Il commercio estero cinese continua a crescere a ritmi sostenuti, confermando la solidità del sistema industriale del gigante asiatico. Tra gennaio e settembre, il valore complessivo di importazioni ed esportazioni ha raggiunto 39.940 miliardi di yuan, pari a circa 5.940 miliardi di dollari, con un aumento del 18,8% su base annua. Si tratta del livello più alto degli ultimi cinque anni per lo stesso periodo. Secondo i dati dell'Amministrazione generale delle dogane, le esportazioni sono salite del 16,4%, a 23.200 miliardi di yuan, mentre le importazioni hanno registrato una crescita ancora maggiore, pari al 22,3%, raggiungendo 16.740 miliardi. A settembre, l'interscambio ha superato per la prima volta i 5.000 miliardi di yuan in un singolo mese, segnando un incremento annuo del 27,5%.
A trainare la crescita è soprattutto il comparto tecnologico. Le esportazioni di circuiti integrati sono aumentate del 99,1%, quelle di componenti e accessori per computer sono triplicate, mentre le spedizioni di dispositivi di archiviazione sono più che raddoppiate. Crescono anche i server e i prodotti legati all'intelligenza artificiale, dalla robotica ai dispositivi intelligenti. Risultati che, secondo gli analisti cinesi, dimostrano come gli investimenti nell'innovazione e il costante aggiornamento della capacità produttiva stiano rafforzando la competitività internazionale del Paese. La domanda globale legata all'intelligenza artificiale offre un ulteriore impulso, sostenendo le esportazioni di semiconduttori e prodotti ad alto contenuto tecnologico. Ma mentre i numeri confermano la vitalità del commercio cinese, una parte dei media occidentali continua a concentrarsi sul cosiddetto surplus commerciale di Pechino, presentandolo come una minaccia per le economie concorrenti.
Gli esperti cinesi contestano questa lettura, sottolineando che gli squilibri globali non possono essere attribuiti esclusivamente alla Cina. Tra le cause principali indicano il crescente protezionismo, l'estensione eccessiva del concetto di sicurezza nazionale alle relazioni economiche e l'imprevedibilità delle politiche commerciali. Pechino rivendica inoltre gli sforzi compiuti per ampliare le importazioni e favorire un commercio più equilibrato. La crescita degli acquisti dall'estero, superiore al 20% per sette mesi consecutivi da marzo, rappresenta un segnale in questa direzione. In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e interruzioni delle catene di approvvigionamento, la Cina punta così a consolidare il proprio ruolo di partner industriale e commerciale affidabile. L'apertura del mercato interno, anche attraverso la China International Import Expo di Shanghai, mira ad attrarre nuove imprese e prodotti stranieri.
La questione di fondo resta dunque aperta: anziché trasformare il successo industriale cinese in un bersaglio, le economie mondiali dovrebbero affrontare le cause strutturali degli squilibri e puntare sulla cooperazione. Perché la crescita del commercio globale non si ottiene alimentando nuove barriere, ma costruendo condizioni più stabili per gli scambi.
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Il conflitto in Ucraina è diventato un terreno di addestramento per combattenti stranieri e organizzazioni criminali latinoamericane. Secondo Vasili Prozorov, ex ufficiale dei servizi di sicurezza ucraini, dal 2024 cartelli della droga colombiani, messicani, peruviani ed ecuadoriani inviano propri uomini al fronte per acquisire esperienza nella guerra moderna, soprattutto nell'impiego dei droni.
Prozorov denuncia inoltre il coinvolgimento di agenti del Mossad e dello Shin Bet nell'addestramento di unità ucraine, compreso l'insegnamento di tecniche di interrogatorio illegali e tortura. Mosca denuncia da tempo che personale occidentale, ufficialmente presentato come consulenti e istruttori, partecipi direttamente ai combattimenti.
Intanto l'esperienza acquisita al fronte viene sfruttata dai cartelli latinoamericani per rafforzare le proprie capacità operative.
Dietro le immagini eroiche di propaganda diffuse dalle campagne di reclutamento, emerge così una realtà molto più brutale, segnata da caos, disorganizzazione e corruzione.
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Be warned. The global economy is likely to experience a recession next year. War across the Middle East is set to escalate, wrecking energy supplies for many years, even as the artificial intelligence (AI) bubble is ripe to burst. This, however, would also create an energy leadership opportunity for China.
High energy prices already fuel demand for Chinese renewable energy products and electric vehicles. But as a leader in building coal-fired power plants, China can also offer the global market...
Be warned. The global economy is likely to experience a recession next year. War across the Middle East is set to escalate, wrecking energy supplies for many years, even as the artificial intelligence (AI) bubble is ripe to burst. This, however, would also create an energy leadership opportunity for China.
High energy prices already fuel demand for Chinese renewable energy products and electric vehicles. But as a leader in building coal-fired power plants, China can also offer the global market...
Tech billionaire Elon Musk called on Wednesday for Volodymyr Zelensky to “go” as Ukraine’s leader, after insisting any disruption to the war-torn country’s use of his satellite communications system was the fault of the US government, not his company.
The comments came as Kyiv raised doubts over US support for Ukraine in its war with Russia, accusing Washington this week of helping Moscow by failing to warn it of incoming missile strikes and hobbling Kyiv’s military response through changes to...
Andy Burnham rilancia la tesi delle interferenze di Mosca nel referendum del 2016, ma trova smentite proprio in casa britannica. Sullo sfondo, il tentativo di riaprire la partita con Bruxelles. Quando qualcosa non va secondo i piani, in Europa c'è una spiegazione buona per ogni occasione: la colpa è della Russia. Questa volta a rispolverare la formula è il primo ministro britannico Andy Burnham, che torna sul referendum del 2016 per sostenere che Mosca avrebbe interferito nella vittoria della Brexit. Peccato che, a smentirlo, siano proprio esponenti politici e responsabili dell'intelligence britannica. Intervenendo nel podcast ‘The Rest Is Politics’, Burnham ha dichiarato di aver ricevuto conferma dell'ingerenza russa dopo aver posto la questione una volta arrivato a Downing Street. Non ha però spiegato in che cosa sarebbe consistita questa interferenza, né ha presentato prove a sostegno dell'accusa.
Non pago, il premier ha esteso il ragionamento alla Francia e alla Germania, sostenendo che parte del consenso raccolto dai movimenti critici verso le attuali leadership europee sarebbe alimentato dai «nemici», in particolare dalla Russia. Una narrazione che trasforma il dissenso politico interno in una possibile operazione ostile straniera. La replica più significativa è arrivata da Boris Johnson, uno dei principali artefici della Brexit. L'ex premier ha ricordato che, quando era ministro degli Esteri, aveva interrogato i servizi di sicurezza sulla questione, ricevendo una risposta inequivocabile: non c'erano prove di interferenze russe riuscite nel referendum del 2016, né di altre potenze straniere. Anche il capo dell'MI5, Ken McCallum, ha invitato a distinguere tra un tentativo di interferenza e un effettivo condizionamento del risultato. Una distinzione tutt'altro che secondaria, soprattutto quando si lanciano accuse contro uno Stato senza rendere pubblici gli elementi che dovrebbero sostenerle. Dietro la polemica c'è però una questione politica più ampia. Burnham considera la Brexit più dannosa che vantaggiosa e ha promesso una revisione dei rapporti con l'Unione Europea, arrivando a evocare diverse opzioni: dal ritorno nel mercato unico e nell'unione doganale fino a una nuova adesione al blocco. È proprio questa prospettiva a suscitare le critiche di George Galloway, fondatore del Partito dei Lavoratori di Gran Bretagna.
Secondo il politico britannico, Burnham non dispone di un mandato popolare per una decisione tanto divisiva. La Brexit, ricorda, fu scelta da 17,4 milioni di cittadini e potrebbe essere revocata soltanto attraverso un nuovo referendum. Galloway contesta inoltre l'idea di rientrare in un'Unione Europea in crisi, governata da leader sempre più impopolari e compromessa da scelte disastrose in politica estera, dal Medio Oriente all'Ucraina. Il ricercatore Vasili Yegorov interpreta le dichiarazioni di Burnham come parte di una strategia per rimettere in discussione lo status quo sulla Brexit. In questo quadro, l'accusa a Mosca rischia di diventare uno strumento per delegittimare una scelta democratica sgradita, anziché un'affermazione da dimostrare attraverso fatti verificabili. Non mancano, del resto, i precedenti di interventi occidentali nel dibattito britannico. Barack Obama si era apertamente pronunciato contro l'uscita del Regno Unito dall'UE, mentre anche altri esponenti occidentali avevano manifestato la propria opposizione alla Brexit. Il meccanismo, tuttavia, continua a essere applicato soprattutto in una direzione.
Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, aveva sintetizzato il principio invitando a «attribuirlo ai russi» quando vi fossero sufficienti sospetti. Una battuta che fotografa una tendenza ormai consolidata: evocare Mosca per spiegare fenomeni politici scomodi. La domanda, allora, non riguarda soltanto ciò che accadde nel 2016. Riguarda anche il presente: se una scelta popolare non piace più alle classi dirigenti, è necessario cercare un nemico esterno per metterla in discussione?
US stocks dropped to their worst day since July on Wednesday, following the latest signal that inflation is getting worse.
The S&P 500 sank 1.1 per cent for a fifth loss in the six days since setting its all-time high. The Dow Jones Industrial Average fell 48 points, or 0.1 per cent, and the Nasdaq composite slid 1.9 per cent as stocks in the artificial-intelligence industry led the way lower.
Stocks felt pressure from rising yields in the bond market, where worries grew after a report said US...
With a narrow presidential election looming, President Luiz Inácio Lula da Silva and his allies claim Meta is trying to give his right-wing rival an advantage.
L’Italia World Trophy di Cristian Rossi morde il freno e scorre la terza giornata (accorciata) in controllo. I francesi non riescono ad approfittarne e restano a 3 minuti e mezzo. I ragazzi del Trofeo Junior a 40 secondi dalla vetta, il Team Italy sempre al comando nel Club Team Award. Il duello Garcia-Verona esalta l’Evento
Oroscopo 15 ottobre 2026: Leone protagonista. Toro serve dolcezza, Acquario attento al lavoro Ariete, voto 6. Una sfida professionale richiede prontezza e pazienza. In amore tornano complicità e occasioni intriganti, mentre le finanze chiedono prudenza. Toro, voto 5. Nei sentimenti serviranno ascolto e dolcezza per superare qualche distanza e ritrovare l’intesa. Sul lavoro affrontate gli …
Despite previous controversies, it seems like the lords of Linux are warming to AI-assisted coding. The penguin's kernel community has agreed to stop asking coders to disclose whether they used bots to help with their contributions. And Linux kernel supremo Linus Torvalds has made clear that he opposes "stupid" AI disclosure rules as long as people understand the code they're submitting. "The Maintainers Summit reached consensus to deprecate the Assisted-by Tag," said Sasha Levin, a Linux kernel developer and engineer at Nvidia, in a message to the Linux kernel mailing list last week. "Remove the documentation requiring it." The policy had said that those using "any sort of advanced coding tool in the creation of [their] patch" should acknowledge that through the addition of an "Assisted-by" tag in the commit message. The AI labeling proposal initially took shape in July 2025. It became part of the documentation in January 2026. This was shortly after Torvalds said that he was fairly positive about vibe coding as a way for people to get into programming, but remained skeptical about its effect on software maintainability. Since then, he's warmed to AI tool usage. AI attribution wasn't an issue when the generated code was obvious, buggy, and bad. But in the past year or so, AI coding agents started producing code that is of acceptable quality for the purposes of the Linux kernel community. "LLMs are good enough now," said Greg Kroah-Hartman, a veteran Linux kernel maintainer, at the Linux Foundation's Open Source Summit in South Korea in August. "They've gotten good enough to find bugs because LLMs, AI, are just pattern matchers and code is nothing but patterns in a specific format." Cautious acceptance hasn't erased concerns about errors slipping through unnoticed, accountability, and coding agents reproducing copyrighted code. There's also still a stigma in some circles around the use of AI tools. Those who have spent years honing software skills, coding with limited assistance from tools, may disparage developers who don't understand the code they conjure with a prompt. Rapid change will do that – in the space of a few years, software production practices have changed drastically, and software quality, security, and maintenance practices have yet to fully adjust. The leading makers of AI coding agents – Anthropic, Google, Microsoft, OpenAI, and the like – are doing their best to promote AI-driven projects as better than anything a human developer could manage. Yet even they differ in their AI attribution practices. Claude adds provenance messages by default, but Codex does not. In fields such as advertising and art, content provenance can help assess misinformation and human creative input. For code, the focus tends to be more on functionality than form. In a prior discussion of the merits of the tag requirement, Jeff Layton, a Linux kernel developer with Red Hat, explained the rationale for reversing course. First, he said, not everyone abides by the policy. Second, he said, "it basically serves as free advertising for proprietary LLM companies." And third, he said, "it's not clear why we want to collect this info in the first place." Some kernel contributors still see value in the tagging requirement. "I'm not happy removing the tag without adding another mechanism for required disclosure," said Laurent Pinchart, a Linux kernel dev and founder of Ideas on Board, in a mailing list post on Tuesday. "Without that, I can foresee submitters pushing back on the question." Pinchart challenged the argument that AI labeling rules will just be ignored. "What this is about is setting our expectations, telling what we want and what we don't want," said Pinchart. "There's still value in that, and I'd argue there's even more value now. There will be people who won't care, there will be people who cheat. We've always had those, we'll keep having them, and we'll keep rejecting their contributions. I really don't get the unenforceable argument here." Linus Torvalds responded with an emphatic rejection of tool usage declarations. He wrote: What you are about is something entirely different. It has nothing to do with "expectations", and it has everything to do with your hangups. I don't understand this whole idiotic concept of "don't use AI for X". Here's a new rule just for you: don't use compilers for any of your kernel submissions. Because if you can't show that you really understand what the machine is actually doing by writing your code in assembler, then I don't want to see your code contribution. You clearly aren't competent if you can't write it that way. And btw, you had better not use an editor to write that commit message either. Because I need you to show me that you can actually write a good commit message without using tools that make it easy to backspace and hide the mistakes you made while typing. Ok? Because otherwise those tool-assisted commits of yours clearly aren't showing that you know what you are doing. Do you not see how UTTERLY STUPID those kinds of rules would be? So no. We're not going to make stupid rules that say "you can't use tools for X". The kind of expectations *I* have is that people do their best and I expect people to understand what they are doing. But that understanding has very little to do with what tools they use. And quite honestly, in my experience, the people I respect and call intelligent are not the ones that shy away from using new and interesting tools. ®
NASA astronaut Anil Menon conducts a spacewalk on Aug. 6, 2026, to prepare the International Space Station for future upgrades to its power system.
Credit: NASA
NASA will preview two upcoming spacewalks to complete solar array installation and power augmentation of the International Space Station during a news conference at 2 p.m. EDT, Tuesday, Oct. 20, from NASA’s Johnson Space Center in Houston.
NASA will stream the event through a variety of platforms. Learn where to watch online:
United States-based media interested in attending in person must contact the Johnson newsroom no later than 3 p.m., Monday, Oct. 19, at: jsccommu@mail.nasa.gov. Media joining by phone should request dial-in details by the same deadline. To ask a question, media must dial in no later than 15 minutes before the start of the news conference.
Thursday, Oct. 29
During U.S. spacewalk 100, NASA astronaut Anil Menon and CSA (Canadian Space Agency) astronaut Joshua Kutryk will exit the station’s Quest airlock to install and deploy an International Space Station Roll-Out Solar Array (IROSA) on the 2A electrical power channel. The solar array will be the seventh IROSA and will provide additional power to support critical station operations, including its safe and controlled deorbit.
Thursday, Nov. 5
During U.S. spacewalk 101, Menon and Kutryk will install and deploy the eighth and final IROSA on the 3B channel of the space station, completing the power augmentation upgrades.
The final two roll-out solar arrays will complete the space station’s power system augmentation. Together, the eight roll-out arrays will increase available power by up to 30%, boosting the station’s electric power generation capacity from 160 kilowatts to approximately 215 kilowatts.
NASA will share additional coverage details about U.S. spacewalks 100 and 101 closer to each operation on the agency’s live events web page and the space station blog. The spacewalks will be the 285th and 286th conducted in support of space station assembly, maintenance, and upgrades.
To learn more about International Space Station research, operations, and its crews, visit:
A bug in Claude Code Desktop's preview pane can allow adversaries to quietly steal credentials from developers, including SSH private keys, AWS credentials, and Claude 0Auth tokens.
Researchers at security startup Xbow used OpenAI's GPT-5.6 Sol model to help chain three zero-day vulnerabilities in Chrome into an exploit capable of executing code outside the browser's sandbox on Windows machines. Xbow estimates that this could affect about one billion users worldwide. Google fixed all three, and paid the Xbow team a $250,000 bounty, its top reward for a Chrome full-chain exploit. The payout also proves a nice return on investment for the human bug hunters - Brendan Dolan-Gavitt, Andres Luksenberg, Baul Lee, and Willem Pinckaers - who spent just six days during the Black Hat and DEF CON conferences and about $40,000 in token charges to discover the vulnerabilities and build the attack chain. “The number on the check is impressive, but the time it took our team, with the help of a publicly available AI model, to break in is even more impressive,” Xbow CEO and founder Oege de Moor said on Tuesday. “A three letter intelligence-agency veteran told me that his team used to spend six months trying to identify this kind of vulnerability and get total access. We did it in six days.” In a separate technical writeup about the attack chain, Dolan-Gavitt detailed the work done by humans and AI agents. Agents, using OpenAI's GPT-5.6-Sol model, searched source code, tested the team’s hypotheses, and developed proofs of concept and exploit stages, he said. Meanwhile, the AI pen-testing security startup’s researchers chose targets, provided context, challenged the agents’ results, and decided which attack components to chain. "We did apply a fair bit of our own human expertise and judgment," he wrote. Crossing two security boundaries in 3 steps Google’s Chrome browser uses several layers of security to protect users, and this includes sandboxes - barriers to contain compromised code and ensure that someone who hacks an individual website can’t take over the entire computer. This includes deploying the V8 sandbox to prevent any memory corruption flaws in the V8 JavaScript engine from impacting other memory. The V8 sandbox sits inside the operating-system process sandbox, and this nested design means that escaping V8's memory restrictions doesn't automatically grant native code execution. Even if an attacker achieves native code execution inside Chrome's renderer, the outer process sandbox restricts access to the rest of the machine. “The chain crossed both boundaries in three vulnerability stages,” abusing Chrome to run code on Windows machines, Dolan-Gavitt wrote. The attack combines a V8 compiler bug, an animated-WebP decoder bug, and a memory-safety bug in Crashpad. The first vulnerability is in Maglev, V8's mid-tier optimizing compiler, and it’s due to a reused, mutable boxed number during deoptimization. This gives attackers read and write access throughout V8's pointer-compression cage. The second stage, the animated-WebP bug, is a V8 sandbox escape. “But rather than attacking the sandbox itself we exploited a property that the V8 sandbox deliberately does not enforce and that Blink incorrectly assumed it could trust,” Dolan-Gavitt explained. “Finally, the exploit used an overflow in Crashpad to cross the final outer process boundary and achieve unsandboxed code execution on the host.” While Google patched all three security issues, and Chrome installs updates on its own, a fix only takes effect once the user relaunches the browser. If you use Chrome, make sure you are running version 152.0.7977.82 or later. The time and money spent to achieve a full chain Chrome exploit illustrate - yet again - that “the bar is significantly lower” for attackers armed with LLMs, Dolan-Gavitt wrote. “Defend accordingly.”®
Georges Dumézil, Loki, traduzione di Silvia Spinnler, edizioni Adelphi, Milano 2026, pp. 234, 26 euro
Su una cosa non possono esservi dubbi: il Mito, a differenza delle religioni rivelate o delle illusioni ispirate dall’illuminismo e dal positivismo, non fornisce risposte, tanto meno preconfezionate, ma pone degli enigmi. In questo senso, anche se talvolta o superficialmente è stato accostato alle fiabe, non dissemina insegnamenti rivolti alla stabilità della vita sociale oppure ad indirizzarne correttamente la moralità.
Per questo motivo, dunque, all’interno delle sue logiche o narrazioni non si rivela mai né utile né saggio dividere nettamente il bene dal male. Ogni narrazione mitica contiene delle intrinseche contraddizioni che occorre risolvere, in un senso o in un altro, oppure semplicemente accettare come parte di quel mistero che spesso circonda sia l’agire umano che quello caotico, e tutt’altro che ordinato nel suo divenire, della natura e dei suoi cicli; cui la scienza e la filosofia cercano di dare spiegazioni che, se onestamente indagate e analizzate, non fanno altro che allargare il campo di incertezze e di quesiti ogni qualvolta sia raggiunto un risultato ritenuto certo. Una trasmissione del sapere, quella riconducibile al Mito, antica forse quanto le prime società umane, ma che è comunque vicina al “sapere di non sapere” che caratterizza molto spesso le riflessioni sulla fisica e l’astrofisica.
In tale contesto, diventa sicuramente importante rivolgere l’attenzione a una divinità ambigua come quella di Loki, figura conosciutissima dei miti norreni, che è al centro della ricerca di Georges Dumézil appena pubblicata dalle edizioni Adelphi nella collana «Il ramo d’oro».
Loki nella mitologia norrena è una figura ricorrente e risulta tra le divinità più note e citate: è il dio dell’astuzia e degli inganni, ingegnoso inventore di tecniche. È una figura ambivalente poiché in alcune narrazioni è compagno di Odino e Thor che, spesso, si cavano d’impaccio grazie alla sua astuzia, mentre in altre è proprio colui che attenta all’ordine cosmico, contraddistinto dall’attitudine all’inganno e dall’essere un temibile e camaleontico attaccabrighe, fino ad essere maligno. E’ lo stesso Dumézil, fin dall’introduzione del 1948, ad avvertirci della difficoltà insita nel tentativo di inquadrare le caratteristiche di Loki, non essendo certo quest’ultimo riconducibile a un’unica qualità o funzione.
Loki è una delle divinità scandinave più singolari. Ha via via disorientato, scoraggiato o fuorviato tutte le scuole di esegeti, e si ha già un bel da fare anche solo a elencare le aporie, le antinomie che si affastellano attorno a questo personaggio. Ecco le principali.
Loki è una divinità importante, che entra in scena in numerosi racconti, ma per quanto ne sappiamo ai tempi del paganesimo era una divinità priva di culto, ovvero priva di una funzione, e in nessun paese scandinavo esiste un toponimo in qualche modo a lui connesso. Si tratta allora di una figura propriamente religiosa, di un vero dio? Non è piuttosto un personaggio fiabesco, un tipo folkloristico, introdotto a posteriori all’interno della mitologia? Può darsi. Ma allora si dovrà giungere alla conclusione che parti significative della mitologia scandinava non solo sono piene di depositi folkloristici, ma hanno, nel loro complesso, un’origine folkloristica, perché se si sottrae Loki, è impossibile conservare nella loro forma tradizionale molte storie di Od¯inn e di Þorr, ossia divinità incontestabilmente « di culto ».[…]
Loki è l’amico e l’ausilio più prezioso degli dei e insieme il loro peggiore nemico. Tali aspetti possono essere considerati entrambi ugualmente primitivi, innati? Non bisogna forse vederli in una prospettiva cronologica, e supporre che il « Loki cattivo » sia apparso solo al termine di una lunga evoluzione[…]? Può darsi. Ma in tal modo si incorre – così come si è allegramente fatto in passato – in tagli di ogni genere, visto che il Loki cattivo è più attestato rispetto a quello buono, e ancora una volta si può constatare come non sia sufficiente affermare, rivendicare un « processo storico » perché questo si materializzi. Amico o nemico degli dei, confidente ingegnoso o temibile burlone, Loki scorrazza a suo agio nella mitologia minore, sembra quella la sua dimora. E poi, all’improvviso, in alcuni miti egli assume valore e dimensione enormi, quasi cosmici: che si tratti dell’uccisione di Baldr, del proprio supplizio, della propria epifania alla fine del mondo […]. Non si dovrà allora supporre anche qui un’evoluzione? Vi sono stati forse modelli cristiani, oppure iranici, che hanno imposto al piccolo dio briccone degli Scandinavi una trasfigurazione satanica o ahrimanica? Può darsi. Ma questo ci porta lontano, ben al di là di Loki, e conduce a grandi inverosimiglianze: la storia dell’esegesi dei miti scandinavi è tutta costellata di questi azzardi, in cui le scritture apocrife, il cristianesimo latino o celtico, la Bibbia o un dualismo imbastardito dovrebbero spiegare le fantasie « tardive » dei pagani del Nord.
Infine, anche oggi i contadini della Norvegia, della Scania, della Danimarca, delle Færøer, dell’Islanda sanno chi sia Loki; è citato in formule, proverbi, alcuni racconti; in diverse di queste regioni Loki è posto anche in relazione a piccoli fenomeni naturali e ad alcuni episodi della vita sociale. Come interpretare queste tracce? Sono forse posteriori al Loki ricco di sfaccettature della tradizione letteraria medioevale, sue derivazioni o sue distorsioni? O al contrario in esse sopravvive un Loki più rozzo ma più puro e più antico, di cui la tradizione letteraria medioevale non sarebbe stata che un abbellimento, un’amplificazione, e forse un’effimera falsificazione?1.
Fin da queste righe iniziali non solo si dimostra come sia difficile definire con sicurezza sia le origini che la funzione simbolica e religiosa di un personaggio mitico quale Loki, ma anche l’estrema attenzione e cautela con cui l’autore si muove nell’ambito del Mito e delle sue ricorrenze nelle rappresentazioni nelle culture che lo hanno assunto al loro interno nel corso del tempo. In tal modo Dumézil, nonostante le contraddizioni che ne hanno caratterizzato le ricerche, si rivela ancora oggi una lettura indispensabile per chiunque voglia occuparsi del Mito e delle figure e funzioni simboliche da questo assunte nelle varie e successive culture che ne hanno fatto uso.
Georges Edmond Raoul Dumézil (4 marzo 1898 – 11 ottobre 1986) è stato un filologo , linguista e studioso di religioni francese, specializzato in linguistica comparata e mitologia ed ha svolto attività di insegnamento presso l’Università di Istanbul, l’École pratique des hautes études e al Collège de France, nonché membro dell’Académie Française. E’ soprattutto noto per la sua formulazione dell’ipotesi trifunzionale nella mitologia e nelle società protoindoeuropee, finendo con l’avere una grande influenza nel campo della mitologia comparata e degli studi indoeuropei.
Proprio questa insistenza sull’importanza delle lingue e sulle strutture sociali ritenute di origine indoeuropea ha fatto sì che negli ultimi decenni, più o meno direttamente, le sue ricerche siano state contestate da altri storici e ricercatori, come Martin Bernal2, per quello che è stato ritenuto il sostanziale culto delle razze che sarebbe alla base di tali ipotesi. Mentre, sempre indirettamente, il lavoro di Giovanni Semerano (1911 – 2005), filologo classico e linguista italiano studioso delle antiche lingue europee e mesopotamiche, ha proposto in alternativa un’altra controversa teoria delle origini della cultura europea, in base alla quale le lingue europee risulterebbero essere di provenienza mediterranea e fondamentalmente semitica piuttosto che indoeuropea3.
Una sua presunta amicizia, negli anni ’30, con Pierre Gaxotte, che era stato il segretario del leader del gruppo di estrema destra Action Francaise, Charles Maurras, attirò su Dumézil le critiche da parte di studiosi e ricercatori di sinistra che, negli anni ’80 e ’90, accusarono il suo lavoro, in cui si faceva riferimento alla tradizione indoeuropea, di aver influenzato i membri della Nuova Destra europea, tra cui Alain de Benoist, e l’idea del ripristino di un ordine gerarchico tradizionale in Europa (tripartito), anche se Dumézil respinse sempre tali accuse.
Per la sua opera monumentale, che comprende più di settantacinque libri e centinaia di articoli accademici, Dumézil fu però difeso da molti colleghi, tra cui C. Scott Littleton e altri studiosi dell’Università della California di Los Angeles (dove fu accolto come visiting professor nel 1971) per l’impulso dato alla rinascita degli studi indoeuropei e della mitologia comparata nella seconda metà del XX secolo, e da studiosi e filosofi come Michel Foucault, mentre la sua ricerca continua ad avere una forte influenza tra indoeuropeisti, classicisti, celtisti, germanisti e indologi.
Anche se alcuni dei suoi critici, in particolare seguaci di Lévi-Strauss, che pur sponsorizzò la sua elezione all’Académie Française nel 1975, avrebbero spesso sostenuto che le strutture mitologiche e sociali che Dumézil identificava con gli indoeuropei non fossero distintamente tali, ma piuttosto caratteristiche di tutta l’umanità. Cosa che, però, allarga potenzialmente il concetto di tripartizione dei poteri anche a tutte quelle società “senza stato”, secondo la definizione datane da Pierre Clastres4, che sono sopravvissute per secoli senza per forza adottare le forme di governo individuate da Dumézil.
Detto tutto ciò, occorre ritornare ad un’opera e a una figura mitologica che hanno molte qualità, soprattutto nel coinvolgere l’attenzione di un pubblico anche meno esperto nelle vicende di un dio ambiguo e del suo incrociarsi con quelle di un’altra figura della mitologia originaria dell’Asia centrale: Syrdon. Un personaggio dell’epica degli Osseti del Caucaso, ultimi discendenti degli Sciti, altrettanto astuto e ambiguo quanto il dio scandinavo, cui Dumézil dedica la seconda parte dell’opera (capp. III e IV).
Come afferma Dumézil: «tutte le caratteristiche di Loki si ritrovano in Syrdon e tutte le caratteristiche di Syrdon in Loki; in particolare in entrambi i personaggi coesistono una componente “utile” e una “malvagia”; e come il delitto più grave e la punizione suprema segnino la fine, nei due dossier, di una vita costellata di cattiverie minori e di mitigata ostilità»5. Anche se, per comprendere qualcosa in più di tale personaggio, occorre seguire la ricostruzione dell’ambiente socio-culturale e geografico in cui lo stesso si è sviluppato attraverso l’epica popolare locale.
Al centro del Caucaso, nelle valli che sboccano sull’antica Vladikavkaz(Ordžonikidze, Džadžiqau) e dominano la Grande Strada Militare della Georgia, vive uno dei popoli più interessanti delle province europee. Gli Osseti sono infatti gli ultimi discendenti delle tribù che, specialmente con i nomi di Sciti e Sarmati, poi di Alani e Rossolani, hanno a lungo popolato un immenso territorio che comprende tutto il Sud dell’attuale Russia, tra il basso Danubio e il mar Caspio, tribù che più volte hanno sferrato attacchi verso i Balcani, verso la Persia o verso il Turkestan. Esse erano una ramificazione ben definita, dal punto di vista linguistico e culturale, di quello che viene chiamato, sulla scorta del luogo di provenienza della maggioranza delle popolazioni che lo costituivano, il «mondo iranico»; esse sono, se non si teme di andare contro ai nomi geografici, gli « Iranici di Europa ». [Gli Osseti] Divisi oggi tra il cristianesimo e l’islamismo, hanno soprattutto mantenuto una religione popolare interamente pagana e tradizioni ricchissime.
[In particolare gli Osseti ] conoscono un vasto insieme di tradizioni epiche che riguardano una razza fantastica da tempo scomparsa, i Narti6.
Occorre ricordare che l’opera dedicata a Loki uscì per la prima volta in Francia nel 1948, come si è già segnalato citandone l’introduzione, ma è evidente come tale studio faccia chiaramente parte di una visione che lo studioso avrebbe esposto completamente nella sua opera maggiore, Mythe et epopée, pubblicata in tre volumi (1968-1973) e nella precedente L’Idéologie tripartie des Indo-Européens, pubblicata nel 1958, anche se in seguito Dumèzil avrebbe considerato la tripartizione funzionale più un’ideologia che un sistema consolidato. Dubitando delle teorie universaliste di Durkheim e Lévi-Strauss, comunque, sostenne sempre che la tripartizione funzionale della società indoeuropea fosse una specifica caratteristica di quella, anche dopo aver studiato le lingue e la mitologia di diversi popoli indigeni delle Americhe, convinto che il trifunzionalismo non fosse diffuso tra quei popoli.
[I Narti] Per le loro avventure e le loro imprese scendevano fino alle pianure del Nord, dove vivevano in villaggi simili a quelli in cui tuttora vivono gli Osseti […]. Buona parte della loro vita trascorreva ora in grandiosi banchetti, ora in chiacchiere e giochi sulla piazza pubblica, che gli Osseti chiamano il nyxæs.
Erano divisi in famiglie. Le tre più famose erano quella degliAlægatæ, quella degli Æxsærtægkatæ e quella dei Boratæ, che una preziosa tradizione classifica secondo il modello della tripartizioneindoiranica in intellettuali, guerrieri e agricoltori.
[…] È probabile che molti di questi personaggi, in particolare l’eroe di acciaio Batradz e l’eroe luminoso Soslan, abbiano incorporato e conservato sino ai giorni nostri una componente mitica, il ricordo di quegli dèi degli Sciti in cui i Greci riconoscevano tra gli altri un Ares e un Apollo.
Nondimeno, nella coscienza degli Osseti, essi sono tutti uomini e assolutamente non dèi. Bisogna sempre tenere presente questa differenza, quando si confronta una tradizione sui Narti con un racconto mitologico straniero, come io mi propongo di fare nelle pagine seguenti. Ma bisogna anche stare attenti a non esagerarne la portata: sia all’inizio della Heimskringla sia nella sua Edda, e sicuramente fedele in questo alla tradizione norvegese, Snorri presenta gli dèi germanici, Asi e Vani, come tribù, come uomini che vivono in villaggi vicini e rivali, che escono dalla (o dalle) loro casa (case – gárd¯r) in vista di avventure e che festeggiano poi nella grande sala di Ægir. Certo, accanto a queste rappresentazioni tutte terrene, e senza preoccuparsi della contraddizione, i Germani ne immaginano altre con caratteristiche più simili a ciò che la nostra cultura classica è abituata ad aspettarsi da una mitologia: gli dèi vivono in cielo, governano il mondo e partecipano a una cosmologia, a una cosmogonia e a un’escatologia. Ma la loro vita quotidiana, l’abbiamo visto a sufficienza nella maggior parte dei racconti in cui entra in scena Loki, si svolge in un contesto dove il contadino di Trondhjem o il signore di Ringsted non si sentivano spaesati7.
Dumézil è abilissimo nel far rimettere i piedi in terra agli studi mitologici e a riavvicinare i Narti e gli dei norreni alle loro comuni radici tribali. Cosa che si rivela utilissima soprattutto per comprendere la funzione contraddittoria e ambigua sia di Loki che di Syrdon, il quale viene poi così descritto:
Syrdon è presente in quasi tutti i racconti. Vi è indispensabile. È un « Narte » come gli altri, ma ha un carattere e modi di agire completamente diversi.
Innanzitutto, è un personaggio inferiore: è spesso definito il « bastardo » dei Boratæ. Gli è attribuita una nascita diabolica che è complementare a quella petrogena di Soslan8. I Narti lo trattano come un domestico: serve in tavola, fa l’aiutante nelle spedizioni, l’intermediario e la guida; è incaricato di tirare a sorte.
Spunta da non si sa dove e allo stesso modo scompare. Possiede una casa misteriosa sotto terra, un labirinto. Ha la facoltà di trasformarsi (rondine, vecchio berretto, fanciulla, donna anziana, vecchio…). Ha un « destriero a tre zampe » che corre come il vento. Estremamente curioso, insegue e svela ogni segreto, « giorno e notte si scervella » per trovare il modo di scoprirli. Sa cosa succede lontano e cosa accadrà nel futuro. È un calcolatore prodigioso. È astuto – insieme e dopo Satana –, è l’astuto per eccellenza […].
Così i Narti sono spesso ricorsi ai suoi consigli e, di fatto, più volte egli li trae da situazioni difficili, in particolare nelle loro relazioni con gli stupidi giganti. Ma, allo stesso tempo, essi diffidano di lui e a ragione, poiché, dice un testo, egli prova gusto nel fare del male, tanto che un suo abituale attributo è Narty xijnæ o Narti fydbylyz, « il male, il flagello dei Narti »; è detto malvagio, privo di coscienza, dissoluto […].
Questa natura malvagia si manifesta in molti modi: prese in giro e insulti crudeli in occasione di disgrazie private e pubbliche; gioia maligna nell’annunciare le disgrazie in arrivo; consigli funesti (tuttavia non capita mai che Syrdon prenda le parti di un Gigante contro i Narti), provocazioni di liti o inasprimento di esse. La sua cattiveria lo impegna in azioni tanto superficiali quanto criminali da cui talvolta fatica molto a uscire. In pratica, è quasi sempre, anche quando è al loro servizio, in uno stato di velata ostilità o collettivamente, verso tutti i Narti […]. Ma il bersaglio principale del suo malanimo è il grande Narte Soslan (o Sosryko)[…]. Cerca e alla fine scopre l’unico punto vulnerabile di Soslan. Lo rivela ai nemici dell’eroe che ne approfittano per ucciderlo, durante un rituale di gioco9.
Il lettore si accorgerà, leggendo le pagine della ricerca, che tra le malefatte, gli scherzi o le disavventure di Loki e Syrdon, vi è una stretta interconnessione (a partire dalle presenza dei giganti quasi sempre sconfitti e/o gabbati dall’astuzia dei due personaggi), così come alcune caratteristiche dei loro “avversari” (ad esempio l’invulnerabilità che lascia aperta una porta d una ferita mortale in una certa parte del corpo) richiamano altre narrazioni più conosciute, come ad esempio quella riguardante l’Achille omerico.
Almeno una delle caratteristiche di Loki, però, quella di poter partorire, lo rende totalmente estraneo a qualsiasi mitologia virile, accentuandone l’ambiguità attraverso l’assunzione di un carattere femminino inaspettato in un contesto in cui guerrieri coraggiosi e spietati, battaglie, forza fisica e grandi e infinite bevute, anche davanti alla morte ormai certa, sembrano farla da padrone.
Eppure, eppure… è proprio questo aspetto a rivelare i tratti non solo di un personaggio, ma di un’intera costruzione mitica che è decisamente in contraddizione con l’ordine definito dalla tripartizione funzionale individuata da Dumézil nelle saghe indoeuropee o indoiraniche.
Loki e Syrdon sono destinati a destabilizzare qualsiasi ordine. Lo provocano per stravolgerlo prendendosi gioco di coloro che ne sono i rappresentanti, armati o ideologici, ma che non sanno spiegare e risolvere l’enigma, il delitto, la burla o la catastrofe che si erge improvvisamente di fronte a loro. Ecco allora che, Dumézil, se non avesse invece voluto limitare il campo alla sola e sempre presunta tradizione indoeuropea, per inquadrare meglio i due personaggi avrebbe potuto fare riferimento a tutta un’altra schiera di trickster. A partire proprio dalle società amerindie del Nord America in cui la figura del Coyote svolge sostanzialmente la medesima funzione10.
Una tradizione quella del trickster, un termine che va interpretato come mistificatore e imbroglione, che è usato nella letteratura etnologica e storico-culturale per indicare una categoria di figure mitiche che nella loro grande varietà presentano tratti ricorrenti e caratteristici. Costituendo in primo luogo una figura di «briccone», che associa però a questo aspetto il fatto di essere esso stesso oggetto di tricks («tiri mancini»). Questo oscillare tra astuzia e dabbenaggine rientra nel quadro di una generale ambivalenza costitutiva della sua natura, per cui egli è al tempo stesso un provocatore di disastri e un istitutore di beni d’importanza vitale. Tali caratteristiche possono essere ravvisate anche in divinità o eroi quali Hermes, Eracle, Prometeo, tanto che questa figura mitologica può essere annoverata tra le più antiche e più universali.
In tutte le narrazioni di carattere mitologico quello che è definibile come il briccone divino può essere, a seconda dei casi o delle occasioni, uomo, donna o animale antropomorfo, vorace, abile nell’inganno e caratterizzato da una condotta amorale, al di fuori delle regole convenzionali. Tanto da far sì che possa essere visto come una divinità ingannevole che rappresenta la “paradossale categoria dell’amoralità sacra”. Come ha sostenuto Lewis Hyde nel suo saggio Trickster Makes the World. Mischief Myth and Art (ed. originale 1998):
Ogni comunità ha i suoi confini, il suo senso del fuori e del dentro, e l’impostore (“trickster”) è sempre lì alle porte della città o alle porte della vita, facendo in modo che ci sia sempre scambio. Egli presiede anche ai confini attraverso cui i gruppi articolano la loro vita sociale. Distinguiamo costantemente giusto e sbagliato, sacro e profano, pulito e sporco, maschio e femmina, giovane e vecchio, vivente e morto, e ogni volta l’impostore varcherà la linea e confonderà le distinzioni. Egli incorpora dunque l’ambiguità e l’ambivalenza, la doppiezza e la duplicità, la contraddizione e il paradosso.
Nel caso di Hermes, ad esempio, siamo di fronte a un dio che fin dalla prima notte di vita, dopo esser stato generato da Maia, figlia del titano Atlante, che si era accoppiata con Zeus:
compì un furto che lo rese subito noto al mondo […]: sgusciò fuori dalla culla e rubò le vacche di Apollo. In questo modo egli apparve subito come il briccone divino, amico dei pastori, patrono delle razzie, protettore dei ladri e padre di altri scaltri bricconi […]. Dalla sua famiglia nacque poi l’astuto per eccellenza, Ulisse.
Il primo atto di Hermes lo qualifica nello stesso tempo come dio notturno, il dio dell’astuzia, patrono di chi cerca con tutti i mezzi di accrescere le sue sostanze: commercianti, ladri, servi trafficoni che cercano di migliorare il loro stato. Non un dio aristocratico, ma popolare, a portata di tutti11.
Così, non è forse un caso che sia stata la cultura popolare degli ultimi decenni a rivalutare la figura non solo di Loki, come nei fumetti della Marvel dedicati alle avventure di Thor, suo eterno rivale, ma anche del trickster più in generale e del Jolly, re dei giochi di carte in cui può ribaltare lo svolgimento potendo assumere qualsiasi valore secondo la volontà del fortunato giocatore che lo estrae dal mazzo, o del Joker che nei fumetti della DC Comics assume le sembianze del più feroce e sardonico nemico di Batman, che rappresenta invece il tutore per eccellenza dell’ordine costituito e della proprietà privata.
Un’attenzione al Joker, soprattutto nelle sue versioni cinematografiche, che si è manifestata anche nelle rivolte sociali di alcuni anni or sono e che rivela non solo la sua valenza di trickster della rivolta, ma anche il fatto che forse nella teoria degli archetipi di Carl Gustav Jung qualcosa di utile era contenuta, proprio nel momento in cui uno degli inventori della psicoanalisi moderna si contrapponeva a Freud sostenendo che, spesso, le radici dei comportamenti umani non sono tanto da ricercarsi nel subcosciente personale degli attori, come nella «psicologia da romanzo famigliare di Freud», «ma nella sfera della mitologia incosciente, le cui immagini primordiali sono patrimonio comune dell’umanità». Per poi aggiungere ancora, poco dopo:
L’immagine primordiale o archetipo è una figura, demone, uomo, o processo, che si ripete nel corso della storia […]. Essa è in primo linea una figura mitologica. Esaminandola da presso, notiamo che essa è in certo qual modo la risultante di innumerevoli esperienze tipiche di tutte le generazioni passate, Si potrebbero scorgere in essa i residui psichici di innumerevoli avvenimenti dello stesso tipo. Essa rappresenta una media di milioni di esperienze individuali e fornisce un’immagine della vita psichica, suddivisa e proiettata nelle forme multiple del pandemonium mitologico12.
Era assolutamente necessario citare le parole di un altro studioso molto discusso per le sue più che controverse conclusioni e prese di posizione che, forse ancor più di Dumézil, di cui si è recensita solo parzialmente l’opera dedicata a Loki vista la sua ampiezza, per far comprendere come lo studio di entrambi possa aprire ancora campi di ricerca amplissimi. In cui, per forza di cose, il presente si ricollega sia al passato che a un futuro ancora tutto da definire, ma in cui il Mito e le sue figure o archetipi possono ancora svolgere una funzione essenziale.
Anche quello della Rivoluzione, ovvero dell’affermazione del disordine preannunciatore di un nuovo ordine a discapito della stasi rappresentata da quello ormai superato. Esattamente come fa Loki favorendo il crepuscolo e la fine degli dei norreni nel corso del Ragnarok. Ultima catastrofe destinata alla rigenerazione del mondo, cui seguiranno una nuova età felice e il rinnovamento della comunità umana.
G.Dumézil, Il problema Loki, introduzione a G. Dumézil, Loki, edizioni Adelphi, Milano 2026, pp. 19-20. ↩
Si veda: M. Bernal, Atena nera. Le radici afroasiatiche della civiltà classica, il Saggiatore, Milano 2011 (ed. originale francese 1987). ↩
Cfr. G. Semerano, Le origini della cultura europea. Rivelazioni della linguistica storica, Vol. I, 2 tomi, Firenze, Leo S. Olschki, 1984-1994; Le origini della cultura europea. Dizionari etimologici. Basi semitiche delle lingue indeuropee, tomo I: Dizionario della lingua greca; tomo II: Dizionario della lingua latina e di voci moderne, II, Firenze, Leo S. Olschki, 1984-1994 e L’infinito: un equivoco millenario – Le antiche civiltà del Vicino Oriente e le origini del pensiero greco, Torino, Paravia Bruno Mondadori, 2001. ↩
P. Clastres, La società contro lo Stato, elèuthera, 2022. ↩
«Soslan-Sosryko è nato dalla masturbazione di un pastore troppo sensibile alla bellezza di Satana; è nato dalla pietra stessa che aveva ricevuto il seme; Satana ha tuttavia un affetto materno verso quello che chiama “mio figlio che non ho generato”; bello, luminoso, invulnerabile a eccezione del ginocchio (o dell’anca), riempie la terra delle sue imprese, sposa la figlia del Sole, scende negli inferi, ma soccombe a un’oscura macchinazione.» G. Dumézil, op. cit., p. 105. ↩
Si vedano in proposito: C. G. Jung, K. Kerenyi, P. Radin, Il briccone divino, SE edizioni, Milano 2006 (ed. originale tedesca 1954) e J. De Angulo, Racconti indiani, Adelphi Edizioni, Milano 1973 (ed. originale americana 1953). ↩
G. Guidorizzi, Introduzione a Hermes. Il dio dell’astuzia, a cura di G. Lozza, Collana «I grandi miti greci» a cura di G. Guidorizzi, vol. 29, Milano 2018, pp. 8-9. ↩
C. G. Jung, La psicologia analitica nei suoi rapporti con l’arte poetica in C. G. Jung, Il problema dell’inconscio nella psicologia moderna, Giulio Einaudi Editore, Torino 1942, pp. 54-55. ↩
Non sono soltanto le 2mila presenze registrate nei tre giorni a raccontare il senso di CultureLink. Per Dafne Guida, presidente della cooperativa sociale Stripes, che ha promosso il festival insieme a Pedagogika.it, il risultato più importante è un altro: aver costruito un luogo in cui persone, famiglie, educatori, cooperative, istituzioni e giovani professionisti potessero incontrarsi davvero. Non soltanto ascoltare, ma prendere parola, confrontarsi, riconoscersi.
Dal 9 all’11 ottobre, negli spazi di Mind – Milano Innovation District, CultureLink ha messo al centro il tema “Persone”, declinandolo attraverso tre parole: raccontare, immaginare, costruire. Un programma di incontri, convegni, laboratori e attività gratuite (fortemente volute tali) che ha parlato di salute mentale dei giovani, trasformazioni tecnologiche, fragilità, comunicazione, lavoro sociale: «È stato davvero quel festival per tutta la comunità che volevamo fosse». Non un convegno, non un palco in cui qualcuno parla e altri ascoltano, «ma un luogo di parola, dove è stata privilegiata la dimensione più raccolta dello scambio, in una comunicazione fondata sulla bidirezionalità e sull’ascolto dei feedback».
Una scelta che si è vista anche nella partecipazione. «Un dato interessante è l’età media giovane» dei professionisti presenti, osserva Guida: tante operatrici e operatori intorno ai trent’anni, anche negli appuntamenti che non erano espressamente dedicati a loro. Un segnale importante per un settore nel quale i giovani mancano: «Noi ci stiamo lavorando tantissimo. Non tanto sul ricambio generazionale, che non mi piace, ma sulla convivenza tra generazioni. Il confronto tra generazioni è una questione decisiva», annota Guida.
Nel suo bilancio ritorna più volte il valore dell’incontro tra generazioni. Non una semplice questione di ricambio, ma la possibilità di far convivere esperienze diverse, permettendo ai professionisti più giovani di riconoscersi in una comunità e a quelli con maggiore esperienza di confrontarsi con nuovi linguaggi e sensibilità. Un esempio è arrivato dalla presentazione del libro Se formasse una sola canzone, che raccoglie le storie di 35 educatori, psicologi, insegnanti e pedagogisti, chiamati a raccontare attraverso una canzone le ragioni della propria scelta professionale. Un progetto che usa la musica come strumento narrativo e dispositivo pedagogico, mostrando come anche la formazione possa passare attraverso linguaggi capaci di mettere in gioco emozioni, percorsi personali e identità professionali.
Tra i momenti che hanno lasciato il segno c’è il convegno Crescere non è un caso, dedicato alla salute mentale dei più giovani. Professionisti dei servizi, della scuola, delle cooperative, famiglie si sono confrontati sulle esperienze e sulle risposte possibili. Guida racconta della testimonianza di una madre, che ha raccontato la propria esperienza accanto a un figlio hikikomori e di come, per tre lunghi anni, abbia atteso che il figlio uscisse dalla sua stanza: «Le hanno chiesto come abbia fatto e lei ha risposto che se suo figlio si fosse rotto una gamba e per un lungo tempo non avesse potuto uscire di casa, lei non avrebbe avuto nessuna difficoltà ad accettare il tempo della guarigione. Allo stesso modo ha cercato di concedere al figlio il tempo necessario per affrontare la sofferenza, un male che è dentro di noi e che non vediamo», racconta Guida.
