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Assedio di Israele a Gaza: 21.000 pazienti a rischio, attese fino a 8 anni

 

Il Ministero della Salute di Gaza ha lanciato un severo avvertimento l'8 ottobre: oltre 21.000 tra pazienti e feriti gravemente rischiano di dover attendere fino a otto anni prima di poter uscire dalla Striscia per ricevere cure salvavita. A causa del perdurante assedio, la condizione attuale è stata definita dalle autorità sanitarie locali come "una condanna a morte diretta e lenta".

"Queste cifre non sono semplici statistiche, ma un disperato grido d'aiuto da parte di oltre 21.000 persone a cui viene negato quotidianamente il diritto fondamentale alle cure e alla vita", si legge nel comunicato ufficiale del ministero. Con il costante aumento mensile dei casi urgenti, l'evasione delle sole nuove richieste di trasferimento richiederebbe altri quattro anni, portando i tempi complessivi di attesa a un livello critico. Dal ministero sottolineano che migliaia di pazienti hanno "corpi che non possono sopportare di aspettare giorni o settimane, figuriamoci anni".

L'organismo sanitario ha rivolto un urgente appello alle Nazioni Unite, alla comunità internazionale e alle organizzazioni per i diritti umani affinché impongano la riapertura completa dei valichi per consentire le evacuazioni mediche senza restrizioni "prima che sia troppo tardi".

Un sistema sanitario ridotto in macerie

L'allarme giunge in un contesto in cui la rete sanitaria locale è devastata dal lungo conflitto e dalle restrizioni sull'ingresso di forniture ed equipaggiamenti medici essenziali. L'ONG Medical Aid for Palestinians (MAP) ha dichiarato al New Arab che nell'intera Striscia di Gaza non è rimasta neanche una macchina per la risonanza magnetica (RMN) funzionante e sono operativi solo uno o due tomografi computerizzati (TC).

In base ai dati diffusi dal ministero:

Stazioni di ossigeno: ad agosto risultavano operative solo 12 strutture su 34, a servizio di oltre 500 pazienti — inclusi neonati e bambini in terapia intensiva — con il rischio imminente di blocco totale per mancanza di parti di ricambio.

Ospedali: meno di 20 dei 36 ospedali di Gaza sono parzialmente attivi, privi delle scorte necessarie di insulina, carburante per i generatori e strumenti diagnostici. Questo isola in modo drammatico i pazienti oncologici e dializzati.

Personale e strutture colpite: secondo il Direttore Generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, sono stati uccisi oltre 1.700 operatori sanitari e le strutture mediche hanno subito centinaia di attacchi.

Il dramma delle mutilazioni e l'emergenza umanitaria

L'OMS ha segnalato che migliaia di persone, compresi moltissimi bambini, hanno subito l'amputazione degli arti, spesso in assenza di anestesia. Dall'ottobre 2023, solo circa 13.760 pazienti sono riusciti a essere evacuati per ricevere trattamenti all'estero.

A tre anni dall'inizio delle ostilità, il bilancio delle vittime e dei feriti resta drammatico, con oltre 74.000 morti e più di 175.000 feriti secondo i dati del Ministero della Salute. La quasi totalità della popolazione locale ha subito sfollamenti forzati e ripetuti, mentre le infrastrutture civili dell'intera regione rimangono prevalentemente distrutte.

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Cina, il Laos diventa un nuovo punto della cooperazione militare di Pechino

 

La Cina amplia la cooperazione militare nel Sud-est asiatico con l'apertura in Laos di un nuovo centro congiunto di supporto e addestramento presso l'aeroporto di Ban Keun. L'iniziativa, annunciata alla fine di settembre dal Ministero della Difesa cinese, è destinata principalmente alla formazione dei piloti dell'Aeronautica militare laotiana. Pechino ha sottolineato che la struttura «non è diretta contro Paesi terzi», ma punta ad approfondire la cooperazione pratica tra i due eserciti e a contribuire alla pace e alla stabilità regionale.

L'infrastruttura potrebbe tuttavia avere anche un potenziale impiego duale. Un eventuale ampliamento delle piste consentirebbe infatti di ospitare velivoli cinesi di maggiori dimensioni per missioni di ricognizione e sorveglianza. Secondo diversi esperti, però, il nuovo centro avrebbe un'importanza limitata per la proiezione militare cinese, considerando che Pechino dispone già nel sud della Cina di basi in grado di svolgere funzioni analoghe.

Per il Laos, al contrario, la struttura assume un peso significativo. Le limitate capacità delle sue Forze Armate rendono infatti l'assistenza cinese particolarmente importante per la formazione dei militari e per la modernizzazione della propria Aeronautica. Il centro potrebbe inoltre essere utilizzato durante le esercitazioni aeree congiunte che il Laos conduce ogni anno con la Thailandia, consentendo di svolgere addestramenti più vicini a condizioni operative reali.

L'accordo conferma così il rafforzamento dei legami militari tra Pechino e Vientiane. Per la Cina si tratta di un ulteriore strumento per consolidare la propria influenza regionale; per il Laos, di un'opportunità concreta di modernizzare le proprie capacità militari.


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Rubio: il conflitto in Ucraina potrebbe degenerare

Il Segretario di Stato USA Marco Rubio ha avvertito che i combattimenti in Ucraina potrebbero degenerare in un conflitto regionale "molto più pericoloso". "Si tratta di una guerra molto pericolosa. È una guerra estremamente pericolosa perché, francamente, al momento sembra esserci una situazione di stallo; e le situazioni di stallo sono molto pericolose, poiché possono concludersi solo in due modi", ha dichiarato durante una conferenza stampa a Lisbona.

"Il primo è un accordo negoziato, in cui entrambe le parti devono cedere qualcosa per ottenere la pace <...>. L'altro modo in cui si risolve uno stallo è attraverso un'escalation. Una delle due parti, o entrambe, intensificano le proprie azioni nel tentativo di piegare l'avversario e rompere lo stallo: ed è proprio questo l'aspetto molto pericoloso", ha affermato Rubio. Ha avvertito che un'escalation potrebbe "trasformare quella che è una guerra tra due Paesi in un conflitto regionale molto più ampio e pericoloso".

Rubio ha aggiunto che Washington continuerà a lavorare per favorire una soluzione negoziata e porre fine al conflitto.


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His Pants Had Other Plans

8 Ottobre 2026 ore 23:00

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0:41 Dog Funny Sneezing
0:44 Person tries to jump a small creek on a bike and falls right in it instead
0:51 prank on toddler
1:00 Press handstand on a skateboard with a fingerflip on top
1:09 Saving the wedding
1:29 People going flying off inflatable
1:41 New taco fold
2:04 street performer
2:14 Stick seat
2:28 fan bag
2:41 Cougar shadow on mountain
2:57 Fastest tape
3:04 Kite surfing with a view
3:18 Dog Barks After Being Ignored During Marathon
3:36 Keyboard tie
3:49 "Cats" always land on their feet
3:57 Tetris on a building
4:24 Worker Throws Entire Trash Bin Into Garbage Truck
4:44 Hikers Encounter Two Grizzly Bears in National Park
5:13 Automated CPR device
5:24 Sea Lion Falls From Wooden Support Beam
5:29 Beer
5:41 Liner removal
5:58 Moving tattoo
6:07 Type rope skills
6:15 Chungus' the Bear Hops Out of Garbage Truck
6:34 Guy pulls up a chair to watch house demolition
6:59 Zip braids
7:16 Cycling over water
7:29 Rider Grabs Cash From Hands of Astonished Spectators at Oktoberfest
7:39 Daughter is an empath
8:04 Jane is missing her Tarzan
8:12 Whales
8:25 Swimming under a school of fish
8:39 resilient palm tree
8:55 Worst hair curl
9:04 Flying on cardboard carpet
9:17 Ramen nomnom
9:36 big gates
9:57 She just had her hair done
10:20 Owl looks sus
10:34 Vaccum seal
10:50 Insane paragliding
10:57 Slow vs fast side of the train
11:15 Drifting on water
11:27 Failing to uncork a bottle of wine
11:41 Picture hidden in car
11:57 Girls perform an optical illusion, you can't tell which one is standing up straight
12:06 Wassup baby
12:14 Crazy ride through snow
12:36 proved this guy wrong
12:50 grandma hits
13:16 Singing cranberries
13:26 Dressing up as professor
13:47 Identical reaction
13:56 Cake is a little burnt
14:22 Bubble plane
14:34 NASA Astronaut Uses Lack of Gravity for Creative Spin Shot
14:46 Two Olympic gymnasts performing a highly difficult stunt on the highbar at Muscle Beach
14:55 All fail at same time
15:02 Gorgeous Sunset Colors Sky in Southern New Jersey

«Abbiamo preso la Bastiglia!»: la protesta degli studenti dilaga in Francia

La protesta degli studenti delle scuole superiori e delle università torna a scuotere la Francia. Giovedì nuove mobilitazioni hanno attraversato Parigi e numerose altre grandi città, con migliaia di giovani scesi in strada per denunciare le condizioni del sistema educativo. Nella capitale diverse manifestazioni hanno raggiunto Place de la Bastille, dove alcuni studenti sono saliti sul celebre monumento sventolando la bandiera francese e intonando l’inno nazionale. «Abbiamo preso la Bastiglia!», ha gridato uno di loro davanti alla folla.

Tra gli slogan scanditi dai manifestanti è comparso anche «Macron dimissioni», insieme alle richieste di interventi concreti per migliorare la situazione delle scuole. «Non vogliamo parole, vogliamo fatti», ha dichiarato una studentessa di 17 anni a Nantes, riferendosi alle promesse del primo ministro neoliberista Sébastien Lecornu di affrontare la crisi entro la fine del mese. Le proteste, iniziate alla fine di settembre, denunciano la carenza di insegnanti, gli orari sovraccarichi, le aule deteriorate e gli edifici scolastici privi di condizioni adeguate per affrontare il caldo.

La giornata è stata prevalentemente pacifica, anche se in alcune città si sono verificati tentativi di appiccare incendi e danneggiare pensiline degli autobus. In risposta, la polizia ha utilizzato gas lacrimogeni, manganelli e proiettili di gomma, suscitando accuse di uso sproporzionato della forza da parte di manifestanti e organizzazioni per i diritti umani.

Il tema della violenza delle forze dell'ordine pesa ormai fortemente sulla mobilitazione. Lunedì un quindicenne ha perso una mano dopo essere stato colpito da una granata stordente a Lens. La settimana precedente, un ragazzo di 14 anni aveva perso diversi denti dopo essere stato raggiunto da un lanciatore di granate nella periferia di Parigi. Per quest'ultimo episodio, martedì un agente di polizia è stato formalmente incriminato. La protesta studentesca contro il neoliberismo di Macron, che intanto gioca alla guerra contro la Russia, si allarga così oltre la semplice denuncia delle condizioni delle scuole e diventa una nuova manifestazione del malcontento sociale che attraversa la Francia.

Linux Moves Closer to Retiring the x32 ABI After Years of Limited Adoption

Linux Moves Closer to Retiring the x32 ABI After Years of Limited Adoption

Linux kernel developers are renewing efforts to retire the x32 application binary interface (ABI), a little-used compatibility feature that attempted to combine the advantages of 64-bit processors with the smaller memory footprint of 32-bit applications. A revised patch series submitted on October 8, 2026, proposes the first steps toward disabling the interface, potentially ending support for an architecture experiment introduced more than 14 years ago.

The latest proposal comes from Sebastian Andrzej Siewior, a Linux kernel developer at Linutronix who has been working on the removal effort throughout 2026. Rather than immediately deleting every component associated with x32, the proposed approach would first prevent the feature from being enabled through normal kernel configuration. This would give remaining users and distribution maintainers an opportunity to respond before the underlying implementation is removed.

The effort reflects a broader challenge in Linux development: maintaining compatibility with older or rarely used technologies while keeping the kernel manageable, secure, and efficient. Although x32 offered theoretical performance and memory advantages, it never achieved widespread adoption. With conventional x86_64 software dominating modern Linux systems, developers are increasingly questioning whether the additional maintenance burden remains justified.

Understanding the Linux x32 ABI

The x32 ABI was introduced with Linux kernel 3.4 in 2012 as an alternative to conventional 32-bit and 64-bit application environments. Its goal was to provide applications with access to the architectural improvements of x86_64 processors while retaining smaller data types and pointers associated with 32-bit software.

Traditional 32-bit x86 applications use the i386 ABI, which operates with a more limited register set and 32-bit execution conventions. Standard x86_64 applications, meanwhile, benefit from additional general-purpose registers, wider registers, and modern calling conventions, but they normally use 64-bit pointers. Those larger pointers can increase memory consumption in applications that maintain large numbers of pointer-heavy data structures.

The x32 ABI attempted to offer a compromise. Applications would execute using the x86_64 instruction set and its larger register file while retaining 32-bit integers, long values, and pointers. This programming model is commonly described as ILP32, meaning that integers, long integers, and pointers are all 32 bits wide.

The distinction can be illustrated by comparing the expected sizes of common C data types:

Google's Kage Project Rethinks Linux Kernel Security With Isolated Device Drivers

Google's Kage Project Rethinks Linux Kernel Security With Isolated Device Drivers

Google is exploring a new approach to Linux kernel security that could significantly change how device drivers interact with the operating system. The experimental project, known as Kage, uses compiler-based sandboxing to isolate drivers inside the kernel, potentially limiting the damage caused by memory corruption, programming errors, and exploitable vulnerabilities without requiring drivers to run as separate user-space processes.

The research was presented at the Linux Plumbers Conference 2026, held October 5–7, with Stanford University and Google researcher Zachary Yedidia discussing how LLVM's Lightweight Fault Isolation (LFI) technology can create restricted execution environments for native kernel code. Unlike conventional isolation techniques, which often depend on separate processes or virtual machines, Kage attempts to preserve the performance advantages of kernel-space execution while reducing the amount of memory individual drivers can access.

Early prototypes have already demonstrated the concept using NVMe storage, networking, and Wi-Fi drivers. However, Kage remains an experimental research project rather than a feature available in mainstream Linux distributions. Its developers are still investigating performance, hardware access, and compatibility with more complicated drivers, including graphics hardware.

Why Device Drivers Remain a Major Linux Security Challenge

Linux device drivers are responsible for connecting the operating system to hardware components, including graphics cards, network adapters, storage controllers, USB devices, and wireless chipsets. Most traditional Linux drivers execute in kernel space, giving them privileged access to system resources and the ability to interact directly with hardware. This architecture is one reason Linux can deliver high performance across such a broad range of devices, but it also creates a significant security challenge.

When an ordinary application encounters a memory error, the operating system can often terminate that process without affecting the rest of the system. Kernel drivers operate under different conditions. Because they typically share the kernel's address space and privileges, an invalid memory access or exploitable vulnerability can affect unrelated kernel components, potentially resulting in a system crash, privilege escalation, or complete compromise of the operating system.

The challenge becomes more complicated when considering the enormous number of drivers supported by Linux. Some are maintained by large organizations with extensive testing infrastructure, while others receive contributions from smaller development teams or individual maintainers. Even carefully reviewed drivers can contain bugs, particularly when they interact with complicated hardware, asynchronous operations, and memory-management mechanisms.

Riyadh e Damasco valutano l'invio di 20.000 truppe siriane in Yemen

 

Secondo quanto riportato da Axios l'8 ottobre, che cita tre funzionari statunitensi, l'Arabia Saudita e la Siria starebbero discutendo il dispiegamento di fino a 20.000 soldati siriani in Yemen. L'obiettivo sarebbe sostenere l'offensiva promossa da Riyadh contro il governo yemenita guidato da Ansarallah (i ribelli Houthi).

Il presidente autoproclamato siriano, Ahmad al-Sharaa, starebbe valutando seriamente la richiesta. Secondo le stesse fonti, l'amministrazione Trump e il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) sono stati consultati e non si opporrebbero alla proposta in linea di principio.

Attualmente, Riyadh impiega mercenari yemeniti sul campo per contrastare le forze guidate da Ansarallah. Tra le unità siriane prese in considerazione per la missione figurerebbero la 90ª e l'84ª divisione dell'esercito di Damasco; quest'ultima sarebbe composta da combattenti estremisti che hanno militato sotto il comando di Hayat Tahrir al-Sham (HTS).

Un'analisi di Axios rileva come l'invio di truppe siriane rischi di introdurre una marcata dimensione confessionale e di aggravare ulteriormente il conflitto. L'attuale esercito siriano include infatti una forte componente estremista sunnita legata all'ex affiliata di Al-Qaeda HTS — caratterizzata da un'ideologia salafita ostile alle comunità sciite e alawite —, mentre Ansarallah è un movimento musulmano sciita zaydita.

In passato, Donald Trump aveva suggerito l'impiego di combattenti estremisti siriani in Libano a sostegno delle operazioni israeliane contro Hezbollah.

La notizia del possibile accordo giunge in un momento di forte escalation: nel fine settimana, le forze filosaudite, coperte dal supporto aereo di Riyadh, hanno lanciato un'imponente operazione di terra mirata a riconquistare territori strategici, tra cui la capitale Sana'a e lo stretto di Bab al-Mandab. Riyadh punta a ribaltare le recenti sconfitte subite per mano delle Forze Armate yemenite (YAF), che hanno conquistato la città costiera di Mokha e minacciano il controllo saudita su Taiz.

Un funzionario statunitense ha confermato che l'ipotesi del dispiegamento è stata discussa a Riyadh durante l'incontro tra il principe ereditario Mohammed bin Salman (MbS) e il presidente siriano.

Ahmad al-Sharaa (precedentemente noto come Abu Mohammad al-Julani), ex comandante dello Stato Islamico in Iraq ed ex leader di HTS designato come terrorista dalle Nazioni Unite, è salito al potere a Damasco nel dicembre 2024. Sebbene fonti statunitensi definiscano "altamente probabile" l'adesione di Sharaa alla richiesta saudita, Ahmad Muwaffaq Zaidan, consigliere per i media della presidenza siriana, ha smentito ufficialmente la ricostruzione di Axios.

Per Washington, il coinvolgimento delle truppe siriane rappresenterebbe un modo per sostenere l'alleato saudita e consolidare i rapporti con il nuovo corso a Damasco senza impegnare direttamente truppe statunitensi. Tale riavvicinamento trova riscontro nelle recenti decisioni dell'amministrazione Trump: il 30 settembre, il Dipartimento di Stato ha modificato il regolamento ITAR rimuovendo la Siria dalla lista dei paesi soggetti a embargo sulle armi statunitensi e ha annunciato l'intenzione di riaprire l'ambasciata americana a Damasco dopo 14 anni di chiusura.

La proposta in 7 punti dell'Iran agli USA: "Pronte le contromisure, ma resta la via diplomatica"

 

L'Iran ha annunciato che risponderà entro pochi giorni alla controproposta degli Stati Uniti riguardante il piano di pace, affermando di essere oggi molto più preparato rispetto al passato ad affrontare una potenziale escalation militare.

Il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araqchi, ha confermato lo scambio di messaggi in corso tra Teheran e Washington, avvenuto tramite intermediari, incentrato sulla proposta in sette punti presentata dall'Iran. Araqchi ha sottolineato che il processo negoziale è attivo e che entrambe le parti continuano a confrontarsi indirettamente. Teheran sta attualmente esaminando i feedback forniti dagli Stati Uniti per poi formalizzare la propria posizione a breve.

Il monito di Teheran: "Un nuovo conflitto coinvolgerà tutti"

Nel ribadire l'auspicio che Washington scelga la via della ragionevolezza, il capo della diplomazia iraniana ha lanciato un chiaro avvertimento: "Se ricorreranno di nuovo a soluzioni militari, saremo più pronti che mai e adotteremo ogni misura necessaria per difenderci. Se invece sceglieranno la via diplomatica, siamo pronti al dialogo."

In seguito all'aggressione israelo-americana iniziata il 28 febbraio, le forze armate iraniane hanno condotto attacchi contro obiettivi strategici statunitensi in diverse aree dell'Asia occidentale e hanno dichiarato la chiusura dello Stretto di Hormuz a tutto il traffico marittimo.

Il conflitto, che dura ormai da sette mesi, si è trasformato in una prolungata guerra di logoramento per Washington, innescando una pesante crisi energetica su scala globale. L'Iran ha più volte ribadito che un ulteriore attacco contro i propri interessi nazionali porterebbe a un ampliamento inevitabile del fronte di guerra.

La proposta in 7 punti per la riapertura dello Stretto di Hormuz

Araqchi ha definito "equa e ragionevole" la proposta formulata da Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz. I sette punti chiave del piano comprendono:

  1. Cessazione delle operazioni militari: stop alle ostilità su tutti i fronti, incluso quello libanese.

  2. Fine del blocco marittimo: stop alle interferenze e al blocco navale ai danni dell'Iran.

  3. Diritti sovrani nello Stretto di Hormuz: definizione di meccanismi congiunti con l'Oman e i paesi costieri del Golfo Persico per la gestione della navigazione.

  4. Risarcimento dei danni e ricostruzione: garanzia di fondi per la ricostruzione e il risarcimento dei danni subiti dall'Iran.

  5. Revoca totale delle sanzioni: eliminazione di tutte le misure sanzionatorie contro Teheran.

  6. Risoluzione del dossier nucleare: superamento delle divergenze sul programma nucleare iraniano.

  7. Sblocco degli asset congelati: restituzione e pieno accesso ai beni iraniani bloccati all'estero.

Il nodo centrale del negoziato

Secondo fonti iraniane, la risposta degli Stati Uniti trasmessa dagli intermediari evidenzia che il vero punto di disaccordo non riguarda la sostanza dei sette punti, bensì la sequenza temporale e l'ordine di attuazione delle singole misure. Teheran ribadisce che il superamento definitivo del conflitto dipenderà esclusivamente dal pieno riconoscimento dei propri diritti legittimi.

Crimini a Gaza e Cisgiordania: lo scandalo che travolge l'Ambasciata USA in Israele

 

Un'inchiesta pubblicata dal New York Times l'8 ottobre rivela che David Milstein, alto collaboratore dell'ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee, avrebbe sistematicamente bloccato e riscritto i rapporti della diplomazia americana destinati a Washington, con l'obiettivo di insabbiare le violazioni e i crimini commessi dalle forze israeliane in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.

Entrato in servizio presso l'ambasciata statunitense a Gerusalemme nell'aprile 2025 come capo di gabinetto di fatto di Huckabee, Milstein supervisiona buona parte delle attività della missione nei territori occupati. Secondo una dozzina di fonti diplomatiche tra Gerusalemme e Washington, avrebbe sfruttato la propria posizione per manipolare o sopprimere i dispacci relativi all'espansione degli insediamenti illegali, agli attacchi dei coloni, alle uccisioni di cittadini statunitensi di origine palestinese e alla gestione letale degli aiuti umanitari a Gaza.

Il caso dei cittadini americani uccisi e la censura al Congresso

Tra i documenti bloccati da Milstein figura un rapporto dell'ambasciata risalente a marzo 2025, che ricostruiva l'uccisione di nove cittadini palestinesi con cittadinanza americana da parte di coloni e soldati israeliani nell'arco di quattro anni. Tra le vittime figurava il diciannovenne Nasrallah Abu Siyam, ucciso a colpi d'arma da fuoco a febbraio da un colono mentre cercava di difendere il bestiame del proprio villaggio.

L'indagine interna era stata promossa a seguito del pressante intervento di 30 membri del Congresso guidati dal senatore Chris Van Hollen, i quali avevano chiesto chiarimenti al Segretario di Stato Marco Rubio. Dal dossier era emerso che la quasi totalità delle inchieste condotte da Israele si era conclusa con un nulla di fatto o con l'archiviazione, senza alcuna incriminazione.

Milstein ne ha impedito la trasmissione a Washington, imponendo invece una risposta formale che rassicurasse i parlamentari sulla corretta gestione dei casi da parte delle autorità israeliane. La lettera inviata dal Dipartimento di Stato al senatore Van Hollen il 4 maggio ometteva del tutto i dati dell'indagine, ponendo l'accento unicamente sull'importanza strategica della cooperazione di sicurezza con Israele. "Non garantire l'accertamento delle responsabilità significa mettere a rischio ulteriori vite di cittadini americani", ha denunciato Van Hollen.

Dalla strage degli aiuti umanitari ai test di lealtà interni

Nel corso dell'estate 2025, le operazioni di distribuzione della cosiddetta Gaza Humanitarian Foundation (GHF) — un programma israelo-statunitense trasformatosi in una trappola mortale — hanno provocato la morte di almeno 1.400 civili in cerca di cibo. Di fronte all'imminente disastro, i diplomatici americani sul campo avevano inviato avvertimenti a Washington sul rischio di un'ulteriore escalation di vittime; Milstein ha riscritto il dispaccio presentando l'operazione come un successo ed eliminando ogni riferimento ai morti dai registri ufficiali.

Gli episodi di manipolazione hanno riguardato diversi ambiti:

Cisgiordania e coloni: ad aprile, di fronte agli allarmi dei vertici militari israeliani su una possibile nuova intifada innescata dalle violenze dei coloni, Milstein ha bloccato i report interni trasmettendo invece un cavo diplomatico a suo nome che lodava il premier Netanyahu per la presunta repressione dei disordini.

Annessione dei terreni: a febbraio, dopo la revoca delle tutele legali sull'acquisto di terreni in Cisgiordania da parte di Israele, l'ambasciata ha giustificato la misura a Washington definendola una risposta ai "bisogni umanitari" dei coloni.

All'interno dell'ambasciata, il clima è diventato opprimente: quattro funzionari hanno riferito che Milstein sottoponeva i colleghi a veri e propri "test di lealtà", chiedendo loro se fossero "filo-israeliani" o "filo-Hamas". Temendo ritorsioni e censura, molti diplomatici hanno smesso di redigere note informative, riducendo la produzione di report sugli affari palestinesi da diversi articoli a settimana a una manciata al mese.

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La rivolta dei plastinati

8 Ottobre 2026 ore 22:00

di Paolo Lago

Gianluca Garrapa, L’esercizio di Adam, I Quaderni del Bardo Edizioni, Sannicola (LE), 2025, pp. 130, euro 10,39.

“Secondo Adam” – scrive Gianluca Garrapa all’inizio del suo interessante romanzo dal titolo, appunto, L’esercizio di Adam – “un buon esercizio è immaginare di essere un oggetto e raccontare una storia dal punto di vista dell’oggetto scelto”, nonché “raccontare la propria giornata” “dal punto di vista immobile dell’oggetto”. Se questa ‘oggettificazione’ dell’esistente e il conseguente, giocoso annichilimento della percezione umana può rimandare a certi esperimenti di Georges Perec e anche a “Le mosche del capitale” di Paolo Volponi, citato espressamente dall’autore, bisogna tenere conto che tale riduzione a oggetti riguarda soprattutto i corpi umani. Garrapa si ispira infatti agli esperimenti dell’anatomopatologo tedesco Gunther von Hagens (1945-2026) confluiti nella mostra intitolata “Body Worlds”, una esposizione di corpi e organi umani conservati tramite la tecnica della plastinazione, che rende i reperti organici rigidi e inodori. Non sono solo gli oggetti ad assumere svariati punti di vista nel romanzo di Garrapa ma anche gli esseri umani ormai “plastinati”, ridotti a corpi irrigiditi ed esposti in teche e vetrine.

Ma i plastinati messi in scena dallo scrittore non sono del tutto morti, non sono del tutto cadaveri; si trovano in uno stato a metà tra morte e vita perché molti di loro si sono fatti ‘plastinare’ quando ancora erano vivi per puro narcisismo, per non vedere il proprio corpo decadere e invecchiare: “Una volta imbalsamati, nel fiore sano della vita o prima della morte per una malattia terminale, si resta vigili e coscienti per l’eternità, in un corpo immobile; peggio di prigionieri in attesa di una morte liberatrice, viviamo in eterno come farfalle incastonate nell’ambra. Gettati nella morte in vita eterna” (p. 24). Quest’ultima frase ci può far pensare alla dimensione in cui si trova uno zombi o un vampiro e non è un caso che lo scienziato ‘plastinatore’ faccia di cognome Archer con un rimando, chissà, al Jonhatan Harker dello stokeriano Dracula che si trova ad avere a che fare con uno strano nobile “gettato nella morte in vita eterna”. Ma l’Archer del romanzo di nome fa Sigmund, e allora non si può non pensare al celeberrimo padre della psicanalisi, Sigmund Freud.

Sigmund Archer è un folle scienziato al quale si rivolgono tutti coloro che vogliono farsi plastinare, cioè imbalsamare, in una sorta di estremo intervento di chirurgia estetica, per rimanere per sempre giovani e belli. Un folle scienziato che può ricordare quelli che affollano il cinema di David Cronenberg, soprattutto negli anni Settanta: si pensi a Rabid. Sete di sangue (Rabid, 1977), in cui il dottor Keloid, nella sua clinica, attua misteriosi trapianti di pelle, oppure a Brood. La covata malefica (The Brood, 1979), in cui vediamo all’opera l’inquietante dottor Raglan, inventore della “psicoplasmia”, una pratica che promette di curare i traumi psichici trasformandoli in manifestazioni fisiche. Gli esperimenti di entrambi gli scienziati avranno esiti inquietanti e terribili. L’esperimento di Archer trasformerà le sue cavie in esseri in bilico tra la vita e la morte, capaci di spostarsi nello spazio in una specie di corpo astrale e di penetrare nella mente e nei corpi di altri esseri viventi nonché in quello dello stesso Archer. Quest’ultimo appare come uno scienziato quasi vittima della sua creazione, un po’ come il protagonista di Frankenstein di Mary Shelley. Ma si può anche ricordare il Federico Ruysch di Leopardi che, nel Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie (1824) allo scoccare della mezzanotte di un “gran anno matematico”, si ritroverà a dialogare, dapprima un po’ impaurito, con i cadaveri conservati nel suo studio di anatomista. Oppure, ancora, gli scienziati e dottori impegnati in un dialogo notturno con una mummia egiziana nel racconto satirico di Edgar Allan Poe, Quattro chiacchiere con una mummia (Some Words with a Mummy, 1845).

Adam è una di queste cavie, uno scrittore plastinato a sua insaputa mentre era ancora in vita grazie a un complotto ordito dalla moglie Clara, dai suoi figli e dallo stesso Archer, amante di Clara. Adam, una volta imbalsamato mediante plastinazione, conoscerà altri due personaggi, un po’ buffi e un po’ tragici, Arthur e Tanàsia che si esibiscono in strampalati dialoghi come un duo comico. È Tanàsia a infilare uno strafalcione linguistico e semantico dietro l’altro come quando dice “roulette” invece di “roulotte”, “dileguarmi” invece di “dilungarmi”, “spiaggiato” invece di “plagiato”, “induce” invece di “conduce” e via di seguito. Nelle sue deliranti battute dialogiche dal sapore surrealista, ad esempio, il David di Michelangelo di Piazza della Signoria diventa il “Davide di Firenze”, quel “fotomodello dell’Ottocento che sta a Piazza della Signorina”. Il personaggio di Tanàsia introduce infatti nella narrazione un importante aspetto formale, il pluristilismo, il quale a sua volta si apre in una diversità di toni e di registri, dal comico al tragico passando per l’elegiaco. Espressioni più ‘alte’ e dall’afflato poetico si alternano a espressioni più giocose e triviali in un andamento verbale che si sfalda e si ricompone in diverse modalità narrative, dal flusso di coscienza al dialogo, fino al monologo e ad una scrittura dalle tonalità descrittive e saggistiche.

La vicenda si ambienta nella contemporaneità digitale e siamo quindi lontani non solo dalle ambientazioni dei racconti satirici di Leopardi e di Poe ma anche da quelle dei film di Cronenberg precedentemente citati. La trasformazione dei corpi in oggetti, e per di più in oggetti senzienti, può forse allora alludere al processo di ‘oggettificazione’ che si produce oggi non solo sui corpi ma anche sulle coscienze, intrappolate in grandi baracconi di pensiero a senso unico che vorrebbero definire con chiarezza dove sta il bene e dove sta il male. I corpi plastinati sono gli oggetti nelle cui forme si inaridiscono molti sistemi di pensiero degli individui odierni; oggetti che una volta erano esseri umani e che si sono fatti ‘oggettificare’ per sembrare più belli e più bravi. Finché, in un mondo sempre più cinico, gli stessi plastinati probabilmente riacquisteranno una consapevolezza superiore e si rivolteranno a coloro che, alla fine, sono forse i veri oggetti che incontriamo nella narrazione: gli umani, i vivi, o almeno quelli che si credono tali, che affollano le strade e che, senza pensare a niente, si muovono come automi perduti nelle loro infinite routine quotidiane.

Crew-12 Returns to Earth

8 Ottobre 2026 ore 20:52
A cone-shaped spacecraft and the four large parachutes attached to it against a backdrop of fluffy white clouds in the sky.
NASA/Keegan Barber

The SpaceX Crew Dragon Freedom spacecraft is seen moments before splashing down in the Pacific Ocean off the coast of California in this Oct. 8, 2026, photograph. Aboard were NASA’s SpaceX Crew-12 members NASA astronauts Jessica Meir and Jack Hathaway, ESA (European Space Agency) astronaut Sophie Adenot, and Roscosmos cosmonaut Andrey Fedyaev. The four spent nearly eight months aboard the International Space Station.

See more photos from splashdown.

Image credit: NASA/Keegan Barber

Crew-12 Returns to Earth

8 Ottobre 2026 ore 20:52
A cone-shaped spacecraft and the four large parachutes attached to it against a backdrop of fluffy white clouds in the sky.
NASA/Keegan Barber

The SpaceX Crew Dragon Freedom spacecraft is seen moments before splashing down in the Pacific Ocean off the coast of California in this Oct. 8, 2026, photograph. Aboard were NASA’s SpaceX Crew-12 members NASA astronauts Jessica Meir and Jack Hathaway, ESA (European Space Agency) astronaut Sophie Adenot, and Roscosmos cosmonaut Andrey Fedyaev. The four spent nearly eight months aboard the International Space Station.

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Image credit: NASA/Keegan Barber

Melenchon: "Se sarò Presidente non faremo la guerra per Taiwan" (VIDEO)

 

«Come partner e non come nemici». È da questa premessa che Jean-Luc Mélenchon affronta la questione dei rapporti tra Francia, Stati Uniti e Cina, ponendo al centro la questione di Taiwan e la posizione storicamente assunta da Parigi.

Il leader della France Insoumise sostiene che, qualora fosse presidente della Repubblica francese, la Francia non parteciperebbe a una guerra contro la Cina per Taiwan. «Non faremo la guerra per Taiwan perché nel 1964, il generale de Gaulle ha riconosciuto a nome della Francia la Repubblica Popolare Cinese, che include Taiwan».

E ancora: «Se sono il presidente della Repubblica Francese, non faremo la guerra con gli americani contro i cinesi, neanche per Taiwan. Perché Taiwan fa parte della Cina». «E tratteremo con i cinesi perché se non lo faremo, saremo schiacciati», conclude.

 

Il candidato alla presidenza francese Jean-Luc Mélenchon: la Francia non dovrebbe partecipare a una “guerra degli Stati Uniti contro la Cina” per Taiwan. “Negozieremo con i cinesi perché, se non lo faremo, saremo schiacciati”. https://t.co/f8vWO7F9lA

— l'AntiDiplomatico (@Lantidiplomatic) October 8, 2026

Europarlamentare slovacco: "State creando una EuroGestapo e pensate alle elezioni in Russia"

 

Bruxelles sta conducendo l'Europa verso il totalitarismo e una "Euro-Gestapo", mentre si permette di impartire lezioni di democrazia alla Russia: è l'accusa lanciata dall'eurodeputato slovacco Lubos Blaha durante un dibattito al Parlamento europeo, in risposta alla responsabile della politica estera dell'UE Kaja Kallas, che aveva denunciato le recenti elezioni parlamentari russe come antidemocratiche. 

Blaha ha contestato frontalmente l'ipocrisia di Bruxelles, chiedendosi perché l'Unione si concentri sulla Russia mentre reprime il dissenso al proprio interno, citando gli arresti di manifestanti filopalestinesi in Germania e la detenzione di esponenti dell'opposizione estone, incarcerati secondo lui per essersi opposti alla guerra con la Russia. «Ha intenzione di istituire qui l'Euro-Gestapo, signora Kallas, e di rinchiudere tutti coloro che vogliono la pace?», ha tuonato, contestando poi il fatto che Bruxelles discutesse delle elezioni russe mentre l'Europa è in fiamme: «Forse non l'avete notato, ma la Spagna è in piazza, la Francia è in piazza, e voi siete qui a occuparvi delle elezioni russe. Siete degli ipocriti». 

Qui di seguito il suo intervento tradotto in italiano:

 
 
 
 
 
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US probes Harvard, Yale, MIT, other universities over alleged visa fraud, with China focus

di: Han Li · Han Li
8 Ottobre 2026 ore 21:05
The Trump administration is launching an investigation into nine US universities over alleged J-1 visa fraud, with officials raising concerns about Chinese scholars and the Chinese government. The J-1 programme covers exchange visitors including international researchers, scholars and students, who may receive temporary authorisation to work or conduct research in the US. At a Thursday press conference, Anthony D’Esposito, inspector general of the US Department of Labor, announced what he called...

Crew-12 Returns to Earth

8 Ottobre 2026 ore 20:53
The SpaceX Crew Dragon Freedom spacecraft is seen as it lands with NASA astronauts Jessica Meir and Jack Hathaway, ESA (European Space Agency) astronaut Sophie Adenot, and Roscosmos cosmonaut Andrey Fedyaev aboard in the Pacific Ocean off the coast of Los Angeles, Calif., Thursday, Oct. 8, 2026.

Come funziona la Polaroid 1000 ? #funny #photography #Polaroid #diy #vintage #retro

8 Ottobre 2026 ore 20:18

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Milano viale Monza. 50 anni di vita della sede

8 Ottobre 2026 ore 20:00

Domenica 27 settembre ci siamo ritrovati in sede per ricordare i suoi primi 50 anni di vita.

Numerose le presenze, significativa la mostra di locandine e foto d’epoca, nutrito il programma. Dopo un intervento introduttivo che ha illustrato il senso della giornata – non un retorico ricordo del passato, ma uno sprone a guardare avanti e a misurarsi con gli ostacoli e le problematiche del presente – sono intervenuti Federica Ermacora, Lorenzo Pezzica e Alberto ‘Abo’ Di Monte.

Federica Ermacora ha presentato, insieme a Selva Varengo, il suo ultimo lavoro, Contro-immaginari. Municipalismo libertario e femminismo comunitario, edito da Quaderni di Paola, incentrato sul superamento dello Stato/nazione e sulle possibili alternative fondate sull’autogestione e sulla partecipazione attiva. Un intervento sostanzioso che ha preso in esame il comunalismo, il municipalismo libertario e l’esperienza della Comunità di comunità che tesse i territori in reti orizzontali e femministe suggerendo proposte concrete per scardinare le logiche di dominio e ripensare la giustizia sociale ed ecologica.

Dopo una breve pausa ha preso la parola Lorenzo Pezzica che ha parlato di un fatto che non è avvenuto, ma che avrebbe dovuto tenersi: le Olimpiadi Popolari di Barcellona del 19 luglio del 1936. Un evento poco conosciuto, sul quale esistono ancora pochi studi, organizzato in alternativa alle Olimpiadi di Berlino, vetrina del nazismo, e che vide l’arrivo nella città catalana di migliaia di atleti da tutto il mondo. Gli stessi atleti che, proprio il giorno dell’inaugurazione dei giochi, furono sorpresi dal golpe militare e dall’insurrezione popolare. Molti di loro scesero nelle strade al fianco del proletariato in armi, imbracciarono i fucili sulle barricate e alcuni entrarono nella Colonna Durruti. Un’occasione interessante di riflessione, quella sviluppata da Pezzica, anche sul ruolo degli storici nello studiare e nel tramandare gli avvenimenti.

Ha concluso gli interventi Alberto ‘Abo’ Di Monte che, con un ampio intervento, ha illustrato il lascito dell’Olimpiade Impopolare di Milano sia dal punto di vista economico, sia da quello ecologico e sociale, ricordando anche i morti sul lavoro nei cantieri. Sebbene manchino ancora dati certi, quello che appare evidente è l’incremento indefinito dei costi, che vanno a gravare sul pubblico, e l’incertezza sulla conclusione di opere ancora in fase di progettazione; il tutto in un quadro di gestione del territorio milanese che ha mostrato tutta la sua valenza speculativa, a scapito delle infrastrutture sociali (chiusura di spazi, liquidazione di occupazioni storiche, chiusura di molte librerie indipendenti, ecc.).

Dopo la squisita cena, organizzata da Antonio, e le due torte preparate da Rosaria – una per il 50° della sede e l’altra per il compleanno di Alessio – ha preso il via il concerto di Alessio Lega. Partendo dai canti dei Moti di Lunigiana, Alessio ha percorso il lungo filo dell’emigrazione italiana fino all’America degli IWW (Industrial Workers of the World) e ai canti di Joe Hill: un concerto che, nello stile di Alessio, fatto di parole, musica e canzoni, ci ha accompagnato lungo una storia ricca di lotte, sofferenze, vittorie e sconfitte, sempre con il pugno alzato e mai in ginocchio. Una bellissima conclusione per una giornata ricca di presenze, di stimoli, di suggestioni e, soprattutto, di relazioni.

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Descrivere cos’è la sede della Federazione Anarchica Milanese e dell’Ateneo Libertario in viale Monza 255 significa, in qualche modo, parlare di una parte sostanziosa dell’anarchismo milanese dell’ultimo mezzo secolo.

Per farla breve – ma non tanto – la vita della nostra sede, e quindi della nostra attività attuale (e, si spera, futura) prende respiro da quel gruppo che affonda le proprie radici nei primi anni Settanta, con la costituzione di “Lotta Anarchica”, aderente alla Federazione Anarchica Italiana. Era il 1971 e il collettivo era inizialmente composto da compagne e compagni provenienti dal Gruppo Libertario del Politecnico e dal Movimento Anarcocomunista di Lambrate, che si ritrovavano inizialmente nella mitica Aula F della facoltà di Architettura. Costituito il gruppo, la sua sede divenne prima il Circolo Pinelli di Via Scaldasole, poi uno scantinato in via Mamiani a Crescenzago. Quando, nel 1974, al gruppo venne affidata dal congresso della FAI la redazione di Umanità Nova, esso si trasferì nei locali di via Fratelli Bozzi 29 a San Siro. Alla fine dello stesso anno si costituì, su iniziativa del gruppo, l’Organizzazione Lotta Anarchica (OLA), nata dalla convergenza di gruppi e nuclei operanti nel milanese e strutturata in collettivi di intervento (fabbrica, scuola, territorio, donne). Con una novantina di compagn* attivi e una distribuzione settimanale in città e nell’hinterland di 1200 copie di Umanità Nova, l’OLA rappresentò una presenza significativa dell’anarchismo organizzato in una fase sociale particolarmente conflittuale.

Ricordo in particolare i presidi e le occupazioni in occasione delle mobilitazioni contro la pena di morte di Salvador Puig Antich e quella dei Murray in Irlanda; la grande campagna per la verità sulla strage di Stato e sull’assassinio di Pinelli; quella a sostegno dell’anarchismo spagnolo e portoghese e della resistenza cilena; la partecipazione alle lotte studentesche e operaie e a quella contro il nucleare.

Nel 1976, nell’ambito di una campagna nazionale – attivata dal Circolo Berneri di Bologna – volta a recuperare le sedi anarchiche distrutte o chiuse dal fascismo, ottenemmo in affitto dal Comune una parte di una palazzina in precarie condizioni: l’ex scuola elementare di Precotto, risalente all’inizio del Novecento, in viale Monza 255, insieme ad altre realtà anarchiche (le edizioni Antistato e il gruppo Bandiera Nera dei Gruppi Anarchici Federati, ai quali poi subentrò il Circolo Ponte della Ghisolfa). Risanammo la parte dell’edificio che ci competeva, rendendola agibile e ricavando, grazie all’abbattimento di alcune pareti divisorie, un salone che dedicammo a Pino Pinelli.

In seguito alle trasformazioni sociali e politiche seguite alla sconfitta e alla repressione del movimento del ’77, che incisero profondamente sulla stessa militanza, l’OLA si trasformò in un insieme federale territoriale, assumendo nel 1978 il nome di Federazione Milanese della FAI (a volte abbreviato in Federazione Anarchica Milanese). La Federazione è tuttora operante a livello territoriale, con presidi e manifestazioni, e porta avanti una ben definita proposta e pratica sociale a carattere autogestionario.

Alla fine degli anni Novanta, esattamente nel 1997, dopo aver occupato un’altra parte dello stabile, i sopravvissuti al malefico decennio ’80-’90 hanno dato vita – insieme all’Archivio Proletario Internazionale, ricco di migliaia di volumi, manifesti, riviste, giornali, volantini e altro materiale – all’“Ateneo Libertario”, con l’intenzione esplicita di riprendere e rinnovare la tradizione degli Atenei spagnoli: spazi e organismi presenti soprattutto in Catalogna fin dall’epoca della rivoluzione industriale, quando una parte della classe operaia, ispirandosi alle idee anarchiche, iniziò a inaugurare e animare questi luoghi con l’intento di offrire occasioni di apprendimento, dibattito, cultura e divertimento.

Da allora, nello stesso spirito e aperti alla collaborazione di quant* vogliono confrontarsi e impegnarsi con noi, svolgiamo le nostre iniziative politiche e culturali, oltre a organizzare e partecipare a presidi e manifestazioni, teniamo conferenze e assemblee su argomenti di attualità, presentiamo libri, ospitiamo rappresentazioni teatrali e concerti, allestiamo mostre tematiche e indiciamo momenti di socialità, con feste e cene.

M.V.

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FBI Says China-Linked Hackers Ran Portal Giving Third Parties Access to Stolen Emails

8 Ottobre 2026 ore 20:32
Hackers tied to a Chinese cybersecurity company stole email from government organizations, law enforcement agencies, healthcare systems, and religious institutions in Southeast Asia, the FBI and agencies in 6 other countries said on October 8. The company, Integrity Technology Group, has been sanctioned by the U.S. and the UK. The hackers scanned websites for flaws using a tool containing more

ThreatsDay: Ransomware Affiliate Betrayal, WhatsApp RAT, Exposed Hacker Tools and 12 More Stories

8 Ottobre 2026 ore 19:58
The crooks have trust problems of their own. One ransomware affiliate decided to keep the profits for himself. Elsewhere, an attacker left a server exposed, complete with tools and traces of an intrusion. Apparently, keeping things secure is a problem on both sides of the fence. The rest of the week isn't much more reassuring. Malicious code turned up in developer packages and extensions that

U.S. Lawmakers Launch Sexual Abuse Probe of Youth Sports Giant AAU

8 Ottobre 2026 ore 20:15
A collage depicting a grainy, scanned film photo of a huddle of a group of teenage volleyball players, next to a photo of two congressmen.
Left image: A scene from an Amateur Athletic Union-affiliated volleyball game in 2026. Right image: Rep. Brett Guthrie, R-Ky., left, chair of the House Energy and Commerce Committee, and ranking member Rep. Frank Pallone Jr., D-N.J. Collage by ProPublica. Photos by Sarah Blesener for ProPublica and Tom Williams/CQ-Roll Call, Inc via Getty Images.

What Happened: Bipartisan leaders from the powerful House Energy and Commerce Committee launched an inquiry on Wednesday into the Amateur Athletic Union, criticizing the sprawling youth sports organization for its handling of child sexual abuse allegations and demanding answers, citing reporting by ProPublica and The Washington Post.

What They Said: “It is unacceptable that AAU is failing to implement standard reforms to protect child athletes, and is misleading the public, parents, and athletes about preventative measures in place within AAU sports,” the letter reads.

The committee chair, Kentucky Republican Brett Guthrie, called ProPublica and The Post’s reporting “deeply disturbing” in a statement on Thursday, saying it “raises serious questions about the organization’s actions over the past decade.” 

“Our Committee is seeking information on how the AAU’s policies have potentially fallen short, and what needs to be done in order to protect young athletes,” Guthrie said.”

The members of the committee, which in 2018 investigated systemic failures surrounding sexual abuse by former USA Gymnastics doctor Larry Nassar and others, said in the letter that they were “seeing parallels” between its past investigation and “what is being uncovered within the AAU today.”

The letter is addressed to Jo Mirza, the AAU’s president, and asks detailed questions about the organization’s operations, taking the extra step of demanding a briefing from Mirza to the committee by Oct. 21. Among questions about its safety policies and coach training, the committee asks Mirza to lay out how many sexual abuse allegations the nonprofit receives each year and how many coaches it disciplines, information that has long been shrouded in secrecy. The AAU declined to provide the data to ProPublica and The Post. The AAU does not publish a list of banned coaches like many other youth sports groups do, and ProPublica and The Post found that it has used confidential arbitration clauses to keep lawsuits from child sexual abuse victims from being heard in open court.

The letter is signed by Guthrie, ranking Democrat Frank Pallone Jr. from New Jersey and representatives in charge of oversight and investigations.

Background: ProPublica and The Post found that the AAU, which has some 760,000 athletes and coaches nationwide, is failing on nearly every level to adequately protect young athletes from sexual abuse — breaking pledges it made in the wake of a 2011 sexual abuse scandal involving its CEO and young basketball players.

The investigation found that the AAU has become a haven for coaches suspected of abuse, according to a review of public disciplinary lists and interviews with current and former executives from six national sports governing bodies and other key stakeholders.

The AAU, the investigation found, does not offer child abuse prevention training, though it claims to the public that it does. And ProPublica and The Post found that it has suppressed allegations of sexual misconduct, including against another top executive in 2018.

Why It Matters: The committee is one of the key congressional groups charged with overseeing the federal youth sports safety system. It has the power to push for changes in child safety law — and to force transparency from organizations like the AAU, which has repeatedly failed to deliver on past promises of reform.

In 2018, in the wake of the allegations against Nassar, scrutiny from Congress led to the passage of a law known as the Safe Sport Act. It created the U.S. Center for SafeSport, an oversight group, to investigate allegations of sexual misconduct and gave it the power to suspend or ban coaches for life.

But SafeSport has jurisdiction only over national sports governing bodies, like USA Gymnastics and USA Volleyball, that are overseen by the Olympic and Paralympic Committee — meaning much of the law does not apply to the AAU.

The law does require “all amateur sports organizations” — not just governing bodies — to “offer and provide consistent training to all adult members … regarding prevention and reporting of child abuse.” The Energy and Commerce Committee’s letter cites that provision of the law and demands that the AAU explain how it complies.

Response: In a statement, the AAU said, “As always, we will cooperate fully and respond appropriately to any questions or requests from congressional committees or U.S. government agencies.”

Previously, the AAU told ProPublica and The Post that it is “committed to protecting its athletes through comprehensive protection policies overseen by our Compliance Department,” and said it has an “ongoing commitment to providing a safe, secure, supportive, and trusted environment where athletes can thrive.”

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China’s BYD considering lithium battery plant in Argentina, foreign minister says

BYD is studying whether to manufacture lithium batteries in Argentina, Foreign Minister Pablo Quirno said on Thursday after meeting Stella Li, the Chinese electric vehicle maker’s executive vice-president. According to Quirno, the company was looking at “investment opportunities in Argentina linked to the lithium value chain, particularly in the production of batteries and energy storage systems”. He did not say how much BYD might spend or where the factory could go. The minister tied the talks...

L’intelligenza artificiale potrebbe mandare in crisi il fisco prima ancora del lavoro

8 Ottobre 2026 ore 19:45

In un recente editoriale, The Economist ha descritto quello che potrebbe attendere nei prossimi anni le economie avanzate: un uragano si sta avvicinando ai sistemi fiscali dei paesi più ricchi. Un uragano alimentato da problemi che stanno arrivando tutti insieme: debito pubblico crescente, popolazioni che invecchiano, crescita economica debole, maggiore spesa sociale e tassi di interesse che rendono sempre più costoso finanziare lo Stato. A tutto questo si aggiunge ora una trasformazione ancora più difficile da prevedere nelle sue conseguenze: l’intelligenza artificiale potrebbe modificare profondamente il modo in cui viene prodotta e distribuita la ricchezza e, con esso, la base sulla quale gli Stati raccolgono le tasse.

Nei paesi dell’OCSE, le imposte sul reddito e i contributi legati all’occupazione rappresentano circa la metà del gettito complessivo. Per decenni il meccanismo è stato relativamente semplice: milioni di persone lavorano, percepiscono un salario, pagano imposte e contributi e attraverso queste entrate vengono finanziati pensioni, sanità, scuola, assistenza e servizi pubblici.

Se una parte crescente delle attività oggi svolte dalle persone venisse automatizzata, oppure se l’intelligenza artificiale aumentasse enormemente la produttività delle imprese riducendo il numero di lavoratori necessari, una quota maggiore del reddito prodotto dall’economia potrebbe spostarsi dai salari ai profitti. Gli Stati si troverebbero così a incassare meno dalle tasse sul lavoro proprio mentre potrebbero aumentare le spese necessarie per sostenere chi perde l’occupazione, cambia professione o attraversa periodi più lunghi di transizione.

Per l’Italia il risultato è particolarmente significativo, secondo i calcoli, il deficit pubblico potrebbe raddoppiare in rapporto al PIL. Anche Francia e Germania subirebbero un forte deterioramento dei propri conti pubblici. I sistemi fiscali su cui potrebbe abbattersi questa trasformazione sono già estremamente complessi. Nel corso dei decenni si sono accumulate aliquote differenti, deduzioni, detrazioni, esenzioni e regimi speciali che rendono la tassazione difficile da comprendere e costosa da amministrare. Nei paesi OCSE, secondo i dati citati dalla rivista, le imposte sui consumi raccolgono mediamente soltanto il 58% di quanto potrebbero generare in un sistema privo di esenzioni ed evasione. Alcune regole producono inoltre distorsioni che modificano direttamente i comportamenti delle persone. In Gran Bretagna, per esempio, il passaggio da un reddito netto di 99.999 sterline a 100.000 può comportare la perdita automatica di migliaia di sterline di assistenza gratuita per l’infanzia. In situazioni del genere, aumentare il proprio reddito può diventare economicamente sconveniente e spingere alcuni lavoratori a ridurre le ore lavorate o a destinare maggiori somme alla previdenza.

L’intelligenza artificiale potrebbe rendere molto più sofisticata anche l’elusione fiscale. Il codice tributario britannico conta circa 23.000 pagine e già oggi società di consulenza, commercialisti e avvocati cercano continuamente soluzioni per ottimizzare il carico fiscale di imprese e grandi patrimoni. Migliaia di agenti AI potrebbero analizzare simultaneamente ogni norma, eccezione e combinazione possibile, individuando rapidamente strategie che richiederebbero agli esseri umani settimane o mesi di lavoro. Potrebbe così aprirsi una competizione tra intelligenze artificiali utilizzate dai contribuenti per ridurre le imposte e sistemi analoghi impiegati dalle amministrazioni pubbliche per controllarle e riscuoterle.

La crescita dell’intelligenza artificiale potrebbe inoltre concentrare enormi ricchezze nelle mani dei proprietari delle piattaforme, dei modelli e delle infrastrutture tecnologiche, riportando al centro del dibattito le imposte sui grandi patrimoni. In California, per esempio, è stata proposta una tassa una tantum del 5% sui residenti con patrimoni superiori al miliardo di dollari.

Le imposte sulla ricchezza netta presentano però notevoli difficoltà di applicazione. Nel 1990 erano presenti in dodici paesi ricchi; oggi ne sono rimaste soltanto quattro. Valutare patrimoni complessi, impedire lo spostamento dei capitali e contrastare il trasferimento della residenza fiscale verso altri paesi rende questo tipo di prelievo particolarmente difficile da amministrare.

Se il lavoro rappresenterà una quota progressivamente minore della ricchezza prodotta, anche il sistema fiscale dovrà quindi modificarsi. Una possibile direzione consiste nel ridurre gradualmente la pressione sull’occupazione e trasferire una parte del prelievo verso altre forme di reddito, plusvalenze e consumi. Le plusvalenze potrebbero assumere un ruolo maggiore, distinguendo meglio i rendimenti ordinari dai guadagni eccezionali generati da forti rivalutazioni degli asset, innovazioni tecnologiche o posizioni dominanti. Parallelamente, una base più ampia per le imposte sui consumi e un numero minore di esenzioni permetterebbero di intercettare una parte maggiore della ricchezza nel momento in cui viene spesa, compresa quella accumulata dalle fasce più ricche della popolazione.

Anche la semplificazione dei codici fiscali diventa sempre più urgente: migliaia di pagine di norme, eccezioni e regimi speciali sono difficili da amministrare in un’economia globale nella quale capitali, imprese e attività economiche possono spostarsi rapidamente da una giurisdizione all’altra e nella quale l’intelligenza artificiale può analizzare quelle stesse regole a una velocità impensabile fino a pochi anni fa.

L’uragano fiscale descritto da The Economist potrebbe essere ancora lontano oppure arrivare più rapidamente del previsto. A questo punto dobbiamo chiederci con urgenza come si tassa un’economia nella quale il lavoro umano pesa sempre meno nella produzione della ricchezza.

L'articolo L’intelligenza artificiale potrebbe mandare in crisi il fisco prima ancora del lavoro proviene da Il Blog di Beppe Grillo.

Auto aziendali, la maggiorazione del 50% può essere neutralizzata

8 Ottobre 2026 ore 19:05
Le nuove maggiorazioni del fringe benefit, pari al 5% per gli optional e al 50% per i veicoli più anziani concessi in uso promiscuo, potrebbero, in alcuni casi, essere completamente neutralizzate dal meccanismo di calcolo previsto dalla norma stessa. Lo ha rivelato Stefano Sirocchi sul Sole 24 Ore del 5 ottobre 2026 analizzando le novità introdotte dal cosiddetto decreto Omnibus, il Dlgs 148/2026 che ha modificato la tassazione delle auto aziendali concesse ai in uso promiscuo ai dipendenti, ossia per uso sia lavorativo sia personale. Le due nuove maggiorazioni Facciamo un passo indietro. La nuova disciplina, applicabile alle concessioni dal 1 gennaio 2026, determina il fringe benefit sulla base del costo convenzionale di 15mila chilometri, calcolato secondo le tabelle Aci, applicando una percentuale del 50%, ridotta al 10% per le auto elettriche e al 20% per le ibride plug-in. Sono però previste due maggiorazioni: del 50% per i veicoli più anziani, dopo il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello della prima immatricolazione, e del 5% in presenza di optional non compresi nelle tabelle Aci e non acquistati direttamente dal lavoratore. Da quando si applicano le percentuali aggiuntive? Tutto chiaro, dunque. Non completamente. Il decreto correttivo Omnibus, spiega Sirocchi a Quattroruote.it, va accolto positivamente perché risolve diverse criticità emerse nel 2025 e nel 2026. Il quadro normativo resta però complesso e richiede attenzione. Le aziende spesso sottovalutano la fiscalità della flotta, che incide sulle ritenute fiscali, sul netto in busta paga e sui rapporti con i dipendenti.In particolare, la questione ancora aperta riguarda la sequenza da seguire per applicare correttamente queste maggiorazioni rispetto alle somme trattenute al dipendente. Ossia, vanno applicate prima o dopo aver sottratto quanto corrisposto dal dipendente per il benefit? L'interpretazione letterale, spiega, sembra indicare il valore netto. Di conseguenza, quando il corrispettivo addebitato dal datore di lavoro al dipendente azzera il valore lordo del benefit, si azzerano anche le maggiorazioni. Una lettura teleologica, ossia orientata alla finalità perseguita dal legislatore, potrebbe invece portare ad applicarle sul valore lordo, prima della trattenuta. Su questo punto neppure la relazione illustrativa offre indicazioni risolutive. Cosa possono fare le aziende Dunque, che cosa possono fare le aziende? Innanzi tutto&quot;, continua Sirocchi, &quot;devono verificare quanto prima i criteri di calcolo adottati finora e prepararsi ai conguagli, senza attendere la fine dell'anno. Se i chiarimenti non dovessero arrivare in tempo, occorrerà adottare interpretazioni ragionevoli e prudenziali, documentando le scelte, avverte, ricordando che, comunque, restano le tutele previste dallo Statuto del contribuente, quando ne ricorrono i presupposti, in materia di legittimo affidamento. Anche per rispondere a questa esigenza, Sirocchi ha organizzato tre webinar in diretta con esempi numerici, casi pratici e spazio per le domande dei partecipanti. Iscrizioni fino al 15 ottobre, salvo esaurimento dei posti disponibili, su www.corsofleet.it.

NASA’s SpaceX Crew‑12 Splashes Down, Sets Briefing to Discuss Mission

8 Ottobre 2026 ore 19:02
The SpaceX Crew Dragon Freedom spacecraft is seen as it lands with NASA astronauts Jessica Meir, Jack Hathaway, ESA (European Space Agency) astronaut Sophie Adenot, and Roscosmos cosmonaut Andrey Fedyaev aboard in the Pacific Ocean off the coast of Los Angeles on Oct. 8, 2026.
Credit: NASA/Keegan Barber

After more than seven months aboard the International Space Station, NASA’s SpaceX Crew-12 mission safely splashed down Thursday in the Pacific Ocean off the coast of Los Angeles. The crew members will discuss their science mission during a news conference at 3:30 p.m. EDT, Thursday, Oct. 15, at the agency’s Johnson Space Center in Houston.

“Jessica, Jack, Sophie, and Andrey spent 237 days living and working in orbit, traveled more than 100 million miles, advanced important science, and returned safely home because of the extraordinary expertise and competence of thousands across NASA, SpaceX, and our international partners,” said NASA Administrator Jared Isaacman. “Building the capability, experience, and confidence to do this repeatedly is exactly what will allow us to go farther, and I am grateful to Crew-12 and their families for their service to humanity’s greatest adventure.”

NASA astronauts Jessica Meir and Jack Hathaway, ESA (European Space Agency) astronaut Sophie Adenot, and Roscosmos cosmonaut Andrey Fedyaev returned to Earth at 8:34 a.m. PDT. Teams aboard SpaceX recovery vessels retrieved the spacecraft and its crew shortly after. Following standard postflight medical screenings, the crew will fly to shore before returning to NASA’s Johnson Space Center in Houston.

“NASA’s activities supporting the International Space Station — transporting crew, conducting impactful research, and maintaining critical national assets — enable the science, engineering, and risk‑reduction needed for future missions across the solar system,” said Dana Weigel, manager of NASA’s Low Earth Orbit Program at the agency’s Johnson Space Center. “We’re grateful for the dedication across the human spaceflight team that makes this possible, and we’re thrilled to welcome Jessica, Jack, Sophie, and Andrey home.”

During their 237-day mission, the four crew members traveled more than 100 million miles and completed more than 3,792 orbits around Earth. The mission was the second for Meir and Fedyaev and the first for Hathaway and Adenot. Crew-12 lifted off at 5:15 a.m. EST on Feb. 13 and docked to the orbiting laboratory a day later.

Crew‑12 logged hundreds of hours of scientific research to support human exploration beyond low Earth orbit and advance benefits for people on Earth. The crew members’ work included testing stem cell production for cell‑based therapies, demonstrating on‑demand IV fluid generation for future missions, and studying how the bacteria that causes pneumonia can lead to long‑term heart damage. The crew also conducted nutrition-focused research and examined how physical characteristics may affect blood flow during spaceflight to help keep astronauts safe and healthy on future missions. Research conducted aboard the space station advances knowledge and demonstrates new technologies that enable us to prepare for human exploration of the Moon and Mars.

Meir completed four spacewalks, bringing her career total to seven. That places her third all-time in total spacewalks among women at NASA, behind former agency astronauts Peggy Whitson and Suni Williams. Adenot completed three spacewalks, becoming the first French woman to venture outside the orbital outpost.

United States-based media interested in attending the crew news conference in person with Meir, Hathaway, and Fedyaev, must contact the NASA Johnson newsroom no later than 5 p.m. EDT, Tuesday, Oct. 13, at jsc-newsroom@mail.nasa.gov. Media joining by phone must request dial-in details by 9:30 a.m., Oct. 15. To ask a question, media must join no later than 15 minutes before the start of the news conference. The agency’s media credentialing policy is available online. Adenot will return to Europe and not be available during the news conference.

NASA’s Low Earth Orbit Program provides reliable access to space, maximizing the use of the International Space Station for research and development by partnering with private U.S. companies, including SpaceX, to transport astronauts to and from the space station.

Learn more about NASA’s SpaceX Crew-12 at:

https://www.nasa.gov/commercialcrew

-end-

Joshua Finch / Jimi Russell
Headquarters, Washington
202-358-1100
joshua.a.finch@nasa.gov / james.j.russell@nasa.gov

Sandra Jones / Joseph Zakrzewski
Johnson Space Center, Houston
281-483-5111
sandra.p.jones@nasa.gov / joseph.a.zakrzewski@nasa.gov

Steven Siceloff
Kennedy Space Center, Florida
321-867-2468
steven.p.siceloff@nasa.gov

NASA’s SpaceX Crew‑12 Splashes Down, Sets Briefing to Discuss Mission

8 Ottobre 2026 ore 19:02
The SpaceX Crew Dragon Freedom spacecraft is seen as it lands with NASA astronauts Jessica Meir, Jack Hathaway, ESA (European Space Agency) astronaut Sophie Adenot, and Roscosmos cosmonaut Andrey Fedyaev aboard in the Pacific Ocean off the coast of Los Angeles on Oct. 8, 2026.
Credit: NASA/Keegan Barber

After more than seven months aboard the International Space Station, NASA’s SpaceX Crew-12 mission safely splashed down Thursday in the Pacific Ocean off the coast of Los Angeles. The crew members will discuss their science mission during a news conference at 3:30 p.m. EDT, Thursday, Oct. 15, at the agency’s Johnson Space Center in Houston.

“Jessica, Jack, Sophie, and Andrey spent 237 days living and working in orbit, traveled more than 100 million miles, advanced important science, and returned safely home because of the extraordinary expertise and competence of thousands across NASA, SpaceX, and our international partners,” said NASA Administrator Jared Isaacman. “Building the capability, experience, and confidence to do this repeatedly is exactly what will allow us to go farther, and I am grateful to Crew-12 and their families for their service to humanity’s greatest adventure.”

NASA astronauts Jessica Meir and Jack Hathaway, ESA (European Space Agency) astronaut Sophie Adenot, and Roscosmos cosmonaut Andrey Fedyaev returned to Earth at 8:34 a.m. PDT. Teams aboard SpaceX recovery vessels retrieved the spacecraft and its crew shortly after. Following standard postflight medical screenings, the crew will fly to shore before returning to NASA’s Johnson Space Center in Houston.

“NASA’s activities supporting the International Space Station — transporting crew, conducting impactful research, and maintaining critical national assets — enable the science, engineering, and risk‑reduction needed for future missions across the solar system,” said Dana Weigel, manager of NASA’s Low Earth Orbit Program at the agency’s Johnson Space Center. “We’re grateful for the dedication across the human spaceflight team that makes this possible, and we’re thrilled to welcome Jessica, Jack, Sophie, and Andrey home.”

During their 237-day mission, the four crew members traveled more than 100 million miles and completed more than 3,792 orbits around Earth. The mission was the second for Meir and Fedyaev and the first for Hathaway and Adenot. Crew-12 lifted off at 5:15 a.m. EST on Feb. 13 and docked to the orbiting laboratory a day later.

Crew‑12 logged hundreds of hours of scientific research to support human exploration beyond low Earth orbit and advance benefits for people on Earth. The crew members’ work included testing stem cell production for cell‑based therapies, demonstrating on‑demand IV fluid generation for future missions, and studying how the bacteria that causes pneumonia can lead to long‑term heart damage. The crew also conducted nutrition-focused research and examined how physical characteristics may affect blood flow during spaceflight to help keep astronauts safe and healthy on future missions. Research conducted aboard the space station advances knowledge and demonstrates new technologies that enable us to prepare for human exploration of the Moon and Mars.

Meir completed four spacewalks, bringing her career total to seven. That places her third all-time in total spacewalks among women at NASA, behind former agency astronauts Peggy Whitson and Suni Williams. Adenot completed three spacewalks, becoming the first French woman to venture outside the orbital outpost.

United States-based media interested in attending the crew news conference in person with Meir, Hathaway, and Fedyaev, must contact the NASA Johnson newsroom no later than 5 p.m. EDT, Tuesday, Oct. 13, at jsc-newsroom@mail.nasa.gov. Media joining by phone must request dial-in details by 9:30 a.m., Oct. 15. To ask a question, media must join no later than 15 minutes before the start of the news conference. The agency’s media credentialing policy is available online. Adenot will return to Europe and not be available during the news conference.

NASA’s Low Earth Orbit Program provides reliable access to space, maximizing the use of the International Space Station for research and development by partnering with private U.S. companies, including SpaceX, to transport astronauts to and from the space station.

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Freelander, il marchio anglo-cinese si prepara a sbarcare in Italia

8 Ottobre 2026 ore 18:15
Un altro brand con chiare origini inglesi, ma di produzione cinese è pronto allo sbarco in Europa. Dopo MG&nbsp;toccherà infatti a Freelander entrare su alcuni mercati del Vecchio Continente, anche se per ora non si sa quando e come il marchio tornerà alle nostre latitudini.La denominazione Freelander è legata a una famiglia di fuoristrada della britannica Land Rover,&nbsp;prodotta dal 1997 al 2015 e rilanciata come marchio indipendente nel 2024, nell'ambito di un'operazione di ristrutturazione della joint venture cinese tra Chery e il gruppo JLR.&nbsp; Un'espansione a più fasi Il primo frutto della nuova partnership tra le due aziende è stato svelato la scorsa primavera.&nbsp;Si tratta del Freelander 8, prodotto a Changshu sulla base di un'architettura a 800 Volt. La fuoristrada è stata progettata da JLR ma produzione, vendita e distribuzione sono in capo a Chery.Non è un veicolo a batteria puro, perché la propulsione elettrica è affiancata da un range extender. I due motori elettrici sono assistiti da un propulsore&nbsp;turbo benzina 4 cilindri da&nbsp;1.5 litri: l'intero sistema eroga 610 kW (818 CV) e garantisce una coppia di 813 Nm.&nbsp;La batteria da&nbsp;60,3 kWh assicura un'autonomia&nbsp;di circa 310 km (secondo il ciclo di omologazione cinese CLTC), ma grazie al motore termico le percorrenze arrivano a 886 km.&nbsp;Tuttavia, la versione per i mercati esteri ha diverse differenze: la capacità della batteria è stata ridotta a 34 kWh, per un'autonomia di&nbsp;110 km, mentre il turbobenzina turbo da 1.5 litri del modello destinato al mercato cinese è stato sostituito da un'unità aspirata da 2.0 litri. La potenza totale scende così a 617 CV. Il nuovo fuoristrada sarà commercializzato sui mercati esteri secondo un piano di espansione suddiviso in varie fasi. Il punto di partenza è il Medio Oriente, con gli Emirati Arabi Uniti come primo mercato. Entro fine anno si procederà con lo sbarco in Qatar, Kuwait, Bahrain, Giordania ed Egitto. L'espansione internazionale proseguirà nel 2027 sui mercati con guida a destra, a partire da Australia e Nuova Zelanda. La terza fase riguarda l'Europa: Freelander punta a entrare prima in Germania, Italia, Belgio, Svizzera, Paesi Bassi e Spagna e poi nel Regno Unito e in Irlanda.Il Freelander 8, offerto in cinque allestimenti, viene venduto in Cina a un prezzo compreso tra i 38.500 euro circa della versione a cinque posti e i 40.000 euro per quella a tre file di sedili e sei posti. Ovviamente, visti i diversi oneri di omologazione, i lstini europei dovrebbero essere molto più elevati.

GAC sbarca in Italia con le elettriche Aion: 5 stelle Euro NCAP e prezzi da 25.750 euro

9 Ottobre 2026 ore 10:08
GAC, gruppo cinese con sede a Guangzhou, arriva ufficialmente sul mercato italiano con le elettriche del brand Aion. Importazione, distribuzione e commercializzazione sono curate da ATFlow, società del gruppo Autotorino. Due i modelli previsti per il mercato italiano: la hatchback Aion UT e la SUV Aion V. Entrambe hanno ottenuto il massimo punteggio di cinque stelle nei test di sicurezza Euro NCAP. Prezzi rispettivamente da 25.750 e 33.880 euro. Aion UT La Aion UT è una compatta elettrica lunga 427 centimetri, progettata in Cina e disegnata in Italia dal GAC Advanced Design Milano. Prodotta da Magna a Graz, in Austria, la UT ha vinto il Torino Automotive Design Award 2026. Il passo di 275 cm punta a offrire un'abitabilità superiore a quella delle concorrenti dello stesso segmento. I litri a disposizione nel bagagliaio sono 321 (990 abbassando le sedute posteriori). Il powertrain da 150 kW (204 CV) è abbinato a una batteria LFP da 60 kWh, per un'autonomia dichiarata di 430 km nel ciclo Wltp. La UT accelera da ferma a 100 km/h in 7,3 secondi e arriva alla velocità massima di 160 km/h. La ricarica in corrente continua arriva a una potenza massima di 87 kW. Ricca la dotazione di serie, che comprende lo schermo centrale dell'infotainment da 14,6&quot; con Apple CarPlay e Android Auto wireless, oltre alla guida assistita di livello 2. I prezzi per l'ItaliaAion UT Premium: 25.750 euroAion UT Luxury: 26.750 euro Aion V Il secondo modello di GAC a sbarcare in Italia è una SUV elettrica lunga 461 cm, con un passo di 278 e un bagagliaio da 427 litri (1.638 litri con i sedili posteriori abbattuti). Anche in questo caso l'abitacolo punta su spazio e confort, potendo contare su una dotazione piuttosto ricca, che comprende sedili anteriori riscaldabili e ventilati e, nell'allestimento Luxury, anche con funzione massaggio. Il motore è lo stesso della UT, un'unità elettrica da 150 kW (204 CV) abbinata a una batteria LFP di maggiori dimensioni, da 75 kWh, per un'autonomia dichiarata di 510 km. Scatto 0-100 km/h in 7,9 secondi, velocità massima di 160 km/h. Con i 180 kW di potenza di ricarica in corrente continua si passa, secondo la Casa, dal 10 all'80% in 24 minuti. I prezzi per l'ItaliaAion V Premium: 33.880 euroAion V Luxury: 34.880 euro

F1, Singapore: per la prima volta la Sprint sul Marina Bay Circuit

8 Ottobre 2026 ore 17:41
Una sola ora di prove libere per prendere le misure ai muretti e trovare l'assetto, poi subito la Sprint Qualifying. Il Gran Premio di Singapore, in programma questo fine settimana sul Marina Bay Circuit, chiude la tripletta asiatica della Formula 1 e ospita l'ultimo weekend Sprint della stagioneMondiale (quasi) assegnato&nbsp; Il secondo posto in Malesia, insieme al ritiro del compagno di squadra, ha portato Antonelli a 84 punti di vantaggio su George Russell. Il pilota italiano resta al comando della classifica, mentre l'altro lato del box Mercedes deve affrontare le conseguenze del cedimento della power unit.Secondo quanto emerso in queste ore, l'unità utilizzata da Russell a Sepang non è recuperabile. La sostituzione comporterà quindi una penalità e George sarà costretto a partire dal fondo dello schieramento nel Gran Premio di domenica.Il nuovo motore arriverà senza le novità ADUO, chiarendo il dubbio sull'eventuale anticipo dello sviluppo previsto per Austin. La Mercedes dividerà anche il lavoro sull'aerodinamica: Kimi Antonelli utilizzerà il pacchetto introdotto in Malesia, mentre Russell tornerà alla configurazione precedente. Il confronto servirà alla squadra per raccogliere altri elementi sugli aggiornamenti che a Sepang non hanno restituito i progressi attesi.Qualsiasi cosa accada, la trasferta a Singapore sarà comunque tranquilla per Antonelli che può ormai contare su un bel vantaggio sul resto degli inseguitori, tanto che gli stessi bookmakers quotano a 1.01 la sua conquista del titolo iridato.Gomme posteriori sotto osservazione a Marina Bay Curve lente, ripartenze e fondo stradale irregolare definiscono il lavoro sull'assetto. Le simulazioni indicano un elevato carico aerodinamico e sospensioni sufficientemente morbide per seguire le ondulazioni del circuito cittadino.La Pirelli porta su questa pista le C3 Hard, C4 Medium e C5 Soft, già utilizzata nell'edizione precedente. Secondo il fornitore di pneumatici si dovranno affrontare temperature dell'asfalto tra 30 e 35 C nella gara in notturna, senza particolari problemi di surriscaldamento.Una sosta e il peso della posizione in grigliaLe limitate opportunità di sorpasso di questo tracciato cittadino rendono cruciale il risultato delle qualifiche. Sul fronte strategico, la Pirelli indica la sosta unica come l'opzione generalmente preferita dalle squadre, anche per il tempo che occorre per percorrere la pit lane. Da non sottovalutare, ovviamente, le eventuali Safety Car tra le variabili che possono cambiare il volto della corsa.GP di Singapore: gli orari italiani&nbsp; Il weekend sarà trasmesso in diretta su Sky Sport F1 e NOW, mentre su TV8 sono previste in diretta la Sprint Qualifying del venerdì, la Sprint e le qualifiche del sabato. Il Gran Premio di domenica sarà invece trasmesso in differita alle 17:00. Ecco il programma completo, con gli orari già convertiti al fuso orario italiano.Venerdì 9 ottobreProve libere alle 10:30 in diretta esclusiva su Sky Sport F1 e Now&nbsp;Sprint Qualifying alle 14:30 in diretta su Sky Sport F1, Now e TV8Sabato 10 ottobreSprint Race alle 11:00 in diretta su Sky Sport F1, Now e TV8Qualifiche alle 15:00 in diretta su Sky Sport F1, Now e TV8Domenica 11 ottobreGP Singapore, partenza alle 14:00 in diretta su Sky Sport F1 e Now. Differita TV8 alle 17.00

Skoda Epiq Sportline, a Parigi debutta la SUV elettrica in abito sportivo

8 Ottobre 2026 ore 16:25
Skoda presenterà al Salone di Parigi la Epiq Sportline, allestimento sportiveggiante della SUV elettrica svelata la scorsa primavera. Il debutto avverrà accanto alla Peaq, ammiraglia a sette posti e zero emissioni, e che in gamma affianca la Kodiaq termica. Allo stand Skoda sarà presente anche la Peaq allestita per il Tour de France e la 130 RS, per celebrare i 125 anni di Skoda Motorsport. Sarà (leggermente) più grintosa Le immagini del breve video teaser pubblicato dalla Casa boema mettono in evidenza i passaruota posteriori pronunciati, a sottolineare la sportività di questo allestimento, e lasciano intravedere alcuni particolari che lo distinguono dalle altre versioni. In particolare cambia il disegno dei paraurti, con un piccolo labbro aerodinamico all'anteriore e la parte bassa in color carrozzeria al posteriore. All'interno, dove presumibilmente troveranno posto sedute più avvolgenti e dettagli sportivi come la pedaliera in alluminio, ci sarà il logo RS Line nella razza centrale del volante. Al momento non abbiamo indicazioni su motorizzazioni, dotazioni e prezzi, che saranno comunicati nel corso della kermesse parigina.

JAS Tensei, il mito della Honda NSX rinasce ad Arluno - VIDEO

14 Ottobre 2026 ore 16:03
Dopo le anticipazioni dei mesi scorsi, JAS Motorsport e Pininfarina hanno presentato in anteprima mondiale la Tensei, prima vettura stradale ad alte prestazioni della società di Arluno, costruita sulla base della Honda NSX prima serie. Il progetto, il cui nome deriva dalla parola giapponese &quot;rinascita&quot;, non si presenta come restomod o replica: la monoscocca originale in alluminio viene scansionata al laser e rinforzata con elementi strutturali in carbonio incollati su montanti A, montanti B e tunnel centrale, mentre la carrozzeria è interamente rifatta in fibra di carbonio. Il peso a secco dichiarato è di 1.250 kg. La produzione della Tensei è fissata in 35 esemplari, costruiti su misura presso l'Atelier JAS di Arluno, con le personalizzazioni affidate all'atelier Pininfarina di Cambiano. Il prezzo? Riservato. più grande, ma bella come l'originale Rispetto all'originale del 1990, le carreggiate crescono di 170 mm all'anteriore e 190 al posteriore, mentre il passo si allunga di 55 mm arrivando a 2.585 mm. La Tensei è lunga 4.415 mm, larga 1.928 all'anteriore e 2.000 al posteriore, con un'altezza di 1.145 mm. Per realizzare i fari a scomparsa, elemento distintivo della NA1, Pininfarina e JAS hanno sviluppato un sistema servoassistito con cinematismi in alluminio e proiettori a matrice di LED, che da chiusi si integrano nel cofano in carbonio. Al posteriore rimane la barra luminosa orizzontale, rivista con una firma a LED tridimensionale. Il motore è un V6 da 420 CV Il motore è un V6 da 3.5 litri aspirato sviluppato da Judd Power, l'azienda britannica fondata nel 1971 da John Judd e Jack Brabham: partendo dal basamento Honda C30A, Judd ha mantenuto architettura e angolo tra le bancate, riprogettando tutti gli altri componenti, dall'albero motore a corsa corta alle testate in lega leggera con valvole in titanio. Al posto del sistema VTEC originale, la distribuzione è a fasatura fissa. Il motore eroga 420 CV a 8.300 giri/min, 414 Nm a 5.500 giri, con la zona rossa del contagiri a 8.500 giri. La trasmissione è affidata a un cambio manuale a sei rapporti con leveraggio a H e frizione bidisco in carbonio, con differenziale autobloccante Torsen. Meccanica da vera sportiva Le sospensioni adottano un doppio triangolo all'anteriore in alluminio Ergal 7075 ricavato dal pieno e uno schema multilink a cinque bracci al posteriore, con ammortizzatori KW a controllo elettronico sviluppati su misura. L'impianto frenante è un Brembo con dischi da 380 mm all'anteriore e pinze a sei pistoncini, 360 mm e quattro pistoncini al posteriore. I cerchi sono monodado forgiati OZ Racing, da 19x9&quot; davanti con pneumatici 245/35 e 20x10,5&quot; dietro con 285/30. Come la voleva Senna L'abitacolo mantiene l'ergonomia originale voluta da Ayrton Senna: plancia bassa e montanti sottili, con sedili monoscocca Sabelt rivestiti in pelle pieno fiore cucita a mano. Il volante ha un pulsante dedicato alla selezione delle modalità di guida e il marker in titanio a ore 12. Poco invasiva la tecnologia, con due schermi Oled configurabili, per la strumentazione digitale (sotto una palpebra in carbonio) e per l'infotainment, nella console centrale. I rivestimenti sono firmati Alcantara, scelta sia per il contenimento del peso che per il grip nelle zone di contatto dinamico (come il volante). Nell'esemplare presentato oggi la finitura è nera, ma le possibilità di personalizzazione consentono di scegliere colori, abbinamenti e lavorazioni.

