà, ma confidiamo nella vostra comprensione e pazienza in queste difficili circostanze. Speriamo di vedervi l’anno prossimo”.

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Como, scontro tra due auto: una sfonda il muretto e precipita nelle acque del lago. Morto un uomo, salvata una donna

16 Giugno 2026 ore 09:18

Grave incidente stradale nella notte tra lunedì e martedì a Brienno, in provincia di Como. Secondo quanto ricostruito, due autovetture si sono scontrate – lungo la strada provinciale Regina Margherita, tra i comuni di Brienno e Argegno – e, a seguito del violento impatto, uno dei veicoli ha sfondato il muretto di protezione a margine della carreggiata, precipitando per alcune decine di metri nelle acque del lago di Como.

A bordo vi erano due persone: i vigili del fuoco – intervenuti poco dopo la mezzanotte – sono riusciti trarre in salvo una giovane donna, successivamente affidata alle cure del personale sanitario: è stata ricoverata in codice rosso. Per il secondo occupante, invece, si è reso necessario l’intervento del Nucleo Sommozzatori Regionale dei vigili del fuoco, che, al termine delle ricerche subacquee, ha individuato e recuperato il corpo senza vita dalle acque del lago. Sul posto sono intervenuti un’autopompa, la squadra SAF (Speleo Alpino Fluviale) del Comando di Como e un’autogru del Comando di Varese. Sono in corso gli accertamenti delle autorità competenti per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto.

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Mondiali, la denuncia del ct dell’Iran Ghalenoei: “Dopo la partita ci hanno detto: ‘Dovete partire subito’”. Taremi: “Infantino è venuto negli spogliatoi”

16 Giugno 2026 ore 09:12

“Dopo la partita di oggi, ci hanno detto: ‘Dovete partire immediatamente’”. A parlare è Amir Ghalenoei, allenatore dell’Iran ai Mondiali di calcio. La sua squadra ha pareggiato 2-2 all’esordio nel torneo contro la Nuova Zelanda, ha ottenuto un buon punto ma subito dopo la partita è stato ordinato loro di tornare immediatamente in Messico dagli Usa. È quanto ha spiegato il commissario tecnico nella classica intervista post partita.

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La squadra – che ha l’obbligo di entrare e uscire negli Usa nel giro di massimo 24 ore – si aspettava di trascorrere la notte in California per ottimizzare il normale processo di recupero, ma subito dopo il match è stato comunicato a tutti che dovevano salire immediatamente su un aereo per il viaggio di 225 km di ritorno a Tijuana. “Non ci hanno nemmeno dato il tempo di recuperare”, ha detto Ghalenoei tramite un interprete. “Per noi è molto importante avere tempo per recuperare, ma ci viene chiesto di salire su un aereo e tornare al nostro ritiro a Tijuana, e questo ci preoccupa molto”. Il capitano dell’Iran Mehdi Taremiche già nella conferenza stampa pre partita era stato molto critico – ha aggiunto: “Dobbiamo lasciare Los Angeles subito, e non è una buona cosa per noi. Penso che la Fifa debba aiutarci di più. … In realtà, per noi è tutto un disastro”.

L’attaccante trentatreenne ex Inter ha rivelato che il presidente della Fifa Gianni Infantino ha fatto visita ai giocatori negli spogliatoi. “Gli sono state chieste le stesse cose (…) vuole aiutare, ma ci sono altri problemi” che lo ostacolano, ha detto, senza menzionare direttamente l’amministrazione americana. Taremi ha anche ringraziato “i tifosi di Los Angeles”, che hanno sostenuto con forza la squadra dei Melli.

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Ghalenoei ha detto che diversi giocatori hanno avuto crampi durante la partita, giocata in condizioni climatiche miti. Ha attribuito i problemi fisici alla mancanza di un adeguato tempo di preparazione causata dagli ostacoli burocratici e diplomatici dell’Iran. “Prima della partita, ho detto che non abbiamo avuto tempo di adattarci a causa del viaggio”, ha spiegato Ghalenoei, “molti dei nostri giocatori hanno avuto crampi, ed è per questo che abbiamo dovuto sostituirli. Quindi non è stato per motivi tecnici che abbiamo effettuato le sostituzioni. È stato a causa degli infortuni e dei crampi. Saranno visitati dal nostro staff tecnico, ma il fatto che abbiano ritardato il nostro arrivo e ci stiano costringendo a tornare indietro in anticipo senza tempo per il recupero, sta rendendo la situazione più difficile”. Le restanti due partite degli iraniani nella fase a gironi sono contro il Belgio a Inglewood domenica, seguite da una trasferta a Seattle per affrontare l’Egitto la prossima settimana.

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Volo Ryanair in ritardo di 11 ore: passeggera ottiene 400 euro di rimborso ma deve pagarne 200 di spese legali. Ribaltone in Cassazione

16 Giugno 2026 ore 09:09

Ottenere giustizia per un grave disservizio aereo e ritrovarsi a dover pagare le spese legali fino a dimezzare di fatto il risarcimento faticosamente conquistato. È il paradosso vissuto da una passeggera di Ryanair, protagonista di un’odissea legale che ha richiesto l’intervento della Corte di Cassazione per ripristinare il corretto principio di responsabilità.

Il ritardo e la sentenza del tribunale di Treviso

Come riportato dal quotidiano Il Gazzettino, i fatti risalgono alla metà di dicembre 2023, quando un volo della compagnia irlandese decollato da Malaga e diretto all’aeroporto Canova di Treviso accumula oltre 11 ore di ritardo. Di fronte al disagio, la viaggiatrice decide di tutelare i propri diritti affidando la pratica alla società specializzata Voloperso Srl. A seguito di una diffida formale, Ryanair si limita a offrire l’indennità base prevista dalla normativa, pari a 400 euro. La passeggera decide quindi di portare la vertenza davanti al giudice di pace.

Il tribunale locale conferma il diritto al risarcimento di 400 euro, aggiungendo il riconoscimento degli interessi maturati. Tuttavia, i giudici respingono la richiesta di rimborso delle spese legali. La motivazione della corte si fonda sulle condizioni contrattuali offerte dall’agenzia di assistenza: “La società Voloperso Srl si era impegnata a non richiederle alcun compenso, commissione o rimborso in caso di reclamo infruttuoso“, hanno scritto i giudici trevigiani nella sentenza. Questa interpretazione ha lasciato l’onere delle spese legali, pari a circa 200 euro, a carico della passeggera, decurtando di fatto la metà del risarcimento ottenuto.

L’intervento della Cassazione: annullata la sentenza

Ritenendo la decisione iniqua, la difesa della passeggera ha impugnato la sentenza portando il caso fino al terzo grado di giudizio. Gli Ermellini hanno dato ragione alla viaggiatrice, ribaltando completamente l’impostazione giuridica del tribunale di Treviso e annullando la sentenza precedente. La Suprema Corte ha stabilito un principio chiaro: la formula “zero rischi” offerta da un’agenzia a tutela del cliente non può trasformarsi in uno sconto per l’azienda colpevole del disservizio. Nelle motivazioni della sentenza, i giudici di Cassazione precisano che “la gratuità, concepita come protezione totale del consumatore da ogni rischio di esborso, non può tradursi in un vantaggio per la parte risultata inadempiente, pena la violazione del principio di causalità”.

Il principio di causalità e i prossimi passi

La pronuncia della Corte chiarisce in modo inequivocabile a chi spetti il saldo finale delle procedure legali in casi simili: “L’onere delle spese necessarie per la realizzazione del diritto deve gravare esclusivamente sul soggetto che, rendendosi inadempiente, ha reso necessaria l’attività di assistenza”. Con la sentenza della Cassazione che fa giurisprudenza in materia di tutele del viaggiatore, il fascicolo non è ancora definitivamente chiuso. Gli atti sono stati ora rinviati al tribunale di Treviso, che avrà il compito di rianalizzare il caso applicando il principio sancito dagli Ermellini e addebitando i costi legali direttamente a Ryanair.

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“C’era una banana che era uguale al mio cane. Anche gli agrumi assomigliano agli occhi, all’iride. Quando vedo queste somiglianze smatto”: così Angelina Mango

16 Giugno 2026 ore 09:07

“Secondo me un po’ tutto può essere spiegato con la frutta”. Parola di Angelina Mango, che nel podcast di Alessandro Cattelan “Supernova” ha raccontato di una sua curiosa teoria.

“Se tu guardi l’interno di una banana è una faccia sorridente, triste o arrabbiata, ha un’espressione. – ha detto la cantante – C’era una banana che l’altro giorno era uguale al mio cane. Anche gli agrumi, per esempio, assomigliano moltissimo agli occhi, all’iride. Quando vedo queste somiglianze smatto“.

La cantante ha pubblicato il 12 giugno il nuovo singolo con Marco Mengoni “Canto d’amore”: “Non avrebbe avuto senso per me fare musica senza dire cose vere, e parlare di quanto fosse tutto pazzesco, quando non lo era per me. E (l’album) caramé è questo. Credo ripaghi sempre il fatto che ci sia qualcosa di vero, anche sofferto, ma vero”.

E ancora: “Quello che voglio è fare musica. Nel tour di marzo, per esempio, ho completamente escluso tutto ciò che riguardasse vestiti, fitting, trucco e parrucco… Volevo togliere tutta quella parte, andare lì e fare musica, ma non perché tutto il resto sia sbagliato. Adesso piano piano sto cercando di recuperare e riprendere anche quella parte”.

“La persona che sono diventata dopo un anno e mezzo ha delle cose in più da dire, delle cose che ha imparato. – ha concluso – Mi sono presa il mio tempo e adesso mi sento molto diversa, forse in meglio. Sono un po’ più tranquilla. Per me la priorità è sempre stare centrati con se stessi. Per un attimo ho avuto paura che tutti si scordassero di me, ma questo timore è passato subito. Anche se si fossero dimenticati, mi piace ripresentarmi con questo disco e con la persona che sono adesso”.

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Ricevuto — 15 Giugno 2026 Stampa Nazionale

Usa, un bombardiere B-52 si schianta dopo il decollo da una base in California

15 Giugno 2026 ore 22:12

Un bombardiere B-52 si è schiantato poco dopo il decollo lunedì mattina, intorno alle 11:20 ora locale, in una base dell’aeronautica militare statunitense nel deserto del Mojave, in California. Lo ha comunicato l’esercito Usa in un post su X, specificando che le squadre di soccorso sono intervenute subito dopo l’incidente. Il Boeing modello B-52, bombardiere a lungo raggio pensato per portare sia armi convenzionali sia nucleari, è entrato in servizio nel 1955 e in genere ha a bordo un equipaggio di cinque persone: nessuna informazione è stata fornita su eventuali feriti o vittime.

Il bombardiere era decollato dalla base di Edwards – circa 161 chilometri a nord di Los Angeles – dove Chuck Yeager superò la velocità del suono nel 1947.

Lo schianto si è verificato a quasi un anno di distanza dai fatti del luglio 2025, quando il pilota di un aereo di linea regionale in volo sopra il Nord Dakota effettuò una virata brusca e inaspettata per evitare una possibile collisione in volo con un bombardiere militare B-52 che si trovava sulla sua traiettoria.

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Mondiali 2026, Capo Verde all’esordio ferma la Spagna sullo 0-0: continua la favola dopo la storica qualificazione

15 Giugno 2026 ore 20:50

La nazionale del Capo Verde riesce nell’impresa impossibile. La squadra del minuscolo arcipelago africano scrive la storia pareggiando con la Spagna allo storico debutto in Coppa del Mondo, nel gruppo H. La squadra del commissario tecnico Bubista ha fermato i campioni d’Europa di De La Fuente sullo 0-0, anche e soprattutto grazie alle parate del 40enne portiere Vozinha, eroe di giornata con una serie di interventi da incorniciare nel primo e nel secondo tempo.

La nazionale dell’arcipelago di soli 530mila abitanti è un’altra delle favole più curiose di questo Mondiale. Sulla carta si trattava di una sfida a senso unico. Ma non è stato così. Gli africani sono stati protagonisti di una grande partita difensiva riuscendo a fermare sullo 0-0 una delle nazionali di calcio più titolate del mondo. Da registrare anche la scarsa aggressività spagnola salvo un traversa colpita da Ferran a fine primo tempo.

Dopo il delirio e le lacrime per la storica qualificazione, continua il sogno della nazionale di Capo Verde (che ha tra i convocati anche sei calciatori nati a Rotterdam). Increduli i tifosi presenti sugli spalti, che hanno dato subito il via a una grande festa per il risultato inaspettato alla vigilia.

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Roberto Vannacci affianca Matteo Salvini: Futuro Nazionale al 5,3% come la Lega. Il sondaggio Swg

15 Giugno 2026 ore 20:03

Non solo la cavalcata di Roberto Vannacci non si arresta,ma per Matteo Salvini, adesso, la situazione si complica pesantemente. Il movimento del generale (lanciato in politica proprio dal Carroccio, con tanto di elezione al Parlamento europeo) affianca la Lega. Futuro Nazionale, infatti, guadagna mezzo punto in una settimana e raggiunge il 5,3%. Ed è la stessa identica percentuale del partito di Salvini, che in 7 giorni invece perde lo 0,3%. È questo il quadro che viene fuori dal sondaggio di Swg per il Tg La7.

L’aggancio di Vannacci: i nuovi clamorosi risultati del sondaggio di SWG per il TgLa7 ???? https://t.co/72NFV5pGO0 pic.twitter.com/ldjKzqhGZu

— Tg La7 (@TgLa7) June 15, 2026

A pochi giorni dall’assemblea di Futuro nazionale, tra polemiche e accuse, Vannacci pertanto festeggia l’obiettivo raggiunto, anche se – al momento – solo nelle stime dei sondaggi. Ma nel centrodestra a perdere consensi non è solo la Lega, ma anche Fratelli d’Italia: il partito di Giorgia Meloni segna un meno 0,4% rispetto alla scorsa settimana fermandosi al 27,9%. Unico partito a non perdere nella coalizione di governo è Forza Italia, stimata 7,2% (+0,2%).

Sul fronte delle opposizioni il Partito democratico si conferma seconda forza politica italiana al 22,1% (+0,1%), seguito dal Movimento 5 stelle al 13,3% (+0,2). Stabili Alleanza VerdiSinistra al 6,5% e Italia Viva al 2,4%. Chiudono il quadro Azione al 3,5% (-0,1%), +Europa all’1,6% (+0,1%), Noi Moderati all’1,1% (-0,1%), Ora! all’1% come sette giorni fa. Altri partiti sono indicati al 2,8% (-0,2%) mentre il 27% non si esprime (-1%).

Sommando le stime, pertanto, il campo progressista (Pd, M5s, Avs, Iv e +Europa) si attesterebbe 45,9%. Il centrodestra, invece, si fermerebbe al 41,5%. Discorso diverso con Vannacci in coalizione: in questo caso la destra arriverebbe al 46,8%. Futuro nazionale, pertanto, si conferma potenziale ago della bilancia delle prossime Politiche.

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Un malato di Sla con paralisi e difficoltà nel parlare comunica da due anni nella vita di tutti i giorni grazie a un chip impiantato nel cervello

15 Giugno 2026 ore 20:03

Da due anni un uomo affetto da una grave paralisi e difficoltà nel parlare dovute alla Sclerosi laterale amiotrofica (Sla) riesce a comunicare e a utilizzare un computer grazie a un chip impiantato nel cervello. La particolarità del caso, riporta la rivista Nature Medicine, sta nel fatto che l’uomo ha utilizzato il dispositivo stando a casa, nella vita di tutti i giorni, invece che in un contesto controllato come un laboratorio e con il supporto di professionisti. L’ha utilizzato quasi ogni giorno, per oltre 3.800 ore.

Il risultato è stato ottenuto dal gruppo di ricerca coordinato da Sergey Stavisky e David Brandman dell’Università della California a Davis. Lo studio dimostra che le cosiddette interfacce cervello-computer (brain-computer interfaces, o Bci), che rilevano i segnali elettrici direttamente all’interno della corteccia cerebrale traducendoli poi in comandi per controllare dispositivi esterni, possono diventare anche strumenti in grado di entrare a far parte della quotidianità. Gli autori della ricerca ritengono però che un solo caso non basta per tratte conclusioni: sono necessarie ulteriori ricerche per valutare l’efficienza di questa tecnica.

Una seconda ricerca, guidata da Politecnico di Losanna (Epfl) e Ospedale Universitario di Losanna (Chuv), riguarda un chip combinato con l’Intelligenzaartificiale che ha permesso a 40 malati di Parkinson di camminare meglio e in autonomia. Coordinati da Jocelyne Bloch e Eduardo Moraud di Epfl e Chuv, i ricercatori hanno usato l’IA per sviluppare decodificatori che lavorano in tempo reale: interpretano direttamente dall’attività cerebrale i movimenti che la persona intende fare e usano i segnali per calibrare la stimolazione elettrica in pochi secondi, rendendo una tecnica usata da oltre 30 anni molto più adattabile alle circostanze.

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Svaligiata la casa di Moise Kean, portati via orologi di lusso: il bottino

15 Giugno 2026 ore 19:31

Furto di orologi nella casa di Firenze del calciatore viola e della nazionale italiana Moise Kean. Il giocatore non era in Italia quando i ladri hanno assalito la sua abitazione fiorentina. Il valore della refurtiva ammonterebbe a circa 300mila euro. A dare l’allarme, stamattina, è stato un ospite di Kean nell’abitazione, nel quartiere di Campo di Marte. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Sezione Investigazioni scientifiche che hanno svolto i rilievi alla ricerca di tracce dei malviventi. Gli investigatori hanno anche acquisito i filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona per ricostruire la dinamica e individuare gli autori. Non si esclude che i malviventi possano essere entrati dal retro dello stabile per accedere all’appartamento del calciatore.

Sono diversi i furti ai calciatori negli ultimi mesi: a fine 2025 fu svaligiata la casa di Jamie Vardy, attaccante della Cremonese, mentre nel 2026 tra i casi che fecero più clamore, quelli a Nicolò Zaniolo, che fece anche una storia su Instagram, soprattutto a Neil El Ayanoui, centrocampista della Roma adesso impegnato ai Mondiali con il Marocco. In quella circostanza il calciatore marocchino era in casa con la famiglia e vennero anche sequestrati all’interno dell’abitazione per diverso tempo. Tornando a Moise Kean, il calciatore adesso si trova all’estero e in casa in quel momento non c’era più nessuno.

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“Hormuz completamente aperto venerdì”. Ma restano i nodi dello sminamento e del “pedaggio mascherato” per il transito nello Stretto

15 Giugno 2026 ore 19:18

“Lo Stretto di Hormuz sarà completamente aperto venerdì”. L’annuncio di Donald Trump, arrivato a margine del G7 di Evian, fa sperare in una soluzione rapidissima per il principale collo di bottiglia energetico del pianeta. Ma la riapertura formale potrebbe essere solo il primo passo di un percorso molto più lungo. Basti dire che poco prima che parlasse il presidente un funzionario dell’amministrazione sentito da Bloomberg ha chiarito che il traffico marittimo non tornerà immediatamente alla normalità: gli Stati Uniti si aspettano un aumento graduale dei flussi nell’arco di una o due settimane, anche a causa delle operazioni necessarie per affrontare il problema delle mine presenti nell’area. Non solo: resta irrisolto anche il nodo del pedaggio – seppure mascherato – che Teheran intende riscuotere da chi attraversa il canale. “Abbiamo sempre detto che non intendiamo imporre pedaggi, ma che in cambio dei servizi che forniremo, ovvero servizi di navigazione, protezione ambientale, eventualmente assicurazione navale e altri servizi che saranno forniti da Iran e Oman, i costi necessari saranno definiti e riscossi”, ha infatti ribadito il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei.

La questione degli ordigni resta uno dei principali ostacoli. Secondo Gian Enzo Duci, docente di Economia e management marittimo e portuale all’Università di Genova, una bonifica completa dello Stretto potrebbe richiedere da tre a sei mesi. Questo non significa però che la navigazione sia impossibile. Esistono infatti aree prossime alle coste dell’Oman e dell’Iran considerate relativamente sicure e già utilizzabili per il passaggio delle navi. Come dimostra il fatto che nelle ultime settimane molte petroliere e navi commerciali sono riuscite comunque ad uscire da Golfo Persico spengendo i sistemi di localizzazione durante l’attraversamento dello Stretto. Trump ha detto che il mese scorso sono state oltre 200, nell’ambito di una “missione segreta” da lui ordinata, consentendo il passaggio di più di 100 milioni di barili di petrolio destinati ai mercati internazionali.

Il problema è che la riapertura di un corridoio non coincide automaticamente con il ripristino della capacità di trasporto precedente alla crisi. Nel corso delle settimane di tensione si è accumulata una forte congestione sia all’interno sia all’esterno dello Stretto. Petroliere, metaniere e altre navi commerciali potrebbero dover attendere il proprio turno per attraversare il passaggio, con inevitabili ripercussioni sui tempi di consegna e sui costi logistici. Quindi è irrealistico immaginare che già nei primi giorni si possa tornare ai volumi ordinari. “Non si potrà pensare che il primo giorno possano uscire 40 milioni di barili di petrolio”, osserva Duci. Anche una volta riaperto il transito, la logistica mondiale dovrà riassorbire settimane di interruzioni e deviazioni.

Negli ultimi giorni molte compagnie hanno infatti modificato rotte, programmi di carico e catene di approvvigionamento. Come sottolinea Luca Sisto, direttore generale di Confitarma, la logistica internazionale ha capacità di adattamento: quando una rotta si interrompe, gli operatori cercano alternative. Proprio per questo la fine dell’emergenza non implica necessariamente un ritorno immediato alla situazione precedente. Alcuni flussi potrebbero essersi già spostati verso percorsi differenti e impiegare mesi prima di tornare sui livelli abituali.

Sul tavolo resta poi il tema dei pagamenti richiesti alle navi in transito per “servizi marittimi“. L’ipotesi di un pedaggio fa ovviamente salire sulle barricate i diretti interessati ed è respinta al mittente da tutti gli addetti ai lavori. Per Confitarma qualunque forma di tassa obbligatoria per attraversare lo Stretto sarebbe incompatibile con il quadro normativo internazionale e rischierebbe di creare un precedente pericoloso. La stessa valutazione arriva dal professor Marco Roscini della Westminster Law School. Hormuz, ricorda il giurista, è utilizzato per la navigazione internazionale ed è soggetto al regime del “passaggio in transito”, che garantisce alle navi di tutti gli Stati il diritto di attraversarlo in modo continuo e rapido.

In questo contesto l’Iran e l’Oman non potrebbero subordinare il passaggio al pagamento di un pedaggio. E un eventuale accordo bilaterale tra Washington e Teheran non potrebbe modificare il regime giuridico dello Stretto. “L’accordo può certamente ridurre il rischio militare, prevedere meccanismi di sicurezza, istituire procedure di coordinamento navale o sminamento, ma non può eliminare o restringere i diritti di navigazione spettanti agli Stati terzi senza il loro consenso”. Diverso sarebbe il caso di servizi effettivamente forniti alle imbarcazioni, come pilotaggio, rimorchio o assistenza alla navigazione. Il distinguo ovviamente è cruciale. “Se la tariffa remunera un servizio reale, facoltativo e proporzionato, essa può essere compatibile con il diritto internazionale. Se la tariffa è in realtà una condizione per poter transitare, indipendentemente dall’utilizzo di servizi specifici, allora assomiglia molto a un pedaggio mascherato e rischia di essere incompatibile con il regime del passaggio in transito”, spiega Roscini. “Se tali pagamenti fossero obbligatori per attraversare Hormuz, sarebbe difficile distinguerli da un vero e proprio pedaggio”.

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Sinner torna in campo dopo il malore: il video del primo allenamento a Montecarlo con Rune

15 Giugno 2026 ore 18:32

Era il video che tutti stavano aspettando. Jannik Sinner è tornato in campo a distanza da più di tre settimane dall’eliminazione al Roland Garros contro Juan Manuel Cerundolo, quando ha avuto un malore improvviso. Il numero uno al mondo si è allenato sul cemento di Montecarlo, con l’obiettivo di arrivare pronto al grande appuntamento di Wimbledon, che comincerà lunedì 29 giugno e finirà domenica 12 luglio. In mezzo non giocherà nessun altro torneo, ma solo un’esibizione.

La notizia è anche chi durante l’allenamento era dall’altra parte della rete. Sinner si è infatti allenato insieme a Holger Rune, danese 23enne ormai fermo da diversi mesi dopo la rottura del tendine d’Achille proprio nel momento in cui stava per venir fuori. I due hanno scambiato a tratti anche a buon ritmo e – con i rispettivi tempi – vogliono migliorare la condizione fisica in vista della seconda parte di stagione. Sinner per tornare al top, Rune per il momento per tornare a giocare un match ufficiale.

Nelle oltre due settimane di stop, l’altoatesino ne ha approfittato per rallentare dopo mesi intensissimi. Motivo per cui Sinner ha prima fatto qualche giorno di vacanza insieme alla fidanzata Laila Hasanovic, poi ha svolto per due giorni degli esami medici approfonditi al San Raffaele di Milano per provare a capire qualcosa in più sul problema avuto al Roland Garros. L’allarme sembra esser rientrato: ora Sinner si prepara a Wimbledon, penultimo Slam dell’anno su erba vinto per la prima volta nel 2025.

Credit video: Instagram @dr.alexandra_dorobantu

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Nessun accordo in Ue sulle sanzioni al ministro israeliano Ben Gvir: manca l’unanimità degli Stati membri

15 Giugno 2026 ore 17:51

Nemmeno le torture e l’umiliazione di cittadini europei ha smosso Bruxelles. Che non ci fosse l’unanimità era nell’aria, adesso è stata l’Alta rappresentante per la Politica Estera dell’Ue, Kaja Kallas, a ufficializzare che i ministri degli Esteri dei 27 Stati membri non hanno, di nuovo, trovato un accordo per sanzionare il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir. “Molti Paesi hanno chiesto di sanzionare il ministro israeliano Ben-Gvir – ha dichiarato al suo arrivo in Lussemburgo per prendere parte al Consiglio Affari Esteri -, ma dalle consultazioni informali che ho avuto con gli Stati membri non c’è la necessaria unanimità“.

Quindi non ci saranno conseguenze per le immagini girate e fatte circolare nei mesi scorsi, con il membro estremista del governo Netanyahu che irride i manifestanti della Flotilla catturati dalle Forze di Difesa Israeliane in acque internazionali. Rimarranno solo le dichiarazioni di sdegno, evidentemente di circostanza, e poco altro, come la decisione della Francia di dichiarare il leader di Otzma Yehudit “persona non grata“, vietandogli quindi l’ingresso nel Paese. Anche l’Italia, con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha più volte invocato provvedimenti a livello europeo per colpire il ministro israeliano, senza mai prenderne a livello nazionale nonostante l’immobilismo comunitario.

Alla decisione su Ben-Gvir si aggiunge quella sulle restrizioni al commercio di prodotti dai Territori occupati. Su questo, la maggior parte degli stati membri ha chiesto la presentazione da parte della Commissione europea di opzioni per poter proseguire il lavoro. Una decisione, anche questa, per la quale si dovrà ancora aspettare.

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ROMA, VICINO L’ACCORDO CON I VETTURINI PER METTERE AL BANDO LE BOTTICELLE

15 Giugno 2026 ore 17:47

“Apprendo, con grande soddisfazione, che Roma Capitale e’ vicinissima a concludere un accordo con i vetturini per mettere finalmente al bando le carrozze turistiche trainate dai cavalli, meglio conosciute come botticelle”. Lo dichiara, in una nota, la capogruppo capitolina di Forza Italia Rachele Mussolini. “Il Campidoglio, dunque – aggiunge – attraverso il Garante degli Animali Patrizia Prestipino, che ringrazio a titolo personale, porta avanti con determinazione l’indirizzo contenuto in una mia mozione approvata in Assemblea capitolina nel luglio 2024, che impegnava il sindaco Gualtieri e la Giunta a prevedere delle valide alternative alla trazione animale delle botticelle di Roma e a riconvertire le attuali licenze dei vetturini in licenze taxi. Cio’ al duplice scopo di salvaguardare il benessere degli animali, fortemente minato da un impiego eccessivo degli stessi – soprattutto nei mesi piu’ caldi dell’anno – e di tutelare i posti di lavoro dei vetturini. Vetturini che, stando agli ultimi aggiornamenti, sarebbero tutti d’accordo con la proposta del Campidoglio meno che uno. L’auspicio e’ che si raggiunga un accordo pieno e totale con tutti i lavoratori coinvolti e si possa finalmente dire addio alle botticelle e alle indicibili fatiche e sofferenze che questa pratica arreca da tanto, troppo tempo ai cavalli”, conclude Mussolini.

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Il calciatore spagnolo Rafa Mir condannato a otto anni e mezzo di carcere per violenza sessuale: “Presenterò ricorso”

15 Giugno 2026 ore 17:25

La Quarta Sezione del Tribunale Provinciale di Valencia ha condannato in primo grado il calciatore Rafa Mir a otto anni e mezzo di reclusione per un reato di violenza sessuale e un altro per lesioni personali, come riportato lunedì dalla Corte Superiore di Giustizia della Comunità Valenciana. Secondo quanto riportato da Marca, il tribunale ha emesso una seconda sentenza anche nei confronti di un altro imputato, il calciatore Pablo Jara, condannandolo a due anni e mezzo di reclusione e al pagamento di una multa per reati di violenza sessuale, lesione della morale pubblica e lesioni personali.

La sentenza del tribunale, notificata alle parti lunedì scorso e non ancora definitiva, prevede anche un risarcimento di 64mila euro a favore della vittima nel caso Mir e di 6.280 euro per la vittima nel caso Jara. Rafa Mir, sotto contratto con l’Elche fino al 30 giugno e già titolare in questa stagione, in una storia Instagram ha dichiarato: “Non sono d’accordo con la sentenza e presenteremo ricorso nei prossimi giorni. Continuo ad avere fiducia nella giustizia“.

La sentenza giunge al termine del processo svoltosi il 28 maggio al Tribunale provinciale di Valencia. In questo procedimento, Mir – che la notte dei fatti (1 settembre 2024) giocava nel Valencia in prestito dal Siviglia – è stato processato per violenza sessuale e lesioni personali nei confronti di una giovane donna, reati per i quali l’accusa aveva inizialmente richiesto una pena di dieci anni e mezzo.

Il tribunale ha invece inflitto una pena di otto anni e mezzo: sette anni per la violenza sessuale e 18 mesi per l’aggressione. Ha inoltre disposto un’ordinanza restrittiva che vieta all’imputato di avvicinarsi alla vittima entro un raggio di 500 metri per un periodo di dieci anni e ha riconosciuto alla vittima un risarcimento di 14mila euro per i danni fisici subiti e di 50mila euro per il danno morale arrecato.

Nel caso di Jara, la condanna è di due anni di reclusione per violenza sessuale e altri sei mesi per il reato contro la morale pubblica. Secondo quanto deliberato dal tribunale, entrambe le vittime avevano incontrato i due calciatori alcune ore prima in una discoteca di Valencia ed erano poi andate nella loro abitazione. Una delle vittime ha sostenuto, sia durante le indagini che in tribunale, che Rafa Mir aveva abusato di lei per due volte in maniera non consensuale: una nella zona piscina della casa e un’altra all’interno di un bagno. La seconda vittima ha dichiarato che Pablo Jara l’ha toccata senza il suo consenso e che, successivamente, l’ha aggredita e cacciata di casa seminuda, fatti che il tribunale ha configurato come reati di violenza sessuale, contro la morale e lesioni lievi.

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Trump arriva al G7: “Se accogli il terzo mondo, poi lo diventi”. Von der Leyen: “Nessuna pace con il Libano in fiamme”

15 Giugno 2026 ore 16:40

“Non potrà esserci una pace duratura finché il Libano continuerà a essere in fiamme. Chiediamo un vero cessate il fuoco e il pieno rispetto della sovranità libanese”. Dal G7 francese di Évian-les-Bains, in Alta Savoia, Ursula von der Leyen condanna Israele per l’annuncio di voler continuare l’occupazione del Paese confinante, nonostante l’accordo raggiunto tra Usa e Iran preveda la cessazione delle ostilità anche in quel teatro. Alla conferenza stampa che precede l’avvio del vertice, la presidente della Commissione europea fa sapere di accogliere “con favore” l’intesa, specificando che “la priorità ora è l’attuazione: lo stretto di Hormuz deve riaprire e la libertà di navigazione dev’essere ripristinata senza ostacoli. È essenziale per la stabilità regionale e l’economia mondiale”, afferma, sottolineando che l’accordo dovrà “portare alla fine dei programmi nucleari e balistici iraniani”.

Trump: “Se accogli il terzo mondo, poi lo diventi”

Lunedì pomeriggio al vertice è arrivato anche Donald Trump: l’Air Force One del presidente Usa è atterrato alle 15 all’aeroporto di Ginevra – dove è stato accolto dal presidente svizzero Guy Parmelin – con a bordo anche il Segretario di stato Marco Rubio, quello al Commercio Howard Lutnick e il titolare del Tesoro Scott Bessent. Durante il suo viaggio aereo sull’Atlantico, il tycoon ha portato sul suo social Truth un pensiero anti-immigrazione: “Purtroppo, se si accolgono persone provenienti dai Paesi del terzo mondo, si finisce presto per diventare un Paese del terzo mondo e non c’è proprio nulla che si possa fare al riguardo”, ha scritto. Parlando con i giornalisti a Evian, Trump ha espresso il desiderio di “risolvere la questione del Libano”, che “sembra proprio non finire mai”: “Dovremo farci una chiacchierata con Hezbollah“, ha detto.

Macron: “Pronti a schierare navi a Hormuz”

All’Hôtel Royal, sede del vertice, Trump è stato ricevuto per il primo bilaterale dal padrone di casa, il presidente francese Emmanuel Macron. “Ci prenderemo le nostre responsabilità per sostenere l’accordo” tra Teheran e Washington, “che è un passo molto importante per la pace e l’economia globale”, ha detto Macron di fronte alle telecamere. Trump, invece, ha annunciato che “lo stretto di Hormuz sarà completamente aperto venerdì“, giorno della firma dell’intesa, suggerendo agli alleati di mettere a disposizione “una o due navi” per garantire i traffici. Un invito accolto dal capo dell’Eliseo: “Noi siamo pronti ad avere, fin da domani, dei caccia sul posto, che possono aiutare in missioni di ricognizione. Entro 48 ore, possono essere ovviamente dispiegate delle fregate, poi la portaerei. Insomma, siamo pronti”, ha detto Macron.

Von der Leyen: “Sanzioni all’Iran revocabili se c’è un cambiamento reale”

In conferenza stampa, von der Leyen ha parlato anche delle sanzioni europee all’Iran, aprendo a una loro revoca in presenza di “un cambiamento reale sul terreno” da parte del regime di Teheran: “Le sanzioni sono in vigore per cambiare i comportamenti. Quindi, se il comportamento cambia in modo credibile e verificabile, allora le sanzioni possono essere revocate”, ha detto. “Ma vale anche il contrario: finché non c’è un cambiamento di comportamento, non si possono revocare le sanzioni a causa delle violazioni dei diritti umani e della presenza di armi di distruzione di massa“, sottolinea.

“La Russia mai così debole, aumentare gli aiuti a Kiev”

In attesa dell’arrivo al summit di Volodymyr Zelensky, previsto per domani, la capa dell’esecutivo Ue ha affermato che “l’Ucraina si trova oggi in una posizione molto più forte rispetto a un anno fa”, mentre la Russia “subisce gli effetti delle sanzioni occidentali e delle crescenti difficoltà della propria economia di guerra” e “non è mai stata così debole“. Concetti, questi ultimi, ripetuti quasi alla lettera dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, in una dichiarazione alla stampa resa all’aeroporto di Berlino prima di partire per la Francia: “Nonostante gli attacchi delle ultime ore l’Ucraina si trova ora in una nuova posizione di forza. La Russia non può vincere militarmente, inoltre la sua economia è indebolita”. Von der Leyen torna anche a chiedere agli Stati membri un maggiore impegno economico nel sostegno a Kiev: “Il nostro pacchetto di prestiti da novanta miliardi di euro copre due terzi del fabbisogno finanziario dell’Ucraina per quest’anno e per il prossimo. Le prime tranche saranno erogate già nel corso di questo mese. Per il terzo restante è necessario che anche gli altri partner aumentino il proprio contributo“.

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La nuova ossessione di Tyson Fury: vuole comprare un’isola privata per parcheggiare un mega yacht da 50 milioni

15 Giugno 2026 ore 16:36

Tyson Fury cerca un posto al sicuro per il suo nuovo yacht da 50 milioni di euro. E l’ha individuato in un’isola. Drake’s Island, al largo di Plymouth, nel Devon con precisione. È l’ultima follia pensata dal campione di pugilato, con un patrimonio – secondo il tabloid inglese The Sun – di circa 188 milioni di euro. Fury adesso vorrebbe investire altri 7 milioni di euro per un’isola privata, in cui parcheggerebbe anche il suo yacht.

Si tratta di un’isola che nel 2019 fu acquistata dall’imprenditore Morgan Phillips, che poi la mise in vendita nel 2024, senza però trovare acquirenti. Adesso Tyson Fury è interessato ad acquistarla e tutto lascia presagire che la trattativa si concluderà positivamente. “Quando Tyson si mette in testa un’idea, non c’è modo di fermarlo: ha sempre tanti progetti, va a mille all’ora”, ha rivelato una fonte al The Sun. Per larga parte l’isola è un sito di importanza nazionale ed è famosa oggi in quanto è un luogo di grande interesse naturalistico. Non distante c’è anche una base navale, motivo per cui secondo Fury è il posto perfetto per il suo yacht.

“Dice che la sua barca sarà al sicuro – le parole di una fonte al Sun –. Ed è anche vicina alla Cornovaglia, che lui adora“. Oltre ai 7 milioni per acquistarla, Fury è disposto a investirne fino a 23 per ristrutturare gli edifici, l’impianto elettrico e tutto ciò di cui necessita. Intanto il pugile è a lavoro per il suo mega yacht, che all’interno avrà anche una mini palestra di pugilato e un parco acquatico gonfiabile. Serviranno dai 16 ai 18 mesi.

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ROVIGO, SPARO’ A DUE CANI UCCIDENDONE UNO: DENUNCIATO CACCIATORE

15 Giugno 2026 ore 16:28

Un cacciatore di 64 anni è stato individuato dai carabinieri di Stienta e denunciato alla Procura di Rovigo per aver ucciso un cane e ferito un secondo sparando loro a bruciapelo. A novembre dello scorso anno i due cani si erano allontanati dal recinto di una casa e la proprietaria era riuscita a ritrovarne solo uno gravemente ferito alla testa. Il giorno dopo la donna udiva un colpo d’arma da fuoco provenire da una zona di campagna limitrofa alla casa, dove poi ritrovava il corpo del secondo esemplare, ucciso da una fucilata sparata a distanza molto ravvicinata. I carabinieri, partendo dai bossoli di cartucce da caccia ritrovati sul luogo e da alcune testimonianze, sono riusciti a risalire all’auto dell’uomo, della quale la donna era riuscita a leggere alcuni numeri di targa. La successiva perquisizione nella casa del cacciatore ha portato al sequestro di numerosi fucili da caccia e di munizioni, molti dello stesso calibro di quelli trovati sul campo, che le analisi scientifiche del Racis di Parma e l’autopsia sul cane ucciso hanno confermato essere stati esplosi proprio da uno dei fucili sequestrati al 64enne. L’uomo avrebbe sparato all’interno di una zona protetta di ripopolamento e in un periodo vietato dal calendario venatorio, per cui gli è stato revocato definitivamente il porto d’armi, armi che non potrà più detenere.