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È uno degli episodi che meglio restituiscono il senso di CultureLink: creare occasioni in cui una storia personale possa diventare uno spazio di riconoscimento per gli altri. Non soltanto ascoltare una testimonianza, ma trovare parole per esperienze che spesso rimangono solitarie. Il tema delle fragilità è tornato negli incontri dedicati all’identità e alle differenze. E in quello sul linguaggio, con Vera Gheno, che ha portato a riflettere su come le parole non si limitino a descrivere la realtà, ma possano anche cambiarla.
Intelligenza artificiale, senza perdere l’umano
Grande interesse anche per l’incontro dedicato all’intelligenza artificiale ha suscitato interesse, con Massimo Temporelli. Nell’intervento Tornare ad essere umani con l’intelligenza artificiale, Temporelli ha proposto una riflessione su come affrontare le trasformazioni tecnologiche senza perdere di vista la specificità umana. Il punto è non avere paura dell’innovazione, ma accompagnare il cambiamento: «Siamo chiamati ad accompagnare il cambiamento sperimentando, insegnando a sperimentare ai ragazzi, restando lì, senza lasciarli soli. È stato questo il messaggio di Temporelli, che è una delle nostre responsabilità di educatori di fronte alle nuove tecnologie».
Se la cooperazione fosse in prima pagina
Il convegno “Se la cooperazione fosse in prima pagina” ha affrontato il rapporto tra informazione, cooperazione e Terzo settore, interrogandosi su come rendere più visibile il contributo della cooperazione alla società. Il tema centrale non è soltanto ottenere maggiore spazio sui giornali, ma capire quale tipo di racconto sia utile e necessario. «Oggi la visibilità delle notizie non dipende soltanto dalle scelte delle redazioni: sono sempre più i feed dei social e gli algoritmi a decidere quali contenuti raggiungono il pubblico», ha osservato Sergio Splendore, ordinario presso il Dipartimento di Scienze sociali e politiche dell’Università di Milano. «La possibilità che la cooperazione finisca “in prima pagina” dipende anche dalle nostre abitudini informative e da ciò a cui scegliamo di prestare attenzione». Fra gli interventi, anche quello della vicesindaca di Milano, Anna Scavuzzo, che ha richiamato l’importanza di raccontare il lavoro sociale prima che diventi emergenza, invitando a investire sulla comunicazione: non basta svolgere un buon lavoro, occorre renderlo comprensibile e visibile alla comunità.
Dal festival a una comunità professionale
Nato nel 2024 come iniziativa di Stripes, CultireLink in questa edizione ha coinvolto cooperative, consorzi, fondazioni e altre realtà del territorio. Una partecipazione che ha permesso di ampliare il programma, accogliere approcci differenti e costruire un festival che non fosse l’espressione di un singolo soggetto, ma il risultato di un lavoro comune. «Ci ha fatto molto piacere il fatto che quest’anno non eravamo soli», racconta Guida: «Avere una comunità intorno ha permesso di realizzare un programma con una biodiversità di idee, una grande varietà di approcci e apporti».
È proprio questa dimensione collettiva a rappresentare, per la presidente di Stripes, il risultato più importante: la cooperazione, in questa visione, non si esaurisce nell’organizzazione dei servizi, ma è un modo di stare dentro la società. «Non è stato solo un festival che mette in contatto le persone, ma un’occasione per rafforzare una comunità professionale, in cui i più giovani possano trovare interlocutori e chi ha più esperienza possa confrontarsi con nuovi linguaggi. Nella convinzione che il modello cooperativo sia una prospettiva per affrontare le questioni a livello di famiglia, di ente locale, di Paese».
Nessun uomo è un’isola
Alla fine dei tre giorni, la parola «persone» assume così un significato che va oltre il tema scelto per questa edizione. È il punto da cui partire per leggere il destino delle comunità. Guida richiama un principio antico, ma tutt’altro che scontato: «Nessun uomo è un’isola. Le fragilità degli altri ci riguardano; ciò che accade a una persona non resta confinato nella sua storia individuale. Allo stesso modo, le risposte ai problemi complessi non possono essere costruite da soggetti isolati, senza confronto, supervisione e scambio di esperienze». È qui che la presidente di Stripes colloca anche l’ambizione più ampia di CultureLink: mostrare che il modello cooperativo può essere qualcosa di più di una forma organizzativa del lavoro sociale. Può diventare un modo di affrontare le questioni collettive, di governare le differenze, di tenere insieme il destino del singolo e quello della comunità. L’idea di fondo è che «il destino di uno e il destino comune si intrecciano, che quando “senti suonare la campana” anche tu sei coinvolto, che tutte le volte che un uomo perde qualcosa anche io perdo e tutte le volte che un uomo guadagna qualcosa anche io guadagno. È un invito forte a ripartire da ognuno, ma tracciando quel filo che dalla persone porta alla comunità».
NASA astronaut Anil Menon conducts a spacewalk on Aug. 6, 2026, to prepare the International Space Station for future upgrades to its power system.
Credit: NASA
NASA will preview two upcoming spacewalks to complete solar array installation and power augmentation of the International Space Station during a news conference at 2 p.m. EDT, Tuesday, Oct. 20, from NASA’s Johnson Space Center in Houston.
NASA will stream the event through a variety of platforms. Learn where to watch online:
United States-based media interested in attending in person must contact the Johnson newsroom no later than 3 p.m., Monday, Oct. 19, at: jsccommu@mail.nasa.gov. Media joining by phone should request dial-in details by the same deadline. To ask a question, media must dial in no later than 15 minutes before the start of the news conference.
Thursday, Oct. 29
During U.S. spacewalk 100, NASA astronaut Anil Menon and CSA (Canadian Space Agency) astronaut Joshua Kutryk will exit the station’s Quest airlock to install and deploy an International Space Station Roll-Out Solar Array (IROSA) on the 2A electrical power channel. The solar array will be the seventh IROSA and will provide additional power to support critical station operations, including its safe and controlled deorbit.
Thursday, Nov. 5
During U.S. spacewalk 101, Menon and Kutryk will install and deploy the eighth and final IROSA on the 3B channel of the space station, completing the power augmentation upgrades.
The final two roll-out solar arrays will complete the space station’s power system augmentation. Together, the eight roll-out arrays will increase available power by up to 30%, boosting the station’s electric power generation capacity from 160 kilowatts to approximately 215 kilowatts.
NASA will share additional coverage details about U.S. spacewalks 100 and 101 closer to each operation on the agency’s live events web page and the space station blog. The spacewalks will be the 285th and 286th conducted in support of space station assembly, maintenance, and upgrades.
To learn more about International Space Station research, operations, and its crews, visit:
NASA astronaut Anil Menon conducts a spacewalk on Aug. 6, 2026, to prepare the International Space Station for future upgrades to its power system.
Credit: NASA
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Thursday, Oct. 29
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Thursday, Nov. 5
During U.S. spacewalk 101, Menon and Kutryk will install and deploy the eighth and final IROSA on the 3B channel of the space station, completing the power augmentation upgrades.
The final two roll-out solar arrays will complete the space station’s power system augmentation. Together, the eight roll-out arrays will increase available power by up to 30%, boosting the station’s electric power generation capacity from 160 kilowatts to approximately 215 kilowatts.
NASA will share additional coverage details about U.S. spacewalks 100 and 101 closer to each operation on the agency’s live events web page and the space station blog. The spacewalks will be the 285th and 286th conducted in support of space station assembly, maintenance, and upgrades.
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Tilda Swinton (in “Man to Man”) and Billy Crudup and Gillian Anderson (in “Who’s Afraid of Virginia Woolf?”) are among the titans making a meal of London.
Ms. Rooney and her publisher said that she could no longer receive royalties from British sales because she pledged to donate book revenues to Palestine Action, which is banned in Britain.
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The U.S. Department of Justice (DoJ) has disrupted the Famous Chollima threat group's operations by arresting two suspects, charging 14 individuals, and seizing nearly 187 laptops used in North Korean remote IT worker schemes. [...]
NASA astronaut Jessica Watkins assists NASA astronaut Luke Delaney as he practices suiting up in a spacesuit in an International Space Station airlock simulator on May 5, 2026, at the agency’s Johnson Space Center Space Vehicle Mockup Facility in Houston.
Credit: NASA
Editor’s Note: This article was updated Thursday, Oct. 15, 2026, to reflect a change to the event start time.
Students in Florida will hear from NASA astronauts Jessica Watkins and Luke Delaney as they answer prerecorded STEM questions while aboard the International Space Station.
The Earth-to-space call will begin at 12:30 p.m. EDT Friday, Oct. 16, and will stream live on the agency’s Learn With NASA YouTube channel.
This event is hosted by Sally Ride Elementary School in Orlando, Florida, for students in grades K-12, and the community. This unique opportunity aims to deepen understanding of space exploration and enhance awareness of STEM careers.
Media interested in covering the event must RSVP no later than 5 p.m. EDT, Thursday, Oct. 15, to Jenny Morgan at (407) 858-3100, or at jenny.morgan@ocps.net.
For more than 25 years, people have lived and worked continuously aboard the International Space Station, advancing scientific knowledge and making research breakthroughs not possible on Earth. The space station helps NASA understand and overcome the challenges of human spaceflight, expand commercial opportunities in low Earth orbit, and build on the foundation for long-duration missions to the Moon, as part of the Artemis program, and to Mars.
For more information on NASA in-flight calls, visit:
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NASA astronaut Jessica Watkins assists NASA astronaut Luke Delaney as he practices suiting up in a spacesuit in an International Space Station airlock simulator on May 5, 2026, at the agency’s Johnson Space Center Space Vehicle Mockup Facility in Houston.
Credit: NASA
Editor’s Note: This article was updated Thursday, Oct. 15, 2026, to reflect a change to the event start time.
Students in Florida will hear from NASA astronauts Jessica Watkins and Luke Delaney as they answer prerecorded STEM questions while aboard the International Space Station.
The Earth-to-space call will begin at 12:30 p.m. EDT Friday, Oct. 16, and will stream live on the agency’s Learn With NASA YouTube channel.
This event is hosted by Sally Ride Elementary School in Orlando, Florida, for students in grades K-12, and the community. This unique opportunity aims to deepen understanding of space exploration and enhance awareness of STEM careers.
Media interested in covering the event must RSVP no later than 5 p.m. EDT, Thursday, Oct. 15, to Jenny Morgan at (407) 858-3100, or at jenny.morgan@ocps.net.
For more than 25 years, people have lived and worked continuously aboard the International Space Station, advancing scientific knowledge and making research breakthroughs not possible on Earth. The space station helps NASA understand and overcome the challenges of human spaceflight, expand commercial opportunities in low Earth orbit, and build on the foundation for long-duration missions to the Moon, as part of the Artemis program, and to Mars.
For more information on NASA in-flight calls, visit:
NASA astronaut Jessica Watkins assists NASA astronaut Luke Delaney as he practices suiting up in a spacesuit in an International Space Station airlock simulator on May 5, 2026, at the agency’s Johnson Space Center Space Vehicle Mockup Facility in Houston.
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The Earth-to-space call will begin at 12:30 p.m. EDT Friday, Oct. 16, and will stream live on the agency’s Learn With NASA YouTube channel.
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Le forze ucraine hanno attaccato due raffinerie di petrolio nelle province di Saratov e Ryazan, ha affermato, aggiungendo che il regime di Kiev non mostra alcun segno di essere disposto a muoversi verso una tregua energetica.
Inoltre, il presidente degli Stati Uniti si è spinto fino ad attribuire a Zelensky la responsabilità del prezzo del gasolio negli Stati Uniti, collegando il conflitto ucraino al costo della vita: ” Vuole creare problemi ai nostri agricoltori , ai nostri allevatori, con il gasolio, perché la Russia fornisce gran parte del gasolio a livello mondiale”.
Secondo una fonte di Axios, ” Trump è davvero furioso ” con il leader del regime di Kiev. “Ritiene che Zelensky dia per scontato il sostegno degli Stati Uniti”, ha affermato la fonte.
Our national security and White House correspondent David E. Sanger breaks down why President Donald Trump struck a deal with President Vladimir V. Putin to import Russian diesel fuel in the coming months, despite having signed recent congressional legislation tightening energy sanctions on Russia.
Our national security and White House correspondent David E. Sanger breaks down why President Donald Trump struck a deal with President Vladimir V. Putin to import Russian diesel fuel in the coming months, despite having signed recent congressional legislation tightening energy sanctions on Russia.
In piazza Capranica, a pochi passi da Montecitorio, Agorà e Democrazia Sovrana e Popolare (DSP) si sono riunite per protestare contro la nuova legge elettorale.
Al centro della contestazione, l’aumento da 1.500 a 6.000 delle firme richieste per ogni collegio plurinominale alle forze politiche non rappresentate in Parlamento e il premio di maggioranza previsto dalla riforma.
con MARCELLO PAMIO📍 DA MERCOLEDÌ 4 NOVEMBRE 2026 🔸Storia dell’Igiene Naturale e della Medicina. Dalle origini con Pitagora e Ippocrate agli igienisti moderni, attraverso l’evoluzione del concetto di malattia, salute, riposo e longevità.🔹I principi della nutrizione e i macronutrienti. Proteine, carboidrati, grassi e acidi grassi e il loro ruolo nell’organismo.🔸La digestione. La stagionalità, qualità degli ...continua a leggere "Nutrizione Superiore"
Siamo al bivio di una scelta importantissima: una biforcazione che porta all'annientamento dell'attuale paradigma sanitario.Continuare con la visione allopatica nichilista della medicina ortodossa oppure imboccare l'altra strada rimasta (e unica) che conduce alla libertà individuale.Da una parte c'è la visione della medicina ufficiale, che interpreta la malattia come una condizione anomala causata da fattori sconosciuti: ...continua a leggere "Ci troviamo a un bivio importante"
Il glutine, piaccia o non piaccia, non fa bene alla salute!Si tratta di una proteina (una lectina) estremamente complessa da digerire e, soprattutto, altamente infiammatoria.Una dieta ricca di glutine aumenta l'infiammazione organica, inclusa quella del cervello!Non sto dicendo nulla di nuovo: basta essere onesti con se stessi la sera sul divano, tra movimenti tellurici della ...continua a leggere "Celiachia, glutine e Leggi biologiche"
President Trump’s deal with Russia will probably not lower diesel prices that have soared because of his war with Iran and Ukrainian attacks on Russian refineries.
Da martedì 13 ottobre i cieli italiani ospitano Steadfast Noon, l’esercitazione nucleare annuale della #NATO: diciassette Paesi coinvolti, aerei a doppia capacità in volo fino al 20 ottobre, nessuna arma reale a bordo. La conferma ufficiale è arrivata dalla responsabile della politica nucleare dell’Alleanza, Nassima Barrows, dopo che il deputato di Avs Angelo Bonelli aveva denunciato in un’interrogazione al ministro Crosetto la mancata informazione del Parlamento. Il segretario generale Mark Rutte parla di addestramento di routine, pianificato da tempo, non diretto contro alcun Paese. Per l’Italia è la settima volta dal 2010.
Già il nome, per Manlio Dinucci, dice più di quanto sembri: “Viene tradotto ‘mezzogiorno risoluto’, ma non è esatto: vuol dire ‘fermi sul mezzogiorno’, perché gli scienziati atomici americani pubblicano da tanti anni l’orologio dell’Apocalisse con la mezzanotte nucleare. Nel ‘91 la lancetta segnava 17 minuti a mezzanotte. Oggi segna 85 secondi. Vuol dire che gli scienziati, non gli scrittori di fantascienza, ritengono prossima una catastrofe dovuta all’uso delle armi nucleari e dell’intelligenza artificiale per la guerra. Questo è un giudizio scientifico, non un videogioco”.
Quello che il comunicato non dice
Le rassicurazioni della NATO, del resto, convincono poco: “L’esercitazione non sarebbe collegata agli attuali avvenimenti mondiali e non sarebbe diretta contro alcun Paese. Pensate, si esercitano così, per divertirsi. Le notizie vere non ce le dà la NATO, che parla di 17 Paesi ma non li elenca, mentre l’anno scorso lo faceva. Si stringono le maglie del segreto”.
Le informazioni più concrete arrivano infatti da un’altra fonte: “Una mappa dell’ENAV relativa alle restrizioni sui voli civili indica che sul Tirreno convergono aerei dalle basi di Ghedi, in Lombardia, Aviano, in Friuli Venezia Giulia, Amendola e Gioia del Colle, in Puglia, e Trapani, in Sicilia. A queste si aggiunge Pratica di Mare, nel Lazio. L’epicentro dell’esercitazione è il Tirreno centrale, tra la Sardegna e la costa laziale e campana. Partecipano, credo per la prima volta anche se non ne ho le prove, anche droni di vario tipo. In Sardegna viene usato il poligono di Salto di Quirra, che gli aerei d’attacco nucleare raggiungono volando a bassa quota”.
Un dettaglio tutt’altro che casuale. A tirare le fila, del resto, è sempre lo stesso attore: “Il tutto si svolge sotto la direzione del Gruppo di pianificazione nucleare, guidato dal Gruppo di alto livello, che gli Stati Uniti presiedono. In pratica tutta questa esercitazione, come le altre attività nucleari della NATO, si svolge sotto la direzione degli Stati Uniti d’America. E così è sempre stato”.
Una bomba, quattro potenze
Ciò che né la NATO né i grandi media raccontano lo mette nero su bianco il Centro per le armi nucleari dell’Aeronautica statunitense: Steadfast Noon serve soprattutto ad addestrare le forze all’uso della nuova B61-12. “È una testata nucleare con quattro opzioni di potenza, selezionabili a seconda dell’obiettivo da distruggere, fino a 50 chilotoni: il triplo della bomba di Hiroshima. Non viene sganciata in verticale come la precedente B61, ma a distanza dall’obiettivo, guidata da un sistema satellitare. In Italia è schierata ad Aviano, pronta a essere lanciata dagli F-16 statunitensi, e a Ghedi, pronta per i Tornado italiani. Ancor più idonei all’attacco nucleare sono gli F-35A, già operativi anche nell’Aeronautica italiana. Non è escluso che, oltre che in Italia, Germania, Belgio, Olanda e Turchia, queste bombe siano schierate anche in Polonia, le cui forze aeree partecipano anche quest’anno all’esercitazione, pur non avendo ufficialmente armi nucleari sul proprio territorio”.
Il salto di qualità, però, riguarda la sua erede: “La B61-12 può penetrare nel sottosuolo ed esplodere in profondità per distruggere i bunker dei centri di comando, così da ‘decapitare’, come si dice in gergo, il Paese nemico con un first strike, un attacco nucleare di sorpresa. Per accrescere questa funzione è stata prodotta una variante specifica, la B61-13, con una potenza fino a 360 chilotoni, 24 volte Hiroshima. L’esercitazione comprende quasi sicuramente anche l’addestramento al suo uso. Ed ecco perché gli aerei diretti al poligono in Sardegna arrivano a bassa quota: è la tecnica per entrare in territorio nemico sotto i radar, con aerei stealth, seguendo a poche centinaia di metri, con un sistema automatico satellitare, il contorno del terreno”.
Qui l'approfondimento a Grandangolo, con #ManlioDinucci
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L'ex CEO e team principal della Red Bull, Christian Horner, ha rivelato perché vietò ai dipendenti della divisione powertrains della squadra di usare il nome degli acerrimi rivali, ovvero la Mercedes. La scuderia con sede a Milton Keynes aveva vissuto una partnership fiorente con Honda dopo la turbolenta fine del periodo con le power unit Renault, tornando ad essere una contendente al titolo ...Continua a leggere
Astronomers have used NASA’s Chandra X-ray Observatory to break down the cause of a remarkable formation of radio waves they have nicknamed the “Treble Clef” because its distinct shape strongly resembles the musical symbol.
The researchers discovered the Treble Clef is likely caused by an outburst from a supermassive black hole, followed by a collision of two galaxy clusters. A paper describing the findings, led by Andrea Botteon of the National Institute for Astrophysics, or INAF, in Italy, published Wednesday in the Astronomy & Astrophysics journal.
An explanation for the Treble Clef has been particularly difficult to find because the formation lies almost directly behind the plane of the Milky Way, meaning that stars, gas, and dust from our home galaxy largely block the view from Earth. However, by using telescopes that can peer through the intervening material, a team of researchers was able to identify what is responsible for this uncommon structure.
NASA’s Chandra and the German Extended RÖntgen Survey with an Imaging Telescope Array (eROSITA) X-ray telescope found diffuse, hot gas at the location of the Treble Clef, showing that a galaxy cluster hosts the object. The researchers also determined the galaxy cluster is, in fact, two clusters in the process of merging. Galaxy clusters are some of the largest structures in the universe, containing hundreds of individual galaxies and huge reservoirs of superheated gas.
This new composite image of the Treble Clef and its cluster shows the multimillion-degree gas detected in X-rays by Chandra and eROSITA in blue, with some of the Chandra data derived from a special technique the authors used to highlight important features in the Chandra data. Radio data shown in red from the LOw Frequency ARray (LOFAR), a large network of radio telescopes in Europe reveals the doppelganger of the musical notation. The final piece of the combined image comes from infrared data obtained by the United Kingdom Infrared Telescope, appearing mostly white.
The authors concluded that the Treble Clef likely formed in a two-stage process. First, an earlier outburst from a supermassive black hole in the galaxy cluster’s center drove clouds of charged particles and magnetic fields away at close to the speed of light. This led to a type of cosmic crescendo and initially produced bright radio waves that later faded as the particles lost energy. Next, the collision between the two clusters compressed or reenergized the cloud, which became brighter again in radio waves. Shock waves — similar to the sonic booms from supersonic jets — from the collision may have played a role in this reenergizing process.
To reveal evidence for the cluster collision in the Chandra data, the authors used a special technique that examined how much the cluster’s hot gas deviates from a symmetrical shape. Most of the hot gas is symmetrical and shaped approximately like an oval. The authors removed this symmetrical oval shape from the original X-ray image. The remaining X-ray emission in the residual image shows t is brightest on the left and right, and faintest in the center. The new composite image combines both the original X-ray and the residual X-ray images.
The brighter X-rays in the residual image, toward the left and right of the cluster’s center, imply that the collision between the two clusters likely occurred along the left-right direction as seen in the image. The researchers think the direct collision between the two clusters occurred a few hundred million years ago, and the clusters are now moving away from each other.
The resemblance to a treble clef is a case of pareidolia, the phenomenon when people see familiar shapes in random data, since there is no scientific connection to the musical notation.
NASA’s Marshall Space Flight Center in Huntsville, Alabama, manages the Chandra program. The Smithsonian Astrophysical Observatory’s Chandra X-ray Center controls science operations from Cambridge, Massachusetts, and flight operations from Burlington, Massachusetts.
This release features a composite image of a remarkable radio wave formation that strongly resembles a treble clef musical symbol, hovering in the midst of two colliding galaxy clusters.
Here, galaxies in the galaxy clusters, plus foreground and background stars and galaxies, blanket the image with specks of light set against the blackness of space. At the center of the frame is a large, oval, blue-purple cloud with ragged edges. This is a multimillion-degree gas cloud in the two clusters detected in X-rays by Chandra and eROSITA, the Extended RÖntgen Survey with an Imaging Telescope Array.
In the middle of the purple field, tilting slightly to our left, is what appears to be a giant treble clef, loosely drawn with a neon pink marker. Like the musical notation for which it’s named, the formation has a strong vertical stroke with a continuous, fluid line swooping back and forth as it moves from top to bottom.
This radio wave formation appears to be the result of a two-stage process. First, charged particles and magnetic fields were driven from a supermassive black hole, producing bright radio waves. Those waves faded and lost energy over time, before being reenergized and compressed when the two galaxy clusters collided.
Attackers are exploiting a critical flaw in Cisco Secure Email Gateway that lets a sender with no login write files to the appliance's operating system, Cisco said in an advisory on Wednesday.
The attacker sends an email with a crafted attachment through the gateway and, if it succeeds, could then run commands as root. The appliance filters an organization's email for spam, malware,
Attackers exploited a flaw in an optional Nextcloud app, Collabora Online - Built-in CODE Server, to plant web shells on Nextcloud servers. Three administrators reported the issue on GitHub, with the first logged attack on September 10.
A web shell is a small file that executes any command an attacker sends via a web request, with the rights of the web server account. The flaw
Microsoft and Health-ISAC, along with the Japan Cybercrime Control Center (JC3) and a coalition of private sector companies, such as Resecurity, Cloudflare, Oracle, Proofpoint, and TRM Labs, announced the disruption of three phishing kits, CoGUI (aka NX or FA), Haozi (aka Phoenix), and Iron Man System.
"Since January 2026, the threat actors behind these kits have been responsible for
Il futuro dell’industria dell’auto in Europa, i rapporti con la Cina, l’elettrificazione: questi i temi affrontati da Francois Provost, il numero uno della Renault.
Bank of America, the second-largest US bank, failed to promptly report hundreds of millions of dollars in suspicious transactions bearing signs of Chinese money-laundering networks, US regulators said on Tuesday, announcing more than US$1.21 billion in penalties for broader anti-money-laundering and sanctions failures.
The Financial Crimes Enforcement Network, or FinCEN, said the activity included large wire transfers to counterparties in China, repeated credit-card purchases at major retailers...
Bank of America, the second-largest US bank, failed to promptly report hundreds of millions of dollars in suspicious transactions bearing signs of Chinese money-laundering networks, US regulators said on Tuesday, announcing more than US$1.21 billion in penalties for broader anti-money-laundering and sanctions failures.
The Financial Crimes Enforcement Network, or FinCEN, said the activity included large wire transfers to counterparties in China, repeated credit-card purchases at major retailers...
Ledger has asked resellers and distributors of its wallets in Indonesia, Singapore, Thailand, the Philippines, Vietnam, Malaysia, and Hong Kong to suspend device sales and remove products from shelves while it investigates device tampering. [...]
Spesso si acquistano scarpe da corsa per il maratoneta che si spera di diventare, o valigie per un viaggio non ancora pianificato. Partendo da questa interessante analogia, una nuova ricerca condotta da Samsung svela che i consumatori europei adottano un […]
Cisco has patched another actively exploited zero-day flaw in its Secure Email Gateway (SEG) that lets remote unauthenticated attackers execute commands with root privileges. [...]
The Yemeni government has spoken with Beijing about the Houthis’ alleged attempts to utilise Chinese-made technology for weapons, a Yemeni minister said on Wednesday, as the two sides’ long-running civil war escalates.
“The Chinese are partners and we have discussed with them about, you know, the use of dual products,” Foreign Minister Afrah al-Zouba said in response to an Agence France-Presse question about reports the Iran-backed group was trying to secure Chinese components to help...
Livorno, 14 ottobre 2026 – Una giovane donna è stata arrestata dalla Polizia di Stato per tentato furto in abitazione ai danni di un anziano. L’episodio risale al 7 ottobre.
Secondo quanto ricostruito, la donna avrebbe avvicinato l’uomo con un approccio galante, proponendogli poi di andare a casa sua. Una volta entrata nell’abitazione, con una serie di richieste sarebbe riuscita a rimanere sola nella camera da letto, tentando successivamente di allontanarsi.
L’anziano, insospettito, ha controllato i pantaloni lasciati su una sedia e si è accorto che il portafogli era sparito. Raggiunta la porta, ha visto la donna mentre stava uscendo, ma ad attenderla c’erano gli agenti della Polizia di Stato, intervenuti dopo la segnalazione di un vicino di casa, insospettito dalla situazione.
La refurtiva è stata recuperata e restituita al proprietario.
Ivanti customers are being urged to update Connect Secure and check for compromise after attackers exploited a newly disclosed zero-day vulnerability. On Tuesday, Ivanti released updates for Connect Secure (ICS) to fix CVE-2026-104935, an authentication bypass flaw discovered by Volexity. Rated 8.6 on the CVSS scale, it allows remote, unauthenticated attackers to execute arbitrary commands. "We are aware of exploitation in the wild affecting a limited number of customers at the time of disclosure," the vendor said in its advisory. There are limited indicators of compromise available at present, it said, advising customers to refer to Volexity's report on the findings for more information, and to run the Ivanti Integrity Checker Tool regularly. Ivanti lists affected releases in the following branches: 25.1.1.1 and earlier 25.1.2.2 and earlier 22.8R2.4 and earlier The vendor said it previously identified "a portion of this vulnerability" and patched it in July's 25.1.3.0 update, and had been working on backporting the same fix since then, however, attackers began exploiting it before that work was complete. Volexity said the attackers behind the recent intrusions were previously unknown to its researchers, but are now tracked as UTA0576. Criminal motive rather than espionage is suspected by Volexity. Based on observed post-exploitation activity, attackers appeared to be most interested in using their newfound access for credential theft, data exfiltration, log tampering, and network reconnaissance. Notably, the attackers did not deploy any malware nor execute web shells, using only the commands available to them on the ICS appliance. "Because the operation was detected and disrupted, the threat actor's ultimate objectives could not be determined," said Volexity. "However, Volexity assesses with high confidence that UTA0576's actions signaled preparation for lateral movement and a broader compromise of the victim network." The researchers also suspect that the attackers were using large language models to support their endeavors. Volexity pointed to the attackers' repeated use of the exploit channel to run commands, rather than deploying web shells, and their use of "highly specific scripts using hardcoded credentials." Ivanti disclosed one CVE, but Volexity described an attack chain involving three vulnerabilities. Tuesday's updates address the authentication bypass and remote code execution stages. The third vulnerability, which allows privilege escalation, is separate from the flaws encompassed by CVE-2026-104935. Volexity said Ivanti is aware of the additional bug and plans to publish a fix "in the coming weeks." The disclosure of the zero-day this week makes it the third year running that Ivanti has had to deal with attackers exploiting undisclosed flaws in Connect Secure. The previous ICS zero-days were disclosed in January 2025, a year after the January 2024 vulnerabilities led to exploits affecting thousands of ICS appliances. In the interim, we've also seen suspected Chinese espionage groups exploiting bugs in Endpoint Manager Mobile (EPMM), and critical flaws in Sentry. Ivanti's run of January zero-days continued earlier this year, although those flaws affected EPMM rather than Connect Secure. ®
Livorno 14 ottobre 2026 È stato inaugurato nel giardino sul retro dell’ottavo padiglione dell’ospedale di Livorno il nuovo orto didattico per imparare a conoscere il cibo, riscoprire il valore della stagionalità e promuovere abitudini alimentari sane e consapevoli. Lo spazio è stato realizzato nell’ambito del progetto “Semina, cucina, gusta: la salute è servita!”, promosso dall’Unità operativa Educazione …
Nel mirino della collaborazione c’è la Boat Shoe, riletta con una finitura in pelle goffrata effetto coccodrillo. Il logo dell’albero tono su tono e i lacci personalizzati diventano così la cifra stilistica che unisce le due identità.
Ha contribuito anche la pioggia reale a completare la giornata di test organizzata da Pirelli a Magny-Cours per lo sviluppo dei pneumatici da bagnato della prossima stagione. Frederik Vesti, terzo pilota Mercedes, ha provato oggi diverse soluzioni di pneumatici Intermedi, caratterizzate da differenti mescole e strutture, con l’obiettivo di individuare i prototipi in grado di garantire le ...Continua a leggere
In Cina hanno inventato una Superlega di calcio dove il primo premio è una MUCCA.
E, incredibilmente, a diventare più ricchi sono stati i CONTADINI.
Succede a Rongjiang, uno degli angoli più poveri della Cina, dove un campionato organizzato dal basso è diventato un fenomeno nazionale, facendo nascere oltre 2.700 nuove attività economiche e contribuendo a raddoppiare il reddito delle collettività dei villaggi.
Praticamente l'esatto contrario dell'economia dei megaeventi che abbiamo sviluppato dalle nostre parti: lavoro gratuito spacciato per volontariato, soldi pubblici al servizio dei profitti privati e città trasformate in giganteschi Airbnb.
Ma il bello deve ancora venire.
Perché il successo del Cun Chao è diventato la base per un esperimento ancora più straordinario: mettere l'INTELLIGENZA ARTIFICIALE nelle mani di 30.000 persone, per trasformarla in uno strumento di benessere diffuso.
Mentre i padroni della Silicon Valley scommettono centinaia di miliardi sull'AI per concentrare ancora più ricchezza e potere, tra le montagne del Guizhou stanno sperimentando una strada diametralmente opposta.
E la cosa più interessante è che non hanno inventato nessuna tecnologia rivoluzionaria. Hanno semplicemente organizzato le persone.
Una storia che ci ricorda che il progresso tecnologico non è una calamità naturale: chi ne beneficia dipende dai rapporti di potere e dalle scelte politiche.
E che ci ha fatto venire un'idea: perché non proviamo anche noi a costruire un'intelligenza artificiale al servizio dell'informazione indipendente e della ricerca economica e sociale, prendendo ispirazione dal progetto Bandung Circuits del Tricontinental?
CERCHIAMO COMPLICI! Programmatori, esperti di AI, analisti di dati, economisti, sociologi, ricercatori e chiunque voglia contribuire a costruire uno strumento collettivo, aperto e indipendente.
Scriveteci a aiperilpopolo@gmail.com
Perché le tecnologie del futuro o impariamo a metterle al servizio dei nostri interessi, oppure continueranno a servire quelli di Elon Musk.
E chi non ci prova è CARLO CALENDA.
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L’ecosistema hardware di Nothing si prepara a una svolta inedita verso i dispositivi indossabili di nuova generazione. Secondo recenti indiscrezioni trapelate attraverso il noto insider Roland Quandt, l’azienda guidata da Carl Pei avrebbe deciso di entrare in questomondo che ultimamente […]
Mezzetti: 'Ipotesi chiusura priva di fondamento'. La Modena: 'Ce lo ha comunicato, fra canti natalizi e panettoni il Dg Luca Baldino. Io me lo ricordo bene'
Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Ancora una volta tocca alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni: lo sa come funziona la nuova legge elettorale appena votata dal Parlamento?
Nearly half (49.8%) of organisations have confirmed or suspected that an AI agent took an unintended, unexpected or unauthorised action in the past year, according to new research from Salt Security.
The findings, published in the company’s State of Agentic AI and API Security 2H 2026 report, highlight growing concerns around the security of autonomous AI systems as enterprises increasingly integrate agents into everyday operations.
Based on a survey of more than 380 security and technology professionals, alongside Salt Labs production telemetry from hundreds of customer environments, the research suggests that AI adoption is outpacing organisations’ ability to monitor, govern and contain agent activity.
Among respondents who reported confirmed or suspected unintended agent actions, more than half experienced an unauthorised external API call or transaction, while over 40% reported an agent modifying or deleting data.
The research also found that AI agents are now firmly embedded in enterprise environments, with 86.4% of respondents reporting at least one operating within their organisation and 59.5% running more than ten. Furthermore, 76.8% reported agents capable of chaining actions across other agents, tools and APIs, creating complex sequences that may not have been anticipated by individual teams.
Despite this widespread adoption, visibility remains limited. Just 12.5% of organisations can consistently trace an agent’s complete journey, from its initial instruction through the tools and APIs it accesses to the final outcome. More than 60% would require hours or days of manual investigation to reconstruct an agent’s activity from the previous day.
The ability to respond to unexpected behaviour is similarly concerning. Only 17.5% of respondents said their organisation could automatically stop an AI agent behaving unexpectedly in production. For the majority, intervention remains a manual process, potentially requiring an application to be taken offline.
“The data shows a gap that is already producing real operational consequences,” said Roey Eliyahu, CEO of Salt Security. “Organisations are deploying agents and granting them access to enterprise data, APIs, and services before they can trace what those agents are doing or stop them automatically when something goes wrong.”
Shadow AI Infrastructure and AI-Generated Code Raise Further Concerns
The report also identified emerging risks associated with Model Context Protocol (MCP) infrastructure, which enables AI systems to interact with external tools and data sources.
Nearly a third (32.9%) of respondents reported discovering an unauthorised, shadow or misconfigured MCP server in the past year, while 54.3% had either confirmed or suspected encountering one.
Salt Labs’ own telemetry revealed that MCP-related infrastructure was detected in 21.6% of customer environments in August 2026, compared with 16.7% in January, representing a relative increase of approximately 30%.
Meanwhile, AI-generated code is introducing additional application security challenges. Some 83.5% of respondents estimated that AI-generated or AI-assisted code contributed to at least some of their application security findings.
However, just 6.8% reported resolving these issues directly within coding assistants at the point of generation, leaving vulnerabilities to be identified during subsequent code reviews, testing or after deployment.
Recent Manus Vulnerability Highlights Agentic AI Risks
The findings follow recent research from Salt Labs, which demonstrated how a single malicious email could be used to hijack the Manus agentic AI platform and potentially access a user’s connected email, cloud storage and code repository accounts.
The attack did not require a stolen password or the victim to click a malicious link. Although the platform’s guardrails detected the malicious activity, they were unable to prevent the code from executing.
The vulnerability was responsibly disclosed and has since been remediated.
According to Salt Security, the incident demonstrates how traditional detection mechanisms may struggle to keep pace with autonomous systems capable of executing multiple actions before human intervention is possible.
“The Manus research and this survey data are two views of the same problem,” said Yaniv Balmas, Head of Research at Salt Security.
“In the field, we showed how an agent can be weaponised through a single malicious email, how the guardrail detected the attack at exactly the right moment, and still could not stop the code from running. The survey quantifies how widespread that architecture is.”
The findings underline the need for organisations to strengthen visibility into agent activity, establish appropriate governance controls and develop automated containment capabilities as AI agents gain greater autonomy and access to critical enterprise systems.
Huntress researchers have uncovered an SEO-poisoning campaign that harvests SSL VPN credentials through a lookalike WatchGuard download page, then hands victims the real, validly signed installer from WatchGuard’s own CDN, leaving endpoint tools with nothing to detect.
The activity, detailed by the Huntress SOC on 13 October, centres on watchguard-vpn[.]net, a lookalike domain posing as a download page for WatchGuard’s Mobile VPN with SSL client. Unlike earlier waves of the campaign, which relied on trojanised installers, this iteration strips the malware out entirely.
A typo and a search result
The incident Huntress investigated began on 7 October, when an administrator at a managed service provider searched Bing for “watchguard vpn sll download”. Eight seconds later they had clicked through to the fake site via a standard Bing result redirect, which Huntress says points to SEO poisoning rather than malvertising.
Two bites at the password
Clicking any download option on the site opens a pop-up asking for the VPN server address, username and password, the same three values the legitimate client requests. The logic sits in roughly 150 lines of unobfuscated JavaScript (popup.js), which posts the entries as JSON to a separate collection domain, watchguard-ssl[.]online.
The first submission is always rejected with an “incorrect data” message, prompting victims to retype carefully or try a different password. That gives the operators a second, likely more accurate, set of credentials, along with the server address they need to log in.
The payload is the real thing
After the second submission, the script triggers a download of WatchGuard’s genuine Mobile VPN with SSL installer (version 12.11.5) direct from cdn.watchguard.com. Huntress verified the file’s Authenticode signature from WatchGuard Technologies and confirmed the binary had not been altered.
With no trojanised MSI or sideloaded DLL in the chain, there is nothing for EDR to flag, and the victim gets exactly the install they expected. Detection was thin across the board: as of 8 October only seven VirusTotal vendors flagged the lure domain and two flagged the collector.
Old domain, new backend
WatchGuard’s Secplicity team first reported watchguard-vpn[.]net in January as part of a wider credential-harvesting campaign spoofing WatchGuard, F5, Fortinet, SonicWall and Sophos clients, though at that point the domain had no working backend. Microsoft later attributed related activity to Storm-2561, a financially motivated actor active since May 2025. WHOIS data shows the domain was registered again on 22 August, with the collector domain following on 14 September. Huntress says it cannot establish whether the same operators controlled both registrations.
In the case investigated, Huntress flagged the activity 21 seconds after the site loaded, and browser history suggests the user did not complete both rounds. The domain was offline as of 13 October, and Huntress has shared infrastructure details with WatchGuard.
Recommendations
Reset passwords for any account entered on the site and treat the associated VPN endpoint as known to the attacker.
Enforce MFA on SSL VPN access.
Monitor for VPN logins from hosting providers, unfamiliar ASNs or new countries.
Block watchguard-vpn[.]net, watchguard-ssl[.]online, 80.249.132[.]140 and 158.94.209[.]19.
Publish and bookmark official download links such as software.watchguard.com.
Zero trust has become one of the most overused terms in security marketing, often applied to products that simply add another layer of network segmentation. This piece looks at what zero trust actually specifies according to its foundational standard, the implementation order that works in practice, and why identity is the dependency most organizations underestimate.
What Does Zero Trust Actually Specify, Beyond the Marketing Language?
Zero trust gets used loosely enough that it has largely lost precision as a term, applied to everything from a VPN replacement to a full architectural rebuild. That imprecision is a real problem for organizations trying to evaluate vendor claims, since two products both marketed as zero trust solutions can address entirely different parts of the actual model.
Organizations working through this evaluation often look at established regional providers as part of their planning. Among them, cybersecurity solutions in Dubai offer a starting point for comparing how different providers translate the zero trust framework into an actual implementation roadmap, which varies considerably depending on an organization’s existing infrastructure.
At its core, the specification requires continuous verification of every access request, whether it originates inside or outside the traditional network perimeter, and it removes the assumption that anything on the internal network is inherently trustworthy simply by virtue of its location.
Zero trust component
What it actually requires
Identity verification
Every access request authenticated, not just the initial network entry
Least privilege access
Access scoped to the minimum needed for a specific task
Micro segmentation
Network divided so lateral movement is contained, not just perimeter defended
Continuous monitoring
Access patterns evaluated ongoing, not just at login
That table names the components. The harder part, and the part most vendor pitches skip, is the order in which an organization actually implements them.
What Implementation Order Actually Works, and What Stalls?
Organizations that attempt zero trust as a single, comprehensive rollout tend to stall, since the scope quickly exceeds what any team can execute without disrupting normal operations. Organizations that succeed tend to sequence the work, starting with identity infrastructure before touching network segmentation.
That sequencing is not arbitrary. Identity is the hard dependency underneath every other component of the model. Microsegmentation without solid identity verification just creates smaller trusted zones rather than removing the underlying trust assumption. Continuous monitoring without reliable identity data produces noise rather than usable signal. Getting identity right first is what makes everything built on top of it actually function as intended.
IT Security Guru’s coverage of automated tools in SaaS penetration testing touches a related sequencing question from a different angle: the growing reliance on automation to keep pace with continuous verification demands, which is exactly the kind of tooling that becomes necessary once an organization’s zero trust model matures past the identity foundation stage.
Organizations that skip the identity-first ordering often end up with what looks like a zero trust deployment on paper but functions as a rebranded VLAN structure underneath, technically segmented but still relying on implicit trust once a user or device gets past the initial checkpoint.
Where Does the NIST Standard Actually Draw the Line?
Rather than relying on vendor definitions, it helps to work from the actual specification. NIST Special Publication 800-207 lays out the zero trust architecture in detail, defining the core logical components and the tenets that distinguish a genuine implementation from marketing language attached to conventional network security.
The standard makes it clear that zero trust is a set of principles guiding architecture decisions, not a single product or technology you can buy and deploy wholesale. That framing alone rules out a large share of what gets marketed under the term, since a genuine implementation touches identity management, policy enforcement, and monitoring together rather than any one of them in isolation.
How Can an Organization Tell Real Progress From a Rebranded VLAN?
A few honest checks separate genuine progress toward zero trust from a relabeled version of existing network security. Evaluate access decisions per request based on current context, not grant broad access once a user authenticates at the start of a session. Policy enforcement should apply consistently, whether a request originates inside or outside the traditional network boundary. Monitoring should also detect anomalous access patterns after the fact, not just block unauthorized access at the point of entry.
An organization that cannot clearly explain how it makes access decisions on a per-request basis is likely still operating on the old trust model, whatever the marketing materials on its security stack claim.
FAQ
What is zero trust, in the simplest accurate terms?
It is a security model that requires continuous verification of every access request, regardless of whether it originates inside or outside the traditional network perimeter, removing the assumption that internal network location implies trustworthiness.
Why does identity have to come before network segmentation in implementation?
Identity verification is the dependency the rest of the model relies on. Segmentation and monitoring without reliable identity data produce smaller trusted zones or noisy alerts, rather than genuinely removing implicit trust.
How can an organization tell if its zero trust deployment is genuine?
Access decisions should be evaluated per request based on current context, not granted broadly after initial login, and policy enforcement should apply consistently regardless of where a request originates.
Is zero trust a product an organization can simply buy?
No. NIST’s foundational specification describes it as a set of architectural principles, not a single purchasable technology. A genuine implementation brings together identity, policy enforcement, and monitoring rather than relying on any one component alone.
Vega, the pioneer of Agentic Cyber Defense, today announced the appointment of Scott Simkin as Chief Marketing Officer. Simkin joins as Vega II unleashes the best model trained for cyber defense to transform every alert, across all data sources, into a conclusive verdict at the speed of the attack. The platform keeps every lesson and gets faster with every fight, so defenders can finally outpace adversarial AI.
“Once a generation, a company changes how security gets done. For Cyber Defense in the age of AI, that company is Vega,” said Shay Sandler, co-founder and CEO of Vega. “Scott built the stories and execution engine behind the two biggest names in security operations. Now he will help Vega define the post-SIEM era. There is no one I would rather have leading this charge.”
Simkin is one of the industry’s best-known storytellers, having twice helped define a category and drive growth at massive scale. At Palo Alto Networks, he served as Vice President of Marketing for the end-to-end Cortex platform, one of the fastest-growing portfolios spanning security operations, cloud security, and Unit 42 services, with annual revenue approaching $2 billion. Earlier, he helped pioneer the XDR category, which has since replaced EDR as the standard for modern endpoint security. At CrowdStrike, he led product marketing, technical marketing, portfolio positioning, and campaigns across the full Falcon platform. He also launched Falcon Next-Gen SIEM, which CrowdStrike says now exceeds $600 million in annual recurring revenue. Two years after founding, Vega already defends some of the world’s largest banks, healthcare providers, and Fortune 200 enterprises, and Simkin joins to turn that momentum into dominant market leadership.
“For three years, CISOs have asked me the same question about AI in their SOC: isn’t this just an iteration on the SIEM? They were right, and Vega is the answer,” said Simkin. “AI across all your data, in place, without moving or ingesting it. Better outcomes, faster, at a lower total cost. That’s Vega, and no one else comes close. I’m grateful for a career at the companies that built this market, and I’ve never been more certain about where Cyber Defense is going. Vega has the technology and the people this moment demands. There was only one choice.”
Certes has received Frost & Sullivan’s 2026 Global Enabling Technology Leadership Recognition in post-quantum cryptography (PQC), following an independent evaluation of vendors in the market.
The recognition centres on a problem most security teams are now facing: migrating embedded cryptography across legacy applications, cloud environments and critical infrastructure will take years, but “harvest now, decrypt later” attacks mean data intercepted today could be exposed once sufficiently powerful quantum computers arrive. Frost & Sullivan notes that the risk is greatest for data with long regulatory, legal or commercial lifespans, and that protecting it needs to run in parallel with the longer migration effort rather than wait for it to finish.
Separating cryptography from the stack
At the heart of Certes’ platform is its Cryptographic Abstraction Layer (CAL), which sits between applications and infrastructure and lifts cryptographic protection out of the underlying technology stack. Rather than waiting for each vendor to ship a quantum-safe update and then managing disruptive upgrades, security teams can manage cryptographic change centrally and apply it to data flowing between systems.
The platform comprises the Certes Enforcement Point (CEP), which encrypts and decrypts within the data path, and the Certes Policy Manager (CPM), which manages policies and cryptographic controls centrally. Frost & Sullivan singled out its policy-specific key architecture as a key differentiator: each policy-controlled application or data flow can have its own key material, separate rotation schedules and customer-controlled key components. This is combined with quantum-based random number generation and customer-owned keys to support data sovereignty.
Certes’ patented Layer 4 payload protection encrypts the payload while preserving original network headers, so routing, QoS, monitoring, SD-WAN and flow visibility tools continue to work without applications being rewritten or networks re-architected. Deployment options span physical appliances, virtual machines on VMware ESXi, KVM, Red Hat and Nutanix AHV, and Windows and Linux client agents. Version 7 extends enforcement closer to workloads and users through expanded agent and cloud deployment options, reducing unprotected segments in the data’s journey.
Beyond quantum
The report also highlights uses beyond PQC migration. Cryptographic segmentation can separate IT and OT environments and limit lateral movement in flat networks, while a virtual air gap capability can dynamically isolate critical applications, data flows and backups during an active attack while preserving recovery. Certes’ encryption can also stop sensitive data being exposed to internal or external LLMs, giving organisations tighter governance over AI adoption.
Ozgun Pelit, Senior Industry Analyst at Frost & Sullivan, said: “Certes stands out in the emerging post-quantum security market through its focus on protecting data independently of the applications and infrastructure around it. Its combination of cryptographic abstraction, crypto-agility and centralized policy enforcement provides organisations with a practical way to reduce near-term quantum risk while navigating what will inevitably be a complex, multi-year migration.”
Paul German, CEO at Certes, said: “The next cryptographic revolution could arrive before many organizations have finished implementing the last one. Post-quantum cryptography is only the beginning. As AI and quantum technologies advance, cryptographic change will accelerate, and organisations cannot afford to rebuild their applications, networks and security infrastructure every time it happens.”
He added: “In a world where cryptography must constantly evolve, the ability to change it without changing everything else isn’t a luxury. It’s a necessity.”