Nissan Navara Pro e Frontier Pro, il nuovo pick-up non arriva (per ora) in Europa

8 Ottobre 2026 ore 14:31
Nissan&nbsp;ha presentato la nuova generazione di pick-up, che in base ai mercati di destinazione si chiameranno Navara Pro e Frontier Pro. Progettati per garantire la massima robustezza nell'uso più gravoso, sono i primi ad essere prodotti in Cina dalla joint venture Zhengzhou Nissan Automobile Co. Ltd. Espansione senza l'Europa Dopo la commercializzazione nel mercato cinese, le vendite apriranno subito dopo in Messico, con l'America Latina a seguire entro la fine dell'anno. Nel 2027 è previsto l'arrivo del Navara in Australia, in altri Paesi asiatici e negli Emirati Arabi. Al momento l'Europa non figura nell'elenco dei mercati previsti per il pick-up giapponese. In Cina la plug-in ha 408 CV La selezione di powertrain è legata alle esigenze dei singoli mercati: Nissan ha infatti annunciato la scelta tra modelli endotermici benzina e diesel e, per la prima volta, anche ibridi&nbsp;plug-in con unità termiche da 1.5 e 2 litri benzina. In assenza di dati tecnici aggiornati, prendiamo come riferimento quelli per i modelli venduti in Cina: il diesel da 2.3 litri con cambio automatico a otto marce eroga 500 Nm di coppia, mentre la PHEV con motore benzina da 1.5 litri dichiara una potenza di sistema di 408 CV e 800 Nm e fino a 135 km di autonomia in elettrico, con la possibilità di caricare dispositivi esterni fino a 6 kW.

Maextro V800, si rompe il pedale del freno durante i test: JAC crolla in Borsa

8 Ottobre 2026 ore 14:24
In Cina la monovolume di lusso Maextro V800, sviluppata da Huawei e JAC, è finita al centro di polemiche a causa della rottura del supporto del pedale del freno, durante i test eseguiti dalla piattaforma d'informazione automobilistica Dongchedi. Il cedimento, riferisce CnEVPost, è stato registrato su tre esemplari sottoposti a frenate d'emergenza da 100 a 0 km/h in circuito chiuso. I cedimenti sono avvenuti rispettivamente al terzo, quarto e secondo tentativo, impedendo la normale frenata. I collaudatori hanno arrestato i veicoli utilizzando la funzione di frenata d'emergenza azionabile dal comando di parcheggio. JAC, azioni a picco Dopo che la notizia sul cedimento del supporto del pedale del freno è diventata di tendenza sui social media cinesi, le azioni della JAC hanno raggiunto il limite massimo di ribasso giornaliero (-10%). Per ora, nessuna indagine ufficiale delle autorità cinesi né repliche da parte della Casa. Maserati, JAC e Huawei: quali scenari Le traversie del brand cinese arrivano in un momento particolare, considerati i recenti rumor e le trattative&nbsp;tra Stellantis, JAC e Huawei per una potenziale collaborazione legata a Maserati: tra le ipotesi al vaglio per il rilancio del Tridente figurerebbero sinergie industriali, l'impiego di piattaforme tecnologiche cinesi e modelli in condivisione proprio col marchio Maextro.

Renault 4 E-Tech Jogging, arriva la versione base da 110 CV e 305 km di autonomia

8 Ottobre 2026 ore 12:56
In occasione dell&#39;ormai imminente Salone di Parigi, Renault ha aggiornato la gamma della 4 E-Tech Electric (di cui nei giorni scorsi abbiamo provato la versione Plein Sud): gli ordini apriranno settimana prossima, in concomitanza con l&#39;apertura delle porte del polo fieristico di Versailles. Arriva la versione base Jogging... La novità più rilevante riguarda il nuovo allestimento d'ingresso Jogging, che riprende il powertrain della Twingo E-Tech, con il motore da 80 kW (110 CV), abbinato a una batteria LFP da 37 kWh con architettura cell-to-pack, per un'autonomia dichiarata di 305 km nel ciclo WLTP. Lo &quot;zerocento&quot; è coperto, secondo la casa, in 10,2 secondi. Di serie il caricatore di bordo da 6,6 kW e potenza di 80 kW per la ricarica in corrente continua, per passare dal 10 all'80% in 25 minuti. La dotazione di questa versione comprende il climatizzatore manuale, il doppio schermo OpenR da 7&quot; e 10,1&quot;, Apple CarPlay e Android Auto, sedili posteriori frazionabili 60/40, sensori di parcheggio posteriori e cerchi da 18&quot; con copricerchi in acciaio. ... e la top di gamma Roland-Garros Sulla R4 elettrica arriva anche la serie speciale Roland-Garros, disponibile con batteria da 52 kWh e, su richiesta, il tetto apribile Plein Sud. Questo allestimento si caratterizza per la carrozzeria bicolore, i cerchi Parisienne da 18&quot; diamantati con mozzo in Terracotta Brown, rivestimenti in materiale riciclato con trama tecnica e pomello del selettore ispirato alle racchette da tennis. Gli altri aggiornamenti La Renault 4 è stata oggetto di alcuni interventi aerodinamici che hanno coinvolto la carenatura della carrozzeria e la forma degli specchietti retrovisori, e che hanno permesso di aumentare l'autonomia su tutte le varianti: quella con batteria da 40 kWh abbinata al motore da 90 kW (120 CV) arriva a 310 km, quella da 52 kWh con motore da 110 kW (150 CV) raggiunge 415 km (400 sulla versione Plein Sud). Arriva poi il precondizionamento manuale della batteria, la telecamera posteriore ad alta definizione (a 360 su richiesta per Techno e Iconic), l'assistente alla frenata automatica d'emergenza e il caricatore a induzione magnetico ventilato Qi2. Come sugli altri modelli elettrici della Losanga, la nuova modalità di guida Smart sostituisce la precedente MySense, con commutazione automatica tra Eco, Comfort e Sport in base allo stile di guida. Per le flotte, infine, arriva la versione van Extra omologata N1, con 940 litri di capacità di carico e una portata massima di 360 kg.

Stellantis, tutte le concept che vedremo a Parigi, dalla Citroën 2 CV all'Alfa Cuorerosso

8 Ottobre 2026 ore 12:50
Al prossimo Salone di Parigi il gruppo Stellantis presenterà ben nove concept car: studi destinati a catalizzare l'attenzione del pubblico e della stampa specializzata, che anticipano modelli che arriveranno nei prossimi anni o soluzioni stilistiche e tecnologiche che troveranno posto nelle vetture di serie. Ecco cosa ci aspetta nei padiglioni della fiera di Versailles. Alfa Romeo Cuorerosso Anticipata da una serie di teaser che hanno scatenato un vivace dibattito in merito al nome e alle caratteristiche tecniche, la Casa del Biscione svelerà al Salone di Parigi la concept CuoreRosso, secondo nome più votato dai lettori di Quattroruote dopo &quot;Battito&quot;. Le prime, fugaci immagini mostrano fari con numerosi punti luce a LED integrati in una struttura di fibra di carbonio, oltre a un possibile scudetto retroilluminato. E nell'ultimo video, si sente chiaramente il rombo di un motore termico, forse un sei cilindri. L'ipotesi al momento più accreditata è quindi quella di una sportiva a trazione posteriore, magari a motore centrale, erede spirituale della 4C. Un modello che al momento non rientra nel piano industriale di Alfa Romeo, ma che potrebbe far parte del progetto Fuoriserie, destinato ad affiancare le prossime segmento D, eredi di Giulia e Stelvio, e le prossime evoluzioni della gamma, tra cui la nuova generazione della Tonale, in arrivo nel 2028, e una hatchback che dovrà raccogliere il testimone di Giulietta e 147. Alpine PS1 Annunciata a pochi giorni dall'inizio della kermesse parigina, la Alpine PS1 rimane ancora avvolta nel mistero: l'unica immagine pubblicata dalla Casa francese è il faro anteriore a LED, con un richiamo ai colori della bandiera francese. La sigla è l'acronimo di &quot;Projet Spécial 1&quot;, un progetto che si inserisce accanto a &quot;Extraordinary Everyday&quot;, che comprende le A290 e A390, e &quot;Icons&quot;, rappresentato dalla A110 (di cui a Parigi vedremo qualche anticipazione della nuova serie). La PS1 avrà un &quot;design distintivo&quot;, che in qualche modo sembra richiamare la storica A610, erede della V6 Turbo degli anni Ottanta, e potrebbe anticipare una Gran Turismo più grande della due posti A110, destinata a posizionarsi al vertice della gamma. Citroën 2 CV Uno dei modelli più attesi è la concept che anticipa le linee della prossima 2 CV, versione francese delle E-Car di Stellantis: modelli elettrici dal prezzo accessibile (intorno ai 15 mila euro), prodotti nello stabilimento campano di Pomigliano d'Arco. La piattaforma sarà semplificata, con potenze e autonomie adatte all'uso urbano a cui questa famiglia di modelli è destinata, e una lunghezza stimata intorno ai 370 cm. Le forme tondeggianti, anticipate dai primi teaser pubblicati dalla Casa francese, riprenderanno quelle della storica utilitaria degli anni Settanta, in particolare con i fari sporgenti e il grande Double Chevron al centro. DS Una delle concept ancora avvolte nel più completo mistero: sarà, secondo quanto riferisce Xavier Chardon, ceo della Casa francese, un'auto che &quot;esplora una visione di DS ancora più audace, personale e decisamente distintiva&quot;. Potrebbe anticipare addirittura un modello di serie, forse l'erede della DS 3. Fiat Multiplay Con un nome che richiama la 600 Multipla degli anni Cinquanta, ma anche l'indimenticata Multipla del 1998, la concept di Fiat anticipa una nuova vettura di serie che, stando a quanto riferisce la Casa torinese, esprimerà un &quot;nuovo concetto di mobilità, flessibile, accessibile e radicalmente utile&quot;. Un'auto che &quot;unisce l'ampio vano di carico e la versatilità outdoor di un pick-up al comfort e alla flessibilità di una SUV&quot;, grazie a un meccanismo che permette di passare da una configurazione di carrozzeria all'altra in pochi e semplici movimenti. Sarà la E-Car di Fiat? Resta da capire, ma lo scopriremo solo a Parigi, se la Multiplay sarà la versione Fiat della E-Car di Stellantis: secondo la Casa, la concept &quot;potrebbe dare vita a una categoria completamente nuova, rispondendo al modo in cui le persone vivono oggi&quot;. Potrebbe però anche trattarsi di un modello completamente diverso, destinato ad arrivare sul mercato dopo il 2030. Opel STX La Casa del Blitz non si concentra sulle piccole da città, ma su uno dei segmenti a lei più congeniali, ossia quello delle station wagon. E lo fa presentando la concept STX, che anticipa il futuro delle familiari della Casa tedesca, con elementi destinati ai prossimi modelli di serie. La sigla stessa della concept riprende quella delle Sports Tourer con cui Opel chiama le sue wagon. Da questa concept non deriverà un nuovo modello, come spiega il ceo Florian Huettl, ma &quot;trasmetterà la nostra visione per l'evoluzione di uno stile di carrozzeria, più che per uno specifico prodotto&quot;. Una seconda concept? Al momento non ci sono conferme ufficiali, ma Opel potrebbe presentare una seconda novità, magari la SUV su base Leapmotor B10, nata proprio dalla collaborazione con il costruttore cinese. Peugeot La Casa francese ha annunciato l'intenzione di presentare due nuove concept al Salone di Parigi, ma fino a questo momento non si sono ancora viste anticipazioni o teaser di sorta. Sappiamo solo, per quanto già comunicato da Stellantis, che potrebbero attingere (per nomi e soluzioni di design) a modelli storici della Casa del Leone.

BMW iX4, l'elettrica per andare lontano: autonomia fino a 828 km e prezzi da 72.400 euro

9 Ottobre 2026 ore 09:44
BMW&nbsp;presenta la&nbsp;iX4, nuova SUV-coupé elettrica della famiglia&nbsp;Neue Klasse&nbsp;che affianca la più squadrata&nbsp;iX3, il modello che ha portato al debutto la nuova&nbsp;piattaforma per auto a batteria&nbsp;della Casa tedesca. Già ordinabile, con le prime consegne previste per il prossimo mese di marzo, nelle versioni&nbsp;iX4 40 xDrive&nbsp;e&nbsp;iX4 50 xDrive: potenze&nbsp;di 374 e 469 CV, autonomie&nbsp;di 638 e 828 chilometri, listino da 72.400 euro. Nel corso del 2027 debutterà la più potente&nbsp;M60 xDrive da 612 CV. Look familiare, linee filanti La nuova BMW iX4 è lunga 4.782 mm, larga 1.895 e alta 1.595, con un passo di 2.897 mm. Il bagagliaio ha una capacità dichiarata di 490 litri, che diventano 1.600 abbassando gli schienali posteriori; a questi si aggiunge il frunk anteriore da 58 litri. Lo stile è quello Neue Klasse che abbiamo già conosciuto sulla iX3 e sulla nuova Serie 3, con il doppio rene e i fari integrati in un unico elemento di vetro con le cornici illuminate. Passo lungo, sbalzi corti e linea del tetto spiovente caratterizzano le linee della SUV-coupé tedesca, che al posteriore si chiude con un pronunciato spoiler che integra la luce di stop. Vocazione sportiva Di serie il pacchetto M Sport, con cerchi da 20&quot; e freni M Sport con pinze blu. Sulla M60 xDrive sono previsti cerchi da 21&quot;, spoiler specifico e le luci anteriori gialle di derivazione racing, viste anche sulla Serie 3 termica. Di serie su tutta la gamma anche il tetto panoramico in vetro, mentre a bordo ritroviamo le soluzioni già viste sulla iX3, con il display Panoramic Vision alla base del parabrezza, l'head-up display tridimensionale, l'infotainment da 17,9 pollici e il volante sportivo. Tre motorizzazioni, fino a 828 km di autonomia Come gli ultimi modelli elettrici di BMW, anche la iX4 adotta la tecnologia eDrive di sesta generazione, con architettura a 800 Volt e ricarica bidirezionale. Tre le motorizzazioni previste fino a questo momento, tutte dual motor e con trazione integrale: BMW iX4 40 xDrive: 275 kW (374 CV) e 520 Nm, 0-100 km/h in 5,6 secondi, 200 km/h di velocità massima. Batteria da 82,6 kWh, 638 km di autonomia e ricarica fino a 300 kW. BMW iX4 50 xDrive: 345 kW (469 CV) e 645 Nm, 0-100 km/h in 4,9 secondi, 210 km/h di velocità massima. Batteria da 108,7 kWh netti e autonomia di 828 km nel ciclo Wltp, ricarica ad alta potenza fino a 400 kW (dal 10 all'80% in 21 minuti)BMW M60 xDrive: 450 kW (612 CV) e 875 Nm, 0-100 in 3,9 secondi, 240 km/h di velocità massima (autolimitata) e batteria da 108,7 kWh, per 777 km di autonomia. Di serie per questo modello le sospensioni adattive M e il differenziale autobloccante M a controllo elettronico sull'asse posteriore Guiderà (quasi) da sola Accanto all'assistente di parcheggio e alla guida assistita di livello 2, di serie su tutta la gamma, entro la fine del 2026 arriverà il pacchetto Motorway Assistant, per guidare senza tenere le mani sul volante fino a 130 km/h sui tratti autostradali, e di automatizzare il cambio di corsia (sui tratti in cui sono autorizzati): tra i Paesi in cui sarà disponibile questa tecnologia c'è anche l'Italia. I prezzi della nuova BMW iX4 BMW iX4 40 xDrive M Sport: 72.400BMW iX4 40 xDrive M Sport Pro: 75.100BMW iX4 50 xDrive M Sport: 77.500BMW iX4 50 xDrive M Sport Pro: 80.200

Maricarmen, Sánchez e le elezioni

Non c’erano riusciti Trump e Netanyahu, né Putin e l’ultradestra, né tantomeno l’inondazione di Valencia o la crisi migratoria a Ceuta. C’è riuscita Maricarmen, invece, a far cadere il terzo governo Sánchez. Non è normale che un esecutivo cada in seguito a una protesta di piazza, nell’Europa occidentale del XXI secolo, e del resto non è proprio andata così, come vedremo. Però un fatto è certo: se, intorno al caso della pensionata ottantasettenne disabile di Madrid sfrattata dall’azienda immobiliare che ha acquisito l’appartamento dove Maricarmen abitava in affitto dal 1956, non fosse scoppiata la scorsa settimana la più grande ondata di protesta dell’ultimo decennio, il governo sarebbe ancora in piedi.

La scelta di sciogliere le camere e andare a elezioni anticipate, secondo l’art. 115 della Costituzione spagnola, appartiene al presidente del consiglio. È stato Pedro Sánchez, capo del governo da ormai otto anni (il secondo primo ministro più longevo della democrazia spagnola), a decidere di cogliere l’attimo e convocare le elezioni per il prossimo 29 novembre. Ma l’occasione gliel’hanno fornita sicuramente Maricarmen e la piazza: il terzo governo Sánchez, privo di una maggioranza parlamentare dalle elezioni del luglio 2023, è sempre stato un esecutivo dimezzato, assediato dalla crescita dell’estrema destra nei sondaggi e nell’opinione pubblica, ricattato dai partiti di centro-destra basco e soprattutto catalano sul cui appoggio esterno si reggeva in parlamento, privo della forza necessaria a incidere profondamente nella società spagnola, ma allo stesso tempo costretto a rimanere in piedi dalla minaccia della vittoria dell’estrema destra, in attesa di uno scontro finale sempre rimandato. Le mobilitazioni per il diritto alla casa hanno dato a Sánchez l’opportunità di scegliere il terreno di questo scontro, e il leader socialista ne ha approfittato, con l’audacia tattica che anche i peggiori detrattori devono riconoscergli.

(L’analisi di Lorenzo Zamponi sui movimenti, Sanchez e la politica spagnola continua su Jacobin)

L'attacco a Maduro e la resistenza cubana: la testimonianza di un militare sopravvissuto

Yohandri Varona Torres è un militare cubano. Il 3 gennaio scorso, quando gli Stati Uniti attaccarono il Venezuela e sequestrarono il presidente Nicolás Maduro, faceva parte della Sicurezza Personale del capo di Stato venezuelano da appena due mesi e sei giorni. Da quel momento ha parlato poco, ma ha ricostruito quei momenti di fuoco incrociato.

Erano circa le due di notte quando avvistò il primo elicottero del gruppo di commando statunitensi. Riuscì a uscire dalla postazione appena in tempo per trincerarsi a pochi metri di distanza e aprire il fuoco. Quella decisione, o la fortuna, gli ha salvato la vita. Gli attaccanti diressero il loro fuoco con precisione millimetrica contro la casetta che fino a pochi secondi prima aveva occupato.

"Avevano una potenza di fuoco molto superiore alla nostra", racconta Varona Torres come riporta Cuba en Resumen, "noi disponevamo solo di armamento leggero. L'altro fattore a loro favore è che sembravano sapere esattamente dove si trovava tutto. Così spararono contro le postazioni e i dormitori dove alloggiavamo noi cubani e riuscirono a uccidere, tra i primi, i comandanti".

Con 23 anni di esperienza nel Dipartimento di Sicurezza Personale e il grado di primo sottufficiale, non aveva mai vissuto nulla di simile. Ma l'addestramento aveva fatto il suo corso e quella notte svuotò caricatore dopo caricatore contro il nemico. "Bisognava sparare e sparare. Difendere e uccidere", afferma con voce ferma.

"Ci siamo battuti lì contro gli aerei che ci mitragliavano. Nonostante il nostro armamento fosse più leggero non abbiamo smesso di combattere, li abbiamo affrontati. Ho la mia preparazione e so come combattere, ma erano superiori a noi. In quel momento il mio unico pensiero fu combattere. Bisognava sparare e ho cominciato a farlo", ha raccontato. "Tutto era buio", prosegue il suo racconto di quella nefasta nottata. "Se un elicottero ti viene addosso, l'unica cosa che ti resta è sparargli e difenderti. È andata così. Fino all'ultimo momento abbiamo continuato a sparare. Nonostante il loro vantaggio di fuoco, sono sicuro che abbiamo inflitto loro delle perdite. Più di quante ne ammettano. Ci siamo battuti duramente. Abbiamo continuato a sparare finché quasi tutti siamo caduti, morti o feriti".

Non fu uno scontro rapido né facile. Con il passare dei giorni si è confermato che solo la morte e l'esaurimento delle munizioni riuscirono a spegnere la resistenza dei cubani. Yohandri ricorda tutto con una lucidità terribile. I suoi occhi sembrano ripassare una per una le immagini. Piange. Piange di rabbia. Non potrà mai dimenticare lo scontro, dice, ma soprattutto le ore successive, quando i sopravvissuti dovettero trasportare i corpi dei compagni caduti.

"Li abbiamo caricati e portati verso un edificio che aveva subito danni ma ci permetteva di ripararli. È stato molto duro, perché erano uomini che conoscevamo, con cui avevamo convissuto fino a poche ore prima. Ma li abbiamo portati via tutti, non ne abbiamo abbandonato nessuno".

"I nostri compagni sono una gloria per tutta Cuba. Erano miei fratelli. Lavoravano con me. Li ho visti cadere tutti e tutti li ho caricati. Lì non ci fu l'aiuto di nessuno per farlo, ma nessun corpo è rimasto sul campo. Li abbiamo conservati in un nostro dormitorio. Non riesco a spiegare il dolore. Ma almeno nessuno è rimasto in Venezuela. Sono qui, nella nostra Patria". "Quando cominciano a cadere le bombe l'unica cosa a cui si pensa è combattere. Eravamo lì per quello ed è quello che abbiamo fatto. Mi resta solo il dolore di non essere riusciti a fermarli. E questo dolore", ha detto colpendosi il petto, "devo sfogarlo contro il nemico".

Il 6 gennaio il governo cubano ha pubblicato le identità dei 32 cubani appartenenti alle Forze Armate e al Ministero dell'Interno morti in Venezuela, un elenco che include due colonnelli, un tenente colonnello, quattro maggiori e altri gradi militari, di età compresa tra i 26 e i 67 anni. Tutti operavano nel primo cerchio di sicurezza personale del leader chavista e sono stati promossi di grado post mortem.

"Per il mio paese ci sarà sempre la mia disposizione a contrastare il nemico ovunque ce ne sia bisogno. Così ci ha insegnato il Comandante. E la morte dei miei compagni non può essere vana", ha concluso Varona Torres.

Per cambiare c’è bisogno di idee e dei movimenti

Benvenuti sul nostro nuovo sito. Si rinnova la forma, perché di quando in quando è utile risistemare gli armadi, ma non cambia la missione che ci siamo dati: informare, approfondire, utilizzare i saperi di accademici, esperti e persone che lavorano in associazioni, ONG, sindacati per indagare l’economia, le politiche pubbliche, la spesa militare e le alternative di pace, le grandi questioni internazionali. Sbilanciamoci.info è naturalmente anche uno dei veicoli attraverso i quali diffondiamo le iniziative e i materiali della Campagna da cui prendiamo il nome e che ogni anno propone delle idee alternative alla manovra economica del governo. Assieme a decine di associazioni produciamo ogni anno una contromanovra rigorosa nei numeri ma diversa da quelle governative nei contenuti, lo facciamo da un quarto di secolo e lo abbiamo fatto con governi di destra come quello in carica, con i tecnici e con quelli di centrosinistra che rincorrevano, cercando di moderarne l’impatto sociale, un modello economico che ha fatto crescere le disuguaglianze, ridimensionato il welfare, precarizzato il lavoro. Con lo stesso spirito lavoriamo assieme al sindacato e a diverse realtà del mondo ambientalista nell’Alleanza Clima Lavoro.

Per inaugurare il nuovo sito e in vista del voto politico del prossimo anno, abbiamo chiesto una serie di articoli sul (pessimo) operato del primo governo di destra-destra della storia della Repubblica. Accademici e attivisti ci daranno il loro contributo sulle materie che conoscono meglio e di cui si occupano, partendo da un provvedimento o da un gruppo di misure. Il quadro che ne esce è sconfortante: politiche che non affrontano i nodi cruciali per la società e l’economia italiane, misure utilizzate per individuare nemici immaginari (i temibili ravers, i maranza) contro cui dirottare il disagio crescente dei milioni i cui salari hanno perso potere d’acquisto; la promozione di qualsiasi cosa si mangi e sia anche italianissimo; l’importazione e “traduzione” nel contesto italiano di guerre culturali prese di peso dall’armamentario della politica dell’Internazionale nera di cui Washington è divenuta una delle capitali. A partire dal 22 ottobre, giorno del quarto anniversario del giuramento del governo Meloni, troverete gli articoli in homepage e in una sezione dedicata. Speriamo li leggano in molti e possano essere utili a smontare la propaganda elettorale che ci aspetta nei prossimi mesi.

Con il sito vogliamo continuare a fornire strumenti di analisi a chi vuole sapere, capire, informarsi, contribuire a formare un punto di vista e proporre alternative praticabili a uno stato delle cose preoccupante. Per contrastare l’individuazione di capri espiatori a cui la destra di governo e internazionale ci hanno abituato, i mancati interventi in materia di contrasto e adattamento al cambiamento climatico, l’assenza di politiche che affrontino il tema della casa, dei salari bassi, delle lunghe attese per la sanità (per fare tre esempi), serve di più. Negli ultimi anni abbiamo assistito a imponenti ondate di partecipazione politica, dall’indignazione contro la carneficina a Gaza, alla protesta spagnola per la casa (o la mobilitazione romana per Spin Time) o quella degli studenti francesi. Ossia critica dell’ordine internazionale, dignità e welfare per tutti. Come molti anni fa Occupy Wall Street, la spinta dei movimenti ha messo in agenda temi, costretto la politica ad occuparsene. Perché quella voglia di partecipazione si traduca in politiche servono la spinta dal basso, l’organizzazione e la capacità di elaborazione. Sbilanciamoci! non è un’organizzazione di massa, ci assegniamo il compito di far circolare idee, la speranza e ciò per cui lavoriamo è che la società e la politica immaginino slogan e forme di partecipazione capaci di far uscire l’Italia e l’Europa dalla palude nella quale si sono infilate anche e molto a causa di politiche pubbliche sbagliate.

10 ANNI DI BAD DRIVERS OF ITALY: COMPILATION BEST OF 2016 - 2026

8 Ottobre 2026 ore 18:00

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Compilation per i 10 anni di Bad Drivers of Italy, in occasione dell'evento anniversario al REAS di Montichiari. Oltre 4100 dashcammer hanno contribuito a questo progetto divulgativo e gli utenti unici sul canale sono stati più di 780 mila con 54 milioni di visualizzazioni. Grazie!!

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careful that's recycled wastewater 😩 🤣 #carfails #parkingfail #badparking #humor #fail

8 Ottobre 2026 ore 18:00

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Japan Sees Sharp Rise in Web Data Leaks Amid Mobile API Abuse and Metabase Attacks

8 Ottobre 2026 ore 17:45
Attackers behind a string of personal data leaks at Japanese organizations have abused APIs for mobile apps and targeted known software flaws, the JPCERT Coordination Center (JPCERT/CC) said. The Tokyo-based center, which takes incident reports, based its October 8, 2026 alert on those reports and other information. The alert names no attacker and no affected organization. JPCERT/

UAC-0099 Targets Ukrainian Government Personnel With ASHVEIN RAT Hiding Commands in HTML

8 Ottobre 2026 ore 17:26
The Russia-aligned threat actor known as UAC-0099 has been attributed to a previously undocumented .NET infostealer and remote access trojan (RAT) codenamed ASHVEIN. According to TrendAI, the malware has been put to use in attacks targeting Ukrainian government personnel. The cybersecurity company is tracking the cluster under the name Earth Sirrush (previously SHADOW-EARTH-065). ASHVEIN,

ARTEX AI Pentesting Tool Used in Data Theft Attacks on South Korean Financial Firms

8 Ottobre 2026 ore 16:12
Cybersecurity researchers have disclosed details of a targeted campaign aimed at South Korean financial organizations that used an artificial intelligence (AI) pen testing tool named ARTEX to carry out the attacks. The activity, per CrowdStrike Intelligence, was active from late September to early October 2026, and resulted in data exfiltration from various South Korea-based financial firms,

Wazza Phishkit Targets Banking, Government, and Manufacturing Across the US, EU, and Australia

8 Ottobre 2026 ore 12:30
Phishing kits are no longer limited to copying a familiar login page and waiting for a victim to enter credentials. Attackers are increasingly building filtering, session management, and traffic controls into the infrastructure that delivers the phishing page itself. ANY.RUN has identified Wazza, a new phishkit targeting banking, manufacturing, and government organizations across the US, Europe

16 Malicious Firefox Extensions Pose as Rabby and OKX Wallets to Steal Recovery Phrases

8 Ottobre 2026 ore 11:46
Cybersecurity researchers have discovered a cluster of 16 malicious Mozilla Firefox extensions that are capable of stealing cryptocurrency wallet recovery phrases and private keys. "The extensions masquerade as wallet portals, desktop utilities, and browser tools, but their code intercepts recovery phrases and private keys during wallet import flows and attempts to send those secrets to

U.S. Offers Up to $10 Million for Tips on Zhang Yu, Charged in HAFNIUM Hacks

8 Ottobre 2026 ore 09:42
The U.S. State Department is offering up to $10 million for information leading to the identification or location of Zhang Yu, a Chinese national charged in the United States in connection with the 2021 Microsoft Exchange Server attacks known as HAFNIUM. The reward is for information leading to his identification or location, the news outlet NTD reported this week, citing a notice

MonsterCloud Owner Accused of Billing Over $19M While Secretly Paying Ransoms to Decrypt Data

8 Ottobre 2026 ore 09:41
The U.S. Department of Justice (DoJ) on Wednesday announced charges against a 50-year-old U.S. and Israeli national for allegedly defrauding ransomware victims by secretly paying the attackers to obtain decryptors while claiming to use proprietary tools to recover their data. Zohar Pinhasi (aka Zack Silver and Zack Green) has been charged with two counts of wire fraud and one count of wire

Tensorlake npm Package Compromised to Deliver Shai-Hulud Credential-Stealing Worm

8 Ottobre 2026 ore 07:46
The npm package known as "tensorlake," a TypeScript software development kit (SDK) for Tensorlake applications, sandboxes, and cloud services, was compromised as part of a ChainDrop / Shai-Hulud supply chain attack. The malicious version 0.5.144 "contains obfuscated malware that harvests credentials, exfiltrates secrets, establishes persistence, and executes remotely supplied code," Socket said

Sheinbaum sulla presenza di membri dei cartelli messicani in Ucraina

La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha reso noto che il suo governo sta indagando su alcune segnalazioni secondo cui membri di cartelli messicani sarebbero stati reclutati per combattere a fianco del regime di Kiev in Ucraina.

"La questione è stata sollevata in sede di comitato per la sicurezza e sono in corso accertamenti per verificare l'autenticità dei video", ha spiegato la presidente durante una conferenza stampa. In riferimento a diverse registrazioni, diffuse sui social media nel corso della settimana, che mostravano presunti membri del Cartello di Sinaloa e del Cartello di Jalisco Nueva Generación intenti ad addestrarsi in un campo militare nel Paese europeo.

Sheinbaum ha aggiunto che, qualora la notizia venisse confermata, le autorità dovranno indagare sulle modalità con cui cittadini messicani legati alla criminalità organizzata si sono uniti al conflitto armato.

"O meglio, vengono reclutati. Stiamo approfondendo la questione - è in corso una verifica, dato che non vi è ancora certezza sulla natura dei video - ma potrebbero essere reclutati da una società privata coinvolta in questi conflitti o dall'esercito di una specifica entità o di un governo", ha osservato.

Ha inoltre chiarito che il governo messicano non ha avuto contatti con quello ucraino in merito a questa vicenda, sebbene, qualora fosse necessario, sarebbe il Ministero degli Esteri a gestire tali comunicazioni.

Negli ultimi mesi si è registrato un aumento delle segnalazioni secondo cui mercenari ucraini starebbero reclutando membri di cartelli messicani e colombiani per fornire loro un addestramento privato all'uso dei droni.

UE, via libera al 22° pacchetto di sanzioni alla Russia

Mentre l’Unione Europea neoliberista sprofonda in una crisi energetica ed economica senza precedenti, con le industrie che chiudono i battenti e i cittadini schiacciati sotto il peso di bollette insostenibili, Bruxelles non trova di meglio che alimentare la macchina del conflitto. L'UE, sempre più arroccata su posizioni guerrafondaie, si prepara a varare il ventiduesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Misure che, a conti fatti e dopo quattro anni di applicazione, si sono rivelate un autentico boomerang: del tutto inutili per piegare Mosca, ma devastanti e controproducenti per i bilanci e la stabilità degli stessi Stati membri.

Il via libera politico è arrivato nella giornata di ieri, 7 ottobre, quando gli ambasciatori dell'Unione hanno dato il loro nulla osta al nuovo pacchetto. Secondo quanto ricostruito dall'agenzia Tass e confermato da fonti europee a Reuters, la lista nera si gonfierà di oltre 1.570 tra persone fisiche e giuridiche. Si tratta di un aumento di quasi il 50% rispetto ai precedenti, che porta il totale degli enti russi colpiti a oltre 3.000 dall'inizio delle ostilità. 

A Bruxelles ci tengono a precisare che questo pacchetto non conterrà nuove e significative restrizioni commerciali o economiche. Tuttavia, per numero di individui ed enti inseriti simultaneamente, si tratterà del blocco più imponente dall'inizio del conflitto. Le sanzioni comportano il congelamento dei beni, il divieto di ingresso nel territorio UE e lo stop totale a qualsiasi attività congiunta per le imprese. Il via libera definitivo del Consiglio UE è atteso entro la fine della settimana.

Ma è proprio nel cuore di questa impalcatura punitiva che emerge il cortocircuito più evidente, quello che smonta la narrazione dell'efficacia delle sanzioni. Mentre l'UE stringe la cinghia, c'è chi si accorge che la corda sta strangolando i suoi stessi alleati. L'Estonia, storicamente tra i Paesi più falchi e russofobi dell'area baltica, ha dovuto bussare alla porta di Bruxelles per chiedere un'esenzione. Kerstin Lepik, portavoce della Rappresentanza Permanente estone a Bruxelles, ha confermato la richiesta all'emittente nazionale ERR, spiegando una situazione paradossale che la dice lunga sulla dipendenza europea dalle materie prime russe. "L'azienda russa fornisce materiali di importanza strategica per l'Europa a un'impresa con sede in Estonia", ha dichiarato la Lepik. Una confessione a mezza voce che vale più di mille rapporti economici: le sanzioni non fermano la macchina produttiva russa, ma rischiano di mandare in tilt quella europea.

Tallinn ha fatto sapere che l'azienda locale sta cercando fornitori alternativi per i materiali che attualmente importa dalla Russia, ma nel frattempo ha chiesto di stralciare la società russa e il suo manager dal pacchetto. La portavoce ha aggiunto che "l'Estonia valuterà nuovamente l'inclusione di questa azienda e della persona associata l'anno prossimo". Tradotto: ci servono quei materiali oggi, speriamo di poterne fare a meno domani. Un'ammissione di debolezza che certifica come il rigore ideologico si scontri ogni giorno con la realtà.

E invece di riflettere su queste crepe nel muro delle sanzioni, c'è chi vuole alzare ulteriormente il tiro, ignorando gli ingenti danni collaterali. La Lituania, sulla stessa lunghezza d'onda della vicina Estonia, ha proposto di vietare il transito di cereali russi attraverso il territorio dell'UE e di colpire l'agricoltura di Mosca. Il primo ministro lituano Mindaugas Sinkevicius ha spinto per inserire nuovi individui del settore agricolo russo nella lista nera, dimostrando come la fame di sanzioni a tutti i costi prevalga sul buonsenso economico.

Il ventiduesimo pacchetto si preannuncia dunque come l'ennesimo atto di una farsa masochistica. Un'Europa che si dichiara unita e forte, ma che nei fatti arranca, divisa tra il furore di una russofobia ideologica e la necessità materiale di importare ciò che ha deciso di boicottare. Continueranno a varare pacchetti su pacchetti, ma la realtà dei fatti è sotto gli occhi di tutti: le sanzioni si sono rivelate un'arma spuntata contro la Russia e una tassa occulta che grava interamente sulle spalle dei cittadini europei.

 

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LA PROPOSTA EDITORIALE DELLA SETTIMANA:

Catastrofe Neoliberista di Angelo D'Orsi


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“Catastrofe neoliberista” di Angelo D’Orsi è un viaggio nella storia e una necessità. Un viaggio che ripercorre le origini e le dinamiche di una dittatura totalitaria, capace di imporsi con violenza e di camuffarsi abilmente da paladina della libertà e della democrazia, dominando la vita quotidiana di miliardi di persone. Una necessità, perché solo attraverso la comprensione profonda dell’avversario è possibile immaginare alternative. Con il rigore di un grande storico e l’ottimismo della volontà di ispirazione gramsciana, D’Orsi ci offre gli strumenti per decifrare il presente e costruire un futuro diverso.

L'Iran chiarisce quando riaprirà lo Stretto di Hormuz

 

L'8 ottobre, Mohammad Mokhber, consigliere della Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei, ha fatto riferimento alla situazione nello Stretto di Hormuz e alle condizioni per la sua riapertura.

Ha dichiarato che la rotta marittima «non sarà riaperta in nessuna circostanza finché non saranno risolti i problemi del Paese». Ha inoltre indicato che Teheran «adotterà qualsiasi misura che contribuisca a rafforzare il potere» della Repubblica Islamica.

Le dichiarazioni di Mokhber giungono in un contesto di crescente tensione riguardo alla navigazione nello stretto, dove il traffico navale ha raggiunto il livello più basso degli ultimi due mesi.

Secondo i dati della società Kpler, citati da Reuters, martedì sono transitati per Hormuz sette mercantili, cifra salita a dieci nella giornata di mercoledì: un netto contrasto rispetto alle circa 125 navi che percorrevano quotidianamente questa rotta prima dell'inizio della guerra, il 28 febbraio.

Iran: Gli USA nascondono i danni: oltre 80 aerei distrutti"

 

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato giovedì che le reali perdite subite dagli Stati Uniti a seguito della guerra contro la Repubblica Islamica superano di gran lunga le cifre ufficiali.

«A maggio, il Congressional Research Service ha riconosciuto che le forze armate iraniane avevano distrutto 42 aerei militari statunitensi. Ora siamo a 81, ma il numero reale è molto più alto», ha scritto sul suo profilo X.

In May, the Congressional Research Service admitted that Iran’s Armed Forces had taken out 42 U.S. military aircraft. Now: 81. Real toll is far higher. Proof? CENTCOM won’t let a sitting Senator inspect bases it claims are fine. You can fool all the people some of the time... https://t.co/eB3fRrJFt4

— Seyed Abbas Araghchi (@araghchi) October 8, 2026

Come una delle «prove» di questo insabbiamento, il ministro degli Esteri ha affermato che il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) «non permette a un senatore in carica di ispezionare le basi che sostiene essere intatte».

«Si può ingannare tutto il popolo per un po' di tempo...», ha concluso, con un chiaro riferimento alla celebre frase attribuita ad Abraham Lincoln.

Araghchi si riferiva al senatore democratico Chris Murphy, che di recente ha denunciato di essere stato ostacolato dal Pentagono nell'accesso alla base qatariota di Al Udeid, bersaglio frequente degli attacchi di rappresaglia iraniani.

In seguito al rifiuto, il legislatore ha accusato l'amministrazione di Donald Trump di aver orchestrato uno «sforzo incostituzionale» e una «campagna deliberata» per nascondere al Congresso e all'opinione pubblica l'entità reale dei danni, il numero di vittime e il costo complessivo del conflitto scatenato contro l'Iran.

L’esperimento spagnolo. Le tante luci di un’epopea proletaria

8 Ottobre 2026 ore 16:00

La Rivoluzione Spagnola è stato l’esperimento più avanzato nel superamento della società basata sulla proprietà privata e sul dominio del governo. Questa rivoluzione è stata soffocata dalle truppe nazionaliste guidate dal generale Francisco Franco il 1° marzo del 1939. I nazionalisti erano sostenuti da una coalizione internazionale di governi imperialisti guidata dal Regno Unito e dalla Francia, che ha appoggiato l’intervento militare della Germania e soprattutto dell’Italia.

Questa coalizione internazionale si è tradotta in un’interpretazione storica che ha condannato senza appello l’esperienza rivoluzionaria spagnola. Una condanna su cui concordano, sia pure con motivazioni diverse, gli storici reazionari, quelli liberali e quelli marxisti delle varie scuole.

L’esperimento rivoluzionario spagnolo, fin da quando era in corso, attirò su di sé le critiche delle componenti interclassiste, antiorganizzatrici e individualiste del movimento anarchico, critiche che spesso hanno messo in secondo piano il valore di quella esperienza.

Scopo di questo articolo è mettere in evidenza le conquiste del proletariato spagnolo, al di là degli errori e delle carenze che non inficiano i risultati raggiunti, e l’utilità degli insegnamenti provenienti dai settantasei anni di lotte che precedettero il 19 luglio 1936 per il proletariato di tutti i paesi, in marcia verso la rivoluzione sociale.

Mi limiterò ad alcune considerazioni. La prima, e la più importante, è che il modello organizzativo del proletariato spagnolo, basato su un’organizzazione politica anarchica e su un’organizzazione di massa autonoma da ogni partito e tendenzialmente unitaria, tanto che al suo interno convivevano diverse tendenze oltre a quella anarchica, ha sconfitto per tre volte il fascismo. La prima volta quando pose fine alla pratica del pistolerismo, cioè all’assassinio sistematico degli attivisti sindacali e dei militanti anarchici da parte di gangster assoldati dai capitalisti. Sotto i colpi dei pistoleros cadde anche Salvador Seguì, segretario della CNT (Confederación Nacional del Trabajo): Fu allora che esponenti del movimento anarchico e sindacale decisero di rispondere eliminando il capo della reazione antiproletaria, il cardinale Juan Soldevilla y Romero, arcivescovo di Saragozza. Un atto che seppe fermare la pratica del pistolerismo.

La seconda volta quando nel 1929 il dittatore Miguel Primo de Rivera fu costretto alle dimissioni e l’anno dopo cadde la monarchia. La terza volta quando il colpo di Stato dei generali contro la repubblica e il governo di fronte popolare, iniziato il 17 luglio 1936, fu sconfitto in gran parte della Spagna dalla pronta reazione popolare ispirata dalla Federacion Anarquista Iberica. Nel dibattito storico è stata spesso sottovalutata questa reazione: è stato sostenuto che, dal punto di vista militare, il colpo di stato sia stato sconfitto dallo schierarsi di alcune unità delle forze armate con il governo legittimo. Ritengo che proprio questo conferma l’importanza della reazione popolare, che ha creato il clima politico in cui i militari fedeli alla repubblica hanno potuto schierarsi con il movimento proletario.

Questa riflessione è tanto più importante se si pensa che negli stessi anni il fascismo si andava affermando, dopo l’Italia, in altri stati europei dove era presente un movimento operaio organizzato egemonizzato dalle componenti autoritarie come i partiti socialdemocratici e stalinisti. Le consecutive sconfitte del movimento operaio tedesco (1914 entrata in guerra della Germania, 1919 sconfitta della rivoluzione dei consigli, 1933 nomina di Adolf Hitler cancelliere del Reich) dimostrano l’incapacità dell’organizzazione autoritaria e burocratica di resistere alla reazione.

Un luogo comune, condiviso anche in ambito anarchico, è che lo stalinismo abbia sconfitto la rivoluzione libertaria in Spagna, provocandone la fine. In realtà lo stalinismo ha subito in Spagna una sconfitta da cui si sarebbe ripreso solo con la guerra mondiale.

Negli ultimi mesi del 1936 l’Unione Sovietica inviò ingenti aiuti alla Repubblica spagnola; questo ebbe dei contraccolpi nella situazione interna aumentando il peso del Partito Comunista, che assorbì le scarse forze socialiste in Catalogna dando vita al Partito Socialista Unificato della Catalogna, al tempo stesso estese la sua influenza sulla gioventù socialista, che si unì a quella comunista. Il partito comunista divenne il punto di riferimento della borghesia e di quanti volevano porre fine alle collettivizzazioni e alle esperienze autogestionarie nelle campagne e nelle fabbriche. Uno dei cavalli di battaglia degli stalinisti, frutto del loro schematismo marxista oltre che della politica interclassista di Stalin, era la situazione in Aragona, descritta come una regione terrorizzata dalla dittatura anarchica. Non si riusciva a capire come una regione abitata soprattutto da contadini piccoli proprietari e dove la penetrazione dell’anarchismo era minima avesse potuto dar vita ad una miriade di collettività agricole, se non con la violenza delle milizie confederali provenienti da Barcellona. Nel maggio del 1937 si svolsero quindi una serie di attacchi sia a Barcellona che in Aragona, che danno l’impressione di un piano preordinato volto a tener bloccato a Barcellona il grosso delle forze rivoluzionarie, mentre le forze dell’esercito regolare, guidate dallo stalinista Lister, provvedevano a sciogliere il consiglio di difesa dell’Aragona e a distruggere le collettività. I contadini, liberati dal “comunismo di guerra” imposto dagli anarchici, avrebbero cessato di approvvigionare la ribelle Barcellona, che sarebbe stata costretta ad allinearsi alla disciplina moscovita. Il successo militare del piano, accompagnato dall’imprigionamento e dall’assassinio di tanti militanti rivoluzionari, fra cui Camillo Berneri e Francesco Barbieri, si tradusse in una sconfitta politica: una volta tornate al fronte le truppe di Lister, le collettività si formarono di nuovo, tanto che Barcellona continuò ad essere rifornita dall’Aragona. Questo segnò la sorte della Repubblica, perché le potenze imperialiste si convinsero che solo le truppe nazionaliste, con la loro ferocia, avrebbero posto fine all’esperimento rivoluzionario, e che lo stalinismo non era in grado di controllare il movimento operaio occidentale, e preferirono allearsi con i governi fascisti, arrivando a regalare loro la Cecoslovacchia, in cambio del sostegno militare a Franco.

È bene ricordare, infine, che le uniche vittorie militari della Repubblica sono state ottenute grazie all’azione del movimento anarchico e delle milizie confederali: la sconfitta del colpo di stato, nei giorni immediatamente seguenti il 17 luglio, la liberazione dell’Aragona grazie alle milizie confederali, la liberazione di Teruel, nel dicembre del 1937, compiuta dalle divisioni dell’Esercito popolare eredi delle milizie confederali. La leggenda secondo cui l’indisciplina degli anarchici avrebbe provocato la sconfitta della Repubblica è quindi priva di fondamento. È stata piuttosto l’insipienza dei militari di professione, assieme ai tradimenti degli stalinisti, a provocare il crollo del sostegno alla Repubblica.

L’esperimento spagnolo è quindi un punto di riferimento del movimento di emancipazione in tutto il mondo. Questo è vero, oltre che dal punto di vista storico, anche dal punto di vista concreto: basti pensare agli esuli spagnoli nel Nord Africa che collaborarono con la lotta di liberazione algerina dal dominio francese, o all’esperienza di Cuba. I fratelli Castro, esuli in Messico dopo il fallito assalto alla Caserma Moncada a Santiago di Cuba, si rifugiarono in Messico dove strinsero rapporti con le organizzazioni degli esuli spagnoli, da cui ebbero aiuti in materiali ed uomini, per organizzare la successiva spedizione del “Granma”, che diede il via alla liberazione di Cuba dalla dittatura di Batista.

Come si dice che la Comune di Parigi rappresenta la forma finalmente scoperta dell’organizzazione sociale che sostituirà la società basata sul dominio politico ed economico, così si può dire che l’esperimento spagnolo ci indica la strategia che, attraverso la sconfitta del fascismo, porta alla rivoluzione sociale. Una strategia basata sull’organizzazione autonoma delle classi sfruttate; autonoma dalle influenze borghesi ma anche dai partiti che la vogliono usare per andare al governo. E all’interno di questa l’organizzazione rivoluzionaria anarchica che opera per diffondere l’ideale dell’avvenire nei settori più combattivi del proletariato.

Tiziano Antonelli

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Washington’s transactional Taiwan policy puts Indo-Pacific at risk, ex-US officials warn

Washington’s policy towards Taiwan is increasingly tied to its relationship with Beijing, according to former American officials who also warn that the war on Iran is weakening US military readiness for a potential conflict in the Taiwan Strait. During a fireside chat in an annual symposium hosted by the Global Taiwan Institute in Washington on Wednesday, Brent Christensen, former director of the Taipei Office of the American Institute in Taiwan (AIT), said Washington’s policy towards the...

L'imperialismo crede che al vincitore spetti il bottino, ma i popoli che resistono non abbassano le braccia». Intervista al professor Danny Shaw


di Geraldina Colotti

 

 Danny Shaw, statunitense, con un passato da pugile professionista, è accademico, professore alla New York University (dove è stato sanzionato per il suo sostegno alla causa palestinese), analista di Relazioni Internazionali per Telesur, RT, Hispan TV. A New York partecipa ai movimenti per la liberazione di Nicolás Maduro e Cilia Flores e, sempre l'8 ottobre, in occasione dell'udienza per la concessione degli arresti domiciliari a Flores per gravi motivi di salute, si recherà davanti al tribunale che dovrà decidere se concedere la misura alternativa alla detenzione. Lo abbiamo intervistato su questo tema e sulla situazione internazionale vista dal Nord America.


Professore Shaw, dal suo osservatorio a New York e dal suo costante attivismo, come analizza l'attuale clima politico negli Stati Uniti di fronte all'avanzata delle destre estreme, alle politiche di persecuzione, deportazione di massa e alla propaganda sulla "remigrazione" che colpiscono milioni di lavoratori migranti?


Qui la repressione contro gli immigrati è fortissima. Fin dall'inizio della campagna di Donald Trump, gli immigrati sono stati usati come capro espiatorio per addossare loro tutta la colpa di un'economia che non risponde ai bisogni della popolazione. Ci sono più di 40 milioni di americani che vivono sotto la soglia di povertà, e questo in un Paese con un'economia, un Prodotto Interno Lordo, superiore a 30 trilioni di dollari.

Diversi miei studenti, mentre andavano a lezione nel Bronx, sono stati fermati e discriminati dall'ICE e, se non riescono a presentare il loro atto di nascita e il passaporto, rischiano persino di essere deportati e separati dalle loro famiglie. Sono già più di 25 mila gli immigrati deportati in Paesi terzi che non hanno nulla a che fare né con loro né con i luoghi in cui sono nati e cresciuti. Abbiamo visto immagini crudeli e fasciste di haitiani incatenati sotto la pioggia, con Trump e Marco Rubio che festeggiano l'umiliazione delle nostre sorelle e dei nostri fratelli immigrati.


Milioni di persone vivono in semiclandestinità, nascoste dalle autorità, e milioni di altre vivono nella paura di andare all'università o al lavoro. C'è qui un clima fascista che non si vedeva in forme così estreme da diversi decenni. La persecuzione degli immigrati serve a far sì che noi non possiamo vedere i miliardari — e presto trilionari — che sono i responsabili dell'ingiustizia economica e della disuguaglianza sociale, con un tasso d'inflazione ogni giorno più alto; e a causa dell'intelligenza artificiale l'economia offre sempre meno posti di lavoro. Nessun immigrato è colpevole di tutto ciò: è semplicemente il modo più facile per distrarre la popolazione e dividere la classe lavoratrice.

La popolazione degli Stati Uniti non è molto consapevole della politica estera del governo yankee. Appena un terzo della nostra popolazione possiede il passaporto. C'è quindi soprattutto molta indifferenza riguardo al rapimento di Nicolás Maduro, presidente eletto del Venezuela, e all'invasione dell'Iran.

Questi continuano, però, a essere atti per nulla popolari. Il tasso di approvazione della guerra contro l'Iran gode di meno del 30% del sostegno della popolazione. La gente si chiede come sia possibile che il Pentagono abbia un bilancio di 1,5 trilioni di dollari, il più alto della sua storia, mentre per quanto riguarda l'occupazione, l'istruzione e la sanità pubblica i nostri diritti siano decisamente minimi.


Fino a che punto la narrativa dello "Scudo delle Americhe" e il controllo imperialista sul continente influenzano la polarizzazione interna all'interno degli stessi Stati Uniti?


La questione dello scudo delle Americhe, il progetto di una certa recolonizzazione dell'emisfero che ritorna al passato coloniale e alla Dottrina Monroe — oggi la dottrina Donroe, attraverso l'amministrazione Trump e i suoi portavoce, la classe dei miliardari, la classe Epstein, come molti amano chiamarla oggi perché credono di essere intoccabili —, vede ormai tutto il Sud America e i Caraibi come il proprio cortile di casa. Ne siamo testimoni. Vediamo la pistola puntata alla tempia del popolo venezuelano e dei suoi rappresentanti, come la presidenta incaricata Delcy Rodríguez. Stanno isolando sempre di più il Nicaragua, a cui stanno cercando di imporre sanzioni. Abbiamo visto la destra prendere il potere in Colombia, in Perù, in Bolivia e vincere il primo turno delle presidenziali in Brasile.

Il progetto di disgregazione, di disunione, è l'antitesi di tutto ciò che ha rappresentato la rivoluzione bolivariana, capace di connettere il continente e l'emisfero in un modo mai visto prima. Quella unità, guidata da grandi figure antimperialiste come Evo Morales, Rafael Correa, Hugo Chávez e Nicolás Maduro, sembra oggi una realtà distante. Sono i lacchè dell'impero ad aver fatto parte di quel progetto dello scudo delle Americhe, che sta provocando sempre più povertà e miseria in tutte le Americhe. Ma questo, per la nostra popolazione — a meno che non si tratti di latini o discendenti latinoamericani —, non è qualcosa che un lavoratore dell'Ohio o del Michigan, intento a capire come sbarcare il lunario per la propria famiglia e pagare l'affitto, riesca a comprendere riguardo alla realtà dei popoli delle nostre Americhe. Qui regna l'alienazione e la coscienza è minima a causa di ciò.


Lei ha partecipato attivamente ai movimenti di solidarietà internazionale per la liberazione di Cilia Flores e del presidente Nicolás Maduro. Da una prospettiva giuridica, politica e umana, come qualifica questo rapimento istituzionale e quale impatto geopolitico cerca di consolidare Washington con questa aggressione diretta contro la sovranità venezuelana?


Il 3 ottobre si sono compiuti 9 mesi dal rapimento del presidente venezuelano e della first lady. Ci siamo mobilitati, abbiamo manifestato davanti al carcere. Abbiamo urlato affinché il presidente sequestrato sappia che non sono soli. Sappiamo tutti che si tratta di un caso di lawfare; non esiste alcun capo d'imputazione legittimo contro il presidente Maduro e la sua compagna. Il Cartello dei Soli è stato un'invenzione dell'opposizione di destra di Miami e della CIA, e ogni semestre io chiedo ai miei studenti, il primo giorno di lezioni: «Chi è il più grande narcotrafficante del mondo?». Più o meno la metà risponde sempre: il governo yankee, la CIA e la DEA, perché sanno che sono queste le istituzioni che controllano i mari, i porti e i cieli. Come è stato dimostrato nel 1986, quando i Contra e la CIA furono sorpresi a muovere tonnellate di cocaina verso Los Angeles e Miami, provocando grandissima miseria in una specie di guerra biologica e chimica contro le popolazioni più emarginate qui negli Stati Uniti. Continuano a bombardare i pescatori. Forse, di tanto in tanto, c'è qualche piccola imbarcazione che trasporta un po' di contrabbando, ma non abbiamo mai visto alcuna prova. Hanno già assassinato più di 250 persone innocenti senza alcun processo.

Non hanno alcuna prova contro la First Lady Cilia Flores. È stata semplicemente una strategia ancora più aggressiva, poiché durante l'amministrazione Obama, e poi con Trump e Biden, ci sono state sanzioni che hanno provocato enormi necessità in Venezuela e la migrazione di oltre 8 milioni di venezuelani a causa della guerra economica. E poi hanno proclamato Juan Guaidó alla presidenza virtuale, uno sconosciuto mai eletto dal popolo venezuelano. È stato semplicemente un modo per continuare a saccheggiare le risorse del Venezuela, come i 2 miliardi di oro rubati dalla Banca d'Inghilterra.

Quindi, chi sono i colpevoli? Non Cilia Flores e Nicolás Maduro, bensì i ladri e gli assassini di sempre che cercano di controllare tutte le risorse e la ricchezza delle Americhe. E hanno iniziato con un accerchiamento militare, un blocco militare contro il Venezuela. Continuano a occupare i Caraibi con migliaia e migliaia di soldati, come minaccia contro il Venezuela e contro qualsiasi altro Paese che osi difendere la propria autodeterminazione, avvisandoli che potrebbe capitare loro la stessa sorte, o anche peggio, di quanto accaduto al Venezuela. E lo hanno detto chiaramente anche a Delcy Rodríguez: se esita a consegnare il patrimonio nazionale all'imperialismo, le potrebbe capitare peggio che al presidente Maduro.

Secondo il diritto internazionale, non c'è nulla di legale in ciò che hanno fatto; ma come ha proclamato Trump dal podio delle Nazioni Unite davanti al mondo, la classe dei miliardari che lui rappresenta non crede nella giustizia, non crede nelle leggi né nel diritto internazionale. Essi ritengono che al vincitore appartenga il bottino. Non si fanno scrupolo di aver compiuto moltissime azioni unilaterali, illegali e criminali. Sono arroganti e si credono intoccabili, perché non hanno mai subito alcuna conseguenza per le loro azioni criminali.


Di fronte alle pressioni estreme, al blocco e al ricatto, come valuta la resilienza e il ripiegamento tattico del popolo venezuelano e la postura delle sue istituzioni e dei suoi dirigenti di fronte a questa estorsione imperialista, un tema molto dibattuto nell'ambito della solidarietà internazionale?


Negli stati della Repubblica Bolivariana del Venezuela che ho percorso, nei vicoli e nelle campagne, si nota che il Venezuela ha una popolazione fortemente chavista; è un popolo chavista, un popolo addestrato a difendere i propri diritti e la propria sovranità. Ma in questo momento si tratta di una guerra tra Davide e Golia, e la dirigenza e le milizie non volevano vedere altra morte, non volevano vedere un Libano in Sudamerica. Conoscendo la capacità dell'imperialismo di sfollare e assassinare, hanno scelto la pace.

Sebbene quella pace implicasse una certa umiliazione e la necessità di negoziare con il nemico, il popolo continua a sognare. I suoi orizzonti sono la sovranità e la possibilità che le risorse del Paese possano nutrire il settore pubblico affinché tutti abbiano il necessario. Al pari del popolo cubano, il popolo venezuelano ha sofferto troppo a causa di un assedio militare ed economico dell'imperialismo. Si tratta dunque, oggi, di una realpolitik quella che costituisce la realtà in Venezuela.

Nel piccolo movimento di solidarietà, qui a livello di tutte le Americhe e in Europa, il movimento è animato da una polemica accesa. Alcuni comprendono che con una pistola puntata alla tempia, come diceva Lenin, non vi fosse altra alternativa. Altri dicono che quanto accaduto sia vergognoso e che una parte del governo, se non l'intero governo, sia complice. Esiste dunque questa forte dialettica all'interno del movimento.

Credo tuttavia che sia importante — nonostante le differenze e le contraddizioni secondarie — non dividerci quando tutti sappiamo chi è il responsabile di tutto ciò che sta accadendo in Venezuela e a Cuba. Di questo non hanno colpa le masse cubane e venezuelane, né la loro dirigenza. Ciò avviene all'interno di un contesto in cui la classe dei miliardari globali è più aggressiva e prepotente che mai.


Lei è stato recentemente a Cuba. Come ha percepito in prima persona l'impatto quotidiano dell'inasprimento del blocco e la resistenza dell'isola? Nonostante le estreme difficoltà economiche e l'asfissia deliberata, quali punti di forza soggettivi, culturali e politici mantiene il popolo cubano per sostenere il proprio progetto socialista di fronte all'assedio permanente degli Stati Uniti?


La prima volta che sono andato a Cuba per rompere il blocco e portare forniture mediche e altri generi fu nel 1995, in pieno periodo speciale. Ho chiesto a molti cubani: «Se gli anni '90 rappresentavano il periodo speciale, come si chiama allora questo periodo a partire dal 29 gennaio?». Molti hanno risposto che è un periodo apocalittico e genocida. Coloro che riescono a sopravvivere sono quelli che hanno famiglia a Miami e la capacità di ricevere dollari, ma una grande percentuale, il cubano comune, non ha modo di ricevere quel denaro. Perciò il blocco e la guerra contro Cuba sono diretti contro il popolo.

L'amministrazione di Marco Rubio e Donald Trump ha bloccato anche il settore privato affinché il governo cubano — che ha agito in modo eroico in difesa del proprio popolo già per 66 anni — non possa più provvedere alla sua popolazione.

Esistono quindi piccole e medie imprese, negozi privati, supermercati privati, come se fossero piccole penisole di privilegio di Miami, dove il cubano che possiede dollari può comprare, consumare e mangiare; ma è ovvio che il 90% del popolo cubano non ha accesso a quei negozi privati. Per questo definirlo un genocidio economico è qualcosa che calza a pennello per il cubano comune. Per un'infermiera o un'insegnante che lavora duramente, il suo stipendio oggi, di 5 o 6 mila pesos, è ormai il prezzo di una bottiglia d'olio; la popolazione non ha quindi modo di sopravvivere. Washington sta cercando di imporre un terreno neoliberale, vuole punire le masse cubane per aver resistito così a lungo; ciò che ho visto è stato allarmante.

A causa del blocco energetico annunciato da Trump il 29 gennaio, c'è una grave realtà di disidratazione e fame a Cuba. Ho potuto percorrere il Paese. Sono andato da L'Avana a Sancti Spíritus, Camagüey, Holguín, Santiago. Ho visitato quasi tutte le province del Paese per essere testimone di una guerra economica, di un genocidio economico e silenzioso, come dice il cancelliere Bruno Rodríguez, che era insieme a noi qui a New York lo scorso fine settimana in un evento contro la guerra a Cuba, la quale rappresenta una stella di sopravvivenza e sovranità da più di sei decenni.


Danny, lei conosce molto da vicino la realtà di Haití: come spiega la profonda catastrofe sociale, politica e di sicurezza che attraversa il Paese? Quale ruolo giocano le ingerenze straniere e i falsi progetti di intervento "umanitario" o di polizia, e come resistono le forze popolari di fronte a questo blocco imperialista?


Haití è un Paese brutalmente bloccato dagli Stati Uniti e sottoposto a un'aggressione sistematica. Le cosiddette gang non sono un fenomeno spontaneo, bensì gruppi paramilitari armati fino ai denti con equipaggiamento yankee, utilizzati esattamente allo stesso modo del paramilitarismo in Colombia per smobilitare e massacrare un campesinato militante e una popolazione che anela a essere libera. Tra il 2018 e il 2021, di fronte alla potente valanga di mobilitazioni popolari contro la dittatura neoliberale, l'oligarchia haitiana e il governo di Washington sono ricorsi a questi paramilitari per controllare Port-au-Prince e la principale regione agricola, la Tiboní.

Oggi il popolo haitiano è intrappolato sotto una doppia occupazione: quella dei paramilitari a livello interno e l'intervento straniero guidato da mercenari aziendali come quelli di Blackwater e da migliaia di effettivi delle Nazioni Unite, spinti direttamente da figure come Donald Trump e Marco Rubio con soldati di diversi Paesi per occupare Haiti per la quarta volta in meno di un secolo. Nonostante si sentano isolati di fronte a questa tenaglia militare armata con fucili yankee, il popolo haitiano non abbassa le braccia e continua a cercare con fermezza la solidarietà internazionalista per spezzare le catene della propria oppressione.

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8 Ottobre 2026 ore 16:00

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#PeerTubeTipOfTheWeek

FoLug - Linux Day Cesena 2026

8 Ottobre 2026 ore 15:21
Sabato 24 ottobre a Cesena, dalle 9:00 alle 18:30, si terrà il LinuxDay 2026 con una serie di conferenze e la possibilità di provare pc Linux recuperati, quì trovi il programma completo. L’evento è organizzato dall’associazione “Trashware Cesena” da anni attiva nel recupero di pc destinati allo smaltimento, la configurazione con Linux e la consegna …

Why I hate the gym 😭🤣 #Fitness #Gymlife #Goals #Workout #Fails

8 Ottobre 2026 ore 15:00

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Una casa per la FAT. Ci sfrattano? Noi scommettiamo sulla solidarietà anarchica

8 Ottobre 2026 ore 14:00

Il padrone dei locali di corso Palermo 46 a Torino ci ha inviato lo sfratto.
Ci voleva triplicare l’affitto. Non possiamo e non vogliamo accettare il ricatto.
Abbiamo trasformato uno scantinato umido in un luogo dove ci siamo organizzati per le lotte, dove si sono svolti dibattiti e assemblee, presentazioni di libri, serigrafia, convivialità libera dove ciascuno dà quello che può fuori dalla logica feroce del profitto. La logica che domina il mondo intollerabile in cui siamo forzati a vivere.
Per noi la sede di corso Palermo è un luogo del cuore, ma non ci piegheremo a quest’estorsione.
È tempo di costruire una casa ancora più bella per dare spazio e slancio alle nostre iniziative.
Perché in questi tempi feroci costruire ambiti senza padri, padroni, gerarchie, segnala la brezza che annuncia il presente e il futuro che vogliamo.
Grazie ai contributi dei compagni sinora abbiamo raccolto diecimila euro.
Siamo lontani dalla cifra che ci serve, ma siamo certi di poter contare sulla vostra solidarietà.

Chi vuole contribuire spedisca qui il proprio contributo:
IBAN IT04 I010 0501 0070 0000 0003 862
intestato a Emilio Penna

Vogliamo tornare a rivedere le stelle…

Le compagne e i compagni della Federazione Anarchica Torinese

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Garlasco: crolla il castello di sabbia

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Gianluca Zanella, insieme ai periti Roberto Porta e Daniele Occhetti, fa il punto sulle ultime novità riguardo le indagini sul delitto di Chiara Poggi e, come sempre, cercheremo di capire in che direzione si sta andando

💬 Partecipa alla diretta: lascia le tue domande nella chat live.
🔔 Attiva la campanella per ricevere la notifica all'inizio della live.

📄 Approfondimenti, documenti e dossier: darksideitalia.it

Per Anne Carson, Premio Nobel per la Letteratura 2026

8 Ottobre 2026 ore 14:10
Anne Carson ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura 2026.   Negli ultimi anni LPLC ha proposto le anticipazioni di diverse sue edizioni italiane. Ecco alcuni link agli articoli che abbiamo pubblicato, per chi desiderasse scoprirla o rileggerla:   Uomini fuori servizio: un estratto dalla sezione HOPPER: CONFESSIONS, con traduzione di Francesco Ottonello, di …

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China nominates Song Li for WHO chief as agency faces funding shake-up from US exit

China has nominated health official Song Li to run for director general of the World Health Organization, the foreign ministry confirmed on Thursday. If elected, Song would be the first person from mainland China to head the United Nations health agency. China previously backed Margaret Chan, a Hong Kong-born doctor and former director of health of Hong Kong, who served as WHO director general from 2007 to 2017. Song’s nomination comes as the WHO faces a major funding shake-up following the US...

[2026-10-30] 10 anni Radio Wombat ! @ Csa Next-Emerson

8 Ottobre 2026 ore 13:30

10 anni Radio Wombat !

Csa Next-Emerson - Via di Bellagio 15
(venerdì, 30 ottobre 13:00)
10 anni Radio Wombat !

2016- 2026

10 anni di Radio Wombat !

Festeggiamenti, Banchini e Sorprese

https://radiowombat.net/

Durante il compleanno del next Emerson saranno presenti Banchini e voci del Wombat di ieri e di oggi.

Un appuntamento per curiosare nella tana e nella storia del Wombat e per accompagnarlo nel futuro incerto e magnifico che lo attende.

Non mancate Roooaaar !

[2026-10-24] In ogni caso nessun rimorso: Assemblea nazionale @ CPA Fi-Sud

8 Ottobre 2026 ore 13:01

In ogni caso nessun rimorso: Assemblea nazionale

CPA Fi-Sud - Via Villamagna 27/A, Firenze
(sabato, 24 ottobre 00:00)
In ogni caso nessun rimorso: Assemblea nazionale

IN OGNI CASO NESSUN RIMORSO 24 e 25 Ottobre ASSEMBLEA NAZIONALE al CPA Firenze Sud Dopo il convegno del 4 Luglio al CAP di Genova e il corteo “IN OGNI CASO NESSUN RIMORSO” del 19 Luglio abbiamo pensato di aggiornare il dibattito nel fine settimana del 24 e 25 Ottobre con un incontro nazionale che si terrà a Firenze. Le due giornate saranno articolate tra accoglienza e introduzione ai lavori in un’assemblea plenaria nella tarda mattinata del sabato. Dal primo pomeriggio del sabato e fino a sera si terranno i tavoli tematici che andremo a costruire e definire con maggiore precisione nelle prossime settimane: guerra, antifascismo, surriscaldamento globale e crisi climatica, mediattivismo, repressione… Domenica mattina, dopo una serata di convivialità e un po’ di riposo, assemblea plenaria di restituzione dei tavoli e nuova occasione di dibattito. Quello su cui però vogliamo essere chiari fin da ora sono gli obiettivi della proposta. Vogliamo mettere al centro di questo momento il dibattito sul merito delle questioni per confrontare analisi, categorie, definizioni e obiettivi. Non siamo intellettuali o accademici ma militanti politici: le posizioni cui facciamo riferimento sono frutto delle lotte e delle battaglie che già stiamo portando avanti e ciò che risulterà dal confronto è quindi esso stesso patrimonio collettivo che deve andare a rafforzare la pratica politica. L’ambizione è quella di tornare a lavorare collettivamente sulla tensione di voler riempire la cassetta degli attrezzi e saperli usare per incidere sulla situazione materiale che abbiamo davanti: crisi del sistema capitalista, rigurgito fascista, guerra, devastazione sociale e ambientale. www.inognicasonessunrimorso.org info@inognicasonessunrimorso.org

Test TAPPETINO per TELECAMERA, Le Strade Di BASOLATO sono IL MALE! #green #rant #sicilia #driving

8 Ottobre 2026 ore 13:00

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Io sono per L'ASFALTO.

Le strade di BASOLATO solo una cosa INSOSTENIBILE nel 2026.

Non fanno che:

- aumentare i consumi quindi inquinare di piu'
- rovinare pneumatici, quindi creare spazzatura ed inquinamento
- distruggere sospensioni, giunti, testine snodabili, mozzi, cuscinetti creando una quantita' di spazzatura ed inquinamento inutile

BASTA CON QUESTO BASOLATO DEL CXXXX
SIAMO NEL 2026

FATE STRADE DECENTI PORCOXXX



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[2026-10-16] Inferno Fest VI @ CPA Fi-Sud

8 Ottobre 2026 ore 12:58

Inferno Fest VI

CPA Fi-Sud - Via Villamagna 27/A, Firenze
(venerdì, 16 ottobre 21:00)
Inferno Fest VI

Udite! Udite! Con irreprensibile furia et smodato godimento annunciam la sesta calata dello Inferno Fest! Accorrete gente! Accorrete! Nato nel 2021 per riappropriarci dei nostri spazi e della socialità, l’Inferno Fest compie 6 anni! Sei anni di musica, resistenza e controcultura. Un festival 100% autogestito e autofinanziato, nato dal basso e col nostro sudore, fuori da ogni logica di profitto e consumismo. Un punto di riferimento per l’underground toscano e nazionale. Ci vediamo al CPA Fi-Sud: presidio di aggregazione, militanza e autogestione dove la musica è stile di vita e inno di ribellione. Prezzo popolare: 3 euri. Inclusivo e accessibile a tutte e tutti. Solidarietà: Ricavato interamente destinato alle spese legali per compagne e compagni colpiti dalla repressione. Venerdì 16 - 21:00 – 21:30 | Gulag - 21:45 – 22:15 | Exequiae Sacro - 22:30 – 23:00 | Devoid of Thought - 23:15 – 23:45 | Skulld - 00:00 – 00:45 | Neid Sabato 17 - 21:00 – 21:30 | Blossom - 21:45 – 22:15 | Necrocene - 22:30 – 23:00 | Horrid Human Condition - 23:15 – 23:45 | Blood Offer - 00:00 – 00:45 | Ottone Pesante FOOD & DRINK: Cucina popolare con opzioni vegetariane e vegane e bar autogestito sempre attivi! RISPETTA LO SPAZIO E LE PERSONE: No fascism • No racism • No sexism • No homotransphobia • No machism • No hard drugs Love metal! Hate fascism! Smash patriarchy! Destroy capitalism! Se questo è il Paradiso, noi vogliamo l’Inferno! Dove: Sala Concerti

Capire la Cina attraverso i consumi

 

di Fabio Massimo Parenti* - CGTN

Il “vecchio continente” continua a vedere la Cina con lenti anacronistiche, a giudicare invece di provare a capire, rimanendo in tal modo incapaci di cogliere i cambiamenti strutturali occorsi negli ultimi lustri e in modo più evidente negli ultimi anni. Parliamo di economia, della sua struttura, di come evolve a seguito dell’implementazione dei piani e degli indirizzi politici volti a sviluppare le “nuove forze produttive di qualità”, che a loro volta stanno portando il Paese di mezzo ad avanzare lungo la catena del valore delle filiere produttive.

E qui arriviamo ai consumi, all’idea, errata che “la Cina produca troppo e consumi poco”.

Nel periodo delle vacanze per la Festa nazionale della Repubblica Popolare Cinese, la cosiddetta “Settimana d’oro”, gioverà ricordare come stiano evolvendo i consumi nel Paese. Innanzitutto, nei sette giorni di festività del 2026 si stimano oltre 2,14 miliardi di spostamenti interregionali, mentre i soli viaggi ferroviari hanno superato i 152 milioni, con un incremento del 13,1% rispetto all'anno precedente. Questa mobilità testimonia la rilevanza crescente dei consumi legati ai viaggi, al turismo e alle esperienze. Infatti, da oltre un decennio i consumi rappresentano, in media, la principale componente della crescita economica cinese, superando il contributo degli investimenti e delle esportazioni nette, pur con oscillazioni annuali. Nel XIV Piano quinquennale (2021–2025), il loro contributo medio alla crescita del PIL è stato del 58,8%, secondo l'Ufficio nazionale di statistica. Se prendiamo il 2025, il contributo alla crescita del Pil (+5%) da parte dei consumi finali è stato pari a 2,6 punti percentuali, superiore tanto a quello delle esportazioni nette (1,6 punti) quanto agli investimenti (0,8 punti). Tradotto in quota, parliamo del 52% della crescita complessiva.

Ma cerchiamo di andare oltre e di osservare la natura di ciò che si esporta e si consuma all’interno. La Cina del 2026 ha una struttura economica profondamente diversa rispetto a dieci anni fa. Dall’immagine della Cina dei giocattoli, del tessile e delle merci a basso valore aggiunto siamo passati alla Cina delle automobili elettriche, dei robot industriali, dei droni, delle navi, delle batterie, dei pannelli solari e delle tecnologie avanzate. La trasformazione, tuttavia, non riguarda soltanto ciò che la Cina produce ed esporta. È cambiata anche la struttura della domanda interna, con un ruolo crescente dei consumi e, al loro interno, dei servizi. Più in particolare, i consumi di servizi da gennaio ad agosto sono aumentati del 4,9%, mentre quelli di beni soltanto dell’1%. E non è una dinamica circoscritta agli ultimi mesi. Nel 2025 la spesa per servizi rappresentava già il 46,1% della spesa pro capite dei residenti cinesi, 3,5 punti percentuali in più rispetto al 2020.

La settimana d’oro è quindi una lente particolarmente efficace attraverso cui osservare una trasformazione più profonda che procede da anni: dalla centralità dell'investimento a un maggiore ruolo dei consumi e, all'interno di questi, dall'acquisto di beni alla crescente domanda di servizi ed esperienze. Una quota crescente della domanda riguarda infatti turismo, ristorazione, cultura, sport, intrattenimento, mobilità e nuove esperienze. Già nella prima metà del 2026, ad esempio, le vendite di servizi legati alla consulenza turistica e al noleggio erano cresciute dell’11,3% e quelle relative a cultura, sport e tempo libero del 10,4%.

Ma cosa significa “consumo esperienziale”? Significa che è cambiato il modo stesso in cui si attribuisce valore al consumo. Un viaggio può integrare gastronomia, cultura locale, spettacoli, musei, sport e acquisti; allo stesso modo, uno spazio commerciale può diventare luogo di socialità, intrattenimento e fruizione culturale. Non casualmente, durante il periodo festivo di quest’anno sono stati programmati in tutta la Cina oltre 20 mila eventi culturali e turistici, accompagnati da oltre 310 milioni di yuan (circa 46 milioni di dollari) di voucher e sussidi al consumo.

Un esempio viene da Weifang, dove la partecipazione di una madre e della figlia a un torneo giovanile ha attivato, in un unico viaggio, trasporti, pernottamenti, ristorazione, sport e visite culturali. In Cina si parla ormai comunemente di “economia del biglietto” per indicare proprio questo fenomeno: il ticket di un concerto, una competizione o una mostra diventa il punto di partenza di una catena di consumi. È la logica del “mangiare, alloggiare, spostarsi, visitare, acquistare e divertirsi”; attività sempre più integrate in una medesima esperienza di consumo.

Nuovi stili di vita generano nuove forme di consumo e, contemporaneamente, l’emergere di nuovi “scenari di consumo” alimentano una domanda che prima non esisteva. In altre parole, con l'aumento del benessere e la trasformazione degli stili di vita, il mercato cinese sta progressivamente spostando il proprio baricentro dal possesso all’esperienza, dalla quantità alla qualità e alla diversificazione dei consumi.

È un passaggio rilevante anche sul piano macroeconomico. L’espansione dei consumi interni, e in particolare dei servizi, è ormai parte esplicita della strategia economica cinese per il Quindicesimo Piano Quinquennale. La sfida è creare reddito, fiducia e un’offerta sufficientemente diversificata perché una parte crescente della domanda interna futura possa tradursi in nuovi consumi.

Anche per questo la settimana d’oro racconta qualcosa che va ben oltre i numeri del turismo e della spesa durante le festività. Racconta un’economia e una società che stanno cambiando rapidamente. Per comprenderle, però, occorre prima di tutto liberarsi delle vecchie lenti con cui continuiamo troppo spesso a guardare la Cina.

*Fabio Massimo Parenti è professore associato di studi internazionali e Ph.D. in Geopolitica e Geoeconomia

L'autore Fabio Massimo Parenti è professore associato di studi internazionali e Ph.D. in Geopolitica e Geoeconomia

Istigazione alla cura. La medicina sotto l’attacco razzista del governo

8 Ottobre 2026 ore 11:00

Con questo articolo le Collettive Brigate Basaglia mostrano la totale solidarietà a colleghi, colleghe e altre persone indagate per aver fatto quello che dovrebbe essere il gesto più semplice e naturale della medicina: guardare una persona prima ancora del suo documento, ascoltare una sofferenza prima ancora della sua posizione amministrativa, riconoscere un essere umano prima ancora di una categoria giuridica. Già, proprio così: la Procura di Ravenna ha indagato di recente oltre 20 professionisti sanitari in tutta Italia (circa 23-24 medici) con l’accusa di aver emesso falsi certificati di non idoneità per impedire il trattenimento di migranti irregolari nei CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio).

Forse mancava solo questo. Dopo il reato di solidarietà, dopo il reato di soccorso in mare, o a chi attraversa un confine senza il permesso o senza un conto in banca abbastanza consistente, arriva finalmente il nuovo grande pericolo per l’ordine pubblico italiano: l’istigazione alla cura!
Perché se il personale medico osa fare quello per cui dovrebbe esistere la medicina — guardare una persona, ascoltare la sua sofferenza, valutare la sua vulnerabilità — allora forse, qualcosa nella macchina istituzionale “democratica” si è inceppato..
Ma forse la questione più profonda non riguarda soltanto i CPR, il personale medico o un singolo procedimento giudiziario. La questione riguarda un problema ancora più grande, l’esistenza stessa di strutture amministrative o detentive costruite attorno all’assurda idea che alcuni esseri umani possano trovarsi fuori posto (soprattutto se poveri).
Ma fuori posto rispetto a cosa? Rispetto a una linea tracciata su una mappa da quattro burocrati. Rispetto a un confine deciso nella storia. Rispetto a un documento che stabilisce chi può muoversi liberamente (soprattutto se pieno di soldi) e chi invece deve dimostrare continuamente di avere il diritto di stare da qualche parte. La guerra ai migranti poveri agita dai governi ad ogni latitudine è realtà anche per la “democrazia europea”, non un errore di percorso!

Il problema non è soltanto il modo disumano con cui questi lager, definiti strutture “amministrative”, vengono gestiti e su cui abbiamo già detto abbastanza. Il problema è proprio il principio stesso secondo cui un essere umano possa diventare irregolare, invisibile, sospeso, semplicemente perché nato dall’altra parte di una frontiera, o perché “povero”, o perché non bianco abbastanza, o non cristiano abbastanza.
Prima ancora dei CPR esiste questa maledetta dottrina: quella secondo cui il mondo sia diviso in territori appartenenti a Stati-nazione e che dentro questi territori alcune persone siano considerate legittime e altre temporaneamente tollerate, controllabili, espellibili.
È proprio dentro questa logica disumana che nasce la contraddizione più profonda, dove la medicina viene chiamata a certificare non la salute, ma la capacità di una persona di sopportare una condizione che può danneggiare la salute. Infatti, come viene affermato ampiamente anche dalla rete “Mai più lager- NO ai CPR”, di cui fanno parte alcuni dei medici accusati, è riconosciuta ormai la patogenicità, ovvero la capacità di questi centri di detenzione, di creare malattie e danni. La sola permanenza in un CPR, a causa delle condizioni profondamente dannose documentate e testimoniate, può portare infatti a gravi compromissioni della salute. Ciò è tristemente ironico, se si pensa che per definizione legislativa, in questi centri “lo straniero deve essere trattenuto con modalità tali da assicurare la necessaria assistenza ed il pieno rispetto della sua dignità”.

Ormai non è più sufficiente che una persona venga privata della libertà dentro un CPR. Non è più sufficiente che il suo corpo venga inserito dentro un dispositivo amministrativo costruito per rendere possibile l’espulsione. Ora quel corpo deve anche essere dichiarato compatibile con quella condizione assurda e disumana, la repressione chiama dunque la medicina ad essere collaborazionista di tutto ciò.
E qui emerge il paradosso. La medicina dovrebbe porsi una semplicissima domanda clinica: di cosa ha bisogno questa persona per stare meglio?
E invece non basta! In questi contesti la stessa medicina è chiamata anche a porsi ulteriori domande, domande di natura politica: questa persona può essere ficcata dentro l’ingranaggio disumano che lo Stato centrale ha deciso per lei senza che crei troppi problemi?; la possiamo rendere invisibile e farla morire dentro la democrazia istituzionale della fortezza Europa senza che alzi troppa polvere, e anzi, raccattando pure qualche voto sul suo corpo?