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“La guerra è finita troppo presto”: anche l’opposizione israeliana boccia il piano Trump-Iran

15 Giugno 2026 ore 16:10

La questione vede d’accordo quasi tutto l’arco parlamentare. Dai ministri ultranazionalisti Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich ai leader dell’opposizione Yair Lapid, Benny Gantz, Naftali Bennett e Yair Golan, il giudizio sul “memorandum d’intesa” annunciato da Donald Trump con l’Iran è univoco: l’intesa lascia a Teheran troppo margine e rischia di chiudere la guerra prima che Israele abbia raggiunto i suoi obiettivi strategici.

Tra i primi a reagire è stato il ministro della Sicurezza Itamar Ben Gvir, figura di punta dell’ala più radicale della coalizione di governo. “Non siamo partner in questo accordo che non ci riguarda per la nostra sicurezza e non ci vincola in alcun modo”, ha scritto su X Il leader del partito ultranazionalista Otzma Yehudit, aggiungendo che Israele “non deve ritirarsi da nessun territorio che i suoi combattenti hanno conquistato e ripulito dalle infrastrutture terroristiche” e che qualsiasi compromesso diverso dallo smantellamento di Hezbollah rappresenterebbe una concessione inaccettabile.

Sulla stessa linea il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, tra i principali sostenitori di una linea di massima pressione contro Teheran. Il leader di Sionismo Religioso ha definito il memorandum “dannoso per Israele e per tutto il mondo libero” e ha sostenuto che i successi ottenuti nella campagna militare contro l’Iran non debbano essere trasformati in un compromesso diplomatico. Al contrario, Israele dovrebbe “continuare la campagna per rovesciare il regime con le proprie forze e in modi creativi” e garantire che l’Iran non possa mai dotarsi di armi nucleari.

Ma le critiche non si fermano alla destra di governo. Anche il leader dell’opposizione Yair Lapid, capo del partito centrista Yesh Atid, ha attaccato l’intesa. L’accordo “non raggiunge nessuno degli obiettivi di guerra di Israele”, ha detto l’ex premier, perché “il regime sopravvive, il programma missilistico rimane intatto e l’Iran può ricostruire il programma nucleare”. In tutto questo Benjamin Netanyahu ha trasformato Israele in un “protettorato che riceve istruzioni sulla propria sicurezza nazionale”.

Una posizione simile è stata espressa da Naftali Bennett. Il leader della destra nazional-liberale, che si presenterà alle elezioni in autunno in ticket con Lapid, ha accusato il governo di non essere stato capace di trasformare i successi militari in “risultati duraturi per la sicurezza”. Al contrario, l’ex premier dice di avere “un piano strategico ben definito per far crollare il regime iraniano”, ha dichiarato: “Da un lato impediremo all’Iran di dotarsi di armi nucleari, dall’altro porteremo alla disgregazione del regime attraverso un’azione diplomatica, di intelligence, economica, tecnologica e militare”.

Dal centrosinistra è intervenuto Yair Golan, leader del Partito Democratico. “I cittadini israeliani si stanno rendendo conto di un accordo tra Stati Uniti e Iran concluso alle spalle di Israele”, ha detto l’ex vice capo di stato maggiore delle Israel Defense Forces. che accusa Netanyahu di aver promesso una “vittoria totale” e di lasciare invece il Paese con “i nemici di Israele più forti, Israele più debole e la deterrenza costruita con il sangue dei nostri combattenti che si sta sgretolando sotto i nostri occhi”.

Molto severo anche un altro ex generale, Benny Gantz, già ministro della Difesa e leader del partito centrista Blu e Bianco. L’ex capo di stato maggiore dell’esercito ha definito l’intesa un “fallimento strategico” destinato ad avere conseguenze per anni perché costringerà Israele a combattere nuove “battaglie diplomatiche, militari e legali”. In particolare, Gantz ha respinto qualsiasi ipotesi di limitazione della libertà d’azione israeliana in Libano: “In nessuna circostanza è consentito accettare restrizioni operative o un ritiro che metta in pericolo gli abitanti del nord”.

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“C’è Neymar!”: scatta la corsa dei fan nel centro commerciale, ma quando si scopre la verità nessuno riesce a crederci

15 Giugno 2026 ore 16:07

Bastano una maglia del Brasile, qualche tratto somatico in comune e l’effetto Neymar è servito. Negli Stati Uniti un influencer brasiliano ha provocato scene di entusiasmo collettivo dopo essere stato scambiato per il celebre campione della Seleção all’interno di un centro commerciale. Protagonista dell’episodio è Eigon Oliver, volto molto seguito sui social network proprio per la sua incredibile somiglianza con Neymar. L’influencer si trova negli Usa per seguire da vicino i Mondiali di calcio 2026 e, durante una delle sue apparizioni pubbliche, è stato immediatamente riconosciuto, o meglio, scambiato, da decine di persone.

Nel giro di pochi minuti si è creato un vero e proprio assembramento. Fan e curiosi hanno iniziato a inseguirlo tra i negozi e i corridoi della struttura nel tentativo di ottenere una foto, un selfie o un autografo. Le immagini diffuse online mostrano una folla in fermento, convinta di trovarsi davanti alla stella del calcio brasiliano. Oliver ha cercato di assecondare l’entusiasmo del pubblico, fermandosi con diversi presenti, ma la situazione è rapidamente diventata difficile da gestire. Per motivi di sicurezza è stato necessario l’intervento del personale del centro commerciale, che ha accompagnato l’influencer all’esterno per riportare la calma ed evitare ulteriori problemi.

Non è la prima volta: il “finto Neymar” fa ancora centro

Non si tratta del primo episodio del genere. Negli ultimi anni Eigon Oliver ha costruito gran parte della sua popolarità proprio grazie alla somiglianza con Neymar, attirando spesso l’attenzione dei tifosi durante eventi pubblici e manifestazioni sportive. Questa volta, però, la confusione ha raggiunto livelli tali da trasformare una semplice passeggiata in una vera e propria corsa all’idolo, anche se l’idolo in questione non era quello che tutti credevano.

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“Sembra molto qualcosa che farebbe l’Anticristo o Satana. I demoni possono scuotere gli spettatori”: le parole dell’esorcista sul nuovo film di Spielberg

15 Giugno 2026 ore 15:55

Disclosure day di Steven Spielberg “sembra molto qualcosa che farebbe l’Anticristo o Satana”. Parola di Padre Dan Reehil, sacerdote cattolico ed esorcista della diocesi di Nashville, che ha salutato l’apparizione in sala del nuovo film sugli alieni del regista di Lo squalo come una produzione cinematografica che potrebbe teoricamente essere utilizzata “con finalità spiritualmente negative” atte ad “influenzare la fede degli spettatori”.

Come riporta il Christian Post, Reehil ha spiegato che pur non conoscendo le vere intenzioni di Spielberg un film può essere “consacrato a Satana” e i “demoni possono essere associati al film” come capitato nel passato per alcuni album di band heavy metal. Il principale pericolo, secondo il sacerdote è che “i demoni dell’incredulità e della paura siano capaci di “scuotere la fede degli spettatori”. Il video che padre Reehil ha postato su Youtube ha suscitato reazioni di ogni tipo nel mondo cattolico, da chi ha criticato tutto questo polverone sollevato come “pura superstizione” e chi come monsignor Stephen J. Rossetti dall’arcidiocesi di Washington ha sostenuto che i demoni possano mascherarsi da alieni e che “probabilmente molti, se non la maggior parte, degli avvistamenti UFO sono in realtà demoni”.

Tutto questo dibattito nel mondo cattolico su Disclosure day dimostra che il cosiddetto fronte pro alieni e para complottista non è necessariamente aderente al tipico humus neocon della destra americana novecentesca. I più esperti di questo lungo e articolato dibattito in seno al mondo degli ufologi hanno più volte ricordato che molti cattolici neocon che credono alla vita extraterrestre paragonano spesso gli alieni agli angeli o a forme angeliche più sfumate. Prova ne è che in Disclosure day è presente una ex suora e la sua madre superiora che sembrano aderire più a questo punto di vista che a quello di padre Reehil.

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“Ho fatto prima 60 iniezioni, poi un’altra quarantina. Avevo perso la tecnica, non riuscivo ad allenarmi”: la rivelazione di Zverev

15 Giugno 2026 ore 15:50

Il primo Slam non si scorda mai. Lo sa bene Alexander Zverev, che al Roland Garros ha battuto Flavio Cobolli al quinto set e ha ottenuto il primo successo in un Major. Non lo scorderà mai perché è il sogno di una vita, ma anche e soprattutto per come è arrivato. Il tedesco, infatti, nel corso di un’intervista alla Bild, ha parlato di alcuni problemi fisici che l’hanno condizionato negli ultimi mesi. “L’anno scorso ho avuto problemi alla schiena e un edema osseo legato a un disturbo metabolico. È per questo che giocavo con dolore. Non riuscivo ad allenarmi correttamente e ho perso la tecnica”, ha esordito Zverev.

Un problema che lo ha accompagnato per diverso tempo e in cui il tedesco non è riuscito a trovare continuità nei risultati a causa di una forma fisica da rivedere. “Dall’Australian Open fino a Vienna, ero molto lontano dal mio miglior livello. A Shanghai ho iniziato a gestire meglio questi problemi e gradualmente mi sono sentito meglio. È per questo che ho ritrovato un buon livello di gioco”. Anche negli ultimi mesi Zverev ha dovuto convivere con il dolore: “Il medico Hans-Wilhelm Müller-Wohlfahrt a dicembre mi ha fatto molte iniezioni. Forse non erano 70, ma sono certo che ce ne siano state circa 60. Grazie a lui ho potuto giocare quest’anno senza dolore. Dopo il Masters 1000 di Roma, l’ho rivisto e me ne ha fatte un’altra quarantina. Ha quindi giocato un ruolo importante in questo titolo e mi ha aiutato enormemente”.

Dietro c’è anche tanto lavoro e tanto allenamento, a prescindere dal tennis, come rivelato dallo stesso tennista tedesco: “Amo lavorare. Amo andare in palestra. Se smettessi oggi col tennis, continuerei ad allenarmi perché mi piace da morire. Sì, vincere questo titolo è stata una enorme motivazione, ma non è la ragione per cui ho lavorato così duramente. Mi piace. Se non mi alleno, non mi sento bene. Non significa che vincerò Wimbledon tra poche settimane, ma non smetterò certo di lavorare o vorrò allenarmi di meno. Voglio continuare a giocare per altri dieci anni”, ha concluso il tedesco.

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“Ci sono ragni violino in ogni stanza della mia casa. Uno di loro mi ha morsa ma io non intendo trasferirmi, resto qui con mio marito e i miei due figli”: la storia di Sunni Son

15 Giugno 2026 ore 15:39

Li ha trovati in soggiorno, nelle camere, nei ripostigli e perfino vicino ai suoi figli piccoli. Eppure, nonostante da quasi due anni conviva con ragni violino americani, considerati tra i più pericolosi del Nord America, Sunni Son non ha alcuna intenzione di lasciare la casa in cui vive con la sua famiglia. La donna, 37 anni, è diventata nota sui social documentando la sua insolita convivenza con i brown recluse spiders, i ragni violino marroni diffusi negli Stati Uniti meridionali. Una storia che ha raccontato anche a People.

“Penso che molte persone vedano che continuo a pubblicare contenuti sui ragni e credano che io passi le notti sveglia preoccupata di essere morsa”, racconta. “In realtà è l’esatto contrario. Non sono mai stata così tranquilla”. Ma da dove arriva la tranquillità di Son?

I problemi sono iniziati nell’estate del 2024, pochi mesi dopo il trasferimento nella nuova abitazione in Arkansas. Poco prima un tornado aveva devastato la zona, abbattendo alberi, danneggiando il tetto della loro casa e distruggendo edifici vicini. Fu allora che Sunni notò il primo ragno mentre attraversava il soggiorno passando vicino a uno dei suoi figli: “Probabilmente erano già presenti in casa prima del tornado ma la tempesta li ha disturbati e spostati, costringendoli a uscire dai loro nascondigli in cerca di cibo”. Con il passare dei mesi gli avvistamenti sono diventati sempre più frequenti: “I ragni sono comparsi praticamente in ogni angolo della casa e non si sono mai concentrati in un unico punto. Non sembra esistere una stanza che per loro sia off limits”.

La donna ha contattato diverse aziende specializzate nella disinfestazione, ma le risposte ricevute non sono state rassicuranti: “Più professionisti ci hanno detto che eliminarli completamente è praticamente impossibile“. Da allora la famiglia ha investito in trattamenti specifici, nebulizzazioni, trappole e interventi nelle pareti e negli spazi nascosti dell’abitazione. Son ha sostituito gli scatoloni con contenitori di plastica, acquistato robot aspirapolvere e preso l’abitudine di scuotere sempre i vestiti prima di indossarli. Nonostante tutte le precauzioni, nel maggio 2025 è stata morsa: “Non me ne sono accorta subito perché all’inizio non fa male“, racconta. “Due ore dopo ho iniziato ad avvertire un dolore fortissimo”.

Nei giorni successivi ha sviluppato eruzioni cutanee diffuse, dolori articolari e sudorazione intensa: “Per 48 ore non sono riuscita ad alzarmi dal letto. Non riesco nemmeno a immaginare cosa sarebbe successo se il morso avesse provocato necrosi”. Eppure, neanche quell’episodio l’ha convinta a traslocare: “Posso dire con sicurezza che chi suggerisce di trasferirsi non ha mai approfondito davvero l’argomento. Ci dicono di andarcene, ma probabilmente finiremmo in un’altra casa con gli stessi ragni perché qui sono estremamente comuni”.

Oggi Sunni continua a condividere online la propria esperienza, trasformando quella che sembrava una situazione da incubo in una sorta di guida pratica per chi si trova ad affrontare lo stesso problema: “La nostra casa ha qualche ragno ma ha anche una natura e una fauna che non troveremmo da nessun’altra parte. Prima del tornado avevamo un giardino pieno di alberi. Oggi abbiamo uno splendido spazio all’aperto dove i miei figli giocano ogni giorno. A volte dalle cose brutte nasce qualcosa di buono”.

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C’è un topo in business class: le immagini riprese da un passeggero su un volo JetBlue non lasciano dubbi, ecco come è arrivato in cabina

15 Giugno 2026 ore 15:32

Un’ombra scura che corre veloce all’interno delle plafoniere luminose situate proprio sopra i sedili dei passeggeri. È la scena ripresa da una viaggiatrice a bordo di un Airbus A321 della compagnia aerea statunitense JetBlue, mentre viaggiava nella sezione “Mint“, la business class del vettore. Il video, che mostra un grosso topo muoversi indisturbato nell’intercapedine della cappelliera, è diventato in poche ore virale sui social, accendendo il dibattito tra gli utenti.

La reazione dei social: tra ironia e allarme sicurezza

Il filmato ha scatenato centinaia di reazioni. Accanto a chi ha ironizzato sul passeggero sprovvisto di biglietto intrufolatosi in prima classe, molti utenti hanno sollevato serie preoccupazioni igienico-sanitarie per la cabina. Gli addetti ai lavori e i passeggeri più esperti hanno invece evidenziato un rischio tecnico ben più concreto per la sicurezza del volo: la possibilità che il roditore, muovendosi liberamente tra le paratie dell’aereo, possa recidere con i denti i cavi elettrici e i sistemi di bordo.

L’intervento di JetBlue e le verifiche in corso

La reazione di JetBlue, compagnia con quartier generale a New York nota per l’attenzione alle esigenze dei clienti pur operando con tariffe contenute, non si è fatta attendere. Attraverso un commento pubblicato direttamente sotto il post della viaggiatrice, il servizio clienti si è scusato per l’ospite indesiderato. L’azienda ha poi richiesto alla cliente di fornire in privato i dettagli della prenotazione e la propria data di nascita, passaggi necessari per identificare con esattezza l’aeromobile e il numero del volo coinvolti. La donna ha confermato di aver fornito i dati privatamente. Sebbene l’interazione tra azienda e cliente sia accertata e pubblica, le autorità e la compagnia dovranno ora confermare l’autenticità tecnica del filmato, individuare l’aereo e chiarire quali protocolli di controllo e bonifica siano stati eseguiti.

Come salgono a bordo i roditori: la stiva e la lunga lista di precedenti

Gli aerei commerciali sono ambienti chiusi e strettamente regolati, ma gli esperti di aviazione sanno che l’intrusione di animali è un’eventualità possibile, che si verifica solitamente a terra durante le fasi di caricamento dei bagagli e delle merci. Il caso del volo JetBlue non è isolato, ma si inserisce in una lunga casistica di “incontri” documentati dalle aerolinee. L’episodio recente più grave, fa notare Repubblica, risale al 18 settembre 2024, quando un Airbus A320neo decollato e diretto in Spagna fu costretto a deviare la rotta e atterrare a Copenaghen dopo che un topo sbucò fisicamente dal pasto servito a un passeggero. Pochi giorni dopo, nell’ottobre del 2024, una scena identica a quella del volo JetBlue venne filmata su un collegamento tra Dallas e Los Angeles, con un roditore in corsa tra la cappelliera e le luci della cabina.

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“All’improvviso mi sentivo gonfia e non avevo più il controllo. Non riuscivo a perdere cinque chili. Con la menopausa tutto è cambiato, è stata positiva per me”: Shania Twain racconta

15 Giugno 2026 ore 15:10

Per un periodo non riusciva nemmeno a guardarsi allo specchio. Shania Twain, una delle artiste country più amate al mondo, ha raccontato di aver vissuto anni difficili quanto al rapporto con il proprio corpo, arrivando a seguire abitudini che oggi definisce senza mezzi termini “poco sane”. La cantante canadese, 60 anni, ne ha parlato in un’intervista al Times, spiegando come il passaggio della menopausa abbia finito per cambiare radicalmente il modo in cui vede se stessa, prima attraversando una fase difficile e poi trovando un nuovo equilibrio.

Avevo smesso di guardarmi allo specchio. Odiavo il mio corpo“, ha raccontato, ricordando il periodo della sua residency a Las Vegas nel 2019. “Pensavo: ‘Non sopporto questo corpo che sta cambiando’. Ma era una situazione poco sana. Chi è che non riesce a guardarsi allo specchio?”.

Twain ha spiegato che con il passare degli anni il suo fisico aveva iniziato a cambiare e che le strategie che in passato le avevano permesso di mantenere il peso non funzionavano più: “All’improvviso mi sentivo gonfia e non avevo più il controllo. Non riuscivo a perdere cinque chili“, ha raccontato. E ha ammesso di aver reagito irrigidendo ulteriormente dieta e allenamenti: “Facevo lavorare il mio corpo più di quanto lo nutrissi”. Un approccio che, ha spiegato, la portò addirittura a essere malnutrita.

Oggi Twain dice di avere cambiato atteggiamento: “Portatemi tutti gli specchi che volete, mi guarderei tutto il giorno”, ha scherzato, sottolineando come il cambiamento positivo sia arrivato proprio durante la menopausa. “È stata molto positiva per me perché mi ha insegnato che ci sono cose che non puoi controllare“.

Un tema che la cantante aveva già affrontato nel 2023, quando aveva parlato apertamente del rapporto con il proprio aspetto fisico: “Una volta odiavo il mio corpo. Quando ero giovane e forse avrei dovuto avere meno paura di mostrarlo, in realtà lo nascondevo continuamente. Ora so di essere esattamente come dovrei essere. È così che dovrei essere alla mia età. Mi va bene e non ne ho più paura”.

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Ibrahimovic e Cardinale insieme da Trump mentre nel Milan regna la confusione: tifosi infuriati. “Siamo nella me*da e loro se la spassano”

15 Giugno 2026 ore 15:09

Anche i rappresentanti del Milan erano presenti al super evento Ufc organizzato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla Casa Bianca per il suo 80esimo compleanno. In attesa di novità sul fronte societario rossonero, il patron Gerry Cardinale e il suo braccio destro Zlatan Ibrahimovic, grande appassionato di arti marziali, hanno preso parte alle celebrazioni per il compleanno di Trump, come mostrato da tante immagini diffuse dalle tv americane.

I due dirigenti erano in prima fila per assistere a Ufc Freedom 250, organizzato nella gabbia alta 28 metri nel giardino della Casa Bianca, e i tifosi del Milan non l’hanno presa benissimo. Con il club rossonero ancora senza allenatore (ufficialmente, perché c’è già l’accordo con Amorim) e dirigenti chiave in vista della prossima stagione, dopo il fallimento dell’annata con Allegri in panchina, tanti sostenitori del club rossonero hanno commentato in maniera negativa la presenza – in un evento di puro divertimento – del numero uno di Redbird (e azionista di Paramount, il gruppo che negli Usa detiene i diritti tv della Ufc) e del senior advisor del club. In questi giorni Ibra è anche commentatore dei Mondiali per Fox e, tra l’altro, è stato criticato per non essere andato a vedere la prima partita della Svezia nel torneo (vinta 5-1 contro la Tunisia), che si è giocata proprio poche ore dopo l’evento alla Casa Bianca.

A far infuriare però i tifosi del Milan è stata proprio la presenza all’evento di Ufc. Basta fare un giro sui vari social per percepire il fastidio dei tifosi del Milan dopo l’apparizione in pubblico dei due praticamente unici dirigenti del Milan al momento. “Vergogna“, si legge sotto diversi post Instagram sull’argomento. “Mentre il Milan è nella me*da fino al collo e nella confusione più totale, questi due se la spassano altrove“, scrive qualcuno. C’è chi invece la vede in maniera positiva: nelle scorse settimane si era parlato anche di frizioni tra i due. Vederli insieme, all’evento organizzato d a Trump, sorridendo, ha di fatto smentito quelle voci. È però metà giugno e i rossoneri non hanno ancora un direttore sportivo, in attesa dell’ufficialità di Amorim.

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“Aveva forma di una patata, bianca e luminosa, ma con le squame. Poi un disco rotante e na sfera rossa brillante”: le nuove rivelazioni sugli Ufo nei documenti desecretati da Trump

15 Giugno 2026 ore 14:52

Un Ufo a forma di patata, con rivestimenti di squame simili a quelle dei pesci, un disco rotante che emetteva fasci di luce e una sfera rossa brillante, di una tonalità “mai vista prima”. Questi sono solo alcuni dei 72 nuovi X-Files sugli oggetti volanti non identificati della terza tranche offerta al pubblico dominio dall’amministrazione Trump. Nessuna risposta certa, tanti interrogativi, ma soprattutto una vicinanza temporale con l’uscita in sala di Disclosure days, il film che Steven Spielberg ha dedicato alla questione aliena. Come riporta il Corriere, il caso ufo patata è stato registrato nel 2022 in una mattina di febbraio a Colorado Springs, in Colorado e “la collocazione temporale è significativa: spesso gli avvistamenti sono notturni e per questo motivo si prestano a critiche; con la luce diurna, invece, la credibilità cresce”.

Ad avvistarlo sono stati cinque membri dell’esercito americano di stanza a Fort Carson: “l’oggetto aveva la forma di una patata, con bordi ben definiti e sembrava dipinto di un colore opalescente bianco-crema”, c’è scritto sul rapporto desecretato dell’FBI. Nella descrizione ci sono i dettagli più curiosi: “L’’oggetto era ricoperto di squame o pannelli articolati, asimmetrici, non sovrapposti e di forma irregolare”. L’ufo patata sarebbe rimasto “immobile, scintillante, per circa due minuti” per poi svanire nel nulla in un amen. Nel caso dell’ Ufo patata l’FBI ha tentato una spiegazione (“un retrodiffusione della luce solare con la luce radente del sole nascente riflessa sulla neve della montagna in modo da illuminare le nubi basse sovrastanti”), ma i militari non hanno avuto dubbi: la giornata era limpida e senza nuvole e in zona non c’erano né aerei nè palloni aerostatici.

Un altro avvistamento decretato risale all’ottobre 2023 e testimoni sono nientemeno che sei agenti federali che hanno visto una “sfera arancione brillante apparire sopra una cresta montuosa e generare da due a quattro sfere rosse più piccole (…) con le sfere che scomparivano rapidamente nella maggior parte dei casi, ma in un’occasione una di esse è rimasta immobile nel cielo per diverse ore”. Niente foto o video a supporto, come nel caso ufo patata, ma l’autorevolezza delle parole vergate sul rapporto ufficiale dl Federal Bureau. Infine tra i nuovi avvistamenti troviamo un classico: una luce intensa sospesa sotto gli alberi del suo giardino. Protagonista è un uomo di una zona non specificata del Nord-Est degli Stati Uniti. La sfera era “rosso brillante e splendido”, e all’interno al centro “un sole di plasma bianco delle dimensioni di un pallone da basket”. Qui però il video c’è. Ed è stato messo online dalla Casa Bianca.

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Vannacci sceglie “Futura” di Dalla come “inno” del partito. I parenti dell’artista: “Lontano dal pensiero di Lucio, uso spiacevole”

15 Giugno 2026 ore 14:51

L’ha fatta risuonare all’Auditorium Conciliazione prima del discorso sul programma. “Il grande Lucio Dalla” ha detto, anticipando una canzone che “guarda al futuro, proprio come noi”. Futura, appunto. E l’ha fatta risuonare alla fine del suo intervento di oltre un’ora. Dovrebbe essere il brano delle “avanguardie futuriste”, cioè dei comitati costituenti che nelle intenzioni di chi tiene i fili del partito dovrebbero occuparsi anche di “attività culturali e sportive”. La verità è che, da ciò che sembra, Roberto Vannacci ha scelto il brano di Dalla come colonna sonora di Futuro nazionale.

“Non ci è stata chiesta alcuna autorizzazione, e se quello da parte di un partito politico è sempre un uso improprio delle canzoni di Dalla, è ancora più spiacevole se avviene da chi è così lontano dal pensiero e dal mondo di Lucio”. A dirlo a Repubblica Bologna è la cugina dell’artista, Dea Melotti, vicepresidente della Fondazione Lucio Dalla.

Nel merito è intervenuto anche Daniele Caracchi, anch’egli di Fondazione Lucio Dalla e di PRessing Line, la storica casa discografica del cantautore bolognese: “Siamo rimasti spiazzati e meravigliati” ha detto. “Per tutelare le immagini e l’arte di Lucio non abbiamo mai consentito che di Dalla si facesse un uso in contesto politico, a prescindere dal partito. Dalla è fuori da ogni ragionamento di parte, qualsiasi essa sia; credo sia la prima volta che capita questo tipo di uso e cercheremo di fare chiarezza”.

In Italia, in passato, Vasco Rossi disse esplicitamente di non usare la sua C’è chi dice no nella campagna sul referendum costituzionale del 2016. Una diffida arrivò a Matteo Salvini dagli eredi di Rino Gaetano. Alla Lega arrivarono le proteste anche de La rappresentante di lista per il brano Ciao ciao.

In foto Lucio Dalla e Francesco De Gregori al concerto del Primo maggio del 2011

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PESCARA, IL FRATINO TORNA A NIDIFICARE IN SPIAGGIA

15 Giugno 2026 ore 14:50

Dopo quasi 10 anni di assenza, il Fratino, piccolo uccello limicolo a rischio estinzione, protetto, simbolo degli ecosistemi costieri, è tornato a nidificare sulle spiagge di Pescara. Lo hanno reso noto i volontari del ‘Progetto SalvaFratino Abruzzo’ che, da maggio, hanno individuato e monitorato un nido sul litorale cittadino fino all’involo dell’unico piccolo sopravvissuto. Il risultato è stato possibile grazie all’attività di monitoraggio svolta dai volontari nell’ambito del Progetto SalvaFratino Abruzzo, realizzato in collaborazione con l’Area marina protetta Torre di Cerrano. Dopo la segnalazione del nido agli enti competenti, l’area è stata controllata quotidianamente per garantire la tutela della nidificazione. La Guardia costiera di Pescara ha effettuato i primi sopralluoghi, mentre il Comune di Pescara, attraverso il Servizio tutela del mondo animale, ha emanato un’ordinanza che ha introdotto il divieto di transito nell’area di nidificazione, il divieto di accesso per gli animali d’affezione e altre misure di protezione della specie. Sono inoltre intervenuti la Polizia municipale ambiente, il Nucleo carabinieri forestale di Pescara e il Comando militare esercito Abruzzo e Molise, che ha rinviato le operazioni di pulizia dell’arenile nell’area interessata. Il Progetto SalvaFratino Abruzzo è finalizzato alla tutela e al monitoraggio della specie, minacciata dalla pressione antropica, dalla pulizia meccanica delle spiagge e dal disturbo causato dalla presenza non controllata di persone e animali. I volontari stanno monitorando l’intera costa abruzzese dall’inizio della stagione riproduttiva e hanno individuato altri nidi in diversi Comuni, informando le amministrazioni competenti. Ogni anno viene inoltre trasmessa ai Comuni costieri una serie di indicazioni operative per la gestione degli arenili e delle attività turistiche durante il periodo di nidificazione.

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Quali sono le migliori patatine fritte surgelate del supermercato? La classifica di Altroconsumo: Esselunga prima, Patasnella bocciata

15 Giugno 2026 ore 14:48

Altroconsumo ha analizzato 14 marche di patatine fritte surgelate tra le più diffuse nella grande distribuzione, uno dei contorni più consumati dagli italiani per praticità e velocità di preparazione. Un prodotto sempre più presente nelle abitudini alimentari anche grazie alle friggitrici ad aria e alla possibilità di cottura in forno.

Il test ha valutato i prodotti combinando analisi di laboratorio, profilo nutrizionale, qualità degli ingredienti, etichettatura e prova di assaggio alla cieca. Il punteggio finale tiene conto anche della presenza di sostanze come l’acrilammide e della qualità degli oli, oltre al giudizio dei consumatori.

La classifica completa

  • ESSELUNGA Patate fritte – 79 punti (qualità ottima, migliore del test)
  • MC CAIN Forno Express – 76 punti (qualità ottima)
  • MC CAIN Patatine Originali – 75 punti (qualità ottima)
  • CONAD Patatine da forno – 74 punti (qualità buona)
  • MD Le Specialità di Beppe Patate da forno – 74 punti (qualità buona, miglior acquisto)
  • IPER Patate da forno – 74 punti (qualità buona)
  • PIZZOLI PataSnella Patatine – 72 punti (qualità buona)
  • FINDUS Patatine classiche – 72 punti (qualità buona)
  • COOP Patatine da forno – 72 punti (qualità buona)
  • DELIZIE DAL SOLE (EUROSPIN) Patatine da forno – 70 punti (qualità buona)
  • HARVEST BASKET (LIDL) Patatine fritte da forno – 69 punti (qualità buona)
  • PAM Patate da forno – 68 punti (qualità buona)
  • SELEX Patatine da forno – 59 punti (qualità media)
  • PIZZOLI PataSnella Ultra Veloci 5 minuti in forno – 52 punti (qualità media, ultima in classifica)

Top

  • ESSELUNGA Patate fritte – 79 punti (migliore del test)MC CAIN Forno Express – 76 punti
  • MC CAIN Patatine Originali – 75 punti
  • CONAD Patatine da forno – 74 punti
  • MD Le Specialità di Beppe Patate da forno – 74 punti (miglior acquisto)
  • IPER Patate da forno – 74 punti

Flop

  • PIZZOLI PataSnella Ultra Veloci 5 minuti in forno – 52 punti (ultima in classifica)
  • SELEX Patatine da forno 59 punti
  • PAM Patate da forno – 68 punti
  • HARVEST BASKET (LIDL) Patatine fritte da forno – 69 punti
  • DELIZIE DAL SOLE (EUROSPIN) Patatine da forno – 70 punti
  • PIZZOLI PataSnella Patatine – 72 punti
  • FINDUS Patatine classiche – 72 punti
  • COOP Patatine da forno – 72 punti

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Tequila sospetta servita alla festa per un quindicesimo compleanno: 4 morti, tra cui il papà e lo zio della festeggiata

15 Giugno 2026 ore 14:45

Pensavano che stessero semplicemente dormendo dopo una lunga notte di festa. Invece alcuni invitati a una quinceañera, la tradizionale celebrazione messicana per il quindicesimo compleanno, non si sono più svegliati. Secondo le prime ricostruzioni, le vittime avrebbero consumato tequila adulterata.

Quattro morti e quasi 40 intossicati è il drammatico bilancio della festa organizzata il 6 giugno a Puerto de Valle, nella municipalità di Salamanca, nello Stato messicano di Guanajuato. La vicenda è stata ricostruita dai giornali messicani Periódico Correo e AM e riportata negli Stati Uniti da People.

Tra le vittime ci sono José Antonio Cárdenas, 39 anni, padre della festeggiata, e Martín Robles, 28 anni, suo zio. Hanno perso la vita anche Sanjuana González, 36 anni, e José Guadalupe Ramblás, 33. Secondo quanto riportato dai media locali, la festa era stata organizzata per celebrare i 15 anni di una ragazza di nome Jazmín. Il giorno successivo, però, qualcosa ha iniziato a preoccupare amici e parenti. Alcuni invitati continuavano a dormire e non rispondevano ai tentativi di essere svegliati. In un primo momento le famiglie avevano attribuito la situazione ai postumi della festa, ma presto si sono rese conto che alcune persone erano prive di sensi. Altri accusavano sintomi come vomito, forti mal di testa e vista offuscata.

In totale decine di persone sono state trasportate negli ospedali della zona. Tra loro anche due adolescenti di 15 e 16 anni. Alcuni pazienti risultavano ancora ricoverati diversi giorni dopo la festa. A raccontare il dramma è stato Narciso López, nonno di José Guadalupe Ramblás: “Mi hanno detto che mio nipote stava dormendo ed è rimasto così per tutta la domenica, finché si sono accorti che non si svegliava. Lo hanno portato in ospedale e lì mi hanno detto che era morto”. L’uomo ha aggiunto che un altro dei suoi nipoti è rimasto intossicato dopo aver bevuto lo stesso alcol, ma che fortunatamente “sta bene” e si trova ancora ricoverato. Poi ha lanciato un appello: “Deve essere fatta giustizia”.

Le autorità non hanno ancora stabilito con certezza da dove provenisse l’alcol consumato durante la festa. L’indagine è stata affidata alla Procura dello Stato di Guanajuato, che dovrà chiarire se si sia trattato di tequila contraffatta o di altre sostanze adulterate.

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“Il patrimonio dei miliardari dell’energia è aumentato di 300 milioni al giorno con la guerra in Iran”: il rapporto Oxfam

15 Giugno 2026 ore 14:11

Se la crisi economica globale sta spingendo in povertà oltre 30 milioni di persone, c’è chi con guerre ed emergenze geopolitiche accresce la propria ricchezza. È il caso dei miliardari del settore energetico dei paesi del G7: il loro patrimonio aggregato è cresciuto di 23,5 miliardi di dollari nei primi due mesi e mezzo del conflitto avviato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. In pratica il loro patrimonio è cresciuto di più 300 milioni di dollari al giorno. È quanto evidenzia l’ultimo rapporto Oxfam, in occasione dell’apertura del summit di Evian, in Francia.

L’analisi della confederazione internazionale di organizzazioni no profit che si dedicano alla riduzione della povertà globale, rileva che dal 2020 i miliardari di tutto il mondo hanno incrementato la propria ricchezza di quasi 10.000 miliardi di dollari. In particolare, i paesi del G7 (Usa, Canada, Giappone, Regno Unito, Francia, Germania e Italia) hanno tagliato 48 miliardi di aiuti allo sviluppo per i Paesi più poveri del mondo tra il 2024 e il 2025, una cifra che i miliardari del G7 “hanno intascato” in soli 9 giorni.

L’impennata dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari, si legge nel dossier, sta mettendo in ginocchio le famiglie in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito già martoriati da anni di turbolenze economiche, crisi del debito e shock climatici. Secondo il rapporto, anche le tre maggiori aziende mondiali di fertilizzanti dovrebbero vedere i propri profitti aumentare del 23%, ossia di ben 928 milioni di dollari, rispetto a quanto si poteva prevedere prima dell’inizio della guerra all’Iran.

“I conflitti in corso stanno devastando interi paesi, spezzando decine di migliaia di vite e rischiano di spingere in povertà oltre 30 milioni di persone, eppure per alcuni sono straordinariamente redditizi“, ha dichiarato Francesco Petrelli, portavoce di Oxfam Italia. “I leader dei Paesi G7 non stanno facendo nulla per aiutare i Paesi più poveri e colpiti dalla crisi. Italia, Canada, Francia, Germania, Giappone e Regno Unito devono smettere di usare la posizione di Trump come scusa per non agire. Il ‘G6‘, anche senza gli Stati Uniti, ha un’enorme influenza sia a livello economico che diplomatico che sta scegliendo di non esercitare“. Per Oxfam è necessario e non più prorogabile un aumento della tassazione dei profitti in eccesso accompagnato da un’imposta sui patrimoni dei super-ricchi, dalla sospensione del debito per i paesi più poveri e da maggiori aiuti allo sviluppo.

“Per garantire la presenza del Presidente Trump a questo vertice, Macron ha accettato di escludere dall’agenda temi quali la crisi climatica o la disuguaglianza globale su cui servirebbero risposte condivise e coordinate. – conclude Petrelli– Sono state cancellate dall’agenda del vertice parole come ‘genere‘ o ‘clima’ per compiacere Washington con buona pace degli altri paesi, tutto questo avrà conseguenze disastrose. Il G6 non può dichiararsi impotente abdicando al suo ruolo e alla sua responsabilità politica e morale. Possono cancellare il debito, tassare gli extra profitti e i grandi patrimoni. Possono promuovere una nuova emissione di Diritti Speciali di Prelievo, fornire maggiori aiuti, a partire da quelli umanitari. Rifiutarsi di agire per compiacere gli Stati Uniti non è diplomazia, ma codardia e accelererà solo lo scivolamento del G6 verso l’irrilevanza globale“.

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Non in chiesa né in Comune: a Roma nasce la Wedding Machine, il “matrimonio” in tre minuti che sta diventando un fenomeno virale

15 Giugno 2026 ore 13:43

In un’epoca in cui il matrimonio viene spesso descritto come un’istituzione in crisi, a Roma c’è chi fa la fila per pronunciare il fatidico “sì”. Non davanti all’altare o negli uffici comunali, ma davanti a una macchina. Succede al Love Bar, locale situato in via Flaminia, dove è stata installata la Wedding Machine, un totem che permette di celebrare un matrimonio simbolico in pochi minuti. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, l’iniziativa, che richiama nell’immaginario i celebri matrimoni lampo di Las Vegas, sta attirando curiosi, coppie e amici desiderosi di vivere un momento insolito e romantico. A idearla è stata Gaenette Raimo, 26 anni, che racconta così il progetto: “Il nome? La chiamiamo la Wedding Machine”. Il totem, attualmente alla sua prima versione, promette un’esperienza rapida e originale: ‘bastano tre minuti per dirsi “sì'”.

La scelta della location non è casuale. A pochi passi dal locale c’è Ponte Milvio, che negli anni è diventato uno dei punti più riconoscibili quando si parla d’amore a Roma, anche per la tradizione dei lucchetti lasciati dalle coppie. E poi c’è tutto l’immaginario legato a Tre metri sopra il cielo, il romanzo di Federico Moccia che ha reso quel ponte un simbolo romantico per una generazione intera, con la famosa scena dei lucchetti e la scritta “Io e te 3 metri sopra il cielo” che ha fatto il giro del mondo. “È il simbolo romano delle promesse d’amore”, sottolinea infatti la giovane ideatrice.

Un “sì” digitale: così si celebra il matrimonio lampo

Il funzionamento della macchina è semplice. Una volta davanti al totem, i partecipanti inseriscono i propri nomi e seguono le indicazioni di un avatar presente sul display. La procedura prevede il pagamento di 15 euro tramite Pos o QR Code e, al termine, la macchina consegna due anelli simbolici e un certificato ricordo.

Si tratta di un’unione puramente simbolica, come precisa la stessa Raimo: “Sì, è simbolica. Ma non per questo priva di emozione”. Sul certificato stampato dalla macchina compare anche un messaggio che accompagna l’esperienza: “Siete ufficialmente sposati… per gioco. E siete invitati a custodire questo certificato come ricordo di un atto romantico e un po’ folle”.