The full Frost & Sullivan report is available HERE
Analysis suggests number of protected areas is hugely underestimated but biodiversity is still in peril — plus, a huge study looking at the health effects of brown fat.
Governments around the world have pledged to conserve 30% of the terrestrial realm by 2030, but official data suggest that the target is barely halfway to being met. A combined global and national-level data set now shows that up to 27% of land area is conserved, but gaps in ecological representation remain.
Twelve methane-sensing satellites were tested for their accuracy in measuring controlled-release events in the Arizona desert over a year-long blind test. Many were found to detect and quantify releases accurately, with instruments purpose-built for methane sensing performing best.
Alveolar type 2 (AT2) cells are the stem cells of the lung’s air sacs and are responsible for maintaining alveolar structure and gas exchange. A study that tracked AT2 cells shows that, after injury to the airway, they can also migrate between lung compartments and become bronchiolar cells to help repair damaged airways.
As fish evolved into four-limbed creatures, their skull separated from their shoulders to form a neck. Now we learn that this early neck was surprisingly rigid.
Machine-learning-enabled atomistic simulations, spectroscopy, electrochemical data and quantum-chemical calculations reveal previously unstudied multi-lithium-ion complexes without bound anions, improving understanding of lithium-ion-battery functionality at the atomic level.
A globally representative sample of 25 countries and territories indicates that conservation areas cover 26.81% of the land, much closer to the 30% by 2030 target than officially reported.
A tetravalent nanobody-based myeloid-selective IL-10 receptor agonist recapitulates IL-10’s potent suppression of monocytes, macrophages and dendritic cells while avoiding stimulation of T cells.
Primary cultured haematopoietic stem and progenitor cells are used to analyse the molecular mechanisms of brain myeloid differentiation, and this platform enabled the identification of elongation factor ELP1 as an important regulator of this process.
A mouse embryo model derived from chemically induced totipotent-like stem cells progresses through key developmental milestones, including gastrulation, embryonic axis formation, haematopoiesis and early organogenesis.
The mechanical properties of medium-entropy alloys at 20 K show a plateau in tensile yield strength and fracture toughness as a function of temperature, with no apparent ductile-to-brittle transition.
Scanning tunnelling spectroscopy shows that the fractional spin-1/2 end states of molecular Haldane chains couple differently to a superconducting condensate depending on whether the chain contains an even or odd number of spin-1 triangulene units.
R(+)2501 reverses capillary no-reflow by relaxing pericytes, restoring microvascular perfusion and improving survival in animal models of myocardial infarction and acute kidney injury.
RFdiffusion methods are used to de novo design proteins with water-activating zinc-based active sites adjacent to a peptide substrate binding pocket, yielding highly active, programmable proteases with potential applications in therapeutics, biotechnology and bioremediation.
Longitudinal genomic analyses in patients with astrocytoma or oligodendrioglioma suggest that these two types of tumour differ in the mechanisms by which they become resistant to treatment, with astrocytomas accumulating copy-number alterations and chromosomal instability markers but oligodendrogliomas acquiring new driver mutations.
DFT investigations combined with spectroscopic and catalytic studies of disrupted subnanometric Rh2O3 clusters show that Rh+ centres in a zeolite-based catalyst are blocked with N-containing molecules, whereas Rh3+ sites are stabilized, allowing hydroformylation reactions with enhanced regioselectivity and efficiency.
Optogenetic stimulation of motor-cortex neuron ensembles shows that precisely timed activity in the primary motor cortex can generate learned neural patterns and movements, demonstrating an active role in skilled motor control.
Artificial intelligence-enabled quantification and analyses of brown adipose tissue (BAT) activity uncover links between BAT and a healthier metabolic profile along with lower rates of psychiatric disease, and can identify pharmacologic agents that could be repurposed to activate this tissue in humans.
Biomechanical analysis of several early tetrapods using sturgeon as an analogue revealed that early tetrapods had limited neck mobility despite separation of the head and shoulders.
Commodity microplastics exhibit intrinsic physicochemical activity at water interfaces, manifested by spontaneous generation of reactive oxygen species, challenging the prevailing paradigm of plastic inertness, with implications for human health and the environment.
Resolution and control of the hidden solution-phase chemistry of 5-aminovaleric acid added to perovskite precursor solutions is described for producing films with a near-unity mean peak photoluminescence quantum yield and near-infrared perovskite LEDs with enhanced external quantum efficiencies.
Two-dimensional graphene films with unusual folded surfaces are synthesized through a modular assembly strategy and show enhanced strength, toughness and elastic strain owing to stress distribution between interlayer folds.
Wave coarsening in active elastic media is a phenomenon in which vibrations spontaneously increase in wavelength, period and amplitude before forming a globally synchronized time crystal.
Long-term live imaging of adult mouse ear skin reveals sex-specific differences in the clonal dynamics of epidermal stem cells and transit-amplifying cells during homeostasis.
A 450 ka Andean speleothem record shows Southern and Northern Hemisphere monsoons generally vary out of phase, but occasionally synchronize during rapid climate change and glacial terminations.
A randomized controlled trial involving a health-education intervention in rural villages in Honduras shows that the intervention changed social network connections, including not only health-related connections but also friendships and financial ties.
The AI framework probabilistic bias correction is shown to correct weather forecast errors 2 to 6 weeks ahead and boost forecast skill, making it promising for improved extreme-weather prediction.
A fossil bird from the Upper Jurassic Zhenghe Fauna of southeastern China contemporary with Archaeopteryx and that clearly could not fly sheds new light on the ecological diversification of early-diverging avialans.
Receiving a transaction notification is only the first step. Production software still has to decide whether that event is safe to turn into application state.
A WebSocket callback can arrive in milliseconds. What happens afterward is harder. The XRP Price may be the public-facing metric most people associate with the asset, but developers integrating the XRP Ledger have a different concern. A long-running service has to detect transactions, determine whether their outcomes are final, and update local application state without acting twice or acting too soon.
When an XRPL Event Actually Means Something
A WebSocket connection can save an application from constantly polling for new activity. On a Linux service, that means keeping the connection open and listening for the XRP Ledger events the application cares about.
The XRP Ledger’s subscribe documentation explains how applications can listen for ledger activity, transactions, and account-related events. The transactions stream reports transactions associated with closed ledgers. The transactions_proposed stream goes further and can include proposed activity that never reaches a validated ledger.
That makes an incoming notification useful, but not necessarily authoritative. A service that treats every notification as an instruction to change business state can act before the ledger has established a final result.
For a payment service, the event is where processing begins.
Validation Comes Before Fulfillment
Transaction notifications can include a validated field. When validated is true, the transaction has been included in a validated ledger and its outcome is final.
A service might see a payment involving an account tied to an order and immediately tell a fulfillment system to release the product. If that payment came from proposed activity and has not reached a validated ledger, the application has acted before it knows the final outcome.
Validation is only the first check. Transaction metadata also includes TransactionResult. A transaction can be final without producing the successful result the application expected, so inclusion in a validated ledger should not be treated as proof that a payment succeeded.
For payments, delivered_amount is the field that shows what actually reached the destination. That can matter when the amount requested and the amount ultimately delivered are not identical.
Before an order changes state, the service needs to know whether the transaction is final, whether it succeeded, and what value actually arrived.
Arriva il restyling della crossover cinese, che modifica il suo design e migliora la sua dotazione tecnologica. Confermato il motore ibrido non ricaricabile da oltre 200 CV.
A dodici ore dalla prima mobilitazione nazionale indetta sotto il governo neoliberista di Abelardo de la Espriella, il presidente e il ministro dell'Interno Rodrigo Lara hanno firmato il decreto 1525, datato martedì 13 ottobre, che disciplina la protesta sociale in Colombia. Il testo si intitola "Statuto di reazione, uso e verifica della forza legittima dello Stato e protezione del diritto alla protesta pacifica dei cittadini".
Dietro la facciata rassicurante della "mediazione come regola di preferenza", il decreto prepara in realtà il terreno per la repressione. Il governo sostiene che la mediazione non blocca né rinvia l'intervento della polizia di fronte ad atti di vandalismo, porto di armi, ordigni incendiari, sequestri, aggressioni a squadre mediche e mezzi di informazione, o danni ai servizi pubblici e all'approvvigionamento di farmaci. Sono categorie volutamente vaghe, che lasciano ampio margine discrezionale a chi dovrà applicarle: è il classico meccanismo con cui si trasforma il diritto costituzionale alla protesta in una concessione revocabile.
Il decreto precisa che il blocco delle strade, di per sé, non fa venire meno il carattere pacifico della manifestazione. Ma è una concessione minima, subito bilanciata dall'introduzione della definizione di "ostruzione stradale" - l'occupazione totale o parziale di una carreggiata o di un accesso a un'infrastruttura - che diventa così un presupposto codificato per l'azione repressiva. Nei Posti di Comando Unificato (PMU) siederanno anche rappresentanti delle associazioni di categoria e dell'Istituto Colombiano per il Benessere della Famiglia: una cornice "istituzionale" che serve a legittimare un dispositivo di controllo, non a tutelare chi protesta.
¡Cumplí mi palabra y aquí está el decreto! En Colombia se respeta la protesta pacífica, pero ¡no se toleran la violencia, el vandalismo ni los bloqueos que atropellan los derechos de millones de ciudadanos! Hoy expedí el Decreto 1525 de 2026 para fortalecer las garantías de quienes se manifiestan pacíficamente y asegurar que las autoridades actúen, dentro del marco de la ley, frente a quienes pretendan sembrar el caos. ¡El derecho a protestar no está por encima del derecho a trabajar, estudiar, movilizarse y vivir en paz! A los ciudadanos que protestan pacíficamente, todas las garantías. A los violentos, todo el peso de la ley, con respeto por el debido proceso. ¡Se acabó la guachafita! ¡La protesta se respeta, pero la violencia no se tolera! ¡Lo prometí, lo cumplí y seguiré cumpliendo! ¡Firme por la Patria! ¡Viva Cristo Rey! (A.D.L.E.) ????????????
Il cuore repressivo del provvedimento è la scala a cinque livelli di intervento: si parte dai gestori della convivenza dei municipi, poi il dialogo diretto e un'istanza di mediazione; se la violenza persiste, si passa alla dissuasione su ordine del sindaco, impartito in un PMU; e come ultima misura interviene l'Unità di Dialogo e Mantenimento dell'Ordine (UNDMO), già nota come Esmad. La vecchia polizia antisommossa cambia nome, non funzione: la repressione viene semplicemente ricollocata in fondo a una scala che, nella pratica, si percorre in fretta.
Le autorità locali e la Polizia Nazionale dovranno garantire l'apertura e il mantenimento dei "corridoi solidali"; i municipi e i governatorati avranno 72 ore per pubblicare il bilancio ufficiale dei danni e attivare i percorsi di assistenza umanitaria. Ancora una volta, la priorità non è ascoltare le ragioni della protesta, ma gestirne le conseguenze e contabilizzarne i costi.
Ancora una volta, neoliberismo e repressione vanno di pari passo. Un governo che smantella tutele sociali, privatizza beni comuni e consegna il paese agli interessi del capitale non può tollerare che la gente scenda in piazza a contestare. Il decreto 1525 non "regola" la protesta: la mette sotto tutela, la sottopone a condizioni, la trasforma in una pratica da autorizzare e punire. La libertà di manifestare non si difende con gli statuti della forza: si difende garantendo a chi protesta di non essere criminalizzato.
Quando i risultati arrivano, scegliere la continuità è solo una conseguenza. Ed è ciò che è avvenuto oggi tra Red Bull Racing e Laurent Mekies. Il team di Milton Keynes e il manager francese hanno raggiunto e firmato l'accordo che li legherà per i prossimi 5 anni. L'ex boss della Racing Bulls - che ha avuto anche ruoli importanti in Ferrari, Minardi, Toro Rosso e FIA - occupa il ruolo i ...Continua a leggere
Irish author Sally Rooney can no longer sell her books in the UK because of her support for the activist group Palestine Action, her publisher Faber said on Wednesday.
Rooney has previously expressed her support for the group, which was banned as a “terrorist” organisation by the UK government in July 2025. It is not banned in Ireland, where Rooney lives.
The proscription, which the organisation is appealing against, puts Palestine Action on the same blacklist as militant groups Hamas and...
Baratti (Livorno), 14 ottobre 2026 – Che i granuli bianchi non fossero frammenti di plastica l’Arpat lo aveva già detto lo scorso 22 settembre. Oggi sappiamo da cosa derivano gli ammassi bianchi che erano stati ritrovati tra Rimigliano e Baratti, nel golfo di Baratti, in quello di Follonica e all’Isola d’Elba. Si tratterebbe delle lenticchie d’acqua, le stesse piante acquatiche verdi che si sono viste anche nell’Arno. E proprio dalla foce dell’Arno arriverebbero, ormai decomposti, in quella colorazione bianca proprio perché senza più clorofilla.
Italy, Toscana (Tuscany), Campo nell'Elba . Elba Island - View of Biodola, Scaglieri beach.
La scoperta con i botanici di Siena
L’agenzia regionale per la protezione ambientale, infatti, non ha solo condotto le analisi chimiche, che hanno messo in evidenza la componente polisaccaridica vegetale, ma ha voluto anche confrontarla con la relazione tecnica dei botanici dell’Università di Siena. Ed è proprio da questo doppio studio che si scopre che gli esemplari di lenticchie d’acqua sarebbero appartenenti alla specie “Lemna Gibba”. Un evento particolare, dovuto proprio alla comparsa di ammassi enormi di queste piantine durante l’ultima parte dell’estate e che negli scorsi giorni sono stati avvistati anche a Pisa, anche se in questo caso si tratterebbe di Lemna Polyrrhiza.
Dall’Arno alle coste, colpa del meteo
Arpat spiega che è molto probabile che le lenticchie d’acqua, hanno percorso il tratto dell’Arno e alla foce sono state spinte verso sud dalle correnti marine. In questo modo sono state disperse a grandi distanze e, una volta decomposte, sono arrivate nella parte centro-meridionale della Toscana. Un evento particolare, dovuto alle temperature elevate di quest’estate, con le ondate di calore continue che hanno determinato anche temperature più elevate delle acque, sia dolci che marine.
La Cina ha ribadito alle Nazioni Unite (ONU) il proprio "fermo sostegno" all'Argentina in merito alla rivendicazione di sovranità sulle Isole Malvinas, questione oggetto di disputa con il Regno Unito.
"La Cina sostiene fermamente la legittima rivendicazione di sovranità dell'Argentina sulle Isole Malvinas e si è sempre fatta promotrice della risoluzione delle controversie territoriali tra Stati attraverso negoziati pacifici", ha dichiarato Sun Lei, ambasciatore e vice rappresentante permanente della Cina presso l'ONU.
La dichiarazione è stata resa nel corso di un dibattito sulla decolonizzazione presso la Quarta Commissione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York. Nel suo intervento, il diplomatico ha espresso l'auspicio che il Regno Unito "risponda positivamente alle richieste dell'Argentina, riprenda il dialogo e i negoziati il ??prima possibile e trovi una soluzione pacifica, giusta e duratura", in conformità con le pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite.
Martedì, il governo argentino ha annunciato di aver presentato al Tribunale internazionale per il diritto del mare una richiesta di "misure provvisorie per impedire l'esplorazione di idrocarburi" da parte del Regno Unito sulla piattaforma continentale del bacino delle Malvine settentrionali.
Una nota ha spiegato che l'istanza rivolta all'organismo con sede in Germania mira a "preservare i diritti sovrani dell'Argentina sulla propria piattaforma continentale" e a "impedire che le attività autorizzate unilateralmente e illegalmente dal Regno Unito aggravino la controversia riconosciuta dalle Nazioni Unite".
Secondo l'atto depositato, l'Argentina ha avviato un arbitrato internazionale contro il Paese europeo il 28 settembre - ai sensi dell'Allegato VII della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) - "per difendere la propria sovranità e le risorse naturali di tutti gli argentini".
Livoreno 14 ottobre 2026 Furto con destrezza ai danni di un anziano: arrestata dalla Polizia di Stato La Polizia di Stato di Livorno, nella giornata del 7 ottobre ha proceduto all’arresto di una giovane donna in seguito al tentato furto con destrezza perpetrato ai danni di un anziano. La donna, dopo aver avvicinato la vittima …
Martedì, il porto di Kalamata, nel sud della Grecia, si è trasformato in un luogo di resistenza. All'arrivo della nave da crociera Crown Iris - con a bordo israeliani - manifestanti pro-palestinesi si sono riuniti per gridare il loro no all'ennesima complicità.
Bandiere palestinesi al vento, cori per la libertà, e un messaggio che non ammette ambiguità: fermare la mattanza di Israele a Gaza, fermare quello che i manifestanti definiscono senza mezzi termini un genocidio.
L'organizzazione è stata capillare: attivisti antifascisti locali, il gruppo Rouvikonas, e membri dell'Associazione Insegnanti di Educazione Primaria della Messenia. Una coalizione civica che dimostra come la solidarietà con la Palestina attraversi la società greca, ben oltre i confini della politica istituzionale.
La polizia ha bloccato il corteo prima che potesse raggiungere l'area portuale riservata. La Guardia Costiera ha monitorato la zona. Ma il messaggio dei manifestanti è arrivato forte e chiaro.
Non è un episodio isolato. La Crown Iris è ormai un simbolo: ogni suo scalo in un porto greco diventa l'occasione per denunciare il sostegno di Atene a Israele e la complicità occidentale nella strage in corso.
I cittadini di Kalamata hanno scelto da che parte stare. Dalla parte giusta della storia. Dalla parte della Palestina.
It's about time: the General Conference on Weights and Measures looks set to end leap seconds in an effort to reach horological harmony. Since 1972, 27 leap seconds have been added to Coordinated Universal Time (UTC) to keep it in step with the astronomical time scale UT1, which is based on Earth's fluctuating rotation. The proposal would increase the permitted difference between UTC and UT1 from 0.9 seconds to one hour, avoiding leap-second adjustments for centuries. Earth's rotation has also sped up in recent years, raising the possibility of a negative leap second – removing a second rather than adding one. That has never been done before. Experts have estimated a 30 percent probability that global systems will need a negative leap second by 2035 to keep the two time measures in step. That could pose problems for computer systems designed to handle added seconds but not removed ones. Many national bodies support the proposal, which is expected to pass. If approved, the change would take effect on May 20, 2027. Setnam Shemar, principal scientist at the UK's National Physical Laboratory, said the proposal would avoid the risks associated with leap seconds for centuries. "Leap seconds can be difficult to implement reliably, and if not applied correctly, they can cause differences in time across networks, potentially leading to the failure of systems such as mobile phone networks or electricity grids. These risks could increase if a negative leap second had to be implemented for the first time. "Previously, leap seconds were added to UTC to keep it within 0.9 seconds of UT1. From 20 May 2027, a difference of up to 1 hour will be allowed before intervention is needed, ensuring the continuity of UTC for several centuries or more. "The relationship between UTC and UT1 is important for some applications, such as astronomy and celestial navigation. The decision would not sever that link: UT1 will continue to be monitored, and its difference from UTC will continue to be disseminated through established international services." ®
'Facendoci, gli auguri di Natale nell’Aula Magna del Centro Servizi ce lo ha comunicato, fra canti natalizi e panettoni il DG Luca Baldino, me lo ricordo bene'
Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Ancora una volta tocca alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni: lo sa come funziona la nuova legge elettorale appena votata dal Parlamento?
Traduzione di cortesia. Per la versione originale in lingua inglese clicca qui.
L’Unione europea esprime profondo rammarico per la decisione dell’Autorità Palestinese di rinviare a settembre 2027 le elezioni legislative, inizialmente previste per il 28 novembre 2026, nonché le elezioni presidenziali che avrebbero dovuto tenersi all’inizio del 2027.
Pur riconoscendo le sfide e le limitazioni cui deve far fronte l’Autorità Palestinese, ribadiamo l’importanza di organizzare quanto prima le elezioni legislative e presidenziali, conformemente agli impegni precedentemente assunti dal Presidente Abbas.
Lo svolgimento di elezioni democratiche e trasparenti in tutto il Territorio palestinese occupato è atteso da troppo tempo. I palestinesi devono poter esercitare il diritto di voto per eleggere i propri leader e rappresentanti nelle istituzioni.
L’Unione europea ribadisce la propria disponibilità a sostenere il processo elettorale, anche attraverso l’invio di una Missione di osservazione elettorale dell’UE.
L’Unione europea ribadisce il proprio consolidato sostegno agli sforzi volti alla costruzione dello Stato palestinese e all’attuazione delle riforme. Lo svolgimento di elezioni credibili, inclusive e trasparenti, aperte a tutti i palestinesi, è essenziale per il popolo palestinese, per garantire la legittimità democratica e la responsabilità delle istituzioni, nonché per la realizzazione della soluzione a due Stati. Il continuo sostegno dell’Unione europea all’Autorità Palestinese va di pari passo con i progressi verso il conseguimento di tali obiettivi e l’avanzamento delle riforme.
Silicon Valley’s AI bros have supposedly found a new way to signal to those around them how committed they are to their industry: Take up smoking despite the risk of cancer, because they expect bots to develop a cure … any day now. At least, that’s the claim Palantir CTO Shyam Sankar made in a recent interview on CBS's Face the Nation. In trying to explain what he described as a doomsday cult surrounding effective altruism, whose adherents include some AI researchers who believe the technology could bring about a utopia, Sankar claimed smoking has become a way for researchers to demonstrate their faith in the tech. “So many AI researchers have started smoking as a way of signaling to other researchers how much they believe in AI,” Sankar said to the confusion of host Margaret Brennan. Those researchers “believe so much in AI that it's going to cure cancer, I'm showing you my chips are all in,” Sankar explained. Sankar described the decision to take up smoking as a bet that AI would cure any health ailments that arose from it as “mass psychosis” and “social delusion” that’s getting in the way of actual discussions around the state of AI, and he blamed Silicon Valley’s pet philosophy, effective altruism, for those delusions. “There's an unseen force driving the narrative around AI safety, and it's really this millenarian doomsday cult meets messianic complex called effective altruism,” Sankar said. That philosophy prioritizes making the most effective decisions that benefit the most humans – like utilitarianism on steroids – and it tends to take a long-term approach to things. That’s where AI comes in: Effective altruists are ostensibly focused on ensuring AI systems are built in a way that will best benefit humanity. That focus has been a key reason why so much AI doomerism has come out of Silicon Valley too: If we’re going to build safe AI, says the effective altruist, we have to make sure that we consider all the risks. “There's only really roughly 2,000 AI researchers in America, and the vast majority of them believe in this sort of worldview around effective altruism,” Sankar noted. The Palantir CTO seems to believe, like many effective altruism critics, that all the doomsday scenarios and far-fetched risks being posited by the EA AI crowd are less technical critiques and more like theological ones. “I think there's a profound truth to Pascal's saying that every human has a god-shaped hole in their heart,” Sankar said, “and it's important to understand that many of these folks in Silicon Valley who are building this technology have filled that hole with the machine God of AGI.” Smoking as a bet that the machine god will save them from cancer, therefore, is akin to the ascetic’s endurance of physical pain or trauma in the hopes God will heal them or see them safely through their torment. From a more practical perspective, this isn’t exactly a great idea, as one former cancer researcher who spoke to The Register told us. “Good luck to them with this approach,” the researcher, who declined to be named, opined. “Even more so, good luck to their non-smoking friends and family taking in their passive smoke.” Taking up smoking in the hopes of a cure may not be a wise idea when one considers the timeline needed to develop a cancer drug, much less a cancer cure. "Even with AI, developing and introducing a new cancer drug into any of the world's health systems can take several years,” the researcher explained. “Even then we wouldn't know whether or not resistance to the drug would develop in the tumors.” The ability of AI to discover drugs and medical treatments has been much hyped – Google DeepMind CEO Demis Hassabis even predicted last year that 2025 would be the year humans started popping AI-designed pills. That hasn’t happened yet, and there’s no real indication it will anytime soon. In other words, the likelihood that AI is going to kill us all is ridiculously overblown. The actual casualties, it seems, are more likely to be the AI bros giving themselves cancer as a show of faith in their machine god. ®
Il Consolato Generale d’Italia a Edimburgo ha organizzato, domenica 11 ottobre 2026 a Glasgow, la celebrazione della prima Giornata nazionale in memoria di 446 italiani internati e deportati dal Regno Unito per causa di guerra, periti nel naufragio del piroscafo britannico Arandora Star, silurato da un’unità della Marina tedesca nell’Oceano Atlantico il 2 luglio 1940. La Giornata è stata istituita con la Legge 16 luglio 2026, n.132.
L’iniziativa è stata organizzata in collaborazione con il Console Onorario a Glasgow, Cav. Ronald Patrick Convery, e con l’associazione di emigrati “Italian Scotland” e ha visto la partecipazione della massima autorità cittadina, la Lord Provost di Glasgow, Rt Hon Jacqueline McLaren.
La scelta di Glasgow per questa prima commemorazione assume un particolare valore simbolico, per il profondo legame della città con la tragedia dell’Arandora Star e con la memoria delle sue vittime. Da Glasgow partirono infatti decine di connazionali che persero la vita nel naufragio, una tragedia il cui ricordo è ancora oggi custodito dai loro discendenti e dalla comunità italiana locale, anche attraverso il monumento dedicato alle vittime. La città fu inoltre l’ultima residenza di Rando Bertoia, ultimo superstite del naufragio, scomparso l’11 ottobre 2013, data scelta dal legislatore per la commemorazione annuale.
Sul piano, anticipato da La Pressa e confermato dal sindaco e presidente Ctss, le risposte de segretario provinciale CGIL De Nicola: 'Sulla riorganizzazione della sanità non possiamo apprendere le notizie dai giornali. Le ultime settimane sono da cancellare la sanità pubblica non è uscita benissimo. Il confronto sulla sanità territoriale e sui medici di famiglia deve tornare al centro'
La signora Kallas, tra le più impenitenti euroinomani delle brume di Bruxelles, tra le più incallite, nomina sunt omina, sostenitrici della russofobia radicale e dell’esigenza di contrastare senza se e senza ma la Russia, magari giungendo presto alla guerra con essa, ha svolto in questi giorni alcune dichiarazioni che meritano davvero di essere pur celermente commentate.
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La stagione 2026 è stata fin qui ricca di soddisfazione per il Trackhouse Racing, che ha già ottenuto due vittorie domenicali, una ciascuno per Raul Fernandez ed Ai Ogura, ed altrettante nelle Sprint, e al momento occupa il terzo posto nella classifica riservata ai team del Mondiale MotoGP. Questa crescita esponenziale ha portato anche ad un aumento dell'interesse per la struttura satellite ...Continua a leggere
Roma, Largo di Torre Argentina. È domenica 11 ottobre, vigilia della Giornata della Resistenza Indigena, a oltre cinque secoli di lotte dei popoli originari contro la barbarie coloniale. Con bandiere, simboli di dignità e abiti tradizionali, i collettivi dell'emigrazione “nostroamericana” sono arrivati da diversi punti d'Italia e persino dalla Svizzera. Hanno manifestato di domenica perché il 12 ottobre è un giorno lavorativo per loro che, come migranti, sostengono in gran parte i mestieri di cura nelle case degli italiani. Motore organizzativo della convocazione è stato il Frente Patriótico PEX (Peruviani all'Estero), portato avanti fondamentalmente dall'impegno incrollabile delle compagne militanti.
Disteso a terra, un lungo striscione ricorda le vittime della repressione del regime di Dina Boluarte e dell'oligarchia in Perù: non vittime passive, ma eroi ed eroine che indicano un cammino di resistenza fin dai tempi della "conquista". Una scia di sangue, violazioni e sopraffazioni con cui, dal 12 ottobre 1492, l'imperialismo occidentale ha imposto la sua egemonia, distruggendo intere popolazioni, occupando territori e fondando le basi del modo di produzione capitalista sul genocidio e sul saccheggio.
Gli interventi e gli slogan della manifestazione, insieme a una piccola rappresentazione teatrale della "conquista", hanno sintetizzato questo percorso storico, segnalando l'urgenza di strutturare un fronte di resistenza comune.
Dalle Ande all'Amazzonia — devastata dagli interessi delle grandi corporazioni transnazionali e dai governi a loro subalterni —, le forze dell'estrema destra avanzano a colpi di brogli elettorali, lawfare e repressione brutale. Questa offensiva continentale gode della copertura diretta della cricca di pedofili e affaristi che costituisce il governo di Trump in Nordamerica e che oggi pretende di riportare indietro le lancette dell'orologio anche in Brasile e nell'intera regione.
In piazza a Roma si è unita anche la voce combattiva dei militanti salvadoregni, che hanno denunciato come il "modello Bukele" basato sullo stato di emergenza permanente e sulla carcerazione di massa — lo stesso metodo disumano applicato dall'ICE contro la popolazione migrante negli USA — si stia estendendo rapidamente in tutta l'America Latina per mano dei governi di estrema destra. Un modello di controllo sociale e violenza punitiva che punta a incarcerare la povertà e a soffocare qualsiasi barlume di organizzazione popolare.
La situazione politica in Perù è stata denunciata con particolare contundenza. Il Paese soffre oggi il consolidamento di un regime dittaturale de facto articolato dal fujimorismo, guidato da Keiko Fujimori, erede del dittatore Alberto Fujimori (ricordato per il piano di sterilizzazioni di massa delle donne indigene e la repressione genocida). Di fronte all'incapacità della borghesia peruviana di risolvere la crisi organica del Paese, la risposta del governo è stata la militarizzazione, l'insulto all'opposizione e la promulgazione di leggi "pro-crimine" che proteggono le mafie mentre si torturano e stipano oltre 104 mila prigionieri nelle carceri peruviane (come a El Milagro di Trujillo, dove stipano 6.000 persone in spazi concepiti per 1.600).
Con la menzogna che impone di “scegliere tra democrazia o terrorismo”, il fujimorismo impone una legislazione in cui la presunzione di innocenza viene schiacciata, mentre devia risorse pubbliche per finanziare la grande stampa e acquistare caccia da guerra F-16 dagli USA invece di spegnere gli incendi forestali.
Di fronte a questa barbarie, la piazza di Roma ha preteso con forza la liberazione immediata di Pedro Castillo, presidente legittimo del Perù, sequestrato e incarcerato per aver osato rappresentare i settori più umili senza l'avallo delle oligarchie. Allo stesso modo, si è alzata la voce per la liberazione del presidente venezuelano Nicolás Maduro e della deputata Cilia Flores, sua moglie, sequestrati da truppe speciali degli USA il 3 gennaio scorso. Un inedito episodio di arroganza e insolenza imperialista che crea un precedente pericoloso per la sovranità globale e le cui conseguenze geopolitiche devono essere ancora analizzate in tutta la loro gravità.
Questa aggressione risponde alla strategia di un "Nuovo Piano Condor" implementato sotto il cappello del cosiddetto "Scudo delle Americhe", apparato coercitivo che copre le violazioni sistematiche dei governi satelliti di Washington mentre condanna i popoli che resistono a un presente di miseria, aggressione e blocco. Per questo, la manifestazione a Roma ha ribadito il legame ombelicale tra la resistenza indigena latinoamericana, l'eroica lotta del popolo palestinese e la resistenza sovrana dell'Iran, dello Yemen e del Libano contro il neocolonialismo anglo-statunitense.
Il 12 ottobre 1492 non rappresenta l'"incontro di due mondi", ma l'atto di nascita dell'accumulazione originaria del capitale su scala planetaria, così come teorizzato da Karl Marx nel Primo Libro de Il Capitale. La spoliazione delle terre comunali dei popoli originari della Nostra América, la schiavitù delle comunità Taíno a La Española e l'annientamento del 95% della popolazione indigena del continente (dove le malattie sono state affiancate dal lavoro forzato, dalla distruzione della sovranità alimentare e dalla violenza armata) hanno costituito la base sanguinosa su cui si è eretto il mercato mondiale mercantilista e industriale europeo.
Una dialettica del saccheggio che non ha ancora ricevuto alcuna riparazione. Prima che l'ondata reazionaria togliesse il fiato ai processi di emancipazione antineocoloniale nel continente, in Venezuela si era costituita una commissione speciale anticoloniale proprio con questo intento, sostenuta dalle istituzioni dei popoli come l'ALBA o la RUNASUR. Ma ora, con il presidente della RUNASUR, l'ex capo di Stato della Bolivia Evo Morales, perseguitato dall'imperialismo, le cose si sono fatte ulteriormente difficili. E, nelle analisi che hanno messo in evidenza il ruolo della Chiesa cattolica nella "conquista" di ieri e di oggi, sono state ricordate le parole di Evo al riguardo, quando ha rievocato: «Sono arrivati con il fucile e la croce. Ci hanno detto di chiudere gli occhi e di pregare, e quando li abbiamo riaperti, ci avevano spogliato di tutto».
Questa matrice di dominazione territoriale, estrattivista e razzializzata è stata assunta e perfezionata dall'impero statunitense. Attraverso la dottrina del "Destino Manifesto", Washington ha espanso la propria frontiera continentale sterminando le nazioni Cheyenne, Arapaho e Lakota (in massacri emblematici come Sand Creek nel 1864 o Wounded Knee nel 1890) e strappando al Messico oltre la metà del suo territorio nel 1846. Con il salto di qualità del 1898 — la guerra ispano-statunitense e l'annessione di Puerto Rico, Guam, Filippine, Cuba e Hawaii —, il capitalismo statunitense ha compiuto il passo decisivo verso la sua fase imperialista di proiezione di potenza d'oltremare.
La logica coloniale del XVI secolo e l'espansione militare del XIX secolo continuano a operare oggi in modo ininterrotto. La ricerca feroce di risorse naturali, energia ed egemonia politica è la stessa che ha spinto gli USA a promuovere il colpo di Stato in Iran nel 1953 contro Mohammad Mosaddeq dopo la nazionalizzazione del petrolio, ad abbattere in modo criminale il volo commerciale 655 di Iran Air nel 1988 uccidendo 290 civili, e a scatenare guerre non provocate contro la Repubblica Islamica dell'Iran, come l'aggressione su vasta scala iniziata il 28 febbraio 2026.
Minacciando di "annientare" il popolo iraniano proprio come fatto con i nativi americani, le élite di Washington rivelano che le forme della violenza statale cambiano, ma l'essenza dell'accumulazione per spossessamento rimane intatta.
Di fronte all'idra imperialista e ai suoi megaprogetti estrattivi — subappaltati in molti casi alla criminalità organizzata per privare le comunità delle loro acque, dei boschi e dei minerali —, i popoli originari mantengono una continuità storica di combattimento che smentisce le narrazioni pacifiste del liberalismo.
Lo ha dimostrato la recente assemblea-celebrazione per i 30 anni del Congreso Nacional Indígena (CNI) in Messico, tenutasi presso la Casa de los Pueblos Samir Flores con la partecipazione di 32 popoli indigeni e delegazioni internazionali. L'immagine della Comandanta Ramona con la bandiera messicana nella Selva Lacandona al fianco del Subcomandante Marcos nel 1996 assurge a simbolo di una riserva morale e ideologica che rifiuta di sottomettersi alle riforme legali truccate dello Stato borghese.
Come ha affermato Marichuy (María de Jesús Patricio Martínez), le comunità organizzate hanno visto passare governi "di tutti i colori" mentre il saccheggio si approfondisce, dimostrando che la vera emancipazione è possibile solo attraverso l'autogestione, la difesa intransigente del territorio e la convergenza con le lotte delle madri dei desaparecidos e delle classi lavoratrici.
La manifestazione dell'11 ottobre a Largo di Torre Argentina ha dimostrato che la lotta della classe lavoratrice migrante in Europa non è separata dalla battaglia geopolitica che si combatte sulle Ande, in Amazzonia, nei Caraibi o nell'Asia Occidentale.
Dalla resistenza contro il fujimorismo in Perù fino alla difesa irrinunciabile della sovranità in Venezuela, dove i popoli originari comandano e governano i propri territori; dalla memoria del CNI in Messico fino alla causa del popolo palestinese e iraniano, il filo conduttore è uno solo: la lotta contro un sistema imperialista decadente ma profondamente aggressivo. La dignità rivoluzionaria dei popoli non si piega nei tribunali dell'impero, non si vende alle multinazionali e si riafferma con fermezza nelle piazze, esigendo la libertà dei prigionieri politici e la restituzione della sovranità dei popoli aggrediti.
18 ottobre 1841. Nella stazione ferroviaria di Exeter, in Inghilterra, un treno con partenza prevista alle 22:05 rimane fermo per 16 minuti. A causare il ritardo è un’improvvisa anomalia del sistema telegrafico utilizzato dagli operatori per comunicare il “via libera” al transito dei treni. Per oltre un secolo, questo episodio, descritto in un articolo pubblicato nel 1871 su Nature, è stato considerato il più antico caso documentato di interferenza del meteo spaziale sulle infrastrutture tecnologiche umane.
Rappresentazione artistica di una tempesta solare in viaggio verso la Terra. Crediti: Nasa
Una nuova indagine condotta da un team di ricerca della Lancaster University ha ora dimostrato che la ricostruzione riportata in quella pubblicazione contiene un errore fondamentale: nel 1841 quella linea ferroviaria non esisteva ancora. Incrociando documenti d’archivio, orari d’epoca dei treni riportati nei giornali locali e registrazioni geomagnetiche, i ricercatori hanno scoperto che l’evento si verificò in realtà il 18 ottobre del 1848, esattamente sette anni dopo rispetto alla data riportata sulla rivista scientifica britannica, probabilmente a causa di un refuso tipografico. I risultati sono pubblicati nella rivista Space Weather.
La meteorologia spaziale studia le condizioni ambientali nello spazio vicino alla Terra, con particolare attenzione ai fenomeni generati dall’attività solare – come i brillamenti e le espulsioni di massa coronali – e ai loro effetti sul campo magnetico terrestre. Negli ultimi due secoli, l’impatto di questi fenomeni sulla società è cresciuto di pari passo con il progresso tecnologico e con lo sviluppo delle infrastrutture moderne. Per millenni, l’attività solare ha influenzato la Terra, manifestandosi soprattutto attraverso le spettacolari e innocue aurore polari. La nascita delle prime infrastrutture elettriche e di comunicazione nell’Ottocento ha però cambiato radicalmente questo scenario.
È celebre ed emblematico, in questo ambito, l’evento di Carrington-Hodgson del 1859, considerato una delle tempeste geomagnetiche più intense documentate nella letteratura scientifica. È stato associato al brillamento solare più potente mai registrato. Sebbene all’epoca la tempesta solare abbia causato diffuse interruzioni del funzionamento dei sistemi telegrafici elettrici, l’evento non fu il primo caso documentato di interferenza tra l’attività solare e le infrastrutture tecnologiche. Sulla base delle testimonianze storiche disponibili, fino a oggi si riteneva che il primato spettasse all’evento di Exeter del 1841. La nuova indagine condotta dal team di ricerca guidato da James A. Wild, ricercatore alla Lancaster University, ha però messo in luce numerose incongruenze.
La vicenda trae origine da un articolo anonimo pubblicato nel numero di Nature del 5 ottobre 1871. Secondo quanto riportato nel documento, la sera del 18 ottobre 1841 il treno espresso delle 22:05 in partenza da Exeter verso Starcross, nel sud-ovest dell’Inghilterra, sarebbe stato trattenuto per 16 minuti a causa di intense perturbazioni magnetiche che hanno impedito ai controllori di verificare se il binario fosse libero. Il racconto includeva perfino una nota del capostazione, convinto che «qualcuno stesse giocando uno scherzo agli strumenti, impedendo loro di funzionare».
Cronologia delle principali date comprese tra il 1835 e il 1875 rilevanti per l’indagine. Le voci evidenziate si riferiscono agli eventi più significativi per ricostruire il ritardo di 16 minuti del treno di Exeter, come descritto nell’articolo di Nature. I triangoli vuoti e pieni indicano, rispettivamente, i minimi e i massimi dell’attività solare. I minimi sono identificati con il numero del ciclo solare successivo. Crediti: James A. Wild, Space Weather, 2026
Come anticipato, se fosse veritiero, l’episodio rappresenterebbe il primo caso documentato di interferenza del meteo spaziale con un sistema tecnologico. Tuttavia, il riesame della documentazione storica da parte del gruppo di ricerca ha dimostrato che la data riportata nell’articolo è errata.
«Questa ricerca evidenzia che il meteo spaziale non è una minaccia nuova, ma un rischio naturale presente da molto tempo», dice Jim Wild, ricercatore alla Lancaster University e primo autore dello studio. «La società sperimenta gli effetti della meteorologia spaziale sulla tecnologia fin dall’epoca in cui esistono le tecnologie elettriche. Il ritardo del treno a Exeter è una vicenda affascinante, perché si colloca proprio nel momento in cui le tecnologie emergenti cominciarono a confrontarsi con le condizioni dell’ambiente spaziale. Combinando documenti d’archivio e osservazioni scientifiche, siamo riusciti a dimostrare che l’evento si verificò quasi certamente nel 1848, anziché nel 1841».
Vediamo più nel dettaglio come si è arrivati a questa conclusione. Il primo indizio è emerso dai documenti relativi alla costruzione della linea ferroviaria. La ferrovia che collegava le cittadine di Exeter e Plymouth, spiegano i ricercatori, fu originariamente costruita e gestita dalla South Devon Railway Company. All’epoca della sua costruzione, la linea impiegava un innovativo sistema di propulsione che utilizzava aria compressa per spingere i treni. Dalle indagini documentali, risulta che la legge del Parlamento per la costruzione della ferrovia ottenne l’approvazione solo nel luglio del 1844 (South Devon Railway Act, 1844). Inoltre, la ferrovia fu costruita a tappe: il primo tratto della linea, tra la città di Exeter e la cittadina di Teignmouth, fu inaugurato e aperto al pubblico il 30 maggio del 1846. Nel 1841, dunque, la linea non esisteva e nessun treno avrebbe potuto percorrerla. Il treno citato nella pubblicazione non avrebbe potuto circolare in quell’anno. Pertanto, l’articolo di Nature non può essere accurato.
Un’ulteriore conferma che l’evento non si è verificato nel 1841 arriva dall’analisi degli orari ferroviari. Per risalire alla data corretta, i ricercatori hanno infatti consultato i quadri orari pubblicati sui quotidiani locali dell’epoca, individuando un’incongruenza nella datazione originaria. Le 22:05 erano infatti l’orario di partenza del treno serale da Exeter verso Starcross solo in un intervallo temporale ben preciso, compreso tra l’11 marzo 1848 e il 26 luglio 1849.
Ma è dall’esame dei magnetogrammi d’epoca dell’Osservatorio di Greenwich che emerge la prova decisiva della data effettiva dell’evento. Esaminati dai ricercatori, i tracciati rivelano una violenta tempesta geomagnetica proprio nella fascia oraria compresa tra le 22:00 e le 22:20, ora locale, del 18 ottobre 1848. I taccuini dell’astronomo e matematico Temple Chevallier, custoditi dalla Royal Astronomical Society, documentano che, nello stesso giorno, lo scienziato osservò e disegnò un imponente gruppo di macchie solari situato sotto l’equatore solare. Nelle stesse settimane, inoltre, diversi quotidiani riferirono di aurore boreali visibili in tutta Europa, compresa l’Italia, dove il fisico Carlo Matteucciregistrò interruzioni delle comunicazioni telegrafiche tra Firenze e Pisa.
Utilizzando le informazioni contestuali e gli orari ferroviari per circoscrivere l’indagine a un periodo di quattro mesi del 1848, i ricercatori hanno individuato osservazioni solari, registrazioni geomagnetiche e testimonianze riportate dalla stampa dell’epoca che indicano un periodo di intensa attività meteorologica spaziale nel Regno Unito intorno al 18 ottobre 1848. Data, questa, che corrisponde esattamente al giorno e al mese indicati nell’articolo di Nature, ma sette anni più tardi. Tutte queste evidenze porterebbero a concludere che l’evento di Exeter non si verificò nel 1841, bensì nel 1848. Secondo gli autori dello studio, la data riportata nell’articolo di Nature sarebbe frutto di un refuso tipografico nel testo originale, che trasformò il “1848” in “1841”. Un errore non raro nelle pubblicazioni dell’epoca.
La rettifica della data dell’episodio di Exeter modifica la cronologia del primo caso documentato di interferenza tra la meteorologia spaziale e la tecnologia. Il primato passa ora a un evento del 19 marzo 1847 – descritto da William Henry Barlow nella rivista Philosophical Transactions of the Royal Society, nel numero 139 del 1849 – durante il quale le perturbazioni geomagnetiche bloccarono il sistema telegrafico della Midland Railway nei pressi di Derby, in Inghilterra. Ciononostante, l’episodio di Exeter rimane uno dei più antichi esempi conosciuti degli effetti della meteorologia spaziale sulle infrastrutture tecnologiche, verificatosi oltre un decennio prima del celebre evento di Carrington del 1859, che provocò diffuse interruzioni dei sistemi telegrafici.
Questo studio evidenzia l’importanza di utilizzare un’ampia varietà di fonti documentali e bibliografiche per valutare e confrontare le testimonianze storiche sugli eventi di meteorologia spaziale e sui loro effetti sulla società, concludono i ricercatori. Nei casi in cui la letteratura scientifica dell’epoca si è rivelata poco attendibile – e non mancano gli esempi – le testimonianze pubblicate sui giornali locali dell’epoca si sono dimostrate preziosissime, soprattutto se confrontate con le osservazioni scientifiche conservate negli archivi.
In Booz Allen’s isolated OT lab, AI models met every objective across eight scenarios and reached an industrial control network from a perimeter compromise in just over 16 minutes.
Meloni giura fedeltà eterna a Zelensky mentre Trump e Putin cercano un accordo. Ne parliamo a “Dietro il Sipario” in compagnia di Luca Marfé, Davide Rossi e Francesco Forciniti
The exhaust plumes of a SpaceX Falcon 9 rocket carrying the company’s Dragon spacecraft are seen illuminated by sunlight against the predawn sky during the launch of NASA’s SpaceX CRS-35 mission, Tuesday, Oct. 13, 2026, as seen from Cocoa Beach, Florida. The light makes the plumes look like a jellyfish in the sky.
Smart glasses, i Garanti europei: servono maggiori tutele per la privacy Gli smart glasses offrono nuove opportunità, ma il loro utilizzo può comportare rischi significativi per la protezione dei dati personali, soprattutto quando consentono di regis...
Analysis suggests number of protected areas is hugely underestimated but biodiversity is still in peril — plus, a huge study looking at the health effects of brown fat.
Governments around the world have pledged to conserve 30% of the terrestrial realm by 2030, but official data suggest that the target is barely halfway to being met. A combined global and national-level data set now shows that up to 27% of land area is conserved, but gaps in ecological representation remain.
Twelve methane-sensing satellites were tested for their accuracy in measuring controlled-release events in the Arizona desert over a year-long blind test. Many were found to detect and quantify releases accurately, with instruments purpose-built for methane sensing performing best.
Alveolar type 2 (AT2) cells are the stem cells of the lung’s air sacs and are responsible for maintaining alveolar structure and gas exchange. A study that tracked AT2 cells shows that, after injury to the airway, they can also migrate between lung compartments and become bronchiolar cells to help repair damaged airways.
As fish evolved into four-limbed creatures, their skull separated from their shoulders to form a neck. Now we learn that this early neck was surprisingly rigid.
Machine-learning-enabled atomistic simulations, spectroscopy, electrochemical data and quantum-chemical calculations reveal previously unstudied multi-lithium-ion complexes without bound anions, improving understanding of lithium-ion-battery functionality at the atomic level.
A globally representative sample of 25 countries and territories indicates that conservation areas cover 26.81% of the land, much closer to the 30% by 2030 target than officially reported.
A tetravalent nanobody-based myeloid-selective IL-10 receptor agonist recapitulates IL-10’s potent suppression of monocytes, macrophages and dendritic cells while avoiding stimulation of T cells.
Primary cultured haematopoietic stem and progenitor cells are used to analyse the molecular mechanisms of brain myeloid differentiation, and this platform enabled the identification of elongation factor ELP1 as an important regulator of this process.
A mouse embryo model derived from chemically induced totipotent-like stem cells progresses through key developmental milestones, including gastrulation, embryonic axis formation, haematopoiesis and early organogenesis.
The mechanical properties of medium-entropy alloys at 20 K show a plateau in tensile yield strength and fracture toughness as a function of temperature, with no apparent ductile-to-brittle transition.
Scanning tunnelling spectroscopy shows that the fractional spin-1/2 end states of molecular Haldane chains couple differently to a superconducting condensate depending on whether the chain contains an even or odd number of spin-1 triangulene units.
R(+)2501 reverses capillary no-reflow by relaxing pericytes, restoring microvascular perfusion and improving survival in animal models of myocardial infarction and acute kidney injury.
RFdiffusion methods are used to de novo design proteins with water-activating zinc-based active sites adjacent to a peptide substrate binding pocket, yielding highly active, programmable proteases with potential applications in therapeutics, biotechnology and bioremediation.
Longitudinal genomic analyses in patients with astrocytoma or oligodendrioglioma suggest that these two types of tumour differ in the mechanisms by which they become resistant to treatment, with astrocytomas accumulating copy-number alterations and chromosomal instability markers but oligodendrogliomas acquiring new driver mutations.
DFT investigations combined with spectroscopic and catalytic studies of disrupted subnanometric Rh2O3 clusters show that Rh+ centres in a zeolite-based catalyst are blocked with N-containing molecules, whereas Rh3+ sites are stabilized, allowing hydroformylation reactions with enhanced regioselectivity and efficiency.
Optogenetic stimulation of motor-cortex neuron ensembles shows that precisely timed activity in the primary motor cortex can generate learned neural patterns and movements, demonstrating an active role in skilled motor control.