La recente vicenda, che vede altri clinici indagati su tutta Italia (che si aggiungono a quelli di Ravenna di inizio anno) per aver certificato la non idoneità di alcune persone migranti destinate ai CPR, non riguarda soltanto un procedimento giudiziario. Riguarda bensì una questione molto più ampia: quale ruolo viene assegnato alla medicina dentro una società che si definisce democratica?
Il medico deve essere un garante della persona oppure un ingranaggio amministrativo incaricato di rendere funzionale un sistema di detenzione?
Dati ufficiali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno più volte evidenziato come la detenzione amministrativa delle persone migranti rappresenti un fattore di rischio per la salute mentale e fisica, soprattutto quando si combina con isolamento, incertezza sul futuro, esperienze traumatiche precedenti e condizioni ambientali difficili.
La medicina non può essere chiamata soltanto a verificare se un corpo sia abbastanza resistente da sopportare una condizione patologica. Altrimenti il medico non cura più il danno: certifica la capacità del corpo di subirlo.
Ed è proprio qui che il problema diventa politico. Perché se un luogo è fonte di sofferenza, la risposta sanitaria non dovrebbe essere aumentare la capacità delle persone di resistere dentro quel luogo. La risposta sanitaria dovrebbe interrogarsi sull’esistenza stessa di quel luogo.
I CPR non sono ospedali. Non sono strutture terapeutiche. Sono luoghi di privazione della libertà. La loro particolarità è proprio questa: una persona può essere privata della libertà senza aver commesso un reato penale, ma perché si trova in una condizione amministrativa considerata irregolare. Eppure, il corpo umano non distingue tra una cella chiamata carcere e una stanza chiusa chiamata centro di permanenza. Il corpo conosce soltanto l’esperienza concreta, cioè il maledetto isolamento da tutti e da tutto, la perdita di controllo sulla propria vita, l’impossibilità di scegliere, la paura dell’espulsione, la sospensione del futuro.
Negli anni sono emersi numerosi episodi di autolesionismo, tentativi suicidari e suicidi compiuti all’interno dei CPR. Il caso di Ousmane Sylla, morto suicida nel CPR di Ponte Galeria nel 2024, è diventato uno dei simboli delle criticità legate alla salute mentale nei centri. Non è un dettaglio marginale.

In medicina detentiva, il gesto autolesivo non è semplicemente un comportamento individuale, ma spesso rappresenta un chiaro segnale comunicativo di un contesto che sta producendo sofferenza. Quando molte, tantissime persone, dentro lo stesso ambiente manifestano disperazione, la questione non ha alibi, e non può essere ancora e soltanto sul “come controllare queste persone”. La questione dovrebbe essere: che cosa sta facendo questo ambiente alle persone che vi vengono inserite?
Un altro elemento inquietante riguarda il fiume di psicofarmaci dentro i CPR. Diverse relazioni e osservazioni indipendenti hanno segnalato nei CPR un utilizzo significativo di farmaci sedativi e psicofarmaci. Naturalmente, ogni trattamento farmacologico dovrebbe essere valutato caso per caso e può rendersi effettivamente necessario, se in presenza di specifiche condizioni cliniche.
Ma esiste una questione più generale: quando una persona soffre perché è inserita in un ambiente che produce angoscia, paura e perdita di controllo, la risposta è sedare la persona, oppure modificare tutto l’ambiente che genera quella sofferenza?
La storia della psichiatria ci ha insegnato proprio questo: per decenni abbiamo chiamato “malattia individuale” ciò che spesso era anche e soprattutto prodotto di istituzioni, rapporti sociali e condizioni di vita disumane e opprimenti.
Basaglia lo aveva mostrato con chiarezza. Il problema non era soltanto la sofferenza mentale, ma il modo in cui una società decideva di organizzare la risposta a quella sofferenza.
La questione dei medici dei CPR è quindi una questione deontologica, prima ancora che giudiziaria. Il medico non è chiamato a certificare che un sistema funzioni, è chiamato a valutare una persona. La differenza sembra piccola, ma cambia tutto. Quando la logica amministrativa diventa dominante, il rischio è che la salute venga trasformata in un semplice requisito tecnico: un timbro necessario affinché una procedura burocratica possa continuare.

Ma la medicina non dovrebbe essere una pratica di adattamento dei corpi alle maledette esigenze delle istituzioni. La medicina dovrebbe ricordare alle istituzioni che esistono limiti che nessuna procedura amministrativa può cancellare. La medicina non è mai stata neutrale, lo sappiamo. Nel corso della Storia è diventata più volte strumento di classificazione, esclusione, controllo e violenza, soprattutto verso categorie oppresse socialmente, come donne e persone razzializzate. Al contrario, ci sono stati momenti in cui invece ha scelto la parte della persona contro l’apparato.
Medici che durante il fascismo falsificarono documenti per salvare vite. Medici che denunciarono la violenza dei manicomi. Operatori sanitari che durante il G8 di Genova curarono persone colpite durante le proteste, a prescindere da qualsiasi altra valutazione, proprio perché nella deontologia medica è da sempre presente il diritto alla cura della persona, chiunque essa sia.
Forse un giorno il problema non sarà ricordato come “il caso dei medici che ostacolavano i CPR”. Forse verrà ricordato come il momento in cui una società ha dovuto scegliere se la medicina dovesse servire i corpi, oppure i dispositivi europei “democratici e attenti ai diritti umani” costruiti per governare i corpi.
Ed è qui che sta il paradosso. In un sistema in cui la sofferenza viene amministrata e somministrati, chi prova a curarla rischia di diventare il problema. E allora sì, forse arriverà davvero il giorno in cui dovremo difenderci dal nuovo reato di istigazione alla cura. Anzi, è già arrivato.
La colpa? Aver continuato a vedere esseri umani dove altri vedevano pratiche da smaltire. Ma la nostra sopportazione finisce qui!

Siamo stanc* di assistere all’ennesimo abuso di logiche autoritarie dentro strutture che si definiscono democratiche, ma che continuano a permettere e a promuovere forme di violenza, controllo e oppressione sulle persone più vulnerabili.
E allora la cura, da sola, non basta! Curare non può significare soltanto intervenire sul dolore quando il dolore è già stato prodotto. Curare significa anche riconoscere insieme ciò che quel dolore lo genera, nominarlo, contrastarlo, costruire legami capaci di impedire che venga continuamente riprodotto. Per questo la cura deve diventare azione collettiva.
Oggi non basta più al personale medico dire “e mi no firmo” come disse Basaglia in occasione del suo primo giorno come direttore del manicomio di Gorizia nel 1961. La responsabilità non può essere lasciata al singolo medico/a che si trova davanti a un certificato da firmare. Se il problema è strutturale, anche la risposta deve esserlo.
Chiediamo a tutte le cliniche e a tutti i clinici, alle attiviste e agli attivisti e a chiunque continui a credere nella dignità umana, di rompere queste gabbie burocratiche nel modo che ritiene più giusto.
Mettiamo bombe di cura dappertutto. Bombe che non esplodono, ma che aprono crepe nei muri dell’indifferenza. Bombe fatte di solidarietà, presenza, mutuo aiuto, disobbedienza professionale e responsabilità condivisa. Bombe che bruciano simbolicamente i documenti inutili, quelle categorie e quelle procedure che non proteggono le persone, ma servono soltanto a separarle, classificarle, renderle espellibili e meno umane. Bombe che facciano saltare in aria simbolicamente quelle catene burocratiche che servono soltanto a creare confini artificiali tra gli esseri umani.
Non dobbiamo distruggere nulla, se non l’idea, propinata dalle istituzioni, che una persona possa essere considerata meno umana di qualcun’altra.
Ciò che dovrebbe esplodere è l’amore che abbiamo dentro di noi, che ci permetta di riconoscere nell’altra persona non un problema amministrativo, ma una vita, un cuore che ama, e che invece si sta spegnendo dentro una cella a due passi da casa nostra.

La cura non è soltanto ciò che accade tra un professionista e una persona. La cura accade anche quando una comunità decide che nessuno debba essere lasciato solo davanti al potere oppressivo. Accade quando un medico rifiuta di firmare ciò che ritiene ingiusto e altri medici gli stanno accanto. Accade quando un’attivista denuncia un abuso e altre persone fanno in modo che quella denuncia non venga soffocata. Accade quando trasformiamo la solidarietà da sentimento privato a pratica organizzata.
Non dobbiamo far esplodere nulla, se non il silenzio opprimente, la rinuncia devastante che ci circonda e ci uccide da dentro.
Quello che deve esplodere è la capacità collettiva di prenderci cura gli uni degli altri. Perché, quando la cura diventa collettiva, smette di essere soltanto assistenza e diventa resistenza e quando quest’ultima pulsa, vibrante di un diffuso sentimento di libertà, diventa rivoluzione!
Non lasciamo che queste parole finiscano solo su questa carta!
Scriviamo lettere ai nostri ordini professionali, se questo è lo strumento che abbiamo a disposizione. Scriviamo su milioni di altri fogli, scriviamo sul corpo, sui muri, sulle strade, sulle porte e sui portoni! Facciamo sentire la nostra voce, gridiamo, ma gridiamo forte! Facciamo uscire il dolore, facciamo uscire l’umanità repressa dalla burocrazia delle istituzioni totalitarie. Organizziamoci nei luoghi di lavoro. Costruiamo reti tra professionisti e amici. Rendiamo pubbliche le contraddizioni. Sosteniamo chi si espone. Non lasciamo solu chi rifiuta di trasformare la propria professione in un ingranaggio amministrativo. Ma facciamolo con il cuore e con la calma rabbia! Non siamo sole! Solidarietà.

Brigate Basaglia

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Comment rendre un framaform accéssible sans autentification

Bonjour

j’ai utilisé un modèle framaform pour un questionnaire mais je n’arrive pas à le paramétrer pour que les personnes qui répondent n’aient pas à s’inscrire car c’est un frein a leur participation

comment faire

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Kremlin aide visits China amid speculation about potential Xi-Putin-Trump meeting

An aide to Russia’s president arrived in China on Thursday for a visit that will be closely watched for signs of preparation for a possible trilateral summit with the US during the Asia-Pacific Economic Cooperation leaders’ meeting next month. Nikolai Patrushev, who is also chairman of Russia’s Maritime Board, was set to hold talks with Foreign Minister Wang Yi, China’s Ministry of Foreign Affairs announced on Wednesday. Leading a delegation that included representatives from government...

Club Med, a Disney Cruise and an Exploding Starship: SpaceX Used Bystander Videos to Track Falling Debris

8 Ottobre 2026 ore 12:00
A collage of rockets about to launch, sparks of light in the sky, black boxes, arrows and text that reads “observed transiting behind the cruise ship.”
Illustration by Shoshana Gordon/ProPublica. Source images: FAA report obtained by ProPublica, Eric Gay/AP.

When SpaceX’s giant Starship rocket exploded over the Caribbean last year, the internet lit up with videos from airline passengers, island tourists and locals showing flaming debris shooting across the sky. Even some airline pilots recorded the fiery aftermath as planes scrambled to move out of its path.

Some of those videos of Starship’s seventh test flight — including ones taken from Disney and Royal Caribbean cruise ships and a Club Med resort — went on to play a role in the company’s efforts to count and track pieces of debris after the explosion, a report obtained by ProPublica says.

The report — obtained by ProPublica from the Federal Aviation Administration through a freedom of information request — shows video captured a fireball, then a shower of sparkling debris in the sky moments after the explosion. It includes maps pinpointing where the images were shot, which helped the company understand how debris tumbled to earth after the blast.

“At 1 minute 42 seconds, the debris cloud is observed transiting behind the cruise ship,” says the report, which SpaceX provided the FAA two weeks after the so-called mishap.

Such reports are required by federal rules in the days after a rocket failure and are supposed to describe what happened and where hazardous debris landed. The information is key for the FAA’s efforts to keep busy air traffic corridors safe at a time of rapid growth in the commercial space industry as companies like SpaceX develop and test rockets that they hope will eventually reach the moon and Mars.

During launches, the FAA preventively closes airspace. It has also been forced to clear areas quickly after test flights of massive spacecraft went wrong.

Starship flights 7 and 8 broke apart last year and scattered debris above airline traffic over the Caribbean. Before Flight 9, the FAA moved to greatly increase the size of the airspace it walled off pre-launch.

The agency defined its no-fly zones, which are closed to airplane traffic during a launch, and its so-called debris response areas, which are closed after a mishap, using information from SpaceX and modeling from Space Force, the branch of the military that deals with the nation’s space interests, to predict where debris might fall.

Nearly doubling those pre-launch no-fly zones “only makes sense if the prior margin was judged inadequate rather than just unlucky,” said Moriba Jah, a professor of aerospace engineering at the University of Texas at Austin.

Earlier this year, the FAA issued a warning that rocket launches could “significantly reduce safety” for airplanes, after ProPublica reported that 21 planes appeared to make sudden turns to exit or avoid an FAA-designated emergency no-fly zone in the minutes after the Flight 7 explosion. Such disruptions are likely to become more frequent. SpaceX is seeking to launch Starship up to 76 times a year from Cape Canaveral, Florida.

The FAA provided ProPublica the reports on Starship flights 7, 8 and 9 — all of which involved mishaps — after we requested them under the Freedom of Information Act. The FAA redacted the vast majority of all three reports, citing, among other things, exemptions in the law that protect confidential business information from disclosure. The blackouts were, in part, a reflection of SpaceX’s objections; FAA allowed the company to challenge the release of information it deemed proprietary.

The FAA refused to release information that would show SpaceX’s estimates of where debris fell during the three rocket failures. It’s unclear what the agency or the company knows about how close any airplanes came to falling debris.

“Withholding the underlying debris estimates makes it impossible for anyone outside SpaceX and FAA to check whether that pattern is improving or repeating,” Jah said. “Given a regulator already revised its own safety margins once, the public has a real interest in seeing the data behind both the old margin and the new one.”

The unredacted part of the report did not show whether the debris from the Flight 7 explosion fell where SpaceX and the FAA expected it to. But the references to Disney and Club Med guests’ video suggest SpaceX did not have a full picture of where the debris landed without them. “I would read it as evidence their own tracking did not carry cleanly through the debris cloud phase, so they used the public to fill the gap,” Jah said.

A document with two maps and four screenshots of videos. Two of the screenshots show an explosion in the sky. One of the screenshots shows an illuminated water slide.
A page from SpaceX’s report shows the company used public video, including from near a Disney cruise ship, to track debris from Starship Flight 7. Obtained by ProPublica. Redactions in original document.

SpaceX did not respond to requests for comment. The company has said that it learns from its mistakes and that each test improves Starship’s reliability. Last December, it said on X that “SpaceX is committed to responsibly using airspace during launches and reentries, prioritizing public safety to protect people on the ground, at sea, and in the air.”

The FAA did not respond to a request for comment, nor did Disney, Royal Caribbean or Club Med.

Ron Madler, a professor of aerospace engineering at Embry-Riddle Aeronautical University, said the videos could help SpaceX “either confirm their breakup models or possibly to improve them.”

The mishap report for Flight 8, which rained debris near the Bahamas, said before that flight’s explosive failure, SpaceX did not have the proper “test stand” that was capable of testing the rocket’s engines “for a full Starship mission.” The remainder of the page was blacked out, so it was unclear from the report whether the company had found another way to fully test the engines before launch. 

Flights 7 and 8 both involved the same model. Both ended in engine-related failures.

Text in the report around the statement about the test stand was redacted. But Jah said it “means some part of the engine’s actual flight behavior was being verified for the first time in flight rather than on the ground.”

John Crassidis, an aerospace engineering professor at the University at Buffalo, said launching before having a fully capable test stand was likely “a cost-saving decision.” In building rockets, he said, SpaceX CEO Elon Musk has used both the old approach of launching and then fixing any issues that arise, and the newer approach of running simulations and ground tests first to head off problems.

“Doing too much of the old school can lead to too many mishaps and cost overruns,” he said. “Doing too much of the new school leads to long times to get things done and a reduction in flexibility.”

The post Club Med, a Disney Cruise and an Exploding Starship: SpaceX Used Bystander Videos to Track Falling Debris appeared first on ProPublica.

Stop al conflitto e al riarmo: quattro proposte al «campo largo»

Armare l’Ucraina o no? La discussione nel “campo largo” si è incagliata, ma che la questione non si ponga in questi termini lo sta chiarendo il dibattito aperto sul manifesto dall’articolo di Francesco Strazzari, con Francesco Vignarca e l’intervista a Pasquale Tridico.

Il problema vero è come mettere fine alla guerra tra Russia e Ucraina, offrendo una soluzione di lungo periodo per la pace e la stabilità in tutta Europa. Un’esigenza tanto più urgente di fronte agli attacchi russi e ucraini sulle città e le infrastrutture civili, con l’illusione di entrambe le parti che qualche drone (o Patriot) in più possa piegare l’avversario. Quello che l’escalation produce è invece l’estensione della guerra, anche in quelle forme ibride che rischiano di coinvolgere direttamente altri paesi europei. Un grave pericolo che va fermato al più presto, non con le armi ma con la politica. Ad esempio, quella del centrosinistra: il “campo largo” potrebbe convenire su quattro punti.

LA GUERRA VA FERMATA AL PIÙ PRESTO. Ha causato morti e distruzioni terribili in Ucraina e in Russia, ed è stata il pretesto per una militarizzazione dell’Europa che ne stravolge la natura, fa arretrare la democrazia e moltiplica l’instabilità. Entrambe le parti hanno esaurito le risorse per alimentare la guerra. L’Ucraina dipende interamente dal sostegno finanziario esterno sia per le azioni militari che per il funzionamento del paese, sette milioni di ucraini sono rifugiati all’estero, anche per sfuggire al servizio militare. La Russia concentra le risorse sullo sforzo bellico, mettendo in crisi il resto dell’economia, e deve trovare soldati in Corea del nord o in Africa. Entrambi i paesi sono divisi al loro interno; le voci contro la guerra sono soppresse, ma esistono; è la continuazione della guerra che rinsalda Putin e Zelensky.

Una guerra alimentata dall’esterno, può essere fermata dall’esterno. Per quattro anni e mezzo l’Europa non è stata capace di una proposta di pace. Forniamo supporto bellico senza alcuna trasparenza: non sappiamo quali armi l’Italia fornisce a Kiev, che presenza militare c’è, che accordi ci sono. L’imprevedibilità di Trump – che offre armi a Kiev, promette accordi, fa affari con la Russia – è una ragione in più per un’iniziativa europea. Il segretario generale della Nato Rutte non potrà far nulla contro le priorità degli Stati uniti: il cancelliere tedesco Merz è stato l’ultimo leader europeo a riconoscere questa scomoda verità.

VA PRESENTATA UNA PROPOSTA EUROPEA DI NEGOZIATO TRA RUSSIA E UCRAINA. Ogni aiuto – finanziario o militare – all’Ucraina dovrà essere condizionato all’accettazione da parte di Kiev della proposta europea. La coalizione di centrosinistra italiana può avanzare questa proposta, confrontarsi con i partiti e la società civile di altri paesi, discuterla al parlamento europeo. Il progetto potrà tener conto degli accordi Minsk I e II che erano stati sviluppati con l’Osce – l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, con sede a Vienna – per evitare la guerra prima del 2022. Il negoziato potrà svolgersi sotto l’egida dell’Osce e potrà utilizzare la possibile mediazione di autorità neutrali, come il Vaticano. Stati uniti e i governi europei non dovranno sedere al tavolo delle trattative. Le Nazioni unite e la Cina potrebbero essere coinvolte per sostenere il progetto di trattative.

In queste condizioni la Russia avrebbe rassicurazioni sulle possibilità di un negoziato costruttivo; la riduzione delle tensioni fermerebbe la spirale tra attacchi e ritorsioni, lo scambio di prigionieri porterebbe a un miglioramento della fiducia, una tregua potrebbe essere raggiunta. Se rifiutasse di prendere questa strada, Mosca si troverebbe di fronte l’insostenibilità interna e una pressione internazionale molto più ampia, questa volta anche dalla Cina.

Chi pensa – in Italia e in Europa – che la spesa per il riarmo dell’Occidente sia sufficiente per scoraggiare l’aggressività russa è già stato smentito. Un’Europa militarista ma frammentata, con strategie divergenti tra i paesi maggiori, aggressiva ma dipendente dagli Stati uniti, non può costruire una deterrenza sul piano puramente militare; è la strada della politica che può garantire una sicurezza comune, come ricordava su queste pagine Fabrizio Coticchia, e come argomentiamo nelle nostre conclusioni al volume Se l’Europa va alla guerra (Feltrinelli).

L’ITALIA CONGELA L’AUMENTO DELLA SPESA MILITARE. Come segno di distensione, rifiuta l’impegno chiesto dalla Nato di aumentare fino al 5% del Pil la spesa militare – su questo il campo largo è già d’accordo – e rifiuta di chiedere a Bruxelles i prestiti per gli acquisti di armi previsti dal programma Safe di debito comune europeo. Per il periodo di svolgimento dei negoziati, il centrosinistra potrebbe chiedere un congelamento dei programmi di riarmo dell’Unione europea. La corsa a spendere per armi 800 miliardi di euro nei paesi europei e 130 miliardi del bilancio Ue potrebbe avere una pausa, la spesa sociale e ambientale potrebbero risollevarsi, un’Europa diversa dal militarismo potrebbe risvegliarsi.

L’ITALIA PROPONE ALLA UE NUOVE FORME DI ASSOCIAZIONE PER L’UCRAINA E ALTRI PAESI. Nonché la riapertura dei rapporti economici con la Russia. Sono contributi alla ricerca di una pace stabile. Questo esito può rappresentare l’obiettivo che più può incoraggiare le parti a raggiungere un accordo. L’Ucraina si troverebbe legata alla Ue – ma non alla Nato – e sostenuta nella sua ricostruzione, senza tuttavia le rigidità dell’adesione formale. La Russia, senza le sanzioni, potrebbe tornare a esportare gas e petrolio in Europa, ritrovare il proprio ruolo, rilanciare la crescita, stabilizzare la situazione sociale.

Un’agenda di questo tipo per il campo largo avrebbe effetti rilevanti per tutta l’Europa. Una proposta di pace darebbe uno sbocco politico ai sentimenti contro la guerra che sono largamente diffusi, anche – ad esempio – tra le spinte populiste che in Germania hanno contribuito al voto per l’estrema destra. Con una proposta politica di pace e sicurezza comune, le forze progressiste in Europa potrebbero recuperare una parte dei consensi perduti in questi anni di sostegno alla guerra. Ma non solo, di fronte alla possibilità di governi di estrema destra dopo le elezioni in Spagna, Francia e Italia dei prossimi dodici mesi, un accordo di pace in Ucraina e uno stop al riarmo europeo eviterebbe che il dito sul grilletto di una guerra europea sia quello di leader reazionari.

Questo articolo è comparso su il Manifesto del 7 ottobre 2026

Trump pushed Xi to end Japan freeze, but Chinese leader unmoved

US President Donald Trump pressed Chinese counterpart Xi Jinping during last month’s summit to end a deep freeze in relations with Japan’s Sanae Takaichi, the South China Morning Post reported. Trump raised Japan’s grievances over Chinese restrictions imposed following Takaichi’s comment in November that the Japanese military might intervene in the event of conflict in the Taiwan Strait, according to Thursday’s report, which cited people familiar with the discussions. Beijing regards Taiwan as...

American Academy of Pediatrics Renews Call for Ban on Raw Milk

8 Ottobre 2026 ore 11:00
Milk bottles sit on a refrigerator shelf, sealed with caps displaying the text “100% RAW.”
Bottles of raw milk for sale Sarahbeth Maney for ProPublica

The nation’s largest professional group of pediatricians has renewed its call for a nationwide ban on the sale and distribution of unpasteurized milk and other raw dairy products, according to a policy statement it published earlier this week. 

The revised guidance from the American Academy of Pediatrics warns of the serious health risks from consuming raw dairy products, particularly for children, as well as pregnant and immunocompromised people.

“More and more people are discussing this as a potentially healthful thing to do, when in fact it’s a highly risky thing to do,” said the academy’s president, Dr. Andrew Racine. “So our responsibility, as the leading voice of pediatric healthcare in the United States that’s dedicated to the health and well-being of children, is to make sure that the accurate, evidence-based information is out there.”

The revised statement follows ProPublica reporting that dived deep into the causes and severe consequences of America’s current fascination with raw milk, which has not been heated to kill off harmful bacteria. Once limited to the fringes of health-food culture, unpasteurized milk has morphed into a widespread movement rooted in wellness trends and institutional distrust.  Today, more than 10 million Americans drink it. 

Most scientists and health experts agree that raw milk has no significant, proven nutritional benefits over its pasteurized counterpart and that it cannot treat or cure any disease. It also subjects its consumers to over 100 times the risk of foodborne illness, which can be especially dangerous for young children. Before milk pasteurization was widely adopted a century ago, thousands of children died each year from diseases linked to contaminated dairy. 

As it has grown in popularity in recent years, raw dairy products have contributed to numerous outbreaks of pathogenic diseases, such as salmonella and E. coli. Over the past two years, nine states have experienced outbreaks that regulators have linked to raw dairy. Just last month, federal regulators linked an E. coli outbreak to unpasteurized cheese. Thirteen people fell ill, more than half of whom were young children.

As illnesses have surged, high-level lawmakers and government officials, including Health Secretary Robert F. Kennedy Jr., have championed the industry instead of curbing it. In his federal role, Kennedy said he was “advocating” for raw milk and celebrated the release of a report to Make America Healthy Again with a toast of raw-milk shooters in the White House. The health department did not respond to ProPublica’s questions about the new professional guidance or the pediatric group’s call for a ban on raw milk sales.

Rep. Rosa DeLauro, a Connecticut Democrat who chairs the Congressional Food Safety Caucus, told ProPublica that she is taking the guidance of the academy “very seriously.”

“They see firsthand what these illnesses can do to children,” she said in an emailed statement. “Right now, Secretary of Health and Human Services RFK Jr. cannot even bring himself to tell parents not to give it to their kids.”

DeLauro said she was “supportive of any policy that reduces risk of exposure to harmful foods,” including putting warning labels on raw-milk products and maintaining adequate funding for outbreak prevention and tracking. 

Federal law restricts the sale of raw milk across state lines, but states can decide how it can be sold within their boundaries. In recent years, proponents have fought to increase access to raw milk within states, often opposing efforts to limit its sales. People can legally purchase raw milk in all but a handful of states, either directly from a store or from a farmer, or even as “pet food.”

Last week, ProPublica detailed the case of two girls severely sickened last year after consuming raw goat milk from an unregulated farm in southern California. The state, which is teeming with black-market dairies, did little to punish the farmer who sold the families the milk. It allowed her to provide her own sample for testing, weeks after the outbreak began, and did not independently sample her grounds for traces of the pathogen, as state investigators have done in other cases. (The farmer told ProPublica that her milk, which tested negative for pathogens, did not cause the outbreak and claimed the families had knowingly bought milk that was not for human consumption, which they deny.) 

The mother of one of the girls, a toddler who nearly died, had read about the purported benefits of unpasteurized milk on a site for the Raw Milk Institute, a nonprofit founded by Mark McAfee, one of the nation’s most prolific sellers. In a profile of the California farmer, ProPublica chronicled how social media influencers have amplified his claims and helped him build what is now a $30 million-a-year business even as regulators have linked it to more than a dozen recalls and outbreaks that have sickened hundreds. (McAfee previously defended the claims made on the institute’s website and maintained to ProPublica that raw milk still has therapeutic benefits.) 

Members of the academy said they read and circulated ProPublica’s reporting as they drafted their statement. 

“This product is being marketed to families as being beneficial for their kids,” said Dr. Adam Ratner, a pediatric infectious disease doctor in New York City and one of the lead authors of the academy’s revised statement. “They don’t see the risks, and unwittingly they end up making a decision that is much more dangerous.”

The academy first published a policy statement on raw milk in 2014, endorsing a nationwide ban on its sale and encouraging its members to reach out to state representatives to advocate for such a restriction. The statement published this week reaffirms this appeal with recent epidemiological evidence. In addition, it cites a growing concern of highly pathogenic avian influenza, which has been shown to contaminate unpasteurized milk.

Racine, the academy’s president, told ProPublica that the policy was also updated on account of “the rise in the discussion about the alleged benefits of raw milk and the fact that more people are experimenting with using it.” 

“Prevention really is the best single way to keep children healthy and safe, and this is a preventive move,” he said. “The more that we can disseminate this information to a greater number of people, the healthier we’re going to be able to keep the children of this country.”

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GNU Guix: Extending Guix

8 Ottobre 2026 ore 10:58

Guix is all about empowering people, so it should come as no surprise that one can extend it with new guix commands. You can show the commands available in your current Guix through the help command:

$ guix help

If you are using a recent Guix, there are a number of extensions at your disposal, they are available as individual packages, and as a meta-package providing a collection of extensions. Try them out with:

$ guix shell guix guile guix-extension-collection

I'm adding the guix and guile packages to the shell because we want the different Guile and Guix search paths to be adjusted in the shell. To know more about why this is needed, read Search Paths.

You will notice that the help menu has been extended with information about the available extensions:

$ guix help

...

  extension commands
    explore   interactively explore a Guix System configuration
    removals  keep up to date with package removals
    compose   docker compose compatibility layer
    toys      Explore packages and services through REST API
    xsearch   search for packages using a fast Xapian cache

...

Since this blog post is called "Extending Guix", let's write an extension, shall we?

How does Guix locate extensions?

Guix locates extensions by looking up GUIX_EXTENSIONS_PATH. Recently Guix has introduced a new way of writing extensions. The old way would search extensions under /path/to/guix/extensions and the extensions modules would be named (guix extensions NAME). The new schema expects extensions to be under /path/to/SCHEMA_VERSION; the name of the module will still be (guix extensions NAME).

The advantage of this new schema is the Guix can treat the extension module as a standard Guile module, meaning that the runtime is able to find the compiled .go file of the extension. The old schema was relaying on runtime evaluation; the load machinery was not handling compiled files. This has a considerable improvement on performance, so you are encouraged to update any old extension to the new schema.

Writing an extension

Enough introductions, let's write a basic extension.

The first step is to create the project structure. Remember that the extension machinery expects modules to be named (guix extensions NAME).

We start by creating, in our project root, the directories for the extension.

$ mkdir -p guix/extensions

Now, we create the file guix/extensions/hello.scm with the following contents:

(define-module (guix extensions hello))

A blank canvas...

We import (guix scripts) to get the define-command macro. We declare it and export it so the extension machinery can find the command in the public interface of the module.

(define-module (guix extensions hello)
  #:use-module (guix scripts)
  #:export (guix-hello))

(define-command (guix-hello . args)
  (category extension)
  (synopsis "say hello")
  (display "hello, I'm a Guix extension!\n"))

With this, we already have a working Guix extension. We can run the extension like this from the root of the project.

$ GUIX_EXTENSIONS_PATH=$PWD guix hello
hello, I'm a Guix extension!

Since we would like our extension to be discoverable by users, we will add a help message which will make the extension display in the guix help menu.

We will use (srfi srfi-37) to write the option parser, and (guix ui) for the internationalized strings; you will see that I import these modules when I show you the complete extension. Let's focus on the option definitions:

(define (show-help)
  (display (G_ "Usage: guix hello\n"))
  (display (G_ "Just say hello, it's not that complicated.\n"))
  (display (G_ "
      --help             display this message"))
  (newline))

(define %options
  (list (option '(#\h "help") #f #f
                (lambda args
                  (leave-on-EPIPE (show-help))
                  (exit 0)))))

Since we are only handling the arguments for showing the help message, we just need to call the parser at the start of the command:

(define-command (guix-hello . args)
  (category extension)
  (synopsis "say hello")
  (parse-command-line args %options (list '()))
  (display "hello, I'm a Guix extension!\n"))

Here you have the complete extension module:

(define-module (guix extensions hello)
  #:use-module (guix scripts)
  #:use-module (guix ui)
  #:use-module (srfi srfi-37)
  #:export (guix-hello))

(define (show-help)
  (display (G_ "Usage: guix hello\n"))
  (display (G_ "Just say hello, it's not that complicated.\n"))
  (display (G_ "
      --help             display this message"))
  (newline))

(define %options
  (list (option '(#\h "help") #f #f
                (lambda args
                  (leave-on-EPIPE (show-help))
                  (exit 0)))))

(define-command (guix-hello . args)
  (category extension)
  (synopsis "say hello")
  (parse-command-line args %options (list '()))
  (display "hello, I'm a Guix extension!\n"))

With that, our extension will be present when we ask Guix for help:

$ GUIX_EXTENSIONS_PATH=$PWD guix help

...

  extension commands
    hello  say hello

It also takes a --help flag:

$ GUIX_EXTENSIONS_PATH=$PWD guix hello --help
Usage: guix hello
Just say hello, it's not that complicated.

      --help             display this message

Packaging a Guix extension

At the time of writing, we don't have a dedicated Guix build-system for extensions. Fortunately, the guile-build-system is close enough for this use case.

Let's make a package definition for our new hello extension that uses our local sources. Create a guix.scm file at the root of the project with the following contents:

(use-modules (gnu packages package-management)
             (guix build-system guile)
             (guix gexp)
             (guix git-download)
             (guix packages)
             ((guix licenses) #:prefix license:))

(define vcs-file?
  ;; Return true if the given file is under version control.
  (or
   (git-predicate
    (dirname (canonicalize-path
              (assq-ref (current-source-location) 'filename))))
   (const #t)))

(define-public guix-hello
  (package
    (name "guix-hello")
    (version "0.0.0-git")
    (source (local-file (assume-valid-file-name ".")
                        "pin-checkout"
                        #:recursive? #t
                        #:select? vcs-file?))
    (build-system guile-build-system)
    (arguments
     (list
      #:scheme-file-regexp
      #~(lambda (file stat)
          (and ((file-name-predicate #$default-scheme-file-regexp)
                file stat)
               (not ((file-name-predicate "^(guix|channels|manifest)\\.scm$")
                     file stat))))
      #:phases
      #~(modify-phases %standard-phases
          (add-after 'build 'move-to-extension-directory
            (lambda _
              (with-directory-excursion #$output
                (mkdir-p "share/guix/extensions/1.5/guix/extensions")
                (rename-file (string-append "share/guile/site/"
                                            (target-guile-effective-version)
                                            "/guix/extensions/hello.scm")
                             "share/guix/extensions/1.5/guix/extensions/hello.scm")))))))
    (native-inputs (list guix))
    (inputs (list (lookup-package-input guix "guile")))
    (home-page "https://codeberg.org/guix-extensions")
    (synopsis "Make Guix say hello")
    (description
     "This extension provides the @command{guix hello} command,
which makes Guix say hello.")
    (license license:gpl3+)))

guix-hello

We can test this new extension like this:

$ guix shell -CW -f guix.scm -- guix hello

The flags passed to guix shell are the following:

  • -C (--container): To prevent your environment from interfering.
  • -W (--nesting): To bring the current Guix you are using into the container so it can load the extension.

Since this example is using the new extension scheme, the guix command you are running must be at or newer than commit de069958fc.

Closing words

I hope you find this small introduction to Guix extensions useful and that you start to write your own Guix extensions.

I would like to encourage everyone reading this to submit their extensions to the guix-extensions Codeberg organization. The idea is to make this organization a central hub for everyone to participate in the development of useful extensions for the community.

Smart Tag 3 di Samsung e le limitazioni su Android

8 Ottobre 2026 ore 09:51
Smart Tag 3 di Samsung e le limitazioni su Android

Le limitazioni su Android dello Smart Tag 3 di Samsung sono emerse come una doccia fredda per molti, gettando un'ombra su quello che sembrava un lancio quasi perfetto. Quando Samsung ha presentato il suo nuovo tracker, l'entusiasmo era palpabile, soprattutto per l'apertura verso l'ecosistema Apple.

Ma cosa è successo sul fronte Android? La realtà, purtroppo, si è rivelata molto diversa dalle aspettative iniziali.

Un'apertura promettente ma fuorviante

Ricordi l'annuncio iniziale? Samsung aveva reso i suoi tracker compatibili con gli iPhone, una mossa strategica per ampliare la propria base di utenti. Poco dopo, una dichiarazione ufficiale sembrava confermare la notizia più attesa: la compatibilità con qualsiasi dispositivo Android dotato di Google Play Store. Sembrava la mossa perfetta per un ecosistema aperto e competitivo. Questa comunicazione aveva generato un'ondata di ottimismo. Infatti i possessori di Pixel, Xiaomi e altri brand potevano finalmente considerare l'acquisto di uno Smart Tag, anche per proteggersi da eventuali stalker. Purtroppo, la speranza è durata molto poco.

La doccia fredda per il Smart Tag 3 di Samsung

A fare chiarezza, involontariamente, è stata la redazione di Android Authority. Hanno provato a configurare il nuovo Smart Tag 3 di Samsung utilizzando un Google Pixel. Il risultato è stato un secco messaggio di incompatibilità.

Questo semplice test ha svelato una realtà ben diversa da quella promessa. Di fronte all'evidenza, Samsung ha dovuto fare marcia indietro. La nuova dichiarazione ha cancellato ogni dubbio: il dispositivo funziona solo ed esclusivamente con smartphone Galaxy. Un cambio di rotta di 180 gradi che ha lasciato molti utenti delusi.

Quali sono le reali limitazioni dello Smart Tag 3 su Android?

Perché esiste questa limitazione così stringente? Il problema non risiede nell'hardware del tracker, ma nel software necessario per il suo funzionamento.

Per utilizzare lo Smart Tag 3 di Samsung sono infatti necessarie due applicazioni specifiche:

  • SmartThings: disponibile per quasi tutti i dispositivi Android tramite il Play Store.
  • Samsung Find: la vera causa del blocco, disponibile esclusivamente sui dispositivi Galaxy. Senza l'app Samsung Find, è impossibile completare la configurazione e usare il localizzatore.

La dichiarazione iniziale di compatibilità universale era, con ogni probabilità, frutto di un errore di comunicazione interna. Un passo falso che ha generato false aspettative e confusione.

La posizione ufficiale di Samsung

Per eliminare ogni dubbio, un portavoce di Samsung ha chiarito la situazione in modo inequivocabile. Ha affermato che lo Smart Tag 3 "si connette e funziona attualmente solo con i dispositivi Galaxy [...] e al momento non ci sono piani per supportare altri dispositivi Android."

Nessuna promessa, nessuna roadmap futura. La decisione è chiara. L'ecosistema Smart Tag rimane un'esclusiva per gli utenti Samsung su Android. Una scelta che, se da un lato rafforza il brand, dall'altro delude una vasta fetta di mercato.

Cosa significa questo per gli utenti del Smart Tag 3 di Samsung?

In sintesi, la situazione è molto semplice. Se possiedi uno smartphone Samsung Galaxy, lo Smart Tag 3 resta un ottimo prodotto. Se invece hai un dispositivo di un altro brand, devi guardare altrove. Il tracker non funzionerà con il tuo telefono, nonostante le dichiarazioni iniziali.

Questa vicenda insegna a valutare con attenzione le comunicazioni aziendali, attendendo sempre le conferme pratiche. Per chi possiede uno smartphone non Samsung, questa notizia cambia completamente le carte in tavola.

L'articolo Smart Tag 3 di Samsung e le limitazioni su Android proviene da sicurezza.net.

L’anoressia mima la morte

8 Ottobre 2026 ore 09:07

C i chiamavamo quasi tutte Francesca, Giulia, Sofia. Più raramente c’erano Yasmin, Amina, Safa e, ancora più raramente, qualche Marco, Federico, Alberto. Nei ricoveri tra ospedali, cliniche e comunità terapeutiche, ho conosciuto più di cento ragazze e donne e forse uno o due uomini. In una clinica in provincia di Torino eravamo diciannove femmine e un solo uomo. Si chiamava Giovanni. Era calvo, aveva una quarantina d’anni ed era ossessionato dagli esami del sangue. Ogni lunedì mattina, quando infermiere e infermieri passavano nelle stanze per i prelievi, veniva a cercarmi. Si fermava sulla soglia e mi domandava se mi fosse mai capitato di ricevere una trasfusione. Gli rispondevo sempre di no, senza riuscire mai a comprendere il significato di quella richiesta stravagante né la sua insistenza a pormela.

Giovanni trascorreva gran parte del tempo libero da solo. Restava in piedi nella sala comune, davanti alla televisione, a guardare documentari naturalistici. Durante i mesi di degenza non mi sono mai fermata a riflettere sulla profonda solitudine che doveva vivere. Mentre noi dividevamo stanze e bagni, lui dormiva in una camera singola: il regolamento della clinica non permetteva che condividesse la stanza con persone dell’altro genere.

In ambito clinico, l’idea che i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione siano una malattia esclusivamente femminile è ormai superata. In Italia circa 3,5 milioni di persone, pari al 6% della popolazione, soffrono di psicopatologie alimentari. Le donne rappresentano ancora il 90% dei casi, ma è in costante aumento il numero degli uomini che si rivolgono a strutture specializzate, soprattutto nella fascia adolescenziale tra i 12 e i 17 anni. Infatti, parallelamente al progressivo abbassamento dell’età di insorgenza e all’emersione di nuove forme di manifestazione clinica, soprattutto a seguito del lockdown, cresce anche il numero di soggetti maschili ospedalizzati.

Tuttavia, nell’immaginario collettivo, anoressia, bulimia e le tante altre declinazioni della sofferenza – Binge Eating Disorder, ARFID (Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder, Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo), ortoressia – continuano a essere associate quasi soltanto all’universo femminile. La stessa percezione affiora anche dalla narrazione mediatica e dalla letteratura autobiografica dedicata ai disturbi alimentari, dominata da testimonianze di donne: da Giorni senza fame di Delphine de Vigan (2001) a Una vita sottile di Chiara Gamberale (1999).

Molti ragazzi e uomini non arrivano a chiedere aiuto perché costantemente sottoposti alle pressioni di una cultura machista che impedisce loro di riconoscere le emozioni e di comunicare situazioni di debolezza e fragilità. Inoltre, i criteri diagnostici internazionali sui disturbi dell’alimentazione – ad esempio il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5-TR) – sono stati delineati a partire da studi su soggetti di genere femminile.

In questo contesto, Corpo libero. Il mondo maschile dei disturbi dell’alimentazione di Eugenio Giannetta, recentemente pubblicato da add editore, si impone come un contributo raro e necessario, meritevole di ampliare i confini del discorso e di includere l’esperienza maschile. Giornalista di Avvenire e autore del programma Rai O anche no su disabilità e diritti, Giannetta costruisce un racconto corale, in cui una dettagliata indagine sul campo si intreccia con una dimensione più intima, nata da un personale vissuto di sofferenza. Leggendo il libro emerge infatti il profondo bisogno di chi scrive di andare alla ricerca di storie di malattia, interrogandosi sull’esordio, sull’eventuale ospedalizzazione e sul rischio di morte, come per immergersi nelle pieghe di una possibilità, di uno scenario che avrebbe potuto attraversare anche la sofferenza del narratore.

Attraverso la lettura di volumi clinici, le testimonianze di medici, psicoterapeuti, pazienti e familiari e la visita in spazi ospedalieri e comunitari, l’autore porta alla luce un universo sommerso, del tutto invisibile nel discorso mediatico e politico.

Il libro è stato preceduto da un articolo pubblicato sulla rivista Lucy sulla cultura nel novembre 2024. Che cos’è seguito alla pubblicazione di quell’intervento e come hanno preso forma l’idea e l’esigenza di esplorare più a fondo il tema in un testo più ampio? 

Parto da prima, da come è nato quell’articolo. Avevo già affrontato il tema dei disturbi alimentari con un taglio più giornalistico senza espormi in prima persona. Quando mi è stato proposto di contribuire al numero mensile di Lucy, dedicato ai corpi, ho deciso di raccontare finalmente anche la mia esperienza. È stato un passaggio fondamentale. Da una parte, avevo paura di cadere troppo nell’autobiografico e di espormi in maniera eccessiva; dall’altra, sentivo che il racconto del mio vissuto avrebbe potuto stimolare un dialogo su un tema rispetto sul quale avevo più volte riscontrato difficoltà e chiusura. Dopo la pubblicazione dell’articolo sono rimasto piacevolmente stupito: molte persone che non conoscevo mi hanno scritto per ringraziarmi di aver messo in luce un argomento di cui si parla ancora poco. Alcuni mi hanno chiesto persino dei consigli medici, ma non avevo le competenze per rispondere. Ho capito quindi che esistevano una curiosità e una necessità collettiva che valeva la pena esplorare. 

Nel volume ricorre spesso il termine “sommerso”, riferito alla dimensione maschile dei disturbi dell’alimentazione, tanto nelle sue riflessioni quanto nelle testimonianze raccolte. È il riflesso di una società ancora profondamente genderizzata?

Sì, credo che la questione di genere incida profondamente sugli ideali di bellezza maschili e femminili che sono ancora molto diversi. Allo stesso tempo, penso che anche le componenti connesse allo sviluppo emotivo e fisico della persona intervengano sull’età di insorgenza della malattia e sulla sua manifestazione. Se attualmente nella popolazione femminile si riscontra un abbassamento drastico dell’età di esordio, almeno dalle mie interviste, emerge che negli uomini i sintomi compaiono generalmente più tardi. Inoltre, i meccanismi sono un po’ differenti e negli uomini l’ideale della magrezza è meno centrale. La malattia assume infatti spesso la forma della vigoressia, caratterizzata dal controllo eccessivo per la massa magra e grassa e da un’attenzione sproporzionata all’attività fisica e all’alimentazione. 

Come si intrecciano malattia e sessualità nella sua esperienza personale e in quella delle voci raccolte?

È un tema che i ragazzi e gli uomini intervistati hanno affrontato poco e, per delicatezza, ho preferito non insistere su questo aspetto. Alcuni ex pazienti mi hanno raccontato di essere oggi felicemente fidanzati, uno è da poco diventato padre, ma nessuno ha approfondito il rapporto tra disturbo alimentare e vita sessuale. In generale, dalle testimonianze raccolte si nota come spesso sulla malattia abbiano influito tutta una serie di dubbi e di interrogativi legati alla propria sessualità. Io stesso nel libro racconto le mie difficoltà, soprattutto durante l’adolescenza, a restare nudo davanti alla mia partner e a lasciarmi toccare in determinati punti del corpo. Per superare questa impasse sessuale ho dovuto affrontare un percorso di psicoterapia e attendere l’incontro con una persona con cui mi sentissi pienamente a mio agio. Nonostante i passi avanti, permangono momenti di insicurezza in cui torna a prendere parola la “vocina nella testa”. 

Nella stanza asettica e oscurata di Villa Miralago – la più grande comunità terapeutica italiana per la cura dei disturbi dell’alimentazione – ha avuto modo di incontrare e ascoltare Francesco, trentacinquenne malato di anoressia, che identifica lucidamente il proprio problema nella solitudine e nella “gestione del vuoto”. Quanto questo vuoto nasce dal terrore di non conoscersi davvero, di non sapere chi si è e perché si è su questa terra? E quanto, invece, è legato a un’identità sempre più plasmata attraverso i social, soprattutto tra le generazioni più giovani?

Centrale è il tema della solitudine. Francesco parla apertamente di “vuoto”, ma anche gli altri ragazzi e uomini intervistati raccontano momenti di solitudine, il più delle volte connessi al rapporto con persone amiche che, con l’emergere della malattia, hanno preso le distanze. Tutti descrivono l’isolamento vissuto durante l’esperienza di ospedalizzazione dove la sera ci si ritrova da soli nelle stanze e ci si confronta maggiormente con la propria interiorità. In un momento storico in cui la vita fuori va molto veloce al punto che a volte dobbiamo quasi rincorrerla, essere costretti a rallentare e metterci in ascolto di noi stessi non è sempre facile. Rispetto all’illusione esercitata dal mondo dei social, soprattutto sui più giovani, nel libro cito il caso di Thiago Elar, il ragazzo di 27 anni transgender divenuto famoso su TikTok e morto nel luglio del 2025. Se, attraverso il racconto e l’esposizione mediatica della propria fragilità, si può avere l’impressione di essere visti e ascoltati e di ricevere un grande sostegno, in realtà nessun account social è realmente vicino alla persona che soffre perché non si può cancellare la distanza dello schermo. 

Nel libro si mette in ascolto di storie di fragilità nel tentativo di “stare nella comune fragilità”. Fino a che punto è possibile abitare gli spazi di una sofferenza collettiva? E quanto è grande il rischio di riportare a galla vissuti personali e alimentare nuove ricadute? 

Credo che la risposta stia nella frase che ho messo in esergo al mio libro e che ho ritrovato negli appunti di Martina, la mia compagna scomparsa a fine 2025 a causa di un tumore. Martina era una psicologa che si occupava in particolare di lutto. Già prima della stesura del libro, ci confrontavamo spesso su come, nel mestiere psicoterapeutico, si tende ad assorbire il dolore degli altri: bisogna essere capaci di fargli spazio senza esserne investiti e, in alcuni momenti, può essere efficace una self-disclosure, cioè la condivisione, da parte del terapeuta, di un aspetto di sé quando questo risulta funzionale alla relazione con il paziente.

Quasi tutte le interviste per il libro sono state svolte quando la mia compagna era ancora in vita, e a casa l’ho più volte interrogata su quale fosse il modo migliore di pormi davanti alla sofferenza altrui. Grazie alla sua competenza ho capito che era necessario presentarsi in modo orizzontale e assolutamente paritario, con curiosità e senza paura di mostrare anche la mia fragilità. Questa modalità mi ha aiutato a entrare più rapidamente in empatia con le persone intervistate. Tuttavia, mi rendo conto che, esponendosi in questo modo, si rischia di far emergere aspetti della propria personalità che ancora non si è pronti ad affrontare. Dal punto di vista emotivo, io sono un temerario, mi piace buttarmi a volte senza salvagente e capire cosa accade dentro di me. 


In che modo l’esperienza di prossimità a una persona malata e il suo ruolo di caregiver hanno modificato il suo sguardo sul corpo malato?

Come spesso accade, sono partito da un’idea di racconto che si è poi modificata durante la scrittura del libro. All’inizio, l’unico capitolo in cui compariva Martina, doveva essere quello finale, dedicato alla cura del corpo. Successivamente, però, la sua figura è entrata in tutto il racconto, soprattutto quando scrivevo della morte, ma anche del percorso di malattia e di cura nutrizionale. Le sacche per la nutrizione artificiale, usate per le persone con anoressia, sono infatti le stesse che io ero solito preparare alla mia compagna. Anche affrontando il tema della pesante partecipazione del “sistema famiglia” nel disturbo alimentare di un proprio membro – su questo aspetto, ho avuto l’occasione di intervistare Francesca Lazzari e Stefano Tavilla, rispettivamente la madre e il padre di due giovani persone morte a causa delle complicazioni di un disturbo alimentare – mi sono accorto di come spesso, di fronte a ogni forma di malattia, la famiglia si attiva e si ricostruisce attorno alla persona in cura.

Quando ho cominciato ad affrontare il tema da giornalista, non avevo ancora una percezione chiara di quanto fosse alto il tasso di mortalità nei disturbi alimentari. Quando mi sono imbattuto nei numeri, ho avuto un effetto di shock. Mi ha poi particolarmente colpito per la sua precisione la frase di una psicoterapeuta che ho intervistato: “L’anoressia mima la morte”. Il tema della mortalità nei disturbi dell’alimentazione si è dunque riflesso nell’esperienza da me vissuta come caregiver di una persona amata portata dalla malattia a un dimagrimento molto rapido e vicino alla morte. 

L'articolo L’anoressia mima la morte proviene da Il Tascabile.

AI, Ahi! Gli agenti di OpenAI hanno cercato di bucare Wikipedia e creato un’immensa mole di traffico

8 Ottobre 2026 ore 08:45
Ci risiamo: i mirabolanti #Agenti di #OpenAI hanno creato un attacco sfruttando le pagine di #Wikipedia ed i vari tool che la piattaforma mette a disposizione. Il tutto generando una mole di traffico tale e per cui la Wikimedia Foundation sta già pagando un conto salato. E chi è il responsabile? Ovviamente nessuno!

Allerta arancione a Pistoia: a casa studenti e docenti, a scuola il personale ATA. La pioggia non è un pericolo per custodi e amministrativi.

8 Ottobre 2026 ore 08:03

Con l'ordinanza n. 1215 del 7 ottobre 2026 il Sindaco di Pistoia ha disposto, per l'allerta meteo arancione, la chiusura di cimiteri, parchi, impianti sportivi, piste ciclabili lungo l'Ombrone, mercati e manifestazioni all'aperto, e la sospensione dell'attività didattica in tutte le scuole di ogni ordine e grado dalle 17 del 7 alle 17 dell'8 ottobre. L'ordinanza parla di sospensione dell'attività didattica e non di chiusura degli edifici, e i dirigenti scolastici si sono attenuti alla lettera del provvedimento: studenti e docenti restano a casa, collaboratori scolastici, assistenti amministrativi e tecnici devono presentarsi regolarmente in servizio.

È una scelta che non regge. La stessa ordinanza motiva il provvedimento con il rischio di allagamenti e smottamenti diffusi, con la necessità di tutelare l'incolumità pubblica e di non intralciare la viabilità e gli eventuali soccorsi. Se uscire di casa e mettersi in strada è un pericolo per un insegnante o per uno studente, lo è allo stesso modo per una collaboratrice scolastica che attraversa la provincia per aprire un plesso vuoto. Il personale ATA non è una categoria di serie B a cui si può chiedere di correre rischi che si risparmiano agli altri, e la tutela della sicurezza non si applica in base al profilo professionale.

I dirigenti avevano gli strumenti per evitare questa disparità, a partire dalla possibilità di ridurre la presenza al minimo indispensabile o di chiedere chiarimenti all'amministrazione comunale. Hanno preferito la soluzione più comoda per gli uffici, scaricando il rischio sui lavoratori meno tutelati e peggio pagati della scuola. Chiediamo che in occasione delle prossime allerte i dirigenti scolastici dispongano l'esonero dal servizio per tutto il personale non strettamente necessario, e che le amministrazioni comunali, quando ordinano la sospensione delle lezioni, chiariscano esplicitamente cosa accade a chi nella scuola lavora.

C'è poi una questione che va oltre la singola giornata. Se a ogni allerta arancione la risposta obbligata è chiudere le scuole, è perché edifici e infrastrutture non sono in grado di garantire sicurezza quando piove forte. Plessi con infiltrazioni e coperture da rifare, strutture costruite decenni fa e mai adeguate, strade e reticolo idraulico minore che vanno in crisi alla prima precipitazione intensa: è il risultato di anni di tagli agli enti locali e di manutenzione rinviata, mentre le risorse pubbliche vengono dirottate altrove, a cominciare dalla spesa militare. Ogni giorno di scuola perso per maltempo è il conto di questa scelta politica, e a pagarlo sono studenti, famiglie e lavoratori.

Il cambiamento climatico rende questi eventi sempre più frequenti. Non si può continuare a gestirli con ordinanze emergenziali e chiusure a catena: servono investimenti strutturali sulla messa in sicurezza dell'edilizia scolastica e del territorio, un piano pubblico di manutenzione e regole chiare che tutelino allo stesso modo tutte le persone che vivono e lavorano nella scuola.

USB Scuola Toscana

In Cina e Asia – Gli Usa aprono al dialogo con il Myanmar

8 Ottobre 2026 ore 07:30
In Cina e Asia – Gli Usa aprono al dialogo con il Myanmar myanmar usa

I titoli di oggi: Gli Usa aprono al dialogo con il Myanmar Fiji, nuovi fondi al centro della conferenza pre-COP31 Cina e Russia “in contatto” per discutere il sospetto caso di peste in Siberia UE, linea sempre più dura nei confronti della Cina Cina, divulgatore scientifico Hong Guangyu detenuto dopo supporto a coltivatori Myanmar, capo della giunta militare Min Aung ...

L'articolo In Cina e Asia – Gli Usa aprono al dialogo con il Myanmar proviene da China Files.

Taiwan Files – Double Ten, Trump-Xi, armi, elezioni locali

8 Ottobre 2026 ore 06:24
Taiwan Files – Double Ten, Trump-Xi, armi, elezioni locali

Il significato del Double Ten tra storia repubblicana e identità taiwanese. Il vertice Usa-Cina e i rinvii sulle forniture militari. Le Han Kuang e le manovre nelle acque orientali. Il dibattito su "un paese, due sistemi". Le elezioni locali e la sfida su Taipei. Spionaggio e memoria storica. La rubrica di Lorenzo Lamperti con notizie e analisi da Taipei (e dintorni)

L'articolo Taiwan Files – Double Ten, Trump-Xi, armi, elezioni locali proviene da China Files.

Tribute to Margaret Hamilton

7 Ottobre 2026 ore 02:00
FreeBSD would like to pay our respects to Margaret Hamilton, whose work allowed coding to become both the scientific discipline it is today, and the art form that drew each of us to it. She embodied both the engineering rigor and the rebelliousness that have come to define what it is to be a hacker today. We owe her a spiritual debt and are proud to be members of this discipline that she was pivotal in creating.

⚡An Epidemiologists Warning About BIOWEAPONS and "PLAGUE" What Really Happened in Russia?

8 Ottobre 2026 ore 01:53

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Epidemiologist Dr. Robert Neizgoda discusses what we know about alleged plague outbreak

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NASA Sets Coverage for SpaceX 35th Station Resupply Launch, Arrival

7 Ottobre 2026 ore 23:16
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A SpaceX Dragon cargo spacecraft departs from the International Space Station on June 16 after undocking from the Harmony module’s forward port. Dragon, packed with completed science experiments and cargo for retrieval and analysis on Earth, parachuted to a splashdown off the coast of southern California the following day.
Credit: NASA

Editor’s Note: This advisory was updated on Oct. 15, 2026, to reflect the revised spacecraft docking timeline. 

NASA and SpaceX are targeting 6:33 a.m. EDT, Tuesday, Oct. 13, for the next launch to deliver science investigations, supplies, and equipment, including the final set of International Space Station Roll-Out Solar Arrays, to the space station. This is the 35th SpaceX commercial resupply services mission to the orbital complex for NASA.

NASA also will host a media teleconference on Thursday, Oct. 8 that will preview the cargo resupply flight, as well as provide a post-splashdown update for the agency’s SpaceX Crew-12 mission, which will have returned to Earth from the space station Thursday morning.

Loaded with more than 6,300 pounds of supplies, a SpaceX Dragon spacecraft on a Falcon 9 rocket will lift off from Space Launch Complex 40 at Cape Canaveral Space Force Station in Florida. Dragon will dock autonomously around 10:30 a.m. on Thursday, Oct. 15, to the space-facing port of the station’s Harmony module.

NASA’s live launch and docking coverage will stream through a variety of platforms. Learn where to watch online:

https://www.nasa.gov/live

In addition to the solar arrays, the Dragon spacecraft will deliver hardware to manufacture artificial retinas in microgravity to help restore vision on Earth and 3D heart tissues models to advance large‑scale drug testing on future missions. The spacecraft will carry materials to study how a new type of glass forms in microgravity and brain organoids that could reveal treatment targets for neurodegenerative diseases, such as Alzheimer’s, Parkinson’s, and multiple sclerosis.

The Dragon spacecraft is scheduled to remain at the space station until mid-November when it will depart the orbiting laboratory and return to Earth with time-critical research and cargo, splashing down off the coast of California.

NASA’s mission coverage is as follows (all times Eastern and subject to change based on real-time operations):

Thursday, Oct. 8

1:15 p.m.: International Space Station briefing for Crew-12 return, and SpaceX’s 35th Commercial Resupply Services launch with the following participants:

  • Bill Spetch, deputy manager of Commercial, Low Earth Orbit Program
  • Dr. Liz Warren, deputy chief scientist, NASA’s International Space Station Office
  • Lee Echerd, senior mission manager, Customer Operations and Integration, SpaceX
  • Andreas Mogensen, leader, Human Exploration Group, ESA (European Space Agency)

To participate in the teleconference, media must contact the NASA Johnson Space Center newsroom for call details by 12 p.m., Oct. 8, at: jsccommu@mail.nasa.gov or 281-483-5111. To ask questions, media must dial in no later than 10 minutes before the start of the call. The agency’s media credentialing policy is available online.

Tuesday, Oct. 13

6:15 a.m.: Launch coverage begins

6:33 a.m.: Launch

Thursday, Oct. 15

9 a.m.: Arrival coverage begins

10:30 a.m.: Docking

NASA website launch coverage

Launch day coverage of the mission will be available on the NASA website. Coverage will include live streaming and blog updates beginning no earlier than 6 a.m. on Oct. 13, as the countdown milestones occur. On-demand streaming video on NASA+ and photos of the launch will be available shortly after liftoff. For questions about countdown coverage, contact the NASA Kennedy Space Center newsroom at 321-867-2468. Follow countdown coverage on our International Space Station blog for updates.

Attend launch virtually

Members of the public can register to attend this launch virtually. NASA’s virtual guest program for this mission also includes curated launch resources, notifications about related opportunities or changes, and a stamp for the NASA virtual guest passport following launch.

Watch, engage on social media

Let people know you’re watching the mission on X, Facebook, and Instagram by following and tagging these accounts:

X: @NASA, @NASAKennedy, @NASASpaceOps, @Space_Station, @ISS National Lab

Facebook: NASA, NASAKennedy, ISS, ISS National Lab

Instagram: @NASA, @NASAKennedy, @ISS, @ISSNationalLab

Learn more about this commercial resupply services mission at:

https://www.nasa.gov/mission/nasas-spacex-crs-35/

-end-

Josh Finch / Jimi Russell
Headquarters, Washington
202-358-1100
joshua.a.finch@nasa.gov / james.j.russell@nasa.gov

Steven Siceloff
Kennedy Space Center, Fla.
321-876-2468
steven.p.siceloff@nasa.gov

Sandra Jones / Joseph Zakrzewski
Johnson Space Center, Houston
281-483-5111
sandra.p.jones@nasa.gov / joseph.a.zakrzewskI@nasa.gov

NASA Sets Coverage for SpaceX 35th Station Resupply Launch, Arrival

7 Ottobre 2026 ore 23:16
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A SpaceX Dragon cargo spacecraft departs from the International Space Station on June 16 after undocking from the Harmony module’s forward port. Dragon, packed with completed science experiments and cargo for retrieval and analysis on Earth, parachuted to a splashdown off the coast of southern California the following day.
Credit: NASA

Editor’s Note: This advisory was updated on Oct. 15, 2026, to reflect the revised spacecraft docking timeline. 

NASA and SpaceX are targeting 6:33 a.m. EDT, Tuesday, Oct. 13, for the next launch to deliver science investigations, supplies, and equipment, including the final set of International Space Station Roll-Out Solar Arrays, to the space station. This is the 35th SpaceX commercial resupply services mission to the orbital complex for NASA.

NASA also will host a media teleconference on Thursday, Oct. 8 that will preview the cargo resupply flight, as well as provide a post-splashdown update for the agency’s SpaceX Crew-12 mission, which will have returned to Earth from the space station Thursday morning.

Loaded with more than 6,300 pounds of supplies, a SpaceX Dragon spacecraft on a Falcon 9 rocket will lift off from Space Launch Complex 40 at Cape Canaveral Space Force Station in Florida. Dragon will dock autonomously around 10:30 a.m. on Thursday, Oct. 15, to the space-facing port of the station’s Harmony module.

NASA’s live launch and docking coverage will stream through a variety of platforms. Learn where to watch online:

https://www.nasa.gov/live

In addition to the solar arrays, the Dragon spacecraft will deliver hardware to manufacture artificial retinas in microgravity to help restore vision on Earth and 3D heart tissues models to advance large‑scale drug testing on future missions. The spacecraft will carry materials to study how a new type of glass forms in microgravity and brain organoids that could reveal treatment targets for neurodegenerative diseases, such as Alzheimer’s, Parkinson’s, and multiple sclerosis.

The Dragon spacecraft is scheduled to remain at the space station until mid-November when it will depart the orbiting laboratory and return to Earth with time-critical research and cargo, splashing down off the coast of California.

NASA’s mission coverage is as follows (all times Eastern and subject to change based on real-time operations):

Thursday, Oct. 8

1:15 p.m.: International Space Station briefing for Crew-12 return, and SpaceX’s 35th Commercial Resupply Services launch with the following participants:

  • Bill Spetch, deputy manager of Commercial, Low Earth Orbit Program
  • Dr. Liz Warren, deputy chief scientist, NASA’s International Space Station Office
  • Lee Echerd, senior mission manager, Customer Operations and Integration, SpaceX
  • Andreas Mogensen, leader, Human Exploration Group, ESA (European Space Agency)

To participate in the teleconference, media must contact the NASA Johnson Space Center newsroom for call details by 12 p.m., Oct. 8, at: jsccommu@mail.nasa.gov or 281-483-5111. To ask questions, media must dial in no later than 10 minutes before the start of the call. The agency’s media credentialing policy is available online.

Tuesday, Oct. 13

6:15 a.m.: Launch coverage begins

6:33 a.m.: Launch

Thursday, Oct. 15

9 a.m.: Arrival coverage begins

10:30 a.m.: Docking

NASA website launch coverage

Launch day coverage of the mission will be available on the NASA website. Coverage will include live streaming and blog updates beginning no earlier than 6 a.m. on Oct. 13, as the countdown milestones occur. On-demand streaming video on NASA+ and photos of the launch will be available shortly after liftoff. For questions about countdown coverage, contact the NASA Kennedy Space Center newsroom at 321-867-2468. Follow countdown coverage on our International Space Station blog for updates.

Attend launch virtually

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Learn more about this commercial resupply services mission at:

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Josh Finch / Jimi Russell
Headquarters, Washington
202-358-1100
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Steven Siceloff
Kennedy Space Center, Fla.
321-876-2468
steven.p.siceloff@nasa.gov

Sandra Jones / Joseph Zakrzewski
Johnson Space Center, Houston
281-483-5111
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Un mese all’inferno. Autistici/Inventati

7 Ottobre 2026 ore 19:00

Abbiamo già raccontato quanto è accaduto a partire dal 26 agosto scorso al Collettivo Autistici/Inventati (vedi UN n.24 e n.25) e in questo articolo aggiorniamo agli ultimi sviluppi quella storia.

In seguito allo spegnimento dei server gestiti da A/I si è verificata una cosa facilmente prevedibile: migliaia di compagn* in Italia e in tutto il mondo hanno dovuto cercarsi un nuovo indirizzo di posta elettronica che avesse almeno qualcuna delle caratteristiche offerte da quelli che avevano usato fino al 18 settembre. I pochi server gestiti da gruppi di attivist* sono stati presi d’assalto dalle richieste e molt* hanno dovuto ripiegare su e-mail gestite da servizi commerciali che promettono una comunicazione elettronica più sicura.

Il vuoto più grande e meno colmabile è stata la chiusura della piattaforma noblogs.org che da venti anni permetteva la creazione e la gestione di siti a singole persone, collettivi, gruppi di attivisti e attiviste impegnati nella lotta per il cambiamento sociale. Un danno enorme, difficilmente calcolabile e che probabilmente non verrà riparato presto.

In uno dei suoi comunicati, il Collettivo A/I aveva scritto: “Ora mollate il pc, uscite, lottate, abbracciatevi e non perdete il sorriso. Perché noi ci fermiamo. Ma la resistenza e le idee no. Restiamo umani.”.

E il 25 settembre a Firenze e a Roma alcune centinaia di persone hanno auto-organizzato due iniziative in solidarietà e sostegno ad A/I. A Firenze quella che doveva essere una manifestazione statica si è trasformata in un corteo che dall’Ambasciata statunitense è arrivato davanti alla Prefettura.

Anche se si è trattato di iniziative non certo oceaniche il segnale è stato chiaro: l’attivismo digitale non basta ed è necessario uscire dalle “bolle” nelle quali sono confinate anche le posizioni più radicali. In questo momento si stanno organizzando altri momenti pubblici allo scopo di continuare a mantenere alta l’attenzione su questa vicenda.

Dopo lo scioglimento del Collettivo A/I, anche la collegata “Associazione AI ODV” ha iniziato la procedura per la sua chiusura, un percorso reso più complicato dalla decisione di “Banca Etica” di bloccarne il conto corrente. Il primo appuntamento è fissato per il 22 ottobre prossimo, quando a Pisa inizierà la discussione sul ricorso urgente presentato per chiedere la riattivazione del conto dell’Associazione. Come già scritto, ma è necessario sottolinearlo, il comportamento dell’Istituto bancario ha costretto chi gestiva AI ODV in una situazione paradossale. Per sciogliersi, l’Associazione deve devolvere il suo patrimonio a un altro ente senza scopo di lucro, cosa che non è possibile fare stante il blocco del conto.

Paradossi burocratici a parte, sempre restando nel campo istituzionale, le numerose interpellanze e interrogazioni presentate sia al Parlamento italiano che a quello europeo sono, per il momento, ancora in attesa e, se non sono prevedibili i tempi, è più facile prevedere che le risposte non saranno che aria fritta, visto che i problemi che il caso di A/I ha sollevato sono molto, ma molto più grandi di un piccolo collettivo. Si tratta infatti di mettere in discussione il potere di alcuni stati di gestire in modo privato la rete Internet e di avere il quasi completo monopolio di alcuni dei principali canali di funzionamento delle transazioni finanziarie mondiali. Due argomenti che saranno ritenuti in questo momento storico di secondaria importanza, tenuto conto dello scenario attuale, tra guerre in corso e immaginate, problemi di approvvigionamento energetico e crisi economiche.

Sempre in questo campo va segnalata la supplica presentata il primo ottobre da Banca Etica e firmata da altre 14 associazioni alla Commissione Europea e al Governo italiano, anche a sostegno di alcune delle interrogazioni presentate da alcuni parlamentari.

Va anche segnalato l’intervento di un solito noto (a volte ritornano) che ha proposto di “costruire un’alleanza tra “democratici e ribelli”, dove tutti stanno alla pari. Chi fa una banca e chi è accusato di essere, come capita a noi di Mediterranea, una “minaccia alla sicurezza nazionale”. O coloro che sono accusati di essere “terroristi globali” come Autistici/Inventati.” Un personaggio che non ha perso le cattive abitudini visto che ha provato a mettere il suo berretto persino sulle due iniziative citate più sopra: “E già questo percorso di lotta e iniziativa politica che comincia oggi con gli appuntamenti di Roma e Firenze, indica uno spazio sociale e politico sul quale dispiegare le nostre pratiche. Quello europeo.”. Bene, adesso che “abbiamo la linea” possiamo dormire tutti sonni più tranquilli.

Tra i più recenti interventi pubblicati sul caso A/I spicca sicuramente quello della Presidentessa e CEO della “Internet Society” che ha preso le difese del “PIR”, il Registro che ha chiuso il dominio autistici.org, in quanto ha obbedito alla legge ma ha poi ribadito la difesa di “una crittografia forte e comunicazioni private sicure.” Di “politiche che proteggano l’architettura aperta di Internet” e delle “comunità che lavorano per espandere la connettività resiliente.”. In altre parole il lavoro che faceva A/I.

Illusioni democratiche a parte, chi è interessato davvero a un cambiamento sociale dovrà, come sempre, fare affidamento sulle sue forze e sul metodo basato sull’autogestione e sull’azione diretta senza deleghe.

Una strada sicuramente più difficile da percorrere.

Per chi non conosce l’inglese, nell’immagine, che a mio parere è tra i meme di solidarietà migliori che sono stati pubblicati sulla vicenda di A/I, c’è scritto: “Sta bruciando l’Amazzonia sbagliata. Si sta sciogliendo il ghiaccio sbagliato. L’AI sbagliata è stata designata come terrorismo.” I riferimenti sono chiaramente al noto sito di e-commerce, alla famigerata milizia anti-immigrati e all’Intelligenza Artificiale. È stato fatto da “CrimethInc”. In fondo l’indirizzo del sito sul quale reperire maggiori informazioni e aggiornamenti sulla storia di A/I.

Pepsy

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Noi restiamo là. Pinelli: un omicidio di stato

7 Ottobre 2026 ore 18:00

Mi piacerebbe sapere cosa dirà il 18 novembre prossimo al Politeama di Genova Mario Calabresi sul tema ‘Terrore e diritti – Anni Settanta’ in compagnia di Benedetta Tobagi, Sara Poma e Marco Damilano. Ma dato che non abito a Genova e non ho alcuna intenzione di pagare il biglietto per entrare mi dovrò accontentare dei resoconti del Secolo XIX.

Quello che so è quello che è emerso nella recente polemica sorta dalle sue dichiarazioni nei confronti di Adriano Sofri, fatte nel corso della trasmissione televisiva ‘La confessione’ condotta da Peter Gomez.

Durante la trasmissione, Calabresi aveva detto “Non ci siamo mai parlati con Adriano Sofri, ma prima della fine della sua vita sarebbe bello e prezioso verso di noi se, anziché barricarsi come ha fatto per tanto tempo dietro a mille distinguo, dicesse una parola di verità”, cioè in poche parole rendesse non solo confessione piena dell’omicidio che a suo tempo gli venne accollato, quello del padre, avvenuto a Milano il 17 maggio 1972, ma magari raccontasse un qualcosa di più utile a seppellire definitivamente la memoria di quegli anni, ridotti ad un ammasso di sangue.

Ovviamente non si è fatta attendere la replica dell’ex-leader di Lotta Continua, condannato in via definitiva a 22 anni di carcere come mandante dell’assassinio (pena interamente scontata e conclusa nel 2012). Attraverso una lettera aperta, Sofri ha respinto con decisione la sollecitazione di Calabresi, ribadendo perentoriamente la propria estraneità ai fatti: “Io dico che sono innocente, e che il tormentato itinerario giudiziario che abbiamo attraversato è stato dolosamente ingiusto.” Nel contempo Sofri afferma di avere più volte espresso direttamente a Gemma Capra, la vedova del commissario, “dispiacere per i modi dell’accanita campagna di Lotta Continua contro Luigi Calabresi, assumendomene la responsabilità piena (…). Io ero dalla parte di Pino Pinelli, e sono rimasto là.”

Non ho, confesso, simpatia per molte posizioni espresse attualmente da Sofri – e nemmeno della riduzione del suo giornale di allora a propagatore d’astio piuttosto che di stimolatore di verità, considerando che solo la virulenta campagna condotta dalle colonne di LC costrinse Calabresi a denunciarne il direttore, Pio Baldelli, e a sostenere un processo che gli si rivolse contro almeno fino all’opportunistica sospensione – ma debbo riconoscergli una coerenza di fondo, espressa in articoli, saggi, libri, riguardo la vicenda dell’assassinio del nostro compagno Giuseppe Pinelli. In effetti Adriano è “rimasto là”, così come ci siamo rimasti noi nel continuare a denunciare questo omicidio di Stato, avvenuto nella stanza al quarto piano della Questura di Milano, alla presenza di uomini dell’Ufficio politico capitanati dal commissario Luigi Calabresi e da quelli dell’Ufficio Affari Riservati diretti da Federico Umberto D’Amato nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969. Il giudice D’Ambrosio con la sua ordinanza – con la quale nel 1975 derubricò la causa della morte di Pino ad un malore che lo avrebbe spinto incredibilmente al di là della balaustra della finestra – escluse la presenza del commissario da quella stanza dimenticandosi di interrogare l’unico testimone civile (cioè non appartenente a polizia, CC, ecc.) presente nel corridoio, quel Pasquale Valitutti che ha sempre negato di aver visto uscire il commissario da quella stanza. Ma non solo, un bel libro denuncia, scritto qualche anno fa, da Gabriele Fuga ed Enrico Maltini (edito da Zero in Condotta e poi riproposto, ampliato, da Colibrì) ha messo in luce un fatto di cui nessuno ha mai parlato, né dentro né fuori la Questura: la presenza di uomini dei servizi venuti appositamente da Roma per condurre le indagini nella direzione voluta, la criminalizzazione degli anarchici e, conseguentemente, l’avvio della svolta autoritaria contro il movimento di contestazione giovanile e operaia. E anche di questo nessuno, né dentro né fuori il Tribunale, se n’è mai fatto carico.

Sarebbe interessante se nell’incontro al Politeama di Genova venissero delle parole di verità ‘vera’; sul palco ci sono giornalist* di fama e di spessore, studios* del periodo, vorranno andare a fondo delle cose o rimarranno a coltivare il loro orticello di ‘buoni’ sentimenti fasulli?

Mario Calabresi ha già scelto da che parte stare (non avevo dubbi): la memoria condivisa di quegli anni deve passare dalla manipolazione, quando non dall’oblio, dei fatti, dall’abiura e dalla dissociazione, mai dal riconoscimento delle responsabilità e delle conseguenze di un sistema basato sull’oppressione e sullo sfruttamento. E allora io resto là.

Massimo Varengo

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Bilancio n. 28

7 Ottobre 2026 ore 17:05
ENTRATE 

PAGAMENTO COPIE 

VOLTERRA Spazio Libertario Pietro Gori €40,00; CARRARA Tipografia €50,00; STOCCOLMA Foreningen Bokhandeln €20,00

Totale €110,00

ABBONAMENTI 

SORRENTO D.Calderaro (pdf) €25,00; MONTREAL M.Vitali Rosati (cartaceo) €90,00; CERRINA MONFERRATO M.Pinna (cartaceo) €35,00; MARINO S.Zielinsky (cartaceo) €35,00; ROMA R.Caneba (cartaceo+gadget) €65,00; TORINO R.Gallocchio (pdf) €25,00; ROBECCO SUL NAVIGLIO L.Sala (cartaceo) €55,00; slp M.Ceccato (pdf) €25,00

Totale €355,00

ABBONAMENTI SOSTENITORI 

BIELLA B.Saiu €80,00; AREZZO F.Bartolini €80,00

Totale €160,00 

SOTTOSCRIZIONI 

BIELLA B.Saiu €20,00; slp estero M.Vitali Rosati €10,00; AREZZO F.Bartolini €20,00
NAPOLI M.DiDomenico €10,00; CARRARA S.Corsini - in ricordo di Mauro Franchini €50,00

Totale €110,00 

TOTALE ENTRATE €735,00

USCITE 

Stampa n. 27 -€611,00
Spedizione n. 27 -€386,34
testate rosse nn 27-28-29 -€335,40
Carta -€3.035,46
Spese tecniche ottobre 2026 -€24,16
Fattura fedex luglio 2026 -€380,76

TOTALE USCITE -€4.773,12 

saldo n. 28  -€4.038,12
saldo precedente €6.007,53

SALDO FINALE €1.969,41

IN CASSA AL 23/09/2026 €2.510,50

Da Pagare 

Stampa n. 28 -€611,00
Spedizione n. 28 -€386,34

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Baby Turtle Tries to Get to the Ocean

7 Ottobre 2026 ore 22:00

💾

Hello everyone, this is YOUR Daily Dose of Internet. In this video, we see a baby turtle Franklin try to make it to the ocean.

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La dura verità sulla vanlife in Islanda 😨 NON E' COME MI ASPETTAVO!

8 Ottobre 2026 ore 21:00

💾

#stepsover #vanlife #viaggio
Episodio 1203: Attraversiamo una delle zone più remote e isolate d'Europa: la pista F-Road verso il vulcano Askja, nel cuore selvaggio dell'Islanda. Con il meteo che peggiora di ora in ora, la pioggia battente e il rischio di neve, i fiumi glaciali aumentano di livello trasformando i guadi in veri e propri ostacoli ad alto rischio per il nostro camper 4x4 Valentino.

Una spedizione estrema tra piste laviche sconnesse, fango, fiumi profondi e condizioni al limite, portando con noi Chiara e Alberto per fargli vivere l'Islanda più autentica e selvaggia... forse fin troppo estrema!

🧭 CAPITOLI DEL VIDEO: 00:00 - Il meteo peggiora: verso l'Islanda più remota 02:32 - La sosta a Goðafoss tra raffiche e gelo 04:04 - La sfida del vulcano Hverfjall 08:15 - Ingresso sulle piste F-Road verso Askja 12:20 - Il primo grande GUADO: rischiamo tutto con il camper 4x4 19:10 - Nel nulla d'Islanda: deserto lavico e isolamento 26:40 - Condizioni estreme e fango: la pista non perdona 34:00 - Sopravvissuti alla pista più temuta

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Il nuovo disordine mondiale / 40 – Terra, mare e colli di bottiglia

7 Ottobre 2026 ore 22:00

di Sandro Moiso

Antonio Leone, Geopolitica degli stretti. Tra guerra e (nuovo) ordine globale, Diarkos editore, Reggio Emilia 2026, pp. 254, 19 euro

Non poteva esserci momento migliore per fare uscire un saggio come quello di Antonio Leone, capitano di lungo corso e comandante navale, ma anche studioso di filosofia politica e geopolitica, appena pubblicato da Diarkos. Infatti, gli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb che da mesi costituiscono un grave rischio economico, ancor prima che militare, a livello planetario o almeno per quella parte di pianeta che interessa maggiormente l’ordine occidentale del mondo, sembrano rappresentare, alla luce di una analisi dettagliata come quella condotta dall’autore, soltanto la superficie di un problema che nel prossimo futuro potrebbe ulteriormente ampliarsi ed aggravarsi.

Così Suez, Gibilterra, Panama, Malacca, oltre ai due già citati, sono gli altri stretti e canali strategici, autentici passaggi obbligati, attraverso i quali transitano merci, energia, interessi militari e rapporti di forza. Fattori determinanti per lo sviluppo delle economie e delle prospettive degli Stati. Sia dell’Occidente e del Nord che dell’Oriente e del Sud. Soprattutto in un sistema di relazioni internazionali segnate dal ritorno dello scontro tra potenze, dalla vulnerabilità delle catene logistiche e dalla crescente centralità delle rotte marittime. Oltre tutto, a ben guardare, il numero di passaggi ristretti tra mare e terra, i cosiddetti chokepoints o colli di bottiglia, sono molti di più di quelli appena elencati, come ci ricorda lo stesso autore.

Se gli stretti consistono in passaggi naturali in cui lo specchio d’acqua si restringe in corrispondenza di due coste prospicienti, i canali marittimi sono vie di comunicazione tracciate attraverso il territorio di uno o più Stati per unire due mari o due oceani separati e consentire così un collegamento diretto, via mare, fra di essi. Gli stretti e i canali presentano, quindi, le stesse caratteristiche e svolgono le stesse funzioni, ma si differenziano per il fatto che i primi sono di origine naturale, mentre i secondi, sono frutto dell’opera dell’uomo.
I principali stretti si collocano nell’area mediorientale ed europea del mondo. Al di fuori dello stretto di Malacca, un corridoio d’acqua dell’oceano Indiano che separa l’isola di Sumatra dalla costa occidentale della penisola malese, e quello di Bering tra Russia e Alaska, le altre strettoie naturali si trovano infatti nella penisola arabica (lo stretto di Hormuz tra Oman e Iran e quello di Bab el-Mandeb tra Gibuti e Yemen), in Europa (gli Stretti Danesi, il canale di Corinto e Gibilterra) e a cavallo tra Europa e Asia (i Dardanelli e il Bosforo). […] I canali, a differenza degli stretti, si possono distinguere in nazionali e internazionali, a seconda che la navigazione attraverso essi sia regolata solo dal diritto interno o da norme di diritto internazionale. Canali marittimi interni sono quello di Corinto (inaugurato nel 1893) che congiunge il mar Ionio e il mar Egeo, e il canale di Kiel in funzione, fra il mar Baltico e il mar del Nord, dal 1895. Il canale di Suez, fra il Mediterraneo e il mar Rosso, e il canale di Panama fra gli oceani Atlantico e Pacifico (uno inaugurato nel 1869, l’altro aperto al traffico nel 1914), sono invece canali marittimi internazionali: il primo sulla base della convenzione di Costantinopoli del 1888; il secondo in forza dei trattati anglo-statunitensi (1901) e Stati Uniti-Panama (1903) che ne regolano il regime internazionale1.

