How Larry Ellison Dropped From World's 2nd-Richest To No. 8 In Just 2 Months
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di Chiara Meistro e Franco Pezzini
(Il pezzo che segue costituisce un’ideale appendice al corso sull’Odissea della Libera Università dell’Immaginario chiuso l’anno scorso dai due autori. Che hanno età diverse e dunque non sempre le stesse idee: di questa dialettica è sintesi il testo.)
Come di recente per grandi produzioni di impatto sull’immaginario popolare, anche The Odyssey di Christopher Nolan – da lui sceneggiata, diretta e coprodotta, quindi nelle attribuzioni non si sbaglia – è accompagnata da uno tsunami di articoli, interventi, post, video su social, pontificazioni varie, in parte di pressione commerciale e in parte spontanei del pubblico. Un paese dove tutti sono commissari tecnici della Nazionale non poteva mancare di trovare tutti esperti di Omero, di mito greco e di mondo miceneo: dove non è in questione la possibilità di formulare osservazioni, ma la prosopopea con cui sono offerte a favore o contro il film. Particolarmente fastidiosi i benaltristi, leoni da tastiera che i social svelano con una certa frequenza come maschietti alfa quaranta/cinquantenni: loro hanno capito contro tutti, e di qui compiaciuti sfoggi retorici (che svelano magari buone letture ma di tutt’altro genere, inserite a forza per coup de théâtre). Va detto che per tanti Omero è noto solo in grazia di scelte antologiche avvicinate a scuola, una calamità sul piano della comprensione perché queste sono condotte con passo umorale o – talvolta – ideologico dai curatori: sull’Iliade le scelte conducono a grotteschi fraintendimenti, ma anche con l’Odissea si perdono pezzi importanti. Non resta che cercar di riflettere in termini più sobri, senza necessarie contrapposizioni, su pregi e limiti riscontrati.
Partiamo dalla considerazione che di Odissee ce ne sono infinite: sia perché i mille canti cuciti a un certo punto nell’opera più bella del mondo vedevano soluzioni diverse di cui qualche eco sopravvive persino nel testo (tracce per esempio di qualche antico poema in cui Odisseo raccontava il suo viaggio a Penelope) e in fondo “Omero” è un nome convenzionale collettivo, sia perché ogni storia di forte impatto popolare è sentita come propria da ciascuno dei riceventi. L’Odissea mia è diversa dalla tua, dalla sua… eccetera, perché vi associamo le nostre vicende personali, lo sciame di emozioni, di sentimenti, di vita legati a quella storia esemplare. Ovvio, salterà su il critico isterico – l’episodio è vissuto – a dire che no, un’opera ha il suo senso autentico: ma non è questo che si nega, solo il fatto che la recezione di un mito (nel senso genuino, non “tecnicizzato”) sia anche esistenziale, esperienziale. Come critici cercheremo di interpretare al meglio sulla base di categorie più o meno affinate, come lettori/ascoltatori/spettatori possiamo fare riferimento ad altre più nostre. Di qui anche la libertà di un regista, di un riscrittore – e in definitiva di Nolan, perché questa Odissea è sua, più che di Omero.
Venendo a bomba: il film è spettacolare, ha senso vederlo anche a fronte del fenomeno sociale che ha innescato persino prima dell’uscita. Non è banale, le scelte sono frutto di un progetto meditato. Le libertà su singoli casi possono starci. Il problema non sta nel fatto che vi troviamo black people – tra questi Elena (Lupita Nyong’o, che interpreta anche Clitemnestra) – considerato che nell’Odissea si offre ampio spazio all’Africa (dagli Etiopi/facciabruciata frequentatori degli dei all’Euribate araldo nero di Odisseo, che ci andava molto d’accordo, a – potenzialmente – alcune tappe del viaggio) o che sia di pelle scura anche Atena (c’era in fondo l’Atena libica del lago Tritonide, senza neppure bisogno di scomodare l’affascinante e discussa Black Athena di Martin Bernal). O che i Lestrigoni – sostanzialmente orchi antropofaghi, come denuncia il nome del loro vecchio re Lamo, maschile di Lamia – appaiano qui un mix medievaleggiante da videogioco tra il Trono di spade e Robocop; o persino nella scelta che Polifemo/il mimo Bill Irwin (da etimo, “di cui si parla molto” o “che parla molto”) sia un freak taciturno, ispirato probabilmente a Le cyclope di Odilon Redon (1914) e mixato alla creatura dell’americanissimo The Cyclops di Bert I. Gordon (1957). Così come il fatto che il disturbante episodio con Circe (Samantha Morton) le strappi totalmente quel connotato seduttivo vantato dal personaggio omerico; per non parlare degli Olimpi, ridotti – al meglio – ad allucinazioni o altrimenti resettati (una scelta forse prudente, va detto, a fronte di possibili tagli pop: Scontro di titani e “Liberate il Kraken!” sarebbero stati dietro l’angolo). Sono scelte libere, a volte suggestive e a volte meno efficaci, del regista che se ne assume la responsabilità creativa: e sul tema si può continuare ad libitum. Tanto più che il linguaggio mitico è plastico per sua natura.
Si può anche capire che gli episodi risultino a volte tirati un po’ via velocemente, in un film già lungo tre ore: ovvio che l’indimenticata e indimenticabile Odissea di Franco Rossi (“dal Poema di Omero”), 1968, a oggi la versione più straordinaria e fedele anche a dispetto di alcune libertà, grazie al format a puntate concedesse alla storia più tempo – 370 minuti, 45 circa per ogni puntata. Come si può comprendere che su un progetto tanto costoso Nolan fosse anche un po’ ostaggio di logiche distributive, buttando nella mischia attori hollywoodiani (Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson…) che inevitabilmente ci lasciano lo straniante retrogusto di commedie frizzantine o scipiti film di supereroi: Franco Rossi, con la sua Odissea in stile-Pavese – il nesso con le scabre traduzioni di Rosa Calzecchi Onesti era strettissimo, per cui apprezzarla ancora non è minestrina da vecchi, ma riconoscimento di una ben precisa solidità culturale – aveva preferito scegliere attori balcanici ignoti al cinema italiano ed estranei al peplum, proponendo volti “antichi” e credibili ancor oggi. Probabile che, nella spregiudicata realtà di mercato delle produzioni odierne americane, Nolan avesse bisogno di volti noti da vendere: di qui alcune scelte che possono risultarci un po’ forzate. Matt Damon è un eccellente attore, ma la sua espressione monotona stride con l’intelligenza e l’astuzia, la malinconia e la dolcezza che brillavano via via negli occhi di Bekim Fehmiu, l’Ulisse dello sceneggiato tv: però questo è voluto dalla sceneggiatura, che ora uniforma la varietà di espressioni possibili a una abbastanza unitaria da traumatizzato di guerra. Ha ragione chi enfatizza l’americanità (anche nell’accento) di questi Achei che hanno perso la propria identità, non capiscono più cos’è il paese che, guidato da un tiranno in caduta libera tra truffe MAGA e riti sessuali Epstein, bufale, balle, AI e droni, si dimentica la loro esistenza come soggetti.
Accantoniamo poi serenamente le pretese – avallate pare dai commenti sciocchi di qualche interprete, come la clamorosa idiozia che Omero non desse abbastanza attenzione alle donne – che tale Odissea costituisca una lettura al femminile (per un ben più lucido approccio alla questione, cfr. questo filone di letture). Non lo è e le singole battute concesse a Penelope (Anne Hathaway) sul fatto che il trono non fosse vuoto perché lo reggeva lei, o a Circe sugli appetiti dei maschietti che lì approdano, non bastano a renderlo tale: si tratta di contentini che rientrano in una logica di ammodernamento del testo per un pubblico internazionale. A cui si fa passare persino la frase didattica di Ulisse sul fatto che la loro è la crisi dell’età del bronzo (termine moderno, ma tant’è). Però, di nuovo, questi non sono veri problemi.
Non lo sono neppure, a modesto giudizio di chi scrive, i connotati cinematografici, gli effetti speciali, l’uso del green screen, tutto in fondo ben funzionante; e neppure le citazioni verso altro cinema, come il surreale, onirico e suggestivo cavallo piantato nel bagnasciuga che richiama la testa della Statua della Libertà sulla spiaggia di Il pianeta delle scimmie. Non parleremmo neppure di superficialità nella sceneggiatura: è ovviamente un film popolare, che mira a comunicare al pubblico più ampio possibile.
Venendo ai costumi: sull’onda di infinite polemiche già sul trailer si è diffusa nel web la curiosa opinione che i guerrieri del 1200 a.C. fossero tutti armati come mostrano singoli dipinti o la famosa panoplia di Dendra (peraltro precedente) – che in realtà potevano concedersi ben pochi principi achei. Alcuni tipi di elmi, armi e corazze appartenevano essenzialmente a sovrani o guerrieri di fama più che alla truppa e certo di norma non si remava, come vediamo comicamente fare, con una pesante corazza addosso. Per cui è vero, armi e paludamenti del film possono convincere fino a un certo punto e sono più tardi (ma quello di Agamennone/Benny Safdie costituisce più un simbolo stenografico che un costume) però, di nuovo, il problema non sta lì.
È invece carina la provocazione – non omerica e che impegna poche battute, ma intriga – sui Popoli del mare, temuti e attesi quanto i Tartari di Buzzati, che alla fine Ulisse comprende siano loro stessi, gli Achei/Ahhiyawa degli Ittiti/Ekwesh degli Egizi. E no, non è vero che il concetto di “Popoli del mare” sia stato demolito dall’attuale storiografia – solo più cauta nelle identificazioni etniche, nulla di romantico come nell’intravedere negli elmi cornuti dei bassorilievi egizi presunti lignaggi germanici e magari scandinavi. Vero che i mari fotografati da Nolan richiamano talora più quelli del nord che il colore del vino mediterraneo, ma le connotazioni geografiche dell’Odissea restano fiabesche e una cartina è impossibile.
Ancora: non dimentichiamoci che “tagli” diversi dell’Odissea sono stati già offerti senza scandali su schermo in più occasioni, sulla base peraltro di una lunghissima storia iconografica che ha visto i personaggi adattarsi a ideali, gusti e costumi di epoche diverse (come ampiamente documentato dalla bella mostra Ulisse. L’arte e il mito, tenutasi nel 2020 ai Musei San Domenico di Forlì). Al cinema sono apparsi nel linguaggio del peplum, con il famoso e libero Ulisse di Camerini con Kirk Douglas, 1955, di grande successo al tempo e che oggi risulta ovviamente molto datato. Dell’Odissea di Franco Rossi si è accennato, una produzione ancora credibile per molti motivi – tra cui appunto l’attenzione antropologica di un progetto maturato nelle stanze della Einaudi. Di grande originalità e poesia ma scarsamente noto è poi Nostos – Il ritorno di Franco Piavoli, 1989; del 1997 è invece The Odyssey di Andrej Končalovskij (prodotta da Francis Ford Coppola), miniserie televisiva relativamente fedele – che i due scriventi valutano diversamente –, con un buon cast e già una Calipso di colore, Vanessa Williams. Decisamente convincente è poi il recente, duro Itaca – Il ritorno di Uberto Pasolini, 2024; insomma, non si può dire che il tema sia vergine di sviluppi filmici e anche per questo si comprende la necessità di offrire un taglio “originale”. Quando però Nolan sostiene che Omero era interessato alla realtà storica quanto possa esserlo Star Trek, questo è insostenibile: per Omero – o almeno una parte del pull sotto questo nome – c’era l’idea di una conservazione della memoria importante, come nel famoso elmo di Merione poi trovato dagli archeologi, nei carri da guerra di cui non si conosceva più l’uso (ma che vengono conservati agli eroi, in funzione di taxi) e persino in info un po’ misteriose come sui misteriosi Cetei (Ittiti?) guidati dal figlio dell’anatolico Telefo (Telipinu?). E non avevano Wikipedia sotto mano… Insomma, una plausibilità storica non era negli obiettivi primari dell’aedo, ma lo scarto tra passato narrato e narrazione è ovvio, qualunque sia l’opera, tutto sta nel giustificare sensatamente le scelte di ricostruzione.
Però OK, tutto questo è comprensibile, tutto accettabile con l’incontestabile libertà del demiurgo Nolan di gestire la storia. E si possono anche apprezzare, da un regista che non fa cinema militante, alcune timide concessioni come la sottesa associazione Troia/Gaza e l’attenzione ai black people. Noi le troviamo lievemente paracule ma, considerando l’America di Trump & dello scandalizzato Elon Musk (che promette sfracelli in AI a contrasto delle letture woke), in quel contesto simili scelte non risultano neppure troppo scontate. Il tutto senza dimenticare però alcune importanti obiezioni di Eileen Jones circa l’uso spregiudicato di una certa area del Sahara Occidentale, con sostanziale avallo del genocidio culturale contro il popolo saharawi – e rinviamo al testo su Jacobin.
Però… Però, a chi l’Odissea la frequenti da sempre, la studi e vi trovi un proprio libro della vita – cioè lo trova davvero, non simula echeggiando sui social la postura da Ecce bombo:
Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto così, vicino a una finestra di profilo in controluce, voi mi fate: “Michele vieni in là con noi dai…” e io: “andate, andate, vi raggiungo dopo…”
(si perdoni la malizia) – ecco, può restare un’insoddisfazione di fondo. Qualcosa che va oltre le scelte e le singole libertà nello script, e non si esaurisce neppure in un “Era meglio prima”, cioè l’edizione 1968 o una delle altre, per motivi romantico-memoriali di nostalgia canaglia. Sine ira et studio cerchiamo di capire perché.
L’Odissea come la leggiamo è un’opera-mondo dalle infinite dimensioni, implicazioni, innervature, linee di forza: vi sono cucite dentro tutte le storie che “Omero” riusciva a conservarvi, le parole importanti (miti, come lì sono definite) e i valori di un’intera cultura. Una cultura antica, brutale, che certo è sviante pensare di leggere con l’occhio odierno ai diritti umani. Il che non impedisce che parli ancora: con il tipo di provocazione dei classici, che offrono macchine per pensare a distanza di migliaia d’anni. Il professore di lettere che anni fa pontificava polemicamente come il profugus dell’Eneide non fosse il profugo nell’accezione odierna diceva una banalità e insieme si perdeva una provocazione autentica che possiamo ricevere da Virgilio per il nostro mondo: e così via.
Ora, Nolan sceglie di ridurre la vastità incredibile di spunti dell’Odissea a una sola chiave, per quanto importante e resa in modo un po’ didascalico: la crisi per cui la distruzione di Troia è la distruzione di un mondo. Sul piano della libertà creativa, può farlo; su quello filologico scricchiola un po’, ma alla fine può starci; sul piano degli spunti di riflessione, ne offre uno interessante e va bene. Anche nel testo omerico l’impresa di Troia è vista sotto una luce pessima e si sottolinea di continuo il suo sapore fallimentare perché gli Achei nella vittoria non sono stati giusti; inoltre, la narrazione omerica si articola sul parapetto di una crisi epocale definita in Grecia come ritorno degli Eraclidi o calata dei Dori (probabilmente un mix di spostamenti tribali e sobbalzi sociali nell’ambito di una devastante crisi climatica, che travolse la civiltà micenea in sincrono con le devastazioni dei Popoli del mare sulle coste mediterranee e il crollo parallelo del regno ittita per una serie di fattori interni ed esterni). Quindi di nuovo: può starci. Il fatto è che nella storia omerica ci sarebbe anche tanto altro d’importante, che qui resta in sordina o viene sforbiciato o decisamente negato.
Così un Telemaco un po’ stinto (Tom Holland) non riesce a ricordarci che l’Odissea è anche un’immensa avventura di formazione: Paul Faure ha mostrato la dimensione d’iniziazione tribale dietro le singole prove, il legame del testo con tutta una cultura egea che continuerà a farvi riferimento nell’educazione. Ancora: il tema del ritorno rende l’Odissea il più perfetto e ampio dei Nostoi, un vero e proprio archetipo irriducibile al mero voglio/non voglio tornare – e che comunque deve confrontarsi col dato culturale che la predazione in itinere non fosse affatto considerata biasimevole. Il contrasto tra culture dell’ospitalità e pratiche contrarie alla legge divina è reso paradossale da Nolan fino a rendere tutti violatori dell’ospitalità, ma non così è avvertito da Omero (e in fondo il cavallo era pretesamente offerto dagli Achei a tutela del proprio ritorno, sono i Troiani a impadronirsene: quindi, che c’azzecca?). Il tema del capo Odisseo che si (pre)occupa davvero dei suoi – non come i nostri governanti – è definito nel testo in modo molto più credibile che qui, e diventa un topos importante della riflessione sulla responsabilità pubblica in una terra civile… Più tanto altro, in particolare sul narrare, che ora meriterà un ragionamento a parte. Nolan sacrifica tutta questa messe di temi a quello della colpa di Ulisse e degli Achei, che innesca una grande crisi (e la crisi d’identità dei soldati americani): scelta forte, anche interessante, che però impoverisce il quadro. E, purtroppo, anche la figura di Ulisse.
A chiarimento per qualche lettore dell’ultim’ora, non è male ricordare che il pur simpatico Odisseo di Omero non è affatto un eroe senza macchia: sbaglia, commette colpe, strafà. E in questione non è solo il fatto che appartenga al suo tempo, brutalità annesse. Una tradizione che di lui sottolinea gli aspetti sinistri (da proto-Eymerich, si passi l’accostamento) è già greca – l’epica troiana minore, i tragici – e poi latina: un machiavellico portatore della ragion di stato, un uomo pronto a vendicarsi ferocemente (per esempio di Palamede, che l’aveva incastrato a partire per Troia) e fondamentalmente un trickster. Non a caso i mitografi lo inseriscono nell’albero genealogico dei predatori astuti – l’arciladro Autolico, Sisifo capace di ingannare la morte… – ma a partire da un archetipo folklorico egeo del Piccolo Furbo, una specie di Pollicino che frega i giganti. Per inciso, nel suo giro figura quel Sinone – da σίνω, “quello che danneggia” – che nel mito è figura inquietante e losca, non il bravo ragazzo di Nolan (Elliot Page) che contribuisce a sottolineare la meschinità di Antinoo… Ecco, con tali caratteristiche, che sedimentano nello stesso termine polytropos – di solito reso “ingegnoso”, “versatile” eccetera – Odisseo/Ulisse è stato dipinto per secoli. Invece Nolan si fa forte della traduzione di Emily Wilson – polytropos come meramente “complicato”, “Tell me about a complicated man” – dove, lasciando anche perdere l’appello all’autorità (una voce contro intere generazioni di traduttori), il termine complicato in sé può però recare implicazioni molto varie, anche diverse dal banalmente cervellotico, e non necessariamente negative. Leggendo l’Odissea come una storia di formazione e modello pangreco di educazione, polytropos era un richiamo a saper usare la testa, a guardarsi attorno e usare l’ingegno. Invece, brandendo l’interpretazione più depotenziata e svilita, d’incanto ecco relativizzato l’eroe astuto per piazzare in scena un brav’uomo, grande arciere, leader meno che mediocre, alienato quanto basta e penosamente confuso. Più Filottete che Odisseo… Ora, il tentativo di porre in sordina quelle caratteristiche di intelligenza e astuzia che in realtà emergono dal mito sa di revisionismo sterile – e forse non è un caso se Wilson, chiamata in causa, ha stroncato il film con parole impietose (e anche un po’ acide e ingiuste, forse per il timore di vedersi addossate le scelte artistiche di Nolan a danno del proprio profilo accademico).
Insomma, è un fatto che in Nolan troviamo un Ulisse totalmente passivo che non ci colpisce per ampiezza di sguardo (emblematica la sua imbarazzante goffaggine nell’episodio di Polifemo): oltretutto, in quanto reduce devastato dall’archeo-Vietnam, non si può pretendere che nei suoi occhi emerga qualcosa di troppo complesso, no? Potrebbe essere un personaggio de Il cacciatore di Cimino e non cambierebbe molto: potrebbe essere un qualunque altro reduce da Troia. Notare come il protagonista così perda parecchio è appena inevitabile, anche se la scelta del pur bravo Damon può odorare di miscasting se pensiamo a Omero, mentre ben funziona in questo ritratto di polytropos depotenziato. Però è tutto qui, Ulisse? L’uomo che certo nel poema spesso piange, ma poi esorta se stesso (di continuo, i lettori “a stralci” non lo notano) a resistere, a tener duro: l’uomo che si sforza di trovare soluzioni pratiche ai mille ostacoli emersi, con la disinvoltura di una morale piuttosto diversa da quella che pratichiamo o sosteniamo di praticare. Il grande diplomatico che sa graduare le parole a seconda dell’interlocutore, l’uomo d’azione che riesce a trovare sempre o quasi una soluzione… la persona perbene che mostra la saggezza – guardando il problema da più direzioni, polytropos – di rifiutare l’immortalità di Calipso per l’azzardo di tornare a un’Itaca che sarà cambiata, a una moglie che sarà invecchiata. Quello è un nodo portante, filosofico, etico che Omero teneva a trasmetterci: lo togliamo e ci perdiamo tanto.
Se Odisseo fosse solo il personaggio di Nolan, come giustificheremmo il fascino che il re di Itaca esercita non solo sui lettori da secoli ma sugli interlocutori che incontra nel poema – dalle donne al re dei Feaci (già, Nolan l’ha tolto), ad Atena che mostra verso di lui una complicità da compagna di banco (già, qui è solo un’allucinazione corrucciata)? Come scrive giustamente Marilù Oliva in una recensione molto equilibrata: “Assente quasi del tutto quella che in molti chiamano astuzia di Ulisse, ma io preferisco definire la sua saggezza, la sua lucente intelligenza, la sua capacità retorica di uscire dai guai, il suo talento nell’anticipare, prevedere e colpire”. Per cui nessun processo a Nolan o al film, ma questo aspetto a chi ami il personaggio del mito non appare convincente e delude. Il che non cambia cogliendo una provocazione interessante emersa proprio dai social: Ulisse è così poco vitale perché è morto, forse già a Troia o tra le braccia di Penelope e di lì rivede in chiave trasfigurata tutto quanto, con un ultimo viaggio solo ipotetico, da sogno d’agonia, verso l’occidente dell’Aldilà.
Poi, come accennato, c’è anche un secondo macroproblema, avvertibile soprattutto dalle categorie di lettori use alla scrittura. L’Odissea (di Omero) è articolata in due archi principali: la narrazione e la riconquista di Itaca. Nel film il secondo tema è ampiamente sviluppato, il primo è reso volutamente a frantumi. Eliminati i Feaci, la narrazione arriva a brandelli di confidenze, di confessioni, di rivelazioni di un reduce affetto da sindrome post-traumatica a una Calipso/Charlize Theron (“quella del nascondimento”, come in fondo le verità sepolte che da levatrice fa emergere nel suo prigioniero/paziente) che gli somministra il loto – eliminati pure i Lotofagi – per permettergli lentamente di riprendersi dalle fratture. Fratturato l’uomo, fratturata la narrazione. Ma a quel punto tutta la riflessione che si apre in Omero sul narrare e il suo senso, i suoi problemi, i suoi paradossi, ipoteticamente quale lascito professionale d’una vita da aedo e comunque lezione esemplare sulla scrittura all’Occidente (perché la narrazione ai Feaci è anche questo), qui va in pezzi… e di nuovo è un peccato. Perché quel narrare prelude i nostri: ce lo perdiamo e ci troviamo senza basi.
Di sfuggita un terzo spunto, che colpisce. Nel poema alcuni passi presentano una tenerezza particolare: la figura delicata di Nausicaa che s’innamora tanto profondamente dello straniero da far sospettare a qualche critico che in precedenti versioni si sviluppasse effettivamente una loro liaison (e far addirittura immaginare a qualcuno che si tratti di un ritratto idealizzato dell’autrice dell’Odissea); il rapporto di affettuosa, simpatica, umanissima complicità con Atena, che apre indimenticabili siparietti nel poema; il passaggio struggente negli Inferi dove Odisseo scopre che la madre è morta e tenta invano di abbracciarla, sostituito qui da una sequenza da film di zombie; l’incontro tra padre e figlio e poi con Penelope – delusa che lui non si sia confidato – con la sensibilità e i batticuori descritti da Omero. Questi passi vengono mutilati o defalcati. Inoltre, la già ricordata scomparsa dei Feaci – il cui intervento amichevole sarebbe stato tra l’altro assolutamente funzionale a delineare altri aspetti del disturbo post-traumatico di cui soffre l’Ulisse nolaniano – rende il meccanismo del ritorno totalmente assurdo e quasi miracolistico per un film che elimina gli dei (creando così anche altrove buchi nella narrazione e soluzioni deboli o forzate); Atena, come detto, è derubricata in chiave allucinatoria (e comunque è sempre grave e corrucciata, essendo una proiezione – stessa attrice, Zendaya – di Cassandra ammazzata nel tempio); l’incontro con Telemaco è banalizzato (con l’inserimento dell’episodio d’azione ridicolo e apocrifo nel tempio di Pilo) e quello con Penelope decurtato della storia del loro letto, un mistero comune con cui era lei a testare lo sposo. E che no, non può essere sostituito dal tema della spilla. Ora, d’accordo la sobrietà e il non insistere troppo sulle commozioni, ma – come ha detto qualcuno – “non tutte le lacrime sono un male”…
Se il film fa aumentare la vendita di copie del poema (oggi, alla sede Feltrinelli dove siamo passati, il bancone novità presentava quasi solo Grecia antica) o contribuisce a sostenere con più fondi i dipartimenti di studi classici, non si può che esserne contenti. Anche se le possibilità dell’acquisto per moda come soprammobile o la lettura “selettiva” – tipica delle opere ispiratrici di film, dove il lettore si convince in buona fede che vi si trovino descritte le libertà delle sceneggiature (a notare il fenomeno è stato un lettore d’eccezione come Stephen King) – non offrono troppe rassicurazioni. Lo scetticismo severo di un grande archeologo come Carandini è almeno comprensibile.
Insomma, alcune belle occasioni perdute, alcuni spunti fondamentali sciupati rendono questa versione non l’Odissea per definizione per gli spettatori, ma una lettura certo interessante e ricca di spunti attuali, filmicamente sontuosa, di cui oggi si parla persino troppo e la cui recezione futura resta tutta da valutare. Sicuramente, con le sue scelte legittime, anche affascinanti ma discutibili, per un certo numero di noi potrà non essere la versione del cuore. Ma Omero resta: per favore, leggiamolo sul serio.

Oroscopo 16 agosto 2026: Cancro, Ariete e Capricorno sul podio, non bene Acquario Ariete – Voto 9. Passione e fortuna accendono la giornata, regalando emozioni fortissime. Sul lavoro arrivano soddisfazioni, mentre una sorpresa economica rende tutto ancora più speciale. Toro – Voto 8. Il lavoro premia la costanza e l’amore ritrova dolcezza. Un consiglio prezioso …
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Livorno, 15 agosto 2026 – Ci sarà fermento per l’arrivo dell’ambasciatore Usa Tilman Fertitta col suo maxy yacht “Boardwalk”, previsto per lunedì prossimo: “Lanciamo un presidio per ribadire che ambasciatori di guerre e genocidi non sono benvenuti a Livorno” scrive in una nota Potere al Popolo, il ritrovo è per le 17 e 30 davanti ai Quattro Mori.


L’imprenditore miliardario propietario degli Houston Rockets
AhTilman Joseph Fertitta, 69 anni, è un imprenditore, miliardario e diplomatico statunitense. Dal 6 maggio 2025 è Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia e a San Marino sotto la seconda amministrazione Trump. È inoltre proprietario della squadra NBA degli Houston Rockets e del gruppo di ristorazione e intrattenimento Landry’s. Arriverà a Livorno a bordo della sua lussuosa imbarcazione, il Boardwalk, un mega-yacht lungo 117 metri (384 piedi), consegnato nel maggio 2026 dal cantiere navale tedesco Lürssen ed ha un valore stimato di circa 450 milioni di dollari.
(Adnkronos) – Fallo choc in Borussia Dortmund-Roma… da parte dell’arbitro. Oggi, sabato 15 agosto, i giallorossi hanno sfidato i tedeschi nell’ultima amichevole prima dell’inizio della stagione, con la prima giornata di Serie A fissata per il weekend del 23 agosto. La gara del Signal Iduna Park è terminata 2-2 con i gialloneri a rimontare il doppio vantaggio iniziale firmato Dybala-Cristante, ma la partita ha fatto vedere anche una scena inedita e a dir poco surreale.
Sul finire del primo tempo, quando il risultato era già fissato sul 2-2, Ndicka riesce a strappare palla a un avversario a centrocampo e alza la testa alla ricerca di compagni, ma la sua corsa viene fermata dall’arbitro. Nessun fischio però, bensì un vero e proprio placcaggio rugbistico, con il difensore ivoriano che rimane a terra dolorante.
Il direttore di gara tedesco Siebert infatti stava correndo senza guardare il pallone e si è scontrato con Ndicka, travolgendolo con una spallata sul petto per poi alzare le braccia per scusarsi.
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(Adnkronos) – Sesta giornata di gare agli Europei di atletica di Birmingham. Oggi, sabato 15 agosto, continua la rassegna continentale in Inghilterra. Entrano in scena Andy Diaz e Yeman Crippa, che puntano a salire sul podio nel salto triplo e nei 10.000 metri.
Domani l’ultima giornata della rassegna continentale.
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sport
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Livorno, 15 agosto 2026 – Stasera i riflettori dello Stadio Armando Picchi di Livorno tornano ad accendersi per illuminare il cammino della nuova stagione sportiva amaranto.
Di fronte ai padroni di casa, ci sarà la Reggiana guidata da Attilio Tesser.
Gli emiliani, appena retrocessi dalla Serie B, sono tra i favoriti per la vittoria della Coppa Italia e la promozione.
Il fischio d’inizio è fissato per le ore 21:00 e noi di Toscana News-24, vi racconteremo la partita in diretta.
LE FORMAZIONI UFFICIALI
UNIONE SPORTIVA LIVORNO (4-2-3-1) : Martinez, Gentile, Pittino, Bachini, Regazzetti, Arrigoni, Bacciardi, Mawete, Peralta, Malotti, Di Carmine.
A disposizione: Tani, Ciobanu, Djidji, Aramu, Malagrida, Mancini, Marinari, Bonassi, Calabrò.
Allenatore: Cristiano Lucarelli.
REGGIANA (4-3-1-2): Furlan, Tripaldelli, Suarez, Jonsson, Battistini, Vallarelli, Sipos, Cavaliere, Ponsi, Bonetti, Portanova.
A disposizione: Sorzi, Papetti, Shaibu, Bertagnoli, Banse, Tessitori, Pasquoto, Ledain, Ferretti, Girma, Ezinwa, Lepri.
Allenatore: Attilio Tesser.
LA DIRETTA DELLA PARTITA:
70′ Si riprende, possesso Livorno.
68′ Cooling Break. Ritmi alti all’Armando Picchi.
64′ GOL DEL LIVORNO! Malotti calcia da fuori area e, trovando una deviazione, la palla impenna e tradisce Furlan. Il Livorno torna in vantaggio, 2-1.
63′ I granata spingono, questa volta Bertagnoli prova la girata ma svirgola il pallone.
62′ Ancora Reggiana! Sulla respinta della retroguardia livornese calcia Ponsi ma Martinez si fa trovare pronto, pericolo allontanato.
61′ Ci prova la Reggiana! Tiro di Sipos che viene deviato in angolo.
57′ DOPPIA SOSTITUZIONE REGGIANA: Escono Cavaliere e Suarez, entrano Girma e Bertagnoli
55′ SOSTITUZIONE LIVORNO: Esce Peralta, entra Aramu.
49′ Malotti effettua un tirocross direttamente da calcio di punizione in zona defilata ma Furlan vola e la toglie dalla porta. Calcio d’angolo Livorno.
46′ La prima occasione, come nel primo tempo, è del Livorno. Peralta calcia dalla sinistra ma il tiro viene deviato in calcio d’angolo dalla difesa granata.
INIZIO SECONDO TEMPO.
45+10′ FINISCE QUI IL PRIMO TEMPO. Il Livorno parte forte ma, nel recupero, la Reggiana aumenta i giri del motore e riesce a trovare il pareggio.
45+8′ GOL DELLA REGGIANA! Portanova si ritrova una palla vagante tra i piedi all’interno dell’area di rigore e la deposita alle spalle di Martinez dopo che ha colpito la traversa. Il punteggio è di nuovo in parità, 1-1.
45+6′ Cross dalla destra di Ponsi che la confeziona di testa per Jonsson al limite dell’area piccola ma colpisce troppo debolmente per impensierire l’estremo difensore amaranto.
45+2′ Bacciardi calcia da fuori ma la conclusione finisce comodamente tra le braccia del portiere.
45′ Assegnati 10 minuti di recupero.
39′ Calcio d’angolo dalla sinistra per il Livorno. Di Carmine salta più in alto di tutti ma non è abbastanza. Sfera ampiamente a lato.
36′ Dopo una respinta della retroguardia livornese, Vallarelli calcia al volo ma la palla termina alta sopra la traversa.
35′ Riprende il gioco dopo una lunga interruzione dovuta ad una problematica all’impianto di illuminazione.
25′ Cooling Break. Dopo 25′ la formazione amaranto risulta più pericolosa di quella granata.
18′ PALO DEL LIVORNO! Peralta in solitario si accentra, calcia e colpisce in pieno il palo.
14′ GOL DEL LIVORNO! Bacciardi calcia da dentro l’area di rigore e, dopo una deviazione fortuita della retroguardia emiliana nel tentativo di spazzare la palla, finisce in porta. E’ 1-0 Livorno.
8′ Risponde subito la Reggiana che, da un calcio di punizione nella trequarti labronica, mette in mezzo una palla che viene colpita di testa da Battistini. La palla termina a lato.
6′ La prima chance pericolosa è del Livorno. Gentile calcia al volo da fuori area e sfiora il palo.
0′ Fischio d’inizio all’Armando Picchi! Il Livorno attacca da destra verso sinistra mentre la Reggiana da sinistra verso destra.
INIZIO PRIMO TEMPO.

Livorno, 15 – Sarà caduto da tre metri cadendo sul cemento del moletto del Sonnino e procurandosi un grave trauma cranico, un uomo di 61 anni, questo pomeriggio alle 15 e 30 nella meravigliosa cala dei “figli dei fiori” situata appena dopo la Cala del Leone, nella proprietà del Castello Sidney Sonnino, come ogni Ferragosto affollatissima di bagnanti. Deve aver perso l’equilibrio mentre era in compagnia degli amici, in alcuni tratti il passaggio è anche stretto e sotto c’è il vuoto, un volo di qualche metro e immediati scattano i soccorsi, con l’imbarcazione dei Vigili del Fuoco che hanno issato a bordo il ferito per poi trasportarlo al moletto di Antignano dove l’Svs lo ha trasferito al Pronto Soccorso. Per la Cala del Sonnino non si tratta del primo incidente del genere, data la pericolosità e l’altezza del molo e la difficoltà dei soccorsi.
(Adnkronos) – “Siena è una città che ha un’identità unica al mondo, che si impara a conoscere e comprendere soltanto stando qui, ascoltando e portando rispetto. In questi anni, grazie all’impegno di persone meravigliose, abbiamo fatto semplicemente ciò che era giusto fare: difendere un patrimonio che, credetemi, non è soltanto una banca. È molto di più. In qualunque modo noi vogliamo definire il Monte, c’è sempre qualcosa in più che lo caratterizza”. Con queste parole Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Banca Monte dei Paschi di Siena, ha espresso la propria gratitudine ricevendo, questa mattina al Teatro dei Rinnovati, il Premio Mangia 2026, la massima onorificenza civica della città di Siena. “Ricevere il Mangia è un grande onore che va al di là di ogni altro riconoscimento. Il legame con Siena è stato un dono: un dono inatteso, ma profondo”, ha detto con emozione Lovaglio.
Nel discorso d’accettazione, Lovaglio ha voluto sottolineare il valore immateriale e la centralità che la Banca riveste per l’intera comunità senese, rimarcando il significato spirituale e culturale della festa religiosa che precede la Carriera del 16 agosto in piazza del Campo: “E oggi, nella giornata dell’Assunta – alla vigilia del Palio che domani si correrà e che porta proprio il Suo nome – vorrei affidare questo nostro impegno a quella forza silenziosa che da secoli accompagna Siena nei momenti più difficili: che ci aiuti a custodire ciò che deve essere mantenuto integro, assolutamente integro”. “Di questa opportunità vi ringrazio ancora una volta: con rispetto, con un profondo senso di responsabilità e con un’immensa riconoscenza verso Siena e verso il Monte dei Paschi”, ha concluso l’amministratore delegato di Mps tra gli applausi dei presenti e una standing ovation finale.
Luigi Lovaglio, parlando con i giornalisti a margine della cerimonia, ha commentato le parole della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che in un’intervista pubblicata dal quotidiano “Milano Finanza” aveva auspicato che Mps non finisca “smembrata” a seguito dell’offerta pubblica di acquisto lanciata da Intesa Sanpaolo. “Vedo molto positivamente il messaggio di chi riconosce che il valore del Monte dei Paschi di Siena sta nella sua integrità e credo che questa sia la cosa più importante, di cui tutti quanti siamo consapevoli e per la quale dobbiamo lavorare», ha spiegato l’Ad.
Lovaglio con i cronisti ha poi ribadito che “il Monte dei Paschi ha un valore intrinseco altissimo e la sua forza deriva dalla integrità. Faccio l’esempio di una centrale elettrica: se tu la separi in due, non necessariamente le due parti danno lo stesso contributo in termini di energia. E poi il Monte è una cosa particolare: ha un’anima e le anime non si possono separare”.
Ai giornalisti che chiedevanno di un piano B per il futuro di Mps rispetto al progetto prospettato da Banca Intesa, Lovaglio ha affermato: “Noi dobbiamo essere veramente focalizzati sulla cosa più importante. La cosa più importante è che l’integrità del Monte ha la sua forza, una forza enorme che le ha consentito di essere un protagonista del sistema bancario italiano, quindi noi dobbiamo puntare a quello”.
Il perfezionamento dell’Opas (offerta pubblica di acquisto e scambio) di Intesa Sanpaolo su Banca Monte dei Paschi di Siena è atteso entro dicembre 2026, subordinato all’approvazione delle autorità competenti. Anche in occasione della presentazione dei dati del primo semestre, il 7 agosto scorso, Lovaglio aveva affermato che “Monte dei Paschi è un asset strategico per l’economia italiana” e “rappresenta un’importante infrastruttura economica del Paese e possiede un valore sistemico” che “dipende dall’integrità della Banca stessa”.
La cerimonia solenne, tenutasi come da tradizione nel giorno della festa dell’Assunzione e alla vigilia del Palio del 16 agosto, dedicato all’Assunta, ha visto la sindaca Nicoletta Fabio consegnare il riconoscimento del Concistoro del Monte del Mangia a Lovaglio. Il Premio Mangia è stato assegnato all’Ad di Mps per aver “contribuito ad accrescere la fama di Siena nel mondo”, così come recita lo Statuto per il conferimento.
“Il Mangia – ha detto la sindaco Fabio – è, prima di tutto, un momento nel quale Siena riconosce se stessa e si ritrova attorno a ciò che la rende unica. Con Luigi Lovaglio la Banca è tornata protagonista del sistema bancario, non solo nazionale. Un percorso importante, che prosegue anche nelle difficoltà del momento e per il quale resta fondamentale il sostegno della città e delle istituzioni. Il Mangia non è soltanto una celebrazione di ciò che siamo stati, ma anche un’occasione per guardare a ciò che vogliamo essere nel prossimo futuro”.
La consegna del Premio è stata preceduta dall’intervento della giornalista Annalisa Bruchi, che ha illustrato la vita e i meriti di Luigi Lovaglio, la cui candidatura è stata proposta dal Magnifico Rettore dell’Università di Siena, Roberto Di Pietra. “Luigi Lovaglio va raccontato proprio così: come un pastore. Uno di quelli che non si accontentano del campo che hanno, ma ne cercano sempre uno nuovo, un pascolo più ricco, per far crescere il gregge che gli è stato affidato – ha detto tra l’altro Bruchi – Ha fatto da Sud a Nord, poi da Ovest a Est prima di arrivare a Siena quando il Monte sembrava un campo ormai bruciato, compromesso, quasi perduto. E lo ha portato altrove, più in alto, cercando ricchezza non per sé ma per la città che gli ha dato l’occasione della vita. Perché di questo, in fondo, si tratta: di un debito d’onore ripagato con gli interessi. Siena – ha proseguito Bruchi – gli ha aperto le porte in un momento difficile, e lui ha risposto salvando l’onore di un’istituzione secolare, la gloria di un nome che rischiava di sparire, migliaia di posti di lavoro che sembravano già persi. Ha riportato Siena al centro della finanza italiana ed europea, ma non per gli scandali che troppe volte, in passato, ne hanno segnato la storia. Per i risultati. Per la visione. Per questo, oggi, Siena vuole dirgli grazie. Grazie per aver creduto in un’istituzione che sembrava condannata al declino. Grazie per averle restituito dignità e futuro, senza mai cercare i riflettori per sé. E grazie per aver dimostrato, ancora una volta, che il vero campione non è chi grida più forte, ma chi resta, lavora, e lascia le cose più forti di come le ha trovate. Questo è il Mangia 2026: un pastore silenzioso, un costruttore discreto, un uomo che ha ridato un campo nuovo e più ricco alla città che lo ha accolto. Luigi Lovaglio. E oggi vogliamo riconoscere in lui un senese ad honorem, un vero membro della nostra comunità. Insomma: uno di noi”, ha concluso Bruchi. (di Paolo Martini)
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Si riapre la pista Zion Suzuki per la Juventus? Secondo le ultime news di calciomercato di oggi, sabato 15 agosto, è saltato il trasferimento del portiere giapponese al Paris Saint-Germain, che aveva raggiunto un accordo con il Parma per circa 35 milioni di euro.
Secondo quanto riportato da Fabrizio Romano infatti, il club francese aveva mandato un jet privato per portare Suzuki a Parigi per le visite mediche ma non è arrivato l’accordo sulle commissioni con gli agenti del giocatore, motivo per cui la trattativa è saltata.
Su Suzuki ora è forte l’Aston Villa, pronto a offrire 30 milioni ai ducali per il cartellino del giocatore. La Juventus osserva alla finestra, mentre un eventuale arrivo del giapponese a Birmingham potrebbe liberare Emiliano Martinez, primo obiettivo bianconero per la porta.
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Caos in Milan-Manchester United. Oggi, sabato 15 agosto, la squadra rossonera ha sfidato gli inglesi nell’ultima amichevole prima dell’inizio del campionato, fissato per il 22 agosto. In Polonia la partita però è stata fin da subito accesa, con animi tesi nei primi minuti e un contestato calcio di rigore concesso allo United verso il finale di parziale.
Il primo episodio arriva dopo soltanto un minuto. Un intervento difensivo piuttosto ‘robusto’ di Musah provoca la rabbia dello United, con Maguire che si scaglia contro il centrocampista rossonero. Gli animi si accendono e ne nasce una discussione che per poco non degenera in rissa, con l’arbitro Marciniak che deve intervenire per riportare la calma.
Un altro episodio arriva al 44′. De Winter interviene in area di rigore dopo un disastro difensivo di Pavlovic, rubando palla a un attaccante del Manchester United ma l’arbitro polacco indica il dischetto punendo il contrasto, piuttosto vigoroso, del difensore belga. Immediate le proteste rossonere, che circondano il direttore di gara, con le immagini che confemano una chiamata piuttosto ‘generosa’. Ci pensa comunque il portiere Torriani a salvare il Milan, parando il rigore di Bruno Fernandes.
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Pietrasanta, 15 agosto 2026 – “Serve concretezza”, “la Tirrenica deve essere una promessa che era chiusa in un cassetto, per la quale pensiamo di ripartire entro il prossimo anno”. Infrastrutture e sicurezza al centro dei temi toccati dal leader della Lega Matteo Salvini al “Caffè della Versiliana” a Pietrasanta. L’autostrada Tirrenica è il tema più legato al nostro territorio, per un Salvini a tutto campo, ancora per le infrastrutture e le amministrazioni locali in Toscana, il vice premier rinnova l’impegno per il nuovo pontile di Massa, del costo di sei milioni di euro e per la tangenziale di Lucca. C’è poi un pensiero per Mario Roggero: “Una condanna eccessiva, spero torni al più presto in compagnia dei familiari”. Poi la sicurezza, sui fatti di Ceuta: “In poche ore decine di islamici possono mettere in Europa con l’obiettivo e starci e cambiare il nostro modo di vivere, quindi difendere i confini è un dovere della Lega”. Strade sicure, no a rastrellamenti e sicurezza cittadina: “L’obiettivo è di avere più forze dell’ordine, più militari per le strade sicure ma non per rastrellare o far casino”. Cauto sul caso Ranucci: “Meglio aspettare emerga la verità prima che torni alla conduzione”. Contro le recenti critiche interne al partito Salvini sostiene l’unità: “La Lega non è il partito del nord, è il partito di tutti”, una battuta sul ponte sullo stretto: “Sull’Etna posso fare poco fare poco, sul ponte di più” e infine le tasse: “Serve una tassa sugli extraprofitti bancari e chiederò agli alleati di portare la flat tax a 100 mila euro” e l’Ucraina: “Basta russofobia, bisogna pensare al dopoguerra”.
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Sesta e penultima giornata di gare in vasca agli Europei di nuoto di Parigi. Oggi, sabato 15 agosto, nella capitale francese si assegnano nuove medaglie, con diverse speranze per gli azzurri. Medaglia di bronzo per Sara Curtis nei 50 stile libero con record italiano, dopo l’oro con record del mondo nei 50 dorso. Oro per Nicolò Martinenghi nella rana, con Simone Cerasuolo argento così come Anita Gastaldi nei 200 misti.
Domani la giornata finale della rassegna continentale.
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Livorno 15 agosto 2026 Sofia Fiorini regina d’Europa: oro nella maratona di marcia e record del mondo Impresa straordinaria per Sofia Fiorini, 21enne originaria di Bibbiena, che ai Campionati Europei di Atletica Leggera di Birmingham ha conquistato il titolo europeo nella maratona di marcia. L’atleta azzurra ha chiuso la gara con il tempo di 3h15’11”, …
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Donald Trump ha imposto un dazio del 100% ai droni importati negli Stati Uniti con peso superiore a 25 Kg e a quelli dotati di fotocamera termica.
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Firefox continua a perdere terreno: secondo gli ultimi dati StatCounter, a luglio 2026 il browser di Mozilla scende al 3,34% della quota di mercato globale. Il calo è evidente anche su desktop, mentre il dato mobile, fermo allo 0,67%, evidenzia le difficoltà di Mozilla nel competere con Chrome e gli altri browser basati su Chromium. Una situazione che solleva interrogativi sul futuro di Firefox e sulla sopravvivenza di un Web realmente indipendente.
L'articolo Crisi Firefox: la quota di mercato crolla al 3,34%. Quale futuro per il Web libero? proviene da Marco's Box.