Artificial intelligence-enabled quantification and analyses of brown adipose tissue (BAT) activity uncover links between BAT and a healthier metabolic profile along with lower rates of psychiatric disease, and can identify pharmacologic agents that could be repurposed to activate this tissue in humans.
Biomechanical analysis of several early tetrapods using sturgeon as an analogue revealed that early tetrapods had limited neck mobility despite separation of the head and shoulders.
Commodity microplastics exhibit intrinsic physicochemical activity at water interfaces, manifested by spontaneous generation of reactive oxygen species, challenging the prevailing paradigm of plastic inertness, with implications for human health and the environment.
Resolution and control of the hidden solution-phase chemistry of 5-aminovaleric acid added to perovskite precursor solutions is described for producing films with a near-unity mean peak photoluminescence quantum yield and near-infrared perovskite LEDs with enhanced external quantum efficiencies.
Two-dimensional graphene films with unusual folded surfaces are synthesized through a modular assembly strategy and show enhanced strength, toughness and elastic strain owing to stress distribution between interlayer folds.
Wave coarsening in active elastic media is a phenomenon in which vibrations spontaneously increase in wavelength, period and amplitude before forming a globally synchronized time crystal.
Long-term live imaging of adult mouse ear skin reveals sex-specific differences in the clonal dynamics of epidermal stem cells and transit-amplifying cells during homeostasis.
A 450 ka Andean speleothem record shows Southern and Northern Hemisphere monsoons generally vary out of phase, but occasionally synchronize during rapid climate change and glacial terminations.
A randomized controlled trial involving a health-education intervention in rural villages in Honduras shows that the intervention changed social network connections, including not only health-related connections but also friendships and financial ties.
The AI framework probabilistic bias correction is shown to correct weather forecast errors 2 to 6 weeks ahead and boost forecast skill, making it promising for improved extreme-weather prediction.
A fossil bird from the Upper Jurassic Zhenghe Fauna of southeastern China contemporary with Archaeopteryx and that clearly could not fly sheds new light on the ecological diversification of early-diverging avialans.
The U.S. Department of Justice (DoJ) on Tuesday charged 14 people and seized about 187 computers and KVM devices as part of its ongoing efforts to disrupt North Korea's fraudulent remote IT worker (ITW) scheme.
The indictment charges a mix of U.S. citizens and Chinese nationals for their roles in an IT worker conspiracy affecting more than 70 U.S. companies, charging them with wire fraud
The U.S. Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA) on Tuesday urged organizations to take steps to immediately update their Ivanti Connect Secure (ICS) appliances and deployments to the latest version following the disclosure of an actively exploited vulnerability.
The security flaw, tracked as CVE-2026-104935 (CVSS score: 8.6), is a case of authentication bypass impacting ICS
A flaw in how curl handles HTTP/2 uploads lets a malicious server receiving an upload corrupt the client's memory, and the researcher who reported it turned that into code execution on the uploading machine.
The curl project fixed it on October 14 in curl 8.23.0. Taking over a client needs exact knowledge of its build and memory layout, and curl expects a real attack to end in a crash
Si è svolto in Farnesina l’evento di presentazione della “Strategia internazionale dell’Italia per il caffè. Sviluppo, valore, partenariati” che ha riunito istituzioni, rappresentanti del Gruppo Banca Mondiale, di organizzazioni internazionali, partner e operatori privati per approfondire le prospettive della filiera e le opportunità di collaborazione nei Paesi produttori.
“Sostenere i Paesi produttori e valorizzare il saper fare delle imprese italiane significa costruire una filiera del caffè più sostenibile, equa e resiliente. Coniughiamo cooperazione allo sviluppo, diplomazia economica, ricerca e partenariato con il settore privato per creare valore nei Paesi d’origine e opportunità durature per tutti”, ha spiegato il Vice Ministro Cirielli nel suo intervento di apertura.
Le due sessioni dell’evento hanno permesso di illustrare l’impegno italiano per sostenere una filiera del caffè più sostenibile, resiliente e competitiva e promuovere opportunità di collaborazione tra istituzioni, organizzazioni internazionali e settore privato, con particolare attenzione al trasferimento di competenze e tecnologie, alla promozione di investimenti sostenibili e alla valorizzazione delle opportunità per il Sistema Italia nei Paesi produttori.
La strategia italiana si articola in due componenti complementari: l’iniziativa ACT Coffee, dedicata alla trasformazione sostenibile della filiera del caffè in Africa, realizzata da UNIDO in collaborazione con l’International Coffee Organization (ICO) e in partenariato con il Comitato Italiano del Caffè, e la Global Coffee Initiative, sviluppata con il Gruppo Banca Mondiale e Cassa Depositi e Prestiti (CDP) per favorire la preparazione di progetti e la mobilitazione di investimenti.
Tra i presenti all’evento, la Prima Ministra dell’Uganda Robinah Nabbanja, i Ministri dell’Agricoltura del Kenya, Mutahi Kagwe, e della Colombia, Indalecio Dangond, la Direttrice Esecutiva dell’ICO Vanusia Nogueira, il Vice Direttore Generale della FAO Maurizio Martina, la Vice Direttrice Generale dell’UNIDO Marina Ponti, il Presidente del Comitato Italiano del Caffè e Presidente del Gruppo Lavazza, Giuseppe Lavazza, e il Presidente di Illycaffè, Andrea Illy.
Nel 2025, 645 milioni di persone –quasi l’intera popolazione dell’Europa – hanno sofferto la fame. Tra questi, 147,4 milioni si trovano in 19 Paesi sconvolti da conflitti e 87,5 milioni in 16 Paesi colpiti da eventi climatici estremi. E il conto rischia di salire: il nuovo El Niño, che si annuncia tra i più intensi mai registrati, potrebbe portare alla fame acuta altri 49 milioni di persone entro la fine del 2027.
È il quadro che emerge dall’Indice Globale della Fame 2026 (Global Hunger Index – Ghi), tra i principali rapporti internazionali sulla misurazione della fame nel mondo, curato da Cesvi per l’edizione italiana e redatto da Welthungerhilfe (Whh), Institute for International Law of Peace and Armed Conflict (Ifhv) e Helvetas.
A pagare il prezzo più alto sono i bambini: nel 2025, 35,5 milioni hanno sofferto di malnutrizione acuta, quasi 10 milioni nella forma più grave. Nello stesso anno, per la prima volta, la carestia è stata confermata in due contesti contemporaneamente, la Striscia di Gaza e il Sudan, e nel 2026 il rischio di carestia riguarda anche altri tre Paesi: Somalia, Sud Sudan e Sudan.
Mondo in guerra, clima fuori controllo
Il 2025 ha registrato 65 conflitti armati, il numero più alto dalla Seconda guerra mondiale, mentre Acled ha censito oltre 204mila episodi di violenza in dodici mesi, con più di 240mila vittime [4]. Intanto siccità, alluvioni e tempeste si susseguono a ritmo crescente: l’anno scorso i disastri legati a eventi naturali, inclusi i terremoti, sono stati 358, con oltre 110 milioni di persone coinvolte. Il rapporto Ghi di quest’anno descrive un mondo sempre più instabile. Nel 2026, l’Ufficio per il Coordinamento per gli Affari Umanitari delle Nazioni Unite, ha già registrato 64 emergenze legate a eventi climatici estremi. El Niño, destinato a durare almeno fino all’inizio del 2027, rischia di colpire proprio i Paesi più fragili, con siccità in Africa meridionale, Sahel e Asia e alluvioni nel Corno d’Africa. A tutto questo si aggiungono gli effetti della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran: il blocco dello Stretto di Hormuz, da cui passa circa un terzo del commercio marittimo di fertilizzanti, potrebbe spingere alla fame acuta altri 45 milioni di persone.
Dopo quasi vent’anni di sostanziali miglioramenti, la fame nel mondo è peggiorata rispetto al 2018, in un contesto di molteplici crisi sovrapposte: il punteggio globale del Ghi 2026 è 18,1, livello moderato, ma conferma una situazione preoccupante se guardiamo ai dati regionali e per Paese. Dal rapporto emerge che la fame è allarmante in 8 Paesi – Burundi, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Madagascar, Somalia, Sud Sudan, Sudan e Yemen – e grave in 36; in 32 Paesi il livello di fame è più alto che nel 2018. A pesare più di tutto sono le guerre: nei Paesi segnati da conflitti cronici il punteggio mediano è oggi di 22,1, più alto di quello dei Paesi in pace nel 2000 (15,2). Quasi una generazione di progressi di lotta contro la fame perduta.
«Guerra e clima non sono più emergenze separate: nella maggior parte delle crisi alimentari si sommano e si alimentano a vicenda», afferma Stefano Piziali, direttore generale di Cesvi. «La fame non è solo una conseguenza dell’instabilità, ne è un moltiplicatore. Per questo il messaggio del Ghi di quest’anno è netto: non c’è sicurezza senza sicurezza alimentare. Tagliare gli aiuti proprio dove la fame è più grave significa preparare le crisi di domani».
Somalia, quando tutte le crisi si incrociano
Il Paese con il punteggio più grave del Ghi 2026 (47,0, livello allarmante) è la Somalia, dove più di una persona su due è denutrita e un bambino su dieci muore prima dei cinque anni. Qui si sommano tutti i fattori descritti dal rapporto: la siccità, che ha spinto il governo a dichiarare l’emergenza nazionale; il conflitto con Al-Shabaab; i prezzi spinti dalla crisi in Medio Oriente; il taglio degli aiuti, che ha fatto chiudere oltre 500 strutture sanitarie e nutrizionali . Nel 2026 la fame acuta è cresciuta del 43% e 1,92 milioni di bambini soffriranno o rischiano di soffrire di malnutrizione acuta entro giugno 2027. Ora, con El Niño, alla siccità potrebbero seguire le alluvioni: si tratta di milioni di persone esposte, tra 2,5 e 3,5 milioni . Eppure, il Paese mostra che il cambiamento è possibile: nel 2026 il punteggio scende al di sotto della soglia estremamente allarmante per la prima volta tra gli anni di riferimento, in miglioramento rispetto al 64,4 del 2000.
«In Somalia ritroviamo tutte le cause della fame che il rapporto descrive: siccità, conflitto, prezzi spinti da una guerra lontana e aiuti che si riducono proprio dove servono di più», sottolinea Piziali. «Ora l’acqua che è mancata per mesi rischia di arrivare tutta insieme, con le alluvioni. Per questo lavoriamo insieme sulla cura dei bambini malnutriti e sulla preparazione delle comunità: intervenire prima costa meno, in denaro e in vite, che rincorrere l’emergenza. A Hobyo e Beletweyne prevediamo di assistere oltre 8.500 bambini con malnutrizione acuta e lavorare con le comunità per riconoscere in anticipo siccità e inondazioni».
Sudan, Afghanistan, Etiopia
Il Ghi 2026 rileva situazioni critiche anche in Sudan, Afghanistan ed Etiopia. In Sudan, dopo oltre tre anni di guerra, quasi 19,5 milioni di persone – due su cinque – sono in grave insicurezza alimentare e nel 2026 si attendono 4,2 milioni di bambini con malnutrizione acuta [11]. Il conflitto impedisce persino di calcolare il punteggio Ghi del Paese, classificato come allarmante in via provvisoria. In Afghanistan i progressi si sono fermati: il 42% dei bambini sotto i cinque anni ha un ritardo nella crescita e ad agosto 3,7 milioni soffrivano di malnutrizione acuta. In Etiopia, tra conflitto in Amhara, prezzi del mais saliti del 60% in un anno e rischio di alluvioni nel sud-est, per il 2025 non è stato possibile nemmeno stimare quante persone soffrano la fame acuta.
Non c’è sicurezza senza sicurezza alimentare
Il Ghi 2026 raccoglie alcuni sguardi dalle diverse aree del mondo, che mostrano come fame e insicurezza si alimentino a vicenda secondo dinamiche diverse. Africa e Sud del Sahara detengono ancora il livello di fame più elevato al mondo e mostrano un’inversione dei progressi compiuti in precedenza. Il punteggio di Ghi 2026 della regione, pari a 27,5, è considerato grave ed è superiore a quello del 2018, segnando il primo aumento tra gli anni di riferimento.
America Latina e Caraibi. I Paesi della regione America Latina e Caraibi hanno continuato a compiere progressi nella riduzione della fame. Si produce cibo a sufficienza per sfamare la popolazione, eppure milioni di persone restano in insicurezza alimentare a causa di disuguaglianze ed esclusione. In Guatemala il 44,6% dei bambini sotto i cinque anni ha un ritardo nella crescita, con punte più alte nelle comunità indigene e rurali.
Asia occidentale e Nord Africa. Dopo anni di miglioramenti, la fame in Asia occidentale e Nord Africa sta nuovamente aumentando. Con circa 480 metri cubi di acqua dolce per abitante all’anno, sotto la soglia di scarsità assoluta, la regione dipende dalle importazioni di cibo ed energia. Il punteggio di GHI 2026 della regione, pari a 12,5 e classificato come moderato, è salito rispetto all’11,9 del 2018, interrompendo la diminuzione costante dal 18,1 del 2000.
Asia orientale e Sud Est Asiatico. Qui c’è stata una sostanziale riduzione della fame rispetto al 2000, sebbene i miglioramenti abbiano subito un forte rallentamento dal 2018. Nel 2026 il punteggio di GHI della regione è pari a 8,1, dopo essersi più che dimezzato tra il 2000 e il 2018 e poi essere rimasto sostanzialmente stabile.
Il rapporto contiene anche segnali incoraggianti: dal 2018 31 Paesi hanno ridotto il proprio punteggio di almeno il 10% e la mortalità infantile continua a scendere. Anche nel 2026 le persone in condizioni di fame catastrofica sono calate, da 1,4 milioni a circa 327mila, grazie a meno combattimenti e più aiuti a Gaza e in Sudan.
Ma sono progressi fragili e in parte difficili da verificare. I tagli agli aiuti – quelli umanitari sono previsti in calo del 40% tra il 2024 e il 2026 – stanno indebolendo anche i sistemi che misurano la fame: per 14 Paesi, tra cui Sudan, Sud Sudan e Yemen, i dati non bastano a calcolare un punteggio GHI completo e nel 2025 almeno cinque Paesi sono rimasti senza dati sulla fame acuta proprio per mancanza di fondi. Secondo le stime citate nel rapporto, una forte riduzione degli aiuti allo sviluppo potrebbe causare 5,4 milioni di morti in più tra i bambini sotto i cinque anni.
«Vent’anni di progressi dimostrano che la fame si può ridurre e la Somalia che esce dalla fascia più grave lo conferma», conclude Piziali. «Ma oggi rischiamo di non accorgerci di quanto le cose stiano peggiorando: i tagli stanno spegnendo anche i sistemi di monitoraggio. Una fame che non si misura è una fame che non riceve risposta. I dati che mancano, dal Sudan all’Etiopia, non raccontano Paesi più stabili: raccontano Paesi che non riusciamo più a vedere».
Il Ghi 2026 chiede di integrare la sicurezza alimentare nelle politiche di sicurezza, investire in sistemi alimentari resilienti, fermare i tagli e finanziare i sistemi di monitoraggio e allerta precoce, intensificare la diplomazia preventiva e perseguire chi usa la fame come arma di guerra.
A browser-based emulator for the original iPhone is the latest project to tap into the rich vein of nostalgia running through the tech industry. While far from a complete implementation, the emulation does enough to evoke happier times, before Apple burdened its mobile operating system with frills and complexities, and spent years (and multiple operating system updates) making the Podcasts app steadily more broken. The browser-based emulation (and we use the term carefully; anyone expecting all the functionality of yesteryear will be sorely disappointed) shows an original iPhone as it debuted in 2007. The buttons are where you remember them, the screen is ringed by bezels that wouldn't pass muster today, and the skeuomorphic icons are all present and correct. There's even the browser, though it doesn't do much yet. Even a gentle prod shows how incomplete this implementation is. Some apps work well, such as Calculator, while others - Contacts - struggle, and anything that needs an online connection fails, including loading today's web in 2007's Safari. It does, however, recall how simple things were almost 20 years ago, when the iPhone first appeared, and it joins an array of old-time systems that can be fired up (or at least look like they are) in a browser. Want a look at Apple's abandoned System 7 replacement? Step this way. Perhaps an XP-like implementation? No problem. It would be churlish to dwell on the emulation's deficiencies. For now, it's arguably more curiosity than anything else: Apple didn't launch the App Store until 2008, so third-party apps would be off the table, at least until a later version of iOS landed. Running it in a browser is undoubtedly convenient, though. Alternatives such as Light Touch offer a fuller implementation, but they demand more than a handy Chrome instance on a Windows device to open a portal back to a brighter time. So, fire up 2006's Nintendo Wii, pop on that CD of Back to Black, and relive the excitement of switching on the very first iPhone. Although perhaps give that other 2007 icon, Windows Vista, a bit of a swerve… ®
IBM ha rilasciato aggiornamenti di sicurezza per sanare molteplici vulnerabilità, di cui 2 con gravità “critica” e 5 con gravità “alta”, nei prodotti WebSphere Application Server - Liberty e WebSphere Application Server. Tali vulnerabilità potrebbero consentire a un utente malintenzionato remoto di eludere i meccanismi di autenticazione e di autorizzazione o di eseguire codice arbitrario sui sistemi interessati.
«Forse è meglio imparare a pensarci per tempo». Prima che arrivi la tempesta, prima di trovarsi a fare i conti con una malattia, prima che la vulnerabilità smetta di essere qualcosa che riguarda gli altri e diventi la nostra. Caterina Giavotto usa un’immagine molto concreta: aspettare quel momento per interrogarsi sulla sofferenza e sulla morte è «come dover imparare a nuotare quando ci si trova già in mare, in mezzo a una tempesta e senza salvagente».
Assistente spirituale laica a Vidas, grazie a un progetto reso possibile dal sostegno dell’8 per mille dell’Unione Buddhista Italiana, Giavotto accompagna pazienti e familiari nel tratto forse più difficile dell’esistenza. Della possibilità di allenarsi all’incontro con la fragilità parlerà sabato 17 ottobre al Festival culturale di Vidas, intitolato Ragionevoli utopie, al Teatro Franco Parenti di Milano, in un laboratorio dedicato all’ascolto di sé e alla meditazione. «La dimensione interiore va considerata parte integrante della presa in carico globale del paziente e dei suoi familiari: le cure palliative non riguardano soltanto il controllo dei sintomi, ma anche il sostegno emotivo, relazionale e spirituale». L’idea di fondo: alle difficoltà della vita si può arrivare un po’ più preparati. Coltivare la consapevolezza della nostra finitudine aiuta molto. Anche attraverso la meditazione.
Conoscere sé stessi e gli altri
La meditazione oggi viene spesso proposta come uno strumento di benessere. Ma in molti lo ritengono una banalizzazione frutto di una recente decontestualizzazione culturale. Come stanno le cose? «Viviamo in un mondo in cui tendiamo a ridurre tutto al nostro uso e consumo e spesso la meditazione viene presentata come una tecnica: la applico e sto bene, quasi fosse un teorema. Ma non è una tecnica: è una pratica, un’esperienza. Inoltre, come qualsiasi allenamento mentale, ha effetto se diventa parte del nostro stile di vita e se viene praticata con costanza». Giavotto parla della meditazione della tradizione buddhista tibetana, nella quale il termine per meditazione è “gom” il cui significato rimanda all’idea di familiarizzarsi, abituarsi, coltivare. «Meditare significa familiarizzare con la propria mente, con il suo funzionamento, con le emozioni» dice. «Significa imparare a conoscersi meglio». E non necessariamente ciò che si scopre è subito piacevole. «Quindi, il rilassamento può essere uno degli effetti della meditazione, che è invece una strada di conoscenza di sé, delle proprie risorse interiori e del mondo. E questo va ben oltre il semplice benessere».
Gli effetti della meditazione
Gli studi neuroscientifici condotti negli ultimi decenni hanno indagato gli effetti della meditazione sul sistema corpo-mente, indagando i cosiddetti grandi meditatori esperti, che dedicano moltissime ore al giorno all’attività. Le evidenze degli effetti sull’organismo si vanno accumulando. «Il cervello è plastico, ma perché avvengano cambiamenti occorre pratica. Ci sono studi, per esempio, sulla percezione del dolore, che dimostrano come la meditazione cambi non il dolore in sé, ma la nostra percezione di esso». Altri studi riguardano concetti più astratti come la relazione tra soggetto e oggetto, tra l’individuo e la realtà.
Essere consapevoli
Ma che cosa accade quando a irrompere nella vita è una diagnosi di malattia grave o inguaribile? «Non siamo affatto abituati a pensare alla malattia, ai cambiamenti e alla morte». I progressi della medicina hanno portato a straordinari risultati di salute, osserva Giavotto, ma ci hanno anche indotto a vivere come se la morte non esistesse. «Viviamo in una società in cui non solo la morte ma anche solo il tempo che passa viene continuamente rimosso. E così perdiamo la consapevolezza della nostra mortalità e del fatto che siamo tutti esposti alla sofferenza». Ricordarsene, però, non significa vivere nell’angoscia. «Se mi alleno a ricordare una cosa che è semplicemente reale, ovvero che sono mortale, che le malattie esistono e che non capitano soltanto agli altri, sono più presente a me stesso. Accetto che la vita è così, che mi piaccia o no, e che siccome non so quando finirà è meglio usarla al meglio e viverla in base ai miei valori e alla mia visione dell’esistenza».
Cosa può aiutare?
È qualcosa che Giavotto ha sperimentato personalmente. «Ho avuto un tumore a 48 anni. Avevo incontrato il buddhismo a undici anni e quindi avevo alle spalle moltissimi anni in cui avevo riflettuto con calma sul fatto che la malattia esiste e che la morte, prima o poi, arriva. Ripeto: non in modo tragico, ma guardando lucidamente alla realtà. Quando ho ricevuto la diagnosi questo mi ha aiutato moltissimo». La preoccupazione, gli interventi chirurgici e il dolore fisico naturalmente rimanevano. «Ma tutta quella parte di sofferenza legata al “perché proprio a me?”, “non è giusto”, “e adesso?” non l’ho vissuta. Ed è una componente può rappresentare una parte enorme del dolore complessivo». Un percorso spirituale può dunque preparare all’incontro con la vulnerabilità? «Certamente. Se su questi temi riflettiamo soltanto nel momento della malattia o della sofferenza è molto più difficile. È come dover imparare a nuotare quando ci si trova già in mare, in mezzo a una tempesta e senza salvagente».
Fare pace con se stessi
Ciò emerge anche dalla sua esperienza accanto ai malati. Giavotto incontra reazioni molto diverse, ma assicura: «L’essere umano ha molte più risorse di quanto creda» spiega. Non tutti hanno paura. Ma come non ritrovarsi angosciati, disorientati e terrorizzati? «Conta la fiducia in sé stessi e nella propria capacità di affrontare ciò che altri hanno già attraversato». E per essere un po’ sereni conta la possibilità di riconciliarsi con la propria storia: «Una delle cose che aiuta di più è fare pace con sé stessi e con il proprio passato, con i rimorsi e con le cose rimaste in sospeso, ma anche fare pace con gli altri, con il mondo, con la vita, con la realtà».
Attenzione, perché, puntualizza l’assistente spirituale, prepararsi non significa vivere pensando continuamente alla morte. Giavotto usa l’immagine di un viaggio: «Se so che prima o poi dovrò partire per un viaggio lungo e impegnativo, anche se non so quando mi chiameranno dicendomi che è arrivato il momento di prendere il volo, un pochino ci penso: a che cosa porterò, a come prepararmi, a come allenarmi. Pensarci e abituarsi al fatto che siamo mortali sicuramente aiuta».
Guardare al respiro e alla natura
Ci sono tanti piccoli accorgimenti e alcune pratiche che aiutano. Ad esempio, la meditazione sul respiro può rendere intuitiva questa appartenenza al ciclo della vita. «Ogni respiro inizia e finisce. Per poter inspirare di nuovo, dobbiamo espirare. C’è continuamente qualcosa che nasce e muore, nasce e muore. In fondo, morire può anche voler dire lasciare spazio alla vita, agli altri». È ciò che vediamo nelle stagioni e nella natura, mentre facciamo molta più fatica ad accettarlo quando riguarda noi. «La consapevolezza può regalarci anche questo: sentirci in connessione con la natura e con la comunità degli esseri viventi».
Conta per noi e per gli altri
Nel laboratorio al Festival di Vidas, Giavotto partirà proprio dalla pratica, con una breve introduzione alla meditazione e un lavoro sulla gentilezza verso sé stessi. «Se non conosco o non accetto i miei limiti, come posso accettare quelli degli altri?». E c’è, soprattutto, una dimensione sociale: «Se non ho mai pensato e familiarizzato con il fatto che anch’io morirò, come posso accompagnare una persona malata che sta morendo senza essere travolta dall’angoscia e, quindi, trasmetterla a chi ho accanto?». E una dimensione ancora più ampia, che riguarda gli esseri viventi e il pianeta: «Sentirci interconnessi aiuta a prendersi cura».
Sunlight illuminates the exhaust plumes of a SpaceX Falcon 9 rocket carrying the company’s Dragon spacecraft on Oct. 13, 2026. This visual phenomenon is known as a “jellyfish”; it happens near sunrise or sunset when the exhaust plume from the rocket becomes brightly illuminated, creating a glowing shape resembling a jellyfish.
The mission lifted off at 6:33 a.m. EDT from Space Launch Complex 40 at Cape Canaveral Space Force Station, carrying scientific investigations, supplies, and equipment to the International Space Station on SpaceX’s 35th commercial resupply services mission for NASA. The rocket’s exhaust plumes were visible across the eastern United States.
Stagno (Collesalvetti, Livorno) 14 ottobre 2026 Da giovedì 15 ottobre torna percorribile il ponte lungo la statale Aurelia, dopo i lavori di miglioramento sismico e adeguamento funzionale. Entro fine anno partiranno anche gli interventi sul ponte del canale Imperiale. STAGNO — Riapre al traffico giovedì 15 ottobre il nuovo ponte sul canale Scolmatore, lungo …
L’establishment UE-NATO sta conducendo una guerra ibrida contro l’Europa.
L’élite (fittizia) che attualmente governa molti paesi europei, così come l’Unione Europea a Bruxelles, è determinata a dichiarare guerra alla Russia.
Sfortunatamente per loro, le persone che governano non sono interessate a questo. I leader stanno conducendo una massiccia campagna di propaganda per far cambiare loro idea.
Stanno seguendo la linea tracciata da Hillary Clinton che, dopo aver perso le elezioni presidenziali del 2016 contro Donald Trump, accusò la Russia di interferenze.
Da allora, le accuse contro la Russia di interferire nelle elezioni di altri Paesi sono state ripetute più volte. L’affermazione di “bot russi” che esercitano “influenza russa” viene tirata fuori ogni volta che candidati populisti esterni riescono a vincere.
Un’altra accusa è che la Russia stia conducendo una guerra “ibrida” contro l’Europa. Il meme risale alla falsa affermazione del giornalista Mark Galeotti che, nel 2014, aveva sostenuto l’esistenza di una “dottrina Gerasimov”, dal nome del più alto generale russo, che avrebbe portato la Russia a intraprendere guerre “non lineari” o “ibride”.
Galeotti impiegò quattro anni, durante i quali la sua tesi aveva riscosso un notevole successo, per ritrattare le sue affermazioni :
Con mio immenso dispiacere, ho creato questo termine, che da allora ha acquisito una vita distruttiva propria, avanzando goffamente nel mondo per diffondere paura e disgusto al suo passaggio. … Gerasimov in realtà parlava di come il Cremlino interpreta ciò che è accaduto nelle rivolte della “Primavera araba”, nelle “rivoluzioni colorate” contro i regimi filo-russi nei paesi confinanti con la Russia e, a tempo debito, nella rivolta di “Maidan” in Ucraina. I russi credono sinceramente – per quanto erroneamente – che non si trattasse di vere proteste contro governi brutali e corrotti, ma di cambi di regime orchestrati a Washington, o meglio, a Langley.
Non c’è mai stata e non c’è alcuna guerra ‘ibrida’ russa.
Esiste tuttavia una forte campagna occidentale per incolpare la Russia di ogni cosa :
Ultimamente, in Europa non passa giorno senza che qualche allarme droni, incendio o blackout venga attribuito alla Russia. Ci viene detto che questi incidenti fanno tutti parte di una spietata “guerra ibrida” che la Russia sta conducendo contro l’Europa, una guerra che prevede incursioni di droni, violazioni dello spazio aereo, sabotaggi, incendi dolosi, attacchi informatici e altro ancora. Ci viene detto che ciò “include complotti per piazzare ordigni incendiari a bordo di aerei cargo DHL, far saltare in aria binari ferroviari in Polonia e incendiare magazzini e centri commerciali in tutta Europa”, nonché “atti di sabotaggio contro aziende e industrie della difesa in Europa” e “attacchi alle infrastrutture critiche europee”, ma anche, a quanto pare, l’invio di agenti segreti a defecare nei bagni dei parlamentari finlandesi.
Ci viene anche detto che “tali attacchi hanno iniziato a verificarsi poco dopo che la Russia ha lanciato la sua invasione su vasta scala dell’Ucraina nel 2022” e si sono intensificati negli ultimi mesi e settimane. Secondo Kaja Kallas, “l’Europa si trova ad affrontare una rapida proliferazione di attacchi di sabotaggio e violazioni dello spazio aereo”.
Non esiste tuttavia alcuna prova, nessuna, che alcuno dei presunti incidenti abbia avuto un qualche legame con la Russia.
Esiste però una “guerra ibrida”. Ma è una guerra condotta dall’élite occidentale contro il proprio popolo:
In definitiva, un’analisi seria della narrativa sulla “guerra ibrida russa” non può che portare a un’unica, inquietante conclusione. Una “guerra ibrida” è effettivamente in corso contro l’Europa, ma viene condotta dallo stesso establishment UE-NATO, contro la propria popolazione. Gli europei sono sottoposti a una campagna continua di guerra cognitiva o psicologica volta a condizionarli a credere che l’Europa sia sotto attacco da parte della Russia e che questi attacchi ibridi siano il preludio a ostilità convenzionali: un’affermazione per la quale, nella maggior parte dei casi, non vi sono prove o ve ne sono ben poche. Ciò che emerge, in realtà, è una deliberata campagna di gonfiamento della minaccia in cui governi, media e “think tank” finanziati dalla difesa hanno cospirato per instillare un senso di paura permanente nella popolazione, attraverso una copertura incessante di “incidenti”, “attacchi”, “sabotaggi” e “campagne” che, nella maggior parte dei casi, semplicemente non esistono.
Ieri Andy Burnham, il primo ministro britannico non eletto, ha attribuito alla Russia la responsabilità dell’esito del voto sulla Brexit:
Lunedì il Primo Ministro Andy Burnham ha scatenato l’ira in Gran Bretagna con la sua affermazione secondo cui la Russia avrebbe cercato di interferire nel voto sulla Brexit del 2016 che ha portato il Paese fuori dall’Unione Europea, discostandosi dalla posizione dei precedenti premier che avevano affermato l’assenza di prove di interferenze da parte di Mosca.
C’era stata un’ampia indagine parlamentare sulla presunta influenza russa sul referendum sulla Brexit, che non aveva riscontrato alcuna prova. Ora Burnham, senza alcuna prova, afferma di aver subito tale influenza perché vuole annullare l’uscita della Gran Bretagna dall’UE.
Solo poche settimane fa, nel suo primo discorso alla conferenza del partito laburista da leader, Burnham è diventato il primo primo ministro ad aprire la porta al rientro nell’Unione Europea. Poco dopo, ha suggerito che il programma elettorale del suo partito per le prossime elezioni potrebbe includere un referendum proprio su questo tema.
L’argomentazione implicita di Burnham è la seguente: se la Russia ha influenzato il referendum sulla Brexit, il risultato è illegittimo e deve essere annullato.
La propaganda sulla presunta guerra “ibrida” inesistente che la Russia starebbe conducendo contro l’Europa ha raggiunto ieri un nuovo apice.
L’Ucraina aveva appena bombardato diversi data center in Russia utilizzati da Yandex, l’equivalente russo di Google. Yandex, come Google, Bing e altri, scansiona costantemente Internet per aggiornare il proprio indice di ricerca. Le statistiche globali sul traffico Internet, fornite da Cloudflare e altri, mostravano che, in seguito all’attacco ucraino, l’attività del crawler di Yandex era diminuita. I media anti-russi hanno immediatamente sfruttato questo fatto per affermare che la terribile “influenza russa” era improvvisamente cessata.
I bot del Cremlino sono scomparsi? Dopo gli attacchi ai data center di Yandex, il traffico automatizzato è crollato di quasi 250 volte.
Gli utenti dei social media hanno notato subito una curiosa coincidenza: con il calo del traffico, anche i bot filo-Cremlino sembravano diventare meno attivi. Questi account inondano le sezioni dei commenti, fomentano conflitti e creano l’illusione di un ampio sostegno pubblico.
L’eurodeputato ceco Tomáš Zdechovský non ha resistito alla tentazione di lanciare una frecciatina al partito di estrema destra tedesco Alternativa per la Germania (AfD):
«Si parla tanto di patriottismo tedesco… e poi il legame con la Russia si affievolisce.»
Diversi altri politici europei hanno avanzato affermazioni simili. Il calo del traffico su Yandex, a loro dire, avrebbe comportato anche una diminuzione del sostegno online a vari partiti e cause indesiderati, tra cui il partito tedesco AfD e il presidente statunitense Donald Trump.
Nonostante non vi fosse alcuna prova a sostegno di tali affermazioni, i principali media tedeschi, francesi e di altri paesi si sono subito scatenati.
Ci sono volute solo poche ore perché venissero smentite e diffamate:
Permettetemi di presentarvi la “fonte” dell’enorme quantità di notizie false che sono state insabbiate con totale impunità da queste persone che si definiscono “giornalisti” e che si sono appena rese ridicole in modo clamoroso, ancora una volta.
Le Parisien, BFM, Ouest France, TV5 Monde (tra gli altri), così come Caroline Fourest, hanno riportato una falsa statistica tratta da un grafico fasullo generato dall’intelligenza artificiale, che pretendeva di mostrare un calo del 56% dell’attività di AFD sui social media in seguito agli attacchi ai server di Yandex (l’equivalente russo di “Google”). Questo cosiddetto grafico, pubblicato da un europarlamentare del partito di Ursula von der Leyen (PPE), non indicava né il tipo di dati misurati, né la fonte di tali dati, né come fossero stati aggregati; non includeva alcuna didascalia sulla metodologia utilizzata; e affermava di misurare il “traffico” fino al 15 ottobre 2026, ovvero in futuro.
Chiunque avesse più di due neuroni funzionanti non avrebbe mai preso sul serio questa rozza bufala. Ma a quanto pare, ai nostri “giornalisti” manca anche questo minimo indispensabile di intelligenza.
Per quanto riguarda l'”attività pro-Trump”, si tratta di un americano filo-democratico che ha letteralmente affermato: “Ho la sensazione che ci siano meno bot”. Tutto qui. Nessuna fonte, nessun dato, nessun documento “falso”. È semplicemente una sua sensazione.
Come se non bastasse, questi “giornalisti” hanno anche completamente travisato una pubblicazione ufficiale di Cloudflare, che dimostrava come la maggior parte dei crawler di Yandex fosse scomparsa in seguito all’attacco al server (il che, in effetti, ha un senso). I crawler sono i bot utilizzati dai motori di ricerca per scansionare e indicizzare le pagine web. Non hanno alcun legame con i “bot” che diffondono messaggi sui social media.
Questo è il livello di affidabilità con cui questi “giornalisti” gestiscono le informazioni, eppure hanno la sfrontatezza di impartire lezioni.
Quei “giornalisti” non sono altro che accoliti compiacenti che diffondono qualsiasi sciocchezza anti-russa i loro “leader” vogliano che producano.
A loro non importano i fatti o la morale. Il loro unico obiettivo è spingere l’opinione pubblica verso una nuova guerra in Europa.
Fonte: Pubblicato il 13 ottobre 2026 alle 15:53 UTC | Permalink
Ubiquiti ha rilasciato aggiornamenti di sicurezza che sanano alcune vulnerabilità, di cui 2 con gravità "alta", in UniFi Protect AI Key, componente della piattaforma di videosorveglianza IP UniFi Protect. Tali vulnerabilità, qualora sfruttate, potrebbero consentire a un attaccante remoto di eseguire codice arbitrario e compromettere la disponibilità del servizio sui sistemi interessati.
Le banche etiche in Europa gestiscono più di 120 miliardi di euro di attivo e contano oltre 90 miliardi di euro di depositi. Nel grande mare della finanza europea è una percentuale limitata. Ma è significativo che queste tipologie di istituti destinino il 98,36% del credito erogato ad attività con finalità ambientali o sociali, rispetto al 18,5% degli istituti tradizionali. Questo dato, assieme agli altri indicatori del Rapporto sulla finanza etica in Europa, di cui è coautrice, portano Federica Ielasi, professoressa ordinaria di Economia degli intermediari finanziari all’Università di Firenze, vicepresidente di Banca Etica, ad affermare che «le banche etiche, caratterizzate da una dimensione medio piccola e da un modello di governance spesso cooperativo, sono in grado di contribuire alla stabilità del sistema finanziario, il che evidenzia l’importanza della biodiversità del sistema bancario».
Professoressa Ielasi, un’altra finanza è possibile?
Non solo è possibile e auspicabile, ma la finanza etica è già una realtà concreta, consolidata, in forte espansione e capace di contribuire alla stabilità del sistema finanziario e allo sviluppo dell’economia reale. I dati del Rapporto lo dimostrano con forza.
Come?
Dal confronto tra le banche appartenenti alle reti internazionali Febea e Gabv, che rappresentano il sistema della finanza etica, e le grandi banche europee vigilate dalla Banca centrale europea, attraverso vari modelli di valutazione. Il primo di questi confronti ha riguardato gli impatti socio-ambientali diretti e indiretti che i due gruppi di banche sono in grado di generare.
Cosa è emerso?
Se si considerano gli impatti diretti generati dall’operatività interna della banca – come le filiali e il personale – i risultati non mostrano differenze significative tra i due gruppi di operatori. Guardando, invece, agli impatti Esg indiretti prodotti dall’attività di investimento e di finanziamento, il gruppo delle banche etiche europee mostra una capacità di produrre impatti positivi sull’ambiente e sulle comunità decisamente più alti rispetto alle altre banche.
In che termini?
Il 98,36% del credito erogato dalle banche etiche è destinato ad attività con finalità ambientali o sociali, contro il 18,5% delle principali banche europee analizzate.
Cosa dice, invece, il Rapporto in merito alla capitalizzazione?
Le banche etiche riescono a mantenere nel tempo una solidità patrimoniale superiore rispetto alla media delle grandi banche europee. Lo dimostra il Tier 1 ratio (è un parametro che indica la capacità di una banca di assorbire perdite inattese senza mettere a rischio i risparmi dei correntisti o la propria solvibilità, ndr) che, nel 2024, si attesta al 18,65% per le banche etiche, contro il 17,33% delle banche significative.
Federica Ielasi, vicepresidente di Banca Etica, docente all’università degli Studi di Firenze
Per le banche etiche emerge inoltre una maggiore incidenza dell’attività creditizia – cioè le erogazioni verso persone e imprese – sul totale degli attivi, pari al 67% contro il 61% delle banche di maggiori dimensioni, accompagnata anche da una migliore qualità del credito: i prestiti deteriorati rappresentano il 2,11% del totale, rispetto al 2,28% delle grandi banche.
Il Rapporto approfondisce anche l’indicatore di efficienza cost-to-income ratio (rapporto tra costi operativi e reddito operativo).
Abbiamo osservato un incremento di questo indicatore nelle banche etiche e un ampliamento del divario rispetto alle grandi banche europee. Nel 2024, il cost-to-income ratio delle banche etiche ha raggiunto il 67%, contro il 55% delle banche significative, con una differenza di 12,2 punti percentuali, rispetto ai 4,6 punti del 2023.
Quali sono le ragioni di questa evoluzione?
Come è noto, il forte rialzo dei tassi di interesse ha determinato, nella fase iniziale, un incremento dei ricavi bancari e della redditività dell’attività creditizia di tutti gli istituti. Ma mentre le grandi banche hanno destinato una parte consistente dei benefici alla remunerazione degli azionisti, attraverso dividendi e riacquisti di azioni proprie e a operazioni straordinarie di fusione e acquisizione, le banche etiche hanno seguito una strada diversa.
Quale?
In molti casi hanno utilizzato queste risorse per assumere personale, ampliare la propria presenza sul territorio, rafforzare i sistemi informatici e di gestione del rischio. Oppure per riconoscere condizioni economiche più favorevoli ai depositanti e ai mutuatari. Il contenimento del costo dei finanziamenti o una maggiore remunerazione dei depositi rappresentano, infatti, una diversa modalità di distribuzione del valore, a beneficio di clienti, che spesso sono anche soci delle stesse banche etiche. I maggiori costi sono insomma il frutto dell’adozione di un modello bancario meno orientato alla massimizzazione dei profitti per gli azionisti.
Finanziare l’economia sociale non è più rischioso: lo si può affermare con forza al sistema finanziario?
La questione centrale è che le organizzazioni dell’economia sociale, come è noto, spesso non dispongono di grandi patrimoni da offrire in garanzia, hanno modelli organizzativi particolari, reinvestono una parte importante delle risorse generate nella propria missione e si finanziano in modo diversificato con contributi pubblici, donazioni e altre forme di aiuti. Proprio per questo sono indispensabili modelli di analisi e professionalità bancarie con competenze dedicate per valutarle.
Ad esempio?
Anzitutto una conoscenza reciproca, fondata su un rapporto di fiducia e sulla condivisione degli obiettivi. Poi lo sviluppo di modelli di misurazione specifici in grado di riconoscere come l’impatto sociale possa rappresentare anche un indicatore di sostenibilità economica e contribuisca a una valutazione più completa del merito creditizio.
Cosa ci dice in definitiva questo Rapporto?
Che non esiste un conflitto tra orientamento etico delle banche e solidità, anzi, è vero il contrario. Le banche etiche, caratterizzate da una dimensione medio piccola e da un modello di governance spesso cooperativo, sono in grado di contribuire alla stabilità del sistema finanziario, il che evidenzia l’importanza della biodiversità del sistema bancario. È un messaggio importante alla luce delle operazioni di risiko bancario che stanno portando a una progressiva concentrazione del settore.
È possibile che anche le banche etiche seguiranno la strada delle aggregazioni?
Le banche di piccola media dimensione hanno bisogno di lavorare insieme e di unire le proprie forze all’interno di reti internazionali. Anche per rendere più robusta la propria voce verso il sistema finanziario e le istituzioni di regolamentazione e vigilanza. Ma non penso a operazioni di fusione o acquisizione, quanto piuttosto a un rafforzamento delle relazioni e delle alleanze internazionali.
Ci sono settori o ambiti in cui il confine della finanza etica andrà messo in discussione?
In un contesto come l’attuale caratterizzato da una forte volatilità e incertezza, il posizionamento delle banche etiche deve essere distintivo, deciso e coerente con i propri valori fondativi. Ma coerenza non significa staticità, anzi. La finanza etica è proiettata alla generazione del cambiamento ed è chiaro che il contesto attuale ci pone davanti a nuove sfide.
Quale la più importante?
Quella di trovare un ruolo chiave nel finanziamento della transizione e dell’innovazione. In questa nostra epoca non è più sufficiente finanziare imprese e organizzazioni già caratterizzate da buone performance dal punto di vista ambientale e sociale. È importante supportare le realtà che si avviano o hanno progetti importanti di qualificazione ambientale e transizione energetica, così come è importante finanziare nuovi spazi per l’economia sociale. La sfida è quella di applicare strumenti avanzati di misurazione dell’impatto in grado di guidare le scelte di finanziamento e investimento.
Tra le numerose proposte indicate nel Report, ci può indicare una singola scelta che Bruxelles dovrebbe compiere nel 2027 per consentire al sistema finanziario di sostenere l’economia sociale?
Una delle più rilevanti riguarda il sistema delle garanzie pubbliche, nazionali ed europee. Nel finanziamento dell’economia sociale rappresentano uno strumento fondamentale, perché consentono di mitigare il rischio di credito e ampliare, in modo prudente, la capacità di finanziamento delle banche verso questo settore.
È un tema di volumi?
Il limite non riguarda tanto la quantità di risorse finanziarie disponibili, quanto la configurazione tecnica delle garanzie, la loro stabilità nel tempo e l’adeguatezza degli strumenti rispetto alle caratteristiche specifiche delle oltre 4,3 milioni di organizzazioni che compongono il mosaico dell’economia sociale, dando lavoro a più di 11,5 milioni di persone e generando un fatturato superiore a 912 miliardi di euro.
Quali sono le criticità degli strumenti di garanzia più utilizzati dal sistema bancario?
La prima riguarda la scarsa prevedibilità nel tempo, legata alle scadenze dei programmi, alla disponibilità dei plafond e alle procedure di rinnovo. Un altro problema è il coordinamento ancora insufficiente tra gli strumenti europei e nazionali e tra le diverse forme di garanzia pubblica, mutualistica e privata. L’aspetto decisivo è però la necessità di adattare gli strumenti di garanzia alle caratteristiche dell’economia sociale, nella sua accezione più ampia, comprendendo cooperative, imprese sociali ed enti del Terzo settore.
Come si può riuscire?
È fondamentale coinvolgere direttamente le organizzazioni e le strutture di rappresentanza dell’economia sociale nella definizione degli interventi che le riguardano, progettando insieme (istituzioni politiche, intermediari finanziari etici e reti dell’economia sociale)strumenti realmente efficaci per garantire un utilizzo stabile e mirato delle risorse disponibili.
Foto in apertura da Unsplash.La foto di Ielasi è dell’ufficio stampa di Banca Etica.
Tutto è partito dalla chiamata di una donna in stato di gravidanza, la quale riferiva di essere stata aggredita fisicamente dal convivente mentre aveva tra le braccia la figlia
Il vicepremier russo Alexander Novak ha dichiarato mercoledì che il regime di Kiev non dà segni di voler cercare una tregua energetica, come dimostrano i suoi nuovi attacchi alle raffinerie. Intervenendo a margine della Settimana dell’Energia russa, Novak ha denunciato che le forze ucraine hanno attaccato due raffinerie di petrolio nelle province russe di Saratov e Ryazan. «Vediamo che la parte ucraina non mostra alcun progresso verso un cessate il fuoco energetico», ha affermato.
Gli attacchi ucraini sono avvenuti dopo che Donald Trump aveva chiesto a Vladimir Zelensky di sospendere gli attacchi ucraini contro le infrastrutture energetiche russe. Trump ha attaccato Zelensky per gli attacchi alle raffinerie russe, sferrati ignorando i suoi avvertimenti. «Gli abbiamo detto: “Non attaccare le raffinerie, perché questo causa un problema mondiale”. E lui è andato e ha attaccato», ha criticato il presidente, che ha concluso con una proposta incisiva per gli ucraini: «Suggerisco che si trovino un nuovo leader in grado di raggiungere un accordo».
Allo stesso tempo, domenica scorsa il presidente statunitense ha annunciato una «tregua energetica» tra Russia e Ucraina. Dal Cremlino hanno fatto sapere che «i contatti proseguono». «Vi terremo informati non appena avremo qualcosa da dire al riguardo», ha dichiarato Dmitri Peskov, portavoce della presidenza russa, rispondendo alla domanda se Mosca avesse accettato una tregua di questo tipo.
La nuova collaborazione, disponibile da domani 15 ottobre, unisce il comfort nato sulle spiagge del Pacifico alle forme del loafer, reinterpretando i modelli cult secondo la visione dello stilista nordirlandese.
Preparations for Next Moonwalk Simulations Underway (and Underwater)
Yi Lin, SPEARS testing and research lead at NASA Langley, holds one of the small coin-cell batteries that had just undergone thermal vacuum testing.
NASA/Ryan Hill
If you’ve ever had your car start sluggishly, or not at all, on a particularly frigid winter morning, you know standard batteries do not like extreme cold. That’s why NASA researchers are working to develop a battery that could function in the brutal cold of the Moon’s South Pole, where nighttime temperatures plunge to minus 328 degrees Fahrenheit (minus 200 Celsius).
For future lunar operations, a battery will need to work immediately when warmed up and be able to power everything from an astronaut’s emergency kit to a rover capable of exploring the Moon’s darkest craters — all without posing a fire hazard.
A team of NASA researchers is working to make all that happen. The project is called Solid Power for Extreme Environment Adaptability and Resilience in Space (SPEARS), and it could provide NASA with an important tool to help power humanity’s sustained presence on the Moon through the Artemis campaign.
“Batteries have become an important part of our lives here on Earth, which enable our laptops, cell phones, power tools, and even our vehicles,” said Donald Dornbusch, principal investigator for SPEARS at NASA’s Glenn Research Center in Cleveland, where the project is led. “We will need them on the Moon, too, and these batteries will be required to operate reliably and safely in this harsh environment. That’s why we’re working on this technology.”
Yi Lin, left, SPEARS testing and research lead, and Ji Su, a polymer materials scientist and the task lead, during the removal of SPEARS batteries from thermal vacuum testing at NASA Langley.
NASA/Ryan Hill
Splashy problem, solid solution
Traditional lithium-ion batteries like those in your cell phone and laptop have a critical weakness: they rely on liquid electrolytes. Cool a conventional battery to the Moon’s nighttime temperatures, and that liquid would freeze, potentially damaging the battery. Heat it up too much — say, to daytime lunar temperatures of 212 F (100 C) — and it won’t work until cooled. Expose the liquid to the vacuum of space, and it evaporates.
SPEARS batteries solve these problems by replacing the liquid electrolyte with a solid ceramic- or polymer-based material. This change could unlock several advantages. First and foremost, they could operate in the heat and extreme cold.