Sulla base di quanto appena visto, occorre poi ancora rilevare, come sottolinea l’autore, che:

Una parte rilevante del commercio intercontinentale ha luogo lungo le rotte oceaniche, mettendo in collegamento i diversi continenti mediante un flusso continuo di spedizioni. I percorsi delle grandi navi da carico seguono, quasi esclusivamente, i percorsi di alto mare, dal momento che questi itinerari, essendo soggetti solo ai rischi meteorologici, vengono considerati più sicuri. Gli spazi aperti costituiscono un evidente fattore di sicurezza, tanto che le stesse compagnie di assicurazione prevedono incrementi notevoli delle polizze in caso di cabotaggio delle coste. In alcune circostanze, peraltro, i percorsi del commercio internazionale non possono prescindere dall’utilizzo dei passaggi “sotto costa” costituiti dagli stretti o dai canali. Questi itinerari permettono, infatti, di accorciare notevolmente i percorsi marittimi e consentono quindi una rilevante riduzione dei costi di trasporto2.

Facendo sì che il passaggio delle merci, considerato che quasi l’80% del commercio mondiale avviene principalmente via mare, a ridosso delle coste rappresenti, anche in assenza di guerre o minacce militari, come oggi a Hormuz o Bab el-Mandeb, un aumento dei costi di trasporto e trasferimento delle stesse. Costi ulteriormente aggravati, oggi, in termini assicurativi dal pericolo “concreto” che le navi, indifferentemente dal fatto che si tratti di petroliere, cargo o porta-container, possano essere severamente danneggiate, se non affondate, da chi controlla militarmente e politicamente gli stretti e i canali.

Se si considera infine che Cina e Asia rappresentano il baricentro dei trasporti marittimi poiché sette dei primi dieci porti mondiali per movimentazione container sono in Cina (il primo è Shanghai), mentre il primo porto non asiatico è in Europa (Rotterdam, al decimo posto)3, si capirà chiaramente come, al di là delle mire imperialistiche o espansive delle singole potenze, il passaggio per tali vie diventi obbligatorio, pena il rallentamento della circolazione delle merci e delle materie prime a causa dell’allungamento, talvolta esponenziale, delle rotte percorse.

Però sarebbe davvero inutile qui dilungarsi ancora sugli aspetti odierni del problema, parlando approfonditamente della guerra di Hormuz tra Iran e Stati Uniti oppure della missione Aspides per difendere le navi europee che transitano per la Porta delle lacrime che mette in collegamento il Mar Rosso con l’oceano Indiano, oppure anche soltanto sullo scontro tra Houti yemeniti e Arabia Saudita. Mentre può essere interessante analizzare il problema, come fa Leone, a partire da quanto scrisse il politologo e giurista tedesco Carl Schmitt (1888-1985), in particolare nel saggio Terra e mare del 19424.

Scritto nel totale isolamento della Berlino in guerra, il saggio di Schmitt rilegge la storia del mondo nella prospettiva di una opposizione fondamentale, quella tra terra e mare; cercando di mostrare come la terra e il mare, nella loro polarità, siano le componenti di uno dei segreti motori della storia. Per fare questo ripercorre millenni di storia, fino ad approdare all’evento decisivo: quella «rivoluzione spaziale planetaria» da cui è nato il nomos5 dell’Europa moderna, cercando di preconizzare gli scenari del mondo futuro.

In Terra e mare Carl Schmitt prende in esame l’iniziale prevalenza dell’elemento terrestre, all’origine della statualità, e la successiva ascesa del mare come fattore spaziale, così le ultime pagine del testo sono dedite alle riflessioni sulla trasformazione di questo elemento all’indomani della Prima guerra mondiale, come riassume Leone nel suo testo.

Nei quattro secoli precedenti, l’Inghilterra era stata in grado di trasformarsi, da isola marginale e fondata su un’economia terrestre basata sull’allevamento, in un «puro aggregato marino, in una nave o, ancora più chiaramente, in un pesce». Progressivamente, essa si rivelò in grado di creare un disegno imperiale mondiale in gran parte autonomo rispetto alla madrepatria terrestre, configurandosi come il «centro mobile di uno sconnesso impero mondiale esteso su tutti i continenti». Un’analoga trasformazione, per cui è il mare che guarda la terra e questa viene vista solo come una costa con un retroterra, ha caratterizzato gli Stati Uniti dopo la Prima guerra mondiale. La sostituzione della pax britannica con la successiva pax americana è l’esito di un analogo processo di spostamento del baricentro operativo verso il mare. Anche gli Stati Uniti cominciarono così a essere considerati come «un vasto intermezzo insulare stretto tra due possenti oceani, più che un blocco di terraferma i cui litorali si affacciano su due mari».6.

Va qui annotato che fin dall’antichità le maggiori potenze e imperi dell’Occidente avevano basato una parte considerevole della loro forza militare ed economica sulla capacità di controllare porzioni di mare sempre più ampie: dal mar Egeo per Atene al Mediterraneo o Mare Nostrum di Roma oppure dal controllo delle rotte atlantiche e dell’oceano indiano, del Portogallo, della Spagna, che tentò però di spingersi fino al Pacifico, e dell’Olanda fino a quello esercitato più stabilmente dall’impero britannico su tutti gli oceani. Ma furono proprio gli Stati Uniti a cambiare il modo di guardare la Terra e il Mare.

Carl Schmitt considera gli Stati Uniti come un’isola. Il politologo tedesco condivide la visione di Mahan che, all’inizio del Novecento, prevede il passaggio di egemonia da un’isola ormai troppo piccola come il Regno Unito a una nuova entità, gli Stati Uniti. Questi ultimi si rivelano in grado di inaugurare un nuovo grande spazio dell’emisfero occidentale e, con la loro discesa in guerra dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor nel 1941, pongono le premesse per conquistare, all’indomani del 1945, il monopolio dell’ordine mondiale senza più limiti geografici.
Schmitt, essendo un fautore della politica dei grandi spazi, condivide i princìpi della politica statunitense tra le due guerre mondiali, considerandola in linea con l’evoluzione dei rapporti geopolitici. È invece più critico sulla vocazione universalista e di egemonia planetaria manifestate dagli Stati Uniti nel corso del secondo conflitto mondiale. Secondo Schmitt, questa strategia è l’esito di «travisamenti imperialistici» della dottrina Monroe iniziati a fine Ottocento. Lo studioso risulta consapevole, peraltro, che «il passaggio di consegne tra Inghilterra e Stati Uniti era una conseguenza delle dinamiche di egemonia che hanno accompagnato la storia mondiale dei due ultimi millenni»7.

Da un controllo territoriale diretto della Terra, si passa dunque, in nome del business e della libertà dei commerci, come ben dimostra ogni dichiarazione di Donald Trump, ad un suo controllo parzialmente indiretto, ma fondamentalmente basato sull’egemonia marittima di un’unica potenza. Uno strumento fondamentale per la globalizzazione delle economie, dei commerci e della superiorità militare e politica dell’Occidente, ma sostanzialmente garantita dalle navi della marina statunitense.

Schmitt prende atto, peraltro, come nel Novecento si verifichi una rottura decisiva nella «sicurezza della moderna navigazione tecnicizzata». In primo luogo, diventa possibile localizzare dalla terra, con dispositivi di rilevazione radar, la presenza di una nave nell’alto mare oceanico. Ciò determina il superamento della netta separazione tra la terra e il mare su cui si fondava il nomos della prima globalizzazione marittima. In secondo luogo, l’apertura dello spazio aereo, attraversato non solo da velivoli ma anche da onde radio, modifica le modalità di esercitare la marineria civile e militare.
Una terza rottura della sicurezza della moderna navigazione è rappresentata dal ruolo assunto dal controllo degli stretti e dei canali. Schmitt rileva, infatti, che «non vi può essere un’economia pianificata a livello locale», dal momento che solo i grandi spazi risultano «adatti alla misura intrinseca del controllo e della pianificazione degli umani». La gestione dei grandi spazi marittimi trova un ostacolo, peraltro, nel fatto che alcuni passaggi chiave della navigazione sono controllati da Paesi spesso in competizione o apertamente ostili 8.

In queste ultime osservazioni, tratte ancora dal testo di Schmitt e riassunte da Leone, si cela uno dei maggiori problemi da cui è scaturita, nel corso degli ultimi decenni e i cui frutti iniziano a cogliersi oggi, l’attuale perdita di egemonia sia degli Stati Uniti che dell’Occidente, che a partire da ciò, come si è già detto in passato, inizia a rivelarsi piuttosto diviso al suo interno.

Infatti, se a quanto previsto da Schmitt si aggiunge l’attuale “semplificazione” delle tecnologie militari più avanzate che, con l’utilizzo dei droni, può mettere a disposizione di avversari meno dotati di capitali e tecnologie la possibilità di colpire duramente anche coloro che si ritenevano garantiti dalla propria supremazia economica e tecnologica, e soltanto in ultima istanza, anche se decisiva, militare, si giungerà a comprendere l’attuale allarme statunitense per il controllo degli stretti e dei mari di cui non possono più farsi carico esclusivo per la difesa dell’ordine occidentale del mondo.

Diventa dunque indispensabile comprendere tutto questo in termini estremamente materiali e concreti e non soltanto attraverso gli scarsi strumenti forniti dall’ideologia, per capire a fondo le origini sia del tentativo di Trump di trarre qualche vantaggio economico dalla situazione venutasi a creare sul fronte della disponibilità di gas e petrolio, di cui la svolta intervenuta nelle relazioni tra Stati Uniti ed Europa costituisce allo stesso tempo un sintomo e una conseguenza, e, più in generale, l’apparente “novità” rappresentata dalla postura assunta dal governo americano nei confronti della Russia di Putin e della Cina di Xi. Destinata a contenere o cercare di mantenere ancora a vantaggio degli Stati Uniti l’attuale evolversi di quello che anche l’autore tende a definire come nuovo ordine mondiale, soprattutto se si considera che:

cinque degli otto chokepoints marittimi principali si collocano nell’area europea-arabica. Le aree dell’Asia sud-orientale e caraibica ospitano gli altri nodi fondamentali del traffico globale, caratterizzati sia da grandi corridoi naturali posizionati a ridosso di complessi insulari, sia da vie d’acqua artificiali di primaria importanza strategica.
La localizzazione geografica e la natura di stretti e canali evidenziano come si tratti di passaggi caratterizzati da un’importanza strategica diversa dal punto di vista commerciale. L’impossibilità di percorrere gli stretti insulari asiatici o caraibici determina un allungamento solo relativo delle tratte navali. […] Una decina di stretti e canali, al contrario, risultano fondamentali per garantire che il commercio internazionale avvenga con tempi e costi sostenibili. Una chiusura del canale di Panama, ad esempio, richiederebbe la circumnavigazione dell’America Latina, così come un blocco a Gibilterra, Suez o dei Dardanelli precluderebbe l’accesso ai mari interni (il Mediterraneo e il mar Nero), rendendo impossibile raggiungere i porti localizzati sulle loro sponde.
[…] i quattro principali chokepoints a livello mondiale, per ammontare del traffico giornaliero, siano lo stretto di Hormuz, quello di Malacca, il canale di Suez e lo stretto di Bab el-Mandeb. […] Il trasporto del petrolio e del gas avviene per il 60 per cento via mare e interessa otto principali chokepoints. Due di questi passaggi, lo stretto di Hormuz e lo stretto di Malacca, sono fondamentali per il transito globale dei combustibili, il primo perché permette di accedere ai giacimenti petroliferi del Medio Oriente, mentre il secondo perché opera come punto di transito commerciale tra l’India e la Cina 9.

A tutto questo va poi ancora aggiunta la crescita del trasporto via mare dei prodotti alimentari che ha fatto sì che, nel 2018, 2,8 miliardi di persone siano state nutrite per mezzo del sistema di trasporto marittimo globale. Così, come la guerra in Ucraina col blocco del porto di Odessa e dei traffici tra il mar Nero e il mar Mediterraneo ha dimostrato, con il possibile blocco del mais, del riso e del grano coltivati nei grandi granai russi, asiatici e americani, che costituiscono le fondamenta della sicurezza alimentare globale, insieme a quello della soia prodotta in America Latina e in Asia che rappresenta tre quarti dell’alimentazione del bestiame. Un fatto che potrebbe rappresentare non soltanto un calo drastico dei proventi derivanti dall’agricoltura condotta su larga scala, ma anche un probabilissimo motore per rivolte e ampi sommovimenti sociali.

Occorre dunque sottolineare come l’ennesimo intervento militare americano nel Medio Oriente non derivi soltanto dai timori per il business, dall’ego smisurato e bellicista di un Trump sempre sospeso tra sale da ballo faraoniche e piscine coperte destinate a silenziare i media considerati nemici, o dai possibili ricatti di Netanyhau e di Israele sul presidente americano, ma anche, e forse soprattutto, dalle conseguenze derivanti da un sempre più ampio controllo delle vie marittime in prossimità dei checkpoints più importanti da parte di paesi e potenze economiche e militari non appartenenti allo schieramento occidentale. In grado, oltre tutto, di chiuderli, bloccarli o controllarli attraverso ben modulate tattiche politico-militari e l’utilizzo di tecnologie relativamente a basso costo, realizzabili anche sul territorio nazionale o nelle sue vicinanze.

Così, se da un lato il gioco di Trump sul possesso statunitense della Groenlandia mira a creare un possibile chokepoint nel mare Artico per rendere meno “libere” le nuove rotte apertesi per cinesi e russi in conseguenza del riscaldamento globale, oppure per mantenere libero a favore delle navi e delle merci statunitensi il transito nello stretto di Bering, dall’altro la chiamata alle armi di Trump per i paesi “alleati” sembra rispondere ancor più alla impossibilità americana di gestire, come unico body guard dell’interesse economico e politico occidentale, una rete di trasporti e traffici commerciali che avvolge ormai l’intero pianeta.

Un problema per cui, come è solito fare un certo fantasma già evocato da Marx nel 1848, l’assenza di rivolte sociali su scala globale potrebbe ben presto essere sostituito dal loro esplodere a Ovest come a Est e a Nord come a Sud. Cosicché la guerra, per il capitalismo non soltanto americano, potrebbe ancora rappresentare una possibile via di uscita, se non l’unica, come il riarmo europeo e l’allarmismo sulle iniziative russe ai confini d’Europa e in Germania sembra voler rilanciare quotidianamente.

Tutto questo per dire che oggi, in un contesto economico mondiale allo stesso tempo enormemente differenziato e unificato, la volontà dei singoli individui o di unici settori economici, ad esempio quello degli armamenti, non sono più bastevoli, ammesso che mai lo siano stati, a determinare il corso della Storia e l’avvento, o meno, di nuove guerre, mentre l’insofferenza sociale diffusa, dovuta a difficoltà di ordine economico, alimentare e lavorativo, può ancora rappresentare una forza capace di determinare o impedire nuovi devastanti conflitti. Tutto il resto è meglio che lo si lasci dire al Papa e alle anime belle del suo seguito.

Chi scrive, certamente, si è spinto ben al di là degli intenti dell’autore, ma ciò non toglie che il suo saggio, ricchissimo di dati e considerazioni, sia di carattere geografico e militare che economico e tecnico, possa rivelarsi utilissimo per tutti coloro che vogliano imbastire un ragionamento o anche solo un discorso sulle ragioni dei conflitti in corso e, soprattutto, del loro inarrestabile allargamento.


  1. A. Leone, Geopolitica degli stretti. Tra guerra e (nuovo) ordine globale, Diarkos editore, Reggio Emilia 2026, pp. 116-118.  ↩

  2. A. Leone, op. cit., p. 116.  ↩

  3. Si veda: D. Vecchioni, Suez: il canale che ha cambiato la geografia del mondo, Santarcangelo di Romagna, Maggioli 2023.  ↩

  4. Oggi: C. Schmitt, Terra e mare. Una riflessione sulla storia del mondo, Adelphi, Milano 2002.  ↩

  5. Nell’antica Grecia, la legge, l’usanza vigente nelle comunità umane. Un tema cui avrebbe dedicato nel 1950 una delle sue opere più celebri e forse la più importante: C. Schmitt, Il nomos della terra nel diritto internazionale dello «jus publicum europaeum», Adelphi, Milano 1991.  ↩

  6. A. Leone, op. cit., p. 136.  ↩

  7. Ivi, p. 137.  ↩

  8. ibidem, pp. 137-138.  ↩

  9. ibid., pp. 119-125.  ↩

Le leggi non scritte che condizionano l’economia italiana

7 Ottobre 2026 ore 18:45

Esistono regole non scritte radicate nel tessuto sociale italiano che hanno impatti sulla condizione economica del nostro paese. Con Alberto Bisin affrontiamo questo ulteriore aspetto che può aver contribuito al declino italiano.

L'articolo Le leggi non scritte che condizionano l’economia italiana proviene da Lavoce.info.

Le leggi non scritte che condizionano l’economia italiana

7 Ottobre 2026 ore 18:45

Esistono regole non scritte radicate nel tessuto sociale italiano che hanno impatti sulla condizione economica del nostro paese. Con Alberto Bisin affrontiamo questo ulteriore aspetto che può aver contribuito al declino italiano.

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KRISHNAMURTI: COME VIVERE DAVVERO NEL PRESENTE

7 Ottobre 2026 ore 17:34
Attenzione, pensiero, paura e relazioni: perché facciamo così fatica a essere presenti?Krishnamurti ci invita a osservare ciò che accade senza giudicarlo, controllarlo o trasformarlo.Vivere nel presente non è una tecnica: è imparare a vedere ciò che continuamente ci porta altrove. 🎬 PREMIERE📅 Data: 09/10/2026🕰️ Ora: 14.00🔗https://youtu.be/ac9A1wJEEds In questa nuova Scorribanda filosofica entriamo nel pensiero di […]

Trump celebró la compra de Warner/Discovery por Paramount, dirigida por su amigo David Ellison

7 Ottobre 2026 ore 17:30

El presidente Donald Trump celebró la unión de Paramount Skydance y Warner Bros. Discovery, una operación protagonizada por los estudios y medios informativos más importantes de Estados Unidos, ahora bajo el liderazgo único de su amigo David Ellison. El presidente estadounidense elogió al nuevo grupo empresarial durante una jornada en la que su principal ejecutivo también respondió preguntas sobre sus relaciones políticas y las dudas que despierta la compra en Hollywood.

«La cercanía de Trump con la familia Ellison recibió atención durante la revisión del acuerdo, en especial por el futuro de CNN. La cadena forma parte de los activos que pasan al control de la compañía resultante, Skydance Corporation, y algunos sectores demócratas temen que comience a ser parcial con el presidente», comenta la periodista Sofía Torres.

Consultado por periodistas este martes 6 de octubre, Trump declaró: «Será una gran compañía». Después agregó: «Son personas magníficas y será una gran compañía», esto último en relación a David Ellison y a su padre, Larry, cofundador de Oracle y miembro del Consejo de Asesores sobre Ciencia y Tecnología creado por el actual gobierno norteamericano.

Ante las críticas de la comunidad cinematográfica, Ellison reconoció que la compra dejó tensiones: «Este fue un proceso turbulento y, por momentos, un proceso desagradable», dijo durante el encuentro con medios que compartió con Ynon Kreiz, codirector ejecutivo de Skydance.

A fines de 2025 se conoció que Jared Kushner, yerno de Donald Trump, había canalizado fondos financieros para que Paramount comprara Warner Bros. Discovery.

Framadate - Disparition votes sondages

Bonjour,

J’ai créé un sondage sur framadate il y a quelques jours. Tout fonctionnait à merveille jusqu’à ce que des votes disparaissent de mon sondage, mais pas tous. Pourtant, je vois bien depuis mon sondage les notifications de celles et ceux qui ont participé.

Par ailleurs, mes options de dates ont été modifiées voir supprimées. Or, selon l’option que j’ai choisie, aucun votant n’est en mesure de modifier les votes des autres donc logiquement, ils n’ont pas pu modifier le sondage par inadvertance.

Merci d’avance pour votre aide à résoudre ce mystère !

Savannah

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ShinyHunters Extorted Boeing Spin-off Prior to Arrests

7 Ottobre 2026 ore 15:48

A teenager from Amman, Jordan suspected of leading the prolific data theft and extortion group ShinyHunters has been detained and is reportedly cooperating with the FBI to identify other members of the hacking gang. KrebsOnSecurity has learned that the suspect, who uses the hacker handle “Rey,” was detained as ShinyHunters was in the process of extorting a business unit recently divested by the global aerospace company Boeing, which manufactures the fleet of planes used by the employer of Rey’s father — Royal Jordanian Airlines.

The logo for Jeppesen ForeFlight, a business unit divested last year by the aerospace firm Boeing.

On October 3, Reuters cited three unnamed sources saying a suspected ShinyHunters member in Amman named Saif Al-din Khader was detained by Jordanian authorities and was cooperating with the FBI. KrebsOnSecurity identified Rey as Khader in a November 2025 profile, in which the young man admitted working with multiple ransomware groups.

Rey was featured again in a September 28 exclusive about the Dutch police arresting 24-year-old convicted cybercriminal Pepijn van der Stap on suspicion of aiding in data thefts and extortions by ShinyHunters. The story noted that immediately following the Dutchman’s arrest on the evening of September 15, Rey assumed control over the ShinyHunters brand and boasted publicly about stealing highly sensitive data from the FBI and extorting the ransomware group Cl0p.

Rey taunted both the FBI and Cl0p with memes posted to his longtime account on Twitter/X, while simultaneously including images of the avatar used by Van Der Stap’s former hacker alias “Umbreon” in an apparent attempt to frame the Dutchman for both hacks.

A taunting meme uploaded to Twitter/X by Rey on Sept. 22. A giant sized version of the Pokemon character Umbreon can be seen in the bottom left.

As noted in our September 28 report, ShinyHunters gained access to the FBI site and other victims by exploiting a vulnerability (CVE-2026-35273) in PeopleSoft, a software-as-a-service platform from the tech giant Oracle that is broadly used by companies to manage hiring and human resources, benefits and payroll. Oracle quickly issued a fix for CVE-2026-35273, which ShinyHunters first began exploiting as a zero-day in June, and at the time Mandiant released web application firewall rules intended for organizations that couldn’t apply the security update quickly enough.

ShinyHunters told BleepingComputer in June that the original goal behind exploiting the PeopleSoft vulnerability was to breach the FBI’s own PeopleSoft database, but the hackers said those attacks were unsuccessful for some reason. In recent weeks, however, ShinyHunters turned to a well-known URL-encoding trick to bypass Mandiant’s suggested web application firewall rules.

In a report released Sept. 25, security experts at Mandiant and the Google Threat Intelligence Group (GTIG) confirmed that ShinyHunters had mass-exploited the PeopleSoft vulnerability to steal data from dozens of systems across a range of industries, including higher education, technology, healthcare, agriculture, transportation and government.

Reuters reported October 5 that the FBI has removed a contractor at Accenture over their failure to patch the FBI recruitment website hacked by ShinyHunters, which exposed sensitive data on more than 5,000 FBI personnel, including each’s person’s unit and specialization, as well as medical and psychiatric records.

‘REY’ MEANS KING, AS IN ROYAL

According to two sources familiar with the ShinyHunters investigation, a navigation and digital aviation unit recently divested by the global aerospace company Boeing was among the victims that ShinyHunters was in the process of extorting when Rey was apprehended by Jordanian authorities.

Those sources said the FBI’s investigation into ShinyHunters gained renewed urgency with the group’s attempted extortion of the former Boeing unit, which allegedly included the theft of sensitive information that sources said could pose operational safety and security risks.

In a brief statement shared with KrebsOnSecurity, Boeing acknowledged the extortion attempts by ShinyHunters, and said the incident concerned data stolen from Jeppesen ForeFlight, a subsidiary that Boeing sold in November 2025 to the private equity firm Thoma Bravo for $10.55 billion.

“We are aware of claims by a threat actor regarding data allegedly associated with Boeing and our former subsidiary Jeppesen ForeFlight,” a Boeing spokesperson shared. “We are actively reviewing the matter with the Jeppesen ForeFlight team.”

A spokesperson for Jeppesen ForeFlight shared a written statement in response to questions, saying the company has seen no impact on their end. “Based on our investigation to date into this claim and proactive security posture, there was no impact to our operations or products.”

Rey’s alleged involvement in attempting to extort the former Boeing unit is noteworthy because there is strong evidence that his father works for Royal Jordanian Airlines, which is mostly controlled by the Jordanian government and operates its long-haul fleet on passenger planes built by Boeing. Rey claimed on Telegram in early 2025 that his father was an airline pilot, although that could not be independently confirmed.

However, as noted in our November 2025 profile of Rey, his family’s shared computer was at one point compromised by password-stealing malware, and the data collected by that malware clearly shows Rey’s father used the same credentials to log in at multiple online portals for Royal Jordanian Airlines employees.

Royal Jordanian Airlines has not yet responded to a request for comment. In advance of our September 28 story, KrebsOnSecurity once again emailed Rey’s father to seek comment and update him on his son’s alleged activities. Neither of the Khaders have responded. But just hours after that request was sent, Rey began deleting his various social media accounts, including the Twitter/X account he previously used to taunt the FBI, Cl0p, and other ShinyHunters victims.

Rey may have nixed many of his social media profiles, but his cybersecurity blog on GitHub somehow escaped the purge, and it shows that Rey was fixated on the leaders of the Cl0p ransomware group. In March 2026, Rey’s blog featured a lengthy post that identified two Russian men as the core developers and hackers behind Cl0p.

Rey’s blog on GitHub. This post doxes two Russian men as the core operators behind Cl0p, one of the oldest and most established ransomware groups still in operation today.

MURDER FOR HIRE?

Meanwhile, news outlets in the Netherlands reported explosive new allegations leveled at Van der Stap, whose supposed personal transformation from convicted to reformed hacker has been widely covered in the tech news media. The Dutch daily RTL reported on Sept. 29 that investigators suspect Van der Stap tried to orchestrate at least two murders. According to RTL, the murders were allegedly to be committed abroad, and there are indications Van der Stap gave the order for these attacks.

Van der Stap was released from prison after serving the better part of a four year sentence for data theft and extortion activity that prosecutors said netted between €1.5 million and €2.7 million. In an interview with KrebsOnSecurity on September 9, Van der Stap described his new role as “offensive security lead” at the Dutch cybersecurity company Neo Security, saying the job involved probing client networks for security vulnerabilities.

Neo Security’s owner Benjamin Korper told Reuters he has hired an outside firm to investigate whether Van der Stap had hacked Neo Security or its customers, but that so far investigators have found no evidence he acted against his employer or clients. Korper said Dutch forensic investigators visited his office on September 15, the night Van der ⁠Stap was arrested in a dramatic police raid that reportedly involved flash bang grenades.

A screenshot of a Sept 16 story by the Dutch news outlet at5.nl, describing a police raid on Van Der Stap’s residence that reportedly used flash-bang grenades.

Prior to his first arrest in 2023, Van der Stap was working as a software engineer at the Amsterdam-based cybersecurity startup Hadrian, while volunteering at the Dutch Institute for Vulnerability Disclosure (DIVD) — even as he was hacking into and extorting a number of large organizations.

When asked in a recent interview why anyone should believe the word of a self-described “reformed” cybercriminal who had so casually deceived countless friends, co-workers and journalists for years, Van der Stap replied that his work spoke for itself and there was nothing he could say that would convince his worst critics.

“You can throw a bunch of nice words at someone, but you can’t convince them if they don’t want to be convinced,” Van der Stap told KrebsOnSecurity on Sept. 9. “I’m doing what I can to repay victims, and that’s all I can do. If someone doesn’t want to believe me, then that’s on them.”

FRANCHISING AND BURNING A BRAND

Cybercriminals aligned with ShinyHunters have been responsible for dozens of data breaches involving billions of stolen records, and breaches claimed by the group stretch back to at least 2019. But experts say the people recently operating behind the ShinyHunters name are not the same core members that populated the group in its early days, most of whom are French citizens who have been arrested (if not also imprisoned) on at least one prior occasion for alleged cybercrime activity.

More to the point, ShinyHunters has become something of a franchise. Think the Dread Pirate Roberts character in the 1980s cult movie classic “The Princess Bride,” only succession by death is replaced with succession by arrest, and there can be multiple simultaneous Dread Pirate Robertses. Sources close to the investigation say the FBI is focusing on a remaining handful of cybercriminal freelancers or affiliates who have been feeding the group stolen credentials to various software-as-a-service (SaaS) platforms used by major companies in exchange for a cut of any data ransoms later paid by victims.

In the days after the news broke of Van der Stap’s arrest, a cybercrime-focused chat server on Telegram that was allegedly operated by Rey erupted with hot takes, with most participants heaping ridicule on the teenage hacker after he publicly backed down from threats against the FBI and Cl0p, and again when the ShinyHunters’s darknet website suddenly went offline. Several commentators accused Rey of resurrecting the ShinyHunters brand after its core members were rounded up in France, and making a mockery of the group’s name and reputation ever since.

“He bought the old forum PGP key and used it to make new Breachforum websites and Telegram channels larping as ShinyHunters to ransom companies and then sell the used data or resell his forum when he goes broke,” one member recounted.

A relatively new Telegram channel called “The Battle” has been doxing and needling Rey and other alleged ShinyHunters members for several weeks, and it has gained a considerable readership among the cybercrime communities operating on Telegram. One of the coordinators of that harassment campaign repeatedly portrayed Rey as clueless greenhorn who sought to ride the coattails of a cybercriminal brand that has long enjoyed a reputation for ruthlessly selling or publishing data stolen from victim companies who refuse to give in to extortion demands.

“Rey (Saif Al-Din Khader) made a serious mistake when he started pretending to be a member of ShinyHunters,” wrote the administrators of The Battle server on Telegram. “That group had already been dismantled, with many of its members either arrested or imprisoned, yet Rey still chose to use its name while carrying out his crimes. We’re aware of claims that [Rey] caused over $200 million in damages and helped around 5–6 friend groups in the community make money by using Shiny Hunters group aliases to negotiate deals for a 25–30% cut over the past few months.”

In an interview with The Register, ShinyHunters claimed they hacked the FBI to counter the agency’s narrative in a May 2026 alert that advised victims against paying a ransom to the group, which came off looking unprofessional and capricious in the FBI’s advisory.

A flash notice on ShinyHunters released by the FBI on May 15, 2026.

The public notice warned the group has been known to pursue a number of different victim harassment strategies, from sending threatening text messages and phone calls to victims and their family members to in some cases swatting victims. The FBI warned ShinyHunters members “may also falsely claim to have sensitive or compromising information, including embarrassing photographs or videos of victims, which frequently do not exist.”

The hackers told The Register their attack on the FBI “demonstrated our technical capabilities and directly refuted the misinformation disseminated by the FBI, journalists, and industry researchers.” At the same time, the group’s leaders seemed to acknowledge that the FBI’s warning materially harmed their prospects for convincing victims to pay, saying “this was fundamentally a public relations and marketing initiative for our business.”

[framaforms] Reporter une réponse à l'aide de [submission:values:key]

Bonjour,

Je construis un questionnaire de recherche à l’aide de Framaforms et j’essaie de reporter une réponse donnée dans une question dans le texte d’une autre question. Plus précisément. Une première question demande aux personnes de donner des mots. J’aimerais que ces mots soient rappelés dans une autre question, où la personne devra les évaluer sur une échelle.

Pour faire cela, j’utilise les token du type [webform_submission:values:key]. J’ai vérifié les clés. J’ai bien ajouté un saut de page entre la question source et la question cible.

Pourtant, le mot visé par le token n’apparait pas (à part dans les champs « balisage »), ni dans un titre de question, ni dans les options de réponse. A la place, il y a un espace vide.

Avez-vous des pistes de solution ? Merci d’avance :slight_smile:

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Best Fails of the Decade | Fails You Haven't Seen!

7 Ottobre 2026 ore 15:00

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Someone will say this is A.I. 😭 ►►► Submit your videos for the chance to be featured 🔗 https://www.failarmy.com/pages/submit-video ▼ Follow us for more fails! https://linktr.ee/failarmy

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A volte ritornano. Opporsi alla ripresa del nucleare

7 Ottobre 2026 ore 14:00

In questo mondo di ladri e ciarlatani, i governanti italiani non possono permettersi il lusso di non essere alti rappresentanti, nella prima categoria, ma anche della seconda! Così, come nei più famosi film dell’orrore, quelli che sembravano definitivamente sepolti da anni, escono dalle loro tombe con un nuovo vestito, ma con l’inconfondibile nefasto lezzo di sempre. Escono dalla tomba idee fasciste di patria e razza, e, per non sbagliarsi, riaffiorano anche tecnologie bocciate da 40 anni per mezzo di ben 2 referendum. Parlo del nucleare.

I ciarlatani parlano di crisi energetica, del petrolio che non abbiamo, per cui dobbiamo assolutamente stringere accordi con governi a dir poco criminali; parlano del gas da comprare a tutti costi, di terre rare e poi – ciliegina sulla torta – della recente guerra innescata da Stati Uniti e Israele con l’attacco all’Iran e il conseguente blocco dello stretto di Hormuz. In questo contesto, caratterizzato dalla retorica di giornalisti prezzolati e di politici, si ritira fuori il nucleare.

Queste chiacchiere nascondono una realtà ancora peggiore. Prima di tutto chiariamo che la politica energetica in Italia, ma anche le scelte politiche dei governanti italici e il posizionamento delle truppe italiane nei vari paesi del mondo, è dominata dagli interessi finanziari dell’ENI, la multinazionale nostrana, la compagnia energetica integrata in decine di paesi, che abbraccia tutti i settori, compreso quello della transizione energetica, della ricerca chimica e dello sviluppo di tecnologie innovative. Il governo italiano non fa nessuna scelta senza il suo beneplacito, in particolar modo oggi che la geografia mondiale sta cambiando radicalmente, e che le guerre sono solo l’aspetto più tremendo e spettacolare dello sfruttamento dei territori e non solo.

A questo va aggiunto che il boom dell’intelligenza artificiale, in tutti i campi, compreso quello militare, richiede molta energia. Si pensi che, secondo quanto indicano le proiezioni, entro la fine del decennio i data center per L’IA arriveranno ad assorbire circa 945 terawattora all’anno, una cifra che eguaglia l’intero fabbisogno energetico di una nazione fortemente industrializzata, come il Giappone.

In Italia le attuali forniture energetiche sono oggi appena sufficienti al fabbisogno nazionale.

Dovendo necessariamente limitare le emissioni di anidride carbonica dunque si deve eliminare o almeno diminuire l’uso di combustibile fossile, e in maniera folle ci si è rivolti al nucleare.

Questa scelta nasce da una parte dall’immenso spreco energetico in atto, imposto da questo sistema capitalista, dall’altro dal limite dettato inevitabilmente dalla strategia politica adottata anche per le rinnovabili, quella di non utilizzare le case e gli edifici esistenti, ma, per mantenere il monopolio e la proprietà dell’energia, si preferisce installare immensi campi eolici e fotovoltaici, finanziati per altro anche da chi propone il nucleare, perché il business deve essere in tutti i settori.

Ancora tu…ma non dovevamo vederci più?

Il Parlamento il 23 settembre 2026 ha approvato la legge delega al Governo in materia di energia nucleare. Tutto questo anche se c’erano già stati ben 2 referendum che avevano detto no al nucleare.

Quando in tempi non sospetti noi anarchici sostenevamo che il referendum non era la panacea di tutti i mali, che dietro questo strumento, apparentemente di democrazia diretta, si poteva effettuare una truffa, indubbiamente avevamo ragione! Vediamo perché.

Una delle cose fondamentali della Costituzione era, ed è, la sovranità del Parlamento; secondo il principio della democrazia parlamentare, il Parlamento mantiene il potere di legiferare su qualsiasi materia non vietata dalla Costituzione, approvando nuove norme e cornici di regole (come le recenti leggi delega sulla fissione sostenibile).

I referendum sul nucleare, in entrambe le occasioni, erano referendum abrogativi, regolati dall’Articolo 75 della Costituzione italiana. D’altronde in Italia i referendum possono essere solo abrogativi – qui sta l’inganno! – sono cioè uno strumento che permette ai cittadini solo di cancellare leggi esistenti, non di scriverne di nuove o di inserire divieti assoluti in Costituzione.

I tre quesiti del 1987

Nel Referendum del 1987 nessuno dei quesiti chiedeva esplicitamente “Volete vietare il nucleare?”

I cittadini furono chiamati a cancellare i meccanismi normativi che ne facilitavano lo sviluppo.

Il primo quesito, relativo alla localizzazione, abrogò la norma che permetteva allo Stato (tramite il CIPE) di decidere dove costruire le centrali. Il secondo quesito, relativo ai contributi, abolì i compensi finanziari previsti per i Comuni e le Regioni che accettavano di ospitare centrali o impianti nucleari sul proprio territorio. Il terzo quesito, relativo all’estero, vietò all’ENEL di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e gestione di centrali nucleari fuori dall’Italia.

Ovviamente chi era andato a votare, intendeva semplicemente dire se era o no favorevole al nucleare, ed effettivamente in un primo momento il referendum funzionò, con un effetto immediato: la chiusura delle centrali allora attive e il blocco del programma energetico nazionale.

Ma questo cadavere riemerse dalla terra in cui era sepolto all’epoca del quarto governo Berlusconi, che inserì nuove norme nel 2008 e nel 2009.

Così, per fermare il morto vivente, nel 2011 si ricorse ad un nuovo referendum. Il quesito del 2011 cercò di essere più specifico, andò a colpire direttamente la nuova strategia, chiese e ottenne l’abrogazione delle nuove disposizioni che permettevano la localizzazione, la progettazione e la costruzione di nuovi impianti per la produzione di energia elettrica nucleare sul territorio nazionale.

Sembrava la volta buona! Ma la terra sotto il cadavere è ora di nuovo in movimento, alla faccia di chi va, in buona fede, a votare ai referendum. Così lo zombie nucleare ritorna… una storia infinita!

Parafrasando Battisti potremmo dire: “ma non dovevamo vederci più?”

In realtà i referendum del 1987 e del 2011 hanno esaurito i loro effetti nel momento stesso in cui hanno cancellato i testi di legge a cui si riferivano, ma non costituiscono un vincolo perpetuo.

Un referendum abrogativo elimina un testo di legge specifico, lasciando un “vuoto” che i governi successivi non possono colmare subito riproponendo la stessa identica norma (il che violerebbe la volontà popolare nel breve termine) ma che può essere ridiscusso anni dopo.

Certamente non c’è ancora nessuna autorizzazione immediata, il testo non autorizza la costruzione di nuovi impianti nucleari, ma conferisce al governo la delega per fare ciò.

L’esecutivo ha tempo un anno per scrivere i decreti attuativi e definire una disciplina organica sull’intero ciclo di vita dell’energia nucleare. Secondo il governo il ritorno dell’energia atomica sarà nella prima metà degli anni 2030, cosa peraltro impossibile.

Ovviamente non avremmo nulla da eccepire se la tecnologia scoprisse nuove fonti di energia pulita a basso costo, ma al di là delle menzogne dei ciarlatani, la scienza in questi anni non ha sviluppato né centrali nucleari a fusione, né sa come risolvere l’annoso problema delle micidiali scorie radioattive, né tanto meno ha dato sicurezza in caso di incidente nucleare. Insomma, il nucleare è tutto tranne che pulito!

Per riesumare il morto, anche se è in via di putrefazione, niente viene detto sul fatto che al momento non c’è soluzione al problema delle scorie radioattive, scorie che, non dimentichiamolo, hanno una durata di pericolosità che può durare fino a centinaia di migliaia di anni!

E così si sorvola sulla sicurezza.

Tutte le centrali nucleari attualmente sono a fissione

Allo stato attuale delle conoscenze, senza eccezione alcuna, tutte le centrali nucleari sono a fissione.

E quindi, siano di nuova o di vecchia generazione, tutte producono micidiali scorie radioattive!

Ma ecco che altri morti tornano, bussano alla porta, e questa volta sono concreti.

Circa il 99% del combustibile esaurito e delle scorie radioattive prodotte dalle vecchie centrali nucleari italiane si trova attualmente stoccato all’estero, in particolare in Francia e nel Regno Unito. Queste scorie devono tornare, ma il governo italiano, non sapendo minimamente dove metterle in sicurezza, ha prorogato l’accordo con la Francia per mantenere le scorie nei depositi d’oltralpe fino al 2040 (con un rinvio di circa 15 anni rispetto alla scadenza iniziale fissata per il 2025). Questi rifiuti andranno ad aggiungersi agli attuali circa 33.766 metri cubi di rifiuti radioattivi custoditi in depositi temporanei in attesa di essere trasferiti in luoghi più sicuri non ancora identificati. Veramente vogliamo produrre altre scorie?

La quarta generazione di nucleare non c’è

Il morto vivente riesumato viene proposto con un nuovo vestito, ma il vestito non è ancora stato fatto! Sto parlando delle nuove centrali nucleari, piccoli reattori modulari, al massimo da 300 MW, che dovrebbero essere costruiti e assemblati in fabbrica e poi trasportati sul sito pronti a entrare in funzione. Attualmente i primi e unici piccoli reattori modulari (SMR, Small Modular Reactors) realmente operativi nel mondo si trovano in Russia e in Cina e sono in via sperimentale!

Propagandate come la manna caduta dal cielo, le SMR non esistono in nessun paese occidentale, perché la tecnologia è ancora in via di sviluppo commerciale.

I reattori modulari diventano possibili solo se si costruiscono i moduli in serie. I vantaggi economici della produzione in serie si ottengono solo se viene costruita una grande quantità di unità, un traguardo non garantito e dai costi iniziali molto alti.

Queste centrali sono più piccole e per ottenere la stessa energia delle altre bisogna costruirne molte di più, conseguentemente sono necessari più siti e avremo più scorie nucleari da smaltire. Aggiungiamo a questo che, nel malaugurato caso di un conflitto bellico (ovviamente, fatti i dovuti scongiuri! ma di questi tempi purtroppo non sarebbe impossibile), ogni centrale è un obiettivo strategico da colpire, conseguentemente il territorio va militarizzato anche per organizzare un eventuale evacuazione in caso di incidenti.

Sappiamo bene che gli speculatori cercheranno di iniziare i lavori il prima possibile; intorno al nucleare girano interessi ingenti, economici e militari. Sappiamo che se lo riterranno necessario potranno accelerare anche il percorso, anche se non certamente nei tempi annunciati dal governo, che l’ha sparata alta!

Il nucleare civile è anche estremamente legato al nucleare bellico, che oggi è addirittura auspicato come elemento di deterrenza militare, e certamente questa riproposizione del nucleare è figlia diretta del clima bellico e prebellico che si respira.

Nucleare fa rima con militare. I programmi militari traggono vantaggio dagli immensi investimenti economici statali destinati all’energia civile e viceversa, anche perché il combustibile per le centrali e il materiale fissile per le bombe (uranio – 235 o plutonio) derivano dallo stesso processo iniziale di separazione e arricchimento delle bombe. Alcuni reattori civili servono anche a produrre elementi chiave per gli arsenali atomici, come il tritio. Infine, non dimentichiamo che la ricerca scientifica, i tecnici specializzati, i laboratori e i reattori alimentano contemporaneamente sia il settore energetico sia quello della difesa e anche dell’attacco militare.

Insomma, la piazza ci attende prima dell’invasione dei morti. Per non essere anche noi zombie.

Salvatore Corvaio

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9 e 10 ottobre a Verona, due giornate nel segno della pace

7 Ottobre 2026 ore 14:25

Ancora una volta Verona si fa centro attivo per la pace e la nonviolenza, proseguendo idealmente il cammino iniziato con il convegno su Alexander Langer che ha aperto il 2026. Al Langer “facitore di pace” si affiancano altre tre figure di riferimento per il pacifismo, di cui si sono celebrati gli anniversari: San Francesco, Mahatma [...]

L'articolo 9 e 10 ottobre a Verona, due giornate nel segno della pace proviene da Movimento Nonviolento.

QUARTICCIOLO LA NOTTE: Residenti Barricati e Strade Fuori Controllo

7 Ottobre 2026 ore 13:00

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Quarticciolo, Alessandrino, Viale Palmiro Togliatti, Centocelle.

Quando cala il buio, in questo quadrante della periferia romana la vita dei residenti cambia del tutto. Chi vive onestamente, e già di giorno affronta il degrado quotidiano, la sera si barrica in casa nella speranza di superare la notte senza problemi, chiudendo finestre e tapparelle per isolarsi dal caos della piazza di spaccio.

Durante la nostra inchiesta notturna ci siamo imbattuti in scene di estremo disagio: un ragazzo in preda al delirio tra una fumata di crack e le grida sotto i palazzi, abbandonato in un anfratto fatiscente. Poco più avanti abbiamo incontrato e intervistato Don Antonio Coluccia, il sacerdote sotto scorta che ogni sera scende in strada per sottrarre terreno alla criminalità e portare una presenza dello Stato dove sembra mancare.

Una periferia tenuta sotto scacco, dove nemmeno i continui blitz e il presidio delle forze dell'ordine riescono a scardinare una realtà radicata e complessa.

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Asbesto GIOCA a Dark Souls 001 - MAI VISTO un GIOCO PEGGIORE!!! #gaming #darksouls #gameplay #funny

7 Ottobre 2026 ore 13:00

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Finanziere perde il lavoro dopo un test positivo al THC, il Tar ferma il licenziamento: era cannabis light

7 Ottobre 2026 ore 12:00
Oltre trent’anni di servizio nella Guardia di Finanza, nessuna precedente sanzione disciplinare e poi, nel giro di pochi mesi, la perdita del grado e del lavoro. È la vicenda di un appuntato scelto qualifica speciale in servizio nell’area di Malpensa, risultato positivo al THC dopo aver raccontato di aver utilizzato prodotti a base di cannabis …

Spectre non muore mai: la nuova variante BTR torna a colpire Linux e le CPU moderne

7 Ottobre 2026 ore 11:45
Pensavamo di esserci lasciati #Spectre alle spalle. E invece no: una nuova tecnica chiamata #BranchTargetReuse dimostra che le #CPU possono continuare a “ricordare” vecchie previsioni anche dopo che il codice è stato sostituito, fino a permettere a un processo senza privilegi di leggere la memoria del #Kernel e arrivare, in pochi minuti, all’hash della password di #root.

Aumentano inflazione, tasse, spese militari e debito. Documento di finanza pubblica da bocciare

Nel Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) trasmesso alle Camere venerdì scorso aumentano inflazione, tasse, spese militari e debito.

Nel Dpfp del governo si certificano i dati drammatici dell’economia italiana: un rapporto deficit-Pil al 3,1%, come dice l’Istat; un debito pubblico che supera il 138,5% del Pil nel 2027; una crescita tendenziale del Pil ferma, il prossimo anno, a un misero +0,6%; un’inflazione (dati di agosto) che arriva al 4,2%; tasse che nel 2025 sono aumentate dello 0,7%, con un aggravio tutto sulle spalle dei lavoratori.

La campagna Sbilanciamoci denuncia come lo scostamento di bilancio, di quasi 29 miliardi di euro in due anni, venga destinato per metà alle spese militari: più di 14 miliardi di euro per sistemi d’arma e missioni all’estero. Intanto la spesa per la sanità cala da anni in rapporto al Pil (il governo prevede un aumento nominale dell’1,8% a fronte di un’inflazione del 4,2%) e quella per l’istruzione è ferma al 4% del Pil. L’altra metà dello scostamento è dedicata all’energia, dove confluiranno le spese fallimentari del blocco delle accise, di fronte all’aumento del prezzo della benzina alla pompa, e la misura propagandistica della sospensione del bollo auto. Queste misure rischiano di mangiarsi le risorse vagamente promesse per la decarbonizzazione e le energie rinnovabili.

Sbilanciamoci! critica un Dpfp che, mentre indebita il Paese per le spese militari, non mette in campo una politica economica espansiva e non dà risposte ai salari falcidiati dall’inflazione, alla sanità in ginocchio senza medici e infermieri, all’emergenza energetica e ambientale, alla scuola senza risorse e con metà degli istituti che non rispettano le norme di sicurezza, a un welfare sempre più ridotto a misure parziali e insufficienti.

Dal 15 al 22 novembre Sbilanciamoci! e Rete Italiana Pace e Disarmo lanciano una settimana di mobilitazione per un’economia di pace, e il 2 dicembre Sbilanciamoci presenterà la Controfinanziaria in Parlamento.

Con la Via Maestra, per un’economia di pace

Saremo in piazza per portare avanti le ragioni dell’appello di convocazione della manifestazione e per ribadire la nostra opposizione ai piani di riarmo del nostro governo, che stanno togliendo risorse alla scuola e all’università, alla sanità, al lavoro, all’ambiente, al welfare.

Diciamo no all’aumento delle spese militari, a un’economia di guerra e a una politica estera aggressiva; no alle guerre che stanno devastando il pianeta, no all’oppressione del popolo palestinese e di tutti i popoli i cui diritti sono violati.

Saremo in piazza per chiedere la riduzione delle spese militari, politiche di pace in grado di arginare i conflitti, la riforma e il rafforzamento delle Nazioni Unite, il potenziamento delle politiche di cooperazione allo sviluppo, la realizzazione della difesa non armata e nonviolenta, come chiedono i 57mila firmatari della proposta di legge d’iniziativa popolare.

Saremo in piazza per batterci contro la militarizzazione della società, della democrazia, della scuola e dell’università, per il superamento dell’energia fossile – che è causa di guerre e conflitti violenti, oltre che dell’emergenza climatica – e a favore delle energie pulite e rinnovabili. Saremo in piazza contro chi vuole irreggimentare l’informazione e limitare la libertà di manifestare e il dissenso.

Saremo in piazza contro l’economia di guerra, a favore di un’economia di pace fondata su un modello di sviluppo che abbia al centro la lotta ai cambiamenti climatici, i diritti, il lavoro, l’istruzione, la salute, il welfare, fondata sull’interesse di tutti e non di pochi.

Il momento di “svuotare gli arsenali e riempire i granai” è adesso!

Scarica il volantino

La grande illusione del riarmo europeo

Nel 2024 le spese militari dei paesi UE membri della NATO hanno raggiunto i 317 miliardi di euro, con un aumento dell’86% in termini reali tra il 2014 e il 2024. I piani del bilancio pluriennale della UE per il 2028-2034 prevedono una spesa di 131 miliardi di euro per la difesa, sei volte superiore al bilancio precedente. Il Libro bianco White Paper for European Defence – Readiness 2030 della UE del 2025 sostiene che «gli investimenti nella difesa potrebbero raggiungere almeno 800 miliardi di euro nei prossimi quattro anni».

Tali politiche non possono essere interpretate come un classico caso di militarizzazione incentrata sullo stato. Piuttosto, in Europa si manifestano quattro fattori trainanti distinti – e spesso contraddittori. La “militarizzazione federalista” è il modello perseguito dalla Commissione europea, con i seri limiti imposti dai Trattati europei e dalla sovranità degli stati in materia di difesa. La “militarizzazione a geometria variabile” è guidata dagli interessi e dalle strategie divergenti degli stati ed è la forma più forte di intervento in vari ambiti delle politiche e nelle aree di conflitti e tensioni internazionali. La “militarizzazione della proiezione esterna” è la modalità con cui l’Europa interviene, in misura crescente, per la protezione dei propri interessi nelle aree vicine. Infine, la “militarizzazione delle Big Tech” suscita gravi preoccupazioni, perché è guidata dal potere tecnologico delle grandi imprese americane che dominano le tecnologie digitali, i sistemi di sorveglianza e spaziali e le applicazioni militari dell’intelligenza artificiale. Le nuove strategie di sicurezza e le modalità di guerra sono sempre più condizionate dalle loro capacità – private – piuttosto che dalle scelte delle autorità politiche e militari. L’attuale riarmo dell’Europa affonda le sue radici in tutti questi processi. Accanto alle dinamiche politiche, ci sono le dimensioni economiche e tecnologiche della militarizzazione.

Un modello economico sbagliato. Per raggiungere gli 800 miliardi di euro di spesa per nuove armi, la UE ha sospeso i vincoli di bilancio per la spesa pubblica in campo militare degli stati membri e ha creato uno strumento di finanziamento del debito da 150 miliardi di euro – SAFE – per finanziare i prestiti degli stati destinati all’acquisto di armi. Allo stesso tempo, nel 2025 i paesi UE membri della NATO si sono impegnati ad aumentare la spesa militare fino al 5% del PIL. 

In termini macroeconomici la stagnazione economica, le restrizioni fiscali e monetarie della UE, l’elevato debito pubblico e il sistema di governance economica dell’Unione fanno sì che il riarmo non possa essere finanziato senza gravi tagli alla spesa pubblica civile, in particolare quella sociale e ambientale. Tuttavia, un’economia militarizzata contribuisce in misura molto ridotta alla crescita e all’occupazione in Europa. Se guardiamo alle traiettorie dei paesi che spendono di più in armamenti – Stati Uniti, Regno Unito e Francia – troviamo che sono stati quelli più colpiti dal declino industriale. Politiche alternative – maggiori spese per l’ambiente, l’istruzione e la sanità – sulla base delle simulazioni economiche, avrebbero effetti molto maggiori crescita e occupazione.

Quanto alle imprese militari europee, esse producono sulla base di commesse nazionali frammentate, dipendono fortemente dalle aziende Usa per armi e sistemi digitali, e sono in parte di proprietà di fondi di investimento con sede negli Stati Uniti. L’espansione degli ordini e dei profitti delle aziende non sta portando né a un consolidamento del settore a livello UE, né a un serio miglioramento della sovranità tecnologica dell’Europa – l’obiettivo politico dichiarato di queste politiche. 

Considerando le dinamiche tecnologiche, si registra una nuova convergenza tra percorsi civili e militari nelle tecnologie digitali e nell’intelligenza artificiale, con il ruolo dominante svolto dalle grandi imprese tecnologiche statunitensi, le Big Tech. I paesi europei sono da tempo in ritardo rispetto agli Stati Uniti nelle tecnologie digitali e dispongono di poche aziende con attività significative in tali settori. L’emergere di un complesso militare-digitale dominato dagli Stati Uniti rischia di influenzare gli sviluppi economici e di sicurezza in Europa.

Di fronte a tali squilibri, la UE ha moltiplicato i programmi di ricerca e tecnologia che hanno finanziato le grandi imprese militari europee, ma senza mettere in discussione il potere delle grandi aziende tecnologiche statunitensi. Nel contesto della scarsa capacità innovativa dell’Europa, specialmente nel settore digitale, lo spostamento verso attività militari mantiene la dipendenza dell’Europa dal potere degli Stati Uniti e riduce le capacità europee nei settori civili in cui l’Europa ha vantaggi consolidati – dalle tecnologie ambientali ai sistemi sanitari. Le politiche realizzate dalla UE contribuiscono ben poco alla ricerca della sovranità tecnologica – un aspetto chiave dell’autonomia strategica. Siamo di fronte a un progetto politico illusorio.

Possiamo concludere che il riarmo dell’Europa non è una traiettoria di sviluppo sostenibile a lungo termine, non contribuisce a una crescita significativa né alla creazione di posti di lavoro, non conduce alla sovranità tecnologica e rende impossibile la transizione verde e la tutela dello stato sociale. In sintesi, il riarmo dell’Europa è un modello economico sbagliato.

Una politica illusoria. Il riarmo dell’Europa è stato lanciato in risposta alle tensioni internazionali, ma senza un dibattito serio sulle esigenze di sicurezza dell’Europa, senza una visione politica sull’architettura di un ordine internazionale che garantisca pace e stabilità. La corsa al riarmo europeo non ha risposte alle domande su che cosa significhi per gli scenari militari  – nucleari e convenzionali – e su come i nuovi armamenti – sviluppati in gran parte al di fuori del controllo dei governi della UE – cambiano le strategie e le modalità della guerra. L’obiettivo dell’autonomia strategica non fornisce risposte sul suo significato effettivo in termini di poteri decisionali, risorse economiche e modalità operative nei compiti di sicurezza e difesa.

Il riarmo dell’Europa non riesce nemmeno a portare a una maggiore integrazione politica e istituzionale europea. Nonostante le crisi e le guerre alle porte della UE, vi è scarsa convergenza degli interessi di sicurezza tra gli stati membri della UE. Aumenta l’incertezza sul futuro della NATO, c’è un progressivo ritiro delle forze militari statunitensi, non vi è alcun accordo sulle prospettive di una difesa comune europea. L’Europa ha da tempo abbandonato la sua immagine di “unione di pace”, e sta scoprendo che la corsa al riarmo non la sta affatto portando verso un’“unione sempre più stretta”. Alla mancanza di una visione politica europea in materia di sicurezza, stabilità e integrazione si affianca una mancanza di visione per il suo futuro economico. Il riarmo sta sostituendo le politiche della UE per la transizione ecologica – il Green Deal – e per la transizione digitale – il recupero del ritardo rispetto al predominio di Stati Uniti e Cina. Sta mettendo in pericolo il welfare state e il modello sociale europeo. 

La politica di riarmo non è coerente con le esigenze di sicurezza e non porta a una maggiore integrazione. Non è in grado di raggiungere in modo significativo gli obiettivi ufficiali di autonomia strategica e sovranità tecnologica. Manca di una visione per un futuro di stabilità, pace e ordine internazionale. In sintesi, il riarmo dell’Europa è una politica illusoria.

Homeless Shelters Around Phoenix Are Full. His Phone Is the Unofficial Hotline for Struggling Families.

7 Ottobre 2026 ore 11:00
A group of people converse outdoors in a park at dusk.
Austin Davis, center, a 26-year-old poet and advocate for homeless people, has become a point of last resort for families who are experiencing homelessness in the Phoenix area.

For about a year, Austin Davis’ phone has been flooded with hundreds of pleas for help from across the Phoenix metropolitan area.

A school employee wanted to help a homeless family but couldn’t find space at a shelter. Could Davis pay for a hotel room?

A mother of five living in a storage unit contacted a homeless services organization for help. They told her to call Davis.

A mother panhandling with her six children said passersby gave her Davis’ phone number, telling her he might be able to provide shelter. “I feel like the worst mother in the world,” she texted him.

Nearly every person who’s reached out to Davis, a 26-year-old poet and advocate for homeless people, says they’d first called 211, seeking help through the official channel, only to learn it could be months before they’d get shelter or a housing placement. His phone has become the unofficial hotline for emergency shelter.

Caseworkers, teachers, social workers, police and hospital workers have called and texted to see if Davis can help people without a place to go. Even workers from the official channel — 211 and the Family Housing Hub — have sent people to him.

Davis’ path to becoming the de facto advocate of last resort illustrates how the system set up to care for families who are homeless in Maricopa County is failing them. ProPublica found that calling and visiting the official channel to address family homelessness rarely leads to offers of help, leaving families feeling hopeless.

Volunteers serve warm food and sides to people standing in line under an outdoor shelter.
People gather around a picnic table at an outdoor park event offering free meals and water bottles to attendees.
Davis’ nonprofit, AZ Hugs, holds daily food distributions at “The Hill” for homeless people in Phoenix.

In January, I started coming to Tempe’s Moeur Park, known as “The Hill,” to meet the families Davis was assisting. I was struck by the scene of desperate parents, some of whom had recently been evicted, lost a job or fled domestic violence, surrounding Davis to tell him about their situation. As he listened, he played with their children, always with an energy drink in hand.

The scene was both heartening and disconcerting. Davis was helping families stay off the street, which was good. But why, I wondered, in a county of nearly 5 million people, was a man in a park their best chance at getting help? And why were government agencies and multimillion-dollar nonprofits, some tasked with helping the very same homeless families, sending people to him?

Davis, who runs a small nonprofit called AZ Hugs, is known for working outside the system. With the help of volunteers, he hosts a nightly meal for homeless people at a suburban Phoenix park. This has drawn the ire of Tempe officials and led to 35 citations against him for trespassing and holding picnics without permits. (In 2024, he reached a deal to plead guilty to one permit violation, and the city dismissed the other citations, according to court documents. He’s spent three nights in jail.) In 2025, Davis and two other advocates for homeless people filed a lawsuit against Tempe, alleging it had violated their free speech protections by citing them for feeding people in parks. The city revised its permit ordinance, and Davis withdrew the lawsuit.

In recent months, he has tried to draw attention to what he calls the “family homelessness crisis,” raising money on social media to pay for hotel rooms for families, many with young children, who would otherwise sleep on the street or in their cars. Davis said he cannot assist everyone who asks for help. A much bigger effort is needed, he added, involving nonprofits and local and state officials, but he sees little evidence that it’s happening.

The number of people in homeless families in Maricopa County reached 2,103 this year, its highest level since 2015, according to the latest figures that are compiled locally and reported to the federal government. And those numbers are considered an undercount because the tally is taken on a single night by volunteers who can miss people who are trying to stay out of sight. In late September, nearly 200 families were on the waitlist for shelter in the county. It doesn’t include those who couldn’t get on; were kicked off because they weren’t considered homeless; or those who called 211, found it unhelpful and never called back. (Solari, a nonprofit that runs the statewide 211 line, said that the Family Housing Hub, which is run by UMOM, a nonprofit, sets the eligibility criteria for placement on the shelter waitlist.)

I spoke to more than 30 families searching for shelter. Parents told me they worried how their situation was affecting their children. Research shows homelessness harms children, disrupting brain development and growth and leading to permanent changes in the brain and body.

A close-up view shows a smartphone screen displaying text notifications requesting help with food and shelter.
Davis’ phone is flooded daily with pleas for help from people who are homeless across Maricopa County. Blurred for privacy by ProPublica

Candice Ortiz had tried since spring to find stable shelter and housing. As the months dragged on, she noticed the toll on her 8-year-old son. He was hospitalized for heat exhaustion after spending the day outside, and she worried about the school he missed.

Davis helped Ortiz as she hit dead ends in her search for a place to stay, according to text messages reviewed by ProPublica.

She said she had called 211 over and over, answering the same questions about her living situation, only to receive information she could have found through a simple internet search. She said a worker with the Family Housing Hub told her that since she and her children were sleeping in her car, she wasn’t actually homeless. Another told her the waitlist was full.

In June, she spent the day at a Phoenix cooling center to escape the heat. A representative told her to go to UMOM, which runs an emergency shelter for families. She said she used her last $20 on a rideshare to the shelter. They took her information again and told her she wasn’t “in the system.” Nothing was available. UMOM said to protect the privacy of clients, it does not comment on individual families.

At the end of August, she connected with the Phoenix Rescue Mission, a nonprofit that offers programs for homeless people. The group sent Ortiz to a local apartment complex where she viewed an apartment. Later, a worker with the Phoenix Rescue Mission told her that it ran out of funding to pay for it, text messages reviewed by ProPublica show. Phoenix Rescue Mission did not respond to requests for comment.

UMOM, which during the last fiscal year received more than $7 million in government grants, set aside 23 units of shelter and about a dozen tents for families this summer, as temperatures reached 117 degrees. The program, which is part of the city of Phoenix’s heat relief effort, has helped nearly 300 households so far but is winding down this month.

In early April, Davis had tried to force a broader effort to address the crisis by launching an online petition. It called on Arizona Gov. Katie Hobbs, a Democrat, to declare a state of emergency to address family homelessness. The petition has more than 5,000 signatures.

In June, a volunteer with Davis’ organization attended a fundraiser for Hobbs, who is running for reelection, to hand her a letter about the petition. The letter suggested such a declaration could unlock funding for emergency shelter and recommended making it easier to access the Family Housing Hub.

“I implore you to consider the children who endure extreme heat without safe shelter,” the letter stated. “No parent should be told to wait months for assistance while temperatures reach life-threatening levels.”

A close-up portrait of a man with long hair, round glasses and a gray baseball hat featuring handwritten text.
Davis said he wishes that the leaders of nonprofits and government agencies would do more to address the difficulties faced by families in need of shelter.

Davis told me he hasn’t heard from the governor’s office or from other nonprofit leaders about joining his effort — only from caseworkers hoping he might help them find shelter for families. He wished that other organizations would at least acknowledge the problem and called their silence “frustrating” and a “disservice” to those in crisis.

The governor’s press secretary, Liliana Soto, told me emergency declarations are reserved for natural disasters, and using one to address homelessness might not be appropriate. Soto added that the governor is “deeply aware” of these challenges. Since taking office in 2023, Hobbs has allocated at least $245 million statewide on efforts such as eviction prevention, affordable housing, emergency shelter and rapidly rehousing people experiencing housing insecurity. “The governor believes no family, especially families with infants or young children, should be left without a safe place to go during the summer heat,” Soto said in a statement.

Davis sees families in that situation daily. And he spends most nights pleading for money on social media to put them in hotel rooms. Some nights he has raised thousands of dollars, posting updates at 2 a.m.

In September, Davis’ organization started hosting an overnight shelter at the First United Methodist Church of Mesa. It has space for at least six families. Davis said he knows it’s a Band-Aid on a much bigger problem.

At the church on a recent evening, some families arrived in vehicles packed with their belongings. Inside a large air-conditioned room, a volunteer had set up canopy tents with cots, pillows and blankets. She offered them a dinner of chicken penne pasta.

A mother and her two children showered, then got in their tent and zipped it up. Gradually, others, some with toddlers, settled in, and the room became quiet.

They’d need to be gone by 6 a.m.

A young girl reaches up toward a water bottle set inside a public park hydration station while another child plays nearby.
In Maricopa County, the number of people with children who are homeless is at its highest point since 2015, according to a regional count.

The post Homeless Shelters Around Phoenix Are Full. His Phone Is the Unofficial Hotline for Struggling Families. appeared first on ProPublica.

Risolte vulnerabilità in prodotti SonicWall

7 Ottobre 2026 ore 10:39
SonicWall ha rilasciato aggiornamenti di sicurezza per sanare 4 vulnerabilità, di cui 1 con gravità "critica" e 2 con gravità "alta", che interessano i modelli 6210, 7210 e 8200v appartenenti alla serie SMA1000. Tali vulnerabilità, qualora sfruttate, potrebbero consentire ad un utente malintenzionato di eludere dei meccanismi di sicurezza e di eseguire codice arbitrario sui sistemi interessati.

Rabbia, movimento e commozione Riflettere su classe e società con Bifo e bell hooks

6 Ottobre 2026 ore 10:30

Quando sono in seduta dalla mia psicologa – che io chiamo “doc” arrogandomi una confidenza che mi permette di parlare più liberamente con lei – mi capita spesso, soprattutto nei minuti iniziali, di fissare le tendine bianche della finestra alla parete di fronte. Si tratta di una sorta di preparazione mentale, di riscaldamento: è così che entro nell’ottica che quanto dirò scorrerà su un fondo neutro predisposto per riceverlo, avrà una consistenza oggettiva e rappresenterà qualcosa di cui, almeno in una certa misura, mi sarò liberato.  

Durante uno dei nostri primi incontri la doc mi ha invitato a riflettere su rabbia, paura e tristezza, tre emozioni che scuotono nel profondo il mio, come il vostro, stato mentale. Da parte mia, mi sono interrogato su quale peso abbia ciascuna di esse nel determinare le mie scelte, tanto quotidiane quanto di lunga durata. Le tende, lunghe ma strette, non mi sono bastate e allora ho provato a scrivere su un quadernino.

Ho cominciato dalla rabbia, convinto che quella che mi capita di provare verso l’Altro ha spesso e volentieri i minuti contati: lascia infatti presto il campo all’ironia. Qui intendo l’ironia nella sua accezione di figura retorica che consiste nell’intendere una cosa affermando il suo contrario e allora l’atto ironico è una pratica immaginativa che mi permette di rovesciare il ruolo e la funzione di chi mi fa o può farmi arrabbiare. Penso agli appellativi di “mite”, “dolce”, “clemente” et similia che puntualmente rifilo a chi mi irrita con il proprio piglio accentratore o la propria ingiusta severità: un esorcismo senza segno della croce.

Secondo Franco Bifo Berardi (Disertate, Timeo, 2023, pp. 45-48), l’ironia prescinde dall’esistenza di una verità da compiere o realizzare ovvero imporre all’Altro. Così, l’ironico si prende gioco tanto della verità quanto di chi, armandosi della verità stessa, pretende di avere ragione o di dettare legge, cioè di far prevalere la propria visione di mondo. L’ironia dà luogo a un processo di interpretazione potenzialmente infinito e, nel corso di questo proliferante gioco linguistico, consente di scegliere liberamente tra molte diverse possibili interpretazioni, così svicolando dalla contesa per quel senso, quel significato, che i seriosi litiganti si affannano a far valere. Tra i partecipanti al discorso ironico si instaura una solidarietà e una complicità grazie alle quali creare uno spazio dapprima linguistico e poi materiale — in quanto fatto di relazioni fra persone e delle cose cui queste relazioni danno vita — refrattario all’arroganza di chi vuole costringerci entro il proprio orizzonte di senso.

L’ironia mi permette di creare un ordine simbolico in cui la legge del più forte è rovesciata e al prepotente viene a mancare il terreno sotto i piedi: se, come faccio quando mi sovviene in mente chi credo mi abbia fatto torto, la pratico nel mio intimo, essa è come l’amico immaginario che avevo da piccolo, capace di trasportarmi in un mondo altro e farmi tornare nel nostro con addosso una scossa di gioia frizzante; se invece intavolo un dialogo ironico con le mie amiche o i miei amici, sento di ricodificare con loro i valori, gli atteggiamenti e le convenzioni sociali imperanti nel nostro contesto sociale e con ciò di posizionarci in senso antitetico rispetto a esso: con l’ironia ci situiamo, prendiamo posizione sull’esistente che assume i tratti dell’intollerabilità. La rabbia che provo infatti verso l’ordine sociale legalizzato nel quale siamo immersi è costante e vivissima, perennemente accesa, bruciante: nel quotidiano si fa tensione che mi dà lo slancio per scrivere, ma anche per muovermi entro quest’ordine e scavalcare le sue rigide tassonomie, i suoi arbitrari confini classisti. Muoversi è la conditio sine qua non per espellere la rabbia come fosse carburante combustibile, per bruciarla prima che essa bruci noi neutralizzarla. Ma quale movimento conta davvero in questo senso? E quale direzione dovrebbe avere?

In Da che parte stiamo. La classe conta (Tamu, 2022) bell hooks descrive il movimento come uno spostamento dalla posizione di classe in cui si è incasellati. La scrittrice e attivista nera racconta la propria infanzia e adolescenza in una umile famiglia della “classe lavoratrice” (p. 199) nella quale, sebbene il padre lavorasse molto, i soldi non bastavano mai, perché le bocche da sfamare erano tante e la discriminazione salariale a danno dei neri all’epoca era la norma. La sua esistenza ci appare – per sua stessa ammissione – circoscritta in una comunità nera segregata, composta di poveri e famiglie proletarie, nella quale era difficile mantenere segreti ma era anche viva la solidarietà: “[c]ondividere le risorse era una consuetudine nel nostro mondo, diretta conseguenza della convinzione di identificarci nella povertà. Davvero, esprimere solidarietà con i poveri era un lavoro spirituale essenziale, un modo per comprendere il senso essenziale della comunità” (p. 62). Quando decise di frequentare una prestigiosa università lontano da casa – Stanford, in California –, i suoi genitori temevano che sarebbe diventata una persona diversa e che non avrebbe più condiviso il loro orizzonte di senso, la loro visione di mondo, attraversata da duro lavoro, dedizione alla famiglia, forte devozione religiosa e sporadici divertimenti; perdipiù, sua madre e suo padre erano stati “incredibili figure autoritarie: un fascismo di famiglia, di grado molto elevato. Da bambini sapevamo che era meglio non mettere in dubbio la loro parola o il loro sapere. Credevamo loro ciecamente” (p. 47).

L’iscrizione all’università rappresentò per bell hooks un attraversamento di invisibili barriere sociali: la scrittrice parla di un “oscillare da una parte all’altra del confine di classe” (p. 202). Per un verso questo movimento verso l’interno della società le fece provare la paura di perdere il legame con il suo mondo di origine, con le fondamenta del suo essere, che stavano ai margini – e dall’altro il timore che le porte di questo mondo avrebbero potuto chiudersi se lei avesse provato a immettere idee e suggerimenti per cambiare lo stato delle cose; in fondo, però, la portò a produrre un rinnovato senso di sé, ad attribuirsi un nuovo ruolo nel contesto della sua classe di origine, verso la quale avvertiva tanto un debito per il permanente sostegno ricevuto quanto la responsabilità di rimanere solidale. In ogni caso, è vivendo tra persone più privilegiate – dunque muovendosi dalla sua posizione di classe – che imparò molte più cose di quante non ne avesse comprese prima sulla propria classe di origine: soprattutto, si rese conto di quanti stereotipi negativi sui poveri e sulla classe lavoratrice di livello più basso fossero diffusi tra la classe medio-alta e di come quest’ultima vivesse arroccata sulla difesa dei propri interessi, entro reti sociali dalle quali le classi inferiori erano marginalizzate.

bell hooks non si assimilò mai completamente alla classe nella quale aveva fatto il suo ingresso: anzi, proprio questo spostamento, o avanzamento, la rese più cosciente del proprio ruolo in società, di cosa fare e non fare. Dunque sceglierà di vivere in un “piccolo appartamento di poche pretese” (p. 206), conducendo una vita semplice ma, almeno a suo modo di vedere, lussuosa, che le consentirà di “avere più risorse da condividere con le altre persone” (p. 206): in pratica, di girare una quota fissa del suo reddito a persone in stato di bisogno.

Il movimento di bell hooks al di là delle barriere della propria classe di origine le permise di essere ancora più cosciente su di essa, sulle problematiche che la gravano e sui conflitti tra la stessa e la classe superiore. Muoversi lungo e al di là dei confini della propria classe di appartenenza consente di sviluppare questa coscienza e anche di incontrare altre persone che compiono la stessa operazione di evasione e sconfinamento, sia nella nostra stessa direzione – come attivisti e studiosi – che in quella opposta – come migranti e portatori di disabilità. È allora possibile muoversi assieme a queste persone, dunque commuoversi.

Commuoversi significa scavalcare quel muro da prendere a pugni e calci e su cui sputare improperi e imprecazioni dietro cui la rabbia ci relega, significa trovare Altri con cui incamminarsi verso lo stesso orizzonte di senso: ci si commuove quando – dopo un lungo movimento della mente o delle membra – troviamo Altri che vogliono produrre il nostro stesso senso, che desiderano rendere materiale la nostra stessa visione di mondo. Infatti, quando non riusciamo a imporre – nel mondo o nel rapporto con gli altri – il senso di cui siamo portatori, ci arrabbiamo: ciascun litigante vuole vedere riconosciuta la propria visione del mondo (o del piccolo cortile di cui s’è dichiarato padrone), anzi vuole  imporla senza sconti all’Altro litigante. La commozione si situa agli antipodi del litigio perché si fonda, anziché sull’imposizione unilaterale di senso, sulla sua condivisione. Così, anziché lasciarmi consumare dalla rabbia, preferisco spostarmi –  intellettualmente, socialmente – per trovare Altri con cui continuare questo movimento.

Quando mi capita di commuovermi, mi rallegro al pensiero che mi sto muovendo bene, in compagnia. A volte succede quando sono in presenza di Altri e in queste occasioni mi pare di essere il solo a commuovermi: allora sposto leggermente la nuca all’indietro, per portare gli occhi verso l’alto, così che quel po’ di liquido lacrimale che è già affiorato non trabocchi e che le lacrime in arrivo rifluiscano di sotto: in quei momenti sento la mia testa come una strana bottiglia munita di un collo biforcuto e di sicuro al cospetto degli Altri sembrerei assumere un aspetto pensoso, vagamente solenne e anche un poco stupido. A seconda che mi si colga all’aperto o al chiuso, si potrebbe pensare che io nutra un rilevante interesse per la foggia delle nuvole o per le plafoniere al neon, eppure in quei momenti sento di stringere dentro di me l’embrione di una rivoluzione, sempreché ogni rivoluzione debba cominciare con un cammino condiviso.

Quando, nel corso delle mie peregrinazioni intorno ai confini di classe, mi imbatto in chi vorrebbe materializzare nel mondo un senso diverso da quello in cui credo, ricordo a me stesso che – come mostra l’esperienza di bell hooks – a determinare la diversità di visioni di mondo sono non solo le differenze di classe, ma anche il personale attaccamento a tali differenze, l’affezione per esse – diffusa in particolar modo tra le classi più alte –, che induce a mantenere saldi e vigili i confini. Per superare l’attaccamento alla propria classe di appartenenza viene sicuramente in rilievo il capitale culturale, cioè tutte le conoscenze che abbiamo acquisito per mezzo delle nostre disponibilità economiche e sociali: è anche grazie a esse che ci determiniamo nella vita sociale e pubblica; beninteso senza sensibilità, senza la capacità di comprendere bisogni ed emozioni dell’Altro qualunque sia la sua classe di appartenenza, le più profonde e accurate conoscenze sono ben poco d’aiuto. Visioni di mondo differenti, con tutto il potenziale conflitto che recano, riposano non solo sulle dicotomie ricchi-poveri, lavoratori manuali-lavoratori cognitivi, rentier-classe lavoratrice, ma anche sugli immaginari strutturati durante gli anni della formazione – infanzia, adolescenza e giovinezza –, nonché sulla sensibilità maturata condividendo spazi e tempo con gli Altri.

Un atteggiamento interiore che sia incline al movimento verso inediti orizzonti di senso e nuove visioni di mondo potrebbe trasformare pure quella rabbia di lunga durata che chiamiamo rancore.

Nel film di Ken Loach Il mio amico Eric (2009) Eric Cantona – ex calciatore del Manchester United, ora attore e fotografo – compare nelle visioni a occhi aperti di un postino che si trova nel profondo di una crisi personale, sia lavorativa che sentimentale, e gli dà consigli e suggerimenti per rimettersi in sesto e percorrere una vita felice assieme ai suoi affetti. Tra le tante perle che gli porge, c’è l’aforisma “la più nobile vendetta è il perdono”: una frase capace di cambiare la mia comprensione del mondo, ma di cui non sono mai riuscito a cogliere appieno il senso. Cercando di fare chiarezza su questa frase mi sono appoggiato al detto di Cristo “porgi l’altra guancia”. Potremmo intendere il gesto di porgere l’altra guancia come un movimento o almeno un suo abbozzo: certamente nei confronti di chi ci ha ferito, per non mostrargli il torto che ci ha fatto, per non gravarlo del peso della colpa; secondo Hannah Arendt (Vita activa, Bompiani, 2017, pp. 254-255), il perdono consiste nel liberare l’Altro dalle conseguenze di quanto ha compiuto, che sono sempre tendenzialmente irreversibili, per il semplice fatto che chiamano in causa le nostre reazioni, quindi le altrui e così via. Porgere l’altra guancia significa abilitare, almeno da parte nostra, l’Altro a intraprendere un nuovo inizio, ma implica anche un nostro movimento verso un altro orizzonte di senso. Porgendo l’altra guancia infatti spostiamo lo sguardo e così lo dirigiamo verso un altro orizzonte: insomma, questo gesto preannuncia un movimento di liberazione.

Allora la più nobile vendetta è il perdono perché quest’ultimo ci permette di muoverci, di liberarci, di non rimanere intrappolati in quell’angusto fazzoletto spazio-temporale in cui chi ha suscitato la nostra rabbia – il nostro aguzzino, il nostro tormentatore – ci voleva confinare per imporci il suo senso, la sua visione di mondo. Il movimento verso altri orizzonti di vita condivisa è il solo riscatto possibile per noi e per tutti gli Altri. Il perdono ci permette di muoverci, di agire, di incontrare gli Altri e intrecciare il nostro fare con il loro: così si pone agli antipodi del rancore, che invece ci relega in uno stallo, in un guado paludoso ove noi, l’Altro e le nostre mani siamo continuamente ricoperti di fango.

Devo ricordarmi della possibilità di questo movimento nei momenti di rabbia: quando il tono della mia voce si alza e la mia gola si restringe come un rigido e rovente tubo di metallo devo tenere a mente che la rabbia che somatizzo può, anzi deve, essere materializzata nella realtà, diventare spazio-tempo ospitante azioni e significati che possiamo condividere con gli Altri.

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Riflettere su classe e società con Bifo e bell hooks
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Anthropic Claude e cyberdifesa: svolta nella sicurezza informatica

7 Ottobre 2026 ore 09:54
Anthropic Claude e cyberdifesa: svolta nella sicurezza informatica

Il rapporto tra Anthropic Claude e la cyberdifesa entra in una fase del tutto nuova. Anthropic ha infatti annunciato un'importante espansione del suo Cyber Verification Program, un'iniziativa che apre le porte dei suoi modelli di intelligenza artificiale più avanzati ai professionisti del settore.

Ma cosa significa per il futuro della lotta contro le minacce digitali? È un passo coraggioso per potenziare chi ci difende, gestendo al contempo il rischio che questi stessi strumenti possano essere usati in modo malevolo.

Il dilemma è noto: gli strumenti di IA che aiutano un difensore a trovare una falla di sicurezza sono spesso gli stessi che potrebbero aiutare un aggressore a sfruttarla. La soluzione di Anthropic è un programma di accesso verificato, che offre ai professionisti modelli come Claude 3 Opus e Claude 3.5 Sonnet con meno restrizioni, in base al loro ruolo e alle loro autorizzazioni. Scopriamo insieme come funziona.

Cos'è il Cyber Verification Program di Anthropic?

Pensa a questo programma come a una chiave speciale. Mentre i modelli Claude accessibili al pubblico mantengono rigide barriere per prevenire abusi, il Cyber Verification Program (CVP) fornisce una "chiave" a team e ricercatori verificati. Questa chiave sblocca capacità avanzate, consentendo loro di usare l'IA per compiti di sicurezza offensiva e difensiva in modo controllato.

L'obiettivo è semplice ma ambizioso: dare ai "buoni" gli strumenti migliori per anticipare, individuare e neutralizzare le minacce. Il programma unifica iniziative precedenti, come il Progetto Glasswing, creando un percorso di accesso strutturato e basato su permessi specifici.

In altre parole, non tutti avranno lo stesso livello di accesso, che dipende dal tipo di lavoro svolto tramite un sistema a tre livelli progettato per bilanciare potenzialità e sicurezza.

Test simili sono giù stati messi in atto, come utilizzare Claude Opus 5 per trovare falle in OpenAI, e correggerle.