Livorno 16 agosto 2026 Potere al Popolo Livorno invita la cittadinanza a partecipare a un presidio lunedì 17, alle ore 17:30, davanti al monumento ai 4 Mori. L’iniziativa nasce in vista della tappa a Livorno dell’ambasciatore statunitense Usa Tilman Fertitta, atteso con un mega yacht. Gli organizzatori ribadiscono che “ambasciatori di guerre e genocidi” non …
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Livorno, 15 agosto 2026 – Stasera i riflettori dello Stadio Armando Picchi di Livorno tornano ad accendersi per illuminare il cammino della nuova stagione sportiva amaranto.
Di fronte ai padroni di casa, ci sarà la Reggiana guidata da Attilio Tesser.
Gli emiliani, appena retrocessi dalla Serie B, sono tra i favoriti per la vittoria della Coppa Italia e la promozione.
Il fischio d’inizio è fissato per le ore 21:00.
Per seguire il racconto in diretta della partita, copia e incolla il seguente link: https://toscana.news-24.it/2026/08/15/coppa-italia-serie-c-livorno-reggiana-il-racconto-in-diretta-della-partita/
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Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, si congratula con l’atleta casentinese per lo straordinario risultato di Birmingham












Ogni volta che si verifica un forte terremoto nel mondo ci viene posta la domanda se la sismicità a scala globale stia aumentando.
Questa domanda sta ritornando dopo gli ultimi forti terremoti di Venezuela, Colombia e oggi in Indonesia.
Nel 2019 su questo blog pubblicammo un articolo che cercava di fare chiarezza sui numeri dei forti terremoti (Quanti terremoti avvengono ogni anno nel mondo?) e oggi riprendiamo e aggiorniamo quel post con i dati aggiornati e qualche ulteriore informazione.
Sicuramente sta aumentando la comunicazione degli eventi che vengono registrati ovunque dalle reti mondiali; fino a non molti anni fa la notizia di un terremoto in Indonesia o in Papua Nuova Guinea non sarebbe mai stata ripresa dai media. A questo si aggiunga la presenza dei social media che amplifica l’accadimento di questi eventi disastrosi.
Se poi consideriamo che ad un forte terremoto che si genera in mare si lega la paura che possa verificarsi uno tsunami (visto le drammatiche vicende di Sumatra 2004 e Giappone 2011), si comprende questa aumentata attenzione per i fenomeni sismici.
Resta il fatto che è diffusa una percezione di aumentata sismicità che si starebbe verificando da qualche anno.
Di questo argomento si è occupato anche alcuni giorni fa l’Huffington Post (edizione americana) che ha intervistato alcuni sismologi, che segnalano come il fenomeno di una percezione alterata sia dovuto ai cosiddetti pregiudizi mentali. In particolare Wendy Bohon cita il pregiudizio di recenza e l’illusione di frequenza: il pregiudizio di recenza ci fa dare maggiore importanza agli eventi più recenti rispetto a quelli più antichi; l’illusione di frequenza ci fa dare maggiore importanza a quei fenomeni di cui si è venuto a conoscenza recentemente.
Come ricercatori la risposta che possiamo dare è quella contenuta nei numeri reali delle scosse che vengono localizzate dalle reti sismiche di tutto il mondo ormai da molti anni, quindi una finestra temporale maggiore della nostra memoria. Infatti terremoti di magnitudo elevata vengono osservati da moltissime stazioni sismiche in tutto il pianeta.
Abbiamo selezionato il catalogo mondiale gestito dall’USGS (United States Geological Survey) perché lo possiamo considerare compilato con criteri omogenei e sufficientemente completo per la magnitudo più elevate. Il catalogo è interrogabile da chiunque a questo indirizzo internet: https://earthquake.usgs.gov/earthquakes/search/. Anche INGV localizza i terremoti mondiali più forti ma riporta sul suo sito web soltanto quelli di magnitudo pari o superiore a 5.5 da circa 15 anni anni (e a partire da magnitudo 4.5 per l’area Mediterranea).
Questa mappa mostra la distribuzione della sismicità a scala globale per magnitudo 6 o superiore nel periodo 1973-2026. Si può notare che sono poche le aree che non abbiano sperimentato almeno una scossa di magnitudo 7.
Il catalogo USGS consente di fare selezioni a partire dal 1900. Selezionando a scala mondiale i terremoti registrati con una magnitudo pari a 6 o maggiore si ottiene una distribuzione di eventi per anno come quella mostrata nella figura che segue. Fino al 1950 circa la detezione di terremoti era molto incompleta, quindi ci siamo concentrati sulla distribuzione di eventi dal 1950 in poi, quando le prime reti globali hanno iniziato a funzionare.
La figura mostra i terremoti avvenuti ogni anno nel mondo con magnitudo 6 o superiore.
Il grafico mostra che in alcuni anni si ha un maggior numero di eventi rispetto ad altri, ma, al di là delle fluttuazioni annue, complessivamente l’andamento nel tempo può essere considerato costante, nel senso che non si osserva in generale una tendenza all’aumento o alle diminuzione. La riga orizzontale blu rappresenta il numero medio annuo di eventi (di magnitudo pari o superiore a 6), pari a 140. Alcuni anni superano il valore medio e il numero massimo si è verificato nel 2011 (207), condizionato dal gran numero di repliche del terremoto del Giappone dell’11 marzo 2011. Allo stesso modo si osservano anche periodi di “apparente” minore sismicità, nel senso di inferiore alla media, come tra il 1973 e il 1982.
Bisogna ricordare che i terremoti non avvengono con alcun tipo di ciclicità “esatta” e pertanto periodi in cui sono più frequenti si alternano a periodi in cui ne accadono di meno. Il valore medio d’altronde è un mero parametro statistico che non ha alcun significato fisico.
Venendo all’anno in corso, se guardiamo i dati registrati fino a quest’oggi (15 agosto 2026), si segnalano 89 scosse con magnitudo 6 o maggiore. Se facessimo una proiezione alla fine dell’anno considerando che sono passati circa 8 mesi su 12 (ma senza alcuna certezza che si mantenga costante il numero di terremoti nei prossimi mesi), si avrebbe una stima di 133 terremoti, poco meno della media degli ultimi 76 anni.
Proviamo ora a fare lo stesso esercizio per gli eventi ancora più forti, vale a dire quelli di magnitudo 7 o maggiore. La figura che segue mostra il numero di terremoti registrati ogni anno nel mondo al di sopra di questa soglia di magnitudo. L’ultimo valore, rappresentato da un quadrato arancione, è quello relativo a questa porzione del 2026. La riga rossa rappresenta il valore medio annuo (13.9 eventi/anno), mentre le due righe tratteggiate sono i valori del 16mo e dell’84mo percentile. I percentili sono una stima dell’incertezza e sono un parametro che indica sulla distribuzione dei valori annui, quale è il valore per cui il 16% oppure l’84% dei dati sta al di sotto di quel valore. In pratica, se noi contassimo il numero in cui un certo valore di terremoti annui ricorre e li rappresentassimo in un grafico otterremmo un andamento circa a campana, i percentili ci indicano la larghezza della campana stessa.
Anche in questo grafico si notano notevoli fluttuazioni intorno al valore medio: alcuni anni hanno avuto la metà di scosse rispetto alla media (“solo” 6 nel 1986 e 1989, 7 nel 2017), alcuni anni hanno avuto un numero di scosse molto superiore alla media (20 scosse nel 1995 e 2011, 22 nel 2010).
Se proviamo ad estrapolare fino alla fine dell’anno il numero di terremoti con magnitudo 7 o maggiore accaduti in questa prima parte del 2026 (11 eventi al 15 agosto 2026), si otterrebbe un numero compreso tra 16 e 17 eventi (nel 2025 furono 16), vale a dire una stima superiore alla media degli ultimi 76 anni, ma inferiore ai numeri massimi citati in precedenza.
Da queste semplici considerazioni possiamo concludere che non siamo in presenza di aumento significativo della sismicità di maggiore energia a scala mondiale, ma le variazioni che si osservano sono all’interno delle fluttuazioni intorno al numero medio di terremoti per anno.
La diffusione di siti web alla ricerca di clic facili e dei social media che rilanciano ogni singolo forte terremoto contribuisce di fatto a creare una percezione della sismicità diversa da quella che possiamo ricavare da un’analisi rigorosa dei dati osservati.
A cura di Carlo Meletti, INGV – Pisa.
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Con TF Bank è possibile accedere a una carta di credito gratuita ricca di vantaggi e senza aprire un nuovo conto, ecco tutti i dettagli.
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La Lega Serie A ha interrotto la fornitura del segnale per le partite di Serie A e Coppa Italia perché Tring consente la visione anche in Italia.
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Salli Raiski è un’attivista russo-finlandese che oggi si trova nella regione di Kursk come volontaria in un progetto mediatico.
Nell’intervista racconta gli episodi di discriminazione che sostiene di aver subito in Finlandia per le sue posizioni politiche, fino alla perdita del lavoro, e riflette sul clima che si è creato in Europa dopo il 2022.
L'articolo “Ho perso il lavoro per le mie idee sulla Russia” – intervista a Salli Raiski proviene da Visione TV.
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Il Partito Repubblicano USA deve affrontare le pressioni economiche che gravano sulle spalle dei cittadini statunitensi, altrimenti rischia di spingere un numero sempre maggiore di giovani verso il socialismo, ha dichiarato il vicepresidente J.D. Vance.
Vance ha rilasciato queste dichiarazioni in un'intervista a Fox News, indicando come principali preoccupazioni il costo degli alloggi e dell'istruzione, l'accesso a lavori ben retribuiti e la possibilità di formare una famiglia.
"La nostra risposta non può essere semplicemente ignorare le preoccupazioni economiche che, a mio avviso, alimentano questo crescente interesse per il socialismo", ha affermato Vance.
Ha fatto riferimento a quelli che ha definito trilioni di dollari di nuovi investimenti in arrivo negli Stati Uniti, affermando che creeranno posti di lavoro per la classe media. Ha anche citato la stabilizzazione dei prezzi delle case e la spinta dell'amministrazione verso tassi di interesse più bassi, pur riconoscendo che gli effetti di tali politiche potrebbero impiegare del tempo per manifestarsi.
"Il mio avvertimento ai miei colleghi repubblicani è: se non riusciamo a fare la cosa giusta, non date la colpa ai giovani per la loro simpatia verso il socialismo. Dobbiamo prendercela con noi stessi", ha concluso Vance.
Ha aggiunto che i repubblicani non possono contrastare questa tendenza semplicemente difendendo il libero mercato, affermando: "Non si ferma il socialismo lanciando slogan sul libero mercato. Si ferma il socialismo migliorando la vita delle persone".
Le dichiarazioni di Vance giungono in vista delle elezioni di medio termine di novembre, con il costo della vita tra le principali preoccupazioni degli elettori. Un sondaggio nazionale condotto a maggio dalla Marquette University Law School ha mostrato che l'inflazione e il costo della vita sono la principale preoccupazione del pubblico, citata dal 37% degli intervistati.
Le pressioni economiche sono state aggravate dall'aumento dei costi energetici, alimentato dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran e dai dazi di Trump, mentre gli alti prezzi delle case hanno reso più difficile l'acquisto di un immobile. Il prezzo medio richiesto per una casa negli Stati Uniti si attestava a 430.000 dollari a giugno, secondo i dati citati da Forbes.
La crisi economica ha coinciso con una maggiore apertura al socialismo tra i giovani statunitensi. Un sondaggio Gallup del 2025 ha mostrato che il 39% degli adulti statunitensi vedeva il socialismo in modo positivo, rispetto al 54% che nutriva un'opinione favorevole al capitalismo e all'81% che prediligeva la libera impresa, con il socialismo più popolare tra i giovani adulti.
Questa divisione è diventata più evidente anche nella politica elettorale, con candidati progressisti che hanno guadagnato terreno nelle primarie democratiche in tutto il paese. Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, membro dei Democratic Socialists of America, si è affermato grazie a un programma incentrato sul costo della vita.
In passato, Vance ha attribuito il malcontento economico a decenni di politiche adottate sia da governi repubblicani che democratici, indicando la perdita di posti di lavoro nel settore manifatturiero statunitense, la pressione sui salari e l'aumento del costo della vita.
Anche i repubblicani hanno registrato valutazioni negative in materia economica. Il sondaggio Marquette ha rilevato un indice di gradimento per Trump sull'economia del 30% e sull'inflazione e il costo della vita del 22%, mentre gli intervistati hanno preferito i democratici ai repubblicani nella gestione di entrambi i problemi.

La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha commentato il potenziale trasferimento in Ucraina di armi statunitensi attualmente custodite negli arsenali turchi.
La scorsa settimana, il Dipartimento di Stato USA ha notificato al Congresso una proposta per il trasferimento di armamenti statunitensi al regime di Kiev (poiché le armi provengono dagli Stati Uniti, Ankara necessita dell'autorizzazione di Washington). Il pacchetto includerebbe 70 missili M39 ATACMS, 12 lanciatori MLRS M270, 2.524 razzi M26 e 47.000 proiettili di artiglieria da 203 mm.
In risposta, Zakharova ha accusato le autorità statunitensi e turche, che, ha sottolineato, "pretendono di svolgere un ruolo speciale" nella risoluzione pacifica del conflitto, di "aprire un altro vaso di Pandora per prolungare l'agonia" del regime di Kiev, "causando ulteriori perdite di vite umane".
La portavoce ha affermato che le spedizioni di armi in Ucraina "non cambieranno significativamente il corso dell'operazione militare speciale", pur riconoscendo che "i danni multiformi derivanti da tali spedizioni sono inevitabili".
"Non si tratta solo delle vittime e delle distruzioni che le autorità di Kiev cercano di esagerare, ma anche del grave danno alle nostre relazioni bilaterali con Washington e Ankara", ha dichiarato, indicando che la contraddizione tra le loro dichiarazioni pacifiste e le azioni bellicose "mina inevitabilmente la fiducia reciproca".
Infine, ha riferito che il Ministero degli Esteri russo ha richiesto "chiarimenti" a entrambe le parti in merito alle potenziali spedizioni di armi al regime di Kiev. "Non è troppo tardi per valutare la situazione con buon senso", ha concluso.

Il presidente russo Vladimir Putin si è congratulato con il leader nordcoreano Kim Jong-un in occasione del Giorno della Liberazione, la festa nazionale del Paese, in una lettera pubblicata dal Cremlino.
Nel suo messaggio, Putin ha sottolineato che questa celebrazione simboleggia il coraggio e la resilienza dei patrioti coreani e dei soldati dell'Armata Rossa che hanno combattuto insieme per la liberazione della Corea dal dominio coloniale giapponese.
"Fu proprio durante quel periodo difficile che si consolidarono le solide tradizioni di fratellanza militare e mutua assistenza, che divennero la base per lo sviluppo dei legami di amicizia e buon vicinato tra la Federazione Russa e la RPDC", ha scritto il leader russo.
Putin ha sottolineato che le relazioni tra Mosca e Pyongyang hanno ormai raggiunto un livello senza precedenti di partenariato strategico globale. "I nostri Stati cooperano attivamente in tutti i settori e coordinano gli sforzi per garantire la sicurezza e la stabilità regionale", ha affermato.
Il presidente ha espresso la sua fiducia nel fatto che entrambi i paesi continueranno a collaborare in modo costruttivo sulle questioni attualmente all'ordine del giorno a livello bilaterale e internazionale. "Per il bene dei popoli russo e coreano, nell'interesse di costruire un ordine mondiale più giusto e veramente democratico", ha affermato Putin.
Il presidente russo ha concluso il suo messaggio augurando a Kim Jong-un buona salute e successo, e a tutti i cittadini della RPDC felicità e prosperità.
Venerdì, il ministro della Difesa russo Andrei Belousov aveva sottolineato il ruolo dei soldati nordcoreani che hanno combattuto fianco a fianco con le truppe russe per liberare la regione di Kursk dalle forze del regime di Kiev, durante il suo intervento a un ricevimento per commemorare l'81° anniversario della liberazione della Corea dall'occupazione giapponese.

Il comandante in capo del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), Ahmad Vahidi, ha rivolto un messaggio ai combattenti iraniani, ringraziandoli per gli sforzi compiuti per respingere l'aggressione statunitense sul loro territorio.
"Abbiamo messo in ginocchio l'esercito meglio armato del mondo grazie a operazioni offensive e difensive di successo, anche sotto l'intenso fuoco nemico", ha dichiarato in un comunicato stampa diffuso dai media locali.
"Lo splendore e la grandezza dimostrati in questi sei mesi di sforzi senza precedenti contro i nemici più sanguinari dell'umanità hanno abbagliato il mondo e riacceso nei cuori degli oppressi la speranza della vittoria finale sui loro oppressori", ha aggiunto, elogiando le capacità delle forze iraniane di fronte agli attacchi statunitensi.


© Brian Finke

© Marylise Vigneau for The New York Times

© Marylise Vigneau for The New York Times


di Kevin Barrett •
Nessuno ha mai accusato il presidente Donald Trump di essere anti-israeliano. Trump ha sostenuto l’estremismo israeliano molto più di qualsiasi altro presidente degli Stati Uniti. Nel 2017 ha trasferito l’ambasciata statunitense a Gerusalemme Est, una grave violazione della politica statunitense, del consenso internazionale e del diritto internazionale. Ha esercitato forti pressioni sui paesi della regione affinché stabilissero relazioni “normali” con Israele, responsabile di genocidio, contro la volontà di oltre il 95% della loro popolazione. E ha condotto una guerra implacabile contro l’Iran per conto di Israele, ponendo le basi per l’attuale conto alla rovescia verso la catastrofe economica globale.
Ma tutto ciò non basta al primo ministro israeliano Netanyahu, che si considera il capo di Trump. Il 9 agosto, Netanyahu ha respinto con arroganza il piano di pace in 15 punti di Trump per Gaza, sfidando apertamente Trump stesso e il Consiglio per la Pace presieduto da Trump.
Dal “cessate il fuoco” mediato da Trump il 10 ottobre 2025, Israele ha ucciso 1.258 persone a Gaza. Trump è rimasto in silenzio. Ma ora la posta in gioco è più alta. Per porre fine alla sua disastrosa guerra contro l’Iran, Trump deve rispettare la prima clausola del Memorandum d’intesa che ha firmato, la quale impone la “cessazione definitiva delle operazioni militari su tutti i fronti” da parte di entrambe le parti e dei loro alleati .
In altre parole, Israele deve cessare di sparare contro i palestinesi e il popolo libanese, altrimenti l’Iran continuerà a strozzare le catene di approvvigionamento globali attraverso lo Stretto di Hormuz e Bab al-Mandab. Se gli americani vogliono fermare l’emorragia, devono costringere Israele a ritirarsi da Gaza e dal Libano meridionale e a smettere di attaccare i palestinesi nella Cisgiordania occupata.
Per evitare un Armageddon economico, Trump deve costringere Israele a ritirarsi da Gaza secondo il suo piano in 15 punti. Tale piano è strutturato in fasi, con il ritiro israeliano e il disarmo di Hamas che avvengono simultaneamente e in parallelo. Hamas rinuncerà al suo equipaggiamento pesante e alle armi durante il ritiro di Israele, ma non è tenuta a rinunciare alle armi leggere di cui ha bisogno per garantire che la sua popolazione non venga sterminata dai terroristi dell’ISIS al soldo di Israele .

Hamas ha accettato l’accordo di pace di Trump pur dovendo rinunciare alla sua unica arma di pressione, gli ostaggi israeliani. Ma Israele si rifiuta di attuare l’accordo. Continua a commettere un genocidio, massacrando deliberatamente centinaia di donne e bambini, distruggendo infrastrutture e impedendo l’ingresso degli aiuti umanitari.
Prima del 9 agosto, Israele aveva finto di accettare l’accordo di Trump, borbottando imprecazioni sottovoce. Ma ora lo rifiuta apertamente. Israele sta dicendo a Trump e all’economia mondiale di andare a quel paese. Il generale di brigata in pensione Giora Eiland, ex capo del Consiglio di sicurezza nazionale israeliano, spiega : “Israele non ha alcun interesse nella ricostruzione di Gaza, è meglio per noi che venga distrutta per le generazioni a venire”.
Il documento “Board of Peace Roadmap” di Trump afferma: “Israele completerà pienamente, senza indugio, tutti gli impegni rimanenti”. La formulazione originale del documento, tuttora in vigore, prevedeva il “ritiro completo” di Israele da Gaza, ma la scorsa settimana, sotto la pressione di Netanyahu, è stata modificata in un semplice “ritiro” .
Ma piccoli cambiamenti nella formulazione non altereranno la realtà di fondo. Israele deve ritirarsi da Gaza e smettere di uccidere palestinesi e libanesi, altrimenti l’Iran strangolerà l’economia mondiale, massimizzando i danni per gli Stati Uniti e i loro alleati.
Viste le poste in gioco, la disponibilità di Netanyahu a mostrare il dito medio al presidente degli Stati Uniti è bizzarra. Israele è un piccolo Paese. È immensamente vulnerabile alle pressioni economiche, diplomatiche e militari americane. I contribuenti americani lo hanno tenuto a galla sin dalla sua nascita nel 1948. È universalmente disprezzato in Medio Oriente e odiato da maggioranze sempre più numerose in tutto il resto del mondo.
Il paradiso di Netanyahu per pedofili e stupratori di cani non durerebbe cinque giorni senza il sostegno dei contribuenti americani. Eppure è pronto a distruggere l’economia mondiale, e con essa l’amministrazione Trump, pur di continuare a commettere genocidi e a condurre guerre di aggressione.
Trump dovrebbe uscire dalla guerra con l’Iran in modo indolore e senza conseguenze negative, scaricando il peso della guerra su Israele. L’Iran desidera un nuovo ordine regionale che impedisca ulteriori aggressioni nei suoi confronti. Trump potrebbe raggiungere questo obiettivo, evitando l’umiliazione di un completo ritiro degli Stati Uniti dalla regione, facendo sì che Israele, e non gli Stati Uniti, sia il perdente della guerra iniziata da Israele. Come? Semplice. Basterebbe schierare tutta la potenza economica, diplomatica e (se necessario) militare americana a sostegno di un draconiano ultimatum a Tel Aviv: “Ritiratevi entro le prossime due settimane fino ai confini pre-1967, dichiarateli confini permanenti e rinnegate il progetto del Grande Israele, altrimenti affronterete la completa annientamento”. Un arresto degli agenti israeliani che attualmente infestano i media e i settori finanziari americani, autorizzato da un decreto presidenziale che dichiari l’occupazione israeliana degli Stati Uniti un’emergenza nazionale, renderebbe il messaggio inequivocabile.
Riuscirà Trump a costringere Netanyahu a seguire la linea del partito? O il primo ministro israeliano dimostrerà di essere il vero capo degli Stati Uniti?
Traduzione: Luciano Lago

© Illustration by The New York Times




© Mohammed Salem/Reuters

© Mohammed Salem/Reuters
Un riepilogo dei fatti:
3 maggio 2024
Uno degli stabilimenti appartenenti al grande gruppo metallurgico e della difesa Diehl, vicino a Berlino, è stato devastato dalle fiamme. ( BFMTV )
Diehl è uno dei fornitori strategici di armi dell’Ucraina:
26 giugno 2024
A seguito di un’indagine, le autorità tedesche affermano che l’incendio alla fabbrica Diehl è stato doloso e parte di una campagna di sabotaggio orchestrata dalla Russia. ( Ouest-France )
11 luglio 2024
Citando cinque funzionari americani e occidentali non specificati, la CNN riferisce che Washington avrebbe informato Berlino di un complotto russo per assassinare il presidente di Rheinmetall, la principale azienda produttrice di armi in Germania. ( Le Figaro )
Tuttavia, dall’invasione russa, Rheinmetall ha fornito all’Ucraina ingenti quantità di:
Inoltre, Rheinmetall ha
30 gennaio 2026
Una violenta esplosione ha distrutto una fabbrica di munizioni vicino a Murcia (nel sud-est della Spagna). ( 20 minuti )
Tuttavia, la fabbrica appartiene a Rheinmetall Expal Munitions, una filiale spagnola del gruppo tedesco Rheinmetall (vedi sopra).
Le cause esatte dell’esplosione rimangono sconosciute, ma la produzione di munizioni è stata interrotta per un anno.
10 gennaio 2026
Un incendio ha causato danni ingenti al sito di Thales a Brest, che ospita attività legate ai sistemi sottomarini e ai sonar.
Ufficialmente, si dice che l’incendio sia stato accidentale. ( Qui )
Tuttavia, il gruppo francese Thales ha fornito all’Ucraina:
Inoltre, Thales ha creato una joint venture in Ucraina con l’azienda di difesa ucraina UkrOboronProm per rafforzare la manutenzione nel paese.
10 agosto 2026
Un incendio, seguito da esplosioni, ha devastato una fabbrica di armi vicino a Tryavna, in Bulgaria. ( Reporter )
Tuttavia, questa fabbrica, appartenente alla società bulgara EMCO, produceva armi e munizioni, tra cui proiettili di mortaio, che forniva all’Ucraina dal 2014.
13 agosto 2026
Una violenta esplosione ha ridotto in cenere uno stabilimento della KNDS Ammo Italy, situato a 40 km da Roma (vedi video), nonostante fosse chiuso per festività. ( La Voix du Nord )
Questo stabilimento, filiale italiana del gruppo franco-tedesco KNDS, produce munizioni di medio/grande calibro per sistemi di difesa terrestre e navale, nonché propellenti solidi per lanciatori.
La KNDS partecipa alla costruzione del carro armato Leopard e del sistema di artiglieria “Cesare”, impiegati in Ucraina.
Si sospetta che la causa sia dolosa.
Conclusione
Mentre i principali media diffondono disinformazione su una presunta “interferenza russa” contro Philippe, Attal e Glucksmann, tacciono su ciò che assomiglia fortemente a un’operazione di sabotaggio concertata, una vera e propria operazione di sabotaggio, proveniente dalla Russia.
Questo silenzio è comprensibile: è terribile dover riconoscere che i guerrafondai dell’Unione Europea, che affermano di voler schiacciare la Russia, sono dei pagliacci incapaci persino di mettere in sicurezza le fabbriche di armi sul proprio territorio nazionale.
— François Asselineau
𝗘𝗣𝗜𝗗𝗘𝗠𝗜𝗘 𝗗'𝗜𝗡𝗖𝗘𝗡𝗗𝗜𝗘𝗦 𝗘𝗧 𝗗'𝗘𝗫𝗣𝗟𝗢𝗦𝗜𝗢𝗡𝗦 𝗦𝗨𝗥 𝗗𝗘𝗦 𝗨𝗦𝗜𝗡𝗘𝗦 𝗙𝗔𝗕𝗥𝗜𝗤𝗨𝗔𝗡𝗧 𝗗𝗘𝗦 𝗔𝗥𝗠𝗘𝗦 𝗣𝗢𝗨𝗥 𝗟'𝗨𝗞𝗥𝗔𝗜𝗡𝗘
Rappel des faits :𝟯 𝗠𝗔𝗜 𝟮𝟬𝟮𝟰
Une des usines,près de Berlin,du grand groupe de métallurgie et de… https://t.co/4s4BZZSXf0(@f_asselineau) August 14, 2026
Fonte: https://www.cielvoile.fr/2026/08/.htm
Traduzione: Gerard Trousson

© Ian Austen/The New York Times

Anthropic ha fornito dettagli sul watermark aggiunto al testo generato da Claude (non visibile all'utente), specificando che potrebbe essere rimosso.
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Tirrenia, 15 agosto 2026 – Ancora un salvataggio per il bagnino livornese di 52 anni Mirko Castelli, impiegato ai Bagni Arlecchino di Tirrenia. Dopo il 30 enne livornese naufragato col sup al quale ha salvato la vita e un altro turista in difficoltà nei giorni scorsi per il mare mosso tratto in salvo, nella giornata di ieri Mirko ha dovuto tuffarsi di nuovo per salvare un’altra vita. Un uomo di circa sessant’anni, a venticinque metri dalla riva in difficoltà: “L’ho visto sbracciare – ci racconta in esclusiva – poi è andato giù, ero sulla torretta e anche lì “ariborda, via e Baywatch”, venticinque metri, l’ho preso e riportato indietro. Nel frattempo avevo già fatto allertare un’ambulanza da sopra la nostra scogliera, l’hanno portato via ed è arrivato anche il comandante della Capitaneria di Porto: “Mirko ma l’hai tirato fuori te?” eh sì, tanto per cambiare, gli rispondo e lui: “Non avevo dubbi””. Un’altra vita salvata e un altro appello alla prudenza in mare per i nostri bagni estivi, sono moltissimi i casi in cui una semplice giornata al mare può trasformarsi in una tragedia. Solo un attento servizio di salvamento svolto in maniera professionale come ci testimonia Mirko, può garantire la massima sicurezza. “Menomale che dopo, al ritorno mi ha dato una mano Federico, il bagnino del Bagno Marta – continua a raccontare – insieme l’abbiamo trasportato a riva incosciente, una situazione bruttissima. Fortuna che l’ho visto ancora una volta da sopra torretta. Ha detto davanti al comandante della guardia costiera: “Se non mi avessi visto sarei morto”. Ringrazio anche Federico – conclude – che mi ha dato una mano importante nel recupero”. Per il nostro “Baywatch” un’altra “normale” giornata di lavoro ed un’altra vita salvata, infine per Mirko solo una nota negativa, il riaprirsi di una ferita riportata giorni fa sugli scogli per salvare il 30 enne livornese col sup, quattro punti di sutura allo stinco.


(Adnkronos) –
Alberto Stano esulta… alla One Piece. Oggi, sabato 15 agosto, l’atleta azzurro ha conquistato l’oro agli Europei di atletica di Birmingham, trionfando in 2h56:49 e firmando un nuovo record europeo. Un risultato storico per Stano e per l’Italia, che si conferma al vertice della disciplina e assoluta protagonista nella rassegna continentale di scena in Inghilterra.
Per festeggiare l’oro, Stano ha deciso di celebrare, come spesso capita negli ultimi tempi, uno degli anime più popolari al mondo: One Piece. L’atleta azzurro dopo il traguardo ha indossato un cappello di paglia, proprio come quello di Luffy, e ricreato una celebre mossa del protagonista, diventando rapidamente virale sui social.
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sport
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(Adnkronos) – Il Milan torna in campo per l’ultima amichevole prima dell’inizio della Serie A. Oggi, 15 agosto, i rossoneri sfidano il Manchester United a Breslavia in Polonia. Il Milan arriva a questa sfida dopo un precampionato in chiaroscuro: sconfitta per 3-0 contro il Chelsea e pareggi contro lnter e Celtic.
Tutto pronto per l’inizio della nuova stagione, con la Serie A che ripartirà il 22 agosto.
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sport
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(Adnkronos) – Una scossa di terremoto di magnitudo 3.9 è stata registrata alle 12.24 a Linguaglossa, nel catanese, con l’apertura di una faglia della Pernicana collegata alla attività vulcanica. Ne dà notizia il capo della Protezione civile siciliana Salvo Cocina.
Fratturata la strada per piano Provenzana, zona Ragabo Clan dei Ragazzi. Evacuati precauzionalmente i ristoranti in zona, mentre non si ha notizia, al momento, di altri danni. In corso gli accertamenti. Sul posto il dipartimento regionale della Protezione civile, il corpo forestale, comune e provincia.
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cronaca
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Pontedera, 15 agosto 2026 – Una violenta rissa, tanto da dover ricorrere all’intervento delle forze dell’ordine e dei soccorsi del 118, solo per un problema di viabilità. Siamo vicino a Pontedera, nella frazione Romito, ieri pomeriggio, all’altezza di un attraversamento pedonale, un uomo che sta attraversando, viene avvicinato da un’auto che proviene a velocità troppo alta. Dalla lite alle proteste si passa ai pugni. Nonostante la conducente dell’auto fosse una donna, l’uomo non si fa problemi e la colpisce, poi si scatena l’inferno, la rissa coinvolgerà più persone. La donna verrà portata al Pronto Soccorso per gli accertamenti e le forze dell’ordine indagano per identificare i coinvolti.
TAVOLOZZE NELL’OMBRA: Il maestro livornese tra maestria tecnica e l’eredità dei grandi del passato.
Il talento puro di Millus e quel credito aperto con la storia dell’arte labronica
LIVORNO, 15 agosto – Se c’è una città dove la pittura si respira in ogni vicolo, quella è Livorno. Ma l’ombra dei grandi maestri del passato può rivelarsi una presenza ingombrante per chi ricerca un percorso autonomo. È la storia di Millus, al secolo Mario Illusi, uno dei pennelli più autentici e intensi del nostro panorama cittadino, la cui produzione artistica attende ancora quel pieno riconoscimento che la qualità delle sue opere merita ampiamente. La pittura di Millus colpisce per una qualità formale impeccabile: uso sapiente della luce, materia cromatica stesa con vigore e una capacità innata di cogliere l’essenza drammatica e poetica dei soggetti. Non c’è trucco nella sua produzione, solo mestiere puro, sensibilità e una continua ricerca espressiva che si muove lontana dalle mode passeggere. Perché allora un artista di tale spessore non ha raggiunto le vette del grande mercato? Nessun mistero, semmai una combinazione di dinamiche tipiche del nostro territorio. Da un lato, il mercato dell’arte livornese è stato a lungo polarizzato sul mito rassicurante dei Macchiaioli e dei Postmacchiaioli, orientando il collezionismo locale verso percorsi ampiamente battuti. Dall’altro, la natura schiva dello stesso Millus, poco incline alle strategie di marketing e alle logiche commerciali ne ha confinato la notorietà a una cerchia ristretta di appassionati e intenditori. La qualità dell’arte di Millus resta tuttavia indiscutibile per chiunque osservi le sue tele con occhio scevro da pregiudizi. La genuinità della sua visione e la maestria tecnica rappresentano un patrimonio che attende solo di essere riscoperto. Il tempo che raramente sbaglia nel bilanciare il valore effettivo delle opere, saprà restituire al pittore livornese il posto di rilievo che gli spetta nel panorama figurativo contemporaneo. Riscoprire oggi la figura e l’opera di Millus non significa solo rendere giustizia a un pittore di valore, ma arricchire il patrimonio culturale della città con una voce sincera, le cui opere hanno ancora molto da raccontare.