During recent thermal vacuum testing at NASA’s Langley Research Center in Hampton, Virginia, small prototype battery cells operated well up to 176 F (80 C), down to minus 76 F (minus 60 C), and with slightly reduced performance down to minus 112 F (minus 80 C).
“We proved for the first time that these cells can work down to minus 80 degrees Celsius,” said Yi Lin, SPEARS testing and research lead at NASA Langley.
Lin also said he’s confident they can improve performance and maybe even expand that range in coming years.
The batteries need to remain reliable through exposure to the Moon’s wild temperature swings between day and night. The thermal vacuum testing showed that after exposure to temperature extremes from 212 F (100 C) to minus 274 F (minus 170 C), SPEARS batteries don’t sustain damage.
Just like the chemistry in your earbuds is different from the chemistry in your phone, which is different from the chemistry in your car, all these chemistries can still function with a solid electrolyte. We can tune for energy, tune for power, tune for durability, depending on the application.
Yi Lin
SPEARS testing and research lead
Not even solid-state batteries will function while they’re at a temperature as low as minus 274 F, but because solid electrolytes don’t freeze like a liquid, the batteries can survive the extreme low temperatures.
In order to get the batteries working again after exposure to such cold, small heaters come into play. SPEARS batteries wouldn’t need to be kept warm all the time, just warmed up to operational temperature. That could reduce the need for heavy thermal management systems in spacecraft and lunar habitats, allowing for lighter designs, lower costs, and longer mission durations.
Nike Lin, a support engineer/technician on the thermal vacuum team, takes weight measurements of batteries following thermal vacuum testing.
NASA/Ryan Hill
Power for Moon, Earth
The applications for these solid-state batteries are nearly limitless, from small tools like drills that must operate in shadowed lunar craters, to rovers and emergency power packs for astronauts. They also could provide power solutions for long-duration scientific instruments.
“We can tune the chemistry by using different electrode materials,” said Lin. “Just like the chemistry in your earbuds is different from the chemistry in your phone, which is different from the chemistry in your car, all these chemistries can still function with a solid electrolyte. We can tune for energy, tune for power, tune for durability, depending on the application.”
While SPEARS is designed for space, the technology could be spun off into Earth-based applications. In fact, SPEARS evolved out of a previous battery project Lin and Dornbusch worked on that focused on aeronautic applications.
From left to right: Donald Dornbusch (NASA Glenn), Godfrey Sauti, Sang-Hyon Chu, Yi Lin (NASA Langley), and Malachi Mooney-Rivkin (NASA Ames), during a round of TVAC testing at NASA Langley.
NASA
“The potential market for solid-state batteries is very broad,” said Ji Su, a polymer materials scientist and the task lead at NASA Langley. “Automobiles, cell phones, communication devices, drones — anything that needs a portable power supply.”
The SPEARS project began in 2026 with funding through the Advanced Research and Technology division within the agency’s Research and Technology Mission Directorate. The project is set to focus on technology development in its first stages before potentially shifting toward commercial collaboration. NASA’s Ames Research Center in California’s Silicon Valley is working to develop flight hardware such as test boards and electronics to help prepare the SPEARS batteries for spaceflight and test them in space environments.
Il 5 ottobre, il Comitato strategico politico e di difesa del Patto della Mecca si è riunito d'emergenza a Riyadh, a poche settimane dalla seduta inaugurale. I tre governi firmatari hanno avviato l'attuazione dell'impegno di difesa collettiva siglato al Palazzo Safa della Mecca.
Il ministro della Difesa saudita, il principe Khalid bin Salman, ha confermato su X l'attivazione della deterrenza congiunta per proteggere il regno. La dichiarazione del Ministero degli Esteri pakistano ribadisce la volontà di procedere con il rapido dispiegamento di forze e capacità militari concordate. Pur senza menzionare un avversario specifico, la misura risponde alle settimane di attacchi di rappresaglia condotti dalle forze armate yemenite allineate con Ansarallah (YAF) contro le infrastrutture strategiche saudite.
Secondo quanto scritto dall'analista di The Cradle Malek al-Khoury, il Patto della Mecca è scaturito dall'accordo di mutua difesa tra Arabia Saudita e Pakistan del settembre 2025, sfociato nell'intesa trilaterale del 7 agosto 2026 tra Mohammed bin Salman, Recep Tayyip Erdogan e Shehbaz Sharif.
L'attivazione e i paletti dei partner
Il patto si è dotato di una segreteria guidata dal generale pakistano a riposo Nauman Mahmood.Tuttavia, come evidenziano le valutazioni dell'osservatore di The Cradle, sia Islamabad che Ankara mantengono paletti ben definiti:
Pakistan: Il ministro della Difesa Khawaja Asif ha chiarito che le truppe di Islamabad e Ankara svolgeranno compiti di supporto e ricognizione, lasciando le operazioni d'attacco ai sauditi. L'esercito ha confermato la presenza di truppe nel regno, smentendo seccamente le ricostruzioni del New York Times su presunti raid aerei pakistani in Yemen.
Turchia: L'articolo 92 della Costituzione turca richiede l'approvazione parlamentare per l'invio di forze all'estero. Il ministro degli Esteri Hakan Fidan ha escluso qualsiasi impiego di truppe contro lo Yemen.
Riyadh ottiene così una copertura difensiva sulle proprie città e installazioni industriali senza costringere i partner a entrare direttamente nel conflitto.
Le reazioni di Teheran e il nodo yemenita
Nelle ricostruzioni firmate da Malek al-Khoury per The Cradle, la decisione di Riyadh rientra in una gestione della crisi regionale avviata con l'escalation tra USA, Israele e Iran a inizio anno. L'attivazione del patto serve a resistere a una guerra di logoramento senza aprire un fronte diretto con Teheran.
L'Iran ha accolto la notizia con freddezza: la stampa vicina al regime (come Tasnim e Nour News) ha criticato l'intesa, ma la vera linea rossa di Teheran si concentrerebbe sulla partecipazione attiva ad azioni offensive contro le YAF, mentre tollererebbe un posizionamento meramente difensivo.
Nel frattempo, la pressione da sud resta altissima. Gli attacchi condotti dalle YAF su impianti energetici e sugli aeroporti di Jazan, Najran e Riyadh (quest'ultimo colpito con vittime il 10 e 11 ottobre) mantengono la regione sotto forte tensione.
Il quadro diplomatico: Tel Aviv, Abu Dhabi e la rotta siriana
L'analisi dell'esperto di The Cradle mette in luce come il Patto della Mecca muova gli equilibri regionali isolando le ambizioni di Tel Aviv:
Rapporti con Israele: Nonostante la cooperazione tecnica registrata a seguito dell'atterraggio di emergenza a Tabuk del volo flydubai FZ1073 dirottato, Riyadh ribadisce che la nascita di uno Stato palestinese indipendente entro i confini del 1967 resta una condizione non negoziabile.
Disgelo con gli UAE: La visita a Riyadh del vicepresidente emiratino Mansour bin Zayed Al Nahyan testimonia il tentativo di coordinamento sullo Yemen, nonostante la diffidenza di Abu Dhabi verso un patto che compete con gli Accordi di Abramo.
Corridoi commerciali attraverso la Siria:In parallelo, Riyadh investe in progetti infrastrutturali e di connettività in Siria (come la rete ferroviaria e il progetto Silk Link), costruendo rotte alternative attorno ai blocchi regionali.
In conclusione, come rimarcato nella disamina pubblicata su The Cradle, il Patto della Mecca non costituisce una "NATO islamica" integrata, ma rappresenta un solido scudo di deterrenza con cui qualsiasi nuovo governo israeliano dovrà fare i conti dopo le elezioni del 27 ottobre.
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LETTURA CONSIGLIATA:
LAD EDIZIONI E EDIZIONI Q PRESENTANO "GAZA NOI NON DIMENTCHIAMO"
14 ottobre. Inni alla guerra e proclami di attacco. I media di regime italici pullulano di incitamenti ad armarsi e passare all'offensiva. Questa l'atmosfera che circola nelle redazioni romane, torinesi, milanesi che, fiutata l'aria delle cancellerie europee, ardiscono prendere le distanze dai padroni d'oltreoceano, specialmente dopo il cosiddetto “Diesel deal”. Non sia mai che, seppur sommessamente e senza delinearne tempi e termini, qualcuno osi parlare di accordi per mettere almeno un freno al conflitto in Ucraina. Nemmeno le più che evidenti e sonore smentite ai fantomatici “attacchi russi” in giro per l'Europa, “certificati” dalle più indicibili fonti europeiste, riescono a frenare il grido di guerra delle redazioni a libro-paga dell'industria militare. Dunque, se si ventila un accordo Trump-Putin sul diesel, dall'Europa ci si attende che reagisca prontamente, sbraita il signor Jacopo Iacoboni su La Stampa e lo deve fare «agendo su due leve: petroliere ombra russe, e terminal di Primorsk... I Paesi Ue o il Regno Unito da un anno hanno stretto controlli, e potrebbero farlo ancora di più: sequestrare le navi della flotta ombra sotto sanzioni, e per quelle non sanzionate trovare motivi specifici come assicurazione mancante, falsa bandiera, rischi ambientali»; in casi estremi, si potrebbero anche minare le rotte di quelle navi, o mandare U-Boat d'attacco, pare frenarsi controvoglia dall'aggiungere il signor Iacoboni. E la sua collega di redazione, la signora Anna Zafesova plaude ai «nuovi bersagli della guerra» del nazigolpista-capo Vladimir Zelenskij, che prende di mira «Agenzie statali, trasporti e servizi di pagamento bloccati». Più forte! Più in alto!
Arriva poi il signor Giuseppe Sarcina che, sul Corriere della Sera, cade estasiato dalle labbra del “martire” par excellence del Cremlino, il sempreverde “esule” Mikhail Khodorkovskij, presente al cosiddetto “Forum sulla sicurezza” a Varsavia, secondo il quale, dopo il “deal” russo-americano, il pericolo è che si incrini il «fronte unito dei Paesi occidentali contro il Cremlino». E questo non sia mai. Anzi: bisogna aggravare ancora di più le sanzioni, perché «le misure prese finora non spingeranno Putin a fermarsi, perché non mettono fuori uso la macchina della sua guerra. Sono troppo deboli». E, in Europa, presto «si terranno le elezioni in Paesi importanti, come Spagna, Francia e Italia. Se anche uno solo dei grandi Stati europei dovesse decidere di interrompere il sostegno all’Ucraina, si aprirebbe una crisi politica molto grave in Europa». Dunque, si sottintende, Bruxelles, come sua abitudine, deve farsi garante che gli elettori facciano le scelte “giuste” e sostengano le cancellerie più solerti con gli aiuti militari a Kiev, tanto più che, assicura l'evangelico “proscritto”, Putin «vuole piegare la resistenza ucraina e fomentare discordia tra gli europei».
Si respinga l'accordo voluto da quello sconsiderato di Trump con l'autocrate zarista e ci si prepari alla guerra, dunque, anche se, per ora, dietro la maschera del compromesso sul Donbass. Dmitrij Popov, su Moskovskij Komsomolets, osserva che, in qualche modo, l'accordo sul diesel ha messo in secondo piano la preparazione di una nuova proposta congiunta USA-UE alla Russia per la risoluzione del conflitto in Ucraina. Una proposta composta di quattro elementi: ricostruzione dell'Ucraina, che vede impegnate Banca Mondiale e BlackRock le quali, si sottintende, fiutano profitti ultra-miliardari; garanzie di sicurezza per entrambe le parti: USA e UE si impegnano a fornire assistenza militare a Kiev, sul modello dell'art. 5 della NATO, mentre Moskva tende ad accordi con l'Europa sulla propria sicurezza. C'è poi l'integrazione economica di Russia, Ucraina e Europa attraverso un accordo energetico, con la ripartizione dei profitti tra Ucraina e Russia e la revoca di alcune sanzioni alla Russia. Viene quindi la soluzione territoriale, con il cessate il fuoco lungo la linea del fronte; e poi l'azione diplomatica. In altre parole, dice Popov, vengono offerti bonus in cambio di compromessi territoriali, e nessuna delle due parti raggiungerà i propri obiettivi iniziali. Dunque? Ci risiamo: cessazione delle ostilità in Donbass, dopo di che si discuterà sul da farsi: un'altra “carota” prospettata dal Dipartimento di stato. Pare logico che l'accordo sul gasolio, a parte la “soluzione” dei problemi interni americani, abbia l'obiettivo di "ammorbidire" la posizione di Moskva. Se Reuters dice il vero, questo è proprio ciò che Whitkoff e Kushner avrebbero detto agli ucraini. Il risultato non cambia: guerra a oltranza alla “autocrazia russa”.
Perché, tanto per ripeterci, l'obiettivo vero è quello dei profitti dell'industria di guerra; dunque, di che accordo di parla? Forse di quelli tra imprese militari europee e statunitensi per spartirsi rispettive quote d'affari?
Al Forum sulla sicurezza di Varsavia citato sopra, il vicepresidente dell'americana Northrop Grumman, Frank Morley, ha detto che creando proprie infrastrutture, gli europei non contribuiscono alla "torta comune" dell'industria della difesa della NATO, ma si contendono invece fette diverse. I bilanci della difesa crescono in Europa, ha detto Morley; «c'è un riconoscimento che si chiede da tempo: l'Europa deve sviluppare una propria base industriale della difesa, perché, ripeto, gli Stati Uniti sono coinvolti in molti di questi conflitti... Gli stessi Stati Uniti hanno molti problemi di capacità produttiva; abbiamo bisogno di più risorse. Dobbiamo lavorare tutti insieme per far crescere la torta complessiva, non litigare per le singole fette... il dilemma in Europa è quello di sviluppare la propria industria... Volete essere indipendenti. Volete un certo livello di sovranità e così via, ma allo stesso tempo non potete ignorare l'industria, la tecnologia e il potenziale americani. Dobbiamo assicurarci di lavorare insieme per garantire l'interoperabilità, in modo che i prodotti che introduciamo, funzionino in sinergia».
Al che, l'ex ministro della guerra polacco, Pawel Zalewski ha replicato che nonostante gli ingenti investimenti finanziari polacchi in armamenti americani, gli USA sono lenti nella consegna di tecnologie militari cruciali: «Abbiamo letteralmente inondato le nostre forze armate di sistemi americani. Abbiamo speso 65 miliardi di dollari. Ora ci troviamo ad affrontare carenze e ritardi nella consegna dei prodotti ordinati. Questo è un nostro problema... E quando i nostri amici americani ci chiedono di acquistare prodotti americani, rispondo: "Consegnate con puntualità"... c'è una soluzione: l'integrazione. E sebbene osserviamo una straordinaria apertura da parte americana alla produzione congiunta e allo scambio di tecnologie... riscontriamo tuttavia problemi nel prendere una serie di decisioni cruciali».
In ogni caso, che il conflitto in Ucraina vada avanti, costituisce un “dogma” per il profitti del capitale euro-atlantico. E i miliardi che il principale sponsor europeo dell'Ucraina, la Germania, investe nel finanziamento del regime nazigolpista, rappresentano un grossissimo affare proprio per quello sponsor. Dunque, il ministro delle finanze ucraino Serghej Marcenko ha ammesso che Kiev ha grossi problemi nel reperimento dei 27 miliardi di dollari aggiuntivi necessari per la difesa. E la situazione, osserva Mikhail Pavliv su Ukraina.ru, è resa ancor più complicata dal rapido accrescersi del conflitto di Zelenskij con Trump, il quale non nasconde il fatto che gli interessi americani e i suoi accordi con Mosca non coincidano coi desideri di Kiev; gli “alleati” europei sono così costretti non solo a cercare ulteriori finanziamenti, ma anche a compensare le conseguenze politiche del deterioramento delle relazioni tra Zelenskyj e Washington. In questo quadro, lo scorso 4 ottobre è arrivato a Kiev Friedrich Merz, volendo dimostrare che Berlino è pronta a sostituire Washington nel sostegno alla junta. Quale sostegno? Merz è ripartito da Kiev con un pacchetto di 14-15 accordi con aziende tedesche della difesa - Diehl Defence, Hensoldt, Quantum Systems, Helsing e ARX Robotics - il cui valore è stimato tra i 6,6 e gli 8,5 miliardi di euro.
Pare dunque lecito chiedersi chi stia davvero sostenendo chi. Lo scorso 8 ottobre, ricorda Pavliv, l'Istituto di Economia Mondiale di Kiel ha pubblicato uno studio sulla sbandierata “generosità” tedesca verso l'Ucraina, da cui risulta che dei quasi 100 miliardi di euro che il governo tedesco dichiara come aiuti a Kiev, solo 41,7 miliardi possono essere attribuiti direttamente al sostegno all'Ucraina, mentre il resto è già stato speso in Germania o esiste come impegno futuro. Inoltre, dei 43,3 miliardi di euro di aiuti civili dichiarati, 35,9 rappresentano in realtà spese interne tedesche, tra cui 27,45 miliardi in sussidi sociali ai rifugiati ucraini, altri 7,15 miliardi in spese da parte di Länder e comuni e 1,3 miliardi in garanzie per le imprese tedesche. Solo 7,4 miliardi rappresenterebbero reale sostegno all'Ucraina, di cui 1 miliardo è dato da un contributo tramite FMI, e altri 100 milioni sono costituiti da alleggerimento del debito piuttosto che da un trasferimento di denaro.
Ancor più curiosa la situazione relativa alla componente militare: dei 57,6 miliardi di euro annunciati, 22 miliardi sono impegni futuri, 11,6 miliardi sono stanziamenti per il 2026 e solo 22,7 miliardi si riferiscono agli aiuti militari per il periodo 2022-2025. Ma nemmeno quest'ultima cifra significa che l'Ucraina abbia ricevuto armi per 22,7 miliardi di euro, poiché vi sono incluse varie forme di supporto militare, approvvigionamento, manutenzione, costo stimato delle attrezzature trasferite, addestramento delle truppe ucraine. Vien fuori, a detta dei ricercatori di Kiel, che una parte significativa degli aiuti militari consiste in ordini per i produttori di armi tedeschi, il che significa che i fondi del bilancio tedesco si trasformano in entrate per le aziende tedesche, maggiore utilizzo della capacità produttiva, posti di lavoro e gettito fiscale all'interno della Germania stessa. Ed è logico supporre che, tenendo conto dei contratti militari, vengano convogliati nell'economia tedesca fondi significativamente maggiori rispetto alla stima dell'Istituto di 35,9 miliardi di euro e che il volume potenziale effettivo possa raggiungere i 75 miliardi di euro.
Berlino non cerca più nemmeno di nascondere la componente affaristica della politica nei confronti dell'Ucraina. Già all'inizio di settembre, il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul aveva espresso pubblicamente indignazione per il fatto che l'Ucraina stesse effettuando troppi pochi ordinativi di materiale bellico alle aziende tedesche e aveva chiesto a Zelenskij di porre rimedio alla situazione. In un'intervista poi citata da Der Spiegel, Wadephul ha dichiarato apertamente che la Germania è il principale sostenitore dell'Ucraina e che, di conseguenza, l'industria della difesa tedesca dovrebbe trarne vantaggio. Il giorno successivo, il governo tedesco ha confermato che Merz aveva personalmente avanzato richieste simili a Zelenskij in numerose occasioni, mentre il ministero degli esteri tedesco ha collegato direttamente l'aumento degli ordini per l'industria della difesa tedesca all'utilizzo di un prestito europeo di 90 miliardi di euro. Letteralmente negli stessi giorni, durante una riunione ordinaria del Gruppo di contatto di Ramstein, il ministro della guerra Boris Pistorius ha annunciato l'acquisto da parte dell'Ucraina di diverse migliaia di missili IRIS-T, prodotti dalla tedesca Diehl Defence e del costo di 400.000 euro, che saranno finanziati con tale prestito europeo.
In breve, conclude lo stesso Pavliv, le cancellerie europee, per la maggior parte, sono consapevoli del proprio orientamento russofobo e il loro obiettivo evidente è quello di prolungare la guerra dell'Ucraina contro la Russia. Ma «un altro obiettivo è salvare le loro economie, che stanno perdendo competitività sui mercati globali, attraverso la "lotta per l'Ucraina". E se ciò che resta dell'Ucraina verrà bruciato lungo il cammino, beh, che così sia... Sono solo affari, niente di personale».
L'Egitto ha dichiarato che risponderà senza riserve a qualsiasi richiesta di supporto da parte dell'Arabia Saudita nella lotta contro i ribelli Houthi in Yemen, a seguito dei sanguinosi attacchi che hanno colpito le infrastrutture aeroportuali del regno.
«Qualunque cosa chiedano i sauditi, ovviamente risponderemo [...] Forniremo ogni tipo di supporto senza riserve», ha affermato il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty durante un'intervista rilasciata a Bloomberg a margine della riunione annuale del Fondo Monetario Internazionale a Bangkok.
Le dichiarazioni di Abdelatty arrivano all'indomani del raid che ha preso di mira l'aeroporto internazionale King Khalid di Riyadh.
Escalation e nodo strategico di Bab el-Mandeb
L'improvvisa impennata della violenza giunge a una settimana dal lancio di un'offensiva da parte delle forze guidate da Riyadh per riconquistare i territori sotto il controllo degli Houthi.
Tra le aree chiave oggetto delle operazioni figura lo strategico stretto di Bab el-Mandeb, snodo marittimo fondamentale per il transito e l'approvvigionamento energetico mondiale.
Un alto comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha dichiarato che gli Stati Uniti non oserebbero mai lanciare un'invasione di terra contro l'Iran.
«Se gli Stati Uniti lanciassero un'invasione di terra, farebbero così tanti prigionieri da essere costretti ad alzare bandiera bianca e arrendersi», ha affermato il generale di brigata Mohammad Reza Naqdi, consigliere senior del comandante in capo delle Guardie Rivoluzionarie.
Il generale Naqdi ha sottolineato che Washington parla di un'operazione di terra unicamente nell'ambito della propaganda mediatica. Secondo il comandante, infatti, gli americani non prendono in considerazione questa possibilità nemmeno nelle riunioni più riservate, ben consapevoli delle drammatiche conseguenze che comporta.
«Non credo che nemmeno negli incontri più segreti si sia mai parlato di un attacco di terra. Ne parlano nella propaganda, ma tra di loro non ne fanno accenno perché sanno bene cosa accadrebbe», ha ribadito.
Le dichiarazioni del generale arrivano in risposta alle crescenti speculazioni su un possibile attacco terrestre americano, a distanza di mesi dal fallimento del raid aereo congiunto israelo-statunitense contro il Paese persiano.
Perché un'invasione terrestre dell'Iran sarebbe un disastro per gli USA
Mentre le tensioni e il conflitto continuano a protrarsi senza che gli obiettivi strategici prefissati siano stati raggiunti, lo spettro di un'invasione di terra è diventato un tema centrale nella pianificazione operativa.
Rievocando i passati fallimenti militari americani, Naqdi ha ricordato che Washington ha speso circa 3.000 miliardi di dollari in Afghanistan e 4.000 miliardi in Iraq, combattendo per 20 anni senza centrare gli obiettivi: «Gli USA sono stati costretti a fuggire dall'Afghanistan lasciando sul campo armi per 85 miliardi di dollari, mentre dall'Iraq sono stati espulsi in modo umiliante».
"L'Iran è pronto a qualsiasi scenario"
In un altro passaggio, il consigliere dell'IRGC ha ribadito che le Forze Armate della Repubblica Islamica dispongono di tutte le capacità necessarie per rispondere ad qualsiasi minaccia, dichiarandosi pronte a fronteggiare ogni scenario, dalla diplomazia alla difesa attiva.
Infine, Naqdi ha evidenziato la ritirata delle forze navali americane: nonostante una presenza secolare nel Golfo Persico, la Marina statunitense mantiene da mesi le sue navi a distanza. Secondo il generale, le navi da guerra americane non oserebbero avvicinarsi a meno di 1.000 chilometri dai confini iraniani per timore delle reazioni della difesa locale.
Il segretario all'Energia degli Stati Uniti, Chris Wright, ha emanato lunedì un ordine di emergenza per garantire la stabilità della rete elettrica in 13 Stati e nel Distretto di Columbia. Il provvedimento è entrato in vigore martedì e resterà valido fino al 16 ottobre. La misura è stata adottata su richiesta di PJM Interconnection, la società regionale che coordina la rete elettrica all'ingrosso in un'ampia area degli Stati Uniti.
Alla base della richiesta figurano un improvviso aumento della domanda di elettricità e possibili carenze nella capacità di generazione o nelle infrastrutture di trasmissione. Gli Stati interessati sono Delaware, Illinois, Indiana, Kentucky, Maryland, Michigan, New Jersey, Carolina del Nord, Ohio, Pennsylvania, Tennessee, Virginia e Virginia Occidentale. Secondo Wright, l'ordine consentirà di mettere a disposizione capacità aggiuntiva di produzione elettrica, comprese fonti di riserva, per far fronte alle condizioni di particolare pressione previste sulla rete.
L'obiettivo dichiarato è garantire a milioni di famiglie e imprese della regione medio-atlantica un approvvigionamento elettrico accessibile, affidabile e sicuro. Il ricorso a poteri di emergenza evidenzia le difficoltà che possono emergere quando la domanda cresce rapidamente e la capacità del sistema rischia di non essere sufficiente.
La misura punta a prevenire criticità nell'approvvigionamento, assicurando margini aggiuntivi di produzione in una fase considerata delicata per la rete elettrica statunitense.
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Doveva essere presentata il primo ottobre, poi le condizioni meteo avverse hanno costretto a un rinvio: l'appuntamento con la nuova Tesla Roadster è stato spostato al 15 ottobre. Cioè domani. A ricordarcelo è la stessa Casa americana, che sui social ha confermato anche l'orario: 7:55 PM, ora del Texas, che da noi corrispondono alle 2:55 della notte del 16 ottobre.Per chi segue la Casa americana - e le vicende di Elon Musk - si tratta di un appuntamento da non perdere, di quelli per cui può valer la pena restare alzati (o puntare la sveglia molto presto).E così, nell'attesa della "notte della Roadster", ecco tutto quello che sappiamo sulla nuova elettrica e cosa possiamo aspettarci. Perché la Roadster è così importante La seconda generazione della Roadster è forse la sportiva elettrica più attesa degli ultimi anni. Per l'hype che circonda ogni mossa del costruttore texano, ancor più se si tratta di un nuovo modello. E poi perché è un'auto che sembrava destinata a non vedere più la luce: il primo annuncio risale al 2017, seguito da rinvii, promesse non mantenute, annunci roboanti... insomma, il solito copione a cui ci ha abituato Musk in questi anni. Potrebbe anche essere l'ultima Tesla a guida manuale del costruttore americano, pronto a dedicarsi a guida autonoma, robotaxi, intelligenza artificiale e robot umanoidi. Come potrebbe essere Nelle scorse settimane sono stati pubblicati diversi teaser che anticipano la Tesla Roadster, tra cui quello della firma luminosa anteriore e quello con il messaggio nascosto che cita il film Ritorno al futuro. Ma come sarà davvero la Roadster? Scordatevi le immagini della concept presentata nel 2017: erano gli anni della Model 3 e di un design fatto di linee morbide e sinuose. L'arrivo del Cybertruck ha stravolto il linguaggio stilistico di Tesla, sposando geometrie nette e spigoli vivi. Il Cybercab a guida autonoma e l'ultimo restyling della Model Y hanno smussato un po' gli angoli (letteralmente), con un compromesso stilistico che potremmo ritrovare anche sulla Roadster. Fino a 700 kg di deportanza Questo, almeno, sembrano confermare anche gli ultimi bozzetti pubblicati dall'ufficio brevetti americano, relativi all'ala posteriore mobile della Roadster: linee filanti, parafanghi scolpiti, minigonne e diffusore di dimensioni importanti. E l'alettone, appunto, che tramite una serie di meccanismi può allargarsi e inclinarsi, estendendosi oltre il paraurti posteriore, così da garantire fino a 700 kg di deportanza, oppure lavorare come ala mobile (DRS). Quattro ventilatori per l'aerodinamica Qualche giorno fa è emerso un altro brevetto firmato Tesla, che prevede l'adozione di quattro ventilatori per la parte posteriore dei suoi veicoli, nascosti dal diffusore: il loro scopo non è estrarre aria calda o raffreddare il powertrain, ma aspirare l'aria dalla zona delle ruote posteriori per aumentare l'aderenza. Un principio già visto sulle hypercar di Gordon Murray, e che offre il vantaggio di generare carico aerodinamico indipendentemente dalla velocità. Quanto sarà veloce? Quali saranno le prestazioni della nuova Roadster? ancora presto per dirlo. Le uniche informazioni ufficiali sono quelle relative al modello del 2017, che promettevano uno 0-60 mph (96 km/h) in 1,9 secondi, il quarto di miglio coperto in 8,8 secondi e una velocità massima che superava i 400 km/h. Numeri che, nove anni fa, lasciavano a bocca aperta. Oggi non è più così, e potenze da migliaia di CV per le sportive elettriche sono all'ordine del giorno: senza scomodare i 2.107 CV della Rimac Nevera R o gli oltre tremila della Yangwang U9 preparata da pista, basti pensare alla Denza Z (appena arrivata anche in Italia) da 1.604 CV, alla AMG GT Coupé 4, o alla Xiaomi SU7 Ultra.Nel 2017 Elon Musk era convinto che la Roadster avrebbe montato una batteria da 200 kWh, per un'autonomia nell'ordine del migliaio di chilometri. Oggi possiamo tranquillamente affermare che si tratta di cifre esagerate, e per nulla vicine alla realtà: le elettriche più grosse, e parliamo di SUV di oltre cinque metri, montano accumulatori che superano di poco i 100 kWh, figurarsi una sportiva. Avrà davvero i fantomatici razzi? Tra gli annunci più clamorosi di Musk riguardo alla Roadster c'è quello di un pacchetto optional per dotare l'elettrica di una serie di razzi a gas freddo (quelli che si vedono nei teaser di questi giorni) sviluppati da SpaceX, l'agenzia spaziale del tycoon americano, da montare al posto dei sedili posteriori. Secondo il numero uno di Tesla, questo "accessorio" consentirebbe alla Roadster di schizzare da ferma a 100 km/h in 1,1 secondi. E, secondo qualcuno, anche di "volare". Perché serve uno spazio apertoIl che spiegherebbe la scelta della location per la presentazione della Roadster, nei pressi di uno dei centri di test dell'agenzia aerospaziale di Musk. E perché l'evento è stato posticipato per il maltempo. Tesla ha infatti chiesto la chiusura dello spazio aereo circostante, ribadendo che tutto dovrà svolgersi all'aperto, senza però spiegarne le ragioni. Forse per mostrare l'auto in versione scoperta, oppure per fare prove di accelerazione che richiedono spazi più ampi di quelli di un capannone.C'è però chi ipotizza che la Roadster che vedremo domani possa essere un prototipo sperimentale, non destinato alla produzione: una showcar pilotata da remoto e capace di alzarsi in volo. Un modello che potrebbe persino essere costruito in tiratura limitatissima e venduto - a cifre top secret - ai più sfegatati fan della Casa. Prezzi e tempi di arrivo La nuova Roadster seguirà il medesimo processo di prenotazione del modello del 2017, che sarebbe dovuto costare 200 mila dollari (250 mila per la Founders Series): versamento di una cauzione di 50.000 dollari, 5.000 con carta di credito e 45.000 successivamente con bonifico. Elon Musk è stato sul vago, parlando di un avvio della produzione "nel 2027 o nel 2028" alla Gigafactory di Austin, ma scopriremo solo domani la sua data di arrivo sul mercato. Magari anche in Europa.
Dopo il successo dell'edizione del 2026, con 70 mila presenze, Modena si prepara a ospitare nuovamente il Motor Valley Fest, che si terrà l'anno prossimo dal 6 al 9 maggio. L'evento si conferma così punto di riferimento per appassionati e professionisti del settore automotive: un'esperienza che coniuga approfondimento ed entertainment, offrendo l'opportunità di vivere da vicino le eccellenze della Terra dei Motori. Motor Valley Fest 2027 tra convegni, expo ed eventi La manifestazione affianca i convegni all'expo e alla componente dinamica e adrenalinica: dall'Opening Conference alle tavole rotonde, fino ai Talent Talk dedicati alle nuove generazioni. Una kermesse a tutto tondo in un territorio riconosciuto a livello internazionale per la sua straordinaria tradizione motoristica.
Arriva in Italia una delle dirette concorrenti di Uber. Si tratta di Lyft, che ha annunciato l'imminente disponibilità della sua applicazione nel nostro Paese. La prima città a essere coperta sarà Roma, da domani 15 ottobre, mentre dal 22 ottobre gli utenti, a partire da quelli già registrati in Nord America, potranno accedere all'app anche in diversi altri centri abitati, prenotando corse in taxi tramite la rete dei tassisti partner di Freenow. Una nuova piattaforma tecnologica Il nuovo sviluppo combina l'infrastruttura tecnologica di Lyft negli Stati Uniti con la presenza locale di Freenow in Italia. Il collegamento tra i due mercati è stato reso possibile, per la prima volta in Europa, da una nuova infrastruttura tecnologica (framework backend), che consente ai due ecosistemi di connettersi e getta le basi per l'espansione in ulteriori mercati.L'arrivo in Italia dell'app Lyft segna un ulteriore passo nella crescita globale dell'azienda americana e dà seguito all'acquisizione di Freenow nell'aprile 2025. Oggi, Freenow by Lyft è presente in oltre 200 città in Europa, avendo ampliato la propria rete di circa un terzo da quando è entrata a far parte dell'ecosistema Lyft. Solo nell'ultimo anno, la sua presenza si è estesa a oltre 20 nuove destinazioni, tra cui isole greche e spagnole, oltre a Belfast, in Irlanda del Nord. In Italia, sono oltre 11.500 i tassisti partner di Freenow.
Su tutti i modelli del marchio francese arrivano le nuove versioni Allure Plus e GT Plus, che ampliano l’offerta dei precedenti Allure e GT con nuove dotazioni che valgono fino a 1.750 euro.
Non sono pochi gli italiani che scelgono le auto a Gpl come alternativa, e a ragione, perché in grado di ridurre sensibilmente la spesa al distributore.
L’8 ottobre l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza ha comunicato che non farà più parte della rete europea dei garanti per l’infanzia, Enoc (European network of ombudspersons for children). Marina Terragni, titolare dell’autorità italiana, ha motivato così la sua decisione: «Con grande rammarico ho appreso che non sarebbe stata registrata e pubblicata la mia dissenting opinion riguardo al documento annuale approvato a maggioranza da Enoc sul tema dei diritti dei bambini e ragazzi Lgbtqia+, benché – a quanto risulta – nessuna norma statutaria del network lo vieti espressamente».
Il testo è stato presentato il 2 ottobre a Barcellona all’assemblea generale dell’Enoc e quindi approvato dalla rete dei Garanti europei: si legge qui. Terragni ha dato voto contrario. Ma a fare problema non sarebbe tanto il contenuto dello statement, quanto il rifiuto di pubblicare in aggiunta al documento una breve postilla, dove lei spiegasse le ragioni del suo dissenso.
Effetti che vanno ben oltre la durata del mandato
La scelta di lasciare l’Enoc ha ovviamente sollevato diverse critiche, prime fra tutte Defence for Children e Arcigay. Una presa di posizione netta è arrivata dall’Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia – Aimmf, che non è entrata nel merito del tema Lgbtqia+ ma ha detto che è «grave e non condivisibile la scelta della Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza di ritirare l’Italia da Enoc». Ovviamente il diritto di esprimere il dissenso «è essenziale in ogni contesto democratico», ma la Garante «dispone di molteplici modalità per rendere pubbliche le proprie ragioni, senza per questo allontanarsi da un luogo di dialogo e di elaborazione comune sui diritti dei bambini e degli adolescenti», ha scritto il presidente Claudio Cottatellucci.
La questione invece è soprattutto «di responsabilità istituzionale. Chi ricopre temporaneamente un incarico di garanzia deve considerare che le proprie decisioni possono produrre effetti ben oltre la durata del mandato, compromettendo relazioni e percorsi di cooperazione costruiti nel tempo. Scelte di questa portata richiedono un’attenta ponderazione delle conseguenze e un adeguato confronto istituzionale. La tutela dei minorenni esige continuità, dialogo e cooperazione internazionale, anche in presenza di divergenze».
Chi ricopre temporaneamente un incarico di garanzia deve considerare che le proprie decisioni possono produrre effetti ben oltre la durata del mandato, compromettendo relazioni e percorsi di cooperazione costruiti nel tempo. La tutela dei minorenni esige continuità, dialogo e cooperazione internazionale, anche in presenza di divergenze
Claudio Cottatellucci, presidente Aimmf
Il Garante pugliese, Ludovico Abbaticchio, ha annunciato di aver chiesto, insieme ad altri garanti regionali, la sospensione del recesso dall’Enoc e la convocazione urgente della Conferenza nazionale dei Garanti regionali stessi. «La decisione di uscire dalla rete europea riveste una portata che va ben oltre il singolo documento: incide sul posizionamento dell’Italia nel sistema europeo di tutela dei minori su dossier strategici quali salute mentale, povertà educativa, tutela nell’ambiente digitale, intelligenza artificiale, minori migranti. Un’uscita determinerebbe un oggettivo isolamento, che ritengo problematico e non condivisibile», ha scritto in una nota.
Oggi il Gruppo Crc – Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza – un network composto da oltre 100 associazioni che da 25 anni monitora l’attuazione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia – esprime «preoccupazione e forte dissenso relativamente alla decisione dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza di uscire dall’Enoc» e «invita pertanto l’Autorità Garante a rivedere la propria decisione e restare nella rete Enoc» (la nota porta in postilla la posizione di AiBi, che «non aderisce non volendo esprimere giudizi nel merito del caso specifico, ma condivide l’importanza della partecipazione di Agia all’Enoc»).
«Abbandonare un coordinamento transnazionale di questo tipo è una scelta grave, che rischia di isolare l’Autorità garante italiana dal confronto europeo e rappresenta un arretramento rispetto al percorso di rafforzamento della cultura dei diritti che il Gruppo Crc ha contribuito a promuovere in questi anni». La scelta di lasciare l’Enoc, motivata dalla mancata pubblicazione di una dissenting opinion sullo statement annuale della rete, approvato a maggioranza e dedicato quest’anno ai diritti dei bambini e dei ragazzi Lgbtqia+ «appare sproporzionata, considerando che il dissenso può essere espresso, anche pubblicamente, attraverso altri strumenti, mantenendo aperto il confronto all’interno della rete».
La scelta di lasciare l’Enoc appare sproporzionata, considerando che il dissenso può essere espresso, anche pubblicamente, attraverso altri strumenti, mantenendo aperto il confronto all’interno della rete
Gruppo Crc
Le ragioni dell’uscita
Sul sito dell’Agia, Marina Terragni ha replicato alle richieste di chiarimento sottolineando che Enoc non è un’istituzione pubblica, ma una libera associazione e che la «non-partecipazione a Enoc non pregiudica in alcun modo i rapporti tra le Autorità Garanti nazionali e le istituzioni europee». L’adesione alla rete è riservata alle istituzioni dei 46 Stati membri del Consiglio d’Europa e attualmente la rete comprende 44 istituzioni di 34 Paesi del Consiglio d’Europa, 22 dell’Unione europea: svariati Paesi europei, fra cui Germania, Austria, Repubblica Ceca, Portogallo, non ne fanno parte. L’Italia vi aderiva dal settembre 2012.
La non-partecipazione a Enoc non pregiudica in alcun modo i rapporti tra le Autorità Garanti nazionali e le istituzioni europee
Marina Terragni, Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza
La lunga nota spiega le ragioni specifiche di contrarietà allo statement di Enoc: si leggono qui. Fra le criticità che la Garante ravvisa nel documento c’è il fatto che «per i bambini intersex Enoc chiede esplicitamente e giustamente di vietare e sanzionare gli interventi medici o chirurgici non urgenti e differibili fino al momento in cui il minore non sia in grado di esprimere un consenso libero e informato. Non viene espresso invece un analogo principio precauzionale riguardo ai minori “transgender” o gender questioning, per i quali si insiste sull’accesso tempestivo ai percorsi sanitari regolamentati – senza specificare quali – con disponibilità di servizi dedicati», oppure il fatto che sulla scuola «lo statement richiede che si riconosca il nome di elezione del minore con ideazione transgender e adotti i pronomi da lui indicati, senza peraltro specificare a quale livello di scolarità (il recente documento della Società Italiana di Pediatria, Oltre lo sguardo. Guida pratica su varianza di genere, orientamenti sessuali e omogenitorialità per un ambulatorio pediatrico accogliente, ipotizza la possibilità di attivare una carriera alias già dalla prima classe della scuola primaria). Si tratta dunque, anche nel caso dello statement Enoc, del primo passo in direzione della cosiddetta “carriera alias” scolastica, punto di avvio della transizione sociale».
Le richieste dei ragazzi e delle ragazze
Va anche detto che il documento presentato il 2 ottobre a Barcellona all’assemblea generale dell’Enoc non è nato dal nulla: alla sua stesura anzi hanno partecipato anche i ragazzi della Consulta nazionale delle ragazze e dei ragazzi della nostra Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, che nello scorso luglio erano volati a Dublino. La Consulta nazionale è costituita da 40 adolescenti tra i 13 e 17 anni e nei mesi scorsi ha affrontato l’argomento dei diritti dei minorenni Lgbtqia+, ha scritto un testo con cinque raccomandazioni, lo ha approvato all’unanimità e lo ha portato a Dublino. Le raccomandazioni dei ragazzi e delle ragazze italiani si leggono qui e il Gruppo Crc «ritiene fondamentale che le raccomandazioni elaborate dalle ragazze e dai ragazzi trovino pieno ascolto, in coerenza con l’articolo 12 della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza».
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Gigabyte recently announced new motherboards that use DDR4 RAM, a standard that launched in 2014, and other vendors support even older standards in brand-new kit. Earlier this year, AMD released a Ryzen 7 5800X3D anniversary edition to mark ten years of AM4. For AM4 processors, Gigabyte offers the new B450M H ARGB, with two DDR4 slots, and the B550 X-Eagle with four slots. Those who prefer Intel chippery can now buy a B760M Aorus Elite. This is notable because of the age of the DDR4 spec. In case you lose track of these things, The Register first described the new DDR4 spec back in 2012, and a few months later urged the keen to wait a year or two. DDR5 supports higher transfer rates, and The Reg predicted its arrival in 2017. The DDR5 standard was agreed in 2020, with mainstream PC adoption following in 2021. Over in the People's Republic of China, several vendors will sell you new DDR3 motherboards for 15-year-old server CPUs, such as Huananzhi's X79-4D or X79 Supreme, or the Machinist X79 V2.82H. These use Intel's LGA-2011 socket – named for the number of pins, but coincidentally launched in 2011. This Chinese SMZDM community discussion is about whether the circa 15-year-old Xeon E5 is still worth buying – a CPU The Reg covered in 2012. This is partly due to the current price rises and component shortages induced by large-scale, cloud-based LLMs – but also "training" those "open-weight" models that run on your own kit. Those too are constructed in giant datacenters stuffed full of GPUs, ingesting all the human-written material they can get their hands on, rarely asking for consent. And not just stuff put online either. Once you wipe the sluggish, bloated commercial OS from your computer's storage, you discover two things. First, you don't need the latest hardware any more. Secondly, the older the PC (or Mac), the better the chances that it will work fine with Linux – or indeed the other FOSS OSes out there. Current and recent hardware is the most problematic for FOSS developers because most manufacturers prioritize Windows testing, while restricted documentation and proprietary drivers can complicate open source support for new hardware. Together, these things mean that if you're happy without high-powered local LLMs, or three-digit frame rates, second-hand kit is more usable than ever. (For those who can't do without one or two Windows-only apps that won't run under Wine, we remind you that desktop VMware is free now… and for better desktop integration, we looked at WinApps and WinBoat earlier this year.) The Reg FOSS desk is based in the British Isles, close enough to order stuff inexpensively from the UK. We've been using online vendors of depreciated ex-corporate kit for decades: we've bought several machines from Morgan Computers, and occasionally from Tier1 Online and Bargain Hardware. Other vendors are available. There are also special-purpose price-comparison sites, such as LowCostMiniPCs.com, which searches other sales sites for bargains. When we were based in Czechia, we bought a few things from GigaComputer, and we know of others we didn't try, such as Refurbed.cz. Other such European sites include Computershop.eu. The usability of kit that can only officially run Windows 10 was the entire point of the End of 10 campaign. Microsoft cites security benefits for Windows 11's hardware requirements, but in this vulture's opinion, those benefits don't justify excluding an entire generation of otherwise capable hardware. Keeping older hardware in service is welcome. If digital sovereignty gives organizations another reason to consider open source alternatives, so much the better. ®
L'AI 26/27 riscopre il corduroy accanto a denim selvedge, lana e cotone. Intanto, con la nuova sede produttiva in Abruzzo, il marchio consolida il proprio percorso industriale.
Dodici pezzi in denim, jersey e pelle rileggono le collezioni dei primi anni Duemila dello stilista britannico-cipriota. C'è anche un libro d'archivio in edizione limitata
Leaders of the EU’s 27 member states will instruct Brussels to “urgently” come up with new weapons to counter the imbalances they believe are caused by China’s economic policies, at a meeting in the Belgian capital on Thursday.
The instruction – part of a draft statement being negotiated ahead of this week’s European Council summit – comes after the European Union and China reached a surprise deal in Beijing last week that will cap the number of Chinese hybrid cars imported to the bloc at...
Leaders of the EU’s 27 member states will instruct Brussels to “urgently” come up with new weapons to counter the imbalances they believe are caused by China’s economic policies, at a meeting in the Belgian capital on Thursday.
The instruction – part of a draft statement being negotiated ahead of this week’s European Council summit – comes after the European Union and China reached a surprise deal in Beijing last week that will cap the number of Chinese hybrid cars imported to the bloc at...
Durante i controlli nei parchi della Polizia Locale. La perquisizione estesa all'abitazione del giovane ha portato al rinvenimento di strumenti per lo spaccio
Microsoft has resolved a known issue that caused Always On VPN connection issues after installing the September 2026 Windows 11 security updates. [...]
The United Kingdom has issued economic sanctions against Cryptomus, a chameleonic cryptocurrency platform that experts say serves as a major conduit for payments related to ransomware, narcotics, darknet markets, fraud and cybercrime services that are helping Russia circumvent existing financial restrictions.
Heleket’s support agent on Telegram claims, despite all evidence to the contrary, that it is not affiliated with Cryptomus. Image: Richard Sanders.
On October 8, the U.K. issued sanctions (PDF) against Cryptomus — previously known as Certa Payments and Xeltox Enterprises — for processing payments that benefit the Russian government and its financial institutions. The sanctions freeze any Cryptomus assets at U.K. banks, and bar British companies from offering it any business, virtual or otherwise. Also targeted in these sanctions were the virtual payment platforms VexPay, TokenSpot, and the Tsunami Payments service.
As explained in our December 2024 investigation, “How Cryptocurrency Turns to Cash in Russian Banks,” Cryptomus has been a key payment processor for dozens of Russian cryptocurrency exchanges and websites hawking cybercrime services. The company has changed its name several times since emerging in 2022, most recently to “Heleket” last year after Canada levied a record CAD $176 million fine against the platform for anti-money laundering violations.
The blockchain data-crunching firm Chainalysis said the U.K. sanctions target the broader infrastructure supporting Russia’s wartime economy.
“Cryptomus and Heleket have emerged as major payment hubs for illicit activity,” Chainalysis wrote in an October 8 blog post. “Together, these services received more illicit funds across tracked categories than the mixers in our dataset and the number of illicit counterparties surged to more than 900 in a single month in late 2025.”
The Cryptomus support bot on Telegram, responding on Oct. 8 to an inquiry by saying the platform was suddenly unable to process transactions.
In April 2026, the blockchain analysis firm TRM Labsfound Cryptomus had processed more than $7 billion in transactions since its inception in 2022, including transactions associated with child sexual abuse material vendors, terrorist financing networks, and human trafficking operations.
TRM noted that Cryptomus’s transaction volume cratered after the platform instituted new “know your customer” or KYC rules, and that the cryptocurrency platform responded to the Canadian fines by launching Heleket as a parallel service that continued to offer no-KYC payment processing.
Richard Sanders is a blockchain analyst and investigator who spent months mapping out Cryptomus’s payment infrastructure and transacting with its customers. Sanders said the U.K. sanctions on Cryptomus are important because Canada’s fine against the platform was ultimately unenforceable and uncollectible.
“A fine doesn’t stop a cryptocurrency payment processor from processing payments,” Sanders wrote on LinkedIn. “Sanctions kill the operation. The distinction matters.”
As our 2024 investigation noted, Cryptomus shared a Vancouver address with dozens of other foreign currency dealers and money transfer businesses — none of which appeared to be physically located there. Following the CAD $176 million fine for alleged money laundering violations, Cryptomus appealed the penalty, launched Heleket as a parallel service, and kept on processing large volumes of sketchy transactions, Sanders said.
Sanders said the sanctions also are notable because they are the first known instance of a “Five Eyes” country (referring to the Australia, Canada, New Zealand, the U.K. and the U.S.) sanctioning a cryptocurrency operation incorporated in another Five Eyes jurisdiction.
Where do entities like Cryptomus and Heleket derive their authority to offer international financial services? The answer appears to involve fake financial institutions overseen by a phony regulatory body positioned in a country that is not widely recognized as a sovereign nation.
Our 2024 investigation found the sole shareholder of Cryptomus’s parent company Certa Payments was a 25-year-old Ukrainian woman who also headed several other firms, including the WS Management and Advisory Corporation, which bills itself as the regulatory body that exclusively oversees licenses for cryptocurrency, foreign exchange and online gaming businesses incorporated in the disputed region in northwest Africa known as the Western Sahara.