L’idea sembra aver fatto centro. In appena due settimane, infatti, oltre mille persone hanno scelto di partecipare alla particolare cerimonia. “C’è chi lo fa per gioco, chi lo fa con più serietà. Il nostro obiettivo era quello di regalare un momento che fosse davvero magico”, spiega Raimo.

Come è nata la Wedding Machine

Dietro il progetto c’è una passione che nasce da lontano: “Sono sempre stata appassionata di matrimoni. Mi ha sempre affascinato, fin da quando ero piccola, l’idea che due persone si scelgano. Dopo essere stata a un matrimonio in cui ho passato ore a scattarmi foto in una cabina fotografica con il mio ragazzo e i miei amici, ho pensato: perché non creare qualcosa di simile che permetta a tutti di sposarsi? In modo veloce, quasi come ci si scatta una fotografia”.

Da quell’intuizione è nata la Wedding Machine, un progetto che potrebbe presto uscire dai confini della Capitale: “Il mio sogno è che le persone possano dire: mi sono sposata a Roma. Poi a Napoli. Poi a Milano. E così via, all’infinito”, afferma.

Storie

Nel frattempo, sempre secondo quanto riportato dal quotidiano romano, la macchina continua a raccogliere storie e testimonianze. Tra coloro che hanno deciso di vivere questa esperienza ci sono anche Matteo e Valentina, una coppia che per diversi motivi non può ancora celebrare un matrimonio ufficiale. Per loro, però, quel momento ha avuto un significato particolare: “Per noi già così è un enorme regalo”.

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Il Times non fa sconti a Roma e pubblica un pezzo su come evitare truffe nella Capitale: “Ecco quanto devono costare gelato e caffè, occhio a taxi…”

15 Giugno 2026 ore 13:38

L’ha definita una “trappola per turisti”: due gelati pagati 44 euro per via di una serie di aggiunte che aveva interpretato come omaggi del locale. La storia raccontata sui social da Nicole Ann, turista della Florida in vacanza a Roma con il marito, è diventata virale, dividendo l’opinione pubblica tra chi parla di conto assurdo e chi invece invita a leggere sempre con attenzione prezzi e supplementi prima di accettare qualsiasi aggiunta.

Il caso è arrivato fino al Regno Unito, dove il Times ha deciso di verificare di persona quanto accaduto. Il corrispondente Tom Kington è andato nella stessa gelateria frequentata da Nicole Ann, Don Nino, a pochi passi da piazza Navona. All’arrivo, la ragazza dietro al bancone avrebbe chiarito immediatamente di non poter parlare con un giornalista e che il manager non era presente. Poi gli avrebbe illustrato le possibili aggiunte al gelato, specificando che si trattava di “extra”. Il risultato? Un cono con pistacchio, mango e fragola, arricchito da panna montata, wafer, macaron e cannolo, per un conto finale di 22 euro. Quasi stessa cifra pagata dalla turista americana per ciascuno dei due gelati finiti al centro delle polemiche.

Non a caso il titolo scelto dal quotidiano britannico è piuttosto eloquente: “44 euro per due gelati? Quando vi trovate a Roma, fate come me per schivare le truffe“. Ad accompagnare l’articolo c’è persino un’immagine tratta da Tototruffa ’62, il celebre film in cui Totò riesce a vendere la Fontana di Trevi a un ingenuo turista.

Da lì il giornalista allarga il discorso alle possibili insidie per i visitatori della Capitale. A partire proprio dal gelato: secondo Kington, una coppetta o un cono abbondante non dovrebbero costare più di 5 euro e la panna montata dovrebbe essere inclusa nel prezzo. Quanto al caffè, il consiglio è altrettanto chiaro: “Per un vero espresso italiano, ordinate al banco. Il prezzo non dovrebbe superare 1,50 euro”. Ma nemmeno questo garantisce di evitare brutte sorprese. Kington racconta infatti di aver contestato una volta il costo eccessivo di un caffè in un bar del centro storico, ricevendo una risposta che lo ha lasciato senza parole: “Mi scusi, pensavo fosse un turista”.

Secondo il Times, insomma, le trappole per visitatori sono sempre dietro l’angolo. Per questo il giornalista invita a controllare con attenzione anche i menu dei ristoranti: “Spesso il prezzo del pesce si riferisce a 100 grammi di prodotto e non all’intera porzione. Sentitevi liberi di chiedere quanto peserà il piatto prima di ordinare”. Non mancano i consigli sui taxi: “Dovrebbero applicare una tariffa fissa da e per l’aeroporto, ma a volte dimenticano di comunicarlo ai turisti per poter guadagnare di più con il tassametro”.

E c’è spazio anche per l’ironia. “Se state parcheggiando un’auto e un uomo inizia gentilmente a guidarvi nella manovra, vuole dei soldi e potrebbe persino lasciar intendere che vi taglierà le gomme se non lo pagherete”, scrive Kington. Il suggerimento? Fingere di non capire una parola di quello che sta dicendo e allontanarsi il più rapidamente possibile.

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La lavagna dei numeri del Giappone incuriosisce tutti ai Mondiali: così il ct Moriyasu comunica in codice con la squadra

15 Giugno 2026 ore 13:30

Con la presenza di telecamere ovunque, in qualsiasi zona del campo, negli ultimi anni allenatori e calciatori hanno radicalmente cambiato modo di comunicare, inventando la qualsiasi. L’obiettivo? Non permettere agli avversari di comprendere le indicazioni. Ma quanto visto durante GiapponeOlanda ha sorpreso tifosi e addetti ai lavori. Nel pareggio per 2-2 contro gli olandesi, il commissario tecnico del Giappone, Hajime Moriyasu, ha infatti adottato un sistema di comunicazione decisamente insolito. A bordo campo è comparsa una grande lavagna sulla quale venivano mostrati numeri differenti a seconda dei momenti della partita. Una soluzione che in poco tempo è diventata virale sui social network.

Dietro quei numeri si nascondeva un vero e proprio linguaggio in codice. Ogni cifra corrispondeva a precise indicazioni tattiche concordate in precedenza con la squadra. In questo modo il tecnico poteva trasmettere istruzioni ai propri giocatori senza dover urlare dalla panchina e senza rivelare apertamente le proprie mosse agli avversari. I numeri, scritti in caratteri molto grandi, erano visibili da ogni zona del campo, ma ovviamente il significato è noto solo ai calciatori del Giappone.

Un metodo che richiede naturalmente una preparazione accurata e la memorizzazione preventiva dei vari codici, aspetto che non sembra aver creato particolari problemi ai giocatori nipponici, da sempre apprezzati per disciplina e organizzazione. In Giappone infatti studiano la matematica con il “soroban” (l’abaco giapponese), motivo per cui tutti sono “abituati” a recepire e memorizzare indicazioni attraverso l’utilizzo dei numeri. La lavagna non è stata utilizzata soltanto per le modifiche tattiche. Nei minuti conclusivi della gara è servita anche per segnalare in tempo reale il recupero rimanente, trasformandosi in una sorta di conto alla rovescia verso il triplice fischio. Alla fine il Giappone ha conquistato un prezioso 2-2, recuperando per due volte lo svantaggio contro l’Olanda.

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Milano, chat sessista dei dipendenti Atm con immagini di passeggere. L’azienda avvia un’indagine interna

15 Giugno 2026 ore 13:13

Immagini prese dalle telecamere dei mezzi pubblici di Milano che inquadrano parti del corpo delle donne e condivise in una chat dal titolo “Ticinese staff”. A scoprirlo e denunciarlo una passeggera che, nelle scorse ore, ha postato su Instagram una stories in cui diceva di aver visto – mentre era sul tram 15 – la conversazione sul telefono di un signore con la divisa del personale Atm.

L’azienda ha diffuso una nota facendo sapere che “si è prontamente attivata con la massima attenzione per fare piena luce sull’episodio, per verificare il corretto uso degli strumenti aziendali, per tutelare i clienti e le migliaia di dipendenti corretti che lavorano ogni giorno al servizio della città”. E, continuano, “crediamo fermamente nel rispetto come valore fondante e non negoziabile. Agiremo in ogni sede opportuna rispetto a qualsiasi irregolarità commessa”.

A ricondividere la denuncia è stata l’influencer Cyanidue, rilanciata dal sito Mowmag. Nello screenshot, che lei stessa ha ricevuto da un’altra utente, si vede una conversazione con commenti sessisti a una foto rubata di una donna di schiena.

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Santa Margherita Ligure, stop agli smartphone per i bagnini: chi viola le regole rischia il brevetto

15 Giugno 2026 ore 13:01

Niente smartphone durante il servizio per gli assistenti bagnanti delle spiagge di Santa Margherita Ligure. Lo prevede una nuova ordinanza dell’Ufficio circondariale marittimo, che integra le disposizioni già in vigore sulla sicurezza balneare introducendo alcune prescrizioni specifiche.

Tra le novità principali volute dalla Capitaneria di Porto c’è l’obbligo di utilizzare dispositivi elettronici esclusivamente per esigenze di servizio o situazioni di emergenza. L’uso del telefono per attività personali, quindi, non è consentito durante l’orario di sorveglianza. Insomma, niente messaggi su WhatsApp né possibilità di sbirciare i social. Anche se la situazione è tranquilla e il bagnino è esperto, come riporta Repubblica Genova. Limiti anche agli auricolari: potranno essere utilizzati solo su un orecchio, così da garantire la piena percezione di quanto accade nell’area affidata al controllo.

L’ordinanza è stata elaborata anche alla luce delle osservazioni presentate dalle associazioni di categoria del settore balneare e turistico con l’obiettivo dichiarato di rafforzare le condizioni di sicurezza lungo il litorale e ridurre il rischio di distrazioni durante il servizio di salvataggio. Per chi non rispetterà le nuove disposizioni sono previste segnalazioni alle federazioni competenti, che potranno valutare eventuali provvedimenti sul mantenimento del brevetto professionale.

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“Spero che porterete qui i miei nipoti”: David Beckham si commuove davanti alla stella nella Walk of Fame ma ad attirare l’attenzione sono l’assenza di Brooklyn e la mossa di Harper

15 Giugno 2026 ore 12:46

Doveva essere una giornata di festa per David Beckham, premiato con una stella sulla Hollywood Walk of Fame di Los Angeles. Eppure, anche in un momento così importante della sua carriera, l’attenzione dei media internazionali si è concentrata soprattutto sull’assenza del figlio maggiore Brooklyn, al centro di una frattura con il resto della famiglia. L’ex calciatore inglese ha ricevuto il riconoscimento venerdì 12 giugno a West Hollywood circondato dalla moglie Victoria Beckham e da tre dei loro figli: Romeo, 23 anni, Cruz, 21, e Harper, 14. Assente invece Brooklyn, 27 anni, che nei giorni precedenti era stato visto a New York insieme alla moglie Nicola Peltz Beckham.

Durante la cerimonia, Victoria Beckham ha dedicato al marito parole piene di affetto, ricordando la determinazione che lo ha accompagnato fin dagli inizi della sua carriera. “Ha sempre creduto che lavorando duramente e sognando in grande tutto fosse possibile”, ha detto l’ex Spice Girl, elogiandone anche “gentilezza, lealtà e dedizione verso le persone che ama“. Emozionato, Beckham ha ringraziato la sua famiglia:”I miei genitori, le mie sorelle, che hanno sempre sostenuto i miei sogni. Victoria, mia moglie straordinaria da quasi trent’anni, senza la quale nulla di tutto questo sarebbe stato possibile. E i miei splendidi figli, che sono la ragione per cui mi alzo dal letto ogni mattina”. Poi, con la voce incrinata dall’emozione, ha aggiunto: “Spero che un giorno porterete qui i miei nipoti e racconterete loro la storia di un ragazzo che ha osato sognare in grande. Rendervi orgogliosi è il mio più grande successo”.

Ma proprio mentre celebrava il traguardo, la questione Brooklyn continuava a incombere. Intervistato da Variety a margine dell’evento, Beckham ha infatti evitato qualsiasi commento sulle tensioni familiari. Quando gli è stato chiesto del rapporto con il figlio maggiore, l’ex capitano della nazionale inglese si è limitato a liquidare l’argomento come “una questione privata“, rifiutandosi di approfondire.

Nonostante l’assenza di Brooklyn alla cerimonia, nelle ultime settimane alcuni media britannici hanno parlato di possibili tentativi di riavvicinamento. Harper Beckham, la figlia più giovane di David e Victoria, sarebbe stata infatti fotografata mentre raggiungeva l’abitazione del fratello a Los Angeles. Secondo diverse ricostruzioni pubblicate dalla stampa inglese, la quattordicenne avrebbe trascorso del tempo con Brooklyn e con la cognata Nicola Peltz, alimentando le speranze di una distensione dopo mesi di rapporti tesi tra il primogenito e il resto della famiglia.

La vicenda va avanti da mesi. A gennaio Brooklyn aveva pubblicato una serie di messaggi sui social accusando i genitori e il loro entourage di aver alimentato indiscrezioni sulla sua vita privata: “Sono rimasto in silenzio per anni e ho cercato in ogni modo di mantenere queste questioni private”. Anche Victoria Beckham aveva affrontato l’argomento in un’intervista al Wall Street Journal pubblicata ad aprile, senza però nominare direttamente Brooklyn. “Amiamo immensamente i nostri figli”, aveva detto. “Abbiamo sempre cercato di essere i migliori genitori possibili. Da oltre trent’anni viviamo sotto i riflettori e abbiamo sempre cercato di proteggere i nostri figli e di amarli”.

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“La Luna? Al momento abbiamo pagine bianche per procedure che non esistono. Sto già vivendo nella navicella, una casa da 8 metri cubi. In orbita farò manovre inedite”: così Luca Parmitano

15 Giugno 2026 ore 12:40

“Sto già vivendo nella navicella, una casa da 8 metri cubi. In orbita farò manovre inedite”. Luca Parmitano e il nuovo balzo verso la Luna. Risale ad una decina di giorni fa la “convocazioneufficiale della Nasa recapitata al 49enne colonnello dell’Aeronautica, astronauta Esa e primo comandante italiano della Stazione Spaziale Internazionale. In una intervista al Corriere, Parmitano ha provato a spiegare come si svilupperà questa particolare missione che avverrà nel 2027 e che dovrebbe essere propedeutica alla missione di allunaggio che sarà Artemis IV. “Abbiamo quattro piloti che vanno in orbita intorno alla Terra e tre astronavi: un lunar lander di Blu Origin (società di Jeff Bezos, ndr) che entrerà in orbita”, ha spiegato l’astronauta italiano. “Noi con una seconda astronave ci avvicineremo per ricongiungerci e poi staccarci. Infine rifaremo le operazioni con una terza astronave di Space X (Elon Musk, ndr), completamente diversa. Alla fine con la nostra astronave torneremo sulla Terra, un unico splash down, dopo circa due settimane di lavoro”. Parmitano ha descritto come “un salto nel futuro” la sensazione provata nell’entrare per la prima volta nella navicella Orion dopo due missioni con la Soyuz (“nonostante gli aggiornamenti è una navicella disegnata mezzo secolo fa”).

“Siamo rimasti dentro dalle 8 del mattino alle 4 del pomeriggio: da oggi mangerò Orion a colazione, pranzo e cena”, ha scherzato. Lo spazio di movimento avverrà in una cabina di “circa otto metri cubi”, mentre Parmitano risulta nell’organigramma della missione il secondo in grado come “pilota” (“di fatto sarò il responsabile delle operazioni di avvicinamento, aggancio e stacco”). L’astronauta siciliano afferma poi che non solo sarà un nuovo balzo verso il tanto cercato allunaggio, ma una vera e propria sperimentazione di qualcosa mai fatto: “Al momento abbiamo pagine bianche per procedure che non esistono. È questo il lavoro del pilota sperimentatore, la mia specialità. Di fatto faremo qualcosa che non è mai stato fatto anche se saremo su un’orbita terrestre. Dovremo definire le operazioni che poi, in seguito, andranno ripetute sulla Luna”. Insomma, nonostante il primo allunaggio sia avvenuto nel 1969, alla Nasa per tornare sulla Luna si ricomincia da capo e l’Italia è della partita. “Con la mia partecipazione la Nasa ci sta dicendo che l’Esa è un partner non solo per la tecnologia del modulo europeo e per le capacità scientifiche ma anche per il personale. Lo ha detto bene Norman Night, il direttore operazioni di volo Nasa: insieme andiamo più lontani e più veloci”.

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Amorim sarà il nuovo allenatore del Milan, c’è l’accordo: pronto un ricco biennale. Ora il ds: i nomi sul tavolo

15 Giugno 2026 ore 12:34

Sarà Ruben Amorim il nuovo allenatore del Milan. Il tecnico portoghese ha raggiunto un accordo con il club rossonero, con cui ha firmato un contratto biennale (fino al 2028), con opzione per un terzo anno. Lo riferisce sul suo sito internet il quotidiano portoghese A Bola, secondo cui Amorim aveva pianificato di non sedersi in panchina in questa stagione dopo aver lasciato il Manchester United a gennaio, ma l’offerta del club italiano, che ha ammesso essere una delle squadre preferite della sua infanzia e che sognava di allenare, si è rivelato troppo allettante. In attesa di capire chi sarà il direttore sportivo (al momento il favorito come Head of Football è Markus Krösche, ma sulla carta il ds sarebbe nel caso Timmo Hardung) e di riassestarsi, i rossoneri hanno così scelto il portoghese in panchina.

A Milano, l’ex allenatore dello Sporting riceverà 3,5 milioni di euro netti a stagione, più bonus per scudetto e qualificazione alla Champions League, competizione mancata dai rossoneri nelle ultime due stagioni. Ruben Amorim, 41 anni, attende solo l’approvazione definitiva di Gerry Cardinale di Red Bird, proprietario del Milan, per recarsi in Italia, firmare il contratto e ambientarsi nella sua nuova città. Amorim avrebbe bruciato sul filo di lana Matthias Jaissle, campione d’Asia con l’Al Ahli, altro nome rimasto a lungo sul tavolo tra i dirigenti rossoneri.

Chi è Ruben Amorim

41 anni, Ruben Amorim è uno degli allenatori più apprezzati della nuova generazione europea. Da calciatore ha vestito soprattutto le maglie di Benfica e della nazionale portoghese, prima di intraprendere la carriera in panchina. Dopo le esperienze con Casa Pia e Braga, si è imposto alla guida dello Sporting CP, riportando il club alla conquista del campionato portoghese dopo quasi vent’anni di attesa e distinguendosi per un calcio moderno, intenso e votato alla valorizzazione dei giovani talenti.

Amorim ha vinto due volte il campionato portoghese nel corso della sua esperienza allo Sporting: prima nel 2020/21, poi nel 2023/24. A novembre 2024 ha deciso di lasciare la squadra che lo ha reso grande per accettare la corte del Manchester United. In Premier League però non è riuscito a incidere: dopo esser arrivato 15esimo il primo anno, è stato esonerato nel corso di questa stagione.

Ora il direttore sportivo: i nomi

Dopo il no di Ralf Rangnick, che rimarrà sulla panchina dell’Austria come commissario tecnico, il Milan guarda altrove per il ruolo di direttore sportivo. Al momento il favorito è Markus Krosche, ma resiste anche Devin Ozek. Krösche in realtà diventerebbe sulla carta l’Head of Football del club rossonero, mentre il direttore sportivo nel caso sarebbe Timmo Hardung, pronto a seguirlo. Al momento Krösche è il direttore sportivo dell’Eintracht Forte, ma sembra ormai vicinissimo all’accordo con il Milan. L’alternativa sarebbe nel caso Devin Ozek, giovanissimo direttore sportivo (ha soltanto 31 anni), attualmente al Fenerbahce.

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L’ultima di Nordio: “Patentino antifascista? Il libro più importante per la giustizia è firmato da Mussolini”. Poi il tentativo di spiegazione

15 Giugno 2026 ore 12:20

Patentino antifascista? Sulla polemica che ha infiammato la scena politica del fine settimana, arriva il commento del ministro Carlo Nordio. “Forse gli organizzatori non sanno” ha detto il Guardasigilli riferendosi a chi rende possibile la Fiera “Più libri più liberi”, “che il libro più importante per la nostra giustizia, cioè il Codice penale, reca la firma di Mussolini“.

Il riferimento è al Codice Rocco del 1930, voluto dall’allora ministro Alfredo Rocco. Testo ancora in vigore ma che è stato ampiamente modificato, sia dalla Corte Costituzionale sia dal Legislatore, nelle parti più illiberali e autoritarie. Per esempio abrogando la pena di morte, il delitto d’onore, l’adulterio da parte della donna. Oppure dichiarando incostituzionale la norma che puniva penalmente lo sciopero (diventato un diritto nella nostra Carta). Ieri Giorgia Meloni aveva parlato di “censura” in relazione alla richiesta rivolta alle case editrici, da parte degli organizzatori della kermesse in programma a dicembre, di sottoscrivere una dichiarazione di antifascismo. “È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono”.

Negli anni scorsi era richiesta alle case editrici una più generica adesione a “tutti i valori espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani”. Il presidente dell’Associazione italiana editori, Innocenzo Cipolletta, ha confermato: “Agli editori chiediamo di affermare il proprio antifascismo” perché “il richiamo all’antifascismo esplicita semplicemente il fondamento costituzionale della nostra democrazia“.

A pochi minuti dalla sua prima uscita, il ministro Nordio ha cercato di correggere il tiro così: “È proprio un paradosso che si pretendano attestazioni di antifascismo da chi non vuole cambiare un codice firmato da Mussolini”. Angelo Bonelli di Avs ha commentato che “le dichiarazioni di Nordio sono vergognose“. E ricorda al Guardasigilli che “è vero che Mussolini ha apposto la firma, nel 1931, al Codice penale, ma quel documento è stato modificato dalla Repubblica Italiana, dalla lotta antifascista e dalle sentenze della Corte Costituzionale. Stanno strizzando l’occhio ai neofascisti di Vannacci“.

Per il senatore del Pd, Dario Parrini, vicepresidente della commissione Affari costituzionali “nella corsa di FdI a inseguire a destra Vannacci la derapata più grossolana e ridicola la fa Nordio, campione vero di dichiarazioni assurde. Oggi Nordio dice che è sbagliato chiedere per la partecipazione a fiere editoriali una dichiarazione di adesione ai valori antifascisti della Costituzione perché, udite udite, il codice penale ancora vigente in Italia porta la firma di Mussolini. Questa affermazione è sconcertante e ridicola per almeno tre ragioni. La prima: che c’entra il Codice Rocco con la vicenda Più libri più liberi? Niente. La seconda ragione è che le parole di Nordio comportano un osceno elogio revisionistico di Mussolini”. E infine: “La terza è che il ministro della Giustizia sostiene il falso: pur non essendo mai stato formalmente sostituito da un altro testo globale, il Codice Rocco del 1930 è stato progressivamente svuotato dei suoi elementi autoritari, illiberali e antidemocratici. È rimasto come guscio. È sparita la sua sostanza ideologica. Il ministro ancora una volta sembra aver perso una gigantesca occasione per tacere”.

Articolo in aggiornamento

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Stefano De Martino scivola in studio ad Affari Tuoi. Herbert Ballerina: “Ti sei fatto male?”

15 Giugno 2026 ore 12:14

Nel clima festoso di “Affari Tuoi” è arrivata anche la caduta di Stefano De Martino. Il conduttore, fortunatamente illeso, è scivolato in studio nel corso della puntata del game show in onda domenica 14 giugno. Il compagno di viaggio Herbert Ballerina si è scatenato in un passo a due con la ballerina Martina Millidi, una danza ispirata a Zorro in cui si è inserito anche il padrone di casa. Così, dopo un “duello” con la spada a ritmo di musica, De Martino è caduto per terra trascinato da Herbert.

“Mi hai fatto cadere a terra”, ha esclamato Stefano. Herbert si è preoccupato: “Ti sei fatto male?”. Per fortuna, niente di grave, solo risate in studio. Poco prima Ballerina si era presentato come un commerciante nel settore degli agrumi “un noto limonatore”, con il commento di De Martino: “Sempre più in basso”. Protagonista della puntata la concorrente Margot dalla Valle D’Aosta con il pacco numero sei, l’educatrice di sostegno ha concluso la partita portando a casa in totale 32 mila euro.

Dovevano rappresentare un duello e Stefano lo ha infilzato 4 volte con la sciabola gli ha dato un calcio e lo ha buttato a terra. Herbert non arriverà a luglio ????#AffariTuoi pic.twitter.com/nFt0aH7XPb

— SOTER (@SonoSoter) June 14, 2026

Le registrazioni del game show si sono già concluse ma le puntate andranno in onda fino al 18 luglio, “Affari Tuoi” ha aggiunto al titolo “Mundial” con la messa in onda alternata alle gare dei Mondiali in onda su Rai1 con una partita al giorno. La fine delle registrazioni coincide anche con l’addio definitivo al Teatro delle Vittorie, storica struttura che l’azienda ha deciso di vendere tra le polemiche. Il programma dell’access prime time si trasferirà da settembre negli studi Rai di Milano.

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Chi non paga gli alimenti ai figli resta fuori dagli stadi ai Mondiali: la scelta dell’Argentina

15 Giugno 2026 ore 12:01

I padri che non hanno versato il mantenimento ai propri figli non potranno accedere agli stadi per seguire le partite dei Mondiali. È la decisione delle autorità in Argentina. In altre parole, chi non è in regola con gli obblighi economici verso i figli resterà fuori dagli impianti. L’annuncio è arrivato dalla ministra della Sicurezza nazionale, Alejandra Monteoliva, che ha spiegato con fermezza la linea adottata dal governo: “Chi non si prende cura dei bisogni dei propri figli non entrerà allo stadio per assistere alla partita”. Una misura che può apparire insolita, ma che in Argentina non rappresenta una novità assoluta. Restrizioni simili, infatti, vengono già applicate abitualmente nelle competizioni nazionali.

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E al Mondiale in corso tra Usa, Messico e Canada, il governo di Buenos Aires ha inviato alle autorità statunitensi un elenco di circa 13mila persone che risultano inadempienti da almeno due mesi nel pagamento degli alimenti destinati ai figli minorenni. Questi tifosi non potranno quindi assistere alle gare del torneo. A questa categoria si aggiungono le persone coinvolte nel programma “Tribuna Segura”, il sistema che impedisce l’accesso agli stadi a imputati, soggetti sotto processo o già condannati per reati collegati agli eventi sportivi, oltre a individui considerati potenzialmente pericolosi per l’ordine pubblico. Complessivamente, il numero delle persone escluse dagli impianti supera le 30mila unità.

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L’Argentina dovrà quindi rinunciare a una parte del proprio seguito sugli spalti. Se in molti casi le difficoltà di ingresso negli Stati Uniti sono state attribuite ai severi controlli delle autorità americane, in questa circostanza il divieto nasce direttamente da una decisione del governo argentino. Un provvedimento che continua a dividere l’opinione pubblica del Paese. Sul fronte sportivo, invece, cresce l’attesa per l’esordio della Nazionale di Lionel Messi, che scenderà in campo nella notte tra martedì e mercoledì, alle 3 ora italiana, contro l’Algeria.

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Mondiali, i giapponesi non si smentiscono mai: puliscono la tribuna dopo la partita. “È una questione di rispetto”

15 Giugno 2026 ore 11:52

La scena si ripete anche ad Arlington, in Texas, dopo il pareggio per 2-2 tra Giappone e Olanda. Cambiano i Mondiali, non i comportamenti dei tifosi giapponesi, che anche questa volta si sono fermati a ripulire lo stadio dopo la partita. Le borse blu che sventolavano con entusiasmo dopo il gol del pareggio segnato da Kamada nei minuti finali sono state poi utilizzate, al triplice fischio, per raccogliere i rifiuti nelle aree riservate ai tifosi.

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Non è la prima volta e non sarà neanche l’ultima. I video dei tifosi dei Samurai Blue che raccolgono e spazzano via i rifiuti dell’AT&T Stadium hanno attirato l’attenzione del pubblico. “Questa è la cultura, rispetto per tutti, giocatori, tifosi e stadio”, spiega una spettatrice giapponese. Scene simili si sono viste per la prima volta durante la prima partecipazione della nazionale giapponese ai Mondiali in Francia nel 1998. Da allora, lo fanno ogni volta che seguono la loro nazionale nei grandi eventi internazionali.

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Credit video: FIFA

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Omicidio di Roberto Guerrino a Milano: caccia alle tracce biologiche sul corpo

15 Giugno 2026 ore 11:49

È caccia alle tracce biologiche sul corpo di Roberto Guerrino, l’interprete assassinato nel suo appartamento a Milano durante un appuntamento. La speranza degli investigatori è che l’uomo, 60 anni, si sia difeso e in questa maniera potrebbe avere sul proprio corpo elementi utili per risalire a chi ha incontrato nella casa di via Nino Oxilia. Il corpo è stato ritrovato seminudo, ucciso con più colpi al cranio sferrati probabilmente dall’uomo con cui aveva fissato l’incontro su una app di incontri. Proprio le chat, tra l’altro, potrebbero risultare decisive.

Guerrino è stato trovato nella camera che funge anche da salotto dopo che i vigili del fuoco avevano aperto la porta con la chiave che l’interprete lasciava normalmente a una vicina di casa quando si assentava. Non si esclude che si sia trattato di una rapina perché nell’appartamento mancano alcuni oggetti di valore. Guerrino e chi era con lui potrebbero aver litigato per una richiesta di soldi dopo il rapporto. I militari stanno analizzando telefoni e computer dell’interprete per individuare la persona con cui era entrato in contatto e analizzano l’attività dell’uomo sulle piattaforme Grindr e Romeo, che già l’interprete aveva usato per fissare incontri.

Ancora non c’è certezza sull’oggetto con il quale l’uomo è stato colpito alla testa: ce ne sono vari pesanti e insanguinati in casa. Si ipotizza che possa essersi trattato di una statuetta di Buddha. Quale sia l’arma lo stabilirà l’autopsia che sarò disposta domani dal pm Carlo Scalas. Per il resto, si analizzano le telecamere delle vicinanze del palazzo in cui viveva Guerrino: una, che puntava sull’entrata del palazzo e che poteva essere determinante è risultata inutile perché malfunzionante.

Vi sono poi testimoni che lo hanno visto vivo alle 21.30 di venerdì ed è quindi verosimile che la morte sia avvenuta nella notte. Chi l’ha ucciso ha infierito sul viso e in testa, il piccolo bilocale era pieno di sangue. Guerrino avrebbe compiuto 61 anni il prossimo 13 luglio. Era interprete di conferenza, nel suo curriculum aveva scritto di aver fatto da interprete a reali e capi di Stato, da Mattarella a Napolitano all’allora principe Carlo, ma anche per Bill Clinton e Henry Kissinger.

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Belen Rodriguez torna in tv (assieme a Elisabetta Canalis): ecco dove la vedremo

15 Giugno 2026 ore 11:46

Belen Rodriguez torna in tv. A far notizia nelle scorse settimane era stata la mancata conduzione de “L’Isola dei Famosi” poi affidata a Selvaggia Lucarelli, con le registrazioni in corso proprio in questi giorni nelle Filippine. La showgirl argentina farà ritorno a “Tu si que vales“, questa volta non alla conduzione. Sarà nel cast fisso dello show nello spazio dedicato al lip sync karaoke, fa sapere il giornalista Gabriele Parpiglia nella sua Newsletter.

Spazio che vedrà tra gli ospiti per una sera anche Ambra Angiolini ed Elena Santarelli. Già nelle scorse settimane Maria De Filippi aveva ospitato Belen Rodriguez nel talent show “Amici“, la showgirl, dopo indiscrezioni e polemiche, aveva rotto il silenzio commentando per la prima volta la sua assenza alla guida del reality di Canale 5: “Ho deciso di non accettare quando ho saputo la quantità di giorni all’estero che avrei dovuto trascorrere. Non riesco e non posso stare 45 giorni senza vedere i miei figli. Non sarei stata in grado di svolgere quel compito mancando di rispetto al mio lavoro e, con la mia assenza, secondo il parere, anche alla mia famiglia. Ringrazio Mediaset per aver capito la situazione e sicuramente avremo altre occasioni”, aveva scritto sul suo profilo Instagram.

Tu si que vales” tornerà nel sabato sera di Canale 5 con una importante novità. Il settimanale “Chi” annuncia l’arrivo alla conduzione dello show di Elisabetta Canalis al posto di Giulia Stabile. La ballerina, alla guida della trasmissione dal 2021, è impegnata nel tour mondiale della star spagnola Rosalía. L’ex velina sarà affiancata da Martin Castrogiovanni e Alessio Sakara. Nessuna novità per la giuria, il pubblico ritroverà Maria De Filippi, Paolo Bonolis, Luciana Littizzetto, Rudy Zerbi e la giurata del popolo sarà Sabrina Ferilli.

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Attacco russo a Kiev, in fiamme la cattedrale della Dormizione. Zelensky: “Barbarie”. Mosca nega: “Colpa di un missile Patriot Usa”

15 Giugno 2026 ore 11:40

Un attacco russo nella notte ha causato ingenti danni al complesso monastico di Kyiv-Pechersk: il tetto della Cattedrale della Dormizione ha preso fuoco, come denunciato dal capo della chiesa ordotossa ucraina, il metropolita Epifanio che ha parlato di un crimine “contro l’umanità, contro la storia, contro il cristianesimo”. Tymur Tkachenko, capo dell’Amministrazione militare della città di Kiev, ha accusato la Russia di aver colpito deliberatamente “il cuore di uno dei più grandi santuari cristiani”.

Per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky “un atto di barbarie”: “È un attacco alla comunità cristiana e al patrimonio culturale dell’umanità”, ha scritto su X. Mosca ha respinto le accuse. Secondo il ministero della Difesa russo sarebbe stato un missile Patriot di fabbricazione statunitense a colpire gli edifici del monastero di Pechersk a Kiek: “Una delle ragioni del malfunzionamento di questo sistema potrebbe essere la fornitura al regime di Kiev di missili con vita operativa scaduta da parte dei Paesi occidentali. Le forze armate russe non pianificano e non effettuano attacchi a infrastrutture civili”.

A condannare l’attacco anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “Di fronte ai nuovo brutali attacchi russi contro i civili non possiamo svolgere lo sguardo altrove”. E per il ministro della Cultura italiano Alessandro Giuli: “La tutela del patrimonio culturale deve rimanere un principio inderogabile anche nei conflitti”.

Il sito dell’attacco. L’Unesco teme “ingenti danni”

Il Monastero delle Grotte di Kiev (Kyiv-Pechersk Lavra) è un vasto complesso di monasteri e chiese, alcune delle quali sotterranee, costruito tra l’XI e il XIX secolo. Alcune delle chiese di questo sito, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, sono collegate da un labirinto di grotte che si estende per oltre 600 metri. La cattedrale, le chiese e gli altri edifici si affacciano sulla riva destra del fiume Dnipro e sono meta di pellegrinaggio da secoli.

L’Unesco teme “danni importanti” alla Cattedrale della Dormizione, sito patrimonio mondiale, nell’attacco ha colpito il complesso della Lavra Pechersk a Kiev. Il raid “avrebbe causato danni significativi sia all’interno che all’esterno della Cattedrale della Dormizione”. “Anche le strutture storiche adiacenti, compresi elementi del complesso fortificato della Lavra e la Torre di Ivan Kushnik, sarebbero state colpite”, ha affermato l’Unesco in una nota.

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“Fabrizio si controllava ogni anno, eppure. Durante le prove del tour gli vennero forti dolori, buttò a terra la chitarra. All’ospedale gli dissero ‘le restano tre mesi di vita’”: Dori Ghezzi racconta

15 Giugno 2026 ore 11:33

Le interviste, rare, che rilascia Dori Ghezzi sono sempre ricche di aneddoti e ricordi. “La ragazza del Casatschok” racconta che quando le proposero di cantare questo brano le dissero anche di affrettarsi a decidere, “c’è già pronta la Goggi”. Poi coppia artistica con Wess, il flirt con Mal e il risotto allo zafferano preparato per Lucio Battisti: “Abitava vicino casa mia, lo invitavo spesso. Mamma gli preparava pure la cassœula. Venivano in tanti al ‘residence Ghezzi’. Dalla, Paoli, Vanoni. L’unico che mai è rimasto a dormire è stato Fabrizio. Per un certo periodo abbiamo vissuto lì”.

De André piaceva alla mamma di Ghezzi? Sì, ma “era preoccupata. Era sposato e con un figlio di 12 anni. Per fortuna non conoscevo sua moglie, altrimenti non mi ci sarei messa. Dopo diventammo amiche. In un’intervista rivelò: ‘Non sono mai andata tanto d’accordo con Fabrizio come da quando c’è Dori'”. Amici tanti, da Mia Martini (“(…) Ero severa con lei. Soffriva per le cattiverie dette alle sue spalle. Mi telefonava in lacrime. La rimproverai. ‘Se devi piangere non chiamarmi più, perché soffriamo in due’. Da allora mi raccontò tutte le cose brutte ridendo”) a Ornella Vanoni (“Spesso guardavamo insieme Sanremo, io, lei e Fabrizio. Noi due eravamo le più critiche, lui invece lo difendeva. Però non ci è mai andato“) e poi Cristiano Malgioglio che, com’è noto, la presentò a De André: “Ci presentò. (Fabrizio, ndr) stava registrando Valzer per un amore. Me la cantò guardandomi negli occhi: ‘E per questo ti dico amore, amor/ Io t’attenderò ogni sera/ Ma tu vieni non aspettare ancor/ Vieni adesso finché è primavera’. Ci scambiammo i numeri e il giorno dopo mi chiamò. Fu come se ci conoscessimo da sempre”.

Tanti i ricordi di questo amore, dagli amici che le dicevano che De André l’avrebbe fatta soffrire, a Lucio Battisti che capì e la rassicurò dicendole “non sarà una botta e via”. Lei, Dori Ghezzi, lo sapeva: “Non sono mai stata una come tante. Ero quella che doveva salvarlo. Confessò: ‘Senza di lei sarei morto in una soffitta da alcolizzato'”. Non mancano racconti del rapimento, nell’agosto del 1979: “Portavamo due cappucci con una feritoia per la bocca. Ogni tanto ce li toglievano e se li mettevano loro. Si procurarono bombola e fornello per permetterci di cucinare, un rischio. Mangiavamo insieme. Mi accompagnavano quando mi appartavo per le mie necessità, però mi hanno sempre rispettata, mi chiamavano signora. Avevo le unghie lunghissime, me le tagliarono con la pattadese, il tradizionale coltello a serramanico sardo, vennero perfette”.

E la malattia di Fabrizio De André: “Si controllava ogni anno, eppure. Era in tour, durante le prove a Saint-Vincent gli vennero dei dolori forti, non riusciva a suonare la chitarra, la buttò a terra. Andò all’ospedale di Aosta. Gli dissero: ‘Le restano tre mesi di vita’. Il male era partito dai polmoni, ormai era ovunque“. E l’amarezza: “Fabrizio fumava tre pacchetti al giorno, una dietro l’altra e nemmeno le finiva, ha bruciato non sa quanti mobili. Il padre gli aveva chiesto di smettere di bere e lo aveva fatto. Purtroppo non gli chiese di smettere di fumare”.

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Follia Taranto, scoppia il caos dopo la sconfitta: invasione di campo dei tifosi, giocatori aggrediti e scontri con la polizia

15 Giugno 2026 ore 11:30

L’attesa, l’entusiasmo di un possibile ritorno in Serie D e poi un finale da dimenticare, con invasione di campo e aggressione ai calciatori. Per Taranto doveva essere una giornata storica, quella del riscatto dopo un anno difficile e si è trasformata in un incubo. La formazione tarantina giocava la finale di ritorno degli spareggi di Eccellenza contro il Gladiator: all’andata era finita 0-0, in Campania, in casa del Gladiator.