Livorno, 15 agosto 2026 – Stop, ripartenze, critiche, lavori, ma alla fine la serata della storica Coppa del Mare al Caprilli è stata un enorme successo di pubblico. Soddisfatto il sindaco Luca Salvetti: “Perché quel luogo è straordinariamente bello, perché è amato dai livornesi, perché è popolato dai giovani, perché è un pezzo di storia della città e perché rappresenta la tradizione labronica. Ippodromo Caprilli, 81esima edizione della Coppa del Mare, migliaia di livornesi per una serata bellissima che spiega il lavoro e la tenacia con cui abbiamo riaperto e rilanciato la struttura, per l’ippica e per tanto altro ancora”.

Livorno, 15 agosto 2026 – Ora di pranzo, Ferragosto, tutti al mare o a festeggiare, la foto scattata dal comitato di residenti Piazza Garibaldi Viva esprime tutto il degrado ancora permanente nella “seconda zona rossa” voluta dal Prefetto. Lenzuola, sporcizia, bivacchi e tanti interrogativi ancora per gli abitanti del quartiere nonostante le misure per la sicurezza.
Questa foto è stata scattata oggi. Ferragosto. Mentre tutti sono al mare o a pranzo, in Piazza Garibaldi c’è chi si accampa così, in mezzo al degrado, tra lenzuola e rifiuti. Questa dovrebbe essere una zona rossa. Dovrebbe essere presidiata. Dovrebbero esserci pattuglie delle forze dell’ordine. Noi passiamo e cosa vediamo? Nessuno. Zero controlli. Zero. Continuiamo a dirlo e ridirlo a chi di dovere da mesi: Garibaldi è abbandonata. A Ferragosto come a Natale. Non è un problema di una persona, è un problema di una piazza intera lasciata a sé stessa. Il degrado non va in ferie. E i residenti di Garibaldi meriterebbero più rispetto. Voi che abitate qui, oggi a Ferragosto avete visto qualche pattuglia in Piazza? Scrivetelo nei commenti. Facciamo vedere la realtà.
(Adnkronos) – Almeno cinque persone sono state ferite alla Virginia State University, dove diverse persone hanno sparato più colpi d’arma da fuoco. Lo rende noto la polizia della Virginia State University mentre proseguono le indagini per individuare gli aggressori.
L’università ha confermato che “più sospetti” sono coinvolti e ha fatto sapere che una persona è attualmente in condizioni critiche, mentre le altre quattro hanno riportato ferite non letali. “Una presenza significativa delle forze dell’ordine rimane nel campus” mentre la polizia prosegue le indagini, ha detto l’università.
La Virginia State University è storicamente frequentata da studenti afroamericani ed è situata a Chesterfield, in Virginia, come ricorda la Cbs.
Sei persone, tra cui il presunto aggressore, sono morte e una settima è rimasta gravamente ferita in seguito a una serie di sparatorie nello stato americano del Michigan, nella contea di Missaukee. Lo ha reso noto la polizia del Michigan spiegando di essere intervenuta dopo le segnalazioni di una sparatoria in un’abitazione nella zona rurale a circa 270 chilometri a nord-ovest di Detroit. Qui gli agenti hanno trovato tre morti e un ferito grave, dando inizio alla caccia del sospetto, Chad Hickman, di 39 anni. In campo sono intervenute unità di emergenza, aeree e cinofile.
Una quarta persona è stata quindi trovata morta in un’altra abitazione e le forze dell’ordine hanno avvertito i cittadini che l’uomo era armato e pericoloso, chiedendo loro di non avvicinarsi. Infine, gli agenti hanno trovato il veicolo di Hickman in una zona boschiva, nei pressi del lago Whitlock, nella cittadina di Caldwell. Nella stessa zona sono stati trovati morti Hickman e un’altra vittima.
“Non sussiste alcuna minaccia per la popolazione”, ha dichiarato il tenente Ashley Miller, responsabile dell’ufficio stampa della polizia del Michigan, aggiungendo che le autorità continueranno a pattugliare la zona mentre esamineranno le scene del crimine. “Condurremo un’indagine approfondita e vogliamo assicurarci di tenere i membri della nostra comunità aggiornati sulla situazione attuale e su ciò che scopriremo durante questo processo”, ha detto MIller.
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internazionale/esteri
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Birmingham, 15 agosto 2026 – Oro e record mondiale agli europei di atletica di Birmingham in Inghilterra nella marcia sulla distanza di 42 chilometri per la bibbienese adottata livornese Sofia Fiorini, 21 anni. Giovanissima e promettente talento, si conferma come una delle campionesse della marcia mondiale. Si allena da anni a Milano con il maestro Alessandro Gandellini e fa parte della Libertas Unicusano Livorno. Per Livorno e tutta la Toscana una data e una vittoria da ricordare. Gara dominata dal primo metro, Sofia abbatte di addirittura nove minuti, con un tempo straordinario, il precedente record.




© Ksenia Kuleshova for The New York Times

© Ksenia Kuleshova for The New York Times

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© Nina Liashonok/Reuters

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Nicola Fanizza, Sebastiano Gernone
MICHELE PANTALEO. Vita e scritti di un Ribelle
Edizioni dal Sud
La vita e le opere di una figura importante dell’anarchismo italiano e di quello pugliese in particolare. Michele Pantaleo (Bari, 1887-1944) profuse il suo impegno in difesa delle classi subalterne, come giornalista militante, teorico del pensiero anarchico, critico letterario, novelliere e persino poeta.
Si tratta di pagine intense. Sulla scorta di documenti inediti, la ricerca si sofferma sugli snodi più rilevanti della sua vita: la formazione culturale come autodidatta presso una tipografia; il lancio di una sedia contro i giurati in occasione della lettura della sentenza contro l’anarchico Sabino Sassanelli; le vicissitudini patite nei quattro anni passati nella «tomba dei vivi» e, in seguito, nei dodici anni passati al confino; il lavoro come correttore di bozze e poi come redattore presso l’editrice Humanitas; la collaborazione con diverse testate anarchiche; e, infine, la morte in solitudine, avvenuta nel dicembre 1944 presso la «Casa dei Poverelli» di Bari, sulla Muraglia al mare lungo cui amava passeggiare.
Pantaleo lottava per un mondo diverso, più giusto e più libero. Nelle sue opere troviamo, infatti, il sogno di una palingenesi sociale e politica e, insieme, un netto rifiuto delle forme burocratiche e totalitarie della politica (il fascismo, lo stalinismo) nonché dei valori dominanti. Per tutto questo ha pagato un prezzo molto alto. Ha pagato, infatti, più degli altri per la sua appartenenza alla cultura anarchica con l’emarginazione, l’isolamento e, soprattutto, con l’oblio.
Nicola Fanizza (Mola di Bari 1951), dopo essersi laureato in Filosofia presso l’Università di Bari, si è trasferito a Milano. Qui, a partire dagli anni Ottanta, è stato redattore de «La Balena Bianca» (Pellicani) e di «InOltre» (Jaca Book). In seguito ha collaborato con «L’Acropoli», «Alfabeta2», «Nazione Indiana» e «Machina».
è autore di diversi volumi. Dirige il sito del Centro Documentazione Piero Delfino Pesce. Si occupa di Storia e di Antropologia filosofica.
Con Edizioni dal Sud, nel 2016, ha pubblicato Maddalena Santoro e Arnaldo Mussolini. La storia d’amore che il duce voleva cancellare.
Sebastiano Gernone (Bari, 1957) è laureato in Scienze Politiche all’Università di Bari con una tesi sul Brigantaggio dopo l’ Unità.
Suoi articoli sono apparsi su «il manifesto», «Il Calendario del Popolo», «l’antifascista», «Conoscenza Religiosa».
Per la RAI ha ideato e collaborato alla regia e al montaggio del documentario Ritorno a Ventotene, sui confinati antifascisti.
Svolge attività di ricerca con l’Ipsaic.
Con Edizioni dal Sud, nel 2020, ha curato il volume Mario Mancini. Appunti della mia vita.
L'articolo Segnalazione editoriale: MICHELE PANTALEO. Vita e scritti di un Ribelle proviene da .
Hi everyone,
I’m trying to set up OpenWebRX on a Raspberry Pi 5.
It works well on my LAN, but I’m trying to make it work over WAN. I’ve set up a permanent IP address using DuckDNS, but now I need to forward the port. I tried using the Port forward utilitis software, but I don’t know which TCP and UDP ports to enter to connect to the Raspberry Pi. I don’t know which port it is broadcasting on, and I don’t know if having a permanent IP address is actually useful for this or not.
Thanks!



FIRENZE - STABBIA - Un motociclista di 42 anni è morto nella notte a Stabbia di Cerreto Guidi (Firenze) a seguito di un incidente con il mezzo a due ruote. L'uomo è uscito fuoristrada finendo contro un palo sulla via Francesca nord intorno alle ore 3 della notte scorsa. Soccorso in condizioni gravissime ed è morto poco dopo il trasporto Continue Reading
L'articolo Incidente con la moto, centauro muore contro un palo a Stabbia proviene da Telegranducato di Toscana.



(Adnkronos) – Occhi puntati su Ceuta oggi, 15 agosto, per il rischio di un nuovo assalto di massa alla frontiera tra Marocco e Spagna. Dopo giorni di appelli diffusi sui social per un nuovo tentativo di ingresso nell’enclave spagnola, le autorità di Madrid e Rabat hanno rafforzato in modo significativo i controlli lungo il confine.
Nelle prime ore della giornata, le forze di sicurezza marocchine hanno sventato un tentativo di centinaia di migranti, per lo più provenienti dall’Africa subsahariana, di raggiungere la frontiera di Ceuta. Lo riporta Cadena SER, precisando che i migranti si erano nascosti alla periferia di Fnideq, Castillejos in spagnolo, a sud-ovest dell’enclave. Gli agenti marocchini hanno individuato e disperso i gruppi in una zona montuosa, mentre alcuni tentativi di avvicinamento alla frontiera sarebbero proseguiti nelle ore successive.
L’operazione arriva al culmine di una settimana di crescente tensione. Sui social erano circolati messaggi che invitavano a presentarsi alla frontiera proprio il 15 agosto, alimentando il timore di una nuova ondata dopo la grave crisi migratoria di fine luglio. Per questo la Spagna ha aumentato la presenza di polizia e Guardia Civil a Ceuta, mentre il Marocco ha intensificato i controlli sulle strade verso Fnideq e lungo la fascia costiera.
La situazione resta quindi sotto stretta osservazione, ma al momento il nuovo tentativo di ingresso di massa è stato bloccato prima che i migranti raggiungessero il confine spagnolo. Ceuta rimane comunque in stato di massima vigilanza, dopo gli eventi delle scorse settimane che hanno provocato una grave emergenza e lasciato migliaia di migranti ancora nell’enclave.
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internazionale/esteri
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Livorno, 15 agosto 2026 – Il Livorno punta su un giovane per rinforzare il reparto offensivo, Tommaso Mancini. L’attaccante classe 2004 arriva in amaranto dopo l’ultima stagione disputata con la maglia della Virtus Verona, nel girone A di Serie C.
Cresciuto nel settore giovanile della Juventus, il centravanti ha costruito il proprio percorso tra campionati giovanili e calcio professionistico, mettendosi in evidenza soprattutto nel campionato Primavera 1, dove ha collezionato 41 presenze, realizzando 13 reti e fornendo 5 assist, mentre in Primavera 2 ha segnato 10 gol in appena 13 partite.
Nel corso della sua carriera ha inoltre maturato esperienza in Serie B, in Serie C e nella UEFA Youth League, totalizzando complessivamente 136 presenze, 29 gol e 7 assist. Nell’ultima stagione alla Virtus Verona ha disputato 30 partite nel campionato di Serie C.
(Adnkronos) – Un attacco israeliano nel sud del Libano, avvenuto nelle prime ore di oggi, ha ucciso almeno 9 persone, tra cui donne e bambini. Si tratta del bilancio più grave registrato dagli accordi raggiunti a giugno, che avevano portato a una riduzione delle ostilità tra Israele e il movimento filo-iraniano Hezbollah. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver preso di mira, tra le altre cose, un’ “infrastruttura” di Hezbollah mentre il primo ministro libanese Nawaf Salam ha condannato la morte di civili, parlando di un'”escalation”. Secondo l’agenzia di stampa libanese Nna l’attacco è stato effettuato da caccia israeliani contro un’abitazione nella periferia del villaggio di Ansar mentre un altro attacco ha colpito il villaggio di Deir Zahrani, a circa 20 chilometri di distanza.
Il ministero della Sanità libanese ha dichiarato che sette persone sono morte ad Ansar, tra cui tre bambini e due donne, mentre altre due persone sono state uccise e nove ferite a Deir Zahrani, precisando che il bilancio era ancora provvisorio. Ad Ansar, un giornalista dell’Afp ha visto un edificio completamente distrutto, oltre a una piscina e alcune automobili danneggiate, mentre i soccorritori estraevano corpi dalle macerie. “È un piccolo albergo turistico. Aspetto tutto l’anno i tre mesi estivi. Che cosa ho fatto per meritarmi questo?”, ha sottolineato all’Afp Mohamed Saab, proprietario dell’edificio. L’agenzia Nna ha riferito di un altro attacco nella valle situata tra Ansar e il villaggio di Zarariyeh, definendolo “il primo a una tale profondità nel territorio dalla tregua di due mesi fa”. Secondo la stessa fonte, attacchi aerei e colpi di artiglieria hanno interessato anche l’area della cresta di Ali al-Taher, una collina strategica che domina la regione meridionale di Nabatiyeh.
L’esercito israeliano ha dichiarato di aver “colpito infrastrutture terroristiche di Hezbollah nelle regioni di Nabatiyeh e Ansar”, in risposta a un’operazione condotta dal gruppo contro soldati israeliani nell’area della cresta di Ali al-Taher. ”Non erano obiettivi militari”, ha dichiarato il primo ministro libanese Nawaf Salam. “I sette martiri dell’attacco israeliano al villaggio di Ansar non sono ‘infrastrutture militari’ e le donne e i bambini uccisi non sono obiettivi militari”, ha affermato Salam, aggiungendo che “Israele deve fermare questa escalation”, che ha definito “estremamente pericolosa e che mina gli sforzi per consolidare la stabilità nel sud”.
Il Libano è stato coinvolto all’inizio di marzo nel conflitto tra Iran e Stati Uniti, quando Hezbollah ha attaccato Israele in sostegno di Teheran, dopo l’offensiva israelo-americana lanciata a febbraio contro la Repubblica islamica. Israele ha risposto con numerosi attacchi aerei in Libano e ha dispiegato truppe nel sud del Paese, causando oltre 4.300 morti, secondo le autorità libanesi. Sebbene i bombardamenti siano nettamente diminuiti dopo la firma, a giugno, di un protocollo d’intesa tra Stati Uniti e Iran e successivamente di un accordo quadro tra Libano e Israele, Beirut continua a segnalare attacchi e distruzioni israeliane sporadiche. L’accordo quadro raggiunto a giugno tra Israele e Libano prevede il disarmo di Hezbollah, il progressivo ritiro delle forze israeliane dal sud del Libano e il dispiegamento dell’esercito libanese nella regione, iniziando da alcune “zone pilota”. Un ottavo ciclo di negoziati tra Israele e Libano dovrebbe svolgersi a Roma all’inizio di settembre. Hezbollah è contrario all’accordo e venerdì ha nuovamente criticato il governo libanese per averlo firmato, definendolo un'”umiliazione”.
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(Adnkronos) – Italia d’oro agli Europei di atletica di Birmingham: Massimo Stano e Sofia Fiorini conquistano due medaglie d’oro nella maratona di marcia e firmano due risultati da record. Il campione olimpico e mondiale trionfa tra gli uomini in 2h56:49, nuovo record europeo, mentre la 21enne azzurra domina la gara femminile in 3h15:11, stabilendo il primo record mondiale ufficiale sulla nuova distanza dei 42,195 chilometri.
Massimo Stano completa una straordinaria collezione di titoli e si prende l’oro nella maratona di marcia maschile con il record europeo di 2h56:49. Il campione pugliese, già oro olimpico nella 20 km a Tokyo 2021 e iridato nella 35 km a Eugene 2022, diventa così il terzo atleta italiano di sempre a conquistare tre grandi titoli internazionali in carriera, dopo Alberto Cova nei 10.000 metri e Gianmarco Tamberi nel salto in alto.
La gara si decide al 35° chilometro, quando Stano cambia ritmo e prende la testa. Fino al 38° km l’azzurro ingaggia un duello con l’ungherese Bence Venyercsan, che però incappa nel terzo richiamo dei giudici e chiude sesto in 3h01:18.
Alle spalle di Stano arriva lo spagnolo Miguel Angel Lopez, argento in 2h56:57, mentre il bronzo va al francese Aurélien Quinion in 2h59:29. Quinto l’altro italiano Riccardo Orsoni, autore di una prestazione da 3h00:44.
Per Stano è anche il riscatto dopo alcune stagioni complicate: a Parigi 2024 aveva chiuso quarto ai Giochi nonostante un infortunio, mentre nel 2025 era stato costretto a rinunciare ai Mondiali.
Nella maratona di marcia femminile arriva un’altra impresa azzurra. Sofia Fiorini, appena 21 anni, conquista l’oro europeo con il record mondiale di 3h15:11 sulla distanza dei 42,195 chilometri, introdotta quest’anno per la specialità.
La giovane toscana prende il largo al 30° chilometro con un cambio di ritmo devastante e costruisce un vantaggio enorme sulle inseguitrici. La polacca Katarzyna Zdzieblo conquista l’argento in 3h19:50, a oltre quattro minuti e mezzo dall’azzurra, mentre la spagnola Raquel Gonzalez è bronzo in 3h20:49, con un distacco superiore ai cinque minuti.
Fiorini chiude così una gara dominata dall’inizio alla fine e supera anche la target performance di 3h17:00 fissata da World Athletics per il riconoscimento del primo record mondiale ufficiale nella maratona di marcia.
Nella maratona di marcia tra gli uomini quindi esulta Massimo Stano con il record europeo di 2h56:49 mentre nel femminile quindi vince la 21enne Sofia Fiorini che domina la gara con il record mondiale di 3h15:11 sulla distanza dei 42,195 km introdotta quest’anno per la specialità.
Nella mezza maratona arrivano altre tre medglie: nella gara maschile Francesco Fortunato conquista l’argento in 1h23:36 e Andrea Cosi il bronzo con il personale di 1h23:49 alle spalle dello spagnolo Paul McGrath, già argento europeo e l’anno scorso bronzo mondiale, che attacca dopo nove chilometri e vince in 1h23:23. Per la seconda edizione consecutiva il pugliese Fortunato va sul podio e riesce a salire un gradino rispetto al bronzo di Roma 2024 in una stagione da protagonista per l’azzurro, al via da primatista europeo con 1h23:00 dopo il successo ai Mondiali a squadre. Prima medaglia tra i grandi per il fiorentino Cosi, oro un anno fa alle Universiadi.
Tra le donne festeggia uno splendido argento la 23enne Alexandrina Mihai con 1h31:04, migliore prestazione italiana sulla nuova distanza dei 21,097 chilometri. La veronese, campionessa europea U23 nella scorsa estate, precede di tre secondi in volata l’ucraina Lyudmila Olyanovska che si conferma di bronzo in 1h31:07 davanti alla francese Pauline Stey, quarta in 1h31:12. La spagnola pluricampionessa iridata Maria Perez trionfa con il record del mondo di 1h30:06 dopo aver preso il largo all’undicesimo chilometro.
Finisce al quinto posto Antonella Palmisano, oro europeo uscente, a lungo in seconda posizione prima di una flessione a circa cinque chilometri dal traguardo, che migliora il personale di 1h32:10. Tra gli azzurri 15esimo Gianluca Picchiottino (1h29:14), al femminile undicesima Nicole Colombi (1h35:36) penalizzata da una sosta di due minuti dopo il terzo richiamo e 16esima Michelle Cantò (1h37:59). In corso la maratona di marcia. Diretta tv integrale sui canali Rai, Sky Sport ed Eurosport.
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di He Yin, Quotidiano del Popolo
Un recente sondaggio sugli orientamenti globali, condotto dal Pew Research Center, ha suscitato grande attenzione a livello internazionale.
Coinvolgendo 42.000 intervistati in 36 Paesi e regioni, l'indagine ha rilevato che, in 27 di queste aree, la percezione della Cina è più favorevole rispetto a quella degli Stati Uniti. Particolarmente degno di nota è il miglioramento dell'immagine della Cina nei Paesi occidentali, come Spagna, Italia e Canada.
Si tratta della prima volta da quando, nel 2002, il centro ha iniziato a monitorare l'opinione pubblica mondiale sulla Cina e sugli Stati Uniti che la Cina ottiene indici di gradimento superiori a quelli statunitensi in oltre il 70% dei Paesi e delle regioni esaminati.
Dietro questi dati si cela una tendenza più ampia: un crescente interesse globale a "guardare a Oriente". Molti organi di informazione internazionali hanno osservato che tale cambiamento non deve sorprendere. Un'opinione pubblica favorevole non nasce dall'oggi al domani; riflette piuttosto il riconoscimento internazionale che la Cina si è guadagnata attraverso anni di azioni concrete.
Lo sviluppo della Cina rimane il suo argomento più convincente. Nel 2025, il PIL del Paese ha superato per la prima volta i 140 trilioni di yuan (20,68 trilioni di dollari). Nella prima metà del 2026, la tendenza di sviluppo ha continuato a essere caratterizzata da stabilità, resilienza, innovazione e qualità, con lo sviluppo di alta qualità che ha acquisito ulteriore slancio.
Un numero crescente di Paesi riconosce che la Cina sta perseguendo un percorso di modernizzazione che bilancia efficienza ed equità, sviluppo e prosperità condivisa. Ciò offre un nuovo punto di riferimento per i Paesi che stanno esplorando i propri percorsi di modernizzazione.
Dalla promozione di un'innovazione aperta e inclusiva nell'intelligenza artificiale e nei veicoli elettrici al perseguimento di iniziative lungimiranti nell'energia verde e nell'economia digitale, la pratica della modernizzazione cinese sta costantemente migliorando il benessere della popolazione, offrendo al contempo preziosi spunti di governance per lo sviluppo globale.
Oggi, sempre più studiosi stranieri analizzano attivamente i Piani Quinquennali della Cina e cercano di comprendere meglio il suo approccio alla governance. "Comprendere la Cina" sta diventando una parte essenziale del dibattito sullo sviluppo globale.
L'impegno della Cina a favore dell'apertura funge da ponte che collega il Paese al resto del mondo. La nazione ha costantemente perseguito la cooperazione attraverso l'apertura e cercato vantaggi reciproci tramite la collaborazione, lanciando un chiaro messaggio di inclusività. Ciò è in netto contrasto con le barriere, il disaccoppiamento e lo sconvolgimento delle filiere di approvvigionamento promossi da alcuni Paesi.
Essendo la prima grande economia a offrire un trattamento a dazio zero unilaterale e completo a tutti i Paesi africani e ai Paesi meno sviluppati con cui intrattiene relazioni diplomatiche, la Cina ha concretamente aperto il proprio mercato ai Paesi in via di sviluppo.
La politica di transito senza visto di 240 ore, applicabile ai viaggiatori provenienti da 55 Paesi, ha notevolmente agevolato i viaggi in Cina. I viaggi improvvisati verso il Paese sono diventati frequenti e tale iniziativa ha favorito la diffusione spontanea di contenuti turistici e culturali cinesi sui social media esteri.
Nell'ultimo decennio, il numero di viaggi effettuati dai treni merci tra Cina ed Europa è aumentato di 10,8 volte. Solo quest'anno, il servizio ha realizzato oltre 10.000 viaggi, stabilendo un nuovo record per lo stesso periodo.
Promuovendo gli scambi e condividendo opportunità di sviluppo, la Cina continua a dimostrare il proprio impegno a favorire lo sviluppo comune attraverso azioni concrete.
La coerenza della politica cinese è diventata inoltre uno dei suoi punti di forza fondamentali per conquistare la fiducia della comunità internazionale. In un momento caratterizzato dall'ascesa dell'unilateralismo, dall'intensificarsi dei conflitti geopolitici e dalla fragilità della ripresa economica globale, l'incertezza è divenuta un tratto distintivo dello scenario internazionale.
Nell'affrontare i conflitti regionali, la Cina resta impegnata a promuovere la pace e il dialogo; rifiuta di alimentare le ostilità o di fornire sostegno che prolunghi il conflitto, schierandosi costantemente a favore della pace. Sul fronte della cooperazione internazionale, la Cina continua a mantenere le porte aperte anziché erigere barriere o perseguire il disaccoppiamento, aderendo fermamente al principio del vantaggio reciproco e della cooperazione vantaggiosa per tutti.
Onorando i propri impegni e facendo seguire azioni concrete alle parole, la Cina ha dimostrato la condotta che ci si attende da una grande potenza. Sempre più persone nel mondo ritengono che interagire con la Cina offra prevedibilità e certezze a lungo termine, senza il timore di bruschi cambi di rotta politica.
Il sondaggio ha inoltre rilevato che gli intervistati raramente considerano la Cina un Paese che interferisce negli affari interni altrui. Questa fiducia, conquistata con impegno, riflette il forte desiderio della comunità internazionale di avere partner sinceri e affidabili.
Questa manifestazione globale di fiducia riveste un significato profondo non tanto in termini di quale Paese ottenga un punteggio più alto o più basso, quanto per ciò che rivela circa l'aspirazione condivisa a livello mondiale a uno sviluppo pacifico e a una cooperazione vantaggiosa per tutti.
Restando salda di fronte all'incertezza globale e collaborando con tutti i Paesi per avanzare insieme, la Cina continuerà a infondere certezze ed energia positiva in un mondo in trasformazione. Si tratta di un impegno costante della Cina, parte integrante della costruzione di una comunità dal futuro condiviso per l'umanità.

Di Liu Zhiqiang, Yao Xueqing, Quotidiano del Popolo
L'industria cantieristica cinese ha continuato a compiere passi da gigante sul mercato globale. Nel primo trimestre di quest'anno, la produzione cantieristica, i nuovi ordini e il portafoglio ordini del Paese sono aumentati rispettivamente del 46,0%, del 195,2% e del 43,6% su base annua. La Cina detiene ora una quota del 57,3% delle navi completate a livello mondiale, dell'84,9% dei nuovi ordini e del 69,8% del portafoglio ordini globale, consolidando così la propria posizione di leadership nel settore.
Oggi, i principali poli cantieristici, come Dalian nella provincia del Liaoning, Nantong nella provincia del Jiangsu, Shanghai e Guangzhou nella provincia del Guangdong, operano a pieno regime. Molti dei principali cantieri navali si sono già assicurati commesse che coprono l'attività fino al 2030. Questo forte slancio produttivo e commerciale riflette la crescita sostenuta della domanda sul mercato globale.
La cantieristica è un settore fortemente ciclico. "Dal 2021, il mercato globale delle nuove costruzioni navali ha registrato cinque anni consecutivi di crescita. I cantieri dei principali Paesi produttori hanno accumulato portafogli ordini completi e le aziende cinesi hanno colto l'occasione per rafforzare ulteriormente la propria posizione di leadership", ha dichiarato Zheng Yiming, assistente del segretario generale della China Association of the National Shipbuilding Industry (CANSI).
Diversi fattori hanno contribuito alla ripresa del mercato cantieristico globale. Con l'aumento dell'età media della flotta commerciale mondiale, è cresciuta la domanda di rinnovo.
Contemporaneamente, l'obiettivo dell'Organizzazione Marittima Internazionale di azzerare le emissioni nette di gas serra del trasporto marittimo internazionale entro il 2050 circa ha accelerato la sostituzione delle navi esistenti. Anche i conflitti geopolitici hanno alimentato una maggiore domanda di navi per il trasporto di gas naturale liquefatto (GNL) e di petroliere.
Sebbene la domanda di mercato sia soggetta a inevitabili fluttuazioni, la capacità della Cina di cogliere le opportunità e mantenere il proprio slancio si fonda, in ultima analisi, sulla sua crescente forza tecnologica e industriale.
Hudong-Zhonghua Shipbuilding Group, una sussidiaria della China State Shipbuilding Corporation (CSSC), detiene attualmente ordini per quasi 60 navi gasiere (GNL), in fase di costruzione o in attesa di avvio lavori, posizionandosi al primo posto a livello mondiale per capacità di carico totale ordinata. Il suo portafoglio prodotti copre ormai l'intera gamma delle navi gasiere convenzionali di grandi e grandissime dimensioni.
Tali commesse confermano la posizione di leadership dell'azienda nel mercato delle navi per il trasporto di GNL. Evolvendosi dall'iniziale acquisizione e assimilazione di tecnologie straniere fino a diventare un leader tecnologico globale in diversi ambiti, Hudong-Zhonghua è entrata a far parte dell'élite mondiale dei costruttori di navi gasiere. L'azienda ha inoltre ridotto a 16 mesi il ciclo di costruzione di una nave da 174.000 metri cubi, stabilendo un nuovo punto di riferimento a livello globale.
La Cina è ormai in grado di progettare e costruire una gamma sempre più ampia di navi di fascia alta, rispettando standard qualitativi in ??costante crescita.
Dalle navi cisterna per GNL di dimensioni ultra-grandi e dalle navi da ricerca rompighiaccio per le regioni polari fino alle portaerei e alle grandi navi da crociera di produzione nazionale, la Cina ha sviluppato capacità di progettazione e costruzione complete, sia per il settore navale tradizionale che per quello offshore. Ciò costituisce una solida base per cogliere le nuove opportunità derivanti dalla transizione ecologica dell'industria marittima globale e dall'attuale fase di espansione del mercato della cantieristica navale.
Un'analisi più approfondita dei cantieri navali cinesi rivela come anni di progressi tecnologici in tutto il settore abbiano determinato un significativo salto di qualità.
I costruttori navali cinesi hanno continuato a promuovere tecnologie ecologiche e a basse emissioni di carbonio, sviluppando al contempo tipologie di navi sempre più sofisticate. È entrata in servizio una serie di navi di fascia alta, intelligenti ed ecocompatibili, tra cui traghetti passeggeri ro-ro a doppia alimentazione, grandi navi per il trasporto di veicoli a doppia alimentazione (GNL) e navi di grandissime dimensioni per il trasporto di etano, tutte ormai avviate alla produzione in serie e alla consegna.
Nel settore delle attrezzature navali specializzate, la Cina ha fornito diversi prodotti all'avanguardia, tra cui grandi navi per l'acquacoltura d'altura, navi per il recupero di razzi e imbarcazioni dimostrative dotate di tecnologie intelligenti ed ecologiche per operazioni in acque profonde.
Per i cantieri navali, migliorare l'efficienza riducendo i tempi di consegna e i costi di produzione è fondamentale per mantenere la competitività.
Negli ultimi anni, i principali cantieri navali cinesi hanno introdotto attrezzature di produzione avanzate, come linee di taglio robotizzate per lamiere e profilati in acciaio, linee intelligenti per la verniciatura, sistemi di saldatura digitale e tecnologie di saldatura robotizzata flessibile. I miglioramenti nei singoli processi produttivi hanno accresciuto l'efficienza dell'intera filiera, riducendo in modo significativo sia i tempi di costruzione che i costi di produzione.
Anche i motori marini, spesso definiti il ??"cuore" delle grandi navi oceaniche, hanno registrato progressi significativi. È stato recentemente consegnato un motore diesel dual-fuel 450DF a otto cilindri, sviluppato dalla CSSC Marine Power Zhenjiang Co., Ltd.; l'unità vanta una potenza per cilindro di 1.150 kW e una potenza complessiva di 9.200 kW. Il 95% dei suoi componenti è di sviluppo cinese, colmando così il divario tecnologico del Paese nel campo dei motori marini a media velocità e alta potenza.
La cantieristica navale è un'impresa complessa di ingegneria dei sistemi che coinvolge un numero enorme di componenti, lunghe filiere industriali e significative ricadute positive sui settori correlati.
Negli ultimi anni, una più stretta collaborazione tra cantieri navali, produttori di componenti, fornitori di attrezzature e utenti finali ha accelerato l'innovazione tecnologica. Motori marini, caldaie navali, gru di bordo e sistemi di alimentazione del gas sviluppati a livello nazionale hanno registrato progressi significativi, rafforzando ulteriormente la competitività dell'ecosistema cantieristico cinese.
Secondo Li Yanqing, vicepresidente e segretario generale della CANSI, la forte domanda globale, la stabilità del tasso di cambio dello yuan (RMB) a sostegno delle esportazioni e i prezzi dell'acciaio relativamente bassi hanno contribuito alle performance positive del settore.
"Tuttavia, per un'industria caratterizzata da una forte ciclicità come quella cantieristica, la questione più importante è come costruire una competitività a lungo termine più solida e affrontare con successo i futuri cicli di mercato", ha affermato Li.
Gli esperti del settore ritengono che, pur garantendo la consegna tempestiva degli ordini esistenti, l'industria cantieristica cinese debba continuare a sviluppare nuove fonti di crescita.
Sul fronte tecnologico, il settore dovrebbe accelerare l'integrazione dell'intelligenza artificiale nella costruzione navale e rafforzare ulteriormente le capacità di innovazione interna. Sotto il profilo aziendale, le imprese dovrebbero continuare a innovare i propri modelli gestionali, migliorare la qualità dei servizi ed espandere le attività a livello internazionale.

Nave in costruzione presso il cantiere navale della COSCO Shipping Heavy Industry (Yangzhou) Co., Ltd. a Yangzhou, nella provincia del Jiangsu, Cina orientale. (Foto/Meng Delong)

Grandi navi in costruzione in un cantiere navale a Fuzhou, nella provincia del Fujian, Cina sud-orientale. (Foto/Wang Wangwang)

Una nave FPSO in costruzione presso un cantiere navale a Yantai, nella provincia dello Shandong, Cina orientale. (Foto/Tan)

Di Li Gang, Quotidiano del Popolo
Al porto di Dongguan, nella provincia cinese meridionale del Guangdong, enormi "pacchi espressi" vengono caricati su navi oceaniche. Visti da lontano, sembrano normali container per il trasporto merci; tuttavia, osservandoli da vicino, si scopre che ogni container è in realtà una casa completamente rifinita.
Queste unità modulari vengono spedite via mare in Australia, Nord America e Medio Oriente, dove vengono assemblate come blocchi da costruzione per realizzare hotel, appartamenti, ospedali e altre strutture.
Perché le case prefabbricate cinesi simili a container hanno riscosso tanto successo sui mercati globali? Il Quotidiano del Popolo ha approfondito la questione.
All'interno di una fabbrica intelligente gestita dalla China Construction Science and Industry, sussidiaria del colosso cinese dell'edilizia China State Construction Engineering Corporation, situata a Huizhou, nel Guangdong, non si trovano la polvere o le impalcature tipiche dei cantieri edili.
Al loro posto, una linea di produzione completamente automatizzata, lunga oltre 400 metri, è operativa 24 ore su 24. Qui, la casa viene suddivisa in sei pannelli, ciascuno realizzato simultaneamente su sei linee secondarie prima di essere assemblato in un modulo completo. La precisione costruttiva è mantenuta costantemente a livello millimetrico.
Secondo Li Huakun, ingegnere capo della China Construction Science and Industry Green Technology, una singola linea di produzione dello stabilimento è in grado di sfornare 50 moduli abitativi al giorno. Si tratta di un volume dieci volte superiore alla produzione giornaliera di impianti analoghi in Nord America, dove la cifra si aggira intorno ai cinque moduli.
Presso un parco industriale per l'edilizia intelligente gestito dalla China State Construction Hailong Technology Company Limited a Longgang (Shenzhen), una fabbrica verticale di quattro piani e 50 metri d'altezza è priva del frastuono e della confusione tipici dei cantieri edili tradizionali.
Ogni 20 minuti, un modulo completamente attrezzato esce dalla linea di produzione, ha affermato Wang Qiong, ingegnere capo dell'azienda. Con 190 postazioni di lavoro e oltre 80 macchinari interconnessi, l'impianto ha trasformato la costruzione di abitazioni in un vero e proprio processo di produzione industriale: le materie prime, come sabbia e ghiaia, entrano da un'estremità e ne esce, dall'altra, un modulo abitativo finito.
La struttura ospita la prima linea di produzione flessibile e intelligente al mondo dedicata alla tecnologia MiC (Modular Integrated Construction) in calcestruzzo, superando così una sfida fondamentale nella produzione in serie di moduli in questo materiale.
I materiali da costruzione sono stoccati in un magazzino automatizzato di dieci piani, mentre quasi 100 veicoli a guida autonoma (AGV) si spostano all'interno della fabbrica trasportando i materiali in base ai programmi di produzione.
I robot di ispezione utilizzano la scansione laser per ricostruire in tre dimensioni gli interni dei moduli; eventuali scostamenti di livello millimetrico vengono identificati e segnalati automaticamente dal sistema.
"Oltre il 70% delle fasi costruttive è stato trasferito in stabilimento, riducendo i tempi di costruzione di oltre il 60%", ha affermato Wang. La linea di produzione è in grado di realizzare tra i 20.000 e i 30.000 moduli prefabbricati in calcestruzzo all'anno.
Le abitazioni prefabbricate rientrano principalmente in tre categorie: strutture in acciaio, in calcestruzzo e in legno. Le aziende cinesi hanno acquisito notevoli vantaggi competitivi, in particolare nelle tecnologie legate all'acciaio e al calcestruzzo. Lo sviluppo parallelo di questi due approcci tecnici ha conferito al settore edile cinese maggiore flessibilità e competitività sui mercati globali.
Grazie a standard industriali, precisione digitale ed efficienza automatizzata, la realizzazione delle abitazioni sta passando sempre più dalla modalità "costruzione in cantiere" a quella di "produzione in fabbrica".
Nel Nuovo Galles del Sud (Australia), enormi "pacchi espresso" provenienti dal porto di Dongguan arrivano in rapida successione, mentre un complesso residenziale prende rapidamente forma.
L'edilizia tradizionale prevede fasi sequenziali: posa delle fondamenta, montaggio delle impalcature, costruzione delle pareti, intonacatura e finiture. Questo progetto, tuttavia, segue un approccio diverso. I giganteschi "pacchi espressi" arrivano in cantiere con componenti strutturali, pareti, impianti elettrici e idraulici e finiture interne già completati negli stabilimenti cinesi. L'unica operazione richiesta in loco è l'assemblaggio, simile a quello dei mattoncini da costruzione.
Dall'arrivo dei moduli in cantiere al completamento della struttura principale trascorrono solo pochi mesi; un progetto tradizionale di pari dimensioni in Australia richiederebbe invece, tipicamente, due anni e mezzo, ha dichiarato Li.
In Australia, il costo della manodopera incide per il 30-40% sulla spesa totale di una costruzione tradizionale. L'edilizia modulare trasferisce gran parte delle lavorazioni negli stabilimenti cinesi, riducendo di oltre la metà la manodopera impiegata in cantiere e dimezzando i tempi di costruzione. Di conseguenza, i costi complessivi dell'opera possono diminuire di oltre il 10%, ha affermato Li.
Aspetto ancora più importante, l'edilizia modulare garantisce una qualità superiore. I moduli realizzati in fabbrica offrono una precisione nettamente maggiore rispetto alla costruzione manuale in loco. Ogni unità è sottoposta a controlli di qualità completi prima della consegna, assicurando un incastro perfetto e senza intoppi durante l'assemblaggio in cantiere.
Dubai, importante polo per l'edilizia in Medio Oriente, ha basato a lungo il proprio sistema di approvazione sugli standard tradizionali del calcestruzzo gettato in opera. In precedenza, non esistevano precedenti per l'approvazione di progetti MiC a più piani.
Nel 2025, la China State Construction Hailong Technology Company Limited ha ottenuto la prima approvazione preliminare di principio da parte di Dubai per un progetto MiC. L'azienda ha adattato la propria tecnologia agli standard statunitensi e alle normative edilizie di Dubai, ha perfezionato la documentazione relativa ai calcoli strutturali e ha trasformato l'esperienza progettuale maturata in Cina in materiale tecnico localizzato. Tale approvazione ha segnato per il settore edile cinese il passaggio dal semplice "confronto con gli standard internazionali" all'effettiva "integrazione nel mercato globale".
"I clienti stranieri danno priorità a tre aspetti: qualità della realizzazione, efficienza nella consegna e costi", ha affermato Jiang Li, vicedirettore generale di China Construction Science and Industry. Grazie al supporto di robotica, fabbriche digitali e materiali da costruzione ecologici, l'industria edile cinese è sempre più in grado di soddisfare queste esigenze su tutti e tre i fronti.
Alla base di questo successo vi è la filiera dell'edilizia più completa al mondo: dall'acciaio e dal calcestruzzo fino ai sanitari e agli elettrodomestici, quasi ogni componente è facilmente reperibile in Cina. Inoltre, soluzioni personalizzate garantiscono la sicurezza strutturale durante il trasporto internazionale.
"L'edilizia modulare rappresenta una nuova forza produttiva di qualità per il settore delle costruzioni", ha dichiarato Wang. Avendo implementato una produzione industrializzata e una gestione basata sui dati lungo l'intero processo, l'azienda di Wang è convinta che le tecnologie cinesi per l'edilizia modulare diventeranno un importante motore della trasformazione globale verso l'edilizia industrializzata.