That entity’s website — crasadr.com — says it assists applicants with bank setup and formation, online gaming licenses, and the creation and licensing of foreign exchange brokers. One of Certa Payments’ former sites — certa[.]website — also shared a server with 12 other domains, including rasd-state[.]ws, a website for the Central Reserve Authority of the Western Sahara.
The website crasadr dot com, the official website of the Central Reserve Authority of Western Sahara, which lists the entities awarded licenses for cryptocurrencies, gaming and foreign exchange services.
Da settimane carreggiate ristrette e lavori apparentemente fermi. Immissioni pericolose, rampe dissestate e limiti ignorati. Anas chiarisca tempi e sicurezza
Dopo averlo declinato nella supersportiva 820RR, nella naked 820R e nell'endurona 820X, arrivano dalla Cina i primi rendering di un sesto modello strategico: la ZXMoto 820GT.
Tiny11 Builder, a tool for creating less-bloated Windows 11 installation images, now has a desktop app preview that makes the process less reliant on PowerShell know-how. As the author explains: "Tiny11 Builder aims to be the de facto standard for creating lightweight, safe and efficient Windows images." The tool creates an ISO image for Windows installation, stripping out bundled apps and selected system components. It accepts Windows 11 installation media from 22H2 onward, including 26H2, and the result is something a good deal more compact than Microsoft's original. The major visible change is a WinUI 3 desktop application that uses a new C# image builder rather than merely running the existing PowerShell scripts behind a graphical interface. Those scripts remain available, but the new interface is considerably more polished. There are three basic build modes: Tiny11, which removes bundled apps while retaining Windows Update, Defender, and recovery tools; Tiny11 Core, which disables updates and Defender and irreversibly removes components, including the recovery environment; and finally a custom option where users can decide which Windows elements to keep or drop from the ISO image. Tiny11 remains an impressive technical achievement, but it carries an important health warning: the ISOs it creates are definitely not supported by Microsoft, and if you opt for Tiny11 Core, the author recommends sticking to test VMs only. This is for enthusiasts who understand that a smaller installation can come with missing functionality, security trade-offs, and support complications. There is also no guarantee that attempts to bypass some of the more onerous aspects of Windows 11 installation will work. As the author notes in the project's repository: "Local-account and hardware-check settings are best effort, not guaranteed bypasses on new builds." In other words, don't count on it to bypass Windows 11's hardware requirements or account demands on newer builds. Tiny11 is all about stripping fluff and fripperies from the Windows 11 installation image. As with earlier versions, a license is still required. While the ISO might have been debloated, this is still Microsoft Windows 11 after all. "No modification bypasses Windows licensing or activation," the author notes. The appeal of removing Microsoft's excesses is clear. Whether the reduced footprint is worth the loss of components and potential support headaches depends on what users choose to strip out. ®
Livorno, 14 ottobre 2026 – Dopo il completamento dei lavori di miglioramento sismico e l’adeguamento funzionale, il 15 ottobre Anas aprirà al traffico a Livorno il nuovo ponte sul canale Scolmatore, lungo la strada statale 1 Aurelia. L’opera è lunga complessivamente 158 metri ed è costituita da cinque campate da circa 32 metri ciascuna.
Gli interventi, per un investimento complessivo di 6 milioni di euro, hanno riguardato: la demolizione del vecchio impalcato in calcestruzzo, il ripristino strutturale delle pile esistenti, l’adeguamento strutturale e sismico delle spalle, la sostituzione degli appoggi con dispositivi antisismici, e la realizzazione di un nuovo impalcato in struttura mista acciaio-calcestruzzo realizzato con “schema continuo”, una soluzione che consente di migliorare significativamente le prestazioni statiche e dinamiche dell’opera, nonché di eliminare criticità tipiche dei sistemi discontinui, come i giunti di dilatazione tra le campate.
In accordo con il Comune di Collesalvetti, è in fase di progettazione una passerella per collegare il marciapiede realizzato sul ponte con il sottopasso esistente sull’Aurelia in località Stagno, in modo da consentire al percorso pedonale di attraversare in sicurezza la statale. Con l’apertura del ponte sullo Scolmatore, entro la fine dell’anno sarà possibile avviare i lavori del ponte adiacente, sul canale Imperiale, che avranno una durata prevista di circa un anno.
«Equally unhappy». Il rapporto della riunione degli ambasciatori dei Paesi Ue non dà adito ad equivoci: con un taglio di oltre 140 miliardi di euro rispetto alla bozza presentata dalla Commissione, la proposta del nuovo quadro finanziario pluriennale avanzata dal Consiglio dell’Unione europea ha lasciato insoddisfatte tutte le delegazioni. E dal Parlamento, Popolari, Socialisti, Liberali e Verdi hanno già fatto sapere che su queste basi non sono disposti a sedersi al tavolo negoziale per disegnare il futuro finanziario dell’Unione.
Cos’è il quadro finanziario pluriennale dell’Ue
La “nego-box” presentata dalla presidenza di turno – in questo caso, quella irlandese – del Consiglio dell’Ue è il documento che dovrebbe dare il via al negoziato con Commissione e Parlamento per arrivare alla definizione del Quadro finanziario pluriennale, cioè il bilancio dell’Ue. L’iter è lungo: la Commissione presenta una proposta, il Consiglio la rivede, i capi di Stato o di governo danno il via libera e quindi parte la discussione in Parlamento. Il testo non può essere emendato, ma solo approvato a maggioranza assoluta oppure respinto.
Sia la bozza della Commissione che quella del Consiglio dell’Ue impegnano per il bilancio 2028-2034 dell’Ue poco più dell’1% del pil. Dei 1.763 miliardi di euro immaginati dall’esecutivo Ue, però, il Consiglio ne ha tagliati 141, riducendo il budget del prossimo settennato a 1.622 miliardi. In valore assoluto, si tratta di una cifra maggiore rispetto al bilancio 2021-2027 ma a causa dell’inflazione a valori correnti si tratta di un taglio tra l’8 e il 10%, come segnalato anche da SiegfriedMuresan, relatore al Parlamento europeo per il Quadro finanziario pluriennale. Una contrazione che stona con l’aumento della spesa pubblica degli Stati nazionali: in questi anni, i bilanci di 27 sono aumentati mediamente del 23%.
Tagli a competitività e difesa, si salvano Pac e coesione
Le voci di spesa più colpite – in termini assoluti – dalla tagliola del Consiglio sono quelle che riguardano competitività, prosperità e sicurezza, cioè proprio i temi su cui Ursula von der Leyen aveva puntato per modernizzare l’Europa aggiungendo risorse in settori come decarbonizzazione e difesa. Così, dai 522 miliardi di euro proposti dalla Commissione, il Consiglio è sceso fino a 456 miliardi, -11%. In termini relativi, invece, il taglio più consistente riguarda il capitolo dedicato a politica estera e azione esterna dell’Ue: -17%, un taglio di 33 miliardi. Lapidario il commento del presidente della commissione Sviluppo del Parlamento Ue, Barry Andrews: «Sarebbe un grave errore, un errore che l’Europa pagherà con la sua stessa sicurezza e la sua posizione nel mondo». Anche il capitolo amministrativo è stato rivisto al ribasso, con un taglio di quasi il 9%, da 104 a 95 miliardi di euro: senza queste risorse, sarà impossibile assumere nuovi funzionari, reputati indispensabili dalla Commissione.
Sono stati quasi completamente preservati, invece, gli stanziamenti “classici” dell’Ue: la Politica agricola comune (Pac) e i fondi di coesione economica, sociale e territoriale. Il taglio è di appena il 3%, da 946 a 915 miliardi, che si concentrano però sugli strumenti di emergenza e di flessibilità, mentre i pagamenti diretti della Pac e i finanziamenti per la coesione sono rimasti al loro posto.
A ben guardare, si tratta di una bozza che ha cercato di accontentare i due fronti: “i frugali” – Germania, Paesi Bassi, Svezia, Finlandia, Danimarca e Austria -, che spingono per tagli consistenti, e tutti gli altri Paesi, che puntano innanzitutto a preservare Pac e coesione. In questo modo, però, si è finito per scontentare tutti, tagliando su settori strategici. In un momento storico segnato dall’imprevedibilità degli Stati Uniti, dall’aggressività russa e dalla crescita, geopolitica e commerciale, della Cina, si tratta di un’abdicazione dal ruolo che, a parole, l’Europa dice di voler recitare.
Una risposta insufficiente alle sfide dell’Europa
«È la proposta peggiore di sempre», commenta con VITA LucaJahier, relatore del Comitato economico e sociale europeo sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034. «Non sblocca il dibattito e rende difficile il sostegno delle varie famiglie politiche europee, come i gruppi parlamentari hanno già fatto capire». L’obiettivo comune iniziale era quello di arrivare a una bozza finale entro la fine dell’anno, in modo tale da procedere con il voto in Parlamento entro la primavera. Ora, invece, i tempi slitteranno. Sul tavolo del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, infatti, ci sono già diversi temi: la gestione delle politiche migratorie dopo la crisi di Ceuta, il sostegno all’Ucraina, i rapporti con la Cina e quelli con gli Stati Uniti. Difficile che i capi di Stato e di governo trovino il tempo per discutere la bozza di bilancio. Più facile, invece, che ciascuno ribadisca le sue priorità. «L’unica spiegazione che mi do», riflette Jahier, «è che la presidenza irlandese abbia presentato questo documento per far prendere coscienza ai 27 della necessità di cambiare approccio: bisogna uscire dalla logica in cui ciascuno Stato fa i suoi interessi e ragionare sui beni comuni».
Tra i tagli più gravi, rileva Jahier, quelli al programma Agorà, che finanzia cultura, media, sport e il “Democratic shield”, cioè lo scudo per proteggere l’informazione e contrastare le fake news. «Investire sulla sicurezza significa investire sulla società civile, sulla protezione dei media, rafforzare gli strumenti di controinformazione. Invece, una voce di spesa di appena 8,5 miliardi di euro in sette anni verrebbe tagliata del 30%».
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Secondo Jahier, la proposta del Consiglio è largamente insufficiente. «Nel suo Rapporto, Mario Draghi aveva indicato la necessità di un Next Generation Eu all’anno per 10 anni. Già la proposta della Commissione copriva appena un quinto delle necessità di investimenti segnalate da Draghi, ora siamo ancora più lontani». L’Ue, però, avrebbe a disposizione degli strumenti per raggiungere questi obiettivi. «Bisogna rompere il tabù del debito: serve un debito europeo per finanziare i beni comuni, che non sono solo l’agricoltura e i territori ma anche la difesa e gli investimenti sul digitale», puntualizza Jahier. Non solo. «Se si vogliono tagliare i contributi degli Stati membri bisogna incrementare le risorse proprie dell’Unione, eppure nessuna delle proposte che il Cese e Parlamento – come la tassa sul digitale o sul gioco d’azzardo – sono state prese in considerazione». Per questo, conclude Jahier, la proposta della presidenza irlandese è una «cleas melada», che in gaelico significa una «presa per il culo».
Quando si parla di cannabis, i nomi più conosciuti sono THC, CBD, CBG e CBC. Nella pianta fresca, però, questi cannabinoidi non sono presenti principalmente nella forma con cui vengono normalmente indicati. La cannabis produce soprattutto le loro forme acide: THCA, CBDA, CBGA e CBCA. La differenza non è soltanto terminologica: si tratta di molecole …
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Una chiave di violino cosmica è al centro della nuova immagine composita rilasciata dall’osservatorio a raggi X Chandra della Nasa. A disegnarne la forma del caratteristico simbolo musicale sono le onde radio osservate da Lofar (Low Frequency Array), una rete di decine di migliaia di antenne distribuite in Europa, mentre i raggi X dei telescopi spaziali Chandra ed eRosita rivelano il gas caldo dell’ammasso di galassie che la ospita. Completano l’immagine le osservazioni nell’infrarosso.
La radiosorgente Treble Clef. Crediti: Raggi X: Nasa/Cxc/Inaf-Ira/A. Botteon et al.; Infrarosso: Ukidss-Gps; Radio: Astron/Lofar; Elaborazione dell’immagine: Nasa/Cxc/Sao/N. Wolk
La nuova immagine composita si basa sulle osservazioni analizzate nello studio pubblicato recentemente su Astronomy & Astrophysics e guidato da Andrea Botteon, con Marisa Brienza come seconda autrice, entrambi dell’Istituto di radioastronomia (Ira) dell’Inaf di Bologna. Il lavoro è firmato da un gruppo internazionale e comprende anche contributi di altri membri dell’Ira e dell’Istituto di astrofisica spaziale e fisica cosmica dell’Inaf di Milano.
Il lavoro combina dati radio delle survey Lofar LoTss-Dr3 e LoLss-Dr2, quest’ultima di prossima pubblicazione, con nuove osservazioni del radiotelescopio indiano uGmrt e nei raggi X di Chandra. A questi si aggiungono dati nei raggi X di eRosita e nel vicino infrarosso di UkIrt, alle Hawaii. Il gruppo ha così caratterizzato per la prima volta l’ammasso che ospita la radiosorgente e ha indagato l’origine di quest’ultima, soprannominata Treble Clef, “chiave di violino”, appunto.
Operazione non facile questa, a causa della sua posizione: la sorgente si trova in una direzione in cui il nostro sguardo attraversa il disco della Via Lattea: stelle, gas e polveri presenti lungo questa linea di vista ostacolano fortemente le osservazioni dalla Terra e in particolare nella luce visibile. È stato quindi fondamentale combinare le osservazioni radio della sorgente con quelle spaziali nell’infrarosso, utili a individuare le galassie dell’ammasso, e nei raggi X, che ne rivelano il gas caldo.
Chandra e il telescopio tedesco per raggi X eRosita (Extended Röntgen Survey with an Imaging Telescope Array) hanno rilevato gas caldo e diffuso in corrispondenza della Treble Clef, confermandone l’associazione con un ammasso di galassie. L’analisi ha inoltre stabilito che il sistema è in realtà composto da due ammassi in fase di fusione (merging). Gli ammassi di galassie sono tra le più grandi strutture dell’universo: possono contenere centinaia o migliaia di galassie e immense riserve di gas a temperature di milioni di gradi.
La nuova immagine composita mostra in blu il gas a temperature di milioni di gradi rilevato nei raggi X dai telescopi spaziali Chandra ed eRosita. Una parte dei dati di Chandra è stata elaborata con una tecnica specifica per mettere in risalto alcune caratteristiche dell’emissione. In rosso sono invece rappresentate le osservazioni radio di Lofar. Completano l’immagine, i dati nell’infrarosso dello United Kingdom Infrared Telescope, rappresentati prevalentemente in bianco.
Andrea Botteon e Marisa Brienza dell’Istituto di Radioastronomia (Ira) dell’Inaf di Bologna
L’indagine è partita proprio dall’insolita struttura radio della sorgente. «Mentre esaminavamo i dati della survey LoTss-Dr3, ha attirato la nostra attenzione una sorgente brillante e ricca di filamenti», racconta Andrea Botteon. «Comprenderne l’origine, però, era difficile perché mancavano osservazioni complementari. Il primo passo è stato quindi proporre nuove osservazioni con il radiotelescopio uGmrt. La proposta è stata accettata e i nuovi dati hanno mostrato che l’emissione radio diminuisce rapidamente al crescere della frequenza: una caratteristica che descriviamo come uno spettro radio ripido. Insieme alla sua forma particolare, questo suggeriva che la sorgente fosse una “fenice radio” in un ammasso di galassie, un’interpretazione che abbiamo confermato analizzando nuove osservazioni nei raggi X».
Il nome “fenice radio” richiama un’emissione che torna a brillare dopo essersi affievolita. Secondo lo scenario proposto nello studio, la Treble Clef si sarebbe infatti formata in due fasi. Inizialmente, un buco nero supermassiccio, probabilmente ospitato nella galassia più brillante dell’ammasso, avrebbe espulso plasma a velocità prossime a quella della luce. Le particelle cariche del plasma, muovendosi nei campi magnetici, avrebbero prodotto emissione radio di sincrotrone, poi affievolitasi man mano che perdevano energia.
Successivamente, la collisione dell’ammasso che ospita la sorgente con un altro ammasso di galassie avrebbe “ravvivato” l’emissione radio, fornendo nuova energia alle particelle e/o amplificando i campi magnetici. Anche le onde d’urto generate dalla collisione — simili a quelle che producono i boati degli aerei supersonici — potrebbero aver contribuito a questo processo.
Per cercare indizi della collisione, il gruppo ha analizzato le irregolarità nella distribuzione del gas caldo osservato da Chandra. Dall’immagine nei raggi X è stato sottratto un modello ovale e simmetrico che descrive la distribuzione della maggior parte del gas dell’ammasso. Nell’immagine residua emergono così due zone di emissione più intensa, a sinistra e a destra di una regione centrale più debole. Questa disposizione suggerisce che la collisione sia avvenuta prevalentemente lungo la direzione destra-sinistra nell’immagine. Secondo lo scenario proposto, lo scontro tra i due ammassi risalirebbe a qualche centinaio di milioni di anni fa e i due sistemi starebbero ora allontanandosi l’uno dall’altro.
Se le osservazioni permettono di ricostruire la storia fisica della sorgente, la sua forma lascia spazio anche all’immaginazione. La chiave di violino che le ha dato il soprannome non è l’unica figura riconoscibile: nella stessa struttura radio si può intravedere anche un drago gallese visto di profilo. Entrambe le somiglianze sono esempi di pareidolia, il fenomeno che ci porta a riconoscere figure familiari in ciò che osserviamo.
Per saperne di più:
Leggi su Astronomy & Astrophysics l’articolo “The Treble Clef radio phoenix and its old nonthermal filaments”, di A. Botteon, M. Brienza, K. Rajpurohit, N. Lyskova, E. Churazov, I. Khabibullin, T. Pasini, E. O’Sullivan, G. Brunetti, F. De Gasperin, E. De Rubeis, F. Gastaldello, D. N. Hoang, R. Kraft, G. Schellenberger, R. Sunyaev, R. J. van Weeren e F. Vazza
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The United States Army has launched a new task force aimed at countering Chinese efforts to block American and allied warships and aircraft in a potential conflict.
The 4th Multi-Domain Task Force (MDTF) – established at Fort Carson, Colorado on October 8 – is the latest addition to a series of specialised formations developed for operations in the western Pacific.
Those formations were earlier activated in Washington state, Germany and Hawaii.
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Le tensioni tra Kiev e Seoul sui prigionieri nordcoreani rammentano il ruolo di quest’ultima nel conflitto. I sudcoreani temono il rafforzamento militare di una P'yǒngyang che aiuta Mosca. Perché Polonia e altri Stati europei puntano su armi e tecnologie della Repubblica di Corea. Il ruolo americano nell'equazione.
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Video Facebook del sindaco di Salerno De Luca Da parte del Garante semplice richiesta di informazioni A seguito di una segnalazione giunta al Garante della Privacy, in cui veniva stigmatizzato l'ex governatore Vincenzo De Luca attualmente sindaco di ...
Accanto alle numerose novità di prodotto svelate al Salone di Parigi, tra cui la nuova crossover Omoda 4, Chery ha anche presentato il proprio piano strategico per l'Europa. Arrivata lo scorso anno, la Casa cinese punta a chiudere il 2026 con una presenza in 20 Paesi e 687 punti vendita: l'obiettivo per il prossimo anno è completare la "copertura" del continente, arrivando in tutti e 27 i mercati con 1.143 punti vendita. Per quanto riguarda la clientela, il marchio Chery conta di passare dalle attuali 100.000 unità vendute a 300.000 nel 2027. Non solo vendite Il piano di Chery non si limita ad ampliare la rete di vendita e distribuzione, ma punta anche a rafforzare a livello locale le divisioni di ricerca e sviluppo, produzione e assistenza, confermando l'articolazione della gamma su tre tecnologie di punta: ibrido full, ibrido plug-in ed elettrico, diversificate in base alle esigenze dei singoli mercati. In occasione della fiera di Parigi, il gruppo ha inoltre siglato con i fornitori locali un accordo per lo sviluppo sostenibile della filiera, un "passaggio fondamentale" verso la localizzazione delle attività in Europa.
Le batterie delle auto elettriche mantengono quasi il 90% della capacità originale dopo più di 80.000 chilometri. il dato che emerge in maniera evidente dallo studio "Quanto vale un'auto elettrica usata? La risposta è nella batteria", realizzato da Motus-E e Quattroruote Professional, sulla base di migliaia di casi reali.E non è tutto: dopo questa soglia il degrado rallenta sensibilmente, attestandosi intorno all'80% dopo circa 200.000 km. Un valore che viene confermato anche su base temporale: dopo circa sette anni di utilizzo, negli accumulatori delle auto elettriche rimane ancora più dell'87% della capacità iniziale. Una variazione che, nell'uso quotidiano, risulta quasi impercettibile in termini di autonomia. Auto elettriche usate, quanto conta la batteria Lo studio punta però a un secondo obiettivo: correggere il modo in cui il mercato dell'usato valuta queste automobili. Finora le elettriche di seconda mano sono state quotate con modelli derivati dalle endotermiche, che non tengono conto del parametro decisivo per questa tipologia di veicoli, ossia lo stato di salute della batteria, o SoH (State of Health). Come cambia la quotazione in base allo stato della batteria Quattroruote Professional ha quindi sviluppato un algoritmo proprietario che mette in relazione diretta SoH e valore residuo dell'auto, correggendo la quotazione quando lo stato rilevato si discosta di oltre il 3% dal livello atteso: in questo modo vengono premiate le vetture con batterie in condizioni migliori e penalizzate quelle che mostrano un degrado superiore alla media. Batterie delle elettriche usate, il nodo della trasparenza Uno dei problemi principali nel mercato delle elettriche usate rimane la trasparenza: a oggi, meno del 3% degli annunci di elettriche usate riporta informazioni sullo stato di salute della batteria. Una lacuna che, secondo lo studio, spinge - erroneamente - le quotazioni verso il basso, penalizzando tanto i venditori quanto gli acquirenti, e che paradossalmente impedisce di sfruttare un vantaggio specifico dell'elettrico, ovvero la possibilità di verificare con precisione lo stato del componente più rilevante del veicolo.La proposta di Motus-E, che raccoglie i principali operatori del settore della mobilità elettrica, è integrare il valore del SoH nei modelli di calcolo del valore residuo, rendendolo obbligatorio in tutti gli annunci grazie a un formato standardizzato e verificabile.
Citrix ha rilasciato aggiornamenti di sicurezza per risolvere 3 vulnerabilità, di cui una con gravità "alta", in UniconOS, sistema operativo per endpoint precedentemente noto come "eLux", utilizzato principalmente in ambienti di virtualizzazione desktop (VDI/DaaS). Tale vulnerabilità, qualora sfruttata, potrebbe consentire ad un attaccante locale, autenticato con privilegi limitati, di elevare i propri privilegi sul sistema interessato.
Il Partito Comunista è vicino ai cittadini, ai lavoratori e alle realtà sociali e associative di Taranto che sabato 17 ottobre scenderanno in piazza per chiedere salute, lavoro, sicurezza e un futuro senza inquinamento.
Da troppo tempo Taranto paga un prezzo altissimo: vite umane, salute pubblica, ambiente devastato, prospettive tolte. E da troppo tempo si finge che il lavoro e la salute siano due diritti in conflitto, come se chi lavora e le sue famiglie dovessero scegliere tra il pane e la vita.
L’ex ILVA è il simbolo più crudo di un modello industriale che per decenni ha messo il profitto davanti ai lavoratori, alla popolazione e al territorio. Ci ha lasciato in eredità una crisi ambientale, sanitaria e occupazionale che è ancora lì, aperta.
La salute non si sacrifica sull’altare della produzione, e difendere l’ambiente non può voler dire abbandonare chi lavora. Servono risposte concrete: investimenti pubblici, garanzie per l’occupazione, bonifiche vere e un piano di sviluppo che restituisca un orizzonte a tutto il territorio.
Crediamo che a decidere del futuro di Taranto debbano essere le tarantine e i tarantini, i suoi lavoratori, senza più scelte calate dall’alto e senza che le loro richieste vengano piegate a interessi che con quelli della collettività non c’entrano nulla.
Il 17 ottobre è un’occasione importante per riportare al centro del dibattito nazionale una questione che non riguarda solo Taranto, ma il diritto di ogni comunità a vivere e lavorare con dignità e in sicurezza.
Sosteniamo questa mobilitazione rispettando l’autonomia di chi l’ha promossa, e riconosciamo il valore di una lotta che nasce dal territorio e dai bisogni concreti di chi ci vive.
Invitiamo iscritti, simpatizzanti e tutti coloro che condividono queste rivendicazioni a partecipare alla manifestazione di sabato 17 ottobre 2026: ritrovo alle 16:00 in Piazzale Democrate, partenza del corteo alle 17:00.
Taranto ha diritto a un futuro. E a decidere quale, devono essere i suoi cittadini e i suoi lavoratori.
Non servono passerelle o promesse di circostanza. La vita di un intera popolazione non deve essere sacrificata agli interessi del profitto.
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La fibra di carbonio potrebbe presto cedere il passo a un'alternativa decisamente più ecologica e sorprendentemente efficace: i compositi in fibra naturale a base di lino. A guidare questa transizione tecnologica è l'azienda svizzera Bcomp.
A lawyer for a Ukrainian accused of blowing up the Nord Stream pipelines supplying Russian gas to western Europe said on Wednesday that Moscow used the network to exert political and economic pressure, as the former military officer’s trial opened in Germany.
Sergiy Kuznietsov is the first person to go on trial over the 2022 sabotage. The 50-year-old is accused of leading a Ukrainian team of divers and an explosives expert to bomb Nord Stream, seven months after Russia’s full-scale invasion of...
La casa come diritto e non come privilegio. È questo il tema scelto per l’edizione 2026 de La Notte dei senza dimora. L’evento che giunge alla sua 26esima edizione e dà appuntamento sabato 17 ottobre in piazza Sant’Eustorgio a Milano. L’iniziativa è organizzata dall’associazione Insieme nelle terre di mezzo in collaborazione con numerose realtà milanesi del Terzo settore che offrono sostegno alle persone fragili e in condizioni di marginalità.
La particolarità di quest’anno è la concomitanza con la Giornata Mondiale Onu per la Lotta alla Povertà, che si celebra ogni anno il 17 ottobre. Un’occasione per ritrovarsi a riflettere sulla condizione di chi vive in città senza una casa e su cosa fanno e possono fare insieme le istituzioni e il Terzo settore. Il momento di condivisione inizierà nel pomeriggio alle ore 16 e andrà avanti fino alla notte prevedendo anche numerose attività, giochi e musica per una vera e propria festa insieme.
Il pomeriggio in piazza Sant’Eustorgio durante l’edizione del 2025 – foto di Isabella Balena
Anche in questa edizione, per chi lo desidera, l’invito a dormire all’aperto è sempre valido: l’organizzazione ha individuato un luogo protetto dove coinvolgere i cittadini che decidono, per una notte, di fare quest’esperienza dimostrando vicinanza alle persone che ogni giorno vivono in strada.
Il tema dell’abitare riguarda tutti e non solo chi non ha una casa. La manifestazione vuole infatti ribadire che avere una casa non è un privilegio ma un diritto: le associazioni presenti con i loro volontari proporranno riflessioni e attività a tutti coloro che sceglieranno di partecipare all’evento di piazza.
Chiocciole in terracotta
A tutti i partecipanti sarà proposto il gioco “Caccia alle terracotte”, una caccia al tesoro di piccole chiocciole in terracotta in giro per la piazza e contenenti un messaggio sulla casa, per stimolare in modo diverso la visione dello spazio attorno a noi e per interrogarsi sul significato di casa. Il gioco ricalca quello proposto dal progetto di arte partecipata “Risveglia la chiocciola che c’è in te”, dedicato alla casa e ideato da Maurizio De Rosa, docente dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, come esperienza di esplorazione per creare occasioni di incontro e differenti esperienze dell’abitare.
Lotta allo spreco alimentare
Alle ore 18 si terrà un incontro sulla lotta allo spreco alimentare, al quale parteciperanno Lamberto Bertolé, assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano; Francesca Sozzi, Fondazione Ibva; Nicola Lamberti, ad di PlanEat, azienda che ha sviluppato una piattaforma di catering che evita lo spreco alimentare e che ha lanciato anche il progetto “Pasto sospeso”. A moderare l’incontro sarà Maria Cristina Ceresa, direttrice di Green Planner.
“La casa non è un privilegio” è anche il tema del Concorso della Fondazione Isacchi Samaja per artisti che vivono per strada, giunto alla decima edizione: saranno esposte in piazza le opere vincitrici di quest’anno per le sezioni narrativa e poesia, arti figurative, fotografia e alle ore 19 si terrà la premiazione. Nella sede della Fondazione (in via Nino Bixio 30 a Milano) si potranno invece ammirare le opere vincitrici di tutti i dieci anni.
La cena in piazza
Alle ore 20 sarà offerta una cena a tutte le persone con e senza dimora presenti. I piatti saranno preparati dalle associazioni che ogni giorno sono presenti in strada per distribuire pasti caldi: FondazioneProgetto Arca, grazie alla Cucina mobile e ai volontari che serviranno ai tavoli, sfornerà a scelta 300 porzioni di lasagne vegetariane e 300 porzioni di polenta con salsiccia e PlanEat offrirà 400 torte salate.
Gli stand delle organizzazioni partner
La serata proseguirà con la musica in piazza grazie alla presenza di vari artisti: Mitoka Samba, Marina Madreperla, il coro gospel Flowing Spirit Gospel Choir e Stefania Calabrese, in arte Ciglio. Alla Notte, inoltre, sarà presente il gruppo “Magliando” che, lavorando a maglia, prepara coperte, guanti e berretti per le persone senza dimora.
Un podcast per comprendere le radici delle disuguaglianze italiane e interrogarsi su come ridurre i divari che attraversano le nostre comunità. Tra patrimoni che crescono e redditi che ristagnano, tra chi eredita opportunità e chi eredita svantaggi.
I volontari di Mia-Milano in Azione saranno impegnati nella raccolta di prodotti igienici che verranno poi confezionati in kit personalizzati donati alle persone senza dimora in base alle esigenze di ognuno. I cittadini possono portare allo stand dell’associazione salviette umidificate, fazzoletti, dentifrici, deodoranti spray, lamette usa-e-getta e schiuma da barba, spazzolini, confezioni di sapone liquido, shampoo e docciaschiuma, assorbenti (si raccomanda che i prodotti siano nuovi e in formato possibilmente da viaggio perché più maneggevole per la vita in strada). Nella scorsa edizione sono stati consegnati 130 kit completi.
Il camper doccia
Saranno presenti anche i volontari dei City Angels che porteranno il camper utilizzato per offrire la possibilità di fare la doccia a chi vive per strada e i volontari di Croce Rossa Comitato di Milano che proporranno puzzle e sfide di enigmistica per adulti e bambini e allestiranno un grande pannello per contribuire alla sensibilizzazione sul tema dell’abitare: chi lo desidera potrà lasciare un messaggio e dare la propria risposta alla domanda “Cosa significa per te casa?”.
Le associazioni partner: Avvocato di strada, Caritas Ambrosiana, Casa della Carità, Casa di Gastone, Cena dell’Amicizia, City Angels, Croce Rossa Italiana – Comitato di Milano, Fio.PSD, Fondazione Fratelli di San Francesco, Fondazione Ibva, Fondazione Isacchi Samaja, Fondazione Progetto Arca, Mia-Milano in Azione, Opera Cardinal Ferrari, Opera San Francesco per i poveri, Ronda Carità e Solidarietà, SosMilano, VoCi Volontari Cittadini.
Nell’immagine in apertura le cena offerta delle organizzazioni partecipanti alla Notte dei senza dimora – foto di Isabella Balena, tutte le immagini da ufficio stampa
As the Artemis II crew members came close to passing behind the Moon and experiencing a planned loss of signal, they captured this image of a crescent Earth setting on the Moon’s limb on April 6, 2026. The edge of the visible surface of the Moon is called the “lunar limb.”
Credit: NASA
NASA will provide an update on its plans to return American astronauts to the surface of the Moon by 2028 at 2 p.m. EDT, Friday, Oct. 23, at the agency’s Kennedy Space Center in Florida.
The update will include details about NASA’s Artemis III mission that will send four astronauts to low Earth orbit next year to test critical systems needed for future lunar landings, and how plans to return American astronauts to the Moon by 2028 are progressing.
U.S. media interested in attending in person must apply online by 12 p.m., Friday, Oct. 16. To ask questions remotely, media must request the dial-in number from the Kennedy newsroom no later than one hour prior to the start of the update by emailing: ksc-newsroom@mail.nasa.gov. NASA’s media accreditation policy is online.
As part of a Golden Age of innovation and exploration, NASA will send Artemis astronauts on increasingly difficult missions near the lunar South Pole to explore more of the Moon than ever before. In addition to providing economic benefits and advancing scientific discovery through its Moon missions, NASA will establish an enduring human presence on the lunar surface and build on the agency’s foundation for the first crewed mission to Mars.
Entro il 2050 cresce l’esposizione delle infrastrutture italiane al rischio climatico; Liguria regione più critica. Sono tra i principali risultati della ricerca ‘Adattiva – Scenari di rischio climatico e resilienza infrastrutturale’, presentata ieri sera in anteprima alla Camera dei Deputati dalla climate tech Eoliann, in occasione della Giornata internazionale per la riduzione del rischio dei disastri naturali. L’analisi, realizzata con la piattaforma di climate risk analytics Airis, incrocia 18 categorie di infrastrutture italiane con 6 pericoli climatici e proietta i dati al 2050. L’evento, promosso dall’onorevole Luca Squeri, è stato patrocinato dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase) e dall’Associazione InfrastruttureSostenibili, con il supporto tecnico-scientifico di World Energy Council (Wec) Italia. Nel corso dell’evento istituzioni, aziende di infrastrutture ed esperti internazionali hanno dialogato su come proteggere reti, territori e servizi essenziali dagli impatti della crisi climatica. Attraverso Airis, piattaforma proprietaria di climate risk analytics che incrocia dati geospaziali, modelli fisici e Ai, la Società Benefit Eoliann ha provato a immaginare come potrebbe evolvere il rischio climatico per le infrastrutture del Paese da qui al 2050 e che cosa questo potrebbe significare per la vita quotidiana di chi quei territori li abita. L’analisi parte dai dati reali sulle infrastrutture italiane, così come sono geolocalizzate su OpenStreetMap (una mappa digitale open e collaborativa che permette di sapere esattamente dove si trovano elettrodotti, ferrovie, autostrade, aeroporti e reti di telecomunicazione sul territorio), raggruppandole in 18 categorie, chiamate ‘portafogli infrastrutturali’, ciascuna corrispondente a una tipologia di rete o impianto, per esempio, le linee elettriche ad alta tensione, quelle a media e bassa tensione, i tratti ferroviari, autostradali, ecc…. Per ciascuna di queste 18 categorie, si è valutato quanto esse siano esposte a 6 diversi tipi di pericoli climatici, come alluvioni, frane, vento estremo e incendi; incrociando le 18 categorie di infrastrutture con i 6 pericoli si ottengono 108 combinazioni possibili, che rappresentano la base numerica su cui si costruiscono i risultati della ricerca.
AI datacenters are a rats nest of fiber optic cables stitching together thousands of AI accelerators, NICs, switches, and everything else required to train and run the latest and greatest modes. Cisco hopes to untangle this mess with a new pluggable optic developed in collaboration with Nvidia that will pack between four and eight times the bandwidth of existing pluggables into a single port. Announced at the Open Compute Project (OCP) global summit this week, the ultra-dense small form factor pluggable (USFP) promises to pack up to 32, 400 Gbps lanes into a pluggable roughly the size of existing OSFP modules. Each of these pluggables would boast 12.8 Tbps of Ethernet bandwidth, as much as a high-end enterprise switch just a few years ago. To put that in perspective, the most sophisticated pluggable optics today cap out at around 1.6 Tbps using eight 200 Gbps links. Such a pluggable has the potential to significantly simplify cabling across AI datacenters where it isn't uncommon for each GPU to be paired with an 800 Gbps and soon 1.6 Tbps NIC. A single USFP pluggable could consolidate eight GPUs worth of cabling into a single fiber optic bundle. Meanwhile, on the switch side, a future 204.8 Tbps switch would only require 16 USFP ports to support 128 1.6 Tbps endpoints. Cramming all that connectivity into a single pluggable won't be easy. Today a high-end pluggable optic might pull on the order of 20 watts. Cisco's USFP spec calls for up to 100 watts per pluggable. There are also design constraints that have to be taken into consideration. Four times as many links per pluggable means 4x as many electrical contacts that have to be perfectly seated. Because of this Cisco says USFP modules will employ a two phase insertion mechanism in which the pluggable is first inserted into the cage and then a second mechanism is actuated to make the electrical connection. Speaking of reliability, USFP would have a bigger blast radius than conventional pluggables. A single bad laser or digital signal processor (DSP) has the potential to take out far more than a single GPU, but entire systems. While that might sound bad, it's nothing compared to co-packed or near-package optics where one failure could drop an entire rack's worth of accelerators from the network. Nvidia's participation in the development of the USFP standard is notable as the Ethernet networking titan has largely moved away from pluggables in its most recent set of switches. Many of its Spectrum-X and Quantum-X switches now use co-packaged optics and for good reason. Cutting out the pluggables on the switch side nets a roughly 30 percent power savings. But while Nvidia's latest switches may use CPO, its NICs still rely on pluggables in part because it offers integrators greater flexibility. Not everyone is building 100,000-plus GPU clusters for training. For racks utilizing a top of rack switch, lower power direct attach copper cabling can be used without much issue. Given Nvidia's investments in CPO we can only speculate on its interests in USFP, but it likely comes down to densification. The AI infrastructure giant is rapidly moving toward 600 kW racks packing 144 GPUs on board. First teased in early 2025, Nvidia's Vera Rubin Ultra platform promised 115.2 TB/s scale out bandwidth per rack or about 3.2-6.4 Tbps of bandwidth per GPU package depending on whether they're counting bidirectional bandwidth or not. It just so happens that Cisco's initial USFP spec calls for 16, 400 Gbps links per pluggable, or about 6.4 Tbps of bandwidth. While Cisco and Nvidia may be leading the charge on the development of an ultra dense optical pluggable, like most things Ethernet, USFP will be an open standard anyone can use in their designs. Microsoft taps Cisco for multi-datacenter AI Alongside Cisco's latest tie up with Nvidia, Switchzilla also revealed that Microsoft is now using its Silicon One P200 routing chips to distribute workloads across multiple datacenters. Nvidia and others have taken to calling this kind of multi-site computing: scale across networking. We discussed Cisco's datacenter-scale routing platform at length late last year, but the silicon competes directly with products like Nvidia's Spectrum-XGS and Broadcom's Jericho 4-based offerings. Cisco touts the P200 as the first 51.2 Tbps systems "deployed in a production environment by leading hyperscalers." With enough qualifiers you can be the first at anything. As we reported at the time, Microsoft was among the first major hyperscalers to embrace scale-across networking as a means of overcoming local power constraints with its Fairwater clusters in Wisconsin and Georgia. And it seems we finally know the hardware good old Redmond is using to stitch them together. Cisco gives SONiC some love Speaking of hyperscalers, one thing you probably won't find in a hyperscale network is Cisco's Nexus network operating system (NOS). Hyperscalers like Microsoft typically employ vendor agnostic NOS platforms to avoid vendor lock-in and make managing networks across multiple Ethernet vendors cheaper and easier. Originally developed by Microsoft and later open sourced, SONiC is among the most popular and widely deployed of the hyperscale NOSes. SONiC support, we should note is nothing new for Cisco which contrary to popular belief is more than willing to sell you any one piece of its networking stack, assuming you've got a big enough purse — the hyperscalers certainly do. As such Cisco is one of the biggest contributors to the SONiC project. Instead of forcing customers to use its software stack, Cisco's approach to SONiC and the hyperscale is to extend the NOSes capabilities to better take advantage of ASIC's unique capabilities and allow for integration with its services. At OCP this week, Cisco announced support for its Live Protect platform in SONiC to make it easier for customers to keep up with security patches in the wild. This capacity is expected to roll out next year. ®
Rilasciati aggiornamenti di sicurezza che risolvono diverse nuove vulnerabilità in Wazuh, di cui 3 con gravità “critica” e 5 con gravità “alta”. Per le CVE-2026-74035, CVE-2026-74036, CVE-2026-74037, CVE-2026-74040, CVE-2026-74041, CVE-2026-74043 e CVE-2026-74045 risulta disponibile un Proof of Concept (PoC) in rete.
Palazzo Nuovo - Via Sant'Ottavio 20 a Torino (venerdì, 16 ottobre 09:30)
16/10 SCIOPERO STUDENTESCO : SOLDI ALL'UNIVERSITÀ NON ALLA GUERRA!
h. 9:30 PALAZZO NUOVO
Il 16 ottobre, in occasione dello sciopero studentensco , scendiamo in piazza anche come universitari contro questo modello di università che favorisce i privati e gli accordi bellici invece del nostro diritto allo studio.
Studentati fatiscenti , insufficienza di posti letto, aule sovraffollate e carostudi: gli studenti universitari di tutto il paese, dalle tende alle piazze, si stanno mobilitando per conquistarsi un diritto allo studio e un futuro!
Nell'ultima settimana a Torino siamo stati in tenda in presidio permanente sotto la sede di EDISU per ottenere soluzioni concrete di fronte alle centinaia di studenti che da un giorno all'altro sono stati spostati in residenze fuori città e per denunciare l'insufficienza di posti letto pubblici e la condizione fatiscente degli studentati.
Contemporaneamente siamo stati in presidio sotto l'ufficio Edilizia di Unito consegnando una lettera che si rivolge all'ufficio, alla Rettrice e a tutti i dipartimenti per denunciare la situazione delle aule sovraffollate e chiedere più aule e spazi universitari.
Di fronte alle cariche agli studenti in presidio sotto EDISU e al silenzio dei Rettori la lotta non si ferma: dal 16 fino allo sciopero generale del 30 ottobre scendiamo in piazza a Torino contro l'unversità che Bernini , governo, EDISU e Rettori ci stanno consegnado!
Da tutto il paese gli studenti chiedono più soldi all'università e non alla guerra, il 16 ottobre svuotiamo anche le aule universitarie e accendiamo la miccia anche in Italia:
Il marchio di abbigliamento Woolrich Europe ha annunciato ufficialmente il proprio impegno a rinunciare all’utilizzo di pellicce. L’annuncio – che arriva dopo l’invio all’azienda di oltre 200.000 e-mail e lo svolgimento di manifestazioni pubbliche davanti ai suoi negozi in tutta Europa – è stato dato in collaborazione con la Fur Free Alliance, una coalizione composta da 45 organizzazioni per la protezione degli animali. “È particolarmente significativo – commenta Joh Vinding, Presidente della Fur Free Alliance – che un marchio nato producendo cappotti bordati di pelliccia per i cacciatori di animali da pelliccia scelga oggi di rinunciarvi”. Un cambiamento di passo dovuto alla nuova proprietà, BasicNet, che ha acquisito Woolrich Europe da L-Gam, un fondo d’investimento con sede in Lussemburgo. Nell’ambito dell’accordo, l’azienda cesserà la produzione di nuovi capi contenenti pellicce animali entro il 31 dicembre 2026. Di conseguenza, dal 2027, tutte le nuove collezioni di Woolrich Europe saranno prive di pellicce. La decisione arriva in un momento cruciale per il futuro dell’industria della pellicceria in Europa. La Commissione Europea sta infatti valutando come rispondere all’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) “Fur Free Europe”, che ha raccolto oltre 1,5 milioni di firme a favore dell’introduzione di un divieto di allevamento di animali da pelliccia e di commercializzazione di prodotti di pellicceria in tutta l’Unione Europea.
Dalle comodità delle supercar alle ruote tassellate: il trapper romano si mette alla prova con il Campionissimo Tony Cairoli: consigli tecnici e inevitabili scivolate. Ecco come è andato l'inedito "Tony vs Tony" che sta facendo parlare i social
The government appointed an overseer to the last big news channel critical of President Recep Tayyip Erdogan. The authorities have now replaced the leadership at five major news outlets.
I Carabinieri della Stazione di Livorno Porto hanno denunciato in stato di libertà una 50enne livornese, pregiudicata, con l’accusa di rapina commessa ai danni di un anziano. Secondo la ricostruzione dei militari, che hanno avviato le indagini subito dopo avere ricevuto la segnalazione di reato dell’anziana vittima, quest’ultima, mentre si trovava nella propria abitazione, avrebbe ricevuto, la visita di una donna sconosciuta. La stessa si era presentata alla porta chiedendo un bicchiere d’acqua. Una volta sulla soglia di casa, avrebbe spintonato con forza l’anziano per guadagnarsi l’ingresso in casa. Approfittando dello stato di smarrimento e dell’invalidità dell’uomo si è recata in camera ed ha velocemente portato via un telefono cellulare e un portamonete con denaro, per poi fuggire.
I Carabinieri, dall’esame delle telecamere di videosorveglianza della zona, sono riusciti a circoscrivere il campo d’azione dell’autore del reato sino a poter concentrare l’attività sulla 50enne, rivelatasi già nota per reati analoghi, che è stata riconosciuta nella persona responsabile del reato. Una volta identificata, è stata denunciata in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria di Livorno per rapina.
Le materie plastiche dovrebbero essere chimicamente inerti, ma quando si frantumano in microplastiche e nanoplastiche le cose cambiano: quando queste particelle entrano a contatto con l’acqua, generano i cosiddetti radicali liberi, molecole altamente reattive che danneggiano le cellule di animali ed esseri umani. Lo indica lo studio pubblicato sulla rivista Nature, guidato da Columbia University e Università della California a Berkeley, che mette in discussione la visione comune della plastica come materiale passivo e sicuro. La scoperta potrebbe portare alla riprogettazione delle plastiche di largo consumo, come quelle usate per confezionare alimenti, imbottigliare acqua e realizzare giocattoli, in modo da ridurre gli effetti tossici sulla salute e sull’ambiente. Grazie a esperimenti condotti in laboratorio e simulazioni effettuate al computer, i ricercatori coordinati da Wei Min della Columbia e Teresa Head-Gordon dell’Università della California hanno osservato ciò che succede quando le microplastiche interagiscono con l’acqua, come avviene nelle bottiglie o quando vengono assorbite nel flusso sanguigno e nelle cellule. Le molecole d’acqua diventano chimicamente attive quando entrano in contatto con la plastica: si crea, così, un ambiente che favorisce il trasferimento di elettroni tra le molecole, portando alla formazione di radicali liberi. “Man mano che la plastica si frammenta in particelle sempre più piccole – affermano i ricercatori – la sua superficie aumenta enormemente. Qui l’acqua svolge un ruolo attivo fondamentale, anziché limitarsi a fare da spettatrice: è essenziale per rendere reattive queste microplastiche”.
A massive cybercriminal ecosystem facilitating more than a billion malicious messages targeting over 75,000 organizations across 150 countries has been disrupted by law enforcement agencies and partners worldwide. [...]
In Valle d’Aosta nascono tre nuovi servizi veterinari per gli animali da compagnia, promossi dall’assessorato regionale alla Sanità e realizzato dall’azienda Usl. Si tratta dello sportello animali da compagnia, che avrà in compito di dare informazioni e supportare le persone a una convivenza sana e responsabile con il proprio animale, del consultorio comportamentale per gli animali da compagnia, che aiuterà i proprietari a prevenire ed eventualmente affrontare le difficoltà emerse e infine dell’ambulatorio veterinario sociale destinato alle persone con fragilità. In questo caso, saranno i servizi sociali ad attivarlo, e sono già sei le persone che ne hanno usufruito e i veterinari hanno preso in carico sette cani e un gatto. La sede dei tutti e tre i servizi si trova in località Amérique a Quart, presso il dipartimento di prevenzione. In Valle d’Aosta ci sono 20 mila cani ”chippati”, ovvero iscritti all’anagrafe canina dei vari comuni, che è obbligatoria per legge. Mentre i gatti sono poco meno di sei mila quelli censiti. Si tratta di un dato sottostimato. “Si tratta di tre nuovi strumenti complementari tra loro – spiega la veterinaria Enrica Muraro – e l’obiettivo è quello di lavorare sulla prevenzione, prima che possano insorgere criticità”. Negli anni, infatti, le segnalazioni all’AUsl, relative a problemi igienico-sanitari o di benessere animali sono passata da 17 del 2020 a 49 dello scorso anno. Quest’anno, nei primi nove mesi sono state 38. Le morsicature lo scorso anno sono state 118, un dato in diminuzione rispetto al 2021 quando erano state 166. La direttrice della struttura di igiene degli alimenti e delle produzioni zootecniche, Sandra Ganio sottolinea: “Il nostro obiettivo è quello di rafforzare la prevenzione per aiutare a creare una sana relazione persone-animali e offrire risposte appropriate ai padroni”.
US President Donald Trump said that “massive” oil, gas and mineral exploration is set to begin in “our new and beautiful Greenland”, though it was not clear what developments he was referring to on an island where resource extraction has stymied companies for decades.
Despite Trump’s optimism, the harsh climate of Greenland – a self-governing territory of Denmark, rather than a part of the United States – as well as a lack of infrastructure have foiled all previous attempts to extract so-called...
Abbiamo sempre più bisogno di cura e rischiamo di avere sempre meno persone disposte a sceglierla come professione. Questo paradosso tocca le famiglie, i servizi e le istituzioni ben prima di diventare un tema di politica pubblica. Da qui è partito il webinar “Prendersi cura di chi cura. Come costruire un welfare sostenibile”, nuovo appuntamento di “Agorà Bene Comune”, il percorso di riflessione sui temi più urgenti dell’agenda sociale italiana promosso dalla Direzione Impact della Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo insieme a VITA.