Ieri, allo stadio Italia di Massafra, il ritorno: a vincere però è stato il Gladiator per 1-2, con il gol di Giorgio all’ultimo secondo. Dopo il fischio finale, il caos: alcuni tifosi del Taranto hanno fatto invasione di campo, iniziando la caccia all’uomo nei confronti dei calciatori. In alcuni video sul web si vede anche un tifoso scagliarsi contro Nicola Loiodice, top player del club e capitano, salvato solo da un uomo della sicurezza che si è frapposto tra il calciatore e l’aggressore. Poi anche alcuni scontri con la polizia, tutto in mezzo al campo.

Scene di caos, con i calciatori scappati immediatamente negli spogliatoi, mentre quelli del Gladiator festeggiavano sotto il settore ospiti. Il Taranto rimane così in Eccellenza, nonostante un budget importante messo a disposizione di allenatore e direttore sportivo per tornare in Serie D dopo il fallimento dello scorso anno in Serie C. E dall’anno prossimo la società tornerà in uno stadio “Iacovone” rinnovato per i Giochi del Mediterraneo.

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Blitz antimafia a Palermo: arrestato Raffaele Galatolo, il boss ergastolano con i permessi premio

15 Giugno 2026 ore 11:05

Uno, un vecchio boss da tempo ormai in libertà. L’altro, ergastolano ma considerato un detenuto modello tanto da usufruire di diversi permessi premio grazie ai quali tornava a Palermo. Ma la loro vita, sostiene la Dda di Palermo, non era per nulla cambiata e stavano riorganizzando le famiglie dell’Acquasanta e dell’Arenella, due delle più importanti del mandamento di Resuttana. Così oggi Stefano Fidanzati e Raffaele Galatolo sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza insieme ad altre undici persone in un’operazione antimafia che vede indagate 45 persone.

Fidanzati era tornato in libertà da tempo ma, secondo l’accusa, sarebbe ancora a capo della famiglia mafiosa dell’Arenella. Il boss ergastolano Raffaele Galatolo, in carcere a Napoli e considerato un detenuto modello tanto da usufruire di diversi permessi, riorganizzava la famiglia dell’Acquasanta: aveva ottenuto la possibilità di uscire dal carcere e lavorare in un’associazione di volontariato. Agli arrestati – 8 in carcere e cinque ai domiciliari – vengono contestati a vario titolo i reati di associazione mafiosa, bancarotta fraudolenta, favoreggiamento personale, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, esercizio abusivo di attività di scommesse.

Le investigazioni hanno consentito di acquisire elementi utili a delineare gli assetti interni delle due famiglie. In particolare, è emerso come, anche grazie al supporto di una stabile rete di sodali e alla forza di intimidazione derivante dall’appartenenza all’associazione mafiosa, i capi famiglia avrebbero esercitato la propria influenza sui rispettivi territori di riferimento, mantenendo la capacità di orientare le attività illecite, dirimere controversie interne o con soggetti appartenenti ad altri mandamenti, nonché condizionare l’operatività economica e commerciale. Con riferimento alla famiglia mafiosa dell’Arenella, l’attività d’indagine ha permesso di ricostruire le modalità di imposizione mafiosa sul territorio da parte del capofamiglia, il quale, anche attraverso interazioni con altri esponenti di vertice di Cosa nostra, avrebbe esercitato la propria influenza anche rilevando società, fittiziamente intestate, a incensurati al fine di reimpiegare i capitali illeciti.

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Morto Davide Paglialunga, 21enne calciatore: la sua auto a fuoco dopo un incidente. Grave un suo amico, salvato da un finanziere

15 Giugno 2026 ore 11:02

Si chiamava Davide Paglialunga, 21 anni di Ancona, il ragazzo morto nell’incidente di questa mattina in zona Baraccola ad Ancona. Si trovava al volante dell’auto e in macchina con lui c’erano altre tre persone ferite dopo lo schianto, una di loro in modo grave. Paglialunga, nato nel 2005, quest’anno ha giocato a calcio come centrocampista nel campionato di Eccellenza con la Jesina. Nelle giovanili aveva militato con l’Ascoli, il Fano e l’Ancona. Tutte società che con un post social hanno voluto ricordarlo.

Paglialunga era alla guida della Opel Corsa coinvolta nel violento schianto con una Fiat Punto, che ha provocato anche quattro feriti. Secondo una prima ricostruzione, l’auto guidata dal 21enne morto avrebbe subito preso fuoco e proprio in quel momento un finanziere di Ancona che stava andando a lavoro, è passato dal luogo dell’incidente, si è fermato, è sceso ed è corso verso le auto distrutte per dare aiuto. Due degli amici di Paglialunga erano riusciti a uscire da soli dall’abitacolo, mentre un altro ragazzo di 19 anni – anche lui calciatore – era rimasto intrappolato. Il finanziere è riuscito a forzare lo sportello posteriore e trascinarlo fuori, salvandolo.

“Davide era un ragazzo brillante, e sensibile. Sempre positivo nello spogliatoio, un compagno di viaggio ideale”. Con queste parole la società di calcio Jesina, iscritta al campionato di Eccellenza, ha salutato Davide Paglialunga. “Ci sono notizie che lasciano senza fiato, che spezzano il respiro e congelano il tempo. La prematura e tragica scomparsa di Davide ha aperto un vuoto immenso nel cuore della nostra società, tra i compagni di squadra, lo staff e chiunque abbia avuto il privilegio di conoscerlo. – si legge nel post diffuso su Facebook – Solo pochi giorni fa avevamo annunciato il rinnovo di Davide anche per la prossima stagione sportiva. Davide, a soli 21 anni, ha messo a disposizione della squadra tutte le sue qualità sportive, il suo talento, una ferrea determinazione e una visione di gioco che lasciava intravedere per lui un futuro luminoso”.

La società di calcio marchigiano ricorda il giovane calciatore sottolineando come abbia sempre “dimostrato un attaccamento speciale per la maglia che ha spesso indossato da titolare nel corso di tutta la stagione da poco conclusa“. “Scendeva in campo con l’orgoglio di chi difende la propria casa, lottando su ogni pallone fino all’ultimo secondo, diventando un esempio di dedizione e lealtà per ogni suo compagno. – concludono – Fuori dal campo, il quadro si completava con la bellezza della sua persona. Il destino ce lo ha strappato via troppo presto, lungo una strada maledetta, ma non potrà mai cancellare quello che ha seminato nei nostri cuori. Ci piace pensare che Davide non ha smesso di correre: ha solo cambiato campo”.

“Ci sono domeniche che iniziano con lo strazio dentro. In queste ore si sta consumando il dramma più profondo dentro le case di alcune famiglie dell’Anconetano”, ha invece scritto sui social il sindaco di Ancona e vicepresidente vicario dell’Anci, Daniele Silvetti. “Un giovane, bello, spensierato e con una vita davanti ha perso la vita tra quelle lamiere e altri quattro ragazzi stanno combattendo contro la morte. – ha aggiunto il sindaco – Il pianto di quei genitori, di quella madre che stringo dentro di me porta ogni volta la nostra mente ai nostri figli. Al loro ritorno a casa, nelle loro camerette, tra le lenzuola dei loro letti. Ma non basta, poi ci sono le amicizie, quelle spezzate proprio da fatti come questo di oggi e senti tua figlia piangere e ti accorgi che il dramma è più vicino, ti ha quasi sfiorato, per poche ore, perché gli sguardi tra loro si erano incrociati al mare, di pomeriggio. Mi dispiace tremendamente, per loro e per quei genitori che non conosco ma che mi sembra di sentire, di percepire, almeno dentro di me”.

Credit foto: pagina Facebook “Jesina Calcio”

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Allarme ladri ad alta quota: le compagnie aeree introducono agenti “segreti” a bordo contro i troppi furti durante i voli, ecco come agiranno

15 Giugno 2026 ore 10:36

Mentre l’aereo viaggia a diecimila metri di altezza e i passeggeri dormono nel silenzio dei voli notturni, c’è chi si muove con destrezza tra i sedili per saccheggiare i bagagli a mano. Il fenomeno dei furti ad alta quota è diventato talmente strutturato da spingere diverse compagnie aeree a imbarcare segretamente agenti di sicurezza privati, confusi tra i normali viaggiatori, per cogliere i ladri in flagrante. Come rivelato dal Corriere della Sera, la contromisura è emersa a margine dell’assemblea annuale della Iata a Rio de Janeiro, dove cinque amministratori delegati di vettori europei e asiatici hanno rotto il silenzio su un’emergenza sempre più difficile da arginare.

Il vertice di Doha e l’identikit dei “criminali abili”

Sebbene la situazione non venga definita disperata, i numeri hanno raggiunto una criticità tale da spingere una trentina di aerolinee internazionali a riunirsi in un vertice riservato a Doha, in Qatar, per studiare una strategia comune. “Purtroppo quasi ogni giorno riceviamo report di viaggiatori che hanno denunciato la sparizione sui nostri voli di oggetti preziosi, portafogli, computer, tablet, cellulari, cuffie“, hanno confessato due dei manager protetti dall’anonimato. A operare nei cieli sono veri e propri professionisti del settore. “Si tratta di criminali abili, portano a segno il colpo anche in pieno giorno con decine di passeggeri svegli”, rivela un terzo amministratore delegato. Le vittime predilette vengono spesso adocchiate e selezionate poco prima dell’imbarco, nella zona dei gate, monitorando chi viaggia con oggetti di valore.

Il boom dei bagagli a mano e l’inganno della cappelliera

Le radici del problema affondano nelle nuove abitudini di viaggio post-pandemia. Con il drastico aumento dei passeggeri che scelgono di viaggiare esclusivamente con il trolley e una borsa piccola per evitare i costi del bagaglio in stiva, la quantità di effetti personali appetibili in cabina è letteralmente raddoppiata. A questo si aggiunge il problema cronico dello spazio a bordo: quando i voli sono completi, il trolley del passeggero non finisce quasi mai nella cappelliera situata sopra la propria testa, ma viene posizionato dagli assistenti di volo svariate file più indietro. Con una media di 155 passeggeri a bordo, diventa impossibile controllare a distanza la propria borsa e capire se un individuo stia maneggiando il proprio bagaglio o quello di un estraneo.

Le rotte calde: l’Asia in cima, ma il fenomeno dilaga in Europa

Secondo Nick Careen, senior vice president Operations, safety and security della Iata, il problema si concentra in mercati specifici. “L’Asia è la più grande area di preoccupazione e in molti casi si tratta di una cosa organizzata”, ha confermato Careen, specificando che le tratte a lungo raggio e i voli notturni sono i più esposti. Tuttavia, il problema sta registrando un’impennata anche in Europa, come confermato dai vertici di due vettori low-cost. All’interno dello spazio Schengen, l’assenza di controlli alle frontiere permette ai ladri di muoversi liberamente, arrivando a imbarcarsi su due o tre voli differenti al giorno con compagnie diverse. Le rotte più colpite nel Vecchio Continente risultano essere quelle prettamente turistiche o quelle a forte trazione “business“. Ad oggi non esistono statistiche ufficiali: le compagnie evitano la pubblicazione dei dati per non danneggiare la propria reputazione, mentre molti passeggeri si accorgono del furto solo una volta tornati a casa, rinunciando alla denuncia.

Agenti in incognito come contro il terrorismo

Per arginare le perdite e proteggere l’utenza, diverse aerolinee asiatiche hanno iniziato a impiegare “sentinelle” a bordo. Si tratta di addetti alla sicurezza che viaggiano in abiti civili e con regolare biglietto, replicando il modello dei poliziotti di volo (air marshals) storicamente utilizzati sulle rotte a rischio terrorismo. Il loro unico compito è osservare la cabina durante le ore di buio per intercettare movimenti sospetti attorno alle cappelliere. Quando il furto viene scoperto a bordo, l’iter è complesso. Il 22 gennaio scorso, sul volo Zurigo-Hong Kong, la denuncia di un passeggero ha costretto i piloti a richiedere il blocco del velivolo all’atterraggio: la polizia è salita a bordo e ha perquisito uno a uno gli oltre 250 passeggeri prima di autorizzare lo sbarco.

La Iata, pur precisando che non siamo di fronte a un fenomeno dilagante, monitorerà l’evoluzione dei prossimi mesi per valutare interventi normativi più severi. Nel frattempo, i consigli degli esperti per i viaggiatori rimangono legati al buonsenso: tenere denaro, documenti e dispositivi elettronici sempre sotto il sedile davanti al proprio e mai nella cappelliera, applicare lucchetti ai trolley e controllare l’integrità delle borse prima di scendere dall’aereo.

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La Gran Bretagna vieta l’uso dei social per tutti i minori di 16 anni: l’annuncio del premier Starmer

15 Giugno 2026 ore 10:26

Il premier britannico Keir Starmer ha annunciato oggi l’imminente divieto di utilizzo dei social media per tutti i minori di 16 anni. La decisione pone la Gran Bretagna all’avanguardia sul tema della protezione dei minori online, ricalcando una legge simile approvata in Australia alla fine dello scorso anno. E ha subito scatenato l’ira delle Big Tech: “I divieti generalizzati allontanano i ragazzi da esperienze curate e supervisionate, indirizzandoli verso servizi anonimi e meno sicuri“, ha affermato un portavoce di YouTube in una dichiarazione.

Durante una conferenza stampa a Downing Street, Starmer ha dichiarato che “il governo vieterà l’accesso ai social media a tutti i minori di 16 anni”. L’annuncio del premier britannico arriva nel primo giorno del vertice del G7 in Francia, dove i leader mondiali dovrebbero discutere le misure per proteggere i bambini dai pericoli online.

Il dibattito è aperto anche all’interno dell’Unione europea. “I leader dell’Ue e la Commissione europea stanno esaminando come rendere gli spazi online più sicuri per i minori, anche attraverso l’introduzione di una maggiore età digitale per l’accesso ai social media“, ha dichiarato sabato sui social il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa. Nel frattempo presto anche il Canada potrebbe seguire l’esempio di Australia e Gran Bretagna: la proposta di legge, denominata Safe Social Media Act, è stata presentata alla Camera dei Comuni dal Ministro della Cultura Marc Miller. La norma canadese prevede che le aziende tecnologiche potranno aggirare il divieto se dimostrano di avere politiche per ridurre al minimo i danni ai minori.

In Italia invece il divieto di accesso ai social da parte dei minori è rimasto congelato a lungo per volontà di palazzo Chigi. E le attuali leggi sono (quasi) lettera morta perché inesistenti i controlli sull’età. Questa settimana è stata annunciata la ripresa dell’iter in Parlamento sul ddl bipartisan 1136 per la tutela dei minori nella dimensione digitale Mennuni Madia. Nel frattempo il deputato dem Stefano Vaccari ha presentato la sua proposta di legge per tutelare i minori nell’accesso alle piattaforme digitali con sistemi di verifica d’età.

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“La scambio con un frigorifero”: l’annuncio choc su Facebook. Salvata una cagnolina in gravi condizioni: “Ora sarai amata e non sarai mai più trattata come una merce”

15 Giugno 2026 ore 10:08

Una cagnolina denutrita e in condizioni di forte trascuratezza è stata proposta online in cambio di un frigorifero. È successo in Brasile, dove la vicenda di Cachecol, una Spitz Tedesca, ha suscitato tanta indignazione sui social e mobilitato alcuni volontari che sono riusciti a salvarla. L’annuncio era stato pubblicato in un gruppo Facebook dedicato agli scambi tra privati nello Stato del Rio Grande do Sul. Il proprietario dell’animale aveva deciso di cederla chiedendo in cambio un elettrodomestico, trattandola di fatto come un bene qualsiasi. La segnalazione è arrivata rapidamente agli attivisti locali, che hanno deciso di intervenire.

Secondo quanto riportato da La Stampa, a recuperare la cagnolina è stata la volontaria Deise Falci, che il 28 maggio l’ha presa in custodia e portata in un luogo sicuro. Dopo il salvataggio è stata ribattezzata Cachecol, parola portoghese che significa “sciarpa”, scelta per il particolare aspetto del suo mantello dopo una tosatura incompleta.

Le condizioni

Fin dai primi controlli è apparso evidente che l’animale aveva vissuto a lungo in condizioni difficili. Cachecol era molto magra, debilitata e presentava gravi problemi dentali dovuti alla mancanza di cure. I veterinari hanno riscontrato un forte accumulo di tartaro e la perdita di alcuni incisivi, tutti segni compatibili con anni di trascuratezza.

Secondo chi si sta occupando di lei, la cagnolina potrebbe essere stata utilizzata per lungo tempo come fattrice. Le condizioni fisiche osservate dai volontari hanno infatti fatto nascere il sospetto che sia stata sfruttata per la riproduzione e successivamente abbandonata quando non era più considerata redditizia. Dopo il recupero, Cachecol ha iniziato un percorso di cure veterinarie e riabilitazione. È stata sottoposta a interventi per trattare le infezioni presenti nella bocca e segue un programma alimentare per recuperare peso e salute.

Un lieto fine

Oggi Cachecol si trova al sicuro e sta affrontando un graduale percorso di recupero sotto la supervisione dei volontari che l’hanno soccorsa. Nonostante le evidenti sofferenze subite, la cagnolina si è mostrata fin da subito docile e collaborativa, e ha facilitato ai veterinari le cure e l’assistenza quotidiana. Nelle prossime settimane proseguiranno gli accertamenti e il programma di riabilitazione, con l’obiettivo di restituirle piena salute e prepararla a una futura adozione.

Condividendo gli aggiornamenti sul recupero della cagnolina, la volontaria Deise Falci ha commentato così l’episodio: “Ora sarai amata e non sarai mai più trattata come una merce. La sofferenza dei cani di razza pura finirà solo quando le persone smetteranno di comprarli”.

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Due elicotteri in volo si scontrano e poi precipitano sopra una concessionaria d’auto provocando un incendio: morto il rapper 32enne Oliver Tree, con lui altre 5 vittime

15 Giugno 2026 ore 09:32

Due elicotteri in volo sopra la zona occidentale di Rio de Janeiro si sono scontrati domenica mattina, precipitano sui tetti di una concessionaria d’auto e innescando un vasto incendio che ha distrutto venti veicoli. L’impatto aereo non ha lasciato superstiti. Tra le sei vittime accertate c’è Oliver Tree, trentaduenne cantautore e produttore discografico statunitense, noto a livello globale per brani da centinaia di milioni di ascolti come “Life Goes On” e “Miss You”.

La dinamica dell’incidente e le indagini

La collisione è avvenuta nel quartiere di Recreio dos Bandeirantes. Secondo le informazioni diffuse dall’emittente CNN Brazil, a bordo del primo velivolo viaggiavano cinque persone, tra cui il musicista californiano e Gaspar Prim, uno youtuber e creatore di contenuti molto popolare in Argentina. Il secondo elicottero era occupato esclusivamente dal pilota. Entrambi i mezzi sono precipitati sulla struttura commerciale sottostante, richiedendo l’intervento immediato dei vigili del fuoco per domare le fiamme. Le indagini per chiarire le cause e l’esatta dinamica dello scontro aereo sono state formalmente affidate al Cenipa, il Centro per le indagini e la prevenzione degli incidenti aeronautici dell’Aeronautica militare brasiliana.

Il tour mondiale interrotto

Fino al giorno precedente allo schianto, Tree aveva pubblicato regolarmente contenuti sui propri canali social documentando la sua permanenza in Brasile. L’artista si trovava nel Paese sudamericano per una tappa del suo tour mondiale da headliner, organizzato per promuovere il suo quarto album in studio interamente autoprodotto, intitolato “Love You Madly, Hate You Badly” e pubblicato nel mese di aprile. La tournée, iniziata il 30 maggio a Città del Messico, prevedeva numerose date internazionali in Sudafrica, Giappone, Nuova Zelanda e Antartide, oltre a un concerto in Italia programmato per l’8 luglio al circolo Magnolia di Milano.

Dal debutto ai record su TikTok

Nato in California, Tree aveva costruito una carriera musicale di successo fondendo l’hip hop melodico con influenze rock e dance, accompagnate da testi spesso ironici. Aveva iniziato a pubblicare brani su Soundcloud nel 2010 con lo pseudonimo Kryph, per poi debuttare ufficialmente nel 2013 con l’EP “Demons“, lavoro che conteneva una cover hip hop e lo-fi di “Karma Police” dei Radiohead elogiata dallo stesso Thom Yorke. Il salto di qualità nell’industria avvenne nel 2016 con il singolo “When I’m Down”, che gli valse un contratto con la Atlantic Records. Negli anni successivi, la sua figura pubblica, caratterizzata da un’estetica volutamente eccentrica e kitsch con tute acetate anni Ottanta e un iconico taglio di capelli a scodella, lo ha reso un fenomeno virale. Sulla piattaforma TikTok aveva accumulato 15,4 milioni di follower: il brano “Life Goes On”, estratto dal primo album in studio “Ugly Is Beautiful” del 2020, è stato utilizzato dagli utenti in oltre 3,7 milioni di video, portando il cantautore a superare gli 11 milioni di ascoltatori mensili su Spotify.

Il cordoglio di Melanie Martinez

A poche ore dalla diffusione della notizia, la cantautrice Melanie Martinez, ex compagna di Tree, ha affidato ai social un lungo ricordo dell’ex compagno: “Sono stata letteralmente a pezzi oggi”, ha scritto Martinez in una storia sul suo profilo Instagram. “È davvero difficile capire come qualcuno con cui un tempo hai condiviso un periodo così specifico e formativo della tua vita possa improvvisamente non esserci più. Era così dedito alla sua arte, cosa che ammiravo e rispettavo profondamente. Penso che tutti coloro che lo hanno conosciuto ripenseranno a quei momenti di risate e gioia che riusciva a suscitare così facilmente”. La cantante ha concluso il suo ricordo sottolineando l’attitudine creativa del musicista: “La sua capacità di guidare creativamente e di agire, mantenendo allo stesso tempo un senso di meraviglia e stupore infantile, era di grande ispirazione. Aveva un cuore grande ed era un vero artista in ogni senso. Riposa in pace Oliver. So che stai facendo ridacchiare gli angeli. Resterò qui a chiedermi quale acrobazia e progetto creativo stai architettando in paradiso. Tutto il mio amore”.

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Accordo Usa-Iran, la reazione dei mercati: volano le Borse europee, in calo il prezzo di petrolio e gas

15 Giugno 2026 ore 09:32

Le Borse dimostrano di credere all’accordo tra Usa e Iran. All’indomani dell’annuncio di Donald Trump, i mercati europei corrono in avvio di seduta. Il motivo è chiaro: con la riapertura dello stretto di Hormuz si intravedono segnali di ripresa degli approvvigionamenti energetici. Uno scenario che ha portato anche al ribasso delle quotazioni di petrolio e gas. Lo Stoxx 600, l’indice azionario delle seicento maggiori società quotate, sale dello 0,9%, ai massimi da fine febbraio. Avvio brillante per Francoforte e Parigi. Bene anche Piazza Affari, che apre in netto rialzo: primo indice milanese, Ftse Mib, guadagna l’1,4% a 52.219 punti. Dopo i primi scambi volano Stellantis e Ferrari. Bene anche Buzzi e Cucinelli.

L’apertura positiva delle Borse europee segue alla chiusura in forte rialzo dei listini asiatici. Balzo di Tokyo che chiude in rialzo del 4,99%, ancora meglio fa Seul: +5,2%. Positive anche tutte le alrte: Hong Kong, Shanghai, Shenzhen e Mumbai. Segno appunto che sui mercati è già tornato un clima positivo, mentre si attenuano le preoccupazioni per le interruzioni dell’approvvigionamento energetico.

In questo senso, sono in netto calo petrolio e gas.Il petrolio Brent, punto di riferimento in Europa, è sceso questa mattina del 3,74% a 83,59 dollari al barile. Il Wti, riferimento in Usa, è in calo del 4,02% a 80,86 dollari al barile. Avvio in calo anche per il prezzo del gas: ad Amsterdam le quotazioni registrano una flessione del 5,9% a 44,09 euro al megawattora.

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“Ragazzi, la corda!”: 21enne si lancia nel vuoto per fare bunjee jumping, ma nessuno aveva agganciato il cavo di sicurezza. Sei arresti per la morte di Maria Eduarda Rodrigues de Freitas

15 Giugno 2026 ore 09:13

Una sessione di bungee jumping si è trasformata in una caduta mortale a causa di un grave errore di disattenzione da parte degli istruttori, che hanno omesso di agganciare la corda di sicurezza prima del salto. Sabato 13 giugno, a Limeira, nello Stato brasiliano di San Paolo, la ventunenne Maria Eduarda Rodrigues de Freitas ha perso la vita dopo essere precipitata dal celebre Ponte dello Scheletro (Ponte do Esqueleto). I membri dello staff della società privata a cui la giovane si era affidata l’hanno sollevata e spinta nel vuoto da un’altezza di circa 40 metri senza aver assicurato l’imbracatura alla struttura portante. La Polizia militare è intervenuta sul posto procedendo all’arresto dei responsabili dell’evento.

Il lancio nel vuoto e il video dell’incidente

La vittima, laureata in educazione fisica e management dello sport, aveva acquistato un pacchetto turistico guidato che prevedeva il lancio dal viadotto in disuso. Il drammatico momento è stato ripreso con uno smartphone da uno degli spettatori presenti. Le immagini, finite sui social, mostrano la ventunenne con indosso il casco protettivo mentre viene sollevata di peso dagli addetti, portata all’estremità della passerella di legno e gettata nel vuoto a volo d’angelo. Subito dopo la spinta, il video documenta l’esatto istante in cui i presenti si accorgono della gravissima mancanza. Chi stava filmando ha inquadrato la fune di sicurezza abbandonata al suolo sulla struttura, urlando agli istruttori: “Ragazzi, la corda!”. Poco prima del salto, la giovane aveva pubblicato una storia sul suo profilo Instagram (successivamente oscurato), in cui ironizzava sull’esperienza estrema imminente: “Chi è stato il pazzo che mi ha permesso di saltare giù da un ponte?”.

I soccorsi inutili e le indagini della Polizia

Dopo l’impatto sul fondo del burrone, lo staff e alcuni testimoni hanno raggiunto il corpo nel tentativo di praticare le manovre di rianimazione cardiopolmonare. Sul posto è stato inviato anche un elicottero della Polizia, ma all’arrivo dell’équipe medica non è stato possibile fare altro che constatare il decesso sul colpo, causato dai devastanti traumi multipli. Il fidanzato della vittima, giunto sul luogo della tragedia poco dopo, ha accusato un malore ed è stato trasportato al pronto soccorso.

Le indagini, affidate alla Polizia Civile brasiliana, hanno portato al fermo immediato di sei persone legate all’organizzazione. Tra queste, tre uomini di 27, 32 e 42 anni sono stati formalmente arrestati sulla scena con l’accusa di omicidio con dolo eventuale. Gli avvocati difensori degli indagati hanno replicato alle accuse affermando che i loro assistiti vantano una grande esperienza nel settore e che si tratta della prima vittima registrata dall’azienda in anni di attività. Una tesi nettamente respinta dalle autorità investigative. La delegata di Polizia Andrea Dantas Levy ha infatti fornito un quadro preciso delle irregolarità riscontrate, dichiarando all’emittente G1: “Era un team non in regola; non avevano nemmeno l’autorizzazione per essere lì. Hanno finito per organizzare questo evento, e questa fatalità è avvenuta oggi, secondo la mia percezione, a causa di una mancata verifica e supervisione del posizionamento della corda sul salto della vittima”.

Lo scontro istituzionale

Il caso ha innescato un’immediata reazione politica e istituzionale. Il viadotto utilizzato per i lanci, infatti, è un’area di competenza statale nota da tempo come punto di ritrovo per gli sport estremi, ma del tutto priva di regolamentazione. Il Consiglio comunale di Limeira ha annunciato un’azione legale contro il governo federale brasiliano. A ufficializzare l’iniziativa è stato il sindaco della città, Murilo Félix, che ha inquadrato le responsabilità dell’accaduto oltre il singolo errore umano degli istruttori: “È necessario determinare le responsabilità per la mancanza di controllo degli accessi a un’area federale che da anni presenta rischi noti e che manca ancora delle necessarie misure di protezione”.

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Mondiali, i risultati della notte: l’Olanda fermata dal Giappone, spettacolo in Costa d’Avorio-Ecuador | La nuova classifica

15 Giugno 2026 ore 08:34

La notte dei Mondiali ha regalato due goleade e due partite ricche di emozioni, tra risultati larghi e finali al cardiopalma. A prendersi la scena sono state soprattutto Germania e Svezia, entrambe vittoriose con ampi margini. Se il 7-1 dei tedeschi contro l’esordiente Curacao era in qualche modo pronosticabile, più sorprendente è stato il netto 5-1 della Svezia sulla Tunisia, risultato che proietta gli scandinavi in testa al loro girone. Non sono mancati però neanche i match combattuti. A Dallas, Giappone e Olanda hanno chiuso sul 2-2 dopo una sfida equilibrata e ricca di colpi di scena. Ancora più spettacolare, nonostante il punteggio finale, è stata Costa d’Avorio-Ecuador: ritmo altissimo, occasioni continue, tre traverse colpite e un gol decisivo soltanto al 90’, firmato da Amad Diallo.

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Nel Gruppo E la Germania ha iniziato il proprio Mondiale travolgendo Curacao per 7-1 a Houston. Eppure la piccola nazionale caraibica, al debutto assoluto in una Coppa del Mondo, aveva persino fatto sognare i suoi tifosi trovando il momentaneo pareggio con Comenencia dopo il vantaggio iniziale di Nmecha. Prima dell’intervallo sono arrivati il 2-1 di Schlotterbeck e il rigore trasformato da Havertz. Nella ripresa i tedeschi hanno cambiato marcia e dilagato con Musiala, Brown, Undav e ancora Havertz, chiudendo con un eloquente 7-1.

A Dallas, invece, Giappone e Olanda hanno dato vita a una sfida molto più equilibrata. Dopo un primo tempo senza reti, Van Dijk ha portato avanti gli Oranje di testa. I nipponici hanno reagito con Nakamura, ma gli olandesi sono tornati in vantaggio grazie a una splendida conclusione di Summerville. Quando la vittoria sembrava ormai vicina, all’89’ è arrivato il colpo di testa di Kamada, che ha fissato il risultato sul 2-2.

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L’albo d’oro dei Mondiali

Lo spettacolo più intenso della notte è andato però in scena tra Costa d’Avorio ed Ecuador. Il punteggio finale di 1-0 racconta solo una parte della storia. Le due squadre hanno giocato a ritmi elevatissimi, colpendo complessivamente tre traverse e costruendo occasioni da una parte e dall’altra. A decidere il match è stato Amad Diallo, che al 90’ ha trovato il gol vittoria con un sinistro dall’interno dell’area. Per la Costa d’Avorio è un successo prezioso in chiave qualificazione, mentre per l’Ecuador si interrompe una striscia di 19 partite senza sconfitte.

Nel Gruppo F la sorpresa di giornata porta la firma della Svezia, che ha schiantato la Tunisia per 5-1. Protagonista assoluto Yasin Ayari, autore di una doppietta con due conclusioni dalla distanza. A segno anche Alexander Isak, Viktor Gyökeres e Mattias Svanberg, mentre per i tunisini il gol della bandiera è stato realizzato da Omar Rekik. Un successo che consente agli svedesi di balzare in vetta al girone.

Mondiali, i risultati delle partite della notte

Germania-Curacao 7-1 (nel pt 6’ Nmecha, 21’ Comenencia, 38’ Schlotterbeck, 45’+ rig. Havertz; nel st 2’ Musiala, 23’ Brown, 33’ Undav, 43’ Havertz)

Giappone-Olanda 2-2 (nel st 10’ Van Dijk, 17’ Nakamura, 29’ Summerville, 44’ Kamada)

Costa d’Avorio-Ecuador 1-0 (nel st 45’ Diallo)

Svezia-Tunisia 5-1 (nel pt 7’ Ayari; nel st Isak, Gyökeres, Svanberg, Rekik, Ayari)

Mondiali, la nuova classifica dei gironi

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Btp Italia Sì: al via il collocamento del nuovo titolo di Stato. Rendimento minimo all’1,6 per cento

15 Giugno 2026 ore 08:11

Parte oggi il collocamento del nuovo Btp Italia Sì, il nuovo titolo di Stato indicizzato all’inflazione per i piccoli risparmiatori con cui il Mef punta a consolidare la quota di famiglie e home trading nel finanziare il debito pubblico.
L’emissione, della durata di cinque anni, offre un rendimento reale annuo minimo garantito dell’1,6%, cui si aggiunge la rivalutazione legata all’andamento dei prezzi, oltre a un premio fedeltà dello 0,6% del capitale sottoscritto per chi acquista il titolo nei giorni del collocamento e lo mantiene fino alla scadenza e alla tassazione agevolata al 12,5% prevista per tutti i titoli di Stato.

Si potrà accedere al nuovo titolo di Stato dal 15 giugno e fino a venerdì 19 giugno alle ore 13, salvo chiusura anticipata. Per il calcolo del valore complessivo delle cedole a questo tasso minimo, garantito anche in caso di deflazione, dovrà quindi essere sommato il tasso di inflazione nazionale nel periodo di riferimento. Il Btp Italia Sì – con godimento 23 giugno 2026 e scadenza 23 giugno 2031 – prevede cedole semestrali legate al tasso di inflazione nazionale, oltre a un premio finale extra dello 0,6% sul capitale sottoscritto riservato a coloro che lo acquistano nei giorni di emissione e lo detengono fino a scadenza. Al termine del collocamento il tasso minimo garantito potrà essere confermato o rivisto al rialzo, in base alle condizioni di mercato. La sottoscrizione del Btp Italia Sì è riservata ai soli risparmiatori individuali e affini. Non sono previsti tetti o riparti, quindi tutte le domande pervenute nel periodo di collocamento saranno interamente soddisfatte. Il codice Isin del titolo necessario per identificarlo e acquistarlo durante il periodo di collocamento è IT0005713539.

Il Mef ricorda che è possibile comprare Btp Italia Sì, oltre che in banca o all’ufficio postale, anche online mediante il proprio home-banking (con funzione di trading abilitata). L’emissione avrà luogo sul Mot (Mercato telematico delle obbligazioni e titoli di Stato di Borsa italiana) attraverso Intesa Sanpaolo e UniCredit (dealer dell’operazione), e Banca Monte dei Paschi di Siena e Banco Bpm (co-dealer dell’operazione). Il Btp Italia Sì viene acquistato a partire da un minimo di 1.000 euro durante i giorni del collocamento e potrà essere ceduto interamente o in parte prima della sua scadenza, senza vincoli e alle condizioni di mercato, sempre per lotti minimi da 1.000 euro nominali. Il capitale nominale sottoscritto è garantito a scadenza.

Il pacchetto nasce per invogliare la platea di ‘risparmiatori individuali e affini’ a restare fedeli ai Btp, ora che l’inflazione elevata causata dallo shock energetico in Medio Oriente rende meno convenienti i vecchi titoli. Le cedole, anziché essere calcolate sul capitale rivalutato per l’inflazione, semplicemente aggiungono al tasso minimo l’inflazione calcolata dall’indice Nic. Nel concreto, se l’inflazione (calcolata dall’indice Foi) fosse del 2%, le cedole semestrali sarebbero dell’1,8%: un tasso ottenuto sommando all’1,6% l’inflazione, per arrivare a un 3,6% annuo da dividere in due semestri. Per un raffronto con il mercato, il Btp Italia Giugno 2032, cedola 1,85% rende un tasso reale di circa l’1,44%. Le sottoscrizioni potrebbero beneficiare anche della recente scadenza per oltre sette miliardi di euro, di un Btp Italia a maggio.

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Mondiali 2026, la classifica marcatori in diretta: Havertz e Balogun in testa insieme alla sorpresa Ayari

15 Giugno 2026 ore 07:18

Tutti a caccia del nuovo record. I Mondiali 2026, la prima edizione a 48 squadre, offrono agli attaccanti la grande occasione per segnare più gol. C’è un match in più, i sedicesimi di finale. Ci sono soprattutto molte più squadre materasso nei gironi. I due grandi favoriti per vincere il titolo di capocannoniere della Coppa del Mondo sono Kylian Mbappé e Harry Kane. Chissà se uno di loro riuscirà a superare Just Fontaine, l’attaccante francese che in Svezia nel 1958 riuscì a segnare 13 reti in sole sei partite: ancora oggi detiene il primato di maggior gol segnati in una singola edizione dei Mondiali.

Mondiali 2026, la classifica dei gironi aggiornata
Mondiali 2026, la classifica marcatori in diretta

Mbappé, che fu capocannoniere in Qatar, potrebbe anche puntare al record all-time: ha 12 gol all’attivo, il primo è Miroslav Klose con 16. Attenzione anche a Leo Messi (7 gol nel 2022 per trascinare l’Argentina al titolo) ad oggi fermo a quota 13. Ci sono anche il 41enne Cristiano Ronaldo e il giovanissimo Lamine Yamal, senza dimenticare Erling Haaland (molto dipenderà dal percorso della Norvegia). La caccia al primato di gol è iniziata.

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La classifica marcatori LIVE dei Mondiali 2026

1) Folarin Balogun – Stati Uniti

2 gol

United States’ Folarin Balogun celebrates scoring his side’s second goal against Paraguay during a World Cup Group D soccer match in Inglewood, Calif., near Los Angeles, Friday, June 12, 2026. (AP Photo/Marcio J. Sanchez)

1) Kai Havertz (Germania)

2 gol

Germany’s Kai Havertz (7) celebrates a goal during the World Cup Group E soccer match between Germany and Curacao in Houston, Sunday, June 14, 2026. (AP Photo/Eric Smith)

1) Yasin Ayari (Svezia)

2 gol

Sweden’s Yasin Ayari (18) celebrates after scoring his team’s fifth goal during the World Cup Group F soccer match between Sweden and Tunisia in Guadalupe, near Monterrey, Mexico, Sunday, June 14, 2026. (AP Photo/Matias Delacroix)

2) Mattias Svanberg (Svezia)

1 gol

2) Aleksander Isak (Svezia)

1 gol

2) Viktor Gyokeres (Svezia)

1 gol

2) Omar Rekik (Tunisia)

1 gol

2) Amad Diallo (Costa d’Avorio)

1 gol

2) Virgil Van Dijk (Olanda)

1 gol

2) Crysencio Summerville (Olanda)

1 gol

2) Keito Nakamura (Giappone)

1 gol

2) Daichi Kamada (Giappone)

1 gol

2) Livano Comenencia (Curaçao)

1 gol

2) Nathaniel Brown (Germania)

1 gol

2) Deniz Undav (Germania)

1 gol

2) Jamal Musiala (Germania)

1 gol

2) Felix Nmecha (Germania)

1 gol

2) Nico Schlotterbeck (Germania)

1 gol

2) Nestory Irankunda (Australia)

1 gol

2) Connor Metcalfe (Australia)

1 gol

2) John McGinn (Scozia)

1 gol

2) Vinicius Jr- (Brasile)

1 gol

2) Ismael Saibari (Marocco)

1 gol

2) Boualem Khoukhi (Qatar)

1 gol

2) Breel Embolo (Svizzera)

1 gol

2) Giovanni Reyna – Stati Uniti

1 gol

2) Mauricio – Paraguay

1 gol

2) Cyle Larin – Canada

1 gol

Canada’s Cyle Larin (9) celebrates after scoring his sides first goal of the game in the second half of the World Cup Group B soccer match between Canada and Bosnia, Friday, June 12, 2026, in Toronto. ( (AP Photo/Sam Balkansky)

2) Jovo Lukic – Bosnia Erzegovina

1 gol

2) Hyun-Gyu Oh – Corea del sud

1 gol

2) In-Beom Hwang – Corea del sud

1 gol

2) Julian Quinones – Messico

1 gol

Mexico’s Julian Quinones (16) celebrates scoring their opening goal against South Africa during the World Cup Group A soccer match between Mexico and South Africa in Mexico City, Thursday, June 11, 2026. (AP Photo/Eduardo Verdugo)

2) Raul Jimenez – Messico

1 gol

2) Ladislav Krejci – Repubblica Ceca

1 gol

Czechia’s Ladislav Krejci reacts after scoring against South Korea in Zapopan, near Guadalajara, Mexico, Thursday, June 11, 2026. (AP Photo/Dolores Ochoa)

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Mondiali, la nuova classifica dei gironi: Germania e Svezia, goleada e primato

15 Giugno 2026 ore 07:16

La strada verso il MetLife Stadium del New Jersey è iniziata: il 19 luglio verrà incoronato il Paese vincitore della Coppa del Mondo 2026. Partono 48 squadre, per la prima volta in un Mondiale, divise in 12 gironi: 72 partite per eliminare appena 16 Nazionali. Tutte le altre passano ai sedicesimi di finale: le prime due di ciascun gruppo, più le otto migliori terze. Ecco le classifiche dei gruppi aggiornate.