Moduli costruttivi della China Construction Science and Industry vengono spediti all'estero. (Foto per gentile concessione della China Construction Science and Industry)

Case prefabbricate in esposizione alla China International Integrated Housing Industry and Building Industrialization Expo a Guangzhou, nella provincia del Guangdong,Cina meridionale. (8 maggio 2026 - Foto/Jia Mengya)

Officina dedicata alla costruzione modulare integrata (MiC) presso uno stabilimento della China State Construction Hailong Technology. (Foto per gentile concessione della China State Construction Hailong Technology

Una finestra aperta di Zhang Fan
C’è un luogo nel Mar Giallo e nel Golfo di Bohai dove l’alba non sveglia strade ma migliaia di ali. Sono le isole Changshan, appena iscritte nel Patrimonio mondiale naturale UNESCO.
Perché proprio loro? Al centro della rotta migratoria tra Asia orientale e Australia, queste 195 isole sono l’unico punto di sosta e rifornimento dopo centinaia di chilometri di mare aperto. Qui correnti calde e fredde si incontrano, creando un’oasi di cibo che trasforma gli scogli in una tappa obbligata per oltre 50 milioni di uccelli che attraversano 22 Paesi. Quattro aree chiave offrono habitat complementari: la più grande colonia di airone beccobianco, grotte per la spatola, rifugi invernali e zone per la foca maculata.

Ma questo paradiso è stato riconquistato. Dieci anni fa, allevamenti e rifiuti minacciavano il suolo. Dal 2012, divieto di sbarco, pattuglie estreme senza acqua né luce, e il reimpianto di oltre 2.200 arbusti hanno invertito la rotta. Oggi droni, sensori e pattugliamenti congiunti proteggono, mentre i pescatori sono diventati custodi.

La tutela non è solo locale: gli aironi migrano fino al Borneo, dimostrando che proteggere le Changshan difende una rete internazionale. Con questa iscrizione, la Cina punta a creare un corridoio ecologico che unisca i tre siti del Liaoning. Il Patrimonio mondiale non è un traguardo, ma un impegno per il futuro, di cui tutti possiamo far parte.

(Adnkronos) – Una ragazzina di 13 anni è morta, intorno alle 7, dopo esser precipitata dall’ottavo piano di un palazzo in via dei Nebrodi, a Palermo. Sul posto i poliziotti impegnati nelle indagini. Sentiti i familiari, con lei in casa in quel momento, e altri testimoni sul posto.
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cronaca
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(Adnkronos) – Colpito in diverse parti del corpo da un oggetto contundente, forse un cacciavite. E’ morto così Vito Genovese, incensurato, trovato ormai cadavere in strada nel quartiere popolare Zen di Palermo intorno alle 3 della notte appena passata. Sul posto, impegnati nelle indagini, i carabinieri. Tra le ipotesi al vaglio quella dell’aggressione al culmine di una colluttazione.
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cronaca
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(Adnkronos) –
Ultime ore di caldo africana sull’Italia. Ferragosto con tanto sole e temperature molto elevate da Nord a Sud, ma da domani, domenica 16 agosto, arriva una prima svolta che aprirà la strada ad una fase decisamente più dinamica.
Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it conferma, per la giornata di Ferragosto, il persistere del grande caldo che ci sta tenendo compagnia ormai da diverse settimane. Questa “quarta ondata di calore” si è infatti prolungata senza soluzione di continuità, abbracciando l’ultima decade di luglio e questa intera prima metà di agosto.
La causa di questa anomalia prolungata è stata la massiccia espansione dell’anticiclone subtropicale che, dal Nord Africa, si è esteso a buona parte del bacino del Mediterraneo, spingendosi inesorabilmente fino al cuore dell’Europa. I numeri parlano chiaro: nella giornata di giovedì 13 agosto si sono toccati nuovamente i 40°C in molte città della Francia e fino a 38°C a Londra. Dati che sono la testimonianza di un evento meteorologico davvero anomalo e vasto su scala continentale, nonché l’ennesimo e inequivocabile segnale del cambiamento climatico in atto, come abbiamo più volte ribadito.
Qualcosa, però, inizia a muoversi all’orizzonte. A partire da domenica 16 agosto, i primi temporali innescati da un fronte instabile in discesa dal Nord Europa inizieranno a colpire le nostre regioni settentrionali, portando un primo e provvidenziale calo delle temperature.
Sarà l’antipasto di un cambiamento più generale: nel corso della prossima settimana, infatti, sono previsti ulteriori impulsi instabili che decreteranno, in via definitiva, la fine di questa estenuante quarta ondata di caldo. Non aspettiamoci la fine dell’Estate, anzi, la stagione proseguirà ancora senza particolari problemi (a parte i forti, ma localizzati temporale) ma con temperature questa volta più consone al periodo e alle nostre latitudini.
NEL DETTAGLIO
Sabato 15. Al Nord: sole e caldo, temporali pomeridiani sulle Alpi centro occidentali. Al Centro: sole e caldo. Al Sud: temporali sui rilievi, intensi in Sardegna.
Domenica 16. Al Nord: sole e caldo, ma temporali su Alpi, Prealpi e locali in pianura. Al Centro: sole e caldo, qualche acquazzone sui monti. Al Sud: sole prevalente.
Lunedì 17. Al Nord: temporali specie su Veneto e Friuli. Al Centro: possibili acquazzoni. Al Sud: soleggiato, locali piogge sui monti.
Tendenza: martedì e mercoledì prevalenza di tempo stabile. poi arriva una perturbazione atlantica
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cronaca
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(Adnkronos) – Scende da rosso ad arancione l’allerta per l’attività vulcanica dell’Etna e arrivano i primi segnali positivi per l’aeroporto di Catania. Il passaggio di livello ha permesso alla SAC, società di gestione dello scalo, di disporre la riapertura immediata dei settore C1 e B3.
Sono ripristinate le attività di volo in partenza e in arrivo all’aeroporto di Catania a partire dalle 14 ora locale. Lo rende noto Sac, la società di gestione dell’aeroporto di Catania sottolineando che “i passeggeri sono pregati, prima di recarsi in aeroporto, di verificare lo stato del proprio volo con le compagnie aeree”.
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cronaca
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(Adnkronos) – E’ stata la Contrada della Torre a vincere questa mattina, sabato 15 agosto, la quarta prova del Palio di Siena del 16 agosto, con il cavallo Donrodrigo e il fantino Giuseppe Zedde detto Gingillo. Regolare l’uscita delle Contrade dal Cortile del Podestà alle ore 9 in piazza del Campo.
Per la quinta prova (Prova generale, questo pomeriggio, sabato 15 agosto, ore 19.15) l’ordine ai canapi sarà l’ordine avuto dai cavalli per procedere alla loro assegnazione (cosiddetto “numero d’orecchio”): Nicchio, Oca, Istrice, Torre, Chiocciola, Giraffa, Lupa, Onda, Selva, Aquila (rincorsa).
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Una finestra aperta di Zhang Fan
Un’estate cinese da record tra cinema, eventi e consumi
— Una finestra aperta (@UAperta13275) August 7, 2026
L’estate 2026 in Cina non è solo calda: è un’esplosione di energia che accende consumi, turismo e cultura. Il botteghino ha già superato gli 8 miliardi di yuan - oltre un miliardo di euro - grazie a film cinese come “Dear… pic.twitter.com/AkUlKiIwiR
L’estate 2026 in Cina non è solo calda: è un’esplosione di energia che accende consumi, turismo e cultura. Il botteghino ha già superato gli 8 miliardi di yuan - oltre un miliardo di euro - grazie a film cinese come “Dear You”, che ha incoraggiato ancora di più il turismo nelle città di Shantou e Chaozhou, con biglietti che diventano sconti per hotel e ristoranti. Il modello “film+viaggio” sta trasformando ogni proiezione in un’occasione di scoperta.

E non è tutto: il festival della granita a Tianjin, il campionato di basket “Zhejiang BA” a Hangzhou e le novità indoor - sci su neve artificiale, surf e pesca al chiuso - mostrano un mercato capace di innovare e attrarre ogni fascia di pubblico.

Benvenuti a uno sguardo dentro l’estate cinese: dove il caldo diventa il carburante di un’economia che corre, tra emozioni, esperienze e acquisti.



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Una nuova opzione di Gemini permette agli utenti di rimuovere il watermark visibile nell'angolo inferiore destro che indica la generazione AI.
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Livorno, 15 agosto 2026 – Dopo aver tentato di accoltellare un agente della polizia locale appena fuori dal supermercato Coop di San Vincenzo, costringendo questo a sparargli un colpo di pistola, adesso, a nemmeno un mese da quell’episodio, lo stesso clochard spagnolo di 41 anni si è reso protagonista di un’altra aggressione: ha ferito a calci e pugni due agenti di polizia.
Il nuovo sviluppo della vicenda partita il 26 luglio c’è stato giovedì 13 agosto, quando la polizia di Stato ha rintracciato il 41enne dentro a un treno per eseguire a suo carico un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Dopo il parapiglia al supermercato e un Daspo urbano, il clochard era stato colpito dalla misura di divieto di dimora nella provincia di Livorno ma non l’ha rispettata più volte.
https://www.lanazione.it/viareggio/cronaca/quel-cancello-blocca-laccesso-alla-spiaggia-libera-il-sindaco-si-arrabbia-scatta-lordinanza-va-tolto-entro-5-giorni-mnvx0i61Così il gip ha deciso il carcere ritenendo l’uomo “persona pericolosa” dato che nonostante il divieto “è stato più volte identificato dalle forze di polizia nella provincia di Livorno”, peraltro in possesso di coltello.
E così giovedì scorso, per eseguire la custodia cautelare, la squadra mobile, col personale dei Commissariati di Cecina e Piombino, lo hanno trovato alla stazione di San Vincenzo. Lo spagnolo ha opposto resistenza ed ha colpito due agenti più volte a calci e pugni.
Verso di loro il prefetto Giancarlo Dionisi ha espresso "la più sentita vicinanza", "rivolgo loro l'augurio di una pronta guarigione", inoltre ha rinnovato "vicinanza agli agenti della Polizia Municipale di San Vincenzo".
https://www.lanazione.it/arezzo/cultura/i-30-anni-del-ciclone-pienone-a-stia-per-la-cena-con-gli-attori-del-film-che-gioia-ritrovarvi-37664536Il prefetto ha qualificato l'arresto come il "risultato di un meticoloso e costante lavoro investigativo, condotto dalla Polizia di Stato in stretto raccordo con la procura di Livorno e nel quadro della più ampia attività svolta, ciascuna per le proprie competenze, da tutte le Forze di polizia. È un risultato importante che conferma ancora una volta l'efficacia dell'azione coordinata delle Istituzioni, dell'Autorità giudiziaria e delle Forze dell'ordine". "Questo arresto - conclude il prefetto Dionisi - conferma che lo Stato c'è, segue con attenzione le situazioni che incidono sulla sicurezza dei cittadini e interviene con fermezza".

Secondo quanto riportato dal Financial Times, l’Artico si sta affermando come alternativa strategica alle tradizionali rotte marittime, in quanto le compagnie di navigazione globali cercano di evitare i punti nevralgici e instabili del trasporto marittimo.
L’Artico sta diventando un’alternativa alle tradizionali rotte marittime, poiché le navi cercano di evitare i punti nevralgici del traffico marittimo, come riporta Alice Hancock del Financial Times britannico. La compagnia di navigazione cinese Sea Legend inaugura questa settimana il suo primo servizio di linea lungo la Rotta Marittima del Nord. Il traghetto settimanale collegherà Ningbo, sulla costa orientale cinese, a Felixstowe, in Inghilterra, costeggiando la costa artica russa. L’autore sottolinea che la rotta marittima settentrionale dimezzerà, in genere, la durata del viaggio tra i porti cinesi e britannici, attualmente di 40 giorni. Mentre nel 2024 si sono registrati solo 15 viaggi lungo questa rotta, nel 2025 saranno 23, e quest’anno addirittura di più. L’interesse per l’Artico si riflette anche nel crescente numero di ordini di navi rompighiaccio. L’anno scorso ne sono state costruite 167, il numero più alto degli ultimi dieci anni, e altre 164 sono previste per quest’anno. “Nonostante la rivalità geopolitica per il controllo della regione, le compagnie di navigazione sono sempre più interessate a questa rotta, poiché consente loro di aggirare punti critici come lo stretto di Bab el-Mandeb nel Mar Rosso”, conclude l’autore. Si tratta di una notizia di grande rilevanza, anche se possiamo iniziare analizzando come il Financial Times ha distribuito la soggettività nel testo.
La tesi britannica è la seguente: la Cina ha ideato la rotta, il clima l’ha resa possibile, una compagnia cinese ha iniziato a utilizzarla e la Russia, rappresentata da Rosatom, gestore della Rotta Marittima del Nord, si limita a rilasciare permessi lungo il percorso. L’autore si sforza di evitare di descrivere il significato strategico di ciò che sta accadendo. In realtà, la “Via della Seta di ghiaccio” sarebbe impensabile senza le infrastrutture artiche russe. Lo scioglimento dei ghiacci riduce la necessità di assistenza da parte delle rompighiaccio, ma non rende la Russia irrilevante. Esistono un sistema di navigazione, informazioni sui ghiacci, supporto per i soccorsi di emergenza, dati idrografici, infrastrutture e la capacità di fornire assistenza con le rompighiaccio in caso di cambiamento delle condizioni del ghiaccio. In altre parole, la Russia possiede qui una risorsa che la Cina semplicemente non ha ancora. Anzi, nessun altro al mondo ce l’ha.

Secondo la Guardia Costiera statunitense, a gennaio 2026 la Russia gestiva oltre 40 rompighiaccio. Fonti militari americane descrivono da tempo la flotta russa di rompighiaccio come la più grande del mondo. Alla fine del 2025, la sola Atomflot aveva otto rompighiaccio a propulsione nucleare operativi contemporaneamente. Soprattutto, la Rotta Marittima del Nord sta diventando sempre più richiesta, data la situazione geopolitica globale. Se merci cinesi o di qualsiasi altra provenienza transitano attraverso il Canale di Suez, il transito dipende dalla situazione nel Canale di Suez, nel Mar Rosso, nello Stretto di Bab el-Mandeb, nonché dalla situazione militare e politica in Medio Oriente. La probabilità che la Russia blocchi improvvisamente il commercio cinese attraverso la Rotta Marittima del Nord, dato l’attuale stato delle relazioni tra Russia e Cina, è estremamente bassa. Tuttavia, una guerra in Medio Oriente, con tutte le sue conseguenze, rappresenta un rischio molto concreto. Pertanto, la Cina inevitabilmente diversificherà la sua logistica privilegiando l’Artico.
Negli ultimi quattro anni, l’Occidente ha cercato di ridimensionare l’importanza della Russia come ponte di trasporto ed energetico tra Europa e Asia. Tuttavia, le azioni dello stesso Occidente, che hanno creato una crisi nelle comunicazioni marittime globali, stanno accrescendo il valore dell’unico importante corridoio alternativo tra l’Asia nord-orientale e l’Europa settentrionale, che è interamente sotto il controllo della Russia.
Fonte: Russtrat.ru
Traduzione: Sergei Leonov
In questi giorni di Ferragosto molte attività artigiane hanno abbassato le serrande per ferie. Per tante botteghe quelle saracinesche si sono chiuse da tempo e, purtroppo, per sempre. Non hanno retto il peso di una concorrenza sempre più aggressiva, dei costi crescenti e di una domanda che è cambiata profondamente che spesso penalizza proprio le piccole realtà. Il picco massimo Continue Reading
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Due poliziotti feriti a calci e pugni nell'arresto del clochard alcune settimane fa tentò di accoltellare un vigile urbano al supermercato Coop di San Vincenzo (Livorno) costringendolo a sparargli un colpo di pistola per evitare il fendente. Ora ci sono nuovi sviluppi sulla vicenda :la polizia di Stato ha rintracciato il 41enne su un treno per eseguire a suo carico Continue Reading
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Nel 2025 il tasso globale di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni è salito al 12,4%, coinvolgendo 67 milioni di giovani. Dopo il minimo raggiunto nel 2023, il mercato del lavoro ha ripreso a chiudere le porte proprio a chi sta cercando di entrarvi. Sono i dati che arrivano dal nuovo rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), Tendenze mondiali dell’occupazione giovanile 2026: Back to the Future. La crescita appare contenuta, appena un decimo di punto percentuale, ma indica un cambiamento di direzione. La disoccupazione degli adulti è infatti diminuita nello stesso periodo, dal 3,7% al 3,6%. Per un giovane, oggi, la probabilità di essere disoccupato è oltre tre volte superiore a quella di un adulto. Il dato più preoccupante riguarda però chi è scomparso anche dalle statistiche della disoccupazione, nel mondo più di 257 milioni di giovani, uno su cinque, risultano fuori dal lavoro, dall’istruzione e dalla formazione, sono i cosiddetti NEET, dal 2023 sono aumentati di circa nove milioni. Dietro questi dati preoccupanti ci sono giovani che hanno smesso di cercare un impiego, intrappolati in lunghi periodi di inattività, ragazze assorbite dal lavoro di cura e milioni di persone che vivono in Paesi dove studiare o trovare un’occupazione regolare resta un privilegio. Più di due terzi dei giovani NEET sono donne, il tasso raggiunge il 27,4% tra le ragazze, contro il 13,1% tra i ragazzi.
In Italia la situazione è migliore, ma la distanza dall’Europa resta ampia. Secondo il Rapporto annuale 2026 dell’Istat, nel 2025 il 13,3% dei giovani tra i 15 e i 29 anni era fuori dal lavoro, dall’istruzione e dalla formazione, contro una media europea dell’11%. Il dato italiano si è quasi dimezzato nell’ultimo decennio, ma il vero divario emerge osservando quanti giovani riescono effettivamente a lavorare. Tra i 15 e i 34 anni il tasso di occupazione è appena del 43,9%, mentre nell’Unione europea raggiunge il 58,1%. Quattordici punti di differenza che raccontano un Paese nel quale l’ingresso nella vita adulta continua ad arrivare più tardi. Nemmeno una formazione universitaria riesce a colmare la distanza. In Italia lavora il 74% dei laureati tra i 25 e i 34 anni, contro l’86,5% della media europea. Tra tutti i giovani usciti recentemente dagli studi, il tasso di occupazione si ferma al 71,8%, undici punti sotto la media dell’Unione. Il problema italiano riguarda quindi anche la capacità del sistema produttivo di utilizzare le competenze che il Paese ha contribuito a formare.
L’intelligenza artificiale sta accelerando la trasformazione, ormai è inevitabile. Secondo l’ILO, il 6,1% dei lavori svolti da persone tra i 15 e i 29 anni si trova nelle occupazioni maggiormente esposte ai cambiamenti prodotti dall’IA. La quota è più alta nei Paesi ricchi, dove le attività amministrative e digitali sono maggiormente diffuse. Questo dato descrive un’esposizione, non una previsione automatica di licenziamenti, l’ILO invita infatti alla cautela sul rapporto diretto tra IA e crescita della disoccupazione giovanile. La coincidenza, tuttavia, merita attenzione, proprio mentre diminuiscono i lavori attraverso i quali i giovani entravano nel mercato, arrivano sistemi capaci di svolgere una parte crescente di quelle mansioni. Le professioni altamente qualificate nella scienza, nell’ingegneria, nella sanità e nell’informatica continuano a crescere. Ma una società vive anche di occupazioni accessibili a chi possiede un diploma, sta ancora imparando un mestiere o deve costruire gradualmente la propria esperienza.
Nei Paesi più poveri, milioni di giovani accettano qualsiasi attività pur di ottenere un reddito, quasi nove giovani lavoratori su dieci nei Paesi a basso e medio-basso reddito sono occupati nell’economia informale, privi di adeguate tutele e protezione sociale. Anche nelle economie più avanzate l’ingresso nel mercato del lavoro coincide sempre meno con l’indipendenza.
Se le imprese cercano soltanto lavoratori già formati e gli algoritmi assorbono proprio le mansioni nelle quali si imparava lavorando, cosa rimane?
L'articolo 67 milioni di giovani senza lavoro: la disoccupazione torna a crescere nel mondo proviene da Il Blog di Beppe Grillo.