Introdotto da Andrea Lecce, responsabile della Direzione Impact di Intesa Sanpaolo, e moderato da Stefano Arduini, direttore di VITA, l’incontro ha visto gli interventi di Francesco Seghezzi, presidente dell’Associazione Adapt, di Maria Grazia Campese, presidente e direttrice generale della cooperativa sociale Spazio Aperto Servizi, di Riccardo Sollini, direttore generale della Fondazione Anffas di Macerata e autore del libro “I care. Curare e prendersi cura”, e di Alessia Minuz, presidente di Koinè Cooperativa sociale.
Guarda il webinar sul canale YouTube di VITA
La cura come infrastruttura
Siamo abituati a considerare infrastruttura soltanto ciò che è materiale, ha osservato Lecce in apertura, ne esiste però una altrettanto essenziale per la coesione e lo sviluppo del Paese: quella costituita dalle persone che educano, assistono, accompagnano le fragilità e contribuiscono a costruire autonomia e inclusione. Oggi questa infrastruttura è chiamata a confrontarsi con sfide profonde, legate all’invecchiamento della popolazione, all’evoluzione dei bisogni sociali e alla trasformazione delle reti familiari. In questo contesto, ha osservato Andrea Lecce, la riflessione non può limitarsi alla disponibilità futura di operatori qualificati, ma deve concentrarsi sulle condizioni che rendono le professioni della cura attrattive e sostenibili. Per questo, secondo Lecce, non basta chiedersi dove troveremo gli operatori di cui avremo bisogno. La domanda più scomoda è un’altra: «che cosa dobbiamo cambiare perché una persona scelga di lavorare nella cura e scelga, nel tempo, di continuare a farlo». Retribuzione adeguata, qualità organizzativa, opportunità di crescita professionale, ma anche riconoscimento sociale, rappresentano elementi fondamentali per valorizzare chi ogni giorno opera a servizio delle persone e delle comunità.
Raccontare le professioni del sociale non è un atto di cronaca, ma un atto culturale e politico. È la scelta di portare finalmente sotto i riflettori chi lavora nell’ombra, chi svolge un mestiere che la società finge di rispettare e che invece tratta con noncuranza. Lo facciamo su VITA magazine di maggio. SOCIAL WORKER, SENZA DI LORO PERDIAMO TUTTI
È in questa prospettiva che si inserisce l’impegno della Direzione Impact della Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo che promuove una lettura dei risultati capace di andare oltre i tradizionali indicatori quantitativi. La misurazione dell’impatto dei finanziamenti a iniziative ad alto valore sociale messo a punto dalla Direzione Impact, consente infatti di comprendere quali cambiamenti concreti generino gli investimenti nelle comunità, nelle organizzazioni e nella vita delle persone, offrendo strumenti utili per orientare in modo più efficace le scelte future. Come ha ricordato Lecce, l’obiettivo è passare «dal misurare ciò che facciamo al comprendere ciò che cambia». Quando i bisogni di cura diventano sempre più diffusi e complessi, ha aggiunto, la risposta non può che essere collettiva. E’ la finalità degli incontri di Agorà Bene Comune: favorire il confronto tra istituzioni, Terzo settore, mondo economico e società civile per individuare soluzioni condivise e rafforzare le condizioni che rendono il welfare più sostenibile, inclusivo e capace di generare valore per l’intera comunità.
Il sommerso che cresce nei servizi alla persona
È passata quasi inosservata, ha esordito Seghezzi, la notizia che nel 2023, ultimo anno con dati disponibili, il lavoro irregolare in Italia è tornato a crescere dopo cinque anni di flessione. Le unità di lavoro non regolari sono 3,1 milioni, 145mila in più rispetto al 2022 (+4,9%). Il tasso di irregolarità è salito al 12,7% dal 12,5%, e il sommerso è cresciuto al doppio del ritmo dell’occupazione regolare (+2,4%). Il terziario resta l’area più esposta, con un tasso medio del 13,9% che nei servizi alla persona arriva al 40,5%. Per molte famiglie, infatti, le prestazioni non dichiarate continuano a fare da valvola di flessibilità. Nel solo lavoro domestico, secondo le stime di Domina, gli irregolari sono 742mila, in larghissima parte donne (88%) e straniere (69%). Sono lavoratrici senza tutele durante il rapporto e senza prospettiva previdenziale, che lavorano fino a tardissima età per arrivare, nel migliore dei casi, a un assegno sociale che pesa sui conti pubblici.
Sullo sfondo c’è un Paese che invecchia. Secondo le previsioni Istat gli over 65, oggi il 24,7% della popolazione, saranno il 34,5% nel 2050, mentre i 15-64enni scenderanno dal 63,4% al 55,3%. Cresce dunque chi ha bisogno di cura e si riduce chi dovrebbe lavorare, contribuire e fare da caregiver. L’Italia conta 1,5 lavoratori della long-term care ogni 100 over 65, contro una media Ocse di 5. Anche la base professionale invecchia: tra i lavoratori domestici regolari il 27,2% ha almeno 60 anni e appena l’1,6% meno di 25.
Per Seghezzi il problema è insieme vecchio e nuovo. È vecchio perché in Italia non è mai esistito un vero mercato del lavoro domestico e di cura. È nuovo perché la demografia e la crescita dell’occupazione femminile hanno moltiplicato i bisogni e ridotto chi se ne faceva carico. Ne nasce un meccanismo perverso. La cura resta culturalmente legata alle donne, e così l’aumento dell’occupazione femminile si traduce in più lavoratrici in nero, spesso straniere, dentro un sistema che «scarica i costi del lavoro di cura su chi dispone di minori risorse economiche e di tutela». Per uscirne serve un sostegno pubblico a tutti i livelli, con una detassazione e una decontribuzione importanti che favoriscano l’emersione, e serve un ruolo attivo delle relazioni industriali. Prima ancora, però, serve cambiare sguardo: smettere di considerare questi lavori servizi a basso valore aggiunto e misurarne il valore con metriche diverse. Metriche legate agli effetti che la cura produce su persone e famiglie e alle sue ricadute economiche e sociali.
Per trovarli bisogna sapere perché dovrebbero restare
Da quel cambio di metrica è ripartita Maria Grazia Campese, descrivendo un cortocircuito: mentre il bisogno di cura cresce, diminuisce la capacità del sistema di attrarre e trattenere chi deve garantirla. Le cooperative non possono più chiedersi soltanto dove trovare gli operatori. Devono chiedersi che cosa debba cambiare perché una persona qualificata scelga di entrare in imprese come Spazio Aperto Servizi e decida di rimanerci. Campese ha condensato la risposta in quattro parole, senso, crescita, valore ed equilibrio, che chiamano in causa tre livelli.
Il primo sono le politiche pubbliche. Nei servizi ad alta intensità di lavoro, qualità, sostenibilità economica e condizioni dei lavoratori sono legate a filo doppio, e servono finanziamenti e regole coerenti con il costo reale della qualità. Il secondo sono le organizzazioni, chiamate a superare un modello fondato implicitamente sulla disponibilità al sacrificio. Devono costruire condizioni che tengano insieme senso del lavoro, crescita professionale, autonomia ed equilibrio tra vita e lavoro, restituendo spazio alla competenza e spostando l’attenzione dalle prestazioni erogate agli esiti prodotti. Il terzo è il sistema economico e finanziario. Può sostenere investimenti di medio-lungo periodo sulle persone e sull’innovazione, e contribuire a sviluppare metriche capaci di rendere visibile il valore che il welfare genera nel tempo. «La sfida», ha detto Campese, «non è soltanto aumentare le risorse disponibili, ma cambiare la metrica del valore con cui orientiamo le decisioni di investimento».
Dal minutaggio alla comunità
Più radicale l’impostazione di Riccardo Sollini. Per lui il primo passo è liberare il Terzo settore dalla logica di mercato e burocratica, fatta di minutaggi rigidi e di una standardizzazione di stampo ospedaliero, che riduce la cura a mera prestazione. L’alternativa sono i servizi su base comunitaria, nei quali il servizio torna a essere «uno spazio di vita, di incontro e di partecipazione attiva».
Dentro questo cambio di modello Sollini colloca la questione generazionale. Le nuove generazioni non vanno «subite» né considerate soltanto manodopera: vanno inserite in posizioni chiave. Portano infatti nei servizi la spinta al cambiamento metodologico, all’innovazione e al rigore basato sulle evidenze, e rompono le zone di comfort in cui gli enti rischiano di arenarsi. Il ricambio, però, non deve cancellare la storia e l’etica degli operatori storici. Qui entra in gioco il reverse mentoring, uno scambio in due direzioni: i giovani mettono a disposizione metodo scientifico e visione progettuale, i senior trasmettono l’etica della cura e la capacità di gestire la complessità umana. Per Sollini è «l’antidoto al burnout e alle dimissioni volontarie».
Sullo sfondo c’è una lettura politica del lavoro sociale. Il Terzo settore, ha ricordato Sollini, è nato come coscienza critica della società e corpo intermedio, non come fornitore low cost dello Stato. Per tornare a essere strumento di trasformazione della realtà deve saldare il rigore scientifico con la coscienza politica dei diritti. Da qui una proposta concreta: rivedere i piani di studio e portare il Terzo settore nei comitati di indirizzo dei corsi universitari.
Specie rare
Il filo della visibilità è stato ripreso da Alessia Minuz, che ha portato l’esperienza di Koinè, una cooperativa che ha scelto di agire sul riconoscimento simbolico, culturale e professionale del lavoro sociale. La perdita di attrattività delle professioni del welfare, ha spiegato, dipende certo dalla retribuzione, che resta decisiva. Ma pesa anche un immaginario che riduce competenze complesse a vocazione, disponibilità personale o sacrificio. Con la campagna “Specie Rare” Koinè ha trasformato una difficoltà interna alle organizzazioni in una questione pubblica. La campagna rappresenta educatrici, educatori e professionisti sociali come specie in via di estinzione, la cui scomparsa mette a rischio l’intero ecosistema del welfare.
Alla denuncia si è affiancata la prova del valore. Nei 14 nidi d’infanzia che gestisce in Lombardia, Koinè ha realizzato una valutazione d’impatto che ha coinvolto 569 famiglie, l’80% di quelle iscritte nella primavera 2025. Oltre il 95% ha espresso un giudizio molto positivo sul rapporto con educatrici ed educatori. Il 92% ha riconosciuto progressi dei bambini nelle competenze motorie e nell’autonomia, l’88% nella comunicazione e nel linguaggio, l’86% nella gestione delle emozioni e delle relazioni. Sono numeri che restituiscono il nido non come semplice risposta organizzativa all’esigenza di conciliazione, ma come luogo che produce cambiamenti concreti nella vita di bambini, famiglie e comunità. E servono anche a chi ci lavora. Quando una professionista vede documentato che il suo intervento ha sostenuto l’autonomia di un bambino o generato fiducia tra servizio e comunità, ha osservato Minuz, riceve una conferma pubblica della propria competenza. La valutazione diventa così strumento di apprendimento, di miglioramento e di dignità professionale.
Da qui i tre impegni proposti da Minuz. Il primo è raccontare le professioni attraverso le competenze, superando la retorica del sacrificio e della vocazione. Il secondo è misurare i cambiamenti generati e non soltanto le prestazioni erogate, coinvolgendo lavoratori, famiglie e comunità. Il terzo è trasformare le evidenze in decisioni, perché il riconoscimento simbolico diventi anche economico, organizzativo e politico. «Non possiamo prenderci cura di chi cura», ha concluso, «se continuiamo a considerare invisibile il valore che il suo lavoro genera».
Una responsabilità condivisa
Gli interventi partivano da angolature diverse: i dati sul lavoro sommerso, la gestione di un’impresa sociale, il modello di servizio, la valutazione d’impatto. Eppure hanno evidenziato una convinzione comune: riconoscere e valorizzare il lavoro di cura rappresenta una condizione essenziale per garantire la sostenibilità del sistema di welfare nei prossimi anni. In questo percorso, la capacità di misurare gli effetti sociali generati dalle iniziative assume un ruolo sempre più strategico, perché rende visibili i risultati che spesso rimangono nascosti e fornisce evidenze utili per orientare investimenti, politiche e modelli organizzativi. Per questo la domanda con cui Lecce aveva aperto l’incontro, chi si prende cura di chi cura?, non può che avere una risposta che coinvolge una pluralità di attori: istituzioni, organizzazioni del Terzo settore, comunità e sistema economico-finanziario. Una responsabilità condivisa che richiede visione, collaborazione e capacità di generare impatto misurabile, affinché la cura sia sempre più «una responsabilità condivisa», riconosciuta come un investimento sul bene comune e sul futuro del Paese.
Il consiglio provinciale di Bolzano ha approvato con 15 voti favorevoli, 14 contrari ed un’astensione una mozione di Jürgen Wirth Anderlan (JWA Wirth Anderlan) che impegna la giunta provinciale a “verificare tempestivamente la disponibilità di un’eventuale sede per un rifugio per animali nella parte occidentale della provincia, particolarmente in zona Tisner Auen”, nel Burgraviato. La proposta prevede, inoltre, “in caso di esito positivo di elaborare, d’intesa con le associazioni animaliste della provincia e con esperti, un progetto per le aree e le costruzioni necessarie per la realizzazione di un rifugio per animali in zona Tisner Auen”; di “finanziare con fondi provinciali la costruzione d’idonee strutture” da mettere a disposizione, “gratuitamente o a condizioni agevolate, di un’associazione in grado di gestire un rifugio per animali” e “di valutare, dopo la costruzione del rifugio, la possibilità di un finanziamento continuativo sul modello di altri rifugi per animali esistenti in provincia”.
Si intitola “Pinocchio – Le avventure visive di un burattino” la mostra che, tra il 1° novembre prossimo (vernissage su invito il 31 ottobre 2026) e il 10 gennaio 2027 al Museo della Città di Livorno-Polo Culturale Bottini dell’Olio, offrirà uno straordinario spaccato della evoluzione iconografica e delle molteplici rappresentazioni artistiche del burattino più famoso al mondo.
Dedicata appunto al più celebre personaggio creato dall’autore Carlo Lorenzini, universalmente noto come Collodi, nell’anniversario dei 200 anni dalla sua nascita, l’esposizione è realizzata dal Comune di Livorno – membro del Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Carlo Collodi, istituito dal Ministero della Cultura su proposta della Fondazione Nazionale Carlo Collodi – insieme ad Aliarte A.p.s., in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Carrara.
L’esposizione ha il patrocinio dellaRegione Toscana, e della Fondazione Nazionale Carlo Collodi, e il contributo di Unicoop Firenze, Fondazione Livorno, ASA S.p.A.
L’organizzazione dell’iniziativa è stata possibile grazie anche al contributo e al supporto dei Mecenati Art Bonus Erredue S.p.A. e Rotary Club di Livorno, nonché di coloro che hanno scelto di restare nell’anonimato.
Il percorso espositivo
L’esposizione si svolgerà su due livelli paralleli.
Da una parte riallaccerà i fili tra la città di Livorno e l’autore tramite i binari della celebre ferrovia Leopolda, protagonista del volume del 1856 “Un romanzo in vapore. Da Firenze a Livorno”, dove un giovane Carlo Lorenzini descriveva con pungente ironia le origini della città labronica; dall’altra esplorerà il successo del capolavoro “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino” nell’ambito delle arti visive.
Il percorso espositivo trae la sua linfa principale dalle opere della prestigiosa Collezione Sergio Cereda, proponendo un originale e articolato excursus della storia visiva del burattino. Il visitatore sarà accompagnato in un viaggio storico e artistico che prende le mosse dal volume originale del 1883, arricchito dalle figure di Enrico Mazzanti, per giungere fino alle tavole e alle visioni di maestri quali Jacovitti e Roberto Innocenti, affiancate da dipinti e sculture.
A queste testimonianze storiche si affiancheranno i lavori inediti realizzati dagli allievi della Scuola di Fumetto e Illustrazione dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, offrendo un confronto diretto con la contemporaneità.
Ad arricchire l’itinerario e valorizzare il patrimonio locale vi saranno inoltre edizioni storiche delle Biblioteche civiche e produzioni di artisti noti al pubblico livornese quali Mario Madiai, Ugo Nespolo, Fabio Leonardi.
Il commento dell’assessora alla Cultura Angela Rafanelli
“Non poteva esserci modo migliore di celebrare il bicentenario di Carlo Lorenzini che affidare Pinocchio al talento dei giovani. Lo facciamo con gli allievi della Scuola di Fumetto e Illustrazione dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, nell’anno in cui la città è Capitale toscana dell’arte contemporanea.
I ragazzi sono i protagonisti del presente, come ci ricordava Teresa Mattei, la più giovane delle nostre ventuno madri costituenti. E chi meglio di loro può raccontare un personaggio che cerca sé stesso, sbaglia strada, si lascia incantare e ricomincia? Dare spazio a questa ricerca è anche il compito della cultura: ascoltare i giovani e riconoscere quello che hanno da dirci.
In questa mostra le loro opere dialogano con quelle di artisti affermati, con il nostro patrimonio e con la Collezione Sergio Cereda. È un incontro prezioso, per il quale ringrazio Cereda e tutti gli artisti coinvolti. Pinocchio continua a parlarci perché, in fondo, nessuno di noi ha finito di crescere”.
Inaugurazione: sabato 31 ottobre 2026, ore 16.30
Preview stampa: sabato 31 ottobre 11.30. La mostra sarà poi aperta al pubblico dal 1° novembre.
Biglietti: € 3,00.Saranno esentati dal pagamento i minori di 18 anni, gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado con i rispettivi accompagnatori, le persone con disabilità insieme a un accompagnatore, gli iscritti alle università della Toscana, i giornalisti con tesserino dell’Ordine, gli ultrasessantacinquenni e i soci Unicoop Firenze.
Orari: martedì-domenica 10.00-19.00
Gli orari, salvo successive modifiche, coincideranno con quelli del Museo della Città.
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Middle powers should become “indispensable” chokepoints to safeguard strategic autonomy and survive the power rivalry between the US and China, former leaders and top diplomats said at a forum in India on Wednesday.
The assessment comes as smaller and middle-tier countries seek to protect themselves from mounting geopolitical uncertainties arising from the tariff war launched by US President Donald Trump.
The trade conflict has hit America’s allies and foes alike and grown complicated amid...
Middle powers should become “indispensable” chokepoints to safeguard strategic autonomy and survive the power rivalry between the US and China, former leaders and top diplomats said at a forum in India on Wednesday.
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The AI-enabled operation used spoofed emails, fake government documents, and the creation of a local organization to target schools in Peru and Ecuador, among other efforts.
The U.S. Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA) urged security teams to immediately patch an Ivanti Connect Secure (ICS) flaw exploited in zero-day attacks since at least October 1st. [...]
Si ispira alla YZF 750R rosa di metà anni ’90. Per l’Italia non c’è nulla di confermato. Il comunicato europeo dice solo che le date di consegna e prezzi variano da Paese a Paese e rimanda ai distributori nazionali
Adobe ha rilasciato aggiornamenti di sicurezza per risolvere molteplici vulnerabilità, di cui 26 con gravità “critica” e 99 con gravità “alta”, nei prodotti Dimension, FrameMaker, Substance 3D, Bridge, Content Credentials SDK, Commerce, ColdFusion, Photoshop ed Experience Manager (AEM).
Sono diventati 170 i chilometri di strade interessati dai lavori di diserbo iniziati il 15 settembre dalla ditta Isam Srl che ha l’affidamento del servizio per tre anni.
Ad oggi le operazioni di pulizia dalle erbe infestanti hanno riguardato i quartieri di Corea, Shangai, Leccia, Scopaia, Garibaldi, Bastia-Fiorentina, Sorgenti e Ardenza.
Sono in corso le operazioni di diserbo nei quartieri: Coteto, Centro, Benci, La Rosa, Pontino, Salviano, La Cigna, Torretta, Cappuccini, Collinaia, Magenta.
I prossimi interventi riguardano: Antignano, Fabbricotti, Stazione, Ospedale, San Marco, San Jacopo, Porta a Mare, Colline, Venezia.
Sono quattro le squadre al lavoro formate ognuna da cinque persone. E’ previsto un lavoratore in più in caso di emergenza.
Some of America's biggest tech companies have a warning for Europe: curb your reliance on US cloud providers, and it could cost you €115 billion. That's the finding of a new study commissioned by CCIA Europe, a lobbying group whose members include Amazon, Google, and Meta, companies that have plenty of reasons to want European governments to keep buying American cloud services. The research, conducted by the European Centre for International Political Economy (ECIPE), claims the European Commission's proposed Cloud and AI Development Act (CADA) could saddle Europe with €115 billion in costs over the next decade, more than six times the Commission's upper estimate of €18 billion. The report argues that restrictions favoring European cloud providers would leave governments and businesses facing hefty bills to migrate workloads and rewrite software. It puts direct public-sector costs at €33.3 billion, with a further €80 billion potentially falling on private companies in sectors including banking, healthcare, energy, and transport. However, a rather large asterisk is attached to that €80 billion figure. It assumes the Commission extends sovereignty requirements beyond public procurement to cover 25 percent of cloud workloads in essential private-sector industries. In other words, it's a modeled scenario, not a bill Brussels has already handed European businesses. The study also comes with some baggage of its own. CCIA represents several US technology giants that dominate the European cloud market, including Amazon and Google. Both have spent years selling European customers cloud services while more recently developing sovereign cloud offerings designed to address concerns about foreign ownership, data access, and regulatory control. Amazon, for example, has been developing its AWS European Sovereign Cloud, while Google markets a range of sovereign cloud solutions. Apparently, sovereignty is an attractive proposition when it comes with a hyperscaler logo attached. Meta, another CCIA member, has its own interests in European AI infrastructure, although it is not a commercial cloud provider on the scale of AWS or Google Cloud. The report specifically targets Article 31 of the proposed legislation, which it says could allow the Commission to extend sovereignty requirements into essential private-sector services. CCIA argues that forcing businesses to move away from existing cloud infrastructure could trigger expensive software redevelopment projects, with code rewriting and re-architecting accounting for 69 percent of its estimated costs. Luxembourg would apparently take the biggest hit, with the study putting the cost at €1,711 per worker over ten years. Denmark (€905), Austria (€900), and Finland (€864) also face hefty bills, as does Ireland (€856), which hosts the European headquarters of several US tech giants. CCIA is urging EU governments to overhaul the proposed legislation, limit sovereignty restrictions to sensitive workloads, and abandon requirements based on corporate origin or personnel nationality in favor of what it calls risk-based technical safeguards. "Member States cannot rely on the Commission's incomplete estimates when deciding CADA's strict sovereignty requirements for cloud and AI providers," said Mitchell Rutledge, CCIA Europe's policy manager. "Taxpayers and businesses will foot the bill, yet the official assessment missed 70 percent of CADA's true impact." For AWS and Google, offering European customers greater control over their data also helps retain business that might otherwise migrate to European competitors. It's a rather convenient arrangement: sell customers sovereignty on one hand, while an industry association representing your interests warns governments against imposing too much of it on the other. Neither company responded to The Register's questions. Whether Europe's sovereignty ambitions will prove as expensive as CCIA predicts is unclear. What's easier to establish is that the companies warning Brussels about the cost of reducing its dependence on US technology have plenty to gain if Europe decides to keep buying American. ®
Hamas che battezza l’operazione lanciata il 7 ottobre del 2023 “Diluvio di Al-Aqsa”, un’immagine carica di risonanze palingenetiche. La destra ebraica che lavora per la ricostruzione del Tempio a Gerusalemme sulla Spianata delle Moschee come preludio del ritorno del messia. Negli Usa un presidente come Trump che fa sistematicamente ricorso a temi biblici nei suoi interventi pubblici arrivando a presentarsi sui social travestito da Gesù. Come se non bastasse questa febbre ha contagiato anche il mondo tecnologico con figure come quella di Peter Thiel, fondatore di PayPal, che vede nella la potenza geopolitica e militare degli Stati Uniti l’argine al prevalere dell’Anticristo. Sempre più assistiamo a situazione nelle quali le categorie religiose vengono mobilitate per finalità politiche, mentre il discorso politico assume tratti tipicamente teologici.
La narrazione mainstream che racconta palestinesi e israeliani sempre gli uni contro gli altri, è davvero l’unica storia possibile? No, è la più comoda. Così in questo book, “L’antidoto”, raccontiamo chi sono e cosa fanno gli attivisti che ogni giorno si riconoscono come persone, e non si guardano come nemici. L’ANTIDOTO
Per tutti questi motivi è di grande interesse e attualità l’appuntamento proposto da Fondazione Oasis e dall’Alta scuola di economia e relazioni internazionali (Aseri) dell’università Cattolica per giovedì 15 ottobre. “Precipitare la fine. I messianismi e la politica internazionale” è il titolo della giornata che vede la partecipazione di figure autorevoli, da vari centri sudi del mondo.
Il tema è doppiamente urgente anche perché ci troviamo davanti ad un ritardo nella capacità interpretativa di questi fenomeni, un ritardo che incide sulla possibilità di combatterli e arginarli. Nel saluto inviato per questo incontro il cardinal Pierbattista Pizzaballa riconosce «che noi, almeno noi, noi cattolici non siamo molto ben preparati ad affrontare queste narrazioni, queste argomentazioni, questi discorsi». D’altra parte questo è un tema sempre più presente anche nella vita quotidiana delle persone. Come sottolinea Pizzaballa «L’interpretazione delle Scritture, ciò che sta accadendo ora in Cisgiordania, ciò che molti – non tutti, ma molti – coloni stanno affermando, le visioni messianiche provenienti da diverse parti e da diverse interpretazioni stanno influenzando pesantemente la vita concreta della nostra gente qui, non solo dei palestinesi, ma anche all’interno di Israele.».
Il messianismo politico contemporaneo non si presenta come un semplice ritorno della religione nello spazio pubblico, ma come una sua trasformazione, che ne modifica le finalità. Questo linguaggio religioso si intreccia in modo nuovo e drammatico con la politica: non è più confinato ai margini radicalizzati dello spazio pubblico, come è avvenuto per esempio negli ultimi decenni all’interno dell’islam sunnita con i movimenti jihadisti, ma è entrato nei palazzi e nei circoli del potere anche di alcune democrazie mature. Come sta accadendo negli Usa dove Trump è sostenuto da un’ampia base evangelica che interpreta la sua figura in chiave provvidenziale. Siamo di fronte quella «strumentalizzazione del nome di Dio» più volte denunciata da papa Leone in tanti suoi interventi recenti, che assegna alla politica un compito escatologico e rende di conseguenza impossibile ogni compromesso.
Come dimostra la storia recente le guerre si trasformano in fenomeni permanenti da cui nessuno vuole né riesce ad uscire. E la religione diventa fattore che delegittima qualsiasi tentativo di mediazione. «Stiamo aspettando con impazienza di ricevere da voi indicazioni su come affrontare queste situazioni anche qui, in questa terra», chiede Pizzaballa. «Il fine è creare, ri-creare queste relazioni, che sono importanti e necessarie qui, ma su basi solide e nel rispetto reciproco». Per questo è importante, e non solo teorico, il compito affidato ai relatori dell’appuntamento milanese, tra i quali Jocelyne Cesari, professoressa all’università di Birmingham e alla Georgetown, Blandine Chelini-Pont dell’università di Marsiglia, Shlomo Fischer, ricercatore delJewish People Policy Institute di Gerusalemme, Farhad Khosrokhavar, Emerito all’Ehess di Parigi e Aymen Tamimi, ricercatore e analista britannico-iracheno.
L’incontro si tiene nella sede di Aseri in via San Vittore 18 a Milano, a partire dalle 9.
Livorno 14 ottobre 2026 I carabinieri della Stazione di Livorno Porto hanno denunciato in stato di libertà una 50enne livornese, pregiudicata, con l’accusa di rapina commessa ai danni di un anziano del posto. Secondo la ricostruzione dei Carabinieri, che hanno avviato le indagini subito dopo avere ricevuto la segnalazione di reato dell’anziana vittima. Quest’ultimo …
L’Amministrazione Comunale di Livorno intende raccogliere proposte progettuali per la rigenerazione, la riqualificazione, l’ammodernamento e la successiva gestione dell’impianto sportivo comunale “Vincenzi”, situato in via Carlo Bernheimer n. 16, in zona Montenero. L’obiettivo è quello di recuperare pienamente la funzionalità e la sicurezza della struttura, trasformandola in un punto di riferimento per lo sport di base, amatoriale e giovanile, la vita di quartiere e l’inclusione sociale. Il complesso, esteso su una superficie di 6.325 metri quadrati, comprende un campo da gioco, spogliatoi, una palestra, una centrale termica e diverse aree esterne. Attualmente la struttura necessita di importanti interventi di riqualificazione e messa in sicurezza per tornare a essere utilizzata a pieno regime.
Possono presentare la propria candidatura le associazioni e le società sportive dilettantistiche senza fini di lucro, anche riunite in forma aggregata. L’iscrizione al Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche non è richiesta al momento della domanda, ma dovrà essere dimostrata obbligatoriamente prima della firma finale. I partecipanti dovranno proporre un progetto unitario rivolto all’intero complesso, articolato in:
Un progetto preliminare di riqualificazione: che individui chiaramente gli interventi essenziali e prioritari per garantire la sicurezza e il regolare utilizzo dell’impianto (distinguendoli da eventuali opere migliorative). La mancata indicazione dei lavori prioritari può comportare l’inammissibilità della proposta
Un piano di fattibilità economico-finanziaria: con il dettaglio dei costi, delle coperture economiche e della sostenibilità della gestione
Un progetto gestionale: orientato a promuovere l’attività sportiva giovanile e di base, l’aggregazione della comunità, la parità di accesso e l’integrazione sociale, garantendo tariffe sostenibili e spazi aperti al pubblico.
L’avviso ha carattere esplorativo e istruttorio, non costituisce una procedura di gara, non prevede punteggi o graduatorie e non comporta alcun obbligo di affidamento da parte del Comune. Le proposte ammissibili saranno esaminate da una Commissione tecnica, che esprimerà per ciascuna un giudizio motivato di adeguatezza. L’eventuale affidamento diretto della gestione potrà essere disposto esclusivamente in presenza di un’unica proposta ammissibile e adeguata, purché il valore complessivo dell’affidamento sia inferiore alla soglia europea di € 5.404.000,00, determinato secondo la normativa vigente. In presenza di più proposte, il Comune si riserva le successive determinazioni, compreso l’eventuale avvio di una procedura a evidenza pubblica. Non è previsto alcun diritto di prelazione.
La durata della gestione sarà compresa tra un minimo di 5 e un massimo di 19 anni, calcolata in modo proporzionato all’entità degli investimenti previsti. La gestione è prevista a titolo gratuito (senza canone a carico del gestore) e senza contributi o sostegni economici da parte del Comune. Chi prenderà in carico la struttura dovrà finanziare ed eseguire i lavori approvati, sostenere le spese di funzionamento, provvedere alle manutenzioni necessarie e prestare le garanzie fideiussorie e le coperture assicurative previste dalla procedura.
Per poter elaborare la propria proposta, per i partecipanti è obbligatorio effettuare un sopralluogo tecnico presso l’impianto sportivo. La richiesta di sopralluogo deve essere inviata tramite la piattaforma STARTentro il 2 dicembre 2026 (la mancata effettuazione del sopralluogo comporta l’esclusione).
Le domande e la documentazione richiesta devono essere inviate esclusivamente in modalità digitale tramite la piattaforma regionale START, entro le ore 10.00 di mercoledì 9 dicembre 2026.
Eventuali richieste di chiarimento devranno essere trasmesse unicamente attraverso la piattaforma START nei tempi previsti dalla documentazione.
Per consultare l’avviso integrale, gli allegati, i requisiti completi e per inviare la candidatura collegarsi allapiattaforma START
Jeep presenta l'ultima edizione limitata del programma Twelve 4 Twelve: si tratta della Jeep Wrangler Switchback, basata sull'allestimento Rubicon X e proposta negli Stati Uniti a due e quattro porte al prezzo di 66.695 dollari, con un aumento di 2.870 dollari rispetto alla versione di partenza. Bicolore modulare con accenti Gecko La Switchback si fa notare subito per la livrea bicolore Gloss Black e Sting-Gray divisa tra i diversi pannelli della carrozzeria e per gli accenti in tinta Gecko per le grafiche, i cerchi in lega e la mascherina. I loghi Jeep e Trail Rated e i ganci di traino sono inoltre rifiniti in nero per accordarsi meglio con il look della vettura. Gli interni invece sono rivestiti in pelle Nappa Global Black con accenti Sea Salt e cuciture a contrasto Pearl e Lime e sono previsti ricami e finiture specifiche che riprendono la denominazione della serie limitata. Le 12 serie limitate Con la Switchback si chiudono le celebrazioni per gli 85 anni del marchio Jeep e tutte le serie limitate della gamma Twelve 4 Twelve entrano di diritto nel mondo del collezionismo. Nel corso dei mesi scorsi abbiamo infatti scoperto la Wrangler Moab 392, la Whitecap, la 85th Anniversary, la Willys 392, la Rockslide, la Rewind, la America250, la Sarge, la Laredo, la Smoky Mountain e la JL-2A, ognuna caratterizzata da accessori e finiture uniche.
«Ringrazio la Commissione 12ª, il presidente Cappellacci, i relatori del provvedimento Ciocchetti e Panizzut, i gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione per il contributo dato nel corso del provvedimento. Ringrazio gli uffici della Commissione, i gruppi parlamentari e del ministero per il prezioso supporto. Oggi insieme diamo un segnale forte e concreto per la vita di tante persone che amano, che curano e che non vogliono essere sostituite, ma accompagnate dalle istituzioni in questo percorso di amore e di cura», ha detto la ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli.
«Questa legge, a tutele differenziate, parte dal garantire un sostegno concreto anche dal punto di vista economico a chi ha un carico di cura 24 ore su 24. Le tutele sono differenziate proprio per questo, per riconoscere tutti i caregiver familiari secondo la definizione del famoso comma 255, ma garantendo sostegni e misure ad intensità differente se differente è l’impegno anche nel carico di cura».
Un ringraziamento la ministra lo ha rivolto anche «a tutte le associazioni che in questi anni hanno combattuto perché questa legge si potesse concretizzare e tutte le famiglie che ogni giorno superano sfide e difficoltà. Questo è un punto fermo per la dignità della vita e del compito di cura di ogni familiare. Da qui non si tornerà più indietro, ma si potrà solo andare avanti».
Vengono stanziati 260 milioni di euro a decorrere dal 2027: c’è la consapevolezza che non sono sufficienti e che c’è bisogno nelle prossime leggi di bilancio di mettere più risorse. È previsto un contributo economico per il caregiver prevalente convivente, subordinato a specifici requisiti: almeno 91 ore settimanali di assistenza, Isee non superiore a 25mila euro e reddito da lavoro entro i 3mila. Il contributo può arrivare fino a 1.200 euro trimestrali, in base alle risorse disponibili. Il provvedimento prevede il riconoscimento tramite piattaforma Inps, il supporto psicologico, l’assistenza domiciliare e il maggiore coinvolgimento del caregiver nei percorsi sanitari e sociosanitari della persona assistita. L’obiettivo è favorire il coordinamento tra famiglia, servizi sociali e sistema sanitario. La misura presenta tuttavia alcuni limiti: il contributo non è universale, prevede risorse limitate e non garantisce contributi pensionistici figurativi.
Il testo ha avuto il voto favorevole di Lega-Salvini Premier, Forza Italia, Noi Moderati e gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci. Hanno votato contro Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, MoVimento 5 Stelle, Italia Viva-Casa Riformista, Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe.
In Italia ci sono 7 milioni di caregiver. Persone invisibili che, nel silenzio, si fanno carico ogni giorno della fragilità di un proprio caro. L’inchiesta su VITA magazine. LA SOLITUDINE DEI CAREGIVER
Luciano Ciocchetti (FdI), relatore in Commissione, ha ricordato che lì sono stati approvati 49 emendamenti, di cui 25 dell’opposizione: la salvaguardia delle leggi regionali; l’incremento della soglia Isee da 15.000 a 25.000 euro; le tutele per i minori che convivono con persone con disabilità; le semplificazioni nella rendicontazione al giudice tutelare; l’innalzamento da 25 a 40 chilometri della distanza massima per caregiver non conviventi; dei criteri nazionali uniformi per computo assistenziale e più tutele in caso di rigetto delle domande; la raccolta di dati statistici sulle condizioni dei caregiver familiari.
In apertura, la ministra Alessandra Locatelli (foto di Roberto Monaldo / LaPresse)
Attivare la Carta d’identità elettronica, presentare una domanda per il bando affitti, richiedere un contrassegno ZTL o iscrivere i figli ai servizi scolastici: sono tanti i servizi oggi disponibili online, ma non sono sempre semplici da utilizzare per tutti. A Livorno c’è un servizio gratuito che aiuta i cittadini: il Punto Digitale Facile.
Per far conoscere questa opportunità, giovedì 22 ottobre, dalle 16 alle 18, al Cisternino di Città, in largo del Cisternino 13, si terrà un incontroaperto a tutta la cittadinanza.
Durante l’evento sarà possibile scoprire come funziona il servizio, a chi si rivolge e come ricevere assistenza personalizzata attraverso incontri individuali su prenotazione. L’obiettivo del Punto Digitale Facile è accompagnare le persone nell’utilizzo dei servizi online della Pubblica Amministrazione, di Internet e delle tecnologie digitali, favorendo una maggiore autonomia nell’accesso alle opportunità offerte dal web.
Tra le attività per le quali è possibile ricevere assistenza ci sono appunto l’attivazione della Carta d’identità elettronica (CIE) per accedere ai servizi online, le procedure relative al bando affitti e al bonus idrico integrativo, il rilascio dei contrassegni ZTL e le iscrizioni ai servizi scolastici, tra cui asili nido, mensa e trasporto.
Il Punto Digitale Facile è gestito dalla cooperativa Cesdi ed è attivo all’URP del Comune, in piazza del Municipio 1, lunedì, martedì e giovedì dalle 9.00 alle 13.00, esclusivamente su appuntamento. Si può prenotare telefonando ai numeri 0586 820204 e 0586 820205 oppure scrivendo su WhatsApp al 335 8225555 durante gli orari di apertura dell’URP (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13, e il martedì e giovedì anche dalle 15.30 alle 17.30).
Rimini – Grimaldi Lines conferma la partecipazione al TTG Travel Experience 2026 di Rimini, presentandosi all’appuntamento con i risultati di una stagione positiva e proseguendo il proprio impegno nello sviluppo commerciale e operativo.
«I riscontri ottenuti confermano una tendenza che osserviamo da tempo: la domanda turistica si distribuisce sempre più lungo l’intero arco dell’anno, estendendo la stagione ben oltre i tradizionali mesi di luglio e agosto», afferma Francesca Marino, head of passenger department Grimaldi Lines.
Con 20 collegamenti verso Sardegna, Sicilia, Spagna, Grecia e Tunisia, la compagnia consente ai passeggeri di raggiungere le principali destinazioni del Mediterraneo viaggiando con il proprio veicolo, coniugando libertà di movimento e comfort durante la traversata. L’offerta di bordo comprende cabine e suite, servizi di ristorazione e aree dedicate al relax, oltre a piscina, solarium, palestra e spa su alcune navi.
Ai servizi di bordo si aggiungono collegamenti regolari, la possibilità di viaggiare con animali domestici e l’assenza di limiti al numero dei bagagli, nel rispetto delle condizioni di trasporto.
La proposta commerciale è pensata per rispondere a esigenze e abitudini di acquisto differenti, attraverso tariffe dedicate a specifici target e promozioni distribuite nel corso dell’intero anno.
Agenzie di viaggio, un canale strategico
Il rapporto con le agenzie di viaggio rappresenta un elemento centrale della strategia commerciale di Grimaldi Lines. La compagnia supporta il canale agenziale attraverso referenti commerciali presenti sul territorio, strumenti digitali che semplificano le prenotazioni e iniziative dedicate a valorizzare la continuità e i risultati della collaborazione.
«Le agenzie di viaggio sono partner strategici: la loro conoscenza dei territori e della clientela consente di valorizzare i nostri collegamenti attraverso proposte personalizzate, che abbinano il trasporto marittimo a soggiorni, eventi ed esperienze», sottolinea Francesca Marino.
Dalla formazione ai pacchetti vacanza
Tra le iniziative presentate al TTG Travel Experience figura anche Grimaldi Educa, il progetto dedicato al mondo scolastico, che comprende percorsi di FSL, viaggi di istruzione ed esperienze didattiche a bordo, realizzati in collaborazione con istituti e agenzie di viaggio.
L’offerta si completa con le proposte di Grimaldi Lines Tour Operator, che includono City Break, itinerari tematici in formula hotel on board e pacchetti per le vacanze nel Mediterraneo dell’estate 2027.
Tra le soluzioni disponibili durante tutto l’anno rientra Sail & Drive, formula che abbina il viaggio in nave a itinerari in Italia, Grecia e Spagna da percorrere con la propria auto, moto o camper. Una proposta che permette di esplorare le destinazioni in autonomia, organizzando gli spostamenti secondo le proprie esigenze.
For a decade, former Chongqing mayor Huang Qifan stood out as a political survivor while colleague after close colleague fell in China’s far-reaching anti-corruption campaign.
Throughout that time, including his seven years as the megacity’s mayor from 2009 to 2016, Huang was seen as a “tumbler” in Chinese politics – a weighted doll that wobbles but never falls over.
The nickname was well-deserved – he served under six municipal Communist Party secretaries, watching two of them – Bo Xilai and...
For a decade, former Chongqing mayor Huang Qifan stood out as a political survivor while colleague after close colleague fell in China’s far-reaching anti-corruption campaign.
Throughout that time, including his seven years as the megacity’s mayor from 2009 to 2016, Huang was seen as a “tumbler” in Chinese politics – a weighted doll that wobbles but never falls over.
The nickname was well-deserved – he served under six municipal Communist Party secretaries, watching two of them – Bo Xilai and...
INCORONATA (FG) – Prosegue il progetto di ampliamento dell’interporto di Foggia-Incoronata, dove FHP Group, attraverso FHP Intermodal, sta portando avanti lo sviluppo di una piattaforma logistica integrata destinata a rafforzare i collegamenti commerciali nazionali e internazionali della Puglia.
L’intervento prevede investimenti infrastrutturali per circa 50 milioni di euro, articolati in due lotti funzionali, con FHP Intermodal nel ruolo di concessionario e il Consorzio ASI Foggia quale soggetto pubblico attuatore. Di questi, 10 milioni di euro sono a carico di FHP Intermodal.
Il completamento delle opere è previsto entro dicembre 2027. L’avanzamento dei lavori punta tuttavia a consentire l’utilizzo dei nuovi magazzini già dalla primavera del prossimo anno, anticipando la disponibilità di una parte delle infrastrutture rispetto alla conclusione complessiva del progetto.
Magazzini, binari e servizi ferroviari
Il piano di sviluppo comprende la realizzazione di nuovi depositi merci per una superficie complessiva di 12mila metri quadrati, nuovi fasci di binari con lunghezza fino a 750 metri, piazzali logistici e ulteriori infrastrutture ferroviarie. È inoltre prevista l’integrazione di servizi di officina.
L’obiettivo è aumentare l’efficienza dei trasporti, contenere i costi di movimentazione e rafforzare la competitività del sistema produttivo pugliese e nazionale, attraverso una maggiore integrazione tra logistica e trasporto ferroviario.
La posizione di Foggia-Incoronata lungo la direttrice adriatica rappresenta un elemento centrale del progetto, che mira a consolidare il ruolo del terminal nei collegamenti commerciali e ad ampliare le opportunità di sviluppo industriale del territorio.
«Siamo molto felici di vedere come tutti gli attori, istituzionali e non, coinvolti in questo progetto stiano lavorando con impegno e passione alla sua realizzazione.» – sottolinea Paolo Cornetto, Amministratore Delegato di FHP Group – «È davvero un grande esempio di coesione di una comunità unita intorno ad una visione di sviluppo. Grazie alla posizione strategica lungo la direttrice adriatica, il terminal FHP di Foggia-Incoronata rappresenterà una ulteriore importante opportunità di crescita industriale per questo territorio e di consolidamento della nostra presenza nel mercato nazionale della logistica, in particolare in segmenti strategici come quello vitivinicolo e cerealicolo. Siamo certi che il nuovo impianto faciliterà l’avvicinamento di nuovi traffici al trasporto ferroviario, favorendo l’insediamento di nuove attività produttive di sicuro valore economico e occupazionale per tutta la ‘Capitanata’, e a minor impatto sull’ambiente. Il nuovo terminal di FHP Intermodal offrirà servizi e prestazioni di eccellenza europea poiché potrà ricevere convogli lunghi sino a 750 metri, non appena saranno terminati i lavori di adeguamento della linea ferroviaria adriatica da parte del gestore dell’infrastruttura.»
Il profilo di FHP Group
FHP Group (FHP), espressione di F2i SGR, il maggiore gestore indipendente italiano di fondi infrastrutturali, è il primo operatore portuale-ferroviario italiano nel settore delle rinfuse.
Il gruppo opera nell’Alto Adriatico e nel Tirreno, con una presenza in sette porti attraverso dieci terminal in gestione e quattro aree intermodali distribuite lungo la penisola. Con oltre 1.000 persone, movimenta 10 milioni di tonnellate di merci all’anno e percorre in Europa oltre 6 milioni di chilometri su ferrovia, grazie a una flotta composta da 50 locomotori e più di 1.000 carri ferroviari.
FHP integra servizi logistici dedicati alle rinfuse, alle merci varie, al general cargo e al project cargo. I suoi terminal si trovano a Carrara, Livorno, Savona, Monfalcone, Marghera, Chioggia e Torre Annunziata, mentre le aree intermodali sono ubicate a Fiorenzuola d’Arda, Incoronata, Piedimonte San Germano e Villa Selva.
Il gruppo partecipa al Global Compact delle Nazioni Unite e aderisce al suo approccio basato sui principi per un business responsabile.
Il salone cinese cresce di importanza ogni anno e anticipa sempre più spesso quello che arriverà poi a EICMA: ecco perché oggi è un appuntamento che non si può più ignorare
🇪🇺Ogni ottobre, nei cieli d’Europa, si svolge una delle esercitazioni militari più importanti della NATO: Steadfast Noon.
☢️Si tratta di un test di deterrenza nucleare che coinvolge decine di aerei e migliaia di militari, addestrati a simulare l’impiego di bombe atomiche tattiche statunitensi da basi europee.
❗️Quest’anno si svolgerà dal 13 al 20 ottobre e si estenderà allo spazio aereo italiano, con il coinvolgimento delle basi di Ghedi, Aviano, Amendola, Gioia del Colle e Trapani.
💣Al posto delle bombe nucleari reali vengono utilizzati quelli che, in gergo tecnico, si chiamano training shapes: modelli che replicano la forma, il peso e le dimensioni della bomba vera, ma sono privi di materiale fissile.
Al centro dell’esercitazione c’è un nuovo tipo di bomba che ha cambiato le regole della guerra nucleare: la B61-12.
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They were victims, not abusers. That’s what they told police officers, attorneys, visitors and anyone else who would listen. It didn’t matter. The women were all taken to a sprawling immigration detention center in the woods of west Michigan and handed thin jumpsuits — red, to mark them as a high security risk.
Inside the North Lake Processing Center, they talked about the men whose calls to police landed them there. The boyfriends or husbands who threatened to get them deported and cut them off from their children. The men, or sometimes women, who hit them, pulled their hair or choked them, bruising their throats.
They didn’t know where to go for help before, but now, in the confines of a cold cellblock in a former prison, the women helped one another. If one spoke to somebody on the outside who could connect them with advice, legal aid or money for the commissary, she’d pass around a tablet used for calls so others could tell their stories.
Migladys Bermudez, an immigration attorney in southeast Michigan, remembers a call in May from a Peruvian woman detained at North Lake. Her name was Pilar, and she’d heard about Bermudez from a fellow detainee who had been a client. Pilar told Bermudez about the boyfriend she tried to escape before her arrest, when she used makeup to cover the marks she said he left on her face. But he had accused her of being the abuser, resulting in her arrest.
Pilar handed the tablet to a Cuban woman named Leya. Over the echoes of the other detainees’ chatter, she described how her boyfriend insulted her, isolated her and gave her a black eye. Then, after grabbing him by the arm during an argument, she was the one behind bars, separated from their nursing daughter. On video calls, the girl didn’t seem to recognize her mother anymore. She stopped calling her “Mamá.”
Bermudez was taken aback. All three women in that chain — the former client, Pilar and Leya — said they were trying to get out of abusive relationships when they were arrested by local police on domestic violence allegations. In all three cases, the charges were dropped or never filed at all. The U.S. Immigration and Customs Enforcement detained the first woman during a routine check-in a few months after her charges were dropped. The others were handed over to ICE by local officials.
It’s long been intimidating for immigrants who suffered abuse to call 911, regardless of who was in the White House. They knew — and their abusers knew — that their immigration status made them vulnerable. But previous administrations treated victims as just that, people who needed help, not as targets for deportation. Bipartisan coalitions in Congress have long supported the Violence Against Women Act, which creates a pathway toward legal status for immigrants who are victims of domestic violence or other serious crimes.
Now, under President Donald Trump, all bets are off. On inauguration day, his administration rescinded guidelines that largely prevented immigration agents from making arrests at sensitive locations — including domestic violence shelters and hospitals. About a week later, the administration eliminated key protections granted to VAWA applicants and other crime victims. For the first time in decades, immigration authorities could disregard those protections and more freely arrest, detain and deport immigrant victims.