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Mondiali, la nuova classifica aggiornata oggi

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Il nuovo regolamento dei gironi

In caso di arrivo a pari punti all’interno dello stesso girone, la FIFA applicherà nell’ordine i seguenti criteri per stabilire la classifica finale:

  • Maggiore differenza reti complessiva;
  • Maggior numero di gol segnati;
  • Punti ottenuti negli scontri diretti;
  • Migliore differenza reti negli scontri diretti;
  • Maggior numero di gol segnati negli scontri diretti;
  • Classifica fair play (conteggio delle sanzioni e dei cartellini);
  • Sorteggio finale a opera della FIFA.

Per quanto riguarda le migliori terze, ci sarà una classifica a parte, composta appunto dalle 12 terze classificate. I criteri che si applicheranno per decretare le otto qualificate sono:

  • Maggior numero di punti ottenuti in tutte le partite del girone;
  • Differenza reti risultante da tutte le partite del girone;
  • Maggior numero di gol segnati in tutte le partite del girone;
  • Punteggio di condotta di squadra più alto (giocatori e dirigenti) relativo al numero di cartellini gialli e rossi ricevuti in tutte le partite del girone;
  • Sorteggio finale a opera della FIFA

Mondiali 2026, tutti i gironi

Gruppo A: Messico, Sudafrica, Corea del Sud, Repubblica Ceca
Gruppo B: Canada, Bosnia ed Erzegovina, Qatar, Svizzera
Gruppo C: Brasile, Marocco, Haiti, Scozia
Gruppo D: Stati Uniti, Paraguay, Australia, Turchia
Gruppo E: Germania, Costa d’Avorio, Ecuador, Curaçao
Gruppo F: Olanda, Giappone, Svezia, Tunisia
Gruppo G: Belgio, Egitto, Iran, Nuova Zelanda
Gruppo H: Spagna, Capo Verde, Arabia Saudita, Uruguay
Gruppo I: Francia, Senegal, Iraq, Norvegia
Gruppo J: Argentina, Algeria, Austria, Giordania
Gruppo K: Portogallo, RD Congo, Uzbekistan, Colombia
Gruppo L: Inghilterra, Croazia, Ghana, Panama

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Ricevuto — 14 Giugno 2026 Stampa Nazionale

Trump sente Putin e Zelensky nel giorno del suo 80esimo compleanno: ha chiesto la fine della guerra in Ucraina

14 Giugno 2026 ore 18:28

Prima gli auguri di Benjamin Netanyahu, poi due telefonate: una con Volodymyr Zelensky, un’altra con Vladimir Putin. Nel giorno del suo 80esimo compleanno, Donald Trump ha chiesto la fine della guerra in Ucraina, come riferisce il consigliere di Putin Ushakov. Il tycoon ha infatti prima sentito il presidente ucraino, poi quello russo. Con Putin una telefonata durata 55 minuti, come riporta la Tass. Per quanto riguarda la chiamata con Zelensky, invece, Dmytro Lytvyn, consigliere del presidente dell’Ucraina per le comunicazioni, ha affermato che si è trattato di “una conversazione piuttosto significativa su argomenti che spaziavano dagli auguri di compleanno alla diplomazia e alla guerra/pace”. A riferirlo sono anche i media ucraini.

Successivamente Trump ha anche postato su Truth, parlando anche della guerra in Iran: “L’attacco di questa mattina a Beirut non sarebbe dovuto accadere, soprattutto in un giorno così speciale, quando siamo così vicini a un accordo di pace con l’Iran”, ha scritto poi Donald Trump su Truth. “Israele ha il diritto di difendersi dalle minacce, ma l’attacco a cui ha risposto era di portata limitata e insignificante, nessuno è rimasto ferito o ucciso, e non dovrebbe interrompere questo importante processo – ha proseguito il presidente degli Stati Uniti -. Siamo molto vicini a un accordo che porterà la pace nella regione, Libano compreso, e tutte le parti dovrebbero desistere. Non dovrebbero esserci più attacchi da parte di Israele in Libano, ma non dovrebbero esserci nemmeno più attacchi da parte di altre fazioni, incluso Hezbollah, contro Israele. Questo potrebbe essere l’inizio di una pace lunga e meravigliosa: non roviniamola!”, ha concluso Trump.

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Sorelle scomparse in Abruzzo da una casa-famiglia: maxi operazione di ricerca. Al vaglio i rapporti con i genitori

14 Giugno 2026 ore 17:35

È passata una settimana da quando Alisya, 16 anni, e sua sorella Sarah, di 12 anni, sono scomparse dalla casa-famiglia “Ofh Hope” di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila. Le ricerche si sono concentrate nelle ultime ore nel lago di Barrea, non lontano dal luogo della sparizione: i sommozzatori dei vigili del fuoco hanno effettuato una ricognizione dello specchio d’acqua. Si sono soffermati in particolare sotto i due ponti, mentre droni e unità cinofile continuano a perlustrare il territorio dell’Alto Sangro. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore di Sulmona, Stefano Iafolla, proseguono a tutto campo, ma non hanno ancora fornito elementi utili per il ritrovamento delle due sorelle.

Le due minori, scomparse nella notte tra il 6 e il 7 giugno, stando alle prime ricostruzioni degli investigatori, sono uscite da una porta-finestra lasciando dietro i sé i cellulari. Ad attenderle all’esterno non si esclude la possibilità che ci fosse un’auto. Le telecamere nel comune abruzzese hanno ripreso il passaggio di alcuni mezzi fra le 2 e le 5 del mattino. Gli agenti hanno aperto un fascicolo per sottrazione di minori, mentre i carabinieri stanno verificano ogni possibile pista, compresa appunto l’eventualità che qualcuno abbia aiutato le due ragazzine ad allontanarsi dalla struttura. I carabinieri della compagnia di Castel di Sangro hanno effettuato diversi sopralluoghi nella casa-famiglia, in particolare nelle camere da letto delle ragazze che sono state poste sotto sequestro. A tre giorni dalla scomparsa erano state perquisite, senza risultati, anche le abitazioni dei genitori e quella dei nonni materni.

Le due sorelle sono entrate nel circuito delle case-famiglia tre anni fa, dopo una difficile separazione dei genitori. Inizialmente la più grande, Alisya, era stata ospitata in una struttura di Cassino, per poi essere trasferita a Civitella Alfedena. Sarah invece dopo un periodo sempre a Cassino, era stata trasferita a Colli sul Velino, in provincia di Rieti. Sono state ricongiunte solo un anno fa nella struttura abruzzese da cui sono scomparse, dopo due anni di separazione. Mentre erano ospitate nelle case-famiglia, a entrambi i genitori era stata revocata la responsabilità genitoriale a causa della “conflittualità” a seguito del divorzio. A fine maggio però il Tribunale per i minori di Cassino l’aveva restituita solo al padre. L’uomo sta seguendo le operazioni di ricerca tra Barrea e Villetta Barrea accompagnato dal proprio legale, Francesco Riccardi. “Ci tengo a dire che non è vero che Alisya e Sarah non mi volevano né vedere né sentire – ha fatto sapere il padre smentendo le informazioni rivelate nei giorni passati dal legale della ex moglie -, il mercoledì precedente alla scomparsa, mi hanno contattato tramite Whatsapp e mi hanno raccontato tutto quanto avevano fatto durante la giornata”. Il padre ha anche denunciato i gestori della struttura dove le adolescenti erano ospitate in quanto “corresponsabili” della loro scomparsa, lamentando una presunta mancanza di controlli.

La madre invece ha lanciato un appello rivolto direttamente alle sue figlie: “Qualunque sia stato il motivo che vi ha portato ad allontanarvi, vi chiedo di mettervi in contatto con noi. Mamma non è arrabbiata e ricordate che tutto si sistema, ma dobbiamo farlo insieme. Mamma vi aspetta”. Questo il contenuto di un audio che la donna ha consegnato al proprio avvocato, Enrico Mastantuono. La donna, a differenza del marito, non ha mai riottenuto la responsabilità genitoriale e, stando a quanto riferito dal legale, l’ultima volta che ha visto le due minori era il 17 maggio, uno degli incontri regolari che avvenivano nella casa-famiglia. “So che le ragazze hanno sempre rifiutato di incontrare il padre – ha detto Mastantuono – erano speranzose di poter tornare con la mamma, come testimoniano le numerose lettere che scrivevano con affetto alla mia assistita”. Per questo motivo l’avvocato ha fatto sapere che il provvedimento che ha ridato la potestà al padre “è soggetto a impugnazione“. Tutte accuse smentite dal legale del padre: “La verità è che un Tribunale minorile ha disposto l’allontanamento delle minori dalla madre due anni fa – ha detto Riccardi -. Molte relazioni di esperti attestano condotte materne pericolose e inadeguate. C’è anche un tribunale civile che pronuncia la decadenza della potestà genitoriale materna e condanna la madre a risarcire il danno alle figlie e al mio assistito”.

Intanto, dalle indagini è emersa anche una vecchia lettera scritta a gennaio dalla più grande delle due ragazze, in cui spiegava quanto fosse brutto stare senza i propri genitori, a cui ricordava di volere molto bene. “Molti pensieri invadono la mia testa, è come se non ci fosse un domani”, scriveva sei mesi fa. Alisya fa le superiori, mentre la sorellina frequenta la scuola media.

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Le lacrime di Hamilton: “Sono 106 vittorie in carriera, ma questa ha qualcosa di unico”

14 Giugno 2026 ore 17:25

“Da piccolo sognavo la Ferrari e di vincere un giorno con questa macchina e oggi quel giorno è arrivato“. Emozionatissimo, con le lacrime in viso. Sono le prime parole di Lewis Hamilton dopo aver ottenuto il suo 106esimo successo in carriera, il primo a bordo di una Ferrari dopo gli ultimi due podi consecutivi. Una vittoria fantastica, arrivata al termine di una gara – quella di Barcellona – condotta magistralmente dal britannico, che ha anche approfittato di una virtual safety car arrivata nel momento perfetto per un problema alla vettura di Fernando Alonso.

“Devo dire grazie a tutti alla Ferrari. Avevo iniziato con un sogno e poi ho passato un anno orribile ma non ho mai mollato. Sono 106 vittorie in carriera per me e sono tutte speciali ma questa ha qualcosa di unico”, ha spiegato Hamilton ringraziando il team per lo straordinario successo di oggi. “Devo cominciare dicendo un enorme grazie al mio team, alla Ferrari, a tutti coloro che lavorano in fabbrica. A Fred (Vasseur) per avermi portato in questo Team”, ha proseguito il pilota della rossa.

Per Hamilton è una vittoria speciale, arrivata dopo un buon momento, con due secondi posti nelle ultime due. “Il team ha cercato sempre di tenermi su di morale, abbiamo portato miglioramenti e se questo non bastasse ho i fan migliori del mondo e abbiamo raggiunto tutto quello che insieme sognavamo. Spero sia la prima di tante, ma oggi la macchina è stata fantastica“, ha aggiunto il campione britannico, che ha poi concluso: “Lotta per il campionato? Ci prendiamo questo risultato, la Mercedes è ancora molto veloce, dobbiamo migliorare, ma non è finita qui di sicuro”.

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“Basta una frase per rovinare l’atmosfera. Mai detto che non canterò mai più con Romina, faremo altri due concerti”: Al Bano smentisce e rilancia

14 Giugno 2026 ore 17:03

Al Bano interviene sui social per smentire che i rapporti professionali con l’ex moglie Romina Power si siano interrotti. L’ugola di Cellino San Marco ha tenuto a precisare che la frase apparsa sulla copertina del settimanale DiPiùTv “Con Romina non canterò più. Mai più”, non sarebbe mai stata pronunciata.

“Basta una frase per rovinare l’atmosfera”, ha specificato in un secondo momento il cantante. E poi ha aggiunto: “Mai detta questa frase, anche perché la trovo un po’ scomoda”.

E ancora: “Io farò due concerti con Romina quest’anno, e poi continuerò il tour da solo come ho sempre fatto dal 1967 fino all’altro ieri”. Dunque i due ex coniugi e partner artistici si ritroveranno ad agosto, alla Seebühne di Mörbisch, il palcoscenico sul Lago di Neusiedl, in Austria e, a seguire, a Poznan, in Polonia.

Poi l’invito finale: “Caro mio amico direttore…Non mi chiami? Siamo amici, parliamo la stessa lingua”.

Avevano fatto scalpore le parole di Power, durante il suo intervento al talk “Belve”, mentre si parlava della dolorosissima scomparsa della figlia Ylenia: “Quando pensi di avere un pilastro vicino e di colpo arriva il momento in cui vuoi appoggiarti e non c’è niente, non c’è un sostegno, allora le cose cambiano”.

Immediata la replica a “Domenica In”: “Io ho solo accettato la verità. Non passerà mai il dolore, ma non mi creo illusioni. Ylenia sta nel nostro cuore, vive lì. Io andavo in giro di notte a New Orleans a cercare nostra figlia. Sono stato nei posti più trucidi, ho visto gente con le pistole in mano, zone di spaccio. Ho visto di tutto”. E parlando ancora a Power: “Ma dov’eri tu? Come fai a dire che non c’era un sostegno? Non è vero“. Ancora: “Io ho tentato di tutto per salvare la nostra unione e la nostra famiglia. Per me la famiglia è sacra. Io ero lì, sono sempre stato lì, ma lei non mi ha neanche visto”.

In ogni caso, al momento, i due impegni professionali dell’ex coppia d’oro della musica italiana risultano confermati.

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“Leonardo DiCaprio mi rimproverò duramente: ‘non fare cazz*te!”. Stavo giocando con una pistola sul set”: Claire Danes svela un aneddoto di “Romeo And Juliet”

14 Giugno 2026 ore 16:47

Claire Danes è la co-protagonista con il collega Richard Gadd, sulla cresta dell’onda per il successo HBO di “Half Man”, dell’intervista del format “Actors On Actors”, disponibile nell’app della CNN. I due attori si sono raccontati, ricordando anche le esperienze avute sul set. Danes torna indietro con la memoria nel al 1996, quando ha girato il film cult “Romeo + Giulietta” di William Shakespeare“, diretto da Baz Luhrmann, con Leonardo DiCaprio.

“Una volta sul set – ha ricordato l’attrice – stavo giocando con una pistola di scena. Leonardo passava da lì e mi ha rimproverato a tono dicendomi: ‘non fare cazzate!’. Aveva ragione, ma stavo solo facendo la scema e la ragazzina”.

Una curiosità sul film. Se da un lato Leonardo DiCaprio è stata la prima scelta di Baz Luhrmann per interpretare Romeo, per Giulietta le cose sono andate diversamente. Infatti la prima ipotesi del regista era Natalie Portman, che ha sostenuto anche dei provini, assieme a DiCaprio.

I produttori però hanno storto il naso perché assieme la coppia non funzionava dal punto di vista ‘visivo’, lui sembrava “più adulto di lei”. Dopo diversi tentativi e prove, la scelta poi è caduta su Claire Danes.

Le vicende ripercorrono fedelmente la celebre tragedia shakespeariana, di cui vengono mantenuti integralmente i testi e i dialoghi originali. A cambiare è il contesto: la storia viene trasportata in epoca contemporanea, con Verona che si trasforma nella moderna Verona Beach. Le storiche famiglie rivali dei Montecchi e dei Capuleti vengono reinterpretate come potenti dinastie imprenditoriali in aperto conflitto tra loro, mentre le tradizionali spade lasciano il posto alle pistole.

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Femminicidio, da Avs al Pd fino a FdI: tutti contro Vannacci. Bongiorno (Lega): “Spero non gli manchi il delitto d’onore”

14 Giugno 2026 ore 16:40

“Il femminicidio non esiste, non serve alcun reato specifico”. È bufera politica – e non solo, dal momento che nel dibattito è intervenuto anche il padre di Ilaria Sula – dopo le parole di Roberto Vannacci all’assemblea di Futuro nazionale. Per il leader di FnV si tratta di “un omicidio come tutti gli altri”. Dichiarazioni che arrivano nell’affollatissima conferenza stampa della giornata conclusiva dell’incontro di oggi a Roma, e ribadite successivamente, con ancora più enfasi, nell’intervento dal palco dell’auditorium della Conciliazione. “Uomini e donne sono uguali – è il suo ragionamento – non c’è bisogno di proteggere alcuno nei confronti degli altri e quindi devono essere tutti soggetti alle stesse regole. Un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce: questa è la vera parità”.

Un ragionamento che lo porta a dire pure di essere contrario alle cosiddette quote rosa, alla parità di genere, argomento sul quale il generale ha promesso un emendamento alla legge elettorale per abolirle. Immediate le repliche da parte degli esponenti delle opposizioni. Tra le prime ad accusare Vannacci è Cecilia D’Elia, senatrice del Pd che parla di “negazionismo patriarcale” da parte di chi “non vede l’esistenza della violenza maschile contro le donne, e il carattere proprio dei femminicidi”. Il leader di Fn “è intriso di quella cultura che dobbiamo cambiare e che cambieremo, con buona pace sua e dei suoi sodali”, scrive sui social.

Si alza il livello delle repliche con Michela Di Biase, sempre del Partito democratico: “Solo dalla feccia possono originare le parole gravissime pronunciate da Vannacci sui femminicidi, il femminicidio non è uno slogan ideologico, ma un fenomeno riconosciuto e studiato da istituzioni, magistratura e organismi internazionali. Non serve a stabilire che una vita valga più di un’altra, ma a descrivere delitti che maturano in dinamiche di possesso, controllo e sopraffazione”. Ma è tutto l’arco parlamentare a scagliarsi contro il generale. Lo fa Angelo Bonelli di Avs: “Oggi Giorgia Meloni ha trovato il tempo per attaccare su X una fiera dell’editoria che chiede agli espositori di sottoscrivere i valori antifascisti della nostra Costituzione. Ha parlato di censura. Ha parlato di libertà di pensiero. Ma le chiedo: perché non condanna neanche le parole di Vannacci che oggi ha dichiarato che il femminicidio non esiste? Quello che sta accadendo è chiarissimo. Meloni sa che alle prossime elezioni avrà bisogno dei voti di Vannacci e dell’estrema destra. E per non perderli è disposta a tutto: a tacere sugli slogan neofascisti e razzisti del corteo sulla remigrazione di ieri, a tacere sui ‘camerati’ in sala, a tacere su chi nega il femminicidio”.

Critiche anche da Italia viva. “Le parole di Vannacci sul femminicidio sono gravissime e offensive nei confronti delle tante donne vittime di violenza e delle loro famiglie. Negare la specificità del fenomeno significa ignorare una realtà che continua a colpire il nostro Paese e contro la quale le istituzioni hanno il dovere di intervenire con determinazione”. A dirlo sono le senatrici renziane Daniela Sbrollini, capogruppo in commissione Femminicidio, e Dafne Musolino, vicecapogruppo al Senato. “Ancora più preoccupante è vedere esponenti politici che arrivano a richiamare simboli e linguaggi che pensavamo appartenessero al passato. La cultura del rispetto, della parità e della democrazia non può essere messa in discussione né banalizzata. Sono i valori della nostra Costituzione, quella Carta che Vannacci continua negare sia antifascista”.

Da destra interviene l’avvocata e senatrice della Lega, Giulia Bongiorno, che del disegno di legge sulla violenza sessuale è relatrice. “Il punto non è che la morte di una donna ‘pesa’ più di quella di un uomo, ma la gravità della spinta che porta a uccidere una donna per odio o disprezzo, ritenendola un essere inferiore. Ecco perché la critica del leader di Futuro nazionale è totalmente fuorviante. Spero non ci sia nostalgia per il reato previsto fino al 1981, quando venivano concesse attenuanti a chi uccideva una donna per causa d’onore“. Persino Fratelli d’Italia attacca Vannacci. Per l’assessora lombarda alla Cultura, Francesca Caruso “basta leggere le cronache, troppe donne vengono uccise da uomini che non accettano la fine di una relazione, un rifiuto o la loro libertà. Possiamo discutere delle leggi, ma non dei fatti. E i fatti ci dicono che esiste una forma di violenza che colpisce le donne proprio in quanto donne“. E ancora: “Francamente trovo surreale che oggi ci sia ancora qualcuno che neghi questo fenomeno invece di interrogarsi su come contrastarlo. Il problema non è la parola ‘femminicidio’. Il problema sono le donne che continuano a essere vittime di violenza e di sopraffazione. Se il femminicidio non esiste, come chiamiamo le tante donne uccise semplicemente perché hanno detto ‘no’? Forse il generale dovrebbe iniziare a leggere i giornali del 2026 e non quelli del 1956”. Tra le fila di FdI è anche la senatrice Susanna Donatella Campione a redarguire Vannacci: “Il punto non è che la vita di una donna valga più di quella di un uomo. Il punto è riconoscere la specificità di quei delitti che maturano nell’odio, nel possesso o nel disprezzo nei confronti delle donne. Per questo sostenere che il femminicidio sia ‘un omicidio come tutti gli altri’ è una lettura fuorviante. La frequenza con la quale gli uomini uccidono le donne è diventata tale da indurre il legislatore a introdurre nell’ordinamento una fattispecie specifica. Non per creare vittime di serie A e di serie B, ma per contrastare un fenomeno che presenta caratteristiche proprie e che richiede strumenti adeguati. Mi chiedo infine se le donne che militano nel movimento di Vannacci condividano davvero questa impostazione. Sarebbe interessante sapere se ritengano anche loro che il femminicidio sia semplicemente un omicidio come un altro”.

Per Mariastella Gelmini di Noi Moderati “le dichiarazioni di Vannacci sono gravissime. Giulia Cecchettin, Ilaria Sula, Luciana Ronchi e tante altre non sono nomi astratti né casi isolati: sono donne che hanno perso la vita per mano di un uomo. Negare l’esistenza del femminicidio significa ignorare una violenza che colpisce le donne proprio in quanto donne. Significa voltare le spalle alle vittime, alle loro famiglie e a tutte le persone che ogni giorno si impegnano per contrastare questa piaga. Vannacci, ancora una volta, dimostra una visione arretrata e distante dalla realtà“.

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Bologna, il bus si ferma oltre la pensilina: stacca a morsi un pezzo di orecchio all’autista

14 Giugno 2026 ore 16:37

Ha fermato il bus qualche metro dopo la pensilina, non accorgendosi della richiesta di fermata. È bastato questa piccola svista del conducente del mezzo per far infuriare un passeggero che, non appena salito a bordo, lo ha aggredito sputandogli addosso e staccandogli a morsi un pezzo di orecchio. L’episodio, come riporta Il Resto del Carlino, è avvenuto nella mattina del 13 giugno a Bologna, in piazza Minghetti.

Il conducente del bus 96 Tper ha cercato di allontanare il suo aggressore e da lì è nata la colluttazione. L’autista è stato medicato dai sanitari del 118 mentre il passeggero è fuggito dopo essersi accorto dell’arrivo della polizia. Gli agenti hanno acquisito le registrazioni della videosorveglianza del mezzo per identificarlo. Stando alle prime ricostruzioni si tratta di un uomo sulla sessantina, italiano e di circa un metro e 65 di altezza.

L’assessore alla mobilità del capoluogo emiliano, Michele Campaniello, ha parlato di “atto di inaudita e inaccettabile violenza” e di “un’offesa profonda a tutta la comunità civile” che “nessun disservizio, vero o presunto, potrà mai giustificare”.

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Évian e Ginevra, scontri tra manifestanti e polizia alla vigilia del G7. Con la cena di lavoro dei leader inizia il summit in Francia

14 Giugno 2026 ore 16:28

Scontri sono scoppiati oggi alla vigilia del vertice di Evian tra manifestanti anti-G7 e polizia nei pressi della sede delle Nazioni Unite a Ginevra, in Svizzera. Secondo quanto riportato dall’Afp, i manifestanti hanno lanciato bottiglie, pietre, pezzi di cemento e petardi contro la polizia che ha risposto con gas lacrimogeni. Diversi edifici sono stati presi di mira, tra cui gli uffici di PricewaterhouseCoopers e la sede dell’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU). Gli scontri arrivano in una vigilia caratterizzata da cittadine deserte, animate quasi unicamente dalle divise della gendarmerie, per l’occasione griffate con il logo del G7. Posti di blocco, lungo tutto il percorso che da Ginevra (aeroporto di arrivo per delegazioni e cronisti stranieri) conduce sulle rive del Lago Lemano. Évian-les-Bains è pronta ad accogliere i leader delle principali economie occidentali in un clima di massima sicurezza.

La località francese affacciata sul Lago è blindata per l’apertura del vertice del G7, mentre a Ginevra, a pochi chilometri dal confine e poco distante dalla sede dei lavori, le manifestazioni di protesta erano annunciate. Temendo possibili scontri, nella città Svizzera molte vetrine dei negozi sono state coperte con barriere di legno. Il summit prende ufficialmente il via con una cena di lavoro in programma alle 19.30, intitolata “Affrontare insieme le grandi sfide internazionali”: all’Evian Resort arriveranno i capi di Stato e di governo dei Paesi membri del G7 insieme ai rispettivi consorti, accolti dal presidente francese.

Tre giorni di lavori, incontri bilaterali e sessioni dedicate alle principali crisi internazionali e alle sfide economiche globali: questo il programma del summit, in programma fino al 17 giugno sotto la presidenza francese di Emmanuel Macron. Martedì 16 giugno entrerà nel vivo il confronto politico. La mattinata si aprirà con una sessione di lavoro sulla sicurezza dell’Ucraina e dell’Europa, seguita da una colazione di lavoro dedicata alle crisi e alla stabilità in Medio Oriente. Nel pomeriggio faranno il loro ingresso a Evian anche i rappresentanti dei cinque Paesi partner invitati dalla Francia (Brasile, India, Corea del Sud, Kenya ed Egitto) che parteciperanno alla sessione dedicata ai nuovi partenariati internazionali e al rilancio della solidarietà globale. La giornata si concluderà con il tradizionale appuntamento di rappresentanza: il pranzo di gala offerto da Macron e dalla première dame Brigitte in onore dei capi delegazione e dei loro consorti. Mercoledì 17 giugno sarà invece dedicato ai temi economici e tecnologici. I leader discuteranno delle misure per rilanciare una crescita economica “equilibrata, condivisa e sostenibile”, uno dei pilastri della presidenza francese del G7. A seguire, una colazione di lavoro vedrà al centro l’intelligenza artificiale e le condizioni per una sua diffusione “sicura, rapida ed efficace”. La chiusura del vertice è prevista nel primo pomeriggio. Alle 15, il presidente Macron terrà la conferenza stampa finale.

La speranza di molti è che questo G7 possa diventare quello della pace in Medio Oriente, con gli europei che già guardano allo sminamento dello Stretto di Hormuz come mano tesa a Donald Trump che sarà accolto con tutti gli onori dal presidente Macron, che in extremis ha strappato al tycoon l’impegno a una cena tutta franco-americana nei sontuosi saloni della Reggia di Versailles.

La morte di un gendarme che stava completando i lavori di messa in sicurezza di Evian e dintorni, cominciati oltre un anno fa, ha funestato la vigilia, le prove generali della “bolla” che racchiuderà e proteggerà i leader riuniti, dal loro arrivo all’aeroporto di Ginevra, fino alla permanenza blindata nel Resort dove si svolgerà il vertice. Sono 16.000 i poliziotti, gendarmi e militari schierati, con imbarcazioni, moto, droni, polizia a cavallo e squadre cinofile. Emmanuelle Dubée, prefetto dell’Alta Savoia, ha parlato di schieramento eccezionale per far fronte “ai rischi di un contesto internazionale estremamente teso“, al “rischio terrorismo che resta alto in Francia” e a quello di “sabotaggio o cyberattacco”. Oltre a quello dell’ordine pubblico, che domani sarà messo alla prova dalle manifestazioni di dissenso previste a Ginevra. Si tratterà, per chi ha ancora negli occhi i gravi incidenti e i danni per le violenze durante il G8 di Evian del 2003, di far dimenticare quell’esperienza.

I leader saranno comunque protetti da ogni minaccia esterna nell’Hotel Royal, che già accolse i loro predecessori 23 anni fa, che fa parte del più vasto e blindatissimo Resort. Fortemente voluta da Macron, la cena di mercoledì sera con Trump sarà un omaggio della Francia ai 250 anni dell’Indipendenza americana, proprio in quella Reggia di Versailles considerata “luogo sacro all’amicizia franco-americana” perché proprio lì – ricorda l’Eliseo – “fu firmato nel 1783 il trattato che sanciva l’indipendenza degli Stati Uniti“. Dall’Eliseo trapela che Trump, prima di cena, visiterà la Reggia, in particolare il Salone degli Specchi. La serata sarà allietata da uno spettacolo di luci e fontane nel giardino, oltre che da fuochi d’artificio. Il giorno prima, martedì, a Evian, si potrebbe concretizzare l’altro momento attesissimo costruito pazientemente da Macron, l’incontro di Trump con Volodymyr Zelensky. I due parteciperanno ad una riunione di lavoro, mentre al momento non è confermato un bilaterale formale tra i due, in un clima che vede Macron alla ricerca di un’unanimità dei Volenterosi non sempre scontata. Trump incontrerà ad Evian anche il premier indiano Narendra Modi, e i leader di Qatar, Emirati arabi ed Egitto mentre non ci sarà il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

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Francia in ansia per Paul Seixas: il 19enne si ritira dopo la caduta in discesa. Al Tour mancano tre settimane

14 Giugno 2026 ore 16:18

L’attesa sta diventando spasmodica. Tanto che oggi il nome di Paul Seixas è già sulla homepage del sito dell’Equipe, sotto solamente alla diretta del Gp di Formula 1. Il 19enne di Lione è la grande speranza del ciclismo d’oltralpe: su di lui pesano tutte le aspettative, il sogno di tornare presto a rivedere un francese vincere il Tour. Per questo adesso la Francia è in ansia per le condizioni del suo giovane talento: Seixas si è ritirato dall’ultima tappa del Tour Auvergne-Rhône-Alpes, l’ex Giro del Delfinato.

Il fattaccio è avvenuto ieri, sabato 13 giugno, durante la tappa del Grand Colombier. Seixas è caduto malamente in discesa, poi ha fatto un mezzo miracolo per rientrare, ma nell’ultima salita è crollato per lo sforzo eccessivo e ha pagato 1’21” dal vincitore Isaac Del Toro. Oggi ha provato a onorare la corsa, ma si è dovuto arrendere dopo 34 km: già faceva fatica a stare a ruota sul Col du Pré. Segno che comunque la botta ha lasciato delle conseguenze.

L’ammiraglia della Decathlon ha deciso di fermare Seixas, per evitare altri danni. Certo, all’inizio del Tour de France mancano ancora tre settimane: la cronosquadre di Barcellona che apre la Grande Boucle 2026 è in programma sabato 4 luglio, c’è tempo per recuperare. Nel ciclismo attuale, dove la preparazione è cruciale e viene curato sotto ogni aspetto, anche un piccolo imprevisto però può avere degli effetti evidenti sulle prestazioni. In Francia tutti sperano che Seixas possa fin da subito battagliare con Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard per la maglia gialla. Può realisticamente, essendo la sua prima esperienza, potrà puntare al podio, che sarebbe già un risultato enorme. Intanto però deve pensare a guarire. E anche questa sarà una prima volta, dopo una primavera di risultati strabilianti in cui tutto era filato per il verso giusto.

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“Persino Tiziano Ferro mi inviò un messaggio bellissimo. Al Grande Fratello ho aperto il vaso di Pandora sulla salute mentale. Mediaset mi disse che mi avrebbe sostenuto, poi spariti tutti”: parla Marco Bellavia

14 Giugno 2026 ore 16:11

Il caso di Marco Bellavia nella settima edizione del Grande Fratello Vip, trasmessa nel 2022, ha rappresentato uno degli episodi più controversi nella storia del programma, innescando un ampio e acceso dibattito a livello nazionale sul tema della salute mentale e sulla sua rappresentazione nei media.

L’ex conduttore del celebre programma televisivo per bambini “Bim Bum Bam”, ha manifestato nel corso della sua partecipazione al reality show segnali evidenti di malessere psicologico, tra cui crisi d’ansia, attacchi di panico e gravi disturbi del sonno. Il concorrente ha avuto il coraggio di aprirsi pubblicamente riguardo alla propria condizione di fragilità emotiva e alla depressione di cui soffre, rivolgendo ai suoi compagni di avventura una richiesta esplicita di supporto psicologico e vicinanza emotiva.

Anziché ricevere comprensione e supporto, la grande maggioranza dei partecipanti lo ha isolato, deriso e attaccato. Numerosi coinquilini hanno minimizzato la sua sofferenza con affermazioni offensive, definendolo “instabile”, “disturbato” o “pietoso”, accusandolo di fingere per ottenere visibilità.

“Non potevo prendermela con la produzione. – ha spiegato a Fanpage il conduttore – Non ci sono colpevoli. Ammetto che tutti gli altri concorrenti subirono la mia situazione. Non fu responsabilità mia e neppure loro. Il mio stato non c’entrava con la depressione. Se ti rompi un braccio, ti portano al Pronto Soccorso e ti ingessano. Se ti capita qualcosa alla testa, al contrario, è più difficile comprenderlo”.

E ancora: “Non cancellerei quell’esperienza. Ho aperto il vaso di Pandora sulla questione della salute mentale. Una volta uscito, tanta gente mi scrisse, ricevetti molto affetto. Persino Tiziano Ferro mi inviò un messaggio bellissimo. Riuscii a smuovere le acque, ebbi la possibilità di farmi sentire, molti follower mi cominciarono a seguire sui social”.

“Da Mediaset mi rassicurarono dicendomi che mi avrebbero sostenuto, – ha concluso – che sarei tornato ad essere un personaggio dell’azienda. Tuttavia, dopo qualche mese sparirono tutti. Non ci sono più contatti da anni. Un comportamento che mi ha stupito e ferito”.

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Gli auguri di Netanyahu a Trump per i suoi 80 anni: “Guida gli Stati Uniti verso un futuro di pace attraverso la forza”

14 Giugno 2026 ore 16:09

“Buon compleanno signor presidente, buon compleanno Donald”. Così il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha fatto gli auguri al presidente degli Stati Uniti Donald Trump per il suo 80esimo compleanno con un messaggio pubblicato su X. “Quest’anno il tuo compleanno arriva in un momento propizio“, ha scritto Netanyahu, ricordando i 250 anni dalla fondazione degli Stati Uniti, definiti “una grande nazione costruita sulla libertà e sulla fede”. Il premier israeliano ha quindi augurato a Trump “forza ed energia” nel guidare gli Stati Uniti “verso un luminoso futuro di pace attraverso la forza“, auspicando al tempo stesso un ulteriore rafforzamento dell’alleanza tra Washington e Tel Aviv. “Continuiamo a portare le relazioni Usa-Israele a livelli sempre più alti”, ha affermato Netanyahu.

Un messaggio arrivato proprio mentre l’accordo tra Usa e Iran rischia di saltare dopo il raid delle Israel Defense Forces sul quartiere di Dahiyeh, a Beirut, che ha causato almeno 3 morti e 15 feriti. Intorno alle 14 italiane infatti il capo negoziatore e presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha affermato in un post su X che l’attacco ai sobborghi meridionali di Beirut “ha dimostrato ancora una volta che gli Stati Uniti non sono disposti o non sono in grado di rispettare i propri impegni“, accusando Washington di aver dato a Israele il “via libera”. Così ”non si ottengono vantaggi. Il gioco del poliziotto buono e poliziotto cattivo è passato di moda. Se non avete né la volontà né la capacità di adempiere ai vostri impegni, non è possibile parlare di proseguire lungo questa strada”, ha affermato.

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Incidente d’auto per Giulia Belmonte, compagna di Stash dei Kolors: “Mi sono spaventata tanto, ero con le mie bimbe”

14 Giugno 2026 ore 15:34

Tanta paura per Giulia Belmonte, la compagna di Stash dei The Kolors. La content creator e imprenditrice ha condiviso con una story su Instagram la paura per aver vissuto un incidente d’auto.

“Mi sono spaventata tanto. Ero in macchina con le mie bimbe, – ha spiegato Belmonte – eravamo ferme ad aspettare mia madre quando all’improvviso, un’auto uscita in retromarcia da un parcheggio vicino ci è venuta addosso”.

E ancora: “È stato un grande spavento, soprattutto perché eravamo completamente ferme e non ci aspettavamo una situazione del genere. La persona alla guida era ovviamente distratta. Ma in strada, le distrazioni non sono accettabili, un attimo di disattenzione può mettere in pericolo la vita degli altri”.

Poi l’appello: “Guidiamo con responsabilità, sempre”.

Stash e Giulia Belmonte sono legati sentimentalmente da 2017. Dal loro amore, il 3 dicembre 2020 hanno accolto la prima figlia Grace, mentre il 14 agosto 2022 la secondogenita Imagine.

Stash in una intervista a Verissimo aveva dichiarato: “Giulia è la persona più bella che abbia mai conosciuto. Lei è il miracolo della mia vita. Da quando c’è lei tutto è più bello, riesce a farmi sentire un uomo migliore. Avere un figlio è una cosa stupenda ma non è qualcosa che si decide”.

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Morti due alpinisti sul Monte Pasubio: salvato il terzo membro della cordata. Nove vittime nel weekend

14 Giugno 2026 ore 15:33

Altri due giovani alpinisti sono morti mentre stavano scalando il versante vicentino del Monte Pasubio. Sono un ragazzo di 26 anni e una ragazza di 25: con loro anche un terzo compagno di cordata che è però rimasta illeso ed è stato recuperato dall’elisoccorso di Trento mentre ancora era appeso alla parete. Le due vittime si aggiungono alla lunga lista che ha segnato un fine settimana drammatico per gli escursionisti delle montagne italiane. Il 12 giugno erano morti tre alpinisti sul Gran Paradiso, mentre nella mattina di sabato altri quattro hanno perso la vita tra il versante francese del Monte Bianco, il Cervino e il ghiacciaio della Brenva.

La tragedia è avvenuta poco prima delle 12, nella zona dello Sojo d’Uderle, un’area nota agli escursionisti ma che presenta tratti esposti e impegnativi. I ragazzi che hanno perso la vita sono precitati per circa 100 metri e l’allarme è scattato poco dopo con l’immediato intervento dei soccorritori. Le operazioni di recupero e salvataggio del terzo amico che era con loro sono state rese più complesse dalle difficili condizioni meteo e dalla forte presenza di nebbia. Le salme non sono ancora state recuperate e sono in corso gli accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente.

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Il Regno Unito intercetta una petroliera nella Manica. Starmer: “Parte della flotta ombra russa, duro colpo per Mosca”

14 Giugno 2026 ore 15:19

Le forze armare britanniche hanno intercettato nella acque del canale della Manica una petroliera appartenente, secondo le autorità di Londra, alla cosiddetta flotta ombra legata alla Russia. A riferirlo è stato il premier inglese Keir Starmer con un post su X: “Questa operazione, conclusasi con successo, infligge un altro duro colpo alla Russia e ricorda a coloro che alimentano la guerra di Putin in Ucraina che non permetteremo loro di nascondersi”.