Microsoft ha rilasciato versioni preliminari di Windows 11 24H2 e 25H2 con la possibilità di spostare e ridimensionare la barra delle applicazioni.
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I supermercati aperti oggi 15 agosto, ferragosto:
Coop
Esselunga
Penny Market
Carrefour
Pam
via Roma: 8-20
via Grande: 8-22
piazza Saragat: 8-21
Corso Amedeo: 8-22
Conad
Eurospin
Lidl
Le strade interessate e gli orari dell’intervento – E’ stato diagnosticato dall’Asl a Livorno un caso di Dengue, malattia tropicale che può essere trasmessa anche in modo indiretto dalla zanzara tigre.
La Protezione Civile del Comune supporterà l’ufficio Ambiente nella diffusione diretta dell’ordinanza ai residenti delle aree interessate dalla disinfestazione.
Bonjour,
Le journal d’une de mes listes contient un évènement que je ne comprends pas :
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Anchorage, un anno dopo: facciamo il punto con Giacomo Gabellini nel giorno dell’anniversario dello storico vertice in Alaska del 15 agosto 2025 tra i due presidenti di Russia e Stati Uniti, Vladimir Putin e Donald Trump
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Con gli auricolari wireless CMF Buds 2 puoi ascoltare la tua musica preferita per 7,5 ore continue e 55 ore complessive.
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Tra gli smartphone di fascia media il POCO X8 Pro, soprattutto nella versione da 512GB, è uno dei migliori e oggi è in offerta su Amazon.
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Con il plugin Adobe su ChatGPT è possibile creare grafiche, ritoccare foto, montare video e generare presentazioni senza uscire dalla chat.
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(Adnkronos) – Il Milan torna in campo per l’ultima amichevole prima dell’inizio della Serie A. Oggi, 15 agosto, i rossoneri sfidano il Manchester United a Breslavia in Polonia. Il Milan arriva a questa sfida dopo un precampionato in chiaroscuro: sconfitta per 3-0 contro il Chelsea e pareggi contro lnter e Celtic. Amorim sta ancora cercando gli automatismi giusti e la gara da ex contro lo United sarà un ulteriore banco di prova.
Ecco le probabili formazioni di Milan-Manchester United, in campo oggi alle 16.45
MILAN (3-4-2-1): Torriani; Gabbia, De Winter, Pavlovic; Saelemaekers, Modric, Ricci, Bartesaghi; Loftus-Cheek, Leao; Ramos. All. Amorim.
MANCHESTER UNITED (4-2-3-1): Lammens; Dalot, Maguire, Heaven, Shaw; Tielemans, Santos; Amad, Bruno Fernandes, Cunha; Mbeumo. All. Carrick.
Il match tra Milan e Manchester United sarà visibile sia su Dazn che sui canali di Sky Sport
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sport
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(Adnkronos) – È uno degli appuntamenti più attesi dell’estate italiana, capace ogni anno di trasformare Siena in un grande teatro a cielo aperto. Domenica 16 agosto La7 torna da Piazza del Campo per raccontare il Palio dell’Assunta, la Carriera che rinnova una tradizione secolare fatta di storia, identità, rivalità e passione. Ma l’attesa entrerà nel vivo già oggi, sabato 15 agosto, quando alle 18.55 sarà proposto in diretta lo speciale “Il Palio – L’attesa”, un appuntamento dedicato alle ore che precedono la Carriera, con le prove generali e un racconto attraverso emozioni, testimonianze e ricordi delle ultime due edizioni del Palio. Un modo per accompagnare il pubblico dentro l’atmosfera di Siena alla vigilia della sfida.
Saranno dieci le Contrade protagoniste domani: Selva, Chiocciola, Oca, Nicchio, Lupa, Istrice, Torre, Aquila, Onda e Giraffa. A contendersi la vittoria sarà il Drappellone dedicato alla Madonna Assunta, in una sfida che per Siena rappresenta molto più di una corsa di cavalli: è un rito collettivo nel quale si intrecciano memoria, appartenenza e rivalità tramandate attraverso le generazioni.
Dalla tensione dell’attesa al Corteo Storico, fino alla corsa sul tufo di Piazza del Campo, La7 seguirà ogni passaggio di una giornata nella quale Siena rinnova il legame con una delle tradizioni più conosciute e riconoscibili d’Italia.
Dopo la Carriera di luglio, La7 torna così a raccontare il Palio per il secondo appuntamento dell’anno, portando sul piccolo schermo l’emozione di una sfida che continua a fermare il tempo e a coinvolgere un’intera città.
Domani a seguire la Carriera sarà la telecronaca affidata a Pierluigi Pardo, affiancato dallo storico Giovanni Mazzini, che accompagneranno il pubblico dentro la corsa e nei riti che la precedono, raccontando protagonisti, Contrade e curiosità di una manifestazione unica nel suo genere. L’appuntamento prenderà il via alle ore 16.40, per seguire il Corteo Storico e tutti i momenti che condurranno alla corsa.
Ad arricchire il racconto ci sarà Andrea Milluzzi, che sarà tra le Contrade e nelle vie di Siena per raccogliere storie, voci e retroscena della giornata. Elena Testi sarà invece in collegamento dalla Sala del Mappamondo del Comune di Siena, insieme agli ospiti della trasmissione.
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cronaca
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(Adnkronos) – “Lo stretto di Hormuz non si può conquistare con un tweet”. Così Il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, in risposta alle parole di Donald Trump che ha minacciato di dichiararlo territorio americano. “Lo stretto di Hormuz non può essere conquistato con un tweet, una portaerei o un discorso. L’Iran non teme le minacce né si inchina di fronte a dimostrazioni di forza”, ha aggiunto Gharibabadi. “Lo stretto di Hormuz era iraniano, è iraniano e continuerà a essere iraniano. Lo stretto – ha proseguito – si chiuderà e si aprirà solo su ordine dell’Iran. Finché non accetterete la realtà della vostra sconfitta e continuerete a tessere illusioni, l’Iran proseguirà nell’imporre il blocco”.
Non si sblocca intanto lo stallo sui negoziati. “Non è stata ancora presa alcuna decisione sulla ripresa dei negoziati con gli Stati Uniti”, ha reso noto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi specificando che il memorandum d’intesa di Islamabad prevedeva “la fine della guerra, non un cessate il fuoco”. Secondo l’agenzia di stampa iraniana Isna, Araghchi ha spiegato che Qatar e Pakistan continuano a scambiarsi messaggi e rimangono in contatto con Teheran, ma ha aggiunto che questo “non significa negoziati”.
Araghchi ha detto che gli Stati Uniti hanno violato il memorandum d’intesa e che i combattimenti sono ripresi, quindi “non c’era alcun cessate il fuoco di 60 giorni da prorogare”. Poiché i colloqui per il cessate il fuoco con gli Stati Uniti sono in una fase di stallo e lo Stretto di Hormuz rimane bloccato, Araghchi ha sottolineato che “non è stata ancora presa alcuna decisione sulla ripresa dei negoziati con gli Stati Uniti”, pur affermando che i Paesi intermediari, Qatar e Pakistan, “si stanno scambiando messaggi e sono in contatto con noi”. I canali di comunicazione “precedentemente esistenti non sono più efficaci e occorre stabilirne di nuovi”, ha concluso il ministro degli Esteri iraniano.
Secondo il comandante dei Guardiani della Rivoluzione islamica (Irgc), il maggiore generale Ahmad Vahidi, l’Iran ha “messo in ginocchio l’esercito più armato della storia del mondo”. Le dichiarazioni di Vahidi sono contenute in una lettera aperta indirizzata ai membri dei Pasdaran e alle altre forze di sicurezza, pubblicata dalla rivista militare Sepah News. Il comandante è uno dei diversi leader militari recentemente nominati dalla Guida Suprema Mojtaba Khamenei, nell’ambito di un importante rimpasto ai vertici della difesa avvenuto nell’ultima settimana.
Una petroliera della compagnia degli Emirati Arabi Uniti Adnoc è stata attaccata mentre transitava nello Stretto di Hormuz. E’ quanto fa sapere l’agenzia di stampa statale emiratina Wam. La compagnia petrolifera statale ha affermato che non ci sono stati feriti e che la situazione è ora sotto controllo.
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internazionale/esteri
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(Adnkronos) – Sesta giornata di gare agli Europei di atletica di Birmingham. Oggi, sabato 15 agosto, continua la rassegna continentale in Inghilterra. Occhi puntati sulla marcia che in mattinanta assegna i titoli della maratona e della mezza maratona, con i campioni olimpici di Tokyo Antonella Palmisano e Massimo Stano attesi protagonisti. Entra in scena Larissa Iapichino nelle qualificazioni del lungo verso l’ora di pranzo e in serata Yeman Crippa punta a salire sul podio nei 10.000 metri. Ecco il programma delle gare di oggi, gli orari e dove vederle in tv e streaming.
8.30 Mezza maratona di marcia (maschile) – Andrea Cosi, Francesco Fortunato, Gianluca Picchiottino.
8.30 Mezza maratona di marcia (femminile): Michelle Cantò, Nicole Colombi, Alexandrina Mihai, Antonella Palmisano.
8.30 Maratona di marcia (maschile) Maratona di marcia (maschile): Andrea Agrusti, Riccardo Orsoni, Massimo Stano.
8.30 Maratona di marcia (femminile): Federica Curiazzi, Sofia Fiorini, Eleonora Giorgi.
11.25 Eptathlon, salto in lungo: Sveva Gerevini
12.50 Salto in lungo (femminile), qualificazioni: Larissa Iapichino
12.55 Eptathlon, tiro del giavellotto: Sveva Gerevini
13.15 1500 metri (femminile), batterie: Ludovica Cavalli, Gaia Sabbatini
13.40 4×100 (femminile), batterie: Italia
14.00 4×100 (maschile), batterie Italia
20.45 Eptathlon, 800 metri: Sveva Gerevini
21.01 Tiro del giavellotto (maschile), finale: Giovannni Frattini
21.07 Salto in alto (femminile), finale: Idea Pieroni, Asia Tavernini
21.10 400 metri (femminile), finale
21.17 Salto triplo (maschile), finale: Andy Diaz, Simone Biasutti, Andrea Dallavalle
21.25 10.000 metri (maschile), finale: Yeman Crippa, Pasquale Selvarolo, Francesco Guerra.
22.07 1500 metri (maschile), finale: Pietro Arese
22.33 4×100 (maschile), finale (ev. Italia)
22.48 4×100 (femminile), finale (ev. Itala).
RaiSportHD trasmette dalle ore 13.00 fino al termine della sessione mattutina e dalle 20.30 alle 21.00; Rai 2 dalle 8.25 alle 13.00 e dalle 21.00 fino alla conclusione; Sky Sport Uno (tutta la sessione mattutina e dalle 21.00 in poi) e Sky Sport Arena. Tutti gli appuntamenti saranno poi visibili in streaming su Rai Play, Sky Go, NOW, Eurosport 1, Discovery Plus, HBO Max e Dazn.
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sport
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(Adnkronos) – A 510 anni dal viaggio che condusse Leonardo da Vinci in Francia (1516–2026), un piccolo gruppo di ciclisti dà vita a un progetto contemporaneo che ne rievoca il significato, collegando simbolicamente Vinci ad Amboise. Dal 17 al 27 agosto prenderà il via “Da Vinci ad Amboise – Un itinerario contemporaneo ispirato al viaggio di Leonardo”, un progetto culturale promosso dall’Associazione Leonardo Da Vinci Heritage, che si realizzerà attraverso un tour in bicicletta ispirato al viaggio compiuto da Leonardo nel 1516 verso la corte del re Francesco I.
Protagonista dell’iniziativa sarà un piccolo gruppo di cinque appassionati di ciclismo guidato da Gianni Vinci, vicepresidente dell’Associazione, discendente della famiglia Da Vinci e coinvolto nel progetto internazionale di ricerca genealogica e genetica sul Dna di Leonardo. Con lui prenderanno parte al viaggio Giovanna Dolfi, Marco Volpi, Nicola Vaccari e Paolo Pontenani. Il gruppo percorrerà in bicicletta circa 1.000 chilometri attraverso Italia, Svizzera e Francia, lungo il percorso che unirà Vinci ad Amboise. L’itinerario non ripercorre il tragitto storico seguito da Leonardo nel 1516, ma ne rievoca idealmente il significato, collegando i luoghi della nascita e dell’ultima dimora del Maestro attraverso un percorso contemporaneo pensato per la mobilità ciclistica.
L’obiettivo dell’iniziativa non è principalmente sportivo, bensì culturale e simbolico: valorizzare il legame storico tra Vinci e Amboise attraverso un viaggio contemporaneo ispirato a quello di Leonardo, promuovendo la conoscenza del territorio, del paesaggio e del patrimonio storico leonardiano. Durante il percorso saranno condivisi brevi racconti, fotografie e video per documentare paesaggi, incontri e riflessioni lungo l’itinerario.
L’iniziativa nasce grazie alla collaborazione di istituzioni e realtà impegnate nella valorizzazione dell’eredità leonardiana. L’Associazione Leonardo Da Vinci Heritage promuove da anni attività di ricerca, divulgazione e valorizzazione dedicate a Leonardo, alla sua famiglia e al territorio vinciano, anche attraverso il progetto internazionale “Leonardo DNA Project”, alla ricerca genealogica e genetica sulla famiglia Da Vinci.
Il progetto si avvale del patrocinio del Comune di Vinci e della collaborazione dell’Associazione Internazionale Le Vie di Leonardo, Itinerario culturale del Consiglio d’Europa, del Comune di Amboise e del Clos Lucé – Parco Museo Léonard de Vinci (dove Leonardo morì il 2 maggio 1519).
Per l’iniziativa è stata realizzata una maglia tecnica appositamente progettata per il tour, che accompagnerà i partecipanti lungo tutto il percorso. Concepita come parte integrante del progetto, non è un semplice capo tecnico, ma un elemento narrativo che rende visibile il significato del viaggio: sul fronte il segno che unisce idealmente Vinci ad Amboise, sul retro le principali località attraversate lungo il percorso e i loghi delle istituzioni e dei partner che accompagnano l’iniziativa. Un modo per rendere riconoscibile, lungo tutto il tragitto, il legame ideale tra i luoghi della nascita e dell’ultima dimora di Leonardo. La maglia è stata progettata da Agnese Sabato e realizzata da Cycle Sport Wear.
La partenza del tour è prevista lunedì 17 agosto da Vinci, luogo di nascita di Leonardo (15 aprile 1452). Domenica 16 agosto alle ore 10.00, alla vigilia della partenza, si terrà un momento di saluto istituzionale alla presenza della vice sindaca di Vinci, Daniela Fioravanti, della presidente dell’Associazione Leonardo Da Vinci Heritage, Agnese Sabato, del presidente dell’Associazione Internazionale Le Vie di Leonardo, Silvano Guerrini, e dei cinque ciclisti protagonisti dell’iniziativa. L’incontro si terrà presso il Monumento a Leonardo di Mario Ceroli e sarà seguito dalle fotografie ufficiali dell’evento.
Daniele Vanni, sindaco di Vinci, ha dichiarato: “Il Comune di Vinci accoglie con grande piacere questa iniziativa, che celebra in modo originale e contemporaneo il profondo legame tra la nostra città e Amboise. Rivolgo ai partecipanti il mio augurio per un viaggio ricco di incontri, scoperte e soddisfazioni, certo che sapranno essere validi ambasciatori del nostro territorio”.
Il viaggio si svilupperà attraverso 11 tappe, attraversando Italia, Svizzera e Francia lungo un itinerario di circa 1.000 chilometri e 9.000 metri di dislivello positivo. Il percorso attraverserà 17 località principali, riportate anche sulla maglia ufficiale del viaggio. Nella sua prima parte il tracciato coincide, fino almeno a Losanna, con la Via Francigena, privilegiando itinerari ciclabili e strade secondarie; attraversa quindi il Passo del Gran San Bernardo, uno dei più importanti valichi alpini della storia europea, per proseguire verso Amboise.
Le principali località attraversate sono: Vinci – Massa – Santhià – Ivrea – Aosta – Passo del Gran San Bernardo – Martigny – Villeneuve – Losanna – Jougne – Pont d’Héry – Gergy – Luzy – Avril-sur-Loire – Nevers – Vierzon – Amboise.
La scelta dell’itinerario non risponde soltanto a criteri logistici, ma intende evocare il ruolo che queste vie di comunicazione hanno avuto per secoli come percorsi di incontro, di pellegrinaggio, di commercio e di diffusione delle idee, in sintonia con lo spirito del viaggio compiuto da Leonardo nel 1516.
L’arrivo ad Amboise è previsto nella tarda mattinata di giovedì 27 agosto. I partecipanti raggiungeranno il Clos Lucé, ultima dimora di Leonardo, dove saranno accolti da Noémie Pasquet, Vicepresidente dell’Associazione Internazionale Le Vie di Leonardo, da Jean Del Fiol, Presidente del Comitato per il Gemellaggio Amboise–Vinci, e da Jacques de Tarragon, Direttore del Clos Lucé. Dopo l’arrivo, i partecipanti saranno invitati a un pranzo presso l’Auberge du Prieuré, all’interno del Clos Lucé, dove sarà servito un menù rinascimentale. Il pranzo offrirà un’occasione di incontro tra i partecipanti, i rappresentanti delle istituzioni e i partner francesi del progetto. Nel corso della giornata il gruppo prenderà parte a una visita guidata in lingua italiana del Clos Lucé, per poi raggiungere il Castello Reale di Amboise e la cappella di Saint-Hubert, dove si trova la tomba di Leonardo. La giornata offrirà inoltre l’occasione per celebrare l’impresa dei cinque ciclisti e per condividere idee e prospettive per le future edizioni dell’iniziativa, traendo spunto dall’esperienza di questa prima edizione. Il viaggio del 2026 rappresenta il primo passo di un progetto concepito per svilupparsi negli anni. L’iniziativa guarda già al 2028, cinquantesimo anniversario del gemellaggio tra Vinci e Amboise, con l’intenzione di promuovere una nuova edizione del viaggio, ancora più ricca di collaborazioni e partecipazione internazionale.
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(Adnkronos) – Sesta e penultima giornata di gare in vasca agli Europei di nuoto di Parigi. Oggi, sabato 15 agosto, nella capitale francese si assegnano nuove medaglie, con diverse speranze per gli azzurri. Grande attesa in particolare per Sara Curtis, dopo l’oro con record del mondo nei 50 dorso, la 19enne piemontese cerca il bis nei 50 stile libero. Ci si aspetta il podio più alto anche nei 50 rana con l’azzurro Simone Cerasuolo, campione del mondo in carica della distanza grande favorito e l’altro azzurro Nicolò Martinenghi, vincitore dei 100 rana, suo avversario più accreditato. Ecco orario, programma di oggi e dove vedere le gare in tv e streaming.
Ecco il programma degli Europei di nuoto con le gare di oggi, sabato 15 agosto
Sessione mattutina
9.30 Batterie 50m stile libero uomini – Lorenzo Ballarati, Leonardo Deplano, Manuel Frigo, Giovanni Guatti
9.48 Batterie 200m farfalla donne – Giada Alzetta, Paola Borrelli, Anita Gastaldi
10.01 Batterie 100m dorso uomini – Thomas Ceccon, Daniele Del Signore, Michele Lamberti, Francesco Lazzeri
10.24 Batterie 50m rana donne – Lisa Angiolini, Anita Bottazzo, Benedetta Pilato
10.36 Batterie 200m misti uomini – Jacopo Barbotti, Alberto Razzetti
10.57 Batterie staffetta 4x200m stile libero mista – Italia
Sessione serale
18.30 Finale 200m farfalla uomini – Alberto Razzetti
18.37 Finale 50m stile libero donne – Sara Curtis
18.42 Finale 50m rana uomini -Simone Cerasuolo, Nicolò Martinenghi
18.47 Finale 200m misti donne – Anita Gastaldi
18.54 Semifinali 50m stile libero uomini – ev. Lorenzo Ballarati, Leonardo Deplano, Manuel Frigo, Giovanni Guatti
19.01 Semifinali 50m rana donne – ev. Lisa Angiolini, Anita Bottazzo, Benedetta Pilato
19.20 Finale 1500m stile libero uomini – Luca De Tullio
19.52 Semifinali 200m farfalla donne – Giada Alzetta, Paola Borrelli, Anita Gastaldi
20.02 Semifinali 200m misti uomini – ev. Jacopo Barbotti, Alberto Razzetti
20.12 Finale 100m dorso donne
20.18 Semifinali 100m dorso uomini – ev. Thomas Ceccon, Daniele Del Signore, Michele Lamberti, Francesco Lazzeri
20.47 Finale staffetta 4x200m stile libero mista ev.Italia
Le gare di oggi, mercoledì 12 agosto, agli Europei di nuoto saranno visibili in diretta su Rai 2 Hd, Sky Sport Uno (canale 201) e Sky Sport Max (206). La rassegna sarà visibile anche in streaming su Rai Play, Sky Go, NOW ed European Aquatics Tv.
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sport
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(Adnkronos) – Una forte scossa di terremoto di magnitudo 5 ha colpito nella notte tra il 14 e 15 agosto 2026 l’area di Granada, nel sud della Spagna, con epicentro nei pressi di Alhendín. Secondo i dati aggiornati dell’Istituto Geografico Nazionale spagnolo (Ign), il sisma è stato registrato alle 1:04 ora locale ed è stato avvertito in dieci province.
La scossa ha provocato danni materiali, tra cui caduta di elementi di facciate e cornicioni, crepe e altri distacchi, ma al momento non risultano vittime. Il terremoto è stato avvertito in gran parte dell’Andalusia, dove i servizi di emergenza hanno ricevuto oltre 200 segnalazioni e la Giunta regionale ha attivato il livello 1 del piano di emergenza per il rischio sismico.
Nelle ore successive l’Ign, che aveva inizialmente stimato l’intensità del terremoto a 4,8 gradi, ha registrato numerose scosse di assestamento nell’area di Granada, alcune delle quali superiori a magnitudo 3. La sequenza sismica resta sotto monitoraggio.
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internazionale/esteri
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(Adnkronos) – Oggi, sabato 15 agosto, la Chiesa cattolica celebra l’Assunzione della Beata Vergine Maria, uno dei quattro dogmi di fede mariani. Questa data coincide laicamente con il Ferragosto, dal 1947 ufficialmente una festività nazionale con la nascita della Repubblica Italiana.
La festività commemora il dogma proclamato da papa Pio XII nel 1950, secondo cui Maria fu accolta in cielo in anima e corpo al termine della sua vita terrena.
A Roma la celebrazione è introdotta da papa Sergio I (687-701), il quale istituisce una processione che si snodava da Sant’Adriano al Foro fino a Santa Maria Maggiore. Questa processione viene ben presto caratterizzata da una fiaccolata notturna con cui il popolo accompagnava l’icone del Cristo, conservata al Laterano, dapprima verso il Foro, poi, di là, fino a Santa Maria Maggiore, dove veniva accolta dall’icone di Maria Salus Populi Romani. Questa processione si è svolta fino al XVI secolo, quando papa Pio V (1566-72) decide di sopprimerla.
Ha avuto luogo nuovamente negli Anni Santi del 1925 e del 1931. Papa Pio XII, nel 1950, con la bolla Munificentissimus Deus proclama il dogma dell’Assunzione, e ciò conferisce nuovo vigore alla celebrazione della festa che, comunque, è rimasta sempre cara alla devozione popolare.
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cronaca
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(Adnkronos) – I dati del Viminale confermano un calo generalizzato dei reati. “Diminuiscono tutti i delitti a maggior allarme sociale: gli omicidi, e in particolare quelli con vittime di sesso femminile, le violenze sessuali, i furti e le rapine” dice il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, commentando i numeri sulla sicurezza diffusi oggi.
Sulla base dei dati rivendica un controllo del territorio “sempre più capillare”, grazie alle operazioni ad alto impatto e alle zone rosse, che hanno prodotto “risultati importanti per numero di soggetti identificati, arresti e sgomberi”. Si rafforzano i sequestri di beni alla criminalità organizzata e vengono potenziate le misure per restituire alla collettività i proventi illeciti.
Sul fronte terrorismo, Piantedosi sottolinea che le azioni di prevenzione e contrasto, con attenzione a estremismo e radicalizzazione, hanno permesso di allontanare un numero crescente di soggetti pericolosi, “a tutela della sicurezza nazionale”. Il ministro evidenzia che il presidio del territorio ha mostrato una forte capacità di prevenire i fenomeni criminali, mentre “le doti dei nostri investigatori” hanno consentito di assicurare rapidamente alla giustizia i responsabili dei reati più gravi. Piantedosi rivendica anche “una precisa scelta di questo Governo”, che ha varato “il più imponente piano di assunzioni delle Forze di polizia degli ultimi anni” con organici più giovani e motivati. Rafforzati anche i Vigili del Fuoco, “orgoglio di tutto il Paese”.
Nel complesso, Piantedosi afferma che l’Italia si conferma “uno dei luoghi più sicuri al mondo”, un punto di forza che aumenta l’attrattività internazionale del Paese. E conclude: “La sicurezza è la precondizione di ogni libertà personale. Il ministero dell’Interno è impegnato ogni giorno per garantire sempre maggiori condizioni di sicurezza e vivibilità ai cittadini”.
Dal dossier del Viminale emerge che sono stati 508.182 gli interventi effettuati nei primi sei mesi dell’anno nell’ambito delle arrività antincendio e le emergenze. Gli interventi di soccorso ordinario sono stati 157.938, gli incendi e le esplosioni 116.281, di cui 37.767 di vegetazione; 38.633 i dissesti statici, 30.580 gli incidenti stradali. E poi, 17.867 i danni idrici e idrogeologici, 767 le attività di Protezione Civile, 485 gli interventi per sisma; 145.641 le altre tipologie di intervento, come la ricerca e il recupero di persone, il salvataggio di animali e il recupero di beni.
Sono aumentati del 34% i rimpatri totali eseguiti nel primo semestre 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, come emerge dal dossier Viminale. Dall’1 gennaio al 30 giugno 2025 i rimpatri totali sono stati 3.301 (2.977 per espulsione e 324 assistiti) mentre nel primo semestre 2026 sono stati 4.432 (3.825 per espulsione e 607 assistiti). Sono stati 97.553 i rimpatri volontari assistiti da Libia, Algeria, Tunisia dal 2023 al 30 giugno 2026 in collaborazione con Oim di cui 17.685 nel primo semestre 2026.
Sono 38 le persone espulse per motivi di sicurezza dello Stato nei primi sei mesi dell’anno: l’80,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, quando erano stati 21. Aumenta anche il numero dei Foreign fighters monitorati presenti nella lista del Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo che sono 156, l’1,3% in più del 2025. Sempre nell’ambito della lotta al terrorismo internazionale, sono 254 i soggetti pericolosi rimpatriati per motivi di sicurezza nazionale dal 22 ottobre 2022 al 30 giugno 2026. Si tratta di radicalizzati, estremisti o presunti terroristi individuati dalla cooperazione tra le forze di polizia e il comparto intelligence.
Sono 2.336.902 le persone controllate, di cui 1.029.670 stranieri (il 44,1% del totale), nelle zone rosse dal 2024 al 30 giugno 2026; 12.876 quelle allontanate, di cui 9.429 stranieri (il 73,2% del totale). Alla base dell’allontanamento, reati contro il patrimonio nel 39% dei casi, contro la persona nel 28% dei casi e in materia di stupefacenti nel 33% dei casi.
Sono state 2,5 milioni le persone controllate nelle stazioni ferroviarie dal primo gennaio al 30 giugno del 2026, 636mila di queste a bordo treno. Aumentate, rispetto al primo semestre dello scorso anno, le persone controllate: 2.511.749 (+6,8%) contro le 2.351.797 del 3035. Seicentoventicinque gli arresti (+12%) rispetto ai 558 del primo semestre dello scorso anno. In crescita anche il dato dei kg di droga sequestrati: 17.180 contro i 6.137 del 2025 (+179,9%), e delle armi sequestrate: 238 nei primi sei mesi di quest’anno, contro le 191 del 2025 (+24,6%). In calo, rispetto al 2025, le rapine (-28,5%), i furti (-3,3%) e i danneggiamenti (-5,7%).
Per quanto riguarda il contrasto al traffico di stupefacenti, nel primo semestre del 2026 sono aumentate dell’11% le operazioni contro il traffico internazionale, mentre sono diminuiti del 2% i reati di spaccio. In calo (-10,6%) le persone denunciate/arrestate: 11.914 dal 1 gennaio al 30 giugno 2026 contro le 13.328 nello stesso periodo dello scorso anno. Scende anche il numero delle tonnellate di droga sequestrata (-6,3%): 25,2 quest’anno, 26,9 nel 2025.
Calano del 37% gli omicidi volontari con vittime di sesso femminile e i femminicidi nel primo semestre del 2026. Sono 34 le donne uccise dal 1 gennaio al 30 giugno scorso, contro le 54 dello stesso periodo del 2025. Per quanto riguarda le azioni di contrasto, invece, aumentano gli ammonimenti del questore (+10,7%): 4.582 nei primi sei mesi di quest’anno contro i 4.138 nello stesso periodo dello scorso anno. Diminuiscono del 12,3% per stalking: erano stati 1.522 nei primi sei mesi del 2025, sono stati 1.335 da inizio anno fino al 30 giugno scorso. Aumentano per violenza domestica (+24,1%): 3.247 nei primi sei mesi di quest’anno contro i 2.616 nello stesso periodo dello scorso anno.
Calano del 10% i reati tra il 1 gennaio e il 30 giugno di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2025. La maggiore flessione si registra per gli omicidi volontari che scendono del 15,3% passando dai 163 del primo semestre del 2025 ai 138 di quello di quest’anno. In diminuzione anche le rapine (-12,3%), 12.515 nei primi sei mesi dell’anno rispetto alle 14.275 dello stesso periodo del 2025 e i furti (-11,4%), che sono stati quest’anno 437.800 rispetto ai 493.975 dell’anno scorso. In calo anche le violenze sessuali (-7,1%), che passano da 3.384 del primo semestre 2025 alle 3.142 dello stesso periodo di quest’anno, e le truffe e frodi informatiche (-9,5%): erano state 152.012 quelle registrate nei primi sei mesi del 2025, sono 137.529 quelle dal 1 gennaio al 30 giugno scorso.
Da ottobre 2022 al 30 giugno 2026 sono stati 6.101 gli alloggi di edilizia residenziale pubblica liberati; 313 gli sgomberi di immobili di particolare rilievo nelle città metropolitane.
Sono 22.127, per un valore complessivo pari a 864 milioni di euro, i beni sottratti alla criminalità organizzata e restituiti alla collettività dal 22 ottobre 2022 al 30 giugno 2026. Di questi beni oltre 8mila sono tornati alla collettività nel solo 2025 (+300% rispetto al 2021). Complessivamente il patrimonio in gestione al 30 giugno 2026 ammonta a 37.576 beni.
Sono 577 i provvedimenti antimafia adottati nel primo semestre 2026 mentre in totale dal 22 ottobre 2022 al 30 giugno 2026 sono stati 4.722. Dei 577 provvedimenti dei primi sei mesi del 2026, 499 sono interdittive (112 comunicazioni antimafia e 387 informazioni antimafia) e 78 provvedimenti di prevenzione collaborativa. Sono state 132 le interdittive adottate e 261 gli accessi ai cantieri dal 22 ottobre 2022 al 30 giugno 2026 nell’ambito dei controlli per le grandi opere infrastrutturali.
Due milioni di euro. A tanto ammontano le risorse a valere sul Fondo unico di Giustizia messe in campo per progetti di prevenzione e contrasto alle truffe agli anziani negli anni 2025 e 2026. Centonove i comuni beneficiari per la realizzazione e la promozione di campagne informative, interventi di supporto, anche psicologico, alle persone anziane, oltre che prevenzione e contrasto alle situazioni di rischio.
Un milione e mezzo di euro per progetti di prevenzione e contrasto nei confronti dell’abusivimo commerciale e della vendita di prodotti contraffatti nell’ambito delle spiagge sicure per l’estate 2026. Sessanta i comuni beneficiari, 25mila euro per ciascun progetto. Si tratta, nelo specifico, di assunzioni a tempo determinato e pagamento degli straordinari per agenti della Polizia locale, promozione di campagne di sensibilizzazione. Al pari, un milione e mezzo di euro, per le scuole sicure nell’anno scolastico 2025-2026: si tratta di progetti di rafforzamento dei controlli antidroga. Cinquanta comuni beneficiari, relativamente alla realizzazione di sistemi di videosorveglianza, alle assunzioni a tempo determinato, pagamento straordinari e formazione specifica per agenti della Polizia locale, acquisto di mezzi e attrezzature e promozione di campagne informative.
Nella parte del dossier sulle minacce cyber emerge un calo del 17% gli attacchi alle infrastrutture critiche, mentre sono aumentati del 71% gli indagati, 84, rispetto al primo semestre del 2025. Sono stati 4.082 gli attacchi rilevati a danno di infrastrutture critiche, nei primi sei mesi di quest’anno (-16,9%) rispetto ai 4.911 dello stesso periodo del 2025. In calo anche il cyberterrorismo (-23,3%) rispetto allo scorso anno.
Sono state 7.149 le manifestazioni nel primo semestre di quest’anno, 169 delle quali (2,4%) con criticità. Di queste, 1.436 (+5,8%) sportive, 71 (-35,4%) con criticità, 5.713 (-12,6%) di piazza, 98 (-37,2%) con criticità. Aumentato (+61,9% rispetto al 2025) il numero dei feriti tra le forze di polizia: 136, e quello dei civili (+7,7%), che nei primi mesi dell’anno sono stati 14. Diminuiti, al contrario, quelli nell’ambito delle manifestazioni sportive: 45 i feriti tra le forze di polizia (-35,7% rispetto allo scorso anno), 26 tra i civili (-38,1% rispetto al 2025).
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Livorno 15 agosto 2026 Livorno piange Roberta Celli: la professoressa deceduta nel crollo del balcone in via Bonomo Insegnante di Italiano e Storia al Liceo Cecioni, aveva 56 anni e viveva da molti anni in città. Lascia il marito e due figli adolescenti Livorno è nel dolore per la morte di Roberta Celli, la professoressa …
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San Vincenzo (Livorno) 15 agosto 2026 La Polizia di Stato di Livorno nel pomeriggio di giovedì, ha dato esecuzione alla misura della custodia cautelare in carcere disposta dal Gip presso il Tribunale di Livorno, su richiesta della locale Procura, nei confronti del sedicente B.N., 41 anni, clochard che lo scorso 26 luglio, a San Vincenzo, …
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Livorno 15 agosto 2026 L’81^ Coppa del Mare non ha tradito le attese: di fronte a un folto pubblico gli otto Purosangue si sono sfidati al Caprilli e, ancora una volta, la pista ha emesso il suo verdetto. il Super Handicap è stato vinto da Cleone Jet che ha iscritto con pieno merito il suo …
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L’Associazione Italiana Prepper è lieta di annunciare l’uscita di “Le Avventure di Aippy – Il Grande Blackout”, il primo volume della nuova collana editoriale dedicata alla preparazione alle emergenze per bambini in vendita su Amazon.
Pensata per accompagnare i più giovani alla scoperta della sicurezza e della resilienza con un linguaggio semplice, positivo e mai allarmistico, la collana ha come protagonista Aippy, una simpatica aquila esploratrice che, insieme ai suoi amici, aiuta i bambini a comprendere come affrontare piccoli e grandi imprevisti quotidiani.
Nel primo volume, dedicato al blackout domestico, i giovani lettori imparano l’importanza di mantenere la calma, cercare una fonte di luce sicura, risparmiare energia, comunicare correttamente e aiutare chi si trova in difficoltà.
Il libro unisce racconto, illustrazioni, missioni, giochi, tavole da colorare e attività da realizzare con un adulto. Non si limita quindi a trasmettere nozioni, ma coinvolge attivamente i bambini, stimolando osservazione, autonomia, capacità decisionale e collaborazione familiare.
Con “Le Avventure di Aippy”, AIP Edizioni inaugura un progetto educativo più ampio, pensato per avvicinare bambini, famiglie, scuole e gruppi educativi ai temi della prevenzione e della preparazione consapevole.
Perché essere preparati non significa avere paura, ma imparare ad affrontare ogni situazione con maggiore calma, sicurezza e responsabilità.
L'articolo Nasce “Le Avventure di Aippy”, la nuova collana educativa di AIP Edizioni proviene da Associazione Italiana Preppers.
II leit-motiv di questo ultimo anno di legislatura, per Forza Italia, è già pronto: «Lavoriamo per una rivoluzione liberale e democratica», fatta di sburocratizzazione, semplificazione e abbassamento delle tasse per far crescere «il reddito reale» dei cittadini. Ma Antonio Tajani non è solo il leader di FI, è anche ministro degli Esteri. E si comincia da qui. Con Ceuta e la crisi che ne è seguita. Nessun accanimento ma nessun passo indietro: «Aspettiamo di vedere cosa succede in questa settimana di Ferragosto».
Cosa teme accada?
«Il rischio di una nuova ondata di arrivi a Ceuta e con essa di pericoli concreti di terrorismo islamico è segnalato dalla stessa intelligence spagnola. E se è chiaro a loro, perché dovremmo sottovalutarlo noi?».
Resta la sospensione provvisoria di Schengen?
«Noi non stiamo facendo alcun tipo di “battaglia” contro la Spagna, ci limitiamo a controllare per bene gli arrivi, e abbiamo già respinto o fermato persone che non avevano diritto a entrare in Italia. La Spagna anziché preoccuparsi per noi, si preoccupi per il Marocco: è da lì che arrivano i problemi, non certo dai nostri controlli che servono a tutti per impedire che clandestini e, peggio, possibili terroristi arrivino in Europa. Sulla sospensione vedremo se gli allarmi sono fondati o no e decideremo. Ma senza farne un dramma: con la Slovenia, Schengen è sospeso da oltre due anni proprio perché è un’altra porta di ingresso in Italia ed Europa a rischio».
Intanto la Germania annuncia che rimanderà in Italia clandestini entrati attraverso le nostre frontiere.
«Stiamo discutendo, aspettiamo che si decidano in Europa le regole per l’applicazione del trattato, ma tenendo conto anche di quanti immigrati sono rimasti qui, fatti sbarcare da navi delle Ong tedesche. Non c’è un conflitto tra noi, abbiamo lo stesso obiettivo: sì ai flussi regolari, anche consistenti se necessario, di lavoratori stranieri. No a mosse come quella di Sanchez delle sanatorie di massa, che sono un incentivo a far arrivare qui anche i disperati o malintenzionati».
Ogni giorno una crisi: i coloni israeliani attaccano villaggi in Cisgiordania, l’aeronautica italiana abbatte un drone in Lettonia…
«Inaccettabile e sanzionabile l’atteggiamento aggressivo dei coloni israeliani, in sede europea decideremo le misure da prendere. Sul drone si dimostra che la nostra Aeronautica è eccellente e difende il territorio europeo con grande capacità ed efficacia. E dico di più: le vittorie che stiamo ottenendo nello sport fanno bene alla nostra immagine anche in politica estera: ho nominato “ambasciatrici dello sport nel mondo” le ragazze medaglie d’oro nel nuoto e nei tuffi, Sara Curtis e Chiara Pellacani, e nel salto triplo, Dariya Derkach».
C’è un’Italia che vince ma anche una che arranca.
«Abbiamo già fatto moltissimo, dal 2022 sono diminuite di 33 miliardi le tasse per gli italiani. Ma vogliamo fare molto di più. C’è ancora una gabbia che soffoca la nostra economia e che dobbiamo far saltare: l’eccesso di burocrazia, la lentezza e farraginosità di un sistema che frena gli investimenti interni ed esteri. Metteremo al centro delle nostre richieste per la Finanziaria una vera rivoluzione liberale. Già con i ministri Casellati e Zangrillo abbiamo fatto un grande lavoro eliminando 3o mila vecchie norme desuete e semplificando centinaia di procedure amministrative. II costo della burocrazia sulle imprese è 57,2 miliardi di euro. Vogliamo fare di più».
Cosa?
«Applicare, qui e anche in Europa, la norma del one in, two out, ovvero ogni nuova norma deve prevedere la soppressione di due. Noi alla Farnesina abbiamo creato una unità per la semplificazione, FI proporrà una legge per farlo in tutti i ministeri, aggiungendo il silenzio-assenso della Pa su tutto quello che non sia particolarmente tutelato. Si deve superare il meccanismo per cui cittadini o imprese devono ogni volta ripresentare documenti che già sono stati prodotti, bisogna abbattere passaggi costosi in denaro e tempo. Abbiamo aperto anche un canale di e-mail di FI perché i cittadini ci segnalino tutte le difficoltà, le carenze, i passaggi inutili nelle normali attività di lavoro. Diamo una svolta al Paese. E, insieme, avanti con l’abbassamento delle tasse. Senza alzarle a nessuno, nemmeno alle banche, soprattutto per tutelare quelle popolari e cooperative di prossimità. In economia esistono solo i profitti, gli extra profitti sono una bandiera della sinistra ideologica».
Anche la premier parla di abbassamento delle tasse.
«È positivo. Riunirò tutte le forze del Ppe italiane, FI, Udc, Noi moderati, Svp e le organizzazioni collegate sindacali e del terzo settore, per fare insieme proposte che vadano in questa direzione, un’economia sociale di mercato europeista, liberale, democratica, contraria a ogni eccesso populista ed estremista di sinistra. Siamo l’unico vero centro in Italia, e in Europa noi popolari siamo l’unico argine a una radicalizzazione delle posizioni, a sinistra come all’estrema destra. Teniamo alta la bandiera dell’economia sociale di mercato e della rivoluzione liberale».
Che, sul caso Ranucci, come si coniuga?
«Noi siamo garantisti, ma non c’è dubbio che è andata in frantumi la credibilità di uno dei santoni del grillismo e della sinistra italiana, al di là di quello che le inchieste stabiliranno».



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Fin da stamattina, l’occupazione israeliana ha attaccato diverse zone del Libano meridionale con colpi di artiglieria, esplosioni, attività di droni e raffiche di mitragliatrice.
Venerdì mattina, le forze di occupazione israeliane hanno condotto una serie di attacchi contro diverse aree del Libano meridionale , utilizzando artiglieria, esplosivi e raffiche di mitragliatrice.
L’artiglieria di occupazione israeliana ha preso di mira la periferia di Kfar Chouba, mentre a Bani Hayyan sono scoppiati incendi a causa dei continui bombardamenti israeliani sulla città.
— courtneybonneauimages (@cbonneauimages) August 13, 2026
Israel is systematically destroying South Lebanon.
This is an illegal demolition of civilian homes today in Bani Hayyan.
Destroying civilian homes and infrastructure is an act of genocide. pic.twitter.com/FScYtsHvnO
Un drone israeliano ha sganciato materiale esplosivo su Ali al-Taher. Nel frattempo, l’esercito di occupazione israeliano ha aperto il fuoco con mitragliatrici in direzione di Zawtar al-Sharqiyah.
L’esercito di occupazione israeliano ha inoltre effettuato un’esplosione a Kounine, un’altra a Markaba e un’ulteriore esplosione nella zona tra Majdal Zoun e Mansouri. L’occupazione ha anche lanciato un raid aereo sulla stessa area, alla periferia di Mansouri.
Gli attacchi israeliani continuano nel Libano meridionale.
Durante la notte, le forze di occupazione israeliane hanno condotto nuovi attacchi nel Libano meridionale , tra cui bombardamenti di artiglieria ed esplosioni, mentre il regime israeliano continua la sua campagna distruttiva nella regione nonostante l’accordo quadro e i negoziati diretti tra Beirut e Tel Aviv.
Il corrispondente di Al Mayadeen ha riferito nella notte tra giovedì e venerdì che l’artiglieria dell’occupazione israeliana ha preso di mira Wadi Zibqin e le vicinanze delle alture di Ali al-Taher, nel Libano meridionale.
Un drone israeliano ha inoltre sganciato materiale esplosivo sulla zona di al-Mashaa a Mansouri, nel distretto di Tiro, nel Libano meridionale.
Nella serata di giovedì, le forze di occupazione israeliane hanno effettuato un’esplosione nella città di Hadatha, seguita da un’altra esplosione nella città meridionale di Taybeh.
Gli ultimi attacchi giungono mentre “Israele” continua a prendere di mira città e villaggi del Libano meridionale con bombardamenti di artiglieria, attacchi di droni, demolizioni e la distruzione di case e altre infrastrutture.
L’inchiesta documenta la distruzione sistematica
Gli ultimi attacchi si verificano in un contesto in cui cresce la documentazione sull’entità della distruzione inflitta al Libano meridionale .
Un’inchiesta visiva del Financial Times, condotta in collaborazione con Lighthouse Reports, ha documentato la distruzione sistematica perpetrata dalle forze israeliane nel Libano meridionale, che ha colpito decine di migliaia di case, scuole, terreni agricoli e foreste.
Le analisi satellitari di aree quali Khiam, Taybeh, Bint Jbeil e Hadatha hanno mostrato che interi comuni erano stati quasi completamente distrutti. L’indagine ha inoltre documentato prove di demolizioni effettuate con macchinari pesanti ed escavatori.
La distruzione ha colpito gravemente anche le infrastrutture essenziali. Secondo le indagini, sono stati distrutti almeno 2.500 chilometri di infrastrutture idriche, tra cui tubature e pozzi, e sono stati presi di mira anche i pannelli solari che alimentano gli impianti idrici.
Tutti i ponti sul fiume Litani sono stati distrutti, e solo due sono stati parzialmente riparati.
Fonte: Al Mayadeen
Traduzione: Fadi Haddad


Pisa, 15 agosto 2026 – La frazione rurale di Coltano cambia denominazione in Coltano Marconi, grazie ad una delibera della giunta di Michele Conti, che ha deciso rendere così omaggio al Nobel per la fisica Guglielmo Marconi, che proprio a Coltano nei primi del 900 realizzò una stazione radiotelegrafica a onde lunghe. Miche Conti nella giornata di ieri ha incontrato la figlia dello scienziato italiano Elettra Marconi: “Mio padre era molto legato a Pisa ed in particolare a Coltano – racconta – ricordo le antenne altissime che aveva costruito e mi raccontava che da lì poteva parlare con i Paesi più lontani del mondo. Era felice a Coltano, circondato da persone che gli volevano bene. E’ un ricordo di mio padre che porto sempre con me. Sono molto grata al sindaco Michele Conti e a tutti gli amici che hanno contribuito affinché si arrivasse a questa nuova denominazione”. “Il nome del grande scienziato – ha aggiunto il sindaco, – è legato alla storia di Coltano e di Pisa perché qui scelse di realizzare il suo centro radio e da qui partirono comunicazioni che raggiunsero luoghi lontani nel mondo, segnando una rivoluzione nelle telecomunicazioni: con la denominazione vogliamo rendere questo legame subito riconoscibile e contribuire a tramandarne la memoria”.
Il Centro radio di Coltano fu inaugurato ufficialmente il 19 novembre 1911 da Guglielmo Marconi, alla presenza del re Vittorio Emanuele III, con una trasmissione verso Glace Bay, in Nuova Scozia, Canada, mentre il 12 ottobre 1931 il segnale inviato da Marconi da Roma e trasmesso attraverso Coltano raggiunse Rio de Janeiro, dove venne utilizzato per accendere l’illuminazione del Cristo Redentore.

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Il presidente ha dichiarato che effettuerà la nomina una volta terminata l’aggressione militare contro l’Iran.
Venerdì il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito di voler dichiarare quale territorio statunitense l’area dello Stretto di Hormuz, attualmente sotto la giurisdizione della Repubblica islamica dell’Iran .
“E dopo aver sconfitto l’Iran, che sta subendo una sonora sconfitta , molto presto dichiarerò lo Stretto di Hormuz territorio statunitense”, ha affermato Trump durante un discorso all’Accademia di polizia della contea di Nassau, nello Stato di New York.

Il presidente ha aggiunto che ora gli Stati Uniti controllano lo stretto. “In sostanza, è così. Abbiamo il blocco. Nessuna nave può passare a meno che non lo permettiamo noi “, ha affermato.
Nel corso del suo discorso, Trump ha anche difeso l’ aumento dei prezzi del carburante derivante dall’intervento militare statunitense in Iran e dal blocco dello Stretto di Hormuz. ” Se dovrete pagare un po’ di più per la benzina, non mi scuserò mai . Ho fatto la cosa giusta”, ha affermato il presidente, sostenendo che l’Iran è, a suo dire, “il principale Stato sponsor del terrorismo al mondo”.
Il presidente ha insistito sull’affermazione che l’Iran è “un paese malvagio” e “non può possedere armi nucleari”. “Quello che stiamo facendo è un grande servizio al mondo , non solo a noi, ma al mondo intero”, ha sostenuto.
Trump si è anche vantato dell’aggressione statunitense contro l’Iran , affermando che gli Stati Uniti stanno ottenendo una “grande vittoria” in questo conflitto . Ha aggiunto che sono gli iraniani a saperlo “meglio di tutti” quanto bene stiano “facendo” le truppe americane.
Fonte: RT Actualidad
Traduzione: Luciano Lago
E’ morta per il crollo del terrazzo. Una donna di 56 anni, Roberta Celli, è la vittima dell’incidente avvenuto ieri pomeriggio in via Bonomo (una traversa di viale Marconi), intorno alle 17 quando il balcone di una delle palazzine della zona è crollato. Al momento dell’improvviso cedimento la donna di circa 56 anni si trovava proprio sul balcone stesso.
Il terrazzo in questione si trova al terzo piano del palazzo, di conseguenza nell’incidente sono stati coinvolti anche i terrazzi del secondo e del primo piano. La donna sarebbe quindi precipitata da un’altezza di circa 10 metri rimbalzando sul secondo terrazzo, prima di rovinare a terra in cumulo di macerie. Nonostante le cure dei sanitari la donna è morta dopo il ricovero in ospedale.
A dare l’allarme sono stati i vicini che udito il boato si sono immediatamente precipitati allarmati all’esterno per capire cosa fosse accaduto, una volta compresa la situazione i residenti hanno immediatamente allertato i soccorsi. Sul posto sono intervenuti i volontari dell’Svs Ardenza che grazie all’aiuto dei Vigili del Fuoco sono riusciti ad estrarre la donna dalle macerie e a condurla in stato di incoscienza al pronto soccorso.
Oltre ai soccorsi e ai Vigili del Fuoco sul posto è accorsa anche la Polizia Municipale che hanno provveduto alla chiusura delle strade limitrofe al luogo dell’incidente e alla messa in sicurezza della zona. Inutile dire che le condizioni della donna erano apparse fin da subito gravissime, cadere da quell’altezza rappresenta infatti un pericolo enorme, ai traumi della caduta si sono poi aggiunti quelli dovuti alle tante macerie che hanno fatto seguito al crollo e che sono andati ad aggravare un quadro clinico già complesso.
Restano ancora da chiarire i motivi del crollo improvviso, le autorità sul posto hanno subito dato il via agli accertamenti per cercare appunto stabilire le cause che hanno portato al drammatico incidente. E’ possibile che il crollo sia da attribuire a qualche infiltrazione che potrebbe aver indebolito la struttura, ciò che è certo è che ogni ipotesi sarà passata al vaglio dalle autorità competenti.
Greta Ercolano

Intensificati i servizi esterni di controllo del territorio dei Carabinieri della Compagnia di Livorno nell’ottica di garantire a cittadini e turisti presenti in città tutela e sicurezza nell’area urbana oltre che sulle arterie del lungomare, dando attuazione alle direttive, condivise in sede di Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, presso la Prefettura di Livorno.
È proprio in tale contesto operativo che negli ultimi due giorni i Carabinieri della Stazione Livorno - Centro hanno arrestato due persone, entrambe originarie del nord Africa, residenti in Italia. Un uomo di 40 anni (Jamal Abderrahim), condannato dal Tribunale di Massa per reati contro la persona tra cui maltrattamenti in famiglia e violazione del divieto di avvicinamento alla vittima, commessi nel 2022 e 2023; un altro, di 45 anni (Laudasi Abderrahim), raggiunto da provvedimento definitivo di condanna, emesso dall’Autorità giudiziaria della Capitale, per rapina aggravata commessa a Roma nel dicembre del 2012.
I due, rintracciati dai Carabinieri della Stazione di Livorno - Centro nel territorio cittadino, sono stati tratti in arresto e dopo le attività di rito presso il comando, tradotti presso il carcere di Livorno in cui dovranno scontare, rispettivamente, anni 2 di reclusione ed euro 400 di multa e anni 3 mesi 10 di reclusione.

Negli anni 30 il futuro dell’automobile stava prendendo forme scultoree, aerodinamiche, plastiche, che ancora oggi affascinano gli appassionati. Allo stesso tempo la tecnologia meccanica correva veloce, dando vita ad auto sempre più performanti, lussuose e confortevoli. Ma a Georges Paulin, dentista parigino con una passione sfrenata per le automobili, tutto ciò non bastava: voleva un’auto talmente rivoluzionaria da poter far sparire il tetto. Letteralmente. La sua idea, destinata a diventare una delle invenzioni più sorprendenti della storia dell’auto, si chiamava Eclipse e anticipava di oltre mezzo secolo il concetto moderno di coupé-cabriolet.
L’idea di un dentista
Paulin non era un ingegnere né un carrozziere. Era un dentista, ma anche un appassionato progettista dotato di una notevole sensibilità per le forme che all’inizio degli anni 30 immaginò un sistema capace di offrire contemporaneamente la protezione e la silenziosità di una vettura chiusa e il piacere di viaggiare all’aria aperta. La risposta fu un tetto rigido metallico retrattile, capace di scomparire completamente nel bagagliaio che Paulin fu lesto a brevettare e battezzare Eclipse, come a evocare un astro nascosto nel cielo. Passare dall’idea alla pratica non era stato facile e, per azionare il meccanismo a pantografo (elettrico), era necessaria una complessa serie di leveraggi che facevano sollevare e arretrare il tetto, prima di farlo accomodare nel vano posteriore. La determinazione di Paulin però gli permise di dare vita a un primo prototipo su base Panhard, che dimostrò la validità della sua intuizione.
L’incontro con Pourtout e Darl’mat
Il seme ormai era gettato, grazie al decisivo apporto di Marcel Pourtout, carrozziere di Bougival, alle porte di Parigi, conosciuto tramite Emil Darl’mat, all’epoca uno dei maggiori concessionari Peugeot della capitale e personaggio fondamentale nella storia delle sportive e speciali dell’epoca della Casa del Leone. Fu proprio Darl'Mat a fornire a Paulin e Pourtout un telaio di una Peugeot 301 su cui installare il sistema Eclipse, che venne completato alla fine del 1933, risolvendo brillantemente il problema dell'ingombro del tetto retrattile spostando il più indietro possibile l’abitacolo, in modo da ridurre le dimensioni della copertura rigida. La 301 Eclipse fu commercializzata come tale a partire dal 1934 da Darl'Mat, e questa carrozzeria poteva essere adattata anche ai modelli 401 e 601 su richiesta del cliente. In totale ne furono prodotti 79 esemplari, venduti a 34.750 franchi ciascuno, un prezzo esorbitante se si pensa che una normale cabriolet si fermava a 27 mila.
Arriva la 601
Il battesimo ufficiale davanti al grande pubblico fu al Salone dell'automobile di Parigi dello stesso anno, quando fu esposta una Peugeot 601 Eclipse, ovvero con il 6 cilindri in linea tipo TA di 2.148 cm³ e cambio tipo “synchromesh”, anche se il telaio era quello di una 401 D. La differenza principale consisteva in una leggera evoluzione della carrozzeria, con linee più tese e un prezzo salito a 39.750 franchi. Si ritiene che siano stati prodotti in totale solo 21 esemplari della Peugeot 601 Eclipse, una vettura che, per l’epoca univa stile e ricercatezza tecnica, con l’esclusività di poter passare da coupé a cabriolet semplicemente premendo un pulsante. Protagonista dei Concorsi d’Eleganza, attualmente ne esiste un solo esemplare, conservato al Museo Peugeot di Sochaux e nessuno può toglierle il ruolo fondamentale che ha avuto nella storia dell’automobile.
Dalla 402 alla 206 CC
Il vero successo del sistema Eclipse arrivò in realtà con la Peugeot 402 del 1935, espressione del design aerodinamico “Fuseau Sochaux”, che entrò così nella gamma del costruttore e il progetto passò progressivamente dalla produzione artigianale di Pourtout a una costruzione sotto licenza Peugeot. Nello stesso anno Paulin disegnò per Marcel Pagnol una speciale Peugeot 601 Eclipse con carrozzeria particolarmente moderna, caratterizzata da una linea completamente “ponton”, anticipatrice di un linguaggio stilistico che avrebbe conquistato l’automobile soltanto dopo la guerra. La vettura vinse il primo premio al concorso d’eleganza di Monaco e comparve poi anche in un film. L’idea di una coupé-cabriolet stuzzicò in seguito altri costruttori: negli anni 50 la Ford riprese il concetto sulla Fairlane 500 Skyliner, ma si dovette aspettare la seconda metà degli anni 90 per un revival in piena regola. Per prima la Mercedes, nel 1996, con la SLK e, successivamente, la stessa Peugeot con la 206 CC, seguita dalla 207 CC e dalla 308 CC. Quando oggi premiamo un pulsante e aspettiamo solo pochi secondi, proviamo a pensare a quell’ingegnoso dentista che anziché armeggiare con il trapano, progettò una delle innovazioni stilistico-meccaniche più interessanti della storia dell’automobile. E ringraziamo la Peugeot per averci creduto.








Un caso di Dengue è stato diagnosticato ad un uomo di circa 40 anni di ritorno da un soggiorno per motivi lavorativi nell’Africa Centrale. L’uomo, con lievi sintomi febbrili, mal di testa e dolori articolari, è stato sottoposto a specifici accertamenti resi necessari dal recente soggiorno in area tropicale, che hanno consentito una diagnosi tempestiva della malattia grazie anche al supporto del personale del reparto di Malattie Infettive. Il paziente, che non rappresenta un rischio diretto di contagio per altre persone, è stato dimesso al domicilio in buone condizioni di salute.
L’Igiene e Sanità Pubblica della Azienda USL Toscana nord ovest, ricevuta la segnalazione del caso, ha richiesto un intervento precauzionale di disinfestazione nelle aree limitrofe all’abitazione dell’uomo e dell’ospedale.
La Dengue, lo ricordiamo, può essere trasmessa in modo indiretto qualora una zanzara del genere Aedes – come la zanzara tigre – punga una persona infetta nei primi giorni di malattia e, successivamente, trasmetta il virus pungendo un altro individuo. Per questo per la tutela della salute pubblica risulta necessario abbassare rapidamente la densità di zanzare nella zona dove il malato ha soggiornato, al fine di ridurre ulteriormente il remoto rischio di innesco di una trasmissione autoctona di arbovirosi.
L’ufficio Igiene e Sanità Pubblica della Azienda USL Toscana nord ovest, ricevuta la segnalazione del caso, ha richiesto al Comune di effettuare un intervento precauzionale di disinfestazione in un’area (individuata dalla stessa Asl) che comprende via Lidia Poet, Via Giovanni Lazzara, Largo Ettore Petrolini e le aree nel perimetro dell’Ospedale, tra via Alfieri, Via Gramsci, via dell’Olmo, via della Meridiana, via Francesco Chiusa e l’area verde del Parco Pertini.
Tutto questo, come prevede la legge, per abbassare rapidamente la densità di zanzare nella zona dove il malato ha soggiornato, al fine di ridurre il rischio, seppur remoto, di innesco di una trasmissione autoctona di arbovirosi. La disinfestazione delle aree interessate, tramite interventi sia adulticidi che larvicidi, sia su suolo pubblico che nelle proprietà private è iniziata già ieri dalle ore 18 nelle aree pubbliche aperte; il giorno 17 agosto 2026 a partire dalle ore 18 per le aree aperte delle proprietà private.