Life became more harrowing in other ways for immigrants who were victims of domestic violence. Federal immigration agents made arrests outside specialized domestic violence courts. And the administration persuaded more and more local police and jails to carry out the president’s mass deportation campaign, sweeping still more immigrants into custody.
Even communities without these so-called 287(g) agreements are helping the government round people up. In west Michigan’s Kent County, where Pilar and Leya were arrested, the county jail turned over more immigrants to ICE in the first six months of 2026 than it did during the entire Biden administration.
Advocates across the country say they’re seeing signs of an alarming increase in the numbers of domestic violence victims who are detained and deported. And many immigrants are staying in abusive relationships, fearful of calling for help or even stepping outside their homes.
“It’s just probably the most dangerous time for immigrant women right now who are victims of domestic violence,” said Bermudez, who took on Leya’s immigration case.
The arrest and detention of domestic violence victims is, in part, an unanticipated consequence of an effort meant to keep them safe. In much of the country, law enforcement officers are encouraged — or even required — to make an arrest when they have probable cause to believe that a domestic violence assault has taken place. Sometimes victims are mistaken as the abuser and taken into custody. Then, if they’re immigrants, they can be turned over to ICE — even if they were never criminally charged.
There’s no comprehensive way to track how often this happens or how many domestic violence victims have been detained by ICE or deported. But ProPublica spoke with a half-dozen alleged victims who were locked up together in a single facility, North Lake, and reviewed police records about others who were there, too. Their stories offer a picture of why Congress created programs like VAWA in the first place, and what’s at stake when those guardrails are taken away.
A coalition of immigrant survivors and advocates have sued the Trump administration, saying changes to how immigrant victims are treated not only undermined public safety, but also broke promises enshrined in federal law and policy.
“We were seeing our clients be more scared, be systematically targeted, be arrested, and deported very quickly,” said Kathleen Rivas, supervising attorney of the survivors team at Public Counsel, a law firm that’s involved in the litigation.
In May, a federal judge ordered the government to restore protections while the case played out. The Trump administration has appealed the order.
White House spokesperson Lauren Bis said in a statement that ICE is targeting the “worst of the worst.” The real story, she added, is the “American women whose lives have been taken by illegal alien criminals.” A spokesperson for the Department of Homeland Security said in a statement that “we will never apologize for deporting illegal aliens, because that’s how we save lives.”
But Leya, Pilar and other immigrants we interviewed have no criminal records. And advocates said communities are less safe now because immigrants are afraid to call police when their partners hurt them. This gives more ammunition to the threats of their abusers, said Casey Carter Swegman, director of public policy at the Tahirih Justice Center, a national nonprofit that advocates for immigrant survivors of domestic violence, sexual assault and human trafficking.
“Certainly more immigrant survivors are feeling like the violence and abuse they experience behind the closed door is somehow more tolerable than the violence and abuse they could experience if they tried to leave,” she said.
The first time her boyfriend’s fist slammed into her face was in July 2025, Leya recalled. They were living in Florida with his relatives. Only a month before, Leya gave birth to their daughter.
One night, she said, he heard her laugh in the kitchen with his mother and a man his mother was dating. Leya’s boyfriend flew into a jealous rage, she said, and punched her a few feet from their sleeping baby.
Leya called 911 but hung up when the operator answered. She was afraid of what might happen. She was 26; her boyfriend was a decade her senior. Leya, a recent immigrant from Cuba, had applied for status and was in active immigration proceedings. She said he was a permanent resident, with permission to work in the U.S. and better command of English. She felt trapped.
Sheriff’s deputies arrived and spoke with Leya and her boyfriend. They took photos of her puffy and bruised face, with the white of her left eye bright red. Her boyfriend said the injury occurred during an “argument,” according to the report, but he didn’t specify how. He was arrested on suspicion of domestic battery.
Leya said her boyfriend’s mother threw her out that night. Unsure of where to go, she and her daughter moved in with another one of his relatives. Pursuing a criminal case felt daunting. She said his relatives urged her to drop the charges and reconcile with him. Eventually, she asked prosecutors to drop the charge because the battery took place in “a moment of impulse that he feels very sorry for,” records show. Her boyfriend didn’t enter a plea before the case was dismissed.
Like other immigrants interviewed for this story, Leya asked not to be fully identified because of her pending immigration case, and because she worries about repercussions for her and her daughter.
She and Pilar also asked that ProPublica not interview their alleged abusers because they’re afraid the men will interfere with their cases, hurt them or take away their children. To report their stories and get their partners’ perspective, we reviewed records from law enforcement, immigration court proceedings and habeas corpus petitions seeking their release from detention. We also interviewed attorneys, family and others who interacted with them.
Soon after the Florida arrest, Leya and her boyfriend moved to the city of Wyoming, Michigan, a suburb of Grand Rapids that’s a magnet for immigrants who come for jobs in manufacturing and food processing. The unpretentious city is dotted with temporary staffing agencies, money-wiring businesses and Mexican restaurants.
Leya said their relationship worsened. Her boyfriend pushed her, pulled her hair and broke her phone, she said. He made her delete her social media accounts and isolated her from friends and family. They fought about money and talked about breaking up. One night in April, during an argument, he called the police.
“I’m having problems with my wife,” he said in Spanish, according to a recording of the call. The operator asked if there had been any violence. “No, no, no. None,” he said. “Just a discussion.”
He told officers who came to their apartment complex that Leya got angry because he had talked to an ex-girlfriend, according to body camera footage and a police report. When he tried to leave, he said, Leya pushed him and grabbed his arm. Then she attempted to hang up his phone when he dialed 911.
He said he wasn’t injured, though he accused her of hitting him several times a few days earlier.
Officers interviewed his brother, who mentioned the arrest in Florida, according to bodycam footage. “They had a cycle of problems where she called the police for abuse and he was detained for three days,” he said in Spanish. “My brother is trying to avoid having that happen again.”
The police report doesn’t mention the earlier arrest.
Footage of the interview with Leya was redacted due to state privacy laws, in part because she was interviewed inside their residence, unlike her boyfriend, who was interviewed outside. According to the police report, she “minimized” the argument and said there was no physical contact. She acknowledged trying to hang up the phone.
In an interview with ProPublica, Leya said they argued when she learned he sent money to his ex-girlfriend, who is the mother of his son. At the same time, she said, he had told her he couldn’t afford to buy diapers for their daughter. She said she has never hit him.
Officers arrested Leya on suspicion of domestic assault and interfering with a 911 call. They didn’t arrest her boyfriend or seek charges against him. Leya said she didn’t tell officers she was a victim of abuse because she thought she’d be able to tell a judge.
She never got a chance.
The Wyoming Police Department’s written policy encourages officers to make an arrest in incidents involving domestic violence “when there is reasonable cause to believe an assault was committed.”
Arrests demonstrate that “violence in the home is recognized as a serious crime,” according to Michigan’s law enforcement training manual on domestic violence. This approach is common across the country. Twenty-four states require an arrest when there’s probable cause of a domestic assault.
But domestic violence scenes can be chaotic, with both partners accusing each other of being the aggressor. It can be difficult for officers to understand what happened, said Erin Ross, a former domestic violence prosecutor who works at the national nonprofit Vera Institute of Justice. Sometimes, the wrong person ends up in handcuffs.
The Vera report doesn’t touch on immigration. But Ross and a dozen other domestic violence advocates across the country told ProPublica that immigrants who don’t speak English or understand their rights are, under the Trump administration, especially vulnerable to an arrest that can have irreversible consequences.
ProPublica reviewed hundreds of habeas corpus petitions filed nationwide since January 2025, in which immigrants challenged their ICE detention on constitutional grounds. We found dozens of petitioners who were arrested on suspicion of domestic violence and turned over to ICE, even though they were never charged or their charges were dropped. Using jail and police records from Florida and Michigan, as well as newsreports, we identified even more cases.
In their petitions, several immigrants said that officers mistook them for the aggressor. The underlying arrest records show that officers often had to make close calls in messy cases where it was unclear who was the victim and who was the aggressor. Either way, under Trump, there’s little grace for immigrants.
In one case in Florida, a state where sheriff’s offices cooperate with immigration authorities, a deputy came upon a Venezuelan couple arguing in the street in November 2025. In his report, the deputy said the woman pulled at her husband’s pants, necklace and arm, leaving marks on his body. The woman said her husband had taken her keys and phone. She didn’t want to be left stranded, she said, so she ran after him.
She was charged with misdemeanor battery; her husband wasn’t charged. The woman was turned over to ICE while the case was pending. Prosecutors later dropped charges. The sheriff’s report didn’t mention any allegations of prior domestic violence, but the woman later said that, during their marriage, her husband had beaten her and threatened to kill her. In her habeas corpus petition, she said she was “afraid to report the abuse to the police.”
The woman was released in May, but during the five months she was incarcerated, her husband took their daughters out of state, her attorney told ProPublica. She still hasn’t seen the girls in person.
For Leya, it was a shock to find herself handcuffed, sitting in the back of a police cruiser, headed toward the Kent County jail. She was silent during the 15-minute ride, unable to make sense of what had just happened: “I had suffered from domestic violence,” she said. “But the one who ended up in trouble was me.”
The next day, a detective asked the prosecutor’s office to file charges against her. Prosecutors declined to do so,saying there was insufficient evidence, there were no injuries and Leya hadn’t successfully interfered with the phone call.
Still, she wasn’t released.
Leya had no criminal history, apart from this arrest, according to a DHS record. But her fingerprints had been run against state and federal databases, flagging ICE officials who could match them with her prints from when she arrived in the U.S. In addition, Leya said, a jail official asked about her status, and she told him she was waiting for an immigration court hearing.
ICE issued a detainer, essentially asking the jail to hold Leya until agents could pick her up. Kent County officials honored their request. A day later, Leya was at the detention center in the woods.
She cried in despair over her daughter. They’d never been separated. The 80 miles between Wyoming and North Lake seemed infinite. Her breasts ached from the drying milk. Leya wondered whether she’d be deported and if their separation would be permanent.
From a narrow window in her cell, she saw people outside holding signs, protesting ICE. She could hear their chants in English. Though she had trouble understanding them, she felt comforted by the care of strangers.
Inside, she familiarized herself with the routines. She spent most of her time in a large, open room with other women in red. Cameras eyed them as they talked about their children and upcoming court dates. They shared contact information for relatives in their home countries in case one of them got deported and had nowhere to go. To pass the hours, they watched telenovelas, played rounds of Uno and pieced together jigsaw puzzles of forests and farms.
Leya grew close to a few women from Latin America and Eastern Europe who said they, too, had been in abusive relationships. Several had called police for help, records show. A Honduran woman said her partner tried to choke her. A Dominican woman said her husband, a U.S. citizen, hit her, pulled her hair and chased her with a stick.
Then there was Pilar, Leya’s first cellmate. The asylum seeker from Peru had also been arrested on suspicion of domestic violence in the city of Wyoming.
Pilar, her boyfriend and her teenage daughter called 911 five times in the 15 months before her arrest, records show. On one occasion, Pilar’s daughter said she worried that the boyfriend would hurt her mom; according to bodycam footage, Pilar assured officers that everything was fine. On another, the man said he experienced mental abuse and wanted to find a shelter. On yet another, Pilar said she just wanted him to leave.
None of these calls ended in an arrest. Officers ensured that the boyfriend had another place to stay when he sought help, and they told Pilar to call back if he tried to return and hurt her, according to the footage. They advised the couple to go to civil court for future disputes over money and property.
In an interview with ProPublica from North Lake, Pilar, 48, said that her boyfriend took financial advantage of her and physically assaulted her. And in her habeas corpus petition, she described the relationship as one of “physical, mental, psychological, economic abuse.” Her sister took a photo of the bruises around Pilar’s neck and feared the worst. “I would tell her to leave that man,” she said.
Pilar said she was ashamed to go to her job at a food-processing plant with bruises on her face. She wondered what her co-workers would think. She distanced herself from relatives and friends. Pilar said she never told the police the full story because she worried about the possible repercussions — not for herself, but for her boyfriend. She didn’t want him to be deported. Despite everything, she loved him and felt he loved her.
One night in October 2025, her boyfriend drove up to their apartment complex in a rental car. The couple argued in the parking lot. He called 911.
“I need police,” he said over and over in English.
Pilar called moments later: “This man is leaving my house and he’s not giving me my keys,” she screamed in Spanish. “This man has hurt me. He has scratched my whole arm.”
When officers arrived, they separated the couple. The boyfriend said that Pilar slapped his head, grabbed his shirt and tried to pull him out of the car while he was in the driver’s seat, according to bodycam footage and the police report. One side of his T-shirt was torn. He said he never assaulted Pilar and any injuries were her own fault. “I’ve never hit her,” he said in Spanish.
He told officers that he’d become a U.S. permanent resident two months earlier and that Pilar was jealous. “She is making this up because she knows she can get papers,” he said.
Pilar insisted she was the victim. She showed officers the scratch marks on her arm and said her boyfriend was to blame. She begged them to make him return the apartment keys, according to bodycam footage and a police report. “I’ve been trying to kick him out for a while and he won’t leave, and he doesn’t want to help pay the rent,” she said in Spanish.
An officer asked how her boyfriend’s shirt got ripped. Pilar said she grabbed onto him when he started driving away in order to avoid being dragged by the car. The officer asked her several more times about the ripped shirt. Pilar told him she wanted to speak to a lawyer.
In their report, police noted that the boyfriend had called 911 first. His shirt was ripped. Pilar’s wasn’t. If the boyfriend had thrown her down, the officer wrote, then her shirt should have been ripped because he was “much taller and heavier (around 80lbs more).”
Her boyfriend wasn’t arrested. Pilar was.
Wyoming Public Safety Chief Kip Snyder declined to speak about the arrests of Pilar or Leya. In an email to ProPublica, he said officers don’t “participate in enforcing federal immigration laws. We encourage trust and cooperation with all residents and aim to ensure that everyone feels safe reporting crimes or seeking assistance.”
Shortly after Pilar’s arrest, a police detective asked the prosecutor’s office to file domestic violence charges against both her and her boyfriend.
Prosecutors declined to file any charges, citing insufficient evidence. Pilar wasn’t released. Apart from this arrest, she had no criminal history, according to DHS records. She also had a pending asylum case.
Still, ICE put a detainer on her and jail officials turned her over.
A few years earlier, Kent County Sheriff Michelle Lajoye-Young said a handoff like this wouldn’t happen.
In 2019, she announced that deputies would stop automatically honoring detainers and instead require warrants signed by a federal judge or magistrate. The move came after a U.S. citizen — a Marine combat veteran — was transferred from her jail into ICE custody.
“There needed to be a judicial oversight inserted into that process to give us the assurance that somebody wasn’t erroneously detained without due process,” Lajoye-Young said around that time.
Trump called Kent a “sanctuary jurisdiction.” The label haunted the county, which in the 2016 election voted for Trump. A national think tank that aims to reduce immigration put Kent County on its list of sanctuary communities, while Republican state lawmakers tried to compel its cooperation with federal authorities.
Yet it’s unclear whether Lajoye-Young ever delivered on her promise. ProPublica requested copies of all department policies, procedures, memos and instructions on how it handles ICE detainers since 2018. None said a judicial warrant was needed. ProPublica also asked for copies of judicial warrants for Pilar and Leya. The county said no such records exist.
Lajoye-Young,who retired last week,declined interview requests. Sgt. Scott Dietrich, a spokesperson for the sheriff’s office, didn’t directly answer questions about whether the policy was ever implemented. But in a statement he said that detainers are “handled under applicable law and established policy, consistent with our commitment to public safety, due process, and fair and impartial enforcement.”
Gema Lowe, an organizer with the local chapter of an immigrant rights group, said the sheriff had backtracked on her promise and wasn’t being forthright. “I don’t understand why they’re being secretive,” she said.
The shift deepened the mistrust among immigrants in a county with one of the state’s fastest-growing immigrant populations. Lowe,an immigrant herself from Mexico, said she advises victims to think twice before reporting domestic violence to the police because of the risk of arrest and deportation, while pointing them to other local resources like shelters.
She and others said the stakes are especially high now. ICE arrests have skyrocketed under Trump. Nobody is off limits, including immigrants with pending asylum claims and no criminal records.
And more local authorities are helping ICE make arrests. In January 2025, fewer than 150 state and local law enforcement agencies had signed 287(g) agreements with DHS to help carry out the president’s deportation agenda. That number has ballooned to more than 2,600 today.
“Partnerships with law enforcement are critical to having the resources we need to arrest criminal illegal aliens across the country,” a DHS spokesperson said. “We have had tremendous success when local law enforcement works together with us.”
Kent County doesn’t have a 287(g) agreement. Still, the jail hands over the vast majority of people with detainers to ICE, records show. Dozens of people who were turned over to ICE this year had their criminal charges dropped, or, like Pilar and Leya, were never charged in the first place.
Dietrich said the dismissal of a criminal charge “does not, by itself, mean the original arrest lacked probable cause.” The sheriff’s office also doesn’t “determine whether criminal charges are ultimately prosecuted, nor does it determine whether an individual is deported,” he said.
DHS told ProPublica in a statement that both Leya and Pilar “illegally entered the country” in 2022 and that both “will receive due process” in their immigration proceedings.
Kent County Prosecutor Chris Becker said he hadn’t heard of victims getting detained by ICE after calling the police. In his experience, he said, more perpetrators with active cases get deported.
Becker said he tries to get the message out that his team serves all victims, regardless of their immigration status. He’s aware that immigrants are reluctant to seek help. His own staff has told him that victims are afraid to testify or file restraining orders. They don’t want their partners — often the breadwinners and the fathers of their children — to be deported.
“There’s been a chilling impact to women coming forward in domestic violence situations due to what’s going on,” Becker said.
As the months passed at North Lake, Leya watched as women she befriended started to leave.
Some were deported, including at least two Mexican women who were also arrested in Kent County on suspicion of domestic violence. Others were released. New women took their cells. Some told Leya that they, too, had been arrested after 911 calls about domestic violence.
Leya fought for her freedom. She met with volunteers from Kent County, who raised money to hire her lawyers and pay for a required physical exam and fees. Even her ex-boyfriend, the one who she said gave her a black eye, wrote a letter on her behalf to help her case, calling her “a calm person.” He explained that he had called the police after their argument “escalated” and that “problems are situations that can happen in any relationship.”
Leya, he added, “deserves a second opportunity to remain in this country and be close to our daughter, as our baby truly needs her very much.” While Leya was locked up, their little girl celebrated her first birthday, got her first teeth and took her first steps.
At virtual hearings, Leya sat with her arms crossed, her dark, wavy hair neatly braided in cornrows and wearing an oversized coat over her red uniform. She tried to follow the discussion of people who seemed to have her life in their hands.
In late August, a judge granted Leya bond. While her immigration case played out, she could be free.
It was a profound relief. At the same time, it felt awful to leave behind her friends. It seemed like some of them were never getting out. Pilar was approaching a year in detention.
Four months after her arrest, Leya walked out of the old prison. She thought about how she would live on her own now and support her daughter.
She promised herself she wouldn’t go back to the man who hurt her.
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After a week’s delay, the new version of Python, v3.15, has been released. With it comes a proper profiler, an experimental just-in-time compiler, and a tightening of dictionary structures. It also offers a time-saving Lazy Import option for programs to not load modules until needed, the implementation of which ironically halted this release until a few last-minute regressions were sorted. But of all these new delicacies spread before the Pythonistas, the data wranglers of the bunch may most appreciate default UTF-8 support across all platforms. And when we say “all platforms,” we’re really just throwing shade at Windows (as usual). Python has defaulted to macOS and Linux Python environments for some time now. It’s a small but important update. About half of all Python developers use the language for processing and analyzing data, and about 58 percent of Python users build on Windows, according to various Python Software Foundation surveys. Party crashers Earlier versions of Python defaulted to the host system's locale encoding. This led to much consternation for Windows developers whose scripts opened UTF-8-encoded data sets, only to have non-ASCII characters corrupt or crash the program. Culprits could be as innocuous as a smart quote or a fancy apostrophe. Managed by The Unicode Consortium, with the help of the IETF and ISO, UTF-8 is an 8-bit binary encoding of the Unicode catalog of all the world’s written symbols. ASCII offered only 128 characters to cover the world’s knowledge, but UTF-8 provides over 1.1 million slots, which is plenty of room for smart quotes, emojis, musical and math notations, all the Chinese dialects, and even a few extinct languages (for research purposes). There’s also UTF-16 and UTF-32, but UTF-8’s combination of efficiency and inclusiveness made it the default for the Web and most modern operating systems. By the time Python Enhancement Proposal 681 was proposed in 2022 to make UTF-8 the preferred encoding, the language was already behind the times. That year, Java settled into UTF-8 with JDK 18, and Ruby 3.0 defaulted to the encoding scheme in 2020. Today all the cool languages and runtimes pledge allegiance to UTF-8, including Rust, Go, and Node.js (JavaScript itself prefers UTF-16 for internal encoding). Most code editors, from Visual Studio Code to Windows Notepad, prefer UTF-8. Data sharing and configuration formats such as JSON, TOML, and YAML all require 8-bit encodings. Python had long understood UTF-8, but programmers had to put a flag in their code alerting the language to use it – if they knew they had to do so at all. Many didn’t and were left scratching their heads over why their data processing scripts worked just fine on MacOS or Linux but then would flame out on Windows (or some other obscure system that defaulted to a C/POSIX locale). Programmers love puzzles To acquaint developers with the new aspects of the language, longtime Python programmer Barry Warsaw (AKA “Uncle Barry”) created a terminal-based adventure game called “whatsnewt” that offers 18 puzzles, each one built on a new feature found in Python 3.15, including a puzzle for UTF-8 support, “The Encoding Tower of Babel.” Once you've downloaded Python 3.15, do a “pip install whatsnewt” and then run the game on the Python command line. It even works on Windows, we hear. ®
LIVORNO – La Scuola di Francoforte sarà il tema al centro del prossimo appuntamento con “Giardino filosofico” in programma stasera, 14 ottobre alle ore 21.15 all’ex Cinema Aurora (viale Ippolito Nievo).
La Scuola di Francoforte
La Scuola di Francoforte, nata nel 20esimo secolo tra le due guerre mondiali è prevalentemente sociologica ed elabora una teoria critica della società. La critica alla società dei consumi è feroce perché sta producendo l’isolamento del singolo. Pur essendo Marx il punto di partenza non si rinuncia alla dialettica hegeliana e alla psicoanalisi.
Giardino filosofico
“Giardino filosofico” è condotto dal professore di storia e filosofia e regista Lamberto Giannini. Gli incontri sono rivolti a tutti, sia appassionati che profani della materia. L’iniziativa fortemente voluta da Giacomo del Gamba, è dedicata alla sua figura, perché la sua scomparsa è una perdita culturale per la città.
Gli interessati che vogliono partecipare al Giardino filosofico dedicato alla Scuola di Francoforte, possono mandare un messaggio WhatsApp che avrà valore di prenotazione al numero 320 243 6053.
The pontiff, 71, is expected to spend about a week in the hospital recovering from surgery that found lung cancer. Messages of support have flooded in from far and wide.
C’è un’ambizione che va ben oltre la conquista dei podi e delle medaglie internazionali, e che punta a trasformare dall’interno la cultura della scherma paralimpica. Dopo il bronzo conquistato nella suggestiva cornice del grand palais ai giochi di Parigi e l’oro europeo nella sciabola, Edoardo Giordan guarda al momento in cui toglierà la maschera da atleta per intraprendere una strada inedita: diventare uno dei primi maestri di scherma con disabilità, capace di insegnare e formare i campioni del futuro partendo da un’esperienza vissuta in prima persona.
Edoardo Giordan spiega con chiarezza la spinta che lo guida verso questo traguardo: «Mi piacerebbe anche diventare un maestro, un tecnico, perché nella scherma vedo che ancora tutti i maestri sono maestri che dalla scherma olimpica si adattano alla scherma paralimpica. Mi piacerebbe diventare uno dei primi atleti paralimpici che ha vissuto appieno la carriera dell’atleta paralimpico, diventare un maestro che insegna la scherma agli atleti paralimpici».
Si tratta di un salto di qualità decisivo per l’intero movimento. Chi si è seduto in carrozzina e ha affrontato anni di pedana possiede una percezione tecnica, fisica ed emotiva che nessun adattamento teorico può sostituire appieno. Immedesimarsi nella condizione dell’atleta non è solo una questione di empatia, ma di profonda conoscenza delle dinamiche del corpo e del movimento. Come sottolinea lo stesso Giordan: «Avendo vissuto la carrozzina e la pedana credo che posso dare qualcosa che i maestri olimpici giustamente non possono dare, perché hanno vissuto le pedane da atleti normodotati, non da paralimpici. Mi piacerebbe trasmettere ai nuovi ragazzi quello che io sto vivendo in questi anni di carriera».
Dalla rabbia alla rinascita: lo sport come terapia
Per chi vive la pedana ogni giorno, la scherma rappresenta prima di tutto uno strumento di rinascita personale e riscatto. Il percorso sportivo di Edoardo Giordan è iniziato grazie all’incontro con Andrea Pellegrini, figura fondamentale che gli ha fornito tutto il necessario per cominciare: «È stato Andrea Pellegrini che mi ha dato tutta la prima attrezzatura, mi ha prestato le carrozzine, le armi, le divise e ho cominciato grazie a lui». L’impatto iniziale con l’amputazione è stato segnato da un periodo estremamente duro, fatto di rabbia, depressione e incertezza sul domani: «Ero arrabbiato, depresso, non sapevo che strada avrebbe preso la mia vita perché era tutto così nuovo, così confuso».
In questo contesto, la pratica sportiva è diventata un canale fondamentale per liberare le proprie emozioni e ritrovare un equilibrio interiore: «Io quando tiravo la stoccata in testa al mio maestro o in testa all’avversario era come se stessi andando da uno psicoterapeuta perché mi sfogavo, vedevo che quando tornavo a casa dopo l’allenamento ero più leggero». La stoccata è così diventata un atto terapeutico capace di aiutarlo a elaborare il trauma, accettare la propria condizione e tornare a sognare in grande: «Mi ha aiutato anche a battere i pensieri brutti che mi ero fatto, mi ha aiutato a riprendere in mano la mia vita. Lo sport in questo è stato una parte fondamentale».
L’approdo alle Fiamme Oro: la scherma come lavoro
Un momento chiave nell’evoluzione di questo percorso è rappresentato dall’ingresso nei corpi sportivi militari e nelle forze dell’ordine. L’approdo nelle Fiamme Oro ha segnato una svolta decisiva: «Dopo le Olimpiadi di Tokyo avevo fatto anche un pensiero a fare un passo indietro, Non volevo certo mollare la scherma, però mi rendevo conto che avevo bisogno di avere un’entrata economica, perché la pensione di invalidità non bastava», rivela l’atleta azzurro. L’opportunità di entrare nei gruppi sportivi ha garantito quella stabilità indispensabile per il futuro: «Personalmente da quando faccio parte delle Fiamme Oro i risultati sono cresciuti in maniera esponenziale, perché so che questo è diventato il mio lavoro, so che sto tranquillo anche dal punto di vista economico». Un passaggio fondamentale che ha trasformato gli atleti paralimpici in veri professionisti dello sport.
Il problema non è la disabilità. Il problema è un mondo progettato come se le persone con disabilità non esistessero. Parte da qui l’inchiesta di VITA magazine di giugno, un numero che scardina il principio dell’inclusione alla ricerca di una convivenza possibile. DISABILITÀ, L’INCLUSIONE NON BASTA
La visione federale: le nuove frontiere dell’inclusione
A sostenere questa crescita contribuisce in modo determinante la guida della Federazione Italiana Scherma, caratterizzata dalla presenza di due figure mediche ai vertici: un neuropsichiatra infantile nel ruolo di presidente e un medico dello sport come vicepresidente vicario. Luigi Mazzone, il presidente, mette in evidenza la profonda dimensione culturale e scientifica di questa impostazione: «Io seguo il movimento paralimpico, un movimento a cui tengo tantissimo, perché oltre all’agonismo c’è anche l’inclusione, un tema che secondo me culturalmente deve stare accanto a una federazione storica come la scherma. Siamo una federazione abbastanza unica: il numero uno e il due dei vertici sono due medici».
Come presidente della federazione sto provando a entrare negli istituti di riabilitazione, dobbiamo stare in contatto con i medici. I ragazzi vanno intercettati e non aspettati
Luigi Mazzone, presidente Federazione Italiana Scherma
L’impegno della presidenza si traduce in una volontà di presenza attiva sul territorio: «Quello che sto provando a fare come presidente della federazione è entrare negli istituti di riabilitazione, dobbiamo stare in contatto con i medici. I ragazzi vanno intercettati e non aspettati». L’obiettivo federale punta infatti a stringere convenzioni dirette con le unità spinali per mostrare ai giovani che la vita non si ferma di fronte alla disabilità.
Il bilancio sugli europei di Cardiff
I risultati ottenuti testimoniano la bontà di questa visione, come dimostra lo straordinario medagliere agli Europei di Cardiff. «Abbiamo battuto i record di medaglie di Terni nel 2018: sei medaglie d’oro, tre d’argento e sei di bronzo. Insomma, è stato un europeo stratosferico», afferma Mazzone, che riconosce il ruolo centrale dello staff tecnico: «Abbiamo tre CT che sono Michele Tarantini, Alessandro Parodi e Giulio Stella, tre persone straordinarie che stanno lavorando molto bene».
Accanto al settore agonistico, la federazione promuove iniziative d’avanguardia come il circuito Fencing for All, dedicato all’inclusione di ragazzi con autismo e disabilità intellettive: «Abbiamo fatto delle gare apposite. Milano e Roma sono due prove in cui a squadre a spada ogni team deve almeno schierare un ragazzo autistico per partecipare al torneo. Per cui al di là del movimento paralimpico c’è anche accanto l’obiettivo dell’inclusione». La scherma italiana continua così ad allargare i propri confini, dimostrando che la pedana può essere un luogo aperto a tutti, capace di abbattere ogni barriera e ridisegnare il futuro dello sport.
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Nati a partire dall’iniziativa dell’Ufficio Politiche Giovanili – Ripartizione italiana e dalla collaborazione con l’Intendenza Scolastica provinciale, i Poli Educativi Territoriali radicano una nuova modalità di collaborazione tra scuole e Terzo settore per lo sviluppo di Comunità Educanti sul territorio della Provincia di Bolzano. Da aprile 2025 a giugno 2026, la sperimentazione ha coinvolto 17 istituti scolastici (dalla Primaria a Istituti Professionali) e 8 Centri giovani in 6 diverse città della Provincia di Bolzano. Queste realtà hanno dato vita a 12 diversi Poli Educativi Territoriali come esito di un processo partecipato strutturato sui principi e i metodi della co-programmazione e co-progettazione.
Come si è svolta la sperimentazione
Tra aprile e maggio 2025, durante la fase di attivazione di questo percorso, il confronto con docenti e Centri Giovani ha fatto emergere una serie di bisogni, posti poi al centro del percorso dei Poli: dall’inclusione educativa e dalla presa in carico delle vulnerabilità alla prevenzione del disagio giovanile e alla gestione dei conflitti; dall’integrazione del sistema territoriale per lo sviluppo di comunità educanti al rapporto tra crescita individuale e responsabilità collettiva verso il bene comune.
Non si tratta di un elenco di carenze, ma di un percorso che va dalla singola persona alla comunità. Le vulnerabilità dei ragazzi e delle ragazze raramente sono di un solo tipo e chiedono una presa in carico condivisa, non prestazioni separate. La prevenzione passa da una presenza continua nei luoghi che i ragazzi vivono, dove anche il conflitto può diventare occasione educativa. Tutto questo è possibile solo se scuola, servizi e Terzo settore smettono di lavorare in parallelo e diventano comunità educante, in cui la crescita di ciascuno si intreccia con la responsabilità verso il bene comune.
Il monitoraggio
Tali bisogni hanno guidato la co-programmazione e la stesura dei Protocolli di attivazione dei Poli e, tra giugno e settembre 2025, la co-progettazione del Piano Operativo e la definizione dell’operatore socio-culturale, figura ponte tra scuola e centro giovanile. Questo processo è stato accompagnato da Euricse, in supporto all’Ufficio Politiche Giovanili della Provincia di Bolzano.
Da gennaio 2026, è stata avviata una più attenta fase di monitoraggio che ha avuto, al centro, l’osservazione delle attività e dello sviluppo della governance: questa attività è stata realizzata a partire da un insieme di indicatori di risultato e di processo progettati da Euricse in base agli esiti della co-programmazione/co-progettazione dei Poli. Infine, tra maggio e giugno 2026, i Protocolli sono stati riprogettati e adattati sulla base delle evidenze raccolte.
Un modello di collaborazione capace di adattarsi
La sperimentazione altoatesina dei Poli Educativi Territoriali ha portato allo sviluppo di un modello di collaborazione unico e condiviso tra territori differenti, una proposta che fissa elementi minimi condivisi che consente un’applicazione “situata”, ossia pensata per garantire la possibilità a ciascun Polo di attivare strumenti e modalità operative più in linea con le proprie caratteristiche soggettive e con quelle del contesto entro il quale viene attivato.
Uno degli incontri realizzati sul territorio della provincia autonoma di Bolzano
Il sistema dei Poli è, in sostanza, un’infrastruttura permanente di dialogo tra le realtà che operano a livello locale e un sistema provinciale coordinato dall’Ufficio Politiche Giovanili e dalla Intendenza Scolastica. Si fonda sull’approccio delle “agende collaborative” che propone l’adozione di “linee di governo [del welfare] che incentivano le reti, le interazioni orizzontali e la costruzione di progetti comuni che coinvolgono più attori anche appartenenti a settori di intervento diversi”.
La governance di questo sistema è stata affidata a Cabine di Regia territoriali che coordinano i lavori di ciascun Polo: queste sono state concepite come spazi di confronto tra istituti scolastici e organizzazioni del Terzo Settore (a partire da quelle che gestiscono Centri Giovani sul territorio) che si declina in modo diverso (sia per quanto riguarda il suo funzionamento che per la sua composizione) a livello locale.
La pratica quotidiana ha mostrato come, affianco a queste strutture più formali, la presenza degli operatori/operatrici in spazi scolastici informali, come cortili e corridoi durante la ricreazione, costituisca una strategia vincente per agganciare le persone più giovani in un clima non giudicante per favorire l’emersione dei loro bisogni reali. Parallelamente, l’efficacia dell’intervento è strettamente correlata alla presenza di un/a docente referente attivo che faciliti l’integrazione dell’operatore esterno nella comunità scolastica.
I Poli come spazio per elaborare soluzioni condivise
I Poli Educativi Territoriali si propongono, quindi, come un modello adattabile a contesti differenti, offrendo una cornice di riferimento chiara per coordinare gli interventi educativi e consolidare il senso di comunità attraverso una collaborazione istituzionale strutturata e flessibile.
In questo senso, ciascuna rete territoriale ha lavorato su progettualità e iniziative “su misura” per il proprio contesto di riferimento, attivando dentro alle Cabine di Regia territoriali spazi per microprogettare le attività in forma “sartoriale”. Ciò è stato possibile in quanto i Poli si configurano, da una parte, come uno spazio collaborativo di raccolta e analisi dei bisogni di un territorio o una comunità e, dall’altra, come un’alleanza che collabora all’elaborazione di soluzioni “situate” nel contesto che vivono e che contribuiscono ad animare.
Sono poco più di 5 milioni, un milione in meno rispetto a vent’anni fa. Un tempo li raccontavamo come ribelli da domare, oggi come cristalleria da proteggere. Sono gli adolescenti, che guardiamo sempre solo con le lenti della psicologizzazione, della criminalizzazione, dell’aiuto. «Non ci vedete», dicono loro, prima ancora che «non ci capite». ADOLESCENTI, QUELLO CHE NON VEDIAMO
Questa natura “duale” dei Poli (strategica e operativa, insieme) porta innovazione e sviluppi:
nelle relazioni e nel ruolo degli enti (pubblici e del privato sociale) che li attivano: la contaminazione tra pratiche e linguaggi diversi (educazione formale e informale; didattica e approcci educativi) avvicina ragazze e ragazzi a opportunità nuove, favorisce l’emersione di difficoltà che altrimenti resterebbero latenti e rafforza gli strumenti a disposizione dei e delle giovani, secondo una logica che favorisce il protagonismo giovanile, dentro e fuori dal contesto scolastico;
nelle dinamiche e nelle pratiche pedagogiche ed educative: l’alleanza tra agenzie educative diverse (scuole e Centri Giovani) offre l’occasione di sperimentare nuovi approcci pedagogici, mescolando le diverse appartenenza e attivando progettualità capaci di far dialogare questi linguaggi e ambienti a beneficio di ragazzi e ragazze;
nella relazione con ragazze e ragazzi: la struttura del Polo (che attiva le relazioni a scuola e le accompagna al di fuori) consente anche di far maturare competenze, abilità e propensioni in un contesto sicuro e protetto, dentro e fuori il tempo e lo spazio della scuola, secondo un approccio più disteso e meno competitivo.
Quattro indirizzi “tematici” e una missione comune
L’esperienza della Provincia di Bolzano ha fatto emergere quattro diverse tipologie di Polo Educativo Territoriale, ciascuna caratterizzata in base all’indirizzo tematico che le sue attività (ma, più in generale, l’approccio che ciascuno di questi Poli ha adottato) suggerivano. Alcuni Poli hanno messo in campo attività che possono essere definite “a indirizzo sociale” cioè hanno saputo attivare proposte in connessione e/o in coordinamento con interventi più ampi, già attivati dalla scuola e/o dal Centro, allo scopo di supportare ragazzi e ragazze che vivono contesti di marginalità sociale o di fragilità personale. Le azioni promosse sono anzitutto finalizzate alla promozione sociale e a sviluppare occasioni di socializzazione e integrazione per ragazze e ragazzi a rischio di dispersione scolastica.
Per altri Poli (la maggioranza relativa di quelli attivati) le attività progettate possono essere descritte come “a indirizzo culturale”: questi Poli, infatti, concentrano la propria attività sull’integrazione tra interventi educative e proposte di tipo culturale (teatro, cinema, musica, co-produzione di iniziative culturali) secondo una logica di continuità della proposta educativa.
Altri Poli ancora possono essere descritti come “a indirizzo tecnologico”: questi Poli mettono in campo azioni pensate per promuovere la conoscenza scientifica e tecnologica, anche attraverso la messa a sistema di infrastrutture come i corner tech. Concentrano la propria azione su laboratori tecnologici e proposte culturali finalizzate ad aumentare le competenze digitali e tecnologiche di ragazzi e ragazze, bambini e bambine.
Una delle attività – foto di Anna Cerrato
Infine alcuni Poli hanno attivato interventi “a indirizzo comunitario”: in questi casi, le attività proposte sono finalizzate ad un più ampio coinvolgimento delle comunità territoriali di riferimento (città, paesi o quartieri) e/o che ipotizzano specifiche attività di dialogo tra il Polo e le comunità in cui questi sono inseriti.
Ciascuno di questi diversi orizzonti tematici ha trovato, nelle reti territoriali che animano i Poli, uno spazio di impegno comune: le proposte messe in campo sono state agganciate agli strumenti di programmazione interni dei singoli enti (come, ad esempio, ai Piani Triennali dell’Offerta Formativa elaborati dalle scuole) e hanno evidenziato, sebbene ancora in modo lieve, la differenza tra Poli Educativi e le progettualità che il Terzo Settore attiva insieme alle scuole.
Poli collaborativi
I Poli, infatti, non sono in “competizione” con le altre progettualità ma offrono un nuovo quadro comune di collaborazione a enti pubblici, Terzo settore e scuole: questa nuova infrastruttura può essere capace di orientare la progettazione delle attività sul territorio ma anche la loro pianificazione economica, l’individuazione e la messa a disposizione di risorse e, più in generale, l’integrazione tra interventi in materia di politiche giovanili e altri ambiti (politiche educative; politiche sociali; politiche economiche) che interessano la vita e lo sviluppo delle Comunità Educanti.
Oggi sono attivi 18 Poli Territoriali in Provincia di Bolzano in sei diverse città (Bolzano, Merano, Vipiteno, Bressanone, Salorno e Laives). Sono coinvolti 26 istituti scolastici e 16 diversi Centri Giovani che progettano e realizzano, ogni giorno attività che incontrano centinaia di bambine e bambini, ragazze e ragazzi.
Il ruolo dei Poli Educativi Territoriali è diventato centrale rispetto alla strategia di sviluppo delle Politiche Giovanili della Provincia Autonoma di Bolzano “Trova il tuo spazio”, in particolare in quanto i Poli rappresentano l’occasione per garantire “un dialogo autentico, sia all’interno delle organizzazioni che con il territorio” quale “presupposto per favorire processi di coprogettazione efficaci, nei quali il coinvolgimento diretto dei giovani diventi il motore per sviluppare iniziative più rispondenti ai loro bisogni e aspirazioni”. Il progetto verrà discusso ed approfondito nel corso di un evento in programma lunedì 19 ottobre a Palazzo Widmann nel capoluogo altoatesino.
In apertura una delle attività in un Polo educativo – foto di Anna Cerrato, tutte le immagini da ufficio stampa
The Hokkaido Shimbun newspaper headquarters in Sapporo, Japan on Wednesday. A journalist from the newspaper was arrested in Russia and accused of spying.
Beijing has warned Taiwanese people against acting “two-faced” on the issue of “Taiwan independence” after television host Kevin Tsai Kang-yong attended a campaign rally for a Taipei mayoral candidate labelled a separatist by Beijing.
The episode underscores the political risks facing Taiwanese entertainers working on both sides of the Taiwan Strait.
“No individual or force may act as a ‘two-faced person’ – reaping the benefits of the mainland’s development while simultaneously colluding with...
Beijing has warned Taiwanese people against acting “two-faced” on the issue of “Taiwan independence” after television host Kevin Tsai Kang-yong attended a campaign rally for a Taipei mayoral candidate labelled a separatist by Beijing.
The episode underscores the political risks facing Taiwanese entertainers working on both sides of the Taiwan Strait.
“No individual or force may act as a ‘two-faced person’ – reaping the benefits of the mainland’s development while simultaneously colluding with...
There ain't no party like a tap-in party, as nobody ever said. And so it is that one of Luxembourg's mostly redundant tap-in / tap-out terminals is amusing itself by putting on a light show for passing passengers. The terminal is an INIT unit, rolled out on the country's public transport network and now mostly idle since fares were zeroed out in 2020. First Class and cross-border trips still attract a charge, but for everything else (trains, trams, and buses) there is no fee. Eagle-eyed Register reader Dominic spotted the terminal doing its thing at the Rout Bréck / Pafendall rail station in Luxembourg City. "Maybe it's got bored," he suggested, "and is trying to attract attention by cycling through video test patterns." Perhaps. Or perhaps it's the first wave of the AI takeover – activating unwitting undercover agents via the medium of flashing lights and colors (we've seen The Ipcress File – we know how it works), or maybe, just maybe, the terminal has got itself into a self-test boot loop and is awaiting an engineer who is probably in no rush to attend. After all, flashing screen or no flashing screen, nobody will bother to tap in and tap out when transport is free. The mundane reality is that this is indeed an INIT PROXmobile terminal with its knickers in a twist. It looks like it is going through a cycle to check out the performance of the LCD screen; checking that the red, green, and blue subpixels are working ok, showing a solid white screen, and then a grid pattern to check contrast and alignment are all tippety-top. And then it should boot into whatever it is supposed to be doing. However, that is, alas, not running quite as expected, so it goes back to the start of the diagnostic test. The terminals are managed remotely, so an alarm is doubtless going off somewhere to inform an administrator that something is amiss. Unless this really was some guerrilla marketing for Luxembourg's rave scene. The next Holy Rave was on Friday (October 9). Or perhaps loud music in dark rooms is not your thing? A flashing screen at a train station could therefore be a worthy substitute. ®
LPLC festeggia la sua collaboratrice Carmen Gallo per la vittoria del Premio Strega Poesia ripubblicando l’anteprima di Procne Machine, apparsa sul nostro sito il 30 gennaio 2026. Evviva Carmen! Negli ultimi vent’anni, in tutti i continenti, gli uccelli stanno scomparendo, con un po’ di pazienza. Diminuiscono i singoli esemplari e il numero delle specie, …
President Volodymyr Zelensky, who met with Britain’s prime minister, has said Ukraine received no warning of Russian attacks, but President Trump has said Washington is still “sharing intel.”
Giovedì 22 ottobre, a partire dalle ore 18, il Centro Tog di Milano aprirà le sue porte per la quinta edizione di Good StArt, l’asta benefica di arte contemporanea creata a sostegno della Fondazione Tog. Un appuntamento nato con l’obiettivo di raccogliere fondi per garantire percorsi riabilitativi gratuiti e altamente specializzati a bambini e ragazzi con complesse patologie neurologiche.
Una riflessione sulla fragilità e sul mito di Prometeo
In occasione delle celebrazioni per i 15 anni di attività della Fondazione, l’edizione 2026 si presenta in una veste speciale, pensata per aprire una riflessione condivisa sul significato della fragilità, della cura e del ruolo che l’espressione artistica può assumere nei processi terapeutici. L’iniziativa ospiterà le opere di “15 artisti per i 15 anni di Tog”, tutte ispirate al progetto curatoriale Il Fuoco Fragile ideato da Mirko Pancaldi.
Prendendo le mosse dal mito di Prometeo, il percorso invita a considerare il progresso e le sue opportunità con responsabilità ed etica, ridefinendo il concetto stesso di vulnerabilità. Come spiega il curatore, in questo contesto «l’arte apre nuovi sguardi sulla realtà e trasforma la vulnerabilità in una risorsa, non un ostacolo, ma un luogo di relazione e di crescita. Non un limite, ma un punto di partenza».
In questo modo Good StArt supera il perimetro della semplice asta benefica per trasformarsi in un progetto culturale collettivo, attraverso il quale l’arte contribuisce a dare forma e voce a una visione della cura fondata sulla dignità della persona, sulla forza delle relazioni e sul valore trasformativo della bellezza.
Opera di Fabio Viale che sarà presente all’asta
L’arte e Tog: un binomio consolidato per la bellezza che cura
Si rinnova così un binomio ormai consolidato. Dal 2011, infatti, la Fondazione Tog si prende cura delle persone con disabilità neurologiche mettendo al centro non solo il singolo paziente, ma l’intero suo contesto di vita: la famiglia, la scuola, la comunità.
Un approccio in cui l’estetica gioca un ruolo decisivo, come sottolinea Antonia Madella Noja, segretario generale della fondazione: «Nel nostro lavoro, la bellezza è un elemento terapeutico e di ispirazione per la qualità della vita dei nostri bambini e delle loro famiglie. Da un lato, mette in moto la creatività di chi cura e dall’altro è elemento di sollievo e di stimolo per chi le cure le riceve. Una bellezza che accoglie, crea relazione e genera valore».
A testimonianza di questo dialogo fecondo, anche il catalogo dell’edizione 2026 riflette questa visione e assume una forma del tutto inedita. Si tratta di un cofanetto che raccoglie le 15 schede dedicate agli artisti, impreziosito da un intervento pittorico di Manuel Felisi nato direttamente da un laboratorio realizzato insieme ad alcune ragazze seguite da Tog. Un oggetto che diventa esso stesso parte integrante del racconto culturale, espressione concreta della convinzione che la bellezza possa scaturire dall’incontro autentico.
Il problema non è la disabilità. Il problema è un mondo progettato come se le persone con disabilità non esistessero. Parte da qui l’inchiesta di VITA magazine di giugno, un numero che scardina il principio dell’inclusione alla ricerca di una convivenza possibile. DISABILITÀ, L’INCLUSIONE NON BASTA
La sede dell’evento e le modalità di partecipazione
L’intero evento – comprensivo di opening, mostra e asta – si terrà negli spazi del Centro Tog di Via Livigno 1 a Milano, inaugurato tre anni fa in sostituzione della precedente struttura di via Famagosta. Qui le famiglie possono contare su una presa in carico globale che affianca alla riabilitazione l’accompagnamento scolastico e per i più grandi, la preparazione alla vita autonoma e professionale.
Le opere generosamente donate dagli artisti possono già essere visionate sul sito ufficiale della Fondazione e verranno svelate al pubblico in occasione dell’inaugurazione di giovedì 15 ottobre, sempre dalle ore 18.
Opera di Fabio Giampietro, presente all’asta di Tog
In apertura, Manuel Felisi durante il laboratorio per la realizzazione del trittico Oltre lo stesso cielo, insieme a Arianna, Elisa e Giulia. Su VITA ne abbiamo parlato qui.
Il premier polacco Donald Tusk ha definito un "crimine contro lo Stato" l’utilizzo del software di sorveglianza Pegasus da parte dell’esecutivo precedente, guidato dal partito conservatore Diritto e Giustizia.
Pegasus è un potente strumento spia sviluppato dall’azienda israeliana NSO Group, capace di penetrare nei telefoni e raccogliere dati, messaggi e informazioni senza che l’utente se ne accorga. Secondo Tusk, la Polonia ha speso oltre 60 milioni di zloty (circa 14 milioni di euro), di cui una parte consistente proveniente da un fondo destinato alle vittime di reati, per un sistema sul quale le autorità polacche non avevano un controllo effettivo:.
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Taiwan’s coastguard is buying US-designed uncrewed surface vessels for its first dedicated drone-boat programme to strengthen its ability to detect and track the growing presence of mainland Chinese vessels operating around the island.
Florida-based Maritime Tactical Systems (Martac) announced on Tuesday that the deal covered an undisclosed number of its Devil Ray T24 autonomous boats, with production planned for both the United States and Taiwan.
Martac described the deal as “one of the most...
Parto per raggiungere il MIAI di Rende, il nostro museo gemello dell'informatica (Museo Interattivo di Archeologia Informatica, https://miai.musif.eu) per una sessione di restauro del General Electric GE-120.
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