Le operazioni per intercettare la nave, durate circa sei ore, sono state condotte dalla Royal Marine e da agenti delle forze dell’ordine appositamente addestrati della National Crime Agency. Come fa sapere il ministero della Difesa britannico in un nota, si tratta della prima operazione di questo genere guidata dal Regno Unito: la nave si trova ora all’ancora al largo della costa meridionale dell’Inghilterra, nei pressi della penisola chiamata Isola di Portland, dove “rimarrà monitorata per qualsiasi problema di sicurezza o ambientale”.

Il nome della petroliera battente bandiera del Camerun è Smyrtos ed era salpata dalla zona di San Pietroburgo. Sky News ha tracciato il suo percorso: dopo la partenza in Russia, l’imbarcazione ha attraversato da est a ovest il mar Baltico, per poi circumnavigare la Danimarca e proseguire nel mare del Nord. Come sostenuto dalle autorità britanniche, Mosca utilizza una rete di oltre 700 petroliere con strutture proprietarie opache per aggirare le sanzioni internazionali sulle esportazioni di petrolio. Secondo Londra, che ha già sanzionato più di 500 imbarcazioni collegate alla flotta ombra, il sistema di navi trasporta circa il 75% del greggio russo soggetto a restrizioni.

Da Kiev è arrivato un ringraziamento per l’operazione: “Sono grato al Regno Unito per aver compiuto questo importante passo contro la flotta petrolifera russa”, ha scritto su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. “È stata la superbia della Russia, alimentata dagli ingenti introiti derivanti dal petrolio e dal gas, a spianare la strada a questa guerra – aggiunge – e ogni decisione dei partner che priva la Russia di risorse finanziarie limita anche la guerra stessa”. Il presidente ha poi concluso con un invito all’Europa, che dovrebbe a suo parere, “adottare urgentemente misure legislative che consentano non solo il fermo delle petroliere e le restrizioni sulle spedizioni di petrolio, ma anche la confisca del petrolio che trasportano. Questo contribuirà certamente ad avvicinare la pace”. Alle parole del presidente ucraino, ha fatto eco il suo ministro degli Esteri, Andriy Sybiga: “La flotta fantasma russa è uno strumento di guerra – ha scritto sui social -. Ogni nave fermata significa meno soldi per la macchina da guerra russa. Interrompere queste fonti di finanziamento contribuisce a ridurre la capacità della Russia di finanziare attacchi missilistici e con droni contro le città ucraine”.

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“Si sono tenuti dei colloqui. Ecco perché posso sedermi qui e dire che è la decisione giusta”: il no di Rangnick al Milan

14 Giugno 2026 ore 15:10

Il ritardo si accumula: a poco più di due settimane dall’inizio della nuova stagione il Milan è ancora un enorme punto di domanda. È passato quasi un mese dal repulisti varato dal patron Gerry Cardinale, con la regia del consulente Zlatan Ibrahimovic, dopo la clamorosa uscita dalla zona Champions nell’ultima giornata di Serie A. Fuori tutti, dentro nessuno. Il candidato per assumere la regia sportiva rossonera era uno soltanto: Ralf Rangnick. L’attuale ct dell’Austria, che farà il suo esordio ai Mondiali mercoledì contro la Giordania, ha però annunciato il rinnovo con la sua nazionale fino al 2028. Un no secco al Milan, quindi, spiegato proprio tirando in ballo il caos che aleggia attorno al club: fino all’ultimo, ha dichiarato, non c’è stata “nessuna chiarezza” da parte dei rossoneri.

A fine maggio, Rangnick ha incontrato a Vienna i dirigenti del Milan, che volevano ingaggiarlo come direttore sportivo per il loro nuovo progetto. “Tre settimane fa c’è stato un primo contatto e si sono tenuti dei colloqui. Avevo chiesto chiarezza prima dell’inizio del Mondiale, per me, per la squadra, per la Federcalcio austriaca. Questa chiarezza non c’è stata“, ha detto il ct dell’Austria in conferenza stampa. Il tecnico di Salisburgo ha quindi optato per l’offerta della Federazione calcistica austriaca (ÖFB), che soddisfaceva non solo le sue richieste economiche, ma anche quelle del suo staff.

Rangnick ha sottolineato che la sua partenza non era in alcun modo subordinata alla richiesta di maggiori poteri decisionali o di un ampliamento delle sue responsabilità. Il progetto milanese avrebbe potuto essere allettante, ma proprio la mancanza di una visione chiara lo ha convinto a lasciar perdere. “Sono contento di aver preso questa decisione. È importante anche per me personalmente potermi ora concentrare completamente sui Mondiali”, ha detto Rangnick in un’intervista all’ORF, l’emittente pubblica austriaca. “Tutto lo staff è d’accordo e felice di essere qui”, ha spiegato. “Ecco perché posso sedermi qui e dire con una buona sensazione che è la decisione giusta“, ha aggiunto il tedesco.

Cardinale e Ibra per ora sono indietro con la programmazione. L’idea di affidare le sorti della rinascita del Milan a Rangnick, in qualità di super dirigente, non è andata a buon fine. E lo stesso è avvenuto sul fronte allenatore: tra una titubanza e l’altra Andoni Iraola si è accasato al Liverpool, mentre sembrano allungarsi i tempi della trattativa per l’ingaggio di Oliver Glasner. La situazione in casa Milan influisce anche sulla programmazione del Napoli, che ha già trovato l’accordo con Max Allegri, il quale – però – non riesce ad accordarsi con la sua ex società per una risoluzione del contratto. Il braccio di ferro fra il tecnico livornese e Ibra rallenta i piani di Aurelio De Laurentiis, che ora rischia di dover aspettare fino a luglio.

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“A 60 anni camminare non basta. Bisogna nuotare, correre, fare trekking. L’obiettivo non è vincere le gare di Triathlon, ma curare elasticità”: i consigli di Antonio Robecchi Majnardi

14 Giugno 2026 ore 15:09

Antonio Robecchi Majnardi, fisiatra e direttore dell’Unità di Medicina Riabilitativa dell’Istituto Auxologico di Milano, non ha dubbi: “Grazie alla medicina, i 60 anni sono i nuovi 40“. E allora qual è il segreto per arrivare in forma alla soglia dei 60? “L’obiettivo non è arrivare a vincere le gare di Triathlon, ma curare elasticità muscolare e postura”, ha dichiarato a Il Corriere della Sera.

E ancora: “Camminare fa bene, ma è un’attività che utilizza sempre le stesse lunghezze muscolari. Invece, per invecchiare al meglio, bisogna esplorare ampiezze articolari diverse. E soprattutto, ricordarsi di essere dei sapiens. Nel senso di preistorici”.

“Abbiamo dimenticato che l’uomo è un animale, -ha continuato Robecchi Majnardi – evoluto ma pur sempre animale. Un tempo correva per inseguire una preda, si tuffava per pescare, si arrampicava per sfuggire al leone. Oggi, vive seduto: lavora seduto, mangia seduto, guarda la tv in poltrona. È del tutto innaturale, per questo i muscoli si accorciano e perdono forza”.

E il cibo? Al netto che un buon nutrizionista può dare consigli ad hoc, vale la regola generale: “Mangiare meno, soprattutto carboidrati. Ed essere consapevoli di ciò che si mangia, senza infilarsi qualcosa in bocca tanto per fare. Primo trucco: non portare il piatto di portata in tavola, ma prepararsi la propria porzione e limitarsi a quella”.

I pasti di Robecchi Majnarsi sono: “Tre: colazione, a pranzo un primo con verdure poco condite, a cena un secondo sempre con le verdure. La colazione serve, rompe il digiuno, avvia l’organismo”.

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Il padre di Ilaria Sula risponde a Vannacci: “Femminicidio e omicidio sono ben diversi. Porti rispetto per mia figlia e per le altre donne uccise”

14 Giugno 2026 ore 14:50

Il femminicidio non esiste, non serve un reato specifico”. È uno dei cavalli di battaglia di Roberto Vannacci, che all’assemblea di Futuro nazionale, oggi a Roma, ha portato sul palco e alla conoscenza dei media. Ma alle parole dell’europarlamentare, interpellato dall’Ansa, ha risposto Flamur Sula, il papà di Ilaria Sula, la studentessa 22enne uccisa lo scorso anno a Roma dall’ex fidanzato e trovata in una valigia abbandonata in un dirupo a ridosso di una strada provinciale nel comune di Poli: “Nostra figlia ci è stata portata via senza un perché, senza un motivo. Femminicidio e omicidio sono due cose ben diverse. Le leggi devono essere severe per chi fa del male alle donne. Solo chi ci passa può capire cosa vuol dire, parlare per gli altri è troppo facile”.

Ogni settimana, racconta il papà di Ilaria, lui e la moglie tornano nel luogo in cui è stato ritrovato il corpo della figlia. Lì hanno realizzato una lapide con la foto della ragazza e una dedica per lei: “Bisogna portare rispetto a mia figlia e a tutte le altre donne che per colpa di un uomo non ci sono più. Stiamo le ore a piangere e a parlare con lei. Si dice che con il tempo il dolore diminuisce ma non è così, anzi – prosegue – il dolore aumenta, si sente ancora di più la mancanza e si realizza che a casa Ilaria non tornerà mai più. Non c’è notte che mia moglie non chiama Ilaria nel sonno o che la cerca per casa. È un dolore inimmaginabile che non finirà mai”.

Alle dichiarazioni di Vannacci, a poche ore di distanza dal suo intervento dal palco, sono seguite le prese di posizione delle associazioni che si battono per i diritti delle donne. “Vannacci nega il femminicidio perché il suo obiettivo è negare ciò che il femminismo ha svelato: la violenza maschile contro le donne che è paradigma della normalizzazione della disparità di potere e della sottomissione nei privilegi di altri. L’obiettivo è disumanizzare, ritornare alla forza e agli eroi, sdoganare la violenza, confondere le persone, non avere una analisi condivisa legittimare le disparità”. A dirlo è Elisa Ercoli, presidente Differenza donna che considera “la gravità delle sue dichiarazioni totale, pari alla responsabilità di chi nega le vittime di mafia nella loro specificità”. “Un progetto disumano proprio della manosfera a servizio del necrocapitalismo – prosegue – un capitalismo senza limiti, senza mediazioni, senza umanità. Il suo disegno ci è molto chiaro e lo combatteremo tutte e tutti insieme. Donne, giovani, migranti e comunità LGBTQI+ assieme agli uomini che hanno compreso quanto il patriarcato sia orrendo anche per le loro vite, insieme ci contrapporremo a questo disegno di miseria che vuole disintegrare la nostra democrazia. La risposta più utile – conclude – è creare comunità dialoganti in cui rafforzarci e unirci contro un nemico pericoloso che con le nostre pratiche fermeremo”.

A intervenire anche Cristina Carelli, presidente D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza. “Dopo decenni passati a spiegare la natura della violenza maschile alle donne, dobbiamo ancora leggere dichiarazioni come questa. Vannacci è ovviamente libero di pensare quello che vuole. La questione che ci preoccupa è che una fetta della società ascolta le sue parole e le fa proprie. La deriva fascista della società, pericolosa per le libertà di tutte e tutti, è una vera maledizione per la libertà delle donne, per il contrasto alla violenza e per un futuro in cui i diritti siano effettivamente rispettosi delle differenze”.

Carelli prova a spiegare a Vannacci che “definire femminicidio l’uccisione di una donna motivata dal suo essere donna non significa attribuire un valore diverso alla vita delle vittime, né creare gerarchie nel dolore. Significa, al contrario, riconoscere una specifica matrice culturale e sociale della violenza di genere, individuata da studi, organismi internazionali e istituzioni come un fenomeno distinto che richiede strumenti di prevenzione e contrasto adeguati. Per questo la scelta di utilizzare il termine femminicidio rappresenta una decisione politica consapevole: riconoscere che esiste una violenza che colpisce le donne proprio in quanto donne e che tale violenza affonda le proprie radici in rapporti di potere, discriminazioni e stereotipi ancora presenti nella nostra società. Negare l’importanza di questa definizione significa oscurare la natura del fenomeno e indebolire il percorso culturale che negli ultimi anni ha contribuito a portare nel dibattito pubblico e politico una violenza per anni chiusa nel privato”.

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“Oggi il pubblico ha lo stesso ego degli artisti. Per questo voglio fermare questa macchina”: Cesare Cremonini replica sull’organizzazione del concerto all’Ippodromo La Maura

14 Giugno 2026 ore 14:49

Si riapre il dibattito sui grandi concerti nelle enormi arene o spazi, come il caso dell’Ippodromo Snai La Maura, croce e delizia per gli amanti della musica live. La location non è comoda da raggiungere, i mezzi ci sono ma la camminata per arrivare alla location dura tra i 20 e i 30 minuti, a seconda del passo. Insomma tutti temi che abbiamo già trattato lo scorso anno su FqMagazine.

Il dibattito si è riaperto in occasione del grande evento di Cesare Cremonini all’Ippodromo che si è tenuto il 10 giugno scorso. Il cantautore ha ringraziato i fan. “Ieri sera l’ippodromo di Milano sembrava Knebworth Park 86. Stamattina mi hanno chiamato per dirmi che è stato tra i concerti con più pubblico di sempre in questa location. – ha scritto – Ho dato tutto quello che ho sul palco, sentivo che sarebbe stato l’ultimo concerto a Milano di queste dimensioni per un po’ di tempo! So che voglio tornare a far parlare di musica e dischi e del cuore, slegandoli dai numeri. Non so quando e dove ci rivedremo Milano, ma sarà molto presto e occhi negli occhi, perché tu sei il punto di partenza e mai di arrivo. Vi amo”.

Tra i tanti complimenti anche qualche critica sull’organizzazione e la scelta della location, il cantautore ha personalmente risposto: “Pensa che questi concerti li facevano anche 50 anni fa senza schermi, senza una passerella da 100 metri e con la tecnologia audio dei nostri nonni. Il pubblico non sentiva un cazzo ma capiva cosa stava accadendo. Oggi il pubblico ha lo stesso ego degli artisti. Per questo voglio fermare questa macchina. Il concetto di ‘grande evento’ è stupendo ma porta fuori strada rispetto alla musica attuale”.

In occasione dell’incontro stampa al Circo Massimo di Roma che si è tenuto lo scorso 6 giugno il cantautore aveva già dichiarato: “C’è una ossessione, quella dei numeri. Nel mio caso devo dire che vince e vincerà la voglia di evolvermi dal punto di vista umano, artistico e dal punto di vista discografico. Cosa che oggi sembra un po’ stramba da dire, ma nel mio caso è un orgoglio. Per il prossimo progetto ho chiesto di non suonare negli stadi perché non c’entrano niente con quello che sto per fare. Credo nella coerenza con quello che fai artisticamente e musicalmente. Chiudo coi lustrini e apro al rock ‘n’ roll”.

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VIGEVANO (PV), NAS SEQUESTRANO UNA PENSIONE PER ANIMALI

14 Giugno 2026 ore 14:40

I Carabinieri di Vigevano, con NAS e Ispettorato del Lavoro, hanno scoperto gravi irregolarità in una struttura per servizi agli animali che operava anche come pensione abusiva. L’attività è stata sospesa, la struttura posta sotto fermo sanitario e circa trenta cani messi in sicurezza e in parte già restituiti ai proprietari. Un controllo straordinario condotto dai Carabinieri – riporta Ntw Press – ha portato alla scoperta di una struttura per animali che operava in modo irregolare nel territorio della Compagnia di Vigevano. L’intervento, effettuato con il supporto del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Pavia e del Nucleo Antisofisticazione e Sanità di Cremona, ha fatto emergere una serie di violazioni amministrative e carenze strutturali che hanno portato alla sospensione immediata delle attività.

(Foto di repertorio)

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Euro digitale, servizi di base gratuiti e accessibili anche a chi non ha un conto. O è colpito da sanzioni (come quelle Usa su Albanese)

14 Giugno 2026 ore 14:26

L’euro digitale assume una forma sempre più definita. Tra gli elementi emersi dalla bozza del testo del Parlamento europeo sulla proposta di regolamento della futura moneta elettronica dell’Unione figurano secondo l’Ansa la gratuità dei servizi di pagamento di base per i cittadini, un’ampia accessibilità e anche alcune norme contro le sanzioni imposte da Paesi terzi. Il testo degli “emendamenti di compromesso”, composto da un centinaio di pagine, è frutto dell’accordo politico raggiunto fra i gruppi alla Commissione Affari economici del Parlamento Ue. Si tratta comunque di una bozza e andrà al voto della Commissione Econ il 23 giugno e in plenaria ai primi di luglio. Secondo alcune indiscrezioni soddisfa le aspettative della Bce. L’adozione definitiva dovrebbe avvenire entro fino anno, facendo partire il progetto pilota nel 2028. Il lancio definitivo è atteso l’anno successivo.

La nuova moneta non sostituirà le banconote, ma sarà “complementare”. Funzionerà sia online che offline, permettendo di pagare anche senza connessione dal telefono e senza un limite specifico alla massima giacenza sul wallet di euro digitali (inizialmente si erano ipotizzati 3mila euro). Oltre a questo, tra gli elementi chiave spicca la gratuità dei servizi di pagamento di base in euro digitale, con il divieto ai fornitori di adottare pratiche commerciali che aggirino tali diritto. “Le transazioni non devono essere soggette a commissioni eccessive da parte dei fornitori di servizi di pagamento”, spiega il testo.

Si aggiunge l’obbligo di accettazione nei negozi della valuta. Le transazioni “non devono essere soggette a commissioni eccessive da parte dei fornitori di servizi di pagamento”, che “possono addebitare ulteriori servizi oltre le funzionalità di base” ma “non imporre pratiche commerciali per aggirare il diritto degli utenti ad avere gratuitamente servizi di pagamento di base in euro digitale”. Altra grande novità sarà l’accesso universale per anziani, persone con disabilità, cittadini con limitate competenze digitali e soggetti privi di conto bancario. Per questi soggetti “è essenziale – si legge nella bozza – che enti pubblici, autorità locali, o uffici postali, distribuiscano l’euro digitale“, con riferimento specifico ai “distributori di ultima istanza” per garantire l’accesso a tutti. In tutta l’area euro poi qualsiasi utilizzatore della nuova valuta avrà garantita la possibilità di pagare chiunque a prescindere dal provider di pagamenti e dai servizi che ha sottoscritto.

Dalla bozza di proposta di regolamento emergono anche novità sulla sicurezza e sulla protezione dei dati. I wallet europei di identità digitale, come ad esempio l’app Io nel caso italiano, “possono facilitare le transazioni digitali”, sottolinea il testo. Gli utenti, se vorranno, potranno “integrare e autorizzare i pagamenti con l’euro digitale utilizzando i portafogli di identità digitale europea”, rendendo l’accesso ancora più universale. Per quanto riguarda la sicurezza, la banca centrale non può identificare l’utente chi effettua una transazione: si delinea così una grande novità per tutti i soggetti sottoposti a sanzioni finanziarie da Paesi terzi o organizzazioni internazionali. Esemplare è il caso delle recenti sanzioni che gli Stati Uniti hanno inflitto ad alcuni membri della Corte penale internazionale e dell’Onu, come Francesca Albanese. La relatrice speciale è sottoposta a restrizioni da parte di Washington da luglio 2025: a maggio un giudice americano le aveva sospese per poi essere reintrodotte poco dopo a seguito del ricorso dell’amministrazione Trump. Nel caso in cui l’Unione non avvalli le imposizione estere, una situazione del genere non potrà replicarsi perché nessuno potrà impedire l’accesso ai servizi di base dell’euro digitale.

Infine, dalla proposta emerge anche un grande potenziale rappresentato dai pagamenti tra diverse valute che “contribuirebbe ulteriormente a promuovere l’uso internazionale dell’euro“. I servizi di euro digitale per utenti residenti o domiciliati in Paesi terzi saranno regolati da accordi fra le autorità monetarie. Su questa linea si inserisce l’obiettivo generale della nuova valuta, pensata per rafforzare la “sovranità digitale” dell’Europa nell’era dei pagamenti digitali, riducendo la “dipendenza dai fornitori non europei” come carte di credito Usa o PayPal. Con l’euro digitale prenderà infatti vita un opzione di pagamento “sovrana, sicura, efficiente ed accessibile”.

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Referendum in Svizzera, vince il no: respinta la proposta anti-immigrazione per frenare la crescita demografica

14 Giugno 2026 ore 14:15

Gli elettori svizzeri hanno respinto alle urne l’iniziativa popolare “No a una Svizzera da 10 milioni!”, promossa dall’Unione democratica di centro (Udc) per limitare la crescita demografica del Paese. Secondo i risultati definitivi riportati dai media svizzeri, al referendum per istituire un limite alla popolazione in Svizzera ha vinto il ‘no’ con il 54,8% dei voti. Decisivo, secondo gli analisti, il netto voto contrario espresso nella Svizzera francese e nei principali centri urbani, mentre in diversi cantoni della Svizzera tedesca e in Ticino i favorevoli risultano in vantaggio.

L’iniziativa, nota anche come “Iniziativa per la sostenibilità“, chiedeva di fissare un tetto di 10 milioni di residenti permanenti entro il 2050 e prevedeva misure restrittive in materia di asilo e ricongiungimento familiare una volta raggiunta la soglia di 9,5 milioni di abitanti. I promotori sostenevano che l’immigrazione fosse all’origine di problemi come la carenza di alloggi e la pressione sui servizi pubblici. Governo, Parlamento e mondo economico avevano invece invitato a respingere la proposta, avvertendo che avrebbe potuto danneggiare il mercato del lavoro, il sistema sanitario e i rapporti con l’Unione europea.

Nel caso in cui avesse vinto il e nel caso in cui la popolazione avesse superato la soglia dei 9,5 milioni prima del 2050, il Consiglio federale e il Parlamento sarebbero stati obbligati ad adottare provvedimenti nel settore dell’asilo e del ricongiungimento familiare e a invocare le clausole d’eccezione previste dagli accordi internazionali che contribuiscono alla crescita demografica. Attuazione di queste misure che avrebbe messo in discussione la partecipazione svizzera agli accordi di Schengen e di Dublino con l’Ue, compromettendo la cooperazione su sicurezza e accoglienza.

Prima del voto, gli oppositori del progetto avevano soprannominato la proposta “iniziativa del caos“, sostenendo che il disegno antiimmigrazione avrebbe potuto avere ricadute economiche gravi. In primis nel mondo imprenditoriale, preoccupato per l’aggravarsi della carenza di manodopera e per un possibile deterioramento dei legami economici con l’Europa. E poi anche gli operatori sanitari, secondo cui una riduzione del numero di immigrati avrebbe potuto indebolire i servizi, considerando che quasi la metà dei medici in Svizzera è di nazionalità straniera.

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La mossa di Roberto Mancini: lascia il suo incarico all’Al Saad, ora è libero per la panchina della Nazionale

14 Giugno 2026 ore 13:58

L’Al Sadd Sports Club ha annunciato l’addio di Roberto Mancini. Il tecnico aveva preso il posto di Felix Sanchez appena otto mesi fa, ma ha deciso di liberarsi subito del ricco contratto con il club qatariota. Un messaggio chiaro: io per la panchina della Nazionale ci sono. Mancini vuole tornare ct e ad oggi, un po’ a sorpresa, è in pole position per riprendersi la guida dell’Italia. Tutto sarà più chiaro dopo il voto del 22 giugno, quando si deciderà chi tra Giovanni Malagò e Giancarlo Abete sarà il nuovo presidente Figc. Intanto però l’unico sfidante di Mancini pare Antonio Conte, che a lungo era parso l’unica reale opzione per il prossimo ct.

Mancini aveva lasciato la Nazionale dopo l’Europeo vinto, ma anche dopo la seconda mancata qualificazione ai Mondiali, nell’estate del 2023: aveva dato le dimissioni ed era fuggito in Arabia Saudita a suon di petroldollari. Ufficialmente, aveva parlato di profondi dissapori con Gabriele Gravina. L’avventura da ct a Riad però è stata fallimentare ed è terminata a ottobre 2024. Mancini ha poi tentato di riappacificarsi con Gravina e con il mondo azzurro, ma nel frattempo in questa stagione ha preso la guida dall’Al Sadd, portandola alla vittoria della Qatar Stars League e alla finale della Coppa dell’Emiro.

Nonostante quella fuga, il 61enne Mancini evidentemente è un nome che piace a Malagò, segno che le incomprensioni con Gravina sono davvero alle spalle. Certo, si tratterebbe di un ritorno. Ma questo discorso vale anche per Conte, che a sua volta è già stato sulla panchina della Nazionale e ha ottenuto risultati peggiori (un quarto di finale agli Europei, prima di scappare a sua volta). Sullo sfondo resta l’ipotesi di confermare il ct ad interim Silvio Baldini, che negli ultimi giorni ha ritrovato grande entusiasmo (e due vittorie) con i giovani.

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Ancelotti contro la Fifa: “È una mancanza di rispetto”. Cosa è successo dopo Brasile-Marocco

14 Giugno 2026 ore 13:55

Sarà anche per la mancata vittoria, sarà per il dominio per lunghi tratti da parte del Marocco nella gara d’esordio, ma il Carlo Ancelotti visto nel post BrasileMarocco si è mostrato poco sereno ai microfoni dei giornalisti. Risposte con monosillabi, sintetiche, il commissario tecnico non ha nascosto il proprio fastidio dopo il pareggio per 1-1 del Brasile contro il Marocco all’esordio in Coppa del Mondo, ma a irritare il commissario tecnico della Seleção non è stata soltanto la prestazione opaca della squadra, ma anche la gestione organizzativa del post-partita da parte della FIFA. “È una mancanza di rispetto“, ha detto a un funzionario Fifa incontrato per strada.

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Prima di raggiungere la sala conferenze, infatti, è stato fatto passare attraverso la mixed zone, uno spazio generalmente riservato ai giocatori. Una circostanza che non si aspettava e che lo ha portato a chiarire subito la propria posizione: “Non parlerò con tutti”. Nessun confronto acceso, ma un evidente segnale di insofferenza per una situazione che ha reso ancora più pesante una serata già complicata.

A peggiorare ulteriormente il clima è stata l’organizzazione della conferenza stampa. L’incontro con i media si è svolto sotto un tendone, in condizioni acustiche giudicate inadeguate. Tra problemi di amplificazione e il rumore proveniente dai generatori esterni, Ancelotti ha avuto difficoltà a comprendere persino le domande dei giornalisti. Dopo aver chiesto supporto a un membro del proprio staff, ha manifestato apertamente il proprio disappunto rivolgendosi ai rappresentanti della FIFA presenti sul posto: “Questa è una mancanza di rispetto“, ha ripetuto.

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Tornando sul piano tecnico, il ct brasiliano ha riconosciuto le difficoltà della sua squadra, ma non ha fatto drammi. “Non è un cattivo risultato“, ha spiegato, ricordando che un Mondiale non si decide alla prima partita. Ha però ammesso che il primo tempo disputato dal Brasile è stato decisamente insufficiente e che saranno necessari miglioramenti nelle prossime uscite, senza escludere possibili cambiamenti nella formazione titolare.

Il nervosismo di Ancelotti era già emerso pochi minuti dopo la partita, durante le interviste a bordo campo. Alle domande sulle modifiche necessarie a livello tattico, il tecnico ha risposto in modo estremamente sintetico: “Dobbiamo migliorare“. Quando gli è stato chiesto di indicare un aspetto specifico su cui intervenire, ha chiuso rapidamente la conversazione con un secco: “No”. Lo stesso atteggiamento si è ripetuto quando i media brasiliani hanno insistito sul mancato impiego di Endrick. Anche in quel caso Ancelotti ha evitato qualsiasi approfondimento individuale: “Non sono qui per parlare di un solo giocatore”. Una risposta netta, con cui ha ribadito la volontà di concentrarsi sulla prestazione collettiva piuttosto che sulle scelte riguardanti i singoli.

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Il vannacciano Sasso: “O con noi o contro di noi. Quando andremo al potere, faremo davvero le cose”. Bagarre a Omnibus

14 Giugno 2026 ore 13:38

Tensione alle stelle a Omnibus, su La7, dove va in scena lo scontro tra Rossano Sasso, deputato passato dalla Lega a Futuro Nazionale, e Gino Zavalani, content creator e direttore editoriale di Esperia Italia, progetto media digitale vicino a Fratelli d’Italia. Zavalani, di origine albanese e con cittadinanza italiana da oltre 20 anni, pone una domanda semplice e provocatoria: quali sono i criteri “scientifici” per restare in Italia senza rischiare la remigrazione? Sasso, in collegamento da Roma prima della chiusura dell’assemblea di Futuro Nazionale, parte subito all’attacco con un interrogatorio marziale: “Si è integrato nella nostra società?”, “Ha un lavoro?”, “Ha mai infranto le nostre leggi?”, “È rispettoso del popolo che lo ha accolto?”.
Ogni domanda arriva secca, quasi a mitraglietta. La giornalista Ludovica Ciriello prova a inserirsi: “Ma chi lo decide?”. Sasso la ignora olimpicamente e continua la sua check-list. Quando Zavalani risponde sì a tutto (lavoro, rispetto, gratitudine), Sasso concede magnanimo: ” Allora, lei non solo è il benvenuto, ma rappresenta la stragrande maggioranza di immigrati che è ben accetto qui”. Ciriello commenta ironica: “Il tribunale Sasso”. Risposta piccata del deputato: “No, è il tribunale dei cittadini italiani stanchi dell’immigrazione clandestina fuori controllo”.

Il tono sale ulteriormente quando viene evocata la tragedia di Modena. Gaia Tortora ricorda che El Koudri è un cittadino italiano, ma l’ex leghista ribatte: “Non è un cittadino italiano, è marocchino. Marocchino“. Tutto lo studio rumoreggia dissentendo, ma Sasso è irremovibile: “Dovremmo rivedere qualche criterio per revocare la cittadinanza a dei criminali. Le nostre strade e le nostre piazze sono piene di criminali che non dovrebbero restare un giorno in più sul suolo patrio. Chi è contrario è complice. O con noi o contro di noi!“.
Zavalani ironicamente rilancia: “Allora revochiamo la cittadinanza anche agli italiani che guidano ubriachi e rischiano di ammazzare qualcuno”. Sasso, visibilmente infastidito dal contropiede, lo liquida: “Complimenti per l’approfondimento e la satira di questo signore che evidentemente lavora per qualcuno. Chiami i suoi amici parlamentari del centrodestra moderato e avanzi questa proposta”.
Gaia Tortora prova a mediare, ma Sasso è ormai lanciato, chiudendo il suo intervento in modalità “comizio” e con toni decisamente poco eleganti nei confronti di Ludovica Ciriello: “Noi di Futuro Nazionale, quando andremo al potere, le cose le faremo davvero. Con buona pace della “dottoressa Ludovica”, degli influencer e della splendida dottoressa Tortora”.

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Jannik Sinner e Laila Hasanovic insieme al supermercato: la spesa del tennista | Video

14 Giugno 2026 ore 13:13

Giorni di allenamento e relax per Jannik Sinner a Montecarlo. Il tennista numero 1 del mondo ha scelto di rimanere a casa per preparare il torneo di Wimbledon, in programma da lunedì 29 giugno. Nessun torneo di preparazione, per prepararsi al meglio dopo la delusione del Roland Garros e gli esami a Milano sul suo stato di salute. Sinner è stato pizzicato insieme alla compagna Laila Hasanovic mentre fa la spesa al supermercato: il video, ça va sans dire, è diventato subito virale.

In realtà le immagini postate da un utente su TikTok mostrano un momento di normale vita quotidiana: Sinner e Hasanovic camminano tra le corsie, si sente la modella parlare di granola e di succo d’arancia, evidentemente graditi per la colazione. La coppia si sta godendo gli ultimi attimi insieme, prima di un altro periodo intenso. Se il tennista tra poco più di una settimana volerà a Londra, proprio per cominciare a saggiare l’erba di Wimbledon, Laila Hasanovic invece è già attesa domani, 15 giugno, a Milano: secondo i rumors, sfilerà al concerto di Achille Lauro a San Siro, un evento-show che unirà moda e musica.

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L’interprete massacrato in casa a Milano: l’agguato durante un incontro intimo e le indagini su chat e app

14 Giugno 2026 ore 13:03

Era riverso in terra in posizione supina, con il cranio fracassato mentre nell’appartamento erano presenti numerose tracce di sangue. Roberto Guerrino, il 60enne interprete internazionale di conferenza, è stato trovato così sabato nell’abitazione dove viveva, al quarto piano di uno stabile nel quartiere NoLo di Milano, in via Nino Oxilia poco distante da piazzale Loreto. Era seminudo. Addosso aveva solo delle calze a rete, un bustier e un paio di scarpe con i tacchi. Dettagli che hanno subito indirizzato gli investigatori su una pista: Guerrino è stato ucciso, con ogni probabilità, durante o al termine di un incontro intimo.

Non ci sarebbero però segni di rapina nell’appartamento. Guerrino – che avrebbe compiuto 61 anni esattamente fra un mese – è stato colpito alla testa con un corpo contundente che i carabinieri del Comando Provinciale di Milano stanno ancora cercando. Un grosso oggetto, forse un soprammobile presente in casa. Un omicidio avvenuto probabilmente a notte fonda, anche se nessuno dei vicini avrebbe sentito le urla. Il cadavere del 60enne è stato ritrovato nel primo pomeriggio di sabato, ma era già morto da almeno dodici ore.

Secondo quanto si apprende, Guerrino era in ottimi rapporti con il suo ex, originario come lui di Genova e lì residente, tanto da sentirsi tutti i giorni. Sarebbe stato lui ad allertare i parenti visto che non aveva notizie di lui da venerdì. Così anche la nipote del 60enne ha provato più volte a contattarlo, senza però ricevere risposta. Da lì la chiamata al 112 e l’intervento dei carabinieri e dei vigili del fuoco. Non è stato necessario però forzare la porta dell’appartamento: un’anziana vicina di casa, che spesso aiutava la vittima a innaffiare le piante di casa quando lui era in viaggio, aveva una copia delle chiavi. Porta blindata che è risultata chiusa con diverse mandate: si ipotizza che il killer abbia utilizzato e portato via il mazzo di chiavi di Guerrino dopo l’omicidio.

Gli investigatori stanno analizzando le telecamere di videosorveglianza della zona, un quartiere che però è molto movimentato nel weekend. Si cercando anche eventuali tracce biologiche da rapporto sessuale mentre, in contemporanea, sono in corso verifiche anche sulle app di incontri: chat che potrebbero essere fondamentali per ricostruire quanto accaduto.

La vittima era un noto interprete internazionale: nel suo curriculum aveva scritto di aver fatto da interprete per nomi nazionali e internazionali come l’ex presidente americano Bill Clinton, re Carlo d’Inghilterra, i presidenti Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella. Dalle parole di alcune residenti nello stesso edificio “era un brava persona, gentile con tutti” e “nessuno aveva mai avuto problemi con lui”. La notizia della sua morte violenta ha creato forte choc nel condominio.

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“Amanda Lear si vede lontano un chilometro che è trans e ho le prove. Era gelosa di me. Quando battevo al Parco Ravizza si è fermato Alain Delon col taxi e siamo finiti a letto”: parla Maurizia Paradiso

14 Giugno 2026 ore 12:54

“Sono un ragazzo con la fi*a e le tette. Me le sono fatte nel 1978, tu dovevi ancora nascere”. Parola di Maurizia Paradiso attrice e conduttrice popolarissima nelle tv private dagli Anni 80 e ospite in diverse trasmissioni nazionali. Tra i suoi lavori “Colpo Grosso” e incursioni nel mondo hard.

“Fino a quando sono stato maschio uso il maschile, dopo l’operazione uso il femminile. – ha raccontato a FanpageMi sono fatta seno e vulva per averle a portata di mano e non chiederle mai più a nessuno. L’unica donna al mondo a cui ho chiesto qualcosa è stata Moana Pozzi. Di lei ero davvero innamorato e innamorata, sia prima che dopo le operazioni. A me piaceva baciarla”.

Poi le rivelazioni: “Nel periodo in cui battevo al Parco Ravizza si è fermato Alain Delon che passava col taxi. Io 20 anni e bellissima, lui stupendo, sono salita e siamo finiti a letto. Ma sono stata amata anche da Ugo Tognazzi, Paolo Villaggio e Walter Chiari, che è morto sulla poltrona di casa mentre guardava la mia trasmissione su Rete A”.

E sul contenzioso con Amanda Lear ha dichiarato: “Continua a dire che è donna ma si vede lontano un chilometro che è trans e ho le prove. Il suo manager Luciano Tosetto, che è stato anche il mio, una volta mi ha fatto vedere il documento d’identità di Amanda dove c’era scritto Alain Maurice, il suo vero nome alla nascita, nato a Saigon nel 1939. Poi deve aver cambiato sesso come ho fatto io. Lei nega e dice che denuncia chi lo sostiene, ma poi non denuncia mai. Infatti sono anni che lo dico e non mi ha mai mandato nessuna querela. Perché io ce l’ho la foto di quel documento. Con Amanda ci ho lavorato ed era gelosa di me perché ero più bella. Lei era stuzzicante perché ambigua, io invece ero una bellezza più classica, alla Virna Lisi”.

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Trump festeggia 80 anni alla Casa Bianca con un maxi evento di arti marziali: sullo sfondo la pace con l’Iran e i sondaggi in calo

14 Giugno 2026 ore 12:50

È tutto pronto alla Casa Bianca, dove questa notte Donald Trump festeggerà il suo 80esimo compleanno con un evento senza precedenti. Il cuore della celebrazione è l’Ufc Freedom 250: combattimenti in una gabbia sul prato sud della residenza presidenziale. Sette incontri di arti marziali miste, oltre 4mila spettatori e 60 milioni di dollari spesi per l’organizzazione dell’evento. Formalmente lo spettacolo rientra nelle celebrazioni per i 250 anni dall’indipendenza americana, ma sovrapponendosi con il compleanno del presidente si è trasformato in uno show personale.

L’evento alla Casa Bianca diventerà il primo evento sportivo professionistico in assoluto ad essere ospitato nella residenza presidenziale degli Stati Uniti. Le oltre 4mila persone ospitate nel prato sud potranno accedere solo tramite invito ufficiale, mentre altre 85mila saranno presenti a poche centinaia di metri, sull’Ellipse e nell’area del National Mall, per seguire lo spettacolo sui maxischermi. Nei giorni scorsi lo studio legale Public Integrity Project ha intentato una causa per bloccare l’evento definito da loro “profondamente corrotto”.

Lo spettacolo è però riuscito a resistere: bisognerà vedere se reggerà anche contro il meteo. La pioggia prevista questa sera su Washington potrebbe smorzare l’enfasi degli scontri, tutti all’aperto: i combattimenti infatti si svolgeranno nella “Claw“, una struttura metallica alta 28 metri e di 600 tonnellate. Tutto inizierà alle 20.00 ora locale (24.00 ora italiana) ma il main event sarà l’incontro tra il peso leggero georgiano-spagnolo Ilia Topuria e l’americano Justin Gaethje. Sarà trasmesso in esclusiva su Paramount+, piattaforma gestita dall’amico di Trump, David Ellison, nonostante l’anno scorso, come riporta Bbc, l’Ufc abbia siglato un accordo da 7,7 miliardi di dollari con il servizio di streaming concorrente di Netflix.