Sempre più italiani hanno deciso di abbandonare la vecchia e cara moka in favore della più comoda capsula, una scelta che però ci pone di fronte ad un grande dubbio, dove la devo buttare dopo l’uso? La risposta fino a qualche giorno fa sarebbe stata nell’indifferenziato, ma ora la situazione è cambiata.
A seguito dell’applicazione del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio infatti le capsule monodose del caffè vengono ora considerate a tutti gli effetti degli imballaggi, di conseguenza il loro "posto" una volta utilizzate non sarà nel contenitore grigio ma in quello giallo del multi-materiale. Si tratta di una novità non trascurabile dal momento che riguarda concretamente le abitudini quotidiane di milioni di cittadini.
Per quanto riguarda invece le capsule compostabile e le cialde la destinazione resta invariata e potranno continuare ad esser gettate nell’organico, a patto che abbiano l’apposita certificazione. L’obiettivo è rendere più semplice e omogenea la raccolta degli imballaggi e favorire l’avvio a riciclo dei materiali, superando le precedenti incertezze sulla gestione delle capsule monodose.
"La raccolta differenziata funziona meglio quando le regole sono chiare e semplici da seguire - ha sottolineato Aldo Iacomelli, amministratore unico di Aamps e presidente di RetiAmbiente -. La nuova disposizione europea introduce un cambiamento concreto: la capsula del caffè non è più un rifiuto da conferire nell’indifferenziato, ma un imballaggio da avviare alla raccolta differenziata. Chiediamo quindi ai livornesi di prestare attenzione a questa novità e di continuare a contribuire, con un gesto semplice, a migliorare la qualità dei materiali raccolti destinati al riciclo".
Per chi avesse dubbi sul conferimento dei vari materiali sul sito di Aamps e sull’apposita app è presente la sezione "Dove lo butto" per scoprire come condurre al meglio la raccolta differenziata.
Greta Ercolano



Prima un incendio, poi un boato violento. Una colonna di fumo e fuoco si è alzata giovedì pomeriggio sopra lo stabilimento di Knds Ammo Italy a Colleferro, alle porte di Roma. L’esplosione è stata sentita a chilometri di distanza e ha fatto ricadere detriti incandescenti nell’area dell’impianto. Per fortuna non ci sono stati morti né feriti: i ventiquattro dipendenti presenti sono stati messi in sicurezza prima della deflagrazione.
Lo stabilimento è quello che per decenni è stato conosciuto come Simmel Difesa. Oggi appartiene a Knds, il gruppo franco-tedesco che produce sistemi d’arma, carri armati, munizioni e artiglieria. A Colleferro si producono munizioni di medio e grosso calibro per la difesa terrestre e navale e propellenti solidi per il settore aerospaziale. L’incidente, secondo le prime ricostruzioni, è partito dal reparto di pressatura delle polveri, dopo lo sviluppo di un incendio. Le cause precise, però, devono ancora essere accertate.
La Procura di Velletri ha aperto un’inchiesta per incendio. I vigili del fuoco devono ancora completare la messa in sicurezza dell’area prima di poter effettuare tutti i rilievi. Per ora gli investigatori hanno escluso una pista eversiva e un sabotaggio: non ci sono elementi pubblici che permettano di sostenere che l’esplosione sia stata provocata dall’esterno.
Non è però la prima volta che qualcosa esplode nello stabilimento di Colleferro. Nell’ottobre del 2007 un incidente alla Simmel Difesa provocò la morte di un operaio e il ferimento di altre tredici persone. La differenza, questa volta, è che nessuno è rimasto coinvolto. I sistemi di sicurezza e l’allarme hanno consentito di allontanare i lavoratori prima della deflagrazione.
La fabbrica di Colleferro è diventata uno dei nodi della nuova industria europea della difesa. Knds Ammo Italy figura tra le aziende coinvolte nei programmi europei per la produzione di munizioni da 155 millimetri, il calibro utilizzato dall’artiglieria occidentale e diventato centrale nella guerra in Ucraina. Nel 2024 la Commissione europea ha inoltre assegnato 41,39 milioni di euro a un progetto coordinato da Simmel Difesa per aumentare la capacità produttiva di munizioni, esplosivi e propellenti.
Proprio a fine giugno avevamo raccontato della decisione di Berlino di acquisire il quaranta per cento di Knds attraverso la banca pubblica KfW, portandosi a una posizione paritaria con Parigi. La Germania vuole avere un peso diretto nelle decisioni di uno dei gruppi destinati a essere centrali nel riarmo europeo (e nel pacchetto c’è anche lo stabilimento di Colleferro).
Tra l’altro, l’episodio di giovedì non è un caso completamente isolato, in Europa. Il 10 agosto, quindi appena tre giorni prima, alcune esplosioni avevano interessato un deposito di munizioni della Emco a Belitsa, in Bulgaria. Negli ultimi anni altre esplosioni e incendi hanno riguardato stabilimenti dell’industria della difesa in diversi Paesi europei. In alcuni casi si è pensato a tentativi di sabotaggio, non accertati.
C’è poi un altro elemento da aggiungere all’equazione. Mentre gli investigatori cercano ancora di capire che cosa sia successo, alcuni dei più attivi propagandisti filorussi sui social hanno accolto la notizia dell’esplosione con evidente soddisfazione. Tra gli account che hanno rilanciato la vicenda ci sono anche profili riconducibili all’ecosistema mediatico russo: Elisabeth Eliseeva, corrispondente di Sputnik, e il canale italiano Donbass Italia, curato da Vincenzo Lorusso. E questo dice qualcosa sul modo in cui la nuova guerra industriale europea viene guardata dall’altra parte del fronte.
L'articolo L’esplosione nella fabbrica di Colleferro, e l’esultanza dei propagandisti del Cremlino proviene da Linkiesta.it.
Su VITA magazine ne abbiamo elencati cento, ma ognuno di noi ne conserva almeno uno nell’anima. Li abbiamo chiamati “paesi-persona”, sono quei luoghi che mettono al centro l’umano e nelle relazioni custodiscono il loro bene più prezioso. Abbiamo chiesto a una serie di interlocutori di raccontarci ognuno il proprio posto del cuore: ne è uscito un itinerario sentimentale fatto di ecosistemi da proteggere, in cui vivere incontri indelebili e a cui riservare la versione più autentica di sé.
Ci sono luoghi che si scelgono per il paesaggio e altri che custodiscono un’energia speciale, il cui senso si rivela a poco a poco, mentre diventano parte della nostra storia. Per Stefania Pedroni, presidente dell’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare – Uildm, quel luogo è Platamona, sul litorale di Sassari.
Da molti è considerata la spiaggia più lunga d’Italia. Macchia sarda e pineta in cui immergersi. Qui, nella casa vacanze accessibile gestita dalla sezione sassarese di Uildm, Stefania torna pressoché ogni estate da quel 2021 in cui la scoprì. «Mi sono innamorata di quel luogo per tanti motivi», racconta. «Lì ho scoperto un senso di libertà che non avevo mai provato altrove».
Ci arrivò la prima volta in un momento difficile. Pochi mesi prima era morto Franco, un suo caro amico della Uildm di Torino con cui aveva già condiviso molti viaggi. «Dovevamo partire tutti insieme, ma una diagnosi oncologica arrivata all’improvviso ce lo ha portato via in appena due mesi». All’ultimo momento il gruppo cambiò programma: niente più Marche, ma Platamona.

C’è un’Italia che resiste allo spopolamento, rigenera i territori e trasforma il turismo in occasione di incontro. È l’Italia dei “paesi-persona”. Nel nuovo numero di VITA magazine raccontiamo 100 esperienze da conoscere e da visitare.
NELL’ITALIA DEI PAESI-PERSONA
Ad aspettarli c’era una casa luminosa, accogliente e senza barriere, una spiaggia selvaggia, fresca di colori e profumi, dove entrare in mare è finalmente semplice. Persone di una cooperativa locale pronte ad aiutare con gentilezza e competenza, sistemando gli ausili per entrare in mare, sedie di ogni tipo e modello, con dimestichezza e rapidità. Volontari della Uildm di Sassari calorosi e solari. «Ci si sente circondati da persone che sanno di cosa abbiamo bisogno e si prendono cura di noi», dice Stefania evocando il tempo trascorso tutti insieme a scherzare. L’accessibilità non è un dettaglio organizzativo: è la condizione che permette di vivere una vacanza con leggerezza, liberi di pensare solo alle persone di cui ci si circonda e a coltivare il piacere della relazione.
Quella prima sera, durante la cena in un ristorantino sulla spiaggia, il cielo si tinse di rosso e viola. «Abbiamo pensato tutti la stessa cosa: era Franco che ci salutava e ci diceva che sarebbe rimasto con noi».

Quella vacanza segnò anche un altro passaggio importante. «Per la prima volta ero sotto lo stesso tetto con Nicola, un amico di lunga data che poi è diventato il mio compagno. Lì, l’ho visto con occhi diversi». In un periodo segnato dai lutti – era infatti da poco mancata anche la nonna paterna di Stefania – quel viaggio diventò un nuovo inizio. E Platamona un appuntamento fisso. «Ogni anno ho quasi paura di non ritrovare la stessa magia, ma vengo sempre smentita. È la sensazione di libertà che quel luogo riesce a trasmettere. Pace, serenità, bellezza, piacere e leggerezza». Quelle cose che mancano quando si è occupati a gestire mille difficoltà: personali, professionali, logistiche. Che a Platamona non ci sono.
Ogni anno ho quasi paura di non ritrovare la stessa magia, ma vengo sempre smentita. È la sensazione di libertà che quel luogo riesce a trasmettere. Pace, serenità, bellezza, piacere e leggerezza
Ma la magia, racconta, nasce soprattutto dalle persone. «Ti aprono la casa e ti fanno sentire la benvenuta». Si cucina insieme, si mangia tutti in veranda o all’aperto, ci si racconta con calma. «Lì ritrovo relazioni fatte di lentezza. In una grande città tutto questo manca».
Certo, le escursioni chiamano: Asinara, Pelosa, Porto Torres, una gita in barca… «Abbiamo fatto di tutto» dice, ma il consiglio che darebbe a chi arriva per la prima volta è quello di godersi il momento più semplice. Quello di «entrare in mare, fare una passeggiata sul lungomare, godersi la casa e le persone». Perché il ricordo più prezioso che Stefania porta con sé da Platamona non è un panorama, ma la libertà di vivere il mare e le relazioni senza ostacoli e barriere.
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In apertura, Stefania Pedroni sulla spiaggia di Platamona (SS) insieme al compagno Nicola. Le foto sono state inviate dall’intervistata
L'articolo Stefania Pedroni: «Platamona, che mi ha regalato la libertà» proviene da Vita.it.
Oltre 2,6 milioni di ragazze hanno dovuto lasciare la scuola dopo la secondaria: dal 2001, da quando cioè i talebani hanno ripreso il potere in Afghanistan – era il 15 agosto – l’istruzione superiore è preclusa alle donne.
Lo ricorda Unicef, nel quinto anniversario del ritorno dei talebani al potere. L’Afghanistan è oggi l’unico Paese al mondo in cui alle ragazze sia vietato accedere agli studi superiori e universitari.
Un’aula scolastica offre molto più che l’apprendimento. Dà a una giovane una voce e la possibilità di realizzare appieno il proprio potenziale. Inoltre, costituisce uno scudo contro il lavoro minorile, i matrimoni precoci, la violenza e gli abusi. Quando le scuole hanno chiuso, quella protezione è venuta meno
Catherine Russel, Unicef
«Cinque anni possono sembrare pochi nella storia di un Paese, ma rappresentano un periodo determinante nella vita di una ragazza», ha affermato Catherine Russell, direttrice generale dell’Unicef.
«Un’aula scolastica offre molto più che l’apprendimento. Dà a una giovane una voce e la possibilità di realizzare appieno il proprio potenziale. Inoltre, costituisce uno scudo contro il lavoro minorile, i matrimoni precoci, la violenza e gli abusi. Quando le scuole hanno chiuso, quella protezione è venuta meno, proprio nel momento in cui le ragazze ne avevano più bisogno», aggiunge.
Le ragazze che non frequentano la scuola, ricorda Unicef, sono esposte a maggiori rischi in termini di protezione, tra cui il lavoro minorile, gli abusi, i matrimoni precoci e la violenza di genere.
Tali rischi aumentano con la povertà delle famiglie e gli sfollamenti, fenomeni entrambi molto diffusi in Afghanistan. Dal 2023, oltre 2,7 milioni di persone sono tornate dall’Iran e dal Pakistan; il 60% di loro sono bambini e giovani.
Le ripercussioni vanno oltre le ragazze direttamente colpite. Un’analisi dell’Unicef pubblicata nell’aprile 2026, dal titolo “Il costo dell’inazione sull’istruzione delle ragazze e sulla partecipazione delle donne alla forza lavoro in Afghanistan”, ha rilevato che il Paese rischia di perdere fino a 20mila insegnanti donne e 5.400 operatrici sanitarie entro il 2030.
Il numero di insegnanti donne nell’istruzione di base è già diminuito di oltre il 9%, passando da quasi 73mila nel 2022 a circa 66mila nel 2024.
La rappresentanza femminile nella pubblica amministrazione è scesa dal 21 % al 17,7 % tra il 2023 e il 2025.
La stessa analisi stima che le restrizioni all’istruzione delle ragazze e all’occupazione delle donne costino all’Afghanistan 84 milioni di dollari USA all’anno in termini di perdita di produzione economica, con perdite che si aggravano ogni anno in cui le restrizioni permangono.
Le conseguenze si ripercuotono anche sulla generazione successiva. Con l’aumentare della percentuale di madri prive di istruzione, aumentano anche i rischi di basso peso alla nascita, vaccinazioni insufficienti e ritardi nella crescita tra i loro figli, aggiungendo ulteriore pressione a un sistema sanitario già sotto pressione.
Nonostante le restrizioni, l’Unicef continua a sostenere l’istruzione in Afghanistan. Nel 2025, oltre 3,7 milioni di bambini delle scuole pubbliche hanno ricevuto sostegno educativo di emergenza, 442mila bambini hanno partecipato a programmi di apprendimento basati sulla comunità – il 66% dei quali erano bambine – e sono state costruite o ristrutturate 232 scuole.
«L’Unicef esorta le autorità di fatto a revocare le restrizioni all’istruzione e a consentire a tutte le ragazze e le donne di tornare immediatamente a scuola e all’università», ha affermato Russell, facendo eco all’appello del Segretario generale delle Nazioni Unite a revocare la sospensione dell’istruzione femminile in Afghanistan.
«L’Unicef e i nostri partner sono pronti a sostenere la riapertura delle scuole affinché ogni ragazza possa tornare in sicurezza. Un Paese non può prosperare quando metà dei suoi giovani viene ostacolata. Il futuro dell’Afghanistan è fuori dalle aule, in attesa di poter rientrare».
Attenzione e impegno verso un paese lasciato nelle mani dei talebani sono richiesti anche da Fondazione Pangea. «Di quel 15 agosto ricordiamo tutto: l’ansia, la paura, le decisioni difficili da prendere in poco tempo», racconta il presidente, Luca Lo Presti.
Nell’emergenza di quei giorni abbiamo dapprima bruciato i documenti di lavoro, chiuso l’ufficio di Kabul ed evacuato il personale
Luca Lo Presti, Fondazione Pangea
«La priorità è stata fin da subito proteggere le attiviste e le beneficiarie che per vent’anni hanno collaborato con noi in Afghanistan. Nell’emergenza di quei giorni abbiamo dapprima bruciato i documenti di lavoro, chiuso l’ufficio di Kabul ed evacuato il personale. In una seconda fase la preoccupazione è stata invece quella di non lasciare il Paese, di continuare a lavorare accanto alle donne, alle bambine e ai bambini», aggiunge.
Chiediamo il riconoscimento dell’apartheid di genere come un crimine conto l’umanità, al pari di quello etnico avvenuto in Sudafrica
Simona Lanzoni, Fondazione Pangea
Oggi, «nel paese è in atto un vero e proprio “apartheid di genere», afferma la vice presidente di Fondazione Pangea, Simona Lanzoni.
«Per le donne la situazione precipita di giorno in giorno: non possono andare a scuola, fare sport, semplicemente curarsi in autonomia o andare in giro da sole, cantare, parlare in pubblico, affacciarsi a una finestra e recarsi in ospedale se non sono accompagnate da un uomo, sia esso il marito, il fratello o addirittura il figlio maschio piccolo», ricorda Lanzoni.
«Per questo come Fondazione Pangea ci siamo fatte portavoce in Italia del riconoscimento dell’apartheid di genere come un crimine conto l’umanità, al pari di quello etnico avvenuto in Sudafrica», conclude.
Foto Pixabay
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Le esposizioni del Vada Photo festival, visitabili fino al 20 settembre, saranno distribuite in alcuni dei luoghi più significativi di Vada, trasformando il paese in un vero e proprio percorso diffuso dedicato alla fotografia contemporanea. Piazza Garibaldi, la Torre del Faro, la Chiesa di San Leopoldo, la Chiesa di Vada, la Biblioteca Le Creste di Rosignano e altri spazi cittadini accoglieranno mostre e iniziative, creando un dialogo diretto tra le opere, il territorio e la comunità.
Il Vada Photo Festival è organizzato dalla Pro Loco di Vada, con il patrocinio e il sostegno del Comune di Rosignano Marittimo, il patrocinio della FIAF – Federazione Italiana Associazioni Fotografiche e il contributo dei main sponsor Conad e Solvay.
Per informazioni e iscrizioni: fotovideovada@gmail.com

La Guardia Costiera di Vada, sotto il coordinamento del Centro Controllo Area Pesca della Direzione Marittima di Livorno, ha proceduto al sequestro di circa 2 km di trappole per polpi e nasse posizionate ad opera di ignoti nelle acque antistanti l’approdo turistico vadese. La notizia, pervenuta da un diportista in transito, ha fatto subito scattare l’intervento di recupero dell’attrezzo da pesca che, posizionato lungo la rotta d’ingresso e uscita dell’approdo, creava anche un serio pericolo per la navigazione. Le trappole, oltre a essere prive di segnalazione, erano in zona non consentita e in un periodo (15 luglio – 15 agosto) in cui ne è vietato l’utilizzo. "Tutela ittica durante il periodo di fermo biologico e sicurezza della navigazione" ha dichiarato il Comandante dell’Ufficio Locale Marittimo di Vada, il Primo Maresciallo Maurizio Perullo.

Sale l’attesa a Vada per l’avvio della sesta edizione del Vada Photo Festival, in programma dal 20 al 23 agosto. Un appuntamento che, anno dopo anno, si è consolidato tra gli eventi culturali più significativi dedicati alla fotografia contemporanea, richiamando fotografi, professionisti, appassionati, famiglie e visitatori. Il festival propone anche quest’anno un calendario articolato di mostre, incontri, laboratori, presentazioni e momenti di confronto con fotografi, curatori e professionisti del settore, italiani e internazionali.
Il filo conduttore dell’edizione 2026 sarà ’La nostalgia – L’estetica del ritorno’, un tema che invita a interrogarsi sul rapporto tra memoria, identità e futuro. La nostalgia viene così riletta non soltanto come rimpianto per ciò che è stato, ma come una forza capace di conservare esperienze, creare relazioni e aprire nuove possibilità attraverso il linguaggio fotografico.
Tra i protagonisti più attesi c’è Deanna Dikeman (in foto), fotografa americana al centro della mostra Leaving and Waving. Il progetto, sviluppato nell’arco di oltre trent’anni, documenta gli ultimi saluti davanti alla casa dei genitori, trasformando un gesto semplice e quotidiano in una riflessione universale sul tempo, sugli affetti e sull’inevitabile trasformazione della vita.
Grande attenzione sarà riservata anche ai progetti che mettono in relazione fotografia, territorio e comunità. Mercoledì 20 agosto, alle 19 in piazza Garibaldi, Antonella Monzoni presenterà Archeologi da Ri’òvero, progetto nato dalla collaborazione tra il Museo Civico Archeologico di Rosignano Marittimo e la RSA Bastia Passaponti di Livorno durante gli scavi archeologici di Vada. Un’esperienza che mostra come l’archeologia possa diventare uno spazio di incontro e condivisione tra generazioni, capace di valorizzare la memoria individuale e collettiva. Alla presentazione interverrà anche la direttrice del Museo, Carolina Megale.
Tra gli appuntamenti di punta della manifestazione anche il collettivo TerraProject, una delle realtà più autorevoli della fotografia italiana. Il collettivo sarà protagonista di un laboratorio gratuito rivolto ai bambini, pensato per avvicinarli alla fotografia attraverso il gioco, l’osservazione e la creatività.

La Polizia di Stato di Rosignano Solvay ha dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misura cautelare personale emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Livorno, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di un uomo, residente nel comune di Rosignano Marittimo, gravemente indiziato del reato di maltrattamenti contro familiari o conviventi.
L’attività investigativa ha preso avvio dalla denuncia presentata dalla compagna convivente dell’indagato, la quale ha riferito agli investigatori di essere stata, per un lungo periodo, vittima di reiterate condotte violente, caratterizzate da offese, umiliazioni, minacce di morte e aggressioni fisiche.
Secondo quanto emerso dalle indagini, la donna avrebbe subito nel tempo numerosi episodi di violenza, alcuni dei quali documentati mediante fotografie che evidenziavano lesioni e segni compatibili con le aggressioni denunciate. Le dichiarazioni della persona offesa hanno trovato riscontro nelle testimonianze raccolte dagli investigatori e negli ulteriori elementi acquisiti nel corso dell’attività di polizia giudiziaria.
Gli elementi raccolti sono stati trasmessi con immediatezza alla Procura della Repubblica di Livorno che, preso atto delle risultanze investigative, ha richiesto al G.I.P. l’applicazione di una misura cautelare, successivamente emessa ed eseguita dalla Polizia di Stato.




Livorno, 14 agosto 2026 – Spirito anarchico e poco collocabile politicamente, Voltolino Fontani ha vissuto una vita fuggendo e non facendosi mai prendere, ma nonostante questo ha trovato il suo posto sia nel Gruppo Labronico sia nella storia della pittura livornese e italiana. Sono passati 50 anni dalla sua morte, avvenuta a soli 56 anni e il pittore livornese ha visto negli ultimi anni crescere la sua fama. Presentato il nuovo catalogo e la nuova mostra qualche anno fa grazie al lavoro della famiglia e dell’archivio gestito dai discendenti, si ricorda anche una bella retrospettiva al Museo Fattori nel feb del 2021 per i festeggiamenti del centenario della nascita.


Il fondatore dell’eaismo
Fontani è un passo ulteriore e moderno per la scuola livornese, la sua è un’interpretazione personale dell’arte astratta, futurista e moderna, le atmosfere di sogno e i paesaggi passano al di là del surrealismo in uno stile personale che poi diventerà quasi pop ed espressionista nelle note figure femminili, stilizzate e al tempo stesso profonde, come delle piccole “banshee” molto caratterizzate e femminili. Personale anche il suo primato artistico, in quanto ideatore di una propria corrente, l’eaismo, che sarà presentato a Roma a livello nazionale, una scuola nata in contrapposizione allo sviluppo dell’energia atomica e a favore dei contenuti pacifisti.

La mostra per i 50 anni dalla morte a Villa Trossi
Docente alla scuola d’arte omonima e legato a doppio filo all’istituto, in occasione del cinquantenario della scomparsa di Voltolino Fontani, la Fondazione d’Arte Trossi-Uberti presenta la mostra:.“Voltolino Fontani. Un viaggio nella sua formazione estetica verso l’Eaismo”. La mostra sarà allestita a Villa Trossi dal 21 agosto al 6 settembre 2026. Il percorso espositivo, curato da Michele Pierleoni, Michele Pierleoni offre un’accurata retrospettiva sulla produzione giovanile del maestro livornese, in dialogo con il panorama artistico e i fermenti culturali del suo tempo. Le opere di Fontani, sono infatti affiancate da una preziosa selezione di lavori di grandi artisti d’ambito simbolista, espressionista, futurista e del “Novecento Italiano”: Arnold Böcklin, Benedetta Cappa Marinetti, Beppe Guzzi, Lando Landozzi, Umberto Prencipe, Gastone Razzaguta, Ghigo Tommasi, Lorenzo Viani e altri..Un viaggio visivo unico che celebra anche il profondo legame umano e professionale che ha unito Fontani a Villa Trossi. Direttore dei corsi d’arte e stimato docente di Disegno e Pittura dall’ottobre del 1966 fino alla sua prematura scomparsa nel 1976, Fontani ha lasciato all’interno delle sale di pittura un’eredità artistica straordinaria. La Fondazione rinnova quotidianamente il mandato didattico aprendosi ai licei artistici del territorio e sostenendo le nuove generazioni di artiste e artisti con numerosi progetti formativi ed espositivi.

Nella mostra anche due opere di Ghigo Tommasi
Saranno presenti due opere importanti di Ghigo Tommasi degli anni trenta da ascrivere nel “novecento italiano”, provenienti dall’archivio omonimo, gestito dalla nostra collaboratrice per il cartaceo Orizon, Alessandra Rey., nipote di Ghigo Tommasi, la quale ringrazia il curatore Michele Pierleoni, il fotografo Roberto Zucchi e la storica dell’arte Francesca Orlandi per essersi presi cura delle opere di Ghigo Tommasi “ Ritratto di bimba” e “ I vasai”.
L’inaugurazione Venerdì 21 agosto a Villa Trossi Livorno ore 21.30.

© Kena Betancur/Associated Press
E’ uno dei titoli storici del concorso e quindi tra quelli più prestigiosi. Stiamo parlando di Miss Cinema Toscana che si assegna domenica 16 (inizio ore 21,30) a Marina di Bibbona, in una tappa del concorso che ormai è diventata un appuntamento fisso. La location è quella della piazza delle Orchidee, cuore pulsante del divertimento della Costa degli Etruschi e affollatissima ogni sera in questo periodo ferragostano. La ragazza che vincerà il titolo di Miss Cinena Toscana 2026 farà parte della squadra delle bellissime toscane che parteciperanno alle prefinali di Miss Italia dall’1 al 3 settembre al Palazzo del Cinema di Roma. Domani sera 16 agosto saranno venti le ragazze in gara presentate in passerella da Andrea Agresti.

Il Comune di Campiglia Marittima sostiene la proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Confesercenti nazionale sulle ’Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità’.
"Accogliamo con favore e sosteniamo la richiesta di confronto avanzata da Confesercenti sulla proposta di legge per il rilancio del commercio di vicinato, settore economico prezioso, da tempo in difficoltà - ha dichiarato la sindaca Alberta Ticciati (foto) - i negozi di prossimità, oltre a fornire servizi commerciali importanti, spesso familiari e legati alla realtà nella quale si trovano, sono luoghi di relazione e svolgono un ruolo importante nella tenuta delle nostre comunità. Per questo siamo aperti a valutare tutte le misure che possano sostenere le imprese, favorire la presenza di attività nei centri abitati e costruire condizioni più favorevoli per chi investe e lavora sul territorio".

APOD
Astronomy Picture of the Day
Discover the cosmos! Each day a different image or photograph of our fascinating universe is featured, along with a brief explanation written by a professional astronomer.
Explanation: Known for its bright and fast meteors, the annual Perseid Meteor Shower comes to planet Earth’s skies from a radiant in the heroic constellation Perseus. The popular northern summer celestial spectacle is created as grains of dust cast off along the orbit of periodic comet 109P/Swift-Tuttle vaporize in Earth’s dense atmosphere, tracing brief, but beautiful streaks through the night. Taken near the shower’s peak of activity on August 12, this composite image recorded two bright perseid meteors and one meteor’s watery reflection from a location near the coastal village of Grisslehamn, Sweden. Almost as bright as Altair, brightest star on the scene, the meteors appear along with the faint, diffuse background of the Milky Way. This year, the shower’s peak activity coincided with a New Moon, so perseid meteor flashes were undiminished by bright moonlight. And for many skywatchers, this night of bright perseid meteors followed their viewing of the silhouette of the New Moon in a much anticipated solar eclipse.
Growing Gallery: Solar Eclipse of 2026 August 12
Tomorrow’s picture: Milky Way over Yellowstone
| Date | August 15, 2026 |
|---|---|
| Credit & Copyright: | P-M Hedén (Clear Skies, TWAN) |
| Authors & editors: | Jerry Bonnell, Cecilia Chirenti, Robert Nemiroff, Keighley Rockcliffe |
| A service of: |
ASD at NASA / GSFC, NASA Science Activation & Michigan Tech. U. |
Da un normale controllo eseguito nell’area portuale di Portoferaio, i carabinieri hanno arrestato un uomo ritenuto coinvolto nella rapina avvenuta nei giorni scorsi a Piombino. Ad individuarlo, sono stati i militari del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Portoferraio.
Si tratta di un nord africano, già destinatario di ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Livorno il 6 agosto, nell’ambito delle indagini avviate in seguito all’aggressione di due giorni prima nell’area di via Roma, in centro a Piombino.
Quel giorno dopo le 22 a Piombino, i carabinieri di quel Nucleo operativo e radiomobile erano intervenuti sventando un’aggressione a scopo di rapina ai danni di un giovane. Secondo quanto ricostruito dai militari, due giovani avrebbero avvicinato la vittima, sotto minaccia di una bottiglia per impossessarsi della sua bicicletta e dei contanti in suo possesso. I carabinieri di Piombino erano riusciti a intervenire in tempi rapidissimi, bloccando uno dei due autori. Il complice era invece riuscito ad allontanarsi.
Da quel momento erano scattate indagini serrate dei carabinieri estese su tutto il territorio della provincia. È stata proprio la capillare attività di controllo del territorio svolta dai carabinieri di Portoferraio che ha poi consentito, a pochi giorni dai fatti, di chiudere il cerchio. Il secondo uomo è stato infatti riconosciuto e fermato nel corso di un ordinario controllo nella zona portuale.


© Tomas Munita for The New York Times

© Tomas Munita for The New York Times

© Ksenia Kuleshova for The New York Times

© Ksenia Kuleshova for The New York Times

© Nina Liashonok/Reuters

© Nina Liashonok/Reuters
Un tempo Rimini e Riccione sapevano leggere in anticipo cambiamenti della società e dell’industria turistica. Oggi invece la riviera sembra specchiarsi senza sapere bene in che direzione andare Leggi



Livorno 15 agosto 2026 Una task force interna per coordinare sinergicamente le attività tecniche e amministrative con la struttura commissariale della Darsena Europa. È questo uno dei primi atti organizzativi firmati dal neo segretario generale dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, Pierpaolo Danieli. La mossa sigilla la collaborazione con il commissario straordinario dell’opera, Giancarlo …
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Livorno 15 agosto 2026 “Inversione AI” il nuovo spettacolo di Crestacci a villa Trossi Uberti “Inversione A.I.”, ovvero: torniamo indietro dall’avvento dell’intelligenza artificiale? Siamo ancora in tempo o ormai è un treno in corsa che non si può fermare? Come sta cambiando le nostre vite, il nostro modo di fare le cose? E quanto davvero …
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San Vincenzo (Livorno) 15 agosto 2026 Musica, balli e fuochi d’artificio. Tutto pronto a San Vincenzo per i tradizionali eventi di Ferragosto, appuntamenti imperdibili a base di passione ed energia che da venerdì 14 a domenica 16 coinvolgeranno cittadini e turisti consentendo loro di vivere con spensieratezza e sorrisi la festa dell’estate. Dopo la serata …
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Cecina (Livorno) 15 agosto 2026 Ferragosto al Tinì Soundgarden: a Cecina arrivano Fatima Hajji e Anxhela Sarà una notte di Ferragosto all’insegna della musica elettronica quella in programma sabato 15 agosto al Tinì Soundgarden di Cecina, con inizio alle 23. Protagoniste della serata saranno Fatima Hajji e Anxhela, due artiste dal respiro internazionale. Dj e …
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Carenza di acqua, il sindaco di San Vincenzo si fa promotore verso Asa per riconoscere il danno. "La carenza di acqua che si è verificata in questi giorni non rappresenta solamente un disservizio grave per cittadini, turisti ed imprese, ma è il sintomo chiaro di almeno due temi importanti - evidenzia il sindaco Paolo Riccucci - il primo è che il caldo sempre più eccessivo ci spinge a consumi che non possiamo più permetterci, il secondo è che invece il modello di gestione dell’acqua, pubblico-privato, non ha funzionato.
Per quanto nell’urgenza apprezzi l’operatività di Asa che è corsa a riparare il riparabile, dall’altra parte non posso che rilevare che troppo poco si è manutenuto, sostituito e rinnovato negli anni e questo, abbinato ad una stagione spietata, che non sarà peggiore delle prossime, deve far fare una riflessione seria a gestore e organi di controllo. Occorre che Asa, prima ancora di fare appello ad un utilizzo sostenibile e consapevole della risorsa, provveda a pianificare corretta manutenzione e ripristino di tubazioni, azioni necessarie a non disperdere acqua potabile che abbiamo anche grazie ad investimenti importanti. E che l’Autorità Idrica Toscana imponga e controlli questo processo.
Da cittadino al servizio della comunità ammetto che la frustrazione di fronte a quanto è accaduto e sta accadendo in questi giorni è tanta, e ancor di più la preoccupazione per i prossimi anni - continua Riccucci - e se da una parte sono inutili e tristi le strumentalizzazioni di chi è in campagna elettorale, dall’altra qualcosa di utile per il cittadino può e deve essere fatto.
Segnalerò, come fatto in questi giorni, al presidente di Asa e all’Autorità Idrica Toscana quanto accaduto, cercando di ricostruire assieme all’azienda e ai cittadini i vari disservizi e le necessarie riparazioni, criticità e carenze di acqua. Chiedo a chi abbia ricevuto un disagio o un danno economico dalla mancanza di acqua di questi giorni che comunichi ufficialmente ad Asa quanto accaduto, e invii una Pec a comunesanvincenzo@postacert.toscana.it, indirizzata a me personalmente, nella quale mi direte chi siete, che tipo di utenza avete, se abitazione o attività, i vostri riferimenti, il disservizio subito, se persiste ancora o no e se ha provocato danni certificati. Mi farò promotore verso Asa per capire se e come riconoscere il danno.
Al netto di cosa serve per il futuro del servizio idrico sulla costa e in Val di Cornia, tema in merito al quale mi prendo l’impegno di organizzare un incontro pubblico invitando anche gli altri sindaci, sono certo che adesso le energie vadano spese soprattutto sul passare questo momento di criticità, facendo squadra tutti insieme per garantire a tutti un servizio fondamentale come quello idrico".

Mare, mare, mare. In un’estate rovente, il rito collettivo del Ferragosto all’isola d’Elba si trascorre soprattutto in spiaggia fino a tarda sera. Ce n’è per tutti i gusti, si va dagli appuntamenti più tranquilli a beach party movimentati e modaioli.
La festa più gettonata per giovani e giovanissimi resta quella di Cavoli, la regina della Costa del Sole nel comune di Campo nell’Elba, dove il Convio Cavoli organizza il Beach Party di Ferragosto, con vari dj set in spiaggia. Sono numerose le iniziative nei vari paesi dell’isola, dove si può continuare a festeggiare anche durante la nottata con musica, spettacoli e fuochi d’artificio.
A Portoferraio cocomerata gratuita e grande festa sotto le stelle in piazza Cavour, con i dj set di ADJ & Alex, musica dagli anni ’80, ’90 e 2000. E a mezzanotte fuochi sul cielo di Portoferraio. Serata "Blue Moon Night" all’hotel Airone (Portoferraio), con buffet di gala a bordo piscina e intrattenimento musicale con Riccardo Fogli. Gran galà anche all’hotel Hermitage della Biodola musica dal vivo con i Gipsy King, fuochi sul mare e buffet a bordo piscina.
A Marciana Marina, alle 21.30, c’è invece "Giubox – Stranalandia" con Beppe Vetti, spettacolo dedicato soprattutto a bambini e famiglie, tra teatro, comicità e coinvolgimento del pubblico. L’ingresso è gratuito.
E non dimentichiamoci che il 16 agosto ci sarà una lunga notte di festa a Rio Marina per celebrare il santo patrono. Messa e processione alle 19.00 e dalle 21.30, sulla Terrazza degli Spiazzi, la Rewind Music Party, una grande festa musicale dedicata agli anni ’80 e ’90 e oltre, con la musica di Studio 101 Deejay Paolo.
Naturalmente, vista la presenza di turisti sull’isola e l’affluenza alle diverse iniziative, è meglio organizzare gli spostamenti in anticipo e raggiungere spiagge e paesi con un po’ di margine.
Valerie Pizzera

Stasera alle 21 alla Fortezza Vecchia, Palco della Cisterna il concerto Baglini plays Jarrett. Nello scenario della Fortezza Vecchia di Livorno, Maurizio Baglini rende omaggio a uno dei capisaldi assoluti della musica del Novecento: The Köln Concert di Keith Jarrett, registrato dal vivo nel 1975 e divenuto l’album per pianoforte solo jazz più venduto della storia. Baglini, tra i pianisti più versatili della scena internazionale, affronta questo capolavoro con la sensibilità del musicista classico e la libertà dell’interprete contemporaneo.

Proseguono le operazioni di messa in sicurezza del reticolo idraulico all’Elba. Sono partiti nel mese di giugno, come da cronoprogramma del Piano delle Attività di Bonifica 2026, i lavori di manutenzione ordinaria sui corsi d’acqua in gestione al Consorzio di Bonifica 5 Toscana Costa sul territorio dell’Isola d’Elba, eseguiti in parte in amministrazione diretta e in parte in appalto.
"I lavori consistono nel taglio della vegetazione infestante e nella ricalibratura del fondo alveo con riprofilatura delle sponde, per rendere più funzionali i corsi d’acqua – spiega Francesco Filippi, presidente del Consorzio di Bonifica 5 Toscana Costa -. Tra quelli interessati, dove i lavori sono conclusi o in corso, il fosso Schiopparello e il fosso Carpani nel Comune di Portoferraio, il fosso degli Alzi nel Comune di Campo nell’Elba e il fosso Serra nel Comune di Porto Azzurro".
I lavori proseguiranno nei prossimi giorni secondo il cronoprogramma del piano delle attività sugli altri corsi d’acqua in gestione, tra cui fosso Seccheto, Fetovaia, Pomonte, Bovalico, Formicaio, Pila e Galea nel comune di Campo; fosso Puntecchio, Cavallacce e Conce nel Comune di Capoliveri; fosso San Giovanni e fosso Uviale nel comune di Marciana Marina; fosso Infernaccio, Patresi, Marconi, Renaio e Gualdarone nel comune di Marciana; fosso Riale e Ortano nel Comune di Rio.

Domani sera alle 21.30 a Livorno, a Villa Trossi Uberti, andrà in scena un nuovo appuntamento dell’amatissima rassegna estiva curata da Roberto Napoli, sul palco dell’Ardenza a fare da protagonista sarà l’irriverente ironia del livornese Michele Crestacci e del suo spettacolo "Inversione A.I". Come suggerisce il titolo la rappresentazione ruota attorno ad una serie di domande entrate ormai a far parte del nostro quotidiano, ovvero: tornare indietro dall’avvento dell’intelligenza artificiale è davvero possibile o siamo di fronte a un treno in corsa ormai imparabile? Come sta cambiando le nostre vite e quanto ne siamo davvero consapevoli?
Il titolo è insomma è già tutto un programma e tramite il gioco di parole che unisce la classica manovra automobilistica all’intelligenza artificiale, suggerisce l’urgenza di prendere le distanze dal tecnologico per ritrovare l’umano. Lo spunto comico nasce dalla quotidianità estiva toscana, oggi infatti sempre più locandine di sagre paesane sono generate tramite l’intelligenza artificiale e risultano di conseguenza piatte e tutte uguali a sè stesse perdendo quell’unicità che le aveva sempre caratterizzate.
Crestacci sfrutta quindi questo espediente per allargare la riflessione sui rischi e i paradossi della tecnologia. Tra notizie d’attualità su modelli di A.I. capaci di azioni autonome non autorizzate o virus creati in laboratorio dagli algoritmi, la realtà supera spesso la fantasia. Tuttavia, la comicità resta uno strumento formidabile di resistenza e denuncia. Crestacci induce il pubblico a specchiarsi nei cambiamenti sociali senza mai prendersi troppo sul serio.
La serata sarà anche l’occasione per testare nuovi pezzi in vista del suo prossimo spettacolo entro la fine del 2026. Il prezzo del biglietto è 15 euro per ulteriori informazioni e prenotazioni contattare il 338 5081221.