I tre livelli di accesso a Claude di Anthropic per la cyberdifesa

Anthropic ha definito tre "tier" di accesso, ognuno con permessi e controlli specifici. Questa suddivisione è fondamentale per garantire che la potenza dell'IA sia usata in modo responsabile.

1. Defense access (accesso difensivo)

È il livello base, pensato per chi lavora in prima linea nella difesa digitale. Include team di sicurezza aziendali, centri operativi di sicurezza (SOC), analisti di malware, università ed enti governativi.

Le attività permesse sono strettamente difensive: analisi di vulnerabilità, incident response e reverse engineering.

Anche i ricercatori indipendenti con una comprovata storia di segnalazioni possono qualificarsi, rendendo lo strumento ampiamente accessibile a chi protegge le infrastrutture.

2. Red team access (accesso per red team)

Questo livello è destinato a chi simula gli attacchi per testare le difese, i cosiddetti red team. Include team interni, agenzie governative e società di penetration testing.

Oltre alle capacità difensive, permette di condurre test di penetrazione autorizzati. Tuttavia, restano attivi dei controlli per bloccare azioni estremamente pericolose, come l'implementazione di ransomware o attacchi a sistemi fisici critici.

3. Specialized access (accesso specializzato)

Siamo al vertice della piramide. Questo livello, con le minori restrizioni possibili, è riservato a un gruppo ristretto di organizzazioni autorizzate a testare le infrastrutture più critiche. Parliamo di reti elettriche, sistemi di controllo del traffico aereo e reti di telecomunicazioni.

L'approvazione per questo livello è molto rigorosa e viene gestita in collaborazione con il governo statunitense.

I risultati dei primi test di cyberdifesa con Claude di Anthropic

Ma funziona davvero? Anthropic ha messo alla prova il suo modello Claude 3.5 Sonnet con CyScenarioBench, un benchmark che misura la capacità di eseguire operazioni cyber complesse.

I risultati sono stati eloquenti:

  • Accesso pubblico: ogni tentativo di operazione malevola è stato bloccato al primo prompt.
  • Defense access: il 92% dei tentativi è stato bloccato, mentre una piccola parte è andata a buon fine.
  • Red team access: nessun blocco iniziale, con un tasso di successo del 68% nelle operazioni, quasi identico a quello del modello senza barriere di sicurezza.

Questi dati, sebbene interni, dimostrano l'efficacia del sistema a livelli. Inoltre, i partner del programma hanno già identificato oltre 129.000 vulnerabilità verificate tra aprile e luglio 2026, un dato che testimonia il potenziale di questa tecnologia per la sicurezza proattiva.

Una nuova era con Anthropic Claude nella cyberdifesa?

L'iniziativa di Anthropic segna un passo deciso verso l'integrazione dell'IA avanzata nelle operazioni di cyberdifesa. Fornendo un accesso controllato e stratificato, l'azienda cerca di risolvere il dilemma del doppio uso, potenziando i difensori senza armare gli avversari. Le organizzazioni possono richiedere l'accesso tramite la piattaforma Claude, Google Cloud Vertex AI e Microsoft Foundry.

La strada è ancora lunga, ma questo approccio pragmatico e basato sulla fiducia potrebbe diventare un modello per l'intero settore.

Stiamo forse assistendo alla nascita di una nuova generazione di difese, dove l'IA non è solo uno strumento, ma un vero e proprio alleato strategico? Solo il tempo potrà dirlo.

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Divenire flusso

7 Ottobre 2026 ore 08:54

Per i dieci anni del Tascabile, riapriamo l’archivio per chiederci cosa sia cambiato in un decennio. Le collaboratrici e i collaboratori di questi ultimi anni del Tascabile si confrontano con i pezzi del passato per ripercorrere le trasformazioni culturali e sociali che abbiamo attraversato.

Speciale a cura di Giulia Moriconi

N el pieno infuriare della pandemia da Covid-19, le notizie di animali alla riconquista degli habitat da cui l’uomo li aveva respinti si rincorrevano sui vari social. Mentre le città erano percorse da bus quasi vacanti, su cui viaggiavano operai e altri lavoratori considerati “essenziali” – sacrificabili –, un gruppo di delfini agitava le acque della laguna veneziana, tornate limpide grazie allo stop forzato delle imbarcazioni. Sono i sacrificabili a incarnare per primi la fantasia di redenzione che il resto della specie si concede a distanza di sicurezza. Nessuno, mentre condivide dal proprio divano le immagini dei delfini a Venezia, si immagina davvero tra le vittime della “punizione divina” che invoca. La speranza di questa punizione governa le condivisioni della notizia, in breve tempo virale. Peccato che quelle pinne e quei cetacei non fossero affatto a Venezia, ma nel mare del porto di Cagliari.

I solerti debunker tentano di denunciare la bufala, ma i segmenti di utenza confinati nella quarantena non rispondono più alle metriche tradizionali di verifica del vero e del falso: che quei delfini fossero davvero a Venezia è totalmente secondario perché a essere importante è che l’immagine svolgesse il suo compito redentivo, offrendo alla coscienza anestetizzata delle masse confinate il carburante emotivo perfetto per la prossima condivisione. Il dibattito mainstream sui nuovi media occulta il fatto che oggi l’informazione viene recepita solo in base alla sua funzione operativa e alla sua velocità di ricircolo nei feed. La popolazione è precipitata nello schermo nero del digitale.

Era il 2020, un tempo che avvertiamo lontano, soffuso, come si addice ai contenuti rimossi dalla coscienza, un tempo in cui delle pinne decontestualizzate, detournate, annunciarono una svolta nell’apocalisse culturale iniziata quattro anni prima, nel 2016, l’anno in cui il Merriam-Webster nominò “surreale” parola dell’anno, come ricordava su questa rivista Daniele Cassandro in Cronaca pop di un anno surreale. A giugno 2016 il Regno Unito fuoriesce dall’Unione Europea, e il 9 novembre, inverando una vecchia puntata dei Simpson, Donald Trump diventa presidente degli Stati Uniti. Nel nostro Paese, la parabola di Matteo Renzi volge al capolinea: dopo la sconfitta referendaria, il presidente del consiglio, “il rottamatore”, si dimette. Sono grandi eventi politici che per la prima volta vengono vissuti interamente dentro la temporalità dei social network.

Il dibattito mainstream sui nuovi media occulta il fatto che oggi l’informazione viene recepita solo in base alla sua funzione operativa e alla sua velocità di ricircolo nei feed. La popolazione è precipitata nello schermo nero del digitale.
D’altronde parliamo di un momento in cui si consuma l’apice di un processo che potremmo chiamare memification: la rincorsa della realtà allo svuotamento del suo significato referenziale originario per andare incontro a una riconfigurazione in unità informative modulari, altamente replicabili e pronte alla circolazione virale. A questo movimento si contrappone l’incursione dei meme nella realtà. Dopo una lunga permanenza nelle retrovie di Internet, il meme di Pepe the Frog viene bollato come vettore di odio razziale, ormai saldamente nelle mani dell’alt-right statunitense, e persino Facebook è costretto ad adottare una policy specifica per contenerlo. Nei talk show italiani vengono utilizzati i meme satirici di Federico Palmaroli, l’admin della pagina Facebook “Le frasi di Osho”: è il primo caso di un autore di meme italiano che diventa opinion leader politico.

Il 2016 “è stato un anno in cui, come nei sogni, le cose più ovvie hanno preso una forma nuova”, ricorda Cassandro. La discesa in politica di Donald Trump avviene infatti nello stesso momento in cui Pokémon Go, “il gioco più surrealista mai realizzato”, permette a dei mostri di invadere i quartieri, mentre sullo sfondo l’ISIS e la sua guerra asimmetrica perseguitano l’immaginario collettivo, sgozzando preti e colpendo l’Occidente con attentati sanguinari messi a segno da “lupi solitari” mimetizzati nella società dei consumi e arruolati su Call of Duty. È un anno “contraddittorio”, oltre che surreale, un fermento esuberante di sogni e incubi, in cui le conquiste civili – In Italia viene approvata la legge Cirinnà che ha riconosciuto legalmente le unioni civili per coppie dello stesso sesso – si contrappongono alle brutali violazioni dei diritti umani.

Il 2016 è stato anche l’anno di nascita del Tascabile, rivista online che nel corso di un decennio ha agito come una sonda in grado di attraversare le crepe sulla facciata del mondo, inoltrandosi in quei vuoti che lasciano intravedere i lineamenti di una metamorfosi dell’immaginario, una rivoluzione, che trascende il semplice mutamento delle nostre immagini culturali e si manifesta come un mutamento del rapporto tra immaginario e reale. Ripercorrere questo decennio significa attraversare tre soglie, e la prima, che si estende dal 2016 al 2019, è quella in cui l’intero decennio comincia a perdere fiducia in ciò che si presenta alla vista.

Questione di fiducia (2016-2019)
Il mondo è sulla soglia di una crisi di fede, l’idea di realtà vacilla sotto il peso di una nuova accumulazione originaria. Mentre il #MeToo porta all’arresto del produttore cinematografico Harvey Weinstein, ridisegnando il discorso sul genere come hashtag globale, sullo schermo il Marvel Cinematic Universe consuma la propria fase 3, costruendo una mitologia condivisa capace di tenere insieme un pubblico globale sempre più diviso su tutto il resto. Nel frattempo, i social si evolvono: Instagram copia le istantanee di Snapchat e introduce le “storie”, brevi contenuti della durata di ventiquattro ore, Facebook la possibilità di reagire ai contenuti, e dalla Cina inizia la sua corsa egemonica TikTok, una app concentrata esclusivamente su video verticali che in pochi anni spazzerà via la concorrenza. La parola algoritmo è centrale nel dibattito culturale e diventa presto questione geopolitica quando nel 2018 scoppia lo scandalo Facebook-Cambridge Analytica: il furto dei dati personali di oltre ottanta milioni di utenti e la loro profilazione, attraverso lo studio delle interazioni sui social, al fine di influenzare elezioni politiche e referendum cruciali, come quello che aveva portato alla Brexit due anni prima.

La parola algoritmo è centrale nel dibattito culturale e diventa presto questione geopolitica quando nel 2018 scoppia lo scandalo Facebook-Cambridge Analytica: il furto dei dati personali di oltre ottanta milioni di utenti e la loro profilazione.
Nel 2017 Carlo Mazza Galanti, che in Robot come umani riprende le parole di Philip K. Dick, descrive la “graduale confusione della generale natura e funzionalità umana nella natura e funzionalità di ciò che gli umani hanno costruito”: “abdicando la sua fisicità animale e riducendo gli spazi di autonomia è l’uomo a diventare macchina, e non viceversa”. L’intuizione di Mazza Galanti anticipa qualcosa di preciso, e vale la pena di fissarla un attimo: muovendo le sue argomentazioni a partire da Westworld, il serial HBO in cui i robot di un gigantesco parco a tema Far West si ribellano ai loro sadici costruttori, Mazza Galanti invita il lettore a prendere atto che è il genere umano a rivelarsi sempre più un dispositivo di registrazione, che come tale non si interroga più sulla veridicità di ciò che riprende. È l’uomo a scivolare verso la macchina, o forse a rivelarsi già tale. È un rovesciamento che riguarda, prima ancora del lavoro e dell’identità, la percezione stessa: il crollo della realtà conduce a uno sfaldamento dell’esperienza, intesa come la capacità di dare un senso a ciò che accade, e al suo posto avviene una semplice registrazione.

È esattamente questo scollamento tra vedere e credere, esperire e registrare, che Pietro Minto descrive l’anno successivo, nel 2018. In Il collasso della realtà, Minto racconta come “i social network” siano riusciti a confezionare “un piccolo mondo personalizzato per ciascun utente, un feed che contiene notizie e personaggi che l’algoritmo ritiene possano piacerci”. Il mondo scompare, l’accesso empirico al referente va incontro a una contrazione, al suo posto a essere vista è la sua immagine, qualcosa di già filtrato, prodotto per essere visto e mai colto nella sua innocenza: l’evento non viene mai fruito all’esterno della sua mediazione tecnica.

L’apparente dimensione globale delle interazioni sui social network si rivela presto una contraria dispersione delle comunità online in vere e proprie prigioni psichiche e ideologiche: le bolle filtro diventano gigantesche camere di eco a causa del labirinto autoreferenziale in cui l’algoritmo delle diverse piattaforme rinchiude i propri utenti. Tutto ciò non è stato un effetto collaterale, ma un elemento strutturale delle modalità con cui le piattaforme hanno creato una merce ancora più miracolosa della viva carne umana: il dato, una risorsa che, per essere estratta, ha richiesto una vera e propria “rivoluzione agricola del digitale”, capace di coltivare mercati su desideri inoculati così in profondità da far impallidire i vecchi pubblicitari.

L’apparente dimensione globale delle interazioni sui social network si rivela presto una contraria dispersione delle comunità online in vere e proprie prigioni psichiche, labirinti autoreferenziali in cui l’algoritmo delle diverse piattaforme rinchiude i propri utenti.
Le filter bubble hanno sì garantito una maggiore personalizzazione dell’esperienza dell’utente, ma con lo stesso gesto lo hanno trasformato in una miniera di estrazione dati, intensificando il processo di mercificazione dell’esistente, superando in parte la dimensione materiale e pervadendo anche le nicchie più recondite. La figura dell’utente-macchina trova qui il suo destino pratico: privato di margini di agency autonoma, il soggetto viene incorporato nell’architettura delle piattaforme di intermediazione, diventando così miniera di dati comportamentali. Da agente a giacimento. Elementi essenziali della virtualità creata dalle bolle filtro, scrive ancora Minto, “sono le fake news […] aggiornate secondo i voleri dell’algoritmo, e quindi scritte per fare da esca a un certo pubblico”. È una frattura che si propaga rapidamente dal terreno tecnico a quello politico: se ciascuno abita un mondo confezionato su misura, la premessa stessa della vita democratica, un terreno di fatti condivisi, smette di reggere.

Mentre la politica, in particolare le nuove destre, cavalca questa frattura muovendosi in avanti, in direzione del sospetto sistematico, della contraffazione e della propaganda più smaliziata, il mondo culturale sceglie la direzione opposta, conducendo una battaglia dalle retrovie che lo porta a indietreggiare nel tempo. L’immaginario pop subisce una regressione che lo riporta alle estetiche degli anni Ottanta: già due anni prima, la serie Netflix Stranger things fa del citazionismo al decennio dell’opulenza un genere a sé. È il tribalismo del Digital Folklore descritto da Valerio Mattioli in Il Medioevo digitale, nome di un’epoca che “guarda ai primi anni del web come a un’epoca di ingenuo artigianato popolare prima dell’avvento dei grandi monopoli”.

La realtà è che sotto la patina anni Ottanta si cela il fatto che “le più spericolate proiezioni post-umane della tardomodernità si sovrappongono alle vestigia del passato”: sotto i synth, le acconciature vaporose e le biciclette bmx che sfrecciano tra i vialetti con le loro case tutte uguali, pulsa il midollo di un sempiterno Medioevo. Al suono dei clavicembali e dei sintetizzatori viene assemblata un’estetica che “risponde alla sensazione di vivere in una fase di transizione e disgregazione, dove la fede nel progresso lineare si è spezzata”. Un’epoca di “carestie e di epidemie”, in cui la servitù della persona torna a essere la norma sociale esplicita, non il suo sintomo; il nostro tempo è il manifestarsi di una nuova gleba scavata da servi algoritmici: robot, da robota, “schiavo” nelle lingue slave.

Nel 2019, in Consumare la nostalgia, Francesco Guglieri chiude il cerchio aperto dall’anno surreale descritto da Cassandro, recensendo il film interattivo di Netflix Bandersnatch. Più di ogni altra piattaforma, il colosso dello streaming ha colonizzato l’immaginario capitalizzando la nostalgia e convertendo l’intrattenimento in profilazione di massa. “Ogni minuto che viviamo”, scrive Guglieri, “produciamo una nuvola di dati […] il punto è cosa si fa con quei dati. E chi”. Operazioni come Bandersnatch non sono che “beta-testing” aperti “a un’audience globale e mainstream […] un raffinato sondaggio d’opinione, un test psicologico su misura. Un test Voight-Kampff”. Nel 1982 quel test, reso celebre da Blade Runner di Ridley Scott, serviva a smascherare i replicanti, e per funzionare presupponeva che esistesse ancora un confine reale, per quanto sottile, tra l’umano e la sua simulazione. Nel 2019, l’anno stesso in cui è ambientato Blade Runner, quel confine è già ridotto a un sondaggio di marketing travestito da narrazione. Basteranno pochi mesi, e un virus, per oltrepassare definitivamente la soglia.

Biennio cerniera (2020-2021)
Nessuno poteva immaginare cosa sarebbe successo solo un anno dopo. O meglio: la comunità scientifica non era all’oscuro, a più riprese aveva tentato di avvertire i governi di una possibile catastrofe epidemiologica e non ne era all’oscuro neanche David Quammen, il divulgatore statunitense che nel 2012 finì per predire, in Spillover, la pandemia e la quarantena globale. Da Wuhan, periferica città della Cina centro-orientale, capoluogo della provincia dello Hubei, il SARS-CoV-2 compie il salto di specie, dai pipistrelli agli uomini, e con esso la realtà si prepara a deflagrare. Sono gli ultimi mesi del 2019, ma il tutto esploderà all’inizio dell’anno successivo e alle immagini televisive di mesti cittadini cinesi in mascherina si sostituiranno presto le ambulanze che sfrecciano verso l’ospedale di Brescia e le funebri processioni mediatiche di innumerevoli bare. È ufficialmente l’inizio della fine. Ali di pipistrelli, laboratori segreti per produrre armi chimiche, oscuri complotti per decimare la popolazione attraverso la modifica del DNA: gli anni del Covid sono stati anni di guerra ideologica furiosa.

I nemici dei regimi democratici hanno un nuovo nome: complottisti. Un fronte non lineare, composto da una parte da veri e propri fabbricanti di disinformazione e dall’altra da una generazione stritolata dalla crisi della classe media che ha abbracciato le dietrologie per continuare a sperare che esista un senso umano al male del mondo.
L’urgenza del vaccino scatena gli animi dei no-vax, e in alcuni casi gli Stati rispondono con l’introduzione di specifici pass che garantiscono la circolazione previa vaccinazione. I nemici dei regimi democratici hanno un nuovo nome: complottisti. Un fronte non lineare, composto da una parte da veri e propri fabbricanti di disinformazione e dall’altra da una generazione stritolata dalla crisi della classe media che non ha superato il lutto della società della mediazione e ha abbracciato le dietrologie per continuare a sperare che esista un senso umano al male del mondo.

Nuovi eretici, contro cui è necessario mobilitare il vocabolario bellico. Giancarlo Sturloni lo osserva nei suoi primi giorni di diffusione, in Il linguaggio militare della pandemia: “l’appello a respingere il tiranno invasore è rimbalzato dalle stanze del potere alle corsie degli ospedali, trovando eco nei titoli dei giornali e negli applausi dai balconi […] siamo in guerra”. È un lessico che funziona, riesce a compattare, mobilitare, perché è capace di rassicurare dando una forma riconoscibile all’ignoto. Il linguaggio militare trasforma “i medici in soldati da mandare al fronte e i malati in vittime collaterali o in combattenti a cui si chiede di ‘vincere la loro battaglia’”. “La metafora della guerra impedisce di concepire le malattie infettive nell’ambito delle relazioni ecologiche in cui gli agenti patogeni emergono e si diffondono”. Così, l’altro, il virus, il complottista, lo straniero o il “deviato”, diventano frammenti dello stesso fuori espunto: emanano un’aura minacciosa, in quanto simboli di un tremendo da cui ci separa un fronte, una trincea, la nostra porta di casa, ultimo criterio per distinguere il dentro dal fuori.

È in questo frangente emergenziale che le priorità imposte dalla catastrofe climatica sono state surclassate dal desiderio di sopravvivenza immediata. Sono lontanissimi i tempi in cui la studentessa svedese Greta Thunberg aveva dato vita a una gigantesca mobilitazione globale attraverso il movimento di protesta ambientalista Fridays for Future; lontanissimi seppure sia trascorso solo qualche anno da quando, entrando di peso nel nostro immaginario, Thunberg lanciò i suoi strali ai potenti nel suo discorso di apertura al UN Climate Action Summit, in cui chiede furiosa ai capi di Stato e di governo mondiali: “How dare you?”, “Come osate?! Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote”. L’attenzione per la catastrofe climatica si rivela però uno dei tanti trend che si rincorrono nel palinsesto delle piattaforme. Con il Covid-19 è giunta l’alba della “società dello streaming”.

Nel frangente emergenziale del Covid-19 le priorità imposte dalla catastrofe climatica sono state surclassate dal desiderio di sopravvivenza immediata. Sono lontanissimi i tempi in cui Greta Thunberg aveva dato vita alla mobilitazione globale dei Fridays for Future.
In Parole sulla pandemia, Paolo Pecere si fa portavoce di Arundhati Roy, leggendo nel tempo pandemico una “porta, un passaggio tra un mondo e il successivo”. Critico verso le posizioni espresse da Agamben in L’invenzione di un’epidemia, Pecere invita a coniugare l’analisi delle fonti scientifiche con la capacità di restare con i piedi per terra, senza mitizzare (e militarizzare) la vita pandemica né in senso positivo né in quello distopico. Era l’aprile del 2020, e nell’articolo di Pecere si possono già ritrovare frasi che incrinavano “la possibilità di tornare a una normalità comunitaria e sociale”, chance “andata persa del tutto”, vittima del processo di accelerazione con cui la pandemia ha estremizzato le tendenze omicide del capitalismo. È stato sì un passaggio, il definitivo “jack-in” della popolazione ai dispositivi mediali. Il nuovo mondo è sempre meno umano, sempre meno razionale.

Con lo spazio comune, anche il sapere condiviso si frantuma. L’abdicazione alla scienza, un anno dopo l’inizio della pandemia, porta all’emersione di vecchie teorie olistiche, come il terrapiattismo, capaci di prendere il timone nella spiegazione del mondo complicato dalle nuove tecnologie. Il consesso umano presente è scisso in mondi, spazi di significato differenti, e a volte in collisione. Con la quarantena alle spalle, Laura Tripaldi affronta in Quantum dot, controllo dell’umanità e materia programmabile il proliferare dei complottisti antiscientifici, avversari della tecnologia 5G, ossessionati dai quantum dot e dalle nanoparticelle, e li legge come sintomo di uno “spostamento più profondo” che pone la società davanti a un bivio: o affrontiamo la possibilità di intendere la tecnologia in modo radicalmente diverso, oppure ci condanniamo alla sua demonizzazione. Bisogna prendere atto che “ci troviamo di fronte a una tecnologia che non si manifesta più attraverso la presenza ingombrante e visibile delle macchine tradizionali, perché agisce a livello molecolare, mimetizzandosi con la natura stessa e rendendo i confini tra artificiale e naturale sempre più sfumati”. Maggiore sarà la potenza della tecnologia, maggiore la diffidenza nei suoi confronti.

Non è un caso che, nello stesso anno, un’abdicazione dello stesso tipo si consumi anche sul fronte letterario. Francesco Pacifico mette sotto accusa la voce narrante del romanzo occidentale contemporaneo, quella che si vuole empatica, progressista, consapevole del proprio privilegio, e che proprio per questo, scrive Pacifico in La voce narrante del padrone, resta compromessa esattamente quanto la scienza di Tripaldi, che arranca nella vaporizzazione dell’autorevolezza. La prima persona letteraria e l’uso della terza persona distaccata dominano lo spazio del romanzo, così come il genere di successo dell’autofiction, e si rivelano come trampolini per indebite generalizzazioni che mascherano una verità evidente, ossia che “la voce narrante non è mai neutrale”, e questo perché “porta con sé il peso della provenienza sociale, del privilegio e delle aspettative del mercato editoriale”. La comunicazione trasparente, come la buona letteratura che entra in classifica, è sempre frutto della voce del padrone, che vuole rassicurare il suo sottoposto: il lettore borghese, il cittadino; questo accade affinché non si inizi a mettere in crisi la propria visione del mondo, le proprie parole, finendo così per desiderare storie capaci di sovvertire il linguaggio e, inevitabilmente, il mondo.

La comunicazione trasparente, come la buona letteratura che entra in classifica, è sempre frutto della voce del padrone, che vuole rassicurare il suo sottoposto: il lettore borghese, il cittadino, affinché non si inizi a mettere in crisi la propria visione del mondo, le proprie parole.
È in questo doppio vuoto – esplicativo e narrativo – che trova spiegazione l’ossessione escapista per lo spazio domestico borghese, dominante nelle narrazioni contemporanee. Del resto, finché la fuga dalla realtà resta l’unica via, dal momento che abbiamo perduto il mondo, non possiamo che cercare rifugio tra le mura domestiche, l’unico luogo a rimanere familiare. La pandemia e le restrizioni imposte dai governi hanno chiuso la parabola di Greta Thunberg ma hanno soprattutto reso ancora più difficile raccontare l’ignoto. Matteo De Giuli e Nicolò Porcelluzzi, gli autori di Medusa (2021), denunciano espressamente la crisi climatica come crisi dell’immaginazione, guardando all’impossibilità di creare narrazioni capaci di comprendere il cambiamento climatico, poiché quest’ultimo, in quanto “iperoggetto” (Timothy Morton, Iperoggetti, 2018), evidenzia il limite umano nel concettualizzare una scala di realtà così enorme. Il cambiamento climatico non ci sta davanti, esso ci attraversa e per questo non riusciamo a visualizzarlo e quindi a raccontarlo. In quanto “schema organizzativo espresso in forma di storia”, la letteratura secondo De Giuli e Porcelluzzi deve “creare gli spazi mentali per ciò che non siamo ancora capaci di vedere o accettare”, invece di limitarsi a “rispecchiare il presente”.

Ciò che gli scrittori non fanno più viene eseguito da eserciti di professionisti alle dipendenze di magnati californiani narcisisti e abbronzati. A ottobre del 2021, mentre il decennio si prepara ad attraversare la sua terza e ultima soglia, Facebook cambia nome in Meta e annuncia di voler costruire il metaverso: uno spazio interamente sintetico in cui vivere, lavorare, socializzare, sostitutivo del mondo condiviso che nel frattempo si è appena prosciugato. La stessa azienda che aveva confezionato le bolle filtro si ribattezza nel momento esatto in cui la letteratura chiede un nuovo spazio mentale per l’impensabile, e risponde, a modo suo, con un mondo del tutto immaginario da vendere. Nonostante il metaverso si sia poi rivelato un flop, il compito affidato alla letteratura da De Giuli e Porcelluzzi finirà per essere raccolto da un nuovo tipo di macchina.

L’immagine senza corpo (2022-2026)
Dal 2016 a oggi l’immagine ha smesso di mentire dentro un mondo verificabile e si è resa così autonoma, capace di esistere indipendentemente dal mondo. A distanza di sei anni da quell’anno surreale in cui i sogni avevano invaso la realtà, sono le macchine, questa volta, a cominciare a sognare e a delirare. Il 2022 è l’anno di Dall-e e Midjourney, i primi sistemi di intelligenza artificiale text-to-image in grado di generare immagini a partire da un testo scritto. Il loro impatto, scrive Francesco D’Isa in La rivoluzione degli algoritmi nel mondo dell’arte, è paragonabile a quello della fotografia. Nell’articolo, D’Isa individua nella reazione della società e del mondo dell’arte un pattern ricorrente, un processo che dallo scetticismo iniziale evolve nella meraviglia – “quando la novità dello strumento è tale che ogni prodotto che crea sembra straordinario” – per poi passare alla preoccupazione, il timore che il nuovo strumento esaurisca le possibilità dell’attività creativa umana, e approdare infine, dialetticamente, all’accettazione, in cui la diffusione della tecnologia normalizza il proprio stesso utilizzo.

D’Isa richiama lo sprezzante giudizio di Baudelaire di fronte alla fotografia. La “principale paura” del poeta francese era che la facilità di realizzazione di immagini offerta dalla macchina fotografica “avrebbe moltiplicato a dismisura le opere dozzinali, e a distanza di secoli possiamo dire che aveva perfettamente ragione”. Ma Baudelaire negava alla fotografia lo statuto d’arte non per una ragione di principio, bensì “banalmente” perché “non era un bravo fotografo”: “non basta una macchina fotografica per fare un fotografo”.

Nella reazione della società e del mondo dell’arte all’IA è individuabile un pattern ricorrente, un processo che dallo scetticismo iniziale evolve nella meraviglia per poi passare alla preoccupazione e approdare infine, dialetticamente, all’accettazione.
Dall-e e Midjourney, osserva D’Isa, non sono un “androide antropomorfo con una personalità propria”, ma “modelli algoritmici” capaci di riconoscere pattern in un’enorme quantità di dati – non diversi, sostiene, da un pennello: uno strumento come tanti altri, carico delle contraddizioni che ne strutturano il funzionamento. Lo sguardo malinconico di Walter Benjamin sulla perdita d’aura dell’opera d’arte, in questa lettura, va ridimensionata: l’artista resta “co-autore” dello strumento, ma a problematizzarsi è semmai la limitazione al pieno utilizzo dello strumento stesso che infatti, nel caso dei Large Language Models “opera una severa censura, vietando termini e immagini che possano offendere più o meno chiunque” sulla base dell’intervento umano con cui è stato programmato. “A monte di questa censura”, nota D’Isa, “non è difficile notare una confusione tra l’idea di immagine di fantasia e reale”.

Il dibattito sulle IA, in questa fase ancora aurorale, resta concentrato su una futile culture war mentre manca ancora una riflessione seria sulla loro impronta materiale: “l’industria dell’AI richiede sempre più materie prime per mantenere la sua corsa verso il progresso […] per allenare un grande modello linguistico vengono emesse circa 300 tonnellate di CO2: una cifra considerevole e preoccupante”, senza contare che solo chi possiede un’enorme quantità di GPU può permettersi di allenare questi modelli, un fattore questo che esclude in partenza i piccoli attori dalla sperimentazione d’avanguardia. L’ottimismo critico di D’Isa non nasconde che questi strumenti non sono affatto neutrali: chi li utilizza, in qualche misura, viene utilizzato a sua volta per gli scopi estrattivi che caratterizzano questa nuova fase della tecnologia. Attraverso il prompt, l’utente non impartisce ordini alla macchina: la sta allenando. In quel momento è il modello a essere nutrito.

Quando nel 2023 nasce su Reddit il meme del Will Smith che mangia gli spaghetti – un video generato con le prime versioni dei text-to-image, dai tratti fortemente espressionisti, movimenti innaturali e forme grottesche in divenire continuo – quel senso di uncanny valley non è ancora la crisi vera e propria, ma ne è già il sintomo visibile; è il nostro primo impatto con una immagine non umana del mondo, un’immagine che ha smesso di imitare o sostituire la realtà perché il suo referente ha cessato di essere il mondo ed è oggi l’archivio delle immagini umane pregresse, che è stato divorato, ricombinato e restituito senza passare mai dal reale. Mentre l’immaginario dell’uomo entra progressivamente in crisi, quello della macchina comincia ad assemblarsi con una logica del tutto inumana.

La macchina resta, in questo senso, saldamente sé stessa, ed è proprio questo aspetto, non la sua eventuale somiglianza con noi, il punto più inquietante. Jacopo Cirillo lo nota nello stesso anno del Will Smith che mangia spaghetti, spostando l’ultima frontiera del test di Turing verso la comicità (La comicità artificiale, 2023): “il senso dell’umorismo, la capacità cioè di riconoscere una porzione di mondo e di realtà in quanto ‘comica’”, rende l’uomo “l’unico animale che ride”, ed è proprio questa capacità a determinarlo. Non ci resta che una risata, e la speranza che gli algoritmi non imparino mai a comprendere gli intricati metalivelli ironicamente misogini, razzisti e abilisti della migliore stand-up comedy americana.

Con l’IA l’immagine che ha smesso di imitare o sostituire la realtà perché il suo referente ha cessato di essere il mondo ed è oggi l’archivio delle immagini umane pregresse, che è stato divorato, ricombinato e restituito senza passare mai dal reale.
La distinzione tra vero e sintetico si ripercuote sulla ragione pubblica. Nell’estratto pubblicato dal Tascabile dal libro di Gregorio Magini, Mitologia del complottismo. Il Behemoth delle storie (2024), il complottista occupa una delle tante posizioni nello spettro indistinto in cui siamo tutti immersi – proprio come l’immagine sintetica non è più il falso da smascherare, ma una posizione nello stesso flusso indistinto di immagini vere. Anche il ragionamento perde per il proprio fuori rispetto a cui essere verificato: chiedersi chi ha ragione e chi mente significa mancare completamente il punto della questione. L’adesione al complottismo riposa su basi alogiche, esistenziali, emotive se vogliamo, le stesse su cui riposa il ragionamento di buon senso, per cui pur bollandole come teorie pseudoscientifiche o irrazionali, i complottismi non smetteranno di diffondersi finché le loro premesse non verranno disattivate.

A darle manforte, facendo capolino nel nostro presente, il rilascio, tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, di milioni di documenti del Dipartimento di Giustizia americano sul caso Epstein. I file confermano ciò che il sospetto più moderato aveva paventato per anni, ossia una fitta rete di complicità tra il finanziere e un’élite politica ed economica reale, non immaginata. Nonostante manchino prove reali del traffico di minori e persino degli atti di cannibalismo rituale immaginati da QAnon, gli Epstein’s files hanno dato ragione anche ai complottisti, è questo il punto della questione, che analisti e sciocchi e creduloni siano finiti dentro lo stesso gesto di sospetto verso il potere.

Nel suo articolo Magini si poneva nel solco della soluzione comunitaria, un tic che denuncia una certa retromania umanista della critica del presente, una postura che guarda al passato piuttosto che prendere atto della scomparsa dell’umanità analogica. Chiedere più socialità, in questa lettura, ignora l’eccesso di società che già condiziona e avvelena la sfera interiore. Nel 2025, Fabio Ciancone, esaminando l’opera della sociologa Eva Illouz in Sovrasocialità e altre storie, aiuta il lettore ad addentrarsi nella “modernità esplosiva” in cui anche le emozioni umane sono modellate in profondità dalle strutture economiche e sociali. Con il venir meno dello spazio pubblico e la pervasività dei social media, lo spaesamento individuale porta la razionalità tradizionale a incrinarsi davanti a disuguaglianze crescenti e a una diffusa rassegnazione politica.

Con la conversione degli smartphone in dispositivi di ripresa e trasmissione continua, si consolida un regime di celebrità diffusa che atomizza i soggetti e li inchioda al loro personaggio virtuale. Siamo tutti famosi e tutti più soli, separati nelle nostre camere esistenziali, siamo diventati pixel di un unico, grande, script pubblicitario. Posseduti da una fama inconsistente, subentrata al crollo dell’olimpo un tempo riservato ai divi del cinema e della televisione, spazzato via dal #MeToo e dall’avvento dello streaming, la celebrità del nostro tempo è minima e globalmente diffusa, scrive Alessandro Lolli in Storia della fama (2025). Intervistato sul Tascabile da Elisa Cuter, Lolli parla esplicitamente della fine del mainstream tradizionale in favore di “micro-celebrità” di nicchia, un’altra tessera che va ad aggiungersi al puzzle della frantumazione dell’immaginario. Per comprendere come si sia arrivati a questo punto bisogna guardare al passaggio dai social network ai social media. “Il social network nasceva per parlare con gli amici, creando fama in modo quasi inconscio. I social media richiedono invece un’intenzionalità imprenditoriale: chi vi partecipa accetta consapevolmente di salire su un palcoscenico per un pubblico di sconosciuti […] fare arte o comunicazione diventa simile a un’indagine di mercato, dove bisogna differenziarsi dai competitor e studiare il proprio target di riferimento”. Tutto ruota attorno al feedback costante, che costringe l’utente dei social a un’autocensura preventiva pur di compiacere la propria bolla.

Con la conversione degli smartphone in dispositivi di ripresa e trasmissione continua, si consolida un regime di celebrità diffusa che atomizza i soggetti e li inchioda al loro personaggio virtuale. Siamo tutti famosi e tutti più soli, pixel di un unico, grande, script pubblicitario.
La filosofia ha sempre guardato con sospetto le immagini. Schermo, esca, apparenza, inganno, un vocabolario che oggi descrive però qualcosa di diverso da ciò per cui era stato pensato. Giacomo Croci, recensendo L’inquietudine dell’immaginario. Etiche dello sguardo di Pietro Bianchi (2026), lo scrive nella forma più netta: “la preoccupazione non è più soltanto la manipolazione ma anche la generazione, per via d’intelligenza artificiale, di flussi continui di immagini senza redini né referenti reali”. Secondo Bianchi viviamo ormai una nuova modalità percettiva, che fa a meno del corpo: la vista prescinde dagli occhi e dai nervi, perché oggi vediamo innanzitutto “con il cinema”, “con la televisione, gli smartphone, i musei” e “le finestre”. Siamo noi stessi immagini, immagini che producono altre immagini: è la fine dell’autorialità dispersa nel dominio del flusso. Ma è anche la fine dell’immagine stessa.

È in questa luce che va letta, forse, la morte annunciata del meme stesso. Il reel, secondo Alessandro Lolli, ha preso il posto del meme visivo e statico. Nella baraonda di “sketch comici interpretati da aspiranti comedian, pubblicità buffe di aperitivi a Catania, influencer che fanno la predica, influencer che ‘reactano’ l’influencer di prima cercando di umiliarlo, gymbro e cryptobro che cercano di insegnarti la vita, rare footage di concerti o programmi televisivi, interviste al man on the street e ovviamente tonnellate di AI slop”, il meme è morto “come idea, come attore principale di Internet”, non più “parola-chiave delle nuove culture digitali”.

Fuoriuscendo dall’anonimato autoriale dei forum e diffondendosi sui social media, il meme è stato presto cooptato dalla pubblicità e, come già ricordato, dalla politica. Come le altre immagini, anche il meme si inserisce negli “interessi degli asset finanziari”, che hanno svelato secondo Hito Steyerl il mondo dell’arte come settore economico, capace di accelerare la circolazione delle immagini in un ecosistema che, oltre a una dimensione energivora, impatta profondamente anche sul piano del lavoro – con artisti costretti a operare “su e per infrastrutture produttive delle aziende del big tech”, fomentando “dinamiche razziali/imperialiste in cui divisione e delocalizzazione di micro-task” ricadono su “lavoratori e lavoratrici poveri e razzializzati”, come descritto da Vincenzo Estremo in Estetica del surriscaldamento – rafforzando così, ulteriormente, il divario di classe.

L’epilogo di questo viaggio nel passato recente è il quadro di un’epoca in cui l’immagine ha decretato la morte dell’immagine stessa, indisponibile ormai alla contemplazione perché parte di un flusso globale di estrazione violenta di dati mediante la cattura dell’attenzione. 
Proprio quest’anno, quasi a certificare per via finanziaria ciò che l’immagine ha già mostrato per via teorica, l’oligopolio delle grandi piattaforme cambia volto: al vecchio acronimo GAFAM – Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft, le compagnie che dieci anni fa avevano costruito le bolle filtro descritte da Pietro Minto – subentra, sui mercati, il nuovo acronimo MANGOS: Meta, Anthropic, Nvidia, Google, OpenAI, SpaceX. Non più le aziende che estraevano dati da un mondo condiviso, ma quelle che generano mondi propri, sintetici, attraverso il sacrificio del mondo materiale. L’epilogo di questo viaggio nel passato recente è il quadro di un’epoca in cui l’immagine ha decretato la morte dell’immagine stessa, indisponibile ormai alla contemplazione perché parte di un flusso globale governato da un’oscura termodinamica, in cui il maggiore o minore calore non segnala altro in quale settore sta avvenendo l’estrazione violenta di dati mediante la cattura dell’attenzione.

L'articolo Divenire flusso proviene da Il Tascabile.

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7 Ottobre 2026 ore 04:34

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In Cina e Asia – CNN: Cina-Usa avviano dialogo sul nucleare

7 Ottobre 2026 ore 06:45
In Cina e Asia – CNN: Cina-Usa avviano dialogo sul nucleare cina usa nucleare

I titoli di oggi: CNN: Cina-Usa avviano dialogo sul nucleare La Cina proporrà candidato a direttore generale dell’Oms La Corea del Sud ha spedito in Russia oltre 150mila tonnellate di carburante  Pechino risponde alla proposta franco-tedesca su strumenti commerciali Soldati americani a Okinawa sottoposti a coprifuoco dopo omicidio  Pakistane Turchia attivano accordo di difesa congiunta con l’Arabia Saudita L’amministrazione Trump ...

L'articolo In Cina e Asia – CNN: Cina-Usa avviano dialogo sul nucleare proviene da China Files.

È sangue di noi tutti

di: Nico
6 Ottobre 2026 ore 23:55

di Edoardo Todaro

Valerio Varesi, È sangue di noi tutti, editore: Neri Pozza I Narratori, 2026, pp. 192, € 9,99

Aver letto Valerio Varesi vuol dire il commissario Soneri e la città di Parma. Ebbene con “È sangue di noi tutti” Varesi mette da parte Soneri ed entra nei meandri di una delle pagine di storia del nostro paese. 1960, un anno che può essere ritenuto molto lontano, ma che in realtà è parte importante di ciò che è l’Italia oggi. Italia che sta vivendo un periodo molto particolare rispetto alla propria storia, storia rimossa, cancellata, ricostruita da chi oggi detiene il potere. Ciò che Varesi ci descrive è praticamente, come ben scritto da Renzo Del Carria in” Proletari senza rivoluzione, l’ultimo episodi di lotta resistenziale ed antifascista, resistenza come rivoluzione interrotta.

I fatti, ricostruiti da Varesi, avvengono a Reggio Emilia il 7 luglio. Ma quanto accaduto, è solo l’effetto di quanto avvenuto a Genova. Nel capoluogo ligure l’MSI ( movimento sociale italiano ) erede diretto del fascismo, con tanto di fucilatori e torturatori, vuole tenere il proprio congresso e tutta Genova si ribella in un clima pre-insurrezionale. Ribellione che porterà l’allora governo in carica, a revocare il permesso al MSI per lo svolgimento del congresso.

Quanto accaduto non resta una questione genovese, in tutta Italia si susseguono manifestazioni contro il governo Tambroni. Tambroni che definisce quanto successo “spiacevoli incidenti”. Questo, sinteticamente, è il contesto nel quale avvengono i fatti di Reggio Emilia. Un vero e proprio eccidio:la polizia spara contro i dimostranti: 5 assassinati dalla polizia. Non è un caso, se Mimmo Franzinelli ed Alessandro Giacone hanno scritto: “1960 l’Italia sull’orlo della guerra civile”. Un romanzo giustamente definibile romanzo sociale, della serie “PER NON DIMENTICARE”.

Quanto scrive Varesi è un altalenarsi tra la storia “del poliziotto”, che proviene dal fascismo, responsabile dell’omicidio di Afro Tondelli, a tutti gli effetti un omicida che compie una vera e propria esecuzione, un poliziotto con il piacere di picchiare i rossi, di nuovo nel ruolo del vincitore; e la storia di Afro: 36 anni, ex partigiano SAP, non ammazzato dal nazifascismo nel ’46 ma 15 anni dopo da un poliziotto del “nuovo stato” uscito dalla resistenza. Resistenza che, non solo per essere senza una vera e propria struttura e numericamente scarsa non ha raggiunto l’obiettivo di una nuova società. Tra le altre cose, tutti gli organi predisposti alla difesa dell’ordine pubblico hanno cambiato, come si suole dire, vestito … ma non il proprio ruolo, tutto l’apparato dello stato resta in mano ai fascisti, che hanno perso ma non sono stati sconfitti, e devono dare una lezione a Reggio Emilia, la rossa, la città dei sovversivi, immersa nei canti delle mondine. Forze dell’ordine che innescano una vera e propria caccia ai rossi “nemici della patria”.

Importante la ricostruzione del cosiddetto clima sociale/politico che attraverso la solidarietà unisce il popolo di Reggio Emilia. Solidarietà che è un arma, da sempre, indispensabile ed insostituibile, in quel periodo in particolare a chi è stato povero e non vuol più esserlo. Un clima che fa respirare le difficoltà insite in chi si pone in antitesi verso l’oppressione, dove tutto è rischioso e non fidarsi di nessuno è la cosa migliore da farsi. Quanto accadde a Reggio Emilia ha un suo retroterra, da una parte nella costituzione dell’impero con le cosiddette conquiste africane che non sono altro che un’arma di distrazione dai problemi reali, conquiste fatte di corpi straziati, stupri di bambine, gas asfissianti, indigeni decapitati: una macelleria sull’altare degli interessi dei padroni; dall’altra le difficoltà nell’attività clandestina degli antifascisti, questo prima del massacro alle Fonderie Riunite di Modena nel ’50.

Un romanzo che entra, anche, nell’investigare gli aspetti psicologici del fascismo, nel suo essere aggressione, dominazione, aver passione per le armi, considerare gli oppositori dei traditori della patria con idee “disfattiste”, con il vivere il potere come modalità per disporre sugli altri. Un romanzo che fa intravedere ciò che attende l’Italia attraverso la collusione di settori economici, politici,culturali, ecclesiastici, dell’informazione, con la sempre attuale teoria della paura. Credo sia giusto per questo romanzo, concludere con una frase che deve valere da monito “chi non ha memoria non ha futuro”.

China’s DeepZang AI aims to transform Tibetan language tech, promote ethnic unity

Creators of China’s first Tibetan-language AI model have pledged to speed up upgrades aimed at promoting ethnic integration. Approaches to advancing the large language model, DeepZang, were discussed at a seminar on Monday that brought together representatives from research institutes, universities and enterprises, according to state-run portal Chinanews.com. It said the event held in Hohhot, in China’s northern Inner Mongolia autonomous region, addressed issues such as improving Tibetan...

Commentaires sur Framadate fait peau neuve : une nouvelle version plus moderne et mobile par Valea

Bonjour,
Je lis avec surprise l’argument suivant pour justifier la disparition de l’option « Tout le monde peut modifier TOUTES les réponses » : « ce qui n’était pas sans poser son lot de problème ».
Dans les collectifs auxquels je participe, nous utilisions systématiquement cette option sans avoir jamais rencontré de problème avec cette fonctionnalité. Effectivement, lorsque l’option était sélectionnée, tout le monde pouvait modifier toutes les réponses. La fonctionnalité semblait donc parfaitement implémentée… En quoi cela peut-il être un problème ? Je n’ai jamais rencontré ce problème, mais il se peut que d’autres personnes n’aient pas eu la même expérience. Vous avez vraiment eu des retours dans ce sens ?
Ça s’appelle toujours « Framadate » mais ce n’est pas une nouvelle version (imiter le langage marketing n’aide en rien à clarifier les choses). Il s’agit d’une nouvelle application, avec un nouveau périmètre fonctionnel, une nouvelle ergonomie et de nouvelles interfaces utilisateurices. Il n’y a donc rien de surprenant à ce que la nouvelle application ne réponde pas aux besoins de toutes les utilisateurices de l’ancienne application. Le reste n’est que noyade de poisson.
Ceci dit, on a toutes les raisons de croire les équipes de Framasoft quand elles disent que l’ancienne appli était devenue trop complexe/hasardeuse/coûteuse/… à maintenir. Si la nouvelle application répond à certains besoins d’utlisateurices de l’ancienne, c’est tant mieux. Merci à Framasoft pour l’effort de ne pas laisser toustes les utilisateurices sur le carreau et merci au développeur d’avoir donné corps à une certaine vision des fonctionnalités minimales requises par un service permettant de créer des sondages en ligne.
Je reste perplexe devant la justification « technique » du choix d’écarter la possibilité pour toustes de modifier les votes pour ne proposer que la possibilité de modifier, sous certaines conditions, son propre vote. En premier lieu parce que la fonctionnalité écartée me semble, même vu de loin, plus simple à implémenter que la fonctionnalité retenue. Mais surtout parce que ce choix porte une certaine conception des modes de collaboration qu’il entend outiller. En effet, la fonctionnalité écartée permet, à coup sûr (sans aucune condition supplémentaire) à chaque personne de modifier son propre vote. Plus simple, englobante et plus plastique au regard des usages qu’elle permet, il est permis de se demander pourquoi une conception qui lui aurait donné la primauté serait aussi peu désirable…

She Didn’t Think This Through

6 Ottobre 2026 ore 23:00

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0:48 10 backflips
0:57 Soldiers stood next to engine
1:14 Hard hit meal fail
1:20 Bear Hunts Fish As Wolf Watches Nearby
1:51 Ancient Afghan Technique for Keeping Grapes Fresh for Months
2:28 FRE SH A GUACA MOLE
2:31 Where are the cheese balls?
2:38 Wallmart hack
2:59 Dolphin Interacts With Divers In Red Sea
3:08 Angry Hippo Scares Lion After it Wakes Him
3:22 Weightlessness training
3:42 Wipe out
3:57 Saving a pufferfish
4:15 Goat Scares Off a Delivery Woman
4:26 Mantis attacks
4:38 Mesmerizing Ribbon-Like Creature Glides Through the Ocean
4:52 Hole in one disc golf
5:01 Baby ducks think that he's their mom
5:18 Guitar hack
5:33 Dads not the best at reading
6:09 jump in kayak
6:18 Guy let construction workers move car
6:44 Baby tries apple cider slushy
6:54 Crazy cliff jump
7:06 Bear in tree
7:25 Eating Baguetter Sky Dive
7:44 Walking dog on hoverboard
7:55 Hawaiian seabirds excitedly sing and dance when they reunite with their mate
8:08 Half taxi half police car
8:14 Musical crystals
8:32 Racing strangers
8:51 No Fishing From Flooded Roadway
9:01 Car wash
9:23 Medicine ball to the face
9:27 3D printed bike
9:47 cooking fail
10:04 Raven rescue
10:17 Fitting a queen mattress in a Nissan Altima
10:40 Scared of cat in the hat
10:50 Police officer answers scam call
11:49 Goats
12:00 family funny
12:20 Exploded paint
12:26 Diver Training a Loyal Triggerfish under the Sea
12:39 Goat Face Paint Joke
12:43 Salad fail
13:02 The muffin man
13:12 Arizona is hot
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13:42 Collection of frog
14:03 Mom accidentally wore dads jeans
14:19 Woman sounds like voicemail
14:30 Microwave door
14:36 Dress or towel
14:54 Lake

I’ve Covered Death Row Cases for Nearly a Decade. What Happened to Christa Pike Wasn’t an Anomaly.

6 Ottobre 2026 ore 20:55
An execution chamber features a lethal injection gurney fitted with leather restraint straps and a white pillow, set against green brick walls.
The death chamber in Huntsville, Texas Joe Raedle/Getty Images

Over the course of two hours, witnesses watched and listened as Christa Pike cried, whimpered and snored through Tennessee’s attempt to execute her. By the end of it, executioners had given her two doses of the state’s lethal injection drugs. Her arms were swollen and blistered, and one had turned purple, her attorneys said. And she was still alive, marking what legal experts say is the first time a prisoner in the U.S. has survived one dose — let alone two — of lethal injection drugs. 

Even if the outcome was unprecedented, what went wrong was not. Pike’s was the third Tennessee execution in 14 months to go awry. But as a reporter who has covered death row for nearly a decade and witnessed several executions, I know the state is not alone. The factors behind the breakdowns in Tennessee have popped up again and again across the country — and show how easily another botched execution could occur, even as soon as the ones planned Wednesday in Texas and next week in Florida.

Here’s what we know about Tennessee’s attempt to execute Pike: The procedure started more than nine hours late, delayed by last-minute legal fights. Then, inside the death house, executioners struggled to find a vein, jabbing Pike with at least seven needles, according to her lawyers, one of whom watched in dismay. As the caustic barbiturate finally started flowing into the IV lines, Pike did not fall into sedation quickly. Instead, witnesses said, she sang with her spiritual adviser. Then she said her arm felt like it was about to burst open. “Does this happen like that?” she asked. 

Like Pike, many aging death row prisoners have medical problems that can complicate efforts to kill them, potentially turning what are supposed to be relatively quick deaths into agonizing, drawn-out procedures. Even when prisoners are healthy, several states have faced questions about the competence of their execution teams, as both the American Medical Association and American Nurses Association have strongly opposed their members taking part in death penalty procedures. And death penalty states across the country shroud their executions in such secrecy that it is often difficult or impossible to confirm the age, source or sterility of the drugs.

“The types of failures that went into this botch happen all the time,” said Robert Dunham, director of the Death Penalty Policy Project. “There is nothing in the execution process that states are incapable of getting wrong.”

The Tennessee Department of Correction declined to comment, though hours after the attempted execution the agency said in a statement that it had “followed every step” of the state’s established protocol, which “has been consistently effective.” On Saturday, the head of the agency resigned. Meanwhile, Gov. Bill Lee said in a statement that he had ordered “a comprehensive, third-party review to determine exactly what occurred” and that the execution previously scheduled for December would no longer take place this year. His office didn’t respond to a request for comment.

On Friday, Pike’s lawyers filed a motion asking a court to order the agency to preserve any evidence related to the state’s failed effort to kill their client. In a statement, they said the filing “details the serious complications that occurred during the execution attempt, many of which Christa and her attorneys had warned the State and the courts about months earlier.”

Pike remains in the hospital where she is receiving critical medical care, they said. After several days on a ventilator, intubated and unconscious, on Tuesday afternoon her attorneys said she was awake and speaking. “Her prognosis remains unclear but, at a minimum, we expect a long recovery,” they wrote in a statement. “We continue to ask the Governor of Tennessee to commute Christa Pike’s sentence to life imprisonment without the possibility of parole.”

Unhealthy Prisoners

By the time the Tennessee Department of Correction strapped her to the gurney last week, Pike had been on death row for 30 years. She had been sentenced to death for the 1995 murder of 19-year-old Colleen Slemmer, a fellow Job Corps student in Knoxville. Pike was 18 at the time and, like many people on death row, had a history of mental illness and childhood sexual abuse. 

Now 50 years old, Pike has faced an array of health problems, which her legal team had repeatedly warned could lead to a bungled execution. During a three-day hearing in August, Pike’s attorneys argued that her small veins and a blood disorder would make it harder and more painful to put in the IV lines to administer the lethal dose. The Tennessee Supreme Court did not agree, calling their arguments “speculative” and rejecting their request for a stay.

Tennessee’s execution protocol relies on pentobarbital, a caustic barbiturate that slows down breathing and has been used to treat seizures, sedate people before surgery and euthanize animals. But its use in putting to death humans has drawn scrutiny. After relying on the drug for all 13 federal executions during the first Trump administration, the Justice Department under President Joe Biden said there was too much uncertainty about whether it would cause “unnecessary pain and suffering” and decided to stop using it “unless and until that uncertainty is resolved.” This year, President Donald Trump’s DOJ reversed course and readopted its use.

Despite supply difficulties and repeated lawsuits from death row prisoners arguing that using pentobarbital is cruel and unusual, several states still use it, including Georgia, Missouri, South Carolina and Texas, where I witnessed five executions in the late 2010s as a reporter for the Houston Chronicle. Four of the condemned prisoners said the drug burned. Two said they could taste it. One said he could “hear it going through the vein.” But all of them stopped moving within minutes and were declared dead in under an hour. 

Tennessee prison officials have not offered an explanation as to why Pike’s attempted execution was so drastically different. Initially, Pike’s attorneys and several death penalty experts raised the possibility that the drugs may have been too old or degraded to work as intended. Yet in Friday’s legal filings, Pike’s lawyers focused on the way the drug was administered, saying it was “abundantly clear” that Tennessee prison officials either didn’t know that the IV lines were out of place or didn’t realize her veins had been so badly damaged that the highly alkaline liquid started leaking out into the surrounding tissue of her arm. Joel Zivot, a professor of anesthesiology in Atlanta and one of Pike’s medical experts, said that meant there wasn’t enough of the drug in her bloodstream at once to kill her. “It just got into her arms, and most of it stopped there,” he said.  

Like Pike, many people on death rows nationwide have significant health problems often compounded by old age. As the appeals process has drawn out, condemned prisoners are spending longer awaiting execution. People put to death in 1988 had spent an average of less than seven years on death row, federal data shows. By 2023, the most recent year with data, that figure had ballooned to more than 23 years. That means more people reaching the execution chamber are old, ill, worn down by decades of poor prison medical care and potentially harder to put to death. One analysis, by the nonprofit human rights group Reprieve, found that the odds of a botched lethal injection increased 6% on average with each additional year of age. Some of the most notorious failed executions of the past decade involved prisoners whose bodies were failing them.

In 2017, Ohio halted the execution of Alva Campbell after the execution team couldn’t find a usable vein. His attorneys had warned in legal filings beforehand that his medical problems — including lung cancer, COPD, prostate cancer and pneumonia — could make for an exceptionally painful execution. The 69-year-old died on his own in prison three months later. The following year, Alabama failed to kill 61-year-old Doyle Hamm, a terminally ill cancer patient. Executioners spent more than two hours trying to find a vein, possibly puncturing his bladder before giving up. He died three years later from cancer complications. And in 2024, Idaho called off the execution of 73-year-old Thomas Creech after trying to find a vein for nearly an hour. He’s still alive and on death row. 

Last year, Tennessee put to death Byron Black, a 69-year-old with dementia and congestive heart failure who used a wheelchair and had a defibrillator implanted in his chest. The defense team warned the device could cause painful shocks and prolong the execution, but Tennessee’s highest court refused to intervene and prison officials left it on. After the drugs started flowing, witnesses said Black lifted his head up, groaned and said, “It’s hurting so bad.”  

Defense attorneys worry similar problems could surface again as soon as next week, when the state of Florida plans to execute William Lee Thompson for a 1976 murder in Miami-Dade County. Since August, the 74-year-old — who has dementia and does not always remember that he is facing execution — has suffered from sepsis, pneumonia, blood clots in his lungs, a severe sacral wound and an array of other debilitating conditions. Bri Lacy, the lead attorney on Thompson’s case, told ProPublica her client is also malnourished and dehydrated, which could make it even harder for executioners to access his “hard, fragile veins.” She said Thompson had been in an outside hospital until the night before Gov. Ron DeSantis signed a warrant for his execution, after which prison officials put him in death watch, the section for people with scheduled executions. 

Last week, DeSantis issued an executive order temporarily staying the execution and requiring that Thompson be evaluated by a panel of three psychiatrists to determine whether he is competent to be executed. The results are still outstanding. DeSantis and the Florida Department of Corrections did not immediately respond to a request for comment.

“Unscrupulous Actors”

If the prisoner’s health is not a problem, sometimes the execution team is. 

In May, Tennessee tried to execute Tony Carruthers, who’d been sent to death row in connection with a 1994 triple murder for which he has long maintained his innocence. Executioners jabbed his hands and feet more than a dozen times trying to find a working vein, according to Maria DeLiberato, senior counsel at the American Civil Liberty Union’s Capital Punishment Project, a member of his defense team who was there as a witness. Eventually, a physician — who DeLiberato said had introduced himself as Dr. Mark Fowler — decided to try placing a central line, an invasive procedure that involves puncturing the neck, chest or groin to insert a deep IV near the heart. 

DeLiberato objected, saying Fowler wasn’t qualified. Less than a year earlier, he’d admitted in a deposition that he didn’t have hospital privileges and hadn’t placed a central line in about 12 years. “His hands were shaking, and it appeared to me he didn’t know what he was doing,” DeLiberato told ProPublica. By the time Fowler gave up trying to put one in Carruthers, DiLiberato could hear her client moaning and see blood oozing out of his puncture wounds. After more than an hour, the governor called off the execution and gave Carruthers a one-year reprieve. 

“Placing a central line is like riding a bicycle. You don’t forget,” Fowler said in a text message to ProPublica. “My hands were not shaking and the process requires deliberation. I stopped because it was uncomfortable for Carruthers.” He added that his lack of hospital privileges was “irrelevant.”

It’s not clear whether Fowler took part in Pike’s attempted execution last week. Though he previously told local media that he would, neither the state nor the defense team confirmed his participation. He declined to comment on the matter to ProPublica.  

After the failed attempt to execute Carruthers, several dozen Tennessee doctors and nurses wrote to the governor urging a moratorium on the death penalty. They said medical providers who take part in executions “are those willing to set aside their professional ethics” and that bungled executions “are the predictable result of working with such unscrupulous actors.”

For years, the physician overseeing executions in Missouri was a surgeon who’d been disciplined by the state board and sued about 20 times for malpractice, he estimated in a deposition, according to the St. Louis Post-Dispatch. At least five of those cases ended in settlements, and one ended in a court judgment that he appealed and lost, the paper reported. In court testimony in the mid-2000s, he admitted that he sometimes confused names of different drugs and said he’d decided on his own to halve the amount of anesthetic given to condemned prisoners. A court eventually banned him from taking part in executions in Missouri — though federal officials later put him on the execution team at the federal death chamber in Indiana. He did not respond to phone calls and an email seeking a comment.

After Oklahoma executed Clayton Lockett in 2014 in a drawn-out and bloody procedure, a paramedic involved later testified that it took a long time because “Black people have smaller veins than white people.” 

Death penalty experts compared what happened last week in Tennessee to a 2006 Florida execution, where the first dose of drugs failed to kill 55-year-old Ángel Díaz. He struggled for about half an hour, and executioners eventually dosed him a second time. It turned out the needles had gone through his veins and the drugs had seeped into the surrounding tissue, leaving footlong burns on his arms. An investigation found the state hadn’t provided adequate training or followed its own protocols, and the lead executioner later testified he had “no medical training and no qualifications.” Following a short moratorium, the state revised its procedures and resumed executions in 2008. 

Shrouded in Secrecy

Cases like these come to light largely by accident. Secrecy laws generally shield the names of execution team members, so it’s almost impossible to know whether they have a troubled history.

Secrecy laws likewise conceal information about the drugs themselves, as well as their effects. Maya Foa, who heads up Reprieve, said that states have “gotten more secretive over time” and that some hide aspects of executions that could shed light on the effects of lethal injection drugs. Some states do not allow witnesses to watch the placement of the IV lines, and in Florida, she said, officials “tape [prisoners’]  fingers so you can’t see if they’re wiggling or still conscious.”

Various states withhold everything from the supplier name to sterility testing results to purchase dates — all of which could help determine if the drugs have degraded or become tainted. When executions go badly, that lack of information can make it difficult to know whether the age of the drugs or inadequate testing could have played a role.

Tennessee’s record gives little reason for confidence. In 2022, citing a “technical oversight,” the governor called off the execution of Oscar Smith, then paused future executions and ordered an investigation that ultimately found the state hadn’t been testing its death drugs for bacterial toxins as required by its own rules. After a three-year hiatus, the state resumed executions last year.

It’s not clear how old the drugs were that Tennessee used in Pike’s execution, though records obtained by ProPublica suggest the state purchased some earlier this year. An email from the corrections department to the state comptroller, turned over in response to a public records request regarding payments for lethal injection drugs, showed that the prison agency spent $650,000 this year on execution-related expenses. Legal experts said it’s still not clear where the drug supplies came from, when they were made or even whether they were manufactured by a pharmaceutical company or mixed in a compounding pharmacy.

Prisoners across the country have repeatedly sued over this kind of secrecy, demanding to know more about the drugs used to kill them. Right now, that’s happening in Tennessee, where six condemned men are suing for information about the age, origin and expiration dates of the state’s pentobarbital supplies. One of the lawyers involved in the lawsuit — Kit Thomas, a deputy chief in the Middle District of Tennessee’s federal public defender office — said state officials have resisted providing basic details such as whether the drug was manufactured by a pharmaceutical company or mixed in a compounding pharmacy. The case is ongoing. The state attorney general did not offer a comment on the lawsuit.

“Without public accountability or transparency,” Thomas said, “we should expect to see more people strapped to gurneys and tortured for hours at a time.”

That is what Jamaal Howard’s attorneys fear could happen Wednesday in Texas. The 46-year-old is scheduled for execution in connection with the May 2000 shooting of a convenience store clerk in Hardin County. On Saturday, his legal team asked Gov. Greg Abbott for a 30-day reprieve — not because their client is innocent, but because they want more information about the drugs Texas plans to use. In the past, the state has routinely turned over testing results and other records. But in recent months, that’s changed — and after the botched execution in Tennessee, Howard’s attorneys say they want more proof the drugs are still good.  “We expect [the Texas Department of Criminal Justice] will assure you that its drugs are sound,” Don Bailey and Jeff Newberry wrote. “Tennessee gave the same assurance.”

Abbott’s office didn’t immediately respond to requests for comment. Amanda Hernandez, a Texas prison spokesperson, said the state has successfully put to death more than 600 people since 1976 and “stands ready to carry out the execution scheduled for Oct. 7.”


Do You Know More About Lethal Injections?

I’m still reporting. If you are involved in preparing or carrying out lethal injections, I want to hear from you.

Keri Blakinger

I welcome any tips leading to tough accountability stories about the legal system. Right now, I’m particularly interested in hearing from federal prison employees and federal prisoners with information about untold and revelatory stories.


The post I’ve Covered Death Row Cases for Nearly a Decade. What Happened to Christa Pike Wasn’t an Anomaly. appeared first on ProPublica.

Garlasco, cosa non torna | Gianluca Zanella con Galassi, Porta e De Giuseppe.

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Garlasco, 13 agosto 2007. Diciannove anni dopo, un condannato in via definitiva e un nuovo indagato. Cosa è andato storto nelle prime indagini?

Questa è la registrazione dell'incontro pubblico del 26 settembre 2026 a Montecatini Terme, nella rassegna "Acqua in bocca". Si parte dal libro di Gianluca Zanella "Nel sangue di Garlasco". L'incontro si è tenuto a pochi giorni dalla scadenza del termine delle nuove indagini sull'omicidio di Chiara Poggi.

Ospiti:
Gianluca Zanella, giornalista e autore di "Nel sangue di Garlasco"
Prof. Francesco Maria Galassi
Ing. Roberto Porta, perito informatico
Alessandro De Giuseppe, inviato de Le Iene (in collegamento telefonico)

Nell'incontro:
- l'alibi informatico di Alberto Stasi e l'attivazione del dizionario dei sinonimi in Word
- le lesioni da difesa descritte nella consulenza della prof.ssa Cattaneo e cosa cambiano rispetto alla sentenza d'appello bis
- i graffi sulla caviglia della vittima, mai valorizzati nelle indagini dell'epoca
- le impronte sul pigiama e la mano alla base delle scale, nella ricostruzione di Zanella
- il dragaggio del canale e le polemiche sul lavoro de Le Iene
- l'epoca della morte, lo squillo delle 9:58 e lo scontrino
- la consulenza informatica sul computer di casa Poggi e la mail cancellata dalla chiavetta
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Puglia Software Open Source - Torna a Barletta il LinuxDay

6 Ottobre 2026 ore 17:07

Perché LINUX?

è un sistema operativo Open Source è il più versatile e flessibile in base alle proprie necessità funziona anche su dispositivi e sistemi più datati, riportandoli in vita in modo più efficiente è già pronto all’uso con tutti i programmi di base, quasi tutti open source non richiede licenze

Chi la organizza? 
Puglia Software Open Sourc...

Microsoft si adegua a Linux e, sei anni dopo, inserisce Rust tra i linguaggi Tier-1

6 Ottobre 2026 ore 17:30
#Rust entra ufficialmente tra i linguaggi di prima classe di #Microsoft. Una gran bella notizia, anche se dalle parti di #Linux potrebbero avere una certa sensazione di déjà-vu: del suo ingresso nel #Kernel si discuteva già sei anni fa.

In the news: Ubuntu Stonking Stingray Gets Even Rustier; AI Fixes Linux Bot…

In the news: Ubuntu Stonking Stingray Gets Even Rustier; AI Fixes Linux Bottlenecks Using "Hideous" Code; Advanced Video Coding Still Under Patent; 2,000 Vulnerabilities per Linux Release; Linux Exempt from California's Age Verification Law; China Switching from Windows to Linux; Pine64 Halts Production of Linux Devices; and The Bullet-Proof KDE Software Initiative Is Coming.

Anticapitalistas: le elezioni anticipate non fermino la mobilitazione per lo sciopero generale

6 Ottobre 2026 ore 16:47

Elezioni anticipate fissate il 29 novembre. Continuare la mobilitazione sul terreno sociale per arrivare a uno sciopero generale. Comunicato di Anticapitalistas

Pedro Sánchez ha annunciato di voler anticipare la data delle elezioni, che si terranno il prossimo 29 novembre. Questa convocazione si inserisce in un contesto di intense mobilitazioni sulla questione abitativa, che hanno suscitato una forte dinamica tra la popolazione di sinistra e la classe operaia di fronte a un problema strutturale sempre più pressante. Queste mobilitazioni sono riuscite a cambiare il dibattito pubblico, in un contesto di ascesa, sia a livello internazionale che nazionale, dell’estrema destra e della destra conservatrice. Il governo ritiene che questo contesto sia più favorevole alla sua rielezione, presentando queste elezioni come un plebiscito che contrappone il suo progetto progressista all’ascesa reazionaria.

Tuttavia, dobbiamo ampliare la nostra prospettiva sulla situazione attuale. Le mobilitazioni e gli accampamenti sono il risultato di un problema che, per otto anni, i governi di coalizione – prima tra il PSOE e Podemos, poi tra il PSOE e Sumar – si sono dimostrati incapaci di affrontare e risolvere. In un momento in cui il progressismo cerca di presentarsi come l’unico garante delle soluzioni ai problemi della classe lavoratrice, dobbiamo rafforzare la mobilitazione, conferendole un carattere unitario ma indipendente, e proponendo il nostro programma incentrato sullo sciopero generale.

Dobbiamo affrontare la questione della proprietà dei grandi fondi speculativi e delle banche, lavorare sull’idea di un parco abitativo pianificato sotto controllo sociale, esigere l’immediata riduzione degli affitti del 50% e legare l’affitto al 20% dello stipendio, limitando così il margine di profitto dei rentier. È inoltre essenziale mantenere mobilitazioni forti, come quelle nel settore dell’istruzione, a sostegno del popolo palestinese o ancora le lotte salariali nelle aziende. Lo diciamo chiaramente: tutte le conquiste sociali sono state ottenute grazie alla mobilitazione e alla forza dei lavoratori e delle lavoratrici; non dobbiamo né delegare né affidarci ai governi capitalisti per questo.

Ecco perché dobbiamo mantenere l’ipotesi di uno sciopero generale per il diritto alla casa e lavorare alla sua realizzazione. Uno sciopero unitario, che assumerà inevitabilmente un carattere ibrido: alcuni settori vorranno utilizzarlo per avallare le politiche fallimentari del progressismo [il governo Sanchez e i suoi alleati], ma per noi, i settori anticapitalisti, è una straordinaria occasione per lavorare alla diffusione del nostro programma e delle nostre modalità di lotta. Sappiamo che molti lavoratori e lavoratrici, preoccupati per l’ascesa dell’estrema destra, voteranno per il progressismo come male minore. Dobbiamo lavorare alla creazione di strutture di potere popolare che ci consentano, indipendentemente da chi vincerà, di mantenere ed estendere il ciclo delle lotte, per intravedere altri orizzonti. Sulle grandi questioni, la destra sta preparando attacchi su vasta scala; il progressismo propone solo il proseguimento di una politica ormai esaurita, che non si oppone al capitale e non riesce a superare un sistema sempre più pericoloso per la maggioranza sociale.

Ecco perché è più che mai necessario mantenere ed estendere la lotta aperta e l’indipendenza politica e, laddove sia fattibile e possibile in un lasso di tempo così breve, sostenere e costruire attivamente alternative come Adelante Andalucía che costituiscono un freno all’estrema destra senza compromessi con la gestione capitalista. Andare avanti verso la diffusione di queste esperienze, ampliando il campo del possibile verso una trasformazione ecosocialista e ponendo la lotta di classe al centro dell’azione, costituisce il modo migliore per affrontare l’ascesa dell’estrema destra che sta investendo il mondo.

FINALMENTE PIOVE! Ecco a voi CASSIBILE SOTTO LA PIOGGIA #urbex #rain #empirismo #ASMR #fun #relaxing

6 Ottobre 2026 ore 13:00

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More Than 500 U.S. Citizens Have Been Detained, Including Handcuffed or Held at Gunpoint, in Trump’s Immigration Crackdown

A photo grid displays multiple video thumbnails showing law enforcement officers detaining, arresting and apprehending individuals in various indoor and outdoor settings.

Experts have long warned that immigration dragnets and the erosion of civil rights for immigrants will inevitably result in the erosion of rights for citizens.

Since the start of this Trump administration, we’ve watched those warnings come true.

The Trump administration says none of this is happening.

“DHS is NOT arresting U.S. citizens by mistake.” “There are no ‘indiscriminate’ stops.” Allegations of “racial profiling are disgusting, reckless and categorically FALSE.” “The pattern is NOT of law enforcement using force.” “ICE does not zip tie or restrain children.”

But that is precisely what is happening, and at a far larger scale than previously reported.

We know because we have once again done what the government hasn’t:

We have tallied and cataloged every case we can find of an immigration agent holding a citizen during the current administration.

More than 500 cases. That includes:

  • More than a hundred Americans held after agents questioned their citizenship. Nearly all were people of color.
  • At least 70 American children and teens detained, some of whom were handcuffed.
  • Of the more than 300 Americans we tracked as detained for allegedly assaulting or obstructing agents, we found fewer than half were actually charged in federal court, and many of those cases were dropped or dismissed.
  • At least 63 Americans detained while recording.
  • 36 Americans held for at least a day without being able to contact a lawyer or their family.
  • Roughly a dozen citizens deported, mostly children.

Collectively, these cases show that as the administration has relentlessly pursued immigrants, federal agents have run roughshod over the constitutional rights of citizens too.

We’re showing you every case — the reality that the administration denies — along with the receipts.

Explore our list of incidents where 506 citizens were detained.

In January 2025, agents held a 21-year-old citizen at gunpoint and put him in handcuffs during a raid at the Philadelphia car wash where he worked.

In April, a 20-year-old was held in a Florida jail for more than 24 hours, despite having proof of his citizenship.

In June, a dual citizen of Mexico and the U.S. was detained while working in California. He was held for four days without access to a lawyer or his family.

During the enforcement surge in Chicago last fall, known as Operation Midway Blitz, there were “no administrative arrests of U.S. citizens,” according to the Department of Homeland Security. “ICE has significant protections in place to ensure U.S. citizens are not arrested, detained, or mistakenly removed.” But we found that federal agents detained more than 120 citizens in Illinois during the height of the surge.

In November, agents took an 18-year-old citizen off the street, eventually dumping him in the woods.

In December, an American in Baltimore was picked up and held for 25 days, unable to see her 5-year-old son over Christmas.

In January, hours after Renee Good’s killing, agents tackled and handcuffed a school staffer in Minneapolis. He was terrified, he recalled: “I feel lucky to be alive.”

In April, when agents stopped a man in Texas, he told them, “I’m a citizen, it’s fine.” He was deported four days later.

In May, a New York teen was thrown to the ground, bloodied and then dumped in an unfamiliar neighborhood. “He just grabbed me and threw me on the floor,” the teen recalled.

In September, agents detained and injured an Illinois man they thought was someone else.

We shared details and footage of many of the incidents with former immigration officials. They reacted with anger and disbelief.

“This is just terrible,” said Eric Balliet, who spent more than two decades at Homeland Security Investigations and Border Patrol, both agencies under DHS, including in President Donald Trump’s first administration.

“I’ve never seen so many U.S. citizen encounters in all my years,” said Darius Reeves, who oversaw the Immigration and Customs Enforcement agency’s Baltimore office before retiring last year. “It’s an embarrassment.”

In tallying these detentions, we included anyone who authorities held against their will for any period of time — whether they were handcuffed, held at gunpoint or otherwise prevented from leaving by immigration agents. The courts consider someone detained if they aren’t free to leave.

Immigration agents do have authority to detain Americans in limited circumstances: if they can reasonably suspect they are in the country illegally, or if they allegedly interfered with or assaulted officers.

ProPublica shared its findings and information on each case with DHS. 

The department defended agents’ conduct. “DHS enforcement operations are highly targeted. We do our due diligence,” the agency said in a statement. It added that anyone who obstructs agents “will of course face consequences which include arrest.”

We compiled our list by scouring social media, court records and local media to confirm and compile incidents.

Our work doesn’t include all of agents’ problematic interactions with citizens. We didn’t count incidents where, say, an agent shot but didn’t detain a citizen. And as with the tally we did last year, the new list is an undercount. For instance, witnesses estimate that more than 200 citizens were detained in an Idaho raid last fall, but we only included the 30 citizens who we were able to identify.

Willy Wender Aceituno, a naturalized citizen who voted for Trump twice, said he never imagined that the immigration crackdown he supported would entangle him.

Then, last November, Border Patrol agents broke his truck window, yanked Aceituno out and threw him onto the pavement of a parking lot, where one agent knelt on his back. (DHS says he “refused to comply” with agents’ commands.)

“ICE isn’t looking for criminals,” Aceituno said. “They’re looking for Latinos. Having papers in this country does not protect you.”

“Upon Probable Cause”

Under the Fourth Amendment, law enforcement generally must have probable cause to arrest someone. But there’s a lower bar, reasonable suspicion, for stopping someone to question them.

The Trump administration has repeatedly said its agents are just questioning citizens, not detaining them — even when they’re in handcuffs or held for hours. DHS also cites a concurring opinion issued last year by Supreme Court Justice Brett Kavanaugh stating that agents can consider factors like “apparent ethnicity” when making stops. Citizens around the country have been detained because, they’ve said, of their skin color, accents or jobs.

Willy Wender Aceituno was stopped twice by federal agents who broke his window, pulled him from the car and detained him, even as he and bystanders protested that he had already proved he was a citizen to other agents. The Charlotte Observer

Ever since his arrest in November, Aceituno said his U.S.-born daughter carries her passport at college. “She has a Latino face,” he said, adding, “My daughter’s white friends aren’t carrying their passports.”

“Secure in Their Persons, Houses, Papers and Effects”

The Fourth Amendment of the Constitution also prohibits officers from entering homes without a judge’s warrant.

An ICE memo revealed by a whistleblower this year showed that agents had been doing it anyway. The agency asserted that administrative warrants that didn’t involve a judge gave agents the ostensible authority to force their way into homes looking for someone with a final deportation order. Some of those incidents have also resulted in Americans being detained.

Jeyli Salguero, 20, said in a lawsuit that agents broke into her family’s home in a Minnesota suburb without a judicial warrant to arrest her brother, who didn’t live there. In a video, an agent can be heard saying, “It’s OK, it’s OK,” as a woman screams. Provided to ProPublica

In January, Jeyli Salguero, her parents and her sister were asleep at home when armed federal agents broke through the front door and rushed inside.

“The first thing I yelled when I stepped out of my room was that I was a U.S. citizen and I had the right to record,” Salguero recalled. “That’s when they snatched my phone.”

The agents told Salguero’s family they were looking for her brother, who does not live there. After half an hour, the agents released Salguero and her mother, but detained her father, who had temporary protected status, and her sister, who was undocumented. The sister was eventually deported to El Salvador, and her father was later released from detention.

Salguero told us that agents left her and her mom alone in their wrecked house with the Minneapolis winter air coming in through a broken door.

Salguero is one of several plaintiffs who have filed a lawsuit against the government for going into homes without a judicial warrant. DHS has moved to dismiss the lawsuit, saying it has “paused” the policy.

“Against Unreasonable Searches and Seizures”

The Fourth Amendment is also intended to protect people from “unreasonable” use of force during arrests. Previously, we’ve documented how agents have used chokeholds that DHS banned other than when deadly force is authorized. We’ve also documented how immigration agents have broken car windows while pursuing people they believe are in the country illegally. But they’ve been doing it to citizens, too. Many of those citizens have filed lawsuits.

During the enforcement surge in Chicago in October 2025, workers at a Christian cemetery in Illinois filmed agents cutting open the cemetery gate. The agents then shot pepper balls at the workers and detained them. WGN TV

Darren Eichler was working at a Christian cemetery in a Chicago suburb last October when he and his coworkers moved to help a man who was wading in the nearby river. They soon realized — too late — that the man was running from immigration agents, who emerged from the brush near the river and demanded access to a gated area of the cemetery. When the men refused and started filming, agents used bolt cutters to cut open the gate, then fired pepper balls and tackled the men.

Explore incidents where citizens were subjected to crowd control weapons.

Eichler said his face felt like it was on fire and he had trouble breathing. “I pleaded with them for an hour to please call an ambulance.” Eichler told ProPublica. He was eventually brought to a hospital, still handcuffed, while the agents stood over his bed. Eichler’s co-workers were held for several hours at a nearby federal office. No one was charged.

DHS did not respond to ProPublica’s request for comment about the incident.

“The Right of the People Peaceably to Assemble”

The First Amendment protects protesters and those documenting agents’ conduct. The amendment guarantees the freedom to assemble — in other words, to protest peacefully — and the freedom of speech, which courts have interpreted to include recording in public.

The Trump administration has, however, aggressively pursued the arrest and prosecution of citizens who were protesting, often claiming the protesters were assaulting officers or interfering with enforcement activities. We counted more than 300 people accused of assaulting or obstructing officers, about 130 of them at protests.

Top DHS officials, including former Secretary Kristi Noem, went further, claiming that filming ICE agents was interfering with arrests. Last summer, three siblings driving in Texas were detained after they stopped to film an immigration arrest. One of the siblings was a young teen. “They tackled me down and an agent put one knee behind my knee, where I felt a sharp pain,” he told ProPublica. He was separated from his mother, who has a green card. “They were saying my mom wasn’t a U.S. citizen, and I was scared they were gonna take her away.”

The siblings have filed claims for damages with the government. Asked about the incident, DHS said it respects “the First Amendment rights of individuals to observe and express themselves. However, if such actions interfere with or obstruct our operations, ICE will take necessary steps to address the situation.”

Three siblings in Brownsville, Texas, had stopped to film an immigration arrest when agents tried to take their phones, then detained all three citizens, including a 14-year-old. In the video, an agent can be heard saying that the phones are evidence in an investigation. “I’m taking that phone and I’m taking that phone,” he says while pointing to two devices before grabbing at one of them. The agent’s face was already blurred in this video when ProPublica received it. Provided to ProPublica

Our review did uncover instances that appear to show some protesters or other civilians assaulting officers. One person pleaded guilty to throwing pieces of cinder block at an agent. A woman in California pleaded guilty to pulling off an officer’s mask.

Many protesters were accused of crimes but never actually charged. We found 137 instances of citizens who were charged with federal crimes, most of whom were charged with assaulting or obstructing federal agents. In nearly half of those instances, the charges were dropped or dismissed. Three dozen citizens have been sentenced to prison or probation, and another three dozen cases are pending, as of September 15.

Explore incidents where citizens were detained while recording.

Some of those arrested, like clarinet player Oriana Korol, were initially charged with felony assault before pleading guilty to a misdemeanor — in Korol’s case, for trying to kick an officer. She said she did so after officers shoved her and pepper-sprayed her twice in the face. Just moments before, the band had been playing the “Ghostbusters” theme song as part of a peaceful protest.

Video footage shows agents leading Korol away, handcuffed, while one pulls her tear-gas-soaked mask over her mouth. “Please pull it down,” Korol tells the agents in the video. “I’m going to have an asthma attack. I have asthma. Why are you doing this to me? Please.”