L’evento evoca il modello “panem et circenses” dell’antica Roma: grandi spettacoli per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalle difficoltà politiche ed economiche del Paese. Gli Stati Uniti in effetti si avvicinano alla grande serata in una fase particolarmente complessa. Innanzitutto Washington è impegnata in delicati negoziati con l’Iran per cercare di mettere fine al conflitto in corso: sembra che le due parti non siano mai state così vicine alla firma, pare digitale, ma l’incertezza rimane alta. Trump è poi alla prese con le divisioni interne e un disperato bisogno di mantenere alto il gradimento nei sondaggi in vista delle elezioni di metà mandato a novembre. A questo si è aggiunto nelle ultime ore anche un duro colpo per l’orgoglio del tycoon, perché, in ottemperanza all’ordine di un tribunale, il Kennedy Center di Washington è tornato a essere intitolato solo ed esclusivamente a John Fitzgerald. L’edificio, da cui è stata rimossa la scritta con il nome di Trump a caratteri cubitali, era stato dedicato anche al presidente in carica appena sei mesi fa.

Negli Stati Uniti, proprio in occasione della festa, si è riaperto anche il tema sulla salute di Trump. A 80 anni, è già il presidente eletto in età più avanzata nella storia americana, superando Joe Biden, a cui il tycoon aveva rivolto aspre critiche in campagna elettorale, e non solo, proprio per la sua anzianità. Alcuni sondaggi, come riporta Associated Press, mostrano dubbi crescenti sulla lucidità mentale e sulla tenuta fisica del 47esimo presidente Usa. Tutte accuse che la Casa Bianca ha respinto citando i recenti controlli medici a cui il festeggiato si è sottoposto nelle scorse settimane: “eccellente salute”, sarebbe l’esito delle visite. Il confronto con il suo predecessore dem però rimane inevitabile, non solo sulla condizione fisica, ma anche sul modo di festeggiare. Biden aveva infatti celebrato i suoi 80 anni nel 2022 con un brunch privato in famiglia, lontano dai riflettori.

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Botte, schiaffi e urla scoppia la rissa in spiaggia tra due massaggiatrici: “Questo cliente è mio, non toccarlo”. Il video diventa virale, ma poi viene rimosso

14 Giugno 2026 ore 12:35

Una vera e propria rissa in spiaggia è stata immortalata da un video che è diventato virale, poi però l’utente su Instagram si è reso conto della portata delle immagini e ha rimosso tutto. In ritardo però perché le immagini sono state salvate dagli altri utenti social con frame mentre la clip è stata scaricata ed è circolata lo stesso.

In spiaggia, un una località non definita della Toscana, come riporta Il Mattino, due massaggiatrici si sono lanciate in una vera e propria rissa per un cliente. Nel video si vede una donna intenta a massaggiare la schiena di un cliente sdraiato sul lettino del lido, attorno lui un gruppetto di amici distratti al cellulare, a leggere un libro o a fare una pennichella.

D’un tratto è arrivata un’altra massaggiatrice che ha offerto i suoi servizi agli amici di ombrellone. Ma uno di questi ha risposto che hanno già pagato 30 euro per due massaggi e, in quel momento, la donna stava servendo il primo cliente. La seconda massaggiatrice si è offerta lo stesso, proponendo 15 euro a testa.

Ma la prima massaggiatrice che ha sentito la contrattazione si è alterata e ha urlato alla “concorrente” che ormai stava facendo lei il servizio e che la paga sarebbe andata tutta a lei. Da qui botte da orbi, schiaffi e urla ed è il caos tra i bagnanti che hanno cercato di riportare la calma.

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Terminata la rimozione del nome di Donald Trump dalla facciata del Kennedy Center di Washington

14 Giugno 2026 ore 12:01

Il nome di Donald Trump è sparito. Il Kennedy Center di Washington torna a essere intitolato solo ed esclusivamente a John Fitzgerald, il 35esimo presidente degli Stati Uniti d’America assassinato il 22 novembre del 1963 a Dallas. Un duro colpo da incassare per il tycoon proprio il giorno del suo 80esimo compleanno.

Gli operai hanno rimosso completamente la scritta a caratteri cubitali con il nome del presidente Trump, che era stata applicata sull’edificio meno di sei mesi fa, in ottemperanza all’ordine del tribunale di annullare il cambio di denominazione. Un giudice aveva accolto la richiesta del Kennedy Center di ottenere più tempo per rimuovere in via definitiva il nome di Trump, concedendo alla struttura fino a mezzogiorno di sabato, dopo che l’organizzazione non aveva rispettato la scadenza delle 23:59 di venerdì. La proroga di 12 ore era stata concessa dopo che i legali del Dipartimento di Giustizia, in rappresentanza del centro, avevano riferito venerdì sera che, malgrado i lavori fossero in corso, i temporali abbattutisi sull’area di Washington avevano causato dei ritardi. Un telo bianco continua a coprire l’impalcatura costruita per consentire agli operai di rimuovere il nome di Trump.

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Nella sua sentenza, in cui ha stabilito che solo il Congresso può apportare modifiche al nome del Kennedy Center, il giudice Christopher Cooper ha anche impedito all’amministrazione di chiudere la struttura culturale e artistica per i lavori di ristrutturazione che avrebbero dovuto iniziare a luglio e durare due anni. Inutile, al momento, è stato il ricorso presentato dai legali di Trump e dello stesso Kennedy Center (il suo consiglio di amministrazione è composto quasi interamente da fedelissimi del presidente). “Togliere le lettere sarebbe uno spreco di denaro se poi il giudice dovesse ordinare di rimetterle”, si legge nell’appello. Dal canto suo, Donald Trump ha fatto sapere – dopo una serie di messaggi contro il giudice – che, senza il pieno controllo sugli affari del centro, “non aveva alcun interesse a continuare quel che potrebbe essere un viaggio senza speranza verso un ‘NEVER NEVER LAND‘”.

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“Duce, Duce”, “musulmano pezzo di me***” e “deportiamoli”: ecco i cori e i saluti romani al corteo per la “remigrazione” a Roma

14 Giugno 2026 ore 11:29

Sono alcune migliaia le persone che hanno raggiunto Roma ieri, rispondendo all’appello del ‘Comitato per la Remigrazione e Riconquista’, per sfilare proprio in favore della proposta di legge sulla remigrazione. Tra i leader del movimento Luca Marsella, già portavoce di Casapound Italia. La manifestazione si è caratterizzata per i centinaia e centinaia di tricolori sventolati tra le strade del quartiere Prati della capitale. Slogan e cori contro gli antifascisti, i comunisti e i musulmani. Intonato più volte l’inno d’Italia. Non sono mancati cori inneggianti a Mussolini – “duce, duce, duce” – alle camicie nere e alcuni saluti romani. Il corteo, da piazza della Libertà, è arrivato in piazza del Risorgimento, procedendo su via Cola de Rienzo, come da accordi

A metà percorso, verso piazza Risorgimento, i manifestanti hanno invitato una signora affacciata alla finestra della sua abitazione a fare il saluto fascista. Accolta la richiesta, i partecipanti hanno risposto a loro volta con il saluto romano e applausi per poi modificare le parole di un brano riprodotto alle casse con inni a Mussolini. Dalle finestre c’è anche chi ha contestato il corteo. Numerosi poi i negozianti che hanno momentaneamente chiuso i locali commerciali al passaggio della manifestazione.

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Scambio di provette all’Istituto dei Tumori di Milano: a una paziente somministrata la terapia sbagliata

14 Giugno 2026 ore 11:17

L’Istituto nazionale dei Tumori di Milano è considerato un polo di eccellenza nella sanità lombarda. Eppure, a gennaio 2026, come riporta il Corriere della Sera, proprio nella struttura è stato commesso un errore a causa dello scambio di campioni di biopsie. Il primo prelievo era stato eseguito su un paziente ammalato gravemente, che però non è stato sottoposto a terapie e che doveva solo fare delle analisi di controllo: non ha avuto problemi in seguito all’errore. Il secondo campione è stato invece preso da una paziente ammalata ma a uno stadio meno grave: nonostante ciò, a causa dello scambio di provette, è stata sottoposta a cicli chemioterapici con maggiori effetti collaterali e un più alto indice di rischio. La paziente ha scoperto solo dopo che quelle cure non fossero necessarie. Intanto l’Ats di Milano ha fatto sapere che manderà i suoi ispettori per un controllo.

L’Istituto è corso subito ai ripari, comunicando alla paziente che non si trova in pericolo di vita. Non è escluso ora che la vittima dell’errore possa procedere legalmente contro l’ospedale, che comunque ha fatto sapere di aver già attivato l’assicurazione per quantificare il risarcimento dovuto. Per Maria Teresa Montella, direttrice generale dell’Istituto dal gennaio 2025, “il rischio zero purtroppo non esiste, malgrado la formazione sulla sicurezza che ritengo un punto nevralgico in ospedale – dice al Corriere -. In una struttura che si occupa esclusivamente di tumori, il rischio è ancora più alto”. Subito dopo si è scusata con la vittima e con la sua famiglia: “Faremo di tutto perché l’errore non accada di nuovo“.

Come procedura interna, l’Istituto, tramite il proprio Risk management, ha inviato una mail a un primario, alla direzione generale, sanitaria e medica, ad alcuni tecnici e ai medici. Nell’oggetto c’era scritto: “Evento sentinella: errata attribuzione campioni biologici” e invitava i destinatari a una riunione urgente per discutere dell’accaduto. Gli eventi sentinella sono particolarmente gravi secondo l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), e sono quelli che possono causare morte o gravi danni al paziente. Come si legge sul portale dell’Agenzia: “Determinano una perdita di fiducia dei cittadini nei confronti del Servizio sanitario“.

Un piccolo estratto del contenuto del messaggio, visionato dal Corriere, spiega di come gli operatori sanitari si siano accorti dell’errore: “La valutazione del campione operatorio rilevava un aspetto morfologico non usuale. Procedendo al confronto con il precedente campione bioptico, si osservava una differente morfologia tra biopsia iniziale e materiale operatorio”. Più semplicemente, si sono accorti che il materiale prelevato al paziente durante l’intervento era diverso da quello della prima biopsia fatta perché apparteneva a un altro paziente.

“Andremo a controllare”, ha confermato il direttore generale di Ats Milano, Silvano Casazza. All’Istituto nazionale dei Tumori arriveranno quindi gli ispettori: “Lo scopo è capire come mai si è verificato questo evento, se sono state decise azioni migliorative e se vengono rispettate”. L’episodio è stato comunque segnalato anche al ministero della Salute per evitare che questi eventi possano riaccadere. Le segnalazioni, oltre a essere utili per il risarcimento dei pazienti, sono necessarie per prendere consapevolezza dell’errore e capire dove intervenire diventando casi di studio: tutto contro una cultura che la direttrice Montella definisce del “no blame“, “nessuna vergogna”. I numeri di segnalazioni sono infatti aumentati negli ultimi anni e solo l’anno scorso, riporta il Corriere, ne sono state fatte 177 tra gli ospedali pubblici e privati lombardi.

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Meloni: “Più libri più liberi chiede agli editori il patentino antifascista. È censura”. M5s: “Rincorre Vannacci con argomenti ridicoli”

14 Giugno 2026 ore 10:44

È “censura“, dice Giorgia Meloni, chiedere alle case editrici che partecipano a una fiera di firmare una dichiarazione di antifascismo. Nel mirino c’è Più libri più liberi, l’evento che si svolge a dicembre alla Nuvola dell’Eur di Roma e che l’anno scorso aveva visto un gruppo di editori protestare contro la presenza della casa editrice di destra Passaggio al Bosco il cui catalogo, aveva denunciato un gruppo di ospiti della manifestazione, si basa “in larga parte sull’esaltazione di esperienze e figure fondanti del pantheon nazifascista e antisemita”. Nei giorni scorsi Francesco Giubilei sul Giornale ha scritto che tra le novità della prossima edizione (dal 4 all’8 dicembre) ci sarà appunto la necessità di firmare una “dichiarazione di antifascismo”, mentre fino all’anno scorso era richiesta una più generica adesione a “tutti i valori espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani”. Il presidente dell’Associazione italiana editori Innocenzo Cipolletta ha confermato: “Agli editori che intendono esporre a Più libri più liberi chiediamo di affermare il proprio antifascismo” perché “il richiamo all’antifascismo esplicita semplicemente il fondamento costituzionale della nostra democrazia“.

Meloni: “Sei libero solo se dici quello che loro ti permettono di dire”

“Per partecipare”, commenta dunque la presidente del Consiglio sui social, “le case editrici dovranno ottenere quest’anno il “patentino antifascista”, sottoscrivendo un’apposita dichiarazione. È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono. La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica“.

Vannacci: “Ha perfettamente ragione”

L’uomo del momento, il leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci, sottoscrive compiaciuto e, dall’assemblea costituente del suo partito all’Auditorium della Conciliazione, fa sapere che Meloni “ha perfettamente ragione” perché “in un Paese dove la libertà di espressione è in Costituzione questa libertà di espressione non deve essere soggetta ad alcun patentino, sia esso di antifascismo o di anti non so che cosa”. Segue un esempio che ritiene calzante: “Se io domani volessi fare l’elogio della monarchia, non vedo perché non potrei farlo visto che è una libertà di espressione, poi sarà il popolo italiano a decidere se la monarchia o se il livello che ho intenzione di pubblicare sia opportuno o non sia opportuna sia da buttare in un cestino. A me non piace vivere in un Paese dove per parlare ti devi dichiarare che sei di una parte piuttosto che dell’altra, a me piace vivere in un Paese dove le espressioni che vengono esternate vengono giudicate sulla base delle argomentazioni e non sulla base dei divieti o della censura”.

Conte: “Nulla da dire su corruzione e flop su giustizia e sanità?”

Sui social ha replicato intanto a Meloni il leader M5S Giuseppe Conte: “Nulla da dire e da fare sull’inchiesta per corruzione sul Ponte dello Stretto, con progetti fallimentari e 13,5 miliardi bloccati ma che sarebbero utili per infrastrutture, scuole, sanità. Fallite, ritirate o bocciate dai cittadini le riforme su giustizia e sanità, mentre esplodono le code sia in tribunale che in ospedale. Vertici internazionali vitali per i nostri interessi con la sedia dell’Italia che rimane vuota perché preferisce presentare un francobollo o la escludono. E allora Meloni va sull’usato sicuro: polemica domenicale surreale sulla fiera del libro e sull’antifascismo”. E continua: “Giustamente oltre all’ossessione nei miei confronti adesso ha l’ossessione per Vannacci, che cresce grazie ai suoi fallimenti e ai suoi tradimenti. Un piccolo quesito: ma quando si occupa dell’Italia, del carovita e delle aziende che chiudono? Quattro anni zero riforme”.

Pd: “Parole vergognose”

“Le parole di Giorgia Meloni sono vergognose. È comprensibile che la competizione con Vannacci renda la Presidente del Consiglio assai nervosa, ma le ricordo che ad aver giurato sulla Costituzione antifascista è anzitutto lei”, commenta il senatore del Pd Marco Meloni in una nota. “Se per inseguire l’elettorato più estremo e nostalgico intende negare le radici costitutive della Repubblica, proprio mentre celebriamo gli 80 anni dell’Assemblea costituente, dimostra di essere rimasta nell’ambiguità dalla quale del resto trae origine il suo movimento politico, simboleggiata dalla fiamma e ribadita nelle scorse settimane con la celebrazione di uno dei capi del regime di Salò come Giorgio Almirante e con l’assenza del gruppo di Fratelli d’Italia all’intitolazione a Giacomo Matteotti del banco che occupava alla Camera dei Deputati prima di essere ucciso dai fascisti. Chi rifiuta di definirsi antifascista – conclude l’esponente dem – non è degno di rappresentare l’Italia“.

“Pensa di rincorrere Vannacci con questi argomenti ridicoli”

“Con tutto quello che accade in Italia e nel mondo, Giorgia Meloni non trova di meglio da fare che parlare di una fantomatica “censura antifascista”. Pensa di rincorrere Vannacci con questi argomenti ridicoli”, sostiene dal canto suo il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini. “Il problema grosso è che lo fa da Presidente del Consiglio che ha giurato sulla Costituzione, che fino a quando non verrà riscritta da Meloni o Vannacci, è e rimane antifascista. Se c’è qualcuno o qualcosa che cancellava le idee degli altri, quello era proprio il fascismo. Meloni vuole passare il tempo che le resta gareggiando con Vannacci a chi sta più a destra? Sono veramente messi malissimo”.

Aggiunge un altro tassello la vicepresidente M5S Vittoria Baldino: “”La censura è incompatibile con qualsiasi società democratica”. Prendo nota Presidente”, scrive su Facebook. “Dunque immagino che lei voglia chiedere scusa ad Antonio Scurati e Serena Bortone perché nel 2024, alla vigilia del 25 aprile, Scurati voleva recitare nel programma di Bortone un monologo antifascista. Gli è stato impedito. Si chiama censura preventiva. Chieda scusa a Sigfrido Ranucci per aver tentato di mettergli il bavaglio, attraverso tagli di puntate, cambi di palinsesto e varie minacce di querele e richieste di non messa in onda dei suoi servizi da parte di esponenti della sua maggioranza. Anche questa si chiama censura preventiva e intimidazione. Chieda scusa a tutti i giornalisti che avete querelato per aver osato fare il loro mestiere: il cane da guardia del potere. So che non siete abituati ad accettare critiche, ma si chiama “censura indiretta” ed è oggetto di una direttiva europea, la direttiva SLAPP che il nostro Paese deve recepire entro l’anno. Ecco, se non concepisce, come dice, la censura, faccia ratificare questa direttiva al più presto per proteggere tante e tanti giornalisti che ogni giorno si vedono recapitare richieste di risarcimento sproporzionate da parte di suoi colleghi di governo”.

Avs: “Evidentemente la premier non è antifascista”

Per Nicola Fratoianni di Avs le dichiarazioni di Meloni sono la prova che “evidentemente non è antifascista”: “Oggi con il suo attacco alla Fiera “Più Libri Più Liberi” lo conferma ancora una volta. Dichiararsi antifascista in modo limpido e sereno non vuol dire censurare qualcun altro, ma rispettare i valori della nostra Costituzione. È ora che gli italiani si accorgano fino in fondo a chi hanno affidato in questi anni il nostro Paese: ai nipotini del Ventennio. È ora di accompagnarli gentilmente da dove sono venuti”.

“L’antifascismo è il valore fondante della nostra Costituzione e quindi della nostra democrazia”, rincara Angelo Bonelli, deputato AVS, co-portavoce di Europa Verde. “Negarlo, come ha fatto la Presidente del Consiglio con il suo post su X, significa non accettare le basi costituzionali del nostro ordinamento democratico. E questo è gravissimo. Non è un caso che quel post arrivi il giorno dopo la manifestazione scandalosa sulla cosiddetta ‘remigrazione‘, organizzata da CasaPound, Fronte Skinheads e Fortezza Europa, e a ridosso del congresso di Vannacci. Con il post di oggi Giorgia Meloni ha deciso di rincorrere il voto dell’estrema destra e fascista, e per farlo non si fa scrupoli di voltare le spalle alla nostra Costituzione e a chi ha dato la vita per consegnarci la democrazia. Ieri per le strade di Roma sono risuonati slogan inascoltabili: ‘immigrato pezzo di merda’, ‘musulmano pezzo di merda’, ‘l’antifascismo è mafia’, ‘viva il Duce’. Di fronte a tutto questo, Giorgia Meloni ha ritenuto di non dover pubblicare alcun post, alcun comunicato, alcuna parola di condanna”. Eppure oggi trova il tempo per difendere chi non vuole sottoscrivere una dichiarazione antifascista per partecipare a una fiera dell’editoria”.

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Mondiali, i risultati della notte: esordio da incubo per la Turchia di Montella. Scozia, che paura con Haiti

14 Giugno 2026 ore 10:27

Per l’Australia è arrivata una vittoria pesante, forse anche oltre le aspettative. Nella notte italiana tra sabato 13 e domenica 14 giugno la Nazionale dei Socceroos ha superato per 2-0 la Turchia a Vancouver, mettendo subito nei guai la squadra allenata dall’italiano Vincenzo Montella. Una serata amara per gli “italiani” Hakan Calhanoglu e Kenan Yildiz, incapaci di evitare il ko all’esordio. A decidere la sfida sono stati i gol di Nestor Irankunda al 27’ del primo tempo e di Connor Metcalfe al 75’.

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La situazione del Gruppo D si fa già interessante dopo una sola giornata. In testa ci sono infatti Stati Uniti e Australia a quota tre punti, mentre Turchia e Paraguay restano ferme a zero. Proprio turchi e paraguaiani si affronteranno nella prossima giornata in una sfida che ha già il sapore dell’ultima chiamata.

Nel Gruppo C, invece, il primo sorriso è per la Scozia. La nazionale guidata in campo da Scott McTominay ha battuto Haiti per 1-0 grazie alla rete di John McGinn al 28’, conquistando così la vetta solitaria del girone. Gli scozzesi però hanno faticato molto più delle aspettative contro la Nazionale caraibica, che è andata vicinissima a sfiorare l’impresa, mettendo paura al portiere Gunn. Alle spalle della Scozia ci sono Brasile e Marocco,che hanno pareggiato 1-1 nell’altra gara della giornata. I verdeoro non sono andati oltre il pari contro la formazione nordafricana. A sbloccare il risultato è stato Saibari al 21’, prima della risposta brasiliana firmata da Vinicius Jr undici minuti più tardi. Un punto a testa che lascia tutto aperto in vista della seconda giornata.

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Grande equilibrio anche nel Gruppo B, dove nessuna squadra è riuscita a prendere il largo. Dopo l’1-1 tra Canada e Bosnia, anche Qatar e Svizzera hanno chiuso sullo stesso risultato. Gli elvetici erano passati in vantaggio al quarto d’ora con Embolo, a segno su calcio di rigore. Quando la vittoria sembrava ormai in cassaforte, al 95’ è arrivato il colpo di testa di Koukhi, che ha regalato al Qatar il primo storico punto nella fase finale di una Coppa del Mondo.

Mondiali, i risultati delle partite della notte

Australia-Turchia 2-0 (nel pt 27’ Irankunda; nel st 30’ Metcalfe)
Scozia-Haiti 1-0 (nel pt 28’ McGinn)
Brasile-Marocco 1-1 (nel pt 21’ Saibari, 32’ Vinicius Jr)
Qatar-Svizzera 1-1 (nel pt 15’ rig. Embolo; nel st 50’ Koukhi)

Le classifiche aggiornate dei gironi

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“Chi si suicida spesso non vede più un futuro possibile. Il carcere sia un luogo di riabilitazione. Si chiudono le porte alle spalle pensi che non uscirai più”: così Claudio Santamaria

14 Giugno 2026 ore 10:24

Claudio Santamaria conosce bene la situazione delle carceri italiane. E lo racconta in una intervista a La Repubblica per spiegare il suo punto di vista e quali sono le cose che si devono e possono migliorare.

“Il carcere deve essere un luogo di riabilitazione. – ha affermato – È già un sistema totalitario, senza contatti con il mondo esterno. Portare il cinema, il dialogo, il dibattito, può contribuire alla sua funzione principale”.

E ancora: “Chi ha sbagliato paga un prezzo, ma bisogna anche sostenere un percorso di recupero, aiutare le persone a comprendere ciò che hanno fatto e offrire una prospettiva. Chi si suicida spesso non vede più un futuro possibile. Mi sembra che nel senso comune prevalga ancora l’idea del punire e buttare la chiave”.

“Ogni volta è un’esperienza molto forte. – ha continuato, spiegando le sensazioni ogni volta che varca la soglia di un carcere – All’inizio ti senti spaesato, impaurito. Appena si chiudono le porte alle tue spalle pensi che non uscirai più. Almeno io ho avuto questa sensazione. Però è anche un luogo di scambio molto intenso, perché chi è dentro ha una grande voglia di comunicare con l mondo esterno, di raccontarsi, di farsi comprendere”.

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“Ero pazzo a ‘Il Gladiatore’. Coperto di fango e sangue, mi facevano male le ossa, combattevo con svedesi alti 2 metri che mi colpivano con spade e asce. E una mi è davvero arrivata in faccia”: parla Russell Crowe

14 Giugno 2026 ore 09:48

Russell Crowe è stato il protagonista della quarta giornata del Taormina Film Festival, dove ha ricevuto il Premio alla Carriera e ha presentato in anteprima mondiale “Bear Country”, e ha ricordato il capolavoro di Ridley Scott “Il Gladiatore”.

“Nel periodo in cui ho girato il film ero pazzo: ogni minuto che vedete nel film sono io – ha raccontato l’attore-. L’unica eccezione fu la caduta da cavallo nella battaglia iniziale, eseguita da uno stuntman che si ferì davvero. Quando ho visto il taglio sul suo naso dissi: ‘Sembra perfettò. E me lo sono fatto mettere anche io”.

L’arrivo sul set fu “uno shock”: “Venivo da film come ‘L.A. Confidential’ o ‘Insider’. Poi arrivi sul set di Ridley Scott e ti trovi davanti centinaia di cavalli, catapulte, 600-700 soldati romani, 300-400 barbari. Era gigantesco“. All’epoca aveva lavorato a produzioni da 30-40 milioni di dollari: “Quello ne aveva 103. È stato un enorme passo avanti”. Un personaggio che ha segnato la storia del cinema e gli è valso l’Oscar: “Non ci pensi. Vai al lavoro, sei coperto di fango e sangue, ti fanno male le ossa, combatti con svedesi alti due metri che ti colpiscono in faccia con spade e asce. E una mi è davvero arrivata in faccia. Pensi solo al personaggio”. La vittoria fu “una sorpresa incredibile”, accompagnata da un forte senso di inadeguatezza: “Ti siedi in una stanza con gli altri candidati (all’epoca era lo Shrine Auditorium di Los Angeles, ndr) in cui senti di non appartenere. Poi dicono il tuo nome e non capisci più nulla”.

Crowe ha parlato poi del suo amore per il mestiere: “La scoperta del personaggio, le riunioni sui costumi, sugli oggetti di scena, le visite alle location. Quando costruisco un ruolo penso solo alle esigenze del personaggio”. Nel cinema, dice, ci sono “due regole”: “Dettaglio e collaborazione”. Un film “diventa grande perché ci si sofferma sui dettagli e sulla collaborazione”. L’attore paragona il lavoro sul set alle “lezioni di ballo con un partner: lavorare in sintonia con un’altra persona affinché il film abbia successo”.

Infine un consiglio ai più giovani: “Ascoltate chi vi dà indicazioni, perché ora vivo come molti anziani: in una grande battaglia con i tendini”.

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TERAMO, SEQUESTRATO UN CUCCIOLO DI PITBULL: DENUNCIA PER MALTRATTAMENTO

14 Giugno 2026 ore 09:46

I carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Giulianova (Teramo) hanno segnalato, in stato di libertà alla Procura di Teramo, un uomo del posto per maltrattamento di animali. Sul lungomare Spalato – riporta LaPresse – avrebbe scaraventato un cucciolo di pitbull di sua proprietà contro il parabrezza di un’auto in sosta, causandogli contusioni e lesioni in corso di valutazione da parte del veterinario della Asl di Teramo. L’animale, dopo le cure, è stato sottoposto a sequestro preventivo e affidato a un’associazione animalista.

(Foto di repertorio)

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Orietta Berti scoppia in lacrime al matrimonio del figlio Otis: “Era ora che si sposassero, hanno due bimbe”

14 Giugno 2026 ore 09:38

Grande festa a Polesine Parmense (provincia di Parma) per il matrimonio del secondogenito di Orietta Berti, Otis Paterlini, con Lia Chiari, nella chiesa della Beata Vergine di Loreto. I due si sono uniti con il rito religioso officiato da Don Guido Colombo, che è sempre stato vicino alla Berti e a tutta la famiglia.

Poi grande festa con oltre 200 invitati. Regina del party naturalmente è stata Berti che ha cantato, bevuto, sorriso, non ha negato a nessuno un selfie ma c’è anche stato spazio per un attimo di commozione. Infatti all’usignolo di Cavriago è scesa qualche lacrima al ristorante.

La cantante poi ha commentato, come riporta Il Resto del Carlino: “È un giorno bellissimo. Sono felice per Otis e per Lia che vivono insieme da tempo e hanno due bambine meravigliose, Olivia e Ottavia, che a me e a Osvaldo hanno cambiato la vita. Era ora che si sposassero”.

Presente naturalmente anche il primogenito dell’artista Omar con il suo inconfondibile stile punk. È l’angelo custode della madre, infatti è sempre al suo fianco in qualsiasi impegno lavorativo.

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Venezia, a 17 anni uccide la zia e getta il corpo nel fiume trasportandolo su una carriola: ha confessato nella notte

14 Giugno 2026 ore 09:37

Ha 17 anni, sarà maggiorenne solo tra qualche mese. Ha confessato di aver ucciso a coltellate la zia e di aver gettato il suo corpo nel fiume dopo averlo trasportato su una carriola. È accaduto a San Stino di Livenza, nel veneziano. Il giovane ha raccontato l’accaduto durante la notte messo alle strette dal pubblico ministero Carmelo Barbaro della Procura di Pordenone che indaga sul caso. Il magistrato ha poi trasmesso il caso alla Procura dei minori di Trieste. Sul posto per i rilievi ci sono i carabinieri e il medico legale Antonello Cirnelli. Il movente dell’omicidio sarebbe legato a gravi dissidi familiari dovuti a una presunta eredità che stava contrapponendo la vittima e il fratello, cioè il padre del ragazzo.

Il ragazzo, cittadino italiano, originario proprio di San Stino di Livenza, avrebbe riferito al pm di aver ucciso la donna, Chiara Guerra, 53 anni, giovedì scorso e di aver poi trasportato il corpo nella zona tra via Canaletta e via Verdi, gettandolo vicino a una chiusa del canale Malgher che scorre nei pressi dell’abitazione dove è accaduto l’omicidio. Un’area intorno alla quale si stanno concentrando le ricerche dei vigili del fuoco. La scomparsa della donna era stata denunciata dai parenti nella giornata di ieri. Dopo alcune ore di indagini, gli investigatori hanno messo alle strette il giovane la cui ricostruzione dei giorni precedenti presentava alcune lacune.

Il cadavere, nonostante le ricerche siano state avviate ieri sera, non è stato ancora trovato. Sul caso stanno operando i vigili del fuoco del locale distaccamento ai quali da stamani si sono aggiunti in rinforzo i sommozzatori del reparto specializzato di Venezia. Sospese durante la notte, le ricerche sono riprese all’alba.

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Mondiali 2026, la classifica marcatori in diretta: Havertz raggiunge Balogun in testa. Tutti a caccia del record

14 Giugno 2026 ore 21:18

Tutti a caccia del nuovo record. I Mondiali 2026, la prima edizione a 48 squadre, offrono agli attaccanti la grande occasione per segnare più gol. C’è un match in più, i sedicesimi di finale. Ci sono soprattutto molte più squadre materasso nei gironi. I due grandi favoriti per vincere il titolo di capocannoniere della Coppa del Mondo sono Kylian Mbappé e Harry Kane. Chissà se uno di loro riuscirà a superare Just Fontaine, l’attaccante francese che in Svezia nel 1958 riuscì a segnare 13 reti in sole sei partite: ancora oggi detiene il primato di maggior gol segnati in una singola edizione dei Mondiali.

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Mbappé, che fu capocannoniere in Qatar, potrebbe anche puntare al record all-time: ha 12 gol all’attivo, il primo è Miroslav Klose con 16. Attenzione anche a Leo Messi (7 gol nel 2022 per trascinare l’Argentina al titolo) ad oggi fermo a quota 13. Ci sono anche il 41enne Cristiano Ronaldo e il giovanissimo Lamine Yamal, senza dimenticare Erling Haaland (molto dipenderà dal percorso della Norvegia). La caccia al primato di gol è iniziata.

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La classifica marcatori LIVE dei Mondiali 2026

1) Folarin Balogun – Stati Uniti

2 gol

United States’ Folarin Balogun celebrates scoring his side’s second goal against Paraguay during a World Cup Group D soccer match in Inglewood, Calif., near Los Angeles, Friday, June 12, 2026. (AP Photo/Marcio J. Sanchez)

1) Kai Havertz (Germania)

2 gol

2) Livano Comenencia (Curaçao)

1 gol

2) Nathaniel Brown (Germania)

1 gol

2) Deniz Undav (Germania)

1 gol

2) Jamal Musiala (Germania)

1 gol

2) Felix Nmecha (Germania)

1 gol

2) Nico Schlotterbeck (Germania)

1 gol

2) Nestory Irankunda (Australia)

1 gol

2) Connor Metcalfe (Australia)

1 gol

2) John McGinn (Scozia)

1 gol

2) Vinicius Jr- (Brasile)

1 gol

2) Ismael Saibari (Marocco)

1 gol

2) Boualem Khoukhi (Qatar)

1 gol

2) Breel Embolo (Svizzera)

1 gol

2) Giovanni Reyna – Stati Uniti

1 gol

2) Mauricio – Paraguay

1 gol

2) Cyle Larin – Canada

1 gol

Canada’s Cyle Larin (9) celebrates after scoring his sides first goal of the game in the second half of the World Cup Group B soccer match between Canada and Bosnia, Friday, June 12, 2026, in Toronto. ( (AP Photo/Sam Balkansky)

2) Jovo Lukic – Bosnia Erzegovina

1 gol

2) Hyun-Gyu Oh – Corea del sud

1 gol

2) In-Beom Hwang – Corea del sud

1 gol

2) Julian Quinones – Messico

1 gol

Mexico’s Julian Quinones (16) celebrates scoring their opening goal against South Africa during the World Cup Group A soccer match between Mexico and South Africa in Mexico City, Thursday, June 11, 2026. (AP Photo/Eduardo Verdugo)

2) Raul Jimenez – Messico

1 gol

2) Ladislav Krejci – Repubblica Ceca

1 gol

Czechia’s Ladislav Krejci reacts after scoring against South Korea in Zapopan, near Guadalajara, Mexico, Thursday, June 11, 2026. (AP Photo/Dolores Ochoa)

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Mondiali, la classifica dei gironi: c’è la Scozia in testa al gruppo C, choc Turchia

14 Giugno 2026 ore 07:16

La strada verso il MetLife Stadium del New Jersey è iniziata: il 19 luglio verrà incoronato il Paese vincitore della Coppa del Mondo 2026. Partono 48 squadre, per la prima volta in un Mondiale, divise in 12 gironi: 72 partite per eliminare appena 16 Nazionali. Tutte le altre passano ai sedicesimi di finale: le prime due di ciascun gruppo, più le otto migliori terze. Ecco le classifiche dei gruppi aggiornate.

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Mondiali, la nuova classifica aggiornata oggi

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Il nuovo regolamento dei gironi

In caso di arrivo a pari punti all’interno dello stesso girone, la FIFA applicherà nell’ordine i seguenti criteri per stabilire la classifica finale:

  • Maggiore differenza reti complessiva;
  • Maggior numero di gol segnati;
  • Punti ottenuti negli scontri diretti;
  • Migliore differenza reti negli scontri diretti;
  • Maggior numero di gol segnati negli scontri diretti;
  • Classifica fair play (conteggio delle sanzioni e dei cartellini);
  • Sorteggio finale a opera della FIFA.

Per quanto riguarda le migliori terze, ci sarà una classifica a parte, composta appunto dalle 12 terze classificate. I criteri che si applicheranno per decretare le otto qualificate sono:

  • Maggior numero di punti ottenuti in tutte le partite del girone;
  • Differenza reti risultante da tutte le partite del girone;
  • Maggior numero di gol segnati in tutte le partite del girone;
  • Punteggio di condotta di squadra più alto (giocatori e dirigenti) relativo al numero di cartellini gialli e rossi ricevuti in tutte le partite del girone;
  • Sorteggio finale a opera della FIFA

Mondiali 2026, tutti i gironi

Gruppo A: Messico, Sudafrica, Corea del Sud, Repubblica Ceca
Gruppo B: Canada, Bosnia ed Erzegovina, Qatar, Svizzera
Gruppo C: Brasile, Marocco, Haiti, Scozia
Gruppo D: Stati Uniti, Paraguay, Australia, Turchia
Gruppo E: Germania, Costa d’Avorio, Ecuador, Curaçao
Gruppo F: Olanda, Giappone, Svezia, Tunisia
Gruppo G: Belgio, Egitto, Iran, Nuova Zelanda
Gruppo H: Spagna, Capo Verde, Arabia Saudita, Uruguay
Gruppo I: Francia, Senegal, Iraq, Norvegia
Gruppo J: Argentina, Algeria, Austria, Giordania
Gruppo K: Portogallo, RD Congo, Uzbekistan, Colombia
Gruppo L: Inghilterra, Croazia, Ghana, Panama

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Tommaso Paradiso e Carolina Sansoni si sono sposati a Capalbio. Emma e Lorenzo Jovanotti tra amici e parenti. Poi party in spiaggia

14 Giugno 2026 ore 09:27

Tommaso Paradiso e Carolina Sansoni si sono sposati, ieri 13 giugno, a Capalbio, nella Maremma toscana. Il cantautore romano e l’imprenditrice digitale hanno celebrato il matrimonio circondati dall’affetto di familiari, amici e numerosi volti noti del mondo della musica e dello spettacolo tra cui Lorenzo Jovanotti, Emma Marrone, Coez, Alessandro Borghi, Nicola Savino e Dario ‘Dardust’ Faini, solo per citarne alcuni. La storia d’amore è iniziata nel 2017.

La cerimonia religiosa si è svolta nella storica Pieve di San Nicola, nel cuore del centro storico del paese in provincia di Grosseto. Ad officiare il rito è stato il parroco del borgo, don Marcello Serio. Una cerimonia religiosa officiata dal parroco del borgo, don Marcello Serio. La piazza della Repubblica, nel cuore del centro storico, su cui affaccia la chiesa medievale, era gremita di invitati ma anche di curiosi e fan, che non hanno esitato a chiedere qualche selfie agli ospiti vip. All’uscita dalla chiesa, i neosposi sono stati accolti dal tradizionale lancio di riso e petali, bianchi come il bouquet della sposa e gli addobbi floreali scelti dalla coppia per la cerimonia.

Paradiso, in completo blu e inseparabili occhiali da sole a celare l’emozione, e la compagna, in abito lungo bianco molto elegante dalle linee pulite con un generoso décolleté, hanno poi accolto gli ospiti per un party in una tensostruttura sulla spiaggia di Chiarone, accanto al celebre stabilimento L’Ultima Spiaggia. Il montaggio dell’imponente tendone ha scatenato commenti polemici sul web di ambientalisti e vacanzieri per via della vicinanza all’Oasi Wwf del Lago di Burano.

Le nozze arrivano a poco più di un anno dalla nascita della prima figlia della coppia, Anna, venuta alla luce nell’aprile del 2025. Un ulteriore capitolo felice nella storia d’amore tra Paradiso e Sansoni, insieme da diversi anni.

(Photo Credit Instagram @GabrieleParpiglia)

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Ricevuto — 13 Giugno 2026 Stampa Nazionale

REGGIO EMILIA, CUCCIOLO DI CAPRIOLO SOTTRATTO AL SUO AMBIENTE: DUE DENUNCIATI

13 Giugno 2026 ore 15:33

I carabinieri forestali di San Polo d’Enza, nel Reggiano, hanno denunciato due persone per aver sottratto un cucciolo di capriolo al suo habitat naturale. Il piccolo è ora in cura al Cras-Centro Recupero Animali Selvatici ‘Rifugio Matildico’ di San Polo d’Enza. L’intervento è scattato il 9 giugno dopo una segnalazione del Cras stesso. I militari si sono recati a casa di un cittadino nel comune di Vetto, sempre nel Reggiano, dove hanno trovato il cucciolo tenuto in cattività. Dalle indagini è emerso che l’animale era stato prelevato dal bosco il giorno prima da un conoscente dell’uomo, che glielo aveva poi affidato. I due sono stati denunciati con accuse distinte: a chi ha sottratto il capriolo vengono contestati furto aggravato ai danni della fauna selvatica e prelievo illegale di piccoli mammiferi. Chi lo deteneva è chiamato a rispondere invece di ricettazione e maltrattamento di Animali. I carabinieri forestali ricordano che in primavera ed estate è comune trovare cuccioli di capriolo nascosti nell’erba: non sono abbandonati, ma lasciati dalla madre mentre si nutre nelle vicinanze. La regola è non toccarli e allontanarsi. Il contatto umano lascia sull’animale un odore che può indurre la madre a rifiutarlo. Solo in caso di animale palesemente ferito è consentito intervenire, chiamando il Cras territorialmente competente.