Per capire la portata della nuova politica cyber di Donald Trump bisogna partire da una parola antica: corsari. Il paragone con le letters of marque non significa che le aziende americane stiano per diventare una Marina privata né che abbiano ricevuto una licenza generale per fare hack back. Serve però a cogliere la trasformazione in corso: lo Stato mantiene la direzione dell’operazione, ma autorizza soggetti privati a esercitare una capacità finora rimasta nelle mani di agenzie militari, di intelligence e di law enforcement.
Con un memorandum firmato mercoledì, il presidente degli Stati Uniti ha ordinato al dipartimento di Giustizia e al dipartimento per la Sicurezza interna di creare un programma attraverso il quale aziende statunitensi selezionate potranno condurre, sotto supervisione federale, operazioni offensive contro organizzazioni criminali transnazionali attive nel cyberspazio. Le società potranno svolgere attività di sorveglianza e, previa autorizzazione, azioni capaci di «manipolare, interrompere, negare, degradare o distruggere» sistemi informatici, reti, infrastrutture e dati.
È una differenza sostanziale rispetto al modello americano consolidato negli ultimi decenni. Il settore privato è da tempo parte integrante dell’ecosistema cyber statunitense: sviluppa strumenti offensivi, fornisce intelligence, identifica vulnerabilità, produce software e tecnologie utilizzate dalle agenzie governative. Ma fino a oggi la distinzione era relativamente chiara: le aziende fornivano capacità, mentre lo Stato decideva quando e contro chi usarle. Il nuovo programma porta l’impresa un passo più avanti: non soltanto fornitore di capacità, ma potenziale esecutore dell’operazione.
Non significa, però, che Washington abbia liberalizzato l’hack back. Il memorandum prevede una catena di controllo rigida: selezione delle aziende, contratti con il governo, standard tecnici e di sicurezza, approvazione federale e autorizzazione scritta prima di ogni operazione. Le procedure dovranno essere definite entro 60 giorni; le società dovranno inoltre mantenere un’obbligazione di almeno un milione di dollari ed essere sottoposte a valutazioni periodiche.
Insomma, non è una privatizzazione della guerra cibernetica. È qualcosa di più sottile: la privatizzazione dell’esecuzione di una parte dell’azione offensiva dello Stato.
Qui torna utile il paragone con i corsari. Le letters of marque autorizzavano privati a colpire il naviglio nemico per conto dello Stato: il privato metteva uomini, nave e capacità; lo Stato fissava il quadro. Nel cyberspazio il principio è simile, anche se il contesto giuridico e operativo è diverso: Washington identifica il problema, stabilisce le regole e autorizza l’operazione; l’azienda mette sul campo strumenti, operatori, intelligence e velocità.
Il motivo è concreto. Il cybercrime transnazionale ha ormai una scala che mette sotto pressione le capacità dello Stato. Secondo la Casa Bianca, nel 2025 gli americani hanno denunciato perdite per circa 20,8 miliardi di dollari legate a frodi e crimini informatici. Ransomware, truffe finanziarie e furti di criptovalute si muovono attraverso reti internazionali che non rispettano confini, giurisdizioni o tempi burocratici.
Da qui nasce la scommessa di Trump: se una parte significativa della superiorità tecnologica americana si trova nelle aziende private, perché lasciarla ai margini dell’azione offensiva dello Stato? È la stessa logica della strategia cyber pubblicata a marzo, che insisteva sulla necessità di «unleash the private sector». Il memorandum di agosto compie il passo successivo: dall’industria come fonte di tecnologia e intelligence all’impiego delle sue capacità operative contro i bersagli.
Il punto, però, va oltre il cybercrime. La nuova politica si inserisce in una trasformazione più ampia: le tecnologie militari e di sicurezza evolvono ormai a una velocità che gli apparati pubblici faticano a sostenere da soli. Droni, satelliti, software di targeting, sistemi di intelligenza artificiale e piattaforme cyber vengono spesso sviluppati, aggiornati e gestiti da aziende private che restano vicine al campo operativo molto più di quanto accadesse in passato. In Ucraina, per esempio, diversi contractor tecnologici hanno lavorato a stretto contatto con le forze armate per adattare rapidamente droni e sistemi digitali alle condizioni del fronte. Il memorandum cyber di Trump rientra in questa stessa tendenza: non solo comprare tecnologia dal mercato, ma portare il mercato dentro l’esecuzione dell’azione di sicurezza.
E qui cominciano i problemi.
Il primo è l’attribuzione. Il memorandum autorizza operazioni contro organizzazioni criminali transnazionali, non contro governi stranieri. La distinzione appare semplice sulla carta, molto meno nella realtà: una banda criminale può avere rapporti informali con apparati statali, un gruppo ransomware può offrire servizi a un’intelligence, hacker formalmente indipendenti possono essere tollerati o protetti da un governo. Prima di colpire un bersaglio, bisogna sapere chi è davvero il bersaglio. Questo crea un problema che nel cyber è particolarmente delicato: prima di colpire un bersaglio bisogna sapere chi è davvero il bersaglio.
Il secondo problema è la deconfliction. Gli Stati Uniti conducono già operazioni cyber attraverso Cyber Command, National Security Agency, Federal Bureau of Investigation e altre agenzie. Coordinare queste attività è complesso anche quando gli operatori appartengono tutti allo Stato. Inserire aziende private, con strumenti propri, clienti propri, interessi commerciali propri e grande velocità operativa, aumenta il rischio di sovrapposizioni.
Il memorandum prevede una procedura di coordinamento, compresa una parte classificata. Ma il successo dipenderà da regole che ancora non sono pubbliche. Il rischio non è soltanto che un’azienda sbagli bersaglio: è che troppi operatori inizino a muoversi nello stesso spazio digitale senza sapere cosa stanno facendo gli altri. È il motivo per cui diversi ex funzionari americani hanno espresso la stessa preoccupazione: il rischio non è soltanto che un’azienda sbagli bersaglio. È che troppi operatori inizino a muoversi nello stesso spazio digitale senza sapere cosa stanno facendo gli altri.
C’è poi la questione della responsabilità. Se un’azienda agisce sulla base di un contratto con il governo, dopo aver ricevuto l’autorizzazione dei dipartimenti di Giustizia e Sicurezza interna, dove finisce la responsabilità privata e dove comincia quella statale? Il memorandum può stabilire procedure e obblighi contrattuali, ma non cancellare le conseguenze internazionali di un’operazione.
Un’operazione autorizzata da Washington potrebbe coinvolgere sistemi in un Paese terzo, infrastrutture condivise, società straniere o persino apparati governativi. Se un errore provocasse un danno significativo, il fatto che a eseguirla sia stata un’azienda privata non farebbe scomparire il problema politico e giuridico per gli Stati Uniti.
È il paradosso dei nuovi corsari digitali: lo Stato può delegare l’azione, ma non necessariamente può delegare le conseguenze.
La storia offre un precedente. Nel 1856 la Dichiarazione di Parigi abolì il privateering, chiudendo l’epoca in cui gli Stati potevano affidare a privati una parte dell’attività bellica marittima. Il contesto non è trasferibile al cyberspazio, ma la parabola dei corsari pone una domanda attuale: quanto a lungo è possibile affidare a soggetti privati una capacità coercitiva senza perdere il controllo delle sue conseguenze?
Trump non sta copiando i modelli di Russia o Cina, dove hacker privati, contractor, gruppi criminali e apparati statali interagiscono da anni in modo opaco. La differenza americana dovrebbe essere una catena di autorizzazione esplicita e governativa. Ma il confine fra settore pubblico e privato si sposta comunque.
La risposta arriverà nei prossimi mesi, quando i due dipartimenti incaricati dovranno trasformare il principio politico in procedure concrete. Sarà lì che si capirà se i «corsari digitali» diventeranno una nuova arma contro il cybercrime transnazionale o una fonte supplementare di rischio per la macchina di sicurezza americana. La scommessa di Washington è portare dentro la capacità dello Stato la velocità del mercato. Ma il mercato, a differenza di un’agenzia governativa, non è nato per esercitare il potere dello Stato.
Ed è proprio questa la linea che Trump sta iniziando a riscrivere.
L'articolo Trump sta trasformando il rapporto tra Stato, aziende e uso della forza nel cyberspazio proviene da Linkiesta.it.

Di intelligenza artificiale si inizia a parlare con quei toni solenni di solito associati alla religione e alla spiritualità. Le grandi aziende del settore parlano delle nuove tecnologie come della più grande invenzione della storia, qualcosa che potrebbe cambiare per sempre ciò che significa essere umani. Demis Hassabis, cofondatore di Google DeepMind, l’ha definita «la più importante invenzione che l’umanità farà mai». Alcuni ricercatori assegnano probabilità tutt’altro che trascurabili alla possibilità che una macchina possa arrivare a costruire da sola una versione più intelligente di sé entro pochi anni. Yann LeCun ha detto che l’enorme investimento finanziario nella corsa alla superintelligenza «è una grandissima stronzata». E per ora va benissimo così.
In alcuni casi il linguaggio si fa apocalittico, com’è normale che sia di fronte a una tecnologia in grado di sparare da sola e di bucare i sistemi di sicurezza di diverse aziende. Anche per questo c’è stato chi ha fondato una vera chiesa dedicata al futuro Dio dell’intelligenza artificiale. Un ingegnere di Google, dopo avere interagito con un chatbot che gli era sembrato dotato di coscienza, si è chiesto: «Chi sono io per dire a Dio dove può e dove non può mettere le anime?». E Ilya Sutskever, uno dei fondatori di OpenAI, è arrivato a bruciare simbolicamente un’effigie che rappresentava un’intelligenza artificiale non allineata con gli esseri umani, come in una sorta di rito medievale.
È dentro questa atmosfera che è intervenuta la Chiesa cattolica. Nell’enciclica Magnifica Humanitas, Leone XIV difende l’idea che l’essere umano occupi una posizione irriducibile nel creato e sostiene che le macchine, per quanto sofisticate, possano soltanto imitare alcune funzioni dell’intelligenza umana. È una visione che Sebastian Mallaby – autore del libro “The Infinity Machine: Demis Hassabis, DeepMind, and the Quest for Superintelligence” – prova a scandagliare in una lunga analisi su Foreign Affairs intitolata “God From the Machine. AI and the Future of Humanity” chiedendosi: siamo davvero sicuri che distinguere tra imitare l’intelligenza e possederla sia così semplice?
Il problema risale a molto prima delle ultimissime tencologie. Nel 1980 il filosofo John Searle propose il celebre esperimento mentale della «stanza cinese»: immaginiamo un uomo chiuso in una stanza che non conosce il cinese e che riceve istruzioni per manipolare simboli cinesi secondo precise regole. Dall’esterno, le sue risposte sembrerebbero quelle di una persona che comprende perfettamente la lingua. Ma l’uomo non comprende nulla: sta semplicemente applicando un insieme di istruzioni. Per Searle, era la dimostrazione che manipolare correttamente informazioni non equivale necessariamente a capire ciò che significano.
L’argomento è diventato uno dei pilastri della distinzione tra intelligenza artificiale e intelligenza umana. Una macchina può produrre una risposta convincente, riconoscere un volto, tradurre una frase o scrivere un saggio senza che questo significhi che provi qualcosa o che comprenda davvero ciò che sta facendo. Il corpo umano, ricorda Mallaby riprendendo un’obiezione dello scrittore di fantascienza Ted Chiang, non è un dettaglio trascurabile: «Avere un corpo è un prerequisito per avere emozioni». La disperazione, per esempio, non sarebbe separabile dall’esperienza fisica degli ormoni dello stress che attraversano il corpo.
È una distinzione intuitiva perché gli esseri umani nascono, soffrono, amano, si ammalano, muoiono; le macchine no, non sanguinano, non provano dolore e possono essere semplicemente spente. Esistono, scrive Mallaby, non dentro un universo morale ma dentro una matrice di ottimizzazione. Da questo punto di vista, si può sostenere che anche il più sofisticato modello di intelligenza artificiale resti soltanto una macchina che esegue operazioni straordinariamente complesse.
Anche il cervello umano è una macchina fisica. È fatto di materia biologica, obbedisce alle leggi della fisica e funziona attraverso impulsi elettrici e processi di elaborazione delle informazioni. «L’idea che la massa molle dentro il cranio contenga un’essenza ineffabile e non programmabile – la coscienza, lo spirito o qualcos’altro – può essere intuitivamente seducente. Ma dal punto di vista analitico è fragile», scrive Mallaby. E più l’intelligenza artificiale migliora, più quella distinzione diventa difficile da difendere. Gli ultimi modelli di IA non si limitano a consultare un gigantesco archivio di frasi e a scegliere meccanicamente quella successiva: costruiscono rappresentazioni matematiche dei concetti e delle loro relazioni, e possono associare parole, idee, emozioni e situazioni anche quando queste non sono mai state esplicitamente collegate nei dati di addestramento. Non significa che siano coscienti. Significa però che l’argomento «la macchina sta solo seguendo delle regole, quindi non può comprendere» diventa sempre meno risolutivo.
Quindi forse non arriveremo mai stabilire con certezza se una macchina abbia una coscienza. La buona notizia è che non abbiamo bisogno di risolvere questo problema per decidere come governarla. E anzi, concentrarsi troppo sulla domanda potrebbe farci perdere di vista quelle che sono già oggi le questioni più urgenti.
La Chiesa, nelle parole di Leone XIV, secondo Mallaby, ha ragione su una cosa fondamentale: l’intelligenza artificiale deve essere regolata. Può amplificare le disuguaglianze economiche, trasformare il mercato del lavoro, modificare il modo in cui impariamo, alterare le relazioni umane e rendere più facile l’uso della forza militare. Può perfino rendere più difficile stabilire chi sia responsabile di una decisione quando una parte crescente del processo viene affidata a una macchina.
Ma il Papa non inquadra per intero lo scenario. Magnifica Humanitas trascura alcuni elementi fondamentali. Ad esempio, invoca una gestione dei dati come «bene comune o condiviso», mentre il problema più urgente dovrebbe essere impedire che i dati vengano sottratti e utilizzati senza autorizzazione. E sul terreno militare l’enciclica afferma che «la decisione di usare la forza letale non può essere delegata a processi opachi o automatizzati», una posizione moralmente comprensibile ma che Mallaby nel suo breve saggio su Foreign Affairs considera difficile da applicare quando le macchine saranno in grado di prendere decisioni sul campo di battaglia più rapidamente e accuratamente degli esseri umani.
Per questo Mallaby trova almeno tre lacune nell’attuale risposta politica all’intelligenza artificiale. La prima lacuna riguarda la proliferazione. Se i modelli di IA più potenti finiranno per essere capaci di compiere attacchi informatici sofisticati, progettare nuove armi biologiche o svolgere altre attività oggi accessibili soltanto a Stati e grandi organizzazioni, il problema non sarà più soltanto chi controlla le aziende che li sviluppano: sarà che cosa succederà quando quelle capacità diventeranno disponibili in tutto il mondo, anche a criminali e terroristi. Per questo servirebbe arrivare a qualcosa di simile a un trattato di non proliferazione nucleare dell’intelligenza artificiale: un accordo internazionale che stabilisca che cosa gli Stati siano disposti a fare quando i modelli più pericolosi non saranno più nelle mani di pochi laboratori.
La seconda lacuna è economica. I sistemi fiscali dei Paesi occidentali sono costruiti anche sull’idea che il capitale serva a rendere più produttivo il lavoro umano. Per questo i governi hanno storicamente tassato il lavoro più del capitale. Ma se l’IA dovesse cominciare a sostituire i lavoratori anziché semplicemente aiutarli, questa impostazione rischierebbe di produrre l’effetto opposto a quello desiderato: tassare pesantemente il lavoro renderebbe infatti ancora più conveniente per le aziende sostituirlo con le macchine, proprio mentre diminuirebbero le entrate fiscali necessarie per sostenere chi perde il proprio impiego. Per ovviare a questo problema si potrebbe spostare una parte della pressione fiscale dal lavoro al capitale, introdurre forme di assicurazione salariale per chi viene sostituito e perfino distribuire ai cittadini una piccola quota della ricchezza generata dalle aziende di intelligenza artificiale.
La terza lacuna è quella che riporta Mallaby al punto da cui era partito: non sappiamo ancora abbastanza di ciò che accade dentro i modelli di intelligenza artificiale. È il problema dell’interpretabilità. I laboratori stanno cercando di capire come le reti neurali arrivino alle loro conclusioni, ma la ricerca è ancora lontana dal fornire una spiegazione completa dei processi interni dei sistemi più avanzati. E qui Mallaby rovescia l’argomento della Chiesa. Magnifica Humanitas sostiene che non possiamo conoscere il pensiero delle macchine perché nelle macchine non c’è un pensiero da conoscere. Ma forse è vero il contrario: se vogliamo controllarle, dobbiamo capire che cosa stanno facendo.
È probabilmente questo il punto più interessante dell’articolo di Foreign Affairs. Possiamo discutere all’infinito se le macchine abbiano una coscienza, ma nel frattempo l’intelligenza artificiale continuerà a entrare nel lavoro, nella finanza, nella guerra e nelle istituzioni. Non serve sapere se abbia un’anima per capire che ha già abbastanza potere da richiedere regole. «Le macchine non entreranno mai nel nostro universo morale – scrive Mallaby in conclusione del suo articolo – ma se gli esseri umani aspirano a controllarle, dobbiamo prima di tutto comprenderle».
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Nemmeno sulle corna, nemmeno sui libri letti sotto l’ombrellone, nemmeno sui chili, nemmeno sui centimetri si mente con la voluttà con cui si mente sui soldi. Ogni tanto qualcuno dice che gli americani come prima cosa ti chiedono quanto guadagni e noi no perché abbiamo il senso di colpa rispetto al denaro, e io penso che noi non lo chiediamo perché sappiamo che la risposta sarebbe una menzogna.
Non ho idea di quanto guadagni nessuna delle persone che conosco, non ce l’ho neanche se me l’hanno detto. Toccherebbe capire se mi hanno detto di più perché sono dei megalomani, o di meno per paura che poi gli toccasse pagare la cena. Di sicuro non dicono la verità, sui soldi.
Ho un’amica che ha iniziato a farsi il Mounjaro, le punture per dimagrire americane, che costano più di quelle danesi. L’amica insegna in un liceo. Quanto guadagna, una professoressa? Duemila euro? Come ce li ricavi, vivendo in una città, quattrocento euro al mese di Mounjaro su uno stipendio di duemila? Hai delle rendite e non me l’hai mai detto per paura che ti lasciassi pagare la cena? La verità, vi prego, sui soldi.
Ieri un’altra amica mi ha mandato una notizia stupenda. Ai concerti degli Oasis dell’anno scorso tutti, anche quelli che erano dietro le quinte e ci tenevano molto a farsi foto dalla cui angolazione si capisse che erano amici di Noel e Liam, avrebbero pagato il biglietto. È una cosa inconcepibile in Italia, dove nessuno che anche solo lavori nei giornali ha mai pagato i biglietti per sé o per dodici dei suoi più intimi amici.
Ho visto il panico in certi dietro le quinte perché Tizia o Caio, in virtù dell’essere famosi e quindi abituati a vedersi offrire di tutto, non solo si erano presentati al concerto aspettandosi di entrare gratis, ma si erano pure portati otto nipoti, quattro amici, nove colleghi. I Gallagher, dice la notizia, avevano una lista di invitati, ma voleva solo dire che ai loro invitati avrebbero trovato i biglietti, che quelli però poi pagavano.
Considerata la regola di Geri Halliwell – «Perché Estée Lauder mi manda le creme adesso che posso permettermi di comprarle?» – per la quale nessuno che potrebbe permetterselo paga mai, e che gli amici dei Gallagher sono abbastanza ricchi e famosi da non pagare più niente da anni, spero che nel documentario che andrà a Venezia ci saranno dei bei primi piani sulle facce degli invitati cui è stato detto «fanno duecento sterline». La verità, vi prego, sui soldi.
Sui social girano due pezzettini di interviste presentati come mirabolanti, in cui due attori famosi dicono la stessa cosa a due diversi intervistatori. Uno è Matthew Rhys, quello di “The Americans”. L’altro è Morgan Freeman. Tutti e due, a domanda su come scelgano i ruoli, rispondono: quelli che pagano meglio. Immagino venga considerata una notizia perché gli artisti sono considerati gente che ha per spirito guida l’ispirazione, mica la possibilità di pagarsi l’aereo privato.
Siano benedetti quei due, che dicono la verità sui soldi, una cosa che devi poterti permettere di fare: puoi farla se sai fare qualcosa, anche solo una cosa scema come recitare, non se la tua sussistenza dipende dal consenso. Non sentiremo mai un[‘]influencer dire che le sue sponsorizzazioni sono quelle che pagano meglio: sono sempre prodotti che rispecchiano la sua identità e che consumerebbe anche senza retribuzione e con cui si sente in grande sintonia, mai aziende col budget più grosso.
Se dipendi dal consenso non puoi mai mai mai far vedere che ci tieni ai soldi, perché l’umanità ha un problema di memoria a breve termine e proprio non riesce a tenere a mente che esistono i ricchi e i poveri, se ne stravolge ogni volta. È tutt’uno scandalizzarsi perché i posti alla roba di Dolce e Gabbana alla quale Matteo Renzi e Katy Perry hanno passato la serata insieme (un evidente film postumo di Robert Altman) costavano migliaia di euro e noi a controllare i prezzi quando facciamo la spesaaaa. Chissà in che misura calerebbero i prezzi della verdura che compro, se i posti alle serate tamarre per ricchi costassero meno.
Ma che la verità non si possa dire sui soldi è chiarissimo a chi non ha lasciato la carriera politica nel passato, come Renzi e Justin Trudeau, e vuole invece farla nel futuro, come Alexandria Ocasio-Cortez, che dopo il primo post sul surgelamento degli ovuli ha fatto delle storie rispondendo a chi le chiedeva dei costi.
Ha spiegato i prezzi, che per gli stipendi americani sono invero bassini: la farmacia le aveva fatto un preventivo di ottomila dollari per le punture ma la sua assicurazione non le copre, e – come spesso accade negli Stati Uniti – a pagare direttamente costavano molto meno. Tremila e cinquecento di punture, e quattromila e cinquecento per l’intervento di asportazione degli ovuli. Più milleduecento per ogni anno in cui te li tengono in freezer.
Ho risparmiato tutta la vita per potermelo permettere, aveva detto, e io già lì trasecolavo: fai la deputata e hai risparmiato tutta la vita per pagare una cifra che guadagni in due settimane. Poi si è messa a fare un video al giorno in cui si fa le punture nella pancia come le influencer si pittano la faccia: perché la psicologia sociale le ha convinte che, se compi un’azione mentre parli, la gente ti ascolterà fino in fondo per vedere l’azione conclusa. (Che peccato essere morti per quando gli storici analizzeranno le convinzioni dementi di quest’inizio secolo: sarà divertentissimo).
In uno di questi video l’ho sentita dire che le generazioni precedenti si erano comprate casa, ma loro poveri millennial no, perché i soldi con cui avrebbe dato l’anticipo sul mutuo lei li investe nella sua fertilità. C’è una ragione se parlare con la telecamera del telefono è la modalità preferita d’ogni genere di piazzista: nessuno ti contraddice. Nessuno ti dice: Alexandria, ottomila dollari non bastano neanche per l’anticipo d’un garage. Sono disposta a pagare, per la verità sui soldi. Sono disposta a offrire la cena per sempre a qualunque amica mi confessi che con quel che guadagna dal suo lavoro dovrebbe vivere sotto i ponti ma invece è in questo albergo sul mare perché ha rendite familiari. Sono disposta a votare il primo che dica la verità sui soldi. Ma so già che non succederà.
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C’è una ragione profonda per cui l’Italia politica ferragostana si appassiona alle esplosioni di Pomezia e non a quelle di Colleferro e gli attentati a fin di bene di Lavitola a Ranucci suscitano un irresistibile rigurgito di passione civile nella destra ex-lavitolitana e nella sinistra ranucciana, mentre il non ancora qualificato incidente nello stabilimento KNDS Ammo Italy (ex Simmel Difesa) di Colleferro – un’esplosione terrificante, con palla di fuoco alta cento metri, dicono le cronache – non suscita che una sorvegliatissima indifferenza bipartisan, come se si fosse incendiato il deposito di un ferrivecchi.
La bomba di Pomezia consente alla destra e alla sinistra di muoversi – cioè di accusare e difendersi – all’interno di uno schema consolidato e familiare, che non obbliga a rinnegare niente, ma a sacrificare qualcosa o qualcuno di rinunciabile o di indifendibile, senza cambiare nulla né del copione, né della morale di quella eterna opera dei pupi, che è la mitografia fondativa dell’Italia bipolare.
Così la destra scopre oggi in Lavitola l’imbroglione che è sempre stato – anche quando trafficava con senatori e scoop-patacca, a maggior gloria della Real Casa di Arcore – per inchiodare Ranucci alle millanterie dinamitarde del suo amico, confidente, informatore e Rasputin politico.
Così la sinistra scopre e censura con ritardo le amicizie e vanità imbarazzanti di Sigfrido, ma distingue l’errante dall’errore e si guarda bene dall’esigere da lui le espiazioni morali pretese dagli altri coglioni a loro insaputa del campo avverso, che non potevano non sapere.
Eppure, a uno sguardo onesto – quello che nell’Italia bipopulista non ci si può permettere, né si può ad altri consentire – dalle relazioni pericolose tra il campione dei buoni e quello dei cattivi, bomba d’amore compresa, emerge l’irresistibile somiglianza – similis cum similibus – del cosiddetto giornalismo di inchiesta di Ranucci, indomabile eroe della resistenza antiberlusconiana, con quel mix di dossieraggi, dicerie, falsi d’autore e suggestive verosimiglianze costruite ad arte, che aveva fatto la fortuna di Valterino alla corte di Berlusconi e dei suoi gazzettieri. Sono due gocce d’acqua, semplicemente di colore diverso.
Rispetto all’esplosione di Colleferro il silenzio bipartisan è invece d’ordinanza, perché qualunque parola dovrebbe contemplare un’ipotesi che destra e sinistra continuano pregiudizialmente (e pateticamente) a escludere, cioè che la guerra di aggressione della Russia all’Europa abbia ampiamente oltrepassato i confini dell’Ucraina e che anche lo stabilimento di Colleferro, che produce esplosivi e munizioni, in particolare quelle da 155 millimetri destinate all’esercito ucraino, possa essere finito nel mirino del Cremlino.
Visto che una coincidenza è una coincidenza, ma molte coincidenze fanno prima un indizio e poi una prova, quello di Colleferro non è, dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina del 2022, il primo stabilimento militare impegnato nelle forniture a Kyiv ad avere registrato incendi e esplosioni. Ci sono molti precedenti in Bulgaria, Repubblica Ceca, Spagna, Polonia e Regno Unito. Un po’ troppi, visto che si tratta di siti produttivi protetti da massime misure di sicurezza.
L’inesistenza di un pericolo russo è l’imprescindibile presupposto del racconto pacifista e pacificato dell’Italia bipopulista. Qualunque cosa riconduca ad esso e palesi, in modo pure eclatante, non la semplice incombenza del pericolo, ma lo svolgimento di un programma di aggressione minuziosamente organizzato, deve essere esorcizzato come un fantasma partorito dalla fantasia bellicista dei fanatici dell’escalation militare, dei sabotatori della pace possibile e dei fomentatori del pregiudizio russofobo.
Chissà a quale esito giungeranno le indagini sull’esplosione di Colleferro, ma possiamo essere abbastanza sicuri che nell’Italia pacifista anche l’ipotesi di un attentato sarebbe ricondotta alla responsabilità della criminalità comune, come nella Sicilia degli anni ‘60, in cui la mafia ufficialmente ancora non esisteva, gli avvertimenti e gli omicidi delle cosche venivano rubricati come questioni private di corna o di onore.
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Altro che economia o politica estera, il vero capolavoro di Giorgia Meloni è un altro. Una legge elettorale – ammesso e non concesso che vada in porto – che obbliga le coalizioni a indicare il nome del premier nel programma. Questo meccanismo ingrippa il cosiddetto campo largo perché lo costringe alle primarie. Se non ci fossero in campo ambizioni personali smisurate e ego sovraeccitate, si arriverebbe a un accordo su un nome; ma in assenza di quelle condizioni i gazebo non sembrano evitabili.
D’altronde, il punto dolente è che un terzo nome non viene fuori. E tutti i leaderini si preparano a correre per fare pubblicità al proprio partito: una logica politicamente demenziale. È chiaro a tutti che il problema dei capi del campo largo è questo e solo questo. Non si pensa ad altro. La discussione sulle regole delle primarie perciò è molto più delicata di quella sul mitico programma, che alla fine sarà un documento che terrà dentro tutto e il suo contrario. E comunque, piaccia o non piaccia, è molta la gente che va a votare per il leader più che per i pezzi di carta.
Ora, le primarie sono lo strumento più divisivo che esista. Una campagna elettorale senza esclusione di colpi che lascia detriti, malanimo, desideri di rivincita. Solo in un caso furono un formidabile propellente per il vincitore: quello di Romano Prodi, trionfatore annunciato e simbolo di un’inedita sintesi di diverse culture politiche di governo.
Ma oggi nulla ricorda quella stagione. C’è una coalizione nella quale è fortissima la competizione tra i leader di Partito democratico e Movimento 5 Stelle e rispettivi apparati, che per di più si innesta su un’annosa sfiducia reciproca tra i rispettivi elettorati. Per questo, molti prevedono che alle elezioni un pezzo di elettorato contiano non sosterrebbe Elly Schlein o che viceversa un pezzo di elettori dem e centristi non voterebbe Giuseppe Conte. Risultato: vince Meloni. È una previsione, non una certezza.
Che però dovrebbe essere sufficiente per i due partiti per rendersi conto che l’eventualità di andare a sbattere è alta. Dovrebbe soprattutto rendersene conto Schlein e gli strateghi che le sono vicini: perdere contro Conte, tra le altre cose, sarebbe un colpo micidiale per il Pd. Perché Conte candidato premier trainerebbe il M5S a percentuali importanti, sottraendo inevitabilmente voti a un partito guidato da una segretaria sconfitta. Verosimilmente, ma forse è già tardi, se il Nazareno si rendesse indisponibile a montare i gazebo, l’avvocato dovrebbe farsene una ragione.
Intanto, nello scontro tra i due big, il film che stanno realizzando i vari centristi per ora è abbastanza penoso. Non solo perché come al solito ci sono troppi galli a cantare ma per una ragione politica. Se il più lontano dai centristi-riformisti è – e non può non essere – l’avvocato del populismo, se si presentano uno o due di loro rischiano di favorirlo dato che toglierebbero voti alla segretaria del Pd. Il doppio turno eliminerebbe in parte questo problema (e infatti l’avvocato non lo vuole) anche se non si può escludere il rischio che al ballottaggio Schlein arrivi seconda, dunque già ammaccata.
Alla fine, dunque, il problema non sarà soltanto stabilire il nome del vincitore. Sarà capire che cosa resta della coalizione dopo le primarie. Dopodiché, vinca chi deve vincere. Che potrebbe non essere necessariamente il migliore.
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Il 15 agosto 2025 il presidente russo Vladimir Putin, all’epoca già ricercato dalla Corte penale internazionale e osteggiato dalla maggior parte dell’Occidente, mise piede sul suolo americano, ricevette un’accoglienza da tappeto rosso e si presentò al fianco del presidente degli Stati Uniti Donald Trump da pari a pari. L’Ucraina era assente. Sostenere Kyjiv sembrava costoso; negoziare con Mosca veniva presentato come più pratico. Il vertice non produsse né un cessate il fuoco né un accordo di pace, eppure Putin ottenne una riabilitazione pubblica senza fare alcuna concessione. Un anno dopo, la Russia ha trasformato il vertice in un proprio prodotto. È stata persino depositata una domanda di registrazione del marchio per un profumo chiamato «Spirit of Anchorage», l’etichetta preferita dal Cremlino per definire l’intesa che, secondo quanto sostiene, Trump e Putin avrebbero raggiunto in Alaska. Eppure non c’era alcun accordo da imbottigliare, nessuna pace da commemorare e nessuna svolta strategica da preservare – solo un’atmosfera. Mentre la sostanza evaporava, la Russia ha conservato il profumo.
La domanda ora non è se Trump sia passato da Putin a Volodymyr Zelenskyy. Non l’ha fatto. La domanda è questa: che cosa può offrire ciascuna delle parti a un presidente che vuole trasformare la politica estera in una transazione da portare a termine? Mosca offre accesso, energia e accordi geopolitici. Kyjiv offre tecnologia collaudata in combattimento e know-how industriale. Entrambe le cose potrebbero essere utili a Trump; nessuna delle due, però, dovrebbe confondere l’utilità con l’impegno.
Prima di incontrare Putin, Trump aveva già inquadrato le relazioni tra Stati Uniti e Ucraina in termini commerciali. All’inizio del 2025 aveva esercitato pressioni su Kyjiv affinché firmasse un accordo sui minerali che avrebbe garantito agli Stati Uniti un ritorno tangibile sul proprio sostegno. In Ucraina, la proposta ha suscitato timori che il paese potesse essere nuovamente trattato principalmente come fornitore di materie prime, piuttosto che come partecipante a catene di produzione a più alto valore aggiunto.
Il rapporto emergente in materia di difesa segue la stessa logica, ma cambia ciò che l’Ucraina può offrire. Kyjiv apporta sistemi collaudati in combattimento, dati dal campo di battaglia e un ciclo di innovazione plasmato dal costante adattamento alle contromisure russe – capacità che gli Stati Uniti non possiedono ancora con la stessa rapidità o su scala comparabile. I due paesi stanno portando avanti piani per la produzione congiunta di droni, tra cui uno stabilimento negli Stati Uniti che utilizzerà la tecnologia ucraina.
Sei produttori ucraini hanno aderito al programma Drone Dominance del Pentagono, nell’ambito del quale i loro sistemi saranno testati in base ai requisiti statunitensi e, per gli ordini futuri, prodotti attraverso partnership americane. L’Ucraina prevede di produrre tra i sei e i sette milioni di piccoli droni d’attacco nel 2026. Entro febbraio 2027, il programma da 1,1 miliardi di dollari del Pentagono ne avrà ordinati meno di 200.000.
Gli Stati Uniti mantengono vantaggi schiaccianti in termini di capitale, componenti e capacità industriale, ma restano indietro di anni rispetto all’Ucraina nella produzione di questa categoria di armi al ritmo richiesto in tempo di guerra. Washington sta cercando di convertire l’esperienza acquisita dall’Ucraina sul campo di battaglia in capacità americane. Ciò potrebbe creare un’interdipendenza pratica senza produrre un allineamento strategico. L’Ucraina potrebbe diventare più preziosa per Trump, ma non più sicura.
La partnership emergente offre a Kyjiv un’ulteriore fonte di leva a Washington, lasciando però condizionato il rapporto di base: il sostegno americano rimane legato a ciò che l’amministrazione può presentare come un accordo. Sullo sfondo di una cooperazione migliorata e di un clima crescente di fiducia e apertura tra le aziende della difesa americane e ucraine, ci si potrebbe aspettare un atteggiamento più positivo nei confronti del sostegno agli interessi ucraini nei negoziati.
Alcuni avrebbero persino potuto aspettarsi che Trump decidesse di mettere in pratica il proprio slogan elettorale, «pace attraverso la forza», e diventasse un leader statunitense filo-ucraino e atlantista. Tuttavia la logica della sua presidenza e le sue priorità personali contraddicono qualsiasi posizione “filo”. L’attuale presidente degli Stati Uniti non può avere un orientamento filo-ucraino o filo-russo: Donald Trump può essere solo filo-Trump, anche se alcuni potrebbero obiettare che non sia nemmeno sempre filo-americano.
Alla luce di ciò, qual è l’obiettivo di Trump nella sua politica nei confronti sia della Russia sia dell’Ucraina? Il persistente profumo di Anchorage che aleggia nel ministero degli Affari esteri russo ha indotto i suoi membri a credere che Trump voglia ingraziarsi Putin ed entrare a far parte del club degli autoproclamati machi sulla scena politica mondiale. L’appartenenza a questo club comporterebbe petrolio a basso costo e l’attuazione del pacchetto da 12 trilioni di dollari di Kirill Dmitriev per i progetti di sviluppo artico.
Questa linea di pensiero si inserisce inoltre perfettamente nella strategia volta a persuadere la Russia a opporsi alla Cina in un futuro scontro di egemonie, attualmente promossa da Elbridge Colby. Anche se la leadership russa non sostenesse questa idea, la utilizzerebbe comunque per attirare l’attenzione degli Stati Uniti su Mosca. Dal punto di vista dell’Ucraina, invece, la recente cooperazione, attiva e in gran parte produttiva, ha dato l’impressione che gli Stati Uniti non volessero più semplicemente «impedire all’Ucraina di perdere».
Sembrava che Washington fosse pronta a investire sia negli attuali progetti militari sia nella ricostruzione postbellica. È stato fatto molto lavoro per raggiungere un accordo sui metalli delle terre rare, creare un fondo per la ricostruzione e proseguire il dialogo sulla possibilità di produrre su licenza i missili PAC-3. Poiché gli americani non possono mostrare debolezza nei confronti della Cina, c’era la speranza che continuassero a sostenere attivamente il loro partner in Europa.
Tuttavia la verità è più semplice, proprio come la stessa politica estera di Trump. Ha semplicemente bisogno di un accordo. Non importa più molto chi uscirà vincitore dalla guerra e in quali condizioni. Se si tratta di un vero accordo che Trump possa firmare e che porti il suo nome, quell’accordo andrà bene per il presidente americano. Potrebbe essere utilizzato da Trump per rivendicare ancora una volta il premio Nobel per la pace.
Un accordo gli consentirebbe inoltre di dimenticarsi di questa parte del mondo – proprio come non ha reagito alla violazione dell’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas e come si è dimenticato della ripresa della guerra tra il Congo e il Ruanda o tra la Thailandia e la Cambogia. La durata di un trattato, l’adesione ai suoi principi o il lungo processo di costruzione di relazioni tra ex avversari interessano ben poco a questa amministrazione.
Un effimero spirito di Anchorage potrebbe risiedere nella politica della doppia pressione. Per ammissione dello stesso Trump, l’incontro con Putin in Alaska non ha avuto successo. A seguito di esso, non si è registrato alcun progresso su nessuna delle varie iniziative proposte dalla parte russa. L’incontro potrebbe comunque aver prodotto un risultato: un certo raffreddamento delle relazioni degli Stati Uniti con l’Ucraina. Un anno fa Kyjiv aveva appena iniziato a instaurare normali rapporti bilaterali con la nuova amministrazione statunitense.
A un anno dal vertice in Alaska, persiste lo stesso tipo di situazione indefinita che prevaleva allora. Da un lato, la Russia deve affrontare nuove sanzioni, mentre i suoi partner devono fare i conti con nuovi dazi e restrizioni commerciali. Dall’altro lato, l’Ucraina potrebbe ritrovarsi priva di difesa antibalistica durante l’inverno più difficile del periodo bellico. Come nell’estate del 2025, oggi permane la pressione su entrambe le parti affinché raggiungano un accordo il più rapidamente possibile. Non esiste ancora un piano strategico per l’attuazione di tale accordo e permane l’incertezza su ciò che la Casa Bianca intenda ottenere.
La dott.ssa Lesia Bidochko è policy fellow presso l’European Policy Institute in Kyiv (EPIK), ricercatrice non residente presso l’European University Viadrina di Francoforte sull’Oder e docente di scienze politiche presso la National University of Kyiv-Mohyla Academy.
Oleksandr Kraiev è direttore del programma Nord America presso il Consiglio per la politica estera «Ukrainian Prism» di Kyjiv e docente senior di relazioni internazionali presso la National University of Kyiv-Mohyla Academy.
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Sono trascorsi diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi. Il delitto ha una data; il suo processo mediatico sembra non conoscere né conclusione né giudicato. Televisione e social chiedono continuamente al pubblico di scegliere: Alberto Stasi o Andrea Sempio, innocente o colpevole. Ma la cronaca giudiziaria non è un referendum e la verità non si misura con lo share. Stasi è stato condannato in via definitiva a sedici anni. L’affidamento in prova ai servizi sociali è una modalità di esecuzione della pena, non un’assoluzione e neppure l’effetto della nuova indagine. Sempio è indagato nell’inchiesta della Procura di Pavia, che lo considera il presunto autore dell’omicidio. Al momento in cui scrivo, non è imputato, non è stato rinviato a giudizio, si dichiara innocente e gli accertamenti proseguono. La difesa di Stasi prepara una richiesta di revisione, ma una revisione annunciata non è una revisione ammessa e non cancella automaticamente una sentenza.
Criticare un giudicato è legittimo. Gli errori giudiziari esistono e il giornalismo deve controllare anche la magistratura. Ma la giustizia non si corregge sostituendo un colpevole giudiziario con un colpevole televisivo. Per capire il cortocircuito, basta osservare come cambiano le parole. Una compatibilità diventa un’identificazione; una traccia diventa una prova; una lettura accusatoria diventa una confessione. Frammenti autentici possono così produrre un racconto complessivamente deformato.
La perizia genetica ha riesaminato i dati ottenuti nel 2014 dai margini ungueali di Chiara, perché il materiale originario era stato consumato dalle precedenti analisi. Sono emersi aplotipi maschili del cromosoma Y, misti e parziali, compatibili con Sempio o con altri uomini della sua linea paterna. È un dato importante, ma non identifica una persona. Non permette neppure di stabilire con rigore quando e come quel materiale sia stato depositato, né se derivi da contatto diretto, trasferimento secondario o contaminazione. Sminuirlo sarebbe scorretto; presentarlo come «il Dna dell’assassino» lo è altrettanto.
Lo stesso metodo vale per l’impronta 33. I consulenti della Procura e quelli di Stasi la attribuiscono a Sempio; i tecnici della sua difesa e quelli della famiglia Poggi contestano, con argomenti differenti, l’attribuzione o il collegamento con la dinamica dell’omicidio. Il test specifico eseguito nel 2007 per la ricerca di sangue umano diede esito negativo, mentre la difesa di Stasi ha proposto una diversa ricostruzione. L’impronta non è databile. Attribuzione, datazione e significato criminologico sono tre problemi distinti. Comprimerli nella parola «prova» non semplifica: altera. Anche alcune frasi intercettate nell’automobile di Sempio sono interpretate in senso accusatorio dalla Procura e ritenute prive di natura confessoria dalla difesa. Riferire entrambe le letture è cronaca. Chiamarle direttamente «confessione» significa promuovere la tesi di una parte a verità accertata.
Qui entra in gioco la deontologia. Non è un freno alla libertà di stampa né un espediente per evitare querele: è la struttura professionale della notizia. Il Codice deontologico impone accuratezza, completezza, verifica delle fonti e rispetto della presunzione di non colpevolezza. Prescrive inoltre di distinguere tra cronaca e commento; accusa e difesa; pubblico ministero e giudice; indagato, imputato e condannato; provvedimenti definitivi e non definitivi.
Non sono sottigliezze. Scrivere «secondo la Procura» chiarisce chi sostiene una ricostruzione. Precisare «consulenza di parte» ne indica origine e valore. Il condizionale non indebolisce una notizia: comunica onestamente il grado di certezza raggiunto. Essere super partes non significa assegnare lo stesso peso a ogni voce, ma dichiarare origine, limiti e forza dimostrativa di ciascun elemento.
È esattamente contro le scorciatoie della suggestione che ho scritto “Cento tecniche segrete del giornalista investigativo. Domande, strategie e consigli pratici per arrivare alla verità”. Il titolo parla di segreti, ma quello più importante è forse il meno cinematografico: non innamorarsi mai della propria tesi. Il manuale traduce in strumenti concreti il metodo già sviluppato in “Giornalismo investigativo e d’inchiesta”, pubblicato nel 2025 dall’Ordine nazionale dei giornalisti e dalla Fondazione sul giornalismo italiano Paolo Murialdi. Il principio è semplice: separare sempre il dato, la fonte, l’interpretazione e ciò che quel dato consente realmente di concludere.
Tra le cento tecniche c’è quella dei Tre Perché, che obbliga il giornalista a superare la spiegazione più comoda. Applichiamola a una frase diventata un classico di molte pseudo-inchieste: «Qui nessuno parla: hanno paura». Perché il silenzio dovrebbe dimostrare la paura? Perché escludere pudore, diffidenza, stanchezza, tutela legale o semplice indisponibilità? Perché una supposizione del cronista dovrebbe diventare la conclusione del servizio?
Se a queste domande non seguono fatti verificabili, non è stata scoperta l’omertà: è stato attribuito arbitrariamente un significato al silenzio. «Nessuno parla perché tutti hanno paura» è una suggestione a buon mercato venduta come inchiesta. È anti-giornalismo, perché trasforma l’assenza di risposte nella conferma della tesi che non si è riusciti a dimostrare. Il giornalismo investigativo non riempie i vuoti con l’immaginazione: li rende visibili e, quando non può superarli, ha l’onestà di dichiararli.
Il processo mediatico premia invece la certezza immediata. Una stessa fonte, rilanciata da programmi, siti e profili social, sembra diventare un coro di conferme indipendenti. Nascono tifoserie che non esaminano più gli elementi, ma difendono una narrazione. Non serve un complotto per deformare un caso: basta un sistema che remunera le certezze e considera il dubbio una debolezza.
Al centro dovrebbe tornare Chiara Poggi. Tutelare la presunzione di non colpevolezza di Sempio non significa assolvere Stasi; ricordare la condanna definitiva di Stasi non impedisce di analizzarla criticamente; rispettare la famiglia Poggi non autorizza a indicare un nuovo colpevole prima del giudice. Il pubblico non ha bisogno di un magistrato senza toga, di un detective da salotto o di un cronista che scambi i punti esclamativi per prove. Ha bisogno di professionisti capaci di spiegare che cosa è accertato, che cosa è contestato, chi sostiene ogni tesi e che cosa ancora non sappiamo. Il bravo giornalista non è quello che arriva per primo a un colpevole. È quello che, per arrivare alla verità, non sacrifica nessuno lungo la strada.