The Rights of Children

Unlike earlier administrations, Trump has detained significant numbers of immigrant children living far from the border. Citizen kids have been swept up too — at least 70 of them. We’ve found about 20 kids who were handcuffed or zip-tied.

DHS said that ICE doesn’t zip-tie or restrain children, or separate families. But agents handcuffed a 15-year-old with disabilities outside a school in Los Angeles in 2025. The agents said they mistook the teen for an alleged gang member. A few months later, officers detained more than a dozen American children during a raid on an Idaho horse track. Anabel Romero said her children are still deeply shaken by their detention.

Romero told us how her 7-year-old son warned his older sister about going to another race this month: “He said, ‘Watch out for ICE, make sure you have your phone to film — I’ll come save you.’”

A 17-year-old was on his lunch break in Oregon when agents broke his car window and detained him. DHS said he was obstructing officers. In the video, the teen is heard saying, “I’m a U.S. citizen,” as an agent responds, “I don’t care.” The Oregonian

“Without Due Process of Law”

As the government has rushed to deport people as quickly as possible, Americans have also been swept up and removed from the country too. About a dozen American kids have been deported with their parents, allegedly over their parents’ objections.

DHS said: “Parents are asked if they want to be removed with their children or ICE will place the children with a safe person the parent designates.”

One American adult in Texas was also deported this spring.

The car Brian Morales Garcia was in was pulled over earlier this year in central Texas. Officers didn’t believe him when he said he was a citizen. And they wouldn’t let him get his birth certificate. Morales Garcia was held for four days without being able to call his lawyer or anyone else. Then he was deported to Mexico.

After suing, Morales Garcia was allowed back into the country just last month using his birth certificate.

DHS did not respond to ProPublica’s questions about Morales Garcia’s deportation. In earlier court filings, officials disputed Morales Garcia’s citizenship and claimed he had admitted to being born in Mexico.

“I couldn’t process what they were doing to me.” Morales Garcia told ProPublica. When he was first stopped in Texas, he had told officers, “I’m a citizen, it’s fine.”

Explore more video evidence compiled by ProPublica and our list of incidents where 506 citizens were detained.

How We Reported This Story

How We Counted Incidents

We found and vetted cases from a number of sources, including English- and Spanish-language social media, DHS statements, court records and local news reports, in addition to our own reporting. We included an incident in our dataset only if we could find at least two sources for it. For additional details about the incident, like whether crowd control weapons were used, we accepted one source in some cases.

When DHS provided a response specific to an incident — including about whether it happened or the circumstances under which it happened — we noted that response in cases in our full list for which we offered detail beyond a simple count of detained citizens. DHS responses that generically denied ever detaining citizens or that are proven inaccurate by our reporting were not included.

As with our count a year ago, most of the detained Americans on our list fell into two broad categories. The first is Americans who were held because agents questioned their citizenship. This time, we found more than a hundred such cases. The second category is Americans arrested by immigration agents after being accused of assaulting or impeding officers at protests or during immigration arrests of others. In that category, we tallied roughly 300 Americans. 

In many of these cases, the government accused but never charged these individuals with assault. Sometimes agents detained people because of questions about their citizenship but later accused them of crimes. While public attention often focuses on ICE, the immigration dragnet often relied on officers from agencies across the government.

Since the government itself does not track these cases, our list is almost certainly an undercount. Except in a few cases in which DHS itself confirmed detentions, we only counted citizens we were able to individually identify. So, for example, while witnesses estimate as many as 200 citizens were detained in an Idaho raid last fall, we were only able to identify 30 individuals by time of publication. We encountered the same issues for many smaller raids and protests, such as a raid of a food plant in Cato, New York; protesters detained by ICE at Delaney Hall in Newark, New Jersey; and a raid of a Hyundai-LG plant in Ellabell, Georgia.

ICE itself occasionally has stated higher numbers than we were able to confirm: It told Congress that 131 citizens were arrested for assaulting, obstructing or interfering this year in Minnesota’s Metro Surge. It didn’t name them. We cataloged fewer than a hundred.

We tagged each case with details like whether a minor was detained or a citizen was held after filming. Another trend we tracked was citizens held for more than a day without access to a lawyer or their family. When multiple citizens were detained in one incident or sometimes on the same day and city, we grouped them together.

Because we focused on the expanded presence of immigration agents in American communities, we restricted our count to warrantless arrests that took place outside of airports and away from the borders, where immigration agents have long had more authority. We also excluded cases of Americans who were arrested after a judicial warrant.

We did not include incidents where an agent shot, tackled or pepper-sprayed a citizen but didn’t detain them.

We also did not include immigration protesters arrested by police who were only enforcing local laws. We did, however, include some cases involving police working with immigration agents. We still have little visibility into how many citizens have been detained by police deputized to act as immigration agents.

We also found reports of more than 30 Americans who felt racially profiled by immigration agents, but we did not include them in our database because it was not clear they were held against their will.

How We Counted and Reviewed Court Cases

We searched every named adult in our list to see if they were charged with a federal crime in relation to their detention. We conducted searches, using several name combinations for people with double names or compound names, in federal district courts through the online platform PACER. We looked for a criminal case filed within two months of the noted date of a person’s detention in the judicial district in which the detention happened. We then noted whether we found charges, what the charges were, and whether the person involved was sentenced or had their case dismissed or discharged.

How We Chose the Videos in This Report

We reviewed hundreds of videos of federal agents detaining American citizens across the country. While that included body camera footage, news clippings and helicopter footage, the vast majority of videos were made by bystanders and shared over social media. Many of the videos went viral and were recirculated across the internet by a range of third-party accounts. They touch on everyday American life in a range of settings, including workplaces, homes, protests, car washes, suburban sidewalks and the interiors of vehicles.

We tagged each video with how clearly it shows the incident and whether the citizen detained was clearly visible. We then categorized the videos by the kind of conduct they show, such as citizens being detained after recording. We provided DHS an opportunity to respond to each of the videos we included.

We did not alter videos, nor did we add watermarks, blur faces or overlay captions on videos unless otherwise noted. Videos that include captions or watermarks are shown as they were obtained.

The post More Than 500 U.S. Citizens Have Been Detained, Including Handcuffed or Held at Gunpoint, in Trump’s Immigration Crackdown appeared first on ProPublica.

[2026-10-24] "Nazra" festival @ Csa Next-Emerson

15 Ottobre 2026 ore 15:13

"Nazra" festival

Csa Next-Emerson - Via di Bellagio 15
(sabato, 24 ottobre 19:00)
"Nazra" festival

"Nazra" Palestine Short Film Festival è un festival di cinema itinerante dedicato al cinema cortometraggio da e sulla Palestina.

Nato nel 2017 dalla sinergia di diverse realtà e appassionati/e di cinema che negli anni si è diffuso sul territorio, intessendo una rete di contatti solidali di supporto, nella promozione delle voci e degli sguardi dei cineasti palestinesi contemporanei.

Il nome “Nazra” in arabo significa “sguardo” e riflette l’essenza del festival: offrire punti di vista autentici su una realtà, spessissimo affidata alla narrazione della propaganda, attraverso il linguaggio diretto e immediato del cortometraggio.

Dopo l'anno scorso anche quest'anno la tappa fiorentina è al Csa Next-Emerson

Ingresso gratuito

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Programma

h 19.00 presentazione Nazra

h 19.15 inizio proiezioni

h 20.00 proiezione di "Fin" e intervento dell'autore, il regista

palestinese Ward Kayyal, ospite del festival

h 20.30 cena benefit

h 21.30 ripresa proiezioni con commenti di Ward Kayyal

h 22.30 intervento Di Ward Kayyal e dibattito

Cortometraggi proiettati

Intersecting Memory di Shayma' Awawdeh (Palestina, 2025, 20')

Qaher di Nada Khalifa (Polonia/Palestina/Francia, 2025, 20')

La Baraja de Myriam di Cristina Hadwa ( premio cine Palestine, 15')

Free Fish di Bisan Owda (Palestina/Portogallo, 2025, 22'13'')

Ya Maha di Ahmad Alkhalil (Palestina/Libano, 2023, 27')

Nazra è nell'ambito delle iniziative per il 20 ° compleanno del Centro Sociale

Info su Nazra https://nazrafilmfestival.com/

Milano Wine Week 2026: nove giorni di vino, cultura e nuove esperienze in città

6 Ottobre 2026 ore 11:01

Dal 17 al 25 ottobre torna a Milano la manifestazione dedicata al mondo del vino, con degustazioni, masterclass e oltre 100 appuntamenti diffusi tra locali e luoghi simbolo.


Milano si prepara a brindare: dal 17 al 25 ottobre 2026 torna la Milano Wine Week, nove giorni per scoprire il vino attraverso degustazioni, incontri, formazione ed esperienze aperte a professionisti, appassionati e curiosi.


Giunta alla sua nona edizione, la manifestazione porta il vino fuori dai contesti tradizionali e lo mette in dialogo con la città, tra ristorazione, ospitalità, arte, design e cultura.
Sono oltre 100 le attivazioni previste in diversi luoghi di Milano, per un calendario diffuso che invita a esplorare nuove etichette e conoscere i protagonisti del settore.


L’apertura è in programma sabato 17 ottobre a CityLife con il brindisi inaugurale. La serata proseguirà ai Dazi dell’Arco della Pace con la One Wine Night.
Per tutta la settimana, i Dazi ospiteranno anche l’Enoteca MWW, punto d’incontro per degustazioni, appuntamenti serali e incontri con i produttori.
Il Milan Marriott Hotel sarà invece il centro di numerosi eventi professionali, tra masterclass, convegni e occasioni di confronto per gli operatori.


Tra gli appuntamenti attesi tornano Wine List Italia, progetto dedicato alla sommellerie, e gli MWW Awards, che celebrano le migliori carte dei vini nella ristorazione e nel retail.
L’edizione 2026 dedica inoltre un progetto specifico alla wine hospitality, con iniziative rivolte all’accoglienza in cantina e alle esperienze che legano il vino a territorio, cultura, natura e design.


La Milano Wine Week si concluderà domenica 25 ottobre, dopo nove giornate in cui la città diventerà un itinerario da vivere calice dopo calice.
Il programma completo, le modalità di partecipazione e gli aggiornamenti sono consultabili sul sito ufficiale della manifestazione.

SITO UFFICIALE :
https://milanowineweek.com

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Esplorare il mantello terrestre mediante le sue discontinuità: nuove evidenze nel Mediterraneo centrale

6 Ottobre 2026 ore 10:12

Quando si parla di terremoti, l’attenzione si concentra principalmente sulla crosta terrestre perché è lì che avvengono la maggior parte degli eventi sismici. Eppure, i processi che controllano la dinamica del pianeta e che influenzano anche la distribuzione della sismicità si sviluppano molto più in profondità, fino a centinaia di chilometri sotto i nostri piedi. Due studi recenti (Montuori et al., 2026; Bonatto et al., 2026) hanno consentito di esplorare proprio queste profondità sotto il Mediterraneo centrale, offrendo una visione che collega ciò che avviene nella crosta con i processi del mantello.

Il Mediterraneo centrale: una regione giovane e complessa, in continua evoluzione

La regione mediterranea, un’area geologicamente giovane e complessa, è uno dei laboratori naturali più affascinanti per la geodinamica. Da milioni di anni, l’interazione tra la placca africana e quella euroasiatica genera, in uno spazio relativamente ristretto, una straordinaria varietà di strutture geologiche e processi tettonici: catene montuose, bacini marini, zone di subduzione, collisioni continentali e un’intensa attività sismica e vulcanica. In particolare, nelle zone di subduzione, una porzione di litosfera si immerge progressivamente nel mantello, dando origine ai processi profondi che sono il focus di questo articolo.

Tra queste zone di subduzione, uno dei sistemi più attivi è rappresentato dall’arco calabro (Figura 1), in cui una porzione di litosfera oceanica – la placca ionica – sprofonda nel mantello raggiungendo la profondità superiori a 500 km. La configurazione di questa specifica zona di subduzione è illustrata chiaramente nell’animazione presentata in un articolo già pubblicato qualche anno fa.

Figura 1 Mappa geografica e geodinamica del Mediterraneo centrale. I triangoli rossi mostrano la fitta rete di stazioni sismiche utilizzate negli studi di Montuori et al., 2026 e Bonatto et al., 2026. La mappa mostra, in particolare, l’area dell’arco calabro e le isobate (linee viola tratteggiate, con valori espressi in km), che indicano la profondità e, quindi, l’immersione della litosfera ionica verso nord-ovest al di sotto del Mar Tirreno, raggiungendo profondità superiori ai 500 km.

Come si studia l’interno della Terra?

Non è possibile osservare direttamente ciò che accade a decine o centinaia di chilometri di profondità. Tuttavia, le onde sismiche ci permettono di “vedere” indirettamente l’interno della Terra.

Quando queste onde attraversano materiali con caratteristiche fisiche diverse, cambiano velocità, direzione e ampiezza. Analizzando queste variazioni, è possibile individuare le superfici di discontinuità all’interno del pianeta, cioè le zone in cui le proprietà fisiche delle rocce cambiano in modo significativo, come ad esempio avviene a causa di variazioni nella composizione o nella struttura dei minerali.

Tra le discontinuità più importanti c’è la Moho (dal nome del sismologo croato Andrija Mohorovičić), che delimita il confine tra crosta e mantello. Questa discontinuità non è una superficie netta, ma una zona di transizione. Sotto i continenti si trova tipicamente tra i 30 e i 50 km di profondità, mentre sotto gli oceani è molto più superficiale. 

Andando in profondità verso l’interno della Terra dopo la Moho troviamo il mantello, che nella sua porzione più superficiale è rigido e, insieme alla crosta sovrastante, costituisce la cosiddetta litosfera. Al di sotto di questa, l’aumento della temperatura rende le rocce più deformabili: questo passaggio segna il limite Litosfera-Astenosfera (LAB, Lithosphere-Asthenosphere Boundary), il confine oltre il quale il mantello inizia a comportarsi in modo ‘plastico’, dando così origine all’astenosfera. Al di sotto dell’astenosfera vi sono altre discontinuità nel mantello terrestre, a circa 410 km e a 660 km di profondità.

Per caratterizzare queste discontinuità dal punto di vista fisico, gli studi citati utilizzano una tecnica sismologica chiamata receiver functions. Queste ultime sfruttano un principio fisico molto semplice: quando un’onda sismica attraversa un’interfaccia tra materiali diversi, una piccola parte della sua energia cambia il tipo di propagazione. Si analizzano quindi le onde sismiche generate da terremoti lontani e si osservano le conversioni che avvengono quando queste attraversano le varie discontinuità profonde al di sotto delle stazioni sismiche: ad esempio, una parte dell’onda compressiva (P) può trasformarsi in un’onda di taglio (S) o viceversa (Figura 2). 

Figura 2 Schema semplificato del percorso delle onde sismiche utilizzato nell’analisi delle receiver functions. La linea azzurra rappresenta il tragitto dell’onda P diretta generata da un terremoto lontano e registrata da una stazione sismica. Le linee nera e verde mostrano invece i percorsi delle onde convertite da P a S in corrispondenza delle discontinuità del mantello a circa 410 km (P410s) e 660 km (P660s) di profondità. Queste onde convertite arrivano alla stazione con un piccolo ritardo rispetto all’onda P diretta. Misurando il ritardo di arrivo delle onde convertite (P-S) rispetto all’onda P diretta è possibile ricostruire la profondità delle principali discontinuità del mantello.

L’analisi e la combinazione di molti segnali registrati da diverse stazioni sismiche permettono di stimare la profondità e le proprietà delle discontinuità, fornendo immagini indirette della struttura interna della Terra.

Nel Mediterraneo centrale la situazione è tutt’altro che semplice.

Sotto l’arco calabro: una struttura “a più livelli”

Gli studi di Montuori et al. (2026) e di Bonatto et al. (2026) permettono di seguire la placca ionica lungo il suo percorso, dalla superficie fino alla zona di transizione del mantello, ricostruendo come la sua discesa modifichi la struttura della Terra a profondità sempre maggiori. 

Il primo studio (Montuori et al., 2026) si concentra sulla parte più superficiale di questo viaggio, ricostruendo con grande dettaglio la struttura della litosfera sotto l’arco calabro e il Tirreno meridionale. I risultati mostrano un sistema geologicamente complesso (Figura 3) caratterizzato da variazioni significative nello spessore della crosta terrestre. Sotto il Mar Tirreno, la crosta è estremamente sottile, con uno spessore tra i 15 e i 25 km, mentre spostandosi verso l’arco calabro si osserva un sensibile ispessimento della crosta terrestre fino a raggiungere i 62 km. Questo ispessimento, particolarmente visibile al di sotto delle Isole Eolie, è causato dallo scivolamento della placca africana che sprofonda sotto quella tirrenica, provocando la sovrapposizione delle due croste e il conseguente raddoppio della Moho. 

Figura 3 Struttura crostale e litosferica dell’arco calabro. (a) Mappa della profondità della Moho: mostra la variazione dello spessore crostale, con una crosta molto sottile sotto il Mar Tirreno (15-25 km, toni rosa/arancio) e un significativo ispessimento sotto l’arco calabro (fino a oltre 60 km, toni blu/viola). (b) Mappa della profondità della LAB: evidenzia il confine tra la litosfera rigida e l’astenosfera sottostante. I punti di misura risultano più lontani dalle stazioni sismiche rispetto a quelli della Moho perché la LAB si trova a maggiore profondità. Le onde sismiche, infatti, non risalgono verticalmente, ma con una traiettoria inclinata; di conseguenza, più una discontinuità è profonda, più il punto in cui viene “campionata” risulta spostato lateralmente rispetto alla stazione. La litosfera risulta particolarmente sottile sotto il Tirreno meridionale (~50 km, toni gialli) e più profonda sotto le aree continentali (>100 km, toni blu/viola). (c) Sezione lungo il profilo SSW-NNE [linea nera nella mappa (a)]: ricostruzione in profondità della struttura dal dominio Africano (a sinistra) a quello Adriatico (a destra), passando per il Mar Tirreno e l’arco calabro. I punti blu e rossi indicano le misure della Moho e della LAB (i pallini neri indicano la doppia Moho). Si può notare la sovrapposizione tra la crosta tirrenica e quella africana (raddoppio della Moho) sotto il settore delle Isole Eolie/Calabria, lo spessore del mantello rigido (LID – mantello litosferico) e le lacerazioni litosferiche (LT – Lithospheric Tears) ai margini della placca. 
Oltre alla Moho, gioca un ruolo chiave anche la LAB, il confine che separa la litosfera rigida dall’astenosfera sottostante più calda e deformabile. A differenza della Moho, però, la LAB è più difficile da identificare. Di conseguenza assumono particolare rilevanza gli studi, come questo, che riescono a definirla con maggiore dettaglio e continuità geografica.

A questo si aggiunge un altro risultato importante per questa area di studio: è stato possibile riconoscere anche il limite inferiore dell’astenosfera (Low Velocity Layer, LVL). Delimitare sia il tetto sia la base dell’astenosfera permette infatti di definirne lo spessore e di ottenere un quadro molto più completo della struttura del mantello superiore.

Lo studio è riuscito, inoltre, a quantificare lo spessore della porzione superficiale e rigida del mantello (LID – mantello litosferico): circa 50 km sotto le aree stabili (dominio africano e adriatico) e solo 30 km sotto il Mar Tirreno. Questa differenza riflette la natura ‘giovane’ e calda del bacino tirrenico, nel quale il mantello profondo è più vicino alla crosta e ne influenza direttamente la dinamica.

Un altro dato particolarmente interessante emerso da questo studio è l’individuazione di lacerazioni litosferiche (tears). Questi “strappi” profondi costituiscono dei passaggi preferenziali, attraverso i quali il mantello profondo si muove, si incunea e interagisce con gli strati più superficiali.

L’insieme di questi dati ci consegna la fotografia di un processo di subduzione in pieno svolgimento altamente dinamico e articolato: la marcata variazione spaziale nella geometria delle placche non resta confinata in profondità, ma governa in modo diretto l’attività sismica e l’evoluzione geologica dell’intera regione.

Più in profondità: la zona di transizione del mantello

Le discontinuità della crosta e della litosfera raccontano però solo la prima parte della storia. Per capire che cosa accade alla placca ionica mentre continua a sprofondare nel mantello bisogna spingersi ancora più in profondità, entrando in una regione meno nota ma anch’essa fondamentale: la zona di transizione del mantello.

Tra circa 410 e 660 km di profondità, il mantello subisce importanti trasformazioni mineralogiche: i minerali cambiano struttura cristallina a causa delle alte pressioni e temperature. Questi cambiamenti generano discontinuità rilevabili con le onde sismiche.

Questa zona di transizione controlla il passaggio di materiale tra mantello superiore e inferiore. Può rallentare o “intrappolare” le placche in subduzione, ma anche modulare i flussi ascendenti del mantello, favorendone l’accumulo temporaneo o la deflessione e influenzando così la dinamica profonda e, indirettamente, i processi magmatici in superficie. Inoltre, contribuisce al ciclo dell’acqua profonda, perché alcuni minerali possono incorporare piccole quantità di acqua. La zona di transizione è caratterizzata da variazioni di temperatura e composizione.

Il secondo studio, quello di Bonatto et al., 2026, ha analizzato proprio questa regione sotto il Mediterraneo centrale, individuando tre principali discontinuità (Figura 4): a circa 300 km (la cosiddetta “X”), a 410 km e a 660 km. 

Figura 4 Istogrammi che mostrano la distribuzione delle profondità stimate per le tre discontinuità sismiche all’interno del mantello: la cosiddetta “X” (a circa 300 km), quella a 410 km e quella a 660 km. Le linee verticali colorate (azzurro, rosa e verde) indicano la profondità media di ciascuna discontinuità, mentre le linee tratteggiate rappresentano la variabilità tipica dei dati.

Cosa rivelano queste profondità

Le profondità di queste tre discontinuità sismiche non sono uniformi: anche variazioni di pochi chilometri rispetto ai valori medi globali (la cosiddetta topografia delle discontinuità) contengono informazioni cruciali sullo stato termico e composizionale del mantello (Figura 5). Nel Mediterraneo centrale, le tre discontinuità identificate (X, 410 e 660 km) non vanno interpretate singolarmente, ma come parti di un sistema coerente, in cui temperatura e composizione agiscono insieme.

Figura 5  Sintesi dell’interpretazione termochimica del mantello sotto il Mediterraneo centrale. Le mappe (a–c) mostrano la profondità delle principali discontinuità profonde del mantello, rappresentate con cerchi colorati nei punti di osservazione. Per le discontinuità a 410 km e a 660 km, le scale di colore sono invertite per evidenziare gli effetti della temperatura: il blu indica regioni più fredde (dove la discontinuità a 410 km è più superficiale e quella a 660 km più profonda). Per la discontinuità a 410 km, i colori sono direttamente collegati alle stime di temperatura. Lo sfondo mostra variazioni della velocità delle onde sismiche derivate da modelli globali, utili per identificare strutture profonde come resti di placche tettoniche sprofondate nel mantello. La distribuzione della discontinuità “X” coincide, in generale, con aree caratterizzate da magmatismo non direttamente legato ai margini di placca. Sono inoltre indicati i contorni delle placche subdotte e le cosiddette “finestre” nella litosfera, per fornire un contesto geodinamico complessivo. (d) Modello concettuale che riassume l’interpretazione proposta: il mantello al di sotto del Mediterraneo centrale è eterogeneo sia per quel che riguarda la temperatura sia per la composizione, con condizioni relativamente fredde sotto il dominio Adriatico, accumulo di materiale di placca nella zona di transizione del mantello e una frazione elevata di materiale basaltico.

La discontinuità a 410 km risulta spesso più superficiale del normale: questo è generalmente indicativo di un mantello relativamente freddo, coerente con la presenza di materiale in subduzione. Tuttavia, anche questa discontinuità non fornisce solo informazioni termiche. Il confronto tra le ampiezze dei segnali sismici associati alla discontinuità a circa 300 km (la “X”) e a 410 km permette infatti di vincolare anche la composizione del mantello.

La discontinuità “X” (circa 250–300 km) è interpretata come evidenza della presenza di materiale derivato da crosta oceanica subdotta e trasformata in profondità. Il fatto che le ampiezze dei segnali associati alla X e alla 410 risultino comparabili suggerisce la presenza di quantità significative di materiale basaltico nel mantello.

La presenza di questa componente basaltica fornisce una chiave di lettura anche per la discontinuità a 660 km, che risulta spesso più profonda del previsto. La sua posizione non sembra infatti dipendere soltanto dalla temperatura, ma riflette anche l’effetto della composizione chimica del mantello. 

Nel loro insieme, queste osservazioni delineano un mantello eterogeneo, in cui porzioni di crosta riciclata si accumulano e interagiscono con il campo termico, contribuendo a controllare la posizione e la geometria delle discontinuità. 

Un mantello tutt’altro che uniforme

Considerati separatamente, i due studi descrivono livelli diversi dell’interno della Terra. Letti insieme, però, restituiscono un’immagine continua del sistema di subduzione calabro, dalla crosta fino alla zona di transizione del mantello, facendo emergere un quadro coerente. Sotto la Calabria la litosfera è frammentata e deformata, mentre più in profondità si accumula nella zona di transizione del mantello. I “pezzi” di crosta oceanica, sprofondando con le placche, vengono inglobati nel mantello e riutilizzati nei suoi processi interni. Il mantello conserva quindi le tracce di questo materiale riciclato, che ne modifica la composizione e la dinamica. Il risultato è un sistema fortemente eterogeneo, in cui temperatura e composizione variano nello spazio e nel tempo e influenzano i processi geodinamici (Figura 5d).

Perché tutto questo è importante?

Questi studi non riguardano direttamente i terremoti, ma sono fondamentali per comprendere il contesto in cui essi si generano. Capire come si comportano le placche in profondità e come il mantello è strutturato aiuta a interpretare meglio la distribuzione della sismicità, ricostruire l’evoluzione geologica della regione mediterranea e migliorare i modelli geodinamici.

Più in generale, questi risultati mostrano come la Terra sia un sistema dinamico e in continua evoluzione, in cui processi profondi influenzano nel lungo periodo ciò che osserviamo in superficie. In questo senso, il Mediterraneo centrale rappresenta un vero laboratorio naturale per studiare come la Terra ricicla e riorganizza la propria struttura interna.

Le onde generate dai terremoti, che in superficie possono causare danni, diventano così anche uno straordinario strumento di esplorazione: ci permettono di osservare processi che avvengono a centinaia di chilometri sotto i nostri piedi e di ricostruire la storia profonda del nostro pianeta.

Le osservazioni presentate in questo articolo si basano principalmente sui dati delle reti sismiche permanenti. Le future analisi beneficeranno anche dei dati acquisiti dalla rete temporanea europea AdriaArray, progettata per migliorare la conoscenza della struttura della placca adriatica e del Mediterraneo centrale. Una descrizione di questa infrastruttura è disponibile in un articolo pubblicato qualche mese fa.

A cura di Claudia Piromallo, Caterina Montuori, Luciana Bonatto, Stephen Monna, Mariagrazia De Caro, Alessandra Giuntini, Francesco Frugoni (INGV), Andrea Argnani (CNR-ISMAR), Vernon Cormier (Department of Physics, University of Connecticut, USA)

Nota: I lavori sono stati sviluppati nell’ambito del Progetto INGV Pianeta Dinamico 2023–2025 (Grant Number: CUP D53J19000170001, Italian Ministry of University and Research) ADRIABRIDGE – Bridging the gap between structure and geodynamics of the Adria Plate e del Progetto PRIN2022 AdriaLab – the dynamics of the Adria plate: a natural laboratory for multiple subduction systems (Grant Number: PRIN2022–M4C2–1.1, Unione Europea-Next Generation EU). Gli studi completi sono disponibili in open access su Geophysical Research Letters e Journal of Geophysical Research Solid Earth.

Bibliografia

Montuori, C., Monna, S., Frugoni, F., Piromallo, C., De Caro, M., Giuntini, A., & Argnani, A. (2026). New constraints on the Calabrian Arc (Central Mediterranean) geodynamics: High-resolution imaging of lithospheric and upper mantle discontinuities from P and S receiver functions. Geophysical Research Letters, 53, e2025GL120347. https://doi.org/10.1029/2025GL120347

Bonatto, L., Monna, S., Montuori, C., Piromallo, C., & Cormier, V. (2026). Thermochemical controls on the X, 410, and 660 discontinuities in the central Mediterranean. Journal of Geophysical Research: Solid Earth, 131, e2025JB033542. https://doi.org/10.1029/2025JB033542


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Ray-Ban Meta aggiornamenti: navigazione a piedi e audio migliore

6 Ottobre 2026 ore 10:09
Ray-Ban Meta aggiornamenti: navigazione a piedi e audio migliore

I nuovi aggiornamenti per i Ray-Ban Meta sono finalmente disponibili, pronti a trasformare l'esperienza d'uso degli occhiali smart più famosi al mondo. Se possiedi già uno di questi dispositivi, preparati a scoprire funzioni che li renderanno ancora più indispensabili. Meta ha infatti annunciato un pacchetto di novità che migliora l'audio e introduce una delle feature più richieste: la navigazione pedonale.

Vediamo nel dettaglio tutte le implementazioni in arrivo sui tuoi occhiali intelligenti.

Un suono sempre più immersivo e chiaro con gli aggiornamenti dei Ray-Ban di Meta

Meta ha lavorato molto sul comparto audio per risolvere alcune criticità segnalate dagli utenti. L'obiettivo è rendere le chiamate e l'ascolto di musica un'esperienza davvero premium. Con questo update, la qualità delle chiamate vocali è stata notevolmente migliorata. Il suono risulta più bilanciato e cristallino, con una latenza ridotta che rende le conversazioni più naturali e fluide.

Non dovrai più preoccuparti di ritardi o di un audio "inscatolato". L'audio direzionale, già un punto di forza del prodotto, diventa così ancora più efficace e coinvolgente.

Mai più persi: arriva la navigazione pedonale

Per chi è stanco di guardare continuamente lo smartphone mentre esplora una nuova città, questa funzione è una vera rivoluzione. I Ray-Ban Meta integreranno le indicazioni stradali per i percorsi a piedi, cambiando il nostro modo di muoverci. Sarà possibile chiedere ai propri occhiali "Hey Meta, portami al Colosseo" e ricevere indicazioni visive direttamente nel proprio campo visivo. In questo modo potrai camminare a testa alta, godendoti il panorama senza paura di sbagliare strada. Una guida personale che lascia le mani completamente libere e lo sguardo sul mondo.

Integrazione con Apple Music e Calm

L'esperienza a mani libere si arricchisce con due integrazioni software molto attese:

  • Apple Music: potrai gestire la tua musica preferita tramite controllo vocale, avviando playlist, cambiando brano o regolando il volume senza toccare il telefono.
  • Calm: potrai avviare sessioni di mindfulness guidata con un comando vocale, trasformando una passeggiata in un momento di benessere totale.

Quando arriveranno i nuovi aggiornamenti dei Ray-Ban di Meta?

Meta ha annunciato che il rollout delle nuove funzionalità sarà graduale e inizierà a breve. Questo significa che non tutti gli utenti riceveranno l'aggiornamento contemporaneamente. Il consiglio è di mantenere l'app Meta View aggiornata e controllare periodicamente la disponibilità del nuovo firmware.

Bisognerà quindi avere un po' di pazienza, ma l'attesa sarà ripagata da un'esperienza d'uso più completa e appagante. I Ray-Ban Meta si confermano un prodotto in costante evoluzione, capace di diventare un assistente personale sempre più intelligente. Questi aggiornamenti consolidano la loro posizione come uno dei migliori smart glasses sul mercato.

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OrvietoLug - Flatpak, container e pacchetti: come installare applicazioni su Linux Immutable

6 Ottobre 2026 ore 08:44

Come si installano le applicazioni su Linux Immutable? Scopri differenze tra Flatpak, pacchetti di sistema e container e quando usare ciascun metodo.

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Banche armate e banche complici

6 Ottobre 2026 ore 09:06

Il gruppo territoriale sardo del Movimento Nonviolento, pur partecipando alle campagne portate avanti dal Movimento su scala nazionale (obiezione alla guerra e difesa non armata e nonviolenta), dal 2023 ha voluto dare impulso e ripresa alla Campagna di pressione alle banche armate. Questa scelta è motivata dall’urgenza di mettere in discussione il finanziamento alla guerra, [...]

L'articolo Banche armate e banche complici proviene da Movimento Nonviolento.

China tried 3 times to talk crime families out of scam business in Myanmar: state media

6 Ottobre 2026 ore 08:44
China tried three times to persuade powerful families in northern Myanmar to shut down scam operations before Myanmar police carried out large-scale arrests in 2023, according to a new documentary broadcast on Chinese state television. The three-part documentary, jointly produced by China’s Ministry of Public Security and state broadcaster CCTV, began airing on Monday. It shows obstacles faced by Chinese authorities in pursuing criminal networks and scam groups operating in northern Myanmar...

Meritocrazia vs comunismo delle qualità

6 Ottobre 2026 ore 08:38

N el mito di Er, che conclude l’ultimo libro – il decimo – della Repubblica di Platone, le anime scelgono il proprio rispettivo modello di vita prima di reincarnarsi, senza soffrire di alcun limite nella decisione, che è solo influenzata dalle abitudini che esse avevano nella vita precedente.

Er è un valoroso soldato morto in battaglia e risuscitato proprio mentre stava per essere messo sulla pira e cremato. Tornato tra i vivi, descrive ciò a cui ha assistito nell’aldilà: si era ritrovato su un prato ove, da una voragine che conduceva fino alle viscere della terra, affluivano le anime che essendosi macchiate di colpe durante la vita terrena avevano dovuto espiarle patendo per migliaia di anni nell’ipogeo. Da una voragine sospesa nell’atmosfera scendevano invece le anime pie e rette, che avevano beneficiato di godimenti celesti e visioni di incredibile bellezza. Dopo sette giorni di permanenza lì, Er e le altre anime si erano incamminati fino a scorgere, dritto come una colonna e avvolto in una luce più pura dell’arcobaleno, un fuso su cui ruotavano otto fusaioli, sostenuto dalle ginocchia di Ananke, la dea della necessità. Vicino a lei sedevano, ciascuna su un trono, le sue tre figlie: Atropo, Cloto e Lachesi, le quali, cantando rispettivamente il futuro, il presente e il passato, accompagnavano con le mani la rotazione del fuso. Un araldo di Lachesi prendeva quindi dalle ginocchia della divinità vari modelli di vita e li deponeva per terra, invitando le anime a sceglierne uno in vista della loro reincarnazione, che sarebbe stata imminente; veniva stabilito a sorte un ordine di scelta, ma i paradigmi di vita proposti erano così tanti che anche le anime rimaste per ultime avrebbero avuto a disposizione una rosa abbastanza ampia.

L’araldo spiegava che la responsabilità della scelta incombeva sulla singola anima e che la scelta stessa sarebbe stata irrevocabile: si trattava di un momento in altre parole fatidico, che dipendeva interamente dalla intelligenza e buona volontà della singola anima. Comunque, come riferisce Er, la maggioranza delle anime sceglieva secondo le abitudini contratte nella vita precedente. Il riferimento alla vita passata può essere interpretato, essendo credenza collettiva che si viva una volta sola, come un richiamo alle abitudini che ci siamo costruiti nel tempo: basta solo accantonarle, in altre parole scrollarsi di dosso la pigrizia, uscire dalla comfort zone, per cogliere le occasioni messe a disposizione e diventare chi si desidera.

Il mito può facilmente essere interpretato come una metafora della meritocrazia: al pari delle anime, anche noi scegliamo la nostra vita, così che ci meritiamo quello che poi otteniamo in sorte. I modelli di vita offerti dall’araldo sono il corrispettivo delle pari opportunità sancite da leggi, regolamentazioni e interventi pubblici; e come le anime svantaggiate dal sorteggio godono comunque di un’abbondante libertà di scelta, così chi è svantaggiato economicamente può beneficiare di un’elevata mobilità sociale. Ma è davvero così?

Si potrebbe interpretare il mito di Er come una metafora della meritocrazia: se siamo liberi di scegliere la nostra vita, ci meritiamo quello che otteniamo in sorte. Ma è davvero così?
Come sostiene Francesco Codello in L’illusione meritocratica (2024), la concezione sottostante alla meritocrazia è che ogni essere umano “è padrone del proprio destino”. In effetti, gli otto fusaioli simboleggiano le stelle fisse, la luna, il Sole e i pianeti conosciuti ai tempi degli antichi Greci, così che il fuso di Ananke può essere interpretato come il destino del cosmo, interamente determinato dagli dei. All’individuo spetta invece il privilegio di sfuggire alla necessità che governa la natura e di divenire artefice della propria sorte. Le disuguaglianze sociali che si sviluppano una volta garantite le pari opportunità dipendono esclusivamente dalla responsabilità dei singoli. A costoro non resta altro che coltivare talenti e abilità affinché vengano valutati: come nota Diego Giannone in Lessico del neoliberalismo. Le parole del nemico (2024), proprio la valutazione implica una misurazione quantitativa, cioè la traduzione in un linguaggio tecnico-scientifico, delle qualità individuali, che diventano così comparabili. La comparazione, consentendo di giudicare gli individui e ripartirli in classi di vincenti e perdenti, è il presupposto della loro competizione e conflittualità.

Gli sforzi profusi da ciascuno per allenare il proprio talento e vedere riconosciuto il proprio merito si inscrivono in un processo di individuazione, cioè un processo nel corso del quale il singolo si forma attraverso delle prove; queste ultime costituiscono delle porte di accesso alla realtà, nel senso che, esperendole, l’individuo distingue tra sé, gli altri e il mondo e si costruisce un’immagine del mondo su cui fare affidamento. Ebbene, una persona che non abbia fatto altro che competere con gli altri per il successo facilmente si figurerà una società abitata da monadi-concorrenti e informata da relazioni non tra persone ma tra persone e cose – cioè tra lavoratori e capitale, tra cittadino e Stato, tra candidati e valutazione –, in cui le seconde dominano sulle prime. La meritocrazia assurge così a dispositivo di individuazione, cioè di formazione e costruzione dell’individuo.

Chi si sottopone a questo dispositivo finisce, dopo un’estenuante contesa, per collocarsi in un ordine economico-sociale ben gerarchizzato, in cui il posto che ciascuno occupa è quello che si è meritato: nulla di più né nulla di meno è dovuto. La meritocrazia contribuisce così allo sviluppo di un tipo di personalità che non riconosce obblighi reciproci tra gli appartenenti alle differenti classi sociali. Eppure, la continua messa alla prova che essa prospetta riesce ad allettare non solo i vincenti, che evidentemente ci guadagnano, ma anche i perdenti, indotti a credere di poter un giorno evolvere in vittoriosi.

Contro questo modello, nel saggio Filosofia dell’amicizia (2021) Adriano Bertollini argomenta che il principale dispositivo di individuazione tramite cui le persone danno forma a sé stesse è invece l’amicizia, in quanto accidentata da prove che consentono a ciascun amico di prendere coscienza dei propri limiti e tracciare il confine tra sé stesso e il mondo; le prove cui gli amici sono sottoposti alimentano inoltre una fiducia reciproca, in virtù della quale ciascuno sa che l’altro può contare, in caso di bisogno, sulle sue qualità. 

Una persona che non abbia fatto altro che competere con gli altri facilmente si figurerà una società abitata da monadi-concorrenti e informata da relazioni tra persone e cose – cioè tra lavoratori e capitale, tra cittadino e Stato –, in cui le seconde dominano sulle prime.
Nelle relazioni amicali, così come in quelle cooperative e solidali (il comitato di quartiere, il gruppo di volontariato ecc.), siamo costantemente messi alla prova perché non smettiamo mai di “lavorare sulle regole che strutturano la vita condivisa; quella vita vissuta insieme porta alla modificazione di tratti idiosincratici individuali”, cioè delle qualità, e al loro mescolamento: scambiamo, trasmettiamo e apprendiamo qualità gli uni dagli altri. Inoltre, l’amicizia e le relazioni cooperative e solidali in genere permettono di vivere la conflittualità che l’incontro con il mondo porta con sé – per esempio, proprio l’attrito con il meritocratico mondo del lavoro – come un “fattore unificante”, un’“occasione affinché una pluralità di persone possano trovarsi ad agire di concerto” e così creare o rafforzare un legame. Viceversa, la meritocrazia ci relega nelle nostre rispettive isole, ciascuno impegnato a coltivare il proprio talento.

La condizione di isolamento derivante dalla competizione meritocratica ci impedisce di percepire la comunità che siamo ed è dunque alla base del crollo di istanze e azioni organizzate collettive: se infatti imputiamo il nostro successo esclusivamente alla nostra condotta meritoria e addebitiamo l’insuccesso degli altri unicamente al loro modo di essere e di agire, fatichiamo a metterci nei loro panni e, se incespichiamo in questo esercizio, figuriamoci se riusciamo a sentirci parte di una comunità.

Per superare questa impasse Paolo Godani – nel saggio La vita comune (2016) – suggerisce di recuperare la capacità di percepire le qualità comuni a noi e agli altri, che tra l’altro non sono poche in una società massificata come la nostra. La sua proposta muove da Aristotele, secondo cui le qualità sono i tratti distintivi dei personaggi della commedia, ma anche le loro caratteristiche individuali, cioè esclusive: costituiscono in pratica attributi trans-individuali, che oltrepassano i singoli collegandoli, cioè legandoli gli uni con gli altri. Così gli individui possono essere equiparati a sostrati indeterminati sui quali gravitano determinate qualità, che sì li caratterizzano, ma intanto hanno natura comune. Anche per Honoré de Balzac e Molière le qualità consistevano in elementi comuni e ricorrenti, la cui aggregazione, materializzandosi di persona in persona, dava luogo non tanto a un individuo, quanto a un tipo.

Balzac, in particolare, nella prefazione a La commedia umana (1842-48), dichiarava esplicitamente che il suo intento era quello di ritrarre l’“umanità di una certa epoca attraverso la presentazione di personae, cioè di maschere, ruoli e funzioni”, come chiosa Godani in Il corpo e il cosmo. Per una archeologia della persona (2021). Il romanziere francese aveva tratto l’idea della sua sterminata opera – oltre centotrenta scritti tra romanzi, racconti e saggi – da un’analogia tra il genere animale e quello umano: come l’animale prende la sua forma peculiare dall’ambiente in cui si sviluppa, così l’essere umano si differenzia a seconda dell’ambiente in cui svolge la sua attività. La formazione dell’essere umano è però più complessa, perché le sue abitudini, il suo linguaggio, le cose concrete della sua vita (dall’abbigliamento all’abitazione fino al cibo) sono storicamente determinate, mutando di civiltà in civiltà: l’uomo e la donna sono il prodotto non solo della natura ma anche della società.

Le relazioni cooperative e solidali permettono di vivere la conflittualità come un’“occasione affinché una pluralità di persone possano trovarsi ad agire di concerto”. Viceversa, la meritocrazia ci relega nelle nostre rispettive isole, ciascuno impegnato a coltivare il proprio talento.
Questa difficoltà non pare scoraggiare Balzac, tanto conscio della dimensione del suo progetto da avere calcolato che le figure salienti dell’epoca che ha scelto di rappresentare ammontano a due o tremila esemplari, tutti bisognosi di gallerie espositive in cui essere inquadrati; non senza compiaciuta ironia il romanziere francese nota di aver dovuto fare cento volte ciò che Samuel Richardson – autore del romanzo epistolare Clarissa (1747-48), la cui eponima protagonista si distingueva per purezza e virtù – aveva fatto una volta sola. Comunque, l’approccio tassonomico di Balzac investe non solo gli esseri umani, ma anche gli eventi principali della vita, a dimostrazione del fatto che non esistono solo qualità comuni, ma anche situazioni tipiche, che ricorrono durante ogni esistenza. Se presentiamo o comunque sviluppiamo qualità comuni non dipende forse dall’affrontare situazioni universali, da cui nessuno va esente?

Quanto a Molière, nella prefazione a Tartuffe ou l’Imposteur raccontava di avere apportato correzioni all’opera e di averla fatta approvare da principi e ministri perché una buona fetta di pubblico, sentendosi rappresentata dai ben poco virtuosi personaggi messi in scena, l’avevano presa di mira. Quelle stesse persone che si erano riconosciute nei personaggi potevano senz’altro identificarsi l’una con l’altra e così riconoscere di possedere qualità, anzi vizi, comuni. Potenzialmente chiunque può essere l’impostore, l’avaro o il malato immaginario: così le vite personali di questi personaggi si convertono, assumono il significato di vite comuni.

La filosofia di Godani ci conduce a concepirci come dei mimi, così da mantenere quella giusta distanza da noi stessi che ci permette di giocare e ridere di ciò che siamo, e quindi di riconoscere che il proprio sé non è altro che un carattere comune, incarnabile da chiunque altro, proprio come l’impostore, l’avaro o il malato immaginario di Molière. Questa rinnovata percezione – osserva il filosofo in La vita comune – ci libera “dal fardello depressivo dell’unicità individuale”, consentendoci di vivere la nostra vita come l’espressione casuale e contingente della vita di tutti.

Riconoscere l’esistenza di una vita comune significa disperdere il peso della propria in quelle degli altri, ai quali siamo apparentati dalle qualità condivise e i quali presentano qualità che potremmo o avremmo potuto incarnare anche noi e viceversa. Questa rinnovata sensibilità consente di accantonare quell’atteggiamento, figlio del romanticismo, che accorda priorità alla vita interiore e importanza a eventi e avvenimenti solo se espressione di una personalità; come sostiene Godani in La vita comune, permette, soprattutto, di “destituire fin dall’inizio e assolutamente la logica della colpa”, del disvalore conseguente al fallimento, così come quella del successo, del premio riconnesso alla buona riuscita, in tal modo sconfessando entrambe le facce del Giano bifronte meritocratico.

Secondo Aristotele le qualità costituiscono attributi trans-individuali, che oltrepassano i singoli collegandoli, cioè legandoli gli uni con gli altri.
La meritocrazia infatti riduce l’essenza della natura umana, “in sé perfettamente comune, a proprietà di un individuo”, che assurge così a padrone e unico responsabile di sé; pertanto, essa è un dispositivo, oltre che di individuazione, colpevolizzante, poiché isola le persone e narra le forche caudine del mercato neoliberale del lavoro come imprese in cui la buona riuscita dipende esclusivamente dalla profusione dell’impegno personale e dal dispiegamento delle capacità acquisite, del talento allenato.

Se si riconosce che le qualità comuni concorrono tutte alla riproduzione del genere umano e che dunque costituiscono patrimonio universale, allora non può esservi spazio per il merito, inteso come lode dovuta a una qualità piuttosto che a un’altra. Questa presa di coscienza passa attraverso quelle prove che, dando simultaneamente forma a noi e agli altri, ci permettono di scoprire e far scoprire le qualità altrui e nostre e favoriscono l’unione in un corpo collettivo dalle qualità comuni.

Per esempio, aderire a un gruppo di acquisto solidale implica riconoscere l’esistenza di qualità comuni a noi e agli altri, grazie alle quali possiamo accontentarci tutti di una rosa di prodotti più ristretta di quella offerta dalla grande distribuzione organizzata: quest’ultima si fonda sul presupposto del consumatore-arbitro assoluto, le cui determinazioni, singolari e uniche, non sono compatibili con quelle altrui se non per puro caso. Lo stesso si può dire di tutte quelle forme di spontaneismo dal basso in cui ci organizziamo per godere di rappresentazioni artistiche o discutere di questioni concrete e urgenti: per esempio, è il nostro interesse personale che ci spinge a vedere l’ultimo film di Ken Loach o ci fa indignare per la delibera comunale che dispone la chiusura pomeridiana della biblioteca, ma sono le nostre comuni qualità che ci permettono di dibattere del film dopo averlo fatto proiettare al cineforum di quartiere o di delineare una strategia collettiva per opporci alla restrizione del comune; diversamente, ci limiteremmo ad andare al cinema o a delegare fin dall’inizio la contesa a un avvocato.

Ancora, creare gruppi di studio per esami universitari o concorsi pubblici significa riconoscere che siamo soggetti al medesimo destino e dunque alle stesse paure: le nostre comuni qualità – l’abilità di assorbire i concetti, rielaborarli e iscriverli in un più grande quadro di senso compiuto, per poi ripeterli ad altri – ci consentono di fornirci reciproco aiuto e, in un certo qual modo, di deindividualizzarci, cioè di assumere una razionalità collettiva – una mentalità di squadra – di fronte a un’occasione di valutazione del merito atta a metterci l’uno contro l’altro. Questi esempi ci mostrano come le qualità comuni agli esseri umani forniscano di continuo occasioni per dispiegare la potenza di costruire strade e sentieri da seguire assieme, svicolando dalla solitudine imposta dal mercato del lavoro e dalla sua meritocrazia.

Pensiamo ora a quando ci stupiamo di una persona ordinariamente di successo che incappa in un madornale scivolone o restiamo sorpresi da un’altra, abitualmente poco brillante, che compie una prodezza: passata l’incredulità, tendiamo a giudicare negativamente la condotta del primo, a evidenziarne il demerito, e di converso a esaltare il secondo, ad attribuirgli del merito. Non dovremmo forse riconoscere che la caduta del primo e la rivincita del secondo sono da imputare alla comunanza delle qualità, che alle volte trasmigrano dall’uno all’altro? Le qualità, soprattutto quelle linguistico-relazionali sviluppate nel lavoro di squadra e nella vita in società, sono molto sensibili allo stato psichico ed emozionale della persona e dunque, anche se acquisite a seguito di una lunga e consolidata esperienza, possono rivelarsi volatili.

Se si riconosce che le qualità comuni concorrono tutte alla riproduzione del genere umano e che dunque costituiscono patrimonio universale, allora non può esservi spazio per il merito, inteso come lode dovuta a una qualità piuttosto che a un’altra.
Quanto alle qualità più rare, dovremmo considerarle, anziché un merito, “una casualità, una varietà espressiva”, come le definisce Francesco Codello in L’illusione meritocratica. Non è un caso che nel mito di Er le vite tra cui le anime possono scegliere si trovino presso Lachesi, cioè presso il passato: l’insieme delle qualità costituisce un tessuto comune al genere umano e dunque preesistente al singolo che ne è la contingente estrinsecazione.

È interessante riflettere su come nel mito alcune anime scelgano una vita opposta a quella in precedenza condotta: Epeo, pugile che partecipò alla guerra di Troia, vuole divenire una donna operaia, mentre Odisseo un tipo ozioso e appartato, che non soffre seccature. Questi personaggi sembrano stufi delle qualità individuali che li hanno distinti e grazie alle quali si sono assicurati (non senza fatiche, ma è la meritocrazia che le esige) tanti onori: preferiscono appropriarsi di qualità più comuni e ricorrenti, meno illustri. Nel nostro mondo meritocratico le qualità meglio remunerate o più apprezzate costano tanti sacrifici che, se potessimo tornare indietro, forse non ripeteremmo.

Non possiamo reincarnarci in altri corpi ma possiamo mettere le nostre qualità più rare, quindi socialmente più preziose, al servizio degli altri e lasciare che loro facciano lo stesso per noi, un po’ come accade con le banche del tempo, iniziative territoriali tramite cui i membri si scambiano servizi e, quindi, mettono le proprie qualità al servizio degli altri e al contempo ricevono benefici dalle qualità altrui. Chi svolge un servizio ottiene infatti un credito di ore corrispondente al tempo impiegato, a prescindere dalle qualità messe in campo, e può spendere questo credito per richiedere servizi a qualsiasi altro iscritto. Il principio che informa questo esperimento di socialità solidale è semplice: metto le mie qualità più ricercate (saper fornire assistenza legale su questioni burocratiche come la tassa sui rifiuti) a disposizione degli altri e a loro mi rivolgerò quando avrò bisogno di qualità che non possiedo (so come si esce dai labirinti burocratici, ma non so far addormentare il mio bambino). In tal modo si vive concretamente una vita comune, in cui le qualità di ciascuno vengono socializzate.

L’araldo di Lachesi sottolinea pure che la virtù non ha padrone: ciò non dovrebbe voler dire che anche le qualità più ambite o più benefiche appartengono alla comunità umana e dunque devono intendersi poste al suo servizio? Se non riusciamo più a immaginare un comunismo dei mezzi di produzione, possiamo provare a pensarne uno delle qualità.

L'articolo Meritocrazia vs comunismo delle qualità proviene da Il Tascabile.

In Cina e Asia – Francia e Germania chiedono all’Ue &quot;risposta rapida” sugli squilibri commerciali

6 Ottobre 2026 ore 06:49
In Cina e Asia – Francia e Germania chiedono all’Ue cina ue

I titoli di oggi: Ue, Francia e Germania chiedono una “risposta rapida” sugli squilibri commerciali Corea del Sud accusa Pyongyang per l’esplosione della mina al confine Pakistan, il partito dell’ex primo ministro riprende la marcia di protesta Russia, truppe cinese alle esercitazioni Tsentr-2026 Usa-Taiwan, apre consolato in Arizona mentre viene rafforzata la cooperazione militare Corea del Sud, c’è l’IA dietro ...

L'articolo In Cina e Asia – Francia e Germania chiedono all’Ue “risposta rapida” sugli squilibri commerciali proviene da China Files.

Beijing’s policy advisers map out how post-reunification Taiwan could be governed

In 2019, President Xi Jinping became the first Chinese leader to publicly call for the exploration of detailed proposals for governing Taiwan after reunification. Seven years later, the first proposals from a handful of the mainland’s leading research institutes have either been finalised or are nearing completion, the South China Morning Post has learned. Rather than setting out a single fixed model, scholars involved in those studies told the SCMP there should be different scenarios based on...

Abbiamo SBAGLIATO? Situazioni complicate per mia sorella in Islanda

21 Settembre 2026 ore 21:29

💾

#stepsover #vanlife #viaggio
Episodio 1202: Portare mia sorella Chiara e Alberto nelle Highlands islandesi sembrava una buona idea. Almeno, prima di partire. 😅

Qui la bellezza dei paesaggi ha un prezzo: vento, freddo, pioggia, strade difficili e ore di viaggio in luoghi dove la civiltà sembra lontanissima.

Noi siamo abituati a vivere così, ma per loro sarà tutta un'altra storia. Riusciranno ad affrontare questo viaggio senza pentirsi di essere venuti? E soprattutto… abbiamo avuto una pessima idea?

A bordo di VALENTINO ci addentriamo nel cuore più selvaggio dell'Islanda, dove ogni chilometro può riservare una sorpresa e il viaggio non va sempre come lo avevamo immaginato.

Questa volta non si tratta soltanto di scoprire posti incredibili, ma anche di capire come si affronta un'avventura del genere quando non sei abituato a viverla.

🚛 Si parte per le Highlands islandesi. Vediamo come va a finire!

#Stepsover #Islanda #HighlandsIslandesi #Overlanding #ViaggioInCamion

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De Pedis: la trappola

5 Ottobre 2026 ore 22:02

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Enrico De Pedis è in carcere mentre gli equilibri della Banda della Magliana cominciano a cambiare. È una fase decisiva della sua storia: il processo, i rapporti sempre più difficili all'interno del gruppo e lo scontro con Edoardo Toscano preparano il terreno per nuovi conflitti.

In questo documentario ricostruiamo gli anni trascorsi da De Pedis in carcere e il processo alla Banda della Magliana, fino alle tensioni con Toscano e alla vicenda dell'evasione di Vittorio Carnovale.

È il momento in cui alleanze, rivalità e strategie maturate dietro le sbarre iniziano a modificare profondamente gli equilibri della Banda.

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📌 IN QUESTO DOCUMENTARIO SCOPRIRAI
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✔ Gli anni di Enrico De Pedis in carcere
✔ Il processo e gli imputati della Banda della Magliana
✔ Gli equilibri e le alleanze che si sviluppano durante la detenzione
✔ Lo scontro tra Enrico De Pedis e Eodardo Toscano
✔ L'evasione di Vittorio Carnovale
✔ La “trappola” al centro di questa fase della storia
✔ Come questi avvenimenti cambiano i rapporti all'interno della Banda

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📺 QUESTA INCHIESTA FA PARTE DELLA SERIE
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Banda della Magliana – Enrico De Pedis

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FreshRSS 1.30.1

5 Ottobre 2026 ore 21:40

This is a security-oriented release with several security patches and bug fixes in the continuation of 1.30.0.

Note that our rolling-release channel (edge) is recommended for faster security patches.

Bug fixes highlights 🐛:

  • Some security attack scenarios patched
  • Fix domain-wide Retry-After
  • Fix muting of feeds gone with HTTP 410

Feature highlights✨:

  • CLI: Add optional feed argument to actualize-user.php

This release has been made by @Alkarex, @andris155, @fzlzjerry, @Inverle, @jamalkamaladdin, @jtracey, @Otolock and newcomers @akine, @colons, @ethanstoner, @gigioneggiando, @Juice-de-Orange, @pavel-miniutka, @qwist1233-cpu, @Sharawey74, @shcheglovnd, @TapuGithub, @yuchenshi, @ZainnQureshii

Full changelog:

  • Deployment
    • Reword recommendations and explanations for edge (rolling release) vs. latest (versioned release) channels #9270
  • Security
    • Config + increase default values for search max length and depth #9280
    • Accept a trusted proxy address given without a subnet #9301
    • Warn during session regenerate fail #9311, #9376
    • CI/CD add zizmor workflow for action security checks #9228, #9331
    • Use PHP #[\SensitiveParameter] #9322
    • Reject token access (RSS/OPML export, feed refresh) for disabled accounts #9336
    • Require POST+CSRF for self-update mutations #9335
    • Make the login challenge nonce one-time #9334
    • Bound ZIP import against decompression bombs #9332
    • Rotate session ID on all authenticated transitions #9333
    • Minz: Remove vulnerable and unused code path for displaying errors #9395
    • Fix NAT64 feed fetching on IPv6-only hosts #9372
  • Bug fixes
    • Fix domain-wide Retry-After #9390
    • Fix muting of feeds gone with HTTP 410 #9391
    • Fix infinite redirect loop due to SCRIPT_NAME in PATH_INFO #9282, #9287
    • Restore the automatic reading view after marking articles as read, while preserving explicit filters #9288
    • Fix adaptive reading state after marking articles read #9290
    • Fix regression sharing links #9303
    • Don’t disable anonymous refresh when anonymous feed access is disabled #9354
    • Fix regression with HTTPS proxies due to wrong TLS SNI resolution #9341
    • Better enforce limits for feeds and categories #9357
    • Fix JavaScript error when opening a label menu in sidebar #9377
    • Fix custom favicon with GReader API #9409
  • CLI
    • Add optional feed argument to actualize-user.php #9319
  • UI
  • Extensions
    • Call check_url_before_add hook when previewing a feed #9343
  • I18n
  • Misc.

Ci possiamo fidare del sorgente? Implementiamo la backdoor di Thompson

5 Ottobre 2026 ore 20:28

💾

Per il RomHack camp del 2026 ho portato un workshop intitolato "Trusting Trust, Hands On: Building a Self-Reproducing Compiler Backdoor". Il talk non è stato registrato, quindi ho deciso di riportare il contenuto. Oggi parliamo di un grande dell'informatica, Ken Thompson, di backdoor, di compilatori e di quine. E anche un pochino di Kurt Gödel.

Il codice, le slide e tutti i riferimenti mostrati sono disponibili nella seguente repository GitHub:
- https://github.com/Esadecimale/thompson-backdoor

Nella piattaforma code invece ho sviluppato un progetto che guida lo studente nella scrittura di questa backdoor. Lo potete trovare qui:
- https://code.esadecimale.it/projects/thompson-backdoor

Il progetto Esadecimale nasce per offrire il migliore spazio di didattica informatica presente in tutto il territorio Italiano.
- https://esadecimale.it
- https://account.esadecimale.it
- https://learn.esadecimale.it
- https://cyber.esadecimale.it

BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 10.05 - NON VEICOLO

5 Ottobre 2026 ore 18:00

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ANNIVERSARIO 10 ANNI BAD DRIVERS OF ITALY dal 8/10 al 10/10 dashcam giveaway, demo gratis guida sicura, dashcammer wall, gadget e tanto altro al REAS di Montichiari (BS)! https://sicurisullastrada.it/10-anniversario-bad-drivers-of-italy/

Trova la tua prossima DASHCAM https://sicurisullastrada.it/dashcam/
Dubbi o domande? Trovi qui le RISPOSTE https://sicurisullastrada.it/dashcam-5-minuti-per-sapere-tutto/
Vuoi inviarci le clip della TUA DASHCAM? Guarda come fare su https://bit.ly/inviavideo
Seguici sui canali BDOI per essere AGGIORNATO e vedere le MIGLIORI CLIP https://bit.ly/canalibdoi
Hai domande o curiosità? COMMENTA sotto al video oppure CONTATTACI https://bit.ly/contattabdoi
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This video shows DANGEROUS behaviors not to imitate! Always drive carefully!
Do you want to send us the clips of YOUR DASHCAM? See how on https://bit.ly/inviavideo
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Do you have any questions or curiosities? COMMENT below the video or CONTACT US https://bit.ly/contattabdoi

#baddriversofitaly #dashcam #compilation

NASA Testing Aims at Supercooled Large Droplet Aviation Safety

5 Ottobre 2026 ore 17:27
3 Min Read

NASA Testing Aims at Supercooled Large Droplet Aviation Safety

Ice collection seen on un-heated sections of the 1D2D-X ice drop detection probe in the test section of the IRT (Icing Research Tunnel). Drop Size Probe testing – SFD (Subsonic Flight Demonstrator) of SLD (Supercooled Large Drop) Instrumentation Test in IRT (Icing Research Tunnel) – Particle Size Distribution Entry, June 8-11, 2026 Large Drop Testing in IRT
Credits: NASA/Quentin Schwinn

NASA is leveraging its expertise and enhancing its test facilities to help address a rare but persistent aviation hazard: icing that occurs when aircraft encounter unusually large, very cold water droplets in clouds.  

The problem, known as “supercooled large droplet icing,” occurs when aircraft fly through clouds containing unusually large drops of water that are very cold but remain liquid. When a plane passes through those drops, they can rapidly freeze to surfaces that are not protected from ice buildup.  

With a series of tests in the Icing Research Tunnel at Glenn Research Center in Cleveland, NASA researchers are helping U.S. industry better understand the phenomenon. 

SFD (Subsonic Flight Demonstrator) of SLD (Supercooled Large Drop) Instrumentation Test – Particle Size Measurement in the IRT (Icing Research Tunnel), June 8-11, 2026. Drop size shown on computer from Drop Sizing Probe seen in the IRT test section.
NASA/Quentin Schwinn

Supercooled water is common in clouds – droplets can go below 32 degrees Farenheit but not freeze unless they encounter dust or other tiny particles around which they can crystalize. Aircraft are designed to encounter typical icing conditions where droplets range from 2 to 100 microns in diameter (for comparison, a human hair is about 70 microns wide). But in rarer cases, clouds can contain supercooled large drops up to 2,000 microns in diameter (if you’ve ever been caught in freezing rain, you’ve encountered these droplets at ground level). These much larger droplets can hit or splash to the aft of an aircraft, including areas behind conventional ice protection systems.  

The aviation industry relies on engineering tools to help design their aircraft. Current tools work well for typical clouds, but engineers have questions about how well they account for the physics of supercooled large drops. To help answer those questions, NASA is working to enhance the equipment it uses to generate and measure experimental clouds for testing in the Icing Research Tunnel.  

Ice collection seen on un-heated sections of the ice drop detection probe in the test section of the IRT (Icing Research Tunnel). Drop Size Probe testing – SFD (Subsonic Flight Demonstrator) of SLD (Supercooled Large Drop) Instrumentation Test in IRT (Icing Research Tunnel) – Particle Size Distribution Entry, June 8-11, 2026
NASA/Quentin Schwinn

NASA researchers have experimented with brand new probes that help calibrate the sizes of the drops in the clouds the tunnel produces. The probes can “see” drops larger than 45 microns and perform a real-time analysis of their sizes. NASA will compare these results, a laborious technique of post-processing droplet size image data from the tunnel. The results will be mated to results from a different probe that measures droplets smaller than 45 microns. With this, the complete droplet size spectrum is known. 

The test campaign marks an important milestone for the Subsonic Flight Demonstrator project, part of NASA’s Research and Technology Mission Directorate. Detailed analysis of the collected data continues, and NASA’s project team will share results with the broader aerospace community once complete.

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Mille Mila Bici 2026: la grande pedalata gratuita

5 Ottobre 2026 ore 17:06

Domenica 11 ottobre 2026 torna Mille Mila Bici, la pedalata urbana gratuita giunta alla sua quarta edizione.

L’evento, organizzato da Legambiente Lombardia e promosso da Milano in Bicicletta con il supporto di numerose associazioni locali, porterà migliaia di biciclette nelle strade di Milano.
Il tema scelto per quest’anno è “Fai la pace con la bici!”:
un invito a immaginare una città più sicura, accessibile e piacevole da vivere, anche grazie alla mobilità sostenibile. La partecipazione è gratuita e aperta a persone di tutte le età, abilità e generi.

L’appuntamento in piazza e il percorso
I partecipanti si ritroveranno dalle 9:00 in piazza Castello, all’angolo con viale Gadio. La partenza è fissata per le 10:00.
Il corteo percorrerà circa 19 chilometri lungo le vie centrali della città, che saranno chiuse temporaneamente al traffico durante il passaggio. L’arrivo è previsto intorno a mezzogiorno, ma la manifestazione proseguirà con altre attività fino alle 14:30.
Mille Mila Bici non è soltanto una pedalata: per una mattina, le strade milanesi diventeranno uno spazio dedicato alla mobilità attiva e alla partecipazione.


Un’iniziativa aperta a tutti
Non occorre essere ciclisti esperti né tenere un passo particolare: non si tratta di una competizione. Si può partecipare con una bici tradizionale o a pedalata assistita, ma anche con cargo bike, tandem e altri mezzi della mobilità attiva.
L’iniziativa è pensata per accogliere persone con esperienze e capacità diverse. Il senso della giornata sta soprattutto nel pedalare insieme e condividere le strade della città.

Non hai una bicicletta?
Anche chi non possiede una bici può prendere parte all’evento: in fase di registrazione è possibile richiederne una in prestito, fino a esaurimento delle disponibilità.
Tra i mezzi messi a disposizione dai partner sono previste anche e-bike dotate di seggiolino per bambini, una possibilità utile per le famiglie. Per aumentare le possibilità di trovare una bici disponibile, è consigliabile iscriversi in anticipo.


Maglietta ufficiale per i primi 1.000 iscritti
Le prime 1.000 persone che completeranno l’iscrizione riceveranno in omaggio la maglietta ufficiale Mille Mila Bici 2026. La distribuzione è riservata ai primi iscritti e resta valida fino all’esaurimento delle magliette previste.
Il significato di “Fai la pace con la bici!”
Il messaggio scelto per l’edizione 2026 va oltre lo slogan. Per gli organizzatori, l’utilizzo quotidiano della bicicletta favorisce una mobilità con consumi energetici ridotti e può contribuire a migliorare la qualità dell’aria e la sicurezza degli spostamenti.
L’obiettivo è promuovere una città in cui la bici sia considerata non solo un mezzo per il tempo libero, ma anche una valida alternativa per gli spostamenti di ogni giorno. La pedalata collettiva darà forma a questa idea, portando per alcune ore migliaia di biciclette nel centro di Milano.


Il gran finale di FEELMIBIKE – La Settimana della Bici
Mille Mila Bici conclude FEELMIBIKE – La Settimana della Bici, in programma a Milano dal 3 all’11 ottobre. Il progetto riunisce diversi appuntamenti dedicati al mondo delle due ruote e coinvolge aziende, professionisti, associazioni e altre realtà del settore, con incontri e attività distribuiti nel corso della settimana.
La pedalata di domenica 11 ottobre sarà il momento conclusivo del programma e una grande occasione di partecipazione rivolta a cittadini e visitatori.


Una giornata anche per le famiglie
Bambini, nonni, amici e famiglie sono tutti invitati a partecipare. La disponibilità di e-bike con seggiolino, tra le biciclette richiedibili in prestito, rende l’esperienza più accessibile anche a chi si sposta con bambini piccoli.
La giornata ha uno spirito collettivo e inclusivo: non è una gara ciclistica, ma un’occasione per vivere la città in sella.


Strade temporaneamente chiuse al traffico
Durante la mattinata il percorso sarà riservato al passaggio della pedalata e le strade interessate saranno chiuse temporaneamente al traffico. Il tracciato indicato per il 2026 misura circa 19 chilometri; i dettagli delle singole vie risultano ancora in fase di definizione nelle informazioni attualmente pubblicate.
Chi ha in programma di spostarsi in auto potrà consultare gli aggiornamenti sulla viabilità nei giorni che precedono l’evento.


Registrazione gratuita e necessaria
La partecipazione a Mille Mila Bici è gratuita, ma per prendere parte alla pedalata bisogna iscriversi. La registrazione permette anche di gestire le richieste di biciclette in prestito ed è necessaria per rientrare tra i primi 1.000 iscritti a cui è destinata la maglietta ufficiale.


Il modulo è disponibile tramite la pagina ufficiale dell’evento.
Iscrizione gratuita:
https://www.eventbrite.it/e/mille-mila-bici-edizione-2026-fai-la-pace-con-la-bici-tickets-1990487651147


L'articolo Mille Mila Bici 2026: la grande pedalata gratuita proviene da InfoMilano.news.

Garlasco, 2,78 nanogrammi: il dato che non torna

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Garlasco, 2007.

Sui pedali della bici di Alberto Stasi il microscopio rileva tracce minime. Poi un'analisi trova 2,78 nanogrammi del DNA di Chiara Poggi. Un dato che peserà nel processo.

Mariano Gambino spiega perché i conti non tornano.

▶️ Live completa con Gianluca Zanella e Mariano Gambino sul nostro canale YouTube 👉 https://youtube.com/live/wjoNM01kt40

Per Ferrara il dato è un bene comune e l’open-source diventa infrastruttura per il clima

5 Ottobre 2026 ore 16:45
A #Ferrara il dato ambientale diventa #infrastruttura pubblica: #sensori, #satelliti, #citizenscience e #software #opensource vengono messi a sistema per capire come cambia il clima della città e orientare gli interventi urbani. Un progetto italiano, nato anni fa e oggi riconosciuto a livello europeo, che mostra come l'open-source possa diventare uno strumento concreto di adattamento climatico nella #PianuraPadana.

FLUG - Riunione di balocchi del 06/10/2026

5 Ottobre 2026 ore 15:59
Martedì 6 ottobre 2026 alle 21:00 si terrà una riunione di balocchi del FLUG su GNUnet e GNU Name System (GNS), presso l'Officina Informatica del GOLEM. L'Officina Informatica si trova in via di Magolo 32, a Empoli. Resoconto Rimaneggiamento del messaggio di Leandro in lista. Durante il viaggio e la cena alla mensa del GOLEM … Continua la lettura di Riunione di balocchi del 06/10/2...

Framagenda : problème de partage d'agendas avec des groupes de contacts

J’ai créé des contacts et des groupes auxquels j’ai affecté des contacts.

J’ai créé un agenda que je souhaitais partager avec un ou certains de mes groupes. Mais cela ne fonctionne pas. En revanche il est possible de partager un agenda avec une équipe (et non un cercle comme cela figure dans la documentation). J’ai donc créé une équipe à laquelle j’ai affecté certains de mes contacts et j’ai donc partagé mon agenda avec cette équipe. Mais les personnes appartenant à cette équipe ne voient pas cet agenda dans leur instance. Alors que si je partage mon agenda individuellement avec un de mes contacts cela fonctionne.

A priori la documentation actuelle de Nextcloud est très claire : un agenda peut être partagé avec des utilisateurs ou avec des groupes, avec des droits de lecture ou d’écriture. Et un agenda partagé avec un groupe de contacts a pour effet de le rendre accessibles à tous ses membres sans que ce partage n’ait à être accepté.

Il semblerait donc qu’il y ait un problème/limitation dans la version de Nextcloud utilisée par Framagenda concernant la propagation d’un partage de calendrier à une Team.

La possibilité de partager cinq agendas avec des groupes pouvant comprendre jusqu’à 150 contacts serait très utile, car la seule autre solution serait pour chacun de ces agendas d’indiquer individuellement jusqu’à 150 adresses mail.

1 message - 1 participant(e)

Lire le sujet en entier

OBBLIGO LA MIA RAGAZZA A GUIDARE LO SCOOTER A ZANTE

5 Ottobre 2026 ore 14:00

💾

Quest'anno lo scootervlog lo ha fatto la mia ragazza! Anzi, ho obbligato la Bea a guidare lo sccoter a Zante! Forse non il posto migliore per fare scuola guida 😅

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IL QUARTIERE DOVE SERVE IL “PERMESSO”: Viaggio nel Degrado di Quarticciolo

5 Ottobre 2026 ore 13:00

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Centocelle, Quarticciolo, Viale Palmiro Togliatti: quartieri abbandonati a se stessi, dove la normalità è diventata un miraggio.

Se c'è un'area verde, prima viene lasciata morire e poi chiusa con i lucchetti. Chi ha un cortile o uno spazio condominiale è costretto a fare i turni di guardia per difenderlo: ogni giorno è una battaglia contro discariche abusive, siringhe, vetri rotti e continue violenze. Il viavai dello spaccio e del consumo alla luce del sole avviene ormai sotto le finestre dei residenti; nella peggiore delle ipotesi, scippi e rapine sono all'ordine del giorno.

I residenti sono esasperati e hanno paura persino di parlare. A peggiorare la situazione c'è chi, pur non avendo alcuna autorità, pretende di imporre le proprie regole: vietato filmare, vietato documentare il degrado senza il loro "permesso". Comportamenti che in qualsiasi altra città d'Italia sono legali ed elementari, qui diventano un rischio.

Questo reportage è l'ennesimo ritratto di una periferia romana ormai fuori controllo.

👉 Lascia un commento con la tua testimonianza.

🔔 Iscriviti al canale e attiva la campanella per non perderti i prossimi reportage.

#Roma #Quarticciolo #Centocelle #DegradoRoma #Periferie #CronacaRoma #Inchiesta

PICCOLI LAVORETTI in CASA: Vado a GETTARE la SPAZZATURA, libero SPAZIO #restoration #houserenovation

5 Ottobre 2026 ore 13:00

💾

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#vlogger #vlogs #faidate #diy #diycrafts #laboratorio #vintageradio #vacuumtube #radioavalvole #vintage
#repair #repairing #righttorepair #vintage #spaceage #design #restoration #computerhistory #computer #riparazione #funny #funnyvideo #funnyvideos

Casa mia e' VECCHIA ed ha DIVERSI PROBLEMI, che cerco di risolvere in questo video ed in altri che seguiranno... ce la faro'?

Ho riempito la Panda di spazzatura, e cosi' ora e' il momento di visitare l'isola ecologica e liberarmi di legname, plastica, cartone, metallo e... finalmente anche i CALCINACCI dato che hanno ripristinato il cassone per gli stessi!!!

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Giamaica, cannabis legale per i piccoli coltivatori: permessi speciali e niente tariffe

5 Ottobre 2026 ore 12:48
“Quel detto secondo cui l’industria legale della cannabis è roba da ricchi non varrà più”. A pronunciare la frase non è un attivista rastafari né il leader di qualche associazione antiproibizionista, ma Shandel Hannam, direttore senior delle operazioni della Cannabis Licensing Authority (CLA), l’ente pubblico che in Giamaica rilascia le licenze per coltivare e vendere …

Framagroupes : problème pour modifier le message type "message de suppression"

Bonjour,

J’essaie de modifier le message type « message de suppression » (envoyé quand une adresse mail est supprimée par 1 admin) pour expliquer les raisons possibles de la suppression et comment se réabonner si cette suppression était une erreur.

  • Une première chose étrange est que j’ai l’impression que le message type de base ne correspond pas au message reçu. Le message type dit « [%|loc(user.email,list.name,domain)%]Your email address (%1) has been removed from list %2@%3[%END%] » et le message reçu « Vous (adressemail@adressemail.com) êtes désabonné(e) de la liste nom_de_la_liste@framagroupes.org »
  • Quand j’essaie de modifier en ajoutant mon texte, dans le message reçu, le texte ajouté n’apparait pas, et dans le message reçu il ne reste que « Vous pouvez cependant vous réabonner en cliquant ici : » suivi de l’adresse de la page pour se réabonner.

Qu’est-ce que je rate, et comment puis-je faire ?

Pour plus de détails, voici comment j’ai modifié le message type :

[%# removed.tt2 ~%]
From: [% fromlist %]
Subject: [%« Removed from %1 »|loc(list.name)|qencode%]

J’ai rajouté mon texte ici. Idéalement, j’aimerais aussi supprimer la phrase qui arrive juste après, qui du coup est redondante avec mon ajout.

[%|loc(user.email,list.name,domain)%]Your email address (%1) has been removed from list %2@%3[%END%]

[%|loc%]You can subscribe again:[%END%]
[% IF conf.wwsympa_url -%]
[% ‹ subscribe › | url_abs([list.name]) %]
[%- ELSE -%]
[% « ${conf.email}@${domain} » | mailtourl({subject => « sub ${list.name} »}) %]
[%- END %]

[%# end removed.tt2 ~%]

Merci de m’avoir lu, et un grand merci à qui pourra m’aider :folded_hands:

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SOS vocale Google: la sicurezza su Android diventa a mani libere

5 Ottobre 2026 ore 09:52
SOS vocale Google: la sicurezza su Android diventa a mani libere

Il nuovo sistema di SOS vocale di Google potrebbe presto rivoluzionare il modo in cui chiediamo aiuto in situazioni di emergenza. Google sta infatti lavorando a una funzione innovativa per la sua app "Emergenze Personali", pensata per attivare una richiesta di soccorso usando soltanto la voce. Si tratta di un passo avanti enorme per la sicurezza personale, soprattutto quando non è possibile raggiungere fisicamente il proprio smartphone.

L'SOS di emergenza di Google è oggi un limite da superare

Il sistema attuale per lanciare un SOS d'emergenza su Android prevede di premere rapidamente il pulsante di accensione per almeno cinque volte. È un metodo efficace, ma ha un limite evidente: richiede un'interazione fisica con il telefono.

In alcune circostanze critiche, come un'aggressione o un incidente, avere le mani libere o raggiungere il dispositivo potrebbe essere impossibile. È proprio qui che Google vuole intervenire, anche se ha già provato a portarsi avanti con Swear OS integrato con Gemini.

La novità in arrivo: come funzionerà l'SOS vocale di Google?

L'idea alla base del nuovo sistema è tanto semplice quanto potenzialmente rivoluzionaria. Analizzando il codice dell'ultima versione dell'app "Emergenze Personali", sono emerse tracce chiare di una modalità di avvio "a mani libere".

La procedura, secondo le prime indiscrezioni, sarebbe intuitiva e progettata per evitare attivazioni accidentali. L'utente dovrebbe pronunciare una parola chiave, probabilmente "Aiuto", per tre volte consecutive. Questa ripetizione servirebbe a ridurre al minimo il rischio di falsi allarmi, garantendo che il sistema si attivi solo con una reale intenzione. Una volta avviata la procedura, il sistema chiederà una conferma vocale: l'utente dovrà dire "sì" per procedere o "annulla" per interrompere la richiesta di soccorso.

Molto più di una semplice chiamata

L'attivazione del SOS vocale di Google non si limiterebbe a far partire una chiamata. Proprio come la funzione attuale, darebbe il via a una serie di azioni automatiche per garantire la massima sicurezza possibile.

Tra queste troviamo:

  • Chiamata d'emergenza: contatta automaticamente il numero di emergenza locale.
  • Condivisione posizione: invia la tua posizione in tempo reale ai contatti di emergenza preselezionati.
  • Registrazione video: avvia una registrazione per documentare l'accaduto, un elemento che può rivelarsi cruciale.

Queste funzioni, attivate senza nemmeno toccare il telefono, rappresentano un livello di protezione e assistenza senza precedenti.

Tempistiche e disponibilità del nuovo SOS vocale di Google

Al momento non esiste una data di rilascio ufficiale. Le informazioni provengono da elementi nascosti nel codice dell'app, il che significa che la funzione è ancora in fase di sviluppo. Google non ha fatto annunci e non è ancora noto quali dispositivi la riceveranno per primi. L'unica cosa da fare è assicurarsi di avere l'app "Emergenze Personali" sempre aggiornata. Per farlo, visita la pagina dedicata sul Google Play Store e, se disponibile, tocca il pulsante "Aggiorna". In questo modo, sarai tra i primi a ricevere la novità non appena sarà resa pubblica.

L'introduzione di un SOS vocale di Google è la prova che la tecnologia può davvero fare la differenza nei momenti difficili, offrendo un aiuto concreto quando ne abbiamo più bisogno.

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Stanca delle lavatrici

di: Stanca
5 Ottobre 2026 ore 09:49

Sono due settimane che ho la lavatrice rotta, la proprietaria della casa in cui ho una stanza in affitto si rifiuta di cambiarla. Nonostante abbia provato a farla ragionare non ha voluto ascoltarmi. Per lei l’abbiamo usata male e quindi si è rotta. Nonostante sia una Beko prodotta nel 2017 insiste nel dire che quando gliel’hanno venduta le avevano assicurato che sarebbe durata almeno dieci anni. Siamo ancora a nove. Tutta questa situazione non soltanto mi ha messo una dose considerevole di ansia e mi ha portato a riscoprire la discrezione liminale delle lavanderie automatiche, ma mi ha anche fatto sorgere un sconsiderato desiderio nei confronti di questo oggetto che ospitiamo nelle nostre case.

Vi siete mai fermati a osservare l’abissale roteare della centrifuga? Se avete una lavatrice a carica frontale è un piacere che non dovreste perdervi. Dopo che i panni sono stati inondati dal getto spumeggiante di acqua e detersivo, rimestandosi in un movimento orario e poi antiorario, appena prima di concludere il lavaggio, il cestello prende a vorticare sempre più forte in una sola direzione. È la centrifuga. I panni si schiacciano lungo le pareti metalliche del cestello e sembrano scomparire, mentre il moto di accelerazione confonde colori e contorni in sfumature che hanno del mistico.

Una normale lavatrice domestica che raggiunga i 1600 giri al minuto riesce a generare una forza di circa 700 G, equivalente a settecento volte l’attrazione gravitazionale terrestre. Solo grazie alle proprietà elastiche dei tessuti, che riescono a comprimersi uno sull’altro sulle pareti curve, è possibile sopportare una spinta tanto estrema. La forza G non è veramente una forza, ma l’accelerazione gravitazionale che spingendoci verso la terra ci permette di percepire il peso del nostro corpo. Proprio ora, mentre leggete questo stanca di il vostro corpo è esposto a una spinta di 1 G verso il terreno e questo vi permette di sentirvi ben piantati a terra. Durante una brusca frenata in auto potreste arrivare a percepire 2 o 3 G che vi proiettano in avanti per inerzia. Un pilota di Formula 1 durante una curva particolarmente veloce può arrivare a 4 o 5 G. Oltre questa soglia la visione periferica comincia a spegnersi e perdiamo la percezione dei colori, a 6 G la visione si restringe fino a un piccolo tunnel, dalla cui fessura ancora riusciamo a percepire qualche dettaglio del mondo. A 7 G, nonostante la nostra coscienza sia ancora vigile, si perde completamente il senso della vista. A 9 G avviene il G-LOC, la coscienza si spegne, il corpo mette in atto un meccanismo protettivo che ci sottrae al mondo esterno, questo momento di assenza dura generalmente soltanto dodici secondi dopodiché, se si continua a essere sottoposti a tale spinta, il cervello tenta di riattivare le proprie funzioni ma è immerso in uno stato confusionale, incapace di eseguire compiti complessi.