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FOGGIA, ESTORSIONE DOPO FURTO DI CAVALLI: TRE IN CARCERE

13 Giugno 2026 ore 10:23

I carabinieri della compagnia di San Severo (FG) hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dall’Ufficio Gip del Tribunale di Foggia su richiesta della locale Procura, nei confronti di tre persone accusate, a vario titolo ed in concorso tra loro, del reato di estorsione aggravata. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia e condotta dalla Sezione Operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile di San Severo con il supporto della Stazione Carabinieri di Serracapriola, e’ scaturita dal furto di due cavalli, avvenuto nell’ottobre 2025, nelle campagne di Serracapriola, piccolo centro dell’Alto Tavoliere. A seguito della denuncia, uno dei proprietari degli animali sarebbe venuto in contatto con un uomo che, offrendosi come intermediario in grado di favorire il recupero dei cavalli, avrebbe prospettato, quale condizione indispensabile per la loro restituzione, il pagamento di una somma di denaro pari a 5.000 euro. Le vittime, temendo di perdere definitivamente gli animali, avrebbero avviato una trattativa sul prezzo da corrispondere, culminata nella definitiva consegna di 3.250 euro. L’attivita’ investigativa – riferiscono gli inquirenti – ha consentito di documentare con esattezza tutte le fasi della vicenda, dalla pretesa estorsiva alle modalita’ concordate per la restituzione degli animali, fino all’individuazione del luogo in cui erano custoditi. I militari, inoltre, hanno monitorato l’incontro organizzato per lo scambio del denaro e la restituzione dei cavalli, intervenendo dopo l’avvenuta consegna. Nel corso dell’operazione, i Carabinieri hanno recuperato parte della somma versata dalle vittime, rinvenendola nella disponibilita’ di uno degli indagati.

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Ricevuto — 12 Giugno 2026 Stampa Nazionale

TRENTO, 40 HUSKY PER LE SLITTE. PROCURA: “E’ MALTRATTAMENTO”

12 Giugno 2026 ore 16:36

La procura di Trento ha riconosciuto il reato di maltrattamento nei confronti degli oltre 40 Alaskan husky, sfruttati per il traino delle slitte (sleddog), che erano stati sequestrati con un’operazione del Corpo Forestale Trentino nel febbraio scorso in un allevamento nella zona di Millegrobbe a Lavarone in Trentino. “Sono pronti a trovare una famiglia che li ami e li accolga per il resto della loro vita gli oltre 40 Alaskan Husky sequestrati a febbraio a Millegrobbe”. I referti veterinari avevano documentato numerosi casi di denutrizione, disidratazione, debilitazione fisica, infestazioni parassitarie, dermatiti, ferite e altre patologie riconducibili alla prolungata mancanza di cure e a condizioni di detenzione incompatibili con il loro benessere.

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BERLUSCONI, L’ON. BRAMBILLA RICORDA IL PRESIDENTE ANIMALISTA: “CI MANCHI”

12 Giugno 2026 ore 15:47

“Ricordare Silvio Berlusconi vuol dire rievocare le tante vite che ha vissuto, da imprenditore geniale, da politico che ha cambiato la politica, da statista con il record della più lunga permanenza al governo del Paese, da dirigente sportivo che ha vinto più di chiunque altro. Per me sarà sempre il “mio presidente”, che con me e con milioni di italiani condivideva, tra l’altro, profondi sentimenti di amore e di rispetto per gli animali. La trasmissione che conduco su Rete 4, “Dalla parte degli animali”, è nata nel 2017 per sua ispirazione e suo desiderio. Sono orgogliosa di aver consegnato agli archivi tanti video-ricordi del Berlusconi animalista convinto, come tale, allora, poco noto al grande pubblico: il presidente che manda un saluto ai telespettatori nel 2019, che racconta “l’amore a prima vista” e la vita con Dudù (a lungo il cane più noto d’Italia), che fa appello per le adozioni nei canili, che deplora le condizioni degli animali negli allevamenti intensivi, che allatta l’agnellino Fiocco di Neve (le immagini fecero il giro del mondo), che presenta “Peter” il figlio di Dudù, gli altri barboncini bianchi, il chihuahua “Rambo”, Harley e Sole, uno dei cinque cani provenienti dal canile di Olbia. L’amore verso questi eterni fanciulli, ripeteva sempre, è davvero grande. Mi piace immaginare che in qualche modo lo ricordino anche loro con lo stesso affetto. Ci manchi, presidente”.

Così l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, ricorda Silvio Berlusconi nel terzo anniversario della scomparsa.

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Ricevuto — 11 Giugno 2026 Stampa Nazionale

PESTE SUINA, ABBATTUTE TRE SCROFE IN UN ALLEVAMENTO DEL REGGIANO

11 Giugno 2026 ore 17:18

Nell’ambito della prevenzione della peste suina africana, i Nas hanno sequestrato?tre capi ibridi ritenuti a rischio in un allevamento?dell’Appennino Reggiano, dopo aver riscontrato gravi irregolarità su rintracciabilità e biosicurezza. Si tratta di?tre scrofe adulte per le quali il servizio veterinario?dell’azienda Usl – che ha supportato i controlli dei carabinieri?del nucleo antisofisticazioni e sanità di Parma coadiuvati dai?militari forestali – ha disposto l’abbattimento eseguito?dalla polizia provinciale competente per territorio.
Le carcasse degli animali saranno sottoposte agli accertamenti diagnostici previsti dal piano nazionale di sorveglianza, con test specifici per la ricerca del virus della Psa. Gli animali erano inoltre?detenuti all’interno di una struttura non autorizzata e?sprovvista delle necessarie recinzioni di contenimento, in?violazione delle disposizioni vigenti in materia di?biosicurezza. Al titolare dell’allevamento sono state contestate?violazioni amministrative per un importo complessivo pari a?3.400 euro.

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NAPOLI, 8 CANI IN GABBIE PICCOLE E SPORCHE: UNA DENUNCIA

11 Giugno 2026 ore 10:28

Otto cani rinchiusi in gabbie piccole e in pessimo stato igienico-sanitario: denunciato il proprietario del terreno dove insisteva un vero e proprio canile abusivo. È accaduto – riporta Ansa – a Scisciano, dove i carabinieri della stazione di San Vitaliano, insieme al personale sanitario della sezione veterinaria dell’Asl Napoli 3 Sud, sono intervenuti presso un terreno a via Molino a seguito di una segnalazione nella quale venivano evidenziati maltrattamenti agli animali. Lungo il terreno, appositamente recintato, militari e sanitari hanno trovato sette cuccioli di chihuahua e un meticcio. I cagnolinI erano rinchiusi in anguste e sporche gabbie, con il meticcio bloccato da una catena al collo. Dopo gli accertamenti del caso, l’appezzamento è stato posto sotto sequestro mentre il proprietario del terreno, un 80enne già noto alle forze dell’ordine, è stato denunciato. Gli otto cani sono stati invece affidati ad una clinica veterinaria convenzionata con l’Asl per le cure del caso.

 

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Frutta alla griglia con ricotta al miele

11 Giugno 2026 ore 07:00

Un dessert gustoso e semplice pronto in pochi minuti. Questa ricetta e tante altre la trovi nel numero di giugno della rivista Fior Fiore in cucina, in vendita al costo di 1 euro nei punti vendita Unicoop Firenze.

La ricetta

Difficoltà: facile
Preparazione:10 minuti
Cottura:10 minuti

Ingredienti

  • 2 pesche nettarine,
  • 2 albicocche,
  • 1 manciata di ciliegie,
  • 1 rametto di menta,
  • 1 cucchiaino di vaniglia in pasta,
  • 250 g di ricotta,
  • 4 cucchiai di miele di castagno

Vino consigliato: Moscato d’Asti

La preparazione

Lavate la frutta e tagliatela a metà, poi togliete il nocciolo. Tagliate a spicchi pesche e albicocche, quindi grigliate tutta la frutta su una piastra ben calda fino a caramellarla.

Preparate lo sciroppo raccogliendo in un pentolino il miele, le foglie di menta e la vaniglia. Scaldate a fuoco basso per pochi minuti, finché il composto sarà ambrato.

Disponete la frutta grigliata nel piatto da portata e accompagnatela con la ricotta, cospargendo con lo sciroppo al miele.

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Ricevuto — 10 Giugno 2026 Stampa Nazionale

ISRAELE, INCRIMINATO IL COLONO CHE HA PICCHIATO IL CANE DI UNA FAMIGLIA PALESTINESE

10 Giugno 2026 ore 19:36

E’ stato incriminato dalla polizia per maltrattamento di animali e violazione di domicilio, entrambi reati a sfondo razziale, il 16enne israeliano ripreso in video mentre prendeva a bastonate il cane di una famiglia palestinese. Il ragazzo risiede nell’insediamento di Maale Adumim, nella Cisgiordania centrale. L’episodio è venuto alla luce dopo la diffusione di un video in cui si vede un sospetto che colpisce ripetutamente un cane alla testa con due mazze fino a fargli perdere i sensi, per poi continuare a picchiarlo anche dopo.

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Ricevuto — 8 Giugno 2026 Stampa Nazionale

CONSIGLIO DI STATO: ILLEGITTIMO DIVIETO DEI CANI IN AREE VERDI DEI PICCOLI COMUNI

8 Giugno 2026 ore 18:53

“A fronte della vigenza di ordinanze del Ministero della salute prescriventi l’obbligo per chiunque conduca il cane in ambito urbano di raccoglierne le deiezioni e avere con sé strumenti idonei alla raccolta delle stesse (rafforzate in taluni casi dai regolamenti di polizia urbana), effettivamente un’ordinanza che vieta, in assenza di ragioni specifiche, l’introduzione nelle aree verdi di animali non appare legittima”. Così il Consiglio di Stato – riporta Ansa – in una sentenza con la quale ha ribaltato una decisione del Tar delle Marche che nel luglio dello scorso anno diede torto all’associazione Earth che contestava un’ordinanza del Comune di Mercatello sul Metauro, borgo medievale marchigiano di poco più di mille abitanti, che ha disposto, tra l’altro, il divieto d’introduzione di animali nelle aree verdi urbane a tutela della sicurezza, igiene ambientale e fruibilità delle stesse aree. I giudici di Palazzo Spada, premettendo che il divieto oggetto del ricorso “è stato introdotto in una piccola realtà urbana, con poco più di mille abitanti, e caratterizzata da un centro edificato che per estensione territoriale è inferiore ad un parco delle città metropolitane” e che “allo stesso tempo tali dimensioni si riflettono sulla struttura organizzativa dell’ente e sul personale disponibile per lo svolgimento dell’attività di sorveglianza, che potrebbe essere soluzione alternativa all’imposizione del divieto”, hanno osservato che “non è tanto controvertibile l’assunto sulle dimensioni del Comune, quanto piuttosto non appartiene al notorio, neppure in via induttiva, l’affermazione sul sottodimensionamento della struttura organizzativa dell’ente, e dunque anche del personale disponibile all’attività di controllo”.

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Ricevuto — 27 Marzo 2026 Stampa Nazionale

Per Gualtieri, papà del Superbonus, la prudenza di Meloni sui conti pubblici è una colpa

27 Marzo 2026 ore 14:23

"Si sono sostanzialmente affidati come unico volano di crescita al dividendo della stabilità politica e della prudenza di bilancio senza fare niente di più". Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, cerca di attaccare il governo. Ma finisce per darne valore di merito. In un'intervista a Repubblica, l'ex ministro dell'Economia, dal dibattito della legge elettorale sposta il focus sui conti pubblici. E critica la prudenza dell'esecutivo finendo per dire: "Ha avuto anche risvolti positivi: almeno non hanno compiuto scelte devastanti". Per esempio, citiamo noi, quella di buttare quasi 131 miliardi di euro al vento con il Superbonus, di cui il primo cittadino capitolino, da ministro dell'Economia, è stato co-papà insieme all'allora premier Giuseppe Conte.
 

"Ora però i soldi del Pnnr stanno finendo", continua poi Gualtieri. "Il conto di questo immobilismo lo pagheremo caro". Immobilismo che è derivato dai una margini risicati dei conti pubblici, fortemente assottigliatisi proprio a causa delle scelte dell'allora titolare di Via XX settembre sindaco di Roma. Appunti per le sue prossime dichiarazioni.
 

Meloni punta a scavalcare il Cav. per l'esecutivo più longevo della storia della Repubblica

27 Marzo 2026 ore 12:15

Non ci sono solo motivi di immagine dietro le scelte di Meloni di spingere alle dimissioni il sottosegretario alla Giustizia Delmastro, la capo di gabinetto Bartolozzi e la ministra Santanchè: la presidente del Consiglio vede un obiettivo che ormai non è così tanto lontano: mancano pochi mesi per diventare la premier del governo più longevo della storia della Repubblica, superando in questo modo Silvio Berlusconi. Il 20 ottobre scorso, con 1.094 giorni al comando dell'esecutivo, Meloni aveva superato quello guidato dallo storico segretario del Partito socialista Bettino Craxi (4 agosto 1983-primo agosto 1986). E ora, che è a quota 1.252 giorni, davanti a sé vede solo Berlusconi.

 

Sempre che non ci siano imprevisti. Dopo il referendum sulla giustizia e gli strascichi che ha avuto sul governo, - senza dimenticarsi delle questioni Trump, Ucraina ed economia - l'idea di andare a elezioni anticipate non è più così peregrina e le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione non si vogliono far trovare impreparate e per questo vogliono rendere permanenti i comitati referendari. Soprattutto adesso che, come riconoscono da entrambi gli schieramenti, aumenteranno i sondaggi che parlano di sorpassi e contro sorpassi (ieri una rilevazione di YouTrend per Agi dava per la prima volta davanti il Campo largo, ma tenendo dentro sia Iv che Azione).

 

Se il governo dovesse restare saldo, resta da superare solo Berlusconi. Il Cavaliere infatti detiene le prime due posizioni di questa speciale classifica: il Berlusconi II ha il record assoluto con 1.412 giorni in carica (11 giugno 2001-23 aprile 2005) seguito dal Berlusconi IV con 1.287 giorni (8 maggio 2008-16 novembre 2011). Per scalare la classifica, a Meloni quindi basta poco: 35 giorni per il secondo posto e 160 per il primo. Nei quasi 80 anni della Repubblica tra i governi più longevi della Repubblica ci sono quindi tutti governi di centrodestra. Il primo esecutivo di sinistra in questa classifica è quello guidato da Matteo Renzi (22 febbraio 2014-12 dicembre 2016), al quinto posto con 1.024 giorni.

 

 

Se invece dell'intero governo si guarda al tempo trascorso da un premier a Palazzo Chigi, Meloni è all'ottavo posto sopra Antonio Segni, che è rimasto al governo per 1.088 giorni e Mariano Rumor che è stato presidente del Consiglio per 1.104. In prima posizione c'è Berlusconi che ha guidato quattro governi per un totale di 3.339 giorni. Dopo di lui ci sono Giulio Andreotti che è rimasto a Palazzo Chigi per 2.678 giorni, guidando sette esecutivi, Alcide De Gasperi è stato presidente del Consiglio per 2.458, alla testa di otto governi, il numero più alto tra tutti i premier. Seguono poi i cinque governi di Aldo Moro per un totale di 2.279 giorni e i sei di Amintore Fanfani (1.659 giorni). Infine ci sono Romano Prodi con 1.608 giorni e Bettino Craxi con 1.353.

S’è rotta l’Alleanza atlantica

27 Marzo 2026 ore 05:38

Donald Trump ha scritto sul suo social Truth che “le nazioni della Nato non hanno fatto assolutamente nulla” per aiutare gli Stati Uniti in Iran: non abbiamo bisogno di nulla da parte della Nato, dice il presidente americano, ma “never forget”, non dimenticate – non dimenticheremo – mai questo questo momento. Trump si lamenta dell’Alleanza da molti mesi, dice che gli europei si sono sempre approfittati dell’America e del suo enorme impegno per la sicurezza collettiva senza dare nulla in cambio: il presidente americano ha anche accusato gli alleati di essere dei codardi, ha detto che in Afghanistan – l’unica volta, nella storia della Nato, in cui è stato invocato l’articolo 5 del trattato – gli europei stavano nelle retrovie, cosa smentita dai fatti o più precisamente dal numero dei soldati europei morti in quel conflitto. Per rientrare dell’investimento, Washington ha deciso di vendere le proprie armi agli europei, che poi le inviano all’Ucraina, stravolgendo in modo irreversibile la solidarietà alla base della stessa Nato. Trump sostiene che gli europei non stanno facendo nulla, ma non è vero: bombardieri, droni e navi americane sono stati riforniti di carburante, armati e lanciati da basi nel Regno Unito, in Germania, Portogallo, Italia, Francia e Grecia. I droni d’attacco vengono diretti da Ramstein, in Germania, i bombardieri B-1 caricano munizioni e carburante nella base di Fairford nel Regno Unito, la USS Gerald R. Ford è ormeggiata a Creta. Trump dice anche di non aver bisogno della Nato, ma neppure questo è vero: senza il supporto logistico europeo, l’operatività americana sarebbe ridotta. Manca l’appoggio politico da parte degli europei, fatta eccezione per il segretario della Nato, Mark Rutte, che si è dato il mandato di tenere insieme l’Alleanza, ma l’unica cosa vera è che nessuno lo potrà dimenticare, questo momento: non per vendicarsi, come pensa Trump, ma perché ogni cosa, dentro la Nato, andrà ripensata.

Ricevuto — 26 Marzo 2026 Stampa Nazionale

Meloni assume l'interim al ministero del Turismo lasciato da Santanchè

26 Marzo 2026 ore 19:42

"Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto con il quale, su proposta del presidente del Consiglio dei Ministri, vengono accettate le dimissioni rassegnate dalla senatrice Daniela Garnero Santanché dalla carica di Ministro del turismo e si affida l'interim del dicastero al Presidente del Consiglio dei Ministri, onorevole Giorgia Meloni". Lo si legge in una nota del Quirinale diffusa in serata. La premier, quindi, assumerà le deleghe lasciate vacanti dopo le dimissioni di Santanchè, l'ipotesi sembrata più plausibile già dalla giornata di ieri. 

"Il presidente Meloni rivolge un ringraziamento al Ministro Santanchè, che in questi anni ha lavorato con grande dedizione e ha assicurato il proprio contributo alla ripresa e al rilancio del turismo italiano. Il governo continuerà a lavorare per sostenere e valorizzare un asset strategico dell’economia nazionale, che assicura prosperità, benessere e prestigio internazionale all’Italia", si legge in una nota di Palazzo Chigi. Al ministero della Giustizia, invece, il ruolo lasciato vacante dalla capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi andrà ad Antonio Mura. La nomina sarà ufficializzata lunedì prossimo.

I buoni risultati di Ita: 3,2 miliardi di euro di ricavi

26 Marzo 2026 ore 05:23

Ita Airwaysla compagnia nata dalle ceneri della vecchia Alitaliaha chiuso il 2025 con 3,2 miliardi di euro di ricavi (di cui 2,8 dal trasporto passeggeri) e 209 milioni di utile. Si tratta di un risultato incoraggiante per la nuova compagnia, che l’anno scorso è entrata nell’orbita di Lufthansa con l’acquisto del 41 per cento del capitale da parte del vettore tedesco (il restante 59 per cento rimane in pancia al Tesoro). Ma è un risultato impressionante in prospettiva storica: è la prima volta in trent’anni che il bilancio della compagnia di bandiera non finisce in rosso. Ita non ha toni celebrativi e mette le mani avanti di fronte alle difficoltà economiche e geopolitiche (che si sono aggravate nel corso del 2026). Inoltre, l’amministratore delegato, Joerg Eberhart, avverte che “per raggiungere una profittabilità pienamente sostenibile dobbiamo ridurre il peso degli oneri legati ai leasing della flotta”.

Eppure, prudenza a parte, non può sfuggire che Ita oggi opera in condizioni radicalmente diverse da quelle del passato. In primo luogo, nonostante la presenza ancora ingombrante del Mef, dal punto di vista industriale agisce come un’azienda privata, poiché quella di Lufthansa è una partecipazione industriale, non finanziaria. Ma anche in passato Alitalia è stata privata, per esempio all’epoca dei “capitani coraggiosi” o con Etihad. L’altra grande differenza, allora, è la piena integrazione in un grande vettore europeo, che ha saputo valorizzarne i punti forti, emancipandola dalla sua condizione penalizzante di essere troppo piccola per essere grande e troppo grande per essere piccola. Questo risultato rende anche giustizia alla scelta di Giancarlo Giorgetti di accettare l’offerta di Lufthansa, abbandonando la strada tracciata da Draghi che avrebbe portato Alitalia tra le braccia di AirFrance. Il progetto francese, diversamente da quello tedesco, non era di integrazione, bensì di partnership, e assegnava un ruolo più ampio all’azionista pubblico. E’ presto per dire come andrà a finire, ma i primi segnali suggeriscono – e non ci stupisce – che la rotta della privatizzazione era quella giusta.

Ricevuto — 25 Marzo 2026 Stampa Nazionale

Il potere di veto dell’Anm

25 Marzo 2026 ore 06:24

Nei commenti post referendari, ci sono due tesi ricorrenti. La prima è che non si può cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza, perché gli italiani bocciano questi tentativi nei referendum. Gli ultimi tentativi di revisione costituzionale – fatta eccezione per il taglio del numero dei parlamentari – sono lì a dimostrarlo: nel 2006, nel 2016 e ora nel 2026 gli italiani hanno respinto le riforme approvate a maggioranza. La seconda tesi, che si fa derivare da questa, è che invece la Costituzione può essere cambiata con un accordo ampio tra le forze politiche. Basta seguire il metodo usato nel secondo dopoguerra dall’Assemblea costituente, scrivono ad esempio sulla Stampa Vittorio Barosio e Gian Carlo Caselli: “Le sue diverse componenti hanno sempre lavorato insieme in un clima di collaborazione post-bellica” che ha prodotto un testo comune frutto di lunghe discussioni e giusti compromessi tra i partiti politici. “La nostra Costituzione, frutto di questo lavoro concorde, è durata fino ad oggi”. La ricostruzione di Barosio e Caselli è affascinante ma non vale, quantomeno per la riforma della giustizia. La Bicamerale del 1998, che aveva proprio l’obiettivo di arrivare a un testo condiviso dopo un dibattito politico ri-costituente tra avversari politici, fallì proprio sulla riforma della magistratura e sulla separazione delle carriere. E a far fallire la Bicamerale di D’Alema non fu l’inconciliabilità delle linee dei partiti, che pure avevano trovato un accordo, ma la presa di posizione della magistratura organizzata. L’Anm si mise di traverso. A fine gennaio 1998, nel XXIV Congresso nazionale la presidente dell’Anm Elena Paciotti lesse una relazione dal titolo “Giustizia e riforme costituzionali” che, con il pieno accordo dell’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, fece saltare l’accordo sulla riforma della giustizia, che prevedeva due sezioni del Csm, e l’intera Bicamerale. “Non servono riforme costituzionali”, fu il messaggio dell’Anm. E non se ne fecero neanche allora, neppure se condivise.

Ricevuto — 24 Marzo 2026 Stampa Nazionale

L’Indonesia mette “in pausa” le Forze di Pace. È una questione economica

24 Marzo 2026 ore 06:17

   

Il presidente indonesiano Prabowo Subianto è stato tra i primi leader a sostenere l’iniziativa del Board of Peace promossa da Donald Trump, ed è stato finora tra i pochi leader del quadrante asiatico e di un paese a maggioranza musulmana (il più popoloso del mondo) a essere riuscito a costruire un consenso interno su un dossier particolarmente sensibile. L’Indonesia aveva scelto di partecipare  offrendo la disponibilità a contribuire con forze di peacekeeping, ma ieri Prabowo è stato costretto a specificare che il miliardo di dollari da mettere sul tavolo per entrare nel Board of Peace non ci sarà: “Ci viene richiesto un contributo di 1 miliardo di dollari”, ha detto il presidente, “ma io non ho mai detto che fossimo disposti a pagarlo”.

 

La scorsa settimana, dopo una riunione del Consiglio dei ministri, il segretario di stato Prasetyo Hadi aveva annunciato il rinvio “a tempo indeterminato” del dispiegamento del contingente di circa ottomila soldati indonesiani a Gaza, a causa “dell’aggravarsi della situazione di sicurezza nella regione”. Secondo diversi osservatori, la decisione di Prabowo di mettere in pausa il coinvolgimento nel piano di pace di Trump è legato non a un ripensamento, ma alle conseguenze della guerra in Iran. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha esposto l’Indonesia a una vulnerabilità strutturale: circa il 25 per cento delle sue importazioni energetiche dipende da quel passaggio. Le riserve nazionali, secondo i dati ufficiali, coprono appena 20-25 giorni di consumo. I prezzi del petrolio che aumentano e l’indebolimento della valuta si traduce in una pressione immediata sull’inflazione e pure sulla (fragile) stabilità sociale indonesiana. Prima di lanciarsi in una vera operazione internazionale di pace, il governo di Prabowo è costretto a parare i colpi di un’economia che rischia di mettere in pericolo la tenuta interna del paese. Perché nessuna architettura di sicurezza internazionale può prescindere dalla capacità degli attori coinvolti di sostenere, nel tempo, i costi della propria partecipazione.

   

Farsi curare solo dalla Cina fa male

24 Marzo 2026 ore 06:00

 

C’è un numero nel rapporto sulla competitività 2026 dell’Istat sul quale è giusto soffermarsi. Nel 2025 gli acquisti italiani di prodotti farmaceutici dalla Cina sono aumentati del 933,7 per cento. In dodici mesi, le importazioni sono passate da 680 milioni di euro a oltre 7,7 miliardi. La spiegazione tecnica è nota: i dazi americani sulla Cina hanno deviato flussi commerciali verso l’Europa e l’Italia ne ha assorbito una quota rilevante. Ma il problema vero è un altro: cosa significa, in termini di sicurezza di sistema dipendere in misura così da un unico paese fornitore per i princìpi attivi che alimentano la produzione farmaceutica? La risposta  è scomoda. La quota della Cina sulle importazioni farmaceutiche italiane è balzata in un anno di 11,6 punti percentuali, raggiungendo il 13,4 per cento del totale. Nello stesso periodo, la quota della Germania si è ridotta di 4,7 punti. Il riequilibrio è avvenuto come effetto collaterale di dinamiche geopolitiche decise altrove, non da una scelta strategica del paese. Il rapporto colloca la farmaceutica tra i settori da monitorare per vulnerabilità strategica. Circa il 60 per cento delle importazioni italiane di prodotti strategici proviene da paesi a rischio politico medio o alto. Paracetamolo, metformina, amoxicillina: molti dei farmaci essenziali dipendono da catene di fornitura che passano per l’Asia. Quando quella catena si inceppa – per una guerra, una crisi geopolitica, per una decisione di Pechino – il problema non è astratto. È il farmaco che manca sullo scaffale, è il paziente cronico che non trova la terapia. La pandemia aveva già mostrato questa fragilità con chiarezza brutale. I lockdown cinesi interruppero forniture in tutto il mondo. Quella lezione avrebbe dovuto tradursi in una strategia di diversificazione. In larga misura, non è accaduto. E il rapporto Istat 2026 certifica che la dipendenza dalla Cina non è diminuita. Ignorare questo campanello d’allarme sarebbe un lusso che il Servizio sanitario nazionale non può permettersi.

Ricevuto — 21 Marzo 2026 Stampa Nazionale
Ricevuto — 20 Marzo 2026 Stampa Nazionale
Ricevuto — 19 Marzo 2026 Stampa Nazionale

"Non tocca alla Biennale inventare o aggiungere sanzioni", dice l'ex presidente della fondazione Baratta

19 Marzo 2026 ore 15:03

"Non credo tocchi alla Biennale inventarsi o aggiungere sanzioni e credo sia bene in ogni caso che le sanzioni siano applicate in un quadro normativo e non con rincorse, e magari fughe, con esiti caotici. E ciò vale tanto per gli scambi di merci quanto nel più delicato ambito delle istituzioni culturali". A dirlo è Paolo Baratta, ex presidente della Biennale di Venezia dal 1998 al 2001 e dal 2008 al 2020, durante l'inaugurazione del padiglione centrale ai giardini, oggi riqualificato. Le dichiarazioni si inseriscono nel dibattito che si è sviluppato dopo la decisione di riaprire il padiglione russo sostenuta dall'attuale presidente Pietrangelo Buttafuoco e criticata dal ministro della Cultura Alessandro Giuli.

Secondo Baratta "qualsiasi cosa accadrà dovrà accadere nel rispetto delle sanzioni così come approvate dalla Ue nei successivi pacchetti, grazie alla forza normativa dei suoi regolamenti". Nel 2022, dopo l'invasione in Ucraina da parte della Russia, la Biennale si era detta contraria a "ogni forma di collaborazione con chi avesse attuato o sostenesse un atto di aggressione di inaudita gravità" e che non avrebbe accettato "la presenza alle proprie manifestazioni di delegazioni ufficiali, istituzioni e personalità a qualunque titolo legate al governo russo".

In ogni caso, l'ex presidente si spiega la "confusione" intorno a questo caso con il "joint-statement dei due commissari della Ue del 10 marzo, seguito dalla lettera dei ministri", definendo l'iniziativa "inconsueta". "Con lo statement - continua -  i due commissari hanno sollevato con veemenza il problema della presenza della Russia ma con altrettanta perentorietà lo hanno subito scaricato sulla Biennale minacciando lei di sanzioni!! Si conferma che abbiamo tutti bisogno di qualche tempo per conoscerci meglio!"

 

Ricevuto — 17 Marzo 2026 Stampa Nazionale

A Travaglio serve un rebranding urgente

17 Marzo 2026 ore 05:30

La svolta era nell’aria. Da un po’ di tempo, nelle pagine delle lettere del Fatto quotidiano comparivano dei messaggi che invitavano il giornale a chiedere il finanziamento pubblico. La saggezza dei lettori, che evidentemente avevano dato un occhio ai conti del giornale, alla fine ha prevalso sulla linea del direttore Marco Travaglio che a dicembre respingeva l’idea: “Preferiamo ampliare la nostra comunità di abbonati piuttosto che far pagare il Fatto a chi non lo legge”. In un comunicato la Società editoriale il Fatto (Seif) ha annunciato che, proprio mentre Travaglio scriveva quelle righe, a dicembre scorso, ha fatto domanda per il contributo straordinario dall’editoria per i giornali cartacei (0,10 euro per copia venduta): “Seif è ben consapevole dell’importanza che riveste per il Fatto quotidiano non percepire finanziamenti pubblici”, ma data la crisi del settore in generale e la difficoltà nello specifico di Seif a “garantire la continuità aziendale”, la richiesta è stata fatta. La società precisa, però, che il contributo è stato sì assegnato – anche se non dice quanto (si tratta di 752 mila euro) –  ma l’intenzione “rimane quella di non percepirlo”. Non si capisce bene cosa significhi, ma due cose si capiscono.  

  

Non è vera la  tesi di Travaglio secondo cui percepire il finanziamento pubblico è “schiavitù di stampa” perché costringe i giornali ad “andare sotto Palazzo Chigi con il cappello in mano”. Non è questa la procedura che ha adottato Travaglio, come nessun altro gruppo editoriale. Anzi, nel caso del Fatto il finanziamento pubblico serve a tenere in vita una voce fortemente critica del governo, senza necessità di un cambio di linea editoriale. Questa svolta, però, necessita ora di un cambiamento grafico rilevante. Il Fatto quotidiano ha inciso nella propria testata lo slogan-manifesto “Non riceve alcun finanziamento pubblico”. Serve un rebranding per due ragioni. La prima è di tipo legale: Seif è una società quotata e mantenere il vecchio logo veicolerebbe false informazioni al mercato. La seconda è sostanziale: senza una modifica grafica, il Fatto si ritroverebbe a essere il primo giornale al mondo con la fake news anche nella testata.

Ricevuto — 4 Marzo 2026 Stampa Nazionale

Gedi: accordo fatto con Sae, La Stampa passa a Leonardis

4 Marzo 2026 ore 11:36

Il Gruppo Gedi e il Gruppo Sae comunicano di aver firmato il contratto preliminare di cessione a quest'ultimo de La Stampa. Lo riferisce una nota, secondo cui la cessione comprende anche le testate collegate, le attività digitali, il centro stampa, la rete commerciale per la raccolta pubblicitaria locale, nonchè le attività di staff e di supporto alla redazione.

L'acquisizione avverrà attraverso un veicolo di nuova costituzione, controllato dal Gruppo Sae, nel quale si prevede anche l'ingresso di investitori legati al territorio del Nord Ovest. Il progetto, prosege la nota, mira a garantire continuità nel posizionamento storico della testata, preservandone l'indipendenza editoriale e il profondo legame con il suo territorio. Il perfezionamento dell'operazione è previsto entro il primo semestre del 2026. La cessione è subordinata all'espletamento delle usuali procedure sindacali e burocratiche previste dalla legge.

Ricevuto — 3 Marzo 2026 Stampa Nazionale

Quattro (falsi) allarmi bomba in poche ore. Cosa sta succedendo a Roma?

3 Marzo 2026 ore 17:26

La sede di FdI in via della Scrofa, quella della stampa Estera a Palazzo Grazioli, Largo Chigi, a un passo dal palazzo che ospita il governo, e Piazza Venezia. Quattro allarmi bomba a Roma in pochissime ore e in un'area della città di qualche chilometro. Tutti in centro e tutti, per fortuna, rientrati. Cos'è successo? Non è una psicosi dovuta all'escaltion bellica in Medio Oriente. Anche se il collegamento viene quasi spontaneo.

I quattro casi sono simili a due a due. Sia nella sede di FdI, sia a Palazzo Grazioli è stata nel pomeriggio una telefonata a far scattare l'allarme. Per quanto riguarda piazza Venezia e Largo Chigi invece, tra ora di pranzo e poco dopo, è stato il ritrovamento di due valige abbandonate a destare il sospetto delle forze dell'ordine. A piazza Venezia la verifica è stata più breve, mentre a Largo Chigi, dopo aver chiuso alcune vie limitrofe, gli artificieri hanno verificato in poco tempo la situazione: anche in questo caso nessuna bomba.

A Via della Scrofa invece è stata una chiamata anonima a costringere l'evacuazione dell'intero palazzo che oltre al partito di Giorgia Meloni ospita anche la sede del giornale il Secolo d'Italia. Anche a Palazzo Grazioli è stata una telefonata fatta da una voce non identificata a costringere tutti i giornalisti e i dipendenti della stampa estera a riversarsi in strada. Gli avverimenti sono arrivati quasi in contemporanea al numero unico di emergenza 112. In entrambi i casi sono intervenuti sul posto gli artificieri (dei Carabinieri a Palazzo Grazioli e della polizia a Via della Scrofa) per una bonifica degli edifici.

Alcuni giorni fa un allarme del genere c'era stato anche a MIlano: nella sede della Lega di via Bellerio. Anche in quel caso però si trattava di un falso allarme.

Il capo della polizia Pisani: "Cinturrino sarà destituito subito"

25 Febbraio 2026 ore 09:55

"Chi tradisce la nostra missione tradisce anzitutto il giuramento di fedeltà alla Repubblica. Di solito si attende almeno il rinvio a giudizio, ma questo caso è abbastanza chiaro e di estrema gravità, quindi per noi va destituito subito". Parlando al Corriere della Sera il capo della polizia Vittorio Pisani non usa giri di parole a proposito dell'agente Carmelo Cinturrino che ha confessato di aver ucciso il pusher Abderrahim Mansouri nel boschetto di Rogoredo qualche giorno fa e di aver mistificato le circostanze per farle apparire come un atto di legittima difesa. "Subito dopo il fermo disposto dall’autorità giudiziaria, ho dato disposizione al questore di Milano di nominare il funzionario istruttore per avviare il procedimento disciplinare per la sua destituzione dalla Polizia di Stato. Il processo penale ha dinamiche che richiedono tempo - continua Pisani - mentre l’azione disciplinare ha senso se è tempestiva, altrimenti rischia di perdere di significato". L'indagine infatti è ancora in corso, ma il capo della polizia sottolinea che bisogna chiarire "innanzitutto la posizione degli altri poliziotti coinvolti, per i quali si potrebbero configurare ulteriori contestazioni sul piano giuridico, oltre al favoreggiamento e l’omissione di soccorso". L'attività ispettiva sarà dunque "estesa all’intero commissariato, d’intesa con l’autorità giudiziaria. Finora non l’abbiamo fatto per evitare di danneggiare l’indagine, ma dopo la discovery possiamo procedere".

 

Nelle ultime settimane ci sono state molte polemiche sul nuovo decreto sicurezza, non ancora in vigore. Tra le altre misure, prevede anche lo “scudo penale per le forze dell'ordine" che commettono ipotetici reati con "evidente causa di giustificazione", ma secondo Pisani questo "scudo" non avrebbe impedito l’accertamento dei fatti di Rogoredo: "Non credo che avrebbe ostacolato alcunché, perché la necessità di sparare non appariva evidente. La norma non prevede alcuna immunità, bensì una modifica procedurale non solo per le forze dell’ordine ma per tutti i cittadini", ha spiegato il capo della polizia. "E il fatto che un pm debba decidere in un tempo breve e predefinito se esiste o meno una causa di giustificazione, può essere positivo per assumere le iniziative adeguate anche solo nell’impiego del dipendente coinvolto nel caso. Ma di certo questa modifica è stata determinata anche da altro". Ovvero "dalla deformazione mediatica subita dall’informazione di garanzia, trasformatasi da strumento di tutela dell’indagato con funzione difensiva in atto d’accusa all’interno di un processo mediatico, sempre più frequente, che anticipa il processo penale. Di cui, nel nostro paese, si sta perdendo la cultura, con grave lesione della presunzione d’innocenza". Pisani ha sottolineato anche che "l’azione della polizia sul piano dell’ordine pubblico non è e non può essere condizionata dalle contingenze politiche; non è avvenuto in passato e non avviene ora. Noi dobbiamo tutelare la sicurezza di tutti e al tempo stesso la libertà di manifestazione, in un esercizio di equilibrio tra le due esigenze".


Il capo della polizia ha evidenziato come in questo caso il rapporto tra autorità giudiziaria e polizia "sia stato di massima fiducia e non è mai venuto meno. E quando, a seguito del sopralluogo, sono emersi i primi indizi su comportamenti al di fuori delle regole di appartenenti all’istituzione, l’input alla Squadra mobile è stato di approfondire al massimo ogni aspetto della vicenda". Specificando come non ci sia mai stata "alcuna percezione di ostilità. Poi ci possono essere diversità di valutazione sugli elementi che emergono dalle indagini, ma questa è la normale dinamica del procedimento penale". Come accaduto durante la manifestazione di fine gennaio a Torino a sostegno del centro sociale Askatasuna sfociata nella violenza: in quel caso "la polizia ha effettuato alcuni fermi, la procura ha chiesto provvedimenti cautelari in carcere e il gip ha concesso misure più tenui". Pisani ritiene inoltre che la scena del poliziotto aggredito dai manifestanti violenti non possa in alcun modo giustificare un uso eccessivo della forza da parte della polizia "perché la solidarietà istituzionale non significa copertura di comportamenti illeciti, né può giustificare azioni di piazza al di fuori delle regole. Se si dà l’ordine di caricare o di sciogliere una manifestazione è perché ce ne sono i presupposti di fatto e di diritto".

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