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Mentre scorrono i titoli di coda e le luci non sono ancora state accese e il buio della sera è intatto, lascio la fila di sedie del cinema all’aperto.
Sulla retina mi sono rimaste impresse – sovrapposte, eppure vivide – immagini di distruzione. Edifici disintegrati dalla guerra, edifici mutilati, muri anneriti dalle esplosioni. Edifici di nuova costruzione, in cemento.
Osservare rovine che non appartengono a un remoto passato sembra assurdo. Un controsenso, uno spreco, una presenza – o un’assenza – innaturale. Mi sono lasciato dietro il baracchino della biglietteria e sono fuori, in strada, eppure sento risuonare le parole che poco fa mi venivano incontro dallo schermo. “Odio il cemento, perché il cemento è arido. Su un edificio di cemento non cresce nulla, e non appartiene al mondo naturale”.
Nella grande piazza simmetrica, l’obelisco indica il cielo. Salgo su un taxi, do l’indirizzo e la macchina si muove nella sera inoltrata, lungo la direttrice nord-sud. Mentre i pensieri non riescono ad allontanarsi dalle immagini e dalle voci del documentario Architecton del regista russo Victor Kossakovsky, la macchina si muove per la città che il cemento ha reso abnorme, la città delle palazzine e dei palazzinari, delle borgate e dei quartieri oltre il Raccordo, oltre la cintura dell’Agro, oltre i confini – a forza.
Non è successo solo qui. Durante il boom edilizio del Novecento, l’Italia intera è stata sommersa da una colata di cemento. Edifici, infrastrutture: sono sorti in tutto il Paese, con la violenza della fame.
Era la fame di costruire, riempiendo il vuoto lasciato dalla guerra. Ed era la fame di speculare, estraendo valore dallo sfruttamento del territorio.
Oggi quel cemento si è deteriorato, e così ha svelato quanto fosse scarsa la sua qualità. Quale errore sia stato consegnarsi alla violenza di quella fame. Anche perché, oltre ai danni che il cemento subisce, c’è da mettere in conto la difficoltà di smaltirlo. Invece, la pietra è eterna. E il legno, che eterno non è, si smaltisce facilmente.
Abbiamo abusato del cemento nel tirar su le città degli ultimi ottant’anni, e nelle città abbiamo concentrato sempre più persone. L’insostenibilità è pesante come una coperta che non riusciamo a toglierci di dosso, e ci soffoca.
C’è una Roma della Pietra, che testimonia la sua eternità millenaria, e c’è una Roma del Cemento, che poggia le fondamenta sull’effimero. E io sto attraversando queste due città, io che non conosco la consistenza della pietra né quella del cemento. Io che sono nato e cresciuto qui e poi sono andato via – sono andato lontano. Io che conosco la consistenza impalpabile dei flussi di capitale, gli input intangibili che muovono denaro sulle dorsali delle transazioni finanziarie.
Mi chiamo Massimo De Ruggero, io. Ho cinquantacinque anni, il vestito scuro, la camicia bianca, un doppio passaporto. Per molti sono un uomo dell’alta finanza. Per i pochi che mi conoscono davvero, sono una delle menti che tessono la trama nascosta di un piano di dominio. Appartengo alla cerchia di invisibili impegnati in una guerra che non fa rumore. Una guerra per la supremazia dell’Occidente, per conservare l’equilibrio, lo stato di cose presente. Combattiamo una guerra contro l’entropia, contro la disgregazione inevitabile della realtà. Sì, abbiamo il potere che non ama i riflettori, l’unico potere che conta.
Ci chiamano i Diavoli.
Al centro dei mercati finanziari, ai vertici delle grandi banche d’affari, sull’onda più alta dei flussi di capitale, scongiuriamo crisi, sventiamo catastrofi, differiamo apocalissi. Sosteniamo la necessità del male minore per scampare al male più grande. Abbiamo inondato l’Occidente con un diluvio di cartamoneta quando il sistema del credito era inaridito, ai tempi della grande crisi finanziaria del 2007. Abbiamo abbassato i tassi d’interesse. Abbiamo attaccato i debiti sovrani e ancorato titoli di Stato allo zero. Inganniamo e manipoliamo. Nessun aspetto della vita umana elude il nostro controllo.
I giorni svaniscono. Il tempo procede secondo una direzione precisa: da ieri a oggi, da oggi a domani. Gli imperi collassano. Gli uomini invecchiano. Le alleanze si frantumano. Il moto disperde energia, l’energia si trasmette inderogabilmente da un corpo più caldo a uno più freddo. L’entropia cresce, il disordine aumenta. Dalle galassie nel vuoto cosmico fino ai corpi umani sui marciapiedi intorno a me: tutto si corrompe, trascinato dal divenire.
Ho vissuto per oppormi a questo principio, per arrestare il Tempo – annullare la dispersione d’energia, dipanare il segreto dell’eternità, risolvere l’arcano del moto perpetuo. Di tanto in tanto, eventi non considerati mi ricordano la natura utopica del mio sforzo. Forse anche il mio progetto mostra delle crepe, di certo anch’io invecchio. Io, Massimo De Ruggero, un tempo al vertice della grande banca, oggi invisibile argine che contiene le spinte irrazionali dell’Occidente.
L’auto imbocca la consolare, scivola silenziosa tra i grandi volumi dei palazzi addossati l’uno all’altro. Pubblicità luminose, alberi scuri, l’asfalto crepato che fa sobbalzare.
Il tassista rallenta e accosta, senza spegnere il motore, in corrispondenza dell’indirizzo che gli ho dato. Lascio una mancia generosa e scendo, senza rispondere all’augurio di una buona serata.
L’edificio su cui sollevo lo sguardo è spettrale nella sua decadenza. Sta un passo indietro rispetto alla strada, con la sua ampia parete a vetri che deforma le luci dei lampioni e con i suoi tetri piani di cemento.
Fu realizzato negli anni Cinquanta, su progetto dello stesso architetto che poi avrebbe progettato un ponte di Genova diventato famoso, il viadotto Polcevera. Nessuno lo chiama così, da quand’è diventato famoso – da quando il ponte è crollato, il 14 agosto 2018, togliendo la vita a quarantatré persone e lasciandone oltre cinquecento senza casa.
Il nome di questo edificio, invece, è rimasto lo stesso nella fatiscenza e ancora è annunciato, in verticale, su un margine della facciata. Un nome che è un paradosso, a guardare il palazzo da così vicino: cinema Maestoso.
Come il cemento si corrompe e dà forma a una rovina, così l’uomo deperisce fino a sgretolarsi. Usare un materiale piuttosto che un altro misura l’ambizione della prospettiva. Come gli architetti si impegnano a innalzare costruzioni solide, così i Diavoli sono custodi dell’ordine costituito.
Dall’ombra, accanto all’ingresso, viene fuori la figura di un uomo. Mi fa cenno.
Lo avvicino, e l’uomo dice, in fretta: «Tutto a posto, signore. Per quanto strana fosse la sua richiesta, mi hanno detto di farla entrare. Prego, di qua…». Poi mi precede all’interno dell’edificio. Lo seguo, e passo di fianco alla biglietteria in disuso. Do un’occhiata distratta ai manifesti dei film, sulle pareti dell’atrio – locandine del 2018 che sembrano vecchie di decenni.
L’uomo mi fa strada fino a una grande sala. Si sposta di lato e mi guarda, come per interpretare la mia espressione. Mi alleno da una vita all’imperturbabilità. E poi qui regna la penombra.
Chiedo di essere lasciato solo, e l’altro annuisce: «Pochi minuti, però». Lo vedo allontanarsi, la porta antincendio si chiude.
Mi volto verso lo schermo enorme, spento, incapace di illuminare la distesa di poltroncine. E a passi misurati, quasi solennemente, vado a sedermi nell’ultima fila. Ritrovo il tessuto sdrucito della poltroncina – contatto morbido, familiare.
Quanti pomeriggi, quante sere, ho trascorso in questo cinema… Non saprei immaginare un numero, io che vivo di numeri. So che lo chiamavo il mio cinema, e che ero un ragazzino, nell’Italia innamorata dell’America reaganiana. Venivo a vedere immagini proiettate direttamente dalla Hollywood di quegli anni. Ero con gli acchiappafantasmi che riportavano New York fuori dal caos. Andavo avanti e indietro nel tempo con Marty McFly, con Doc e con la DeLorean. Facevo manovre coraggiose sui caccia in volo, e mi aggiustavo i capelli con le mani per avere il taglio di Tom Cruise. Avverto una stretta al cuore – la nostalgia si prende sempre più confidenza di quanta gliene accorderesti. Poi un rumore improvviso mi fa trasalire, e allora mi guardo attorno sforzando gli occhi. «C’è qualcuno?», domando. La sensazione insopportabile di essere colto di sorpresa.
La sala però risponde col silenzio. Tutto è immobile. Resto in attesa, per un tempo che mi sembra durare troppo a lungo. Finché in effetti una voce riempie l’aria, sfruttando l’acustica della sala. «È un buon investimento», dice, da qualche parte di fronte a me. Ha parlato in inglese, ma ho riconosciuto l’accento della East Coast.
Mi volto in direzione della voce, e distinguo a fatica qualcuno in piedi, tra il fondo e la metà della sala. Un uomo dai lineamenti che si confondono, nella quasi assenza di luce. Ma si vede com’è vestito: lo stile è quello appariscente dei vecchi finanzieri della Wall Street anni Ottanta. Le righe vistose della camicia macchiano di colore l’uniformità dell’ambiente in penombra. Le bretelle, evidenti, mi ricordano chissà perché le cinture di munizioni che fasciavano John Rambo. Scrollo la testa. «Pensavo di aver comprato il diritto di stare da solo in questo posto…».
Non mi muovo, seduto sulla poltroncina. Né si muove lui – in piedi, laggiù. «Non rimproveri i suoi interlocutori. Io per certi versi, qui…», e con un ampio, teatrale gesto della mano abbraccia l’ambiente, «…sono di casa». «Avrei detto che fosse newyorkese». «Quelli come noi sono di casa ovunque si possano far soldi». Socchiudo gli occhi, quasi per diradare l’oscurità che copre come una nebbia il viso dell’uomo. Non rispondo, mi limito ad accentuare la pressione del tacco sul pavimento.
«Faccio finanza anch’io», prosegue l’Americano, «da più tempo di lei. E la seguo da molto…». Con un gesto svelto, addirittura performativo, estrae dalla tasca un grosso sigaro e lo punta verso di me. «Massimo De Ruggero, classe 1969, nato proprio qui, a Roma. Appena ha potuto, ha lasciato l’Italia e ha fatto fortuna a Londra. Ha scalato la piramide fino ai vertici di una grande banca d’affari, una delle più grandi. È stato capo del fixed income. Area di responsabilità: Europa. Si occupava di titoli di Stato, poco prima del Great Crash del 2007. Poi è svanito nel nulla, proprio quando stava per avere inizio il gran banchetto sui debiti pubblici della periferia europea. Secondo qualcuno, ha avuto delle esitazioni… morali, per così dire, e questo sarebbe sbagliato perché il nostro mestiere non ammette esitazioni e nemmeno la morale. Secondo altri, un italiano come lei non piaceva al board della banca, e questo sarebbe miope. Adesso certe voci confidenziali dicono che è rimasto nel campo, Mr De Ruggero, ma ha cominciato a fare altro. O forse si è dato al cinema?».
Comincio ad applaudire. Lentamente, senza tradire emozioni, il viso chiuso, impenetrabile. «Tutta questa applicazione è sprecata, Mr…?». Lo sento ridere di gusto, a piccoli scoppi nervosi. «Gekko. Il piacere è mio». «Gekko?», ripeto. «Come Gordon Gekko?».
L’Americano non risponde, ma sembra annuire. Si mette il sigaro in bocca, lo accende. Un bagliore che dura troppo poco per poter afferrare i lineamenti.
«Non deve avere molta fantasia se sceglie il nome di un personaggio così famoso, una vera leggenda del cinema degli anni Ottanta, e proprio in un cinema…».
«Ecco!», esclama, scuotendo il sigaro. «Gli anni Ottanta: è un bell’argomento da affrontare in una sera d’autunno, in un luogo abbandonato della Città Eterna, come la chiamate. Perché in quegli anni era tutto più facile. Da una parte noi, dall’altra i comunisti. In quel periodo, Max… posso chiamarti Max, vero? In quel periodo abbiamo fatto soldi degni di questo nome. Quando Wall Street era ancora Wall Street e distruggere era un modo di creare. Compravamo aziende, le smembravamo e ne rivendevamo i pezzi pregiati. Lavoratori e sindacati erano solo variabili dipendenti delle nostre plusvalenze. La consunzione era un’opportunità. I mondi che franavano – posti come questo dove siamo – erano un pozzo di occasioni. Nessuna politica, nessuna teoria, nessuno scrupolo. Molti piaceri della vita: belle donne, ottimo whisky, ottimi sigari… Quando siete arrivati voi, era tutto finito».
Colgo il rammarico nella voce, il mito di una stagione dorata che ormai somiglia a un’era geologica addietro. L’idea della finanza come grande forza accaparratrice.
«Voi?», gli chiedo. «Non sono abituato a parlare a nome di altri». Inverto la posizione delle gambe – la poltroncina scricchiola. «In ogni caso, all’inizio sì, avevo pensato di comprare questo posto, insieme a un amico produttore. Pensavo a un cinema di nuova generazione, dove non si facessero solo proiezioni. Ma poi quell’investimento è saltato. Per un mio scrupolo, per una mia esitazione, perché ho l’impressione che i cinema stiano diventando come gli stadi del football: luoghi senza più anima, votati al consumo e all’intrattenimento e non al gioco in sé, non alla storia che va in scena. E non volevo contribuire a questa trasformazione, a snaturare la natura popolare dello spettacolo».
«Mah», commenta Gekko, «avrebbe potuto essere un buon business, avresti fatto soldi, che alla fine è sempre quello che conta». Il viso continua a restare in ombra, ma ho l’impressione che stia sogghignando. «Comunque, io una storia da raccontarti ce l’ho. Sempre che ti interessi sentirla…».
Scrollo le spalle. «Le buone storie dovrebbero essere gratis».
«Ah, questa lo è». L’Americano stira con la mano la cravatta, prima di attaccare: «Alcuni raccontano che ogni terzo mercoledì del mese, da diversi anni, in una stanza al tredicesimo piano di un grattacielo a Midtown Manhattan, si riuniscano delle persone. Dicono che in quella stanza ci sia un tavolo circolare e che intorno a quel tavolo siedano gli Invisibili: gli esponenti delle più importanti banche d’affari degli Stati Uniti, consulenti del Tesoro americano, uomini legati alla Federal Reserve Bank e una stretta selezione di raider dei più grandi hedge fund. Sono il cerchio magico che difende il nuovo ordine mondiale. Secondo qualcuno compongono una cupola, una super loggia che manipola i destini del pianeta. Io credo che funzionino piuttosto come una camera di compensazione, dove si mediano interessi e si formano orientamenti condivisi. Ma sta di fatto che nessuno ne sa niente. C’è perfino chi sostiene che il tredicesimo piano sia uno spauracchio costruito ad arte, una leggenda per montare le masse contro una presunta élite». Traccia disegni col fumo del sigaro, nell’aria ferma del cinema dismesso. «E alcuni raccontano che tu sia uno degli esponenti più in vista di questa cerchia».
«Mr Gekko, non ho molto tempo a disposizione, ma credo sia giusto darle una risposta», dico infine, dopo aver sentito scemare il fastidio per quell’espressione – “in vista” – così inappropriata, ridicola. «Quando ho cominciato, credevo non esistessero limiti. Viaggiavamo a velocità folle, in un contesto frenetico. Voi americani smantellavate il sistema di controllo sull’economia, abolivate la distinzione tra banche d’affari e banche d’investimento. Sembrava di scendere le rapide di un fiume di liquidità. I tassi erano bassi, e così abbiamo finanziato di tutto. Per avere la protezione garantita dal welfare bisognava passare dalle banche: casa, sanità, istruzione… La gente chiedeva soldi per comprare beni e sicurezza – diritti, li chiamerebbe qualcuno. I democratici a Washington erano i migliori alleati possibili, molto più dei vostri repubblicani degli anni Ottanta. La finanza stava cambiando, perché il mondo stava cambiando. Poi, ai tempi dei subprime, le vostre banche si sono salvate stampando dollari. Era l’unico modo per uscire dalla crisi nella direzione giusta. Così, abbiamo pilotato risorse pubbliche per salvare le banche. Abbiamo contribuito a destabilizzare i bilanci degli Stati, in Europa. Abbiamo aumentato la ricchezza di chi era già ricco, per evitare un’implosione definitiva. Abbiamo evitato la barbarie, come avrebbe detto qualcuno. E l’abbiamo fatto perché non c’era altra scelta, Mr Gekko: una cura estrema per una malattia acuta. Non se ne poteva uscire diversamente. Certo, una cura estrema comporta danni collaterali… Voi, invece, compravate e vendevate azioni, scalavate società e arrotolavate banconote piegati sui tavoli per tirare su l’umore».
L’Americano inizia a tamburellare ritmicamente le dita su una coscia. «Anche quella che hai raccontato è una storia. Mi chiedo se è a me che l’hai raccontata, o se cerchi di persuadere te stesso», dice. «Siamo più simili di quanto ti piaccia pensare, Max. In tempi diversi siamo stati l’1% dell’élite proprietaria del pianeta. Non siete la nuova Camelot, siete quelli di sempre. Vi piace immaginarvi come i cavalieri di una tavola rotonda, i rigorosi guardiani dell’esistente che hanno eletto l’invisibilità a norma, che odiano gli eccessi e non sono devoti del profitto, bensì della supremazia di un mondo. Vi piace dirvi monaci-guerrieri, mentre a noi bastava essere bastardi senza gloria. Siete solo venuti dopo di noi».
Le persone che mi provocano per innervosirmi ottengono sempre l’effetto opposto – rivelando quella speranza, mi fanno sentire più forte. La presunzione si esibisce solo quando si ha paura.
Con la voce calma, la voce di un saggio che vede nel buio, dico: «Lei forse conoscerà la leggenda del Grande Inquisitore. La storia dell’incontro, nella Spagna del Quattrocento, tra il Cristo risorto e l’uomo a capo dell’Inquisizione che lo ha fatto arrestare. Ebbene, Cristo non capisce di quale colpa sarebbe reo e il Grande Inquisitore dice che la libertà offerta ai cristiani dal suo esempio non è adatta a tutti gli uomini. C’è bisogno di un’autorità forte che amministri la libertà fingendo di farlo in nome di Cristo stesso. È un inganno freddo, sleale come ogni inganno, ma in ultima istanza necessario». Faccio una pausa, perché le parole in una sala cinematografica guadagnano un’eco, e quindi forza. Poi continuo: «Di certo, Gekko, saprà che ai suoi tempi la politica si ritraeva mentre la finanza avanzava. Nelle cose degli uomini non esistono i vuoti, non esistono altri mondi possibili: l’unico è quello garantito dall’1% di loro, e oltre i confini della realtà c’è solo catastrofe. Ecco perché nel qui e ora che modelliamo non esiste futuro, né movimento, né entropia. Solo un perenne inverno che conserva la civiltà sotto una coltre. L’unica esistenza ancora concessa all’Occidente. Così, i sigari diventano cenere, il ghiaccio si scioglie nei bicchieri da cocktail, la bellezza sfiorisce, la ricchezza si disperde, il cemento si sgretola, i bei film finiscono, i cinema chiudono… Siamo venuti dopo di voi, è vero, e abbiamo dovuto preoccuparci delle macerie che avete lasciato. Insomma, Gekko: non è mai una questione di soldi. È una questione di sopravvivenza e del potere che può garantirla. E l’unico, vero potere è la finanza».
Il sigaro dell’Americano si è spento, tra le sue dita, come se lo avesse stretto con troppa forza, o come se la sala rispondesse a proprie regole chimiche, che non permettono la combustione troppo a lungo.
Dalla penombra, sento Gekko dire: «Quelli come te sono una condanna all’immobilità. Se non ci foste e gli uomini fossero liberi da inganni e manipolazioni, allora le possibilità di ripartire si sarebbero già date. Saremmo già in un futuro diverso. Sei convinto di guadagnare tempo, Max, invece lo stai bruciando. Gli uomini non cambieranno mai, e tenerli prigionieri nelle maglie del controllo… semplicemente, non è giusto. L’avidità – non trovo una parola migliore – è giusta. L’avidità funziona, rende chiaro, fa suo lo spirito evolutivo. L’avidità in ogni forma: avidità di vita, d’amore, di sapere, di denaro… ha impostato lo slancio in avanti del genere umano. E sarà solo l’avidità a salvare l’Occidente, e il mondo intero. Il nostro tempo non è mai finito».
Chiudo gli occhi. Ho bisogno di una pausa, di un fotogramma nero. Controllo la respirazione.
Non appena sollevo di nuovo le palpebre intuisco che Gekko è scomparso, prima ancora di mettere a fuoco lo spazio vuoto. Nello stesso momento sono improvvisamente, terribilmente sicuro di aver vissuto un film. E che davvero è l’ultimo film andato in scena qui – in questa sala, in questo cinema che tanti anni fa, quand’ero soltanto un ragazzino, chiamavo mio.

L'articolo Guido Maria Brera, e l’illusione di fermare il tempo proviene da Linkiesta.it.

Il 7 agosto il Board of Peace ha assegnato il suo primo contratto: una base militare, non un ospedale, non alloggi per gli sfollati. È l’organismo voluto da Donald Trump per gestire la ricostruzione di Gaza, che lui stesso presiede e la cui gestione operativa ha affidato al genero Jared Kushner e a Steve Witkoff. La base misura 100 metri per 120 ed è pensata per 150 soldati della forza di stabilizzazione internazionale. La costruisce la Arkel International, un’azienda della Louisiana che ha già lavorato per l’esercito americano in Iraq. Secondo l’anticipazione del Guardian, il contratto non è ancora formalmente chiuso, ma è alle battute finali.
Il punto di partenza è metodologico: il satellite non ha opinioni, misura. Da ottobre a oggi il contesto politico è cambiato. C’è un cessate il fuoco, c’è un piano in quindici punti, c’è un organismo internazionale con un nome che promette pace. La traiettoria fisica sul terreno, a giudicare dai dati che seguono, non è cambiata. L’analisi che segue non si limita a citare le fonti satellitari pubblicate da altri: per questo articolo sono state scaricate due immagini PlanetScope, datate l’8 gennaio e il 3 marzo 2026, sullo stesso punto della Striscia. Il confronto è la sintesi più chiara di questi sei mesi.
La Linea Gialla, spiegata
Con il cessate il fuoco di ottobre 2025 è stata tracciata una linea di demarcazione, chiamata informalmente Yellow Line, che segna il limite fino a dove le forze israeliane si sono ritirate dalle posizioni di massima avanzata. Doveva essere una linea temporanea, il primo passo di un ritiro progressivo. Da allora quella linea non è arretrata: secondo le analisi satellitari raccolte da Al Jazeera, Forensic Architecture e BBC Verify, si è invece consolidata in un confine fisico, permanente, che oggi delimita una fascia compresa fra il 55 e il 60 per cento del territorio della Striscia sotto controllo israeliano diretto. A fine maggio il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dato indicazioni di voler estendere il controllo militare fino al 70 per cento del territorio.
Wikipedia le ha dedicato una voce propria, «Yellow Line (Gaza)». È un indicatore di quanto la linea sia diventata un oggetto di cronaca permanente, non più un dettaglio tecnico di un cessate il fuoco.
Cosa documentano le fonti open source
Tre organizzazioni indipendenti, con metodo dichiarato e immagini datate, hanno seguito l’evoluzione della linea gialla mese per mese.
La Al Jazeera Open Source Unit ha pubblicato il 3 giugno un’analisi che, su dati satellitari fino a maggio 2026, identifica 40 avamposti militari israeliani distinti entro i confini di Gaza. Il dato più rilevante non è il totale, ma la scomposizione: otto di queste basi sono state costruite interamente dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco di ottobre 2025, una era ancora in costruzione attiva al momento della pubblicazione. Tra i siti documentati: una base costruita sulle rovine di un cimitero a Khan Younis, con lavori iniziati a novembre 2025 e «completamente equipaggiata» con piazzali per veicoli entro maggio; una struttura interamente recintata a Beit Lahiya; un ampliamento del 70 per cento della superficie di un sito a est di Gaza City tra ottobre 2025 e maggio 2026. Il 23 luglio Al Jazeera è tornata sul tema con un’analisi dedicata a un terrapieno con fossato lungo oltre 23 chilometri (la Striscia ne misura circa 40 in tutta la sua lunghezza), costruito nei mesi precedenti e documentato da un’immagine Planet Labs del 1° luglio, distribuita anche tramite Associated Press. In alcuni punti il terrapieno supera la linea gialla concordata: di circa 400 metri a Khan Younis, fino a 1.300 metri a Rafah.
Forensic Architecture, il centro di ricerca spaziale dell’Università di Londra Goldsmiths che da anni applica alla ricostruzione di eventi di conflitto la stessa logica di evidenza fisica usata nelle analisi Sentinel, mantiene sulla piattaforma Frames un monitoraggio continuativo della linea gialla: non un singolo pezzo, ma un archivio di verifiche datate e georeferenziate. Le loro misurazioni, aggiornate a fine maggio, parlano di 25 chilometri complessivi di nuovi terrapieni, con un singolo tratto continuo di 11 chilometri che corre da Wadi Gaza fino a Khan Younis, il tratto più lungo mai documentato finora. Avevano già seguito, da dicembre 2025, la costruzione di una base a Jabalia, nel nord della Striscia, progressivamente fortificata nei mesi successivi.
BBC Verify, la squadra di verifica satellitare della BBC, ha pubblicato il 29 luglio un pezzo firmato dalla corrispondente Yolande Knell insieme a Emma Pengelly e Benedict Garman, in cui le immagini satellitari analizzate mostrano, secondo la sintesi della stessa BBC, che «in alcune aree il terrapieno di terra sposta di fatto il confine» più addentro nella Striscia rispetto alla linea gialla nominale. Solo nel mese di luglio, secondo l’articolo, decine di edifici in più sono stati demoliti oltre la linea gialla nell’area di Khan Younis e Deir al-Balah. Andreas Krieg, del King’s College London, ha commentato lo spostamento dei blocchi di cemento gialli che segnano fisicamente il confine definendolo, in dichiarazioni riportate dalla stampa, uno strumento di pressione territoriale. Reuters, il 28 luglio, ha raccontato la stessa dinamica dal punto di vista dei residenti del quartiere di Zeitoun, a Gaza City, che si ritrovano i blocchi gialli spostati durante la notte.
Vale una precisazione, perché il tema del «confine mobile» e della Linea Gialla ricorre anche altrove: Bellingcat ha pubblicato a maggio un’analisi satellitare rigorosa su una Yellow Line, ma è quella del Libano meridionale, una zona di sicurezza israeliana distinta che ha danneggiato o distrutto almeno 46 città e villaggi libanesi. È lo stesso lessico militare israeliano applicato a due teatri diversi, non lo stesso confine. Chi scrive di questo tema dovrebbe tenerli separati con cura: per questo qui non viene citato come fonte su Gaza, ma segnalato come nota a margine sul metodo.
La mappa che segue (fig. 1) riassume in forma semplificata i punti citati sopra: l’andamento della linea gialla e le posizioni approssimative dei siti documentati da Al Jazeera, Forensic Architecture e BBC Verify.

Cosa mostrano le nuove immagini
Tutte le fonti citate sopra usano gli stessi strumenti satellitari impiegati per l’analisi di questo articolo, Planet Labs e in alcuni casi Sentinel Hub, ma restano fonti di seconda mano finché i dati non vengono verificati direttamente. Le due acquisizioni PlanetScope usate qui, datate 8 gennaio e 3 marzo 2026 (le più recenti disponibili al momento della scrittura), non riguardano l’intera Striscia ma un’area ristretta in cui le fonti citate sopra segnalavano nuova attività.
Il confronto (fig. 2) è netto. L’8 gennaio, sul lato orientale dell’area osservata, c’è un piccolo avamposto quadrato, recintato, isolato su un cumulo di terra spoglia: una struttura modesta, con un solo accesso visibile. Il 3 marzo, nello stesso punto, quella struttura è diventata un forte circolare. Un terrapieno ovale di un centinaio di metri di diametro racchiude una struttura fortificata centrale, e una rete di piste per veicoli si irradia verso l’esterno a raggiera. In meno di due mesi, un avamposto è diventato una posizione fortificata permanente.

Il dato più interessante non è la crescita del forte in sé: è già documentata, in altre aree, dalle fonti citate sopra. Più utile è osservare un secondo punto, a poca distanza dal primo (fig. 3). Nell’immagine dell’8 gennaio l’area è tessuto urbano e agricolo continuo, attraversato solo da una strada preesistente in diagonale. Nell’immagine del 3 marzo, nello stesso punto, un corridoio di terra sgomberata affianca quella strada, con margini netti e rettilinei, incompatibili con un canale naturale. Una rete di piste per veicoli si irradia a raggiera da un punto centrale dove a gennaio non c’era nulla. È una fascia sgomberata ex novo, con le caratteristiche di un’area di transito o di sosta per mezzi, comparsa nella stessa finestra temporale in cui si sviluppa il forte descritto sopra.

A scala di intera Striscia il confronto è meno conclusivo. Un’immagine del febbraio 2023 e una del marzo 2026, alla risoluzione necessaria per coprire tutto il territorio, non permettono di distinguere con certezza un nuovo terrapieno da una strada già esistente prima della guerra: un’opera larga pochi metri richiede di restringere il campo per essere identificata. Le immagini panoramiche mostrano il contesto, quelle a maggiore dettaglio come le due sopra mostrano la prova.
Il conto che non torna
Mettiamo insieme questi piani. La Fondazione Leone Moressa e altre stime indipendenti collocano il costo della ricostruzione di Gaza fra i 70 e i 75 miliardi di dollari, quasi 200.000 edifici da ricostruire secondo le stime circolate a più riprese nei mesi scorsi. Il Board of Peace, l’organismo che dovrebbe amministrare quei fondi e quel processo, ha aperto la sua attività assegnando un contratto per una base militare. Il disarmo di Hamas, intanto, non è nemmeno cominciato: Israele lo pone come condizione al proprio ritiro, Hamas pone il ritiro israeliano come condizione al proprio disarmo. Le case mobili per centinaia di migliaia di sfollati restano, a oggi, fuori dalla Striscia.
Ciò che si muove, con una regolarità che i comunicati ufficiali non hanno, sono i terrapieni, i blocchi di cemento giallo e le piste che collegano un vecchio posto di blocco a un nuovo forte, come mostra il confronto PlanetScope qui sopra su un singolo punto della Striscia osservato in meno di due mesi.
Cosa il satellite non può dire
Vale un avvertimento metodologico, oggi come sempre. Un’immagine satellitare dice che una struttura non c’era e poi c’è, che un terrapieno si è allungato di alcuni chilometri, che una fascia di terreno è stata spianata. Non dice chi ha deciso di costruirla, con quale catena di comando, né se sia parte di un piano di annessione permanente o di una misura di sicurezza temporanea che nessuno, nei fatti, ha più intenzione di rimuovere. Quella è una valutazione politica e giuridica che spetta ad altri: analisti come Andreas Krieg si stanno già esprimendo apertamente su questo. Il satellite misura. Il resto, la ricostruzione del significato, resta un lavoro umano, e va fatto con i dati alla mano, non con gli annunci.
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Ferragosto al Tinì Soundgarden di Cecina. Questa sera dalle 23 Fatima Hajji e Anxhela, dj e producer spagnola tra le protagoniste assolute della scena hard techno internazionale, Fatima Hajji è un’artista capace di alternare energia, tecnica e una presenza scenica ormai riconoscibile in ogni parte del mondo. Itallo-albanese, Anxhela si caratterizza per un sound che unisce influenze trance e acid, mentre i suoi set si distinguono per energia, intensità e una forte carica espressiva che l’ha portata a esibirsi davanti a pubblici di tutto il mondo. Nuovo appuntamento è per venerdì 21 agosto (dalle 23): Bob Sinclar. Bob Sinclar è una delle figure più autorevoli e longeve nell’effimero universo della musica elettronica, grazie ad una serie di album e ad una discografia caratterizzata da una serie di hit quali ’Love Generation’ e ’World Hold On’, diventate numero uno nelle classifiche di tutto il mondo.








Per la prima volta il presidente russo nella più grande delle quattro isole amministrate da Mosca ma rivendicate da Tokyo. La visita è un segnale anche alla Nato, mentre il Cremlino approfondisce l'alleanza con la Corea del nord. Il ministro degli esteri cinese intanto va a Seul
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Livorno, 15 agosto 2026 – Un boato improvviso. Il silenzio di un pomeriggio afoso nel centro è stato rotto dal crollo di un balcone al terzo piano di un palazzo. Sul terrazzo c’era una donna di 56 anni, Roberta Celli, insegnante, che è precipitata insieme alle macerie.
ll pavimento del balcone ha sfondato quello del terrazzo sottostante e si è fermato solo al primo piano. I primi soccorritori hanno subito capito che la donna era in condizioni gravissime: l’hanno estratta dal cumulo di piastrelle, cemento e travetti, ma non era cosciente. Subito portata al Pronto Soccorso dell’ospedale di Livorno da un’ambulanza dell’Svs, la donna è morta dopo circa un’ora. Troppo gravi le lesioni e le ferite riportate nella rovinosa caduta dal terzo piano.
L’incidente intorno alle 17 in via Bonomo (una traversa di viale Marconi) in centro a Livorno. Lo stabile è datato, ma da una prima occhiata all’esterno non si notano segni di lesioni particolari sulla facciata e ai balconi. Evidentemente però i travetti in ferro, che costituiscono l’armatura del pavimento del terrazzo, erano compromessi dalla ruggine, forse provocata da infiltrazioni d’acqua piovana di lunga data. Questi aspetti saranno chiariti dalle indagini, ma è chiaro che il crollo strutturale del terrazzo non è un fatto normale. Probabilmente anche gli altri balconi dovranno essere esaminati e messi in sicurezza.
La donna lascia due figli adolescenti e il marito. Sbigottiti i vicini di casa della vittima e gli abitanti della via per il crollo e la terribile coincidenza della presenza della donna sul balcone. Forse il pavimento era già pericolante, a un passo dal cedimento, ed il peso in più della persona è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. C’è anche chi ha ipotizzato che le scosse di terremoto degli ultimi giorni possano aver in qualche modo accelerato un processo di degradazione già avanzato. Sul posto sono poi intervenuti i vigili del fuoco per togliere le macerie pericolanti e mettere in sicurezza l’area. E’ chiaro che i balconi sono non agibili, prudenzialmente anche quelli non crollati.
C’è un precedente, un altro incidente simile. Cinque anni fa, sempre a Livorno, una donna cinese di 46 anni Shu Baojiao, morì in ospedale dopo essere stata colpita alla testa dal crollo accidentale di un capitello ornamentale del cornicione di una finestra di un palazzo in via Buontalenti.La donna stava rientrando a casa con la busta della spesa.
Era uscita da un negozio di via Buontalenti gestito da connazionali cinesi. Erano passate da poco le 19 quando dalla finestra di uno stabile in via Buontalenti (vicino piazza della Repubblica), al primo piano, cadde un pezzo di capitello che la colpì alla testa.


© USA TODAY Network via Reuters Connect

Stava stendendo i teli da mare sul terrazzo dopo il rientro a casa quando improvvisamente il pavimento sottostante ha ceduto. Roberta Celli, 56 anni, insegnante di storia e italiano al Liceo Cecioni, ha perso la vita dopo un volo dal terzo piano di una palazzina di via Bonomo, al civico 51.
La tragedia si è consumata venerdì 14 agosto, intorno alle 16,45. La pavimentazione si è aperta sotto i suoi piedi e l’insegnante nel cadere ha prima sfondato il terrazzo sottostante, poi è finita sul balcone al primo piano, infine è stata sbalzata sul marciapiede della strada.
In via Bonomo sono arrivati i soccorritori delle ambulanze, vigili del fuoco, polizia municipale, carabinieri e protezione civile del Comune.
Le condizioni della donna sono apparse subito gravissime: accompagnata in ospedale non cosciente, la 56enne è poi finita in arresto cardiaco una volta giunta in pronto soccorso. Nonostante i tentativi disperati dei sanitari nel salvarle la vita, purtroppo il cuore della professoressa non ha ripreso a battere.
Sgomento tra gli abitanti della zona che, una volta avvertito il boato del crollo, si sono recati in strada per capire l’accaduto. Sono in corso gli accertamenti per ricostruire le cause che hanno portato al cedimento inaspettato del balcone.

© Victor J. Blue for The New York Times

© Ronaldo Schemidt/Agence France-Presse — Getty Images




© Mel Musto for The New York Times

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