Una ultracentrifuga da laboratorio permette di raggiungere lo spaventoso valore di un milione di G, che cosa potrebbe sopravvivere anche solo per qualche secondo al suo interno? Il terrestre che ha sopportato il più alto livello di G, volontariamente e sopravvivendo all’esperimento, è stato il colonnello John Paul Stapp che fu sottoposto per qualche secondo 46,2 G, un ventun millesimo e settecento volte meno l’accelerazione centrifuga ottenibile in un laboratorio. Stapp non lo fece per puro escapismo ma per determinare il limite massimo di tolleranza umana alla decelerazione, così da poter progettare imbracature di sicurezza per aerei sempre più efficienti. Assegnato al progetto MX981 incominciò a costruire delle enormi slitte che correndo sui binari e connesse a freni idraulici gli permettevano di ricreare delle decelerazioni impressionanti. La prima slitta si chiamava Gee Whiz, ed era lunga circa seicento metri, in numerosi esperimenti portati avanti quasi tutti da lui in prima persona, nel 1947 riuscì a raggiungere il numero impressionante di 35 G. Ma non era abbastanza, così si spinse a costruire una slitta ancora più mostruosa che chiamò la Sonic Wind No. 1. Questo nuovo marchingegno era lungo più di dieci chilometri e prima di decelerare bruscamente poteva permettere al carrello su cui era ancorato il colonnello Stapp di raggiungere la velocità di 1.017 chilometri orari. Il 10 dicembre del 1954 il suo corpo accelerò da zero a più di mille chilometri orari in cinque secondi per poi decelerare bruscamente fino a fermarsi in appena 1,4 secondi. Questa spinta estrema lo portò a raggiungere quei 46,2 G che sono il record assoluto mai sopportato da un essere umano volontariamente. Il suo corpo per qualche secondo arrivò a pesare circa tremila e cinquecento chili, quando lo slegarono dalle cinghie che lo tenevano ben ancorato al carrello della slitta, Stapp aveva subito la rottura di molti vasi retinici, i suoi occhi erano completamente iniettati di sangue e aveva entrambi i polsi fratturati, ma non riportò alcun danno permanente. Sopravvisse e la sua onorata carriera durò ancora per molti anni. Il suo lavoro influenzò la progettazione di airbag, cinture di sicurezza e sistemi di protezione per il volo spaziale. Oggi la slitta Sonic Wind No. 1 è conservata al New Mexico Museum of Space History ad Alamogordo.

C’è qualcosa nel cestello rotante delle lavatrici che ci spinge a superare un limite, che ci ricorda il vorticare misterioso dei pianeti negli abissi del cosmo. Non sorprende quindi che il progetto di “macchina rotante per il lavaggio del bucato” non fu opera di un ingegnere ma dello scrittore lettone Gothards Frīdrihs Stenders e del teologo tedesco Jacob Christian Schäffer. Entrambi in maniera indipendente si posero intorno al 1766 lo stesso problema (“come lavare i panni senza bagnarsi le mani?”) e trovarono una soluzione comune nella misteriosa rivoluzione dei corpi celesti.

La mia lavatrice è ancora rotta, e ora seduto qui in questa lavanderia a gettoni in una quartiere di Roma, mentre scrivo questo stanca di, mi sento immerso in un planetario meccanico che in qualche modo spinge la mia mente al misticismo. Il ronzare multiarmonico dei cestelli rotanti produce una sottile forma di ipnosi che sembra interagire con la forza G, mi solleva e il mio corpo pare più leggero. In questo giorno di ottobre la terra si trova a poco più di un’unità astronomica dal Sole, lanciata nella sua rincorsa verso il perielio. Il grande astro a circa 9° in Bilancia tra pochi giorni raggiungerà la massima opposizione a Saturno, che a sua volta si posizionerà alla minima distanza dalla terra, poco meno di 1,3 miliardi di chilometri. Le lavatrici sembrano intuirlo ma ciò non le turba, continuano ostinate a girare, lavando i panni per noi, con lo sguardo ottuso rivolto verso la terra dove teniamo ben incollati i nostri piedi.

The post Stanca delle lavatrici first appeared on Stanca.

Framagenda: impossible de rechercher des contacts

Bonjour,

Depuis quelques jours je ne parviens plus à rechercher des contacts pour les ajouter à un cercle ou simplement avec l’outil de « Recherche unifiée ». Même en entrant le nom d’utilisateur complet, l’outil m’indique « non trouvé »… Suis-je le seul à être confronté à ce bug ?

Merci !

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Khrys’presso du lundi 5 octobre 2026

Comme chaque lundi, un coup d’œil dans le rétroviseur pour découvrir les informations que vous avez peut-être ratées la semaine dernière.


Tous les liens listés ci-dessous sont a priori accessibles librement. Si ce n’est pas le cas, pensez à activer votre bloqueur de javascript favori ou à passer en “mode lecture” (Firefox) ;-)

Brave New World

Spécial IA

Spécial Israël

Spécial femmes dans le monde

Spécial France

Spécial femmes en France

Spécial médias et pouvoir

Spécial emmerdeurs irresponsables gérant comme des pieds (et à la néolibérale)

Spécial recul des droits et libertés, violences policières, montée de l’extrême-droite…

Spécial résistances

Spécial outils de résistance

  • MediaManif (mediamanif.org)

    MediaManif est un média citoyen, une information cartographique des manifestations et grève en temps-réel. Chacun·e peut y signaler les événements dans sa ville : manifestant·es (peu ou très nombreux·ses), dangers divers à éviter (incendies, violence…), présence de lacrymogène ou autres gaz, grève et manifestations Cette carte permettra ainsi à chacun·e de manifester en toute sécurité.

  • No AI list (noailist.org)

Spécial MAGAM et cie

Les autres lectures de la semaine

  • The Cable that Changed the World : How Instant Global Communication Began in 1858 (openculture.com)
  • Avec les manutentionnaires de robotaxis (danslesalgorithmes.net)
  • LLM Policies : Progress At All Costs (diegoe.be)

    Since LLMs present themselves as neutral, and dispassionate, opposition to their output becomes opposition to objective progress : bug fixes, security hypotheticals, features. Progress is whatever the LLM, under my own careful eyes, says it is. Interactions with others become formalities, since the LLM is simply boosting my own, already expert and close to infallible, output. Right ? Unfortunately this “expert slop”, where expert is a self-perceived title, carries a corporate framing that damages interactions. Others become, at best, fungible coworkers, and, at worst, annoying speed bumps in the race to 100 % completion of any software interest the expert has. No more mentoring, debating, flame wars. “Progress” is the only goal. The line must go up.

  • Certification des minerais dans la région des Grands Lacs : remède ou placebo ? (theconversation.com)

    Au début du XXIᵉ siècle, le problème des « minerais de conflit » a progressivement remplacé celui des « diamants de conflit ». Ces deux notions soulignent le lien existant entre l’exploitation des ressources minières et le financement des guerres.

  • Bayer, Syngenta : ces agro-industriels qui fabriquent pesticides et anticancéreux (basta.media)

    Syngenta, Bayer Monsanto, BASF … De nombreuses entreprises agro-industrielles fabriquent et commercialisent à la fois des pesticides, comme le glyphosate ou des PFAS, et des traitement anticancéreux.

  • Contraception : de la libération à la défiance, comment la pilule a cessé d’être une évidence (rfi.fr)

    Longtemps symbole de libération puis passage presque obligé de la vie contraceptive, la pilule n’est désormais plus la première méthode utilisée en France. Son recul, nourri par des alertes sanitaires, raconte aussi un nouveau rapport à la contraception.

  • Abandoned, dismissed and gaslighted : there is no excuse for the way ME [myalgic encephalomyelitis, or chronic fatigue syndrome] sufferers have been betrayed (theguardian.com)
  • Lycéen·nes mobilisé·es : ce qu’iels disent, ce qu’on leur répond (cafepedagogique.net)

    Depuis plusieurs jours, les lycéennes et lycéens se mobilisent et bloquent des établissements aux quatre coins de la France. Leurs revendications sont simples : de bonnes conditions pour apprendre. Face à eux, la réponse est avant tout sécuritaire. Et si on commençait par les écouter ?

  • Ce que la Violence dispense d’entendre (blogs.mediapart.fr)

    Face à des lycéen·nes qui demandent des professeur·es, le pouvoir n’a trouvé qu’un coupable, LFI, et qu’un mot, la Violence. Ce mot ne décrit rien. Il sert à ne pas écouter pour ne pas avoir à répondre.

  • Le gouvernement à l’école de la rue (monde-diplomatique.fr)

    En 1986, les cortèges étudiants et lycéens avaient contraint le gouvernement de Jacques Chirac à retirer le projet Devaquet. En 2006, les mobilisations de la jeunesse forçaient l’exécutif à abandonner le contrat première embauche. Quelle mesure répondrait aujourd’hui aux revendications lycéennes ? Recruter les professeur·es manquant·es laisserait entière la question de la sélection. Supprimer Parcoursup ne fournirait pas les moyens d’accueillir les étudiant·es. Rénover les établissements n’abolirait pas l’angoisse d’un futur obscurci par l’IA et le climat. Le mouvement lycéen pointe au fond l’inconséquence générale des politiques menées depuis des décennies : gérer l’instant ; mépriser l’avenir.

  • Mais qu’est-ce qu’on attend ? (humanite.fr)

    Ces jeunes sont pour l’immense majorité d’entre eux des mineur·es, c’est-à-dire des enfants, selon la Convention onusienne relative aux droits de l’enfant, ratifiée par la France en 1989. On fracasse des enfants en direct. On leur explose la bouche, on strangule leur voix, parce qu’on ne supporte pas les affreuses vérités surgies de leurs lèvres en sang : la France part en vrille, la République n’est plus que l’ombre d’elle-même, la misère est endémique, les inégalités sont telles qu’on se croirait de retour en pleine féodalité, l’égalité des chances est une foutaise, la méritocratie une sombre arnaque.

  • Reconstruire la puissance publique (politis.fr)

    Il faut mettre fin à la dégradation des services publics, en mettant fin à la chute du niveau de vie des fonctionnaires.

  • Appel aux juifs-ves de France : 2027, quelles places pour nous ? (humanite.fr)

    Inquiètes de la montée de l’extrême droite, de l’antisémitisme et l’islamophobie, des personnalités juives invitent à s’engager en faveur d’une gauche de rupture dans le cadre de la prochaine élection présidentielle.

  • Cornell (girlonthenet.com)

    Protecting women from rape doesn’t mean swooping in like Superman to wild applause and a sense of victory, it means starting a conversation that might leave you feeling like shit. It’s awkward as fuck calling out rape culture. It hurts, and it loses you friends. Saying ‘I don’t want to hang out with that man because he repeatedly makes jokes about sexual assault/treats women like they’re livestock/touches women without their consent’ is hard. Saying it to a crowd of other men who are all laughing along with his antics is even harder. There is no medal for doing it, in fact the ‘prize’ is often that you have to withdraw from spaces you’d otherwise enjoy hanging out in when you speak up and you’re told to stop being difficult. If you genuinely want to help, you have to become difficult. You know what’s easy ? Replying to a woman’s post to say ‘ugh I’m so ashamed of my gender’ ! Bragging to the nearest woman that you aren’t like those other men, then waiting for her to congratulate you. Far harder to start an awkward conversation. One-on-one or in the group chat with your guy friends. Somewhere there aren’t any women to show off to.

Les BDs/graphiques/photos de la semaine

Les vidéos/podcasts de la semaine

Les trucs chouettes de la semaine

Retrouvez les revues de web précédentes dans la catégorie Libre Veille du Framablog.

Les articles, commentaires et autres images qui composent ces « Khrys’presso » n’engagent que moi (Khrys).

Il coraggio come medicina

5 Ottobre 2026 ore 07:40

“L a sete non si placa masticando un pezzo di pane. Si vince bevendo”. È con questa immagine che la psicologa dello sviluppo Daniela Lucangeli si è rivolta, durante l’incontro “Empatia e coraggio. Superare l’ansia insieme” a La fiera delle parole di Padova, a chi le chiedeva come si potesse combattere l’ansia. Se cerchiamo di convincerci razionalmente a non avere paura, suggeriva, agiamo sul piano sbagliato. Se la paura nasce come un’esperienza emotiva, è attraverso un’altra esperienza che possiamo trasformarla.

Nonostante sia un’idea intuitiva, per molto tempo la psicologia scientifica si è occupata soprattutto di altre domande: come nasce la paura? Quali circuiti cerebrali la generano? Perché in alcune persone diventa ansia cronica, fobia, panico? Molto meno spazio è stato dedicato a un interrogativo complementare: che cosa succede quando una persona, pur continuando ad avere paura, decide di vivere comunque ciò che teme? Se la paura è un’emozione, il coraggio non può essere semplicemente la sua assenza. Nessuno definirebbe coraggioso chi attraversa un precipizio senza rendersi conto del pericolo.

Cos’è, davvero, il coraggio
Per secoli questa è sembrata una questione più adatta alla filosofia che ai laboratori. Aristotele collocava il coraggio tra le virtù morali, a metà strada fra la codardia e la temerarietà. Il coraggioso, scriveva nell’Etica Nicomachea (libro III), è chi riconosce il pericolo senza lasciarsene dominare. Solo negli ultimi decenni gli psicologi hanno iniziato a trattare il coraggio come un fenomeno osservabile. Stanley Rachman, uno dei maggiori studiosi dei disturbi d’ansia, propose di definirlo, in termini strettamente comportamentali, come l’atto di avvicinarsi a qualcosa che suscita paura.

L’idea è stata poi messa alla prova in laboratorio. In uno degli studi sperimentali più significativi relativamente a questo argomento, gli psicologi Peter Norton e Brandon Weiss misero alla prova il coraggio di alcuni partecipanti, tutti aracnofobici, chiedendo loro di avvicinare progressivamente la mano a quattro tarantole imbalsamate. Pur provando livelli simili di paura, le persone mostravano comportamenti diversi: alcune evitavano di avvicinarsi, altre riuscivano a spingersi più vicino all’oggetto temuto. Era un cambiamento di prospettiva importante. Significava che paura e coraggio non sono gli estremi della stessa linea, come caldo e freddo, ma che possono coesistere. Anzi, il secondo esiste soltanto in presenza della prima.

Attraversare una strada trafficata per superare una fobia e denunciare un abuso sul lavoro sono entrambi esempi di avvicinamento alla paura. Ma soltanto il secondo soddisfa anche la definizione morale del coraggio.
Non tutti gli studiosi concordano su questa definizione. La psicologa Cynthia Pury distingue oggi due modi diversi di intendere il coraggio. Il primo, quello della psicologia sperimentale, si limita a osservare il comportamento: se una persona affronta ciò che teme, sta manifestando coraggio, indipendentemente dal motivo. Il secondo conserva invece un’eredità filosofica: affinché si possa parlare davvero di coraggio, non è sufficiente affrontare un rischio, occorre farlo per qualcosa che valga quel rischio.

Attraversare una strada trafficata per superare una fobia e denunciare un abuso sul lavoro sono entrambi esempi di avvicinamento alla paura. Ma soltanto il secondo soddisfa anche la definizione morale del coraggio. Le neuroscienze, almeno per ora, riescono a studiare molto meglio il primo che il secondo. Possono osservare come il cervello si sposta dall’evitamento all’avvicinamento, ma fanno molta più fatica a misurare il significato che attribuiamo a quella scelta. Ed è proprio qui che la domanda diventa ancora più interessante: quando il cervello smette di leggere una situazione come qualcosa da cui fuggire e inizia a considerarla qualcosa che vale la pena affrontare?

Il dialogo tra allarme e valutazione
Per gran parte del Novecento, la paura è stata intesa come una reazione quasi automatica. Compare una minaccia, il cervello la riconosce e mette in moto risposte che aumentano le probabilità di sopravvivere: il battito accelera, i muscoli si tendono, l’attenzione si restringe a un solo oggetto e il corpo si prepara alla fuga o al combattimento. Era un modello sostenuto da decenni di ricerca sull’amigdala, una piccola struttura situata in profondità nel cervello che attribuisce un significato specifico agli stimoli esterni.

Gran parte di ciò che sappiamo su questo circuito si deve al neuroscienziato Joseph LeDoux. A partire dagli anni Ottanta, i suoi esperimenti hanno mostrato che l’amigdala è fondamentale per apprendere la paura. Se uno stimolo neutro viene associato ripetutamente a un evento spiacevole, il cervello lo tratterà come un segnale di pericolo. È un meccanismo straordinariamente efficiente, che permette di imparare dall’esperienza e che a volte si attiva anche quando il pericolo non c’è più. Nel suo libro Anxious: Using the Brain to Understand and Treat Fear and Anxiety (2015), LeDoux ha proposto di chiamare questi sistemi survival circuits (circuiti di sopravvivenza): meccanismi evolutivi per rilevare minacce e organizzare risposte difensive.

La domanda che negli ultimi anni ha iniziato ad animare il dibattito nelle neuroscienze è, però, diversa: una volta che l’allarme è scattato, che cosa rende possibile fare comunque un passo avanti?

Per molto tempo si è pensato che il controllo razionale consistesse nel mettere a tacere le emozioni. Oggi l’immagine è più sfumata. La corteccia prefrontale non elimina la paura ma la integra con altre informazioni.
La risposta non risiede in un singolo “centro del coraggio”. Le neuroscienze moderne parlano piuttosto di reti: sistemi di aree che dialogano continuamente tra loro, influenzandosi a vicenda. Fra queste reti, un ruolo centrale spetta alla corteccia prefrontale, la regione anteriore del cervello coinvolta nella pianificazione, nella valutazione delle conseguenze e nella regolazione delle emozioni. Se l’amigdala segnala l’urgenza del pericolo, la corteccia prefrontale contribuisce a contestualizzarlo. Non spegne l’allarme, si chiede se sia ancora necessario.

Per molto tempo si è pensato che il controllo razionale consistesse nel mettere a tacere le emozioni. Oggi l’immagine è più sfumata. La corteccia non elimina la paura ma la integra con altre informazioni. Confronta il segnale di allarme con il contesto e con le esperienze passate, aiutandoci a distinguere fra un cane aggressivo e quello del vicino che incontriamo ogni mattina. Allo stesso modo, ci permette di riconoscere che parlare in pubblico può esporci al giudizio degli altri, ma che quel giudizio non rappresenta una minaccia per la nostra sopravvivenza.

Questo dialogo continuo fra allarme e valutazione è emerso in una serie di esperimenti condotti allo Stanford Wu Tsai Neurosciences Institute. Studiando il comportamento dei topi di fronte a una minaccia simulata (l’ombra di un predatore proiettata sopra la gabbia), i ricercatori hanno individuato un circuito che coinvolge il talamo della linea mediana ventrale (ventral Midline Thalamus, vMT), una struttura fondamentale nel mettere in comunicazione diverse aree cerebrali.

Il talamo viene spesso descritto come una centrale di smistamento delle informazioni sensoriali, ma il suo ruolo pare essere più sofisticato. Le informazioni sulla minaccia vengono distribuite contemporaneamente verso l’amigdala e verso la corteccia prefrontale mediale, due sistemi che tendono a orientare il comportamento in direzioni diverse. Da una parte l’urgenza di proteggersi, dall’altra la possibilità di valutare se quella minaccia richieda davvero una fuga immediata.

Fra lo stimolo e la risposta esiste uno spazio di elaborazione, uno spazio brevissimo, ma sufficiente a spiegare perché due persone possano reagire in modo opposto davanti alla stessa situazione.
Lungi dal dimostrare che il coraggio “si trova” nel talamo, lo studio mostra qualcosa di più interessante: fra lo stimolo e la risposta esiste uno spazio di elaborazione, un circuito in cui il cervello pesa informazioni diverse prima di scegliere come comportarsi. È uno spazio minuscolo, che si misura in frazioni di secondo, ma è sufficiente a spiegare perché due persone possano reagire in modo opposto davanti alla stessa situazione, o perché la stessa persona riesca ad affrontare con relativa tranquillità qualcosa che prima la paralizzava. Il coraggio è il risultato di una negoziazione continua fra sistemi cerebrali con priorità differenti in cui l’allarme emotivo non ha più l’ultima parola.

Il cervello non cancella, aggiorna
Se il coraggio nasce da un dialogo fra circuiti cerebrali, questo dialogo può cambiare. Possiamo allenare il cervello a non considerare minaccioso ciò che oggi ci paralizza. La risposta più convincente arriva dalla terapia dell’esposizione, uno dei pilastri della terapia cognitivo-comportamentale, che prevede di avvicinarsi progressivamente e in modo controllato allo stimolo che provoca ansia.

L’intuizione risale agli anni Cinquanta. Lo psicologo Orval Hobart Mowrer mostrò come l’evitamento, pur offrendo un sollievo immediato, finisca per mantenere e rafforzare la paura. Su questo principio, lo psichiatra Joseph Wolpe sviluppò la terapia dell’esposizione, mostrando che affrontare gradualmente ciò che temiamo permette di costruire un nuovo apprendimento. Ogni volta che scappiamo da ciò che ci spaventa, infatti, il cervello registra che è stato l’evitamento a proteggerci, non che quella situazione fosse in realtà innocua. È un meccanismo perfettamente adattivo dal punto di vista evolutivo, ma spesso disfunzionale nella vita quotidiana: più evitiamo, più cresce il numero delle situazioni che impariamo a temere.

L’esposizione funziona perché interrompe questo circolo vizioso. Per decenni si è parlato di “estinzione della paura”, come se il cervello cancellasse il ricordo della minaccia. Oggi sappiamo che non è così. Uno degli esperimenti che hanno cambiato questa prospettiva è stato pubblicato sulla rivista Neuron da Elizabeth Phelps, Joseph LeDoux e colleghi della New York University. Ai partecipanti veniva insegnato ad associare un’immagine neutra a una lieve scossa elettrica. Bastavano poche ripetizioni perché quell’immagine provocasse una risposta di paura. Successivamente la stessa immagine veniva mostrata molte altre volte, ma senza alcuna scossa.

Non si tratta di smettere di avere paura bensì di imparare che quella paura non descrive più fedelmente la realtà. Il cervello cambia soprattutto quando l’esperienza contraddice le sue aspettative.
I ricercatori osservarono che, mentre diminuiva l’attività dell’amigdala, aumentava quella della corteccia prefrontale ventromediale, l’area coinvolta nella regolazione delle emozioni. Il cervello non stava eliminando il vecchio apprendimento, ne stava costruendo uno nuovo, capace di competere con il precedente. È una distinzione che cambia il modo di pensare il coraggio: non si tratta di smettere di avere paura bensì di imparare che quella paura non descrive più fedelmente la realtà.

Le neuroscienze parlano infatti sempre più spesso di inhibitory learning (apprendimento inibitorio). Ogni esposizione riuscita aggiunge una prova contro le previsioni catastrofiche del cervello. Quando le conseguenze temute non si verificano, il cervello acquisisce un’informazione nuova: è possibile attraversare quella situazione senza che accada ciò che aveva previsto.

È il meccanismo osservato anche da Andrea Reinecke e dai suoi collaboratori dell’Università di Oxford. In uno studio pubblicato su Translational Psychiatry, i ricercatori hanno seguito pazienti con disturbo di panico sottoposti a quattro sedute settimanali di terapia dell’esposizione. I risultati erano sorprendenti per la rapidità: dopo appena quattro sedute, il 71% dei pazienti trattati raggiungeva livelli sintomatologici da persona non ansiosa. Le immagini di risonanza magnetica funzionale mostravano una netta diminuzione dell’iperattivazione dell’amigdala e di specifiche aree della corteccia prefrontale, in particolare le regioni dorsomediale e dorsolaterale, coinvolte nel monitoraggio della minaccia, senza implicare una riduzione dell’attività prefrontale nel suo insieme. Visto da questa prospettiva, il coraggio somiglia sempre più a un processo di aggiornamento che dipende dall’esperienza.

La scuola e il cervello predittivo
Quando Daniela Lucangeli sostiene che l’ansia non possa essere combattuta soltanto con la ragione, ma vada bilanciata attraverso esperienze emotive di segno opposto, sta traducendo in linguaggio pedagogico un’idea centrale della psicologia dell’apprendimento: il cervello cambia soprattutto quando l’esperienza contraddice le sue aspettative.

Il cervello non aspetta passivamente gli stimoli del mondo, li anticipa. Costruisce continuamente ipotesi su ciò che accadrà e le confronta con la realtà.
Uno studente che entra in classe convinto che ogni interrogazione sarà un’umiliazione e ogni errore una prova della propria incapacità sta formulando una previsione che tenderà ad autoalimentarsi. Se evita di esporsi e rinuncia prima ancora di provare, non raccoglierà mai le informazioni necessarie per correggerla.

Questa dinamica viene descritta oggi attraverso il paradigma del predictive brain (il cervello predittivo), sviluppato fra gli altri da Karl Friston e Lisa Feldman Barrett. Il cervello non aspetta passivamente gli stimoli del mondo, li anticipa. Costruisce continuamente ipotesi su ciò che accadrà e le confronta con la realtà. Imparare significa, in larga misura, aggiornare queste previsioni quando si rivelano sbagliate. Anche la paura funziona così. Se il cervello prevede che parlare in pubblico porterà al rifiuto, ogni occasione evitata confermerà quella previsione. Quando invece l’esperienza mostra che il giudizio degli altri è meno catastrofico del previsto, il modello interno comincia a modificarsi.

La scuola, in questo senso, può essere un laboratorio di apprendimento predittivo. Un ambiente in cui l’errore viene sistematicamente punito o ridicolizzato tende a rafforzare le aspettative di minaccia. Al contrario, un contesto in cui l’errore viene trattato come parte del processo di apprendimento moltiplica le occasioni in cui il cervello può generare un “errore di previsione positivo” e aggiornare i propri schemi.

È questo il senso profondo della metafora di Lucangeli. La sete non si placa mangiando pane perché il corpo ha bisogno di un’esperienza diversa. Allo stesso modo, il cervello necessita di vivere, più volte, esperienze sufficientemente sicure da spingerlo a rivedere le proprie aspettative, sfruttando la plasticità, ovvero la capacità del sistema nervoso di modificare le proprie connessioni in risposta all’esperienza.

Il coraggio come spazio di libertà
Se nell’Etica Nicomachea Aristotele descriveva il coraggio come una virtù dell’equilibrio, molti secoli dopo il filosofo esistenzialista Søren Kierkegaard ha spostato l’attenzione più in profondità. La paura, scriveva in Il concetto dell’angoscia (1844), ha quasi sempre un oggetto: un animale, una malattia, un esame. L’angoscia, invece, è la “vertigine della libertà”, il disagio che accompagna ogni possibilità e l’incertezza stessa.

Possiamo osservare come il cervello impara a non reagire a uno stimolo che si rivela innocuo, ma è molto più difficile studiare ciò che accade quando la minaccia coincide con l’incertezza stessa.
Questa distinzione non è lontana da quella utilizzata oggi dalla psicologia clinica. Le paure specifiche hanno un bersaglio identificabile e possono essere affrontate con l’esposizione graduale. L’ansia generalizzata, invece, non si concentra su una minaccia ben definita. Chi ne soffre vive nella costante anticipazione che qualcosa possa andare storto (anticipazione apprensiva). È una differenza che aiuta a capire i limiti attuali delle neuroscienze. Possiamo osservare come il cervello impara a non reagire a uno stimolo che si rivela innocuo, ma è molto più difficile studiare ciò che accade quando la minaccia coincide con l’incertezza stessa.

Forse è per questo che il coraggio continua a interessare tanto gli scienziati quanto i filosofi. Per gli uni è un insieme di processi neurobiologici che possono essere osservati e modificati. Per gli altri è una qualità dell’esperienza umana, inseparabile dalle ragioni per cui scegliamo di affrontare un rischio. Le neuroscienze possono spiegare come il cervello renda possibile un atto di coraggio, ma difficilmente potranno dire perché, in una determinata situazione, qualcuno ritenga che quel gesto valga la pena.

Le evidenze accumulate raccontano che la paura è la condizione di esistenza del coraggio. Il cervello sembra funzionare così: non elimina il ricordo del pericolo, ma impara ad affiancargli un’altra informazione: questa volta posso restare, posso resistere. Ogni esposizione riuscita, ogni passo compiuto nonostante il desiderio di tornare indietro aggiunge una piccola correzione alle previsioni con cui interpretiamo il mondo.

Dopo alcuni tentativi, ciò che sembrava impossibile diventa soltanto difficile, poi impegnativo, infine normale. Il cervello non impara che una paura è affrontabile perché qualcuno glielo spiega: lo impara attraversandola. Il coraggio è, allora, il nome che diamo al momento in cui l’esperienza riesce, lentamente, a convincere il cervello che il futuro non deve per forza assomigliare al passato.

L'articolo Il coraggio come medicina proviene da Il Tascabile.

In Cina e Asia – India, proteste della Gen Z contro la revisione delle liste elettorali

5 Ottobre 2026 ore 07:25
In Cina e Asia – India, proteste della Gen Z contro la revisione delle liste elettorali india gen z proteste

I titoli di oggi:

India, proteste della Gen Z contro la revisione delle liste elettorali
Cina apre inchiesta antidumping sull'Ue alla vigilia dei colloqui commerciali di Pechino
Gli Usa arre

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Brasil va a un balotaje entre Flávio Bolsonaro, con apoyo de Trump e Israel, y Lula, alineado con BRICS

5 Ottobre 2026 ore 04:07

Brasil decide su futuro político en unas elecciones generales marcadas por una profunda polarización. Con más de 158 millones de electores convocados a las urnas, el país eligió este domingo 4 de octubre de 2026 presidente, vicepresidente, gobernadores, legisladores federales y estatales.

Según los datos parciales con más del 92 % de los votos escrutados, el senador Flávio Bolsonaro, del Partido Liberal (PL), lideró la primera vuelta con aproximadamente 47,86 % de los sufragios. El actual presidente Luiz Inácio Lula da Silva, del Partido de los Trabajadores (PT), quedó en segundo lugar con cerca del 44,18 %. El resto de candidatos (Augusto Cury, Renan Santos y Ronaldo Caiado) se situaron por debajo del 3 %.

Ninguno alcanzó la mayoría absoluta necesaria, por lo que ambos se enfrentarán en un balotaje el próximo 25 de octubre.

Lula, de 80 años y en su séptima campaña presidencial, denunció presuntas injerencias externas, en particular del presidente estadounidense Donald Trump.

Flávio Bolsonaro, hijo del expresidente Jair Bolsonaro (2019-2023) —quien se encuentra bajo arresto domiciliario por los hechos de enero de 2023—, se presentó como el abanderado del alineamiento con Israel y el trumpismo para recuperar el Ejecutivo.

El presidente argentino Javier Milei felicitó de inmediato a Flávio Bolsonaro, calificando el resultado de “histórica elección ante el comunista de Lula” y destacando que “el continente americano es de ciudadanos que quieren vivir en libertad”.

El segundo turno del 25 de octubre no será solo una contienda nacional. Se proyecta como un escenario de alineamientos internacionales claros:

Flávio Bolsonaro aparece respaldado por el eje Trump-Israel. El expresidente estadounidense ha mantenido una relación estrecha con la familia Bolsonaro y ha criticado abiertamente a Lula. Israel, por su parte, ve en un eventual gobierno de Bolsonaro un socio más alineado en cuestiones de seguridad, comercio, la política internacional y la disputa geopolítica de Medio Oriente. Un triunfo de Flávio reforzaría un bloque en América Latina junto a gobiernos como el de Milei en Argentina, priorizando lazos con Washington y una postura más dura frente a China.

Lula, en cambio, cuenta con el apoyo implícito y explícito de China y el bloque BRICS. Durante su mandato actual ha impulsado la ampliación de los BRICS, profundizado el comercio con Pekín (Brasil es uno de los principales proveedores de soja, mineral de hierro y petróleo a China) y defendido un orden multipolar. Un segundo mandato de Lula consolidaría la influencia china en Sudamérica, fortalecería el grupo BRICS como contrapeso al G7 y mantendría a Brasil como actor clave en la desdolarización y en foros del Sur Global.

El resultado del balotaje definirá no solo el rumbo interno de Brasil —la mayor economía de América Latina—, sino también el equilibrio de poder en la región entre el eje atlántico-occidental (Estados Unidos-Israel) y el eje eurasiático-multipolar (China-BRICS). La polarización doméstica se convierte así en un reflejo de la disputa geopolítica global.
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Cannibalism WILL Start Within Weeks of SHTF

5 Ottobre 2026 ore 01:10

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The most grim topic imaginable

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80° Anniversario ARI Treviso

25 Settembre 2026 ore 14:17


In occasione dell’80° anno di attività della Sezione ARI di Treviso (IQ3TR), il Consiglio Direttivo propone un Diploma commemorativo al quale possono partecipare tutti i radioamatori e SWL, italiani e stranieri.

Data: 12-18 ottobre 2026.

Bande: 160, 80, 60, 40, 30, 20, 17, 15, 12 e 10 metri + VHF/UHF (6m, 2m, 70cm). Sono esclusi i QSO via ponti ripetitori.

Modi di emissione: SSB, CW, FM, modi digitali (RTTY, FT8, FT4, PSK31), con potenze entro i limiti della propria licenza.

Chiamata: «CQ Diploma 80° Sezione ARI Treviso» (SSB), «CQ 80 IQ3TR» (CW).

Punti: per il Diploma sarà attiva solo la stazione IQ3TR, che varrà 5 punti in SSB, 10 punti in CW, 1 punto nei modi digitali.

Punteggi per il Diploma: per ottenere il diploma saranno necessari 50 punti. Con IQ3TR è ammesso un solo QSO/ascolto al giorno per modo e banda. Il Diploma sarà rilasciato a tutte le stazioni Hunter e SWL che abbiano raggiunto il punteggio minimo risultante dalla somma dei punti ottenuti nelle varie bande e nei vari modi di emissione. Per gli SWL: inviare il log all’indirizzo iu3lyj(at)gmail.com.

QSL: ciascun QSO sarà confermato con una eQSL ogni giorno diversa, scaricabile in qualsiasi momento dalla piattaforma HamAward.cloud

Il Consiglio Direttivo della Sezione ARI di Treviso

PVR AniMate: il software perduto di "Galline In Fuga" - Vi svelo i segreti del cinema a passo uno.

4 Ottobre 2026 ore 18:00

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Timeline:
00:00 - AniMate: il software perduto
00:24 - Hardware DPS e Galline in fuga
01:25 - Unboxing del bancale
03:31 - Ispezione workstation server
04:54 - PC Intergraph
05:48 - Transizione pellicola-digitale
06:12 - Cavi, schede e masterizzatore DVD
09:00 - Cassetta test animazione Aardman
09:55 - Stop-motion pre-digitale
11:23 - Controllo e primo avvio
12:42 - Riparazione dissipatore e boot
13:53 - Installazione schede DPS
14:47 - Ricerca file nel disco
15:18 - Primo avvio di AniMate
16:55 - Test pratico stop-motion
19:37 - Risultato finale e conclusioni

#diy #retro #tecnologia #film #animation #dps #animate #dpsanimate #pvranimate #aardman #aardmananimations

Kagi abbandona lo sviluppo di Orion per Linux e Windows: il browser diventa open source

4 Ottobre 2026 ore 17:53

Kagi annuncia lo stop allo sviluppo diretto di Orion per Linux e Windows per concentrarsi su macOS e iOS. Il codice sorgente verrà rilasciato open source alla community.

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Restauro La Mia Casa Disastrata: Uso L'AUTOLIVELLANTE per il PAVIMENTO #restoration #houserenovation

4 Ottobre 2026 ore 13:00

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#vlogger #vlogs #faidate #diy #diycrafts #laboratorio #vintageradio #vacuumtube #radioavalvole #vintage
#repair #repairing #righttorepair #vintage #spaceage #design #restoration #computerhistory #computer #riparazione #funny #funnyvideo #funnyvideos

Casa mia e' VECCHIA ed ha DIVERSI PROBLEMI, che cerco di risolvere in questo video ed in altri che seguiranno... ce la faro'?

Qui metto le mani su un pezzo di pavimento MANCANTE, che era una lastra di normale cemento, che continuava a generare polvere, ed era pure spaccato a pezzi. Cosi', mi son detto, e se provassi l'autolivellante?

Bisogna sempre provare a fare nuove cose!!!

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Taipei’s dilemma over history deepens with Xi-Trump praise of WWII Flying Tigers

Taipei’s dilemma over its history during World War II appeared to deepen as Beijing and Washington looked to the Flying Tigers as a source of connection and goodwill during last month’s Xi–Trump summit. US President Donald Trump’s description of China as an American ally during the war has raised concerns in Taiwan that what could have been a valuable historical connection with the United States ended up benefiting Beijing’s ties with Washington. The dilemma resurfaced after Trump and Chinese...

Ottobre di Pace a Verona

4 Ottobre 2026 ore 10:50

Programma denso di festeggiamenti e celebrazioni per il mese più pacifista dell’anno 2 ottobre, compleanno di Gandhi, Giornata internazionale della Nonviolenza. 4 ottobre, giorno di San Francesco, ottavo centenario del Transito. 9 ottobre, compleanno di John Lennon, suoi gli inni del movimento pacifista mondiale. Inoltre è festa per il risultato del quorum raggiunto e superato con [...]

L'articolo Ottobre di Pace a Verona proviene da Movimento Nonviolento.

Cosa CI SERVE per IL GIRO DEL MONDO 👉 Cosa ha portato mia sorella in Islanda

14 Settembre 2026 ore 19:37

💾

#stepsover #vanlife #viaggio
Episodio 1201: Mia sorella Chiara e Alberto sono finalmente arrivati in Islanda.

E questa volta non sono qui semplicemente per farci visita: stanno per iniziare con noi un lungo viaggio attraverso una delle terre più incredibili e imprevedibili d'Europa.

Ma prima di partire c'è un piccolo problema.

Come ogni volta che qualcuno viene a trovarci, gli abbiamo chiesto di portarci un po' di cose dall'Italia. Il problema è che Chiara ha messo tutto in valigia senza avere la minima idea di cosa siano alcune delle cose che sta trasportando. 😅

E quindi ci siamo fatti una domanda:

se in aeroporto aprissero la sua valigia e le chiedessero: “Signora, può spiegarmi cosa c'è qui dentro?”… cosa risponderebbe?

Perché una cosa è sapere cosa hai messo in valigia.

Un'altra è doverlo spiegare alla dogana quando non ne conosci nemmeno la funzione. 😂

Da qui comincia il nostro nuovo viaggio in Islanda: Chiara e Alberto entreranno finalmente nel mondo di Stepsover, quello fatto di strade impossibili, vento, freddo, attese, chilometri, montagne e soprattutto di vita quotidiana dentro VALENTINO.

E forse scopriranno che vedere l'Islanda nei video è una cosa.

Viverla insieme a noi è completamente un'altra.

Buona visione e diteci nei commenti: voi cosa avreste pensato trovando quella valigia ai controlli?🇮🇸

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Before Grocery Shelves Are Empty: A Survivalist Experts WARNING

4 Ottobre 2026 ore 02:07

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Democracia y tiranía plutocrática – Por Juan Manuel de Prada

4 Ottobre 2026 ore 06:21
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Por Juan Manuel de Prada

Quien desee vivir sin una venda en los ojos debe empezar aceptando algo elemental: en nuestras sacrosantas democracias quienes deciden de forma efectiva son minorías que escapan al ‘control ciudadano’ (algo que en puridad no existe, pues la ‘ciudadanía’ no es otra cosa sino una comparsa a la que se halaga en sus bajos instintos, para hacerle creer que tiene mando), élites que nos imponen su propia concepción del mundo a través de ideologías que les benefician. Durante el siglo XIX y una parte del siglo XX, hasta la eclosión de los totalitarismos, esa ideología fue el liberalismo; luego, con la necesidad de asimilar o amansar la fiera comunista, esa ideología sería el progresismo, que no es sino liberalismo con derechos de bragueta y dengues de justicia social.

Detrás de esta degeneración de la democracia se halla, claro está, la rebelión de la Economía contra la Política. Durante siglos, la Economía estuvo limitada por normas religiosas o morales y supeditada al poder político, que era depositario de esas normas y encargado de velar por su vigencia. Pero, al desvincularse el poder político de esa labor, la Economía se desembridó por completo, hasta subvertir los cimientos de la política mundial; y esa subversión no ha hecho sino agigantarse con el desarrollo de la técnica, hasta llegar a esta fase de capitalismo tardío, en que no sólo los bienes de consumo, sino hasta las interacciones humanas y la propia intimidad se han convertido, en activos financieros. De este modo, el estado de subversión originado por el lucro no sólo ha transformado las formas políticas imperantes, sino también la conciencia social, imponiendo una supremacía del dinero sobre cualquier anhelo humano, una prevalencia de las ansias materiales sobre los anhelos espirituales. Así se ha producido una mercantilización completa de la sociedad: el afán de lucro constituye el común denominador de todas las relaciones sociales; e, inevitablemente, la corrupción se ha extendido por doquier.

Los medios de adoctrinamiento de masas, la publicidad comercial, las formas artísticas cada vez más halagadoras de los bajos instintos y, muy especialmente, la ‘experiencia’ digital regida por algoritmos impulsan un plan disolvente de embrutecimiento colectivo, orientado a mantener al ‘usuario’ inmerso en un ciclo continuo de consumo y gratificación inmediata; orientado, en realidad, a convertirlo en un animalillo gobernado por impulsos meramente sensitivos, mediante la destrucción de su equilibrio moral y psíquico. A ese hombre embrutecido que ya sólo puede aspirar a la búsqueda de felicidad en un sentido puramente materialista es fácil someterlo a una servidumbre espiritual completa y convertirlo en masa cretinizada.

Entretanto, el régimen de partidos –introducido por el liberalismo burgués e impulsado por el dominio de la Economía sobre la Política– representa un simulacro democrático, mientras sigue las consignas del Dinero. Oswald Spengler lo escribió premonitoriamente hace más de un siglo: «Así como la monarquía inglesa en el siglo XIX, así los Parlamentos serán poco a poco un espectáculo solemne y vano. Como allí el cetro y la corona, así aquí los derechos populares serán expuestos a la masa con gran ceremonia y reverenciados con tanto o más cuidado cuanto menos signifiquen». Y mientras se representa ese espectáculo solemne y vacío (bueno, en el caso español barriobajero y vacío), el verdadero poder se ha desplazado de los (risum teneatis) ‘órganos de representación ciudadana’ hacia corporaciones transnacionales cuyo valor de mercado supera el PIB de muchas naciones. Los parlamentos ofrecen una soberanía de pega a la ‘ciudadanía’, con manguerazo de derechos de bragueta y halagos al resentimiento de sus elementos más viles, mientras la alta finanza internacional toma las decisiones. Así la democracia se ha convertido en el arma política de las fuerzas del Dinero, que condicionan la legislación a sus propios intereses a través de un régimen de partidos lacayos y sobornados, mientras las masas, cretinizadas por la depravación intelectual y los cultos falsos, están sometidas a un verdadero hipnotismo ideológico; y guían su conducta según consignas partidistas que, por supuesto, no buscan reflejar la realidad, sino producir ‘relatos’ mediante la impresión y el impacto emocional en lugar del razonamiento.

La libertad política está ligada íntimamente a la independencia económica; y en las democracias contemporáneas tal independencia no existe. Lo que nosotros llamamos cándidamente ‘democracia’ no es más que una tiranía plutocrática que ha desarrollado eficacísimos métodos de hipnosis ideológica colectiva.

Trampantojos para alienados y resentidos – Por Juan Manuel de Prada

4 Ottobre 2026 ore 06:07

Por Juan Manuel de Prada

Como todos los demagogos que en el mundo han sido, el doctor Sánchez utiliza como combustible principal de su acción política el resentimiento. Se trata, en realidad, de un combustible que la propia sociedad de masas genera de forma inevitable, fomentando un inconformismo constante en la pobre gente alienada, a la que se invita a perseguir ‘derechos subjetivos’ que, por resultar casi siempre inalcanzables, generan envidia y resentimiento. El hombre-masa democrático es un individuo desarraigado, alimentado con farfollas de autoafirmación individualista que a la postre se revelan quiméricas; y este contraste doloroso entre sus aspiraciones desorbitadas (hijas del ‘empoderamiento’ que le brindan los ‘derechos subjetivos’) y su estado de total impotencia para llevarlas a cabo lo convierte en un saco de pus.

Y ya sabemos que el resentimiento genera antídotos amargos. En una comunidad sana, las personas anhelan un trabajo que los arraigue a su tierra y un hogar propio donde puedan cobijar a su familia; en una sociedad de masas, los individuos desarraigados aspirarán tan sólo a una ‘solución habitacional’, resignados a una existencia errabunda, sin casa propia y sin vínculos. Así surge en el hombre-masa el anhelo de ‘alquilar’, que no es un anhelo propiamente humano, sino anhelo de esclavos que se conforman con las migajas que les ofrecen los demagogos. Pero dicho anhelo desnaturalizado del hombre-masa se tiñe inevitablemente de resentimiento hacia el propietario de la casa que alquila, a quien considera un usurpador que debe ser perseguido y demonizado.

Conocedor de los mecanismos psicológicos del resentimiento, el doctor Sánchez ha enarbolado el trampantojo del alquiler como gran medida de progreso para facilitar el acceso a la vivienda, cuando –como a nadie que no esté alienado se le escapa– es la ‘solución flexible’ que interesa al reinado plutocrático mundial, que necesita masas desarraigadas e infecundas, para someterlas a las condiciones laborales que le convienen (empleos temporales o inestables, salarios birriosos, ‘movilidad laboral’, etcétera). El alquiler que el doctor Sánchez ofrece a la juventud alienada y anegada de resentimiento no es otra cosa sino la oferta de desarraigo estructural indispensable para que funcione el engranaje del mercado globalizado.

Resulta sumamente llamativo y revelador que los desaprensivos que nos gobiernan, encargados de pastorear a esa juventud alienada y resentida hacia los rediles que convienen a la plutocracia, hayan elegido como diana de sus invectivas a los ‘fondos buitre’. Pero, ¿a qué llaman ‘fondos buitre’ estos canallas? Reparemos en el caso emblemático de Maricarmen, una señora que disfrutaba de una segunda subrogación de un contrato de renta antigua firmado en 1956; y que fue desahuciada en aplicación (muy tardía) de una Ley de Arrendamientos Urbanos… ¡aprobada por un gobierno socialista! Al casero de esta señora lo han tildado reiteradamente de ‘fondo buitre’; pero luego hemos sabido que se trataba en realidad de una pequeña sociedad que cuenta en su patrimonio con un único piso. Y es que los ‘fondos buitres’ auténticos son los amos de la patulea gobernante, como ha probado reiteradamente el doctor Sánchez, reuniéndose en varias ocasiones con el máximo responsable de BlackRock, Larry Fink, para lamer sus almorranas azufrosas, y publicitando después orgullosamente fotografías de estos encuentros en sus redes sociales. Lo hizo en una visita a los Estados Unidos, donde mantuvo una reunión exclusiva en la sede de BlackRock; y lo volvería a hacer en el Foro de Davos, donde se puso las botas a lamer almorranas, ya no sólo de Fink, sino también de otros dirigentes de grandes fondos, celebrando que estos hijos de Satanás «renovasen su apuesta por España» con nuevas inversiones. Luego, sumándose a la meada sobre la jeta de alienados y resentidos, un ministrillo del doctor Sánchez utilizaría estas inversiones de BlackRock para ensalzar propagandísticamente la falsa robustez de la economía española. ¿Alguien que no sea víctima de la alienación y el resentimiento puede dudar del amo al que estos chacales sirven? Para seguir sirviéndolos, a la vez que azuzan el resentimiento de las masas alienadas, se han sacado de la manga esos dos decretos-leyes fraudulentos, burda propaganda que arroja a propietarios e inquilinos a la sima de la inseguridad jurídica más desquiciada.

Simone Weil señalaba que «el arraigo es tal vez la más importante y la más desconocida necesidad del alma humana». E, indudablemente, una de las formas de arraigo es la propiedad de una casa que podamos considerar nuestro hogar. En una sociedad que no estuviese en manos de demagogos al servicio del reinado plutocrático mundial, el alquiler seria una realidad residual a la que sólo recurrirían –aparte de los turistas y los forasteros en tránsito– las personas que tienen un trabajo que los obliga a una itinerancia constante. Pues el común de los trabajadores, ligados a un trabajo que los arraiga a su tierra, gozaría con su familia de un hogar propio. Como ya hemos escrito en alguna ocasión anterior, un gobernante que de veras desease combatir el problema de acceso a la vivienda anunciaría un gran pacto para la calificación del suelo y la construcción de cientos de miles de viviendas sociales. Así, aparte de brindar a los jóvenes una vida digna, generaría empleo directo e indirecto y reactivaría enormemente la economía, porque garantizando vivienda asequible en propiedad se liberaría renta disponible y se favorecería el consumo; lo cual, además de generar riqueza, devolvería parte de la inversión al Estado a través de impuestos. Y, erigiéndose en el cliente principal de los proveedores de materiales para la construcción, el Estado podría propiciar un descenso de los precios que también beneficiaría a los promotores inmobiliarios privados. De este modo, construir vivienda resultaría menos costoso; e, inevitablemente, descendería también el precio de los alquileres.

Pero la jauría de chacales comandada por el doctor Sánchez, lacayos lamerones de la plutocracia, no desea combatir el problema del acceso a la vivienda; desea tan sólo azuzar el resentimiento de la gente alienada. Una oposición cabal ya estaría anunciando la construcción de cientos de miles de viviendas sociales, en caso de vencer en las próximas elecciones; no lo hace porque son los mismos lacayos con distintos collares. Y, puesto a elegir entre sus lacayos, el reinado plutocrático mundial siempre prefiere al que le garantiza la paz social de la gente alienada y resentida.

The Absolute Worst Luck Possible

3 Ottobre 2026 ore 23:02

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0:22 Boy Pops a Basketball in the Driveway
0:28 Graduation speech fumble
0:50 Woman catches falling cat with umbrella after it drops from above
0:53 broke the bowl
1:10 Iceberg Explodes
1:19 Balance
1:30 Australian Women Break Formation Skydiving Records
1:46 Bed rings doorbell
1:58 Rogue PArachute Landing
2:14 snowboarding
2:23 basketball fail
2:29 Car wash gone wrong
2:45 Camel Chews Girl's Hair at Safari Park
2:55 Taco turned fail
3:00 Bowling trickshot save
3:06 1 year old at wedding
3:15 Lion Climbs over and Licks Tourists
3:38 Dad Gets Spooked by Moving Halloween Mannequin
3:47 Tree stump holding up traffic
3:54 gentle parenting
4:03 One thing about cats
4:15 Asking dog to come out to play
4:30 Woodpecker Is Back for Round 2 With Ring Camera
4:43 Helicopter surfing
5:02 What's in the diary
5:10 cool toy car
5:17 Dog Whacks Fastball Twice With Baseball Bat
5:22 Cat ruins golf trick
5:42 Girl surprises her friend by hiding under the bunk bed mattress
5:54 Couple Experience Hilarious Chaos at Drive Through Safari
6:14 Ice bath
6:32 Elderly man pushes his 4 dogs on fitness machine at park
6:44 He answers the phone FAST
6:50 Bedside table collapses
7:09 Chicken lays egg in car
7:14 drone's gone
7:25 Hyped on arrival
7:40 Deli man shamed me
7:52 Shark chasing a fish and the fish hops onto boat
8:12 He made parkour look "easy"
8:30 Moving throat
8:44 Gators in Florida
9:15 8 flips on trampoline
9:26 Car's tyre
9:41 Impressive art
9:53 Stone floated to other end
10:06 ski fail
10:14 boy reaction on money cake
10:35 Track Athlete Effortlessly Clears 61-Inch Hurdle
10:40 They just ordered... wrappers?
10:57 67 joke gets old
11:04 Sea dog and land dog kiss
11:14 Art reveal
11:40 Only in Australia
11:57 Pro pool player
12:10 Guy is living his dream as a bat
12:29 donut car
12:42 Twisty car
12:49 Quiet toy
13:06 Lowering the volume
13:38 football doge
13:45 unlogical building
13:53 Headless horseman
14:08 Skateboarder Conquers Massive Stair Set
14:24 Impressive acrobatic sequence
14:30 Edward cake
14:45 Feet forgot to move
14:53 Beer button
15:01 ocean ring
15:12 Woman sounds like sheep
15:18 Mountains

Finalmente le HF in un palmare? Ecco il Baofeng SW-9 test in HF Band!

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Il nuovo Baofeng SW-9 rompe gli schemi tradizionali dei classici walkie-talkie VHF/UHF, introducendo funzioni avanzate dedicate alla ricezione in onde corte con supporto per la demodulazione SSB (USB/LSB). Nel video vediamo chiaramente il display sintonizzato sui 07.138 MHz in modalità LSB, confermando l ascolto anche nell bande radioamatoriali

#radioamatori #hamradio #radio #baofeng #ondecorte

health @ Savannah: GNU Health as a solution for Europe digital change - Italy Digi-CHange conf

3 Ottobre 2026 ore 14:14

During the days 6-9 of October will take place the Digi-Change conference in Turin, Piedmont region, Italy.

Digi-CHange promotes the digital transformation of medical and nursing education, introducing an inter-professional model that connects educators, clinicians, engineers, and industry innovators. Aligned with the Erasmus+ Capacity Building in Higher Education priority of Digital Transformation, Digi-Change strengthens the capacity of universities in Georgia, Ukraine, and EU partner countries to modernize curricula and foster digital competencies for a sustainable, innovation-ready healthcare workforce.

In the first session, Luis Falcón will deliver a keynote presentation about the social impact of GNU Health and Libre/Free Software is having in the public healthcare system, and how it can be used in the context of Telemedicine to provide meaningful and timely healthcare access to remote areas in Europe. Other topics will be building large federated health networks, privacy, and the human factor in healthcare, medical genetics and precision medicine. Dr. Falcon will address the risks of some emerging technology (eg, LLM) poses at different levels (individual, clinical practice, cultural & scientific community and the environment), and ethical alternatives in eHealth and decision support (DSS)

During this three-day “train-the-trainers” conference, physicians, nurses and other health professionals from Ukraine, Georgia and Latvia will join colleagues from Italy, France, Austria and other European countries to exchange knowledge and experiences.

In the topic of Telemedicine, Alberto Lazzero will address National records and cross-border cooperation among France and Italy. Prof. Dr. Alberto Lazzero is the Head of Telemedicine, Hospital of Briançon (France). He is an specialist in telemedicine for patients in mountain and cross‑border areas.

The conference will be in Turin, onsite, and will count with experts on diagnostic imaging, cancer and bioinformatics, among others. There will be visits to the Istituto Neurologico “Carlo Besta” (Milan) and INOC (National Oncologic Institute Candiolo).

Looking forward to meet our colleagues from Europe in Italy and share the experiences and impact of Free/Libre software in healthcare and our society.

Original post:

https://my.gnusol ... thumbnail_id=2272

Adresses yahoo.com ne sont pas acceptées sur framagroupes

Je viens de créer une liste de diffusion sur framagroupes (zebulon et sur zebulon-sell sur framagroupes.org) et toutes les adresses yahoo.com sont refusées.
Je ne réussi pas à les créer malgré des tentatives à divers moments (hier et ce matin 3/10/2026).
J’ai imaginé que cela provenait d’un problème de réponse du serveur yahoo lors de la vérification adresse email ou pb du côté framasoft lors du contrôle d’existence de l’adresse.
Pour info, ce sont 10 adresses qui ne passent pas alors qu’elles sont valides et présente dans une ancienne liste framalistes.

Merci par avance de votre aide.

3 messages - 2 participant(e)s

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PITTURO Le Pareti con la Pistola A SPRUZZO: il risultato e' STUPEFACENTE #painting #houserenovation

3 Ottobre 2026 ore 13:00

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Ho visto un video qui su YT, ho comprato una pistola spruzza-vernice su AMMAZZON, e mi son detto, cosa mai ci sara' di complicato nel verniciare una parete di bianco, a spruzzo?

Non l'avevo mai usata prima e devo dire che ero terrorizzato. Ma invece... il risultato e' stato INCREDIBILE!!!


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Le mappe mensili della sismicità, settembre 2026

3 Ottobre 2026 ore 09:30

Sono stati 1332 gli eventi registrati dalle stazioni della Rete Sismica Nazionale dall’1 al 30 settembre 2026, un numero in leggera diminuzione rispetto al mese di agosto, con una media che scende a circa 44 terremoti al giorno. Dei 1332 eventi registrati, 144 terremoti hanno avuto una magnitudo pari o superiore a 2.0 e soltanto 14 eventi magnitudo pari o superiore a 3.0. 

In questo mese un solo terremoto ha raggiunto una magnitudo ML 4.0, localizzato nei pressi dell’arcipelago delle Isole Eolie il 19 settembre, ad una profondità di oltre 270 km. Data la profondità l’evento non è stato risentito dalla popolazione. Tra i terremoti localizzati sul territorio nazionale c’è da ricordare una piccola sequenza con circa venti eventi registrati il 16 settembre in provincia di Catanzaro, nei pressi di Squillace, di magnitudo massima Mw 3.7.

Le mappe, insieme ad altri prodotti del monitoraggio, sono disponibili sul sito dell’Osservatorio Nazionale Terremoti e sul Portale Web dell’INGV.  

La rubrica “I terremoti del mese” è a cura di M. Pignone (INGV-ONT) .

JUNG: IL MALE CHE ABBIAMO DENTRO

3 Ottobre 2026 ore 08:15
L’Ombra, l’inconscio e il male che rifiutiamo di riconoscere in noi stessi.Per Jung, conoscere se stessi significa anche incontrare ciò che preferiremmo non vedere.Una Scorribanda sulla proiezione, sulla responsabilità e sulla difficile redenzione di noi stessi. 🎬 PREMIERE📅 Data: 03/10/2026 [riservata a Studenti Attivi]🕰️ Ora: ore 14:00🔗https://www.youtube.com/watch?v=kwLuP4OdvuM In questa Scorribanda filosofica entriamo nel cuore della […]

China returns to top 100 in gender parity ranking for first time since 2016

For the first time in a decade, China has returned to the top 100 out of 145 economies in an annual global report assessing gender equality. China closed 69.9 per cent of its gender gap in 2025, rising to 96th place from 103rd the previous year and increasing 1.3 percentage points, according to the 2026 Global Gender Gap Report published by the World Economic Forum (WEF), an international non-profit organisation based in Switzerland. It marks the first time China has been ranked in the top 100...

Cannot add repeatable job

Hello, I get the following error when upgrading from v8.1.8 to v8.3.1 (on top of Debian 13)

oct 02 16:59:00 chorro peertube[18763]: [media.interior.edu.uy:443] 2026-10-02 16:59:00.290 error: Cannot add repeatable job. {
oct 02 16:59:00 chorro peertube[18763]:   "err": {
oct 02 16:59:00 chorro peertube[18763]:     "stack": "Error: Legacy repeatable job metadata is not supported in BullMQ v6 (key: \"job::::30 5 * * 5\"). Migrate legacy repeatable jobs to Job Schedulers before upgrading. See https://docs.bullmq.io/guide/migrations/migrate-from-v5-to-v6\n    at getLegacyRepeatableJobError (/var/www/peertube/versions/peertube-v8.3.1/node_modules/.pnpm/bullmq@6.3.6_ioredis@6.0.0_pg@8.23.0/node_modules/bullmq/dist/cjs/classes/job-scheduler.js:67:12)\n    at JobScheduler.transformSchedulerData (/var/www/peertube/versions/peertube-v8.3.1/node_modules/.pnpm/bullmq@6.3.6_ioredis@6.0.0_pg@8.23.0/node_modules/bullmq/dist/cjs/classes/job-scheduler.js:243:19)\n    at JobScheduler.getSchedulerData (/var/www/peertube/versions/peertube-v8.3.1/node_modules/.pnpm/bullmq@6.3.6_ioredis@6.0.0_pg@8.23.0/node_modules/bullmq/dist/cjs/classes/job-scheduler.js:200:32)\n    at process.processTicksAndRejections (node:internal/process/task_queues:103:5)\n    at async Promise.all (index 0)\n    at async JobScheduler.getJobSchedulers (/var/www/peertube/versions/peertube-v8.3.1/node_modules/.pnpm/bullmq@6.3.6_ioredis@6.0.0_pg@8.23.0/node_modules/bullmq/dist/cjs/classes/job-scheduler.js:287:17)\n    at async JobQueue.pruneRepeatableJobs (file:///var/www/peertube/versions/peertube-v8.3.1/dist/core/lib/job-queue/job-queue.js:403:31)",
oct 02 16:59:00 chorro peertube[18763]:     "message": "Legacy repeatable job metadata is not supported in BullMQ v6 (key: \"job::::30 5 * * 5\"). Migrate legacy repeatable jobs to Job Schedulers before upgrading. See https://docs.bullmq.io/guide/migrations/migrate-from-v5-to-v6"
oct 02 16:59:00 chorro peertube[18763]:   }
oct 02 16:59:00 chorro peertube[18763]: }

Thank you!

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Taiwan coastguard uses water cannons to warn off mainland Chinese fishing vessel

2 Ottobre 2026 ore 20:33
Taiwan’s Coast Guard Administration (CGA) used water cannons to expel a mainland Chinese fishing vessel near Dongsha Island, authorities said on Friday. The incident occurred on October 1, 27 nautical miles east of the Taiwanese-controlled Dongsha Island, also called Pratas Island, in the South China Sea, the agency revealed. The CGA’s patrol vessel Yunlin directed its water cannon towards the fishing boat Jin Sha’s wheelhouse for about 90 seconds after initially spraying water into the air for...

Sosteniamo la lotta del popolo brasiliano contro l’estrema destra!

di: loc
2 Ottobre 2026 ore 19:51

Dichiarazione congiunta sulle elezioni in Brasile

Tra pochi giorni, l’America Latina potrebbe assistere al consolidamento delle mire egemoniche della potenza statunitense. Donald Trump sta conducendo una politica aggressiva, volta a interferire nel processo elettorale brasiliano, al fine di avere nel continente un ulteriore governo alleato e sottomesso agli Stati Uniti.

Negli ultimi mesi Trump e la sua amministrazione hanno ottenuto diverse vittorie in America Latina e nei Caraibi, in Venezuela, in Perù, in Colombia e in Cile, mentre intensificano la pressione su Cuba. In questo contesto, le elezioni in Brasile del 4 e del 25 ottobre prossimi saranno determinanti per confermare o frenare l’avanzata dell’imperialismo statunitense nel continente sudamericano e gli attacchi in corso contro tutti i diritti fondamentali. Un’eventuale vittoria di Flavio Bolsonaro (figlio dell’ex presidente oggi in carcere) su Lula avrebbe conseguenze deleterie per tutta l’America Latina e non solo.

L’ascesa dell’estrema destra, la formazione di governi ultraliberali e ultraconservatori in guerra contro le libertà, i diritti e le condizioni di vita dei lavoratori e delle lavoratrici, delle donne, delle minoranze etniche o sessuali e dei migranti, in tutto il mondo, è promossa da Trump e dai suoi sostenitori miliardari.

Il clan Bolsonaro non porta solo la responsabilità della politica di Jair Bolsonaro: centinaia di migliaia di morti in Brasile per la sua gestione della pandemia da Covid, crollo delle condizioni di vita delle popolazioni povere brasiliane, aggravarsi dei danni ambientali e il tentativo di colpo di stato dopo la sua sconfitta contro Lula alle elezioni del 2022, tentato golpe per il quale ore è in prigione. Questo movimento, oggi incarnato da suo figlio, preannuncia il peggio per il popolo brasiliano, per l’America Latina e per la lotta contro il riscaldamento globale.

Se verrà eletto, insieme al suo partito e ai suoi alleati (politici, finanzieri, sette religiose, grandi proprietari terrieri, militari), si appresta a vendere agli Stati Uniti e alle multinazionali una parte significativa delle risorse energetiche e minerarie del Brasile, ad accelerare la deforestazione dell’Amazzonia e a invertire la politica internazionale di Lula, che rappresentava un certo contrappeso alla politica bellicista di Donald Trump.

Noi, rappresentanti delle organizzazioni politiche sottoscritte, affermiamo la nostra piena solidarietà con tutti i partiti e i movimenti sociali che, in Brasile, conducono la lotta contro il clan Bolsonaro, contro l’estrema destra e contro la minaccia incombente che rappresentano. In tal senso, indipendentemente dalle nostre differenze o da eventuali disaccordi con il governo uscente, sosteniamo con forza la candidatura di Lula e la coalizione da lui guidata. Siamo consapevoli che la lotta che essi conducono in Brasile è legata a quella che qui in italia conduciamo e condurremo contro l’estrema destra e il suo mondo, anch’esso ispirato e solidale con Trump e i suoi progetti imperialisti.

Proponiamo di organizzare iniziative di solidarietà con il popolo brasiliano in occasione delle prossime elezioni presidenziali e legislative e invitiamo le altre forze della sinistra a sostenere questo appello. 

Partito della Rifondazione Comunista

Sinistra Anticapitalista

Per adesioni scrivere a sinistra@anticapitalista.org

Issues Noble (Ubuntu 24.04) openwebrx not strarting

2 Ottobre 2026 ore 19:50
 
Hello I unstalled the packaged for openwebrx but not able to start them....
 
systemctl start openwebrx.service
does not start openwebrx and after a while bails out with : Job for openwebrx.service canceled.
 
Running openwebrx from command line:
 
openwebrx
Traceback (most recent call last):
  File "/usr/local/bin/openwebrx", line 33, in <module>
    sys.exit(load_entry_point('OpenWebRX==1.2.122', 'console_scripts', 'openwebrx')())
             ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
  File "/usr/local/bin/openwebrx", line 25, in importlib_load_entry_point
    return next(matches).load()
           ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
  File "/usr/lib/python3.12/importlib/metadata/__init__.py", line 205, in load
    module = import_module(match.group('module'))
             ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
  File "/usr/lib/python3.12/importlib/__init__.py", line 90, in import_module
    return _bootstrap._gcd_import(name[level:], package, level)
           ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
  File "<frozen importlib._bootstrap>", line 1387, in _gcd_import
  File "<frozen importlib._bootstrap>", line 1360, in _find_and_load
  File "<frozen importlib._bootstrap>", line 1331, in _find_and_load_unlocked
  File "<frozen importlib._bootstrap>", line 935, in _load_unlocked
  File "<frozen importlib._bootstrap_external>", line 995, in exec_module
  File "<frozen importlib._bootstrap>", line 488, in _call_with_frames_removed
  File "/usr/lib/python3/dist-packages/owrx/__main__.py", line 10, in <module>
    from owrx.http import RequestHandler
  File "/usr/lib/python3/dist-packages/owrx/http.py", line 1, in <module>
    from owrx.controllers.status import StatusController
  File "/usr/lib/python3/dist-packages/owrx/controllers/status.py", line 3, in <module>
    from owrx.sdr import SdrService
  File "/usr/lib/python3/dist-packages/owrx/sdr.py", line 4, in <module>
    from owrx.source import SdrSource, SdrSourceEventClient
  File "/usr/lib/python3/dist-packages/owrx/source/__init__.py", line 26, in <module>
    from pycsdr.modules import TcpSource, Buffer
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Oct 02 18:27:47 myserver systemd[1]: Stopping openwebrx.service - OpenWebRX WebSDR receiver...
Oct 02 18:27:47 myserver openwebrx.py[512709]: 2026-10-02 18:27:47,094 - owrx.markers - INFO - Stopping marker database thread.
Oct 02 18:27:47 myserver openwebrx.py[512709]: 2026-10-02 18:27:47,094 - owrx.web - INFO - Stopping Receivers database thread.
Oct 02 18:27:47 myserver openwebrx.py[512709]: 2026-10-02 18:27:47,094 - owrx.web - INFO - Stopping Repeaters database thread.
Oct 02 18:27:47 myserver openwebrx.py[512709]: 2026-10-02 18:27:47,094 - owrx.web - INFO - Stopping EIBI database thread.
Oct 02 18:27:47 myserver openwebrx.py[512709]: 2026-10-02 18:27:47,094 - owrx.source.rtlsdr-6 - WARNING - STDERR: received signal: 15
Oct 02 18:27:47 myserver openwebrx.py[512709]: 2026-10-02 18:27:47,094 - owrx.web - INFO - Stopped Receivers database thread.
Oct 02 18:27:47 myserver openwebrx.py[512709]: 2026-10-02 18:27:47,095 - owrx.web - INFO - Stopped Repeaters database thread.
Oct 02 18:27:47 myserver openwebrx.py[512709]: 2026-10-02 18:27:47,095 - owrx.markers - INFO - Stopped marker database thread.
Oct 02 18:27:47 myserver openwebrx.py[512709]: 2026-10-02 18:27:47,095 - owrx.web - INFO - Stopped EIBI database thread.
Oct 02 18:27:47 myserver openwebrx.py[512709]: 2026-10-02 18:27:47,110 - owrx.source.rtlsdr-6 - WARNING - STDERR: received signal: 15
Oct 02 18:27:47 myserver openwebrx.py[512709]: 2026-10-02 18:27:47,111 - owrx.source.rtlsdr-6 - WARNING - STDERR: WARNING: rtlsdr_cancel_async failed
Oct 02 18:29:17 myserver systemd[1]: openwebrx.service: State 'stop-sigterm' timed out. Killing.
Oct 02 18:29:17 myserver systemd[1]: openwebrx.service: Killing process 512709 (python3) with signal SIGKILL.
Oct 02 18:29:17 myserver systemd[1]: openwebrx.service: Failed to kill control group /system.slice/openwebrx.service, ignoring: Invalid argument
Oct 02 18:29:17 myserver systemd[1]: openwebrx.service: Main process exited, code=killed, status=9/KILL
Oct 02 18:29:17 myserver systemd[1]: openwebrx.service: Failed with result 'timeout'.
Oct 02 18:29:17 myserver systemd[1]: Stopped openwebrx.service - OpenWebRX WebSDR receiver.
Oct 02 18:29:17 myserver systemd[1]: openwebrx.service: Consumed 6h 52min 34.260s CPU time.
 
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Chrs

3 ottobre 2025 – 3 ottobre 2026. Colpevoli di Palestina. Verso lo sciopero del 14 ottobre

di: loc
2 Ottobre 2026 ore 19:44

di Enio Minervini, della direzione nazionale di Sinistra Anticapitalista, militante per la Palestina processato per la manifestazione del 3 ottobre 2025

1. Il 12 e il 14 ottobre inizieranno presso il tribunale di Massa, in Toscana, i processi per le manifestazioni in solidarietà con la Palestina e con la Global sumud flottilla del 3 ottobre 2025. Il 9 novembre inizierà quello per le analoghe manifestazioni del 22 settembre 2025. Oltre 70 persone sono sotto processo per quelle manifestazioni e tra queste persone ci sono io stesso.

Il processo di Massa è il primo in Italia che cerca di criminalizzare quell’enorme opposizione al genocidio che lo scorso autunno portò in piazza milioni di persone in tutta Italia e, fuori dall’Italia, in tutto il mondo.

2. Di cosa siamo accusati?

Di aver sentito il dolore del popolo palestinese giungerci dall’altra parte del mare.

Di averlo sentito forte, fino qui, come se fosse nostro, come se quei bambini fossero i nostri bambini, come se quelle donne e quegli uomini fossimo noi stessi.

Di questo siamo accusati e accusate e per questo andiamo a processo.

Un processo politico che più politico non potrebbe essere: il reato di umanità contro la ferocia di un genocidio.

3. È questo che definisce la posta in gioco: il genocidio perpetrato da Israele contro il popolo palestinese è un pezzo dell’architrave del Capitalismo che si sta costruendo. Il popolo palestinese è un ostacolo alle future vie energetiche e ai flussi globali di merci che dalla penisola araba giungono in Europa. Il suo sterminio è funzionale alla liberazione dello spazio fisico per questi flussi, ma anche dello spazio politico per riconnettere lo stato sionista con quella parte del mondo arabo arruolata da decenni agli interessi del grande Capitale. Su quello spazio si gioca la competizione interimperialista con la concorrente “via della seta” che dalla Cina porterebbe le merci in Europa. Inoltre la tecnologia militare dello sterminio sperimenta gli stumenti delle guerre del futuro e indica i percorsi per il riarmo già in atto nei paesi europei.

È per questo che un paese con il PIL limitato alle dimensioni di una grande regione italiana è in grado di tenere aperti 8 fronti di guerra contemporaneamente (Gaza, Cisgiordania, Libano, Siria, Yemen, Iran, Iraq e, nell’immediato orizzonte, Turchia). Ci riesce perché davanti alle sue guerre e al suo genocidio si incrociano gli interessi globali del potere occidentale, Italia compresa, che lo sostengono.

4. Ed allora si comprende il senso della repressione che stiamo subendo a Massa e che sta colpendo l’Italia e tutto il mondo.

I processi contro il dissenso, così come il delirante e razzista disegno di legge cosiddetto “antisemitismo”, gli arresti negli Stati Uniti della premio Oscar Susan Sarandon insieme a tante e tanti militanti per la Palestina, la persecuzione di Action for Palestine nel Regno Unito come organizzazione terroristica per il solo fatto di aver gettato vernice rossa contro un aereo militare svelano il senso dell’azione repressiva: manifestare contro il genocidio, opporsi anche simbolicamente allo scorrere fluido del flusso di merci e delle commesse militari che alimentano le guerre di Israele, protestare, denunciare le malefatte genocidarie di Israele, è un reato da reprimere con durezza.

5. C’è quindi un legame profondo tra il senso di umanità e il sentimento di partecipazione di un dolore che esplode dalla due rive del mediterraneo e la resistenza ad un futuro di guerra in cui il genocidio può riguardarci tutte e tutti.

6. Personalmente affronto il processo con la consapevolezza di chi tornerebbe su quei binari oggi stesso, rivendicando tutta l’umanità che quel popolo enorme ha dimostrato lo scorso anno.

Abbiamo posto a noi stessi la domanda che per decenni ci siamo posti, studiando la storia dei genocidi del ‘900.

Cosa devono fare i contemporanei di un mondo devastato dalla ferocia, quando la complicità con un genocidio attraversa la loro stessa terra? Stare in piazza, davanti ai porti, nelle stazioni è stato il modo per rifiutarsi di guardare altrove con indifferenza. Sottolineare la reticenza, la complicità e le ipocrisie del nostro governo, mentre imbarcazioni italiane venivano assalite in acque internazionali, e dire che non saremmo rimasti con le mani in mano. Dire che potevamo bloccare lo scorrere delle armi e della complicità militare con Israele e che cercheremo di farlo ancora.

7. Indipendentemente dalla data del processo di ciascuna e ciascuno, noi presidieremo il tribunale di Massa il 12 ottobre e il 9 novembre e parteciperemo allo sciopero di tutta la Toscana e a tutte le manifestazioni del 14 ottobre a Massa.

8. Siamo ancora, oggi come ieri, l’equipaggio di terra che con l’equipaggio di mare lavora tutti i giorni per rompere l’assedio di Gaza.

Un giorno si dirà di noi: “fecero quello che i governi non vollero fare!”.

È vero, non siamo riusciti a fermare il massacro.

Il genocidio continua e anche la complicità del governo italiano continua.

Ma dopo quelle giornate nessuno potrà più dire che i massacri continuano nell’indifferenza dell’opinione pubblica e dei militanti per la Palestina. Milioni di persone in piazza dissero lo scorso anno che non in nome del nostro popolo viene compiuto quel massacro.

Siamo pronti a ripeterlo oggi, in piazza e in tribunale.

Francia: Mobilitazioni delle scuole superiori

di: loc
2 Ottobre 2026 ore 19:26

Pubblichiamo il comunicato della Gioventù Anticapitalista (NPA) sulle mobilitazioni studentesche di questi giorni e a seguire la corrispondenza raccolta da Radio Onda d’Urto della compagna Alice Ferraglio, consigliera comunale di Saint Denis per La France Insoumise

Mobilitazioni delle scuole superiori: non fermiamoci qui!

di Jeunesse Anticapitaliste

Scarica il volantino originale

Da qualche giorno, il movimento dei licei si intensifica. Sono più di 400 gli istituti di scuola secondaria bloccati in tutta la Francia per chiedere migliori condizioni di studio. E di fronte alle loro mobilitazioni hanno in risposta una repressione di una violenza decuplicata.

Personale sottopagato, classi sovraccariche, edifici fatiscenti, orari troppo pesanti, per non parlare del rullo compressore che è il percorso Sup [sistema per l’ammissione alle facoltà universitarie e agli altri percorsi di istruzione superiore ndt], le rivendicazioni sono numerose e il sentimento di abbandono dei licei pubblici aumenta. I licei dei quartieri popolari sono i primi ad affrontare questa mancanza di investimenti da parte dello Stato. Questa situazione si inserisce in un contesto di attacchi austeritari da parte di un governo al servizio dei datori di lavoro, di rotture dei servizi pubblici e di offensive razziste.

È anche facile fare il collegamento con gli attacchi alle università, ai sussidi per l’alloggio, all’RSA [reddito di solidarietà attiva ndt], ai contratti di lavoro sempre più precari, o anche il menefreghismo del governo di fronte alla crisi climatica. I giovani non possono più vedere un futuro nel loro paradiso capitalo-fascista.

“Violenti”, “manipolati”, “strumentalizzati”, ecc. le autorità cercano a tutti i costi di screditare i nostri movimenti. Continueremo a ricordarlo: le nostre rivendicazioni sono legittime così come le nostre forme di mobilitazione.

Il governo conduce una repressione senza precedenti contro i nostri blocchi. Le immagini di questa repressione sono terribili (strangolamenti, placcaggi a terra, arresto, spari con proiettili LBD [lanciatore di proiettili a impatto cinetico usato dalla polizia francese ndt] a distanza ravvicinata, accecamenti, ecc.). Questa violenza dello Stato ci mostra una cosa: il governo ha paura della nostra mobilitazione. Questa repressione non ci fermerà. Continueremo a mobilitarci per migliori condizioni di studio.

Chiediamo:

  • Abrogazione di Parcoursup
  • Fine dell’orario 8-18 e delle lezioni del sabato
  • Ristrutturazione di tutti i licei e gli istituti di istruzione superiore
  • Fine delle tasse di iscrizione razziste

Invitiamo le liceali e i liceali a continuare la lotta, le studentesse e gli studenti a mobilitarsi nei loro luoghi di studio, e l’insieme del movimento sociale a sostenere le liceali e i liceali di fronte alle violenze della polizia.

Più soldi per i nostri licei! Basta con gli sbirri nei nostri luoghi di studio!
Riappropriiamoci del nostro futuro!


FRANCIA: PROSEGUE LA MOBILITAZIONE STUDENTESCA NONOSTANTE LA REPRESSIONE. 6 OTTOBRE CONVERGENZA E SCIOPERO

da Radio Onda d’Urto

Altri 600 arresti questa mattina di studenti e studentesse, il 90% sono minorenni secondo i dati forniti dal ministero degli interni. Ma la repressione non ferma il movimento che dalle scuole di periferia ed in particolare di Saint Denis si è esteso in tutta la Francia.  “Ieri ci sono stati 900 licei in tutta la Francia mobilitati e sono stati  occupati 24 campus universitari: le rivendicazioni riguardano la richiesta di maggiori risorse perchè mancano i professori e le attrezzature scolastiche e poi la selezione per l’ingresso all’università con una piattaforma informatica che appare ingiusta ed opaca – spiega Alice Ferraglio, compagna bresciana consigliera comunale per La France Insoumise a Saint Denis – la risposta è puramente repressiva sia da parte della polizia e dal punto di vista della giustizia, il ministro ha chiesto di avere fermezza nella risposta penale. Oggi inoltre circa 400 licei sono stati chiusi e ci sarà la didattica online per ostacolare la mobilitazione studentesca e per evitare che ci siano blocchi, anche alcune scuole di Saint Denis dove vivo.”

Il 6 ottobre ci sarà un’altra giornata di mobilitazione nazionale indetta da alcuni sindacati studenteschi ed è arrivato anche l’appoggio di alcuni sindacati  come CGT, Sud, Force Ouvrière  del servizio pubblico: “la precarietà in cui gli studenti vivono  è una precarietà che in forme diverse è condivisa anche dal resto della popolazione e quindi è bene che ci sia una convergenza delle lotte perchè queste possano moltiplicarsi e arrivare a strutturare delle rivendicazioni chiare con obiettivi che si possano ottenere.”

Ascolta la corrispondenza di Alice Ferraglio da Saint Denis dove è consigliera comunale de La France Insoumise

 

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Spagna: il movimento per il diritto alla casa incendia l’autunno

di: loc
2 Ottobre 2026 ore 18:57

Pubblichiamo il comunicato di Anticapitalistas sul movimento per la casa e a seguire le considerazioni di Brais Fernández.

La scintilla ha dato fuoco alla prateria: organizziamo un autunno rovente

Comunicato di Anticapitalistas (28/9/2026)

Mercoledì 23 settembre, la polizia ha sfrattato Maricarmen a Madrid. Maricarmen è una donna di 87 anni a cui un fondo speculativo ha aumentato progressivamente l’affitto, finché non ha deciso di destinare l’appartamento a nuove attività commerciali. In questo senso, non si tratta di un caso così eccezionale: nello Stato spagnolo si verificano migliaia di sfratti all’anno. Il movimento per il diritto alla casa lotta ogni giorno contro questi sfratti, spesso di fronte al silenzio dei media, che distolgono lo sguardo da un dramma presente nella quotidianità dei quartieri operai.

Tuttavia, questo caso è stata la scintilla che ha dato fuoco alla prateria. Le immagini estremamente crudeli mettono in luce una realtà incontestabile. L’alloggio è la principale preoccupazione della popolazione lavoratrice. Negli ultimi anni gli affitti sono aumentati in modo esponenziale, il turismo sfrenato ha invaso quartieri e città in tutto il territorio spagnolo, il potere d’acquisto della gente è diminuito a causa dell’aumento dei prezzi: un’intera generazione si vede privata dell’accesso all’alloggio e, durante otto anni di governi progressisti, il problema non ha fatto altro che aggravarsi.

La mobilitazione non si è limitata a Madrid: un movimento di solidarietà e di protesta ha attraversato molte città, da Granada a Valladolid. La manifestazione di sabato a Madrid, indetta dal Sindacato delle Inquiline, che si è conclusa con un accampamento in Plaza de Sol, ha rappresentato un salto di qualità nel conflitto. Non si tratta più di un problema settoriale o particolare: l’alloggio è diventato il grande fallimento del progressismo, mettendo in evidenza che gli otto anni di governo, prima tra PSOE e Podemos e ora tra PSOE e SUMAR, non sono stati in grado di affrontare i problemi strutturali di cui soffre la popolazione lavoratrice.

In questo senso, la mobilitazione per il diritto alla casa esprime un nuovo fattore sociale, che può svilupparsi fino a diventare determinante. Da un lato, il clima politico è cambiato: di fronte a una destra all’offensiva contro i migranti sulla scia della crisi di Ceuta, il movimento per il diritto alla casa è in grado di mettere sul tavolo un’altra agenda. Ha inoltre messo in difficoltà un progressismo che sa solo vivere ricattando la base di sinistra con la paura della destra, mentre mantiene intatte le politiche che consentono il profitto capitalista a spese della classe lavoratrice. Non sembra che il governo possa ignorare questo problema: le esperienze fallimentari di «vittorie storiche» come la legge sugli alloggi fungono da meccanismo preventivo contro nuovi tentativi di facciata.

Ma il fatto che il clima sia cambiato non significa che sia cambiato anche il rapporto di forze. La destra continua ad essere ancora più potente del campo popolare; il progressismo cercherà di neutralizzare il problema, attraverso una combinazione di ricatti e tentativi di «riforme passive», ovvero briciole per frenare la mobilitazione. Tuttavia, questa offensiva è condizionata dal profondo discredito dei partiti che sono stati al governo in questi anni. Né Sumar né Podemos hanno presenza e influenza nel movimento per il diritto alla casa, nonostante i tentativi dei loro esponenti di riposizionarsi: senza reti militanti e una volta screditata la loro strategia governativa, il blocco progressista ha serie difficoltà a utilizzare questi partiti come tramite nella dialettica negoziale con cui cercano di limitare il movimento sociale.

La sfida del movimento popolare è evitare la trappola parlamentare e mettere al centro l’azione politica indipendente delle masse. Il programma del Sindacato delle Inquiline, con il cosiddetto decreto Maricarmen e altre misure fondamentali come l’espropriazione delle abitazioni di proprietà dei fondi speculativi e delle banche per creare un parco immobiliare pubblico, l’immediata riduzione del 50% degli affitti e la limitazione dell’affitto al 20% dello stipendio, costituisce un buon programma per unificare il movimento e dotarlo di un orizzonte da imporre attraverso la forza sociale e politica.

Ciò richiede un salto di qualità a livello organizzativo e tattico, affinché il movimento si doti di una strategia che gli consenta di rafforzarsi nel lungo periodo. È necessario mettere sul tavolo prospettive come lo sciopero generale, che impediscano al movimento di arenarsi in una fase senza riuscire a passare a un’altra. Lo sciopero generale richiede la costruzione di un’ampia politica di alleanze, con una propria prospettiva antagonista: non può essere uno sciopero delle minoranze sindacali, deve coinvolgere tutti i settori possibili del mondo sindacale, ma combinarsi con repertori più ampi, come abbiamo visto negli scioperi dell’8 marzo. Una prospettiva di questo tipo consentirebbe di includere altre rivendicazioni della nostra classe, come quelle salariali di alcuni settori dell’industria o il potente movimento educativo che si sta sviluppando in diverse comunità autonome. Se prendiamo sul serio questa prospettiva, dobbiamo lottare costantemente per ampliare la nostra base sociale, mobilitando dal basso ed esercitando pressioni su tutti i settori sindacali e sociali in questa direzione.

Si apre un nuovo scenario. C’è un settore sociale che si sta radicalizzando verso sinistra e che, pur non essendo ancora neanche lontanamente una maggioranza sociale, è disposto a lottare contro questo sistema e contro l’estrema destra senza rinunciare a nulla e senza delegare al progressismo. Le forze politiche e tutti i settori militanti che puntano alla trasformazione anticapitalista della società devono impegnarsi a fondo per rafforzare e sviluppare questo slancio, ampliandolo e trasformandolo in un movimento di massa e popolare. Questo è il miglior antidoto contro il disincanto e l’apatia e ci consentirà di ottenere conquiste che ci permettano di passare all’offensiva.


Nuovo clima, nuova congiuntura. Appunti tattici a partire dal movimento per il diritto alla casa

di Brais Fernández (da Zona de Estrategia)

Dopo lo sfratto di Maricarmen, la lotta per il diritto alla casa si è trasformata in un movimento politico che sta mettendo in crisi il governo progressista. Ora dobbiamo estendere il conflitto oltre gli accampamenti, fare della demercificazione dell’alloggio un asse attorno al quale raggruppare altre rivendicazioni e porre lo sciopero generale come obiettivo a breve termine.

Il movimento per il diritto alla casa ha fatto un balzo in avanti esponenziale a seguito dello sfratto di Maricarmen, passando dall’essere una struttura formata da diversi sindacati con capacità militante e di mobilitazione diseguali a porsi al centro di un nuovo movimento di carattere politico. Ciò solleva alcuni problemi di definizione e di analisi della congiuntura, nonché questioni relative alla tattica e alla strategia. Suddivideremo questo articolo in base a queste due parti. La brevità del testo e la condizionalità delle ipotesi avanzate sono giustificate dalla rapidità e dalla mutevolezza della congiuntura.

Congiuntura e movimento

Come esponevamo all’inizio, ci troviamo di fronte a un movimento di carattere politico. Ciò si riflette sia nella forma che nella sostanza. Pur essendo guidato in larga misura dal Sindacato delle Inquiline, il conflitto non si basa su uno sciopero delle inquiline, ovvero non ha come fulcro il «luogo della riproduzione», ma ha compiuto il salto nella sfera pubblica, puntando direttamente al Governo dello Stato. Questo fatto riflette alcuni limiti nel radicamento strutturale delle organizzazioni per il diritto alla casa e, al contempo, l’urgenza del problema, e impone una concezione concreta dei processi. Di fronte all’idea semigradualista di accumulare forze per poi lottare, la realtà è che si impone la massima del Faust di Goethe: «All’inizio era l’azione». È attraverso la lotta, attraverso il salto, che si aprono nuove possibilità di organizzazione di massa. Naturalmente, ciò non significa sottovalutare l’organizzazione precedente: il buon lavoro di organizzazioni come il Sindacato delle Inquiline e altri settori del movimento per il diritto alla casa permette al movimento di affrontare questa sfida con una struttura e una capacità estremamente utili per rafforzarsi e guidare la lotta di massa. Ma la lotta di massa non è un mero riflesso dell’organizzazione sindacale preesistente; comporta un salto e un adattamento a una nuova circostanza, che richiede nuove tattiche e strategie.

Il movimento per il diritto alla casa riesce così a concentrare (temporaneamente) tutte le contraddizioni accumulate sul piano sociale (la contraddizione tra la crescita economica e i profondi problemi di accessibilità economica della classe lavoratrice) e politico (le contraddizioni tra le promesse e la retorica da un lato e la realtà della politica progressista dall’altro). Ciò determina il carattere della crisi. Una base sociale simile a quella del vecchio 15M si mette in moto di fronte ai problemi strutturali irrisolti, mettendo in crisi il progressismo al potere. Fino a qui, l’analogia è corretta.

Ma il contesto nel suo insieme non lo è. La storia non è una ripetizione circolare che ritorna nella sua forma precedente, anche se riprendiamo sempre le tradizioni e i problemi del passato per riformularli. Il rapporto di forze non è la stessa cosa del clima politico. Sebbene il clima politico sia temporaneamente favorevole, con una destra colta alla sprovvista, il rapporto di forze internazionale continua a essere segnato dall’ascesa della reazione e dell’estrema destra, a differenza di quanto accadde nel 15M, che si inseriva nello spirito offensivo delle rivoluzioni arabe.

Piuttosto, nonostante tutte le sue differenze, questo movimento affonda le sue radici nella necessità di decine di migliaia di persone e di una nuova generazione politica globale – dai movimenti per la Palestina alle lotte e all’emergere di una nuova sinistra in Francia, negli Stati Uniti o in Germania – di combattere con le proprie armi contro questo clima soffocante imposto dalla reazione e dal capitale. La particolarità di questo movimento per il diritto alla casa è che si oppone al governo «più progressista» della storia, mettendo così in crisi, soprattutto, i partiti di sinistra legati alla gestione governativa degli ultimi otto anni. Sebbene questo movimento non alteri ancora e in modo automatico il rapporto di forze, esso comporta comunque l’emergere di un nuovo settore politico-sociale, prima oscurato dall’orgia di propaganda progressista, che combina i talk show di RTVE e il costante ricatto della paura del fascismo.

Tattica e strategia

Il movimento sta ancora prendendo forma in modo disomogeneo, influenzato dalla composizione politica di ciascun territorio o nazione di quella variegata formazione sociale che è lo Stato spagnolo. Madrid ne è l’epicentro, ma stanno sorgendo accampamenti in diverse città. In alcuni territori, in cui la densità del movimento «spontaneo» è minore poiché esistono altre forze molto strutturate (soprattutto sindacali, come in Galizia e nei Paesi Baschi), è possibile che il movimento assuma forme proprie e particolari. Ma al di là di ciò, si tratta di cercare di far crescere il movimento, considerando l’accampamento come una fase della lotta, non come un fine a sé stesso.

Questo dibattito riveste una certa importanza. L’accampamento può essere un’enorme leva per raggruppare e organizzare il salto nella lotta di classe, ma è un momento di concentrazione di forze che, al di là della sua capacità di condensare la politica per un istante, non riflette ancora la strutturazione di un ampio movimento in espansione nei quartieri e nei luoghi di lavoro. È vero che potrebbe sfociare in una comune, ma non di Madrid: sarebbe piuttosto la comune di Sol, che incasellerebbe il movimento negli stretti limiti delle sue pratiche autoreferenziali, cosa che, francamente, preferiamo non immaginare.

Ma il movimento non può nemmeno limitarsi a essere una sorta di «petizione cittadina» al Parlamento. Il suo ruolo non è quello di avallare i decreti di un governo di gestione capitalista in nome di una logica del male minore. In un contesto di ascesa della lotta, ciò potrebbe comportare una chiusura del conflitto, non una conquista parziale. Al contrario, si tratta di costruire un’iniziativa propria che esplori la dialettica tra forza sociale e conflitto antagonistico e che apra brecce nella configurazione dello Stato. Noi comunisti non ci opponiamo alle riforme: lottiamo attivamente per esse, nella misura in cui rafforzano la nostra classe nella lotta per l’obiettivo del superamento del capitalismo. Lo Stato moderno, inoltre, non è un semplice guardiano notturno: costruisce la propria egemonia riflettendo i rapporti di forza, così come la classe lavoratrice si rafforza ottenendo nuove cristallizzazioni delle proprie lotte (e non attraverso le sconfitte che la disgregano, come pensano i catastrofisti), in una tensione tra la riforma passiva e la conquista della propria autonomia.

Ma ciò ha una chiara ripercussione. I dibattiti giuridico-politici sulla composizione parlamentare o sui limiti legali hanno la loro importanza tattica, ma sono secondari dal punto di vista strategico. Il programma e l’orizzonte di un movimento non possono limitarsi a ciò che la costituzione giuridica del capitale, sempre temporanea, stabilisce in un determinato momento. Il programma deve essere legato agli obiettivi immediati della classe lavoratrice. Misure come la riduzione immediata degli affitti, l’espropriazione senza indennizzo dei fondi speculativi e delle banche per creare un parco immobiliare pubblico, sotto controllo sociale e democratico, o l’ancoraggio del tetto massimo dell’affitto al 20% del salario vanno in questa direzione. Gli slogan devono ampliare il possibile: devono riprendere l’arte leninista di fissare un compito, un modo per avanzare nella guerra di posizione. L’idea che la rendita sia un rapporto illegittimo e che si debba lottare per demercificare l’alloggio conferisce un orizzonte ideologico alle rivendicazioni, collegandole a un proprio progetto di società. Non bisogna aver paura di esigere dalla classe dirigente; ciò che non si deve mai fare è chiederle qualcosa. Tornando al Faust di Goethe: «In principio era la forza».

In questo senso, la lotta per l’alloggio può svolgere temporaneamente un ruolo simile a quello della rivendicazione della giornata lavorativa di otto ore per il movimento operaio. Il vecchio movimento operaio non aspettava che si formasse una maggioranza parlamentare che applicasse il suo programma: cercava di dotarsi della forza per imporlo. Era questa dialettica a raggiungere un punto di equilibrio tra la vocazione di ottenere conquiste concrete qui e ora e quella di forgiare un movimento con un orizzonte trasformativo: solo in questa dialettica, che ha due facce indissolubili, si può forgiare una forza.

Ma per farlo dobbiamo dotarci di una nuova capacità tattica. È qui che emerge lo sciopero generale come orizzonte. È ovvio che nemmeno lo sciopero generale in sé possa essere un fine, ma sì un orizzonte intermedio che comporti un nuovo balzo in avanti nella lotta, nel conflitto e nell’accumulo di forze, dotando l’insieme della classe di una prospettiva specifica che eviti la dispersione e metta al centro l’azione politica di massa.

Uno sciopero generale in questo contesto dovrebbe partire da diverse premesse. La prima è che non può essere uno sciopero di minoranze, indetto esclusivamente dai sindacati combattivi, i quali, ovviamente, possono e devono svolgere un ruolo chiave nell’intera questione. È necessario coinvolgere almeno un settore della classe operaia organizzata sotto l’ala delle grandi burocrazie sindacali, anche se ogni realtà ha le sue peculiarità. Se qualche comunista nutre delle riserve al riguardo, prima di andare in tilt, gli consigliamo di leggere i testi dell’Internazionale Comunista e di studiare la sua pratica durante il III e il IV Congresso dell’Internazionale Comunista. Tuttavia, questo non si otterrà né con appelli astratti né con negoziazioni dall’alto. È necessaria una pressione enorme e costante dal basso. Dobbiamo cercare un modello adeguato. Ad esempio, gli scioperi femministi indetti dalle assemblee dell’8 marzo possono servire da punto di partenza. Un modello di sciopero generale che combini la mobilitazione dei settori più avanzati sul posto di lavoro con un’ampia mobilitazione politica, concentrando in una sola giornata diversi repertori di azione.

Il Sindacato delle Inquiline e il movimento per il diritto alla casa possono promuovere assemblee per lo sciopero generale e, in molti luoghi, unirsi ad altri settori, come ad esempio il potente e organizzato movimento educativo, che in realtà è più strutturato di quello per il diritto alla casa, sebbene abbia meno centralità. La chiave affinché il movimento si sviluppi è essere in grado di espandere e rafforzare il movimento tra la classe lavoratrice con una tattica coerente e indipendente. Lo sciopero generale, quindi, implica una tendenza all’unità nell’azione, attorno a specifici vettori organizzativi. La scelta virtuosa, in questo caso, sarà quella di utilizzare la questione abitativa, diventata il punto centrale di una crisi politica, come elemento aggregante delle rivendicazioni senza che ciò si trasformi in un miscuglio che, anziché unire, finisca per disperdere.

Né possiamo avere una concezione gradualista dell’organizzazione dello sciopero. Questa situazione non si protrarrà per mesi, a meno che non ci dotiamo degli strumenti per un rapido avanzamento. Un ripiegamento in questo momento comporterà la perdita di una centralità contingente. Lo sciopero non può essere pianificato con mesi di anticipo. Anche se può sembrare controintuitivo, stiamo parlando di settimane. Questo movimento non avanza sulla base di una struttura già consolidata: piuttosto, va strutturato attraverso l’azione e la congiuntura. Qualsiasi evento, in un clima così instabile, può cambiare l’agenda se il movimento non è in grado di intensificare la lotta. Per questo c’è una certa urgenza: non possiamo fermarci. Dobbiamo fare un passo avanti per trasformare il salto in forza. Non c’è modo migliore per affrancarci dal progressismo, lottare per l’egemonia al di là della retorica e affrontare concretamente la destra radicale che approfondire, estendere ed elevare il livello della lotta. Trasformare in realtà lo sciopero generale, che è tornato nelle strade come slogan, è una buona via per affrontare queste sfide.

NASA Model Wing Lights Up During First Pressure Sensitive Paint Tests

2 Ottobre 2026 ore 18:10

2 min read

Preparations for Next Moonwalk Simulations Underway (and Underwater)

Side‑by‑side images showing a wing-like test article mounted in a wind tunnel. The left image displays the pale, unlit test article attached to instrumentation inside the tunnel. The right image shows the same article under aerodynamic heating, glowing bright pinkish‑purple as test data parameters appear around it, including readings for pressure, temperature, Mach number, and angle of attack.
Left: The Benchmark Supercritical Wing not illuminated in unsteady Pressure Sensitive Paint inside the Transonic Dynamics Tunnel at NASA’s Langley Research Center. Right: The Benchmark Supercritical Wing illuminated in unsteady Pressure Sensitive Paint during testing inside the Transonic Dynamics Tunnel at NASA’s Langley Research Center.
Left: NASA/Sarah Peak | Right: NASA

Groundbreaking tests at NASA’s Langley Research Center in Hampton, Virginia, are paving the way for new wind tunnel capabilities for designing the aircraft technologies of the future. 

In a first-of-its-kind test in NASA Langley’s Transonic Dynamics Tunnel, researchers used unsteady Pressure Sensitive Paint to study how air flows around a standard wind tunnel model known as the Benchmark Supercritical Wing. As the team observed the test, the paint’s special capabilities made the model wing glow pink-purple when exposed to special ultraviolet lights, while high-speed cameras captured every detail. 

The test combined two valuable NASA tools. NASA’s benchmark wings don’t represent a particular type of aircraft, rather they are meant as universal models to help researchers improve computer modeling using wind tunnel data.  

Unsteady pressure sensitive paint is a specialized coating that varies in brightness according to how much pressure the air flow applies to the wing. High-speed cameras capture those changes, providing data for computer models. For years, NASA researchers at centers including Langley and the agency’s Ames Research Center in California’s Silicon Valley have been working to integrate the paint into wind tunnel tests for aircraft and rockets. NASA researchers consider the paint a vital tool and expect to find many more wind tunnel applications in the future.  

This test marked the technique’s first use on a large-scale, freely moving model in a low‑oxygen environment, an achievement made possible by the Transonic Dynamic Tunnel’s unique testing capabilities. 

This milestone opens the door for upcoming tests on flexible aircraft models that are designed to bend and adapt during flight to improve efficiency. It also lays the foundation for better simulations and designs as NASA advances the future of flight. 

Il pomodoro "Borsa di montone" della Val di Bisenzio è Presidio Slow Food

Il pomodoro "Borsa di montone" della Val di Bisenzio è Presidio Slow Food

In occasione di Terra Madre Salone del Gusto, la varietà tradizionale pratese ha ottenuto l'ufficialità del riconoscimento. Presente all’evento anche il dott. Leonardo Borsacchi, ricercatore della Fondazione PIN, che svolge il supporto tecnico-scientifico alle politiche urbane del cibo del Comune di Prato e segue numerosi progetti nel territorio della Val di Bisenzio.

Il pomodoro "Borsa di montone" della Val di Bisenzio è Presidio Slow Food

Il pomodoro "Borsa di montone" della Val di Bisenzio è Presidio Slow Food

In occasione di Terra Madre Salone del Gusto, la varietà tradizionale pratese ha ottenuto l'ufficialità del riconoscimento. Presente all’evento anche il dott. Leonardo Borsacchi, ricercatore della Fondazione PIN, che svolge il supporto tecnico-scientifico alle politiche urbane del cibo del Comune di Prato e segue numerosi progetti nel territorio della Val di Bisenzio.

Design Tessile e Moda, Swap Party e aperitivo di inizio corso il 16 ottobre

Design Tessile e Moda, Swap Party e aperitivo di inizio corso il 16 ottobre

Il 16 ottobre 2026, dalle ore 16:00 alle 19:00, il Polo di Prato dell'Università di Firenze ospiterà uno Swap Party incentrato sui temi della moda sostenibile e del consumo consapevole. L'evento si aprirà con il talk "Come diventare consapevoli dei propri acquisti", a cui interverranno Claudia Morea, Eva di Franco e Tessa Moroder di Lotto Zero. Un momento di approfondimento e confronto sulle buone pratiche legate all'economia circolare e all'impatto del settore tessile.

Design Tessile e Moda, Swap Party e aperitivo di inizio corso il 16 ottobre

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Il 16 ottobre 2026, dalle ore 16:00 alle 19:00, il Polo di Prato dell'Università di Firenze ospiterà uno Swap Party incentrato sui temi della moda sostenibile e del consumo consapevole. L'evento si aprirà con il talk "Come diventare consapevoli dei propri acquisti", a cui interverranno Claudia Morea, Eva di Franco e Tessa Moroder di Lotto Zero. Un momento di approfondimento e confronto sulle buone pratiche legate all'economia circolare e all'impatto del settore tessile.

‘America is back’, AI ‘conspiracy’, China’s Laos deal: 7 global relations reads

di: SCMP · SCMP
2 Ottobre 2026 ore 16:00
We have selected seven of the most interesting and important news stories covering global relations from the past few weeks. If you would like to see more of our reporting, please consider subscribing. 1. Trump condemns ‘sick conspiracy’ against AI, says he is only guardrail needed US President Donald Trump downplayed growing concerns about artificial intelligence, claiming America already has guardrails to regulate the industry and warning that casting doubt on development only benefits...

Al Polo di Prato la ricerca incontra famiglie e cittadini

Al Polo di Prato la ricerca incontra famiglie e cittadini

Venerdì 25 settembre la sede della Fondazione PIN - Polo di Prato dell'Università di Firenze ha aperto le sue porte alla città in occasione di Bright-Night 2026, la Notte europea delle ricercatrici e dei ricercatori. L'appuntamento ha trasformato il Polo Universitario in uno spazio aperto di scoperta, condivisione e festa, accogliendo cittadini, studenti e famiglie con bambini.

Le novità editoriali di Firenze University Press: ricerca, territorio e attualità

Le novità editoriali di Firenze University Press

Dalla comunicazione digitale al design sostenibile, fino ai temi della legalità e dei diritti: una panoramica sulle ultime uscite della casa editrice dell'Ateneo fiorentino. La diffusione della ricerca scientifica e l'approfondimento dei temi culturali, giuridici e sociali di maggior rilievo rappresentano un pilastro fondamentale della vita accademica. La produzione editoriale della Firenze University Press (FUP) continua a fornire strumenti di studio, aggiornamento e riflessione rivolti non solo a studenti e docenti, ma anche a professionisti, istituzioni e comunità locale.

Risolta vulnerabilità in WatchGuard Endpoint Security

2 Ottobre 2026 ore 13:47
WatchGuard ha rilasciato aggiornamenti di sicurezza per sanare una vulnerabilità con gravità "critica" in Endpoint Security per Windows, soluzione dedicata alla protezione dei dispositivi terminali. Tale vulnerabilità, qualora sfruttata, potrebbe consentire a un utente malintenzionato autenticato locale di elevare i propri privilegi ed eseguire codice arbitrario sui sistemi interessati.

Ho Preso Una PISTOLA a SPRUZZO per VERNICIARE Le Pareti di CASA! C'E' L'HA FARO? #unboxing #painting

2 Ottobre 2026 ore 13:00

💾

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Ho visto un video qui su YT, ho comprato una pistola spruzza-vernice su AMMAZZON, e mi son detto, cosa mai ci sara' di complicato nel verniciare una parete di bianco, a spruzzo? Ecco l'UNBOXING dell'OGGETTO...

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A ROMA DOVE NON PUOI FILMARE: QUARTICCIOLO, PAURA E VIOLENZA

2 Ottobre 2026 ore 13:00

💾

Siamo entrati nel Quarticciolo con una telecamera accesa: ecco cosa significa provare a documentare uno dei quartieri più complessi di Roma.

Tra lotti popolari e angoli presidiati, in alcune vie basta puntare un obiettivo per far scattare la tensione: urla, intimidazioni e minacce a vista. Nonostante il clima ostile, siamo andati dritti nel punto più critico per dare voce a chi ci vive.

Parlare con i residenti è possibile, ma filmarli è quasi un miraggio: la paura delle ritorsioni e l'omertà imposta dalla criminalità soffocano qualsiasi tentativo di denuncia. Chi decide di parlare rischia di essere subito etichettato come "infame", mentre la rabbia e la prepotenza prendono il sopravvento su chiunque cerchi semplicemente di far sentire la propria voce.

Il Quarticciolo è un quartiere dalla storia importante e con un potenziale enorme, ma logorato dall'abbandono istituzionale: palazzine popolari che cadono a pezzi, assenza di manutenzione e un vuoto dello Stato dove troppo spesso finisce per vigere solo la legge del più forte.

Voi cosa ne pensate della situazione? Conoscevate questa realtà? Scrivetelo nei commenti.

💬 Lascia un like per supportare il reportage e iscriviti al canale per non perdere i prossimi video.

#Roma #Quarticciolo #Reportage #Periferie #Inchiesta

Premi di laurea in memoria della professoressa Annalisa Romani: bando per tesi su sostenibilità e innovazione agroalimentare

Premi di laurea in memoria della professoressa Annalisa Romani

Il Dipartimento di Statistica, Informatica, Applicazioni "G. Parenti" (DISIA) dell'Università degli Studi di Firenze promuove due premi dedicati a laureate e laureati magistrali con elaborati incentrati su economia circolare e sostenibilità. Scadenza per la presentazione delle domande: 16 novembre 2026.

Sono aperte le iscrizioni al Workshop GARR 2026

1 Ottobre 2026 ore 13:59

Sono aperte le iscrizioni al Workshop GARR 2026

È possibile iscriversi al Workshop GARR 2026, che si terrà dal 3 al 5 novembre presso l’Aula Magna di Lettere Filosofia Lingue dell’Università Roma Tre.
Come ogni anno, il workshop GARR raduna gli esperti di networking del mondo dell’istruzione e della ricerca in un evento che è sia occasione di aggiornamento sia opportunità di discussione e confronto sui temi più caldi del momento.

Identificazione degli effetti sismo-indotti della sequenza in Italia centrale del 2016-2017 mediante dati satellitari

2 Ottobre 2026 ore 11:59

La sequenza sismica in Italia centrale del 2016-2017 ha avuto  più di 60 terremoti di magnitudo Mw > 4.0 tra il 24 agosto 2016 e il mese di gennaio 2017, causando oltre 300 vittime e ingenti danni agli edifici e al patrimonio artistico e culturale di un’area appenninica piuttosto vasta. La sequenza è stata caratterizzata da alcuni eventi principali [Amatrice/Accumoli (RI) – 24/08/2016, Visso (MC) – 26/10/2016, Norcia (PG) – 30/10/2016 e Capitignano (AQ) – 18/01/2017], che hanno prodotto significative deformazioni superficiali, con uno spostamento massimo di circa 70 cm nella Piana di Castelluccio di Norcia, rilevato attraverso le osservazioni satellitari. Oltre alle deformazioni su larga scala, la sequenza ha innescato fenomeni localizzati, quali frane e riattivazioni di faglie secondarie, contribuendo ad aumentare il dissesto dell’area. Questo lavoro si propone di identificare tali effetti sismo-indotti mediante l’utilizzo della tecnica dell’interferometria SAR (InSAR) [Massonnet et al., 1993], applicata a dati satellitari in banda X e C relativi a quattro casi studio: Monte Vettore, Bolognola, Podalla e Cicconi (Figura 1). I risultati evidenziano il contributo delle osservazioni multi-banda per la valutazione della pericolosità ambientale e il monitoraggio post-sisma.

Figura 1 Panoramica dell’area di studio. I cerchi rossi rappresentano le quattro aree analizzate e interessate da fenomeni sismo-indotti. Le stelle gialle indicano gli epicentri dei quattro eventi principali della sequenza sismica in Italia centrale del 2016-2017.

Il dataset utilizzato

Il dataset utilizzato in questo studio è riassunto in Tabella 1. Esso comprende diversi interferogrammi generati per ciascun caso studio a partire da coppie di immagini SAR acquisite dalle missioni COSMO-SkyMed (CSK), in banda X, e Sentinel-1 (S1), in banda C. L’analisi è stata condotta mediante il software GAMMA, specificamente sviluppato per l’elaborazione interferometrica dei dati SAR [Wegmüller and Werner, 1997].

Tabella 1 Dataset SAR utilizzato in questo studio.

I casi studio

Monte Vettore
I risultati InSAR ottenuti da immagini acquisite da CSK hanno evidenziato un segnale deformativo sul versante del Monte Vettore, strettamente correlato alla fase cosismica del terremoto di Amatrice (Mw 6.0), del 24 agosto [Bignami et al., 2016]. La deformazione rilevata lungo la Linea di Vista del satellite (Line-of-Sight, LoS) è localizzata sul versante sud-occidentale e raggiunge uno spostamento massimo di circa 12 cm (Figura 2). Tale deformazione è associata a una frattura continua, lunga circa 5 km, osservata lungo il versante e identificata anche durante i rilievi di campagna, probabilmente riconducibile alla combinazione di processi deformativi tettonici e gravitativi [Albano et al., 2016].

Figura 2 Mappa di spostamento 2D lungo la LoS relativa al caso di studio del Monte Vettore. Nell’angolo in basso a sinistra dell’immagine è visibile parte della deformazione cosismica indotta dall’evento di Amatrice/Accumoli mentre l’area in esame è evidenziata con un rettangolo blu [A]. Focus in 3D dell’area analizzata [B].
Bolognola
In questo caso studio, sono stati utilizzati dati SAR acquisiti sia da CSK sia da S1 per identificare un fenomeno deformativo localizzato circa 25 km a NE degli epicentri dei terremoti di Visso e Norcia, nel settore settentrionale dei Monti Sibillini, in prossimità dell’abitato di Bolognola (MC). I risultati evidenziano uno spostamento localizzato di circa 2.5 cm lungo la LoS, associato a una frana con movimento prevalente da NO verso SE. L’intervallo temporale coperto dalle acquisizioni delle immagini Sentinel-1 comprende sia gli eventi sismici di Visso e Norcia che le relative repliche. Pertanto, non è possibile determinare con certezza quale evento abbia innescato il movimento franoso.
Figura 3 Mappa di spostamento 2D lungo la LoS relativa al caso di studio di Bolognola. Nell’angolo in basso a sinistra dell’immagine è visibile parte della deformazione cosismica indotta dagli eventi di Visso e Norcia mentre l’area in esame è evidenziata con un rettangolo blu [A]. Focus 3D sull’area analizzata [B].
Podalla
La Deformazione Gravitativa Profonda di Versante (DGPV) di Podalla (MC) è localizzata in prossimità della diga del Lago di Fiastra ed è stata precedentemente studiata mediante dati InSAR, evidenziando una potenziale predisposizione a deformazioni significative [Tolomei et al., 2013]. In particolare, la DGPV di Podalla è stata identificata come un sackung (insaccamento) con direzione NE e caratterizzata da un piano di scivolamento immergente verso NO. I risultati InSAR ottenuti dalle immagini S1 mostrano un campo di spostamento con una deformazione LoS massima di circa 2–2.5 cm, rilevata sia durante il terremoto di Amatrice sia per gli eventi di Visso e Norcia. Pertanto, la DGPV di Podalla sembra essersi ri-attivata in seguito ai primi tre eventi principali della sequenza sismica in Italia centrale del 2016–2017, determinando uno spostamento cumulativo lungo la LoS di circa 5 cm.
Figura 4 Mappa di spostamento 2D lungo la LoS relativa al caso di studio di Podalla in seguito all’evento di Amatrice/Accumoli. L’area in esame è evidenziata con un rettangolo blu [A]. Focus 3D sull’area analizzata [B].
Cicconi
Anche in questo caso sono stati utilizzati sia i dati CSK sia quelli S1. I risultati mostrano che l’area circostante l’abitato di Cicconi, nel territorio comunale di Fiastra (MC), ha subito una deformazione LoS localizzata di circa 2–2.5. L’area è situata circa 25 km a nord-est degli epicentri dei terremoti di Visso e Norcia; tuttavia, sulla base delle date di acquisizione delle immagini, è possibile identificare il terremoto di Visso del 26 ottobre 2016 come l’evento responsabile della riattivazione di questa frana, caratterizzata da un movimento prevalente da SO verso NE.
Figura 5 Mappa di spostamento 2D lungo la LoS relativa al caso di studio di Cicconi. Nell’angolo in basso a sinistra dell’immagine è visibile parte della deformazione cosismica indotta dall’evento di Visso mentre l’area in esame è evidenziata con un rettangolo blu [A]. Focus 3D sull’area analizzata [B].

I risultati dell’analisi 

Durante e dopo forti terremoti possono verificarsi diversi effetti indotti dall’attività sismica, in grado di generare ulteriori condizioni di pericolo sia per l’ambiente sia per la popolazione. A seconda della posizione degli epicentri e dei meccanismi di faglia responsabili degli eventi, gli effetti secondari possono includere la generazione di tsunami, il crollo di edifici, fenomeni di liquefazione dei terreni, valanghe e frane [Alasset et al., 2006; Chini et al., 2015; Piscini et al., 2017; Rodrı́guez et al., 1999].  Questo lavoro si concentra sugli effetti locali indotti dalla sequenza sismica in Italia centrale del 2016–2017 nelle aree dell’Appennino centrale colpite. I dati InSAR acquisiti dalle missioni CSK in banda X e S1 in banda C hanno permesso di rilevare deformazioni locali indotte dai terremoti in quattro aree dei Monti Sibillini: Monte Vettore, Bolognola, Podalla e Cicconi. Sono stati ricostruiti i relativi campi di spostamento dell’ordine di pochi centimetri lungo la LoS, principalmente interpretati come associati a fenomeni franosi e fagliazione secondaria. I fenomeni osservati sono stati innescati dai primi tre eventi principali della sequenza, ovvero i terremoti di Amatrice, Visso e Norcia. L’ultimo evento tra quelli principali, il terremoto di Capitignano (Mw 5.5), si è verificato nel mese di gennaio 2017 durante la stagione invernale e ha interessato un’area in gran parte ricoperta da neve. Tali condizioni hanno limitato l’utilizzo di dati InSAR in banda X e C, a causa di significativi effetti di decorrelazione temporale nelle acquisizioni SAR. In particolare, la rapida evoluzione del manto nevoso nell’intervallo temporale tra due acquisizioni, dovuta, ad esempio, a variazioni dello spessore, redistribuzione della neve o processi di fusione, modifica le proprietà di scattering e quindi la risposta elettromagnetica della superficie. Tali cambiamenti riducono notevolmente la correlazione tra le immagini SAR causando perdita di coerenza ed assenza di segnale informativo.

Questo lavoro ha dimostrato la capacità dei dati InSAR di identificare fenomeni deformativi su piccola scala indotti dai terremoti, in particolare nelle aree montane. In contesti topografici complessi, come quelli interessati dalla sequenza sismica in Italia centrale del 2016–2017, le indagini sul campo possono risultare difficoltose a causa della limitata accessibilità delle aree e del potenziale innesco di fenomeni franosi o riattivazioni di faglie secondarie. L’InSAR rappresenta un potente strumento per la valutazione e la mappatura rapida della pericolosità ambientale, fornendo osservazioni spazialmente estese e sicure sia della deformazione cosismica sia dei fenomeni deformativi sismo-indotti. 

A cura di Marco Polcari, Christian Bignami, Marco Moro, Salvatore Stramondo, Cristiano Tolomei, ONT-INGV

Bibliografia

Alasset, P.-J., Hébert, H., Maouche, S., Calbini, V., and Meghraoui, M. [2006]. The tsunami induced by the 2003 Zemmouri earthquake (MW = 6.9, Algeria): modelling and results. Geophysical Journal International, 166(1), 213–226. https://doi.org/10.1111/j.1365-246X.2006.02912.x 

Albano, M., Saroli, M., Moro, M., Falcucci, E., Gori, S., Stramondo, S., Galadini, F., and Barba, S.. [2016]. Minor shallow gravitational component on the Mt. Vettore surface ruptures related to MW 6, 2016 Amatrice earthquake. Annals of Geophysics, 59, 2. https://doi.org/10.4401/ag-7299 

Bignami, C., Tomolei, C., Pezzo, G., Guglielmino, F., Atzori, S., Trasatti, E., Antonioli, A., Stramondo, S. and Salvi, S. [2016]. Source identification for situational awareness of August 24th 2016 Central Italy event. Annals of Geophysics, 59, 25. https://doi.org/10.4401/ag-7233 

Chini, M., Albano, M., Saroli, M., Pulvirenti, L., Moro, M., Bignami, C., … Stramondo, S. [2015]. Coseismic liquefaction phenomenon analysis by COSMO-SkyMed: 2012 Emilia (Italy) earthquake. International Journal of Applied Earth Observation and Geoinformation, 39, 65–78. https://doi.org/10.1016/j.jag.2015.02.008 

Massonnet, D., Rossi, M., Carmona, C., Adragna, F., Peltzer, G., Feigl, K., and Rabaute, T. [1993]. The displacement field of the Landers earthquake mapped by radar interferometry. Nature, 364(6433), 138–142. https://doi.org/10.1038/364138a0 

Piscini, A., Romaniello, V., Bignami, C., and Stramondo, S. [2017]. A New Damage Assessment Method by Means of Neural Network and Multi-Sensor Satellite Data. Applied Sciences, 7(8), 781. https://doi.org/10.3390/app7080781 

Rodrı́guez, C. E., Bommer, J. J., and Chandler, R. J. [1999]. Earthquake-induced landslides: 1980–1997. Soil Dynamics and Earthquake Engineering, 18(5), 325–346. https://doi.org/10.1016/S0267-7261(99)00012-3 

Tolomei, C., Taramelli, A., Moro, M., Saroli, M., Aringoli, D., and Salvi, S. [2013]. Analysis of the deep-seated gravitational slope deformations over Mt. Frascare (Central Italy) with geomorphological assessment and DInSAR approaches. Geomorphology, 201, 281–292. https://doi.org/10.1016/j.geomorph.2013.07.002 

Wegmüller, U., and Werner, C. [1997]. GAMMA SAR Processor and Interferometry Software. Presented at the 3rd ERS Scientific Symposium. Retrieved from https://www.gamma-rs.ch/uploads/media/1997-1_GAMMA_Software.pdf


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Upload² : le solarpunk pour toutes et tous

Poursuivant le travail entrepris depuis plusieurs années au sein des ateliers solarpunk, Framasoft s’associe une nouvelle fois à l’Université de Technologie de Compiègne, Sorbonne Universités et le chaton Picasoft pour une session en distanciel : upload².

Proposé comme une formation à distance transposant ce qui se fait en présentiel, l’idée est de tenter un essaimage, d’inviter de nouvelles personnes à s’aventurer en territoire solarpunk et, pourquoi pas, de devenir à l’avenir animateurices d’ateliers. Les activités s’échelonneront entre le 19 octobre et le 11 décembre, avec un emploi du temps découpé en quatre modules de deux semaines chacun, avec un livrable attendu à chaque étape. Un volume de travail d’environ quatre heures par semaine est à prévoir pour les participant·es.

Le contenu, intégralement sous licence libre, comme les productions proposées sur punkardie.fr est réutilisable, appropriable, modifiable, compostable…

Nous vous proposons également le temps de cet atelier de vous passer de ces outils problématiques que sont les plateformes et outils liés au capitalisme de surveillance. L’occasion d’expérimenter ce que peut être un travail en commun, à distance, avec des outils techno-critiques. Profiter de ce temps sans enjeu autre que celui de faire, échanger et apprendre ensemble pour préfigurer ce que pourrait être un monde solarpunk.

 

"Ancom or Ansyndie Solarpunk flag" by @Starwall@radical.town is licensed under CC BY-SA 4.0.

La définition du solarpunk que nous proposons repose sur trois axes :

  • Le solarpunk est contestataire et solaire, c’est son point de départ, il vise explicitement à prendre le contre-pied de la dominante contemporaine focalisée sur la société de consommation pour proposer dans le même mouvement un futur où les humains ont réussi à mieux coexister entre eux et avec les non-humains.
  • Le solarpunk est technocritique, la technique y occupe une place fondamentale, mais sans technophilie idéalisant le progrès ni technophobie rejetant la constitutivité technique de l’humain.
  • Le solarpunk est réaliste, son objectif est de développer des imaginaires qui peuvent correspondre à des mises en action à court terme.

 

Un derrick rouillé recouvert de plantes, chaampignon, mousse et lichens, avec une personne assise sur une de ses poutres, au milieu d’une végétation luxuriante.

I long for the day fossil fuels are nothing but a painful memory we can heal from.
I long for the day fungus eats steel, vines entrapping the derricks ~.
At rest, CC BY SA Honora (https://storyseedlibrary.org/art/honora/at-rest/)

 

Détails du déroulé proposé : https://librecours.net/courses/upload2/

Inscription par courriel uniquement (42 places ouvertes, pas de frais d’inscription ou de participation) : upload2@punkardie.fr

Crédits de l’image de fond : https://storyseedlibrary.org/art/mirko-zamora/kooch-bridges/ · Kóoch Bridges, 2026, CC BY SA Mirko E. Zamora

Hébergement du librecours par la société coopérative Kelis.

Suggerimenti di Gemini in Android Auto sono una rivoluzione

2 Ottobre 2026 ore 09:42
Suggerimenti di Gemini in Android Auto sono una rivoluzione

I nuovi suggerimenti di Gemini in Android Auto sono pronti a trasformare l'interazione con il tuo veicolo, introducendo un'intelligenza proattiva che anticipa le tue necessità. Questa tecnologia, basata sull'intelligenza artificiale di Google, promette di portare una sorta di "magia" sul display della tua auto.

Scopriamo insieme come funzionerà e chi potrà beneficiarne.

Cosa sono i suggerimenti proattivi di Gemini

Se possiedi un recente smartphone Google Pixel, hai già familiarità con funzioni come Magic Cue o Proactive Assistance. Si tratta di una tecnologia intelligente che offre suggerimenti contestuali prima ancora che tu li richieda.

Nel concreto, questa tecnologia agisce come un assistente personale. Ad esempio, se ricevi un messaggio con il nome di un ristorante, il tuo telefono potrebbe mostrarti automaticamente la scheda di Google Maps corrispondente. Allo stesso modo, se hai un volo in programma, le informazioni pertinenti potrebbero apparire in una conversazione su Google Messaggi

La funzione può gestire anche conflitti di calendario e altre situazioni quotidiane, agendo come un sistema progettato per anticipare le tue esigenze e farti risparmiare tempo.

Come funzioneranno i suggerimenti di Gemini in Android Auto

L'obiettivo di Google è trasferire questa intelligenza proattiva nell'ecosistema dell'auto. L'analisi delle recenti versioni di Android Auto, come la 17.9 beta, ha rivelato stringhe di codice esplicite. Frasi come "Gemini può mostrarti suggerimenti personalizzati che ti fanno risparmiare tempo" confermano lo sviluppo di questa integrazione.

Con questa implementazione, mentre guidi, Android Auto potrebbe:

  • suggerire la navigazione verso un luogo menzionato in un messaggio recente;
  • proporre l'avvio di una playlist che ascolti solitamente a quell'ora;
  • ricordare un appuntamento imminente, offrendo le indicazioni stradali

Lo scopo è rendere l'esperienza di guida più fluida e sicura, minimizzando le distrazioni e fornendo le informazioni giuste al momento giusto.

Un vantaggio esclusivo per gli utenti Pixel

Un aspetto da considerare è la possibile esclusività della funzione. Proprio come la Proactive Assistance sugli smartphone è oggi riservata ai dispositivi Pixel, è probabile che l'integrazione di Gemini in auto segua la stessa logica.

Per sfruttare i suggerimenti di Gemini in Android Auto, potrebbe essere necessario abbinare uno smartphone Google Pixel al sistema di infotainment. Se utilizzi Android Auto con un telefono di un altro marchio, come Samsung, Xiaomi o OnePlus, potresti rimanere escluso da questa innovativa funzione. Si tratta di una strategia che mira a rendere l'ecosistema Google sempre più integrato e desiderabile, limitando però l'accesso alle ultime novità per una vasta fetta di utenti.

Quando saranno disponibili i suggerimenti di Gemini in Android Auto

Google aveva già accennato all'arrivo di questa funzionalità in passato, ma senza fornire una tempistica precisa. La recente scoperta delle stringhe di codice, però, suggerisce che lo sviluppo è in una fase avanzata e che il rilascio ufficiale potrebbe non essere lontano.

Al momento non è stata annunciata una data di lancio ufficiale. Tuttavia, la presenza di queste opzioni nelle versioni beta indica che i test sono in corso e il rilascio potrebbe avvenire nei prossimi mesi, forse in concomitanza con un aggiornamento di Android o con il lancio di nuovi dispositivi Pixel.

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Conversazioni #3 Paesi

di: Stanca
2 Ottobre 2026 ore 09:39

Conversazioni è una rubrica mensile anonima a cura della redazione di Stanca. Due o più persone della redazione dialogano su un tema a partire da uno spunto di riflessione, un’esperienza personale, un fatto di cronaca o qualcosa che hanno letto, visto o ascoltato. Con questa rubrica cerchiamo di rompere l’idea di autorialità individuale – e speriamo di non litigare. Ogni blocco di testo è da leggere come un intervento all’interno della conversazione. In questa terza Conversazione parliamo di paesi, paesini, paeselli. 

Quanto paesella il tuo paesello? Questa è la domanda che ha accompagnato parte del feed instagram della mia estate. Un paesello, stando ai parametri di questa ricerca, ha meno di diecimila abitanti. Noi ci rientriamo alla perfezione, chi perché ne ha la metà, chi perché ne ha quattro in meno. Per fortuna, altrimenti questa conversazione sarebbe stata difficile da intavolare. Tra momenti felliniani e bagni di realtà la discussione è andata avanti seguendo le associazioni intricate che ci legano a luoghi remoti e non-imperturbabili. La musica è un elemento fondamentale. Non siamo voluti scendere a compromessi con le polemiche recenti, anzi, probabilmente questa conversazione nasce da esse e va da tutt’altra parte. Abbiamo conversato con i ricordi, speriamo, senza lasciarci fagocitare. Se successivamente vorrete venire a trovarci, avrete con voi la guida realizzata da due “native”. I nomi e i fatti, diciamo, sono abbastanza inventati, in alcuni casi.

> Non credo si possa spiegare cosa significhi crescere un piccolo paese per chi non l’ha fatto. È una banalità, ma la dico lo stesso, con frustrazione perché ci ho provato molte volte. E davanti a me trovavo gli occhi di chi mi rispondeva oscillare tra il compatimento e lo scetticismo. Crescere in un paese (almeno per me a cavallo tra gli anni ‘90 e ‘00) significa essere lontani dai meccanismi che governano la storia e la società, essere dei fruitori passivi di informazioni che vengono proiettate nella tua testa da una distanza siderale, che non permette di riconoscervi dietro delle persone reali che vivono la loro vita e fanno ciò che fanno per i loro motivi. È l’assenza di una chiave che permetta l’accesso a una possibilità più profonda di interpretare i meccanismi che governano il mondo. Quella chiave è sepolta in città e per raccoglierla non c’è altra possibilità che andare via dal paese. Per me ottenere quella chiave (ma ci sono molti altri modi) ha significato scegliere di essere un intellettuale, una persona che lavora con le proprie idee e la scrittura per cercare di imprimere una sottile correzione alla direzione del mondo. È stato orribile e stupefacente capire di cosa di trattasse a trent’anni, quando il tuo cervello si è già formato su meccanismi ben strutturati. Produce una mutazione che ti rende straniero, quando torni al paese non lo riconosci e non ti riconosci, e questo è un altro dolore che è impossibile comunicare a chi non l’ha vissuto ugualmente. Tu hai avuto una storia o una percezione simile? Dato che abbiamo fatto un po’ di strada insieme negli ultimi anni, volevo capire intanto se hai provato anche tu qualcosa del genere negli ultimi tempi.


> È successa una cosa. Per cui sono costretta a cambiare totalmente impostazione al discorso, cancellare tutto ciò che avevo scritto e spiegarti le mie perplessità. L’altro giorno sono andata a questo evento, Amarcord Schignano, organizzato un po’ a caso al circolo del paese, unico centro di socialità rimasto, a parte qualche ristorante. I vari esercizi commerciali del posto sono definitivamente chiusi per vari motivi che forse conosci e hai vissuto anche tu. Vive e sopravvive fieramente la mia parrucchiera e un gelataio. 

In questo momento sono scissa in due, perché volevo parlare della passività, del paese dormitorio, della condivisa necessità di andarsene, del fatto che ogni novità è vista con una smorfia e si chiamano i carabinieri a mezzanotte e dieci se c’è un po’ di musica nel piazzale per un evento. Volevo parlare delle problematiche che colpiscono questi posti da decenni, sociali e familiari (in paese tutto è di tutti, nel bene e nel male). Tuttavia, ho trovato proprio a questa festa la ristampa di un diario, realizzata per l’occasione, scritto dai fu bambini della scuola nella seconda metà degli anni Cinquanta. Un documento pazzesco. Ha ribaltato momentaneamente la mia prospettiva generale su come poteva essere vissuto cinquanta o settant’anni fa un paesino come il nostro, o il mio almeno. E conosco centinaia di aneddoti da genitori e nonni che potevano scardinare l’idea negativa che si è radicata nel mio cervello. A partire dal compito scolastico, e solo in una visione generale, sembra che siamo noi nella merda, privi di riferimenti se non verso l’esterno, questo esterno che ci chiama e senza il quale, paradossalmente, non avremmo potuto apprezzare e riconoscere alcune dinamiche del proprio paese. E, comunque, rimane qualcosa di cristallizzato, lo continuo a considerare un caso isolato che presenta intorno a sé miriadi di situazioni storte e grottesche. Sono rimasta molto colpita dalla documentazione: mi sono resa conto che non conosco quasi niente del posto in cui abito. Però conosco varie storie di solidarietà, ma anche di abuso e violenza. Mi rendo conto che, per quanto sia bello, non posso romanticizzare l’identità di un posto solo a partire da un progetto scolastico, per quanto illuminato: un laboratorio sul territorio realizzato dalla classe mista delle elementari nel 1956. 

Tu quanto sai del posto da cui vieni?


> Sono contento che tu abbia cambiato discorso, perché ero partito con un tono di disperazione privata, che già rileggendolo non mi faceva respirare e rischiava di soffocare tutta la nostra conversazione.

Questa scoperta dei diari dei bambini del ‘56 mi ha fatto uno strano effetto, perché mi ha portato a pensare a due cose che non so se si integrano o sono in contraddizione tra di loro. Il ‘56 è stato l’annus horribilis del comunismo italiano, Chruščëv al XX congresso del PCUS tira fuori il rapporto segreto in cui apre il vaso di pandora dei crimini di Stalin e qualche mese dopo gli operai della Poznan si rivoltano contro il regime comunista polacco. Rossana Rossanda nella Ragazza del secolo scorso lo descrive come l’innesco di quello che poi avrebbe portato alla fine del sogno di un altro mondo possibile, soprattutto in Italia, dove avevamo il più grande partito comunista in un paese occidentale. È il crollo che ha aperto il baratro del presente, l’inizio dello sfacelo politico. Il mondo che stavano ricostruendo con la scusa del dopoguerra gli era crollato improvvisamente addosso e si resero conto nel giro di un anno che ogni potere è sporco, violento, inaccettabile. Non credo che ne siamo ancora usciti da questa contraddizione.

Ma poi! Mi sono riascoltato La nevicata del ‘56 di Mia Martini (c’è anche una versione di Califano), una canzone di una nostalgia dolcissima, in cui la sera si sente solo il rumore del fiume (cosa che a me fa pensare al massimo al coprifuoco in pandemia), alle partite viste sulle spalle del padre, a Roma coperta dalla neve come se fosse un sogno. Dice “c’era posto pure per le favole” e forse quello è stato l’ultimo anno in cui si è creduto davvero in qualcosa, qualcosa di viscerale, non razionalizzabile, che era evidente a tutti. C’era spazio per costruire una realtà come la volevamo. Sto divagando, però volevo depositare qua queste due cose sul ‘56.

Per il resto io so ben poco del paese da cui provengo perché non esiste più una lingua per mitizzarlo. O meglio, se dovessi farmi carico della mitizzazione della bellezza del mio paese (seriamente e completamente, una missione di vita) dovrei passare tutte le mie sere nei bar a sfondarmi di campari e gin, per ascoltare le mille storie che ogni sera quelli che stanno qui (“gli incastrati”) mi raccontano. È una lingua che ho ascoltato molto, che so parlare e ascoltare, ma come ogni lingua non può che divenire la sostanza di cui è costituito l’individuo. Continuare a parlare quella lingua significa restare ai margini, ingoiati da un tempo che è sempre presente e sempre uguale, assorbendo i riflessi del mondo come si è bruciati dal sole sulla spiaggia, impotenti, mentre tutto intorno c’è l’apocalisse (climatica, tecnocratica, genocida), così imminente che se ci penso rischio di farmi venire un attacco di panico. Ecco mi sembra che non riusciamo più a parlare del paese perché abbiamo perso un dizionario che abbia ancora un sapore di speranza, invece quelle parole puzzano sempre di foto virata seppia, in cui una faccia senza nome (un vecchio parente di mia nonna) sorride come se tutto andasse benissimo e la vita valesse ancora la pena di essere vissuta.

Ultimamente si è parlato tanto di Le citta di pianura, non sopporto di quel film il fatto che mi sembra nascondere il moraleggiante sotto il favolistico, la sua leggerezza è una tovaglia posta a coprire lo squarcio. Gli alcolisti che conosco io non sono come il personaggio di Capovilla, si vomitano addosso e si cacano sotto, tornano a casa e picchiano i figli, toccano il culo delle tipe al bar o peggio. Li trovo seducenti (nella loro autodistruzione) ma di una bellezza pericolosissima, che quel film attenua disinnescandola completamente. Invece qualche giorno fa ho visto Gigi la legge, quasi cento minuti di una telecamera che segue questo vigile urbano stralunato friulano, segue il vuoto delle conversazioni in macchina, i sogni di un tipo di mezza età con le sue fissazioni, con la neoassunta carina con cui flirta e che lo mette inevitabilmente davanti alla cruda verità che la sua vita è già passata, che è un vecchio che può solo scherzare per non impazzire, come hanno già fatto i giovani che accompagna al centro igiene mentale per un TSO. Quel vuoto assomiglia di più a quello che vedo io quando sono nel paese.

Ecco sono finito nuovamente sul disperato. Però davvero non riesco a trovare alcuna speranza al di fuori della nostalgia. Quello che sento nel paese è un vuoto in cui si rischia di affondare, come le sabbie mobili in cui più ti muovi e più affondi. Ci ho passato tanti anni e conosco bene quella paura, la sento ancora dentro di me ogni volta che torno a casa e non mi sento assolutamente pronto per affrontarla davvero (anche se un po’ questo mi fa vergognare). Sento che tutti i momenti di gioia vissuti qui provengono dall’infanzia o dall’adolescenza, e mi chiedo quindi se quel ‘56 non sia in fondo l’esame di maturità dell’Italia, qualcosa di lontanissimo che possiamo razionalizzare o guardare soltanto con la lente della nostalgia.

Continuo a pensarci. Però pensiamoci insieme. Tu hai qualche momento di felicità che hai vissuto nel paese al momento presente, un momento in cui in questi anni ti sei fermata e hai detto che bello qui, anche senza pensare al passato o al futuro?


> Ho trovato proprio l’altro giorno il libro di Rossana Rossanda a una bancarella dell’usato… e non l’ho preso, era l’edizione con copertina rigida.

E’ vero che il paese vive di ricordi; se ci pensi, anche il diario del ’56 viveva dei ricordi degli anziani e degli adulti che i bambini del tempo andavano a intervistare. Però, per riprendere la citazione che hai fatto a Mia Martini, è anche vero che la distanza aumentava esponenzialmente la fiducia nel futuro, quel futuro che leggevi – se sapevi farlo – nei giornali, o che ti facevi raccontare; “che tempi quelli”, i tempi della solidarietà, ma anche della violenza domestica e dell’indigenza delle persone che avevano una casa in pietra da borgo medievale, ma dovevano stare in un cantuccio del focolare per scaldarsi: neri di fuliggine, perché ormai troppo vecchi per far qualsiasi cosa, ma di una gentilezza disarmante; chiusi in se stessi, ma con la porta sempre aperta “non c’era bisogno di chiudere a chiave!”.

I ricordi sono in parte traditori e questo l’ho imparato, unica nozione rimasta, a uno dei corsi per gli inutili 24 CFU per l’insegnamento: man mano che cresci la memoria li modifica, per cui a un certo punto quanto ti puoi fidare dei racconti, delle tue stesse esperienze se rischiano perennemente di essere distorte a piacimento dal tuo cervello?

A me è successo, e lo posso confermare come ricordo perché è un dato abbastanza recente, di fermarmi un attimo, in uno dei paesini in cui vivo (eh sì, più di uno, un marasma di racconti e personaggi dai soprannomi strampalati che conosco per di più per sentito dire), e pensare “ah che bello, sono proprio fortunata”. Il punto, però, è che la fortuna non la costruisce solo il luogo: la costruiscono le persone. Questo paragrafo è pieno di luoghi comuni, ma conferma che per quanto una situazione di felicità in una comunità minuscola ti si pari davanti, prima o poi la logica del consumo dettata dall’esterno, la piccola città di provincia, ti risucchia e ti riporta alla realtà – che poi era felicità per me, per gli altri non lo so. A posteriori, è stato come far parte di un trip collettivo: bastavano veramente pochi elementi positivi abituali, un pizzico di novità unita alla familiarità di un posto che ti ha vista crescere e il gioco è fatto. Per me questo si è manifestato durante il lavoro stagionale, mentre studiavo all’università. Ho iniziato a lavorare da persone che, al momento, considero a metà tra miei cari amici e una sorta di seconda genitorialità, sono stata letteralmente adottata per tre anni e lì, in un locale di una certa età, frequentato dalle stesse persone che storcevano il naso vedendo per la prima volta una torta vegana (che poi adoravano) e la domenica si trovavano per parlare delle corse in moto o in auto, ho trovato il più strano e magnifico ed eterogeneo gruppo di amici. E un gatto, Rossano, adottato anche lui un po’ da tutti. Dopo la chiusura del locale, che si è trasferito in città, si è perso il collante. C’è chi, purtroppo, è morto nel frattempo, ma per un momento, piccolissimo, sono stata catapultata nell’atmosfera di quei ricordi che ho sempre ascoltato da voci più grandi di me. 

Poi, bagno di realtà: sono tre anni su trenta. I rapporti con le persone non cambiano, ma si modificano le circostanze. Potrei aggiungerci gli anni dell’infanzia, ma sono una cosa diversa. In quei tre anni ho cercato e ho trovato una dimensione sociale che a raccontarla oggi sembra un’esagerazione, una caramella stucchevole. Da lì ho visto passare tante persone, che venivano da fuori e che avevano forse una mente più arretrata di chi viveva nel paese. Penso, ad esempio, a chi si trasferisce attualmente in queste zone alla ricerca di pace e tranquillità, che si traduce in “nessun rumore molesto dopo l’ora che mi pare perché io vengo dalla città con questa esigenza che pretendo venga rispettata”. Un aneddoto interessante riguarda sempre la musica e gli immancabili gruppi Facebook, in particolare la piccola Casa della Musica dove un tempo suonava la banda – estinta – e dove adesso vanno a suonare ogni tanto gli appassionati. Dopo una o due volte che facevano delle prove, c’è stato l’intervento del nuovo arrivato di turno che ha inneggiato al disturbo della quiete pubblica. 

Il paese è, ormai, un luogo che cambia forma a piacimento di chi ha più possibilità di essere ascoltato da dietro la tastiera di un telefono. Più sei popolare sul gruppo Facebook, più ottieni consensi e ragioni. Per fortuna, quella volta è stato fatto notare che si era entrati dentro il territorio dell’intolleranza e dell’assurdità (a suon di commenti che chiedevano, forse non troppo cortesemente, di tornare in città se non stavano bene le abitudini del posto).

Il ripopolamento è una delle questioni che più mi incuriosisce perché mi spinge a pormi una domanda fondamentale: quanto voglio schierarmi dalla parte di chi vive qui da tutta la vita, a scapito di chi si trasferisce, perché porta novità che mi sembrano cazzate (tipo il jogging)? Non è anche questa, forse, una forma di accanimento nei confronti di un ecosistema problematico e moribondo? Quanto è giusto sperare che non costruiscano più villette orribili o restaurino l’ennesimo casale abbandonato nella speranza che il circolo di paese ricrei un nuovo evento amarcord, o che tutto rimanga su per giù com’è sempre stato? Le cose che non cambiano mai, dopotutto, sono quelle morte.

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Garlasco, "Non abbiamo mai detto con sicurezza che fosse sangue."

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"Non abbiamo mai detto con sicurezza che fosse sangue."

Garofano lo precisa solo oggi dopo che per anni il sangue sui pedali è stato ciò che tutti ricordavano del caso Garlasco.

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2 ottobre, Giornata internazionale della nonviolenza: la pace si costruisce con una politica nonviolenta

2 Ottobre 2026 ore 07:51

Il 2 ottobre, giorno della nascita di Mohandas K. Gandhi, le Nazioni Unite celebrano la Giornata internazionale della nonviolenza. Per la Rete Italiana Pace e Disarmo non è una ricorrenza rituale: la nonviolenza politica è da sempre la stella polare delle nostre azioni e campagne, e la strada concreta per costruire la pace attraverso il [...]

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L'artigiano avrà sempre valore?

7 Luglio 2026 ore 08:00

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Una breve riflessione su come i tool e le pipeline cambiano nel tempo, ma il valore dell'artigiano e del lavoro tailor made continuerà a esistere perché le persone pagano per il brand e la specificità.

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Vale ancora la pena studiare nel 2026?

6 Luglio 2026 ore 08:00

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Una breve discussione su se abbia senso continuare a studiare e accumulare conoscenza nel 2026, considerando i rischi di perdita di informazione digitale e il ruolo degli LLM nel preservare il sapere.

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Lo sviluppo interno e la gioia della creatività nel coding

5 Luglio 2026 ore 08:00

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Rifletto su come lo sviluppo di tool interni sia sempre stata una parte molto creativa e gratificante del mio lavoro, nonostante non sia uno sviluppatore di formazione. Parlo di come l'uso dell'AI in questo processo mi abbia tolto quella sensazione di soddisfazione immediata e gioia che provavo prima.

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IL RUMORE DEL MONDO, IL SILENZIO DELL’ALTRO

2 Ottobre 2026 ore 06:42
Il rumore contemporaneo non è soltanto quello che ci circonda: è anche la dispersione della nostra attenzione.Heidegger, Simone Weil, Byung-Chul Han e Hartmut Rosa ci aiutano a capire perché ascoltare sia diventato così difficile.Una riflessione filosofica su rumore, distrazione, accelerazione, attenzione e incontro con l’altro. Basta entrare in un bar per accorgersi di qualcosa che […]

Elefanti a parte – Si riaccende la guerra dell’acqua tra India e Pakistan

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La guerra dell’acqua si intensifica: l’India rigetta l’arbitrato dell’Aia sul Trattato delle acque dell’Indo, ma questo potrebbe creare un pericoloso effetto boomerang Si riaccende lo scontro per l’acqua dei fiumi tra India e Pakistan. Lo scorso primo settembre si è pronunciata anche la Corte permanente di arbitrato dell’Aia per sbrogliare il nodo della sospensione del Trattato delle acque dell’Indo, dichiarandolo ...

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In Cina e Asia –

2 Ottobre 2026 ore 05:08
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0:00 Intro
0:02 Girl gets massive sides of sour cream
0:30 Tile broke
0:34 Great pole vaulting advice
0:38 Yell club
0:52 Golfer Accidentally Swings Golf Club Into Lake
1:05 Swimming the Galapagos
1:26 Wiped out by wave
1:35 Paragliding
1:42 Fighter jet button launch
1:58 Hole in one
2:04 Deer just shows up
2:17 Mesmerizing Moment Rainbow Appears in Spray From Whale's Blowhole
2:28 jetski on road
2:35 Moving in unison
2:55 Crazy Driver Gets Instant Karma
3:08 Trying to be quiet around the baby
4:11 Getting stuck on roller coaster
4:21 Rat Stops Another Rat With Paw
4:30 Rain Pools in 150 Million-Year-Old Dinosaur Footprints in Colorado
4:48 Rider Loses Control and Flips After Hitting Tree
4:55 big seesaw
5:05 Impressive kid skater
5:12 Guy speeds down a massive hill on Heelys
5:23 Man Tapes an Unflattering Photo of His Wife Over a Power Outlet
5:36 Head Banging Caterpillars
5:52 Trying to let fish back into river goes wrong
6:01 Dolphin watching
6:10 How many steps in 10 seconds
6:32 Phone Accidentally Falls Into Ocean and Captures Fish Swimming by Camera
6:45 heli taxi on mountains
7:12 New meaning to crocs
7:22 Longest 2 piece jump in the world
7:44 Left eye bigger than right eye
8:18 Police catch escaped tortoise
8:45 Jerky excavator
9:01 Ranger graduation
9:28 Person doing parkour does a massive standing jump off of a ledge and does a front flip
9:39 Portapotty at Niagra Falls
9:49 snowboarding fail
9:58 Sleeping bees
10:00 Telegraph pole tech
10:53 hidden pockent in socks
11:03 kayaking on road
11:11 Impressive flips
11:25 Night shift fail
11:31 Weird acrobat trick
11:52 car farts when locked
11:58 Elmo impression
12:12 wife reaction on bald husband
12:22 Shose fixed
12:39 Horses jumping
12:50 Artist
13:11 Push green button to exit
13:18 Pizza tray with pizza
13:29 Lightning
13:39 Unreal' Sunset Paints Skies Over Orange County
13:47 Magpie attack
13:59 SpaceX Rocket Launch Photobombed by Passing Boat
14:14 Forgot to say no tomato
14:21 Horse fell asleep on his face
14:27 tub fail
14:35 Bug jumpscare 2
14:44 really posh dinner
14:58 Otter collects shells
15:11 China

Speech Synthesis on Linux: Adding a Voice to Scripts and Systems

Speech Synthesis on Linux: Adding a Voice to Scripts and Systems

Linux users have long had a pragmatic relationship with text-to-speech. The classic open-source engines have been available for years, wired into accessibility tools and the occasional script, dependable but unmistakably robotic. They do the job where the job is simply to convert text to some kind of speech, but the mechanical output has kept them out of anything where the voice actually matters. The arrival of high-quality speech synthesis delivered over an API changes what is possible, letting Linux users add genuinely natural voices to scripts, services, and applications without hosting a heavyweight model themselves.

The Familiar Trade-Off

Anyone who has used the traditional Linux speech engines knows the trade-off. They are free, local, and scriptable, which fits the Linux ethos perfectly, but the voices are clearly synthetic. For accessibility and for utilitarian tasks where intelligibility is all that counts, that has been acceptable. For anything user-facing where the quality of the voice shapes the experience, it has not.

The alternative of running a modern, high-quality speech model locally is possible but comes with real costs: significant computational requirements, model management, and the ongoing maintenance of a demanding piece of infrastructure. For many use cases, particularly on servers, embedded systems, or ordinary workstations, that overhead is disproportionate to the need. This is the gap that an API-based approach fills, offering the quality of a large modern model without the burden of hosting one.

The API Approach on Linux

Delivering speech synthesis over an API fits naturally into how Linux users already build things. Rather than installing and maintaining a model, you make a request to a service and receive audio back, which you can then play, save, or pipe into whatever comes next. A text to speech api turns text into natural-sounding audio through a simple network call, which means a script or service can produce high-quality speech with nothing more than the ability to make an HTTP request and handle the response.

This composability is what makes it appealing in a Linux context. The request can come from a shell script, a systemd service, a cron job, a Python program, or any application that can talk to a network endpoint. The returned audio slots into the familiar toolchain of files, pipes, and media players. For users accustomed to assembling capabilities from small, cooperating parts, a speech API is just another well-behaved component that happens to produce audio, and it drops into existing workflows without disturbing them.

Fully Synchronize is missing some recent videos

Synchronize wasn’t working for a couple of weeks, because Tiktok was blocking yt-dlp. Elestio have fixed this for me, and since then my channel has been successfully synchronizing again. However, I seem to be unable to grab the videos that were missed during the down period. When I use « Fully synchronize » the logs show that it finds a list of candidate URLs that includes the missing videos, and then

peertube-1 | [peertube.intrapology.com:443] 2026-10-01 20:36:23.031 info: Processing after video channel import in job 44d0bd2f-e3b0-43d4-8189-2eab53d6b20c.

peertube-1 | [peertube.intrapology.com:443] 2026-10-01 20:36:23.045 info: Finished synchronizing « zoyzone » successfully. {
peertube-1 | « successes »: 0
peertube-1 | }

The channel remains unchanged with no additional videos.

I tried upgrading to 8.3 and then running it again, but got the same behaviour.

7 messages - 2 participant(e)s

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China aventaja a EEUU en tecnología crítica en 69 de 74 rubros – Por Alfredo Jalife-Rahme

1 Ottobre 2026 ore 22:42

Por Alfredo Jalife-Rahme

Según el sinófobo think tank Instituto Australiano de Política Estratégica (ASPI, por sus siglas en inglés), en su trazabilidad de tecnología crítica (critical technology tracker: CTT) de junio 2026, China ostenta un descomunal liderazgo en la investigación de alto impacto: en 69 de 74 rubros (https://bit.ly/4xYMAax). ¡El futuro, que ya es presente, está escrito en el muro!

Antes se manejaba que el liderazgo chino marcaba la dinámica de una tendencia azorante que hoy se ha consolidado en forma estructural en la aplastante mayoría de los campos que definirán la soberanía tecnológica, la capacidad militar y la competitividad económica.

En la actualización de este año, China ya rebasó a EEUU en ingeniería genética –además de radioterapia y medicina nuclear–, así como en procesamiento de lenguaje natural. En pleno declive acelerado, con o sin Trump, EEUU conserva todavía su liderazgo en cinco rubros.

El ASPI toma en cuenta la presencia de un país en por lo menos ocho de 10 instituciones líderes a escala global –¡predomina la Academia China de Ciencias con 30 tecnologías!–, así como el número de publicaciones alusivas, que en el caso de Pekín marca una tendencia al monopolio en 41 tecnologías de las 69 que encabeza. En su actualización de junio de 2026, el ASPI exhibe que el liderazgo chino se consolidó en hardware, aceleradores de inteligencia artificial (IA) y en manufactura biológica.

El monopolio chino destaca en aprendizaje de máquinas (machine learning), robótica avanzada, comunicaciones de radiofrecuencia avanzadas, gemelos digitales ( digital twins), semiconductores de banda ancha/ultra-ancha y análisis avanzado de datos y sistemas autónomos.

China mantiene su liderazgo en interfaces cerebro-computadora, pero ya no tiende al monopolio. Por su parte, EEUU se consolidó con tendencia al monopolio en neuroprótesis. Fuera de China y EEUU, la brecha se ha profundizado en forma alarmante. India participa en el “top 5” de 56 tecnologías específicas y nada desdeñablemente ocupa el segundo lugar –¡delante de EEUU!– en 16 de las 69 que encabeza China.

Alemania mantiene su liderazgo europeo y Gran Bretaña ha perdido fuerza. Vale la pena señalar que la Unión Europea como bloque en plena delicuescencia lidera en muy pocos rubros. Pese a las asfixiantes sanciones “occidentales” desde hace 47 años, asombra que la República Islámica de Irán surja en el “top 5” en varias áreas de materiales y propulsión (de uso dual: civil y militar).

La Trazabilidad (CTT) no mide la presente capacidad industrial ni el despliegue comercial, sino que pondera la intensidad de la investigación de alto impacto que incluye los “flujos de talento”, donde se aglutinan los óptimos investigadores del planeta: un indicador adelantado de la capacidad futura de un país.

En el campo de moda de la IA –que definirá el destino del planeta–, se libra una feroz batalla entre EEUU y China, lo cual se subsume en el flujo de los talentos en investigación de alto impacto. La ventaja de China como fuente de los mejores talentos en IA se ha ampliado desde 2022 (https://bit.ly/4AK48da).

Más allá de la promesa de un “diálogo sobre IA” como resultado de la visita de Xi a Washington, según datos de Carnegie China, hoy “57 por ciento de los mejores talentos en IA provienen de China (frente al 46 por ciento registrado en 2022), mientras 13 por ciento provienen de EEUU (menor al 20 por ciento de 2022)”.

Pese a las fuertes tensiones y castigos recíprocos, EEUU sigue siendo muy atractivo para el talento global en IA, en particular, el talento chino. Curiosamente, el “talento” fue una moneda acuñada por los fenicios-cananeos, y hoy el ex casinero Trump parece apostar todo su “resto” lúdico en la IA cuando se proyecta que la inversión total en centros de datos e infraestructura de IA asociada alcance 10.3 billones de dólares (trillones en anglosajón) entre 2025 y 2032 (3.6 por ciento del PIB anual), lo cual empequeñecería los proyectos colosales en ferrocarriles, las redes de autopistas y la “plomería para Internet” (https://bit.ly/3VHvmRv).

¿Será por ello que Elon Musk vaticina la mayor “era de la abundancia” debido a la IA (https://bit.ly/4z8VNhC)?

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NASA’s SpaceX Crew-13 Launches

1 Ottobre 2026 ore 20:07
A SpaceX Falcon 9 rocket carrying the company's Dragon spacecraft is launched on NASA’s SpaceX Crew-13 mission to the International Space Station with NASA astronauts Jessica Watkins and Luke Delaney, CSA (Canadian Space Agency) astronaut Joshua Kutryk, and Roscosmos cosmonaut Sergey Teteryatnikov aboard, Thursday, Oct. 1, 2026, from Cape Canaveral Space Force Station in Florida.

Baofeng SW-9: La radio UHF/VHF con Onde Corte e SSb

💾

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Baofeng SW-9: La fine dei soliti walkie-talkie?
Se pensavi che i walkie-talkie economici fossero tutti uguali, il nuovo Baofeng SW-9 è pronto a farti ricredere. Questo non è il classico portatile limitato alle solite frequenze VHF e UHF: siamo di fronte a un vero e proprio concentrato di tecnologia pensato per chi cerca qualcosa di più spinto, versatile e "tuttofare".
1. Design, Display e Costruzione
Appena preso in mano, l'SW-9 si fa notare per una solida costruzione e un fattore di forma ergonomico. La vera chicca estetica e funzionale è il display a colori TFT da 2.0 pollici, luminoso e ricco di informazioni (inclusi i parametri di frequenza, zone, modalità e stato).
A completare la dotazione hardware troviamo una comoda batteria da 2500mAh con ricarica USB Type-C (comodissima per ricaricare la radio in mobilità con un comune power bank) e una funzione di sicurezza avanzata come il Man-Down (rilevamento caduta).
2. Prestazioni e Frequenze: Non solo VHF/UHF
Il vero punto di forza di questo modello è la ricezione a banda larga. Oltre alla classica trasmissione e ricezione tribanda (VHF, 220MHz e UHF) con un'uscita fino a 10W di potenza, l'SW-9 apre le porte al mondo dell'ascolto avanzato:
Onde Corte (SW): Copertura da 2.3 a 30 MHz.
Bande Commerciali e di Servizio: Ricezione in onde lunghe (LW), medie (MW), banda aeronautica (AM Airband) e canali meteo NOAA.
Modi di Demodulazione: Il supporto a FM, AM e SSB (USB/LSB) lo rende uno strumento formidabile per gli appassionati di ascolto HF e utility monitoring.
3. Connettività Bluetooth: Futura e Smart
Baofeng ha voluto modernizzare l'esperienza utente introducendo il doppio modulo Bluetooth:
BT Data: Ti permette di programmare e gestire i canali in pochi secondi direttamente dallo smartphone tramite app dedicate (come Ola Radio).
BT Audio: Consente l'abbinamento di auricolari wireless e anelli PTT per la massima comodità a mani libere.
Per la programmazione da PC, inoltre, la radio è compatibile con il celebre software CHIRP (selezionando il profilo UV-17PRO GPS), rendendo l'inserimento delle frequenze un gioco da ragazzi.
Verdetto Finale: A chi è consigliato?
Il Baofeng SW-9 sposta l'asticella più in alto rispetto ai classici gommini entry-level. Non è solo un ricetrasmettitore per comunicare a breve/medio raggio, ma un ricevitore estremamente polivalente che strizza l'occhio agli SWL (ascoltatori di onde corte) e ai radioamatori in cerca di un muletto tascabile e ricco di funzioni.
Se cerchi un dispositivo che unisca la praticità di un walkie-talkie moderno alle potenzialità d'ascolto delle onde corte e della modulazione SSB, l'SW-9 merita assolutamente di essere provato.

La playlist delle radio Baofeng

https://youtube.com/playlist?list=PLQ2tstnj8-m4&si=SKjYvPBc1qXbcdPF


⁠#Baofeng⁠
⁠#BaofengSW9⁠
⁠#RadioAmatoriale⁠
⁠#WalkieTalkie⁠
⁠#OndeCorte⁠
⁠#Shortwave⁠
⁠#SSB⁠
⁠#Ricetrasmittente⁠
⁠#HamRadio⁠

On approche de 30 000 utilisateur⋅ices Nextcloud sur Framaspace (10 000 act…

1 Ottobre 2026 ore 18:40

On approche de 30 000 utilisateur⋅ices Nextcloud sur Framaspace (10 000 actif⋅ves mensuellement), sur 3 500 instances actives de Nextcloud (les instances inactives sont automatiquement supprimées après quelques mois d'inactivités et alertes aux admins).

A notre connaissance, c'est la plus grosse "ferme Nextcloud" proposée par une association à des associations… au monde ! 🤔

Nous sommes vraiment très fier⋅es de ce projet, alors n'hésitez pas à en parler autour de vous !

🎉 Mise à jour de plus de 3 500 Framaspaces : ✅Ça, c'est fait !https://frama…

1 Ottobre 2026 ore 18:40

🎉 Mise à jour de plus de 3 500 Framaspaces : ✅
Ça, c'est fait !

https://framaspace.org est un service de "cloud associatif" réservé aux associations et collectifs militants, proposé gracieusement par l'association @Framasoft

Nous venons donc de passer en Nextcloud v33 (sorti en février 2026, 🙏👏 @nextcloud , avec un certain nombre d'améliorations (détail : https://forum.frama.space/t/mise-a-jour-de-framaspace-en-nextcloud-33-hub-26-spring/2406 )

En résumé :* 🏡 Possibilité de masquer certaines applications [👨‍🎓]* 📈 Stati…

1 Ottobre 2026 ore 18:40

En résumé :
* 🏡 Possibilité de masquer certaines applications [👨‍🎓]
* 📈 Statistiques d'utilisation de l'espace [👨‍🎓]
* 🔗 Partage des Tableaux par lien public
* 📌 Épinglage des messages dans Talk et programmation de la date d'envoi
* ✅ Nouvelle visite guidée sur l'application tâches [👨‍🎓]
* 🎥 Possibilité d'accueillir plus de personnes dans les visios
* 🚀 Amélioration des performances

[👨‍🎓] : développements réalisés par Boris, ex-alternant, qui cherche activement un emploi : https://www.linkedin.com/in/boris-valero-0153982b6/

BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 10.1 - PROBLEMA

1 Ottobre 2026 ore 18:00

💾

Trova la tua prossima DASHCAM https://sicurisullastrada.it/dashcam/
Dubbi o domande? Trovi qui le RISPOSTE https://sicurisullastrada.it/dashcam-5-minuti-per-sapere-tutto/
Vuoi inviarci le clip della TUA DASHCAM? Guarda come fare su https://bit.ly/inviavideo
Seguici sui canali BDOI per essere AGGIORNATO e vedere le MIGLIORI CLIP https://bit.ly/canalibdoi
Hai domande o curiosità? COMMENTA sotto al video oppure CONTATTACI https://bit.ly/contattabdoi
- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
This video shows DANGEROUS behaviors not to imitate! Always drive carefully!
Do you want to send us the clips of YOUR DASHCAM? See how on https://bit.ly/inviavideo
Follow us on BDOI channels to be UPDATED and see the BEST CLIPS https://bit.ly/canalibdoi
Do you have any questions or curiosities? COMMENT below the video or CONTACT US https://bit.ly/contattabdoi

#baddriversofitaly #dashcam #compilation

Cannabis light, la Corte Costituzionale rinvia: il verdetto sull’articolo 18 slitta al 9 febbraio 2027

1 Ottobre 2026 ore 16:52
Venti barattoli di vetro. Uno consegnato a richiesta degli agenti, sei sotto un telo su uno scaffale, tredici sotto il bancone di un secondo negozio. È l’11 dicembre 2025 quando la polizia entra nei due cannabis shop di un commerciante bresciano e lo arresta in flagranza: detenzione ai fini di spaccio. Poi arrivano le analisi …

Xi-Trump meeting’s takeaways, successes and fallout: 7 US-China relations reads

di: SCMP · SCMP
1 Ottobre 2026 ore 16:00
We have selected seven of the most interesting and important news stories covering US-China relations from the past few weeks. If you would like to see more of our reporting, please consider subscribing. 1. Trade, Taiwan and ‘strategic stability’: key Xi-Trump takeaways overall Here are the key takeaways from Chinese President Xi Jinping’s whirlwind 43-hour trip to the United States, his first state visit to the country in more than a decade, after US President Donald Trump pulled out all the...

Sur #PeerTube, si vous souhaitez obtenir plus d'informations sur votre audi…

1 Ottobre 2026 ore 16:00

Sur #PeerTube, si vous souhaitez obtenir plus d'informations sur votre audience, vous pouvez consulter les statistiques de votre vidéo.

Si votre administrateurice a activé l'option, vous pouvez même avoir de jolis graphiques !

👉 https://docs.joinpeertube.org/use/video-stats

#PeerTubeTipOfTheWeek

Delitto di Garlasco: i pedali della vergogna

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Quanto sta emergendo in merito alle analisi sui pedali della bicicletta in uso ad Alberto Stasi è sconcertante, ma c'è bisogno di chiarezza. In mezzo al rumore di fondo, analizziamo la questione con Mariano Gambino.

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🔎 DarkSide - Storia Segreta d'Italia è il format di informazione indipendente promosso dall'Associazione Culturale DarkSide per raccontare gli angoli bui della storia contemporanea d'Italia.

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Commentaires sur Framadate peaufine sa peau neuve par Ambar - Animatrice de communauté Framasoft

En réponse à Jackel.

Bonjour Jackel,

C’est bien dommage que cette nouvelle version ne vous plaise pas. Le développeur a travaillé dur pour la rendre la plus accessible possible. Nous sommes cependant conscient.es que des améliorations sont toujours possibles.
Que pensez-vous de nous faire part de vos idées pour rendre la nouvelle version plus conviviale sur le forum Pollaris. ? C’est là que le développeur pourra voir toutes vos propositions et les prendre en compte lors du développement des versions à venir.

Si vous-même ou l’un.e de vos ami.es en as les capacités, vous pouvez aussi soumettre du code pour améliorer le logiciel sur le Framagit de Pollaris.

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